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+The Project Gutenberg EBook of Orlando Furioso, by Ludovico Ariosto
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
+other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
+whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
+the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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+
+Title: Orlando Furioso
+
+Author: Ludovico Ariosto
+
+Posting Date: November 4, 2015 [EBook #3747]
+Release Date: February, 2003
+First Posted: June 16, 2001
+Last Updated: September 3, 2015
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: UTF-8
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ORLANDO FURIOSO ***
+
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+
+Produced by Liber Liber (http://www.liberliber.it), with
+extensive corrections and HTML version by Barbara Magni.
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+ ORLANDO FURIOSO
+
+ DI
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+ LUDOVICO ARIOSTO
+
+
+
+
+CANTO PRIMO
+
+
+1
+
+ Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
+ le cortesie, l'audaci imprese io canto,
+ che furo al tempo che passaro i Mori
+ d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
+ seguendo l'ire e i giovenil furori
+ d'Agramante lor re, che si diè vanto
+ di vendicar la morte di Troiano
+ sopra re Carlo imperator romano.
+
+2
+
+ Dirò d'Orlando in un medesmo tratto
+ cosa non detta in prosa mai, né in rima:
+ che per amor venne in furore e matto,
+ d'uom che sì saggio era stimato prima;
+ se da colei che tal quasi m'ha fatto,
+ che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima,
+ me ne sarà però tanto concesso,
+ che mi basti a finir quanto ho promesso.
+
+3
+
+ Piacciavi, generosa Erculea prole,
+ ornamento e splendor del secol nostro,
+ Ippolito, aggradir questo che vuole
+ e darvi sol può l'umil servo vostro.
+ Quel ch'io vi debbo, posso di parole
+ pagare in parte e d'opera d'inchiostro;
+ né che poco io vi dia da imputar sono,
+ che quanto io posso dar, tutto vi dono.
+
+4
+
+ Voi sentirete fra i più degni eroi,
+ che nominar con laude m'apparecchio,
+ ricordar quel Ruggier, che fu di voi
+ e de' vostri avi illustri il ceppo vecchio.
+ L'alto valore e' chiari gesti suoi
+ vi farò udir, se voi mi date orecchio,
+ e vostri alti pensier cedino un poco,
+ sì che tra lor miei versi abbiano loco.
+
+5
+
+ Orlando, che gran tempo innamorato
+ fu de la bella Angelica, e per lei
+ in India, in Media, in Tartaria lasciato
+ avea infiniti ed immortal trofei,
+ in Ponente con essa era tornato,
+ dove sotto i gran monti Pirenei
+ con la gente di Francia e de Lamagna
+ re Carlo era attendato alla campagna,
+
+6
+
+ per far al re Marsilio e al re Agramante
+ battersi ancor del folle ardir la guancia,
+ d'aver condotto, l'un, d'Africa quante
+ genti erano atte a portar spada e lancia;
+ l'altro, d'aver spinta la Spagna inante
+ a destruzion del bel regno di Francia.
+ E così Orlando arrivò quivi a punto:
+ ma tosto si pentì d'esservi giunto:
+
+7
+
+ che vi fu tolta la sua donna poi:
+ ecco il giudicio uman come spesso erra!
+ Quella che dagli esperi ai liti eoi
+ avea difesa con sì lunga guerra,
+ or tolta gli è fra tanti amici suoi,
+ senza spada adoprar, ne la sua terra.
+ Il savio imperator, ch'estinguer volse
+ un grave incendio, fu che gli la tolse.
+
+8
+
+ Nata pochi dì inanzi era una gara
+ tra il conte Orlando e il suo cugin Rinaldo,
+ che entrambi avean per la bellezza rara
+ d'amoroso disio l'animo caldo.
+ Carlo, che non avea tal lite cara,
+ che gli rendea l'aiuto lor men saldo,
+ questa donzella, che la causa n'era,
+ tolse, e diè in mano al duca di Bavera;
+
+9
+
+ in premio promettendola a quel d'essi,
+ ch'in quel conflitto, in quella gran giornata,
+ degl'infideli più copia uccidessi,
+ e di sua man prestasse opra più grata.
+ Contrari ai voti poi furo i successi;
+ ch'in fuga andò la gente battezzata,
+ e con molti altri fu 'l duca prigione,
+ e restò abbandonato il padiglione.
+
+10
+
+ Dove, poi che rimase la donzella
+ ch'esser dovea del vincitor mercede,
+ inanzi al caso era salita in sella,
+ e quando bisognò le spalle diede,
+ presaga che quel giorno esser rubella
+ dovea Fortuna alla cristiana fede:
+ entrò in un bosco, e ne la stretta via
+ rincontrò un cavallier ch'a piè venìa.
+
+11
+
+ Indosso la corazza, l'elmo in testa,
+ la spada al fianco, e in braccio avea lo scudo;
+ e più leggier correa per la foresta,
+ ch'al pallio rosso il villan mezzo ignudo.
+ Timida pastorella mai sì presta
+ non volse piede inanzi a serpe crudo,
+ come Angelica tosto il freno torse,
+ che del guerrier, ch'a piè venìa, s'accorse.
+
+12
+
+ Era costui quel paladin gagliardo,
+ figliuol d'Amon, signor di Montalbano,
+ a cui pur dianzi il suo destrier Baiardo
+ per strano caso uscito era di mano.
+ Come alla donna egli drizzò lo sguardo,
+ riconobbe, quantunque di lontano,
+ l'angelico sembiante e quel bel volto
+ ch'all'amorose reti il tenea involto.
+
+13
+
+ La donna il palafreno a dietro volta,
+ e per la selva a tutta briglia il caccia;
+ né per la rara più che per la folta,
+ la più sicura e miglior via procaccia:
+ ma pallida, tremando, e di sé tolta,
+ lascia cura al destrier che la via faccia.
+ Di sù di giù, ne l'alta selva fiera
+ tanto girò, che venne a una riviera.
+
+14
+
+ Su la riviera Ferraù trovosse
+ di sudor pieno e tutto polveroso.
+ Da la battaglia dianzi lo rimosse
+ un gran disio di bere e di riposo;
+ e poi, mal grado suo, quivi fermosse,
+ perché, de l'acqua ingordo e frettoloso,
+ l'elmo nel fiume si lasciò cadere,
+ né l'avea potuto anco riavere.
+
+15
+
+ Quanto potea più forte, ne veniva
+ gridando la donzella ispaventata.
+ A quella voce salta in su la riva
+ il Saracino, e nel viso la guata;
+ e la conosce subito ch'arriva,
+ ben che di timor pallida e turbata,
+ e sien più dì che non n'udì novella,
+ che senza dubbio ell'è Angelica bella.
+
+16
+
+ E perché era cortese, e n'avea forse
+ non men de' dui cugini il petto caldo,
+ l'aiuto che potea tutto le porse,
+ pur come avesse l'elmo, ardito e baldo:
+ trasse la spada, e minacciando corse
+ dove poco di lui temea Rinaldo.
+ Più volte s'eran già non pur veduti,
+ m'al paragon de l'arme conosciuti.
+
+17
+
+ Cominciar quivi una crudel battaglia,
+ come a piè si trovar, coi brandi ignudi:
+ non che le piastre e la minuta maglia,
+ ma ai colpi lor non reggerian gl'incudi.
+ Or, mentre l'un con l'altro si travaglia,
+ bisogna al palafren che 'l passo studi;
+ che quanto può menar de le calcagna,
+ colei lo caccia al bosco e alla campagna.
+
+18
+
+ Poi che s'affaticar gran pezzo invano
+ i dui guerrier per por l'un l'altro sotto,
+ quando non meno era con l'arme in mano
+ questo di quel, né quel di questo dotto;
+ fu primiero il signor di Montalbano,
+ ch'al cavallier di Spagna fece motto,
+ sì come quel ch'ha nel cuor tanto fuoco,
+ che tutto n'arde e non ritrova loco.
+
+19
+
+ Disse al pagan: — Me sol creduto avrai,
+ e pur avrai te meco ancora offeso:
+ se questo avvien perché i fulgenti rai
+ del nuovo sol t'abbino il petto acceso,
+ di farmi qui tardar che guadagno hai?
+ che quando ancor tu m'abbi morto o preso,
+ non però tua la bella donna fia;
+ che, mentre noi tardiam, se ne va via.
+
+20
+
+ Quanto fia meglio, amandola tu ancora,
+ che tu le venga a traversar la strada,
+ a ritenerla e farle far dimora,
+ prima che più lontana se ne vada!
+ Come l'avremo in potestate, allora
+ di chi esser de' si provi con la spada:
+ non so altrimenti, dopo un lungo affanno,
+ che possa riuscirci altro che danno. —
+
+21
+
+ Al pagan la proposta non dispiacque:
+ così fu differita la tenzone;
+ e tal tregua tra lor subito nacque,
+ sì l'odio e l'ira va in oblivione,
+ che 'l pagano al partir da le fresche acque
+ non lasciò a piedi il buon figliuol d'Amone:
+ con preghi invita, ed al fin toglie in groppa,
+ e per l'orme d'Angelica galoppa.
+
+22
+
+ Oh gran bontà de' cavallieri antiqui!
+ Eran rivali, eran di fé diversi,
+ e si sentian degli aspri colpi iniqui
+ per tutta la persona anco dolersi;
+ e pur per selve oscure e calli obliqui
+ insieme van senza sospetto aversi.
+ Da quattro sproni il destrier punto arriva
+ ove una strada in due si dipartiva.
+
+23
+
+ E come quei che non sapean se l'una
+ o l'altra via facesse la donzella
+ (però che senza differenza alcuna
+ apparia in amendue l'orma novella),
+ si messero ad arbitrio di fortuna,
+ Rinaldo a questa, il Saracino a quella.
+ Pel bosco Ferraù molto s'avvolse,
+ e ritrovossi al fine onde si tolse.
+
+24
+
+ Pur si ritrova ancor su la rivera,
+ là dove l'elmo gli cascò ne l'onde.
+ Poi che la donna ritrovar non spera,
+ per aver l'elmo che 'l fiume gli asconde,
+ in quella parte onde caduto gli era
+ discende ne l'estreme umide sponde:
+ ma quello era sì fitto ne la sabbia,
+ che molto avrà da far prima che l'abbia.
+
+25
+
+ Con un gran ramo d'albero rimondo,
+ di ch'avea fatto una pertica lunga,
+ tenta il fiume e ricerca sino al fondo,
+ né loco lascia ove non batta e punga.
+ Mentre con la maggior stizza del mondo
+ tanto l'indugio suo quivi prolunga,
+ vede di mezzo il fiume un cavalliero
+ insino al petto uscir, d'aspetto fiero.
+
+26
+
+ Era, fuor che la testa, tutto armato,
+ ed avea un elmo ne la destra mano:
+ avea il medesimo elmo che cercato
+ da Ferraù fu lungamente invano.
+ A Ferraù parlò come adirato,
+ e disse: — Ah mancator di fé, marano!
+ perché di lasciar l'elmo anche t'aggrevi,
+ che render già gran tempo mi dovevi?
+
+27
+
+ Ricordati, pagan, quando uccidesti
+ d'Angelica il fratel (che son quell'io),
+ dietro all'altr'arme tu mi promettesti
+ gittar fra pochi dì l'elmo nel rio.
+ Or se Fortuna (quel che non volesti
+ far tu) pone ad effetto il voler mio,
+ non ti turbare; e se turbar ti déi,
+ turbati che di fé mancato sei.
+
+28
+
+ Ma se desir pur hai d'un elmo fino,
+ trovane un altro, ed abbil con più onore;
+ un tal ne porta Orlando paladino,
+ un tal Rinaldo, e forse anco migliore:
+ l'un fu d'Almonte, e l'altro di Mambrino:
+ acquista un di quei dui col tuo valore;
+ e questo, ch'hai già di lasciarmi detto,
+ farai bene a lasciarmi con effetto. —
+
+29
+
+ All'apparir che fece all'improvviso
+ de l'acqua l'ombra, ogni pelo arricciossi,
+ e scolorossi al Saracino il viso;
+ la voce, ch'era per uscir, fermossi.
+ Udendo poi da l'Argalia, ch'ucciso
+ quivi avea già (che l'Argalia nomossi)
+ la rotta fede così improverarse,
+ di scorno e d'ira dentro e di fuor arse.
+
+30
+
+ Né tempo avendo a pensar altra scusa,
+ e conoscendo ben che 'l ver gli disse,
+ restò senza risposta a bocca chiusa;
+ ma la vergogna il cor sì gli trafisse,
+ che giurò per la vita di Lanfusa
+ non voler mai ch'altro elmo lo coprisse,
+ se non quel buono che già in Aspramonte
+ trasse dal capo Orlando al fiero Almonte.
+
+31
+
+ E servò meglio questo giuramento,
+ che non avea quell'altro fatto prima.
+ Quindi si parte tanto malcontento,
+ che molti giorni poi si rode e lima.
+ Sol di cercare è il paladino intento
+ di qua di là, dove trovarlo stima.
+ Altra ventura al buon Rinaldo accade,
+ che da costui tenea diverse strade.
+
+32
+
+ Non molto va Rinaldo, che si vede
+ saltare inanzi il suo destrier feroce:
+ — Ferma, Baiardo mio, deh, ferma il piede!
+ che l'esser senza te troppo mi nuoce. —
+ Per questo il destrier sordo, a lui non riede
+ anzi più se ne va sempre veloce.
+ Segue Rinaldo, e d'ira si distrugge:
+ ma seguitiamo Angelica che fugge.
+
+33
+
+ Fugge tra selve spaventose e scure,
+ per lochi inabitati, ermi e selvaggi.
+ Il mover de le frondi e di verzure,
+ che di cerri sentia, d'olmi e di faggi,
+ fatto le avea con subite paure
+ trovar di qua di là strani viaggi;
+ ch'ad ogni ombra veduta o in monte o in valle,
+ temea Rinaldo aver sempre alle spalle.
+
+34
+
+ Qual pargoletta o damma o capriuola,
+ che tra le fronde del natio boschetto
+ alla madre veduta abbia la gola
+ stringer dal pardo, o aprirle 'l fianco o 'l petto,
+ di selva in selva dal crudel s'invola,
+ e di paura trema e di sospetto:
+ ad ogni sterpo che passando tocca,
+ esser si crede all'empia fera in bocca.
+
+35
+
+ Quel dì e la notte a mezzo l'altro giorno
+ s'andò aggirando, e non sapeva dove.
+ Trovossi al fin in un boschetto adorno,
+ che lievemente la fresca aura muove.
+ Duo chiari rivi, mormorando intorno,
+ sempre l'erbe vi fan tenere e nuove;
+ e rendea ad ascoltar dolce concento,
+ rotto tra picciol sassi, il correr lento.
+
+36
+
+ Quivi parendo a lei d'esser sicura
+ e lontana a Rinaldo mille miglia,
+ da la via stanca e da l'estiva arsura,
+ di riposare alquanto si consiglia:
+ tra' fiori smonta, e lascia alla pastura
+ andare il palafren senza la briglia;
+ e quel va errando intorno alle chiare onde,
+ che di fresca erba avean piene le sponde.
+
+37
+
+ Ecco non lungi un bel cespuglio vede
+ di prun fioriti e di vermiglie rose,
+ che de le liquide onde al specchio siede,
+ chiuso dal sol fra l'alte querce ombrose;
+ così voto nel mezzo, che concede
+ fresca stanza fra l'ombre più nascose:
+ e la foglia coi rami in modo è mista,
+ che 'l sol non v'entra, non che minor vista.
+
+38
+
+ Dentro letto vi fan tenere erbette,
+ ch'invitano a posar chi s'appresenta.
+ La bella donna in mezzo a quel si mette,
+ ivi si corca ed ivi s'addormenta.
+ Ma non per lungo spazio così stette,
+ che un calpestio le par che venir senta:
+ cheta si leva e appresso alla riviera
+ vede ch'armato un cavallier giunt'era.
+
+39
+
+ Se gli è amico o nemico non comprende:
+ tema e speranza il dubbio cor le scuote;
+ e di quella aventura il fine attende,
+ né pur d'un sol sospir l'aria percuote.
+ Il cavalliero in riva al fiume scende
+ sopra l'un braccio a riposar le gote;
+ e in un suo gran pensier tanto penètra,
+ che par cangiato in insensibil pietra.
+
+40
+
+ Pensoso più d'un'ora a capo basso
+ stette, Signore, il cavallier dolente;
+ poi cominciò con suono afflitto e lasso
+ a lamentarsi sì soavemente,
+ ch'avrebbe di pietà spezzato un sasso,
+ una tigre crudel fatta clemente.
+ Sospirante piangea, tal ch'un ruscello
+ parean le guance, e 'l petto un Mongibello.
+
+41
+
+ — Pensier (dicea) che 'l cor m'agghiacci ed ardi,
+ e causi il duol che sempre il rode e lima,
+ che debbo far, poi ch'io son giunto tardi,
+ e ch'altri a corre il frutto è andato prima?
+ a pena avuto io n'ho parole e sguardi,
+ ed altri n'ha tutta la spoglia opima.
+ Se non ne tocca a me frutto né fiore,
+ perché affligger per lei mi vuo' più il core?
+
+42
+
+ La verginella è simile alla rosa,
+ ch'in bel giardin su la nativa spina
+ mentre sola e sicura si riposa,
+ né gregge né pastor se le avvicina;
+ l'aura soave e l'alba rugiadosa,
+ l'acqua, la terra al suo favor s'inchina:
+ gioveni vaghi e donne inamorate
+ amano averne e seni e tempie ornate.
+
+43
+
+ Ma non sì tosto dal materno stelo
+ rimossa viene e dal suo ceppo verde,
+ che quanto avea dagli uomini e dal cielo
+ favor, grazia e bellezza, tutto perde.
+ La vergine che 'l fior, di che più zelo
+ che de' begli occhi e de la vita aver de',
+ lascia altrui corre, il pregio ch'avea inanti
+ perde nel cor di tutti gli altri amanti.
+
+44
+
+ Sia vile agli altri, e da quel solo amata
+ a cui di sé fece sì larga copia.
+ Ah, Fortuna crudel, Fortuna ingrata!
+ trionfan gli altri, e ne moro io d'inopia.
+ Dunque esser può che non mi sia più grata?
+ dunque io posso lasciar mia vita propia?
+ Ah più tosto oggi manchino i dì miei,
+ ch'io viva più, s'amar non debbo lei! —
+
+45
+
+ Se mi domanda alcun chi costui sia,
+ che versa sopra il rio lacrime tante,
+ io dirò ch'egli è il re di Circassia,
+ quel d'amor travagliato Sacripante;
+ io dirò ancor, che di sua pena ria
+ sia prima e sola causa essere amante,
+ è pur un degli amanti di costei:
+ e ben riconosciuto fu da lei.
+
+46
+
+ Appresso ove il sol cade, per suo amore
+ venuto era dal capo d'Oriente;
+ che seppe in India con suo gran dolore,
+ come ella Orlando sequitò in Ponente:
+ poi seppe in Francia che l'imperatore
+ sequestrata l'avea da l'altra gente,
+ per darla all'un de' duo che contra il Moro
+ più quel giorno aiutasse i Gigli d'oro.
+
+47
+
+ Stato era in campo, e inteso avea di quella
+ rotta crudel che dianzi ebbe re Carlo:
+ cercò vestigio d'Angelica bella,
+ né potuto avea ancora ritrovarlo.
+ Questa è dunque la trista e ria novella
+ che d'amorosa doglia fa penarlo,
+ affligger, lamentare, e dir parole
+ che di pietà potrian fermare il sole.
+
+48
+
+ Mentre costui così s'affligge e duole,
+ e fa degli occhi suoi tepida fonte,
+ e dice queste e molte altre parole,
+ che non mi par bisogno esser racconte;
+ l'aventurosa sua fortuna vuole
+ ch'alle orecchie d'Angelica sian conte:
+ e così quel ne viene a un'ora, a un punto,
+ ch'in mille anni o mai più non è raggiunto.
+
+49
+
+ Con molta attenzion la bella donna
+ al pianto, alle parole, al modo attende
+ di colui ch'in amarla non assonna;
+ né questo è il primo dì ch'ella l'intende:
+ ma dura e fredda più d'una colonna,
+ ad averne pietà non però scende,
+ come colei c'ha tutto il mondo a sdegno,
+ e non le par ch'alcun sia di lei degno.
+
+50
+
+ Pur tra quei boschi il ritrovarsi sola
+ le fa pensar di tor costui per guida;
+ che chi ne l'acqua sta fin alla gola
+ ben è ostinato se mercé non grida.
+ Se questa occasione or se l'invola,
+ non troverà mai più scorta sì fida;
+ ch'a lunga prova conosciuto inante
+ s'avea quel re fedel sopra ogni amante.
+
+51
+
+ Ma non però disegna de l'affanno
+ che lo distrugge alleggierir chi l'ama,
+ e ristorar d'ogni passato danno
+ con quel piacer ch'ogni amator più brama:
+ ma alcuna finzione, alcuno inganno
+ di tenerlo in speranza ordisce e trama;
+ tanto ch'a quel bisogno se ne serva,
+ poi torni all'uso suo dura e proterva.
+
+52
+
+ E fuor di quel cespuglio oscuro e cieco
+ fa di sé bella ed improvvisa mostra,
+ come di selva o fuor d'ombroso speco
+ Diana in scena o Citerea si mostra;
+ e dice all'apparir: — Pace sia teco;
+ teco difenda Dio la fama nostra,
+ e non comporti, contra ogni ragione,
+ ch'abbi di me sì falsa opinione. —
+
+53
+
+ Non mai con tanto gaudio o stupor tanto
+ levò gli occhi al figliuolo alcuna madre,
+ ch'avea per morto sospirato e pianto,
+ poi che senza esso udì tornar le squadre;
+ con quanto gaudio il Saracin, con quanto
+ stupor l'alta presenza e le leggiadre
+ maniere, e il vero angelico sembiante,
+ improviso apparir si vide inante.
+
+54
+
+ Pieno di dolce e d'amoroso affetto,
+ alla sua donna, alla sua diva corse,
+ che con le braccia al collo il tenne stretto,
+ quel ch'al Catai non avria fatto forse.
+ Al patrio regno, al suo natio ricetto,
+ seco avendo costui, l'animo torse:
+ subito in lei s'avviva la speranza
+ di tosto riveder sua ricca stanza.
+
+55
+
+ Ella gli rende conto pienamente
+ dal giorno che mandato fu da lei
+ a domandar soccorso in Oriente
+ al re de' Sericani e Nabatei;
+ e come Orlando la guardò sovente
+ da morte, da disnor, da casi rei:
+ e che 'l fior virginal così avea salvo,
+ come se lo portò del materno alvo.
+
+56
+
+ Forse era ver, ma non però credibile
+ a chi del senso suo fosse signore;
+ ma parve facilmente a lui possibile,
+ ch'era perduto in via più grave errore.
+ Quel che l'uom vede, Amor gli fa invisibile,
+ e l'invisibil fa vedere Amore.
+ Questo creduto fu; che 'l miser suole
+ dar facile credenza a quel che vuole.
+
+57
+
+ — Se mal si seppe il cavallier d'Anglante
+ pigliar per sua sciocchezza il tempo buono,
+ il danno se ne avrà; che da qui inante
+ nol chiamerà Fortuna a sì gran dono
+ (tra sé tacito parla Sacripante):
+ ma io per imitarlo già non sono,
+ che lasci tanto ben che m'è concesso,
+ e ch'a doler poi m'abbia di me stesso.
+
+58
+
+ Corrò la fresca e matutina rosa,
+ che, tardando, stagion perder potria.
+ So ben ch'a donna non si può far cosa
+ che più soave e più piacevol sia,
+ ancor che se ne mostri disdegnosa,
+ e talor mesta e flebil se ne stia:
+ non starò per repulsa o finto sdegno,
+ ch'io non adombri e incarni il mio disegno. —
+
+59
+
+ Così dice egli; e mentre s'apparecchia
+ al dolce assalto, un gran rumor che suona
+ dal vicin bosco gl'intruona l'orecchia,
+ sì che mal grado l'impresa abbandona:
+ e si pon l'elmo (ch'avea usanza vecchia
+ di portar sempre armata la persona),
+ viene al destriero e gli ripon la briglia,
+ rimonta in sella e la sua lancia piglia.
+
+60
+
+ Ecco pel bosco un cavallier venire,
+ il cui sembiante è d'uom gagliardo e fiero:
+ candido come nieve è il suo vestire,
+ un bianco pennoncello ha per cimiero.
+ Re Sacripante, che non può patire
+ che quel con l'importuno suo sentiero
+ gli abbia interrotto il gran piacer ch'avea,
+ con vista il guarda disdegnosa e rea.
+
+61
+
+ Come è più appresso, lo sfida a battaglia;
+ che crede ben fargli votar l'arcione.
+ Quel che di lui non stimo già che vaglia
+ un grano meno, e ne fa paragone,
+ l'orgogliose minacce a mezzo taglia,
+ sprona a un tempo, e la lancia in resta pone.
+ Sacripante ritorna con tempesta,
+ e corronsi a ferir testa per testa.
+
+62
+
+ Non si vanno i leoni o i tori in salto
+ a dar di petto, ad accozzar sì crudi,
+ sì come i duo guerrieri al fiero assalto,
+ che parimente si passar li scudi.
+ Fe' lo scontro tremar dal basso all'alto
+ l'erbose valli insino ai poggi ignudi;
+ e ben giovò che fur buoni e perfetti
+ gli osberghi sì, che lor salvaro i petti.
+
+63
+
+ Già non fero i cavalli un correr torto,
+ anzi cozzaro a guisa di montoni:
+ quel del guerrier pagan morì di corto,
+ ch'era vivendo in numero de' buoni:
+ quell'altro cadde ancor, ma fu risorto
+ tosto ch'al fianco si sentì gli sproni.
+ Quel del re saracin restò disteso
+ adosso al suo signor con tutto il peso.
+
+64
+
+ L'incognito campion che restò ritto,
+ e vide l'altro col cavallo in terra,
+ stimando avere assai di quel conflitto,
+ non si curò di rinovar la guerra;
+ ma dove per la selva è il camin dritto,
+ correndo a tutta briglia si disserra;
+ e prima che di briga esca il pagano,
+ un miglio o poco meno è già lontano.
+
+65
+
+ Qual istordito e stupido aratore,
+ poi ch'è passato il fulmine, si leva
+ di là dove l'altissimo fragore
+ appresso ai morti buoi steso l'aveva;
+ che mira senza fronde e senza onore
+ il pin che di lontan veder soleva:
+ tal si levò il pagano a piè rimaso,
+ Angelica presente al duro caso.
+
+66
+
+ Sospira e geme, non perché l'annoi
+ che piede o braccio s'abbi rotto o mosso,
+ ma per vergogna sola, onde a' dì suoi
+ né pria né dopo il viso ebbe sì rosso:
+ e più, ch'oltre il cader, sua donna poi
+ fu che gli tolse il gran peso d'adosso.
+ Muto restava, mi cred'io, se quella
+ non gli rendea la voce e la favella.
+
+67
+
+ — Deh! (diss'ella) signor, non vi rincresca!
+ che del cader non è la colpa vostra,
+ ma del cavallo, a cui riposo ed esca
+ meglio si convenia che nuova giostra.
+ Né perciò quel guerrier sua gloria accresca
+ che d'esser stato il perditor dimostra:
+ così, per quel ch'io me ne sappia, stimo,
+ quando a lasciare il campo è stato primo. —
+
+68
+
+ Mentre costei conforta il Saracino,
+ ecco col corno e con la tasca al fianco,
+ galoppando venir sopra un ronzino
+ un messagger che parea afflitto e stanco;
+ che come a Sacripante fu vicino,
+ gli domandò se con un scudo bianco
+ e con un bianco pennoncello in testa
+ vide un guerrier passar per la foresta.
+
+69
+
+ Rispose Sacripante: — Come vedi,
+ m'ha qui abbattuto, e se ne parte or ora;
+ e perch'io sappia chi m'ha messo a piedi,
+ fa che per nome io lo conosca ancora. —
+ Ed egli a lui: — Di quel che tu mi chiedi
+ io ti satisfarò senza dimora:
+ tu dei saper che ti levò di sella
+ l'alto valor d'una gentil donzella.
+
+70
+
+ Ella è gagliarda ed è più bella molto;
+ né il suo famoso nome anco t'ascondo:
+ fu Bradamante quella che t'ha tolto
+ quanto onor mai tu guadagnasti al mondo. —
+ Poi ch'ebbe così detto, a freno sciolto
+ il Saracin lasciò poco giocondo,
+ che non sa che si dica o che si faccia,
+ tutto avvampato di vergogna in faccia.
+
+71
+
+ Poi che gran pezzo al caso intervenuto
+ ebbe pensato invano, e finalmente
+ si trovò da una femina abbattuto,
+ che pensandovi più, più dolor sente;
+ montò l'altro destrier, tacito e muto:
+ e senza far parola, chetamente
+ tolse Angelica in groppa, e differilla
+ a più lieto uso, a stanza più tranquilla.
+
+72
+
+ Non furo iti due miglia, che sonare
+ odon la selva che li cinge intorno,
+ con tal rumore e strepito, che pare
+ che triemi la foresta d'ogn'intorno;
+ e poco dopo un gran destrier n'appare,
+ d'oro guernito e riccamente adorno,
+ che salta macchie e rivi, ed a fracasso
+ arbori mena e ciò che vieta il passo.
+
+73
+
+ — Se l'intricati rami e l'aer fosco,
+ (disse la donna) agli occhi non contende,
+ Baiardo è quel destrier ch'in mezzo il bosco
+ con tal rumor la chiusa via si fende.
+ Questo è certo Baiardo, io 'l riconosco:
+ deh, come ben nostro bisogno intende!
+ ch'un sol ronzin per dui saria mal atto,
+ e ne viene egli a satisfarci ratto. —
+
+74
+
+ Smonta il Circasso ed al destrier s'accosta,
+ e si pensava dar di mano al freno.
+ Colle groppe il destrier gli fa risposta,
+ che fu presto al girar come un baleno;
+ ma non arriva dove i calci apposta:
+ misero il cavallier se giungea a pieno!
+ che nei calci tal possa avea il cavallo,
+ ch'avria spezzato un monte di metallo.
+
+75
+
+ Indi va mansueto alla donzella,
+ con umile sembiante e gesto umano,
+ come intorno al padrone il can saltella,
+ che sia duo giorni o tre stato lontano.
+ Baiardo ancora avea memoria d'ella,
+ ch'in Albracca il servia già di sua mano
+ nel tempo che da lei tanto era amato
+ Rinaldo, allor crudele, allor ingrato.
+
+76
+
+ Con la sinistra man prende la briglia,
+ con l'altra tocca e palpa il collo e 'l petto:
+ quel destrier, ch'avea ingegno a maraviglia,
+ a lei, come un agnel, si fa suggetto.
+ Intanto Sacripante il tempo piglia:
+ monta Baiardo e l'urta e lo tien stretto.
+ Del ronzin disgravato la donzella
+ lascia la groppa, e si ripone in sella.
+
+77
+
+ Poi rivolgendo a caso gli occhi, mira
+ venir sonando d'arme un gran pedone.
+ Tutta s'avvampa di dispetto e d'ira,
+ che conosce il figliuol del duca Amone.
+ Più che sua vita l'ama egli e desira;
+ l'odia e fugge ella più che gru falcone.
+ Già fu ch'esso odiò lei più che la morte;
+ ella amò lui: or han cangiato sorte.
+
+78
+
+ E questo hanno causato due fontane
+ che di diverso effetto hanno liquore,
+ ambe in Ardenna, e non sono lontane:
+ d'amoroso disio l'una empie il core;
+ chi bee de l'altra, senza amor rimane,
+ e volge tutto in ghiaccio il primo ardore.
+ Rinaldo gustò d'una, e amor lo strugge;
+ Angelica de l'altra, e l'odia e fugge.
+
+79
+
+ Quel liquor di secreto venen misto,
+ che muta in odio l'amorosa cura,
+ fa che la donna che Rinaldo ha visto,
+ nei sereni occhi subito s'oscura;
+ e con voce tremante e viso tristo
+ supplica Sacripante e lo scongiura
+ che quel guerrier più appresso non attenda,
+ ma ch'insieme con lei la fuga prenda.
+
+80
+
+ — Son dunque (disse il Saracino), sono
+ dunque in sì poco credito con vui,
+ che mi stimiate inutile e non buono
+ da potervi difender da costui?
+ Le battaglie d'Albracca già vi sono
+ di mente uscite, e la notte ch'io fui
+ per la salute vostra, solo e nudo,
+ contra Agricane e tutto il campo, scudo? —
+
+81
+
+ Non risponde ella, e non sa che si faccia,
+ perché Rinaldo ormai l'è troppo appresso,
+ che da lontan al Saracin minaccia,
+ come vide il cavallo e conobbe esso,
+ e riconobbe l'angelica faccia
+ che l'amoroso incendio in cor gli ha messo.
+ Quel che seguì tra questi duo superbi
+ vo' che per l'altro canto si riserbi.
+
+
+
+
+CANTO SECONDO
+
+
+1
+
+ Ingiustissimo Amor, perché sì raro
+ corrispondenti fai nostri desiri?
+ onde, perfido, avvien che t'è sì caro
+ il discorde voler ch'in duo cor miri?
+ Gir non mi lasci al facil guado e chiaro,
+ e nel più cieco e maggior fondo tiri:
+ da chi disia il mio amor tu mi richiami,
+ e chi m'ha in odio vuoi ch'adori ed ami.
+
+2
+
+ Fai ch'a Rinaldo Angelica par bella,
+ quando esso a lei brutto e spiacevol pare:
+ quando le parea bello e l'amava ella,
+ egli odiò lei quanto si può più odiare.
+ Ora s'affligge indarno e si flagella;
+ così renduto ben gli è pare a pare:
+ ella l'ha in odio, e l'odio è di tal sorte,
+ che più tosto che lui vorria la morte.
+
+3
+
+ Rinaldo al Saracin con molto orgoglio
+ gridò: — Scendi, ladron, del mio cavallo!
+ Che mi sia tolto il mio, patir non soglio,
+ ma ben fo, a chi lo vuol, caro costallo:
+ e levar questa donna anco ti voglio;
+ che sarebbe a lasciartela gran fallo.
+ Sì perfetto destrier, donna sì degna
+ a un ladron non mi par che si convegna. —
+
+4
+
+ — Tu te ne menti che ladrone io sia
+ (rispose il Saracin non meno altiero):
+ chi dicesse a te ladro, lo diria
+ (quanto io n'odo per fama) più con vero.
+ La pruova or si vedrà, chi di noi sia
+ più degno de la donna e del destriero;
+ ben che, quanto a lei, teco io mi convegna
+ che non è cosa al mondo altra sì degna. —
+
+5
+
+ Come soglion talor duo can mordenti,
+ o per invidia o per altro odio mossi,
+ avicinarsi digrignando i denti,
+ con occhi bieci e più che bracia rossi;
+ indi a' morsi venir, di rabbia ardenti,
+ con aspri ringhi e ribuffati dossi:
+ così alle spade e dai gridi e da l'onte
+ venne il Circasso e quel di Chiaramonte.
+
+6
+
+ A piedi è l'un, l'altro a cavallo: or quale
+ credete ch'abbia il Saracin vantaggio?
+ Né ve n'ha però alcun; che così vale
+ forse ancor men ch'uno inesperto paggio;
+ che 'l destrier per istinto naturale
+ non volea fare al suo signore oltraggio:
+ né con man né con spron potea il Circasso
+ farlo a voluntà sua muover mai passo.
+
+7
+
+ Quando crede cacciarlo, egli s'arresta;
+ E se tener lo vuole, o corre o trotta:
+ poi sotto il petto si caccia la testa,
+ giuoca di schiene, e mena calci in frotta.
+ Vedendo il Saracin ch'a domar questa
+ bestia superba era mal tempo allotta,
+ ferma le man sul primo arcione e s'alza,
+ e dal sinistro fianco in piede sbalza.
+
+8
+
+ Sciolto che fu il pagan con leggier salto
+ da l'ostinata furia di Baiardo,
+ si vide cominciar ben degno assalto
+ d'un par di cavallier tanto gagliardo.
+ Suona l'un brando e l'altro, or basso or alto:
+ il martel di Vulcano era più tardo
+ ne la spelunca affumicata, dove
+ battea all'incude i folgori di Giove.
+
+9
+
+ Fanno or con lunghi, ora con finti e scarsi
+ colpi veder che mastri son del giuoco:
+ or li vedi ire altieri, or rannicchiarsi,
+ ora coprirsi, ora mostrarsi un poco,
+ ora crescer inanzi, ora ritrarsi,
+ ribatter colpi e spesso lor dar loco,
+ girarsi intorno; e donde l'uno cede,
+ l'altro aver posto immantinente il piede.
+
+10
+
+ Ecco Rinaldo con la spada adosso
+ a Sacripante tutto s'abbandona;
+ e quel porge lo scudo, ch'era d'osso,
+ con la piastra d'acciar temprata e buona.
+ Taglial Fusberta, ancor che molto grosso:
+ ne geme la foresta e ne risuona.
+ L'osso e l'acciar ne va che par di ghiaccio,
+ e lascia al Saracin stordito il braccio.
+
+11
+
+ Quando vide la timida donzella
+ dal fiero colpo uscir tanta ruina,
+ per gran timor cangiò la faccia bella,
+ qual il reo ch'al supplicio s'avvicina;
+ né le par che vi sia da tardar, s'ella
+ non vuol di quel Rinaldo esser rapina,
+ di quel Rinaldo ch'ella tanto odiava,
+ quanto esso lei miseramente amava.
+
+12
+
+ Volta il cavallo, e ne la selva folta
+ lo caccia per un aspro e stretto calle:
+ e spesso il viso smorto a dietro volta;
+ che le par che Rinaldo abbia alle spalle.
+ Fuggendo non avea fatto via molta,
+ che scontrò un eremita in una valle,
+ ch'avea lunga la barba a mezzo il petto,
+ devoto e venerabile d'aspetto.
+
+13
+
+ Dagli anni e dal digiuno attenuato,
+ sopra un lento asinel se ne veniva;
+ e parea, più ch'alcun fosse mai stato,
+ di coscienza scrupolosa e schiva.
+ Come egli vide il viso delicato
+ de la donzella che sopra gli arriva,
+ debil quantunque e mal gagliarda fosse,
+ tutta per carità se gli commosse.
+
+14
+
+ La donna al fraticel chiede la via
+ che la conduca ad un porto di mare,
+ perché levar di Francia si vorria,
+ per non udir Rinaldo nominare.
+ Il frate, che sapea negromanzia,
+ non cessa la donzella confortare
+ che presto la trarrà d'ogni periglio;
+ ed ad una sua tasca diè di piglio.
+
+15
+
+ Trassene un libro, e mostrò grande effetto;
+ che legger non finì la prima faccia,
+ ch'uscir fa un spirto in forma di valletto,
+ e gli commanda quanto vuol ch'el faccia.
+ Quel se ne va, da la scrittura astretto,
+ dove i dui cavallieri a faccia a faccia
+ eran nel bosco, e non stavano al rezzo;
+ fra' quali entrò con grande audacia in mezzo.
+
+16
+
+ — Per cortesia (disse), un di voi mi mostre,
+ quando anco uccida l'altro, che gli vaglia:
+ che merto avrete alle fatiche vostre,
+ finita che tra voi sia la battaglia,
+ se 'l conte Orlando, senza liti o giostre,
+ e senza pur aver rotta una maglia,
+ verso Parigi mena la donzella
+ che v'ha condotti a questa pugna fella?
+
+17
+
+ Vicino un miglio ho ritrovato Orlando
+ che ne va con Angelica a Parigi,
+ di voi ridendo insieme, e motteggiando
+ che senza frutto alcun siate in litigi.
+ Il meglio forse vi sarebbe, or quando
+ non son più lungi, a seguir lor vestigi;
+ che s'in Parigi Orlando la può avere,
+ non ve la lascia mai più rivedere. —
+
+18
+
+ Veduto avreste i cavallier turbarsi
+ a quel annunzio, e mesti e sbigottiti,
+ senza occhi e senza mente nominarsi,
+ che gli avesse il rival così scherniti;
+ ma il buon Rinaldo al suo cavallo trarsi
+ con sospir che parean del fuoco usciti,
+ e giurar per isdegno e per furore,
+ se giungea Orlando, di cavargli il core.
+
+19
+
+ E dove aspetta il suo Baiardo, passa,
+ e sopra vi si lancia, e via galoppa,
+ né al cavallier, ch'a piè nel bosco lassa,
+ pur dice a Dio, non che lo 'nviti in groppa.
+ L'animoso cavallo urta e fracassa,
+ punto dal suo signor, ciò ch'egli 'ntoppa:
+ non ponno fosse o fiumi o sassi o spine
+ far che dal corso il corridor decline.
+
+20
+
+ Signor, non voglio che vi paia strano
+ se Rinaldo or sì tosto il destrier piglia,
+ che già più giorni ha seguitato invano,
+ né gli ha possuto mai toccar la briglia.
+ Fece il destrier, ch'avea intelletto umano,
+ non per vizio seguirsi tante miglia,
+ ma per guidar dove la donna giva,
+ il suo signor, da chi bramar l'udiva.
+
+21
+
+ Quando ella si fuggì dal padiglione,
+ la vide ed appostolla il buon destriero,
+ che si trovava aver voto l'arcione,
+ però che n'era sceso il cavalliero
+ per combatter di par con un barone,
+ che men di lui non era in arme fiero;
+ poi ne seguitò l'orme di lontano,
+ bramoso porla al suo signore in mano.
+
+22
+
+ Bramoso di ritrarlo ove fosse ella,
+ per la gran selva inanzi se gli messe;
+ né lo volea lasciar montare in sella,
+ perché ad altro camin non lo volgesse.
+ Per lui trovò Rinaldo la donzella
+ una e due volte, e mai non gli successe;
+ che fu da Ferraù prima impedito,
+ poi dal Circasso, come avete udito.
+
+23
+
+ Ora al demonio che mostrò a Rinaldo
+ de la donzella li falsi vestigi,
+ credette Baiardo anco, e stette saldo
+ e mansueto ai soliti servigi.
+ Rinaldo il caccia, d'ira e d'amor caldo,
+ a tutta briglia, e sempre invêr Parigi;
+ e vola tanto col disio, che lento,
+ non ch'un destrier, ma gli parrebbe il vento.
+
+24
+
+ La notte a pena di seguir rimane,
+ per affrontarsi col signor d'Anglante:
+ tanto ha creduto alle parole vane
+ del messagger del cauto negromante.
+ Non cessa cavalcar sera e dimane,
+ che si vede apparir la terra avante,
+ dove re Carlo, rotto e mal condutto,
+ con le reliquie sue s'era ridutto:
+
+25
+
+ e perché dal re d'Africa battaglia
+ ed assedio s'aspetta, usa gran cura
+ a raccor buona gente e vettovaglia,
+ far cavamenti e riparar le mura.
+ Ciò ch'a difesa spera che gli vaglia,
+ senza gran diferir, tutto procura:
+ pensa mandare in Inghilterra, e trarne
+ gente onde possa un novo campo farne:
+
+26
+
+ che vuole uscir di nuovo alla campagna,
+ e ritentar la sorte de la guerra.
+ Spaccia Rinaldo subito in Bretagna,
+ Bretagna che fu poi detta Inghilterra.
+ Ben de l'andata il paladin si lagna:
+ non ch'abbia così in odio quella terra;
+ ma perché Carlo il manda allora allora,
+ né pur lo lascia un giorno far dimora.
+
+27
+
+ Rinaldo mai di ciò non fece meno
+ volentier cosa; poi che fu distolto
+ di gir cercando il bel viso sereno
+ che gli avea il cor di mezzo il petto tolto:
+ ma, per ubidir Carlo, nondimeno
+ a quella via si fu subito volto,
+ ed a Calesse in poche ore trovossi;
+ e giunto, il dì medesimo imbarcossi.
+
+28
+
+ Contra la voluntà d'ogni nocchiero,
+ pel gran desir che di tornare avea,
+ entrò nel mar ch'era turbato e fiero,
+ e gran procella minacciar parea.
+ Il Vento si sdegnò, che da l'altiero
+ sprezzar si vide; e con tempesta rea
+ sollevò il mar intorno, e con tal rabbia,
+ che gli mandò a bagnar sino alla gabbia.
+
+29
+
+ Calano tosto i marinari accorti
+ le maggior vele, e pensano dar volta,
+ e ritornar ne li medesmi porti
+ donde in mal punto avean la nave sciolta.
+ — Non convien (dice il Vento) ch'io comporti
+ tanta licenza che v'avete tolta; —
+ e soffia e grida e naufragio minaccia,
+ s'altrove van, che dove egli li caccia.
+
+30
+
+ Or a poppa, or all'orza hann'il crudele,
+ che mai non cessa, e vien più ognor crescendo:
+ essi di qua di là con umil vele
+ vansi aggirando, e l'alto mar scorrendo.
+ Ma perché varie fila a varie tele
+ uopo mi son, che tutte ordire intendo,
+ lascio Rinaldo e l'agitata prua,
+ e torno a dir di Bradamante sua.
+
+31
+
+ Io parlo di quella inclita donzella,
+ per cui re Sacripante in terra giacque,
+ che di questo signor degna sorella,
+ del duca Amone e di Beatrice nacque.
+ La gran possanza e il molto ardir di quella
+ non meno a Carlo e a tutta Francia piacque
+ (che più d'un paragon ne vide saldo),
+ che 'l lodato valor del buon Rinaldo.
+
+32
+
+ La donna amata fu da un cavalliero
+ che d'Africa passò col re Agramante,
+ che partorì del seme di Ruggiero
+ la disperata figlia di Agolante:
+ e costei, che né d'orso né di fiero
+ leone uscì, non sdegnò tal amante;
+ ben che concesso, fuor che vedersi una
+ volta e parlarsi, non ha lor Fortuna.
+
+33
+
+ Quindi cercando Bradamante gìa
+ l'amante suo, ch'avea nome dal padre,
+ così sicura senza compagnia,
+ come avesse in sua guardia mille squadre:
+ e fatto ch'ebbe al re di Circassia
+ battere il volto dell'antiqua madre,
+ traversò un bosco, e dopo il bosco un monte,
+ tanto che giunse ad una bella fonte.
+
+34
+
+ La fonte discorrea per mezzo un prato,
+ d'arbori antiqui e di bell'ombre adorno,
+ Ch'i viandanti col mormorio grato
+ a ber invita e a far seco soggiorno:
+ un culto monticel dal manco lato
+ le difende il calor del mezzo giorno.
+ Quivi, come i begli occhi prima torse,
+ d'un cavallier la giovane s'accorse;
+
+35
+
+ d'un cavallier, ch'all'ombra d'un boschetto,
+ nel margin verde e bianco e rosso e giallo
+ sedea pensoso, tacito e soletto
+ sopra quel chiaro e liquido cristallo.
+ Lo scudo non lontan pende e l'elmetto
+ dal faggio, ove legato era il cavallo;
+ ed avea gli occhi molli e 'l viso basso,
+ e si mostrava addolorato e lasso.
+
+36
+
+ Questo disir, ch'a tutti sta nel core,
+ de' fatti altrui sempre cercar novella,
+ fece a quel cavallier del suo dolore
+ la cagion domandar da la donzella.
+ Egli l'aperse e tutta mostrò fuore,
+ dal cortese parlar mosso di quella,
+ e dal sembiante altier, ch'al primo sguardo
+ gli sembrò di guerrier molto gagliardo.
+
+37
+
+ E cominciò: — Signor, io conducea
+ pedoni e cavallieri, e venìa in campo
+ là dove Carlo Marsilio attendea,
+ perch'al scender del monte avesse inciampo;
+ e una giovane bella meco avea,
+ del cui fervido amor nel petto avampo:
+ e ritrovai presso a Rodonna armato
+ un che frenava un gran destriero alato.
+
+38
+
+ Tosto che 'l ladro, o sia mortale, o sia
+ una de l'infernali anime orrende,
+ vede la bella e cara donna mia;
+ come falcon che per ferir discende,
+ cala e poggia in un atimo, e tra via
+ getta le mani, e lei smarrita prende.
+ Ancor non m'era accorto de l'assalto,
+ che de la donna io senti' il grido in alto.
+
+39
+
+ Così il rapace nibio furar suole
+ il misero pulcin presso alla chioccia,
+ che di sua inavvertenza poi si duole,
+ e invan gli grida, e invan dietro gli croccia.
+ Io non posso seguir un uom che vole,
+ chiuso tra' monti, a piè d'un'erta roccia:
+ stanco ho il destrier, che muta a pena i passi
+ ne l'aspre vie de' faticosi sassi.
+
+40
+
+ Ma, come quel che men curato avrei
+ vedermi trar di mezzo il petto il core,
+ lasciai lor via seguir quegli altri miei,
+ senza mia guida e senza alcun rettore:
+ per li scoscesi poggi e manco rei
+ presi la via che mi mostrava Amore,
+ e dove mi parea che quel rapace
+ portassi il mio conforto e la mia pace.
+
+41
+
+ Sei giorni me n'andai matina e sera
+ per balze e per pendici orride e strane,
+ dove non via, dove sentier non era,
+ dove né segno di vestigie umane;
+ poi giunsi in una valle inculta e fiera,
+ di ripe cinta e spaventose tane,
+ che nel mezzo s'un sasso avea un castello
+ forte e ben posto, a maraviglia bello.
+
+42
+
+ Da lungi par che come fiamma lustri,
+ né sia di terra cotta, né di marmi.
+ Come più m'avicino ai muri illustri,
+ l'opra più bella e più mirabil parmi.
+ E seppi poi, come i demoni industri,
+ da suffumigi tratti e sacri carmi,
+ tutto d'acciaio avean cinto il bel loco,
+ temprato all'onda ed allo stigio foco.
+
+43
+
+ Di sì forbito acciar luce ogni torre,
+ che non vi può né ruggine né macchia.
+ Tutto il paese giorno e notte scorre,
+ e poi là dentro il rio ladron s'immacchia.
+ Cosa non ha ripar che voglia torre:
+ sol dietro invan se li bestemia e gracchia.
+ Quivi la donna, anzi il mio cor mi tiene,
+ che di mai ricovrar lascio ogni spene.
+
+44
+
+ Ah lasso! che poss'io più che mirare
+ la rocca lungi, ove il mio ben m'è chiuso?
+ come la volpe, che 'l figlio gridare
+ nel nido oda de l'aquila di giuso,
+ s'aggira intorno, e non sa che si fare,
+ poi che l'ali non ha da gir là suso.
+ Erto è quel sasso sì, tale è il castello,
+ che non vi può salir chi non è augello.
+
+45
+
+ Mentre io tardava quivi, ecco venire
+ duo cavallier ch'avean per guida un nano,
+ che la speranza aggiunsero al desire;
+ ma ben fu la speranza e il desir vano.
+ Ambi erano guerrier di sommo ardire:
+ era Gradasso l'un, re sericano;
+ era l'altro Ruggier, giovene forte,
+ pregiato assai ne l'africana corte.
+
+46
+
+ — Vengon (mi disse il nano) per far pruova
+ di lor virtù col sir di quel castello,
+ che per via strana, inusitata e nuova
+ cavalca armato il quadrupede augello. —
+ — Deh, signor (diss'io lor), pietà vi muova
+ del duro caso mio spietato e fello!
+ Quando, come ho speranza, voi vinciate,
+ vi prego la mia donna mi rendiate. —
+
+47
+
+ E come mi fu tolta lor narrai,
+ con lacrime affermando il dolor mio.
+ Quei, lor mercé, mi proferiro assai,
+ e giù calaro il poggio alpestre e rio.
+ Di lontan la battaglia io riguardai,
+ pregando per la lor vittoria Dio.
+ Era sotto il castel tanto di piano,
+ quanto in due volte si può trar con mano.
+
+48
+
+ Poi che fur giunti a piè de l'alta rocca,
+ l'uno e l'altro volea combatter prima;
+ pur a Gradasso, o fosse sorte, tocca,
+ o pur che non ne fe' Ruggier più stima.
+ Quel Serican si pone il corno a bocca:
+ rimbomba il sasso e la fortezza in cima.
+ Ecco apparire il cavalliero armato
+ fuor de la porta, e sul cavallo alato.
+
+49
+
+ Cominciò a poco a poco indi a levarse,
+ come suol far la peregrina grue,
+ che corre prima, e poi vediamo alzarse
+ alla terra vicina un braccio o due;
+ e quando tutte sono all'aria sparse,
+ velocissime mostra l'ale sue.
+ Sì ad alto il negromante batte l'ale,
+ ch'a tanta altezza a pena aquila sale.
+
+50
+
+ Quando gli parve poi, volse il destriero,
+ che chiuse i vanni e venne a terra a piombo,
+ come casca dal ciel falcon maniero
+ che levar veggia l'anitra o il colombo.
+ Con la lancia arrestata il cavalliero
+ l'aria fendendo vien d'orribil rombo.
+ Gradasso a pena del calar s'avede,
+ che se lo sente addosso e che lo fiede.
+
+51
+
+ Sopra Gradasso il mago l'asta roppe;
+ ferì Gradasso il vento e l'aria vana:
+ per questo il volator non interroppe
+ il batter l'ale, e quindi s'allontana.
+ Il grave scontro fa chinar le groppe
+ sul verde prato alla gagliarda alfana.
+ Gradasso avea una alfana, la più bella
+ e la miglior che mai portasse sella.
+
+52
+
+ Sin alle stelle il volator trascorse;
+ indi girossi e tornò in fretta al basso,
+ e percosse Ruggier che non s'accorse,
+ Ruggier che tutto intento era a Gradasso.
+ Ruggier del grave colpo si distorse,
+ e 'l suo destrier più rinculò d'un passo;
+ e quando si voltò per lui ferire,
+ da sé lontano il vide al ciel salire.
+
+53
+
+ Or su Gradasso, or su Ruggier percote
+ ne la fronte, nel petto e ne la schiena,
+ e le botte di quei lascia ognor vote,
+ perché è sì presto, che si vede a pena.
+ Girando va con spaziose rote,
+ e quando all'uno accenna, all'altro mena:
+ all'uno e all'altro sì gli occhi abbarbaglia,
+ che non ponno veder donde gli assaglia.
+
+54
+
+ Fra duo guerrieri in terra ed uno in cielo
+ la battaglia durò sino a quella ora,
+ che spiegando pel mondo oscuro velo,
+ tutte le belle cose discolora.
+ Fu quel ch'io dico, e non v'aggiungo un pelo:
+ io 'l vidi, i' 'l so: né m'assicuro ancora
+ di dirlo altrui; che questa maraviglia
+ al falso più ch'al ver si rassimiglia.
+
+55
+
+ D'un bel drappo di seta avea coperto
+ lo scudo in braccio il cavallier celeste.
+ Come avesse, non so, tanto sofferto
+ di tenerlo nascosto in quella veste;
+ ch'immantinente che lo mostra aperto,
+ forza è, ch'il mira, abbarbagliato reste,
+ e cada come corpo morto cade,
+ e venga al negromante in potestade.
+
+56
+
+ Splende lo scudo a guisa di piropo,
+ e luce altra non è tanto lucente.
+ Cadere in terra allo splendor fu d'uopo
+ con gli occhi abbacinati, e senza mente.
+ Perdei da lungi anch'io li sensi, e dopo
+ gran spazio mi riebbi finalmente;
+ né più i guerrier né più vidi quel nano,
+ ma vòto il campo, e scuro il monte e il piano.
+
+57
+
+ Pensai per questo che l'incantatore
+ avesse amendui colti a un tratto insieme,
+ e tolto per virtù de lo splendore
+ la libertade a loro, e a me la speme.
+ Così a quel loco, che chiudea il mio core,
+ dissi, partendo, le parole estreme.
+ Or giudicate s'altra pena ria,
+ che causi Amor, può pareggiar la mia. —
+
+58
+
+ Ritornò il cavallier nel primo duolo,
+ fatta che n'ebbe la cagion palese.
+ Questo era il conte Pinabel, figliuolo
+ d'Anselmo d'Altaripa, maganzese;
+ che tra sua gente scelerata, solo
+ leale esser non volse né cortese,
+ ma ne li vizi abominandi e brutti
+ non pur gli altri adeguò, ma passò tutti.
+
+59
+
+ La bella donna con diverso aspetto
+ stette ascoltando il Maganzese cheta;
+ che come prima di Ruggier fu detto,
+ nel viso si mostrò più che mai lieta:
+ ma quando sentì poi ch'era in distretto,
+ turbossi tutta d'amorosa pieta;
+ né per una o due volte contentosse
+ che ritornato a replicar le fosse.
+
+60
+
+ E poi ch'al fin le parve esserne chiara,
+ gli disse: — Cavallier, datti riposo,
+ che ben può la mia giunta esserti cara,
+ parerti questo giorno aventuroso.
+ Andiam pur tosto a quella stanza avara,
+ che sì ricco tesor ci tiene ascoso;
+ né spesa sarà invan questa fatica,
+ se fortuna non m'è troppo nemica. —
+
+61
+
+ Rispose il cavallier: — Tu vòi ch'io passi
+ di nuovo i monti, e mostriti la via?
+ A me molto non è perdere i passi,
+ perduta avendo ogni altra cosa mia;
+ ma tu per balze e ruinosi sassi
+ cerchi entrar in pregione; e così sia.
+ Non hai di che dolerti di me, poi
+ ch'io tel predico, e tu pur gir vi vòi. —
+
+62
+
+ Così dice egli, e torna al suo destriero,
+ e di quella animosa si fa guida,
+ che si mette a periglio per Ruggiero,
+ che la pigli quel mago o che la ancida.
+ In questo, ecco alle spalle il messaggero,
+ ch': — Aspetta, aspetta! — a tutta voce grida,
+ il messagger da chi il Circasso intese
+ che costei fu ch'all'erba lo distese.
+
+63
+
+ A Bradamante il messagger novella
+ di Mompolier e di Narbona porta,
+ ch'alzato gli stendardi di Castella
+ avean, con tutto il lito d'Acquamorta;
+ e che Marsilia, non v'essendo quella
+ che la dovea guardar, mal si conforta,
+ e consiglio e soccorso le domanda
+ per questo messo, e se le raccomanda.
+
+64
+
+ Questa cittade, e intorno a molte miglia
+ ciò che fra Varo e Rodano al mar siede,
+ avea l'imperator dato alla figlia
+ del duca Amon, in ch'avea speme e fede;
+ però che 'l suo valor con maraviglia
+ riguardar suol, quando armeggiar la vede.
+ Or, com'io dico, a domandar aiuto
+ quel messo da Marsilia era venuto.
+
+65
+
+ Tra sì e no la giovane suspesa,
+ di voler ritornar dubita un poco:
+ quinci l'onore e il debito le pesa,
+ quindi l'incalza l'amoroso foco.
+ Fermasi al fin di seguitar l'impresa,
+ e trar Ruggier de l'incantato loco;
+ e quando sua virtù non possa tanto,
+ almen restargli prigioniera a canto.
+
+66
+
+ E fece iscusa tal, che quel messaggio
+ parve contento rimanere e cheto.
+ Indi girò la briglia al suo viaggio,
+ con Pinabel che non ne parve lieto;
+ che seppe esser costei di quel lignaggio
+ che tanto ha in odio in publico e in secreto:
+ e già s'avisa le future angosce,
+ se lui per maganzese ella conosce.
+
+67
+
+ Tra casa di Maganza e di Chiarmonte
+ era odio antico e inimicizia intensa;
+ e più volte s'avean rotta la fronte,
+ e sparso di lor sangue copia immensa:
+ e però nel suo cor l'iniquo conte
+ tradir l'incauta giovane si pensa;
+ o, come prima commodo gli accada,
+ lasciarla sola, e trovar altra strada.
+
+68
+
+ E tanto gli occupò la fantasia
+ il nativo odio, il dubbio e la paura,
+ ch'inavedutamente uscì di via:
+ e ritrovossi in una selva oscura,
+ che nel mezzo avea un monte che finia
+ la nuda cima in una pietra dura;
+ e la figlia del duca di Dordona
+ gli è sempre dietro, e mai non l'abandona.
+
+69
+
+ Come si vide il Maganzese al bosco,
+ pensò tôrsi la donna da le spalle.
+ Disse: — Prima che 'l ciel torni più fosco,
+ verso un albergo è meglio farsi il calle.
+ Oltra quel monte, s'io lo riconosco,
+ siede un ricco castel giù ne la valle.
+ Tu qui m'aspetta; che dal nudo scoglio
+ certificar con gli occhi me ne voglio. —
+
+70
+
+ Così dicendo, alla cima superna
+ del solitario monte il destrier caccia,
+ mirando pur s'alcuna via discerna,
+ come lei possa tor da la sua traccia.
+ Ecco nel sasso truova una caverna,
+ che si profonda più di trenta braccia.
+ Tagliato a picchi ed a scarpelli il sasso
+ scende giù al dritto, ed ha una porta al basso.
+
+71
+
+ Nel fondo avea una porta ampla e capace,
+ ch'in maggior stanza largo adito dava;
+ e fuor n'uscìa splendor, come di face
+ ch'ardesse in mezzo alla montana cava.
+ Mentre quivi il fellon suspeso tace,
+ la donna, che da lungi il seguitava
+ (perché perderne l'orme si temea),
+ alla spelonca gli sopragiungea.
+
+72
+
+ Poi che si vide il traditore uscire,
+ quel ch'avea prima disegnato, invano,
+ o da sé torla, o di farla morire,
+ nuovo argumento imaginossi e strano.
+ Le si fe' incontra, e su la fe' salire
+ là dove il monte era forato e vano;
+ e le disse ch'avea visto nel fondo
+ una donzella di viso giocondo.
+
+73
+
+ Ch'a' bei sembianti ed alla ricca vesta
+ esser parea di non ignobil grado;
+ ma quanto più potea turbata e mesta,
+ mostrava esservi chiusa suo mal grado:
+ e per saper la condizion di questa,
+ ch'avea già cominciato a entrar nel guado;
+ e ch'era uscito de l'interna grotta
+ un che dentro a furor l'avea ridotta.
+
+74
+
+ Bradamante, che come era animosa,
+ così mal cauta, a Pinabel diè fede;
+ e d'aiutar la donna, disiosa,
+ si pensa come por colà giù il piede.
+ Ecco d'un olmo alla cima frondosa
+ volgendo gli occhi, un lungo ramo vede;
+ e con la spada quel subito tronca,
+ e lo declina giù ne la spelonca.
+
+75
+
+ Dove è tagliato, in man lo raccomanda
+ a Pinabello, e poscia a quel s'apprende:
+ prima giù i piedi ne la tana manda,
+ e su le braccia tutta si suspende.
+ Sorride Pinabello, e le domanda
+ come ella salti; e le man apre e stende,
+ dicendole: — Qui fosser teco insieme
+ tutti li tuoi, ch'io ne spegnessi il seme! —
+
+76
+
+ Non come volse Pinabello avvenne
+ de l'innocente giovane la sorte;
+ perché, giù diroccando a ferir venne
+ prima nel fondo il ramo saldo e forte.
+ Ben si spezzò, ma tanto la sostenne,
+ che 'l suo favor la liberò da morte.
+ Giacque stordita la donzella alquanto,
+ come io vi seguirò ne l'altro canto.
+
+
+
+
+CANTO TERZO
+
+
+1
+
+ Chi mi darà la voce e le parole
+ convenienti a sì nobil suggetto?
+ chi l'ale al verso presterà, che vole
+ tanto ch'arrivi all'alto mio concetto?
+ Molto maggior di quel furor che suole,
+ ben or convien che mi riscaldi il petto;
+ che questa parte al mio signor si debbe,
+ che canta gli avi onde l'origin ebbe:
+
+2
+
+ di cui fra tutti li signori illustri,
+ dal ciel sortiti a governar la terra,
+ non vedi, o Febo, che 'l gran mondo lustri,
+ più gloriosa stirpe o in pace o in guerra;
+ né che sua nobiltade abbia più lustri
+ servata, e servarà (s'in me non erra
+ quel profetico lume che m'ispiri)
+ fin che d'intorno al polo il ciel s'aggiri.
+
+3
+
+ E volendone a pien dicer gli onori,
+ bisogna non la mia, ma quella cetra
+ con che tu dopo i gigantei furori
+ rendesti grazia al regnator dell'etra.
+ S'istrumenti avrò mai da te migliori,
+ atti a sculpire in così degna pietra,
+ in queste belle imagini disegno
+ porre ogni mia fatica, ogni mio ingegno.
+
+4
+
+ Levando intanto queste prime rudi
+ scaglie n'andrò con lo scarpello inetto:
+ forse ch'ancor con più solerti studi
+ poi ridurrò questo lavor perfetto.
+ Ma ritorniano a quello, a cui né scudi
+ potran né usberghi assicurare il petto:
+ parlo di Pinabello di Maganza,
+ che d'uccider la donna ebbe speranza.
+
+5
+
+ Il traditor pensò che la donzella
+ fosse ne l'alto precipizio morta;
+ e con pallida faccia lasciò quella
+ trista e per lui contaminata porta,
+ e tornò presto a rimontar in sella:
+ e come quel ch'avea l'anima torta,
+ per giunger colpa a colpa e fallo a fallo,
+ di Bradamante ne menò il cavallo.
+
+6
+
+ Lasciàn costui, che mentre all'altrui vita
+ ordisce inganno, il suo morir procura;
+ e torniamo alla donna che, tradita,
+ quasi ebbe a un tempo e morte e sepoltura.
+ Poi ch'ella si levò tutta stordita,
+ ch'avea percosso in su la pietra dura,
+ dentro la porta andò, ch'adito dava
+ ne la seconda assai più larga cava.
+
+7
+
+ La stanza, quadra e spaziosa, pare
+ una devota e venerabil chiesa,
+ che su colonne alabastrine e rare
+ con bella architettura era suspesa.
+ Surgea nel mezzo un ben locato altare,
+ ch'avea dinanzi una lampada accesa;
+ e quella di splendente e chiaro foco
+ rendea gran lume all'uno e all'altro loco.
+
+8
+
+ Di devota umiltà la donna tocca,
+ come si vide in loco sacro e pio,
+ incominciò col core e con la bocca,
+ inginocchiata, a mandar prieghi a Dio.
+ Un picciol uscio intanto stride e crocca,
+ ch'era all'incontro, onde una donna uscìo
+ discinta e scalza, e sciolte avea le chiome,
+ che la donzella salutò per nome.
+
+9
+
+ E disse: — O generosa Bradamante,
+ non giunta qui senza voler divino,
+ di te più giorni m'ha predetto inante
+ il profetico spirto di Merlino,
+ che visitar le sue reliquie sante
+ dovevi per insolito camino:
+ e qui son stata acciò ch'io ti riveli
+ quel c'han di te già statuito i cieli.
+
+10
+
+ Questa è l'antiqua e memorabil grotta
+ ch'edificò Merlino, il savio mago
+ che forse ricordare odi talotta,
+ dove ingannollo la Donna del Lago.
+ Il sepolcro è qui giù, dove corrotta
+ giace la carne sua; dove egli, vago
+ di sodisfare a lei, che glil suase,
+ vivo corcossi, e morto ci rimase.
+
+11
+
+ Col corpo morto il vivo spirto alberga,
+ sin ch'oda il suon de l'angelica tromba
+ che dal ciel lo bandisca o che ve l'erga,
+ secondo che sarà corvo o colomba.
+ Vive la voce; e come chiara emerga,
+ udir potrai dalla marmorea tomba,
+ che le passate e le future cose
+ a chi gli domandò, sempre rispose.
+
+12
+
+ Più giorni son ch'in questo cimiterio
+ venni di remotissimo paese,
+ perché circa il mio studio alto misterio
+ mi facesse Merlin meglio palese:
+ e perché ebbi vederti desiderio,
+ poi ci son stata oltre il disegno un mese;
+ che Merlin, che 'l ver sempre mi predisse,
+ termine al venir tuo questo dì fisse. —
+
+13
+
+ Stassi d'Amon la sbigottita figlia
+ tacita e fissa al ragionar di questa;
+ ed ha sì pieno il cor di maraviglia,
+ che non sa s'ella dorme o s'ella è desta:
+ e con rimesse e vergognose ciglia
+ (come quella che tutta era modesta)
+ rispose: — Di che merito son io,
+ ch'antiveggian profeti il venir mio? —
+
+14
+
+ E lieta de l'insolita avventura,
+ dietro alla Maga subito fu mossa,
+ che la condusse a quella sepoltura
+ che chiudea di Merlin l'anima e l'ossa.
+ Era quell'arca d'una pietra dura,
+ lucida e tersa, e come fiamma rossa;
+ tal ch'alla stanza, ben che di sol priva,
+ dava splendore il lume che n'usciva.
+
+15
+
+ O che natura sia d'alcuni marmi
+ che muovin l'ombre a guisa di facelle,
+ o forza pur di suffumigi e carmi
+ e segni impressi all'osservate stelle
+ (come più questo verisimil parmi),
+ discopria lo splendor più cose belle
+ e di scoltura e di color, ch'intorno
+ il venerabil luogo aveano adorno.
+
+16
+
+ A pena ha Bradamante da la soglia
+ levato il piè ne la secreta cella,
+ che 'l vivo spirto da la morta spoglia
+ con chiarissima voce le favella:
+ — Favorisca Fortuna ogni tua voglia,
+ o casta e nobilissima donzella,
+ del cui ventre uscirà il seme fecondo
+ che onorar deve Italia e tutto il mondo.
+
+17
+
+ L'antiquo sangue che venne da Troia,
+ per li duo miglior rivi in te commisto,
+ produrrà l'ornamento, il fior, la gioia
+ d'ogni lignaggio ch'abbia il sol mai visto
+ tra l'Indo e 'l Tago e 'l Nilo e la Danoia,
+ tra quanto è 'n mezzo Antartico e Calisto.
+ Ne la progenie tua con sommi onori
+ saran marchesi, duci e imperatori.
+
+18
+
+ I capitani e i cavallier robusti
+ quindi usciran, che col ferro e col senno
+ ricuperar tutti gli onor vetusti
+ de l'arme invitte alla sua Italia denno.
+ Quindi terran lo scettro i signor giusti,
+ che, come il savio Augusto e Numa fenno,
+ sotto il benigno e buon governo loro
+ ritorneran la prima età de l'oro.
+
+19
+
+ Acciò dunque il voler del ciel si metta
+ in effetto per te, che di Ruggiero
+ t'ha per moglier fin da principio eletta,
+ segue animosamente il tuo sentiero;
+ che cosa non sarà che s'intrometta
+ da poterti turbar questo pensiero,
+ sì che non mandi al primo assalto in terra
+ quel rio ladron ch'ogni tuo ben ti serra. —
+
+20
+
+ Tacque Merlino avendo così detto,
+ ed agio all'opre de la Maga diede,
+ ch'a Bradamante dimostrar l'aspetto
+ si preparava di ciascun suo erede.
+ Avea di spirti un gran numero eletto,
+ non so se da l'Inferno o da qual sede,
+ e tutti quelli in un luogo raccolti
+ sotto abiti diversi e vari volti.
+
+21
+
+ Poi la donzella a sé richiama in chiesa,
+ là dove prima avea tirato un cerchio
+ che la potea capir tutta distesa,
+ ed avea un palmo ancora di superchio.
+ E perché da li spirti non sia offesa,
+ le fa d'un gran pentacolo coperchio;
+ e le dice che taccia e stia a mirarla:
+ poi scioglie il libro, e coi demoni parla.
+
+22
+
+ Eccovi fuor de la prima spelonca,
+ che gente intorno al sacro cerchio ingrossa;
+ ma, come vuole entrar, la via l'è tronca,
+ come lo cinga intorno muro e fossa.
+ In quella stanza, ove la bella conca
+ in sé chiudea del gran profeta l'ossa,
+ entravan l'ombre, poi ch'avean tre volte
+ fatto d'intorno lor debite volte.
+
+23
+
+ — Se i nomi e i gesti di ciascun vo' dirti
+ (dicea l'incantatrice a Bradamante),
+ di questi ch'or per gl'incantati spirti,
+ prima che nati sien, ci sono avante,
+ non so veder quando abbia da espedirti;
+ che non basta una notte a cose tante:
+ sì ch'io te ne verrò scegliendo alcuno,
+ secondo il tempo, e che sarà oportuno.
+
+24
+
+ Vedi quel primo che ti rassimiglia
+ ne' bei sembianti e nel giocondo aspetto:
+ capo in Italia fia di tua famiglia,
+ del seme di Ruggiero in te concetto.
+ Veder del sangue di Pontier vermiglia
+ per mano di costui la terra aspetto,
+ e vendicato il tradimento e il torto
+ contra quei che gli avranno il padre morto.
+
+25
+
+ Per opra di costui sarà deserto
+ il re de' Longobardi Desiderio:
+ d'Este e di Calaon per questo merto
+ il bel dominio avrà dal sommo Imperio.
+ Quel che gli è dietro, è il tuo nipote Uberto,
+ onor de l'arme e del paese esperio:
+ per costui contra Barbari difesa
+ più d'una volta fia la santa Chiesa.
+
+26
+
+ Vedi qui Alberto, invitto capitano
+ ch'ornerà di trofei tanti delubri:
+ Ugo il figlio è con lui, che di Milano
+ farà l'acquisto, e spiegherà i colubri.
+ Azzo è quell'altro, a cui resterà in mano
+ dopo il fratello, il regno degli Insubri.
+ Ecco Albertazzo, il cui savio consiglio
+ torrà d'Italia Beringario e il figlio;
+
+27
+
+ e sarà degno a cui Cesare Otone
+ Alda sua figlia, in matrimonio aggiunga.
+ Vedi un altro Ugo: oh bella successione,
+ che dal patrio valor non si dislunga!
+ Costui sarà, che per giusta cagione
+ ai superbi Roman l'orgoglio emunga,
+ che 'l terzo Otone e il pontefice tolga
+ de le man loro, e 'l grave assedio sciolga.
+
+28
+
+ Vedi Folco, che par ch'al suo germano,
+ ciò che in Italia avea, tutto abbi dato,
+ e vada a possedere indi lontano
+ in mezzo agli Alamanni un gran ducato;
+ e dia alla casa di Sansogna mano,
+ che caduta sarà tutta da un lato;
+ e per la linea de la madre, erede,
+ con la progenie sua la terrà in piede.
+
+29
+
+ Questo ch'or a nui viene è il secondo Azzo,
+ di cortesia più che di guerre amico,
+ tra dui figli, Bertoldo ed Albertazzo.
+ Vinto da l'un sarà il secondo Enrico,
+ e del sangue tedesco orribil guazzo
+ Parma vedrà per tutto il campo aprico:
+ de l'altro la contessa gloriosa,
+ saggia e casta Matilde, sarà sposa.
+
+30
+
+ Virtù il farà di tal connubio degno;
+ ch'a quella età non poca laude estimo
+ quasi di mezza Italia in dote il regno,
+ e la nipote aver d'Enrico primo.
+ Ecco di quel Bertoldo il caro pegno,
+ Rinaldo tuo, ch'avrà l'onor opimo
+ d'aver la Chiesa de le man riscossa
+ de l'empio Federico Barbarossa.
+
+31
+
+ Ecco un altro Azzo, ed è quel che Verona
+ avrà in poter col suo bel tenitorio;
+ e sarà detto marchese d'Ancona
+ dal quarto Otone e dal secondo Onorio.
+ Lungo sarà s'io mostro ogni persona
+ del sangue tuo, ch'avrà del consistorio
+ il confalone, e s'io narro ogni impresa
+ vinta da lor per la romana Chiesa.
+
+32
+
+ Obizzo vedi e Folco, altri Azzi, altri Ughi,
+ ambi gli Enrichi, il figlio al padre a canto;
+ duo Guelfi, di quai l'uno Umbria soggiughi,
+ e vesta di Spoleti il ducal manto.
+ Ecco che 'l sangue e le gran piaghe asciughi
+ d'Italia afflitta, e volga in riso il pianto:
+ di costui parlo (e mostrolle Azzo quinto)
+ onde Ezellin fia rotto, preso, estinto.
+
+33
+
+ Ezellino, immanissimo tiranno,
+ che fia creduto figlio del demonio,
+ farà, troncando i sudditi, tal danno,
+ e distruggendo il bel paese ausonio,
+ che pietosi apo lui stati saranno
+ Mario, Silla, Neron, Caio ed Antonio.
+ E Federico imperator secondo
+ fia per questo Azzo rotto e messo al fondo.
+
+34
+
+ Terrà costui con più felice scettro
+ la bella terra che siede sul fiume,
+ dove chiamò con lacrimoso plettro
+ Febo il figliuol ch'avea mal retto il lume,
+ quando fu pianto il fabuloso elettro,
+ e Cigno si vestì di bianche piume;
+ e questa di mille oblighi mercede
+ gli donerà l'Apostolica sede.
+
+35
+
+ Dove lascio il fratel Aldrobandino?
+ che per dar al pontefice soccorso
+ contra Oton quarto e il campo ghibellino
+ che sarà presso al Campidoglio corso,
+ ed avrà preso ogni luogo vicino,
+ e posto agli Umbri e alli Piceni il morso;
+ né potendo prestargli aiuto senza
+ molto tesor, ne chiederà a Fiorenza;
+
+36
+
+ e non avendo gioie o miglior pegni,
+ per sicurtà daralle il frate in mano.
+ Spiegherà i suoi vittoriosi segni,
+ e romperà l'esercito germano;
+ in seggio riporrà la Chiesa, e degni
+ darà supplici ai conti di Celano;
+ ed al servizio del sommo Pastore
+ finirà gli anni suoi nel più bel fiore.
+
+37
+
+ Ed Azzo, il suo fratel, lascierà erede
+ del dominio d'Ancona e di Pisauro,
+ d'ogni città che da Troento siede
+ tra il mare e l'Apennin fin all'Isauro,
+ e di grandezza d'animo e di fede,
+ e di virtù, miglior che gemme ed auro:
+ che dona e tolle ogn'altro ben Fortuna;
+ sol in virtù non ha possanza alcuna.
+
+38
+
+ Vedi Rinaldo, in cui non minor raggio
+ splenderà di valor, pur che non sia
+ a tanta esaltazion del bel lignaggio
+ Morte o Fortuna invidiosa e ria.
+ Udirne il duol fin qui da Napoli aggio,
+ dove del padre allor statico fia.
+ Or Obizzo ne vien, che giovinetto
+ dopo l'avo sarà principe eletto.
+
+39
+
+ Al bel dominio accrescerà costui
+ Reggio giocondo, e Modona feroce.
+ Tal sarà il suo valor, che signor lui
+ domanderanno i populi a una voce.
+ Vedi Azzo sesto, un de' figliuoli sui,
+ confalonier de la cristiana croce:
+ avrà il ducato d'Andria con la figlia
+ del secondo re Carlo di Siciglia.
+
+40
+
+ Vedi in un bello ed amichevol groppo
+ de li principi illustri l'eccellenza:
+ Obizzo, Aldrobandin, Nicolò zoppo,
+ Alberto, d'amor pieno e di clemenza.
+ Io tacerò, per non tenerti troppo,
+ come al bel regno aggiungeran Favenza,
+ e con maggior fermezza Adria, che valse
+ da sé nomar l'indomite acque salse;
+
+41
+
+ come la terra, il cui produr di rose
+ le diè piacevol nome in greche voci,
+ e la città ch'in mezzo alle piscose
+ paludi, del Po teme ambe le foci,
+ dove abitan le genti disiose
+ che 'l mar si turbi e sieno i venti atroci.
+ Taccio d'Argenta, di Lugo e di mille
+ altre castella e populose ville.
+
+42
+
+ Ve' Nicolò, che tenero fanciullo
+ il popul crea signor de la sua terra,
+ e di Tideo fa il pensier vano e nullo,
+ che contra lui le civil arme afferra.
+ Sarà di questo il pueril trastullo
+ sudar nel ferro e travagliarsi in guerra;
+ e da lo studio del tempo primiero
+ il fior riuscirà d'ogni guerriero.
+
+43
+
+ Farà de' suoi ribelli uscire a voto
+ ogni disegno, e lor tornare in danno;
+ ed ogni stratagema avrà sì noto,
+ che sarà duro il poter fargli inganno.
+ Tardi di questo s'avedrà il terzo Oto,
+ e di Reggio e di Parma aspro tiranno,
+ che da costui spogliato a un tempo fia
+ e del dominio e de la vita ria.
+
+44
+
+ Avrà il bel regno poi sempre augumento
+ senza torcer mai piè dal camin dritto;
+ né ad alcuno farà mai nocumento,
+ da cui prima non sia d'ingiuria afflitto:
+ ed è per questo il gran Motor contento
+ che non gli sia alcun termine prescritto:
+ ma duri prosperando in meglio sempre,
+ fin che si volga il ciel ne le sue tempre.
+
+45
+
+ Vedi Leonello, e vedi il primo duce,
+ fama de la sua età, l'inclito Borso,
+ che siede in pace, e più trionfo adduce
+ di quanti in altrui terre abbino corso.
+ Chiuderà Marte ove non veggia luce,
+ e stringerà al Furor le mani al dorso.
+ Di questo signor splendido ogni intento
+ sarà che 'l popul suo viva contento.
+
+46
+
+ Ercole or vien, ch'al suo vicin rinfaccia,
+ col piè mezzo arso e con quei debol passi,
+ come a Budrio col petto e con la faccia
+ il campo volto in fuga gli fermassi;
+ non perché in premio poi guerra gli faccia,
+ né, per cacciarlo, fin nel Barco passi.
+ Questo è il signor, di cui non so esplicarme
+ se fia maggior la gloria o in pace o in arme.
+
+47
+
+ Terran Pugliesi, Calabri e Lucani
+ de' gesti di costui lunga memoria,
+ là dove avrà dal Re de' Catalani
+ di pugna singular la prima gloria;
+ e nome tra gl'invitti capitani
+ s'acquisterà con più d'una vittoria:
+ avrà per sua virtù la signoria,
+ più di trenta anni a lui debita pria.
+
+48
+
+ E quanto più aver obligo si possa
+ a principe, sua terra avrà a costui;
+ non perché fia de le paludi mossa
+ tra campi fertilissimi da lui;
+ non perché la farà con muro e fossa
+ meglio capace a' cittadini sui,
+ e l'ornarà di templi e di palagi,
+ di piazze, di teatri e di mille agi;
+
+49
+
+ non perché dagli artigli de l'audace
+ aligero Leon terrà difesa;
+ non perché, quando la gallica face
+ per tutto avrà la bella Italia accesa,
+ si starà sola col suo stato in pace,
+ e dal timore e dai tributi illesa:
+ non sì per questi ed altri benefici
+ saran sue genti ad Ercol debitrici:
+
+50
+
+ quanto che darà lor l'inclita prole,
+ il giusto Alfonso e Ippolito benigno,
+ che saran quai l'antiqua fama suole
+ narrar de' figli del Tindareo cigno,
+ ch'alternamente si privan del sole
+ per trar l'un l'altro de l'aer maligno.
+ Sarà ciascuno d'essi e pronto e forte
+ l'altro salvar con sua perpetua morte.
+
+51
+
+ Il grande amor di questa bella coppia
+ renderà il popul suo via più sicuro,
+ che se, per opra di Vulcan, di doppia
+ cinta di ferro avesse intorno il muro.
+ Alfonso è quel che col saper accoppia
+ sì la bontà, ch'al secolo futuro
+ la gente crederà che sia dal cielo
+ tornata Astrea dove può il caldo e il gielo.
+
+52
+
+ A grande uopo gli fia l'esser prudente,
+ e di valore assimigliarsi al padre;
+ che si ritroverà, con poca gente,
+ da un lato aver le veneziane squadre,
+ colei dall'altro, che più giustamente
+ non so se devrà dir matrigna o madre;
+ ma se per madre, a lui poco più pia,
+ che Medea ai figli o Progne stata sia.
+
+53
+
+ E quante volte uscirà giorno o notte
+ col suo popul fedel fuor de la terra,
+ tante sconfitte e memorabil rotte
+ darà a' nimici o per acqua o per terra.
+ Le genti di Romagna mal condotte,
+ contra i vicini e lor già amici, in guerra,
+ se n'avedranno, insanguinando il suolo
+ che serra il Po, Santerno e Zanniolo.
+
+54
+
+ Nei medesmi confini anco saprallo
+ del gran Pastore il mercenario Ispano,
+ che gli avrà dopo con poco intervallo
+ la Bastìa tolta, e morto il castellano,
+ quando l'avrà già preso; e per tal fallo
+ non fia, dal minor fante al capitano,
+ che del racquisto e del presidio ucciso
+ a Roma riportar possa l'aviso.
+
+55
+
+ Costui sarà, col senno e con la lancia,
+ ch'avrà l'onor, nei campi di Romagna,
+ d'aver dato all'esercito di Francia
+ la gran vittoria contra Iulio e Spagna.
+ Nuoteranno i destrier fin alla pancia
+ nel sangue uman per tutta la campagna;
+ ch'a sepelire il popul verrà manco
+ tedesco, ispano, greco, italo, e franco.
+
+56
+
+ Quel ch'in pontificale abito imprime
+ del purpureo capel la sacra chioma,
+ è il liberal, magnanimo, sublime,
+ gran cardinal de la Chiesa di Roma
+ Ippolito, ch'a prose, a versi, a rime
+ darà materia eterna in ogni idioma;
+ la cui fiorita età vuole il ciel iusto
+ ch'abbia un Maron, come un altro ebbe Augusto.
+
+57
+
+ Adornerà la sua progenie bella,
+ come orna il sol la machina del mondo
+ molto più de la luna e d'ogni stella;
+ ch'ogn'altro lume a lui sempre è secondo.
+ Costui con pochi a piedi e meno in sella
+ veggio uscir mesto, e poi tornar iocondo;
+ che quindici galee mena captive,
+ oltra mill'altri legni alle sue rive.
+
+58
+
+ Vedi poi l'uno e l'altro Sigismondo.
+ Vedi d'Alfonso i cinque figli cari,
+ alla cui fama ostar, che di sé il mondo
+ non empia, i monti non potran né i mari:
+ gener del re di Francia, Ercol secondo
+ è l'un; quest'altro (acciò tutti gl'impari)
+ Ippolito è, che non con minor raggio
+ che 'l zio, risplenderà nel suo lignaggio;
+
+59
+
+ Francesco, il terzo; Alfonsi gli altri dui
+ ambi son detti. Or, come io dissi prima,
+ s'ho da mostrarti ogni tuo ramo, il cui
+ valor la stirpe sua tanto sublima,
+ bisognerà che si rischiari e abbui
+ più volte prima il ciel, ch'io te li esprima:
+ e sarà tempo ormai, quando ti piaccia,
+ ch'io dia licenza all'ombre e ch'io mi taccia. —
+
+60
+
+ Così con voluntà de la donzella
+ la dotta incantatrice il libro chiuse.
+ Tutti gli spirti allora ne la cella
+ spariro in fretta, ove eran l'ossa chiuse.
+ Qui Bradamante, poi che la favella
+ le fu concessa usar, la bocca schiuse,
+ e domandò: — Chi son li dua sì tristi,
+ che tra Ippolito e Alfonso abbiamo visti?
+
+61
+
+ Veniano sospirando, e gli occhi bassi
+ parean tener d'ogni baldanza privi;
+ e gir lontan da loro io vedea i passi
+ dei frati sì, che ne pareano schivi. —
+ Parve ch'a tal domanda si cangiassi
+ la maga in viso, e fe' degli occhi rivi,
+ e gridò: — Ah sfortunati, a quanta pena
+ lungo istigar d'uomini rei vi mena!
+
+62
+
+ O bona prole, o degna d'Ercol buono,
+ non vinca il lor fallir vostra bontade:
+ di vostro sangue i miseri pur sono;
+ qui ceda la iustizia alla pietade. —
+ Indi soggiunse con più basso suono:
+ — Di ciò dirti più inanzi non accade.
+ Statti col dolce in bocca; e non ti doglia
+ ch'amareggiare al fin non te la voglia.
+
+63
+
+ Tosto che spunti in ciel la prima luce,
+ piglierai meco la più dritta via
+ ch'al lucente castel d'acciai' conduce,
+ dove Ruggier vive in altrui balìa.
+ Io tanto ti sarò compagna e duce,
+ che tu sia fuor de l'aspra selva ria:
+ t'insegnerò, poi che saren sul mare,
+ sì ben la via, che non potresti errare. —
+
+64
+
+ Quivi l'audace giovane rimase
+ tutta la notte, e gran pezzo ne spese
+ a parlar con Merlin, che le suase
+ rendersi tosto al suo Ruggier cortese.
+ Lasciò di poi le sotterranee case,
+ che di nuovo splendor l'aria s'accese,
+ per un camin gran spazio oscuro e cieco,
+ avendo la spirtal femmina seco.
+
+65
+
+ E riusciro in un burrone ascoso
+ tra monti inaccessibili alle genti;
+ e tutto 'l dì senza pigliar riposo
+ saliron balze e traversar torrenti.
+ E perché men l'andar fosse noioso,
+ di piacevoli e bei ragionamenti,
+ di quel che fu più conferir soave,
+ l'aspro camin facean parer men grave:
+
+66
+
+ di quali era però la maggior parte,
+ ch'a Bradamante vien la dotta maga
+ mostrando con che astuzia e con qual arte
+ proceder de', se di Ruggiero è vaga.
+ — Se tu fossi (dicea) Pallade o Marte,
+ e conducessi gente alla tua paga
+ più che non ha il re Carlo e il re Agramante,
+ non dureresti contra il negromante;
+
+67
+
+ che oltre che d'acciar murata sia
+ la rocca inespugnabile, e tant'alta;
+ oltre che 'l suo destrier si faccia via
+ per mezzo l'aria, ove galoppa e salta;
+ ha lo scudo mortal, che come pria
+ si scopre, il suo splendor sì gli occhi assalta,
+ la vista tolle, e tanto occupa i sensi,
+ che come morto rimaner conviensi.
+
+68
+
+ E se forse ti pensi che ti vaglia
+ combattendo tener serrati gli occhi,
+ come potrai saper ne la battaglia
+ quando ti schivi, o l'avversario tocchi?
+ Ma per fuggire il lume ch'abbarbaglia,
+ e gli altri incanti di colui far sciocchi,
+ ti mostrerò un rimedio, una via presta;
+ né altra in tutto 'l mondo è se non questa.
+
+69
+
+ Il re Agramante d'Africa uno annello,
+ che fu rubato in India a una regina,
+ ha dato a un suo baron detto Brunello,
+ che poche miglia inanzi ne camina;
+ di tal virtù, che chi nel dito ha quello,
+ contra il mal degl'incanti ha medicina.
+ Sa de furti e d'inganni Brunel, quanto
+ colui, che tien Ruggier, sappia d'incanto.
+
+70
+
+ Questo Brunel sì pratico e sì astuto,
+ come io ti dico, è dal suo re mandato
+ acciò che col suo ingegno e con l'aiuto
+ di questo annello, in tal cose provato,
+ di quella rocca dove è ritenuto,
+ traggia Ruggier, che così s'è vantato,
+ ed ha così promesso al suo signore,
+ a cui Ruggiero è più d'ogn'altro a core.
+
+71
+
+ Ma perché il tuo Ruggiero a te sol abbia,
+ e non al re Agramante, ad obligarsi
+ che tratto sia de l'incantata gabbia,
+ t'insegnerò il rimedio che de' usarsi.
+ Tu te n'andrai tre dì lungo la sabbia
+ del mar, ch'è oramai presso a dimostrarsi;
+ il terzo giorno in un albergo teco
+ arriverà costui c'ha l'annel seco.
+
+72
+
+ La sua statura, acciò tu lo conosca,
+ non è sei palmi, ed ha il capo ricciuto;
+ le chiome ha nere, ed ha la pelle fosca;
+ pallido il viso, oltre il dover barbuto;
+ gli occhi gonfiati e guardatura losca;
+ schiacciato il naso, e ne le ciglia irsuto:
+ l'abito, acciò ch'io lo dipinga intero,
+ è stretto e corto, e sembra di corriero.
+
+73
+
+ Con esso lui t'accaderà soggetto
+ di ragionar di quell'incanti strani:
+ mostra d'aver, come tu avra' in effetto,
+ disio che 'l mago sia teco alle mani;
+ ma non mostrar che ti sia stato detto
+ di quel suo annel che fa gl'incanti vani.
+ Egli t'offerirà mostrar la via
+ fin alla rocca e farti compagnia.
+
+74
+
+ Tu gli va dietro: e come t'avicini
+ a quella rocca sì ch'ella si scopra,
+ dàgli la morte; né pietà t'inchini
+ che tu non metta il mio consiglio in opra.
+ Né far ch'egli il pensier tuo s'indovini,
+ e ch'abbia tempo che l'annel lo copra;
+ perché ti spariria dagli occhi, tosto
+ ch'in bocca il sacro annel s'avesse posto. —
+
+75
+
+ Così parlando, giunsero sul mare,
+ dove presso a Bordea mette Garonna.
+ Quivi, non senza alquanto lagrimare,
+ si dipartì l'una da l'altra donna.
+ La figliuola d'Amon, che per slegare
+ di prigione il suo amante non assonna,
+ caminò tanto, che venne una sera
+ ad uno albergo, ove Brunel prim'era.
+
+76
+
+ Conosce ella Brunel come lo vede,
+ di cui la forma avea sculpita in mente:
+ onde ne viene, ove ne va, gli chiede;
+ quel le risponde, e d'ogni cosa mente.
+ La donna, già prevista, non gli cede
+ in dir menzogne, e simula ugualmente
+ e patria e stirpe e setta e nome e sesso;
+ e gli volta alle man pur gli occhi spesso.
+
+77
+
+ Gli va gli occhi alle man spesso voltando,
+ in dubbio sempre esser da lui rubata;
+ né lo lascia venir troppo accostando,
+ di sua condizion bene informata.
+ Stavano insieme in questa guisa, quando
+ l'orecchia da un rumor lor fu intruonata.
+ Poi vi dirò, Signor, che ne fu causa,
+ ch'avrò fatto al cantar debita pausa.
+
+
+
+
+CANTO QUARTO
+
+
+1
+
+ Quantunque il simular sia le più volte
+ ripreso, e dia di mala mente indici,
+ si trova pur in molte cose e molte
+ aver fatti evidenti benefici,
+ e danni e biasmi e morti aver già tolte;
+ che non conversiam sempre con gli amici
+ in questa assai più oscura che serena
+ vita mortal, tutta d'invidia piena.
+
+2
+
+ Se, dopo lunga prova, a gran fatica
+ trovar si può chi ti sia amico vero,
+ ed a chi senza alcun sospetto dica
+ e discoperto mostri il tuo pensiero;
+ che de' far di Ruggier la bella amica
+ con quel Brunel non puro e non sincero,
+ ma tutto simulato e tutto finto,
+ come la maga le l'avea dipinto?
+
+3
+
+ Simula anch'ella; e così far conviene
+ con esso lui di finzioni padre;
+ e, come io dissi, spesso ella gli tiene
+ gli occhi alle man, ch'eran rapaci e ladre.
+ Ecco all'orecchie un gran rumor lor viene.
+ Disse la donna: — O gloriosa Madre,
+ o Re del ciel, che cosa sarà questa? —
+ E dove era il rumor si trovò presta.
+
+4
+
+ E vede l'oste e tutta la famiglia,
+ e chi a finestre e chi fuor ne la via,
+ tener levati al ciel gli occhi e le ciglia,
+ come l'ecclisse o la cometa sia.
+ Vede la donna un'alta maraviglia,
+ che di leggier creduta non saria:
+ vede passar un gran destriero alato,
+ che porta in aria un cavalliero armato.
+
+5
+
+ Grandi eran l'ale e di color diverso,
+ e vi sedea nel mezzo un cavalliero,
+ di ferro armato luminoso e terso;
+ e vêr ponente avea dritto il sentiero.
+ Calossi, e fu tra le montagne immerso:
+ e, come dicea l'oste (e dicea il vero),
+ quel era un negromante, e facea spesso
+ quel varco, or più da lungi, or più da presso.
+
+6
+
+ Volando, talor s'alza ne le stelle,
+ e poi quasi talor la terra rade;
+ e ne porta con lui tutte le belle
+ donne che trova per quelle contrade:
+ talmente che le misere donzelle
+ ch'abbino o aver si credano beltade
+ (come affatto costui tutte le invole)
+ non escon fuor sì che le veggia il sole.
+
+7
+
+ — Egli sul Pireneo tiene un castello
+ (narrava l'oste) fatto per incanto,
+ tutto d'acciaio, e sì lucente e bello,
+ ch'altro al mondo non è mirabil tanto.
+ Già molti cavallier sono iti a quello,
+ e nessun del ritorno si dà vanto:
+ sì ch'io penso, signore, e temo forte,
+ o che sian presi, o sian condotti a morte. —
+
+8
+
+ La donna il tutto ascolta, e le ne giova,
+ credendo far, come farà per certo,
+ con l'annello mirabile tal prova,
+ che ne fia il mago e il suo castel deserto;
+ e dice a l'oste: — Or un de' tuoi mi trova,
+ che più di me sia del viaggio esperto;
+ ch'io non posso durar: tanto ho il cor vago
+ di far battaglia contro a questo mago. —
+
+9
+
+ — Non ti mancherà guida (le rispose
+ Brunello allora), e ne verrò teco io:
+ meco ho la strada in scritto, ed altre cose
+ che ti faran piacere il venir mio. —
+ Volse dir de l'annel; ma non l'espose,
+ né chiarì più, per non pagarne il fio.
+ — Grato mi fia (disse ella) il venir tuo; —
+ volendo dir ch'indi l'annel fia suo.
+
+10
+
+ Quel ch'era utile a dir disse; e quel tacque,
+ che nuocer le potea col Saracino.
+ Avea l'oste un destrier ch'a costei piacque,
+ ch'era buon da battaglia e da camino:
+ comperollo e partissi come nacque
+ del bel giorno seguente il matutino.
+ Prese la via per una stretta valle,
+ con Brunello ora inanzi, ora alle spalle.
+
+11
+
+ Di monte in monte e d'uno in altro bosco
+ giunsero ove l'altezza di Pirene
+ può dimostrar, se non è l'aer fosco,
+ e Francia e Spagna e due diverse arene,
+ come Apennin scopre il mar schiavo e il tosco
+ del giogo onde a Camaldoli si viene.
+ Quindi per aspro e faticoso calle
+ si discendea ne la profonda valle.
+
+12
+
+ Vi sorge in mezzo un sasso che la cima
+ d'un bel muro d'acciar tutta si fascia;
+ e quella tanto inverso il ciel sublima,
+ che quanto ha intorno, inferior si lascia.
+ Non faccia, chi non vola, andarvi stima;
+ che spesa indarno vi saria ogni ambascia.
+ Brunel disse: — Ecco dove prigionieri
+ il mago tien le donne e i cavallieri. —
+
+13
+
+ Da quattro canti era tagliato, e tale
+ che parea dritto a fil de la sinopia.
+ Da nessun lato né sentier né scale
+ v'eran, che di salir facesser copia:
+ e ben appar che d'animal ch'abbia ale
+ sia quella stanza nido e tana propia.
+ Quivi la donna esser conosce l'ora
+ di tor l'annello, e far che Brunel mora.
+
+14
+
+ Ma le par atto vile a insaguinarsi
+ d'un uom senza arme e di sì ignobil sorte;
+ che ben potrà posseditrice farsi
+ del ricco annello, e lui non porre a morte.
+ Brunel non avea mente a riguardarsi;
+ sì ch'ella il prese, e lo legò ben forte
+ ad uno abete ch'alta avea la cima:
+ ma di dito l'annel gli trasse prima.
+
+15
+
+ Né per lacrime, gemiti o lamenti
+ che facesse Brunel, lo volse sciorre.
+ Smontò de la montagna a passi lenti,
+ tanto che fu nel pian sotto la torre.
+ E perché alla battaglia s'appresenti
+ il negromante, al corno suo ricorre:
+ e dopo il suon, con minacciose grida
+ lo chiama al campo, ed alla pugna 'l sfida.
+
+16
+
+ Non stette molto a uscir fuor de la porta
+ l'incantator, ch'udì 'l suono e la voce.
+ L'alato corridor per l'aria il porta
+ contra costei, che sembra uomo feroce.
+ La donna da principio si conforta;
+ che vede che colui poco le nuoce:
+ non porta lancia né spada né mazza,
+ ch'a forar l'abbia o romper la corazza.
+
+17
+
+ Da la sinistra sol lo scudo avea,
+ tutto coperto di seta vermiglia;
+ ne la man destra un libro, onde facea
+ nascer, leggendo, l'alta maraviglia:
+ che la lancia talor correr parea,
+ e fatto avea a più d'un batter le ciglia;
+ talor parea ferir con mazza o stocco,
+ e lontano era, e non avea alcun tocco.
+
+18
+
+ Non è finto il destrier, ma naturale,
+ ch'una giumenta generò d'un Grifo:
+ simile al padre avea la piuma e l'ale,
+ li piedi anteriori, il capo e il grifo;
+ in tutte l'altre membra parea quale
+ era la madre, e chiamasi ippogrifo;
+ che nei monti Rifei vengon, ma rari,
+ molto di là dagli aghiacciati mari.
+
+19
+
+ Quivi per forza lo tirò d'incanto;
+ e poi che l'ebbe, ad altro non attese,
+ e con studio e fatica operò tanto,
+ ch'a sella e briglia il cavalcò in un mese:
+ così ch'in terra e in aria e in ogni canto
+ lo facea volteggiar senza contese.
+ Non finzion d'incanto, come il resto,
+ ma vero e natural si vedea questo.
+
+20
+
+ Del mago ogn'altra cosa era figmento,
+ che comparir facea pel rosso il giallo;
+ ma con la donna non fu di momento,
+ che per l'annel non può vedere in fallo.
+ Più colpi tuttavia diserra al vento,
+ e quinci e quindi spinge il suo cavallo;
+ e si dibatte e si travaglia tutta,
+ come era, inanzi che venisse, istrutta.
+
+21
+
+ E poi che esercitata si fu alquanto
+ sopra il destrier, smontar volse anco a piede,
+ per poter meglio al fin venir di quanto
+ la cauta maga istruzion le diede.
+ Il mago vien per far l'estremo incanto;
+ che del fatto ripar né sa né crede:
+ scuopre lo scudo, e certo si prosume
+ farla cader con l'incantato lume.
+
+22
+
+ Potea così scoprirlo al primo tratto,
+ senza tenere i cavallieri a bada;
+ ma gli piacea veder qualche bel tratto
+ di correr l'asta o di girar la spada:
+ come si vede ch'all'astuto gatto
+ scherzar col topo alcuna volta aggrada;
+ e poi che quel piacer gli viene a noia,
+ dargli di morso, e al fin voler che muoia.
+
+23
+
+ Dico che 'l mago al gatto, e gli altri al topo
+ s'assimigliar ne le battaglie dianzi;
+ ma non s'assimigliar già così, dopo
+ che con l'annel si fe' la donna inanzi.
+ Attenta e fissa stava a quel ch'era uopo,
+ acciò che nulla seco il mago avanzi;
+ e come vide che lo scudo aperse,
+ chiuse gli occhi, e lasciò quivi caderse.
+
+24
+
+ Non che il fulgor del lucido metallo,
+ come soleva agli altri, a lei nocesse;
+ ma così fece acciò che dal cavallo
+ contra sé il vano incantator scendesse:
+ né parte andò del suo disegno in fallo;
+ che tosto ch'ella il capo in terra messe,
+ accelerando il volator le penne,
+ con larghe ruote in terra a por si venne.
+
+25
+
+ Lascia all'arcion lo scudo, che già posto
+ avea ne la coperta, e a piè discende
+ verso la donna che, come reposto
+ lupo alla macchia il capriolo, attende.
+ Senza più indugio ella si leva tosto
+ che l'ha vicino, e ben stretto lo prende.
+ Avea lasciato quel misero in terra
+ il libro che facea tutta la guerra:
+
+26
+
+ e con una catena ne correa,
+ che solea portar cinta a simil uso;
+ perché non men legar colei credea,
+ che per adietro altri legare era uso.
+ La donna in terra posto già l'avea:
+ se quel non si difese, io ben l'escuso;
+ che troppo era la cosa differente
+ tra un debol vecchio e lei tanto possente.
+
+27
+
+ Disegnando levargli ella la testa,
+ alza la man vittoriosa in fretta;
+ ma poi che 'l viso mira, il colpo arresta,
+ quasi sdegnando sì bassa vendetta:
+ un venerabil vecchio in faccia mesta
+ vede esser quel ch'ella ha giunto alla stretta,
+ che mostra al viso crespo e al pelo bianco,
+ età di settanta anni o poco manco.
+
+28
+
+ — Tommi la vita, giovene, per Dio, —
+ dicea il vecchio pien d'ira e di dispetto;
+ ma quella a torla avea sì il cor restio,
+ come quel di lasciarla avria diletto.
+ La donna di sapere ebbe disio
+ chi fosse il negromante, ed a che effetto
+ edificasse in quel luogo selvaggio
+ la rocca, e faccia a tutto il mondo oltraggio.
+
+29
+
+ — Né per maligna intenzione, ahi lasso!
+ (disse piangendo il vecchio incantatore)
+ feci la bella rocca in cima al sasso,
+ né per avidità son rubatore;
+ ma per ritrar sol dall'estremo passo
+ un cavallier gentil, mi mosse amore,
+ che, come il ciel mi mostra, in tempo breve
+ morir cristiano a tradimento deve.
+
+30
+
+ Non vede il sol tra questo e il polo austrino
+ un giovene sì bello e sì prestante:
+ Ruggiero ha nome, il qual da piccolino
+ da me nutrito fu, ch'io sono Atlante.
+ Disio d'onore e suo fiero destino
+ l'han tratto in Francia dietro al re Agramante;
+ ed io, che l'amai sempre più che figlio,
+ lo cerco trar di Francia e di periglio.
+
+31
+
+ La bella rocca solo edificai
+ per tenervi Ruggier sicuramente,
+ che preso fu da me, come sperai
+ che fossi oggi tu preso similmente;
+ e donne e cavallier, che tu vedrai,
+ poi ci ho ridotti, ed altra nobil gente,
+ acciò che quando a voglia sua non esca,
+ avendo compagnia, men gli rincresca.
+
+32
+
+ Pur ch'uscir di là su non si domande,
+ d'ogn'altro gaudio lor cura mi tocca;
+ che quanto averne da tutte le bande
+ si può del mondo, è tutto in quella rocca:
+ suoni, canti, vestir, giuochi, vivande,
+ quanto può cor pensar, può chieder bocca.
+ Ben seminato avea, ben cogliea il frutto;
+ ma tu sei giunto a disturbarmi il tutto.
+
+33
+
+ Deh, se non hai del viso il cor men bello,
+ non impedir il mio consiglio onesto!
+ Piglia lo scudo (ch'io tel dono) e quello
+ destrier che va per l'aria così presto;
+ e non t'impacciar oltra nel castello,
+ o tranne uno o duo amici, e lascia il resto;
+ o tranne tutti gli altri, e più non chero,
+ se non che tu mi lasci il mio Ruggiero.
+
+34
+
+ E se disposto sei volermel torre,
+ deh, prima almen che tu 'l rimeni in Francia,
+ piacciati questa afflitta anima sciorre
+ de la sua scorza ormai putrida e rancia! —
+ Rispose la donzella: — Lui vo' porre
+ in libertà: tu, se sai, gracchia e ciancia;
+ né mi offerir di dar lo scudo in dono,
+ o quel destrier, che miei, non più tuoi sono:
+
+35
+
+ né s'anco stesse a te di torre e darli,
+ mi parrebbe che 'l cambio convenisse.
+ Tu di' che Ruggier tieni per vietarli
+ il male influsso di sue stelle fisse.
+ O che non puoi saperlo, o non schivarli,
+ sappiendol, ciò che 'l ciel di lui prescrisse:
+ ma se 'l mal tuo, c'hai sì vicin, non vedi,
+ peggio l'altrui c'ha da venir prevedi.
+
+36
+
+ Non pregar ch'io t'uccida, ch'i tuoi preghi
+ sariano indarno; e se pur vuoi la morte,
+ ancor che tutto il mondo dar la nieghi,
+ da sé la può aver sempre animo forte.
+ Ma pria che l'alma da la carne sleghi,
+ a tutti i tuoi prigioni apri le porte. —
+ Così dice la donna, e tuttavia
+ il mago preso incontra al sasso invia.
+
+37
+
+ Legato de la sua propria catena
+ andava Atlante, e la donzella appresso,
+ che così ancor se ne fidava a pena,
+ ben che in vista parea tutto rimesso.
+ Non molti passi dietro se la mena,
+ ch'a piè del monte han ritrovato il fesso,
+ e li scaglioni onde si monta in giro,
+ fin ch'alla porta del castel saliro.
+
+38
+
+ Di su la soglia Atlante un sasso tolle,
+ di caratteri e strani segni isculto.
+ Sotto, vasi vi son, che chiamano olle,
+ che fuman sempre, e dentro han foco occulto.
+ L'incantator le spezza; e a un tratto il colle
+ riman deserto, inospite ed inculto;
+ né muro appar né torre in alcun lato,
+ come se mai castel non vi sia stato.
+
+39
+
+ Sbrigossi de la donna il mago alora,
+ come fa spesso il tordo da la ragna;
+ e con lui sparve il suo castello a un'ora,
+ e lasciò in libertà quella compagna.
+ Le donne e i cavallier si trovar fuora
+ de le superbe stanze alla campagna:
+ e furon di lor molte a chi ne dolse;
+ che tal franchezza un gran piacer lor tolse.
+
+40
+
+ Quivi è Gradasso, quivi è Sacripante,
+ quivi è Prasildo, il nobil cavalliero
+ che con Rinaldo venne di Levante,
+ e seco Iroldo, il par d'amici vero.
+ Al fin trovò la bella Bradamante
+ quivi il desiderato suo Ruggiero,
+ che, poi che n'ebbe certa conoscenza,
+ le fe' buona e gratissima accoglienza;
+
+41
+
+ come a colei che più che gli occhi sui,
+ più che 'l suo cor, più che la propria vita
+ Ruggiero amò dal dì ch'essa per lui
+ si trasse l'elmo, onde ne fu ferita.
+ Lungo sarebbe a dir come, e da cui,
+ e quanto ne la selva aspra e romita
+ si cercar poi la notte e il giorno chiaro;
+ né, se non qui, mai più si ritrovaro.
+
+42
+
+ Or che quivi la vede, e sa ben ch'ella
+ è stata sola la sua redentrice,
+ di tanto gaudio ha pieno il cor, che appella
+ sé fortunato ed unico felice.
+ Scesero il monte, e dismontaro in quella
+ valle, ove fu la donna vincitrice,
+ e dove l'ippogrifo trovaro anco,
+ ch'avea lo scudo, ma coperto, al fianco.
+
+43
+
+ La donna va per prenderlo nel freno:
+ e quel l'aspetta fin che se gli accosta;
+ poi spiega l'ale per l'aer sereno,
+ e si ripon non lungi a mezza costa.
+ Ella lo segue: e quel né più né meno
+ si leva in aria, e non troppo si scosta;
+ come fa la cornacchia in secca arena,
+ che dietro il cane or qua or là si mena.
+
+44
+
+ Ruggier, Gradasso, Sacripante, e tutti
+ quei cavallier che scesi erano insieme,
+ chi di sù, chi di giù, si son ridutti
+ dove che torni il volatore han speme.
+ Quel, poi che gli altri invano ebbe condutti
+ più volte e sopra le cime supreme
+ e negli umidi fondi tra quei sassi,
+ presso a Ruggiero al fin ritenne i passi.
+
+45
+
+ E questa opera fu del vecchio Atlante,
+ di cui non cessa la pietosa voglia
+ di trar Rugier del gran periglio instante:
+ di ciò sol pensa e di ciò solo ha doglia.
+ Però gli manda or l'ippogrifo avante,
+ perché d'Europa con questa arte il toglia.
+ Ruggier lo piglia, e seco pensa trarlo;
+ ma quel s'arretra, e non vuol seguitarlo.
+
+46
+
+ Or di Frontin quel animoso smonta
+ (Frontino era nomato il suo destriero),
+ e sopra quel che va per l'aria monta,
+ e con li spron gli adizza il core altiero.
+ Quel corre alquanto, ed indi i piedi ponta,
+ e sale inverso il ciel, via più leggiero
+ che 'l girifalco, a cui lieva il capello
+ il mastro a tempo, e fa veder l'augello.
+
+47
+
+ La bella donna, che sì in alto vede
+ e con tanto periglio il suo Ruggiero,
+ resta attonita in modo, che non riede
+ per lungo spazio al sentimento vero.
+ Ciò che già inteso avea di Ganimede
+ ch'al ciel fu assunto dal paterno impero,
+ dubita assai che non accada a quello,
+ non men gentil di Ganimede e bello.
+
+48
+
+ Con gli occhi fissi al ciel lo segue quanto
+ basta il veder; ma poi che si dilegua
+ sì, che la vista non può correr tanto,
+ lascia che sempre l'animo lo segua.
+ Tuttavia con sospir, gemito e pianto
+ non ha, né vuol aver pace né triegua.
+ Poi che Ruggier di vista se le tolse,
+ al buon destrier Frontin gli occhi rivolse:
+
+49
+
+ e si deliberò di non lasciarlo,
+ che fosse in preda a chi venisse prima;
+ ma di condurlo seco e di poi darlo
+ al suo signor, ch'anco veder pur stima.
+ Poggia l'augel, né può Ruggier frenarlo:
+ di sotto rimaner vede ogni cima
+ ed abbassarsi in guisa, che non scorge
+ dove è piano il terren né dove sorge.
+
+50
+
+ Poi che sì ad alto vien, ch'un picciol punto
+ lo può stimar chi da la terra il mira,
+ prende la via verso ove cade a punto
+ il sol, quando col Granchio si raggira,
+ e per l'aria ne va come legno unto
+ a cui nel mar propizio vento spira.
+ Lasciamlo andar, che farà buon camino,
+ e torniamo a Rinaldo paladino.
+
+51
+
+ Rinaldo l'altro e l'altro giorno scorse,
+ spinto dal vento, un gran spazio di mare,
+ quando a ponente e quando contra l'Orse,
+ che notte e dì non cessa mai soffiare.
+ Sopra la Scozia ultimamente sorse,
+ dove la selva Calidonia appare,
+ che spesso fra gli antiqui ombrosi cerri
+ s'ode sonar di bellicosi ferri.
+
+52
+
+ Vanno per quella i cavallieri erranti,
+ incliti in arme, di tutta Bretagna,
+ e de' prossimi luoghi e de' distanti,
+ di Francia, di Norvegia e de Lamagna.
+ Chi non ha gran valor, non vada inanti;
+ che dove cerca onor, morte guadagna.
+ Gran cose in essa già fece Tristano,
+ Lancillotto, Galasso, Artù e Galvano,
+
+53
+
+ ed altri cavallieri e de la nuova
+ e de la vecchia Tavola famosi:
+ restano ancor di più d'una lor pruova
+ li monumenti e li trofei pomposi.
+ L'arme Rinaldo e il suo Baiardo truova,
+ e tosto si fa por nei liti ombrosi,
+ ed al nochier comanda che si spicche
+ e lo vada aspettar a Beroicche.
+
+54
+
+ Senza scudiero e senza compagnia
+ va il cavallier per quella selva immensa,
+ facendo or una ed or un'altra via,
+ dove più aver strane aventure pensa.
+ Capitò il primo giorno a una badia,
+ che buona parte del suo aver dispensa
+ in onorar nel suo cenobio adorno
+ le donne i cavallier che vanno attorno.
+
+55
+
+ Bella accoglienza i monachi e l'abbate
+ fero a Rinaldo, il qual domandò loro
+ (non prima già che con vivande grate
+ avesse avuto il ventre amplo ristoro)
+ come dai cavallier sien ritrovate
+ spesso aventure per quel tenitoro,
+ dove si possa in qualche fatto eggregio
+ l'uom dimostrar, se merta biasmo o pregio.
+
+56
+
+ Risposongli ch'errando in quelli boschi,
+ trovar potria strane aventure e molte:
+ ma come i luoghi, i fatti ancor son foschi;
+ che non se n'ha notizia le più volte.
+ — Cerca (diceano) andar dove conoschi
+ che l'opre tue non restino sepolte,
+ acciò dietro al periglio e alla fatica
+ segua la fama, e il debito ne dica.
+
+57
+
+ E se del tuo valor cerchi far prova,
+ t'è preparata la più degna impresa
+ che ne l'antiqua etade o ne la nova
+ giamai da cavallier sia stata presa.
+ La figlia del re nostro or si ritrova
+ bisognosa d'aiuto e di difesa
+ contra un baron che Lurcanio si chiama,
+ che tor le cerca e la vita e la fama.
+
+58
+
+ Questo Lurcanio al padre l'ha accusata
+ (forse per odio più che per ragione)
+ averla a mezza notte ritrovata
+ trarr'un suo amante a sé sopra un verrone.
+ Per le leggi del regno condannata
+ al foco fia, se non truova campione
+ che fra un mese, oggimai presso a finire,
+ l'iniquo accusator faccia mentire.
+
+59
+
+ L'aspra legge di Scozia, empia e severa,
+ vuol ch'ogni donna, e di ciascuna sorte,
+ ch'ad uomo si giunga, e non gli sia mogliera,
+ s'accusata ne viene, abbia la morte.
+ Né riparar si può ch'ella non pera,
+ quando per lei non venga un guerrier forte
+ che tolga la difesa, e che sostegna
+ che sia innocente e di morire indegna.
+
+60
+
+ Il re, dolente per Ginevra bella
+ (che così nominata è la sua figlia),
+ ha publicato per città e castella,
+ che s'alcun la difesa di lei piglia,
+ e che l'estingua la calunnia fella
+ (pur che sia nato di nobil famiglia),
+ l'avrà per moglie, ed uno stato, quale
+ fia convenevol dote a donna tale.
+
+61
+
+ Ma se fra un mese alcun per lei non viene,
+ o venendo non vince, sarà uccisa.
+ Simile impresa meglio ti conviene,
+ ch'andar pei boschi errando a questa guisa:
+ oltre ch'onor e fama te n'aviene
+ ch'in eterno da te non fia divisa,
+ guadagni il fior di quante belle donne
+ da l'Indo sono all'Atlantee colonne;
+
+62
+
+ e una ricchezza appresso, ed uno stato
+ che sempre far ti può viver contento;
+ e la grazia del re, se suscitato
+ per te gli fia il suo onor, che è quasi spento.
+ Poi per cavalleria tu se' ubligato
+ a vendicar di tanto tradimento
+ costei, che per commune opinione,
+ di vera pudicizia è un paragone. —
+
+63
+
+ Pensò Rinaldo alquanto, e poi rispose:
+ — Una donzella dunque dè' morire
+ perché lasciò sfogar ne l'amorose
+ sue braccia al suo amator tanto desire?
+ Sia maladetto chi tal legge pose,
+ e maladetto chi la può patire!
+ Debitamente muore una crudele,
+ non chi dà vita al suo amator fedele.
+
+64
+
+ Sia vero o falso che Ginevra tolto
+ s'abbia il suo amante, io non riguardo a questo:
+ d'averlo fatto la loderei molto,
+ quando non fosse stato manifesto.
+ Ho in sua difesa ogni pensier rivolto:
+ datemi pur un che mi guidi presto,
+ e dove sia l'accusator mi mene;
+ ch'io spero in Dio Ginevra trar di pene.
+
+65
+
+ Non vo' già dir ch'ella non l'abbia fatto;
+ che nol sappiendo, il falso dir potrei:
+ dirò ben che non de' per simil atto
+ punizion cadere alcuna in lei;
+ e dirò che fu ingiusto o che fu matto
+ chi fece prima gli statuti rei;
+ e come iniqui rivocar si denno,
+ e nuova legge far con miglior senno.
+
+66
+
+ S'un medesimo ardor, s'un disir pare
+ inchina e sforza l'uno e l'altro sesso
+ a quel suave fin d'amor, che pare
+ all'ignorante vulgo un grave eccesso;
+ perché si de' punir donna o biasmare,
+ che con uno o più d'uno abbia commesso
+ quel che l'uom fa con quante n'ha appetito,
+ e lodato ne va, non che impunito?
+
+67
+
+ Son fatti in questa legge disuguale
+ veramente alle donne espressi torti;
+ e spero in Dio mostrar che gli è gran male
+ che tanto lungamente si comporti. —
+ Rinaldo ebbe il consenso universale,
+ che fur gli antiqui ingiusti e male accorti,
+ che consentiro a così iniqua legge,
+ e mal fa il re, che può, né la corregge.
+
+68
+
+ Poi che la luce candida e vermiglia
+ de l'altro giorno aperse l'emispero,
+ Rinaldo l'arme e il suo Baiardo piglia,
+ e di quella badia tolle un scudiero,
+ che con lui viene a molte leghe e miglia,
+ sempre nel bosco orribilmente fiero,
+ verso la terra ove la lite nuova
+ de la donzella de' venir in pruova.
+
+69
+
+ Avean, cercando abbreviar camino,
+ lasciato pel sentier la maggior via;
+ quando un gran pianto udir sonar vicino,
+ che la foresta d'ogn'intorno empìa.
+ Baiardo spinse l'un, l'altro il ronzino
+ verso una valle, onde quel grido uscìa:
+ e fra dui mascalzoni una donzella
+ vider, che di lontan parea assai bella;
+
+70
+
+ ma lacrimosa e addolorata quanto
+ donna o donzella o mai persona fosse.
+ Le sono dui col ferro nudo a canto,
+ per farle far l'erbe di sangue rosse.
+ Ella con preghi differendo alquanto
+ giva il morir, sin che pietà si mosse.
+ Venne Rinaldo; e come se n'accorse,
+ con alti gridi e gran minacce accorse.
+
+71
+
+ Voltaro i malandrin tosto le spalle,
+ che 'l soccorso lontan vider venire,
+ e se appiattar ne la profonda valle.
+ Il paladin non li curò seguire:
+ venne a la donna, e qual gran colpa dàlle
+ tanta punizion, cerca d'udire;
+ e per tempo avanzar, fa allo scudiero
+ levarla in groppa, e torna al suo sentiero.
+
+72
+
+ E cavalcando poi meglio la guata
+ molto esser bella e di maniere accorte,
+ ancor che fosse tutta spaventata
+ per la paura ch'ebbe de la morte.
+ Poi ch'ella fu di nuovo domandata
+ chi l'avea tratta a sì infelice sorte,
+ incominciò con umil voce a dire
+ quel ch'io vo' all'altro canto differire.
+
+
+
+
+CANTO QUINTO
+
+
+1
+
+ Tutti gli altri animai che sono in terra,
+ o che vivon quieti e stanno in pace,
+ o se vengono a rissa e si fan guerra,
+ alla femina il maschio non la face:
+ l'orsa con l'orso al bosco sicura erra,
+ la leonessa appresso il leon giace;
+ col lupo vive la lupa sicura,
+ né la iuvenca ha del torel paura.
+
+2
+
+ Ch'abominevol peste, che Megera
+ è venuta a turbar gli umani petti?
+ che si sente il marito e la mogliera
+ sempre garrir d'ingiuriosi detti,
+ stracciar la faccia e far livida e nera,
+ bagnar di pianto i geniali letti;
+ e non di pianto sol, ma alcuna volta
+ di sangue gli ha bagnati l'ira stolta.
+
+3
+
+ Parmi non sol gran mal, ma che l'uom faccia
+ contra natura e sia di Dio ribello,
+ che s'induce a percuotere la faccia
+ di bella donna, o romperle un capello:
+ ma chi le dà veneno, o chi le caccia
+ l'alma del corpo con laccio o coltello,
+ ch'uomo sia quel non crederò in eterno,
+ ma in vista umana uno spirto de l'inferno.
+
+4
+
+ Cotali esser doveano i duo ladroni
+ che Rinaldo cacciò da la donzella,
+ da lor condotta in quei scuri valloni
+ perché non se n'udisse più novella.
+ Io lasciai ch'ella render le cagioni
+ s'apparechiava di sua sorte fella
+ al paladin, che le fu buono amico:
+ or, seguendo l'istoria, così dico.
+
+5
+
+ La donna incominciò: — Tu intenderai
+ la maggior crudeltade e la più espressa,
+ ch'in Tebe e in Argo o ch'in Micene mai,
+ o in loco più crudel fosse commessa.
+ E se rotando il sole i chiari rai,
+ qui men ch'all'altre region s'appressa,
+ credo ch'a noi malvolentieri arrivi,
+ perché veder sì crudel gente schivi.
+
+6
+
+ Ch'agli nemici gli uomini sien crudi,
+ in ogni età se n'è veduto esempio;
+ ma dar la morte a chi procuri e studi
+ il tuo ben sempre, è troppo ingiusto ed empio.
+ E acciò che meglio il vero io ti denudi,
+ perché costor volessero far scempio
+ degli anni verdi miei contra ragione,
+ ti dirò da principio ogni cagione.
+
+7
+
+ Voglio che sappi, signor mio, ch'essendo
+ tenera ancora, alli servigi venni
+ de la figlia del re, con cui crescendo,
+ buon luogo in corte ed onorato tenni.
+ Crudele Amore, al mio stato invidendo,
+ fe' che seguace, ahi lassa! gli divenni:
+ fe' d'ogni cavallier, d'ogni donzello
+ parermi il duca d'Albania più bello.
+
+8
+
+ Perché egli mostrò amarmi più che molto,
+ io ad amar lui con tutto il cor mi mossi.
+ Ben s'ode il ragionar, si vede il volto,
+ ma dentro il petto mal giudicar possi.
+ Credendo, amando, non cessai che tolto
+ l'ebbi nel letto, e non guardai ch'io fossi
+ di tutte le real camere in quella
+ che più secreta avea Ginevra bella;
+
+9
+
+ dove tenea le sue cose più care,
+ e dove le più volte ella dormia.
+ Si può di quella in s'un verrone entrare,
+ che fuor del muro al discoperto uscìa.
+ Io facea il mio amator quivi montare;
+ e la scala di corde onde salia
+ io stessa dal verron giù gli mandai
+ qual volta meco aver lo desiai:
+
+10
+
+ che tante volte ve lo fei venire,
+ quante Ginevra me ne diede l'agio,
+ che solea mutar letto, or per fuggire
+ il tempo ardente, or il brumal malvagio.
+ Non fu veduto d'alcun mai salire;
+ però che quella parte del palagio
+ risponde verso alcune case rotte,
+ dove nessun mai passa o giorno o notte.
+
+11
+
+ Continuò per molti giorni e mesi
+ tra noi secreto l'amoroso gioco:
+ sempre crebbe l'amore; e sì m'accesi,
+ che tutta dentro io mi sentia di foco:
+ e cieca ne fui sì, ch'io non compresi
+ ch'egli fingeva molto, e amava poco;
+ ancor che li suo' inganni discoperti
+ esser doveanmi a mille segni certi.
+
+12
+
+ Dopo alcun dì si mostrò nuovo amante
+ de la bella Ginevra. Io non so appunto
+ s'allora cominciasse, o pur inante
+ de l'amor mio, n'avesse il cor già punto.
+ Vedi s'in me venuto era arrogante,
+ s'imperio nel mio cor s'aveva assunto;
+ che mi scoperse, e non ebbe rossore
+ chiedermi aiuto in questo nuovo amore.
+
+13
+
+ Ben mi dicea ch'uguale al mio non era,
+ né vero amor quel ch'egli avea a costei;
+ ma simulando esserne acceso, spera
+ celebrarne i legitimi imenei.
+ Dal re ottenerla fia cosa leggiera,
+ qualor vi sia la volontà di lei;
+ che di sangue e di stato in tutto il regno
+ non era, dopo il re, di lu' il più degno.
+
+14
+
+ Mi persuade, se per opra mia
+ potesse al suo signor genero farsi
+ (che veder posso che se n'alzeria
+ a quanto presso al re possa uomo alzarsi),
+ che me n'avria buon merto, e non saria
+ mai tanto beneficio per scordarsi;
+ e ch'alla moglie e ch'ad ogni altro inante
+ mi porrebbe egli in sempre essermi amante.
+
+15
+
+ Io, ch'era tutta a satisfargli intenta,
+ né seppi o volsi contradirgli mai,
+ e sol quei giorni io mi vidi contenta,
+ ch'averlo compiaciuto mi trovai;
+ piglio l'occasion che s'appresenta
+ di parlar d'esso e di lodarlo assai;
+ ed ogni industria adopro, ogni fatica,
+ per far del mio amator Ginevra amica.
+
+16
+
+ Feci col core e con l'effetto tutto
+ quel che far si poteva, e sallo Idio;
+ né con Ginevra mai potei far frutto,
+ ch'io le ponessi in grazia il duca mio:
+ e questo, che ad amar ella avea indutto
+ tutto il pensiero e tutto il suo disio
+ un gentil cavallier, bello e cortese,
+ venuto in Scozia di lontan paese;
+
+17
+
+ che con un suo fratel ben giovinetto
+ venne d'Italia a stare in questa corte;
+ si fe' ne l'arme poi tanto perfetto,
+ che la Bretagna non avea il più forte.
+ Il re l'amava, e ne mostrò l'effetto;
+ che gli donò di non picciola sorte
+ castella e ville e iurisdizioni,
+ e lo fe' grande al par dei gran baroni.
+
+18
+
+ Grato era al re, più grato era alla figlia
+ quel cavallier chiamato Ariodante,
+ per esser valoroso a maraviglia;
+ ma più, ch'ella sapea che l'era amante.
+ Né Vesuvio, né il monte di Siciglia,
+ né Troia avampò mai di fiamme tante,
+ quanto ella conoscea che per suo amore
+ Ariodante ardea per tutto il core.
+
+19
+
+ L'amar che dunque ella facea colui
+ con cor sincero e con perfetta fede,
+ fe' che pel duca male udita fui;
+ né mai risposta da sperar mi diede:
+ anzi quanto io pregava più per lui
+ e gli studiava d'impetrar mercede,
+ ella, biasmandol sempre e dispregiando,
+ se gli venìa più sempre inimicando.
+
+20
+
+ Io confortai l'amator mio sovente,
+ che volesse lasciar la vana impresa;
+ né si sperasse mai volger la mente
+ di costei, troppo ad altro amore intesa:
+ e gli feci conoscer chiaramente,
+ come era sì d'Ariodante accesa,
+ che quanta acqua è nel mar, piccola dramma
+ non spegneria de la sua immensa fiamma.
+
+21
+
+ Questo da me più volte Polinesso
+ (che così nome ha il duca) avendo udito,
+ e ben compreso e visto per se stesso
+ che molto male era il suo amor gradito;
+ non pur di tanto amor si fu rimesso,
+ ma di vedersi un altro preferito,
+ come superbo, così mal sofferse,
+ che tutto in ira e in odio si converse.
+
+22
+
+ E tra Ginevra e l'amator suo pensa
+ tanta discordia e tanta lite porre,
+ e farvi inimicizia così intensa,
+ che mai più non si possino comporre;
+ e por Ginevra in ignominia immensa,
+ donde non s'abbia o viva o morta a torre:
+ né de l'iniquo suo disegno meco
+ volse o con altri ragionar, che seco.
+
+23
+
+ Fatto il pensier: — Dalinda mia, — mi dice
+ (che così son nomata) — saper dèi,
+ che come suol tornar da la radice
+ arbor che tronchi e quattro volte e sei;
+ così la pertinacia mia infelice,
+ ben che sia tronca dai successi rei,
+ di germogliar non resta; che venire
+ pur vorria a fin di questo suo desire.
+
+24
+
+ E non lo bramo tanto per diletto,
+ quanto perché vorrei vincer la pruova;
+ e non possendo farlo con effetto,
+ s'io lo fo imaginando, anco mi giuova.
+ Voglio, qual volta tu mi dài ricetto,
+ quando allora Ginevra si ritruova
+ nuda nel letto, che pigli ogni vesta
+ ch'ella posta abbia, e tutta te ne vesta.
+
+25
+
+ Come ella s'orna e come il crin dispone
+ studia imitarla, e cerca il più che sai
+ di parer dessa, e poi sopra il verrone
+ a mandar giù la scala ne verrai.
+ Io verrò a te con imaginazione
+ che quella sii, di cui tu i panni avrai:
+ e così spero, me stesso ingannando,
+ venir in breve il mio desir sciemando. —
+
+26
+
+ Così disse egli. Io che divisa e sevra
+ e lungi era da me, non posi mente
+ che questo in che pregando egli persevra,
+ era una fraude pur troppo evidente;
+ e dal verron, coi panni di Ginevra,
+ mandai la scala onde salì sovente;
+ e non m'accorsi prima de l'inganno,
+ che n'era già tutto accaduto il danno.
+
+27
+
+ Fatto in quel tempo con Ariodante
+ il duca avea queste parole o tali
+ (che grandi amici erano stati inante
+ che per Ginevra si fesson rivali):
+ — Mi maraviglio (incominciò il mio amante)
+ ch'avendoti io fra tutti li mie' uguali
+ sempre avuto in rispetto e sempre amato,
+ ch'io sia da te sì mal rimunerato.
+
+28
+
+ Io son ben certo che comprendi e sai
+ di Ginevra e di me l'antiquo amore;
+ e per sposa legittima oggimai
+ per impetrarla son dal mio signore.
+ Perché mi turbi tu? perché pur vai
+ senza frutto in costei ponendo il core?
+ Io ben a te rispetto avrei, per Dio,
+ s'io nel tuo grado fossi, e tu nel mio. —
+
+29
+
+ — Ed io (rispose Ariodante a lui)
+ di te mi maraviglio maggiormente;
+ che di lei prima inamorato fui,
+ che tu l'avessi vista solamente:
+ e so che sai quanto è l'amor tra nui,
+ ch'esser non può di quel che sia, più ardente;
+ e sol d'essermi moglie intende e brama:
+ e so che certo sai ch'ella non t'ama.
+
+30
+
+ Perché non hai tu dunque a me il rispetto
+ per l'amicizia nostra, che domande
+ ch'a te aver debba, e ch'io t'avre' in effetto,
+ se tu fossi con lei di me più grande?
+ Né men di te per moglie averla aspetto,
+ se ben tu sei più ricco in queste bande:
+ io non son meno al re, che tu sia, grato,
+ ma più di te da la sua figlia amato. —
+
+31
+
+ — Oh (disse il duca a lui), grande è cotesto
+ errore a che t'ha il folle amor condutto!
+ Tu credi esser più amato; io credo questo
+ medesmo: ma si può veder al frutto.
+ Tu fammi ciò ch'hai seco, manifesto,
+ ed io il secreto mio t'aprirò tutto;
+ e quel di noi che manco aver si veggia,
+ ceda a chi vince, e d'altro si provveggia.
+
+32
+
+ E sarò pronto, se tu vuoi ch'io giuri
+ di non dir cosa mai che mi riveli:
+ così voglio ch'ancor tu m'assicuri
+ che quel ch'io ti dirò, sempre mi celi. —
+ Venner dunque d'accordo alli scongiuri,
+ e poser le man sugli Evangeli:
+ e poi che di tacer fede si diero,
+ Ariodante incominciò primiero.
+
+33
+
+ E disse per lo giusto e per lo dritto
+ come tra sé e Ginevra era la cosa;
+ ch'ella gli avea giurato e a bocca e in scritto,
+ che mai non saria ad altri, ch'a lui, sposa;
+ e se dal re le venìa contraditto,
+ gli promettea di sempre esser ritrosa
+ da tutti gli altri maritaggi poi,
+ e viver sola in tutti i giorni suoi:
+
+34
+
+ e ch'esso era in speranza pel valore
+ ch'avea mostrato in arme a più d'un segno,
+ ed era per mostrare a laude, a onore,
+ a beneficio del re e del suo regno,
+ di crescer tanto in grazia al suo signore,
+ che sarebbe da lui stimato degno
+ che la figliuola sua per moglie avesse,
+ poi che piacer a lei così intendesse.
+
+35
+
+ Poi disse: — A questo termine son io,
+ né credo già ch'alcun mi venga appresso:
+ né cerco più di questo, né desio
+ de l'amor d'essa aver segno più espresso;
+ né più vorrei, se non quanto da Dio
+ per connubio legitimo è concesso:
+ e saria invano il domandar più inanzi;
+ che di bontà so come ogn'altra avanzi. —
+
+36
+
+ Poi ch'ebbe il vero Ariodante esposto
+ de la mercé ch'aspetta a sua fatica,
+ Polinesso, che già s'avea proposto
+ di far Ginevra al suo amator nemica,
+ cominciò: — Sei da me molto discosto,
+ e vo' che di tua bocca anco tu 'l dica;
+ e del mio ben veduta la radice,
+ che confessi me solo esser felice.
+
+37
+
+ Finge ella teco, né t'ama né prezza;
+ che ti pasce di speme e di parole:
+ oltra questo, il tuo amor sempre a sciochezza,
+ quando meco ragiona, imputar suole.
+ Io ben d'esserle caro altra certezza
+ veduta n'ho, che di promesse e fole;
+ e tel dirò sotto la fé in secreto,
+ ben che farei più il debito a star cheto.
+
+38
+
+ Non passa mese, che tre, quattro e sei
+ e talor diece notti io non mi truovi
+ nudo abbracciato in quel piacer con lei,
+ ch'all'amoroso ardor par che sì giovi:
+ sì che tu puoi veder s'a' piacer miei
+ son d'aguagliar le ciance che tu pruovi.
+ Cedimi dunque e d'altro ti provedi,
+ poi che sì inferior di me ti vedi. —
+
+39
+
+ — Non ti vo' creder questo (gli rispose
+ Ariodante), e certo so che menti;
+ e composto fra te t'hai queste cose,
+ acciò che da l'impresa io mi spaventi:
+ ma perché a lei son troppo ingiuriose,
+ questo c'hai detto sostener convienti;
+ che non bugiardo sol, ma voglio ancora
+ che tu sei traditor mostrarti or ora. —
+
+40
+
+ Soggiunse il duca: — Non sarebbe onesto
+ che noi volessen la battaglia torre
+ di quel che t'offerisco manifesto,
+ quando ti piaccia, inanzi agli occhi porre. —
+ Resta smarrito Ariodante a questo,
+ e per l'ossa un tremor freddo gli scorre;
+ e se creduto ben gli avesse a pieno,
+ venìa sua vita allora allora meno.
+
+41
+
+ Con cor trafitto e con pallida faccia,
+ e con voce tremante e bocca amara
+ rispose: — Quando sia che tu mi faccia
+ veder quest'aventura tua sì rara,
+ prometto di costei lasciar la traccia,
+ a te sì liberale, a me sì avara:
+ ma ch'io tel voglia creder non far stima,
+ s'io non lo veggio con questi occhi prima. —
+
+42
+
+ — Quando ne sarà il tempo, avisarotti, —
+ soggiunse Polinesso, e dipartisse.
+ Non credo che passar più di due notti,
+ ch'ordine fu che 'l duca a me venisse.
+ Per scoccar dunque i lacci che condotti
+ avea sì cheti, andò al rivale, e disse
+ che s'ascondesse la notte seguente
+ tra quelle case ove non sta mai gente:
+
+43
+
+ e dimostrogli un luogo a dirimpetto
+ di quel verrone ove solea salire.
+ Ariodante avea preso sospetto
+ che lo cercasse far quivi venire,
+ come in un luogo dove avesse eletto
+ di por gli aguati, e farvelo morire,
+ sotto questa finzion, che vuol mostrargli
+ quel di Ginevra, ch'impossibil pargli.
+
+44
+
+ Di volervi venir prese partito,
+ ma in guisa che di lui non sia men forte;
+ perché accadendo che fosse assalito,
+ si truovi sì, che non tema di morte.
+ Un suo fratello avea saggio ed ardito,
+ il più famoso in arme de la corte,
+ detto Lurcanio; e avea più cor con esso,
+ che se dieci altri avesse avuto appresso.
+
+45
+
+ Seco chiamollo, e volse che prendesse
+ l'arme; e la notte lo menò con lui:
+ non che 'l secreto suo già gli dicesse;
+ né l'avria detto ad esso, né ad altrui.
+ Da sé lontano un trar di pietra il messe:
+ — Se mi senti chiamar, vien (disse) a nui;
+ ma se non senti, prima ch'io ti chiami,
+ non ti partir di qui, frate, se m'ami. —
+
+46
+
+ — Va pur, non dubitar, — disse il fratello:
+ e così venne Ariodante cheto,
+ e si celò nel solitario ostello
+ ch'era d'incontro al mio verron secreto.
+ Vien d'altra parte il fraudolente e fello,
+ che d'infamar Ginevra era sì lieto;
+ e fa il segno, tra noi solito inante,
+ a me che de l'inganno era ignorante.
+
+47
+
+ Ed io con veste candida, e fregiata
+ per mezzo a liste d'oro e d'ogn'intorno,
+ e con rete pur d'or, tutta adombrata
+ di bei fiocchi vermigli al capo intorno
+ (foggia che sol fu da Ginevra usata,
+ non d'alcun'altra), udito il segno, torno
+ sopra il verron, ch'in modo era locato,
+ che mi scopria dinanzi e d'ogni lato.
+
+48
+
+ Lurcanio in questo mezzo dubitando
+ che 'l fratello a pericolo non vada,
+ o come è pur commun disio, cercando
+ di spiar sempre ciò che ad altri accada;
+ l'era pian pian venuto seguitando,
+ tenendo l'ombre e la più oscura strada:
+ e a men di dieci passi a lui discosto,
+ nel medesimo ostel s'era riposto.
+
+49
+
+ Non sappiendo io di questo cosa alcuna,
+ venni al verron ne l'abito c'ho detto,
+ sì come già venuta era più d'una
+ e più di due fiate a buono effetto.
+ Le veste si vedean chiare alla luna;
+ né dissimile essendo anch'io d'aspetto
+ né di persona da Ginevra molto,
+ fece parere un per un altro il volto:
+
+50
+
+ e tanto più, ch'era gran spazio in mezzo
+ fra dove io venni a quelle inculte case
+ ai dui fratelli, che stavano al rezzo,
+ il duca agevolmente persuase
+ quel ch'era falso. Or pensa in che ribrezzo
+ Ariodante, in che dolor rimase.
+ Vien Polinesso, e alla scala s'appoggia
+ che giù manda'gli, e monta in su la loggia.
+
+51
+
+ A prima giunta io gli getto le braccia
+ al collo, ch'io non penso esser veduta;
+ lo bacio in bocca e per tutta la faccia,
+ come far soglio ad ogni sua venuta.
+ Egli più de l'usato si procaccia
+ d'accarezzarmi, e la sua fraude aiuta.
+ Quell'altro al rio spettacolo condutto,
+ misero sta lontano, e vede il tutto.
+
+52
+
+ Cade in tanto dolor, che si dispone
+ allora allora di voler morire:
+ e il pome de la spada in terra pone,
+ che su la punta si volea ferire.
+ Lurcanio che con grande ammirazione
+ avea veduto il duca a me salire,
+ ma non già conosciuto chi si fosse,
+ scorgendo l'atto del fratel, si mosse;
+
+53
+
+ e gli vietò che con la propria mano
+ non si passasse in quel furore il petto.
+ S'era più tardo o poco più lontano,
+ non giugnea a tempo, e non faceva effetto.
+ — Ah misero fratel, fratello insano
+ (gridò), perc'hai perduto l'intelletto,
+ ch'una femina a morte trar ti debbia?
+ ch'ir possan tutte come al vento nebbia!
+
+54
+
+ Cerca far morir lei, che morir merta,
+ e serva a più tuo onor tu la tua morte.
+ Fu d'amar lei, quando non t'era aperta
+ la fraude sua: or è da odiar ben forte,
+ poi che con gli occhi tuoi tu vedi certa,
+ quanto sia meretrice, e di che sorte.
+ Serbi quest'arme che volti in te stesso,
+ a far dinanzi al re tal fallo espresso. —
+
+55
+
+ Quando si vede Ariodante giunto
+ sopra il fratel, la dura impresa lascia;
+ ma la sua intenzion da quel ch'assunto
+ avea già di morir, poco s'accascia.
+ Quindi si leva, e porta non che punto,
+ ma trapassato il cor d'estrema ambascia;
+ pur finge col fratel, che quel furore
+ non abbia più, che dianzi avea nel core.
+
+56
+
+ Il seguente matin, senza far motto
+ al suo fratello o ad altri, in via si messe
+ da la mortal disperazion condotto;
+ né di lui per più dì fu chi sapesse.
+ Fuor che 'l duca e il fratello, ogn'altro indotto
+ era chi mosso al dipartir l'avesse.
+ Ne la casa del re di lui diversi
+ ragionamenti e in tutta Scozia fersi.
+
+57
+
+ In capo d'otto o di più giorni in corte
+ venne inanzi a Ginevra un viandante,
+ e novelle arrecò di mala sorte:
+ che s'era in mar summerso Ariodante
+ di volontaria sua libera morte,
+ non per colpa di borea o di levante.
+ D'un sasso che sul mar sporgea molt'alto
+ avea col capo in giù preso un gran salto.
+
+58
+
+ Colui dicea: — Pria che venisse a questo,
+ a me che a caso riscontrò per via,
+ disse: — Vien meco, acciò che manifesto
+ per te a Ginevra il mio successo sia;
+ e dille poi, che la cagion del resto
+ che tu vedrai di me, ch'or ora fia,
+ è stato sol perc'ho troppo veduto:
+ felice, se senza occhi io fussi suto! —
+
+59
+
+ Eramo a caso sopra Capobasso,
+ che verso Irlanda alquanto sporge in mare.
+ Così dicendo, di cima d'un sasso
+ lo vidi a capo in giù sott'acqua andare.
+ Io lo lasciai nel mare, ed a gran passo
+ ti son venuto la nuova a portare. —
+ Ginevra, sbigottita e in viso smorta,
+ rimase a quello annunzio mezza morta.
+
+60
+
+ Oh Dio, che disse e fece, poi che sola
+ si ritrovò nel suo fidato letto!
+ percosse il seno, e si stracciò la stola,
+ e fece all'aureo crin danno e dispetto;
+ ripetendo sovente la parola
+ ch'Ariodante avea in estremo detto:
+ che la cagion del suo caso empio e tristo
+ tutta venìa per aver troppo visto.
+
+61
+
+ Il rumor scorse di costui per tutto,
+ che per dolor s'avea dato la morte.
+ Di questo il re non tenne il viso asciutto,
+ né cavallier né donna de la corte.
+ Di tutti il suo fratel mostrò più lutto;
+ e si sommerse nel dolor sì forte,
+ ch'ad esempio di lui, contra se stesso
+ voltò quasi la man per irgli appresso.
+
+62
+
+ E molte volte ripetendo seco,
+ che fu Ginevra che 'l fratel gli estinse,
+ e che non fu se non quell'atto bieco
+ che di lei vide, ch'a morir lo spinse;
+ di voler vendicarsene sì cieco
+ venne, e sì l'ira e sì il dolor lo vinse,
+ che di perder la grazia vilipese,
+ ed aver l'odio del re e del paese.
+
+63
+
+ E inanzi al re, quando era più di gente
+ la sala piena, se ne venne, e disse:
+ — Sappi, signor, che di levar la mente
+ al mio fratel, sì ch'a morir ne gisse,
+ stata è la figlia tua sola nocente;
+ ch'a lui tanto dolor l'alma trafisse
+ d'aver veduta lei poco pudica,
+ che più che vita ebbe la morte amica.
+
+64
+
+ Erane amante, e perché le sue voglie
+ disoneste non fur, nol vo' coprire:
+ per virtù meritarla aver per moglie
+ da te sperava e per fedel servire;
+ ma mentre il lasso ad odorar le foglie
+ stava lontano, altrui vide salire,
+ salir su l'arbor riserbato, e tutto
+ essergli tolto il disiato frutto. —
+
+65
+
+ E seguitò, come egli avea veduto
+ venir Ginevra sul verrone, e come
+ mandò la scala, onde era a lei venuto
+ un drudo suo, di chi egli non sa il nome,
+ che s'avea, per non esser conosciuto,
+ cambiati i panni e nascose le chiome.
+ Soggiunse che con l'arme egli volea
+ provar tutto esser ver ciò che dicea.
+
+66
+
+ Tu puoi pensar se 'l padre addolorato
+ riman, quando accusar sente la figlia;
+ sì perché ode di lei quel che pensato
+ mai non avrebbe, e n'ha gran maraviglia;
+ sì perché sa che fia necessitato
+ (se la difesa alcun guerrier non piglia,
+ il qual Lurcanio possa far mentire)
+ di condannarla e di farla morire.
+
+67
+
+ Io non credo, signor, che ti sia nuova
+ la legge nostra che condanna a morte
+ ogni donna e donzella, che si pruova
+ di sé far copia altrui ch'al suo consorte.
+ Morta ne vien, s'in un mese non truova
+ in sua difesa un cavallier sì forte,
+ che contra il falso accusator sostegna
+ che sia innocente e di morire indegna.
+
+68
+
+ Ha fatto il re bandir, per liberarla
+ (che pur gli par ch'a torto sia accusata),
+ che vuol per moglie e con gran dote darla
+ a chi torrà l'infamia che l'è data.
+ Chi per lei comparisca non si parla
+ guerriero ancora, anzi l'un l'altro guata;
+ che quel Lurcanio in arme è così fiero,
+ che par che di lui tema ogni guerriero.
+
+69
+
+ Atteso ha l'empia sorte, che Zerbino,
+ fratel di lei, nel regno non si truove;
+ che va già molti mesi peregrino,
+ mostrando di sé in arme inclite pruove:
+ che quando si trovasse più vicino
+ quel cavallier gagliardo, o in luogo dove
+ potesse avere a tempo la novella,
+ non mancheria d'aiuto alla sorella.
+
+70
+
+ Il re, ch'intanto cerca di sapere
+ per altra pruova, che per arme, ancora,
+ se sono queste accuse o false o vere,
+ se dritto o torto è che sua figlia mora;
+ ha fatto prender certe cameriere
+ che lo dovrian saper, se vero fôra:
+ ond'io previdi, che se presa era io,
+ troppo periglio era del duca e mio.
+
+71
+
+ E la notte medesima mi trassi
+ fuor de la corte, e al duca mi condussi;
+ e gli feci veder quanto importassi
+ al capo d'amendua, se presa io fussi.
+ Lodommi, e disse ch'io non dubitassi:
+ a' suoi conforti poi venir m'indussi
+ ad una sua fortezza ch'è qui presso,
+ in compagnia di dui che mi diede esso.
+
+72
+
+ Hai sentito, signor, con quanti effetti
+ de l'amor mio fei Polinesso certo;
+ e s'era debitor per tai rispetti
+ d'avermi cara o no, tu 'l vedi aperto.
+ Or senti il guidardon che io ricevetti,
+ vedi la gran mercé del mio gran merto;
+ vedi se deve, per amare assai,
+ donna sperar d'essere amata mai:
+
+73
+
+ che questo ingrato, perfido e crudele,
+ de la mia fede ha preso dubbio al fine:
+ venuto è in sospizion ch'io non rivele
+ a lungo andar le fraudi sue volpine.
+ Ha finto, acciò che m'allontane e cele
+ fin che l'ira e il furor del re decline,
+ voler mandarmi ad un suo luogo forte;
+ e mi volea mandar dritto alla morte:
+
+74
+
+ che di secreto ha commesso alla guida,
+ che come m'abbia in queste selve tratta,
+ per degno premio di mia fé m'uccida.
+ Così l'intenzion gli venìa fatta,
+ se tu non eri appresso alle mia grida.
+ Ve' come Amor ben chi lui segue, tratta! —
+ Così narrò Dalinda al paladino
+ seguendo tuttavolta il lor camino.
+
+75
+
+ A cui fu sopra ogn'aventura, grata
+ questa, d'aver trovata la donzella
+ che gli avea tutta l'istoria narrata
+ de l'innocenza di Ginevra bella.
+ E se sperato avea, quando accusata
+ ancor fosse a ragion, d'aiutar quella,
+ via con maggior baldanza or viene in prova,
+ poi che evidente la calunnia truova.
+
+76
+
+ E verso la città di Santo Andrea,
+ dove era il re con tutta la famiglia,
+ e la battaglia singular dovea
+ esser de la querela de la figlia,
+ andò Rinaldo quanto andar potea,
+ fin che vicino giunse a poche miglia;
+ alla città vicino giunse, dove
+ trovò un scudier ch'avea più fresche nuove:
+
+77
+
+ ch'un cavallier istrano era venuto,
+ ch'a difender Ginevra s'avea tolto,
+ con non usate insegne, e sconosciuto,
+ però che sempre ascoso andava molto;
+ e che dopo che v'era, ancor veduto
+ non gli avea alcuno al discoperto il volto;
+ e che 'l proprio scudier che gli servia,
+ dicea giurando: — Io non so dir chi sia. —
+
+78
+
+ Non cavalcaro molto, ch'alle mura
+ si trovar de la terra e in su la porta.
+ Dalinda andar più inanzi avea paura;
+ pur va, poi che Rinaldo la conforta.
+ La porta è chiusa, ed a chi n'avea cura
+ Rinaldo domandò: — Questo ch'importa? —
+ E fugli detto: perché 'l popol tutto
+ a veder la battaglia era ridutto,
+
+79
+
+ che tra Lurcanio e un cavallier istrano
+ si fa ne l'altro capo de la terra,
+ ove era un prato spazioso e piano;
+ e che già cominciata hanno la guerra.
+ Aperto fu al signor di Montealbano,
+ e tosto il portinar dietro gli serra.
+ Per la vota città Rinaldo passa;
+ ma la donzella al primo albergo lassa:
+
+80
+
+ e dice che sicura ivi si stia
+ fin che ritorni a lei, che sarà tosto;
+ e verso il campo poi ratto s'invia,
+ dove li dui guerrier dato e risposto
+ molto s'aveano, e davan tuttavia.
+ Stava Lurcanio di mal cor disposto
+ contra Ginevra; e l'altro in sua difesa
+ ben sostenea la favorita impresa.
+
+81
+
+ Sei cavallier con lor ne lo steccato
+ erano a piedi, armati di corazza,
+ col duca d'Albania, ch'era montato
+ s'un possente corsier di buona razza.
+ Come a gran contestabile, a lui dato
+ la guardia fu del campo e de la piazza:
+ e di veder Ginevra in gran periglio
+ avea il cor lieto, ed orgoglioso il ciglio.
+
+82
+
+ Rinaldo se ne va tra gente e gente;
+ fassi far largo il buon destrier Baiardo:
+ chi la tempesta del suo venir sente,
+ a dargli via non par zoppo né tardo.
+ Rinaldo vi compar sopra eminente,
+ e ben rassembra il fior d'ogni gagliardo;
+ poi si ferma all'incontro ove il re siede:
+ ognun s'accosta per udir che chiede.
+
+83
+
+ Rinaldo disse al re: — Magno signore,
+ non lasciar la battaglia più seguire;
+ perché di questi dua qualunche more,
+ sappi ch'a torto tu 'l lasci morire.
+ L'un crede aver ragione, ed è in errore,
+ e dice il falso, e non sa di mentire;
+ ma quel medesmo error che 'l suo germano
+ a morir trasse, a lui pon l'arme in mano.
+
+84
+
+ L'altro non sa se s'abbia dritto o torto;
+ ma sol per gentilezza e per bontade
+ in pericol si è posto d'esser morto,
+ per non lasciar morir tanta beltade.
+ Io la salute all'innocenza porto;
+ porto il contrario a chi usa falsitade.
+ Ma, per Dio, questa pugna prima parti,
+ poi mi dà audienza a quel ch'io vo' narrarti. —
+
+85
+
+ Fu da l'autorità d'un uom sì degno,
+ come Rinaldo gli parea al sembiante,
+ sì mosso il re, che disse e fece segno
+ che non andasse più la pugna inante;
+ al quale insieme ed ai baron del regno
+ e ai cavallieri e all'altre turbe tante
+ Rinaldo fe' l'inganno tutto espresso,
+ ch'avea ordito a Ginevra Polinesso.
+
+86
+
+ Indi s'offerse di voler provare
+ coll'arme, ch'era ver quel ch'avea detto.
+ Chiamasi Polinesso; ed ei compare,
+ ma tutto conturbato ne l'aspetto:
+ pur con audacia cominciò a negare.
+ Disse Rinaldo: — Or noi vedrem l'effetto. —
+ L'uno e l'altro era armato, il campo fatto,
+ sì che senza indugiar vengono al fatto.
+
+87
+
+ Oh quanto ha il re, quanto ha il suo popul caro
+ che Ginevra a provar s'abbi innocente!
+ tutti han speranza che Dio mostri chiaro
+ ch'impudica era detta ingiustamente.
+ Crudel superbo e riputato avaro
+ fu Polinesso, iniquo e fraudolente;
+ sì che ad alcun miracolo non fia
+ che l'inganno da lui tramato sia.
+
+88
+
+ Sta Polinesso con la faccia mesta,
+ col cor tremante e con pallida guancia;
+ e al terzo suon mette la lancia in resta.
+ Così Rinaldo inverso lui si lancia,
+ che disioso di finir la festa,
+ mira a passargli il petto con la lancia:
+ né discorde al disir seguì l'effetto;
+ ché mezza l'asta gli cacciò nel petto.
+
+89
+
+ Fisso nel tronco lo trasporta in terra,
+ lontan dal suo destrier più di sei braccia.
+ Rinaldo smonta subito, e gli afferra
+ l'elmo, pria che si levi, e gli lo slaccia:
+ ma quel, che non può far più troppa guerra,
+ gli domanda mercé con umil faccia,
+ e gli confessa, udendo il re e la corte,
+ la fraude sua che l'ha condutto a morte.
+
+90
+
+ Non finì il tutto, e in mezzo la parola
+ e la voce e la vita l'abandona.
+ Il re, che liberata la figliuola
+ vede da morte e da fama non buona,
+ più s'allegra, gioisce e raconsola,
+ che, s'avendo perduta la corona,
+ ripor se la vedesse allora allora;
+ sì che Rinaldo unicamente onora.
+
+91
+
+ E poi ch'al trar dell'elmo conosciuto
+ l'ebbe, perch'altre volte l'avea visto,
+ levò le mani a Dio, che d'un aiuto
+ come era quel, gli avea sì ben provisto.
+ Quell'altro cavallier che, sconosciuto,
+ soccorso avea Ginevra al caso tristo,
+ ed armato per lei s'era condutto,
+ stato da parte era a vedere il tutto.
+
+92
+
+ Dal re pregato fu di dire il nome,
+ o di lasciarsi almen veder scoperto,
+ acciò da lui fosse premiato, come
+ di sua buona intenzion chiedeva il merto.
+ Quel, dopo lunghi preghi, da le chiome
+ si levò l'elmo, e fe' palese e certo
+ quel che ne l'altro canto ho da seguire,
+ se grata vi sarà l'istoria udire.
+
+
+
+
+CANTO SESTO
+
+
+1
+
+ Miser chi mal oprando si confida
+ ch'ognor star debbia il maleficio occulto;
+ che quando ogn'altro taccia, intorno grida
+ l'aria e la terra istessa in ch'è sepulto:
+ e Dio fa spesso che 'l peccato guida
+ il peccator, poi ch'alcun dì gli ha indulto,
+ che sé medesmo, senza altrui richiesta,
+ innavedutamente manifesta.
+
+2
+
+ Avea creduto il miser Polinesso
+ totalmente il delitto suo coprire,
+ Dalinda consapevole d'appresso
+ levandosi, che sola il potea dire:
+ e aggiungendo il secondo al primo eccesso,
+ affrettò il mal che potea differire,
+ e potea differire e schivar forse;
+ ma se stesso spronando, a morir corse:
+
+3
+
+ e perdé amici a un tempo e vita e stato,
+ e onor, che fu molto più grave danno.
+ Dissi di sopra, che fu assai pregato
+ il cavallier, ch'ancor chi sia non sanno.
+ Al fin si trasse l'elmo, e 'l viso amato
+ scoperse, che più volte veduto hanno:
+ e dimostrò come era Ariodante,
+ per tutta Scozia lacrimato inante;
+
+4
+
+ Ariodante, che Ginevra pianto
+ avea per morto, e 'l fratel pianto avea,
+ il re, la corte, il popul tutto quanto:
+ di tal bontà, di tal valor splendea.
+ Adunque il peregrin mentir di quanto
+ dianzi di lui narrò, quivi apparea;
+ e fu pur ver che dal sasso marino
+ gittarsi in mar lo vide a capo chino.
+
+5
+
+ Ma (come aviene a un disperato spesso,
+ che da lontan brama e disia la morte,
+ e l'odia poi che se la vede appresso,
+ tanto gli pare il passo acerbo e forte)
+ Ariodante, poi ch'in mar fu messo,
+ si pentì di morire: e come forte
+ e come destro e più d'ogn'altro ardito,
+ si messe a nuoto e ritornossi al lito;
+
+6
+
+ e dispregiando e nominando folle
+ il desir ch'ebbe di lasciar la vita,
+ si messe a caminar bagnato e molle,
+ e capitò all'ostel d'un eremita.
+ Quivi secretamente indugiar volle
+ tanto, che la novella avesse udita,
+ se del caso Ginevra s'allegrasse,
+ o pur mesta e pietosa ne restasse.
+
+7
+
+ Intese prima, che per gran dolore
+ ella era stata a rischio di morire
+ (la fama andò di questo in modo fuore,
+ che ne fu in tutta l'isola che dire):
+ contrario effetto a quel che per errore
+ credea aver visto con suo gran martire.
+ Intese poi, come Lurcanio avea
+ fatta Ginevra appresso il padre rea.
+
+8
+
+ Contra il fratel d'ira minor non arse,
+ che per Ginevra già d'amor ardesse;
+ che troppo empio e crudele atto gli parse,
+ ancora che per lui fatto l'avesse.
+ Sentendo poi, che per lei non comparse
+ cavallier che difender la volesse
+ (che Lurcanio sì forte era e gagliardo,
+ ch'ognun d'andargli contra avea riguardo;
+
+9
+
+ e chi n'avea notizia, il riputava
+ tanto discreto, e sì saggio ed accorto,
+ che se non fosse ver quel che narrava,
+ non si porrebbe a rischio d'esser morto;
+ per questo la più parte dubitava
+ di non pigliar questa difesa a torto);
+ Ariodante, dopo gran discorsi,
+ pensò all'accusa del fratello opporsi.
+
+10
+
+ — Ah lasso! io non potrei (seco dicea)
+ sentir per mia cagion perir costei:
+ troppo mia morte fôra acerba e rea,
+ se inanzi a me morir vedessi lei.
+ Ella è pur la mia donna e la mia dea,
+ questa è la luce pur degli occhi miei:
+ convien ch'a dritto e a torto, per suo scampo
+ pigli l'impresa, e resti morto in campo.
+
+11
+
+ So ch'io m'appiglio al torto; e al torto sia:
+ e ne morrò; né questo mi sconforta,
+ se non ch'io so che per la morte mia
+ sì bella donna ha da restar poi morta.
+ Un sol conforto nel morir mi fia,
+ che, se 'l suo Polinesso amor le porta,
+ chiaramente veder avrà potuto,
+ che non s'è mosso ancor per darle aiuto;
+
+12
+
+ e me, che tanto espressamente ha offeso,
+ vedrà, per lei salvare, a morir giunto.
+ Di mio fratello insieme, il quale acceso
+ tanto fuoco ha, vendicherommi a un punto;
+ ch'io lo farò doler, poi che compreso
+ il fine avrà del suo crudele assunto:
+ creduto vendicar avrà il germano,
+ e gli avrà dato morte di sua mano. —
+
+13
+
+ Concluso ch'ebbe questo nel pensiero,
+ nuove arme ritrovò, nuovo cavallo;
+ e sopraveste nere, e scudo nero
+ portò, fregiato a color verdegiallo.
+ Per aventura si trovò un scudiero
+ ignoto in quel paese, e menato hallo;
+ e sconosciuto (come ho già narrato)
+ s'appresentò contra il fratello armato.
+
+14
+
+ Narrato v'ho come il fatto successe,
+ come fu conosciuto Ariodante.
+ Non minor gaudio n'ebbe il re, ch'avesse
+ de la figliuola liberata inante.
+ Seco pensò che mai non si potesse
+ trovar un più fedele e vero amante;
+ che dopo tanta ingiuria, la difesa
+ di lei, contra il fratel proprio, avea presa.
+
+15
+
+ E per sua inclinazion (ch'assai l'amava)
+ e per li preghi di tutta la corte,
+ e di Rinaldo, che più d'altri instava,
+ de la bella figliuola il fa consorte.
+ La duchea d'Albania ch'al re tornava
+ dopo che Polinesso ebbe la morte,
+ in miglior tempo discader non puote,
+ poi che la dona alla sua figlia in dote.
+
+16
+
+ Rinaldo per Dalinda impetrò grazia,
+ che se n'andò di tanto errore esente;
+ la qual per voto, e perché molto sazia
+ era del mondo, a Dio volse la mente:
+ monaca s'andò a render fin in Dazia,
+ e si levò di Scozia immantinente.
+ Ma tempo è ormai di ritrovar Ruggiero,
+ che scorre il ciel su l'animal leggiero.
+
+17
+
+ Ben che Ruggier sia d'animo costante,
+ né cangiato abbia il solito colore,
+ io non gli voglio creder che tremante
+ non abbia dentro più che foglia il core.
+ Lasciato avea di gran spazio distante
+ tutta l'Europa, ed era uscito fuore
+ per molto spazio il segno che prescritto
+ avea già a' naviganti Ercole invitto.
+
+18
+
+ Quello ippogrifo, grande e strano augello,
+ lo porta via con tal prestezza d'ale,
+ che lasceria di lungo tratto quello
+ celer ministro del fulmineo strale.
+ Non va per l'aria altro animal sì snello,
+ che di velocità gli fosse uguale:
+ credo ch'a pena il tuono e la saetta
+ venga in terra dal ciel con maggior fretta.
+
+19
+
+ Poi che l'augel trascorso ebbe gran spazio
+ per linea dritta e senza mai piegarsi,
+ con larghe ruote, omai de l'aria sazio,
+ cominciò sopra una isola a calarsi;
+ pari a quella ove, dopo lungo strazio
+ far del suo amante e lungo a lui celarsi,
+ la vergine Aretusa passò invano
+ di sotto il mar per camin cieco e strano.
+
+20
+
+ Non vide né 'l più bel né 'l più giocondo
+ da tutta l'aria ove le penne stese;
+ né se tutto cercato avesse il mondo,
+ vedria di questo il più gentil paese,
+ ove, dopo un girarsi di gran tondo,
+ con Ruggier seco il grande augel discese:
+ culte pianure e delicati colli,
+ chiare acque, ombrose ripe e prati molli.
+
+21
+
+ Vaghi boschetti di soavi allori,
+ di palme e d'amenissime mortelle,
+ cedri ed aranci ch'avean frutti e fiori
+ contesti in varie forme e tutte belle,
+ facean riparo ai fervidi calori
+ de' giorni estivi con lor spesse ombrelle;
+ e tra quei rami con sicuri voli
+ cantando se ne gìano i rosignuoli.
+
+22
+
+ Tra le purpuree rose e i bianchi gigli,
+ che tiepida aura freschi ognora serba,
+ sicuri si vedean lepri e conigli,
+ e cervi con la fronte alta e superba,
+ senza temer ch'alcun gli uccida o pigli,
+ pascano o stiansi rominando l'erba;
+ saltano i daini e i capri isnelli e destri,
+ che sono in copia in quei luoghi campestri.
+
+23
+
+ Come sì presso è l'ippogrifo a terra,
+ ch'esser ne può men periglioso il salto,
+ Ruggier con fretta de l'arcion si sferra,
+ e si ritruova in su l'erboso smalto;
+ tuttavia in man le redine si serra,
+ che non vuol che 'l destrier più vada in alto:
+ poi lo lega nel margine marino
+ a un verde mirto in mezzo un lauro e un pino.
+
+24
+
+ E quivi appresso, ove surgea una fonte
+ cinta di cedri e di feconde palme,
+ pose lo scudo, e l'elmo da la fronte
+ si trasse, e disarmossi ambe le palme;
+ ed ora alla marina ed ora al monte
+ volgea la faccia all'aure fresche ed alme,
+ che l'alte cime con mormorii lieti
+ fan tremolar dei faggi e degli abeti.
+
+25
+
+ Bagna talor ne la chiara onda e fresca
+ l'asciutte labra, e con le man diguazza,
+ acciò che de le vene il calor esca
+ che gli ha acceso il portar de la corazza.
+ Né maraviglia è già ch'ella gl'incresca;
+ che non è stato un far vedersi in piazza:
+ ma senza mai posar, d'arme guernito,
+ tremila miglia ognor correndo era ito.
+
+26
+
+ Quivi stando, il destrier ch'avea lasciato
+ tra le più dense frasche alla fresca ombra,
+ per fuggir si rivolta, spaventato
+ di non so che, che dentro al bosco adombra:
+ e fa crollar sì il mirto ove è legato,
+ che de le frondi intorno il piè gli ingombra:
+ crollar fa il mirto, e fa cader la foglia;
+ né succede però che se ne scioglia.
+
+27
+
+ Come ceppo talor, che le medolle
+ rare e vote abbia, e posto al fuoco sia,
+ poi che per gran calor quell'aria molle
+ resta consunta ch'in mezzo l'empìa,
+ dentro risuona e con strepito bolle
+ tanto che quel furor truovi la via;
+ così murmura e stride e si corruccia
+ quel mirto offeso, e al fine apre la buccia.
+
+28
+
+ Onde con mesta e flebil voce uscìo
+ espedita e chiarissima favella,
+ e disse: — Se tu sei cortese e pio,
+ come dimostri alla presenza bella,
+ lieva questo animal da l'arbor mio:
+ basti che 'l mio mal proprio mi flagella,
+ senza altra pena, senza altro dolore
+ ch'a tormentarmi ancor venga di fuore. —
+
+29
+
+ Al primo suon di quella voce torse
+ Ruggiero il viso, e subito levosse;
+ e poi ch'uscir da l'arbore s'accorse,
+ stupefatto restò più che mai fosse.
+ A levarne il destrier subito corse;
+ e con le guance di vergogna rosse:
+ — Qual che tu sii, perdonami (dicea),
+ o spirto umano, o boschereccia dea.
+
+30
+
+ Il non aver saputo che s'asconda
+ sotto ruvida scorza umano spirto,
+ m'ha lasciato turbar la bella fronda
+ e far ingiuria al tuo vivace mirto:
+ ma non restar però, che non risponda
+ chi tu ti sia, ch'in corpo orrido ed irto,
+ con voce e razionale anima vivi;
+ se da grandine il ciel sempre ti schivi.
+
+31
+
+ E s'ora o mai potrò questo dispetto
+ con alcun beneficio compensarte,
+ per quella bella donna ti prometto,
+ quella che di me tien la miglior parte,
+ ch'io farò con parole e con effetto,
+ ch'avrai giusta cagion di me lodarte. —
+ Come Ruggiero al suo parlar fin diede,
+ tremò quel mirto da la cima al piede.
+
+32
+
+ Poi si vide sudar su per la scorza,
+ come legno dal bosco allora tratto,
+ che del fuoco venir sente la forza,
+ poscia ch'invano ogni ripar gli ha fatto;
+ e cominciò: — Tua cortesia mi sforza
+ a discoprirti in un medesmo tratto
+ ch'io fossi prima, e chi converso m'aggia
+ in questo mirto in su l'amena spiaggia.
+
+33
+
+ Il nome mio fu Astolfo; e paladino
+ era di Francia, assai temuto in guerra:
+ d'Orlando e di Rinaldo era cugino,
+ la cui fama alcun termine non serra;
+ e si spettava a me tutto il domìno,
+ dopo il mio padre Oton, de l'Inghilterra.
+ Leggiadro e bel fui sì, che di me accesi
+ più d'una donna: e al fin me solo offesi.
+
+34
+
+ Ritornando io da quelle isole estreme
+ che da Levante il mar Indico lava,
+ dopo Rinaldo ed alcun'altri insieme
+ meco fur chiusi in parte oscura e cava,
+ ed onde liberati le supreme
+ forze n'avean del cavallier di Brava;
+ vêr ponente io venìa lungo la sabbia
+ che del settentrion sente la rabbia.
+
+35
+
+ E come la via nostra e il duro e fello
+ destin ci trasse, uscimmo una matina
+ sopra la bella spiaggia, ove un castello
+ siede sul mar, de la possente Alcina.
+ Trovammo lei ch'uscita era di quello,
+ e stava sola in ripa alla marina;
+ e senza rete e senza amo traea
+ tutti li pesci al lito, che volea.
+
+36
+
+ Veloci vi correvano i delfini,
+ vi venìa a bocca aperta il grosso tonno;
+ i capidogli coi vecchi marini
+ vengon turbati dal loro pigro sonno;
+ muli, salpe, salmoni e coracini
+ nuotano a schiere in più fretta che ponno;
+ pistrici, fisiteri, orche e balene
+ escon del mar con mostruose schiene.
+
+37
+
+ Veggiamo una balena, la maggiore
+ che mai per tutto il mar veduta fosse:
+ undeci passi e più dimostra fuore
+ de l'onde salse le spallacce grosse.
+ Caschiamo tutti insieme in uno errore,
+ perch'era ferma e che mai non si scosse:
+ ch'ella sia una isoletta ci credemo,
+ così distante a l'un da l'altro estremo.
+
+38
+
+ Alcina i pesci uscir facea de l'acque
+ con semplici parole e puri incanti.
+ Con la fata Morgana Alcina nacque,
+ io non so dir s'a un parto o dopo o inanti.
+ Guardommi Alcina; e subito le piacque
+ l'aspetto mio, come mostrò ai sembianti:
+ e pensò con astuzia e con ingegno
+ tormi ai compagni; e riuscì il disegno.
+
+39
+
+ Ci venne incontra con allegra faccia
+ con modi graziosi e riverenti,
+ e disse: — Cavallier, quando vi piaccia
+ far oggi meco i vostri alloggiamenti,
+ io vi farò veder, ne la mia caccia,
+ di tutti i pesci sorti differenti:
+ chi scaglioso, chi molle e chi col pelo;
+ e saran più che non ha stelle il cielo.
+
+40
+
+ E volendo vedere una sirena
+ che col suo dolce canto acheta il mare,
+ passian di qui fin su quell'altra arena,
+ dove a quest'ora suol sempre tornare. —
+ E ci mostrò quella maggior balena,
+ che, come io dissi, una isoletta pare.
+ Io, che sempre fui troppo (e me n'incresce)
+ volonteroso, andai sopra quel pesce.
+
+41
+
+ Rinaldo m'accennava, e similmente
+ Dudon, ch'io non v'andassi: e poco valse.
+ La fata Alcina con faccia ridente,
+ lasciando gli altri dua, dietro mi salse.
+ La balena, all'ufficio diligente,
+ nuotando se n'andò per l'onde salse.
+ Di mia sciocchezza tosto fui pentito;
+ ma troppo mi trovai lungi dal lito.
+
+42
+
+ Rinaldo si cacciò ne l'acqua a nuoto
+ per aiutarmi, e quasi si sommerse,
+ perché levossi un furioso Noto
+ che d'ombra il cielo e 'l pelago coperse.
+ Quel che di lui seguì poi, non m'è noto.
+ Alcina a confortarmi si converse;
+ e quel dì tutto e la notte che venne,
+ sopra quel mostro in mezzo il mar mi tenne.
+
+43
+
+ Fin che venimmo a questa isola bella,
+ di cui gran parte Alcina ne possiede,
+ e l'ha usurpata ad una sua sorella
+ che 'l padre già lasciò del tutto erede,
+ perché sola legitima avea quella;
+ e (come alcun notizia me ne diede,
+ che pienamente istrutto era di questo)
+ sono quest'altre due nate d'incesto.
+
+44
+
+ E come sono inique e scelerate
+ e piene d'ogni vizio infame e brutto
+ così quella, vivendo in castitate,
+ posto ha ne le virtuti il suo cor tutto.
+ Contra lei queste due son congiurate;
+ e già più d'uno esercito hanno istrutto
+ per cacciarla de l'isola, e in più volte
+ più di cento castella l'hanno tolte:
+
+45
+
+ né ci terrebbe ormai spanna di terra
+ colei, che Logistilla è nominata,
+ se non che quinci un golfo il passo serra,
+ e quindi una montagna inabitata,
+ sì come tien la Scozia e l'Inghilterra
+ il monte e la riviera separata;
+ né però Alcina né Morgana resta
+ che non le voglia tor ciò che le resta.
+
+46
+
+ Perché di vizi è questa coppia rea,
+ odia colei, perché è pudica e santa.
+ Ma, per tornare a quel ch'io ti dicea,
+ e seguir poi com'io divenni pianta,
+ Alcina in gran delizie mi tenea,
+ e del mio amore ardeva tutta quanta;
+ né minor fiamma nel mio core accese
+ il veder lei sì bella e sì cortese.
+
+47
+
+ Io mi godea le delicate membra;
+ pareami aver qui tutto il ben raccolto
+ che fra i mortali in più parti si smembra,
+ a chi più ed a chi meno e a nessun molto;
+ né di Francia né d'altro mi rimembra:
+ stavami sempre a contemplar quel volto:
+ ogni pensiero, ogni mio bel disegno
+ in lei finia, né passava oltre il segno.
+
+48
+
+ Io da lei altretanto era o più amato:
+ Alcina più non si curava d'altri;
+ ella ogn'altro suo amante avea lasciato,
+ ch'inanzi a me ben ce ne fur degli altri.
+ Me consiglier, me avea dì e notte a lato,
+ e me fe' quel che commandava agli altri:
+ a me credeva, a me si riportava;
+ né notte o dì con altri mai parlava.
+
+49
+
+ Deh! perché vo le mie piaghe toccando,
+ senza speranza poi di medicina?
+ perché l'avuto ben vo rimembrando,
+ quando io patisco estrema disciplina?
+ Quando credea d'esser felice, e quando
+ credea ch'amar più mi dovesse Alcina,
+ il cor che m'avea dato si ritolse,
+ e ad altro nuovo amor tutta si volse.
+
+50
+
+ Conobbi tardi il suo mobil ingegno,
+ usato amare e disamare a un punto.
+ Non era stato oltre a duo mesi in regno,
+ ch'un novo amante al loco mio fu assunto.
+ Da sé cacciommi la fata con sdegno,
+ e da la grazia sua m'ebbe disgiunto:
+ e seppi poi, che tratti a simil porto
+ avea mill'altri amanti, e tutti a torto.
+
+51
+
+ E perché essi non vadano pel mondo
+ di lei narrando la vita lasciva,
+ chi qua chi là, per lo terren fecondo
+ li muta, altri in abete, altri in oliva,
+ altri in palma, altri in cedro, altri secondo
+ che vedi me su questa verde riva;
+ altri in liquido fonte, alcuni in fiera,
+ come più agrada a quella fata altiera.
+
+52
+
+ Or tu che sei per non usata via,
+ signor, venuto all'isola fatale,
+ acciò ch'alcuno amante per te sia
+ converso in pietra o in onda, o fatto tale;
+ avrai d'Alcina scettro e signoria,
+ e sarai lieto sopra ogni mortale:
+ ma certo sii di giunger tosto al passo
+ d'entrar o in fiera o in fonte o in legno o in sasso.
+
+53
+
+ Io te n'ho dato volentieri aviso;
+ non ch'io mi creda che debbia giovarte:
+ pur meglio fia che non vadi improviso,
+ e de' costumi suoi tu sappia parte;
+ che forse, come è differente il viso,
+ è differente ancor l'ingegno e l'arte.
+ Tu saprai forse riparare al danno,
+ quel che saputo mill'altri non hanno. —
+
+54
+
+ Ruggier, che conosciuto avea per fama
+ ch'Astolfo alla sua donna cugin era,
+ si dolse assai che in steril pianta e grama
+ mutato avesse la sembianza vera;
+ e per amor di quella che tanto ama
+ (pur che saputo avesse in che maniera)
+ gli avria fatto servizio: ma aiutarlo
+ in altro non potea, ch'in confortarlo.
+
+55
+
+ Lo fe' al meglio che seppe; e domandolli
+ poi se via c'era, ch'al regno guidassi
+ di Logistilla, o per piano o per colli,
+ sì che per quel d'Alcina non andassi.
+ Che ben ve n'era un'altra, ritornolli
+ l'arbore a dir, ma piena d'aspri sassi,
+ s'andando un poco inanzi alla man destra
+ salisse il poggio invêr la cima alpestra.
+
+56
+
+ Ma che non pensi già che seguir possa
+ il suo camin per quella strada troppo:
+ incontro avrà di gente ardita, grossa
+ e fiera compagnia, con duro intoppo.
+ Alcina ve li tien per muro e fossa
+ a chi volesse uscir fuor del suo groppo.
+ Ruggier quel mirto ringraziò del tutto,
+ poi da lui si partì dotto ed istrutto.
+
+57
+
+ Venne al cavallo, e lo disciolse e prese
+ per le redine, e dietro se lo trasse;
+ né, come fece prima, più l'ascese,
+ perché mal grado suo non lo portasse.
+ Seco pensava come nel paese
+ di Logistilla a salvamento andasse.
+ Era disposto e fermo usar ogni opra,
+ che non gli avesse imperio Alcina sopra.
+
+58
+
+ Pensò di rimontar sul suo cavallo,
+ e per l'aria spronarlo a nuovo corso:
+ ma dubitò di far poi maggior fallo;
+ che troppo mal quel gli ubidiva al morso.
+ — Io passerò per forza, s'io non fallo, —
+ dicea tra sé, ma vano era il discorso.
+ Non fu duo miglia lungi alla marina,
+ che la bella città vide d'Alcina.
+
+59
+
+ Lontan si vide una muraglia lunga
+ che gira intorno, e gran paese serra;
+ e par che la sua altezza al ciel s'aggiunga,
+ e d'oro sia da l'alta cima a terra.
+ Alcun dal mio parer qui si dilunga,
+ e dice ch'ell'è alchimia: e forse ch'erra;
+ ed anco forse meglio di me intende:
+ a me par oro, poi che sì risplende.
+
+60
+
+ Come fu presso alle sì ricche mura,
+ che 'l mondo altre non ha de la lor sorte,
+ lasciò la strada che per la pianura
+ ampla e diritta andava alle gran porte;
+ ed a man destra, a quella più sicura,
+ ch'al monte già, piegossi il guerrier forte:
+ ma tosto ritrovò l'iniqua frotta,
+ dal cui furor gli fu turbata e rotta.
+
+61
+
+ Non fu veduta mai più strana torma,
+ più monstruosi volti e peggio fatti:
+ alcun' dal collo in giù d'uomini han forma,
+ col viso altri di simie, altri di gatti;
+ stampano alcun con piè caprigni l'orma;
+ alcuni son centauri agili ed atti;
+ son gioveni impudenti e vecchi stolti,
+ chi nudi e chi di strane pelli involti.
+
+62
+
+ Chi senza freno in s'un destrier galoppa,
+ chi lento va con l'asino o col bue,
+ altri salisce ad un centauro in groppa,
+ struzzoli molti han sotto, aquile e grue;
+ ponsi altri a bocca il corno, altri la coppa;
+ chi femina è, chi maschio, e chi amendue;
+ chi porta uncino e chi scala di corda,
+ chi pal di ferro e chi una lima sorda.
+
+63
+
+ Di questi il capitano si vedea
+ aver gonfiato il ventre, e 'l viso grasso;
+ il qual su una testuggine sedea,
+ che con gran tardità mutava il passo.
+ Avea di qua e di là chi lo reggea,
+ perché egli era ebro, e tenea il ciglio basso:
+ altri la fronte gli asciugava e il mento,
+ altri i panni scuotea per fargli vento.
+
+64
+
+ Un ch'avea umana forma i piedi e 'l ventre,
+ e collo avea di cane, orecchie e testa,
+ contra Ruggiero abaia, acciò ch'egli entre
+ ne la bella città ch'a dietro resta.
+ Rispose il cavallier: — Nol farò, mentre
+ avrà forza la man di regger questa! —
+ e gli mostra la spada, di cui volta
+ avea l'aguzza punta alla sua volta.
+
+65
+
+ Quel mostro lui ferir vuol d'una lancia,
+ ma Ruggier presto se gli aventa addosso:
+ una stoccata gli trasse alla pancia,
+ e la fe' un palmo riuscir pel dosso.
+ Lo scudo imbraccia, e qua e là si lancia,
+ ma l'inimico stuolo è troppo grosso:
+ l'un quinci il punge, e l'altro quindi afferra:
+ egli s'arrosta, e fa lor aspra guerra.
+
+66
+
+ L'un sin a' denti, e l'altro sin al petto
+ partendo va di quella iniqua razza;
+ ch'alla sua spada non s'oppone elmetto,
+ né scudo, né panziera, né corazza:
+ ma da tutte le parti è così astretto,
+ che bisogno saria, per trovar piazza
+ e tener da sé largo il popul reo,
+ d'aver più braccia e man che Briareo.
+
+67
+
+ Se di scoprire avesse avuto aviso
+ lo scudo che già fu del negromante
+ (io dico quel ch'abbarbagliava il viso,
+ quel ch'all'arcione avea lasciato Atlante),
+ subito avria quel brutto stuol conquiso
+ e fattosel cader cieco davante;
+ e forse ben, che disprezzò quel modo,
+ perché virtude usar volse, e non frodo.
+
+68
+
+ Sia quel che può, più tosto vuol morire,
+ che rendersi prigione a sì vil gente.
+ Eccoti intanto da la porta uscire
+ del muro, ch'io dicea d'oro lucente,
+ due giovani ch'ai gesti ed al vestire
+ non eran da stimar nate umilmente,
+ né da pastor nutrite con disagi,
+ ma fra delizie di real palagi.
+
+69
+
+ L'una e l'altra sedea s'un liocorno,
+ candido più che candido armelino;
+ l'una e l'altra era bella, e di sì adorno
+ abito, e modo tanto pellegrino,
+ che a l'uom, guardando e contemplando intorno,
+ bisognerebbe aver occhio divino
+ per far di lor giudizio: e tal saria
+ Beltà, s'avesse corpo, e Leggiadria.
+
+70
+
+ L'una e l'altra n'andò dove nel prato
+ Ruggiero è oppresso da lo stuol villano.
+ Tutta la turba si levò da lato;
+ e quelle al cavallier porser la mano,
+ che tinto in viso di color rosato,
+ le donne ringraziò de l'atto umano:
+ e fu contento, compiacendo loro,
+ di ritornarsi a quella porta d'oro.
+
+71
+
+ L'adornamento che s'aggira sopra
+ la bella porta e sporge un poco avante,
+ parte non ha che tutta non si cuopra
+ de le più rare gemme di Levante.
+ Da quattro parti si riposa sopra
+ grosse colonne d'integro diamante.
+ O ver o falso ch'all'occhio risponda,
+ non è cosa più bella o più gioconda.
+
+72
+
+ Su per la soglia e fuor per le colonne
+ corron scherzando lascive donzelle,
+ che, se i rispetti debiti alle donne
+ servasser più, sarian forse più belle.
+ Tutte vestite eran di verdi gonne,
+ e coronate di frondi novelle.
+ Queste, con molte offerte e con buon viso,
+ Ruggier fecero entrar nel paradiso:
+
+73
+
+ che si può ben così nomar quel loco,
+ ove mi credo che nascesse Amore.
+ Non vi si sta se non in danza e in giuoco,
+ e tutte in festa vi si spendon l'ore:
+ pensier canuto né molto né poco
+ si può quivi albergare in alcun core:
+ non entra quivi disagio né inopia,
+ ma vi sta ognor col corno pien la Copia.
+
+74
+
+ Qui, dove con serena e lieta fronte
+ par ch'ognor rida il grazioso aprile,
+ gioveni e donne son: qual presso a fonte
+ canta con dolce e dilettoso stile;
+ qual d'un arbore all'ombra e qual d'un monte
+ o giuoca o danza o fa cosa non vile;
+ e qual, lungi dagli altri, a un suo fedele
+ discuopre l'amorose sue querele.
+
+75
+
+ Per le cime dei pini e degli allori,
+ degli alti faggi e degl'irsuti abeti,
+ volan scherzando i pargoletti Amori:
+ di lor vittorie altri godendo lieti,
+ altri pigliando a saettare i cori,
+ la mira quindi, altri tendendo reti;
+ chi tempra dardi ad un ruscel più basso,
+ e chi gli aguzza ad un volubil sasso.
+
+76
+
+ Quivi a Ruggier un gran corsier fu dato,
+ forte, gagliardo, e tutto di pel sauro,
+ ch'avea il bel guernimento ricamato
+ di preziose gemme e di fin auro;
+ e fu lasciato in guardia quello alato,
+ quel che solea ubidire al vecchio Mauro,
+ a un giovene che dietro lo menassi
+ al buon Ruggier, con men frettosi passi.
+
+77
+
+ Quelle due belle giovani amorose
+ ch'avean Ruggier da l'empio stuol difeso,
+ da l'empio stuol che dianzi se gli oppose
+ su quel camin ch'avea a man destra preso,
+ gli dissero: — Signor, le virtuose
+ opere vostre che già abbiamo inteso,
+ ne fan sì ardite, che l'aiuto vostro
+ vi chiederemo a beneficio nostro.
+
+78
+
+ Noi troverem tra via tosto una lama,
+ che fa due parti di questa pianura.
+ Una crudel, che Erifilla si chiama,
+ difende il ponte, e sforza e inganna e fura
+ chiunque andar ne l'altra ripa brama;
+ ed ella è gigantessa di statura,
+ li denti ha lunghi e velenoso il morso,
+ acute l'ugne, e graffia come un orso.
+
+79
+
+ Oltre che sempre ci turbi il camino,
+ che libero saria se non fosse ella,
+ spesso, correndo per tutto il giardino,
+ va disturbando or questa cosa or quella.
+ Sappiate che del populo assassino
+ che vi assalì fuor de la porta bella,
+ molti suoi figli son, tutti seguaci,
+ empi, come ella, inospiti e rapaci. —
+
+80
+
+ Ruggier rispose: — Non ch'una battaglia,
+ ma per voi sarò pronto a farne cento:
+ di mia persona, in tutto quel che vaglia,
+ fatene voi secondo il vostro intento;
+ che la cagion ch'io vesto piastra e maglia,
+ non è per guadagnar terre né argento,
+ ma sol per farne beneficio altrui,
+ tanto più a belle donne come vui. —
+
+81
+
+ Le donne molte grazie riferiro
+ degne d'un cavallier, come quell'era:
+ e così ragionando ne veniro
+ dove videro il ponte e la riviera;
+ e di smeraldo ornata e di zaffiro
+ su l'arme d'or, vider la donna altiera.
+ Ma dir ne l'altro canto differisco,
+ come Ruggier con lei si pose a risco.
+
+
+
+
+CANTO SETTIMO
+
+
+1
+
+ Chi va lontan da la sua patria, vede
+ cose, da quel che già credea, lontane;
+ che narrandole poi, non se gli crede,
+ e stimato bugiardo ne rimane:
+ che 'l sciocco vulgo non gli vuol dar fede,
+ se non le vede e tocca chiare e piane.
+ Per questo io so che l'inesperienza
+ farà al mio canto dar poca credenza.
+
+2
+
+ Poca o molta ch'io ci abbia, non bisogna
+ ch'io ponga mente al vulgo sciocco e ignaro.
+ A voi so ben che non parrà menzogna,
+ che 'l lume del discorso avete chiaro;
+ ed a voi soli ogni mio intento agogna
+ che 'l frutto sia di mie fatiche caro.
+ Io vi lasciai che 'l ponte e la riviera
+ vider, che 'n guardia avea Erifilla altiera.
+
+3
+
+ Quell'era armata del più fin metallo,
+ ch'avean di più color gemme distinto:
+ rubin vermiglio, crisolito giallo,
+ verde smeraldo, con flavo iacinto.
+ Era montata, ma non a cavallo;
+ invece avea di quello un lupo spinto:
+ spinto avea un lupo ove si passa il fiume,
+ con ricca sella fuor d'ogni costume.
+
+4
+
+ Non credo ch'un sì grande Apulia n'abbia:
+ egli era grosso ed alto più d'un bue.
+ Con fren spumar non gli facea le labbia,
+ né so come lo regga a voglie sue.
+ La sopravesta di color di sabbia
+ su l'arme avea la maledetta lue:
+ era, fuor che 'l color, di quella sorte
+ ch'i vescovi e i prelati usano in corte.
+
+5
+
+ Ed avea ne lo scudo e sul cimiero
+ una gonfiata e velenosa botta.
+ Le donne la mostraro al cavalliero,
+ di qua dal ponte per giostrar ridotta,
+ e fargli scorno e rompergli il sentiero,
+ come ad alcuni usata era talotta.
+ Ella a Ruggier, che torni a dietro, grida:
+ quel piglia un'asta, e la minaccia e sfida.
+
+6
+
+ Non men la gigantessa ardita e presta
+ sprona il gran lupo e ne l'arcion si serra,
+ e pon la lancia a mezzo il corso in resta,
+ e fa tremar nel suo venir la terra.
+ Ma pur sul prato al fiero incontro resta;
+ che sotto l'elmo il buon Ruggier l'afferra,
+ e de l'arcion con tal furor la caccia,
+ che la riporta indietro oltra sei braccia.
+
+7
+
+ E già, tratta la spada ch'avea cinta,
+ venìa a levarne la testa superba:
+ e ben lo potea far, che come estinta
+ Erifilla giacea tra' fiori e l'erba.
+ Ma le donne gridar: — Basti sia vinta,
+ senza pigliarne altra vendetta acerba.
+ Ripon, cortese cavallier, la spada;
+ passiamo il ponte e seguitian la strada. —
+
+8
+
+ Alquanto malagevole ed aspretta
+ per mezzo un bosco presero la via,
+ che oltra che sassosa fosse e stretta,
+ quasi su dritta alla collina gìa.
+ Ma poi che furo ascesi in su la vetta,
+ usciro in spaziosa prateria,
+ dove il più bel palazzo e 'l più giocondo
+ vider, che mai fosse veduto al mondo.
+
+9
+
+ La bella Alcina venne un pezzo inante,
+ verso Ruggier fuor de le prime porte,
+ e lo raccolse in signoril sembiante,
+ in mezzo bella ed onorata corte.
+ Da tutti gli altri tanto onore e tante
+ riverenze fur fatte al guerrier forte,
+ che non potrian far più, se tra loro
+ fosse Dio sceso dal superno coro.
+
+10
+
+ Non tanto il bel palazzo era eccellente,
+ perché vincesse ogn'altro di ricchezza,
+ quanto ch'avea la più piacevol gente
+ che fosse al mondo e di più gentilezza.
+ Poco era l'un da l'altro differente
+ e di fiorita etade e di bellezza:
+ sola di tutti Alcina era più bella,
+ sì come è bello il sol più d'ogni stella.
+
+11
+
+ Di persona era tanto ben formata,
+ quanto me' finger san pittori industri;
+ con bionda chioma lunga ed annodata:
+ oro non è che più risplenda e lustri.
+ Spargeasi per la guancia delicata
+ misto color di rose e di ligustri;
+ di terso avorio era la fronte lieta,
+ che lo spazio finia con giusta meta.
+
+12
+
+ Sotto duo negri e sottilissimi archi
+ son duo negri occhi, anzi duo chiari soli,
+ pietosi a riguardare, a mover parchi;
+ intorno cui par ch'Amor scherzi e voli,
+ e ch'indi tutta la faretra scarchi
+ e che visibilmente i cori involi:
+ quindi il naso per mezzo il viso scende,
+ che non truova l'invidia ove l'emende.
+
+13
+
+ Sotto quel sta, quasi fra due vallette,
+ la bocca sparsa di natio cinabro;
+ quivi due filze son di perle elette,
+ che chiude ed apre un bello e dolce labro:
+ quindi escon le cortesi parolette
+ da render molle ogni cor rozzo e scabro;
+ quivi si forma quel suave riso,
+ ch'apre a sua posta in terra il paradiso.
+
+14
+
+ Bianca nieve è il bel collo, e 'l petto latte;
+ il collo è tondo, il petto colmo e largo:
+ due pome acerbe, e pur d'avorio fatte,
+ vengono e van come onda al primo margo,
+ quando piacevole aura il mar combatte.
+ Non potria l'altre parti veder Argo:
+ ben si può giudicar che corrisponde
+ a quel ch'appar di fuor quel che s'asconde.
+
+15
+
+ Mostran le braccia sua misura giusta;
+ e la candida man spesso si vede
+ lunghetta alquanto e di larghezza angusta,
+ dove né nodo appar, né vena eccede.
+ Si vede al fin de la persona augusta
+ il breve, asciutto e ritondetto piede.
+ Gli angelici sembianti nati in cielo
+ non si ponno celar sotto alcun velo.
+
+16
+
+ Avea in ogni sua parte un laccio teso,
+ o parli o rida o canti o passo muova:
+ né maraviglia è se Ruggier n'è preso,
+ poi che tanto benigna se la truova.
+ Quel che di lei già avea dal mirto inteso,
+ com'è perfida e ria, poco gli giova;
+ ch'inganno o tradimento non gli è aviso
+ che possa star con sì soave riso.
+
+17
+
+ Anzi pur creder vuol che da costei
+ fosse converso Astolfo in su l'arena
+ per li suoi portamenti ingrati e rei,
+ e sia degno di questa e di più pena:
+ e tutto quel ch'udito avea di lei,
+ stima esser falso; e che vendetta mena,
+ e mena astio ed invidia quel dolente
+ a lei biasmare, e che del tutto mente.
+
+18
+
+ La bella donna che cotanto amava,
+ novellamente gli è dal cor partita;
+ che per incanto Alcina gli lo lava
+ d'ogni antica amorosa sua ferita;
+ e di sé sola e del suo amor lo grava,
+ e in quello essa riman sola sculpita:
+ sì che scusar il buon Ruggier si deve,
+ se si mostrò quivi incostante e lieve.
+
+19
+
+ A quella mensa citare, arpe e lire,
+ e diversi altri dilettevol suoni
+ faceano intorno l'aria tintinire
+ d'armonia dolce e di concenti buoni.
+ Non vi mancava chie, cantando, dire
+ d'amor sapesse gaudi e passioni,
+ o con invenzioni e poesie
+ rappresentasse grate fantasie.
+
+20
+
+ Qual mensa trionfante e suntuosa
+ di qualsivoglia successor di Nino,
+ o qual mai tanto celebre e famosa
+ di Cleopatra al vincitor latino,
+ potria a questa esser par, che l'amorosa
+ fata avea posta inanzi al paladino?
+ Tal non cred'io che s'apparecchi dove
+ ministra Ganimede al sommo Giove.
+
+21
+
+ Tolte che fur le mense e le vivande,
+ facean, sedendo in cerchio, un giuoco lieto:
+ che ne l'orecchio l'un l'altro domande,
+ come più piace lor, qualche secreto;
+ il che agli amanti fu commodo grande
+ di scoprir l'amor lor senza divieto:
+ e furon lor conclusioni estreme
+ di ritrovarsi quella notte insieme.
+
+22
+
+ Finir quel giuoco tosto, e molto inanzi
+ che non solea là dentro esser costume:
+ con torchi allora i paggi entrati inanzi,
+ le tenebre cacciar con molto lume.
+ Tra bella compagnia dietro e dinanzi
+ andò Ruggiero a ritrovar le piume
+ in una adorna e fresca cameretta,
+ per la miglior di tutte l'altre eletta.
+
+23
+
+ E poi che di confetti e di buon vini
+ di nuovo fatti fur debiti inviti,
+ e partir gli altri riverenti e chini,
+ ed alle stanze lor tutti sono iti;
+ Ruggiero entrò ne' profumati lini
+ che pareano di man d'Aracne usciti,
+ tenendo tuttavia l'orecchie attente,
+ s'ancora venir la bella donna sente.
+
+24
+
+ Ad ogni piccol moto ch'egli udiva,
+ sperando che fosse ella, il capo alzava:
+ sentir credeasi, e spesso non sentiva;
+ poi del suo errore accorto sospirava.
+ Talvolta uscia del letto e l'uscio apriva,
+ guatava fuori, e nulla vi trovava:
+ e maledì ben mille volte l'ora
+ che facea al trapassar tanta dimora.
+
+25
+
+ Tra sé dicea sovente: — Or si parte ella; —
+ e cominciava a noverare i passi
+ ch'esser potean da la sua stanza a quella
+ donde aspettando sta che Alcina passi;
+ e questi ed altri, prima che la bella
+ donna vi sia, vani disegni fassi.
+ Teme di qualche impedimento spesso,
+ che tra il frutto e la man non gli sia messo.
+
+26
+
+ Alcina, poi ch'a' preziosi odori
+ dopo gran spazio pose alcuna meta,
+ venuto il tempo che più non dimori,
+ ormai ch'in casa era ogni cosa cheta,
+ de la camera sua sola uscì fuori;
+ e tacita n'andò per via secreta
+ dove a Ruggiero avean timore e speme
+ gran pezzo intorno al cor pugnato insieme.
+
+27
+
+ Come si vide il successor d'Astolfo
+ sopra apparir quelle ridenti stelle,
+ come abbia ne le vene acceso zolfo,
+ non par che capir possa ne la pelle.
+ Or sino agli occhi ben nuota nel golfo
+ de le delizie e de le cose belle:
+ salta del letto, e in braccio la raccoglie,
+ né può tanto aspettar ch'ella si spoglie;
+
+28
+
+ ben che né gonna né faldiglia avesse;
+ che venne avolta in un leggier zendado
+ che sopra una camicia ella si messe,
+ bianca e suttil nel più eccellente grado.
+ Come Ruggiero abbracciò lei, gli cesse
+ il manto: e restò il vel suttile e rado,
+ che non copria dinanzi né di dietro,
+ più che le rose o i gigli un chiaro vetro.
+
+29
+
+ Non così strettamente edera preme
+ pianta ove intorno abbarbicata s'abbia,
+ come si stringon li dui amanti insieme,
+ cogliendo de lo spirto in su le labbia
+ suave fior, qual non produce seme
+ indo o sabeo ne l'odorata sabbia.
+ Del gran piacer ch'avean, lor dicer tocca;
+ che spesso avean più d'una lingua in bocca.
+
+30
+
+ Queste cose là dentro eran secrete,
+ o se pur non secrete, almen taciute;
+ che raro fu tener le labra chete
+ biasmo ad alcun, ma ben spesso virtute.
+ Tutte proferte ed accoglienze liete
+ fanno a Ruggier quelle persone astute:
+ ognun lo reverisce e se gli inchina;
+ che così vuol l'innamorata Alcina.
+
+31
+
+ Non è diletto alcun che di fuor reste;
+ che tutti son ne l'amorosa stanza.
+ E due e tre volte il dì mutano veste,
+ fatte or ad una ora ad un'altra usanza.
+ Spesso in conviti, e sempre stanno in feste,
+ in giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza:
+ or presso ai fonti, all'ombre de' poggetti,
+ leggon d'antiqui gli amorosi detti;
+
+32
+
+ or per l'ombrose valli e lieti colli
+ vanno cacciando le paurose lepri;
+ or con sagaci cani i fagian folli
+ con strepito uscir fan di stoppie e vepri;
+ or a' tordi lacciuoli, or veschi molli
+ tendon tra gli odoriferi ginepri;
+ or con ami inescati ed or con reti
+ turban a' pesci i grati lor secreti.
+
+33
+
+ Stava Ruggiero in tanta gioia e festa,
+ mentre Carlo in travaglio ed Agramante,
+ di cui l'istoria io non vorrei per questa
+ porre in oblio, né lasciar Bradamante,
+ che con travaglio e con pena molesta
+ pianse più giorni il disiato amante,
+ ch'avea per strade disusate e nuove
+ veduto portar via, né sapea dove.
+
+34
+
+ Di costei prima che degli altri dico,
+ che molti giorni andò cercando invano
+ pei boschi ombrosi e per lo campo aprico,
+ per ville, per città, per monte e piano;
+ né mai potè saper del caro amico,
+ che di tanto intervallo era lontano.
+ Ne l'oste saracin spesso venìa,
+ né mai del suo Ruggier ritrovò spia.
+
+35
+
+ Ogni dì ne domanda a più di cento,
+ né alcun le ne sa mai render ragioni.
+ D'alloggiamento va in alloggiamento,
+ cercandone e trabacche e padiglioni:
+ e lo può far; che senza impedimento
+ passa tra cavallieri e tra pedoni,
+ mercè all'annel che fuor d'ogni uman uso
+ la fa sparir quando l'è in bocca chiuso.
+
+36
+
+ Né può né creder vuol che morto sia;
+ perché di sì grande uom l'alta ruina
+ da l'onde idaspe udita si saria
+ fin dove il sole a riposar declina.
+ Non sa né dir né imaginar che via
+ far possa o in cielo o in terra; e pur meschina
+ lo va cercando, e per compagni mena
+ sospiri e pianti ed ogni acerba pena.
+
+37
+
+ Pensò al fin di tornare alla spelonca
+ dove eran l'ossa di Merlin profeta,
+ e gridar tanto intorno a quella conca,
+ che 'l freddo marmo si movesse a pieta;
+ che se vivea Ruggiero, o gli avea tronca
+ l'alta necessità la vita lieta,
+ si sapria quindi: e poi s'appiglierebbe
+ a quel miglior consiglio che n'avrebbe.
+
+38
+
+ Con questa intenzion prese il camino
+ verso le selve prossime a Pontiero,
+ dove la vocal tomba di Merlino
+ era nascosa in loco alpestro e fiero.
+ Ma quella maga che sempre vicino
+ tenuto a Bradamante avea il pensiero,
+ quella, dico io, che ne la bella grotta
+ l'avea de la sua stirpe istrutta e dotta;
+
+39
+
+ quella benigna e saggia incantatrice,
+ la quale ha sempre cura di costei,
+ sappiendo ch'esser de' progenitrice
+ d'uomini invitti, anzi di semidei;
+ ciascun dì vuol sapere che fa, che dice,
+ e getta ciascun dì sorte per lei.
+ Di Ruggier liberato e poi perduto,
+ e dove in India andò, tutto ha saputo.
+
+40
+
+ Ben veduto l'avea su quel cavallo
+ che regger non potea, ch'era sfrenato,
+ scostarsi di lunghissimo intervallo
+ per sentier periglioso e non usato;
+ e ben sapea che stava in giuoco e in ballo
+ e in cibo e in ozio molle e delicato,
+ né più memoria avea del suo signore,
+ né de la donna sua, né del suo onore.
+
+41
+
+ E così il fior de li begli anni suoi
+ in lunga inerzia aver potria consunto
+ sì gentil cavallier, per dover poi
+ perdere il corpo e l'anima in un punto;
+ e quel odor che sol riman di noi,
+ poscia che 'l resto fragile è defunto,
+ che tra' l'uom del sepulcro e in vita il serba,
+ gli saria stato o tronco o svelto in erba.
+
+42
+
+ Ma quella gentil maga, che più cura
+ n'avea ch'egli medesmo di se stesso,
+ pensò di trarlo per via alpestre e dura
+ alla vera virtù, mal grado d'esso:
+ come eccellente medico, che cura
+ con ferro e fuoco e con veneno spesso,
+ che se ben molto da principio offende,
+ poi giova al fine, e grazia se gli rende.
+
+43
+
+ Ella non gli era facile, e talmente
+ fattane cieca di superchio amore,
+ che, come facea Atlante, solamente
+ a darli vita avesse posto il core.
+ Quel più tosto volea che lungamente
+ vivesse e senza fama e senza onore,
+ che, con tutta la laude che sia al mondo,
+ mancasse un anno al suo viver giocondo.
+
+44
+
+ L'avea mandato all'isola d'Alcina,
+ perché obliasse l'arme in quella corte;
+ e come mago di somma dottrina,
+ ch'usar sapea gl'incanti d'ogni sorte,
+ avea il cor stretto di quella regina
+ ne l'amor d'esso d'un laccio sì forte,
+ che non se ne era mai per poter sciorre,
+ s'invecchiasse Ruggier più di Nestorre.
+
+45
+
+ Or tornando a colei, ch'era presaga
+ di quanto de' avvenir, dico che tenne
+ la dritta via dove l'errante e vaga
+ figlia d'Amon seco a incontrar si venne.
+ Bradamante vedendo la sua maga,
+ muta la pena che prima sostenne,
+ tutta in speranza; e quella l'apre il vero:
+ ch'ad Alcina è condotto il suo Ruggiero.
+
+46
+
+ La giovane riman presso che morta,
+ quando ode che 'l suo amante è così lunge;
+ e più, che nel suo amor periglio porta,
+ se gran rimedio e subito non giunge:
+ ma la benigna maga la conforta,
+ e presta pon l'impiastro ove il duol punge,
+ e le promette e giura, in pochi giorni
+ far che Ruggiero a riveder lei torni.
+
+47
+
+ — Da che, donna (dicea), l'annello hai teco,
+ che val contra ogni magica fattura,
+ io non ho dubbio alcun, che s'io l'arreco
+ là dove Alcina ogni tuo ben ti fura,
+ ch'io non le rompa il suo disegno, e meco
+ non ti rimeni la tua dolce cura.
+ Me n'andrò questa sera alla prim'ora,
+ e sarò in India al nascer de l'aurora. —
+
+48
+
+ E seguitando, del modo narrolle
+ che disegnato avea d'adoperarlo,
+ per trar del regno effeminato e molle
+ il caro amante, e in Francia rimenarlo.
+ Bradamante l'annel del dito tolle;
+ né solamente avria voluto darlo,
+ ma dato il core e dato avria la vita,
+ pur che n'avesse il suo Ruggiero aita.
+
+49
+
+ Le dà l'annello e se le raccomanda;
+ e più le raccomanda il suo Ruggiero,
+ a cui per lei mille saluti manda:
+ poi prese vêr Provenza altro sentiero.
+ Andò l'incantatrice a un'altra banda;
+ e per porre in effetto il suo pensiero,
+ un palafren fece apparir la sera,
+ ch'avea un piè rosso, e ogn'altra parte nera.
+
+50
+
+ Credo fosse un Alchino o un Farfarello,
+ che da l'Inferno in quella forma trasse;
+ e scinta e scalza montò sopra a quello,
+ a chiome sciolte e orribilmente passe:
+ ma ben di dito si levò l'annello,
+ perché gl'incanti suoi non le vietasse.
+ Poi con tal fretta andò, che la matina
+ si ritrovò ne l'isola d'Alcina.
+
+51
+
+ Quivi mirabilmente transmutosse:
+ s'accrebbe più d'un palmo di statura,
+ e fe' le membra a proporzion più grosse;
+ e restò a punto di quella misura
+ che si pensò che 'l negromante fosse,
+ quel che nutrì Ruggier con sì gran cura.
+ Vestì di lunga barba le mascelle,
+ e fe' crespa la fronte e l'altra pelle.
+
+52
+
+ Di faccia, di parole e di sembiante
+ sì lo seppe imitar, che totalmente
+ potea parer l'incantator Atlante.
+ Poi si nascose, e tanto pose mente,
+ che da Ruggiero allontanar l'amante
+ Alcina vide un giorno finalmente:
+ e fu gran sorte; che di stare o d'ire
+ senza esso un'ora potea mal patire.
+
+53
+
+ Soletto lo trovò, come lo volle,
+ che si godea il matin fresco e sereno
+ lungo un bel rio che discorrea d'un colle
+ verso un laghetto limpido ed ameno.
+ Il suo vestir delizioso e molle
+ tutto era d'ozio e di lascivia pieno,
+ che de sua man gli avea di seta e d'oro
+ tessuto Alcina con sottil lavoro.
+
+54
+
+ Di ricche gemme un splendido monile
+ gli discendea dal collo in mezzo il petto;
+ e ne l'uno e ne l'altro già virile
+ braccio girava un lucido cerchietto.
+ Gli avea forato un fil d'oro sottile
+ ambe l'orecchie, in forma d'annelletto;
+ e due gran perle pendevano quindi,
+ qua' mai non ebbon gli Arabi né gl'Indi.
+
+55
+
+ Umide avea l'innanellate chiome
+ de' più suavi odor che sieno in prezzo:
+ tutto ne' gesti era amoroso, come
+ fosse in Valenza a servir donne avezzo:
+ non era in lui di sano altro che 'l nome;
+ corrotto tutto il resto, e più che mézzo.
+ Così Ruggier fu ritrovato, tanto
+ da l'esser suo mutato per incanto.
+
+56
+
+ Ne la forma d'Atlante se gli affaccia
+ colei, che la sembianza ne tenea,
+ con quella grave e venerabil faccia
+ che Ruggier sempre riverir solea,
+ con quello occhio pien d'ira e di minaccia,
+ che sì temuto già fanciullo avea;
+ dicendo: — È questo dunque il frutto ch'io
+ lungamente atteso ho del sudor mio?
+
+57
+
+ Di medolle già d'orsi e di leoni
+ ti porsi io dunque li primi alimenti;
+ t'ho per caverne ed orridi burroni
+ fanciullo avezzo a strangolar serpenti,
+ pantere e tigri disarmar d'ungioni
+ ed a vivi cingial trar spesso i denti,
+ acciò che, dopo tanta disciplina,
+ tu sii l'Adone o l'Atide d'Alcina?
+
+58
+
+ È questo, quel che l'osservate stelle,
+ le sacre fibre e gli accoppiati punti,
+ responsi, auguri, sogni e tutte quelle
+ sorti, ove ho troppo i miei studi consunti,
+ di te promesso sin da le mammelle
+ m'avean, come quest'anni fusser giunti:
+ ch'in arme l'opre tue così preclare
+ esser dovean, che sarian senza pare?
+
+59
+
+ Questo è ben veramente alto principio
+ onde si può sperar che tu sia presto
+ a farti un Alessandro, un Iulio, un Scipio!
+ Chi potea, ohimè! di te mai creder questo,
+ che ti facessi d'Alcina mancipio?
+ E perché ognun lo veggia manifesto,
+ al collo ed alle braccia hai la catena
+ con che ella a voglia sua preso ti mena.
+
+60
+
+ Se non ti muovon le tue proprie laudi,
+ e l'opre eccelse a chi t'ha il cielo eletto,
+ la tua succession perché defraudi
+ del ben che mille volte io t'ho predetto?
+ deh, perché il ventre eternamente claudi,
+ dove il ciel vuol che sia per te concetto
+ la gloriosa e soprumana prole
+ ch'esser de' al mondo più chiara che 'l sole?
+
+61
+
+ Deh non vietar che le più nobil alme,
+ che sian formate ne l'eterne idee,
+ di tempo in tempo abbian corporee salme
+ dal ceppo che radice in te aver dee!
+ Deh non vietar mille trionfi e palme,
+ con che, dopo aspri danni e piaghe ree,
+ tuoi figli, tuoi nipoti e successori
+ Italia torneran nei primi onori!
+
+62
+
+ Non ch'a piegarti a questo tante e tante
+ anime belle aver dovesson pondo,
+ che chiare, illustri, inclite, invitte e sante
+ son per fiorir da l'arbor tuo fecondo;
+ ma ti dovria una coppia esser bastante:
+ Ippolito e il fratel; che pochi il mondo
+ ha tali avuti ancor fin al dì d'oggi,
+ per tutti i gradi onde a virtù si poggi.
+
+63
+
+ Io solea più di questi dui narrarti,
+ ch'io non facea di tutti gli altri insieme;
+ sì perché essi terran le maggior parti,
+ che gli altri tuoi, ne le virtù supreme;
+ sì perché al dir di lor mi vedea darti
+ più attenzion, che d'altri del tuo seme:
+ vedea goderti che sì chiari eroi
+ esser dovessen dei nipoti tuoi.
+
+64
+
+ Che ha costei che t'hai fatto regina,
+ che non abbian mill'altre meretrici?
+ costei che di tant'altri è concubina,
+ ch'al fin sai ben s'ella suol far felici.
+ Ma perché tu conosca chi sia Alcina,
+ levatone le fraudi e gli artifici,
+ tien questo annello in dito, e torna ad ella,
+ ch'aveder ti potrai come sia bella. —
+
+65
+
+ Ruggier si stava vergognoso e muto
+ mirando in terra, e mal sapea che dire;
+ a cui la maga nel dito minuto
+ pose l'annello, e lo fe' risentire.
+ Come Ruggiero in sé fu rivenuto,
+ di tanto scorno si vide assalire,
+ ch'esser vorria sotterra mille braccia,
+ ch'alcun veder non lo potesse in faccia.
+
+66
+
+ Ne la sua prima forma in uno istante,
+ così parlando, la maga rivenne;
+ né bisognava più quella d'Atlante,
+ seguitone l'effetto per che venne.
+ Per dirvi quel ch'io non vi dissi inante,
+ costei Melissa nominata venne,
+ ch'or diè a Ruggier di sé notizia vera,
+ e dissegli a che effetto venuta era;
+
+67
+
+ mandata da colei, che d'amor piena
+ sempre il disia, né più può starne senza,
+ per liberarlo da quella catena
+ di che lo cinse magica violenza:
+ e preso avea d'Atlante di Carena
+ la forma, per trovar meglio credenza.
+ Ma poi ch'a sanità l'ha ormai ridutto,
+ gli vuole aprire e far che veggia il tutto.
+
+68
+
+ — Quella donna gentil che t'ama tanto,
+ quella che del tuo amor degna sarebbe,
+ a cui, se non ti scorda, tu sai quanto
+ tua libertà, da lei servata, debbe;
+ questo annel che ripara ad ogni incanto,
+ ti manda: e così il cor mandato avrebbe,
+ s'avesse avuto il cor così virtute,
+ come l'annello, atta alla tua salute. —
+
+69
+
+ E seguitò narrandogli l'amore
+ che Bradamante gli ha portato e porta;
+ di questa insieme comendò il valore,
+ in quanto il vero e l'affezion comporta;
+ ed usò modo e termine migliore
+ che si convenga a messaggera accorta:
+ ed in quel odio Alcina a Ruggier pose,
+ in che soglionsi aver l'orribil cose.
+
+70
+
+ In odio gli la pose, ancor che tanto
+ l'amasse dianzi: e non vi paia strano,
+ quando il suo amor per forza era d'incanto,
+ ch'essendovi l'annel, rimase vano.
+ Fece l'annel palese ancor, che quanto
+ di beltà Alcina avea, tutto era estrano:
+ estrano avea, e non suo, dal piè alla treccia;
+ il bel ne sparve, e le restò la feccia.
+
+71
+
+ Come fanciullo che maturo frutto
+ ripone, e poi si scorda ove è riposto,
+ e dopo molti giorni è ricondutto
+ là dove truova a caso il suo deposto,
+ si maraviglia di vederlo tutto
+ putrido e guasto, e non come fu posto;
+ e dove amarlo e caro aver solia,
+ l'odia, sprezza, n'ha schivo, e getta via:
+
+72
+
+ così Ruggier, poi che Melissa fece
+ ch'a riveder se ne tornò la fata
+ con quell'annello inanzi a cui non lece,
+ quando s'ha in dito, usare opra incantata,
+ ritruova, contra ogni sua stima, invece
+ de la bella, che dianzi avea lasciata,
+ donna sì laida, che la terra tutta
+ né la più vecchia avea né la più brutta.
+
+73
+
+ Pallido, crespo e macilente avea
+ Alcina il viso, il crin raro e canuto,
+ sua statura a sei palmi non giungea:
+ ogni dente di bocca era caduto;
+ che più d'Ecuba e più de la Cumea,
+ ed avea più d'ogn'altra mai vivuto.
+ Ma sì l'arti usa al nostro tempo ignote,
+ che bella e giovanetta parer puote.
+
+74
+
+ Giovane e bella ella si fa con arte,
+ sì che molti ingannò come Ruggiero;
+ ma l'annel venne a interpretar le carte
+ che già molti anni avean celato il vero.
+ Miracol non è dunque, se si parte
+ de l'animo a Ruggier ogni pensiero
+ ch'avea d'amare Alcina, or che la truova
+ in guisa, che sua fraude non le giova.
+
+75
+
+ Ma come l'avisò Melissa, stette
+ senza mutare il solito sembiante,
+ fin che l'arme sue, più dì neglette,
+ si fu vestito dal capo alle piante;
+ e per non farle ad Alcina suspette,
+ finse provar s'in esse era aiutante,
+ finse provar se gli era fatto grosso,
+ dopo alcun dì che non l'ha avute indosso.
+
+76
+
+ E Balisarda poi si messe al fianco
+ (che così nome la sua spada avea);
+ e lo scudo mirabile tolse anco,
+ che non pur gli occhi abbarbagliar solea,
+ ma l'anima facea sì venir manco,
+ che dal corpo esalata esser parea.
+ Lo tolse, e col zendado in che trovollo,
+ che tutto lo copria, sel messe al collo.
+
+77
+
+ Venne alla stalla, e fece briglia e sella
+ porre a un destrier più che la pece nero:
+ così Melissa l'avea istrutto; ch'ella
+ sapea quanto nel corso era leggiero.
+ Chi lo conosce, Rabican l'appella;
+ ed è quel proprio che col cavalliero
+ del quale i venti or presso al mar fan gioco,
+ portò già la balena in questo loco.
+
+78
+
+ Potea aver l'ippogrifo similmente,
+ che presso a Rabicano era legato;
+ ma gli avea detto la maga: — Abbi mente,
+ ch'egli è (come tu sai) troppo sfrenato. —
+ E gli diede intenzion che 'l dì seguente
+ gli lo trarrebbe fuor di quello stato,
+ là dove ad agio poi sarebbe istrutto
+ come frenarlo e farlo gir per tutto.
+
+79
+
+ Né sospetto darà, se non lo tolle,
+ de la tacita fuga ch'apparecchia.
+ Fece Ruggier come Melissa volle,
+ ch'invisibile ognor gli era all'orecchia.
+ Così fingendo, del lascivo e molle
+ palazzo uscì de la puttana vecchia;
+ e si venne accostando ad una porta,
+ donde è la via ch'a Logistilla il porta.
+
+80
+
+ Assaltò li guardiani all'improviso,
+ e si cacciò tra lor col ferro in mano,
+ e qual lasciò ferito, e quale ucciso;
+ e corse fuor del ponte a mano a mano:
+ e prima che n'avesse Alcina aviso,
+ di molto spazio fu Ruggier lontano.
+ Dirò ne l'altro canto che via tenne;
+ poi come a Logistilla se ne venne.
+
+
+
+
+CANTO OTTAVO
+
+
+1
+
+ Oh quante sono incantatrici, oh quanti
+ incantator tra noi, che non si sanno!
+ che con lor arti uomini e donne amanti
+ di sé, cangiando i visi lor, fatto hanno.
+ Non con spirti costretti tali incanti,
+ né con osservazion di stelle fanno;
+ ma con simulazion, menzogne e frodi
+ legano i cor d'indissolubil nodi.
+
+2
+
+ Chi l'annello d'Angelica, o più tosto
+ chi avesse quel de la ragion, potria
+ veder a tutti il viso, che nascosto
+ da finzione e d'arte non saria.
+ Tal ci par bello e buono, che, deposto
+ il liscio, brutto e rio forse parria.
+ Fu gran ventura quella di Ruggiero,
+ ch'ebbe l'annel che gli scoperse il vero.
+
+3
+
+ Ruggier (come io dicea) dissimulando,
+ su Rabican venne alla porta armato:
+ trovò le guardie sprovedute, e quando
+ giunse tra lor, non tenne il brando a lato.
+ Chi morto e chi a mal termine lasciando,
+ esce del ponte, e il rastrello ha spezzato:
+ prende al bosco la via; ma poco corre,
+ ch'ad un de' servi de la fata occorre.
+
+4
+
+ Il servo in pugno avea un augel grifagno
+ che volar con piacer facea ogni giorno,
+ ora a campagna, ora a un vicino stagno,
+ dove era sempre da far preda intorno:
+ avea da lato il can fido compagno:
+ cavalcava un ronzin non troppo adorno.
+ Ben pensò che Ruggier dovea fuggire,
+ quando lo vide in tal fretta venire.
+
+5
+
+ Se gli fe' incontra, e con sembiante altiero
+ gli domandò perché in tal fretta gisse.
+ Risponder non gli volse il buon Ruggiero:
+ perciò colui, più certo che fuggisse,
+ di volerlo arrestar fece pensiero;
+ e distendendo il braccio manco, disse:
+ — Che dirai tu, se subito ti fermo?
+ se contra questo augel non avrai schermo? —
+
+6
+
+ Spinge l'augello: e quel batte sì l'ale,
+ che non l'avanza Rabican di corso.
+ Del palafreno il cacciator giù sale,
+ e tutto a un tempo gli ha levato il morso.
+ Quel par da l'arco uno aventato strale,
+ di calci formidabile e di morso;
+ e 'l servo dietro sì veloce viene,
+ che par ch'il vento, anzi che il fuoco il mene.
+
+7
+
+ Non vuol parere il can d'esser più tardo;
+ ma segue Rabican con quella fretta
+ con che le lepri suol seguire il pardo.
+ Vergogna a Ruggier par, se non aspetta.
+ Voltasi a quel che vien sì a piè gagliardo;
+ né gli vede arme, fuor ch'una bacchetta,
+ quella con che ubidire al cane insegna:
+ Ruggier di trar la spada si disdegna.
+
+8
+
+ Quel se gli appressa, e forte lo percuote:
+ lo morde a un tempo il can nel piede manco.
+ Lo sfrenato destrier la groppa scuote
+ tre volte e più, né falla il destro fianco.
+ Gira l'augello e gli fa mille ruote,
+ e con l'ugna sovente il ferisce anco:
+ sì il destrier collo strido impaurisce,
+ ch'alla mano e allo spron poco ubidisce.
+
+9
+
+ Ruggiero, al fin costretto, il ferro caccia:
+ e perché tal molestia se ne vada,
+ or gli animali, or quel villan minaccia
+ col taglio e con la punta de la spada.
+ Quella importuna turba più l'impaccia:
+ presa ha chi qua chi là tutta la strada.
+ Vede Ruggiero il disonore e il danno
+ che gli avverrà, se più tardar lo fanno.
+
+10
+
+ Sa ch'ogni poco più ch'ivi rimane,
+ Alcina avrà col populo alle spalle:
+ di trombe, di tamburi e di campane
+ già s'ode alto rumore in ogni valle.
+ Contra un servo senza arme e contra un cane
+ gli par ch'a usar la spada troppo falle:
+ meglio e più breve è dunque che gli scopra
+ lo scudo che d'Atlante era stato opra.
+
+11
+
+ Levò il drappo vermiglio in che coperto
+ già molti giorni lo scudo si tenne.
+ Fece l'effetto mille volte esperto
+ il lume, ove a ferir negli occhi venne:
+ resta dai sensi il cacciator deserto,
+ cade il cane e il ronzin, cadon le penne,
+ ch'in aria sostener l'augel non ponno.
+ Lieto Ruggier li lascia in preda al sonno.
+
+12
+
+ Alcina, ch'avea intanto avuto aviso
+ di Ruggier, che sforzato avea la porta,
+ e de la guardia buon numero ucciso,
+ fu, vinta dal dolor, per restar morta.
+ Squarciossi i panni e si percosse il viso,
+ e sciocca nominossi e malaccorta;
+ e fece dar all'arme immantinente,
+ e intorno a sé raccor tutta sua gente.
+
+13
+
+ E poi ne fa due parti, e manda l'una
+ per quella strada ove Ruggier camina;
+ al porto l'altra subito raguna,
+ imbarca, ed uscir fa ne la marina:
+ sotto le vele aperte il mar s'imbruna.
+ Con questi va la disperata Alcina,
+ che 'l desiderio di Ruggier sì rode,
+ che lascia sua città senza custode.
+
+14
+
+ Non lascia alcuno a guardia del palagio:
+ il che a Melissa che stava alla posta
+ per liberar di quel regno malvagio
+ la gente ch'in miseria v'era posta,
+ diede commodità, diede grande agio
+ di gir cercando ogni cosa a sua posta,
+ imagini abbruciar, suggelli torre,
+ e nodi e rombi e turbini disciorre.
+
+15
+
+ Indi pei campi accelerando i passi,
+ gli antiqui amanti, ch'erano in gran torma
+ conversi in fonti, in fere, in legni, in sassi,
+ fe' ritornar ne la lor prima forma.
+ E quei, poi ch'allargati furo i passi,
+ tutti del buon Ruggier seguiron l'orma:
+ a Logistilla si salvaro; ed indi
+ tornaro a Sciti, a Persi, a Greci, ad Indi.
+
+16
+
+ Li rimandò Melissa in lor paesi,
+ con obligo di mai non esser sciolto.
+ Fu inanzi agli altri il duca degl'Inglesi
+ ad esser ritornato in uman volto;
+ che 'l parentado in questo e li cortesi
+ prieghi del buon Ruggier gli giovar molto:
+ oltre i prieghi, Ruggier le diè l'annello,
+ acciò meglio potesse aiutar quello.
+
+17
+
+ A' prieghi dunque di Ruggier, rifatto
+ fu 'l paladin ne la sua prima faccia.
+ Nulla pare a Melissa d'aver fatto,
+ quando ricovrar l'arme non gli faccia,
+ e quella lancia d'or, ch'al primo tratto
+ quanti ne tocca de la sella caccia:
+ de l'Argalia, poi fu d'Astolfo lancia,
+ e molto onor fe' all'uno e a l'altro in Francia.
+
+18
+
+ Trovò Melissa questa lancia d'oro,
+ ch'Alcina avea reposta nel palagio,
+ e tutte l'arme che del duca foro,
+ e gli fur tolte ne l'ostel malvagio.
+ Montò il destrier del negromante moro,
+ e fe' montar Astolfo in groppa ad agio;
+ e quindi a Logistilla si condusse
+ d'un'ora prima che Ruggier vi fusse.
+
+19
+
+ Tra duri sassi e folte spine gìa
+ Ruggiero intanto invêr la fata saggia,
+ di balzo in balzo, e d'una in altra via
+ aspra, solinga, inospita e selvaggia;
+ tanto ch'a gran fatica riuscia
+ su la fervida nona in una spiaggia
+ tra 'l mare e 'l monte, al mezzodì scoperta,
+ arsiccia, nuda, sterile e deserta.
+
+20
+
+ Percuote il sole ardente il vicin colle;
+ e del calor che si riflette a dietro,
+ in modo l'aria e l'arena ne bolle,
+ che saria troppo a far liquido il vetro.
+ Stassi cheto ogni augello all'ombra molle:
+ sol la cicala col noioso metro
+ fra i densi rami del fronzuto stelo
+ le valli e i monti assorda, e il mare e il cielo.
+
+21
+
+ Quivi il caldo, la sete, e la fatica
+ ch'era di gir per quella via arenosa,
+ facean, lungo la spiaggia erma ed aprica,
+ a Ruggier compagnia grave e noiosa.
+ Ma perché non convien che sempre io dica,
+ né ch'io vi occupi sempre in una cosa,
+ io lascerò Ruggiero in questo caldo,
+ e girò in Scozia a ritrovar Rinaldo.
+
+22
+
+ Era Rinaldo molto ben veduto
+ dal re, da la figliuola e dal paese.
+ Poi la cagion che quivi era venuto,
+ più ad agio il paladin fece palese:
+ ch'in nome del suo re chiedeva aiuto
+ e dal regno di Scozia e da l'Inglese;
+ ed ai preghi soggiunse anco di Carlo,
+ giustissime cagion di dover farlo.
+
+23
+
+ Dal re, senza indugiar, gli fu risposto,
+ che di quanto sua forza s'estendea,
+ per utile ed onor sempre disposto
+ di Carlo e de l'Imperio esser volea;
+ e che fra pochi dì gli avrebbe posto
+ più cavallieri in punto che potea;
+ e se non ch'esso era oggimai pur vecchio,
+ capitano verria del suo apparecchio.
+
+24
+
+ Né tal rispetto ancor gli parria degno
+ di farlo rimaner, se non avesse
+ il figlio, che di forza, e più d'ingegno,
+ dignissimo era a chi'l governo desse,
+ ben che non si trovasse allor nel regno;
+ ma che sperava che venir dovesse
+ mentre ch'insieme aduneria lo stuolo;
+ e ch'adunato il troveria il figliuolo.
+
+25
+
+ Così mandò per tutta la sua terra
+ suoi tesorieri a far cavalli e gente;
+ navi apparecchia e munizion da guerra,
+ vettovaglia e danar maturamente.
+ Venne intanto Rinaldo in Inghilterra,
+ e 'l re nel suo partir cortesemente
+ insino a Beroicche accompagnollo;
+ e visto pianger fu quando lasciollo.
+
+26
+
+ Spirando il vento prospero alla poppa,
+ monta Rinaldo, ed a Dio dice a tutti:
+ la fune indi al viaggio il nocchier sgroppa;
+ tanto che giunge ove nei salsi flutti
+ il bel Tamigi amareggiando intoppa.
+ Col gran flusso del mar quindi condutti
+ i naviganti per camin sicuro
+ a vela e remi insino a Londra furo.
+
+27
+
+ Rinaldo avea da Carlo e dal re Otone,
+ che con Carlo in Parigi era assediato,
+ al principe di Vallia commissione
+ per contrasegni e lettere portato,
+ che ciò che potea far la regione
+ di fanti e di cavalli in ogni lato,
+ tutto debba a Calesio traghittarlo,
+ sì che aiutar si possa Francia e Carlo.
+
+28
+
+ Il principe ch'io dico, ch'era, in vece
+ d'Oton, rimaso nel seggio reale,
+ a Rinaldo d'Amon tanto onor fece,
+ che non l'avrebbe al suo re fatto uguale:
+ indi alle sue domande satisfece;
+ perché a tutta la gente marziale
+ e di Bretagna e de l'isole intorno
+ di ritrovarsi al mar prefisse il giorno.
+
+29
+
+ Signor, far mi convien come fa il buono
+ sonator sopra il suo istrumento arguto,
+ che spesso muta corda, e varia suono,
+ ricercando ora il grave, ora l'acuto.
+ Mentre a dir di Rinaldo attento sono,
+ d'Angelica gentil m'è sovenuto,
+ di che lasciai ch'era da lui fuggita,
+ e ch'avea riscontrato uno eremita.
+
+30
+
+ Alquanto la sua istoria io vo' seguire.
+ Dissi che domandava con gran cura,
+ come potesse alla marina gire;
+ che di Rinaldo avea tanta paura,
+ che, non passando il mar, credea morire,
+ né in tutta Europa si tenea sicura:
+ ma l'eremita a bada la tenea,
+ perché di star con lei piacere avea.
+
+31
+
+ Quella rara bellezza il cor gli accese,
+ e gli scaldò le frigide medolle:
+ ma poi che vide che poco gli attese,
+ e ch'oltra soggiornar seco non volle,
+ di cento punte l'asinello offese;
+ né di sua tardità però lo tolle:
+ e poco va di passo e men di trotto,
+ né stender gli si vuol la bestia sotto.
+
+32
+
+ E perché molto dilungata s'era,
+ e poco più, n'avria perduta l'orma,
+ ricorse il frate alla spelonca nera,
+ e di demoni uscir fece una torma:
+ e ne sceglie uno di tutta la schiera,
+ e del bisogno suo prima l'informa;
+ poi lo fa entrare adosso al corridore,
+ che via gli porta con la donna il core.
+
+33
+
+ E qual sagace can, nel monte usato
+ a volpi o lepri dar spesso la caccia,
+ che se la fera andar vede da un lato,
+ ne va da un altro, e par sprezzi la traccia;
+ al varco poi lo sentono arrivato,
+ che l'ha già in bocca, e l'apre il fianco e straccia:
+ tal l'eremita per diversa strada
+ aggiugnerà la donna ovunque vada.
+
+34
+
+ Che sia il disegno suo, ben io comprendo:
+ e dirollo anco a voi, ma in altro loco.
+ Angelica di ciò nulla temendo,
+ cavalcava a giornate, or molto or poco.
+ Nel cavallo il demon si gìa coprendo,
+ come si cuopre alcuna volta il fuoco,
+ che con sì grave incendio poscia avampa,
+ che non si estingue, e a pena se ne scampa.
+
+35
+
+ Poi che la donna preso ebbe il sentiero
+ dietro il gran mar che li Guasconi lava,
+ tenendo appresso all'onde il suo destriero,
+ dove l'umor la via più ferma dava;
+ quel le fu tratto dal demonio fiero
+ ne l'acqua sì, che dentro vi nuotava.
+ Non sa che far la timida donzella,
+ se non tenersi ferma in su la sella.
+
+36
+
+ Per tirar briglia, non gli può dar volta:
+ più e più sempre quel si caccia in alto.
+ Ella tenea la vesta in su raccolta
+ per non bagnarla, e traea i piedi in alto.
+ Per le spalle la chioma iva disciolta,
+ e l'aura le facea lascivo assalto.
+ Stavano cheti tutti i maggior venti,
+ forse a tanta beltà, col mare, attenti.
+
+37
+
+ Ella volgea i begli occhi a terra invano,
+ che bagnavan di pianto il viso e 'l seno,
+ e vedea il lito andar sempre lontano
+ e decrescer più sempre e venir meno.
+ Il destrier, che nuotava a destra mano,
+ dopo un gran giro la portò al terreno
+ tra scuri sassi e spaventose grotte,
+ già cominciando ad oscurar la notte.
+
+38
+
+ Quando si vide sola in quel deserto,
+ che a riguardarlo sol, mettea paura,
+ ne l'ora che nel mar Febo coperto
+ l'aria e la terra avea lasciata oscura,
+ fermossi in atto ch'avria fatto incerto
+ chiunque avesse vista sua figura,
+ s'ella era donna sensitiva e vera,
+ o sasso colorito in tal maniera.
+
+39
+
+ Stupida e fissa ne la incerta sabbia,
+ coi capelli disciolti e rabuffati,
+ con le man giunte e con l'immote labbia,
+ i languidi occhi al ciel tenea levati,
+ come accusando il gran Motor che l'abbia
+ tutti inclinati nel suo danno i fati.
+ Immota e come attonita stè alquanto;
+ poi sciolse al duol la lingua, e gli occhi al pianto.
+
+40
+
+ Dicea: — Fortuna, che più a far ti resta
+ acciò di me ti sazi e ti disfami?
+ che dar ti posso omai più, se non questa
+ misera vita? ma tu non la brami;
+ ch'ora a trarla del mar sei stata presta,
+ quando potea finir suoi giorni grami:
+ perché ti parve di voler più ancora
+ vedermi tormentar prima ch'io muora.
+
+41
+
+ Ma che mi possi nuocere non veggio,
+ più di quel che sin qui nociuto m'hai.
+ Per te cacciata son del real seggio,
+ dove più ritornar non spero mai:
+ ho perduto l'onor, ch'è stato peggio;
+ che, se ben con effetto io non peccai,
+ io do però materia ch'ognun dica,
+ ch'essendo vagabonda, io sia impudica.
+
+42
+
+ Ch'aver può donna al mondo più di buono,
+ a cui la castità levata sia?
+ Mi nuoce, ahimè! ch'io son giovane, e sono
+ tenuta bella, o sia vero o bugia.
+ Già non ringrazio il ciel di questo dono;
+ che di qui nasce ogni ruina mia:
+ morto per questo fu Argalia mio frate,
+ che poco gli giovar l'arme incantate:
+
+43
+
+ per questo il re di Tartaria Agricane
+ disfece il genitor mio Galafrone,
+ ch'in India, del Cataio era gran Cane;
+ onde io son giunta a tal condizione,
+ che muto albergo da sera a dimane.
+ Se l'aver, se l'onor, se le persone
+ m'hai tolto, e fatto il mal che far mi puoi,
+ a che più doglia anco serbar mi vuoi?
+
+44
+
+ Se l'affogarmi in mar morte non era
+ a tuo senno crudel, pur ch'io ti sazi,
+ non recuso che mandi alcuna fera
+ che mi divori, e non mi tenga in strazi.
+ D'ogni martir che sia, pur ch'io ne pera,
+ esser non può ch'assai non ti ringrazi. —
+ Così dicea la donna con gran pianto,
+ quando le apparve l'eremita accanto.
+
+45
+
+ Avea mirato da l'estrema cima
+ d'un rilevato sasso l'eremita
+ Angelica, che giunta alla parte ima
+ è dello scoglio, afflitta e sbigottita.
+ Era sei giorni egli venuto prima;
+ ch'un demonio il portò per via non trita:
+ e venne a lei fingendo divozione
+ quanta avesse mai Paulo o Ilarione.
+
+46
+
+ Come la donna il cominciò a vedere,
+ prese, non conoscendolo, conforto;
+ e cessò a poco a poco il suo temere,
+ ben che ella avesse ancora il viso smorto.
+ Come fu presso, disse: — Miserere,
+ padre, di me, ch'i' son giunta a mal porto. —
+ E con voce interrotta dal singulto
+ gli disse quel ch'a lui non era occulto.
+
+47
+
+ Comincia l'eremita a confortarla
+ con alquante ragion belle e divote;
+ e pon l'audaci man, mentre che parla,
+ or per lo seno, or per l'umide gote:
+ poi più sicuro va per abbracciarla;
+ ed ella sdegnosetta lo percuote
+ con una man nel petto, e lo rispinge,
+ e d'onesto rossor tutta si tinge.
+
+48
+
+ Egli, ch'allato avea una tasca, aprilla,
+ e trassene una ampolla di liquore;
+ e negli occhi possenti, onde sfavilla
+ la più cocente face ch'abbia Amore,
+ spruzzò di quel leggiermente una stilla,
+ che di farla dormire ebbe valore.
+ Già resupina ne l'arena giace
+ a tutte voglie del vecchio rapace.
+
+49
+
+ Egli l'abbraccia ed a piacer la tocca
+ ed ella dorme e non può fare ischermo.
+ Or le bacia il bel petto, ora la bocca;
+ non è chi 'l veggia in quel loco aspro ed ermo.
+ Ma ne l'incontro il suo destrier trabocca;
+ ch'al disio non risponde il corpo infermo:
+ era mal atto, perché avea troppi anni;
+ e potrà peggio, quanto più l'affanni.
+
+50
+
+ Tutte le vie, tutti li modi tenta,
+ ma quel pigro rozzon non però salta.
+ Indarno il fren gli scuote, e lo tormenta;
+ e non può far che tenga la testa alta.
+ Al fin presso alla donna s'addormenta;
+ e nuova altra sciagura anco l'assalta:
+ non comincia Fortuna mai per poco,
+ quando un mortal si piglia a scherno e a gioco.
+
+51
+
+ Bisogna, prima ch'io vi narri il caso,
+ ch'un poco dal sentier dritto mi torca.
+ Nel mar di tramontana invêr l'occaso,
+ oltre l'Irlanda una isola si corca,
+ Ebuda nominata; ove è rimaso
+ il popul raro, poi che la brutta orca
+ e l'altro marin gregge la distrusse,
+ ch'in sua vendetta Proteo vi condusse.
+
+52
+
+ Narran l'antique istorie, o vere o false,
+ che tenne già quel luogo un re possente,
+ ch'ebbe una figlia, in cui bellezza valse
+ e grazia sì, che poté facilmente,
+ poi che mostrossi in su l'arene salse,
+ Proteo lasciare in mezzo l'acque ardente;
+ e quello, un dì che sola ritrovolla,
+ compresse, e di sé gravida lasciolla.
+
+53
+
+ La cosa fu gravissima e molesta
+ al padre, più d'ogn'altro empio e severo:
+ né per iscusa o per pietà, la testa
+ le perdonò: sì può lo sdegno fiero.
+ Né per vederla gravida, si resta
+ di subito esequire il crudo impero:
+ e 'l nipotin che non avea peccato,
+ prima fece morir che fosse nato.
+
+54
+
+ Proteo marin, che pasce il fiero armento
+ di Nettunno che l'onda tutta regge,
+ sente de la sua donna aspro tormento,
+ e per grand'ira, rompe ordine e legge;
+ sì che a mandare in terra non è lento
+ l'orche e le foche, e tutto il marin gregge,
+ che distruggon non sol pecore e buoi,
+ ma ville e borghi e li cultori suoi:
+
+55
+
+ e spesso vanno alle città murate,
+ e d'ogn'intorno lor mettono assedio.
+ Notte e dì stanno le persone armate,
+ con gran timore e dispiacevol tedio:
+ tutte hanno le campagne abbandonate;
+ e per trovarvi al fin qualche rimedio,
+ andarsi a consigliar di queste cose
+ all'oracol, che lor così rispose:
+
+56
+
+ che trovar bisognava una donzella
+ che fosse all'altra di bellezza pare,
+ ed a Proteo sdegnato offerir quella,
+ in cambio de la morta, in lito al mare.
+ S'a sua satisfazion gli parrà bella,
+ se la terrà, né li verrà a sturbare:
+ se per questo non sta, se gli appresenti
+ una ed un'altra, fin che si contenti.
+
+57
+
+ E così cominciò la dura sorte
+ tra quelle che più grate eran di faccia,
+ ch'a Proteo ciascun giorno una si porte,
+ fin che trovino donna che gli piaccia.
+ La prima e tutte l'altre ebbero morte;
+ che tutte giù pel ventre se le caccia
+ un'orca, che restò presso alla foce,
+ poi che 'l resto partì del gregge atroce.
+
+58
+
+ O vera o falsa che fosse la cosa
+ di Proteo (ch'io non so che me ne dica),
+ servosse in quella terra, con tal chiosa,
+ contra le donne un'empia lege antica:
+ che di lor carne l'orca mostruosa
+ che viene ogni dì al lito, si notrica.
+ Ben ch'esser donna sia in tutte le bande
+ danno e sciagura, quivi era pur grande.
+
+59
+
+ Oh misere donzelle che trasporte
+ fortuna ingiuriosa al lito infausto!
+ dove le genti stan sul mare accorte
+ per far de le straniere empio olocausto;
+ che, come più di fuor ne sono morte,
+ il numer de le loro è meno esausto:
+ ma perché il vento ognor preda non mena,
+ ricercando ne van per ogni arena.
+
+60
+
+ Van discorrendo tutta la marina
+ con fuste e grippi ed altri legni loro,
+ e da lontana parte e da vicina
+ portan sollevamento al lor martoro.
+ Molte donne han per forza e per rapina,
+ alcune per lusinghe, altre per oro;
+ e sempre da diverse regioni
+ n'hanno piene le torri e le prigioni.
+
+61
+
+ Passando una lor fusta a terra a terra
+ inanzi a quella solitaria riva
+ dove fra sterpi in su l'erbosa terra
+ la sfortunata Angelica dormiva,
+ smontaro alquanti galeotti in terra
+ per riportarne e legna ed acqua viva;
+ e di quante mai fur belle e leggiadre
+ trovaro il fiore in braccio al santo padre.
+
+62
+
+ Oh troppo cara, oh troppo eccelsa preda
+ per sì barbare genti e sì villane!
+ Oh Fortuna crudel, chi fia ch'il creda,
+ che tanta forza hai ne le cose umane,
+ che per cibo d'un mostro tu conceda
+ la gran beltà, ch'in India il re Agricane
+ fece venir da le caucasee porte
+ con mezza Scizia a guadagnar la morte?
+
+63
+
+ La gran beltà, che fu da Sacripante
+ posta inanzi al suo onore e al suo bel regno;
+ la gran beltà, ch'al gran signor d'Anglante
+ macchiò la chiara fama e l'alto ingegno;
+ la gran beltà che fe' tutto Levante
+ sottosopra voltarsi e stare al segno,
+ ora non ha (così è rimasa sola)
+ chi le dia aiuto pur d'una parola.
+
+64
+
+ La bella donna, di gran sonno oppressa,
+ incatenata fu prima che desta.
+ Portaro il frate incantator con essa
+ nel legno pien di turba afflitta e mesta.
+ La vela, in cima all'arbore rimessa,
+ rendé la nave all'isola funesta,
+ dove chiuser la donna in rocca forte,
+ fin a quel dì ch'a lei toccò la sorte.
+
+65
+
+ Ma poté sì, per esser tanto bella,
+ la fiera gente muovere a pietade,
+ che molti dì le differiron quella
+ morte, e serbarla a gran necessitade;
+ e fin ch'ebber di fuore altra donzella,
+ perdonaro all'angelica beltade.
+ Al mostro fu condotta finalmente,
+ piangendo dietro a lei tutta la gente.
+
+66
+
+ Chi narrerà l'angosce, i pianti, i gridi,
+ l'alta querela che nel ciel penetra?
+ maraviglia ho che non s'apriro i lidi,
+ quando fu posta in su la fredda pietra,
+ dove in catena, priva di sussidi,
+ morte aspettava abominosa e tetra.
+ Io nol dirò; che sì il dolor mi muove,
+ che mi sforza voltar le rime altrove,
+
+67
+
+ e trovar versi non tanto lugubri,
+ fin che 'l mio spirto stanco si riabbia;
+ che non potrian li squalidi colubri,
+ né l'orba tigre accesa in maggior rabbia,
+ né ciò che da l'Atlante ai liti rubri
+ venenoso erra per la calda sabbia,
+ né veder né pensar senza cordoglio,
+ Angelica legata al nudo scoglio.
+
+68
+
+ Oh se l'avesse il suo Orlando saputo,
+ ch'era per ritrovarla ito a Parigi;
+ o li dui ch'ingannò quel vecchio astuto
+ col messo che venìa dai luoghi stigi!
+ fra mille morti, per donarle aiuto,
+ cercato avrian gli angelici vestigi:
+ ma che fariano, avendone anco spia,
+ poi che distanti son di tanta via?
+
+69
+
+ Parigi intanto avea l'assedio intorno
+ dal famoso figliuol del re Troiano;
+ e venne a tanta estremitade un giorno,
+ che n'andò quasi al suo nimico in mano:
+ e se non che li voti il ciel placorno,
+ che dilagò di pioggia oscura il piano,
+ cadea quel dì per l'africana lancia
+ il santo Impero e 'l gran nome di Francia.
+
+70
+
+ Il sommo Creator gli occhi rivolse
+ al giusto lamentar del vecchio Carlo;
+ e con subita pioggia il fuoco tolse:
+ né forse uman saper potea smorzarlo.
+ Savio chiunque a Dio sempre si volse;
+ ch'altri non poté mai meglio aiutarlo.
+ Ben dal devoto re fu conosciuto,
+ che si salvò per lo divino aiuto.
+
+71
+
+ La notte Orlando alle noiose piume
+ del veloce pensier fa parte assai.
+ Or quinci or quindi il volta, or lo rassume
+ tutto in un loco, e non l'afferma mai:
+ qual d'acqua chiara il tremolante lume,
+ dal sol percossa o da' notturni rai,
+ per gli ampli tetti va con lungo salto
+ a destra ed a sinistra, e basso ed alto.
+
+72
+
+ La donna sua, che gli ritorna a mente,
+ anzi che mai non era indi partita,
+ gli raccende nel core e fa più ardente
+ la fiamma che nel dì parea sopita.
+ Costei venuta seco era in Ponente
+ fin dal Cataio; e qui l'avea smarrita,
+ né ritrovato poi vestigio d'ella
+ che Carlo rotto fu presso a Bordella.
+
+73
+
+ Di questo Orlando avea gran doglia, e seco
+ indarno a sua sciocchezza ripensava.
+ — Cor mio (dicea), come vilmente teco
+ mi son portato! ohimè, quanto mi grava
+ che potendoti aver notte e dì meco,
+ quando la tua bontà non mel negava,
+ t'abbia lasciato in man di Namo porre,
+ per non sapermi a tanta ingiuria opporre!
+
+74
+
+ Non aveva ragione io di scusarme?
+ e Carlo non m'avria forse disdetto:
+ se pur disdetto, e chi potea sforzarme?
+ chi ti mi volea torre al mio dispetto?
+ non poteva io venir più tosto all'arme?
+ lasciar più tosto trarmi il cor del petto?
+ Ma né Carlo né tutta la sua gente
+ di tormiti per forza era possente.
+
+75
+
+ Almen l'avesse posta in guardia buona
+ dentro a Parigi o in qualche rocca forte.
+ Che l'abbia data a Namo mi consona,
+ sol perché a perder l'abbia a questa sorte.
+ Chi la dovea guardar meglio persona
+ di me? ch'io dovea farlo fino a morte;
+ guardarla più che 'l cor, che gli occhi miei:
+ e dovea e potea farlo, e pur nol fei.
+
+76
+
+ Deh, dove senza me, dolce mia vita,
+ rimasa sei sì giovane e sì bella?
+ come, poi che la luce è dipartita,
+ riman tra' boschi la smarrita agnella,
+ che dal pastor sperando esser udita,
+ si va lagnando in questa parte e in quella;
+ tanto che 'l lupo l'ode da lontano,
+ e 'l misero pastor ne piagne invano.
+
+77
+
+ Dove, speranza mia, dove ora sei?
+ vai tu soletta forse ancor errando?
+ o pur t'hanno trovata i lupi rei
+ senza la guardia del tuo fido Orlando?
+ e il fior ch'in ciel potea pormi fra i dei,
+ il fior ch'intatto io mi venìa serbando
+ per non turbarti, ohimè! l'animo casto,
+ ohimè! per forza avranno colto e guasto.
+
+78
+
+ Oh infelice! oh misero! che voglio
+ se non morir, se 'l mio bel fior colto hanno?
+ O sommo Dio, fammi sentir cordoglio
+ prima d'ogn'altro, che di questo danno.
+ Se questo è ver, con le mie man mi toglio
+ la vita, e l'alma disperata danno. —
+ Così, piangendo forte e sospirando,
+ seco dicea l'addolorato Orlando.
+
+79
+
+ Già in ogni parte gli animanti lassi
+ davan riposo ai travagliati spirti,
+ chi su le piume, e chi sui duri sassi,
+ e chi su l'erbe, e chi su faggi o mirti:
+ tu le palpebre, Orlando, a pena abbassi,
+ punto da' tuoi pensieri acuti ed irti;
+ né quel sì breve e fuggitivo sonno
+ godere in pace anco lasciar ti ponno.
+
+80
+
+ Parea ad Orlando, s'una verde riva
+ d'odoriferi fior tutta dipinta,
+ mirare il bello avorio, e la nativa
+ purpura ch'avea Amor di sua man tinta,
+ e le due chiare stelle onde nutriva
+ ne le reti d'Amor l'anima avinta:
+ io parlo de' begli occhi e del bel volto,
+ che gli hanno il cor di mezzo il petto tolto.
+
+81
+
+ Sentia il maggior piacer, la maggior festa
+ che sentir possa alcun felice amante:
+ ma ecco intanto uscire una tempesta
+ che struggea i fior, ed abbattea le piante:
+ non se ne suol veder simile a questa,
+ quando giostra aquilone, austro e levante.
+ Parea che per trovar qualche coperto,
+ andasse errando invan per un deserto.
+
+82
+
+ Intanto l'infelice (e non sa come)
+ perde la donna sua per l'aer fosco;
+ onde di qua e di là del suo bel nome
+ fa risonare ogni campagna e bosco.
+ E mentre dice indarno: — Misero me!
+ chi ha cangiata mia dolcezza in tosco? —
+ ode la donna sua che gli domanda,
+ piangendo, aiuto, e se gli raccomanda.
+
+83
+
+ Onde par ch'esca il grido, va veloce,
+ e quinci e quindi s'affatica assai.
+ Oh quanto è il suo dolore aspro ed atroce,
+ che non può rivedere i dolci rai!
+ Ecco ch'altronde ode da un'altra voce:
+ — Non sperar più gioirne in terra mai. —
+ A questo orribil grido risvegliossi,
+ e tutto pien di lacrime trovossi.
+
+84
+
+ Senza pensar che sian l'immagin false
+ quando per tema o per disio si sogna,
+ de la donzella per modo gli calse,
+ che stimò giunta a danno od a vergogna,
+ che fulminando fuor del letto salse.
+ Di piastra e maglia, quanto gli bisogna,
+ tutto guarnissi, e Brigliadoro tolse;
+ né di scudiero alcun servigio volse.
+
+85
+
+ E per poter entrare ogni sentiero,
+ che la sua dignità macchia non pigli,
+ non l'onorata insegna del quartiero,
+ distinta di color bianchi e vermigli,
+ ma portar volse un ornamento nero;
+ e forse acciò ch'al suo dolor simigli:
+ e quello avea già tolto a uno amostante,
+ ch'uccise di sua man pochi anni inante.
+
+86
+
+ Da mezza notte tacito si parte,
+ e non saluta e non fa motto al zio;
+ né al fido suo compagno Brandimarte,
+ che tanto amar solea, pur dice a Dio.
+ Ma poi che 'l Sol con l'auree chiome sparte
+ del ricco albergo di Titone uscìo
+ e fe' l'ombra fugire umida e nera,
+ s'avide il re che 'l paladin non v'era.
+
+87
+
+ Con suo gran dispiacer s'avede Carlo
+ che partito la notte è 'l suo nipote,
+ quando esser dovea seco e più aiutarlo;
+ e ritener la colera non puote,
+ ch'a lamentarsi d'esso, ed a gravarlo
+ non incominci di biasmevol note:
+ e minacciar, se non ritorna, e dire
+ che lo faria di tanto error pentire.
+
+88
+
+ Brandimarte, ch'Orlando amava a pare
+ di sé medesmo, non fece soggiorno;
+ o che sperasse farlo ritornare,
+ o sdegno avesse udirne biasmo e scorno;
+ e volse a pena tanto dimorare,
+ ch'uscisse fuor ne l'oscurar del giorno.
+ A Fiordiligi sua nulla ne disse,
+ perché 'l disegno suo non gl'impedisse.
+
+89
+
+ Era questa una donna che fu molto
+ da lui diletta, e ne fu raro senza;
+ di costumi, di grazia e di bel volto
+ dotata e d'accortezza e di prudenza:
+ e se licenza or non n'aveva tolto,
+ fu che sperò tornarle alla presenza
+ il dì medesmo; ma gli accadde poi,
+ che lo tardò più dei disegni suoi.
+
+90
+
+ E poi ch'ella aspettato quasi un mese
+ indarno l'ebbe, e che tornar nol vide,
+ di desiderio sì di lui s'accese,
+ che si partì senza compagni o guide;
+ e cercandone andò molto paese,
+ come l'istoria al luogo suo dicide.
+ Di questi dua non vi dico or più inante;
+ che più m'importa il cavallier d'Anglante.
+
+91
+
+ Il qual, poi che mutato ebbe d'Almonte
+ le gloriose insegne, andò alla porta,
+ e disse ne l'orecchio: — Io sono il conte —
+ a un capitan che vi facea la scorta;
+ e fattosi abassar subito il ponte,
+ per quella strada che più breve porta
+ agl'inimici, se n'andò diritto.
+ Quel che seguì, ne l'altro canto è scritto.
+
+
+
+
+CANTO NONO
+
+
+1
+
+ Che non può far d'un cor ch'abbia suggetto
+ questo crudele e traditore Amore,
+ poi ch'ad Orlando può levar del petto
+ la tanta fe' che debbe al suo Signore?
+ Già savio e pieno fu d'ogni rispetto,
+ e de la santa Chiesa difensore;
+ or per un vano amor, poco del zio,
+ e di sé poco, e men cura di Dio.
+
+2
+
+ Ma l'escuso io pur troppo, e mi rallegro
+ nel mio difetto aver compagno tale;
+ ch'anch'io sono al mio ben languido ed egro,
+ sano e gagliardo a seguitare il male.
+ Quel se ne va tutto vestito a negro,
+ né tanti amici abandonar gli cale;
+ e passa dove d'Africa e di Spagna
+ la gente era attendata alla campagna:
+
+3
+
+ anzi non attendata, perché sotto
+ alberi e tetti l'ha sparsa la pioggia
+ a dieci, a venti, a quattro, a sette, ad otto;
+ chi più distante e chi più presso alloggia.
+ Ognuno dorme travagliato e rotto:
+ chi steso in terra, e chi alla man s'appoggia.
+ Dormono; e il conte uccider ne può assai:
+ né però stringe Durindana mai.
+
+4
+
+ Di tanto core è il generoso Orlando,
+ che non degna ferir gente che dorma.
+ Or questo, e quando quel luogo cercando
+ va, per trovar de la sua donna l'orma.
+ Se truova alcun che veggi, sospirando
+ gli ne dipinge l'abito e la forma;
+ e poi lo priega che per cortesia
+ gl'insegni andar in parte ove ella sia.
+
+5
+
+ E poi che venne il dì chiaro e lucente,
+ tutto cercò l'esercito moresco:
+ e ben lo potea far sicuramente,
+ avendo indosso l'abito arabesco;
+ ed aiutollo in questo parimente,
+ che sapeva altro idioma che francesco,
+ e l'africano tanto avea espedito,
+ che parea nato a Tripoli e nutrito.
+
+6
+
+ Quivi il tutto cercò, dove dimora
+ fece tre giorni, e non per altro effetto;
+ poi dentro alle cittadi e a' borghi fuora
+ non spiò sol per Francia e suo distretto,
+ ma per Uvernia e per Guascogna ancora
+ rivide sin all'ultimo borghetto:
+ e cercò da Provenza alla Bretagna,
+ e dai Picardi ai termini di Spagna.
+
+7
+
+ Tra il fin d'ottobre e il capo di novembre,
+ ne la stagion che la frondosa vesta
+ vede levarsi e discoprir le membre
+ trepida pianta, fin che nuda resta,
+ e van gli augelli a strette schiere insembre,
+ Orlando entrò ne l'amorosa inchiesta;
+ né tutto il verno appresso lasciò quella,
+ né la lasciò ne la stagion novella.
+
+8
+
+ Passando un giorno, come avea costume,
+ d'un paese in un altro, arrivò dove
+ parte i Normandi dai Bretoni un fiume,
+ e verso il vicin mar cheto si muove;
+ ch'allora gonfio e bianco già di spume
+ per nieve sciolta e per montane piove:
+ e l'impeto de l'acqua avea disciolto
+ e tratto seco il ponte, e il passo tolto.
+
+9
+
+ Con gli occhi cerca or questo lato or quello,
+ lungo le ripe il paladin, se vede
+ (quando né pesce egli non è, né augello)
+ come abbia a por ne l'altra ripa il piede:
+ ed ecco a sé venir vede un battello,
+ ne la cui poppa una donzella siede,
+ che di volere a lui venir fa segno;
+ né lascia poi ch'arrivi in terra il legno.
+
+10
+
+ Prora in terra non pon; ché d'esser carca
+ contra sua volontà forse sospetta.
+ Orlando priega lei che ne la barca
+ seco lo tolga, ed oltre il fiume il metta.
+ Ed ella lui: — Qui cavallier non varca,
+ il qual su la sua fé non mi prometta
+ di fare una battaglia a mia richiesta,
+ la più giusta del mondo e la più onesta.
+
+11
+
+ Sì che s'avete, cavallier, desire
+ di por per me ne l'altra ripa i passi,
+ promettetemi, prima che finire
+ quest'altro mese prossimo si lassi,
+ ch'al re d'Ibernia v'anderete a unire,
+ appresso al qual la bella armata fassi
+ per distrugger quell'isola d'Ebuda,
+ che, di quante il mar cinge, è la più cruda.
+
+12
+
+ Voi dovete saper ch'oltre l'Irlanda,
+ fra molte che vi son, l'isola giace
+ nomata Ebuda, che per legge manda
+ rubando intorno il suo popul rapace;
+ e quante donne può pigliar, vivanda
+ tutte destina a un animal vorace,
+ che viene ogni dì al lito, e sempre nuova
+ donna o donzella, onde si pasca, truova;
+
+13
+
+ che mercanti e corsar che vanno attorno,
+ ve ne fan copia, e più de le più belle.
+ Ben potete contare, una per giorno,
+ quante morte vi sian donne e donzelle.
+ Ma se pietade in voi truova soggiorno,
+ se non sete d'Amor tutto ribelle,
+ siate contento esser tra questi eletto,
+ che van per far sì fruttuoso effetto. —
+
+14
+
+ Orlando volse a pena udire il tutto,
+ che giurò d'esser primo a quella impresa,
+ come quel ch'alcun atto iniquo e brutto
+ non può sentire, e d'ascoltar gli pesa:
+ e fu a pensare, indi a temere indutto,
+ che quella gente Angelica abbia presa;
+ poi che cercata l'ha per tanta via,
+ né potutone ancor ritrovar spia.
+
+15
+
+ Questa imaginazion sì gli confuse
+ e sì gli tolse ogni primier disegno,
+ che, quanto in fretta più potea, conchiuse
+ di navigare a quello iniquo regno.
+ Né prima l'altro sol nel mar si chiuse,
+ che presso a San Malò ritrovò un legno,
+ nel qual si pose; e fatto alzar le vele,
+ passò la notte il monte San Michele.
+
+16
+
+ Breaco e Landriglier lascia a man manca,
+ e va radendo il gran lito britone;
+ e poi si drizza invêr l'arena bianca,
+ onde Ingleterra si nomò Albione;
+ ma il vento, ch'era da meriggie, manca,
+ e soffia tra il ponente e l'aquilone
+ con tanta forza, che fa al basso porre
+ tutte le vele, e sé per poppa torre.
+
+17
+
+ Quanto il navilio inanzi era venuto
+ in quattro giorni, in un ritornò indietro,
+ ne l'alto mar dal buon nochier tenuto,
+ che non dia in terra e sembri un fragil vetro.
+ Il vento, poi che furioso suto
+ fu quattro giorni, il quinto cangiò metro:
+ lasciò senza contrasto il legno entrare
+ dove il fiume d'Anversa ha foce in mare.
+
+18
+
+ Tosto che ne la foce entrò lo stanco
+ nochier col legno afflitto, e il lito prese,
+ fuor d'una terra che sul destro fianco
+ di quel fiume sedeva, un vecchio scese,
+ di molta età, per quanto il crine bianco
+ ne dava indicio; il qual tutto cortese,
+ dopo i saluti, al conte rivoltosse,
+ che capo giudicò che di lor fosse.
+
+19
+
+ E da parte il pregò d'una donzella,
+ ch'a lei venir non gli paresse grave,
+ la qual ritroverebbe, oltre che bella,
+ più ch'altra al mondo affabile e soave;
+ over fosse contento aspettar ch'ella
+ verrebbe a trovar lui fin alla nave:
+ né più restio volesse esser di quanti
+ quivi eran giunti cavallieri erranti;
+
+20
+
+ che nessun altro cavallier, ch'arriva
+ o per terra o per mare a questa foce,
+ di ragionar con la donzella schiva,
+ per consigliarla in un suo caso atroce.
+ Udito questo, Orlando in su la riva
+ senza punto indugiarsi uscì veloce;
+ e come umano e pien di cortesia,
+ dove il vecchio il menò, prese la via.
+
+21
+
+ Fu ne la terra il paladin condutto
+ dentro un palazzo, ove al salir le scale,
+ una donna trovò piena di lutto,
+ per quanto il viso ne facea segnale,
+ e i negri panni che coprian per tutto
+ e le logge e le camere e le sale;
+ la qual, dopo accoglienza grata e onesta
+ fattol seder, gli disse in voce mesta:
+
+22
+
+ — Io voglio che sappiate che figliuola
+ fui del conte d'Olanda, a lui sì grata
+ (quantunque prole io non gli fossi sola,
+ ch'era da dui fratelli accompagnata),
+ ch'a quanto io gli chiedea, da lui parola
+ contraria non mi fu mai replicata.
+ Standomi lieta in questo stato, avenne
+ che ne la nostra terra un duca venne.
+
+23
+
+ Duca era di Selandia, e se ne giva
+ verso Biscaglia a guerreggiar coi Mori.
+ La bellezza e l'età ch'in lui fioriva,
+ e li non più da me sentiti amori
+ con poca guerra me gli fer captiva;
+ tanto più che, per quel ch'apparea fuori,
+ io credea e credo, e creder credo il vero,
+ ch'amasse ed ami me con cor sincero.
+
+24
+
+ Quei giorni che con noi contrario vento,
+ contrario agli altri, a me propizio, il tenne
+ (ch'agli altri fur quaranta, a me un momento;
+ così al fuggire ebbon veloci penne),
+ fummo più volte insieme a parlamento,
+ dove, che 'l matrimonio con solenne
+ rito al ritorno suo saria tra nui
+ mi promise egli, ed io 'l promisi a lui.
+
+25
+
+ Bireno a pena era da noi partito
+ (che così ha nome il mio fedele amante),
+ che 'l re di Frisa (la qual, quanto il lito
+ del mar divide il fiume, è a noi distante),
+ disegnando il figliuol farmi marito,
+ ch'unico al mondo avea, nomato Arbante,
+ per li più degni del suo stato manda
+ a domandarmi al mio padre in Olanda.
+
+26
+
+ Io ch'all'amante mio di quella fede
+ mancar non posso, che gli aveva data,
+ e anco ch'io possa, Amor non mi conciede
+ che poter voglia, e ch'io sia tanto ingrata;
+ per ruinar la pratica ch'in piede
+ era gagliarda, e presso al fin guidata,
+ dico a mio padre, che prima ch'in Frisa
+ mi dia marito, io voglio essere uccisa.
+
+27
+
+ Il mio buon padre, al qual sol piacea quanto
+ a me piacea, né mai turbar mi volse,
+ per consolarmi e far cessare il pianto
+ ch'io ne facea, la pratica disciolse:
+ di che il superbo re di Frisa tanto
+ isdegno prese e a tanto odio si volse,
+ ch'entrò in Olanda, e cominciò la guerra
+ che tutto il sangue mio cacciò sotterra.
+
+28
+
+ Oltre che sia robusto, e sì possente,
+ che pochi pari a nostra età ritruova,
+ e sì astuto in mal far, ch'altrui niente
+ la possanza, l'ardir, l'ingegno giova;
+ porta alcun'arme che l'antica gente
+ non vide mai, né fuor ch'a lui, la nuova:
+ un ferro bugio, lungo da dua braccia,
+ dentro a cui polve ed una palla caccia.
+
+29
+
+ Col fuoco dietro ove la canna è chiusa,
+ tocca un spiraglio che si vede a pena;
+ a guisa che toccare il medico usa
+ dove è bisogno d'allacciar la vena:
+ onde vien con tal suon la palla esclusa,
+ che si può dir che tuona e che balena;
+ né men che soglia il fulmine ove passa,
+ ciò che tocca, arde, abatte, apre e fracassa.
+
+30
+
+ Pose due volte il nostro campo in rotta
+ con questo inganno, e i miei fratelli uccise:
+ nel primo assalto il primo; che la botta,
+ rotto l'usbergo, in mezzo il cor gli mise;
+ ne l'altra zuffa a l'altro, il quale in frotta
+ fuggìa, dal corpo l'anima divise;
+ e lo ferì lontan dietro la spalla,
+ e fuor del petto uscir fece la palla.
+
+31
+
+ Difendendosi poi mio padre un giorno
+ dentro un castel che sol gli era rimaso,
+ che tutto il resto avea perduto intorno,
+ lo fe' con simil colpo ire all'occaso;
+ che mentre andava e che facea ritorno,
+ provedendo or a questo or a quel caso,
+ dal traditor fu in mezzo gli occhi colto,
+ che l'avea di lontan di mira tolto.
+
+32
+
+ Morto i fratelli e il padre, e rimasa io
+ de l'isola d'Olanda unica erede,
+ il re di Frisa, perché avea disio
+ di ben fermare in quello stato il piede,
+ mi fa sapere, e così al popul mio,
+ che pace e che riposo mi conciede,
+ quando io vogli or, quel che non volsi inante,
+ tor per marito il suo figliuolo Arbante.
+
+33
+
+ Io per l'odio non sì, che grave porto
+ a lui e a tutta la sua iniqua schiatta,
+ il qual m'ha dui fratelli e 'l padre morto,
+ saccheggiata la patria, arsa e disfatta;
+ come perché a colui non vo' far torto,
+ a cui già la promessa aveva fatta,
+ ch'altr'uomo non saria che mi sposasse,
+ fin che di Spagna a me non ritornasse:
+
+34
+
+ — Per un mal ch'io patisco, ne vo' cento
+ patir (rispondo), e far di tutto il resto;
+ esser morta, arsa viva, e che sia al vento
+ la cener sparsa, inanzi che far questo. —
+ Studia la gente mia di questo intento
+ tormi: chi priega, e chi mi fa protesto
+ di dargli in mano me e la terra, prima
+ che la mia ostinazion tutti ci opprima.
+
+35
+
+ Così, poi che i protesti e i prieghi invano
+ vider gittarsi, e che pur stava dura,
+ presero accordo col Frisone, e in mano,
+ come avean detto, gli dier me e le mura.
+ Quel, senza farmi alcuno atto villano,
+ de la vita e del regno m'assicura,
+ pur ch'io indolcisca l'indurate voglie,
+ e che d'Arbante suo mi faccia moglie.
+
+36
+
+ Io che sforzar così mi veggio, voglio,
+ per uscirgli di man, perder la vita;
+ ma se pria non mi vendico, mi doglio
+ più che di quanta ingiuria abbia patita.
+ Fo pensier molti; e veggio al mio cordoglio
+ che solo il simular può dare aita:
+ fingo ch'io brami, non che non mi piaccia,
+ che mi perdoni e sua nuora mi faccia.
+
+37
+
+ Fra molti ch'al servizio erano stati
+ già di mio padre, io scelgo dui fratelli,
+ di grande ingegno e di gran cor dotati,
+ ma più di vera fede, come quelli
+ che cresciutici in corte ed allevati
+ si son con noi da teneri citelli;
+ e tanto miei, che poco lor parria
+ la vita por per la salute mia.
+
+38
+
+ Communico con loro il mio disegno:
+ essi prometton d'essermi in aiuto.
+ L'un viene in Fiandra, e v'apparecchia un legno;
+ l'altro meco in Olanda ho ritenuto.
+ Or mentre i forestieri e quei del regno
+ s'invitano alle nozze, fu saputo
+ che Bireno in Biscaglia avea una armata,
+ per venire in Olanda, apparecchiata.
+
+39
+
+ Però che, fatta la prima battaglia
+ dove fu rotto un mio fratello e ucciso,
+ spacciar tosto un corrier feci in Biscaglia,
+ che portassi a Bireno il tristo aviso;
+ il qual mentre che s'arma e si travaglia,
+ dal re di Frisa il resto fu conquiso.
+ Bireno, che di ciò nulla sapea,
+ per darci aiuto i legni sciolti avea.
+
+40
+
+ Di questo avuto aviso il re frisone,
+ de le nozze al figliuol la cura lassa;
+ e con l'armata sua nel mar si pone:
+ truova il duca, lo rompe, arde e fracassa,
+ e, come vuol Fortuna, il fa prigione;
+ ma di ciò ancor la nuova a noi non passa.
+ Mi sposa intanto il giovene, e si vuole
+ meco corcar come si corchi il sole.
+
+41
+
+ Io dietro alle cortine avea nascoso
+ quel mio fedele; il qual nulla si mosse
+ prima che a me venir vide lo sposo;
+ e non l'attese che corcato fosse,
+ ch'alzò un'accetta, e con sì valoroso
+ braccio dietro nel capo lo percosse,
+ che gli levò la vita e la parola:
+ io saltai presta, e gli segai la gola.
+
+42
+
+ Come cadere il bue suole al macello,
+ cade il malnato giovene, in dispetto
+ del re Cimosco, il più d'ogn'altro fello;
+ che l'empio re di Frisa è così detto,
+ che morto l'uno e l'altro mio fratello
+ m'avea col padre, e per meglio suggetto
+ farsi il mio stato, mi volea per nuora;
+ e forse un giorno uccisa avria me ancora.
+
+43
+
+ Prima ch'altro disturbo vi si metta,
+ tolto quel che più vale e meno pesa,
+ il mio compagno al mar mi cala in fretta
+ da la finestra a un canape sospesa,
+ là dove attento il suo fratello aspetta
+ sopra la barca ch'avea in Fiandra presa.
+ Demmo le vele ai venti e i remi all'acque,
+ e tutti ci salvian, come a Dio piacque.
+
+44
+
+ Non so se 'l re di Frisa più dolente
+ del figliuol morto, o se più d'ira acceso
+ fosse contra di me, che 'l dì seguente
+ giunse là dove si trovò sì offeso.
+ Superbo ritornava egli e sua gente
+ de la vittoria e di Bireno preso;
+ e credendo venire a nozze e a festa,
+ ogni cosa trovò scura e funesta.
+
+45
+
+ La pietà del figliuol, l'odio ch'aveva
+ a me, né dì né notte il lascia mai.
+ Ma perché il pianger morti non rileva,
+ e la vendetta sfoga l'odio assai,
+ la parte del pensier, ch'esser doveva
+ de la pietade in sospirare e in guai,
+ vuol che con l'odio a investigar s'unisca,
+ come egli m'abbia in mano e mi punisca.
+
+46
+
+ Quei tutti che sapeva e gli era detto
+ che mi fossino amici, o di quei miei
+ che m'aveano aiutata a far l'effetto,
+ uccise, o lor beni arse, o li fe' rei.
+ Volse uccider Bireno in mio dispetto;
+ che d'altro sì doler non mi potrei:
+ gli parve poi, se vivo lo tenesse,
+ che per pigliarmi, in man la rete avesse.
+
+47
+
+ Ma gli propone una crudele e dura
+ condizion: gli fa termine un anno,
+ al fin del qual gli darà morte oscura,
+ se prima egli per forza o per inganno,
+ con amici e parenti non procura,
+ con tutto ciò che ponno e ciò che sanno,
+ di darmigli in prigion: sì che la via
+ di lui salvare è sol la morte mia.
+
+48
+
+ Ciò che si possa far per sua salute,
+ fuor che perder me stessa, il tutto ho fatto.
+ Sei castella ebbi in Fiandra, e l'ho vendute:
+ e 'l poco o 'l molto prezzo ch'io n'ho tratto,
+ parte, tentando per persone astute
+ i guardiani corrumpere, ho distratto;
+ e parte, per far muovere alli danni
+ di quell'empio or gl'Inglesi, or gli Alamanni.
+
+49
+
+ I mezzi, o che non abbiano potuto,
+ o che non abbian fatto il dover loro,
+ m'hanno dato parole e non aiuto;
+ e sprezzano or che n'han cavato l'oro:
+ e presso al fine il termine è venuto,
+ dopo il qual né la forza né 'l tesoro
+ potrà giunger più a tempo, sì che morte
+ e strazio schivi al mio caro consorte.
+
+50
+
+ Mio padre e' miei fratelli mi son stati
+ morti per lui; per lui toltomi il regno;
+ per lui quei pochi beni che restati
+ m'eran, del viver mio soli sostegno,
+ per trarlo di prigione ho disipati:
+ né mi resta ora in che più far disegno,
+ se non d'andarmi io stessa in mano a porre
+ di sì crudel nimico, e lui disciorre.
+
+51
+
+ Se dunque da far altro non mi resta,
+ né si truova al suo scampo altro riparo
+ che per lui por questa mia vita, questa
+ mia vita per lui por mi sarà caro.
+ Ma sola una paura mi molesta,
+ che non saprò far patto così chiaro,
+ che m'assicuri che non sia il tiranno,
+ poi ch'avuta m'avrà, per fare inganno.
+
+52
+
+ Io dubito che poi che m'avrà in gabbia
+ e fatto avrà di me tutti li strazi,
+ né Bireno per questo a lasciare abbia,
+ sì ch'esser per me sciolto mi ringrazi;
+ come periuro, e pien di tanta rabbia,
+ che di me sola uccider non si sazi:
+ e quel ch'avrà di me, né più né meno
+ faccia di poi del misero Bireno.
+
+53
+
+ Or la cagion che conferir con voi
+ mi fa i miei casi, e ch'io li dico a quanti
+ signori e cavallier vengono a noi,
+ è solo acciò, parlandone con tanti,
+ m'insegni alcun d'assicurar che, poi
+ ch'a quel crudel mi sia condotta avanti,
+ non abbia a ritener Bireno ancora,
+ né voglia, morta me, ch'esso poi mora.
+
+54
+
+ Pregato ho alcun guerrier, che meco sia
+ quando io mi darò in mano al re di Frisa;
+ ma mi prometta e la sua fe' mi dia,
+ che questo cambio sarà fatto in guisa,
+ ch'a un tempo io data, e liberato fia
+ Bireno: sì che quando io sarò uccisa,
+ morrò contenta, poi che la mia morte
+ avrà dato la vita al mio consorte.
+
+55
+
+ Né fino a questo dì truovo chi toglia
+ sopra la fede sua d'assicurarmi,
+ che quando io sia condotta, e che mi voglia
+ aver quel re, senza Bireno darmi,
+ egli non lascierà contra mia voglia
+ che presa io sia: sì teme ognun quell'armi;
+ teme quell'armi, a cui par che non possa
+ star piastra incontra, e sia quanto vuol grossa.
+
+56
+
+ Or, s'in voi la virtù non è diforme
+ dal fier sembiante e da l'erculeo aspetto,
+ e credete poter darmegli, e torme
+ anco da lui, quando non vada retto;
+ siate contento d'esser meco a porme
+ ne le man sue: ch'io non avrò sospetto,
+ quando voi siate meco, se ben io
+ poi ne morrò, che muora il signor mio. —
+
+57
+
+ Qui la donzella il suo parlar conchiuse,
+ che con pianto e sospir spesso interroppe.
+ Orlando, poi ch'ella la bocca chiuse,
+ le cui voglie al ben far mai non fur zoppe,
+ in parole con lei non si diffuse;
+ che di natura non usava troppe:
+ ma le promise, e la sua fé le diede,
+ che farìa più di quel ch'ella gli chiede.
+
+58
+
+ Non è sua intenzion ch'ella in man vada
+ del suo nimico per salvar Bireno:
+ ben salverà amendui, se la sua spada
+ e l'usato valor non gli vien meno.
+ Il medesimo dì piglian la strada,
+ poi c'hanno il vento prospero e sereno.
+ Il paladin s'affretta; che di gire
+ all'isola del mostro avea desire.
+
+59
+
+ Or volta all'una, or volta all'altra banda
+ per gli alti stagni il buon nochier la vela:
+ scuopre un'isola e un'altra di Zilanda;
+ scuopre una inanzi, e un'altra a dietro cela.
+ Orlando smonta il terzo dì in Olanda;
+ ma non smonta colei che si querela
+ del re di Frisa: Orlando vuol che intenda
+ la morte di quel rio, prima che scenda.
+
+60
+
+ Nel lito armato il paladino varca
+ sopra un corsier di pel tra bigio e nero,
+ nutrito in Fiandra e nato in Danismarca,
+ grande e possente assai più che leggiero;
+ però ch'avea, quando si messe in barca,
+ in Bretagna lasciato il suo destriero,
+ quel Brigliador sì bello e sì gagliardo,
+ che non ha paragon, fuor che Baiardo.
+
+61
+
+ Giunge Orlando a Dordreche, e quivi truova
+ di molta gente armata in su la porta;
+ sì perché sempre, ma più quando è nuova,
+ seco ogni signoria sospetto porta;
+ sì perché dianzi giunta era una nuova,
+ che di Selandia con armata scorta
+ di navili e di gente un cugin viene
+ di quel signor che qui prigion si tiene.
+
+62
+
+ Orlando prega uno di lor, che vada
+ e dica al re, ch'un cavalliero errante
+ disia con lui provarsi a lancia e a spada;
+ ma che vuol che tra lor sia patto inante:
+ che se 'l re fa che, chi lo sfida, cada,
+ la donna abbia d'aver, ch'uccise Arbante;
+ che 'l cavallier l'ha in loco non lontano
+ da poter sempremai darglila in mano;
+
+63
+
+ ed all'incontro vuol che 'l re prometta,
+ ch'ove egli vinto ne la pugna sia,
+ Bireno in libertà subito metta,
+ e che lo lasci andare alla sua via.
+ Il fante al re fa l'ambasciata in fretta:
+ ma quel, che né virtù né cortesia
+ conobbe mai, drizzò tutto il suo intento
+ alla fraude, all'inganno, al tradimento.
+
+64
+
+ Gli par ch'avendo in mano il cavalliero,
+ avrà la donna ancor, che sì l'ha offeso,
+ s'in possanza di lui la donna è vero
+ che si ritruovi, e il fante ha ben inteso.
+ Trenta uomini pigliar fece sentiero
+ diverso da la porta ov'era atteso,
+ che dopo occulto ed assai lungo giro,
+ dietro alle spalle al paladino usciro.
+
+65
+
+ Il traditore intanto dar parole
+ fatto gli avea, sin che i cavalli e i fanti
+ vede esser giunti al loco ove gli vuole;
+ da la porta esce poi con altretanti.
+ Come le fere e il bosco cinger suole
+ perito cacciator da tutti i canti;
+ come appresso a Volana i pesci e l'onda
+ con lunga rete il pescator circonda:
+
+66
+
+ così per ogni via dal re di Frisa,
+ che quel guerrier non fugga, si provede.
+ Vivo lo vuole, e non in altra guisa:
+ e questo far sì facilmente crede,
+ che 'l fulmine terrestre, con che uccisa
+ ha tanta e tanta gente, ora non chiede;
+ che quivi non gli par che si convegna,
+ dove pigliar, non far morir, disegna.
+
+67
+
+ Qual cauto ucellator che serba vivi,
+ intento a maggior preda, i primi augelli,
+ acciò in più quantitade altri captivi
+ faccia col giuoco e col zimbel di quelli:
+ tal esser volse il re Cimosco quivi:
+ ma già non volse Orlando esser di quelli
+ che si lascin pigliar al primo tratto;
+ e tosto roppe il cerchio ch'avean fatto.
+
+68
+
+ Il cavallier d'Anglante, ove più spesse
+ vide le genti e l'arme, abbassò l'asta;
+ ed uno in quella e poscia un altro messe,
+ e un altro e un altro, che sembrar di pasta;
+ e fin a sei ve n'infilzò, e li resse
+ tutti una lancia: e perch'ella non basta
+ a più capir, lasciò il settimo fuore
+ ferito sì, che di quel colpo muore.
+
+69
+
+ Non altrimente ne l'estrema arena
+ veggiàn le rane de canali e fosse
+ dal cauto arcier nei fianchi e ne la schiena,
+ l'una vicina all'altra, esser percosse;
+ né da la freccia, fin che tutta piena
+ non sia da un capo all'altro, esser rimosse.
+ La grave lancia Orlando da sé scaglia,
+ e con la spada entrò ne la battaglia.
+
+70
+
+ Rotta la lancia, quella spada strinse,
+ quella che mai non fu menata in fallo;
+ e ad ogni colpo, o taglio o punta, estinse
+ quando uomo a piedi, e quando uomo a cavallo:
+ dove toccò, sempre in vermiglio tinse
+ l'azzurro, il verde, il bianco, il nero, il giallo.
+ Duolsi Cimosco che la canna e il fuoco
+ seco or non ha, quando v'avrian più loco.
+
+71
+
+ E con gran voce e con minacce chiede
+ che portati gli sian, ma poco è udito;
+ che chi ha ritratto a salvamento il piede
+ ne la città, non è d'uscir più ardito.
+ Il re frison, che fuggir gli altri vede,
+ d'esser salvo egli ancor piglia partito:
+ corre alla porta, e vuole alzare il ponte,
+ ma troppo è presto ad arrivare il conte.
+
+72
+
+ Il re volta le spalle, e signor lassa
+ del ponte Orlando e d'amendue le porte;
+ e fugge, e inanzi a tutti gli altri passa,
+ mercé che 'l suo destrier corre più forte.
+ Non mira Orlando a quella plebe bassa:
+ vuole il fellon, non gli altri, porre a morte;
+ ma il suo destrier sì al corso poco vale,
+ che restio sembra, e chi fugge, abbia l'ale.
+
+73
+
+ D'una in un'altra via si leva ratto
+ di vista al paladin; ma indugia poco,
+ che torna con nuove armi; che s'ha fatto
+ portare intanto il cavo ferro e il fuoco:
+ e dietro un canto postosi di piatto,
+ l'attende, come il cacciatore al loco,
+ coi cani armati e con lo spiedo, attende
+ il fier cingial che ruinoso scende;
+
+74
+
+ che spezza i rami e fa cadere i sassi,
+ e ovunque drizzi l'orgogliosa fronte,
+ sembra a tanto rumor che si fracassi
+ la selva intorno, e che si svella il monte.
+ Sta Cimosco alla posta, acciò non passi
+ senza pagargli il fio l'audace conte:
+ tosto ch'appare, allo spiraglio tocca
+ col fuoco il ferro, e quel subito scocca.
+
+75
+
+ Dietro lampeggia a guisa di baleno,
+ dinanzi scoppia, e manda in aria il tuono.
+ Trieman le mura, e sotto i piè il terreno;
+ il ciel ribomba al paventoso suono.
+ L'ardente stral, che spezza e venir meno
+ fa ciò ch'incontra, e dà a nessun perdono,
+ sibila e stride; ma, come è il desire
+ di quel brutto assassin, non va a ferire.
+
+76
+
+ O sia la fretta, o sia la troppa voglia
+ d'uccider quel baron, ch'errar lo faccia;
+ o sia che il cor, tremando come foglia,
+ faccia insieme tremare e mani e braccia;
+ o la bontà divina che non voglia
+ che 'l suo fedel campion sì tosto giaccia:
+ quel colpo al ventre del destrier si torse;
+ lo cacciò in terra, onde mai più non sorse.
+
+77
+
+ Cade a terra il cavallo e il cavalliero:
+ la preme l'un, la tocca l'altro a pena;
+ che si leva sì destro e sì leggiero,
+ come cresciuto gli sia possa e lena.
+ Quale il libico Anteo sempre più fiero
+ surger solea da la percossa arena,
+ tal surger parve, e che la forza, quando
+ toccò il terren, si radoppiasse a Orlando.
+
+78
+
+ Chi vide mai dal ciel cadere il foco
+ che con sì orrendo suon Giove disserra,
+ e penetrare ove un richiuso loco
+ carbon con zolfo e con salnitro serra;
+ ch'a pena arriva, a pena tocca un poco,
+ che par ch'avampi il ciel, non che la terra;
+ spezza le mura, e i gravi marmi svelle,
+ e fa i sassi volar sin alle stelle;
+
+79
+
+ s'imagini che tal, poi che cadendo
+ toccò la terra, il paladino fosse:
+ con sì fiero sembiante aspro ed orrendo,
+ da far tremar nel ciel Marte, si mosse.
+ Di che smarrito il re frison, torcendo
+ la briglia indietro, per fuggir voltosse;
+ ma gli fu dietro Orlando con più fretta,
+ che non esce da l'arco una saetta:
+
+80
+
+ e quel che non avea potuto prima
+ fare a cavallo, or farà essendo a piede.
+ Lo seguita sì ratto, ch'ogni stima
+ di chi nol vide, ogni credenza eccede.
+ Lo giunse in poca strada; ed alla cima
+ de l'elmo alza la spada, e sì lo fiede,
+ che gli parte la testa fin al collo,
+ e in terra il manda a dar l'ultimo crollo.
+
+81
+
+ Ecco levar ne la città si sente
+ nuovo rumor, nuovo menar di spade;
+ che 'l cugin di Bireno con la gente
+ ch'avea condutta da le sue contrade,
+ poi che la porta ritrovò patente,
+ era venuto dentro alla cittade,
+ dal paladino in tal timor ridutta,
+ che senza intoppo la può scorrer tutta.
+
+82
+
+ Fugge il populo in rotta, che non scorge
+ chi questa gente sia, né che domandi;
+ ma poi ch'uno ed un altro pur s'accorge
+ all'abito e al parlar, che son Selandi,
+ chiede lor pace, e il foglio bianco porge;
+ e dice al capitan che gli comandi,
+ e dar gli vuol contro i Frisoni aiuto,
+ che 'l suo duca in prigion gli han ritenuto.
+
+83
+
+ Quel popul sempre stato era nimico
+ del re di Frisa e d'ogni suo seguace,
+ perché morto gli avea il signore antico,
+ ma più perch'era ingiusto, empio e rapace.
+ Orlando s'interpose come amico
+ d'ambe le parti, e fece lor far pace;
+ le quali unite, non lasciar Frisone
+ che non morisse o non fosse prigione.
+
+84
+
+ Le porte de le carceri gittate
+ a terra sono, e non si cerca chiave.
+ Bireno al conte con parole grate
+ mostra conoscer l'obligo che gli have.
+ Indi insieme e con molte altre brigate
+ se ne vanno ove attende Olimpia in nave:
+ così la donna, a cui di ragion spetta
+ il dominio de l'isola, era detta;
+
+85
+
+ quella che quivi Orlando avea condutto
+ non con pensier che far dovesse tanto;
+ che la parea bastar, che posta in lutto
+ sol lei, lo sposo avesse a trar di pianto.
+ Lei riverisce e onora il popul tutto.
+ Lungo sarebbe a ricontarvi quanto
+ lei Bireno accarezzi, ed ella lui;
+ quai grazie al conte rendano ambidui.
+
+86
+
+ Il popul la donzella nel paterno
+ seggio rimette, e fedeltà le giura.
+ Ella a Bireno, a cui con nodo eterno
+ la legò Amor d'una catena dura,
+ de lo stato e di sé dona il governo.
+ Ed egli tratto poi da un'altra cura,
+ de le fortezze e di tutto il domìno
+ de l'isola guardian lascia il cugino;
+
+87
+
+ che tornare in Selandia avea disegno,
+ e menar seco la fedel consorte:
+ e dicea voler fare indi nel regno
+ di Frisa esperienza di sua sorte;
+ perché di ciò l'assicurava un pegno
+ ch'egli aveva in mano, e lo stimava forte:
+ la figliuola del re, che fra i captivi,
+ che vi fur molti, avea trovata quivi.
+
+88
+
+ E dice ch'egli vuol ch'un suo germano,
+ ch'era minor d'età, l'abbia per moglie.
+ Quindi si parte il senator romano
+ il dì medesmo che Bireno scioglie.
+ Non volse porre ad altra cosa mano,
+ fra tante e tante guadagnate spoglie,
+ se non a quel tormento ch'abbiàn detto
+ ch'al fulmine assimiglia in ogni effetto.
+
+89
+
+ L'intenzion non già, perché lo tolle,
+ fu per voglia d'usarlo in sua difesa;
+ che sempre atto stimò d'animo molle
+ gir con vantaggio in qualsivoglia impresa:
+ ma per gittarlo in parte, onde non volle
+ che mai potesse ad uomo più fare offesa:
+ e la polve e le palle e tutto il resto
+ seco portò, ch'apparteneva a questo.
+
+90
+
+ E così, poi che fuor de la marea
+ nel più profondo mar si vide uscito,
+ sì che segno lontan non si vedea
+ del destro più né del sinistro lito;
+ lo tolse, e disse: — Acciò più non istea
+ mai cavallier per te d'esser ardito,
+ né quanto il buono val, mai più si vanti
+ il rio per te valer, qui giù rimanti.
+
+91
+
+ O maladetto, o abominoso ordigno,
+ che fabricato nel tartareo fondo
+ fosti per man di Belzebù maligno
+ che ruinar per te disegnò il mondo,
+ all'inferno, onde uscisti, ti rasigno. —
+ Così dicendo, lo gittò in profondo.
+ Il vento intanto le gonfiate vele
+ spinge alla via de l'isola crudele.
+
+92
+
+ Tanto desire il paladino preme
+ di saper se la donna ivi si truova,
+ ch'ama assai più che tutto il mondo insieme,
+ né un'ora senza lei viver gli giova;
+ che s'in Ibernia mette il piede, teme
+ di non dar tempo a qualche cosa nuova,
+ sì ch'abbia poi da dir invano: — Ahi lasso!
+ ch'al venir mio non affrettai più il passo. —
+
+93
+
+ Né scala in Inghelterra né in Irlanda
+ mai lasciò far, né sul contrario lito.
+ Ma lasciamolo andar dove lo manda
+ il nudo arcier che l'ha nel cor ferito.
+ Prima che più io ne parli, io vo' in Olanda
+ tornare, e voi meco a tornarvi invito;
+ che, come a me, so spiacerebbe a voi,
+ che quelle nozze fosson senza noi.
+
+94
+
+ Le nozze belle e sontuose fanno;
+ ma non sì sontuose né sì belle,
+ come in Selandia dicon che faranno.
+ Pur non disegno che vegnate a quelle;
+ perché nuovi accidenti a nascere hanno
+ per disturbarle, de' quai le novelle
+ all'altro canto vi farò sentire,
+ s'all'altro canto mi verrete a udire.
+
+
+
+
+CANTO DECIMO
+
+
+1
+
+ Fra quanti amor, fra quante fede al mondo
+ mai si trovar, fra quanti cor constanti,
+ fra quante, o per dolente o per iocondo
+ stato, fer prove mai famosi amanti;
+ più tosto il primo loco ch'il secondo
+ darò ad Olimpia: e se pur non va inanti,
+ ben voglio dir che fra gli antiqui e nuovi
+ maggior de l'amor suo non si ritruovi;
+
+2
+
+ e che con tante e con sì chiare note
+ di questo ha fatto il suo Bireno certo,
+ che donna più far certo uomo non puote,
+ quando anco il petto e 'l cor mostrasse aperto.
+ E s'anime sì fide e sì devote
+ d'un reciproco amor denno aver merto,
+ dico ch'Olimpia è degna che non meno,
+ anzi più che sé ancor, l'ami Bireno:
+
+3
+
+ e che non pur l'abandoni mai
+ per altra donna, se ben fosse quella
+ ch'Europa ed Asia messe in tanti guai,
+ o s'altra ha maggior titolo di bella;
+ ma più tosto che lei, lasci coi rai
+ del sol l'udita e il gusto e la favella
+ e la vita e la fama, e s'altra cosa
+ dire o pensar si può più preciosa.
+
+4
+
+ Se Bireno amò lei come ella amato
+ Bireno avea, se fu sì a lei fedele
+ come ella a lui, se mai non ha voltato
+ ad altra via, che a seguir lei, le vele;
+ o pur s'a tanta servitù fu ingrato,
+ a tanta fede e a tanto amor crudele,
+ io vi vo' dire, e far di maraviglia
+ stringer le labra ed inarcar le ciglia.
+
+5
+
+ E poi che nota l'impietà vi fia,
+ che di tanta bontà fu a lei mercede,
+ donne, alcuna di voi mai più non sia,
+ ch'a parole d'amante abbia a dar fede.
+ L'amante, per aver quel che desia,
+ senza guardar che Dio tutto ode e vede,
+ aviluppa promesse e giuramenti,
+ che tutti spargon poi per l'aria i venti.
+
+6
+
+ I giuramenti e le promesse vanno
+ dai venti in aria disipate e sparse,
+ tosto che tratta questi amanti s'hanno
+ l'avida sete che gli accese ed arse.
+ Siate a' prieghi ed a' pianti che vi fanno,
+ per questo esempio, a credere più scarse.
+ Bene è felice quel, donne mie care,
+ ch'essere accorto all'altrui spese impare.
+
+7
+
+ Guardatevi da questi che sul fiore
+ de' lor begli anni il viso han sì polito;
+ che presto nasce in loro e presto muore,
+ quasi un foco di paglia, ogni appetito.
+ Come segue la lepre il cacciatore
+ al freddo, al caldo, alla montagna, al lito,
+ né più l'estima poi che presa vede;
+ e sol dietro a chi fugge affretta il piede:
+
+8
+
+ così fan questi gioveni, che tanto
+ che vi mostrate lor dure e proterve,
+ v'amano e riveriscono con quanto
+ studio de' far chi fedelmente serve;
+ ma non sì tosto si potran dar vanto
+ de la vittoria, che, di donne, serve
+ vi dorrete esser fatte; e da voi tolto
+ vedrete il falso amore, e altrove volto.
+
+9
+
+ Non vi vieto per questo (ch'avrei torto)
+ che vi lasciate amar; che senza amante
+ sareste come inculta vite in orto,
+ che non ha palo ove s'appoggi o piante.
+ Sol la prima lanugine vi esorto
+ tutta a fuggir, volubile e incostante,
+ e corre i frutti non acerbi e duri,
+ ma che non sien però troppo maturi.
+
+10
+
+ Di sopra io vi dicea ch'una figliuola
+ del re di Frisa quivi hanno trovata,
+ che fia, per quanto n'han mosso parola,
+ da Bireno al fratel per moglie data.
+ Ma, a dire il vero, esso v'avea la gola;
+ che vivanda era troppo delicata:
+ e riputato avria cortesia sciocca,
+ per darla altrui, levarsela di bocca.
+
+11
+
+ La damigella non passava ancora
+ quattordici anni, ed era bella e fresca,
+ come rosa che spunti alora alora
+ fuor de la buccia e col sol nuovo cresca.
+ Non pur di lei Bireno s'innamora,
+ ma fuoco mai così non accese esca,
+ né se lo pongan l'invide e nimiche
+ mani talor ne le mature spiche;
+
+12
+
+ come egli se n'accese immantinente,
+ come egli n'arse fin ne le medolle,
+ che sopra il padre morto lei dolente
+ vide di pianto il bel viso far molle.
+ E come suol, se l'acqua fredda sente,
+ quella restar che prima al fuoco bolle;
+ così l'ardor ch'accese Olimpia, vinto
+ dal nuovo successore, in lui fu estinto.
+
+13
+
+ Non pur sazio di lei, ma fastidito
+ n'è già così, che può vederla a pena;
+ e sì de l'altra acceso ha l'appetito,
+ che ne morrà se troppo in lungo il mena:
+ pur fin che giunga il dì c'ha statuito
+ a dar fine al disio, tanto l'affrena,
+ che par ch'adori Olimpia, non che l'ami,
+ e quel che piace a lei, sol voglia e brami.
+
+14
+
+ E se accarezza l'altra (che non puote
+ far che non l'accarezzi più del dritto),
+ non è chi questo in mala parte note;
+ anzi a pietade, anzi a bontà gli è ascritto:
+ che rilevare un che Fortuna ruote
+ talora al fondo, e consolar l'afflitto,
+ mai non fu biasmo, ma gloria sovente;
+ tanto più una fanciulla, una innocente.
+
+15
+
+ Oh sommo Dio, come i giudìci umani
+ spesso offuscati son da un nembo oscuro!
+ i modi di Bireno empi e profani,
+ pietosi e santi riputati furo.
+ I marinari, già messo le mani
+ ai remi, e sciolti dal lito sicuro,
+ portavan lieti pei salati stagni
+ verso Selandia il duca e i suoi compagni.
+
+16
+
+ Già dietro rimasi erano e perduti
+ tutti di vista i termini d'Olanda
+ (che per non toccar Frisa, più tenuti
+ s'eran vêr Scozia alla sinistra banda),
+ quando da un vento fur sopravenuti,
+ ch'errando in alto mar tre dì li manda.
+ Sursero il terzo, già presso alla sera,
+ dove inculta e deserta un'isola era.
+
+17
+
+ Tratti che si fur dentro un picciol seno,
+ Olimpia venne in terra; e con diletto
+ in compagnia de l'infedel Bireno
+ cenò contenta e fuor d'ogni sospetto:
+ indi con lui, là dove in loco ameno
+ teso era un padiglione, entrò nel letto.
+ Tutti gli altri compagni ritornaro,
+ e sopra i legni lor si riposaro.
+
+18
+
+ Il travaglio del mare e la paura
+ che tenuta alcun dì l'aveano desta,
+ il ritrovarsi al lito ora sicura,
+ lontana da rumor ne la foresta,
+ e che nessun pensier, nessuna cura,
+ poi che 'l suo amante ha seco, la molesta;
+ fur cagion ch'ebbe Olimpia sì gran sonno,
+ che gli orsi e i ghiri aver maggior nol ponno.
+
+19
+
+ Il falso amante che i pensati inganni
+ veggiar facean, come dormir lei sente,
+ pian piano esce del letto, e de' suoi panni
+ fatto un fastel, non si veste altrimente;
+ e lascia il padiglione; e come i vanni
+ nati gli sian, rivola alla sua gente,
+ e li risveglia; e senza udirsi un grido,
+ fa entrar ne l'alto e abandonare il lido.
+
+20
+
+ Rimase a dietro il lido e la meschina
+ Olimpia, che dormì senza destarse,
+ fin che l'Aurora la gelata brina
+ da le dorate ruote in terra sparse,
+ e s'udir le Alcione alla marina
+ de l'antico infortunio lamentarse.
+ Né desta né dormendo, ella la mano
+ per Bireno abbracciar stese, ma invano.
+
+21
+
+ Nessuno truova: a sé la man ritira:
+ di nuovo tenta, e pur nessuno truova.
+ Di qua l'un braccio, e di là l'altro gira,
+ or l'una or l'altra gamba; e nulla giova.
+ Caccia il sonno il timor: gli occhi apre, e mira:
+ non vede alcuno. Or già non scalda e cova
+ più le vedove piume, ma si getta
+ del letto e fuor del padiglione in fretta:
+
+22
+
+ e corre al mar, graffiandosi le gote,
+ presaga e certa ormai di sua fortuna.
+ Si straccia i crini, e il petto si percuote,
+ e va guardando (che splendea la luna)
+ se veder cosa, fuor che 'l lito, puote;
+ né fuor che 'l lito, vede cosa alcuna.
+ Bireno chiama: e al nome di Bireno
+ rispondean gli Antri che pietà n'avieno.
+
+23
+
+ Quivi surgea nel lito estremo un sasso,
+ ch'aveano l'onde, col picchiar frequente,
+ cavo e ridutto a guisa d'arco al basso;
+ e stava sopra il mar curvo e pendente.
+ Olimpia in cima vi salì a gran passo
+ (così la facea l'animo possente),
+ e di lontano le gonfiate vele
+ vide fuggir del suo signor crudele:
+
+24
+
+ vide lontano, o le parve vedere;
+ che l'aria chiara ancor non era molto.
+ Tutta tremante si lasciò cadere,
+ più bianca e più che nieve fredda in volto;
+ ma poi che di levarsi ebbe potere,
+ al camin de le navi il grido volto,
+ chiamò, quanto potea chiamar più forte,
+ più volte il nome del crudel consorte:
+
+25
+
+ e dove non potea la debil voce,
+ supliva il pianto e 'l batter' palma a palma.
+ — Dove fuggi, crudel, così veloce?
+ Non ha il tuo legno la debita salma.
+ Fa che lievi me ancor: poco gli nuoce
+ che porti il corpo, poi che porta l'alma. —
+ E con le braccia e con le vesti segno
+ fa tuttavia, perché ritorni il legno.
+
+26
+
+ Ma i venti che portavano le vele
+ per l'alto mar di quel giovene infido,
+ portavano anco i prieghi e le querele
+ de l'infelice Olimpia, e 'l pianto e 'l grido;
+ la qual tre volte, a se stessa crudele,
+ per affogarsi si spiccò dal lido:
+ pur al fin si levò da mirar l'acque,
+ e ritornò dove la notte giacque.
+
+27
+
+ E con la faccia in giù stesa sul letto,
+ bagnandolo di pianto, dicea lui:
+ — Iersera desti insieme a dui ricetto;
+ perché insieme al levar non siamo dui?
+ O perfido Bireno, o maladetto
+ giorno ch'al mondo generata fui!
+ Che debbo far? che poss'io far qui sola?
+ chi mi dà aiuto? ohimè, chi mi consola?
+
+28
+
+ Uomo non veggio qui, non ci veggio opra
+ donde io possa stimar ch'uomo qui sia;
+ nave non veggio, a cui salendo sopra,
+ speri allo scampo mio ritrovar via.
+ Di disagio morrò; né chi mi cuopra
+ gli occhi sarà, né chi sepolcro dia,
+ se forse in ventre lor non me lo dànno
+ i lupi, ohimè, ch'in queste selve stanno.
+
+29
+
+ Io sto in sospetto, e già di veder parmi
+ di questi boschi orsi o leoni uscire,
+ o tigri o fiere tal, che natura armi
+ d'aguzzi denti e d'ugne da ferire.
+ Ma quai fere crudel potriano farmi,
+ fera crudel, peggio di te morire?
+ darmi una morte, so, lor parrà assai;
+ e tu di mille, ohimè, morir mi fai.
+
+30
+
+ Ma presupongo ancor ch'or ora arrivi
+ nochier che per pietà di qui mi porti;
+ e così lupi, orsi, leoni schivi,
+ strazi, disagi ed altre orribil morti:
+ mi porterà forse in Olanda, s'ivi
+ per te si guardan le fortezze e i porti?
+ mi porterà alla terra ove son nata,
+ se tu con fraude già me l'hai levata?
+
+31
+
+ Tu m'hai lo stato mio, sotto pretesto
+ di parentado e d'amicizia, tolto.
+ Ben fosti a porvi le tue genti presto,
+ per avere il dominio a te rivolto.
+ Tornerò in Fiandra? ove ho venduto il resto
+ di che io vivea, ben che non fossi molto,
+ per sovenirti e di prigione trarte.
+ Mischina! dove andrò? non so in qual parte.
+
+32
+
+ Debbo forse ire in Frisa, ove io potei,
+ e per te non vi volsi esser regina?
+ il che del padre e dei fratelli miei
+ e d'ogn'altro mio ben fu la ruina.
+ Quel c'ho fatto per te, non ti vorrei,
+ ingrato, improverar, né disciplina
+ dartene; che non men di me lo sai:
+ or ecco il guiderdon che me ne dai.
+
+33
+
+ Deh, pur che da color che vanno in corso
+ io non sia presa, e poi venduta schiava!
+ Prima che questo, il lupo, il leon, l'orso
+ venga, e la tigre e ogn'altra fera brava,
+ di cui l'ugna mi stracci, e franga il morso;
+ e morta mi strascini alla sua cava. —
+ Così dicendo, le mani si caccia
+ ne' capei d'oro, e a chiocca a chiocca straccia.
+
+34
+
+ Corre di nuovo in su l'estrema sabbia,
+ e ruota il capo e sparge all'aria il crine;
+ e sembra forsennata, e ch'adosso abbia
+ non un demonio sol, ma le decine;
+ o, qual Ecuba, sia conversa in rabbia,
+ vistosi morto Polidoro al fine.
+ Or si ferma s'un sasso, e guarda il mare;
+ né men d'un vero sasso, un sasso pare.
+
+35
+
+ Ma lasciànla doler fin ch'io ritorno,
+ per voler di Ruggier dirvi pur anco,
+ che nel più intenso ardor del mezzo giorno
+ cavalca il lito, affaticato e stanco.
+ Percuote il sol nel colle e fa ritorno:
+ di sotto bolle il sabbion trito e bianco.
+ Mancava all'arme ch'avea indosso, poco
+ ad esser, come già, tutte di fuoco.
+
+36
+
+ Mentre la sete, e de l'andar fatica
+ per l'alta sabbia e la solinga via
+ gli facean, lungo quella spiaggia aprica,
+ noiosa e dispiacevol compagnia;
+ trovò ch'all'ombra d'una torre antica
+ che fuor de l'onde appresso il lito uscia,
+ de la corte d'Alcina eran tre donne,
+ che le conobbe ai gesti ed alle gonne.
+
+37
+
+ Corcate su tapeti allessandrini
+ godeansi il fresco rezzo in gran diletto,
+ fra molti vasi di diversi vini
+ e d'ogni buona sorte di confetto.
+ Presso alla spiaggia, coi flutti marini
+ scherzando, le aspettava un lor legnetto
+ fin che la vela empiesse agevol òra;
+ ch'un fiato pur non ne spirava allora.
+
+38
+
+ Queste, ch'andar per la non ferma sabbia
+ vider Ruggier al suo viaggio dritto,
+ che sculta avea la sete in su le labbia,
+ tutto pien di sudore il viso afflitto,
+ gli cominciaro a dir che sì non abbia
+ il cor voluntaroso al camin fitto,
+ ch'alla fresca e dolce ombra non si pieghi,
+ e ristorar lo stanco corpo nieghi.
+
+39
+
+ E di lor una s'accostò al cavallo
+ per la staffa tener, che ne scendesse;
+ l'altra con una coppa di cristallo
+ di vin spumante, più sete gli messe:
+ ma Ruggiero a quel suon non entrò in ballo;
+ perché d'ogni tardar che fatto avesse,
+ tempo di giunger dato avria ad Alcina,
+ che venìa dietro ed era omai vicina.
+
+40
+
+ Non così fin salnitro e zolfo puro,
+ tocco dal fuoco, subito s'avampa;
+ né così freme il mar quando l'oscuro
+ turbo discende e in mezzo se gli accampa:
+ come, vedendo che Ruggier sicuro
+ al suo dritto camin l'arena stampa,
+ e che le sprezza (e pur si tenean belle),
+ d'ira arse e di furor la terza d'elle.
+
+41
+
+ — Tu non sei né gentil né cavalliero
+ (dice gridando quanto può più forte),
+ ed hai rubate l'arme; e quel destriero
+ non saria tuo per veruna altra sorte:
+ e così, come ben m'appongo al vero,
+ ti vedessi punir di degna morte;
+ che fossi fatto in quarti, arso o impiccato,
+ brutto ladron, villan, superbo, ingrato. —
+
+42
+
+ Oltr'a queste e molt'altre ingiuriose
+ parole che gli usò la donna altiera,
+ ancor che mai Ruggier non le rispose,
+ che di sì vil tenzon poco onor spera;
+ con le sorelle tosto ella si pose
+ sul legno in mar, che al lor servigio v'era:
+ ed affrettando i remi, lo seguiva,
+ vedendol tuttavia dietro alla riva.
+
+43
+
+ Minaccia sempre, maledice e incarca;
+ che l'onte sa trovar per ogni punto.
+ Intanto a quello stretto, onde si varca
+ alla fata più bella, è Ruggier giunto;
+ dove un vecchio nochiero una sua barca
+ scioglier da l'altra ripa vede, a punto
+ come, avisato e già provisto, quivi
+ si stia aspettando che Ruggiero arrivi.
+
+44
+
+ Scioglie il nochier, come venir lo vede,
+ di trasportarlo a miglior ripa lieto;
+ che, se la faccia può del cor dar fede,
+ tutto benigno e tutto era discreto.
+ Pose Ruggier sopra il navilio il piede,
+ Dio ringraziando; e per lo mar quieto
+ ragionando venìa col galeotto,
+ saggio e di lunga esperienza dotto.
+
+45
+
+ Quel lodava Ruggier, che sì se avesse
+ saputo a tempo tor da Alcina, e inanti
+ che 'l calice incantato ella gli desse,
+ ch'avea al fin dato a tutti gli altri amanti;
+ e poi, che a Logistilla si traesse,
+ dove veder potria costumi santi,
+ bellezza eterna ed infinita grazia
+ che 'l cor notrisce e pasce, e mai non sazia.
+
+46
+
+ — Costei (dicea) stupore e riverenza
+ induce all'alma, ove si scuopre prima.
+ Contempla meglio poi l'alta presenza:
+ ogn'altro ben ti par di poca stima.
+ Il suo amore ha dagli altri differenza:
+ speme o timor negli altri il cor ti lima;
+ in questo il desiderio più non chiede,
+ e contento riman come la vede.
+
+47
+
+ Ella t'insegnerà studi più grati,
+ che suoni, danze, odori, bagni e cibi:
+ ma come i pensier tuoi meglio formati
+ poggin più ad alto, che per l'aria i nibi,
+ e come de la gloria de' beati
+ nel mortal corpo parte si delibi. —
+ Così parlando il marinar veniva,
+ lontano ancora alla sicura riva;
+
+48
+
+ quando vide scoprire alla marina
+ molti navili, e tutti alla sua volta.
+ Con quei ne vien l'ingiuriata Alcina;
+ e molta di sua gente have raccolta
+ per por lo stato a se stessa in ruina,
+ o racquistar la cara cosa tolta.
+ E bene è amor di ciò cagion non lieve,
+ ma l'ingiuria non men che ne riceve.
+
+49
+
+ Ella non ebbe sdegno, da che nacque,
+ di questo il maggior mai, ch'ora la rode;
+ onde fa i remi sì affrettar per l'acque,
+ che la spuma ne sparge ambe le prode.
+ Al gran rumor né mar né ripa tacque,
+ ed Ecco risonar per tutto s'ode.
+ — Scuopre, Ruggier, lo scudo, che bisogna;
+ se non, sei morto, o preso con vergogna. —
+
+50
+
+ Così disse il nocchier di Logistilla:
+ ed oltre il detto, egli medesmo prese
+ la tasca e da lo scudo dipartilla,
+ e fe' il lume di quel chiaro e palese.
+ L'incantato splendor che ne sfavilla,
+ gli occhi degli aversari così offese,
+ che li fe' restar ciechi allora allora,
+ e cader chi da poppa e chi da prora.
+
+51
+
+ Un ch'era alla veletta in su la rocca,
+ de l'armata d'Alcina si fu accorto;
+ e la campana martellando tocca,
+ onde il soccorso vien subito al porto.
+ L'artegliaria, come tempesta, fiocca
+ contra chi vuole al buon Ruggier far torto:
+ sì che gli venne d'ogni parte aita,
+ tal che salvò la libertà e la vita.
+
+52
+
+ Giunte son quattro donne in su la spiaggia,
+ che subito ha mandate Logistilla:
+ la valorosa Andronica e la saggia
+ Fronesia e l'onestissima Dicilla
+ e Sofrosina casta, che, come aggia
+ quivi a far più che l'altre, arde e sfavilla.
+ L'esercito ch'al mondo è senza pare,
+ del castello esce, e si distende al mare.
+
+53
+
+ Sotto il castel ne la tranquilla foce
+ di molti e grossi legni era una armata,
+ ad un botto di squilla, ad una voce
+ giorno e notte a battaglia apparecchiata.
+ E così fu la pugna aspra ed atroce,
+ e per acqua e per terra, incominciata;
+ per cui fu il regno sottosopra volto,
+ ch'avea già Alcina alla sorella tolto.
+
+54
+
+ Oh di quante battaglie il fin successe
+ diverso a quel che si credette inante!
+ Non sol ch'Alcina alor non riavesse,
+ come stimossi, il fugitivo amante;
+ ma dele navi che pur dianzi spesse
+ fur sì, ch'a pena il mar ne capia tante,
+ fuor de la fiamma che tutt'altre avampa,
+ con un legnetto sol misera scampa.
+
+55
+
+ Fuggesi Alcina, e sua misera gente
+ arsa e presa riman, rotta e sommersa.
+ D'aver Ruggier perduto, ella si sente
+ via più doler che d'altra cosa aversa:
+ notte e dì per lui geme amaramente,
+ e lacrime per lui dagli occhi versa;
+ e per dar fine a tanto aspro martire,
+ spesso si duol di non poter morire.
+
+56
+
+ Morir non puote alcuna fata mai,
+ fin che 'l sol gira, o il ciel non muta stilo.
+ Se ciò non fosse, era il dolore assai
+ per muover Cloto ad inasparle il filo;
+ o, qual Didon, finia col ferro i guai;
+ o la regina splendida del Nilo
+ avria imitata con mortifer sonno:
+ ma le fate morir sempre non ponno.
+
+57
+
+ Torniamo a quel di eterna gloria degno
+ Ruggiero; e Alcina stia ne la sua pena.
+ Dico di lui, che poi che fuor del legno
+ si fu condutto in più sicura arena,
+ Dio ringraziando che tutto il disegno
+ gli era successo, al mar voltò la schiena;
+ ed affrettando per l'asciutto il piede,
+ alla rocca ne va che quivi siede.
+
+58
+
+ Né la più forte ancor né la più bella
+ mai vide occhio mortal prima né dopo.
+ Son di più prezzo le mura di quella,
+ che se diamante fossino o piropo.
+ Di tai gemme qua giù non si favella:
+ ed a chi vuol notizia averne, è d'uopo
+ che vada quivi; che non credo altrove,
+ se non forse su in ciel, se ne ritruove.
+
+59
+
+ Quel che più fa che lor si inchina e cede
+ ogn'altra gemma, è che, mirando in esse,
+ l'uom sin in mezzo all'anima si vede;
+ vede suoi vizi e sue virtudi espresse,
+ sì che a lusinghe poi di sé non crede,
+ né a chi dar biasmo a torto gli volesse:
+ fassi, mirando allo specchio lucente
+ se stesso, conoscendosi, prudente.
+
+60
+
+ Il chiaro lume lor, ch'imita il sole,
+ manda splendore in tanta copia intorno,
+ che chi l'ha, ovunque sia, sempre che vuole,
+ Febo, mal grado tuo, si può far giorno.
+ Né mirabil vi son le pietre sole;
+ ma la materia e l'artificio adorno
+ contendon sì, che mal giudicar puossi
+ qual de le due eccellenze maggior fossi.
+
+61
+
+ Sopra gli altissimi archi, che puntelli
+ parean che del ciel fossino a vederli,
+ eran giardin sì spaziosi e belli,
+ che saria al piano anco fatica averli.
+ Verdeggiar gli odoriferi arbuscelli
+ si puon veder fra i luminosi merli,
+ ch'adorni son l'estate e il verno tutti
+ di vaghi fiori e di maturi frutti.
+
+62
+
+ Di così nobili arbori non suole
+ prodursi fuor di questi bei giardini,
+ né di tai rose o di simil viole,
+ di gigli, di amaranti o di gesmini.
+ Altrove appar come a un medesmo sole
+ e nasca e viva, e morto il capo inchini,
+ e come lasci vedovo il suo stelo
+ il fior suggetto al variar del cielo:
+
+63
+
+ ma quivi era perpetua la verdura,
+ perpetua la beltà de' fiori eterni:
+ non che benignità de la Natura
+ sì temperatamente li governi;
+ ma Logistilla con suo studio e cura,
+ senza bisogno de' moti superni
+ (quel che agli altri impossibile parea),
+ sua primavera ognor ferma tenea.
+
+64
+
+ Logistilla mostrò molto aver grato
+ ch'a lei venisse un sì gentil signore;
+ e comandò che fosse accarezzato,
+ e che studiasse ognun di fargli onore.
+ Gran pezzo inanzi Astolfo era arrivato,
+ che visto da Ruggier fu di buon core.
+ Fra pochi giorni venner gli altri tutti,
+ ch'a l'esser lor Melissa avea ridutti.
+
+65
+
+ Poi che si fur posati un giorno e dui,
+ venne Ruggiero alla fata prudente
+ col duca Astolfo, che non men di lui
+ avea desir di riveder Ponente.
+ Melissa le parlò per amendui;
+ e supplica la fata umilemente,
+ che li consigli, favorisca e aiuti,
+ sì che ritornin donde eran venuti.
+
+66
+
+ Disse la fata: — Io ci porrò il pensiero,
+ e fra dui dì te li darò espediti. —
+ Discorre poi tra sé, come Ruggiero,
+ e dopo lui, come quel duca aiti:
+ conchiude infin che 'l volator destriero
+ ritorni il primo agli aquitani liti;
+ ma prima vuol che se gli faccia un morso,
+ con che lo volga, e gli raffreni il corso.
+
+67
+
+ Gli mostra come egli abbia a far, se vuole
+ che poggi in alto, e come a far che cali;
+ e come, se vorrà che in giro vole,
+ o vada ratto, o che si stia su l'ali:
+ e quali effetti il cavallier far suole
+ di buon destriero in piana terra, tali
+ facea Ruggier che mastro ne divenne,
+ per l'aria, del destrier ch'avea le penne.
+
+68
+
+ Poi che Ruggier fu d'ogni cosa in punto,
+ da la fata gentil comiato prese,
+ alla qual restò poi sempre congiunto
+ di grande amore; e uscì di quel paese.
+ Prima di lui che se n'andò in buon punto,
+ e poi dirò come il guerriero inglese
+ tornasse con più tempo e più fatica
+ al magno Carlo ed alla corte amica.
+
+69
+
+ Quindi partì Ruggier, ma non rivenne
+ per quella via che fe' già suo mal grado,
+ allor che sempre l'ippogrifo il tenne
+ sopra il mare, e terren vide di rado:
+ ma potendogli or far batter le penne
+ di qua di là, dove più gli era a grado,
+ volse al ritorno far nuovo sentiero,
+ come, schivando Erode, i Magi fero.
+
+70
+
+ Al venir quivi, era, lasciando Spagna,
+ venuto India a trovar per dritta riga,
+ là dove il mare oriental la bagna;
+ dove una fata avea con l'altra briga.
+ Or veder si dispose altra campagna,
+ che quella dove i venti Eolo istiga,
+ e finir tutto il cominciato tondo,
+ per aver, come il sol, girato il mondo.
+
+71
+
+ Quinci il Cataio, e quindi Mangiana
+ sopra il gran Quinsaì vide passando:
+ volò sopra l'Imavo, e Sericana
+ lasciò a man destra; e sempre declinando
+ da l'iperborei Sciti a l'onda ircana,
+ giunse alle parti di Sarmazia: e quando
+ fu dove Asia da Europa si divide,
+ Russi e Pruteni e la Pomeria vide.
+
+72
+
+ Ben che di Ruggier fosse ogni desire
+ di ritornare a Bradamante presto;
+ pur, gustato il piacer ch'avea di gire
+ cercando il mondo, non restò per questo,
+ ch'alli Pollacchi, agli Ungari venire
+ non volesse anco, alli Germani, e al resto
+ di quella boreale orrida terra:
+ e venne al fin ne l'ultima Inghilterra.
+
+73
+
+ Non crediate, Signor, che però stia
+ per sì lungo camin sempre su l'ale:
+ ogni sera all'albergo se ne gìa,
+ schivando a suo poter d'alloggiar male.
+ E spese giorni e mesi in questa via,
+ sì di veder la terra e il mar gli cale.
+ Or presso a Londra giunto una matina,
+ sopra Tamigi il volator declina.
+
+74
+
+ Dove ne' prati alla città vicini
+ vide adunati uomini d'arme e fanti,
+ ch'a suon di trombe e a suon di tamburini
+ venian, partiti a belle schiere, avanti
+ il buon Rinaldo, onor de' paladini;
+ del qual, se vi ricorda, io dissi inanti,
+ che mandato da Carlo, era venuto
+ in queste parti a ricercar aiuto.
+
+75
+
+ Giunse a punto Ruggier, che si facea
+ la bella mostra fuor di quella terra;
+ e per sapere il tutto, ne chiedea
+ un cavallier, ma scese prima in terra:
+ e quel, ch'affabil era, gli dicea
+ che di Scozia e d'Irlanda e d'Inghilterra
+ e de l'isole intorno eran le schiere
+ che quivi alzate avean tante bandiere:
+
+76
+
+ e finita la mostra che faceano,
+ alla marina se distenderanno,
+ dove aspettati per solcar l'Oceano
+ son dai navili che nel porto stanno.
+ I Franceschi assediati si ricreano,
+ sperando in questi che a salvar li vanno.
+ — Ma acciò tu te n'informi pienamente,
+ io ti distinguerò tutta la gente.
+
+77
+
+ Tu vedi ben quella bandiera grande,
+ ch'insieme pon la fiordaligi e i pardi:
+ quella il gran capitano all'aria spande,
+ e quella han da seguir gli altri stendardi.
+ Il suo nome, famoso in queste bande,
+ è Leonetto, il fior de li gagliardi,
+ di consiglio e d'ardire in guerra mastro,
+ del re nipote, e duca di Lincastro.
+
+78
+
+ La prima, appresso il gonfalon reale,
+ che 'l vento tremolar fa verso il monte,
+ e tien nel campo verde tre bianche ale,
+ porta Ricardo, di Varvecia conte.
+ Del duca di Glocestra è quel segnale,
+ c'ha duo corna di cervio e mezza fronte.
+ Del duca di Chiarenza è quella face;
+ quel arbore è del duca d'Eborace.
+
+79
+
+ Vedi in tre pezzi una spezzata lancia:
+ gli è 'l gonfalon del duca di Nortfozia.
+ La fulgure è del buon conte di Cancia;
+ il grifone è del conte di Pembrozia.
+ Il duca di Sufolcia ha la bilancia.
+ Vedi quel giogo che due serpi assozia:
+ è del conte d'Esenia, e la ghirlanda
+ in campo azzurro ha quel di Norbelanda.
+
+80
+
+ Il conte d'Arindelia è quel c'ha messo
+ in mar quella barchetta che s'affonda.
+ Vedi il marchese di Barclei; e appresso
+ di Marchia il conte e il conte di Ritmonda:
+ il primo porta in bianco un monte fesso,
+ l'altro la palma, il terzo un pin ne l'onda.
+ Quel di Dorsezia è conte, e quel d'Antona,
+ che l'uno ha il carro, e l'altro la corona.
+
+81
+
+ Il falcon che sul nido i vanni inchina,
+ porta Raimondo, il conte di Devonia.
+ Il giallo e negro ha quel di Vigorina;
+ il can quel d'Erbia un orso quel d'Osonia.
+ La croce che là vedi cristallina,
+ è del ricco prelato di Battonia.
+ Vedi nel bigio una spezzata sedia:
+ è del duca Ariman di Sormosedia.
+
+82
+
+ Gli uomini d'arme e gli arcieri a cavallo
+ di quarantaduomila numer fanno.
+ Sono duo tanti, o di cento non fallo,
+ quelli ch'a piè ne la battaglia vanno.
+ Mira quei segni, un bigio, un verde, un giallo,
+ e di nero e d'azzur listato un panno:
+ Gofredo, Enrigo, Ermante ed Odoardo
+ guidan pedoni, ognun col suo stendardo.
+
+83
+
+ Duca di Bocchingamia è quel dinante;
+ Enrigo ha la contea di Sarisberia;
+ signoreggia Burgenia il vecchio Ermante;
+ quello Odoardo è conte di Croisberia.
+ Questi alloggiati più verso levante
+ sono gl'Inglesi. Or volgeti all'Esperia,
+ dove si veggion trentamila Scotti,
+ da Zerbin, figlio del lor re, condotti.
+
+84
+
+ Vedi tra duo unicorni il gran leone,
+ che la spada d'argento ha ne la zampa:
+ quell'è del re di Scozia il gonfalone;
+ il suo figliol Zerbino ivi s'accampa.
+ Non è un sì bello in tante altre persone:
+ natura il fece, e poi roppe la stampa.
+ Non è in cui tal virtù, tal grazia luca,
+ o tal possanza: ed è di Roscia duca.
+
+85
+
+ Porta in azzurro una dorata sbarra
+ il conte d'Ottonlei ne lo stendardo.
+ L'altra bandiera è del duca di Marra,
+ che nel travaglio porta il leopardo.
+ Di più colori e di più augei bizzarra
+ mira l'insegna d'Alcabrun gagliardo,
+ che non è duca, conte, né marchese,
+ ma primo nel salvatico paese.
+
+86
+
+ Del duca di Trasfordia è quella insegna,
+ dove è l'augel ch'al sol tien gli occhi franchi.
+ Lurcanio conte, ch'in Angoscia regna,
+ porta quel tauro, c'ha duo veltri ai fianchi.
+ Vedi là il duca d'Albania, che segna
+ il campo di colori azzurri e bianchi.
+ Quel avoltor, ch'un drago verde lania,
+ è l'insegna del conte di Boccania.
+
+87
+
+ Signoreggia Forbesse il forte Armano,
+ che di bianco e di nero ha la bandiera;
+ ed ha il conte d'Erelia a destra mano,
+ che porta in campo verde una lumiera.
+ Or guarda gl'Ibernesi appresso il piano:
+ sono duo squadre; e il conte di Childera
+ mena la prima, e il conte di Desmonda
+ da fieri monti ha tratta la seconda.
+
+88
+
+ Ne lo stendardo il primo ha un pino ardente;
+ l'altro nel bianco una vermiglia banda.
+ Non dà soccorso a Carlo solamente
+ la terra inglese, e la Scozia e l'Irlanda;
+ ma vien di Svezia e di Norvegia gente,
+ da Tile, e fin da la remota Islanda:
+ da ogni terra, insomma, che là giace,
+ nimica naturalmente di pace.
+
+89
+
+ Sedicimila sono, o poco manco,
+ de le spelonche usciti e de le selve;
+ hanno piloso il viso, il petto, il fianco,
+ e dossi e braccia e gambe, come belve.
+ Intorno allo stendardo tutto bianco
+ par che quel pian di lor lance s'inselve:
+ così Moratto il porta, il capo loro,
+ per dipingerlo poi di sangue Moro. —
+
+90
+
+ Mentre Ruggier di quella gente bella,
+ che per soccorrer Francia si prepara,
+ mira le varie insegne e ne favella,
+ e dei signor britanni i nomi impara;
+ uno ed un altro a lui, per mirar quella
+ bestia sopra cui siede, unica o rara,
+ maraviglioso corre e stupefatto;
+ e tosto il cerchio intorno gli fu fatto.
+
+91
+
+ Sì che per dare ancor più maraviglia,
+ e per pigliarne il buon Ruggier più gioco,
+ al volante corsier scuote la briglia,
+ e con gli sproni ai fianchi il tocca un poco:
+ quel verso il ciel per l'aria il camin piglia,
+ e lascia ognuno attonito in quel loco.
+ Quindi Ruggier, poi che di banda in banda
+ vide gl'Inglesi, andò verso l'Irlanda.
+
+92
+
+ E vide Ibernia fabulosa, dove
+ il santo vecchiarel fece la cava,
+ in che tanta mercé par che si truove,
+ che l'uom vi purga ogni sua colpa prava.
+ Quindi poi sopra il mare il destrier muove
+ là dove la minor Bretagna lava:
+ e nel passar vide, mirando a basso,
+ Angelica legata al nudo sasso.
+
+93
+
+ Al nudo sasso, all'Isola del pianto;
+ che l'Isola del pianto era nomata
+ quella che da crudele e fiera tanto
+ ed inumana gente era abitata,
+ che (come io vi dicea sopra nel canto)
+ per vari liti sparsa iva in armata
+ tutte le belle donne depredando,
+ per farne a un mostro poi cibo nefando.
+
+94
+
+ Vi fu legata pur quella matina,
+ dove venìa per trangugiarla viva
+ quel smisurato mostro, orca marina,
+ che di aborrevole esca si nutriva.
+ Dissi di sopra, come fu rapina
+ di quei che la trovaro in su la riva
+ dormire al vecchio incantatore a canto,
+ ch'ivi l'avea tirata per incanto.
+
+95
+
+ La fiera gente inospitale e cruda
+ alla bestia crudel nel lito espose
+ la bellissima donna, così ignuda
+ come Natura prima la compose.
+ Un velo non ha pure, in che richiuda
+ i bianchi gigli e le vermiglie rose,
+ da non cader per luglio o per dicembre,
+ di che son sparse le polite membre.
+
+96
+
+ Creduto avria che fosse statua finta
+ o d'alabastro o d'altri marmi illustri
+ Ruggiero, e su lo scoglio così avinta
+ per artificio di scultori industri;
+ se non vedea la lacrima distinta
+ tra fresche rose e candidi ligustri
+ far rugiadose le crudette pome,
+ e l'aura sventolar l'aurate chiome.
+
+97
+
+ E come ne' begli occhi gli occhi affisse,
+ de la sua Bradamante gli sovvenne.
+ Pietade e amore a un tempo lo trafisse,
+ e di piangere a pena si ritenne;
+ e dolcemente alla donzella disse,
+ poi che del suo destrier frenò le penne:
+ — O donna, degna sol de la catena
+ con chi i suoi servi Amor legati mena,
+
+98
+
+ e ben di questo e d'ogni male indegna,
+ chi è quel crudel che con voler perverso
+ d'importuno livor stringendo segna
+ di queste belle man l'avorio terso? —
+ Forza è ch'a quel parlare ella divegna
+ quale è di grana un bianco avorio asperso,
+ di sé vedendo quelle parti ignude,
+ ch'ancor che belle sian, vergogna chiude.
+
+99
+
+ E coperto con man s'avrebbe il volto,
+ se non eran legate al duro sasso;
+ ma del pianto, ch'almen non l'era tolto,
+ lo sparse, e si sforzò di tener basso.
+ E dopo alcun' signozzi il parlar sciolto,
+ incominciò con fioco suono e lasso:
+ ma non seguì; che dentro il fe' restare
+ il gran rumor che si sentì nel mare.
+
+100
+
+ Ecco apparir lo smisurato mostro
+ mezzo ascoso ne l'onda e mezzo sorto.
+ Come sospinto suol da borea o d'ostro
+ venir lungo navilio a pigliar porto,
+ così ne viene al cibo che l'è mostro
+ la bestia orrenda; e l'intervallo è corto.
+ La donna è mezza morta di paura;
+ né per conforto altrui si rassicura.
+
+101
+
+ Tenea Ruggier la lancia non in resta,
+ ma sopra mano, e percoteva l'orca.
+ Altro non so che s'assimigli a questa,
+ ch'una gran massa che s'aggiri e torca;
+ né forma ha d'animal, se non la testa,
+ c'ha gli occhi e i denti fuor, come di porca.
+ Ruggier in fronte la ferìa tra gli occhi;
+ ma par che un ferro o un duro sasso tocchi.
+
+102
+
+ Poi che la prima botta poco vale,
+ ritorna per far meglio la seconda.
+ L'orca, che vede sotto le grandi ale
+ l'ombra di qua e di là correr su l'onda,
+ lascia la preda certa litorale,
+ e quella vana segue furibonda:
+ dietro quella si volve e si raggira.
+ Ruggier giù cala, e spessi colpi tira.
+
+103
+
+ Come d'alto venendo aquila suole,
+ ch'errar fra l'erbe visto abbia la biscia,
+ o che stia sopra un nudo sasso al sole,
+ dove le spoglie d'oro abbella e liscia;
+ non assalir da quel lato la vuole
+ onde la velenosa e soffia e striscia,
+ ma da tergo la adugna, e batte i vanni,
+ acciò non se le volga e non la azzanni:
+
+104
+
+ così Ruggier con l'asta e con la spada,
+ non dove era de' denti armato il muso,
+ ma vuol che 'l colpo tra l'orecchie cada,
+ or su le schene, or ne la coda giuso.
+ Se la fera si volta, ei muta strada,
+ ed a tempo giù cala, e poggia in suso:
+ ma come sempre giunga in un diaspro,
+ non può tagliar lo scoglio duro ed aspro.
+
+105
+
+ Simil battaglia fa la mosca audace
+ contra il mastin nel polveroso agosto,
+ o nel mese dinanzi o nel seguace,
+ l'uno di spiche e l'altro pien di mosto:
+ negli occhi il punge e nel grifo mordace,
+ volagli intorno e gli sta sempre accosto;
+ e quel suonar fa spesso il dente asciutto:
+ ma un tratto che gli arrivi, appaga il tutto.
+
+106
+
+ Sì forte ella nel mar batte la coda,
+ che fa vicino al ciel l'acqua inalzare;
+ tal che non sa se l'ale in aria snoda,
+ o pur se 'l suo destrier nuota nel mare.
+ Gli è spesso che disia trovarsi a proda;
+ che se lo sprazzo in tal modo ha a durare,
+ teme sì l'ale inaffi all'ippogrifo,
+ che brami invano avere o zucca o schifo.
+
+107
+
+ Prese nuovo consiglio, e fu il migliore,
+ di vincer con altre arme il mostro crudo:
+ abbarbagliar lo vuol con lo splendore
+ ch'era incantato nel coperto scudo.
+ Vola nel lito; e per non fare errore,
+ alla donna legata al sasso nudo
+ lascia nel minor dito de la mano
+ l'annel, che potea far l'incanto vano:
+
+108
+
+ dico l'annel che Bradamante avea,
+ per liberar Ruggier, tolto a Brunello,
+ poi per trarlo di man d'Alcina rea,
+ mandato in India per Melissa a quello.
+ Melissa (come dianzi io vi dicea)
+ in ben di molti adoperò l'annello;
+ indi l'avea a Ruggier restituito,
+ dal qual poi sempre fu portato in dito.
+
+109
+
+ Lo dà ad Angelica ora, perché teme
+ che del suo scudo il fulgurar non viete,
+ e perché a lei ne sien difesi insieme
+ gli occhi che già l'avean preso alla rete.
+ Or viene al lito e sotto il ventre preme
+ ben mezzo il mar la smisurata cete.
+ Sta Ruggiero alla posta, e lieva il velo;
+ e par ch'aggiunga un altro sole al cielo.
+
+110
+
+ Ferì negli occhi l'incantato lume
+ di quella fera, e fece al modo usato.
+ Quale o trota o scaglion va giù pel fiume
+ c'ha con calcina il montanar turbato,
+ tal si vedea ne le marine schiume
+ il mostro orribilmente riversciato.
+ Di qua di là Ruggier percuote assai,
+ ma di ferirlo via non truova mai.
+
+111
+
+ La bella donna tuttavolta priega
+ ch'invan la dura squama oltre non pesti.
+ — Torna, per Dio, signor: prima mi slega
+ (dicea piangendo), che l'orca si desti:
+ portami teco e in mezzo il mar mi anniega:
+ non far ch'in ventre al brutto pesce io resti. —
+ Ruggier, commosso dunque al giusto grido,
+ slegò la donna, e la levò dal lido.
+
+112
+
+ Il destrier punto, ponta i piè all'arena
+ e sbalza in aria, e per lo ciel galoppa;
+ e porta il cavalliero in su la schena,
+ e la donzella dietro in su la groppa.
+ Così privò la fera de la cena
+ per lei soave e delicata troppa.
+ Ruggier si va volgendo, e mille baci
+ figge nel petto e negli occhi vivaci.
+
+113
+
+ Non più tenne la via, come propose
+ prima, di circundar tutta la Spagna;
+ ma nel propinquo lito il destrier pose,
+ dove entra in mar più la minor Bretagna.
+ Sul lito un bosco era di querce ombrose,
+ dove ognor par che Filomena piagna;
+ ch'in mezzo avea un pratel con una fonte,
+ e quinci e quindi un solitario monte.
+
+114
+
+ Quivi il bramoso cavallier ritenne
+ l'audace corso, e nel pratel discese;
+ e fe' raccorre al suo destrier le penne,
+ ma non a tal che più le avea distese.
+ Del destrier sceso, a pena si ritenne
+ di salir altri; ma tennel l'arnese:
+ l'arnese il tenne, che bisognò trarre,
+ e contra il suo disir messe le sbarre.
+
+115
+
+ Frettoloso, or da questo or da quel canto
+ confusamente l'arme si levava.
+ Non gli parve altra volta mai star tanto;
+ che s'un laccio sciogliea, dui n'annodava.
+ Ma troppo è lungo ormai, Signor, il canto,
+ e forse ch'anco l'ascoltar vi grava:
+ sì ch'io differirò l'istoria mia
+ in altro tempo che più grata sia.
+
+
+
+
+CANTO UNDICESIMO
+
+
+1
+
+ Quantunque debil freno a mezzo il corso
+ animoso destrier spesso raccolga,
+ raro è però che di ragione il morso
+ libidinosa furia a dietro volga,
+ quando il piacere ha in pronto; a guisa d'orso
+ che dal mel non sì tosto si distolga,
+ poi che gli n'è venuto odore al naso,
+ o qualche stilla ne gustò sul vaso.
+
+2
+
+ Qual ragion fia che 'l buon Ruggier raffrene,
+ sì che non voglia ora pigliar diletto
+ d'Angelica gentil che nuda tiene
+ nel solitario e commodo boschetto?
+ Di Bradamante più non gli soviene,
+ che tanto aver solea fissa nel petto:
+ e se gli ne sovien pur come prima,
+ pazzo è se questa ancor non prezza e stima;
+
+3
+
+ con la qual non saria stato quel crudo
+ Zenocrate di lui più continente.
+ Gittato avea Ruggier l'asta e lo scudo,
+ e si traea l'altre arme impaziente;
+ quando abbassando pel bel corpo ignudo
+ la donna gli occhi vergognosamente,
+ si vide in dito il prezioso annello
+ che già le tolse ad Albracca Brunello.
+
+4
+
+ Questo è l'annel ch'ella portò già in Francia
+ la prima volta che fe' quel camino
+ col fratel suo, che v'arrecò la lancia,
+ la qual fu poi d'Astolfo paladino.
+ Con questo fe' gl'incanti uscire in ciancia
+ di Malagigi al petron di Merlino;
+ con questo Orlando ed altri una matina
+ tolse di servitù di Dragontina;
+
+5
+
+ con questo uscì invisibil de la torre
+ dove l'avea richiusa un vecchio rio.
+ A che voglio io tutte sue prove accorre,
+ se le sapete voi così come io?
+ Brunel sin nel giron lel venne a torre;
+ ch'Agramante d'averlo ebbe disio.
+ Da indi in qua sempre Fortuna a sdegno
+ ebbe costei, fin che le tolse il regno.
+
+6
+
+ Or che sel vede, come ho detto, in mano,
+ sì di stupore e d'allegrezza è piena,
+ che quasi dubbia di sognarsi invano,
+ agli occhi, alla man sua dà fede a pena.
+ Del dito se lo leva, e a mano a mano
+ sel chiude in bocca: e in men che non balena,
+ così dagli occhi di Ruggier si cela,
+ come fa il sol quando la nube il vela.
+
+7
+
+ Ruggier pur d'ogn'intorno riguardava,
+ e s'aggirava a cerco come un matto;
+ ma poi che de l'annel si ricordava,
+ scornato vi rimase e stupefatto:
+ e la sua inavvertenza bestemiava,
+ e la donna accusava di quello atto
+ ingrato e discortese, che renduto
+ in ricompensa gli era del suo aiuto.
+
+8
+
+ — Ingrata damigella, è questo quello
+ guiderdone (dicea), che tu mi rendi?
+ che più tosto involar vogli l'annello,
+ ch'averlo in don? Perché da me nol prendi?
+ Non pur quel, ma lo scudo e il destrier snello
+ e me ti dono, e come vuoi mi spendi;
+ sol che 'l bel viso tuo non mi nascondi.
+ Io so, crudel, che m'odi, e non rispondi. —
+
+9
+
+ Così dicendo, intorno alla fontana
+ brancolando n'andava come cieco.
+ Oh quante volte abbracciò l'aria vana,
+ sperando la donzella abbracciar seco!
+ Quella, che s'era già fatta lontana,
+ mai non cessò d'andar, che giunse a un speco
+ che sotto un monte era capace e grande,
+ dove al bisogno suo trovò vivande.
+
+10
+
+ Quivi un vecchio pastor, che di cavalle
+ un grande armento avea, facea soggiorno.
+ Le iumente pascean giù per la valle
+ le tenere erbe ai freschi rivi intorno.
+ Di qua di là da l'antro erano stalle,
+ dove fuggìano il sol del mezzo giorno.
+ Angelica quel dì lunga dimora
+ là dentro fece, e non fu vista ancora.
+
+11
+
+ E circa il vespro, poi che rifrescossi,
+ e le fu aviso esser posata assai,
+ in certi drappi rozzi aviluppossi,
+ dissimil troppo ai portamenti gai,
+ che verdi, gialli, persi, azzurri e rossi
+ ebbe, e di quante fogge furon mai.
+ Non le può tor però tanto umil gonna,
+ che bella non rassembri e nobil donna.
+
+12
+
+ Taccia chi loda Fillide, o Neera,
+ o Amarilli, o Galatea fugace;
+ che d'esse alcuna sì bella non era,
+ Titiro e Melibeo, con vostra pace.
+ La bella donna tra' fuor de la schiera
+ de le iumente una che più le piace.
+ Allora allora se le fece inante
+ un pensier di tornarsene in Levante.
+
+13
+
+ Ruggiero intanto, poi ch'ebbe gran pezzo
+ indarno atteso s'ella si scopriva,
+ e che s'avide del suo error da sezzo,
+ che non era vicina e non l'udiva;
+ dove lasciato avea il cavallo, avezzo
+ in cielo e in terra, a rimontar veniva:
+ e ritrovò che s'avea tratto il morso,
+ e salia in aria a più libero corso.
+
+14
+
+ Fu grave e mala aggiunta all'altro danno
+ vedersi anco restar senza l'augello.
+ Questo, non men che 'l feminile inganno,
+ gli preme al cor; ma più che questo e quello,
+ gli preme e fa sentir noioso affanno
+ l'aver perduto il prezioso annello;
+ per le virtù non tanto ch'in lui sono,
+ quanto che fu de la sua donna dono.
+
+15
+
+ Oltremodo dolente si ripose
+ indosso l'arme, e lo scudo alle spalle;
+ dal mar slungossi, e per le piaggie erbose
+ prese il camin verso una larga valle,
+ dove per mezzo all'alte selve ombrose
+ vide il più largo e 'l più segnato calle.
+ Non molto va, ch'a destra, ove più folta
+ è quella selva, un gran strepito ascolta.
+
+16
+
+ Strepito ascolta e spaventevol suono
+ d'arme percosse insieme; onde s'affretta
+ tra pianta e pianta, e trova dui, che sono
+ a gran battaglia in poca piazza e stretta.
+ Non s'hanno alcun riguardo né perdono,
+ per far, non so di che, dura vendetta.
+ L'uno è gigante, alla sembianza fiero;
+ ardito l'altro e franco cavalliero.
+
+17
+
+ E questo con lo scudo e con la spada,
+ di qua di là saltando, si difende,
+ perché la mazza sopra non gli cada,
+ con che il gigante a due man sempre offende.
+ Giace morto il cavallo in su la strada.
+ Ruggier si ferma, e alla battaglia attende;
+ e tosto inchina l'animo, e disia
+ che vincitore il cavallier ne sia.
+
+18
+
+ Non che per questo gli dia alcun aiuto;
+ ma si tira da parte, e sta a vedere.
+ Ecco col baston grave il più membruto
+ sopra l'elmo a due man del minor fere.
+ De la percossa è il cavallier caduto:
+ l'altro, che 'l vide attonito giacere,
+ per dargli morte l'elmo gli dislaccia;
+ e fa sì che Ruggier lo vede in faccia.
+
+19
+
+ Vede Ruggier de la sua dolce e bella
+ e carissima donna Bradamante
+ scoperto il viso; e lei vede esser quella
+ a cui dar morte vuol l'empio gigante:
+ sì che a battaglia subito l'appella,
+ e con la spada nuda si fa inante:
+ ma quel, che nuova pugna non attende,
+ la donna tramortita in braccio prende;
+
+20
+
+ e se l'arreca in spalla, e via la porta,
+ come lupo talor piccolo agnello,
+ o l'aquila portar ne l'ugna torta
+ suole o colombo o simile altro augello.
+ Vede Ruggier quanto il suo aiuto importa,
+ e vien correndo a più poter; ma quello
+ con tanta fretta i lunghi passi mena,
+ che con gli occhi Ruggier lo segue a pena.
+
+21
+
+ Così correndo l'uno, e seguitando
+ l'altro, per un sentiero ombroso e fosco,
+ che sempre si venìa più dilatando,
+ in un gran prato uscir fuor di quel bosco.
+ Non più di questo; ch'io ritorno a Orlando,
+ che 'l fulgur che portò già il re Cimosco,
+ avea gittato in mar nel maggior fondo,
+ acciò mai più non si trovasse al mondo.
+
+22
+
+ Ma poco ci giovò: che 'l nimico empio
+ de l'umana natura, il qual del telo
+ fu l'inventor, ch'ebbe da quel l'esempio,
+ ch'apre le nubi e in terra vien dal cielo;
+ con quasi non minor di quello scempio
+ che ci diè quando Eva ingannò col melo,
+ lo fece ritrovar da un negromante,
+ al tempo de' nostri avi, o poco inante.
+
+23
+
+ La machina infernal, di più di cento
+ passi d'acqua ove stè ascosa molt'anni,
+ al sommo tratta per incantamento,
+ prima portata fu tra gli Alamanni;
+ li quali uno ed un altro esperimento
+ facendone, e il demonio a' nostri danni
+ assuttigliando lor via più la mente,
+ ne ritrovaro l'uso finalmente.
+
+24
+
+ Italia e Francia e tutte l'altre bande
+ del mondo han poi la crudele arte appresa.
+ Alcuno il bronzo in cave forme spande,
+ che liquefatto ha la fornace accesa;
+ bùgia altri il ferro; e chi picciol, chi grande
+ il vaso forma, che più e meno pesa:
+ e qual bombarda e qual nomina scoppio,
+ qual semplice cannon, qual cannon doppio;
+
+25
+
+ qual sagra, qual falcon, qual colubrina
+ sento nomar, come al suo autor più agrada;
+ che 'l ferro spezza, e i marmi apre e ruina,
+ e ovunque passa si fa dar la strada.
+ Rendi, miser soldato, alla fucina
+ per tutte l'arme c'hai, fin alla spada;
+ e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi;
+ che senza, io so, non toccherai stipendi.
+
+26
+
+ Come trovasti, o scelerata e brutta
+ invenzion, mai loco in uman core?
+ Per te la militar gloria è distrutta,
+ per te il mestier de l'arme è senza onore;
+ per te è il valore e la virtù ridutta,
+ che spesso par del buono il rio migliore:
+ non più la gagliardia, non più l'ardire
+ per te può in campo al paragon venire.
+
+27
+
+ Per te son giti ed anderan sotterra
+ tanti signori e cavallieri tanti,
+ prima che sia finita questa guerra,
+ che 'l mondo, ma più Italia ha messo in pianti;
+ che s'io v'ho detto, il detto mio non erra,
+ che ben fu il più crudele e il più di quanti
+ mai furo al mondo ingegni empi e maligni,
+ ch'imaginò sì abominosi ordigni.
+
+28
+
+ E crederò che Dio, perché vendetta
+ ne sia in eterno, nel profondo chiuda
+ del cieco abisso quella maladetta
+ anima, appresso al maladetto Giuda.
+ Ma seguitiamo il cavallier ch'in fretta
+ brama trovarsi all'isola d'Ebuda,
+ dove le belle donne e delicate
+ son per vivanda a un marin mostro date.
+
+29
+
+ Ma quanto avea più fretta il paladino,
+ tanto parea che men l'avesse il vento.
+ Spiri o dal lato destro o dal mancino,
+ o ne le poppe, sempre è così lento,
+ che si può far con lui poco camino;
+ e rimanea talvolta in tutto spento:
+ soffia talor sì averso, che gli è forza
+ o di tornare, o d'ir girando all'orza.
+
+30
+
+ Fu volontà di Dio che non venisse
+ prima che 'l re d'Ibernia in quella parte,
+ acciò con più facilità seguisse
+ quel ch'udir vi farò fra poche carte.
+ Sopra l'isola sorti, Orlando disse
+ al suo nochiero: — Or qui potrai fermarte,
+ e 'l battel darmi; che portar mi voglio
+ senz'altra compagnia sopra lo scoglio.
+
+31
+
+ E voglio la maggior gomona meco,
+ e l'ancora maggior ch'abbi sul legno:
+ io ti farò veder perché l'arreco,
+ se con quel mostro ad affrontar mi vegno. —
+ Gittar fe' in mare il palischermo seco,
+ con tutto quel ch'era atto al suo disegno.
+ Tutte l'arme lasciò, fuor che la spada;
+ e vêr lo scoglio, sol, prese la strada.
+
+32
+
+ Si tira i remi al petto, e tien le spalle
+ volte alla parte ove discender vuole;
+ a guisa che del mare o de la valle
+ uscendo al lito, il salso granchio suole.
+ Era ne l'ora che le chiome gialle
+ la bella Aurora avea spiegate al Sole,
+ mezzo scoperto ancora e mezzo ascoso,
+ non senza sdegno di Titon geloso.
+
+33
+
+ Fattosi appresso al nudo scoglio, quanto
+ potria gagliarda man gittare un sasso,
+ gli pare udire e non udire un pianto;
+ sì all'orecchie gli vien debole e lasso.
+ Tutto si volta sul sinistro canto;
+ e posto gli occhi appresso all'onde al basso,
+ vede una donna, nuda come nacque,
+ legata a un tronco; e i piè le bagnan l'acque.
+
+34
+
+ Perché gli è ancor lontana, e perché china
+ la faccia tien, non ben chi sia discerne.
+ Tira in fretta ambi i remi, e s'avicina
+ con gran disio di più notizia averne.
+ Ma muggiar sente in questo la marina,
+ e rimbombar le selve e le caverne:
+ gonfiansi l'onde; ed ecco il mostro appare,
+ che sotto il petto ha quasi ascoso il mare.
+
+35
+
+ Come d'oscura valle umida ascende
+ nube di pioggia e di tempesta pregna,
+ che più che cieca notte si distende
+ per tutto 'l mondo, e par che 'l giorno spegna;
+ così nuota la fera, e del mar prende
+ tanto, che si può dir che tutto il tegna:
+ fremono l'onde. Orlando in sé raccolto,
+ la mira altier, né cangia cor né volto.
+
+36
+
+ E come quel ch'avea il pensier ben fermo
+ di quanto volea far, si mosse ratto;
+ e perché alla donzella essere schermo,
+ e la fera assalir potesse a un tratto,
+ entrò fra l'orca e lei col palischermo,
+ nel fodero lasciando il brando piatto:
+ l'ancora con la gomona in man prese;
+ poi con gran cor l'orribil mostro attese.
+
+37
+
+ Tosto che l'orca s'accostò, e scoperse
+ nel schifo Orlando con poco intervallo,
+ per ingiottirlo tanta bocca aperse,
+ ch'entrato un uomo vi saria a cavallo.
+ Si spinse Orlando inanzi, e se gl'immerse
+ con quella ancora in gola, e s'io non fallo,
+ col battello anco; e l'ancora attaccolle
+ e nel palato e ne la lingua molle:
+
+38
+
+ sì che né più si puon calar di sopra,
+ né alzar di sotto le mascelle orrende.
+ Così chi ne le mine il ferro adopra,
+ la terra, ovunque si fa via, suspende,
+ che subita ruina non lo cuopra,
+ mentre malcauto al suo lavoro intende.
+ Da un amo all'altro l'ancora è tanto alta,
+ che non v'arriva Orlando, se non salta.
+
+39
+
+ Messo il puntello, e fattosi sicuro
+ che 'l mostro più serrar non può la bocca,
+ stringe la spada, e per quel antro oscuro
+ di qua e di là con tagli e punte tocca.
+ Come si può, poi che son dentro al muro
+ giunti i nimici, ben difender rocca;
+ così difender l'orca si potea
+ dal paladin che ne la gola avea.
+
+40
+
+ Dal dolor vinta, or sopra il mar si lancia,
+ e mostra i fianchi e le scagliose schene;
+ or dentro vi s'attuffa, e con la pancia
+ muove dal fondo e fa salir l'arene.
+ Sentendo l'acqua il cavallier di Francia,
+ che troppo abonda, a nuoto fuor ne viene:
+ lascia l'ancora fitta, e in mano prende
+ la fune che da l'ancora depende.
+
+41
+
+ E con quella ne vien nuotando in fretta
+ verso lo scoglio; ove fermato il piede,
+ tira l'ancora a sé, ch'in bocca stretta
+ con le due punte il brutto mostro fiede.
+ L'orca a seguire il canape è costretta
+ da quella forza ch'ogni forza eccede,
+ da quella forza che più in una scossa
+ tira, ch'in dieci un argano far possa.
+
+42
+
+ Come toro selvatico ch'al corno
+ gittar si senta un improvviso laccio,
+ salta di qua di là, s'aggira intorno,
+ si colca e lieva, e non può uscir d'impaccio;
+ così fuor del suo antico almo soggiorno
+ l'orca tratta per forza di quel braccio,
+ con mille guizzi e mille strane ruote
+ segue la fune, e scior non se ne puote.
+
+43
+
+ Di bocca il sangue in tanta copia fonde,
+ che questo oggi il mar Rosso si può dire,
+ dove in tal guisa ella percuote l'onde,
+ ch'insino al fondo le vedreste aprire;
+ ed or ne bagna il cielo, e il lume asconde
+ del chiaro sol: tanto le fa salire.
+ Rimbombano al rumor ch'intorno s'ode,
+ le selve, i monti e le lontane prode.
+
+44
+
+ Fuor de la grotta il vecchio Proteo, quando
+ ode tanto rumor, sopra il mare esce;
+ e visto entrare e uscir de l'orca Orlando,
+ e al lito trar sì smisurato pesce,
+ fugge per l'alto oceano, obliando
+ lo sparso gregge: e sì il tumulto cresce,
+ che fatto al carro i suoi delfini porre,
+ quel dì Nettuno in Etiopia corre.
+
+45
+
+ Con Melicerta in collo Ino piangendo,
+ e le Nereide coi capelli sparsi,
+ Glauci e Tritoni, e gli altri, non sappiendo
+ dove, chi qua chi là van per salvarsi.
+ Orlando al lito trasse il pesce orrendo,
+ col qual non bisognò più affaticarsi;
+ che pel travaglio e per l'avuta pena,
+ prima morì, che fosse in su l'arena.
+
+46
+
+ De l'isola non pochi erano corsi
+ a riguardar quella battaglia strana;
+ i quai da vana religion rimorsi,
+ così sant'opra riputar profana:
+ e dicean che sarebbe un nuovo torsi
+ Proteo nimico, e attizzar l'ira insana,
+ da farli porre il marin gregge in terra,
+ e tutta rinovar l'antica guerra;
+
+47
+
+ e che meglio sarà di chieder pace
+ prima all'offeso dio, che peggio accada;
+ e questo si farà, quando l'audace
+ gittato in mare a placar Proteo vada.
+ Come dà fuoco l'una a l'altra face,
+ e tosto alluma tutta una contrada,
+ così d'un cor ne l'altro si difonde
+ l'ira ch'Orlando vuol gittar ne l'onde.
+
+48
+
+ Chi d'una fromba e chi d'un arco armato,
+ chi d'asta, chi di spada, al lito scende;
+ e dinanzi e di dietro e d'ogni lato,
+ lontano e appresso, a più poter l'offende.
+ Di sì bestiale insulto e troppo ingrato
+ gran meraviglia il paladin si prende:
+ pel mostro ucciso ingiuria far si vede,
+ dove aver ne sperò gloria e mercede.
+
+49
+
+ Ma come l'orso suol, che per le fiere
+ menato sia da Rusci o da Lituani,
+ passando per la via, poco temere
+ l'importuno abbaiar di picciol cani,
+ che pur non se li degna di vedere;
+ così poco temea di quei villani
+ il paladin, che con un soffio solo
+ ne potrà fracassar tutto lo stuolo.
+
+50
+
+ E ben si fece far subito piazza
+ che lor si volse, e Durindana prese.
+ S'avea creduto quella gente pazza
+ che le dovesse far poche contese,
+ quando né indosso gli vedea corazza,
+ né scudo in braccio, né alcun altro arnese;
+ ma non sapea che dal capo alle piante
+ dura la pelle avea più che diamante.
+
+51
+
+ Quel che d'Orlando agli altri far non lece,
+ di far degli altri a lui già non è tolto.
+ Trenta n'uccise, e furo in tutto diece
+ botte, o se più, non le passò di molto.
+ Tosto intorno sgombrar l'arena fece;
+ e per slegar la donna era già volto,
+ quando nuovo tumulto e nuovo grido
+ fe' risuonar da un'altra parte il lido.
+
+52
+
+ Mentre avea il paladin da questa banda
+ così tenuto i barbari impediti,
+ eran senza contrasto quei d'Irlanda
+ da più parte ne l'isola saliti;
+ e spenta ogni pietà, strage nefanda
+ di quel popul facean per tutti i liti:
+ fosse iustizia, o fosse crudeltade,
+ né sesso riguardavano né etade.
+
+53
+
+ Nessun ripar fan gl'isolani, o poco;
+ parte, ch'accolti son troppo improviso,
+ parte, che poca gente ha il picciol loco,
+ e quella poca è di nessun aviso.
+ L'aver fu messo a sacco; messo fuoco
+ fu ne le case: il populo fu ucciso:
+ le mura fur tutte adeguate al suolo:
+ non fu lasciato vivo un capo solo.
+
+54
+
+ Orlando, come gli appertenga nulla
+ l'alto rumor, le strida e la ruina,
+ viene a colei che su la pietra brulla
+ avea da divorar l'orca marina.
+ Guarda, e gli par conoscer la fanciulla;
+ e più gli pare, e più che s'avicina:
+ gli pare Olimpia: ed era Olimpia certo,
+ che di sua fede ebbe sì iniquo merto.
+
+55
+
+ Misera Olimpia! a cui dopo lo scorno
+ che gli fe' Amore, anco Fortuna cruda
+ mandò i corsari (e fu il medesmo giorno),
+ che la portaro all'isola d'Ebuda.
+ Riconosce ella Orlando nel ritorno
+ che fa allo scoglio: ma perch'ella è nuda,
+ tien basso il capo; e non che non gli parli,
+ ma gli occhi non ardisce al viso alzarli.
+
+56
+
+ Orlando domandò ch'iniqua sorte
+ l'avesse fatta all'isola venire
+ di là dove lasciata col consorte
+ lieta l'avea, quanto si può più dire.
+ — Non so (disse ella) s'io v'ho, che la morte
+ voi mi schivaste, grazie a riferire,
+ o da dolermi che per voi non sia
+ oggi finita la miseria mia.
+
+57
+
+ Io v'ho da ringraziar ch'una maniera
+ di morir mi schivaste troppo enorme;
+ che troppo saria enorme, se la fera
+ nel brutto ventre avesse avuto a porme.
+ Ma già non vi ringrazio ch'io non pera;
+ che morte sol può di miseria torme:
+ ben vi ringrazierò, se da voi darmi
+ quella vedrò, che d'ogni duol può trarmi. —
+
+58
+
+ Poi con gran pianto seguitò, dicendo
+ come lo sposo suo l'avea tradita;
+ che la lasciò su l'isola dormendo,
+ donde ella poi fu dai corsar rapita.
+ E mentre ella parlava, rivolgendo
+ s'andava in quella guisa che scolpita
+ o dipinta è Diana ne la fonte,
+ che getta l'acqua ad Ateone in fronte;
+
+59
+
+ che, quanto può, nasconde il petto e 'l ventre,
+ più liberal dei fianchi e de le rene.
+ Brama Orlando ch'in porto il suo legno entre;
+ che lei, che sciolta avea da le catene,
+ vorria coprir d'alcuna veste. Or mentre
+ ch'a questo è intento, Oberto sopraviene,
+ Oberto il re d'Ibernia, ch'avea inteso
+ che 'l marin mostro era sul lito steso;
+
+60
+
+ e che nuotando un cavallier era ito
+ a porgli in gola un'ancora assai grave;
+ e che l'avea così tirato al lito,
+ come si suol tirar contr'acqua nave.
+ Oberto, per veder se riferito
+ colui da chi l'ha inteso, il vero gli have,
+ se ne vien quivi; e la sua gente intanto
+ arde e distrugge Ebuda in ogni canto.
+
+61
+
+ Il re d'Ibernia, ancor che fosse Orlando,
+ di sangue tinto, e d'acqua molle e brutto,
+ brutto del sangue che si trasse quando
+ uscì de l'orca in ch'era entrato tutto,
+ pel conte l'andò pur raffigurando;
+ tanto più che ne l'animo avea indutto,
+ tosto che del valor sentì la nuova,
+ ch'altri ch'Orlando non faria tal pruova.
+
+62
+
+ Lo conoscea, perch'era stato infante
+ d'onore in Francia, e se n'era partito
+ per pigliar la corona, l'anno inante,
+ del padre suo ch'era di vita uscito.
+ Tante volte veduto, e tante e tante
+ gli avea parlato, ch'era in infinito.
+ Lo corse ad abbracciare e a fargli festa,
+ trattasi la celata ch'avea in testa.
+
+63
+
+ Non meno Orlando di veder contento
+ si mostrò il re, che 'l re di veder lui.
+ Poi che furo a iterar l'abbracciamento
+ una o due volte tornati amendui,
+ narrò ad Oberto Orlando il tradimento
+ che fu fatto alla giovane, e da cui
+ fatto le fu; dal perfido Bireno,
+ che via d'ogn'altro lo dovea far meno.
+
+64
+
+ Le prove gli narrò, che tante volte
+ ella d'amarlo dimostrato avea:
+ come i parenti e le sustanze tolte
+ le furo, e al fin per lui morir volea;
+ e ch'esso testimonio era di molte,
+ e renderne buon conto ne potea.
+ Mentre parlava, i begli occhi sereni
+ de la donna di lagrime eran pieni.
+
+65
+
+ Era il bel viso suo, quale esser suole
+ da primavera alcuna volta il cielo,
+ quando la pioggia cade, e a un tempo il sole
+ si sgombra intorno il nubiloso velo.
+ E come il rosignuol dolci carole
+ mena nei rami alor del verde stelo,
+ così alle belle lagrime le piume
+ si bagna Amore, e gode al chiaro lume.
+
+66
+
+ E ne la face de' begli occhi accende
+ l'aurato strale, e nel ruscello amorza,
+ che tra vermigli e bianchi fiori scende:
+ e temprato che l'ha, tira di forza
+ contra il garzon, che né scudo difende,
+ né maglia doppia, né ferrigna scorza;
+ che mentre sta a mirar gli occhi e le chiome,
+ si sente il cor ferito, e non sa come.
+
+67
+
+ Le bellezze d'Olimpia eran di quelle
+ che son più rare: e non la fronte sola,
+ gli occhi e le guance e le chiome avea belle,
+ la bocca, il naso, gli omeri e la gola;
+ ma discendendo giù da le mammelle,
+ le parti che solea coprir la stola,
+ fur di tanta eccellenza, ch'anteporse
+ a quante n'avea il mondo potean forse.
+
+68
+
+ Vinceano di candor le nievi intatte,
+ ed eran più ch'avorio a toccar molli:
+ le poppe ritondette parean latte
+ che fuor dei giunchi allora allora tolli.
+ Spazio fra lor tal discendea, qual fatte
+ esser veggiàn fra picciolini colli
+ l'ombrose valli, in sua stagione amene,
+ che 'l verno abbia di nieve allora piene.
+
+69
+
+ I rilevati fianchi e le belle anche,
+ e netto più che specchio il ventre piano,
+ pareano fatti, e quelle coscie bianche,
+ da Fidia a torno, o da più dotta mano.
+ Di quelle parti debbovi dir anche,
+ che pur celare ella bramava invano?
+ Dirò insomma, ch'in lei dal capo al piede,
+ quant'esser può beltà, tutta si vede.
+
+70
+
+ Se fosse stata ne le valli Idee
+ vista dal Pastor frigio, io non so quanto
+ Vener, sebben vincea quell'altre dee,
+ portato avesse di bellezza il vanto:
+ né forse ito saria ne le Amiclee
+ contrade esso a violar l'ospizio santo;
+ ma detto avria: — Con Menelao ti resta,
+ Elena pur; ch'altra io non vo' che questa. —
+
+71
+
+ E se fosse costei stata a Crotone,
+ quando Zeusi l'imagine far volse,
+ che por dovea nel tempio di Iunone,
+ e tante belle nude insieme accolse;
+ e che, per una farne in perfezione,
+ da chi una parte e da chi un'altra tolse:
+ non avea da torre altra che costei;
+ che tutte le bellezze erano in lei.
+
+72
+
+ Io non credo che mai Bireno, nudo
+ vedesse quel bel corpo; ch'io son certo
+ che stato non saria mai così crudo,
+ che l'avesse lasciata in quel deserto.
+ Ch'Oberto se n'accende, io vi concludo,
+ tanto che 'l fuoco non può star coperto.
+ Si studia consolarla, e darle speme
+ ch'uscirà in bene il mal ch'ora la preme:
+
+73
+
+ e le promette andar seco in Olanda;
+ né fin che ne lo stato la rimetta,
+ e ch'abbia fatto iusta e memoranda
+ di quel periuro e traditor vendetta,
+ non cesserà con ciò che possa Irlanda,
+ e lo farà quanto potrà più in fretta.
+ Cercare intanto in quelle case e in queste
+ facea di gonne e di feminee veste.
+
+74
+
+ Bisogno non sarà, per trovar gonne,
+ ch'a cercar fuor de l'isola si mande;
+ ch'ogni dì se n'avea da quelle donne
+ che de l'avido mostro eran vivande.
+ Non fe' molto cercar, che ritrovonne
+ di varie fogge Oberto copia grande;
+ e fe' vestir Olimpia, e ben gl'increbbe
+ non la poter vestir come vorrebbe.
+
+75
+
+ Ma né sì bella seta o sì fin'oro
+ mai Fiorentini industri tesser fenno;
+ né chi ricama fece mai lavoro,
+ postovi tempo, diligenza e senno,
+ che potesse a costui parer decoro,
+ se lo fêsse Minerva o il dio di Lenno,
+ e degno di coprir sì belle membre,
+ che forza è ad or ad or se ne rimembre.
+
+76
+
+ Per più rispetti il paladino molto
+ si dimostrò di questo amor contento:
+ ch'oltre che 'l re non lascerebbe asciolto
+ Bireno andar di tanto tradimento,
+ sarebbe anch'esso per tal mezzo tolto
+ di grave e di noioso impedimento,
+ quivi non per Olimpia, ma venuto
+ per dar, se v'era, alla sua donna aiuto.
+
+77
+
+ Ch'ella non v'era si chiarì di corto,
+ ma già non si chiarì se v'era stata;
+ perché ogn'uomo ne l'isola era morto,
+ né un sol rimaso di sì gran brigata.
+ Il dì seguente si partir del porto,
+ e tutti insieme andaro in una armata.
+ Con loro andò in Irlanda il paladino;
+ che fu per gire in Francia il suo camino.
+
+78
+
+ A pena un giorno si fermò in Irlanda;
+ non valser preghi a far che più vi stesse:
+ Amor, che dietro alla sua donna il manda,
+ di fermarvisi più non gli concesse.
+ Quindi si parte; e prima raccomanda
+ Olimpia al re, che servi le promesse:
+ ben che non bisognasse; che gli attenne
+ molto più, che di far non si convenne.
+
+79
+
+ Così fra pochi dì gente raccolse;
+ e fatto lega col re d'Inghilterra
+ e con l'altro di Scozia, gli ritolse
+ Olanda, e in Frisa non gli lasciò terra;
+ ed a ribellione anco gli volse
+ la sua Selandia: e non finì la guerra,
+ che gli diè morte; né però fu tale
+ la pena, ch'al delitto andasse eguale.
+
+80
+
+ Olimpia Oberto si pigliò per moglie,
+ e di contessa la fe' gran regina.
+ Ma ritorniamo al paladin che scioglie
+ nel mar le vele, e notte e dì camina;
+ poi nel medesmo porto le raccoglie,
+ donde pria le spiegò ne la marina:
+ e sul suo Brigliadoro armato salse,
+ e lasciò dietro i venti e l'onde salse.
+
+81
+
+ Credo che 'l resto di quel verno cose
+ facesse degne di tenerne conto;
+ ma fur sin a quel tempo sì nascose,
+ che non è colpa mia s'or non le conto;
+ perché Orlando a far l'opre virtuose,
+ più che a narrarle poi, sempre era pronto:
+ né mai fu alcun de li suoi fatti espresso,
+ se non quando ebbe i testimoni appresso.
+
+82
+
+ Passò il resto del verno così cheto,
+ che di lui non si seppe cosa vera:
+ ma poi che 'l sol ne l'animal discreto
+ che portò Friso, illuminò la sfera,
+ e Zefiro tornò soave e lieto
+ a rimenar la dolce primavera;
+ d'Orlando usciron le mirabil pruove
+ coi vaghi fiori e con l'erbette nuove.
+
+83
+
+ Di piano in monte, e di campagna in lido,
+ pien di travaglio e di dolor ne gìa;
+ quando all'entrar d'un bosco, un lungo grido,
+ un alto duol l'orecchie gli ferìa.
+ Spinge il cavallo, e piglia il brando fido,
+ e donde viene il suon, ratto s'invia:
+ ma diferisco un'altra volta a dire
+ quel che seguì, se mi vorrete udire.
+
+
+
+
+CANTO DODICESIMO
+
+
+1
+
+ Cerere, poi che da la madre Idea
+ tornando in fretta alla solinga valle,
+ là dove calca la montagna Etnea
+ al fulminato Encelado le spalle,
+ la figlia non trovò dove l'avea
+ lasciata fuor d'ogni segnato calle;
+ fatto ch'ebbe alle guance, al petto, ai crini
+ e agli occhi danno, al fin svelse duo pini;
+
+2
+
+ e nel fuoco gli accese di Vulcano,
+ e diè lor non potere esser mai spenti:
+ e portandosi questi uno per mano
+ sul carro che tiravan dui serpenti,
+ cercò le selve, i campi, il monte, il piano,
+ le valli, i fiumi, li stagni, i torrenti,
+ la terra e 'l mare; e poi che tutto il mondo
+ cercò di sopra, andò al tartareo fondo.
+
+3
+
+ S'in poter fosse stato Orlando pare
+ all'Eleusina dea, come in disio,
+ non avria, per Angelica cercare,
+ lasciato o selva o campo o stagno o rio
+ o valle o monte o piano o terra o mare,
+ il cielo e 'l fondo de l'eterno oblio;
+ ma poi che 'l carro e i draghi non avea,
+ la gìa cercando al meglio che potea.
+
+4
+
+ L'ha cercata per Francia: or s'apparecchia
+ per Italia cercarla e per Lamagna,
+ per la nuova Castiglia e per la vecchia,
+ e poi passare in Libia il mar di Spagna.
+ Mentre pensa così, sente all'orecchia
+ una voce venir, che par che piagna:
+ si spinge inanzi; e sopra un gran destriero
+ trottar si vede innanzi un cavalliero,
+
+5
+
+ che porta in braccio e su l'arcion davante
+ per forza una mestissima donzella.
+ Piange ella, e si dibatte, e fa sembiante
+ di gran dolore; ed in soccorso appella
+ il valoroso principe d'Anglante;
+ che come mira alla giovane bella,
+ gli par colei, per cui la notte e il giorno
+ cercato Francia avea dentro e d'intorno.
+
+6
+
+ Non dico ch'ella fosse, ma parea
+ Angelica gentil ch'egli tant'ama.
+ Egli, che la sua donna e la sua dea
+ vede portar sì addolorata e grama,
+ spinto da l'ira e da la furia rea,
+ con voce orrenda il cavallier richiama;
+ richiama il cavalliero e gli minaccia,
+ e Brigliadoro a tutta briglia caccia.
+
+7
+
+ Non resta quel fellon, né gli risponde,
+ all'alta preda, al gran guadagno intento,
+ e sì ratto ne va per quelle fronde,
+ che saria tardo a seguitarlo il vento.
+ L'un fugge, e l'altro caccia; e le profonde
+ selve s'odon sonar d'alto lamento.
+ Correndo usciro in un gran prato; e quello
+ avea nel mezzo un grande e ricco ostello.
+
+8
+
+ Di vari marmi con suttil lavoro
+ edificato era il palazzo altiero.
+ Corse dentro alla porta messa d'oro
+ con la donzella in braccio il cavalliero.
+ Dopo non molto giunse Brigliadoro,
+ che porta Orlando disdegnoso e fiero.
+ Orlando, come è dentro, gli occhi gira;
+ né più il guerrier, né la donzella mira.
+
+9
+
+ Subito smonta, e fulminando passa
+ dove più dentro il bel tetto s'alloggia:
+ corre di qua, corre di là, né lassa
+ che non vegga ogni camera, ogni loggia.
+ Poi che i segreti d'ogni stanza bassa
+ ha cerco invan, su per le scale poggia;
+ e non men perde anco a cercar di sopra,
+ che perdessi di sotto, il tempo e l'opra.
+
+10
+
+ D'oro e di seta i letti ornati vede:
+ nulla de muri appar né de pareti;
+ che quelle, e il suolo ove si mette il piede,
+ son da cortine ascose e da tapeti.
+ Di su di giù va il conte Orlando e riede;
+ né per questo può far gli occhi mai lieti
+ che riveggiano Angelica, o quel ladro
+ che n'ha portato il bel viso leggiadro.
+
+11
+
+ E mentre or quinci or quindi invano il passo
+ movea, pien di travaglio e di pensieri,
+ Ferraù, Brandimarte e il re Gradasso,
+ re Sacripante ed altri cavallieri
+ vi ritrovò, ch'andavano alto e basso,
+ né men facean di lui vani sentieri;
+ e si ramaricavan del malvagio
+ invisibil signor di quel palagio.
+
+12
+
+ Tutti cercando il van, tutti gli dànno
+ colpa di furto alcun che lor fatt'abbia:
+ del destrier che gli ha tolto, altri è in affanno;
+ ch'abbia perduta altri la donna, arrabbia;
+ altri d'altro l'accusa: e così stanno,
+ che non si san partir di quella gabbia;
+ e vi son molti, a questo inganno presi,
+ stati le settimane intiere e i mesi.
+
+13
+
+ Orlando, poi che quattro volte e sei
+ tutto cercato ebbe il palazzo strano,
+ disse fra sé: — Qui dimorar potrei,
+ gittare il tempo e la fatica invano:
+ e potria il ladro aver tratta costei
+ da un'altra uscita, e molto esser lontano. —
+ Con tal pensiero uscì nel verde prato,
+ dal qual tutto il palazzo era aggirato.
+
+14
+
+ Mentre circonda la casa silvestra,
+ tenendo pur a terra il viso chino,
+ per veder s'orma appare, o da man destra
+ o da sinistra, di nuovo camino;
+ si sente richiamar da una finestra:
+ e leva gli occhi; e quel parlar divino
+ gli pare udire, e par che miri il viso,
+ che l'ha da quel che fu, tanto diviso.
+
+15
+
+ Pargli Angelica udir, che supplicando
+ e piangendo gli dica: — Aita, aita!
+ la mia virginità ti raccomando
+ più che l'anima mia, più che la vita.
+ Dunque in presenza del mio caro Orlando
+ da questo ladro mi sarà rapita?
+ più tosto di tua man dammi la morte,
+ che venir lasci a sì infelice sorte. —
+
+16
+
+ Queste parole una ed un'altra volta
+ fanno Orlando tornar per ogni stanza,
+ con passione e con fatica molta,
+ ma temperata pur d'alta speranza.
+ Talor si ferma, ed una voce ascolta,
+ che di quella d'Angelica ha sembianza
+ (e s'egli è da una parte, suona altronde),
+ che chieggia aiuto; e non sa trovar donde.
+
+17
+
+ Ma tornando a Ruggier, ch'io lasciai quando
+ dissi che per sentiero ombroso e fosco
+ il gigante e la donna seguitando,
+ in un gran prato uscito era del bosco;
+ io dico ch'arrivò qui dove Orlando
+ dianzi arrivò, se 'l loco riconosco.
+ Dentro la porta il gran gigante passa:
+ Ruggier gli è appresso, e di seguir non lassa.
+
+18
+
+ Tosto che pon dentro alla soglia il piede,
+ per la gran corte e per le logge mira;
+ né più il gigante né la donna vede,
+ e gli occhi indarno or quinci or quindi aggira.
+ Di su di giù va molte volte e riede;
+ né gli succede mai quel che desira:
+ né si sa imaginar dove sì tosto
+ con la donna il fellon si sia nascosto.
+
+19
+
+ Poi che revisto ha quattro volte e cinque
+ di su di giù camere e logge e sale,
+ pur di nuovo ritorna, e non relinque
+ che non ne cerchi fin sotto le scale.
+ Con speme al fin che sian ne le propinque
+ selve, si parte: ma una voce, quale
+ richiamò Orlando, lui chiamò non manco;
+ e nel palazzo il fe' ritornar anco.
+
+20
+
+ Una voce medesma, una persona
+ che paruta era Angelica ad Orlando,
+ parve a Ruggier la donna di Dordona,
+ che lo tenea di sé medesmo in bando.
+ Se con Gradasso o con alcun ragiona
+ di quei ch'andavan nel palazzo errando,
+ a tutti par che quella cosa sia,
+ che più ciascun per sé brama e desia.
+
+21
+
+ Questo era un nuovo e disusato incanto
+ ch'avea composto Atlante di Carena,
+ perché Ruggier fosse occupato tanto
+ in quel travaglio, in quella dolce pena,
+ che 'l mal'influsso n'andasse da canto,
+ l'influsso ch'a morir giovene il mena.
+ Dopo il castel d'acciar, che nulla giova,
+ e dopo Alcina, Atlante ancor fa pruova.
+
+22
+
+ Non pur costui, ma tutti gli altri ancora,
+ che di valore in Francia han maggior fama,
+ acciò che di lor man Ruggier non mora,
+ condurre Atlante in questo incanto trama.
+ E mentre fa lor far quivi dimora,
+ perché di cibo non patischin brama,
+ sì ben fornito avea tutto il palagio,
+ che donne e cavallier vi stanno ad agio.
+
+23
+
+ Ma torniamo ad Angelica, che seco
+ avendo quell'annel mirabil tanto,
+ ch'in bocca a veder lei fa l'occhio cieco,
+ nel dito, l'assicura da l'incanto;
+ e ritrovato nel montano speco
+ cibo avendo e cavalla e veste e quanto
+ le fu bisogno, avea fatto disegno
+ di ritornare in India al suo bel regno.
+
+24
+
+ Orlando volentieri o Sacripante
+ voluto avrebbe in compania: non ch'ella
+ più caro avesse l'un che l'altro amante;
+ anzi di par fu a' lor disii ribella:
+ ma dovendo, per girsene in Levante,
+ passar tante città, tante castella,
+ di compagnia bisogno avea e di guida,
+ né potea aver con altri la più fida.
+
+25
+
+ Or l'uno or l'altro andò molto cercando,
+ prima ch'indizio ne trovasse o spia,
+ quando in cittade, e quando in ville, e quando
+ in alti boschi, e quando in altra via.
+ Fortuna al fin là dove il conte Orlando,
+ Ferraù e Sacripante era, la invia,
+ con Ruggier, con Gradasso ed altri molti
+ che v'avea Atlante in strano intrico avolti.
+
+26
+
+ Quivi entra, che veder non la può il mago,
+ e cerca il tutto, ascosa dal suo annello;
+ e trova Orlando e Sacripante vago
+ di lei cercare invan per quello ostello.
+ Vede come, fingendo la sua immago,
+ Atlante usa gran fraude a questo e a quello.
+ Chi tor debba di lor, molto rivolve
+ nel suo pensier, né ben se ne risolve.
+
+27
+
+ Non sa stimar chi sia per lei migliore,
+ il conte Orlando o il re dei fier Circassi.
+ Orlando la potrà con più valore
+ meglio salvar nei perigliosi passi:
+ ma se sua guida il fa, sel fa signore;
+ ch'ella non vede come poi l'abbassi,
+ qualunque volta, di lui sazia, farlo
+ voglia minore, o in Francia rimandarlo.
+
+28
+
+ Ma il Circasso depor, quando le piaccia,
+ potrà, se ben l'avesse posto in cielo.
+ Questa sola cagion vuol ch'ella il faccia
+ sua scorta, e mostri avergli fede e zelo.
+ L'annel trasse di bocca, e di sua faccia
+ levò dagli occhi a Sacripante il velo.
+ Credette a lui sol dimostrarsi, e avenne
+ ch'Orlando e Ferraù le sopravenne.
+
+29
+
+ Le sopravenne Ferraù ed Orlando;
+ che l'uno e l'altro parimente giva
+ di su di giù, dentro e di fuor cercando
+ del gran palazzo lei, ch'era lor diva.
+ Corser di par tutti alla donna, quando
+ nessuno incantamento gli impediva:
+ perché l'annel ch'ella si pose in mano,
+ fece d'Atlante ogni disegno vano.
+
+30
+
+ L'usbergo indosso aveano e l'elmo in testa
+ dui di questi guerrier, dei quali io canto;
+ né notte o dì, dopo ch'entraro in questa
+ stanza, l'aveano mai messi da canto;
+ che facile a portar, come la vesta,
+ era lor, perché in uso l'avean tanto.
+ Ferraù il terzo era anco armato, eccetto
+ che non avea né volea avere elmetto,
+
+31
+
+ fin che quel non avea, che 'l paladino
+ tolse Orlando al fratel del re Troiano;
+ ch'allora lo giurò, che l'elmo fino
+ cercò de l'Argalia nel fiume invano:
+ e se ben quivi Orlando ebbe vicino,
+ né però Ferraù pose in lui mano;
+ avenne, che conoscersi tra loro
+ non si poter, mentre là dentro foro.
+
+32
+
+ Era così incantato quello albergo,
+ ch'insieme riconoscer non poteansi.
+ Né notte mai né dì, spada né usbergo
+ né scudo pur dal braccio rimoveansi.
+ I lor cavalli con la sella al tergo,
+ pendendo i morsi da l'arcion, pasceansi
+ in una stanza, che presso all'uscita,
+ d'orzo e di paglia sempre era fornita.
+
+33
+
+ Atlante riparar non sa né puote,
+ ch'in sella non rimontino i guerrieri
+ per correr dietro alle vermiglie gote,
+ all'auree chiome ed a' begli occhi neri
+ de la donzella, ch'in fuga percuote
+ la sua iumenta, perché volentieri
+ non vede li tre amanti in compagnia,
+ che forse tolti un dopo l'altro avria.
+
+34
+
+ E poi che dilungati dal palagio
+ gli ebbe sì, che temer più non dovea
+ che contra lor l'incantator malvagio
+ potesse oprar la sua fallacia rea;
+ l'annel che le schivò più d'un disagio,
+ tra le rosate labra si chiudea:
+ donde lor sparve subito dagli occhi,
+ e gli lasciò come insensati e sciocchi.
+
+35
+
+ Come che fosse il suo primier disegno
+ di voler seco Orlando o Sacripante,
+ ch'a ritornar l'avessero nel regno
+ di Galafron ne l'ultimo Levante;
+ le vennero amendua subito a sdegno,
+ e si mutò di voglia in uno istante:
+ e senza più obligarsi o a questo o a quello,
+ pensò bastar per amendua il suo annello.
+
+36
+
+ Volgon pel bosco or quinci or quindi in fretta
+ quelli scherniti la stupida faccia;
+ come il cane talor, se gli è intercetta
+ o lepre o volpe, a cui dava la caccia,
+ che d'improviso in qualche tana stretta
+ o in folta macchia o in un fosso si caccia.
+ Di lor si ride Angelica proterva,
+ che non è vista, e i lor progressi osserva.
+
+37
+
+ Per mezzo il bosco appar sol una strada:
+ credono i cavallier che la donzella
+ inanzi a lor per quella se ne vada;
+ che non se ne può andar, se non per quella.
+ Orlando corre, e Ferraù non bada,
+ né Sacripante men sprona e puntella.
+ Angelica la briglia più ritiene,
+ e dietro lor con minor fretta viene.
+
+38
+
+ Giunti che fur, correndo, ove i sentieri
+ a perder si venian ne la foresta,
+ e cominciar per l'erba i cavallieri
+ a riguardar se vi trovavan pesta;
+ Ferraù, che potea fra quanti altieri
+ mai fosser, gir con la corona in testa,
+ si volse con mal viso agli altri dui,
+ e gridò lor: — Dove venite vui?
+
+39
+
+ Tornate a dietro, o pigliate altra via,
+ se non volete rimaner qui morti:
+ né in amar né in seguir la donna mia
+ si creda alcun, che compagnia comporti. —
+ Disse Orlando al Circasso: — Che potria
+ più dir costui, s'ambi ci avesse scorti
+ per le più vili e timide puttane
+ che da conocchie mai traesser lane? —
+
+40
+
+ Poi volto a Ferraù, disse: — Uom bestiale,
+ s'io non guardassi che senza elmo sei,
+ di quel c'hai detto, s'hai ben detto o male,
+ senz'altra indugia accorger ti farei. —
+ Disse il Spagnuol: — Di quel ch'a me non cale,
+ perché pigliarne tu cura ti dei?
+ Io sol contra ambidui per far son buono
+ quel che detto ho, senza elmo come sono. —
+
+41
+
+ — Deh (disse Orlando al re di Circassia),
+ in mio servigio a costui l'elmo presta,
+ tanto ch'io gli abbia tratta la pazzia;
+ ch'altra non vidi mai simile a questa. —
+ Rispose il re: — Chi più pazzo saria?
+ Ma se ti par pur la domanda onesta,
+ prestagli il tuo; ch'io non sarò men atto,
+ che tu sia forse, a castigare un matto. —
+
+42
+
+ Soggiunse Ferraù: — Sciocchi voi, quasi
+ che, se mi fosse il portar elmo a grado,
+ voi senza non ne fosse già rimasi;
+ che tolti i vostri avrei, vostro mal grado.
+ Ma per narrarvi in parte li miei casi,
+ per voto così senza me ne vado,
+ ed anderò, fin ch'io non ho quel fino
+ che porta in capo Orlando paladino. —
+
+43
+
+ — Dunque (rispose sorridente il conte)
+ ti pensi a capo nudo esser bastante
+ far ad Orlando quel che in Aspramonte
+ egli già fece al figlio d'Agolante?
+ Anzi credo io, se tel vedessi a fronte,
+ ne tremeresti dal capo alle piante;
+ non che volessi l'elmo, ma daresti
+ l'altre arme a lui di patto, che tu vesti. —
+
+44
+
+ Il vantator Spagnuol disse: — Già molte
+ fiate e molte ho così Orlando astretto,
+ che facilmente l'arme gli avrei tolte,
+ quante indosso n'avea, non che l'elmetto;
+ e s'io nol feci, occorrono alle volte
+ pensier che prima non s'aveano in petto:
+ non n'ebbi, già fu, voglia; or l'aggio, e spero
+ che mi potrà succeder di leggiero. —
+
+45
+
+ Non potè aver più pazienza Orlando
+ e gridò: — Mentitor, brutto marrano,
+ in che paese ti trovasti, e quando,
+ a poter più di me con l'arme in mano?
+ Quel paladin, di che ti vai vantando,
+ son io, che ti pensavi esser lontano.
+ Or vedi se tu puoi l'elmo levarme,
+ o s'io son buon per torre a te l'altre arme.
+
+46
+
+ Né da te voglio un minimo vantaggio. —
+ Così dicendo, l'elmo si disciolse,
+ e lo suspese a un ramuscel di faggio;
+ e quasi a un tempo Durindana tolse.
+ Ferraù non perdè di ciò il coraggio:
+ trasse la spada, e in atto si raccolse,
+ onde con essa e col levato scudo
+ potesse ricoprirsi il capo nudo.
+
+47
+
+ Così li duo guerrieri incominciaro,
+ lor cavalli aggirando, a volteggiarsi;
+ e dove l'arme si giungeano, e raro
+ era più il ferro, col ferro a tentarsi.
+ Non era in tutto 'l mondo un altro paro
+ che più di questo avessi ad accoppiarsi:
+ pari eran di vigor, pari d'ardire;
+ né l'un né l'altro si potea ferire.
+
+48
+
+ Ch'abbiate, Signor mio, già inteso estimo,
+ che Ferraù per tutto era fatato,
+ fuor che là dove l'alimento primo
+ piglia il bambin nel ventre ancor serrato:
+ e fin che del sepolcro il tetro limo
+ la faccia gli coperse, il luogo armato
+ usò portar, dove era il dubbio, sempre
+ di sette piastre fatte a buone tempre.
+
+49
+
+ Era ugualmente il principe d'Anglante
+ tutto fatato, fuor che in una parte:
+ ferito esser potea sotto le piante;
+ ma le guardò con ogni studio ed arte.
+ Duro era il resto lor più che diamante
+ (se la fama dal ver non si diparte);
+ e l'uno e l'altro andò, più per ornato
+ che per bisogno, alle sue imprese armato.
+
+50
+
+ S'incrudelisce e inaspra la battaglia,
+ d'orrore in vista e di spavento piena.
+ Ferraù, quando punge e quando taglia,
+ né mena botta che non vada piena:
+ ogni colpo d'Orlando o piastra o maglia
+ e schioda e rompe ed apre e a straccio mena.
+ Angelica invisibile lor pon mente,
+ sola a tanto spettacolo presente.
+
+51
+
+ Intanto il re di Circassia, stimando
+ che poco inanzi Angelica corresse,
+ poi ch'attaccati Ferraù ed Orlando
+ vide restar, per quella via si messe,
+ che si credea che la donzella, quando
+ da lor disparve, seguitata avesse:
+ sì che a quella battaglia la figliuola
+ di Galafron fu testimonia sola.
+
+52
+
+ Poi che, orribil come era e spaventosa,
+ l'ebbe da parte ella mirata alquanto,
+ e che le parve assai pericolosa
+ così da l'un come da l'altro canto;
+ di veder novità voluntarosa,
+ disegnò l'elmo tor, per mirar quanto
+ fariano i duo guerrier, vistosel tolto;
+ ben con pensier di non tenerlo molto.
+
+53
+
+ Ha ben di darlo al conte intenzione;
+ ma se ne vuole in prima pigliar gioco.
+ L'elmo dispicca, e in grembio se lo pone,
+ e sta a mirare i cavallieri un poco.
+ Di poi si parte, e non fa lor sermone;
+ e lontana era un pezzo da quel loco,
+ prima ch'alcun di lor v'avesse mente:
+ sì l'uno e l'altro era ne l'ira ardente.
+
+54
+
+ Ma Ferraù, che prima v'ebbe gli occhi,
+ si dispiccò da Orlando, e disse a lui:
+ — Deh come n'ha da male accorti e sciocchi
+ trattati il cavallier ch'era con nui!
+ Che premio fia ch'al vincitor più tocchi,
+ se 'l bel elmo involato n'ha costui? —
+ Ritrassi Orlando, e gli occhi al ramo gira:
+ non vede l'elmo, e tutto avampa d'ira.
+
+55
+
+ E nel parer di Ferraù concorse,
+ che 'l cavallier che dianzi era con loro
+ se lo portasse; onde la briglia torse,
+ e fe' sentir gli sproni a Brigliadoro.
+ Ferraù che del campo il vide torse,
+ gli venne dietro; e poi che giunti foro
+ dove ne l'erba appar l'orma novella
+ ch'avea fatto il Circasso e la donzella,
+
+56
+
+ prese la strada alla sinistra il conte
+ verso una valle, ove il Circasso era ito:
+ si tenne Ferraù più presso al monte,
+ dove il sentiero Angelica avea trito.
+ Angelica in quel mezzo ad una fonte
+ giunta era, ombrosa e di giocondo sito,
+ ch'ognun che passa, alle fresche ombre invita,
+ né, senza ber, mai lascia far partita.
+
+57
+
+ Angelica si ferma alle chiare onde,
+ non pensando ch'alcun le sopravegna;
+ e per lo sacro annel che la nasconde,
+ non può temer che caso rio le avegna.
+ A prima giunta in su l'erbose sponde
+ del rivo l'elmo a un ramuscel consegna;
+ poi cerca, ove nel bosco è miglior frasca,
+ la iumenta legar, perché si pasca.
+
+58
+
+ Il cavallier di Spagna, che venuto
+ era per l'orme, alla fontana giunge.
+ Non l'ha sì tosto Angelica veduto,
+ che gli dispare, e la cavalla punge.
+ L'elmo, che sopra l'erba era caduto,
+ ritor non può, che troppo resta lunge.
+ Come il pagan d'Angelica s'accorse,
+ tosto vêr lei pien di letizia corse.
+
+59
+
+ Gli sparve, come io dico, ella davante,
+ come fantasma al dipartir del sonno.
+ Cercando egli la va per quelle piante
+ né i miseri occhi più veder la ponno.
+ Bestemiando Macone e Trivigante,
+ e di sua legge ogni maestro e donno,
+ ritornò Ferraù verso la fonte,
+ u' ne l'erba giacea l'elmo del conte.
+
+60
+
+ Lo riconobbe, tosto che mirollo,
+ per lettere ch'avea scritte ne l'orlo;
+ che dicean dove Orlando guadagnollo,
+ e come e quando, ed a chi fe' deporlo.
+ Armossene il pagano il capo e il collo,
+ che non lasciò, pel duol ch'avea, di torlo;
+ pel duol ch'avea di quella che gli sparve,
+ come sparir soglion notturne larve.
+
+61
+
+ Poi ch'allacciato s'ha il buon elmo in testa,
+ aviso gli è, che a contentarsi a pieno,
+ sol ritrovare Angelica gli resta,
+ che gli appar e dispar come baleno.
+ Per lei tutta cercò l'alta foresta:
+ e poi ch'ogni speranza venne meno
+ di più poterne ritrovar vestigi,
+ tornò al campo spagnuol verso Parigi;
+
+62
+
+ temperando il dolor che gli ardea il petto,
+ di non aver sì gran disir sfogato,
+ col refrigerio di portar l'elmetto
+ che fu d'Orlando, come avea giurato.
+ Dal conte, poi che 'l certo gli fu detto,
+ fu lungamente Ferraù cercato;
+ né fin quel dì dal capo gli lo sciolse,
+ che fra duo ponti la vita gli tolse.
+
+63
+
+ Angelica invisibile e soletta
+ via se ne va, ma con turbata fronte;
+ che de l'elmo le duol, che troppa fretta
+ le avea fatto lasciar presso alla fonte.
+ — Per voler far quel ch'a me far non spetta
+ (tra sé dicea), levato ho l'elmo al conte:
+ questo, pel primo merito, è assai buono
+ di quanto a lui pur ubligata sono.
+
+64
+
+ Con buona intenzione (e sallo Idio),
+ ben che diverso e tristo effetto segua,
+ io levai l'elmo: e solo il pensier mio
+ fu di ridur quella battaglia a triegua;
+ e non che per mio mezzo il suo disio
+ questo brutto Spagnuol oggi consegua. —
+ Così di sé s'andava lamentando
+ d'aver de l'elmo suo privato Orlando.
+
+65
+
+ Sdegnata e malcontenta la via prese,
+ che le parea miglior, verso Oriente.
+ Più volte ascosa andò, talor palese,
+ secondo era oportuno, infra la gente.
+ Dopo molto veder molto paese,
+ giunse in un bosco, dove iniquamente
+ fra duo compagni morti un giovinetto
+ trovò, ch'era ferito in mezzo il petto.
+
+66
+
+ Ma non dirò d'Angelica or più inante;
+ che molte cose ho da narrarvi prima:
+ né sono a Ferraù né a Sacripante,
+ sin a gran pezzo per donar più rima.
+ Da lor mi leva il principe d'Anglante,
+ che di sé vuol che inanzi agli altri esprima
+ le fatiche e gli affanni che sostenne
+ nel gran disio, di che a fin mai non venne.
+
+67
+
+ Alla prima città ch'egli ritruova
+ (perché d'andare occulto avea gran cura)
+ si pone in capo una barbuta nuova,
+ senza mirar s'ha debil tempra o dura:
+ sia qual si vuol, poco gli nuoce o giova;
+ sì ne la fatagion si rassicura.
+ Così coperto seguita l'inchiesta;
+ né notte, o giorno, o pioggia, o sol l'arresta.
+
+68
+
+ Era ne l'ora, che trae i cavalli
+ Febo del mar con rugiadoso pelo,
+ e l'Aurora di fior vermigli e gialli
+ venìa spargendo d'ogn'intorno il cielo;
+ e lasciato le stelle aveano i balli,
+ e per partirsi postosi già il velo:
+ quando appresso a Parigi un dì passando,
+ mostrò di sua virtù gran segno Orlando.
+
+69
+
+ In dua squadre incontrossi: e Manilardo
+ ne reggea l'una, il Saracin canuto,
+ re di Norizia, già fiero e gagliardo,
+ or miglior di consiglio che d'aiuto;
+ guidava l'altra sotto il suo stendardo
+ il re di Tremisen, ch'era tenuto
+ tra gli Africani cavallier perfetto:
+ Alzirdo fu, da chi 'l conobbe, detto.
+
+70
+
+ Questi con l'altro esercito pagano
+ quella invernata avean fatto soggiorno,
+ chi presso alla città, chi più lontano,
+ tutti alle ville o alle castella intorno:
+ ch'avendo speso il re Agramante invano,
+ per espugnar Parigi, più d'un giorno,
+ volse tentar l'assedio finalmente,
+ poi che pigliar non lo potea altrimente.
+
+71
+
+ E per far questo avea gente infinita;
+ che oltre a quella che con lui giunt'era,
+ e quella che di Spagna avea seguita
+ del re Marsilio la real bandiera
+ molta di Francia n'avea al soldo unita;
+ che da Parigi insino alla riviera
+ d'Arli, con parte di Guascogna (eccetto
+ alcune rocche) avea tutto suggetto.
+
+72
+
+ Or cominciando i trepidi ruscelli
+ a sciorre il freddo giaccio in tiepide onde,
+ e i prati di nuove erbe, e gli arbuscelli
+ a rivestirsi di tenera fronde;
+ ragunò il re Agramante tutti quelli
+ che seguian le fortune sue seconde,
+ per farsi rassegnar l'armata torma;
+ indi alle cose sue dar miglior forma.
+
+73
+
+ A questo effetto il re di Tremisenne
+ con quel de la Norizia ne venìa,
+ per là giungere a tempo, ove si tenne
+ poi conto d'ogni squadra o buona o ria.
+ Orlando a caso ad incontrar si venne
+ (come io v'ho detto) in questa compagnia,
+ cercando pur colei, come egli era uso,
+ che nel carcer d'Amor lo tenea chiuso.
+
+74
+
+ Come Alzirdo appressar vide quel conte
+ che di valor non avea pari al mondo,
+ in tal sembiante, in sì superba fronte,
+ che 'l dio de l'arme a lui parea secondo;
+ restò stupito alle fattezze conte,
+ al fiero sguardo, al viso furibondo:
+ e lo stimò guerrier d'alta prodezza;
+ ma ebbe del provar troppa vaghezza.
+
+75
+
+ Era giovane Alzirdo, ed arrogante
+ per molta forza, e per gran cor pregiato.
+ Per giostrar spinse il suo cavallo inante:
+ meglio per lui, se fosse in schiera stato;
+ che ne lo scontro il principe d'Anglante
+ lo fe' cader per mezzo il cor passato.
+ Giva in fuga il destrier di timor pieno,
+ che su non v'era chi reggesse il freno.
+
+76
+
+ Levasi un grido subito ed orrendo,
+ che d'ogn'intorno n'ha l'aria ripiena,
+ come si vede il giovene, cadendo,
+ spicciar il sangue di sì larga vena.
+ La turba verso il conte vien fremendo
+ disordinata, e tagli e punte mena;
+ ma quella è più, che con pennuti dardi
+ tempesta il fior dei cavallier gagliardi.
+
+77
+
+ Con qual rumor la setolosa frotta
+ correr da monti suole o da campagne,
+ se 'l lupo uscito di nascosa grotta,
+ o l'orso sceso alle minor montagne,
+ un tener porco preso abbia talotta,
+ che con grugnito e gran stridor si lagne;
+ con tal lo stuol barbarico era mosso
+ verso il conte, gridando: — Addosso, addosso! —
+
+78
+
+ Lance, saette e spade ebbe l'usbergo
+ a un tempo mille, e lo scudo altretante:
+ chi gli percuote con la mazza il tergo,
+ chi minaccia da lato, e chi davante.
+ Ma quel, ch'al timor mai non diede albergo,
+ estima la vil turba e l'arme tante,
+ quel che dentro alla mandra, all'aer cupo,
+ il numer de l'agnelle estimi il lupo.
+
+79
+
+ Nuda avea in man quella fulminea spada
+ che posti ha tanti Saracini a morte:
+ dunque chi vuol di quanta turba cada
+ tenere il conto, ha impresa dura e forte.
+ Rossa di sangue già correa la strada,
+ capace a pena a tante genti morte;
+ perché né targa né capel difende
+ la fatal Durindana, ove discende,
+
+80
+
+ né vesta piena di cotone, o tele
+ che circondino il capo in mille vòlti.
+ Non pur per l'aria gemiti e querele,
+ ma volan braccia e spalle e capi sciolti.
+ Pel campo errando va Morte crudele
+ in molti, vari, e tutti orribil volti;
+ e tra sé dice: — In man d'Orlando valci
+ Durindana per cento de mie falci. —
+
+81
+
+ Una percossa a pena l'altra aspetta.
+ Ben tosto cominciar tutti a fuggire;
+ e quando prima ne veniano in fretta
+ (perch'era sol, credeanselo inghiottire),
+ non è chi per levarsi de la stretta
+ l'amico aspetti, e cerchi insieme gire:
+ chi fugge a piedi in qua, chi colà sprona;
+ nessun domanda se la strada è buona.
+
+82
+
+ Virtude andava intorno con lo speglio
+ che fa veder ne l'anima ogni ruga:
+ nessun vi si mirò, se non un veglio
+ a cui il sangue l'età, non l'ardir, sciuga.
+ Vide costui quanto il morir sia meglio,
+ che con suo disonor mettersi in fuga:
+ dico il re di Norizia; onde la lancia
+ arrestò contra il paladin di Francia.
+
+83
+
+ E la roppe alla penna de lo scudo
+ del fiero conte, che nulla si mosse.
+ Egli ch'avea alla posta il brando nudo,
+ re Manilardo al trapassar percosse.
+ Fortuna l'aiutò; che 'l ferro crudo
+ in man d'Orlando al venir giù voltosse:
+ tirare i colpi a filo ognor non lece;
+ ma pur di sella stramazzar lo fece.
+
+84
+
+ Stordito de l'arcion quel re stramazza:
+ non si rivolge Orlando a rivederlo;
+ che gli altri taglia, tronca, fende, amazza;
+ a tutti pare in su le spalle averlo.
+ Come per l'aria, ove han sì larga piazza,
+ fuggon li storni da l'audace smerlo,
+ così di quella squadra ormai disfatta
+ altri cade, altri fugge, altri s'appiatta.
+
+85
+
+ Non cessò pria la sanguinosa spada,
+ che fu di viva gente il campo voto.
+ Orlando è in dubbio a ripigliar la strada,
+ ben che gli sia tutto il paese noto.
+ O da man destra o da sinistra vada,
+ il pensier da l'andar sempre è remoto:
+ d'Angelica cercar, fuor ch'ove sia,
+ teme, e di far sempre contraria via.
+
+86
+
+ Il suo camin (di lei chiedendo spesso)
+ or per li campi or per le selve tenne:
+ e sì come era uscito di se stesso,
+ uscì di strada; e a piè d'un monte venne,
+ dove la notte fuor d'un sasso fesso
+ lontan vide un splendor batter le penne.
+ Orlando al sasso per veder s'accosta,
+ se quivi fosse Angelica reposta.
+
+87
+
+ Come nel bosco de l'umil ginepre,
+ o ne la stoppia alla campagna aperta,
+ quando si cerca la paurosa lepre
+ per traversati solchi e per via incerta,
+ si va ad ogni cespuglio, ad ogni vepre,
+ se per ventura vi fosse coperta;
+ così cercava Orlando con gran pena
+ la donna sua, dove speranza il mena.
+
+88
+
+ Verso quel raggio andando in fretta il conte,
+ giunse ove ne la selva si diffonde
+ da l'angusto spiraglio di quel monte,
+ ch'una capace grotta in sé nasconde;
+ e trova inanzi ne la prima fronte
+ spine e virgulti, come mura e sponde,
+ per celar quei che ne la grotta stanno,
+ da chi far lor cercasse oltraggio e danno.
+
+89
+
+ Di giorno ritrovata non sarebbe,
+ ma la facea di notte il lume aperta.
+ Orlando pensa ben quel ch'esser debbe;
+ pur vuol saper la cosa anco più certa.
+ Poi che legato fuor Brigliadoro ebbe,
+ tacito viene alla grotta coperta:
+ e fra li spessi rami ne la buca
+ entra, senza chiamar chi l'introduca.
+
+90
+
+ Scende la tomba molti gradi al basso,
+ dove la viva gente sta sepolta.
+ Era non poco spazioso il sasso
+ tagliato a punte di scarpelli in volta;
+ né di luce diurna in tutto casso,
+ ben che l'entrata non ne dava molta;
+ ma ve ne venìa assai da una finestra
+ che sporgea in un pertugio da man destra.
+
+91
+
+ In mezzo la spelonca, appresso a un fuoco,
+ era una donna di giocondo viso;
+ quindici anni passar dovea di poco,
+ quanto fu al conte, al primo sguardo, aviso:
+ ed era bella sì, che facea il loco
+ salvatico parere un paradiso;
+ ben ch'avea gli occhi di lacrime pregni,
+ del cor dolente manifesti segni.
+
+92
+
+ V'era una vecchia; e facean gran contese
+ (come uso feminil spesso esser suole),
+ ma come il conte ne la grotta scese,
+ finiron le dispùte e le parole.
+ Orlando a salutarle fu cortese
+ (come con donne sempre esser si vuole),
+ ed elle si levaro immantinente,
+ e lui risalutar benignamente.
+
+93
+
+ Gli è ver che si smarriro in faccia alquanto,
+ come improviso udiron quella voce,
+ e insieme entrare armato tutto quanto
+ vider là dentro un uom tanto feroce.
+ Orlando domandò qual fosse tanto
+ scortese, ingiusto, barbaro ed atroce,
+ che ne la grotta tenesse sepolto
+ un sì gentile ed amoroso volto.
+
+94
+
+ La vergine a fatica gli rispose,
+ interrotta da fervidi signiozzi,
+ che dai coralli e da le preziose
+ perle uscir fanno i dolci accenti mozzi.
+ Le lacrime scendean tra gigli e rose,
+ là dove avien ch'alcuna se n'inghiozzi.
+ Piacciavi udir ne l'altro canto il resto,
+ Signor, che tempo è ormai di finir questo.
+
+
+
+
+CANTO TREDICESIMO
+
+
+1
+
+ Ben furo aventurosi i cavallieri
+ ch'erano a quella età, che nei valloni,
+ ne le scure spelonche e boschi fieri,
+ tane di serpi, d'orsi e di leoni,
+ trovavan quel che nei palazzi altieri
+ a pena or trovar puon giudici buoni:
+ donne, che ne la lor più fresca etade
+ sien degne d'aver titol di beltade.
+
+2
+
+ Di sopra vi narrai che ne la grotta
+ avea trovato Orlando una donzella,
+ e che la dimandò ch'ivi condotta
+ l'avesse: or seguitando, dico ch'ella,
+ poi che più d'un signiozzo l'ha interrotta,
+ con dolce e suavissima favella
+ al conte fa le sue sciagure note,
+ con quella brevità che meglio puote.
+
+3
+
+ — Ben che io sia certa (dice), o cavalliero,
+ ch'io porterò del mio parlar supplizio,
+ perché a colui che qui m'ha chiusa, spero
+ che costei ne darà subito indizio;
+ pur son disposta non celarti il vero,
+ e vada la mia vita in precipizio.
+ E ch'aspettar poss'io da lui più gioia,
+ che 'l si disponga un dì voler ch'io muoia?
+
+4
+
+ Isabella sono io, che figlia fui
+ del re mal fortunato di Gallizia.
+ Ben dissi fui; ch'or non son più di lui,
+ ma di dolor, d'affanno e di mestizia.
+ Colpa d'Amor; ch'io non saprei di cui
+ dolermi più che de la sua nequizia,
+ che dolcemente nei principi applaude,
+ e tesse di nascosto inganno e fraude.
+
+5
+
+ Già mi vivea di mia sorte felice,
+ gentil, giovane, ricca, onesta e bella:
+ vile e povera or sono, or infelice;
+ e s'altra è peggior sorte, io sono in quella.
+ Ma voglio sappi la prima radice
+ che produsse quel mal che mi flagella;
+ e ben ch'aiuto poi da te non esca,
+ poco non mi parrà, che te n'incresca.
+
+6
+
+ Mio patre fe' in Baiona alcune giostre,
+ esser denno oggimai dodici mesi.
+ Trasse la fama ne le terre nostre
+ cavallieri a giostrar di più paesi.
+ Fra gli altri (o sia ch'Amor così mi mostre,
+ o che virtù pur se stessa palesi)
+ mi parve da lodar Zerbino solo,
+ che del gran re di Scozia era figliuolo.
+
+7
+
+ Il qual poi che far pruove in campo vidi
+ miracolose di cavalleria,
+ fui presa del suo amore; e non m'avidi,
+ ch'io mi conobbi più non esser mia.
+ E pur, ben che 'l suo amor così mi guidi,
+ mi giova sempre avere in fantasia
+ ch'io non misi il mio core in luogo immondo,
+ ma nel più degno e bel ch'oggi sia al mondo.
+
+8
+
+ Zerbino di bellezza e di valore
+ sopra tutti i signori era eminente.
+ Mostrammi, e credo mi portasse amore,
+ e che di me non fosse meno ardente.
+ Non ci mancò chi del commune ardore
+ interprete fra noi fosse sovente,
+ poi che di vista ancor fummo disgiunti;
+ che gli animi restar sempre congiunti.
+
+9
+
+ Però che dato fine alla gran festa,
+ il mio Zerbino in Scozia fe' ritorno.
+ Se sai che cosa è amor, ben sai che mesta
+ restai, di lui pensando notte e giorno;
+ ed era certa che non men molesta
+ fiamma intorno al suo cor facea soggiorno.
+ Egli non fece al suo disio più schermi,
+ se non che cercò via di seco avermi.
+
+10
+
+ E perché vieta la diversa fede
+ (essendo egli cristiano, io saracina)
+ ch'al mio padre per moglie non mi chiede,
+ per furto indi levarmi si destina.
+ Fuor de la ricca mia patria, che siede
+ tra verdi campi allato alla marina,
+ aveva un bel giardin sopra una riva,
+ che colli intorno e tutto il mar scopriva.
+
+11
+
+ Gli parve il luogo a fornir ciò disposto,
+ che la diversa religion ci vieta;
+ e mi fa saper l'ordine che posto
+ avea di far la nostra vita lieta.
+ Appresso a Santa Marta avea nascosto
+ con gente armata una galea secreta,
+ in guardia d'Odorico di Biscaglia,
+ in mare e in terra mastro di battaglia.
+
+12
+
+ Né potendo in persona far l'effetto,
+ perch'egli allora era dal padre antico
+ a dar soccorso al re di Francia astretto,
+ manderia in vece sua questo Odorico,
+ che fra tutti i fedeli amici eletto
+ s'avea pel più fedele e pel più amico:
+ e bene esser dovea, se i benefici
+ sempre hanno forza d'acquistar gli amici.
+
+13
+
+ Verria costui sopra un navilio armato,
+ al terminato tempo indi a levarmi.
+ E così venne il giorno disiato,
+ che dentro il mio giardin lasciai trovarmi.
+ Odorico la notte, accompagnato
+ di gente valorosa all'acqua e all'armi,
+ smontò ad un fiume alla città vicino,
+ e venne chetamente al mio giardino.
+
+14
+
+ Quindi fui tratta alla galea spalmata,
+ prima che la città n'avesse avisi.
+ De la famiglia ignuda e disarmata
+ altri fuggiro, altri restaro uccisi,
+ parte captiva meco fu menata.
+ Così da la mia terra io mi divisi,
+ con quanto gaudio non ti potrei dire,
+ sperando in breve il mio Zerbin fruire.
+
+15
+
+ Voltati sopra Mongia eramo a pena,
+ quando ci assalse alla sinistra sponda
+ un vento che turbò l'aria serena,
+ e turbò il mare, e al ciel gli levò l'onda.
+ Salta un maestro ch'a traverso mena,
+ e cresce ad ora ad ora, e soprabonda;
+ e cresce e soprabonda con tal forza,
+ che val poco alternar poggia con orza.
+
+16
+
+ Non giova calar vele, e l'arbor sopra
+ corsia legar, né ruinar castella;
+ che ci veggian mal grado portar sopra
+ acuti scogli, appresso alla Rocella.
+ Se non ci aiuta quel che sta di sopra,
+ ci spinge in terra la crudel procella.
+ Il vento rio ne caccia in maggior fretta,
+ che d'arco mai non si aventò saetta.
+
+17
+
+ Vide il periglio il Biscaglino, e a quello
+ usò un rimedio che fallir suol spesso:
+ ebbe ricorso subito al battello;
+ calossi, e me calar fece con esso.
+ Sceser dui altri, e ne scendea un drappello,
+ se i primi scesi l'avesser concesso;
+ ma con le spade li tenner discosto,
+ tagliar la fune, e ci allargammo tosto.
+
+18
+
+ Fummo gittati a salvamento al lito
+ noi che nel palischermo eramo scesi;
+ periron gli altri col legno sdrucito;
+ in preda al mare andar tutti gli arnesi.
+ All'eterna Bontade, all'infinito
+ Amor, rendendo grazie, le man stesi,
+ che non m'avessi dal furor marino
+ lasciato tor di riveder Zerbino.
+
+19
+
+ Come ch'io avessi sopra il legno e vesti
+ lasciato e gioie e l'altre cose care,
+ pur che la speme di Zerbin mi resti,
+ contenta son che s'abbi il resto il mare.
+ Non sono, ove scendemo, i liti pesti
+ d'alcun sentier, né intorno albergo appare;
+ ma solo il monte, al qual mai sempre fiede
+ l'ombroso capo il vento, e 'l mare il piede.
+
+20
+
+ Quivi il crudo tiranno Amor, che sempre
+ d'ogni promessa sua fu disleale,
+ e sempre guarda come involva e stempre
+ ogni nostro disegno razionale,
+ mutò con triste e disoneste tempre
+ mio conforto in dolor, mio bene in male;
+ che quell'amico, in chi Zerbin si crede,
+ di desire arse, ed agghiacciò di fede.
+
+21
+
+ O che m'avesse in mar bramata ancora,
+ né fosse stato a dimostrarlo ardito,
+ o cominciassi il desiderio allora
+ che l'agio v'ebbe dal solingo lito;
+ disegnò quivi senza più dimora
+ condurre a fin l'ingordo suo appetito;
+ ma prima da sé torre un de li dui
+ che nel battel campati eran con nui.
+
+22
+
+ Quell'era omo di Scozia, Almonio detto,
+ che mostrava a Zerbin portar gran fede;
+ e commendato per guerrier perfetto
+ da lui fu, quando ad Odorico il diede.
+ Disse a costui, che biasmo era e difetto,
+ se mi traeano alla Rocella a piede;
+ e lo pregò ch'inanti volesse ire
+ a farmi incontra alcun ronzin venire.
+
+23
+
+ Almonio, che di ciò nulla temea,
+ immantinente inanzi il camin piglia
+ alla città che 'l bosco ci ascondea,
+ e non era lontana oltra sei miglia.
+ Odorico scoprir sua voglia rea
+ all'altro finalmente si consiglia;
+ sì perché tor non se lo sa d'appresso,
+ sì perché avea gran confidenza in esso.
+
+24
+
+ Era Corebo di Bilbao nomato
+ quel di ch'io parlo, che con noi rimase;
+ che da fanciullo picciolo allevato
+ s'era con lui ne le medesme case.
+ Poter con lui communicar l'ingrato
+ pensiero il traditor si persuase,
+ sperando ch'ad amar saria più presto
+ il piacer de l'amico, che l'onesto.
+
+25
+
+ Corebo, che gentile era e cortese,
+ non lo potè ascoltar senza gran sdegno:
+ lo chiamò traditore, e gli contese
+ con parole e con fatti il rio disegno.
+ Grande ira all'uno e all'altro il core accese,
+ e con le spade nude ne fer segno.
+ Al trar de' ferri, io fui da la paura
+ volta a fuggir per l'alta selva oscura.
+
+26
+
+ Odorico, che maestro era di guerra,
+ in pochi colpi a tal vantaggio venne,
+ che per morto lasciò Corebo in terra,
+ e per le mie vestigie il camin tenne.
+ Prestògli Amor (se 'l mio creder non erra),
+ acciò potesse giungermi, le penne;
+ e gl'insegnò molte lusinghe e prieghi,
+ con che ad amarlo e compiacer mi pieghi.
+
+27
+
+ Ma tutto è indarno; che fermata e certa
+ più tosto era a morir, ch'a satisfarli.
+ Poi ch'ogni priego, ogni lusinga esperta
+ ebbe e minacce, e non potean giovarli,
+ si ridusse alla forza a faccia aperta.
+ Nulla mi val che supplicando parli
+ de la fé ch'avea in lui Zerbino avuta,
+ e ch'io ne le sue man m'era creduta.
+
+28
+
+ Poi che gittar mi vidi i prieghi invano,
+ né mi sperare altronde altro soccorso,
+ e che più sempre cupido e villano
+ a me venìa, come famelico orso;
+ io mi difesi con piedi e con mano,
+ ed adopra'vi sin a l'ugne e il morso:
+ pela'gli il mento, e gli graffiai la pelle,
+ con stridi che n'andavano alle stelle.
+
+29
+
+ Non so se fosse caso, o li miei gridi
+ che si doveano udir lungi una lega,
+ o pur ch'usati sian correre ai lidi
+ quando navilio alcun si rompe o anniega;
+ sopra il monte una turba apparir vidi,
+ e questa al mare e verso noi si piega.
+ Come la vede il Biscaglin venire,
+ lascia l'impresa, e voltasi a fuggire.
+
+30
+
+ Contra quel disleal mi fu adiutrice
+ questa turba, signor; ma a quella image
+ che sovente in proverbio il vulgo dice:
+ cader de la padella ne le brage.
+ Gli è ver ch'io non son stata sì infelice,
+ né le lor menti ancor tanto malvage,
+ ch'abbino violata mia persona:
+ non che sia in lor virtù, né cosa buona.
+
+31
+
+ Ma perché se mi serban, come io sono,
+ vergine, speran vendermi più molto.
+ Finito è il mese ottavo e viene il nono,
+ che fu il mio vivo corpo qui sepolto.
+ Del mio Zerbino ogni speme abbandono;
+ che già, per quanto ho da lor detti accolto,
+ m'han promessa e venduta a un mercadante,
+ che portare al soldan mi de' in Levante. —
+
+32
+
+ Così parlava la gentil donzella;
+ e spesso con signiozzi e con sospiri
+ interrompea l'angelica favella,
+ da muovere a pietade aspidi e tiri.
+ Mentre sua doglia così rinovella,
+ o forse disacerba i suoi martiri,
+ da venti uomini entrar ne la spelonca,
+ armati chi di spiedo e chi di ronca.
+
+33
+
+ Il primo d'essi, uom di spietato viso,
+ ha solo un occhio, e sguardo scuro e bieco;
+ l'altro, d'un colpo che gli avea reciso
+ il naso e la mascella, è fatto cieco.
+ Costui vedendo il cavalliero assiso
+ con la vergine bella entro allo speco,
+ volto a' compagni, disse: — Ecco augel nuovo,
+ a cui non tesi, e ne la rete il truovo. —
+
+34
+
+ Poi disse al conte: — Uomo non vidi mai
+ più commodo di te, né più opportuno.
+ Non so se ti se' apposto, o se lo sai
+ perché te l'abbia forse detto alcuno,
+ che sì bell'arme io desiava assai,
+ e questo tuo leggiadro abito bruno.
+ Venuto a tempo veramente sei,
+ per riparare agli bisogni miei. —
+
+35
+
+ Sorrise amaramente, in piè salito,
+ Orlando, e fe' risposta al mascalzone:
+ — Io ti venderò l'arme ad un partito
+ che non ha mercadante in sua ragione. —
+ Del fuoco, ch'avea appresso, indi rapito
+ pien di fuoco e di fumo uno stizzone,
+ trasse, e percosse il malandrino a caso,
+ dove confina con le ciglia il naso.
+
+36
+
+ Lo stizzone ambe le palpebre colse,
+ ma maggior danno fe' ne la sinistra;
+ che quella parte misera gli tolse,
+ che de la luce sola, era ministra.
+ Né d'acciecarlo contentar si volse
+ il colpo fier, s'ancor non lo registra
+ tra quelli spirti che con suoi compagni
+ fa star Chiron dentro ai bollenti stagni.
+
+37
+
+ Ne la spelonca una gran mensa siede
+ grossa duo palmi, e spaziosa in quadro,
+ che sopra un mal pulito e grosso piede,
+ cape con tutta la famiglia il ladro.
+ Con quell'agevolezza che si vede
+ gittar la canna lo Spagnuol leggiadro,
+ Orlando il grave desco da sé scaglia
+ dove ristretta insieme è la canaglia.
+
+38
+
+ A chi'l petto, a chi'l ventre, a chi la testa,
+ a chi rompe le gambe, a chi le braccia;
+ di ch'altri muore, altri storpiato resta:
+ chi meno è offeso, di fuggir procaccia.
+ Così talvolta un grave sasso pesta
+ e fianchi e lombi, e spezza capi e schiaccia,
+ gittato sopra un gran drapel di biscie,
+ che dopo il verno al sol si goda e liscie.
+
+39
+
+ Nascono casi, e non saprei dir quanti:
+ una muore, una parte senza coda,
+ un'altra non si può muover davanti,
+ e 'l deretano indarno aggira e snoda;
+ un'altra, ch'ebbe più propizi i santi,
+ striscia fra l'erbe, e va serpendo a proda.
+ Il colpo orribil fu, ma non mirando,
+ poi che lo fece il valoroso Orlando.
+
+40
+
+ Quei che la mensa o nulla o poco offese
+ (e Turpin scrive a punto che fur sette),
+ ai piedi raccomandan sue difese:
+ ma ne l'uscita il paladin si mette;
+ e poi che presi gli ha senza contese,
+ le man lor lega con la fune istrette,
+ con una fune al suo bisogno destra,
+ che ritrovò ne la casa silvestra.
+
+41
+
+ Poi li trascina fuor de la spelonca,
+ dove facea grande ombra un vecchio sorbo.
+ Orlando con la spada i rami tronca,
+ e quelli attacca per vivanda al corbo.
+ Non bisognò catena in capo adonca;
+ che per purgare il mondo di quel morbo,
+ l'arbor medesmo gli uncini prestolli,
+ con che pel mento Orlando ivi attaccolli.
+
+42
+
+ La donna vecchia, amica a' malandrini,
+ poi che restar tutti li vide estinti,
+ fuggì piangendo e con le mani ai crini,
+ per selve e boscherecci labirinti.
+ Dopo aspri e malagevoli camini,
+ a gravi passi e dal timor sospinti,
+ in ripa un fiume in un guerrier scontrosse;
+ ma diferisco a ricontar chi fosse:
+
+43
+
+ e torno all'altra, che si raccomanda
+ al paladin che non la lasci sola;
+ e dice di seguirlo in ogni banda.
+ Cortesemente Orlando la consola;
+ e quindi, poi ch'uscì con la ghirlanda
+ di rose adorna e di purpurea stola
+ la bianca Aurora al solito camino,
+ partì con Isabella il paladino.
+
+44
+
+ Senza trovar cosa che degna sia
+ d'istoria, molti giorni insieme andaro;
+ e finalmente un cavallier per via,
+ che prigione era tratto, riscontraro.
+ Chi fosse, dirò poi; ch'or me ne svia
+ tal, di chi udir non vi sarà men caro:
+ la figliuola d'Amon, la qual lasciai
+ languida dianzi in amorosi guai.
+
+45
+
+ La bella donna, disiando invano
+ ch'a lei facesse il suo Ruggier ritorno,
+ stava a Marsilia, ove allo stuol pagano
+ dava da travagliar quasi ogni giorno;
+ il qual scorrea, rubando in monte e in piano,
+ per Linguadoca e per Provenza intorno:
+ ed ella ben facea l'ufficio vero
+ di savio duca e d'ottimo guerriero.
+
+46
+
+ Standosi quivi, e di gran spazio essendo
+ passato il tempo che tornare a lei
+ il suo Ruggier dovea, né lo vedendo,
+ vivea in timor di mille casi rei.
+ Un dì fra gli altri, che di ciò piangendo
+ stava solinga, le arrivò colei
+ che portò ne l'annel la medicina
+ che sanò il cor ch'avea ferito Alcina.
+
+47
+
+ Come a sé ritornar senza il suo amante,
+ dopo sì lungo termine, la vede,
+ resta pallida e smorta, e sì tremante,
+ che non ha forza di tenersi in piede:
+ ma la maga gentil le va davante
+ ridendo, poi che del timor s'avede;
+ e con viso giocondo la conforta,
+ qual aver suol chi buone nuove apporta.
+
+48
+
+ — Non temer (disse) di Ruggier, donzella,
+ ch'è vivo e sano, e come suol, t'adora;
+ ma non è già in sua libertà; che quella
+ pur gli ha levata il tuo nemico ancora:
+ ed è bisogno che tu monti in sella,
+ se brami averlo, e che mi segui or ora;
+ che se mi segui, io t'aprirò la via
+ donde per te Ruggier libero fia. —
+
+49
+
+ E seguitò, narrandole di quello
+ magico error che gli avea ordito Atlante:
+ che simulando d'essa il viso bello,
+ che captiva parea del rio gigante,
+ tratto l'avea ne l'incantato ostello,
+ dove sparito poi gli era davante;
+ e come tarda con simile inganno
+ le donne e i cavallier che di là vanno.
+
+50
+
+ A tutti par, l'incantator mirando,
+ mirar quel che per sé brama ciascuno,
+ donna, scudier, compagno, amico; quando
+ il desiderio uman non è tutto uno.
+ Quindi il palagio van tutti cercando
+ con lungo affanno, senza frutto alcuno;
+ e tanta è la speranza e il gran disire
+ del ritrovar, che non ne san partire.
+
+51
+
+ Come tu giungi (disse) in quella parte
+ che giace presso all'incantata stanza,
+ verrà l'incantatore a ritrovarte,
+ che terrà di Ruggiero ogni sembianza;
+ e ti farà parer con sua mal'arte,
+ ch'ivi lo vinca alcun di più possanza,
+ acciò che tu per aiutarlo vada
+ dove con gli altri poi ti tenga a bada.
+
+52
+
+ Acciò l'inganni, in che son tanti e tanti
+ caduti, non ti colgan, sie avertita,
+ che se ben di Ruggier viso e sembianti
+ ti parrà di veder, che chieggia aita,
+ non gli dar fede tu; ma, come avanti
+ ti vien, fagli lasciar l'indegna vita:
+ né dubitar perciò che Ruggier muoia,
+ ma ben colui che ti dà tanta noia.
+
+53
+
+ Ti parrà duro assai, ben lo conosco,
+ uccidere un che sembri il tuo Ruggiero:
+ pur non dar fede all'occhio tuo, che losco
+ farà l'incanto, e celeragli il vero.
+ Fermati, pria ch'io ti conduca al bosco,
+ sì che poi non si cangi il tuo pensiero;
+ che sempre di Ruggier rimarrai priva,
+ se lasci per viltà che 'l mago viva. —
+
+54
+
+ La valorosa giovane, con questa
+ intenzion che 'l fraudolente uccida,
+ a pigliar l'arme ed a seguire è presta
+ Melissa; che sa ben quanto l'è fida.
+ Quella, or per terren culto, or per foresta,
+ a gran giornate e in gran fretta la guida,
+ cercando alleviarle tuttavia
+ con parlar grato la noiosa via.
+
+55
+
+ E più di tutti i bei ragionamenti,
+ spesso le ripetea ch'uscir di lei
+ e di Ruggier doveano gli eccellenti
+ principi e gloriosi semidei.
+ Come a Melissa fossino presenti
+ tutti i secreti degli eterni dei,
+ tutte le cose ella sapea predire,
+ ch'avean per molti seculi a venire.
+
+56
+
+ — Deh, come, o prudentissima mia scorta
+ (dicea a la maga l'inclita donzella),
+ molti anni prima tu m'hai fatta accorta
+ di tanta mia viril progenie bella;
+ così d'alcuna donna mi conforta,
+ che di mia stirpe sia, s'alcuna in quella
+ metter si può tra belle e virtuose. —
+ E la cortese maga le rispose:
+
+57
+
+ — Da te uscir veggio le pudiche donne,
+ madri d'imperatori e di gran regi,
+ reparatrici e solide colonne
+ di case illustri e di domìni egregi;
+ che men degne non son ne le lor gonne,
+ ch'in arme i cavallier, di sommi pregi,
+ di pietà, di gran cor, di gran prudenza,
+ di somma e incomparabil continenza.
+
+58
+
+ E s'io avrò da narrarti di ciascuna
+ che ne la stirpe tua sia d'onor degna,
+ troppo sarà; ch'io non ne veggio alcuna
+ che passar con silenzio mi convegna.
+ Ma ti farò, tra mille, scelta d'una
+ o di due coppie, acciò ch'a fin ne vegna.
+ Ne la spelonca perché nol dicesti?
+ che l'imagini ancor vedute avresti.
+
+59
+
+ De la tua chiara stirpe uscirà quella
+ d'opere illustri e di bei studi amica,
+ ch'io non so ben se più leggiadra e bella
+ mi debba dire, o più saggia e pudica,
+ liberale e magnanima Isabella,
+ che del bel lume suo dì e notte aprica
+ farà la terra che sul Menzo siede,
+ a cui la madre d'Ocno il nome diede:
+
+60
+
+ dove onorato e splendido certame
+ avrà col suo dignissimo consorte,
+ chi di lor più le virtù prezzi ed ame,
+ e chi meglio apra a cortesia le porte.
+ S'un narrerà ch'al Taro e nel Reame
+ fu a liberar da' Galli Italia forte;
+ l'altra dirà: — Sol perché casta visse
+ Penelope, non fu minor d'Ulisse. —
+
+61
+
+ Gran cose e molte in brevi detti accolgo
+ di questa donna e più dietro ne lasso,
+ che in quelli dì ch'io mi levai dal volgo,
+ mi fe' chiare Merlin dal cavo sasso.
+ E s'in questo gran mar la vela sciolgo,
+ di lunga Tifi in navigar trapasso.
+ Conchiudo in somma, ch'ella avrà, per dono,
+ de la virtù e del ciel, ciò ch'è di buono.
+
+62
+
+ Seco avrà la sorella Beatrice,
+ a cui si converrà tal nome a punto:
+ ch'essa non sol del ben che qua giù lice,
+ per quel che viverà, toccherà il punto;
+ ma avrà forza di far seco felice,
+ fra tutti i ricchi duci, il suo congiunto,
+ il qual, come ella poi lascerà il mondo,
+ così de l'infelici andrà nel fondo.
+
+63
+
+ E Moro e Sforza e Viscontei colubri,
+ lei viva, formidabili saranno
+ da l'iperboree nievi ai lidi rubri,
+ da l'Indo ai monti ch'al tuo mar via danno:
+ lei morta, andran col regno degl'Insubri,
+ e con grave di tutta Italia danno,
+ in servitute; e fia stimata, senza
+ costei, ventura la somma prudenza.
+
+64
+
+ Vi saranno altre ancor, ch'avranno il nome
+ medesmo, e nasceran molt'anni prima:
+ di ch'una s'ornerà le sacre chiome
+ de la corona di Pannonia opima;
+ un'altra, poi che le terrene some
+ lasciate avrà, fia ne l'ausonio clima
+ collocata nel numer de le dive,
+ ed avrà incensi e imagini votive.
+
+65
+
+ De l'altre tacerò; che, come ho detto,
+ lungo sarebbe a ragionar di tante;
+ ben che per sé ciascuna abbia suggetto
+ degno, ch'eroica e chiara tuba cante.
+ Le Bianche, le Lucrezie io terrò in petto,
+ e le Costanze e l'altre, che di quante
+ splendide case Italia reggeranno,
+ reparatrici e madri ad esser hanno.
+
+66
+
+ Più ch'altre fosser mai, le tue famiglie
+ saran ne le lor donne aventurose;
+ non dico in quella più de le lor figlie,
+ che ne l'alta onestà de le lor spose.
+ E acciò da te notizia anco si piglie
+ di questa parte che Merlin mi espose,
+ forse perch'io 'l dovessi a te ridire,
+ ho di parlarne non poco desire.
+
+67
+
+ E dirò prima di Ricciarda, degno
+ esempio di fortezza e d'onestade:
+ vedova rimarrà, giovane, a sdegno
+ di Fortuna; il che spesso ai buoni accade.
+ I figli, privi del paterno regno,
+ esuli andar vedrà in strane contrade,
+ fanciulli in man degli aversari loro;
+ ma infine avrà il suo male amplo ristoro.
+
+68
+
+ De l'alta stirpe d'Aragone antica
+ non tacerò la splendida regina,
+ di cui né saggia sì, né sì pudica
+ veggio istoria lodar greca o latina,
+ né a cui Fortuna più si mostri amica:
+ poi che sarà da la Bontà divina
+ elletta madre a parturir la bella
+ progenie, Alfonso, Ippolito e Isabella.
+
+69
+
+ Costei sarà la saggia Leonora,
+ che nel tuo felice arbore s'inesta.
+ Che ti dirò de la seconda nuora,
+ succeditrice prossima di questa?
+ Lucrezia Borgia, di cui d'ora in ora
+ le beltà, la virtù, la fama onesta
+ e la fortuna crescerà, non meno
+ che giovin pianta in morbido terreno.
+
+70
+
+ Qual lo stagno all'argento, il rame all'oro,
+ il campestre papavero alla rosa,
+ pallido salce al sempre verde alloro,
+ dipinto vetro a gemma preziosa;
+ tal a costei, ch'ancor non nata onoro,
+ sarà ciascuna insino a qui famosa
+ di singular beltà, di gran prudenza,
+ e d'ogni altra lodevole eccellenza.
+
+71
+
+ E sopra tutti gli altri incliti pregi
+ che le saranno e a viva e a morta dati,
+ si loderà che di costumi regi
+ Ercole e gli altri figli avrà dotati,
+ e dato gran principio ai ricchi fregi
+ di che poi s'orneranno in toga e armati;
+ perché l'odor non se ne va sì in fretta,
+ ch'in nuovo vaso, o buono o rio, si metta.
+
+72
+
+ Non voglio ch'in silenzio anco Renata
+ di Francia, nuora di costei, rimagna,
+ di Luigi il duodecimo re nata,
+ e de l'eterna gloria di Bretagna.
+ Ogni virtù ch'in donna mai sia stata,
+ di poi che 'l fuoco scalda e l'acqua bagna,
+ e gira intorno il cielo, insieme tutta
+ per Renata adornar veggio ridutta.
+
+73
+
+ Lungo sarà che d'Alda di Sansogna
+ narri, o de la contessa di Celano,
+ o di Bianca Maria di Catalogna,
+ o de la figlia del re sicigliano,
+ o de la bella Lippa da Bologna,
+ e d'altre; che s'io vo' di mano in mano
+ venirtene dicendo le gran lode,
+ entro in un alto mar che non ha prode. —
+
+74
+
+ Poi che le raccontò la maggior parte
+ de la futura stirpe a suo grand'agio,
+ più volte e più le replicò de l'arte
+ ch'avea tratto Ruggier dentro al palagio.
+ Melissa si fermò, poi che fu in parte
+ vicina al luogo del vecchio malvagio;
+ e non le parve di venir più inante,
+ acciò veduta non fosse da Atlante.
+
+75
+
+ E la donzella di nuovo consiglia
+ di quel che mille volte ormai l'ha detto.
+ La lascia sola; e quella oltre a dua miglia
+ non cavalcò per un sentiero istretto,
+ che vide quel ch'al suo Ruggier simiglia;
+ e dui giganti di crudele aspetto
+ intorno avea, che lo stringean sì forte,
+ ch'era vicino esser condotto a morte.
+
+76
+
+ Come la donna in tal periglio vede
+ colui che di Ruggiero ha tutti i segni,
+ subito cangia in sospizion la fede,
+ subito oblia tutti i suoi bei disegni.
+ Che sia in odio a Melissa Ruggier crede,
+ per nuova ingiuria e non intesi sdegni,
+ e cerchi far con disusata trama
+ che sia morto da lei che così l'ama.
+
+77
+
+ Seco dicea: — Non è Ruggier costui,
+ che col cor sempre, ed or con gli occhi veggio?
+ e s'or non veggio e non conosco lui,
+ che mai veder o mai conoscer deggio?
+ perché voglio io de la credenza altrui
+ che la veduta mia giudichi peggio?
+ Che senza gli occhi ancor, sol per se stesso
+ può il cor sentir se gli è lontano o appresso. —
+
+78
+
+ Mentre che così pensa, ode la voce
+ che le par di Ruggier, chieder soccorso;
+ e vede quello a un tempo, che veloce
+ sprona il cavallo e gli ralenta il morso,
+ e l'un nemico e l'altro suo feroce,
+ che lo segue e lo caccia a tutto corso.
+ Di lor seguir la donna non rimase,
+ che si condusse all'incantate case.
+
+79
+
+ De le quai non più tosto entrò le porte,
+ che fu sommersa nel commune errore.
+ Lo cercò tutto per vie dritte e torte
+ invan di su e di giù, dentro e di fuore;
+ né cessa notte o dì, tanto era forte
+ l'incanto: e fatto avea l'incantatore,
+ che Ruggier vede sempre e gli favella,
+ né Ruggier lei, né lui riconosce ella.
+
+80
+
+ Ma lasciàn Bradamante, e non v'incresca
+ udir che così resti in quello incanto;
+ che quando sarà il tempo ch'ella n'esca,
+ la farò uscire, e Ruggiero altretanto.
+ Come raccende il gusto il mutar esca,
+ così mi par che la mia istoria, quanto
+ or qua or là più variata sia,
+ meno a chi l'udirà noiosa fia.
+
+81
+
+ Di molte fila esser bisogno parme
+ a condur la gran tela ch'io lavoro.
+ E però non vi spiaccia d'ascoltarme,
+ come fuor de le stanze il popul Moro
+ davanti al re Agramante ha preso l'arme,
+ che, molto minacciando ai Gigli d'oro,
+ lo fa assembrare ad una mostra nuova,
+ per saper quanta gente si ritruova.
+
+82
+
+ Perch'oltre i cavallieri, oltre i pedoni
+ ch'al numero sottratti erano in copia,
+ mancavan capitani, e pur de' buoni,
+ e di Spagna e di Libia e d'Etiopia,
+ e le diverse squadre e le nazioni
+ givano errando senza guida propia;
+ per dare e capo ed ordine a ciascuna,
+ tutto il campo alla mostra si raguna.
+
+83
+
+ In supplimento de le turbe uccise
+ ne le battaglie e ne' fieri conflitti,
+ l'un signore in Ispagna, e l'altro mise
+ in Africa, ove molti n'eran scritti;
+ e tutti alli lor ordini divise,
+ e sotto i duci lor gli ebbe diritti.
+ Differirò, Signor, con grazia vostra,
+ ne l'altro canto l'ordine e la mostra.
+
+
+
+
+CANTO QUATTORDICESIMO
+
+
+1
+
+ Nei molti assalti e nei crudel conflitti,
+ ch'avuti avea con Francia, Africa e Spagna,
+ morti erano infiniti, e derelitti
+ al lupo, al corvo, all'aquila griffagna;
+ e ben che i Franchi fossero più afflitti,
+ che tutta avean perduta la campagna;
+ più si doleano i Saracin, per molti
+ principi e gran baron ch'eran lor tolti.
+
+2
+
+ Ebbon vittorie così sanguinose,
+ che lor poco avanzò di che allegrarsi.
+ E se alle antique le moderne cose,
+ invitto Alfonso, denno assimigliarsi;
+ la gran vittoria, onde alle virtuose
+ opere vostre può la gloria darsi,
+ di ch'aver sempre lacrimose ciglia
+ Ravenna debbe, a queste s'assimiglia:
+
+3
+
+ quando cedendo Morini e Picardi,
+ l'esercito normando e l'aquitano,
+ voi nel mezzo assaliste gli stendardi
+ del quasi vincitor nimico ispano,
+ seguendo voi quei gioveni gagliardi,
+ che meritar con valorosa mano
+ quel dì da voi, per onorati doni,
+ l'else indorate e gl'indorati sproni.
+
+4
+
+ Con sì animosi petti che vi foro
+ vicini o poco lungi al gran periglio,
+ crollaste sì le ricche Giande d'oro,
+ sì rompeste il baston giallo e vermiglio,
+ ch'a voi si deve il trionfale alloro,
+ che non fu guasto né sfiorato il Giglio.
+ D'un'altra fronde v'orna anco la chioma
+ l'aver serbato il suo Fabrizio a Roma.
+
+5
+
+ La gran Colonna del nome romano,
+ che voi prendeste, e che servaste intera,
+ vi dà più onor che se di vostra mano
+ fosse caduta la milizia fiera,
+ quanta n'ingrassa il campo ravegnano,
+ e quanta se n'andò senza bandiera
+ d'Aragon, di Castiglia e di Navarra,
+ veduto non giovar spiedi né carra.
+
+6
+
+ Quella vittoria fu più di conforto,
+ che d'allegrezza; perché troppo pesa
+ contra la gioia nostra il veder morto
+ il capitan di Francia e de l'impresa;
+ e seco avere una procella absorto
+ tanti principi illustri, ch'a difesa
+ dei regni lor, dei lor confederati,
+ di qua da le fredd'Alpi eran passati.
+
+7
+
+ Nostra salute, nostra vita in questa
+ vittoria suscitata si conosce,
+ che difende che 'l verno e la tempesta
+ di Giove irato sopra noi non crosce:
+ ma né goder potiam, né farne festa,
+ sentendo i gran ramarichi e l'angosce,
+ ch'in veste bruna e lacrimosa guancia
+ le vedovelle fan per tutta Francia.
+
+8
+
+ Bisogna che proveggia il re Luigi
+ di nuovi capitani alle sue squadre,
+ che per onor de l'aurea Fiordaligi
+ castighino le man rapaci e ladre,
+ che suore, e frati e bianchi e neri e bigi
+ violato hanno, e sposa e figlia e madre;
+ gittato in terra Cristo in sacramento,
+ per torgli un tabernaculo d'argento.
+
+9
+
+ O misera Ravenna, t'era meglio
+ ch'al vincitor non fêssi resistenza;
+ far ch'a te fosse inanzi Brescia speglio,
+ che tu lo fossi a Arimino e a Faenza.
+ Manda, Luigi, il buon Traulcio veglio,
+ ch'insegni a questi tuoi più continenza,
+ e conti lor quanti per simil torti
+ stati ne sian per tutta Italia morti.
+
+10
+
+ Come di capitani bisogna ora
+ che 'l re di Francia al campo suo proveggia,
+ così Marsilio ed Agramante allora,
+ per dar buon reggimento alla sua greggia,
+ dai lochi dove il verno fe' dimora,
+ vuol ch'in campagna all'ordine si veggia;
+ perché vedendo ove bisogno sia,
+ guida e governo ad ogni schiera dia.
+
+11
+
+ Marsilio prima, e poi fece Agramante
+ passar la gente sua schiera per schiera.
+ I Catalani a tutti gli altri inante
+ di Dorifebo van con la bandiera.
+ Dopo vien, senza il suo re Folvirante,
+ che per man di Rinaldo già morto era,
+ la gente di Navarra; e lo re ispano
+ halle dato Isolier per capitano.
+
+12
+
+ Balugante del popul di Leone,
+ Grandonio cura degli Algarbi piglia;
+ il fratel di Marsilio, Falsirone,
+ ha seco armata la minor Castiglia.
+ Seguon di Madarasso il gonfalone
+ quei che lasciato han Malaga e Siviglia,
+ dal mar di Gade a Cordova feconda
+ le verdi ripe ovunque il Beti inonda.
+
+13
+
+ Stordilano e Tesira e Baricondo,
+ l'un dopo l'altro, mostra la sua gente:
+ Granata al primo, Ulisbona al secondo,
+ e Maiorica al terzo è ubidiente.
+ Fu d'Ulisbona re (tolto dal mondo
+ Larbin) Tesira, di Larbin parente.
+ Poi vien Galizia, che sua guida, in vece
+ di Maricoldo, Serpentino fece.
+
+14
+
+ Quei di Tolledo e quei di Calatrava,
+ di ch'ebbe Sinagon già la bandiera,
+ con tutta quella gente che si lava
+ in Guadiana e bee de la riviera,
+ l'audace Matalista governava;
+ Bianzardin quei d'Asturga in una schiera
+ con quei di Salamanca e di Piagenza,
+ d'Avila, di Zamora e di Palenza.
+
+15
+
+ Di quei di Saragosa e de la corte
+ del re Marsilio ha Ferraù il governo:
+ tutta la gente è ben armata e forte.
+ In questi è Malgarino, Balinverno,
+ Malzarise e Morgante, ch'una sorte
+ avea fatto abitar paese esterno;
+ che, poi che i regni lor lor furon tolti,
+ gli avea Marsilio in corte sua raccolti.
+
+16
+
+ In questa è di Marsilio il gran bastardo,
+ Follicon d'Almeria, con Doriconte,
+ Bavarte e Largalifa ed Analardo,
+ ed Archidante il sagontino conte,
+ e Lamirante e Langhiran gagliardo,
+ e Malagur ch'avea l'astuzie pronte,
+ ed altri ed altri, di quai penso, dove
+ tempo sarà, di far veder le pruove.
+
+17
+
+ Poi che passò l'esercito di Spagna
+ con bella mostra inanzi al re Agramante,
+ con la sua squadra apparve alla campagna
+ il re d'Oran, che quasi era gigante.
+ L'altra che vien, per Martasin si lagna,
+ il qual morto le fu da Bradamante;
+ e si duol ch'una femina si vanti
+ d'aver ucciso il re de' Garamanti.
+
+18
+
+ Segue la terza schiera di Marmonda,
+ ch'Argosto morto abbandonò in Guascogna:
+ a questa un capo, come alla seconda
+ e come anco alla quarta, dar bisogna.
+ Quantunque il re Agramante non abonda
+ di capitani, pur ne finge e sogna:
+ dunque Buraldo, Ormida, Arganio elesse,
+ e dove uopo ne fu, guida li messe.
+
+19
+
+ Diede ad Arganio quei di Libicana,
+ che piangean morto il negro Dudrinasso.
+ Guida Brunello i suoi di Tingitana,
+ con viso nubiloso e ciglio basso;
+ che, poi che ne la selva non lontana
+ dal castel ch'ebbe Atlante in cima al sasso,
+ gli fu tolto l'annel da Bradamante,
+ caduto era in disgrazia al re Agramante:
+
+20
+
+ e se 'l fratel di Ferraù, Isoliero,
+ ch'a l'arbore legato ritrovollo,
+ non facea fede inanzi al re del vero,
+ avrebbe dato in su le forche un crollo.
+ Mutò, a' prieghi di molti, il re pensiero,
+ già avendo fatto porgli il laccio al collo:
+ gli lo fece levar, ma riserbarlo
+ pel primo error; che poi giurò impiccarlo:
+
+21
+
+ sì ch'avea causa di venir Brunello
+ col viso mesto e con la testa china.
+ Seguia poi Farurante, e dietro a quello
+ eran cavalli e fanti di Maurina.
+ Venìa Libanio appresso, il re novello:
+ la gente era con lui di Constantina;
+ però che la corona e il baston d'oro
+ gli ha dato il re, che fu di Pinadoro.
+
+22
+
+ Con la gente d'Esperia Soridano,
+ e Dorilon ne vien con quei di Setta;
+ ne vien coi Nasamoni Puliano.
+ Quelli d'Amonia il re Agricalte affretta;
+ Malabuferso quelli di Fizano.
+ Da Finadurro è l'altra squadra retta,
+ che di Canaria viene e di Marocco;
+ Balastro ha quei che fur del re Tardocco.
+
+23
+
+ Due squadre, una di Mulga, una d'Arzilla,
+ seguono: e questa ha 'l suo signore antico;
+ quella n'è priva; e però il re sortilla,
+ e diella a Corineo suo fido amico.
+ E così de la gente d'Almansilla,
+ ch'ebbe Tanfirion, fe' re Caico;
+ diè quella di Getulia a Rimedonte.
+ Poi vien con quei di Cosca Balinfronte.
+
+24
+
+ Quell'altra schiera è la gente di Bolga:
+ suo re è Clarindo, e già fu Mirabaldo.
+ Vien Baliverzo, il qual vuò che tu tolga
+ di tutto il gregge pel maggior ribaldo.
+ Non credo in tutto il campo si disciolga
+ bandiera ch'abbia esercito più saldo
+ de l'altra, con che segue il re Sobrino,
+ né più di lui prudente Saracino.
+
+25
+
+ Quei di Bellamarina, che Gualciotto
+ solea guidare, or guida il re d'Algieri
+ Rodomonte, e di Sarza, che condotto
+ di nuovo avea pedoni e cavallieri;
+ che mentre il sol fu nubiloso sotto
+ il gran centauro e i corni orridi e fieri,
+ fu in Africa mandato da Agramante,
+ onde venuto era tre giorni inante.
+
+26
+
+ Non avea il campo d'Africa più forte,
+ né Saracin più audace di costui:
+ e più temean le parigine porte,
+ ed avean più cagion di temer lui,
+ che Marsilio, Agramante e la gran corte
+ ch'avea seguito in Francia questi dui:
+ e più d'ogni altro che facesse mostra,
+ era nimico de la fede nostra.
+
+27
+
+ Vien Prusione, il re de l'Alvaracchie;
+ poi quel de la Zumara, Dardinello.
+ Non so s'abbiano o nottole o cornacchie,
+ o altro manco ed importuno augello,
+ il qual dai tetti e da le fronde gracchie
+ futuro mal, predetto a questo e a quello,
+ che fissa in ciel nel dì seguente è l'ora
+ che l'uno e l'altro in quella pugna muora.
+
+28
+
+ In campo non aveano altri a venire,
+ che quei di Tremisenne e di Norizia;
+ né si vedea alla mostra comparire
+ il segno lor, né dar di sé notizia.
+ Non sapendo Agramante che si dire,
+ né che pensar di questa lor pigrizia,
+ uno scudiero al fin gli fu condutto
+ del re di Tremisen, che narrò il tutto.
+
+29
+
+ E gli narrò ch'Alzirdo e Manilardo
+ con molti altri de' suoi giaceano al campo.
+ — Signor (diss'egli), il cavallier gagliardo
+ ch'ucciso ha i nostri, ucciso avria il tuo campo,
+ se fosse stato a torsi via più tardo
+ di me, ch'a pena ancor così ne scampo.
+ Fa quel de' cavallieri e de' pedoni,
+ che 'l lupo fa di capre e di montoni. —
+
+30
+
+ Era venuto pochi giorni avante
+ nel campo del re d'Africa un signore;
+ né in Ponente era, né in tutto Levante,
+ di più forza di lui, né di più core.
+ Gli facea grande onore il re Agramante,
+ per esser costui figlio e successore
+ in Tartaria del re Agrican gagliardo:
+ suo nome era il feroce Mandricardo.
+
+31
+
+ Per molti chiari gesti era famoso,
+ e di sua fama tutto il mondo empìa;
+ ma lo facea più d'altro glorioso,
+ ch'al castel de la fata di Soria
+ l'usbergo avea acquistato luminoso
+ ch'Ettor troian portò mille anni pria,
+ per strana e formidabile aventura,
+ che 'l ragionarne pur mette paura.
+
+32
+
+ Trovandosi costui dunque presente
+ a quel parlar, alzò l'ardita faccia;
+ e si dispose andare immantinente,
+ per trovar quel guerrier, dietro alla traccia.
+ Ritenne occulto il suo pensiero in mente,
+ o sia perché d'alcun stima non faccia,
+ o perché tema, se 'l pensier palesa,
+ ch'un altro inanzi a lui pigli l'impresa.
+
+33
+
+ Allo scudier fe' dimandar come era
+ la sopravesta di quel cavalliero.
+ Colui rispose: — Quella è tutta nera,
+ lo scudo nero, e non ha alcun cimiero. —
+ E fu, Signor, la sua risposta vera,
+ perché lasciato Orlando avea il quartiero;
+ che come dentro l'animo era in doglia,
+ così imbrunir di fuor volse la spoglia.
+
+34
+
+ Marsilio a Mandricardo avea donato
+ un destrier baio a scorza di castagna,
+ con gambe e chiome nere; ed era nato
+ di frisa madre e d'un villan di Spagna.
+ Sopra vi salta Mandricardo armato,
+ e galoppando va per la campagna;
+ e giura non tornare a quelle schiere
+ se non truova il campion da l'arme nere.
+
+35
+
+ Molta incontrò de la paurosa gente
+ che da le man d'Orlando era fuggita,
+ chi del figliuol, chi del fratel dolente,
+ ch'inanzi agli occhi suoi perdè la vita.
+ Ancora la codarda e trista mente
+ ne la pallida faccia era sculpita;
+ ancor, per la paura che avuta hanno,
+ pallidi, muti ed insensati vanno.
+
+36
+
+ Non fe' lungo camin, che venne dove
+ crudel spettaculo ebbe ed inumano,
+ ma testimonio alle mirabil pruove
+ che fur raconte inanzi al re africano.
+ Or mira questi, or quelli morti, e muove,
+ e vuol le piaghe misurar con mano,
+ mosso da strana invidia ch'egli porta
+ al cavallier ch'avea la gente morta.
+
+37
+
+ Come lupo o mastin ch'ultimo giugne
+ al bue lasciato morto da' villani,
+ che truova sol le corna, l'ossa e l'ugne,
+ del resto son sfamati augelli e cani;
+ riguarda invano il teschio che non ugne:
+ così fa il crudel barbaro in que' piani.
+ Per duol bestemmia, e mostra invidia immensa,
+ che venne tardi a così ricca mensa.
+
+38
+
+ Quel giorno e mezzo l'altro segue incerto
+ il cavallier dal negro, e ne domanda.
+ Ecco vede un pratel d'ombre coperto,
+ che sì d'un alto fiume si ghirlanda,
+ che lascia a pena un breve spazio aperto,
+ dove l'acqua si torce ad altra banda.
+ Un simil luogo con girevol onda
+ sotto Ocricoli il Tevere circonda.
+
+39
+
+ Dove entrar si potea, con l'arme indosso
+ stavano molti cavallieri armati.
+ Chiede il pagan, chi gli avea in stuol sì grosso,
+ ed a che effetto insieme ivi adunati.
+ Gli fe' risposta il capitano, mosso
+ dal signoril sembiante e da' fregiati
+ d'oro e di gemme arnesi di gran pregio,
+ che lo mostravan cavalliero egregio.
+
+40
+
+ — Dal nostro re siàn (disse) di Granata
+ chiamati in compagnia de la figliuola,
+ la quale al re di Sarza ha maritata,
+ ben che di ciò la fama ancor non vola.
+ Come appresso la sera racchetata
+ la cicaletta sia, ch'or s'ode sola,
+ avanti al padre fra l'ispane torme
+ la condurremo: intanto ella si dorme. —
+
+41
+
+ Colui, che tutto il mondo vilipende,
+ disegna di veder tosto la pruova,
+ se quella gente o bene o mal difende
+ la donna, alla cui guardia si ritruova.
+ Disse: — Costei, per quanto se n'intende,
+ è bella; e di saperlo ora mi giova.
+ A lei mi mena, o falla qui venire;
+ ch'altrove mi convien subito gire. —
+
+42
+
+ — Esser per certo dei pazzo solenne, —
+ rispose il Granatin, né più gli disse.
+ Ma il Tartaro a ferir tosto lo venne
+ con l'asta bassa, e il petto gli trafisse;
+ che la corazza il colpo non sostenne,
+ e forza fu che morto in terra gisse.
+ L'asta ricovra il figlio d'Agricane,
+ perché altro da ferir non gli rimane.
+
+43
+
+ Non porta spada né baston; che quando
+ l'arme acquistò, che fu d'Ettor troiano,
+ perché trovò che lor mancava il brando,
+ gli convenne giurar (né giurò invano)
+ che fin che non togliea quella d'Orlando,
+ mai non porrebbe ad altra spada mano:
+ Durindana ch'Almonte ebbe in gran stima,
+ e Orlando or porta, Ettor portava prima.
+
+44
+
+ Grande è l'ardir del Tartaro, che vada
+ con disvantaggio tal contra coloro,
+ gridando: — Chi mi vuol vietar la strada? —
+ E con la lancia si cacciò tra loro.
+ Chi l'asta abbassa, e chi tra' fuor la spada;
+ e d'ogn'intorno subito gli foro.
+ Egli ne fece morir una frotta,
+ prima che quella lancia fosse rotta.
+
+45
+
+ Rotta che se la vede, il gran troncone
+ che resta intero, ad ambe mani afferra;
+ e fa morir con quel tante persone,
+ che non fu vista mai più crudel guerra.
+ Come tra' Filistei l'ebreo Sansone
+ con la mascella che levò di terra,
+ scudi spezza, elmi schiaccia, e un colpo spesso
+ spenge i cavalli ai cavallieri appresso.
+
+46
+
+ Correno a morte que' miseri a gara,
+ né perché cada l'un, l'altro andar cessa;
+ che la maniera del morire, amara
+ lor par più assai che non è morte istessa.
+ Patir non ponno che la vita cara
+ tolta lor sia da un pezzo d'asta fessa,
+ e sieno sotto alle picchiate strane
+ a morir giunti, come biscie o rane.
+
+47
+
+ Ma poi ch'a spese lor si furo accorti
+ che male in ogni guisa era morire,
+ sendo già presso alli duo terzi morti,
+ tutto l'avanzo cominciò a fuggire.
+ Come del proprio aver via se gli porti,
+ il Saracin crudel non può patire
+ ch'alcun di quella turba sbigottita
+ da lui partir si debba con la vita.
+
+48
+
+ Come in palude asciutta dura poco
+ stridula canna, o in campo àrrida stoppia
+ contra il soffio di borea e contra il fuoco
+ che 'l cauto agricultore insieme accoppia,
+ quando la vaga fiamma occupa il loco,
+ e scorre per li solchi, e stride e scoppia;
+ così costor contra la furia accesa
+ di Mandricardo fan poca difesa.
+
+49
+
+ Poscia ch'egli restar vede l'entrata,
+ che mal guardata fu, senza custode;
+ per la via che di nuovo era segnata
+ ne l'erba, e al suono dei ramarchi ch'ode,
+ viene a veder la donna di Granata,
+ se di bellezze è pari alle sue lode:
+ passa tra i corpi de la gente morta,
+ dove gli dà, torcendo, il fiume porta.
+
+50
+
+ E Doralice in mezzo il prato vede
+ (che così nome la donzella avea),
+ la qual, suffolta da l'antico piede
+ d'un frassino silvestre, si dolea.
+ Il pianto, come un rivo che succede
+ di viva vena, nel bel sen cadea;
+ e nel bel viso si vedea che insieme
+ de l'altrui mal si duole, e del suo teme.
+
+51
+
+ Crebbe il timor, come venir lo vide
+ di sangue brutto e con faccia empia e oscura,
+ e 'l grido sin al ciel l'aria divide,
+ di sé e de la sua gente per paura;
+ che, oltre i cavallier, v'erano guide,
+ che de la bella infante aveano cura,
+ maturi vecchi, e assai donne e donzelle
+ del regno di Granata, e le più belle.
+
+52
+
+ Come il Tartaro vede quel bel viso
+ che non ha paragone in tutta Spagna,
+ e c'ha nel pianto (or ch'esser de' nel riso?)
+ tesa d'Amor l'inestricabil ragna;
+ non sa se vive in terra o in paradiso:
+ né de la sua vittoria altro guadagna,
+ se non che in man de la sua prigioniera
+ si dà prigione, e non sa in qual maniera.
+
+53
+
+ A lei però non si concede tanto,
+ che del travaglio suo le doni il frutto;
+ ben che piangendo ella dimostri, quanto
+ possa donna mostrar, dolore e lutto.
+ Egli, sperando volgerle quel pianto
+ in sommo gaudio, era disposto al tutto
+ menarla seco; e sopra un bianco ubino
+ montar la fece, e tornò al suo camino.
+
+54
+
+ Donne e donzelle e vecchi ed altra gente,
+ ch'eran con lei venuti di Granata,
+ tutti licenziò benignamente,
+ dicendo: — Assai da me fia accompagnata;
+ io mastro, io balia, io le sarò sergente
+ in tutti i suoi bisogni: a Dio brigata. —
+ Così, non gli possendo far riparo,
+ piangendo e sospirando se n'andaro;
+
+55
+
+ tra lor dicendo: — Quanto doloroso
+ ne sarà il padre, come il caso intenda!
+ quanta ira, quanto duol ne avrà il suo sposo!
+ oh come ne farà vendetta orrenda!
+ Deh, perché a tempo tanto bisognoso
+ non è qui presso a far che costui renda
+ il sangue illustre del re Stordilano,
+ prima che se lo porti più lontano? —
+
+56
+
+ De la gran preda il Tartaro contento,
+ che fortuna e valor gli ha posta inanzi,
+ di trovar quel dal negro vestimento
+ non par ch'abbia la fretta ch'avea dianzi.
+ Correva dianzi: or viene adagio e lento;
+ e pensa tuttavia dove si stanzi,
+ dove ritruovi alcun commodo loco,
+ per esalar tanto amoroso foco.
+
+57
+
+ Tuttavolta conforta Doralice,
+ ch'avea di pianto e gli occhi e 'l viso molle:
+ compone e finge molte cose, e dice
+ che per fama gran tempo ben le volle;
+ e che la patria, e il suo regno felice
+ che 'l nome di grandezza agli altri tolle,
+ lasciò, non per vedere o Spagna o Francia,
+ ma sol per contemplar sua bella guancia.
+
+58
+
+ — Se per amar, l'uom debbe essere amato,
+ merito il vostro amor; che v'ho amat'io:
+ se per stirpe, di me chi è meglio nato?
+ che 'l possente Agrican fu il padre mio:
+ se per ricchezza, chi ha di me più stato?
+ che di dominio io cedo solo a Dio:
+ se per valor, credo oggi aver esperto
+ ch'esser amato per valore io merto. —
+
+59
+
+ Queste parole ed altre assai, ch'Amore
+ a Mandricardo di sua bocca ditta,
+ van dolcemente a consolar il core
+ de la donzella di paura afflitta.
+ Il timor cessa, e poi cessa il dolore
+ che le avea quasi l'anima trafitta.
+ Ella comincia con più pazienza
+ a dar più grata al nuovo amante udienza;
+
+60
+
+ poi con risposte più benigne molto
+ a mostrarsegli affabile e cortese,
+ e non negargli di fermar nel volto
+ talor le luci di pietade accese:
+ onde il pagan, che da lo stral fu colto
+ altre volte d'Amor, certezza prese,
+ non che speranza, che la donna bella
+ non saria a' suo' desir sempre ribella.
+
+61
+
+ Con questa compagnia lieto e gioioso,
+ che sì gli satisfà, sì gli diletta,
+ essendo presso all'ora ch'a riposo
+ la fredda notte ogni animale alletta,
+ vedendo il sol già basso e mezzo ascoso,
+ comminciò a cavalcar con maggior fretta;
+ tanto ch'udì sonar zuffoli e canne,
+ e vide poi fumar ville e capanne.
+
+62
+
+ Erano pastorali alloggiamenti,
+ miglior stanza e più commoda, che bella.
+ Quivi il guardian cortese degli armenti
+ onorò il cavalliero e la donzella,
+ tanto che si chiamar da lui contenti;
+ che non pur per cittadi e per castella,
+ ma per tuguri ancora e per fenili
+ spesso si trovan gli uomini gentili.
+
+63
+
+ Quel che fosse dipoi fatto all'oscuro
+ tra Doralice e il figlio d'Agricane,
+ a punto racontar non m'assicuro;
+ sì ch'al giudicio di ciascun rimane.
+ Creder si può che ben d'accordo furo;
+ che si levar più allegri la dimane,
+ e Doralice ringraziò il pastore,
+ che nel suo albergo le avea fatto onore.
+
+64
+
+ Indi d'uno in un altro luogo errando,
+ si ritrovaro al fin sopra un bel fiume
+ che con silenzio al mar va declinando,
+ e se vada o se stia, mal si prosume;
+ limpido e chiaro sì, ch'in lui mirando,
+ senza contesa al fondo porta il lume.
+ In ripa a quello, a una fresca ombra e bella,
+ trovar dui cavallieri e una donzella.
+
+65
+
+ Or l'alta fantasia, ch'un sentier solo
+ non vuol ch'i'segua ognor, quindi mi guida,
+ e mi ritorna ove il moresco stuolo
+ assorda di rumor Francia e di grida,
+ d'intorno il padiglione ove il figliuolo
+ del re Troiano il santo Impero sfida,
+ e Rodomonte audace se gli vanta
+ arder Parigi e spianar Roma santa.
+
+66
+
+ Venuto ad Agramante era all'orecchio,
+ che già l'Inglesi avean passato il mare:
+ però Marsilio e il re del Garbo vecchio
+ e gli altri capitan fece chiamare.
+ Consiglian tutti a far grande apparecchio,
+ sì che Parigi possino espugnare.
+ Ponno esser certi che più non s'espugna,
+ se nol fan prima che l'aiuto giugna.
+
+67
+
+ Già scale innumerabili per questo
+ da' luoghi intorno avea fatto raccorre,
+ ed asse e travi, e vimine contesto,
+ che lo poteano a diversi usi porre;
+ e navi e ponti: e più facea che 'l resto,
+ il primo e il secondo ordine disporre
+ a dar l'assalto; ed egli vuol venire
+ tra quei che la città denno assalire.
+
+68
+
+ L'imperatore il dì che 'l dì precesse
+ de la battaglia, fe' dentro a Parigi
+ per tutto celebrare uffici e messe
+ a preti, a frati bianchi, neri e bigi;
+ e le gente che dianzi eran confesse,
+ e di man tolte agl'inimici stigi,
+ tutti communicar, non altramente
+ ch'avessino a morir il dì seguente.
+
+69
+
+ Ed egli tra baroni e paladini,
+ principi ed oratori, al maggior tempio
+ con molta religione a quei divini
+ atti intervenne, e ne diè agli altri esempio.
+ Con le man giunte e gli occhi al ciel supini,
+ disse: — Signor, ben ch'io sia iniquo ed empio,
+ non voglia tua bontà, pel mio fallire,
+ che 'l tuo popul fedele abbia a patire.
+
+70
+
+ E se gli è tuo voler ch'egli patisca,
+ e ch'abbia il nostro error degni supplici,
+ almeno la punizion si differisca
+ sì, che per man non sia de' tuoi nemici;
+ che quando lor d'uccider noi sortisca,
+ che nome avemo pur d'esser tuo' amici,
+ i pagani diran che nulla puoi,
+ che perir lasci i partigiani tuoi.
+
+71
+
+ E per un che ti sia fatto ribelle,
+ cento ti si faran per tutto il mondo;
+ tal che la legge falsa di Babelle
+ caccerà la tua fede e porrà al fondo.
+ Difendi queste genti, che son quelle
+ che 'l tuo sepulcro hanno purgato e mondo
+ da' brutti cani, e la tua santa Chiesa
+ con li vicari suoi spesso difesa.
+
+72
+
+ So che i meriti nostri atti non sono
+ a satisfare al debito d'un'oncia;
+ né devemo sperar da te perdono,
+ se riguardiamo a nostra vita sconcia:
+ ma se vi aggiugni di tua grazia il dono,
+ nostra ragion fia ragguagliata e concia;
+ né del tuo aiuto disperar possiamo,
+ qualor di tua pietà ci ricordiamo. —
+
+73
+
+ Così dicea l'imperator devoto,
+ con umiltade e contrizion di core.
+ Giunse altri prieghi e convenevol voto
+ al gran bisogno e all'alto suo splendore.
+ Non fu il caldo pregar d'effetto voto;
+ però che 'l genio suo, l'angel migliore,
+ i prieghi tolse e spiegò al ciel le penne,
+ ed a narrare al Salvator li venne.
+
+74
+
+ E furo altri infiniti in quello instante
+ da tali messagger portati a Dio;
+ che come gli ascoltar l'anime sante,
+ dipinte di pietade il viso pio,
+ tutte miraro il sempiterno Amante,
+ e gli mostraro il commun lor disio,
+ che la giusta orazion fosse esaudita
+ del populo cristian che chiede aita.
+
+75
+
+ E la Bontà ineffabile, ch'invano
+ non fu pregata mai da cor fedele,
+ leva gli occhi pietosi, e fa con mano
+ cenno che venga a sé l'angel Michele.
+ — Va (gli disse) all'esercito cristiano
+ che dianzi in Picardia calò le vele,
+ e al muro di Parigi l'appresenta
+ sì, che 'l campo nimico non lo senta.
+
+76
+
+ Truova prima il Silenzio, e da mia parte
+ gli di' che teco a questa impresa venga;
+ ch'egli ben proveder con ottima arte
+ saprà di quanto proveder convenga.
+ Fornito questo, subito va in parte
+ dove il suo seggio la Discordia tenga:
+ dille che l'esca e il fucil seco prenda,
+ e nel campo de' Mori il fuoco accenda;
+
+77
+
+ e tra quei che vi son detti più forti
+ sparga tante zizzanie e tante liti,
+ che combattano insieme; ed altri morti,
+ altri ne sieno presi, altri feriti,
+ e fuor del campo altri lo sdegno porti
+ sì che il lor re poco di lor s'aiti. —
+ Non replica a tal detto altra parola
+ il benedetto augel, ma dal ciel vola.
+
+78
+
+ Dovunque drizza Michel angel l'ale,
+ fuggon le nubi, e torna il ciel sereno.
+ Gli gira intorno un aureo cerchio, quale
+ veggiàn di notte lampeggiar baleno.
+ Seco pensa tra via, dove si cale
+ il celeste corrier per fallir meno
+ a trovar quel nimico di parole,
+ a cui la prima commission far vuole.
+
+79
+
+ Vien scorrendo ov'egli abiti, ov'egli usi;
+ e se accordaro infin tutti i pensieri,
+ che de frati e de monachi rinchiusi
+ lo può trovare in chiese e in monasteri,
+ dove sono i parlari in modo esclusi,
+ che 'l Silenzio, ove cantano i salteri,
+ ove dormeno, ove hanno la piatanza,
+ e finalmente è scritto in ogni stanza.
+
+80
+
+ Credendo quivi ritrovarlo, mosse
+ con maggior fretta le dorate penne;
+ e di veder ch'ancor Pace vi fosse,
+ Quiete e Carità, sicuro tenne.
+ Ma da la opinion sua ritrovosse
+ tosto ingannato, che nel chiostro venne:
+ non è Silenzio quivi; e gli fu ditto
+ che non v'abita più, fuor che in iscritto.
+
+81
+
+ Né Pietà, né Quiete, né Umiltade,
+ né quivi Amor, né quivi Pace mira.
+ Ben vi fur già, ma ne l'antiqua etade;
+ che le cacciar Gola, Avarizia ed Ira,
+ Superbia, Invidia, Inerzia e Crudeltade.
+ Di tanta novità l'angel si ammira:
+ andò guardando quella brutta schiera,
+ e vide ch'anco la Discordia v'era.
+
+82
+
+ Quella che gli avea detto il Padre eterno,
+ dopo il Silenzio, che trovar dovesse.
+ Pensato avea di far la via d'Averno,
+ che si credea che tra' dannati stesse;
+ e ritrovolla in questo nuovo inferno
+ (ch'il crederia?) tra santi uffici e messe.
+ Par di strano a Michel ch'ella vi sia,
+ che per trovar credea di far gran via.
+
+83
+
+ La conobbe al vestir di color cento,
+ fatto a liste inequali ed infinite,
+ ch'or la cuoprono or no; che i passi e 'l vento
+ le giano aprendo, ch'erano sdrucite.
+ I crini avea qual d'oro e qual d'argento,
+ e neri e bigi, e aver pareano lite;
+ altri in treccia, altri in nastro eran raccolti,
+ molti alle spalle, alcuni al petto sciolti.
+
+84
+
+ Di citatorie piene e di libelli,
+ d'esamine e di carte di procure
+ avea le mani e il seno, e gran fastelli
+ di chiose, di consigli e di letture;
+ per cui le facultà de' poverelli
+ non sono mai ne le città sicure.
+ Aveva dietro e dinanzi e d'ambi i lati,
+ notai, procuratori ed avocati.
+
+85
+
+ La chiama a sé Michele, e le commanda
+ che tra i più forti Saracini scenda,
+ e cagion truovi, che con memoranda
+ ruina insieme a guerreggiar gli accenda.
+ Poi del Silenzio nuova le domanda:
+ facilmente esser può ch'essa n'intenda,
+ sì come quella ch'accendendo fochi
+ di qua e di là, va per diversi lochi.
+
+86
+
+ Rispose la Discordia: — Io non ho a mente
+ in alcun loco averlo mai veduto:
+ udito l'ho ben nominar sovente,
+ e molto commendarlo per astuto.
+ Ma la Fraude, una qui di nostra gente,
+ che compagnia talvolta gli ha tenuto,
+ penso che dir te ne saprà novella; —
+ e verso una alzò il dito, e disse: — È quella. —
+
+87
+
+ Avea piacevol viso, abito onesto,
+ un umil volger d'occhi, un andar grave,
+ un parlar sì benigno e sì modesto,
+ che parea Gabriel che dicesse: Ave.
+ Era brutta e deforme in tutto il resto:
+ ma nascondea queste fattezze prave
+ con lungo abito e largo; e sotto quello,
+ attosicato avea sempre il coltello.
+
+88
+
+ Domanda a costei l'angelo, che via
+ debba tener, sì che 'l Silenzio truove.
+ Disse la Fraude: — Già costui solia
+ fra virtudi abitare, e non altrove,
+ con Benedetto e con quelli d'Elia
+ ne le badie, quando erano ancor nuove:
+ fe' ne le scuole assai de la sua vita
+ al tempo di Pitagora e d'Archita.
+
+89
+
+ Mancati quei filosofi e quei santi
+ che lo solean tener pel camin ritto,
+ dagli onesti costumi ch'avea inanti,
+ fece alle sceleraggini tragitto.
+ Cominciò andar la notte con gli amanti,
+ indi coi ladri, e fare ogni delitto.
+ Molto col Tradimento egli dimora:
+ veduto l'ho con l'Omicidio ancora.
+
+90
+
+ Con quei che falsan le monete ha usanza
+ di ripararsi in qualche buca scura.
+ Così spesso compagni muta e stanza,
+ che 'l ritrovarlo ti saria ventura;
+ ma pur ho d'insegnartelo speranza:
+ se d'arrivare a mezza notte hai cura
+ alla casa del Sonno, senza fallo
+ potrai (che quivi dorme) ritrovallo. —
+
+91
+
+ Ben che soglia la Fraude esser bugiarda,
+ pur è tanto il suo dir simile al vero,
+ che l'angelo le crede; indi non tarda
+ a volarsene fuor del monastero.
+ Tempra il batter de l'ale, e studia e guarda
+ giungere in tempo al fin del suo sentiero,
+ ch'alla casa del Sonno, che ben dove
+ era sapea, questo Silenzio truove.
+
+92
+
+ Giace in Arabia una valletta amena,
+ lontana da cittadi e da villaggi,
+ ch'all'ombra di duo monti è tutta piena
+ d'antiqui abeti e di robusti faggi.
+ Il sole indarno il chiaro dì vi mena;
+ che non vi può mai penetrar coi raggi,
+ sì gli è la via da folti rami tronca:
+ e quivi entra sotterra una spelonca.
+
+93
+
+ Sotto la negra selva una capace
+ e spaziosa grotta entra nel sasso,
+ di cui la fronte l'edera seguace
+ tutta aggirando va con storto passo.
+ In questo albergo il grave Sonno giace;
+ l'Ozio da un canto corpulento e grasso,
+ da l'altro la Pigrizia in terra siede,
+ che non può andare, e mal reggersi in piede.
+
+94
+
+ Lo smemorato Oblio sta su la porta:
+ non lascia entrar, né riconosce alcuno;
+ non ascolta imbasciata, né riporta;
+ e parimente tien cacciato ognuno.
+ Il Silenzio va intorno, e fa la scorta:
+ ha le scarpe di feltro, e 'l mantel bruno;
+ ed a quanti n'incontra, di lontano,
+ che non debban venir, cenna con mano.
+
+95
+
+ Se gli accosta all'orecchio e pianamente
+ l'angel gli dice: — Dio vuol che tu guidi
+ a Parigi Rinaldo con la gente
+ che per dar, mena, al suo signor sussidi:
+ ma che lo facci tanto chetamente,
+ ch'alcun de' Saracin non oda i gridi;
+ sì che più tosto che ritruovi il calle
+ la Fama d'avisar, gli abbia alle spalle. —
+
+96
+
+ Altrimente il Silenzio non rispose,
+ che col capo accennando che faria;
+ e dietro ubidiente se gli pose;
+ e furo al primo volo in Picardia.
+ Michel mosse le squadre coraggiose,
+ e fe' lor breve un gran tratto di via;
+ sì che in un dì a Parigi le condusse,
+ né alcun s'avide che miracol fusse.
+
+97
+
+ Discorreva il Silenzio, e tuttavolta,
+ e dinanzi alle squadre e d'ogn'intorno
+ facea girare un'alta nebbia in volta,
+ ed avea chiaro ogn'altra parte il giorno;
+ e non lasciava questa nebbia folta,
+ che s'udisse di fuor tromba né corno:
+ poi n'andò tra' pagani, e menò seco
+ un non so che, ch'ognun fe' sordo e cieco.
+
+98
+
+ Mentre Rinaldo in tal fretta venìa,
+ che ben parea da l'angelo condotto,
+ e con silenzio tal, che non s'udia
+ nel campo saracin farsene motto;
+ il re Agramante avea la fanteria
+ messo ne' borghi di Parigi, e sotto
+ le minacciate mura in su la fossa,
+ per far quel dì l'estremo di sua possa.
+
+99
+
+ Chi può contar l'esercito che mosso
+ questo dì contro Carlo ha 'l re Agramante,
+ conterà ancora in su l'ombroso dosso
+ del silvoso Apennin tutte le piante;
+ dirà quante onde, quando è il mar più grosso,
+ bagnano i piedi al mauritano Atlante;
+ e per quanti occhi il ciel le furtive opre
+ degli amatori a mezza notte scuopre.
+
+100
+
+ Le campane si sentono a martello
+ di spessi colpi e spaventosi tocche;
+ si vede molto, in questo tempio e in quello,
+ alzar di mano e dimenar di bocche.
+ Se 'l tesoro paresse a Dio sì bello,
+ come alle nostre openioni sciocche,
+ questo era il dì che 'l santo consistoro
+ fatto avria in terra ogni sua statua d'oro.
+
+101
+
+ S'odon ramaricare i vecchi giusti,
+ che s'erano serbati in quelli affanni,
+ e nominar felici i sacri busti
+ composti in terra già molti e molt'anni.
+ Ma gli animosi gioveni robusti
+ che miran poco i lor propinqui danni,
+ sprezzando le ragion de' più maturi,
+ di qua di là vanno correndo a' muri.
+
+102
+
+ Quivi erano baroni e paladini,
+ re, duci, cavallier, marchesi e conti,
+ soldati forestieri e cittadini,
+ per Cristo e pel suo onore a morir pronti;
+ che per uscire adosso ai Saracini,
+ pregan l'imperator ch'abbassi i ponti.
+ Gode egli di veder l'animo audace,
+ ma di lasciarli uscir non li compiace.
+
+103
+
+ E li dispone in oportuni lochi,
+ per impedire ai barbari la via:
+ là si contenta che ne vadan pochi,
+ qua non basta una grossa compagnia;
+ alcuni han cura maneggiare i fuochi,
+ le machine altri, ove bisogno sia.
+ Carlo di qua di là non sta mai fermo:
+ va soccorrendo, e fa per tutto schermo.
+
+104
+
+ Siede Parigi in una gran pianura,
+ ne l'ombilico a Francia, anzi nel core;
+ gli passa la riviera entro le mura,
+ e corre, ed esce in altra parte fuore.
+ Ma fa un'isola prima, e v'assicura
+ de la città una parte, e la migliore;
+ l'altre due (ch'in tre parti è la gran terra)
+ di fuor la fossa, e dentro il fiume serra.
+
+105
+
+ Alla città, che molte miglia gira,
+ da molte parti si può dar battaglia:
+ ma perché sol da un canto assalir mira,
+ né volentier l'esercito sbarraglia,
+ oltre il fiume Agramante si ritira
+ verso ponente, acciò che quindi assaglia;
+ però che né cittade né campagna
+ ha dietro, se non sua, fin alla Spagna.
+
+106
+
+ Dovunque intorno il gran muro circonda,
+ gran munizioni avea già Carlo fatte,
+ fortificando d'argine ogni sponda
+ con scannafossi dentro e case matte;
+ onde entra ne la terra, onde esce l'onda,
+ grossissime catene aveva tratte;
+ ma fece, più ch'altrove, provedere
+ là dove avea più causa di temere.
+
+107
+
+ Con occhi d'Argo il figlio di Pipino
+ previde ove assalir dovea Agramante;
+ e non fece disegno il Saracino,
+ a cui non fosse riparato inante.
+ Con Ferraù, Isoliero, Serpentino,
+ Grandonio, Falsirone e Balugante,
+ e con ciò che di Spagna avea menato,
+ restò Marsilio alla campagna armato.
+
+108
+
+ Sobrin gli era a man manca in ripa a Senna,
+ con Pulian, con Dardinel d'Almonte,
+ col re d'Oran, ch'esser gigante accenna,
+ lungo sei braccia dai piedi alla fronte.
+ Deh perché a muover men son io la penna,
+ che quelle genti a muover l'arme pronte?
+ che 'l re di Sarza, pien d'ira e di sdegno,
+ grida e bestemmia e non può star più a segno.
+
+109
+
+ Come assalire o vasi pastorali,
+ o le dolci reliquie de' convivi
+ soglion con rauco suon di stridule ali
+ le impronte mosche a' caldi giorni estivi;
+ come li storni a rosseggianti pali
+ vanno de mature uve: così quivi,
+ empiendo il ciel di grida e di rumori,
+ veniano a dare il fiero assalto i Mori.
+
+110
+
+ L'esercito cristian sopra le mura
+ con lance, spade e scure e pietre e fuoco
+ difende la città senza paura,
+ e il barbarico orgoglio estima poco;
+ e dove Morte uno ed un altro fura,
+ non è chi per viltà ricusi il loco.
+ Tornano i Saracin giù ne le fosse
+ a furia di ferite e di percosse.
+
+111
+
+ Non ferro solamente vi s'adopra,
+ ma grossi massi, e merli integri e saldi,
+ e muri dispiccati con molt'opra,
+ tetti di torri, e gran pezzi di spaldi.
+ L'acque bollenti che vengon di sopra,
+ portano a' Mori insupportabil caldi;
+ e male a questa pioggia si resiste,
+ ch'entra per gli elmi, e fa acciecar le viste.
+
+112
+
+ E questa più nocea che 'l ferro quasi:
+ or che de' far la nebbia di calcine?
+ or che doveano far li ardenti vasi
+ con olio e zolfo e peci e trementine?
+ I cerchi in munizion non son rimasi,
+ che d'ogn'intorno hanno di fiamma il crine:
+ questi, scagliati per diverse bande,
+ mettono a' Saracini aspre ghirlande.
+
+113
+
+ Intanto il re di Sarza avea cacciato
+ sotto le mura la schiera seconda,
+ da Buraldo, da Ormida accompagnato,
+ quel Garamante, e questo di Marmonda.
+ Clarindo e Soridan gli sono allato,
+ né par che 'l re di Setta si nasconda;
+ segue il re di Marocco e quel di Cosca,
+ ciascun perché il valor suo si conosca.
+
+114
+
+ Ne la bandiera, ch'è tutta vermiglia,
+ Rodomonte di Sarza il leon spiega,
+ che la feroce bocca ad una briglia
+ che gli pon la sua donna, aprir non niega.
+ Al leon sé medesimo assimiglia;
+ e per la donna che lo frena e lega,
+ la bella Doralice ha figurata,
+ figlia di Stordilan re di Granata:
+
+115
+
+ quella che tolto avea, come io narrava,
+ re Mandricardo, e dissi dove e a cui.
+ Era costei che Rodomonte amava
+ più che 'l suo regno e più che gli occhi sui;
+ e cortesia e valor per lei mostrava,
+ non già sapendo ch'era in forza altrui:
+ se saputo l'avesse, allora allora
+ fatto avria quel che fe' quel giorno ancora.
+
+116
+
+ Sono appoggiate a un tempo mille scale,
+ che non han men di dua per ogni grado.
+ Spinge il secondo quel ch'inanzi sale;
+ che 'l terzo lui montar fa suo mal grado.
+ Chi per virtù, chi per paura vale:
+ convien ch'ognun per forza entri nel guado;
+ che qualunche s'adagia, il re d'Algiere,
+ Rodomonte crudele, uccide o fere.
+
+117
+
+ Ognun dunque si sforza di salire
+ tra il fuoco e le ruine in su le mura.
+ Ma tutti gli altri guardano, se aprire
+ veggiano passo ove sia poca cura:
+ sol Rodomonte sprezza di venire,
+ se non dove la via meno è sicura.
+ Dove nel caso disperato e rio
+ gli altri fan voti, egli bestemmia Dio.
+
+118
+
+ Armato era d'un forte duro usbergo,
+ che fu di drago una scagliosa pelle.
+ Di questo già si cinse il petto e 'l tergo
+ quello avol suo ch'edificò Babelle,
+ e si pensò cacciar de l'aureo albergo,
+ e torre a Dio il governo de le stelle:
+ l'elmo e lo scudo fece far perfetto,
+ e il brando insieme; e solo a questo effetto.
+
+119
+
+ Rodomonte non già men di Nembrotte
+ indomito, superbo e furibondo,
+ che d'ire al ciel non tarderebbe a notte,
+ quando la strada si trovasse al mondo,
+ quivi non sta a mirar s'intere o rotte
+ sieno le mura, o s'abbia l'acqua fondo:
+ passa la fossa, anzi la corre e vola,
+ ne l'acqua e nel pantan fin alla gola.
+
+120
+
+ Di fango brutto, e molle d'acqua vanne
+ tra il foco e i sassi e gli archi e le balestre,
+ come andar suol tra le palustri canne
+ de la nostra Mallea porco silvestre,
+ che col petto, col grifo e con le zanne
+ fa, dovunque si volge, ample finestre.
+ Con lo scudo alto il Saracin sicuro
+ ne vien sprezzando il ciel, non che quel muro.
+
+121
+
+ Non sì tosto all'asciutto è Rodomonte,
+ che giunto si sentì su le bertresche,
+ che dentro alla muraglia facean ponte
+ capace e largo alle squadre francesche.
+ Or si vede spezzar più d'una fronte,
+ far chieriche maggior de le fratesche,
+ braccia e capi volare; e ne la fossa
+ cader da' muri una fiumana rossa.
+
+122
+
+ Getta il pagan lo scudo, e a duo man prende
+ la crudel spada, e giunge il duca Arnolfo.
+ Costui venìa di là dove discende
+ l'acqua del Reno nel salato golfo.
+ Quel miser contra lui non si difende
+ meglio che faccia contra il fuoco il zolfo;
+ e cade in terra, e dà l'ultimo crollo,
+ dal capo fesso un palmo sotto il collo.
+
+123
+
+ Uccide di rovescio in una volta
+ Anselmo, Oldrado, Spineloccio e Prando:
+ il luogo stretto e la gran turba folta
+ fece girar sì pienamente il brando.
+ Fu la prima metade a Fiandra tolta,
+ l'altra scemata al populo normando.
+ Divise appresso da la fronte al petto,
+ ed indi al ventre, il maganzese Orghetto.
+
+124
+
+ Getta da' merli Andropono e Moschino
+ giù ne la fossa: il primo è sacerdote;
+ non adora il secondo altro che 'l vino,
+ e le bigonce a un sorso n'ha già vuote.
+ Come veneno e sangue viperino
+ l'acque fuggia quanto fuggir si puote:
+ or quivi muore; e quel che più l'annoia,
+ è 'l sentir che nell'acqua se ne muoia.
+
+125
+
+ Tagliò in due parti il provenzal Luigi,
+ e passò il petto al tolosano Arnaldo.
+ Di Torse Oberto, Claudio, Ugo e Dionigi
+ mandar lo spirto fuor col sangue caldo;
+ e presso a questi, quattro da Parigi,
+ Gualtiero, Satallone, Odo ed Ambaldo,
+ ed altri molti: ed io non saprei come
+ di tutti nominar la patria e il nome.
+
+126
+
+ La turba dietro a Rodomonte presta
+ le scale appoggia, e monta in più d'un loco.
+ Quivi non fanno i Parigin più testa;
+ che la prima difesa lor val poco.
+ San ben ch'agli nemici assai più resta
+ dentro da fare, e non l'avran da gioco;
+ perché tra il muro e l'argine secondo
+ discende il fosso orribile e profondo.
+
+127
+
+ Oltra che i nostri facciano difesa
+ dal basso all'alto, e mostrino valore;
+ nuova gente succede alla contesa
+ sopra l'erta pendice interiore,
+ che fa con lance e con saette offesa
+ alla gran moltitudine di fuore,
+ che credo ben, che saria stata meno,
+ se non v'era il figliuol del re Ulieno.
+
+128
+
+ Egli questi conforta, e quei riprende,
+ e lor mal grado inanzi se gli caccia:
+ ad altri il petto, ad altri il capo fende,
+ che per fuggir veggia voltar la faccia.
+ Molti ne spinge ed urta; alcuni prende
+ pei capelli, pel collo e per le braccia:
+ e sozzopra là giù tanti ne getta,
+ che quella fossa a capir tutti è stretta.
+
+129
+
+ Mentre lo stuol de' barbari si cala,
+ anzi trabocca al periglioso fondo,
+ ed indi cerca per diversa scala
+ di salir sopra l'argine secondo;
+ il re di Sarza (come avesse un'ala
+ per ciascun de' suoi membri) levò il pondo
+ di sì gran corpo e con tant'arme indosso,
+ e netto si lanciò di là dal fosso.
+
+130
+
+ Poco era men di trenta piedi, o tanto,
+ ed egli il passò destro come un veltro,
+ e fece nel cader strepito, quanto
+ avesse avuto sotto i piedi il feltro:
+ ed a questo ed a quello affrappa il manto,
+ come sien l'arme di tenero peltro,
+ e non di ferro, anzi pur sien di scorza:
+ tal la sua spada, e tanta è la sua forza!
+
+131
+
+ In questo tempo i nostri, da chi tese
+ l'insidie son ne la cava profonda,
+ che v'han scope e fascine in copia stese,
+ intorno a quai di molta pece abonda
+ (né però alcuna si vede palese,
+ ben che n'è piena l'una e l'altra sponda
+ dal fondo cupo insino all'orlo quasi),
+ e senza fin v'hanno appiattati vasi,
+
+132
+
+ qual con salnitro, qual con oglio, quale
+ con zolfo, qual con altra simil esca;
+ i nostri in questo tempo, perché male
+ ai Saracini il folle ardir riesca,
+ ch'eran nel fosso, e per diverse scale
+ credean montar su l'ultima bertresca;
+ udito il segno da oportuni lochi,
+ di qua e di là fenno avampare i fochi.
+
+133
+
+ Tornò la fiamma sparsa tutta in una,
+ che tra una ripa e l'altra ha 'l tutto pieno;
+ e tanto ascende in alto, ch'alla luna
+ può d'appresso asciugar l'umido seno.
+ Sopra si volve oscura nebbia e bruna,
+ che 'l sole adombra, e spegne ogni sereno.
+ Sentesi un scoppio in un perpetuo suono,
+ simile a un grande e spaventoso tuono.
+
+134
+
+ Aspro concento, orribile armonia
+ d'alte querele, d'ululi e di strida
+ de la misera gente che peria
+ nel fondo per cagion de la sua guida,
+ istranamente concordar s'udia
+ col fiero suon de la fiamma omicida.
+ Non più, Signor, non più di questo canto;
+ ch'io son già rauco e vo' posarmi alquanto.
+
+
+
+
+CANTO QUINDICESIMO
+
+
+1
+
+ Fu il vincer sempremai laudabil cosa,
+ vincasi o per fortuna o per ingegno:
+ gli è ver che la vittoria sanguinosa
+ spesso far suole il capitan men degno;
+ e quella eternamente è gloriosa,
+ e dei divini onori arriva al segno,
+ quando servando i suoi senza alcun danno,
+ si fa che gl'inimici in rotta vanno.
+
+2
+
+ La vostra, Signor mio, fu degna loda,
+ quando al Leone, in mar tanto feroce,
+ ch'avea occupata l'una e l'altra proda
+ del Po, da Francolin sin alla foce,
+ faceste sì, ch'ancor che ruggir l'oda,
+ s'io vedrò voi, non tremerò alla voce.
+ Come vincer si de', ne dimostraste;
+ ch'uccideste i nemici, e noi salvaste.
+
+3
+
+ Questo il pagan, troppo in suo danno audace,
+ non seppe far; che i suoi nel fosso spinse,
+ dove la fiamma subita e vorace
+ non perdonò ad alcun, ma tutti estinse.
+ A tanti non saria stato capace
+ tutto il gran fosso, ma il fuoco restrinse,
+ restrinse i corpi e in polve li ridusse,
+ acciò ch'abile a tutti il luogo fusse.
+
+4
+
+ Undicimila ed otto sopra venti
+ si ritrovar ne l'affocata buca,
+ che v'erano discesi malcontenti;
+ ma così volle il poco saggio duca.
+ Quivi fra tanto lume or sono spenti,
+ e la vorace fiamma li manuca:
+ e Rodomonte, causa del mal loro,
+ se ne va esente da tanto martoro:
+
+5
+
+ che tra' nemici alla ripa più interna
+ era passato d'un mirabil salto.
+ Se con gli altri scendea ne la caverna,
+ questo era ben il fin d'ogni suo assalto.
+ Rivolge gli occhi a quella valle inferna;
+ e quando vede il fuoco andar tant'alto,
+ e di sua gente il pianto ode e lo strido,
+ bestemmia il ciel con spaventoso grido.
+
+6
+
+ Intanto il re Agramante mosso avea
+ impetuoso assalto ad una porta;
+ che, mentre la crudel battaglia ardea
+ quivi ove è tanta gente afflitta e morta,
+ quella sprovista forse esser credea
+ di guardia, che bastasse alla sua scorta.
+ Seco era il re d'Arzilla Bambirago,
+ e Baliverzo, d'ogni vizio vago;
+
+7
+
+ e Corineo di Mulga, e Prusione,
+ il ricco re dell'Isole beate;
+ Malabuferso che la regione
+ tien di Fizan, sotto continua estate;
+ altri signori, ed altre assai persone
+ esperte ne la guerra e bene armate;
+ e molti ancor senza valore e nudi,
+ che 'l cor non s'armerian con mille scudi.
+
+8
+
+ Trovò tutto il contrario al suo pensiero
+ in questa parte il re de' Saracini:
+ perché in persona il capo de l'Impero
+ v'era, re Carlo, e de' suoi paladini,
+ re Salamone ed il danese Ugiero,
+ ed ambo i Guidi ed ambo gli Angelini,
+ e 'l duca di Bavera e Ganelone,
+ e Berlengier e Avolio e Avino e Otone;
+
+9
+
+ gente infinita poi di minor conto,
+ de' Franchi, de' Tedeschi e de' Lombardi,
+ presente il suo signor, ciascuno pronto
+ a farsi riputar fra i più gagliardi.
+ Di questo altrove io vo' rendervi conto;
+ ch'ad un gran duca è forza ch'io riguardi,
+ il qual mi grida, e di lontano accenna,
+ e priega ch'io nol lasci ne la penna.
+
+10
+
+ Gli è tempo ch'io ritorni ove lasciai
+ l'aventuroso Astolfo d'Inghilterra,
+ che 'l lungo esilio avendo in odio ormai,
+ di desiderio ardea de la sua terra;
+ come gli n'avea data pur assai
+ speme colei ch'Alcina vinse in guerra.
+ Ella di rimandarvilo avea cura
+ per la via più espedita e più sicura.
+
+11
+
+ E così una galea fu apparechiata,
+ di che miglior mai non solcò marina;
+ e perché ha dubbio per tutta fiata,
+ che non gli turbi il suo viaggio Alcina,
+ vuol Logistilla che con forte armata
+ Andronica ne vada e Sofrosina,
+ tanto che nel mar d'Arabi, o nel golfo
+ de' Persi, giunga a salvamento Astolfo.
+
+12
+
+ Più tosto vuol che volteggiando rada
+ gli Sciti e gl'Indi e i regni nabatei,
+ e torni poi per così lunga strada
+ a ritrovar i Persi e gli Eritrei;
+ che per quel boreal pelago vada,
+ che turban sempre iniqui venti e rei,
+ e sì, qualche stagion, pover di sole,
+ che starne senza alcuni mesi suole.
+
+13
+
+ La fata, poi che vide acconcio il tutto,
+ diede licenza al duca di partire,
+ avendol prima ammaestrato e istrutto
+ di cose assai, che fôra lungo a dire;
+ e per schivar che non sia più ridutto
+ per arte maga, onde non possa uscire,
+ un bello ed util libro gli avea dato,
+ che per suo amore avesse ognora allato.
+
+14
+
+ Come l'uom riparar debba agl'incanti
+ mostra il libretto che costei gli diede:
+ dove ne tratta o più dietro o più inanti,
+ per rubrica e per indice si vede.
+ Un altro don gli fece ancor, che quanti
+ doni fur mai, di gran vantaggio eccede:
+ e questo fu d'orribil suono un corno,
+ che fa fugire ognun che l'ode intorno.
+
+15
+
+ Dico che 'l corno è di sì orribil suono,
+ ch'ovunque s'oda, fa fuggir la gente:
+ non può trovarsi al mondo un cor sì buono,
+ che possa non fuggir come lo sente:
+ rumor di vento e di termuoto, e 'l tuono,
+ a par del suon di questo, era niente.
+ Con molto riferir di grazie, prese
+ da la fata licenza il buono Inglese.
+
+16
+
+ Lasciando il porto e l'onde più tranquille,
+ con felice aura ch'alla poppa spira,
+ sopra le ricche e populose ville
+ de l'odorifera India il duca gira,
+ scoprendo a destra ed a sinistra mille
+ isole sparse; e tanto va, che mira
+ la terra di Tomaso, onde il nocchiero
+ più a tramontana poi volge il sentiero.
+
+17
+
+ Quasi radendo l'aurea Chersonesso,
+ la bella armata il gran pelago frange:
+ e costeggiando i ricchi liti, spesso
+ vede come nel mar biancheggi il Gange;
+ e Traprobane vede e Cori appresso;
+ e vede il mar che fra i duo liti s'ange.
+ Dopo gran via furo a Cochino, e quindi
+ usciro fuor dei termini degl'Indi.
+
+18
+
+ Scorrendo il duca il mar con sì fedele
+ e sì sicura scorta, intender vuole,
+ e ne domanda Andronica, se de le
+ parti c'han nome dal cader del sole,
+ mai legno alcun che vada a remi e a vele,
+ nel mare orientale apparir suole;
+ e s'andar può senza toccar mai terra,
+ chi d'India scioglia, in Francia o in Inghilterra.
+
+19
+
+ — Tu déi sapere (Andronica risponde)
+ che d'ogn'intorno il mar la terra abbraccia;
+ e van l'una ne l'altra tutte l'onde,
+ sia dove bolle o dove il mar s'aggiaccia;
+ ma perché qui davante si difonde,
+ e sotto il mezzodì molto si caccia
+ la terra d'Etiopia, alcuno ha detto
+ ch'a Nettuno ir più inanzi ivi è interdetto.
+
+20
+
+ Per questo del nostro indico levante
+ nave non è che per Europa scioglia;
+ né si muove d'Europa navigante
+ ch'in queste nostre parti arrivar voglia.
+ Il ritrovarsi questa terra avante,
+ e questi e quelli al ritornare invoglia;
+ che credono, veggendola sì lunga,
+ che con l'altro emisperio si congiunga.
+
+21
+
+ Ma volgendosi gli anni, io veggio uscire
+ da l'estreme contrade di ponente
+ nuovi Argonauti e nuovi Tifi, e aprire
+ la strada ignota infin al dì presente:
+ altri volteggiar l'Africa, e seguire
+ tanto la costa de la negra gente,
+ che passino quel segno onde ritorno
+ fa il sole a noi, lasciando il Capricorno;
+
+22
+
+ e ritrovar del lungo tratto il fine,
+ che questo fa parer dui mar diversi;
+ e scorrer tutti i liti e le vicine
+ isole d'Indi, d'Arabi e di Persi:
+ altri lasciar le destre e le mancine
+ rive che due per opra Erculea fersi;
+ e del sole imitando il camin tondo,
+ ritrovar nuove terre e nuovo mondo.
+
+23
+
+ Veggio la santa croce, e veggio i segni
+ imperial nel verde lito eretti:
+ veggio altri a guardia dei battuti legni,
+ altri all'acquisto del paese eletti:
+ veggio da dieci cacciar mille, e i regni
+ di là da l'India ad Aragon suggetti;
+ e veggio i capitan di Carlo quinto,
+ dovunque vanno, aver per tutto vinto.
+
+24
+
+ Dio vuol ch'ascosa antiquamente questa
+ strada sia stata, e ancor gran tempo stia;
+ né che prima si sappia, che la sesta
+ e la settima età passata sia:
+ e serba a farla al tempo manifesta,
+ che vorrà porre il mondo a monarchia,
+ sotto il più saggio imperatore e giusto,
+ che sia stato o sarà mai dopo Augusto.
+
+25
+
+ Del sangue d'Austria e d'Aragon io veggio
+ nascer sul Reno alla sinistra riva
+ un principe, al valor del qual pareggio
+ nessun valor, di cui si parli o scriva.
+ Astrea veggio per lui riposta in seggio,
+ anzi di morta ritornata viva;
+ e le virtù che cacciò il mondo, quando
+ lei cacciò ancora, uscir per lui di bando.
+
+26
+
+ Per questi merti la Bontà suprema
+ non solamente di quel grande impero
+ ha disegnato ch'abbia diadema
+ ch'ebbe Augusto, Traian, Marco e Severo;
+ ma d'ogni terra e quinci e quindi estrema,
+ che mai né al sol né all'anno apre il sentiero:
+ e vuol che sotto a questo imperatore
+ solo un ovile sia, solo un pastore.
+
+27
+
+ E perch'abbian più facile successo
+ gli ordini in cielo eternamente scritti,
+ gli pon la somma Providenza appresso
+ in mare e in terra capitani invitti.
+ Veggio Hernando Cortese, il qualo ha messo
+ nuove città sotto i cesarei editti,
+ e regni in Oriente sì remoti,
+ ch'a noi, che siamo in India, non son noti.
+
+28
+
+ Veggio Prosper Colonna, e di Pescara
+ veggio un marchese, e veggio dopo loro
+ un giovene del Vasto, che fan cara
+ parer la bella Italia ai Gigli d'oro:
+ veggio ch'entrare inanzi si prepara
+ quel terzo agli altri a guadagnar l'alloro:
+ come buon corridor ch'ultimo lassa
+ le mosse, e giunge, e inanzi a tutti passa.
+
+29
+
+ Veggio tanto il valor, veggio la fede
+ tanta d'Alfonso (che 'l suo nome è questo),
+ ch'in così acerba età, che non eccede
+ dopo il vigesimo anno ancora il sesto,
+ l'imperator l'esercito gli crede,
+ il qual salvando, salvar non che 'l resto,
+ ma farsi tutto il mondo ubidiente
+ con questo capitan sarà possente.
+
+30
+
+ Come con questi, ovunque andar per terra
+ si possa, accrescerà l'imperio antico;
+ così per tutto il mar, ch'in mezzo serra
+ di là l'Europa e di qua l'Afro aprico,
+ sarà vittorioso in ogni guerra,
+ poi ch'Andrea Doria s'avrà fatto amico.
+ Questo è quel Doria che fa dai pirati
+ sicuro il vostro mar per tutti i lati.
+
+31
+
+ Non fu Pompeio a par di costui degno,
+ se ben vinse e cacciò tutti i corsari;
+ però che quelli al più possente regno
+ che fosse mai, non poteano esser pari:
+ ma questo Doria, sol col proprio ingegno
+ e proprie forze purgherà quei mari;
+ sì che da Calpe al Nilo, ovunque s'oda
+ il nome suo, tremar veggio ogni proda.
+
+32
+
+ Sotto la fede entrar, sotto la scorta
+ di questo capitan di ch'io ti parlo,
+ veggio in Italia, ove da lui la porta
+ gli sarà aperta, alla corona Carlo.
+ Veggio che 'l premio che di ciò riporta,
+ non tien per sé, ma fa alla patria darlo:
+ con prieghi ottien ch'in libertà la metta,
+ dove altri a sé l'avria forse suggetta.
+
+33
+
+ Questa pietà, ch'egli alla patria mostra,
+ è degna di più onor d'ogni battaglia
+ ch'in Francia o in Spagna o ne la terra vostra
+ vincesse Iulio, o in Africa o in Tessaglia.
+ Né il grande Ottavio, né chi seco giostra
+ di par, Antonio, in più onoranza saglia
+ pei gesti suoi; ch'ogni lor laude amorza
+ l'avere usato alla lor patria forza.
+
+34
+
+ Questi ed ogn'altro che la patria tenta
+ di libera far serva, si arrosisca;
+ né dove il nome d'Andrea Doria senta,
+ di levar gli occhi in viso d'uomo ardisca.
+ Veggio Carlo che 'l premio gli augumenta;
+ ch'oltre quel ch'in commun vuol che fruisca,
+ gli dà la ricca terra ch'ai Normandi
+ sarà principio a farli in Puglia grandi.
+
+35
+
+ A questo capitan non pur cortese
+ il magnanimo Carlo ha da mostrarsi,
+ ma a quanti avrà ne le cesaree imprese
+ del sangue lor non ritrovati scarsi.
+ D'aver città, d'aver tutto un paese
+ donato a un suo fedel, più ralegrarsi
+ lo veggio, e a tutti quei che ne son degni,
+ che d'acquistar nuov'altri imperi e regni. —
+
+36
+
+ Così de le vittorie, le qual, poi
+ ch'un gran numero d'anni sarà corso,
+ daranno a Carlo i capitani suoi,
+ facea col duca Andronica discorso:
+ e la compagna intanto ai venti eoi
+ viene allentando e raccogliendo il morso;
+ e fa ch'or questo or quel propizio l'esce,
+ e come vuol li minuisce e cresce.
+
+37
+
+ Veduto aveano intanto il mar de' Persi
+ come in sì largo spazio si dilaghi;
+ onde vicini in pochi giorni fersi
+ al golfo che nomar gli antiqui Maghi.
+ Quivi pigliaro il porto, e fur conversi
+ con la poppa alla ripa i legni vaghi;
+ quindi sicur d'Alcina e di sua guerra,
+ Astolfo il suo camin prese per terra.
+
+38
+
+ Passò per più d'un campo e più d'un bosco,
+ per più d'un monte e per più d'una valle;
+ ove ebbe spesso, all'aer chiaro e al fosco,
+ i ladroni or inanzi or alle spalle.
+ Vide leoni, e draghi pien di tosco,
+ ed altre fere attraversarsi il calle;
+ ma non sì tosto avea la bocca al corno,
+ che spaventati gli fuggian d'intorno.
+
+39
+
+ Vien per l'Arabia ch'è detta Felice,
+ ricca di mirra e d'odorato incenso,
+ che per suo albergo l'unica fenice
+ eletto s'ha di tutto il mondo immenso;
+ fin che l'onda trovò vendicatrice
+ già d'Israel, che per divin consenso
+ Faraone sommerse e tutti i suoi:
+ e poi venne alla terra degli Eroi.
+
+40
+
+ Lungo il fiume Traiano egli cavalca
+ su quel destrier ch'al mondo è senza pare,
+ che tanto leggiermente e corre e valca,
+ che ne l'arena l'orma non n'appare:
+ l'erba non pur, non pur la nieve calca;
+ coi piedi asciutti andar potria sul mare;
+ e sì si stende al corso, e sì s'affretta,
+ che passa e vento e folgore e saetta.
+
+41
+
+ Questo è il destrier che fu de l'Argalia,
+ che di fiamma e di vento era concetto;
+ e senza fieno e biada, si nutria
+ de l'aria pura, e Rabican fu detto.
+ Venne, seguendo il Duca la sua via,
+ dove dà il Nilo a quel fiume ricetto;
+ e prima che giugnesse in su la foce,
+ vide un legno venire a sé veloce.
+
+42
+
+ Naviga in su la poppa uno eremita
+ con bianca barba, a mezzo il petto lunga,
+ che sopra il legno il paladino invita,
+ e: — Figliuol mio (gli grida da la lunga),
+ se non t'è in odio la tua propria vita,
+ se non brami che morte oggi ti giunga,
+ venir ti piaccia su quest'altra arena;
+ ch'a morir quella via dritto ti mena.
+
+43
+
+ Tu non andrai più che sei miglia inante,
+ che troverai la saguinosa stanza
+ dove s'alberga un orribil gigante
+ che d'otto piedi ogni statura avanza.
+ Non abbia cavallier né viandante
+ di partirsi da lui, vivo, speranza:
+ ch'altri il crudel ne scanna, altri ne scuoia,
+ molti ne squarta, e vivo alcun ne 'ngoia.
+
+44
+
+ Piacer, fra tanta crudeltà, si prende
+ d'una rete ch'egli ha, molto ben fatta:
+ poco lontana al tetto suo la tende,
+ e ne la trita polve in modo appiatta,
+ che chi prima nol sa, non la comprende,
+ tanto è sottil, tanto egli ben l'adatta:
+ e con tai gridi i peregrin minaccia,
+ che spaventati dentro ve li caccia.
+
+45
+
+ E con gran risa, aviluppati in quella
+ se li strascina sotto il suo coperto;
+ né cavallier riguarda né donzella,
+ o sia di grande o sia di picciol merto:
+ e mangiata la carne, e la cervella
+ succhiate e 'l sangue, dà l'ossa al deserto;
+ e de l'umane pelli intorno intorno
+ fa il suo palazzo orribilmente adorno.
+
+46
+
+ Prendi quest'altra via, prendila, figlio,
+ che fin al mar ti fia tutta sicura. —
+ — Io ti ringrazio, padre, del consiglio
+ (rispose il cavallier senza paura),
+ ma non istimo per l'onor periglio,
+ di ch'assai più che de la vita ho cura.
+ Per far ch'io passi, invan tu parli meco;
+ anzi vo al dritto a ritrovar lo speco.
+
+47
+
+ Fuggendo, posso con disnor salvarmi;
+ ma tal salute ho più che morte a schivo.
+ S'io vi vo, al peggio che potrà incontrarmi,
+ fra molti resterò di vita privo;
+ ma quando Dio così mi drizzi l'armi,
+ che colui morto, ed io rimanga vivo,
+ sicura a mille renderò la via:
+ sì che l'util maggior che 'l danno fia.
+
+48
+
+ Metto all'incontro la morte d'un solo
+ alla salute di gente infinita. —
+ — Vattene in pace (rispose), figliuolo;
+ Dio mandi in difension de la tua vita
+ l'arcangelo Michel dal sommo polo: —
+ e benedillo il semplice eremita.
+ Astolfo lungo il Nil tenne la strada,
+ sperando più nel suon che ne la spada.
+
+49
+
+ Giace tra l'alto fiume e la palude
+ picciol sentier nell'arenosa riva:
+ la solitaria casa lo richiude,
+ d'umanitade e di commercio priva.
+ Son fisse intorno teste e membra nude
+ de l'infelice gente che v'arriva.
+ Non v'è finestra, non v'è merlo alcuno,
+ onde penderne almen non si veggia uno.
+
+50
+
+ Qual ne le alpine ville o ne' castelli
+ suol cacciator che gran perigli ha scorsi,
+ su le porte attaccar l'irsute pelli,
+ l'orride zampe e i grossi capi d'orsi;
+ tal dimostrava il fier gigante quelli
+ che di maggior virtù gli erano occorsi.
+ D'altri infiniti sparse appaion l'ossa;
+ ed è di sangue uman piena ogni fossa.
+
+51
+
+ Stassi Caligorante in su la porta;
+ che così ha nome il dispietato mostro
+ ch'orna la sua magion di gente morta,
+ come alcun suol di panni d'oro o d'ostro.
+ Costui per gaudio a pena si comporta,
+ come il duca lontan se gli è dimostro;
+ ch'eran duo mesi, e il terzo ne venìa,
+ che non fu cavallier per quella via.
+
+52
+
+ Vêr la palude, ch'era scura e folta
+ di verdi canne, in gran fretta ne viene;
+ che disegnato avea correre in volta,
+ e uscir al paladin dietro alle schene;
+ che ne la rete, che tenea sepolta
+ sotto la polve, di cacciarlo ha spene,
+ come avea fatto gli altri peregrini
+ che quivi tratto avean lor rei destini.
+
+53
+
+ Come venire il paladin lo vede,
+ ferma il destrier, non senza gran sospetto
+ che vada in quelli lacci a dar del piede,
+ di che il buon vecchiarel gli avea predetto.
+ Quivi il soccorso del suo corno chiede,
+ e quel sonando fa l'usato effetto:
+ nel cor fere il gigante che l'ascolta,
+ di tal timor, ch'a dietro i passi volta.
+
+54
+
+ Astolfo suona, e tuttavolta bada;
+ che gli par sempre che la rete scocchi.
+ Fugge il fellon, né vede ove si vada;
+ che, come il core, avea perduti gli occhi.
+ Tanta è la tema, che non sa far strada,
+ che ne li propri aguati non trabocchi:
+ va ne la rete; e quella si disserra,
+ tutto l'annoda, e lo distende in terra.
+
+55
+
+ Astolfo, ch'andar giù vede il gran peso,
+ già sicuro per sé, v'accorre in fretta;
+ e con la spada in man, d'arcion disceso,
+ va per far di mill'anime vendetta.
+ Poi gli par che s'uccide un che sia preso,
+ viltà, più che virtù, ne sarà detta;
+ che legate le braccia, i piedi e il collo
+ gli vede sì, che non può dare un crollo.
+
+56
+
+ Avea la rete già fatta Vulcano
+ di sottil fil d'acciar, ma con tal arte,
+ che saria stata ogni fatica invano
+ per ismagliarne la più debol parte;
+ ed era quella che già piedi e mano
+ avea legate a Venere ed a Marte.
+ La fe' il geloso, e non ad altro effetto,
+ che per pigliarli insieme ambi nel letto.
+
+57
+
+ Mercurio al fabbro poi la rete invola;
+ che Cloride pigliar con essa vuole,
+ Cloride bella che per l'aria vola
+ dietro all'Aurora, all'apparir del sole,
+ e dal raccolto lembo de la stola
+ gigli spargendo va, rose e viole.
+ Mercurio tanto questa ninfa attese,
+ che con la rete in aria un dì la prese.
+
+58
+
+ Dove entra in mare il gran fiume etiopo,
+ par che la dea presa volando fosse.
+ Poi nei tempio d'Anubide a Canopo
+ la rete molti seculi serbosse.
+ Caligorante tremila anni dopo,
+ di là, dove era sacra, la rimosse:
+ se ne portò la rete il ladrone empio,
+ ed arse la cittade, e rubò il tempio.
+
+59
+
+ Quivi adattolla in modo in su l'arena,
+ che tutti quei ch'avean da lui la caccia
+ vi davan dentro; ed era tocca a pena,
+ che lor legava e collo e piedi e braccia.
+ Di questa levò Astolfo una catena,
+ e le man dietro a quel fellon n'allaccia;
+ le braccia e 'l petto in guisa gli ne fascia,
+ che non può sciorsi: indi levar lo lascia,
+
+60
+
+ dagli altri nodi avendol sciolto prima,
+ ch'era tornato uman più che donzella.
+ Di trarlo seco e di mostrarlo stima
+ per ville, per cittadi e per castella.
+ Vuol la rete anco aver, di che né lima
+ né martel fece mai cosa più bella:
+ ne fa somier colui ch'alla catena
+ con pompa trionfal dietro si mena.
+
+61
+
+ L'elmo e lo scudo anche a portar gli diede,
+ come a valletto, e seguitò il camino,
+ di gaudio empiendo, ovunque metta il piede,
+ ch'ir possa ormai sicuro il peregrino.
+ Astolfo se ne va tanto, che vede
+ ch'ai sepolcri di Memfi è già vicino,
+ Memfi per le piramidi famoso:
+ vede all'incontro il Cairo populoso.
+
+62
+
+ Tutto il popul correndo si traea
+ per vedere il gigante smisurato.
+ — Come è possibil (l'un l'altro dicea)
+ che quel piccolo il grande abbia legato? —
+ Astolfo a pena inanzi andar potea,
+ tanto la calca il preme da ogni lato:
+ e come cavallier d'alto valore
+ ognun l'ammira, e gli fa grande onore.
+
+63
+
+ Non era grande il Cairo così allora,
+ come se ne ragiona a nostra etade:
+ che 'l populo capir, che vi dimora,
+ non puon diciottomila gran contrade;
+ e che le case hanno tre palchi, e ancora
+ ne dormono infiniti in su le strade;
+ e che 'l soldano v'abita un castello
+ mirabil di grandezza, e ricco e bello;
+
+64
+
+ e che quindicimila suoi vasalli,
+ che son cristiani rinegati tutti,
+ con mogli, con famiglie e con cavalli
+ ha sotto un tetto sol quivi ridutti.
+ Astolfo veder vuole ove s'avalli,
+ e quanto il Nilo entri nei salsi flutti
+ a Damiata; ch'avea quivi inteso,
+ qualunque passa restar morto o preso.
+
+65
+
+ Però ch'in ripa al Nilo in su la foce
+ si ripara un ladron dentro una torre,
+ ch'a paesani e a peregrini nuoce,
+ e fin al Cairo, ognun rubando scorre.
+ Non gli può alcun resistere; ed ha voce
+ che l'uom gli cerca invan la vita torre:
+ centomila ferite egli ha già avuto,
+ né ucciderlo però mai s'è potuto.
+
+66
+
+ Per veder se può far rompere il filo
+ alla Parca di lui, sì che non viva,
+ Astolfo viene a ritrovare Orrilo
+ (così avea nome), e a Damiata arriva;
+ ed indi passa ove entra in mare il Nilo,
+ e vede la gran torre in su la riva,
+ dove s'alberga l'anima incantata
+ che d'un folletto nacque e d'una fata.
+
+67
+
+ Quivi ritruova che crudel battaglia
+ era tra Orrilo e dui guerrieri accesa.
+ Orrilo è solo; e sì que' dui travaglia,
+ ch'a gran fatica gli puon far difesa:
+ e quando in arme l'uno e l'altro vaglia,
+ a tutto il mondo la fama palesa.
+ Questi erano i dui figli d'Oliviero,
+ Grifone il bianco ed Aquilante il nero.
+
+68
+
+ Gli è ver che 'l negromante venuto era
+ alla battaglia con vantaggio grande;
+ che seco tratto in campo avea una fera,
+ la qual si truova solo in quelle bande:
+ vive sul lito e dentro alla rivera;
+ e i corpi umani son le sue vivande,
+ de le persone misere ed incaute
+ de viandanti e d'infelici naute.
+
+69
+
+ La bestia ne l'arena appresso al porto
+ per man dei duo fratei morta giacea;
+ e per questo ad Orril non si fa torto,
+ s'a un tempo l'uno e l'altro gli nocea.
+ Più volte l'han smembrato e non mai morto,
+ né, per smembrarlo, uccider si potea;
+ che se tagliato o mano o gamba gli era,
+ la rapiccava, che parea di cera.
+
+70
+
+ Or fin a' denti il capo gli divide
+ Grifone, or Aquilante fin al petto.
+ Egli dei colpi lor sempre si ride:
+ s'adiran essi, che non hanno effetto.
+ Chi mai d'alto cader l'argento vide,
+ che gli alchimisti hanno mercurio detto,
+ e sparger e raccor tutti i suo' membri,
+ sentendo di costui, se ne rimembri.
+
+71
+
+ Se gli spiccano il capo, Orrilo scende,
+ né cessa brancolar fin che lo truovi;
+ ed or pel crine ed or pel naso il prende,
+ lo salda al collo, e non so con che chiovi.
+ Piglial talor Grifone, e 'l braccio stende,
+ nel fiume il getta, e non par ch'anco giovi;
+ che nuota Orrilo al fondo come un pesce,
+ e col suo capo salvo alla ripa esce.
+
+72
+
+ Due belle donne onestamente ornate,
+ l'una vestita a bianco e l'altra a nero,
+ che de la pugna causa erano state,
+ stavano a riguardar l'assalto fiero.
+ Queste eran quelle due benigne fate
+ ch'avean notriti i figli d'Oliviero,
+ poi che li trasson teneri citelli
+ dai curvi artigli di duo grandi augelli,
+
+73
+
+ che rapiti gli avevano a Gismonda,
+ e portati lontan dal suo paese.
+ Ma non bisogna in ciò ch'io mi diffonda,
+ ch'a tutto il mondo è l'istoria palese;
+ ben che l'autor nel padre si confonda,
+ ch'un per un altro (io non so come) prese.
+ Or la battaglia i duo gioveni fanno,
+ che le due donne ambi pregati n'hanno.
+
+74
+
+ Era in quel clima già sparito il giorno,
+ all'isole ancor alto di Fortuna;
+ l'ombre avean tolto ogni vedere a torno
+ sotto l'incerta e mal compresa luna;
+ quando alla rocca Orril fece ritorno,
+ poi ch'alla bianca e alla sorella bruna
+ piacque di differir l'aspra battaglia
+ fin che 'l sol nuovo all'orizzonte saglia.
+
+75
+
+ Astolfo, che Grifone ed Aquilante,
+ ed all'insegne e più al ferir gagliardo,
+ riconosciuto avea gran pezzo inante,
+ lor non fu altiero a salutar né tardo.
+ Essi vedendo che quel che 'l gigante
+ traea legato, era il baron dal pardo
+ (che così in corte era quel duca detto),
+ raccolser lui con non minore affetto.
+
+76
+
+ Le donne a riposare i cavallieri
+ menaro a un lor palagio indi vicino.
+ Donzelle incontra vennero e scudieri
+ con torchi accesi, a mezzo del camino.
+ Diero a chi n'ebbe cura i lor destrieri,
+ trassonsi l'arme; e dentro un bel giardino
+ trovar ch'apparechiata era la cena
+ ad una fonte limpida ed amena.
+
+77
+
+ Fan legare il gigante alla verdura
+ Con un'altra catena molto grossa
+ ad una quercia di molt'anni dura,
+ che non si romperà per una scossa;
+ e da dieci sergenti averne cura,
+ che la notte discior non se ne possa,
+ ed assalirli, e forse far lor danno,
+ mentre sicuri e senza guardia stanno.
+
+78
+
+ All'abondante e sontuosa mensa,
+ dove il manco piacer fur le vivande,
+ del ragionar gran parte si dispensa
+ sopra d'Orrilo e del miracol grande,
+ che quasi par un sogno a chi vi pensa,
+ ch'or capo or braccio a terra se gli mande,
+ ed egli lo raccolga e lo raggiugna,
+ e più feroce ognor torni alla pugna.
+
+79
+
+ Astolfo nel suo libro avea già letto
+ (quel ch'agl'incanti riparare insegna)
+ ch'ad Orril non trarrà l'alma del petto
+ fin ch'un crine fatal nel capo tegna;
+ ma, se lo svelle o tronca, fia costretto
+ che suo mal grado fuor l'alma ne vegna.
+ Questo ne dice il libro; ma non come
+ conosca il crine in così folte chiome.
+
+80
+
+ Non men de la vittoria si godea,
+ che se n'avesse Astolfo già la palma;
+ come chi speme in pochi colpi avea
+ svellere il crine al negromante e l'alma.
+ Però di quella impresa promettea
+ tor su gli omeri suoi tutta la salma:
+ Orril farà morir, quando non spiaccia
+ ai duo fratei, ch'egli la pugna faccia.
+
+81
+
+ Ma quei gli danno volentier l'impresa,
+ certi che debbia affaticarsi invano.
+ Era già l'altra aurora in cielo ascesa,
+ quando calò dai muri Orrilo al piano.
+ Tra il duca e lui fu la battaglia accesa:
+ la mazza l'un, l'altro ha la spada in mano.
+ Di mille attende Astolfo un colpo trarne,
+ che lo spirto gli sciolga da la carne.
+
+82
+
+ Or cader gli fa il pugno con la mazza,
+ or l'uno or l'altro braccio con la mano;
+ quando taglia a traverso la corazza,
+ e quando il va troncando a brano a brano:
+ ma ricogliendo sempre de la piazza
+ va le sue membra Orrilo, e si fa sano.
+ S'in cento pezzi ben l'avesse fatto,
+ redintegrarsi il vedea Astolfo a un tratto.
+
+83
+
+ Al fin di mille colpi un gli ne colse
+ sopra le spalle ai termini del mento:
+ la testa e l'elmo dal capo gli tolse,
+ né fu d'Orrilo a dismontar più lento.
+ La sanguinosa chioma in man s'avolse,
+ e risalse a cavallo in un momento;
+ e la portò correndo incontra 'l Nilo,
+ che riaver non la potesse Orrilo.
+
+84
+
+ Quel sciocco, che del fatto non s'accorse,
+ per la polve cercando iva la testa:
+ ma come intese il corridor via torse,
+ portare il capo suo per la foresta;
+ immantinente al suo destrier ricorse,
+ sopra vi sale, e di seguir non resta.
+ Volea gridare: — Aspetta, volta, volta! —
+ ma gli avea il duca già la bocca tolta.
+
+85
+
+ Pur, che non gli ha tolto anco le calcagna
+ si riconforta, e segue a tutta briglia.
+ Dietro il lascia gran spazio di campagna
+ quel Rabican che corre a maraviglia.
+ Astolfo intanto per la cuticagna
+ va da la nuca fin sopra le ciglia
+ cercando in fretta, se 'l crine fatale
+ conoscer può, ch'Orril tiene immortale.
+
+86
+
+ Fra tanti e innumerabili capelli,
+ un più de l'altro non si stende o torce:
+ qual dunque Astolfo sceglierà di quelli,
+ che per dar morte al rio ladron raccorce?
+ — Meglio è (disse) che tutti io tagli o svelli: —
+ né si trovando aver rasoi né force,
+ ricorse immantinente alla sua spada,
+ che taglia sì, che si può dir che rada.
+
+87
+
+ E tenendo quel capo per lo naso,
+ dietro e dinanzi lo dischioma tutto.
+ Trovò fra gli altri quel fatale a caso:
+ si fece il viso allor pallido e brutto,
+ travolse gli occhi, e dimostrò all'occaso,
+ per manifesti segni, esser condutto;
+ e 'l busto che seguia troncato al collo,
+ di sella cadde, e diè l'ultimo crollo.
+
+88
+
+ Astolfo, ove le donne e i cavallieri
+ lasciato avea, tornò col capo in mano,
+ che tutti avea di morte i segni veri,
+ e mostrò il tronco ove giacea lontano.
+ Non so ben se lo vider volentieri,
+ ancor che gli mostrasser viso umano;
+ che la intercetta lor vittoria forse
+ d'invidia ai duo germani il petto morse.
+
+89
+
+ Né che tal fin quella battuglia avesse,
+ credo più fosse alle due donne grato.
+ Queste, perché più in lungo si traesse
+ de' duo fratelli il doloroso fato
+ ch'in Francia par ch'in breve esser dovesse,
+ con loro Orrilo avean quivi azzuffato,
+ con speme di tenerli tanto a bada,
+ che la trista influenza se ne vada.
+
+90
+
+ Tosto che 'l castellan di Damiata
+ certificossi ch'era morto Orrilo,
+ la columba lasciò, ch'avea legata
+ sotto l'ala la lettera col filo.
+ Quella andò al Cairo; ed indi fu lasciata
+ un'altra altrove, come quivi è stilo:
+ sì che in pochissime ore andò l'aviso
+ per tutto Egitto, ch'era Orrilo ucciso.
+
+91
+
+ Il duca, come al fin trasse l'impresa,
+ confortò molto i nobili garzoni,
+ ben che da sé v'avean la voglia intesa,
+ né bisognavan stimuli né sproni,
+ che per difender de la santa Chiesa
+ e del romano Imperio le ragioni,
+ lasciasser le battaglie d'Oriente,
+ e cercassino onor ne la lor gente.
+
+92
+
+ Così Grifone ed Aquilante tolse
+ ciascuno da la sua donna licenza;
+ le quali, ancor che lor ne 'ncrebbe e dolse,
+ non vi seppon però far resistenza.
+ Con essi Astolfo a man destra si volse;
+ che si deliberar far riverenza
+ ai santi luoghi ove Dio in carne visse,
+ prima che verso Francia si venisse.
+
+93
+
+ Potuto avrian pigliar la via mancina,
+ ch'era più dilettevole e più piana,
+ e mai non si scostar da la marina;
+ ma per la destra andaro orrida e strana,
+ perché l'alta città di Palestina
+ per questa sei giornate è men lontana.
+ Acqua si truova ed erba in questa via:
+ di tutti gli altri ben v'è carestia.
+
+94
+
+ Sì che prima ch'entrassero in viaggio,
+ ciò che lor bisognò, fecion raccorre,
+ e carcar sul gigante il carriaggio,
+ ch'avria portato in collo anco una torre.
+ Al finir del camino aspro e selvaggio,
+ da l'alto monte alla lor vista occorre
+ la santa terra, ove il superno Amore
+ lavò col proprio sangue il nostro errore.
+
+95
+
+ Trovano in su l'entrar de la cittade
+ un giovene gentil, lor conoscente,
+ Sansonetto da Meca, oltre l'etade,
+ ch'era nel primo fior, molto prudente;
+ d'alta cavalleria, d'alta bontade
+ famoso, e riverito fra la gente.
+ Orlando lo converse a nostra fede,
+ e di sua man battesmo anco gli diede.
+
+96
+
+ Quivi lo trovan che disegna a fronte
+ del calife d'Egitto una fortezza;
+ e circondar vuole il Calvario monte
+ di muro di duo miglia di lunghezza.
+ Da lui raccolti fur con quella fronte
+ che può d'interno amor dar più chiarezza,
+ e dentro accompagnati, e con grande agio
+ fatti alloggiar nel suo real palagio.
+
+97
+
+ Avea in governo egli la terra, e in vece
+ di Carlo vi reggea l'imperio giusto.
+ Il duca Astolfo a costui dono fece
+ di quel sì grande e smisurato busto,
+ ch'a portar pesi gli varrà per diece
+ bestie da soma, tanto era robusto.
+ Diegli Astolfo il gigante, e diegli appresso
+ la rete ch'in sua forza l'avea messo.
+
+98
+
+ Sansonetto all'incontro al duca diede
+ per la spada una cinta ricca e bella;
+ e diede spron per l'uno e l'altro piede,
+ che d'oro avean la fibbia e la girella;
+ ch'esser del cavallier stati si crede,
+ che liberò dal drago la donzella:
+ al Zaffo avuti con molt'altro arnese
+ Sansonetto gli avea, quando lo prese.
+
+99
+
+ Purgati de lor colpe a un monasterio
+ che dava di sé odor di buoni esempi,
+ de la passion di Cristo ogni misterio
+ contemplando n'andar per tutti i tempi
+ ch'or con eterno obbrobrio e vituperio
+ agli cristiani usurpano i Mori empi.
+ L'Europa è in arme, e di far guerra agogna
+ in ogni parte, fuor ch'ove bisogna.
+
+100
+
+ Mentre avean quivi l'animo divoto,
+ a perdonanze e a cerimonie intenti,
+ un peregrin di Grecia, a Grifon noto,
+ novelle gli arrecò gravi e pungenti,
+ dal suo primo disegno e lungo voto
+ troppo diverse e troppo differenti;
+ e quelle il petto gl'infiammaron tanto,
+ che gli scacciar l'orazion da canto.
+
+101
+
+ Amava il cavallier, per sua sciagura,
+ una donna ch'avea nome Orrigille:
+ di più bel volto e di miglior statura
+ non se ne sceglierebbe una fra mille;
+ ma disleale e di sì rea natura,
+ che potresti cercar cittadi e ville,
+ la terra ferma e l'isole del mare,
+ né credo ch'una le trovassi pare.
+
+102
+
+ Ne la città di Costantin lasciata
+ grave l'avea di febbre acuta e fiera.
+ Or quando rivederla alla tornata
+ più che mai bella, e di goderla spera,
+ ode il meschin, ch'in Antiochia andata
+ dietro un suo nuovo amante ella se n'era,
+ non le parendo ormai di più patire
+ ch'abbia in sì fresca età sola a dormire.
+
+103
+
+ Da indi in qua ch'ebbe la trista nuova,
+ sospirava Grifon notte e dì sempre.
+ Ogni piacer ch'agli altri aggrada e giova,
+ par ch'a costui più l'animo distempre:
+ pensilo ognun, ne li cui danni pruova
+ Amor, se li suoi strali han buone tempre.
+ Ed era grave sopra ogni martire,
+ che 'l mal ch'avea si vergognava a dire.
+
+104
+
+ Questo, perché mille fiate inante
+ già ripreso l'avea di quello amore,
+ di lui più saggio, il fratello Aquilante,
+ e cercato colei trargli del core,
+ colei ch'al suo giudicio era di quante
+ femine rie si trovin la peggiore.
+ Grifon l'escusa, se 'l fratel la danna;
+ e le più volte il parer proprio inganna.
+
+105
+
+ Però fece pensier, senza parlarne
+ con Aquilante, girsene soletto
+ sin dentro d'Antiochia, e quindi trarne
+ colei che tratto il cor gli avea del petto;
+ trovar colui che gli l'ha tolta, e farne
+ vendetta tal, che ne sia sempre detto.
+ Dirò, come ad effetto il pensier messe,
+ nell'altro canto, e ciò che ne successe.
+
+
+
+
+CANTO SEDICESIMO
+
+
+1
+
+ Gravi pene in amor si provan molte,
+ di che patito io n'ho la maggior parte,
+ e quelle in danno mio sì ben raccolte,
+ ch'io ne posso parlar come per arte.
+ Però s'io dico e s'ho detto altre volte,
+ e quando in voce e quando in vive carte,
+ ch'un mal sia lieve, un altro acerbo e fiero,
+ date credenza al mio giudicio vero.
+
+2
+
+ Io dico e dissi, e dirò fin ch'io viva,
+ che chi si truova in degno laccio preso,
+ se ben di sé vede sua donna schiva,
+ se in tutto aversa al suo desire acceso;
+ se bene Amor d'ogni mercede il priva,
+ poscia che 'l tempo e la fatica ha speso;
+ pur ch'altamente abbia locato il core,
+ pianger non de', se ben languisce e muore.
+
+3
+
+ Pianger de' quel che già sia fatto servo
+ di duo vaghi occhi e d'una bella treccia,
+ sotto cui si nasconda un cor protervo,
+ che poco puro abbia con molta feccia.
+ Vorria il miser fuggire; e come cervo
+ ferito, ovunque va, porta la freccia:
+ ha di se stesso e del suo amor vergogna,
+ né l'osa dire, e invan sanarsi agogna.
+
+4
+
+ In questo caso è il giovene Grifone,
+ che non si può emendare, e il suo error vede,
+ vede quanto vilmente il suo cor pone
+ in Orrigille iniqua e senza fede;
+ pur dal mal uso è vinta la ragione,
+ e pur l'arbitrio all'appetito cede:
+ perfida sia quantunque, ingrata e ria,
+ sforzato è di cercar dove ella sia.
+
+5
+
+ Dico, la bella istoria ripigliando,
+ ch'uscì de la città secretamente,
+ né parlarne s'ardì col fratel, quando
+ ripreso invan da lui ne fu sovente.
+ Verso Rama, a sinistra declinando,
+ prese la via più piana e più corrente.
+ Fu in sei giorni a Damasco di Soria;
+ indi verso Antiochia se ne gìa.
+
+6
+
+ Scontrò presso a Damasco il cavalliero
+ a cui donato aveva Orrigille il core:
+ e convenian di rei costumi in vero,
+ come ben si convien l'erba col fiore;
+ che l'uno e l'altro era di cor leggiero,
+ perfido l'uno e l'altro e traditore;
+ e copria l'uno e l'altro il suo difetto,
+ con danno altrui, sotto cortese aspetto.
+
+7
+
+ Come io vi dico, il cavallier venìa
+ s'un gran destrier con molta pompa armato:
+ la perfida Orrigille in compagnia,
+ in un vestire azzur d'oro fregiato,
+ e duo valletti, donde si servia
+ a portar elmo e scudo, aveva allato;
+ come quel che volea con bella mostra
+ comparire in Damasco ad una giostra.
+
+8
+
+ Una splendida festa che bandire
+ fece il re di Damasco in quelli giorni,
+ era cagion di far quivi venire
+ i cavallier quanto potean più adorni.
+ Tosto che la puttana comparire
+ vede Grifon, ne teme oltraggi e scorni:
+ sa che l'amante suo non è sì forte,
+ che contra lui l'abbia a campar da morte.
+
+9
+
+ Ma sì come audacissima e scaltrita,
+ ancor che tutta di paura trema,
+ s'acconcia il viso, e sì la voce aita,
+ che non appar in lei segno di tema.
+ Col drudo avendo già l'astuzia ordita,
+ corre, e fingendo una letizia estrema,
+ verso Grifon l'aperte braccia tende,
+ lo stringe al collo, e gran pezzo ne pende.
+
+10
+
+ Dopo, accordando affettuosi gesti
+ alla suavità de le parole,
+ dicea piangendo: — Signor mio, son questi
+ debiti premi a chi t'adora e cole?
+ che sola senza te già un anno resti,
+ e va per l'altro, e ancor non te ne duole?
+ E s'io stava aspettare il suo ritorno,
+ non so se mai veduto avrei quel giorno!
+
+11
+
+ Quando aspettava che di Nicosia,
+ dove tu te n'andasti alla gran corte,
+ tornassi a me che con la febbre ria
+ lasciata avevi in dubbio de la morte,
+ intesi che passato eri in Soria:
+ il che a patir mi fu sì duro e forte,
+ che non sapendo come io ti seguissi,
+ quasi il cor di man propria mi traffissi.
+
+12
+
+ Ma Fortuna di me con doppio dono
+ mostra d'aver, quel che non hai tu, cura:
+ mandommi il fratel mio, col quale io sono
+ sin qui venuta del mio onor sicura;
+ ed or mi manda questo incontro buono
+ di te, ch'io stimo sopra ogni aventura:
+ e bene a tempo il fa; che più tardando,
+ morta sarei, te, signor mio, bramando. —
+
+13
+
+ E seguitò la donna fraudolente,
+ di cui l'opere fur più che di volpe,
+ la sua querela così astutamente,
+ che riversò in Grifon tutte le colpe.
+ Gli fa stimar colui, non che parente,
+ ma che d'un padre seco abbia ossa e polpe:
+ e con tal modo sa tesser gl'inganni,
+ che men verace par Luca e Giovanni.
+
+14
+
+ Non pur di sua perfidia non riprende
+ Grifon la donna iniqua più che bella;
+ non pur vendetta di colui non prende,
+ che fatto s'era adultero di quella:
+ ma gli par far assai, se si difende
+ che tutto il biasmo in lui non riversi ella;
+ e come fosse suo cognato vero,
+ d'accarezzar non cessa il cavalliero.
+
+15
+
+ E con lui se ne vien verso le porte
+ di Damasco, e da lui sente tra via,
+ che là dentro dovea splendida corte
+ tenere il ricco re de la Soria;
+ e ch'ognun quivi, di qualunque sorte,
+ o sia cristiano, o d'altra legge sia,
+ dentro e di fuori ha la città sicura
+ per tutto il tempo che la festa dura.
+
+16
+
+ Non però son di seguitar sì intento
+ l'istoria de la perfida Orrigille,
+ ch'a' giorni suoi non pur un tradimento
+ fatto agli amanti avea, ma mille e mille;
+ ch'io non ritorni a riveder dugento
+ mila persone, o più de le scintille
+ del fuoco stuzzicato, ove alle mura
+ di Parigi facean danno e paura.
+
+17
+
+ Io vi lasciai, come assaltato avea
+ Agramante una porta de la terra,
+ che trovar senza guardia si credea:
+ né più riparo altrove il passo serra;
+ perché in persona Carlo la tenea,
+ ed avea seco i mastri de la guerra,
+ duo Guidi, duo Angelini; uno Angeliero,
+ Avino, Avolio, Otone e Berlingiero.
+
+18
+
+ Inanzi a Carlo, inanzi al re Agramante
+ l'un stuolo e l'altro si vuol far vedere,
+ ove gran loda, ove mercé abondante
+ si può acquistar, facendo il suo dovere.
+ I Mori non però fer pruove tante,
+ che par ristoro al danno abbiano avere;
+ perché ve ne restar morti parecchi,
+ ch'agli altri fur di folle audacia specchi.
+
+19
+
+ Grandine sembran le spesse saette
+ dal muro sopra gli nimici sparte.
+ Il grido insin al ciel paura mette,
+ che fa la nostra e la contraria parte.
+ Ma Carlo un poco ed Agramante aspette;
+ ch'io vo' cantar de l'africano Marte,
+ Rodomonte terribile ed orrendo,
+ che va per mezzo la città correndo.
+
+20
+
+ Non so, Signor, se più vi ricordiate,
+ di questo Saracin tanto sicuro,
+ che morte le sue genti avea lasciate
+ tra il secondo riparo e 'l primo muro,
+ da la rapace fiamma devorate,
+ che non fu mai spettacolo più oscuro.
+ Dissi ch'entrò d'un salto ne la terra
+ sopra la fossa che la cinge e serra.
+
+21
+
+ Quando fu noto il Saracino atroce
+ all'arme istrane, alla scagliosa pelle,
+ là dove i vecchi e 'l popul men feroce
+ tendean l'orecchie a tutte le novelle,
+ levossi un pianto, un grido, un'alta voce,
+ con un batter di man ch'andò alle stelle;
+ e chi poté fuggir non vi rimase,
+ per serrarsi ne' templi e ne le case.
+
+22
+
+ Ma questo a pochi il brando rio conciede,
+ ch'intorno ruota il Saracin robusto.
+ Qui fa restar con mezza gamba un piede,
+ là fa un capo sbalzar lungi dal busto;
+ l'un tagliare a traverso se gli vede,
+ dal capo all'anche un altro fender giusto:
+ e di tanti ch'uccide, fere e caccia,
+ non se gli vede alcun segnare in faccia.
+
+23
+
+ Quel che la tigre de l'armento imbelle
+ ne' campi ircani o là vicino al Gange,
+ o 'l lupo de le capre e de l'agnelle
+ nel monte che Tifeo sotto si frange;
+ quivi il crudel pagan facea di quelle
+ non dirò squadre, non dirò falange,
+ ma vulgo e populazzo voglio dire,
+ degno, prima che nasca, di morire.
+
+24
+
+ Non ne trova un che veder possa in fronte,
+ fra tanti che ne taglia, fora e svena.
+ Per quella strada che vien dritto al ponte
+ di san Michel, sì popolata e piena,
+ corre il fiero e terribil Rodomonte,
+ e la sanguigna spada a cerco mena:
+ non riguarda né al servo né al signore,
+ né al giusto ha più pietà ch'al peccatore.
+
+25
+
+ Religion non giova al sacerdote,
+ né la innocenza al pargoletto giova:
+ per sereni occhi o per vermiglie gote
+ mercé né donna né donzella truova:
+ la vecchiezza si caccia e si percuote;
+ né quivi il Saracin fa maggior pruova
+ di gran valor, che di gran crudeltade;
+ che non discerne sesso, ordine, etade.
+
+26
+
+ Non pur nel sangue uman l'ira si stende
+ de l'empio re, capo e signor degli empi,
+ ma contra i tetti ancor, sì che n'incende
+ le belle case e i profanati tempi.
+ Le case eran, per quel che se n'intende,
+ quasi tutte di legno in quelli tempi:
+ e ben creder si può; ch'in Parigi ora
+ de le diece le sei son così ancora.
+
+27
+
+ Non par, quantunque il fuoco ogni cosa arda,
+ che sì grande odio ancor saziar si possa.
+ Dove s'aggrappi con le mani, guarda,
+ sì che ruini un tetto ad ogni scossa.
+ Signor, avete a creder che bombarda
+ mai non vedeste a Padova sì grossa,
+ che tanto muro possa far cadere,
+ quanto fa in una scossa il re d'Algiere.
+
+28
+
+ Mentre quivi col ferro il maledetto
+ e con le fiamme facea tanta guerra,
+ se di fuor Agramante avesse astretto,
+ perduta era quel dì tutta la terra:
+ ma non v'ebbe agio; che gli fu interdetto
+ dal paladin che venìa d'Inghilterra
+ col populo alle spalle inglese e scotto,
+ dal Silenzio e da l'angelo condotto.
+
+29
+
+ Dio volse che all'entrar che Rodomonte
+ fe' ne la terra, e tanto fuoco accese,
+ che presso ai muri il fior di Chiaramonte,
+ Rinaldo, giunse, e seco il campo inglese.
+ Tre leghe sopra avea gittato il ponte,
+ e torte vie da man sinistra prese;
+ che disegnando i barbari assalire,
+ il fiume non l'avesse ad impedire.
+
+30
+
+ Mandato avea seimila fanti arcieri
+ sotto l'altiera insegna d'Odoardo,
+ e duomila cavalli, e più, leggieri
+ dietro alla guida d'Ariman gagliardo;
+ e mandati gli avea per li sentieri
+ che vanno e vengon dritto al mar picardo,
+ ch'a porta San Martino e San Dionigi
+ entrassero a soccorso di Parigi.
+
+31
+
+ I cariaggi e gli altri impedimenti
+ con lor fece drizzar per questa strada.
+ Egli con tutto il resto de le genti
+ più sopra andò girando la contrada.
+ Seco avean navi e ponti ed argumenti
+ da passar Senna che non ben si guada.
+ Passato ognuno, e dietro i ponti rotti,
+ ne le lor schiere ordinò Inglesi e Scotti.
+
+32
+
+ Ma prima quei baroni e capitani
+ Rinaldo intorno avendosi ridutti,
+ sopra la riva ch'alta era dai piani
+ sì, che poteano udirlo e veder tutti,
+ disse: — Signor, ben a levar le mani
+ avete a Dio, che qui v'abbia condutti,
+ acciò, dopo un brevissimo sudore,
+ sopra ogni nazion vi doni onore.
+
+33
+
+ Per voi saran dui principi salvati,
+ se levate l'assedio a quelle porte:
+ il vostro re, che voi sete ubligati
+ da servitù difendere e da morte;
+ ed uno imperator de' più lodati
+ che mai tenuto al mondo abbiano corte;
+ e con loro altri re, duci e marchesi,
+ signori e cavallier di più paesi.
+
+34
+
+ Sì che, salvando una città, non soli
+ Parigini ubligati vi saranno,
+ che molto più che per li propri duoli,
+ timidi, afflitti e sbigottiti stanno
+ per le lor mogli e per li lor figliuoli
+ ch'a un medesmo pericolo seco hanno,
+ e per le sante vergini richiuse,
+ ch'oggi non sien dei voti lor deluse:
+
+35
+
+ dico, salvando voi questa cittade,
+ v'ubligate non solo i Parigini,
+ ma d'ogn'intorno tutte le contrade.
+ Non parlo sol dei populi vicini;
+ ma non è terra per Cristianitade,
+ che non abbia qua dentro cittadini:
+ sì che, vincendo, avete da tenere
+ che più che Francia v'abbia obligo avere.
+
+36
+
+ Se donavan gli antiqui una corona
+ a chi salvasse a un cittadin la vita,
+ or che degna mercede a voi si dona,
+ salvando multitudine infinita?
+ Ma se da invidia o da viltà sì buona
+ e sì santa opra rimarrà impedita,
+ credetemi che prese quelle mura,
+ né Italia né Lamagna anco è sicura;
+
+37
+
+ né qualunque altra parte ove s'adori
+ quel che volse per noi pender sul legno.
+ Né voi crediate aver lontani i Mori,
+ né che pel mar sia forte il vostro regno:
+ che s'altre volte quelli, uscendo fuori
+ di Zibeltaro e de l'Erculeo segno,
+ riportar prede da l'isole vostre,
+ che faranno or, s'avran le terre nostre?
+
+38
+
+ Ma quando ancor nessuno onor, nessuno
+ util v'inanimasse a questa impresa,
+ commun debito è ben soccorrer l'uno
+ l'altro, che militiàn sotto una Chiesa.
+ Ch'io non vi dia rotti i nemici, alcuno
+ non sia chi tema, e con poca contesa;
+ che gente male esperta tutta parmi,
+ senza possanza, senza cor, senz'armi. —
+
+39
+
+ Poté con queste e con miglior ragioni,
+ con parlare espedito e chiara voce
+ eccitar quei magnanimi baroni
+ Rinaldo, e quello esercito feroce:
+ e fu, com'è in proverbio, aggiunger sproni
+ al buon corsier che già ne va veloce.
+ Finito il ragionar, fece le schiere
+ muover pian pian sotto le lor bandiere.
+
+40
+
+ Senza strepito alcun, senza rumore
+ fa il tripartito esercito venire:
+ lungo il fiume a Zerbin dona l'onore
+ di dover prima i barbari assalire;
+ e fa quelli d'Irlanda con maggiore
+ volger di via più tra campagna gire;
+ e i cavallieri e i fanti d'Inghilterra
+ col duca di Lincastro in mezzo serra.
+
+41
+
+ Drizzati che gli ha tutti al lor camino,
+ cavalca il paladin lungo la riva,
+ e passa inanzi al buon duca Zerbino
+ e a tutto il campo che con lui veniva;
+ tanto ch'al re d'Orano e al re Sobrino
+ e agli altri lor compagni soprarriva,
+ che mezzo miglio appresso a quei di Spagna
+ guardavan da quel canto la campagna.
+
+42
+
+ L'esercito cristian che con sì fida
+ e sì sicura scorta era venuto,
+ ch'ebbe il Silenzio e l'angelo per guida,
+ non poté ormai patir più di star muto.
+ Sentiti gli nimici, alzò le grida,
+ e de le trombe udir fe' il suono arguto:
+ e con l'alto rumor ch'arrivò al cielo,
+ mandò ne l'ossa a' Saracini il gelo.
+
+43
+
+ Rinaldo inanzi agli altri il destrier punge;
+ e con la lancia per cacciarla in resta
+ lascia gli Scotti un tratto d'arco lunge,
+ ch'ogni indugio a ferir sì lo molesta.
+ Come groppo di vento talor giunge,
+ che si tra' dietro un'orrida tempesta,
+ tal fuor di squadra il cavallier gagliardo
+ venìa spronando il corridor Baiardo.
+
+44
+
+ Al comparir del paladin di Francia,
+ dan segno i Mori alle future angosce:
+ tremare a tutti in man vedi la lancia,
+ i piedi in staffa, e ne l'arcion le cosce.
+ Re Puliano sol non muta guancia,
+ che questo esser Rinaldo non conosce;
+ né pensando trovar sì duro intoppo,
+ gli muove il destrier contra di galoppo:
+
+45
+
+ e su la lancia nel partir si stringe,
+ e tutta in sé raccoglie la persona;
+ poi con ambo gli sproni il destrier spinge,
+ e le redine inanzi gli abandona.
+ Da l'altra parte il suo valor non finge,
+ e mostra in fatti quel ch'in nome suona,
+ quanto abbia nel giostrare e grazia ed arte,
+ il figliuolo d'Amone, anzi di Marte.
+
+46
+
+ Furo al segnar degli aspri colpi, pari,
+ che si posero i ferri ambi alla testa:
+ ma furo in arme ed in virtù dispari,
+ che l'un via passa, e l'altro morto resta.
+ Bisognan di valor segni più chiari,
+ che por con leggiadria la lancia in resta:
+ ma fortuna anco più bisogna assai;
+ che senza, val virtù raro o non mai.
+
+47
+
+ La buona lancia il paladin racquista,
+ e verso il re d'Oran ratto si spicca,
+ che la persona avea povera e trista
+ di cor, ma d'ossa e di gran polpe ricca.
+ Questo por tra bei colpi si può in lista,
+ ben ch'in fondo allo scudo gli l'appicca:
+ e chi non vuol lodarlo, abbialo escuso,
+ perché non si potea giunger più in suso.
+
+48
+
+ Non lo ritien lo scudo, che non entre,
+ ben che fuor sia d'acciar, dentro di palma;
+ e che da quel gran corpo uscir pel ventre
+ non faccia l'inequale e piccola alma.
+ Il destrier che portar si credea, mentre
+ durasse il lungo dì, sì grave salma,
+ riferì in mente sua grazie a Rinaldo,
+ ch'a quello incontro gli schivò un gran caldo.
+
+49
+
+ Rotta l'asta, Rinaldo il destrier volta
+ tanto legger, che fa sembrar ch'abbia ale;
+ e dove la più stretta e maggior folta
+ stiparsi vede, impetuoso assale.
+ Mena Fusberta sanguinosa in volta
+ che fa l'arme parer di vetro frale:
+ tempra di ferro il suo tagliar non schiva,
+ che non vada a trovar la carne viva.
+
+50
+
+ Ritrovar poche tempre e pochi ferri
+ può la tagliente spada, ove s'incappi,
+ ma targhe, altre di cuoio, altre di cerri,
+ giupe trapunte e attorcigliati drappi.
+ Giusto è ben dunque che Rinaldo atterri
+ qualunque assale, e fori e squarci e affrappi;
+ che non più si difende da sua spada,
+ ch'erba da falce, o da tempesta biada.
+
+51
+
+ La prima schiera era già messa in rotta,
+ quando Zerbin con l'antiguardia arriva.
+ Il cavallier inanzi alla gran frotta
+ con la lancia arrestata ne veniva.
+ La gente sotto il suo pennon condotta,
+ con non minor fierezza lo seguiva:
+ tanti lupi parean, tanti leoni
+ ch'andassero assalir capre o montoni.
+
+52
+
+ Spinse a un tempo ciascuno il suo cavallo,
+ poi che fur presso; e sparì immantinente
+ quel breve spazio, quel poco intervallo
+ che si vedea fra l'una e l'altra gente.
+ Non fu sentito mai più strano ballo;
+ che ferian gli Scozzesi solamente:
+ solamente i pagani eran distrutti,
+ come sol per morir fosser condutti.
+
+53
+
+ Parve più freddo ogni pagan che ghiaccio;
+ parve ogni Scotto più che fiamma caldo.
+ I Mori si credean ch'avere il braccio
+ dovesse ogni cristian, ch'ebbe Rinaldo.
+ Mosse Sobrino i suoi schierati avaccio,
+ senza aspettar che lo 'nvitasse araldo:
+ de l'altra squadra questa era migliore
+ di capitano, d'arme e di valore.
+
+54
+
+ D'Africa v'era la men trista gente;
+ ben che né questa ancor gran prezzo vaglia.
+ Dardinel la sua mosse incontinente,
+ e male armata, e peggio usa in battaglia;
+ ben ch'egli in capo avea l'elmo lucente,
+ e tutto era coperto a piastra e a maglia.
+ Io credo che la quarta miglior sia,
+ con la qual Isolier dietro venìa.
+
+55
+
+ Trasone intanto, il buon duca di Marra,
+ che ritrovarsi all'alta impresa gode,
+ ai cavallieri suoi leva la sbarra,
+ e seco invita alle famose lode,
+ poi ch'Isolier con quelli di Navarra
+ entrar ne la battaglia vede ed ode.
+ Poi mosse Ariodante la sua schiera,
+ che nuovo duca d'Albania fatt'era.
+
+56
+
+ L'alto rumor de le sonore trombe,
+ de' timpani e de' barbari stromenti,
+ giunti al continuo suon d'archi, di frombe,
+ di machine, di ruote e di tormenti;
+ e quel di che più par che 'l ciel ribombe,
+ gridi, tumulti, gemiti e lamenti;
+ rendeno un alto suon ch'a quel s'accorda,
+ con che i vicin, cadendo, il Nilo assorda.
+
+57
+
+ Grande ombra d'ogn'intorno il cielo involve,
+ nata dal saettar de li duo campi;
+ l'alito, il fumo del sudor, la polve
+ par che ne l'aria oscura nebbia stampi.
+ Or qua l'un campo, or l'altro là si volve:
+ vedresti or come un segua, or come scampi;
+ ed ivi alcuno, o non troppo diviso,
+ rimaner morto ove ha il nimico ucciso.
+
+58
+
+ Dove una squadra per stanchezza è mossa,
+ un'altra si fa tosto andare inanti.
+ Di qua di là la gente d'arme ingrossa:
+ là cavallieri, e qua si metton fanti.
+ La terra che sostien l'assalto, è rossa:
+ mutato ha il verde ne' sanguigni manti;
+ e dov'erano i fiori azzurri e gialli,
+ giaceno uccisi or gli uomini e i cavalli.
+
+59
+
+ Zerbin facea le più mirabil pruove
+ che mai facesse di sua età garzone:
+ l'esercito pagan che 'ntorno piove,
+ taglia ed uccide e mena a destruzione.
+ Ariodante alle sue genti nuove
+ mostra di sua virtù gran paragone;
+ e dà di sé timore e meraviglia
+ a quelli di Navarra e di Castiglia.
+
+60
+
+ Chelindo e Mosco, i duo figli bastardi
+ del morto Calabrun re d'Aragona,
+ ed un che reputato fra' gagliardi
+ era, Calamidor da Barcelona,
+ s'avean lasciato a dietro gli stendardi;
+ e credendo acquistar gloria e corona
+ per uccider Zerbin, gli furo adosso;
+ e ne' fianchi il destrier gli hanno percosso.
+
+61
+
+ Passato da tre lance il destrier morto
+ cade; ma il buon Zerbin subito è in piede;
+ ch'a quei ch'al suo cavallo han fatto torto,
+ per vendicarlo va dove gli vede:
+ e prima a Mosco, al giovene inaccorto,
+ che gli sta sopra, e di pigliar sel crede,
+ mena di punta, e lo passa nel fianco,
+ e fuor di sella il caccia freddo e bianco.
+
+62
+
+ Poi che si vide tor, come di furto,
+ Chelindo il fratel suo, di furor pieno
+ venne a Zerbino, e pensò dargli d'urto;
+ ma gli prese egli il corridor pel freno:
+ trasselo in terra, onde non è mai surto,
+ e non mangiò mai più biada né fieno;
+ che Zerbin sì gran forza a un colpo mise,
+ che lui col suo signor d'un taglio uccise.
+
+63
+
+ Come Calamidor quel colpo mira,
+ volta la briglia per levarsi in fretta;
+ ma Zerbin dietro un gran fendente tira,
+ dicendo: — Traditore, aspetta, aspetta! —
+ Non va la botta ove n'andò la mira,
+ non che però lontana vi si metta;
+ lui non poté arrivar, ma il destrier prese
+ sopra la groppa, e in terra lo distese.
+
+64
+
+ Colui lascia il cavallo, e via carpone
+ va per campar, ma poco gli successe;
+ che venne caso che 'l duca Trasone
+ gli passò sopra, e col peso l'oppresse.
+ Ariodante e Lurcanio si pone
+ dove Zerbino è fra le genti spesse;
+ e seco hanno altri e cavallieri e conti,
+ che fanno ogn'opra che Zerbin rimonti.
+
+65
+
+ Menava Ariodante il brando in giro,
+ e ben lo seppe Artalico e Margano;
+ ma molto più Etearco e Casimiro
+ la possanza sentir di quella mano:
+ i primi duo feriti se ne giro,
+ rimaser gli altri duo morti sul piano.
+ Lurcanio fa veder quanto sia forte;
+ che fere, urta, riversa e mette a morte.
+
+66
+
+ Non crediate, Signor, che fra campagna
+ pugna minor che presso al fiume sia,
+ né ch'a dietro l'esercito rimagna,
+ che di Lincastro il buon duca seguia.
+ Le bandiere assalì questo di Spagna,
+ e molto ben di par la cosa gìa;
+ che fanti, cavallieri e capitani
+ di qua e di là sapean menar le mani.
+
+67
+
+ Dinanzi vien Oldrado e Fieramonte,
+ un duca di Glocestra, un d'Eborace;
+ con lor Ricardo, di Varvecia conte,
+ e di Chiarenza il duca, Enrigo audace.
+ Han Matalista e Follicone a fronte,
+ e Baricondo ed ogni lor seguace.
+ Tiene il primo Almeria, tiene il secondo
+ Granata, tien Maiorca Baricondo.
+
+68
+
+ La fiera pugna un pezzo andò di pare,
+ che vi si discernea poco vantaggio.
+ Vedeasi or l'uno or l'altro ire e tornare,
+ come le biade al ventolin di maggio,
+ o come sopra 'l lito un mobil mare
+ or viene or va, né mai tiene un viaggio.
+ Poi che fortuna ebbe scherzato un pezzo,
+ dannosa ai Mori ritornò da sezzo.
+
+69
+
+ Tutto in un tempo il duca di Glocestra
+ a Matalista fa votar l'arcione;
+ ferito a un tempo ne la spalla destra
+ Fieramonte riversa Follicone:
+ e l'un pagano e l'altro si sequestra,
+ e tra gl'Inglesi se ne va prigione.
+ E Baricondo a un tempo riman senza
+ vita per man del duca di Chiarenza.
+
+70
+
+ Indi i pagani tanto a spaventarsi,
+ indi i fedeli a pigliar tanto ardire,
+ che quei non facean altro che ritrarsi
+ e partirsi da l'ordine e fuggire,
+ e questi andar inanzi ed avanzarsi
+ sempre terreno, e spingere e seguire:
+ e se non vi giungea chi lor dié aiuto,
+ il campo da quel lato era perduto.
+
+71
+
+ Ma Ferraù, che sin qui mai non s'era
+ dal re Marsilio suo troppo disgiunto,
+ quando vide fuggir quella bandiera,
+ e l'esercito suo mezzo consunto,
+ spronò il cavallo, e dove ardea più fiera
+ la battaglia, lo spinse; e arrivò a punto
+ che vide dal destrier cadere in terra
+ col capo fesso Olimpio da la Serra;
+
+72
+
+ un giovinetto che col dolce canto,
+ concorde al suon de la cornuta cetra,
+ d'intenerire un cor si dava vanto,
+ ancor che fosse più duro che pietra.
+ Felice lui, se contentar di tanto
+ onor sapeasi, e scudo, arco e faretra
+ aver in odio, e scimitarra e lancia,
+ che lo fecer morir giovine in Francia!
+
+73
+
+ Quando lo vide Ferraù cadere,
+ che solea amarlo e avere in molta estima,
+ si sente di lui sol via più dolere,
+ che di mill'altri che periron prima:
+ e sopra chi l'uccise in modo fere,
+ che gli divide l'elmo da la cima
+ per la fronte, per gli occhi e per la faccia,
+ per mezzo il petto, e morto a terra il caccia.
+
+74
+
+ Né qui s'indugia; e il brando intorno ruota,
+ ch'ogni elmo rompe, ogni lorica smaglia;
+ a chi segna la fronte, a chi la gota,
+ ad altri il capo, ad altri il braccio taglia;
+ or questo or quel di sangue e d'alma vota:
+ e ferma da quel canto la battaglia,
+ onde la spaventata ignobil frotta
+ senza ordine fuggia spezzata e rotta.
+
+75
+
+ Entrò ne la battaglia il re Agramante,
+ d'uccider gente e di far pruove vago;
+ e seco ha Baliverzo, Farurante,
+ Prusion, Soridano e Bambirago.
+ Poi son le genti senza nome tante,
+ che del lor sangue oggi faranno un lago,
+ che meglio conterei ciascuna foglia,
+ quando l'autunno gli arbori ne spoglia.
+
+76
+
+ Agramante dal muro una gran banda
+ di fanti avendo e di cavalli tolta,
+ col re di Feza subito li manda,
+ che dietro ai padiglion piglin la volta,
+ e vadano ad opporsi a quei d'Irlanda,
+ le cui squadre vedea con fretta molta,
+ dopo gran giri e larghi avolgimenti,
+ venir per occupar gli alloggiamenti.
+
+77
+
+ Fu 'l re di Feza ad esequir ben presto;
+ ch'ogni tardar troppo nociuto avria.
+ Raguna intanto il re Agramante il resto;
+ parte le squadre, e alla battaglia invia.
+ Egli va al fiume; che gli par ch'in questo
+ luogo del suo venir bisogno sia:
+ e da quel canto un messo era venuto
+ del re Sobrino a domandare aiuto.
+
+78
+
+ Menava in una squadra più di mezzo
+ il campo dietro; e sol del gran rumore
+ tremar gli Scotti, e tanto fu il ribrezzo,
+ ch'abbandonavan l'ordine e l'onore.
+ Zerbin, Lurcanio e Ariodante in mezzo
+ vi restar soli incontra a quel furore;
+ e Zerbin, ch'era a pié, vi peria forse,
+ ma 'l buon Rinaldo a tempo se n'accorse.
+
+79
+
+ Altrove intanto il paladin s'avea
+ fatto inanzi fuggir cento bandiere.
+ Or che l'orecchie la novella rea
+ del gran periglio di Zerbin gli fere,
+ ch'a piedi fra la gente cirenea
+ lasciato solo aveano le sue schiere,
+ volta il cavallo, e dove il campo scotto
+ vede fuggir, prende la via di botto.
+
+80
+
+ Dove gli Scotti ritornar fuggendo
+ vede, s'appara, e grida: — Or dove andate?
+ perché tanta viltade in voi comprendo,
+ che a sì vil gente il campo abbandonate?
+ Ecco le spoglie, de le quali intendo
+ ch'esser dovean le vostre chiese ornate.
+ Oh che laude, oh che gloria, che 'l figliuolo
+ del vostro re si lasci a piedi e solo! —
+
+81
+
+ D'un suo scudier una grossa asta afferra,
+ e vede Prusion poco lontano,
+ re d'Alvaracchie, e adosso se gli serra,
+ e de l'arcion lo porta morto al piano.
+ Morto Agricalte e Bambirago atterra:
+ dopo fere aspramante Soridano;
+ e come gli altri l'avria messo a morte,
+ se nel ferir la lancia era più forte.
+
+82
+
+ Stringe Fusberta, poi che l'asta è rotta,
+ e tocca Serpentin, quel da la Stella.
+ Fatate l'arme avea, ma quella botta
+ pur tramortito il manda fuor di sella.
+ E così al duca de la gente scotta
+ fa piazza intorno spaziosa e bella;
+ sì che senza contesa un destrier puote
+ salir di quei che vanno a selle vote.
+
+83
+
+ E ben si ritrovò salito a tempo,
+ che forse nol facea, se più tardava:
+ perché Agramante e Dardinello a un tempo,
+ Sobrin col re Balastro v'arrivava.
+ Ma egli, che montato era per tempo,
+ di qua e di là col brando s'aggirava,
+ mandando or questo or quel giù ne l'inferno
+ a dar notizia del viver moderno.
+
+84
+
+ Il buon Rinaldo, il quale a porre in terra
+ i più dannosi avea sempre riguardo,
+ la spada contra il re Agramante afferra,
+ che troppo gli parea fiero e gagliardo
+ (facea egli sol più che mille altri guerra);
+ e se gli spinse adosso con Baiardo:
+ lo fere a un tempo ed urta di traverso,
+ sì che lui col destrier manda riverso.
+
+85
+
+ Mentre di fuor con sì crudel battaglia,
+ odio, rabbia, furor l'un l'altro offende,
+ Rodomonte in Parigi il popul taglia,
+ le belle case e i sacri templi accende.
+ Carlo, ch'in altra parte si travaglia,
+ questo non vede, e nulla ancor ne 'ntende:
+ Odoardo raccoglie ed Arimanno
+ ne la città, col lor popul britanno.
+
+86
+
+ A lui venne un scudier pallido in volto,
+ che potea a pena trar del petto il fiato.
+ — Ahimè! signor, ahimè — replica molto,
+ prima ch'abbia a dir altro incominciato:
+ — Oggi il romano Imperio, oggi è sepolto;
+ oggi ha il suo popul Cristo abandonato:
+ il demonio dal cielo è piovuto oggi,
+ perché in questa città più non s'alloggi.
+
+87
+
+ Satanasso (perch'altri esser non puote)
+ strugge e ruina la città infelice.
+ Volgiti e mira le fumose ruote
+ de la rovente fiamma predatrice;
+ ascolta il pianto che nel ciel percuote;
+ e faccian fede a quel che 'l servo dice.
+ Un solo è quel ch'a ferro e a fuoco strugge
+ la bella terra, e inanzi ognun gli fugge. —
+
+88
+
+ Quale è colui che prima oda il tumulto,
+ e de le sacre squille il batter spesso,
+ che vegga il fuoco a nessun altro occulto,
+ ch'a sé, che più gli tocca, e gli è più presso;
+ tal è il re Carlo, udendo il nuovo insulto,
+ e conoscendol poi con l'occhio istesso:
+ onde lo sforzo di sua miglior gente
+ al grido drizza e al gran rumor che sente.
+
+89
+
+ Dei paladini e dei guerrier più degni
+ Carlo si chiama dietro una gran parte,
+ e vêr la piazza fa drizzare i segni;
+ che 'l pagan s'era tratto in quella parte.
+ Ode il rumor, vede gli orribil segni
+ di crudeltà, l'umane membra sparte.
+ Ora non più: ritorni un'altra volta
+ chi voluntier la bella istoria ascolta.
+
+
+
+
+CANTO DICIASSETTESIMO
+
+
+1
+
+ Il giusto Dio, quando i peccati nostri
+ hanno di remission passato il segno,
+ acciò che la giustizia sua dimostri
+ uguale alla pietà, spesso dà regno
+ a tiranni atrocissimi ed a mostri,
+ e dà lor forza e di mal fare ingegno.
+ Per questo Mario e Silla pose al mondo,
+ e duo Neroni e Caio furibondo,
+
+2
+
+ Domiziano e l'ultimo Antonino;
+ e tolse da la immonda e bassa plebe,
+ ed esaltò all'imperio Massimino;
+ e nascer prima fe' Creonte a Tebe;
+ e dié Mezenzio al populo Agilino,
+ che fe' di sangue uman grasse le glebe;
+ e diede Italia a tempi men remoti
+ in preda agli Unni, ai Longobardi, ai Goti.
+
+3
+
+ Che d'Atila dirò? che de l'iniquo
+ Ezzellin da Roman? che d'altri cento?
+ che dopo un lungo andar sempre in obliquo,
+ ne manda Dio per pena e per tormento.
+ Di questo abbiàn non pur al tempo antiquo,
+ ma ancora al nostro, chiaro esperimento,
+ quando a noi, greggi inutili e malnati,
+ ha dato per guardian lupi arrabbiati:
+
+4
+
+ a cui non par ch'abbi a bastar lor fame,
+ ch'abbi il lor ventre a capir tanta carne;
+ e chiaman lupi di più ingorde brame
+ da boschi oltramontani a divorarne.
+ Di Trasimeno l'insepulto ossame
+ e di Canne e di Trebia poco parne
+ verso quel che le ripe e i campi ingrassa,
+ dov'Ada e Mella e Ronco e Tarro passa.
+
+5
+
+ Or Dio consente che noi siàn puniti
+ da populi di noi forse peggiori,
+ per li multiplicati ed infiniti
+ nostri nefandi, obbrobriosi errori.
+ Tempo verrà ch'a depredar lor liti
+ andremo noi, se mai saren migliori,
+ e che i peccati lor giungano al segno,
+ che l'eterna Bontà muovano a sdegno.
+
+6
+
+ Doveano allora aver gli eccessi loro
+ di Dio turbata la serena fronte,
+ che scórse ogni lor luogo il Turco e 'l Moro
+ con stupri, uccision, rapine ed onte:
+ ma più di tutti gli altri danni, foro
+ gravati dal furor di Rodomonte.
+ Dissi ch'ebbe di lui la nuova Carlo,
+ e che 'n piazza venia per ritrovarlo.
+
+7
+
+ Vede tra via la gente sua troncata,
+ arsi i palazzi, e ruinati i templi,
+ gran parte de la terra desolata;
+ mai non si vider sì crudeli esempli.
+ — Dove fuggite, turba spaventata?
+ Non è tra voi chi 'l danno suo contempli?
+ Che città, che refugio più vi resta,
+ quando si perda sì vilmente questa?
+
+8
+
+ Dunque un uom solo in vostra terra preso,
+ cinto di mura onde non può fuggire,
+ si partirà che non l'avrete offeso,
+ quando tutti v'avrà fatto morire? —
+ Così Carlo dicea, che d'ira acceso
+ tanta vergogna non potea patire.
+ E giunse dove inanti alla gran corte
+ vide il pagan por la sua gente a morte.
+
+9
+
+ Quivi gran parte era del populazzo,
+ sperandovi trovare aiuto, ascesa;
+ perché forte di mura era il palazzo,
+ con munizion da far lunga difesa.
+ Rodomonte, d'orgoglio e d'ira pazzo,
+ solo s'avea tutta la piazza presa:
+ e l'una man, che prezza il mondo poco,
+ ruota la spada, e l'altra getta il fuoco.
+
+10
+
+ E de la regal casa, alta e sublime,
+ percuote e risuonar fa le gran porte.
+ Gettan le turbe da le eccelse cime
+ e merli e torri, e si metton per morte.
+ Guastare i tetti non è alcun che stime;
+ e legne e pietre vanno ad una sorte,
+ lastre e colonne, e le dorate travi
+ che furo in prezzo agli lor padri e agli avi.
+
+11
+
+ Sta su la porta il re d'Algier, lucente
+ di chiaro acciar che 'l capo gli arma e 'l busto,
+ come uscito di tenebre serpente,
+ poi c'ha lasciato ogni squalor vetusto,
+ del nuovo scoglio altiero, e che si sente
+ ringiovenito e più che mai robusto:
+ tre lingue vibra, ed ha negli occhi foco;
+ dovunque passa, ogn'animal dà loco.
+
+12
+
+ Non sasso, merlo, trave, arco o balestra,
+ né ciò che sopra il Saracin percuote,
+ ponno allentar la sanguinosa destra
+ che la gran porta taglia, spezza e scuote:
+ e dentro fatto v'ha tanta finestra,
+ che ben vedere e veduto esser puote
+ dai visi impressi di color di morte,
+ che tutta piena quivi hanno la corte.
+
+13
+
+ Suonar per gli alti e spaziosi tetti
+ s'odono gridi e feminil lamenti:
+ l'afflitte donne, percotendo i petti,
+ corron per casa pallide e dolenti;
+ e abbraccian gli usci e i geniali letti
+ che tosto hanno a lasciare a strane genti.
+ Tratta la cosa era in periglio tanto,
+ quando 'l re giunse, e suoi baroni accanto.
+
+14
+
+ Carlo si volse a quelle man robuste
+ ch'ebbe altre volte a gran bisogni pronte.
+ — Non sète quelli voi, che meco fuste
+ contra Agolante (disse) in Aspramonte?
+ Sono le forze vostre ora sì fruste,
+ che, s'uccideste lui, Troiano e Almonte
+ con centomila, or ne temete un solo
+ pur di quel sangue e pur di quello stuolo?
+
+15
+
+ Perché debbo vedere in voi fortezza
+ ora minor ch'io la vedessi allora?
+ Mostrate a questo can vostra prodezza,
+ a questo can che gli uomini devora.
+ Un magnanimo cor morte non prezza,
+ presta o tarda che sia, pur che ben muora.
+ Ma dubitar non posso ove voi sète,
+ che fatto sempre vincitor m'avete. —
+
+16
+
+ Al fin de le parole urta il destriero,
+ con l'asta bassa, al Saracino adosso.
+ Mossesi a un tratto il paladino Ugiero,
+ a un tempo Namo ed Ulivier si è mosso,
+ Avino, Avolio, Otone e Berlingiero,
+ ch'un senza l'altro mai veder non posso:
+ e ferir tutti sopra a Rodomonte
+ e nel petto e nei fianchi e ne la fronte.
+
+17
+
+ Ma lasciamo, per Dio, Signore, ormai
+ di parlar d'ira e di cantar di morte;
+ e sia per questa volta detto assai
+ del Saracin non men crudel che forte:
+ che tempo è ritornar dov'io lasciai
+ Grifon, giunto a Damasco in su le porte
+ con Orrigille perfida, e con quello
+ ch'adulter era, e non di lei fratello.
+
+18
+
+ De le più ricche terre di Levante,
+ de le più populose e meglio ornate
+ si dice esser Damasco, che distante
+ siede a Ierusalem sette giornate,
+ in un piano fruttifero e abondante,
+ non men giocondo il verno, che l'estate.
+ A questa terra il primo raggio tolle
+ de la nascente aurora un vicin colle.
+
+19
+
+ Per la città duo fiumi cristallini
+ vanno inaffiando per diversi rivi
+ un numero infinito di giardini,
+ non mai di fior, non mai di fronde privi.
+ Dicesi ancor, che macinar molini
+ potrian far l'acque lanfe che son quivi;
+ e chi va per le vie vi sente, fuore
+ di tutte quelle case, uscire odore.
+
+20
+
+ Tutta coperta è la strada maestra
+ di panni di diversi color lieti;
+ e d'odorifera erba, e di silvestra
+ fronda la terra e tutte le pareti.
+ Adorna era ogni porta, ogni finestra
+ di finissimi drappi e di tapeti,
+ ma più di belle e ben ornate donne
+ di ricche gemme e di superbe gonne.
+
+21
+
+ Vedeasi celebrar dentr'alle porte,
+ in molti lochi, solazzevol balli;
+ il popul, per le vie, di miglior sorte
+ maneggiar ben guarniti e bei cavalli:
+ facea più bel veder la ricca corte
+ de' signor, de' baroni e de' vasalli,
+ con ciò che d'India e d'eritree maremme
+ di perle aver si può, d'oro e di gemme.
+
+22
+
+ Venia Grifone e la sua compagnia
+ mirando e quinci e quindi il tutto ad agio,
+ quando fermolli un cavalliero in via,
+ e gli fece smontare a un suo palagio;
+ e per l'usanza e per sua cortesia
+ di nulla lasciò lor patir disagio.
+ Li fe' nel bagno entrar, poi con serena
+ fronte gli accolse a sontuosa cena.
+
+23
+
+ E narrò lor come il re Norandino,
+ re di Damasco e di tutta Soria,
+ fatto avea il paesano e 'l peregrino
+ ch'ordine avesse di cavalleria,
+ alla giostra invitar, ch'al matutino
+ del dì sequente in piazza si faria;
+ e che s'avean valor pari al sembiante,
+ potrian mostrarlo senza andar più inante.
+
+24
+
+ Ancor che quivi non venne Grifone
+ a questo effetto, pur lo 'nvito tenne;
+ che qual volta se n'abbia occasione,
+ mostrar virtude mai non disconvenne.
+ Interrogollo poi de la cagione
+ di quella festa, e s'ella era solenne
+ usata ogn'anno, o pure impresa nuova
+ del re ch'i suoi veder volesse in pruova.
+
+25
+
+ Rispose il cavallier: — La bella festa
+ s'ha da far sempre ad ogni quarta luna:
+ de l'altre che verran, la prima è questa:
+ ancora non se n'è fatta più alcuna.
+ Sarà in memoria che salvò la testa
+ il re in tal giorno da una gran fortuna,
+ dopo che quattro mesi in doglie e 'n pianti
+ sempre era stato, e con la morte inanti.
+
+26
+
+ Ma per dirvi la cosa pienamente,
+ il nostro re, che Norandin s'appella,
+ molti e molt'anni ha avuto il core ardente
+ de la leggiadra e sopra ogn'altra bella
+ figlia del re di Cipro: e finalmente
+ avutala per moglie, iva con quella,
+ con cavallieri e donne in compagnia;
+ e dritto avea il camin verso Soria.
+
+27
+
+ Ma poi che fummo tratti a piene vele
+ lungi dal porto nel Carpazio iniquo,
+ la tempesta saltò tanto crudele,
+ che sbigottì sin al padrone antiquo.
+ Tre dì e tre notti andammo errando ne le
+ minacciose onde per camino obliquo.
+ Uscimo al fin nel lito stanchi e molli,
+ tra freschi rivi, ombrosi e verdi colli.
+
+28
+
+ Piantare i padiglioni, e le cortine
+ fra gli arbori tirar facemo lieti.
+ S'apparechiano i fuochi e le cucine;
+ le mense d'altra parte in su tapeti.
+ Intanto il re cercando alle vicine
+ valli era andato e a' boschi più secreti,
+ se ritrovasse capre o daini o cervi;
+ e l'arco gli portar dietro duo servi.
+
+29
+
+ Mentre aspettamo, in gran piacer sedendo,
+ che da cacciar ritorni il signor nostro,
+ vedemo l'Orco a noi venir correndo
+ lungo il lito del mar, terribil mostro.
+ Dio vi guardi, signor, che 'l viso orrendo
+ de l'Orco agli occhi mai vi sia dimostro:
+ meglio è per fama aver notizia d'esso,
+ ch'andargli, si che lo veggiate, appresso.
+
+30
+
+ Non gli può comparir quanto sia lungo,
+ sì smisuratamente è tutto grosso.
+ In luogo d'occhi, di color di fungo
+ sotto la fronte ha duo coccole d'osso.
+ Verso noi vien (come vi dico) lungo
+ il lito, e par ch'un monticel sia mosso.
+ Mostra le zanne fuor, come fa il porco;
+ ha lungo il naso, il sen bavoso e sporco.
+
+31
+
+ Correndo viene, e 'l muso a guisa porta
+ che 'l bracco suol, quando entra in su la traccia.
+ Tutti che lo veggiam, con faccia smorta
+ in fuga andamo ove il timor ne caccia.
+ Poco il veder lui cieco ne conforta,
+ quando, fiutando sol, par che più faccia,
+ ch'altri non fa, ch'abbia odorato e lume:
+ e bisogno al fuggire eran le piume.
+
+32
+
+ Corron chi qua chi là; ma poco lece
+ da lui fuggir, veloce più che 'l Noto.
+ Di quaranta persone, a pena diece
+ sopra il navilio si salvaro a nuoto.
+ Sotto il braccio un fastel d'alcuni fece,
+ né il grembio si lasciò né il seno voto;
+ un suo capace zaino empissene anco,
+ che gli pendea, come a pastor, dal fianco.
+
+33
+
+ Portòci alla sua tana il mostro cieco,
+ cavata in lito al mar dentr'uno scoglio.
+ Di marmo così bianco è quello speco,
+ come esser soglia ancor non scritto foglio.
+ Quivi abitava una matrona seco,
+ di dolor piena in vista e di cordoglio;
+ ed avea in compagnia donne e donzelle
+ d'ogni età, d'ogni sorte, e brutte e belle.
+
+34
+
+ Era presso alla grotta in ch'egli stava,
+ quasi alla cima del giogo superno,
+ un'altra non minor di quella cava,
+ dove del gregge suo facea governo.
+ Tanto n'avea, che non si numerava;
+ e n'era egli il pastor l'estate e 'l verno.
+ Ai tempi suoi gli apriva e tenea chiuso,
+ per spasso che n'avea, più che per uso.
+
+35
+
+ L'umana carne meglio gli sapeva:
+ e prima il fa veder ch'all'antro arrivi;
+ che tre de' nostri giovini ch'aveva,
+ tutti li mangia, anzi trangugia vivi.
+ Viene alla stalla, e un gran sasso ne leva:
+ ne caccia il gregge, e noi riserra quivi.
+ Con quel sen va dove il suol far satollo,
+ sonando una zampogna ch'avea in collo.
+
+36
+
+ Il signor nostro intanto ritornato
+ alla marina, il suo danno comprende;
+ che truova gran silenzio in ogni lato,
+ voti frascati, padiglioni e tende.
+ Né sa pensar chi sì l'abbia rubato;
+ e pien di gran timore al lito scende,
+ onde i nocchieri suoi vede in disparte
+ sarpar lor ferri e in opra por le sarte.
+
+37
+
+ Tosto ch'essi lui veggiono sul lito,
+ il palischermo mandano a levarlo:
+ ma non sì tosto ha Norandino udito
+ de l'Orco che venuto era a rubarlo,
+ che, senza più pensar, piglia partito,
+ dovunque andato sia, di seguitarlo.
+ Vedersi tor Lucina sì gli duole,
+ ch'o racquistarla, o non più viver vuole.
+
+38
+
+ Dove vede apparir lungo la sabbia
+ la fresca orma, ne va con quella fretta
+ con che lo spinge l'amorosa rabbia,
+ fin che giunge alla tana ch'io v'ho detta;
+ ove con tema la maggior che s'abbia
+ a patir mai, l'Orco da noi s'aspetta:
+ ad ogni suono di sentirlo parci,
+ ch'affamato ritorni a divorarci.
+
+39
+
+ Quivi Fortuna il re da tempo guida,
+ che senza l'Orco in casa era la moglie.
+ Come ella 'l vede: — Fuggine! (gli grida)
+ misero te, se l'Orco ti ci coglie! —
+ — Coglia (disse) o non coglia, o salvi o uccida,
+ che miserrimo i' sia non mi si toglie.
+ Disir mi mena, e non error di via,
+ c'ho di morir presso alla moglie mia. —
+
+40
+
+ Poi seguì, dimandandole novella
+ di quei che prese l'Orco in su la riva;
+ prima degli altri, di Lucina bella,
+ se l'avea morta, o la tenea captiva.
+ La donna umanamente gli favella,
+ e lo conforta, che Lucina è viva,
+ e che non è alcun dubbio ch'ella muora;
+ che mai femina l'Orco non divora.
+
+41
+
+ — Esser di ciò argumento ti poss'io,
+ e tutte queste donne che son meco:
+ né a me né a lor mai l'Orco è stato rio,
+ pur che non ci scostian da questo speco.
+ A chi cerca fuggir, pon grave fio;
+ né pace mai puon ritrovar più seco:
+ o le sotterra vive, o l'incatena,
+ o fa star nude al sol sopra l'arena.
+
+42
+
+ Quando oggi egli portò qui la tua gente,
+ le femine dai maschi non divise;
+ ma, sì come gli avea, confusamente
+ dentro a quella spelonca tutti mise.
+ Sentirà a naso il sesso differente.
+ Le donne non temer che sieno uccise:
+ gli uomini, siene certo; ed empieranne
+ di quattro, il giorno, o sei, l'avide canne.
+
+43
+
+ Di levar lei di qui non ho consiglio
+ che dar ti possa; e contentar ti puoi
+ che ne la vita sua non è periglio:
+ starà qui al ben e al mal ch'avremo noi.
+ Ma vattene, per Dio, vattene, figlio,
+ che l'Orco non ti senta e non t'ingoi.
+ Tosto che giunge, d'ogn'intorno annasa,
+ e sente sin a un topo che sia in casa. —
+
+44
+
+ Rispose il re, non si voler partire,
+ se non vedea la sua Lucina prima;
+ e che più tosto appresso a lei morire,
+ che viverne lontan, faceva stima.
+ Quando vede ella non potergli dire
+ cosa che 'l muova da la voglia prima,
+ per aiutarlo fa nuovo disegno,
+ e ponvi ogni sua industria, ogni suo ingegno.
+
+45
+
+ Morte avea in casa, e d'ogni tempo appese,
+ con lor mariti, assai capre ed agnelle,
+ onde a sé ed alle sue facea le spese;
+ e dal tetto pendea più d'una pelle.
+ La donna fe' che 'l re del grasso prese,
+ ch'avea un gran becco intorno alle budelle,
+ e che se n'unse dal capo alle piante,
+ fin che l'odor cacciò ch'egli ebbe inante.
+
+46
+
+ E poi che 'l tristo puzzo aver le parve,
+ di che il fetido becco ognora sape,
+ piglia l'irsuta pelle, e tutto entrarve
+ lo fe'; ch'ella è sì grande che lo cape.
+ Coperto sotto a così strane larve,
+ facendol gir carpon, seco lo rape
+ là dove chiuso era d'un sasso grave
+ de la sua donna il bel viso soave.
+
+47
+
+ Norandino ubidisce; ed alla buca
+ de la spelonca ad aspettar si mette,
+ acciò col gregge dentro si conduca;
+ e fin a sera disiando stette.
+ Ode la sera il suon de la sambuca,
+ con che 'nvita a lassar l'umide erbette,
+ e ritornar le pecore all'albergo
+ il fier pastor che lor venìa da tergo.
+
+48
+
+ Pensate voi se gli tremava il core,
+ quando l'Orco sentì che ritornava,
+ e che 'l viso crudel pieno d'orrore
+ vide appressare all'uscio de la cava;
+ ma poté la pietà più che 'l timore:
+ s'ardea, vedete, o se fingendo amava.
+ Vien l'Orco inanzi, e leva il sasso, ed apre:
+ Norandino entra fra pecore e capre.
+
+49
+
+ Entrato il gregge, l'Orco a noi descende;
+ ma prima sopra sé l'uscio si chiude.
+ Tutti ne va fiutando: al fin duo prende;
+ che vuol cenar de le lor carni crude.
+ Al rimembrar di quelle zanne orrende,
+ non posso far ch'ancor non trieme e sude.
+ Partito l'Orco, il re getta la gonna
+ ch'avea di becco, e abbraccia la sua donna.
+
+50
+
+ Dove averne piacer deve e conforto,
+ vedendol quivi, ella n'ha affanno e noia:
+ lo vede giunto ov'ha da restar morto;
+ e non può far però ch'essa non muoia.
+ — Con tutto 'l mal (diceagli) ch'io supporto,
+ signor, sentia non mediocre gioia,
+ che ritrovato non t'eri con nui
+ quando da l'Orco oggi qui tratta fui.
+
+51
+
+ Che se ben il trovarmi ora in procinto
+ d'uscir di vita m'era acerbo e forte;
+ pur mi sarei, come è commune istinto,
+ dogliuta sol de la mia trista sorte:
+ ma ora, o prima o poi che tu sia estinto,
+ più mi dorrà la tua che la mia morte. —
+ E seguitò, mostrando assai più affanno
+ di quel di Norandin, che del suo danno.
+
+52
+
+ — La speme (disse il re) mi fa venire,
+ c'ho di salvarti, e tutti questi teco:
+ e s'io nol posso far, meglio è morire,
+ che senza te, mio sol, viver poi cieco.
+ Come io ci venni, mi potrò partire;
+ e voi tutt'altri ne verrete meco,
+ se non avrete, come io non ho avuto,
+ schivo a pigliare odor d'animal bruto. —
+
+53
+
+ La fraude insegnò a noi, che contra il naso
+ de l'Orco insegnò a lui la moglie d'esso;
+ di vestirci le pelli, in ogni caso
+ ch'egli ne palpi ne l'uscir del fesso.
+ Poi che di questo ognun fu persuaso;
+ quanti de l'un, quanti de l'altro sesso
+ ci ritroviamo, uccidian tanti becchi,
+ quelli che più fetean, ch'eran più vecchi.
+
+54
+
+ Ci ungemo i corpi di quel grasso opimo
+ che ritroviamo all'intestina intorno,
+ e de l'orride pelli ci vestimo.
+ Intanto uscì da l'aureo albergo il giorno.
+ Alla spelonca, come apparve il primo
+ raggio del sol, fece il pastor ritorno;
+ e dando spirto alle sonore canne,
+ chiamò il suo gregge fuor de le capanne.
+
+55
+
+ Tenea la mano al buco de la tana,
+ acciò col gregge non uscissin noi:
+ ci prendea al varco; e quando pelo o lana
+ sentia sul dosso, ne lasciava poi.
+ Uomini e donne uscimmo per sì strana
+ strada, coperti dagl'irsuti cuoi:
+ e l'Orco alcun di noi mai non ritenne,
+ fin che con gran timor Lucina venne.
+
+56
+
+ Lucina, o fosse perch'ella non volle
+ ungersi come noi, che schivo n'ebbe;
+ o ch'avesse l'andar più lento e molle,
+ che l'imitata bestia non avrebbe;
+ o quando l'Orco la groppa toccolle,
+ gridasse per la tema che le accrebbe;
+ o che se le sciogliessero le chiome;
+ sentita fu, né ben so dirvi come.
+
+57
+
+ Tutti eravam sì intenti al caso nostro,
+ che non avemmo gli occhi agli altrui fatti.
+ Io mi rivolsi al grido; e vidi il mostro
+ che già gl'irsuti spogli le avea tratti,
+ e fattola tornar nel cavo chiostro.
+ Noi altri dentro a nostre gonne piatti
+ col gregge andamo ove 'l pastor ci mena,
+ tra verdi colli in una piaggia amena.
+
+58
+
+ Quivi attendiamo infin che steso all'ombra
+ d'un bosco opaco il nasuto Orco dorma.
+ Chi lungo il mar, chi verso 'l monte sgombra:
+ sol Norandin non vuol seguir nostr'orma.
+ L'amor de la sua donna sì lo 'ngombra,
+ ch'alla grotta tornar vuol fra la torma,
+ né partirsene mai sin alla morte,
+ se non racquista la fedel consorte:
+
+59
+
+ che quando dianzi avea all'uscir del chiuso
+ vedutala restar captiva sola,
+ fu per gittarsi, dal dolor confuso,
+ spontaneamente al vorace Orco in gola;
+ e si mosse, e gli corse infino al muso,
+ né fu lontano a gir sotto la mola:
+ ma pur lo tenne in mandra la speranza
+ ch'avea di trarla ancor di quella stanza.
+
+60
+
+ La sera, quando alla spelonca mena
+ il gregge l'Orco, e noi fuggiti sente,
+ e c'ha da rimaner privo di cena,
+ chiama Lucina d'ogni mal nocente,
+ e la condanna a star sempre in catena
+ allo scoperto in sul sasso eminente.
+ Vedela il re per sua cagion patire,
+ e si distrugge, e sol non può morire.
+
+61
+
+ Matina e sera l'infelice amante
+ la può veder come s'affliga e piagna;
+ che le va misto fra le capre avante,
+ torni alla stalla o torni alla campagna.
+ Ella con viso mesto e supplicante
+ gli accenna che per Dio non vi rimagna,
+ perché vi sta a gran rischio de la vita,
+ né però a lei può dare alcuna aita.
+
+62
+
+ Così la moglie ancor de l'Orco priega
+ il re che se ne vada, ma non giova;
+ che d'andar mai senza Lucina niega,
+ e sempre più costante si ritruova.
+ In questa servitude, in che lo lega
+ Pietate e Amor, stette con lunga pruova
+ tanto, ch'a capitar venne a quel sasso
+ il figlio d'Agricane e 'l re Gradasso.
+
+63
+
+ Dove con loro audacia tanto fenno,
+ che liberaron la bella Lucina;
+ ben che vi fu aventura più che senno:
+ e la portar correndo alla marina;
+ e al padre suo, che quivi era, la denno:
+ e questo fu ne l'ora matutina,
+ che Norandin con l'altro gregge stava
+ a ruminar ne la montana cava.
+
+64
+
+ Ma poi che 'l giorno aperta fu la sbarra,
+ e seppe il re la donna esser partita
+ (che la moglie de l'Orco gli lo narra),
+ e come a punto era la cosa gita;
+ grazie a Dio rende, e con voto n'inarra,
+ ch'essendo fuor di tal miseria uscita,
+ faccia che giunga onde per arme possa,
+ per prieghi o per tesoro, esser riscossa.
+
+65
+
+ Pien di letizia va con l'altra schiera
+ del simo gregge, e viene ai verdi paschi;
+ e quivi aspetta fin ch'all'ombra nera
+ il mostro per dormir ne l'erba caschi.
+ Poi ne vien tutto il giorno e tutta sera;
+ e al fin sicur che l'Orco non lo 'ntaschi,
+ sopra un navilio monta in Satalia;
+ e son tre mesi ch'arrivò in Soria.
+
+66
+
+ In Rodi, in Cipro, e per città e castella
+ e d'Africa e d'Egitto e di Turchia,
+ il re cercar fe' di Lucina bella;
+ né fin l'altr'ieri aver ne poté spia.
+ L'altr'ier n'ebbe dal suocero novella,
+ che seco l'avea salva in Nicosia,
+ dopo che molti dì vento crudele
+ era stato contrario alle sue vele.
+
+67
+
+ Per allegrezza de la buona nuova
+ prepara il nostro re la ricca festa;
+ e vuol ch'ad ogni quarta luna nuova,
+ una se n'abbia a far simile a questa:
+ che la memoria rifrescar gli giova
+ dei quattro mesi che 'n irsuta vesta
+ fu tra il gregge de l'Orco; e un giorno, quale
+ sarà dimane, uscì di tanto male.
+
+68
+
+ Questo ch'io v'ho narrato, in parte vidi,
+ in parte udi' da chi trovossi al tutto;
+ dal re, vi dico, che calende ed idi
+ vi stette, fin che volse in riso il lutto:
+ e se n'udite mai far altri gridi,
+ direte a chi gli fa, che mal n'è istrutto. —
+ Il gentiluomo in tal modo a Grifone
+ de la festa narrò l'alta cagione.
+
+69
+
+ Un gran pezzo di notte si dispensa
+ dai cavallieri in tal ragionamento;
+ e conchiudon ch'amore e pietà immensa
+ mostrò quel re con grande esperimento.
+ Andaron, poi che si levar da mensa,
+ ove ebbon grato e buono alloggiamento.
+ Nel seguente matin sereno e chiaro,
+ al suon de l'allegrezze si destaro.
+
+70
+
+ Vanno scorrendo timpani e trombette,
+ e ragunando in piazza la cittade.
+ Or, poi che de cavalli e de carrette
+ e ribombar de gridi odon le strade,
+ Grifon le lucide arme si rimette,
+ che son di quelle che si trovan rade;
+ che l'avea impenetrabili e incantate
+ la Fata bianca di sua man temprate.
+
+71
+
+ Quel d'Antiochia, più d'ogn'altro vile,
+ armossi seco, e compagnia gli tenne.
+ Preparate avea lor l'oste gentile
+ nerbose lance, e salde e grosse antenne,
+ e del suo parentado non umìle
+ compagnia tolta; e seco in piazza venne;
+ e scudieri a cavallo, e alcuni a piede,
+ a tal servigi attissimi, lor diede.
+
+72
+
+ Giunsero in piazza, e trassonsi in disparte,
+ né pel campo curar far di sé mostra,
+ per veder meglio il bel popul di Marte,
+ ch'ad uno, o a dua, o a tre, veniano in giostra.
+ Chi con colori accompagnati ad arte
+ letizia o doglia alla sua donna mostra;
+ chi nel cimier, chi nel dipinto scudo
+ disegna Amor, se l'ha benigno o crudo.
+
+73
+
+ Soriani in quel tempo aveano usanza
+ d'armarsi a questa guisa di Ponente.
+ Forse ve gli inducea la vicinanza
+ che de' Franceschi avean continuamente,
+ che quivi allor reggean la sacra stanza
+ dove in carne abitò Dio onnipotente;
+ ch'ora i superbi e miseri cristiani,
+ con biasmi lor, lasciano in man de' cani.
+
+74
+
+ Dove abbassar dovrebbono la lancia
+ in augumento de la santa fede,
+ tra lor si dan nel petto e ne la pancia
+ a destruzion del poco che si crede.
+ Voi, gente ispana, e voi, gente di Francia,
+ volgete altrove, e voi, Svizzeri, il piede,
+ e voi, Tedeschi, a far più degno acquisto;
+ che quanto qui cercate è già di Cristo.
+
+75
+
+ Se Cristianissimi esser voi volete,
+ e voi altri Catolici nomati,
+ perché di Cristo gli uomini uccidete?
+ perché de' beni lor son dispogliati?
+ Perché Ierusalem non riavete,
+ che tolto è stato a voi da' rinegati?
+ Perché Costantinopoli e del mondo
+ la miglior parte occupa il Turco immondo?
+
+76
+
+ Non hai tu, Spagna, l'Africa vicina,
+ che t'ha via più di questa Italia offesa?
+ E pur, per dar travaglio alla meschina,
+ lasci la prima tua sì bella impresa.
+ O d'ogni vizio fetida sentina,
+ dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa
+ ch'ora di questa gente, ora di quella
+ che già serva ti fu, sei fatta ancella?
+
+77
+
+ Se 'l dubbio di morir ne le tue tane,
+ Svizzer, di fame, in Lombardia ti guida,
+ e tra noi cerchi o chi ti dia del pane,
+ o, per uscir d'inopia, chi t'uccida;
+ le richezze del Turco hai non lontane:
+ caccial d'Europa, o almen di Grecia snida;
+ così potrai o del digiuno trarti,
+ o cader con più merto in quelle parti.
+
+78
+
+ Quel ch'a te dico, io dico al tuo vicino
+ tedesco ancor; là le richezze sono,
+ che vi portò da Roma Costantino:
+ portonne il meglio, e fe' del resto dono.
+ Pattolo ed Ermo onde si tra' l'or fino,
+ Migdonia e Lidia, e quel paese buono
+ per tante laudi in tante istorie noto,
+ non è, s'andar vi vuoi, troppo remoto.
+
+79
+
+ Tu, gran Leone, a cui premon le terga
+ de le chiavi del ciel le gravi some,
+ non lasciar che nel sonno si sommerga
+ Italia, se la man l'hai ne le chiome.
+ Tu sei Pastore; e Dio t'ha quella verga
+ data a portare, e scelto il fiero nome,
+ perché tu ruggi, e che le braccia stenda,
+ sì che dai lupi il grege tuo difenda.
+
+80
+
+ Ma d'un parlar ne l'altro, ove sono ito
+ sì lungi, dal camin ch'io faceva ora?
+ Non lo credo però sì aver smarrito,
+ ch'io non lo sappia ritrovare ancora.
+ Io dicea ch'in Soria si tenea il rito
+ d'armarsi, che i Franceschi aveano allora:
+ sì che bella in Damasco era la piazza
+ di gente armata d'elmo e di corazza.
+
+81
+
+ Le vaghe donne gettano dai palchi
+ sopra i giostranti fior vermigli e gialli,
+ mentre essi fanno a suon degli oricalchi
+ levare a salti ed aggirar cavalli.
+ Ciascuno, o bene o mal ch'egli cavalchi,
+ vuol far quivi vedersi, e sprona e dàlli:
+ di ch'altri ne riporta pregio e lode;
+ mentre altri a riso, e gridar dietro s'ode.
+
+82
+
+ De la giostra era il prezzo un'armatura
+ che fu donata al re pochi dì inante,
+ che su la strada ritrovò a ventura,
+ ritornando d'Armenia, un mercatante.
+ Il re di nobilissima testura
+ le sopraveste all'arme aggiunse, e tante
+ perle vi pose intorno e gemme ed oro,
+ che la fece valer molto tesoro.
+
+83
+
+ Se conosciute il re quell'arme avesse,
+ care avute l'avria sopra ogni arnese;
+ né in premio de la giostra l'avria messe,
+ come che liberal fosse e cortese.
+ Lungo saria chi raccontar volesse
+ chi l'avea sì sprezzate e vilipese,
+ che 'n mezzo de la strada le lasciasse,
+ preda chiunque o inanzi o indietro andasse.
+
+84
+
+ Di questo ho da contarvi più di sotto:
+ or dirò di Grifon, ch'alla sua giunta
+ un paio e più di lance trovò rotto,
+ menato più d'un taglio e d'una punta.
+ Dei più cari e più fidi al re fur otto
+ che quivi insieme avean lega congiunta;
+ gioveni; in arme pratichi ed industri,
+ tutti o signori o di famiglie illustri.
+
+85
+
+ Quei rispondean ne la sbarrata piazza
+ per un dì, ad uno ad uno, a tutto 'l mondo,
+ prima con lancia, e poi con spada o mazza,
+ fin ch'al re di guardarli era giocondo;
+ e si foravan spesso la corazza:
+ per giuoco in somma qui facean, secondo
+ fan gli nimici capitali, eccetto
+ che potea il re partirli a suo diletto.
+
+86
+
+ Quel d'Antiochia, un uom senza ragione,
+ che Martano il codardo nominosse,
+ come se de la forza di Grifone,
+ poi ch'era seco, participe fosse,
+ audace entrò nel marziale agone;
+ e poi da canto ad aspettar fermosse,
+ sin che finisce una battaglia fiera
+ che tra duo cavallier cominciata era.
+
+87
+
+ Il signor di Seleucia, di quell'uno,
+ ch'a sostener l'impresa aveano tolto,
+ combattendo in quel tempo con Ombruno,
+ lo ferì d'una punta in mezzo 'l volto,
+ sì che l'uccise: e pietà n'ebbe ognuno,
+ perché buon cavallier lo tenean molto;
+ ed oltra la bontade, il più cortese
+ non era stato in tutto quel paese.
+
+88
+
+ Veduto ciò, Martano ebbe paura
+ che parimente a sé non avvenisse;
+ e ritornando ne la sua natura,
+ a pensar cominciò come fugisse.
+ Grifon, che gli era appresso e n'avea cura,
+ lo spinse pur, poi ch'assai fece e disse,
+ contra un gentil guerrier che s'era mosso,
+ come si spinge il cane al lupo adosso;
+
+89
+
+ che dieci passi gli va dietro o venti,
+ e poi si ferma, ed abbaiando guarda
+ come digrigni i minacciosi denti,
+ come negli occhi orribil fuoco gli arda.
+ Quivi ov'erano e principi presenti
+ e tanta gente nobile e gagliarda,
+ fuggì lo 'ncontro il timido Martano,
+ e torse 'l freno e 'l capo a destra mano.
+
+90
+
+ Pur la colpa potea dar al cavallo,
+ chi di scusarlo avesse tolto il peso;
+ ma con la spada poi fe' sì gran fallo,
+ che non l'avria Demostene difeso.
+ Di carta armato par, non di metallo;
+ sì teme da ogni colpo essere offeso.
+ Fuggesi al fine, e gli ordini disturba,
+ ridendo intorno a lui tutta la turba.
+
+91
+
+ Il batter de le mani, il grido intorno
+ se gli levò del populazzo tutto.
+ Come lupo cacciato, fe' ritorno
+ Martano in molta fretta al suo ridutto.
+ Resta Grifone; e gli par de lo scorno
+ del suo compagno esser macchiato e brutto:
+ esser vorrebbe stato in mezzo il foco,
+ più tosto che trovarsi in questo loco.
+
+92
+
+ Arde nel core, e fuor nel viso avampa,
+ come sia tutta sua quella vergogna;
+ perché l'opere sue di quella stampa
+ vedere aspetta il populo ed agogna:
+ sì che rifulga chiara più che lampa
+ sua virtù, questa volta gli bisogna;
+ ch'un'oncia, un dito sol d'error che faccia,
+ per la mala impression parrà sei braccia.
+
+93
+
+ Già la lancia avea tolta su la coscia
+ Grifon, ch'errare in arme era poco uso:
+ spinse il cavallo a tutta briglia, e poscia
+ ch'alquanto andato fu, la messe suso,
+ e portò nel ferire estrema angoscia
+ al baron di Sidonia, ch'andò giuso.
+ Ognun maravigliando in pié si leva;
+ che 'l contrario di ciò tutto attendeva.
+
+94
+
+ Tornò Grifon con la medesma antenna,
+ che 'ntiera e ferma ricovrata avea,
+ ed in tre pezzi la roppe alla penna
+ de lo scudo al signor di Lodicea.
+ Quel per cader tre volte e quattro accenna,
+ che tutto steso alla groppa giacea:
+ pur rilevato al fin la spada strinse,
+ voltò il cavallo, e vêr Grifon si spinse.
+
+95
+
+ Grifon, che 'l vede in sella, e che non basta
+ sì fiero incontro perché a terra vada,
+ dice fra sé: — Quel che non poté l'asta,
+ in cinque colpi o 'n sei farà la spada. —
+ E su la tempia subito l'attasta
+ d'un dritto tal, che par che dal ciel cada;
+ e un altro gli accompagna e un altro appresso,
+ tanto che l'ha stordito e in terra messo.
+
+96
+
+ Quivi erano d'Apamia duo germani,
+ soliti in giostra rimaner di sopra,
+ Tirse e Corimbo; ed ambo per le mani
+ del figlio d'Uliver cader sozzopra.
+ L'uno gli arcion lascia allo scontro vani;
+ con l'altro messa fu la spada in opra.
+ Già per commun giudicio si tien certo
+ che di costui fia de la giostra il merto.
+
+97
+
+ Ne la lizza era entrato Salinterno,
+ gran diodarro e maliscalco regio,
+ e che di tutto 'l regno avea il governo,
+ e di sua mano era guerriero egregio.
+ Costui, sdegnoso ch'un guerriero esterno
+ debba portar di quella giostra il pregio,
+ piglia una lancia, e verso Grifon grida,
+ e molto minacciandolo lo sfida.
+
+98
+
+ Ma quel con un lancion gli fa risposta,
+ ch'avea per lo miglior fra dieci eletto,
+ e per non far error, lo scudo apposta,
+ e via lo passa e la corazza e 'l petto:
+ passa il ferro crudel tra costa e costa,
+ e fuor pel tergo un palmo esce di netto.
+ Il colpo, eccetto al re, fu a tutti caro;
+ ch'ognuno odiava Salinterno avaro.
+
+99
+
+ Grifone, appresso a questi, in terra getta
+ duo di Damasco, Ermofilo e Carmondo.
+ La milizia del re dal primo è retta;
+ del mar grande almiraglio è quel secondo.
+ Lascia allo scontro l'un la sella in fretta:
+ adosso all'altro si riversa il pondo
+ del rio destrier, che sostener non puote
+ l'alto valor con che Grifon percuote.
+
+100
+
+ Il signor di Seleucia ancor restava,
+ miglior guerrier di tutti gli altri sette;
+ e ben la sua possanza accompagnava
+ con destrier buono e con arme perfette.
+ Dove de l'elmo la vista si chiava,
+ l'asta allo scontro l'uno e l'altro mette;
+ pur Grifon maggior colpo al pagan diede,
+ che lo fe' staffeggiar dal manco piede.
+
+101
+
+ Gittaro i tronchi, e si tornaro adosso
+ pieni di molto ardir coi brandi nudi.
+ Fu il pagan prima da Grifon percosso
+ d'un colpo che spezzato avria gl'incudi.
+ Con quel fender si vide e ferro ed osso
+ d'un ch'eletto s'avea tra mille scudi;
+ e se non era doppio e fin l'arnese,
+ ferìa la coscia ove cadendo scese.
+
+102
+
+ Ferì quel di Seleucia alla visera
+ Grifone a un tempo; e fu quel colpo tanto,
+ che l'avria aperta e rotta, se non era
+ fatta, come l'altr'arme, per incanto.
+ Gli è un perder tempo che 'l pagan più fera:
+ così son l'arme dure in ogni canto:
+ e 'n più parti Grifon già fessa e rotta
+ ha l'armatura a lui, né perde botta.
+
+103
+
+ Ognun potea veder quanto di sotto
+ il signor di Seleucia era a Grifone;
+ e se partir non li fa il re di botto,
+ quel che sta peggio, la vita vi pone.
+ Fe' Norandino alla sua guardia motto
+ ch'entrasse a distaccar l'aspra tenzone.
+ Quindi fu l'uno, e quindi l'altro tratto;
+ e fu lodato il re di sì buon atto.
+
+104
+
+ Gli otto che dianzi avean col mondo impresa,
+ e non potuto durar poi contra uno,
+ avendo mal la parte lor difesa,
+ usciti eran dal campo ad uno ad uno.
+ Gli altri ch'eran venuti a lor contesa,
+ quivi restar senza contrasto alcuno,
+ avendo lor Grifon, solo, interrotto
+ quel che tutti essi avean da far contra otto.
+
+105
+
+ E durò quella festa così poco,
+ ch'in men d'un'ora il tutto fatto s'era:
+ ma Norandin, per far più lungo il giuoco
+ e per continuarlo infino a sera,
+ dal palco scese, e fe' sgombrare il loco;
+ e poi divise in due la grossa schiera,
+ indi, secondo il sangue e la lor prova,
+ gli andò accoppiando, e fe' una giostra nova.
+
+106
+
+ Grifone intanto avea fatto ritorno
+ alla sua stanza pien d'ira e di rabbia
+ e più gli preme di Martan lo scorno
+ che non giova l'onor ch'esso vinto abbia.
+ Quivi, per tor l'obbrobrio ch'avea intorno,
+ Martano adopra le mendaci labbia:
+ e l'astuta e bugiarda meretrice,
+ come meglio sapea, gli era adiutrice.
+
+107
+
+ O sì o no che 'l giovin gli credesse,
+ pur la scusa accettò, come discreto:
+ e pel suo meglio allora allora elesse
+ quindi levarsi tacito e secreto,
+ per tema che, se 'l populo vedesse
+ Martano comparir, non stesse cheto.
+ Così per una via nascosa e corta
+ usciro al camin lor fuor de la porta.
+
+108
+
+ Grifone, o ch'egli o che 'l cavallo fosse
+ stanco, o gravasse il sonno pur le ciglia,
+ al primo albergo che trovar, fermosse,
+ che non erano andati oltre a dua miglia.
+ Si trasse l'elmo, e tutto disarmosse,
+ e trar fece a' cavalli e sella e briglia;
+ e poi serrossi in camera soletto,
+ e nudo per dormire entrò nel letto.
+
+109
+
+ Non ebbe così tosto il capo basso,
+ che chiuse gli occhi, e fu dal sonno oppresso
+ così profundamente, che mai tasso
+ né ghiro mai s'addormentò quanto esso.
+ Martano in tanto ed Orrigille a spasso
+ entraro in un giardin ch'era lì appresso;
+ ed un inganno ordir, che fu il più strano
+ che mai cadesse in sentimento umano.
+
+110
+
+ Martano disegnò torre il destriero,
+ i panni e l'arme che Grifon s'ha tratte;
+ e andare inanzi al re pel cavalliero
+ che tante pruove avea giostrando fatte.
+ L'effetto ne seguì, fatto il pensiero:
+ tolle il destrier più candido che latte,
+ scudo e cimiero ed arme e sopraveste,
+ e tutte di Grifon l'insegne veste.
+
+111
+
+ Con gli scudieri e con la donna, dove
+ era il popolo ancora, in piazza venne;
+ e giunse a tempo che finian le pruove
+ di girar spade e d'arrestare antenne.
+ Commanda il re che 'l cavallier si truove,
+ che per cimier avea le bianche penne,
+ bianche le vesti e bianco il corridore;
+ che 'l nome non sapea del vincitore.
+
+112
+
+ Colui ch'indosso il non suo cuoio aveva,
+ come l'asino già quel del leone,
+ chiamato, se n'andò, come attendeva,
+ a Norandino, in loco di Grifone.
+ Quel re cortese incontro se gli leva,
+ l'abbraccia e bacia, e allato se lo pone:
+ né gli basta onorarlo e dargli loda,
+ che vuol che 'l suo valor per tutto s'oda.
+
+113
+
+ E fa gridarlo al suon degli oricalchi
+ vincitor de la giostra di quel giorno.
+ L'alta voce ne va per tutti i palchi,
+ che 'l nome indegno udir fa d'ogn'intorno.
+ Seco il re vuol ch'a par a par cavalchi,
+ quando al palazzo suo poi fa ritorno;
+ e di sua grazia tanto gli comparte,
+ che basteria, se fosse Ercole o Marte.
+
+114
+
+ Bello ed ornato alloggiamento dielli
+ in corte, ed onorar fece con lui
+ Orrigille anco; e nobili donzelli
+ mandò con essa, e cavallieri sui.
+ Ma tempo è ch'anco di Grifon favelli,
+ il qual né dal compagno né d'altrui
+ temendo inganno, addormentato s'era,
+ né mai si risvegliò fin alla sera.
+
+115
+
+ Poi che fu desto, e che de l'ora tarda
+ s'accorse, uscì di camera con fretta,
+ dove il falso cognato e la bugiarda
+ Orrigille lasciò con l'altra setta;
+ e quando non gli truova, e che riguarda
+ non v'esser l'arme né i panni, sospetta;
+ ma il veder poi più sospettoso il fece
+ l'insegne del compagno in quella vece.
+
+116
+
+ Sopravien l'oste, e di colui l'informa
+ che già gran pezzo, di bianch'arme adorno,
+ con la donna e col resto de la torma
+ avea ne la città fatto ritorno.
+ Truova Grifone a poco a poco l'orma
+ ch'ascosa gli avea Amor fin a quel giorno;
+ e con suo gran dolor vede esser quello
+ adulter d'Orrigille, e non fratello.
+
+117
+
+ Di sua sciocchezza indarno ora si duole,
+ ch'avendo il ver dal peregrino udito,
+ lasciato mutar s'abbia alle parole
+ di chi l'avea più volte già tradito.
+ Vendicar si potea, né seppe; or vuole
+ l'inimico punir, che gli è fuggito;
+ ed è costretto con troppo gran fallo
+ a tor di quel vil uom l'arme e 'l cavallo.
+
+118
+
+ Eragli meglio andar senz'arme e nudo,
+ che porsi indosso la corazza indegna,
+ o ch'imbracciar l'abominato scudo,
+ o por su l'elmo la beffata insegna;
+ ma per seguir la meretrice e 'l drudo,
+ ragione in lui pari al disio non regna.
+ A tempo venne alla città, ch'ancora
+ il giorno avea quasi di vivo un'ora.
+
+119
+
+ Presso alla porta ove Grifon venìa,
+ siede a sinistra un splendido castello,
+ che, più che forte e ch'a guerre atto sia,
+ di ricche stanze è accommodato e bello.
+ I re, i signori, i primi di Soria
+ con alte donne in un gentil drappello
+ celebravano quivi in loggia amena
+ la real sontuosa e lieta cena.
+
+120
+
+ La bella loggia sopra 'l muro usciva
+ con l'alta rocca fuor de la cittade;
+ e lungo tratto di lontan scopriva
+ i larghi campi e le diverse strade.
+ Or che Grifon verso la porta arriva
+ con quell'arme d'obbrobrio e di viltade,
+ fu con non troppa aventurosa sorte
+ dal re veduto e da tutta la corte:
+
+121
+
+ e riputato quel di ch'avea insegna,
+ mosse le donne e i cavallieri a riso.
+ Il vil Martano, come quel che regna
+ in gran favor, dopo 'l re è 'l primo assiso,
+ e presso a lui la donna di sé degna;
+ dai quali Norandin con lieto viso
+ volse saper chi fosse quel codardo
+ che così avea al suo onor poco riguardo;
+
+122
+
+ che dopo una sì trista e brutta pruova,
+ con tanta fronte or gli tornava inante.
+ Dicea: — Questa mi par cosa assai nuova,
+ ch'essendo voi guerrier degno e prestante,
+ costui compagno abbiate, che non truova,
+ di viltà, pari in terra di Levante.
+ Il fate forse per mostrar maggiore,
+ per tal contrario, il vostro alto valore.
+
+123
+
+ Ma ben vi giuro per gli eterni dei,
+ che se non fosse ch'io riguardo a vui,
+ la publica ignominia gli farei,
+ ch'io soglio fare agli altri pari a lui.
+ Perpetua ricordanza gli darei,
+ come ognor di viltà nimico fui.
+ Ma sappia, s'impunito se ne parte,
+ grado a voi che 'l menaste in questa parte. —
+
+124
+
+ Colui che fu de tutti i vizi il vaso,
+ rispose: — Alto signor, dir non sapria
+ chi sia costui; ch'io l'ho trovato a caso,
+ venendo d'Antiochia, in su la via.
+ Il suo sembiante m'avea persuaso
+ che fosse degno di mia compagnia;
+ ch'intesa non n'avea pruova né vista,
+ se non quella che fece oggi assai trista.
+
+125
+
+ La qual mi spiacque sì, che restò poco,
+ che per punir l'estrema sua viltade,
+ non gli facessi allora allora un gioco,
+ che non toccasse più lance né spade:
+ ma ebbi, più ch'a lui, rispetto al loco,
+ e riverenza a vostra maestade.
+ Né per me voglio che gli sia guadagno
+ l'essermi stato un giorno o dua compagno:
+
+126
+
+ di che contaminato anco esser parme;
+ e sopra il cor mi sarà eterno peso,
+ se, con vergogna del mestier de l'arme,
+ io lo vedrò da noi partire illeso:
+ e meglio che lasciarlo, satisfarme
+ potrete, se sarà d'un merlo impeso;
+ e fia lodevol opra e signorile,
+ perch'el sia esempio e specchio ad ogni vile. —
+
+127
+
+ Al detto suo Martano Orrigille have,
+ senza accennar, confermatrice presta.
+ — Non son (rispose il re) l'opre sì prave,
+ ch'al mio parer v'abbia d'andar la testa.
+ Voglio per pena del peccato grave,
+ che sol rinuovi al populo la festa. —
+ E tosto a un suo baron, che fe' venire,
+ impose quanto avesse ad esequire.
+
+128
+
+ Quel baron molti armati seco tolse,
+ ed alla porta de la terra scese;
+ e quivi con silenzio li raccolse,
+ e la venuta di Grifone attese:
+ e ne l'entrar sì d'improviso il colse,
+ che fra i duo ponti a salvamento il prese;
+ e lo ritenne con beffe e con scorno
+ in una oscura stanza insin al giorno.
+
+129
+
+ Il Sole a pena avea il dorato crine
+ tolto di grembio alla nutrice antica,
+ e cominciava da le piagge alpine
+ a cacciar l'ombre e far la cima aprica;
+ quando temendo il vil Martan ch'al fine
+ Grifone ardito la sua causa dica,
+ e ritorni la colpa ond'era uscita,
+ tolse licenza, e fece indi partita,
+
+130
+
+ trovando idonia scusa al priego regio,
+ che non stia allo spettacolo ordinato.
+ Altri doni gli avea fatto, col pregio
+ de la non sua vittoria, il signor grato;
+ e sopra tutto un amplo privilegio,
+ dov'era d'altri onori al sommo ornato.
+ Lasciànlo andar; ch'io vi prometto certo,
+ che la mercede avrà secondo il merto.
+
+131
+
+ Fu Grifon tratto a gran vergogna in piazza,
+ quando più si trovò piena di gente.
+ Gli avean levato l'elmo e la corazza,
+ e lasciato in farsetto assai vilmente;
+ e come il conducessero alla mazza,
+ posto l'avean sopra un carro eminente,
+ che lento lento tiravan due vacche
+ da lunga fame attenuate e fiacche.
+
+132
+
+ Venian d'intorno alla ignobil quadriga
+ vecchie sfacciate e disoneste putte,
+ di che n'era una ed or un'altra auriga,
+ e con gran biasmo lo mordeano tutte.
+ Lo poneano i fanciulli in maggior briga,
+ che, oltre le parole infami e brutte,
+ l'avrian coi sassi insino a morte offeso,
+ se dai più saggi non era difeso.
+
+133
+
+ L'arme che del suo male erano state
+ cagion, che di lui fer non vero indicio,
+ da la coda del carro strascinate
+ patian nel fango debito supplicio.
+ Le ruote inanzi a un tribunal fermate
+ gli fero udir de l'altrui maleficio
+ la sua ignominia, che 'n sugli occhi detta
+ gli fu, gridando un publico trombetta.
+
+134
+
+ Lo levar quindi, e lo mostrar per tutto
+ dinanzi a templi, ad officine e a case,
+ dove alcun nome scelerato e brutto,
+ che non gli fosse detto, non rimase.
+ Fuor de la terra all'ultimo cundutto
+ fu da la turba, che si persuase
+ bandirlo e cacciare indi a suon di busse,
+ non conoscendo ben ch'egli si fusse.
+
+135
+
+ Sì tosto a pena gli sferraro i piedi
+ e liberargli l'una e l'altra mano,
+ che tor lo scudo ed impugnar gli vedi
+ la spada, che rigò gran pezzo il piano.
+ Non ebbe contra sé lance né spiedi;
+ che senz'arme venìa il populo insano.
+ Ne l'altro canto diferisco il resto;
+ che tempo è omai, Signor, di finir questo.
+
+
+
+
+CANTO DICIOTTESIMO
+
+
+1
+
+ Magnanimo Signore, ogni vostro atto
+ ho sempre con ragion laudato e laudo:
+ ben che col rozzo stil duro e mal atto
+ gran parte de la gloria vi defraudo.
+ Ma più de l'altre una virtù m'ha tratto,
+ a cui col core e con la lingua applaudo;
+ che s'ognun truova in voi ben grata udienza,
+ non vi truova però facil credenza.
+
+2
+
+ Spesso in difesa del biasmato assente
+ indur vi sento una ed un'altra scusa,
+ o riserbargli almen, fin che presente
+ sua causa dica, l'altra orecchia chiusa;
+ e sempre, prima che dannar la gente,
+ vederla in faccia, e udir la ragion ch'usa;
+ differir anco e giorni e mesi ed anni,
+ prima che giudicar negli altrui danni.
+
+3
+
+ Se Norandino il simil fatto avesse,
+ fatto a Grifon non avria quel che fece.
+ A voi utile e onor sempre successe:
+ denigrò sua fama egli più che pece.
+ Per lui sue genti a morte furon messe;
+ che fe' Grifone in dieci tagli, e in diece
+ punte che trasse pien d'ira e bizzarro,
+ che trenta ne cascaro appresso al carro.
+
+4
+
+ Van gli altri in rotta ove il timor li caccia,
+ chi qua chi là, pei campi e per le strade;
+ e chi d'entrar ne la città procaccia,
+ e l'un su l'altro ne la porta cade.
+ Grifon non fa parole e non minaccia;
+ ma lasciando lontana ogni pietade,
+ mena tra il vulgo inerte il ferro intorno,
+ e gran vendetta fa d'ogni suo scorno.
+
+5
+
+ Di quei che primi giunsero alla porta,
+ che le piante a levarsi ebbeno pronte,
+ parte, al bisogno suo molto più accorta
+ che degli amici, alzò subito il ponte;
+ piangendo parte, o con la faccia smorta
+ fuggendo andò senza mai volger fronte,
+ e ne la terra per tutte le bande
+ levò grido e tumulto e rumor grande.
+
+6
+
+ Grifon gagliardo duo ne piglia in quella
+ che 'l ponte si levò per lor sciagura.
+ Sparge de l'uno al campo le cervella;
+ che lo percuote ad una cote dura:
+ prende l'altro nel petto, e l'arrandella
+ in mezzo alla città sopra le mura.
+ Scorse per l'ossa ai terrazzani il gelo,
+ quando vider colui venir dal cielo.
+
+7
+
+ Fur molti che temer che 'l fier Grifone
+ sopra le mura avesse preso un salto.
+ Non vi sarebbe più confusione,
+ s'a Damasco il soldan desse l'assalto.
+ Un muover d'arme, un correr di persone,
+ e di talacimanni un gridar d'alto,
+ e di tamburi un suon misto e di trombe
+ il mondo assorda, e 'l ciel par ne rimbombe.
+
+8
+
+ Ma voglio a un'altra volta differire
+ a ricontar ciò che di questo avenne.
+ Del buon re Carlo mi convien seguire,
+ che contra Rodomonte in fretta venne,
+ il qual le genti gli facea morire.
+ Io vi dissi ch'al re compagnia tenne
+ il gran Danese e Namo ed Oliviero
+ e Avino e Avolio e Otone e Berlingiero.
+
+9
+
+ Otto scontri di lance, che da forza
+ di tali otto guerrier cacciati foro,
+ sostenne a un tempo la scagliosa scorza
+ di ch'avea armato il petto il crudo Moro.
+ Come legno si drizza, poi che l'orza
+ lenta il nochier che crescer sente il Coro,
+ così presto rizzossi Rodomonte
+ dai colpi che gittar doveano un monte.
+
+10
+
+ Guido, Ranier, Ricardo, Salamone,
+ Ganelon traditor, Turpin fedele,
+ Angioliero, Angiolino, Ughetto, Ivone,
+ Marco e Matteo dal pian di san Michele,
+ e gli otto di che dianzi fei menzione,
+ son tutti intorno al Saracin crudele,
+ Arimanno e Odoardo d'Inghilterra,
+ ch'entrati eran pur dianzi ne la terra.
+
+11
+
+ Non così freme in su lo scoglio alpino
+ di ben fondata rocca alta parete,
+ quando il furor di borea o di garbino
+ svelle dai monti il frassino e l'abete;
+ come freme d'orgoglio il Saracino,
+ di sdegno acceso e di sanguigna sete:
+ e com'a un tempo è il tuono e la saetta,
+ così l'ira de l'empio e la vendetta.
+
+12
+
+ Mena alla testa a quel che gli è più presso,
+ che gli è il misero Ughetto di Dordona:
+ lo pone in terra insino ai denti fesso,
+ come che l'elmo era di tempra buona.
+ Percosso fu tutto in un tempo anch'esso
+ da molti colpi in tutta la persona;
+ ma non gli fan più ch'all'incude l'ago:
+ sì duro intorno ha lo scaglioso drago.
+
+13
+
+ Furo tutti i ripar, fu la cittade
+ d'intorno intorno abandonata tutta;
+ che la gente alla piazza, dove accade
+ maggior bisogno, Carlo avea ridutta.
+ Corre alla piazza da tutte le strade
+ la turba, a chi il fuggir sì poco frutta.
+ La persona del re sì i cori accende,
+ ch'ognun prend'arme, ognuno animo prende.
+
+14
+
+ Come se dentro a ben rinchiusa gabbia
+ d'antiqua leonessa usata in guerra,
+ perch'averne piacere il popul abbia,
+ talvolta il tauro indomito si serra;
+ i leoncin che veggion per la sabbia
+ come altiero e mugliando animoso erra,
+ e veder sì gran corna non son usi,
+ stanno da parte timidi e confusi:
+
+15
+
+ ma se la fiera madre a quel si lancia,
+ e ne l'orecchio attacca il crudel dente,
+ vogliono anch'essi insanguinar la guancia,
+ e vengono in soccorso arditamente;
+ chi morde al tauro il dosso e chi la pancia:
+ così contra il pagan fa quella gente.
+ Da tetti e da finestre e più d'appresso
+ sopra gli piove un nembo d'arme e spesso.
+
+16
+
+ Dei cavallieri e de la fanteria
+ tanta è la calca, ch'a pena vi cape.
+ La turba che vi vien per ogni via,
+ v'abbonda ad or ad or spessa come ape;
+ che quando, disarmata e nuda, sia
+ più facile a tagliar che torsi o rape,
+ non la potria, legata a monte a monte,
+ in venti giorni spenger Rodomonte.
+
+17
+
+ Al pagan, che non sa come ne possa
+ venir a capo, omai quel gioco incresce.
+ Poco, per far di mille, o di più, rossa
+ la terra intorno, il populo discresce.
+ Il fiato tuttavia più se gl'ingrossa,
+ sì che comprende al fin che, se non esce
+ or c'ha vigore e in tutto il corpo è sano,
+ vorrà da tempo uscir, che sarà invano.
+
+18
+
+ Rivolge gli occhi orribili, e pon mente
+ che d'ogn'intorno sta chiusa l'uscita;
+ ma con ruina d'infinita gente
+ l'aprirà tosto, e la farà espedita.
+ Ecco, vibrando la spada tagliente,
+ che vien quel empio, ove il furor lo 'nvita,
+ ad assalire il nuovo stuol britanno,
+ che vi trasse Odoardo ed Arimanno.
+
+19
+
+ Chi ha visto in piazza rompere steccato,
+ a cui la folta turba ondeggi intorno,
+ immansueto tauro accaneggiato,
+ stimulato e percosso tutto 'l giorno;
+ che 'l popul se ne fugge ispaventato,
+ ed egli or questo or quel leva sul corno:
+ pensi che tale o più terribil fosse
+ il crudele African quando si mosse.
+
+20
+
+ Quindici o venti ne tagliò a traverso,
+ altritanti lasciò del capo tronchi,
+ ciascun d'un colpo sol dritto o riverso;
+ che viti o salci par che poti e tronchi.
+ Tutto di sangue il fier pagano asperso,
+ lasciando capi fessi e bracci monchi,
+ e spalle e gambe ed altre membra sparte,
+ ovunque il passo volga, al fin si parte.
+
+21
+
+ De la piazza si vede in guisa torre,
+ che non si può notar ch'abbia paura;
+ ma tuttavolta col pensier discorre,
+ dove sia per uscir via più sicura.
+ Capita al fin dove la Senna corre
+ sotto all'isola, e va fuor de le mura.
+ La gente d'arme e il popul fatto audace
+ lo stringe e incalza, e gir nol lascia in pace.
+
+22
+
+ Qual per le selve nomade o massile
+ cacciata va la generosa belva,
+ ch'ancor fuggendo mostra il cor gentile,
+ e minacciosa e lenta si rinselva;
+ tal Rodomonte, in nessun atto vile,
+ da strana circondato e fiera selva
+ d'aste e di spade e di volanti dardi,
+ si tira al fiume a passi lunghi e tardi.
+
+23
+
+ E sì tre volte e più l'ira il sospinse,
+ ch'essendone già fuor, vi tornò in mezzo,
+ ove di sangue la spada ritinse,
+ e più di cento ne levò di mezzo.
+ Ma la ragione al fin la rabbia vinse
+ di non far sì, ch'a Dio n'andasse il lezzo;
+ e da la ripa, per miglior consiglio,
+ si gittò all'acqua, e uscì di gran periglio.
+
+24
+
+ Con tutte l'arme andò per mezzo l'acque,
+ come s'intorno avesse tante galle.
+ Africa, in te pare a costui non nacque,
+ ben che d'Anteo ti vanti e d'Anniballe.
+ Poi che fu giunto a proda, gli dispiacque,
+ che si vide restar dopo le spalle
+ quella città ch'avea trascorsa tutta,
+ e non l'avea tutta arsa né distrutta.
+
+25
+
+ E sì lo rode la superbia e l'ira,
+ che, per tornarvi un'altra volta, guarda,
+ e di profondo cor geme e sospira,
+ né vuolne uscir, che non la spiani ed arda.
+ Ma lungo il fiume, in questa furia, mira
+ venir chi l'odio estingue e l'ira tarda.
+ Chi fosse io vi farò ben tosto udire;
+ ma prima un'altra cosa v'ho da dire.
+
+26
+
+ Io v'ho da dir de la Discordia altiera,
+ a cui l'angel Michele avea commesso
+ ch'a battaglia accendesse e a lite fiera
+ quei che più forti avea Agramante appresso.
+ Uscì de' frati la medesma sera,
+ avendo altrui l'ufficio suo commesso:
+ lasciò la Fraude a guerreggiare il loco,
+ fin che tornasse, e a mantenervi il fuoco.
+
+27
+
+ E le parve ch'andria con più possanza,
+ se la Superbia ancor seco menasse;
+ e perché stavan tutte in una stanza,
+ non fu bisogno ch'a cercar l'andasse.
+ La Superbia v'andò, ma non che sanza
+ la sua vicaria il monaster lasciasse:
+ per pochi dì che credea starne assente,
+ lasciò l'Ipocrisia locotenente.
+
+28
+
+ L'implacabil Discordia in compagnia
+ de la Superbia si messe in camino,
+ e ritrovò che la medesma via
+ facea, per gire al campo saracino,
+ l'afflitta e sconsolata Gelosia;
+ e venìa seco un nano piccolino,
+ il qual mandava Doralice bella
+ al re di Sarza a dar di sé novella.
+
+29
+
+ Quando ella venne a Mandricardo in mano
+ (ch'io v'ho già raccontato e come e dove),
+ tacitamente avea commesso al nano,
+ che ne portasse a questo re le nuove.
+ Ella sperò che nol saprebbe invano,
+ ma che far si vedria mirabil pruove,
+ per riaverla con crudel vendetta
+ da quel ladron che gli l'avea intercetta.
+
+30
+
+ La Gelosia quel nano avea trovato;
+ e la cagion del suo venir compresa,
+ a caminar se gli era messa allato,
+ parendo d'aver luogo a questa impresa.
+ Alla Discordia ritrovar fu grato
+ la Gelosia; ma più quando ebbe intesa
+ la cagion del venir, che le potea
+ molto valere in quel che far volea.
+
+31
+
+ D'inimicar con Rodomonte il figlio
+ del re Agrican le pare aver suggetto:
+ troverà a sdegnar gli altri altro consiglio;
+ a sdegnar questi duo questo è perfetto.
+ Col nano se ne vien dove l'artiglio
+ del fier pagano avea Parigi astretto;
+ e capitaro a punto in su la riva,
+ quando il crudel del fiume a nuoto usciva.
+
+32
+
+ Tosto che riconobbe Rodomonte
+ costui de la sua donna esser messaggio,
+ estinse ogn'ira, e serenò la fronte,
+ e si sentì brillar dentro il coraggio.
+ Ogn'altra cosa aspetta che gli conte,
+ prima ch'alcuno abbia a lei fatto oltraggio.
+ Va contra il nano, e lieto gli domanda:
+ — Ch'è de la donna nostra? ove ti manda? —
+
+33
+
+ Rispose il nano: — Né più tua né mia
+ donna dirò quella ch'è serva altrui.
+ Ieri scontrammo un cavallier per via,
+ che ne la tolse, e la menò con lui. —
+ A quello annunzio entrò la Gelosia,
+ fredda come aspe, ed abbracciò costui.
+ Seguita il nano, e narragli in che guisa
+ un sol l'ha presa, e la sua gente uccisa.
+
+34
+
+ L'acciaio allora la Discordia prese,
+ e la pietra focaia, e picchiò un poco,
+ e l'esca sotto la Superbia stese,
+ e fu attaccato in un momento il fuoco;
+ e sì di questo l'anima s'accese
+ del Saracin, che non trovava loco:
+ sospira e freme con sì orribil faccia,
+ che gli elementi e tutto il ciel minaccia.
+
+35
+
+ Come la tigre, poi ch'invan discende
+ nel voto albergo, e per tutto s'aggira,
+ e i cari figli all'ultimo comprende
+ essergli tolti, avampa di tant'ira,
+ a tanta rabbia, a tal furor s'estende,
+ che né a monte né a rio né a notte mira;
+ né lunga via, né grandine raffrena
+ l'odio che dietro al predator la mena:
+
+36
+
+ così furendo il Saracin bizzarro
+ si volge al nano, e dice: — Or là t'invia; —
+ e non aspetta né destrier né carro,
+ e non fa motto alla sua compagnia.
+ Va con più fretta che non va il ramarro,
+ quando il ciel arde, a traversar la via.
+ Destrier non ha, ma il primo tor disegna,
+ sia di chi vuol, ch'ad incontrar lo vegna.
+
+37
+
+ La Discordia ch'udì questo pensiero,
+ guardò, ridendo, la Superbia, e disse
+ che volea gire a trovare un destriero
+ che gli apportasse altre contese e risse;
+ e far volea sgombrar tutto il sentiero,
+ ch'altro che quello in man non gli venisse:
+ e già pensato avea dove trovarlo.
+ Ma costei lascio, e torno a dir di Carlo.
+
+38
+
+ Poi ch'al partir del Saracin si estinse
+ Carlo d'intorno il periglioso fuoco,
+ tutte le genti all'ordine ristrinse.
+ Lascionne parte in qualche debol loco:
+ adosso il resto ai Saracini spinse,
+ per dar lor scacco, e guadagnarsi il giuoco;
+ e gli mandò per ogni porta fuore,
+ da San Germano infin a San Vittore.
+
+39
+
+ E commandò ch'a porta San Marcello,
+ dov'era gran spianata di campagna,
+ aspettasse l'un l'altro, e in un drappello
+ si ragunasse tutta la compagna.
+ Quindi animando ognuno a far macello
+ tal, che sempre ricordo ne rimagna,
+ ai lor ordini andar fe' le bandiere,
+ e di battaglia dar segno alle schiere.
+
+40
+
+ Il re Agramante in questo mezzo in sella,
+ mal grado dei cristian, rimesso s'era;
+ e con l'inamorato d'Isabella
+ facea battaglia perigliosa e fiera:
+ col re Sobrin Lurcanio si martella:
+ Rinaldo incontra avea tutta una schiera;
+ e con virtude e con fortuna molta
+ l'urta, l'apre, ruina e mette in volta.
+
+41
+
+ Essendo la battaglia in questo stato,
+ l'imperatore assalse il retroguardo
+ dal canto ove Marsilio avea fermato
+ il fior di Spagna intorno al suo stendardo.
+ Con fanti in mezzo e cavallieri allato,
+ re Carlo spinse il suo popul gagliardo
+ con tal rumor di timpani e di trombe,
+ che tutto 'l mondo par che ne rimbombe.
+
+42
+
+ Cominciavan le schiere a ritirarse
+ de' Saracini, e si sarebbon volte
+ tutte a fuggir, spezzate, rotte e sparse,
+ per mai più non potere esser raccolte;
+ ma 'l re Grandonio e Falsiron comparse,
+ che stati in maggior briga eran più volte,
+ e Balugante e Serpentin feroce,
+ e Ferraù che lor dicea a gran voce:
+
+43
+
+ — Ah (dicea) valentuomini, ah compagni,
+ ah fratelli, tenete il luogo vostro.
+ I nimici faranno opra di ragni,
+ se non manchiamo noi del dover nostro.
+ Guardate l'alto onor, gli ampli guadagni
+ che Fortuna, vincendo, oggi ci ha mostro:
+ guardate la vergogna e il danno estremo,
+ ch'essendo vinti, a patir sempre avremo. —
+
+44
+
+ Tolto in quel tempo una gran lancia avea,
+ e contra Berlingier venne di botto,
+ che sopra Largaliffa combattea,
+ e l'elmo ne la fronte gli avea rotto:
+ gittollo in terra, e con la spada rea
+ appresso a lui ne fe' cader forse otto.
+ Per ogni botta almanco, che disserra,
+ cader fa sempre un cavalliero in terra.
+
+45
+
+ In altra parte ucciso avea Rinaldo
+ tanti pagan, ch'io non potrei contarli.
+ Dinanzi a lui non stava ordine saldo:
+ vedreste piazza in tutto 'l campo darli.
+ Non men Zerbin, non men Lurcanio è caldo:
+ per modo fan, ch'ognun sempre ne parli:
+ questo di punta avea Balastro ucciso,
+ e quello a Finadur l'elmo diviso.
+
+46
+
+ L'esercito d'Alzerbe avea il primiero,
+ che poco inanzi aver solea Tardocco;
+ l'altro tenea sopra le squadre impero
+ di Zamor e di Saffi e di Marocco.
+ — Non è tra gli Africani un cavalliero
+ che di lancia ferir sappia o di stocco? —
+ mi si potrebbe dir: ma passo passo
+ nessun di gloria degno a dietro lasso.
+
+47
+
+ Del re de la Zumara non si scorda
+ il nobil Dardinel figlio d'Almonte,
+ che con la lancia Uberto da Mirforda,
+ Claudio dal Bosco, Elio e Dulfin dal Monte,
+ e con la spada Anselmo da Stanforda,
+ e da Londra Raimondo e Pinamonte
+ getta per terra (ed erano pur forti),
+ dui storditi, un piagato, e quattro morti.
+
+48
+
+ Ma con tutto 'l valor che di sé mostra,
+ non può tener sì ferma la sua gente,
+ sì ferma, ch'aspettar voglia la nostra
+ di numero minor, ma più valente.
+ Ha più ragion di spada e più di giostra
+ e d'ogni cosa a guerra appertinente.
+ Fugge la gente maura, di Zumara,
+ di Setta, di Marocco e di Canara.
+
+49
+
+ Ma più degli altri fuggon quei d'Alzerbe,
+ a cui s'oppose il nobil giovinetto;
+ ed or con prieghi, or con parole acerbe
+ ripor lor cerca l'animo nel petto.
+ — S'Almonte meritò ch'in voi si serbe
+ di lui memoria, or ne vedrò l'effetto:
+ io vedrò (dicea lor) se me, suo figlio,
+ lasciar vorrete in così gran periglio.
+
+50
+
+ State, vi priego per mia verde etade,
+ in cui solete aver sì larga speme:
+ deh non vogliate andar per fil di spade,
+ ch'in Africa non torni di noi seme.
+ Per tutto ne saran chiuse le strade,
+ se non andiam raccolti e stretti insieme:
+ troppo alto muro e troppo larga fossa
+ è il monte e il mar, pria che tornar si possa.
+
+51
+
+ Molto è meglio morir qui, ch'ai supplici
+ darsi e alla discrezion di questi cani.
+ State saldi, per Dio, fedeli amici;
+ che tutti son gli altri rimedi vani.
+ Non han di noi più vita gli nimici;
+ più d'un'alma non han, più di due mani. —
+ Così dicendo, il giovinetto forte
+ al conte d'Otonlei diede la morte.
+
+52
+
+ Il rimembrare Almonte così accese
+ l'esercito african che fuggia prima,
+ che le braccia e le mani in sue difese
+ meglio, che rivoltar le spalle, estima.
+ Guglielmo da Burnich era uno Inglese
+ maggior di tutti, e Dardinello il cima,
+ e lo pareggia agli altri; e apresso taglia
+ il capo ad Aramon di Cornovaglia.
+
+53
+
+ Morto cadea questo Aramone a valle;
+ e v'accorse il fratel per dargli aiuto:
+ ma Dardinel l'aperse per le spalle
+ fin giù dove lo stomaco è forcuto.
+ Poi forò il ventre a Bogio da Vergalle,
+ e lo mandò del debito assoluto:
+ avea promesso alla moglier fra sei
+ mesi, vivendo, di tornare a lei.
+
+54
+
+ Vide non lungi Dardinel gagliardo
+ venir Lurcanio, ch'avea in terra messo
+ Dorchin, passato ne la gola, e Gardo
+ per mezzo il capo e insin ai denti fesso;
+ e ch'Alteo fuggir volse, ma fu tardo,
+ Alteo ch'amò quanto il suo core istesso;
+ che dietro alla collottola gli mise
+ il fier Lurcanio un colpo che l'uccise.
+
+55
+
+ Piglia una lancia, e va per far vendetta,
+ dicendo al suo Macon (s'udir lo puote),
+ che se morto Lurcanio in terra getta,
+ ne la moschea ne porrà l'arme vote.
+ Poi traversando la campagna in fretta,
+ con tanta forza il fianco gli percuote,
+ che tutto il passa sin all'altra banda;
+ ed ai suoi, che lo spoglino, commanda.
+
+56
+
+ Non è da domandarmi, se dolere
+ se ne dovesse Ariodante il frate;
+ se desiasse di sua man potere
+ por Dardinel fra l'anime dannate:
+ ma nol lascian le genti adito avere,
+ non men de le 'nfedel le battezzate.
+ Vorria pur vendicarsi, e con la spada
+ di qua di là spianando va la strada.
+
+57
+
+ Urta, apre, caccia, atterra, taglia e fende
+ qualunque lo 'mpedisce o gli contrasta.
+ E Dardinel che quel disire intende,
+ a volerlo saziar già non sovrasta:
+ ma la gran moltitudine contende
+ con questa ancora, e i suoi disegni guasta.
+ Se' Mori uccide l'un, l'altro non manco
+ gli Scotti uccide e il campo inglese e 'l franco.
+
+58
+
+ Fortuna sempremai la via lor tolse,
+ che per tutto quel dì non s'accozzaro.
+ A più famosa man serbar l'un volse;
+ che l'uomo il suo destin fugge di raro.
+ Ecco Rinaldo a questa strada volse,
+ perch'alla vita d'un non sia riparo:
+ ecco Rinaldo vien: Fortuna il guida
+ per dargli onor che Dardinello uccida.
+
+59
+
+ Ma sia per questa volta detto assai
+ dei gloriosi fatti di Ponente.
+ Tempo è ch'io torni ove Grifon lasciai,
+ che tutto d'ira e di disdegno ardente
+ facea, con più timor ch'avesse mai,
+ tumultuar la sbigottita gente.
+ Re Norandino a quel rumor corso era
+ con più di mille armati in una schiera.
+
+60
+
+ Re Norandin con la sua corte armata,
+ vedendo tutto 'l populo fuggire,
+ venne alla porta in battaglia ordinata,
+ e quella fece alla sua giunta aprire.
+ Grifone intanto avendo già cacciata
+ da sé la turba sciocca e senza ardire,
+ la sprezzata armatura in sua difesa
+ (qual la si fosse) avea di nuovo presa;
+
+61
+
+ e presso a un tempio ben murato e forte,
+ che circondato era d'un'alta fossa,
+ in capo un ponticel si fece forte,
+ perché chiuderlo in mezzo alcun non possa.
+ Ecco, gridando e minacciando forte,
+ fuor de la porta esce una squadra grossa.
+ L'animoso Grifon non muta loco,
+ e fa sembiante che ne tema poco.
+
+62
+
+ E poi ch'avicinar questo drappello
+ si vide, andò a trovarlo in su la strada;
+ e molta strage fattane e macello
+ (che menava a due man sempre la spada),
+ ricorso avea allo stretto ponticello,
+ e quindi li tenea non troppo a bada:
+ di nuovo usciva e di nuovo tornava;
+ e sempre orribil segno vi lasciava.
+
+63
+
+ Quando di dritto e quando di riverso
+ getta or pedoni or cavallieri in terra.
+ Il popul contra lui tutto converso
+ più e più sempre inaspera la guerra.
+ Teme Grifone al fin restar sommerso:
+ sì cresce il mar che d'ogn'intorno il serra;
+ e ne la spalla e ne la coscia manca
+ è già ferito, e pur la lena manca.
+
+64
+
+ Ma la virtù, ch'ai suoi spesso soccorre,
+ gli fa appo Norandin trovar perdono.
+ Il re, mentre al tumulto in dubbio corre,
+ vede che morti già tanti ne sono:
+ vede le piaghe che di man d'Ettorre
+ pareano uscite: un testimonio buono,
+ che dianzi esso avea fatto indegnamente
+ vergogna a un cavallier molto eccellente.
+
+65
+
+ Poi, come gli è più presso, e vede in fronte
+ quel che la gente a morte gli ha condutta,
+ e fattosene avanti orribil monte,
+ e di quel sangue il fosso e l'acqua brutta;
+ gli è aviso di veder proprio sul ponte
+ Orazio sol contra Toscana tutta:
+ e per suo onore, e perché gli ne 'ncrebbe,
+ ritrasse i suoi, né gran fatica v'ebbe.
+
+66
+
+ Ed alzando la man nuda e senz'arme,
+ antico segno di tregua o di pace,
+ disse a Grifon: — Non so, se non chiamarme
+ d'avere il torto, e dir che mi dispiace:
+ ma il mio poco giudicio, e lo istigarme
+ altrui, cadere in tanto error mi face.
+ Quel che di fare io mi credea al più vile
+ guerrier del mondo, ho fatto al più gentile.
+
+67
+
+ E se bene alla ingiuria ed a quell'onta
+ ch'oggi fatta ti fu per ignoranza,
+ l'onor che ti fai qui s'adegua e sconta,
+ o (per più vero dir) supera e avanza;
+ la satisfazion ci serà pronta
+ a tutto mio sapere e mia possanza,
+ quando io conosca di poter far quella
+ per oro o per cittadi o per castella.
+
+68
+
+ Chiedimi la metà di questo regno,
+ ch'io son per fartene oggi possessore;
+ che l'alta tua virtù non ti fa degno
+ di questo sol, ma ch'io ti doni il core:
+ e la tua mano in questo mezzo, pegno
+ di fé mi dona e di perpetuo amore. —
+ Così dicendo, da cavallo scese,
+ e vêr Grifon la destra mano stese.
+
+69
+
+ Grifon, vedendo il re fatto benigno
+ venirgli per gittar le braccia al collo,
+ lasciò la spada e l'animo maligno,
+ e sotto l'anche ed umile abbracciollo.
+ Lo vide il re di due piaghe sanguigno,
+ e tosto fe' venir chi medicollo;
+ indi portar ne la cittade adagio,
+ e riposar nel suo real palagio.
+
+70
+
+ Dove, ferito, alquanti giorni, inante
+ che si potesse armar, fece soggiorno.
+ Ma lascio lui, ch'al suo frate Aquilante
+ ed ad Astolfo in Palestina torno,
+ che di Grifon, poi che lasciò le sante
+ mura, cercare han fatto più d'un giorno
+ in tutti i lochi in Solima devoti,
+ e in molti ancor da la città remoti.
+
+71
+
+ Or né l'uno né l'altro è sì indovino,
+ che di Grifon possa saper che sia:
+ ma venne lor quel Greco peregrino,
+ nel ragionare, a caso a darne spia,
+ dicendo ch'Orrigille avea il camino
+ verso Antiochia preso di Soria,
+ d'un nuovo drudo, ch'era di quel loco,
+ di subito arsa e d'improviso fuoco.
+
+72
+
+ Dimandògli Aquilante, se di questo
+ così notizia avea data a Grifone:
+ e come l'affermò, s'avisò il resto,
+ perché fosse partito, e la cagione.
+ Ch'Orrigille ha seguito è manifesto
+ in Antiochia con intenzione
+ di levarla di man del suo rivale
+ con gran vendetta e memorabil male.
+
+73
+
+ Non tolerò Aquilante che 'l fratello
+ solo e senz'esso a quell'impresa andasse;
+ e prese l'arme, e venne dietro a quello:
+ ma prima pregò il duca che tardasse
+ l'andata in Francia ed al paterno ostello,
+ fin ch'esso d'Antiochia ritornasse.
+ Scende al Zaffo e s'imbarca, che gli pare
+ e più breve e miglior la via del mare.
+
+74
+
+ Ebbe un ostro—silocco allor possente
+ tanto nel mare, e sì per lui disposto,
+ che la terra del Surro il dì seguente
+ vide e Saffetto, un dopo l'altro tosto.
+ Passa Barutti e il Zibeletto, e sente
+ che da man manca gli è Cipro discosto.
+ A Tortosa da Tripoli, e alla Lizza
+ e al golfo di Laiazzo il camin drizza.
+
+75
+
+ Quindi a levante fe' il nocchier la fronte
+ del navilio voltar snello e veloce;
+ ed a sorger n'andò sopra l'Oronte,
+ e colse il tempo, e ne pigliò la foce.
+ Gittar fece Aquilante in terra il ponte,
+ e n'uscì armato sul destrier feroce;
+ e contra il fiume il camin dritto tenne,
+ tanto ch'in Antiochia se ne venne.
+
+76
+
+ Di quel Martano ivi ebbe ad informarse;
+ ed udì ch'a Damasco se n'era ito
+ con Orrigille, ove una giostra farse
+ dovea solenne per reale invito.
+ Tanto d'andargli dietro il desir l'arse,
+ certo che 'l suo german l'abbia seguito,
+ che d'Antiochia anco quel dì si tolle;
+ ma già per mar più ritornar non volle.
+
+77
+
+ Verso Lidia e Larissa il camin piega:
+ resta più sopra Aleppe ricca e piena.
+ Dio, per mostrar ch'ancor di qua non niega
+ mercede al bene, ed al contrario pena,
+ Martano appresso a Mamuga una lega
+ ad incontrarsi in Aquilante mena.
+ Martano si facea con bella mostra
+ portare inanzi il pregio de la giostra.
+
+78
+
+ Pensò Aquilante al primo comparire,
+ che 'l vil Martano il suo fratello fosse;
+ che l'ingannaron l'arme, e quel vestire
+ candido più che nievi ancor non mosse:
+ e con quell'oh! che d'allegrezza dire
+ si suole, incominciò; ma poi cangiosse
+ tosto di faccia e di parlar, ch'appresso
+ s'avide meglio, che non era desso.
+
+79
+
+ Dubitò che per fraude di colei
+ ch'era con lui, Grifon gli avesse ucciso;
+ e: — Dimmi (gli gridò) tu ch'esser déi
+ un ladro e un traditor, come n'hai viso,
+ onde hai quest'arme avute? onde ti sei
+ sul buon destrier del mio fratello assiso?
+ Dimmi se 'l mio fratello è morto o vivo;
+ come de l'arme e del destrier l'hai privo. —
+
+80
+
+ Quando Orrigille udì l'irata voce,
+ a dietro il palafren per fuggir volse;
+ ma di lei fu Aquilante più veloce,
+ e fecela fermar, volse o non volse.
+ Martano al minacciar tanto feroce
+ del cavallier, che sì improviso il colse,
+ pallido triema, come al vento fronda,
+ né sa quel che si faccia o che risponda.
+
+81
+
+ Grida Aquilante, e fulminar non resta,
+ e la spada gli pon dritto alla strozza;
+ e giurando minaccia che la testa
+ ad Orrigille e a lui rimarrà mozza,
+ se tutto il fatto non gli manifesta.
+ Il mal giunto Martano alquanto ingozza,
+ e tra sé volve se può sminuire
+ sua grave colpa, e poi comincia a dire:
+
+82
+
+ — Sappi, signor, che mia sorella è questa,
+ nata di buona e virtuosa gente,
+ ben che tenuta in vita disonesta
+ l'abbia Grifone obbrobriosamente:
+ e tale infamia essendomi molesta,
+ né per forza sentendomi possente
+ di torla a sì grande uom, feci disegno
+ d'averla per astuzia e per ingegno.
+
+83
+
+ Tenni modo con lei, ch'avea desire
+ di ritornare a più lodata vita,
+ ch'essendosi Grifon messo a dormire,
+ chetamente da lui fêsse partita.
+ Così fece ella; e perché egli a seguire
+ non n'abbia, ed a turbar la tela ordita,
+ noi lo lasciammo disarmato e a piedi;
+ e qua venuti siàn, come tu vedi. —
+
+84
+
+ Poteasi dar di somma astuzia vanto,
+ che colui facilmente gli credea;
+ e, fuor che 'n torgli arme e destrier e quanto
+ tenesse di Grifon, non gli nocea;
+ se non volea pulir sua scusa tanto,
+ che la facesse di menzogna rea:
+ buona era ogn'altra parte, se non quella
+ che la femina a lui fosse sorella.
+
+85
+
+ Avea Aquilante in Antiochia inteso
+ essergli concubina, da più genti;
+ onde gridando, di furore acceso:
+ — Falsissimo ladron, tu te ne menti! —
+ un pugno gli tirò di tanto peso,
+ che ne la gola gli cacciò duo denti:
+ e senza più contesa, ambe le braccia
+ gli volge dietro, e d'una fune allaccia;
+
+86
+
+ e parimente fece ad Orrigille,
+ ben che in sua scusa ella dicesse assai.
+ Quindi li trasse per casali e ville,
+ né li lasciò fin a Damasco mai;
+ e de le miglia mille volte mille
+ tratti gli avrebbe con pene e con guai,
+ fin ch'avesse trovato il suo fratello,
+ per farne poi come piacesse a quello.
+
+87
+
+ Fece Aquilante lor scudieri e some
+ seco tornare, ed in Damasco venne,
+ e trovò di Grifon celebre il nome
+ per tutta la città batter le penne:
+ piccoli e grandi, ognun sapea già come
+ egli era, che sì ben corse l'antenne,
+ ed a cui tolto fu con falsa mostra
+ dal compagno la gloria de la giostra.
+
+88
+
+ Il popul tutto al vil Martano infesto,
+ l'uno all'altro additandolo, lo scuopre.
+ — Non è (dicean), non è il ribaldo questo,
+ che si fa laude con l'altrui buone opre?
+ e la virtù di chi non è ben desto,
+ con la sua infamia e col suo obbrobrio copre?
+ Non è l'ingrata femina costei,
+ la qual tradisce i buoni e aiuta i rei? —
+
+89
+
+ Altri dicean: — Come stan bene insieme
+ segnati ambi d'un marchio e d'una razza! —
+ Chi li bestemmia, chi lor dietro freme,
+ chi grida: — Impicca, abrucia, squarta, amazza! —
+ La turba per veder s'urta, si preme,
+ e corre inanzi alle strade, alla piazza.
+ Venne la nuova al re, che mostrò segno
+ d'averla cara più ch'un altro regno.
+
+90
+
+ Senza molti scudier dietro o davante,
+ come si ritrovò, si mosse in fretta,
+ e venne ad incontrarsi in Aquilante,
+ ch'avea del suo Grifon fatto vendetta;
+ e quello onora con gentil sembiante,
+ seco lo 'nvita, e seco lo ricetta;
+ di suo consenso avendo fatto porre
+ i duo prigioni in fondo d'una torre.
+
+91
+
+ Andaro insieme ove del letto mosso
+ Grifon non s'era, poi che fu ferito,
+ che vedendo il fratel, divenne rosso;
+ che ben stimò ch'avea il suo caso udito.
+ E poi che motteggiando un poco adosso
+ gli andò Aquilante, messero a partito
+ di dare a quelli duo iusto martoro,
+ venuti in man degli avversari loro.
+
+92
+
+ Vuole Aquilante, vuole il re che mille
+ strazi ne sieno fatti; ma Grifone
+ (perché non osa dir sol d'Orrigille)
+ all'uno e all'altro vuol che si perdone.
+ Disse assai cose, e molto ben ordille;
+ fugli risposto; or per conclusione
+ Martano è disegnato in mano al boia,
+ ch'abbia a scoparlo, e non però che moia.
+
+93
+
+ Legar lo fanno, e non tra' fiori e l'erba,
+ e per tutto scopar l'altra matina.
+ Orrigille captiva si riserba
+ fin che ritorni la bella Lucina,
+ al cui saggio parere, o lieve o acerba,
+ rimetton quei signor la disciplina.
+ Quivi stette Aquilante a ricrearsi
+ fin che 'l fratel fu sano e poté armarsi.
+
+94
+
+ Re Norandin, che temperato e saggio
+ divenuto era dopo un tanto errore,
+ non potea non aver sempre il coraggio
+ di penitenza pieno e di dolore,
+ d'aver fatto a colui danno ed oltraggio,
+ che degno di mercede era e d'onore:
+ sì che dì e notte avea il pensiero intento
+ par farlo rimaner di sé contento.
+
+95
+
+ E statuì nel publico cospetto
+ de la città, di tanta ingiuria rea,
+ con quella maggior gloria ch'a perfetto
+ cavallier per un re dar si potea,
+ di rendergli quel premio ch'intercetto
+ con tanto inganno il traditor gli avea:
+ e perciò fe' bandir per quel paese,
+ che faria un'altra giostra indi ad un mese.
+
+96
+
+ Di ch'apparecchio fa tanto solenne,
+ quanto a pompa real possibil sia:
+ onde la Fama con veloci penne
+ portò la nuova per tutta Soria;
+ ed in Fenicia e in Palestina venne,
+ e tanto, ch'ad Astolfo ne diè spia,
+ il qual col viceré deliberosse
+ che quella giostra senza lor non fosse.
+
+97
+
+ Per guerrier valoroso e di gran nome
+ la vera istoria Sansonetto vanta.
+ Gli diè battesmo Orlando, e Carlo (come
+ v'ho detto) a governar la Terra Santa.
+ Astolfo con costui levò le some,
+ per ritrovarsi ove la Fama canta,
+ sì che d'intorno n'ha piena ogni orecchia,
+ ch'in Damasco la giostra s'apparecchia.
+
+98
+
+ Or cavalcando per quelle contrade
+ con non lunghi viaggi, agiati e lenti,
+ per ritrovarsi freschi alla cittade
+ poi di Damasco il dì de' torniamenti,
+ scontraro in una croce di due strade
+ persona ch'al vestire e a' movimenti
+ avea sembianza d'uomo, e femin' era,
+ ne le battaglie a maraviglia fiera.
+
+99
+
+ La vergine Marfisa si nomava,
+ di tal valor, che con la spada in mano
+ fece più volte al gran signor di Brava
+ sudar la fronte e a quel di Montalbano;
+ e 'l dì e la notte armata sempre andava
+ di qua di là cercando in monte e in piano
+ con cavallieri erranti riscontrarsi,
+ ed immortale e gloriosa farsi.
+
+100
+
+ Com'ella vide Astolfo e Sansonetto,
+ ch'appresso le venian con l'arme indosso,
+ prodi guerrier le parvero all'aspetto;
+ ch'erano ambeduo grandi e di buono osso:
+ e perché di provarsi avria diletto,
+ per isfidarli avea il destrier già mosso;
+ quando, affissando l'occhio più vicino,
+ conosciuto ebbe il duca paladino.
+
+101
+
+ De la piacevolezza le sovenne
+ del cavallier, quando al Catai seco era:
+ e lo chiamò per nome, e non si tenne
+ la man nel guanto, e alzossi la visiera;
+ e con gran festa ad abbracciarlo venne,
+ come che sopra ogn'altra fosse altiera.
+ Non men da l'altra parte riverente
+ fu il paladino alla donna eccellente.
+
+102
+
+ Tra lor si domandaron di lor via:
+ e poi ch'Astolfo, che prima rispose,
+ narrò come a Damasco se ne gìa,
+ dove le genti in arme valorose
+ avea invitato il re de la Soria
+ a dimostrar lor opre virtuose;
+ Marfisa, sempre a far gran pruove accesa,
+ — Voglio esser con voi (disse) a questa impresa. —
+
+103
+
+ Sommamente ebbe Astolfo grata questa
+ compagna d'arme, e così Sansonetto.
+ Furo a Damasco il dì inanzi la festa,
+ e di fuora nel borgo ebbon ricetto:
+ e sin all'ora che dal sonno desta
+ l'Aurora il vecchiarel già suo diletto,
+ quivi si riposar con maggior agio,
+ che se smontati fossero al palagio.
+
+104
+
+ E poi che 'l nuovo sol lucido e chiaro
+ per tutto sparsi ebbe i fulgenti raggi,
+ la bella donna e i duo guerrier s'armaro,
+ mandato avendo alla città messaggi;
+ che, come tempo fu, lor rapportaro
+ che per veder spezzar frassini e faggi
+ re Norandino era venuto al loco
+ ch'avea costituito al fiero gioco.
+
+105
+
+ Senza più indugio alla città ne vanno,
+ e per la via maestra alla gran piazza,
+ dove aspettando il real segno stanno
+ quinci e quindi i guerrier di buona razza.
+ I premi che quel giorno si daranno
+ a chi vince, è uno stocco ed una mazza
+ guerniti riccamente, e un destrier, quale
+ sia convenevol dono a un signor tale.
+
+106
+
+ Avendo Norandin fermo nel core
+ che, come il primo pregio, il secondo anco,
+ e d'ambedue le giostre il sommo onore
+ si debba guadagnar Grifone il bianco;
+ per dargli tutto quel ch'uom di valore
+ dovrebbe aver, né debbe far con manco,
+ posto con l'arme in questo ultimo pregio
+ ha stocco e mazza e destrier molto egregio.
+
+107
+
+ L'arme che ne la giostra fatta dianzi
+ si doveano a Grifon che 'l tutto vinse,
+ e che usurpate avea con tristi avanzi
+ Martano che Grifone esser si finse,
+ quivi si fece il re pendere inanzi,
+ e il ben guernito stocco a quelle cinse,
+ e la mazza all'arcion del destrier messe,
+ perché Grifon l'un pregio e l'altro avesse.
+
+108
+
+ Ma che sua intenzione avesse effetto
+ vietò quella magnanima guerriera,
+ che con Astolfo e col buon Sansonetto
+ in piazza nuovamente venuta era.
+ Costei, vedendo l'arme ch'io v'ho detto,
+ subito n'ebbe conoscenza vera:
+ però che già sue furo, e l'ebbe care
+ quanto si suol le cose ottime e rare;
+
+109
+
+ ben che l'avea lasciate in su la strada
+ a quella volta che le fur d'impaccio,
+ quando per riaver sua buona spada
+ correa dietro a Brunel degno di laccio.
+ Questa istoria non credo che m'accada
+ altrimenti narrar; però la taccio.
+ Da me vi basti intendere a che guisa
+ quivi trovasse l'arme sue Marfisa.
+
+110
+
+ Intenderete ancor, che come l'ebbe
+ riconosciute a manifeste note,
+ per altro che sia al mondo, non le avrebbe
+ lasciate un dì di sua persona vote.
+ Se più tenere un modo o un altro debbe
+ per racquistarle, ella pensar non puote:
+ ma se gli accosta a un tratto, e la man stende,
+ e senz'altro rispetto se le prende;
+
+111
+
+ e per la fretta ch'ella n'ebbe, avenne
+ ch'altre ne prese, altre mandonne in terra.
+ Il re, che troppo offeso se ne tenne,
+ con uno sguardo sol le mosse guerra;
+ che 'l popul, che l'ingiuria non sostenne,
+ per vendicarlo e lance e spade afferra,
+ non rammentando ciò ch'i giorni inanti
+ nocque il dar noia ai cavallieri erranti.
+
+112
+
+ Né fra vermigli fiori, azzurri e gialli
+ vago fanciullo alla stagion novella,
+ né mai si ritrovò fra suoni e balli
+ più volentieri ornata donna e bella;
+ che fra strepito d'arme e di cavalli,
+ e fra punte di lance e di quadrella,
+ dove si sparga sangue e si dia morte,
+ costei si truovi, oltre ogni creder forte.
+
+113
+
+ Spinge il cavallo, e ne la turba sciocca
+ con l'asta bassa impetuosa fere;
+ e chi nel collo e chi nel petto imbrocca,
+ e fa con l'urto or questo or quel cadere:
+ poi con la spada uno ed un altro tocca,
+ e fa qual senza capo rimanere,
+ e qual rotto, e qual passato al fianco,
+ e qual del braccio privo o destro o manco.
+
+114
+
+ L'ardito Astolfo e il forte Sansonetto,
+ ch'avean con lei vestita e piastra e maglia,
+ ben che non venner già per tal effetto,
+ pur, vedendo attaccata la battaglia,
+ abbassan la visiera de l'elmetto,
+ e poi la lancia per quella canaglia;
+ ed indi van con la tagliente spada
+ di qua di là facendosi far strada.
+
+115
+
+ I cavallieri di nazion diverse,
+ ch'erano per giostrar quivi ridutti,
+ vedendo l'arme in tal furor converse,
+ e gli aspettati giuochi in gravi lutti
+ (che la cagion ch'avesse di dolerse
+ la plebe irata non sapeano tutti,
+ né ch'al re tanta ingiuria fosse fatta),
+ stavan con dubbia mente e stupefatta.
+
+116
+
+ Di ch'altri a favorir la turba venne,
+ che tardi poi non se ne fu a pentire;
+ altri, a cui la città più non attenne
+ che gli stranieri, accorse a dipartire;
+ altri, più saggio, in man la briglia tenne,
+ mirando dove questo avesse a uscire.
+ Di quelli fu Grifone ed Aquilante,
+ che per vendicar l'arme andaro inante.
+
+117
+
+ Essi vedendo il re che di veneno
+ avea le luci inebriate e rosse,
+ ed essendo da molti istrutti a pieno
+ de la cagion che la discordia mosse,
+ e parendo a Grifon che sua, non meno
+ che del re Norandin, l'ingiuria fosse;
+ s'avean le lance fatte dar con fretta,
+ e venian fulminando alla vendetta.
+
+118
+
+ Astolfo d'altra parte Rabicano
+ venìa spronando a tutti gli altri inante,
+ con l'incantata lancia d'oro in mano,
+ ch'al fiero scontro abbatte ogni giostrante.
+ Ferì con essa e lasciò steso al piano
+ prima Grifone, e poi trovò Aquilante;
+ e de lo scudo toccò l'orlo a pena,
+ che lo gittò riverso in su l'arena.
+
+119
+
+ I cavallier di pregio e di gran pruova
+ votan le selle inanzi a Sansonetto.
+ L'uscita de la piazza il popul truova:
+ il re n'arrabbia d'ira e di dispetto.
+ Con la prima corazza e con la nuova
+ Marfisa intanto, e l'uno e l'altro elmetto,
+ poi che si vide a tutti dare il tergo,
+ vincitrice venìa verso l'albergo.
+
+120
+
+ Astolfo e Sansonetto non fur lenti
+ a seguitarla, e seco a ritornarsi
+ verso la porta (che tutte le genti
+ gli davan loco), ed al rastrel fermarsi.
+ Aquilante e Grifon, troppo dolenti
+ di vedersi a uno incontro riversarsi,
+ tenean per gran vergogna il capo chino,
+ né ardian venire inanzi a Norandino.
+
+121
+
+ Presi e montati c'hanno i lor cavalli,
+ spronano dietro agli nimici in fretta.
+ Li segue il re con molti suoi vasalli,
+ tutti pronti o alla morte o alla vendetta.
+ La sciocca turba grida: — Dàlli dàlli —;
+ e sta lontana, e le novelle aspetta.
+ Grifone arriva ove volgean la fronte
+ i tre compagni, ed avean preso il ponte.
+
+122
+
+ A prima giunta Astolfo raffigura,
+ ch'avea quelle medesime divise,
+ avea il cavallo, avea quella armatura
+ ch'ebbe dal dì ch'Orril fatale uccise.
+ Né miratol, né posto gli avea cura,
+ quando in piazza a giostrar seco si mise:
+ quivi il conobbe e salutollo; e poi
+ gli domandò de li compagni suoi;
+
+123
+
+ e perché tratto avean quell'arme a terra,
+ portando al re sì poca riverenza.
+ Di suoi compagni il duca d'Inghilterra
+ diede a Grifon non falsa conoscenza:
+ de l'arme ch'attaccate avean la guerra,
+ disse che non n'avea troppa scienza;
+ ma perché con Marfisa era venuto,
+ dar le volea con Sansonetto aiuto.
+
+124
+
+ Quivi con Grifon stando il paladino,
+ viene Aquilante, e lo conosce tosto
+ che parlar col fratel l'ode vicino,
+ e il voler cangia, ch'era mal disposto.
+ Giungean molti di quei di Norandino,
+ ma troppo non ardian venire accosto;
+ e tanto più, vedendo i parlamenti,
+ stavano cheti, e per udire intenti.
+
+125
+
+ Alcun ch'intende quivi esser Marfisa,
+ che tiene al mondo il vanto in esser forte,
+ volta il cavallo, e Norandino avisa
+ che s'oggi non vuol perder la sua corte,
+ proveggia, prima che sia tutta uccisa,
+ di man trarla a Tesifone e alla Morte;
+ perché Marfisa veramente è stata,
+ che l'armatura in piazza gli ha levata.
+
+126
+
+ Come re Norandino ode quel nome
+ così temuto per tutto Levante,
+ che facea a molti anco arricciar le chiome,
+ ben che spesso da lor fosse distante,
+ è certo che ne debbia venir come
+ dice quel suo, se non provede inante;
+ però gli suoi, che già mutata l'ira
+ hanno in timore, a sé richiama e tira.
+
+127
+
+ Da l'altra parte i figli d'Oliviero
+ con Sansonetto e col figliuol d'Otone,
+ supplicando a Marfisa, tanto fero,
+ che si diè fine alla crudel tenzone.
+ Marfisa, giunta al re, con viso altiero
+ disse: — Io non so, signor, con che ragione
+ vogli quest'arme dar, che tue non sono,
+ al vincitor de le tue giostre in dono.
+
+128
+
+ Mie sono l'arme, e 'n mezzo de la via
+ che vien d'Armenia, un giorno le lasciai,
+ perché seguire a piè mi convenia
+ un rubator che m'avea offesa assai:
+ e la mia insegna testimon ne fia,
+ che qui si vede, se notizia n'hai. —
+ E la mostrò ne la corazza impressa,
+ ch'era in tre parti una corona fessa.
+
+129
+
+ — Gli è ver (rispose il re) che mi fur date,
+ son pochi dì, da un mercatante armeno;
+ e se voi me l'avesse domandate,
+ l'avreste avute, o vostre o no che sièno;
+ ch'avenga ch'a Grifon già l'ho donate,
+ ho tanta fede in lui, che nondimeno,
+ acciò a voi darle avessi anche potuto,
+ volentieri il mio don m'avria renduto.
+
+130
+
+ Non bisogna allegar, per farmi fede
+ che vostre sien, che tengan vostra insegna:
+ basti il dirmelo voi; che vi si crede
+ più ch'a qual altro testimonio vegna.
+ Che vostre sian vostr'arme si concede
+ alla virtù di maggior premio degna.
+ Or ve l'abbiate, e più non si contenda;
+ e Grifon maggior premio da me prenda. —
+
+131
+
+ Grifon che poco a cor avea quell'arme,
+ ma gran disio che 'l re si satisfaccia,
+ gli disse: — Assai potete compensarme,
+ se mi fate saper ch'io vi compiaccia. —
+ Tra sé disse Marfisa: — Esser qui parme
+ l'onor mio in tutto: — e con benigna faccia
+ volle a Grifon de l'arme esser cortese;
+ e finalmente in don da lui le prese.
+
+132
+
+ Ne la città con pace e con amore
+ tornaro, ove le feste raddoppiarsi.
+ Poi la giostra si fe', di che l'onore
+ e 'l pregio Sansonetto fece darsi;
+ ch'Astolfo e i duo fratelli e la migliore
+ di lor, Marfisa, non volson provarsi,
+ cercando, com'amici e buon compagni,
+ che Sansonetto il pregio ne guadagni.
+
+133
+
+ Stati che sono in gran piacere e in festa
+ con Norandino otto giornate o diece,
+ perché l'amor di Francia gli molesta,
+ che lasciar senza lor tanto non lece,
+ tolgon licenza; e Marfisa, che questa
+ via disiava, compagnia lor fece.
+ Marfisa avuto avea lungo disire
+ al paragon dei paladin venire;
+
+134
+
+ e far esperienza se l'effetto
+ si pareggiava a tanta nominanza.
+ Lascia un altro in suo loco Sansonetto,
+ che di Ierusalem regga la stanza.
+ Or questi cinque in un drappello eletto,
+ che pochi pari al mondo han di possanza,
+ licenziati dal re Norandino,
+ vanno a Tripoli e al mar che v'è vicino.
+
+135
+
+ E quivi una caracca ritrovaro,
+ che per Ponente mercanzie raguna.
+ Per loro e pei cavalli s'accordaro
+ con un vecchio patron ch'era da Luna.
+ Mostrava d'ogn'intorno il tempo chiaro,
+ ch'avrian per molti dì buona fortuna.
+ Sciolser dal lito, avendo aria serena,
+ e di buon vento ogni lor vela piena.
+
+136
+
+ L'isola sacra all'amorosa dea
+ diede lor sotto un'aria il primo porto,
+ che non ch'a offender gli uomini sia rea,
+ ma stempra il ferro, e quivi è 'l viver corto.
+ Cagion n'è un stagno: e certo non dovea
+ Natura a Famagosta far quel torto
+ d'appressarvi Costanza acre e maligna,
+ quando al resto di Cipro è sì benigna.
+
+137
+
+ Il grave odor che la palude esala
+ non lascia al legno far troppo soggiorno.
+ Quindi a un greco—levante spiegò ogni ala,
+ volando da man destra a Cipro intorno,
+ e surse a Pafo, e pose in terra scala;
+ e i naviganti uscir nel lito adorno,
+ chi per merce levar, chi per vedere
+ la terra d'amor piena e di piacere.
+
+138
+
+ Dal mar sei miglia o sette, a poco a poco
+ si va salendo inverso il colle ameno.
+ Mirti e cedri e naranci e lauri il loco,
+ e mille altri soavi arbori han pieno.
+ Serpillo e persa e rose e gigli e croco
+ spargon da l'odorifero terreno
+ tanta suavità, ch'in mar sentire
+ la fa ogni vento che da terra spire.
+
+139
+
+ Da limpida fontana tutta quella
+ piaggia rigando va un ruscel fecondo.
+ Ben si può dir che sia di Vener bella
+ il luogo dilettevole e giocondo;
+ che v'è ogni donna affatto, ogni donzella
+ piacevol più ch'altrove sia nel mondo:
+ e fa la dea che tutte ardon d'amore,
+ giovani e vecchie, infino all'ultime ore.
+
+140
+
+ Quivi odono il medesimo ch'udito
+ di Lucina e de l'Orco hanno in Soria,
+ e come di tornare ella a marito
+ facea nuovo apparecchio in Nicosia.
+ Quindi il padrone (essendosi espedito,
+ e spirando buon vento alla sua via)
+ l'ancore sarpa, e fa girar la proda
+ verso ponente, ed ogni vela snoda.
+
+141
+
+ Al vento di maestro alzò la nave
+ le vele all'orza, ed allargossi in alto.
+ Un ponente—libecchio, che soave
+ parve a principio e fin che 'l sol stette alto,
+ e poi si fe' verso la sera grave,
+ le leva incontra il mar con fiero assalto,
+ con tanti tuoni e tanto ardor di lampi,
+ che par che 'l ciel si spezzi e tutto avampi.
+
+142
+
+ Stendon le nubi un tenebroso velo
+ che né sole apparir lascia né stella.
+ Di sotto il mar, di sopra mugge il cielo,
+ il vento d'ogn'intorno, e la procella
+ che di pioggia oscurissima e di gelo
+ i naviganti miseri flagella:
+ e la notte più sempre si diffonde
+ sopra l'irate e formidabil onde.
+
+143
+
+ I naviganti a dimostrare effetto
+ vanno de l'arte in che lodati sono:
+ chi discorre fischiando col fraschetto,
+ e quanto han gli altri a far, mostra col suono;
+ chi l'ancore apparechia da rispetto,
+ e chi al mainare e chi alla scotta è buono;
+ chi 'l timone, chi l'arbore assicura,
+ chi la coperta di sgombrare ha cura.
+
+144
+
+ Crebbe il tempo crudel tutta la notte,
+ caliginosa e più scura ch'inferno.
+ Tien per l'alto il padrone, ove men rotte
+ crede l'onde trovar, dritto il governo;
+ e volta ad or ad or contra le botte
+ del mar la proda, e de l'orribil verno,
+ non senza speme mai che, come aggiorni,
+ cessi fortuna, o più placabil torni.
+
+145
+
+ Non cessa e non si placa, e più furore
+ mostra nel giorno, se pur giorno è questo,
+ che si conosce al numerar de l'ore,
+ non che per lume già sia manifesto.
+ Or con minor speranza e più timore
+ si dà in poter del vento il padron mesto:
+ volta la poppa all'onde, e il mar crudele
+ scorrendo se ne va con umil vele.
+
+146
+
+ Mentre Fortuna in mar questi travaglia,
+ non lascia anco posar quegli altri in terra,
+ che sono in Francia, ove s'uccide e taglia
+ coi Saracini il popul d'Inghilterra.
+ Quivi Rinaldo assale, apre e sbaraglia
+ le schiere avverse, e le bandiere atterra.
+ Dissi di lui, che 'l suo destrier Baiardo
+ mosso avea contra a Dardinel gagliardo.
+
+147
+
+ Vide Rinaldo il segno del quartiero,
+ di che superbo era il figliuol d'Almonte;
+ e lo stimò gagliardo e buon guerriero,
+ che concorrer d'insegna ardia col conte.
+ Venne più appresso, e gli parea più vero;
+ ch'avea d'intorno uomini uccisi a monte.
+ — Meglio è (gridò) che prima io svella e spenga
+ questo mal germe, che maggior divenga. —
+
+148
+
+ Dovunque il viso drizza il paladino,
+ levasi ognuno, e gli dà larga strada;
+ né men sgombra il fedel, che 'l Saracino,
+ sì reverita è la famosa spada.
+ Rinaldo, fuor che Dardinel meschino,
+ non vede alcuno, e lui seguir non bada.
+ Grida: — Fanciullo, gran briga ti diede
+ chi ti lasciò di questo scudo erede.
+
+149
+
+ Vengo a te per provar, se tu m'attendi,
+ come ben guardi il quartier rosso e bianco;
+ che s'ora contra me non lo difendi,
+ difender contra Orlando il potrai manco. —
+ Rispose Dardinello: — Or chiaro apprendi
+ che s'io lo porto, il so difender anco;
+ e guadagnar più onor, che briga, posso
+ del paterno quartier candido e rosso.
+
+150
+
+ Perché fanciullo io sia, non creder farme
+ però fuggire, o che 'l quartier ti dia:
+ la vita mi torrai, se mi toi l'arme;
+ ma spero in Dio ch'anzi il contrario fia.
+ Sia quel che vuol, non potrà alcun biasmarme
+ che mai traligni alla progenie mia. —
+ Così dicendo, con la spada in mano
+ assalse il cavallier da Montalbano.
+
+151
+
+ Un timor freddo tutto 'l sangue oppresse,
+ che gli Africani aveano intorno al core,
+ come vider Rinaldo che si messe
+ con tanta rabbia incontra a quel signore,
+ con quanta andria un leon ch'al prato avesse
+ visto un torel ch'ancor non senta amore.
+ Il primo che ferì, fu 'l Saracino;
+ ma picchiò invan su l'elmo di Mambrino.
+
+152
+
+ Rise Rinaldo, e disse: — Io vo' tu senta,
+ s'io so meglio di te trovar la vena. —
+ Sprona, e a un tempo al destrier la briglia allenta,
+ e d'una punta con tal forza mena,
+ d'una punta ch'al petto gli appresenta,
+ che gli la fa apparir dietro alla schena.
+ Quella trasse, al tornar, l'alma col sangue:
+ di sella il corpo uscì freddo ed esangue.
+
+153
+
+ Come purpureo fior languendo muore,
+ che 'l vomere al passar tagliato lassa;
+ o come carco di superchio umore
+ il papaver ne l'orto il capo abbassa:
+ così, giù de la faccia ogni colore
+ cadendo, Dardinel di vita passa;
+ passa di vita, e fa passar con lui
+ l'ardire e la virtù de tutti i sui.
+
+154
+
+ Qual soglion l'acque per umano ingegno
+ stare ingorgate alcuna volta e chiuse,
+ che quando lor vien poi rotto il sostegno,
+ cascano, e van con gran rumor difuse;
+ tal gli African, ch'avean qualche ritegno
+ mentre virtù lor Dardinello infuse,
+ ne vanno or sparti in questa parte e in quella,
+ che l'han veduto uscir morto di sella.
+
+155
+
+ Chi vuol fuggir, Rinaldo fuggir lassa,
+ ed attende a cacciar chi vuol star saldo.
+ Si cade ovunque Ariodante passa,
+ che molto va quel dì presso a Rinaldo.
+ Altri Lionetto, altri Zerbin fracassa,
+ a gara ognuno a far gran prove caldo.
+ Carlo fa il suo dover, lo fa Oliviero,
+ Turpino e Guido e Salamone e Ugiero.
+
+156
+
+ I Mori fur quel giorno in gran periglio
+ che 'n Pagania non ne tornasse testa;
+ ma 'l saggio re di Spagna dà di piglio,
+ e se ne va con quel che in man gli resta.
+ Restar in danno tien miglior consiglio,
+ che tutti i denar perdere e la vesta:
+ meglio è ritrarsi e salvar qualche schiera,
+ che, stando, esser cagion che 'l tutto pèra.
+
+157
+
+ Verso gli alloggiamenti i segni invia,
+ ch'eron serrati d'argine e di fossa,
+ con Stordilan, col re d'Andologia,
+ col Portughese in una squadra grossa.
+ Manda a pregar il re di Barbaria,
+ che si cerchi ritrar meglio che possa;
+ e se quel giorno la persona e 'l loco
+ potrà salvar, non avrà fatto poco.
+
+158
+
+ Quel re che si tenea spacciato al tutto,
+ né mai credea più riveder Biserta,
+ che con viso sì orribile e sì brutto
+ unquanco non avea Fortuna esperta,
+ s'allegrò che Marsilio avea ridutto
+ parte del campo in sicurezza certa:
+ ed a ritrarsi cominciò, e a dar volta
+ alle bandiere, e fe' sonar raccolta.
+
+159
+
+ Ma la più parte de la gente rotta
+ né tromba né tambur né segno ascolta:
+ tanta fu la viltà, tanta la dotta,
+ ch'in Senna se ne vide affogar molta.
+ Il re Agramante vuol ridur la frotta:
+ seco ha Sobrino, e van scorrendo in volta;
+ e con lor s'affatica ogni buon duca,
+ che nei ripari il campo si riduca.
+
+160
+
+ Ma né il re, né Sobrin, né duca alcuno
+ con prieghi, con minacce, con affanno
+ ritrar può il terzo, non ch'io dica ognuno,
+ dove l'insegne mal seguite vanno.
+ Morti o fuggiti ne son dua, per uno
+ che ne rimane, e quel non senza danno:
+ ferito è chi di dietro e chi davanti;
+ ma travagliati e lassi tutti quanti.
+
+161
+
+ E con gran tema fin dentro alle porte
+ dei forti alloggiamenti ebbon la caccia:
+ ed era lor quel luogo anco mal forte,
+ con ogni proveder che vi si faccia
+ (che ben pigliar nel crin la buona sorte
+ Carlo sapea, quando volgea la faccia),
+ se non venia la notte tenebrosa,
+ che staccò il fatto, ed acquetò ogni cosa;
+
+162
+
+ dal Creator accelerata forse,
+ che de la sua fattura ebbe pietade.
+ Ondeggiò il sangue per campagna, e corse
+ come un gran fiume, e dilagò le strade.
+ Ottantamila corpi numerorse,
+ che fur quel dì messi per fil di spade.
+ Villani e lupi uscir poi de le grotte
+ a dispogliargli e a devorar la notte.
+
+163
+
+ Carlo non torna più dentro alla terra,
+ ma contra gli nimici fuor s'accampa,
+ ed in assedio le lor tende serra,
+ ed alti e spessi fuochi intorno avampa.
+ Il pagan si provede, e cava terra,
+ fossi e ripari e bastioni stampa;
+ va rivedendo, e tien le guardie deste,
+ né tutta notte mai l'arme si sveste.
+
+164
+
+ Tutta la notte per gli alloggiamenti
+ dei malsicuri Saracini oppressi
+ si versan pianti, gemiti e lamenti,
+ ma quanto più si può, cheti e soppressi.
+ Altri, perché gli amici hanno e i parenti
+ lasciati morti, ed altri per se stessi,
+ che son feriti, e con disagio stanno:
+ ma più è la tema del futuro danno.
+
+165
+
+ Duo Mori ivi fra gli altri si trovaro,
+ d'oscura stirpe nati in Tolomitta;
+ de' quai l'istoria, per esempio raro
+ di vero amore, è degna esser descritta.
+ Cloridano e Medor si nominaro,
+ ch'alla fortuna prospera e alla afflitta
+ aveano sempre amato Dardinello,
+ ed or passato in Francia il mar con quello.
+
+166
+
+ Cloridan, cacciator tutta sua vita,
+ di robusta persona era ed isnella:
+ Medoro avea la guancia colorita
+ e bianca e grata ne la età novella;
+ e fra la gente a quella impresa uscita
+ non era faccia più gioconda e bella:
+ occhi avea neri, e chioma crespa d'oro:
+ angel parea di quei del sommo coro.
+
+167
+
+ Erano questi duo sopra i ripari
+ con molti altri a guardar gli alloggiamenti,
+ quando la Notte fra distanze pari
+ mirava il ciel con gli occhi sonnolenti.
+ Medoro quivi in tutti i suoi parlari
+ non può far che 'l signor suo non rammenti,
+ Dardinello d'Almonte, e che non piagna
+ che resti senza onor ne la campagna.
+
+168
+
+ Volto al compagno, disse: — O Cloridano,
+ io non ti posso dir quanto m'incresca
+ del mio signor, che sia rimaso al piano,
+ per lupi e corbi, ohimé! troppo degna esca.
+ Pensando come sempre mi fu umano,
+ mi par che quando ancor questa anima esca
+ in onor di sua fama, io non compensi
+ né sciolga verso lui gli oblighi immensi.
+
+169
+
+ Io voglio andar, perché non stia insepulto
+ in mezzo alla campagna, a ritrovarlo:
+ e forse Dio vorrà ch'io vada occulto
+ là dove tace il campo del re Carlo.
+ Tu rimarrai; che quando in ciel sia sculto
+ ch'io vi debba morir, potrai narrarlo:
+ che se Fortuna vieta sì bell'opra,
+ per fama almeno il mio buon cor si scuopra. —
+
+170
+
+ Stupisce Cloridan, che tanto core,
+ tanto amor, tanta fede abbia un fanciullo:
+ e cerca assai, perché gli porta amore,
+ di fargli quel pensiero irrito e nullo;
+ ma non gli val, perch'un sì gran dolore
+ non riceve conforto né trastullo.
+ Medoro era disposto o di morire,
+ o ne la tomba il suo signor coprire.
+
+171
+
+ Veduto che nol piega e che nol muove,
+ Cloridan gli risponde: — E verrò anch'io,
+ anch'io vuo' pormi a sì lodevol pruove,
+ anch'io famosa morte amo e disio.
+ Qual cosa sarà mai che più mi giove,
+ s'io resto senza te, Medoro mio?
+ Morir teco con l'arme è meglio molto,
+ che poi di duol, s'avvien che mi sii tolto. —
+
+172
+
+ Così disposti, messero in quel loco
+ le successive guardie, e se ne vanno.
+ Lascian fosse e steccati, e dopo poco
+ tra' nostri son, che senza cura stanno.
+ Il campo dorme, e tutto è spento il fuoco,
+ perché dei Saracin poca tema hanno.
+ Tra l'arme e' carriaggi stan roversi,
+ nel vin, nel sonno insino agli occhi immersi.
+
+173
+
+ Fermossi alquanto Cloridano, e disse:
+ — Non son mai da lasciar l'occasioni.
+ Di questo stuol che 'l mio signor trafisse,
+ non debbo far, Medoro, occisioni?
+ Tu, perché sopra alcun non ci venisse,
+ gli occhi e l'orecchi in ogni parte poni;
+ ch'io m'offerisco farti con la spada
+ tra gli nimici spaziosa strada. —
+
+174
+
+ Così disse egli, e tosto il parlar tenne,
+ ed entrò dove il dotto Alfeo dormia,
+ che l'anno inanzi in corte a Carlo venne,
+ medico e mago e pien d'astrologia:
+ ma poco a questa volta gli sovenne;
+ anzi gli disse in tutto la bugia.
+ Predetto egli s'avea, che d'anni pieno
+ dovea morire alla sua moglie in seno:
+
+175
+
+ ed or gli ha messo il cauto Saracino
+ la punta de la spada ne la gola.
+ Quattro altri uccide appresso all'indovino,
+ che non han tempo a dire una parola:
+ menzion dei nomi lor non fa Turpino,
+ e 'l lungo andar le lor notizie invola:
+ dopo essi Palidon da Moncalieri,
+ che sicuro dormia fra duo destrieri.
+
+176
+
+ Poi se ne vien dove col capo giace
+ appoggiato al barile il miser Grillo:
+ avealo voto, e avea creduto in pace
+ godersi un sonno placido e tranquillo.
+ Troncògli il capo il Saracino audace:
+ esce col sangue il vin per uno spillo,
+ di che n'ha in corpo più d'una bigoncia;
+ e di ber sogna, e Cloridan lo sconcia.
+
+177
+
+ E presso a Grillo, un Greco ed un Tedesco
+ spenge in dui colpi, Andropono e Conrado,
+ che de la notte avean goduto al fresco
+ gran parte, or con la tazza, ora col dado:
+ felici, se vegghiar sapeano a desco
+ fin che de l'Indo il sol passassi il guado.
+ Ma non potria negli uomini il destino,
+ se del futuro ognun fosse indovino.
+
+178
+
+ Come impasto leone in stalla piena,
+ che lunga fame abbia smacrato e asciutto,
+ uccide, scanna, mangia, a strazio mena
+ l'infermo gregge in sua balìa condutto;
+ così il crudel pagan nel sonno svena
+ la nostra gente, e fa macel per tutto.
+ La spada di Medoro anco non ebe;
+ ma si sdegna ferir l'ignobil plebe.
+
+179
+
+ Venuto era ove il duca di Labretto
+ con una dama sua dormia abbracciato;
+ e l'un con l'altro si tenea sì stretto,
+ che non saria tra lor l'aere entrato.
+ Medoro ad ambi taglia il capo netto.
+ Oh felice morire! oh dolce fato!
+ che come erano i corpi, ho così fede
+ ch'andar l'alme abbracciate alla lor sede.
+
+180
+
+ Malindo uccise e Ardalico il fratello,
+ che del conte di Fiandra erano figli;
+ e l'uno e l'altro cavallier novello
+ fatto avea Carlo, e aggiunto all'arme i gigli,
+ perché il giorno amendui d'ostil macello
+ con gli stocchi tornar vide vermigli:
+ e terre in Frisa avea promesso loro,
+ e date avria; ma lo vietò Medoro.
+
+181
+
+ Gl'insidiosi ferri eran vicini
+ ai padiglioni che tiraro in volta
+ al padiglion di Carlo i paladini,
+ facendo ognun la guardia la sua volta;
+ quando da l'empia strage i Saracini
+ trasson le spade, e diero a tempo volta;
+ ch'impossibil lor par, tra sì gran torma,
+ che non s'abbia a trovar un che non dorma.
+
+182
+
+ E ben che possan gir di preda carchi,
+ salvin pur sé, che fanno assai guadagno.
+ Ove più creda aver sicuri i varchi
+ va Cloridano, e dietro ha il suo compagno.
+ Vengon nel campo, ove fra spade ed archi
+ e scudi e lance in un vermiglio stagno
+ giaccion poveri e ricchi, e re e vassalli,
+ e sozzopra con gli uomini i cavalli.
+
+183
+
+ Quivi dei corpi l'orrida mistura,
+ che piena avea la gran campagna intorno,
+ potea far vaneggiar la fedel cura
+ dei duo compagni insino al far del giorno,
+ se non traea fuor d'una nube oscura,
+ a' prieghi di Medor, la Luna il corno.
+ Medoro in ciel divotamente fisse
+ verso la Luna gli occhi, e così disse:
+
+184
+
+ — O santa dea, che dagli antiqui nostri
+ debitamente sei detta triforme;
+ ch'in cielo, in terra e ne l'inferno mostri
+ l'alta bellezza tua sotto più forme,
+ e ne le selve, di fere e di mostri
+ vai cacciatrice seguitando l'orme;
+ mostrami ove 'l mio re giaccia fra tanti,
+ che vivendo imitò tuoi studi santi. —
+
+185
+
+ La luna a quel pregar la nube aperse
+ (o fosse caso o pur la tanta fede),
+ bella come fu allor ch'ella s'offerse,
+ e nuda in braccio a Endimion si diede.
+ Con Parigi a quel lume si scoperse
+ l'un campo e l'altro; e 'l monte e 'l pian si vede:
+ si videro i duo colli di lontano,
+ Martire a destra, e Lerì all'altra mano,
+
+186
+
+ Rifulse lo splendor molto più chiaro
+ ove d'Almonte giacea morto il figlio.
+ Medoro andò, piangendo, al signor caro;
+ che conobbe il quartier bianco e vermiglio:
+ e tutto 'l viso gli bagnò d'amaro
+ pianto, che n'avea un rio sotto ogni ciglio,
+ in sì dolci atti, in sì dolci lamenti,
+ che potea ad ascoltar fermare i venti.
+
+187
+
+ Ma con sommessa voce e a pena udita;
+ non che riguardi a non si far sentire,
+ perch'abbia alcun pensier de la sua vita,
+ più tosto l'odia, e ne vorrebbe uscire:
+ ma per timor che non gli sia impedita
+ l'opera pia che quivi il fe' venire.
+ Fu il morto re sugli omeri sospeso
+ di tramendui, tra lor partendo il peso.
+
+188
+
+ Vanno affrettando i passi quanto ponno,
+ sotto l'amata soma che gl'ingombra.
+ E già venìa chi de la luce è donno
+ le stelle a tor del ciel, di terra l'ombra;
+ quando Zerbino, a cui del petto il sonno
+ l'alta virtude, ove è bisogno, sgombra,
+ cacciato avendo tutta notte i Mori,
+ al campo si traea nei primi albori.
+
+189
+
+ E seco alquanti cavallieri avea,
+ che videro da lunge i dui compagni.
+ Ciascuno a quella parte si traea,
+ sperandovi trovar prede e guadagni.
+ — Frate, bisogna (Cloridan dicea)
+ gittar la soma, e dare opra ai calcagni;
+ che sarebbe pensier non troppo accorto,
+ perder duo vivi per salvar un morto. —
+
+190
+
+ E gittò il carco, perché si pensava
+ che 'l suo Medoro il simil far dovesse:
+ ma quel meschin, che 'l suo signor più amava,
+ sopra le spalle sue tutto lo resse.
+ L'altro con molta fretta se n'andava,
+ come l'amico a paro o dietro avesse:
+ se sapea di lasciarlo a quella sorte,
+ mille aspettate avria, non ch'una morte.
+
+191
+
+ Quei cavallier, con animo disposto
+ che questi a render s'abbino o a morire,
+ chi qua chi là si spargono, ed han tosto
+ preso ogni passo onde si possa uscire.
+ Da loro il capitan poco discosto,
+ più degli altri è sollicito a seguire;
+ ch'in tal guisa vedendoli temere,
+ certo è che sian de le nimiche schiere.
+
+192
+
+ Era a quel tempo ivi una selva antica,
+ d'ombrose piante spessa e di virgulti,
+ che, come labirinto, entro s'intrica
+ di stretti calli e sol da bestie culti.
+ Speran d'averla i duo pagan sì amica,
+ ch'abbi a tenerli entro a' suoi rami occulti.
+ Ma chi del canto mio piglia diletto,
+ un'altra volta ad ascoltarlo aspetto.
+
+
+
+
+CANTO DICIANNOVESIMO
+
+
+1
+
+ Alcun non può saper da chi sia amato,
+ quando felice in su la ruota siede:
+ però c'ha i veri e i finti amici a lato,
+ che mostran tutti una medesma fede.
+ Se poi si cangia in tristo il lieto stato,
+ volta la turba adulatrice il piede;
+ e quel che di cor ama riman forte,
+ ed ama il suo signor dopo la morte.
+
+2
+
+ Se, come il viso, si mostrasse il core,
+ tal ne la corte è grande e gli altri preme,
+ e tal è in poca grazia al suo signore,
+ che la lor sorte muteriano insieme.
+ Questo umil diverria tosto il maggiore:
+ staria quel grande infra le turbe estreme.
+ Ma torniamo a Medor fedele e grato,
+ che 'n vita e in morte ha il suo signore amato.
+
+3
+
+ Cercando già nel più intricato calle
+ il giovine infelice di salvarsi;
+ ma il grave peso ch'avea su le spalle,
+ gli facea uscir tutti i partiti scarsi.
+ Non conosce il paese, e la via falle,
+ e torna fra le spine a invilupparsi.
+ Lungi da lui tratto al sicuro s'era
+ l'altro, ch'avea la spalla più leggiera.
+
+4
+
+ Cloridan s'è ridutto ove non sente
+ di chi segue lo strepito e il rumore:
+ ma quando da Medor si vede assente,
+ gli pare aver lasciato a dietro il core.
+ — Deh, come fui (dicea) sì negligente,
+ deh, come fui sì di me stesso fuore,
+ che senza te, Medor, qui mi ritrassi,
+ né sappia quando o dove io ti lasciassi! —
+
+5
+
+ Così dicendo, ne la torta via
+ de l'intricata selva si ricaccia;
+ ed onde era venuto si ravvia,
+ e torna di sua morte in su la traccia.
+ Ode i cavalli e i gridi tuttavia,
+ e la nimica voce che minaccia:
+ all'ultimo ode il suo Medoro, e vede
+ che tra molti a cavallo è solo a piede.
+
+6
+
+ Cento a cavallo, e gli son tutti intorno:
+ Zerbin commanda e grida che sia preso.
+ L'infelice s'aggira com'un torno,
+ e quanto può si tien da lor difeso,
+ or dietro quercia, or olmo, or faggio, or orno,
+ né si discosta mai dal caro peso.
+ L'ha riposato al fin su l'erba, quando
+ regger nol puote, e gli va intorno errando:
+
+7
+
+ come orsa, che l'alpestre cacciatore
+ ne la pietrosa tana assalita abbia,
+ sta sopra i figli con incerto core,
+ e freme in suono di pietà e di rabbia:
+ ira la 'nvita e natural furore
+ a spiegar l'ugne e a insanguinar le labbia;
+ amor la 'ntenerisce, e la ritira
+ a riguardare ai figli in mezzo l'ira.
+
+8
+
+ Cloridan, che non sa come l'aiuti,
+ e ch'esser vuole a morir seco ancora,
+ ma non ch'in morte prima il viver muti,
+ che via non truovi ove più d'un ne mora;
+ mette su l'arco un de' suoi strali acuti,
+ e nascoso con quel sì ben lavora,
+ che fora ad uno Scotto le cervella,
+ e senza vita il fa cader di sella.
+
+9
+
+ Volgonsi tutti gli altri a quella banda
+ ond'era uscito il calamo omicida.
+ Intanto un altro il Saracin ne manda,
+ perché 'l secondo a lato al primo uccida;
+ che mentre in fretta a questo e a quel domanda
+ chi tirato abbia l'arco, e forte grida,
+ lo strale arriva e gli passa la gola,
+ e gli taglia pel mezzo la parola.
+
+10
+
+ Or Zerbin, ch'era il capitano loro,
+ non poté a questo aver più pazienza.
+ Con ira e con furor venne a Medoro,
+ dicendo: — Ne farai tu penitenza. —
+ Stese la mano in quella chioma d'oro,
+ e strascinollo a sé con violenza:
+ ma come gli occhi a quel bel volto mise,
+ gli ne venne pietade, e non l'uccise.
+
+11
+
+ Il giovinetto si rivolse a' prieghi,
+ e disse: — Cavallier, per lo tuo Dio,
+ non esser sì crudel, che tu mi nieghi
+ ch'io sepelisca il corpo del re mio.
+ Non vo' ch'altra pietà per me ti pieghi,
+ né pensi che di vita abbi disio:
+ ho tanta di mia vita, e non più, cura,
+ quanta ch'al mio signor dia sepultura.
+
+12
+
+ E se pur pascer vòi fiere ed augelli,
+ che 'n te il furor sia del teban Creonte,
+ fa lor convito di miei membri, e quelli
+ sepelir lascia del figliuol d'Almonte. —
+ Così dicea Medor con modi belli,
+ e con parole atte a voltare un monte;
+ e sì commosso già Zerbino avea,
+ che d'amor tutto e di pietade ardea.
+
+13
+
+ In questo mezzo un cavallier villano,
+ avendo al suo signor poco rispetto,
+ ferì con una lancia sopra mano
+ al supplicante il delicato petto.
+ Spiacque a Zerbin l'atto crudele e strano;
+ tanto più, che del colpo il giovinetto
+ vide cader sì sbigottito e smorto,
+ che 'n tutto giudicò che fosse morto.
+
+14
+
+ E se ne sdegnò in guisa e se ne dolse,
+ che disse: — Invendicato già non fia! —
+ e pien di mal talento si rivolse
+ al cavallier che fe' l'impresa ria:
+ ma quel prese vantaggio, e se gli tolse
+ dinanzi in un momento, e fuggì via.
+ Cloridan, che Medor vede per terra,
+ salta del bosco a discoperta guerra.
+
+15
+
+ E getta l'arco, e tutto pien di rabbia
+ tra gli nimici il ferro intorno gira,
+ più per morir, che per pensier ch'egli abbia
+ di far vendetta che pareggi l'ira.
+ Del proprio sangue rosseggiar la sabbia
+ fra tante spade, e al fin venir si mira;
+ e tolto che si sente ogni potere,
+ si lascia a canto al suo Medor cadere.
+
+16
+
+ Seguon gli Scotti ove la guida loro
+ per l'alta selva alto disdegno mena,
+ poi che lasciato ha l'uno e l'altro Moro,
+ l'un morto in tutto, e l'altro vivo a pena.
+ Giacque gran pezzo il giovine Medoro,
+ spicciando il sangue da sì larga vena,
+ che di sua vita al fin saria venuto,
+ se non sopravenia chi gli diè aiuto.
+
+17
+
+ Gli sopravenne a caso una donzella,
+ avolta in pastorale ed umil veste,
+ ma di real presenza e in viso bella,
+ d'alte maniere e accortamente oneste.
+ Tanto è ch'io non ne dissi più novella,
+ ch'a pena riconoscer la dovreste:
+ questa, se non sapete, Angelica era,
+ del gran Can del Catai la figlia altiera.
+
+18
+
+ Poi che 'l suo annello Angelica riebbe,
+ di che Brunel l'avea tenuta priva,
+ in tanto fasto, in tanto orgoglio crebbe,
+ ch'esser parea di tutto 'l mondo schiva.
+ Se ne va sola, e non si degnerebbe
+ compagno aver qual più famoso viva:
+ si sdegna a rimembrar che già suo amante
+ abbia Orlando nomato, o Sacripante.
+
+19
+
+ E sopra ogn'altro error via più pentita
+ era del ben che già a Rinaldo volse,
+ troppo parendole essersi avilita,
+ ch'a riguardar sì basso gli occhi volse.
+ Tant'arroganza avendo Amor sentita,
+ più lungamente comportar non volse:
+ dove giacea Medor, si pose al varco,
+ e l'aspettò, posto lo strale all'arco.
+
+20
+
+ Quando Angelica vide il giovinetto
+ languir ferito, assai vicino a morte,
+ che del suo re che giacea senza tetto,
+ più che del proprio mal si dolea forte;
+ insolita pietade in mezzo al petto
+ si sentì entrar per disusate porte,
+ che le fe' il duro cor tenero e molle,
+ e più, quando il suo caso egli narrolle.
+
+21
+
+ E rivocando alla memoria l'arte
+ ch'in India imparò già di chirugia
+ (che par che questo studio in quella parte
+ nobile e degno e di gran laude sia;
+ e senza molto rivoltar di carte,
+ che 'l patre ai figli ereditario il dia),
+ si dispose operar con succo d'erbe,
+ ch'a più matura vita lo riserbe.
+
+22
+
+ E ricordossi che passando avea
+ veduta un'erba in una piaggia amena;
+ fosse dittamo, o fosse panacea,
+ o non so qual, di tal effetto piena,
+ che stagna il sangue, e de la piaga rea
+ leva ogni spasmo e perigliosa pena.
+ La trovò non lontana, e quella colta,
+ dove lasciato avea Medor, diè volta.
+
+23
+
+ Nel ritornar s'incontra in un pastore
+ ch'a cavallo pel bosco ne veniva,
+ cercando una iuvenca, che già fuore
+ duo dì di mandra e senza guardia giva.
+ Seco lo trasse ove perdea il vigore
+ Medor col sangue che del petto usciva;
+ e già n'avea di tanto il terren tinto,
+ ch'era omai presso a rimanere estinto.
+
+24
+
+ Del palafreno Angelica giù scese,
+ e scendere il pastor seco fece anche.
+ Pestò con sassi l'erba, indi la prese,
+ e succo ne cavò fra le man bianche;
+ ne la piaga n'infuse, e ne distese
+ e pel petto e pel ventre e fin a l'anche:
+ e fu di tal virtù questo liquore,
+ che stagnò il sangue, e gli tornò il vigore;
+
+25
+
+ e gli diè forza, che poté salire
+ sopra il cavallo che 'l pastor condusse.
+ Non però volse indi Medor partire
+ prima ch'in terra il suo signor non fusse.
+ E Cloridan col re fe' sepelire;
+ e poi dove a lei piacque si ridusse.
+ Ed ella per pietà ne l'umil case
+ del cortese pastor seco rimase.
+
+26
+
+ Né fin che nol tornasse in sanitade,
+ volea partir: così di lui fe' stima,
+ tanto se intenerì de la pietade
+ che n'ebbe, come in terra il vide prima.
+ Poi vistone i costumi e la beltade,
+ roder si sentì il cor d'ascosa lima;
+ roder si sentì il core, e a poco a poco
+ tutto infiammato d'amoroso fuoco.
+
+27
+
+ Stava il pastore in assai buona e bella
+ stanza, nel bosco infra duo monti piatta,
+ con la moglie e coi figli; ed avea quella
+ tutta di nuovo e poco inanzi fatta.
+ Quivi a Medoro fu per la donzella
+ la piaga in breve a sanità ritratta:
+ ma in minor tempo si sentì maggiore
+ piaga di questa avere ella nel core.
+
+28
+
+ Assai più larga piaga e più profonda
+ nel cor sentì da non veduto strale,
+ che da' begli occhi e da la testa bionda
+ di Medoro aventò l'Arcier c'ha l'ale.
+ Arder si sente, e sempre il fuoco abonda;
+ e più cura l'altrui che 'l proprio male:
+ di sé non cura, e non è ad altro intenta,
+ ch'a risanar chi lei fere e tormenta.
+
+29
+
+ La sua piaga più s'apre e più incrudisce,
+ quanto più l'altra si ristringe e salda.
+ Il giovine si sana: ella languisce
+ di nuova febbre, or agghiacciata, or calda.
+ Di giorno in giorno in lui beltà fiorisce:
+ la misera si strugge, come falda
+ strugger di nieve intempestiva suole,
+ ch'in loco aprico abbia scoperta il sole.
+
+30
+
+ Se di disio non vuol morir, bisogna
+ che senza indugio ella se stessa aiti:
+ e ben le par che di quel ch'essa agogna,
+ non sia tempo aspettar ch'altri la 'nviti.
+ Dunque, rotto ogni freno di vergogna,
+ la lingua ebbe non men che gli occhi arditi:
+ e di quel colpo domandò mercede,
+ che, forse non sapendo, esso le diede.
+
+31
+
+ O conte Orlando, o re di Circassia,
+ vostra inclita virtù, dite, che giova?
+ Vostro alto onor dite in che prezzo sia,
+ o che mercé vostro servir ritruova.
+ Mostratemi una sola cortesia
+ che mai costei v'usasse, o vecchia o nuova,
+ per ricompensa e guidardone e merto
+ di quanto avete già per lei sofferto.
+
+32
+
+ Oh se potessi ritornar mai vivo,
+ quanto ti parria duro, o re Agricane!
+ che già mostrò costei sì averti a schivo
+ con repulse crudeli ed inumane.
+ O Ferraù, o mille altri ch'io non scrivo,
+ ch'avete fatto mille pruove vane
+ per questa ingrata, quanto aspro vi fôra,
+ s'a costu' in braccio voi la vedesse ora!
+
+33
+
+ Angelica a Medor la prima rosa
+ coglier lasciò, non ancor tocca inante:
+ né persona fu mai sì aventurosa,
+ ch'in quel giardin potesse por le piante.
+ Per adombrar, per onestar la cosa,
+ si celebrò con cerimonie sante
+ il matrimonio, ch'auspice ebbe Amore,
+ e pronuba la moglie del pastore.
+
+34
+
+ Fersi le nozze sotto all'umil tetto
+ le più solenni che vi potean farsi;
+ e più d'un mese poi stero a diletto
+ i duo tranquilli amanti a ricrearsi.
+ Più lunge non vedea del giovinetto
+ la donna, né di lui potea saziarsi;
+ né, per mai sempre pendergli dal collo,
+ il suo disir sentia di lui satollo.
+
+35
+
+ Se stava all'ombra o se del tetto usciva,
+ avea dì e notte il bel giovine a lato:
+ matino e sera or questa or quella riva
+ cercando andava, o qualche verde prato:
+ nel mezzo giorno un antro li copriva,
+ forse non men di quel commodo e grato,
+ ch'ebber, fuggendo l'acque, Enea e Dido,
+ de' lor secreti testimonio fido.
+
+36
+
+ Fra piacer tanti, ovunque un arbor dritto
+ vedesse ombrare o fonte o rivo puro,
+ v'avea spillo o coltel subito fitto;
+ così, se v'era alcun sasso men duro:
+ ed era fuori in mille luoghi scritto,
+ e così in casa in altritanti il muro,
+ Angelica e Medoro, in vari modi
+ legati insieme di diversi nodi.
+
+37
+
+ Poi che le parve aver fatto soggiorno
+ quivi più ch'a bastanza, fe' disegno
+ di fare in India del Catai ritorno,
+ e Medor coronar del suo bel regno.
+ Portava al braccio un cerchio d'oro, adorno
+ di ricche gemme, in testimonio e segno
+ del ben che 'l conte Orlando le volea;
+ e portato gran tempo ve l'avea.
+
+38
+
+ Quel donò già Morgana a Ziliante,
+ nel tempo che nel lago ascoso il tenne;
+ ed esso, poi ch'al padre Monodante,
+ per opra e per virtù d'Orlando venne,
+ lo diede a Orlando: Orlando ch'era amante,
+ di porsi al braccio il cerchio d'or sostenne,
+ avendo disegnato di donarlo
+ alla regina sua di ch'io vi parlo.
+
+39
+
+ Non per amor del paladino, quanto
+ perch'era ricco e d'artificio egregio,
+ caro avuto l'avea la donna tanto,
+ che più non si può aver cosa di pregio.
+ Se lo serbò ne l'Isola del pianto,
+ non so già dirvi con che privilegio,
+ là dove esposta al marin mostro nuda
+ fu da la gente inospitale e cruda.
+
+40
+
+ Quivi non si trovando altra mercede
+ ch'al buon pastor ed alla moglie dessi,
+ che serviti gli avea con sì gran fede
+ dal dì che nel suo albergo si fur messi,
+ levò dal braccio il cerchio e gli lo diede,
+ e volse per suo amor che lo tenessi.
+ Indi saliron verso la montagna
+ che divide la Francia da la Spagna.
+
+41
+
+ Dentro a Valenza o dentro a Barcellona
+ per qualche giorno avea pensato porsi,
+ fin che accadesse alcuna nave buona
+ che per Levante apparecchiasse a sciorsi.
+ Videro il mar scoprir sotto a Girona
+ ne lo smontar giù dei montani dorsi;
+ e costeggiando a man sinistra il lito,
+ a Barcellona andar pel camin trito.
+
+42
+
+ Ma non vi giunser prima, ch'un uom pazzo
+ giacer trovato in su l'estreme arene,
+ che, come porco, di loto e di guazzo
+ tutto era brutto e volto e petto e schene.
+ Costui si scagliò lor come cagnazzo
+ ch'assalir forestier subito viene;
+ e diè lor noia, e fu per far lor scorno.
+ Ma di Marfisa a ricontarvi torno.
+
+43
+
+ Di Marfisa, d'Astolfo, d'Aquilante,
+ di Grifone e degli altri io vi vuo' dire,
+ che travagliati, e con la morte inante,
+ mal si poteano incontra il mar schermire:
+ che sempre più superba e più arrogante
+ crescea fortuna le minacce e l'ire;
+ e già durato era tre dì lo sdegno,
+ né di placarsi ancor mostrava segno.
+
+44
+
+ Castello e ballador spezza e fracassa
+ l'onda nimica e 'l vento ognor più fiero:
+ se parte ritta il verno pur ne lassa,
+ la taglia e dona al mar tutta il nocchiero.
+ Chi sta col capo chino in una cassa
+ su la carta appuntando il suo sentiero
+ a lume di lanterna piccolina,
+ e chi col torchio giù ne la sentina.
+
+45
+
+ Un sotto poppe, un altro sotto prora
+ si tiene inanzi l'oriuol da polve:
+ e torna a rivedere ogni mezz'ora
+ quanto è già corso, ed a che via si volve:
+ indi ciascun con la sua carta fuora
+ a mezza nave il suo parer risolve,
+ là dove a un tempo i marinari tutti
+ sono a consiglio dal padron ridutti.
+
+46
+
+ Chi dice: — Sopra Linmissò venuti
+ siamo, per quel ch'io trovo, alle seccagne; —
+ chi: — Di Tripoli appresso i sassi acuti,
+ dove il mar le più volte i legni fragne; —
+ chi dice: — Siamo in Satalia perduti,
+ per cui più d'un nocchier sospira e piagne. —
+ Ciascun secondo il parer suo argomenta,
+ ma tutti ugual timor preme e sgomenta.
+
+47
+
+ Il terzo giorno con maggior dispetto
+ gli assale il vento, e il mar più irato freme;
+ e l'un ne spezza e portane il trinchetto,
+ e 'l timon l'altro, e chi lo volge insieme.
+ Ben è di forte e di marmoreo petto
+ e più duro ch'acciar, ch'ora non teme.
+ Marfisa, che già fu tanto sicura,
+ non negò che quel giorno ebbe paura.
+
+48
+
+ Al monte Sinaì fu peregrino,
+ a Gallizia promesso, a Cipro, a Roma,
+ al Sepolcro, alla Vergine d'Ettino,
+ e se celebre luogo altro si noma.
+ Sul mare intanto, e spesso al ciel vicino
+ l'afflitto e conquassato legno toma,
+ di cui per men travaglio avea il padrone
+ fatto l'arbor tagliar de l'artimone.
+
+49
+
+ E colli e casse e ciò che v'è di grave
+ gitta da prora e da poppe e da sponde;
+ e fa tutte sgombrar camere e giave,
+ e dar le ricche merci all'avide onde.
+ Altri attende alle trombe, e a tor di nave
+ l'acque importune, e il mar nel mar rifonde;
+ soccorre altri in sentina, ovunque appare
+ legno da legno aver sdrucito il mare.
+
+50
+
+ Stero in questo travaglio, in questa pena
+ ben quattro giorni, e non avean più schermo;
+ e n'avria avuto il mar vittoria piena,
+ poco più che 'l furor tenesse fermo:
+ ma diede speme lor d'aria serena
+ la disiata luce di santo Ermo,
+ ch'in prua s'una cocchina a por si venne;
+ che più non v'erano arbori né antenne.
+
+51
+
+ Veduto fiammeggiar la bella face,
+ s'inginocchiaro tutti i naviganti,
+ e domandaro il mar tranquillo e pace
+ con umidi occhi e con voci tremanti.
+ La tempesta crudel, che pertinace
+ fu sin allora, non andò più inanti:
+ Maestro e Traversia più non molesta,
+ e sol del mar tiràn Libecchio resta.
+
+52
+
+ Questo resta sul mar tanto possente,
+ e da la negra bocca in modo esala,
+ ed è con lui sì il rapido corrente
+ de l'agitato mar ch'in fretta cala,
+ che porta il legno più velocemente,
+ che pelegrin falcon mai facesse ala,
+ con timor del nocchier ch'al fin del mondo
+ non lo trasporti, o rompa, o cacci al fondo.
+
+53
+
+ Rimedio a questo il buon nocchier ritruova,
+ che commanda gittar per poppa spere,
+ e caluma la gomona, e fa pruova
+ di duo terzi del corso ritenere.
+ Questo consiglio, e più l'augurio giova
+ di chi avea acceso in proda le lumiere:
+ questo il legno salvò che peria forse,
+ e fe' ch'in alto mar sicuro corse.
+
+54
+
+ Nel golfo di Laiazzo invêr Soria
+ sopra una gran città si trovò sorto,
+ e sì vicino al lito, che scopria
+ l'uno e l'altro castel che serra il porto.
+ Come il padron s'accorse de la via
+ che fatto avea, ritornò in viso smorto;
+ che né porto pigliar quivi volea,
+ né stare in alto, né fuggir potea.
+
+55
+
+ Né potea stare in alto, né fuggire,
+ che gli arbori e l'antenne avea perdute:
+ eran tavole e travi pel ferire
+ del mar, sdrucite, macere e sbattute.
+ E 'l pigliar porto era un voler morire,
+ o perpetuo legarsi in servitute;
+ che riman serva ogni persona, o morta,
+ che quivi errore o ria fortuna porta.
+
+56
+
+ E 'l stare in dubbio era con gran periglio
+ che non salisser genti de la terra
+ con legni armati, e al suo desson di piglio,
+ mal atto a star sul mar, non ch'a far guerra.
+ Mentre il padron non sa pigliar consiglio,
+ fu domandato da quel d'Inghilterra,
+ chi gli tenea sì l'animo suspeso,
+ e perché già non avea il porto preso.
+
+57
+
+ Il padron narrò lui che quella riva
+ tutta tenean le femine omicide,
+ di quai l'antiqua legge ognun ch'arriva
+ in perpetuo tien servo, o che l'uccide;
+ e questa sorte solamente schiva
+ chi nel campo dieci uomini conquide,
+ e poi la notte può assaggiar nel letto
+ diece donzelle con carnal diletto.
+
+58
+
+ E se la prima pruova gli vien fatta,
+ e non fornisca la seconda poi,
+ egli vien morto, e chi è con lui si tratta
+ da zappatore o da guardian di buoi.
+ Se di far l'uno e l'altro è persona atta,
+ impetra libertade a tutti i suoi;
+ a sé non già, c'ha da restar marito
+ di diece donne, elette a suo appetito.
+
+59
+
+ Non poté udire Astolfo senza risa
+ de la vicina terra il rito strano.
+ Sopravien Sansonetto, e poi Marfisa,
+ indi Aquilante, e seco il suo germano.
+ Il padron parimente lor divisa
+ la causa che dal porto il tien lontano:
+ — Voglio (dicea) che inanzi il mar m'affoghi,
+ ch'io senta mai di servitude i gioghi. —
+
+60
+
+ Del parer del padrone i marinari
+ e tutti gli altri naviganti furo;
+ ma Marfisa e' compagni eran contrari,
+ che, più che l'acque, il lito avean sicuro.
+ Via più il vedersi intorno irati i mari,
+ che centomila spade, era lor duro.
+ Parea lor questo e ciascun altro loco
+ dov'arme usar potean, da temer poco.
+
+61
+
+ Bramavano i guerrier venire a proda,
+ ma con maggior baldanza il duca inglese;
+ che sa, come del corno il rumor s'oda,
+ sgombrar d'intorno si farà il paese.
+ Pigliare il porto l'una parte loda,
+ e l'altra il biasma, e sono alle contese;
+ ma la più forte in guisa il padron stringe,
+ ch'al porto, suo malgrado, il legno spinge.
+
+62
+
+ Già, quando prima s'erano alla vista
+ de la città crudel sul mar scoperti,
+ veduto aveano una galea provista
+ di molta ciurma e di nochieri esperti
+ venire al dritto a ritrovar la trista
+ nave, confusa di consigli incerti;
+ che, l'alta prora alle sua poppe basse
+ legando, fuor de l'empio mar la trasse.
+
+63
+
+ Entrar nel porto remorchiando, e a forza
+ di remi più che per favor di vele;
+ però che l'alternar di poggia e d'orza
+ avea levato il vento lor crudele.
+ Intanto ripigliar la dura scorza
+ i cavallieri e il brando lor fedele;
+ ed al padrone ed a ciascun che teme
+ non cessan dar con lor conforti speme.
+
+64
+
+ Fatto è 'l porto a sembianza d'una luna,
+ e gira più di quattro miglia intorno:
+ seicento passi è in bocca, ed in ciascuna
+ parte una rocca ha nel finir del corno.
+ Non teme alcuno assalto di fortuna,
+ se non quando gli vien dal mezzogiorno.
+ A guisa di teatro se gli stende
+ la città a cerco, e verso il poggio ascende.
+
+65
+
+ Non fu quivi sì tosto il legno sorto
+ (già l'aviso era per tutta la terra),
+ che fur seimila femine sul porto,
+ con gli archi in mano, in abito di guerra;
+ e per tor de la fuga ogni conforto,
+ tra l'una rocca e l'altra il mar si serra:
+ da navi e da catene fu rinchiuso,
+ che tenean sempre istrutte a cotal uso.
+
+66
+
+ Una che d'anni alla Cumea d'Apollo
+ poté uguagliarsi e alla madre d'Ettorre,
+ fe' chiamare il padrone, e domandollo
+ se si volean lasciar la vita torre,
+ o se voleano pur al giogo il collo,
+ secondo la costuma, sottoporre.
+ Degli dua l'uno aveano a torre: o quivi
+ tutti morire, o rimaner captivi.
+
+67
+
+ — Gli è ver (dicea) che s'uom si ritrovasse
+ tra voi così animoso e così forte,
+ che contra dieci nostri uomini osasse
+ prender battaglia, e desse lor la morte,
+ e far con diece femine bastasse
+ per una notte ufficio di consorte;
+ egli si rimarria principe nostro,
+ e gir voi ne potreste al camin vostro.
+
+68
+
+ E sarà in vostro arbitrio il restar anco,
+ vogliate o tutti o parte; ma con patto,
+ che chi vorrà restare, e restar franco,
+ marito sia per diece femine atto.
+ Ma quando il guerrier vostro possa manco
+ dei dieci che gli fian nimici a un tratto,
+ o la seconda pruova non fornisca,
+ vogliàn voi siate schiavi, egli perisca. —
+
+69
+
+ Dove la vecchia ritrovar timore
+ credea nei cavallier, trovò baldanza;
+ che ciascun si tenea tal feritore,
+ che fornir l'uno e l'altro avea speranza:
+ ed a Marfisa non mancava il core,
+ ben che mal atta alla seconda danza;
+ ma dove non l'aitasse la natura,
+ con la spada supplir stava sicura.
+
+70
+
+ Al padron fu commessa la risposta,
+ prima conchiusa per commun consiglio:
+ ch'avean chi lor potria di sé a lor posta
+ ne la piazza e nel letto far periglio.
+ Levan l'offese, ed il nocchier s'accosta,
+ getta la fune e le fa dar di piglio;
+ e fa acconciare il ponte, onde i guerrieri
+ escono armati, e tranno i lor destrieri.
+
+71
+
+ E quindi van per mezzo la cittade,
+ e vi ritruovan le donzelle altiere,
+ succinte cavalcar per le contrade,
+ ed in piazza armeggiar come guerriere.
+ Né calciar quivi spron, né cinger spade,
+ né cosa d'arme puoi gli uomini avere,
+ se non dieci alla volta, per rispetto
+ de l'antiqua costuma ch'io v'ho detto.
+
+72
+
+ Tutti gli altri alla spola, all'aco, al fuso,
+ al pettine ed all'aspo sono intenti,
+ con vesti feminil che vanno giuso
+ insin al piè, che gli fa molli e lenti.
+ Si tengono in catena alcuni ad uso
+ d'arar la terra o di guardar gli armenti.
+ Son pochi i maschi, e non son ben, per mille
+ femine, cento, fra cittadi e ville.
+
+73
+
+ Volendo tôrre i cavallieri a sorte
+ chi di lor debba, per commune scampo
+ l'una decina in piazza porre a morte,
+ e poi l'altra ferir ne l'altro campo;
+ non disegnavan di Marfisa forte,
+ stimando che trovar dovesse inciampo
+ ne la seconda giostra de la sera,
+ ch'ad averne vittoria abil non era.
+
+74
+
+ Ma con gli altri esser volse ella sortita:
+ or sopra lei la sorte in somma cade.
+ Ella dicea: — Prima v'ho a por la vita,
+ che v'abbiate a por voi la libertade;
+ ma questa spada (e lor la spada addita,
+ che cinta avea) vi do per securtade
+ ch'io vi sciorrò tutti gl'intrichi al modo
+ che fe' Alessandro il gordiano nodo.
+
+75
+
+ Non vuo' mai più che forestier si lagni
+ di questa terra, fin che 'l mondo dura. —
+ Così disse; e non potero i compagni
+ torle quel che le dava sua aventura.
+ Dunque, o ch'in tutto perda, o lor guadagni
+ la libertà, le lasciano la cura.
+ Ella di piastre già guernita e maglia,
+ s'appresentò nel campo alla battaglia.
+
+76
+
+ Gira una piazza al sommo de la terra,
+ di gradi a seder atti intorno chiusa;
+ che solamente a giostre, a simil guerra,
+ a cacce, a lotte, e non ad altro s'usa:
+ quattro porte ha di bronzo, onde si serra.
+ Quivi la moltitudine confusa
+ de l'armigere femine si trasse;
+ e poi fu detto a Marfisa ch'entrasse.
+
+77
+
+ Entrò Marfisa s'un destrier leardo,
+ tutto sparso di macchie e di rotelle,
+ di piccol capo e d'animoso sguardo,
+ d'andar superbo e di fattezze belle.
+ Pel maggiore e più vago e più gagliardo,
+ di mille che n'avea con briglie e selle,
+ scelse in Damasco, e realmente ornollo,
+ ed a Marfisa Norandin donollo.
+
+78
+
+ Da mezzogiorno e da la porta d'austro
+ entrò Marfisa; e non vi stette guari,
+ ch'appropinquare e risonar pel claustro
+ udì di trombe acuti suoni e chiari:
+ e vide poi di verso il freddo plaustro
+ entrar nel campo i dieci suoi contrari.
+ Il primo cavallier ch'apparve inante,
+ di valer tutto il resto avea sembiante.
+
+79
+
+ Quel venne in piazza sopra un gran destriero,
+ che, fuor ch'in fronte e nel piè dietro manco,
+ era, più che mai corbo, oscuro e nero:
+ nel piè e nel capo avea alcun pelo bianco.
+ Del color del cavallo il cavalliero
+ vestito, volea dir che, come manco
+ del chiaro era l'oscuro, era altretanto
+ il riso in lui verso l'oscuro pianto.
+
+80
+
+ Dato che fu de la battaglia il segno,
+ nove guerrier l'aste chinaro a un tratto:
+ ma quel dal nero ebbe il vantaggio a sdegno;
+ si ritirò, né di giostrar fece atto.
+ Vuol ch'alle leggi inanzi di quel regno,
+ ch'alla sua cortesia, sia contrafatto.
+ Si tra' da parte e sta a veder le pruove
+ ch'una sola asta farà contra a nove.
+
+81
+
+ Il destrier, ch'avea andar trito e soave,
+ portò all'incontro la donzella in fretta,
+ che nel corso arrestò lancia sì grave,
+ che quattro uomini avriano a pena retta.
+ L'avea pur dianzi al dismontar di nave
+ per la più salda in molte antenne eletta.
+ Il fier sembiante con ch'ella si mosse,
+ mille facce imbiancò, mille cor scosse.
+
+82
+
+ Aperse al primo che trovò sì il petto,
+ che fôra assai che fosse stato nudo:
+ gli passò la corazza e il soprapetto,
+ ma prima un ben ferrato e grosso scudo.
+ Dietro le spalle un braccio il ferro netto
+ si vide uscir: tanto fu il colpo crudo.
+ Quel fitto ne la lancia a dietro lassa,
+ e sopra gli altri a tutta briglia passa.
+
+83
+
+ E diede d'urto a chi venìa secondo,
+ ed a chi terzo sì terribil botta,
+ che rotto ne la schiena uscir del mondo
+ fe' l'uno e l'altro, e de la sella a un'otta;
+ sì duro fu l'incontro e di tal pondo,
+ sì stretta insieme ne venìa la frotta.
+ Ho veduto bombarde a quella guisa
+ le squadre aprir, che fe' lo stuol Marfisa.
+
+84
+
+ Sopra di lei più lance rotte furo;
+ ma tanto a quelli colpi ella si mosse,
+ quanto nel giuoco de le cacce un muro
+ si muova a' colpi de le palle grosse.
+ L'usbergo suo di tempra era sì duro,
+ che non gli potean contra le percosse;
+ e per incanto al fuoco de l'Inferno
+ cotto, e temprato all'acque fu d'Averno.
+
+85
+
+ Al fin del campo il destrier tenne e volse,
+ e fermò alquanto: e in fretta poi lo spinse
+ incontra gli altri, e sbarragliolli e sciolse,
+ e di lor sangue insin all'elsa tinse.
+ All'uno il capo, all'altro il braccio tolse;
+ e un altro in guisa con la spada cinse,
+ che 'l petto in terra andò col capo ed ambe
+ le braccia, e in sella il ventre era e le gambe.
+
+86
+
+ Lo partì, dico, per dritta misura,
+ de le coste e de l'anche alle confine,
+ e lo fe' rimaner mezza figura,
+ qual dinanzi all'imagini divine,
+ poste d'argento, e più di cera pura
+ son da genti lontane e da vicine,
+ ch'a ringraziarle e sciorre il voto vanno
+ de le domande pie ch'ottenute hanno.
+
+87
+
+ Ad uno che fuggia, dietro si mise,
+ né fu a mezzo la piazza, che lo giunse;
+ e 'l capo e 'l collo in modo gli divise,
+ che medico mai più non lo raggiunse.
+ In somma tutti un dopo l'altro uccise,
+ o ferì sì ch'ogni vigor n'emunse;
+ e fu sicura che levar di terra
+ mai più non si potrian per farle guerra.
+
+88
+
+ Stato era il cavallier sempre in un canto,
+ che la decina in piazza avea condutta;
+ però che contra un solo andar con tanto
+ vantaggio opra gli parve iniqua e brutta.
+ Or che per una man torsi da canto
+ vide sì tosto la compagna tutta,
+ per dimostrar che la tardanza fosse
+ cortesia stata e non timor, si mosse.
+
+89
+
+ Con man fe' cenno di volere, inanti
+ che facesse altro, alcuna cosa dire;
+ e non pensando in sì viril sembianti
+ che s'avesse una vergine a coprire,
+ le disse; — Cavalliero, omai di tanti
+ esser déi stanco, c'hai fatto morire;
+ e s'io volessi, più di quel che sei,
+ stancarti ancor, discortesia farei.
+
+90
+
+ Che ti risposi in sino al giorno nuovo,
+ e doman torni in campo, ti concedo.
+ Non mi fia onor se teco oggi mi pruovo,
+ che travagliato e lasso esser ti credo. —
+ — Il travagliare in arme non m'è nuovo,
+ né per sì poco alla fatica cedo
+ (disse Marfisa); e spero ch'a tuo costo
+ io ti farò di questo aveder tosto.
+
+91
+
+ De la cortese offerta ti ringrazio,
+ ma riposare ancor non mi bisogna;
+ e ci avanza del giorno tanto spazio,
+ ch'a porlo tutto in ozio è pur vergogna. —
+ Rispose il cavallier: — Fuss'io sì sazio
+ d'ogn'altra cosa che 'l mio core agogna,
+ come t'ho in questo da saziar; ma vedi
+ che non ti manchi il dì più che non credi. —
+
+92
+
+ Così disse egli, e fe' portare in fretta
+ due grosse lance, anzi due gravi antenne;
+ ed a Marfisa dar ne fe' l'eletta:
+ tolse l'altra per sé, ch'indietro venne.
+ Già sono in punto, ed altro non s'aspetta
+ ch'un alto suon che lor la giostra accenne.
+ Ecco la terra e l'aria e il mar rimbomba
+ nel mover loro al primo suon di tromba.
+
+93
+
+ Trar fiato, bocca aprir, o battere occhi
+ non si vedea de' riguardanti alcuno:
+ tanto a mirare a chi la palma tocchi
+ dei duo campioni, intento era ciascuno.
+ Marfisa, acciò che de l'arcion trabocchi,
+ sì che mai non si levi, il guerrier bruno,
+ drizza la lancia; e il guerrier bruno forte
+ studia non men di por Marfisa a morte.
+
+94
+
+ Le lance ambe di secco e suttil salce,
+ non di cerro sembrar grosso ed acerbo,
+ così n'andaro in tronchi fin al calce;
+ e l'incontro ai destrier fu sì superbo,
+ che parimente parve da una falce
+ de le gambe esser lor tronco ogni nerbo.
+ Cadero ambi ugualmente; ma i campioni
+ fur presti a disbrigarsi dagli arcioni.
+
+95
+
+ A mille cavallieri alla sua vita
+ al primo incontro avea la sella tolta
+ Marfisa, ed ella mai non n'era uscita;
+ e n'uscì, come udite, a questa volta.
+ Del caso strano non pur sbigottita,
+ ma quasi fu per rimanerne stolta.
+ Parve anco strano al cavallier dal nero,
+ che non solea cader già di leggiero.
+
+96
+
+ Tocca avean nel cader la terra a pena,
+ che furo in piedi e rinovar l'assalto.
+ Tagli e punte a furor quivi si mena,
+ quivi ripara or scudo, or lama, or salto.
+ Vada la botta vota o vada piena,
+ l'aria ne stride e ne risuona in alto.
+ Quelli elmi, quelli usberghi, quelli scudi
+ mostrar ch'erano saldi più ch'incudi.
+
+97
+
+ Se de l'aspra donzella il braccio è grave,
+ né quel del cavallier nimico è lieve.
+ Ben la misura ugual l'un da l'altro have:
+ quanto a punto l'un dà, tanto riceve.
+ Chi vol due fiere audaci anime brave,
+ cercar più là di queste due non deve,
+ né cercar più destrezza né più possa;
+ che n'han tra lor quanto più aver si possa.
+
+98
+
+ Le donne, che gran pezzo mirato hanno
+ continuar tante percosse orrende,
+ e che nei cavallier segno d'affanno
+ e di stanchezza ancor non si comprende;
+ dei duo miglior guerrier lode lor danno,
+ che sien tra quanto il mar sua braccia estende.
+ Par lor che, se non fosser più che forti,
+ esser dovrian sol del travaglio morti.
+
+99
+
+ Ragionando tra sé, dicea Marfisa:
+ — Buon fu per me, che costui non si mosse;
+ ch'andava a risco di restarne uccisa,
+ se dianzi stato coi compagni fosse,
+ quando io mi truovo a pena a questa guisa
+ di potergli star contra alle percosse. —
+ Così dice Marfisa; e tuttavolta
+ non resta di menar la spada in volta.
+
+100
+
+ — Buon fu per me (dicea quell'altro ancora),
+ che riposar costui non ho lasciato.
+ Difender me ne posso a fatica ora
+ che de la prima pugna è travagliato.
+ Se fin al nuovo dì facea dimora
+ a ripigliar vigor, che saria stato?
+ Ventura ebbi io, quanto più possa aversi,
+ che non volesse tor quel ch'io gli offersi. —
+
+101
+
+ La battaglia durò fin alla sera,
+ né chi avesse anco il meglio era palese;
+ né l'un né l'altro più senza lumiera
+ saputo avria come schivar l'offese.
+ Giunta la notte, all'inclita guerriera
+ fu primo a dir il cavallier cortese:
+ — Che faren, poi che con ugual fortuna
+ n'ha sopragiunti la notte importuna?
+
+102
+
+ Meglio mi par che 'l viver tuo prolunghi
+ almeno insino a tanto che s'aggiorni.
+ Io non posso concederti che aggiunghi
+ fuor ch'una notte picciola ai tua giorni.
+ E di ciò che non gli abbi aver più lunghi,
+ la colpa sopra me non vuo' che torni:
+ torni pur sopra alla spietata legge
+ del sesso feminil che 'l loco regge.
+
+103
+
+ Se di te duolmi e di quest'altri tuoi,
+ lo sa colui che nulla cosa ha oscura.
+ Con tuoi compagni star meco tu puoi:
+ con altri non avrai stanza sicura;
+ perché la turba, a cu' i mariti suoi
+ oggi uccisi hai, già contra te congiura.
+ Ciascun di questi a cui dato hai la morte,
+ era di diece femine consorte.
+
+104
+
+ Del danno c'han da te ricevut'oggi,
+ disian novanta femine vendetta:
+ sì che se meco ad albergar non poggi,
+ questa notte assalito esser t'aspetta. —
+ Disse Marfisa: — Accetto che m'alloggi,
+ con sicurtà che non sia men perfetta
+ in te la fede e la bontà del core,
+ che sia l'ardire e il corporal valore.
+
+105
+
+ Ma che t'incresca che m'abbi ad uccidere,
+ ben ti può increscere anco del contrario.
+ Fin qui non credo che l'abbi da ridere,
+ perch'io sia men di te duro avversario.
+ O la pugna seguir vogli o dividere,
+ o farla all'uno o all'altro luminario,
+ ad ogni cenno pronta tu m'avrai,
+ e come ed ogni volta che vorrai. —
+
+106
+
+ Così fu differita la tenzone
+ fin che di Gange uscisse il nuovo albore,
+ e si restò senza conclusione
+ chi d'essi duo guerrier fosse il migliore.
+ Ad Aquilante venne ed a Grifone
+ e così agli altri il liberal signore,
+ e li pregò che fin al nuovo giorno
+ piacesse lor di far seco soggiorno.
+
+107
+
+ Tenner lo 'nvito senza alcun sospetto:
+ indi, a splendor de bianchi torchi ardenti,
+ tutti saliro ov'era un real tetto,
+ distinto in molti adorni alloggiamenti.
+ Stupefatti al levarsi de l'elmetto,
+ mirandosi, restaro i combattenti;
+ che 'l cavallier, per quanto apparea fuora,
+ non eccedeva i diciotto anni ancora.
+
+108
+
+ Si maraviglia la donzella, come
+ in arme tanto un giovinetto vaglia;
+ si maraviglia l'altro, ch'alle chiome
+ s'avede con chi avea fatto battaglia:
+ e si domandan l'un con l'altro il nome,
+ e tal debito tosto si ragguaglia.
+ Ma come si nomasse il giovinetto,
+ ne l'altro canto ad ascoltar v'aspetto.
+
+
+
+
+CANTO VENTESIMO
+
+
+1
+
+ Le donne antique hanno mirabil cose
+ fatto ne l'arme e ne le sacre muse;
+ e di lor opre belle e gloriose
+ gran lume in tutto il mondo si diffuse.
+ Arpalice e Camilla son famose,
+ perché in battaglia erano esperte ed use;
+ Safo e Corinna, perché furon dotte,
+ splendono illustri, e mai non veggon notte.
+
+2
+
+ Le donne son venute in eccellenza
+ Di ciascun'arte ove hanno posto cura;
+ e qualunque all'istorie abbia avvertenza,
+ ne sente ancor la fama non oscura.
+ Se 'l mondo n'è gran tempo stato senza,
+ non però sempre il mal influsso dura;
+ e forse ascosi han lor debiti onori
+ l'invidia o il non saper degli scrittori.
+
+3
+
+ Ben mi par di veder ch'al secol nostro
+ tanta virtù fra belle donne emerga,
+ che può dare opra a carte ed ad inchiostro,
+ perché nei futuri anni si disperga,
+ e perché, odiose lingue, il mal dir vostro
+ con vostra eterna infamia si sommerga:
+ e le lor lode appariranno in guisa,
+ che di gran lunga avanzeran Marfisa.
+
+4
+
+ Or pur tornando a lei, questa donzella
+ al cavallier che l'usò cortesia,
+ de l'esser suo non niega dar novella,
+ quando esso a lei voglia contar chi sia.
+ Sbrigossi tosto del suo debito ella:
+ tanto il nome di lui saper disia.
+ — Io son (disse) Marfisa: — e fu assai questo;
+ che si sapea per tutto 'l mondo il resto.
+
+5
+
+ L'altro comincia, poi che tocca a lui,
+ con più proemio a darle di sé conto,
+ dicendo: — Io credo che ciascun di vui
+ abbia de la mia stirpe il nome in pronto;
+ che non pur Francia e Spagna e i vicin sui,
+ ma l'India, l'Etiopia e il freddo Ponto
+ han chiara cognizion di Chiaramonte,
+ onde uscì il cavallier ch'uccise Almonte,
+
+6
+
+ quel ch'a Chiariello e al re Mambrino
+ diede la morte, e il regno lor disfece.
+ Di questo sangue, dove ne l'Eusino
+ l'Istro ne vien con otto corna o diece,
+ al duca Amone, il qual già peregrino
+ vi capitò, la madre mia mi fece:
+ e l'anno è ormai ch'io la lasciai dolente,
+ per gire in Francia a ritrovar mia gente.
+
+7
+
+ Ma non potei finire il mio viaggio,
+ che qua mi spinse un tempestoso Noto.
+ Son dieci mesi o più che stanza v'aggio,
+ che tutti i giorni e tutte l'ore noto.
+ Nominato son io Guidon Selvaggio,
+ di poca pruova ancora e poco noto.
+ Uccisi qui Argilon da Melibea
+ con dieci cavallier che seco avea.
+
+8
+
+ Feci la pruova ancor de le donzelle:
+ così n'ho diece a' miei piaceri allato;
+ ed alla scelta mia son le più belle,
+ e son le più gentil di questo stato.
+ E queste reggo e tutte l'altre; ch'elle
+ di sé m'hanno governo e scettro dato:
+ così daranno a qualunque altro arrida
+ Fortuna sì, che la decina ancida. —
+
+9
+
+ I cavallier domandano a Guidone,
+ com'ha sì pochi maschi il tenitoro;
+ e s'alle moglie hanno suggezione,
+ come esse l'han negli altri lochi a loro.
+ Disse Guidon: — Più volte la cagione
+ udita n'ho da poi che qui dimoro;
+ e vi sarà, secondo ch'io l'ho udita,
+ da me, poi che v'aggrada, riferita.
+
+10
+
+ Al tempo che tornar dopo anni venti
+ da Troia i Greci (che durò l'assedio
+ dieci, e dieci altri da contrari venti
+ furo agitati in mar con troppo tedio),
+ trovar che le lor donne agli tormenti
+ di tanta assenza avean preso rimedio:
+ tutte s'avean gioveni amanti eletti,
+ per non si raffreddar sole nei letti.
+
+11
+
+ Le case lor trovaro i Greci piene
+ de l'altrui figli; e per parer commune
+ perdonano alle mogli, che san bene
+ che tanto non potean viver digiune:
+ ma ai figli degli adulteri conviene
+ altrove procacciarsi altre fortune;
+ che tolerar non vogliono i mariti
+ che più alle spese lor sieno notriti.
+
+12
+
+ Sono altri esposti, altri tenuti occulti
+ da le lor madri e sostenuti in vita.
+ In vane squadre quei ch'erano adulti
+ feron, chi qua chi là, tutti partita.
+ Per altri l'arme son, per altri culti
+ gli studi e l'arti; altri la terra trita;
+ serve altri in corte; altri è guardian di gregge,
+ come piace a colei che qua giù regge.
+
+13
+
+ Partì fra gli altri un giovinetto, figlio
+ di Clitemnestra, la crudel regina,
+ di diciotto anni, fresco come un giglio,
+ o rosa colta allor di su la spina.
+ Questi, armato un suo legno, a dar di piglio
+ si pose e a depredar per la marina
+ in compagnia di cento giovinetti
+ del tempo suo, per tutta Grecia eletti.
+
+14
+
+ I Cretesi, in quel tempo che cacciato
+ il crudo Idomeneo del regno aveano,
+ e per assicurarsi il nuovo stato,
+ d'uomini e d'arme adunazion faceano;
+ fero con bon stipendio lor soldato
+ Falanto (così al giovine diceano),
+ e lui con tutti quei che seco avea,
+ poser per guardia alla città Dictea.
+
+15
+
+ Fra cento alme città ch'erano in Creta,
+ Dictea più ricca e più piacevol era,
+ di belle donne ed amorose lieta,
+ lieta di giochi da matino a sera:
+ e com'era ogni tempo consueta
+ d'accarezzar la gente forestiera,
+ fe' a costor sì, che molto non rimase
+ a fargli anco signor de le lor case.
+
+16
+
+ Eran gioveni tutti e belli affatto
+ (che 'l fior di Grecia avea Falanto eletto):
+ sì ch'alle belle donne, al primo tratto
+ che v'apparir, trassero i cor del petto.
+ Poi che non men che belli, ancora in fatto
+ si dimostrar buoni e gagliardi al letto,
+ si fero ad esse in pochi dì sì grati,
+ che sopra ogn'altro ben n'erano amati.
+
+17
+
+ Finita che d'accordo è poi la guerra
+ per cui stato Falanto era condutto,
+ e lo stipendio militar si serra,
+ sì che non v'hanno i gioveni più frutto,
+ e per questo lasciar voglion la terra;
+ fan le donne di Creta maggior lutto,
+ e per ciò versan più dirotti pianti,
+ che se i lor padri avesson morti avanti.
+
+18
+
+ Da le lor donne i gioveni assai foro,
+ ciascun per sé, di rimaner pregati:
+ né volendo restare, esse con loro
+ n'andar, lasciando e padri e figli e frati,
+ di ricche gemme e di gran summa d'oro
+ avendo i lor dimestici spogliati;
+ che la pratica fu tanto secreta,
+ che non sentì la fuga uomo di Creta.
+
+19
+
+ Sì fu propizio il vento, sì fu l'ora
+ commoda, che Falanto a fuggir colse,
+ che molte miglia erano usciti fuora,
+ quando del danno suo Creta si dolse.
+ Poi questa spiaggia, inabitata allora,
+ trascorsi per fortuna li raccolse.
+ Qui si posaro, e qui sicuri tutti
+ meglio del furto lor videro i frutti.
+
+20
+
+ Questa lor fu per dieci giorni stanza
+ di piaceri amorosi tutta piena.
+ Ma come spesso avvien, che l'abondanza
+ seco in cor giovenil fastidio mena,
+ tutti d'accordo fur di restar sanza
+ femine, e liberarsi di tal pena;
+ che non è soma da portar sì grave,
+ come aver donna, quando a noia s'have.
+
+21
+
+ Essi che di guadagno e di rapine
+ eran bramosi, e di dispendio parchi,
+ vider ch'a pascer tante concubine,
+ d'altro che d'aste avean bisogno e d'archi:
+ sì che sole lasciar qui le meschine,
+ e se n'andar di lor ricchezze carchi
+ là dove in Puglia in ripa al mar poi sento
+ ch'edificar la terra di Tarento.
+
+22
+
+ Le donne, che si videro tradite
+ dai loro amanti in che più fede aveano,
+ restar per alcun dì sì sbigottite,
+ che statue immote in lito al mar pareano.
+ Visto poi che da gridi e da infinite
+ lacrime alcun profitto non traeano,
+ a pensar cominciaro e ad aver cura
+ come aiutarsi in tanta lor sciagura.
+
+23
+
+ E proponendo in mezzo i lor pareri,
+ altre diceano: in Creta è da tornarsi;
+ e più tosto all'arbitrio de' severi
+ padri e d'offesi lor mariti darsi,
+ che nei deserti liti e boschi fieri,
+ di disagio e di fame consumarsi.
+ Altre dicean che lor saria più onesto
+ affogarsi nel mar, che mai far questo;
+
+24
+
+ e che manco mal era meretrici
+ andar pel mondo, andar mendiche o schiave,
+ che se stesse offerire agli supplici
+ di ch'eran degne l'opere lor prave.
+ Questi e simil partiti le infelici
+ si proponean, ciascun più duro e grave.
+ Tra loro al fine una Orontea levosse,
+ ch'origine traea dal re Minosse;
+
+25
+
+ la più gioven de l'artre e la più bella
+ e la più accorta, e ch'avea meno errato:
+ amato avea Falanto, e a lui pulzella
+ datasi, e per lui il padre avea lasciato.
+ Costei mostrando in viso ed in favella
+ il magnanimo cor d'ira infiammato,
+ redarguendo di tutte altre il detto,
+ suo parer disse, e fe' seguirne effetto.
+
+26
+
+ Di questa terra a lei non parve torsi,
+ che conobbe feconda e d'aria sana,
+ e di limpidi fiumi aver discorsi,
+ di selve opaca, e la più parte piana;
+ con porti e foci, ove dal mar ricorsi
+ per ria fortuna avea la gente estrana,
+ ch'or d'Africa portava, ora d'Egitto
+ cose diverse e necessarie al vitto.
+
+27
+
+ Qui parve a lei fermarsi, e far vendetta
+ del viril sesso che le avea sì offese:
+ vuol ch'ogni nave, che da venti astretta
+ a pigliar venga porto in suo paese,
+ a sacco, a sangue, a fuoco al fin si metta;
+ né de la vita a un sol si sia cortese.
+ Così fu detto e così fu concluso,
+ e fu fatta la legge e messa in uso.
+
+28
+
+ Come turbar l'aria sentiano, armate
+ le femine correan su la marina,
+ da l'implacabile Orontea guidate,
+ che diè lor legge e si fe' lor regina:
+ e de le navi ai liti lor cacciate
+ faceano incendi orribili e rapina,
+ uom non lasciando vivo, che novella
+ dar ne potesse o in questa parte o in quella.
+
+29
+
+ Così solinghe vissero qualch'anno
+ aspre nimiche del sesso virile:
+ ma conobbero poi, che 'l proprio danno
+ procaccierian, se non mutavan stile;
+ che se di lor propagine non fanno,
+ sarà lor legge in breve irrita e vile,
+ e mancherà con l'infecondo regno,
+ dove di farla eterna era il disegno.
+
+30
+
+ Sì che, temprando il suo rigore un poco
+ scelsero, in spazio di quattro anni interi,
+ di quanti capitaro in questo loco
+ dieci belli e gagliardi cavallieri,
+ che per durar ne l'amoroso gioco
+ contr'esse cento fosser buon guerrieri.
+ Esse in tutto eran cento; e statuito
+ ad ogni lor decina fu un marito.
+
+31
+
+ Prima ne fur decapitati molti
+ che riusciro al paragon mal forti.
+ Or questi dieci a buona pruova tolti,
+ del letto e del governo ebbon consorti;
+ facendo lor giurar che, se più colti
+ altri uomini verriano in questi porti,
+ essi sarian che, spenta ogni pietade,
+ li porriano ugualmente a fil di spade.
+
+32
+
+ Ad ingrossare, ed a figliar appresso
+ le donne, indi a temere incominciaro
+ che tanti nascerian del viril sesso,
+ che contra lor non avrian poi riparo;
+ e al fine in man degli uomini rimesso
+ saria il governo ch'elle avean sì caro:
+ sì ch'ordinar, mentre eran gli anni imbelli,
+ far sì, che mai non fosson lor ribelli.
+
+33
+
+ Acciò il sesso viril non le soggioghi,
+ uno ogni madre vuol la legge orrenda,
+ che tenga seco; gli altri, o li suffoghi,
+ o fuor del regno li permuti o venda.
+ Ne mandano per questo in vari luoghi:
+ e a chi gli porta dicono che prenda
+ femine, se a baratto aver ne puote;
+ se non, non torni almen con le man vote.
+
+34
+
+ Né uno ancora alleverian, se senza
+ potesson fare, e mantenere il gregge.
+ Questa è quanta pietà, quanta clemenza
+ più ai suoi ch'agli altri usa l'iniqua legge:
+ gli altri condannan con ugual sentenza;
+ e solamente in questo si corregge,
+ che non vuol che, secondo il primiero uso,
+ le femine gli uccidano in confuso.
+
+35
+
+ Se dieci o venti o più persone a un tratto
+ vi fosser giunte, in carcere eran messe:
+ e d'una al giorno, e non di più, era tratto
+ il capo a sorte, che perir dovesse
+ nel tempio orrendo ch'Orontea avea fatto,
+ dove un altare alla Vendetta eresse;
+ e dato all'un de' dieci il crudo ufficio
+ per sorte era di farne sacrificio.
+
+36
+
+ Dopo molt'anni alle ripe omicide
+ a dar venne di capo un giovinetto,
+ la cui stirpe scendea dal buono Alcide,
+ di gran valor ne l'arme, Elbanio detto.
+ Qui preso fu, ch'a pena se n'avide,
+ come quel che venìa senza sospetto;
+ e con gran guardia in stretta parte chiuso,
+ con gli altri era serbato al crudel uso.
+
+37
+
+ Di viso era costui bello e giocondo,
+ e di maniere e di costumi ornato,
+ e di parlar sì dolce e sì facondo,
+ ch'un aspe volentier l'avria ascoltato:
+ sì che, come di cosa rara al mondo,
+ de l'esser suo fu tosto rapportato
+ ad Alessandra figlia d'Orontea,
+ che di molt'anni grave anco vivea.
+
+38
+
+ Orontea vivea ancora; e già mancate
+ tutt'eran l'altre ch'abitar qui prima:
+ e diece tante e più n'erano nate,
+ e in forza eran cresciute e in maggior stima;
+ né tra diece fucine che serrate
+ stavan pur spesso, avean più d'una lima;
+ e dieci cavallieri anco avean cura
+ di dare a chi venìa fiera aventura.
+
+39
+
+ Alessandra, bramosa di vedere
+ il giovinetto ch'avea tante lode,
+ da la sua matre in singular piacere
+ impetra sì, ch'Elbanio vede ed ode;
+ e quando vuol partirne, rimanere
+ si sente il core ove è chi 'l punge e rode:
+ legar si sente e non sa far contesa,
+ e al fin dal suo prigion si trova presa.
+
+40
+
+ Elbanio disse a lei: — Se di pietade
+ s'avesse, donna, qui notizia ancora,
+ come se n'ha per tutt'altre contrade,
+ dovunque il vago sol luce e colora;
+ io vi osarei, per vostr'alma beltade
+ ch'ogn'animo gentil di sé inamora,
+ chiedervi in don la vita mia, che poi
+ saria ognor presto a spenderla per voi.
+
+41
+
+ Or quando fuor d'ogni ragion qui sono
+ privi d'umanitade i cori umani,
+ non vi domanderò la vita in dono,
+ che i prieghi miei so ben che sarian vani;
+ ma che da cavalliero, o tristo o buono
+ ch'io sia, possi morir con l'arme in mani,
+ e non come dannato per giudicio,
+ o come animal bruto in sacrificio. —
+
+42
+
+ Alessandra gentil, ch'umidi avea,
+ per la pietà del giovinetto, i rai,
+ rispose: — Ancor che più crudele e rea
+ sia questa terra, ch'altra fosse mai;
+ non concedo però che qui Medea
+ ogni femina sia, come tu fai:
+ e quando ogn'altra così fosse ancora,
+ me sola di tant'altre io vo' trar fuora.
+
+43
+
+ E se ben per adietro io fossi stata
+ empia e crudel, come qui sono tante,
+ dir posso che suggetto ove mostrata
+ per me fosse pietà, non ebbi avante.
+ Ma ben sarei di tigre più arrabbiata,
+ e più duro avre' il cor che di diamante,
+ se non m'avesse tolto ogni durezza
+ tua beltà, tuo valor, tua gentilezza.
+
+44
+
+ Così non fosse la legge più forte,
+ che contra i peregrini è statuita,
+ come io non schiverei con la mia morte
+ di ricomprar la tua più degna vita.
+ Ma non è grado qui di sì gran sorte,
+ che ti potesse dar libera aita;
+ e quel che chiedi ancor, ben che sia poco,
+ difficile ottener fia in questo loco.
+
+45
+
+ Pur io vedrò di far che tu l'ottenga,
+ ch'abbi inanzi al morir questo contento;
+ ma mi dubito ben che te n'avenga,
+ tenendo il morir lungo, più tormento. —
+ Suggiunse Elbanio: — Quando incontra io venga
+ a dieci armato, di tal cor mi sento,
+ che la vita ho speranza di salvarme,
+ e uccider lor, se tutti fosser arme. —
+
+46
+
+ Alessandra a quel detto non rispose
+ se non un gran sospiro, e dipartisse,
+ e portò nel partir mille amorose
+ punte nel cor, mai non sanabil, fisse.
+ Venne alla madre, e voluntà le pose
+ di non lasciar che 'l cavallier morisse,
+ quando si dimostrasse così forte,
+ che, solo, avesse posto i dieci a morte.
+
+47
+
+ La regina Orontea fece raccorre
+ il suo consiglio, e disse: — A noi conviene
+ sempre il miglior che ritroviamo, porre
+ a guardar nostri porti e nostre arene;
+ e per saper chi ben lasciar, chi torre,
+ prova è sempre da far quando gli avviene;
+ per non patir con nostro danno a torto,
+ che regni il vile, e chi ha valor sia morto.
+
+48
+
+ A me par, se a voi par, che statuito
+ sia, ch'ogni cavallier per lo avvenire,
+ che fortuna abbia tratto al nostro lito,
+ prima ch'al tempio si faccia morire,
+ possa egli sol, se gli piace il partito,
+ incontra i dieci alla battaglia uscire;
+ e se di tutti vincerli è possente,
+ guardi egli il porto, e seco abbia altra gente.
+
+49
+
+ Parlo così, perché abbian qui un prigione
+ che par che vincer dieci s'offerisca.
+ Quando, sol, vaglia tante altre persone,
+ dignissimo è, per Dio, che s'esaudisca.
+ Così in contrario avrà punizione,
+ quando vaneggi e temerario ardisca. —
+ Orontea fine al suo parlar qui pose,
+ a cui de le più antique una rispose:
+
+50
+
+ — La principal cagion ch'a far disegno
+ sul comercio degli uomini ci mosse,
+ non fu perch'a difender questo regno
+ del loro aiuto alcun bisogno fosse;
+ che per far questo abbiamo ardire e ingegno
+ da noi medesme, e a sufficienza posse:
+ così senza sapessimo far anco,
+ che non venisse il propagarci a manco!
+
+51
+
+ Ma poi che senza lor questo non lece,
+ tolti abbiàn, ma non tanti, in compagnia,
+ che mai ne sia più d'uno incontra diece,
+ sì ch'aver di noi possa signoria.
+ Per conciper di lor questo si fece,
+ non che di lor difesa uopo ci sia.
+ La lor prodezza sol ne vaglia in questo,
+ e sieno ignavi e inutili nel resto.
+
+52
+
+ Tra noi tenere un uom che sia sì forte,
+ contrario è in tutto al principal disegno.
+ Se può un solo a dieci uomini dar morte,
+ quante donne farà stare egli al segno?
+ Se i dieci nostri fosser di tal sorte,
+ il primo dì n'avrebbon tolto il regno.
+ Non è la via di dominar, se vuoi
+ por l'arme in mano a chi può più di noi.
+
+53
+
+ Pon mente ancor, che quando così aiti
+ Fortuna questo tuo, che i dieci uccida,
+ di cento donne che de' lor mariti
+ rimarran prive, sentirai le grida.
+ Se vuol campar, proponga altri partiti,
+ ch'esser di dieci gioveni omicida.
+ Pur, se per far con cento donne è buono
+ quel che dieci fariano, abbi perdono. —
+
+54
+
+ Fu d'Artemia crudel questo il parere
+ (così avea nome), e non mancò per lei
+ di far nel tempio Elbanio rimanere
+ scannato inanzi agli spietati dèi.
+ Ma la madre Orontea che compiacere
+ volse alla figlia, replicò a colei
+ altre ed altre ragioni, e modo tenne
+ che nel senato il suo parer s'ottenne.
+
+55
+
+ L'aver Elbanio di bellezza il vanto
+ sopra ogni cavallier che fosse al mondo,
+ fu nei cor de le giovani di tanto,
+ ch'erano in quel consiglio, e di tal pondo,
+ che 'l parer de le vecchie andò da canto,
+ che con Artemia volean far secondo
+ l'ordine antiquo; né lontan fu molto
+ ad esser per favore Elbanio assolto.
+
+56
+
+ Di perdonargli in somma fu concluso,
+ ma poi che la decina avesse spento,
+ e che ne l'altro assalto fosse ad uso
+ di diece donne buono, e non di cento.
+ Di carcer l'altro giorno fu dischiuso;
+ e avuto arme e cavallo a suo talento,
+ contra dieci guerrier, solo, si mise,
+ e l'uno appresso all'altro in piazza uccise.
+
+57
+
+ Fu la notte seguente a prova messo
+ contra diece donzelle ignudo e solo,
+ dove ebbe all'ardir suo sì buon successo,
+ che fece il saggio di tutto lo stuolo.
+ E questo gli acquistò tal grazia appresso
+ ad Orontea, che l'ebbe per figliuolo;
+ e gli diede Alessandra e l'altre nove
+ con ch'avea fatto le notturne prove.
+
+58
+
+ E lo lasciò con Alessandra bella,
+ che poi diè nome a questa terra, erede,
+ con patto, ch'a servare egli abbia quella
+ legge, ed ogn'altro che da lui succede:
+ che ciascun che già mai sua fiera stella
+ farà qui por lo sventurato piede,
+ elegger possa, o in sacrificio darsi,
+ o con dieci guerrier, solo, provarsi.
+
+59
+
+ E se gli avvien che 'l dì gli uomini uccida,
+ la notte con le femine si provi;
+ e quando in questo ancor tanto gli arrida
+ la sorte sua, che vincitor si trovi,
+ sia del femineo stuol principe e guida,
+ e la decina a scelta sua rinovi,
+ con la qual regni, fin ch'un altro arrivi,
+ che sia più forte, e lui di vita privi.
+
+60
+
+ Appresso a duamila anni il costume empio
+ si è mantenuto, e si mantiene ancora;
+ e sono pochi giorni che nel tempio
+ uno infelice peregrin non mora.
+ Se contra dieci alcun chiede, ad esempio
+ d'Elbanio, armarsi (che ve n'è talora),
+ spesso la vita al primo assalto lassa;
+ né di mille uno all'altra prova passa.
+
+61
+
+ Pur ci passano alcuni, ma sì rari,
+ che su le dita annoverar si ponno.
+ Uno di questi fu Argilon: ma guari
+ con la decina sua non fu qui donno;
+ che cacciandomi qui venti contrari,
+ gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno.
+ Così fossi io con lui morto quel giorno,
+ prima che viver servo in tanto scorno.
+
+62
+
+ Che piaceri amorosi e riso e gioco,
+ che suole amar ciascun de la mia etade,
+ le purpure e le gemme e l'aver loco
+ inanzi agli altri ne la sua cittade,
+ potuto hanno, per Dio, mai giovar poco
+ all'uom che privo sia di libertade:
+ e 'l non poter mai più di qui levarmi,
+ servitù grave e intolerabil parmi.
+
+63
+
+ Il vedermi lograr dei miglior anni
+ il più bel fiore in sì vile opra e molle,
+ tiemmi il cor sempre in stimulo e in affanni,
+ ed ogni gusto di piacer mi tolle.
+ La fama del mio sangue spiega i vanni
+ per tutto 'l mondo, e fin al ciel s'estolle;
+ che forse buona parte anch'io n'avrei,
+ s'esser potessi coi fratelli miei.
+
+64
+
+ Parmi ch'ingiuria il mio destin mi faccia,
+ avendomi a sì vil servigio eletto;
+ come chi ne l'armento il destrier caccia,
+ il qual d'occhi o di piedi abbia difetto,
+ o per altro accidente che dispiaccia,
+ sia fatto all'arme e a miglior uso inetto:
+ né sperando io, se non per morte, uscire
+ di sì vil servitù, bramo morire. —
+
+65
+
+ Guidon qui fine alle parole pose,
+ e maledì quel giorno per isdegno,
+ il qual dei cavallieri e de le spose
+ gli diè vittoria in acquistar quel regno.
+ Astolfo stette a udire, e si nascose
+ tanto, che si fe' certo a più d'un segno,
+ che, come detto avea, questo Guidone
+ era figliol del suo parente Amone.
+
+66
+
+ Poi gli rispose: — Io sono il duca inglese,
+ il tuo cugino Astolfo; — ed abbracciollo,
+ e con atto amorevole e cortese,
+ non senza sparger lagrime, baciollo.
+ — Caro parente mio, non più palese
+ tua madre ti potea por segno al collo;
+ ch'a farne fede che tu sei de' nostri,
+ basta il valor che con la spada mostri. —
+
+67
+
+ Guidon, ch'altrove avria fatto gran festa
+ d'aver trovato un sì stretto parente,
+ quivi l'accolse con la faccia mesta,
+ perché fu di vedervilo dolente.
+ Se vive, sa ch'Astolfo schiavo resta,
+ né il termine è più là che 'l dì seguente;
+ se fia libero Astolfo, ne more esso:
+ sì che 'l ben d'uno è il mal de l'altro espresso.
+
+68
+
+ Gli duol che gli altri cavallieri ancora
+ abbia, vincendo, a far sempre captivi;
+ né più, quando esso in quel contrasto mora,
+ potrà giovar che servitù lor schivi:
+ che se d'un fango ben gli porta fuora,
+ e poi s'inciampi come all'altro arrivi,
+ avrà lui senza pro vinto Marfisa;
+ ch'essi pur ne fien schiavi, ed ella uccisa.
+
+69
+
+ Da l'altro canto avea l'acerba etade,
+ la cortesia e il valor del giovinetto
+ d'amore intenerito e di pietade
+ tanto a Marfisa ed ai compagni il petto,
+ che, con morte di lui lor libertade
+ esser dovendo, avean quasi a dispetto:
+ e se Marfisa non può far con manco
+ ch'uccider lui, vuol essa morir anco.
+
+70
+
+ Ella disse a Guidon: — Vientene insieme
+ con noi, ch'a viva forza usciren quinci. —
+ — Deh (rispose Guidon) lascia ogni speme
+ di mai più uscirne, o perdi meco o vinci. —
+ Ella suggiunse: — Il mio cor mai non teme
+ di non dar fine a cosa che cominci;
+ né trovar so la più sicura strada
+ di quella ove mi sia guida la spada.
+
+71
+
+ Tal ne la piazza ho il tuo valor provato,
+ che, s'io son teco, ardisco ad ogn'impresa.
+ Quando la turba intorno allo steccato
+ sarà domani in sul teatro ascesa,
+ io vo' che l'uccidian per ogni lato,
+ o vada in fuga o cerchi far difesa,
+ e ch'agli lupi e agli avoltoi del loco
+ lasciamo i corpi, e la cittade al fuoco. —
+
+72
+
+ Suggiunse a lei Guidon: — Tu m'avrai pronto
+ a seguitarti ed a morirti a canto,
+ ma vivi rimaner non facciàn conto;
+ bastar ne può di vendicarci alquanto:
+ che spesso diecimila in piazza conto
+ del popul feminile, ed altretanto
+ resta a guardare e porto e rocca e mura,
+ né alcuna via d'uscir trovo sicura. —
+
+73
+
+ Disse Marfisa: — E molto più sieno elle
+ degli uomini che Serse ebbe già intorno,
+ e sieno più de l'anime ribelle
+ ch'uscir del ciel con lor perpetuo scorno;
+ se tu sei meco, o almen non sie con quelle,
+ tutte le voglio uccidere in un giorno. —
+ Guidon suggiunse: — Io non ci so via alcuna
+ ch'a valer n'abbia, se non val quest'una.
+
+74
+
+ Ne può sola salvar, se ne succede,
+ quest'una ch'io dirò, ch'or mi soviene.
+ Fuor ch'alle donne, uscir non si concede,
+ né metter piede in su le salse arene:
+ e per questo commettermi alla fede
+ d'una de le mie donne mi conviene,
+ del cui perfetto amor fatta ho sovente
+ più pruova ancor, ch'io non farò al presente.
+
+75
+
+ Non men di me tormi costei disia
+ di servitù, pur che ne venga meco,
+ che così spera, senza compagnia
+ de le rivali sue, ch'io viva seco.
+ Ella nel porto o fuste o saettia
+ farà ordinar, mentre è ancor l'aer cieco,
+ che i marinai vostri troveranno
+ acconcia a navigar, come vi vanno.
+
+76
+
+ Dietro a me tutti in un drappel ristretti,
+ cavallieri, mercanti e galeotti,
+ ch'ad albergarvi sotto a questi tetti
+ meco, vostra merce, sète ridotti,
+ avrete a farvi amplo sentier coi petti,
+ se del nostro camin siamo interrotti:
+ così spero, aiutandoci le spade,
+ ch'io vi trarrò de la crudel cittade. —
+
+77
+
+ — Tu fa come ti par (disse Marfisa),
+ ch'io son per me d'uscir di qui sicura.
+ Più facil fia che di mia mano uccisa
+ la gente sia, che è dentro a queste mura,
+ che mi veggi fuggire, o in altra guisa
+ alcun possa notar ch'abbi paura.
+ Vo' uscir di giorno, e sol per forza d'arme;
+ che per ogn'altro modo obbrobrio parme.
+
+78
+
+ S'io ci fossi per donna conosciuta,
+ so ch'avrei da le donne onore e pregio;
+ e volentieri io ci sarei tenuta
+ e tra le prime forse del collegio:
+ ma con costoro essendoci venuta,
+ non ci vo' d'essi aver più privilegio.
+ Troppo error fôra ch'io mi stessi o andassi
+ libera, e gli altri in servitù lasciassi. —
+
+79
+
+ Queste parole ed altre seguitando,
+ mostrò Marfisa che 'l rispetto solo
+ ch'avea al periglio de' compagni (quando
+ potria loro il suo ardir tornare in duolo),
+ la tenea che con alto e memorando
+ segno d'ardir non assalia lo stuolo:
+ e per questo a Guidon lascia la cura
+ d'usar la via che più gli par sicura.
+
+80
+
+ Guidon la notte con Aleria parla
+ (così avea nome la più fida moglie),
+ né bisogno gli fu molto pregarla,
+ che la trovò disposta alle sue voglie.
+ Ella tolse una nave e fece armarla,
+ e v'arrecò le sue più ricche spoglie,
+ fingendo di volere al nuovo albore
+ con le compagne uscire in corso fuore.
+
+81
+
+ Ella avea fatto nel palazzo inanti
+ spade e lance arrecar, corazze e scudi,
+ onde armar si potessero i mercanti
+ e i galeotti ch'eran mezzo nudi.
+ Altri dormiro, ed altri ster vegghianti,
+ compartendo tra lor gli ozi e gli studi;
+ spesso guardando, e pur con l' arme indosso,
+ se l'oriente ancor si facea rosso.
+
+82
+
+ Dal duro volto de la terra il sole
+ non tollea ancora il velo oscuro ed atro;
+ a pena avea la licaonia prole
+ per li solchi del ciel volto l'aratro:
+ quando il femineo stuol, che veder vuole
+ il fin de la battaglia, empì il teatro,
+ come ape del suo claustro empie la soglia,
+ che mutar regno al nuovo tempo voglia.
+
+83
+
+ Di trombe, di tambur, di suon de corni
+ il popul risonar fa cielo e terra,
+ così citando il suo signor, che torni
+ a terminar la cominciata guerra.
+ Aquilante e Grifon stavano adorni
+ de le lor arme, e il duca d'Inghilterra,
+ Guidon, Marfisa, Sansonetto e tutti
+ gli altri, chi a piedi e chi a cavallo istrutti.
+
+84
+
+ Per scender dal palazzo al mare e al porto,
+ la piazza traversar si convenia,
+ né v'era altro camin lungo né corto:
+ così Guidon disse alla compagnia.
+ E poi che di ben far molto conforto
+ lor diede, entrò senza rumore in via;
+ e ne la piazza, dove il popul era,
+ s'appresentò con più di cento in schiera.
+
+85
+
+ Molto affrettando i suoi compagni, andava
+ Guidone all'altra porta per uscire:
+ ma la gran moltitudine che stava
+ intorno armata, e sempre atta a ferire,
+ pensò, come lo vide che menava
+ seco quegli altri, che volea fuggire;
+ e tutta a un tratto agli archi suoi ricorse,
+ e parte, onde s'uscia, venne ad opporse.
+
+86
+
+ Guidone e gli altri cavallier gagliardi,
+ e sopra tutti lor Marfisa forte,
+ al menar de le man non furon tardi,
+ e molto fer per isforzar le porte:
+ ma tanta e tanta copia era dei dardi
+ che, con ferite dei compagni e morte,
+ pioveano lor di sopra e d'ogn'intorno,
+ ch'al fin temean d'averne danno e scorno.
+
+87
+
+ D'ogni guerrier l'usbergo era perfetto;
+ che se non era, avean più da temere.
+ Fu morto il destrier sotto a Sansonetto;
+ quel di Marfisa v'ebbe a rimanere.
+ Astolfo tra sé disse: — Ora, ch'aspetto
+ che mai mi possa il corno più valere?
+ Io vo' veder, poi che non giova spada,
+ s'io so col corno assicurar la strada. —
+
+88
+
+ Come aiutar ne le fortune estreme
+ sempre si suol, si pone il corno a bocca.
+ Par che la terra e tutto 'l mondo trieme,
+ quando l'orribil suon ne l'aria scocca.
+ Sì nel cor de la gente il timor preme,
+ che per disio di fuga si trabocca
+ giù del teatro sbigottita e smorta,
+ non che lasci la guardia de la porta.
+
+89
+
+ Come talor si getta e si periglia
+ e da finestra e da sublime loco
+ l'esterrefatta subito famiglia,
+ che vede appresso e d'ogn'intorno il fuoco,
+ che mentre le tenea gravi le ciglia
+ il pigro sonno, crebbe a poco a poco:
+ così messa la vita in abandono,
+ ognun fuggia lo spaventoso suono.
+
+90
+
+ Di qua di là, di su di giù smarrita
+ surge la turba, e di fuggir procaccia.
+ Son più di mille a un tempo ad ogni uscita:
+ cascano a monti, e l'una l'altra impaccia.
+ In tanta calca perde altra la vita;
+ da palchi e da finestre altra si schiaccia:
+ più d'un braccio si rompe e d'una testa,
+ di ch'altra morta, altra storpiata resta.
+
+91
+
+ Il pianto e 'l grido insino al ciel saliva,
+ d'alta ruina misto e di fraccasso.
+ Affretta, ovunque il suon del corno arriva,
+ la turba spaventata in fuga il passo.
+ Se udite dir che d'ardimento priva
+ la vil plebe si mostri e di cor basso,
+ non vi maravigliate, che natura
+ è de la lepre aver sempre paura.
+
+92
+
+ Ma che direte del già tanto fiero
+ cor di Marfisa e di Guidon Selvaggio?
+ dei dua giovini figli d'Oliviero,
+ che già tanto onoraro il lor lignaggio?
+ Già centomila avean stimato un zero;
+ e in fuga or se ne van senza coraggio,
+ come conigli, o timidi colombi
+ a cui vicino alto rumor rimbombi.
+
+93
+
+ Così noceva ai suoi come agli strani
+ la forza che nel corno era incantata.
+ Sansonetto, Guidone e i duo germani
+ fuggon dietro a Marfisa spaventata;
+ né fuggendo ponno ir tanto lontani,
+ che lor non sia l'orecchia anco intronata.
+ Scorre Astolfo la terra in ogni lato,
+ dando via sempre al corno maggior fiato.
+
+94
+
+ Chi scese al mare, e chi poggiò su al monte,
+ e chi tra i boschi ad occultar si venne:
+ alcuna, senza mai volger la fronte,
+ fuggir per dieci dì non si ritenne:
+ uscì in tal punto alcuna fuor del ponte,
+ ch'in vita sua mai più non vi rivenne.
+ Sgombraro in modo e piazze e templi e case,
+ che quasi vota la città rimase.
+
+95
+
+ Marfisa e 'l bon Guidone e i duo fratelli
+ e Sansonetto, pallidi e tremanti,
+ fuggiano inverso il mare, e dietro a quelli
+ fuggian i marinari e i mercatanti;
+ ove Aleria trovar, che, fra i castelli,
+ loro avea un legno apparecchiato inanti.
+ Quindi, poi ch'in gran fretta li raccolse,
+ diè i remi all'acqua ed ogni vela sciolse.
+
+96
+
+ Dentro e d'intorno il duca la cittade
+ avea scorsa dai colli insino all'onde;
+ fatto avea vote rimaner le strade:
+ ognun lo fugge, ognun se gli nasconde.
+ Molte trovate fur, che per viltade
+ s'eran gittate in parti oscure e immonde;
+ e molte, non sappiendo ove s'andare,
+ messesi a nuoto ed affogate in mare.
+
+97
+
+ Per trovare i compagni il duca viene,
+ che si credea di riveder sul molo.
+ Si volge intorno, e le deserte arene
+ guarda per tutto, e non v'appare un solo.
+ Leva più gli occhi, e in alto a vele piene
+ da sé lontani andar li vede a volo:
+ sì che gli convien fare altro disegno
+ al suo camin, poi che partito è il legno.
+
+98
+
+ Lasciamolo andar pur — né vi rincresca
+ che tanta strada far debba soletto
+ per terra d'infedeli e barbaresca,
+ dove mai non si va senza sospetto:
+ non è periglio alcuno, onde non esca
+ con quel suo corno, e n'ha mostrato effetto; —
+ e dei compagni suoi pigliamo cura,
+ ch'al mar fuggian tremando di paura.
+
+99
+
+ A piena vela si cacciaron lunge
+ da la crudele e sanguinosa spiaggia:
+ e poi che di gran lunga non li giunge
+ l'orribil suon ch'a spaventar più gli aggia,
+ insolita vergogna sì gli punge,
+ che, com'un fuoco, a tutti il viso raggia.
+ L'un non ardisce a mirar l'altro, e stassi
+ tristo, senza parlar, con gli occhi bassi.
+
+100
+
+ Passa il nocchiero, al suo viaggio intento,
+ e Cipro e Rodi, e giù per l'onda egea
+ da sé vede fuggire isole cento
+ col periglioso capo di Malea;
+ e con propizio ed immutabil vento
+ asconder vede la greca Morea;
+ volta Sicilia, e per lo mar Tirreno
+ costeggia de l'Italia il lito ameno:
+
+101
+
+ e sopra Luna ultimamente sorse,
+ dove lasciato avea la sua famiglia.
+ Dio ringraziando che 'l pelago corse
+ senza più danno, il noto lito piglia.
+ Quindi un nochier trovar per Francia sciorse,
+ il qual di venir seco li consiglia:
+ e nel suo legno ancor quel dì montaro,
+ ed a Marsilia in breve si trovaro.
+
+102
+
+ Quivi non era Bradamante allora,
+ ch'aver solea governo del paese;
+ che se vi fosse, a far seco dimora
+ gli avria sforzati con parlar cortese.
+ Sceser nel lito, e la medesima ora
+ dai quattro cavallier congedo prese
+ Marfisa, e da la donna del Selvaggio;
+ e pigliò alla ventura il suo viaggio,
+
+103
+
+ dicendo che lodevole non era
+ ch'andasser tanti cavallieri insieme:
+ che gli storni e i colombi vanno in schiera,
+ i daini e i cervi e ogn'animal che teme;
+ ma l'audace falcon, l'aquila altiera,
+ che ne l'aiuto altrui non metton speme
+ orsi, tigri, leon, soli ne vanno;
+ che di più forza alcun timor non hanno.
+
+104
+
+ Nessun degli altri fu di quel pensiero;
+ sì ch'a lei sola toccò a far partita.
+ Per mezzo i boschi e per strano sentiero
+ dunque ella se n'andò sola e romita.
+ Grifone il bianco ed Aquilante il nero
+ pigliar con gli altri duo la via più trita,
+ e giunsero a un castello il dì seguente,
+ dove albergati fur cortesemente.
+
+105
+
+ Cortesemente dico in apparenza,
+ ma tosto vi sentir contrario effetto;
+ che 'l signor del castel, benivolenza
+ fingendo e cortesia, lor dè ricetto:
+ e poi la notte, che sicuri senza
+ timor dormian, gli fe' pigliar nel letto;
+ né prima li lasciò, che d'osservare
+ una costuma ria li fe' giurare.
+
+106
+
+ Ma vo' seguir la bellicosa donna,
+ prima, Signor, che di costor più dica.
+ Passò Druenza, il Rodano e la Sonna,
+ e venne a piè d'una montagna aprica.
+ Quivi lungo un torrente, in negra gonna
+ vide venire una femina antica,
+ che stanca e lassa era di lunga via,
+ ma via più afflitta di malenconia.
+
+107
+
+ Questa è la vecchia che solea servire
+ ai malandrin nel cavernoso monte,
+ là dove alta giustizia fe' venire
+ e dar lor morte il paladino conte.
+ La vecchia, che timore ha di morire
+ per le cagion che poi vi saran conte,
+ già molti dì va per via oscura e fosca,
+ fuggendo ritrovar chi la conosca.
+
+108
+
+ Quivi d'estrano cavallier sembianza
+ l'ebbe Marfisa all'abito e all'arnese;
+ e perciò non fuggì, com'avea usanza
+ fuggir dagli altri ch'eran del paese;
+ anzi con sicurezza e con baldanza
+ si fermò al guado, e di lontan l'attese:
+ al guado del torrente, ove trovolla,
+ la vecchia le uscì incontra e salutolla.
+
+109
+
+ Poi la pregò che seco oltr'a quell'acque
+ ne l'altra ripa in groppa la portasse.
+ Marfisa che gentil fu da che nacque,
+ di là dal fiumicel seco la trasse;
+ e portarla anch'un pezzo non le spiacque,
+ fin ch'a miglior camin la ritornasse,
+ fuor d'un gran fango; e al fin di quel sentiero
+ si videro all'incontro un cavalliero.
+
+110
+
+ Il cavallier su ben guernita sella,
+ di lucide arme e di bei panni ornato,
+ verso il fiume venìa da una donzella
+ e da un solo scudiero accompagnato.
+ La donna ch'avea seco era assai bella,
+ ma d'altiero sembiante e poco grato,
+ tutta d'orgoglio e di fastidio piena,
+ del cavallier ben degna che la mena.
+
+111
+
+ Pinabello, un de' conti maganzesi,
+ era quel cavallier ch'ella avea seco;
+ quel medesmo che dianzi a pochi mesi
+ Bradamante gittò nel cavo speco.
+ Quei sospir, quei singulti così accesi,
+ quel pianto che lo fe' già quasi cieco,
+ tutto fu per costei ch'or seco avea,
+ che 'l negromante allor gli ritenea.
+
+112
+
+ Ma poi che fu levato di sul colle
+ l'incantato castel del vecchio Atlante,
+ e che poté ciascuno ire ove volle,
+ per opra e per virtù di Bradamante;
+ costei, ch'agli disii facile e molle
+ di Pinabel sempre era stata inante,
+ si tornò a lui, ed in sua compagnia
+ da un castello ad un altro or se ne gìa.
+
+113
+
+ E sì come vezzosa era e mal usa,
+ quando vide la vecchia di Marfisa,
+ non si poté tenere a bocca chiusa
+ di non la motteggiar con beffe e risa.
+ Marfisa altiera, appresso a cui non s'usa
+ sentirsi oltraggio in qualsivoglia guisa,
+ rispose d'ira accesa alla donzella,
+ che di lei quella vecchia era più bella;
+
+114
+
+ e ch'al suo cavallier volea provallo,
+ con patto di poi torre a lei la gonna
+ e il palafren ch'avea, se da cavallo
+ gittava il cavallier di ch'era donna.
+ Pinabel che faria, tacendo, fallo,
+ di risponder con l'arme non assonna:
+ piglia lo scudo e l'asta, e il destrier gira,
+ poi vien Marfisa a ritrovar con ira.
+
+115
+
+ Marfisa incontra una gran lancia afferra,
+ e ne la vista a Pinabel l'arresta,
+ e sì stordito lo riversa in terra,
+ che tarda un'ora a rilevar la testa.
+ Marfisa vincitrice de la guerra,
+ fe' trarre a quella giovane la vesta,
+ ed ogn'altro ornamento le fe' porre,
+ e ne fe' il tutto alla sua vecchia torre:
+
+116
+
+ e di quel giovenile abito volse
+ che si vestisse e se n'ornasse tutta;
+ e fe' che 'l palafreno anco si tolse,
+ che la giovane avea quivi condutta.
+ Indi al preso camin con lei si volse,
+ che quant'era più ornata, era più brutta.
+ Tre giorni se n'andar per lunga strada,
+ senza far cosa onde a parlar m'accada.
+
+117
+
+ Il quarto giorno un cavallier trovaro,
+ che venìa in fretta galoppando solo.
+ Se di saper chi sia forse v'è caro,
+ dicovi ch'è Zerbin, di re figliuolo,
+ di virtù esempio e di bellezza raro,
+ che se stesso rodea d'ira e di duolo
+ di non aver potuto far vendetta
+ d'un che gli avea gran cortesia interdetta.
+
+118
+
+ Zerbino indarno per la selva corse
+ dietro a quel suo che gli avea fatto oltraggio;
+ ma sì a tempo colui seppe via torse,
+ sì seppe nel fuggir prender vantaggio,
+ sì il bosco e sì una nebbia lo soccorse,
+ ch'avea offuscato il matutino raggio,
+ che di man di Zerbin si levò netto,
+ fin che l'ira e il furor gli uscì del petto.
+
+119
+
+ Non poté, ancor che Zerbin fosse irato,
+ tener, vedendo quella vecchia, il riso;
+ che gli parea dal giovenile ornato
+ troppo diverso il brutto antiquo viso;
+ ed a Marfisa, che le venìa a lato,
+ disse: — Guerrier, tu sei pien d'ogni aviso,
+ che damigella di tal sorte guidi,
+ che non temi trovar chi te la invidi.
+
+120
+
+ Avea la donna (se la crespa buccia
+ può darne indicio) più de la Sibilla,
+ e parea, così ornata, una bertuccia,
+ quando per muover riso alcun vestilla;
+ ed or più brutta par, che si coruccia,
+ e che dagli occhi l'ira le sfavilla:
+ ch'a donna non si fa maggior dispetto,
+ che quando o vecchia o brutta le vien detto.
+
+121
+
+ Mostrò turbarse l'inclita donzella,
+ per prenderne piacer, come si prese;
+ e rispose a Zerbin: — Mia donna è bella,
+ per Dio, via più che tu non sei cortese;
+ come ch'io creda che la tua favella
+ da quel che sente l'animo non scese:
+ tu fingi non conoscer sua beltade,
+ per escusar la tua somma viltade.
+
+122
+
+ E chi saria quel cavallier, che questa
+ sì giovane e sì bella ritrovasse
+ senza più compagnia ne la foresta,
+ e che di farla sua non si provasse? —
+ — Sì ben (disse Zerbin) teco s'assesta,
+ che saria mal ch'alcun te la levasse;
+ ed io per me non son così indiscreto,
+ che te ne privi mai; stanne pur lieto.
+
+123
+
+ S'in altro conto aver vuoi a far meco,
+ di quel ch'io vaglio son per farti mostra;
+ ma per costei non mi tener sì cieco,
+ che solamente far voglia una giostra.
+ O brutta o bella sia, restisi teco:
+ non vo' partir tanta amicizia vostra.
+ Ben vi sète accoppiati: io giurerei,
+ com'ella è bella, tu gagliardo sei. —
+
+124
+
+ Suggiunse a lui Marfisa: — Al tuo dispetto
+ di levarmi costei provar convienti.
+ Non vo' patir ch'un sì leggiadro aspetto
+ abbi veduto, e guadagnar nol tenti. —
+ Rispose a lei Zerbin — Non so a ch'effetto
+ l'uom si metta a periglio e si tormenti,
+ per riportarne una vittoria, poi,
+ che giovi al vinto, e al vincitore annoi. —
+
+125
+
+ — Se non ti par questo partito buono,
+ te ne do un altro, e ricusar nol dei
+ (disse a Zerbin Marfisa): che s'io sono
+ vinto da te, m'abbia a restar costei;
+ ma s'io te vinco, a forza te la dono.
+ Dunque provian chi de' star senza lei:
+ se perdi, converrà che tu le faccia
+ compagnia sempre, ovunque andar le piaccia. —
+
+126
+
+ — E così sia, — Zerbin rispose; e volse
+ a pigliar campo subito il cavallo.
+ Si levò su le staffe e si raccolse
+ fermo in arcione, e per non dare in fallo,
+ lo scudo in mezzo alla donzella colse;
+ ma parve urtasse un monte di metallo:
+ ed ella in guisa a lui toccò l'elmetto,
+ che stordito il mandò di sella netto.
+
+127
+
+ Troppo spiacque a Zerbin l'esser caduto,
+ ch'in altro scontro mai più non gli avvenne,
+ e n'avea mille e mille egli abbattuto;
+ ed a perpetuo scorno se lo tenne.
+ Stette per lungo spazio in terra muto;
+ e più gli dolse poi che gli sovenne
+ ch'avea promesso e che gli convenia
+ aver la brutta vecchia in compagnia.
+
+128
+
+ Tornando a lui la vincitrice in sella,
+ disse ridendo: — Questa t'appresento;
+ e quanto più la veggio e grata e bella,
+ tanto, ch'ella sia tua, più mi contento.
+ Or tu in mio loco sei campion di quella;
+ ma la tua fé non se ne porti il vento,
+ che per sua guida e scorta tu non vada
+ (come hai promesso) ovunque andar l'aggrada. —
+
+129
+
+ Senza aspettar risposta urta il destriero
+ per la foresta, e subito s'imbosca.
+ Zerbin, che la stimava un cavalliero,
+ dice alla vecchia: — Fa ch'io lo conosca. —
+ Ed ella non gli tiene ascoso il vero,
+ onde sa che lo 'ncende e che l'attosca:
+ — Il colpo fu di man d'una donzella,
+ che t'ha fatto votar (disse) la sella.
+
+130
+
+ Per suo valor costei debitamente
+ usurpa a' cavallieri e scudo e lancia;
+ e venuta è pur dianzi d'Oriente
+ per assaggiare i paladin di Francia. —
+ Zerbin di questo tal vergogna sente,
+ che non pur tinge di rossor la guancia,
+ ma restò poco di non farsi rosso
+ seco ogni pezzo d'arme ch'avea indosso.
+
+131
+
+ Monta a cavallo, e se stesso rampogna
+ che non seppe tener strette le cosce.
+ Tra sé la vecchia ne sorride, e agogna
+ di stimularlo e di più dargli angosce.
+ Gli ricorda ch'andar seco bisogna:
+ e Zerbin, ch'ubligato si conosce,
+ l'orecchie abbassa, come vinto e stanco
+ destrier c'ha in bocca il fren, gli sproni al fianco.
+
+132
+
+ E sospirando: — Ohimè, Fortuna fella
+ (dicea), che cambio è questo che tu fai?
+ Colei che fu sopra le belle bella,
+ ch'esser meco dovea, levata m'hai.
+ Ti par ch'in luogo ed in ristor di quella
+ si debba por costei ch'ora mi dai?
+ Stare in danno del tutto era men male,
+ che fare un cambio tanto diseguale.
+
+133
+
+ Colei che di bellezze e di virtuti
+ unqua non ebbe e non avrà mai pare,
+ sommersa e rotta tra gli scogli acuti
+ hai data ai pesci ed agli augei del mare;
+ e costei che dovria già aver pasciuti
+ sotterra i vermi, hai tolta a perservare
+ dieci o venti anni più che non devevi,
+ per dar più peso agli mie' affanni grevi. —
+
+134
+
+ Zerbin così parlava; né men tristo
+ in parole e in sembianti esser parea
+ di questo nuovo suo sì odioso acquisto,
+ che de la donna che perduta avea.
+ La vecchia, ancor che non avesse visto
+ mai più Zerbin, per quel ch'ora dicea,
+ s'avvide esser colui di che notizia
+ le diede già Issabella di Galizia.
+
+135
+
+ Se 'l vi ricorda quel ch'avete udito,
+ costei da la spelonca ne veniva,
+ dove Issabella, che d'amor ferito
+ Zerbino avea, fu molti dì captiva.
+ Più volte ella le avea già riferito
+ come lasciasse la paterna riva,
+ e come rotta in mar da la procella,
+ si salvasse alla spiaggia di Rocella.
+
+136
+
+ E sì spesso dipinto di Zerbino
+ le avea il bel viso e le fattezze conte,
+ ch'ora udendol parlare, e più vicino
+ gli occhi alzandogli meglio ne la fronte,
+ vide esser quel per cui sempre meschino
+ fu d'Issabella il cor nel cavo monte;
+ che di non veder lui più si lagnava,
+ che d'esser fatta ai malandrini schiava.
+
+137
+
+ La vecchia, dando alle parole udienza,
+ che con sdegno e con duol Zerbino versa,
+ s'avede ben ch'egli ha falsa credenza
+ che sia Issabella in mar rotta e sommersa:
+ e ben ch'ella del certo abbia scienza,
+ per non lo rallegrar, pur la perversa
+ quel che far lieto lo potria, gli tace,
+ e sol gli dice quel che gli dispiace.
+
+138
+
+ — Odi tu (gli disse ella), tu che sei
+ cotanto altier, che sì mi scherni e sprezzi,
+ se sapessi che nuova ho di costei
+ che morta piangi, mi faresti vezzi:
+ ma più tosto che dirtelo, torrei
+ che mi strozzassi o fêssi in mille pezzi;
+ dove, s'eri vêr me più mansueto,
+ forse aperto t'avrei questo secreto. —
+
+139
+
+ Come il mastin che con furor s'aventa
+ adosso al ladro, ad achetarsi è presto,
+ che quello o pane o cacio gli appresenta,
+ o che fa incanto appropriato a questo;
+ così tosto Zerbino umil diventa,
+ e vien bramoso di sapere il resto,
+ che la vecchia gli accenna che di quella,
+ che morta piange, gli sa dir novella.
+
+140
+
+ E volto a lei con più piacevol faccia,
+ la supplica, la prega, la scongiura
+ per gli uomini, per Dio, che non gli taccia
+ quanto ne sappia, o buona o ria ventura.
+ — Cosa non udirai che pro ti faccia
+ (disse la vecchia pertinace e dura):
+ non è Issabella, come credi, morta;
+ ma viva sì, ch'a' morti invidia porta.
+
+141
+
+ È capitata in questi pochi giorni
+ che non n'udisti, in man di più di venti;
+ sì che, qualora anco in man tua ritorni,
+ ve' se sperar di corre il fior convienti. —
+ Ah vecchia maladetta, come adorni
+ la tua menzogna! e tu sai pur se menti.
+ Se ben in man de venti ell'era stata,
+ non l'avea alcun però mai violata.
+
+142
+
+ Dove l'avea veduta domandolle
+ Zerbino, e quando, ma nulla n'invola;
+ che la vecchia ostinata più non volle
+ a quel c'ha detto aggiungere parola.
+ Prima Zerbin le fece un parlar molle,
+ poi minacciolle di tagliar la gola:
+ ma tutto è invan ciò che minaccia e prega;
+ che non può far parlar la brutta strega.
+
+143
+
+ Lasciò la lingua all'ultimo in riposo
+ Zerbin, poi che 'l parlar gli giovò poco;
+ per quel ch'udito avea, tanto geloso,
+ che non trovava il cor nel petto loco;
+ d'Issabella trovar sì disioso,
+ che saria per vederla ito nel fuoco:
+ ma non poteva andar più che volesse
+ colei, poi ch'a Marfisa lo promesse.
+
+144
+
+ E quindi per solingo e strano calle,
+ dove a lei piacque, fu Zerbin condotto;
+ né per o poggiar monte o scender valle,
+ mai si guardaro in faccia o si fer motto.
+ Ma poi ch'al mezzodì volse le spalle
+ il vago sol, fu il lor silenzio rotto
+ da un cavallier che nel cammin scontraro.
+ Quel che seguì, ne l'altro canto è chiaro.
+
+
+
+
+CANTO VENTUNESIMO
+
+
+1
+
+ Né fune intorto crederò che stringa
+ soma così, né così legno chiodo,
+ come la fé ch'una bella alma cinga
+ del suo tenace indissolubil nodo.
+ Né dagli antiqui par che si dipinga
+ la santa Fé vestita in altro modo,
+ che d'un vel bianco che la cuopra tutta:
+ ch'un sol punto, un sol neo la può far brutta.
+
+2
+
+ La fede unqua non debbe esser corrotta,
+ o data a un solo, o data insieme a mille;
+ e così in una selva, in una grotta,
+ lontan da le cittadi e da le ville,
+ come dinanzi a tribunali, in frotta
+ di testimon, di scritti e di postille,
+ senza giurare o segno altro più espresso,
+ basti una volta che s'abbia promesso.
+
+3
+
+ Quella servò, come servar si debbe
+ in ogni impresa, il cavallier Zerbino:
+ e quivi dimostrò che conto n'ebbe,
+ quando si tolse dal proprio camino
+ per andar con costei, la qual gl'increbbe,
+ come s'avesse il morbo sì vicino,
+ o pur la morte istessa; ma potea,
+ più che 'l disio, quel che promesso avea.
+
+4
+
+ Dissi di lui, che di vederla sotto
+ la sua condotta tanto al cor gli preme,
+ che n'arrabbia di duol, né le fa motto,
+ e vanno muti e taciturni insieme:
+ dissi che poi fu quel silenzio rotto,
+ ch'al mondo il sol mostrò le ruote estreme,
+ da un cavalliero aventuroso errante,
+ ch'in mezzo del camin lor si fe' inante.
+
+5
+
+ La vecchia che conobbe il cavalliero,
+ ch'era nomato Ermonide d'Olanda,
+ che per insegna ha ne lo scudo nero
+ attraversata una vermiglia banda,
+ posto l'orgoglio e quel sembiante altiero,
+ umilmente a Zerbin si raccomanda,
+ e gli ricorda quel ch'esso promise
+ alla guerriera ch'in sua man la mise.
+
+6
+
+ Perché di lei nimico e di sua gente
+ era il guerrier che contra lor venìa:
+ ucciso ad essa avea il padre innocente,
+ e un fratello che solo al mondo avia;
+ e tuttavolta far del rimanente,
+ come degli altri, il traditor disia.
+ — Fin ch'alla guardia tua, donna, mi senti
+ (dicea Zerbin), non vo' che tu paventi. —
+
+7
+
+ Come più presso il cavallier si specchia
+ in quella faccia che sì in odio gli era:
+ — O di combatter meco t'apparecchia
+ (gridò con voce minacciosa e fiera),
+ o lascia la difesa de la vecchia,
+ che di mia man secondo il merto pera.
+ Se combatti per lei, rimarrai morto;
+ che così avviene a chi s'appiglia al torto. —
+
+8
+
+ Zerbin cortesemente a lui risponde
+ che gli è desir di bassa e mala sorte,
+ ed a cavalleria non corrisponde
+ che cerchi dare ad una donna morte:
+ se pur combatter vuol, non si nasconde;
+ ma che prima consideri ch'importe
+ ch'un cavallier, com'era egli, gentile,
+ voglia por man nel sangue feminile,
+
+9
+
+ Queste gli disse e più parole invano;
+ e fu bisogno al fin venire a' fatti.
+ Poi che preso a bastanza ebbon del piano,
+ tornarsi incontra a tutta briglia ratti.
+ Non van sì presti i razzi fuor di mano,
+ ch'al tempo son de le allegrezze tratti,
+ come andaron veloci i duo destrieri
+ ad incontrare insieme i cavallieri.
+
+10
+
+ Ermonide d'Olanda segnò basso,
+ che per passare il destro fianco attese:
+ ma la sua debol lancia andò in fracasso,
+ e poco il cavallier di Scozia offese.
+ Non fu già l'altro colpo vano e casso:
+ roppe lo scudo, e sì la spalla prese,
+ che la forò da l'uno all'altro lato,
+ e riversar fe' Ermonide sul prato.
+
+11
+
+ Zerbin che si pensò d'averlo ucciso,
+ di pietà vinto, scese in terra presto,
+ e levò l'elmo da lo smorto viso;
+ e quel guerrier, come dal sonno desto,
+ senza parlar guardò Zerbino fiso;
+ e poi gli disse: — Non m'è già molesto
+ ch'io sia da te abbattuto, ch'ai sembianti
+ mostri esser fior de' cavallier erranti;
+
+12
+
+ ma ben mi duol che questo per cagione
+ d'una femina perfida m'avviene,
+ a cui non so come tu sia campione,
+ che troppo al tuo valor si disconviene.
+ E quando tu sapessi la cagione
+ ch'a vendicarmi di costei mi mene,
+ avresti, ognor che rimembrassi, affanno
+ d'aver, per campar lei, fatto a me danno.
+
+13
+
+ E se spirto a bastanza avrò nel petto
+ ch'io il possa dir (ma del contrario temo),
+ io ti farò veder ch'in ogni effetto
+ scelerata è costei più ch'in estremo.
+ Io ebbi già un fratel che giovinetto
+ d'Olanda si partì, donde noi semo,
+ e si fece d'Eraclio cavalliero,
+ ch'allor tenea de' Greci il sommo impero.
+
+14
+
+ Quivi divenne intrinseco e fratello
+ d'un cortese baron di quella corte,
+ che nei confin di Servia avea un castello
+ di sito ameno e di muraglia forte.
+ Nomossi Argeo colui di ch'io favello,
+ di questa iniqua femina consorte,
+ la quale egli amò sì, che passò il segno
+ ch'a un uom si convenia, come lui, degno.
+
+15
+
+ Ma costei, più volubile che foglia
+ quando l'autunno è più priva d'umore,
+ che l' freddo vento gli arbori ne spoglia
+ e le soffia dinanzi al suo furore;
+ verso il marito cangiò tosto voglia,
+ che fisso qualche tempo ebbe nel core;
+ e volse ogni pensiero, ogni disio
+ d'acquistar per amante il fratel mio.
+
+16
+
+ Ma né sì saldo all'impeto marino
+ l'Acrocerauno d'infamato nome,
+ né sta sì duro incontra borea il pino
+ che rinovato ha più di cento chiome,
+ che quanto appar fuor de lo scoglio alpino,
+ tanto sotterra ha le radici; come
+ il mio fratello a' prieghi di costei,
+ nido de tutti i vizi infandi e rei.
+
+17
+
+ Or, come avviene a un cavallier ardito,
+ che cerca briga e la ritrova spesso,
+ fu in una impresa il mio fratel ferito,
+ molto al castel del suo compagno appresso,
+ dove venir senza aspettare invito
+ solea, fosse o non fosse Argeo con esso;
+ e dentro a quel per riposar fermosse
+ tanto che del suo mal libero fosse.
+
+18
+
+ Mentre egli quivi si giacea, convenne
+ ch'in certa sua bisogna andasse Argeo.
+ Tosto questa sfacciata a tentar venne
+ il mio fratello, ed a sua usanza feo;
+ ma quel fedel non oltre più sostenne
+ avere ai fianchi un stimulo sì reo:
+ elesse, per servar sua fede a pieno,
+ di molti mal quel che gli parve meno.
+
+19
+
+ Tra molti mal gli parve elegger questo:
+ lasciar d'Argeo l'intrinsichezza antiqua;
+ lungi andar sì, che non sia manifesto
+ mai più il suo nome alla femina iniqua.
+ Ben che duro gli fosse, era più onesto
+ che satisfare a quella voglia obliqua,
+ o ch'accusar la moglie al suo signore,
+ da cui fu amata a par del proprio core.
+
+20
+
+ E de le sue ferite ancora infermo
+ l'arme si veste, e del castel si parte;
+ e con animo va costante e fermo
+ di non mai più tornare in quella parte.
+ Ma che gli val? ch'ogni difesa e schermo
+ gli disipa Fortuna con nuova arte;
+ ecco il marito che ritorna intanto,
+ e trova la moglier che fa gran pianto,
+
+21
+
+ e scapigliata e con la faccia rossa;
+ e le domanda di che sia turbata.
+ Prima ch'ella a rispondere sia mossa,
+ pregar si lascia più d'una fiata,
+ pensando tuttavia come si possa
+ vendicar di colui che l'ha lasciata:
+ e ben convenne al suo mobile ingegno
+ cangiar l'amore in subitano sdegno.
+
+22
+
+ — Deh (disse al fine), a che l'error nascondo
+ c'ho commesso, signor, ne la tua assenza?
+ che quando ancora io 'l celi a tutto 'l mondo,
+ celar nol posso alla mia coscienza.
+ L'alma che sente il suo peccato immondo,
+ pate dentro da sé tal penitenza,
+ ch'avanza ogn'altro corporal martire
+ che dar mi possa alcun del mio fallire;
+
+23
+
+ quando fallir sia quel che si fa a forza:
+ ma sia quel che si vuol, tu sappil'anco;
+ poi con la spada da la immonda scorza
+ scioglie lo spirto imaculato e bianco,
+ e le mie luci eternamente ammorza;
+ che dopo tanto vituperio, almanco
+ tenerle basse ognor non mi bisogni,
+ e di ciascun ch'io vegga, io mi vergogni.
+
+24
+
+ Il tuo compagno ha l'onor mio distrutto:
+ questo corpo per forza ha violato;
+ e perché teme ch'io ti narri il tutto,
+ or si parte il villan senza commiato. —
+ In odio con quel dir gli ebbe ridutto
+ colui che più d'ogn'altro gli fu grato.
+ Argeo lo crede, ed altro non aspetta;
+ ma piglia l'arme e corre a far vendetta.
+
+25
+
+ E come quel ch'avea il paese noto,
+ lo giunse che non fu troppo lontano;
+ che 'l mio fratello, debole ed egroto,
+ senza sospetto se ne gìa pian piano:
+ e brevemente, in un loco remoto
+ pose, per vendicarsene, in lui mano.
+ Non trova il fratel mio scusa che vaglia;
+ ch'in somma Argeo con lui vuol la battaglia.
+
+26
+
+ Era l'un sano e pien di nuovo sdegno,
+ infermo l'altro, ed all'usanza amico:
+ sì ch'ebbe il fratel mio poco ritegno
+ contra il compagno fattogli nimico.
+ Dunque Filandro di tal sorte indegno
+ (de l'infelice giovene ti dico:
+ così avea nome), non sofrendo il peso
+ di sì fiera battaglia, restò preso.
+
+27
+
+ — Non piaccia a Dio che mi conduca a tale
+ il mio giusto furore e il tuo demerto
+ (gli disse Argeo), che mai sia omicidiale
+ di te ch'amava; e me tu amavi certo,
+ ben che nel fin me l'hai mostrato male;
+ pur voglio a tutto il mondo fare aperto
+ che, come fui nel tempo de l'amore,
+ così ne l'odio son di te migliore.
+
+28
+
+ Per altro modo punirò il tuo fallo,
+ che le mie man più nel tuo sangue porre. —
+ Così dicendo, fece sul cavallo
+ di verdi rami una bara comporre,
+ e quasi morto in quella riportallo
+ dentro al castello in una chiusa torre,
+ dove in perpetuo per punizione
+ candannò l'innocente a star prigione.
+
+29
+
+ Non però ch'altra cosa avesse manco,
+ che la libertà prima del partire;
+ perché nel resto, come sciolto e franco
+ vi comandava e si facea ubidire.
+ Ma non essendo ancor l'animo stanco
+ di questa ria del suo pensier fornire,
+ quasi ogni giorno alla prigion veniva;
+ ch'avea le chiavi, e a suo piacer l'apriva:
+
+30
+
+ e movea sempre al mio fratello assalti,
+ e con maggiore audacia che di prima.
+ — Questa tua fedeltà (dicea) che valti,
+ poi che perfidia per tutto si stima?
+ Oh che trionfi gloriosi ed alti!
+ oh che superbe spoglie e preda opima!
+ oh che merito al fin te ne risulta,
+ se, come a traditore, ognun t'insulta!
+
+31
+
+ Quanto utilmente, quanto con tuo onore
+ m'avresti dato quel che da te volli!
+ Di questo sì ostinato tuo rigore
+ la gran mercé che tu guadagni, or tolli:
+ in prigion sei, né crederne uscir fuore,
+ se la durezza tua prima non molli.
+ Ma quando mi compiacci, io farò trama
+ di racquistarti e libertade e fama. —
+
+32
+
+ — No, no (disse Filandro) aver mai spene
+ che non sia, come suol, mia vera fede,
+ se ben contra ogni debito mi avviene
+ ch'io ne riporti sì dura mercede,
+ e di me creda il mondo men che bene:
+ basta che inanti a quel che 'l tutto vede
+ e mi può ristorar di grazia eterna,
+ chiara la mia innocenza si discerna.
+
+33
+
+ Se non basta ch'Argeo mi tenga preso,
+ tolgami ancor questa noiosa vita.
+ Forse non mi fia il premio in ciel conteso
+ de la buona opra, qui poco gradita.
+ Forse egli, che da me si chiama offeso,
+ quando sarà quest'anima partita,
+ s'avedrà poi d'avermi fatto torto,
+ e piangerà il fedel compagno morto. —
+
+34
+
+ Così più volte la sfacciata donna
+ tenta Filandro, e torna senza frutto.
+ Ma il cieco suo desir, che non assonna
+ del scelerato amor traer costrutto,
+ cercando va più dentro ch'alla gonna
+ suoi vizi antiqui, e ne discorre il tutto.
+ Mille pensier fa d'uno in altro modo,
+ prima che fermi in alcun d'essi il chiodo.
+
+35
+
+ Stette sei mesi che non messe piede,
+ come prima facea, ne la prigione;
+ di che il miser Filandro e spera e crede
+ che costei più non gli abbia affezione.
+ Ecco Fortuna, al mal propizia, diede
+ a questa scelerata occasione
+ di metter fin con memorabil male
+ al suo cieco appetito irrazionale.
+
+36
+
+ Antiqua nimicizia avea il marito
+ con un baron detto Morando il bello,
+ che, non v'essendo Argeo, spesso era ardito
+ di correr solo, e sin dentro al castello;
+ ma s'Argeo v'era, non tenea lo 'nvito,
+ né s'accostava a dieci miglia a quello.
+ Or, per poterlo indur che ci venisse,
+ d'ire in Ierusalem per voto disse.
+
+37
+
+ Disse d'andare; e partesi ch'ognuno
+ lo vede, e fa di ciò sparger le grida:
+ né il suo pensier, fuor che la moglie, alcuno
+ puote saper; che sol di lei si fida.
+ Torna poi nel castello all'aer bruno,
+ né mai, se non la notte, ivi s'annida;
+ e con mutate insegne al nuovo albore,
+ senza vederlo alcun, sempre esce fuore.
+
+38
+
+ Se ne va in questa e in quella parte errando,
+ e volteggiando al suo castello intorno,
+ pur per veder se credulo Morando
+ volesse far, come solea, ritorno.
+ Stava il dì tutto alla foresta; e quando
+ ne la marina vedea ascoso il giorno,
+ venìa al castello, e per nascose porte
+ lo togliea dentro l'infedel consorte.
+
+39
+
+ Crede ciascun, fuor che l'iniqua moglie,
+ che molte miglia Argeo lontan si trove.
+ Dunque il tempo oportuno ella si toglie:
+ al fratel mio va con malizie nuove.
+ Ha di lagrime a tutte le sue voglie
+ un nembo che dagli occhi al sen le piove.
+ — Dove potrò (dicea) trovare aiuto,
+ che in tutto l'onor mio non sia perduto?
+
+40
+
+ E col mio quel del mio marito insieme,
+ il qual se fosse qui, non temerei.
+ Tu conosci Morando, e sai se teme,
+ quando Argeo non ci sente, omini e dei.
+ Questi or pregando, or minacciando, estreme
+ prove fa tuttavia, né alcun de' miei
+ lascia che non contamini, per trarmi
+ a' suoi desii, né so s'io potrò aitarmi.
+
+41
+
+ Or c'ha inteso il partir del mio consorte,
+ e ch'al ritorno non sarà sì presto,
+ ha avuto ardir d'entrar ne la mia corte
+ senza altra scusa e senz'altro pretesto;
+ che se ci fosse il mio signor per sorte,
+ non sol non avria audacia di far questo,
+ ma non si terria ancor, per Dio, sicuro
+ d'appressarsi a tre miglia a questo muro.
+
+42
+
+ E quel che già per messi ha ricercato,
+ oggi me l'ha richiesto a fronte a fronte,
+ e con tai modi, che gran dubbio è stato
+ de lo avvenirmi disonore ed onte,
+ e se non che parlar dolce gli ho usato,
+ e finto le mie voglie alle sue pronte,
+ saria a forza, di quel suto rapace,
+ che spera aver per mie parole in pace.
+
+43
+
+ Promesso gli ho, non già per osservargli
+ (che fatto per timor, nullo è il contratto);
+ ma la mia intenzion fu per vietargli
+ quel che per forza avrebbe allora fatto.
+ Il caso è qui: tu sol pòi rimediargli;
+ del mio onor altrimenti sarà tratto,
+ e di quel del mio Argeo, che già m'hai detto
+ aver o tanto, o più che 'l proprio, a petto.
+
+44
+
+ E se questo mi nieghi, io dirò dunque
+ ch'in te non sia la fé di che ti vanti;
+ ma che fu sol per crudeltà, qualunque
+ volta hai sprezzati i miei supplici pianti;
+ non per rispetto alcun d'Argeo, quantunque
+ m'hai questo scudo ognora opposto inanti.
+ Saria stato tra noi la cosa occulta;
+ ma di qui aperta infamia mi risulta. —
+
+45
+
+ — Non si convien (disse Filandro) tale
+ prologo a me, per Argeo mio disposto.
+ Narrami pur quel che tu vuoi, che quale
+ sempre fui, di sempre essere ho proposto;
+ e ben ch'a torto io ne riporti male,
+ a lui non ho questo peccato imposto.
+ Per lui son pronto andare anco alla morte,
+ e siami contra il mondo e la mia sorte. —
+
+46
+
+ Rispose l'empia: — Io voglio che tu spenga
+ colui che 'l nostro disonor procura.
+ Non temer ch'alcun mal di ciò t'avenga;
+ ch'io te ne mostrerò la via sicura.
+ Debbe egli a me tornar come rivenga
+ su l'ora terza la notte più scura;
+ e fatto un segno de ch'io l'ho avvertito,
+ io l'ho a tor dentro, che non sia sentito.
+
+47
+
+ A te non graverà prima aspettarme
+ ne la camera mia dove non luca,
+ tanto che dispogliar gli faccia l'arme,
+ e quasi nudo in man te lo conduca. —
+ Così la moglie conducesse parme
+ il suo marito alla tremenda buca;
+ se per dritto costei moglie s'appella,
+ più che furia infernal crudele e fella.
+
+48
+
+ Poi che la notte scelerata venne,
+ fuor trasse il mio fratel con l'arme in mano;
+ e ne l'oscura camera lo tenne,
+ fin che tornasse il miser castellano.
+ Come ordine era dato, il tutto avvenne;
+ che 'l consiglio del mal va raro invano.
+ Così Filandro il buon Argeo percosse,
+ che si pensò che quel Morando fosse.
+
+49
+
+ Con esso un colpo il capo fesse e il collo;
+ ch'elmo non v'era, e non vi fu riparo.
+ Pervenne Argeo, senza pur dare un crollo,
+ de la misera vita al fine amaro:
+ e tal l'uccise, che mai non pensollo,
+ né mai l'avria creduto: oh caso raro!
+ che cercando giovar, fece all'amico
+ quel di che peggio non si fa al nimico.
+
+50
+
+ Poscia ch'Argeo non conosciuto giacque,
+ rende a Gabrina il mio fratel la spada.
+ Gabrina è il nome di costei, che nacque
+ sol per tradire ognun che in man le cada.
+ Ella, che 'l ver fin a quell'ora tacque,
+ vuol che Filandro a riveder ne vada
+ col lume in mano il morto ond'egli è reo:
+ e gli dimostra il suo compagno Argeo.
+
+51
+
+ E gli minaccia poi, se non consente
+ all'amoroso suo lungo desire,
+ di palesare a tutta quella gente
+ quel ch'egli ha fatto, e nol può contradire;
+ e lo farà vituperosamente
+ come assassino e traditor morire:
+ e gli ricorda che sprezzar la fama
+ non de', se ben la vita sì poco ama.
+
+52
+
+ Pien di paura e di dolor rimase
+ Filandro, poi che del suo error s'accorse.
+ Quasi il primo furor gli persuase
+ d'uccider questa, e stette un pezzo in forse:
+ e se non che ne le nimiche case
+ si ritrovò (che la ragion soccorse),
+ non si trovando avere altr'arme in mano,
+ coi denti la stracciava a brano a brano.
+
+53
+
+ Come ne l'alto mar legno talora,
+ che da duo venti sia percosso e vinto,
+ ch'ora uno inanzi l'ha mandato, ed ora
+ un altro al primo termine respinto,
+ e l'han girato da poppa e da prora,
+ dal più possente al fin resta sospinto;
+ così Filandro, tra molte contese
+ de' duo pensieri, al manco rio s'apprese.
+
+54
+
+ Ragion gli dimostrò il pericol grande,
+ oltre al morir, del fine infame e sozzo,
+ se l'omicidio nel castel si spande;
+ e del pensare il termine gli è mozzo.
+ Voglia o non voglia, al fin convien che mande
+ l'amarissimo calice nel gozzo.
+ Pur finalmente ne l'afflitto core
+ più de l'ostinazion poté il timore.
+
+55
+
+ Il timor del supplicio infame e brutto
+ prometter fece con mille scongiuri,
+ che faria di Gabrina il voler tutto,
+ se di quel luogo se partian sicuri.
+ Così per forza colse l'empia il frutto
+ del suo desire, e poi lasciar quei muri.
+ Così Filandro a noi fece ritorno,
+ di sé lasciando in Grecia infamia e scorno.
+
+56
+
+ E portò nel cor fisso il suo compagno
+ che così scioccamente ucciso avea,
+ per far con sua gran noia empio guadagno
+ d'una Progne crudel, d'una Medea.
+ E se la fede e il giuramento, magno
+ e duro freno, non lo ritenea,
+ come al sicuro fu, morta l'avrebbe;
+ ma, quanto più si puote, in odio l'ebbe.
+
+57
+
+ Non fu da indi in qua rider mai visto:
+ tutte le sue parole erano meste,
+ sempre sospir gli uscian dal petto tristo,
+ ed era divenuto un nuovo Oreste,
+ poi che la madre uccise e il sacro Egisto,
+ e che l'ultrice Furie ebbe moleste.
+ E senza mai cessar, tanto l'afflisse
+ questo dolor, ch'infermo al letto il fisse.
+
+58
+
+ Or questa meretrice, che si pensa
+ quanto a quest'altro suo poco sia grata,
+ muta la fiamma già d'amore intensa
+ in odio, in ira ardente ed arrabbiata;
+ né meno è contra al mio fratello accensa,
+ che fosse contra Argeo la scelerata:
+ e dispone tra sé levar dal mondo,
+ come il primo marito, anco il secondo.
+
+59
+
+ Un medico trovò d'inganni pieno,
+ sufficiente ed atto a simil uopo,
+ che sapea meglio uccider di veneno,
+ che risanar gl'infermi di silopo;
+ e gli promesse, inanzi più che meno
+ di quel che domandò, donargli, dopo
+ ch'avesse con mortifero liquore
+ levatole dagli occhi il suo signore.
+
+60
+
+ Già in mia presenza e d'altre più persone
+ venìa col tosco in mano il vecchio ingiusto,
+ dicendo ch'era buona pozione
+ da ritornare il mio fratel robusto.
+ Ma Gabrina con nuova intenzione,
+ pria che l'infermo ne turbasse il gusto,
+ per torsi il consapevole d'appresso,
+ o per non dargli quel ch'avea promesso,
+
+61
+
+ la man gli prese, quando a punto dava
+ la tazza dove il tosco era celato,
+ dicendo: — Ingiustamente è se 'l ti grava
+ ch'io tema per costui c'ho tanto amato.
+ Voglio esser certa che bevanda prava
+ tu non gli dia, né succo avelenato;
+ e per questo mi par che 'l beveraggio
+ non gli abbi a dar, se non ne fai tu il saggio. —
+
+62
+
+ Come pensi, signor, che rimanesse
+ il miser vecchio conturbato allora?
+ La brevità del tempo sì l'oppresse,
+ che pensar non poté che meglio fôra;
+ pur, per non dar maggior sospetto, elesse
+ il calice gustar senza dimora:
+ e l'infermo, seguendo una tal fede,
+ tutto il resto pigliò, che si gli diede.
+
+63
+
+ Come sparvier che nel piede grifagno
+ tenga la starna e sia per trarne pasto,
+ dal can che si tenea fido compagno,
+ ingordamente è sopragiunto e guasto;
+ così il medico intento al rio guadagno,
+ donde sperava aiuto ebbe contrasto.
+ Odi di summa audacia esempio raro!
+ e così avvenga a ciascun altro avaro.
+
+64
+
+ Fornito questo, il vecchio s'era messo,
+ per ritornare alla sua stanza, in via,
+ ed usar qualche medicina appresso,
+ che lo salvasse da la peste ria;
+ ma da Gabrina non gli fu concesso,
+ dicendo non voler ch'andasse pria
+ che 'l succo ne lo stomaco digesto
+ il suo valor facesse manifesto.
+
+65
+
+ Pregar non val, né far di premio offerta,
+ che lo voglia lasciar quindi partire.
+ Il disperato, poi che vede certa
+ la morte sua, né la poter fuggire,
+ ai circostanti fa la cosa aperta;
+ né la seppe costei troppo coprire.
+ E così quel che fece agli altri spesso,
+ quel buon medico al fin fece a se stesso:
+
+66
+
+ e sequitò con l'alma quella ch'era
+ già de mio frate caminata inanzi.
+ Noi circostanti, che la cosa vera
+ del vecchio udimmo, che fe' pochi avanzi,
+ pigliammo questa abominevol fera,
+ più crudel di qualunque in selva stanzi;
+ e la serrammo in tenebroso loco,
+ per condannarla al meritato foco. —
+
+67
+
+ Questo Ermonide disse, e più voleva
+ seguir, com'ella di prigion levossi;
+ ma il dolor de la piaga sì l'aggreva,
+ che pallido ne l'erba riversossi.
+ Intanto duo scudier, che seco aveva,
+ fatto una bara avean di rami grossi:
+ Ermonide si fece in quella porre;
+ ch'indi altrimente non si potea torre.
+
+68
+
+ Zerbin col cavallier fece sua scusa,
+ che gl'increscea d'averli fatto offesa;
+ ma, come pur tra cavallieri s'usa,
+ colei che venìa seco avea difesa:
+ ch'altrimente sua fé saria confusa;
+ perché, quando in sua guardia l'avea presa,
+ promesse a sua possanza di salvarla
+ contra ognun che venisse a disturbarla.
+
+69
+
+ E s'in altro potea gratificargli,
+ prontissimo offeriase alla sua voglia.
+ Rispose il cavallier, che ricordargli
+ sol vuol, che da Gabrina si discioglia
+ prima ch'ella abbia cosa a machinargli,
+ di ch'esso indarno poi si penta e doglia.
+ Gabrina tenne sempre gli occhi bassi,
+ perché non ben risposta al vero dassi.
+
+70
+
+ Con la vecchia Zerbin quindi partisse
+ al già promesso debito viaggio;
+ e tra sé tutto il dì la maledisse,
+ che far gli fece a quel barone oltraggio.
+ Ed or che pel gran mal che gli ne disse
+ chi lo sapea, di lei fu istrutto e saggio,
+ se prima l'avea a noia e a dispiacere,
+ or l'odia sì che non la può vedere.
+
+71
+
+ Ella che di Zerbin sa l'odio a pieno,
+ né in mala voluntà vuole esser vinta,
+ un'oncia a lui non ne riporta meno:
+ la tien di quarta, e la rifà di quinta.
+ Nel cor era gonfiata di veneno,
+ e nel viso altrimente era dipinta.
+ Dunque ne la concordia ch'io vi dico,
+ tenean lor via per mezzo il bosco antico.
+
+72
+
+ Ecco, volgendo il sol verso la sera,
+ udiron gridi e strepiti e percosse,
+ che facean segno di battaglia fiera
+ che, quanto era il rumor, vicina fosse.
+ Zerbino, per veder la cosa ch'era,
+ verso il rumore in gran fretta si mosse:
+ non fu Gabrina lenta a seguitarlo.
+ Di quel ch'avvenne, all'altro canto io parlo.
+
+
+
+
+CANTO VENTIDUESIMO
+
+
+1
+
+ Cortesi donne e grate al vostro amante,
+ voi che d'un solo amor sète contente,
+ come che certo sia, fra tante e tante,
+ che rarissime siate in questa mente;
+ non vi dispiaccia quel ch'io dissi inante,
+ quando contra Gabrina fui sì ardente,
+ e s'ancor son per spendervi alcun verso,
+ di lei biasmando l'animo perverso.
+
+2
+
+ Ella era tale; e come imposto fummi
+ da chi può in me, non preterisco il vero.
+ Per questo io non oscuro gli onor summi
+ d'una e d'un'altra ch'abbia il cor sincero.
+ Quel che 'l Maestro suo per trenta nummi
+ diede a' Iudei, non nocque a Ianni o a Piero;
+ né d'Ipermestra è la fama men bella,
+ se ben di tante inique era sorella.
+
+3
+
+ Per una che biasmar cantando ardisco
+ (che l'ordinata istoria così vuole),
+ lodarne cento incontra m'offerisco,
+ e far lor virtù chiara più che 'l sole.
+ Ma tornando al lavor che vario ordisco,
+ ch'a molti, lor mercé, grato esser suole,
+ del cavallier di Scozia io vi dicea,
+ ch'un alto grido appresso udito avea.
+
+4
+
+ Fra due montagne entrò in un stretto calle
+ onde uscia il grido, e non fu molto inante,
+ che giunse dove in una chiusa valle
+ si vide un cavallier morto davante.
+ Chi sia dirò; ma prima dar le spalle
+ a Francia voglio, e girmene in Levante,
+ tanto ch'io trovi Astolfo paladino,
+ che per Ponente avea preso il camino.
+
+5
+
+ Io lo lasciai ne la città crudele,
+ onde col suon del formidabil corno
+ avea cacciato il populo infedele,
+ e gran periglio toltosi d'intorno,
+ ed a' compagni fatto alzar le vele,
+ e dal lito fuggir con grave scorno.
+ Or seguendo di lui, dico che prese
+ la via d'Armenia, e uscì di quel paese.
+
+6
+
+ E dopo alquanti giorni in Natalia
+ trovossi, e inverso Bursia il camin tenne;
+ onde, continuando la sua via
+ di qua dal mare, in Tracia se ne venne.
+ Lungo il Danubio andò per l'Ungaria;
+ e come avesse il suo destrier le penne,
+ i Moravi e i Boemi passò in meno
+ di venti giorni e la Franconia e il Reno.
+
+7
+
+ Per la selva d'Ardenna in Aquisgrana
+ giunse e in Barbante, e in Fiandra al fin s'imbarca.
+ L'aura che soffia verso tramontana,
+ la vela in guisa in su la prora carca,
+ ch'a mezzo giorno Astolfo non lontana
+ vede Inghilterra, ove nel lito varca.
+ Salta a cavallo, e in tal modo lo punge,
+ ch'a Londra quella sera ancora giunge.
+
+8
+
+ Quivi sentendo poi che 'l vecchio Otone
+ già molti mesi inanzi era in Parigi,
+ e che di nuovo quasi ogni barone
+ avea imitato i suoi degni vestigi;
+ d'andar subito in Francia si dispone:
+ e così torna al porto di Tamigi,
+ onde con le vele alte uscendo fuora,
+ verso Calessio fe' drizzar la prora.
+
+9
+
+ Un ventolin che leggiermente all'orza
+ ferendo, avea adescato il legno all'onda,
+ a poco a poco cresce e si rinforza;
+ poi vien sì, ch'al nocchier ne soprabonda.
+ Che li volti la poppa al fine è forza;
+ se non, gli caccerà sotto la sponda.
+ Per la schena del mar tien dritto il legno,
+ e fa camin diverso al suo disegno.
+
+10
+
+ Or corre a destra, or a sinistra mano,
+ di qua di là, dove fortuna spinge,
+ e piglia terra al fin presso a Roano;
+ e come prima il dolce lito attinge,
+ fa rimetter la sella a Rabicano,
+ e tutto s'arma e la spada si cinge.
+ Prende il camino, ed ha seco quel corno
+ che gli val più che mille uomini intorno.
+
+11
+
+ E giunse, traversando una foresta,
+ a piè d'un colle ad una chiara fonte,
+ ne l'ora che 'l monton di pascer resta,
+ chiuso in capanna, o sotto un cavo monte.
+ E dal gran caldo e da la sete infesta
+ vinto, si trasse l'elmo da la fronte;
+ legò il destrier tra le più spesse fronde,
+ e poi venne per bere alle fresche onde.
+
+12
+
+ Non avea messo ancor le labra in molle,
+ ch'un villanel che v'era ascoso appresso,
+ sbuca fuor d'una macchia, e il destrier tolle,
+ sopra vi sale, e se ne va con esso.
+ Astolfo il rumor sente, e'l capo estolle;
+ e poi che 'l danno suo vede sì espresso,
+ lascia la fonte, e sazio senza bere,
+ gli va dietro correndo a più potere.
+
+13
+
+ Quel ladro non si stende a tutto corso,
+ che dileguato si saria di botto;
+ ma or lentando or raccogliendo il morso,
+ se ne va di galoppo e di buon trotto.
+ Escon del bosco dopo un gran discorso;
+ e l'uno e l'altro al fin si fu ridotto
+ là dove tanti nobili baroni
+ eran senza prigion più che prigioni.
+
+14
+
+ Dentro il palagio il villanel si caccia
+ con quel destrier che i venti al corso adegua.
+ Forza è ch'Astolfo, il qual lo scudo impaccia,
+ l'elmo e l'altr'arme, di lontan lo segua.
+ Pur giunge anch'egli, e tutta quella traccia
+ che fin qui avea seguita, si dilegua;
+ che più né Rabican né 'l ladro vede,
+ e gira gli occhi, e indarno affretta il piede;
+
+15
+
+ affretta il piede e va cercando invano
+ e le logge e le camere e le sale;
+ ma per trovare il perfido villano,
+ di sua fatica nulla si prevale.
+ Non sa dove abbia ascoso Rabicano,
+ quel suo veloce sopra ogni animale;
+ e senza frutto alcun tutto quel giorno
+ cercò di su di giù, dentro e d'intorno.
+
+16
+
+ Confuso e lasso d'aggirarsi tanto,
+ s'avvide che quel loco era incantato;
+ e del libretto ch'avea sempre a canto,
+ che Logistilla in India gli avea dato,
+ acciò che, ricadendo in nuovo incanto,
+ potessi aitarsi, si fu ricordato:
+ all'indice ricorse, e vide tosto
+ a quante carte era il rimedio posto.
+
+17
+
+ Del palazzo incantato era difuso
+ scritto nel libro; e v'eran scritti i modi
+ di fare il mago rimaner confuso,
+ e a tutti quei prigion di sciorre i nodi.
+ Sotto la soglia era uno spirto chiuso,
+ che facea questi inganni e queste frodi:
+ e levata la pietra ov'è sepolto,
+ per lui sarà il palazzo in fumo sciolto.
+
+18
+
+ Desideroso di condurre a fine
+ il paladin sì gloriosa impresa,
+ non tarda più che 'l braccio non inchine
+ a provar quanto il grave marmo pesa.
+ Come Atlante le man vede vicine
+ per far che l'arte sua sia vilipesa,
+ sospettoso di quel che può avvenire,
+ lo va con nuovi incanti ad assalire.
+
+19
+
+ Lo fa con diaboliche sue larve
+ parer da quel diverso, che solea:
+ gigante ad altri, ad altri un villan parve,
+ ad altri un cavallier di faccia rea.
+ Ognuno in quella forma in che gli apparve
+ nel bosco il mago, il paladin vedea;
+ sì che per riaver quel che gli tolse
+ il mago, ognuno al paladin si volse.
+
+20
+
+ Ruggier, Gradasso, Iroldo, Bradamante,
+ Brandimarte, Prasildo, altri guerrieri
+ in questo nuovo error si fero inante,
+ per distruggere il duca accesi e fieri.
+ Ma ricordossi il corno in quello istante,
+ che fe' loro abbassar gli animi altieri.
+ Se non si soccorrea col grave suono,
+ morto era il paladin senza perdono.
+
+21
+
+ Ma tosto che si pon quel corno a bocca
+ e fa sentire intorno il suono orrendo,
+ a guisa dei colombi, quando scocca
+ lo scoppio, vanno i cavallier fuggendo.
+ Non meno al negromante fuggir tocca,
+ non men fuor de la tana esce temendo
+ pallido e sbigottito, e se ne slunga
+ tanto, che 'l suono orribil non lo giunga.
+
+22
+
+ Fuggì il guardian coi suo' prigioni; e dopo
+ de le stalle fuggir molti cavalli,
+ ch'altro che fune a ritenerli era uopo,
+ e seguiro i patron per vari calli.
+ In casa non restò gatta né topo
+ al suon che par che dica: Dàlli, dàlli.
+ Sarebbe ito con gli altri Rabicano,
+ se non ch'all'uscir venne al duca in mano.
+
+23
+
+ Astolfo, poi ch'ebbe cacciato il mago,
+ levò di su la soglia il grave sasso,
+ e vi ritrovò sotto alcuna imago,
+ ed altre cose che di scriver lasso:
+ e di distrugger quello incanto vago,
+ di ciò che vi trovò, fece fraccasso,
+ come gli mostra il libro che far debbia;
+ e si sciolse il palazzo in fumo e in nebbia.
+
+24
+
+ Quivi trovò che di catena d'oro
+ di Ruggiero il cavallo era legato,
+ parlo di quel che 'l negromante moro
+ per mandarlo ad Alcina gli avea dato;
+ a cui poi Logistilla fe' il lavoro
+ del freno, ond'era in Francia ritornato,
+ e girato da l'India all'Inghilterra
+ tutto avea il lato destro de la terra.
+
+25
+
+ Non so se vi ricorda che la briglia
+ lasciò attaccata all'arbore quel giorno
+ che nuda da Ruggier sparì la figlia
+ di Galafrone, e gli fe' l'alto scorno.
+ Fe' il volante destrier, con maraviglia
+ di chi lo vide, al mastro suo ritorno;
+ e con lui stette infin al giorno sempre,
+ che de l'incanto fur rotte le tempre.
+
+26
+
+ Non potrebbe esser stato più giocondo
+ d'altra aventura Astolfo, che di questa;
+ che per cercar la terra e il mar, secondo
+ ch'avea desir, quel ch'a cercar gli resta,
+ e girar tutto in pochi giorni il mondo,
+ troppo venìa questo ippogrifo a sesta.
+ Sapea egli ben quanto a portarlo era atto,
+ che l'avea altrove assai provato in fatto.
+
+27
+
+ Quel giorno in India lo provò, che tolto
+ da la savia Melissa fu di mano
+ a quella scelerata che travolto
+ gli avea in mirto silvestre il viso umano:
+ e ben vide e notò come raccolto
+ gli fu sotto la briglia il capo vano
+ da Logistilla, e vide come istrutto
+ fosse Ruggier di farlo andar per tutto.
+
+28
+
+ Fatto disegno l'ippogrifo torsi,
+ la sella sua, ch'appresso avea, gli messe;
+ e gli fece, levando da più morsi
+ una cosa ed un'altra, un che lo resse;
+ che dei destrier ch'in fuga erano corsi,
+ quivi attaccate eran le briglie spesse.
+ Ora un pensier di Rabicano solo
+ lo fa tardar che non si leva a volo.
+
+29
+
+ D'amar quel Rabicano avea ragione;
+ che non v'era un miglior per correr lancia,
+ e l'avea da l'estrema regione
+ de l'India cavalcato insin in Francia.
+ Pensa egli molto; e in somma si dispone
+ darne più tosto ad un suo amico mancia,
+ che, lasciandolo quivi in su la strada,
+ se l'abbia il primo ch'a passarvi accada.
+
+30
+
+ Stava mirando se vedea venire
+ pel bosco o cacciatore o alcun villano,
+ da cui far si potesse indi seguire
+ a qualche terra, e trarvi Rabicano.
+ Tutto quel giorno e sin all'apparire
+ de l'altro stette riguardando invano.
+ L'altro matin, ch'era ancor l'aer fosco,
+ veder gli parve un cavallier pel bosco.
+
+31
+
+ Ma mi bisogna, s'io vo' dirvi il resto,
+ ch'io trovi Ruggier prima e Bradamante.
+ Poi che si tacque il corno, e che da questo
+ loco la bella coppia fu distante,
+ guardò Ruggiero, e fu a conoscer presto
+ quel che fin qui gli avea nascoso Atlante:
+ fatto avea Atlante che fin a quell'ora
+ tra lor non s'eran conosciuti ancora.
+
+32
+
+ Ruggier riguarda Bradamante, ed ella
+ riguarda lui con alta maraviglia,
+ che tanti dì l'abbia offuscato quella
+ illusion sì l'animo e le ciglia.
+ Ruggiero abbraccia la sua donna bella,
+ che più che rosa ne divien vermiglia;
+ e poi di su la bocca i primi fiori
+ cogliendo vien dei suoi beati amori.
+
+33
+
+ Tornaro ad iterar gli abbracciamenti
+ mille fiate, ed a tenersi stretti
+ i duo felici amanti, e sì contenti,
+ ch'a pena i gaudi lor capiano i petti.
+ Molto lor duol che per incantamenti,
+ mentre che fur negli errabondi tetti,
+ tra lor non s'eran mai riconosciuti,
+ e tanti lieti giorni eran perduti.
+
+34
+
+ Bradamante, disposta di far tutti
+ i piaceri che far vergine saggia
+ debbia ad un suo amator, sì che di lutti,
+ senza il suo onore offendere, il sottraggia;
+ dice a Ruggier, se a dar gli ultimi frutti
+ lei non vuol sempre aver dura e selvaggia,
+ la faccia domandar per buoni mezzi
+ al padre Amon: ma prima si battezzi.
+
+35
+
+ Ruggier, che tolto avria non solamente
+ viver cristiano per amor di questa,
+ com'era stato il padre, e antiquamente
+ l'avolo e tutta la sua stirpe onesta;
+ ma, per farle piacere, immantinente
+ data le avria la vita che gli resta:
+ — Non che ne l'acqua (disse), ma nel fuoco
+ per tuo amor porre il capo mi fia poco. —
+
+36
+
+ Per battezzarsi dunque, indi per sposa
+ la donna aver, Ruggier si messe in via,
+ guidando Bradamante a Vallombrosa
+ (così fu nominata una badia
+ ricca e bella, né men religiosa,
+ e cortese a chiunque vi venìa);
+ e trovaro all'uscir de la foresta
+ donna che molto era nel viso mesta.
+
+37
+
+ Ruggier, che sempre uman, sempre cortese
+ era a ciascun, ma più alle donne molto,
+ come le belle lacrime comprese
+ cader rigando il delicato volto,
+ n'ebbe pietade, e di disir s'accese
+ di saper il suo affanno; ed a lei volto,
+ dopo onesto saluto, domandolle
+ perch'avea sì di pianto il viso molle.
+
+38
+
+ Ed ella, alzando i begli umidi rai,
+ umanissimamente gli rispose,
+ e la cagion de' suoi penosi guai,
+ poi che le domandò, tutta gli espose.
+ — Gentil signor (disse ella), intenderai
+ che queste guance son sì lacrimose
+ per la pietà ch'a un giovinetto porto,
+ ch'in un castel qui presso oggi fia morto.
+
+39
+
+ Amando una gentil giovane e bella,
+ che di Marsilio re di Spagna è figlia,
+ sotto un vel bianco e in feminil gonella,
+ finta la voce e il volger de le ciglia,
+ egli ogni notte si giacea con quella,
+ senza darne sospetto alla famiglia:
+ ma sì secreto alcuno esser non puote,
+ ch'al lungo andar non sia chi 'l vegga e note.
+
+40
+
+ Se n'accorse uno, e ne parlò con dui;
+ gli dui con altri, insin ch'al re fu detto.
+ Venne un fedel del re l'altr'ieri a nui,
+ che questi amanti fe' pigliar nel letto;
+ e ne la rocca gli ha fatto ambedui
+ divisamente chiudere in distretto:
+ né credo per tutto oggi ch'abbia spazio
+ il gioven, che non mora in pena e in strazio.
+
+41
+
+ Fuggita me ne son per non vedere
+ tal crudeltà; che vivo l'arderanno:
+ né cosa mi potrebbe più dolere,
+ che faccia di sì bel giovine il danno;
+ né potrò aver giamai tanto piacere,
+ che non si volga subito in affanno,
+ che de la crudel fiamma mi rimembri,
+ ch'abbia arsi i belli e delicati membri. —
+
+42
+
+ Bradamante ode, e par ch'assai le prema
+ questa novella, e molto il cor l'annoi;
+ né par che men per quel dannato tema,
+ che se fosse uno dei fratelli suoi.
+ Né certo la paura in tutto scema
+ era di causa, come io dirò poi.
+ Si volse ella a Ruggiero, e disse: — Parme
+ ch'in favor di costui sien le nostr'arme. —
+
+43
+
+ E disse a quella mesta: — Io ti conforto
+ che tu vegga di porci entro alle mura,
+ che se 'l giovine ancor non avran morto,
+ più non l'uccideran, stanne sicura. —
+ Ruggiero, avendo il cor benigno scorto
+ de la sua donna e la pietosa cura,
+ sentì tutto infiammarsi di desire
+ di non lasciare il giovine morire.
+
+44
+
+ Ed alla donna, a cui dagli occhi cade
+ un rio di pianto, dice: — Or che s'aspetta?
+ Soccorrer qui, non lacrimare accade:
+ fa ch'ove è questo tuo, pur tu ci metta.
+ Di mille lance trar, di mille spade
+ tel promettian, pur che ci meni in fretta:
+ ma studia il passo più che puoi, che tarda
+ non sia l'aita, e intanto il fuoco l'arda. —
+
+45
+
+ L'alto parlare e la fiera sembianza
+ di quella coppia a maraviglia ardita,
+ ebbon di tornar forza la speranza
+ colà dond'era già tutta fuggita;
+ ma perch'ancor, più che la lontananza,
+ temeva il ritrovar la via impedita,
+ e che saria per questo indarno presa,
+ stava la donna in sé tutta sospesa.
+
+46
+
+ Poi disse lor: — Facendo noi la via
+ che dritta e piana va fin a quel loco,
+ credo ch'a tempo vi si giungeria,
+ che non sarebbe ancora acceso il fuoco:
+ ma gir convien per così torta e ria,
+ che 'l termine d'un giorno saria poco
+ a riuscirne; e quando vi saremo,
+ che troviam morto il giovine mi temo. —
+
+47
+
+ — E perché non andian (disse Ruggiero)
+ per la più corta? — E la donna rispose:
+ — Perché un castel de' conti da Pontiero
+ tra via si trova, ove un costume pose,
+ non son tre giorni ancora, iniquo e fiero
+ a cavallieri e a donne aventurose,
+ Pinabello, il peggior uomo che viva,
+ figliuol del conte Anselmo d'Altariva.
+
+48
+
+ Quindi né cavallier né donna passa,
+ che se ne vada senza ingiuria e danni:
+ l'uno e l'altro a piè resta; ma vi lassa
+ il guerrier l'arme, e la donzella i panni.
+ Miglior cavallier lancia non abbassa,
+ e non abbassò in Francia già molt'anni,
+ di quattro che giurato hanno al castello
+ la legge mantener di Pinabello.
+
+49
+
+ Come l'usanza (che non è più antiqua
+ di tre dì) cominciò, vi vo' narrare;
+ e sentirete se fu dritta o obliqua
+ cagion che i cavallier fece giurare.
+ Pinabello ha una donna così iniqua,
+ così bestial, ch'al mondo è senza pare;
+ che con lui, non so dove, andando un giorno,
+ ritrovò un cavallier che le fe' scorno.
+
+50
+
+ Il cavallier, perché da lei beffato
+ fu d'una vecchia che portava in groppa,
+ giostrò con Pinabel ch'era dotato
+ di poca forza e di superbia troppa;
+ ed abbattello, e lei smontar nel prato
+ fece, e provò s'andava dritta o zoppa:
+ lasciolla a piede, e fe' de la gonella
+ di lei vestir l'antiqua damigella.
+
+51
+
+ Quella ch'a piè rimase, dispettosa,
+ e di vendetta ingorda e sitibonda,
+ congiunta a Pinabel che d'ogni cosa
+ dove sia da mal far, ben la seconda,
+ né giorno mai, né notte mai riposa,
+ e dice che non fia mai più gioconda,
+ se mille cavallieri e mille donne
+ non mette a piedi, e lor tolle arme e gonne.
+
+52
+
+ Giunsero il dì medesmo, come accade,
+ quattro gran cavallieri ad un suo loco,
+ li quai di rimotissime contrade
+ venuti a queste parti eran di poco;
+ di tal valor, che non ha nostra etade
+ tant'altri buoni al bellicoso gioco:
+ Aquilante, Grifone e Sansonetto,
+ ed un Guidon Selvaggio giovinetto.
+
+53
+
+ Pinabel con sembiante assai cortese
+ al castel ch'io v'ho detto gli raccolse.
+ La notte poi tutti nel letto prese,
+ e presi tenne; e prima non li sciolse,
+ che li fece giurar ch'un anno e un mese
+ (questo fu a punto il termine che tolse)
+ stariano quivi, e spogliarebbon quanti
+ vi capitasson cavallieri erranti;
+
+54
+
+ e le donzelle ch'avesson con loro
+ porriano a piedi, e torrian lor le vesti.
+ Così giurar, così costretti foro
+ ad osservar, ben che turbati e mesti.
+ Non par che fin a qui contra costoro
+ alcun possa giostrar, ch'a piè non resti:
+ e capitati vi sono infiniti,
+ ch'a piè e senz'arme se ne son partiti.
+
+55
+
+ È ordine tra lor, che chi per sorte
+ esce fuor prima, vada a correr solo:
+ ma se trova il nimico così forte,
+ che resti in sella, e getti lui nel suolo,
+ sono ubligati gli altri infin a morte
+ pigliar l'impresa tutti in uno stuolo.
+ Vedi or, se ciascun d'essi è così buono,
+ quel ch'esser de', se tutti insieme sono.
+
+56
+
+ Poi non conviene all'importanza nostra
+ che ne vieta ogni indugio, ogni dimora,
+ che punto vi fermiate a quella giostra;
+ e presuppongo che vinciate ancora,
+ che vostra alta presenza lo dimostra,
+ ma non è cosa da fare in un'ora;
+ ed è gran dubbio che 'l giovine s'arda,
+ se tutto oggi a soccorrerlo si tarda. —
+
+57
+
+ Disse Ruggier: — Non riguardiamo a questo:
+ facciàn nui quel che si può far per nui;
+ abbia chi regge il ciel cura del resto,
+ o la Fortuna, se non tocca a lui.
+ Ti fia per questa giostra manifesto,
+ se buoni siamo d'aiutar colui
+ che per cagion sì debole e sì lieve,
+ come n'hai detto, oggi bruciar si deve. —
+
+58
+
+ Senza risponder altro, la donzella
+ si messe per la via ch'era più corta.
+ Più di tre miglia non andar per quella,
+ che si trovaro al ponte ed alla porta
+ dove si perdon l'arme e la gonnella,
+ e de la vita gran dubbio si porta.
+ Al primo apparir lor, di su la rocca
+ è chi duo botti la campana tocca.
+
+59
+
+ Ed ecco de la porta con gran fretta,
+ trottando s'un ronzino, un vecchio uscìo;
+ e quel venìa gridando: — Aspetta aspetta:
+ restate olà, che qui si paga il fio:
+ e se l'usanza non v'è stata detta,
+ che qui si tiene, or ve la vo' dir io. —
+ E contar loro incominciò di quello
+ costume, che servar fa Pinabello.
+
+60
+
+ Poi seguitò, volendo dar consigli,
+ com'era usato agli altri cavallieri:
+ — Fate spogliar la donna (dicea), figli,
+ e voi l'arme lasciateci e i destrieri;
+ e non vogliate mettervi a perigli
+ d'andare incontra a tai quattro guerrieri.
+ Per tutto vesti, arme e cavalli s'hanno:
+ la vita sol mai non ripara il danno. —
+
+61
+
+ — Non più (disse Ruggier), non più; ch'io sono
+ del tutto informatissimo, e qui venni
+ per far prova di me, se così buono
+ in fatti son, come nel cor mi tenni.
+ Arme, vesti e cavallo altrui non dono,
+ s'altro non sento che minacce e cenni;
+ e son ben certo ancor, che per parole
+ il mio compagno le sue dar non vuole.
+
+62
+
+ Ma, per Dio, fa ch'io vegga tosto in fronte
+ quei che ne voglion torre arme e cavallo;
+ ch'abbiamo da passar anco quel monte,
+ e qui non si può far troppo intervallo. —
+ Rispose il vecchio: — Eccoti fuor del ponte
+ chi vien per farlo: — e non lo disse in fallo;
+ ch'un cavallier n'uscì, che sopraveste
+ vermiglie avea, di bianchi fior conteste.
+
+63
+
+ Bradamante pregò molto Ruggiero
+ che le lasciasse in cortesia l'assunto
+ di gittar de la sella il cavalliero,
+ ch'avea di fiori il bel vestir trapunto;
+ ma non poté impetrarlo, e fu mestiero
+ a lei far ciò che Ruggier volse a punto.
+ Egli volse l'impresa tutta avere,
+ e Bradamante si stesse a vedere.
+
+64
+
+ Ruggiero al vecchio domandò chi fosse
+ questo primo ch'uscia fuor de la porta.
+ — È Sansonetto (disse); che le rosse
+ veste conosco e i bianchi fior che porta. —
+ L'uno di qua, l'altro di là si mosse
+ senza parlarsi, e fu l'indugia corta;
+ che s'andaro a trovar coi ferri bassi,
+ molto affrettando i lor destrieri i passi.
+
+65
+
+ In questo mezzo de la rocca usciti
+ eran con Pinabel molti pedoni,
+ presti per levar l'arme ed espediti
+ ai cavallier ch'uscian fuor degli arcioni.
+ Veniansi incontra i cavallieri arditi,
+ fermando in su le reste i gran lancioni,
+ grossi duo palmi, di nativo cerro,
+ che quasi erano uguali insino al ferro.
+
+66
+
+ Di tali n'avea più d'una decina
+ fatto tagliar di su lor ceppi vivi
+ Sansonetto a una selva indi vicina,
+ e portatone duo per giostrar quivi.
+ Aver scudo e corazza adamantina
+ bisogna ben, che le percosse schivi.
+ Aveane fatto dar, tosto che venne,
+ l'uno a Ruggier, l'altro per sé ritenne.
+
+67
+
+ Con questi, che passar dovean gl'incudi
+ (sì ben ferrate avean le punte estreme),
+ di qua e di là fermandoli agli scudi,
+ a mezzo il corso si scontraro insieme.
+ Quel di Ruggiero, che i demòni ignudi
+ fece sudar, poco del colpo teme:
+ de lo scudo vo' dir che fece Atlante,
+ de le cui forze io v'ho già detto inante.
+
+68
+
+ Io v'ho già detto che con tanta forza
+ l'incantato splendor negli occhi fere,
+ ch'al discoprirsi ogni veduta ammorza,
+ e tramortito l'uom fa rimanere:
+ perciò, s'un gran bisogno non lo sforza,
+ d'un vel coperto lo solea tenere.
+ Si crede ch'anco impenetrabil fosse,
+ poi ch'a questo incontrar nulla si mosse.
+
+69
+
+ L'altro, ch'ebbe l'artefice men dotto,
+ il gravissimo colpo non sofferse.
+ Come tocco da fulmine, di botto
+ diè loco al ferro, e pel mezzo s'aperse;
+ diè loco al ferro, e quel trovò di sotto
+ il braccio ch'assai mal si ricoperse;
+ sì che ne fu ferito Sansonetto,
+ e de la sella tratto al suo dispetto.
+
+70
+
+ E questo il primo fu di quei compagni
+ che quivi mantenean l'usanza fella,
+ che de le spoglie altrui non fe' guadagni,
+ e ch'alla giostra uscì fuor de la sella.
+ Convien chi ride, anco talor si lagni,
+ e Fortuna talor trovi ribella.
+ Quel da la rocca, replicando il botto,
+ ne fece agli altri cavallieri motto.
+
+71
+
+ S'era accostato Pinabello intanto
+ a Bradamante, per saper chi fusse
+ colui che con prodezza e valor tanto
+ il cavallier del suo castel percusse.
+ La giustizia di Dio, per dargli quanto
+ era il merito suo, vi lo condusse
+ su quel destrier medesimo ch'inante
+ tolto avea per inganno a Bradamante.
+
+72
+
+ Fornito a punto era l'ottavo mese
+ che, con lei ritrovandosi a camino,
+ (se 'l vi raccorda) questo Maganzese
+ la gittò ne la tomba di Merlino,
+ quando da morte un ramo la difese,
+ che seco cadde, anzi il suo buon destino;
+ e trassene, credendo ne lo speco
+ ch'ella fosse sepolta, il destrier seco.
+
+73
+
+ Bradamante conosce il suo cavallo,
+ e conosce per lui l'iniquo conte;
+ e poi ch'ode la voce, e vicino hallo
+ con maggiore attenzion mirato in fronte:
+ — Questo è il traditor (disse), senza fallo,
+ che procacciò di farmi oltraggio ed onte:
+ ecco il peccato suo, che l'ha condutto
+ ove avrà de' suoi merti il premio tutto. —
+
+74
+
+ Il minacciare e il por mano alla spada
+ fu tutto a un tempo, e lo aventarsi a quello;
+ ma inanzi tratto gli levò la strada,
+ che non poté fuggir verso il castello.
+ Tolta è la speme ch'a salvar si vada,
+ come volpe alla tana, Pinabello.
+ Egli gridando e senza mai far testa,
+ fuggendo si cacciò ne la foresta.
+
+75
+
+ Pallido e sbigottito il miser sprona,
+ che posto ha nel fuggir l'ultima speme.
+ L'animosa donzella di Dordona
+ gli ha il ferro ai fianchi, e lo percuote e preme:
+ vien con lui sempre, e mai non l'abbandona.
+ Grande è il rumore, e il bosco intorno geme.
+ Nulla al castel di questo ancor s'intende,
+ però ch'ognuno a Ruggier solo attende.
+
+76
+
+ Gli altri tre cavallier de la fortezza
+ intanto erano usciti in su la via;
+ ed avean seco quella male avezza
+ che v'avea posta la costuma ria.
+ A ciascun di lor tre, che 'l morir prezza
+ più ch'aver vita che con biasmo sia,
+ di vergogna arde il viso, e il cor di duolo,
+ che tanti ad assalir vadano un solo.
+
+77
+
+ La crudel meretrice ch'avea fatto
+ por quella iniqua usanza ed osservarla,
+ il giuramento lor ricorda e il patto
+ ch'essi fatti l'avean, di vendicarla.
+ — Se sol con questa lancia te gli abbatto,
+ perché mi vòi con altre accompagnarla?
+ (dicea Guidon Selvaggio): e s'io ne mento,
+ levami il capo poi, ch'io son contento. —
+
+78
+
+ Così dicea Grifon, così Aquilante.
+ Giostrar da sol a sol volea ciascuno,
+ e preso e morto rimanere inante
+ ch'incontra un sol volere andar più d'uno.
+ La donna dicea loro: — A che far tante
+ parole qui senza profitto alcuno?
+ Per torre a colui l'arme io v'ho qui tratti,
+ non per far nuove leggi e nuovi patti.
+
+79
+
+ Quando io v'avea in prigione, era da farme
+ queste escuse, e non ora, che son tarde.
+ Voi dovete il preso ordine servarme,
+ non vostre lingue far vane e bugiarde. —
+ Ruggier gridava lor: — Eccovi l'arme,
+ ecco il destrier c'ha nuovo e sella e barde;
+ i panni de la donna eccovi ancora:
+ se li volete, a che più far dimora? —
+
+80
+
+ La donna del castel da un lato preme,
+ Ruggier da l'altro li chiama e rampogna,
+ tanto ch'a forza si spiccaro insieme,
+ ma nel viso infiammati di vergogna.
+ Dinanzi apparve l'uno e l'altro seme
+ del marchese onorato di Borgogna;
+ ma Guidon, che più grave ebbe il cavallo,
+ venìa lor dietro con poco intervallo.
+
+81
+
+ Con la medesima asta con che avea
+ Sansonetto abbattuto, Ruggier viene,
+ coperto da lo scudo che solea
+ Atlante aver sui monti di Pirene:
+ dico quello incantato, che splendea
+ tanto, ch'umana vista nol sostiene;
+ a cui Ruggier per l'ultimo soccorso
+ nei più gravi perigli avea ricorso.
+
+82
+
+ Ben che sol tre fiate bisognolli,
+ e certo in gran perigli, usarne il lume:
+ le prime due, quando dai regni molli
+ si trasse a più lodevole costume;
+ la terza, quando i denti mal satolli
+ lasciò de l'orca alle marine spume,
+ che dovean devorar la bella nuda
+ che fu a chi la campò poi così cruda.
+
+83
+
+ Fuor che queste tre volte, tutto 'l resto
+ lo tenea sotto un velo in modo ascoso,
+ ch'a discoprirlo esser potea ben presto,
+ che del suo aiuto fosse bisognoso.
+ Quivi alla giostra ne venìa con questo,
+ come io v'ho detto ancora, sì animoso,
+ che quei tre cavallier che vedea inanti,
+ manco temea che pargoletti infanti.
+
+84
+
+ Ruggier scontra Grifone, ove la penna
+ de lo scudo alla vista si congiunge.
+ Quel di cader da ciascun lato accenna,
+ ed al fin cade, e resta al destrier lunge.
+ Mette allo scudo a lui Grifon l'antenna;
+ ma pel traverso e non pel dritto giunge:
+ e perché lo trovò forbito e netto,
+ l'andò strisciando, e fe' contrario effetto.
+
+85
+
+ Roppe il velo e squarciò, che gli copria
+ lo spaventoso ed incantato lampo,
+ al cui splendor cader si convenia
+ con gli occhi ciechi, e non vi s'ha alcun scampo.
+ Aquilante, ch'a par seco venìa,
+ stracciò l'avanzo, e fe' lo scudo vampo.
+ Lo splendor ferì gli occhi ai duo fratelli
+ ed a Guidon, che correa dopo quelli.
+
+86
+
+ Chi di qua, chi di là cade per terra:
+ lo scudo non pur lor gli occhi abbarbaglia,
+ ma fa che ogn'altro senso attonito erra.
+ Ruggier, che non sa il fin de la battaglia,
+ volta il cavallo; e nel voltare afferra
+ la spada sua che sì ben punge e taglia:
+ e nessun vede che gli sia all'incontro,
+ che tutti eran caduti a quello scontro.
+
+87
+
+ I cavallieri e insieme quei ch'a piede
+ erano usciti, e così le donne anco,
+ e non meno i destrieri in guisa vede,
+ che par che per morir battano il fianco.
+ Prima si maraviglia, e poi s'avvede
+ che 'l velo ne pendea dal lato manco:
+ dico il velo di seta, in che solea
+ chiuder la luce di quel caso rea.
+
+88
+
+ Presto si volge, e nel voltar, cercando
+ con gli occhi va l'amata sua guerriera;
+ e vien là dove era rimasa, quando
+ la prima giostra cominciata s'era.
+ Pensa ch'andata sia (non la trovando)
+ a vietar che quel giovine non pera,
+ per dubbio ch'ella ha forse che non s'arda
+ in questo mezzo ch'a giostrar si tarda.
+
+89
+
+ Fra gli altri che giacean vede la donna,
+ la donna che l'avea quivi guidato.
+ Dinanzi se la pon, sì come assonna,
+ e via cavalca tutto conturbato.
+ D'un manto ch'essa avea sopra la gonna,
+ poi ricoperse lo scudo incantato;
+ e i sensi riaver le fece, tosto
+ che 'l nocivo splendore ebbe nascosto.
+
+90
+
+ Via se ne va Ruggier con faccia rossa
+ che, per vergogna, di levar non osa:
+ gli par ch'ognuno improverar gli possa
+ quella vittoria poco gloriosa.
+ — Ch'emenda poss'io fare, onde rimossa
+ mi sia una colpa tanto obbrobriosa?
+ che ciò ch'io vinsi mai, fu per favore,
+ diran, d'incanti, e non per mio valore. —
+
+91
+
+ Mentre così pensando seco giva,
+ venne in quel che cercava a dar di cozzo;
+ che 'n mezzo de la strada soprarriva
+ dove profondo era cavato un pozzo.
+ Quivi l'armento alla calda ora estiva
+ si ritraea, poi ch'avea pieno il gozzo.
+ Disse Ruggiero: — Or proveder bisogna,
+ che non mi facci, o scudo, più vergogna.
+
+92
+
+ Più non starai tu meco; e questo sia
+ l'ultimo biasmo c'ho d'averne al mondo. —
+ Così dicendo, smonta ne la via:
+ piglia una grossa pietra e di gran pondo,
+ e la lega allo scudo, ed ambi invia
+ per l'alto pozzo a ritrovarne il fondo;
+ e dice: — Costà giù statti sepulto,
+ e teco stia sempre il mio obbrobrio occulto. —
+
+93
+
+ Il pozzo è cavo, e pieno al sommo d'acque:
+ grieve è lo scudo, e quella pietra grieve.
+ Non si fermò fin che nel fondo giacque:
+ sopra si chiuse il liquor molle e lieve.
+ Il nobil atto e di splendor non tacque
+ la vaga Fama, e divulgollo in breve;
+ e di rumor n'empì, suonando il corno,
+ e Francia e Spagna e le province intorno.
+
+94
+
+ Poi che di voce in voce si fe' questa
+ strana aventura in tutto il mondo nota,
+ molti guerrier si missero all'inchiesta
+ e di parte vicina e di remota:
+ ma non sapean qual fosse la foresta
+ dove nel pozzo il sacro scudo nuota;
+ che la donna che fe' l'atto palese,
+ dir mai non volse il pozzo né il paese.
+
+95
+
+ Al partir che Ruggier fe' dal castello,
+ dove avea vinto con poca battaglia;
+ che i quattro gran campion di Pinabello
+ fece restar come uomini di paglia;
+ tolto lo scudo, avea levato quello
+ lume che gli occhi e gli animi abbarbaglia:
+ e quei che giaciuti eran come morti,
+ pieni di meraviglia eran risorti.
+
+96
+
+ Né per tutto quel giorno si favella
+ altro fra lor, che de lo strano caso,
+ e come fu che ciascun d'essi a quella
+ orribil luce vinto era rimaso.
+ Mentre parlan di questo, la novella
+ vien lor di Pinabel giunto all'occaso:
+ che Pinabello è morto hanno l'aviso,
+ ma non sanno però chi l'abbia ucciso.
+
+97
+
+ L'ardita Bradamante in questo mezzo
+ giunto avea Pinabello a un passo stretto;
+ e cento volte gli avea fin a mezzo
+ messo il brando pei fianchi e per lo petto.
+ Tolto ch'ebbe dal mondo il puzzo e 'l lezzo
+ che tutto intorno avea il paese infetto,
+ le spalle al bosco testimonio volse
+ con quel destrier che già il fellon le tolse.
+
+98
+
+ Volse tornar dove lasciato avea
+ Ruggier; né seppe mai trovar la strada.
+ Or per valle or per monte s'avvolgea:
+ tutta quasi cercò quella contrada.
+ Non volse mai la sua fortuna rea,
+ che via trovasse onde a Ruggier si vada.
+ Questo altro canto ad ascoltare aspetto
+ chi de l'istoria mia prende diletto.
+
+
+
+
+CANTO VENTITREESIMO
+
+
+1
+
+ Studisi ognun giovare altrui; che rade
+ volte il ben far senza il suo premio fia:
+ e se pur senza, almen non te ne accade
+ morte né danno né ignominia ria.
+ Chi nuoce altrui, tardi o per tempo cade
+ il debito a scontar, che non s'oblia.
+ Dice il proverbio, ch'a trovar si vanno
+ gli uomini spesso, e i monti fermi stanno.
+
+2
+
+ Or vedi quel ch'a Pinabello avviene
+ per essersi portato iniquamente:
+ è giunto in somma alle dovute pene,
+ dovute e giuste alla sua ingiusta mente.
+ E Dio, che le più volte non sostiene
+ veder patire a torto uno innocente,
+ salvò la donna; e salverà ciascuno
+ che d'ogni fellonia viva digiuno.
+
+3
+
+ Credette Pinabel questa donzella
+ già d'aver morta, e colà giù sepulta;
+ né la pensava mai veder, non ch'ella
+ gli avesse a tor degli error suoi la multa.
+ Né il ritrovarsi in mezzo le castella
+ del padre, in alcun util gli risulta.
+ Quivi Altaripa era tra monti fieri
+ vicina al tenitorio di Pontieri.
+
+4
+
+ Tenea quell'Altaripa il vecchio conte
+ Anselmo, di ch'uscì questo malvagio,
+ che, per fuggir la man di Chiaramonte,
+ d'amici e di soccorso ebbe disagio.
+ La donna al traditore a piè d'un monte
+ tolse l'indegna vita a suo grande agio;
+ che d'altro aiuto quel non si provede,
+ che d'alti gridi e di chiamar mercede.
+
+5
+
+ Morto ch'ella ebbe il falso cavalliero
+ che lei voluto avea già porre a morte,
+ volse tornare ove lasciò Ruggiero;
+ ma non lo consentì sua dura sorte,
+ che la fe' traviar per un sentiero
+ che la portò dov'era spesso e forte,
+ dove più strano e più solingo il bosco,
+ lasciando il sol già il mondo all'aer fosco.
+
+6
+
+ Né sappiendo ella ove potersi altrove
+ la notte riparar, si fermò quivi
+ sotto le frasche in su l'erbette nuove,
+ parte dormendo, fin che 'l giorno arrivi,
+ parte mirando ora Saturno or Giove,
+ Venere e Marte e gli altri erranti divi;
+ ma sempre, o vegli o dorma, con la mente
+ contemplando Ruggier come presente.
+
+7
+
+ Spesso di cor profondo ella sospira,
+ di pentimento e di dolor compunta,
+ ch'abbia in lei, più ch'amor, potuto l'ira.
+ — L'ira (dicea) m'ha dal mio amor disgiunta:
+ almen ci avessi io posta alcuna mira,
+ poi ch'avea pur la mala impresa assunta,
+ di saper ritornar donde io veniva;
+ che ben fui d'occhi e di memoria priva. —
+
+8
+
+ Queste ed altre parole ella non tacque,
+ e molto più ne ragionò col core.
+ Il vento intanto di sospiri, e l'acque
+ di pianto facean pioggia di dolore.
+ Dopo una lunga aspettazion pur nacque
+ in oriente il disiato albore:
+ ed ella prese il suo destrier ch'intorno
+ giva pascendo, ed andò contra il giorno.
+
+9
+
+ Né molto andò, che si trovò all'uscita
+ del bosco, ove pur dianzi era il palagio,
+ là dove molti dì l'avea schernita
+ con tanto error l'incantator malvagio.
+ Ritrovò quivi Astolfo, che fornita
+ la briglia all'ippogrifo avea a grande agio,
+ e stava in gran pensier di Rabicano,
+ per non sapere a chi lasciarlo in mano.
+
+10
+
+ A caso si trovò che fuor di testa
+ l'elmo allor s'avea tratto il paladino;
+ sì che tosto ch'uscì de la foresta,
+ Bradamante conobbe il suo cugino.
+ Di lontan salutollo, e con gran festa
+ gli corse, e l'abbracciò poi più vicino;
+ e nominossi, ed alzò la visiera,
+ e chiaramente fe' veder ch'ell'era.
+
+11
+
+ Non potea Astolfo ritrovar persona
+ a chi il suo Rabican meglio lasciasse,
+ perché dovesse averne guardia buona
+ e renderglielo poi come tornasse,
+ de la figlia del duca di Dordona;
+ e parvegli che Dio gli la mandasse.
+ Vederla volentier sempre solea,
+ ma pel bisogno or più ch'egli n'avea.
+
+12
+
+ Da poi che due o tre volte ritornati
+ fraternamente ad abbracciar si foro,
+ e si for l'uno a l'altro domandati
+ con molta affezion de l'esser loro,
+ Astolfo disse: — Ormai, se dei pennati
+ vo' 'l paese cercar, troppo dimoro: —
+ ed aprendo alla donna il suo pensiero,
+ veder le fece il volator destriero.
+
+13
+
+ A lei non fu di molta maraviglia
+ veder spiegare a quel destrier le penne;
+ ch'altra volta, reggendogli la briglia
+ Atlante incantator, contra le venne;
+ e le fece doler gli occhi e le ciglia:
+ sì fisse dietro a quel volar le tenne
+ quel giorno, che da lei Ruggier lontano
+ portato fu per camin lungo e strano.
+
+14
+
+ Astolfo disse a lei, che le volea
+ dar Rabican, che sì nel corso affretta,
+ che, se scoccando l'arco si movea,
+ si solea lasciar dietro la saetta;
+ e tutte l'arme ancor, quante n'avea,
+ che vuol che a Montalban gli le rimetta,
+ e gli le serbi fin al suo ritorno;
+ che non gli fanno or di bisogno intorno.
+
+15
+
+ Volendosene andar per l'aria a volo,
+ aveasi a far quanto potea più lieve.
+ Tiensi la spada e 'l corno, ancor che solo
+ bastargli il corno ad ogni risco deve.
+ Bradamante la lancia che 'l figliuolo
+ portò di Galafrone, anco riceve;
+ la lancia che di quanti ne percuote
+ fa le selle restar subito vote.
+
+16
+
+ Salito Astolfo sul destrier volante,
+ lo fa mover per l'aria lento lento;
+ indi lo caccia sì, che Bradamante
+ ogni vista ne perde in un momento.
+ Così si parte col pilota inante
+ il nochier che gli scogli teme e 'l vento;
+ e poi che 'l porto e i liti a dietro lassa,
+ spiega ogni vela e inanzi ai venti passa.
+
+17
+
+ La donna, poi che fu partito il duca,
+ rimase in gran travaglio de la mente;
+ che non sa come a Montalban conduca
+ l'armatura e il destrier del suo parente;
+ però che 'l cuor le cuoce e le manuca
+ l'ingorda voglia e il desiderio ardente
+ di riveder Ruggier, che, se non prima,
+ a Vallombrosa ritrovar lo stima.
+
+18
+
+ Stando quivi suspesa, per ventura
+ si vede inanzi giungere un villano,
+ dal qual fa rassettar quella armatura,
+ come si puote, e por su Rabicano;
+ poi di menarsi dietro gli diè cura
+ i duo cavalli, un carco e l'altro a mano:
+ ella n'avea duo prima; ch'avea quello
+ sopra il qual levò l'altro a Pinabello.
+
+19
+
+ Di Vallombrosa pensò far la strada,
+ che trovar quivi il suo Ruggier ha speme;
+ ma qual più breve o qual miglior vi vada,
+ poco discerne, e d'ire errando teme.
+ Il villan non avea de la contrada
+ pratica molta; ed erreranno insieme.
+ Pur andare a ventura ella si messe,
+ dove pensò che 'l loco esser dovesse.
+
+20
+
+ Di qua di là si volse, né persona
+ incontrò mai da domandar la via.
+ Si trovò uscir del bosco in su la nona
+ dove un castel poco lontan scoprìa,
+ il qual la cima a un monticel corona.
+ Lo mira, e Montalban le par che sia:
+ ed era certo Montalbano; e in quello
+ avea la matre ed alcun suo fratello.
+
+21
+
+ Come la donna conosciuto ha il loco,
+ nel cor s'attrista, e più ch'i' non so dire:
+ sarà scoperta, se si ferma un poco,
+ né più le sarà lecito a partire;
+ se non si parte, l'amoroso foco
+ l'arderà sì, che la farà morire:
+ non vedrà più Ruggier, né farà cosa
+ di quel ch'era ordinato a Vallombrosa.
+
+22
+
+ Stette alquanto a pensar; poi si risolse
+ di voler dar a Montalban le spalle:
+ e verso la badia pur si rivolse,
+ che quindi ben sapea qual era il calle.
+ Ma sua fortuna, o buona o trista, volse
+ che prima ch'ella uscisse de la valle,
+ scontrasse Alardo, un de' fratelli sui;
+ né tempo di celarsi ebbe da lui.
+
+23
+
+ Veniva da partir gli alloggiamenti
+ per quel contado a cavallieri e a fanti;
+ ch'ad istanza di Carlo nuove genti
+ fatto avea de le terre circostanti.
+ I saluti e i fraterni abbracciamenti
+ con le grate accoglienze andaro inanti;
+ e poi, di molte cose a paro a paro
+ tra lor parlando, in Montalban tornaro.
+
+24
+
+ Entrò la bella donna in Montalbano,
+ dove l'avea con lacrimosa guancia
+ Beatrice molto desiata invano,
+ e fattone cercar per tutta Francia.
+ Or quivi i baci e il giunger mano a mano
+ di matre e di fratelli estimò ciancia
+ verso gli avuti con Ruggier complessi,
+ ch'avrà ne l'alma eternamente impressi.
+
+25
+
+ Non potendo ella andar, fece pensiero
+ ch'a Vallombrosa altri in suo nome andasse
+ immantinente ad avisar Ruggiero
+ de la cagion ch'andar lei non lasciasse;
+ e lui pregar (s'era pregar mestiero)
+ che quivi per suo amor si battezzasse,
+ e poi venisse a far quanto era detto,
+ sì che si desse al matrimonio effetto.
+
+26
+
+ Pel medesimo messo fe' disegno
+ di mandar a Ruggiero il suo cavallo,
+ che gli solea tanto esser caro: e degno
+ d'essergli caro era ben senza fallo;
+ che non s'avria trovato in tutto 'l regno
+ dei Saracin, né sotto il signor Gallo,
+ più bel destrier di questo o più gagliardo,
+ eccetti Brigliador, soli, e Baiardo.
+
+27
+
+ Ruggier, quel dì che troppo audace ascese
+ su l'ippogrifo, e verso il ciel levosse,
+ lasciò Frontino, e Bradamante il prese
+ (Frontino, che 'l destrier così nomosse);
+ mandollo a Montalbano, e a buone spese
+ tener lo fece, e mai non cavalcosse,
+ se non per breve spazio e a picciol passo;
+ sì ch'era più che mai lucido e grasso.
+
+28
+
+ Ogni sua donna tosto, ogni donzella
+ pon seco in opra, e con suttil lavoro
+ fa sopra seta candida e morella
+ tesser ricamo di finissimo oro;
+ e di quel cuopre ed orna briglia e sella
+ del buon destrier: poi sceglie una di loro
+ figlia di Callitrefia sua nutrice,
+ d'ogni secreto suo fida uditrice.
+
+29
+
+ Quanto Ruggier l'era nel core impresso,
+ mille volte narrato avea a costei;
+ la beltà, la virtude, i modi d'esso
+ esaltato l'avea fin sopra i dei.
+ A sé chiamolla, e disse: — Miglior messo
+ a tal bisogno elegger non potrei;
+ che di te né più fido né più saggio
+ imbasciator, Ippalca mia, non aggio. —
+
+30
+
+ Ippalca la donzella era nomata.
+ — Va, — le dice, e l'insegna ove de' gire;
+ e pienamente poi l'ebbe informata
+ di quanto avesse al suo signore a dire;
+ e far la scusa se non era andata
+ al monaster: che non fu per mentire;
+ ma che Fortuna, che di noi potea
+ più che noi stessi, da imputar s'avea.
+
+31
+
+ Montar la fece s'un ronzino, e in mano
+ la ricca briglia di Frontin le messe:
+ e se sì pazzo alcuno o sì villano
+ trovasse, che levar le lo volesse;
+ per fargli a una parola il cervel sano,
+ di chi fosse il destrier sol gli dicesse;
+ che non sapea sì ardito cavalliero,
+ che non tremasse al nome di Ruggiero.
+
+32
+
+ Di molte cose l'ammonisce e molte,
+ che trattar con Ruggier abbia in sua vece;
+ le qual poi ch'ebbe Ippalca ben raccolte,
+ si pose in via, né più dimora fece.
+ Per strade e campi e selve oscure e folte
+ cavalcò de le miglia più di diece;
+ che non fu a darle noia chi venisse,
+ né a domandarla pur dove ne gisse.
+
+33
+
+ A mezzo il giorno, nel calar d'un monte,
+ in una stretta e malagevol via
+ si venne ad incontrar con Rodomonte,
+ ch'armato un piccol nano e a piè seguia.
+ Il Moro alzò vêr lei l'altiera fronte,
+ e bestemmiò l'eterna Ierarchia,
+ poi che sì bel destrier, sì bene ornato,
+ non avea in man d'un cavallier trovato.
+
+34
+
+ Avea giurato che 'l primo cavallo
+ torria per forza, che tra via incontrasse.
+ Or questo è stato il primo; e trovato hallo
+ più bello e più per lui, che mai trovasse:
+ ma torlo a una donzella gli par fallo;
+ e pur agogna averlo, e in dubbio stasse.
+ Lo mira, lo contempla, e dice spesso:
+ — Deh perché il suo signor non è con esso! —
+
+35
+
+ — Deh ci fosse egli! (gli rispose Ippalca)
+ che ti faria cangiar forse pensiero.
+ Assai più di te val chi lo cavalca,
+ né lo pareggia al mondo altro guerriero. —
+ — Chi è (le disse il Moro) che sì calca
+ l'onore altrui? — Rispose ella: — Ruggiero. —
+ E quel suggiunse: — Adunque il destrier voglio,
+ poi ch'a Ruggier, sì gran campion, lo toglio.
+
+36
+
+ Il qual, se sarà ver, come tu parli,
+ che sia sì forte, e più d'ogn'altro vaglia,
+ non che il destrier, ma la vettura darli
+ converrammi, e in suo albitrio fia la taglia.
+ Che Rodomonte io sono, hai da narrarli,
+ e che, se pur vorrà meco battaglia,
+ mi troverà; ch'ovunque io vada o stia,
+ mi fa sempre apparir la luce mia.
+
+37
+
+ Dovunque io vo, sì gran vestigio resta,
+ che non lo lascia il fulmine maggiore. —
+ Così dicendo, avea tornate in testa
+ le redine dorate al corridore:
+ sopra gli salta; e lacrimosa e mesta
+ rimane Ippalca, e spinta dal dolore
+ minaccia Rodomonte e gli dice onta:
+ non l'ascolta egli, e su pel poggio monta.
+
+38
+
+ Per quella via dove lo guida il nano
+ per trovar Mandricardo e Doralice,
+ gli viene Ippalca dietro di lontano,
+ e lo bestemmia sempre e maledice.
+ Ciò che di questo avvenne, altrove è piano.
+ Turpin, che tutta questa istoria dice,
+ fa qui digresso, e torna in quel paese
+ dove fu dianzi morto il Maganzese.
+
+39
+
+ Dato avea a pena a quel loco le spalle
+ la figliuola d'Amon, ch'in fretta gìa,
+ che v'arrivò Zerbin per altro calle
+ con la fallace vecchia in compagnia:
+ e giacer vide il corpo ne la valle
+ del cavallier, che non sa già chi sia;
+ ma, come quel ch'era cortese e pio,
+ ebbe pietà del caso acerbo e rio.
+
+40
+
+ Giaceva Pinabello in terra spento,
+ versando il sangue per tante ferite,
+ ch'esser doveano assai, se più di cento
+ spade in sua morte si fossero unite.
+ Il cavallier di Scozia non fu lento
+ per l'orme che di fresco eran scolpite
+ a porsi in avventura, se potea
+ saper chi l'omicidio fatto avea.
+
+41
+
+ Ed a Gabrina dice che l'aspette;
+ che senza indugio a lei farà ritorno.
+ Ella presso al cadavero si mette,
+ e fissamente vi pon gli occhi intorno;
+ perché, se cosa v'ha che le dilette,
+ non vuol ch'un morto invan più ne sia adorno,
+ come colei che fu, tra l'altre note,
+ quanto avara esser più femina puote.
+
+42
+
+ Se di portarne il furto ascosamente
+ avesse avuto modo o alcuna speme,
+ la sopravesta fatta riccamente
+ gli avrebbe tolta, e le bell'arme insieme.
+ Ma quel che può celarsi agevolmente,
+ si piglia, e 'l resto fin al cor le preme.
+ Fra l'altre spoglie un bel cinto levonne,
+ e se ne legò i fianchi infra due gonne.
+
+43
+
+ Poco dopo arrivò Zerbin, ch'avea
+ seguito invan di Bradamante i passi,
+ perché trovò il sentier che si torcea
+ in molti rami ch'ivano alti e bassi:
+ e poco ormai del giorno rimanea,
+ né volea al buio star fra quelli sassi;
+ e per trovare albergo diè le spalle
+ con l'empia vecchia alla funesta valle.
+
+44
+
+ Quindi presso a dua miglia ritrovaro
+ un gran castel che fu detto Altariva,
+ dove per star la notte si fermaro,
+ che già a gran volo inverso il ciel saliva.
+ Non vi ster molto, ch'un lamento amaro
+ l'orecchie d'ogni parte lor feriva;
+ e veggon lacrimar da tutti gli occhi,
+ come la cosa a tutto il popul tocchi.
+
+45
+
+ Zerbino dimandonne, e gli fu detto
+ che venut'era al cont'Anselmo aviso,
+ che fra duo monti in un sentiero istretto
+ giacea il suo figlio Pinabello ucciso.
+ Zerbin, per non ne dar di sé sospetto,
+ di ciò si finge nuovo, e abbassa il viso;
+ ma pensa ben, che senza dubbio sia
+ quel ch'egli trovò morto in su la via.
+
+46
+
+ Dopo non molto la bara funèbre
+ giunse, a splendor di torchi e di facelle,
+ là dove fece le strida più crebre
+ con un batter di man gire alle stelle,
+ e con più vena fuor de le palpèbre
+ le lacrime inundar per le mascelle:
+ ma più de l'altre nubilose ed atre
+ era la faccia del misero patre.
+
+47
+
+ Mentre apparecchio si facea solenne
+ di grandi esequie e di funèbri pompe,
+ secondo il modo ed ordine che tenne
+ l'usanza antiqua e ch'ogni età corrompe;
+ da parte del signore un bando venne,
+ che tosto il popular strepito rompe,
+ e promette gran premio a chi dia aviso
+ chi stato sia che gli abbia il figlio ucciso.
+
+48
+
+ Di voce in voce e d'una in altra orecchia
+ il grido e 'l bando per la terra scorse,
+ fin che l'udì la scelerata vecchia
+ che di rabbia avanzò le tigri e l'orse;
+ e quindi alla ruina s'apparecchia
+ di Zerbino, o per l'odio che gli ha forse,
+ o per vantarsi pur, che sola priva
+ d'umanitade in uman corpo viva;
+
+49
+
+ o fosse pur per guadagnarsi il premio:
+ a ritrovar n'andò quel signor mesto;
+ e dopo un verisimil suo proemio,
+ gli disse che Zerbin fatto avea questo:
+ e quel bel cinto si levò di gremio,
+ che 'l miser padre a riconoscer presto,
+ appresso il testimonio e tristo uffizio
+ de l'empia vecchia, ebbe per chiaro indizio.
+
+50
+
+ E lacrimando al ciel leva le mani,
+ che 'l figliuol non sarà senza vendetta.
+ Fa circundar l'albergo ai terrazzani;
+ che tutto 'l popul s'è levato in fretta.
+ Zerbin che gli nimici aver lontani
+ si crede, e questa ingiuria non aspetta,
+ dal conte Anselmo, che si chiama offeso
+ tanto da lui, nel primo sonno è preso;
+
+51
+
+ e quella notte in tenebrosa parte
+ incatenato, e in gravi ceppi messo.
+ Il sole ancor non ha le luci sparte,
+ che l'ingiusto supplicio è già commesso;
+ che nel loco medesimo si squarte,
+ dove fu il mal c'hanno imputato ad esso.
+ Altra esamina in ciò non si facea:
+ bastava che 'l signor così credea.
+
+52
+
+ Poi che l'altro matin la bella Aurora
+ l'aer seren fe' bianco e rosso e giallo,
+ tutto 'l popul gridando: — Mora, mora, —
+ vien per punir Zerbin del non suo fallo.
+ Lo sciocco vulgo l'accompagna fuora,
+ senz'ordine, chi a piede e chi a cavallo,
+ e 'l cavallier di Scozia a capo chino
+ ne vien legato in s'un piccol ronzino.
+
+53
+
+ Ma Dio, che spesso gl'innocenti aiuta,
+ né lascia mai ch'in sua bontà si fida,
+ tal difesa gli avea già proveduta,
+ che non v'è dubbio più ch'oggi s'uccida.
+ Quivi Orlando arrivò, la cui venuta
+ alla via del suo scampo gli fu guida.
+ Orlando giù nel pian vide la gente
+ che trae a morte il cavallier dolente.
+
+54
+
+ Era con lui quella fanciulla, quella
+ che ritrovò ne la selvaggia grotta,
+ del re galego la figlia Issabella,
+ in poter già de' malandrin condotta,
+ poi che lasciato avea ne la procella
+ del truculento mar la nave rotta:
+ quella che più vicino al core avea
+ questo Zerbin, che l'alma onde vivea.
+
+55
+
+ Orlando se l'avea fatta compagna,
+ poi che de la caverna la riscosse.
+ Quando costei li vide alla campagna,
+ domandò Orlando, chi la turba fosse.
+ — Non so, — diss'egli; e poi su la montagna
+ lasciolla, e verso il pian ratto si mosse.
+ Guardò Zerbino, ed alla vista prima
+ lo giudicò baron di molta stima.
+
+56
+
+ E fattosegli appresso, domandollo
+ per che cagione e dove il menin preso.
+ Levò il dolente cavalliero il collo,
+ e meglio avendo il paladino inteso,
+ rispose il vero; e così ben narrollo,
+ che meritò dal conte esser difeso.
+ Bene avea il conte alle parole scorto
+ ch'era innocente, e che moriva a torto.
+
+57
+
+ E poi che 'ntese che commesso questo
+ era dal conte Anselmo d'Altariva,
+ fu certo ch'era torto manifesto;
+ ch'altro da quel fellon mai non deriva.
+ Ed oltre a ciò, l'uno era all'altro infesto
+ per l'antiquissimo odio che bolliva
+ tra il sangue di Maganza e di Chiarmonte;
+ e tra lor eran morti e danni ed onte.
+
+58
+
+ — Slegate il cavallier (gridò), canaglia,
+ (il conte a' masnadieri), o ch'io v'uccido. —
+ — Chi è costui che sì gran colpi taglia?
+ (rispose un che parer volle il più fido).
+ Se di cera noi fussimo o di paglia,
+ e di fuoco egli, assai fôra quel grido. —
+ E venne contra il paladin di Francia:
+ Orlando contra lui chinò la lancia.
+
+59
+
+ La lucente armatura il Maganzese,
+ che levata la notte avea a Zerbino,
+ e postasela indosso, non difese
+ contro l'aspro incontrar del paladino.
+ Sopra la destra guancia il ferro prese:
+ l'elmo non passò già, perch'era fino;
+ ma tanto fu de la percossa il crollo,
+ che la vita gli tolse e roppe il collo.
+
+60
+
+ Tutto in un corso, senza tor di resta
+ la lancia, passò un altro in mezzo 'l petto:
+ quivi lasciolla, e la mano ebbe presta
+ a Durindana; e nel drappel più stretto
+ a chi fece due parti de la testa,
+ a chi levò dal busto il capo netto;
+ forò la gola a molti; e in un momento
+ n'uccise e messe in rotta più di cento.
+
+61
+
+ Più del terzo n'ha morto, e 'l resto caccia
+ e taglia e fende e fiere e fora e tronca.
+ Chi lo scudo, e chi l'elmo che lo 'mpaccia,
+ e chi lascia lo spiedo e chi la ronca;
+ chi al lungo, chi al traverso il camin spaccia;
+ altri s'appiatta in bosco, altri in spelonca.
+ Orlando, di pietà questo dì privo,
+ a suo poter non vuol lasciarne un vivo.
+
+62
+
+ Di cento venti (che Turpin sottrasse
+ il conto), ottanta ne periro almeno.
+ Orlando finalmente si ritrasse
+ dove a Zerbin tremava il cor nel seno.
+ S'al ritornar d'Orlando s'allegrasse,
+ non si potria contare in versi a pieno.
+ Se gli saria per onorar prostrato;
+ ma si trovò sopra il ronzin legato.
+
+63
+
+ Mentre ch'Orlando, poi che lo disciolse,
+ l'aiutava a ripor l'arme sue intorno,
+ ch'al capitan de la sbirraglia tolse,
+ che per suo mal se n'era fatto adorno;
+ Zerbino gli occhi ad Issabella volse,
+ che sopra il colle avea fatto soggiorno,
+ e poi che de la pugna vide il fine,
+ portò le sue bellezze più vicine.
+
+64
+
+ Quando apparir Zerbin si vide appresso
+ la donna che da lui fu amata tanto,
+ la bella donna che per falso messo
+ credea sommersa, e n'ha più volte pianto;
+ com'un ghiaccio nel petto gli sia messo,
+ sente dentro aggelarsi, e triema alquanto:
+ ma tosto il freddo manca, ed in quel loco
+ tutto s'avampa d'amoroso fuoco.
+
+65
+
+ Di non tosto abbracciarla lo ritiene
+ la riverenza del signor d'Anglante;
+ perché si pensa, e senza dubbio tiene
+ ch'Orlando sia de la donzella amante.
+ Così cadendo va di pene in pene,
+ e poco dura il gaudio ch'ebbe inante:
+ il vederla d'altrui peggio sopporta,
+ che non fe' quando udì ch'ella era morta.
+
+66
+
+ E molto più gli duol che sia in podesta
+ del cavalliero a cui cotanto debbe;
+ perché volerla a lui levar né onesta
+ né forse impresa facile sarebbe.
+ Nessuno altro da sé lassar con questa
+ preda partir senza romor vorrebbe:
+ ma verso il conte il suo debito chiede
+ che se lo lasci por sul collo il piede.
+
+67
+
+ Giunsero taciturni ad una fonte,
+ dove smontaro e fer qualche dimora.
+ Trassesi l'elmo il travagliato conte,
+ ed a Zerbin lo fece trarre ancora.
+ Vede la donna il suo amatore in fronte,
+ e di subito gaudio si scolora;
+ poi torna come fiore umido suole
+ dopo gran pioggia all'apparir del sole.
+
+68
+
+ E senza indugio e senza altro rispetto
+ corre al suo caro amante, e il collo abbraccia;
+ e non può trar parola fuor del petto,
+ ma di lacrime il sen bagna e la faccia.
+ Orlando attento all'amoroso affetto,
+ senza che più chiarezza se gli faccia,
+ vide a tutti gl'indizi manifesto
+ ch'altri esser, che Zerbin, non potea questo.
+
+69
+
+ Come la voce aver poté Issabella,
+ non bene asciutta ancor l'umida guancia,
+ sol de la molta cortesia favella,
+ che l'avea usata il paladin di Francia.
+ Zerbino, che tenea questa donzella
+ con la sua vita pare a una bilancia,
+ si getta a' piè del conte, e quello adora
+ come a chi gli ha due vite date a un'ora.
+
+70
+
+ Molti ringraziamenti e molte offerte
+ erano per seguir tra i cavallieri,
+ se non udian sonar le vie coperte
+ dagli arbori di frondi oscuri e neri.
+ Presti alle teste lor, ch'eran scoperte,
+ posero gli elmi, e presero i destrieri:
+ ed ecco un cavalliero e una donzella
+ lor sopravien, ch'a pena erano in sella.
+
+71
+
+ Era questo guerrier quel Mandricardo
+ che dietro Orlando in fretta si condusse
+ per vendicar Alzirdo e Manilardo,
+ che 'l paladin con gran valor percusse:
+ quantunque poi lo seguitò più tardo;
+ che Doralice in suo poter ridusse,
+ la quale avea con un troncon di cerro
+ tolta a cento guerrier carchi di ferro.
+
+72
+
+ Non sapea il Saracin però, che questo,
+ ch'egli seguia, fosse il signor d'Anglante:
+ ben n'avea indizio e segno manifesto
+ ch'esser dovea gran cavalliero errante.
+ A lui mirò più ch'a Zerbino, e presto
+ gli andò con gli occhi dal capo alle piante;
+ e i dati contrasegni ritrovando,
+ disse: — Tu se' colui ch'io vo cercando.
+
+73
+
+ Sono omai dieci giorni (gli soggiunse)
+ che di cercar non lascio i tuo' vestigi:
+ tanto la fama stimolommi e punse,
+ che di te venne al campo di Parigi,
+ quando a fatica un vivo sol vi giunse
+ di mille che mandasti ai regni stigi;
+ e la strage contò, che da te venne
+ sopra i Norizi e quei di Tremisenne.
+
+74
+
+ Non fui, come lo seppi, a seguir lento,
+ e per vederti e per provarti appresso:
+ e perché m'informai del guernimento
+ c'hai sopra l'arme, io so che tu sei desso;
+ e se non l'avessi anco, e che fra cento
+ per celarti da me ti fossi messo,
+ il tuo fiero sembiante mi faria
+ chiaramente veder che tu quel sia. —
+
+75
+
+ — Non si può (gli rispose Orlando) dire
+ che cavallier non sii d'alto valore;
+ però che sì magnanimo desire
+ non mi credo albergasse in umil core.
+ Se 'l volermi veder ti fa venire,
+ vo' che mi veggi dentro, come fuore:
+ mi leverò questo elmo da le tempie,
+ acciò ch'a punto il tuo desire adempie.
+
+76
+
+ Ma poi che ben m'avrai veduto in faccia,
+ all'altro desiderio ancora attendi:
+ resta ch'alla cagion tu satisfaccia,
+ che fa che dietro questa via mi prendi;
+ che veggi se 'l valor mio si confaccia
+ a quel sembiante fier che sì commendi. —
+ — Orsù (disse il pagano), al rimanente;
+ ch'al primo ho satisfatto interamente. —
+
+77
+
+ Il conte tuttavia dal capo al piede
+ va cercando il pagan tutto con gli occhi:
+ mira ambi i fianchi, indi l'arcion; né vede
+ pender né qua né là mazze né stocchi.
+ Gli domanda di ch'arme si provede,
+ s'avvien che con la lancia in fallo tocchi.
+ Rispose quel: — Non ne pigliar tu cura:
+ così a molt'altri ho ancor fatto paura.
+
+78
+
+ Ho sacramento di non cinger spada,
+ fin ch'io non tolgo Durindana al conte;
+ e cercando lo vo per ogni strada,
+ acciò più d'una posta meco sconte.
+ Lo giurai (se d'intenderlo t'aggrada)
+ quando mi posi quest'elmo alla fronte,
+ il qual con tutte l'altr'arme ch'io porto,
+ era d'Ettòr, che già mill'anni è morto.
+
+79
+
+ La spada sola manca alle buone arme:
+ come rubata fu, non ti so dire.
+ Or che la porti il paladino, parme;
+ e di qui vien ch'egli ha sì grande ardire.
+ Ben penso, se con lui posso accozzarme,
+ fargli il mal tolto ormai ristituire.
+ Cercolo ancor, che vendicar disio
+ il famoso Agrican genitor mio.
+
+80
+
+ Orlando a tradimento gli diè morte:
+ ben so che non potea farlo altrimente. —
+ Il conte più non tacque, e gridò forte:
+ — E tu e qualunque il dice, se ne mente.
+ Ma quel che cerchi t'è venuto in sorte:
+ io sono Orlando, e uccisil giustamente;
+ e questa è quella spada che tu cerchi,
+ che tua sarà, se con virtù la merchi.
+
+81
+
+ Quantunque sia debitamente mia,
+ tra noi per gentilezza si contenda:
+ né voglio in questa pugna ch'ella sia
+ più tua che mia; ma a un arbore s'appenda.
+ Levala tu liberamente via,
+ s'avvien che tu m'uccida o che mi prenda. —
+ Così dicendo, Durindana prese,
+ e 'n mezzo il campo a un arbuscel l'appese.
+
+82
+
+ Già l'un da l'altro è dipartito lunge,
+ quanto sarebbe un mezzo tratto d'arco:
+ già l'uno contra l'altro il destrier punge,
+ né de le lente redine gli è parco:
+ già l'uno e l'altro di gran colpo aggiunge
+ dove per l'elmo la veduta ha varco.
+ Parveno l'aste, al rompersi, di gielo;
+ e in mille schegge andar volando al cielo.
+
+83
+
+ L'una e l'altra asta è forza che si spezzi;
+ che non voglion piegarsi i cavallieri,
+ i cavallier che tornano coi pezzi
+ che son restati appresso i calci interi.
+ Quelli, che sempre fur nel ferro avezzi,
+ or, come duo villan per sdegno fieri
+ nel partir acque o termini de prati,
+ fan crudel zuffa di duo pali armati.
+
+84
+
+ Non stanno l'aste a quattro colpi salde,
+ e mancan nel furor di quella pugna.
+ Di qua e di là si fan l'ire più calde;
+ né da ferir lor resta altro che pugna.
+ Schiodano piastre, e straccian maglie e falde,
+ pur che la man, dove s'aggraffi, giugna.
+ Non desideri alcun, perché più vaglia,
+ martel più grave o più dura tanaglia.
+
+85
+
+ Come può il Saracin ritrovar sesto
+ di finir con suo onore il fiero invito?
+ Pazzia sarebbe il perder tempo in questo,
+ che nuoce al feritor più ch'al ferito.
+ Andò alle strette l'uno e l'altro, e presto
+ il re pagano Orlando ebbe ghermito:
+ lo strigne al petto; e crede far le prove
+ che sopra Anteo fe' già il figliol di Giove.
+
+86
+
+ Lo piglia con molto impeto a traverso:
+ quando lo spinge, e quando a sé lo tira;
+ ed è ne la gran colera sì immerso,
+ ch'ove resti la briglia poco mira.
+ Sta in sé raccolto Orlando, e ne va verso
+ il suo vantaggio, e alla vittoria aspira:
+ gli pon la cauta man sopra le ciglia
+ del cavallo, e cader ne fa la briglia.
+
+87
+
+ Il Saracino ogni poter vi mette,
+ che lo soffoghi, o de l'arcion lo svella:
+ negli urti il conte ha le ginocchia strette;
+ né in questa parte vuol piegar né in quella.
+ Per quel tirar che fa il pagan, costrette
+ le cingie son d'abandonar la sella.
+ Orlando è in terra, e a pena sel conosce:
+ ch'i piedi ha in staffa, e stringe ancor le cosce.
+
+88
+
+ Con quel rumor ch'un sacco d'arme cade,
+ risuona il conte, come il campo tocca.
+ Il destrier c'ha la testa in libertade,
+ quello a chi tolto il freno era di bocca,
+ non più mirando i boschi che le strade,
+ con ruinoso corso si trabocca,
+ spinto di qua e di là dal timor cieco;
+ e Mandricardo se ne porta seco.
+
+89
+
+ Doralice che vede la sua guida
+ uscir dal campo e torlesi d'appresso,
+ e mal restarne senza si confida,
+ dietro, correndo, il suo ronzin gli ha messo.
+ Il pagan per orgoglio al destrier grida,
+ e con mani e con piedi il batte spesso;
+ e, come non sia bestia, lo minaccia
+ perché si fermi, e tuttavia più il caccia.
+
+90
+
+ La bestia, ch'era spaventosa e poltra,
+ sanza guardarsi ai piè, corre a traverso.
+ Già corso avea tre miglia, e seguiva oltra,
+ s'un fosso a quel desir non era avverso;
+ che, sanza aver nel fondo o letto o coltra,
+ riceve l'uno e l'altro in sé riverso.
+ Diè Mandricardo in terra aspra percossa;
+ né però si fiaccò né si roppe ossa.
+
+91
+
+ Quivi si ferma il corridore al fine,
+ ma non si può guidar, che non ha freno.
+ Il Tartaro lo tien preso nel crine,
+ e tutto è di furore e d'ira pieno.
+ Pensa, e non sa quel che di far destine.
+ — Pongli la briglia del mio palafreno
+ (la donna gli dicea); che non è molto
+ il mio feroce, o sia col freno o sciolto. —
+
+92
+
+ Al Saracin parea discortesia
+ la proferta accettar di Doralice;
+ ma fren gli farà aver per altra via
+ Fortuna a' suoi disii molto fautrice.
+ Quivi Gabrina scelerata invia,
+ che, poi che di Zerbin fu traditrice,
+ fuggia, come la lupa che lontani
+ oda venire i cacciatori e i cani.
+
+93
+
+ Ella avea ancora indosso la gonnella,
+ e quei medesimi giovenili ornati
+ che furo alla vezzosa damigella
+ di Pinabel, per lei vestir, levati;
+ ed avea il palafreno anco di quella,
+ dei buon del mondo e degli avantaggiati.
+ La vecchia sopra il Tartaro trovosse,
+ ch'ancor non s'era accorta che vi fosse.
+
+94
+
+ L'abito giovenil mosse la figlia
+ di Stordilano, e Mandricardo a riso,
+ vedendolo a colei che rassimiglia
+ a un babuino, a un bertuccione in viso.
+ Disegna il Saracin torle la briglia
+ pel suo destriero, e riuscì l'aviso.
+ Toltogli il morso, il palafren minaccia,
+ gli grida, lo spaventa, e in fuga il caccia.
+
+95
+
+ Quel fugge per la selva, e seco porta
+ la quasi morta vecchia di paura
+ per valli e monti e per via dritta e torta,
+ per fossi e per pendici alla ventura.
+ Ma il parlar di costei sì non m'importa,
+ ch'io non debba d'Orlando aver più cura,
+ ch'alla sua sella ciò ch'era di guasto,
+ tutto ben racconciò sanza contrasto.
+
+96
+
+ Rimontò sul destriero, e ste' gran pezzo
+ a riguardar che 'l Saracin tornasse.
+ Nol vedendo apparir, volse da sezzo
+ egli esser quel ch'a ritrovarlo andasse;
+ ma, come costumato e bene avezzo,
+ non prima il paladin quindi si trasse,
+ che con dolce parlar grato e cortese
+ buona licenza dagli amanti prese.
+
+97
+
+ Zerbin di quel partir molto si dolse;
+ di tenerezza ne piangea Issabella:
+ voleano ir seco, ma il conte non volse
+ lor compagnia, ben ch'era e buona e bella;
+ e con questa ragion se ne disciolse,
+ ch'a guerrier non è infamia sopra quella
+ che, quando cerchi un suo nimico, prenda
+ compagno che l'aiuti e che 'l difenda.
+
+98
+
+ Li pregò poi, che quando il Saracino,
+ prima ch'in lui, si riscontrasse in loro,
+ gli dicesser ch'Orlando avria vicino
+ ancor tre giorni per quel tenitoro;
+ ma dopo, che sarebbe il suo camino
+ verso le 'nsegne dei bei gigli d'oro,
+ per esser con l'esercito di Carlo,
+ acciò, volendol, sappia onde chiamarlo.
+
+99
+
+ Quelli promiser farlo volentieri,
+ e questa e ogn'altra cosa al suo comando.
+ Feron camin diverso i cavallieri,
+ di qua Zerbino, e di là il conte Orlando.
+ Prima che pigli il conte altri sentieri,
+ all'arbor tolse, e a sé ripose il brando;
+ e dove meglio col pagan pensosse
+ di potersi incontrare, il destrier mosse.
+
+100
+
+ Lo strano corso che tenne il cavallo
+ del Saracin pel bosco senza via,
+ fece ch'Orlando andò duo giorni in fallo,
+ né lo trovò, né poté averne spia.
+ Giunse ad un rivo che parea cristallo,
+ ne le cui sponde un bel pratel fioria,
+ di nativo color vago e dipinto,
+ e di molti e belli arbori distinto.
+
+101
+
+ Il merigge facea grato l'orezzo
+ al duro armento ed al pastore ignudo;
+ sì che né Orlando sentia alcun ribrezzo,
+ che la corazza avea, l'elmo e lo scudo.
+ Quivi egli entrò per riposarvi in mezzo;
+ e v'ebbe travaglioso albergo e crudo,
+ e più che dir si possa empio soggiorno,
+ quell'infelice e sfortunato giorno.
+
+102
+
+ Volgendosi ivi intorno, vide scritti
+ molti arbuscelli in su l'ombrosa riva.
+ Tosto che fermi v'ebbe gli occhi e fitti,
+ fu certo esser di man de la sua diva.
+ Questo era un di quei lochi già descritti,
+ ove sovente con Medor veniva
+ da casa del pastore indi vicina
+ la bella donna del Catai regina.
+
+103
+
+ Angelica e Medor con cento nodi
+ legati insieme, e in cento lochi vede.
+ Quante lettere son, tanti son chiodi
+ coi quali Amore il cor gli punge e fiede.
+ Va col pensier cercando in mille modi
+ non creder quel ch'al suo dispetto crede:
+ ch'altra Angelica sia, creder si sforza,
+ ch'abbia scritto il suo nome in quella scorza.
+
+104
+
+ Poi dice: — Conosco io pur queste note:
+ di tal'io n'ho tante vedute e lette.
+ Finger questo Medoro ella si puote:
+ forse ch'a me questo cognome mette. —
+ Con tali opinion dal ver remote
+ usando fraude a sé medesmo, stette
+ ne la speranza il malcontento Orlando,
+ che si seppe a se stesso ir procacciando.
+
+105
+
+ Ma sempre più raccende e più rinuova,
+ quanto spenger più cerca, il rio sospetto:
+ come l'incauto augel che si ritrova
+ in ragna o in visco aver dato di petto,
+ quanto più batte l'ale e più si prova
+ di disbrigar, più vi si lega stretto.
+ Orlando viene ove s'incurva il monte
+ a guisa d'arco in su la chiara fonte.
+
+106
+
+ Aveano in su l'entrata il luogo adorno
+ coi piedi storti edere e viti erranti.
+ Quivi soleano al più cocente giorno
+ stare abbracciati i duo felici amanti.
+ V'aveano i nomi lor dentro e d'intorno,
+ più che in altro dei luoghi circostanti,
+ scritti, qual con carbone e qual con gesso,
+ e qual con punte di coltelli impresso.
+
+107
+
+ Il mesto conte a piè quivi discese;
+ e vide in su l'entrata de la grotta
+ parole assai, che di sua man distese
+ Medoro avea, che parean scritte allotta.
+ Del gran piacer che ne la grotta prese,
+ questa sentenza in versi avea ridotta.
+ Che fosse culta in suo linguaggio io penso;
+ ed era ne la nostra tale il senso:
+
+108
+
+ — Liete piante, verdi erbe, limpide acque,
+ spelunca opaca e di fredde ombre grata,
+ dove la bella Angelica che nacque
+ di Galafron, da molti invano amata,
+ spesso ne le mie braccia nuda giacque;
+ de la commodità che qui m'è data,
+ io povero Medor ricompensarvi
+ d'altro non posso, che d'ognor lodarvi:
+
+109
+
+ e di pregare ogni signore amante,
+ e cavallieri e damigelle, e ognuna
+ persona, o paesana o viandante,
+ che qui sua volontà meni o Fortuna;
+ ch'all'erbe, all'ombre, all'antro, al rio, alle piante
+ dica: benigno abbiate e sole e luna,
+ e de le ninfe il coro, che proveggia
+ che non conduca a voi pastor mai greggia. —
+
+110
+
+ Era scritto in arabico, che 'l conte
+ intendea così ben come latino:
+ fra molte lingue e molte ch'avea pronte,
+ prontissima avea quella il paladino;
+ e gli schivò più volte e danni ed onte,
+ che si trovò tra il popul saracino:
+ ma non si vanti, se già n'ebbe frutto;
+ ch'un danno or n'ha, che può scontargli il tutto.
+
+111
+
+ Tre volte e quattro e sei lesse lo scritto
+ quello infelice, e pur cercando invano
+ che non vi fosse quel che v'era scritto;
+ e sempre lo vedea più chiaro e piano:
+ ed ogni volta in mezzo il petto afflitto
+ stringersi il cor sentia con fredda mano.
+ Rimase al fin con gli occhi e con la mente
+ fissi nel sasso, al sasso indifferente.
+
+112
+
+ Fu allora per uscir del sentimento
+ sì tutto in preda del dolor si lassa.
+ Credete a chi n'ha fatto esperimento,
+ che questo è 'l duol che tutti gli altri passa.
+ Caduto gli era sopra il petto il mento,
+ la fronte priva di baldanza e bassa;
+ né poté aver (che 'l duol l'occupò tanto)
+ alle querele voce, o umore al pianto.
+
+113
+
+ L'impetuosa doglia entro rimase,
+ che volea tutta uscir con troppa fretta.
+ Così veggiàn restar l'acqua nel vase,
+ che largo il ventre e la bocca abbia stretta;
+ che nel voltar che si fa in su la base,
+ l'umor che vorria uscir, tanto s'affretta,
+ e ne l'angusta via tanto s'intrica,
+ ch'a goccia a goccia fuore esce a fatica.
+
+114
+
+ Poi ritorna in sé alquanto, e pensa come
+ possa esser che non sia la cosa vera:
+ che voglia alcun così infamare il nome
+ de la sua donna e crede e brama e spera,
+ o gravar lui d'insopportabil some
+ tanto di gelosia, che se ne pera;
+ ed abbia quel, sia chi si voglia stato,
+ molto la man di lei bene imitato.
+
+115
+
+ In così poca, in così debol speme
+ sveglia gli spiriti e gli rifranca un poco;
+ indi al suo Brigliadoro il dosso preme,
+ dando già il sole alla sorella loco.
+ Non molto va, che da le vie supreme
+ dei tetti uscir vede il vapor del fuoco,
+ sente cani abbaiar, muggiare armento:
+ viene alla villa, e piglia alloggiamento.
+
+116
+
+ Languido smonta, e lascia Brigliadoro
+ a un discreto garzon che n'abbia cura;
+ altri il disarma, altri gli sproni d'oro
+ gli leva, altri a forbir va l'armatura.
+ Era questa la casa ove Medoro
+ giacque ferito, e v'ebbe alta avventura.
+ Corcarsi Orlando e non cenar domanda,
+ di dolor sazio e non d'altra vivanda.
+
+117
+
+ Quanto più cerca ritrovar quiete,
+ tanto ritrova più travaglio e pena;
+ che de l'odiato scritto ogni parete,
+ ogni uscio, ogni finestra vede piena.
+ Chieder ne vuol: poi tien le labra chete;
+ che teme non si far troppo serena,
+ troppo chiara la cosa che di nebbia
+ cerca offuscar, perché men nuocer debbia.
+
+118
+
+ Poco gli giova usar fraude a se stesso;
+ che senza domandarne, è chi ne parla.
+ Il pastor che lo vede così oppresso
+ da sua tristizia, e che voria levarla,
+ l'istoria nota a sé, che dicea spesso
+ di quei duo amanti a chi volea ascoltarla,
+ ch'a molti dilettevole fu a udire,
+ gl'incominciò senza rispetto a dire:
+
+119
+
+ come esso a prieghi d'Angelica bella
+ portato avea Medoro alla sua villa,
+ ch'era ferito gravemente; e ch'ella
+ curò la piaga, e in pochi dì guarilla:
+ ma che nel cor d'una maggior di quella
+ lei ferì Amor; e di poca scintilla
+ l'accese tanto e sì cocente fuoco,
+ che n'ardea tutta, e non trovava loco:
+
+120
+
+ e sanza aver rispetto ch'ella fusse
+ figlia del maggior re ch'abbia il Levante,
+ da troppo amor costretta si condusse
+ a farsi moglie d'un povero fante.
+ All'ultimo l'istoria si ridusse,
+ che 'l pastor fe' portar la gemma inante,
+ ch'alla sua dipartenza, per mercede
+ del buono albergo, Angelica gli diede.
+
+121
+
+ Questa conclusion fu la secure
+ che 'l capo a un colpo gli levò dal collo,
+ poi che d'innumerabil battiture
+ si vide il manigoldo Amor satollo.
+ Celar si studia Orlando il duolo; e pure
+ quel gli fa forza, e male asconder pòllo:
+ per lacrime e suspir da bocca e d'occhi
+ convien, voglia o non voglia, al fin che scocchi.
+
+122
+
+ Poi ch'allargare il freno al dolor puote
+ (che resta solo e senza altrui rispetto),
+ giù dagli occhi rigando per le gote
+ sparge un fiume di lacrime sul petto:
+ sospira e geme, e va con spesse ruote
+ di qua di là tutto cercando il letto;
+ e più duro ch'un sasso, e più pungente
+ che se fosse d'urtica, se lo sente.
+
+123
+
+ In tanto aspro travaglio gli soccorre
+ che nel medesmo letto in che giaceva,
+ l'ingrata donna venutasi a porre
+ col suo drudo più volte esser doveva.
+ Non altrimenti or quella piuma abborre,
+ né con minor prestezza se ne leva,
+ che de l'erba il villan che s'era messo
+ per chiuder gli occhi, e vegga il serpe appresso.
+
+124
+
+ Quel letto, quella casa, quel pastore
+ immantinente in tant'odio gli casca,
+ che senza aspettar luna, o che l'albore
+ che va dinanzi al nuovo giorno nasca,
+ piglia l'arme e il destriero, ed esce fuore
+ per mezzo il bosco alla più oscura frasca;
+ e quando poi gli è aviso d'esser solo,
+ con gridi ed urli apre le porte al duolo.
+
+125
+
+ Di pianger mai, mai di gridar non resta;
+ né la notte né 'l dì si dà mai pace.
+ Fugge cittadi e borghi, e alla foresta
+ sul terren duro al discoperto giace.
+ Di sé si meraviglia ch'abbia in testa
+ una fontana d'acqua sì vivace,
+ e come sospirar possa mai tanto;
+ e spesso dice a sé così nel pianto:
+
+126
+
+ — Queste non son più lacrime, che fuore
+ stillo dagli occhi con sì larga vena.
+ Non suppliron le lacrime al dolore:
+ finir, ch'a mezzo era il dolore a pena.
+ Dal fuoco spinto ora il vitale umore
+ fugge per quella via ch'agli occhi mena;
+ ed è quel che si versa, e trarrà insieme
+ e 'l dolore e la vita all'ore estreme.
+
+127
+
+ Questi ch'indizio fan del mio tormento,
+ sospir non sono, né i sospir sono tali.
+ Quelli han triegua talora; io mai non sento
+ che 'l petto mio men la sua pena esali.
+ Amor che m'arde il cor, fa questo vento,
+ mentre dibatte intorno al fuoco l'ali.
+ Amor, con che miracolo lo fai,
+ che 'n fuoco il tenghi, e nol consumi mai?
+
+128
+
+ Non son, non sono io quel che paio in viso:
+ quel ch'era Orlando è morto ed è sotterra;
+ la sua donna ingratissima l'ha ucciso:
+ sì, mancando di fé, gli ha fatto guerra.
+ Io son lo spirto suo da lui diviso,
+ ch'in questo inferno tormentandosi erra,
+ acciò con l'ombra sia, che sola avanza,
+ esempio a chi in Amor pone speranza. —
+
+129
+
+ Pel bosco errò tutta la notte il conte;
+ e allo spuntar de la diurna fiamma
+ lo tornò il suo destin sopra la fonte
+ dove Medoro isculse l'epigramma.
+ Veder l'ingiuria sua scritta nel monte
+ l'accese sì, ch'in lui non restò dramma
+ che non fosse odio, rabbia, ira e furore;
+ né più indugiò, che trasse il brando fuore.
+
+130
+
+ Tagliò lo scritto e 'l sasso, e sin al cielo
+ a volo alzar fe' le minute schegge.
+ Infelice quell'antro, ed ogni stelo
+ in cui Medoro e Angelica si legge!
+ Così restar quel dì, ch'ombra né gielo
+ a pastor mai non daran più, né a gregge:
+ e quella fonte, già si chiara e pura,
+ da cotanta ira fu poco sicura;
+
+131
+
+ che rami e ceppi e tronchi e sassi e zolle
+ non cessò di gittar ne le bell'onde,
+ fin che da sommo ad imo sì turbolle
+ che non furo mai più chiare né monde.
+ E stanco al fin, e al fin di sudor molle,
+ poi che la lena vinta non risponde
+ allo sdegno, al grave odio, all'ardente ira,
+ cade sul prato, e verso il ciel sospira.
+
+132
+
+ Afflitto e stanco al fin cade ne l'erba,
+ e ficca gli occhi al cielo, e non fa motto.
+ Senza cibo e dormir così si serba,
+ che 'l sole esce tre volte e torna sotto.
+ Di crescer non cessò la pena acerba,
+ che fuor del senno al fin l'ebbe condotto.
+ Il quarto dì, da gran furor commosso,
+ e maglie e piastre si stracciò di dosso.
+
+133
+
+ Qui riman l'elmo, e là riman lo scudo,
+ lontan gli arnesi, e più lontan l'usbergo:
+ l'arme sue tutte, in somma vi concludo,
+ avean pel bosco differente albergo.
+ E poi si squarciò i panni, e mostrò ignudo
+ l'ispido ventre e tutto 'l petto e 'l tergo;
+ e cominciò la gran follia, sì orrenda,
+ che de la più non sarà mai ch'intenda.
+
+134
+
+ In tanta rabbia, in tanto furor venne,
+ che rimase offuscato in ogni senso.
+ Di tor la spada in man non gli sovenne;
+ che fatte avria mirabil cose, penso.
+ Ma né quella, né scure, né bipenne
+ era bisogno al suo vigore immenso.
+ Quivi fe' ben de le sue prove eccelse,
+ ch'un alto pino al primo crollo svelse:
+
+135
+
+ e svelse dopo il primo altri parecchi,
+ come fosser finocchi, ebuli o aneti;
+ e fe' il simil di querce e d'olmi vecchi,
+ di faggi e d'orni e d'illici e d'abeti.
+ Quel ch'un ucellator che s'apparecchi
+ il campo mondo, fa, per por le reti,
+ dei giunchi e de le stoppie e de l'urtiche,
+ facea de cerri e d'altre piante antiche.
+
+136
+
+ I pastor che sentito hanno il fracasso,
+ lasciando il gregge sparso alla foresta,
+ chi di qua, chi di là, tutti a gran passo
+ vi vengono a veder che cosa è questa.
+ Ma son giunto a quel segno il qual s'io passo
+ vi potria la mia istoria esser molesta;
+ ed io la vo' più tosto diferire,
+ che v'abbia per lunghezza a fastidire.
+
+
+
+
+CANTO VENTIQUATTRESIMO
+
+
+1
+
+ Chi mette il piè su l'amorosa pania,
+ cerchi ritrarlo, e non v'inveschi l'ale;
+ che non è in somma amor, se non insania,
+ a giudizio de' savi universale:
+ e se ben come Orlando ognun non smania,
+ suo furor mostra a qualch'altro segnale.
+ E quale è di pazzia segno più espresso
+ che, per altri voler, perder se stesso?
+
+2
+
+ Vari gli effetti son, ma la pazzia
+ è tutt'una però, che li fa uscire.
+ Gli è come una gran selva, ove la via
+ conviene a forza, a chi vi va, fallire:
+ chi su, chi giù, chi qua, chi là travia.
+ Per concludere in somma, io vi vo' dire:
+ a chi in amor s'invecchia, oltr'ogni pena,
+ si convengono i ceppi e la catena.
+
+3
+
+ Ben mi si potria dir: — Frate, tu vai
+ l'altrui mostrando, e non vedi il tuo fallo. —
+ Io vi rispondo che comprendo assai,
+ or che di mente ho lucido intervallo;
+ ed ho gran cura (e spero farlo ormai)
+ di riposarmi e d'uscir fuor di ballo:
+ ma tosto far, come vorrei, nol posso;
+ che 'l male è penetrato infin all'osso.
+
+4
+
+ Signor, ne l'altro canto io vi dicea
+ che 'l forsennato e furioso Orlando
+ trattesi l'arme e sparse al campo avea,
+ squarciati i panni, via gittato il brando,
+ svelte le piante, e risonar facea
+ i cavi sassi e l'alte selve; quando
+ alcun' pastori al suon trasse in quel lato
+ lor stella, o qualche lor grave peccato.
+
+5
+
+ Viste del pazzo l'incredibil prove
+ poi più d'appresso e la possanza estrema,
+ si voltan per fuggir, ma non sanno ove,
+ sì come avviene in subitana tema.
+ Il pazzo dietro lor ratto si muove:
+ uno ne piglia, e del capo lo scema
+ con la facilità che torria alcuno
+ da l'arbor pome, o vago fior dal pruno.
+
+6
+
+ Per una gamba il grave tronco prese,
+ e quello usò per mazza adosso al resto:
+ in terra un paio addormentato stese,
+ ch'al novissimo dì forse fia desto.
+ Gli altri sgombraro subito il paese,
+ ch'ebbono il piede e il buono aviso presto.
+ Non saria stato il pazzo al seguir lento,
+ se non ch'era già volto al loro armento.
+
+7
+
+ Gli agricultori, accorti agli altru'esempli,
+ lascian nei campi aratri e marre e falci:
+ chi monta su le case e chi sui templi
+ (poi che non son sicuri olmi né salci),
+ onde l'orrenda furia si contempli,
+ ch'a pugni, ad urti, a morsi, a graffi, a calci,
+ cavalli e buoi rompe, fraccassa e strugge;
+ e ben è corridor chi da lui fugge.
+
+8
+
+ Già potreste sentir come ribombe
+ l'alto rumor ne le propinque ville
+ d'urli e di corni, rusticane trombe,
+ e più spesso che d'altro, il suon di squille;
+ e con spuntoni ed archi e spiedi e frombe
+ veder dai monti sdrucciolarne mille,
+ ed altritanti andar da basso ad alto,
+ per fare al pazzo un villanesco assalto.
+
+9
+
+ Qual venir suol nel salso lito l'onda
+ mossa da l'austro ch'a principio scherza,
+ che maggior de la prima è la seconda,
+ e con più forza poi segue la terza;
+ ed ogni volta più l'umore abonda,
+ e ne l'arena più stende la sferza:
+ tal contra Orlando l'empia turba cresce,
+ che giù da balze scende e di valli esce.
+
+10
+
+ Fece morir diece persone e diece,
+ che senza ordine alcun gli andaro in mano:
+ e questo chiaro esperimento fece,
+ ch'era assai più sicur starne lontano.
+ Trar sangue da quel corpo a nessun lece,
+ che lo fere e percuote il ferro invano.
+ Al conte il re del ciel tal grazia diede,
+ per porlo a guardia di sua santa fede.
+
+11
+
+ Era a periglio di morire Orlando,
+ se fosse di morir stato capace.
+ Potea imparar ch'era a gittare il brando,
+ e poi voler senz'arme essere audace.
+ La turba già s'andava ritirando,
+ vedendo ogni suo colpo uscir fallace.
+ Orlando, poi che più nessun l'attende,
+ verso un borgo di case il camin prende.
+
+12
+
+ Dentro non vi trovò piccol né grande,
+ che 'l borgo ognun per tema avea lasciato.
+ V'erano in copia povere vivande,
+ convenienti a un pastorale stato.
+ Senza pane discerner da le giande,
+ dal digiuno e da l'impeto cacciato,
+ le mani e il dente lasciò andar di botto
+ in quel che trovò prima, o crudo o cotto.
+
+13
+
+ E quindi errando per tutto il paese,
+ dava la caccia e agli uomini e alle fere;
+ e scorrendo pei boschi, talor prese
+ i capri isnelli e le damme leggiere.
+ Spesso con orsi e con cingiai contese,
+ e con man nude li pose a giacere:
+ e di lor carne con tutta la spoglia
+ più volte il ventre empì con fiera voglia.
+
+14
+
+ Di qua, di là, di su, di giù discorre
+ per tutta Francia; e un giorno a un ponte arriva,
+ sotto cui largo e pieno d'acqua corre
+ un fiume d'alta e di scoscesa riva.
+ Edificato accanto avea una torre
+ che d'ogn'intorno e di lontan scopriva.
+ Quel che fe' quivi, avete altrove a udire;
+ che di Zerbin mi convien prima dire.
+
+15
+
+ Zerbin, da poi ch'Orlando fu partito,
+ dimorò alquanto, e poi prese il sentiero
+ che 'l paladino inanzi gli avea trito,
+ e mosse a passo lento il suo destriero.
+ Non credo che duo miglia anco fosse ito,
+ che trar vide legato un cavalliero
+ sopra un picciol ronzino, e d'ogni lato
+ la guardia aver d'un cavalliero armato.
+
+16
+
+ Zerbin questo prigion conobbe tosto
+ che gli fu appresso, e così fe' Issabella:
+ era Odorico il Biscaglin, che posto
+ fu come lupo a guardia de l'agnella.
+ L'avea a tutti gli amici suoi preposto
+ Zerbino in confidargli la donzella,
+ sperando che la fede che nel resto
+ sempre avea avuta, avesse ancora in questo.
+
+17
+
+ Come era a punto quella cosa stata,
+ venìa Issabella raccontando allotta:
+ come nel palischermo fu salvata,
+ prima ch'avesse il mar la nave rotta;
+ la forza che l'avea Odorico usata;
+ e come tratta poi fosse alla grotta.
+ Né giunt'era anco al fin di quel sermone,
+ che trarre il malfattor vider prigione.
+
+18
+
+ I duo ch'in mezzo avean preso Odorico,
+ d'Issabella notizia ebbeno vera;
+ e s'avisaro esser di lei l'amico,
+ e 'l signor lor, colui ch'appresso l'era;
+ ma più, che ne lo scudo il segno antico
+ vider dipinto di sua stirpe altiera:
+ e trovar poi, che guardar meglio al viso,
+ che s'era al vero apposto il loro aviso.
+
+19
+
+ Saltaro a piedi, e con aperte braccia
+ correndo se n'andar verso Zerbino,
+ e l'abbracciaro ove il maggior s'abbraccia,
+ col capo nudo e col ginocchio chino.
+ Zerbin, guardando l'uno e l'altro in faccia,
+ vide esser l'un Corebo il Biscaglino,
+ Almonio l'altro, ch'egli avea mandati
+ con Odorico in sul navilio armati.
+
+20
+
+ Almonio disse: — Poi che piace a Dio
+ (la sua mercé) che sia Issabella teco,
+ io posso ben comprender, signor mio,
+ che nulla cosa nuova ora t'arreco,
+ s'io vo' dir la cagion che questo rio
+ fa che così legato vedi meco;
+ che da costei, che più sentì l'offesa,
+ a punto avrai tutta l'istoria intesa.
+
+21
+
+ Come dal traditore io fui schernito
+ quando da sé levommi, saper déi;
+ e come poi Corebo fu ferito,
+ ch'a difender s'avea tolto costei.
+ Ma quanto al mio ritorno sia seguito,
+ né veduto né inteso fu da lei,
+ che te l'abbia potuto riferire:
+ di questa parte dunque io ti vo' dire.
+
+22
+
+ Da la cittade al mar ratto io veniva
+ con cavalli ch'in fretta avea trovati,
+ sempre con gli occhi intenti s'io scopriva
+ costor che molto a dietro eran restati.
+ Io vengo inanzi, io vengo in su la riva
+ del mare, al luogo ove io gli avea lasciati;
+ io guardo, né di loro altro ritrovo,
+ che ne l'arena alcun vestigio nuovo.
+
+23
+
+ La pesta seguitai, che mi condusse
+ nel bosco fier; né molto adentro fui,
+ che, dove il suon l'orecchie mi percusse,
+ giacere in terra ritrovai costui.
+ Gli domandai che de la donna fusse,
+ che d'Odorico, e chi aveva offeso lui.
+ Io me n'andai, poi che la cosa seppi,
+ il traditor cercando per quei greppi.
+
+24
+
+ Molto aggirando vommi, e per quel giorno
+ altro vestigio ritrovar non posso.
+ Dove giacea Corebo al fin ritorno,
+ che fatto appresso avea il terren sì rosso,
+ che poco più che vi facea soggiorno,
+ gli saria stato di bisogno il fosso
+ e i preti e i frati più per sotterrarlo,
+ ch'i medici e che 'l letto per sanarlo.
+
+25
+
+ Dal bosco alla città feci portallo,
+ e posi in casa d'uno ostier mio amico,
+ che fatto sano in poco termine hallo
+ per cura ed arte d'un chirurgo antico.
+ Poi d'arme proveduti e di cavallo
+ Corebo ed io cercammo d'Odorico,
+ ch'in corte del re Alfonso di Biscaglia
+ trovammo; e quivi fui seco a battaglia.
+
+26
+
+ La giustizia del re, che il loco franco
+ de la pugna mi diede, e la ragione,
+ ed oltre alla ragion la Fortuna anco,
+ che spesso la vittoria, ove vuol, pone,
+ mi giovar sì, che di me poté manco
+ il traditore; onde fu mio prigione.
+ Il re, udito il gran fallo, mi concesse
+ di poter farne quanto mi piacesse.
+
+27
+
+ Non l'ho voluto uccider né lasciarlo,
+ ma, come vedi, trarloti in catena;
+ perché vo' ch'a te stia di giudicarlo,
+ se morire o tener si deve in pena.
+ L'avere inteso ch'eri appresso a Carlo,
+ e 'l desir di trovarti qui mi mena.
+ Ringrazio Dio che mi fa in questa parte,
+ dove lo sperai meno, ora trovarte.
+
+28
+
+ Ringraziolo anco, che la tua Issabella
+ io veggo (e non so come) che teco hai;
+ di cui, per opera del fellon, novella
+ pensai che non avessi ad udir mai. —
+ Zerbino ascolta Almonio e non favella,
+ fermando gli occhi in Odorico assai;
+ non sì per odio, come che gl'incresce
+ ch'a sì mal fin tanta amicizia gli esce.
+
+29
+
+ Finito ch'ebbe Almonio il suo sermone,
+ Zerbin riman gran pezzo sbigottito,
+ che chi d'ogn'altro men n'avea cagione,
+ sì espressamente il possa aver tradito.
+ Ma poi che d'una lunga ammirazione
+ fu, sospirando, finalmente uscito,
+ al prigion domandò se fosse vero
+ quel ch'avea di lui detto il cavalliero.
+
+30
+
+ Il disleal con le ginocchia in terra
+ lasciò cadersi, e disse: — Signor mio,
+ ognun che vive al mondo pecca ed erra:
+ né differisce in altro il buon dal rio,
+ se non che l'uno è vinto ad ogni guerra
+ che gli vien mossa da un piccol disio;
+ l'altro ricorre all'arme e si difende,
+ ma se 'l nimico è forte, anco ei si rende.
+
+31
+
+ Se tu m'avessi posto alla difesa
+ d'una tua rocca, e ch'al primiero assalto
+ alzate avessi, senza far contesa,
+ degl'inimici le bandiere in alto;
+ di viltà, o tradimento, che più pesa,
+ sugli occhi por mi si potria uno smalto:
+ ma s'io cedessi a forza, son ben certo
+ che biasmo non avrei, ma gloria e merto.
+
+32
+
+ Sempre che l'inimico è più possente,
+ più chi perde accettabile ha la scusa.
+ Mia fé guardar dovea non altrimente
+ ch'una fortezza d'ogn'intorno chiusa:
+ così, con quanto senno e quanta mente
+ da la somma Prudenza m'era infusa,
+ io mi sforzai guardarla; ma al fin vinto
+ da intolerando assalto, ne fui spinto. —
+
+33
+
+ Così disse Odorico, e poi soggiunse
+ (che saria lungo a ricontarvi il tutto)
+ mostrando che gran stimolo lo punse,
+ e non per lieve sferza s'era indutto.
+ Se mai per prieghi ira di cor si emunse,
+ s'umiltà di parlar fece mai frutto,
+ quivi far lo dovea; che ciò che muova
+ di cor durezza, ora Odorico trova.
+
+34
+
+ Pigliar di tanta ingiuria alta vendetta,
+ tra il sì Zerbino e il no resta confuso:
+ il vedere il demerito lo alletta
+ a far che sia il fellon di vita escluso;
+ il ricordarsi l'amicizia stretta
+ ch'era stata tra lor per sì lungo uso,
+ con l'acqua di pietà l'accesa rabbia
+ nel cor gli spegne, e vuol che mercé n'abbia.
+
+35
+
+ Mentre stava così Zerbino in forse
+ di liberare, o di menar captivo,
+ o pur il disleal dagli occhi torse
+ per morte, o pur tenerlo in pena vivo;
+ quivi rignando il palafreno corse,
+ che Mandricardo avea di briglia privo;
+ e vi portò la vecchia che vicino
+ a morte dianzi avea tratto Zerbino.
+
+36
+
+ Il palafren, ch'udito di lontano
+ avea quest'altri, era tra lor venuto,
+ e la vecchia portatavi, ch'invano
+ venìa piangendo e domandando aiuto.
+ Come Zerbin lei vide, alzò la mano
+ al ciel che sì benigno gli era suto,
+ che datogli in arbitrio avea que' dui
+ che soli odiati esser dovean da lui.
+
+37
+
+ Zerbin fa ritener la mala vecchia,
+ tanto che pensi quel che debba farne:
+ tagliarle il naso e l'una e l'altra orecchia
+ pensa, ed esempio a' malfattori darne;
+ poi gli par assai meglio, s'apparecchia
+ un pasto agli avoltoi di quella carne.
+ Punizion diversa tra sé volve;
+ e così finalmente si risolve.
+
+38
+
+ Si rivolta ai compagni, e dice: — Io sono
+ di lasciar vivo il disleal contento;
+ che s'in tutto non merita perdono,
+ non merita anco sì crudel tormento.
+ Che viva e che slegato sia gli dono,
+ però ch'esser d'Amor la colpa sento;
+ e facilmente ogni scusa s'ammette,
+ quando in Amor la colpa si reflette.
+
+39
+
+ Amore ha volto sottosopra spesso
+ senno più saldo che non ha costui,
+ ed ha condotto a via maggiore eccesso
+ di questo, ch'oltraggiato ha tutti nui.
+ Ad Odorico debbe esser rimesso:
+ punito esser debbo io, che cieco fui,
+ cieco a dargline impresa, e non por mente
+ che 'l fuoco arde la paglia facilmente. —
+
+40
+
+ Poi mirando Odorico: — Io vo' che sia
+ (gli disse) del tuo error la penitenza,
+ che la vecchia abbi un anno in compagnia,
+ né di lasciarla mai ti sia licenza;
+ ma notte e giorno, ove tu vada o stia,
+ un'ora mai non te ne trovi senza;
+ e fin a morte sia da te difesa
+ contra ciascun che voglia farle offesa.
+
+41
+
+ Vo', se da lei ti sarà commandato,
+ che pigli contra ognun contesa e guerra:
+ vo' in questo tempo, che tu sia ubligato
+ tutta Francia cercar di terra in terra. —
+ Così dicea Zerbin; che pel peccato
+ meritando Odorico andar sotterra,
+ questo era porgli inanzi un'alta fossa,
+ che fia gran sorte che schivar la possa.
+
+42
+
+ Tante donne, tanti uomini traditi
+ avea la vecchia, e tanti offesi e tanti,
+ che chi sarà con lei, non senza liti
+ potrà passar de' cavallieri erranti.
+ Così di par saranno ambi puniti:
+ ella de' suoi commessi errori inanti,
+ egli di torne la difesa a torto;
+ né molto potrà andar che non sia morto.
+
+43
+
+ Di dover servar questo, Zerbin diede
+ ad Odorico un giuramento forte,
+ con patto che se mai rompe la fede,
+ e ch'inanzi gli capiti per sorte,
+ senza udir prieghi e averne più mercede,
+ lo debba far morir di cruda morte.
+ Ad Almonio e a Corebo poi rivolto,
+ fece Zerbin che fu Odorico sciolto.
+
+44
+
+ Corebo, consentendo Almonio, sciolse
+ il traditore al fin, ma non in fretta;
+ ch'all'uno e all'altro esser turbato dolse
+ da sì desiderata sua vendetta.
+ Quindi partissi il disleale, e tolse
+ in compagnia la vecchia maledetta.
+ Non si legge in Turpin che n'avvenisse;
+ ma vidi già un autor che più ne scrisse.
+
+45
+
+ Scrive l'autore, il cui nome mi taccio,
+ che non furo lontani una giornata,
+ che per torsi Odorico quello impaccio,
+ contra ogni patto ed ogni fede data,
+ al collo di Gabrina gittò un laccio,
+ e che ad un olmo la lasciò impiccata;
+ e ch'indi a un anno (ma non dice il loco)
+ Almonio a lui fece il medesmo giuoco.
+
+46
+
+ Zerbin che dietro era venuto all'orma
+ del paladin, né perder la vorrebbe,
+ manda a dar di sé nuove alla sua torma,
+ che star senza gran dubbio non ne debbe:
+ Almonio manda, e di più cose informa,
+ che lungo il tutto a ricontar sarebbe;
+ Almonio manda, e a lui Corebo appresso;
+ né tien, fuor ch'Issabella, altri con esso.
+
+47
+
+ Tant'era l'amor grande che Zerbino,
+ e non minor del suo quel che Issabella
+ portava al virtuoso paladino;
+ tanto il desir d'intender la novella
+ ch'egli avesse trovato il Saracino
+ che del destrier lo trasse con la sella;
+ che non farà all'esercito ritorno,
+ se non finito che sia il terzo giorno;
+
+48
+
+ il termine ch'Orlando aspettar disse
+ il cavallier ch'ancor non porta spada.
+ Non è alcun luogo dove il conte gisse,
+ che Zerbin pel medesimo non vada.
+ Giunse al fin tra quegli arbori che scrisse
+ l'ingrata donna, un poco fuor di strada;
+ e con la fonte e col vicino sasso
+ tutti li ritruovò messi in fracasso.
+
+49
+
+ Vede lontan non sa che luminoso,
+ e trova la corazza esser del conte;
+ e trova l'elmo poi, non quel famoso
+ ch'armò già il capo all'africano Almonte.
+ Il destrier ne la selva più nascoso
+ sente anitrire, e leva al suon la fronte;
+ e vede Brigliador pascer per l'erba,
+ che dall'arcion pendente il freno serba.
+
+50
+
+ Durindana cercò per la foresta,
+ e fuor la vide del fodero starse.
+ Trovò, ma in pezzi, ancor la sopravesta
+ ch'in cento lochi il miser conte sparse.
+ Issabella e Zerbin con faccia mesta
+ stanno mirando, e non san che pensarse:
+ pensar potrian tutte le cose, eccetto
+ che fosse Orlando fuor dell'intelletto.
+
+51
+
+ Se di sangue vedessino una goccia,
+ creder potrian che fosse stato morto.
+ Intanto lungo la corrente doccia
+ vider venire un pastorello smorto.
+ Costui pur dianzi avea di su la roccia
+ l'alto furor de l'infelice scorto,
+ come l'arme gittò, squarciossi i panni,
+ pastori uccise, e fe' mill'altri danni.
+
+52
+
+ Costui, richiesto da Zerbin, gli diede
+ vera informazion di tutto questo.
+ Zerbin si maraviglia, e a pena il crede;
+ e tuttavia n'ha indizio manifesto.
+ Sia come vuole, egli discende a piede,
+ pien di pietade, lacrimoso e mesto;
+ e ricogliendo da diversa parte
+ le reliquie ne va ch'erano sparte.
+
+53
+
+ Del palafren discende anco Issabella,
+ e va quell'arme riducendo insieme.
+ Ecco lor sopraviene una donzella
+ dolente in vista, e di cor spesso geme.
+ Se mi domanda alcun chi sia, perch'ella
+ così s'affligge, e che dolor la preme,
+ io gli risponderò che è Fiordiligi
+ che de l'amante suo cerca i vestigi.
+
+54
+
+ Da Brandimarte senza farle motto
+ lasciata fu ne la città di Carlo,
+ dov'ella l'aspettò sei mesi od otto;
+ e quando al fin non vide ritornarlo,
+ da un mare all'altro si mise, fin sotto
+ Pirene e l'Alpe, e per tutto a cercarlo:
+ l'andò cercando in ogni parte, fuore
+ ch'al palazzo d'Atlante incantatore.
+
+55
+
+ Se fosse stata a quell'ostel d'Atlante,
+ veduto con Gradasso andare errando
+ l'avrebbe, con Ruggier, con Bradamante,
+ e con Ferraù prima e con Orlando;
+ ma poi che cacciò Astolfo il negromante
+ col suono del corno orribile e mirando,
+ Brandimarte tornò verso Parigi:
+ ma non sapea già questo Fiordiligi.
+
+56
+
+ Come io vi dico, sopraggiunta a caso
+ a quei duo amanti Fiordiligi bella,
+ conobbe l'arme, e Brigliador rimaso
+ senza il patrone e col freno alla sella.
+ Vide con gli occhi il miserabil caso,
+ e n'ebbe per udita anco novella;
+ che similmente il pastorel narrolle
+ aver veduto Orlando correr folle.
+
+57
+
+ Quivi Zerbin tutte raguna l'arme,
+ e ne fa come un bel trofeo su 'n pino;
+ e volendo vietar che non se n'arme
+ cavallier paesan né peregrino,
+ scrive nel verde ceppo in breve carme:
+ — Armatura d'Orlando paladino; —
+ come volesse dir: nessun la muova,
+ che star non possa con Orlando a prova.
+
+58
+
+ Finito ch'ebbe la lodevol opra,
+ tornava a rimontar sul suo destriero;
+ ed ecco Mandricardo arrivar sopra,
+ che visto il pin di quelle spoglie altiero,
+ lo priega che la cosa gli discuopra:
+ e quel gli narra, come ha inteso, il vero.
+ Allora il re pagan lieto non bada,
+ che viene al pino, e ne leva la spada,
+
+59
+
+ dicendo: — Alcun non me ne può riprendere;
+ non è pur oggi ch'io l'ho fatta mia,
+ ed il possesso giustamente prendere
+ ne posso in ogni parte, ovunque sia.
+ Orlando che temea quella difendere,
+ s'ha finto pazzo, e l'ha gittata via;
+ ma quando sua viltà pur così scusi,
+ non debbe far ch'io mia ragion non usi. —
+
+60
+
+ Zerbino a lui gridava: — Non la torre,
+ o pensa non l'aver senza questione.
+ Se togliesti così l'arme d'Ettorre,
+ tu l'hai di furto, più che di ragione. —
+ Senz'altro dir l'un sopra l'altro corre,
+ d'animo e di virtù gran paragone.
+ Di cento colpi già rimbomba il suono,
+ né bene ancor ne la battaglia sono.
+
+61
+
+ Di prestezza Zerbin pare una fiamma
+ a torsi ovunque Durindana cada:
+ di qua di là saltar come una damma
+ fa 'l suo destrier dove è miglior la strada.
+ E ben convien che non ne perda dramma;
+ ch'andrà, s'un tratto il coglie quella spada,
+ a ritrovar gl'innamorati spirti
+ ch'empion la selva degli ombrosi mirti.
+
+62
+
+ Come il veloce can che 'l porco assalta
+ che fuor del gregge errar vegga nei campi,
+ lo va aggirando, e quinci e quindi salta;
+ ma quello attende ch'una volta inciampi:
+ così, se vien la spada o bassa od alta,
+ sta mirando Zerbin come ne scampi;
+ come la vita e l'onor salvi a un tempo,
+ tien sempre l'occhio, e fiere e fugge a tempo.
+
+63
+
+ Da l'altra parte, ovunque il Saracino
+ la fiera spada vibra o piena o vota,
+ sembra fra due montagne un vento alpino
+ ch'una frondosa selva il marzo scuota;
+ ch'ora la caccia a terra a capo chino,
+ or gli spezzati rami in aria ruota.
+ Ben che Zerbin più colpi e fùggia e schivi,
+ non può schivare al fin, ch'un non gli arrivi.
+
+64
+
+ Non può schivare al fine un gran fendente
+ che tra 'l brando e lo scudo entra sul petto.
+ Grosso l'usbergo, e grossa parimente
+ era la piastra, e 'l panziron perfetto:
+ pur non gli steron contra, ed ugualmente
+ alla spada crudel dieron ricetto.
+ Quella calò tagliando ciò che prese,
+ la corazza e l'arcion fin su l'arnese.
+
+65
+
+ E se non che fu scarso il colpo alquanto,
+ permezzo lo fendea come una canna;
+ ma penetra nel vivo a pena tanto,
+ che poco più che la pelle gli danna:
+ la non profunda piaga è lunga quanto
+ non si misureria con una spanna.
+ Le lucid'arme il caldo sangue irriga
+ per sino al piè di rubiconda riga.
+
+66
+
+ Così talora un bel purpureo nastro
+ ho veduto partir tela d'argento
+ da quella bianca man più ch'alabastro,
+ da cui partire il cor spesso mi sento.
+ Quivi poco a Zerbin vale esser mastro
+ di guerra, ed aver forza e più ardimento;
+ che di finezza d'arme e di possanza
+ il re di Tartaria troppo l'avanza.
+
+67
+
+ Fu questo colpo del pagan maggiore
+ in apparenza, che fosse in effetto;
+ tal ch'Issabella se ne sente il core
+ fendere in mezzo all'agghiacciato petto.
+ Zerbin pien d'ardimento e di valore
+ tutto s'infiamma d'ira e di dispetto;
+ e quanto più ferire a due man puote,
+ in mezzo l'elmo il Tartaro percuote.
+
+68
+
+ Quasi sul collo del destrier piegosse
+ per l'aspra botta il Saracin superbo;
+ e quando l'elmo senza incanto fosse,
+ partito il capo gli avria il colpo acerbo.
+ Con poco differir ben vendicosse,
+ né disse: A un'altra volta io te la serbo:
+ e la spada gli alzò verso l'elmetto,
+ sperandosi tagliarlo infin al petto.
+
+69
+
+ Zerbin che tenea l'occhio ove la mente,
+ presto il cavallo alla man destra volse;
+ non sì presto però, che la tagliente
+ spada fuggisse, che lo scudo colse.
+ Da sommo ad imo ella il partì ugualmente,
+ e di sotto il braccial roppe e disciolse
+ e lui ferì nel braccio, e poi l'arnese
+ spezzògli, e ne la coscia anco gli scese.
+
+70
+
+ Zerbin di qua di là cerca ogni via,
+ né mai di quel che vuol, cosa gli avviene;
+ che l'armatura sopra cui feria,
+ un piccol segno pur non ne ritiene.
+ Da l'altra parte il re di Tartaria
+ sopra Zerbino a tal vantaggio viene,
+ che l'ha ferito in sette parti o in otto,
+ tolto lo scudo, e mezzo l'elmo rotto.
+
+71
+
+ Quel tuttavia più va perdendo il sangue;
+ manca la forza, e ancor par che nol senta:
+ il vigoroso cor che nulla langue,
+ val sì, che 'l debol corpo ne sostenta.
+ La donna sua, per timor fatta esangue,
+ intanto a Doralice s'appresenta,
+ e la priega e la supplica per Dio,
+ che partir voglia il fiero assalto e rio.
+
+72
+
+ Cortese come bella, Doralice,
+ né ben sicura come il fatto segua,
+ fa volentier quel ch'Issabella dice,
+ e dispone il suo amante a pace e a triegua.
+ Così a' prieghi de l'altra l'ira ultrice
+ di cor fugge a Zerbino e si dilegua:
+ ed egli, ove a lei par, piglia la strada,
+ senza finir l'impresa de la spada.
+
+73
+
+ Fiordiligi, che mal vede difesa
+ la buona spada del misero conte,
+ tacita duolsi, e tanto le ne pesa,
+ che d'ira piange e battesi la fronte.
+ Vorria aver Brandimarte a quella impresa;
+ e se mai lo ritrova e gli lo conte,
+ non crede poi che Mandricardo vada
+ lunga stagione altier di quella spada.
+
+74
+
+ Fiordiligi cercando pure invano
+ va Brandimarte suo matina e sera;
+ e fa camin da lui molto lontano,
+ da lui che già tornato a Parigi era.
+ Tanto ella se n'andò per monte e piano,
+ che giunse ove, al passar d'una riviera,
+ vide e conobbe il miser paladino;
+ ma diciàn quel ch'avvenne di Zerbino:
+
+75
+
+ che 'l lasciar Durindana sì gran fallo
+ gli par, che più d'ogn'altro mal gl'incresce;
+ quantunque a pena star possa a cavallo
+ pel molto sangue che gli è uscito ed esce.
+ Or poi che dopo non troppo intervallo
+ cessa con l'ira il caldo, il dolor cresce:
+ cresce il dolor sì impetuosamente,
+ che mancarsi la vita se ne sente.
+
+76
+
+ Per debolezza più non potea gire;
+ sì che fermossi appresso una fontana.
+ Non sa che far né che si debba dire
+ per aiutarlo la donzella umana.
+ Sol di disagio lo vede morire;
+ che quindi è troppo ogni città lontana,
+ dove in quel punto al medico ricorra,
+ che per pietade o premio gli soccorra.
+
+77
+
+ Ella non sa se non invan dolersi,
+ chiamar fortuna e il cielo empio e crudele.
+ — Perché, ahi lassa! (dicea) non mi sommersi
+ quando levai ne l'Oceàn le vele? —
+ Zerbin che i languidi occhi ha in lei conversi,
+ sente più doglia ch'ella si querele,
+ che de la passion tenace e forte
+ che l'ha condutto omai vicino a morte.
+
+78
+
+ — Così, cor mio, vogliate (le diceva),
+ dopo ch'io sarò morto, amarmi ancora,
+ come solo il lasciarvi è che m'aggreva
+ qui senza guida, e non già perch'io mora:
+ che se in sicura parte m'accadeva
+ finir de la mia vita l'ultima ora,
+ lieto e contento e fortunato a pieno
+ morto sarei, poi ch'io vi moro in seno.
+
+79
+
+ Ma poi che 'l mio destino iniquo e duro
+ vol ch'io vi lasci, e non so in man di cui;
+ per questa bocca e per questi occhi giuro,
+ per queste chiome onde allacciato fui,
+ che disperato nel profondo oscuro
+ vo de lo 'nferno, ove il pensar di vui
+ ch'abbia così lasciata, assai più ria
+ sarà d'ogn'altra pena che vi sia. —
+
+80
+
+ A questo la mestissima Issabella,
+ declinando la faccia lacrimosa
+ e congiungendo la sua bocca a quella
+ di Zerbin, languidetta come rosa,
+ rosa non colta in sua stagion, sì ch'ella
+ impallidisca in su la siepe ombrosa,
+ disse: — Non vi pensate già, mia vita,
+ far senza me quest'ultima partita.
+
+81
+
+ Di ciò, cor mio, nessun timor vi tocchi;
+ ch'io vo' seguirvi o in cielo o ne lo 'nferno.
+ Convien che l'uno e l'altro spirto scocchi,
+ insieme vada, insieme stia in eterno.
+ Non sì tosto vedrò chiudervi gli occhi,
+ o che m'ucciderà il dolore interno,
+ o se quel non può tanto, io vi prometto
+ con questa spada oggi passarmi il petto.
+
+82
+
+ De' corpi nostri ho ancor non poca speme,
+ che me' morti che vivi abbian ventura.
+ Qui forse alcun capiterà, ch'insieme,
+ mosso a pietà, darà lor sepoltura. —
+ Così dicendo, le reliquie estreme
+ de lo spirto vital che morte fura,
+ va ricogliendo con le labra meste,
+ fin ch'una minima aura ve ne reste.
+
+83
+
+ Zerbin la debol voce riforzando,
+ disse: — Io vi priego e supplico, mia diva,
+ per quello amor che mi mostraste, quando
+ per me lasciaste la paterna riva;
+ e se commandar posso, io vel commando,
+ che fin che piaccia a Dio, restiate viva;
+ né mai per caso pogniate in oblio
+ che quanto amar si può, v'abbia amato io.
+
+84
+
+ Dio vi provederà d'aiuto forse,
+ per liberarvi d'ogni atto villano,
+ come fe' quando alla spelonca torse,
+ per indi trarvi, il senator romano.
+ Così (la sua mercé) già vi soccorse
+ nel mare e contra il Biscaglin profano:
+ e se pure avverrà che poi si deggia
+ morire, allora il minor mal s'elleggia. —
+
+85
+
+ Non credo che quest'ultime parole
+ potesse esprimer sì, che fosse inteso;
+ e finì come il debol lume suole,
+ cui cera manchi od altro in che sia acceso.
+ Chi potrà dire a pien come si duole,
+ poi che si vede pallido e disteso,
+ la giovanetta, e freddo come ghiaccio
+ il suo caro Zerbin restare in braccio?
+
+86
+
+ Sopra il sanguigno corpo s'abbandona,
+ e di copiose lacrime lo bagna,
+ e stride sì, ch'intorno ne risuona
+ a molte miglia il bosco e la campagna.
+ Né alle guance né al petto si perdona,
+ che l'uno e l'altro non percuota e fragna;
+ e straccia a torto l'auree crespe chiome,
+ chiamando sempre invan l'amato nome.
+
+87
+
+ In tanta rabbia, in tal furor sommersa
+ l'avea la doglia sua, che facilmente
+ avria la spada in se stessa conversa,
+ poco al suo amante in questo ubidiente;
+ s'uno eremita ch'alla fresca e tersa
+ fonte avea usanza di tornar sovente
+ da la sua quindi non lontana cella,
+ non s'opponea, venendo, al voler d'ella.
+
+88
+
+ Il venerabile uom, ch'alta bontade
+ avea congiunta a natural prudenza,
+ ed era tutto pien di caritade,
+ di buoni esempi ornato e d'eloquenza,
+ alla giovan dolente persuade
+ con ragioni efficaci pazienza;
+ e inanzi le puon, come uno specchio,
+ donne del Testamento e nuovo e vecchio.
+
+89
+
+ Poi le fece veder, come non fusse
+ alcun, se non in Dio, vero contento,
+ e ch'eran l'altre transitorie e flusse
+ speranze umane, e di poco momento;
+ e tanto seppe dir, che la ridusse
+ da quel crudele ed ostinato intento,
+ che la vita sequente ebbe disio
+ tutta al servigio dedicar di Dio.
+
+90
+
+ Non che lasciar del suo signor voglia unque
+ né 'l grand'amor, né le reliquie morte:
+ convien che l'abbia ovunque stia ed ovunque
+ vada, e che seco e notte e dì le porte.
+ Quindi aiutando l'eremita dunque,
+ ch'era de la sua età valido e forte,
+ sul mesto suo destrier Zerbin posaro,
+ e molti dì per quelle selve andaro.
+
+91
+
+ Non volse il cauto vecchio ridur seco,
+ sola con solo, la giovane bella
+ là dove ascosa in un selvaggio speco
+ non lungi avea la solitaria cella;
+ fra sé dicendo: — Con periglio arreco
+ in una man la paglia e la facella. —
+ Né si fida in sua età né in sua prudenza,
+ che di sé faccia tanta esperienza.
+
+92
+
+ Di condurla in Provenza ebbe pensiero
+ non lontano a Marsilia in un castello,
+ dove di sante donne un monastero
+ ricchissimo era, e di edificio bello:
+ e per portarne il morto cavalliero,
+ composto in una cassa aveano quello,
+ che 'n un castel ch'era tra via, si fece
+ lunga e capace, e ben chiusa di pece.
+
+93
+
+ Più e più giorni gran spazio di terra
+ cercaro, e sempre per lochi più inculti;
+ che pieno essendo ogni cosa di guerra,
+ voleano gir più che poteano occulti.
+ Al fine un cavallier la via lor serra,
+ che lor fe' oltraggi e disonesti insulti;
+ di cui dirò quando il suo loco fia;
+ ma ritorno ora al re di Tartaria.
+
+94
+
+ Avuto ch'ebbe la battaglia il fine
+ che già v'ho detto, il giovin si raccolse
+ alle fresche ombre e all'onde cristalline;
+ ed al destrier la sella e 'l freno tolse,
+ e lo lasciò per l'erbe tenerine
+ del prato andar pascendo ove egli volse:
+ ma non ste' molto, che vide lontano
+ calar dal monte un cavalliero al piano.
+
+95
+
+ Conobbel, come prima alzò la fronte,
+ Doralice, e mostrollo a Mandricardo,
+ dicendo: — Ecco il superbo Rodomonte,
+ se non m'inganna di lontan lo sguardo.
+ Per far teco battaglia cala il monte:
+ or ti potrà giovar l'esser gagliardo.
+ Perduta avermi a grande ingiuria tiene,
+ ch'era sua sposa, e a vendicar si viene. —
+
+96
+
+ Qual buono astor che l'anitra o l'acceggia,
+ starna o colombo o simil altro augello
+ venirsi incontra di lontano veggia,
+ leva la testa e si fa lieto e bello;
+ tal Mandricardo, come certo deggia
+ di Rodomonte far strage e macello,
+ con letizia e baldanza il destrier piglia,
+ le staffe ai piedi, e dà alla man la briglia.
+
+97
+
+ Quando vicini fur sì, ch'udir chiare
+ tra lor poteansi le parole altiere,
+ con le mani e col capo a minacciare
+ incominciò gridando il re d'Algiere,
+ ch'a penitenza gli faria tornare
+ che per un temerario suo piacere
+ non avesse rispetto a provocarsi
+ lui ch'altamente era per vendicarsi.
+
+98
+
+ Rispose Mandricardo: — Indarno tenta
+ chi mi vuol impaurir per minacciarme:
+ così fanciulli o femine spaventa,
+ o altri che non sappia che sieno arme;
+ me non, cui la battaglia più talenta
+ d'ogni riposo; e son per adoprarme
+ a piè, a cavallo, armato e disarmato,
+ sia alla campagna, o sia ne lo steccato. —
+
+99
+
+ Ecco sono agli oltraggi, al grido, all'ire,
+ al trar de' brandi, al crudel suon de' ferri;
+ come vento che prima a pena spire,
+ poi cominci a crollar frassini e cerri,
+ ed indi oscura polve in cielo aggire,
+ indi gli arbori svella e case atterri,
+ sommerga in mare, e porti ria tempesta
+ che 'l gregge sparso uccida alla foresta.
+
+100
+
+ De' duo pagani, senza pari in terra,
+ gli audacissimi cor, le forze estreme
+ parturiscono colpi, ed una guerra
+ conveniente a sì feroce seme.
+ Del grande e orribil suon triema la terra,
+ quando le spade son percosse insieme:
+ gettano l'arme insin al ciel scintille,
+ anzi lampadi accese a mille a mille.
+
+101
+
+ Senza mai riposarsi o pigliar fiato
+ dura fra quei duo re l'aspra battaglia,
+ tentando ora da questo, or da quel lato
+ aprir le piastre e penetrar la maglia.
+ Né perde l'un, né l'altro acquista il prato,
+ ma come intorno sian fosse o muraglia,
+ o troppo costi ogn'oncia di quel loco,
+ non si parton d'un cerchio angusto e poco.
+
+102
+
+ Fra mille colpi il Tartaro una volta
+ colse a duo mani in fronte il re d'Algiere;
+ che gli fece veder girare in volta
+ quante mai furon fiacole e lumiere.
+ Come ogni forza all'African sia tolta,
+ le groppe del destrier col capo fere:
+ perde la staffa, ed è, presente quella
+ che cotant'ama, per uscir di sella.
+
+103
+
+ Ma come ben composto e valido arco
+ di fino acciaio in buona somma greve,
+ quanto si china più, quanto è più carco,
+ e più lo sforzan martinelli e lieve;
+ con tanto più furor, quanto è poi scarco,
+ ritorna, e fa più mal che non riceve:
+ così quello African tosto risorge,
+ e doppio il colpo all'inimico porge.
+
+104
+
+ Rodomonte a quel segno ove fu colto,
+ colse a punto il figliol del re Agricane.
+ Per questo non poté nuocergli al volto,
+ ch'in difesa trovò l'arme troiane;
+ ma stordì in modo il Tartaro, che molto
+ non sapea s'era vespero o dimane.
+ L'irato Rodomonte non s'arresta,
+ che mena l'altro, e pur segna alla testa.
+
+105
+
+ Il cavallo del Tartaro, ch'aborre
+ la spada che fischiando cala d'alto,
+ al suo signor con suo gran mal soccorre,
+ perché s'arretra, per fuggir, d'un salto:
+ il brando in mezzo il capo gli trascorre,
+ ch'al signor, non a lui, movea l'assalto.
+ Il miser non avea l'elmo di Troia,
+ come il patrone; onde convien che muoia.
+
+106
+
+ Quel cade, e Mandricardo in piedi guizza,
+ non più stordito, e Durindana aggira.
+ Veder morto il cavallo entro gli adizza,
+ e fuor divampa un grave incendio d'ira.
+ L'African, per urtarlo, il destrier drizza;
+ ma non più Mandricardo si ritira,
+ che scoglio far soglia da l'onde: e avvenne
+ che 'l destrier cadde, ed egli in piè si tenne.
+
+107
+
+ L'African che mancarsi il destrier sente,
+ lascia le staffe e sugli arcion si ponta,
+ e resta in piedi e sciolto agevolmente:
+ così l'un l'altro poi di pari affronta.
+ La pugna più che mai ribolle ardente,
+ e l'odio e l'ira e la superbia monta:
+ ed era per seguir; ma quivi giunse
+ in fretta un messagger che gli disgiunse.
+
+108
+
+ Vi giunse un messagger del popul Moro,
+ di molti che per Francia eran mandati
+ a richiamare agli stendardi loro
+ i capitani e i cavallier privati;
+ perché l'imperator dai gigli d'oro
+ gli avea gli alloggiamenti già assediati;
+ e se non è il soccorso a venir presto,
+ l'eccidio suo conosce manifesto.
+
+109
+
+ Riconobbe il messaggio i cavallieri,
+ oltre all'insegne, oltre alle sopraveste,
+ al girar de le spade, e ai colpi fieri
+ ch'altre man non farebbeno che queste.
+ Tra lor però non osa entrar, che speri
+ che fra tant'ira sicurtà gli preste
+ l'esser messo del re; né si conforta
+ per dir ch'imbasciator pena non porta.
+
+110
+
+ Ma viene a Doralice, ed a lei narra
+ ch'Agramante, Marsilio e Stordilano,
+ con pochi dentro a mal sicura sbarra
+ sono assediati dal popul cristiano.
+ Narrato il caso, con prieghi ne inarra
+ che faccia il tutto ai duo guerrieri piano,
+ e che gli accordi insieme, e per lo scampo
+ del popul saracin li meni in campo.
+
+111
+
+ Tra i cavallier la donna di gran core
+ si mette, e dice loro: — Io vi comando,
+ per quanto so che mi portate amore,
+ che riserbiate a miglior uso il brando,
+ e ne vegnate subito in favore
+ del nostro campo saracino, quando
+ si trova ora assediato ne le tende,
+ e presto aiuto, o gran ruina attende. —
+
+112
+
+ Indi il messo soggiunse il gran periglio
+ dei Saracini, e narrò il fatto a pieno;
+ e diede insieme lettere del figlio
+ del re Troiano al figlio d'Ulieno.
+ Si piglia finalmente per consiglio
+ che i duo guerrier, deposto ogni veneno,
+ facciano insieme triegua fin al giorno
+ che sia tolto l'assedio ai Mori intorno;
+
+113
+
+ e senza più dimora, come pria
+ liberato d'assedio abbian lor gente,
+ non s'intendano aver più compagnia,
+ ma crudel guerra e inimicizia ardente,
+ fin che con l'arme diffinito sia
+ chi la donna aver de' meritamente.
+ Quella, ne le cui man giurato fue,
+ fece la sicurtà per amendue.
+
+114
+
+ Quivi era la Discordia impaziente,
+ inimica di pace e d'ogni triegua;
+ e la Superbia v'è, che non consente
+ né vuol patir che tale accordo segua.
+ Ma più di lor può Amor quivi presente,
+ di cui l'alto valor nessuno adegua;
+ e fe' ch'indietro, a colpi di saette,
+ e la Discordia e la Superbia stette.
+
+115
+
+ Fu conclusa la triegua fra costoro
+ sì come piacque a chi di lor potea.
+ Vi mancava uno dei cavalli loro,
+ che morto quel del Tartaro giacea:
+ però vi venne a tempo Brigliadoro,
+ che le fresche erbe lungo il rio pascea.
+ Ma al fin del canto io mi trovo esser giunto;
+ sì ch'io farò, con vostra grazia, punto.
+
+
+
+
+CANTO VENTICINQUESIMO
+
+
+1
+
+ Oh gran contrasto in giovenil pensiero,
+ desir di laude ed impeto d'amore!
+ né chi più vaglia, ancor si trova il vero;
+ che resta or questo or quel superiore.
+ Ne l'uno ebbe e ne l'altro cavalliero
+ quivi gran forza il debito e l'onore;
+ che l'amorosa lite s'intermesse,
+ fin che soccorso il campo lor s'avesse.
+
+2
+
+ Ma più ve l'ebbe Amor: che se non era
+ che così commandò la donna loro,
+ non si sciogliea quella battaglia fiera,
+ che l'un n'avrebbe il triunfale alloro;
+ ed Agramante invan con la sua schiera
+ l'aiuto avria aspettato di costoro.
+ Dunque Amor sempre rio non si ritrova:
+ se spesso nuoce, anco talvolta giova.
+
+3
+
+ Or l'uno e l'altro cavallier pagano,
+ che tutti ha differiti i suoi litigi,
+ va, per salvar l'esercito africano,
+ con la donna gentil verso Parigi;
+ e va con essi ancora il piccol nano
+ che seguitò del Tartaro i vestigi,
+ fin che con lui condotto a fronte a fronte
+ avea quivi il geloso Rodomonte.
+
+4
+
+ Capitaro in un prato ove a diletto
+ erano cavallier sopra un ruscello,
+ duo disarmati e duo ch'avean l'elmetto,
+ e una donna con lor di viso bello.
+ Chi fosser quelli, altrove vi fia detto;
+ or no, che di Ruggier prima favello,
+ del buon Ruggier di cui vi fu narrato
+ che lo scudo nel pozzo avea gittato.
+
+5
+
+ Non è dal pozzo ancor lontano un miglio,
+ che venire un corrier vede in gran fretta,
+ di quei che manda di Troiano il figlio
+ ai cavallieri onde soccorso aspetta;
+ dal qual ode che Carlo in tal periglio
+ la gente saracina tien ristretta,
+ che, se non è chi tosto le dia aita,
+ tosto l'onor vi lascerà o la vita.
+
+6
+
+ Fu da molti pensier ridutto in forse
+ Ruggier, che tutti l'assaliro a un tratto;
+ ma qual per lo miglior dovesse torse,
+ né luogo avea né tempo a pensar atto.
+ Lasciò andare il messaggio, e 'l freno torse
+ là dove fu da quella donna tratto,
+ ch'ad or ad or in modo egli affrettava,
+ che nessun tempo d'indugiar le dava.
+
+7
+
+ Quindi seguendo il camin preso, venne
+ (già declinando il sole) ad una terra
+ che 'l re Marsilio in mezzo Francia tenne,
+ tolta di man di Carlo in quella guerra.
+ Né al ponte né alla porta si ritenne,
+ che non gli niega alcuno il passo o serra,
+ ben ch'intorno al rastrello e in su le fosse
+ gran quantità d'uomini e d'arme fosse.
+
+8
+
+ Perch'era conosciuta da la gente
+ quella donzella ch'avea in compagnia,
+ fu lasciato passar liberamente,
+ né domandato pure onde venìa.
+ Giunse alla piazza, e di fuoco lucente,
+ e piena la trovò di gente ria;
+ e vide in mezzo star con viso smorto
+ il giovine dannato ad esser morto.
+
+9
+
+ Ruggier come gli alzò gli occhi nel viso,
+ che chino a terra e lacrimoso stava,
+ di veder Bradamante gli fu aviso,
+ tanto il giovine a lei rassimigliava.
+ Più dessa gli parea, quanto più fiso
+ al volto e alla persona il riguardava;
+ e fra sé disse: — O questa è Bradamante,
+ o ch'io non son Ruggier com'era inante.
+
+10
+
+ Per troppo ardir si sarà forse messa
+ del garzon condennato alla difesa;
+ e poi che mal la cosa l'è successa,
+ ne sarà stata, come io veggo, presa.
+ Deh perché tanta fretta, che con essa
+ io non potei trovarmi a questa impresa?
+ Ma Dio ringrazio che ci son venuto,
+ ch'a tempo ancora io potrò darle aiuto. —
+
+11
+
+ E sanza più indugiar la spada stringe
+ (ch'avea all'altro castel rotta la lancia),
+ e adosso il vulgo inerme il destrier spinge
+ per lo petto, pei fianchi e per la pancia.
+ Mena la spada a cerco, ed a chi cinge
+ la fronte, a chi la gola, a chi la guancia.
+ Fugge il popul gridando; e la gran frotta
+ resta o sciancata o con la testa rotta.
+
+12
+
+ Come stormo d'augei ch'in ripa a un stagno
+ vola sicuro e a sua pastura attende,
+ s'improviso dal ciel falcon grifagno
+ gli dà nel mezzo ed un ne batte o prende,
+ si sparge in fuga, ognun lascia il compagno,
+ e de lo scampo suo cura si prende;
+ così veduto avreste far costoro,
+ tosto che 'l buon Ruggier diede fra loro.
+
+13
+
+ A quattro o sei dai colli i capi netti
+ levò Ruggier, ch'indi a fuggir fur lenti;
+ ne divise altretanti infin ai petti,
+ fin agli occhi infiniti e fin ai denti.
+ Concederò che non trovasse elmetti,
+ ma ben di ferro assai cuffie lucenti:
+ e s'elmi fini anco vi fosser stati,
+ così gli avrebbe, o poco men, tagliati.
+
+14
+
+ La forza di Ruggier non era quale
+ or si ritrovi in cavallier moderno,
+ né in orso né in leon né in animale
+ altro più fiero, o nostrale od esterno.
+ Forse il tremuoto le sarebbe uguale,
+ forse il Gran Diavol: non quel de lo 'nferno,
+ ma quel del mio signor, che va col fuoco
+ ch'a cielo e a terra e a mar si fa dar loco.
+
+15
+
+ D'ogni suo colpo mai non cadea manco
+ d'un uomo in terra, e le più volte un paio;
+ e quattro a un colpo e cinque n'uccise anco,
+ sì che si venne tosto al centinaio.
+ Tagliava il brando che trasse dal fianco,
+ come un tenero latte, il duro acciaio.
+ Falerina, per dar morte ad Orlando,
+ fe' nel giardin d'Orgagna il crudel brando.
+
+16
+
+ Averlo fatto poi ben le rincrebbe,
+ che 'l suo giardin disfar vide con esso.
+ Che strazio dunque, che ruina debbe
+ far or ch'in man di tal guerriero è messo?
+ Se mai Ruggier furor, se mai forza ebbe,
+ se mai fu l'alto suo valore espresso,
+ qui l'ebbe, il pose qui, qui fu veduto,
+ sperando dare alla sua donna aiuto.
+
+17
+
+ Qual fa la lepre contra i cani sciolti,
+ facea la turba contra lui riparo.
+ Quei che restaro uccisi, furo molti;
+ furo infiniti quei ch'in fuga andaro.
+ Avea la donna intanto i lacci tolti,
+ ch'ambe le mani al giovine legaro;
+ e come poté meglio, presto armollo,
+ gli diè una spada in mano e un scudo al collo.
+
+18
+
+ Egli che molto è offeso, più che puote
+ si cerca vendicar di quella gente:
+ e quivi son sì le sue forze note,
+ che riputar si fa prode e valente.
+ Già avea attuffato le dorate ruote
+ il Sol ne la marina d'occidente,
+ quando Ruggier vittorioso e quello
+ giovine seco uscir fuor del castello.
+
+19
+
+ Quando il garzon sicuro de la vita
+ con Ruggier si trovò fuor de le porte,
+ gli rendé molta grazia ed infinita
+ con gentil modi e con parole accorte,
+ che non lo conoscendo, a dargli aita
+ si fosse messo a rischio de la morte;
+ e pregò che 'l suo nome gli dicesse,
+ per sapere a chi tanto obligo avesse.
+
+20
+
+ — Veggo (dicea Ruggier) la faccia bella
+ e le belle fattezze e 'l bel sembiante,
+ ma la suavità de la favella
+ non odo già de la mia Bradamante;
+ né la relazion di grazie è quella
+ ch'ella usar debba al suo fedele amante.
+ Ma se pur questa è Bradamante, or come
+ ha sì tosto in oblio messo il mio nome? —
+
+21
+
+ Per ben saperne il certo, accortamente
+ Ruggier le disse: — Io v'ho veduto altrove;
+ ed ho pensato e penso, e finalmente
+ non so né posso ricordarmi dove.
+ Ditemel voi, se vi ritorna a mente,
+ e fate che 'l nome anco udir mi giove,
+ acciò che saper possa a cui mia aita
+ dal fuoco abbia salvata oggi la vita. —
+
+22
+
+ — Che voi m'abbiate visto esser potria
+ (rispose quel), che non so dove o quando:
+ ben vo pel mondo anch'io la parte mia,
+ strane aventure or qua or là cercando.
+ Forse una mia sorella stata fia,
+ che veste l'arme e porta al lato il brando;
+ che nacque meco, e tanto mi somiglia,
+ che non ne può discerner la famiglia.
+
+23
+
+ Né primo né secondo né ben quarto
+ sète di quei ch'errore in ciò preso hanno:
+ né 'l padre né i fratelli né chi a un parto
+ ci produsse ambi, scernere ci sanno.
+ Gli è ver che questo crin raccorcio e sparto
+ ch'io porto, come gli altri uomini fanno,
+ ed il suo lungo e in treccia al capo avvolta,
+ ci solea far già differenza molta:
+
+24
+
+ ma poi ch'un giorno ella ferita fu
+ nel capo (lungo saria a dirvi come),
+ e per sanarla un servo di Iesù
+ a mezza orecchia le tagliò le chiome,
+ alcun segno tra noi non restò più
+ di differenza, fuor che 'l sesso e 'l nome.
+ Ricciardetto son io, Bradamante ella;
+ io fratel di Rinaldo, essa sorella.
+
+25
+
+ E se non v'increscesse l'ascoltarmi,
+ cosa direi che vi faria stupire,
+ la qual m'occorse per assimigliarmi
+ a lei: gioia al principio e al fin martìre. —
+ Ruggiero il qual più graziosi carmi,
+ più dolce istoria non potrebbe udire,
+ che dove alcun ricordo intervenisse
+ de la sua donna, il pregò sì, che disse.
+
+26
+
+ — Accadde a questi dì, che pei vicini
+ boschi passando la sorella mia,
+ ferita da uno stuol de Saracini
+ che senza l'elmo la trovar per via,
+ fu di scorciarsi astretta i lunghi crini,
+ se sanar volse d'una piaga ria
+ ch'avea con gran periglio ne la testa;
+ e così scorcia errò per la foresta.
+
+27
+
+ Errando giunse ad una ombrosa fonte;
+ e perché afflitta e stanca ritrovosse,
+ dal destrier scese e disarmò la fronte,
+ e su le tenere erbe addormentosse.
+ Io non credo che fabula si conte,
+ che più di questa istoria bella fosse.
+ Fiordispina di Spagna soprarriva,
+ che per cacciar nel bosco ne veniva.
+
+28
+
+ E quando ritrovò la mia sirocchia
+ tutta coperta d'arme, eccetto il viso,
+ ch'avea la spada in luogo di conocchia,
+ le fu vedere un cavalliero aviso.
+ La faccia e le viril fattezze adocchia
+ tanto, che se ne sente il cor conquiso;
+ la invita a caccia, e tra l'ombrose fronde
+ lunge dagli altri al fin seco s'asconde.
+
+29
+
+ Poi che l'ha seco in solitario loco
+ dove non teme d'esser sopraggiunta,
+ con atti e con parole a poco a poco
+ le scopre il fisso cuor di grave punta.
+ Con gli occhi ardenti e coi sospir di fuoco
+ le mostra l'alma di disio consunta.
+ Or si scolora in viso, or si raccende;
+ tanto s'arrischia, ch'un bacio ne prende.
+
+30
+
+ La mia sorella avea ben conosciuto
+ che questa donna in cambio l'avea tolta:
+ né dar poteale a quel bisogno aiuto,
+ e si trovava in grande impaccio avvolta.
+ — Gli è meglio (dicea seco) s'io rifiuto
+ questa avuta di me credenza stolta
+ e s'io mi mostro femina gentile,
+ che lasciar riputarmi un uomo vile. —
+
+31
+
+ E dicea il ver; ch'era viltade espressa,
+ conveniente a un uom fatto di stucco,
+ con cui sì bella donna fosse messa,
+ piena di dolce e di nettareo succo,
+ e tuttavia stesse a parlar con essa,
+ tenendo basse l'ale come il cucco.
+ Con modo accorto ella il parlar ridusse,
+ che venne a dir come donzella fusse;
+
+32
+
+ che gloria, qual già Ippolita e Camilla,
+ cerca ne l'arme; e in Africa era nata
+ in lito al mar ne la città d'Arzilla,
+ a scudo e a lancia da fanciulla usata.
+ Per questo non si smorza una scintilla
+ del fuoco de la donna inamorata.
+ Questo rimedio all'alta piaga è tardo:
+ tant'avea Amor cacciato inanzi il dardo.
+
+33
+
+ Per questo non le par men bello il viso,
+ men bel lo sguardo e men belli i costumi;
+ per ciò non torna il cor, che già diviso
+ da lei, godea dentro gli amati lumi.
+ Vedendola in quell'abito, l'è aviso
+ che può far che 'l desir non la consumi;
+ e quando, ch'ella è pur femina, pensa,
+ sospira e piange e mostra doglia immensa.
+
+34
+
+ Chi avesse il suo ramarico e 'l suo pianto
+ quel giorno udito, avria pianto con lei.
+ — Quai tormenti (dicea) furon mai tanto
+ crudel, che più non sian crudeli i miei?
+ D'ogn'altro amore, o scelerato o santo,
+ il desiato fin sperar potrei;
+ saprei partir la rosa da le spine:
+ solo il mio desiderio è senza fine!
+
+35
+
+ Se pur volevi, Amor, darmi tormento
+ che t'increscesse il mio felice stato,
+ d'alcun martìr dovevi star contento,
+ che fosse ancor negli altri amanti usato.
+ Né tra gli uomini mai né tra l'armento,
+ che femina ami femina ho trovato:
+ non par la donna all'altre donne bella,
+ né a cervie cervia, né all'agnelle agnella.
+
+36
+
+ In terra, in aria, in mar, sola son io
+ che patisco da te sì duro scempio;
+ e questo hai fatto acciò che l'error mio
+ sia ne l'imperio tuo l'ultimo esempio.
+ La moglie del re Nino ebbe disio,
+ il figlio amando, scelerato ed empio,
+ e Mirra il padre, e la Cretense il toro:
+ ma gli è più folle il mio, ch'alcun dei loro.
+
+37
+
+ La femina nel maschio fe' disegno,
+ speronne il fine, ed ebbelo, come odo:
+ Pasife ne la vacca entrò del legno,
+ altre per altri mezzi e vario modo.
+ Ma se volasse a me con ogni ingegno
+ Dedalo, non potria scioglier quel nodo
+ che fece il mastro troppo diligente,
+ Natura d'ogni cosa più possente. —
+
+38
+
+ Così si duole e si consuma ed ange
+ la bella donna, e non s'accheta in fretta.
+ Talor si batte il viso e il capel frange,
+ e di sé contra sé cerca vendetta.
+ La mia sorella per pietà ne piange,
+ ed è a sentir di quel dolor costretta.
+ Del folle e van disio si studia trarla,
+ ma non fa alcun profitto, e invano parla.
+
+39
+
+ Ella ch'aiuto cerca e non conforto,
+ sempre più si lamenta e più si duole.
+ Era del giorno il termine ormai corto,
+ che rosseggiava in occidente il sole,
+ ora oportuna da ritrarsi in porto
+ a chi la notte al bosco star non vuole;
+ quando la donna invitò Bradamante
+ a questa terra sua poco distante.
+
+40
+
+ Non le seppe negar la mia sorella:
+ e così insieme ne vennero al loco,
+ dove la turba scelerata e fella
+ posto m'avria, se tu non v'eri, al fuoco.
+ Fece là dentro Fiordispina bella
+ la mia sirocchia accarezzar non poco:
+ e rivestita di feminil gonna,
+ conoscer fe' a ciascun ch'ella era donna.
+
+41
+
+ Però che conoscendo che nessuno
+ util traea da quel virile aspetto,
+ non le parve anco di voler ch'alcuno
+ biasmo di sé per questo fosse detto:
+ féllo anco, acciò che 'l mal ch'avea da l'uno
+ virile abito, errando, già concetto,
+ ora con l'altro, discoprendo il vero,
+ provassi di cacciar fuor del pensiero.
+
+42
+
+ Commune il letto ebbon la notte insieme,
+ ma molto differente ebbon riposo;
+ che l'una dorme, e l'altra piange e geme
+ che sempre il suo desir sia più focoso.
+ E se 'l sonno talor gli occhi le preme,
+ quel breve sonno è tutto imaginoso:
+ le par veder che 'l ciel l'abbia concesso
+ Bradamante cangiata in miglior sesso.
+
+43
+
+ Come l'infermo acceso di gran sete,
+ s'in quella ingorda voglia s'addormenta,
+ nell'interrotta e turbida quiete,
+ d'ogn'acqua che mai vide si ramenta;
+ così a costei di far sue voglie liete
+ l'imagine del sonno rappresenta.
+ Si desta; e nel destar mette la mano,
+ e ritrova pur sempre il sogno vano.
+
+44
+
+ Quanti prieghi la notte, quanti voti,
+ offerse al suo Macone e a tutti i dei,
+ che con miracoli apparenti e noti
+ mutassero in miglior sesso costei!
+ ma tutti vede andar d'effetto voti,
+ e forse ancora il ciel ridea di lei.
+ Passa la notte; e Febo il capo biondo
+ traea del mare, e dava luce al mondo.
+
+45
+
+ Poi che 'l dì venne e che lasciaro il letto,
+ a Fiordispina s'augumenta doglia;
+ che Bradamante ha del partir già detto,
+ ch'uscir di questo impaccio avea gran voglia.
+ La gentil donna un ottimo ginetto
+ in don da lei vuol che partendo toglia,
+ guernito d'oro, ed una sopravesta
+ che riccamente ha di sua man contesta.
+
+46
+
+ Accompagnolla un pezzo Fiordispina,
+ poi fe' piangendo al suo castel ritorno.
+ La mia sorella sì ratto camina,
+ che venne a Montalbano anco quel giorno.
+ Noi suoi fratelli e la madre meschina
+ tutti le siamo festeggiando intorno;
+ che di lei non sentendo, avuto forte
+ dubbio e tema avevàn de la sua morte.
+
+47
+
+ Mirammo (al trar de l'elmo) al mozzo crine,
+ ch'intorno al capo prima s'avolgea;
+ così le sopraveste peregrine
+ ne fer meravigliar, ch'indosso avea.
+ Ed ella il tutto dal principio al fine
+ narronne, come dianzi io vi dicea:
+ come ferita fosse al bosco, e come
+ lasciasse, per guarir, le belle chiome;
+
+48
+
+ e come poi dormendo in ripa all'acque,
+ la bella cacciatrice sopragiunse,
+ a cui la falsa sua sembianza piacque;
+ e come da la schiera la disgiunse.
+ Del lamento di lei poi nulla tacque,
+ che di pietade l'anima ci punse;
+ e come alloggiò seco, e tutto quello
+ che fece fin che ritornò al castello.
+
+49
+
+ Di Fiordispina gran notizia ebb'io,
+ ch'in Siragozza e già la vidi in Francia,
+ e piacquer molto all'appetito mio
+ i suoi begli occhi e la polita guancia:
+ ma non lasciai fermarvisi il disio,
+ che l'amar senza speme è sogno e ciancia.
+ Or, quando in tal ampiezza mi si porge,
+ l'antiqua fiamma subito risorge.
+
+50
+
+ Di queste speme Amor ordisce i nodi,
+ che d'altre fila ordir non li potea,
+ onde mi piglia: e mostra insieme i modi
+ che da la donna avrei quel ch'io chiedea.
+ A succeder saran facil le frodi;
+ che come spesso altri ingannato avea
+ la simiglianza c'ho di mia sorella,
+ forse anco ingannerà questa donzella.
+
+51
+
+ Faccio o nol faccio? Al fin mi par che buono
+ sempre cercar quel che diletti sia.
+ Del mio pensier con altri non ragiono,
+ né vo' ch'in ciò consiglio altri mi dia.
+ Io vo la notte ove quell'arme sono
+ che s'avea tratte la sorella mia:
+ tolgole, e col destrier suo via camino,
+ né sto aspettar che luca il matutino.
+
+52
+
+ Io me ne vo la notte (Amore è duce)
+ a ritrovar la bella Fiordispina;
+ e v'arrivai che non era la luce
+ del sole ascosa ancor ne la marina.
+ Beato è chi correndo si conduce
+ prima degli altri a dirlo alla regina,
+ da lei sperando per l'annunzio buono
+ acquistar grazia e riportarne dono.
+
+53
+
+ Tutti m'aveano tolto così in fallo,
+ com'hai tu fatto ancor, per Bradamante;
+ tanto più che le vesti ebbi e 'l cavallo
+ con che partita era ella il giorno inante.
+ Vien Fiordispina di poco intervallo
+ con feste incontra e con carezze tante,
+ e con sì allegro viso e sì giocondo,
+ che più gioia mostrar non potria al mondo.
+
+54
+
+ Le belle braccia al collo indi mi getta,
+ e dolcemente stringe, e bacia in bocca.
+ Tu puoi pensar s'allora la saetta
+ dirizzi Amor, s'in mezzo il cor mi tocca.
+ Per man mi piglia, e in camera con fretta
+ mi mena; e non ad altri, ch'a lei, tocca
+ che da l'elmo allo spron l'arme mi slacci
+ e nessun altro vuol che se n'impacci.
+
+55
+
+ Poi fattasi arrecare una sua veste
+ adorna e ricca, di sua man la spiega,
+ e come io fossi femina, mi veste,
+ e in reticella d'oro il crin mi lega.
+ Io muovo gli occhi con maniere oneste,
+ né ch'io sia donna alcun mio gesto niega.
+ La voce ch'accusar mi potea forse,
+ sì ben usai, ch'alcun non se n'accorse.
+
+56
+
+ Uscimmo poi là dove erano molte
+ persone in sala, e cavallieri e donne,
+ dai quali fummo con l'onor raccolte,
+ ch'alle regine fassi e gran madonne.
+ Quivi d'alcuni mi risi io più volte,
+ che non sappiendo ciò che sotto gonne
+ si nascondesse valido e gagliardo,
+ mi vagheggiavan con lascivo sguardo.
+
+57
+
+ Poi che si fece la notte più grande,
+ e già un pezzo la mensa era levata,
+ la mensa, che fu d'ottime vivande,
+ secondo la stagione, apparecchiata;
+ non aspetta la donna ch'io domande
+ quel che m'era cagion del venir stata:
+ ella m'invita per sua cortesia,
+ che quella notte a giacer seco io stia.
+
+58
+
+ Poi che donne e donzelle ormai levate
+ si furo, e paggi e camerieri intorno,
+ essendo ambe nel letto dispogliate,
+ coi torchi accesi che parea di giorno,
+ io cominciai: — Non vi maravigliate,
+ madonna, se sì tosto a voi ritorno;
+ che forse v'andavate imaginando
+ di non mi riveder fin Dio sa quando.
+
+59
+
+ Dirò prima la causa del partire,
+ poi del ritorno l'udirete ancora.
+ Se 'l vostro ardor, madonna, intiepidire
+ potuto avessi col mio far dimora,
+ vivere in vostro servizio e morire
+ voluto avrei, né starne senza un'ora;
+ ma visto quanto il mio star vi nocessi,
+ per non poter far meglio, andare elessi.
+
+60
+
+ Fortuna mi tirò fuor del camino
+ in mezzo un bosco d'intricati rami,
+ dove odo un grido risonar vicino,
+ come di donna che soccorso chiami.
+ V'accorro, e sopra un lago cristallino
+ ritrovo un fauno ch'avea preso agli ami
+ in mezzo l'acqua una donzella nuda,
+ e mangiarsi, il crudel, la volea cruda.
+
+61
+
+ Colà mi trassi, e con la spada in mano
+ (perch'aiutar non la potea altrimente)
+ tolsi di vita il pescator villano:
+ ella saltò ne l'acqua immantinente.
+ — Non m'avrai (disse) dato aiuto invano:
+ ben ne sarai premiato e riccamente
+ quanto chieder saprai, perché son ninfa
+ che vivo dentro a questa chiara linfa;
+
+62
+
+ ed ho possanza far cose stupende,
+ e sforzar gli elementi e la natura.
+ Chiedi tu, quanto il mio valor s'estende,
+ poi lascia a me di satisfarti cura.
+ Dal ciel la luna al mio cantar discende,
+ s'agghiaccia il fuoco, e l'aria si fa dura;
+ ed ho talor con semplici parole
+ mossa la terra, ed ho fermato il sole. —
+
+63
+
+ Non le domando a questa offerta unire
+ tesor, né dominar populi e terre,
+ né in più virtù né in più vigor salire,
+ né vincer con onor tutte le guerre;
+ ma sol che qualche via donde il desire
+ vostro s'adempia, mi schiuda e disserre:
+ né più le domando un ch'un altro effetto,
+ ma tutta al suo giudicio mi rimetto.
+
+64
+
+ Ebbile a pena mia domanda esposta,
+ ch'un'altra volta la vidi attuffata;
+ né fece al mio parlare altra risposta,
+ che di spruzzar vêr me l'acqua incantata:
+ la qual non prima al viso mi s'accosta,
+ ch'io (non so come) son tutta mutata.
+ Io 'l veggo, io 'l sento, e a pena vero parmi:
+ sento in maschio, di femina, mutarmi.
+
+65
+
+ E se non fosse che senza dimora
+ vi potete chiarir, nol credereste:
+ e qual nell'altro sesso, in questo ancora
+ ho le mie voglie ad ubbidirvi preste.
+ Commandate lor pur, che fieno or ora
+ e sempremai per voi vigile e deste. —
+ Così le dissi; e feci ch'ella istessa
+ trovò con man la veritade espressa.
+
+66
+
+ Come interviene a chi già fuor di speme
+ di cosa sia che nel pensier molt'abbia,
+ che mentre più d'esserne privo geme,
+ più se n'afflige e se ne strugge e arrabbia;
+ se ben la trova poi, tanto gli preme
+ l'aver gran tempo seminato in sabbia,
+ e la disperazion l'ha sì male uso,
+ che non crede a se stesso, e sta confuso:
+
+67
+
+ così la donna, poi che tocca e vede
+ quel di ch'avuto avea tanto desire,
+ agli occhi, al tatto, a se stessa non crede,
+ e sta dubbiosa ancor di non dormire;
+ e buona prova bisognò a far fede,
+ che sentia quel che le parea sentire.
+ — Fa, Dio (disse ella), se son sogni questi,
+ ch'io dorma sempre, e mai più non mi desti. —
+
+68
+
+ Non rumor di tamburi o suon di trombe
+ furon principio all'amoroso assalto,
+ ma baci ch'imitavan le colombe,
+ davan segno or di gire, or di fare alto.
+ Usammo altr'arme che saette o frombe.
+ Io senza scale in su la rocca salto
+ e lo stendardo piantovi di botto,
+ e la nimica mia mi caccio sotto.
+
+69
+
+ Se fu quel letto la notte dinanti
+ pien di sospiri e di querele gravi,
+ non stette l'altra poi senza altretanti
+ risi, feste, gioir, giochi soavi.
+ Non con più nodi i flessuosi acanti
+ le colonne circondano e le travi,
+ di quelli con che noi legammo stretti
+ e colli e fianchi e braccia e gambe e petti.
+
+70
+
+ La cosa stava tacita fra noi,
+ sì che durò il piacer per alcun mese:
+ pur si trovò chi se n'accorse poi,
+ tanto che con mio danno il re lo 'ntese.
+ Voi che mi liberaste da quei suoi
+ che ne la piazza avean le fiamme accese,
+ comprendere oggimai potete il resto;
+ ma Dio sa ben con che dolor ne resto. —
+
+71
+
+ Così a Ruggier narrava Ricciardetto,
+ e la notturna via facea men grave,
+ salendo tuttavia verso un poggetto
+ cinto di ripe e di pendici cave.
+ Un erto calle e pien di sassi e stretto
+ apria il camin con faticosa chiave.
+ Sedea al sommo un castel detto Agrismonte,
+ ch'ave' in guardia Aldigier di Chiaramonte.
+
+72
+
+ Di Buovo era costui figliuol bastardo,
+ fratel di Malagigi e di Viviano;
+ chi legitimo dice di Gherardo,
+ è testimonio temerario e vano.
+ Fosse come si voglia, era gagliardo,
+ prudente, liberal, cortese, umano;
+ e facea quivi le fraterne mura
+ la notte e il dì guardar con buona cura.
+
+73
+
+ Raccolse il cavallier cortesemente,
+ come dovea, il cugin suo Ricciardetto,
+ ch'amò come fratello; e parimente
+ fu ben visto Ruggier per suo rispetto.
+ Ma non gli uscì già incontra allegramente,
+ come era usato, anzi con tristo aspetto,
+ perch'uno aviso il giorno avuto avea,
+ che nel viso e nel cor mesto il facea.
+
+74
+
+ A Ricciardetto in cambio di saluto
+ disse: — Fratello, abbiàn nuova non buona.
+ Per certissimo messo oggi ho saputo
+ che Bertolagi iniquo di Baiona
+ con Lanfusa crudel s'è convenuto,
+ che preziose spoglie esso a lei dona,
+ ed essa a lui pon nostri frati in mano,
+ il tuo bon Malagigi e il tuo Viviano.
+
+75
+
+ Ella dal dì che Ferraù li prese,
+ gli ha ognor tenuti in loco oscuro e fello,
+ fin che 'l brutto contratto e discortese
+ n'ha fatto con costui di ch'io favello.
+ Gli de' mandar domane al Maganzese
+ nei confin tra Baiona e un suo castello.
+ Verrà in persona egli a pagar la mancia
+ che compra il miglior sangue che sia in Francia.
+
+76
+
+ Rinaldo nostro n'ho avisato or ora,
+ ed ho cacciato il messo di galoppo;
+ ma non mi par ch'arrivar possa ad ora
+ che non sia tarda, che 'l camino è troppo.
+ Io non ho meco gente da uscir fuora:
+ l'animo è pronto, ma il potere è zoppo.
+ Se gli ha quel traditor, li fa morire:
+ sì che non so che far, non so che dire. —
+
+77
+
+ La dura nuova a Ricciardetto spiace,
+ e perché spiace a lui, spiace a Ruggiero;
+ che poi che questo e quel vede che tace,
+ né tra' profitto alcun del suo pensiero,
+ disse con grande ardir: — Datevi pace:
+ sopra me quest'impresa tutta chero;
+ e questa mia varrà per mille spade
+ a riporvi i fratelli in libertade.
+
+78
+
+ Io non voglio altra gente, altri sussidi,
+ ch'io credo bastar solo a questo fatto;
+ io vi domando solo un che mi guidi
+ al luogo ove si dee fare il baratto.
+ Io vi farò sin qui sentire i gridi
+ di chi sarà presente al rio contratto. —
+ Così dicea; né dicea cosa nuova
+ all'un de' dui, che n'avea visto pruova.
+
+79
+
+ L'altro non l'ascoltava, se non quanto
+ s'ascolti un ch'assai parli e sappia poco:
+ ma Ricciardetto gli narrò da canto
+ come fu per costui tratto del fuoco;
+ e ch'era certo che maggior del vanto
+ faria veder l'effetto a tempo e a loco.
+ Gli diede allor udienza più che prima,
+ e riverillo, e fe' di lui gran stima.
+
+80
+
+ Ed alla mensa, ove la Copia fuse
+ il corno, l'onorò come suo donno.
+ Quivi senz'altro aiuto si concluse
+ che liberare i duo fratelli ponno.
+ Intanto sopravenne e gli occhi chiuse
+ ai signori e ai sergenti il pigro Sonno,
+ fuor ch'a Ruggier; che, per tenerlo desto,
+ gli punge il cor sempre un pensier molesto.
+
+81
+
+ L'assedio d'Agramante ch'avea il giorno
+ udito dal corrier, gli sta nel core.
+ Ben vede ch'ogni minimo soggiorno
+ che faccia d'aiutarlo, è suo disnore.
+ Quanta gli sarà infamia, quanto scorno,
+ se coi nemici va del suo signore!
+ Oh come a gran viltade, a gran delitto,
+ battezzandosi alor, gli sarà ascritto!
+
+82
+
+ Potria in ogn'altro tempo esser creduto
+ che vera religion l'avesse mosso;
+ ma ora che bisogna col suo aiuto
+ Agramante d'assedio esser riscosso,
+ più tosto da ciascun sarà tenuto
+ che timore e viltà l'abbia percosso,
+ ch'alcuna opinion di miglior fede:
+ questo il cor di Ruggier stimula e fiede.
+
+83
+
+ Che s'abbia da partire anco lo punge
+ senza licenza de la sua regina.
+ Quando questo pensier, quando quel giunge,
+ che 'l dubio cor diversamente inchina.
+ Gli era l'aviso riuscito lunge
+ di trovarla al castel di Fiordispina,
+ dove insieme dovean, come ho già detto,
+ in soccorso venir di Ricciardetto.
+
+84
+
+ Poi gli sovien ch'egli le avea promesso
+ di seco a Vallombrosa ritrovarsi.
+ Pensa ch'andar v'abbi ella, e quivi d'esso
+ che non vi trovi poi, maravigliarsi.
+ Potesse almen mandar lettera o messo,
+ sì ch'ella non avesse a lamentarsi
+ che, oltre ch'egli mal le avea ubbidito,
+ senza far motto ancor fosse partito.
+
+85
+
+ Poi che più cose imaginate s'ebbe,
+ pensa scriverle al fin quanto gli accada;
+ e ben ch'egli non sappia come debbe
+ la lettera inviar, sì che ben vada,
+ non però vuol restar; che ben potrebbe
+ alcun messo fedel trovar per strada.
+ Più non s'indugia, e salta de le piume;
+ si fa dar carta, inchiostro, penna e lume.
+
+86
+
+ I camarier discreti ed aveduti
+ arrecano a Ruggier ciò che commanda.
+ Egli comincia a scrivere, e i saluti
+ (come si suol) nei primi versi manda:
+ poi narra degli avisi che venuti
+ son dal suo re, ch'aiuto gli domanda;
+ e se l'andata sua non è ben presta,
+ o morto o in man degli nimici resta.
+
+87
+
+ Poi seguita, ch'essendo a tal partito,
+ e ch'a lui per aiuto si volgea,
+ vedesse ella che 'l biasmo era infinito
+ s'a quel punto negar gli lo volea;
+ e ch'esso, a lei dovendo esser marito,
+ guardarsi da ogni macchia si dovea;
+ che non si convenia con lei, che tutta
+ era sincera, alcuna cosa brutta.
+
+88
+
+ E se mai per adietro un nome chiaro,
+ ben oprando, cercò di guadagnarsi,
+ e guadagnato poi, se avuto caro,
+ se cercato l'avea di conservarsi;
+ or lo cercava, e n'era fatto avaro,
+ poi che dovea con lei participarsi,
+ la qual sua moglie, e totalmente in dui
+ corpi esser dovea un'anima con lui.
+
+89
+
+ E sì come già a bocca le avea detto,
+ le ridicea per questa carta ancora:
+ finito il tempo in che per fede astretto
+ era al suo re, quando non prima muora,
+ che si farà cristian così d'effetto,
+ come di buon voler stato era ogni ora;
+ e ch'al padre e a Rinaldo e agli altri suoi
+ per moglie domandar la farà poi.
+
+90
+
+ — Voglio (le soggiungea), quando vi piaccia,
+ l'assedio al mio signor levar d'intorno,
+ acciò che l'ignorante vulgo taccia,
+ il qual direbbe, a mia vergogna e scorno:
+ Ruggier, mentre Agramante ebbe bonaccia,
+ mai non l'abandonò notte né giorno;
+ or che Fortuna per Carlo si piega,
+ egli col vincitor l'insegna spiega.
+
+91
+
+ Voglio quindici dì termine o venti,
+ tanto che comparir possa una volta,
+ sì che degli africani alloggiamenti
+ la grave ossedion per me sia tolta.
+ Intanto cercherò convenienti
+ cagioni, e che sian giuste, di dar volta.
+ Io vi domando per mio onor sol questo:
+ tutto poi vostro è di mia vita il resto. —
+
+92
+
+ In simili parole si diffuse
+ Ruggier, che tutte non so dirvi a pieno;
+ e seguì con molt'altre, e non concluse
+ fin che non vide tutto il foglio pieno;
+ e poi piegò la lettera e la chiuse,
+ e suggellata se la pose in seno,
+ con speme che gli occorra il dì seguente
+ chi alla donna la dia secretamente.
+
+93
+
+ Chiusa ch'ebbe la lettera, chiuse anco
+ gli occhi sul letto, e ritrovò quiete;
+ che 'l Sonno venne, e sparse il corpo stanco
+ col ramo intinto nel liquor di Lete:
+ e posò fin ch'un nembo rosso e bianco
+ di fiori sparse le contrade liete
+ del lucido oriente d'ogn'intorno,
+ ed indi uscì de l'aureo albergo il giorno.
+
+94
+
+ E poi ch'a salutar la nuova luce
+ pei verdi rami incominciar gli augelli,
+ Aldigier che voleva essere il duce
+ di Ruggiero e de l'altro, e guidar quelli
+ ove faccin che dati in mano al truce
+ Bertolagi non siano i duo fratelli,
+ fu 'l primo in piede; e quando sentir lui,
+ del letto usciro anco quegli altri dui.
+
+95
+
+ Poi che vestiti furo e bene armati,
+ coi duo cugin Ruggier si mette in via,
+ già molto indarno avendoli pregati
+ che questa impresa a lui tutta si dia;
+ ma essi, pel desir c'han de' lor frati,
+ e perché lor parea discortesia,
+ steron negando più duri che sassi,
+ né consentiron mai che solo andassi.
+
+96
+
+ Giunsero al loco il dì che si dovea
+ Malagigi mutar nei carriaggi.
+ Era un'ampla campagna che giacea
+ tutta scoperta agli apollinei raggi.
+ Quivi né allor né mirto si vedea,
+ né cipressi né frassini né faggi,
+ ma nuda ghiara, e qualche umil virgulto
+ non mai da marra o mai da vomer culto.
+
+97
+
+ I tre guerrieri arditi si fermaro
+ dove un sentier fendea quella pianura;
+ e giunger quivi un cavallier miraro,
+ ch'avea d'oro fregiata l'armatura,
+ e per insegna in campo verde il raro
+ e bello augel che più d'un secol dura.
+ Signor, non più, che giunto al fin mi veggio
+ di questo canto, e riposarmi chieggio.
+
+
+
+
+CANTO VENTISEIESIMO
+
+
+1
+
+ Cortesi donne ebbe l'antiqua etade,
+ che le virtù, non le ricchezze, amaro:
+ al tempo nostro si ritrovan rade
+ a cui, più del guadagno, altro sia caro.
+ Ma quelle che per lor vera bontade
+ non seguon de le più lo stile avaro,
+ vivendo, degne son d'esser contente;
+ gloriose e immortal poi che fian spente.
+
+2
+
+ Degna d'eterna laude è Bradamante,
+ che non amò tesor, non amò impero,
+ ma la virtù, ma l'animo prestante,
+ ma l'alta gentilezza di Ruggiero;
+ e meritò che ben le fosse amante
+ un così valoroso cavalliero,
+ e per piacere a lei facesse cose
+ nei secoli avenir miracolose.
+
+3
+
+ Ruggier, come di sopra vi fu detto,
+ coi duo di Chiaramonte era venuto,
+ dico con Aldigier, con Ricciardetto,
+ per dare ai duo fratei prigioni aiuto.
+ Vi dissi ancor che di superbo aspetto
+ venire un cavalliero avean veduto,
+ che portava l'augel che si rinuova,
+ e sempre unico al mondo si ritrova.
+
+4
+
+ Come di questi il cavallier s'accorse,
+ che stavan per ferir quivi su l'ale,
+ in prova disegnò di voler porse,
+ s'alla sembianza avean virtude uguale.
+ — È di voi (disse loro) alcuno forse
+ che provar voglia chi di noi più vale
+ a' colpi o de la lancia o de la spada,
+ fin che l'un resti in sella e l'altro cada? —
+
+5
+
+ — Farei (disse Aldigier) teco, o volessi
+ menar la spada a cerco, o correr l'asta;
+ ma un'altra impresa che, se qui tu stessi,
+ veder potresti, questa in modo guasta,
+ ch'a parlar teco, non che ci traessi
+ a correr giostra, a pena tempo basta:
+ seicento uomini al varco, o più, attendiamo,
+ coi qua' d'oggi provarci obligo abbiamo.
+
+6
+
+ Per tor lor duo de' nostri che prigioni
+ quinci trarran, pietade e amor n'ha mosso. —
+ E seguitò narrando le cagioni
+ che li fece venir con l'arme indosso.
+ — Sì giusta è questa escusa che m'opponi
+ (disse il guerrier), che contradir non posso;
+ e fo certo giudicio che voi siate
+ tre cavallier che pochi pari abbiate.
+
+7
+
+ Io chiedea un colpo o dui con voi scontrarme,
+ per veder quanto fosse il valor vostro;
+ ma quando all'altrui spese dimostrarme
+ lo vogliate, mi basta, e più non giostro.
+ Vi priego ben, che por con le vostr'arme
+ quest'elmo io possa e questo scudo nostro;
+ e spero dimostrar, se con voi vegno,
+ che di tal compagnia non sono indegno. —
+
+8
+
+ Parmi veder ch'alcun saper desia
+ il nome di costui, che quivi giunto
+ a Ruggiero e a' compagni si offeria
+ compagno d'arme al periglioso punto.
+ Costei (non più costui detto vi sia)
+ era Marfisa che diede l'assunto
+ al misero Zerbin de la ribalda
+ vecchia Gabrina ad ogni mal sì calda.
+
+9
+
+ I duo di Chiaramonte e il buon Ruggiero
+ l'accettar volentier ne la lor schiera,
+ ch'esser credeano certo un cavalliero,
+ e non donzella, e non quella ch'ella era.
+ Non molto dopo scoperse Aldigiero
+ e veder fe' ai compagni una bandiera
+ che facea l'aura tremolare in volta,
+ e molta gente intorno avea raccolta.
+
+10
+
+ E poi che più lor fur fatti vicini,
+ e che meglio notar l'abito moro,
+ conobbero che gli eran Saracini,
+ e videro i prigioni in mezzo a loro
+ legati e tratti su piccol ronzini
+ a' Maganzesi, per cambiarli in oro.
+ Disse Marfisa agli altri: — Ora che resta,
+ poi che son qui, di cominciar la festa? —
+
+11
+
+ Ruggier rispose: — Gl'invitati ancora
+ non ci son tutti, e manca una gran parte.
+ Gran ballo s'apparecchia di fare ora;
+ e perché sia solenne, usiamo ogn'arte:
+ ma far non ponno omai lunga dimora. —
+ Così dicendo, veggono in disparte
+ venire i traditori di Maganza:
+ sì ch'eran presso a cominciar la danza.
+
+12
+
+ Giungean da l'una parte i Maganzesi,
+ e conducean con loro i muli carchi
+ d'oro e di vesti e d'altri ricchi arnesi;
+ da l'altra in mezzo a lance, spade ed archi,
+ venian dolenti i duo germani presi,
+ che si vedeano essere attesi ai varchi:
+ e Bertolagi, empio inimico loro,
+ udian parlar col capitano Moro.
+
+13
+
+ Né di Buovo il figliuol né quel d'Amone,
+ veduto il Maganzese, indugiar puote:
+ la lancia in resta l'uno e l'altro pone,
+ e l'uno e l'altro il traditor percuote.
+ L'un gli passa la pancia e 'l primo arcione,
+ e l'altro il viso per mezzo le gote.
+ Così n'andasser pur tutti i malvagi,
+ come a quei colpi n'andò Bertolagi.
+
+14
+
+ Marfisa con Ruggiero a questo segno
+ si muove, e non aspetta altra trombetta;
+ né prima rompe l'arrestato legno,
+ che tre, l'un dopo l'altro, in terra getta.
+ De l'asta di Ruggier fu il pagan degno,
+ che guidò gli altri, e uscì di vita in fretta;
+ e per quella medesima con lui
+ uno ed un altro andò nei regni bui.
+
+15
+
+ Di qui nacque un error tra gli assaliti,
+ che lor causò lor ultima ruina.
+ Da un lato i Maganzesi esser traditi
+ credeansi da la squadra saracina;
+ da l'altro i Mori in tal modo feriti,
+ l'altra schiera chiamavano assassina:
+ e tra lor cominciar con fiera clade
+ a tirare archi e a menar lance e spade.
+
+16
+
+ Salta ora in questa squadra ed ora in quella
+ Ruggiero, e via ne toglie or dieci or venti:
+ altritanti per man de la donzella
+ di qua e di là ne son scemati e spenti.
+ Tanti si veggon gir morti di sella,
+ quanti ne toccan le spade taglienti,
+ a cui dan gli elmi e le corazze loco,
+ come nel bosco i secchi legni al fuoco.
+
+17
+
+ Se mai d'aver veduto vi raccorda,
+ o rapportato v'ha fama all'orecchie,
+ come, allor che 'l collegio si discorda,
+ e vansi in aria a far guerra le pecchie,
+ entri fra lor la rondinella ingorda,
+ e mangi e uccida e guastine parecchie;
+ dovete imaginar che similmente
+ Ruggier fosse e Marfisa in quella gente.
+
+18
+
+ Non così Ricciardetto e il suo cugino
+ tra le due genti variavan danza,
+ perché, lasciando il campo saracino,
+ sol tenean l'occhio all'altro di Maganza.
+ Il fratel di Rinaldo paladino
+ con molto animo avea molta possanza,
+ e quivi raddoppiar glie la facea
+ l'odio che contra ai Maganzesi avea.
+
+19
+
+ Facea parer questa medesma causa
+ un leon fiero il bastardo di Buovo,
+ che con la spada senza indugio e pausa
+ fende ogn'elmo, o lo schiaccia come un ovo.
+ E qual persona non saria stata ausa,
+ non saria comparita un Ettor nuovo,
+ Marfisa avendo in compagnia e Ruggiero,
+ ch'eran la scelta e 'l fior d'ogni guerriero?
+
+20
+
+ Marfisa tuttavolta combattendo,
+ spesso ai compagni gli occhi rivoltava;
+ e di lor forza paragon vedendo,
+ con maraviglia tutti li lodava:
+ ma di Ruggier pur il valor stupendo
+ e senza pari al mondo le sembrava;
+ e talor si credea che fosse Marte
+ sceso dal quinto cielo in quella parte.
+
+21
+
+ Mirava quelle orribili percosse,
+ miravale non mai calare in fallo:
+ parea che contra Balisarda fosse
+ il ferro carta e non duro metallo.
+ Gli elmi tagliava e le corazze grosse,
+ e gli uomini fendea fin sul cavallo,
+ e li mandava in parte uguali al prato,
+ tanto da l'un quanto da l'altro lato.
+
+22
+
+ Continuando la medesma botta,
+ uccidea col signore il cavallo anche.
+ I capi dalle spalle alzava in frotta,
+ e spesso i busti dipartia da l'anche.
+ Cinque e più a un colpo ne tagliò talotta:
+ e se non che pur dubito che manche
+ credenza al ver c'ha faccia di menzogna,
+ di più direi; ma di men dir bisogna.
+
+23
+
+ Il buon Turpin, che sa che dice il vero,
+ e lascia creder poi quel ch'a l'uom piace,
+ narra mirabil cose di Ruggiero,
+ ch'udendolo, il direste voi mendace.
+ Così parea di ghiaccio ogni guerriero
+ contra Marfisa, ed ella ardente face;
+ e non men di Ruggier gli occhi a sé trasse,
+ ch'ella di lui l'alto valor mirasse.
+
+24
+
+ E s'ella lui Marte stimato avea,
+ stimato egli avria lei forse Bellona,
+ se per donna così la conoscea,
+ come parea il contrario alla persona.
+ E forse emulazion tra lor nascea
+ per quella gente misera, non buona,
+ ne la cui carne e sangue e nervi ed ossa
+ fan prova chi di loro abbia più possa.
+
+25
+
+ Bastò di quattro l'animo e il valore
+ a far ch'un campo e l'altro andasse rotto.
+ Non restava arme, a chi fuggia, migliore
+ che quella che si porta più di sotto.
+ Beato chi il cavallo ha corridore,
+ ch'in prezzo non è quivi ambio né trotto;
+ e chi non ha destrier, quivi s'avede,
+ quanto il mestier de l'arme è tristo a piede.
+
+26
+
+ Riman la preda e 'l campo ai vincitori
+ che non è fante o mulatier che resti.
+ Là Maganzesi, e qua fuggono i Mori:
+ quei lasciano i prigion, le some questi.
+ Furon, con lieti visi e più coi cori,
+ Malagigi e Viviano a scioglier presti;
+ non fur men diligenti a sciorre i paggi,
+ e por le some in terra e i carriaggi.
+
+27
+
+ Oltre una buona quantità d'argento
+ ch'in diverse vasella era formato,
+ ed alcun muliebre vestimento
+ di lavoro bellissimo fregiato,
+ e per stanze reali un paramento
+ d'oro e di seta in Fiandra lavorato,
+ ed altre cose ricche in copia grande;
+ fiaschi di vin trovar, pane e vivande.
+
+28
+
+ Al trar degli elmi, tutti vider come
+ avea lor dato aiuto una donzella:
+ fu conosciuta all'auree crespe chiome
+ ed alla faccia delicata e bella.
+ L'onoran molto, e pregano che 'l nome
+ di gloria degno non asconda; ed ella,
+ che sempre tra gli amici era cortese,
+ a dar di sé notizia non contese.
+
+29
+
+ Non si ponno saziar di riguardarla;
+ che tal vista l'avean ne la battaglia.
+ Sol mira ella Ruggier, sol con lui parla:
+ altri non prezza, altri non par che vaglia.
+ Vengono i servi intanto ad invitarla
+ coi compagni a goder la vettovaglia,
+ ch'apparecchiata avean sopra una fonte
+ che difendea dal raggio estivo un monte.
+
+30
+
+ Era una de le fonti di Merlino,
+ de le quattro di Francia da lui fatte,
+ d'intorno cinta di bel marmo fino,
+ lucido e terso, e bianco più che latte.
+ Quivi d'intaglio con lavor divino
+ avea Merlino imagini ritratte:
+ direste che spiravano, e, se prive
+ non fossero di voce, ch'eran vive.
+
+31
+
+ Quivi una bestia uscir de la foresta
+ parea, di crudel vista, odiosa e brutta,
+ ch'avea l'orecchie d'asino, e la testa
+ di lupo e i denti, e per gran fame asciutta;
+ branche avea di leon; l'altro che resta,
+ tutto era volpe: e parea scorrer tutta
+ e Francia e Italia e Spagna ed Inghelterra,
+ l'Europa e l'Asia, e al fin tutta la terra.
+
+32
+
+ Per tutto avea genti ferite e morte,
+ la bassa plebe e i più superbi capi:
+ anzi nuocer parea molto più forte
+ a re, a signori, a principi, a satrapi.
+ Peggio facea ne la romana corte,
+ che v'avea uccisi cardinali e papi:
+ contaminato avea la bella sede
+ di Pietro e messo scandol ne la fede.
+
+33
+
+ Par che dinanzi a questa bestia orrenda
+ cada ogni muro, ogni ripar che tocca.
+ Non si vede città che si difenda:
+ se l'apre incontra ogni castello e rocca.
+ Par che agli onor divini anco s'estenda,
+ e sia adorata da la gente sciocca,
+ e che le chiavi s'arroghi d'avere
+ del cielo e de l'abisso in suo potere.
+
+34
+
+ Poi si vedea d'imperiale alloro
+ cinto le chiome un cavallier venire
+ con tre giovini a par, che i gigli d'oro
+ tessuti avean nel lor real vestire;
+ e, con insegna simile, con loro
+ parea un leon contra quel mostro uscire:
+ avean lor nomi chi sopra la testa,
+ e chi nel lembo scritto de la vesta.
+
+35
+
+ L'un ch'avea fin a l'elsa ne la pancia
+ la spada immersa alla maligna fera,
+ Francesco primo, avea scritto, di Francia;
+ Massimigliano d'Austria a par seco era;
+ e Carlo quinto imperator, di lancia
+ avea passato il mostro alla gorgiera;
+ e l'altro, che di stral gli fige il petto,
+ l'ottavo Enrigo d'Inghilterra è detto.
+
+36
+
+ Decimo ha quel Leon scritto sul dosso,
+ ch'al brutto mostro i denti ha ne l'orecchi;
+ e tanto l'ha già travagliato e scosso,
+ che vi sono arrivati altri parecchi.
+ Parea del mondo ogni timor rimosso;
+ ed in emenda degli errori vecchi
+ nobil gente accorrea, non però molta,
+ onde alla belva era la vita tolta.
+
+37
+
+ I cavallieri stavano e Marfisa
+ con desiderio di conoscer questi
+ per le cui mani era la bestia uccisa,
+ che fatti avea tanti luoghi atri e mesti.
+ Avenga che la pietra fosse incisa
+ dei nomi lor, non eran manifesti.
+ Si pregavan tra lor, che se sapesse
+ l'istoria alcuno, agli altri la dicesse.
+
+38
+
+ Voltò Viviano a Malagigi gli occhi,
+ che stava a udire, e non facea lor motto:
+ — A te (disse) narrar l'istoria tocchi,
+ ch'esser ne déi, per quel ch'io vegga, dotto.
+ Chi son costor che con saette e stocchi
+ e lance a morte han l'animal condotto? —
+ Rispose Malagigi: — Non è istoria
+ di ch'abbia autor fin qui fatto memoria.
+
+39
+
+ Sappiate che costor che qui scritto hanno
+ nel marmo i nomi, al mondo mai non furo;
+ ma fra settecento anni vi saranno,
+ con grande onor del secolo futuro.
+ Merlino, il savio incantator britanno,
+ fe' far la fonte al tempo del re Arturo;
+ e di cose ch'al mondo hanno a venire,
+ la fe' da buoni artefici scolpire.
+
+40
+
+ Questa bestia crudele uscì del fondo
+ de lo 'nferno a quel tempo che fur fatti
+ alle campagne i termini, e fu il pondo
+ trovato e la misura, e scritti i patti.
+ Ma non andò a principio in tutto 'l mondo:
+ di sé lasciò molti paesi intatti.
+ Al tempo nostro in molti lochi sturba;
+ ma i populari offende e la vil turba.
+
+41
+
+ Dal suo principio infin al secol nostro
+ sempre è cresciuto, e sempre andrà crescendo:
+ sempre crescendo, al lungo andar fia il mostro
+ il maggior che mai fosse e lo più orrendo.
+ Quel Fiton che per carte e per inchiostro
+ s'ode che fu sì orribile e stupendo,
+ alla metà di questo non fu tutto,
+ né tanto abominevol né sì brutto.
+
+42
+
+ Farà strage crudel, né sarà loco
+ che non guasti, contamini ed infetti:
+ e quanto mostra la scultura, è poco
+ de' suoi nefandi e abominosi effetti.
+ Al mondo, di gridar mercé già roco,
+ questi, dei quali i nomi abbiamo letti,
+ che chiari splenderan più che piropo,
+ verranno a dare aiuto al maggior uopo.
+
+43
+
+ Alla fera crudele il più molesto
+ non sarà di Francesco il re de' Franchi:
+ e ben convien che molti ecceda in questo,
+ e nessun prima e pochi n'abbia a' fianchi;
+ quando in splendor real, quando nel resto
+ di virtù farà molti parer manchi,
+ che già parver compiuti; come cede
+ tosto ogn'altro splendor, che 'l sol si vede.
+
+44
+
+ L'anno primier del fortunato regno,
+ non ferma ancor ben la corona in fronte,
+ passerà l'Alpe, e romperà il disegno
+ di chi all'incontro avrà occupato il monte,
+ da giusto spinto e generoso sdegno,
+ che vendicate ancor non sieno l'onte
+ che dal furor da paschi e mandre uscito
+ l'esercito di Francia avrà patito.
+
+45
+
+ E quindi scenderà nel ricco piano
+ di Lombardia, col fior di Francia intorno,
+ e sì l'Elvezio spezzerà, ch'invano
+ farà mai più pensier d'alzare il corno.
+ Con grande e de la Chiesa e de l'ispano
+ campo e del fiorentin vergogna e scorno
+ espugnerà il castel che prima stato
+ sarà non espugnabile stimato.
+
+46
+
+ Sopra ogn'altr'arme, ad espugnarlo, molto
+ più gli varrà quella onorata spada
+ con la qual prima avrà di vita tolto
+ il mostro corruttor d'ogni contrada.
+ Convien ch'inanzi a quella sia rivolto
+ in fuga ogni stendardo, o a terra vada;
+ né fossa, né ripar, né grosse mura
+ possan da lei tener città sicura.
+
+47
+
+ Questo principe avrà quanta eccellenza
+ aver felice imperator mai debbia:
+ l'animo del gran Cesar, la prudenza
+ di chi mostrolla a Transimeno e a Trebbia,
+ con la fortuna d'Alessandro, senza
+ cui saria fumo ogni disegno, e nebbia.
+ Sarà sì liberal, ch'io lo contemplo
+ qui non aver né paragon né esemplo. —
+
+48
+
+ Così diceva Malagigi, e messe
+ desire a' cavallier d'aver contezza
+ del nome d'alcun altro ch'uccidesse
+ l'infernal bestia, uccider gli altri avezza.
+ Quivi un Bernardo tra' primi si lesse,
+ che Merlin molto nel suo scritto apprezza.
+ — Fia nota per costui (dicea) Bibiena,
+ quanto Fiorenza sua vicina e Siena. —
+
+49
+
+ Non mette piede inanzi ivi persona
+ a Sismondo, a Giovanni, a Ludovico:
+ un Gonzaga, un Salviati, un d'Aragona,
+ ciascuno al brutto mostro aspro nimico.
+ V'è Francesco Gonzaga, né abandona
+ le sue vestigie il figlio Federico;
+ ed ha il cognato e il genero vicino,
+ quel di Ferrara, e quel duca d'Urbino.
+
+50
+
+ De l'un di questi il figlio Guidobaldo
+ non vuol che 'l padre o ch'altri a dietro il metta.
+ Con Otobon dal Flisco, Sinibaldo
+ caccia la fera, e van di pari in fretta.
+ Luigi da Gazolo il ferro caldo
+ fatto nel collo le ha d'una saetta,
+ che con l'arco gli diè Febo, quando anco
+ Marte la spada sua gli messe al fianco.
+
+51
+
+ Duo Erculi, duo Ippoliti da Este,
+ un altro Ercule, un altro Ippolito anco,
+ da Gonzaga, de' Medici, le peste
+ seguon del mostro, e l'han, cacciando, stanco.
+ Né Giuliano al figliuol, né par che reste
+ Ferrante al fratel dietro; né che manco
+ Andrea Doria sia pronto; né che lassi
+ Francesco Sforza, ch'ivi uomo lo passi.
+
+52
+
+ Del generoso, illustre e chiaro sangue
+ d'Avalo vi son dui ch'han per insegna
+ lo scoglio, che dal capo ai piedi d'angue
+ par che l'empio Tifeo sotto si tegna.
+ Non è di questi duo, per fare esangue
+ l'orribil mostro, che più inanzi vegna:
+ l'uno Francesco di Pescara invitto,
+ l'altro Alfonso del Vasto ai piedi ha scritto.
+
+53
+
+ Ma Consalvo Ferrante ove ho lasciato,
+ l'ispano onor, ch'in tanto pregio v'era,
+ che fu da Malagigi sì lodato,
+ che pochi il pareggiar di quella schiera?
+ Guglielmo si vedea di Monferrato
+ fra quei che morto avean la brutta fera;
+ ed eran pochi verso gl'infiniti
+ ch'ella v'avea chi morti e chi feriti.
+
+54
+
+ In giuochi onesti e parlamenti lieti,
+ dopo mangiar, spesero il caldo giorno,
+ corcati su finissimi tapeti
+ tra gli arbuscelli ond'era il rivo adorno.
+ Malagigi e Vivian, perché quieti
+ più fosser gli altri, tenean l'arme intorno;
+ quando una donna senza compagnia
+ vider, che verso lor ratto venìa.
+
+55
+
+ Questa era quella Ippalca a cui fu tolto
+ Frontino, il bon destrier, da Rodomonte.
+ L'avea il dì inanzi ella seguito molto,
+ pregandolo ora, ora dicendogli onte;
+ ma non giovando, avea il camin rivolto
+ per ritrovar Ruggiero in Agrismonte.
+ Tra via le fu (non so già come) detto
+ che quivi il troveria con Ricciardetto.
+
+56
+
+ E perché il luogo ben sapea (che v'era
+ stata altre volte), se ne venne al dritto
+ alla fontana; ed in quella maniera
+ ve lo trovò, ch'io v'ho di sopra scritto.
+ Ma come buona e cauta messaggera
+ che sa meglio esequir che non l'è ditto,
+ quando vide il fratel di Bradamante,
+ non conoscer Ruggier fece sembiante.
+
+57
+
+ A Ricciardetto tutta rivoltosse,
+ sì come drittamente a lui venisse;
+ e quel che la conobbe, se le mosse
+ incontra, e domandò dove ne gisse.
+ Ella ch'ancora avea le luci rosse
+ del pianger lungo, sospirando disse;
+ ma disse forte, acciò che fosse espresso
+ a Ruggiero il suo dir, che gli era presso.
+
+58
+
+ — Mi traea dietro (disse) per la briglia,
+ come imposto m'avea la tua sorella,
+ un bel cavallo e buono a maraviglia,
+ ch'ella molto ama e che Frontino appella;
+ e l'avea tratto più di trenta miglia
+ verso Marsilia, ove venir debbe ella
+ fra pochi giorni, e dove ella mi disse
+ ch'io l'aspettassi fin che vi venisse.
+
+59
+
+ Era sì baldanzoso il creder mio,
+ ch'io non stimava alcun di cor sì saldo,
+ che me l'avesse a tor, dicendogli io
+ ch'era de la sorella di Rinaldo.
+ Ma vano il mio disegno ieri m'uscìo,
+ che me lo tolse un Saracin ribaldo;
+ né per udir di chi Frontino fusse,
+ a volermelo rendere s'indusse.
+
+60
+
+ Tutto ieri ed oggi l'ho pregato; e quando
+ ho visto uscir prieghi e minacce invano,
+ maledicendol molto e bestemmiando,
+ l'ho lasciato di qui poco lontano,
+ dove il cavallo e sé molto affannando,
+ s'aiuta, quanto può, con l'arme in mano
+ contra un guerrier ch'in tal travaglio il mette,
+ che spero ch'abbia a far le mie vendette. —
+
+61
+
+ Ruggiero a quel parlar salito in piede,
+ ch'avea potuto a pena il tutto udire,
+ si volta a Ricciardetto, e per mercede
+ e premio e guidardon del ben servire
+ (prieghi aggiungendo senza fin) gli chiede
+ che con la donna solo il lasci gire
+ tanto che 'l Saracin gli sia mostrato,
+ ch'a lei di mano ha il buon destrier levato.
+
+62
+
+ A Ricciardetto, ancor che discortese
+ il concedere altrui troppo paresse
+ di terminar le a sé debite imprese,
+ al voler di Ruggier pur si rimesse:
+ e quel licenza dai compagni prese,
+ e con Ippalca a ritornar si messe,
+ lasciando a quei che rimanean, stupore,
+ con maraviglia pur del suo valore.
+
+63
+
+ Poi che dagli altri allontanato alquanto
+ Ippalca l'ebbe, gli narrò ch'ad esso
+ era mandata da colei che tanto
+ avea nel core il suo valore impresso;
+ e senza finger più, seguitò quanto
+ la sua donna al partir le avea commesso,
+ e che se dianzi avea altrimente detto,
+ per la presenza fu di Ricciardetto.
+
+64
+
+ Disse, che chi le avea tolto il destriero,
+ ancor detto l'avea con molto orgoglio:
+ — Perché so che 'l cavallo è di Ruggiero,
+ più volontier per questo te lo toglio.
+ S'egli di racquistarlo avrà pensiero,
+ fagli saper (ch'asconder non gli voglio)
+ ch'io son quel Rodomonte il cui valore
+ mostra per tutto 'l mondo il suo splendore. —
+
+65
+
+ Ascoltando, Ruggier mostra nel volto,
+ di quanto sdegno acceso il cor gli sia,
+ sì perché caro avria Frontino molto,
+ sì perché venìa il dono onde venìa
+ sì perché in suo dispregio gli par tolto;
+ vede che biasmo e disonor gli fia,
+ se torlo a Rodomonte non s'affretta,
+ e sopra lui non fa degna vendetta.
+
+66
+
+ La donna Ruggier guida, e non soggiorna,
+ che por lo brama col Pagano a fronte;
+ e giunge ove la strada fa dua corna:
+ l'un va giù al piano, e l'altro va su al monte;
+ e questo e quel ne la vallea ritorna,
+ dov'ella avea lasciato Rodomonte.
+ Aspra, ma breve era la via del colle;
+ l'altra più lunga assai, ma piana e molle.
+
+67
+
+ Il desiderio che conduce Ippalca
+ d'aver Frontino e vendicar l'oltraggio,
+ fa che 'l sentier de la montagna calca,
+ onde molto più corto era il viaggio.
+ Per l'altra intanto il re d'Algier cavalca
+ col Tartaro e cogli altri che detto aggio;
+ e giù nel pian la via più facil tiene,
+ né con Ruggier ad incontrar si viene.
+
+68
+
+ Già son le lor querele differite
+ fin che soccorso ad Agramante sia
+ (questo sapete); ed han d'ogni lor lite
+ la cagion, Doralice, in compagnia.
+ Ora il successo de l'istoria udite.
+ Alla fontana è la lor dritta via,
+ ove Aldigier, Marfisa, Ricciardetto,
+ Malagigi e Vivian stanno a diletto.
+
+69
+
+ Marfisa a' prieghi de' compagni avea
+ veste da donna ed ornamenti presi,
+ di quelli ch'a Lanfusa si credea
+ mandare il traditor de' Maganzesi;
+ e ben che veder raro si solea
+ senza l'osbergo e gli altri buoni arnesi,
+ pur quel dì se li trasse; e come donna,
+ a' prieghi lor lasciò vedersi in gonna.
+
+70
+
+ Tosto che vede il Tartaro Marfisa,
+ per la credenza c'ha di guadagnarla,
+ in ricompensa e in cambio ugual s'avisa
+ di Doralice, a Rodomonte darla;
+ sì come Amor si regga a questa guisa,
+ che vender la sua donna o permutarla
+ possa l'amante, né a ragion s'attrista,
+ se quando una ne perde, una n'acquista.
+
+71
+
+ Per dunque provedergli di donzella,
+ acciò per sé quest'altra si ritegna,
+ Marfisa, che gli par leggiadra e bella,
+ e d'ogni cavallier femina degna,
+ come abbia ad aver questa, come quella,
+ subito cara, a lui donar disegna;
+ e tutti i cavallier che con lei vede,
+ a giostra seco ed a battaglia chiede.
+
+72
+
+ Malagigi e Vivian, che l'arme aveano
+ come per guardia e sicurtà del resto,
+ si mossero dal luogo ove sedeano,
+ l'un come l'altro alla battaglia presto,
+ perché giostrar con amenduo credeano;
+ ma l'African che non venìa per questo,
+ non ne fe' segno o movimento alcuno:
+ sì che la giostra restò lor contra uno.
+
+73
+
+ Viviano è il primo, e con gran cor si muove,
+ e nel venire abbassa un'asta grossa:
+ e 'l re pagan da le famose pruove
+ da l'altra parte vien con maggior possa.
+ Dirizza l'uno e l'altro, e segna dove
+ crede meglio fermar l'aspra percossa.
+ Viviano indarno a l'elmo il pagan fere;
+ che non lo fa piegar, non che cadere.
+
+74
+
+ Il re pagan, ch'avea più l'asta dura,
+ fe' lo scudo a Vivian parer di ghiaccio;
+ e fuor di sella in mezzo alla verdura,
+ all'erbe e ai fiori il fe' cadere in braccio.
+ Vien Malagigi, e ponsi in aventura
+ di vendicare il suo fratello avaccio;
+ ma poi d'andargli appresso ebbe tal fretta,
+ che gli fe' compagnia più che vendetta.
+
+75
+
+ L'altro fratel fu prima del cugino
+ coll'arme indosso, e sul destrier salito;
+ e disfidato contra il Saracino
+ venne a scontrarlo a tutta briglia ardito.
+ Risonò il colpo in mezzo a l'elmo fino
+ di quel pagan sotto la vista un dito:
+ volò al ciel l'asta in quattro tronchi rotta;
+ ma non mosse il pagan per quella botta.
+
+76
+
+ Il pagan ferì lui dal lato manco;
+ e perché il colpo fu con troppa forza,
+ poco lo scudo, e la corazza manco
+ gli valse, che s'aprir come una scorza.
+ Passò il ferro crudel l'omero bianco:
+ piegò Aldigier ferito a poggia e ad orza;
+ tra fiori ed erbe al fin si vide avolto,
+ rosso su l'arme, e pallido nel volto.
+
+77
+
+ Con molto ardir vien Ricciardetto appresso;
+ e nel venire arresta sì gran lancia,
+ che mostra ben, come ha mostrato spesso,
+ che degnamente è paladin di Francia:
+ ed al pagan ne facea segno espresso,
+ se fosse stato pari alla bilancia;
+ ma sozzopra n'andò, perché il cavallo
+ gli cadde adosso, e non già per suo fallo.
+
+78
+
+ Poi ch'altro cavallier non si dimostra,
+ ch'al pagan per giostrar volti la fronte,
+ pensa aver guadagnato de la giostra
+ la donna, e venne a lei presso alla fonte;
+ e disse: — Damigella, sète nostra,
+ s'altri non è per voi ch'in sella monte.
+ Nol potete negar, né farne iscusa;
+ che di ragion di guerra così s'usa. —
+
+79
+
+ Marfisa, alzando con un viso altiero
+ la faccia, disse: — Il tuo parer molto erra.
+ Io ti concedo che diresti il vero,
+ ch'io sarei tua per la ragion di guerra,
+ quando mio signor fosse o cavalliero
+ alcun di questi ch'hai gittato in terra.
+ Io sua non son, né d'altri son che mia:
+ dunque me tolga a me chi mi desia.
+
+80
+
+ So scudo e lancia adoperare anch'io,
+ e più d'un cavalliero in terra ho posto. —
+ — Datemi l'arme, disse, e il destrier mio, —
+ agli scudier che l'ubbidiron tosto.
+ Trasse la gonna, ed in farsetto uscìo;
+ e le belle fattezze e il ben disposto
+ corpo mostrò, ch'in ciascuna sua parte,
+ fuor che nel viso, assimigliava a Marte.
+
+81
+
+ Poi che fu armata, la spada si cinse
+ e sul destrier montò d'un leggier salto;
+ e qua e là tre volte e più lo spinse,
+ e quinci e quindi fe' girare in alto;
+ e poi, sfidando il Saracino, strinse
+ la grossa lancia e cominciò l'assalto.
+ Tal nel campo troian Pentesilea
+ contra il tessalo Achille esser dovea.
+
+82
+
+ Le lance infin al calce si fiaccaro
+ a quel superbo scontro, come vetro;
+ né pero chi le corsero, piegaro,
+ che si notasse, un dito solo a dietro.
+ Marfisa che volea conoscer chiaro
+ s'a più stretta battaglia simil metro
+ le serverebbe contra il fier pagano,
+ se gli rivolse con la spada in mano.
+
+83
+
+ Bestemmiò il cielo e gli elementi il crudo
+ pagan, poi che restar la vide in sella:
+ ella, che gli pensò romper lo scudo,
+ non men sdegnosa contra il ciel favella.
+ Già l'uno e l'altro ha in mano il ferro nudo
+ e su le fatal arme si martella:
+ l'arme fatali han parimente intorno,
+ che mai non bisognar più di quel giorno.
+
+84
+
+ Sì buona è quella piastra e quella maglia,
+ che spada o lancia non le taglia o fora;
+ sì che potea seguir l'aspra battaglia
+ tutto quel giorno e l'altro appresso ancora.
+ Ma Rodomonte in mezzo lor si scaglia,
+ e riprende il rival de la dimora,
+ dicendo: — Se battaglia pur far vuoi,
+ finiàn la cominciata oggi fra noi.
+
+85
+
+ Facemmo, come sai, triegua con patto
+ di dar soccorso alla milizia nostra.
+ Non debbiàn, prima che sia questo fatto,
+ incominciare altra battaglia o giostra. —
+ Indi a Marfisa, riverente in atto
+ si volta, e quel messaggio le dimostra;
+ e le racconta come era venuto
+ a chieder lor per Agramante aiuto.
+
+86
+
+ La priega poi che le piaccia non solo
+ lasciar quella battaglia o differire,
+ ma che voglia in aiuto del figliuolo
+ del re Troian con essi lor venire;
+ onde la fama sua con maggior volo
+ potrà far meglio infin al ciel salire,
+ che, per querela di poco momento,
+ dando a tanto disegno impedimento.
+
+87
+
+ Marfisa, che fu sempre disiosa
+ di provar quei di Carlo a spada e a lancia,
+ né l'avea indotta a venire altra cosa
+ di sì lontana regione in Francia,
+ se non per esser certa se famosa
+ lor nominanza era per vero o ciancia,
+ tosto d'andar con lor partito prese,
+ che d'Agramante il gran bisogno intese.
+
+88
+
+ Ruggiero in questo mezzo avea seguito
+ indarno Ippalca per la via del monte;
+ e trovò, giunto al loco, che partito
+ per altra via se n'era Rodomonte:
+ e pensando che lungi non era ito,
+ e che 'l sentier tenea dritto alla fonte,
+ trottando in fretta dietro gli venìa
+ per l'orme ch'eran fresche in su la via.
+
+89
+
+ Volse che Ippalca a Montalban pigliasse
+ la via, ch'una giornata era vicino;
+ perché s'alla fontana ritornasse,
+ si torria troppo dal dritto camino.
+ E disse a lei, che già non dubitasse
+ che non s'avesse a ricovrar Frontino:
+ ben le farebbe a Montalbano, o dove
+ ella si trovi, udir tosto le nuove.
+
+90
+
+ E le diede la lettera che scrisse
+ in Agrismonte, e che si portò in seno;
+ e molte cose a bocca anco le disse,
+ e la pregò che l'escusasse a pieno.
+ Ne la memoria Ippalca il tutto fisse,
+ prese licenza e voltò il palafreno;
+ e non cessò la buona messaggera,
+ ch'in Montalban si ritrovò la sera.
+
+91
+
+ Seguia Ruggiero in fretta il Saracino
+ per l'orme ch'apparian ne la via piana,
+ ma non lo giunse prima che vicino
+ con Mandricardo il vide alla fontana.
+ Già promesso s'avean che per camino
+ l'un non farebbe all'altro cosa strana,
+ né fin ch'al campo si fosse soccorso,
+ a cui Carlo era appresso a porre il morso.
+
+92
+
+ Quivi giunto Ruggier, Frontin conobbe,
+ e conobbe per lui chi adosso gli era;
+ e su la lancia fe' le spalle gobbe,
+ e sfidò l'African con voce altiera.
+ Rodomonte quel dì fe' più che Iobbe,
+ poi che domò la sua superbia fiera;
+ e ricusò la pugna ch'avea usanza
+ di sempre egli cercar con ogni istanza.
+
+93
+
+ Il primo giorno e l'ultimo, che pugna
+ mai ricusasse il re d'Algier, fu questo;
+ ma tanto il desiderio che si giugna,
+ in soccorso al suo re gli pare onesto,
+ che se credesse aver Ruggier ne l'ugna
+ più che mai lepre il pardo isnello e presto,
+ non se vorria fermar tanto con lui,
+ che fêsse un colpo de la spada o dui.
+
+94
+
+ Aggiungi che sapea ch'era Ruggiero
+ che seco per Frontin facea battaglia,
+ tanto famoso, ch'altro cavalliero
+ non è ch'a par di lui di gloria saglia,
+ l'uom che bramato ha di saper per vero
+ esperimento quanto in arme vaglia;
+ e pur non vuol seco accettar l'impresa:
+ tanto l'assedio del suo re gli pesa.
+
+95
+
+ Trecento miglia sarebbe ito e mille,
+ se ciò non fosse, a comperar tal lite;
+ ma se l'avesse oggi sfidato Achille,
+ più fatto non avria di quel ch'udite:
+ tanto a quel punto sotto le faville
+ le fiamme avea del suo furor sopite.
+ Narra a Ruggier perché pugna rifiuti;
+ ed anco il priega che l'impresa aiuti:
+
+96
+
+ che facendol, farà quel che far deve
+ al suo signore un cavallier fedele.
+ Sempre che questo assedio poi si leve,
+ avran ben tempo da finir querele.
+ Ruggier rispose a lui: — Mi sarà lieve
+ differir questa pugna, fin che de le
+ forze di Carlo si traggia Agramante,
+ pur che mi rendi il mio Frontino inante.
+
+97
+
+ Se di provarti c'hai fatto gran fallo,
+ e fatto hai cosa indegna ad un uom forte,
+ d'aver tolto a una donna il mio cavallo,
+ vuoi ch'io prolunghi fin che siamo in corte,
+ lascia Frontino, e nel mio arbitrio dàllo.
+ Non pensare altrimente ch'io sopporte
+ che la battaglia qui tra noi non segua,
+ o ch'io ti faccia sol d'un'ora triegua. —
+
+98
+
+ Mentre Ruggiero all'African domanda
+ o Frontino o battaglia allora allora,
+ e quello in lungo e l'uno e l'altro manda,
+ né vuol dare il destrier, né far dimora;
+ Mandricardo ne vien da un'altra banda,
+ e mette in campo un'altra lite ancora,
+ poi che vede Ruggier che per insegna
+ porta l'augel che sopra gli altri regna.
+
+99
+
+ Nel campo azzur l'aquila bianca avea,
+ che de' Troiani fu l'insegna bella:
+ perché Ruggier l'origine traea
+ dal fortissimo Ettòr, portava quella.
+ Ma questo Mandricardo non sapea;
+ né vuol patire, e grande ingiuria appella,
+ che ne lo scudo un altro debba porre
+ l'aquila bianca del famoso Ettorre.
+
+100
+
+ Portava Mandricardo similmente
+ l'augel che rapì in Ida Ganimede.
+ Come l'ebbe quel dì che fu vincente
+ al castel periglioso, per mercede,
+ credo vi sia con l'altre istorie a mente,
+ e come quella fata gli lo diede
+ con tutte le bell'arme che Vulcano
+ avea già date al cavallier troiano.
+
+101
+
+ Altra volta a battaglia erano stati
+ Mandricardo e Ruggier solo per questo;
+ e per che caso fosser distornati,
+ io nol dirò, che già v'è manifesto.
+ Dopo non s'eran mai più raccozzati,
+ se non quivi ora; e Mandricardo presto,
+ visto lo scudo alzò il superbo grido
+ minacciando, e a Ruggier disse: — Io ti sfido.
+
+102
+
+ Tu la mia insegna, temerario, porti;
+ né questo è il primo dì ch'io te l'ho detto.
+ E credi, pazzo, ancor ch'io tel comporti,
+ per una volta ch'io t'ebbi rispetto?
+ Ma poi che né minacce né conforti
+ ti pôn questa follia levar del petto,
+ ti mostrerò quanto miglior partito
+ t'era d'avermi subito ubbidito. —
+
+103
+
+ Come ben riscaldato arrido legno
+ a piccol soffio subito s'accende,
+ così s'avampa di Ruggier lo sdegno
+ al primo motto che di questo intende.
+ — Ti pensi (disse) farmi stare al segno,
+ perché quest'altro ancor meco contende?
+ Ma mostrerotti ch'io son buon per torre
+ Frontino a lui, lo scudo a te d'Ettorre.
+
+104
+
+ Un'altra volta pur per questo venni
+ teco a battaglia, e non è gran tempo anco;
+ ma d'ucciderti allora mi contenni,
+ perché tu non avevi spada al fianco.
+ Questi fatti saran, quelli fur cenni;
+ e mal sarà per te quell'augel bianco,
+ ch'antiqua insegna è stata di mia gente:
+ tu te l'usurpi, io 'l porto giustamente. —
+
+105
+
+ — Anzi t'usurpi tu l'insegna mia! —
+ rispose Mandricardo; e trasse il brando,
+ quello che poco inanzi per follia
+ avea gittato alla foresta Orlando.
+ Il buon Ruggier, che di sua cortesia
+ non può non sempre ricordarsi, quando
+ vide il Pagan ch'avea tratta la spada,
+ lasciò cader la lancia ne la strada.
+
+106
+
+ E tutto a un tempo Balisarda stringe,
+ la buona spada, e me' lo scudo imbraccia:
+ ma l'Africano in mezzo il destrier spinge,
+ e Marfisa con lui presta si caccia;
+ e l'uno questo, e l'altro quel respinge,
+ e priegano amendui che non si faccia.
+ Rodomonte si duol che rotto il patto
+ due volte ha Mandricardo, che fu fatto.
+
+107
+
+ Prima, credendo d'acquistar Marfisa,
+ fermato s'era a far più d'una giostra;
+ or per privar Ruggier d'una divisa,
+ di curar poco il re Agramante mostra.
+ — Se pur (dicea) déi fare a questa guisa,
+ finiàn prima tra noi la lite nostra,
+ conveniente e più debita assai,
+ ch'alcuna di quest'altre che prese hai.
+
+108
+
+ Con tal condizion fu stabilita
+ la triegua e questo accordo ch'è fra nui.
+ Come la pugna teco avrò finita,
+ poi del destrier risponderò a costui.
+ Tu del tuo scudo, rimanendo in vita,
+ la lite avrai da terminar con lui;
+ ma ti darò da far tanto, mi spero,
+ che non n'avanzarà troppo a Ruggiero. —
+
+109
+
+ — La parte che ti pensi, non n'avrai
+ (rispose Mandricardo a Rodomonte):
+ io te ne darò più che non vorrai,
+ e ti farò sudar dal piè alla fronte:
+ e me ne rimarrà per darne assai
+ (come non manca mai l'acqua del fonte)
+ ed a Ruggiero ed a mill'altri seco,
+ e a tutto il mondo che la voglia meco. —
+
+110
+
+ Moltiplicavan l'ire e le parole
+ quando da questo e quando da quel lato:
+ con Rodomonte e con Ruggier la vuole
+ tutto in un tempo Mandricardo irato;
+ Ruggier, ch'oltraggio sopportar non suole,
+ non vuol più accordo, anzi litigio e piato.
+ Marfisa or va da questo or da quel canto
+ per riparar, ma non può sola tanto.
+
+111
+
+ Come il villan, se fuor per l'alte sponde
+ trapela il fiume e cerca nuova strada,
+ frettoloso a vietar che non affonde
+ i verdi paschi e la sperata biada,
+ chiude una via ed un'altra, e si confonde;
+ che se ripara quinci che non cada,
+ quindi vede lassar gli argini molli,
+ e fuor l'acqua spicciar con più rampolli:
+
+112
+
+ così, mentre Ruggiero e Mandricardo
+ e Rodomonte son tutti sozzopra,
+ ch'ognun vuol dimostrarsi più gagliardo,
+ ed ai compagni rimaner di sopra,
+ Marfisa ad acchetarli have riguardo,
+ e s'affatica, e perde il tempo e l'opra;
+ che, come ne spicca uno e lo ritira,
+ gli altri duo risalir vede con ira.
+
+113
+
+ Marfisa, che volea porgli d'accordo,
+ dicea: — Signori, udite il mio consiglio:
+ differire ogni lite è buon ricordo
+ fin ch'Agramante sia fuor di periglio.
+ S'ognun vuole al suo fatto essere ingordo,
+ anch'io con Mandricardo mi ripiglio;
+ e vo' vedere al fin se guadagnarme,
+ come egli ha detto, è buon per forza d'arme.
+
+114
+
+ Ma se si de' soccorrere Agramante,
+ soccorrasi, e tra noi non si contenda. —
+ — Per me non si starà d'andare inante
+ (disse Ruggier), pur che 'l destrier si renda.
+ O che mi dia il cavallo, a far di tante
+ una parola, o che da me il difenda:
+ o che qui morto ho da restare, o ch'io
+ in campo ho da tornar sul destrier mio. —
+
+115
+
+ Rispose Rodomonte: — Ottener questo
+ non fia così, come quell'altro, lieve. —
+ E seguitò dicendo: — Io ti protesto
+ che, s'alcun danno il nostro re riceve,
+ fia per tua colpa; ch'io per me non resto
+ di fare a tempo quel che far si deve. —
+ Ruggiero a quel protesto poco bada;
+ ma stretto dal furor stringe la spada.
+
+116
+
+ Al re d'Algier come cingial si scaglia,
+ e l'urta con lo scudo e con la spalla;
+ e in modo lo disordina e sbarraglia,
+ che fa che d'una staffa il piè gli falla.
+ Mandricardo gli grida: — O la battaglia
+ differisci, Ruggiero, o meco falla; —
+ e crudele e fellon più che mai fosse,
+ Ruggier su l'elmo in questo dir percosse.
+
+117
+
+ Fin sul collo al destrier Ruggier s'inchina,
+ né, quando vuolsi rilevar, si puote;
+ perché gli sopragiunge la ruina
+ del figlio d'Ulien che lo percuote.
+ Se non era di tempra adamantina,
+ fesso l'elmo gli avria fin tra le gote.
+ Apre Ruggier le mani per l'ambascia,
+ e l'una il fren, l'altra la spada lascia.
+
+118
+
+ Se lo porta il destrier per la campagna:
+ dietro gli resta in terra Balisarda.
+ Marfisa che quel dì fatta compagna
+ se gli era d'arme, par ch'avampi ed arda,
+ che solo fra que' duo così rimagna:
+ e come era magnanima e gagliarda,
+ si drizza a Mandricardo, e col potere
+ ch'avea maggior, sopra la testa il fiere.
+
+119
+
+ Rodomonte a Ruggier dietro si spinge:
+ vinto è Frontin, s'un'altra gli n'appicca;
+ ma Ricciardetto con Vivian si stringe,
+ e tra Ruggiero e 'l Saracin si ficca.
+ L'uno urta Rodomonte e lo rispinge,
+ e da Ruggier per forza lo dispicca;
+ l'altro la spada sua, che fu Viviano,
+ pone a Ruggier, già risentito, in mano.
+
+120
+
+ Tosto che 'l buon Ruggiero in sé ritorna,
+ e che Vivian la spada gli appresenta,
+ a vendicar l'ingiuria non soggiorna,
+ e verso il re d'Algier ratto s'aventa,
+ come il leon che tolto su le corna
+ dal bue sia stato, e che 'l dolor non senta:
+ sì sdegno ed ira ed impeto l'affretta,
+ stimula e sferza a far la sua vendetta.
+
+121
+
+ Ruggier sul capo al Saracin tempesta:
+ e se la spada sua si ritrovasse,
+ che, come ho detto, al comminciar di questa
+ pugna, di man gran fellonia gli trasse,
+ mi credo ch'a difendere la testa
+ di Rodomonte l'elmo non bastasse,
+ l'elmo che fece il re far di Babelle
+ quando muover pensò guerra alle stelle.
+
+122
+
+ La Discordia, credendo non potere
+ altro esser quivi che contese e risse,
+ né vi dovesse mai più luogo avere
+ o pace o triegua, alla sorella disse
+ ch'omai sicuramente a rivedere
+ i monachetti suoi seco venisse.
+ Lasciànle andare, e stiàn noi dove in fronte
+ Ruggiero avea ferito Rodomonte.
+
+123
+
+ Fu il colpo di Ruggier di sì gran forza,
+ che fece in su la groppa di Frontino
+ percuoter l'elmo e quella dura scorza
+ di ch'avea armato il dosso il Saracino,
+ e lui tre volte e quattro a poggia e ad orza
+ piegar per gire in terra a capo chino;
+ e la spada egli ancora avria perduta,
+ se legata alla man non fosse suta.
+
+124
+
+ Avea Marfisa a Mandricardo intanto
+ fatto sudar la fronte, il viso e il petto,
+ ed egli aveva a lei fatto altretanto;
+ ma sì l'osbergo d'ambi era perfetto,
+ che mai poter falsarlo in nessun canto,
+ e stati eran sin qui pari in effetto:
+ ma in un voltar che fece il suo destriero,
+ bisogno ebbe Marfisa di Ruggiero.
+
+125
+
+ Il destrier di Marfisa in un voltarsi
+ che fece stretto, ov'era molle il prato,
+ sdrucciolò in guisa, che non poté aitarsi
+ di non tutto cader sul destro lato;
+ e nel volere in fretta rilevarsi,
+ da Brigliador fu pel traverso urtato,
+ con che il pagan poco cortese venne;
+ sì che cader di nuovo gli convenne.
+
+126
+
+ Ruggier che la donzella a mal partito
+ vide giacer, non differì il soccorso,
+ or che l'agio n'avea, poi che stordito
+ da sé lontan quell'altro era trascorso:
+ ferì su l'elmo il Tartaro; e partito
+ quel colpo gli avria il capo, come un torso,
+ se Ruggier Balisarda avesse avuta,
+ o Mandricardo in capo altra barbuta.
+
+127
+
+ Il re d'Algier che si risente in questo,
+ si volge intorno, e Ricciardetto vede;
+ e si ricorda che gli fu molesto
+ dianzi, quando soccorso a Ruggier diede.
+ A lui si drizza, e saria stato presto
+ a darli del ben fare aspra mercede,
+ se con grande arte e nuovo incanto tosto
+ non se gli fosse Malagigi opposto.
+
+128
+
+ Malagigi, che sa d'ogni malia
+ quel che ne sappia alcun mago eccellente,
+ ancor che 'l libro suo seco non sia,
+ con che fermare il sole era possente,
+ pur la scongiurazione onde solia
+ commandare ai demoni aveva a mente:
+ tosto in corpo al ronzino un ne costringe
+ di Doralice, ed in furor lo spinge.
+
+129
+
+ Nel mansueto ubino che sul dosso
+ avea la figlia del re Stordilano,
+ fece entrar un degli angel di Minosso
+ sol con parole il frate di Viviano:
+ e quel che dianzi mai non s'era mosso,
+ se non quanto ubidito avea alla mano,
+ or d'improviso spiccò in aria un salto,
+ che trenta piè fu lungo e sedeci alto.
+
+130
+
+ Fu grande il salto, non però di sorte
+ che ne dovesse alcun perder la sella.
+ Quando si vide in alto, gridò forte
+ (che si tenne per morta) la donzella.
+ Quel ronzin, come il diavol se lo porte,
+ dopo un gran salto se ne va con quella,
+ che pur grida soccorso, in tanta fretta,
+ che non l'avrebbe giunto una saetta.
+
+131
+
+ Da la battaglia il figlio d'Ulieno
+ si levò al primo suon di quella voce;
+ e dove furiava il palafreno,
+ per la donna aiutar n'andò veloce.
+ Mandricardo di lui non fece meno,
+ né più a Ruggier, né più a Marfisa nòce;
+ ma, senza chieder loro o paci o tregue,
+ e Rodomonte e Doralice segue.
+
+132
+
+ Marfisa intanto si levò di terra,
+ e tutta ardendo di disdegno e d'ira,
+ credesi far la sua vendetta, ed erra;
+ che troppo lungi il suo nimico mira.
+ Ruggier, ch'aver tal fin vede la guerra,
+ rugge come un leon, non che sospira.
+ Ben sanno che Frontino e Brigliadoro
+ giunger non ponno coi cavalli loro.
+
+133
+
+ Ruggier non vuol cessar fin che decisa
+ col re d'Algier non l'abbia del cavallo:
+ non vuol quietar il Tartaro Marfisa,
+ che provato a suo senno anco non hallo.
+ Lasciar la sua querela a questa guisa
+ parrebbe all'uno e all'altro troppo fallo.
+ Di commune parer disegno fassi
+ di chi offesi gli avea seguire i passi.
+
+134
+
+ Nel campo saracin li troveranno,
+ quando non possan ritrovarli prima;
+ che per levar l'assedio iti seranno,
+ prima che 'l re di Francia il tutto opprima.
+ Così dirittamente se ne vanno
+ dove averli a man salva fanno stima.
+ Già non andò Ruggier così di botto,
+ che non facesse ai suoi compagni motto.
+
+135
+
+ Ruggier se ne ritorna ove in disparte
+ era il fratel de la sua donna bella,
+ e se gli proferisce in ogni parte
+ amico, per fortuna e buona e fella:
+ indi lo priega (e lo fa con bella arte)
+ che saluti in suo nome la sorella;
+ e questo così ben gli venne detto,
+ che né a lui diè né agli altri alcun sospetto.
+
+136
+
+ E da lui, da Vivian, da Malagigi,
+ dal ferito Aldigier tolse commiato.
+ Si proferiro anch'essi alli servigi
+ di lui, debitor sempre in ogni lato.
+ Marfisa avea sì il cor d'ire a Parigi,
+ che 'l salutar gli amici avea scordato;
+ ma Malagigi andò tanto e Viviano,
+ che pur la salutaron di lontano;
+
+137
+
+ e così Ricciardetto; ma Aldigiero
+ giace, e convien che suo malgrado resti.
+ Verso Parigi avean preso il sentiero
+ quelli duo prima, ed or lo piglian questi.
+ Dirvi, Signor, ne l'altro canto spero
+ miracolosi e sopraumani gesti,
+ che con danno degli uomini di Carlo
+ ambe le coppie fer, di ch'io vi parlo.
+
+
+
+
+CANTO VENTISETTESIMO
+
+
+1
+
+ Molti consigli de le donne sono
+ meglio improviso, ch'a pensarvi, usciti;
+ che questo è speziale e proprio dono
+ fra tanti e tanti lor dal ciel largiti.
+ Ma può mal quel degli uomini esser buono,
+ che maturo discorso non aiti,
+ ove non s'abbia a ruminarvi sopra
+ speso alcun tempo e molto studio ed opra.
+
+2
+
+ Parve, e non fu però buono il consiglio
+ di Malagigi, ancor che (come ho detto)
+ per questo di grandissimo periglio
+ liberassi il cugin suo Ricciardetto.
+ A levare indi Rodomonte e il figlio
+ del re Agrican, lo spirto avea costretto,
+ non avvertendo che sarebbon tratti
+ dove i cristian ne rimarrian disfatti.
+
+3
+
+ Ma se spazio a pensarvi avesse avuto,
+ creder si può che dato similmente
+ al suo cugino avria debito aiuto,
+ né fatto danno alla cristiana gente.
+ Commandare allo spirto avria potuto,
+ ch'alla via di levante o di ponente
+ sì dilungata avesse la donzella,
+ che non n'udisse Francia più novella.
+
+4
+
+ Così gli amanti suoi l'avrian seguìta,
+ come a Parigi, anco in ogn'altro loco;
+ ma fu questa avvertenza inavvertita
+ da Malagigi, per pensarvi poco:
+ e la Malignità dal ciel bandita,
+ che sempre vorria sangue e strage e fuoco,
+ prese la via donde più Carlo afflisse,
+ poi che nessuna il mastro gli prescrisse.
+
+5
+
+ Il palafren ch'avea il demonio al fianco,
+ portò la spaventata Doralice,
+ che non poté arrestarla fiume, e manco
+ fossa, bosco, palude, erta o pendice;
+ fin che per mezzo il campo inglese e franco,
+ e l'altra moltitudine fautrice
+ de l'insegne di Cristo, rassegnata
+ non l'ebbe al padre suo re di Granata.
+
+6
+
+ Rodomonte col figlio d'Agricane
+ la seguitaro il primo giorno un pezzo,
+ che le vedean le spalle, ma lontane:
+ di vista poi perderonla da sezzo,
+ e venner per la traccia, come il cane
+ la lepre o il capriol trovare avezzo;
+ né si fermar, che furo in parte, dove
+ di lei ch'era col padre ebbono nuove.
+
+7
+
+ Guardati, Carlo, che 'l ti viene addosso
+ tanto furor, ch'io non ti veggo scampo:
+ né questi pur, ma 'l re Gradasso è mosso
+ con Sacripante a danno del tuo campo.
+ Fortuna, per toccarti fin all'osso,
+ ti tolle a un tempo l'uno e l'altro lampo
+ di forza e di saper, che vivea teco;
+ e tu rimaso in tenebre sei cieco.
+
+8
+
+ Io ti dico d'Orlando e di Rinaldo;
+ che l'uno al tutto furioso e folle,
+ al sereno, alla pioggia, al freddo, al caldo,
+ nudo va discorrendo il piano e 'l colle:
+ l'altro, con senno non troppo più saldo,
+ d'appresso al gran bisogno ti si tolle;
+ che non trovando Angelica in Parigi,
+ si parte, e va cercandone vestigi.
+
+9
+
+ Un fraudolente vecchio incantatore
+ gli fe' (come a principio vi si disse)
+ creder per un fantastico suo errore,
+ che con Orlando Angelica venisse:
+ ondè di gelosia tocco nel core,
+ de la maggior ch'amante mai sentisse,
+ venne a Parigi, e come apparve in corte,
+ d'ire in Bretagna gli toccò per sorte.
+
+10
+
+ Or fatta la battaglia onde portonne
+ egli l'onor d'aver chiuso Agramante,
+ tornò a Parigi, e monister di donne
+ e case e rocche cercò tutte quante.
+ Se murata non è tra le colonne,
+ l'avria trovata il curioso amante.
+ Vedendo al fin ch'ella non v'è né Orlando,
+ amenduo va con gran disio cercando.
+
+11
+
+ Pensò che dentro Anglante o dentro a Brava
+ se la godesse Orlando in festa e in giuoco;
+ e qua e là per ritrovarla andava,
+ né in quel la ritrovò né in questo loco.
+ A Parigi di nuovo ritornava,
+ pensando che tardar dovesse poco
+ di capitare il paladino al varco;
+ che 'l suo star fuor non era senza incarco.
+
+12
+
+ Un giorno o duo ne la città soggiorna
+ Rinaldo; e poi ch'Orlando non arriva,
+ or verso Anglante, or verso Brava torna,
+ cercando se di lui novella udiva.
+ Cavalca e quando annotta e quando aggiorna,
+ alla fresca alba e all'ardente ora estiva;
+ e fa al lume del sole e de la luna
+ dugento volte questa via, non ch'una.
+
+13
+
+ Ma l'antiquo aversario, il qual fece Eva
+ all'interdetto pome alzar la mano,
+ a Carlo un giorno i lividi occhi leva,
+ che 'l buon Rinaldo era da lui lontano;
+ e vedendo la rotta che poteva
+ darsi in quel punto al populo cristiano,
+ quanta eccellenza d'arme al mondo fusse
+ fra tutti i Saracini, ivi condusse.
+
+14
+
+ Al re Gradasso e al buon re Sacripante,
+ ch'eran fatti compagni all'uscir fuore
+ de la piena d'error casa d'Atlante,
+ di venire in soccorso messe in core
+ alle genti assediate d'Agramante,
+ e a distruzion di Carlo imperatore:
+ ed egli per l'incognite contrade
+ fe' lor la scorta e agevolò le strade.
+
+15
+
+ Ed ad un altro suo diede negozio
+ d'affrettar Rodomonte e Mandricardo
+ per le vestigie donde l'altro sozio
+ a condur Doralice non è tardo.
+ Ne manda ancora un altro, perché in ozio
+ non stia Marfisa né Ruggier gagliardo;
+ ma chi guidò l'ultima coppia tenne
+ la briglia più, né quando gli altri venne.
+
+16
+
+ La coppia di Marfisa e di Ruggiero
+ di mezza ora più tarda si condusse;
+ però ch'astutamente l'angel nero,
+ volendo agli cristian dar de le busse,
+ provide che la lite del destriero
+ per impedire il suo desir non fusse,
+ che rinovata si saria, se giunto
+ fosse Ruggiero e Rodomonte a un punto.
+
+17
+
+ I quattro primi si trovaro insieme
+ onde potean veder gli alloggiamenti
+ de l'esercito oppresso e di chi 'l preme,
+ e le bandiere in che feriano i venti.
+ Si consigliaro alquanto; e fur l'estreme
+ conclusion dei lor ragionamenti
+ di dare aiuto, mal grado di Carlo,
+ al re Agramante, e de l'assedio trarlo.
+
+18
+
+ Stringonsi insieme, e prendono la via
+ per mezzo ove s'alloggiano i cristiani,
+ gridando Africa e Spagna tuttavia;
+ e si scopriro in tutto esser pagani.
+ Pel campo, arme, arme risonar s'udia;
+ ma menar si sentir prima le mani:
+ e de la retroguardia una gran frotta,
+ non ch'assalita sia, ma fugge in rotta.
+
+19
+
+ L'esercito cristian mosso a tumulto
+ sozzopra va senza sapere il fatto.
+ Estima alcun che sia un usato insulto
+ che Svizzari o Guasconi abbino fatto.
+ Ma perch'alla più parte è il caso occulto,
+ s'aduna insieme ogni nazion di fatto,
+ altri a suon di tamburo, altri di tromba:
+ grande è 'l rumore, e fin al ciel rimbomba.
+
+20
+
+ Il magno imperator, fuor che la testa,
+ è tutto armato, e i paladini ha presso;
+ e domandando vien che cosa è questa
+ che le squadre in disordine gli ha messo;
+ e minacciando, or questi or quelli arresta;
+ e vede a molti il viso o il petto fesso,
+ ad altri insanguinare o il capo o il gozzo,
+ alcun tornar con mano o braccio mozzo.
+
+21
+
+ Giunge più inanzi, e ne ritrova molti
+ giacere in terra, anzi in vermiglio lago
+ nel proprio sangue orribilmente involti,
+ né giovar lor può medico né mago;
+ e vede dagli busti i capi sciolti
+ e braccia e gambe con crudele imago;
+ e ritrova dai primi alloggiamenti
+ agli ultimi per tutto uomini spenti.
+
+22
+
+ Dove passato era il piccol drappello,
+ di chiara fama eternamente degno,
+ per lunga riga era rimaso quello
+ al mondo sempre memorabil segno.
+ Carlo mirando va il crudel macello,
+ maraviglioso, e pien d'ira e di sdegno,
+ come alcun, in cui danno il fulgur venne,
+ cerca per casa ogni sentier che tenne.
+
+23
+
+ Non era agli ripari anco arrivato
+ del re african questo primiero aiuto,
+ che con Marfisa fu da un altro lato
+ l'animoso Ruggier sopravenuto.
+ Poi ch'una volta o due l'occhio aggirato
+ ebbe la degna coppia, e ben veduto
+ qual via più breve per soccorrer fosse
+ l'assediato signor, ratto si mosse.
+
+24
+
+ Come quando si dà fuoco alla mina,
+ pel lungo solco de la negra polve
+ licenziosa fiamma arde e camina
+ sì ch'occhio a dietro a pena se le volve;
+ e qual si sente poi l'alta ruina
+ che 'l duro sasso o il grosso muro solve:
+ così Ruggiero e Marfisa veniro,
+ e tai ne la battaglia si sentiro.
+
+25
+
+ Per lungo e per traverso a fender teste
+ incominciaro, e tagliar braccia e spalle
+ de le turbe che male erano preste
+ ad espedire e sgombrar loro il calle.
+ C'ha notato il passar de le tempeste,
+ ch'una parte d'un monte o d'una valle
+ offende, e l'altra lascia, s'appresenti
+ la via di questi duo fra quelle genti.
+
+26
+
+ Molti che dal furor di Rodomonte
+ e di quegli altri primi eran fuggiti,
+ Dio ringraziavan ch'avea lor sì pronte
+ gambe concesse, e piedi sì spediti;
+ e poi, dando del petto e de la fronte
+ in Marfisa e in Ruggier, vedean scherniti,
+ come l'uom né per star né per fuggire,
+ al suo fisso destin può contradire.
+
+27
+
+ Chi fugge l'un pericolo, rimane
+ ne l'altro, e paga il fio d'ossa e di polpe.
+ Così cader coi figli in bocca al cane
+ suol, sperando fuggir, timida volpe,
+ poi che la caccia de l'antique tane
+ il suo vicin che le dà mille colpe,
+ e cautamente con fumo e con fuoco
+ turbata l'ha da non temuto loco.
+
+28
+
+ Negli ripari entrò de' Saracini
+ Marfisa con Ruggiero a salvamento.
+ Quivi tutti con gli occhi al ciel supini
+ Dio ringraziar del buono avvenimento.
+ Or non v'è più timor de' paladini:
+ il più tristo pagan ne sfida cento;
+ ed è concluso che senza riposo
+ si torni a fare il campo sanguinoso.
+
+29
+
+ Corni, bussoni, timpani moreschi
+ empieno il ciel di formidabil suoni:
+ ne l'aria tremolare ai venti freschi
+ si veggon le bandiere e i gonfaloni.
+ Da l'altra parte i capitan carleschi
+ stringon con Alamanni e con Britoni
+ quei di Francia, d'Italia e d'Inghilterra;
+ e si mesce aspra e sanguinosa guerra.
+
+30
+
+ La forza del terribil Rodomonte,
+ quella di Mandricardo furibondo,
+ quella del buon Ruggier, di virtù fonte,
+ del re Gradasso, sì famoso al mondo,
+ e di Marfisa l'intrepida fronte,
+ col re circasso a nessun mai secondo,
+ feron chiamar san Gianni e san Dionigi
+ al re di Francia, e ritrovar Parigi.
+
+31
+
+ Di questi cavallieri e di Marfisa
+ l'ardire invitto e la mirabil possa
+ non fu, Signor, di sorte, non fu in guisa
+ ch'imaginar, non che descriver possa.
+ Quindi si può stimar che gente uccisa
+ fosse quel giorno, e che crudel percossa
+ avesse Carlo. Arroge poi con loro,
+ con Ferraù più d'un famoso Moro.
+
+32
+
+ Molti per fretta s'affogaro in Senna
+ (che 'l ponte non potea supplire a tanti),
+ e desiar, come Icaro, la penna,
+ perché la morte avean dietro e davanti.
+ Eccetto Uggieri e il marchese di Vienna,
+ i paladin fur presi tutti quanti.
+ Olivier ritornò ferito sotto
+ la spalla destra, Uggier col capo rotto.
+
+33
+
+ E se, come Rinaldo e come Orlando,
+ lasciato Brandimarte avesse il giuoco,
+ Carlo n'andava di Parigi in bando,
+ se potea vivo uscir di sì gran fuoco.
+ Ciò che poté, fe' Brandimarte, e quando
+ non poté più, diede alla furia loco.
+ Così Fortuna ad Agramante arrise,
+ ch'un'altra volta a Carlo assedio mise.
+
+34
+
+ Di vedovelle i gridi e le querele,
+ e d'orfani fanciulli e di vecchi orbi,
+ ne l'eterno seren dove Michele
+ sedea, salir fuor di questi aer torbi;
+ e gli fecion veder come il fedele
+ popul preda de' lupi era e de' corbi,
+ di Francia, d'Inghilterra e di Lamagna,
+ che tutta avea coperta la campagna.
+
+35
+
+ Nel viso s'arrossì l'angel beato,
+ parendogli che mal fosse ubidito
+ al Creatore, e si chiamò ingannato
+ da la Discordia perfida e tradito.
+ D'accender liti tra i pagani dato
+ le avea l'assunto, e mal era esequito;
+ anzi tutto il contrario al suo disegno
+ parea aver fatto, a chi guardava al segno.
+
+36
+
+ Come servo fedel, che più d'amore
+ che di memoria abondi, e che s'aveggia
+ aver messo in oblio cosa ch'a core
+ quanto la vita e l'anima aver deggia,
+ studia con fretta d'emendar l'errore,
+ né vuol che prima il suo signor lo veggia:
+ così l'angelo a Dio salir non volse,
+ se de l'obligo prima non si sciolse.
+
+37
+
+ Al monister, dove altre volte avea
+ la Discordia veduta, drizzò l'ali.
+ Trovolla ch'in capitulo sedea
+ a nuova elezion degli ufficiali;
+ e di veder diletto si prendea,
+ volar pel capo a' frati i breviali.
+ Le man le pose l'angelo nel crine,
+ e pugna e calci le diè senza fine.
+
+38
+
+ Indi le roppe un manico di croce
+ per la testa, pel dosso e per le braccia.
+ Mercé grida la misera a gran voce,
+ e le genocchia al divin nunzio abbraccia.
+ Michel non l'abandona, che veloce
+ nel campo del re d'Africa la caccia;
+ e poi le dice: — Aspettati aver peggio,
+ se fuor di questo campo più ti veggio. —
+
+39
+
+ Come che la Discordia avesse rotto
+ tutto il dosso e le braccia, pur temendo
+ un'altra volta ritrovarsi sotto
+ a quei gran colpi, a quel furor tremendo,
+ corre a pigliare i mantici di botto,
+ ed agli accesi fuochi esca aggiungendo,
+ ed accendendone altri, fa salire
+ da molti cori un alto incendio d'ire.
+
+40
+
+ E Rodomonte e Mandricardo e insieme
+ Ruggier n'infiamma sì, che inanzi al Moro
+ li fa tutti venire, or che non preme
+ Carlo i pagani, anzi il vantaggio è loro.
+ Le differenze narrano, ed il seme
+ fanno saper, da cui produtte foro;
+ poi del re si rimettono al parere,
+ chi di lor prima il campo debba avere.
+
+41
+
+ Marfisa del suo caso anco favella,
+ e dice che la pugna vuol finire,
+ che cominciò col Tartaro; perch'ella
+ provocata da lui vi fu a venire:
+ né, per dar loco all'altre, volea quella
+ un'ora, non che un giorno, differire;
+ ma d'esser prima fa l'instanza grande,
+ ch'alla battaglia il Tartaro domande.
+
+42
+
+ Non men vuol Rodomonte il primo campo
+ da terminar col suo rival l'impresa,
+ che per soccorrer l'africano campo
+ ha già interrotta, e fin a qui sospesa.
+ Mette Ruggier le sue parole a campo,
+ e dice che patir troppo gli pesa
+ che Rodomonte il suo destrier gli tenga,
+ e ch'a pugna con lui prima non venga.
+
+43
+
+ Per più intricarla il Tartaro viene anche,
+ e niega che Ruggiero ad alcun patto
+ debba l'aquila aver da l'ale bianche;
+ e d'ira e di furore è così matto,
+ che vuol, quando dagli altri tre non manche,
+ combatter tutte le querele a un tratto.
+ Né più dagli altri ancor saria mancato,
+ se 'l consenso del re vi fosse stato.
+
+44
+
+ Con prieghi il re Agramante e buon ricordi
+ fa quanto può, perché la pace segua;
+ e quando al fin tutti li vede sordi
+ non volere assentire a pace o a triegua,
+ va discorrendo come almen gli accordi
+ sì, che l'un dopo l'altro il campo assegua:
+ e pel miglior partito al fin gli occorre
+ ch'ognuno a sorte il campo s'abbia a torre.
+
+45
+
+ Fe' quattro brevi porre: un Mandricardo
+ e Rodomonte insieme scritto avea;
+ ne l'altro era Ruggiero e Mandricardo.
+ Rodomonte e Ruggier l'altro dicea;
+ dicea l'altro Marfisa e Mandricardo.
+ Indi all'arbitrio de l'instabil dea
+ li fece trarre: e 'l primo fu il signore
+ di Sarza a uscir con Mandricardo fuore.
+
+46
+
+ Mandricardo e Ruggier fu nel secondo;
+ nel terzo fu Ruggiero e Rodomonte;
+ restò Marfisa e Mandricardo in fondo,
+ di che la donna ebbe turbata fronte.
+ Né Ruggier più di lei parve giocondo:
+ sa che le forze dei duo primi pronte
+ han tra lor da finir le liti in guisa,
+ che non ne fia per sé né per Marfisa.
+
+47
+
+ Giacea non lungi da Parigi un loco,
+ che volgea un miglio o poco meno intorno:
+ lo cingea tutto un argine non poco
+ sublime, a guisa d'un teatro adorno.
+ Un castel già vi fu, ma a ferro e a fuoco
+ le mura e i tetti ed a ruina andorno.
+ Un simil può vederne in su la strada,
+ qual volta a Borgo il Parmigiano vada.
+
+48
+
+ In questo loco fu la lizza fatta,
+ di brevi legni d'ogn'intorno chiusa,
+ per giusto spazio quadra, al bisogno atta,
+ con due capaci porte, come s'usa.
+ Giunto il dì ch'al re par che si combatta
+ tra i cavallier che non ricercan scusa,
+ furo appresso alle sbarre in ambi i lati
+ contra i rastrelli i padiglion tirati.
+
+49
+
+ Nel padiglion ch'è più verso ponente
+ sta il re d'Algier, c'ha membra di gigante.
+ Gli pon lo scoglio indosso del serpente
+ l'ardito Ferraù con Sacripante.
+ Il re Gradasso e Falsiron possente
+ sono in quell'altro al lato di levante,
+ e metton di sua man l'arme troiane
+ indosso al successor del re Agricane.
+
+50
+
+ Sedeva in tribunale amplo e sublime
+ il re d'Africa, e seco era l'Ispano;
+ poi Stordilano, e l'altre genti prime
+ che riveria l'esercito pagano.
+ Beato a chi pôn dare argini e cime
+ d'arbori stanza che gli alzi dal piano!
+ Grande è la calca, e grande in ogni lato
+ populo ondeggia intorno al gran steccato.
+
+51
+
+ Eran con la regina di Castiglia
+ regine e principesse e nobil donne
+ d'Aragon, di Granata e di Siviglia,
+ e fin di presso all'atlantee colonne:
+ tra quai di Stordilan sedea la figlia,
+ che di duo drappi avea le ricche gonne,
+ l'un d'un rosso mal tinto, e l'altro verde;
+ ma 'l primo quasi imbianca e il color perde.
+
+52
+
+ In abito succinta era Marfisa,
+ qual si convenne a donna ed a guerriera.
+ Termoodonte forse a quella guisa
+ vide Ippolita ornarsi e la sua schiera.
+ Già, con la cotta d'arme alla divisa
+ del re Agramante, in campo venut'era
+ l'araldo a far divieto e metter leggi,
+ che né in fatto né in detto alcun parteggi.
+
+53
+
+ La spessa turba aspetta disiando
+ la pugna, e spesso incolpa il venir tardo
+ dei duo famosi cavallieri; quando
+ s'ode dal padiglion di Mandricardo
+ alto rumor che vien moltiplicando.
+ Or sappiate, Signor, che 'l re gagliardo
+ di Sericana e 'l Tartaro possente
+ fanno il tumulto e 'l grido che si sente.
+
+54
+
+ Avendo armato il re di Sericana
+ di sua man tutto il re di Tartaria,
+ per porgli al fianco la spada soprana
+ che già d'Orlando fu, se ne venìa;
+ quando nel pome scritto Durindana
+ vide, e 'l quartier ch'Almonte aver solia,
+ ch'a quel meschin fu tolto ad una fonte
+ dal giovenetto Orlando in Aspramonte.
+
+55
+
+ Vedendola, fu certo ch'era quella
+ tanto famosa del signor d'Anglante,
+ per cui con grande armata, e la più bella
+ che giamai si partisse di Levante,
+ soggiogato avea il regno di Castella,
+ e Francia vinta esso pochi anni inante:
+ ma non può imaginarsi come avenga
+ ch'or Mandricardo in suo poter la tenga.
+
+56
+
+ E dimandògli se per forza o patto
+ l'avesse tolta al conte, e dove e quando.
+ E Mandricardo disse ch'avea fatto
+ gran battaglia per essa con Orlando;
+ e come finto quel s'era poi matto,
+ così coprire il suo timor sperando,
+ ch'era d'aver continua guerra meco,
+ fin che la buona spada avesse seco.
+
+57
+
+ E dicea ch'imitato avea il castore,
+ il qual si strappa i genitali sui,
+ vedendosi alle spalle il cacciatore,
+ che sa che non ricerca altro da lui.
+ Gradasso non udì tutto il tenore,
+ che disse: — Non vo' darla a te né altrui:
+ tanto oro, tanto affanno e tanta gente
+ ci ho speso, che è ben mia debitamente.
+
+58
+
+ Cercati pur fornir d'un'altra spada,
+ ch'io voglio questa, e non ti paia nuovo.
+ Pazzo o saggio ch'Orlando se ne vada,
+ averla intendo, ovunque io la ritrovo.
+ Tu senza testimoni in su la strada
+ te l'usurpasti: io qui lite ne muovo.
+ La mia ragion dirà mia scimitarra,
+ e faremo il giudicio ne la sbarra.
+
+59
+
+ Prima, di guadagnarla t'apparecchia,
+ che tu l'adopri contra a Rodomonte.
+ Di comprar prima l'arme è usanza vecchia,
+ ch'alla battaglia il cavallier s'affronte. —
+ — Più dolce suon non mi viene all'orecchia
+ (rispose alzando il Tartaro la fronte),
+ che quando di battaglia alcun mi tenta;
+ ma fa che Rodomonte lo consenta.
+
+60
+
+ Fa che sia tua la prima, e che si tolga
+ il re di Sarza la tenzon seconda:
+ e non ti dubitar ch'io non mi volga,
+ e ch'a te ed ad ogni altro io non risponda. —
+ Ruggier gridò: — Non vo' che si disciolga
+ il patto, o più la sorte si confonda:
+ o Rodomonte in campo prima saglia,
+ o sia la sua dopo la mia battaglia.
+
+61
+
+ Se di Gradasso la ragion prevale,
+ prima acquistar che porre in opra l'arme;
+ né tu l'aquila mia da le bianche ale
+ prima usar déi, che non me ne disarme:
+ ma poi ch'è stato il mio voler già tale,
+ di mia sentenza non voglio appellarme,
+ che sia seconda la battaglia mia,
+ quando del re d'Algier la prima sia.
+
+62
+
+ Se turbarete voi l'ordine in parte,
+ io totalmente turbarollo ancora.
+ Io non intendo il mio scudo lasciarte,
+ se contra me non lo combatti or ora. —
+ — Se l'uno e l'altro di voi fosse Marte
+ (rispose Mandricardo irato allora),
+ non saria l'un né l'altro atto a vietarme
+ la buona spada o quelle nobili arme. —
+
+63
+
+ E tratto da la colera, aventosse
+ col pugno chiuso al re di Sericana;
+ e la man destra in modo gli percosse,
+ ch'abandonar gli fece Durindana.
+ Gradasso, non credendo ch'egli fosse
+ di così folle audacia e così insana,
+ colto improviso fu, che stava a bada,
+ e tolta si trovò la buona spada.
+
+64
+
+ Così scornato, di vergogna e d'ira
+ nel viso avampa, e par che getti fuoco;
+ e più l'affligge il caso e lo martira,
+ poi che gli accade in sì palese loco.
+ Bramoso di vendetta si ritira,
+ a trar la scimitarra, a dietro un poco.
+ Mandricardo in sé tanto si confida,
+ che Ruggiero anco alla battaglia sfida.
+
+65
+
+ — Venite pure inanzi amenduo insieme,
+ e vengane pel terzo Rodomonte,
+ Africa e Spagna e tutto l'uman seme;
+ ch'io son per sempremai volger la fronte. —
+ Così dicendo, quel che nulla teme,
+ mena d'intorno la spada d'Almonte;
+ lo scudo imbraccia, disdegnoso e fiero,
+ contra Gradasso e contra il buon Ruggiero.
+
+66
+
+ — Lascia la cura a me (dicea Gradasso),
+ ch'io guarisca costui de la pazzia. —
+ — Per Dio (dicea Ruggier), non te la lasso,
+ ch'esser convien questa battaglia mia. —
+ — Va indietro tu! — Vavvi pur tu! — né passo
+ però tornando, gridan tuttavia;
+ ed attaccossi la battaglia in terzo,
+ ed era per uscirne un strano scherzo,
+
+67
+
+ se molti non si fossero interposti
+ a quel furor, non con troppo consiglio;
+ ch'a spese lor quasi imparar che costi
+ voler altri salvar con suo periglio.
+ Né tutto 'l mondo mai gli avria composti,
+ se non venia col re d'Ispagna il figlio
+ del famoso Troiano, al cui cospetto
+ tutti ebbon riverenza e gran rispetto.
+
+68
+
+ Si fe' Agramante la cagione esporre
+ di questa nuova lite così ardente:
+ poi molto affaticossi per disporre
+ che per quella giornata solamente
+ a Mandricardo la spada d'Ettorre
+ concedesse Gradasso umanamente,
+ tanto ch'avesse fin l'aspra contesa
+ ch'avea già incontra a Rodomonte presa.
+
+69
+
+ Mentre studia placarli il re Agramante,
+ ed or con questo ed or con quel ragiona;
+ da l'altro padiglion tra Sacripante
+ e Rodomonte un'altra lite suona.
+ Il re circasso (come è detto inante)
+ stava di Rodomonte alla persona,
+ ed egli e Ferraù gli aveano indotte
+ l'arme del suo progenitor Nembrotte.
+
+70
+
+ Ed eran poi venuti ove il destriero
+ facea, mordendo, il ricco fren spumoso;
+ io dico il buon Frontin, per cui Ruggiero
+ stava iracondo e più che mai sdegnoso.
+ Sacripante ch'a por tal cavalliero
+ in campo avea, mirava curioso
+ se ben ferrato e ben guernito e in punto
+ era il destrier, come doveasi a punto.
+
+71
+
+ E venendo a guardargli più a minuto
+ i segni, le fattezze isnelle ed atte,
+ ebbe, fuor d'ogni dubbio, conosciuto
+ che questo era il destrier suo Frontalatte,
+ che tanto caro già s'avea tenuto,
+ per cui già avea mille querele fatte;
+ e poi che gli fu tolto, un tempo volse
+ sempre ire a piedi: in modo gliene dolse.
+
+72
+
+ Inanzi Albracca glie l'avea Brunello
+ tolto di sotto quel medesmo giorno
+ ch'ad Angelica ancor tolse l'annello,
+ al conte Orlando Balisarda e 'l corno,
+ e la spada a Marfisa: ed avea quello,
+ dopo che fece in Africa ritorno,
+ con Balisarda insieme a Ruggier dato,
+ il qual l'avea Frontin poi nominato.
+
+73
+
+ Quando conobbe non si apporre in fallo,
+ disse il Circasso, al re d'Algier rivolto:
+ — Sappi, signor, che questo è mio cavallo,
+ ch'ad Albracca di furto mi fu tolto.
+ Bene avrei testimoni da provallo;
+ ma perché son da noi lontani molto,
+ s'alcun lo niega, io gli vo' sostenere
+ con l'arme in man le mie parole vere.
+
+74
+
+ Ben son contento, per la compagnia
+ in questi pochi dì stata fra noi,
+ che prestato il cavallo oggi ti sia,
+ ch'io veggo ben che senza far non puoi;
+ però con patto, se per cosa mia
+ e prestata da me conoscer vuoi:
+ altrimente d'averlo non far stima,
+ o se non lo combatti meco prima. —
+
+75
+
+ Rodomonte, del quale un più orgoglioso
+ non ebbe mai tutto il mestier de l'arme;
+ al quale in esser forte e coraggioso
+ alcuno antico d'uguagliar non parme;
+ rispose: — Sacripante, ogn'altro ch'oso,
+ fuor che tu, fosse in tal modo a parlarme,
+ con suo mal si saria tosto avveduto
+ che meglio era per lui di nascer muto.
+
+76
+
+ Ma per la compagnia che, come hai detto,
+ novellamente insieme abbiamo presa,
+ ti son contento aver tanto rispetto,
+ ch'io t'ammonisca a tardar questa impresa,
+ fin che de la battaglia veggi effetto,
+ che fra il Tartaro e me tosto fia accesa:
+ dove porti uno esempio inanzi spero,
+ ch'avrai di grazia a dirmi: Abbi il destriero. —
+
+77
+
+ — Gli è teco cortesia l'esser villano
+ (disse il Circasso pien d'ira e di isdegno);
+ ma più chiaro ti dico ora e più piano,
+ che tu non faccia in quel destrier disegno:
+ che te lo defendo io, tanto ch'in mano
+ questa vindice mia spada sostegno;
+ e metteròvi insino l'ugna e il dente,
+ se non potrò difenderlo altrimente. —
+
+78
+
+ Venner da le parole alle contese,
+ ai gridi, alle minacce, alla battaglia,
+ che per molt'ira in più fretta s'accese,
+ che s'accendesse mai per fuoco paglia.
+ Rodomonte ha l'osbergo ed ogni arnese,
+ Sacripante non ha piastra né maglia;
+ ma par (sì ben con lo schermir s'adopra)
+ che tutto con la spada si ricuopra.
+
+79
+
+ Non era la possanza e la fierezza
+ di Rodomonte, ancor ch'era infinita,
+ più che la providenza e la destrezza
+ con che sue forze Sacripante aita.
+ Non voltò ruota mai con più prestezza
+ il macigno sovran che 'l grano trita,
+ che faccia Sacripante or mano or piede
+ di qua di là, dove il bisogno vede.
+
+80
+
+ Ma Ferraù, ma Serpentino arditi
+ trasson le spade, e si cacciar tra loro,
+ dal re Grandonio, da Isolier seguiti,
+ da molt'altri signor del popul Moro.
+ Questi erano i romori, i quali uditi
+ ne l'altro padiglion fur da costoro,
+ quivi per accordar venuti invano
+ col Tartaro, Ruggiero e 'l Sericano.
+
+81
+
+ Venne chi la novella al re Agramante
+ riportò certa, come pel destriero
+ avea con Rodomonte Sacripante
+ incominciato un aspro assalto e fiero.
+ Il re, confuso di discordie tante,
+ disse a Marsilio: — Abbi tu qui pensiero
+ che fra questi guerrier non segua peggio,
+ mentre all'altro disordine io proveggio. —
+
+82
+
+ Rodomonte, che 'l re, suo signor, mira,
+ frena l'orgoglio, e torna indietro il passo;
+ né con minor rispetto si ritira
+ al venir d'Agramante il re circasso.
+ Quel domanda la causa di tant'ira
+ con real viso e parlar grave e basso:
+ e cerca, poi che n'ha compreso il tutto,
+ porli d'accordo; e non vi fa alcun frutto.
+
+83
+
+ Il re circasso il suo destrier non vuole
+ ch'al re d'Algier più lungamente resti,
+ se non s'umilia tanto di parole,
+ che lo venga a pregar che glie lo presti.
+ Rodomonte, superbo come suole,
+ gli risponde: — Né 'l ciel, né tu faresti
+ che cosa che per forza aver potessi,
+ da altri, che da me, mai conoscessi. —
+
+84
+
+ Il re chiede al Circasso, che ragione
+ ha nel cavallo, e come gli fu tolto:
+ e quel di parte in parte il tutto espone,
+ ed esponendo s'arrossisce in volto,
+ quando gli narra che 'l sottil ladrone,
+ ch'in un alto pensier l'aveva colto,
+ la sella su quattro aste gli suffolse,
+ e di sotto il destrier nudo gli tolse.
+
+85
+
+ Marfisa che tra gli altri al grido venne,
+ tosto che 'l furto del cavallo udì,
+ in viso si turbò, che le sovenne
+ che perdé la sua spada ella quel dì:
+ e quel destrier che parve aver le penne
+ da lei fuggendo, riconobbe qui:
+ riconobbe anco il buon re Sacripante,
+ che non avea riconosciuto inante.
+
+86
+
+ Gli altri ch'erano intorno, e che vantarsi
+ Brunel di questo aveano udito spesso,
+ verso lui cominciaro a rivoltarsi,
+ e far palesi cenni ch'era desso;
+ Marfisa sospettando, ad informarsi
+ da questo e da quell'altro ch'avea appresso,
+ tanto che venne a ritrovar che quello
+ che le tolse la spada era Brunello:
+
+87
+
+ e seppe che pel furto onde era degno
+ che gli annodasse il collo un capestro unto,
+ dal re Agramante al tingitano regno
+ fu, con esempio inusitato, assunto.
+ Marfisa, rinfrescando il vecchio sdegno,
+ disegnò vendicarsene a quel punto,
+ e punir scherni e scorni che per strada
+ fatti l'avea sopra la tolta spada.
+
+88
+
+ Dal suo scudier l'elmo allacciar si fece;
+ che del resto de l'arme era guernita.
+ Senza osbergo io non trovo che mai diece
+ volte fosse veduta alla sua vita,
+ dal giorno ch'a portarlo assuefece
+ la sua persona, oltre ogni fede ardita.
+ Con l'elmo in capo andò dove fra i primi
+ Brunel sedea negli argini sublimi.
+
+89
+
+ Gli diede a prima giunta ella di piglio
+ in mezzo il petto, e da terra levollo,
+ come levar suol col falcato artiglio
+ talvolta la rapace aquila il pollo;
+ e là dove la lite inanzi al figlio
+ era del re Troian, così portollo.
+ Brunel, che giunto in male man si vede,
+ pianger non cessa e domandar mercede.
+
+90
+
+ Sopra tutti i rumor, strepiti e gridi,
+ di che 'l campo era pien quasi ugualmente,
+ Brunel, ch'ora pietade ora sussidi
+ domandando venìa, così si sente,
+ ch'al suono de' ramarichi e de' stridi
+ si fa d'intorno accor tutta la gente.
+ Giunta inanzi al re d'Africa, Marfisa
+ con viso altier gli dice in questa guisa:
+
+91
+
+ — Io voglio questo ladro tuo vasallo
+ con le mie mani impender per la gola,
+ perché il giorno medesmo che 'l cavallo
+ a costui tolle, a me la spada invola.
+ Ma se gli è alcun che voglia dir ch'io fallo,
+ facciasi inanzi e dica una parola;
+ ch'in tua presenza gli vo' sostenere
+ che se ne mente, e ch'io fo il mio dovere.
+
+92
+
+ Ma perché si potria forse imputarme
+ c'ho atteso a farlo in mezzo a tante liti,
+ mentre che questi più famosi in arme
+ d'altre querele son tutti impediti;
+ tre giorni ad impiccarlo io vo' indugiarme:
+ intanto o vieni, o manda chi l'aiti;
+ che dopo, se non fia chi me lo vieti,
+ farò di lui mille uccellacci lieti.
+
+93
+
+ Di qui presso a tre leghe a quella torre
+ che siede inanzi ad un piccol boschetto,
+ senza più compagnia mi vado a porre,
+ che d'una mia donzella e d'un valletto.
+ S'alcuno ardisce di venirmi a torre
+ questo ladron, là venga, ch'io l'aspetto. —
+ Così disse ella; e dove disse, prese
+ tosto la via, né più risposta attese.
+
+94
+
+ Sul collo inanzi del destrier si pone
+ Brunel, che tuttavia tien per le chiome.
+ Piange il misero e grida, e le persone,
+ in che sperar solìa, chiama per nome.
+ Resta Agramante in tal confusione
+ di questi intrichi, che non vede come
+ poterli sciorre; e gli par via più greve
+ che Marfisa Brunel così gli leve.
+
+95
+
+ Non che l'apprezzi o che gli porti amore,
+ anzi più giorni son che l'odia molto;
+ e spesso ha d'impiccarlo avuto in core,
+ dopo che gli era stato l'annel tolto.
+ Ma questo atto gli par contra il suo onore,
+ sì che n'avampa di vergogna in volto.
+ Vuole in persona egli seguirla in fretta,
+ e a tutto suo poter farne vendetta.
+
+96
+
+ Ma il re Sobrino, il quale era presente,
+ da questa impresa molto il dissuade,
+ dicendogli che mal conveniente
+ era all'altezza di sua maestade,
+ se ben avesse d'esserne vincente
+ ferma speranza e certa sicurtade:
+ più ch'onor, gli fia biasmo, che si dica
+ ch'abbia vinta una femina a fatica.
+
+97
+
+ Poco l'onore, e molto era il periglio
+ d'ogni battaglia che con lei pigliasse;
+ e che gli dava per miglior consiglio,
+ che Brunello alle forche aver lasciasse;
+ e se credesse ch'uno alzar di ciglio
+ a torlo dal capestro gli bastasse,
+ non dovea alzarlo, per non contradire
+ che s'abbia la giustizia ad esequire.
+
+98
+
+ — Potrai mandare un che Marfisa prieghi
+ (dicea) ch'in questo giudice ti faccia,
+ con promission ch'al ladroncel si leghi
+ il laccio al collo, e a lei si sodisfaccia;
+ e quando anco ostinata te lo nieghi,
+ se l'abbia, e il suo desir tutto compiaccia:
+ pur che da tua amicizia non si spicchi,
+ Brunello e gli altri ladri tutti impicchi. —
+
+99
+
+ Il re Agramante volentier s'attenne
+ al parer di Sobrin discreto e saggio;
+ e Marfisa lasciò, che non le venne,
+ né patì ch'altri andasse a farle oltraggio,
+ né di farla pregare anco sostenne:
+ e tolerò, Dio sa con che coraggio,
+ per poter acchetar liti maggiori,
+ e del suo campo tor tanti romori.
+
+100
+
+ Di ciò si ride la Discordia pazza,
+ che pace o triegua ormai più teme poco.
+ Scorre di qua e di là tutta la piazza,
+ né può trovar per allegrezza loco.
+ La Superbia con lei salta e gavazza,
+ e legne ed esca va aggiungendo al fuoco:
+ e grida sì, che fin ne l'alto regno
+ manda a Michel de la vittoria segno.
+
+101
+
+ Tremò Parigi e turbidossi Senna
+ all'alta voce, a quello orribil grido;
+ rimbombò il suon fin alla selva Ardenna
+ sì che lasciar tutte le fiere il nido.
+ Udiron l'Alpi e il monte di Gebenna,
+ di Blaia e d'Arli e di Roano il lido;
+ Rodano e Sonna udì, Garonna e il Reno:
+ si strinsero le madri i figli al seno.
+
+102
+
+ Son cinque cavallier c'han fisso il chiodo
+ d'essere i primi a terminar sua lite,
+ l'una ne l'altra aviluppata in modo,
+ che non l'avrebbe Apolline espedite.
+ Commincia il re Agramante a sciorre il nodo
+ de le prime tenzon ch'aveva udite,
+ che per la figlia del re Stordilano
+ eran tra il re di Scizia e il suo Africano.
+
+103
+
+ Il re Agramante andò per porre accordo
+ di qua e di là più volte a questo e a quello,
+ e a questo e a quel più volte diè ricordo
+ da signor giusto e da fedel fratello:
+ e quando parimente trova sordo
+ l'un come l'altro, indomito e rubello
+ di volere esser quel che resti senza
+ la donna da cui vien lor differenza;
+
+104
+
+ s'appiglia al fin, come a miglior partito,
+ di che amendui si contentar gli amanti,
+ che de la bella donna sia marito
+ l'uno de' duo, quel che vuole essa inanti;
+ e da quanto per lei sia stabilito,
+ più non si possa andar dietro né avanti.
+ All'uno e all'altro piace il compromesso,
+ sperando ch'esser debbia a favor d'esso.
+
+105
+
+ Il re di Sarza, che gran tempo prima
+ di Mandricardo amava Doralice,
+ ed ella l'avea posto in su la cima
+ d'ogni favor ch'a donna casta lice;
+ che debba in util suo venire estima
+ la gran sentenza che 'l può far felice:
+ né egli avea questa credenza solo,
+ ma con lui tutto il barbaresco stuolo.
+
+106
+
+ Ognun sapea ciò ch'egli avea già fatto
+ per essa in giostre, in torniamenti, in guerra;
+ e che stia Mandricardo a questo patto,
+ dicono tutti che vaneggia ed erra.
+ Ma quel che più fiate e più di piatto
+ con lei fu mentre il sol stava sotterra,
+ e sapea quanto avea di certo in mano,
+ ridea del popular giudicio vano.
+
+107
+
+ Poi lor convenzion ratificaro
+ in man del re quei duo prochi famosi,
+ ed indi alla donzella se n'andaro.
+ Ed ella abbassò gli occhi vergognosi,
+ e disse che più il Tartaro avea caro:
+ di che tutti restar maravigliosi;
+ Rodomonte sì attonito e smarrito,
+ che di levar non era il viso ardito.
+
+108
+
+ Ma poi che l'usata ira cacciò quella
+ vergogna che gli avea la faccia tinta,
+ ingiusta e falsa la sentenza appella;
+ e la spada impugnando, ch'egli ha cinta,
+ dice, udendo il re e gli altri, che vuol ch'ella
+ gli dia perduta questa causa o vinta,
+ e non l'arbitrio di femina lieve
+ che sempre inchina a quel che men far deve.
+
+109
+
+ Di nuovo Mandricardo era risorto,
+ dicendo: — Vada pur come ti pare: —
+ sì che prima che 'l legno entrasse in porto,
+ v'era a solcare un gran spazio di mare:
+ se non che 'l re Agramante diede torto
+ a Rodomonte, che non può chiamare
+ più Mandricardo per quella querela;
+ e fe' cadere a quel furor la vela.
+
+110
+
+ Or Rodomonte che notar si vede
+ dinanzi a quei signor di doppio scorno,
+ dal suo re, a cui per riverenza cede,
+ e da la donna sua, tutto in un giorno,
+ quivi non volse più fermare il piede;
+ e de la molta turba ch'avea intorno
+ seco non tolse più che duo sergenti,
+ ed uscì dei moreschi alloggiamenti.
+
+111
+
+ Come, partendo, afflitto tauro suole,
+ che la giuvenca al vincitor cesso abbia,
+ cercar le selve e le rive più sole
+ lungi dai paschi, o qualche arrida sabbia;
+ dove muggir non cessa all'ombra e al sole,
+ né però scema l'amorosa rabbia:
+ così sen va di gran dolor confuso
+ il re d'Algier da la sua donna escluso.
+
+112
+
+ Per riavere il buon destrier si mosse
+ Ruggier, che già per questo s'era armato;
+ ma poi di Mandricardo ricordasse,
+ a cui de la battaglia era ubligato:
+ non seguì Rodomonte, e ritornosse
+ per entrar col re tartaro in steccato
+ prima che 'ntrasse il re di Sericana,
+ che l'altra lite avea di Durindana.
+
+113
+
+ Veder torsi Frontin troppo gli pesa
+ dinanzi agli occhi, e non poter vietarlo;
+ ma dato ch'abbia fine a questa impresa,
+ ha ferma intenzion di ricovrarlo.
+ Ma Sacripante, che non ha contesa,
+ come Ruggier, che possa distornarlo,
+ e che non ha da far altro che questo,
+ per l'orme vien di Rodomonte presto.
+
+114
+
+ E tosto l'avria giunto, se non era
+ un caso strano che trovò tra via,
+ che lo fe' dimorar fin alla sera,
+ e perder le vestigie che seguia.
+ Trovò una donna che ne la riviera
+ di Senna era caduta, e vi peria,
+ s'a darle tosto aiuto non veniva:
+ saltò ne l'acqua e la ritrasse a riva.
+
+115
+
+ Poi quando in sella volse risalire,
+ aspettato non fu dal suo destriero,
+ che fin a sera si fece seguire,
+ e non si lasciò prender di leggiero:
+ preselo al fin, ma non seppe venire
+ più, donde s'era tolto dal sentiero:
+ ducento miglia errò tra piano e monte,
+ prima che ritrovasse Rodomonte.
+
+116
+
+ Dove trovollo, e come fu conteso
+ con disvantaggio assai di Sacripante,
+ come perdé il cavallo e restò preso,
+ or non dirò; c'ho da narrarvi inante
+ di quanto sdegno e di quanta ira acceso
+ contra la donna e contra il re Agramante
+ del campo Rodomonte si partisse,
+ e ciò che contra all'uno e all'altro disse.
+
+117
+
+ Di cocenti sospir l'aria accendea
+ dovunque andava il Saracin dolente:
+ Ecco per la pietà che gli n'avea,
+ da' cavi sassi rispondea sovente.
+ — Oh feminile ingegno (egli dicea),
+ come ti volgi e muti facilmente,
+ contrario oggetto proprio de la fede!
+ Oh infelice, oh miser chi ti crede!
+
+118
+
+ Né lunga servitù, né grand'amore
+ che ti fu a mille prove manifesto,
+ ebbono forza di tenerti il core,
+ che non fossi a cangiarsi almen sì presto.
+ Non perch'a Mandricardo inferiore
+ io ti paressi, di te privo resto;
+ né so trovar cagione ai casi miei,
+ se non quest'una, che femina sei.
+
+119
+
+ Credo che t'abbia la Natura e Dio
+ produtto, o scelerato sesso, al mondo
+ per una soma, per un grave fio
+ de l'uom, che senza te saria giocondo:
+ come ha produtto anco il serpente rio
+ e il lupo e l'orso, e fa l'aer fecondo
+ e di mosche e di vespe e di tafani,
+ e loglio e avena fa nascer tra i grani.
+
+120
+
+ Perché fatto non ha l'alma Natura,
+ che senza te potesse nascer l'uomo,
+ come s'inesta per umana cura
+ l'un sopra l'altro il pero, il corbo e 'l pomo?
+ Ma quella non può far sempre a misura:
+ anzi, s'io vo' guardar come io la nomo,
+ veggo che non può far cosa perfetta,
+ poi che Natura femina vien detta.
+
+121
+
+ Non siate però tumide e fastose,
+ donne, per dir che l'uom sia vostro figlio;
+ che de le spine ancor nascon le rose,
+ e d'una fetida erba nasce il giglio:
+ importune, superbe, dispettose,
+ prive d'amor, di fede e di consiglio,
+ temerarie, crudeli, inique, ingrate,
+ per pestilenza eterna al mondo nate. —
+
+122
+
+ Con queste ed altre ed infinite appresso
+ querele il re di Sarza se ne giva,
+ or ragionando in un parlar sommesso,
+ quando in un suon che di lontan s'udiva,
+ in onta e in biasmo del femineo sesso:
+ e certo da ragion si dipartiva;
+ che per una o per due che trovi ree,
+ che cento buone sien creder si dee.
+
+123
+
+ Se ben di quante io n'abbia fin qui amate,
+ non n'abbia mai trovata una fedele,
+ perfide tutte io non vo' dir né ingrate,
+ ma darne colpa al mio destin crudele.
+ Molte or ne sono, e più già ne son state,
+ che non dan causa ad uom che si querele;
+ ma mia fortuna vuol che s'una ria
+ ne sia tra cento, io di lei preda sia.
+
+124
+
+ Pur vo' tanto cercar prima ch'io mora,
+ anzi prima che 'l crin più mi s'imbianchi,
+ che forse dirò un dì, che per me ancora
+ alcuna sia che di sua fé non manchi.
+ Se questo avvien (che di speranza fuora
+ io non ne son), non fia mai ch'io mi stanchi
+ di farla, a mia possanza, gloriosa
+ con lingua e con inchiostro, e in verso e in prosa.
+
+125
+
+ Il Saracin non avea manco sdegno
+ contra il suo re, che contra la donzella;
+ e così di ragion passava il segno,
+ biasmando lui, come biasmando quella.
+ Ha disio di veder che sopra il regno
+ gli cada tanto mal, tanta procella,
+ ch'in Africa ogni casa si funesti,
+ né pietra salda sopra pietra resti;
+
+126
+
+ e che spinto del regno, in duolo e in lutto
+ viva Agramante misero e mendico:
+ e ch'esso sia che poi gli renda il tutto,
+ e lo riponga nel suo seggio antico,
+ e de la fede sua produca il frutto;
+ e gli faccia veder ch'un vero amico
+ a dritto e a torto esser dovea preposto,
+ se tutto 'l mondo se gli fosse opposto.
+
+127
+
+ E così quando al re, quando alla donna
+ volgendo il cor turbato, il Saracino
+ cavalca a gran giornate, e non assonna,
+ e poco riposar lascia Frontino.
+ Il dì seguente o l'altro in su la Sonna
+ si ritrovò, ch'avea dritto il camino
+ verso il mar di Provenza, con disegno
+ di navigare in Africa al suo regno.
+
+128
+
+ Di barche e di sottil legni era tutto
+ fra l'una ripa e l'altra il fiume pieno,
+ ch'ad uso de l'esercito condutto
+ da molti lochi vettovaglie avieno;
+ perché in poter de' Mori era ridutto,
+ venendo da Parigi al lito ameno
+ d'Acquamorta, e voltando invêr la Spagna,
+ ciò che v'è da man destra di campagna.
+
+129
+
+ Le vettovaglie in carra ed in iumenti,
+ tolte fuor de le navi, erano carche,
+ e tratte con la scorta de le genti,
+ ove venir non si potea con barche.
+ Avean piene le ripe i grassi armenti
+ quivi condotti da diverse marche;
+ e i conduttori intorno alla riviera
+ per vari tetti albergo avean la sera.
+
+130
+
+ Il re d'Algier, perché gli sopravenne
+ quivi la notte e l'aer nero e cieco,
+ d'un ostier paesan lo 'nvito tenne,
+ che lo pregò che rimanesse seco.
+ Adagiato il destrier, la mensa venne
+ di vari cibi e di vin corso e greco;
+ che 'l Saracin nel resto alla moresca
+ ma volse far nel bere alla francesca.
+
+131
+
+ L'oste con buona mensa e miglior viso
+ studiò di fare a Rodomonte onore;
+ che la presenza gli diè certo aviso
+ ch'era uomo illustre e pien d'alto valore:
+ ma quel che da se stesso era diviso,
+ né quella sera avea ben seco il core
+ (che mal suo grado s'era ricondotto
+ alla donna già sua), non facea motto.
+
+132
+
+ Il buon ostier, che fu dei diligenti
+ che mai si sien per Francia ricordati,
+ quando tra le nimiche e strane genti
+ l'albergo e' beni suoi s'avea salvati,
+ per servir, quivi, alcuni suoi parenti,
+ a tal servigio pronti, avea chiamati;
+ de' quai non era alcun di parlar oso,
+ vedendo il Saracin muto e pensoso.
+
+133
+
+ Di pensiero in pensiero andò vagando
+ da se stesso lontano il pagan molto,
+ col viso a terra chino, né levando
+ sì gli occhi mai, ch'alcun guardasse in volto.
+ Dopo un lungo star cheto, suspirando,
+ sì come d'un gran sonno allora sciolto,
+ tutto si scosse, e insieme alzò le ciglia,
+ e voltò gli occhi all'oste e alla famiglia.
+
+134
+
+ Indi roppe il silenzio, e con sembianti
+ più dolci un poco e viso men turbato,
+ domandò all'oste e agli altri circostanti
+ se d'essi alcuno avea mogliere a lato.
+ Che l'oste e che quegli altri tutti quanti
+ l'aveano, per risposta gli fu dato.
+ Domanda lor quel che ciascun si crede
+ de la sua donna nel servargli fede.
+
+135
+
+ Eccetto l'oste, fer tutti risposta,
+ che si credeano averle e caste e buone.
+ Disse l'oste: — Ognun pur creda a sua posta;
+ ch'io so ch'avete falsa opinione.
+ Il vostro sciocco credere vi costa
+ ch'io stimi ognun di voi senza ragione;
+ e così far questo signor deve anco,
+ se non vi vuol mostrar nero per bianco.
+
+136
+
+ Perché, sì come è sola la fenice,
+ né mai più d'una in tutto il mondo vive,
+ così né mai più d'uno esser si dice,
+ che de la moglie i tradimenti schive.
+ Ognun si crede d'esser quel felice,
+ d'esser quel sol ch'a questa palma arrive.
+ Come è possibil che v'arrivi ognuno,
+ se non ne può nel mondo esser più d'uno?
+
+137
+
+ Io fui già ne l'error che siete voi,
+ che donna casta anco più d'una fusse.
+ Un gentilomo di Vinegia poi,
+ che qui mia buona sorte già condusse,
+ seppe far sì con veri esempi suoi,
+ che fuor de l'ignoranza mi ridusse.
+ Gian Francesco Valerio era nomato;
+ che 'l nome suo non mi s'è mai scordato.
+
+138
+
+ Le fraudi che le mogli e che l'amiche
+ sogliano usar, sapea tutte per conto:
+ e sopra ciò moderne istorie e antiche,
+ e proprie esperienze avea sì in pronto,
+ che mi mostrò che mai donne pudiche
+ non si trovaro, o povere o di conto;
+ e s'una casta più de l'altra parse,
+ venìa, perché più accorta era a celarse.
+
+139
+
+ E fra l'altre (che tante me ne disse,
+ che non ne posso il terzo ricordarmi),
+ sì nel capo una istoria mi si scrisse,
+ che non si scrisse mai più saldo in marmi:
+ e ben parria a ciascuno che l'udisse,
+ di queste rie quel ch'a me parve e parmi.
+ E se, signor, a voi non spiace udire,
+ a lor confusion ve la vo' dire. —
+
+140
+
+ Rispose il Saracin: — Che puoi tu farmi,
+ che più al presente mi diletti e piaccia,
+ che dirmi istoria e qualche esempio darmi
+ che con l'opinion mia si confaccia?
+ Perch'io possa udir meglio, e tu narrarmi,
+ siedemi incontra, ch'io ti vegga in faccia. —
+ Ma nel canto che segue io v'ho da dire
+ quel che fe' l'oste a Rodomonte udire.
+
+
+
+
+CANTO VENTOTTESIMO
+
+
+1
+
+ Donne, e voi che le donne avete in pregio,
+ per Dio, non date a questa istoria orecchia,
+ a questa che l'ostier dire in dispregio
+ e in vostra infamia e biasmo s'apparecchia;
+ ben che né macchia vi può dar né fregio
+ lingua sì vile, e sia l'usanza vecchia
+ che 'l volgare ignorante ognun riprenda,
+ e parli più di quel che meno intenda.
+
+2
+
+ Lasciate questo canto, che senza esso
+ può star l'istoria, e non sarà men chiara.
+ Mettendolo Turpino, anch'io l'ho messo,
+ non per malivolenza né per gara.
+ Ch'io v'ami, oltre mia lingua che l'ha espresso,
+ che mai non fu di celebrarvi avara,
+ n'ho fatto mille prove; e v'ho dimostro
+ ch'io son, né potrei esser se non vostro.
+
+3
+
+ Passi, chi vuol, tre carte o quattro, senza
+ leggerne verso, e chi pur legger vuole,
+ gli dia quella medesima credenza
+ che si suol dare a finzioni e a fole.
+ Ma tornando al dir nostro, poi ch'udienza
+ apparecchiata vide a sue parole,
+ e darsi luogo incontra al cavalliero,
+ così l'istoria incominciò l'ostiero.
+
+4
+
+ — Astolfo, re de' Longobardi, quello
+ a cui lasciò il fratel monaco il regno,
+ fu ne la giovinezza sua sì bello,
+ che mai poch'altri giunsero a quel segno.
+ N'avria a fatica un tal fatto a penello
+ Apelle, o Zeusi, o se v'è alcun più degno.
+ Bello era, ed a ciascun così parea:
+ ma di molto egli ancor più si tenea.
+
+5
+
+ Non stimava egli tanto per l'altezza
+ del grado suo, d'avere ognun minore;
+ né tanto, che di genti e di ricchezza,
+ di tutti i re vicini era il maggiore;
+ quanto che di presenza e di bellezza
+ avea per tutto 'l mondo il primo onore.
+ Godea di questo, udendosi dar loda,
+ quanto di cosa volentier più s'oda.
+
+6
+
+ Tra gli altri di sua corte avea assai grato
+ Fausto Latini, un cavallier romano:
+ con cui sovente essendosi lodato
+ or del bel viso or de la bella mano,
+ ed avendolo un giorno domandato
+ se mai veduto avea, presso o lontano,
+ altro uom di forma così ben composto;
+ contra quel che credea, gli fu risposto.
+
+7
+
+ — Dico (rispose Fausto) che secondo
+ ch'io veggo e che parlarne odo a ciascuno,
+ ne la bellezza hai pochi pari al mondo;
+ e questi pochi io li restringo in uno.
+ Quest'uno è un fratel mio, detto Iocondo.
+ Eccetto lui, ben crederò ch'ognuno
+ di beltà molto a dietro tu ti lassi;
+ ma questo sol credo t'adegui e passi. —
+
+8
+
+ Al re parve impossibil cosa udire,
+ che sua la palma infin allora tenne;
+ e d'aver conoscenza alto desire
+ di sì lodato giovene gli venne.
+ Fe' sì con Fausto, che di far venire
+ quivi il fratel prometter gli convenne;
+ ben ch'a poterlo indur che ci venisse,
+ saria fatica, e la cagion gli disse:
+
+9
+
+ che 'l suo fratello era uom che mosso il piede
+ mai non avea di Roma alla sua vita,
+ che del ben che Fortuna gli concede,
+ tranquilla e senza affanni avea notrita:
+ la roba di che 'l padre il lasciò erede,
+ né mai cresciuta avea né minuita;
+ e che parrebbe a lui Pavia lontana
+ più che non parria a un altro ire alla Tana.
+
+10
+
+ E la difficultà saria maggiore
+ a poterlo spiccar da la mogliere,
+ con cui legato era di tanto amore,
+ che non volendo lei, non può volere.
+ Pur per ubbidir lui che gli è signore,
+ disse d'andare e fare oltre il potere.
+ Giunse il re a' prieghi tali offerte e doni,
+ che di negar non gli lasciò ragioni.
+
+11
+
+ Partisse, e in pochi giorni ritrovosse
+ dentro di Roma alle paterne case.
+ Quivi tanto pregò, che 'l fratel mosse
+ sì ch'a venire al re gli persuase;
+ e fece ancor (ben che difficil fosse)
+ che la cognata tacita rimase,
+ proponendole il ben che n'usciria,
+ oltre ch'obligo sempre egli l'avria.
+
+12
+
+ Fisse Iocondo alla partita il giorno:
+ trovò cavalli e servitori intanto;
+ vesti fe' far per comparire adorno,
+ che talor cresce una beltà un bel manto.
+ La notte a lato, e 'l dì la moglie intorno,
+ con gli occhi ad or ad or pregni di pianto,
+ gli dice che non sa come patire
+ potrà tal lontananza e non morire;
+
+13
+
+ che pensandovi sol, da la radice
+ sveller si sente il cor nel lato manco.
+ — Deh, vita mia, non piagnere (le dice
+ Iocondo, e seco piagne egli non manco);
+ così mi sia questo camin felice,
+ come tornar vo' fra duo mesi almanco:
+ né mi faria passar d'un giorno il segno,
+ se mi donasse il re mezzo il suo regno. —
+
+14
+
+ Né la donna perciò si riconforta:
+ dice che troppo termine si piglia;
+ e s'al ritorno non la trova morta,
+ esser non può se non gran maraviglia.
+ Non lascia il duol che giorni e notte porta,
+ che gustar cibo, e chiuder possa ciglia;
+ tal che per la pietà Iocondo spesso
+ si pente ch'al fratello abbia promesso.
+
+15
+
+ Dal collo un suo monile ella si sciolse,
+ ch'una crocetta avea ricca di gemme,
+ e di sante reliquie che raccolse
+ in molti luoghi un peregrin boemme;
+ ed il padre di lei, ch'in casa il tolse
+ tornando infermo, di Ierusalemme,
+ venendo a morte poi ne lasciò erede:
+ questa levossi ed al marito diede.
+
+16
+
+ E che la porti per suo amore al collo
+ lo prega, sì che ognor gli ne sovenga.
+ Piacque il dono al marito, ed accettollo;
+ non perché dar ricordo gli convenga:
+ che né tempo né assenza mai dar crollo,
+ né buona o ria fortuna che gli avenga,
+ potrà a quella memoria salda e forte
+ c'ha di lei sempre, e avrà dopo la morte.
+
+17
+
+ La notte ch'andò inanzi a quella aurora
+ che fu il termine estremo alla partenza,
+ al suo Iocondo par ch'in braccio muora
+ la moglie, che n'ha tosto da star senza.
+ Mai non si dorme; e inanzi al giorno un'ora
+ viene il marito all'ultima licenza.
+ Montò a cavallo e si partì in effetto;
+ e la moglier si ricorcò nel letto.
+
+18
+
+ Iocondo ancor duo miglia ito non era,
+ che gli venne la croce raccordata,
+ ch'avea sotto il guancial messo la sera,
+ poi per oblivion l'avea lasciata.
+ — Lasso! (dicea tra sé) di che maniera
+ troverò scusa che mi sia accettata,
+ che mia moglie non creda che gradito
+ poco da me sia l'amor suo infinito? —
+
+19
+
+ Pensa la scusa, e poi gli cade in mente
+ che non sarà accettabile né buona,
+ mandi famigli, mandivi altra gente,
+ s'egli medesmo non vi va in persona.
+ Si ferma, e al fratel dice: — Or pianamente
+ fin a Baccano al primo albergo sprona;
+ che dentro a Roma è forza ch'io rivada:
+ e credo anco di giugnerti per strada.
+
+20
+
+ Non potria fare altri il bisogno mio:
+ né dubitar, ch'io sarò tosto teco. —
+ voltò il ronzin di trotto, e disse a Dio;
+ né de' famigli suoi volse alcun seco.
+ Già cominciava, quando passò il rio,
+ dinanzi al sole a fuggir l'aer cieco.
+ Smonta in casa, va al letto, e la consorte
+ quivi ritrova addormentata forte.
+
+21
+
+ La cortina levò senza far motto,
+ e vide quel che men veder credea:
+ che la sua casta e fedel moglie, sotto
+ la coltre, in braccio a un giovene giacea.
+ Riconobbe l'adultero di botto,
+ per la pratica lunga che n'avea;
+ ch'era de la famiglia sua un garzone,
+ allevato da lui, d'umil nazione.
+
+22
+
+ S'attonito restasse e malcontento,
+ meglio è pensarlo e farne fede altrui,
+ ch'esserne mai per far l'esperimento
+ che con suo gran dolor ne fe' costui.
+ Da lo sdegno assalito, ebbe talento
+ di trar la spada e uccidergli ambedui:
+ ma da l'amor che porta, al suo dispetto,
+ all'ingrata moglier, gli fu interdetto.
+
+23
+
+ Né lo lasciò questo ribaldo Amore
+ (vedi se sì l'avea fatto vasallo)
+ destarla pur, per non le dar dolore
+ che fosse da lui colta in sì gran fallo.
+ Quanto poté più tacito uscì fuore,
+ scese le scale, e rimontò a cavallo;
+ e punto egli d'amor, così lo punse,
+ ch'all'albergo non fu, che 'l fratel giunse.
+
+24
+
+ Cambiato a tutti parve esser nel volto;
+ vider tutti che 'l cor non avea lieto:
+ ma non v'è chi s'apponga già di molto,
+ e possa penetrar nel suo secreto.
+ Credeano che da lor si fosse tolto
+ per gire a Roma, e gito era a Corneto.
+ Ch'amor sia del mal causa ognun s'avisa;
+ ma non è già chi dir sappia in che guisa.
+
+25
+
+ Estimasi il fratel, che dolor abbia
+ d'aver la moglie sua sola lasciata;
+ e pel contrario duolsi egli ed arrabbia
+ che rimasa era troppo accompagnata.
+ Con fronte crespa e con gonfiate labbia
+ sta l'infelice, e sol la terra guata.
+ Fausto ch'a confortarlo usa ogni prova,
+ perché non sa la causa, poco giova.
+
+26
+
+ Di contrario liquor la piaga gli unge,
+ e dove tor dovria, gli accresce doglie;
+ dove dovria saldar, più l'apre e punge:
+ questo gli fa col ricordar la moglie.
+ Né posa dì né notte: il sonno lunge
+ fugge col gusto, e mai non si raccoglie:
+ e la faccia, che dianzi era sì bella,
+ si cangia sì, che più non sembra quella.
+
+27
+
+ Par che gli occhi se ascondin ne la testa;
+ cresciuto il naso par nel viso scarno:
+ de la beltà sì poca gli ne resta,
+ che ne potrà far paragone indarno.
+ Col duol venne una febbre sì molesta,
+ che lo fe' soggiornar all'Arbia e all'Arno:
+ e se di bello avea serbata cosa,
+ tosto restò come al sol colta rosa.
+
+28
+
+ Oltre ch'a Fausto incresca del fratello
+ che veggia a simil termine condutto,
+ via più gl'incresce che bugiardo a quello
+ principe, a chi lodollo, parrà in tutto:
+ mostrar di tutti gli uomini il più bello
+ gli avea promesso, e mostrerà il più brutto.
+ Ma pur continuando la sua via,
+ seco lo trasse al fin dentro a Pavia.
+
+29
+
+ Già non vuol che lo vegga il re improviso,
+ per non mostrarsi di giudicio privo:
+ ma per lettere inanzi gli dà aviso
+ che 'l suo fratel ne viene a pena vivo;
+ e ch'era stato all'aria del bel viso
+ un affanno di cor tanto nocivo,
+ accompagnato da una febbre ria,
+ che più non parea quel ch'esser solia.
+
+30
+
+ Grata ebbe la venuta di Iocondo
+ quanto potesse il re d'amico avere;
+ che non avea desiderato al mondo
+ cosa altretanto, che di lui vedere.
+ Né gli spiace vederselo secondo,
+ e di bellezza dietro rimanere;
+ ben che conosca, se non fosse il male,
+ che gli saria superiore o uguale.
+
+31
+
+ Giunto, lo fa alloggiar nel suo palagio,
+ lo visita ogni giorno, ogni ora n'ode;
+ fa gran provision che stia con agio,
+ e d'onorarlo assai si studia e gode.
+ Langue Iocondo, che 'l pensier malvagio
+ c'ha de la ria moglier, sempre lo rode:
+ né 'l veder giochi, né musici udire,
+ dramma del suo dolor può minuire.
+
+32
+
+ Le stanze sue, che sono appresso al tetto
+ l'ultime, inanzi hanno una sala antica.
+ Quivi solingo (perché ogni diletto,
+ perch'ogni compagnia prova nimica)
+ si ritraea, sempre aggiungendo al petto
+ di più gravi pensier nuova fatica:
+ e trovò quivi (or chi lo crederia?)
+ chi lo sanò de la sua piaga ria.
+
+33
+
+ In capo de la sala, ove è più scuro
+ (che non vi s'usa le finestre aprire,)
+ vede che 'l palco mal si giunge al muro,
+ e fa d'aria più chiara un raggio uscire.
+ Pon l'occhio quindi, e vede quel che duro
+ a creder fôra a chi l'udisse dire:
+ non l'ode egli d'altrui, ma se lo vede;
+ ed anco agli occhi suoi propri non crede.
+
+34
+
+ Quindi scopria de la regina tutta
+ la più secreta stanza e la più bella,
+ ove persona non verria introdutta,
+ se per molto fedel non l'avesse ella.
+ Quindi mirando vide in strana lutta
+ ch'un nano aviticchiato era con quella:
+ ed era quel piccin stato sì dotto,
+ che la regina avea messa di sotto.
+
+35
+
+ Attonito Iocondo e stupefatto,
+ e credendo sognarsi, un pezzo stette;
+ e quando vide pur che gli era in fatto
+ e non in sogno, a se stesso credette.
+ — A uno sgrignuto mostro e contrafatto
+ dunque (disse) costei si sottomette,
+ che 'l maggior re del mondo ha per marito,
+ più bello e più cortese? oh che appetito! —
+
+36
+
+ E de la moglie sua, che così spesso
+ più d'ogn'altra biasmava, ricordosse,
+ perché 'l ragazzo s'avea tolto appresso:
+ ed or gli parve che escusabil fosse.
+ Non era colpa sua più che del sesso,
+ che d'un solo uomo mai non contentosse:
+ e s'han tutte una macchia d'uno inchiostro,
+ almen la sua non s'avea tolto un mostro.
+
+37
+
+ Il dì seguente, alla medesima ora,
+ al medesimo loco fa ritorno;
+ e la regina e il nano vede ancora,
+ che fanno al re pur il medesmo scorno.
+ Trova l'altro dì ancor che si lavora,
+ e l'altro; e al fin non si fa festa giorno:
+ e la regina (che gli par più strano)
+ sempre si duol che poco l'ami il nano.
+
+38
+
+ Stette fra gli altri un giorno a veder, ch'ella
+ era turbata e in gran malenconia,
+ che due volte chiamar per la donzella
+ il nano fatto avea, n'ancor venìa.
+ Mandò la terza volta, ed udì quella,
+ che: — Madonna, egli giuoca (riferia);
+ e per non stare in perdita d'un soldo,
+ a voi niega venire il manigoldo. —
+
+39
+
+ A sì strano spettacolo Iocondo
+ raserena la fronte e gli occhi e il viso;
+ e quale in nome, diventò giocondo
+ d'effetto ancora, e tornò il pianto in riso.
+ Allegro torna e grasso e rubicondo,
+ che sembra un cherubin del paradiso;
+ che 'l re, il fratello e tutta la famiglia
+ di tal mutazion si maraviglia.
+
+40
+
+ Se da Iocondo il re bramava udire
+ onde venisse il subito conforto,
+ non men Iocondo lo bramava dire,
+ e fare il re di tanta ingiuria accorto;
+ ma non vorria che, più di sé, punire
+ volesse il re la moglie di quel torto;
+ sì che per dirlo e non far danno a lei,
+ il re fece giurar su l'agnusdei.
+
+41
+
+ Giurar lo fe' che né per cosa detta,
+ né che gli sia mostrata che gli spiaccia,
+ ancor ch'egli conosca che diretta—
+ mente a sua Maestà danno si faccia,
+ tardi o per tempo mai farà vendetta;
+ e di più vuole ancor che se ne taccia,
+ sì che né il malfattor giamai comprenda
+ in fatto o in detto, che 'l re il caso intenda.
+
+42
+
+ Il re, ch'ogn'altra cosa, se non questa,
+ creder potria, gli giurò largamente.
+ Iocondo la cagion gli manifesta,
+ ond'era molti dì stato dolente:
+ perché trovata avea la disonesta
+ sua moglie in braccio d'un suo vil sergente;
+ e che tal pena al fin l'avrebbe morto,
+ se tardato a venir fosse il conforto.
+
+43
+
+ Ma in casa di sua Altezza avea veduto
+ cosa che molto gli scemava il duolo;
+ che se bene in obbrobrio era caduto,
+ era almen certo di non v'esser solo.
+ Così dicendo, e al bucolin venuto,
+ gli dimostrò il bruttissimo omiciuolo
+ che la giumenta altrui sotto si tiene,
+ tocca di sproni e fa giuocar di schene.
+
+44
+
+ Se parve al re vituperoso l'atto,
+ lo crederete ben, senza ch'io 'l giuri.
+ Ne fu per arrabbiar, per venir matto;
+ ne fu per dar del capo in tutti i muri;
+ fu per gridar, fu per non stare al patto:
+ ma forza è che la bocca al fin si turi,
+ e che l'ira trangugi amara ed acra,
+ poi che giurato avea su l'ostia sacra.
+
+45
+
+ — Che debbo far, che mi consigli, frate,
+ (disse a Iocondo), poi che tu mi tolli
+ che con degna vendetta e crudeltate
+ questa giustissima ira io non satolli? —
+ — Lasciàn (disse Iocondo) queste ingrate,
+ e proviam se son l'altre così molli:
+ facciàn de le lor femine ad altrui
+ quel ch'altri de le nostre han fatto a nui.
+
+46
+
+ Ambi gioveni siamo, e di bellezza,
+ che facilmente non troviamo pari.
+ Qual femina sarà che n'usi asprezza,
+ se contra i brutti ancor non han ripari?
+ Se beltà non varrà né giovinezza,
+ varranne almen l'aver con noi danari.
+ Non vo' che torni, che non abbi prima
+ di mille moglie altrui la spoglia opima.
+
+47
+
+ La lunga assenza, il veder vari luoghi,
+ praticare altre femine di fuore,
+ par che sovente disacerbi e sfoghi
+ de l'amorose passioni il core. —
+ Lauda il parer, né vuol che si proròghi
+ il re l'andata; e fra pochissime ore,
+ con due scudieri, oltre alla compagnia
+ del cavallier roman, si mette in via.
+
+48
+
+ Travestiti cercaro Italia, Francia,
+ le terre de' Fiaminghi e de l'Inglesi;
+ e quante ne vedean di bella guancia,
+ trovavan tutte ai prieghi lor cortesi.
+ Davano, e dato loro era la mancia;
+ e spesso rimetteano i danar spesi.
+ Da loro pregate foro molte, e foro
+ anch'altretante che pregaron loro.
+
+49
+
+ In questa terra un mese, in quella dui
+ soggiornando, accertarsi a vera prova
+ che non men ne le lor, che ne l'altrui
+ femine, fede e castità si trova.
+ Dopo alcun tempo increbbe ad ambedui
+ di sempre procacciar di cosa nuova;
+ che mal poteano entrar ne l'altrui porte,
+ senza mettersi a rischio de la morte.
+
+50
+
+ Gli è meglio una trovarne che di faccia
+ e di costumi ad ambi grata sia;
+ che lor communemente sodisfaccia,
+ e non n'abbin d'aver mai gelosia.
+ — E perché (dicea il re) vo' che mi spiaccia
+ aver più te ch'un altro in compagnia?
+ So ben ch'in tutto il gran femineo stuolo
+ una non è che stia contenta a un solo.
+
+51
+
+ Una, senza sforzar nostro potere,
+ ma quando il natural bisogno inviti,
+ in festa goderemoci e in piacere,
+ che mai contese non avren né liti.
+ Né credo che si debba ella dolere:
+ che s'anco ogn'altra avesse duo mariti,
+ più ch'ad un solo, a duo saria fedele;
+ né forse s'udirian tante querele. —
+
+52
+
+ Di quel che disse il re, molto contento
+ rimaner parve il giovine romano.
+ Dunque fermati in tal proponimento,
+ cercar molte montagne e molto piano:
+ trovaro al fin, secondo il loro intento,
+ una figliuola d'uno ostiero ispano,
+ che tenea albergo al porto di Valenza,
+ bella di modi e bella di presenza.
+
+53
+
+ Era ancor sul fiorir di primavera
+ sua tenerella e quasi acerba etade.
+ Di molti figli il padre aggravat'era,
+ e nimico mortal di povertade;
+ sì ch'a disporlo fu cosa leggiera,
+ che desse lor la figlia in potestade;
+ ch'ove piacesse lor potesson trarla,
+ poi che promesso avean di ben trattarla.
+
+54
+
+ Pigliano la fanciulla, e piacer n'hanno
+ or l'un or l'altro in caritade e in pace,
+ come a vicenda i mantici che danno,
+ or l'uno or l'altro, fiato alla fornace.
+ Per veder tutta Spagna indi ne vanno,
+ e passar poi nel regno di Siface;
+ e 'l dì che da Valenza si partiro,
+ ad albergare a Zattiva veniro.
+
+55
+
+ I patroni a veder strade e palazzi
+ ne vanno, e lochi publici e divini;
+ ch'usanza han di pigliar simil solazzi
+ in ogni terra ove entran peregrini;
+ e la fanciulla resta coi ragazzi.
+ Altri i letti, altri acconciano i ronzini,
+ altri hanno cura che sia alla tornata
+ dei signor lor la cena apparecchiata.
+
+56
+
+ Ne l'albergo un garzon stava per fante,
+ ch'in casa de la giovene già stette
+ a' servigi del padre, e d'essa amante
+ fu da' primi anni, e del suo amor godette.
+ Ben s'adocchiar, ma non ne fer sembiante,
+ ch'esser notato ognun di lor temette:
+ ma tosto ch'i patroni e la famiglia
+ lor dieron luogo, alzar tra lor le ciglia.
+
+57
+
+ Il fante domandò dove ella gisse,
+ e qual dei duo signor l'avesse seco.
+ A punto la Fiammetta il fatto disse
+ (così avea nome, e quel garzone il Greco).
+ — Quando sperai che 'l tempo ohimè! venisse
+ (il Greco le dicea) di viver teco,
+ Fiammetta, anima mia, tu te ne vai,
+ e non so più di rivederti mai.
+
+58
+
+ Fannosi i dolci miei disegni amari,
+ poi che sei d'altri, e tanto mi ti scosti.
+ Io disegnava, avendo alcun' danari
+ con gran fatica e gran sudor riposti,
+ ch'avanzato m'avea de' miei salari
+ e de le bene andate di molti osti,
+ di tornare a Valenza, e domandarti
+ al padre tuo per moglie, e di sposarti. —
+
+59
+
+ La fanciulla negli omeri si stringe,
+ e risponde che fu tardo a venire.
+ Piange il Greco e sospira, e parte finge:
+ — Vuommi (dice) lasciar così morire?
+ Con le tuo braccia i fianchi almen mi cinge,
+ lasciami disfogar tanto desire:
+ ch'inanzi che tu parta, ogni momento
+ che teco io stia mi fa morir contento. —
+
+60
+
+ La pietosa fanciulla rispondendo:
+ — Credi (dicea) che men di te nol bramo;
+ ma né luogo né tempo ci comprendo
+ qui, dove in mezzo di tanti occhi siamo. —
+ Il Greco soggiungea: — Certo mi rendo,
+ che s'un terzo ami me di quel ch'io t'amo,
+ in questa notte almen troverai loco
+ che ci potren godere insieme un poco. —
+
+61
+
+ — Come potrò (diceagli la fanciulla),
+ che sempre in mezzo a duo la notte giaccio?
+ e meco or l'uno or l'altro si trastulla,
+ e sempre a l'un di lor mi trovo in braccio? —
+ — Questo ti fia (suggiunse il Greco) nulla;
+ che ben ti saprai tor di questo impaccio,
+ e uscir di mezzo lor, pur che tu voglia:
+ e déi voler, quando di me ti doglia. —
+
+62
+
+ Pensa ella alquanto, e poi dice che vegna
+ quando creder potrà ch'ognuno dorma;
+ e pianamente come far convegna,
+ e de l'andare e del tornar l'informa.
+ Il Greco, sì come ella gli disegna,
+ quando sente dormir tutta la torma,
+ viene all'uscio e lo spinge, e quel gli cede:
+ entra pian piano, e va a tenton col piede.
+
+63
+
+ Fa lunghi i passi, e sempre in quel di dietro
+ tutto si ferma, e l'altro par che muova
+ a guisa che di dar tema nel vetro,
+ non che 'l terreno abbia a calcar, ma l'uova;
+ e tien la mano inanzi simil metro,
+ va brancolando infin che 'l letto trova:
+ e di là dove gli altri avean le piante,
+ tacito si cacciò col capo inante.
+
+64
+
+ Fra l'una e l'altra gamba di Fiammetta,
+ che supina giacea, diritto venne;
+ e quando le fu a par, l'abbracciò stretta,
+ e sopra lei sin presso al dì si tenne.
+ Cavalcò forte, e non andò a staffetta;
+ che mai bestia mutar non gli convenne:
+ che questa pare a lui che sì ben trotte,
+ che scender non ne vuol per tutta notte.
+
+65
+
+ Avea Iocondo ed avea il re sentito
+ il calpestio che sempre il letto scosse;
+ e l'uno e l'altro, d'uno error schernito,
+ s'avea creduto che 'l compagno fosse.
+ Poi ch'ebbe il Greco il suo camin fornito,
+ sì come era venuto, anco tornosse.
+ Saettò il sol da l'orizzonte i raggi;
+ sorse Fiammetta, e fece entrare i paggi.
+
+66
+
+ Il re disse al compagno motteggiando:
+ — Frate, molto camin fatto aver déi;
+ e tempo è ben che ti riposi, quando
+ stato a cavallo tutta notte sei. —
+ Iocondo a lui rispose di rimando,
+ e disse: — Tu di' quel ch'io a dire avrei.
+ A te tocca posare, e pro ti faccia,
+ che tutta notte hai cavalcato a caccia. —
+
+67
+
+ — Anch'io (suggiunse il re) senza alcun fallo
+ lasciato avria il mio can correre un tratto,
+ se m'avessi prestato un po' il cavallo,
+ tanto che 'l mio bisogno avessi fatto. —
+ Iocondo replicò: — Son tuo vasallo,
+ e puoi far meco e rompere ogni patto:
+ sì che non convenia tal cenni usare;
+ ben mi potevi dir: lasciala stare. —
+
+68
+
+ Tanto replica l'un, tanto soggiunge
+ l'altro, che sono a grave lite insieme.
+ Vengon da' motti ad un parlar che punge,
+ ch'ad amenduo l'esser beffato preme.
+ Chiaman Fiammetta (che non era lunge,
+ e de la fraude esser scoperta teme)
+ per fare in viso l'uno all'altro dire
+ quel che negando ambi parean mentire.
+
+69
+
+ — Dimmi (le disse il re con fiero sguardo),
+ e non temer di me né di costui;
+ chi tutta notte fu quel sì gagliardo,
+ che ti godé senza far parte altrui? —
+ Credendo l'un provar l'altro bugiardo,
+ la risposta aspettavano ambedui.
+ Fiammetta a' piedi lor si gittò, incerta
+ di viver più, vedendosi scoperta.
+
+70
+
+ Domandò lor perdono, che d'amore
+ ch'a un giovinetto avea portato, spinta,
+ e da pietà d'un tormentato core
+ che molto avea per lei patito, vinta,
+ caduta era la notte in quello errore;
+ e seguitò, senza dir cosa finta,
+ come tra lor con speme si condusse,
+ ch'ambi credesson che 'l compagno fusse.
+
+71
+
+ Il re e Iocondo si guardaro in viso,
+ di maraviglia e di stupor confusi;
+ né d'aver anco udito lor fu aviso,
+ ch'altri duo fusson mai così delusi.
+ Poi scoppiaro ugualmente in tanto riso,
+ che con la bocca aperta e gli occhi chiusi,
+ potendo a pena il fiato aver del petto,
+ a dietro si lasciar cader sul letto.
+
+72
+
+ Poi ch'ebbon tanto riso, che dolere
+ se ne sentiano il petto, e pianger gli occhi,
+ disson tra lor: — Come potremo avere
+ guardia, che la moglier non ne l'accocchi,
+ se non giova tra duo questa tenere,
+ e stretta sì, che l'uno e l'altro tocchi?
+ Se più che crini avesse occhi il marito,
+ non potria far che non fosse tradito.
+
+73
+
+ Provate mille abbiamo, e tutte belle;
+ né di tante una è ancor che ne contraste.
+ Se provian l'altre, fian simili anch'elle;
+ ma per ultima prova costei baste.
+ Dunque possiamo creder che più felle
+ non sien le nostre, o men de l'altre caste:
+ e se son come tutte l'altre sono,
+ che torniamo a godercile fia buono. —
+
+74
+
+ Conchiuso ch'ebbon questo, chiamar fero
+ per Fiammetta medesima il suo amante;
+ e in presenza di molti gli la diero
+ per moglie, e dote gli fu bastante.
+ Poi montaro a cavallo, e il lor sentiero
+ ch'era a ponente, volsero a levante;
+ ed alle mogli lor se ne tornaro,
+ di ch'affanno mai più non si pigliaro. —
+
+75
+
+ L'ostier qui fine alla sua istoria pose,
+ che fu con molta attenzione udita.
+ Udilla il Saracin, né gli rispose
+ parola mai, fin che non fu finita.
+ Poi disse: — Io credo ben che de l'ascose
+ feminil frode sia copia infinita;
+ né si potria de la millesma parte
+ tener memoria con tutte le carte. —
+
+76
+
+ Quivi era un uom d'età, ch'avea più retta
+ opinion degli altri, e ingegno e ardire;
+ e non potendo ormai, che sì negletta
+ ogni femina fosse, più patire,
+ si volse a quel ch'avea l'istoria detta,
+ e gli disse: — Assai cose udimo dire,
+ che veritade in sé non hanno alcuna:
+ e ben di queste è la tua favola una.
+
+77
+
+ A chi te la narrò non do credenza,
+ s'evangelista ben fosse nel resto;
+ ch'opinione, più ch'esperienza
+ ch'abbia di donne, lo facea dir questo.
+ L'avere ad una o due malivolenza,
+ fa ch'odia e biasma l'altre oltre all'onesto;
+ ma se gli passa l'ira, io vo' tu l'oda,
+ più ch'ora biasmo, anco dar lor gran loda.
+
+78
+
+ E se vorrà lodarne, avrà maggiore
+ il campo assai, ch'a dirne mal non ebbe:
+ di cento potrà dir degne d'onore
+ verso una trista che biasmar si debbe.
+ Non biasmar tutte, ma serbarne fuore
+ la bontà d'infinite si dovrebbe;
+ e se 'l Valerio tuo disse altrimente,
+ disse per ira, e non per quel che sente.
+
+79
+
+ Ditemi un poco: è di voi forse alcuno
+ ch'abbia servato alla sua moglie fede?
+ che nieghi andar, quando gli sia oportuno,
+ all'altrui donna, e darle ancor mercede?
+ credete in tutto 'l mondo trovarne uno?
+ chi 'l dice, mente; e folle è ben chi 'l crede.
+ Trovatene vo' alcuna che vi chiami?
+ (non parlo de le publiche ed infami).
+
+80
+
+ Conoscete alcun voi, che non lasciasse
+ la moglie sola, ancor che fosse bella,
+ per seguire altra donna, se sperasse
+ in breve e facilmente ottener quella?
+ Che farebbe egli, quando lo pregasse
+ o desse premio a lui donna o donzella?
+ Credo, per compiacere or queste or quelle,
+ che tutti lasciaremmovi la pelle.
+
+81
+
+ Quelle che i lor mariti hanno lasciati,
+ le più volte cagione avuta n'hanno.
+ Del suo di casa, li veggon svogliati,
+ e che fuor, de l'altrui bramosi, vanno.
+ Dovriano amar, volendo essere amati,
+ e tor con la misura ch'a lor danno.
+ Io farei (se a me stesse il darla e torre)
+ tal legge, ch'uom non vi potrebbe opporre.
+
+82
+
+ Saria la legge, ch'ogni donna colta
+ in adulterio, fosse messa a morte,
+ se provar non potesse ch'una volta
+ avesse adulterato il suo consorte:
+ se provar lo potesse, andrebbe asciolta,
+ né temeria il marito né la corte.
+ Cristo ha lasciato nei precetti suoi:
+ non far altrui quel che patir non vuoi.
+
+83
+
+ La incontinenza è quanto mal si puote
+ imputar lor, non già a tutto lo stuolo.
+ Ma in questo chi ha di noi più brutte note?
+ che continente non si trova un solo.
+ E molto più n'ha ad arrossir le gote,
+ quando bestemmia, ladroneccio, dolo,
+ usura ed omicidio, e se v'è peggio,
+ raro, se non dagli uomini, far veggio. —
+
+84
+
+ Appresso alle ragioni avea il sincero
+ e giusto vecchio in pronto alcuno esempio
+ di donne, che né in fatto né in pensiero
+ mai di lor castità patiron scempio.
+ Ma il Saracin, che fuggia udire il vero,
+ lo minacciò con viso crudo ed empio,
+ sì che lo fece per timor tacere;
+ ma già non lo mutò di suo parere.
+
+85
+
+ Posto ch'ebbe alle liti e alle contese
+ termine il re pagan, lasciò la mensa;
+ indi nel letto per dormir si stese
+ fin al partir de l'aria scura e densa:
+ ma de la notte, a sospirar l'offese
+ più de la donna ch'a dormir, dispensa.
+ Quindi parte all'uscir del nuovo raggio,
+ e far disegna in nave il suo viaggio.
+
+86
+
+ Però ch'avendo tutto quel rispetto
+ ch'a buon cavallo dee buon cavalliero,
+ a quel suo bello e buono, ch'a dispetto
+ tenea di Sacripante e di Ruggiero;
+ vedendo per duo giorni averlo stretto
+ più che non si dovria sì buon destriero,
+ lo pon, per riposarlo, e lo rassetta
+ in una barca, e per andar più in fretta.
+
+87
+
+ Senza indugio al nocchier varar la barca,
+ e dar fa i remi all'acqua da la sponda.
+ Quella, non molto grande e poco carca,
+ se ne va per la Sonna giù a seconda.
+ Non fugge il suo pensier né se ne scarca
+ Rodomonte per terra né per onda:
+ lo trova in su la proda e in su la poppa;
+ e se cavalca, il porta dietro in groppa.
+
+88
+
+ Anzi nel capo, o sia nel cor gli siede,
+ e di fuor caccia ogni conforto e serra.
+ Di ripararsi il misero non vede,
+ da poi che gli nimici ha ne la terra.
+ Non sa da chi sperar possa mercede,
+ se gli fanno i domestici suoi guerra:
+ la notte e 'l giorno e sempre è combattuto
+ da quel crudel che dovria dargli aiuto.
+
+89
+
+ Naviga il giorno e la notte seguente
+ Rodomonte col cor d'affanni grave;
+ e non si può l'ingiuria tor di mente,
+ che da la donna e dal suo re avuto have;
+ e la pena e il dolor medesmo sente,
+ che sentiva a cavallo, ancora in nave:
+ né spegner può, per star ne l'acqua, il fuoco,
+ né può stato mutar, per mutar loco.
+
+90
+
+ Come l'infermo, che dirotto e stanco
+ di febbre ardente, va cangiando lato;
+ o sia su l'uno o sia su l'altro fianco
+ spera aver, se si volge, miglior stato;
+ né sul destro riposa né sul manco,
+ e per tutto ugualmente è travagliato:
+ così il pagano al male ond'era infermo
+ mal trova in terra e male in acqua schermo.
+
+91
+
+ Non puote in nave aver più pazienza,
+ e si fa porre in terra Rodomonte.
+ Lion passa e Vienna, indi Valenza
+ e vede in Avignone il ricco ponte;
+ che queste terre ed altre ubidienza,
+ che son tra il fiume e 'l celtibero monte,
+ rendean al re Agramante e al re di Spagna
+ dal dì che fur signor de la campagna.
+
+92
+
+ Verso Acquamorta a man dritta si tenne
+ con animo in Algier passare in fretta;
+ e sopra un fiume ad una villa venne
+ e da Bacco e da Cerere diletta,
+ che per le spesse ingiurie, che sostenne
+ dai soldati, a votarsi fu costretta.
+ Quinci il gran mare, e quindi ne l'apriche
+ valli vede ondeggiar le bionde spiche.
+
+93
+
+ Quivi ritrova una piccola chiesa
+ di nuovo sopra un monticel murata,
+ che poi ch'intorno era la guerra accesa,
+ i sacerdoti vota avean lasciata.
+ Per stanza fu da Rodomonte presa;
+ che pel sito, e perch'era sequestrata
+ dai campi, onde avea in odio udir novella,
+ gli piacque sì, che mutò Algieri in quella.
+
+94
+
+ Mutò d'andare in Africa pensiero,
+ sì commodo gli parve il luogo e bello.
+ Famigli e carriaggi e il suo destriero
+ seco alloggiar fe' nel medesmo ostello.
+ Vicino a poche leghe a Mompoliero
+ e ad alcun altro ricco e buon castello
+ siede il villaggio allato alla riviera;
+ sì che d'avervi ogn'agio il modo v'era.
+
+95
+
+ Standovi un giorno il Saracin pensoso
+ (come pur era il più del tempo usato),
+ vide venir per mezzo un prato erboso,
+ che d'un piccol sentiero era segnato,
+ una donzella di viso amoroso
+ in compagnia d'un monaco barbato;
+ e si traeano dietro un gran destriero
+ sotto una soma coperta di nero.
+
+96
+
+ Chi la donzella, chi 'l monaco sia,
+ chi portin seco, vi debbe esser chiaro.
+ Conoscere Issabella si dovria,
+ che 'l corpo avea del suo Zerbino caro.
+ Lasciai che vêr Provenza ne venìa
+ sotto la scorta del vecchio preclaro,
+ che le avea persuaso tutto il resto
+ dicare a Dio del suo vivere onesto.
+
+97
+
+ Come ch'in viso pallida e smarrita
+ sia la donzella ed abbia i crini inconti;
+ e facciano i sospir continua uscita
+ del petto acceso, e gli occhi sien duo fonti;
+ ed altri testimoni d'una vita
+ misera e grave in lei si veggan pronti;
+ tanto però di bello anco le avanza,
+ che con le Grazie Amor vi può aver stanza.
+
+98
+
+ Tosto che 'l Saracin vide la bella
+ donna apparir, messe il pensiero al fondo,
+ ch'avea di biasmar sempre e d'odiar quella
+ schiera gentil che pur adorna il mondo.
+ E ben gli par dignissima Issabella,
+ in cui locar debba il suo amor secondo,
+ e spenger totalmente il primo, a modo
+ che da l'asse si trae chiodo con chiodo.
+
+99
+
+ Incontra se le fece, e col più molle
+ parlar che seppe, e col miglior sembiante,
+ di sua condizione domandolle;
+ ed ella ogni pensier gli spiegò inante;
+ come era per lasciare il mondo folle,
+ e farsi amica a Dio con opre sante.
+ Ride il pagano altier ch'in Dio non crede,
+ d'ogni legge nimico e d'ogni fede.
+
+100
+
+ E chiama intenzione erronea e lieve,
+ e dice che per certo ella troppo erra;
+ né men biasmar che l'avaro si deve,
+ che 'l suo ricco tesor metta sotterra:
+ alcuno util per sé non ne riceve,
+ e da l'uso degli altri uomini il serra.
+ Chiuder leon si denno, orsi e serpenti,
+ e non le cose belle ed innocenti.
+
+101
+
+ Il monaco, ch'a questo avea l'orecchia,
+ e per soccorrer la giovane incauta,
+ che ritratta non sia per la via vecchia,
+ sedea al governo qual pratico nauta,
+ quivi di spiritual cibo apparecchia
+ tosto una mensa sontuosa e lauta.
+ Ma il Saracin, che con mal gusto nacque,
+ non pur la saporò, che gli dispiacque:
+
+102
+
+ e poi ch'invano il monaco interroppe,
+ e non poté mai far sì che tacesse,
+ e che di pazienza il freno roppe,
+ le mani adosso con furor gli messe.
+ Ma le parole mie parervi troppe
+ potriano omai, se più se ne dicesse:
+ sì che finirò il canto; e mi fia specchio
+ quel che per troppo dire accade al vecchio.
+
+
+
+
+CANTO VENTINOVESIMO
+
+
+1
+
+ O degli uomini inferma e instabil mente!
+ come siàn presti a variar disegno!
+ Tutti i pensier mutamo facilmente,
+ più quei che nascon d'amoroso sdegno.
+ Io vidi dianzi il Saracin sì ardente
+ contra le donne, e passar tanto il segno,
+ che non che spegner l'odio, ma pensai
+ che non dovesse intiepidirlo mai.
+
+2
+
+ Donne gentil, per quel ch'a biasmo vostro
+ parlò contra il dover, sì offeso sono,
+ che sin che col suo mal non gli dimostro
+ quanto abbia fatto error, non gli perdono.
+ Io farò sì con penna e con inchiostro,
+ ch'ognun vedrà che gli era utile e buono
+ aver taciuto, e mordersi anco poi
+ prima la lingua, che dir mal di voi.
+
+3
+
+ Ma che parlò come ignorante e sciocco,
+ ve lo dimostra chiara esperienza.
+ Incontra tutte trasse fuor lo stocco
+ de l'ira, senza farvi differenza:
+ poi d'Issabella un sguardo sì l'ha tocco,
+ che subito gli fa mutar sentenza.
+ Già in cambio di quell'altra la disia,
+ l'ha vista a pena, e non sa ancor chi sia.
+
+4
+
+ E come il nuovo amor lo punge e scalda,
+ muove alcune ragion di poco frutto,
+ per romper quella mente intera e salda
+ ch'ella avea fissa al Creator del tutto.
+ Ma l'eremita che l'è scudo e falda,
+ perché il casto pensier non sia distrutto,
+ con argumenti più validi e fermi,
+ quanto più può, le fa ripari e schermi.
+
+5
+
+ Poi che l'empio pagan molto ha sofferto
+ con lunga noia quel monaco audace,
+ e che gli ha detto invan ch'al suo deserto
+ senza lei può tornar quando gli piace;
+ e che nuocer si vede a viso aperto,
+ e che seco non vuol triegua né pace:
+ la mano al mento con furor gli stese,
+ e tanto ne pelò, quanto ne prese.
+
+6
+
+ E sì crebbe la furia, che nel collo
+ con man lo stringe a guisa di tanaglia;
+ e poi ch'una e due volte raggirollo,
+ da sé per l'aria e verso il mar lo scaglia.
+ Che n'avenisse, né dico né sollo:
+ varia fama è di lui, né si raguaglia.
+ Dice alcun che sì rotto a un sasso resta,
+ che 'l piè non si discerne da la testa;
+
+7
+
+ ed altri, ch'a cadere andò nel mare,
+ ch'era più di tre miglia indi lontano,
+ e che morì per non saper notare,
+ fatti assai prieghi e orazioni invano;
+ altri, ch'un santo lo venne aiutare,
+ lo trasse al lito con visibil mano.
+ Di queste, qual si vuol, la vera sia:
+ di lui non parla più l'istoria mia.
+
+8
+
+ Rodomonte crudel, poi che levato
+ s'ebbe da canto il garrulo eremita,
+ si ritornò con viso men turbato
+ verso la donna mesta e sbigottita;
+ e col parlar ch'è fra gli amanti usato,
+ dicea ch'era il suo core e la sua vita
+ e 'l suo conforto e la sua cara speme,
+ ed altri nomi tai che vanno insieme.
+
+9
+
+ E si mostrò sì costumato allora,
+ che non le fece alcun segno di forza.
+ Il sembiante gentil che l'innamora,
+ l'usato orgoglio in lui spegne ed ammorza:
+ e ben che 'l frutto trar ne possa fuora,
+ passar non però vuole oltre a la scorza;
+ che non gli par che potesse esser buono,
+ quando da lei non lo accettasse in dono.
+
+10
+
+ E così di disporre a poco a poco
+ a' suoi piaceri Issabella credea.
+ Ella, che in sì solingo e strano loco,
+ qual topo in piede al gatto si vedea,
+ vorria trovarsi inanzi in mezzo il fuoco;
+ e seco tuttavolta rivolgea
+ s'alcun partito, alcuna via fosse atta
+ a trarla quindi immaculata e intatta.
+
+11
+
+ Fa ne l'animo suo proponimento
+ di darsi con sua man prima la morte,
+ che 'l barbaro crudel n'abbia il suo intento,
+ e che le sia cagion d'errar sì forte
+ contra quel cavallier ch'in braccio spento
+ l'avea crudele e dispietata sorte;
+ a cui fatto have col pensier devoto
+ de la sua castità perpetuo voto.
+
+12
+
+ Crescer più sempre l'appetito cieco
+ vede del re pagan, né sa che farsi.
+ Ben sa che vuol venire all'atto bieco,
+ ove i contrasti suoi tutti fien scarsi.
+ Pur discorrendo molte cose seco,
+ il modo trovò al fin di ripararsi,
+ e di salvar la castità sua, come
+ io vi dirò, con lungo e chiaro nome.
+
+13
+
+ Al brutto Saracin, che le venìa
+ già contra con parole e con effetti
+ privi di tutta quella cortesia
+ che mostrata le avea ne' primi detti:
+ — Se fate che con voi sicura io sia
+ del mio onor (disse) e ch'io non ne sospetti,
+ cosa all'incontro vi darò, che molto
+ più vi varrà, ch'avermi l'onor tolto.
+
+14
+
+ Per un piacer di sì poco momento,
+ di che n'ha sì abondanza tutto 'l mondo,
+ non disprezzate un perpetuo contento,
+ un vero gaudio a nullo altro secondo.
+ Potrete tuttavia ritrovar cento
+ e mille donne di viso giocondo;
+ ma chi vi possa dar questo mio dono,
+ nessuno al mondo, o pochi altri ci sono.
+
+15
+
+ Ho notizia d'un'erba, e l'ho veduta
+ venendo, e so dove trovarne appresso,
+ che bollita con elera e con ruta
+ ad un fuoco di legna di cipresso,
+ e fra mano innocenti indi premuta,
+ manda un liquor, che, chi si bagna d'esso
+ tre volte il corpo, in tal modo l'indura,
+ che dal ferro e dal fuoco l'assicura.
+
+16
+
+ Io dico, se tre volte se n'immolla,
+ un mese invulnerabile si trova.
+ Oprar conviensi ogni mese l'ampolla;
+ che sua virtù più termine non giova.
+ Io so far l'acqua, ed oggi ancor farolla,
+ ed oggi ancor voi ne vedrete prova:
+ e vi può, s'io non fallo, esser più grata,
+ che d'aver tutta Europa oggi acquistata.
+
+17
+
+ Da voi domando in guiderdon di questo,
+ che su la fede vostra mi giuriate
+ che né in detto né in opera molesto
+ mai più sarete alla mia castitate. —
+ Così dicendo, Rodomonte onesto
+ fe' ritornar; ch'in tanta voluntate
+ venne ch'inviolabil si facesse,
+ che più ch'ella non disse, le promesse:
+
+18
+
+ e servaralle fin che vegga fatto
+ de la mirabil acqua esperienza;
+ e sforzerasse intanto a non fare atto,
+ a non far segno alcun di violenza.
+ Ma pensa poi di non tenere il patto,
+ perché non ha timor né riverenza
+ di Dio o di santi; e nel mancar di fede
+ tutta a lui la bugiarda Africa cede.
+
+19
+
+ Ad Issabella il re d'Algier scongiuri
+ di non la molestar fe' più di mille,
+ pur ch'essa lavorar l'acqua procuri,
+ che far lo può qual fu già Cigno e Achille.
+ Ella per balze e per valloni oscuri
+ da le città lontana e da le ville
+ ricoglie di molte erbe; e il Saracino
+ non l'abandona, e l'è sempre vicino.
+
+20
+
+ Poi ch'in più parti quant'era a bastanza
+ colson de l'erbe e con radici e senza,
+ tardi si ritornaro alla lor stanza;
+ dove quel paragon di continenza
+ tutta la notte spende, che l'avanza,
+ a bollir erbe con molta avertenza:
+ e a tutta l'opra e a tutti quei misteri
+ si trova ognor presente il re d'Algieri.
+
+21
+
+ Che producendo quella notte in giuoco
+ con quelli pochi servi ch'eran seco,
+ sentia, per lo calor del vicin fuoco
+ ch'era rinchiuso in quello angusto speco,
+ tal sete, che bevendo or molto or poco,
+ duo baril votar pieni di greco,
+ ch'aveano tolto uno o duo giorni inanti
+ i suoi scudieri a certi viandanti.
+
+22
+
+ Non era Rodomonte usato al vino,
+ perché la legge sua lo vieta e danna:
+ e poi che lo gustò, liquor divino
+ gli par, miglior che 'l nettare o la manna;
+ e riprendendo il rito saracino,
+ gran tazze e pieni fiaschi ne tracanna.
+ Fece il buon vino, ch'andò spesso intorno,
+ girare il capo a tutti come un torno.
+
+23
+
+ La donna in questo mezzo la caldaia
+ dal fuoco tolse, ove quell'erbe cosse;
+ e disse a Rodomonte: — Acciò che paia
+ che mie parole al vento non ho mosse,
+ quella che 'l ver da la bugia dispaia,
+ e che può dotte far le genti grosse,
+ te ne farò l'esperienza ancora,
+ non ne l'altrui, ma nel mio corpo or ora.
+
+24
+
+ Io voglio a far il saggio esser la prima
+ del felice liquor di virtù pieno,
+ acciò tu forse non facessi stima
+ che ci fosse mortifero veneno.
+ Di questo bagnerommi da la cima
+ del capo giù pel collo e per lo seno:
+ tu poi tua forza in me prova e tua spada,
+ se questo abbia vigor, se quella rada. —
+
+25
+
+ Bagnossi, come disse, e lieta porse
+ all'incauto pagano il collo ignudo,
+ incauto, e vinto anco dal vino forse,
+ incontra a cui non vale elmo né scudo.
+ Quel uom bestial le prestò fede, e scorse
+ sì con la mano e sì col ferro crudo,
+ che del bel capo, già d'Amore albergo,
+ fe' tronco rimanere il petto e il tergo.
+
+26
+
+ Quel fe' tre balzi; e funne udita chiara
+ voce, ch'uscendo nominò Zerbino,
+ per cui seguire ella trovò sì rara
+ via di fuggir di man del Saracino.
+ Alma, ch'avesti più la fede cara,
+ e 'l nome quasi ignoto e peregrino
+ al tempo nostro, de la castitade,
+ che la tua vita e la tua verde etade,
+
+27
+
+ vattene in pace, alma beata e bella!
+ Così i miei versi avesson forza, come
+ ben m'affaticherei con tutta quella
+ arte che tanto il parlar orna e come,
+ perché mille e mill'anni e più, novella
+ sentisse il mondo del tuo chiaro nome.
+ Vattene in pace alla superna sede,
+ e lascia all'altre esempio di tua fede.
+
+28
+
+ All'atto incomparabile e stupendo,
+ dal cielo il Creator giù gli occhi volse,
+ e disse: — Più di quella ti commendo,
+ la cui morte a Tarquinio il regno tolse;
+ e per questo una legge fare intendo
+ tra quelle mie, che mai tempo non sciolse,
+ la qual per le inviolabil'acque giuro
+ che non muterà seculo futuro.
+
+29
+
+ Per l'avvenir vo' che ciascuna ch'aggia
+ il nome tuo, sia di sublime ingegno,
+ e sia bella, gentil, cortese e saggia,
+ e di vera onestade arrivi al segno:
+ onde materia agli scrittori caggia
+ di celebrare il nome inclito e degno;
+ tal che Parnasso, Pindo ed Elicone
+ sempre Issabella, Issabella risuone. —
+
+30
+
+ Dio così disse, e fe' serena intorno
+ l'aria, e tranquillo il mar più che mai fusse.
+ Fe' l'alma casta al terzo ciel ritorno,
+ e in braccio al suo Zerbin si ricondusse.
+ Rimase in terra con vergogna e scorno
+ quel fier senza pietà nuovo Breusse;
+ che poi che 'l troppo vino ebbe digesto,
+ biasmò il suo errore, e ne restò funesto.
+
+31
+
+ Placare o in parte satisfar pensosse
+ a l'anima beata d'Issabella,
+ se, poi ch'a morte il corpo le percosse,
+ desse almen vita alla memoria d'ella.
+ Trovò per mezzo, acciò che così fosse,
+ di convertirle quella chiesa, quella
+ dove abitava e dove ella fu uccisa,
+ in un sepolcro; e vi dirò in che guisa.
+
+32
+
+ Di tutti i lochi intorno fa venire
+ mastri, chi per amore e chi per tema;
+ e fatto ben seimila uomini unire,
+ de' gravi sassi i vicin monti scema,
+ e ne fa una gran massa stabilire,
+ che da la cima era alla parte estrema
+ novanta braccia; e vi rinchiude dentro
+ la chiesa, che i duo amanti have nel centro.
+
+33
+
+ Imita quasi la superba mole
+ che fe' Adriano all'onda tiberina.
+ Presso al sepolcro una torre alta vuole;
+ ch'abitarvi alcun tempo si destina.
+ Un ponte stretto e di due braccia sole
+ fece su l'acqua che correa vicina.
+ Lungo il ponte, ma largo era sì poco,
+ che dava a pena a duo cavalli loco;
+
+34
+
+ a duo cavalli che venuti a paro,
+ o ch'insieme si fossero scontrati:
+ e non avea né sponda né riparo,
+ e si potea cader da tutti i lati.
+ Il passar quindi vuol che costi caro
+ a guerrieri o pagani o battezzati;
+ che de le spoglie lor mille trofei
+ promette al cimiterio di costei.
+
+35
+
+ In dieci giorni e in manco fu perfetta
+ l'opra del ponticel che passa il fiume;
+ ma non fu già il sepolcro così in fretta,
+ né la torre condutta al suo cacume:
+ pur fu levata sì, ch'alla veletta
+ starvi in cima una guardia avea costume,
+ che d'ogni cavallier che venìa al ponte,
+ col corno facea segno a Rodomonte.
+
+36
+
+ E quel s'armava, e se gli venìa a opporre
+ ora su l'una, ora su l'altra riva;
+ che se 'l guerrier venìa di vêr la torre,
+ su l'altra proda il re d'Algier veniva.
+ Il ponticello è il campo ove si corre;
+ e se 'l destrier poco del segno usciva,
+ cadea nel fiume, ch'alto era e profondo:
+ ugual periglio a quel non avea il mondo.
+
+37
+
+ Aveasi imaginato il Saracino,
+ che, per gir spesso a rischio di cadere
+ dal ponticel nel fiume a capo chino,
+ dove gli converria molt'acqua bere,
+ del fallo a che l'indusse il troppo vino,
+ dovesse netto e mondo rimanere;
+ come l'acqua, non men che 'l vino, estingua
+ l'error che fa pel vino o mano o lingua.
+
+38
+
+ Molti fra pochi dì vi capitaro:
+ alcuni la via dritta vi condusse,
+ ch'a quei che verso Italia o Spagna andaro
+ altra non era che più trita fusse;
+ altri l'ardire, e, più che vita caro,
+ l'onore, a farvi di sé prova indusse.
+ E tutti, ove acquistar credean la palma,
+ lasciavan l'arme, e molti insieme l'alma.
+
+39
+
+ Di quelli ch'abbattea, s'eran pagani,
+ si contentava d'aver spoglie ed armi;
+ e di chi prima furo, i nomi piani
+ vi facea sopra, e sospendeale ai marmi:
+ ma ritenea in prigion tutti i cristiani;
+ e che in Algier poi li mandasse parmi.
+ Finita ancor non era l'opra, quando
+ vi venne a capitare il pazzo Orlando.
+
+40
+
+ A caso venne il furioso conte
+ a capitar su questa gran riviera,
+ dove, come io vi dico, Rodomonte
+ fare in fretta facea, né finito era
+ la torre né il sepolcro, e a pena il ponte:
+ e di tutte arme, fuor che di visiera,
+ a quell'ora il pagan si trovò in punto,
+ ch'Orlando al fiume e al ponte è sopragiunto.
+
+41
+
+ Orlando (come il suo furor lo caccia)
+ salta la sbarra e sopra il ponte corre.
+ Ma Rodomonte con turbata faccia,
+ a piè, com'era inanzi a la gran torre,
+ gli grida di lontano e gli minaccia,
+ né se gli degna con la spada opporre:
+ — Indiscreto villan, ferma le piante,
+ temerario, importuno ed arrogante!
+
+42
+
+ Sol per signori e cavallieri è fatto
+ il ponte, non per te, bestia balorda. —
+ Orlando, ch'era in gran pensier distratto,
+ vien pur inanzi e fa l'orecchia sorda.
+ — Bisogna ch'io castighi questo matto —
+ disse il pagano; e con la voglia ingorda
+ venìa per traboccarlo giù ne l'onda,
+ non pensando trovar chi gli risponda.
+
+43
+
+ In questo tempo una gentil donzella,
+ per passar sovra il ponte, al fiume arriva,
+ leggiadramente ornata e in viso bella,
+ e nei sembianti accortamente schiva.
+ Era (se vi ricorda, Signor) quella
+ che per ogni altra via cercando giva
+ di Brandimarte, il suo amator, vestigi,
+ fuor che, dove era, dentro da Parigi.
+
+44
+
+ Ne l'arrivar di Fiordiligi al ponte
+ (che così la donzella nomata era),
+ Orlando s'attaccò con Rodomonte
+ che lo volea gittar ne la riviera.
+ La donna, ch'avea pratica del conte,
+ subito n'ebbe conoscenza vera:
+ e restò d'alta maraviglia piena,
+ de la follia che così nudo il mena.
+
+45
+
+ Fermasi a riguardar che fine avere
+ debba il furor dei duo tanti possenti.
+ Per far del ponte l'un l'altro cadere
+ a por tutta lor forza sono intenti.
+ — Come è ch'un pazzo debba sì valere? —
+ seco il fiero pagan dice tra' denti;
+ e qua e là si volge e si raggira,
+ pieno di sdegno e di superbia e d'ira.
+
+46
+
+ Con l'una e l'altra man va ricercando
+ far nuova presa, ove il suo meglio vede;
+ or tra le gambe, or fuor gli pone, quando
+ con arte il destro, e quando il manco piede.
+ Simiglia Rodomonte intorno a Orlando
+ lo stolido orso che sveller si crede
+ l'arbor onde è caduto; e come n'abbia
+ quello ogni colpa, odio gli porta e rabbia.
+
+47
+
+ Orlando, che l'ingegno avea sommerso,
+ io non so dove, e sol la forza usava,
+ l'estrema forza a cui per l'universo
+ nessuno o raro paragon si dava,
+ cader del ponte si lasciò riverso
+ col pagano abbracciato come stava.
+ Cadon nel fiume e vanno al fondo insieme:
+ ne salta in aria l'onda, e il lito geme.
+
+48
+
+ L'acqua gli fece distaccare in fretta.
+ Orlando è nudo, e nuota com'un pesce:
+ di qua le braccia, e di là i piedi getta,
+ e viene a proda; e come di fuor esce,
+ correndo va, né per mirare aspetta,
+ se in biasmo o in loda questo gli riesce.
+ Ma il pagan, che da l'arme era impedito,
+ tornò più tardo e con più affanno al lito.
+
+49
+
+ Sicuramente Fiordiligi intanto
+ avea passato il ponte e la riviera;
+ e guardato il sepolcro in ogni canto,
+ se del suo Brandimarte insegna v'era,
+ poi che né l'arme sue vede né il manto,
+ di ritrovarlo in altra parte spera.
+ Ma ritorniamo a ragionar del conte,
+ che lascia a dietro e torre e fiume e ponte.
+
+50
+
+ Pazzia sarà, se le pazzie d'Orlando
+ prometto raccontarvi ad una ad una;
+ che tante e tante fur, ch'io non so quando
+ finir: ma ve n'andrò scegliendo alcuna
+ solenne ed atta da narrar cantando,
+ e ch'all'istoria mi parrà oportuna;
+ né quella tacerò miraculosa,
+ che fu nei Pirenei sopra Tolosa.
+
+51
+
+ Trascorso avea molto paese il conte,
+ come dal grave suo furor fu spinto;
+ ed al fin capitò sopra quel monte
+ per cui dal Franco è il Tarracon distinto;
+ tenendo tuttavia volta la fronte
+ verso là dove il sol ne viene estinto:
+ e quivi giunse in uno angusto calle,
+ che pendea sopra una profonda valle.
+
+52
+
+ Si vennero a incontrar con esso al varco
+ duo boscherecci gioveni, ch'inante
+ avean di legna un loro asino carco;
+ e perché ben s'accorsero al sembiante,
+ ch'avea di cervel sano il capo scarco,
+ gli gridano con voce minacciante,
+ o ch'a dietro o da parte se ne vada,
+ e che si levi di mezzo la strada.
+
+53
+
+ Orlando non risponde altro a quel detto,
+ se non che con furor tira d'un piede,
+ e giunge a punto l'asino nel petto
+ con quella forza che tutte altre eccede;
+ ed alto il leva, sì, ch'uno augelletto
+ che voli in aria, sembra a chi lo vede.
+ Quel va a cadere alla cima d'un colle,
+ ch'un miglio oltre la valle il giogo estolle.
+
+54
+
+ Indi verso i duo gioveni s'aventa,
+ dei quali un, più che senno, ebbe aventura,
+ che da la balza, che due volte trenta
+ braccia cadea, si gittò per paura.
+ A mezzo il tratto trovò molle e lenta
+ una macchia di rubi e di verzura,
+ a cui bastò graffiargli un poco il volto:
+ del resto lo mandò libero e sciolto.
+
+55
+
+ L'altro s'attacca ad un scheggion ch'usciva
+ fuor de la roccia, per salirvi sopra;
+ perché si spera, s'alla cima arriva,
+ di trovar via che dal pazzo lo cuopra.
+ Ma quel nei piedi (che non vuol che viva)
+ lo piglia, mentre di salir s'adopra:
+ e quanto più sbarrar puote le braccia,
+ le sbarra sì, ch'in duo pezzi lo straccia;
+
+56
+
+ a quella guisa che veggiàn talora
+ farsi d'uno aeron, farsi d'un pollo,
+ quando si vuol de le calde interiora
+ che falcone o ch'astor resti satollo.
+ Quanto è bene accaduto che non muora
+ quel che fu a risco di fiaccarsi il collo!
+ ch'ad altri poi questo miracol disse,
+ sì che l'udì Turpino, e a noi lo scrisse.
+
+57
+
+ E queste ed altre assai cose stupende
+ fece nel traversar de la montagna.
+ Dopo molto cercare, al fin discende
+ verso meriggie alla terra di Spagna;
+ e lungo la marina il camin prende,
+ ch'intorno a Taracona il lito bagna:
+ e come vuol la furia che lo mena,
+ pensa farsi uno albergo in quella arena,
+
+58
+
+ dove dal sole alquanto si ricuopra;
+ e nel sabbion si caccia arrido e trito.
+ Stando così, gli venne a caso sopra
+ Angelica la bella e il suo marito,
+ ch'eran (sì come io vi narrai di sopra)
+ scesi dai monti in su l'ispano lito.
+ A men d'un braccio ella gli giunse appresso,
+ perché non s'era accorta ancora d'esso.
+
+59
+
+ Che fosse Orlando, nulla le soviene:
+ troppo è diverso da quel ch'esser suole.
+ Da indi in qua che quel furor lo tiene,
+ è sempre andato nudo all'ombra e al sole:
+ se fosse nato all'aprica Siene,
+ o dove Ammone il Garamante cole,
+ o presso ai monti onde il gran Nilo spiccia,
+ non dovrebbe la carne aver più arsiccia.
+
+60
+
+ Quasi ascosi avea gli occhi ne la testa,
+ la faccia macra, e come un osso asciutta,
+ la chioma rabuffata, orrida e mesta,
+ la barba folta, spaventosa e brutta.
+ Non più a vederlo Angelica fu presta,
+ che fosse a ritornar, tremando tutta:
+ tutta tremando, e empiendo il ciel di grida,
+ si volse per aiuto alla sua guida.
+
+61
+
+ Come di lei s'accorse Orlando stolto,
+ per ritenerla si levò di botto:
+ così gli piacque il delicato volto,
+ così ne venne immantinente giotto.
+ D'averla amata e riverita molto
+ ogni ricordo era in lui guasto e rotto.
+ Gli corre dietro, e tien quella maniera
+ che terria il cane a seguitar la fera.
+
+62
+
+ Il giovine che 'l pazzo seguir vede
+ la donna sua, gli urta il cavallo adosso,
+ e tutto a un tempo lo percuote e fiede,
+ come lo trova che gli volta il dosso.
+ Spiccar dal busto il capo se gli crede:
+ ma la pelle trovò dura come osso,
+ anzi via più ch'acciar; ch'Orlando nato
+ impenetrabile era ed affatato.
+
+63
+
+ Come Orlando sentì battersi dietro,
+ girossi, e nel girare il pugno strinse,
+ e con la forza che passa ogni metro,
+ ferì il destrier che 'l Saracino spinse.
+ Feril sul capo, e come fosse vetro,
+ lo spezzò sì, che quel cavallo estinse:
+ e rivoltosse in un medesmo istante
+ dietro a colei che gli fuggiva inante.
+
+64
+
+ Caccia Angelica in fretta la giumenta,
+ e con sferza e con spron tocca e ritocca;
+ che le parrebbe a quel bisogno lenta,
+ se ben volasse più che stral da cocca.
+ De l'annel c'ha nel dito si ramenta,
+ che può salvarla, e se lo getta in bocca:
+ e l'annel, che non perde il suo costume,
+ la fa sparir come ad un soffio il lume.
+
+65
+
+ O fosse la paura, o che pigliasse
+ tanto disconcio nel mutar l'annello,
+ o pur, che la giumenta traboccasse,
+ che non posso affermar questo né quello;
+ nel medesmo momento che si trasse
+ l'annello in bocca e celò il viso bello,
+ levò le gambe ed uscì de l'arcione,
+ e si trovò riversa in sul sabbione.
+
+66
+
+ Più corto che quel salto era dua dita,
+ aviluppata rimanea col matto,
+ che con l'urto le avria tolta la vita;
+ ma gran ventura l'aiutò a quel tratto.
+ Cerchi pur, ch'altro furto le dia aita
+ d'un'altra bestia, come prima ha fatto;
+ che più non è per riaver mai questa
+ ch'inanzi al paladin l'arena pesta.
+
+67
+
+ Non dubitate già ch'ella non s'abbia
+ a provedere; e seguitiamo Orlando,
+ in cui non cessa l'impeto e la rabbia
+ perché si vada Angelica celando.
+ Segue la bestia per la nuda sabbia,
+ e se le vien più sempre approssimando:
+ già già la tocca, ed ecco l'ha nel crine,
+ indi nel freno, e la ritiene al fine.
+
+68
+
+ Con quella festa il paladin la piglia,
+ ch'un altro avrebbe fatto una donzella:
+ le rassetta le redine e la briglia,
+ e spicca un salto ed entra ne la sella;
+ e correndo la caccia molte miglia,
+ senza riposo, in questa parte e in quella:
+ mai non le leva né sella né freno,
+ né le lascia gustare erba né fieno.
+
+69
+
+ Volendosi cacciare oltre una fossa,
+ sozzopra se ne va con la cavalla.
+ Non nocque a lui, né sentì la percossa;
+ ma nel fondo la misera si spalla.
+ Non vede Orlando come trar la possa;
+ e finalmente se l'arreca in spalla,
+ e su ritorna, e va con tutto il carco,
+ quanto in tre volte non trarrebbe un arco.
+
+70
+
+ Sentendo poi che gli gravava troppo,
+ la pose in terra, e volea trarla a mano.
+ Ella il seguia con passo lento e zoppo;
+ dicea Orlando: — Camina! — e dicea invano.
+ Se l'avesse seguito di galoppo,
+ assai non era al desiderio insano.
+ Al fin dal capo le levò il capestro,
+ e dietro la legò sopra il piè destro;
+
+71
+
+ e così la strascina, e la conforta
+ che lo potrà seguir con maggior agio.
+ Qual leva il pelo, e quale il cuoio porta,
+ dei sassi ch'eran nel camin malvagio.
+ La mal condotta bestia restò morta
+ finalmente di strazio e di disagio.
+ Orlando non le pensa e non la guarda,
+ e via correndo il suo camin non tarda.
+
+72
+
+ Di trarla, anco che morta, non rimase,
+ continoando il corso ad occidente;
+ e tuttavia saccheggia ville e case,
+ se bisogno di cibo aver si sente;
+ e frutte e carne e pan, pur ch'egli invase,
+ rapisce; ed usa forza ad ogni gente:
+ qual lascia morto e qual storpiato lassa;
+ poco si ferma, e sempre inanzi passa.
+
+73
+
+ Avrebbe così fatto, o poco manco,
+ alla sua donna, se non s'ascondea;
+ perché non discernea il nero dal bianco,
+ e di giovar, nocendo si credea.
+ Deh maledetto sia l'annello ed anco
+ il cavallier che dato le l'avea!
+ che se non era, avrebbe Orlando fatto
+ di sé vendetta e di mill'altri a un tratto.
+
+74
+
+ Né questa sola, ma fosser pur state
+ in man d'Orlando quante oggi ne sono;
+ ch'ad ogni modo tutte sono ingrate,
+ né si trova tra loro oncia di buono.
+ Ma prima che le corde rallentate
+ al canto disugual rendano il suono,
+ fia meglio differirlo a un'altra volta,
+ acciò men sia noioso a chi l'ascolta.
+
+
+
+
+CANTO TRENTESIMO
+
+
+1
+
+ Quando vincer da l'impeto e da l'ira
+ si lascia la ragion, né si difende,
+ e che 'l cieco furor sì inanzi tira
+ o mano o lingua, che gli amici offende;
+ se ben dipoi si piange e si sospira,
+ non è per questo che l'error s'emende.
+ Lasso! io mi doglio e affliggo invan di quanto
+ dissi per ira al fin de l'altro canto.
+
+2
+
+ Ma simile son fatto ad uno infermo,
+ che dopo molta pazienza e molta,
+ quando contra il dolor non ha più schermo,
+ cede alla rabbia e a bestemmiar si volta.
+ Manca il dolor, né l'impeto sta fermo,
+ che la lingua al dir mal facea sì sciolta;
+ e si ravvede e pente e n'ha dispetto:
+ ma quel c'ha detto, non può far non detto.
+
+3
+
+ Ben spero, donne, in vostra cortesia
+ aver da voi perdon, poi ch'io vel chieggio.
+ Voi scusarete, che per frenesia,
+ vinto da l'aspra passion, vaneggio.
+ Date la colpa alla nimica mia,
+ che mi fa star, ch'io non potrei star peggio,
+ e mi fa dir quel di ch'io son poi gramo:
+ sallo Idio, s'ella ha il torto; essa, s'io l'amo.
+
+4
+
+ Non men son fuor di me, che fosse Orlando;
+ e non son men di lui di scusa degno,
+ ch'or per li monti, or per le piagge errando,
+ scorse in gran parte di Marsilio il regno,
+ molti dì la cavalla strascinando
+ morta, come era, senza alcun ritegno;
+ ma giunto ove un gran fiume entra nel mare,
+ gli fu forza il cadavero lasciare.
+
+5
+
+ E perché sa nuotar come una lontra,
+ entra nel fiume, e surge all'altra riva.
+ Ecco un pastor sopra un cavallo incontra,
+ che per abeverarlo al fiume arriva.
+ Colui, ben che gli vada Orlando incontra,
+ perché egli è solo e nudo, non lo schiva.
+ — Vorrei del tuo ronzin (gli disse il matto)
+ con la giumenta mia far un baratto.
+
+6
+
+ Io te la mostrerò di qui, se vuoi;
+ che morta là su l'altra ripa giace:
+ la potrai far tu medicar dipoi;
+ altro diffetto in lei non mi dispiace.
+ Con qualche aggiunta il ronzin dar mi puoi:
+ smontane in cortesia, perché mi piace. —
+ Il pastor ride, e senz'altra risposta
+ va verso il guado, e dal pazzo si scosta.
+
+7
+
+ — Io voglio il tuo cavallo: olà non odi? —
+ suggiunse Orlando, e con furor si mosse.
+ Avea un baston con nodi spessi e sodi
+ quel pastor seco, e il paladin percosse.
+ La rabbia e l'ira passò tutti i modi
+ del conte; e parve fier più che mai fosse.
+ Sul capo del pastore un pugno serra,
+ che spezza l'osso, e morto il caccia in terra.
+
+8
+
+ Salta a cavallo, e per diversa strada
+ va discorrendo, e molti pone a sacco.
+ Non gusta il ronzin mai fieno né biada,
+ tanto ch'in pochi dì ne riman fiacco:
+ ma non però ch'Orlando a piedi vada,
+ che di vetture vuol vivere a macco;
+ e quante ne trovò, tante ne mise
+ in uso, poi che i lor patroni uccise.
+
+9
+
+ Capitò al fin a Malega, e più danno
+ vi fece, ch'egli avesse altrove fatto:
+ che oltre che ponesse a saccomanno
+ il popul sì, che ne restò disfatto,
+ né si poté rifar quel né l'altr'anno;
+ tanti n'uccise il periglioso matto,
+ vi spianò tante case e tante accese,
+ che disfe' più che 'l terzo del paese.
+
+10
+
+ Quindi partito, venne ad una terra,
+ Zizera detta, che siede allo stretto
+ di Zibeltarro, o vuoi di Zibelterra,
+ che l'uno e l'altro nome le vien detto;
+ ove una barca che sciogliea da terra
+ vide piena di gente da diletto,
+ che solazzando all'aura matutina,
+ gìa per la tranquillissima marina.
+
+11
+
+ Cominciò il pazzo a gridar forte: — Aspetta! —
+ che gli venne disio d'andare in barca.
+ Ma bene invano e i gridi e gli urli getta;
+ che volentier tal merce non si carca.
+ Per l'acqua il legno va con quella fretta
+ che va per l'aria irondine che varca.
+ Orlando urta il cavallo e batte e stringe,
+ e con un mazzafrusto all'acqua spinge.
+
+12
+
+ Forza è ch'al fin nell'acqua il cavallo entre,
+ ch'invan contrasta, e spende invano ogni opra:
+ bagna i genocchi, e poi la groppa e 'l ventre,
+ indi la testa, e a pena appar di sopra.
+ Tornare a dietro non si speri, mentre
+ la verga tra l'orecchie se gli adopra.
+ Misero! o si convien tra via affogare,
+ o nel lito african passare il mare.
+
+13
+
+ Non vede Orlando più poppe né sponde
+ che tratto in mar l'avean dal lito asciutto;
+ che son troppo lontane, e le nasconde
+ agli occhi bassi l'alto e mobil flutto:
+ e tuttavia il destrier caccia tra l'onde,
+ ch'andar di là dal mar dispone in tutto.
+ Il destrier, d'acqua pieno e d'alma voto,
+ finalmente finì la vita e il nuoto.
+
+14
+
+ Andò nel fondo, e vi traea la salma,
+ se non si tenea Orlando in su le braccia.
+ Mena le gambe e l'una e l'altra palma,
+ e soffia, e l'onda spinge da la faccia.
+ Era l'aria soave e il mare in calma:
+ e ben vi bisognò più che bonaccia;
+ ch'ogni poco che 'l mar fosse più sorto,
+ restava il paladin ne l'acqua morto.
+
+15
+
+ Ma la Fortuna, che dei pazzi ha cura,
+ del mar lo trasse nel lito di Setta,
+ in una spiaggia, lungi da le mura
+ quanto sarian duo tratti di saetta.
+ Lungo il mar molti giorni alla ventura
+ verso levante andò correndo in fretta;
+ fin che trovò, dove tendea sul lito
+ di nera gente esercito infinito.
+
+16
+
+ Lasciamo il paladin ch'errando vada:
+ ben di parlar di lui tornerà tempo.
+ Quanto, Signore, ad Angelica accada
+ dopo ch'uscì di man del pazzo a tempo;
+ e come a ritornare in sua contrada
+ trovasse e buon navilio e miglior tempo,
+ e de l'India a Medor desse lo scettro,
+ forse altri canterà con miglior plettro.
+
+17
+
+ Io sono a dir tante altre cose intento,
+ che di seguir più questa non mi cale.
+ Volger conviemmi il bel ragionamento
+ al Tartaro, che spinto il suo rivale,
+ quella bellezza si godea contento,
+ a cui non resta in tutta Europa uguale,
+ poscia che se n'è Angelica partita,
+ e la casta Issabella al ciel salita.
+
+18
+
+ De la sentenza Mandricardo altiero,
+ ch'in suo favor la bella donna diede,
+ non può fruir tutto il diletto intero;
+ che contra lui son altre liti in piede.
+ L'una gli muove il giovene Ruggiero,
+ perché l'aquila bianca non gli cede;
+ l'altra il famoso re di Sericana,
+ che da lui vuol la spada Durindana.
+
+19
+
+ S'affatica Agramante, né disciorre,
+ né Marsilio con lui, sa questo intrico:
+ né solamente non li può disporre
+ che voglia l'un de l'altro essere amico;
+ ma che Ruggiero a Mandricardo torre
+ lasci lo scudo del Troiano antico,
+ o Gradasso la spada non gli vieti,
+ tanto che questa o quella lite accheti.
+
+20
+
+ Ruggier non vuol ch'in altra pugna vada
+ con lo suo scudo; né Gradasso vuole
+ che, fuor che contra sé porti la spada
+ che 'l glorioso Orlando portar suole.
+ — Al fin veggiamo in cui la sorte cada
+ (disse Agramante), e non sian più parole;
+ veggiàn quel che Fortuna ne disponga,
+ e sia preposto quel ch'ella preponga.
+
+21
+
+ E se compiacer meglio mi volete,
+ onde d'aver ve n'abbia obligo ognora,
+ chi de' di voi combatter, sortirete;
+ ma con patto, ch'al primo ch'esca fuora,
+ amendue le querele in man porrete:
+ sì che, per sé vincendo, vinca ancora
+ pel compagno; e perdendo l'un di vui,
+ così perduto abbia per ambidui.
+
+22
+
+ Tra Gradasso e Ruggier credo che sia
+ di valor nulla o poca differenza;
+ e di lor qual si vuol venga fuor pria,
+ so ch'in arme farà per eccellenza.
+ Poi la vittoria da quel canto stia,
+ che vorrà la divina providenza.
+ Il cavallier non avrà colpa alcuna,
+ ma il tutto imputerassi alla Fortuna. —
+
+23
+
+ Steron taciti al detto d'Agramante
+ e Ruggiero e Gradasso; ed accordarsi
+ che qualunque di loro uscirà inante,
+ e l'una briga e l'altra abbia a pigliarsi.
+ Così in duo brevi, ch'avean simigliante
+ ed ugual forma, i nomi lor notarsi;
+ e dentro un'urna quelli hanno rinchiusi,
+ versati molto, e sozzopra confusi.
+
+24
+
+ Un semplice fanciul nell'urna messe
+ la mano, e prese un breve; e venne a caso
+ ch'in questo il nome di Ruggier si lesse,
+ essendo quel del Serican rimaso.
+ Non si può dir quanta allegrezza avesse,
+ quando Ruggier si sentì trar del vaso,
+ e d'altra parte il Sericano doglia;
+ ma quel che manda il ciel, forza è che toglia.
+
+25
+
+ Ogni suo studio il Sericano, ogni opra
+ a favorire, ad aiutar converte
+ perché Ruggiero abbia a restar di sopra:
+ e le cose in suo pro, ch'avea già esperte,
+ come or di spada, or di scudo si cuopra,
+ qual sien botte fallaci e qual sien certe,
+ quando tentar, quando schivar fortuna
+ si dee, gli torna a mente ad una ad una.
+
+26
+
+ Il resto di quel dì, che da l'accordo
+ e dal trar de le sorti sopravanza,
+ è speso dagli amici in dar ricordo,
+ chi a l'un guerrier chi all'altro, come è usanza.
+ Il popul, di veder la pugna ingordo,
+ s'affretta a gara d'occupar la stanza:
+ né basta a molti inanzi giorno andarvi,
+ che voglion tutta notte anco veggiarvi.
+
+27
+
+ La sciocca turba disiosa attende
+ ch'i duo buon cavallier vengano in prova;
+ che non mira più lungi né comprende
+ di quel ch'inanzi agli occhi si ritrova.
+ Ma Sobrino e Marsilio, e chi più intende
+ e vede ciò che nuoce e ciò che giova,
+ biasma questa battaglia, ed Agramante,
+ che voglia comportar che vada inante.
+
+28
+
+ Né cessan raccordargli il grave danno
+ che n'ha d'avere il popul saracino,
+ muora Ruggiero o il tartaro tiranno,
+ quel che prefisso è dal suo fier destino:
+ d'un sol di lor via più bisogno avranno
+ per contrastare al figlio di Pipino,
+ che di dieci altri mila che ci sono,
+ tra' quai fatica è ritrovare un buono.
+
+29
+
+ Conosce il re Agramante che gli è vero,
+ ma non può più negar ciò c'ha promesso.
+ Ben prega Mandricardo e il buon Ruggiero,
+ che gli ridonin quel c'ha lor concesso;
+ e tanto più che 'l lor litigio è un zero,
+ né degno in prova d'arme esser rimesso:
+ e s'in ciò pur nol vogliono ubbidire,
+ voglino almen la pugna differire.
+
+30
+
+ Cinque o sei mesi il singular certame,
+ o meno o più, si differisca, tanto
+ che cacciato abbin Carlo del reame,
+ tolto lo scettro, la corona e il manto.
+ Ma l'un e l'altro, ancor che voglia e brame
+ il re ubbidir, pur sta duro da canto;
+ che tale accordo obbrobrioso stima
+ a chi 'l consenso suo vi darà prima.
+
+31
+
+ Ma più del re, ma più d'ognun ch'invano
+ spenda a placare il Tartaro parole,
+ la bella figlia del re Stordilano
+ supplice il priega, e si lamenta e duole:
+ lo prega che consenta al re africano
+ e voglia quel che tutto il campo vuole;
+ si lamenta e si duol che per lui sia
+ timida sempre e piena d'angonia.
+
+32
+
+ — Lassa! (dicea) che ritrovar poss'io
+ rimedio mai ch'a riposar mi vaglia,
+ s'or contra questo, or quel, nuovo disio
+ vi trarrà sempre a vestir piastra e maglia?
+ C'ha potuto giovare al petto mio
+ il gaudio che sia spenta la battaglia
+ per me da voi contra quell'altro presa,
+ se un'altra non minor se n'è già accesa?
+
+33
+
+ Ohimè! ch'invano i' me n'andava altiera
+ ch'un re sì degno, un cavallier sì forte
+ per me volesse in perigliosa e fiera
+ battaglia porsi al risco de la morte;
+ ch'or veggo per cagion tanto leggiera
+ non meno esporvi alla medesma sorte.
+ Fu natural ferocità di core
+ ch'a quella v'istigò, più che 'l mio amore.
+
+34
+
+ Ma se gli è ver che 'l vostro amor sia quello
+ che vi sforzate di mostrarmi ognora,
+ per lui vi prego, e per quel gran flagello
+ che mi percuote l'alma e che m'accora,
+ che non vi caglia se 'l candido augello
+ ha ne lo scudo quel Ruggiero ancora.
+ Utile o danno a voi non so ch'importi,
+ che lasci quella insegna o che la porti.
+
+35
+
+ Poco guadagno, e perdita uscir molta
+ de la battaglia può, che per far sète:
+ quando abbiate a Ruggier l'aquila tolta,
+ poca mercé d'un gran travaglio avrete;
+ ma se Fortuna le spalle vi volta
+ (che non però nel crin presa tenete),
+ causate un danno, ch'a pensarvi solo
+ mi sento il petto già sparrar di duolo.
+
+36
+
+ Quando la vita a voi per voi non sia
+ cara, e più amate un'aquila dipinta,
+ vi sia almen cara per la vita mia:
+ non sarà l'una senza l'altra estinta.
+ Non già morir con voi grave mi fia:
+ son di seguirvi in vita e in morte accinta;
+ ma non vorrei morir sì malcontenta
+ come io morrò, se dopo voi son spenta. —
+
+37
+
+ Con tai parole e simili altre assai,
+ che le lacrime accompagnano e sospiri,
+ pregar non cessa tutta notte mai
+ perch'alla pace il suo amator ritiri;
+ e quel, suggendo dagli umidi rai
+ quel dolce pianto, e quei dolci martiri
+ da le vermiglie labra più che rose,
+ lacrimando egli ancor, così rispose:
+
+38
+
+ — Deh, vita mia, non vi mettete affanno,
+ deh non, per Dio, di così lieve cosa;
+ che se Carlo e 'l re d'Africa, e ciò c'hanno
+ qui di gente moresca e di franciosa,
+ spiegasson le bandiere in mio sol danno,
+ voi pur non ne dovreste esser pensosa.
+ Ben mi mostrate in poco conto avere,
+ se per me un Ruggier sol vi fa temere.
+
+39
+
+ E vi dovria pur ramentar che, solo
+ (e spada io non avea né scimitarra),
+ con un troncon di lancia a un grosso stuolo
+ d'armati cavallier tolsi la sbarra.
+ Gradasso, ancor che con vergogna e duolo
+ lo dica, pure, a chi 'l domanda, narra
+ che fu in Soria a un castel mio prigioniero;
+ ed è pur d'altra fama che Ruggiero.
+
+40
+
+ Non niega similmente il re Gradasso,
+ e sallo Isolier vostro e Sacripante,
+ io dico Sacripante, il re circasso,
+ e 'l famoso Grifone ed Aquilante,
+ cent'altri e più, che pure a questo passo
+ stati eran presi alcuni giorni inante,
+ macometani e gente di battesmo,
+ che tutti liberai quel dì medesmo.
+
+41
+
+ Non cessa ancor la maraviglia loro
+ de la gran prova ch'io feci quel giorno,
+ maggior, che se l'esercito del Moro
+ e del Franco inimici avessi intorno.
+ Ed or potrà Ruggier, giovine soro,
+ farmi da solo a solo o danno o scorno?
+ Ed or c'ho Durindana e l'armatura
+ d'Ettòr, vi de' Ruggier metter paura?
+
+42
+
+ Deh, perché dianzi in prova non venni io,
+ se far di voi con l'arme io potea acquisto?
+ So che v'avrei sì aperto il valor mio,
+ ch'avresti il fin già di Ruggier previsto.
+ Asciugate le lacrime, e, per Dio,
+ non mi fate uno augurio così tristo;
+ e siate certa che 'l mio onor m'ha spinto,
+ non ne lo scudo il bianco augel dipinto. —
+
+43
+
+ Così disse egli; e molto ben risposto
+ gli fu da la mestissima sua donna,
+ che non pur lui mutato di proposto,
+ ma di luogo avria mossa una colonna.
+ Ella era per dover vincer lui tosto,
+ ancor ch'armato, e ch'ella fosse in gonna;
+ e l'avea indutto a dir, se 'l re gli parla
+ d'accordo più, che volea contentarla.
+
+44
+
+ E lo facea; se non, tosto ch'al Sole
+ la vaga Aurora fe' l'usata scorta,
+ l'animoso Ruggier, che mostrar vuole
+ che con ragion la bella aquila porta,
+ per non udir più d'atti e di parole
+ dilazion, ma far la lite corta,
+ dove circonda il popul lo steccato,
+ sonando il corno s'appresenta armato.
+
+45
+
+ Tosto che sente il Tartaro superbo,
+ ch'alla battaglia il suono altier lo sfida,
+ non vuol più de l'accordo intender verbo,
+ ma si lancia del letto, ed arme grida;
+ e si dimostra sì nel viso acerbo,
+ che Doralice istessa non si fida
+ di dirgli più di pace né di triegua:
+ e forza è infin che la battaglia segua.
+
+46
+
+ Subito s'arma, ed a fatica aspetta
+ da' suoi scudieri i debiti servigi;
+ poi monta sopra il buon cavallo in fretta,
+ che del gran difensor fu di Parigi;
+ e vien correndo invêr la piazza eletta
+ a terminar con l'arme i gran litigi.
+ Vi giunse il re e la corte allora allora;
+ sì ch'all'assalto fu poca dimora.
+
+47
+
+ Posti lor furo ed allacciati in testa
+ i lucidi elmi, e date lor le lance.
+ Siegue la tromba a dare il segno presta,
+ che fece a mille impallidir le guance.
+ Posero l'aste i cavallieri in resta,
+ e i corridori punsero alle pance;
+ e venner con tale impeto a ferirsi,
+ che parve il ciel cader, la terra aprirsi.
+
+48
+
+ Quinci e quindi venir si vede il bianco
+ augel che Giove per l'aria sostenne;
+ come ne la Tessalia si vide anco
+ venir più volte, ma con altre penne.
+ Quanto sia l'uno e l'altro ardito e franco,
+ mostra il portar de le massicce antenne;
+ e molto più, ch'a quello incontro duro,
+ quai torri ai venti, o scogli all'onde furo.
+
+49
+
+ I tronchi fin al ciel ne sono ascesi:
+ scrive Turpin, verace in questo loco,
+ che dui o tre giù ne tornaro accesi,
+ ch'eran saliti alla sfera del fuoco.
+ I cavallieri i brandi aveano presi:
+ e come quei che si temeano poco,
+ si ritornaro incontra; e a prima giunta
+ ambi alla vista si ferir di punta.
+
+50
+
+ Ferirsi alla visiera al primo tratto;
+ e non miraron, per mettersi in terra,
+ dare ai cavalli morte, ch'è mal atto,
+ perch'essi non han colpa de la guerra.
+ Chi pensa che tra lor fosse tal patto,
+ non sa l'usanza antiqua, e di molto erra:
+ senz'altro patto, era vergogna e fallo
+ e biasmo eterno a chi feria il cavallo.
+
+51
+
+ Ferirsi alla visiera, ch'era doppia,
+ ed a pena anco a tanta furia resse.
+ L'un colpo appresso all'altro si raddoppia:
+ le botte più che grandine son spesse,
+ che spezza fronde e rami e grano e stoppia,
+ e uscir invan fa la sperata messe.
+ Se Durindana e Balisarda taglia,
+ sapete, e quanto in queste mani vaglia.
+
+52
+
+ Ma degno di sé colpo ancor non fanno,
+ sì l'uno e l'altro ben sta su l'aviso.
+ Uscì da Mandricardo il primo danno,
+ per cui fu quasi il buon Ruggiero ucciso:
+ d'uno di quei gran colpi che far sanno,
+ gli fu lo scudo pel mezzo diviso,
+ e la corazza apertagli di sotto;
+ e fin sul vivo il crudel brando ha rotto.
+
+53
+
+ L'aspra percossa agghiacciò il cor nel petto,
+ per dubbio di Ruggiero, ai circostanti,
+ nel cui favor si conoscea lo affetto
+ dei più inchinar, se non di tutti quanti.
+ E se Fortuna ponesse ad effetto
+ quel che la maggior parte vorria inanti,
+ già Mandricardo saria morto o preso:
+ sì che 'l suo colpo ha tutto il campo offeso.
+
+54
+
+ Io credo che qualche agnol s'interpose
+ per salvar da quel colpo il cavalliero.
+ Ma ben senza più indugio gli rispose,
+ terribil più che mai fosse, Ruggiero.
+ La spada in capo a Mandricardo pose;
+ ma sì lo sdegno fu subito e fiero,
+ e tal fretta gli fe', ch'io men l'incolpo
+ se non mandò a ferir di taglio il colpo.
+
+55
+
+ Se Balisarda lo giungea pel dritto,
+ l'elmo d'Ettorre era incantato invano.
+ Fu sì del colpo Mandricardo afflitto,
+ che si lasciò la briglia uscir di mano.
+ D'andar tre volte accenna a capo fitto,
+ mentre scorrendo va d'intorno il piano
+ quel Brigliador che conoscete al nome,
+ dolente ancor de le mutate some.
+
+56
+
+ Calcata serpe mai tanto non ebbe,
+ né ferito leon, sdegno e furore,
+ quanto il Tartaro, poi che si riebbe
+ dal colpo che di sé lo trasse fuore.
+ E quanto l'ira e la superbia crebbe,
+ tanto e più crebbe in lui forza e valore:
+ fece spiccare a Brigliadoro un salto
+ verso Ruggiero, e alzò la spada in alto.
+
+57
+
+ Levossi in su le staffe, ed all'elmetto
+ segnolli; e si credette veramente
+ partirlo a quella volta fin al petto:
+ ma fu di lui Ruggier più diligente;
+ che, pria che 'l braccio scenda al duro effetto,
+ gli caccia sotto la spada pungente,
+ e gli fa ne la maglia ampla finestra,
+ che sotto difendea l'ascella destra.
+
+58
+
+ E Balisarda al suo ritorno trasse
+ di fuori il sangue tiepido e vermiglio,
+ e vietò a Durindana che calasse
+ impetuosa con tanto periglio;
+ ben che fin su la groppa si piegasse
+ Ruggiero, e per dolor strignesse il ciglio:
+ e s'elmo in capo avea di peggior tempre,
+ gli era quel colpo memorabil sempre.
+
+59
+
+ Ruggier non cessa, e spinge il suo cavallo,
+ e Mandricardo al destro fianco trova.
+ Quivi scelta finezza di metallo
+ e ben condutta tempra poco giova
+ contra la spada che non scende in fallo,
+ che fu incantata non per altra prova,
+ che per far ch'a' suoi colpi nulla vaglia
+ piastra incantata ed incantata maglia.
+
+60
+
+ Taglionne quanto ella ne prese, e insieme
+ lasciò ferito il Tartaro nel fianco,
+ che 'l ciel bestemmia, e di tant'ira freme,
+ che 'l tempestoso mare è orribil manco.
+ Or s'apparecchia a por le forze estreme:
+ lo scudo ove in azzurro è l'augel bianco,
+ vinto da sdegno, si gittò lontano,
+ e messe al brando e l'una e l'altra mano.
+
+61
+
+ — Ah (disse a lui Ruggier), senza più basti
+ a mostrar che non merti quella insegna,
+ ch'or tu la getti, e dianzi la tagliasti;
+ né potrai dir mai più che ti convegna. —
+ Così dicendo, forza è che egli attasti
+ con quanta furia Durindana vegna;
+ che sì gli grava e sì gli pesa in fronte,
+ che più leggier potea cadervi un monte.
+
+62
+
+ E per mezzo gli fende la visiera;
+ buon per lui che dal viso si discosta:
+ poi calò su l'arcion che ferrato era,
+ né lo difese averne doppia crosta:
+ giunse al fin su l'arnese, e come cera
+ l'aperse con la falda sopraposta;
+ e ferì gravemente ne la coscia
+ Ruggier, sì ch'assai stette a guarir poscia.
+
+63
+
+ De l'un, come de l'altro, fatte rosse
+ il sangue l'arme avea con doppia riga;
+ tal che diverso era il parer, chi fosse
+ di lor, ch'avesse il meglio in quella briga.
+ Ma quel dubbio Ruggier tosto rimosse
+ con la spada che tanti ne castiga:
+ mena di punta, e drizza il colpo crudo
+ onde gittato avea colui lo scudo.
+
+64
+
+ Fora de la corazza il lato manco,
+ e di venire al cor trova la strada,
+ che gli entra più d'un palmo sopra il fianco:
+ sì che convien che Mandricardo cada
+ d'ogni ragion che può ne l'augel bianco,
+ o che può aver ne la famosa spada;
+ e da la cara vita cada insieme,
+ che, più che spada e scudo, assai gli preme.
+
+65
+
+ Non morì quel meschin senza vendetta;
+ ch'a quel medesmo tempo che fu colto,
+ la spada, poco sua, menò di fretta;
+ ed a Ruggier avria partito il volto,
+ se già Ruggier non gli avesse intercetta
+ prima la forza, e assai del vigor tolto:
+ di forza e di vigor troppo gli tolse
+ dianzi, che sotto il destro braccio il colse.
+
+66
+
+ Da Mandricardo fu Ruggier percosso
+ nel punto ch'egli a lui tolse la vita;
+ tal ch'un cerchio di ferro, anco che grosso,
+ e una cuffia d'acciar ne fu partita.
+ Durindana tagliò cotenna ed osso,
+ e nel capo a Ruggiero entrò due dita.
+ Ruggier stordito in terra si riversa,
+ e di sangue un ruscel dal capo versa.
+
+67
+
+ Il primo fu Ruggier, ch'andò per terra;
+ e dipoi stette l'altro a cader tanto,
+ che quasi crede ognun che de la guerra
+ riporti Mandricardo il pregio e il vanto:
+ e Doralice sua, che con gli altri erra,
+ e che quel dì più volte ha riso e pianto,
+ Dio ringraziò con mani al ciel supine,
+ ch'avesse avuta la pugna tal fine.
+
+68
+
+ Ma poi ch'appare a manifesti segni
+ vivo chi vive, e senza vita il morto,
+ nei petti dei fautor mutano regni:
+ di là mestizia, e di qua vien conforto.
+ I re, i signori, i cavallier più degni,
+ con Ruggier ch'a fatica era risorto,
+ a rallegrarsi ed abbracciarsi vanno,
+ e gloria senza fine e onor gli danno.
+
+69
+
+ Ognun s'allegra con Ruggiero, e sente
+ il medesmo nel cor, c'ha ne la bocca.
+ Sol Gradasso il pensiero ha differente
+ tutto da quel che fuor la lingua scocca:
+ mostra gaudio nel viso; e occultamente
+ del glorioso acquisto invidia il tocca;
+ e maledice o sia destino o caso,
+ il qual trasse Ruggier prima del vaso.
+
+70
+
+ Che dirò del favor, che de le tante
+ carezze e tante, affettuose e vere,
+ che fece a quel Ruggiero il re Agramante,
+ senza il qual dare al vento le bandiere,
+ né volse muover d'Africa le piante,
+ né senza lui si fidò in tante schiere?
+ Or che del re Agricane ha spento il seme,
+ prezza più lui, che tutto il mondo insieme.
+
+71
+
+ Né di tal volontà gli uomini soli
+ eran verso Ruggier, ma le donne anco,
+ che d'Africa e di Spagna fra gli stuoli
+ eran venute al tenitorio franco.
+ E Doralice istessa, che con duoli
+ piangea l'amante suo pallido e bianco,
+ forse con l'altre ita sarebbe in schiera,
+ se di vergogna un duro fren non era.
+
+72
+
+ Io dico forse, non ch'io ve l'accerti,
+ ma potrebbe esser stato di leggiero:
+ tal la bellezza e tali erano i merti,
+ i costumi e i sembianti di Ruggiero.
+ Ella, per quel che già ne siamo esperti,
+ sì facile era a variar pensiero,
+ che per non si veder priva d'amore,
+ avria potuto in Ruggier porre il core.
+
+73
+
+ Per lei buono era vivo Mandricardo:
+ ma che ne volea far dopo la morte?
+ Proveder le convien d'un che gagliardo
+ sia notte e dì ne' suoi bisogni, e forte.
+ Non era stato intanto a venir tardo
+ il più perito medico di corte,
+ che di Ruggier veduta ogni ferita,
+ già l'avea assicurato de la vita.
+
+74
+
+ Con molta diligenza il re Agramante
+ fece colcar Ruggier ne le sue tende;
+ che notte e dì veder sel vuole inante:
+ sì l'ama, sì di lui cura si prende.
+ Lo scudo al letto e l'arme tutte quante,
+ che fur di Mandricardo, il re gli appende;
+ tutte le appende, eccetto Durindana,
+ che fu lasciata al re di Sericana.
+
+75
+
+ Con l'arme l'altre spoglie a Ruggier sono
+ date di Mandricardo, e insieme dato
+ gli è Brigliador, quel destrier bello e buono,
+ che per furore Orlando avea lasciato.
+ Poi quello al re diede Ruggiero in dono,
+ che s'avide ch'assai gli saria grato.
+ Non più di questo; che tornar bisogna
+ a chi Ruggiero invan sospira e agogna.
+
+76
+
+ Gli amorosi tormenti che sostenne
+ Bradamante aspettando, io v'ho da dire.
+ A Montalbano Ippalca a lei rivenne
+ e nuova le arrecò del suo desire.
+ Prima, di quanto di Frontin le avenne
+ con Rodomonte, l'ebbe a riferire;
+ poi di Ruggier, che ritrovò alla fonte
+ con Ricciardetto e' frati d'Agrismonte:
+
+77
+
+ e che con esso lei s'era partito
+ con speme di trovare il Saracino,
+ e punirlo di quanto avea fallito
+ d'aver tolto a una donna il suo Frontino;
+ e che 'l disegno poi non gli era uscito,
+ perché diverso avea fatto il camino.
+ La cagione anco, perché non venisse
+ a Montalban Ruggier, tutta le disse;
+
+78
+
+ e riferille le parole a pieno,
+ ch'in sua scusa Ruggier le avea commesse.
+ Poi si trasse la lettera di seno,
+ ch'egli le diè, perch'ella a lei la desse.
+ Con viso più turbato che sereno
+ prese la carta Bradamante, e lesse;
+ che, se non fosse la credenza stata
+ già di veder Ruggier, fôra più grata.
+
+79
+
+ L'aver Ruggiero ella aspettato, e invece
+ di lui vedersi ora appagar d'un scritto,
+ del bel viso turbar l'aria le fece
+ di timor, di cordoglio e di despitto.
+ Baciò la carta diece volte e diece,
+ avendo a chi la scrisse il cor diritto.
+ Le lacrime vietar, che su vi sparse,
+ che con sospiri ardenti ella non l'arse.
+
+80
+
+ Lesse la carta quattro volte e sei,
+ e volse ch'altretante l'imbasciata
+ replicata le fosse da colei
+ che l'una e l'altra avea quivi arrecata,
+ pur tuttavia piangendo: e crederei
+ che mai non si saria più racchetata,
+ se non avesse avuto pur conforto
+ di riveder il suo Ruggier di corto.
+
+81
+
+ Termine a ritornar quindici o venti
+ giorni avea Ruggier tolto, ed affermato
+ l'avea ad Ippalca poi con giuramenti
+ da non temer che mai fosse mancato.
+ — Chi m'assicura, ohimè, degli accidenti
+ (ella dicea), c'han forza in ogni lato,
+ ma ne le guerre più, che non distorni
+ alcun tanto Ruggier, che più non torni?
+
+82
+
+ Ohimè! Ruggiero, ohimè! chi arìa creduto
+ ch'avendoti amato io più di me stessa,
+ tu più di me, non ch'altri, ma potuto
+ abbi amar gente tua inimica espressa?
+ A chi opprimer dovresti, doni aiuto:
+ chi tu dovresti aitare, è da te oppressa.
+ Non so se biasmo o laude esser ti credi,
+ ch'al premiar e al punir sì poco vedi.
+
+83
+
+ Fu morto da Troian (non so se 'l sai)
+ il padre tuo; ma fin ai sassi il sanno:
+ e tu del figlio di Troian cura hai
+ che non riceva alcun disnor né danno.
+ È questa la vendetta che ne fai,
+ Ruggiero? e a quei che vendicato l'hanno,
+ rendi tal premio, che del sangue loro
+ me fai morir di strazio e di martoro? —
+
+84
+
+ Dicea la donna al suo Ruggiero assente
+ queste parole ed altre, lacrimando,
+ non una sola volta, ma sovente.
+ Ippalca la venìa pur confortando,
+ che Ruggier servarebbe interamente
+ sua fede, e ch'ella l'aspettasse, quando
+ altro far non potea, fin a quel giorno
+ ch'avea Ruggier prescritto al suo ritorno.
+
+85
+
+ I conforti d'Ippalca, e la speranza
+ che degli amanti suole esser compagna,
+ alla tema e al dolor tolgon possanza
+ di far che Bradamante ognora piagna;
+ in Montalban senza mutar mai stanza
+ voglion che fin al termine rimagna,
+ fino al promesso termine e giurato,
+ che poi fu da Ruggier male osservato.
+
+86
+
+ Ma ch'egli alla promessa sua mancasse
+ non però debbe aver la colpa affatto;
+ ch'una causa ed un'altra sì lo trasse,
+ che gli fu forza preterire il patto.
+ Convenne che nel letto si colcasse,
+ e più d'un mese si stesse di piatto
+ in dubbio di morir, sì il dolor crebbe
+ dopo la pugna che col Tartaro ebbe.
+
+87
+
+ L'innamorata giovane l'attese
+ tutto quel giorno e desiollo invano,
+ né mai ne seppe, fuor quanto ne 'ntese
+ ora da Ippalca, e poi dal suo germano,
+ che le narrò che Ruggier lui difese,
+ e Malagigi liberò e Viviano.
+ Questa novella, ancor ch'avesse grata,
+ pur di qualche amarezza era turbata:
+
+88
+
+ che di Marfisa in quel discorso udito
+ l'alto valore e le bellezze avea:
+ udì come Ruggier s'era partito
+ con esso lei, e che d'andar dicea
+ là dove con disagio in debol sito
+ malsicuro Agramante si tenea.
+ Sì degna compagnia la donna lauda
+ ma non che se n'allegri, o che l'applauda.
+
+89
+
+ Né picciolo è il sospetto che la preme;
+ che se Marfisa è bella, come ha fama,
+ e che fin a quel dì sien giti insieme,
+ è maraviglia se Ruggier non l'ama.
+ Pur non vuol creder anco, e spera e teme:
+ e 'l giorno che la può far lieta e grama,
+ misera aspetta; e sospirando stassi,
+ da Montalban mai non movendo i passi.
+
+90
+
+ Stando ella quivi, il principe, il signore
+ del bel castello, il primo de' suoi frati
+ (io non dico d'etade, ma d'onore,
+ che di lui prima dui n'erano nati),
+ Rinaldo, che di gloria e di splendore
+ gli ha, come il sol le stelle, illuminati,
+ giunse al castello un giorno in su la nona;
+ né, fuor ch'un paggio, era con lui persona.
+
+91
+
+ Cagion del suo venir fu, che da Brava
+ ritornandosi un dì verso Parigi
+ (come v'ho detto che sovente andava
+ per ritrovar d'Angelica vestigi),
+ avea sentita la novella prava
+ del suo Viviano e del suo Malagigi,
+ ch'eran per essere dati al Maganzese;
+ e perciò ad Agrismonte la via prese.
+
+92
+
+ Dove intendendo poi ch'eran salvati,
+ e gli aversari lor morti e distrutti,
+ e Marfisa e Ruggiero erano stati,
+ che gli aveano a quei termini ridutti;
+ e suoi fratelli e suoi cugin tornati
+ a Montalbano insieme erano tutti;
+ gli parve un'ora un anno di trovarsi
+ con esso lor là dentro ad abbracciarsi.
+
+93
+
+ Venne Rinaldo a Montalbano, e quivi
+ madre, moglie abbracciò, figli e fratelli,
+ e i cugini che dianzi eran captivi;
+ e parve, quando egli arrivò tra quelli,
+ dopo gran fame irondine ch'arrivi
+ col cibo in bocca ai pargoletti augelli.
+ E poi ch'un giorno vi fu stato o dui,
+ partissi, e fe' partire altri con lui.
+
+94
+
+ Ricciardo, Alardo, Ricciardetto, e d'essi
+ figli d'Amone, il più vecchio Guicciardo,
+ Malagigi e Vivian, si furon messi
+ in arme dietro al paladin gagliardo.
+ Bradamante aspettando che s'appressi
+ il tempo ch'al disio suo ne vien tardo,
+ inferma disse agli fratelli ch'era,
+ e non volse con lor venire in schiera.
+
+95
+
+ E ben lor disse il ver, ch'ella era inferma,
+ ma non per febbre o corporal dolore:
+ era il disio che l'alma dentro inferma,
+ e le fa alterazion patir d'amore.
+ Rinaldo in Montalban più non si ferma,
+ e seco mena di sua gente il fiore.
+ Come a Parigi appropinquosse, e quanto
+ Carlo aiutò, vi dirà l'altro canto.
+
+
+
+
+CANTO TRENTUNESIMO
+
+
+1
+
+ Che dolce più, che più giocondo stato
+ saria di quel d'un amoroso core?
+ che viver più felice e più beato,
+ che ritrovarsi in servitù d'Amore?
+ se non fosse l'uom sempre stimulato
+ da quel sospetto rio, da quel timore,
+ da quel martìr, da quella frenesia,
+ da quella rabbia detta gelosia.
+
+2
+
+ Però ch'ogni altro amaro che si pone
+ tra questa soavissima dolcezza,
+ è un augumento, una perfezione,
+ ed è un condurre amore a più finezza.
+ L'acque parer fa saporite e buone
+ la sete, e il cibo pel digiun s'apprezza:
+ non conosce la pace e non l'estima
+ chi provato non ha la guerra prima.
+
+3
+
+ Se ben non veggon gli occhi ciò che vede
+ ognora il core, in pace si sopporta.
+ Lo star lontano, poi quando si riede,
+ quanto più lungo fu, più riconforta.
+ Lo stare in servitù senza mercede
+ (pur che non resti la speranza morta)
+ patir si può: che premio al ben servire
+ pur viene al fin, se ben tarda a venire.
+
+4
+
+ Gli sdegni, le repulse, e finalmente
+ tutti i martìr d'amor, tutte le pene,
+ fan per lor rimembranza, che si sente
+ con miglior gusto un piacer quando viene.
+ Ma se l'infernal peste una egra mente
+ avvien ch'infetti, ammorbi ed avelene;
+ se ben segue poi festa ed allegrezza,
+ non la cura l'amante e non l'apprezza.
+
+5
+
+ Questa è la cruda e avelenata piaga
+ a cui non val liquor, non vale impiastro,
+ né murmure, né imagine di saga,
+ né val lungo osservar di benigno astro,
+ né quanta esperienza d'arte maga
+ fece mai l'inventor suo Zoroastro:
+ piaga crudel che sopra ogni dolore
+ conduce l'uom, che disperato muore.
+
+6
+
+ Oh incurabil piaga che nel petto
+ d'un amator sì facile s'imprime,
+ non men per falso che per ver sospetto!
+ piaga che l'uom sì crudelmente opprime,
+ che la ragion gli offusca e l'intelletto,
+ e lo tra' fuor de le sembianze prime!
+ Oh iniqua gelosia, che così a torto
+ levasti a Bradamante ogni conforto!
+
+7
+
+ Non di questo ch'Ippalca e che 'l fratello
+ le avea nel core amaramente impresso,
+ ma dico d'uno annunzio crudo e fello
+ che le fu dato pochi giorni appresso.
+ Questo era nulla a paragon di quello
+ ch'io vi dirò, ma dopo alcun digresso.
+ Di Rinaldo ho da dir primieramente,
+ che vêr Parigi vien con la sua gente.
+
+8
+
+ Scontraro il dì seguente invêr la sera
+ un cavallier ch'avea una donna al fianco,
+ con scudo e sopravesta tutta nera,
+ se non che per traverso ha un fregio bianco.
+ Sfidò alla giostra Ricciardetto, ch'era
+ dinanzi, e vista avea di guerrier franco:
+ e quel, che mai nessun ricusar volse,
+ girò la briglia e spazio a correr tolse.
+
+9
+
+ Senza dir altro, o più notizia darsi
+ de l'esser lor, si vengono all'incontro.
+ Rinaldo e gli altri cavallier fermarsi
+ per veder come seguiria lo scontro.
+ — Tosto costui per terra ha da versarsi,
+ se in luogo fermo a mio modo lo incontro —
+ dicea tra sé medesmo Ricciardetto;
+ ma contrario al pensier seguì l'effetto:
+
+10
+
+ però che lui sotto la vista offese
+ di tanto colpo il cavalliero istrano,
+ che lo levò di sella, e lo distese
+ più di due lance al suo destrier lontano.
+ Di vendicarlo incontinente prese
+ l'assunto Alardo, e ritrovossi al piano
+ stordito e male acconcio: sì fu crudo
+ lo scontro fier, che gli spezzò lo scudo.
+
+11
+
+ Guicciardo pone incontinente in resta
+ l'asta, che vede i duo germani in terra,
+ ben che Rinaldo gridi: — Resta, resta;
+ che mia convien che sia la terza guerra: —
+ ma l'elmo ancor non ha allacciato in testa
+ sì che Guicciardo al corso si disserra;
+ né più degli altri si seppe tenere,
+ e ritrovossi subito a giacere.
+
+12
+
+ Vuol Ricciardo, Viviano e Malagigi,
+ e l'un prima de l'altro essere in giostra:
+ ma Rinaldo pon fine ai lor litigi;
+ ch'inanzi a tutti armato si dimostra,
+ dicendo loro: — È tempo ire a Parigi;
+ e saria troppo la tardanza nostra,
+ s'io volesse aspettar fin che ciascuno
+ di voi fosse abbattuto ad uno ad uno. —
+
+13
+
+ Dissel tra sé, ma non che fosse inteso,
+ che saria stato agli altri ingiuria e scorno.
+ L'uno e l'altro del campo avea già preso,
+ e si faceano incontra aspro ritorno.
+ Non fu Rinaldo per terra disteso,
+ che valea tutti gli altri ch'avea intorno;
+ le lance si fiaccar, come di vetro,
+ né i cavallier si piegar oncia a dietro.
+
+14
+
+ L'uno e l'altro cavallo in guisa urtosse,
+ che gli fu forza in terra a por le groppe.
+ Baiardo immantinente ridrizzosse,
+ tanto ch'a pena il correre interroppe.
+ Sinistramente sì l'altro percosse,
+ che la spalla e la schena insieme roppe.
+ Il cavallier che 'l destrier morto vede,
+ lascia le staffe ed è subito in piede.
+
+15
+
+ Ed al figlio d'Amon, che già rivolto
+ tornava a lui con la man vota, disse:
+ — Signore, il buon destrier che tu m'hai tolto,
+ perché caro mi fu mentre che visse,
+ mi faria uscir del mio debito molto,
+ se così invendicato si morisse:
+ sì che vientene, e fa ciò che tu puoi,
+ perché battaglia esser convien tra noi. —
+
+16
+
+ Disse Rinaldo a lui: — Se 'l destrier morto,
+ e non altro ci de' porre a battaglia,
+ un de' miei ti darò, piglia conforto,
+ che men del tuo non crederò che vaglia. —
+ Colui soggiunse: — Tu sei malaccorto,
+ se creder vuoi che d'un destrier mi caglia.
+ Ma poi che non comprendi ciò ch'io voglio,
+ ti spiegherò più chiaramente il foglio.
+
+17
+
+ Vo' dir che mi parria commetter fallo,
+ se con la spada non ti provassi anco,
+ e non sapessi s'in quest'altro ballo
+ tu mi sia pari, o se più vali o manco.
+ Come ti piace, o scendi, o sta a cavallo:
+ pur che le man tu non ti tegna al fianco,
+ io son contento ogni vantaggio darti:
+ tanto alla spada bramo di provarti. —
+
+18
+
+ Rinaldo molto non lo tenne in lunga,
+ e disse: — La battaglia ti prometto;
+ e perché tu sia ardito, e non ti punga
+ di questi c'ho d'intorno alcun sospetto,
+ andranno inanzi fin ch'io gli raggiunga;
+ né meco resterà fuor ch'un valletto
+ che mi tenga il cavallo: — e così disse
+ alla sua compagnia che se ne gisse.
+
+19
+
+ La cortesia del paladin gagliardo
+ commendò molto il cavalliero estrano.
+ Smontò Rinaldo, e del destrier Baiardo
+ diede al valletto le redine in mano:
+ e poi che più non vede il suo stendardo,
+ il qual di lungo spazio è già lontano,
+ lo scudo imbraccia e stringe il brando fiero,
+ e sfida alla battaglia il cavalliero.
+
+20
+
+ E quivi s'incomincia una battaglia
+ di ch'altra mai non fu più fiera in vista.
+ Non crede l'un che tanto l'altro vaglia,
+ che troppo lungamente gli resista.
+ Ma poi che 'l paragon ben gli ragguaglia,
+ né l'un de l'altro più s'allegra o attrista,
+ pongon l'orgoglio ed il furor da parte,
+ ed al vantaggio loro usano ogn'arte.
+
+21
+
+ S'odon lor colpi dispietati e crudi
+ intorno rimbombar con suono orrendo,
+ ora i canti levando a' grossi scudi,
+ schiodando or piastre, e quando maglie aprendo.
+ Né qui bisogna tanto che si studi
+ a ben ferir, quanto a parar, volendo
+ star l'uno a l'altro par; ch'eterno danno
+ lor può causar il primo error che fanno.
+
+22
+
+ Durò l'assalto un'ora e più che 'l mezzo
+ d'un'altra; ed era il sol già sotto l'onde,
+ ed era sparso il tenebroso rezzo
+ de l'orizzon fin all'estreme sponde;
+ né riposato o fatto altro intermezzo
+ aveano alle percosse furibonde
+ questi guerrier, che non ira o rancore,
+ ma tratto all'arme avea disio d'onore.
+
+23
+
+ Rivolve tuttavia tra sé Rinaldo
+ chi sia l'estrano cavallier sì forte,
+ che non pur gli sta contra ardito e saldo,
+ ma spesso il mena a risco de la morte;
+ e già tanto travaglio e tanto caldo
+ gli ha posto, che del fin dubita forte:
+ e volentier, se con suo onor potesse,
+ vorria che quella pugna rimanesse.
+
+24
+
+ Da l'altra parte il cavallier estrano,
+ che similmente non avea notizia
+ che quel fosse il signor di Montalbano,
+ quel sì famoso in tutta la milizia,
+ che gli avea incontra con la spada in mano
+ condotto così poca nimicizia,
+ era certo che d'uom di più eccellenza
+ non potesson dar l'arme esperienza.
+
+25
+
+ Vorrebbe de l'impresa esser digiuno,
+ ch'avea di vendicare il suo cavallo;
+ e se potesse senza biasmo alcuno,
+ si trarria fuor del periglioso ballo.
+ Il mondo era già tanto oscuro e bruno,
+ che tutti i colpi quasi ivano in fallo.
+ Poco ferire e men parar sapeano,
+ ch'a pena in man le spade si vedeano.
+
+26
+
+ Fu quel da Montalbano il primo a dire
+ che far battaglia non denno allo scuro,
+ ma quella indugiar tanto e differire,
+ ch'avesse dato volta il pigro Arturo;
+ e che può intanto al padiglion venire,
+ ove di sé non sarà men sicuro,
+ ma servito, onorato e ben veduto,
+ quanto in loco ove mai fosse venuto.
+
+27
+
+ Non bisognò a Rinaldo pregar molto,
+ che 'l cortese baron tenne lo 'nvito.
+ Ne vanno insieme ove il drappel raccolto
+ di Montalbano era in sicuro sito.
+ Rinaldo al suo scudiero avea già tolto
+ un bel cavallo e molto ben guernito,
+ a spada e a lancia e ad ogni prova buono,
+ ed a quel cavallier fattone dono.
+
+28
+
+ Il guerrier peregrin conobbe quello
+ esser Rinaldo, che venìa con esso;
+ che prima che giungessero all'ostello,
+ venuto a caso era a nomar se stesso:
+ e perché l'un de l'altro era fratello,
+ si sentìr dentro di dolcezza oppresso,
+ e di pietoso affetto tocco il core;
+ e lacrimar per gaudio e per amore.
+
+29
+
+ Questo guerriero era Guidon selvaggio,
+ che dianzi con Marfisa e Sansonetto
+ e' figli d'Olivier molto viaggio
+ avea fatto per mar, come v'ho detto.
+ Di non veder più tosto il suo lignaggio
+ il fellon Pinabel gli avea interdetto,
+ avendol preso e a bada poi tenuto
+ alla difesa del suo rio statuto.
+
+30
+
+ Guidon, che questo esser Rinaldo udio,
+ famoso sopra ogni famoso duce,
+ ch'avuto avea più di veder disio,
+ che non ha il cieco la perduta luce,
+ con molto gaudio disse: — O signor mio,
+ qual fortuna a combatter mi conduce
+ con voi, che lungamente ho amato ed amo,
+ e sopra tutto il mondo onorar bramo?
+
+31
+
+ Mi partorì Costanza ne le estreme
+ ripe del mar Eusino: io son Guidone,
+ concetto de lo illustre inclito seme,
+ come ancor voi, del generoso Amone.
+ Di voi vedere e gli altri nostri insieme
+ il desiderio è del venir cagione;
+ e dove mia intenzion fu d'onorarvi,
+ mi veggo esser venuto a ingiuriarvi.
+
+32
+
+ Ma scusimi apo voi d'un error tanto,
+ ch'io non ho voi né gli altri conosciuto;
+ e s'emendar si può, ditemi quanto
+ far debbo, ch'in ciò far nulla rifiuto. —
+ Poi che si fu da questo e da quel canto
+ de' complessi iterati al fin venuto,
+ rispose a lui Rinaldo: — Non vi caglia
+ meco scusarvi più de la battaglia:
+
+33
+
+ che per certificarne che voi sète
+ di nostra antiqua stirpe un vero ramo,
+ dar miglior testimonio non potete,
+ che 'l gran valor ch'in voi chiaro proviamo.
+ Se più pacifiche erano e quiete
+ vostre maniere, mal vi credevamo;
+ che la damma non genera il leone,
+ né le colombe l'aquila o il falcone. —
+
+34
+
+ Non, per andar, di ragionar lasciando,
+ non di seguir, per ragionar, lor via,
+ vennero ai padiglioni; ove narrando
+ il buon Rinaldo alla sua compagnia
+ che questo era Guidon, che disiando
+ veder, tanto aspettato aveano pria,
+ molto gaudio apportò ne le sue squadre;
+ e parve a tutti assimigliarsi al padre.
+
+35
+
+ Non dirò l'accoglienze che gli fero
+ Alardo, Ricciardetto e gli altri dui;
+ che gli fece Viviano ed Aldigiero,
+ e Malagigi, frati e cugin sui;
+ ch'ogni signor gli fece e cavalliero;
+ ciò ch'egli disse a loro, ed essi a lui:
+ ma vi concluderò che finalmente
+ fu ben veduto da tutta la gente.
+
+36
+
+ Caro Guidone a' suoi fratelli stato
+ credo sarebbe in ogni tempo assai;
+ ma lor fu al gran bisogno ora più grato,
+ ch'esser potesse in altro tempo mai.
+ Poscia che 'l nuovo sole incoronato
+ del mare uscì di luminosi rai,
+ Guidon coi frati e coi parenti in schiera
+ se ne tornò sotto la lor bandiera.
+
+37
+
+ Tanto un giorno ed un altro se n'andaro,
+ che di Parigi alle assediate porte
+ a men di dieci miglia s'accostaro
+ in ripa a Senna; ove per buona sorte
+ Grifone ed Aquilante ritrovaro,
+ i duo guerrier da l'armatura forte:
+ Grifone il bianco ed Aquilante il nero,
+ che partorì Gismonda d'Oliviero.
+
+38
+
+ Con essi ragionava una donzella,
+ non già di vil condizione in vista,
+ che di sciamito bianco la gonnella
+ fregiata intorno avea d'aurata lista;
+ molto leggiadra in apparenza e bella,
+ fosse quantunque lacrimosa e trista:
+ e mostrava ne' gesti e nel sembiante
+ di cosa ragionar molto importante.
+
+39
+
+ Conobbe i cavallier, come essi lui,
+ Guidon, che fu con lor pochi dì inanzi;
+ ed a Rinaldo disse: — Eccovi dui
+ a cui van pochi di valore inanzi;
+ e se per Carlo ne verran con nui,
+ non ne staranno i Saracini inanzi. —
+ Rinaldo di Guidon conferma il detto,
+ che l'uno e l'altro era guerrier perfetto.
+
+40
+
+ Gli avea riconosciuti egli non manco;
+ però che quelli sempre erano usati,
+ l'un tutto nero, e l'altro tutto bianco
+ vestir su l'arme, e molto andare ornati.
+ Da l'altra parte essi conobbero anco
+ e salutar Guidon, Rinaldo e i frati;
+ ed abbracciar Rinaldo come amico,
+ messo da parte ogni lor odio antico.
+
+41
+
+ S'ebbero un tempo in urta e in gran dispetto
+ per Truffaldin, che fôra lungo a dire;
+ ma quivi insieme con fraterno affetto
+ s'accarezzar, tutte obliando l'ire.
+ Rinaldo poi si volse a Sansonetto,
+ ch'era tardato un poco più a venire,
+ e lo raccolse col debito onore,
+ a pieno istrutto del suo gran valore.
+
+42
+
+ Tosto che la donzella più vicino
+ vide Rinaldo, e conosciuto l'ebbe
+ (ch'avea notizia d'ogni paladino),
+ gli disse una novella che gl'increbbe;
+ e cominciò: — Signore, il tuo cugino,
+ a cui la Chiesa e l'alto Imperio debbe,
+ quel già sì saggio ed onorato Orlando,
+ è fatto stolto, e va pel mondo errando.
+
+43
+
+ Onde causato così strano e rio
+ accidente gli sia, non so narrarte.
+ La sua spada e l'altr'arme ho vedute io,
+ che per li campi avea gittate e sparte;
+ e vidi un cavallier cortese e pio
+ che le andò raccogliendo da ogni parte,
+ e poi di tutte quelle un arbuscello
+ fe', a guisa di trofeo, pomposo e bello.
+
+44
+
+ Ma la spada ne fu tosto levata
+ dal figliuol d'Agricane il dì medesmo.
+ Tu pòi considerar quanto sia stata
+ gran perdita alla gente del battesmo
+ l'essere un'altra volta ritornata
+ Durindana in poter del paganesmo.
+ Né Brigliadoro men, ch'errava sciolto
+ intorno all'arme, fu dal pagan tolto.
+
+45
+
+ Son pochi dì ch'Orlando correr vidi
+ senza vergogna e senza senno, ignudo,
+ con urli spaventevoli e con gridi:
+ ch'è fatto pazzo in somma ti conchiudo;
+ e non avrei, fuor ch'a questi occhi fidi,
+ creduto mai sì acerbo caso e crudo. —
+ Poi narrò che lo vide giù dal ponte
+ abbracciato cader con Rodomonte.
+
+46
+
+ — A qualunque io non creda esser nimico
+ d'Orlando (soggiungea) di ciò favello,
+ acciò ch'alcun di tanti a ch'io lo dico,
+ mosso a pietà del caso strano e fello,
+ cerchi o a Parigi o in altro luogo amico
+ ridurlo, fin che si purghi il cervello.
+ Ben so, se Brandimarte n'avrà nuova,
+ sarà per farne ogni possibil prova. —
+
+47
+
+ Era costei la bella Fiordiligi,
+ più cara a Brandimarte che se stesso,
+ la qual, per lui trovar, venìa a Parigi:
+ e de la spada ella suggiunse appresso,
+ che discordia e contesa e gran litigi
+ tra il Sericano e 'l Tartaro avea messo;
+ e ch'avuta l'avea, poi fu casso,
+ di vita Mandricardo, al fin Gradasso.
+
+48
+
+ Di così strano e misero accidente
+ Rinaldo senza fin si lagna e duole;
+ né il core intenerir men se ne sente,
+ che soglia intenerirsi il ghiaccio al sole:
+ e con disposta ed immutabil mente,
+ ovunque Orlando sia, cercar lo vuole,
+ con speme, poi che ritrovato l'abbia,
+ di farlo risanar di quella rabbia.
+
+49
+
+ Ma già lo stuolo avendo fatto unire,
+ sia volontà del cielo o sia aventura,
+ vuol fare i Saracin prima fuggire,
+ e liberar le parigine mura.
+ Ma consiglia l'assalto differire,
+ che vi par gran vantaggio, a notte scura,
+ ne la terza vigilia o ne la quarta,
+ ch'avrà l'acqua di Lete il Sonno sparta.
+
+50
+
+ Tutta la gente alloggiar fece al bosco,
+ e quivi la posò per tutto 'l giorno;
+ ma poi che 'l sol, lasciando il mondo fosco,
+ alla nutrice antiqua fe' ritorno,
+ ed orsi e capre e serpi senza tosco
+ e l'altre fere ebbeno il cielo adorno,
+ che state erano ascose al maggior lampo,
+ mosse Rinaldo il taciturno campo:
+
+51
+
+ e venne con Grifon, con Aquilante,
+ con Vivian, con Alardo e con Guidone,
+ con Sansonetto, agli altri un miglio inante,
+ a cheti passi e senza alcun sermone.
+ Trovò dormir l'ascolta d'Agramante:
+ tutta l'uccise, e non ne fe' un prigione.
+ Indi arrivò tra l'altra gente Mora,
+ che non fu visto né sentito ancora.
+
+52
+
+ Del campo d'infedeli a prima giunta
+ la ritrovata guardia all'improviso
+ lasciò Rinaldo sì rotta e consunta,
+ ch'un sol non ne restò, se non ucciso.
+ Spezzata che lor fu la prima punta,
+ i Saracin non l'avean più da riso,
+ che sonnolenti, timidi ed inermi,
+ poteano a tai guerrier far pochi schermi.
+
+53
+
+ Fece Rinaldo per maggior spavento
+ dei Saracini, al mover de l'assalto,
+ a trombe e a corni dar subito vento,
+ e, gridando, il suo nome alzar in alto.
+ Spinse Baiardo, e quel non parve lento;
+ che dentro all'alte sbarre entrò d'un salto,
+ e versò cavallier, pestò pedoni,
+ ed atterrò trabacche e padiglioni.
+
+54
+
+ Non fu sì ardito tra il popul pagano,
+ a cui non s'arricciassero le chiome,
+ quando sentì Rinaldo e Montalbano
+ sonar per l'aria, il formidato nome.
+ Fugge col campo d'Africa l'ispano,
+ né perde tempo a caricar le some;
+ ch'aspettar quella furia più non vuole,
+ ch'aver provata anco si piagne e duole.
+
+55
+
+ Guidon lo segue, e non fa men di lui;
+ né men fanno i duo figli d'Oliviero,
+ Alardo e Ricciardetto, e gli altri dui:
+ col brando Sansonetto apre il sentiero:
+ Aldigiero e Vivian provar altrui
+ fan quanto in arme l'uno e l'altro è fiero.
+ Così fa ognun che segue lo stendardo
+ di Chiaramonte, da guerrier gagliardo.
+
+56
+
+ Settecento con lui tenea Rinaldo
+ in Montalbano e intorno a quelle ville,
+ usati a portar l'arme al freddo e al caldo,
+ non già più rei dei Mirmidon d'Achille.
+ Ciascun d'essi al bisogno era sì saldo,
+ che cento insieme non fuggian per mille;
+ e se ne potean molti sceglier fuori,
+ che d'alcun dei famosi eran migliori.
+
+57
+
+ E se Rinaldo ben non era molto
+ ricco né di città né di tesoro,
+ facea sì con parole e con buon volto,
+ e ciò ch'avea partendo ognor con loro,
+ ch'un di quel numer mai non gli fu tolto
+ per offerire altrui più somma d'oro.
+ Questi da Montalban mai non rimuove,
+ se non lo stringe un gran bisogno altrove.
+
+58
+
+ Ed or, perch'abbia il Magno Carlo aiuto,
+ lasciò con poca guardia il suo castello.
+ Tra gli African questo drappel venuto,
+ questo drappel del cui valor favello,
+ ne fece quel che del gregge lanuto
+ sul falanteo Galeso il lupo fello,
+ o quel che soglia, del barbato, appresso
+ il barbaro Cinifio, il leon spesso.
+
+59
+
+ Carlo, ch'aviso da Rinaldo avuto
+ avea che presso era a Parigi giunto,
+ e che la notte il campo sproveduto
+ volea assalir, stato era in arme e in punto;
+ e quando bisognò, venne in aiuto
+ coi paladini; e ai paladini aggiunto
+ avea il figliol del ricco Monodante,
+ di Fiordiligi il fido e saggio amante;
+
+60
+
+ ch'ella più giorni per sì lunga via
+ cercato avea per tutta Francia invano.
+ Quivi all'insegne che portar solia,
+ fu da lei conosciuto di lontano.
+ Come lei Brandimarte vide pria,
+ lasciò la guerra, e tornò tutto umano,
+ e corse ad abbracciarla; e d'amor pieno,
+ mille volte baciolla o poco meno.
+
+61
+
+ De le lor donne e de le lor donzelle
+ si fidar molto a quella antica etade.
+ Senz'altra scorta andar lasciano quelle
+ per piani e monti e per strane contrade;
+ ed al ritorno l'han per buone e belle,
+ né mai tra lor suspizione accade.
+ Fiordiligi narrò quivi al suo amante,
+ che fatto stolto era il signor d'Anglante.
+
+62
+
+ Brandimarte sì strana e ria novella
+ credere ad altri a pena avria potuto;
+ ma lo credette a Fiordiligi bella,
+ a cui già maggior cose avea creduto.
+ Non pur d'averlo udito gli dice ella,
+ ma che con gli occhi propri l'ha veduto
+ (c'ha conoscenza e pratica d'Orlando,
+ quanto alcun altro), e dice dove e quando
+
+63
+
+ E gli narra del ponte periglioso,
+ che Rodomonte ai cavallier difende,
+ ove un sepolcro adorna e fa pomposo
+ di sopraveste e d'arme di chi prende.
+ Narra c'ha visto Orlando furioso
+ far cose quivi orribili e stupende;
+ che nel fiume il pagan mandò riverso,
+ con gran periglio di restar summerso.
+
+64
+
+ Brandimarte, che 'l conte amava quanto
+ si può compagno amar, fratello o figlio,
+ disposto di cercarlo, e di far tanto,
+ non ricusando affanno né periglio,
+ che per opra di medico o d'incanto
+ si ponga a quel furor qualche consiglio,
+ così come trovossi armato in sella,
+ si mise in via con la sua donna bella.
+
+65
+
+ Verso la parte ove la donna il conte
+ avea veduto, il lor camin drizzaro,
+ di giornata in giornata, fin ch'al ponte
+ che guarda il re d'Algier, si ritrovaro.
+ La guardia ne fe' segno a Rodomonte;
+ e gli scudieri a un tempo gli arrecaro
+ l'arme e il cavallo: e quel si trovò in punto,
+ quando fu Brandimarte al passo giunto.
+
+66
+
+ Con voce qual conviene al suo furore
+ il Saracino a Brandimarte grida:
+ — Qualunque tu ti sia, che, per errore
+ di via o di mente, qui tua sorte guida,
+ scendi e spogliati l'arme, e fanne onore
+ al gran sepolcro, inanzi ch'io t'uccida,
+ e che vittima all'ombre tu sia offerto:
+ ch'io 'l farò poi, né te n'avrò alcun merto. —
+
+67
+
+ Non volse Brandimarte a quell'altiero
+ altra risposta dar, che de la lancia.
+ Sprona Batoldo, il suo gentil destriero,
+ e inverso quel con tanto ardir si lancia,
+ che mostra che può star d'animo fiero
+ con qual si voglia al mondo alla bilancia:
+ e Rodomonte, con la lancia in resta,
+ lo stretto ponte a tutta briglia pesta.
+
+68
+
+ Il suo destrier ch'avea continuo uso
+ d'andarvi sopra, e far di quel sovente
+ quando uno e quando un altro cader giuso,
+ alla giostra correa sicuramente;
+ l'altro, del corso insolito confuso,
+ venìa dubbioso, timido e tremente.
+ Trema anco il ponte, e par cader ne l'onda,
+ oltre che stretto e che sia senza sponda.
+
+69
+
+ I cavallier, di giostra ambi maestri,
+ che le lance avean grosse come travi,
+ tali qual fur nei lor ceppi silvestri,
+ si dieron colpi non troppo soavi.
+ Ai lor cavalli esser possenti e destri
+ non giovò molto agli aspri colpi e gravi;
+ che si versar di pari ambi sul ponte,
+ e seco i signor lor tutti in un monte.
+
+70
+
+ Nel volersi levar con quella fretta
+ che lo spronar de' fianchi insta e richiede,
+ l'asse del ponticel lor fu sì stretta,
+ che non trovaro ove fermare il piede;
+ sì che una sorte uguale ambi li getta
+ ne l'acqua; e gran rimbombo al ciel ne riede,
+ simile a quel ch'uscì del nostro fiume,
+ quando ci cadde il mal rettor del lume.
+
+71
+
+ I duo cavalli con tutto 'l pondo
+ dei cavallier, che steron fermi in sella,
+ a cercar la rivera insin al fondo,
+ se v'era ascosa alcuna ninfa bella.
+ Non è già il primo salto né 'l secondo,
+ che giù del ponte abbia il pagano in quella
+ onda spiccato col destrero audace;
+ però sa ben come quel fondo giace:
+
+72
+
+ sa dove è saldo e sa dove è più molle,
+ sa dove è l'acqua bassa e dove è l'alta.
+ Dal fiume il capo e il petto e i fianchi estolle,
+ e Brandimarte a gran vantaggio assalta.
+ Brandimarte il corrente in giro tolle:
+ ne la sabbia il destrier, che 'l fondo smalta,
+ tutto si ficca, e non può riaversi,
+ con rischio di restarvi ambi sommersi.
+
+73
+
+ L'onda si leva e li fa andar sozzopra,
+ e dove è più profonda li trasporta:
+ va Brandimarte sotto, e 'l destrier sopra.
+ Fiordiligi dal ponte afflitta e smorta
+ e le lacrime e i voti e i prieghi adopra:
+ — Ah Rodomonte, per colei che morta
+ tu riverisci, non esser sì fiero,
+ ch'affogar lasci un tanto cavalliero!
+
+74
+
+ Deh, cortese signor, s'unque tu amasti,
+ di me, ch'amo costui, pietà ti vegna.
+ Di farlo tuo prigion, per Dio, ti basti;
+ che s'orni il sasso tuo di quella insegna,
+ di quante spoglie mai tu gli arrecasti,
+ questa fia la più bella e la più degna. —
+ E seppe sì ben dir, ch'ancor che fosse
+ sì crudo il re pagan, pur lo commosse;
+
+75
+
+ e fe' che 'l suo amator ratto soccorse,
+ che sotto acqua il destrier tenea sepolto,
+ e de la vita era venuto in forse,
+ e senza sete avea bevuto molto.
+ Ma aiuto non però prima gli porse,
+ che gli ebbe il brando e dipoi l'elmo tolto.
+ De l'acqua mezzo morto il trasse, e porre
+ con molti altri lo fe' ne la sua torre.
+
+76
+
+ Fu ne la donna ogni allegrezza spenta,
+ quando prigion vide il suo amante gire;
+ ma di questo pur meglio si contenta,
+ che di vederlo nel fiume perire.
+ Di se stessa, e non d'altri, si lamenta,
+ che fu cagion di farlo ivi venire,
+ per averli narrato ch'avea il conte
+ riconosciuto al periglioso ponte.
+
+77
+
+ Quindi si parte, avendo già concetto
+ di menarvi Rinaldo paladino,
+ o il Selvaggio Guidone, o Sansonetto,
+ o altri de la corte di Pipino,
+ in acqua e in terra cavallier perfetto
+ da poter contrastar col Saracino;
+ se non più forte, almen più fortunato
+ che Brandimarte suo non era stato.
+
+78
+
+ Va molti giorni, prima che s'abbatta
+ in alcun cavallier ch'abbia sembiante
+ d'esser come lo vuol, perché combatta
+ col Saracino e liberi il suo amante.
+ Dopo molto cercar di persona atta
+ al suo bisogno, un le vien pur avante,
+ che sopravesta avea ricca ed ornata,
+ a tronchi di cipressi ricamata.
+
+79
+
+ Chi costui fosse, altrove ho da narrarvi;
+ che prima ritornar voglio a Parigi,
+ e de la gran sconfitta seguitarvi,
+ ch'a' Mori diè Rinaldo e Malagigi.
+ Quei che fuggiro io non saprei contarvi,
+ né quei che fur cacciati ai fiumi stigi.
+ Levò a Turpino il conto l'aria oscura,
+ che di contarli s'avea preso cura.
+
+80
+
+ Nel primo sonno dentro al padiglione
+ dormia Agramante; e un cavallier lo desta,
+ dicendogli che fia fatto prigione,
+ se la fuga non è via più che presta.
+ Guarda il re intorno, e la confusione
+ vede dei suoi, che van senza far testa
+ chi qua chi là fuggendo inermi e nudi,
+ che non han tempo di pur tor gli scudi.
+
+81
+
+ Tutto confuso e privo di consiglio
+ si facea porre indosso la corazza,
+ quando con Falsiron vi giunse il figlio,
+ Grandonio e Balugante e quella razza;
+ e al re Agramante mostrano il periglio
+ di restar morto o preso in quella piazza:
+ e che può dir, se salva la persona,
+ che Fortuna gli sia propizia e buona.
+
+82
+
+ Così Marsilio e così il buon Sobrino,
+ e così dicon gli altri ad una voce,
+ ch'a sua distruzion tanto è vicino,
+ quanto a Rinaldo il qual ne vien veloce;
+ che s'aspetta che giunga il paladino
+ con tanta gente, e un uom tanto feroce,
+ render certo si può ch'egli e i suo' amici
+ rimarran morti, o in man degli nimici.
+
+83
+
+ Ma ridur si può in Arli o sia in Narbona
+ con quella poca gente c'ha d'intorno;
+ che l'una e l'altra terra è forte e buona
+ da mantener la guerra più d'un giorno:
+ e quando salva sia la sua persona,
+ si potrà vendicar di questo scorno,
+ rifacendo l'esercito in un tratto,
+ onde al fin Carlo ne sarà disfatto.
+
+84
+
+ Il re Agramante al parer lor s'attenne,
+ ben che 'l partito fosse acerbo e duro.
+ Andò verso Arli, e parve aver le penne,
+ per quel camin che più trovò sicuro.
+ Oltre alle guide, in gran favor gli venne
+ che la partita fu per l'aer scuro.
+ Ventimila tra d'Africa e di Spagna
+ fur, ch'a Rinaldo uscir fuor de la ragna.
+
+85
+
+ Quei ch'egli uccise e quei che i suoi fratelli,
+ quei che i duo figli del signor di Vienna,
+ quei che provaro empi nimici e felli
+ i settecento a cui Rinaldo accenna,
+ e quei che spense Sansonetto, e quelli
+ che ne la fuga s'affogaro in Senna,
+ chi potesse contar, conteria ancora
+ ciò che sparge d'april Favonio e Flora.
+
+86
+
+ Istima alcun che Malagigi parte
+ ne la vittoria avesse de la notte;
+ non che di sangue le campagne sparte
+ fosser per lui, né per lui teste rotte:
+ ma che gl'infernali angeli per arte
+ facesse uscir da le tartaree grotte,
+ e con tante bandiere e tante lance,
+ ch'insieme più non ne porrian due France;
+
+87
+
+ e che facesse udir tanti metalli,
+ tanti tamburi e tanti varii suoni,
+ tanti anitriri in voce di cavalli,
+ tanti gridi e tumulti di pedoni,
+ che risonare e piani e monti e valli
+ dovean de le longique regioni:
+ ed ai Mori con questo un timor diede,
+ che li fece voltare in fuga il piede.
+
+88
+
+ Non si scordò il re d'Africa Ruggiero,
+ ch'era ferito e stava ancora grave.
+ Quanto poté più acconcio s'un destriero
+ lo fece por, ch'avea l'andar soave;
+ e poi che l'ebbe tratto ove il sentiero
+ fu più sicuro, il fe' posar in nave,
+ e verso Arli portar commodamente,
+ dove s'avea a raccor tutta la gente.
+
+89
+
+ Quei ch'a Rinaldo e a Carlo dier le spalle
+ (fur, credo, centomila o poco manco),
+ per campagne, per boschi e monte e valle
+ cercaro uscir di man del popul franco;
+ ma la più parte trovò chiuso il calle,
+ e fece rosso ov'era verde e bianco.
+ Così non fece il re di Sericana,
+ ch'avea da lor la tenda più lontana:
+
+90
+
+ anzi, come egli sente che 'l signore
+ di Montalbano è questo che gli assalta,
+ gioisce di tal iubilo nel core,
+ che qua e là per allegrezza salta.
+ Loda e ringrazia il suo sommo Fattore,
+ che quella notte gli occorra tant'alta
+ e sì rara aventura d'acquistare
+ Baiardo, quel destrier che non ha pare.
+
+91
+
+ Avea quel re gran tempo desiato
+ (credo ch'altrove voi l'abbiate letto)
+ d'aver la buona Durindana a lato,
+ e cavalcar quel corridor perfetto.
+ E già con più di centomila armato
+ era venuto in Francia a questo effetto;
+ e con Rinaldo già sfidato s'era
+ per quel cavallo alla battaglia fiera;
+
+92
+
+ e sul lito del mar s'era condutto
+ ove dovea la pugna diffinire:
+ ma Malagigi a turbar venne il tutto,
+ che fe' il cugin, mal grado suo, partire,
+ avendol sopra un legno in mar ridutto.
+ Lungo saria tutta l'istoria dire.
+ Da indi in qua stimò timido e vile
+ sempre Gradasso il paladin gentile.
+
+93
+
+ Or che Gradasso esser Rinaldo intende
+ costui ch'assale il campo, se n'allegra.
+ Si veste l'arme, e la sua alfana prende,
+ e cercando lo va per l'aria negra:
+ e quanti ne riscontra, a terra stende;
+ ed in confuso lascia afflitta ed egra
+ la gente, o sia di Libia o sia di Francia:
+ tutti li mena a un par la buona lancia.
+
+94
+
+ Lo va di qua di là tanto cercando,
+ chiamando spesso e quanto può più forte,
+ e sempre a quella parte declinando,
+ ove più folte son le genti morte,
+ ch'al fin s'incontra in lui brando per brando
+ poi che le lance loro ad una sorte
+ eran salite in mille schegge rotte
+ sin al carro stellato de la Notte.
+
+95
+
+ Quando Gradasso il paladin gagliardo
+ conosce, e non perché ne vegga insegna,
+ ma per gli orrendi colpi e per Baiardo,
+ che par che sol tutto quel campo tegna;
+ non è, gridando, a improverargli tardo
+ la prova che di sé fece non degna:
+ ch'al dato campo il giorno non comparse,
+ che tra lor la battaglia dovea farse.
+
+96
+
+ Suggiunse poi: — Tu forse avevi speme,
+ se potevi nasconderti quel punto,
+ che non mai più per raccozzarci insieme
+ fossimo al mondo: or vedi ch'io t'ho giunto.
+ Sie certo, se tu andassi ne l'estreme
+ fosse di Stige, o fossi in cielo assunto,
+ ti seguirò, quando abbi il destrier teco,
+ ne l'alta luce e giù nel mondo cieco.
+
+97
+
+ Se d'aver meco a far non ti dà il core,
+ e vedi già che non puoi starmi a paro,
+ e più stimi la vita che l'onore,
+ senza periglio ci puoi far riparo,
+ quando mi lasci in pace il corridore;
+ e viver puoi, se sì t'è il viver caro:
+ ma vivi a piè, che non merti cavallo,
+ s'alla cavalleria fai sì gran fallo. —
+
+98
+
+ A quel parlar si ritrovò presente
+ con Ricciardetto il cavallier Selvaggio;
+ e le spade ambi trassero ugualmente,
+ per far parere il Serican mal saggio.
+ Ma Rinaldo s'oppose immantinente,
+ e non patì che se gli fêsse oltraggio,
+ dicendo: — Senza voi dunque non sono
+ a chi m'oltraggia per risponder buono? —
+
+99
+
+ Poi se ne ritornò verso il pagano,
+ e disse: — Odi, Gradasso; io voglio farte,
+ e tu m'ascolti, manifesto e piano
+ ch'io venni alla marina a ritrovarte:
+ e poi ti sosterrò con l'arme in mano,
+ che t'avrò detto il vero in ogni parte;
+ e sempre che tu dica mentirai,
+ ch'alla cavalleria mancass'io mai.
+
+100
+
+ Ma ben ti priego che prima che sia
+ pugna tra noi, che pianamente intenda
+ la giustissima e vera scusa mia,
+ acciò ch'a torto più non mi riprenda;
+ e poi Baiardo al termine di pria
+ tra noi vorrò ch'a piedi si contenda
+ da solo a solo in solitario lato,
+ sì come a punto fu da te ordinato. —
+
+101
+
+ Era cortese il re di Sericana,
+ come ogni cor magnanimo esser suole;
+ ed è contento udir la cosa piana,
+ e come il paladin scusar si vuole.
+ Con lui ne viene in ripa alla fiumana,
+ ove Rinaldo in semplici parole
+ alla sua vera istoria trasse il velo,
+ e chiamò in testimonio tutto 'l cielo:
+
+102
+
+ e poi chiamar fece il figliuol di Buovo,
+ l'uom che di questo era informato a pieno,
+ ch'a parte a parte replicò di nuovo
+ l'incanto suo, né disse più né meno.
+ Soggiunse poi Rinaldo: — Ciò ch'io provo
+ col testimonio, io vo' che l'arme sieno,
+ che ora e in ogni tempo che ti piace,
+ te n'abbiano a far prova più verace. —
+
+103
+
+ Il re Gradasso, che lasciar non volle
+ per la seconda la querela prima,
+ le scuse di Rinaldo in pace tolle,
+ ma se son vere o false in dubbio stima.
+ Non tolgon campo più sul lito molle
+ di Barcelona, ove lo tolser prima;
+ ma s'accordaro per l'altra matina
+ trovarsi a una fontana indi vicina:
+
+104
+
+ ove Rinaldo seco abbia il cavallo,
+ che posto sia communemente in mezzo:
+ se 'l re uccide Rinaldo o il fa vassallo,
+ se ne pigli il destrier senz'altro mezzo,
+ ma se Gradasso è quel che faccia fallo,
+ che sia condotto all'ultimo ribrezzo,
+ o, per più non poter, che gli si renda,
+ da lui Rinaldo Durindana prenda.
+
+105
+
+ Con maraviglia molta e più dolore
+ (come v'ho detto) avea Rinaldo udito
+ da Fiordiligi bella, ch'era fuore
+ de l'intelletto il suo cugino uscito.
+ Avea de l'arme inteso anco il tenore,
+ e del litigio che n'era seguito;
+ e ch'in somma Gradasso avea quel brando
+ ch'ornò di mille e mille palme Orlando.
+
+106
+
+ Poi che furon d'accordo, ritornosse
+ il re Gradasso ai servitori sui
+ ben che dal paladin pregato fosse
+ che ne venisse ad alloggiar con lui.
+ Come fu giorno, il re pagano armosse;
+ così Rinaldo: e giunsero ambedui
+ ove dovea non lungi alla fontana
+ combattersi Baiardo e Durindana.
+
+107
+
+ De la battaglia che Rinaldo avere
+ con Gradasso dovea da solo a solo,
+ parean gli amici suoi tutti temere,
+ e inanzi il caso ne faceano il duolo.
+ Molto ardir, molta forza, alto sapere
+ avea Gradasso; ed or che del figliuolo
+ del gran Milone avea la spada al fianco,
+ di timor per Rinaldo era ognun bianco.
+
+108
+
+ E più degli altri il frate di Viviano
+ stava di questa pugna in dubbio e in tema,
+ ed anco volentier vi porria mano
+ per farla rimaner d'effetto scema:
+ ma non vorria che quel da Montalbano
+ seco venisse a inimicizia estrema;
+ ch'anco avea di quell'altra seco sdegno,
+ che gli turbò, quando il levò sul legno.
+
+109
+
+ Ma stiano gli altri in dubbio, in tema, in doglia:
+ Rinaldo se ne va lieto e sicuro,
+ sperando ch'ora il biasmo se gli toglia,
+ ch'avere a torto gli parea pur duro;
+ sì che quei da Pontieri e d'Altafoglia
+ faccia cheti restar, come mai furo.
+ Va con baldanza e sicurtà di core
+ di riportarne il trionfale onore.
+
+110
+
+ Poi che l'un quinci e l'altro quindi giunto
+ fu quasi a un tempo in su la chiara fonte,
+ s'accarezzaro, e fero a punto a punto
+ così serena ed amichevol fronte,
+ come di sangue e d'amistà congiunto
+ fosse Gradasso a quel di Chiaramonte.
+ Ma come poi s'andassero a ferire,
+ vi voglio a un'altra volta differire.
+
+
+
+
+CANTO TRENTADUESIMO
+
+
+1
+
+ Soviemmi che cantar io vi dovea
+ (già lo promisi, e poi m'uscì di mente)
+ d'una sospizion che fatto avea
+ la bella donna di Ruggier dolente,
+ de l'altra più spiacevole e più rea,
+ e di più acuto e venenoso dente,
+ che per quel ch'ella udì da Ricciardetto,
+ a devorare il cor l'entrò nel petto.
+
+2
+
+ Dovea cantarne, ed altro incominciai,
+ perché Rinaldo in mezzo sopravenne;
+ e poi Guidon mi diè che fare assai,
+ che tra camino a bada un pezzo il tenne.
+ D'una cosa in un'altra in modo entrai,
+ che mal di Bradamante mi sovenne:
+ sovienmene ora, e vo' narrarne inanti
+ che di Rinaldo e di Gradasso io canti.
+
+3
+
+ Ma bisogna anco, prima ch'io ne parli,
+ che d'Agramante io vi ragioni un poco,
+ ch'avea ridutte le reliquie in Arli,
+ che gli restar del gran notturno fuoco,
+ quando a raccor lo sparso campo e a darli
+ soccorso e vettovaglie era atto il loco:
+ l'Africa incontra, e la Spagna ha vicina,
+ ed è in sul fiume assiso alla marina.
+
+4
+
+ Per tutto 'l regno fa scriver Marsilio
+ gente a piedi e a cavallo, e trista e buona.
+ Per forza e per amore ogni navilio
+ atto a battaglia s'arma in Barcelona.
+ Agramante ogni dì chiama a concilio;
+ né a spesa né a fatica si perdona.
+ Intanto gravi esazioni e spesse
+ tutte hanno le città d'Africa oppresse.
+
+5
+
+ Egli ha fatto offerire a Rodomonte,
+ perché ritorni (ed impetrar nol puote),
+ una cugina sua, figlia d'Almonte,
+ e 'l bel regno d'Oran dargli per dote.
+ Non si volse l'altier muover dal ponte,
+ ove tant'arme e tante selle vote
+ di quei che son già capitati al passo
+ ha ragunate, che ne cuopre il sasso.
+
+6
+
+ Già non volse Marfisa imitar l'atto
+ di Rodomonte: anzi com'ella intese
+ ch'Agramante da Carlo era disfatto,
+ sue genti morte, saccheggiate e prese,
+ e che con pochi in Arli era ritratto,
+ senza aspettare invito, il camin prese:
+ venne in aiuto de la sua corona,
+ e l'aver gli proferse e la persona.
+
+7
+
+ E gli menò Brunello, e gli ne fece
+ libero dono, il qual non avea offeso:
+ l'avea tenuto dieci giorni e diece
+ notti sempre in timor d'essere appeso;
+ e poi che né con forza né con prece
+ da nessun vide il patrocinio preso,
+ in sì sprezzato sangue non si volse
+ bruttar l'altiere mani, e lo disciolse.
+
+8
+
+ Tutte l'antique ingiurie gli remesse,
+ e seco in Arli ad Agramante il trasse.
+ Ben dovete pensar che gaudio avesse
+ il re di lei ch'ad aiutarlo andasse:
+ e del gran conto ch'egli ne facesse,
+ volse che Brunel prova le mostrasse;
+ che quel di ch'ella gli avea fatto cenno,
+ di volerlo impiccar, fe' da buon senno.
+
+9
+
+ Il manigoldo, in loco inculto ed ermo,
+ pasto di corvi e d'avoltoi lasciollo.
+ Ruggier ch'un'altra volta gli fu schermo,
+ e che 'l laccio gli avria tolto dal collo,
+ la giustizia di Dio fa ch'ora infermo
+ s'è ritrovato, ed aiutar non puollo:
+ e quando il seppe, era già il fatto occorso;
+ sì che restò Brunel senza soccorso.
+
+10
+
+ Intanto Bradamante iva accusando
+ che così lunghi sian quei venti giorni,
+ li quai finiti, il termine era quando
+ a lei Ruggiero ed alla fede torni.
+ A chi aspetta di carcere o di bando
+ uscir, non par che 'l tempo più soggiorni
+ a dargli libertade, o de l'amata
+ patria vista gioconda e disiata.
+
+11
+
+ In quel duro aspettare ella talvolta
+ pensa ch'Eto e Piròo sia fatto zoppo;
+ o sia la ruota guasta, ch'a dar volta
+ le par che tardi, oltr'all'usato, troppo.
+ Più lungo di quel giorno a cui, per molta
+ fede, nel cielo il giusto Ebreo fe' intoppo,
+ più de la notte ch'Ercole produsse,
+ parea lei ch'ogni notte, ogni dì fusse.
+
+12
+
+ Oh quante volte da invidiar le diero
+ e gli orsi e i ghiri e i sonnacchiosi tassi!
+ che quel tempo voluto avrebbe intero
+ tutto dormir, che mai non si destassi;
+ né potere altro udir, fin che Ruggiero
+ dal pigro sonno lei non richiamassi.
+ Ma non pur questo non può far, ma ancora
+ non può dormir di tutta notte un'ora.
+
+13
+
+ Di qua di là va le noiose piume
+ tutte premendo, e mai non si riposa.
+ Spesso aprir la finestra ha per costume,
+ per veder s'anco di Titon la sposa
+ sparge dinanzi al matutino lume
+ il bianco giglio e la vermiglia rosa:
+ non meno ancor, poi che nasciuto è 'l giorno,
+ brama vedere il ciel di stelle adorno.
+
+14
+
+ Poi che fu quattro o cinque giorni appresso
+ il termine a finir, piena di spene
+ stava aspettando d'ora in ora il messo
+ che le apportasse: — Ecco Ruggier che viene. —
+ Montava sopra un'alta torre spesso,
+ ch'i folti boschi e le campagne amene
+ scopria d'intorno, e parte de la via
+ onde di Francia a Montalban si gìa.
+
+15
+
+ Se di lontano o splendor d'arme vede,
+ o cosa tal ch'a cavallier simiglia,
+ che sia il suo disiato Ruggier crede,
+ e rasserena i begli occhi e le ciglia;
+ se disarmato o viandante a piede,
+ che sia messo di lui speranza piglia:
+ e se ben poi fallace la ritrova,
+ pigliar non cessa una ed un'altra nuova.
+
+16
+
+ Credendolo incontrar, talora armossi,
+ scese dal monte e giù calò nel piano;
+ né lo trovando, si sperò che fossi
+ per altra strada giunto a Montalbano:
+ e col disir con ch'avea i piedi mossi
+ fuor del castel, ritornò dentro invano.
+ Né qua né là trovollo; e passò intanto
+ il termine aspettato da lei tanto.
+
+17
+
+ Il termine passò d'uno, di dui,
+ di tre giorni, di sei, d'otto e di venti;
+ né vedendo il suo sposo, né di lui
+ sentendo nuova, incominciò lamenti
+ ch'avrian mosso a pietà nei regni bui
+ quelle Furie crinite di serpenti;
+ e fece oltraggio a' begli occhi divini,
+ al bianco petto, all'aurei crespi crini.
+
+18
+
+ — Dunque fia ver (dicea) che mi convegna
+ cercare un che mi fugge e mi s'asconde?
+ Dunque debbo prezzare un che mi sdegna?
+ Debbo pregar chi mai non mi risponde?
+ Patirò che chi m'odia, il cor mi tegna?
+ un che sì stima sue virtù profonde,
+ che bisogno sarà che dal ciel scenda
+ immortal dea che 'l cor d'amor gli accenda.
+
+19
+
+ Sa questo altier ch'io l'amo e ch'io l'adoro,
+ né mi vuol per amante né per serva.
+ Il crudel sa che per lui spasmo e moro,
+ e dopo morte a darmi aiuto serva.
+ E perché io non gli narri il mio martoro
+ atto a piegar la sua voglia proterva,
+ da me s'asconde, come aspide suole,
+ che, per star empio, il canto udir non vuole.
+
+20
+
+ Deh, ferma, Amor, costui che così sciolto
+ dinanzi al lento mio correr s'affretta;
+ o tornami nel grado onde m'hai tolto
+ quando né a te né ad altri era suggetta!
+ Deh, come è il mio sperar fallace e stolto,
+ ch'in te con prieghi mai pietà si metta;
+ che ti diletti, anzi ti pasci e vivi
+ di trar dagli occhi lacrimosi rivi!
+
+21
+
+ Ma di che debbo lamentarmi, ahi lassa
+ fuor che del mio desire irrazionale?
+ ch'alto mi leva, e sì ne l'aria passa,
+ ch'arriva in parte ove s'abbrucia l'ale;
+ poi non potendo sostener, mi lassa
+ dal ciel cader: né qui finisce il male;
+ che le rimette, e di nuovo arde: ond'io
+ non ho mai fine al precipizio mio.
+
+22
+
+ Anzi via più che del disir, mi deggio
+ di me doler, che sì gli apersi il seno;
+ onde cacciata ha la ragion di seggio,
+ ed ogni mio poter può di lui meno.
+ Quel mi trasporta ognor di male in peggio,
+ né lo posso frenar, che non ha freno:
+ e mi fa certa che mi mena a morte,
+ perch'aspettando il mal noccia più forte.
+
+23
+
+ Deh perché voglio anco di me dolermi?
+ Ch'error, se non d'amarti, unqua commessi?
+ Che maraviglia, se fragili e infermi
+ feminil sensi fur subito oppressi?
+ Perché dovev'io usar ripari e schermi
+ che la somma beltà non mi piacessi,
+ gli alti sembianti e le sagge parole?
+ Misero è ben chi veder schiva il sole!
+
+24
+
+ Ed oltre al mio destino, io ci fui spinta
+ da le parole altrui degne di fede:
+ somma felicità mi fu dipinta,
+ ch'esser dovea di questo amor mercede.
+ Se la persuasione, ohimè! fu finta,
+ se fu inganno il consiglio che mi diede
+ Merlin, posso di lui ben lamentarmi,
+ ma non d'amar Ruggier posso ritrarmi.
+
+25
+
+ Di Merlin posso e di Melissa insieme
+ dolermi, e mi dorrò d'essi in eterno,
+ che dimostrare i frutti del mio seme
+ mi fero dagli spirti de lo 'nferno,
+ per pormi sol con questa falsa speme
+ in servitù; né la cagion discerno,
+ se non ch'erano forse invidiosi
+ dei miei dolci, sicuri, almi riposi. —
+
+26
+
+ Sì l'occupa il dolor, che non avanza
+ loco ove in lei conforto abbia ricetto;
+ ma, mal grado di quel, vien la speranza
+ e vi vuole alloggiare in mezzo il petto,
+ rifrescandole pur la rimembranza
+ di quel ch'al suo partir l'ha Ruggier detto:
+ e vuol, contra il parer degli altri affetti,
+ che d'ora in ora il suo ritorno aspetti.
+
+27
+
+ Questa speranza dunque la sostenne,
+ finito i venti giorni, un mese appresso;
+ sì che il dolor sì forte non le tenne,
+ come tenuto avria, l'animo oppresso.
+ Un dì che per la strada se ne venne,
+ che per trovar Ruggier solea far spesso,
+ novella udì la misera, ch'insieme
+ fe' dietro all'altro ben fuggir la speme.
+
+28
+
+ Venne a incontrare un cavallier guascone
+ che dal campo african venìa diritto,
+ ove era stato da quel dì prigione,
+ che fu inanzi a Parigi il gran conflitto.
+ Da lei fu molto posto per ragione,
+ fin che si venne al termine prescritto.
+ Domandò di Ruggiero, e in lui fermosse;
+ né fuor di questo segno più si mosse.
+
+29
+
+ Il cavallier buon conto ne rendette,
+ che ben conoscea tutta quella corte:
+ e narrò di Ruggier, che contrastette
+ da solo a solo a Mandricardo forte;
+ e come egli l'uccise, e poi ne stette
+ ferito più d'un mese presso a morte:
+ e s'era la sua istoria qui conclusa,
+ fatto avria di Ruggier la vera escusa.
+
+30
+
+ Ma come poi soggiunse, una donzella
+ esser nel campo, nomata Marfisa,
+ che men non era che gagliarda, bella,
+ né meno esperta d'arme in ogni guisa;
+ che lei Ruggiero amava e Ruggiero ella,
+ ch'egli da lei, ch'ella da lui divisa
+ si vedea raro, e ch'ivi ognuno crede
+ che s'abbiano tra lor data la fede;
+
+31
+
+ e che come Ruggier si faccia sano,
+ il matrimonio publicar si deve;
+ e ch'ogni re, ogni principe pagano
+ gran piacere e letizia ne riceve,
+ che de l'uno e de l'altro sopraumano
+ conoscendo il valor, sperano in breve
+ far una razza d'uomini da guerra
+ la più gagliarda che mai fosse in terra;
+
+32
+
+ credea il Guascon quel che dicea, non senza
+ cagion; che ne l'esercito de' Mori
+ openione e universal credenza,
+ e publico parlar n'era di fuori.
+ I molti segni di benivolenza
+ stati tra lor facean questi romori;
+ che tosto o buona o ria che la fama esce
+ fuor d'una bocca, in infinito cresce.
+
+33
+
+ L'esser venuta a' Mori ella in aita
+ con lui, né senza lui comparir mai,
+ avea questa credenza stabilita;
+ ma poi l'avea accresciuta pur assai,
+ ch'essendosi del campo già partita
+ portandone Brunel (come io contai),
+ senza esservi d'alcuno richiamata,
+ sol per veder Ruggier v'era tornata.
+
+34
+
+ Sol per lui visitar, che gravemente
+ languia ferito, in campo venuta era,
+ non una sola volta, ma sovente;
+ vi stava il giorno e si partia la sera:
+ e molto più da dir dava alla gente,
+ ch'essendo conosciuta così altiera,
+ che tutto 'l mondo a sé le parea vile,
+ solo a Ruggier fosse benigna e umile;
+
+35
+
+ come il Guascon questo affermò per vero,
+ fu Bradamante da cotanta pena,
+ da cordoglio assalita così fiero,
+ che di quivi cader si tenne a pena.
+ Voltò, senza far motto, il suo destriero,
+ di gelosia, d'ira e di rabbia piena;
+ e da sé discacciata ogni speranza,
+ ritornò furibonda alla sua stanza.
+
+36
+
+ E senza disarmarsi, sopra il letto,
+ col viso volta in giù, tutta si stese,
+ ove per non gridar, sì che sospetto
+ di sé facesse, i panni in bocca prese;
+ e ripetendo quel che l'avea detto
+ il cavalliero, in tal dolor discese,
+ che più non lo potendo sofferire,
+ fu forza a disfogarlo, e così a dire:
+
+37
+
+ — Misera! a chi mai più creder debb'io?
+ Vo' dir ch'ognuno è perfido e crudele,
+ se perfido e crudel sei, Ruggier mio,
+ che sì pietoso tenni e sì fedele.
+ Qual crudeltà, qual tradimento rio
+ unqua s'udì per tragiche querele,
+ che non trovi minor, se pensar mai
+ al mio merto e al tuo debito vorai?
+
+38
+
+ Perché, Ruggier, come di te non vive
+ cavallier di più ardir, di più bellezza,
+ né che a gran pezzo al tuo valore arrive,
+ né a' tuoi costumi, né a tua gentilezza;
+ perché non fai che fra tue illustri e dive
+ virtù, si dica ancor ch'abbi fermezza?
+ si dica ch'abbi inviolabil fede?
+ a chi ogn'altra virtù s'inchina e cede.
+
+39
+
+ Non sai che non compar, se non v'è quella,
+ alcun valore, alcun nobil costume?
+ come né cosa (e sia quanto vuol bella)
+ si può vedere ove non splenda lume.
+ Facil ti fu ingannare una donzella
+ di cui tu signore eri, idolo e nume,
+ a cui potevi far con tue parole
+ creder che fosse oscuro e freddo il sole.
+
+40
+
+ Crudel, di che peccato a doler t'hai,
+ se d'uccider chi t'ama non ti penti?
+ Se 'l mancar di tua fé sì leggier fai,
+ di ch'altro peso il cor gravar ti senti?
+ Come tratti il nimico, se tu dai
+ a me, che t'amo sì, questi tormenti?
+ Ben dirò che giustizia in ciel non sia,
+ s'a veder tardo la vendetta mia.
+
+41
+
+ Se d'ogn'altro peccato assai più quello
+ de l'empia ingratitudine l'uomo grava,
+ e per questo dal ciel l'angel più bello
+ fu relegato in parte oscura e cava;
+ e se gran fallo aspetta gran flagello
+ quando debita emenda il cor non lava;
+ guarda ch'aspro flagello in te non scenda,
+ che mi se' ingrato e non vuoi farne emenda.
+
+42
+
+ Di furto ancora, oltre ogni vizio rio,
+ di te, crudele, ho da dolermi molto.
+ Che tu mi tenga il cor, non ti dico io;
+ di questo io vo' che tu ne vada assolto:
+ dico di te, che t'eri fatto mio
+ e poi contra ragion mi ti sei tolto.
+ Renditi, iniquo, a me; che tu sai bene
+ che non si può salvar chi l'altrui tiene.
+
+43
+
+ Tu m'hai, Ruggier, lasciata: io te non voglio,
+ né lasciarti volendo anco potrei;
+ ma per uscir d'affanno e di cordoglio,
+ posso e voglio, finire i giorni miei.
+ Di non morirti in grazia sol mi doglio;
+ che se concesso m'avessero i dei
+ ch'io fossi morta quando t'era grata,
+ morte non fu giamai tanto beata. —
+
+44
+
+ Così dicendo, di morir disposta,
+ salta dal letto, e di rabbia infiammata
+ si pon la spada alla sinistra costa;
+ ma si ravvede poi che tutta è armata.
+ Il miglior spirto in questo le s'accosta,
+ e nel cor le ragiona: — O donna nata
+ di tant'alto lignaggio, adunque vuoi
+ finir con sì gran biasmo i giorni tuoi?
+
+45
+
+ Non è meglio ch'al campo tu ne vada,
+ ove morir si può con laude ognora?
+ Quivi, s'avvien ch'inanzi a Ruggier cada,
+ del morir tuo si dorrà forse ancora:
+ ma s'a morir t'avvien per la sua spada,
+ chi sarà mai che più contenta muora?
+ Ragione è ben che di vita ti privi,
+ poi ch'è cagion ch'in tanta pena vivi.
+
+46
+
+ Verrà forse anco che prima che muori
+ farai vendetta di quella Marfisa
+ che t'ha con fraudi e disonesti amori,
+ da te Ruggiero alienando, uccisa. —
+ Questi pensieri parveno migliori
+ alla donzella; e tosto una divisa
+ si fe' su l'arme, che volea inferire
+ disperazione e voglia di morire.
+
+47
+
+ Era la sopraveste del colore
+ in che riman la foglia che s'imbianca
+ quando del ramo è tolta, o che l'umore
+ che facea vivo l'arbore le manca.
+ Ricamata a tronconi era, di fuore,
+ di cipresso che mai non si rinfranca,
+ poi ch'ha sentita la dura bipenne;
+ l'abito al suo dolor molto convenne.
+
+48
+
+ Tolse il destrier ch'Astolfo aver solea,
+ e quella lancia d'or, che, sol toccando,
+ cader di sella i cavallier facea.
+ Perché la le diè Astolfo, e dove e quando,
+ e da chi prima avuta egli l'avea,
+ non credo che bisogni ir replicando.
+ Ella la tolse, non però sapendo
+ che fosse del valor ch'era, stupendo.
+
+49
+
+ Senza scudiero e senza compagnia
+ scese dal monte, e si pose in camino
+ verso Parigi alla più dritta via,
+ ove era dianzi il campo saracino;
+ che la novella ancora non s'udia,
+ che l'avesse Rinaldo paladino,
+ aiutandolo Carlo e Malagigi,
+ fatto tor da l'assedio di Parigi.
+
+50
+
+ Lasciati avea i Cadurci e la cittade
+ di Caorse alle spalle, e tutto 'l monte
+ ove nasce Dordona, e le contrade
+ scopria di Monferrante e di Clarmonte,
+ quando venir per le medesme strade
+ vide una donna di benigna fronte,
+ ch'uno scudo all'arcione avea attaccato;
+ e le venian tre cavallieri a lato.
+
+51
+
+ Altre donne e scudier venivano anco,
+ qual dietro e qual dinanzi, in lunga schiera.
+ Domandò ad un che le passò da fianco,
+ la figlia d'Amon, chi la donna era;
+ e quel le disse: — Al re del popul franco
+ questa donna, mandata messaggera
+ fin di là dal polo artico, è venuta
+ per lungo mar da l'Isola Perduta.
+
+52
+
+ Altri Perduta, altri ha nomata Islanda
+ l'isola, donde la regina d'essa,
+ di beltà sopra ogni beltà miranda,
+ dal ciel non mai, se non a lei, concessa,
+ lo scudo che vedete, a Carlo manda;
+ ma ben con patto e condizione espressa,
+ ch'al miglior cavallier lo dia, secondo
+ il suo parer, ch'oggi si trovi al mondo.
+
+53
+
+ Ella, come si stima, e come in vero
+ è la più bella donna che mai fosse,
+ così vorria trovare un cavalliero
+ che sopra ogn'altro avesse ardire e posse:
+ perché fondato e fisso è il suo pensiero,
+ da non cader per centomila scosse,
+ che sol chi terrà in arme il primo onore,
+ abbia d'esser suo amante e suo signore.
+
+54
+
+ Spera ch'in Francia, alla famosa corte
+ di Carlo Magno, il cavallier si trove,
+ che d'esser più d'ogn'altro ardito e forte
+ abbia fatto veder con mille prove.
+ I tre che son con lei come sue scorte,
+ re sono tutti, e dirovvi anco dove:
+ uno in Svezia, uno in Gotia, in Norvegia uno,
+ che pochi pari in arme hanno o nessuno.
+
+55
+
+ Questi tre, la cui terra non vicina,
+ ma men lontana è all'Isola Perduta
+ (detta così, perché quella marina
+ da pochi naviganti è conosciuta),
+ erano amanti, e son, de la regina,
+ e a gara per moglier l'hanno voluta;
+ e per aggradir lei, cose fatt'hanno,
+ che, fin che giri il ciel, dette saranno.
+
+56
+
+ Ma né questi ella, né alcun altro vuole,
+ ch'al mondo in arme esser non creda il primo.
+ — Ch'abbiate fatto prove (lor dir suole)
+ in questi luoghi appresso, poco istimo;
+ e s'un di voi, qual fra le stelle il sole,
+ fra gli altri duo sarà, ben lo sublimo:
+ ma non però che tenga il vanto parme
+ del miglior cavallier ch'oggi port'arme.
+
+57
+
+ A Carlo Magno, il quale io stimo e onoro
+ pel più savio signor ch'al mondo sia,
+ son per mandare un ricco scudo d'oro,
+ con patto e condizion ch'esso lo dia
+ al cavalliero il quale abbia fra loro
+ il vanto e il primo onor di gagliardia.
+ Sia il cavalliero o suo vasallo o d'altri,
+ il parer di quel re vo' che mi scaltri.
+
+58
+
+ Se, poi che Carlo avrà lo scudo avuto,
+ e l'avrà dato a quel sì ardito e forte,
+ che d'ogn'altro migliore abbia creduto,
+ che 'n sua si trovi o in alcun'altra corte,
+ uno di voi sarà, che con l'aiuto
+ di sua virtù lo scudo mi riporte;
+ porrò in quello ogni amore, ogni disio,
+ e quel sarà il marito e 'l signor mio. —
+
+59
+
+ Queste parole han qui fatto venire
+ questi tre re dal mar tanto discosto,
+ che riportarne lo scudo, o morire
+ per man di chi l'avrà, s'hanno proposto. —
+ Ste' molto attenta Bradamante a udire
+ quanto le fu da lo scudier risposto;
+ il qual poi l'entrò inanzi, e così punse
+ il suo cavallo, che i compagni giunse.
+
+60
+
+ Dietro non gli galoppa né gli corre
+ ella; ch'adagio il suo camin dispensa,
+ e molte cose tuttavia discorre,
+ che son per accadere: e in somma pensa
+ che questo scudo di Francia sia per porre
+ discordia e rissa e nimicizia immensa
+ fra paladini ed altri, se vuol Carlo
+ chiarir chi sia il miglior, e a colui darlo.
+
+61
+
+ Le preme il cor questo pensier; ma molto
+ più le lo preme e strugge in peggior guisa
+ quel ch'ebbe prima, di Ruggier, che tolto
+ il suo amor le abbia e datolo a Marfisa.
+ Ogni suo senso in questo è sì sepolto,
+ che non mira la strada, né divisa
+ ove arrivar, né se troverà inanzi
+ commodo albergo ove la notte stanzi.
+
+62
+
+ Come nave, che vento da la riva,
+ o qualch'altro accidente abbia disciolta,
+ va di nochiero e di governo priva
+ ove la porti o meni il fiume in volta;
+ così l'amante giovane veniva,
+ tutta a pensare al suo Ruggier rivolta,
+ ove vuol Rabican; che molte miglia
+ lontano è il cor che de' girar la briglia.
+
+63
+
+ Leva al fin gli occhi, e vede il sol che 'l tergo
+ avea mostrato alle città di Bocco,
+ e poi s'era attuffato, come il mergo,
+ in grembo alla nutrice oltr'a Marocco:
+ e se disegna che la frasca albergo
+ le dia ne' campi, fa pensier di sciocco;
+ che soffia un vento freddo, e l'aria grieve
+ pioggia la notte le minaccia o nieve.
+
+64
+
+ Con maggior fretta fa movere il piede
+ al suo cavallo; e non fece via molta,
+ che lasciar le campagne a un pastor vede,
+ che s'avea la sua gregge inanzi tolta.
+ La donna lui con molta istanza chiede
+ che le 'nsegni ove possa esser raccolta
+ o ben o mal; che mal sì non s'alloggia,
+ che non sia peggio star fuori alla pioggia.
+
+65
+
+ Disse il pastore: — Io non so loco alcuno
+ ch'io vi sappia insegnar, se non lontano
+ più di quattro o di sei leghe, for ch'uno
+ che si chiama la rocca di Tristano.
+ Ma d'alloggiarvi non succede a ognuno;
+ perché bisogna, con la lancia in mano
+ che se l'acquisti e che se la difenda
+ il cavallier che d'alloggiarvi intenda.
+
+66
+
+ Se, quando arriva un cavallier, si trova
+ vota la stanza, il castellan l'accetta;
+ ma vuol se sopravien poi gente nuova,
+ ch'uscir fuori alla giostra gli prometta.
+ Se non vien, non accade che si mova:
+ se vien, forza è che l'arme si rimetta
+ e con lui giostri, e chi di lor val meno,
+ ceda l'albergo ed esca al ciel sereno.
+
+67
+
+ Se duo, tre, quattro o più guerrieri a un tratto
+ vi giungon prima, in pace albergo v'hanno;
+ e chi di poi vien solo, ha peggior patto,
+ perché seco giostrar quei più lo fanno.
+ Così, se prima un sol si sarà fatto
+ quivi alloggiar, con lui giostrar voranno
+ in duo, tre, quattro o più che verran dopo;
+ sì che, s'avrà valor, gli fia a grande uopo.
+
+68
+
+ Non men, se donna capita o donzella,
+ accompagnata o sola a questa rocca,
+ e poi v'arrivi un'altra, alla più bella
+ l'albergo, ed alla men star di fuor tocca. —
+ Domanda Bradamante ove sia quella;
+ e il buon pastor non pur dice con bocca,
+ ma le dimostra il loco anco con mano,
+ da cinque o da sei miglia indi lontano.
+
+69
+
+ La donna, ancor che Rabican ben trotte,
+ solecitar però non lo sa tanto
+ per quelle vie tutte fangose e rotte
+ da la stagion ch'era piovosa alquanto,
+ che prima arrivi, che la cieca notte
+ fatt'abbia oscuro il mondo in ogni canto.
+ Trovò chiusa la porta; e a chi n'avea
+ la guardia disse ch'alloggiar volea.
+
+70
+
+ Rispose quel, ch'era occupato il loco
+ da donne e da guerrier che venner dianzi,
+ e stavano aspettando intorno al fuoco
+ che posta fosse lor la cena inanzi.
+ — Per lor non credo l'avrà fatta il cuoco,
+ s'ella v'è ancor, né l'han mangiata inanzi
+ (disse la donna): or va, che qui gli attendo;
+ che so l'usanza, e di servarla intendo. —
+
+71
+
+ Parte la guardia, e porta l'imbasciata
+ là dove i cavallier stanno a grand'agio,
+ la qual non poté lor troppo esser grata,
+ ch'all'aer li fa uscir freddo e malvagio;
+ ed era una gran pioggia incomminciata.
+ Si levan pure, e piglian l'arme adagio:
+ restano gli altri; e quei non troppo in fretta
+ escono insieme ove la donna aspetta.
+
+72
+
+ Eran tre cavallier che valean tanto,
+ che pochi al mondo valean più di loro;
+ ed eran quei che 'l dì medesmo a canto
+ veduti a quella messaggiera foro;
+ quei ch'in Islanda s'avean dato vanto
+ di Francia riportar lo scudo d'oro:
+ e perché avean meglio i cavalli punti,
+ prima di Bradamante eran giunti.
+
+73
+
+ Di loro in arme pochi erano migliori,
+ ma di quei pochi ella sarà ben l'una;
+ ch'a nessun patto rimaner di fuori
+ quella notte intendea molle e digiuna.
+ Quei dentro alle finestre e ai corridori
+ miran la giostra al lume de la luna,
+ che mal grado de' nugoli lo spande
+ e fa veder, ben che la pioggia è grande.
+
+74
+
+ Come s'allegra un bene acceso amante
+ ch'ai dolci furti per entrar si trova,
+ quando al fin senta dopo indugie tante,
+ che 'l taciturno chiavistel si muova;
+ così volontarosa Bradamante
+ di far di sé coi cavallieri prova,
+ s'allegrò quando udì le porte aprire,
+ calare il ponte, e fuor li vide uscire.
+
+75
+
+ Tosto che fuor del ponte i guerrier vede
+ uscire insieme o con poco intervallo,
+ si volge a pigliar campo, e di poi riede
+ cacciando a tutta briglia il buon cavallo,
+ e la lancia arrestando, che le diede
+ il suo cugin, che non si corre in fallo,
+ che fuor di sella è forza che trabocchi,
+ se fosse Marte, ogni guerrier che tocchi.
+
+76
+
+ Il re di Svezia, che primier si mosse,
+ fu primier anco a riversciarsi al piano:
+ con tanta forza l'elmo gli percosse
+ l'asta che mai non fu abbassata invano.
+ Poi corse il re di Gotia, e ritrovosse
+ coi piedi in aria al suo destrier lontano.
+ Rimase il terzo sottosopra volto,
+ ne l'acqua e nel pantan mezzo sepolto.
+
+77
+
+ Tosto ch'ella ai tre colpi tutti gli ebbe
+ fatto andar coi piedi alti e i capi bassi,
+ alla rocca ne va, dove aver debbe
+ la notte albergo; ma prima che passi,
+ v'è chi la fa giurar che n'uscirebbe,
+ sempre ch'a giostrar fuori altri chiamassi.
+ Il signor de là dentro, che 'l valore
+ ben n'ha veduto, le fa grande onore.
+
+78
+
+ Così le fa la donna che venuta
+ era con quegli tre quivi la sera,
+ come io dicea, da l'Isola Perduta,
+ mandata al re di Francia messaggiera.
+ Cortesemente a lei che la saluta,
+ sì come graziosa e affabil era,
+ si leva incontra, e con faccia serena
+ piglia per mano, e seco al fuoco mena.
+
+79
+
+ La donna, cominciando a disarmarsi,
+ s'avea lo scudo e dipoi l'elmo tratto;
+ quando una cuffia d'oro, in che celarsi
+ soleano i capei lunghi e star di piatto,
+ uscì con l'elmo; onde caderon sparsi
+ giù per le spalle, e la scopriro a un tratto
+ e la feron conoscer per donzella,
+ non men che fiera in arme, in viso bella.
+
+80
+
+ Quale al cader de le cortine suole
+ parer fra mille lampade la scena,
+ d'archi e di più d'una superba mole,
+ d'oro e di statue e di pitture piena;
+ o come suol fuor de la nube il sole
+ scoprir la faccia limpida e serena:
+ così, l'elmo levandosi dal viso,
+ mostrò la donna aprisse il paradiso.
+
+81
+
+ Già son cresciute e fatte lunghe in modo
+ le belle chiome che tagliolle il frate,
+ che dietro al capo ne può fare un nodo,
+ ben che non sian come son prima state.
+ Che Bradamante sia, tien fermo e sodo
+ (che ben l'avea veduta altre fiate)
+ il signor de la rocca; e più che prima
+ or l'accarezza e mostra farne stima.
+
+82
+
+ Siedono al fuoco, e con giocondo e onesto
+ ragionamento dan cibo all'orecchia,
+ mentre, per ricreare ancora il resto
+ del corpo, altra vivanda s'apparecchia.
+ La donna all'oste domandò se questo
+ modo d'albergo è nuova usanza o vecchia,
+ e quando ebbe principio, e chi la pose;
+ e 'l cavalliero a lei così rispose:
+
+83
+
+ — Nel tempo che regnava Fieramonte,
+ Clodione, il figliuolo, ebbe una amica
+ leggiadra e bella e di maniere conte
+ quant'altra fosse a quella etade antica;
+ la quale amava tanto, che la fronte
+ non rivolgea da lei, più che si dica
+ che facesse da Ione il suo pastore,
+ perch'avea ugual la gelosia all'amore.
+
+84
+
+ Qui la tenea; che 'l luogo avuto in dono
+ avea dal padre, e raro egli n'uscia;
+ e con lui dieci cavallier ci sono,
+ e dei miglior di Francia tuttavia.
+ Qui stando, venne a capitarci il buono
+ Tristano, ed una donna in compagnia,
+ liberata da lui poch'ore inante,
+ che traea presa a forza un fier gigante.
+
+85
+
+ Tristano ci arrivò che 'l sol già volto
+ avea le spalle ai liti di Siviglia;
+ e domandò qui dentro esser raccolto,
+ perché non c'è altra stanza a dieci miglia.
+ Ma Clodion, che molto amava e molto
+ era geloso, in somma si consiglia
+ che forestier, sia chi si voglia, mentre
+ ci stia la bella donna, qui non entre.
+
+86
+
+ Poi che con lunghe ed iterate preci
+ non poté aver qui albergo il cavalliero:
+ — Or quel che far con prieghi io non ti feci,
+ che 'l facci (disse) tuo mal grado, spero, —
+ E sfidò Clodion con tutti i dieci
+ che tenea appresso, e con un grido altiero
+ se gli offerse con lancia e spada in mano
+ provar che discortese era e villano;
+
+87
+
+ con patto, che se fa che con lo stuolo
+ suo cada in terra, ed ei stia in sella forte,
+ ne la rocca alloggiar vuole egli solo,
+ e vuol gli altri serrar fuor de le porte.
+ Per non patir quest'onta, va il figliuolo
+ del re di Francia a rischio de la morte;
+ ch'aspramente percosso cade in terra,
+ e cadon gli altri, e Tristan fuor li serra.
+
+88
+
+ Entrato ne la rocca, trova quella
+ la qual v'ho detta a Clodion sì cara,
+ e ch'avea, a par d'ogn'altra, fatto bella
+ Natura, a dar bellezze così avara.
+ Con lei ragiona: intanto arde e martella
+ di fuor l'amante aspra passione amara;
+ il qual non differisce a mandar prieghi
+ al cavallier, che dar non gli la nieghi.
+
+89
+
+ Tristano, ancor che lei molto non prezze,
+ né prezzar, fuor ch'Isotta, altra potrebbe
+ (ch'altra né ch'ami vuol né ch'accarezze
+ la pozion che già incantata bebbe),
+ pur, perché vendicarsi de l'asprezze
+ che Clodion gli ha usate si vorebbe:
+ — Di far gran torto mi parria (gli disse)
+ che tal bellezza del suo albergo uscisse.
+
+90
+
+ E quando a Clodion dormire incresca
+ solo alla frasca, e compagnia domandi,
+ una giovane ho meco bella e fresca,
+ non però di bellezze così grandi.
+ Questa sarò contento che fuor esca,
+ e ch'ubbidisca a tutti i suoi comandi;
+ ma la più bella mi par dritto e giusto
+ che stia con quel di noi ch'è più robusto. —
+
+91
+
+ Escluso Clodione e malcontento,
+ andò sbuffando tutta notte in volta,
+ come s'a quei che ne l'alloggiamento
+ dormiano ad agio, fêsse egli l'ascolta;
+ e molto più che del freddo e del vento,
+ si dolea de la donna che gli è tolta.
+ La mattina Tristano a cui ne 'ncrebbe,
+ gli la rendé, donde il dolor fin ebbe:
+
+92
+
+ perché gli disse, e lo fe' chiaro e certo,
+ che qual trovolla, tal gli la rendea;
+ e ben che degno era d'ogni onta in merto
+ de la discortesia ch'usata avea,
+ pur contentar d'averlo allo scoperto
+ fatto star tutta notte si volea:
+ né l'escusa accettò, che fosse Amore
+ stato cagion di così grave errore;
+
+93
+
+ ch'Amor de' far gentile un cor villano,
+ e non far d'un gentil contrario effetto.
+ Partito che si fu di qui Tristano,
+ Clodion non ste' molto a mutar tetto;
+ ma prima consegnò la rocca in mano
+ a un cavallier, che molto gli era accetto,
+ con patto ch'egli e chi da lui venisse,
+ quest'uso in albergar sempre seguisse:
+
+94
+
+ che 'l cavallier ch'abbia maggior possanza,
+ e la donna beltà, sempre ci alloggi;
+ e chi vinto riman, voti la stanza,
+ dorma sul prato, o altrove scenda e poggi.
+ E finalmente ci fe' por l'usanza
+ che vedete durar fin al dì d'oggi. —
+ Or, mentre il cavallier questo dicea,
+ lo scalco por la mensa fatto avea.
+
+95
+
+ Fatto l'avea ne la gran sala porre,
+ di che non era al mondo la più bella;
+ indi con torchi accesi venne a torre
+ le belle donne, e le condusse in quella.
+ Bradamante, all'entrar, con gli occhi scorre,
+ e similmente fa l'altra donzella;
+ e tutte piene le superbe mura
+ veggon di nobilissima pittura.
+
+96
+
+ Di sì belle figure è adorno il loco,
+ che per mirarle oblian la cena quasi,
+ ancor che ai corpi non bisogni poco,
+ pel travaglio del dì lassi rimasi,
+ e lo scalco si doglia e doglia il coco,
+ che i cibi lascin raffreddar nei vasi.
+ Pur fu chi disse: — Meglio fia che voi
+ pasciate prima il ventre, e gli occhi poi. —
+
+97
+
+ S'erano assisi, e porre alle vivande
+ voleano man, quando il signor s'avide
+ che l'alloggiar due donne è un error grande:
+ l'una ha da star, l'altra convien che snide.
+ Stia la più bella, e la men fuor si mande,
+ dove la pioggia bagna e 'l vento stride.
+ Perché non vi son giunte amendue a un'ora,
+ l'una ha a partire, e l'altra a far dimora.
+
+98
+
+ Chiama duo vecchi, e chiama alcune sue
+ donne di casa, a tal giudizio buone;
+ e le donzelle mira, e di lor due
+ chi la più bella sia, fa paragone.
+ Finalmente parer di tutti fue
+ ch'era più bella la figlia d'Amone;
+ e non men di beltà l'altra vincea,
+ che di valore i guerrier vinti avea.
+
+99
+
+ Alla donna d'Islanda, che non sanza
+ molta sospizion stava di questo,
+ il signor disse: — Che serviàn l'usanza,
+ non v'ha, donna, a parer se non onesto.
+ A voi convien procacciar d'altra stanza,
+ quando a noi tutti è chiaro e manifesto
+ che costei di bellezze e di sembianti,
+ ancor ch'inculta sia, vi passa inanti. —
+
+100
+
+ Come si vede in un momento oscura
+ nube salir d'umida valle al cielo,
+ che la faccia che prima era sì pura
+ cuopre del sol con tenebroso velo;
+ così la donna alla sentenza dura
+ che fuor la caccia ove è la pioggia e 'l gielo,
+ cangiar si vide, e non parer più quella
+ che fu pur dianzi sì gioconda e bella.
+
+101
+
+ S'impallidisce e tutta cangia in viso,
+ che tal sentenza udir poco le aggrada.
+ Ma Bradamante con un saggio aviso,
+ che per pietà non vuol che se ne vada,
+ rispose: — A me non par che ben deciso,
+ né che ben giusto alcun giudicio cada,
+ ove prima non s'oda quanto nieghi
+ la parte o affermi, e sue ragioni alleghi.
+
+102
+
+ Io ch'a difender questa causa toglio,
+ dico: o più bella o men ch'io sia di lei,
+ non venni come donna qui, né voglio
+ che sian di donna ora i progressi miei.
+ Ma chi dirà, se tutta non mi spoglio,
+ s'io sono o s'io non son quel ch'è costei?
+ E quel che non si sa non si de' dire,
+ e tanto men, quando altri n'ha a patire.
+
+103
+
+ Ben son degli altri ancor, c'hanno le chiome
+ lunghe, com'io, né donne son per questo.
+ Se come cavallier la stanza, o come
+ donna acquistata m'abbia, è manifesto:
+ perché dunque volete darmi nome
+ di donna, se di maschio è ogni mio gesto?
+ La legge vostra vuol che ne sian spinte
+ donne da donne, e non da guerrier vinte.
+
+104
+
+ Poniamo ancor, che, come a voi pur pare,
+ io donna sia (che non però il concedo),
+ ma che la mia beltà non fosse pare
+ a quella di costei; non però credo
+ che mi vorreste la mercé levare
+ di mia virtù, se ben di viso io cedo.
+ Perder per men beltà giusto non parmi
+ quel c'ho acquistato per virtù con l'armi.
+
+105
+
+ E quando ancor fosse l'usanza tale,
+ che chi perde in beltà ne dovesse ire,
+ io ci vorrei restare, o bene o male
+ che la mia ostinazion dovesse uscire.
+ Per questo, che contesa diseguale
+ è tra me e questa donna, vo' inferire
+ che, contendendo di beltà, può assai
+ perdere, e meco guadagnar non mai.
+
+106
+
+ E se guadagni e perdite non sono
+ in tutto pari, ingiusto è ogni partito:
+ sì ch'a lei per ragion, sì ancor per dono
+ spezial, non sia l'albergo proibito.
+ E s'alcuno di dir che non sia buono
+ e dritto il mio giudizio sarà ardito,
+ sarò per sostenergli a suo piacere,
+ che 'l mio sia vero, e falso il suo parere. —
+
+107
+
+ La figliuola d'Amon, mossa a pietade
+ che questa gentil donna debba a torto
+ esser cacciata ove la pioggia cade,
+ ove né tetto, ove né pure è un sporto,
+ al signor de l'albergo persuade
+ con ragion molte e con parlare accorto,
+ ma molto più con quel ch'al fin concluse,
+ che resti cheto e accetti le sue scuse.
+
+108
+
+ Qual sotto il più cocente ardore estivo,
+ quando di ber più desiosa è l'erba,
+ il fior ch'era vicino a restar privo
+ di tutto quell'umor ch'in vita il serba,
+ sente l'amata pioggia e si fa vivo;
+ così, poi che difesa sì superba
+ si vide apparecchiar la messaggera,
+ lieta e bella tornò come prim'era.
+
+109
+
+ La cena, stata lor buon pezzo avante,
+ né ancor pur tocca, al fin godersi in festa,
+ senza che più di cavalliero errante
+ nuova venuta fosse lor molesta.
+ La goder gli altri, ma non Bradamante,
+ pure all'usanza addolorata e mesta;
+ che quel timor, che quel sospetto ingiusto
+ che sempre avea nel cor, le tollea il gusto.
+
+110
+
+ Finita ch'ella fu (che saria forse
+ stata più lunga, se 'l desir non era
+ di cibar gli occhi), Bradamante sorse,
+ e sorse appresso a lei la messaggera.
+ Accennò quel signore ad un che corse
+ e prestamente allumò molta cera,
+ che splender fe' la sala in ogni canto.
+ Quel che seguì dirò ne l'altro canto.
+
+
+
+
+CANTO TRENTATREESIMO
+
+
+1
+
+ Timagora, Parrasio, Polignoto,
+ Protogene, Timante, Apollodoro,
+ Apelle, più di tutti questi noto,
+ e Zeusi, e gli altri ch'a quei tempi foro;
+ di quai la fama (mal grado di Cloto,
+ che spinse i corpi e dipoi l'opre loro)
+ sempre starà, fin che si legga e scriva,
+ mercé degli scrittori, al mondo viva:
+
+2
+
+ e quei che furo a' nostri dì, o sono ora,
+ Leonardo, Andrea Mantegna, Gian Bellino,
+ duo Dossi, e quel ch'a par sculpe e colora,
+ Michel, più che mortale, angel divino;
+ Bastiano, Rafael, Tizian, ch'onora
+ non men Cador, che quei Venezia e Urbino;
+ e gli altri di cui tal l'opra si vede,
+ qual de la prisca età si legge e crede:
+
+3
+
+ questi che noi veggiàn pittori, e quelli
+ che già mille e mill'anni in pregio furo,
+ le cose che son state, coi pennelli
+ fatt'hanno, altri su l'asse, altri sul muro.
+ Non però udiste antiqui, né novelli
+ vedeste mai dipingere il futuro:
+ e pur si sono istorie anco trovate,
+ che son dipinte inanzi che sian state.
+
+4
+
+ Ma di saperlo far non si dia vanto
+ pittore antico né pittor moderno;
+ e ceda pur quest'arte al solo incanto,
+ del qual trieman gli spirti de lo 'nferno.
+ La sala ch'io dicea ne l'altro canto,
+ Merlin col libro, o fosse al lago Averno,
+ o fosse sacro alle Nursine grotte,
+ fece far dai demonii in una notte.
+
+5
+
+ Quest'arte, con che i nostri antiqui fenno
+ mirande prove, a nostra etade è estinta.
+ Ma ritornando ove aspettar mi denno
+ quei che la sala hanno a veder dipinta,
+ dico ch'a uno scudier fu fatto cenno,
+ ch'accese i torchi; onde la notte, vinta
+ dal gran splendor, si dileguò d'intorno;
+ né più vi si vedria, se fosse giorno.
+
+6
+
+ Quel signor disse lor: — Vo' che sappiate,
+ che de le guerre che son qui ritratte,
+ fin al dì d'oggi poche ne son state;
+ e son prima dipinte, che sian fatte.
+ Chi l'ha dipinte, ancor l'ha indovinate.
+ Quando vittoria avran, quando disfatte
+ in Italia saran le genti nostre,
+ potrete qui veder come si mostre.
+
+7
+
+ Le guerre ch'i Franceschi da far hanno
+ di là da l'Alpe, o bene o mal successe,
+ dal tempo suo fin al millesim'anno,
+ Merlin profeta in questa sala messe;
+ il qual mandato fu dal re britanno
+ al franco re ch'a Marcomir successe:
+ e perché lo mandassi, e perché fatto
+ da Merlin fu il lavor, vi dirò a un tratto.
+
+8
+
+ Re Fieramonte, che passò primiero
+ con l'esercito franco in Gallia il Reno,
+ poi che quella occupò, facea pensiero
+ di porre alla superba Italia il freno.
+ Faceal perciò, che più 'l romano Impero
+ vedea di giorno in giorno venir meno:
+ e per tal causa col britanno Arturo
+ volse far lega; ch'ambi a un tempo furo.
+
+9
+
+ Artur, ch'impresa ancor senza consiglio
+ del profeta Merlin non fece mai,
+ di Merlin, dico, del demonio figlio,
+ che del futuro antivedeva assai,
+ per lui seppe, e saper fece il periglio
+ a Fieramonte, a che di molti guai
+ porrà sua gente, s'entra ne la terra
+ ch'Apenin parte, e il mare e l'Alpe serra.
+
+10
+
+ Merlin gli fe' veder che quasi tutti
+ gli altri che poi di Francia scettro avranno,
+ o di ferro gli eserciti distrutti,
+ o di fame o di peste si vedranno;
+ e che brevi allegrezze e lunghi lutti,
+ poco guadagno ed infinito danno
+ riporteran d'Italia; che non lice
+ che 'l Giglio in quel terreno abbia radice.
+
+11
+
+ Re Fieramonte gli prestò tal fede,
+ ch'altrove disegnò volger l'armata;
+ e Merlin, che così la cosa vede,
+ ch'abbia a venir, come se già sia stata,
+ avere a' prieghi di quel re si crede
+ la sala per incanto istoriata,
+ ove dei Franchi ogni futuro gesto,
+ come già stato sia, fa manifesto.
+
+12
+
+ Acciò chi poi succederà, comprenda
+ che, come ha d'acquistar vittoria e onore,
+ qualor d'Italia la difesa prenda
+ incontra ogn'altro barbaro furore;
+ così, s'avvien ch'a danneggiarla scenda,
+ per porle il giogo e farsene signore,
+ comprenda, dico, e rendasi ben certo
+ ch'oltre a quei monti avrà il sepulcro aperto. —
+
+13
+
+ Così disse; e menò le donne dove
+ incomincian l'istorie: e Singiberto
+ fa lor veder, che per tesor si muove,
+ che gli ha Maurizio imperatore offerto.
+ — Ecco che scende dal monte di Giove
+ nel pian da l'Ambra e dal Ticino aperto.
+ Vedete Eutar, che non pur l'ha respinto,
+ ma volto in fuga e fracassato e vinto.
+
+14
+
+ Vedete Clodoveo, ch'a più di cento
+ mila persone fa passare il monte:
+ vedete il duca là di Benevento,
+ che con numer dispar vien loro a fronte.
+ Ecco finge lasciar l'alloggiamento,
+ e pon gli aguati: ecco, con morti ed onte,
+ al vin lombardo la gente francesca
+ corre, e riman come la lasca all'esca.
+
+15
+
+ Ecco in Italia Childiberto quanta
+ gente di Francia e capitani invia;
+ né più che Clodoveo, si gloria e vanta
+ ch'abbia spogliata o vinta Lombardia;
+ che la spada del ciel scende con tanta
+ strage de' suoi, che n'è piena ogni via,
+ morti di caldo e di profluvio d'alvo;
+ sì che di dieci un non ne torna salvo. —
+
+16
+
+ Mostra Pipino, e mostra Carlo appresso,
+ come in Italia un dopo l'altro scenda,
+ e v'abbia questo e quel lieto successo,
+ che venuto non v'è perché l'offenda;
+ ma l'uno, acciò il pastor Stefano oppresso,
+ l'altro Adriano, e poi Leon difenda:
+ l'un doma Aistulfo, e l'altro vince e prende
+ il successore, e al papa il suo onor rende.
+
+17
+
+ Lor mostra appresso un giovene Pipino,
+ che con sua gente par che tutto cuopra
+ da le Fornaci al lito pelestino;
+ e faccia con gran spesa e con lung'opra
+ il ponte a Malamocco, e che vicino
+ giunga a Rialto, e vi combatta sopra.
+ Poi fuggir sembra, e che i suoi lasci sotto
+ l'acque; che 'l ponte il vento e 'l mar gli han rotto.
+
+18
+
+ — Ecco Luigi Borgognon, che scende
+ là dove par che resti vinto e preso,
+ e che giurar gli faccia chi lo prende,
+ che più da l'arme sue non sarà offeso.
+ Ecco che 'l giuramento vilipende;
+ ecco di nuovo cade al laccio teso;
+ ecco vi lascia gli occhi, e come talpe
+ lo riportano i suoi di qua da l'Alpe.
+
+19
+
+ Vedete un Ugo d'Arli far gran fatti,
+ e che d'Italia caccia i Berengari;
+ e due o tre volte gli ha rotti e disfatti,
+ or dagli Unni rimessi, or dai Bavari.
+ Poi da più forza è stretto di far patti
+ con l'inimico, e non sta in vita guari;
+ né guari dopo lui vi sta l'erede,
+ e 'l regno intero a Berengario cede.
+
+20
+
+ Vedete un altro Carlo, che a' conforti
+ del buon Pastor fuoco in Italia ha messo;
+ e in due fiere battaglie ha duo re morti,
+ Manfredi prima, e Coradino appresso.
+ Poi la sua gente, che con mille torti
+ sembra tenere il nuovo regno oppresso,
+ di qua e di là per le città divisa,
+ vedete a un suon di vespro tutta uccisa. —
+
+21
+
+ Lor mostra poi (ma vi parea intervallo
+ di molti e molti, non ch'anni, ma lustri)
+ scender dai monti un capitano Gallo,
+ e romper guerra ai gran Visconti illustri;
+ e con gente francesca a piè e a cavallo
+ par ch'Alessandria intorno cinga e lustri;
+ e che 'l duca il presidio dentro posto,
+ e fuor abbia l'aguato un po' discosto;
+
+22
+
+ e la gente di Francia malaccorta,
+ tratta con arte ove la rete è tesa,
+ col conte Armeniaco, la cui scorta
+ l'avea condotta all'infelice impresa,
+ giaccia per tutta la campagna morta,
+ parte sia tratta in Alessandria presa:
+ e di sangue non men che d'acqua grosso,
+ il Tanaro si vede il Po far rosso.
+
+23
+
+ Un, detto de la Marca, e tre Angioini
+ mostra l'un dopo l'altro, e dice: — Questi
+ a Bruci, a Dauni, a Marsi, a Salentini
+ vedete come son spesso molesti.
+ Ma né de' Franchi val né de' Latini
+ aiuto sì, ch'alcun di lor vi resti:
+ ecco li caccia fuor del regno, quante
+ volte vi vanno, Alfonso e poi Ferrante.
+
+24
+
+ Vedete Carlo ottavo, che discende
+ da l'Alpe, e seco ha il fior di tutta Francia,
+ che passa il Liri e tutto 'l regno prende
+ senza mai stringer spada o abbassar lancia,
+ fuor che lo scoglio ch'a Tifeo si stende
+ su le braccia, sul petto e su la pancia;
+ che del buon sangue d'Avalo al contrasto
+ la virtù trova d'Inico del Vasto. —
+
+25
+
+ Il signor de la rocca, che venìa
+ quest'istoria additando a Bradamante,
+ mostrato che l'ebbe Ischia, disse: — Pria
+ ch'a vedere altro più vi meni avante,
+ io vi dirò quel ch'a me dir solia
+ il bisavolo mio, quand'io era infante,
+ e quel che similmente mi dicea
+ che da suo padre udito anch'esso avea;
+
+26
+
+ e 'l padre suo da un altro, o padre o fosse
+ avolo, e l'un da l'altro sin a quello
+ ch'a udirlo da quel proprio ritrovosse,
+ che l'imagini fe' senza pennello,
+ che qui vedete bianche, azzurre e rosse:
+ udì che, quando al re mostrò il castello
+ ch'or mostro a voi su quest'altiero scoglio,
+ gli disse quel ch'a voi riferir voglio.
+
+27
+
+ Udì che gli dicea ch'in in questo loco
+ di quel buon cavallier che lo difende
+ con tanto ardir, che par disprezzi il fuoco
+ che d'ogn'intorno e sino al Faro incende,
+ nascer debbe in quei tempi o dopo poco
+ (e ben gli disse l'anno e le calende)
+ un cavalliero, a cui sarà secondo
+ ogn'altro che sin qui sia stato al mondo.
+
+28
+
+ Non fu Nireo sì bel, non sì eccellente
+ di forze Achille, e non sì ardito Ulisse,
+ non sì veloce Lada, non prudente
+ Nestor, che tanto seppe e tanto visse,
+ non tanto liberal, tanto clemente,
+ l'antica fama Cesare descrisse;
+ che verso l'uom ch'in Ischia nascer deve,
+ non abbia ogni lor vanto a restar lieve.
+
+29
+
+ E se si gloriò l'antiqua Creta,
+ quando il nipote in lei nacque di Celo,
+ se Tebe fece Ercole e Bacco lieta,
+ se si vantò dei duo gemelli Delo;
+ né questa isola avrà da starsi cheta,
+ che non s'esalti e non si levi in cielo,
+ quando nascerà in lei quel gran marchese
+ ch'avrà sì d'ogni grazia il ciel cortese.
+
+30
+
+ Merlin gli disse, e replicògli spesso,
+ ch'era serbato a nascere all'etade
+ che più il romano Imperio saria oppresso,
+ acciò per lui tornasse in libertade.
+ Ma perché alcuno de' suoi gesti appresso
+ vi mostrerò, predirli non accade. —
+ Così disse; e tornò all'istoria dove
+ di Carlo si vedean l'inclite prove.
+
+31
+
+ — Ecco (dicea) si pente Ludovico
+ d'aver fatto in Italia venir Carlo;
+ che sol per travagliar l'emulo antico
+ chiamato ve l'avea, non per cacciarlo;
+ e se gli scuopre al ritornar nimico
+ con Veneziani in lega, e vuol pigliarlo.
+ Ecco la lancia il re animoso abbassa,
+ apre la strada e, lor mal grado, passa.
+
+32
+
+ Ma la sua gente ch'a difesa resta
+ del nuovo regno, ha ben contraria sorte;
+ che Ferrante, con l'opra che gli presta
+ il signor mantuan, torna sì forte,
+ ch'in pochi mesi non ne lascia testa,
+ o in terra o in mar, che non sia messa a morte:
+ poi per un uom che gli è con fraude estinto,
+ non par che senta il gaudio d'aver vinto. —
+
+33
+
+ Così dicendo, mostragli il marchese
+ Alfonso di Pescara, e dice: — Dopo
+ che costui comparito in mille imprese
+ sarà più risplendente che piropo,
+ ecco qui ne l'insidie che gli ha tese
+ con un trattato doppio il rio Etiopo,
+ come scannato di saetta cade
+ il miglior cavallier di quella etade.
+
+34
+
+ Poi mostra ove il duodecimo Luigi
+ passa con scorta italiana i monti,
+ e svelto il Moro, pon la Fiordaligi
+ nel fecondo terren già de' Visconti.
+ Indi manda sua gente pei vestigi
+ di Carlo, a far sul Garigliano i ponti;
+ la quale appresso andar rotta e dispersa
+ si vede, e morta e nel fiume summersa.
+
+35
+
+ Vedete in Puglia non minor macello
+ de l'esercito franco in fuga volto;
+ e Consalvo Ferrante ispano è quello
+ che due volte alla trappola l'ha colto.
+ E come qui turbato, così bello
+ mostra Fortuna al re Luigi il volto
+ nel ricco pian che, fin dove Adria stride,
+ tra l'Apenino e l'Alpe il Po divide. —
+
+36
+
+ Così dicendo, se stesso riprende
+ che quel ch'avea a dir prima abbia lasciato;
+ e torna a dietro, e mostra uno che vende
+ il castel che 'l signor suo gli avea dato;
+ mostra il perfido Svizzero che prende
+ colui ch'a sua difesa l'ha assoldato:
+ le quai due cose, senza abbassar lancia,
+ han dato la vittoria al re di Francia.
+
+37
+
+ Poi mostra Cesar Borgia col favore
+ di questo re farsi in Italia grande;
+ ch'ogni baron di Roma, ogni signore
+ suggietto a lei, par ch'in esilio mande.
+ Poi mostra il re che di Bologna fuore
+ leva la Sega, e vi fa entrar le Giande;
+ poi come volge i Genovesi in fuga
+ fatti ribelli, e la città suggiuga.
+
+38
+
+ — Vedete (dice poi) di gente morta
+ coperta in Giaradada la campagna.
+ Par ch'apra ogni cittade al re la porta,
+ e che Venezia a pena vi rimagna.
+ Vedete come al papa non comporta
+ che, passati i confini di Romagna,
+ Modana al duca di Ferrara toglia,
+ né qui si fermi, e 'l resto tor gli voglia:
+
+39
+
+ e fa, all'incontro, a lui Bologna torre;
+ che v'entra la Bentivola famiglia.
+ Vedete il campo de' Francesi porre
+ a sacco Brescia, poi che la ripiglia;
+ e quasi a un tempo Felsina soccorre,
+ e 'l campo ecclesiastico sgombiglia:
+ e l'uno e l'altro poi nei luoghi bassi
+ par si riduca del lito de Chiassi.
+
+40
+
+ Di qua la Francia, e di là il campo ingrossa
+ la gente ispana; e la battaglia è grande.
+ Cader si vede e far la terra rossa
+ la gente d'arme in amendua le bande.
+ Piena di sangue uman pare ogni fossa:
+ Marte sta in dubbio u' la vittoria mande.
+ Per virtù d'un Alfonso al fin si vede
+ che resta il Franco, e che l'Ispano cede,
+
+41
+
+ e che Ravenna saccheggiata resta.
+ Si morde il papa per dolor le labbia,
+ e fa da' monti, a guisa di tempesta,
+ scendere in fretta una tedesca rabbia,
+ ch'ogni Francese, senza mai far testa,
+ di qua da l'Alpe par che cacciat'abbia,
+ e che posto un rampollo abbia del Moro
+ nel giardino onde svelse i Gigli d'oro.
+
+42
+
+ Ecco torna il Francese: eccolo rotto
+ da l'infedele Elvezio ch'in suo aiuto
+ con troppo rischio ha il giovine condotto,
+ del quale il padre avea preso e venduto.
+ Vedete poi l'esercito, che sotto
+ la ruota di Fortuna era caduto,
+ creato il novo re, che si prepara
+ de l'onta vendicar ch'ebbe a Novara:
+
+43
+
+ e con migliore auspizio ecco ritorna.
+ Vedete il re Francesco inanzi a tutti,
+ che così rompe a' Svizzeri le corna,
+ che poco resta a non gli aver distrutti:
+ sì che 'l titolo mai più non gli adorna,
+ ch'usurpato s'avran quei villan brutti,
+ che domator de' principi, e difesa
+ si nomeran de la cristiana Chiesa.
+
+44
+
+ Ecco, mal grado de la lega, prende
+ Milano, e accorda il giovene Sforzesco.
+ Ecco Borbon che la città difende
+ pel re di Francia dal furor tedesco.
+ Eccovi poi, che mentre altrove attende
+ ad altre magne imprese il re Francesco,
+ né sa quanta superbia e crudeltade
+ usino i suoi, gli è tolta la cittade.
+
+45
+
+ Ecco un altro Francesco ch'assimiglia
+ di virtù all'avo, e non di nome solo;
+ che, fatto uscirne i Galli, si ripiglia
+ col favor de la Chiesa il patrio suolo.
+ Francia anco torna, ma ritien la briglia,
+ né scorre Italia, come suole, a volo;
+ che 'l bon duca di Mantua sul Ticino
+ le chiude il passo, e le taglia il camino.
+
+46
+
+ Federico, ch'ancor non ha la guancia
+ de' primi fiori sparsa, si fa degno
+ di gloria eterna, ch'abbia con la lancia,
+ ma più con diligenza e con ingegno,
+ Pavia difesa dal furor di Francia,
+ e del Leon del mar rotto il disegno.
+ Vedete duo marchesi, ambi terrore
+ di nostre genti, ambi d'Italia onore;
+
+47
+
+ ambi d'un sangue, ambi in un nido nati.
+ Di quel marchese Alfonso il primo è figlio,
+ il qual tratto dal Negro negli aguati,
+ vedeste il terren far di sé vermiglio.
+ Vedete quante volte son cacciati
+ d'Italia i Franchi pel costui consiglio.
+ L'altro di sì benigno e lieto aspetto
+ il Vasto signoreggia, e Alfonso è detto.
+
+48
+
+ Questo è il buon cavallier, di cui dicea,
+ quando l'isola d'Ischia vi mostrai,
+ che già profetizzando detto avea
+ Merlino a Fieramonte cose assai:
+ che diferire a nascere dovea
+ nel tempo che d'aiuto più che mai
+ l'afflitta Italia, la Chiesa e l'Impero
+ contra ai barbari insulti avria mistiero.
+
+49
+
+ Costui dietro al cugin suo di Pescara
+ con l'auspicio di Prosper Colonnese,
+ vedete come la Bicocca cara
+ fa parere all'Elvezio e più al Francese.
+ Ecco di nuovo Francia si prepara
+ di ristaurar le mal successe imprese:
+ scende il re con un campo in Lombardia,
+ un altro per pigliar Napoli invia.
+
+50
+
+ Ma quella che di noi fa come il vento
+ d'arida polve, che l'aggira in volta,
+ la leva fin al cielo, e in un momento
+ a terra la ricaccia, onde l'ha tolta;
+ fa ch'intorno a Pavia crede di cento
+ mila persone aver fatto raccolta
+ il re, che mira a quel che di man gli esce,
+ non se la gente sua si scema o cresce.
+
+51
+
+ Così per colpa de' ministri avari,
+ e per bontà del re che se ne fida,
+ sotto l'insegne si raccoglion rari,
+ quando la notte il campo all'arme grida,
+ che si vede assalir dentro ai ripari
+ dal sagace Spagnuol, che con la guida
+ di duo del sangue d'Avalo ardiria
+ farsi nel cielo e ne lo 'nferno via.
+
+52
+
+ Vedete il meglio de la nobiltade
+ di tutta Francia alla campagna estinto.
+ Vedete quante lance e quante spade
+ han d'ogn'intorno il re animoso cinto;
+ vedete che 'l destrier sotto gli cade:
+ né per questo si rende o chiama vinto,
+ ben ch'a lui solo attenda, a lui sol corra
+ lo stuol nimico, e non è chi 'l soccorra.
+
+53
+
+ Il re gagliardo si difende a piede,
+ e tutto de l'ostil sangue si bagna:
+ ma virtù al fine a troppa forza cede.
+ Ecco il re preso, ed eccolo in Ispagna:
+ ed a quel di Pescara dar si vede,
+ ed a chi mai da lui non si scompagna,
+ a quel del Vasto, le prime corone
+ del campo rotto e del gran re prigione.
+
+54
+
+ Rotto a Pavia l'un campo, l'altro ch'era,
+ per dar travaglio a Napoli, in camino,
+ restar si vede, come, se la cera
+ gli manca o l'oglio, resta il lumicino.
+ Ecco che 'l re ne la prigione ibera
+ lascia i figliuoli, e torna al suo domìno:
+ ecco fa a un tempo egli in Italia guerra;
+ ecco altri la fa a lui ne la sua terra.
+
+55
+
+ Vedete gli omicidi e le rapine
+ in ogni parte far Roma dolente;
+ e con incendi e stupri le divine
+ e le profane cose ire ugualmente.
+ Il campo de la lega le ruine
+ mira d'appresso, e 'l pianto e 'l grido sente;
+ e dove ir dovria inanzi, torna indietro,
+ e prender lascia il successor di Pietro.
+
+56
+
+ Manda Lotrecco il re con nuove squadre,
+ non più per fare in Lombardia l'impresa,
+ ma per levar de le mani empie e ladre
+ il capo e l'altre membra de la Chiesa;
+ che tarda sì, che trova al Santo Padre
+ non esser più la libertà contesa.
+ Assedia la cittade ove sepolta
+ è la sirena, e tutto il regno volta.
+
+57
+
+ Ecco l'armata imperial si scioglie
+ per dar soccorso alla città assediata;
+ ed ecco il Doria che la via le toglie,
+ e l'ha nel mar sommersa, arsa e spezzata.
+ Ecco Fortuna come cangia voglie,
+ sin qui a' Francesi sì propizia stata;
+ che di febbre gli uccide, e non di lancia,
+ sì che di mille un non ne torna in Francia. —
+
+58
+
+ La sala queste ed altre istorie molte,
+ che tutte saria lungo riferire,
+ in vari e bei colori avea raccolte;
+ ch'era ben tal che le potea capire.
+ Tornano a rivederle due e tre volte,
+ né par che se ne sappiano partire;
+ e rilegon più volte quel ch'in oro
+ si vedea scritto sotto il bel lavoro.
+
+59
+
+ Le belle donne e gli altri quivi stati
+ mirando e ragionando insieme un pezzo,
+ fur dal signore a riposar menati,
+ ch'onorar gli osti suoi molt'era avezzo.
+ Già sendo tutti gli altri addormentati,
+ Bradamante a corcar si va da sezzo,
+ e si volta or su questo or su quel fianco,
+ né può dormir sul destro né sul manco.
+
+60
+
+ Pur chiude alquanto appresso all'alba i lumi,
+ e di veder le pare il suo Ruggiero,
+ il qual le dica: — Perché ti consumi,
+ dando credenza a quel che non è vero?
+ Tu vedrai prima all'erta andare i fiumi,
+ ch'ad altri mai, ch'a te, volga il pensiero.
+ S'io non amassi te, né il cor potrei
+ né le pupille amar degli occhi miei. —
+
+61
+
+ E par che le suggiunga: — Io son venuto
+ per battezzarmi e far quanto ho promesso;
+ e s'io son stato tardi, m'ha tenuto
+ altra ferita, che d'amore, oppresso. —
+ Fuggesi in questo il sonno, né veduto
+ è più Ruggier che se ne va con esso.
+ Rinuova allora i pianti la donzella,
+ e ne la mente sua così favella:
+
+62
+
+ — Fu quel che piacque, un falso sogno; e questo
+ che mi tormenta, ahi lassa! è un veggiar vero.
+ Il ben fu sogno a dileguarsi presto,
+ ma non è sogno il martire aspro e fiero.
+ Perch'or non ode e vede il senso desto
+ quel ch'udire e veder parve al pensiero?
+ A che condizione, occhi miei, sete,
+ che chiusi il ben, e aperti il mal vedete?
+
+63
+
+ Il dolce sonno mi promise pace,
+ ma l'amaro veggiar mi torna in guerra:
+ il dolce sonno è ben stato fallace,
+ ma l'amaro veggiare, ohimè! non erra.
+ Se 'l vero annoia, e il falso sì mi piace,
+ non oda o vegga mai più vero in terra:
+ se 'l dormir mi dà gaudio, e il veggiar guai,
+ possa io dormir senza destarmi mai.
+
+64
+
+ O felice animal ch'un sonno forte
+ sei mesi tien senza mai gli occhi aprire!
+ Che s'assimigli tal sonno alla morte,
+ tal veggiare alla vita, io non vo' dire;
+ ch'a tutt'altre contraria la mia sorte
+ sente morte a veggiar, vita a dormire:
+ ma s'a tal sonno morte s'assimiglia,
+ deh, Morte, or ora chiudimi le ciglia! —
+
+65
+
+ De l'orizzonte il sol fatte avea rosse
+ l'estreme parti, e dileguato intorno
+ s'eran le nubi, e non parea che fosse
+ simile all'altro il cominciato giorno;
+ quando svegliata Bradamante armosse
+ per fare a tempo al suo camin ritorno,
+ rendute avendo grazie a quel signore
+ del buono albergo e de l'avuto onore.
+
+66
+
+ E trovò che la donna messaggera,
+ con damigelle sue, con suoi scudieri
+ uscita de la rocca, venut'era
+ là dove l'attendean quei tre guerrieri;
+ quei che con l'asta d'oro essa la sera
+ fatto avea riversar giù dei destrieri,
+ e che patito avean con gran disagio
+ la notte l'acqua e il vento e il ciel malvagio.
+
+67
+
+ Arroge a tanto mal, ch'a corpo voto
+ ed essi e i lor cavalli eran rimasi,
+ battendo i denti e calpestando il loto:
+ ma quasi lor più incresce, e senza quasi
+ incresce e preme più, che farà noto
+ la messaggera, appresso agli altri casi,
+ alla sua donna, che la prima lancia
+ gli abbia abbattuti, c'han trovata in Francia.
+
+68
+
+ E presti o di morire, o di vendetta
+ subito far del ricevuto oltraggio,
+ acciò la messaggera, che fu detta
+ Ullania, che nomata più non aggio,
+ la mala opinion ch'avea concetta
+ forse di lor, si tolga del coraggio,
+ la figliuola d'Amon sfidano a giostra,
+ tosto che fuor del ponte ella si mostra;
+
+69
+
+ non pensando però che sia donzella,
+ che nessun gesto di donzella avea.
+ Bradamante ricusa, come quella
+ ch'in fretta gìa, né soggiornar volea.
+ Pur tanto e tanto fur molesti, ch'ella,
+ che negar senza biasmo non potea,
+ abbassò l'asta, ed a tre colpi in terra
+ li mandò tutti; e qui finì la guerra:
+
+70
+
+ che senza più voltarsi mostrò loro
+ lontan le spalle, e dileguossi tosto.
+ Quei che, per guadagnar lo scudo d'oro,
+ di paese venian tanto discosto,
+ poi che senza parlar ritti si foro,
+ che ben l'avean con ogni ardir deposto,
+ stupefatti parean di maraviglia,
+ né verso Ullania ardian d'alzar le ciglia;
+
+71
+
+ che con lei molte volte per camino
+ dato s'avean troppo orgogliosi vanti:
+ che non è cavallier né paladino
+ ch'al minor di lor tre durasse avanti.
+ La donna, perché ancor più a capo chino
+ vadano, e più non sian così arroganti,
+ fa lor saper che fu femina quella,
+ non paladin, che li levò di sella.
+
+72
+
+ — Or che dovete (diceva ella), quando
+ così v'abbia una femina abbattuti,
+ pensar che sia Rinaldo o che sia Orlando,
+ non senza causa in tant'onore avuti?
+ S'un d'essi avrà lo scudo, io vi domando
+ se migliori di quel che siate suti
+ contra una donna, contra lor sarete?
+ Non credo io già, né voi forse il credete.
+
+73
+
+ Questo vi può bastar; né vi bisogna
+ del valor vostro aver più chiara prova:
+ e quel di voi che temerario aggogna
+ far di sé in Francia esperienza nuova,
+ cerca giungere il danno alla vergogna
+ in che ieri ed oggi s'è trovato e trova;
+ se forse egli non stima utile e onore,
+ qualor per man di tai guerrier si muore. —
+
+74
+
+ Poi che ben certi i cavallieri fece
+ Ullania, che quell'era una donzella,
+ la qual fatto avea nera più che pece
+ la fama lor, ch'esser solea sì bella;
+ e dove una bastava, più di diece
+ persone il detto confermar di quella;
+ essi fur per voltar l'arme in se stessi,
+ da tal dolor, da tanta rabbia oppressi.
+
+75
+
+ E da lo sdegno e da la furia spinti,
+ l'arme si spoglian, quante n'hanno indosso;
+ né si lascian la spada onde eran cinti,
+ e del castel la gittano nel fosso:
+ e giuran, poi che gli ha una donna vinti,
+ e fatto sul terren battere il dosso,
+ che, per purgar sì grave error, staranno
+ senza mai vestir l'arme intero un anno;
+
+76
+
+ e che n'andranno a piè pur tuttavia,
+ o sia la strada piana, o scenda e saglia;
+ né, poi che l'anno anco finito sia,
+ saran per cavalcare o vestir maglia,
+ s'altr'arme, altro destrier da lor non fia
+ guadagnato per forza di battaglia.
+ Così senz'arme, per punir lor fallo,
+ essi a piè se n'andar, gli altri a cavallo.
+
+77
+
+ Bradamante la sera ad un castello
+ ch'alla via di Parigi si ritrova,
+ di Carlo e di Rinaldo suo fratello,
+ ch'avean rotto Agramante, udì la nuova.
+ Quivi ebbe buona mensa e buono ostello:
+ ma questo ed ogn'altro agio poco giova;
+ che poco mangia e poco dorme, e poco,
+ non che posar, ma ritrovar può loco.
+
+78
+
+ Non però di costei voglio dir tanto,
+ ch'io non ritorni a quei duo cavallieri
+ che d'accordo legato aveano a canto
+ la solitaria fonte i duo destrieri.
+ La pugna lor, di che vo' dirvi alquanto,
+ non è per acquistar terre né imperi,
+ ma perché Durindana il più gagliardo
+ abbia ad avere, e a cavalcar Baiardo.
+
+79
+
+ Senza che tromba o segno altro accennasse
+ quando a muover s'avean, senza maestro
+ che lo schermo e 'l ferir lor ricordasse,
+ e lor pungesse il cor d'animoso estro,
+ l'uno e l'altro d'accordo il ferro trasse,
+ e si venne a trovare agile e destro.
+ I spessi e gravi colpi a farsi udire
+ incominciaro, ed a scaldarsi l'ire.
+
+80
+
+ Due spade altre non so per prova elette
+ ad esser ferme e solide e ben dure,
+ ch'a tre colpi di quei si fosser rette,
+ ch'erano fuor di tutte le misure:
+ ma quelle fur di tempre sì perfette,
+ per tante esperienze sì sicure,
+ che ben poteano insieme riscontrarsi
+ con mille colpi e più, senza spezzarsi.
+
+81
+
+ Or qua Rinaldo, or là mutando il passo,
+ con gran destrezza e molta industria ed arte
+ fuggia di Durindana il gran fracasso,
+ che sa ben come spezza il ferro e parte.
+ Ferìa maggior percosse il re Gradasso;
+ ma quasi tutte al vento erano sparte:
+ se coglieva talor, coglieva in loco
+ ove potea gravare e nuocer poco.
+
+82
+
+ L'altro con più ragion sua spada inchina,
+ e fa spesso al pagan stordir le braccia;
+ e quando ai fianchi e quando ove confina
+ la corazza con l'elmo, gli la caccia:
+ ma trova l'armatura adamantina,
+ sì ch'una maglia non ne rompe o straccia.
+ Se dura e forte la ritrova tanto,
+ avvien perch'ella è fatta per incanto.
+
+83
+
+ Senza prender riposo erano stati
+ gran pezzo tanto alla battaglia fisi,
+ che volti gli occhi in nessun mai de' lati
+ aveano, fuor che nei turbati visi;
+ quando da un'altra zuffa distornati,
+ e da tanto furor furon divisi.
+ Ambi voltaro a un gran strepito il ciglio,
+ e videro Baiardo in gran periglio.
+
+84
+
+ Vider Baiardo a zuffa con un mostro
+ ch'era più di lui grande, ed era augello:
+ avea più lungo di tre braccia il rostro;
+ l'altre fattezze avea di vipistrello;
+ avea la piuma negra come inchiostro;
+ avea l'artiglio grande, acuto e fello;
+ occhi di fuoco, e sguardo avea crudele;
+ l'ale avea grandi, che parean due vele.
+
+85
+
+ Forse era vero augel, ma non so dove
+ o quando un altro ne sia stato tale.
+ Non ho veduto mai, né letto altrove,
+ fuor ch'in Turpin, d'un sì fatto animale:
+ questo rispetto a credere mi muove,
+ che l'augel fosse un diavolo infernale
+ che Malagigi in quella forma trasse,
+ acciò che la battaglia disturbasse.
+
+86
+
+ Rinaldo il credette anco, e gran parole
+ e sconce poi con Malagigi n'ebbe.
+ Egli già confessar non glielo vuole;
+ e perché tor di colpa si vorrebbe,
+ giura pel lume che dà lume al sole,
+ che di questo imputato esser non debbe.
+ Fosse augello o demonio, il mostro scese
+ sopra Baiardo, e con l'artiglio il prese.
+
+87
+
+ Le redine il destrier, ch'era possente,
+ subito rompe, e con sdegno e con ira
+ contra l'augello i calci adopra e 'l dente;
+ ma quel veloce in aria si ritira:
+ indi ritorna, e con l'ugna pungente
+ lo va battendo, e d'ogn'intorno aggira.
+ Baiardo offeso, e che non ha ragione
+ di schermo alcun, ratto a fuggir si pone.
+
+88
+
+ Fugge Baiardo alla vicina selva,
+ e va cercando le più spesse fronde.
+ Segue di sopra la pennuta belva
+ con gli occhi fisi ove la via seconde;
+ ma pure il buon destrier tanto s'inselva,
+ ch'al fin sotto una grotta si nasconde.
+ Poi che l'alato ne perde la traccia,
+ ritorna in cielo, e cerca nuova caccia.
+
+89
+
+ Rinaldo e 'l re Gradasso, che partire
+ veggono la cagion de la lor pugna,
+ restan d'accordo quella differire
+ fin che Baiardo salvino da l'ugna
+ che per la scura selva il fa fuggire;
+ con patto, che qual d'essi lo raggiugna,
+ a quella fonte lo restituisca,
+ ove la lite lor poi si finisca.
+
+90
+
+ Seguendo, si partir da la fontana,
+ l'erbe novellamente in terra peste.
+ Molto da lor Baiardo s'allontana,
+ ch'ebbon le piante in seguir lui mal preste.
+ Gradasso, che non lungi avea l'alfana,
+ sopra vi salse, e per quelle foreste
+ molto lontano il paladin lasciosse,
+ tristo e peggio contento che mai fosse.
+
+91
+
+ Rinaldo perdé l'orme in pochi passi
+ del suo destrier, che fe' strano viaggio;
+ ch'andò rivi cercando, arbori e sassi,
+ il più spinoso luogo, il più selvaggio,
+ acciò che da quella ugna si celassi,
+ che cadendo dal ciel gli facea oltraggio.
+ Rinaldo, dopo la fatica vana,
+ ritornò ad aspettarlo alla fontana,
+
+92
+
+ se da Gradasso vi fosse condutto,
+ sì come tra lor dianzi si convenne.
+ Ma poi che far si vide poco frutto,
+ dolente e a piedi in campo se ne venne.
+ Or torniamo a quell'altro, al quale in tutto
+ diverso da Rinaldo il caso avvenne.
+ Non per ragion, ma per suo gran destino
+ sentì anitrire il buon destrier vicino;
+
+93
+
+ e lo trovò ne la spelonca cava,
+ da l'avuta paura anco sì oppresso,
+ ch'uscire allo scoperto non osava:
+ perciò l'ha in suo potere il pagan messo.
+ Ben de la convenzion si raccordava,
+ ch'alla fonte tornar dovea con esso;
+ ma non è più disposto d'osservarla,
+ e così in mente sua tacito parla:
+
+94
+
+ — Abbial chi aver lo vuol con lite e guerra:
+ io d'averlo con pace più disio.
+ Da l'uno all'altro capo de la terra
+ già venni, e sol per far Baiardo mio.
+ Or ch'io l'ho in mano, ben vaneggia ed erra
+ chi crede che depor lo volesse io.
+ Se Rinaldo lo vuol, non disconviene,
+ come io già in Francia, or s'egli in India viene.
+
+95
+
+ Non men sicura a lui fia Sericana,
+ che già due volte Francia a me sia stata. —
+ Così dicendo, per la via più piana
+ ne venne in Arli, e vi trovò l'armata;
+ e quindi con Baiardo e Durindana
+ si partì sopra una galea spalmata.
+ Ma questo a un'altra volta; ch'or Gradasso,
+ Rinaldo e tutta Francia a dietro lasso.
+
+96
+
+ Voglio Astolfo seguir, ch'a sella e a morso,
+ a uso facea andar di palafreno
+ l'ippogrifo per l'aria a sì gran corso,
+ che l'aquila e il falcon vola assai meno.
+ Poi che de' Galli ebbe il paese scorso
+ da un mare a l'altro e da Pirene al Reno,
+ tornò verso ponente alla montagna
+ che separa la Francia da la Spagna.
+
+97
+
+ Passò in Navarra, ed indi in Aragona,
+ lasciando a chi 'l vedea gran maraviglia.
+ Restò lungi a sinistra Taracona,
+ Biscaglia a destra, ed arrivò in Castiglia.
+ Vide Gallizia e 'l regno d'Ulisbona,
+ poi volse il corso a Cordova e Siviglia;
+ né lasciò presso al mar né fra campagna
+ città, che non vedesse tutta Spagna.
+
+98
+
+ Vide le Gade e la meta che pose
+ ai primi naviganti Ercole invitto.
+ Per l'Africa vagar poi si dispose
+ dal mar d'Atlante ai termini d'Egitto.
+ Vide le Baleariche famose,
+ e vide Eviza appresso al camin dritto.
+ Poi volse il freno, e tornò verso Arzilla
+ sopra 'l mar che da Spagna dipartilla.
+
+99
+
+ Vide Marocco, Feza, Orano, Ippona,
+ Algier, Buzea, tutte città superbe,
+ c'hanno d'altre città tutte corona,
+ corona d'oro, e non di fronde o d'erbe.
+ Verso Biserta e Tunigi poi sprona:
+ vide Capisse e l'isola d'Alzerbe
+ e Tripoli e Bernicche e Tolomitta,
+ sin dove il Nilo in Asia si tragitta.
+
+100
+
+ Tra la marina e la silvosa schena
+ del fiero Atlante vide ogni contrada.
+ Poi diè le spalle ai monti di Carena,
+ e sopra i Cirenei prese la strada;
+ e traversando i campi de l'arena,
+ venne a' confin di Nubia in Albaiada.
+ Rimase dietro il cimiter di Batto
+ e l'gran tempio d'Amon, ch'oggi è disfatto.
+
+101
+
+ Indi giunse ad un'altra Tremisenne,
+ che di Maumetto pur segue lo stilo.
+ Poi volse agli altri Etiopi le penne,
+ che contra questi son di là dal Nilo.
+ Alla città di Nubia il camin tenne
+ tra Dobada e Coalle in aria a filo.
+ Questi cristiani son, quei saracini;
+ e stan con l'arme in man sempre a' confini.
+
+102
+
+ Senapo imperator de la Etiopia,
+ ch'in loco tien di scettro in man la croce,
+ di gente, di cittadi e d'oro ha copia
+ quindi fin là dove il mar Rosso ha foce;
+ e serva quasi nostra fede propia,
+ che può salvarlo da l'esilio atroce.
+ Gli è, s'io non piglio errore, in questo loco
+ ove al battesmo loro usano un fuoco.
+
+103
+
+ Dismontò il duca Astolfo alla gran corte
+ dentro di Nubia, e visitò il Senapo.
+ Il castello è più ricco assai che forte,
+ ove dimora d'Etiopia il capo.
+ Le catene dei ponti e de le porte,
+ gangheri e chiavistei da piedi a capo,
+ e finalmente tutto quel lavoro
+ che noi di ferro usiamo, ivi usan d'oro.
+
+104
+
+ Ancor che del finissimo metallo
+ vi sia tale abondanza, è pur in pregio.
+ Colonnate di limpido cristallo
+ son le gran logge del palazzo regio.
+ Fan rosso, bianco, verde, azzurro e giallo
+ sotto i bei palchi un relucente fregio,
+ divisi tra proporzionati spazi,
+ rubin, smeraldi, zafiri e topazi.
+
+105
+
+ In mura, in tetti, in pavimenti sparte
+ eran le perle, eran le ricche gemme.
+ Quivi il balsamo nasce; e poca parte
+ n'ebbe appo questi mai Ierusalemme.
+ Il muschio ch'a noi vien, quindi si parte;
+ quindi vien l'ambra, e cerca altre maremme:
+ vengon le cose in somma da quel canto,
+ che nei paesi nostri vaglion tanto.
+
+106
+
+ Si dice che 'l soldan, re de l'Egitto,
+ a quel re dà tributo e sta suggetto,
+ perch'è in poter di lui dal camin dritto
+ levare il Nilo, e dargli altro ricetto,
+ e per questo lasciar subito afflitto
+ di fame il Cairo e tutto quel distretto.
+ Senapo detto è dai sudditi suoi;
+ gli diciàn Presto o Preteianni noi.
+
+107
+
+ Di quanti re mai d'Etiopia foro,
+ il più ricco fu questi e il più possente;
+ ma con tutta sua possa e suo tesoro,
+ gli occhi perduti avea miseramente.
+ E questo era il minor d'ogni martoro:
+ molto era più noioso e più spiacente,
+ che, quantunque ricchissimo si chiame,
+ cruciato era da perpetua fame.
+
+108
+
+ Se per mangiare o ber quello infelice
+ venìa cacciato dal bisogno grande,
+ tosto apparia l'infernal schiera ultrice,
+ le mostruose arpie brutte e nefande,
+ che col griffo e con l'ugna predatrice
+ spargeano i vasi, e rapian le vivande;
+ e quel che non capia lor ventre ingordo,
+ vi rimanea contaminato e lordo.
+
+109
+
+ E questo, perch'essendo d'anni acerbo,
+ e vistosi levato in tanto onore,
+ che, oltre alle ricchezze, di più nerbo
+ era di tutti gli altri e di più core;
+ divenne, come Lucifer, superbo,
+ e pensò muover guerra al suo Fattore.
+ Con la sua gente la via prese al dritto
+ al monte onde esce il gran fiume d'Egitto.
+
+110
+
+ Inteso avea che su quel monte alpestre,
+ ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva,
+ era quel paradiso che terrestre
+ si dice, ove abitò già Adamo ed Eva.
+ Con camelli, elefanti, e con pedestre
+ esercito, orgoglioso si moveva
+ con gran desir, se v'abitava gente,
+ di farla alle sue leggi ubbidiente.
+
+111
+
+ Dio gli ripresse il temerario ardire,
+ e mandò l'angel suo tra quelle frotte,
+ che centomila ne fece morire,
+ e condannò lui di perpetua notte.
+ Alla sua mensa poi fece venire
+ l'orrendo mostro da l'infernal grotte,
+ che gli rapisce e contamina i cibi,
+ né lascia che ne gusti o ne delibi.
+
+112
+
+ Ed in desperazion continua il messe
+ uno che già gli avea profetizzato
+ che le sue mense non sariano oppresse
+ da la rapina e da l'odore ingrato,
+ quando venir per l'aria si vedesse
+ un cavallier sopra un cavallo alato.
+ Perché dunque impossibil parea questo,
+ privo d'ogni speranza vivea mesto.
+
+113
+
+ Or che con gran stupor vede la gente
+ sopra ogni muro e sopra ogn'alta torre
+ entrare il cavalliero, immantinente
+ è chi a narrarlo al re di Nubia corre,
+ a cui la profezia ritorna a mente;
+ ed obliando per letizia torre
+ la fedel verga, con le mani inante
+ vien brancolando al cavallier volante.
+
+114
+
+ Astolfo ne la piazza del castello
+ con spaziose ruote in terra scese.
+ Poi che fu il re condotto inanzi a quello,
+ inginochiossi, e le man giunte stese,
+ e disse: — Angel di Dio, Messi novello,
+ s'io non merto perdono a tante offese,
+ mira che proprio è a noi peccar sovente,
+ a voi perdonar sempre a chi si pente.
+
+115
+
+ Del mio error consapevole, non chieggio
+ né chiederti ardirei gli antiqui lumi.
+ Che tu lo possa far, ben creder deggio,
+ che sei de' cari a Dio beati numi.
+ Ti basti il gran martìr ch'io non ci veggio,
+ senza ch'ognor la fame mi consumi:
+ almen discaccia le fetide arpie,
+ che non rapiscan le vivande mie.
+
+116
+
+ E di marmore un tempio ti prometto
+ edificar de l'alta regia mia,
+ che tutte d'oro abbia le porte e 'l tetto,
+ e dentro e fuor di gemme ornato sia;
+ e dal tuo santo nome sarà detto,
+ e del miracol tuo scolpito fia. —
+ Così dicea quel re che nulla vede,
+ cercando invan baciare al duca il piede.
+
+117
+
+ Rispose Astolfo: — Né l'angel di Dio,
+ né son Messia novel, né dal cielo vegno;
+ ma son mortale e peccatore anch'io,
+ di tanta grazia a me concessa indegno.
+ Io farò ogn'opra acciò che 'l mostro rio,
+ per morte o fuga, io ti levi del regno.
+ S'io il fo, me non, ma Dio ne loda solo,
+ che per tuo aiuto qui mi drizzò il volo.
+
+118
+
+ Fa questi voti a Dio, debiti a lui;
+ a lui le chiese edifica e gli altari. —
+ Così parlando, andavano ambidui
+ verso il castello fra i baron preclari.
+ Il re commanda ai servitori sui
+ che subito il convito si prepari,
+ sperando che non debba essergli tolta
+ la vivanda di mano a questa volta.
+
+119
+
+ Dentro una ricca sala immantinente
+ apparecchiossi il convito solenne.
+ Col Senapo s'assise solamente
+ il duca Astolfo, e la vivanda venne.
+ Ecco per l'aria lo stridor si sente,
+ percossa intorno da l'orribil penne;
+ ecco venir l'arpie brutte e nefande,
+ tratte dal cielo a odor de le vivande.
+
+120
+
+ Erano sette in una schiera, e tutte
+ volto di donne avean, pallide e smorte,
+ per lunga fame attenuate e asciutte,
+ orribili a veder più che la morte.
+ L'alaccie grandi avean, deformi e brutte;
+ le man rapaci, e l'ugne incurve e torte;
+ grande e fetido il ventre, e lunga coda,
+ come di serpe che s'aggira e snoda.
+
+121
+
+ Si sentono venir per l'aria, e quasi
+ si veggon tutte a un tempo in su la mensa
+ rapire i cibi e riversare i vasi:
+ e molta feccia il ventre lor dispensa,
+ tal che gli è forza d'atturare i nasi;
+ che non si può patir la puzza immensa.
+ Astolfo, come l'ira lo sospinge,
+ contra gli ingordi augelli il ferro stringe.
+
+122
+
+ Uno sul collo, un altro su la groppa
+ percuote, e chi nel petto, e chi ne l'ala;
+ ma come fera in su 'n sacco di stoppa,
+ poi langue il colpo, e senza effetto cala:
+ e quei non vi lasciar piatto né coppa
+ che fosse intatta, né sgombrar la sala,
+ prima che le rapine e il fiero pasto
+ contaminato il tutto avesse e guasto.
+
+123
+
+ Avuto avea quel re ferma speranza
+ nel duca, che l'arpie gli discacciassi;
+ ed or che nulla ove sperar gli avanza,
+ sospira e geme, e disperato stassi.
+ Viene al duca del corno rimembranza,
+ che suole aitarlo ai perigliosi passi;
+ e conchiude tra sé, che questa via
+ per discacciare i mostri ottima sia.
+
+124
+
+ E prima fa che 'l re con suoi baroni
+ di calda cera l'orecchia si serra,
+ acciò che tutti, come il corno suoni,
+ non abbiano a fuggir fuor de la terra.
+ Prende la briglia, e salta sugli arcioni
+ de l'ippogrifo, ed il bel corno afferra;
+ e con cenni allo scalco poi commanda
+ che riponga la mensa e la vivanda.
+
+125
+
+ E così in una loggia s'apparecchia
+ con altra mensa altra vivanda nuova.
+ Ecco l'arpie che fan l'usanza vecchia:
+ Astolfo il corno subito ritrova.
+ Gli augelli, che non han chiusa l'orecchia,
+ udito il suon, non puon stare alla prova;
+ ma vanno in fuga pieni di paura,
+ né di cibo né d'altro hanno più cura.
+
+126
+
+ Subito il paladin dietro lor sprona:
+ volando esce il destrier fuor de la loggia,
+ e col castel la gran città abandona,
+ e per l'aria, cacciando i mostri, poggia.
+ Astolfo il corno tuttavolta suona:
+ fuggon l'arpie verso la zona roggia,
+ tanto che sono all'altissimo monte
+ ove il Nilo ha, se in alcun luogo ha, fonte.
+
+127
+
+ Quasi de la montagna alla radice
+ entra sotterra una profonda grotta,
+ che certissima porta esser si dice
+ di ch'allo 'nferno vuol scender talotta.
+ Quivi s'è quella turba predatrice,
+ come in sicuro albergo, ricondotta,
+ e giù sin di Cocito in su la proda
+ scesa, e più là, dove quel suon non oda.
+
+128
+
+ All'infernal caliginosa buca
+ ch'apre la strada a chi abandona il lume,
+ finì l'orribil suon l'inclito duca,
+ e fe' raccorre al suo destrier le piume.
+ Ma prima che più inanzi io lo conduca,
+ per non mi dipartir dal mio costume,
+ poi che da tutti i lati ho pieno il foglio,
+ finire il canto, e riposar mi voglio.
+
+
+
+
+CANTO TRENTAQUATTRESIMO
+
+
+1
+
+ Oh famelice, inique e fiere arpie
+ ch'all'accecata Italia e d'error piena,
+ per punir forse antique colpe rie,
+ in ogni mensa alto giudicio mena!
+ Innocenti fanciulli e madri pie
+ cascan di fame, e veggon ch'una cena
+ di questi mostri rei tutto divora
+ ciò che del viver lor sostegno fôra.
+
+2
+
+ Troppo fallò chi le spelonche aperse,
+ che già molt'anni erano state chiuse;
+ onde il fetore e l'ingordigia emerse,
+ ch'ad ammorbare Italia si diffuse.
+ Il bel vivere allora si summerse;
+ e la quiete in tal modo s'escluse,
+ ch'in guerre, in povertà sempre e in affanni
+ è dopo stata, ed è per star molt'anni:
+
+3
+
+ fin ch'ella un giorno ai neghitosi figli
+ scuota la chioma, e cacci fuor di Lete,
+ gridando lor: — Non fia chi rassimigli
+ alla virtù di Calai e di Zete?
+ che le mense dal puzzo e dagli artigli
+ liberi, e torni a lor mondizia liete,
+ come essi già quelle di Fineo, e dopo
+ fe' il paladin quelle del re etiopo. —
+
+4
+
+ Il paladin col suono orribil venne
+ le brutte arpie cacciando in fuga e in rotta,
+ tanto ch'a piè d'un monte si ritenne,
+ ove esse erano entrate in una grotta.
+ L'orecchie attente allo spiraglio tenne,
+ e l'aria ne sentì percossa e rotta
+ da pianti e d'urli e da lamento eterno:
+ segno evidente quivi esser lo 'nferno.
+
+5
+
+ Astolfo si pensò d'entrarvi dentro,
+ e veder quei c'hanno perduto il giorno,
+ e penetrar la terra fin al centro,
+ e le bolge infernal cercare intorno.
+ — Di che debbo temer (dicea) s'io v'entro,
+ che mi posso aiutar sempre col corno?
+ Farò fuggir Plutone e Satanasso,
+ e 'l can trifauce leverò dal passo. —
+
+6
+
+ De l'alato destrier presto discese,
+ e lo lasciò legato a un arbuscello:
+ poi si calò ne l'antro, e prima prese
+ il corno, avendo ogni sua speme in quello.
+ Non andò molto inanzi, che gli offese
+ il naso e gli occhi un fumo oscuro e fello,
+ più che di pece grave e che di zolfo:
+ non sta d'andar per questo inanzi Astolfo.
+
+7
+
+ Ma quando va più inanzi, più s'ingrossa
+ il fumo e la caligine, e gli pare
+ ch'andare inanzi più troppo non possa;
+ che sarà forza a dietro ritornare.
+ Ecco, non sa che sia, vede far mossa
+ da la volta di sopra, come fare
+ il cadavero appeso al vento suole,
+ che molti dì sia stato all'acqua e al sole.
+
+8
+
+ Sì poco, e quasi nulla era di luce
+ in quella affumicata e nera strada,
+ che non comprende e non discerne il duce
+ chi questo sia che sì per l'aria vada;
+ e per notizia averne si conduce
+ a dargli uno o due colpi de la spada.
+ Stima poi ch'un spirto esser quel debbia;
+ che gli par di ferir sopra la nebbia.
+
+9
+
+ Allor sentì parlar con voce mesta:
+ — Deh, senza fare altrui danno, giù cala!
+ Pur troppo il negro fumo mi molesta,
+ che dal fuoco infernal qui tutto esala. —
+ Il duca stupefatto allor s'arresta,
+ e dice all'ombra: — Se Dio tronchi ogni ala
+ al fumo, sì ch'a te più non ascenda,
+ non ti dispiaccia che 'l tuo stato intenda.
+
+10
+
+ E se vuoi che di te porti novella
+ nel mondo su, per satisfarti sono. —
+ L'ombra rispose: — Alla luce alma e bella
+ tornar per fama ancor sì mi par buono,
+ che le parole è forza che mi svella
+ il gran desir c'ho d'aver poi tal dono,
+ e che 'l mio nome e l'esser mio ti dica,
+ ben che 'l parlar mi sia noia e fatica. —
+
+11
+
+ E cominciò: — Signor, Lidia sono io,
+ del re di Lidia in grande altezza nata,
+ qui dal giudicio altissimo di Dio
+ al fumo eternamente condannata,
+ per esser stata al fido amante mio,
+ mentre io vissi, spiacevole ed ingrata.
+ D'altre infinite è questa grotta piena,
+ poste per simil fallo in simil pena.
+
+12
+
+ Sta la cruda Anassarete più al basso,
+ ove è maggiore il fumo e più martire.
+ Restò converso al mondo il corpo in sasso
+ e l'anima qua giù venne a patire,
+ poi che veder per lei l'afflitto e lasso
+ suo amante appeso poté sofferire.
+ Qui presso è Dafne, ch'or s'avvede quanto
+ errasse a fare Apollo correr tanto.
+
+13
+
+ Lungo saria se gl'infelici spirti
+ de le femine ingrate, che qui stanno,
+ volesse ad uno ad uno riferirti;
+ che tanti son, ch'in infinito vanno.
+ Più lungo ancor saria gli uomini dirti,
+ a' quai l'essere ingrato ha fatto danno,
+ e che puniti sono in peggior loco,
+ ove il fumo gli accieca, e cuoce il fuoco.
+
+14
+
+ Perché le donne più facili e prone
+ a creder son, di più supplicio è degno
+ chi lor fa inganno. Il sa Teseo e Iasone
+ e chi turbò a Latin l'antiquo regno;
+ sallo ch'incontra sé il frate Absalone
+ per Tamar trasse a sanguinoso sdegno;
+ ed altri ed altre: che sono infiniti,
+ che lasciato han chi moglie e chi mariti.
+
+15
+
+ Ma per narrar di me più che d'altrui,
+ e palesar l'error che qui mi trasse,
+ bella, ma altiera più, sì in vita fui,
+ che non so s'altra mai mi s'aguagliasse:
+ né ti saprei ben dir, di questi dui,
+ s'in me l'orgoglio o la beltà avanzasse;
+ quantunque il fasto o l'alterezza nacque
+ da la beltà ch'a tutti gli occhi piacque.
+
+16
+
+ Era in quel tempo in Tracia un cavalliero
+ estimato il miglior del mondo in arme,
+ il qual da più d'un testimonio vero
+ di singular beltà sentì lodarme;
+ tal che spontaneamente fe' pensiero
+ di volere il suo amor tutto donarme,
+ stimando meritar per suo valore,
+ che caro aver di lui dovessi il core.
+
+17
+
+ In Lidia venne; e d'un laccio più forte
+ vinto restò, poi che veduta m'ebbe.
+ Con gli altri cavallier si messe in corte
+ del padre mio, dove in gran fama crebbe.
+ L'alto valore e le più d'una sorte
+ prodezze che mostrò, lungo sarebbe
+ a raccontarti, e il suo merto infinito,
+ quando egli avesse a più grato uom servito.
+
+18
+
+ Panfilia e Caria e il regno de' Cilici
+ per opra di costui mio padre vinse;
+ che l'esercito mai contra i nimici,
+ se non quanto volea costui, non spinse.
+ Costui, poi che gli parve i benefici
+ suoi meritarlo, un dì col re si strinse
+ a domandargli in premio de le spoglie
+ tante arrecate, ch'io fossi sua moglie.
+
+19
+
+ Fu repulso dal re, ch'in grande stato
+ maritar disegnava la figliuola,
+ non a costui che cavallier privato
+ altro non tien che la virtude sola:
+ e 'l padre mio troppo al guadagno dato,
+ e all'avarizia, d'ogni vizio scuola,
+ tanto apprezza costumi, o virtù ammira,
+ quanto l'asino fa il suon de la lira.
+
+20
+
+ Alceste, il cavallier di ch'io ti parlo
+ (che così nome avea), poi che si vede
+ repulso da chi più gratificarlo
+ era più debitor, commiato chiede;
+ e lo minaccia, nel partir, di farlo
+ pentir che la figliuola non gli diede.
+ Se n'andò al re d'Armenia, emulo antico
+ del re di Lidia e capital nimico;
+
+21
+
+ e tanto stimulò, che lo dispose
+ a pigliar l'arme e far guerra a mio padre.
+ Esso per l'opre sue chiare e famose
+ fu fatto capitan di quelle squadre.
+ Pel re d'Armenia tutte l'altre cose
+ disse ch'acquisteria: sol le leggiadre
+ e belle membra mie volea per frutto
+ de l'opra sua, vinto ch'avesse il tutto.
+
+22
+
+ Io non ti potre' esprimere il gran danno
+ ch'Alceste al padre mio fa in quella guerra.
+ Quattro eserciti rompe, e in men d'un anno
+ lo mena a tal, che non gli lascia terra,
+ fuor ch'un castel ch'alte pendici fanno
+ fortissimo; e là dentro il re si serra
+ con la famiglia che più gli era accetta,
+ e col tesor che trar vi puote in fretta.
+
+23
+
+ Quivi assedionne Alceste; ed in non molto
+ termine a tal disperazion ne trasse,
+ che per buon patto avria mio padre tolto
+ che moglie e serva ancor me gli lasciasse
+ con la metà del regno, s'indi assolto
+ restar d'ogni altro danno si sperasse.
+ Vedersi in breve de l'avanzo privo
+ era ben certo, e poi morir captivo.
+
+24
+
+ Tentar, prima ch'accada, si dispone
+ ogni rimedio che possibil sia;
+ e me, che d'ogni male era cagione,
+ fuor de la rocca, ov'era Alceste invia.
+ Io vo ad Alceste con intenzione
+ di dargli in preda la persona mia,
+ e pregar che la parte che vuol tolga
+ del regno nostro, e l'ira in pace volga.
+
+25
+
+ Come ode Alceste ch'io vo a ritrovarlo,
+ mi viene incontra pallido e tremante:
+ di vinto e di prigione, a riguardarlo,
+ più che di vincitore, have sembiante.
+ Io che conosco ch'arde, non gli parlo
+ sì come avea già disegnato inante:
+ vista l'occasion, fo pensier nuovo
+ conveniente al grado in ch'io lo trovo.
+
+26
+
+ A maledir comincio l'amor d'esso,
+ e di sua crudeltà troppo a dolermi,
+ ch'iniquamente abbia mio padre oppresso,
+ e che per forza abbia cercato avermi;
+ che con più grazia gli saria successo
+ indi a non molti dì, se tener fermi
+ saputo avesse i modi cominciati,
+ ch'al re ed a tutti noi sì furon grati.
+
+27
+
+ E se ben da principio il padre mio
+ gli avea negata la domanda onesta
+ (però che di natura è un poco rio,
+ né mai si piega alla prima richiesta),
+ farsi per ciò di ben servir restio
+ non doveva egli, e aver l'ira sì presta;
+ anzi, ognor meglio oprando, tener certo
+ venire in breve al desiato merto.
+
+28
+
+ E quando anco mio padre a lui ritroso
+ stato fosse, io l'avrei tanto pregato,
+ ch'avria l'amante mio fatto mio sposo.
+ Pur, se veduto io l'avessi ostinato,
+ avrei fatto tal opra di nascoso,
+ che di me Alceste si saria lodato.
+ Ma poi ch'a lui tentar parve altro modo,
+ io di mai non l'amar fisso avea il chiodo.
+
+29
+
+ E se ben era a lui venuta, mossa
+ da la pietà ch'al mio padre portava,
+ sia certo che non molto fruir possa
+ il piacer ch'al dispetto mio gli dava;
+ ch'era per far di me la terra rossa,
+ tosto ch'io avessi alla sua voglia prava
+ con questa mia persona satisfatto
+ di quel che tutto a forza saria fatto.
+
+30
+
+ Queste parole e simili altre usai,
+ poi che potere in lui mi vidi tanto;
+ e 'l più pentito lo rendei, che mai
+ si trovasse ne l'eremo alcun santo.
+ Mi cadde a' piedi, e supplicommi assai,
+ che col coltel che si levò da canto
+ (e volea in ogni modo ch'io 'l pigliassi)
+ di tanto fallo suo mi vendicassi.
+
+31
+
+ Poi ch'io lo trovo tale, io fo disegno
+ la gran vittoria insin al fin seguire:
+ gli do speranza di farlo anco degno
+ che la persona mia potrà fruire,
+ s'emendando il suo error, l'antiquo regno
+ al padre mio farà restituire;
+ e nel tempo a venir vorrà acquistarme
+ servendo, amando, e non mai più per arme.
+
+32
+
+ Così far mi promesse, e ne la rocca
+ intatta mi mandò, come a lui venni,
+ né di baciarmi pur s'ardì la bocca:
+ vedi s'al collo il giogo ben gli tenni;
+ vedi se bene Amor per me lo tocca,
+ se convien che per lui più strali impenni.
+ Al re d'Armenia andò, di cui dovea
+ esser per patto ciò che si prendea:
+
+33
+
+ e con quel miglior modo ch'usar puote,
+ lo priega ch'al mio padre il regno lassi,
+ del qual le terre ha depredate e vote,
+ ed a goder l'antiqua Armenia passi.
+ Quel re, d'ira infiammando ambe le gote,
+ disse ad Alceste che non vi pensassi;
+ che non si volea tor da quella guerra,
+ fin che mio padre avea palmo di terra.
+
+34
+
+ E s'Alceste è mutato alle parole
+ d'una vil feminella, abbiasi il danno.
+ Già a' prieghi esso di lui perder non vuole
+ quel ch'a fatica ha preso in tutto un anno.
+ Di nuovo Alceste il priega, e poi si duole
+ che seco effetto i prieghi suoi non fanno.
+ All'ultimo s'adira, e lo minaccia
+ che vuol, per forza o per amor, lo faccia.
+
+35
+
+ L'ira multiplicò sì, che li spinse
+ da le male parole ai peggior fatti.
+ Alceste contra il re la spada strinse
+ fra mille ch'in suo aiuto s'eran tratti,
+ e mal grado lor tutti, ivi l'estinse;
+ e quel dì ancor gli Armeni ebbe disfatti,
+ con l'aiuto de' Cilici e de' Traci
+ che pagava egli, e d'altri suoi seguaci.
+
+36
+
+ Seguitò la vittoria, ed a sue spese,
+ senza dispendio alcun del padre mio,
+ ne rendé tutto il regno in men d'un mese.
+ Poi per ricompensarne il danno rio,
+ oltr'alle spoglie che ne diede, prese
+ in parte, e gravò in parte di gran fio
+ Armenia e Capadocia che confina,
+ e scorse Ircania fin su la marina.
+
+37
+
+ In luogo di trionfo, al suo ritorno,
+ facemmo noi pensier dargli la morte.
+ Restammo poi, per non ricever scorno;
+ che lo veggiàn troppo d'amici forte.
+ Fingo d'amarlo, e più di giorno in giorno
+ gli do speranza d'essergli consorte;
+ ma prima contra altri nimici nostri
+ dico voler che sua virtù dimostri.
+
+38
+
+ E quando sol, quando con poca gente
+ lo mando a strane imprese e perigliose,
+ da farne morir mille agevolmente:
+ ma lui successer ben tutte le cose;
+ che tornò con vittoria, e fu sovente
+ con orribil persone e mostruose,
+ con Griganti a battaglia e Lestrigoni,
+ ch'erano infesti a nostre regioni.
+
+39
+
+ Non fu da Euristeo mai, non fu mai tanto
+ da la matrigna esercitato Alcide
+ in Lerna, in Nemea, in Tracia, in Erimanto,
+ alle valli d'Etolia, alle Numide,
+ sul Tevre, su l'Ibero e altrove; quanto
+ con prieghi finti e con voglie omicide
+ esercitato fu da me il mio amante,
+ cercando io pur di torlomi davante.
+
+40
+
+ Né potendo venire al primo intento,
+ vengone ad un di non minore effetto:
+ gli fo quei tutti ingiuriar, ch'io sento
+ che per lui sono, e a tutti in odio il metto.
+ Egli che non sentia maggior contento
+ che d'ubbidirmi, senza alcun rispetto
+ le mani ai cenni miei sempre avea pronte,
+ senza guardare un più d'un altro in fronte.
+
+41
+
+ Poi che mi fu, per questo mezzo, aviso
+ spento aver del mio padre ogni nimico,
+ e per lui stesso Alceste aver conquiso,
+ che non si avea, per noi, lasciato amico;
+ quel ch'io gli avea con simulato viso
+ celato fin allor, chiaro gli esplico:
+ che grave e capitale odio gli porto,
+ e pur tuttavia cerco che sia morto.
+
+42
+
+ Considerando poi, s'io lo facessi,
+ ch'in publica ignominia ne verrei
+ (sapeasi troppo quanto io gli dovessi,
+ e crudel detta sempre ne sarei),
+ mi parve fare assai ch'io gli togliessi
+ di mai venir più inanzi agli occhi miei.
+ Né veder né parlar mai più gli volsi,
+ né messo udi', né lettera ne tolsi.
+
+43
+
+ Questa mia ingratitudine gli diede
+ tanto martìr, ch'al fin dal dolor vinto,
+ e dopo un lungo domandar mercede,
+ infermo cadde, e ne rimase estinto.
+ Per pena ch'al fallir mio si richiede,
+ or gli occhi ho lacrimosi, e il viso tinto
+ del negro fumo: e così avrò in eterno;
+ che nulla redenzione è ne l'inferno. —
+
+44
+
+ Poi che non parla più Lidia infelice,
+ va il duca per saper s'altri vi stanzi:
+ ma la caligine alta ch'era ultrice
+ de l'opre ingrate, si gl'ingrossa inanzi,
+ ch'andare un palmo sol più non gli lice;
+ anzi a forza tornar gli conviene, anzi,
+ perché la vita non gli sia intercetta
+ dal fumo, i passi accelerar con fretta.
+
+45
+
+ Il mutar spesso de le piante ha vista
+ di corso, e non di chi passeggia o trotta.
+ Tanto, salendo inverso l'erta, acquista,
+ che vede dove aperta era la grotta;
+ e l'aria, già caliginosa e trista,
+ dal lume cominciava ad esser rotta.
+ Al fin con molto affanno e grave ambascia
+ esce de l'antro, e dietro il fumo lascia.
+
+46
+
+ E perché del tornar la via sia tronca
+ a quelle bestie c'han sì ingorde l'epe,
+ raguna sassi, e molti arbori tronca,
+ che v'eran qual d'amomo e qual di pepe;
+ e come può, dinanzi alla spelonca
+ fabrica di sua man quasi una siepe:
+ e gli succede così ben quell'opra,
+ che più l'arpie non torneran di sopra.
+
+47
+
+ Il negro fumo de la scura pece,
+ mentre egli fu ne la caverna tetra,
+ non macchiò sol quel ch'apparia, ed infece,
+ ma sotto i panni ancora entra e penètra;
+ sì che per trovare acqua andar lo fece
+ cercando un pezzo; e al fin fuor d'una pietra
+ vide una fonte uscir ne la foresta,
+ ne la qual si lavò dal piè alla testa.
+
+48
+
+ Poi monta il volatore, e in aria s'alza
+ per giunger di quel monte in su la cima,
+ che non lontan con la superna balza
+ dal cerchio de la luna esser si stima.
+ Tanto è il desir che di veder lo 'ncalza,
+ ch'al cielo aspira, e la terra non stima.
+ De l'aria più e più sempre guadagna,
+ tanto ch'al giogo va de la montagna.
+
+49
+
+ Zafir, rubini, oro, topazi e perle,
+ e diamanti e crisoliti e iacinti
+ potriano i fiori assimigliar, che per le
+ liete piaggie v'avea l'aura dipinti:
+ sì verdi l'erbe, che possendo averle
+ qua giù, ne fôran gli smeraldi vinti;
+ né men belle degli arbori le frondi,
+ e di frutti e di fior sempre fecondi.
+
+50
+
+ Cantan fra i rami gli augelletti vaghi
+ azzurri e bianchi e verdi e rossi e gialli.
+ Murmuranti ruscelli e cheti laghi
+ di limpidezza vincono i cristalli.
+ Una dolce aura che ti par che vaghi
+ a un modo sempre e dal suo stil non falli,
+ facea sì l'aria tremolar d'intorno,
+ che non potea noiar calor del giorno:
+
+51
+
+ e quella ai fiori, ai pomi e alla verzura
+ gli odor diversi depredando giva,
+ e di tutti faceva una mistura
+ che di soavità l'alma notriva.
+ Surgea un palazzo in mezzo alla pianura,
+ ch'acceso esser parea di fiamma viva:
+ tanto splendore intorno e tanto lume
+ raggiava, fuor d'ogni mortal costume.
+
+52
+
+ Astolfo il suo destrier verso il palagio
+ che più di trenta miglia intorno aggira,
+ a passo lento fa muovere ad agio,
+ e quinci e quindi il bel paese ammira;
+ e giudica, appo quel, brutto e malvagio,
+ e che sia al ciel ed a natura in ira
+ questo ch'abitian noi fetido mondo:
+ tanto è soave quel, chiaro e giocondo.
+
+53
+
+ Come egli è presso al luminoso tetto,
+ attonito riman di maraviglia;
+ che tutto d'una gemma è 'l muro schietto,
+ più che carbonchio lucida e vermiglia.
+ O stupenda opra, o dedalo architetto!
+ Qual fabrica tra noi le rassimiglia?
+ Taccia qualunque le mirabil sette
+ moli del mondo in tanta gloria mette.
+
+54
+
+ Nel lucente vestibulo di quella
+ felice casa un vecchio al duca occorre,
+ che 'l manto ha rosso, e bianca la gonnella,
+ che l'un può al latte, e l'altro al minio opporre.
+ I crini ha bianchi, e bianca la mascella
+ di folta barba ch'al petto discorre;
+ ed è sì venerabile nel viso,
+ ch'un degli eletti par del paradiso.
+
+55
+
+ Costui con lieta faccia al paladino,
+ che riverente era d'arcion disceso,
+ disse: — O baron, che per voler divino
+ sei nel terrestre paradiso asceso;
+ come che né la causa del camino,
+ né il fin del tuo desir da te sia inteso;
+ pur credi che non senza alto misterio
+ venuto sei da l'artico emisperio.
+
+56
+
+ Per imparar come soccorrer déi
+ Carlo, e la santa fé tor di periglio
+ venuto meco a consigliar ti sei
+ per così lunga via, senza consiglio.
+ Né a tuo saper, né a tua virtù vorrei
+ ch'esser qui giunto attribuissi, o figlio;
+ che né il tuo corno, né il cavallo alato
+ ti valea, se da Dio non t'era dato.
+
+57
+
+ Ragionerem più ad agio insieme poi,
+ e ti dirò come a procedere hai:
+ ma prima vienti a ricrear con noi;
+ che 'l digiun lungo de' noiarti ormai. —
+ Continuando il vecchio i detti suoi,
+ fece meravigliare il duca assai,
+ quando scoprendo il nome suo, gli disse
+ esser colui che l'evangelio scrisse:
+
+58
+
+ quel tanto al Redentor caro Giovanni,
+ per cui il sermone tra i fratelli uscìo,
+ che non dovea per morte finir gli anni;
+ sì che fu causa che 'l figliuol di Dio
+ a Pietro disse: — Perché pur t'affanni,
+ s'io vo' che così aspetti il venir mio? —
+ Ben che non disse: egli non de' morire,
+ si vede pur che così volse dire.
+
+59
+
+ Quivi fu assunto, e trovò compagnia,
+ che prima Enoch, il patriarca, v'era;
+ eravi insieme il gran profeta Elia,
+ che non han vista ancor l'ultima sera;
+ e fuor de l'aria pestilente e ria
+ si goderan l'eterna primavera,
+ fin che dian segno l'angeliche tube,
+ che torni Cristo in su la bianca nube.
+
+60
+
+ Con accoglienza grata il cavalliero
+ fu dai santi alloggiato in una stanza;
+ fu provisto in un'altra al suo destriero
+ di buona biada, che gli fu a bastanza.
+ De' frutti a lui del paradiso diero,
+ di tal sapor, ch'a suo giudicio, sanza
+ scusa non sono i duo primi parenti,
+ se per quei fur sì poco ubbidienti.
+
+61
+
+ Poi ch'a natura il duca aventuroso
+ satisfece di quel che se le debbe,
+ come col cibo, così col riposo,
+ che tutti e tutti i commodi quivi ebbe;
+ lasciando già l'Aurora il vecchio sposo,
+ ch'ancor per lunga età mai non l'increbbe,
+ si vide incontra ne l'uscir del letto
+ il discipul da Dio tanto diletto;
+
+62
+
+ che lo prese per mano, e seco scorse
+ di molte cose di silenzio degne:
+ e poi disse: — Figliuol, tu non sai forse
+ che in Francia accada, ancor che tu ne vegne.
+ Sappi che 'l vostro Orlando, perché torse
+ dal camin dritto le commesse insegne,
+ è punito da Dio, che più s'accende
+ contra chi egli ama più, quando s'offende.
+
+63
+
+ Il vostro Orlando, a cui nascendo diede
+ somma possanza Dio con sommo ardire,
+ e fuor de l'uman uso gli concede
+ che ferro alcun non lo può mai ferire;
+ perché a difesa di sua santa fede
+ così voluto l'ha costituire,
+ come Sansone incontra a' Filistei
+ costituì a difesa degli Ebrei:
+
+64
+
+ renduto ha il vostro Orlando al suo Signore
+ di tanti benefici iniquo merto;
+ che quanto aver più lo dovea in favore,
+ n'è stato il fedel popul più deserto.
+ Sì accecato l'avea l'incesto amore
+ d'una pagana, ch'avea già sofferto
+ due volte e più venire empio e crudele,
+ per dar la morte al suo cugin fedele.
+
+65
+
+ E Dio per questo fa ch'egli va folle,
+ e mostra nudo il ventre, il petto e il fianco;
+ e l'intelletto sì gli offusca e tolle,
+ che non può altrui conoscere, e sé manco.
+ A questa guisa si legge che volle
+ Nabuccodonosor Dio punir anco,
+ che sette anni il mandò il furor pieno,
+ sì che, qual bue, pasceva l'erba e il fieno.
+
+66
+
+ Ma perch'assai minor del paladino,
+ che di Nabucco, è stato pur l'eccesso,
+ sol di tre mesi dal voler divino
+ a purgar questo error termine è messo.
+ Né ad altro effetto per tanto camino
+ salir qua su t'ha il Redentor concesso,
+ se non perché da noi modo tu apprenda,
+ come ad Orlando il suo senno si renda.
+
+67
+
+ Gli è ver che ti bisogna altro viaggio
+ far meco, e tutta abbandonar la terra.
+ Nel cerchio de la luna a menar t'aggio,
+ che dei pianeti a noi più prossima erra,
+ perché la medicina che può saggio
+ rendere Orlando, là dentro si serra.
+ Come la luna questa notte sia
+ sopra noi giunta, ci porremo in via. —
+
+68
+
+ Di questo e d'altre cose fu diffuso
+ il parlar de l'apostolo quel giorno.
+ Ma poi che 'l sol s'ebbe nel mar rinchiuso,
+ e sopra lor levò la luna il corno,
+ un carro apparecchiòsi, ch'era ad uso
+ d'andar scorrendo per quei cieli intorno:
+ quel già ne le montagne di Giudea
+ da' mortali occhi Elia levato avea.
+
+69
+
+ Quattro destrier via più che fiamma rossi
+ al giogo il santo evangelista aggiunse;
+ e poi che con Astolfo rassettossi,
+ e prese il freno, inverso il ciel li punse.
+ Ruotando il carro, per l'aria levossi,
+ e tosto in mezzo il fuoco eterno giunse;
+ che 'l vecchio fe' miracolosamente,
+ che, mentre lo passar, non era ardente.
+
+70
+
+ Tutta la sfera varcano del fuoco,
+ ed indi vanno al regno de la luna.
+ Veggon per la più parte esser quel loco
+ come un acciar che non ha macchia alcuna;
+ e lo trovano uguale, o minor poco
+ di ciò ch'in questo globo si raguna,
+ in questo ultimo globo de la terra,
+ mettendo il mar che la circonda e serra.
+
+71
+
+ Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia:
+ che quel paese appresso era sì grande,
+ il quale a un picciol tondo rassimiglia
+ a noi che lo miriam da queste bande;
+ e ch'aguzzar conviengli ambe le ciglia,
+ s'indi la terra e 'l mar ch'intorno spande,
+ discerner vuol; che non avendo luce,
+ l'imagin lor poco alta si conduce.
+
+72
+
+ Altri fiumi, altri laghi, altre campagne
+ sono là su, che non son qui tra noi;
+ altri piani, altre valli, altre montagne,
+ c'han le cittadi, hanno i castelli suoi,
+ con case de le quai mai le più magne
+ non vide il paladin prima né poi:
+ e vi sono ample e solitarie selve,
+ ove le ninfe ognor cacciano belve.
+
+73
+
+ Non stette il duca a ricercar il tutto;
+ che là non era asceso a quello effetto.
+ Da l'apostolo santo fu condutto
+ in un vallon fra due montagne istretto,
+ ove mirabilmente era ridutto
+ ciò che si perde o per nostro diffetto,
+ o per colpa di tempo o di Fortuna:
+ ciò che si perde qui, là si raguna.
+
+74
+
+ Non pur di regni o di ricchezze parlo,
+ in che la ruota instabile lavora;
+ ma di quel ch'in poter di tor, di darlo
+ non ha Fortuna, intender voglio ancora.
+ Molta fama è là su, che, come tarlo,
+ il tempo al lungo andar qua giù divora:
+ là su infiniti prieghi e voti stanno,
+ che da noi peccatori a Dio si fanno.
+
+75
+
+ Le lacrime e i sospiri degli amanti,
+ l'inutil tempo che si perde a giuoco,
+ e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,
+ vani disegni che non han mai loco,
+ i vani desideri sono tanti,
+ che la più parte ingombran di quel loco:
+ ciò che in somma qua giù perdesti mai,
+ là su salendo ritrovar potrai.
+
+76
+
+ Passando il paladin per quelle biche,
+ or di questo or di quel chiede alla guida.
+ Vide un monte di tumide vesiche,
+ che dentro parea aver tumulti e grida;
+ e seppe ch'eran le corone antiche
+ e degli Assiri e de la terra lida,
+ e de' Persi e de' Greci, che già furo
+ incliti, ed or n'è quasi il nome oscuro.
+
+77
+
+ Ami d'oro e d'argento appresso vede
+ in una massa, ch'erano quei doni
+ che si fan con speranza di mercede
+ ai re, agli avari principi, ai patroni.
+ Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede,
+ ed ode che son tutte adulazioni.
+ Di cicale scoppiate imagine hanno
+ versi ch'in laude dei signor si fanno.
+
+78
+
+ Di nodi d'oro e di gemmati ceppi
+ vede c'han forma i mal seguiti amori.
+ V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppi,
+ l'autorità ch'ai suoi danno i signori.
+ I mantici ch'intorno han pieni i greppi,
+ sono i fumi dei principi e i favori
+ che danno un tempo ai ganimedi suoi,
+ che se ne van col fior degli anni poi.
+
+79
+
+ Ruine di cittadi e di castella
+ stavan con gran tesor quivi sozzopra.
+ Domanda, e sa che son trattati, e quella
+ congiura che sì mal par che si cuopra.
+ Vide serpi con faccia di donzella,
+ di monetieri e di ladroni l'opra:
+ poi vide bocce rotte di più sorti,
+ ch'era il servir de le misere corti.
+
+80
+
+ Di versate minestre una gran massa
+ vede, e domanda al suo dottor ch'importe.
+ — L'elemosina è (dice) che si lassa
+ alcun, che fatta sia dopo la morte. —
+ Di vari fiori ad un gran monte passa,
+ ch'ebbe già buono odore, or putia forte.
+ Questo era il dono (se però dir lece)
+ che Costantino al buon Silvestro fece.
+
+81
+
+ Vide gran copia di panie con visco,
+ ch'erano, o donne, le bellezze vostre.
+ Lungo sarà, se tutte in verso ordisco
+ le cose che gli fur quivi dimostre;
+ che dopo mille e mille io non finisco,
+ e vi son tutte l'occurrenze nostre:
+ sol la pazzia non v'è poca né assai;
+ che sta qua giù, né se ne parte mai.
+
+82
+
+ Quivi ad alcuni giorni e fatti sui,
+ ch'egli già avea perduti, si converse;
+ che se non era interprete con lui,
+ non discernea le forme lor diverse.
+ Poi giunse a quel che par sì averlo a nui,
+ che mai per esso a Dio voti non ferse;
+ io dico il senno: e n'era quivi un monte,
+ solo assai più che l'altre cose conte.
+
+83
+
+ Era come un liquor suttile e molle,
+ atto a esalar, se non si tien ben chiuso;
+ e si vedea raccolto in varie ampolle,
+ qual più, qual men capace, atte a quell'uso.
+ Quella è maggior di tutte, in che del folle
+ signor d'Anglante era il gran senno infuso;
+ e fu da l'altre conosciuta, quando
+ avea scritto di fuor: Senno d'Orlando.
+
+84
+
+ E così tutte l'altre avean scritto anco
+ il nome di color di chi fu il senno.
+ Del suo gran parte vide il duca franco;
+ ma molto più maravigliar lo fenno
+ molti ch'egli credea che dramma manco
+ non dovessero averne, e quivi dénno
+ chiara notizia che ne tenean poco;
+ che molta quantità n'era in quel loco.
+
+85
+
+ Altri in amar lo perde, altri in onori,
+ altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze;
+ altri ne le speranze de' signori,
+ altri dietro alle magiche sciocchezze;
+ altri in gemme, altri in opre di pittori,
+ ed altri in altro che più d'altro aprezze.
+ Di sofisti e d'astrologhi raccolto,
+ e di poeti ancor ve n'era molto.
+
+86
+
+ Astolfo tolse il suo; che gliel concesse
+ lo scrittor de l'oscura Apocalisse.
+ L'ampolla in ch'era al naso sol si messe,
+ e par che quello al luogo suo ne gisse:
+ e che Turpin da indi in qua confesse
+ ch'Astolfo lungo tempo saggio visse;
+ ma ch'uno error che fece poi, fu quello
+ ch'un'altra volta gli levò il cervello.
+
+87
+
+ La più capace e piena ampolla, ov'era
+ il senno che solea far savio il conte,
+ Astolfo tolle; e non è sì leggiera,
+ come stimò, con l'altre essendo a monte.
+ Prima che 'l paladin da quella sfera
+ piena di luce alle più basse smonte,
+ menato fu da l'apostolo santo
+ in un palagio ov'era un fiume a canto;
+
+88
+
+ ch'ogni sua stanza avea piena di velli
+ di lin, di seta, di coton, di lana,
+ tinti in vari colori e brutti e belli.
+ Nel primo chiostro una femina cana
+ fila a un aspo traea da tutti quelli,
+ come veggiàn l'estate la villana
+ traer dai bachi le bagnate spoglie,
+ quando la nuova seta si raccoglie.
+
+89
+
+ V'è chi, finito un vello, rimettendo
+ ne viene un altro, e chi ne porta altronde:
+ un'altra de le filze va scegliendo
+ il bel dal brutto che quella confonde.
+ — Che lavor si fa qui, ch'io non l'intendo? —
+ dice a Giovanni Astolfo; e quel risponde:
+ — Le vecchie son le Parche, che con tali
+ stami filano vite a voi mortali.
+
+90
+
+ Quanto dura un de' velli, tanto dura
+ l'umana vita, e non di più un momento.
+ Qui tien l'occhio e la Morte e la Natura,
+ per saper l'ora ch'un debba esser spento.
+ Sceglier le belle fila ha l'altra cura,
+ perché si tesson poi per ornamento
+ del paradiso; e dei più brutti stami
+ si fan per li dannati aspri legami. —
+
+91
+
+ Di tutti i velli ch'erano già messi
+ in aspo, e scelti a farne altro lavoro,
+ erano in brevi piastre i nomi impressi,
+ altri di ferro, altri d'argento o d'oro:
+ e poi fatti n'avean cumuli spessi,
+ de' quali, senza mai farvi ristoro,
+ portarne via non si vedea mai stanco
+ un vecchio, e ritornar sempre per anco.
+
+92
+
+ Era quel vecchio sì espedito e snello,
+ che per correr parea che fosse nato;
+ e da quel monte il lembo del mantello
+ portava pien del nome altrui segnato.
+ Ove n'andava, e perché facea quello,
+ ne l'altro canto vi sarà narrato,
+ se d'averne piacer segno farete
+ con quella grata udienza che solete.
+
+
+
+
+CANTO TRENTACINQUESIMO
+
+
+1
+
+ Chi salirà per me, madonna, in cielo
+ a riportarne il mio perduto ingegno?
+ che, poi ch'uscì da' bei vostri occhi il telo
+ che 'l cor mi fisse, ognor perdendo vegno.
+ Né di tanta iattura mi querelo,
+ pur che non cresca, ma stia a questo segno;
+ ch'io dubito, se più si va scemando,
+ di venir tal, qual ho descritto Orlando.
+
+2
+
+ Per riaver l'ingegno mio m'è aviso
+ che non bisogna che per l'aria io poggi
+ nel cerchio de la luna o in paradiso;
+ che 'l mio non credo che tanto alto alloggi.
+ Ne' bei vostri occhi e nel sereno viso,
+ nel sen d'avorio e alabastrini poggi
+ se ne va errando; ed io con queste labbia
+ lo corrò, se vi par ch'io lo riabbia.
+
+3
+
+ Per gli ampli tetti andava il paladino
+ tutte mirando le future vite,
+ poi ch'ebbe visto sul fatal molino
+ volgersi quelle ch'erano già ordite:
+ e scorse un vello che più che d'or fino
+ splender parea; né sarian gemme trite,
+ s'in filo si tirassero con arte,
+ da comparargli alla millesma parte.
+
+4
+
+ Mirabilmente il bel vello gli piacque,
+ che tra infiniti paragon non ebbe;
+ e di sapere alto disio gli nacque,
+ quando sarà tal vita, e a chi si debbe.
+ L'evangelista nulla gliene tacque:
+ che venti anni principio prima avrebbe
+ che col .M. e col .D. fosse notato
+ l'anno corrente dal Verbo incarnato,
+
+5
+
+ E come di splendore e di beltade
+ quel vello non avea simile o pare,
+ così saria la fortunata etade
+ che dovea uscirne al mondo singulare;
+ perché tutte le grazie inclite e rade
+ ch'alma Natura, o proprio studio dare,
+ o benigna Fortuna ad uomo puote,
+ avrà in perpetua ed infallibil dote.
+
+6
+
+ — Del re de' fiumi tra l'altiere corna
+ or siede umil (diceagli) e piccol borgo:
+ dinanzi il Po, di dietro gli soggiorna
+ d'alta palude un nebuloso gorgo;
+ che, volgendosi gli anni, la più adorna
+ di tutte le città d'Italia scorgo,
+ non pur di mura e d'ampli tetti regi,
+ ma di bei studi e di costumi egregi.
+
+7
+
+ Tanta esaltazione e così presta,
+ non fortuìta o d'aventura casca;
+ ma l'ha ordinata il ciel, perché sia questa
+ degna in che l'uom di ch'io ti parlo, nasca:
+ che, dove il frutto ha da venir, s'inesta
+ e con studio si fa crescer la frasca;
+ e l'artefice l'oro affinar suole,
+ in che legar gemma di pregio vuole.
+
+8
+
+ Né sì leggiadra né sì bella veste
+ unque ebbe altr'alma in quel terrestre regno;
+ e raro è sceso e scenderà da queste
+ sfere superne un spirito sì degno,
+ come per farne Ippolito da Este
+ n'have l'eterna mente alto disegno.
+ Ippolito da Este sarà detto
+ l'uom a chi Dio sì ricco dono ha eletto.
+
+9
+
+ Quegli ornamenti che divisi in molti,
+ a molti basterian per tutti ornarli,
+ in suo ornamento avrà tutti raccolti
+ costui, di c'hai voluto ch'io ti parli.
+ Le virtudi per lui, per lui soffolti
+ saran gli studi; e s'io vorrò narrar li
+ alti suoi merti, al fin son sì lontano,
+ ch'Orlando il senno aspetterebbe invano. —
+
+10
+
+ Così venìa l'imitator di Cristo
+ ragionando col duca: e poi che tutte
+ le stanze del gran luogo ebbono visto,
+ onde l'umane vite eran condutte,
+ sul fiume usciro, che d'arena misto
+ con l'onde discorrea turbide e brutte;
+ e vi trovar quel vecchio in su la riva,
+ che con gl'impressi nomi vi veniva.
+
+11
+
+ Non so se vi sia a mente, io dico quello
+ ch'al fin de l'altro canto vi lasciai,
+ vecchio di faccia, e sì di membra snello,
+ che d'ogni cervio è più veloce assai.
+ Degli altrui nomi egli si empìa il mantello;
+ scemava il monte, e non finiva mai:
+ ed in quel fiume che Lete si noma,
+ scarcava, anzi perdea la ricca soma.
+
+12
+
+ Dico che, come arriva in su la sponda
+ del fiume, quel prodigo vecchio scuote
+ il lembo pieno, e ne la turbida onda
+ tutte lascia cader l'impresse note.
+ Un numer senza fin se ne profonda,
+ ch'un minimo uso aver non se ne puote;
+ e di cento migliaia che l'arena
+ sul fondo involve, un se ne serva a pena.
+
+13
+
+ Lungo e d'intorno quel fiume volando
+ givano corvi ed avidi avoltori,
+ mulacchie e vari augelli, che gridando
+ facean discordi strepiti e romori;
+ ed alla preda correan tutti, quando
+ sparger vedean gli amplissimi tesori:
+ e chi nel becco, e chi ne l'ugna torta
+ ne prende; ma lontan poco li porta.
+
+14
+
+ Come vogliono alzar per l'aria i voli,
+ non han poi forza che 'l peso sostegna;
+ sì che convien che Lete pur involi
+ de' ricchi nomi la memoria degna.
+ Fra tanti augelli son duo cigni soli,
+ bianchi, Signor, come è la vostra insegna,
+ che vengon lieti riportando in bocca
+ sicuramente il nome che lor tocca.
+
+15
+
+ Così contra i pensieri empi e maligni
+ del vecchio che donar li vorria al fiume,
+ alcuno ne salvan gli augelli benigni:
+ tutto l'avanzo oblivion consume.
+ Or se ne van notando i sacri cigni,
+ ed or per l'aria battendo le piume,
+ fin che presso alla ripa del fiume empio
+ trovano un colle, e sopra il colle un tempio.
+
+16
+
+ All'Immortalitade il luogo è sacro,
+ ove una bella ninfa giù del colle
+ viene alla ripa del leteo lavacro,
+ e di bocca dei cigni i nomi tolle;
+ e quelli affige intorno al simulacro
+ ch'in mezzo il tempio una colonna estolle,
+ quivi li sacra, e ne fa tal governo,
+ che vi si pôn veder tutti in eterno.
+
+17
+
+ Chi sia quel vecchio, e perché tutti al rio
+ senza alcun frutto i bei nomi dispensi,
+ e degli augelli, e di quel luogo pio
+ onde la bella ninfa al fiume viensi,
+ aveva Astolfo di saper desio
+ i gran misteri e gl'incogniti sensi;
+ e domandò di tutte queste cose
+ l'uomo di Dio, che così gli rispose:
+
+18
+
+ — Tu déi saper che non si muove fronda
+ là giù che segno qui non se ne faccia.
+ Ogni effetto convien che corrisponda
+ in terra e in ciel, ma con diversa faccia.
+ Quel vecchio, la cui barba il petto inonda,
+ veloce sì che mai nulla l'impaccia,
+ gli effetti pari e la medesima opra
+ che 'l Tempo fa là giù, fa qui di sopra.
+
+19
+
+ Volte che son le fila in su la ruota,
+ là giù la vita umana arriva al fine.
+ La fama là, qui ne riman la nota;
+ ch'immortali sariano ambe e divine,
+ se non che qui quel da la irsuta gota,
+ e là giù il Tempo ognor ne fa rapine.
+ Questi le getta, come vedi, al rio;
+ e quel l'immerge ne l'eterno oblio.
+
+20
+
+ E come qua su i corvi e gli avoltori
+ e le mulacchie e gli altri varii augelli
+ s'affaticano tutti per trar fuori
+ de l'acqua i nomi che veggion più belli:
+ così là giù ruffiani, adulatori,
+ buffon, cinedi, accusatori, e quelli
+ che viveno alle corti e che vi sono
+ più grati assai che 'l virtuoso e 'l buono,
+
+21
+
+ e son chiamati cortigian gentili,
+ perché sanno imitar l'asino e 'l ciacco;
+ de' lor signor, tratto che n'abbia i fili
+ la giusta Parca, anzi Venere e Bacco,
+ questi di ch'io ti dico, inerti e vili,
+ nati solo ad empir di cibo il sacco,
+ portano in bocca qualche giorno il nome;
+ poi ne l'oblio lascian cader le some.
+
+22
+
+ Ma come i cigni che cantando lieti
+ rendeno salve le medaglie al tempio,
+ così gli uomini degni da' poeti
+ son tolti da l'oblio, più che morte empio.
+ Oh bene accorti principi e discreti,
+ che seguite di Cesare l'esempio,
+ e gli scrittor vi fate amici, donde
+ non avete a temer di Lete l'onde!
+
+23
+
+ Son, come i cigni, anco i poeti rari,
+ poeti che non sian del nome indegni;
+ sì perché il ciel degli uomini preclari
+ non pate mai che troppa copia regni,
+ sì per gran colpa dei signori avari
+ che lascian mendicare i sacri ingegni;
+ che le virtù premendo, ed esaltando
+ i vizi, caccian le buone arti in bando.
+
+24
+
+ Credi che Dio questi ignoranti ha privi
+ de lo 'ntelletto, e loro offusca i lumi;
+ che de la poesia gli ha fatto schivi,
+ acciò che morte il tutto ne consumi.
+ Oltre che del sepolcro uscirian vivi,
+ ancor ch'avesser tutti i rei costumi,
+ pur che sapesson farsi amica Cirra,
+ più grato odore avrian che nardo o mirra.
+
+25
+
+ Non sì pietoso Enea, né forte Achille
+ fu, come è fama, né sì fiero Ettorre;
+ e ne son stati e mille e mille e mille
+ che lor si puon con verità anteporre:
+ ma i donati palazzi e le gran ville
+ dai descendenti lor, gli ha fatto porre
+ in questi senza fin sublimi onori
+ da l'onorate man degli scrittori.
+
+26
+
+ Non fu sì santo né benigno Augusto
+ come la tuba di Virgilio suona.
+ L'aver avuto in poesia buon gusto
+ la proscrizion iniqua gli perdona.
+ Nessun sapria se Neron fosse ingiusto,
+ né sua fama saria forse men buona,
+ avesse avuto e terra e ciel nimici,
+ se gli scrittor sapea tenersi amici.
+
+27
+
+ Omero Agamennòn vittorioso,
+ e fe' i Troian parer vili ed inerti;
+ e che Penelopea fida al suo sposo
+ dai Prochi mille oltraggi avea sofferti.
+ E se tu vuoi che 'l ver non ti sia ascoso,
+ tutta al contrario l'istoria converti:
+ che i Greci rotti, e che Troia vittrice,
+ e che Penelopea fu meretrice.
+
+28
+
+ Da l'altra parte odi che fama lascia
+ Elissa, ch'ebbe il cor tanto pudico;
+ che riputata viene una bagascia,
+ solo perché Maron non le fu amico.
+ Non ti maravigliar ch'io n'abbia ambascia,
+ e se di ciò diffusamente io dico.
+ Gli scrittori amo, e fo il debito mio;
+ ch'al vostro mondo fui scrittore anch'io.
+
+29
+
+ E sopra tutti gli altri io feci acquisto
+ che non mi può levar tempo né morte:
+ e ben convenne al mio lodato Cristo
+ rendermi guidardon di sì gran sorte.
+ Duolmi di quei che sono al tempo tristo,
+ quando la cortesia chiuso ha le porte;
+ che con pallido viso e macro e asciutto
+ la notte e 'l dì vi picchian senza frutto.
+
+30
+
+ Sì che continuando il primo detto,
+ sono i poeti e gli studiosi pochi;
+ che dove non han pasco né ricetto,
+ insin le fere abbandonano i lochi. —
+ Così dicendo il vecchio benedetto
+ gli occhi infiammò, che parveno duo fuochi;
+ poi volto al duca con un saggio riso
+ tornò sereno il conturbato viso.
+
+31
+
+ Resti con lo scrittor de l'evangelo
+ Astolfo ormai, ch'io voglio far un salto,
+ quanto sia in terra a venir fin dal cielo;
+ ch'io non posso più star su l'ali in alto.
+ Torno alla donna a cui con grave telo
+ mosso avea gelosia crudele assalto.
+ Io la lasciai ch'avea con breve guerra
+ tre re gittati, un dopo l'altro, in terra;
+
+32
+
+ e che giunta la sera ad un castello
+ ch'alla via di Parigi si ritrova,
+ d'Agramante, che rotto dal fratello
+ s'era ridotto in Arli, ebbe la nuova.
+ Certa che 'l suo Ruggier fosse con quello,
+ tosto ch'apparve in ciel la luce nuova,
+ verso Provenza, dove ancora intese
+ che Carlo lo seguia, la strada prese.
+
+33
+
+ Verso Provenza per la via più dritta
+ andando, s'incontrò in una donzella,
+ ancor che fosse lacrimosa e afflitta,
+ bella di faccia e di maniere bella.
+ Questa era quella sì d'amor traffitta
+ per lo figliuol di Monodante, quella
+ donna gentil ch'avea lasciato al ponte
+ l'amante suo prigion di Rodomonte.
+
+34
+
+ Ella venìa cercando un cavalliero,
+ ch'a far battaglia usato, come lontra,
+ in acqua e in terra fosse, e così fiero,
+ che lo potesse al pagan porre incontra.
+ La sconsolata amica di Ruggiero,
+ come quest'altra sconsolata incontra,
+ cortesemente la saluta, e poi
+ le chiede la cagion dei dolor suoi.
+
+35
+
+ Fiordiligi lei mira, e veder parle
+ un cavallier ch'al suo bisogno fia;
+ e comincia del ponte a ricontarle,
+ ove impedisce il re d'Algier la via;
+ e ch'era stato appresso di levarle
+ l'amante suo: non che più forte sia;
+ ma sapea darsi il Saracino astuto
+ col ponte stretto e con quel fiume aiuto.
+
+36
+
+ — Se sei (dicea) sì ardito e sì cortese,
+ come ben mostri l'uno e l'altro in vista,
+ mi vendica, per Dio, di chi mi prese
+ il mio signore, e mi fa gir sì trista;
+ o consigliami almeno in che paese
+ possa io trovare un ch'a colui resista,
+ e sappia tanto d'arme e di battaglia,
+ che 'l fiume e 'l ponte al pagan poco vaglia.
+
+37
+
+ Oltre che tu farai quel che conviensi
+ ad uom cortese e a cavalliero errante,
+ in beneficio il tuo valor dispensi
+ del più fedel d'ogni fedele amante.
+ De l'altre sue virtù non appertiensi
+ a me narrar; che sono tante e tante,
+ che chi non n'ha notizia, si può dire
+ che sia del veder privo e de l'udire. —
+
+38
+
+ La magnanima donna, a cui fu grata
+ sempre ogni impresa che può farla degna
+ d'esser con laude e gloria nominata,
+ subito al ponte di venir disegna:
+ ed ora tanto più, ch'è disperata,
+ vien volentier, quando anco a morir vegna;
+ che credendosi, misera! esser priva
+ del suo Ruggiero, ha in odio d'esser viva.
+
+39
+
+ — Per quel ch'io vaglio, giovane amorosa
+ (rispose Bradamante), io m'offerisco
+ di far l'impresa dura e perigliosa,
+ per altre cause ancor, ch'io preterisco;
+ ma più, che del tuo amante narri cosa
+ che narrar di pochi uomini avvertisco,
+ che sia in amor fedel; ch'a fé ti giuro
+ ch'in ciò pensai ch'ognun fosse pergiuro. —
+
+40
+
+ Con un sospir quest'ultime parole
+ finì, con un sospir ch'uscì dal core;
+ poi disse: — Andiamo; — e nel seguente sole
+ giunsero al fiume, al passo pien d'orrore.
+ Scoperte da la guardia che vi suole
+ farne segno col corno al suo signore,
+ il pagan s'arma; e quale è 'l suo costume,
+ sul ponte s'apparecchia in ripa al fiume:
+
+41
+
+ e come vi compar quella guerriera,
+ di porla a morte subito minaccia,
+ quando de l'arme e del destrier su ch'era,
+ al gran sepolcro oblazion non faccia.
+ Bradamante che sa l'istoria vera,
+ come per lui morta Issabella giaccia,
+ che Fiordiligi detto le l'avea,
+ al Saracin superbo rispondea:
+
+42
+
+ — Perché vuoi tu, bestial, che gli innocenti
+ facciano penitenza del tuo fallo?
+ Del sangue tuo placar costei convienti:
+ tu l'uccidesti, e tutto 'l mondo sallo.
+ Sì che di tutte l'arme e guernimenti
+ di tanti che gittati hai da cavallo,
+ oblazione e vittima più accetta
+ avrà, ch'io te l'uccida in sua vendetta.
+
+43
+
+ E di mia man le fia più grato il dono,
+ quando, come ella fu, son donna anch'io:
+ né qui venuta ad altro effetto sono,
+ ch'a vendicarla; e questo sol disio.
+ Ma far tra noi prima alcun patto è buono,
+ che 'l tuo valor si compari col mio.
+ S'abbattuta sarò, di me farai
+ quel che degli altri tuoi prigion fatt'hai:
+
+44
+
+ ma s'io t'abbatto, come io credo e spero,
+ guadagnar voglio il tuo cavallo e l'armi,
+ e quelle offerir sole al cimitero,
+ e tutte l'altre distaccar da' marmi;
+ e voglio che tu lasci ogni guerriero. —
+ Rispose Rodomonte: — Giusto parmi
+ che sia come tu di'; ma i prigion darti
+ già non potrei, ch'io non gli ho in queste parti.
+
+45
+
+ Io gli ho al mio regno in Africa mandati:
+ ma ti prometto, e ti do ben la fede,
+ che se m'avvien per casi inopinati
+ che tu stia in sella e ch'io rimanga a piede,
+ farò che saran tutti liberati
+ in tanto tempo quanto si richiede
+ di dare a un messo ch'in fretta si mandi
+ e far quel che, s'io perdo, mi commandi.
+
+46
+
+ Ma s'a te tocca star di sotto, come
+ piu si conviene, e certo so che fia,
+ non vo' che lasci l'arme, né il tuo nome,
+ come di vinta, sottoscritto sia:
+ al tuo bel viso, a' begli occhi, alle chiome,
+ che spiran tutti amore e leggiadria,
+ voglio donar la mia vittoria; e basti
+ che ti disponga amarmi, ove m'odiasti.
+
+47
+
+ Io son di tal valor, son di tal nerbo,
+ ch'aver non déi d'andar di sotto a sdegno. —
+ Sorrise alquanto, ma d'un riso acerbo
+ che fece d'ira, più che d'altro, segno,
+ la donna, né rispose a quel superbo;
+ ma tornò in capo al ponticel di legno,
+ spronò il cavallo, e con la lancia d'oro
+ venne a trovar quell'orgoglioso Moro.
+
+48
+
+ Rodomonte alla giostra s'apparecchia:
+ viene a gran corso; ed è sì grande il suono
+ che rende il ponte, ch'intronar l'orecchia
+ può forse a molti che lontan ne sono.
+ La lancia d'oro fe' l'usanza vecchia;
+ che quel pagan, sì dianzi in giostra buono,
+ levò di sella, e in aria lo sospese,
+ indi sul ponte a capo in giù lo stese.
+
+49
+
+ Nel trapassar ritrovò a pena loco
+ ove entrar col destrier quella guerriera;
+ e fu a gran risco, e ben vi mancò poco,
+ ch'ella non traboccò ne la riviera:
+ ma Rabicano, il quale il vento e 'l fuoco
+ concetto avean, sì destro ed agil era,
+ che nel margine estremo trovò strada;
+ e sarebbe ito anco su 'n fil di spada.
+
+50
+
+ Ella si volta, e contra l'abbattuto
+ pagan ritorna; e con leggiadro motto:
+ — Or puoi (disse) veder chi abbia perduto,
+ e a chi di noi tocchi di star di sotto. —
+ Di maraviglia il pagan resta muto,
+ ch'una donna a cader l'abbia condotto;
+ e far risposta non poté o non volle,
+ e fu come uom pien di stupore e folle.
+
+51
+
+ Di terra si levò tacito e mesto;
+ e poi ch'andato fu quattro o sei passi,
+ lo scudo e l'elmo, e de l'altre arme il resto
+ tutto si trasse, e gittò contra i sassi;
+ e solo e a piè fu a dileguarsi presto:
+ non che commission prima non lassi
+ a un suo scudier, che vada a far l'effetto
+ dei prigion suoi, secondo che fu detto.
+
+52
+
+ Partissi; e nulla poi più se n'intese,
+ se non che stava in una grotta scura.
+ Intanto Bradamante avea sospese
+ di costui l'arme all'alta sepoltura,
+ e fattone levar tutto l'arnese,
+ il qual dei cavallieri, alla scrittura,
+ conobbe de la corte esser di Carlo;
+ non levò il resto, e non lasciò levarlo.
+
+53
+
+ Oltr'a quel del figliuol di Monodante,
+ v'è quel di Sansonetto e d'Oliviero,
+ che per trovare il principe d'Anglante,
+ quivi condusse il più dritto sentiero.
+ Quivi fur presi, e furo il giorno inante
+ mandati via dal Saracino altiero.
+ Di questi l'arme fe' la donna torre
+ da l'alta mole, e chiuder ne la torre.
+
+54
+
+ Tutte l'altre lasciò pender dai sassi,
+ che fur spogliate ai cavallier pagani.
+ V'eran l'arme d'un re, del quale i passi
+ per Frontalatte mal fur spesi e vani:
+ io dico l'arme del re de' Circassi,
+ che dopo lungo errar per colli e piani,
+ venne quivi a lasciar l'altro destriero;
+ e poi senz'arme andossene leggiero.
+
+55
+
+ S'era partito disarmato e a piede
+ quel re pagan dal periglioso ponte,
+ sì come gli altri ch'eran di sua fede,
+ partir da sé lasciava Rodomonte.
+ Ma di tornar più al campo non gli diede
+ il cor; ch'ivi apparir non avria fronte:
+ che per quel che vantossi, troppo scorno
+ gli saria farvi in tal guisa ritorno.
+
+56
+
+ Di pur cercar nuovo desir lo prese
+ colei che sol avea fissa nel core.
+ Fu l'aventura sua, che tosto intese
+ (io non vi saprei dir chi ne fu autore)
+ ch'ella tornava verso il suo paese:
+ onde esso, come il punge e sprona Amore,
+ dietro alla pesta subito si pone.
+ Ma tornar voglio alla figlia d'Amone.
+
+57
+
+ Poi che narrato ebbe con altro scritto
+ come da lei fu liberato il passo;
+ a Fiordiligi ch'avea il core afflitto,
+ e tenea il viso lacrimoso e basso,
+ domandò umanamente ov'ella dritto
+ volea che fosse, indi partendo, il passo.
+ Rispose Fiordiligi: — Il mio camino
+ vo' che sia in Arli al campo saracino,
+
+58
+
+ ove navilio e buona compagnia
+ spero trovar da gir ne l'altro lito.
+ Mai non mi fermerò fin ch'io non sia
+ venuta al mio signore e mio marito.
+ Voglio tentar, perché in prigion non stia,
+ più modi e più; che se mi vien fallito
+ questo che Rodomonte t'ha promesso,
+ ne voglio avere uno ed un altro appresso. —
+
+59
+
+ — Io m'offerisco (disse Bradamante)
+ d'accompagnarti un pezzo de la strada,
+ tanto che tu ti vegga Arli davante,
+ ove per amor mio vo' che tu vada
+ a trovar quel Ruggier del re Agramante,
+ che del suo nome ha piena ogni contrada;
+ e che gli rendi questo buon destriero,
+ onde abbattuto ho il Saracino altiero.
+
+60
+
+ Voglio ch'a punto tu gli dica questo:
+ — Un cavallier che di provar si crede,
+ e fare a tutto 'l mondo manifesto
+ che contra lui sei mancator di fede;
+ acciò ti trovi apparecchiato e presto,
+ questo destrier, perch'io tel dia, mi diede.
+ Dice che trovi tua piastra e tua maglia,
+ e che l'aspetti a far teco battaglia. —
+
+61
+
+ Digli questo, e non altro; e se quel vuole
+ saper da te ch'io son, di' che nol sai. —
+ Quella rispose umana come suole:
+ — Non sarò stanca in tuo servizio mai,
+ spender la vita, non che le parole;
+ che tu ancora per me così fatto hai. —
+ Grazie le rende Bradamante, e piglia
+ Frontino, e le lo porge per la briglia.
+
+62
+
+ Lungo il fiume le belle e pellegrine
+ giovani vanno a gran giornate insieme,
+ tanto che veggono Arli, e le vicine
+ rive odon risonar del mar che freme.
+ Bradamante si ferma alle confine
+ quasi de' borghi ed alle sbarre estreme,
+ per dare a Fiordiligi atto intervallo,
+ che condurre a Ruggier possa il cavallo.
+
+63
+
+ Vien Fiordiligi, ed entra nel rastrello,
+ nel ponte e ne la porta; e seco prende
+ chi le fa compagnia fin all'ostello
+ ove abita Ruggiero, e quivi scende;
+ e, secondo il mandato, al damigello
+ fa l'imbasciata, e il buon Frontin gli rende:
+ indi va, che risposta non aspetta,
+ ad eseguire il suo bisogno in fretta.
+
+64
+
+ Ruggier riman confuso e in pensier grande,
+ e non sa ritrovar capo né via
+ di saper chi lo sfide, e chi gli mande
+ a dire oltraggio e a fargli cortesia.
+ Che costui senza fede lo domande,
+ o possa domandar uomo che sia,
+ non sa veder né imaginare; e prima,
+ ch'ogn'altro sia che Bradamante, istima.
+
+65
+
+ Che fosse Rodomonte, era più presto
+ ad aver, che fosse altri, opinione;
+ e perché ancor da lui debba udir questo,
+ pensa, né imaginar può la cagione.
+ Fuor che con lui, non sa di tutto 'l resto
+ del mondo, con chi lite abbia e tenzone.
+ Intanto la donzella di Dordona
+ chiede battaglia, e forte il corno suona.
+
+66
+
+ Vien la nuova a Marsilio e ad Agramante,
+ ch'un cavallier di fuor chiede battaglia.
+ A caso Serpentin loro era avante,
+ ed impetrò di vestir piastra e maglia,
+ e promesse pigliar questo arrogante.
+ Il popul venne sopra la muraglia;
+ né fanciullo restò, né restò veglio,
+ che non fosse a veder chi fêsse meglio.
+
+67
+
+ Con ricca sopravesta e bello arnese
+ Serpentin da la Stella in giostra venne.
+ Al primo scontro in terra si distese:
+ il destrier aver parve a fuggir penne.
+ Dietro gli corse la donna cortese,
+ e per la briglia al Saracin lo tenne,
+ e disse: — Monta, e fa che 'l tuo signore
+ mi mandi un cavallier di te migliore. —
+
+68
+
+ Il re african, ch'era con gran famiglia
+ sopra le mura alla giostra vicino,
+ del cortese atto assai si maraviglia,
+ ch'usato ha la donzella a Serpentino.
+ — Di ragion può pigliarlo, e non lo piglia, —
+ diceva, udendo il popul saracino.
+ Serpentin giunge, e come ella commanda,
+ un miglior da sua parte al re domanda.
+
+69
+
+ Grandonio di Volterna furibondo,
+ il più superbo cavallier di Spagna,
+ pregando fece sì, che fu il secondo,
+ ed uscì con minacce alla campagna.
+ — Tua cortesia nulla ti vaglia al mondo;
+ che, quando da me vinto tu rimagna,
+ al mio signor menar preso ti voglio:
+ ma qui morrai, s'io posso, come soglio. —
+
+70
+
+ La donna disse lui: — Tua villania
+ non vo' che men cortese far mi possa,
+ ch'io non ti dica che tu torni pria
+ che sul duro terren ti doglian l'ossa.
+ Ritorna, e di' al tuo re da parte mia,
+ che per simile a te non mi son mossa;
+ ma per trovar guerrier che 'l pregio vaglia,
+ son qui venuta a domandar battaglia. —
+
+71
+
+ Il mordace parlare, acre ed acerbo,
+ gran fuoco al cor del Saracino attizza;
+ sì che senza poter replicar verbo,
+ volta il destrier con colera e con stizza.
+ Volta la donna, e contra quel superbo
+ la lancia d'oro e Rabicano drizza.
+ Come l'asta fatal lo scudo tocca,
+ coi piedi al cielo il Saracin trabocca.
+
+72
+
+ Il destrier la magnanima guerriera
+ gli prese, e disse: — Pur tel prediss'io,
+ che far la mia imbasciata meglio t'era,
+ che de la giostra aver tanto disio.
+ Di', al re, ti prego, che fuor de la schiera
+ elegga un cavallier che sia par mio;
+ né voglia con voi altri affaticarme,
+ ch'avete poca esperienza d'arme. —
+
+73
+
+ Quei da le mura, che stimar non sanno
+ chi sia il guerriero in su l'arcion sì saldo,
+ quei più famosi nominando vanno,
+ che tremar li fan spesso al maggior caldo.
+ Che Brandimarte sia, molti detto hanno:
+ la più parte s'accorda esser Rinaldo:
+ molti su Orlando avrian fatto disegno;
+ ma il suo caso sapean di pietà degno.
+
+74
+
+ La terza giostra il figlio di Lanfusa
+ chiedendo, disse: — Non che vincer speri,
+ ma perché di cader più degna scusa
+ abbian, cadendo anch'io, questi guerrieri. —
+ E poi di tutto quel ch'in giostra s'usa
+ si messe in punto; e di cento destrieri
+ che tenea in stalla, d'un tolse l'eletta,
+ ch'avea il correre acconcio, e di gran fretta.
+
+75
+
+ Contra la donna per giostrar si fece;
+ ma prima salutolla, ed ella lui.
+ Disse la donna: — Se saper mi lece,
+ ditemi in cortesia che siate vui. —
+ Di questo Ferraù le satisfece,
+ ch'usò di rado di celarsi altrui.
+ Ella soggiunse: — Voi già non rifiuto,
+ ma avria più volentieri altri voluto. —
+
+76
+
+ — E chi? — Ferraù disse. Ella rispose:
+ — Ruggiero; — e a pena il poté proferire,
+ e sparse d'un color come di rose
+ la bellissima faccia in questo dire.
+ Soggiunse al detto poi: — Le cui famose
+ lode a tal prova m'han fatto venire.
+ Altro non bramo, e d'altro non mi cale,
+ che di provar come egli in giostra vale. —
+
+77
+
+ Semplicemente disse le parole
+ che forse alcuno ha già prese a malizia.
+ Rispose Ferraù: — Prima si vuole
+ provar tra noi chi sa più di milizia.
+ Se di me avvien quel che di molti suole,
+ poi verrà ad emendar la mia tristizia
+ quel gentil cavallier che tu dimostri
+ aver tanto desio che teco giostri. —
+
+78
+
+ Parlando tuttavolta la donzella
+ teneva la visiera alta dal viso.
+ Mirando Ferraù la faccia bella,
+ si sente rimaner mezzo conquiso,
+ e taciturno dentro a sé favella:
+ — Questo un angel mi par del paradiso;
+ e ancor che con la lancia non mi tocchi,
+ abbattuto son già da' suoi begli occhi. —
+
+79
+
+ Preson del campo; e come agli altri avvenne,
+ Ferraù se n'uscì di sella netto.
+ Bradamante il destrier suo gli ritenne,
+ e disse: — Torna, e serva quel c'hai detto. —
+ Ferraù vergognoso se ne venne,
+ e ritrovò Ruggier ch'era al cospetto
+ del re Agramante; e gli fece sapere
+ ch'alla battaglia il cavallier lo chere.
+
+80
+
+ Ruggier non conoscendo ancor chi fosse
+ chi a sfidar lo mandava alla battaglia,
+ quasi certo di vincere, allegrosse;
+ e le piastre arrecar fece e la maglia:
+ né l'aver visto alle gravi percosse,
+ che gli altri sian caduti, il cor gli smaglia.
+ Come s'armasse, e come uscisse, e quanto
+ poi ne seguì, lo serbo all'altro canto.
+
+
+
+
+CANTO TRENTASEIESIMO
+
+
+1
+
+ Convien ch'ovunque sia, sempre cortese
+ sia un cor gentil, ch'esser non può altrimente;
+ che per natura e per abito prese
+ quel che di mutar poi non è possente.
+ Convien ch'ovunque sia, sempre palese
+ un cor villan si mostri similmente.
+ Natura inchina al male, e viene a farsi
+ l'abito poi difficile a mutarsi.
+
+2
+
+ Di cortesia, di gentilezza esempi
+ fra gli antiqui guerrier si vider molti,
+ e pochi fra i moderni; ma degli empi
+ costumi avvien ch'assai ne vegga e ascolti
+ in quella guerra, Ippolito, che i tempi
+ di segni ornaste agli nimici tolti,
+ e che traeste lor galee captive
+ di preda carche alle paterne rive.
+
+3
+
+ Tutti gli atti crudeli ed inumani
+ ch'usasse mai Tartaro o Turco o Moro,
+ (non già con volontà de' Veneziani,
+ che sempre esempio di giustizia foro),
+ usaron l'empie e scelerate mani
+ di rei soldati, mercenari loro.
+ Io non dico or di tanti accesi fuochi
+ ch'arson le ville e i nostri ameni lochi:
+
+4
+
+ ben che fu quella ancor brutta vendetta,
+ massimamente contra voi, ch'appresso
+ Cesare essendo, mentre Padua stretta
+ era d'assedio, ben sapea che spesso
+ per voi più d'una fiamma fu interdetta,
+ e spento il fuoco ancor, poi che fu messo,
+ da villaggi e da templi, come piacque,
+ all'alta cortesia che con voi nacque.
+
+5
+
+ Io non parlo di questo né di tanti
+ altri lor discortesi e crudeli atti;
+ ma sol di quel che trar dai sassi i pianti
+ debbe poter, qual volta se ne tratti:
+ quel dì, Signor, che la famiglia inanti
+ vostra mandaste là dove ritratti
+ dai legni lor con importuni auspici
+ s'erano in luogo forte gl'inimici.
+
+6
+
+ Qual Ettorre ed Enea sin dentro ai flutti,
+ per abbruciar le navi greche, andaro;
+ un Ercol vidi e un Alessandro, indutti
+ da troppo ardir, partirsi a paro a paro,
+ e spronando i destrier, passarci tutti,
+ e i nemici turbar fin nel riparo,
+ e gir sì inanzi, ch'al secondo molto
+ aspro fu il ritornare, e al primo tolto.
+
+7
+
+ Salvossi il Ferruffin, restò il Cantelmo.
+ Che cor, duca di Sora, che consiglio
+ fu allora il tuo, che trar vedesti l'elmo
+ fra mille spade al generoso figlio,
+ e menar preso a nave, e sopra un schelmo
+ troncargli il capo? Ben mi maraviglio
+ che darti morte lo spettacol solo
+ non poté, quanto il ferro a tuo figliuolo.
+
+8
+
+ Schiavon crudele, onde hai tu il modo appreso
+ de la milizia? In qual Scizia s'intende
+ ch'uccider si debba un, poi che gli è preso,
+ che rende l'arme, e più non si difende?
+ Dunque uccidesti lui, perché ha difeso
+ la patria? Il sole a torto oggi risplende,
+ crudel seculo, poi che pieno sei
+ di Tiesti, di Tantali e di Atrei.
+
+9
+
+ Festi, barbar crudel, del capo scemo
+ il più ardito garzon che di sua etade
+ fosse da un polo e l'altro, e da l'estremo
+ lito degl'Indi a quello ove il sol cade.
+ Potea in Antropofàgo, in Polifemo
+ la beltà e gli anni suoi trovar pietade;
+ ma non in te, più crudo e più fellone
+ d'ogni Ciclope e d'ogni Lestrigone.
+
+10
+
+ Simile esempio non credo che sia
+ fra gli antiqui guerrier, di quai li studi
+ tutti fur gentilezza e cortesia;
+ né dopo la vittoria erano crudi.
+ Bradamante non sol non era ria
+ a quei ch'avea, toccando lor gli scudi,
+ fatto uscir de la sella, ma tenea
+ loro i cavalli, e rimontar facea.
+
+11
+
+ Di questa donna valorosa e bella
+ io vi dissi di sopra, che abbattuto
+ avea Serpentin quel da la Stella,
+ Grandonio di Volterna e Ferrauto,
+ e ciascun d'essi poi rimesso in sella;
+ e dissi ancor che 'l terzo era venuto,
+ da lei mandato a disfidar Ruggiero,
+ là dove era stimata un cavalliero.
+
+12
+
+ Ruggier tenne lo 'nvito allegramente,
+ e l'armatura sua fece venire.
+ Or mentre che s'armava al re presente,
+ tornaron quei signor di nuovo a dire
+ chi fosse il cavallier tanto eccellente,
+ che di lancia sapea sì ben ferire;
+ e Ferraù, che parlato gli avea,
+ fu domandato se lo conoscea.
+
+13
+
+ Rispose Ferraù: — Tenete certo
+ che non è alcun di quei ch'avete detto.
+ A me parea, ch'il vidi a viso aperto,
+ il fratel di Rinaldo giovinetto:
+ ma poi ch'io n'ho l'alto valore esperto,
+ e so che non può tanto Ricciardetto,
+ penso che sia la sua sorella, molto
+ (per quel ch'io n'odo) a lui simil di volto.
+
+14
+
+ Ella ha ben fama d'esser forte a pare
+ del suo Rinaldo e d'ogni paladino;
+ ma, per quanto io ne veggo oggi, mi pare
+ che val più del fratel, più del cugino. —
+ Come Ruggier lei sente ricordare,
+ del vermiglio color che 'l matutino
+ sparge per l'aria, si dipinge in faccia,
+ e nel cor triema, e non sa che si faccia.
+
+15
+
+ A questo annunzio, stimulato e punto
+ da l'amoroso stral, dentro infiammarse,
+ e per l'ossa sentì tutto in un punto
+ correre un giaccio che 'l timor vi sparse,
+ timor ch'un nuovo sdegno abbia consunto
+ quel grande amor che già per lui sì l'arse.
+ Di ciò confuso non si risolveva,
+ s'incontra uscirle, o pur restar doveva.
+
+16
+
+ Or quivi ritrovandosi Marfisa,
+ che d'uscire alla giostra avea gran voglia,
+ ed era armata, perché in altra guisa
+ è raro, o notte o dì, che tu la coglia;
+ sentendo che Ruggier s'arma, s'avisa
+ che di quella vittoria ella si spoglia
+ se lascia che Ruggiero esca fuor prima:
+ pensa ire inanzi, e averne il pregio stima.
+
+17
+
+ Salta a cavallo, e vien spronando in fretta
+ ove nel campo la figlia d'Amone
+ con palpitante cor Ruggiero aspetta,
+ desiderosa farselo prigione,
+ e pensa solo ove la lancia metta,
+ perché del colpo abbia minor lesione.
+ Marfisa se ne vien fuor de la porta,
+ e sopra l'elmo una fenice porta;
+
+18
+
+ o sia per sua superbia, dinotando
+ se stessa unica al mondo in esser forte,
+ o pur sua casta intenzion lodando
+ di viver sempremai senza consorte.
+ La figliuola d'Amon la mira; e quando
+ le fattezze ch'amava non ha scorte,
+ come si nomi le domanda, ed ode
+ esser colei che del suo amor si gode;
+
+19
+
+ o per dir meglio, esser colei che crede
+ che goda del suo amor, colei che tanto
+ ha in odio e in ira, che morir si vede,
+ se sopra lei non vendica il suo pianto.
+ Volta il cavallo, e con gran furia riede,
+ non per desir di porla in terra, quanto
+ di passarle con l'asta in mezzo il petto,
+ e libera restar d'ogni suspetto.
+
+20
+
+ Forza è a Marfisa ch'a quel colpo vada
+ a provar se 'l terreno è duro o molle;
+ e cosa tanto insolita le accada,
+ ch'ella n'è per venir di sdegno folle.
+ Fu in terra a pena, che trasse la spada,
+ e vendicar di quel cader si volle.
+ La figliuola d'Amon non meno altiera
+ gridò: — Che fai? tu sei mia prigioniera.
+
+21
+
+ Se bene uso con gli altri cortesia,
+ usar teco, Marfisa, non la voglio,
+ come a colei che d'ogni villania
+ odo che sei dotata e d'ogni orgoglio. —
+ Marfisa a quel parlar fremer s'udia
+ come un vento marino in uno scoglio.
+ Grida, ma sì per rabbia si confonde,
+ che non può esprimer fuor quel che risponde.
+
+22
+
+ Mena la spada, e più ferir non mira
+ lei, che 'l destrier, nel petto e ne la pancia:
+ ma Bradamante al suo la briglia gira,
+ e quel da parte subito si lancia;
+ e tutto a un tempo con isdegno ed ira
+ la figliuola d'Amon spinge la lancia,
+ e con quella Marfisa tocca a pena,
+ che la fa riversar sopra l'arena.
+
+23
+
+ A pena ella fu in terra, che rizzosse,
+ cercando far con la spada mal'opra.
+ Di nuovo l'asta Bradamante mosse,
+ e Marfisa di nuovo andò sozzopra.
+ Ben che possente Bradamante fosse,
+ non però sì a Marfisa era di sopra,
+ che l'avesse ogni colpo riversata;
+ ma tal virtù ne l'asta era incantata.
+
+24
+
+ Alcuni cavallieri in questo mezzo,
+ alcuni, dico, de la parte nostra,
+ se n'erano venuti dove, in mezzo
+ l'un campo e l'altro, si facea la giostra
+ (che non eran lontani un miglio e mezzo),
+ veduta la virtù che 'l suo dimostra;
+ il suo che non conoscono altrimente
+ che per un cavallier de la lor gente.
+
+25
+
+ Questi vedendo il generoso figlio
+ di Troiano alle mura approssimarsi,
+ per ogni caso, per ogni periglio
+ non volse sproveduto ritrovarsi;
+ e fe' che molti all'arme dier di piglio,
+ e che fuor dei ripari appresentarsi.
+ Tra questi fu Ruggiero, a cui la fretta
+ di Marfisa la giostra avea intercetta.
+
+26
+
+ L'inamorato giovene mirando
+ stava il successo, e gli tremava il core,
+ de la sua cara moglie dubitando;
+ che di Marfisa ben sapea il valore.
+ Dubitò, dico, nel principio, quando
+ si mosse l'una e l'altra con furore;
+ ma visto poi come successe il fatto,
+ restò maraviglioso e stupefatto:
+
+27
+
+ e poi che fin la lite lor non ebbe,
+ come avean l'altre avute, al primo incontro,
+ nel cor profundamente gli ne 'ncrebbe,
+ dubbioso pur di qualche strano incontro.
+ De l'una egli e de l'altra il ben vorrebbe;
+ ch'ama amendue: non che da porre incontro
+ sien questi amori: è l'un fiamma e furore,
+ l'altro benivolenza più ch'amore.
+
+28
+
+ Partita volentier la pugna avria,
+ se con suo onor potuto avesse farlo.
+ Ma quei ch'egli avea seco in compagnia,
+ perché non vinca la parte di Carlo,
+ che già lor par che superior ne sia,
+ saltan nel campo, e vogliono turbarlo.
+ Da l'altra parte i cavallier cristiani
+ si fanno inanzi, e son quivi alle mani.
+
+29
+
+ Di qua di là gridar si sente all'arme,
+ come usati eran far quasi ogni giorno.
+ Monti chi è a piè, chi non è armato s'arme,
+ alla bandiera ognun faccia ritorno!
+ dicea con chiaro e bellicoso carme
+ più d'una tromba che scorrea d'intorno:
+ e come quelle svegliano i cavalli,
+ svegliano i fanti i timpani e i taballi.
+
+30
+
+ La scaramuccia fiera e sanguinosa,
+ quanto si possa imaginar, si mesce.
+ La donna di Dordona valorosa,
+ a cui mirabilmente aggrava e incresce
+ che quel di ch'era tanto disiosa,
+ di por Marfisa a morte, non riesce;
+ di qua di là si volge e si raggira,
+ se Ruggier può veder, per cui sospira.
+
+31
+
+ Lo riconosce all'aquila d'argento
+ c'ha nello scudo azzurro il giovinetto.
+ Ella con gli occhi e col pensiero intento
+ si ferma a contemplar le spalle e 'l petto,
+ le leggiadre fattezze, e 'l movimento
+ pieno di grazia; e poi con gran dispetto,
+ imaginando ch'altra ne gioisse,
+ da furore assalita così disse:
+
+32
+
+ — Dunque baciar sì belle e dolce labbia
+ deve altra, se baciar non le poss'io?
+ Ah non sia vero già ch'altra mai t'abbia;
+ che d'altra esser non déi, se non sei mio.
+ Più tosto che morir sola di rabbia,
+ che meco di mia man mori, disio;
+ che se ben qui ti perdo, almen l'inferno
+ poi mi ti renda, e stii meco in eterno.
+
+33
+
+ Se tu m'occidi, è ben ragion che deggi
+ darmi de la vendetta anco conforto;
+ che voglion tutti gli ordini e le leggi,
+ che chi dà morte altrui debba esser morto.
+ Né par ch'anco il tuo danno il mio pareggi;
+ che tu mori a ragione, io moro a torto.
+ Farò morir chi brama, ohimè! ch'io muora;
+ ma tu, crudel, chi t'ama e chi t'adora.
+
+34
+
+ Perché non déi tu, mano, essere ardita
+ d'aprir col ferro al mio nimico il core?
+ che tante volte a morte m'ha ferita
+ sotto la pace in sicurtà d'amore,
+ ed or può consentir tormi la vita,
+ né pur aver pietà del mio dolore.
+ Contra questo empio ardisci, animo forte:
+ vendica mille mie con la sua morte. —
+
+35
+
+ Gli sprona contra in questo dir, ma prima:
+ — Guardati (grida), perfido Ruggiero:
+ tu non andrai, s'io posso, de la opima
+ spoglia del cor d'una donzella altiero. —
+ Come Ruggiero ode il parlare, estima
+ che sia la moglie sua, com'era in vero,
+ la cui voce in memoria sì bene ebbe,
+ ch'in mille riconoscer la potrebbe.
+
+36
+
+ Ben pensa quel che le parole denno
+ volere inferir più; ch'ella l'accusa
+ che la convenzion ch'insieme fenno,
+ non le osservava: onde per farne iscusa,
+ di volerle parlar le fece cenno:
+ ma quella già con la visiera chiusa
+ venìa dal dolor spinta e da la rabbia,
+ per porlo, e forse ove non era sabbia.
+
+37
+
+ Quando Ruggier la vede tanto accesa,
+ si ristringe ne l'arme e ne la sella:
+ la lancia arresta; ma la tien sospesa,
+ piegata in parte ove non nuoccia a quella.
+ La donna, ch'a ferirlo e a fargli offesa
+ venìa con mente di pietà rubella,
+ non poté sofferir, come fu appresso,
+ di porlo in terra e fargli oltraggio espresso.
+
+38
+
+ Così lor lance van d'effetto vote
+ a quello incontro; e basta ben s'Amore
+ con l'un giostra e con l'altro, e gli percuote
+ d'una amorosa lancia in mezzo il core.
+ Poi che la donna sofferir non puote
+ di far onta a Ruggier, volge il furore
+ che l'arde il petto, altrove; e vi fa cose
+ che saran, fin che giri il ciel, famose.
+
+39
+
+ In poco spazio ne gittò per terra
+ trecento e più con quella lancia d'oro.
+ Ella sola quel dì vinse la guerra,
+ messe ella sola in fuga il popul Moro.
+ Ruggier di qua di là s'aggira ed erra
+ tanto, che se le accosta e dice: — Io moro,
+ s'io non ti parlo: ohimè! che t'ho fatto io,
+ che mi debbi fuggire? Odi, per Dio! —
+
+40
+
+ Come ai meridional tiepidi venti,
+ che spirano dal mare il fiato caldo,
+ le nievi si disciolveno e i torrenti,
+ e il ghiaccio che pur dianzi era sì saldo;
+ così a quei prieghi, a quei brevi lamenti
+ il cor de la sorella di Rinaldo
+ subito ritornò pietoso e molle,
+ che l'ira, più che marmo, indurar volle.
+
+41
+
+ Non vuol dargli, o non puote, altra risposta;
+ ma da traverso sprona Rabicano,
+ e quanto può dagli altri si discosta,
+ ed a Ruggiero accenna con la mano.
+ Fuor de la moltitudine in reposta
+ valle si trasse, ov'era un piccol piano
+ ch'in mezzo avea un boschetto di cipressi
+ che parean d'una stampa, tutti impressi.
+
+42
+
+ In quel boschetto era di bianchi marmi
+ fatta di nuovo un'alta sepoltura.
+ Chi dentro giaccia, era con brevi carmi
+ notato a chi saperlo avesse cura.
+ Ma quivi giunta Bradamante, parmi
+ che già non pose mente alla scrittura.
+ Ruggier dietro il cavallo affretta e punge
+ tanto, ch'al bosco e alla donzella giunge.
+
+43
+
+ Ma ritorniamo a Marfisa che s'era
+ in questo mezzo in sul destrier rimessa,
+ e venìa per trovar quella guerriera
+ che l'avea al primo scontro in terra messa:
+ e la vide partir fuor de la schiera,
+ e partir Ruggier vide e seguir essa;
+ né si pensò che per amor seguisse,
+ ma per finir con l'arme ingiurie e risse.
+
+44
+
+ Urta il cavallo, e vien dietro alla pesta
+ tanto, ch'a un tempo con lor quasi arriva.
+ Quanto sua giunta ad ambi sia molesta,
+ chi vive amando, il sa, senza ch'io 'l scriva.
+ Ma Bradamante offesa più ne resta,
+ che colei vede, onde il suo mal deriva.
+ Chi le può tor che non creda esser vero
+ che l'amor ve la sproni di Ruggiero?
+
+45
+
+ E perfido Ruggier di nuovo chiama.
+ — Non ti bastava, perfido (disse ella),
+ che tua perfidia sapessi per fama,
+ se non mi facevi anco veder quella?
+ Di cacciarmi da te veggo c'hai brama:
+ e per sbramar tua voglia iniqua e fella,
+ io vo' morir; ma sforzerommi ancora
+ che muora meco chi è cagion ch'io mora. —
+
+46
+
+ Sdegnosa più che vipera, si spicca,
+ così dicendo, e va contra Marfisa;
+ ed allo scudo l'asta sì le appicca,
+ che la fa a dietro riversare in guisa,
+ che quasi mezzo l'elmo in terra ficca;
+ né si può dir che sia colta improvisa:
+ anzi fa incontra ciò che far si puote;
+ e pure in terra del capo percuote.
+
+47
+
+ La figliuola d'Amon, che vuol morire
+ o dar morte a Marfisa, è in tanta rabbia,
+ che non ha mente di nuovo a ferire
+ con l'asta, onde a gittar di nuovo l'abbia;
+ ma le pensa dal busto dipartire
+ il capo mezzo fitto ne la sabbia:
+ getta da sé la lancia d'oro, e prende
+ la spada, e del destrier subito scende.
+
+48
+
+ Ma tarda è la sua giunta; che si trova
+ Marfisa incontra, e di tanta ira piena
+ (poi che s'ha vista alla seconda prova
+ cader sì facilmente su l'arena),
+ che pregar nulla, e nulla gridar giova
+ a Ruggier che di questo avea gran pena:
+ sì l'odio e l'ira le guerriere abbaglia,
+ che fan da disperate la battaglia.
+
+49
+
+ A mezzo spada vengono di botto;
+ e per la gran superbia che l'ha accese,
+ van pur inanzi, e si son già sì sotto,
+ ch'altro non puon che venire alle prese.
+ Le spade, il cui bisogno era interrotto,
+ lascian cadere, e cercan nuove offese.
+ Priega Ruggiero e supplica amendue,
+ ma poco frutto han le parole sue.
+
+50
+
+ Quando pur vede che 'l pregar non vale,
+ di partirle per forza si dispone:
+ leva di mano ad amendua il pugnale,
+ ed al piè d'un cipresso li ripone.
+ Poi che ferro non han più da far male,
+ con prieghi e con minaccie s'interpone:
+ ma tutto è invan; che la battaglia fanno
+ a pugni e a calci, poi ch'altro non hanno.
+
+51
+
+ Ruggier non cessa: or l'una or l'altra prende
+ per le man, per le braccia, e la ritira;
+ e tanto fa, che di Marfisa accende
+ contra di sé, quanto si può più, l'ira.
+ Quella che tutto il mondo vilipende,
+ alla amicizia di Ruggier non mira.
+ Poi che da Bradamante si distacca,
+ corre alla spada, e con Ruggier s'attacca.
+
+52
+
+ — Tu fai da discortese e da villano,
+ Ruggiero, a disturbar la pugna altrui;
+ ma ti farò pentir con questa mano
+ che vo' che basti a vincervi ambedui. —
+ Cerca Ruggier con parlar molto umano
+ Marfisa mitigar; ma contra lui
+ la trova in modo disdegnosa e fiera,
+ ch'un perder tempo ogni parlar seco era.
+
+53
+
+ All'ultimo Ruggier la spada trasse,
+ poi che l'ira anco lui fe' rubicondo.
+ Non credo che spettacolo mirasse
+ Atene o Roma o luogo altro del mondo,
+ che così a' riguardanti dilettasse,
+ come dilettò questo e fu giocondo
+ alla gelosa Bradamante, quando
+ questo le pose ogni sospetto in bando.
+
+54
+
+ La sua spada avea tolta ella di terra,
+ e tratta s'era a riguardar da parte;
+ e le parea veder che 'l dio di guerra
+ fosse Ruggiero alla possanza e all'arte.
+ Una furia infernal quando si sferra
+ sembra Marfisa, se quel sembra Marte.
+ Vero è ch'un pezzo il giovene gagliardo
+ di non far il potere ebbe riguardo.
+
+55
+
+ Sapea ben la virtù de la sua spada;
+ che tante esperienze n'ha già fatto.
+ Ove giunge, convien che se ne vada
+ l'incanto, o nulla giovi, e stia di piatto:
+ sì che ritien che 'l colpo suo non cada
+ di taglio o punta, ma sempre di piatto.
+ Ebbe a questo Ruggier lunga avvertenza:
+ ma perdé pure un tratto la pazienza;
+
+56
+
+ perché Marfisa una percossa orrenda
+ gli mena per dividergli la testa.
+ Leva lo scudo che 'l capo difenda
+ Ruggiero, e 'l colpo in su l'aquila pesta.
+ Vieta lo 'ncanto che lo spezzi o fenda;
+ ma di stordir non però il braccio resta:
+ e s'avea altr'arme che quelle d'Ettorre,
+ gli potea il fiero colpo il braccio torre:
+
+57
+
+ e saria sceso indi alla testa, dove
+ disegnò di ferir l'aspra donzella.
+ Ruggiero il braccio manco a pena muove,
+ a pena più sostien l'aquila bella.
+ Per questo ogni pietà da sé rimuove;
+ par che negli occhi avampi una facella:
+ e quanto può cacciar, caccia una punta.
+ Marfisa, mal per te, se n'eri giunta!
+
+58
+
+ Io non vi so ben dir come si fosse:
+ la spada andò a ferire in un cipresso,
+ e un palmo e più ne l'arbore cacciosse:
+ in modo era piantato il luogo spesso.
+ In quel momento il monte e il piano scosse
+ un gran tremuoto; e si sentì con esso
+ da quell'avel ch'in mezzo il bosco siede,
+ gran voce uscir, ch'ogni mortale eccede.
+
+59
+
+ Grida la voce orribile: — Non sia
+ lite tra voi: gli è ingiusto ed inumano
+ ch'alla sorella il fratel morte dia,
+ o la sorella uccida il suo germano.
+ Tu, mio Ruggiero, e tu, Marfisa mia,
+ credete al mio parlar che non è vano:
+ in un medesimo utero d'un seme
+ foste concetti, e usciste al mondo insieme.
+
+60
+
+ Concetti foste da Ruggier secondo:
+ vi fu Galaciella genitrice,
+ i cui fratelli avendole dal mondo
+ cacciato il genitor vostro infelice,
+ senza guardar ch'avesse in corpo il pondo
+ di voi, ch'usciste pur di lor radice,
+ la fer, perché s'avesse ad affogare,
+ s'un debol legno porre in mezzo al mare.
+
+61
+
+ Ma Fortuna che voi, ben che non nati,
+ avea già eletti a gloriose imprese,
+ fece che 'l legno ai liti inabitati
+ sopra le Sirti a salvamento scese;
+ ove, poi che nel mondo v'ebbe dati,
+ l'anima eletta al paradiso ascese.
+ Come Dio volse e fu vostro destino,
+ a questo caso io mi trovai vicino.
+
+62
+
+ Diedi alla madre sepoltura onesta,
+ qual potea darsi in sì deserta arena;
+ e voi teneri avolti ne la vesta
+ meco portai sul monte di Carena;
+ e mansueta uscir de la foresta
+ feci e lasciare i figli una leena,
+ de le cui poppe dieci mesi e dieci
+ ambi nutrir con molto studio feci.
+
+63
+
+ Un giorno che d'andar per la contrada
+ e da la stanza allontanar m'occorse,
+ vi sopravenne a caso una masnada
+ d'Arabi (e ricordarvene de' forse),
+ che te, Marfisa, tolser ne la strada,
+ ma non poter Ruggier, che meglio corse.
+ Restai de la tua perdita dolente,
+ e di Ruggier guardian più diligente.
+
+64
+
+ Ruggier, se ti guardò, mentre che visse,
+ il tuo maestro Atlante, tu lo sai.
+ Di te senti' predir le stelle fisse,
+ che tra' cristiani a tradigion morrai;
+ e perché il male influsso non seguisse,
+ tenertene lontan m'affaticai:
+ né ostare al fin potendo alla tua voglia,
+ infermo caddi, e mi mori' di doglia.
+
+65
+
+ Ma inanzi a morte, qui dove previdi
+ che con Marfisa aver pugna dovevi,
+ feci raccor con infernal sussidi
+ a formar questa tomba i sassi grevi;
+ ed a Caron dissi con alti gridi:
+ — Dopo morte non vo' lo spirto levi
+ di questo bosco, fin che non ci giugna
+ Ruggier con la sorella per far pugna. —
+
+66
+
+ Così lo spirto mio per le belle ombre
+ ha molti dì aspettato il venir vostro:
+ sì che mai gelosia più non t'ingombre,
+ o Bradamante, ch'ami Ruggier nostro.
+ Ma tempo è ormai che de la luce io sgombre,
+ e mi conduca al tenebroso chiostro. —
+ Qui si tacque; e a Marfisa ed alla figlia
+ d'Amon lasciò e a Ruggier gran maraviglia.
+
+67
+
+ Riconosce Marfisa per sorella
+ Ruggier con molto gaudio, ed ella lui;
+ e ad abbracciarsi, senza offender quella
+ che per Ruggiero ardea, vanno ambidui:
+ e rammentando de l'età novella
+ alcune cose: i' feci, io dissi, io fui;
+ vengon trovando con più certo effetto,
+ tutto esser ver quel c'ha lo spirto detto.
+
+68
+
+ Ruggiero alla sorella non ascose
+ quanto avea nel cor fissa Bradamante;
+ e narrò con parole affettuose
+ de le obligazion che le avea tante:
+ e non cessò, ch'in grand'amor compose
+ le discordie ch'insieme ebbono avante;
+ e fe', per segno di pacificarsi,
+ ch'umanamente andaro ad abbracciarsi.
+
+69
+
+ A domandar poi ritornò Marfisa
+ chi stato fosse, e di che gente il padre;
+ e chi l'avesse morto, ed a che guisa,
+ s'in campo chiuso o fra l'armate squadre;
+ e chi commesso avea che fosse uccisa
+ dal mar atroce la misera madre:
+ che se già l'avea udito da fanciulla,
+ or ne tenea poca memoria o nulla.
+
+70
+
+ Ruggiero incominciò, che da' Troiani
+ per la linea d'Ettorre erano scesi;
+ che poi che Astianatte de le mani
+ campò d'Ulisse e da li aguati tesi,
+ avendo un de' fanciulli coetani
+ per lui lasciato, uscì di quei paesi;
+ e dopo un lungo errar per la marina,
+ venne in Sicilia e dominò Messina.
+
+71
+
+ — I descendenti suoi di qua dal Faro
+ signoreggiar de la Calabria parte;
+ e dopo più successioni andaro
+ ad abitar ne la città di Marte.
+ Più d'uno imperatore e re preclaro
+ fu di quel sangue in Roma e in altra parte,
+ cominciando a Costante e a Costantino,
+ sino a re Carlo figlio de Pipino.
+
+72
+
+ Fu Ruggier primo e Gianbaron di questi,
+ Buovo, Rambaldo, al fin Ruggier secondo,
+ che fe', come d'Atlante udir potesti,
+ di nostra madre l'utero fecondo.
+ De la progenie nostra i chiari gesti
+ per l'istorie vedrai celebri al mondo. —
+ Seguì poi, come venne il re Agolante
+ con Almonte e col padre d'Agramante;
+
+73
+
+ e come menò seco una donzella
+ ch'era sua figlia, tanto valorosa,
+ che molti paladin gittò di sella;
+ e di Ruggiero al fin venne amorosa,
+ e per suo amor del padre fu ribella,
+ e battezzossi, e diventògli sposa.
+ Narrò come Beltramo traditore
+ per la cognata arse d'incesto amore;
+
+74
+
+ e che la patria e 'l padre e duo fratelli
+ tradì, così sperando acquistar lei;
+ aperse Risa agli nimici, e quelli
+ fer di lor tutti i portamenti rei;
+ come Agolante e i figli iniqui e felli
+ poser Galaciella, che di sei
+ mesi era grave, in mar senza governo,
+ quando fu tempestoso al maggior verno.
+
+75
+
+ Stava Marfisa con serena fronte
+ fisa al parlar che 'l suo german facea:
+ ed esser scesa da la bella fonte
+ ch'avea sì chiari rivi, si godea.
+ Quindi Mongrana e quindi Chiaramonte
+ le due progenie derivar sapea,
+ ch'al mondo fu molti e molt'anni e lustri
+ splendide, e senza par d'uomini illustri.
+
+76
+
+ Poi che 'l fratello al fin le venne a dire
+ che 'l padre d'Agramante e l'avo e 'l zio
+ Ruggiero a tradigion feron morire,
+ e posero la moglie a caso rio;
+ non lo poté più la sorella udire,
+ che lo 'nterroppe, e disse: — Fratel mio
+ (salva tua grazia), avuto hai troppo torto
+ a non ti vendicar del padre morto.
+
+77
+
+ Se in Almonte e in Troian non ti potevi
+ insanguinar, ch'erano morti inante,
+ dei figli vendicar tu ti dovevi.
+ Perché, vivendo tu, vive Agramante?
+ Questa è una macchia che mai non ti levi
+ dal viso; poi che dopo offese tante
+ non pur posto non hai questo re a morte,
+ ma vivi al soldo suo ne la sua corte.
+
+78
+
+ Io fo ben voto a Dio (ch'adorar voglio
+ Cristo Dio vero, ch'adorò mio padre)
+ che di questa armatura non mi spoglio,
+ fin che Ruggier non vendico e mia madre.
+ E vo' dolermi, e fin ora mi doglio,
+ di te, se più ti veggo fra le squadre
+ del re Agramante o d'altro signor Moro,
+ se non col ferro in man per danno loro. —
+
+79
+
+ Oh come a quel parlar leva la faccia
+ la bella Bradamante, e ne gioisce!
+ E conforta Ruggier che così faccia
+ come Marfisa sua ben l'ammonisce;
+ e venga a Carlo, e conoscer si faccia,
+ che tanto onora, lauda e riverisce
+ del suo padre Ruggier la chiara fama,
+ ch'ancor guerrier senza alcun par lo chiama.
+
+80
+
+ Ruggiero accortamente le rispose
+ che da principio questo far dovea;
+ ma per non bene aver note le cose,
+ come ebbe poi, tardato troppo avea.
+ Ora, essendo Agramante che gli pose
+ la spada al fianco, farebbe opra rea
+ dandogli morte, e saria traditore;
+ che già tolto l'avea per suo signore.
+
+81
+
+ Ben, come a Bradamante già promesse,
+ promettea a lei di tentare ogni via,
+ tanto ch'occasione, onde potesse
+ levarsi con suo onor, nascer faria.
+ E se già fatto non l'avea, non desse
+ la colpa a lui, m'al re di Tartaria,
+ dal qual ne la battaglia che seco ebbe,
+ lasciato fu, come saper si debbe.
+
+82
+
+ Ed ella ch'ogni dì gli venìa al letto,
+ buon testimon, quanto alcun altro, n'era.
+ Fu sopra questo assai risposto e detto
+ da l'una e da l'altra inclita guerriera.
+ L'ultima conclusion, l'ultimo effetto
+ è che Ruggier ritorni alla bandiera
+ del suo signor, fin che cagion gli accada,
+ che giustamente a Carlo se ne vada.
+
+83
+
+ — Lascialo pur andar (dicea Marfisa
+ a Bradamante), e non aver timore:
+ fra pochi giorni io farò bene in guisa
+ che non gli fia Agramante più signore. —
+ Così dice ella, né però devisa
+ quanto di voler fare abbia nel core.
+ Tolta da lor licenza, al fin Ruggiero
+ per tornare al suo re volgea il destriero;
+
+84
+
+ quando un pianto s'udì da le vicine
+ valli sonar, che li fe' tutti attenti.
+ A quella voce fan l'orecchie chine,
+ che di femina par che si lamenti.
+ Ma voglio questo canto abbia qui fine,
+ e di quel che voglio io, siate contenti;
+ che miglior cose vi prometto dire,
+ s'all'altro canto mi verrete a udire.
+
+
+
+
+CANTO TRENTASETTESIMO
+
+
+1
+
+ Se, come in acquistar qualch'altro dono
+ che senza industria non può dar Natura,
+ affaticate notte e dì si sono
+ con somma diligenza e lunga cura
+ le valorose donne, e se con buono
+ successo n'è uscit'opra non oscura;
+ così si fosson poste a quelli studi
+ ch'immortal fanno le mortal virtudi;
+
+2
+
+ e che per sé medesime potuto
+ avesson dar memoria alle sue lode,
+ non mendicar dagli scrittori aiuto,
+ ai quali astio ed invidia il cor sì rode,
+ che 'l ben che ne puon dir, spesso è taciuto,
+ e 'l mal, quanto ne san, per tutto s'ode;
+ tanto il lor nome sorgeria, che forse
+ viril fama a tal grado unqua non sorse.
+
+3
+
+ Non basta a molti di prestarsi l'opra
+ in far l'un l'altro glorioso al mondo,
+ ch'anco studian di far che si discuopra
+ ciò che le donne hanno fra lor d'immondo.
+ Non le vorrian lasciar venir di sopra,
+ e quanto puon, fan per cacciarle al fondo:
+ dico gli antiqui; quasi l'onor debbia
+ d'esse il lor oscurar, come il sol nebbia.
+
+4
+
+ Ma non ebbe e non ha mano né lingua,
+ formando in voce o discrivendo in carte
+ (quantunque il mal, quanto può, accresce e impingua,
+ e minuendo il ben va con ogni arte),
+ poter però, che de le donne estingua
+ la gloria sì, che non ne resti parte;
+ ma non già tal, che presso al segno giunga,
+ né ch'anco se gli accosti di gran lunga:
+
+5
+
+ ch'Arpalice non fu, non fu Tomiri,
+ non fu chi Turno, non chi Ettor soccorse;
+ non chi seguita da Sidoni e Tiri
+ andò per lungo mare in Libia a porse;
+ non Zenobia, non quella che gli Assiri,
+ i Persi e gl'Indi con vittoria scorse:
+ non fur queste e poch'altre degne sole,
+ di cui per arme eterna fama vole.
+
+6
+
+ E di fedeli e caste e sagge e forti
+ stato ne son, non pur in Grecia e in Roma,
+ ma in ogni parte ove fra gl'Indi e gli Orti
+ de le Esperide il Sol spiega la chioma:
+ de le quai sono i pregi agli onor morti,
+ sì ch'a pena di mille una si noma;
+ e questo, perché avuto hanno ai lor tempi
+ gli scrittori bugiardi, invidi ed empi.
+
+7
+
+ Non restate però, donne, a cui giova
+ il bene oprar, di seguir vostra via;
+ né da vostra alta impresa vi rimuova
+ tema che degno onor non vi si dia:
+ che, come cosa buona non si trova
+ che duri sempre, così ancor né ria.
+ Se le carte sin qui state e gl'inchiostri
+ per voi non sono, or sono a' tempi nostri.
+
+8
+
+ Dianzi Marullo ed il Pontan per vui
+ sono, e duo Strozzi, il padre e 'l figlio, stati:
+ c'è il Bembo, c'è il Capel, c'è chi, qual lui
+ vediamo, ha tali i cortigian formati:
+ c'è un Luigi Alaman: ce ne son dui,
+ di par da Marte e da le Muse amati,
+ ambi del sangue che regge la terra
+ che 'l Menzo fende e d'alti stagni serra.
+
+9
+
+ Di questi l'uno, oltre che 'l proprio istinto
+ ad onorarvi e a riverirvi inchina,
+ e far Parnasso risonare e Cinto
+ di vostra laude, e porla al ciel vicina;
+ l'amor, la fede, il saldo e non mai vinto
+ per minacciar di strazi e di ruina,
+ animo ch'Issabella gli ha dimostro,
+ lo fa, assai più che di se stesso, vostro:
+
+10
+
+ sì che non è per mai trovarsi stanco
+ di farvi onor nei suoi vivaci carmi:
+ e s'altri vi dà biasmo, non è ch'anco
+ sia più pronto di lui per pigliar l'armi:
+ e non ha il mondo cavallier che manco
+ la vita sua per la virtù rispiarmi.
+ Dà insieme egli materia ond'altri scriva,
+ e fa la gloria altrui, scrivendo, viva.
+
+11
+
+ Ed è ben degno che sì ricca donna,
+ ricca di tutto quel valor che possa
+ esser fra quante al mondo portin gonna,
+ mai non si sia di sua costanza mossa;
+ e sia stata per lui vera colonna,
+ sprezzando di Fortuna ogni percossa:
+ di lei degno egli, e degna ella di lui;
+ né meglio s'accoppiaro unque altri dui.
+
+12
+
+ Nuovi trofei pon su la riva d'Oglio;
+ ch'in mezzo a ferri, a fuochi, a navi, a ruote
+ ha sparso alcun tanto ben scritto foglio,
+ che 'l vicin fiume invidia aver gli puote.
+ Appresso a questo un Ercol Bentivoglio
+ fa chiaro il vostro onor con chiare note,
+ e Renato Trivulcio, e 'l mio Guidetto,
+ e 'l Molza, a dir di voi da Febo eletto.
+
+13
+
+ C'è 'l duca de' Carnuti Ercol, figliuolo
+ del duca mio, che spiega l'ali come
+ canoro cigno, e va cantando a volo,
+ e fin al cielo udir fa il vostro nome.
+ C'è il mio signor del Vasto, a cui non solo
+ di dare a mille Atene e a mille Rome
+ di sé materia basta, ch'anco accenna
+ volervi eterne far con la sua penna.
+
+14
+
+ Ed oltre a questi ed altri ch'oggi avete,
+ che v'hanno dato gloria e ve la danno,
+ voi per voi stesse dar ve la potete;
+ poi che molte, lasciando l'ago e 'l panno,
+ son con le Muse a spegnersi la sete
+ al fonte d'Aganippe andate, e vanno;
+ e ne ritornan tai, che l'opra vostra
+ è più bisogno a noi, ch'a voi la nostra.
+
+15
+
+ Se chi sian queste, e di ciascuna voglio
+ render buon conto, e degno pregio darle,
+ bisognerà ch'io verghi più d'un foglio,
+ e ch'oggi il canto mio d'altro non parle:
+ e s'a lodarne cinque o sei ne toglio,
+ io potrei l'altre offendere e sdegnarle.
+ Che farò dunque? Ho da tacer d'ognuna,
+ o pur fra tante sceglierne sol una?
+
+16
+
+ Sceglieronne una; e sceglierolla tale,
+ che superato avrà l'invidia in modo,
+ che nessun'altra potrà avere a male,
+ se l'altre taccio, e se lei sola lodo.
+ Quest'una ha non pur sé fatta immortale
+ col dolce stil di che il meglior non odo;
+ ma può qualunque di cui parli o scriva,
+ trar del sepolcro, e far ch'eterno viva.
+
+17
+
+ Come Febo la candida sorella
+ fa più di luce adorna, e più la mira,
+ che Venere o che Maia o ch'altra stella
+ che va col cielo o che da sé si gira:
+ così facundia, più ch'all'altre, a quella
+ di ch'io vi parlo, e più dolcezza spira;
+ e dà tal forza all'alte sue parole,
+ ch'orna a' dì nostri il ciel d'un altro sole.
+
+18
+
+ Vittoria è 'l nome; e ben conviensi a nata
+ fra le vittorie, ed a chi, o vada o stanzi,
+ di trofei sempre e di trionfi ornata,
+ la vittoria abbia seco, o dietro o inanzi.
+ Questa è un'altra Artemisia, che lodata
+ fu di pietà verso il suo Mausolo; anzi
+ tanto maggior, quanto è più assai bell'opra,
+ che por sotterra un uom, trarlo di sopra.
+
+19
+
+ Se Laodamìa se la moglier di Bruto,
+ s'Arria, s'Argia, s'Evadne, e s'altre molte
+ meritar laude per aver voluto,
+ morti i mariti, esser con lor sepolte;
+ quanto onore a Vittoria è più dovuto,
+ che di Lete e del rio che nove volte
+ l'ombre circonda, ha tratto il suo consorte,
+ mal grado de le Parche e de la Morte!
+
+20
+
+ S'al fiero Achille invidia de la chiara
+ meonia tromba il Macedonico ebbe,
+ quanto, invitto Francesco di Pescara,
+ maggior a te, se vivesse or, l'avrebbe!
+ che sì casta mogliere e a te sì cara
+ canti l'eterno onor che ti si debbe,
+ e che per lei sì 'l nome tuo rimbombe,
+ che da bramar non hai più chiare trombe.
+
+21
+
+ Se quanto dir se ne potrebbe, o quanto
+ io n'ho desir, volessi porre in carte,
+ ne direi lungamente; ma non tanto,
+ ch'a dir non ne restasse anco gran parte:
+ e di Marfisa e dei compagni intanto
+ la bella istoria rimarria da parte,
+ la quale io vi promisi di seguire,
+ s'in questo canto mi verreste a udire.
+
+22
+
+ Ora essendo voi qui per ascoltarmi,
+ ed io per non mancar de la promessa,
+ serberò a maggior ozio di provarmi
+ ch'ogni laude di lei sia da me espressa;
+ non perch'io creda bisognar miei carmi
+ a chi se ne fa copia da se stessa;
+ ma sol per satisfare a questo mio,
+ c'ho d'onorarla e di lodar, disio.
+
+23
+
+ Donne, io conchiudo in somma, ch'ogni etate
+ molte ha di voi degne d'istoria avute;
+ ma per invidia di scrittori state
+ non sete dopo morte conosciute:
+ il che più non sarà, poi che voi fate
+ per voi stesse immortal vostra virtute.
+ Se far le due cognate sapean questo,
+ si sapria meglio ogni lor degno gesto.
+
+24
+
+ Di Bradamante e di Marfisa dico,
+ le cui vittoriose inclite prove
+ di ritornare in luce m'affatico;
+ ma de le diece mancanmi le nove.
+ Queste ch'io so, ben volentieri esplìco;
+ sì perché ogni bell'opra si de', dove
+ occulta sia, scoprir, sì perché bramo
+ a voi, donne, aggradir, ch'onoro ed amo.
+
+25
+
+ Stava Ruggier, com'io vi dissi, in atto
+ di partirsi, ed avea commiato preso,
+ e dall'arbore il brando già ritratto,
+ che, come dianzi, non gli fu conteso;
+ quando un gran pianto, che non lungo tratto
+ era lontan, lo fe' restar sospeso;
+ e con le donne a quella via si mosse,
+ per aiutar, dove bisogno fosse.
+
+26
+
+ Spingonsi inanzi, e via più chiaro il suon ne
+ viene, e via più son le parole intese.
+ Giunti ne la vallea, trovan tre donne
+ che fan quel duolo, assai strane in arnese;
+ che fin all'ombilico ha lor le gonne
+ scorciate non so chi poco cortese:
+ e per non saper meglio elle celarsi,
+ sedeano in terra, e non ardian levarsi.
+
+27
+
+ Come quel figlio di Vulcan, che venne
+ fuor de la polve senza madre in vita,
+ e Pallade nutrir fe' con solenne
+ cura d'Aglauro, al veder troppo ardita,
+ sedendo, ascosi i brutti piedi tenne
+ su la quadriga da lui prima ordita;
+ così quelle tre giovani le cose
+ secrete lor tenean, sedendo, ascose.
+
+28
+
+ Lo spettacolo enorme e disonesto
+ l'una e l'altra magnanima guerriera
+ fe' del color che nei giardin di Pesto
+ esser la rosa suol da primavera.
+ Riguardò Bradamante, e manifesto
+ tosto le fu ch'Ullania una d'esse era,
+ Ullania che da l'Isola Perduta
+ in Francia messaggera era venuta:
+
+29
+
+ e riconobbe non men l'altre due;
+ che dove vide lei, vide esse ancora.
+ Ma se n'andaron le parole sue
+ a quella de le tre ch'ella più onora;
+ e le domanda chi sì iniquo fue,
+ e sì di legge e di costumi fuora,
+ che quei segreti agli occhi altrui riveli,
+ che, quanto può, par che Natura celi.
+
+30
+
+ Ullania che conosce Bradamante,
+ non meno ch'alle insegne, alla favella,
+ esser colei che pochi giorni inante
+ avea gittati i tre guerrier di sella,
+ narra che ad un castel poco distante
+ una ria gente e di pietà ribella,
+ oltre all'ingiuria di scorciarle i panni,
+ l'avea battuta e fattol'altri danni.
+
+31
+
+ Né le sa dir che de lo scudo sia,
+ né dei tre re che per tanti paesi
+ fatto le avean sì lunga compagnia:
+ non sa se morti, o sian restati presi;
+ e dice c'ha pigliata questa via,
+ ancor ch'andare a piè molto le pesi,
+ per richiamarsi de l'oltraggio a Carlo,
+ sperando che non sia per tolerarlo.
+
+32
+
+ Alle guerriere ed a Ruggier, che meno
+ non han pietosi i cor, ch'audaci e forti,
+ de' bei visi turbò l'aer sereno
+ l'udire, e più il veder sì gravi torti:
+ et obliando ogn'altro affar che avieno,
+ e senza che li prieghi o che gli esorti
+ la donna afflitta a far la sua vendetta,
+ piglian la via verso quel luogo in fretta.
+
+33
+
+ Di commune parer le sopraveste,
+ mosse da gran bontà, s'aveano tratte,
+ ch'a ricoprir le parti meno oneste
+ di quelle sventurate assai furo atte.
+ Bradamante non vuol ch'Ullania peste
+ le strade a piè, ch'avea a piede anco fatte,
+ e se la leva in groppa del destriero;
+ l'altra Marfisa, l'altra il buon Ruggiero.
+
+34
+
+ Ullania a Bradamante che la porta,
+ mostra la via che va al castel più dritta:
+ Bradamante all'incontro lei conforta,
+ che la vendicherà di chi l'ha afflitta.
+ Lascian la valle, e per via lunga e torta
+ sagliono un colle or a man manca or ritta;
+ e prima il sol fu dentro il mare ascoso,
+ che volesser tra via prender riposo.
+
+35
+
+ Trovaro una villetta che la schena
+ d'un erto colle, aspro a salir, tenea;
+ ove ebbon buono albergo e buona cena,
+ quale avere in quel loco si potea.
+ Si mirano d'intorno, e quivi piena
+ ogni parte di donne si vedea,
+ quai giovani, quai vecchie; e in tanto stuolo
+ faccia non v'apparia d'un uomo solo.
+
+36
+
+ Non più a Iason di maraviglia denno,
+ né agli Argonauti che venian con lui,
+ le donne che i mariti morir fenno
+ e i figli e i padri coi fratelli sui,
+ sì che per tutta l'isola di Lenno
+ di viril faccia non si vider dui;
+ che Ruggier quivi, e chi con Ruggier era
+ maraviglia ebbe all'alloggiar la sera.
+
+37
+
+ Fero ad Ullania ed alle damigelle
+ che venivan con lei, le due guerriere
+ la sera proveder di tre gonnelle,
+ se non così polite, almeno intere.
+ A sé chiama Ruggiero una di quelle
+ donne ch'abitan quivi, e vuol sapere
+ ove gli uomini sian, ch'un non ne vede;
+ ed ella a lui questa risposta diede:
+
+38
+
+ — Questa che forse è maraviglia a voi,
+ che tante donne senza uomini siamo,
+ è grave e intolerabil pena a noi,
+ che qui bandite misere viviamo.
+ E perché il duro esilio più ci annoi,
+ padri, figli e mariti, che sì amiamo,
+ aspro e lungo divorzio da noi fanno,
+ come piace al crudel nostro tiranno.
+
+39
+
+ Da le sue terre, le quai son vicine
+ a noi due leghe, e dove noi siàn nate,
+ qui ci ha mandato il barbaro in confine,
+ prima di mille scorni ingiuriate;
+ ed ha gli uomini nostri e noi meschine
+ di morte e d'ogni strazio minacciate,
+ se quelli a noi verranno, o gli fia detto
+ che noi diàn lor, venendoci, ricetto.
+
+40
+
+ Nimico è sì costui del nostro nome,
+ che non ci vuol, più ch'io vi dico, appresso,
+ né ch'a noi venga alcun de' nostri, come
+ l'odor l'ammorbi del femineo sesso.
+ Già due volte l'onor de le lor chiome
+ s'hanno spogliato gli alberi e rimesso,
+ da indi in qua che 'l rio signor vaneggia
+ in furor tanto: e non è chi 'l correggia;
+
+41
+
+ che 'l populo ha di lui quella paura
+ che maggior aver può l'uom de la morte;
+ ch'aggiunto al mal voler gli ha la natura
+ una possanza fuor d'umana sorte.
+ Il corpo suo di gigantea statura
+ è più, che di cent'altri insieme, forte.
+ Né pure a noi sue suddite è molesto,
+ ma fa alle strane ancor peggio di questo.
+
+42
+
+ Se l'onor vostro, e queste tre vi sono
+ punto care, ch'avete in compagnia,
+ più vi sarà sicuro, utile e buono
+ non gir più inanzi, e trovar altra via.
+ Questa al castel de l'uom di ch'io ragiono,
+ a provar mena la costuma ria
+ che v'ha posta il crudel con scorno e danno
+ di donne e di guerrier che di là vanno.
+
+43
+
+ Marganor il fellon (così si chiama
+ il signore, il tiran di quel castello),
+ del qual Nerone, o s'altri è ch'abbia fama
+ di crudeltà, non fu più iniquo e fello,
+ il sangue uman, ma 'l feminil più brama,
+ che 'l lupo non lo brama de l'agnello.
+ Fa con onta scacciar le donne tutte
+ da lor ria sorte a quel castel condutte. —
+
+44
+
+ Perché quell'empio in tal furor venisse,
+ volson le donne intendere e Ruggiero:
+ pregar colei, ch'in cortesia seguisse,
+ anzi che cominciasse il conto intero.
+ — Fu il signor del castel (la donna disse)
+ sempre crudel, sempre inumano e fiero;
+ ma tenne un tempo il cor maligno ascosto,
+ né si lasciò conoscer così tosto:
+
+45
+
+ che mentre duo suoi figli erano vivi,
+ molto diversi dai paterni stili,
+ ch'amavan forestieri, ed eran schivi
+ di crudeltade e degli altri atti vili;
+ quivi le cortesie fiorivan, quivi
+ i bei costumi e l'opere gentili:
+ che 'l padre mai, quantunque avaro fosse,
+ da quel che lor piacea non li rimosse.
+
+46
+
+ Le donne e i cavallier che questa via
+ facean talor, venian sì ben raccolti,
+ che si partian de l'alta cortesia
+ dei duo germani inamorati molti.
+ Amendui questi di cavalleria
+ parimente i santi ordini avean tolti:
+ Cilandro l'un, l'altro Tanacro detto,
+ gagliardi, arditi e di reale aspetto.
+
+47
+
+ Ed eran veramente, e sarian stati
+ sempre di laude degni e d'ogni onore,
+ s'in preda non si fossino sì dati
+ a quel desir che nominiamo amore;
+ per cui dal buon sentier fur traviati
+ al labirinto ed al camin d'errore;
+ e ciò che mai di buono aveano fatto,
+ restò contaminato e brutto a un tratto.
+
+48
+
+ Capitò quivi un cavallier di corte
+ del greco imperator, che seco avea
+ una sua donna di maniere accorte,
+ bella quanto bramar più si potea.
+ Cilandro in lei s'inamorò sì forte,
+ che morir, non l'avendo, gli parea:
+ gli parea che dovesse, alla partita
+ di lei, partire insieme la sua vita.
+
+49
+
+ E perché i prieghi non v'avriano loco,
+ di volerla per forza si dispose.
+ Armossi, e dal castel lontano un poco,
+ ove passar dovean, cheto s'ascose.
+ L'usata audacia e l'amoroso fuoco
+ non gli lasciò pensar troppo le cose:
+ sì che vedendo il cavallier venire,
+ l'andò lancia per lancia ad assalire.
+
+50
+
+ Al primo incontro credea porlo in terra,
+ portar la donna e la vittoria indietro:
+ ma 'l cavallier, che mastro era di guerra,
+ l'osbergo gli spezzò come di vetro.
+ Venne la nuova al padre ne la terra,
+ che lo fe' riportar sopra un ferètro;
+ e ritrovandol morto, con gran pianto
+ gli diè sepulcro agli antiqui avi a canto.
+
+51
+
+ Né più però né manco si contese
+ l'albergo e l'accoglienza a questo e a quello,
+ perché non men Tanacro era cortese,
+ né meno era gentil di suo fratello.
+ L'anno medesmo di lontan paese
+ con la moglie un baron venne al castello,
+ a maraviglia egli gagliardo, ed ella,
+ quanto si possa dir, leggiadra e bella;
+
+52
+
+ né men che bella, onesta e valorosa,
+ e degna veramente d'ogni loda:
+ il cavallier, di stirpe generosa,
+ di tanto ardir, quanto più d'altri s'oda.
+ E ben conviensi a tal valor, che cosa
+ di tanto prezzo e sì eccellente goda.
+ Olindro il cavallier da Lungavilla,
+ la donna nominata era Drusilla.
+
+53
+
+ Non men di questa il giovene Tanacro
+ arse, che 'l suo fratel di quella ardesse,
+ che gli fe' gustar fine acerbo ed acro
+ del desiderio ingiusto ch'in lei messe.
+ Non men di lui di violar del sacro
+ e santo ospizio ogni ragione ellesse,
+ più tosto che patir che 'l duro e forte
+ nuovo desir lo conducesse a morte.
+
+54
+
+ Ma perch'avea dinanzi agli occhi il tema
+ del suo fratel che n'era stato morto,
+ pensa di torla in guisa, che non tema
+ ch'Olindro s'abbia a vendicar del torto.
+ Tosto s'estingue in lui, non pur si scema
+ quella virtù su che solea star sorto;
+ ché non lo sommergean dei vizi l'acque,
+ de le quai sempre al fondo il padre giacque.
+
+55
+
+ Con gran silenzio fece quella notte
+ seco raccor da vent'uomini armati;
+ e lontan dal castel, fra certe grotte
+ che si trovan tra via, messe gli aguati.
+ Quivi ad Olindro il dì le strade rotte,
+ e chiusi i passi fur da tutti i lati;
+ e ben che fe' lunga difesa e molta,
+ pur la moglie e la vita gli fu tolta.
+
+56
+
+ Ucciso Olindro, ne menò captiva
+ la bella donna, addolorata in guisa,
+ ch'a patto alcun restar non volea viva,
+ e di grazia chiedea d'essere uccisa.
+ Per morir si gittò giù d'una riva
+ che vi trovò sopra un vallone assisa;
+ e non poté morir, ma con la testa
+ rotta rimase, e tutta fiacca e pesta.
+
+57
+
+ Altrimente Tanacro riportarla
+ a casa non poté che s'una bara.
+ Fece con diligenza medicarla;
+ che perder non volea preda sì cara.
+ E mentre che s'indugia a risanarla,
+ di celebrar le nozze si prepara:
+ ch'aver sì bella donna e sì pudica
+ debbe nome di moglie, e non d'amica.
+
+58
+
+ Non pensa altro Tanacro, altro non brama,
+ d'altro non cura, e d'altro mai non parla.
+ Si vede averla offesa, e se ne chiama
+ in colpa, e ciò che può, fa d'emendarla.
+ Ma tutto è invano: quanto egli più l'ama,
+ quanto più s'affatica di placarla,
+ tant'ella odia più lui, tanto è più forte,
+ tanto è più ferma in voler porlo a morte.
+
+59
+
+ Ma non però quest'odio così ammorza
+ la conoscenza in lei, che non comprenda
+ che, se vuol far quanto disegna, è forza
+ che simuli, ed occulte insidie tenda;
+ e che 'l desir sotto contraria scorza
+ (il quale è sol come Tanacro offenda)
+ veder gli faccia; e che si mostri tolta
+ dal primo amore, e tutto a lui rivolta.
+
+60
+
+ Simula il viso pace; ma vendetta
+ chiama il cor dentro, e ad altro non attende.
+ Molte cose rivolge, alcune accetta,
+ altre ne lascia, ed altre in dubbio appende.
+ Le par che quando essa a morir si metta,
+ avrà il suo intento; e quivi al fin s'apprende.
+ E dove meglio può morire, o quando,
+ che 'l suo caro marito vendicando?
+
+61
+
+ Ella si mostra tutta lieta, e finge
+ di queste nozze aver sommo disio;
+ e ciò che può indugiarle, a dietro spinge,
+ non ch'ella mostri averne il cor restio.
+ Più de l'altre s'adorna e si dipinge:
+ Olindro al tutto par messo in oblio.
+ Ma che sian fatte queste nozze vuole,
+ come ne la sua patria far si suole.
+
+62
+
+ Non era però ver che questa usanza
+ che dir volea, ne la sua patria fosse:
+ ma, perché in lei pensier mai non avanza,
+ che spender possa altrove, imaginosse
+ una bugia, la qual le diè speranza
+ di far morir chi 'l suo signor percosse:
+ e disse di voler le nozze a guisa
+ de la sua patria, e 'l modo gli devisa.
+
+63
+
+ — La vedovella che marito prende,
+ deve, prima (dicea) ch'a lui s'appresse,
+ placar l'alma del morto ch'ella offende,
+ facendo celebrargli offici e messe,
+ in remission de le passate mende,
+ nel tempio ove di quel son l'ossa messe;
+ e dato fin ch'al sacrificio sia,
+ alla sposa l'annel lo sposo dia:
+
+64
+
+ ma ch'abbia in questo mezzo il sacerdote
+ sul vino ivi portato a tale effetto
+ appropriate orazion devote,
+ sempre il liquor benedicendo, detto;
+ indi che 'l fiasco in una coppa vote,
+ e dia alli sposi il vino benedetto:
+ ma portare alla sposa il vino tocca,
+ ed esser prima a porvi su la bocca. —
+
+65
+
+ Tanacro, che non mira quanto importe
+ ch'ella le nozze alla sua usanza faccia,
+ le dice: — Pur che 'l termine si scorte
+ d'essere insieme, in questo si compiaccia. —
+ Né s'avede il meschin ch'essa la morte
+ d'Olindro vendicar così procaccia,
+ e sì la voglia ha in uno oggetto intensa,
+ che sol di quello, e mai d'altro non pensa.
+
+66
+
+ Avea seco Drusilla una sua vecchia,
+ che seco presa, seco era rimasa.
+ A sé chiamolla, e le disse all'orecchia,
+ sì che non poté udire uomo di casa:
+ — Un subitano tosco m'apparecchia,
+ qual so che sai comporre, e me lo invasa;
+ c'ho trovato la via di vita torre
+ il traditor figliuol di Marganorre.
+
+67
+
+ E me so come, e te salvar non meno:
+ ma diferisco a dirtelo più ad agio. —
+ Andò la vecchia, e apparecchiò il veneno,
+ ed acconciollo, e ritornò al palagio.
+ Di vin dolce di Candia un fiasco pieno
+ trovò da por con quel succo malvagio,
+ e lo serbò pel giorno de le nozze;
+ ch'omai tutte l'indugie erano mozze.
+
+68
+
+ Lo statuito giorno al tempio venne,
+ di gemme ornata e di leggiadre gonne,
+ ove d'Olindro, come gli convenne,
+ fatto avea l'arca alzar su due colonne.
+ Quivi l'officio si cantò solenne:
+ trasseno a udirlo tutti, uomini e donne,
+ e lieto Marganor più de l'usato,
+ venne col figlio e con gli amici a lato.
+
+69
+
+ Tosto ch'al fin le sante esequie foro,
+ e fu col tosco il vino benedetto,
+ il sacerdote in una coppa d'oro
+ lo versò, come avea Drusilla detto.
+ Ella ne bebbe quanto al suo decoro
+ si conveniva, e potea far l'effetto:
+ poi diè allo sposo con viso giocondo
+ il nappo; e quel gli fe' apparire il fondo.
+
+70
+
+ Renduto il nappo al sacerdote, lieto
+ per abbracciar Drusilla apre le braccia.
+ Or quivi il dolce stile e mansueto
+ in lei si cangia e quella gran bonaccia.
+ Lo spinge a dietro, e gli ne fa divieto,
+ e par ch'arda negli occhi e ne la faccia;
+ e con voce terribile e incomposta
+ gli grida: — Traditor, da me ti scosta!
+
+71
+
+ Tu dunque avrai da me solazzo e gioia,
+ io lagrime da te, martìri e guai?
+ Io vo' per le mie man ch'ora tu muoia:
+ questo è stato venen, se tu nol sai.
+ Ben mi duol c'hai troppo onorato boia,
+ che troppo lieve e facil morte fai;
+ che mani e pene io non so sì nefande,
+ che fosson pari al tuo peccato grande.
+
+72
+
+ Mi duol di non vedere in questa morte
+ il sacrificio mio tutto perfetto:
+ che s'io 'l poteva far di quella sorte
+ ch'era il disio, non avria alcun difetto.
+ Di ciò mi scusi il dolce mio consorte:
+ riguardi al buon volere, e l'abbia accetto;
+ che non potendo come avrei voluto,
+ io t'ho fatto morir come ho potuto.
+
+73
+
+ E la punizion che qui, secondo
+ il desiderio mio, non posso darti,
+ spero l'anima tua ne l'altro mondo
+ veder patire; ed io starò a mirarti. —
+ Poi disse, alzando con viso giocondo
+ i turbidi occhi alle superne parti:
+ — Questa vittima, Olindro, in tua vendetta
+ col buon voler de la tua moglie accetta;
+
+74
+
+ ed impetra per me dal Signor nostro
+ grazia, ch'in paradiso oggi io sia teco.
+ Se ti dirà che senza merto al vostro
+ regno anima non vien, di' ch'io l'ho meco;
+ che di questo empio e scelerato mostro
+ le spoglie opime al santo tempio arreco.
+ E che merti esser puon maggior di questi,
+ spegner sì brutte e abominose pesti? —
+
+75
+
+ Finì il parlare insieme con la vita;
+ e morta anco parea lieta nel volto
+ d'aver la crudeltà così punita
+ di chi il caro marito le avea tolto.
+ Non so se prevenuta, o se seguita
+ fu da lo spirto di Tanacro sciolto:
+ fu prevenuta, credo; ch'effetto ebbe
+ prima il veneno in lui, perché più bebbe.
+
+76
+
+ Marganor che cader vede il figliuolo,
+ e poi restar ne le sue braccia estinto,
+ fu per morir con lui, dal grave duolo
+ ch'alla sprovista lo trafisse, vinto.
+ Duo n'ebbe un tempo, or si ritrova solo:
+ due femine a quel termine l'han spinto.
+ La morte a l'un da l'una fu causata;
+ e l'altra all'altro di sua man l'ha data.
+
+77
+
+ Amor, pietà, sdegno, dolore ed ira,
+ disio di morte e di vendetta insieme
+ quell'infelice ed orbo padre aggira,
+ che, come il mar che turbi il vento, freme.
+ Per vendicarsi va a Drusilla, e mira
+ che di sua vita ha chiuse l'ore estreme;
+ e come il punge e sferza l'odio ardente,
+ cerca offendere il corpo che non sente.
+
+78
+
+ Qual serpe che ne l'asta ch'alla sabbia
+ la tenga fissa, indarno i denti metta;
+ o qual mastin ch'al ciottolo che gli abbia
+ gittato il viandante, corra in fretta,
+ e morda invano con stizza e con rabbia,
+ né se ne voglia andar senza vendetta:
+ tal Marganor d'ogni mastin, d'ogni angue
+ via più crudel, fa contra il corpo esangue.
+
+79
+
+ E poi che per stracciarlo e farne scempio
+ non si sfoga il fellon né disacerba,
+ vien fra le donne di che è pieno il tempio,
+ né più l'una de l'altra ci riserba;
+ ma di noi fa col brando crudo ed empio
+ quel che fa con la falce il villan d'erba.
+ Non vi fu alcun ripar, ch'in un momento
+ trenta n'uccise, e ne ferì ben cento.
+
+80
+
+ Egli da la sua gente è sì temuto,
+ ch'uomo non fu ch'ardisse alzar la testa.
+ Fuggon le donne col popul minuto
+ fuor de la chiesa, e chi può uscir, non resta.
+ Quel pazzo impeto al fin fu ritenuto
+ dagli amici con prieghi e forza onesta,
+ e lasciando ogni cosa in pianto al basso,
+ fatto entrar ne la rocca in cima al sasso.
+
+81
+
+ E tuttavia la colera durando,
+ di cacciar tutte per partito prese;
+ poi che gli amici e 'l populo pregando,
+ che non ci uccise a fatto, gli contese:
+ e quel medesmo dì fe' andare un bando,
+ che tutte gli sgombrassimo il paese;
+ e darci qui gli piacque le confine.
+ Misera chi al castel più s'avvicine!
+
+82
+
+ Da le mogli così furo i mariti,
+ da le madri così i figli divisi.
+ S'alcuni sono a noi venire arditi,
+ nol sappia già chi Marganor n'avisi;
+ che di multe gravissime puniti
+ n'ha molti, e molti crudelmente uccisi.
+ Al suo castello ha poi fatto una legge,
+ di cui peggior non s'ode né si legge.
+
+83
+
+ Ogni donna che trovin ne la valle,
+ la legge vuol (ch'alcuna pur vi cade)
+ che percuotan con vimini alle spalle,
+ e la faccian sgombrar queste contrade:
+ ma scorciar prima i panni, e mostrar falle
+ quel che Natura asconde ed Onestade;
+ e s'alcuna vi va, ch'armata scorta
+ abbia di cavallier, vi resta morta.
+
+84
+
+ Quelle c'hanno per scorta cavallieri,
+ son da questo nimico di pietate,
+ come vittime, tratte ai cimiteri
+ dei morti figli, e di sua man scannate.
+ Leva con ignominia arme e destrieri,
+ e poi caccia in prigion chi l'ha guidate:
+ e lo può far; che sempre notte e giorno
+ si trova più di mille uomini intorno.
+
+85
+
+ E dir di più vi voglio ancora, ch'esso,
+ s'alcun ne lascia, vuol che prima giuri
+ su l'ostia sacra, che 'l femineo sesso
+ in odio avrà fin che la vita duri.
+ Se perder queste donne e voi appresso
+ dunque vi pare, ite a veder quei muri
+ ove alberga il fellone, e fate prova
+ s'in lui più forza o crudeltà si trova. —
+
+86
+
+ Così dicendo, le guerriere mosse
+ prima a pietade, e poscia a tanto sdegno,
+ che se, come era notte, giorno fosse,
+ sarian corse al castel senza ritegno.
+ La bella compagnia quivi pososse;
+ e tosto che l'Aurora fece segno
+ che dar dovesse al Sol loco ogni stella,
+ ripigliò l'arme e si rimesse in sella.
+
+87
+
+ Già sendo in atto di partir, s'udiro
+ le strade risonar dietro le spalle
+ d'un lungo calpestio, che gli occhi in giro
+ fece a tutti voltar giù ne la valle.
+ E lungi quanto esser potrebbe un tiro
+ di mano, andar per uno istretto calle
+ vider da forse venti armati in schiera,
+ di che parte in arcion, parte a pied'era;
+
+88
+
+ e che traean con lor sopra un cavallo
+ donna ch'al viso aver parea molt'anni,
+ a guisa che si mena un che per fallo
+ a fuoco o a ceppo o a laccio si condanni:
+ la qual fu, non ostante l'intervallo,
+ tosto riconosciuta al viso e ai panni.
+ La riconobber queste de la villa
+ esser la cameriera di Drusilla:
+
+89
+
+ la cameriera che con lei fu presa
+ dal rapace Tanacro, come ho detto,
+ ed a chi fu dipoi data l'impresa
+ di quel venen che fe' 'l crudele effetto.
+ Non era entrata ella con l'altre in chiesa;
+ che di quel che seguì stava in sospetto:
+ anzi in quel tempo, de la villa uscita,
+ ove esser sperò salva, era fugita.
+
+90
+
+ Avuto Marganor poi di lei spia,
+ la qual s'era ridotta in Ostericche,
+ non ha cessato mai di cercar via
+ come in man l'abbia, acciò l'abruci o impicche:
+ e finalmente l'Avarizia ria,
+ mossa da doni e da proferte ricche,
+ ha fatto ch'un baron, ch'assicurata
+ l'avea in sua terra, a Marganor l'ha data:
+
+91
+
+ e mandata glie l'ha fin a Costanza
+ sopra un somier, come la merce s'usa,
+ legata e stretta, e toltole possanza
+ di far parole, e in una cassa chiusa:
+ onde poi questa gente l'ha ad istanza
+ de l'uom ch'ogni pietade ha da sé esclusa,
+ quivi condotta con disegno ch'abbia
+ l'empio a sfogar sopra di lei sua rabbia.
+
+92
+
+ Come il gran fiume che di Vesulo esce,
+ quanto più inanzi e verso il mar discende,
+ e che con lui Lambra e Ticin si mesce,
+ ed Ada e gli altri onde tributo prende,
+ tanto più altiero e impetuoso cresce;
+ così Ruggier, quante più colpe intende
+ di Marganor, così le due guerriere
+ se gli fan contra più sdegnose e fiere.
+
+93
+
+ Elle fur d'odio, elle fur d'ira tanta
+ contra il crudel, per tante colpe, accese,
+ che di punirlo, mal grado di quanta
+ gente egli avea, conclusion si prese.
+ Ma dargli presta morte troppo santa
+ pena lor parve e indegna a tante offese;
+ ed era meglio fargliela sentire,
+ fra strazio prolungandola e martìre.
+
+94
+
+ Ma prima liberar la donna è onesto,
+ che sia condotta da quei birri a morte.
+ Lentar di briglia col calcagno presto
+ fece a' presti destrier far le vie corte.
+ Non ebbon gli assaliti mai di questo
+ uno incontro più acerbo né più forte;
+ sì che han di grazia di lasciar gli scudi
+ e la donna e l'arnese, e fuggir nudi:
+
+95
+
+ sì come il lupo che di preda vada
+ carco alla tana, e quando più si crede
+ d'esser sicur, dal cacciator la strada
+ e da' suoi cani attraversar si vede,
+ getta la soma, e dove appar men rada
+ la scura macchia inanzi, affretta il piede.
+ Già men presti non fur quelli a fuggire,
+ che li fusson quest'altri ad assalire.
+
+96
+
+ Non pur la donna e l'arme vi lasciaro,
+ ma de' cavalli ancor lasciaron molti,
+ e da rive e da grotte si lanciaro,
+ parendo lor così d'esser più sciolti.
+ Il che alle donne ed a Ruggier fu caro;
+ che tre di quei cavalli ebbono tolti
+ per portar quelle tre che 'l giorno d'ieri
+ feron sudar le groppe ai tre destrieri.
+
+97
+
+ Quindi espediti segueno la strada
+ verso l'infame e dispietata villa.
+ Voglion che seco quella vecchia vada,
+ per veder la vendetta di Drusilla.
+ Ella che teme che non ben le accada,
+ lo niega indarno, e piange e grida e strilla;
+ ma per forza Ruggier la leva in groppa
+ del buon Frontino, e via con lei galoppa.
+
+98
+
+ Giunseno in somma onde vedeano al basso
+ di molte case un ricco borgo e grosso,
+ che non serrava d'alcun lato il passo,
+ perché né muro intorno avea né fosso.
+ Avea nel mezzo un rilevato sasso
+ ch'un'alta rocca sostenea sul dosso.
+ A quella si drizzar con gran baldanza,
+ ch'esser sapean di Marganor la stanza.
+
+99
+
+ Tosto che son nel borgo, alcuni fanti
+ che v'erano alla guardia de l'entrata,
+ dietro chiudon la sbarra, e già davanti
+ veggion che l'altra uscita era serrata:
+ ed ecco Marganorre, e seco alquanti
+ a piè e a cavallo, e tutta gente armata;
+ che con brevi parole, ma orgogliose,
+ la ria costuma di sua terra espose.
+
+100
+
+ Marfisa, la qual prima avea composta
+ con Bradamante e con Ruggier la cosa,
+ gli spronò incontro in cambio di risposta;
+ e com'era possente e valorosa,
+ senza ch'abbassi lancia, o che sia posta
+ in opra quella spada sì famosa,
+ col pugno in guisa l'elmo gli martella,
+ che lo fa tramortir sopra la sella.
+
+101
+
+ Con Marfisa la giovane di Francia
+ spinge a un tempo il destrier, né Ruggier resta
+ ma con tanto valor corre la lancia,
+ che sei, senza levarsela di resta,
+ n'uccide, uno ferito ne la pancia,
+ duo nel petto, un nel collo, un ne la testa:
+ nel sesto che fuggia l'asta si roppe,
+ ch'entrò alle schene e riuscì alle poppe.
+
+102
+
+ La figliuola d'Amon quanti ne tocca
+ con la sua lancia d'or, tanti n'atterra:
+ fulmine par, che 'l cielo ardendo scocca,
+ che ciò ch'incontra, spezza e getta a terra.
+ Il popul sgombra, chi verso la rocca,
+ chi verso il piano; altri si chiude e serra,
+ chi ne le chiese e chi ne le sue case;
+ né, fuor che morti, in piazza uomo rimase.
+
+103
+
+ Marfisa Marganorre avea legato
+ intanto con le man dietro alle rene,
+ ed alla vecchia di Drusilla dato,
+ ch'appagata e contenta se ne tiene.
+ D'arder quel borgo poi fu ragionato,
+ s'a penitenza del suo error non viene:
+ levi la legge ria di Marganorre,
+ e questa accetti, ch'essa vi vuol porre.
+
+104
+
+ Non fu già d'ottener questo fatica;
+ con quella gente, oltre al timor ch'avea
+ che più faccia Marfisa che non dica,
+ ch'uccider tutti ed abbruciar volea,
+ di Marganorre affatto era nimica
+ e de la legge sua crudele e rea.
+ Ma 'l populo facea come i più fanno,
+ ch'ubbidiscon più a quei che più in odio hanno.
+
+105
+
+ Però che l'un de l'altro non si fida,
+ e non ardisce conferir sua voglia,
+ lo lascian ch'un bandisca, un altro uccida,
+ a quel l'avere, a questo l'onor toglia.
+ Ma il cor che tace qui, su nel ciel grida,
+ fin che Dio e santi alla vendetta invoglia;
+ la qual, se ben tarda a venir, compensa
+ l'indugio poi con punizione immensa.
+
+106
+
+ Or quella turba d'ira e d'odio pregna
+ con fatti e con mal dir cerca vendetta:
+ com'è in proverbio, ognun corre a far legna
+ all'arbore che 'l vento in terra getta.
+ Sia Marganorre esempio di chi regna;
+ che chi mal opra, male al fine aspetta.
+ Di vederlo punir de' suoi nefandi
+ peccati, avean piacer piccioli e grandi.
+
+107
+
+ Molti a chi fur le mogli o le sorelle
+ o le figlie o le madri da lui morte,
+ non più celando l'animo ribelle,
+ correan per dargli di lor man la morte:
+ e con fatica lo difeser quelle
+ magnanime guerriere e Ruggier forte;
+ che disegnato avean farlo morire
+ d'affanno, di disagio e di martire.
+
+108
+
+ A quella vecchia che l'odiava quanto
+ femina odiare alcun nimico possa,
+ nudo in mano lo dier, legato tanto,
+ che non si scioglierà per una scossa;
+ ed ella, per vendetta del suo pianto,
+ gli andò facendo la persona rossa
+ con un stimulo aguzzo ch'un villano,
+ che quivi si trovò, le pose in mano.
+
+109
+
+ La messaggera e le sue giovani anco,
+ che quell'onta non son mai per scordarsi,
+ non s'hanno più a tener le mani al fianco,
+ né meno che la vecchia, a vendicarsi;
+ ma sì è il desir d'offenderlo, che manco
+ viene il potere, e pur vorrian sfogarsi:
+ chi con sassi il percuote, chi con l'unge;
+ altra lo morde, altra cogli aghi il punge.
+
+110
+
+ Come torrente che superbo faccia
+ lunga pioggia talvolta o nievi sciolte,
+ va ruinoso, e giù da' monti caccia
+ gli arbori e i sassi e i campi e le ricolte;
+ vien tempo poi, che l'orgogliosa faccia
+ gli cade, e sì le forze gli son tolte,
+ ch'un fanciullo, una femina per tutto
+ passar lo puote, e spesso a piede asciutto:
+
+111
+
+ così già fu che Marganorre intorno
+ fece tremar, dovunque udiasi il nome;
+ or venuto è chi gli ha spezzato il corno
+ di tanto orgoglio, e sì le forze dome,
+ che gli puon far sin a' bambini scorno,
+ chi pelargli la barba e chi le chiome.
+ Quindi Ruggiero e le donzelle il passo
+ alla rocca voltar, ch'era sul sasso.
+
+112
+
+ La diè senza contrasto in poter loro
+ chi v'era dentro, e così i ricchi arnesi,
+ ch'in parte messi a sacco, in parte foro
+ dati ad Ullania ed a' compagni offesi.
+ Ricovrato vi fu lo scudo d'oro,
+ e quei tre re ch'avea il tiranno presi,
+ li quai venendo quivi, come parmi
+ d'avervi detto, erano a piè senz'armi;
+
+113
+
+ perché dal dì che fur tolti di sella
+ da Bradamante, a piè sempre eran iti
+ senz'arme, in compagnia de la donzella
+ la qual venìa da sì lontani liti.
+ Non so se meglio o peggio fu di quella,
+ che di lor armi non fusson guerniti.
+ Era ben meglio esser da lor difesa;
+ ma peggio assai, se ne perdean l'impresa:
+
+114
+
+ perché stata saria, com'eran tutte
+ quelle ch'armate avean seco le scorte,
+ al cimitero misere condutte
+ dei due fratelli, e in sacrificio morte.
+ Gli è pur men che morir, mostrar le brutte
+ e disoneste parti, duro e forte;
+ e sempre questo e ogn'altro obbrobrio amorza
+ il poter dir che le sia fatto a forza.
+
+115
+
+ Prima ch'indi si partan le guerriere,
+ fan venir gli abitanti a giuramento,
+ che daranno i mariti alle mogliere
+ de la terra e del tutto il reggimento;
+ e castigato con pene severe
+ sarà chi contrastare abbia ardimento.
+ In somma quel ch'altrove è del marito,
+ che sia qui de la moglie è statuito.
+
+116
+
+ Poi si feccion promettere ch'a quanti
+ mai verrian quivi, non darian ricetto,
+ o fosson cavallieri, o fosson fanti,
+ né 'ntrar li lascerian pur sotto un tetto,
+ se per Dio non giurassino e per santi,
+ o s'altro giuramento v'è più stretto,
+ che sarian sempre de le donne amici,
+ e dei nimici lor sempre nimici;
+
+117
+
+ e s'avranno in quel tempo, e se saranno,
+ tardi o più tosto, mai per aver moglie,
+ che sempre a quelle sudditi saranno,
+ e ubbidienti a tutte le lor voglie.
+ Tornar Marfisa, prima ch'esca l'anno,
+ disse, e che perdan gli arbori le foglie;
+ e se la legge in uso non trovasse,
+ fuoco e ruina il borgo s'aspettasse.
+
+118
+
+ Né quindi si partir, che de l'immondo
+ luogo dov'era, fer Drusilla torre,
+ e col marito in uno avel, secondo
+ ch'ivi potean più riccamente porre.
+ La vecchia facea intanto rubicondo
+ con lo stimulo il dosso a Marganorre:
+ sol si dolea di non aver tal lena,
+ che potesse non dar triegua alla pena.
+
+119
+
+ L'animose guerriere a lato un tempio
+ videno quivi una colonna in piazza,
+ ne la qual fatt'avea quel tiranno empio
+ scriver la legge sua crudele e pazza.
+ Elle, imitando d'un trofeo l'esempio,
+ lo scudo v'attaccaro e la corazza
+ di Marganorre e l'elmo; e scriver fenno
+ la legge appresso, ch'esse al loco denno.
+
+120
+
+ Quivi s'indugiar tanto, che Marfisa
+ fe' por la legge sua ne la colonna,
+ contraria a quella che già v'era incisa
+ a morte ed ignominia d'ogni donna.
+ Da questa compagnia restò divisa
+ quella d'Islanda, per rifar la gonna;
+ che comparire in corte obbrobrio stima,
+ se non si veste ed orna come prima.
+
+121
+
+ Quivi rimase Ullania; e Marganorre
+ di lei restò in potere: ed essa poi,
+ perché non s'abbia in qualche modo a sciorre,
+ e le donzelle un'altra volta annoi,
+ lo fe' un giorno saltar giù d'una torre,
+ che non fe' il maggior salto a' giorni suoi.
+ Non più di lei, né più dei suoi si parli,
+ ma de la compagnia che va verso Arli.
+
+122
+
+ Tutto quel giorno, e l'altro fin appresso
+ l'ora di terza andaro; e poi che furo
+ giunti dove in due strade è il camin fesso
+ (l'una va al campo, e l'altra d'Arli al muro),
+ tornar gli amanti ad abbracciarsi, e spesso
+ a tor commiato, e sempre acerbo e duro.
+ Al fin le donne in campo, e in Arli è gito
+ Ruggiero; ed io il mio canto ho qui finito.
+
+
+
+
+CANTO TRENTOTTESIMO
+
+
+1
+
+ Cortesi donne, che benigna udienza
+ date a' miei versi, io vi veggo al sembiante,
+ che quest'altra sì subita partenza
+ che fa Ruggier da la sua fida amante,
+ vi dà gran noia, e avete displicenza
+ poco minor ch'avesse Bradamante;
+ e fate anco argumento ch'esser poco
+ in lui dovesse l'amoroso fuoco.
+
+2
+
+ Per ogni altra cagion ch'allontanato
+ contra la voglia d'essa se ne fusse,
+ ancor ch'avesse più tesor sperato
+ che Creso o Crasso insieme non ridusse,
+ io crederia con voi, che penetrato
+ non fosse al cor lo stral che lo percusse;
+ ch'un almo gaudio, un così gran contento
+ non potrebbe comprare oro né argento.
+
+3
+
+ Pur, per salvar l'onor, non solamente
+ d'escusa, ma di laude è degno ancora;
+ per salvar, dico, in caso ch'altrimente
+ facendo, biasmo ed ignominia fôra:
+ e se la donna fosse renitente
+ ed ostinata in fargli far dimora,
+ darebbe di sé indizio e chiaro segno
+ o d'amar poco o d'aver poco ingegno.
+
+4
+
+ Che se l'amante de l'amato deve
+ la vita amar più de la propria, o tanto
+ (io parlo d'uno amante a cui non lieve
+ colpo d'Amor passò più là del manto);
+ al piacer tanto più, ch'esso riceve,
+ l'onor di quello antepor deve, quanto
+ l'onore è di più pregio che la vita,
+ ch'a tutti altri piaceri è preferita.
+
+5
+
+ Fece Ruggiero il debito a seguire
+ il suo signor, che non se ne potea,
+ se non con ignominia, dipartire;
+ che ragion di lasciarlo non avea.
+ E s'Almonte gli fe' il padre morire,
+ tal colpa in Agramante non cadea;
+ ch'in molti effetti avea con Ruggier poi
+ emendato ogni error dei maggior suoi.
+
+6
+
+ Farà Ruggiero il debito a tornare
+ al suo signore; ed ella ancor lo fece,
+ che sforzar non lo volse di restare,
+ come potea, con iterata prece.
+ Ruggier potrà alla donna satisfare
+ a un altro tempo, s'or non satisfece:
+ ma all'onor, chi gli manca d'un momento,
+ non può in cento anni satisfar né in cento.
+
+7
+
+ Torna Ruggiero in Arli, ove ha ritratta
+ Agramante la gente che gli avanza.
+ Bradamante e Marfisa, che contratta
+ col parentado avean grande amistanza,
+ andaro insieme ove re Carlo fatta
+ la maggior prova avea di sua possanza,
+ sperando, o per battaglia o per assedio,
+ levar di Francia così lungo tedio.
+
+8
+
+ Di Bradamante, poi che conosciuta
+ in campo fu, si fe' letizia e festa:
+ ognun la riverisce e la saluta;
+ ed ella a questo e a quel china la testa.
+ Rinaldo, come udì la sua venuta,
+ le venne incontra; né Ricciardo resta
+ né Ricciardetto od altri di sua gente,
+ e la raccoglion tutti allegramente.
+
+9
+
+ Come s'intese poi che la compagna
+ era Marfisa, in arme sì famosa,
+ che dal Cataio ai termini di Spagna
+ di mille chiare palme iva pomposa;
+ non è povero o ricco che rimagna
+ nel padiglion: la turba disiosa
+ vien quinci e quindi, e s'urta, storpia e preme
+ sol per veder sì bella coppia insieme.
+
+10
+
+ A Carlo riverenti appresentarsi.
+ Questo fu il primo dì (scrive Turpino)
+ che fu vista Marfisa inginocchiarsi;
+ che sol le parve il figlio di Pipino
+ degno, a cui tanto onor dovesse farsi,
+ tra quanti, o mai nel popul saracino
+ o nel cristiano, imperatori e regi
+ per virtù vide o per ricchezza egregi.
+
+11
+
+ Carlo benignamente la raccolse,
+ e le uscì incontra fuor dei padiglioni;
+ e che sedesse a lato suo poi volse
+ sopra tutti re, principi e baroni.
+ Si diè licenza a chi non se la tolse;
+ sì che tosto restaro in pochi e buoni:
+ restaro i paladini e i gran signori;
+ la vilipesa plebe andò di fuori.
+
+12
+
+ Marfisa cominciò con grata voce:
+ — Eccelso, invitto e glorioso Augusto,
+ che dal mar Indo alla Tirinzia foce,
+ dal bianco Scita all'Etiope adusto
+ riverir fai la tua candida croce,
+ né di te regna il più saggio o 'l più giusto;
+ tua fama, ch'alcun termine non serra,
+ qui tratto m'ha fin da l'estrema terra.
+
+13
+
+ E, per narrarti il ver, sola mi mosse
+ invidia, e sol per farti guerra io venni,
+ acciò che sì possente un re non fosse,
+ che non tenesse la legge ch'io tenni.
+ Per questo ho fatto le campagne rosse
+ del cristian sangue; ed altri fieri cenni
+ era per farti da crudel nimica,
+ se non cadea chi mi t'ha fatto amica.
+
+14
+
+ Quando nuocer pensai più alle tue squadre,
+ io trovo (e come sia dirò più adagio)
+ che 'l bon Ruggier di Risa fu mio padre,
+ tradito a torto dal fratel malvagio.
+ Portommi in corpo mia misera madre
+ di là dal mare, e nacqui in gran disagio.
+ Nutrimmi un mago infin al settimo anno,
+ a cui gli Arabi poi rubata m'hanno.
+
+15
+
+ E mi vendero in Persia per ischiava
+ a un re che poi cresciuta io posi a morte;
+ che mia virginità tor mi cercava.
+ Uccisi lui con tutta la sua corte;
+ tutta cacciai la sua progenie prava,
+ e presi il regno; e tal fu la mia sorte,
+ che diciotto anni d'uno o di due mesi
+ io non passai, che sette regni presi.
+
+16
+
+ E di tua fama invidiosa, come
+ io t'ho già detto, avea fermo nel core
+ la grande altezza abbatter del tuo nome:
+ forse il faceva, o forse era in errore.
+ Ma ora avvien che questa voglia dome,
+ e faccia cader l'ale al mio furore,
+ l'aver inteso, poi che qui son giunta,
+ come io ti son d'affinità congiunta.
+
+17
+
+ E come il padre mio parente e servo
+ ti fu, ti son parente e serva anch'io:
+ e quella invidia e quell'odio protervo
+ il qual io t'ebbi un tempo, or tutto oblio;
+ anzi contra Agramante io lo riservo,
+ e contra ogn'altro che sia al padre o al zio
+ di lui stato parente, che fur rei
+ di porre a morte i genitori miei. —
+
+18
+
+ E seguitò, voler cristiana farsi,
+ e dopo ch'avrà estinto il re Agramante,
+ voler piacendo a Carlo, ritornarsi
+ a battezzare il suo regno in Levante;
+ ed indi contra tutto il mondo armarsi,
+ ove Macon s'adori e Trivigante;
+ e con promission, ch'ogni suo acquisto
+ sia de l'Impero e de la fé di Cristo.
+
+19
+
+ L'imperator, che non meno eloquente
+ era, che fosse valoroso e saggio,
+ molto esaltando la donna eccellente,
+ e molto il padre e molto il suo lignaggio,
+ rispose ad ogni parte umanamente,
+ e mostrò in fronte aperto il suo coraggio;
+ e conchiuse ne l'ultima parola,
+ per parente accettarla e per figliuola.
+
+20
+
+ E qui si leva, e di nuovo l'abbraccia,
+ e, come figlia, bacia ne la fronte.
+ Vengono tutti con allegra faccia
+ quei di Mongrana e quei di Chiaramonte.
+ Lungo a dir fôra, quanto onor le faccia
+ Rinaldo, che di lei le prove conte
+ vedute avea più volte al paragone,
+ quando Albracca assediar col suo girone.
+
+21
+
+ Lungo a dir fôra, quanto il giovinetto
+ Guidon s'allegri di veder costei,
+ Aquilante e Grifone e Sansonetto
+ ch'alla città crudel furon con lei;
+ Malagigi e Viviano e Ricciardetto,
+ ch'all'occision de' Maganzesi rei
+ e di quei venditori empi di Spagna
+ l'aveano avuta sì fedel compagna.
+
+22
+
+ Apparecchiar per lo seguente giorno,
+ ed ebbe cura Carlo egli medesmo,
+ che fosse un luogo riccamente adorno,
+ ove prendesse Marfisa battesmo.
+ I vescovi e gran chierici d'intorno,
+ che le leggi sapean del cristianesmo,
+ fece raccorre, acciò da lor in tutta
+ la santa fé fosse Marfisa istrutta.
+
+23
+
+ Venne in pontificale abito sacro
+ l'arcivesco Turpino, e battizzolla:
+ Carlo dal salutifero lavacro
+ con cerimonie debite levolla.
+ Ma tempo è ormai ch'al capo voto e macro
+ di senno si soccorra con l'ampolla,
+ con che dal ciel più basso ne venìa
+ il duca Astolfo sul carro d'Elia.
+
+24
+
+ Sceso era Astolfo dal giro lucente
+ alla maggiore altezza de la terra,
+ con la felice ampolla che la mente
+ dovea sanare al gran mastro di guerra.
+ Un'erba quivi di virtù eccellente
+ mostra Giovanni al duca d'Inghilterra:
+ con essa vuol ch'al suo ritorno tocchi
+ al re di Nubia e gli risani gli occhi;
+
+25
+
+ acciò per questi e per li primi merti
+ gente gli dia con che Biserta assaglia.
+ E come poi quei populi inesperti
+ armi ed acconci ad uso di battaglia,
+ e senza danno passi pei deserti
+ ove l'arena gli uomini abbarbaglia,
+ a punto a punto l'ordine che tegna,
+ tutto il vecchio santissimo gl'insegna.
+
+26
+
+ Poi lo fe' rimontar su quello alato
+ che di Ruggiero, e fu prima d'Atlante.
+ Il paladin lasciò, licenziato
+ da San Giovanni, le contrade sante;
+ e secondando il Nilo a lato a lato,
+ tosto i Nubi apparir si vide inante;
+ e ne la terra che del regno è capo
+ scese da l'aria, e ritrovò il Senapo.
+
+27
+
+ Molto fu il gaudio e molta fu la gioia
+ che portò a quel signor nel suo ritorno;
+ che ben si raccordava de la noia
+ che gli avea tolta, de l'arpie, d'intorno.
+ Ma poi che la grossezza gli discuoia
+ di quello umor che già gli tolse il giorno,
+ e che gli rende la vista di prima,
+ l'adora e cole, e come un Dio sublima:
+
+28
+
+ sì che non pur la gente che gli chiede
+ per muover guerra al regno di Biserta,
+ ma centomila sopra gli ne diede,
+ e gli fe' ancor di sua persona offerta.
+ La gente a pena, ch'era tutta a piede,
+ potea capir ne la campagna aperta;
+ che di cavalli ha quel paese inopia,
+ ma d'elefanti e de camelli copia.
+
+29
+
+ La notte inanzi il dì che a suo camino
+ l'esercito di Nubia dovea porse,
+ montò su l'ippogrifo il paladino,
+ e verso mezzodì con fretta corse,
+ tanto che giunse al monte che l'austrino
+ vento produce e spira contra l'Orse.
+ Trovò la cava, onde per stretta bocca,
+ quando si desta, il furioso scocca.
+
+30
+
+ E come raccordògli il suo maestro,
+ avea seco arrecato un utre voto,
+ il qual, mentre ne l'antro oscuro e alpestro,
+ affaticato dorme il fiero Noto,
+ allo spiraglio pon tacito e destro:
+ ed è l'aguato in modo al vento ignoto,
+ che, credendosi uscir fuor la dimane,
+ preso e legato in quello utre rimane.
+
+31
+
+ Di tanta preda il paladino allegro,
+ ritorna in Nubia, e la medesma luce
+ si pone a caminar col popul negro,
+ e vettovaglia dietro si conduce.
+ A salvamento con lo stuolo integro
+ verso l'Atlante il glorioso duce
+ pel mezzo vien de la minuta sabbia,
+ senza temer che 'l vento a nuocer gli abbia.
+
+32
+
+ E giunto poi di qua dal giogo, in parte
+ onde il pian si discuopre e la marina,
+ Astolfo elegge la più nobil parte
+ del campo, e la meglio atta a disciplina;
+ e qua e là per ordine la parte
+ a piè d'un colle, ove nel pian confina.
+ Quivi la lascia, e su la cima ascende
+ in vista d'uom ch'a gran pensieri intende.
+
+33
+
+ Poi che, inchinando le ginocchia, fece
+ al santo suo maestro orazione,
+ sicuro che sia udita la sua prece,
+ copia di sassi a far cader si pone.
+ Oh quanto a chi ben crede in Cristo, lece!
+ I sassi, fuor di natural ragione
+ crescendo, si vedean venire in giuso,
+ e formar ventre e gambe e collo e muso:
+
+34
+
+ e con chiari anitrir giù per quei calli
+ venian saltando, e giunti poi nel piano
+ scuotean le groppe, e fatti eran cavalli,
+ chi baio e chi leardo e chi rovano.
+ La turba ch'aspettando ne le valli
+ stava alla posta, lor dava di mano:
+ sì che in poche ore fur tutti montati;
+ che con sella e con freno erano nati.
+
+35
+
+ Ottantamila cento e dua in un giorno
+ fe', di pedoni, Astolfo cavallieri.
+ Con questi tutta scorse Africa intorno,
+ facendo prede, incendi e prigionieri.
+ Posto Agramante avea fin al ritorno
+ il re di Fersa e 'l re degli Algazeri,
+ col re Branzardo a guardia del paese:
+ e questi si fer contra al duca inglese;
+
+36
+
+ prima avendo spacciato un suttil legno,
+ ch'a vele e a remi andò battendo l'ali,
+ ad Agramante aviso, come il regno
+ patia dal re de' Nubi oltraggi e mali.
+ Giorno e notte andò quel senza ritegno,
+ tanto che giunse ai liti provenzali;
+ e trovò in Arli il suo re mezzo oppresso,
+ che 'l campo avea di Carlo un miglio appresso.
+
+37
+
+ Sentendo il re Agramante a che periglio,
+ per guadagnare il regno di Pipino,
+ lasciava il suo, chiamar fece a consiglio
+ principi e re del popul saracino.
+ E poi ch'una o due volte girò il ciglio
+ quinci a Marsilio e quindi al re Sobrino,
+ i quai d'ogni altro fur, che vi venisse,
+ i duo più antiqui e saggi, così disse:
+
+38
+
+ — Quantunque io sappia come mal convegna
+ a un capitano dir: non mel pensai,
+ pur lo dirò; che quando un danno vegna
+ da ogni discorso uman lontano assai,
+ a quel fallir par che sia escusa degna:
+ e qui si versa il caso mio; ch'errai
+ a lasciar d'arme l'Africa sfornita,
+ se da li Nubi esser dovea assalita.
+
+39
+
+ Ma chi pensato avria, fuor che Dio solo,
+ a cui non è cosa futura ignota,
+ che dovesse venir con sì gran stuolo
+ a farne danno gente sì remota?
+ tra i quali e noi giace l'instabil suolo
+ di quella arena ognor da' venti mota.
+ Pur è venuta ad assediar Biserta,
+ ed ha in gran parte l'Africa deserta.
+
+40
+
+ Or sopra ciò vostro consiglio chieggio:
+ se partirmi di qui senza far frutto,
+ o pur seguir tanto l'impresa deggio,
+ che prigion Carlo meco abbi condutto;
+ o come insieme io salvi il nostro seggio,
+ e questo imperial lasci distrutto.
+ S'alcun di voi sa dir, priego nol taccia,
+ acciò si trovi il meglio, e quel si faccia. —
+
+41
+
+ Così disse Agramante; e volse gli occhi
+ al re di Spagna, che gli sedea appresso,
+ come mostrando di voler che tocchi
+ di quel c'ha detto, la risposta ad esso.
+ E quel, poi che surgendo ebbe i ginocchi
+ per riverenza, e così il capo flesso,
+ nel suo onorato seggio si raccolse;
+ indi la lingua a tai parole sciolse:
+
+42
+
+ — O bene o mal che la Fama ci apporti,
+ signor, di sempre accrescere ha in usanza.
+ Perciò non sarà mai ch'io mi sconforti,
+ o mai più del dover pigli baldanza
+ per casi o buoni o rei, che sieno sorti:
+ ma sempre avrò di par tema e speranza
+ ch'esser debban minori, e non del modo
+ ch'a noi per tante lingue venir odo.
+
+43
+
+ E tanto men prestar gli debbo fede,
+ quanto più al verisimile s'oppone.
+ Or se gli è verisimile si vede,
+ ch'abbia con tanto numer di persone
+ posto ne la pugnace Africa il piede
+ un re di sì lontana regione,
+ traversando l'arene a cui Cambise
+ con male augurio il popul suo commise.
+
+44
+
+ Crederò ben, che sian gli Arabi scesi
+ da le montagne, ed abbian dato il guasto,
+ e saccheggiato, e morti uomini e presi,
+ ove trovato avran poco contrasto;
+ e che Branzardo che di quei paesi
+ luogotenente e viceré è rimasto,
+ per le decine scriva le migliaia,
+ acciò la scusa sua più degna paia.
+
+45
+
+ Vo' concedergli ancor che sieno i Nubi
+ per miracol dal ciel forse piovuti:
+ o forse ascosi venner ne le nubi;
+ poi che non fur mai per camin veduti.
+ Temi tu che tal gente Africa rubi,
+ se ben di più soccorso non l'aiuti?
+ Il tuo presidio avria ben trista pelle,
+ quando temesse un populo sì imbelle.
+
+46
+
+ Ma se tu mandi ancor che poche navi,
+ pur che si veggan gli stendardi tuoi,
+ non scioglieran di qua sì tosto i cavi,
+ che fuggiranno nei confini suoi
+ questi, o sien Nubi o sieno Arabi ignavi,
+ ai quali il ritrovarti qui con noi,
+ separato pel mar da la tua terra,
+ ha dato ardir di romperti la guerra.
+
+47
+
+ Or piglia il tempo che, per esser senza
+ il suo nipote Carlo, hai di vendetta:
+ poi ch'Orlando non c'è, far resistenza
+ non ti può alcun de la nimica setta.
+ Se per non veder lasci, o negligenza,
+ l'onorata vittoria che t'aspetta,
+ volterà il calvo, ove ora il crin ne mostra,
+ con molto danno e lunga infamia nostra. —
+
+48
+
+ Con questo ed altri detti accortamente
+ l'Ispano persuader vuol nel concilio
+ che non esca di Francia questa gente,
+ fin che Carlo non sia spinto in esilio.
+ Ma il re Sobrin, che vide apertamente
+ il camino a che andava il re Marsilio,
+ che più per l'util proprio queste cose,
+ che pel commun dicea, così rispose:
+
+49
+
+ — Quando io ti confortava a stare in pace,
+ fosse io stato, signor, falso indovino;
+ o tu, se io dovea pure esser verace,
+ creduto avessi al tuo fedel Sobrino,
+ e non più tosto a Rodomonte audace,
+ a Marbalusto, a Alzirdo e a Martasino,
+ li quali ora vorrei qui avere a fronte:
+ ma vorrei più degli altri Rodomonte,
+
+50
+
+ per rinfacciargli che volea di Francia
+ far quel che si faria d'un fragil vetro,
+ e in cielo e ne lo 'nferno la tua lancia
+ seguire, anzi lasciarsela di dietro;
+ poi nel bisogno si gratta la pancia
+ ne l'ozio immerso abominoso e tetro:
+ ed io, che per predirti il vero allora
+ codardo detto fui, son teco ancora;
+
+51
+
+ e sarò sempremai, fin ch'io finisca
+ questa vita ch'ancor che d'anni grave,
+ porsi incontra ogni dì per te s'arrisca
+ a qualunque di Francia più nome have.
+ Né sarà alcun, sia chi si vuol, ch'ardisca
+ di dir che l'opre mie mai fosser prave:
+ e non han più di me fatto, né tanto,
+ molti che si donar di me più vanto.
+
+52
+
+ Dico così, per dimostrar che quello
+ ch'io dissi allora, e che ti voglio or dire,
+ né da viltade vien né da cor fello,
+ ma d'amor vero e da fedel servire.
+ Io ti conforto ch'al paterno ostello,
+ più tosto che tu pòi, vogli redire;
+ che poco saggio si può dir colui
+ che perde il suo per acquistar l'altrui.
+
+53
+
+ S'acquisto c'è, tu 'l sai. Trentadui fummo
+ re tuoi vassalli a uscir teco del porto:
+ or, se di nuovo il conto ne rassummo,
+ c'è a pena il terzo, e tutto 'l resto è morto.
+ Che non ne cadan più, piaccia a Dio summo:
+ ma se tu vuoi seguir, temo di corto,
+ che non ne rimarrà quarto né quinto;
+ e 'l miser popul tuo fia tutto estinto.
+
+54
+
+ Ch'Orlando non ci sia, ne aiuta; ch'ove
+ siàn pochi, forse alcun non ci saria.
+ Ma per questo il periglio non rimuove,
+ se ben prolunga nostra sorte ria.
+ Ecci Rinaldo, che per molte prove
+ mostra che non minor d'Orlando sia:
+ c'è il suo lignaggio e tutti i paladini,
+ timore eterno a' nostri Saracini.
+
+55
+
+ Ed hanno appresso quel secondo Marte
+ (ben che i nimici al mio dispetto lodo),
+ io dico il valoroso Brandimarte,
+ non men d'Orlando ad ogni prova sodo;
+ del qual provata ho la virtude in parte,
+ parte ne veggo all'altrui spese ed odo.
+ Poi son più dì che non c'è Orlando stato;
+ e più perduto abbiàn che guadagnato.
+
+56
+
+ Se per adietro abbiàn perduto, io temo
+ che da qui inanzi perderen più in grosso.
+ Del nostro campo Mandricardo è scemo:
+ Gradasso il suo soccorso n'ha rimosso:
+ Marfisa n'ha lasciata al punto estremo,
+ e così il re d'Algier, di cui dir posso
+ che, se fosse fedel come gagliardo,
+ poco uopo era Gradasso o Mandricardo.
+
+57
+
+ Ove sono a noi tolti questi aiuti,
+ e tante mila son dei nostri morti;
+ e quei ch'a venir han, son già venuti,
+ né s'aspetta altro legno che n'apporti:
+ quattro son giunti a Carlo, non tenuti
+ manco d'Orlando o di Rinaldo forti;
+ e con ragion; che da qui sino a Battro
+ potresti mal trovar tali altri quattro.
+
+58
+
+ Non so se sai chi sia Guidon Selvaggio
+ e Sansonetto e i figli d'Oliviero.
+ Di questi fo più stima e più tema aggio,
+ che d'ogni altro lor duca e cavalliero
+ che di Lamagna o d'altro stran linguaggio
+ sia contra noi per aiutar l'Impero:
+ ben ch'importa anco assai la gente nuova
+ ch'a' nostri danni in campo si ritrova.
+
+59
+
+ Quante volte uscirai alla campagna,
+ tanto avrai la peggiore, o sarai rotto.
+ Se spesso perdé il campo Africa e Spagna,
+ quando siàn stati sedici per otto,
+ che sarà poi ch'Italia e che Lamagna
+ con Francia è unita, e 'l populo anglo e scotto,
+ e che sei contra dodici saranno?
+ Ch'altro si può sperar, che biasmo e danno?
+
+60
+
+ La gente qui, là perdi a un tempo il regno,
+ s'in questa impresa più duri ostinato;
+ ove, s'al ritornar muti disegno,
+ l'avanzo di noi servi con lo stato.
+ Lasciar Marsilio è di te caso indegno,
+ ch'ognun te ne terrebbe molto ingrato:
+ ma c'è rimedio, far con Carlo pace;
+ ch'a lui deve piacer, se a te pur piace.
+
+61
+
+ Pur se ti par che non ci sia il tuo onore,
+ se tu, che prima offeso sei, la chiedi;
+ e la battaglia più ti sta nel core,
+ che, come sia fin qui successa, vedi;
+ studia almen di restarne vincitore:
+ il che forse averrà, se tu mi credi;
+ se d'ogni tua querela a un cavalliero
+ darai l'assunto, e se quel fia Ruggiero.
+
+62
+
+ Io 'l so, e tu 'l sai che Ruggier nostro è tale,
+ che già da solo a sol con l'arme in mano
+ non men d'Orlando o di Rinaldo vale,
+ né d'alcun altro cavallier cristiano.
+ Ma se tu vuoi far guerra universale,
+ ancor che 'l valor suo sia sopraumano,
+ egli però non sarà più ch'un solo,
+ ed avrà di par suoi contra uno stuolo.
+
+63
+
+ A me par, s'a te par, ch'a dir si mandi
+ al re cristian, che per finir le liti,
+ e perché cessi il sangue che tu spandi
+ ognor de' suoi, egli de' tuo' infiniti;
+ che contra un tuo guerrier tu gli domandi
+ che metta in campo uno dei suoi più arditi;
+ e faccian questi duo tutta la guerra,
+ fin che l'un vinca, e l'altro resti in terra:
+
+64
+
+ con patto, che qual d'essi perde, faccia
+ che 'l suo re all'altro re tributo dia.
+ Questa condizion non credo spiaccia
+ a Carlo, ancor che sul vantaggio sia.
+ Mi fido sì ne le robuste braccia
+ poi di Ruggier, che vincitor ne fia;
+ e ragion tanta è da la nostra parte,
+ che vincerà, s'avesse incontra Marte. —
+
+65
+
+ Con questi ed altri più efficaci detti
+ fece Sobrin sì che 'l partito ottenne;
+ e gl'interpreti fur quel giorno eletti,
+ e quel dì a Carlo l'imbasciata venne.
+ Carlo ch'avea tanti guerrier perfetti,
+ vinta per sé quella battaglia tenne,
+ di cui l'impresa al buon Rinaldo diede,
+ in ch'avea, dopo Orlando, maggior fede.
+
+66
+
+ Di questo accordo lieto parimente
+ l'uno esercito e l'altro si godea;
+ che 'l travaglio del corpo e de la mente
+ tutti avea stanchi e a tutti rincrescea.
+ Ognun di riposare il rimanente
+ de la sua vita disegnato avea;
+ ognun maledicea l'ire e i furori
+ ch'a risse e a gare avean lor desti i cori.
+
+67
+
+ Rinaldo che esaltar molto si vede,
+ che Carlo in lui di quel che tanto pesa,
+ via più ch'in tutti gli altri, ha avuto fede,
+ lieto si mette all'onorata impresa.
+ Ruggier non stima; e veramente crede
+ che contra sé non potrà far difesa:
+ che suo pari esser possa non gli è aviso,
+ se ben in campo ha Mandricardo ucciso.
+
+68
+
+ Ruggier da l'altra parte, ancor che molto
+ onor gli sia che 'l suo re l'abbia eletto,
+ e pel miglior di tutti i buoni tolto,
+ a cui commetta un sì importante effetto;
+ pur mostra affanno e gran mestizia in volto,
+ non per paura che gli turbi il petto;
+ che non ch'un sol Rinaldo, ma non teme
+ se fosse con Rinaldo Orlando insieme:
+
+69
+
+ ma perché vede esser di lui sorella
+ la sua cara e fidissima consorte
+ ch'ognor scrivendo stimula e martella,
+ come colei ch'è ingiuriata forte.
+ Or s'alle vecchie offese aggiunge quella
+ d'entrare in campo a porle il frate a morte,
+ se la farà, d'amante, così odiosa,
+ ch'a placarla mai più fia dura cosa.
+
+70
+
+ Se tacito Ruggier s'affligge ed ange
+ de la battaglia che mal grado prende,
+ la sua cara moglier lacrima e piange,
+ come la nuova indi a poche ore intende.
+ Batte il bel petto, e l'auree chiome frange,
+ e le guance innocenti irriga e offende;
+ e chiama con ramarichi e querele
+ Ruggiero ingrato, e il suo destin crudele.
+
+71
+
+ D'ogni fin che sortisca la contesa,
+ a lei non può venir altro che doglia.
+ Ch'abbia a morir Ruggiero in questa impresa,
+ pensar non vuol; che par che 'l cor le toglia.
+ Quando anco, per punir più d'una offesa,
+ la ruina di Francia Cristo voglia,
+ oltre che sarà morto il suo fratello,
+ seguirà un danno a lei più acerbo e fello:
+
+72
+
+ che non potrà, se non con biasmo e scorno,
+ e nimicizia di tutta sua gente,
+ fare al marito suo mai più ritorno,
+ sì che lo sappia ognun publicamente,
+ come s'avea, pensando notte e giorno,
+ più volte disegnato ne la mente:
+ e tra lor era la promessa tale,
+ che 'l ritrarsi e il pentir più poco vale.
+
+73
+
+ Ma quella usata ne le cose avverse
+ di non mancarle di soccorsi fidi,
+ dico Melissa maga, non sofferse
+ udirne il pianto e i dolorosi gridi;
+ e venne a consolarla, e le proferse,
+ quando ne fosse il tempo, alti sussidi,
+ e disturbar quella pugna futura
+ di ch'ella piange e si pon tanta cura.
+
+74
+
+ Rinaldo intanto e l'inclito Ruggiero
+ apparechiavan l'arme alla tenzone,
+ di cui dovea l'eletta al cavalliero
+ che del romano Imperio era campione:
+ e come quel, che poi che 'l buon destriero
+ perdé Baiardo, andò sempre pedone,
+ si elesse a piè, coperto a piastra e a maglia,
+ con l'azza e col pugnal far la battaglia.
+
+75
+
+ O fosse caso, o fosse pur ricordo
+ di Malagigi suo provido e saggio,
+ che sapea quanto Balisarda ingordo
+ il taglio avea di fare all'arme oltraggio;
+ combatter senza spada fur d'accordo
+ l'uno e l'altro guerrier, come detto aggio.
+ Del luogo s'accordar presso alle mura
+ de l'antiquo Arli, in una gran pianura.
+
+76
+
+ A pena avea la vigilante Aurora
+ da l'ostel di Titon fuor messo il capo,
+ per dare al giorno terminato, e all'ora
+ ch'era prefissa alla battaglia, capo;
+ quando di qua e di là vennero fuora
+ i deputati; e questi in ciascun capo
+ degli steccati i padiglion tiraro,
+ appresso ai quali ambi un altar fermaro.
+
+77
+
+ Non molto dopo, istrutto a schiera a schiera,
+ si vide uscir l'esercito pagano.
+ In mezzo armato e suntuoso v'era
+ di barbarica pompa il re africano;
+ e s'un baio corsier di chioma nera,
+ di fronte bianca, e di duo piè balzano,
+ a par a par con lui venìa Ruggiero,
+ a cui servir non è Marsilio altiero.
+
+78
+
+ L'elmo, che dianzi con travaglio tanto
+ trasse di testa al re di Tartaria,
+ l'elmo, che celebrato in maggior canto
+ portò il troiano Ettòr mill'anni pria,
+ gli porta il re Marsilio a canto a canto:
+ altri principi ed altra baronia
+ s'hanno partite l'altr'arme fra loro,
+ ricche di gioie e ben fregiate d'oro.
+
+79
+
+ Da l'altra parte fuor dei gran ripari
+ re Carlo uscì con la sua gente d'arme,
+ con gli ordini medesmi e modi pari
+ che terria se venisse al fatto d'arme.
+ Cingonlo intorno i suoi famosi pari;
+ e Rinaldo è con lui con tutte l'arme,
+ fuor che l'elmo che fu del re Mambrino,
+ che porta Ugier Danese paladino.
+
+80
+
+ E di due azze ha il duca Namo l'una,
+ e l'altra Salamon re di Bretagna.
+ Carlo da un lato i suoi tutti raguna;
+ da l'altro son quei d'Africa e di Spagna.
+ Nel mezzo non appar persona alcuna:
+ voto riman gran spazio di campagna,
+ che per bando commune a chi vi sale,
+ eccetto ai duo guerrieri, è capitale.
+
+81
+
+ Poi che de l'arme la seconda eletta
+ si diè al campion del populo pagano,
+ duo sacerdoti, l'un de l'una setta,
+ l'altro de l'altra, uscir coi libri in mano.
+ In quel del nostro è la vita perfetta
+ scritta di Cristo; e l'altro è l'Alcorano.
+ Con quel de l'Evangelio si fe' inante
+ l'imperator, con l'altro il re Agramante.
+
+82
+
+ Giunto Carlo all'altar che statuito
+ i suoi gli aveano, al ciel levò le palme,
+ e disse: — O Dio, c'hai di morir patito
+ per redimer da morte le nostr'alme;
+ o Donna, il cui valor fu sì gradito,
+ che Dio prese da te l'umane salme,
+ e nove mesi fu nel tuo santo alvo,
+ sempre serbando il fior virgineo salvo:
+
+83
+
+ siatemi testimoni, ch'io prometto
+ per me e per ogni mia successione
+ al re Agramante, ed a chi dopo eletto
+ sarà al governo di sua regione,
+ dar venti some ogni anno d'oro schietto,
+ s'oggi qui riman vinto il mio campione;
+ e ch'io prometto subito la triegua
+ incominciar, che poi perpetua segua:
+
+84
+
+ e se 'n ciò manco, subito s'accenda
+ la formidabil ira d'ambidui,
+ la qual me solo e i miei figliuoli offenda,
+ non alcun altro che sia qui con nui;
+ sì che in brevissima ora si comprenda
+ che sia il mancar de la promessa a vui. —
+ Così dicendo, Carlo sul Vangelo
+ tenea la mano, e gli occhi fissi al cielo.
+
+85
+
+ Si levan quindi, e poi vanno all'altare
+ che riccamente avean pagani adorno;
+ ove giurò Agramante, ch'oltre al mare
+ con l'esercito suo faria ritorno,
+ ed a Carlo daria tributo pare,
+ se restasse Ruggier vinto quel giorno;
+ e perpetua tra lor triegua saria,
+ coi patti ch'avea Carlo detti pria.
+
+86
+
+ E similmente con parlar non basso,
+ chiamando in testimonio il gran Maumette,
+ sul libro ch'in man tiene il suo papasso,
+ ciò che detto ha, tutto osservar promette.
+ Poi del campo si partono a gran passo,
+ e tra i suoi l'uno e l'altro si rimette:
+ poi quel par di campioni a giurar venne;
+ e 'l giuramento lor questo contenne:
+
+87
+
+ Ruggier promette, se de la tenzone
+ il suo re viene o manda a disturbarlo,
+ che né suo guerrier più, né suo barone
+ esser mai vuol, ma darsi tutto a Carlo.
+ Giura Rinaldo ancor, che se cagione
+ sarà del suo signor quindi levarlo,
+ fin che non resti vinto egli o Ruggiero,
+ si farà d'Agramante cavalliero.
+
+88
+
+ Poi che le cerimonie finite hanno,
+ si ritorna ciascun da la sua parte;
+ né v'indugiano molto, che lor danno
+ le chiare trombe segno al fiero marte.
+ Or gli animosi a ritrovar si vanno,
+ con senno i passi dispensando ed arte.
+ Ecco si vede incominciar l'assalto,
+ sonar il ferro, or girar basso, or alto.
+
+89
+
+ Or inanzi col calce, or col martello
+ accennan quando al capo e quando al piede,
+ con tal destrezza e con modo sì snello,
+ ch'ogni credenza il raccontarlo eccede.
+ Ruggier che combattea contro il fratello
+ di chi la misera alma gli possiede,
+ a ferir lo venìa con tal riguardo,
+ che stimato ne fu manco gagliardo.
+
+90
+
+ Era a parar, più ch'a ferire, intento,
+ e non sapea egli stesso il suo desire:
+ spegner Rinaldo saria malcontento,
+ né vorria volentieri egli morire.
+ Ma ecco giunto al termine mi sento,
+ ove convien l'istoria diferire.
+ Ne l'altro canto il resto intenderete,
+ s'udir ne l'altro canto mi vorrete.
+
+
+
+
+CANTO TRENTANOVESIMO
+
+
+1
+
+ L'affanno di Ruggier ben veramente
+ è sopra ogn'altro duro, acerbo e forte,
+ di cui travaglia il corpo, e più la mente,
+ poi che di due fuggir non può una morte;
+ o da Rinaldo, se di lui possente
+ fia meno, o se fia più, da la consorte:
+ che se 'l fratel le uccide, sa ch'incorre
+ ne l'odio suo, che più che morte aborre.
+
+2
+
+ Rinaldo, che non ha simil pensiero,
+ in tutti i modi alla vittoria aspira:
+ mena de l'azza dispettoso e fiero;
+ quando alle braccia e quando al capo mira.
+ Volteggiando con l'asta il buon Ruggiero
+ ribatte il colpo, e quinci e quindi gìra;
+ e se percuote pur, disegna loco
+ ove possa a Rinaldo nuocer poco.
+
+3
+
+ Alla più parte dei signor pagani
+ troppo par disegual esser la zuffa:
+ troppo è Ruggier pigro a menar le mani,
+ troppo Rinaldo il giovine ribuffa.
+ Smarrito in faccia il re degli Africani
+ mira l'assalto, e ne sospira e sbuffa:
+ ed accusa Sobrin, da cui procede
+ tutto l'error, che 'l mal consiglio diede.
+
+4
+
+ Melissa in questo tempo, ch'era fonte
+ di quanto sappia incantatore o mago,
+ avea cangiata la feminil fronte,
+ e del gran re d'Algier presa l'imago:
+ sembrava al viso, ai gesti Rodomonte,
+ e parea armata di pelle di drago;
+ e tal lo scudo e tal la spada al fianco
+ avea, quale usava egli, e nulla manco.
+
+5
+
+ Spinse il demonio inanzi al mesto figlio
+ del re Troiano, in forma di cavallo;
+ e con gran voce e con turbato ciglio
+ disse: — Signor, questo è pur troppo fallo,
+ ch'un giovene inesperto a far periglio,
+ contra un sì forte e sì famoso Gallo
+ abbiate eletto in cosa di tal sorte,
+ che 'l regno e l'onor d'Africa n'importe.
+
+6
+
+ Non si lassi seguir questa battaglia,
+ che ne sarebbe in troppo detrimento.
+ Su Rodomonte sia, né ve ne caglia,
+ l'avere il patto rotto e 'l giuramento.
+ Dimostri ognun come sua spada taglia:
+ poi ch'io ci sono, ognun di voi val cento. —
+ Poté questo parlar sì in Agramante,
+ che senza più pensar si cacciò inante.
+
+7
+
+ Il creder d'aver seco il re d'Algieri
+ fece che si curò poco del patto;
+ e non avria di mille cavallieri
+ giunti in suo aiuto sì gran stima fatto.
+ Perciò lance abbassar, spronar destrieri
+ di qua di là veduto fu in un tratto.
+ Melissa, poi che con sue finte larve
+ la battaglia attaccò, subito sparve.
+
+8
+
+ I duo campion che vedeno turbarsi
+ contra ogni accordo, contra ogni promessa,
+ senza più l'un con l'altro travagliarsi,
+ anzi ogni ingiuria avendosi rimessa,
+ fede si dàn né qua né là impacciarsi,
+ fin che la cosa non sia meglio espressa,
+ chi stato sia che i patti ha rotto inante,
+ o 'l vecchio Carlo, o 'l giovene Agramante.
+
+9
+
+ E replican con nuovi giuramenti
+ d'esser nimici a chi mancò di fede.
+ Sozzopra se ne van tutte le genti:
+ chi porta inanzi e chi ritorna il piede.
+ Chi sia fra i vili, e chi tra i più valenti
+ in un atto medesimo si vede:
+ son tutti parimente al correr presti;
+ ma quei corrono inanzi, e indietro questi.
+
+10
+
+ Come levrier che la fugace fera
+ correre intorno ed aggirarsi mira,
+ né può con gli altri cani andare in schiera,
+ che 'l cacciator lo tien, si strugge d'ira,
+ si tormenta, s'affligge e si dispera,
+ schiattisce indarno, e si dibatte e tira;
+ così sdegnosa infin allora stata
+ Marfisa era quel dì con la cognata.
+
+11
+
+ Fin a quell'ora avean quel dì vedute
+ sì ricche prede in spazioso piano;
+ e che fosser dal patto ritenute
+ di non poter seguirle e porvi mano,
+ ramaricate s'erano e dolute,
+ e n'avean molto sospirato invano.
+ Or che i patti e le triegue vider rotte,
+ liete saltar ne l'africane frotte.
+
+12
+
+ Marfisa cacciò l'asta per lo petto
+ al primo che scontrò, due braccia dietro:
+ poi trasse il brando, e in men che non l'ho detto,
+ spezzò quattro elmi, che sembrar di vetro.
+ Bradamante non fe' minore effetto;
+ ma l'asta d'or tenne diverso metro:
+ tutti quei che toccò, per terra mise;
+ duo tanti fur, né però alcuno uccise.
+
+13
+
+ Questo sì presso l'una all'altra fero,
+ che testimonie se ne fur tra loro;
+ poi si scostaro, ed a ferir si diero,
+ ove le trasse l'ira, il popul Moro.
+ Chi potrà conto aver d'ogni guerriero
+ ch'a terra mandi quella lancia d'oro?
+ o d'ogni testa che tronca o divisa
+ sia da la orribil spada di Marfisa?
+
+14
+
+ Come al soffiar de' più benigni venti,
+ quando Apennin scuopre l'erbose spalle,
+ muovonsi a par duo turbidi torrenti
+ che nel cader fan poi diverso calle;
+ svellono i sassi e gli arbori eminenti
+ da l'alte ripe, e portan ne la valle
+ le biade e i campi; e quasi a gara fanno
+ a chi far può nel suo camin più danno:
+
+15
+
+ così le due magnanime guerriere,
+ scorrendo il campo per diversa strada,
+ gran strage fan ne l'africane schiere,
+ l'una con l'asta, e l'altra con la spada.
+ Tiene Agramante a pena alle bandiere
+ la gente sua, ch'in fuga non ne vada.
+ Invan domanda, invan volge la fronte;
+ né può saper che sia di Rodomonte.
+
+16
+
+ A conforto di lui rotto avea il patto
+ (così credea) che fu solennemente,
+ i dei chiamando in testimonio, fatto;
+ poi s'era dileguato sì repente.
+ Né Sobrin vede ancor: Sobrin ritratto
+ in Arli s'era, e dettosi innocente;
+ perché di quel pergiuro aspra vendetta
+ sopra Agramante il dì medesmo aspetta.
+
+17
+
+ Marsilio anco è fuggito ne la terra:
+ sì la religion gli preme il core.
+ Perciò male Agramante il passo serra
+ a quei che mena Carlo imperatore,
+ d'Italia, di Lamagna e d'Inghilterra,
+ che tutte gente son d'alto valore;
+ ed hanno i paladin sparsi tra loro,
+ come le gemme in un riccamo d'oro:
+
+18
+
+ e presso ai paladini alcun perfetto
+ quanto esser possa al mondo cavalliero,
+ Guidon Selvaggio, l'intrepido petto,
+ e i duo famosi figli d'Oliviero.
+ Io non voglio ridir, ch'io l'ho già detto,
+ di quel par di donzelle ardito e fiero.
+ Questi uccidean di genti saracine
+ tanto, che non v'è numero né fine.
+
+19
+
+ Ma differendo questa pugna alquanto,
+ io vo' passar senza navilio il mare.
+ Non ho con quei di Francia da far tanto,
+ ch'io non m'abbia d'Astolfo a ricordare.
+ La grazia che gli diè l'apostol santo
+ io v'ho già detto, e detto aver mi pare,
+ che 'l re Branzardo e il re de l'Algazera
+ per girli incontra armasse ogni sua schiera.
+
+20
+
+ Furon di quei ch'aver poteano in fretta,
+ le schiere di tutta Africa raccolte,
+ non men d'inferma età che di perfetta;
+ quasi ch'ancor le femine fur tolte.
+ Agramante ostinato alla vendetta
+ avea già vota l'Africa due volte.
+ Poche genti rimase erano, e quelle
+ esercito facean timido e imbelle.
+
+21
+
+ Ben lo mostrar; che gli nimici a pena
+ vider lontan, che se n'andaron rotti.
+ Astolfo, come pecore, li mena
+ dinanzi ai suoi di guerreggiar più dotti,
+ e fa restarne la campagna piena:
+ pochi a Biserta se ne son ridotti.
+ Prigion rimase Bucifar gagliardo;
+ salvossi ne la terra il re Branzardo,
+
+22
+
+ via più dolente sol di Bucifaro,
+ che se tutto perduto avesse il resto.
+ Biserta è grande, e farle gran riparo
+ bisogna, e senza lui mal può far questo:
+ poterlo riscattar molto avria caro.
+ Mentre vi pensa e ne sta afflitto e mesto,
+ gli viene in mente come tien prigione
+ già molti mesi il paladin Dudone.
+
+23
+
+ Lo prese sotto a Monaco in riviera
+ il re di Sarza nel primo passaggio.
+ Da indi in qua prigion sempre stato era
+ Dudon che del Danese fu lignaggio.
+ Mutar costui col re de l'Algazera
+ pensò Branzardo, e ne mandò messaggio
+ al capitan de' Nubi, perché intese
+ per vera spia, ch'egli era Astolfo inglese.
+
+24
+
+ Essendo Astolfo paladin, comprende
+ che dee aver caro un paladino sciorre.
+ Il gentil duca, come il caso intende,
+ col re Branzardo in un voler concorre.
+ Liberato Dudon, grazie ne rende
+ al duca, e seco si mette a disporre
+ le cose che appertengono alla guerra,
+ così quelle da mar, come da terra.
+
+25
+
+ Avendo Astolfo esercito infinito
+ da non gli far sette Afriche difesa;
+ e rammentando come fu ammonito
+ dal santo vecchio che gli diè l'impresa
+ di tor Provenza e d'Acquamorta il lito
+ di man di Saracin che l'avean presa;
+ d'una gran turba fece nuova eletta,
+ quella ch'al mar gli parve manco inetta.
+
+26
+
+ Ed avendosi piene ambe le palme,
+ quanto potean capir, di varie fronde
+ a lauri, a cedri tolte, a olive, a palme,
+ venne sul mare, e le gittò ne l'onde.
+ Oh felici, e dal ciel ben dilette alme!
+ Grazia che Dio raro a' mortali infonde!
+ Oh stupendo miracolo che nacque
+ di quelle frondi, come fur ne l'acque!
+
+27
+
+ Crebbero in quantità fuor d'ogni stima;
+ si feron curve e grosse e lunghe e gravi;
+ le vene ch'attraverso aveano prima,
+ mutaro in dure spranghe e in grosse travi:
+ e rimanendo acute inver la cima,
+ tutte in un tratto diventaro navi
+ di differenti qualitadi, e tante,
+ quante raccolte fur da varie piante.
+
+28
+
+ Miracol fu veder le fronde sparte
+ produr fuste, galee, navi da gabbia.
+ Fu mirabile ancor, che vele e sarte
+ e remi avean, quanto alcun legno n'abbia.
+ Non mancò al duca poi chi avesse l'arte
+ di governarsi alla ventosa rabbia;
+ che di Sardi e di Corsi non remoti,
+ nocchier, padron, pennesi ebbe e piloti.
+
+29
+
+ Quelli che entraro in mar, contati foro
+ ventiseimila, e gente d'ogni sorte.
+ Dudon andò per capitano loro,
+ cavallier saggio, e in terra e in acqua forte.
+ Stava l'armata ancora al lito moro,
+ miglior vento aspettando, che la porte,
+ quando un navilio giunse a quella riva,
+ che di presi guerrier carco veniva.
+
+30
+
+ Portava quei ch'al periglioso ponte,
+ ove alla giostre il campo era sì stretto,
+ pigliato avea l'audace Rodomonte,
+ come più volte io v'ho di sopra detto.
+ Il cognato tra questi era del conte,
+ e 'l fedel Brandimarte e Sansonetto,
+ ed altri ancor, che dir non mi bisogna,
+ d'Alemagna, d'Italia e di Guascogna.
+
+31
+
+ Quivi il nocchier, ch'ancor non s'era accorto
+ degli inimici, entrò con la galea,
+ lasciando molte miglia a dietro il porto
+ d'Algieri, ove calar prima volea,
+ per un vento gagliardo ch'era sorto,
+ e spinto oltre il dover la poppa avea.
+ Venir tra i suoi credette e in loco fido,
+ come vien Progne al suo loquace nido.
+
+32
+
+ Ma come poi l'imperiale augello,
+ i gigli d'oro e i pardi vide appresso,
+ restò pallido in faccia, come quello
+ che 'l piede incauto d'improviso ha messo
+ sopra il serpente venenoso e fello,
+ dal pigro sonno in mezzo l'erbe oppresso;
+ che spaventato e smorto si ritira,
+ fuggendo quel, ch'è pien di tosco e d'ira.
+
+33
+
+ Già non poté fuggir quindi il nocchiero,
+ né tener seppe i prigion suoi di piatto.
+ Con Brandimarte fu, con Oliviero,
+ con Sansonetto e con molti altri tratto
+ ove dal duca e dal figliuol d'Uggiero
+ fu lieto viso agli suo' amici fatto;
+ e per mercede lui che li condusse,
+ volson che condannato al remo fusse.
+
+34
+
+ Come io vi dico, dal figliuol d'Otone
+ i cavallier cristian furon ben visti,
+ e di mensa onorati al padiglione,
+ d'arme e di ciò che bisognò provisti.
+ Per amor d'essi differì Dudone
+ l'andata sua; che non minori acquisti
+ di ragionar con tai baroni estima,
+ che d'esser gito uno o duo giorni prima.
+
+35
+
+ In che stato, in che termine si trove
+ e Francia e Carlo, istruzion vera ebbe;
+ e dove più sicuramente, e dove,
+ per far miglior effetto, calar debbe.
+ Mentre da lor venìa intendendo nuove,
+ s'udì un rumor che tuttavia più crebbe;
+ e un dar all'arme ne seguì sì fiero,
+ che fece a tutti far più d'un pensiero.
+
+36
+
+ Il duca Astolfo e la compagnia bella,
+ che ragionando insieme si trovaro,
+ in un momento armati furo e in sella,
+ e verso il maggior grido in fretta andaro,
+ di qua di là cercando pur novella
+ di quel romore; e in loco capitaro,
+ ove videro un uom tanto feroce,
+ che nudo e solo a tutto 'l campo nuoce.
+
+37
+
+ Menava un suo baston di legno in volta,
+ che era sì duro e sì grave e sì fermo,
+ che declinando quel, facea ogni volta
+ cader in terra un uom peggio ch'infermo.
+ Già a più di cento avea la vita tolta;
+ né più se gli facea riparo o schermo,
+ se non tirando di lontan saette:
+ d'appresso non è alcun già che l'aspette.
+
+38
+
+ Dudone, Astolfo, Brandimarte, essendo
+ corsi in fretta al romore, ed Oliviero,
+ de la gran forza e del valor stupendo
+ stavan maravigliosi di quel fiero;
+ quando venir s'un palafren correndo
+ videro una donzella in vestir nero,
+ che corse a Brandimarte e salutollo,
+ e gli alzò a un tempo ambe le braccia al collo.
+
+39
+
+ Questa era Fiordiligi, che sì acceso
+ avea d'amor per Brandimarte il core,
+ che quando al ponte stretto il lasciò preso,
+ vicina ad impazzar fu di dolore.
+ Di là dal mare era passata, inteso
+ avendo dal pagan che ne fu autore,
+ che mandato con molti cavallieri
+ era prigion ne la città d'Algieri.
+
+40
+
+ Quando fu per passare, avea trovato
+ a Marsilia una nave di Levante,
+ ch'un vecchio cavalliero avea portato
+ de la famiglia del re Monodante;
+ il qual molte province avea cercato,
+ quando per mar, quando per terra errante,
+ per trovar Brandimarte; che nuova ebbe
+ tra via di lui, ch'in Francia il troverebbe.
+
+41
+
+ Ed ella, conosciuto che Bardino
+ era costui, Bardino che rapito
+ al padre Brandimarte piccolino,
+ ed a Rocca Silvana avea notrito,
+ e la cagione intesa del camino,
+ seco fatto l'avea scioglier dal lito,
+ avendogli narrato in che maniera
+ Brandimarte passato in Africa era.
+
+42
+
+ Tosto che furo a terra, udir le nuove,
+ ch'assediata d'Astolfo era Biserta:
+ che seco Brandimarte si ritrove
+ udito avean, ma non per cosa certa.
+ Or Fiordiligi in tal fretta si muove,
+ come lo vede, che ben mostra aperta
+ quella allegrezza ch'i precessi guai
+ le fero la maggior ch'avesse mai.
+
+43
+
+ Il gentil cavallier, non men giocondo
+ di veder la diletta e fida moglie
+ ch'amava più che cosa altra del mondo,
+ l'abraccia e stringe e dolcemente accoglie:
+ né per saziare al primo né al secondo
+ né al terzo bacio era l'accese voglie;
+ se non ch'alzando gli occhi ebbe veduto
+ Bardin che con la donna era venuto.
+
+44
+
+ Stese le mani, ed abbracciar lo volle,
+ e insieme domandar perché venìa;
+ ma di poterlo far tempo gli tolle
+ il campo ch'in disordine fuggia
+ dinanzi a quel baston che 'l nudo folle
+ menava intorno, e gli facea dar via.
+ Fiordiligi mirò quel nudo in fronte,
+ e gridò a Brandimarte: — Eccovi il conte! —
+
+45
+
+ Astolfo tutto a un tempo, ch'era quivi,
+ che questo Orlando fosse, ebbe palese
+ per alcun segno che dai vecchi divi
+ su nel terrestre paradiso intese.
+ Altrimente restavan tutti privi
+ di cognizion di quel signor cortese;
+ che per lungo sprezzarsi, come stolto,
+ avea di fera, più che d'uomo, il volto.
+
+46
+
+ Astolfo per pietà che gli traffisse
+ il petto e il cor, si volse lacrimando;
+ ed a Dudon (che gli era appresso) disse,
+ ed indi ad Oliviero: — Eccovi Orlando! —
+ Quei gli occhi alquanto e le palpèbre fisse
+ tenendo in lui, l'andar raffigurando;
+ e 'l ritrovarlo in tal calamitade,
+ gli empì di meraviglie e di pietade.
+
+47
+
+ Piangeano quei signor per la più parte:
+ sì lor ne dolse, e lor ne 'ncrebbe tanto.
+ — Tempo è (lor disse Astolfo) trovar arte
+ di risanarlo, e non di fargli il pianto. —
+ E saltò a piedi, e così Brandimarte,
+ Sansonetto, Oliviero e Dudon santo;
+ e s'aventaro al nipote di Carlo
+ tutti in un tempo; che volean pigliarlo.
+
+48
+
+ Orlando che si vide fare il cerchio,
+ menò il baston da disperato e folle;
+ ed a Dudon che si facea coperchio
+ al capo de lo scudo ed entrar volle,
+ fe' sentir ch'era grave di soperchio:
+ e se non che Olivier col brando tolle
+ parte del colpo, avria il bastone ingiusto
+ rotto lo scudo, l'elmo, il capo e il busto.
+
+49
+
+ Lo scudo roppe solo, e su l'elmetto
+ tempestò sì, che Dudon cadde in terra.
+ Menò la spada a un tempo Sansonetto;
+ e del baston più di duo braccia afferra
+ con valor tal, che tutto il taglia netto.
+ Brandimarte ch'addosso se gli serra,
+ gli cinge i fianchi, quanto può, con ambe
+ le braccia, e Astolfo il piglia ne le gambe.
+
+50
+
+ Scuotesi Orlando, e lungi dieci passi
+ da sé l'Inglese fe' cader riverso:
+ non fa però che Brandimarte il lassi,
+ che con più forza l'ha preso a traverso.
+ Ad Olivier che troppo inanzi fassi,
+ menò un pugno sì duro e sì perverso,
+ che lo fe' cader pallido ed esangue,
+ e dal naso e dagli occhi uscirgli il sangue.
+
+51
+
+ E se non era l'elmo più che buono,
+ ch'avea Olivier, l'avria quel pugno ucciso:
+ cadde però, come se fatto dono
+ avesse de lo spirto al paradiso.
+ Dudone e Astolfo che levati sono,
+ ben che Dudone abbia gonfiato il viso,
+ e Sansonetto che 'l bel colpo ha fatto,
+ adosso a Orlando son tutti in un tratto.
+
+52
+
+ Dudon con gran vigor dietro l'abbraccia,
+ pur tentando col piè farlo cadere:
+ Astolfo e gli altri gli han prese le braccia,
+ né lo puon tutti insieme anco tenere.
+ C'ha visto toro a cui si dia la caccia,
+ e ch'alle orecchie abbia le zanne fiere,
+ correr mugliando, e trarre ovunque corre
+ i cani seco, e non potersi sciorre;
+
+53
+
+ imagini ch'Orlando fosse tale,
+ che tutti quei guerrier seco traea.
+ In quel tempo Olivier di terra sale,
+ là dove steso il gran pugno l'avea;
+ e visto che così si potea male
+ far di lui quel ch'Astolfo far volea,
+ si pensò un modo, ed ad effetto il messe,
+ di far cader Orlando, e gli successe.
+
+54
+
+ Si fe' quivi arrecar più d'una fune,
+ e con nodi correnti adattò presto;
+ ed alle gambe ed alle braccia alcune
+ fe' porre al conte, ed a traverso il resto.
+ Di quelle i capi poi partì in commune,
+ e li diede a tenere a quello e a questo.
+ Per quella via che maniscalco atterra
+ cavallo o bue, fu tratto Orlando in terra.
+
+55
+
+ Come egli è in terra, gli son tutti adosso,
+ e gli legan più forte e piedi e mani.
+ Assai di qua di là s'è Orlando scosso,
+ ma sono i suoi risforzi tutti vani.
+ Commanda Astolfo che sia quindi mosso,
+ che dice voler far che si risani.
+ Dudon ch'è grande, il leva in su le schene,
+ e porta al mar sopra l'estreme arene.
+
+56
+
+ Lo fa lavar Astolfo sette volte;
+ e sette volte sotto acqua l'attuffa;
+ sì che dal viso e da le membra stolte
+ leva la brutta rugine e la muffa:
+ poi con certe erbe, a questo effetto colte,
+ la bocca chiuder fa, che soffia e buffa;
+ che non volea ch'avesse altro meato
+ onde spirar, che per lo naso, il fiato.
+
+57
+
+ Aveasi Astolfo apparecchiato il vaso
+ in che il senno d'Orlando era rinchiuso;
+ e quello in modo appropinquogli al naso,
+ che nel tirar che fece il fiato in suso,
+ tutto il votò: maraviglioso caso!
+ che ritornò la mente al primier uso;
+ e ne' suoi bei discorsi l'intelletto
+ rivenne, più che mai lucido e netto.
+
+58
+
+ Come chi da noioso e grave sonno,
+ ove o vedere abominevol forme
+ di mostri che non son, né ch'esser ponno,
+ o gli par cosa far strana ed enorme,
+ ancor si maraviglia, poi che donno
+ è fatto de' suoi sensi, e che non dorme;
+ così, poi che fu Orlando d'error tratto,
+ restò maraviglioso e stupefatto.
+
+59
+
+ E Brandimarte, e il fratel d'Aldabella,
+ e quel che 'l senno in capo gli ridusse,
+ pur pensando riguarda, e non favella,
+ come egli quivi e quando si condusse.
+ Girava gli occhi in questa parte e in quella,
+ né sapea imaginar dove si fusse.
+ Si maraviglia che nudo si vede,
+ e tante funi ha da le spalle al piede.
+
+60
+
+ Poi disse, come già disse Sileno
+ a quei che lo legar nel cavo speco:
+ _Solvite me_, con viso sì sereno,
+ con guardo sì men de l'usato bieco,
+ che fu slegato; e de' panni ch'avieno
+ fatti arrecar participaron seco,
+ consolandolo tutti del dolore,
+ che lo premea, di quel passato errore.
+
+61
+
+ Poi che fu all'esser primo ritornato
+ Orlando più che mai saggio e virile,
+ d'amor si trovò insieme liberato;
+ sì che colei, che sì bella e gentile
+ gli parve dianzi, e ch'avea tanto amato,
+ non stima più se non per cosa vile.
+ Ogni suo studio, ogni disio rivolse
+ a racquistar quanto già amor gli tolse.
+
+62
+
+ Narrò Bardino intanto a Brandimarte,
+ che morto era il suo padre Monodante;
+ e che a chiamarlo al regno egli da parte
+ veniva prima del fratel Gigliante,
+ poi de le genti ch'abitan le sparte
+ isole in mare, e l'ultime in Levante;
+ di che non era un altro regno al mondo
+ sì ricco, populoso, o sì giocondo.
+
+63
+
+ Disse, tra più ragion che dovea farlo,
+ che dolce cosa era la patria; e quando
+ si disponesse di voler gustarlo,
+ avria poi sempre in odio andare errando.
+ Brandimarte rispose voler Carlo
+ servir per tutta questa guerra e Orlando;
+ e se potea vederne il fin, che poi
+ penseria meglio sopra i casi suoi.
+
+64
+
+ Il dì seguente la sua armata spinse
+ verso Provenza il figlio del Danese.
+ Indi Orlando col duca si ristrinse,
+ ed in che stato era la guerra, intese:
+ tutta Biserta poi d'assedio cinse,
+ dando però l'onore al duca inglese
+ d'ogni vittoria; ma quel duca il tutto
+ facea, come dal conte venìa istrutto.
+
+65
+
+ Ch'ordine abbian tra lor, come s'assaglia
+ la gran Biserta, e da che lato e quando,
+ come fu presa alla prima battaglia,
+ chi ne l'onor parte ebbe con Orlando,
+ s'io non vi séguito ora, non vi caglia;
+ ch'io non me ne vo molto dilungando.
+ In questo mezzo di saper vi piaccia,
+ come dai Franchi i Mori hanno la caccia.
+
+66
+
+ Fu quasi il re Agramante abbandonato
+ nel pericol maggior di quella guerra;
+ che con molti pagani era tornato
+ Marsilio e 'l re Sobrin dentro alla terra,
+ poi su l'armata è questo e quel montato,
+ che dubbio avean di non salvarsi in terra;
+ e duci e cavallier del popul Moro
+ molti seguito avean l'esempio loro.
+
+67
+
+ Pure Agramante la pugna sostiene;
+ e quando finalmente più non puote,
+ volta le spalle, e la via dritta tiene
+ alle porte non troppo indi remote.
+ Rabican dietro in gran fretta gli viene,
+ che Bradamante stimola e percuote:
+ d'ucciderlo era disiosa molto;
+ che tante volte il suo Ruggier le ha tolto.
+
+68
+
+ Il medesmo desir Marfisa avea,
+ per far del padre suo tarda vendetta;
+ e con gli sproni, quanto più potea,
+ facea il destrier sentir ch'ella avea fretta.
+ Ma né l'una né l'altra vi giungea
+ sì a tempo, che la via fosse intercetta
+ al re d'entrar ne la città serrata,
+ ed indi poi salvarsi in su l'armata.
+
+69
+
+ Come due belle e generose parde
+ che fuor del lascio sien di pari uscite,
+ poscia ch'i cervi o le capre gagliarde
+ indarno aver si veggano seguite,
+ vergognandosi quasi, che fur tarde,
+ sdegnose se ne tornano e pentite;
+ così tornar le due donzelle, quando
+ videro il pagan salvo, sospirando.
+
+70
+
+ Non però si fermar; ma ne la frotta
+ degli altri che fuggivano, cacciarsi,
+ di qua di là facendo ad ogni botta
+ molti cader senza mai più levarsi.
+ A mal partito era la gente rotta,
+ che per fuggir non potea ancor salvarsi;
+ ch'Agramante avea fatto per suo scampo
+ chiuder la porta ch'uscia verso il campo,
+
+71
+
+ e fatto sopra il Rodano tagliare
+ i ponti tutti. Ah sfortunata plebe,
+ che dove del tiranno utile appare,
+ sempre è in conto di pecore e di zebe!
+ Chi s'affoga nel fiume e chi nel mare,
+ chi sanguinose fa di sé le glebe.
+ Molti perir, pochi restar prigioni;
+ che pochi a farsi taglia erano buoni.
+
+72
+
+ De la gran moltitudine ch'uccisa
+ fu da ogni parte in questa ultima guerra
+ (ben che la cosa non fu ugual divisa;
+ ch'assai più andar dei Saracin sotterra
+ per man di Bradamante e di Marfisa),
+ se ne vede ancor segno in quella terra;
+ che presso ad Arli, ove il Rodano stagna,
+ piena di sepolture è la campagna.
+
+73
+
+ Fatto avea intanto il re Agramante sciorre
+ e ritirar in alto i legni gravi,
+ lasciando alcuni, e i più leggieri, a torre
+ quei che volean salvarsi in su le navi.
+ Vi ste' duo dì per chi fuggia raccorre,
+ e perché venti eran contrari e pravi.
+ Fece lor dar le vele il terzo giorno;
+ ch'in Africa credea di far ritorno.
+
+74
+
+ Il re Marsilio che sta in gran paura
+ ch'alla sua Spagna il fio pagar non tocche,
+ e la tempesta orribilmente oscura
+ sopra suoi campi all'ultimo non scocche;
+ si fe' porre a Valenza, e con gran cura
+ cominciò a riparar castella e rocche,
+ e preparar la guerra che fu poi
+ la sua ruina e degli amici suoi.
+
+75
+
+ Verso Africa Agramante alzò le vele
+ de' legni male armati, e voti quasi;
+ d'uomini voti, e pieni di querele,
+ perch'in Francia i tre quarti eran rimasi.
+ Chi chiama il re superbo, chi crudele,
+ chi stolto; e come avviene in simil casi,
+ tutti gli voglion mal ne' lor secreti;
+ ma timor n'hanno, e stan per forza cheti.
+
+76
+
+ Pur duo talora o tre schiudon le labbia,
+ ch'amici sono, e che tra lor s'han fede,
+ e sfogano la colera e la rabbia;
+ e 'l misero Agramante ancor si crede
+ ch'ognun gli porti amore, e pietà gli abbia:
+ e questo gl'intervien, perché non vede
+ mai visi se non finti, e mai non ode
+ se non adulazion, menzogne e frode.
+
+77
+
+ Erasi consigliato il re africano
+ di non smontar nel porto di Biserta,
+ però ch'avea del popul nubiano,
+ che quel lito tenea, novella certa;
+ ma tenersi di sopra sì lontano,
+ che non fosse acre la discesa ed erta;
+ mettersi in terra, e ritornare al dritto
+ a dar soccorso al suo populo afflitto.
+
+78
+
+ Ma il suo fiero destin che non risponde
+ a quella intenzion provida e saggia,
+ vuol che l'armata che nacque di fronde
+ miracolosamente ne la spiaggia,
+ e vien solcando inverso Francia l'onde,
+ con questa ad incontrar di notte s'aggia,
+ a nubiloso tempo, oscuro e tristo,
+ perché sia in più disordine sprovisto.
+
+79
+
+ Non ha avuto Agramante ancora spia,
+ ch'Astolfo mandi una armata sì grossa;
+ né creduto anco a chi 'l dicesse, avria,
+ che cento navi un ramuscel far possa:
+ e vien senza temer ch'intorno sia
+ che contra lui s'ardisca di far mossa;
+ né pone guardie né veletta in gabbia,
+ che di ciò che si scuopre avisar abbia.
+
+80
+
+ Sì che i navili che d'Astolfo avuti
+ avea Dudon, di buona gente armati,
+ e che la sera avean questi veduti,
+ ed alla volta lor s'eran drizzati,
+ assalir gli nimici sproveduti,
+ gittaro i ferri, e sonsi incatenati,
+ poi ch'al parlar certificati foro,
+ ch'erano Mori e gli nimici loro.
+
+81
+
+ Ne l'arrivar i gran navili fenno
+ (spirando il vento a' lor desir secondo),
+ nei Saracin con tale impeto denno,
+ che molti legni ne cacciaro al fondo.
+ Poi cominciaro oprar le mani e il senno,
+ e ferro e fuoco e sassi di gran pondo
+ tirar con tanta e sì fiera tempesta,
+ che mai non ebbe il mar simile a questa.
+
+82
+
+ Quei di Dudone, a cui possanza e ardire
+ più del solito è lor dato di sopra
+ (che venuto era il tempo di punire
+ i Saracin di più d'una mal'opra),
+ sanno appresso e lontan sì ben ferire,
+ che non trova Agramante ove si cuopra.
+ Gli cade sopra un nembo di saette;
+ da lato ha spade e graffi e picche e accette.
+
+83
+
+ D'alto cader sente gran sassi e gravi
+ da machine cacciati e da tormenti;
+ e prore e poppe fraccassar de navi,
+ ed aprire usci al mar larghi e patenti;
+ e 'l maggior danno è de l'incendi pravi,
+ a nascer presti, ad ammorzarsi lenti.
+ La sfortunata ciurma si vuol torre
+ del gran periglio, e via più ognor vi corre.
+
+84
+
+ Altri che 'l ferro e l'inimico caccia,
+ nel mar si getta, e vi s'affoga e resta:
+ altri che muove a tempo piedi e braccia,
+ va per salvarsi o in quella barca o in questa;
+ ma quella, grave oltre il dover, lo scaccia,
+ e la man, per salir troppo molesta,
+ fa restare attaccata ne la sponda:
+ ritorna il resto a far sanguigna l'onda.
+
+85
+
+ Altri che spera in mar salvar la vita,
+ o perderlavi almen con minor pena,
+ poi che notando non ritrova aita,
+ e mancar sente l'animo e la lena,
+ alla vorace fiamma c'ha fuggita,
+ la tema di annegarsi anco rimena:
+ s'abbraccia a un legno ch'arde, e per timore
+ c'ha di due morte, in ambe se ne muore.
+
+86
+
+ Altri per tema di spiedo o d'accetta
+ che vede appresso, al mar ricorre invano,
+ perché dietro gli vien pietra o saetta
+ che non lo lascia andar troppo lontano.
+ Ma saria forse, mentre che diletta
+ il mio cantar, consiglio utile e sano
+ di finirlo, più tosto che seguire
+ tanto, che v'annoiasse il troppo dire.
+
+
+
+
+CANTO QUARANTESIMO
+
+
+1
+
+ Lungo sarebbe, se i diversi casi
+ volessi dir di quel naval conflitto;
+ e raccontarlo a voi mi parria quasi,
+ magnanimo figliuol d'Ercole invitto,
+ portar, come si dice, a Samo vasi,
+ nottole Atene, e crocodili a Egitto;
+ che quanto per udita io ve ne parlo,
+ Signor, miraste, e feste altrui mirarlo.
+
+2
+
+ Ebbe lungo spettacolo il fedele
+ vostro popul la notte e 'l dì che stette,
+ come in teatro, l'inimiche vele
+ mirando in Po tra ferro e fuoco astrette.
+ Che gridi udir si possano e querele,
+ ch'onde veder di sangue umano infette,
+ per quanti modi in tal pugna si muora,
+ vedeste, e a molti il dimostraste allora.
+
+3
+
+ Nol vide io già, ch'era sei giorni inanti,
+ mutando ogn'ora altre vetture, corso
+ con molta fretta e molta ai piedi santi
+ del gran Pastore a domandar soccorso:
+ poi né cavalli bisognar né fanti;
+ ch'intanto al Leon d'or l'artiglio e 'l morso
+ fu da voi rotto sì, che più molesto
+ non l'ho sentito da quel giorno a questo.
+
+4
+
+ Ma Alfonsin Trotto il qual si trovò in fatto,
+ Annibal e Pier Moro e Afranio e Alberto,
+ e tre Ariosti, e il Bagno e il Zerbinatto
+ tanto me ne contar, ch'io ne fui certo:
+ me ne chiarir poi le bandiere affatto,
+ vistone al tempio il gran numero offerto,
+ e quindice galee ch'a queste rive
+ con mille legni star vidi captive.
+
+5
+
+ Chi vide quelli incendi e quei naufragi,
+ le tante uccisioni e sì diverse,
+ che, vendicando i nostri arsi palagi,
+ fin che fu preso ogni navilio, ferse;
+ potrà, veder le morti anco e i disagi
+ che 'l miser popul d'Africa sofferse
+ col re Agramante in mezzo l'onde salse,
+ la scura notte che Dudon l'assalse.
+
+6
+
+ Era la notte, e non si vedea lume,
+ quando s'incominciar l'aspre contese:
+ ma poi che 'l zolfo e la pece e 'l bitume
+ sparso in gran copia, ha prore e sponde accese,
+ e la vorace fiamma arde e consume
+ le navi e le galee poco difese;
+ sì chiaramente ognun si vedea intorno,
+ che la notte parea mutata in giorno.
+
+7
+
+ Onde Agramante che per l'aer scuro,
+ non avea l'inimico in sì gran stima,
+ né aver contrasto si credea sì duro,
+ che, resistendo, al fin non lo reprima;
+ poi che rimosse le tenèbre furo,
+ e vide quel che non credeva in prima,
+ che le navi nimiche eran duo tante,
+ fece pensier diverso a quel d'avante.
+
+8
+
+ Smonta con pochi, ove in più lieve barca
+ ha Brigliadoro e l'altre cose care.
+ Tra legno e legno taciturno varca,
+ fin che si trova in più sicuro mare
+ da' suoi lontan, che Dudon preme e carca,
+ e mena a condizioni acri ed amare.
+ Gli arde il foco, il mar sorbe, il ferro strugge:
+ egli che n'è cagion, via se ne fugge.
+
+9
+
+ Fugge Agramante ed ha con lui Sobrino,
+ con cui si duol di non gli aver creduto,
+ quando previde con occhio divino,
+ e 'l mal gli annunziò, ch'or gli è avvenuto.
+ Ma torniamo ad Orlando paladino,
+ che, prima che Biserta abbia altro aiuto,
+ consiglia Astolfo che la getti in terra,
+ sì che a Francia mai più non faccia guerra.
+
+10
+
+ E così fu publicamente detto
+ che 'l campo in arme al terzo dì sia istrutto.
+ Molti navili Astolfo a questo effetto
+ tenuti avea, né Dudon n'ebbe il tutto;
+ di quai diede il governo a Sansonetto,
+ sì buon guerrier al mar come all'asciutto:
+ e quel si pose, in su l'ancore sorto,
+ contra a Biserta, un miglio appresso al porto.
+
+11
+
+ Come veri cristiani Astolfo e Orlando,
+ che senza Dio non vanno a rischio alcuno,
+ ne l'esercito fan publico bando,
+ che sieno orazion fatte e digiuno;
+ e che si trovi il terzo giorno, quando
+ si darà il segno, apparecchiato ognuno
+ per espugnar Biserta, che data hanno,
+ vinta che s'abbia, a fuoco e a saccomanno.
+
+12
+
+ E così, poi che le astinenze e i voti
+ devotamente celebrati foro,
+ parenti, amici, e gli altri insieme noti
+ si cominciaro a convitar tra loro.
+ Dato restauro a' corpi esausti e voti,
+ abbracciandosi insieme lacrimoro,
+ tra loro usando i modi e le parole
+ che tra i più cari al dipartir si suole.
+
+13
+
+ Dentro a Biserta i sacerdoti santi
+ supplicando col populo dolente,
+ battonsi il petto, e con dirotti pianti
+ chiamano il lor Macon che nulla sente.
+ Quante vigilie, quante offerte, quanti
+ doni promessi son privatamente!
+ quanto in publico templi, statue, altari,
+ memoria eterna de' lor casi amari!
+
+14
+
+ E poi che dal Cadì fu benedetto,
+ prese il populo l'arme, e tornò al muro.
+ Ancor giacea col suo Titon nel letto
+ la bella Aurora, ed era il cielo oscuro,
+ quando Astolfo da un canto, e Sansonetto
+ da un altro, armati agli ordini lor furo:
+ e poi che 'l segno che diè il conte udiro,
+ Biserta con grande impeto assaliro.
+
+15
+
+ Avea Biserta da duo canti il mare,
+ sedea dagli altri duo nel lito asciutto.
+ Con fabrica eccellente e singulare
+ fu antiquamente il suo muro costrutto.
+ Poco altro ha che l'aiuti o la ripare;
+ che poi che 'l re Branzardo fu ridutto
+ dentro da quella, pochi mastri, e poco
+ poté aver tempo a riparare il loco.
+
+16
+
+ Astolfo dà l'assunto al re de' Neri,
+ che faccia a' merli tanto nocumento
+ con falariche, fonde e con arcieri,
+ che levi d'affacciarsi ogni ardimento;
+ sì che passin pedoni e cavallieri
+ fin sotto la muraglia a salvamento,
+ che vengon, chi di pietre e chi di travi,
+ chi d'asce e chi d'altra materia gravi.
+
+17
+
+ Chi questa cosa e chi quell'altra getta
+ dentro alla fossa, e vien di mano in mano;
+ di cui l'acqua il dì inanzi fu intercetta,
+ sì che in più parti si scopria il pantano.
+ Ella fu piena ed atturata in fretta,
+ e fatto uguale insin al muro il piano.
+ Astolfo, Orlando ed Olivier procura
+ di far salir i fanti in su le mura.
+
+18
+
+ I Nubi d'ogni indugio impazienti,
+ da la speranza del guadagno tratti,
+ non mirando a' pericoli imminenti,
+ coperti da testuggini e da gatti,
+ con arieti e loro altri istrumenti
+ a forar torri, e porte rompere atti,
+ tosto si fero alla città vicini;
+ né trovaro sprovisti i Saracini:
+
+19
+
+ che ferro e fuoco e merli e tetti gravi
+ cader facendo a guisa di tempeste,
+ per forza aprian le tavole e le travi
+ de le machine in lor danno conteste.
+ Ne l'aria oscura e nei principi pravi
+ molto patir le battezzate teste;
+ ma poi che 'l sole uscì del ricco albergo,
+ voltò Fortuna ai Saracini il tergo.
+
+20
+
+ Da tutti i canti risforzar l'assalto
+ fe' il conte Orlando e da mare e da terra.
+ Sansonetto ch'avea l'armata in alto,
+ entrò nel porto e s'accostò alla terra;
+ e con frombe e con archi facea d'alto,
+ e con vari tormenti estrema guerra;
+ e facea insieme espedir lance e scale,
+ ogni apparecchio e munizion navale.
+
+21
+
+ Facea Oliviero, Orlando e Brandimarte,
+ e quel che fu sì dianzi in aria ardito,
+ aspra e fiera battaglia da la parte
+ che lungi al mare era più dentro al lito.
+ Ciascun d'essi venìa con una parte
+ de l'oste che s'avean quadripartito.
+ Quale a mur, quale a porte, e quale altrove,
+ tutti davan di sé lucide prove.
+
+22
+
+ Il valor di ciascun meglio si puote
+ veder così, che se fosser confusi:
+ chi sia degno di premio e chi di note,
+ appare inanzi a mill'occhi non chiusi.
+ Torri di legno trannosi con ruote,
+ e gli elefanti altre ne portano usi,
+ che su lor dossi così in alto vanno,
+ che i merli sotto a molto spazio stanno.
+
+23
+
+ Vien Brandimarte, e pon la scala a' muri,
+ e sale, e di salir altri conforta:
+ lo seguon molti intrepidi e sicuri;
+ che non può dubitar chi l'ha in sua scorta.
+ Non è chi miri, o chi mirar si curi,
+ se quella scala il gran peso comporta.
+ Sol Brandimarte agli nimici attende;
+ pugnando sale, e al fine un merlo prende.
+
+24
+
+ E con mano e con piè quivi s'attacca,
+ salta sui merli, e mena il brando in volta,
+ urta, riversa e fende e fora e ammacca,
+ e di sé mostra esperienza molta.
+ Ma tutto a un tempo la scala si fiacca,
+ che troppa soma e di soperchio ha tolta:
+ e for che Brandimarte, giù nel fosso
+ vanno sozzopra, e l'uno all'altro adosso.
+
+25
+
+ Per ciò non perde il cavallier l'ardire,
+ né pensa riportare a dietro il piede;
+ ben che de' suoi non vede alcun seguire,
+ ben che berzaglio alla città si vede.
+ Pregavan molti (e non volse egli udire)
+ che ritornasse; ma dentro si diede:
+ dico che giù ne la città d'un salto
+ dal muro entrò, che trenta braccia era alto.
+
+26
+
+ Come trovato avesse o piume o paglia,
+ presse il duro terren senza alcun danno;
+ e quei c'ha intorno affrappa e fora e taglia,
+ come s'affrappa e taglia e fora il panno.
+ Or contra questi or contra quei si scaglia;
+ e quelli e questi in fuga se ne vanno.
+ Pensano quei di fuor, che l'han veduto
+ dentro saltar, che tardo fia ogni aiuto.
+
+27
+
+ Per tutto 'l campo alto rumor si spande
+ di voce in voce, e 'l mormorio e 'l bisbiglio.
+ La vaga Fama intorno si fa grande,
+ e narra, ed accrescendo va il periglio.
+ Ove era Orlando (perché da più bande
+ si dava assalto), ove d'Otone il figlio,
+ ove Olivier, quella volando venne,
+ senza posar mai le veloci penne.
+
+28
+
+ Questi guerrier, e più di tutti Orlando,
+ ch'amano Brandimarte e l'hanno in pregio,
+ udendo che se van troppo indugiando,
+ perderanno un compagno così egregio,
+ piglian le scale, e qua e là montando,
+ mostrano a gara animo altiero e regio,
+ con sì audace sembiante e sì gagliardo,
+ che i nimici tremar fan con lo sguardo.
+
+29
+
+ Come nel mar che per tempesta freme,
+ assaglion l'acque il temerario legno,
+ ch'or da la prora, or da le parti estreme
+ cercano entrar con rabbia e con isdegno;
+ il pallido nocchier sospira e geme,
+ ch'aiutar deve, e non ha cor né ingegno;
+ una onda viene al fin, ch'occupa il tutto,
+ e dove quella entrò, segue ogni flutto:
+
+30
+
+ così dipoi ch'ebbono presi i muri
+ questi tre primi, fu sì largo il passo,
+ che gli altri ormai seguir ponno sicuri,
+ che mille scale hanno fermate al basso.
+ Aveano intanto gli arieti duri
+ rotto in più lochi, e con sì gran fraccasso,
+ che si poteva in più che in una parte
+ soccorrer l'animoso Brandimarte.
+
+31
+
+ Con quel furor che 'l re de' fiumi altiero,
+ quando rompe talvolta argini e sponde,
+ e che nei campi Ocnei s'apre il sentiero,
+ e i grassi solchi e le biade feconde,
+ e con le sue capanne il gregge intero,
+ e coi cani i pastor porta ne l'onde;
+ guizzano i pesci agli olmi in su la cima,
+ ove solean volar gli augelli in prima:
+
+32
+
+ con quel furor l'impetuosa gente,
+ là dove avea in più parti il muro rotto,
+ entrò col ferro e con la face ardente
+ a distruggere il popul mal condotto.
+ Omicidio, rapina e man violente
+ nel sangue e ne l'aver, trasse di botto
+ la ricca e trionfal città a ruina,
+ che fu di tutta l'Africa regina.
+
+33
+
+ D'uomini morti pieno era per tutto;
+ e de le innumerabili ferite
+ fatto era un stagno più scuro e più brutto
+ di quel che cinge la città di Dite.
+ Di casa in casa un lungo incendio indutto
+ ardea palagi, portici e meschite.
+ Di pianti e d'urli e di battuti petti
+ suonano i voti e depredati tetti.
+
+34
+
+ I vincitori uscir de le funeste
+ porte vedeansi di gran preda onusti,
+ chi con bei vasi e chi con ricche veste,
+ chi con rapiti argenti a' dei vetusti:
+ chi traea i figli, e chi le madri meste:
+ fur fatti stupri e mille altri atti ingiusti,
+ dei quali Orlando una gran parte intese,
+ né lo poté vietar, né 'l duca inglese.
+
+35
+
+ Fu Bucifar de l'Algazera morto
+ con esso un colpo da Olivier gagliardo.
+ Perduta ogni speranza, ogni conforto,
+ s'uccise di sua mano il re Branzardo,
+ con tre ferite, onde morì di corto,
+ fu preso Folvo dal duca dal Pardo.
+ Questi eran tre ch'al suo partir lasciato
+ avea Agramante a guardia de lo stato.
+
+36
+
+ Agramante ch'intanto avea deserta
+ l'armata, e con Sobrin n'era fuggito,
+ pianse da lungi e sospirò Biserta,
+ veduto sì gran fiamma arder sul lito.
+ Poi più d'appresso ebbe novella certa
+ come de la sua terra il caso era ito:
+ e d'uccider se stesso in pensier venne,
+ e lo facea; ma il re Sobrin lo tenne.
+
+37
+
+ Dicea Sobrin: — Che più vittoria lieta,
+ signor, potrebbe il tuo inimico avere,
+ che la tua morte udire, onde quieta
+ si speraria poi l'Africa godere?
+ Questo contento il viver tuo gli vieta:
+ quindi avrà cagion sempre di temere.
+ Sa ben che lungamente Africa sua
+ esser non può, se non per morte tua.
+
+38
+
+ Tutti i sudditi tuoi, morendo, privi
+ de la speranza, un ben che sol ne resta.
+ Spero che n'abbi a liberar, se vivi,
+ e trar d'affanno e ritornarne in festa.
+ So che, se muori, siàn sempre captivi,
+ Africa sempre tributaria e mesta.
+ Dunque, s'in util tuo viver non vuoi,
+ vivi, signor, per non far danno ai tuoi.
+
+39
+
+ Dal soldano d'Egitto, tuo vicino,
+ certo esser puoi d'aver danari e gente:
+ malvolentieri il figlio di Pipino
+ in Africa vedrà tanto potente.
+ Verrà con ogni sforzo Norandino
+ per ritornarti in regno, il tuo parente:
+ Armeni, Turchi, Persi, Arabi e Medi,
+ tutti in soccorso avrai, se tu li chiedi. —
+
+40
+
+ Con tali e simil detti il vecchio accorto
+ studia tornare il suo signore in speme
+ di racquistarsi l'Africa di corto;
+ ma nel suo cor forse il contrario teme:
+ sa ben quanto è a mal termine e a mal porto,
+ e come spesso invan sospira e geme
+ chiunque il regno suo si lascia torre,
+ e per soccorso a' barbari ricorre.
+
+41
+
+ Annibal e Iugurta di ciò foro
+ buon testimoni, ed altri al tempo antico:
+ al tempo nostro Ludovico il Moro,
+ dato in poter d'un altro Ludovico.
+ Vostro fratello Alfonso da costoro
+ ben ebbe esempio (a voi, Signor mio, dico),
+ che sempre ha riputato pazzo espresso
+ chi più si fida in altri ch'in se stesso.
+
+42
+
+ E però ne la guerra che gli mosse
+ del pontifice irato un duro sdegno,
+ ancor che ne le deboli sue posse
+ non potessi egli far molto disegno,
+ e chi lo difendea, d'Italia fosse
+ spinto, e n'avesse il suo nimico il regno;
+ né per minacce mai né per promesse
+ s'indusse che lo stato altrui cedesse.
+
+43
+
+ Il re Agramante all'oriente avea
+ volta la prora, e s'era spinto in alto,
+ quando da terra una tempesta rea
+ mosse da banda impetuoso assalto.
+ Il nocchier ch'al governo vi sedea:
+ — Io veggo (disse alzando gli occhi ad alto)
+ una procella apparecchiar sì grave,
+ che contrastar non le potrà la nave.
+
+44
+
+ S'attendete, signori, al mio consiglio,
+ qui da man manca ha un'isola vicina,
+ a cui mi par ch'abbiamo a dar di piglio,
+ fin che passi il furor de la marina. —
+ Consentì il re Agramante; e di periglio
+ uscì, pigliando la spiaggia mancina,
+ che per salute de' nocchier giace
+ tra gli Afri e di Vulcan l'alta fornace.
+
+45
+
+ D'abitazioni è l'isoletta vota,
+ piena d'umil mortelle e di ginepri,
+ ioconda solitudine e remota
+ a cervi, a daini, a capriuoli, a lepri;
+ e fuor ch'a piscatori, è poco nota,
+ ove sovente a rimondati vepri
+ sospendon, per seccar, l'umide reti:
+ dormeno intanto i pesci in mar quieti.
+
+46
+
+ Quivi trovar che s'era un altro legno,
+ cacciato da fortuna, già ridutto:
+ il gran guerrier ch'in Sericana ha regno,
+ levato d'Arli, avea quivi condutto.
+ Con modo riverente e di sé degno
+ l'un re con l'altro s'abbracciò all'asciutto;
+ ch'erano amici, e poco inanzi furo
+ compagni d'arme al parigino muro.
+
+47
+
+ Con molto dispiacer Gradasso intese
+ del re Agramante le fortune avverse:
+ poi confortollo, e come re cortese,
+ con la propria persona se gli offerse:
+ ma che egli andasse all'infedel paese
+ d'Egitto, per aiuto, non sofferse.
+ — Che vi sia (disse) periglioso gire,
+ dovria Pompeio i profugi ammonire.
+
+48
+
+ E perché detto m'hai che con l'aiuto
+ degli Etiopi, sudditi al Senapo,
+ Astolfo a torti l'Africa è venuto,
+ e ch'arsa ha la città che n'era capo;
+ e ch'Orlando è con lui, che diminuto
+ poco inanzi di senno aveva il capo;
+ mi pare al tutto un ottimo rimedio
+ aver pensato a farti uscir di tedio.
+
+49
+
+ Io piglierò per amor tuo l'impresa
+ d'entrar col conte a singular certame.
+ Contra me so che non avrà difesa,
+ se tutto fosse di ferro o di rame.
+ Morto lui, stimo la cristiana Chiesa,
+ quel che l'agnelle il lupo ch'abbia fame.
+ Ho poi pensato (e mi fia cosa lieve)
+ di fare i Nubi uscir d'Africa in breve.
+
+50
+
+ Farò che gli altri Nubi che da loro
+ il Nilo parte e la diversa legge,
+ e gli Arabi e i Macrobi, questi d'oro
+ ricchi e di gente, e quei d'equino gregge,
+ Persi e Caldei (perché tutti costoro
+ con altri molti il mio scettro corregge);
+ farò ch'in Nubia lor faran tal guerra,
+ che non si fermeran ne la tua terra. —
+
+51
+
+ Al re Agramante assai parve oportuna
+ del re Gradasso la seconda offerta;
+ e si chiamò obligato alla Fortuna,
+ che l'avea tratto all'isola deserta:
+ ma non vuol torre a condizione alcuna,
+ se racquistar credesse indi Biserta,
+ che battaglia per lui Gradasso prenda;
+ che 'n ciò gli par che l'onor troppo offenda.
+
+52
+
+ — S'a disfidar s'ha Orlando, son quell'io
+ (rispose) a cui la pugna più conviene:
+ e pronto vi sarò; poi faccia Dio
+ di me, come gli pare, o male o bene. —
+ — Facciàn (disse Gradasso) al modo mio,
+ a un nuovo modo ch'in pensier mi viene:
+ questa battaglia pigliamo ambedui
+ incontra Orlando, e un altro sia con lui. —
+
+53
+
+ — Pur ch'io non resti fuor, non me ne lagno
+ (disse Agramante), o sia primo o secondo:
+ ben so ch'in arme ritrovar compagno
+ di te miglior non si può in tutto 'l mondo. —
+ — Ed io (disse Sobrin) dove rimagno?
+ E se vecchio vi paio, vi rispondo
+ ch'io debbo esser più esperto, e nel periglio
+ presso alla forza è buono aver consiglio. —
+
+54
+
+ D'una vecchiezza valida e robusta
+ era Sobrino, e di famosa prova;
+ e dice ch'in vigor l'età vetusta
+ si sente pari alla già verde e nuova.
+ Stimata fu la sua domanda giusta;
+ e senza indugio un messo si ritrova,
+ il qual si mandi agli africani lidi,
+ e da lor parte il conte Orlando sfidi;
+
+55
+
+ che s'abbia a ritrovar con numer pare
+ di cavallieri armati in Lipadusa.
+ Una isoletta è questa, che dal mare
+ medesmo che li cinge, è circonfusa.
+ Non cessa il messo a vela e a remi andare,
+ come quel che prestezza al bisogno usa,
+ che fu a Biserta; e trovò Orlando quivi,
+ ch'a suoi le spoglie dividea e i captivi.
+
+56
+
+ Lo 'nvito di Gradasso e d'Agramante
+ e di Sobrino in publico fu espresso,
+ tanto giocondo al principe d'Anglante,
+ che d'ampli doni onorar fece il messo.
+ Avea dai suoi compagni udito inante,
+ che Durindana al fianco s'avea messo
+ il re Gradasso: onde egli, per desire
+ di racquistarla, in India volea gire,
+
+57
+
+ stimando non aver Gradasso altrove,
+ poi ch'udì che di Francia era partito.
+ Or più vicin gli è offerto luogo, dove
+ spera che 'l suo gli fia restituito.
+ Il bel corno d'Almonte anco lo muove
+ ad accettar sì volentier lo 'nvito,
+ e Brigliador non men; che sapea in mano
+ esser venuti al figlio di Troiano.
+
+58
+
+ Per compagno s'elegge alla battaglia
+ il fedel Brandimarte e 'l suo cognato.
+ Provato ha quanto l'uno e l'altro vaglia;
+ sa che da trambi è sommamente amato.
+ Buon destrier, buona piastra e buona maglia,
+ e spade cerca e lance in ogni lato
+ a sé e a' compagni: che sappiate parme,
+ che nessun d'essi avea le solite arme.
+
+59
+
+ Orlando (come io v'ho detto più volte)
+ de le sue sparse per furor la terra:
+ agli altri ha Rodomonte le lor tolte,
+ ch'or alta torre in ripa un fiume serra.
+ Non se ne può per Africa aver molte;
+ sì perché in Francia avea tratto alla guerra
+ il re Agramante ciò ch'era di buono,
+ sì perché poche in Africa ne sono.
+
+60
+
+ Ciò che di ruginoso e di brunito
+ aver si può, fa ragunare Orlando;
+ e coi compagni intanto va pel lito
+ de la futura pugna ragionando.
+ Gli avvien ch'essendo fuor del campo uscito
+ più di tre miglia, e gli occhi al mare alzando,
+ vide calar con le vele alte un legno
+ verso il lito african senza ritegno.
+
+61
+
+ Senza nocchieri e senza naviganti,
+ sol come il vento e sua fortuna il mena,
+ venìa con le vele alte il legno avanti,
+ tanto che se ritenne in su l'arena.
+ Ma prima che di questo più vi canti,
+ l'amor ch'a Ruggier porto mi rimena
+ alla sua istoria, e vuol ch'io vi racconte
+ di lui e del guerrier di Chiaramonte.
+
+62
+
+ Di questi duo guerrier dissi che tratti
+ s'erano fuor del marziale agone,
+ viste convenzion rompere e patti,
+ e turbarsi ogni squadra e legione.
+ Chi prima i giuramenti abbia disfatti,
+ e stato sia di tanto mal cagione,
+ o l'imperator Carlo, o il re Agramante,
+ studian saper da chi lor passa avante.
+
+63
+
+ Un servitor intanto di Ruggiero,
+ ch'era fedele e pratico ed astuto,
+ né pel conflitto dei duo campi fiero
+ avea di vista il patron mai perduto,
+ venne a trovarlo, e la spada e 'l destriero
+ gli diede, perché a' suoi fosse in aiuto.
+ Montò Ruggiero e la sua spada tolse,
+ ma ne la zuffa entrar non però volse.
+
+64
+
+ Quindi si parte; ma prima rinuova
+ la convenzion che con Rinaldo avea;
+ che se pergiuro il suo Agramante trova,
+ lo lascierà con la sua setta rea.
+ Per quel giorno Ruggier fare altra prova
+ d'arme non volse; ma solo attendea
+ a fermar questo e quello, e a domandarlo
+ chi prima roppe, o 'l re Agramante, o Carlo.
+
+65
+
+ Ode da tutto 'l mondo, che la parte
+ del re Agramante fu, che roppe prima.
+ Ruggiero ama Agramante, e se si parte
+ da lui per questo, error non lieve stima.
+ Fur le gente africane e rotte e sparte
+ (questo ho già detto inanzi), e da la cima
+ de la volubil ruota tratte al fondo,
+ come piacque a colei ch'aggira il mondo.
+
+66
+
+ Tra sé volve Ruggiero e fa discorso,
+ se restar deve, o il suo signor seguire.
+ Gli pon l'amor de la sua donna un morso
+ per non lasciarlo in Africa più gire:
+ lo volta e gira, ed a contrario corso
+ lo sprona, e lo minaccia di punire,
+ se l' patto e 'l giuramento non tien saldo,
+ che fatto avea col paladin Rinaldo.
+
+67
+
+ Non men da l'altra parte sferza e sprona
+ la vigilante e stimulosa cura,
+ che s'Agramante in quel caso abbandona,
+ a viltà gli sia ascritto ed a paura.
+ Se del restar la causa parrà buona
+ a molti, a molti ad accettar fia dura.
+ Molti diran che non si de' osservare
+ quel ch'era ingiusto e illicito a giurare.
+
+68
+
+ Tutto quel giorno e la notte seguente
+ stette solingo, e così l'altro giorno,
+ pur travagliando la dubbiosa mente,
+ se partir deve o far quivi soggiorno.
+ Pel signor suo conclude finalmente
+ di fargli dietro in Africa ritorno.
+ Potea in lui molto il coniugale amore,
+ ma vi potea più il debito e l'onore.
+
+69
+
+ Torna verso Arli; che trovarvi spera
+ l'armata ancor, ch'in Africa il trasporti:
+ né legno in mar né dentro alla rivera,
+ né Saracini vede, se non morti.
+ Seco al partire ogni legno che v'era
+ trasse Agramante, e 'l resto arse nei porti.
+ Fallitogli il pensier, prese il camino
+ verso Marsilia pel lito marino.
+
+70
+
+ A qualche legno pensa dar di piglio,
+ ch'a prieghi o forza il porti all'altra riva.
+ Già v'era giunto del Danese il figlio
+ con l'armata de' barbari captiva.
+ Non si avrebbe potuto un gran di miglio
+ gittar ne l'acqua: tanto la copriva
+ la spessa moltitudine de navi,
+ di vincitori e di prigioni, gravi.
+
+71
+
+ Le navi de' pagani, ch'avanzaro
+ dal fuoco e dal naufragio quella notte,
+ eccetto poche ch'in fuga n'andaro,
+ tutte a Marsilia avea Dudon condotte.
+ Sette di quei ch'in Africa regnaro,
+ che, poi che le lor genti vider rotte,
+ con sette legni lor s'eran renduti,
+ stavan dolenti, lacrimosi e muti.
+
+72
+
+ Era Dudon sopra la spiaggia uscito,
+ ch'a trovar Carlo andar volea quel giorno;
+ e de' captivi e de lor spoglie ordito
+ con lunga pompa avea un trionfo adorno.
+ Eran tutti i prigion stesi nel lito,
+ e i Nubi vincitori allegri intorno,
+ che faceano del nome di Dudone
+ intorno risonar la regione.
+
+73
+
+ Venne in speranza di lontan Ruggiero,
+ che questa fosse armata d'Agramante;
+ e, per saperne il vero, urtò il destriero:
+ ma riconobbe, come fu più inante,
+ il re de Nasamona prigionero,
+ Bambirago, Agricalte e Farurante,
+ Manilardo e Balastro e Rimedonte,
+ che piangendo tenean bassa la fronte.
+
+74
+
+ Ruggier che gli ama, sofferir non puote
+ che stian ne la miseria in che li trova.
+ Quivi sa ch'a venir con le man vote,
+ senza usar forza, il pregar poco giova.
+ La lancia abbassa, e chi li tien percuote;
+ e fa del suo valor l'usata prova;
+ stringe la spada, e in un piccol momento
+ ne fa cadere intorno più di cento.
+
+75
+
+ Dudone ode il rumor, la strage vede
+ che fa Ruggier, ma chi sia non conosce.
+ Vede i suoi c'hanno in fuga volto il piede
+ con gran timor, con pianto e con angosce.
+ Presto il destrier, lo scudo e l'elmo chiede;
+ che già avea armato e petto e braccia e cosce:
+ salta a cavallo e si fa dar la lancia,
+ e non oblia ch'è paladin di Francia.
+
+76
+
+ Grida che si ritiri ognun da canto,
+ spinge il cavallo e fa sentir gli sproni.
+ Ruggier cent'altri n'avea uccisi intanto,
+ e gran speranza dato a quei prigioni:
+ e come venir vide Dudon santo
+ solo a cavallo, e gli altri esser pedoni,
+ stimò che capo e che signor lor fosse;
+ e contra lui con gran desir si mosse.
+
+77
+
+ Già mosso prima era Dudon; ma quando
+ senza lancia Ruggier vide venire,
+ lunge da sé la sua gittò, sdegnando
+ con tal vantaggio il cavallier ferire.
+ Ruggiero, al cortese atto riguardando,
+ disse fra sé: — Costui non può mentire,
+ ch'uno non sia di quei guerrier perfetti
+ che paladin di Francia sono detti.
+
+78
+
+ S'impetrar lo potrò, vo' che 'l suo nome,
+ inanzi che segua altro, mi palese; —
+ e così domandollo: e seppe come
+ era Dudon figliuol d'Uggier danese.
+ Dudon gravò Ruggier poi d'ugual some,
+ e parimente lo trovò cortese.
+ Poi che i nomi tra lor s'ebbono detti,
+ si disfidaro, e vennero agli effetti.
+
+79
+
+ Avea Dudon quella ferrata mazza
+ ch'in mille imprese gli diè eterno onore:
+ con essa mostra ben ch'egli è di razza
+ di quel Danese pien d'alto valore.
+ La spada ch'apre ogni elmo, ogni corazza,
+ di che non era al mondo la migliore,
+ trasse Ruggiero, e fece paragone
+ di sua virtude al paladin Dudone.
+
+80
+
+ Ma perché in mente ognora avea di meno
+ offender la sua donna, che potea;
+ ed era certo, se spargea il terreno
+ del sangue di costui, che la offendea
+ (de le case di Francia istrutto a pieno,
+ la madre di Dudone esser sapea
+ Armelina sorella di Beatrice,
+ ch'era di Bradamante genitrice):
+
+81
+
+ per questo mai di punta non gli trasse,
+ e di taglio rarissimo ferìa.
+ Schermiasi, ovunque la mazza calasse,
+ or ribattendo, or dandole la via.
+ Crede Turpin che per Ruggier restasse,
+ che Dudon morto in pochi colpi avria:
+ né mai, qualunque volta si scoperse,
+ ferir, se non di piatto, lo sofferse.
+
+82
+
+ Di piatto usar potea, come di taglio,
+ Ruggier la spada sua ch'avea gran schena;
+ e quivi a strano giuoco di sonaglio
+ sopra Dudon con tanta forza mena,
+ che spesso agli occhi gli pon tal barbaglio,
+ che si ritien di non cadere a pena.
+ Ma per esser più grato a chi mi ascolta,
+ io differisco il canto a un'altra volta.
+
+
+
+
+CANTO QUARANTUNESIMO
+
+
+1
+
+ L'odor ch'è sparso in ben notrita e bella
+ o chioma o barba o delicata vesta
+ di giovene leggiadro o di donzella,
+ ch'Amor sovente lacrimando desta,
+ se spira e fa sentir di sé novella,
+ e dopo molti giorni ancora resta;
+ mostra con chiaro ed evidente effetto,
+ come a principio buono era e perfetto.
+
+2
+
+ L'almo liquor che ai meditori suoi
+ fece Icaro gustar con suo gran danno,
+ e che si dice che già Celte e Boi
+ fe' passar l'Alpe e non sentir l'affanno;
+ mostra che dolce era a principio, poi
+ che si serva ancor dolce al fin de l'anno.
+ L'arbor ch'al tempo rio foglia non perde,
+ mostra ch'a primavera era ancor verde.
+
+3
+
+ L'inclita stirpe che per tanti lustri
+ mostrò di cortesia sempre gran lume,
+ e par ch'ognor più ne risplenda e lustri,
+ fa che con chiaro indizio si presume,
+ che chi progenerò gli Estensi illustri,
+ dovea d'ogni laudabile costume
+ che sublimar al ciel gli uomini suole,
+ splender non men che fra le stelle il sole.
+
+4
+
+ Ruggier, come in ciascun suo degno gesto,
+ d'alto valor, di cortesia solea
+ dimostrar chiaro segno e manifesto,
+ e sempre più magnanimo apparea;
+ così verso Dudon lo mostrò in questo,
+ col qual (come di sopra io vi dicea)
+ dissimulato avea quanto era forte,
+ per pietà che gli avea di porlo a morte.
+
+5
+
+ Avea Dudon ben conosciuto certo,
+ ch'ucciderlo Ruggier non l'ha voluto;
+ perch'or s'ha ritrovato allo scoperto,
+ or stanco sì, che più non ha potuto.
+ Poi che chiaro comprende, e vede aperto
+ che gli ha rispetto, e che va ritenuto;
+ quando di forza e di vigor val meno,
+ di cortesia non vuol cedergli almeno.
+
+6
+
+ — Per Dio (dice), signor, pace facciamo;
+ ch'esser non può più la vittoria mia:
+ esser non può più mia; che già mi chiamo
+ vinto e prigion de la tua cortesia. —
+ Ruggier rispose: — Ed io la pace bramo
+ non men di te; ma che con patto sia,
+ che questi sette re c'hai qui legati,
+ lasci ch'in libertà mi sieno dati. —
+
+7
+
+ E gli mostrò quei sette re ch'io dissi
+ che stavano legati a capo chino;
+ e gli soggiunse che non gli impedissi
+ pigliar con essi in Africa il camino.
+ E così furo in libertà remissi
+ quei re; che gliel concesse il paladino;
+ e gli concesse ancor ch'un legno tolse,
+ quel ch'a lui parve, e verso Africa sciolse.
+
+8
+
+ Il legno sciolse, e fe' scioglier la vela,
+ e se diè al vento perfido in possanza,
+ che da principio la gonfiata tela
+ drizzò a camino, e diè al nocchier baldanza.
+ Il lito fugge, e in tal modo si cela,
+ che par che ne sia il mar rimaso sanza.
+ Ne l'oscurar del giorno fece il vento
+ chiara la sua perfidia e 'l tradimento.
+
+9
+
+ Mutossi da la poppa ne le sponde,
+ indi alla prora, e qui non rimase anco:
+ ruota la nave, ed i nocchier confonde;
+ ch'or di dietro or dinanzi or loro è al fianco.
+ Surgono altiere e minacciose l'onde:
+ mugliando sopra il mar va il gregge bianco.
+ Di tante morti in dubbio e in pena stanno,
+ quanto son l'acque ch'a ferir li vanno.
+
+10
+
+ Or da fronte or da tergo il vento spira;
+ e questo inanzi, e quello a dietro caccia:
+ un altro da traverso il legno aggira;
+ e ciascun pur naufragio gli minaccia.
+ Quel che siede al governo, alto sospira
+ pallido e sbigottito ne la faccia;
+ e grida invano, e invan con mano accenna
+ or di voltare, or di calar l'antenna.
+
+11
+
+ Ma poco il cenno, e 'l gridar poco vale:
+ tolto è 'l veder da la piovosa notte.
+ La voce, senza udirsi, in aria sale,
+ in aria che ferìa con maggior botte
+ de' naviganti il grido universale,
+ e 'l fremito de l'onde insieme rotte:
+ e in prora e in poppa e in amendue le bande
+ non si può cosa udir, che si commande.
+
+12
+
+ Da la rabbia del vento che si fende
+ ne le ritorte, escono orribil suoni:
+ di spessi lampi l'aria si raccende,
+ risuona 'l ciel di spaventosi tuoni.
+ V'è chi corre al timon, chi i remi prende;
+ van per uso agli uffici a che son buoni:
+ chi s'affatica a sciorre e chi a legare;
+ vota altri l'acqua, e torna il mar nel mare.
+
+13
+
+ Ecco stridendo l'orribil procella
+ che 'l repentin furor di borea spinge,
+ la vela contra l'arbore flagella:
+ il mar si leva, e quasi il cielo attinge.
+ Frangonsi i remi; e di fortuna fella
+ tanto la rabbia impetuosa stringe,
+ che la prora si volta, e verso l'onda
+ fa rimaner la disarmata sponda.
+
+14
+
+ Tutta sotto acqua va la destra banda,
+ e sta per riversar di sopra il fondo.
+ Ognun, gridando, a Dio si raccomanda;
+ che più che certi son gire al profondo.
+ D'uno in un altro mal fortuna manda:
+ il primo scorre, e vien dietro il secondo.
+ Il legno vinto in più parti si lassa,
+ e dentro l'inimica onda vi passa.
+
+15
+
+ Muove crudele e spaventoso assalto
+ da tutti i lati il tempestoso verno.
+ Veggon talvolta il mar venir tant'alto,
+ che par ch'arrivi insin al ciel superno.
+ Talor fan sopra l'onde in su tal salto,
+ ch'a mirar giù par lor veder lo 'nferno.
+ O nulla o poca speme è che conforte;
+ e sta presente inevitabil morte.
+
+16
+
+ Tutta la notte per diverso mare
+ scorsero errando ove cacciolli il vento;
+ il fiero vento che dovea cessare
+ nascendo il giorno, e ripigliò augumento.
+ Ecco dinanzi un nudo scoglio appare:
+ voglion schivarlo, e non v'hanno argumento.
+ Li porta, lor mal grado, a quella via
+ il crudo vento e la tempesta ria.
+
+17
+
+ Tre volte e quattro il pallido nocchiero
+ mette vigor perché 'l timon sia volto
+ e trovi più sicuro altro sentiero;
+ ma quel si rompe, e poi dal mar gli è tolto.
+ Ha sì la vela piena il vento fiero,
+ che non si può calar poco né molto:
+ né tempo han di riparo o di consiglio;
+ che troppo appresso è quel mortal periglio.
+
+18
+
+ Poi che senza rimedio si comprende
+ la irreparabil rotta de la nave,
+ ciascuno al suo privato utile attende,
+ ciascun salvar la vita sua cura have.
+ Chi può più presto al palischermo scende;
+ ma quello è fatto subito sì grave
+ per tanta gente che sopra v'abbonda,
+ che poco avanza a gir sotto la sponda.
+
+19
+
+ Ruggier che vide il comite e 'l padrone
+ e gli altri abbandonar con fretta il legno,
+ come senz'arme si trovò in giubbone,
+ campar su quel battel fece disegno:
+ ma lo trovò sì carco di persone,
+ e tante venner poi, che l'acque il segno
+ passaro in guisa, che per troppo pondo
+ con tutto il carco andò il legnetto al fondo:
+
+20
+
+ del mare al fondo: e seco trasse quanti
+ lasciaro a sua speranza il maggior legno.
+ Allor s'udì con dolorosi pianti
+ chiamar soccorso dal celeste regno:
+ ma quelle voci andaro poco inanti,
+ che venne il mar pien d'ira e di disdegno,
+ e subito occupò tutta la via
+ onde il lamento e il flebil grido uscia.
+
+21
+
+ Altri là giù, senza apparir più, resta;
+ altri risorge e sopra l'onde sbalza;
+ chi vien nuotando e mostra fuor la testa,
+ chi mostra un braccio, e chi una gamba scalza.
+ Ruggier che 'l minacciar de la tempesta
+ temer non vuol, dal fondo al sommo s'alza,
+ e vede il nudo scoglio non lontano,
+ ch'egli e i compagni avean fuggito invano.
+
+22
+
+ Spera, per forza di piedi e di braccia
+ nuotando, di salir sul lito asciutto.
+ Soffiando viene, e lungi da la faccia
+ l'onda respinge e l'importuno flutto.
+ Il vento intanto e la tempesta caccia
+ il legno voto, e abbandonato in tutto
+ da quelli che per lor pessima sorte
+ il disio di campar trasse alla morte.
+
+23
+
+ Oh fallace degli uomini credenza!
+ campò la nave che dovea perire;
+ quando il padrone e i galleotti senza
+ governo alcun l'avean lasciata gire.
+ Parve che si mutasse di sentenza
+ il vento, poi che ogni uom vide fuggire:
+ fece che 'l legno a miglior via si torse,
+ né toccò terra, e in sicura onda corse.
+
+24
+
+ E dove col nocchier tenne via incerta,
+ poi che non l'ebbe, andò in Africa al dritto,
+ e venne a capitar presso a Biserta
+ tre miglia o due, dal lato verso Egitto;
+ e ne l'arena sterile e deserta
+ restò, mancando il vento e l'acqua, fitto.
+ Or quivi sopravenne, a spasso andando,
+ come di sopra io vi narrava, Orlando.
+
+25
+
+ E disioso di saper se fusse
+ la nave sola, e fusse o vota o carca,
+ con Brandimarte a quella si condusse
+ e col cognato, in su una lieve barca.
+ Poi che sotto coverta s'introdusse,
+ tutta la ritrovò d'uomini scarca:
+ vi trovò sol Frontino il buon destriero,
+ l'armatura e la spada di Ruggiero;
+
+26
+
+ di cui fu per campar tanto la fretta,
+ ch'a tor la spada non ebbe pur tempo.
+ Conobbe quella il paladin, che detta
+ fu Balisarda, e che già sua fu un tempo.
+ So che tutta l'istoria avete letta,
+ come la tolse a Falerina, al tempo
+ che le distrusse anco il giardin sì bello,
+ e come a lui poi la rubò Brunello;
+
+27
+
+ e come sotto il monte di Carena
+ Brunel ne fe' a Ruggier libero dono.
+ Di che taglio ella fosse e di che schena,
+ n'avea già fatto esperimento buono;
+ io dico Orlando: e però n'ebbe piena
+ letizia, e ringrazionne il sommo Trono;
+ e si credette (e spesso il disse dopo),
+ che Dio gliele mandasse a sì grande uopo:
+
+28
+
+ a sì grande uopo, come era, dovendo
+ condursi col signor di Sericana;
+ ch'oltre che di valor fosse tremendo,
+ sapea ch'avea Baiardo e Durindana.
+ L'altra armatura, non la conoscendo,
+ non apprezzò per cosa sì soprana,
+ come chi ne fe' prova apprezzò quella,
+ per buona sì, ma per più ricca e bella.
+
+29
+
+ E perché gli facean poco mestiero
+ l'arme (ch'era inviolabile e affatato),
+ contento fu che l'avesse Oliviero;
+ il brando no, che sel pose egli a lato:
+ a Brandimarte consegnò il destriero.
+ Così diviso ed ugualmente dato
+ volse che fosse a ciaschedun compagno
+ ch'insieme si trovar, di quel guadagno.
+
+30
+
+ Pel dì de la battaglia ogni guerriero
+ studia aver ricco e nuovo abito indosso.
+ Orlando riccamar fa nel quartiero
+ l'alto Babel dal fulmine percosso.
+ Un can d'argento aver vuole Oliviero,
+ che giaccia, e che la lassa abbia sul dosso,
+ con un motto che dica: Fin che vegna:
+ e vuol d'oro la vesta e di sé degna.
+
+31
+
+ Fece disegno Brandimarte, il giorno
+ de la battaglia, per amor del padre,
+ e per suo onor, di non andare adorno
+ se non di sopraveste oscure ed adre.
+ Fiordiligi le fe' con fregio intorno,
+ quanto più seppe far, belle e leggiadre.
+ Di ricche gemme il fregio era contesto;
+ d'un schietto drappo e tutto nero il resto.
+
+32
+
+ Fece la donna di sua man le sopra—
+ vesti a cui l'arme converrian più fine,
+ de' quai l'osbergo il cavallier si cuopra,
+ e la groppa al cavallo e 'l petto e 'l crine.
+ Ma da quel dì che cominciò quest'opra,
+ continuando a quel che le diè fine,
+ e dopo ancora, mai segno di riso
+ far non poté, né d'allegrezza in viso.
+
+33
+
+ Sempre ha timor nel cor, sempre tormento
+ che Brandimarte suo non le sia tolto.
+ Già l'ha veduto in cento lochi e cento
+ in gran battaglie e perigliose avvolto;
+ né mai, come ora, simile spavento
+ le agghiacciò il sangue e impallidille il volto:
+ e questa novità d'aver timore
+ le fa tremar di doppia tema il core.
+
+34
+
+ Poi che son d'arme e d'ogni arnese in punto,
+ alzano al vento i cavallier le vele.
+ Astolfo e Sansonetto con l'assunto
+ riman del grande esercito fedele.
+ Fiordiligi col cor di timor punto,
+ empiendo il ciel di voti e di querele,
+ quanto con vista seguitar le puote,
+ segue le vele in alto mar remote.
+
+35
+
+ Astolfo a gran fatica e Sansonetto
+ poté levarla dal mirar ne l'onda
+ e ritrarla al palagio, ove sul letto
+ la lasciaro affannata e tremebonda.
+ Portava intanto il bel numero eletto
+ dei tre buon cavallier l'aura seconda.
+ Andò il legno a trovar l'isola al dritto,
+ ove far si dovea tanto conflitto.
+
+36
+
+ Sceso nel lito il cavallier d'Anglante,
+ il cognato Oliviero e Brandimarte,
+ col padiglione il lato di levante
+ primi occupar; né forse il fer senz'arte.
+ Giunse quel dì medesimo Agramante,
+ e s'accampò da la contraria parte;
+ ma perché molto era inchinata l'ora,
+ differir la battaglia ne l'aurora.
+
+37
+
+ Di qua e di là sin alla nuova luce
+ stanno alla guardia i servitori armati.
+ La sera Brandimarte si conduce
+ là dove i Saracin sono alloggiati,
+ e parla, con licenza del suo duce,
+ al re african; ch'amici erano stati:
+ e Brandimarte già con la bandiera
+ del re Agramante in Francia passato era.
+
+38
+
+ Dopo i saluti e 'l giunger mano a mano,
+ molte ragion, sì come amico, disse
+ il fedel cavalliero al re pagano,
+ perché a questa battaglia non venisse:
+ e di riporgli ogni cittade in mano,
+ che sia tra 'l Nilo e 'l segno ch'Ercol fisse,
+ con volontà d'Orlando gli offeria,
+ se creder volea al Figlio di Maria.
+
+39
+
+ — Perché sempre v'ho amato ed amo molto,
+ questo consiglio (gli dicea) vi dono;
+ e quando già, signor, per me l'ho tolto,
+ creder potete ch'io l'estimo buono.
+ Cristo conobbi Dio, Maumette stolto;
+ e bramo voi por ne la via in ch'io sono:
+ ne la via di salute, signor, bramo
+ che siate meco, e tutti gli altri ch'amo.
+
+40
+
+ Qui consiste il ben vostro; né consiglio
+ altro potete prender, che vi vaglia;
+ e men di tutti gli altri, se col figlio
+ di Milon vi mettete alla battaglia;
+ che 'l guadagno del vincere al periglio
+ de la perdita grande non si agguaglia.
+ Vincendo voi, poco acquistar potete;
+ ma non perder già poco, se perdete.
+
+41
+
+ Quando uccidiate Orlando, e noi venuti
+ qui per morire o vincere con lui,
+ io non veggo per questo che i perduti
+ domini a racquistar s'abbian per vui.
+ Né dovete sperar che sì si muti
+ lo stato de le cose, morti nui,
+ ch'uomini a Carlo manchino da porre
+ quivi a guardar fin all'estrema torre. —
+
+42
+
+ Così parlava Brandimarte, ed era
+ per suggiungere ancor molte altre cose;
+ ma fu con voce irata e faccia altiera
+ dal pagano interrotto, che rispose:
+ — Temerità per certo e pazzia vera
+ è la tua, e di qualunque che si pose
+ a consigliar mai cosa o buona o ria,
+ ove chiamato a consigliar non sia.
+
+43
+
+ E che 'l consiglio che mi dai, proceda
+ da ben che m'hai voluto e vuommi ancora,
+ io non so, a dire il ver, come io tel creda,
+ quando qui con Orlando ti veggo ora.
+ Crederò ben, tu che ti vedi in preda
+ di quel dragon che l'anime devora,
+ che brami teco nel dolore eterno
+ tutto 'l mondo poter trarre all'inferno.
+
+44
+
+ Ch'io vinca o perda, o debba nel mio regno
+ tornare antiquo, o sempre starne in bando,
+ in mente sua n'ha Dio fatto disegno,
+ il qual né io, né tu, né vede Orlando.
+ Sia quel che vuol, non potrà ad atto indegno
+ di re inchinarmi mai timor nefando.
+ S'io fossi certo di morir, vo' morto
+ prima restar, ch'al sangue mio far torto.
+
+45
+
+ Or ti puoi ritornar; che se migliore
+ non sei dimani in questo campo armato,
+ che tu mi sia paruto oggi oratore,
+ mal troverassi Orlando accompagnato. —
+ Queste ultime parole usciron fuore
+ del petto acceso d'Agramante irato.
+ Ritornò l'uno e l'altro, e ripososse,
+ fin che del mare il giorno uscito fosse.
+
+46
+
+ Nel biancheggiar de la nuova alba armati,
+ e in un momento fur tutti a cavallo.
+ Pochi sermon si son tra loro usati:
+ non vi fu indugio, non vi fu intervallo,
+ che i ferri de le lance hanno abbassati.
+ Ma mi parria, Signor, far troppo fallo,
+ se, per voler di costor dir, lasciassi
+ tanto Ruggier nel mar, che v'affogassi.
+
+47
+
+ Il giovinetto con piedi e con braccia
+ percotendo venìa l'orribil onde.
+ Il vento e la tempesta gli minaccia;
+ ma più la coscienza lo confonde.
+ Teme che Cristo ora vendetta faccia;
+ che, poi che battezzar ne l'acque monde,
+ quando ebbe tempo, sì poco gli calse,
+ or si battezzi in queste amare e salse.
+
+48
+
+ Gli ritornano a mente le promesse
+ che tante volte alla sua donna fece;
+ quel che giurato avea quando si messe
+ contra Rinaldo, e nulla satisfece.
+ A Dio, ch'ivi punir non lo volesse,
+ pentito disse quattro volte e diece;
+ e fece voto di core e di fede
+ d'esser cristian, se ponea in terra il piede:
+
+49
+
+ e mai più non pigliar spada né lancia
+ contra ai fedeli in aiuto de' Mori;
+ ma che ritorneria subito in Francia,
+ e a Carlo renderia debiti onori;
+ né Bradamante più terrebbe a ciancia,
+ e verria a fine onesto dei suo' amori.
+ Miracol fu, che sentì al fin del voto
+ crescersi forza e agevolarsi il nuoto.
+
+50
+
+ Cresce la forza e l'animo indefesso:
+ Ruggier percuote l'onde e le respinge,
+ l'onde che seguon l'una all'altra presso,
+ di che una il leva, un'altra lo sospinge.
+ Così montando e discendendo spesso
+ con gran travaglio, al fin l'arena attinge;
+ e da la parte onde s'inchina il colle
+ più verso il mar, esce bagnato e molle.
+
+51
+
+ Fur tutti gli altri che nel mar si diero,
+ vinti da l'onde, e al fin restar ne l'acque.
+ Nel solitario scoglio uscì Ruggiero,
+ come all'alta Bontà divina piacque.
+ Poi che fu sopra il monte inculto e fiero
+ sicur dal mar, nuovo timor gli nacque
+ d'avere esilio in sì strette confine,
+ e di morirvi di disagio al fine.
+
+52
+
+ Ma pur col core indomito, e costante
+ di patir quanto è in ciel di lui prescritto,
+ pei duri sassi l'intrepide piante
+ mosse, poggiando invêr la cima al dritto.
+ Non era cento passi andato inante,
+ che vide d'anni e d'astinenze afflitto
+ uom ch'avea d'eremita abito e segno,
+ di molta riverenza e d'onor degno;
+
+53
+
+ che, come gli fu presso: — Saulo, Saulo,
+ (gridò), perché persegui la mia fede?
+ (come allor il Signor disse a san Paulo,
+ che 'l colpo salutifero gli diede).
+ Passar credesti il mar, né pagar naulo,
+ e defraudare altrui de la mercede.
+ Vedi che Dio, c'ha lunga man, ti giunge
+ quando tu gli pensasti esser più lunge. —
+
+54
+
+ E seguitò il santissimo eremita,
+ il qual la notte inanzi avuto avea
+ in vision da Dio, che con sua aita
+ allo scoglio Ruggier giunger dovea:
+ e di lui tutta la passata vita,
+ e la futura, e ancor la morte rea,
+ figli e nipoti ed ogni discendente
+ gli avea Dio rivelato interamente.
+
+55
+
+ Seguitò l'eremita riprendendo
+ prima Ruggiero; e al fin poi confortollo.
+ Lo riprendea ch'era ito differendo
+ sotto il soave giogo a porre il collo;
+ e quel che dovea far, libero essendo,
+ mentre Cristo pregando a sé chiamollo,
+ fatto avea poi con poca grazia, quando
+ venir con sferza il vide minacciando.
+
+56
+
+ Poi confortollo che non niega il cielo
+ tardi o per tempo Cristo a chi gliel chiede;
+ e di quelli operarii del Vangelo
+ narrò, che tutti ebbono ugual mercede.
+ Con caritade e con devoto zelo
+ lo venne ammaestrando ne la fede,
+ verso la cella sua con lento passo,
+ ch'era cavata a mezzo il duro sasso.
+
+57
+
+ Di sopra siede alla devota cella
+ una piccola chiesa che risponde
+ all'oriente, assai commoda e bella:
+ di sotto un bosco scende sin all'onde,
+ di lauri e di ginepri e di mortella,
+ e di palme fruttifere e feconde;
+ che riga sempre una liquida fonte,
+ che mormorando cade giù dal monte.
+
+58
+
+ Eran degli anni ormai presso a quaranta
+ che su lo scoglio il fraticel si messe;
+ ch'a menar vita solitaria e santa
+ luogo oportuno il Salvator gli elesse.
+ Di frutte colte or d'una or d'altra pianta,
+ e d'acqua pura la sua vita resse,
+ che valida e robusta e senza affanno
+ era venuta all'ottantesimo anno.
+
+59
+
+ Dentro la cella il vecchio accese il fuoco,
+ e la mensa ingombrò di vari frutti,
+ ove si ricreò Ruggiero un poco,
+ poscia ch'i panni e i capelli ebbe asciutti.
+ Imparò poi più ad agio in questo loco
+ de nostra fede i gran misteri tutti;
+ ed alla pura fonte ebbe battesmo
+ il dì seguente dal vecchio medesmo.
+
+60
+
+ Secondo il luogo, assai contento stava
+ quivi Ruggier; che 'l buon servo di Dio
+ fra pochi giorni intenzion gli dava
+ di rimandarlo ove più avea disio.
+ Di molte cose intanto ragionava
+ con lui sovente, or al regno di Dio,
+ or agli propri casi appertinenti,
+ or del suo sangue alle future genti.
+
+61
+
+ Avea il Signor, che 'l tutto intende e vede,
+ rivelato al santissimo eremita,
+ che Ruggier da quel dì ch'ebbe la fede,
+ dovea sette anni, e non più, stare in vita;
+ che per la morte che sua donna diede
+ a Pinabel, ch'a lui fia attribuita,
+ saria, e per quella ancor di Bertolagi,
+ morto dai Maganzesi empi e malvagi.
+
+62
+
+ E che quel tradimento andrà sì occulto,
+ che non se n'udirà di fuor novella;
+ perché nel proprio loco fia sepulto
+ ove anco ucciso da la gente fella:
+ per questo tardi vendicato ed ulto
+ fia da la moglie e da la sua sorella.
+ E che col ventre pien per lunga via
+ da la moglie fedel cercato fia.
+
+63
+
+ Fra l'Adice e la Brenta a piè de' colli
+ ch'al troiano Antenòr piacqueno tanto,
+ con le sulfuree vene e rivi molli,
+ con lieti solchi e prati ameni a canto,
+ che con l'alta Ida volentier mutolli,
+ col sospirato Ascanio e caro Xanto,
+ a parturir verrà ne le foreste
+ che son poco lontane al frigio Ateste.
+
+64
+
+ E ch'in bellezza ed in valor cresciuto
+ il parto suo, che pur Ruggier fia detto,
+ e del sangue troian riconosciuto
+ da quei Troiani, in lor signor fia elletto;
+ e poi da Carlo, a cui sarà in aiuto
+ incontra i Longobardi giovinetto,
+ dominio giusto avrà del bel paese,
+ e titolo onorato di marchese.
+
+65
+
+ E perché dirà Carlo in latino: — _Este_
+ signori qui, — quando faragli il dono,
+ nel secolo futur nominato Este
+ sarà il bel luogo con augurio buono;
+ e così lascierà il nome d'Ateste
+ de le due prime note il vecchio suono.
+ Avea Dio ancora al servo suo predetta
+ di Ruggier la futura aspra vendetta:
+
+66
+
+ ch'in visione alla fedel consorte
+ apparirà dinanzi al giorno un poco;
+ e le dirà chi l'avrà messo a morte,
+ e, dove giacerà, mostrerà il loco:
+ onde ella poi con la cognata forte
+ distruggerà Pontieri a ferro e a fuoco;
+ né farà a' Maganzesi minor danni
+ il figlio suo Ruggiero, ov'abbia gli anni.
+
+67
+
+ D'Azzi, d'Alberti, d'Obici discorso
+ fatto gli aveva, e di lor stirpe bella,
+ insino a Nicolò, Leonello, Borso,
+ Ercole, Alfonso, Ippolito e Issabella.
+ Ma il santo vecchio, ch'alla lingua ha il morso,
+ non di quanto egli sa però favella:
+ narra a Ruggier quel che narrar conviensi;
+ e quel ch'in sé de' ritener, ritiensi.
+
+68
+
+ In questo tempo Orlando e Brandimarte
+ e 'l marchese Olivier col ferro basso
+ vanno a trovare il saracino Marte
+ (che così nominar si può Gradasso)
+ e gli altri duo che da contraria parte
+ han mosso i buon destrier più che di passo;
+ io dico il re Agramante e 'l re Sobrino:
+ rimbomba al corso il lito e 'l mar vicino.
+
+69
+
+ Quando allo scontro vengono a trovarsi,
+ e in tronchi vola al ciel rotta ogni lancia,
+ del gran rumor fu visto il mar gonfiarsi,
+ del gran rumor che s'udì sino in Francia.
+ Venne Orlando e Gradasso a riscontrarsi;
+ e potea stare ugual questa bilancia,
+ se non era il vantaggio di Baiardo,
+ che fe' parer Gradasso più gagliardo.
+
+70
+
+ Percosse egli il destrier di minor forza,
+ ch'Orlando avea, d'un urto così strano,
+ che lo fece piegare a poggia e ad orza,
+ e poi cader, quanto era lungo, al piano.
+ Orlando di levarlo si risforza
+ tre volte e quattro, e con sproni e con mano;
+ e quando al fin nol può levar, ne scende,
+ lo scudo imbraccia, e Balisarda prende.
+
+71
+
+ Scontrossi col re d'Africa Oliviero;
+ e fur di quello incontro a paro a paro.
+ Brandimarte restar senza destriero
+ fece Sobrin: ma non si seppe chiaro
+ se v'ebbe il destrier colpa o il cavalliero;
+ ch'avezzo era cader Sobrin di raro.
+ O del destriero o suo pur fosse il fallo,
+ Sobrin si ritrovò giù del cavallo.
+
+72
+
+ Or Brandimarte che vide per terra
+ il re Sobrin, non l'assalì altrimente,
+ ma contra il re Gradasso si disserra,
+ ch'avea abbattuto Orlando parimente.
+ Tra il marchese e Agramante andò la guerra
+ come fu cominciata primamente:
+ poi che si roppon l'aste negli scudi,
+ s'eran tornati incontra a stocchi ignudi.
+
+73
+
+ Orlando, che Gradasso in atto vede,
+ che par ch'a lui tornar poco gli caglia;
+ né tornar Brandimarte gli concede,
+ tanto lo stringe e tanto lo travaglia;
+ si volge intorno, e similmente a piede
+ vede Sobrin che sta senza battaglia.
+ Vêr lui s'aventa; e al muover de le piante
+ fa il ciel tremar del suo fiero sembiante.
+
+74
+
+ Sobrin che di tanto uom vede l'assalto,
+ stretto ne l'arme s'apparecchia tutto:
+ come nocchiero a cui vegna a gran salto
+ muggendo incontra il minaccioso flutto,
+ drizza la prora; e quando il mar tant'alto
+ vede salire, esser vorria all'asciutto.
+ Sobrin lo scudo oppone alla ruina
+ che da la spada vien di Falerina.
+
+75
+
+ Di tal finezza è quella Balisarda,
+ che l'arme le puon far poco riparo;
+ in man poi di persona sì gagliarda,
+ in man d'Orlando, unico al mondo o raro,
+ taglia lo scudo; e nulla la ritarda,
+ perché cerchiato sia tutto d'acciaro:
+ taglia lo scudo e sino al fondo fende,
+ e sotto a quello in su la spalla scende.
+
+76
+
+ Scende alla spalla; e perché la ritrovi
+ di doppia lama e di maglia coperta,
+ non vuol però che molto ella le giovi,
+ che di gran piaga non la lasci aperta.
+ Mena Sobrin; ma indarno è che si provi
+ ferire Orlando, a cui per grazia certa
+ diede il Motor del cielo e de le stelle,
+ che mai forar non se gli può la pelle.
+
+77
+
+ Radoppia il colpo il valoroso conte,
+ e pensa da le spalle il capo torgli.
+ Sobrin che sa il valor di Chiaramonte,
+ e che poco gli val lo scudo opporgli,
+ s'arretra, ma non tanto, che la fronte
+ non venisse anco Balisarda a corgli.
+ Di piatto fu, ma il colpo tanto fello,
+ ch'amaccò l'elmo, e gl'intronò il cervello.
+
+78
+
+ Cadde Sobrin del fiero colpo in terra,
+ onde a gran pezzo poi non è risorto.
+ Crede finita aver con lui la guerra
+ il paladino, e che si giaccia morto;
+ e verso il re Gradasso si disserra,
+ che Brandimarte non meni a mal porto:
+ che 'l pagan d'arme e di spada l'avanza
+ e di destriero, e forse di possanza.
+
+79
+
+ L'ardito Brandimarte in su Frontino,
+ quel buon destrier che di Ruggier fu dianzi,
+ si porta così ben col Saracino,
+ che non par già che quel troppo l'avanzi:
+ e s'egli avesse osbergo così fino
+ come il pagan, gli staria meglio inanzi;
+ ma gli convien (che mal si sente armato)
+ spesso dar luogo or d'uno or d'altro lato.
+
+80
+
+ Altro destrier non è che meglio intenda
+ di quel Frontino il cavalliero a cenno:
+ par che dovunque Durindana scenda,
+ or quinci or quindi abbia a schivarla senno.
+ Agramante e Olivier battaglia orrenda
+ altrove fanno, e giudicar si denno
+ per duo guerrier di pari in arme accorti,
+ e pochi differenti in esser forti.
+
+81
+
+ Avea lasciato, come io dissi, Orlando
+ Sobrino in terra; e contra il re Gradasso,
+ soccorrer Brandimarte disiando,
+ come si trovò a piè, venìa a gran passo.
+ Era vicin per assalirlo, quando
+ vide in mezzo del campo andare a spasso
+ il buon cavallo onde Sobrin fu spinto;
+ e per averlo, presto si fu accinto.
+
+82
+
+ Ebbe il destrier, che non trovò contesa,
+ e levò un salto, ed entrò ne la sella.
+ Ne l'una man la spada tien sospesa,
+ mette l'altra alla briglia ricca e bella.
+ Gradasso vede Orlando, e non gli pesa,
+ ch'a lui ne viene, e per nome l'appella.
+ Ad esso e a Brandimarte e all'altro spera
+ far parer notte, e che non sia ancor sera.
+
+83
+
+ Voltasi al conte, e Brandimarte lassa,
+ e d'una punta lo trova al camaglio:
+ fuor che la carne, ogni altra cosa passa:
+ per forar quella è vano ogni travaglio.
+ Orlando a un tempo Balisarda abbassa:
+ non vale incanto ov'ella mette il taglio.
+ L'elmo, lo scudo, l'osbergo e l'arnese,
+ venne fendendo in giù ciò ch'ella prese;
+
+84
+
+ e nel volto e nel petto e ne la coscia
+ lasciò ferito il re di Sericana,
+ di cui non fu mai tratto sangue, poscia
+ ch'ebbe quell'arme: or gli par cosa strana
+ che quella spada (e n'ha dispetto e angoscia)
+ le tagli or sì; né pur è Durindana.
+ E se più lungo il colpo era o più appresso,
+ l'avria dal capo insino al ventre fesso.
+
+85
+
+ Non bisogna più aver ne l'arme fede,
+ come avea dianzi; che la prova è fatta.
+ Con più riguardo e più ragion procede,
+ che non solea; meglio al parar si adatta.
+ Brandimarte ch'Orlando entrato vede,
+ che gli ha di man quella battaglia tratta,
+ si pone in mezzo all'una e all'altra pugna,
+ perché in aiuto, ove è bisogno, giugna.
+
+86
+
+ Essendo la battaglia in tale istato,
+ Sobrin, ch'era giaciuto in terra molto,
+ si levò, poi ch'in sé fu ritornato;
+ e molto gli dolea la spalla e 'l volto:
+ alzò la vista e mirò in ogni lato;
+ poi dove vide il suo signor, rivolto,
+ per dargli aiuto i lunghi passi torse
+ tacito sì, ch'alcun non se n'accorse.
+
+87
+
+ Vien dietro ad Olivier che tenea gli occhi
+ al re Agramante e poco altro attendea;
+ e gli ferì nei deretan ginocchi
+ il destrier di percossa in modo rea,
+ che senza indugio è forza che trabocchi.
+ Cade Olivier, né 'l piede aver potea,
+ il manco piè, ch'al non pensato caso
+ sotto il cavallo in staffa era rimaso.
+
+88
+
+ Sobrin radoppia il colpo, e di riverso
+ gli mena, e se gli crede il capo torre;
+ ma lo vieta l'acciar lucido e terso,
+ che temprò già Vulcan, portò già Ettorre.
+ Vede il periglio Brandimarte, e verso
+ il re Sobrino a tutta briglia corre;
+ e lo fere in sul capo, e gli dà d'urto;
+ ma il fiero vecchio è tosto in piè risurto;
+
+89
+
+ e torna ad Olivier per dargli spaccio,
+ sì ch'espedito all'altra vita vada;
+ o non lasciare almen ch'esca d'impaccio,
+ ma che si stia sotto 'l cavallo a bada.
+ Olivier c'ha di sopra il miglior braccio,
+ sì che si può difender con la spada,
+ di qua di là tanto percuote e punge,
+ che, quanta è lunga, fa Sobrin star lunge.
+
+90
+
+ Spera, s'alquanto il tien da sé rispinto,
+ in poco spazio uscir di quella pena.
+ Tutto di sangue il vede molle e tinto,
+ e che ne versa tanto in su l'arena,
+ che gli par ch'abbia tosto a restar vinto:
+ debole è sì, che si sostiene a pena.
+ Fa per levarsi Olivier molte prove,
+ né da dosso il destrier però si muove.
+
+91
+
+ Trovato ha Brandimarte il re Agramante,
+ e cominciato a tempestargli intorno:
+ or con Frontin gli è al fianco, or gli è davante,
+ con quel Frontin che gira come un torno.
+ Buon cavallo ha il figliuol di Monodante:
+ non l'ha peggiore il re di Mezzogiorno;
+ ha Brigliador che gli donò Ruggiero
+ poi che lo tolse a Mandricardo altiero.
+
+92
+
+ Vantaggio ha bene assai de l'armatura;
+ a tutta prova l'ha buona e perfetta.
+ Brandimarte la sua tolse a ventura,
+ qual poté avere a tal bisogno in fretta:
+ ma sua animosità sì l'assicura,
+ ch'in miglior tosto di cangiarla aspetta;
+ come che 'l re african d'aspra percossa
+ la spalla destra gli avea fatta rossa;
+
+93
+
+ e serbi da Gradasso anco nel fianco
+ piaga da non pigliar però da giuoco.
+ Tanto l'attese al varco il guerrier franco,
+ che di cacciar la spada trovò loco.
+ Spezzò lo scudo, e ferì il braccio manco,
+ e poi ne la man destra il toccò un poco.
+ Ma questo un scherzo si può dire e un spasso
+ verso quel che fa Orlando e 'l re Gradasso.
+
+94
+
+ Gradasso ha mezzo Orlando disarmato;
+ l'elmo gli ha in cima e da dui lati rotto,
+ e fattogli cader lo scudo al prato,
+ osbergo e maglia apertagli di sotto:
+ non l'ha ferito già, ch'era affatato.
+ Ma il paladino ha lui peggio condotto:
+ in faccia, ne la gola, in mezzo il petto
+ l'ha ferito, oltre a quel che già v'ho detto.
+
+95
+
+ Gradasso disperato, che si vede
+ del proprio sangue tutto molle e brutto,
+ e ch'Orlando del suo dal capo al piede
+ sta dopo tanti colpi ancora asciutto;
+ leva il brando a due mani, e ben si crede
+ partirgli il capo, il petto, il ventre e 'l tutto:
+ e a punto, come vuol, sopra la fronte
+ percuote a mezza spada il fiero conte.
+
+96
+
+ E s'era altro ch'Orlando, l'avria fatto,
+ l'avria sparato fin sopra la sella:
+ ma, come colto l'avesse di piatto,
+ la spada ritornò lucida e bella.
+ De la percossa Orlando stupefatto,
+ vide, mirando in terra, alcuna stella:
+ lasciò la briglia, e 'l brando avria lasciato;
+ ma di catena al braccio era legato.
+
+97
+
+ Del suon del colpo fu tanto smarrito
+ il corridor ch'Orlando avea sul dorso,
+ che discorrendo il polveroso lito,
+ mostrando gìa quanto era buono al corso.
+ De la percossa il conte tramortito,
+ non ha valor di ritenergli il morso.
+ Segue Gradasso, e l'avria tosto giunto,
+ poco più che Baiardo avesse punto.
+
+98
+
+ Ma nel voltar degli occhi, il re Agramante
+ vide condotto all'ultimo periglio:
+ che ne l'elmo il figliuol di Monodante
+ col braccio manco gli ha dato di piglio;
+ e glie l'ha dislacciato già davante,
+ e tenta col pugnal nuovo consiglio:
+ né gli può far quel re difesa molta,
+ perché di man gli ha ancor la spada tolta.
+
+99
+
+ Volta Gradasso, e più non segue Orlando,
+ ma, dove vede il re Agramante, accorre.
+ L'incauto Brandimarte, non pensando
+ ch'Orlando costui lasci da sé torre,
+ non gli ha né gli occhi né 'l pensiero, instando
+ il coltel ne la gola al pagan porre.
+ Giunge Gradasso, e a tutto suo potere
+ con la spada a due man l'elmo gli fere.
+
+100
+
+ Padre del ciel, dà fra gli eletti tuoi
+ spiriti luogo al martir tuo fedele,
+ che giunto al fin de' tempestosi suoi
+ viaggi, in porto ormai lega le vele.
+ Ah Durindana, dunque esser tu puoi
+ al tuo signore Orlando sì crudele,
+ che la più grata compagnia e più fida
+ ch'egli abbia al mondo, inanzi tu gli uccida?
+
+101
+
+ Di ferro un cerchio grosso era duo dita
+ intorno all'elmo, e fu tagliato e rotto
+ dal gravissimo colpo, e fu partita
+ la cuffia de l'acciar ch'era di sotto.
+ Brandimarte con faccia sbigottita
+ giù del destrier si riversciò di botto;
+ e fuor del capo fe' con larga vena
+ correr di sangue un fiume in su l'arena.
+
+102
+
+ Il conte si risente, e gli occhi gira,
+ ed ha il suo Brandimarte in terra scorto;
+ e sopra in atto il Serican gli mira,
+ che ben conoscer può che glie l'ha morto.
+ Non so se in lui poté più il duolo o l'ira;
+ ma da piangere il tempo avea sì corto,
+ che restò il duolo, e l'ira uscì più in fretta.
+ Ma tempo è ormai che fine al canto io metta.
+
+
+
+
+CANTO QUARANTADUESIMO
+
+
+1
+
+ Qual duro freno o qual ferrigno nodo,
+ qual, s'esser può, catena di diamante
+ farà che l'ira servi ordine e modo,
+ che non trascorra oltre al prescritto inante,
+ quando persona che con saldo chiodo
+ t'abbia già fissa Amor nel cor costante,
+ tu vegga o per violenza o per inganno
+ patire o disonore o mortal danno?
+
+2
+
+ E s'a crudel, s'ad inumano effetto
+ quell'impeto talor l'animo svia,
+ merita escusa, perché allor del petto
+ non ha ragione imperio né balìa.
+ Achille, poi che sotto il falso elmetto
+ vide Patròclo insanguinar la via,
+ d'uccider chi l'uccise non fu sazio,
+ se nol traea, se non ne facea strazio.
+
+3
+
+ Invitto Alfonso, simile ira accese
+ la vostra gente il dì che vi percosse
+ la fronte il grave sasso, e sì v'offese,
+ ch'ognun pensò che l'alma gita fosse:
+ l'accese in tal furor, che non difese
+ vostri inimici argini o mura o fosse,
+ che non fossino insieme tutti morti,
+ senza lasciar chi la novella porti.
+
+4
+
+ Il vedervi cader causò il dolore
+ che i vostri a furor mosse e a crudeltade.
+ S'eravate in piè voi, forse minore
+ licenza avriano avute le lor spade.
+ Eravi assai, che la Bastia in manche ore
+ v'aveste ritornata in potestade,
+ che tolta in giorni a voi non era stata
+ da gente cordovese e di Granata.
+
+5
+
+ Forse fu da Dio vindice permesso
+ che vi trovaste a quel caso impedito,
+ acciò che 'l crudo e scelerato eccesso
+ che dianzi fatto avean, fosse punito:
+ che, poi ch'in lor man vinto si fu messo
+ il miser Vestidel, lasso e ferito,
+ senz'arme fu tra cento spade ucciso
+ dal popul la più parte circonciso.
+
+6
+
+ Ma perch'io vo' concludere, vi dico
+ che nessun'altra quell'ira pareggia,
+ quando signor, parente, o sozio antico
+ dinanzi agli occhi ingiuriar ti veggia.
+ Dunque è ben dritto per sì caro amico,
+ che subit'ira il cor d'Orlando feggia;
+ che de l'orribil colpo che gli diede
+ il re Gradasso, morto in terra il vede.
+
+7
+
+ Quel nomade pastor che vedut'abbia
+ fuggir strisciando l'orrido serpente
+ che il figliuol che giocava ne la sabbia,
+ ucciso gli ha col venenoso dente,
+ stringe il baston con colera e con rabbia;
+ tal la spada d'ogni altra più tagliente
+ stringe con ira il cavallier d'Anglante:
+ il primo che trovò, fu 'l re Agramante;
+
+8
+
+ che sanguinoso e de la spada privo,
+ con mezzo scudo e con l'elmo disciolto,
+ e ferito in più parti ch'io non scrivo,
+ s'era di man di Brandimarte tolto,
+ come di piè all'astor sparvier mal vivo,
+ a cui lasciò alla coda invido o stolto.
+ Orlando giunse, e messe il colpo giusto
+ ove il capo si termina col busto.
+
+9
+
+ Sciolto era l'elmo e disarmato il collo,
+ sì che lo tagliò netto come un giunco.
+ Cadde, e diè nel sabbion l'ultimo crollo
+ del regnator di Libia il grave trunco.
+ Corse lo spirto all'acque, onde tirollo
+ Caron nel legno suo col graffio adunco.
+ Orlando sopra lui non si ritarda,
+ ma trova il Serican con Balisarda.
+
+10
+
+ Come vide Gradasso d'Agramante
+ cadere il busto dal capo diviso;
+ quel ch'accaduto mai non gli era inante,
+ tremò nel core e si smarrì nel viso;
+ e all'arrivar del cavallier d'Anglante,
+ presago del suo mal, parve conquiso.
+ Per schermo suo partito alcun non prese,
+ quando il colpo mortal sopra gli scese.
+
+11
+
+ Orlando lo ferì nel destro fianco
+ sotto l'ultima costa; e il ferro, immerso
+ nel ventre, un palmo uscì dal lato manco,
+ di sangue sin all'elsa tutto asperso.
+ Mostrò ben che di man fu del più franco
+ e del meglior guerrier de l'universo
+ il colpo ch'un signor condusse a morte,
+ di cui non era in Pagania il più forte.
+
+12
+
+ Di tal vittoria non troppo gioioso,
+ presto di sella il paladin si getta;
+ e col viso turbato e lacrimoso
+ a Brandimarte suo corre a gran fretta.
+ Gli vede intorno il campo sanguinoso:
+ l'elmo che par ch'aperto abbia una accetta,
+ se fosse stato fral più che di scorza,
+ difeso non l'avria con minor forza.
+
+13
+
+ Orlando l'elmo gli levò dal viso,
+ e ritrovò che 'l capo sino al naso
+ fra l'uno e l'altro ciglio era diviso:
+ ma pur gli è tanto spirto anco rimaso,
+ che de' suoi falli al Re del paradiso
+ può domandar perdono anzi l'occaso;
+ e confortare il conte, che le gote
+ sparge di pianto, a pazienza puote;
+
+14
+
+ e dirgli: — Orlando, fa che ti raccordi
+ di me ne l'orazion tue grate a Dio;
+ né men ti raccomando la mia Fiordi... —
+ ma dir non poté: — ... ligi —, e qui finio.
+ E voci e suoni d'angeli concordi
+ tosto in aria s'udir, che l'alma uscìo;
+ la qual disciolta dal corporeo velo
+ fra dolce melodia salì nel cielo.
+
+15
+
+ Orlando, ancor che far dovea allegrezza
+ di sì devoto fine, e sapea certo
+ che Brandimarte alla suprema altezza
+ salito era (che 'l ciel gli vide aperto);
+ pur da la umana volontade, avezza
+ coi fragil sensi, male era sofferto
+ ch'un tal più che fratel gli fosse tolto,
+ e non aver di pianto umido il volto.
+
+16
+
+ Sobrin che molto sangue avea perduto,
+ che gli piovea sul fianco e su le gote,
+ riverso già gran pezzo era caduto,
+ e aver ne dovea ormai le vene vote.
+ Ancor giacea Olivier, né riavuto
+ il piede avea, né riaver lo puote
+ se non ismosso, e de lo star che tanto
+ gli fece il destrier sopra, mezzo infranto:
+
+17
+
+ e se 'l cognato non venìa ad aitarlo
+ (sì come lacrimoso era e dolente),
+ per sé medesmo non potea ritrarlo;
+ e tanta doglia e tal martìr ne sente,
+ che ritratto che l'ebbe, né a mutarlo
+ né a fermarvisi sopra era possente;
+ e n'ha insieme la gamba sì stordita,
+ che muover non si può, se non si aita.
+
+18
+
+ De la vittoria poco rallegrosse
+ Orlando; e troppo gli era acerbo e duro
+ veder che morto Brandimarte fosse,
+ né del cognato molto esser sicuro.
+ Sobrin, che vivea ancora, ritrovosse,
+ ma poco chiaro avea con molto oscuro;
+ che la sua vita per l'uscito sangue
+ era vicina a rimanere esangue.
+
+19
+
+ Lo fece tor, che tutto era sanguigno,
+ il conte, e medicar discretamente;
+ e confortollo con parlar benigno,
+ come se stato gli fosse parente;
+ che dopo il fatto nulla di maligno
+ in sé tenea, ma tutto era clemente.
+ Fece dei morti arme e cavalli torre;
+ del resto a' servi lor lasciò disporre.
+
+20
+
+ Qui de la istoria mia, che non sia vera,
+ Federigo Fulgoso è in dubbio alquanto;
+ che con l'armata avendo la riviera
+ di Barberia trascorsa in ogni canto,
+ capitò quivi, e l'isola sì fiera,
+ montuosa e inegual ritrovò tanto,
+ che non è, dice, in tutto il luogo strano,
+ ove un sol piè si possa metter piano:
+
+21
+
+ né verisimil tien che ne l'alpestre
+ scoglio sei cavallieri, il fior del mondo,
+ potesson far quella battaglia equestre.
+ Alla quale obiezion così rispondo:
+ ch'a quel tempo una piazza de le destre,
+ che sieno a questo, avea lo scoglio al fondo;
+ ma poi, ch'un sasso che 'l tremuoto aperse,
+ le cadde sopra, e tutta la coperse.
+
+22
+
+ Sì che, o chiaro fulgor de la Fulgosa
+ stirpe, o serena, o sempre viva luce,
+ se mai mi riprendeste in questa cosa,
+ e forse inanti a quello invitto duce
+ per cui la vostra patria or si riposa,
+ lascia ogni odio, e in amor tutta s'induce;
+ vi priego che non siate a dirgli tardo,
+ ch'esser può che né in questo io sia bugiardo.
+
+23
+
+ In questo tempo, alzando gli occhi al mare,
+ vide Orlando venire a vela in fretta
+ un navilio leggier, che di calare
+ facea sembiante sopra l'isoletta.
+ Di chi si fosse, io non voglio or contare,
+ perc'ho più d'uno altrove che m'aspetta.
+ Veggiamo in Francia, poi che spinto n'hanno
+ i Saracin, se mesti o lieti stanno.
+
+24
+
+ Veggiàn che fa quella fedele amante
+ che vede il suo contento ir sì lontano;
+ dico la travagliata Bradamante,
+ poi che ritrova il giuramento vano,
+ ch'avea fatto Ruggier pochi dì inante,
+ udendo il nostro e l'altro stuol pagano.
+ Poi ch'in questo ancor manca, non le avanza
+ in ch'ella debba più metter speranza.
+
+25
+
+ E ripetendo i pianti e le querele
+ che pur troppo domestiche le furo,
+ tornò a sua usanza a nominar crudele
+ Ruggiero, e 'l suo destin spietato e duro.
+ Indi sciogliendo al gran dolor le vele,
+ il ciel, che consentia tanto pergiuro,
+ né fatto n'avea ancor segno evidente,
+ ingiusto chiama, debole e impotente.
+
+26
+
+ Ad accusar Melissa si converse,
+ e maledir l'oracol de la grotta;
+ ch'a lor mendace suasion s'immerse
+ nel mar d'amore, ov'è a morir condotta.
+ Poi con Marfisa ritornò a dolerse
+ del suo fratel che le ha la fede rotta:
+ con lei grida e si sfoga, e le domanda,
+ piangendo, aiuto, e se le raccomanda.
+
+27
+
+ Marfisa si ristringe ne le spalle,
+ e, quel sol che pò far, le dà conforto;
+ né crede che Ruggier mai così falle,
+ ch'a lei non debba ritornar di corto.
+ E se non torna pur, sua fede dalle,
+ ch'ella non patirà sì grave torto;
+ o che battaglia piglierà con esso,
+ o gli farà osservar ciò c'ha promesso.
+
+28
+
+ Così fa ch'ella un poco il duol raffrena;
+ ch'avendo ove sfogarlo, è meno acerbo.
+ Or ch'abbiam vista Bradamante in pena,
+ chiamar Ruggier pergiuro, empio e superbo;
+ veggiamo ancor, se miglior vita mena
+ il fratel suo che non ha polso o nerbo,
+ osso o medolla che non senta caldo
+ de le fiamme d'amor; dico Rinaldo.
+
+29
+
+ dico Rinaldo, il qual, come sapete,
+ Angelica la bella amava tanto;
+ né l'avea tratto all'amorosa rete
+ sì la beltà di lei, come l'incanto.
+ Aveano gli altri paladin quiete,
+ essendo ai Mori ogni vigore affranto:
+ tra i vincitori era rimaso solo
+ egli captivo in amoroso duolo.
+
+30
+
+ Cento messi a cercar che di lei fusse
+ avea mandato, e cerconne egli stesso.
+ Al fine a Malagigi si ridusse,
+ che nei bisogni suoi l'aiutò spesso.
+ A narrar il suo amor se gli condusse
+ col viso rosso e col ciglio demesso;
+ indi lo priega che gli insegni dove
+ la desiata Angelica si trove.
+
+31
+
+ Gran maraviglia di sì strano caso
+ va rivolgendo a Malagigi il petto.
+ Sa che sol per Rinaldo era rimaso
+ d'averla cento volte e più nel letto:
+ ed egli stesso, acciò che persuaso
+ fosse di questo, avea assai fatto e detto
+ con prieghi e con minacce per piegarlo;
+ né mai avuto avea poter di farlo:
+
+32
+
+ e tanto più, ch'allor Rinaldo avrebbe
+ tratto fuor Malagigi di prigione.
+ Fare or spontaneamente lo vorrebbe,
+ che nulla giova, e n'ha minor cagione.
+ Poi priega lui che ricordar si debbe
+ pur quanto ha offeso in questo oltr'a ragione;
+ che per negargli già, vi mancò poco
+ di non farlo morire in scuro loco.
+
+33
+
+ Ma quanto a Malagigi le domande
+ di Rinaldo importune più pareano,
+ tanto, che l'amor suo fosse più grande,
+ indizio manifesto gli faceano.
+ I prieghi che con lui vani non spande,
+ fan che subito immerge ne l'oceano
+ ogni memoria de la ingiuria vecchia,
+ e che a dargli soccorso s'apparecchia.
+
+34
+
+ Termine tolse alla risposta, e spene
+ gli diè, che favorevol gli saria,
+ e che gli saprà dir la via che tiene
+ Angelica, o sia in Francia o dove sia.
+ E quindi Malagigi al luogo viene
+ ove i demoni scongiurar solia,
+ ch'era fra monti inaccessibil grotta:
+ apre il libro, e li spirti chiama in frotta.
+
+35
+
+ Poi ne sceglie un che de' casi d'amore
+ avea notizia, e da lui saper volle,
+ come sia che Rinaldo ch'avea il core
+ dianzi sì duro, or l'abbia tanto molle:
+ e di quelle due fonti ode il tenore,
+ di che l'una dà il fuoco, e l'altra il tolle;
+ e al mal che l'una fa, nulla soccorre,
+ se non l'altra acqua che contraria corre.
+
+36
+
+ Ed ode come avendo già di quella
+ che l'amor caccia, beuto Rinaldo,
+ ai lunghi prieghi d'Angelica bella
+ si dimostrò così ostinato e saldo;
+ e che poi giunto per sua iniqua stella
+ a ber ne l'altra l'amoroso caldo,
+ tornò ad amar, per forza di quelle acque,
+ lei che pur dianzi oltr'al dover gli spiacque.
+
+37
+
+ Da iniqua stella e fier destin fu giunto
+ a ber la fiamma in quel ghiacciato rivo;
+ perché Angelica venne quasi a un punto
+ a ber ne l'altro di dolcezza privo,
+ che d'ogni amor le lasciò il cor sì emunto,
+ ch'indi ebbe lui più che le serpi a schivo:
+ egli amò lei, e l'amor giunse al segno
+ in ch'era già di lei l'odio e lo sdegno.
+
+38
+
+ Del caso strano di Rinaldo a pieno
+ fu Malagigi dal demonio istrutto,
+ che gli narrò d'Angelica non meno,
+ ch'a un giovine african si donò in tutto;
+ e come poi lasciato avea il terreno
+ tutto d'Europa, e per l'instabil flutto
+ verso India sciolto avea dai liti ispani
+ su l'audaci galee de' Catallani.
+
+39
+
+ Poi che venne il cugin per la risposta,
+ molto gli disuase Malagigi
+ di più Angelica amar, che s'era posta
+ d'un vilissimo barbaro ai servigi;
+ ed ora sì da Francia si discosta,
+ che mal seguir se ne potria i vestigi:
+ ch'era oggimai più là ch'a mezza strada,
+ per andar con Medoro in sua contrada.
+
+40
+
+ La partita d'Angelica non molto
+ sarebbe grave all'animoso amante;
+ né pur gli avria turbato il sonno, o tolto
+ il pensier di tornarsene in Levante:
+ ma sentendo ch'avea del suo amor colto
+ un Saracino le primizie inante,
+ tal passione e tal cordoglio sente,
+ che non fu in vita sua, mai, più dolente.
+
+41
+
+ Non ha poter d'una risposta sola;
+ triema il cor dentro, e trieman fuor le labbia;
+ non può la lingua disnodar parola;
+ la bocca ha amara, e par che tosco v'abbia.
+ Da Malagigi subito s'invola;
+ e come il caccia la gelosa rabbia,
+ dopo gran pianto e gran ramaricarsi,
+ verso Levante fa pensier tornarsi.
+
+42
+
+ Chiede licenza al figlio di Pipino:
+ e trova scusa che 'l destrier Baiardo,
+ che ne mena Gradasso saracino
+ contra il dover di cavallier gagliardo,
+ lo muove per suo onore a quel camino,
+ acciò che vieti al Serican bugiardo
+ di mai vantarsi che con spada o lancia
+ l'abbia levato a un paladin di Francia.
+
+43
+
+ Lasciollo andar con sua licenza Carlo,
+ ben che ne fu con tutta Francia mesto;
+ ma finalmente non seppe negarlo,
+ tanto gli parve il desiderio onesto.
+ Vuol Dudon, vuol Guidone accompagnarlo;
+ ma lo niega Rinaldo a quello e a questo.
+ Lascia Parigi, e se ne va via solo,
+ pien di sospiri e d'amoroso duolo.
+
+44
+
+ Sempre ha in memoria, e mai non se gli tolle,
+ ch'averla mille volte avea potuto,
+ e mille volte avea ostinato e folle
+ di sì rara beltà fatto rifiuto;
+ e di tanto piacer ch'aver non volle,
+ sì bello e sì buon tempo era perduto:
+ ed ora eleggerebbe un giorno corto
+ averne solo, e rimaner poi morto.
+
+45
+
+ Ha sempre in mente, e mai non se ne parte,
+ come esser puote ch'un povero fante
+ abbia del cor di lei spinto da parte
+ merito e amor d'ogni altro primo amante.
+ Con tal pensier che 'l cor gli straccia e parte,
+ Rinaldo se ne va verso Levante;
+ e dritto al Reno e a Basilea si tiene,
+ fin che d'Ardenna alla gran selva viene.
+
+46
+
+ Poi che fu dentro a molte miglia andato
+ il paladin pel bosco aventuroso,
+ da ville e da castella allontanato,
+ ove aspro era più il luogo e periglioso,
+ tutto in un tratto vide il ciel turbato,
+ sparito il sol tra nuvoli nascoso,
+ ed uscir fuor d'una caverna oscura
+ un strano mostro in feminil figura.
+
+47
+
+ Mill'occhi in capo avea senza palpèbre;
+ non può serrarli, e non credo che dorma:
+ non men che gli occhi, avea l'orecchie crebre;
+ avea in loco de crin serpi a gran torma.
+ Fuor de le diaboliche tenèbre
+ nel mondo uscì la spaventevol forma.
+ Un fiero e maggior serpe ha per la coda,
+ che pel petto si gira e che l'annoda.
+
+48
+
+ Quel ch'a Rinaldo in mille e mille imprese
+ più non avvenne mai, quivi gli avviene;
+ che come vede il mostro ch'all'offese
+ se gli apparecchia, e ch'a trovar lo viene,
+ tanta paura, quanta mai non scese
+ in altri forse, gli entra ne le vene:
+ ma pur l'usato ardir simula e finge,
+ e con trepida man la spada stringe.
+
+49
+
+ S'acconcia il mostro in guisa al fiero assalto,
+ che si può dir che sia mastro di guerra:
+ vibra il serpente venenoso in alto,
+ e poi contra Rinaldo si disserra;
+ di qua di là gli vien sopra a gran salto.
+ Rinaldo contra lui vaneggia ed erra:
+ colpi a dritto e a riverso tira assai,
+ ma non ne tira alcun che fera mai.
+
+50
+
+ Il mostro al petto il serpe ora gli appicca,
+ che sotto l'arme e sin nel cor l'agghiaccia;
+ ora per la visiera gliele ficca,
+ e fa ch'erra pel collo e per la faccia.
+ Rinaldo da l'impresa si dispicca,
+ e quanto può con sproni il destrier caccia:
+ ma la Furia infernal già non par zoppa,
+ che spicca un salto, e gli è subito in groppa.
+
+51
+
+ Vada al traverso, al dritto, ove si voglia,
+ sempre ha con lui la maledetta peste;
+ né sa modo trovar, che se ne scioglia,
+ ben che 'l destrier di calcitrar non reste.
+ Triema a Rinaldo il cor come una foglia:
+ non ch'altrimente il serpe lo moleste;
+ ma tanto orror ne sente e tanto schivo,
+ che stride e geme, e duolsi ch'egli è vivo.
+
+52
+
+ Nel più tristo sentier, nel peggior calle
+ scorrendo va, nel più intricato bosco,
+ ove ha più asprezza il balzo, ove la valle
+ è più spinosa, ov'è l'aer più fosco,
+ così sperando torsi da le spalle
+ quel brutto, abominoso, orrido tosco;
+ e ne saria mal capitato forse,
+ se tosto non giungea chi lo soccorse.
+
+53
+
+ Ma lo soccorse a tempo un cavalliero
+ di bello armato e lucido metallo,
+ che porta un giogo rotto per cimiero,
+ di rosse fiamme ha pien lo scudo giallo;
+ così trapunto il suo vestire altiero,
+ così la sopravesta del cavallo:
+ la lancia ha in pugno, e la spada al suo loco,
+ e la mazza all'arcion, che getta foco.
+
+54
+
+ Piena d'un foco eterno è quella mazza,
+ che senza consumarsi ognora avampa:
+ né per buon scudo o tempra di corazza
+ o per grossezza d'elmo se ne scampa.
+ Dunque si debbe il cavallier far piazza,
+ giri ove vuol l'inestinguibil lampa:
+ né manco bisognava al guerrier nostro,
+ per levarlo di man del crudel mostro.
+
+55
+
+ E come cavallier d'animo saldo,
+ ove ha udito il rumor, corre e galoppa,
+ tanto che vede il mostro che Rinaldo
+ col brutto serpe in mille nodi agroppa,
+ e sentir fagli a un tempo freddo e caldo;
+ che non ha via di torlosi di groppa.
+ Va il cavalliero, e fere il mostro al fianco,
+ e lo fa trabboccar dal lato manco.
+
+56
+
+ Ma quello è a pena in terra che si rizza,
+ e il lungo serpe intorno aggira e vibra.
+ Quest'altro più con l'asta non l'attizza;
+ ma di farla col fuoco si delibra.
+ La mazza impugna, e dove il serpe guizza,
+ spessi come tempesta i colpi libra;
+ né lascia tempo a quel brutto animale,
+ che possa farne un solo o bene o male:
+
+57
+
+ e mentre a dietro il caccia o tiene a bada,
+ e lo percuote, e vendica mille onte,
+ consiglia il paladin che se ne vada
+ per quella via che s'alza verso il monte.
+ Quel s'appiglia al consiglio ed alla strada;
+ e senza dietro mai volger la fronte,
+ non cessa, che di vista se gli tolle,
+ ben che molto aspro era a salir quel colle.
+
+58
+
+ Il cavallier, poi ch'alla scura buca
+ fece tornare il mostro da l'inferno,
+ ove rode se stesso e si manuca,
+ e da mille occhi versa il pianto eterno;
+ per esser di Rinaldo guida e duca
+ gli salì dietro, e sul giogo superno
+ gli fu alle spalle, e si mise con lui
+ per trarlo fuor de' luoghi oscuri e bui.
+
+59
+
+ Come Rinaldo il vide ritornato,
+ gli disse che gli avea grazia infinita,
+ e ch'era debitore in ogni lato
+ di porre a beneficio suo la vita.
+ Poi lo domanda come sia nomato,
+ acciò dir sappia chi gli ha dato aita,
+ e tra guerrieri possa e inanzi a Carlo
+ de l'alta sua bontà sempre esaltarlo.
+
+60
+
+ Rispose il cavallier: — Non ti rincresca
+ se 'l nome mio scoprir non ti vogli'ora:
+ ben tel dirò prima ch'un passo cresca
+ l'ombra; che ci sarà poca dimora. —
+ Trovaro, andando insieme, un'acqua fresca
+ che col suo mormorio facea talora
+ pastori e viandanti al chiaro rio
+ venire, e berne l'amoroso oblio.
+
+61
+
+ Signor, queste eran quelle gelide acque,
+ quelle che spengon l'amoroso caldo;
+ di cui bevendo, ad Angelica nacque
+ l'odio ch'ebbe di poi sempre a Rinaldo.
+ E s'ella un tempo a lui prima dispiacque,
+ e se ne l'odio il ritrovò sì saldo,
+ non derivò, Signor, la causa altronde,
+ se non d'aver beuto di queste onde.
+
+62
+
+ Il cavallier che con Rinaldo viene,
+ come si vede inanzi al chiaro rivo,
+ caldo per la fatica il destrier tiene,
+ e dice: — Il posar qui non fia nocivo. —
+ — Non fia (disse Rinaldo) se non bene;
+ ch'oltre che prema il mezzogiorno estivo,
+ m'ha così il brutto mostro travagliato,
+ che 'l riposar mi fia commodo e grato. —
+
+63
+
+ L'un e l'altro smontò del suo cavallo,
+ e pascer lo lasciò per la foresta;
+ e nel fiorito verde a rosso e a giallo
+ ambi si trasson l'elmo de la testa.
+ Corse Rinaldo al liquido cristallo,
+ spinto da caldo e da sete molesta,
+ e cacciò, a un sorso del freddo liquore,
+ dal petto ardente e la sete e l'amore.
+
+64
+
+ Quando lo vide l'altro cavalliero
+ la bocca sollevar de l'acqua molle,
+ e ritrarne pentito ogni pensiero
+ di quel desir ch'ebbe d'amor sì folle;
+ si levò ritto, e con sembiante altiero
+ gli disse quel che dianzi dir non volle:
+ — Sappi, Rinaldo, il nome mio è lo Sdegno,
+ venuto sol per sciorti il giogo indegno. —
+
+65
+
+ Così dicendo, subito gli sparve,
+ e sparve insieme il suo destrier con lui.
+ Questo a Rinaldo un gran miracol parve;
+ s'aggirò intorno, e disse: — Ove è costui? —
+ Stimar non sa se sian magiche larve,
+ che Malagigi un de' ministri sui
+ gli abbia mandato a romper la catena
+ che lungamente l'ha tenuto in pena:
+
+66
+
+ o pur che Dio da l'alta ierarchia
+ gli abbia per ineffabil sua bontade
+ mandato, come già mandò a Tobia,
+ un angelo a levar di cecitade.
+ Ma buono o rio demonio, o quel che sia,
+ che gli ha renduta la sua libertade,
+ ringrazia e loda; e da lui sol conosce
+ che sano ha il cor da l'amorose angosce.
+
+67
+
+ Gli fu nel primier odio ritornata
+ Angelica; e gli parve troppo indegna
+ d'esser, non che sì lungi seguitata,
+ ma che per lei pur mezza lega vegna.
+ Per Baiardo riaver tutta fiata
+ verso India in Sericana andar disegna,
+ sì perché l'onor suo lo stringe a farlo,
+ sì per averne già parlato a Carlo.
+
+68
+
+ Giunse il giorno seguente a Basilea,
+ ove la nuova era venuta inante,
+ che 'l conte Orlando aver pugna dovea
+ contra Gradasso e contro il re Agramante.
+ Né questo per aviso si sapea,
+ ch'avesse dato il cavallier d'Anglante;
+ ma di Sicilia in fretta venut'era
+ chi la novella v'apportò per vera.
+
+69
+
+ Rinaldo vuol trovarsi con Orlando
+ alla battaglia, e se ne vede lunge.
+ Di dieci in dieci miglia va mutando
+ cavalli e guide, e corre e sferza e punge.
+ Passa il Reno a Costanza, e in su volando,
+ traversa l'Alpe, ed in Italia giunge.
+ Verona a dietro, a dietro Mantua lassa;
+ sul Po si trova, e con gran fretta il passa.
+
+70
+
+ Già s'inchinava il sol molto alla sera,
+ e già apparia nel ciel la prima stella,
+ quando Rinaldo in ripa alla riviera
+ stando in pensier s'avea da mutar sella,
+ o tanto soggiornar, che l'aria nera
+ fuggisse inanzi all'altra aurora bella,
+ venir si vede un cavalliero inanti
+ cortese ne l'aspetto e nei sembianti.
+
+71
+
+ Costui, dopo il saluto, con bel modo
+ gli domandò s'aggiunto a moglie fosse.
+ Disse Rinaldo: — Io son nel giugal nodo: —
+ ma di tal domandar maravigliosse.
+ Soggiunse quel: — Che sia così, ne godo. —
+ Poi, per chiarir perché tal detto mosse,
+ disse: — Io ti priego che tu sia contento
+ ch'io ti dia questa sera alloggiamento;
+
+72
+
+ che ti farò veder cosa che debbe
+ ben volentieri veder chi ha moglie a lato. —
+ Rinaldo, sì perché posar vorrebbe,
+ ormai di correr tanto affaticato;
+ sì perché di vedere e d'udire ebbe
+ sempre aventure un desiderio innato;
+ accettò l'offerir del cavalliero,
+ e dietro gli pigliò nuovo sentiero.
+
+73
+
+ Un tratto d'arco fuor di strada usciro,
+ e inanzi un gran palazzo si trovaro,
+ onde scudieri in gran frotta veniro
+ con torchi accesi, e fero intorno chiaro.
+ Entrò Rinaldo, e voltò gli occhi in giro,
+ e vide loco il qual si vede raro,
+ di gran fabrica e bella e bene intesa;
+ né a privato uom convenia tanta spesa.
+
+74
+
+ Di serpentin, di porfido le dure
+ pietre fan de la porta il ricco volto.
+ Quel che chiude è di bronzo, con figure
+ che sembrano spirar, muovere il volto.
+ Sotto un arco poi s'entra, ove misture
+ di bel musaico ingannan l'occhio molto.
+ Quindi si va in un quadro ch'ogni faccia
+ de le sue logge ha lunga cento braccia.
+
+75
+
+ La sua porta ha per sé ciascuna loggia,
+ e tra la porta e sé ciascuna ha un arco:
+ d'ampiezza pari son, ma varia foggia
+ fe' d'ornamenti il mastro lor non parco.
+ Da ciascuno arco s'entra, ove si poggia
+ sì facil, ch'un somier vi può gir carco.
+ Un altro arco di su trova ogni scala;
+ e s'entra per ogni arco in una sala.
+
+76
+
+ Gli archi di sopra escono fuor del segno
+ tanto, che fan coperchio alle gran porte;
+ e ciascun due colonne ha per sostegno,
+ altre di bronzo, altre di pietra forte.
+ Lungo sarà, se tutti vi disegno
+ gli ornati alloggiamenti de la corte;
+ e oltr'a quel ch'appar, quanti agi sotto
+ la cava terra il mastro avea ridotto.
+
+77
+
+ L'alte colonne e i capitelli d'oro,
+ da che i gemmati palchi eran suffulti,
+ i peregrini marmi che vi foro
+ da dotta mano in varie forme sculti,
+ pitture e getti, e tant'altro lavoro
+ (ben che la notte agli occhi il più ne occulti),
+ mostran che non bastaro a tanta mole
+ di duo re insieme le ricchezze sole.
+
+78
+
+ Sopra gli altri ornamenti ricchi e belli,
+ ch'erano assai ne la gioconda stanza,
+ v'era una fonte che per più ruscelli
+ spargea freschissime acque in abondanza.
+ Poste le mense avean quivi i donzelli;
+ ch'era nel mezzo per ugual distanza:
+ vedeva, e parimente veduta era
+ da quattro porte de la casa altiera.
+
+79
+
+ Fatta da mastro diligente e dotto
+ la fonte era con molta e suttil opra,
+ di loggia a guisa, o padiglion ch'in otto
+ facce distinto, intorno adombri e cuopra.
+ Un ciel d'oro, che tutto era di sotto
+ colorito di smalto, le sta sopra;
+ ed otto statue son di marmo bianco,
+ che sostengon quel ciel col braccio manco.
+
+80
+
+ Ne la man destra il corno d'Amaltea
+ sculto aveva lor l'ingenioso mastro,
+ onde con grato murmure cadea
+ l'acqua di fuore in vaso d'alabastro;
+ ed a sembianza di gran donna avea
+ ridutto con grande arte ogni pilastro.
+ Son d'abito e di faccia differente,
+ ma grazia hanno e beltà tutte ugualmente.
+
+81
+
+ Fermava il piè ciascuno di questi segni
+ sopra due belle imagini più basse,
+ che con la bocca aperta facean segni
+ che 'l canto e l'armonia lor dilettasse;
+ e quell'atto in che son, par che disegni
+ che l'opra e studio lor tutto lodasse
+ le belle donne che sugli omeri hanno,
+ se fosser quei di cu' in sembianza stanno.
+
+82
+
+ I simulacri inferiori in mano
+ avean lunghe ed amplissime scritture,
+ ove facean con molta laude piano
+ i nomi de le più degne figure;
+ e mostravano ancor poco lontano
+ i propri loro in note non oscure.
+ Mirò Rinaldo a lume di doppieri
+ le donne ad una ad una e i cavallieri.
+
+83
+
+ La prima iscrizion ch'agli occhi occorre,
+ con lungo onor Lucrezia Borgia noma,
+ la cui bellezza ed onestà preporre
+ debbe all'antiqua la sua patria Roma.
+ I duo che voluto han sopra sé torre
+ tanto eccellente ed onorata soma,
+ noma lo scritto, Antonio Tebaldeo,
+ Ercole Strozza: un Lino ed uno Orfeo.
+
+84
+
+ Non men gioconda statua né men bella
+ si vede appresso, e la scrittura dice:
+ — Ecco la figlia d'Ercole, Issabella,
+ per cui Ferrara si terrà felice
+ via più, perché in lei nata sarà quella,
+ che d'altro ben che prospera e fautrice
+ e benigna Fortuna dar le deve,
+ volgendo gli anni nel suo corso lieve. —
+
+85
+
+ I duo che mostran disiosi affetti
+ che la gloria di lei sempre risuone,
+ Gian Iacobi ugualmente erano detti,
+ l'uno Calandra, e l'altro Bardelone.
+ Nel terzo e quarto loco ove per stretti
+ rivi l'acqua esce fuor del padiglione,
+ due donne son, che patria, stirpe, onore
+ hanno di par, di par beltà e valore.
+
+86
+
+ Elissabetta l'una e Leonora
+ nominata era l'altra: e fia, per quanto
+ narrava il marmo sculto, d'esse ancora
+ sì gloriosa la terra di Manto,
+ che di Vergilio, che tanto l'onora,
+ più che di queste, non si darà vanto.
+ Avea la prima a piè del sacro lembo
+ Iacobo Sadoletto e Pietro Bembo.
+
+87
+
+ Uno elegante Castiglione, e un culto
+ Muzio Arelio de l'altra eran sostegni.
+ Di questi nomi era il bel marmo sculto,
+ ignoti allora, or sì famosi e degni.
+ Veggon poi quella a cui dal cielo indulto
+ tanta virtù sarà, quanta ne regni,
+ o mai regnata in alcun tempo sia,
+ versata da Fortuna or buona or ria.
+
+88
+
+ Lo scritto d'oro esser costei dichiara
+ Lucrezia Bentivoglia; e fra le lode
+ pone di lei, che 'l duca di Ferrara
+ d'esserle padre si rallegra e gode.
+ Di costei canta con soave e chiara
+ voce un Camil che 'l Reno e Felsina ode
+ con tanta attenzion, tanto stupore,
+ con quanta Anfriso udì già il suo pastore;
+
+89
+
+ ed un per cui la terra, ove l'Isauro
+ le sue dolci acque insala in maggior vase,
+ nominata sarà da l'Indo al Mauro,
+ e da l'austrine all'iperboree case,
+ via più che per pesare il romano auro,
+ di che perpetuo nome le rimase;
+ Guido Postumo, a cui doppia corona
+ Pallade quinci, e quindi Febo dona.
+
+90
+
+ L'altra che segue in ordine, è Diana.
+ — Non guardar (dice il marmo scritto) ch'ella
+ sia altiera in vista; che nel core umana
+ non sarà però men ch'in viso bella. —
+ Il dotto Celio Calcagnin lontana
+ farà la gloria e 'l bel nome di quella
+ nel regno di Monese, in quel di Iuba,
+ in India e Spagna udir con chiara tuba:
+
+91
+
+ ed un Marco Cavallo, che tal fonte
+ farà di poesia nascer d'Ancona,
+ qual fe' il cavallo alato uscir del monte,
+ non so se di Parnasso o d'Elicona.
+ Beatrice appresso a questo alza la fronte,
+ di cui lo scritto suo così ragiona:
+ — Beatrice bea, vivendo, il suo consorte,
+ e lo lascia infelice alla sua morte;
+
+92
+
+ anzi tutta l'Italia, che con lei
+ fia triunfante, e senza lei, captiva. —
+ Un signor di Coreggio di costei
+ con alto stil par che cantando scriva,
+ e Timoteo, l'onor de' Bendedei:
+ ambi faran tra l'una e l'altra riva
+ fermare al suon de' lor soavi plettri
+ il fiume ove sudar gli antiqui elettri.
+
+93
+
+ Tra questo loco e quel de la colonna
+ che fu sculpita in Borgia, com'è detto,
+ formata in alabastro una gran donna
+ era di tanto e sì sublime aspetto,
+ che sotto puro velo, in nera gonna,
+ senza oro e gemme, in un vestire schietto,
+ tra le più adorne non parea men bella,
+ che sia tra l'altre la ciprigna stella.
+
+94
+
+ Non si potea, ben contemplando fiso,
+ conoscer se più grazia o più beltade,
+ o maggior maestà fosse nel viso,
+ o più indizio d'ingegno o d'onestade.
+ — Chi vorrà di costei (dicea l'inciso
+ marmo) parlar, quanto parlar n'accade,
+ ben torrà impresa più d'ogn'altra degna;
+ ma non però ch'a fin mai se ne vegna. —
+
+95
+
+ Dolce quantunque e pien di grazia tanto
+ fosse il suo bello e ben formato segno,
+ parea sdegnarsi che con umil canto
+ ardisse lei lodar sì rozzo ingegno,
+ com'era quel che sol, senz'altri a canto
+ (non so perché), le fu fatto sostegno.
+ Di tutto 'l resto erano i nomi sculti;
+ sol questi due l'artefice avea occulti.
+
+96
+
+ Fanno le statue in mezzo un luogo tondo,
+ che 'l pavimento asciutto ha di corallo,
+ di freddo soavissimo giocondo,
+ che rendea il puro e liquido cristallo,
+ che di fuor cade in un canal fecondo,
+ che 'l prato verde, azzurro, bianco e giallo
+ rigando, scorre per vari ruscelli,
+ grato alle morbide erbe e agli arbuscelli.
+
+97
+
+ Col cortese oste ragionando stava
+ il paladino a mensa; e spesso spesso,
+ senza più differir, gli ricordava
+ che gli attenesse quanto avea promesso:
+ e ad or ad or mirandolo, osservava
+ ch'avea di grande affanno il core oppresso;
+ che non può star momento che non abbia
+ un cocente sospiro in su le labbia.
+
+98
+
+ Spesso la voce dal disio cacciata
+ viene a Rinaldo sin presso alla bocca
+ per domandarlo; e quivi, raffrenata
+ di cortese modestia, fuor non scocca.
+ Ora essendo la cena terminata,
+ ecco un donzello a chi l'ufficio tocca,
+ pon su la mensa un bel nappo d'or fino,
+ di fuor di gemme, e dentro pien di vino.
+
+99
+
+ Il signor de la casa allora alquanto
+ sorridendo, a Rinaldo levò il viso;
+ ma chi ben lo notava, più di pianto
+ parea ch'avesse voglia che di riso.
+ Disse: — Ora a quel che mi ricordi tanto,
+ che tempo sia di sodisfar m'è aviso;
+ mostrarti un paragon ch'esser de' grato
+ di vedere a ciascun c'ha moglie allato.
+
+100
+
+ Ciascun marito, a mio giudizio, deve
+ sempre spiar se la sua donna l'ama;
+ saper s'onore o biasmo ne riceve,
+ se per lei bestia, o se pur uom si chiama.
+ L'incarco de le corna è lo più lieve
+ ch'al mondo sia, se ben l'uom tanto infama:
+ lo vede quasi tutta l'altra gente;
+ e chi l'ha in capo, mai non se lo sente.
+
+101
+
+ Se tu sai che fedel la moglie sia,
+ hai di più amarla e d'onorar ragione,
+ che non ha quel che la conosce ria,
+ o quel che ne sta in dubbio e in passione.
+ Di molte n'hanno a torto gelosia
+ i lor mariti, che son caste e buone:
+ molti di molte anco sicuri stanno,
+ che con le corna in capo se ne vanno.
+
+102
+
+ Se vuoi saper se la tua sia pudica
+ (come io credo che credi, e creder déi;
+ ch'altrimente far credere è fatica,
+ se chiaro già per prova non ne sei),
+ tu per te stesso, senza ch'altri il dica,
+ te n'avvedrai, s'in questo vaso bei;
+ che per altra cagion non è qui messo,
+ che per mostrarti quanto io t'ho promesso.
+
+103
+
+ Se béi con questo, vedrai grande effetto;
+ che se porti il cimier di Cornovaglia,
+ il vin ti spargerai tutto sul petto,
+ né gocciola sarà ch'in bocca saglia:
+ ma s'hai moglie fedel, tu berai netto.
+ Or di veder tua sorte ti travaglia. —
+ Così dicendo, per mirar tien gli occhi,
+ ch'in seno il vin Rinaldo si trabbocchi.
+
+104
+
+ Quasi Rinaldo di cercar suaso
+ quel che poi ritrovar non vorria forse,
+ messa la mano inanzi, e preso il vaso,
+ fu presso di volere in prova porse:
+ poi, quanto fosse periglioso il caso
+ a porvi i labri, col pensier discorse.
+ Ma lasciate, Signor, ch'io mi ripose;
+ poi dirò quel che 'l paladin rispose.
+
+
+
+
+CANTO QUARANTATREESIMO
+
+
+1
+
+ O esecrabile Avarizia, o ingorda
+ fame d'avere, io non mi maraviglio
+ ch'ad alma vile e d'altre macchie lorda,
+ sì facilmente dar possi di piglio;
+ ma che meni legato in una corda,
+ e che tu impiaghi del medesmo artiglio
+ alcun, che per altezza era d'ingegno,
+ se te schivar potea, d'ogni onor degno.
+
+2
+
+ Alcun la terra e 'l mare e 'l ciel misura,
+ e render sa tutte le cause a pieno
+ d'ogni opra, d'ogni effetto di Natura,
+ e poggia sì ch'a Dio riguarda in seno;
+ e non può aver più ferma e maggior cura,
+ morso dal tuo mortifero veleno,
+ ch'unir tesoro: e questo sol gli preme,
+ e ponvi ogni salute, ogni sua speme.
+
+3
+
+ Rompe eserciti alcuno, e ne le porte
+ si vede entrar di bellicose terre,
+ ed esser primo a porre il petto forte,
+ ultimo a trarre, in perigliose guerre;
+ e non può riparar che sino a morte
+ tu nel tuo cieco carcere nol serre.
+ Altri d'altre arti e d'altri studi industri,
+ oscuri fai, che sarian chiari e illustri.
+
+4
+
+ Che d'alcune dirò belle e gran donne
+ ch'a bellezza, a virtù de fidi amanti,
+ a lunga servitù, più che colonne
+ io veggo dure, immobili e costanti?
+ Veggo venir poi l'Avarizia, e ponne
+ far sì, che par che subito le incanti:
+ in un dì, senza amor (chi fia che 'l creda?)
+ a un vecchio, a un brutto, a un mostro le dà in preda.
+
+5
+
+ Non è senza cagion s'io me ne doglio:
+ intendami chi può, che m'intend'io.
+ Né però di proposito mi toglio,
+ né la materia del mio canto oblio;
+ ma non più a quel c'ho detto, adattar voglio,
+ ch'a quel ch'io v'ho da dire, il parlar mio.
+ Or torniamo a contar del paladino
+ ch'ad assaggiare il vaso fu vicino.
+
+6
+
+ Io vi dicea ch'alquanto pensar volle,
+ prima ch'ai labri il vaso s'appressasse.
+ Pensò, e poi disse: — Ben sarebbe folle
+ chi quel che non vorria trovar, cercasse.
+ Mia donna è donna, ed ogni donna è molle:
+ lasciàn star mia credenza come stasse.
+ Sin qui m'ha il creder mio giovato, e giova:
+ che poss'io megliorar per farne prova?
+
+7
+
+ Potria poco giovare e nuocer molto;
+ che 'l tentar qualche volta Idio disdegna.
+ Non so s'in questo io mi sia saggio o stolto;
+ ma non vo' più saper, che mi convegna.
+ Or questo vin dinanzi mi sia tolto:
+ sete non n'ho, né vo' che me ne vegna;
+ che tal certezza ha Dio più proibita,
+ ch'al primo padre l'arbor de la vita.
+
+8
+
+ Che come Adam, poi che gustò del pomo
+ che Dio con propria bocca gl'interdisse,
+ da la letizia al pianto fece un tomo,
+ onde in miseria poi sempre s'afflisse;
+ così, se de la moglie sua vuol l'uomo
+ tutto saper quanto ella fece e disse,
+ cade de l'allegrezze in pianti e in guai,
+ onde non può più rilevarsi mai. —
+
+9
+
+ Così dicendo il buon Rinaldo, e intanto
+ respingendo da sé l'odiato vase,
+ vide abondare un gran rivo di pianto
+ dagli occhi del signor di quelle case,
+ che disse, poi che racchetossi alquanto:
+ — Sia maledetto chi mi persuase
+ ch'io facesse la prova, ohimè! di sorte,
+ che mi levò la dolce mia consorte.
+
+10
+
+ Perché non ti conobbi già dieci anni,
+ sì che io mi fossi consigliato teco,
+ prima che cominciassero gli affanni,
+ e 'l lungo pianto onde io son quasi cieco?
+ Ma vo' levarti da la scena i panni;
+ che 'l mio mal vegghi, e te ne dogli meco:
+ e ti dirò il principio e l'argumento
+ del mio non comparabile tormento.
+
+11
+
+ Qua su lasciasti una città vicina,
+ a cui fa intorno un chiaro fiume laco,
+ che poi si stende e in questo Po declina,
+ e l'origine sua vien di Benaco.
+ Fu fatta la città, quando a ruina
+ le mura andar de l'agenoreo draco.
+ Quivi nacque io di stirpe assai gentile,
+ ma in pover tetto e in facultade umile.
+
+12
+
+ Se Fortuna di me non ebbe cura
+ sì che mi desse al nascer mio ricchezza,
+ al diffetto di lei supplì Natura,
+ che sopra ogni mio ugual mi diè bellezza.
+ Donne e donzelle già di mia figura
+ arder più d'una vidi in giovanezza;
+ ch'io ci seppi accoppiar cortesi modi;
+ ben che stia mal che l'uom se stesso lodi.
+
+13
+
+ Ne la nostra cittade era un uom saggio,
+ di tutte l'arti oltre ogni creder dotto,
+ che quando chiuse gli occhi al febeo raggio,
+ contava gli anni suoi cento e ventotto.
+ Visse tutta sua età solo e selvaggio,
+ se non l'estrema; che d'Amor condotto,
+ con premio ottenne una matrona bella,
+ e n'ebbe di nascosto una cittella.
+
+14
+
+ E per vietar che simil la figliuola
+ alla matre non sia, che per mercede
+ vendé sua castità che valea sola
+ più che quanto oro al mondo si possiede,
+ fuor del commercio popular la invola;
+ ed ove più solingo il luogo vede,
+ questo amplo e bel palagio e ricco tanto
+ fece fare a' demoni per incanto.
+
+15
+
+ A vecchie donne e caste fe' nutrire
+ la figlia qui, ch'in gran beltà poi venne;
+ né che potesse altr'uom veder, né udire
+ pur ragionarne in quella età, sostenne.
+ E perch'avesse esempio da seguire,
+ ogni pudica donna che mai tenne
+ contra illicito amor chiuse le sbarre,
+ ci fe' d'intaglio o di color ritrarre:
+
+16
+
+ non quelle sol che di virtude amiche
+ hanno sì il mondo all'età prisca adorno;
+ di quai la fama per l'istorie antiche
+ non è per veder mai l'ultimo giorno:
+ ma nel futuro ancora altre pudiche
+ che faran bella Italia d'ogn'intorno,
+ ci fe' ritrarre in lor fattezze conte,
+ come otto che ne vedi a questa fonte.
+
+17
+
+ Poi che la figlia al vecchio par matura
+ sì, che ne possa l'uom cogliere i frutti;
+ o fosse mia disgrazia o mia aventura,
+ eletto fui degno di lei fra tutti.
+ I lati campi oltre alle belle mura,
+ non meno i pescarecci, che gli asciutti,
+ che ci son d'ogn'intorno a venti miglia,
+ mi consegnò per dote de la figlia.
+
+18
+
+ Ella era bella e costumata tanto,
+ che più desiderar non si potea.
+ Di bei trapunti e di riccami, quanto
+ mai ne sapesse Pallade, sapea.
+ Vedila andare, odine il suono e 'l canto:
+ celeste e non mortal cosa parea.
+ E in modo all'arti liberali attese,
+ che, quanto il padre, o poco men n'intese.
+
+19
+
+ Con grande ingegno, e non minor bellezza
+ che fatta l'avria amabil fin ai sassi,
+ era giunto un amore, una dolcezza,
+ che par ch'a rimembrarne il cor mi passi.
+ Non aveva più piacer né più vaghezza,
+ che d'esser meco ov'io mi stessi o andassi.
+ Senza aver lite mai stemmo gran pezzo:
+ l'avemmo poi, per colpa mia, da sezzo.
+
+20
+
+ Morto il suocero mio dopo cinque anni
+ ch'io sottoposi il collo al giugal nodo,
+ non stero molto a cominciar gli affanni
+ ch'io sento ancora, e ti dirò in che modo.
+ Mentre mi rinchiudea tutto coi vanni
+ l'amor di questa mia che sì ti lodo,
+ una femina nobil del paese,
+ quanto accender si può, di me s'accese.
+
+21
+
+ Ella sapea d'incanti e di malie
+ quel che saper ne possa alcuna maga:
+ rendea la notte chiara, oscuro il die
+ fermava il sol, facea la terra vaga.
+ Non potea trar però le voglie mie,
+ che le sanassin l'amorosa piaga
+ col rimedio che dar non le potria
+ senza alta ingiuria de la donna mia.
+
+22
+
+ Non perché fosse assai gentile e bella,
+ né perché sapess'io che sì me amassi,
+ né per gran don, né per promesse ch'ella
+ mi fêsse molte, e di continuo instassi,
+ ottener poté mai ch'una fiammella,
+ per darla a lei, del primo amor levassi;
+ ch'a dietro ne traea tutte mie voglie
+ il conoscermi fida la mia moglie.
+
+23
+
+ La speme, la credenza, la certezza
+ che de la fede di mia moglie avea,
+ m'avria fatto sprezzar quanta bellezza
+ avesse mai la giovane ledea,
+ o quanto offerto mai senno e ricchezza
+ fu al gran pastor de la montagna Idea.
+ Ma le repulse mie non valean tanto,
+ che potesson levarmela da canto.
+
+24
+
+ Un dì che mi trovò fuor del palagio
+ la maga, che nomata era Melissa,
+ e mi poté parlare a suo grande agio,
+ modo trovò da por mia pace in rissa,
+ e con lo spron di gelosia malvagio
+ cacciar del cor la fé che v'era fissa.
+ Comincia a comendar la intenzion mia,
+ ch'io sia fedele a chi fedel mi sia.
+
+25
+
+ — Ma che ti sia fedel, tu non puoi dire,
+ prima che di sua fé prova non vedi.
+ S'ella non falle, e che potria fallire,
+ che sia fedel, che sia pudica credi.
+ Ma se mai senza te non la lasci ire,
+ se mai vedere altr'uom non le concedi,
+ onde hai questa baldanza, che tu dica
+ e mi vogli affermar che sia pudica?
+
+26
+
+ Scostati un poco, scostati da casa;
+ fa che le cittadi odano e i villaggi,
+ che tu sia andato, e ch'ella sia rimasa;
+ agli amanti dà commodo e ai messaggi.
+ S'a prieghi, a doni non fia persuasa
+ di fare al letto maritale oltraggi,
+ e che, facendol, creda che si cele,
+ allora dir potrai che sia fedele. —
+
+27
+
+ Con tal parole e simili non cessa
+ l'incantatrice, fin che mi dispone
+ che de la donna mia la fede espressa
+ veder voglia, e provare a paragone.
+ — Ora pogniamo (le soggiungo) ch'essa
+ sia qual non posso averne opinione:
+ come potrò di lei poi farmi certo
+ che sia di punizion degna o di merto? —
+
+28
+
+ Disse Melissa: — Io ti darò un vasello
+ fatto da ber, di virtù rara e strana;
+ qual già per fare accorto il suo fratello
+ del fallo di Genevra, fe' Morgana.
+ Chi la moglie ha pudica, bee con quello:
+ ma non vi può già ber chi l'ha puttana;
+ che 'l vin, quando lo crede in bocca porre,
+ tutto si sparge, e fuor nel petto scorre.
+
+29
+
+ Prima che parti, ne farai la prova,
+ e per lo creder mio tu berai netto;
+ che credo ch'ancor netta si ritrova
+ la moglie tua: pur ne vedrai l'effetto.
+ Ma s'al ritorno esperienza nuova
+ poi ne farai, non t'assicuro il petto:
+ che se tu non lo immolli, e netto bèi,
+ d'ogni marito il più felice sei. —
+
+30
+
+ L'offerta accetto; il vaso ella mi dona:
+ ne fo la prova, e mi succede a punto;
+ che, com'era il disio, pudica e buona
+ la cara moglie mia trovo a quel punto.
+ Dice Melissa: — Un poco l'abbandona;
+ per un mese o per duo stanne disgiunto:
+ poi torna; poi di nuovo il vaso tolli;
+ prova se bevi, o pur se 'l petto immolli. —
+
+31
+
+ A me duro parea pur di partire;
+ non perché di sua fe' sì dubitassi,
+ come ch'io non potea duo dì patire,
+ né un'ora pur, che senza me restassi.
+ Disse Melissa: — Io ti farò venire
+ a conoscere il ver con altri passi.
+ Vo' che muti il parlare e i vestimenti,
+ e sotto viso altrui te l'appresenti. —
+
+32
+
+ Signor, qui presso una città difende
+ il Po fra minacciose e fiere corna;
+ la cui iuridizion di qui si stende
+ fin dove il mar fugge dal lito e torna.
+ Cede d'antiquità, ma ben contende
+ con le vicine in esser ricca e adorna.
+ Le reliquie troiane la fondaro,
+ che dal flagello d'Attila camparo.
+
+33
+
+ Astringe e lenta a questa terra il morso
+ un cavallier giovene, ricco e bello,
+ che dietro un giorno a un suo falcone iscorso,
+ essendo capitato entro il mio ostello,
+ vide la donna, e sì nel primo occorso
+ gli piacque, che nel cor portò il suggello;
+ né cessò molte pratiche far poi,
+ per inchinarla ai desideri suoi.
+
+34
+
+ Ella gli fece dar tante repulse,
+ che più tentarla al fine egli non volse;
+ ma la beltà di lei, ch'Amor vi sculse,
+ di memoria però non se gli tolse.
+ Tanto Melissa allosingommi e mulse,
+ ch'a tor la forma di colui mi volse;
+ e mi mutò (né so ben dirti come)
+ di faccia, di parlar, d'occhi e di chiome.
+
+35
+
+ Già con mia moglie avendo simulato
+ d'esser partito e gitone in Levante,
+ nel giovene amator così mutato
+ l'andar, la voce, l'abito e 'l sembiante,
+ me ne ritorno, ed ho Melissa a lato,
+ che s'era trasformata, e parea un fante;
+ e le più ricche gemme avea con lei,
+ che mai mandassin gl'Indi o gli Eritrei.
+
+36
+
+ Io che l'uso sapea del mio palagio,
+ entro sicuro e vien Melissa meco;
+ e madonna ritrovo a sì grande agio,
+ che non ha né scudier né donna seco.
+ I miei prieghi le espongo, indi il malvagio
+ stimulo inanzi del mal far le arreco:
+ i rubini, i diamanti e gli smeraldi,
+ che mosso arebbon tutti i cor più saldi.
+
+37
+
+ E le dico che poco è questo dono
+ verso quel che sperar da me dovea:
+ de la commodità poi le ragiono,
+ che, non v'essendo il suo marito, avea:
+ e le ricordo che gran tempo sono
+ stato suo amante, com'ella sapea;
+ e che l'amar mio lei con tanta fede
+ degno era avere al fin qualche mercede.
+
+38
+
+ Turbossi nel principio ella non poco,
+ divenne rossa, ed ascoltar non volle;
+ ma il veder fiammeggiar poi, come fuoco,
+ le belle gemme, il duro cor fe' molle:
+ e con parlar rispose breve e fioco,
+ quel che la vita a rimembrar mi tolle;
+ che mi compiaceria, quando credesse
+ ch'altra persona mai nol risapesse.
+
+39
+
+ Fu tal risposta un venenato telo
+ di che me ne senti' l'alma traffissa:
+ per l'ossa andommi e per le vene un gelo;
+ ne le fauci restò la voce fissa.
+ Levando allora del suo incanto il velo,
+ ne la mia forma mi tornò Melissa.
+ Pensa di che color dovesse farsi,
+ ch'in tanto error da me vide trovarsi.
+
+40
+
+ Divenimmo ambi di color di morte,
+ muti ambi, ambi restiàn con gli occhi bassi.
+ Potei la lingua a pena aver sì forte,
+ e tanta voce a pena, ch'io gridassi:
+ — Me tradiresti dunque tu, consorte,
+ quando tu avessi chi 'l mio onor comprassi? —
+ Altra risposta darmi ella non puote,
+ che di rigar di lacrime le gote.
+
+41
+
+ Ben la vergogna è assai, ma più lo sdegno
+ ch'ella ha, da me veder farsi quella onta;
+ e multiplica sì senza ritegno,
+ ch'in ira al fine e in crudele odio monta.
+ Da me fuggirsi tosto fa disegno;
+ e ne l'ora che 'l Sol del carro smonta,
+ al fiume corre, e in una sua barchetta
+ si fa calar tutta la notte in fretta:
+
+42
+
+ e la matina s'appresenta avante
+ al cavallier che l'avea un tempo amata,
+ sotto il cui viso, sotto il cui sembiante
+ fu contra l'onor mio da me tentata.
+ A lui che n'era stato ed era amante,
+ creder si può che fu la giunta grata.
+ Quindi ella mi fe' dir ch'io non sperassi
+ che mai più fosse mia, né più m'amassi.
+
+43
+
+ Ah lasso! da quel dì con lui dimora
+ in gran piacere, e di me prende giuoco;
+ ed io del mal che procacciammi allora,
+ ancor languisco, e non ritrovo loco.
+ Cresce il mal sempre, e giusto è ch'io ne muora;
+ e resta omai da consumarci poco.
+ Ben credo che 'l primo anno sarei morto,
+ se non mi dava aiuto un sol conforto.
+
+44
+
+ Il conforto ch'io prendo, è che di quanti
+ per dieci anni mai fur sotto al mio tetto
+ (ch'a tutti questo vaso ho messo inanti),
+ non ne trovo un che non s'immolli il petto.
+ Aver nel caso mio compagni tanti
+ mi dà fra tanto mal qualche diletto.
+ Tu tra infiniti sol sei stato saggio,
+ che far negasti il periglioso saggio.
+
+45
+
+ Il mio voler cercare oltre alla meta
+ che de la donna sua cercar si deve,
+ fa che mai più trovare ora quieta
+ non può la vita mia, sia lunga o breve.
+ Di ciò Melissa fu a principio lieta:
+ ma cessò tosto la sua gioia lieve;
+ ch'essendo causa del mio mal stata ella,
+ io l'odiai sì, che non potea vedella.
+
+46
+
+ Ella d'esser odiata impaziente
+ da me che dicea amar più che sua vita,
+ ove donna restarne immantinente
+ creduto avea, che l'altra ne fosse ita;
+ per non aver sua doglia sì presente,
+ non tardò molto a far di qui partita;
+ e in modo abbandonò questo paese,
+ che dopo mai per me non se n'intese. —
+
+47
+
+ Così narrava il mesto cavalliero:
+ e quando fine alla sua istoria pose,
+ Rinaldo alquanto ste' sopra pensiero,
+ da pietà vinto, e poi così rispose:
+ — Mal consiglio ti diè Melissa in vero,
+ che d'attizzar le vespe ti propose;
+ e tu fusti a cercar poco avveduto
+ quel che tu avresti non trovar voluto.
+
+48
+
+ Se d'avarizia la tua donna vinta
+ a voler fede romperti fu indutta,
+ non t'ammirar; né prima ella né quinta
+ fu de le donne prese in sì gran lutta;
+ e mente via più salda ancora è spinta
+ per minor prezzo a far cosa più brutta.
+ Quanti uomini odi tu, che già per oro
+ han traditi padroni e amici loro?
+
+49
+
+ Non dovevi assalir con sì fiere armi,
+ se bramavi veder farle difesa.
+ Non sai tu, contra l'oro, che né i marmi
+ né 'l durissimo acciar sta alla contesa?
+ Che più fallasti tu a tentarla parmi,
+ di lei che così tosto restò presa.
+ Se te altretanto avesse ella tentato,
+ non so se tu più saldo fossi stato. —
+
+50
+
+ Qui Rinaldo fe' fine, e da la mensa
+ levossi a un tempo, e domandò dormire;
+ che riposare un poco, e poi si pensa
+ inanzi al dì d'un'ora o due partire.
+ Ha poco tempo, e 'l poco c'ha, dispensa
+ con gran misura, e invan nol lascia gire.
+ Il signor di là dentro, a suo piacere,
+ disse, che si potea porre a giacere;
+
+51
+
+ ch'apparecchiata era la stanza e 'l letto:
+ ma che se volea far per suo consiglio,
+ tutta notte dormir potria a diletto,
+ e dormendo avanzarsi qualche miglio.
+ — Acconciar ti farò (disse) un legnetto,
+ con che volando, e senz'alcun periglio
+ tutta notte dormendo vo' che vada,
+ e una giornata avanzi de la strada. —
+
+52
+
+ La proferta a Rinaldo accettar piacque,
+ e molto ringraziò l'oste cortese:
+ poi senza indugio là, dove ne l'acque
+ da' naviganti era aspettato, scese.
+ Quivi a grande agio riposato giacque,
+ mentre il corso del fiume il legno prese,
+ che da sei remi spinto, lieve e snello
+ pel fiume andò, come per l'aria augello.
+
+53
+
+ Così tosto come ebbe il capo chino,
+ il cavallier di Francia adormentosse;
+ imposto avendo già, come vicino
+ giungea a Ferrara, che svegliato fosse.
+ Restò Melara nel lito mancino;
+ nel lito destro Sermide restosse:
+ Figarolo e Stellata il legno passa,
+ ove le corna il Po iracondo abbassa.
+
+54
+
+ De le due corna il nocchier prese il destro,
+ e lasciò andar verso Vinegia il manco;
+ passò il Bondeno: e già il color cilestro
+ si vedea in oriente venir manco,
+ che votando di fior tutto il canestro,
+ l'Aurora vi facea vermiglio e bianco;
+ quando, lontan scoprendo di Tealdo
+ ambe le rocche, il capo alzò Rinaldo.
+
+55
+
+ — O città bene aventurosa (disse),
+ di cui già Malagigi, il mio cugino,
+ contemplando le stelle erranti e fisse,
+ e costringendo alcun spirto indovino,
+ nei secoli futuri mi predisse
+ (già ch'io facea con lui questo camino)
+ ch'ancor la gloria tua salirà tanto,
+ ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto. —
+
+56
+
+ Così dicendo, e pur tuttavia in fretta
+ su quel battel che parea aver le penne,
+ scorrendo il re de' fiumi, all'isoletta
+ ch'alla cittade è più propinqua, venne:
+ e ben che fosse allora erma e negletta,
+ pur s'allegrò di rivederla, e fenne
+ non poca festa; che sapea quanto ella,
+ volgendo gli anni, saria ornata e bella.
+
+57
+
+ Altra fiata che fe' questa via,
+ udì da Malagigi, il qual seco era,
+ che settecento volte che si sia
+ girata col monton la quarta sfera,
+ questa la più ioconda isola fia
+ di quante cinga mar, stagno o riviera;
+ sì che, veduta lei, non sarà ch'oda
+ dar più alla patria di Nausicaa loda.
+
+58
+
+ Udì che di bei tetti posta inante
+ sarebbe a quella sì a Tiberio cara;
+ che cederian l'Esperide alle piante
+ ch'avria il bel loco, d'ogni sorte rara;
+ che tante spezie d'animali, quante
+ vi fien, né in mandra Circe ebbe né in hara;
+ che v'avria con le Grazie e con Cupido
+ Venere stanza, e non più in Cipro o in Gnido:
+
+59
+
+ e che sarebbe tal per studio e cura
+ di chi al sapere ed al potere unita
+ la voglia avendo, d'argini e di mura
+ avria sì ancor la sua città munita,
+ che contra tutto il mondo star sicura
+ potria, senza chiamar di fuori aita:
+ e che d'Ercol figliuol, d'Ercol sarebbe
+ padre il signor che questo e quel far debbe.
+
+60
+
+ Così venìa Rinaldo ricordando
+ quel che già il suo cugin detto gli avea,
+ de le future cose divinando,
+ che spesso conferir seco solea.
+ E tuttavia l'umil città mirando:
+ — Come esser può ch'ancor (seco dicea)
+ debban così fiorir queste paludi
+ de tutti i liberali e degni studi?
+
+61
+
+ e crescer abbia di sì piccol borgo
+ ampla cittade e di sì gran bellezza?
+ e ciò ch'intorno è tutto stagno e gorgo,
+ sien lieti e pieni campi di ricchezza?
+ Città, sin ora a riverire assorgo
+ l'amor, la cortesia, la gentilezza
+ de' tuoi signori, e gli onorati pregi
+ dei cavallier, dei cittadini egregi.
+
+62
+
+ L'ineffabil bontà del Redentore,
+ de' tuoi principi il senno e la iustizia,
+ sempre con pace, sempre con amore
+ ti tenga in abondanza ed in letizia;
+ e ti difenda contra ogni furore
+ de' tuoi nimici, e scuopra lor malizia:
+ del tuo contento ogni vicino arrabbi,
+ più tosto che tu invidia ad alcuno abbi. —
+
+63
+
+ Mentre Rinaldo così parla, fende
+ con tanta fretta il suttil legno l'onde,
+ che con maggiore a logoro non scende
+ falcon ch'al grido del padron risponde.
+ Del destro corno il destro ramo prende
+ quindi il nocchiero, e mura e tetti asconde:
+ San Georgio a dietro, a dietro s'allontana
+ la torre e de la Fossa e di Gaibana.
+
+64
+
+ Rinaldo, come accade ch'un pensiero
+ un altro dietro, e quello un altro mena,
+ si venne a ricordar del cavalliero
+ nel cui palagio fu la sera a cena;
+ che per questa cittade, a dire il vero,
+ avea giusta cagion di stare in pena:
+ e ricordossi del vaso da bere,
+ che mostra altrui l'error de la mogliere;
+
+65
+
+ e ricordossi insieme de la prova
+ che d'aver fatta il cavallier narrolli;
+ che di quanti avea esperti, uomo non trova
+ che bea nel vaso, e 'l petto non s'immolli.
+ Or si pente, or tra sé dice: — E' mi giova
+ ch'a tanto paragon venir non volli.
+ Riuscendo, accertava il creder mio;
+ non riuscendo, a che partito era io?
+
+66
+
+ Gli è questo creder mio, come io l'avessi
+ ben certo, e poco accrescer lo potrei:
+ sì che, s'al paragon mi succedessi,
+ poco il meglio saria ch'io ne trarrei;
+ ma non già poco il mal, quando vedessi
+ quel di Clarice mia, ch'io non vorrei.
+ Metter saria mille contra uno a giuoco;
+ che perder si può molto, e acquistar poco. —
+
+67
+
+ Stando in questo pensoso il cavalliero
+ di Chiaramonte, e non alzando il viso,
+ con molta attenzion fu da un nocchiero
+ che gli era incontra, riguardato fiso:
+ e perché di veder tutto il pensiero
+ che l'occupava tanto, gli fu aviso,
+ come uom che ben parlava ed avea ardire,
+ a seco ragionar lo fece uscire.
+
+68
+
+ La somma fu del lor ragionamento,
+ che colui malaccorto era ben stato,
+ che ne la moglie sua l'esperimento
+ maggior che può far donna, avea tentato;
+ che quella che da l'oro e da l'argento
+ difende il cor di pudicizia armato,
+ tra mille spade via più facilmente
+ difenderallo, e in mezzo al fuoco ardente.
+
+69
+
+ Il nocchier suggiungea: — Ben gli dicesti,
+ che non dovea offerirle sì gran doni;
+ che contrastare a questi assalti e a questi
+ colpi non sono tutti i petti buoni.
+ Non so se d'una giovane intendesti
+ (ch'esser pò che tra voi se ne ragioni),
+ che nel medesmo error vide il consorte,
+ di ch'esso avea lei condannata a morte.
+
+70
+
+ Dovea in memoria avere il signor mio,
+ che l'oro e 'l premio ogni durezza inchina;
+ ma, quando bisognò, l'ebbe in oblio,
+ ed ei si procacciò la sua ruina.
+ Così sapea lo esempio egli, com'io,
+ che fu in questa città di qui vicina,
+ sua patria e mia, che 'l lago e la palude
+ del rifrenato Menzo intorno chiude:
+
+71
+
+ d'Adonio voglio dir, che 'l ricco dono
+ fe' alla moglie del giudice, d'un cane. —
+ — Di questo (disse il paladino) il suono
+ non passa l'Alpe, e qui tra voi rimane;
+ perché né in Francia, né dove ito sono,
+ parlar n'udi' ne le contrade estrane:
+ sì che dì pur, se non t'incresce il dire;
+ che volentieri io mi t'acconcio a udire. —
+
+72
+
+ Il nocchier cominciò: — Già fu di questa
+ terra un Anselmo di famiglia degna,
+ che la sua gioventù con lunga vesta
+ spese in saper ciò ch'Ulpiano insegna
+ e di nobil progenie, bella e onesta
+ moglie cercò, ch'al grado suo convegna;
+ e d'una terra quindi non lontana
+ n'ebbe una di bellezza sopraumana;
+
+73
+
+ e di bei modi e tanto graziosi,
+ che parea tutto amore e leggiadria;
+ e di molto più forse, ch'ai riposi,
+ ch'allo stato di lui non convenia.
+ Tosto che l'ebbe, quanti mai gelosi
+ al mondo fur, passò di gelosia:
+ non già ch'altra cagion gli ne desse ella,
+ che d'esser troppo accorta e troppo bella.
+
+74
+
+ Ne la città medesma un cavalliero
+ era d'antiqua e d'onorata gente,
+ che discendea da quel lignaggio altiero
+ ch'uscì d'una mascella di serpente,
+ onde già Manto, e chi con essa fero
+ la patria mia, disceser similmente.
+ Il cavallier, ch'Adonio nominosse,
+ di questa bella donna inamorosse.
+
+75
+
+ E per venire a fin di questo amore,
+ a spender cominciò senza ritegno
+ in vestire, in conviti, in farsi onore,
+ quanto può farsi un cavallier più degno.
+ Il tesor di Tiberio imperatore
+ non saria stato a tante spese al segno.
+ Io credo ben che non passar duo verni,
+ ch'egli uscì fuor di tutti i ben paterni.
+
+76
+
+ La casa ch'era dianzi frequentata
+ matina e sera tanto dagli amici,
+ sola restò, tosto che fu privata
+ di starne, di fagian, di coturnici.
+ Egli che capo fu de la brigata,
+ rimase dietro, e quasi fra mendici.
+ Pensò, poi ch'in miseria era venuto,
+ d'andare ove non fosse conosciuto.
+
+77
+
+ Con questa intenzione una mattina,
+ senza far motto altrui, la patria lascia;
+ e con sospiri e lacrime camina
+ lungo lo stagno che le mura fascia.
+ La donna che del cor gli era regina,
+ già non oblia per la seconda ambascia.
+ Ecco un'alta aventura che lo viene
+ di sommo male a porre in sommo bene.
+
+78
+
+ Vede un villan che con un gran bastone
+ intorno alcuni sterpi s'affatica.
+ Quivi Adonio si ferma, e la cagione
+ di tanto travagliar vuol che gli dica.
+ Disse il villan, che dentro a quel macchione
+ veduto avea una serpe molto antica,
+ di che più lunga e grossa a' giorni suoi
+ non vide, né credea mai veder poi;
+
+79
+
+ e che non si voleva indi partire,
+ che non l'avesse ritrovata e morta.
+ Come Adonio lo sente così dire,
+ con poca pazienza lo sopporta.
+ Sempre solea le serpi favorire;
+ che per insegna il sangue suo le porta
+ in memoria ch'uscì sua prima gente
+ de' denti seminati di serpente.
+
+80
+
+ e disse e fece col villano in guisa
+ che, suo mal grado, abbandonò l'impresa;
+ sì che da lui non fu la serpe uccisa,
+ né più cercata, né altrimenti offesa.
+ Adonio ne va poi dove s'avisa
+ che sua condizion sia meno intesa;
+ e dura con disagio e con affanno
+ fuor de la patria appresso al settimo anno.
+
+81
+
+ Né mai per lontananza, né strettezza
+ del viver, che i pensier non lascia ir vaghi,
+ cessa Amor che sì gli ha la mano avezza,
+ ch'ognor non li arda il core, ognor impiaghi.
+ È forza al fin che torni alla bellezza
+ che son di riveder sì gli occhi vaghi.
+ Barbuto, afflitto, e assai male in arnese,
+ là donde era venuto, il camin prese.
+
+82
+
+ In questo tempo alla mia patria accade
+ mandare uno oratore al Padre santo,
+ che resti appresso alla sua Santitade
+ per alcun tempo e non fu detto quanto.
+ Gettan la sorte, e nel giudice cade.
+ Oh giorno a lui cagion sempre di pianto!
+ Fe' scuse, pregò assai, diede e promesse
+ per non partirsi; e al fin sforzato cesse.
+
+83
+
+ Non gli parea crudele e duro manco
+ a dover sopportar tanto dolore,
+ che se veduto aprir s'avesse il fianco,
+ e vedutosi trar con mano il core.
+ Di geloso timor pallido e bianco
+ per la sua donna, mentre staria fuore,
+ lei con quei modi che giovar si crede,
+ supplice priega a non mancar di fede:
+
+84
+
+ dicendole ch'a donna né bellezza,
+ né nobiltà, né gran fortuna basta,
+ sì che di vero onor monti in altezza,
+ se per nome e per opre non è casta;
+ e che quella virtù via più si prezza,
+ che di sopra riman quando contrasta,
+ e ch'or gran campo avria per questa assenza,
+ di far di pudicizia esperienza.
+
+85
+
+ Con tai le cerca ed altre assai parole
+ persuader ch'ella gli sia fedele.
+ De la dura partita ella si duole,
+ con che lacrime, oh Dio! con che querele!
+ E giura che più tosto oscuro il sole
+ vedrassi, che gli sia mai sì crudele,
+ che rompa fede; e che vorria morire
+ più tosto ch'aver mai questo desire.
+
+86
+
+ Ancor ch'a sue promesse e a suoi scongiuri
+ desse credenza e si achetasse alquanto,
+ non resta che più intender non procuri,
+ e che materia non procacci al pianto.
+ Avea uno amico suo, che dei futuri
+ casi predir teneva il pregio e 'l vanto;
+ e d'ogni sortilegio e magica arte,
+ o il tutto, o ne sapea la maggior parte.
+
+87
+
+ Diegli, pregando di vedere assunto,
+ se la sua moglie, nominata Argia,
+ nel tempo che da lei starà disgiunto,
+ fedele e casta, o pel contario fia.
+ Colui da prieghi vinto, tolle il punto,
+ il ciel figura come par che stia.
+ Anselmo il lascia in opra, e l'altro giorno
+ a lui per la risposta fa ritorno.
+
+88
+
+ L'astrologo tenea le labra chiuse,
+ per non dire al dottor cosa che doglia,
+ e cerca di tacer con molte scuse.
+ Quando pur del suo mal vede c'ha voglia,
+ che gli romperà fede gli concluse,
+ tosto ch'egli abbia il piè fuor de la soglia,
+ non da bellezza né da prieghi indotta,
+ ma da guadagno e da prezzo corrotta.
+
+89
+
+ Giunte al timore, al dubbio ch'avea prima,
+ queste minacce dei superni moti,
+ come gli stesse il cor, tu stesso stima,
+ se d'amor gli accidenti ti son noti.
+ E sopra ogni mestizia che l'opprima,
+ e che l'afflitta mente aggiri e arruoti,
+ è 'l saper come, vinta d'avarizia,
+ per prezzo abbia a lasciar sua pudicizia.
+
+90
+
+ Or per far quanti potea far ripari
+ da non lasciarla in quel error cadere
+ (perché il bisogno a dispogliar gli altari
+ tra' l'uom talvolta, che sel trova avere),
+ ciò che tenea di gioie e di danari
+ (che n'avea somma) pose in suo potere:
+ rendite e frutti d'ogni possessione,
+ e ciò c'ha al mondo, in man tutto le pone.
+
+91
+
+ — Con facultade (disse) che ne' tuoi
+ non sol bisogni te li goda e spenda,
+ ma che ne possi far ciò che ne vuoi,
+ li consumi, li getti, e doni e venda;
+ altro conto saper non ne vo' poi,
+ pur che, qual ti lascio or, tu mi ti renda:
+ pur che, come or tu sei, mi sie rimasa,
+ fa che io non trovi né poder né casa. —
+
+92
+
+ La prega che non faccia, se non sente
+ ch'egli ci sia, ne la città dimora;
+ ma ne la villa, ove più agiatamente
+ viver potrà d'ogni commercio fuora.
+ Questo dicea, però che l'umil gente
+ che nel gregge o ne' campi gli lavora,
+ non gli era aviso che le caste voglie
+ contaminar potessero alla moglie.
+
+93
+
+ Tenendo tuttavia le belle braccia
+ al timido marito al collo Argia,
+ e di lacrime empiendogli la faccia,
+ ch'un fiumicel dagli occhi le n'uscia;
+ s'attrista che colpevole la faccia,
+ come di fé mancata già gli sia;
+ che questa sua sospizion procede,
+ perché non ha ne la sua fede fede.
+
+94
+
+ Troppo sarà, s'io voglio ir rimembrando
+ ciò ch'al partir da tramendua fu detto.
+ — Il mio onor (dice al fin) ti raccomando: —
+ piglia licenza, e partesi in effetto;
+ e ben si sente veramente, quando
+ volge il cavallo, uscire il cor del petto.
+ Ella lo segue, quanto seguir puote,
+ con gli occhi che le rigano le gote.
+
+95
+
+ Adonio intanto misero e tapino,
+ e (come io dissi) pallido e barbuto,
+ verso la patria avea preso il camino,
+ sperando di non esser conosciuto.
+ Sul lago giunse alla città vicino,
+ là dove avea dato alla biscia aiuto,
+ ch'era assediata entro la macchia forte
+ da quel villan che por la volea a morte.
+
+96
+
+ Quivi arrivando in su l'aprir del giorno,
+ ch'ancor splendea nel cielo alcuna stella,
+ si vede in peregrino abito adorno
+ venir pel lito incontra una donzella
+ in signoril sembiante, ancor ch'intorno
+ non l'apparisse né scudier né ancella.
+ Costei con grata vista lo raccolse,
+ e poi la lingua a tai parole sciolse:
+
+97
+
+ — Se ben non mi conosci, o cavalliero,
+ son tua parente, e grande obligo t'aggio:
+ parente son, perché da Cadmo fiero
+ scende d'amenduo noi l'alto lignaggio.
+ Io son la fata Manto, che 'l primiero
+ sasso messi a fondar questo villaggio;
+ e dal mio nome (come ben forse hai
+ contare udito) Mantua la nomai.
+
+98
+
+ De le fate io son una; ed il fatale
+ stato per farti anco saper ch'importe,
+ nascemo a un punto, che d'ogn'altro male
+ siamo capaci, fuor che de la morte.
+ Ma giunto è con questo essere immortale
+ condizion non men del morir forte;
+ ch'ogni settimo giorno ogniuna è certa
+ che la sua forma in biscia si converta.
+
+99
+
+ Il vedersi coprir del brutto scoglio,
+ e gir serpendo, è cosa tanto schiva,
+ che non è pare al mondo altro cordoglio;
+ tal che bestemmia ogniuna d'esser viva.
+ E l'obbligo ch'io t'ho (perché ti voglio
+ insiememente dire onde deriva),
+ tu saprai che quel dì, per esser tali,
+ siamo a periglio d'infiniti mali.
+
+100
+
+ Non è sì odiato altro animale in terra,
+ come la serpe; e noi, che n'abbiàn faccia,
+ patimo da ciascuno oltraggio e guerra;
+ che chi ne vede, ne percuote e caccia.
+ Se non troviamo ove tornar sotterra,
+ sentiamo quanto pesa altrui le braccia.
+ Meglio saria poter morir, che rotte
+ e storpiate restar sotto le botte.
+
+101
+
+ L'obligo ch'io t'ho grande, è ch'una volta
+ che tu passavi per quest'ombre amene,
+ per te di mano fui d'un villan tolta,
+ che gran travagli m'avea dati e pene.
+ Se tu non eri, io non andava asciolta,
+ ch'io non portassi rotto e capo e schene,
+ e che sciancata non restassi e storta,
+ se ben non vi potea rimaner morta:
+
+102
+
+ perché quei giorni che per terra il petto
+ traemo avvolte in serpentile scorza,
+ il ciel ch'in altri tempi è a noi suggetto,
+ niega ubbidirci, e prive siàn di forza.
+ In altri tempi ad un sol nostro detto
+ il sol si ferma e la sua luce ammorza;
+ l'immobil terra gira e muta loco;
+ s'infiamma il ghiaccio, e si congela il fuoco.
+
+103
+
+ Ora io son qui per renderti mercede
+ del beneficio che mi festi allora.
+ Nessuna grazia indarno or mi si chiede
+ ch'io son del manto viperino fuora.
+ Tre volte più che di tuo padre erede
+ non rimanesti, io ti fo ricco or ora:
+ né vo' che mai più povero diventi,
+ ma quanto spendi più, che più augumenti.
+
+104
+
+ E perché so che ne l'antiquo nodo,
+ in che già Amor t'avinse, anco ti trovi,
+ voglioti dimostrar l'ordine e 'l modo
+ ch'a disbramar tuoi desideri giovi.
+ Io voglio, or che lontano il marito odo,
+ che senza indugio il mio consiglio provi;
+ vadi a trovar la donna che dimora
+ fuori alla villa, e sarò teco io ancora. —
+
+105
+
+ E seguitò narrandogli in che guisa
+ alla sua donna vuol che s'appresenti;
+ dico come vestir, come precisa—
+ mente abbia a dir, come la prieghi e tenti;
+ e che forma essa vuol pigliar, devisa;
+ che, fuor che 'l giorno ch'erra tra serpenti,
+ in tutti gli altri si può far, secondo
+ che più le pare, in quante forme ha il mondo.
+
+106
+
+ Messe in abito lui di peregrino
+ il qual per Dio di porta in porta accatti:
+ mutosse ella in un cane, il più piccino
+ di quanti mai n'abbia Natura fatti,
+ di pel lungo, più bianco ch'armellino,
+ di grato aspetto e di mirabili atti.
+ Così trasfigurato, entraro in via
+ verso la casa de la bella Argia:
+
+107
+
+ e dei lavoratori alle capanne
+ prima ch'altrove, il giovene fermosse;
+ e cominciò a sonar certe sue canne,
+ al cui suono danzando il can rizzosse.
+ La voce e 'l grido alla padrona vanne,
+ e fece sì, che per veder si mosse.
+ Fece il romeo chiamar ne la sua corte,
+ sì come del dottor traea la sorte.
+
+108
+
+ E quivi Adonio a comandare al cane
+ incominciò, ed il cane a ubbidir lui,
+ e far danze nostral, farne d'estrane,
+ con passi e continenze e modi sui,
+ e finalmente con maniere umane
+ far ciò che comandar sapea colui,
+ con tanta attenzion, che chi lo mira,
+ non batte gli occhi, e a pena il fiato spira.
+
+109
+
+ Gran maraviglia, ed indi gran desire
+ venne alla donna di quel can gentile;
+ e ne fa per la balia proferire
+ al cauto peregrin prezzo non vile.
+ — S'avessi più tesor, che mai sitire
+ potesse cupidigia feminile
+ (colui rispose), non saria mercede
+ di comprar degna del mio cane un piede. —
+
+110
+
+ E per mostrar che veri i detti foro,
+ con la balia in un canto si ritrasse,
+ e disse al cane, ch'una marca d'oro
+ a quella donna in cortesia donasse.
+ Scossesi il cane, e videsi il tesoro.
+ Disse Adonio alla balia, che pigliasse,
+ soggiungendo: — Ti par che prezzo sia,
+ per cui sì bello e util cane io dia?
+
+111
+
+ Cosa, qual vogli sia, non gli domando,
+ di ch'io ne torni mai con le man vote;
+ e quando perle, e quando annella, e quando
+ leggiadra veste e di gran prezzo scuote.
+ Pur di' a madonna, che fia al suo comando;
+ per oro no, ch'oro pagar nol puote:
+ ma se vuol ch'una notte seco io giaccia,
+ abbiasi il cane, e 'l suo voler ne faccia. —
+
+112
+
+ Così dice: e una gemma allora nata
+ le dà, ch'alla padrona l'appresenti.
+ Pare alla balia averne più derata,
+ che di pagar dieci ducati o venti.
+ Torna alla donna, e le fa l'imbasciata;
+ e la conforta poi, che si contenti
+ d'acquistare il bel cane; ch'acquistarlo
+ per prezzo può, che non si perde a darlo.
+
+113
+
+ La bella Argia sta ritrosetta in prima;
+ parte, che la sua fé romper non vuole,
+ parte, ch'esser possibile non stima
+ tutto ciò che ne suonan le parole.
+ La balia le ricorda, e rode e lima,
+ che tanto ben di rado avvenir suole;
+ e fe' che l'agio un altro dì si tolse,
+ che 'l can veder senza tanti occhi volse.
+
+114
+
+ Quest'altro comparir ch'Adonio fece,
+ fu la ruina e del dottor la morte.
+ Facea nascer le doble a diece a diece,
+ filze di perle, e gemme d'ogni sorte:
+ sì che il superbo cor mansuefece,
+ che tanto meno a contrastar fu forte,
+ quanto poi seppe che costui ch'inante
+ gli fa partito, è 'l cavallier suo amante.
+
+115
+
+ De la puttana sua balia i conforti,
+ i prieghi de l'amante e la presenza,
+ il veder che guadagno se l'apporti,
+ del misero dottor la lunga assenza,
+ lo sperar ch'alcun mai non lo rapporti,
+ fero ai casti pensier tal violenza,
+ ch'ella accettò il bel cane, e per mercede
+ in braccio e in preda al suo amator si diede.
+
+116
+
+ Adonio lungamente frutto colse
+ de la sua bella donna, a cui la fata
+ grande amor pose, e tanto le ne volse,
+ che sempre star con lei si fu ubligata.
+ Per tutti i segni il sol prima si volse,
+ ch'al giudice licenza fosse data:
+ al fin tornò, ma pien di gran sospetto
+ per quel che già l'astrologo avea detto.
+
+117
+
+ Fa, giunto ne la patria, il primo volo
+ a casa de l'astrologo, e gli chiede,
+ se la sua donna fatto inganno e dolo,
+ o pur servato gli abbia amore e fede.
+ Il sito figurò colui del polo,
+ ed a tutti i pianeti il luogo diede:
+ poi rispose che quel ch'avea temuto,
+ come predetto fu, gli era avvenuto;
+
+118
+
+ che da doni grandissimi corrotta,
+ data ad altri s'avea la donna in preda.
+ Questa al dottor nel cor fu sì gran botta,
+ che lancia e spiedo io vo' che ben le ceda.
+ Per esserne più certo, ne va allotta
+ (ben che pur troppo allo indivino creda)
+ ov'è la balia, e la tira da parte,
+ e per saperne il certo usa grande arte.
+
+119
+
+ Con larghi giri circondando prova
+ or qua or là di ritrovar la traccia;
+ e da principio nulla ne ritrova,
+ con ogni diligenza che ne faccia;
+ ch'ella, che non avea tal cosa nuova,
+ stava negando con immobil faccia;
+ e come bene istrutta, più d'un mese
+ tra il dubbio e 'l certo il suo patron sospese.
+
+120
+
+ Quanto dovea parergli il dubio buono,
+ se pensava il dolor ch'avria del certo!
+ Poi ch'indarno provò con priego e dono,
+ che da la balia il ver gli fosse aperto,
+ né toccò tasto ove sentisse suono
+ altro che falso; come uom ben esperto,
+ aspettò che discordia vi venisse;
+ ch'ove femine son, son liti e risse.
+
+121
+
+ E come egli aspettò, così gli avvenne;
+ ch'al primo sdegno che tra loro nacque,
+ senza suo ricercar, la balia venne
+ il tutto a ricontargli, e nulla tacque.
+ Lungo a dir fôra ciò che 'l cor sostenne,
+ come la mente costernata giacque
+ del giudice meschin, che fu sì oppresso,
+ che stette per uscir fuor di se stesso:
+
+122
+
+ e si dispose al fin, da l'ira vinto,
+ morir, ma prima uccider la sua moglie;
+ e che d'amendue i sangui un ferro tinto
+ levassi lei di biasmo, e sé di doglie.
+ Ne la città se ne ritorna, spinto
+ da così furibonde e cieche voglie;
+ indi alla villa un suo fidato manda,
+ e quanto esequir debba, gli commanda.
+
+123
+
+ Commanda al servo, ch'alla moglie Argia
+ torni alla villa, e in nome suo le dica
+ ch'egli è da febbre oppresso così ria,
+ che di trovarlo vivo avrà fatica;
+ sì che, senza aspettar più compagnia,
+ venir debba con lui, s'ella gli è amica
+ (verrà: sa ben che non farà parola);
+ e che tra via le seghi egli la gola.
+
+124
+
+ A chiamar la patrona andò il famiglio,
+ per far di lei quanto il signor commesse.
+ Dato prima al suo cane ella di piglio,
+ montò a cavallo ed a camin si messe.
+ L'avea il cane avisata del periglio,
+ ma che d'andar per questo ella non stesse;
+ ch'avea ben disegnato e proveduto
+ onde nel gran bisogno avrebbe aiuto.
+
+125
+
+ Levato il servo del camino s'era;
+ e per diverse e solitarie strade
+ a studio capitò su una riviera
+ che d'Apennino in questo fiume cade;
+ ov'era bosco e selva oscura e nera,
+ lungi da villa e lungi da cittade.
+ Gli parve loco tacito e disposto
+ per l'effetto crudel che gli fu imposto.
+
+126
+
+ Trasse la spada e alla padrona disse
+ quanto commesso il suo signor gli avea;
+ sì che chiedesse, prima che morisse,
+ perdono a Dio d'ogni colpa rea.
+ Non ti so dir com'ella si coprisse:
+ quando il servo ferirla si credea,
+ più non la vide, e molto d'ogn'intorno
+ l'andò cercando, e al fin restò con scorno.
+
+127
+
+ Torna al patron con gran vergogna ed onta,
+ tutto attonito in faccia e sbigottito;
+ e l'insolito caso gli racconta,
+ ch'egli non sa come si sia seguito.
+ Ch'a' suoi servigi abbia la moglie pronta
+ la fata Manto, non sapea il marito;
+ che la balia onde il resto avea saputo,
+ questo, non so perché, gli avea taciuto.
+
+128
+
+ Non sa che far; che né l'oltraggio grave
+ vendicato ha, né le sue pene ha sceme.
+ Quel ch'era una festuca, ora è una trave,
+ tanto gli pesa, tanto al cor gli preme.
+ L'error che sapean pochi, or sì aperto have,
+ che senza indugio si palesi, teme.
+ Potea il primo celarsi; ma il secondo,
+ publico in breve fia per tutto il mondo.
+
+129
+
+ Conosce ben che, poi che 'l cor fellone
+ avea scoperto il misero contra essa,
+ ch'ella, per non tornargli in suggezione,
+ d'alcun potente in man si sarà messa;
+ il qual se la terrà con irrisione
+ ed ignominia del marito espressa;
+ e forse anco verrà d'alcuno in mano,
+ che ne fia insieme adultero e ruffiano.
+
+130
+
+ Sì che, per rimediarvi, in fretta manda
+ intorno messi e lettere a cercarne:
+ ch'in quel loco, ch'in questo ne domanda
+ per Lombardia, senza città lasciarne.
+ Poi va in persona, e non si lascia banda
+ ove o non vada o mandivi a spiarne:
+ né mai può ritrovar capo né via
+ di venire a notizia, che ne sia.
+
+131
+
+ Al fin chiama quel servo a chi fu imposta
+ l'opra crudel che poi non ebbe effetto,
+ e fa che lo conduce ove nascosta
+ se gli era Argia, sì come gli avea detto;
+ che forse in qualche macchia il dì reposta,
+ la notte si ripara ad alcun tetto.
+ Lo guida il servo ove trovar si crede
+ la folta selva, e un gran palagio vede.
+
+132
+
+ Fatto avea farsi alla sua fata intanto
+ la bella Argia con subito lavoro
+ d'alabastri un palagio per incanto,
+ dentro e di fuor tutto fregiato d'oro.
+ Né lingua dir, né cor pensar può quanto
+ avea beltà di fuor, dentro tesoro.
+ Quel che iersera sì ti parve bello,
+ del mio signor, saria un tugurio a quello.
+
+133
+
+ E di panni di razza, e di cortine
+ tessute riccamente e a varie fogge,
+ ornate eran le stalle e le cantine,
+ non sale pur, non pur camere e logge;
+ vasi d'oro e d'argento senza fine,
+ gemme cavate, azzurre e verdi e rogge,
+ e formate in gran piatti e in coppe e in nappi,
+ e senza fin d'oro e di seta drappi.
+
+134
+
+ Il giudice, sì come io vi dicea,
+ venne a questo palagio a dar di petto,
+ quando né una capanna si credea
+ di ritrovar, ma solo il bosco schietto.
+ Per l'alta maraviglia che n'avea,
+ esser si credea uscito d'intelletto:
+ non sapea se fosse ebbro o se sognassi,
+ o pur se 'l cervel scemo a volo andassi.
+
+135
+
+ Vede inanzi alla porta uno Etiopo
+ con naso e labri grossi; e ben gli è avviso
+ che non vedesse mai, prima né dopo,
+ un così sozzo e dispiacevol viso;
+ poi di fattezze, qual si pinge Esopo,
+ d'attristar, se vi fosse, il paradiso;
+ bisunto e sporco, e d'abito mendico:
+ né a mezzo ancor di sua bruttezza io dico.
+
+136
+
+ Anselmo che non vede altro da cui
+ possa saper di chi la casa sia,
+ a lui s'accosta, e ne domanda a lui;
+ ed ei risponde: — Questa casa è mia. —
+ Il giudice è ben certo che colui
+ lo beffi e che gli dica la bugia:
+ ma con scongiuri il negro ad affermare
+ che sua è la casa, e ch'altri non v'ha a fare;
+
+137
+
+ e gli offerisce, se la vuol vedere,
+ che dentro vada, e cerchi come voglia;
+ e se v'ha cosa che gli sia in piacere
+ o per sé o per gli amici, se la toglia.
+ Diede il cavallo al servo suo a tenere
+ Anselmo, e messe il piè dentro alla soglia;
+ e per sale e per camere condutto,
+ da basso e d'alto andò mirando il tutto.
+
+138
+
+ La forma, il sito, il ricco e bel lavoro
+ va contemplando, e l'ornamento regio;
+ e spesso dice: — Non potria quant'oro
+ è sotto il sol pagare il loco egregio. —
+ A questo gli risponde il brutto Moro,
+ e dice: — E questo ancor trova il suo pregio:
+ se non d'oro o d'argento, nondimeno
+ pagar lo può quel che vi costa meno. —
+
+139
+
+ E gli fa la medesima richiesta
+ ch'avea già Adonio alla sua moglie fatta.
+ De la brutta domanda e disonesta,
+ persona lo stimò bestiale e matta.
+ Per tre repulse e quattro egli non resta;
+ e tanti modi a persuaderlo adatta,
+ sempre offerendo in merito il palagio,
+ che fe' inchinarlo al suo voler malvagio.
+
+140
+
+ La moglie Argia che stava appresso ascosa,
+ poi che lo vide nel suo error caduto,
+ saltò fuora gridando: — Ah degna cosa
+ che io veggo di dottor saggio tenuto! —
+ Trovato in sì mal'opra e viziosa,
+ pensa se rosso far si deve e muto.
+ O terra, acciò ti si gettassi dentro,
+ perché allor non t'apristi insino al centro?
+
+141
+
+ La donna in suo discarco, ed in vergogna
+ d'Anselmo, il capo gl'intronò di gridi,
+ dicendo: — Come te punir bisogna
+ di quel che far con sì vil uom ti vidi,
+ se per seguir quel che natura agogna,
+ me, vinta a' prieghi del mio amante, uccidi?
+ ch'era bello e gentile; e un dono tale
+ mi fe', ch'a quel nulla il palagio vale.
+
+142
+
+ S'io ti parvi esser degna d'una morte,
+ conosci che ne sei degno di cento:
+ e ben ch'in questo loco io sia sì forte,
+ ch'io possa di te fare il mio talento;
+ pure io non vo' pigliar di peggior sorte
+ altra vendetta del tuo fallimento.
+ Di par l'avere e 'l dar, marito, poni;
+ fa, com'io a te, che tu a me ancor perdoni:
+
+143
+
+ e sia la pace e sia l'accordo fatto,
+ ch'ogni passato error vada in oblio;
+ né ch'in parole io possa mai né in atto
+ ricordarti il tuo error, né a me tu il mio. —
+ Il marito ne parve aver buon patto,
+ né dimostrossi al perdonar restio.
+ Così a pace e concordia ritornaro,
+ e sempre poi fu l'uno all'altro caro. —
+
+144
+
+ Così disse il nocchiero; e mosse a riso
+ Rinaldo al fin de la sua istoria un poco;
+ e diventar gli fece a un tratto il viso,
+ per l'onta del dottor, come di fuoco.
+ Rinaldo Argia molto lodò, ch'avviso
+ ebbe d'alzare a quello augello un gioco
+ ch'alla medesma rete fe' cascallo,
+ in che cadde ella, ma con minor fallo.
+
+145
+
+ Poi che più in alto il sole il camin prese,
+ fe' il paladino apparecchiar la mensa,
+ ch'avea la notte il Mantuan cortese
+ provista con larghissima dispensa.
+ Fugge a sinistra intanto il bel paese,
+ ed a man destra la palude immensa:
+ viene e fuggesi Argenta e 'l suo girone
+ col lito ove Santerno il capo pone.
+
+146
+
+ Allora la Bastia credo non v'era,
+ di che non troppo si vantar Spagnuoli
+ d'avervi su tenuta la bandiera;
+ ma più da pianger n'hanno i Romagniuoli.
+ E quindi a filo alla dritta riviera
+ cacciano il legno, e fan parer che voli.
+ Lo volgon poi per una fossa morta,
+ ch'a mezzodì presso a Ravenna il porta.
+
+147
+
+ Ben che Rinaldo con pochi danari
+ fosse sovente, pur n'avea sì alora,
+ che cortesia ne fece a' marinari,
+ prima che li lasciasse alla buon'ora.
+ Quindi mutando bestie e cavallari,
+ Arimino passò la sera ancora;
+ né in Montefiore aspetta il matutino,
+ e quasi a par col sol giunge in Urbino.
+
+148
+
+ Quivi non era Federico allora,
+ né l'Issabetta, né 'l buon Guido v'era,
+ né Francesco Maria, né Leonora,
+ che con cortese forza e non altiera
+ avesse astretto a far seco dimora
+ sì famoso guerrier più d'una sera;
+ come fer già molti anni, ed oggi fanno
+ a donne e a cavallier che di là vanno.
+
+149
+
+ Poi che quivi alla briglia alcun nol prende,
+ smonta Rinaldo a Cagli alla via dritta.
+ Pel monte che 'l Metauro o il Gauno fende,
+ passa Apennino e più non l'ha a man ritta;
+ passa gli Ombri e gli Etrusci, e a Roma scende;
+ da Roma ad Ostia; e quindi si tragitta
+ per mare alla cittade a cui commise
+ il pietoso figliuol l'ossa d'Anchise.
+
+150
+
+ Muta ivi legno, e verso l'isoletta
+ di Lipadusa fa ratto levarsi;
+ quella che fu dai combattenti eletta,
+ ed ove già stati erano a trovarsi.
+ Insta Rinaldo, e gli nocchieri affretta,
+ ch'a vela e a remi fan ciò che può farsi;
+ ma i venti avversi e per lui mal gagliardi,
+ lo fecer, ma di poco, arrivar tardi.
+
+151
+
+ Giunse ch'a punto il principe d'Anglante
+ fatta avea l'utile opra e gloriosa:
+ avea Gradasso ucciso ed Agramante,
+ ma con dura vittoria e sanguinosa.
+ Morto n'era il figliuol di Monodante;
+ e di grave percossa e perigliosa
+ stava Olivier languendo in su l'arena,
+ e del piè guasto avea martìre e pena.
+
+152
+
+ Tener non poté il conte asciutto il viso,
+ quando abbracciò Rinaldo, e che narrolli
+ che gli era stato Brandimarte ucciso,
+ che tanta fede e tanto amor portolli.
+ Né men Rinaldo, quando sì diviso
+ vide il capo all'amico, ebbe occhi molli:
+ poi quindi ad abbracciar si fu condotto
+ Olivier che sedea col piede rotto.
+
+153
+
+ La consolazion che seppe, tutta
+ diè lor, ben che per sé tor non la possa;
+ che giunto si vedea quivi alle frutta,
+ anzi poi che la mensa era rimossa.
+ Andaro i servi alla città distrutta,
+ e di Gradasso e d'Agramante l'ossa
+ ne le ruine ascoser di Biserta,
+ e quivi divulgar la cosa certa.
+
+154
+
+ De la vittoria ch'avea avuto Orlando,
+ s'allegrò Astolfo e Sansonetto molto;
+ non sì però, come avrian fatto, quando
+ non fosse a Brandimarte il lume tolto.
+ Sentir lui morto il gaudio va scemando
+ sì, che non ponno asserenare il volto.
+ Or chi sarà di lor, ch'annunzio voglia
+ a Fiordiligi dar di sì gran doglia?
+
+155
+
+ La notte che precesse a questo giorno,
+ Fiordiligi sognò che quella vesta
+ che, per mandarne Brandimarte adorno,
+ avea trapunta e di sua man contesta,
+ vedea per mezzo sparsa e d'ogn'intorno
+ di gocce rosse, a guisa di tempesta:
+ parea che di sua man così l'avesse
+ riccamata ella, e poi se ne dogliessse.
+
+156
+
+ E parea dir: — Pur hammi il signor mio
+ commesso ch'io la faccia tutta nera:
+ or perché dunque riccamata holl'io
+ contra sua voglia in sì strana maniera? —
+ Di questo sogno fe' giudicio rio;
+ poi la novella giunse quella sera:
+ ma tanto Astolfo ascosa le la tenne,
+ ch'a lei con Sansonetto se ne venne.
+
+157
+
+ Tosto ch'entraro, e ch'ella loro il viso
+ vide di gaudio in tal vittoria privo;
+ senz'altro annunzio sa, senz'altro avviso,
+ che Brandimarte suo non è più vivo.
+ Di ciò le resta il cor così conquiso,
+ e così gli occhi hanno la luce a schivo,
+ e così ogn'altro senso se le serra,
+ che come morta andar si lascia in terra.
+
+158
+
+ Al tornar de lo spirto, ella alle chiome
+ caccia le mani; ed alle belle gote,
+ indarno ripetendo il caro nome,
+ fa danno ed onta più che far lor puote:
+ straccia i capelli e sparge; e grida, come
+ donna talor che 'l demon rio percuote,
+ o come s'ode che già a suon di corno
+ Menade corse, ed aggirossi intorno.
+
+159
+
+ Or questo or quel pregando va, che porto
+ le sia un coltel, sì che nel cor si fera:
+ or correr vuol là dove il legno in porto
+ dei duo signor defunti arrivato era,
+ e de l'uno e de l'altro così morto
+ far crudo strazio e vendetta acra e fiera:
+ or vuol passare il mare, e cercar tanto,
+ che possa al suo signor morire a canto.
+
+160
+
+ — Deh perché, Brandimarte, ti lasciai
+ senza me andare a tanta impresa? (disse).
+ Vedendoti partir, non fu più mai
+ che Fiordiligi tua non ti seguisse.
+ T'avrei giovato, s'io veniva, assai,
+ ch'avrei tenute in te le luci fisse;
+ e se Gradasso avessi dietro avuto,
+ con un sol grido io t'avrei dato aiuto;
+
+161
+
+ o forse esser potrei stata sì presta,
+ ch'entrando in mezzo, il colpo t'avrei tolto:
+ fatto scudo t'avrei con la mia testa;
+ che morendo io, non era il danno molto.
+ Ogni modo io morrò; né fia di questa
+ dolente morte alcun profitto colto,
+ che, quando io fossi morta in tua difesa,
+ non potrei meglio aver la vita spesa.
+
+162
+
+ Se pur ad aiutarti i duri fati
+ avessi avuti e tutto il cielo avverso,
+ gli ultimi baci almeno io t'avrei dati,
+ almen t'avrei di pianto il viso asperso;
+ e prima che con gli angeli beati
+ fosse lo spirto al suo Fattor converso,
+ detto gli avrei: Va in pace, e là m'aspetta;
+ ch'ovunque sei, son per seguirti in fretta.
+
+163
+
+ È questo, Brandimarte, è questo il regno
+ di che pigliar lo scettro ora dovevi?
+ Or così teco a Dammogire io vegno?
+ così nel real seggio mi ricevi?
+ Ah Fortuna crudel, quanto disegno
+ mi rompi! oh che speranze oggi mi levi!
+ Deh, che cesso io, poi c'ho perduto questo
+ tanto mio ben, ch'io non perdo anco il resto? —
+
+164
+
+ Questo ed altro dicendo, in lei risorse
+ il furor con tanto impeto e la rabbia,
+ ch'a stracciare il bel crin di nuovo corse,
+ come il bel crin tutta la colpa n'abbia.
+ Le mani insieme si percosse e morse,
+ nel sen si cacciò l'ugne e ne le labbia.
+ Ma torno a Orlando ed a' compagni, intanto
+ ch'ella si strugge e si consuma in pianto.
+
+165
+
+ Orlando, col cognato che non poco
+ bisogno avea di medico e di cura,
+ ed altretanto, perché in degno loco
+ avesse Brandimarte sepultura,
+ verso il monte ne va che fa col fuoco
+ chiara la notte, e il dì di fumo oscura.
+ Hanno propizio il vento, e a destra mano
+ non è quel lito lor molto lontano.
+
+166
+
+ Con fresco vento ch'in favor veniva,
+ sciolser la fune al declinar del giorno,
+ mostrando lor la taciturna diva
+ la dritta via col luminoso corno;
+ e sorser l'altro dì sopra la riva
+ ch'amena giace ad Agringento intorno.
+ Quivi Orlando ordinò per l'altra sera
+ ciò ch'a funeral pompa bisogno era.
+
+167
+
+ Poi che l'ordine suo vide essequito,
+ essendo omai del sole il lume spento,
+ fra molta nobiltà ch'era allo 'nvito
+ de' luoghi intorno corsa in Agringento,
+ d'accesi torchi tutto ardendo 'l lito,
+ e di grida sonando e di lamento,
+ tornò Orlando ove il corpo fu lasciato,
+ che vivo e morto avea con fede amato.
+
+168
+
+ Quivi Bardin di soma d'anni grave
+ stava piangendo alla bara funèbre,
+ che pel gran pianto ch'avea fatto in nave,
+ dovrìa gli occhi aver pianti e le palpèbre.
+ Chiamando il ciel crudel, le stelle prave,
+ ruggia come un leon ch'abbia la febre.
+ Le mani erano intanto empie e ribelle
+ ai crin canuti e alla rugosa pelle.
+
+169
+
+ Levossi, al ritornar del paladino,
+ maggiore il grido, e raddoppiossi il pianto.
+ Orlando, fatto al corpo più vicino,
+ senza parlar stette a mirarlo alquanto,
+ pallido come colto al matutino
+ è da sera il ligustro o il molle acanto;
+ e dopo un gran sospir, tenendo fisse
+ sempre le luci in lui, così gli disse:
+
+170
+
+ — O forte, o caro, o mio fedel compagno,
+ che qui sei morto, e so che vivi in cielo,
+ e d'una vita v'hai fatto guadagno,
+ che non ti può mai tor caldo né gielo,
+ perdonami, se ben vedi ch'io piagno;
+ perché d'esser rimaso mi querelo,
+ e ch'a tanta letizia io non son teco;
+ non già perché qua giù tu non sia meco.
+
+171
+
+ Solo senza te son; né cosa in terra
+ senza te posso aver più, che mi piaccia.
+ Se teco era in tempesta e teco in guerra,
+ perché non anco in ozio ed in bonaccia?
+ Ben grande e 'l mio fallir, poi che mi serra
+ di questo fango uscir per la tua traccia.
+ Se negli affanni teco fui, perch'ora
+ non sono a parte del guadagno ancora?
+
+172
+
+ Tu guadagnato, e perdita ho fatto io:
+ sol tu all'acquisto, io non son solo al danno.
+ Partecipe fatto è del dolor mio
+ l'Italia, il regno franco e l'alemanno.
+ Oh quanto, quanto il mio signore e zio,
+ oh quanto i paladin da doler s'hanno!
+ quanto l'Imperio e la cristiana Chiesa,
+ che perduto han la sua maggior difesa!
+
+173
+
+ Oh quanto si torrà per la tua morte
+ di terrore a' nimici e di spavento!
+ Oh quanto Pagania sarà più forte!
+ quanto animo n'avrà, quanto ardimento!
+ Oh come star ne dee la tua consorte!
+ Sin qui ne veggo il pianto, e 'l grido sento.
+ So che m'accusa, e forse odio mi porta,
+ che per me teco ogni sua speme è morta.
+
+174
+
+ Ma, Fiordiligi, almen resti un conforto
+ a noi che siàn di Brandimarte privi;
+ ch'invidiar lui con tanta gloria morto
+ denno tutti i guerrier ch'oggi son vivi.
+ Quei Deci, e quel nel roman foro absorto,
+ quel sì lodato Codro dagli Argivi,
+ non con più altrui profitto e più suo onore
+ a morte si donar, del tuo signore. —
+
+175
+
+ Queste parole ed altre dicea Orlando.
+ Intanto i bigi, i bianchi, i neri frati,
+ e tutti gli altri chierci, seguitando
+ andavan con lungo ordine accoppiati,
+ per l'alma del defunto Dio pregando,
+ che gli donasse requie tra' beati.
+ Lumi inanzi e per mezzo e d'ogn'intorno,
+ mutata aver parean la notte in giorno.
+
+176
+
+ Levan la bara, ed a portarla foro
+ messi a vicenda conti e cavallieri.
+ Purpurea seta la copria, che d'oro
+ e di gran perle avea compassi altieri:
+ di non men bello e signoril lavoro
+ avean gemmati e splendidi origlieri;
+ e giacea quivi il cavallier con vesta
+ di color pare, e d'un lavor contesta.
+
+177
+
+ Trecento agli altri eran passati inanti,
+ de' più poveri tolti de la terra,
+ parimente vestiti tutti quanti
+ di panni negri e lunghi sin a terra.
+ Cento paggi seguian sopra altretanti
+ grossi cavalli e tutti buoni a guerra;
+ e i cavalli coi paggi ivano il suolo
+ radendo col lor abito di duolo.
+
+178
+
+ Molte bandiere inanzi e molte dietro,
+ che di diverse insegne eran dipinte,
+ spiegate accompagnavano il ferètro;
+ le quai già tolte a mille schiere vinte,
+ e guadagnate a Cesare ed a Pietro
+ avean le forze ch'or giaceano estinte.
+ Scudi v'erano molti, che di degni
+ guerrieri, a chi fur tolti, aveano i segni.
+
+179
+
+ Venian cento e cent'altri a diversi usi
+ de l'esequie ordinati; ed avean questi,
+ come anco il resto, accesi torchi; e chiusi,
+ più che vestiti, eran di nere vesti.
+ Poi seguia Orlando, e ad or ad or suffusi
+ di lacrime avea gli occhi e rossi e mesti;
+ né più lieto di lui Rinaldo venne:
+ il piè Olivier, che rotto avea, ritenne.
+
+180
+
+ Lungo sarà s'io vi vo' dire in versi
+ le cerimonie, e raccontarvi tutti
+ i dispensati manti oscuri e persi,
+ gli accesi torchi che vi furon strutti.
+ Quindi alla chiesa catedral conversi,
+ dovunque andar, non lasciaro occhi asciutti:
+ sì bel, sì buon, sì giovene a pietade
+ mosse ogni sesso, ogni ordine, ogni etade.
+
+181
+
+ Fu posto in chiesa; e poi che da le donne
+ di lacrime e di pianti inutil opra,
+ e che dai sacerdoti ebbe eleisonne
+ e gli altri santi detti avuto sopra,
+ in una arca il serbar su due colonne:
+ e quella vuole Orlando che si cuopra
+ di ricco drappo d'or, sin che reposto
+ in un sepulcro sia di maggior costo.
+
+182
+
+ Orlando di Sicilia non si parte,
+ che manda a trovar porfidi e alabastri.
+ Fece fare il disegno, e di quell'arte
+ inarrar con gran premio i miglior mastri.
+ Fe' le lastre, venendo in questa parte,
+ poi drizzar Fiordiligi, e i gran pilastri;
+ che quivi (essendo Orlando già partito)
+ si fe' portar da l'africano lito.
+
+183
+
+ E vedendo le lacrime indefesse,
+ ed ostinati a uscir sempre i sospiri,
+ né per far sempre dire uffici e messe,
+ mai satisfar potendo a' suoi disiri;
+ di non partirsi quindi in cor si messe,
+ fin che del corpo l'anima non spiri:
+ e nel sepolcro fe' fare una cella,
+ e vi si chiuse, e fe' sua vita in quella.
+
+184
+
+ Oltre che messi e lettere le mande,
+ vi va in persona Orlando per levarla.
+ Se viene in Francia, con pension ben grande
+ compagna vuol di Galerana farla:
+ quando tornare al padre anco domande,
+ sin alla Lizza vuole accompagnarla:
+ edificar le vuole un monastero,
+ quando servire a Dio faccia pensiero.
+
+185
+
+ Stava ella nel sepulcro; e quivi attrita
+ da penitenza, orando giorno e notte,
+ non durò lunga età, che di sua vita
+ da la Parca le fur le fila rotte.
+ Già fatto avea da l'isola partita,
+ ove i Ciclopi avean l'antique grotte,
+ i tre guerrier di Francia, afflitti e mesti
+ che 'l quarto lor compagno a dietro resti.
+
+186
+
+ Non volean senza medico levarsi,
+ che d'Olivier s'avesse a pigliar cura;
+ la qual, perché a principio mal pigliarsi
+ poté, fatt'era faticosa e dura:
+ e quello udiano in modo lamentarsi,
+ che del suo caso avean tutti paura.
+ Tra lor di ciò parlando, al nocchier nacque
+ un pensiero, e lo disse; e a tutti piacque.
+
+187
+
+ Disse ch'era di là poco lontano
+ in un solingo scoglio uno eremita,
+ a cui ricorso mai non s'era invano,
+ o fosse per consiglio o per aita;
+ e facea alcuno effetto soprumano,
+ dar lume a ciechi, e tornar morti a vita,
+ fermare il vento ad un segno di croce,
+ e far tranquillo il mar quando è più atroce:
+
+188
+
+ e che non denno dubitare, andando
+ a ritrovar quel uomo a Dio sì caro,
+ che lor non renda Olivier sano, quando
+ fatto ha di sua virtù segno più chiaro.
+ Questo consiglio sì piacque ad Orlando,
+ che verso il santo loco si drizzaro;
+ né mai piegando dal camin la prora,
+ vider lo scoglio al sorger de l'aurora.
+
+189
+
+ Scorgendo il legno uomini in acqua dotti,
+ sicuramente s'accostaro a quello.
+ Quivi aiutando servi e galeotti,
+ declinano il marchese nel battello:
+ e per le spumose onde fur condotti
+ nel duro scoglio, ed indi al santo ostello;
+ al santo ostello, a quel vecchio medesmo,
+ per le cui mani ebbe Ruggier battesmo.
+
+190
+
+ Il servo del Signor del paradiso
+ raccolse Orlando ed i compagni suoi,
+ e benedilli con giocondo viso,
+ e de' lor casi dimandolli poi;
+ ben che de lor venuta avuto avviso
+ avesse prima dai celesti eroi.
+ Orlando gli rispose esser venuto
+ per ritrovare al suo Oliviero aiuto;
+
+191
+
+ ch'era, pugnando per la fé di Cristo,
+ a periglioso termine ridutto.
+ Levògli il santo ogni sospetto tristo,
+ e gli promisse di sanarlo in tutto.
+ Né d'unguento trovandosi provisto,
+ né d'altra umana medicina istrutto,
+ andò alla chiesa, ed orò al Salvatore;
+ ed indi uscì con gran baldanza fuore:
+
+192
+
+ e in nome de le eterne tre Persone,
+ Padre e Figliuolo e Spirto Santo, diede
+ ad Olivier la sua benedizione.
+ Oh virtù che dà Cristo a chi gli crede!
+ Cacciò dal cavalliero ogni passione,
+ e ritornolli a sanitade il piede,
+ più fermo e più espedito che mai fosse:
+ e presente Sobrino a ciò trovosse.
+
+193
+
+ Giunto Sobrin de le sue piaghe a tanto,
+ che star peggio ogni giorno se ne sente,
+ tosto che vede del monaco santo
+ il miracolo grande ed evidente,
+ si dispon di lasciar Macon da canto,
+ e Cristo confessar vivo e potente:
+ e domanda con cor di fede attrito,
+ d'iniciarsi al nostro sacro rito.
+
+194
+
+ Così l'uom giusto lo battezza, ed anco
+ gli rende, orando, ogni vigor primiero.
+ Orlando e gli altri cavallier non manco
+ di tal conversion letizia fero,
+ che di veder che liberato e franco
+ del periglioso mal fosse Oliviero.
+ Maggior gaudio degli altri Ruggier ebbe;
+ e molto in fede e in devozione accrebbe.
+
+195
+
+ Era Ruggier dal dì che giunse a nuoto
+ su questo scoglio, poi statovi ognora.
+ Fra quei guerrieri il vecchiarel devoto
+ sta dolcemente, e li conforta ed ora
+ a voler, schivi di pantano e loto,
+ mondi passar per questa morta gora
+ c'ha nome vita, che sì piace a' sciocchi;
+ ed alla via del ciel sempre aver gli occhi.
+
+196
+
+ Orlando un suo mandò sul legno, e trarne
+ fece pane e buon vin, cacio e persutti;
+ e l'uom di Dio, ch'ogni sapor di starne
+ pose in oblio, poi ch'avvezzossi a' frutti,
+ per carità mangiar fecero carne,
+ e ber del vino, e far quel che fer tutti.
+ Poi ch'alla mensa consolati foro,
+ di molte cose ragionar tra loro.
+
+197
+
+ E come accade nel parlar sovente,
+ ch'una cosa vien l'altra dimostrando,
+ Ruggier riconosciuto finalmente
+ fu da Rinaldo, da Olivier, da Orlando,
+ per quel Ruggiero in arme sì eccellente,
+ il cui valor s'accorda ognun lodando:
+ né Rinaldo l'avea raffigurato
+ per quel che provò già ne lo steccato.
+
+198
+
+ Ben l'avea il re Sobrin riconosciuto,
+ tosto che 'l vide col vecchio apparire;
+ ma volse inanzi star tacito e muto,
+ che porsi in aventura di fallire.
+ Poi ch'a notizia agli altri fu venuto
+ che questo era Ruggier, di cui l'ardire,
+ la cortesia e 'l valore alto e profondo
+ si facea nominar per tutto il mondo;
+
+199
+
+ e sapendosi già ch'era cristiano,
+ tutti con lieta e con serena faccia
+ vengono a lui: chi gli tocca la mano,
+ e chi lo bacia, e chi lo stringe e abbraccia.
+ Sopra gli altri il signor di Montalbano
+ d'accarezzarlo e fargli onor procaccia.
+ Perch'esso più degli altri, io 'l serbo a dire
+ ne l'altro canto, se 'l vorrete udire.
+
+
+
+
+CANTO QUARANTAQUATTRESIMO
+
+
+1
+
+ Spesso in poveri alberghi e in picciol tetti,
+ ne le calamitadi e nei disagi,
+ meglio s'aggiungon d'amicizia i petti,
+ che fra ricchezze invidiose ed agi
+ de le piene d'insidie e di sospetti
+ corti regali e splendidi palagi,
+ ove la caritade è in tutto estinta,
+ né si vede amicizia, se non finta.
+
+2
+
+ Quindi avvien che tra principi e signori
+ patti e convenzion son sì frali.
+ Fan lega oggi re, papi e imperatori;
+ doman saran nimici capitali:
+ perché, qual l'apparenze esteriori,
+ non hanno i cor, non han gli animi tali;
+ che non mirando al torto più ch'al dritto,
+ attendon solamente al lor profitto.
+
+3
+
+ Questi, quantunque d'amicizia poco
+ sieno capaci, perché non sta quella
+ ove per cose gravi, ove per giuoco
+ mai senza finzion non si favella;
+ pur, se talor gli ha tratti in umil loco
+ insieme una fortuna acerba e fella,
+ in poco tempo vengono a notizia
+ (quel che in molto non fer) de l'amicizia.
+
+4
+
+ Il santo vecchiarel ne la sua stanza
+ giunger gli ospiti suoi con nodo forte
+ ad amor vero meglio ebbe possanza,
+ ch'altri non avria fatto in real corte.
+ Fu questo poi di tal perseveranza,
+ che non si sciolse mai fin alla morte.
+ Il vecchio li trovò tutti benigni,
+ candidi più nel cor, che di fuor cigni.
+
+5
+
+ Trovolli tutti amabili e cortesi,
+ non de la iniquità ch'io v'ho dipinta
+ di quei che mai non escono palesi,
+ ma sempre van con apparenza finta.
+ Di quanto s'eran per adietro offesi
+ ogni memoria fu tra loro estinta;
+ e se d'un ventre fossero e d'un seme,
+ non si potriano amar più tutti insieme.
+
+6
+
+ Sopra gli altri il signor di Montalbano
+ accarezzava e riveria Ruggiero;
+ sì perché già l'avea con l'arme in mano
+ provato quanto era animoso e fiero,
+ sì per trovarlo affabile ed umano
+ più che mai fosse al mondo cavalliero:
+ ma molto più, che da diverse bande
+ si conoscea d'avergli obligo grande.
+
+7
+
+ Sapea che di gravissimo periglio
+ egli avea liberato Ricciardetto,
+ quando il re ispano gli fe' dar di piglio
+ e con la figlia prendere nel letto;
+ e ch'avea tratto l'uno e l'altro figlio
+ del duca Buovo (com'io v'ho detto)
+ di man dei Saracini e dei malvagi
+ ch'eran col maganzese Bertolagi.
+
+8
+
+ Questo debito a lui parea di sorte,
+ ch'ad amar lo stringeano e ad onorarlo;
+ e gli ne dolse e gli ne 'ncrebbe forte,
+ che prima non avea potuto farlo,
+ quando era l'un ne l'africana corte,
+ e l'altro agli servigi era di Carlo.
+ Or che fatto cristian quivi lo trova,
+ quel che non fece prima, or far gli giova.
+
+9
+
+ Proferte senza fine, onore e festa
+ fece a Ruggiero il paladin cortese.
+ Il prudente eremita, come questa
+ benivolenza vide, adito prese.
+ Entrò dicendo: — A fare altro non resta
+ (e lo spero ottener senza contese),
+ che come l'amicizia è tra voi fatta,
+ tra voi sia ancora affinità contratta;
+
+10
+
+ acciò che de le due progenie illustri
+ che non han par di nobiltade al mondo,
+ nasca un lignaggio che più chiaro lustri,
+ che 'l chiaro sol, per quanto gira a tondo;
+ e come andran più inanzi ed anni e lustri,
+ sarà più bello, e durerà (secondo
+ che Dio m'ispira, acciò ch'a voi nol celi)
+ fin che terran l'usato corso i cieli. —
+
+11
+
+ E seguitando il suo parlar più inante,
+ fa il santo vecchio sì, che persuade
+ che Rinaldo a Ruggier dia Bradamante,
+ ben che pregar né l'un né l'altro accade.
+ Loda Olivier col principe d'Anglante,
+ che far si debba questa affinitade;
+ il che speran ch'approvi Amone e Carlo,
+ e debba tutta Francia commendarlo.
+
+12
+
+ Così dicean; ma non sapean ch'Amone,
+ con voluntà del figlio di Pipino,
+ n'avea dato in quei giorni intenzione
+ all'imperator greco Costantino,
+ che gliele domandava per Leone
+ suo figlio e successor nel gran domìno.
+ Se n'era, pel valor che n'avea inteso,
+ senza vederla, il giovinetto acceso.
+
+13
+
+ Risposto gli avea Amon, che da sé solo
+ non era per concludere altramente,
+ né pria che ne parlasse col figliuolo
+ Rinaldo, da la corte allora assente;
+ il qual credea che vi verrebbe a volo,
+ e che di grazia avria sì gran parente:
+ pur, per molto rispetto che gli avea,
+ risolver senza lui non si volea.
+
+14
+
+ Or Rinaldo lontan dal padre, quella
+ pratica imperial tutta ignorando,
+ quivi a Ruggier promette la sorella
+ di suo parere, e di parer d'Orlando
+ e degli altri ch'avea seco alla cella,
+ ma sopra tutti l'eremita instando:
+ e crede veramente che piacere
+ debba ad Amon quel parentado avere.
+
+15
+
+ Quel dì e la notte, e del seguente giorno
+ steron gran parte col monaco saggio,
+ quasi obliando al legno far ritorno,
+ ben che il vento spirasse al lor viaggio.
+ Ma i lor nocchieri, a cui tanto soggiorno
+ increscea omai, mandar più d'un messaggio,
+ che sì li stimular de la partita,
+ ch'a forza li spiccar da l'eremita.
+
+16
+
+ Ruggier che stato era in esilio tanto,
+ né da lo scoglio avea mai mosso il piede,
+ tolse licenza da quel mastro santo
+ ch'insegnata gli avea la vera fede.
+ La spada Orlando gli rimesse a canto,
+ l'arme d'Ettorre, e il buon Frontin gli diede;
+ sì per mostrar del suo amor segno espresso,
+ sì per saper che dianzi erano d'esso.
+
+17
+
+ E quantunque miglior ne l'incantata
+ spada ragione avesse il paladino,
+ che con pena e travaglio già levata
+ l'avea dal formidabile giardino,
+ che non avea Ruggiero a cui donata
+ dal ladro fu, che gli diè ancor Frontino;
+ pur volentier gliele donò col resto
+ de l'arme, tosto che ne fu richiesto.
+
+18
+
+ Fur benedetti dal vecchio devoto,
+ e sul navilio al fin si ritornaro.
+ I remi all'acqua, e dier le vele al Noto;
+ e fu lor sì sereno il tempo e chiaro,
+ che non vi bisognò priego né voto,
+ fin che nel porto di Marsilia entraro.
+ Ma quivi stiano tanto, ch'io conduca
+ insieme Astolfo, il glorioso duca.
+
+19
+
+ Poi che de la vittoria Astolfo intese,
+ che sanguinosa e poco lieta s'ebbe;
+ vedendo che sicura da l'offese
+ d'Africa oggimai Francia esser potrebbe,
+ pensò che 'l re de' Nubi in suo paese
+ con l'esercito suo rimanderebbe
+ per la strada medesima che tenne
+ quando contra Biserta se ne venne.
+
+20
+
+ L'armata che i pagan roppe ne l'onde,
+ già rimandata avea il figliuol d'Ugiero;
+ di cui, nuovo miracolo, le sponde
+ (tosto che ne fu uscito il popul nero)
+ e le poppe e le prore mutò in fronde,
+ e ritornolle al suo stato primiero:
+ poi venne il vento, e come cosa lieve
+ levolle in aria, e fe' sparire in breve.
+
+21
+
+ Chi a piedi e chi in arcion tutte partita
+ d'Africa fer le nubiane schiere.
+ Ma prima Astolfo si chiamò infinita
+ grazia al Senapo ed immortale avere;
+ che gli venne in persona a dare aita
+ con ogni sforzo ed ogni suo potere.
+ Astolfo lor ne l'uterino claustro
+ a portar diede il fiero e turbido austro.
+
+22
+
+ Negli utri, dico, il vento diè lor chiuso,
+ ch'uscir di mezzodì suol con tal rabbia,
+ che muove a guisa d'onde, e leva in suso,
+ e ruota fin in ciel l'arrida sabbia;
+ acciò se lo portassero a lor uso,
+ che per camino a far danno non abbia;
+ e che poi, giunti ne la lor regione,
+ avessero a lassar fuor di prigione.
+
+23
+
+ Scrive Turpino, come furo ai passi
+ de l'alto Atlante, che i cavalli loro
+ tutti in un tempo diventaron sassi;
+ sì che, come venir, se ne tornoro.
+ Ma tempo è omai ch'Astolfo in Francia passi;
+ e così, poi che del paese moro
+ ebbe provisto ai luoghi principali,
+ all'ippogrifo suo fe' spiegar l'ali.
+
+24
+
+ Volò in Sardigna in un batter di penne,
+ e di Sardigna andò nel lito corso;
+ e quindi sopra il mar la strada tenne,
+ torcendo alquanto a man sinistra il morso.
+ Ne le maremme all'ultimo ritenne
+ de la ricca Provenza il leggier corso;
+ dove seguì de l'ippogrifo quanto
+ gli disse già l'evangelista santo.
+
+25
+
+ Hagli commesso il santo evangelista,
+ che più, giunto in Provenza, non lo sproni;
+ e ch'all'impeto fier più non resista
+ con sella e fren, ma libertà gli doni.
+ Già avea il più basso ciel che sempre acquista
+ del perder nostro, al corno tolti i suoni;
+ che muto era restato, non che roco,
+ tosto ch'entrò 'l guerrier nel divin loco.
+
+26
+
+ Venne Astolfo a Marsilia, e venne a punto
+ il dì che v'era Orlando ed Oliviero
+ e quel da Montalbano insieme giunto
+ col buon Sobrino e col meglior Ruggiero.
+ La memoria del sozio lor defunto
+ vietò che i paladini non potero
+ insieme così a punto rallegrarsi,
+ come in tanta vittoria dovea farsi.
+
+27
+
+ Carlo avea di Sicilia avuto avviso
+ dei duo re morti e di Sobrino preso,
+ e ch'era stato Brandimarte ucciso;
+ poi di Ruggiero avea non meno inteso:
+ e ne stava col lor lieto e col viso
+ d'aver gittato intolerabil peso,
+ che gli fu sopra gli omeri sì greve,
+ che starà un pezzo pria che si rileve.
+
+28
+
+ Per onorar costor ch'eran sostegno
+ del santo Imperio e la maggior colonna,
+ Carlo mandò la nobiltà del regno
+ ad incontrarli fin sopra la Sonna.
+ Egli uscì poi col suo drappel più degno
+ di re e di duci, e con la propria donna,
+ fuor de le mura, in compagnia di belle
+ e ben ornate e nobili donzelle.
+
+29
+
+ L'imperator con chiara e lieta fronte,
+ i paladini e gli amici e i parenti,
+ la nobiltà, la plebe fanno al conte
+ ed agli altri d'amor segni evidenti:
+ gridar s'ode Mongrana e Chiaramonte.
+ Sì tosto non finir gli abbracciamenti,
+ Rinaldo e Orlando insieme ed Oliviero
+ al signor loro appresentar Ruggiero;
+
+30
+
+ e gli narrar che di Ruggier di Risa
+ era figliuol, di virtù uguale al padre:
+ se sia animoso e forte, ed a che guisa
+ sappia ferir, san dir le nostre squadre.
+ Con Bradamante in questo vien Marfisa,
+ le due compagne nobili e leggiadre:
+ ad abbracciar Ruggier vien la sorella;
+ con più rispetto sta l'altra donzella.
+
+31
+
+ L'imperator Ruggier fa risalire,
+ ch'era per riverenza sceso a piede,
+ e lo fa a par a par seco venire,
+ e di ciò ch'a onorarlo si richiede,
+ un punto sol non lassa preterire.
+ Ben sapea che tornato era alla fede;
+ che tosto che i guerrier furo all'asciutto,
+ certificato avean Carlo del tutto.
+
+32
+
+ Con pompa trionfal, con festa grande
+ tornaro insieme dentro alla cittade,
+ che di frondi verdeggia e di ghirlande:
+ coperte a panni son tutte le strade:
+ nembo d'erbe e di fior d'alto si spande,
+ e sopra e intorno ai vincitori cade,
+ che da verroni e da finestre amene
+ donne e donzelle gittano a man piene.
+
+33
+
+ Al volgersi dei canti in vari lochi
+ trovano archi e trofei subito fatti,
+ che di Biserta le ruine e i fochi
+ mostran dipinti, ed altri degni fatti;
+ altrove palchi con diversi giuochi
+ e spettacoli e mimmi e scenici atti:
+ ed è per tutti i canti il titol vero
+ scritto: — Ai liberatori de l'Impero. —
+
+34
+
+ Fra il suon d'argute trombe e di canore
+ pifare e d'ogni musica armonia,
+ fra riso e plauso, iubilo e favore
+ del populo ch'a pena vi capia,
+ smontò al palazzo il magno imperatore,
+ ove più giorni quella compagnia
+ con torniamenti, personaggi e farse,
+ danze e conviti attese a dilettarse.
+
+35
+
+ Rinaldo un giorno al padre fe' sapere
+ che la sorella a Ruggier dar volea;
+ ch'in presenza d'Orlando per mogliere,
+ e d'Olivier, promessa glie l'avea;
+ li quali erano seco d'un parere,
+ che parentado far non si potea
+ per nobiltà di sangue e per valore,
+ che fosse a questo par, non che migliore.
+
+36
+
+ Ode Amone il figliuol con qualche sdegno,
+ che, senza conferirlo seco, gli osa
+ la figlia maritar, ch'esso ha disegno
+ che del figliuol di Costantin sia sposa,
+ non di Ruggier, il qual non ch'abbi regno,
+ ma non può al mondo dir: questa è mia cosa;
+ né sa che nobiltà poco si prezza,
+ e men virtù, se non v'è ancor ricchezza.
+
+37
+
+ Ma più d'Amon la moglie Beatrice
+ biasma il figliuolo e chiamalo arrogante;
+ e in segreto e in palese contradice
+ che di Ruggier sia moglie Bradamante:
+ a tutta sua possanza imperatrice
+ ha disegnato farla di Levante.
+ Sta Rinaldo ostinato che non vuole
+ che manchi un iota de le sue parole.
+
+38
+
+ La madre, ch'aver crede alle sue voglie
+ la magnanima figlia, la conforta
+ che dica che, più tosto ch'esser moglie
+ d'un pover cavallier, vuole esser morta;
+ né mai più per figliuola la raccoglie,
+ se questa ingiuria dal fratel sopporta:
+ nieghi pur con audacia, e tenga saldo;
+ che per sforzar non la sarà Rinaldo.
+
+39
+
+ Sta Bradamante tacita, né al detto
+ de la madre s'arrisca a contradire;
+ che l'ha in tal riverenza e in tal rispetto,
+ che non potria pensar non l'ubbidire.
+ Da l'altra parte terria gran difetto,
+ se quel che non vuol far, volesse dire.
+ Non vuol, perché non può; che 'l poco e 'l molto
+ poter di sé disporre Amor le ha tolto.
+
+40
+
+ Né negar, né mostrarsene contenta
+ s'ardisce; e sol sospira, e non risponde:
+ poi quando è in luogo ch'altri non la senta,
+ versan lacrime gli occhi a guisa d'onde;
+ e parte del dolor che la tormenta,
+ sentir fa al petto ed alle chiome bionde,
+ che l'un percuote, e l'altro straccia e frange;
+ e così parla, e così seco piange:
+
+41
+
+ — Ahimè! vorrò quel che non vuol chi deve
+ poter del voler mio più che poss'io?
+ Il voler di mia madre avrò in sì lieve
+ stima, ch'io lo posponga al voler mio?
+ Deh! qual peccato puote esser sì grieve
+ a una donzella, qual biasmo sì rio,
+ come questo sarà, se, non volendo
+ chi sempre ho da ubbidir, marito prendo?
+
+42
+
+ Avrà, misera me! dunque possanza
+ la materna pietà, ch'io t'abandoni,
+ o mio Ruggiero, e ch'a nuova speranza,
+ a desir nuovo, a nuovo amor mi doni?
+ O pur la riverenza e l'osservanza
+ ch'ai buoni padri denno i figli buoni,
+ porrò da parte, e solo avrò rispetto
+ al mio bene, al mio gaudio, al mio diletto?
+
+43
+
+ So quanto, ahi lassa! debbo far, so quanto
+ di buona figlia al debito conviensi;
+ io 'l so: ma che mi val, se non può tanto
+ la ragion, che non possino più i sensi?
+ s'Amor la caccia e la far star da canto,
+ né lassa ch'io disponga, né ch'io pensi
+ di me dispor, se non quanto a lui piaccia,
+ e sol, quanto egli detti, io dica e faccia?
+
+44
+
+ Figlia d'Amone e di Beatrice sono,
+ e son, misera me! serva d'Amore.
+ Dai genitori miei trovar perdono
+ spero e pietà, s'io caderò in errore:
+ ma s'io offenderò Amor, chi sarà buono
+ a schivarmi con prieghi il suo furore,
+ che sol voglia una di mie scuse udire,
+ e non mi faccia subito morire?
+
+45
+
+ Ohimè! con lunga ed ostinata prova
+ ho cercato Ruggier trarre alla fede;
+ ed hollo tratto al fin: ma che mi giova,
+ se 'l mio ben fare in util d'altri cede?
+ Così, ma non per sé, l'ape rinuova
+ il mele ogni anno, e mai non lo possiede.
+ Ma vo' prima morir, che mai sia vero,
+ ch'io pigli altro marito, che Ruggiero.
+
+46
+
+ S'io non sarò al mio padre ubbidiente,
+ né alla mia madre, io sarò al mio fratello,
+ che molto e molto è più di lor prudente,
+ né gli ha la troppa età tolto il cervello.
+ E a questo che Rinaldo vuol, consente
+ Orlando ancora; e per me ho questo e quello:
+ li quali duo più onora il mondo e teme,
+ che l'altra nostra gente tutta insieme.
+
+47
+
+ Se questi il fior, se questi ognuno stima
+ la gloria e lo splendor di Chiaramonte;
+ se sopra gli altri ognun gli alza e sublima
+ più che non è del piede alta la fronte;
+ perché debbo voler che di me prima
+ Amon disponga, che Rinaldo e 'l conte?
+ Voler nol debbo, tanto men, che messa
+ in dubbio al Greco, e a Ruggier fui promessa. —
+
+48
+
+ Se la donna s'affligge e si tormenta,
+ né di Ruggier la mente è più quieta;
+ ch'ancor che di ciò nuova non si senta
+ per la città, pur non è a lui segreta.
+ Seco di sua fortuna si lamenta,
+ la qual fruir tanto suo ben gli vieta,
+ poi che ricchezze non gli ha date e regni,
+ di che è stata sì larga a mille indegni.
+
+49
+
+ Di tutti gli altri beni, o che concede
+ Natura al mondo, o proprio studio acquista,
+ aver tanta e tal parte egli si vede,
+ qual e quanta altri aver mai s'abbia vista;
+ ch'a sua bellezza ogni bellezza cede,
+ ch'a sua possanza è raro chi resista:
+ di magnanimità, di splendor regio
+ a nessun, più ch'a lui, si debbe il pregio.
+
+50
+
+ Ma il volgo, nel cui arbitrio son gli onori,
+ che, come pare a lui, li leva e dona
+ (né dal nome del volgo voglio fuori,
+ eccetto l'uom prudente, trar persona;
+ che né papi né re né imperatori
+ non ne tra' scettro, mitra né corona;
+ ma la prudenza, ma il giudizio buono,
+ grazie che dal ciel date a pochi sono);
+
+51
+
+ questo volgo (per dir quel ch'io vo' dire)
+ ch'altro non riverisce che ricchezza,
+ né vede cosa al mondo, che più ammire,
+ e senza, nulla cura e nulla apprezza,
+ sia quanto voglia la beltà, l'ardire,
+ la possanza del corpo, la destrezza,
+ la virtù, il senno, la bontà; e più in questo
+ di ch'ora vi ragiono, che nel resto.
+
+52
+
+ Dicea Ruggier: — Se pur è Amon disposto
+ che la figliuola imperatrice sia,
+ con Leon non concluda così tosto:
+ almen termine un anno anco mi dia;
+ ch'io spero intanto, che da me deposto
+ Leon col padre de l'imperio fia;
+ e poi che tolto avrò lor le corone,
+ genero indegno non sarò d'Amone.
+
+53
+
+ Ma se fa senza indugio, come ha detto,
+ suocero de la figlia Costantino;
+ s'alla promessa non avrà rispetto
+ di Rinaldo e d'Orlando suo cugino,
+ fattami inanzi al vecchio benedetto,
+ al marchese Uliviero, al re Sobrino,
+ che farò? vo' patir sì grave torto?
+ o, prima che patirlo, esser pur morto?
+
+54
+
+ Deh che farò? farò dunque vendetta
+ contra il padre di lei di questo oltraggio?
+ Non miro ch'io non son per farlo in fretta,
+ o s'in tentarlo io mi sia stolto o saggio.
+ Ma voglio presupor ch'a morte io metta
+ l'iniquo vecchio e tutto il suo lignaggio:
+ questo non mi farà però contento;
+ anzi in tutto sarà contra il mio intento.
+
+55
+
+ E fu sempre il mio intento, ed è, che m'ami
+ la bella donna, e non che mi sia odiosa:
+ ma, quando Amone uccida, o facci o trami
+ cosa al fratello o agli altri suoi dannosa,
+ non le do iusta causa che mi chiami
+ nimico, e più non voglia essermi sposa?
+ Che debbo dunque far? debbol patire?
+ Ah non, per Dio! più tosto io vo' morire.
+
+56
+
+ Anzi non vo' morir; ma vo' che muoia
+ con più ragion questo Leone Augusto,
+ venuto a disturbar tanta mia gioia:
+ o vo' che muoia egli e 'l suo padre ingiusto.
+ Elena bella all'amator di Troia
+ non costò sì, né a tempo più vetusto
+ Proserpina a Piritoo, come voglio
+ ch'al padre e al figlio costi il mio cordoglio.
+
+57
+
+ Può esser, vita mia, che non ti doglia
+ lasciare il tuo Ruggier per questo Greco?
+ Potrà tuo padre far che tu lo toglia,
+ ancor ch'avesse i tuoi fratelli seco?
+ Ma sto in timor, ch'abbi più tosto voglia
+ d'esser d'accordo con Amon, che meco;
+ e che ti paia assai miglior partito
+ Cesare aver, ch'un privato uom marito.
+
+58
+
+ Sarà possibil mai che nome regio,
+ titolo imperial, grandezza e pompa,
+ di Bradamante mia l'animo egregio,
+ il gran valor, l'alta virtù corrompa?
+ sì ch'abbia da tenere in minor pregio
+ la data fede, e le promesse rompa?
+ né più tosto d'Amon farsi nimica,
+ che quel che detto m'ha, sempre non dica? —
+
+59
+
+ Diceva queste ed altre cose molte
+ ragionando fra sé Ruggiero; e spesso
+ le dicea in guisa ch'erano raccolte
+ da chi talor se gli trovava appresso:
+ sì che il tormento suo più di due volte
+ era a colei per cui pativa, espresso,
+ a cui non dolea meno il sentir lui
+ così doler, che i propri affanni sui.
+
+60
+
+ Ma più d'ogni altro duol che le sia detto,
+ che tormenti Ruggier, di questo ha doglia,
+ ch'intende che s'affligge per sospetto
+ ch'ella lui lasci, e che quel Greco voglia.
+ Onde, acciò si conforti, e che del petto
+ questa credenza e questo error si toglia,
+ per una di sue fide cameriere
+ gli fe' queste parole un dì sapere:
+
+61
+
+ — Ruggier, qual sempre fui, tal esser voglio
+ fin alla morte, e più, se più si puote.
+ O siami Amor benigno o m'usi orgoglio,
+ o me Fortuna in alto o in basso ruote,
+ immobil son di vera fede scoglio
+ che d'ogn'intorno il vento e il mar percuote:
+ né già mai per bonaccia né per verno
+ luogo mutai, né muterò in eterno.
+
+62
+
+ Scarpello si vedrà di piombo o lima
+ formare in varie imagini diamante,
+ prima che colpo di Fortuna, o prima
+ ch'ira d'Amor rompa il mio cor costante;
+ e si vedrà tornar verso la cima
+ de l'alpe il fiume turbido e sonante,
+ che per nuovi accidenti, o buoni o rei,
+ faccino altro viaggio i pensier miei.
+
+63
+
+ A voi, Ruggier, tutto il dominio ho dato
+ di me, che forse è più ch'altri non crede.
+ So ben ch'a nuovo principe giurato
+ non fu di questa mai la maggior fede.
+ So che né al mondo il più sicuro stato
+ di questo, re né imperator possiede.
+ Non vi bisogna far fossa né torre,
+ per dubbio ch'altri a voi lo venga a torre.
+
+64
+
+ Che, senza ch'assoldiate altra persona,
+ non verrà assalto a cui non si resista.
+ Non è ricchezza ad espugnarmi buona,
+ né sì vil prezzo un cor gentile acquista.
+ Né nobiltà, né altezza di corona,
+ ch'al sciocco volgo abbagliar suol la vista,
+ non beltà, ch'in lieve animo può assai,
+ vedrò, che più di voi mi piaccia mai.
+
+65
+
+ Non avete a temer ch'in forma nuova
+ intagliare il mio cor mai più si possa:
+ sì l'imagine vostra si ritrova
+ sculpita in lui, ch'esser non può rimossa.
+ Che 'l cor non ho di cera, è fatto prova;
+ che gli diè cento, non ch'una percossa,
+ Amor, prima che scaglia ne levasse,
+ quando all'imagin vostra lo ritrasse.
+
+66
+
+ Avorio e gemma ed ogni pietra dura
+ che meglio da l'intaglio si difende,
+ romper si può; ma non ch'altra figura
+ prenda, che quella ch'una volta prende.
+ Non è il mio cor diverso alla natura
+ del marmo o d'altro ch'al ferro contende.
+ Prima esser può che tutto Amor lo spezze,
+ che lo possa sculpir d'altre bellezze. —
+
+67
+
+ Suggiunse a queste altre parole molte,
+ piene d'amor, di fede e di conforto,
+ da ritornarlo in vita mille volte,
+ se stato mille volte fosse morto.
+ Ma quando più de la tempesta tolte
+ queste speranze esser credeano in porto,
+ da un nuovo turbo impetuoso e scuro
+ rispinte in mar, lungi dal lito, furo:
+
+68
+
+ però che Bradamante, ch'eseguire
+ vorria molto più ancor, che non ha detto,
+ rivocando nel cor l'usato ardire,
+ e lasciando ir da parte ogni rispetto,
+ s'appresenta un dì a Carlo, e dice: — Sire,
+ s'a vostra Maestade alcuno effetto
+ io feci mai, che le paresse buono,
+ contenta sia di non negarmi un dono.
+
+69
+
+ E prima che più espresso io le lo chieggia,
+ su la real sua fede mi prometta
+ farmene grazia; e vorrò poi, che veggia
+ che sarà iusta la domanda e retta. —
+ — Merta la tua virtù che dar ti deggia
+ ciò che domandi, o giovane diletta
+ (rispose Carlo); e giuro, se ben parte
+ chiedi del regno mio, di contentarte. —
+
+70
+
+ — Il don ch'io bramo da l'Altezza vostra,
+ è che non lasci mai marito darme
+ (disse la damigella), se non mostra
+ che più di me sia valoroso in arme.
+ Con qualunche mi vuol, prima o con giostra
+ o con la spada in mano ho da provarme.
+ Il primo che mi vinca, mi guadagni:
+ chi vinto sia, con altra s'accompagni. —
+
+71
+
+ Disse l'imperator con viso lieto,
+ che la domanda era di lei ben degna;
+ e che stesse con l'animo quieto,
+ che farà a punto quanto ella disegna.
+ Non è questo parlar fatto in segreto
+ sì, ch'a notizia altrui tosto non vegna;
+ e quel giorno medesimo alla vecchia
+ Beatrice e al vecchio Amon corre all'orecchia.
+
+72
+
+ Li quali parimente arser di grande
+ sdegno contro alla figlia, e di grand'ira;
+ che vider ben con queste sue domande,
+ ch'ella a Ruggier più ch'a Leone aspira:
+ e presti per vietar che non si mande
+ questo ad effetto, a ch'ella intende e mira,
+ la levaro con fraude de la corte,
+ e la menaron seco a Roccaforte.
+
+73
+
+ Quest'era una fortezza ch'ad Amone
+ donato Carlo avea pochi dì inante,
+ tra Pirpignano assisa e Carcassone,
+ in loco a ripa il mar, molto importante.
+ Quivi la ritenean come in prigione
+ con pensier di mandarla un dì in Levante;
+ sì ch'ogni modo, voglia ella o non voglia,
+ lasci Ruggier da parte, e Leon toglia.
+
+74
+
+ La valorosa donna, che non meno
+ era modesta, ch'animosa e forte;
+ ancor che posto guardia non l'avieno,
+ e potea entrare e uscir fuor de le porte;
+ pur stava ubbidiente sotto il freno
+ del padre: ma patir prigione e morte,
+ ogni martìre e crudeltà più tosto
+ che mai lasciar Ruggier, s'avea proposto.
+
+75
+
+ Rinaldo, che si vide la sorella
+ per astuzia d'Amon tolta di mano,
+ e che dispor non potrà più di quella,
+ e ch'a Ruggier l'avrà promessa invano;
+ si duol del padre, e contra a lui favella,
+ posto il rispetto filial lontano.
+ Ma poco cura Amon di tai parole,
+ e di sua figlia a modo suo far vuole.
+
+76
+
+ Ruggier, che questo sente, ed ha timore
+ di rimaner de la sua donna privo,
+ e che l'abbia o per forza o per amore
+ Leon, se resta lungamente vivo;
+ senza parlarne altrui si mette in core
+ di far che muoia, e sia d'Augusto, Divo;
+ e tor, se non l'inganna la sua speme,
+ al padre e a lui la vita e 'l regno insieme.
+
+77
+
+ L'arme che fur già del troiano Ettorre,
+ e poi di Mandricardo, si riveste,
+ e fa la sella al buon Frontino porre,
+ e cimier muta, scudo e sopraveste.
+ A questa impresa non gli piacque torre
+ l'aquila bianca nel color celeste,
+ ma un candido liocorno, come giglio,
+ vuol ne lo scudo, e 'l campo abbia vermiglio.
+
+78
+
+ Sceglie de' suoi scudieri il più fedele,
+ e quel vuole e non altri in compagnia;
+ e gli fa commission, che non rivele
+ in alcun loco mai, che Ruggier sia.
+ Passa la Mosa e 'l Reno, e passa de le
+ contrade d'Ostericche, in Ungheria;
+ e lungo l'Istro per la destra riva
+ tanto cavalca, ch'a Belgrado arriva.
+
+79
+
+ Ove la Sava nel Danubio scende,
+ e verso il mar maggior con lui dà volta,
+ vede gran gente in padiglioni e tende
+ sotto l'insegne imperial raccolta;
+ che Costantino ricovrare intende
+ quella città che i Bulgari gli han tolta.
+ Costantin v'è in persona, e 'l figliuol seco
+ con quanto può tutto l'imperio greco.
+
+80
+
+ Dentro a Belgrado, e fuor per tutto il monte,
+ e giù fin dove il fiume il piè gli lava,
+ l'esercito del Bulgari gli è a fronte;
+ e l'uno e l'altro a ber viene alla Sava.
+ Sul fiume il Greco per gittare il ponte,
+ il Bulgar per vietarlo armato stava,
+ quando Ruggier vi giunse; e zuffa grande
+ attaccata trovò fra le due bande.
+
+81
+
+ I Greci son quattro contr'uno, ed hanno
+ navi coi ponti da gittar ne l'onda;
+ e di voler fiero sembiante fanno
+ passar per forza alla sinistra sponda.
+ Leone intanto, con occulto inganno
+ dal fiume discostandosi, circonda
+ molto paese, e poi vi torna, e getta
+ ne l'altra ripa i ponti, e passa in fretta:
+
+82
+
+ e con gran gente, chi in arcion, chi a piede
+ (che non n'avea di ventimila un manco),
+ cavalcò lungo la riviera, e diede
+ con fiero assalto agl'inimici al fianco.
+ L'imperator, tosto che 'l figlio vede
+ sul fiume comparirsi al lato manco,
+ ponte aggiungendo a ponte e nave a nave,
+ passa di là con quanto esercito have.
+
+83
+
+ Il capo, il re de' Bulgari Vatrano,
+ animoso e prudente e pro' guerriero,
+ di qua e di là s'affaticava invano
+ per riparare a un impeto sì fiero;
+ quando cingendol con robusta mano
+ Leon, gli fe' cader sotto il destriero:
+ e poi che dar prigion mai non si volse,
+ con mille spade la vita gli tolse.
+
+84
+
+ I Bulgari sin qui fatto avean testa;
+ ma quando il lor signor si vider tolto,
+ e crescer d'ogn'intorno la tempesta,
+ voltar le spalle ove avean prima il volto.
+ Ruggier, che misto vien fra i Greci, e questa
+ sconfitta vede, senza pensar molto,
+ i Bulgari soccorrer si dispone,
+ perch'odia Costantino e più Leone.
+
+85
+
+ Sprona Frontin che sembra al corso un vento,
+ e inanzi a tutti i corridori passa;
+ e tra la gente vien, che per spavento
+ al monte fugge, e la pianura lassa.
+ Molti ne ferma, e fa voltare il mento
+ contra i nimici, e poi la lancia abassa;
+ e con sì fier sembiante il destrier muove,
+ che fin nel ciel Marte ne teme e Giove.
+
+86
+
+ Dinanzi agli altri un cavalliero adocchia,
+ che riccamato nel vestir vermiglio
+ avea d'oro e di seta una pannocchia
+ con tutto il garbo, che parea di miglio;
+ nipote a Costantin per la sirocchia,
+ ma che non gli era men caro, che figlio:
+ gli spezza scudo e osbergo, come vetro,
+ e fa la lancia un palmo apparir dietro.
+
+87
+
+ Lascia quel morto, e Balisarda stringe
+ verso uno stuol che più si vede appresso;
+ e contra a questo e contra a quel si spinge,
+ ed a chi tronco ed a chi il capo ha fesso:
+ a chi nel petto, a chi nel fianco tinge
+ il brando, e a chi l'ha ne la gola messo:
+ taglia busti, anche, braccia, mani e spalle;
+ e il sangue, come un rio, corre alla valle.
+
+88
+
+ Non è, visti quei colpi, chi gli faccia
+ contrasto più, così n'è ognun smarrito;
+ sì che si cangia subito la faccia
+ de la battaglia; che tornando ardito,
+ il petto volge, e ai Greci dà la caccia
+ il Bulgaro che dianzi era fuggito:
+ in un momento ogni ordine disciolto
+ si vede, e ogni stendardo a fuggir volto.
+
+89
+
+ Leone Augusto s'un poggio eminente,
+ vedendo i suoi fuggir, s'era ridutto;
+ e sbigottito e mesto ponea mente
+ (perch'era in loco che scopriva il tutto)
+ al cavallier ch'uccidea tanta gente,
+ che per lui sol quel campo era distrutto:
+ e non può far, se ben n'è offeso tanto,
+ che non lo lodi e gli dia in arme il vanto.
+
+90
+
+ Ben comprende all'insegne e sopravesti,
+ all'arme luminose e ricche d'oro,
+ che quantunque il guerrier dia aiuto a questi
+ nimici suoi, non sia però di loro.
+ Stupido mira i soprumani gesti,
+ e talor pensa che dal sommo coro
+ sia per punire i Greci un agnol sceso,
+ che tante e tante volte hanno Dio offeso.
+
+91
+
+ E come uom d'alto e di sublime core,
+ ove l'avrian molt'altri in odio avuto,
+ egli s'innamorò del suo valore,
+ né veder fargli oltraggio avria voluto:
+ gli sarebbe per un de' suoi che muore,
+ vederne morir sei manco spiaciuto,
+ e perder anco parte del suo regno,
+ che veder morto un cavallier sì degno.
+
+92
+
+ Come bambin, se ben la cara madre
+ iraconda lo batte e da sé caccia,
+ non ha ricorso alla sorella o al padre,
+ ma a lei ritorna, e con dolcezza abbraccia;
+ così Leon, se ben le prime squadre
+ Ruggier gli uccide, e l'altre gli minaccia,
+ non lo può odiar, perch'all'amor più tira
+ l'alto valor, che quella offesa all'ira.
+
+93
+
+ Ma se Leon Ruggiero ammira ed ama,
+ mi par che duro cambio ne riporte;
+ che Ruggiero odia lui, né cosa brama
+ più che di dargli di sua man la morte.
+ Molto con gli occhi il cerca, ed alcun chiama,
+ che gliele mostri; ma la buona sorte
+ e la prudenza de l'esperto Greco
+ non lasciò mai che s'affrontasse seco.
+
+94
+
+ Leone, acciò che la sua gente affatto
+ non fosse uccisa, fe' sonar raccolta;
+ ed all'imperatore un messo ratto
+ a pregarlo mandò, che desse volta
+ e ripassasse il fiume; e che buon patto
+ n'avrebbe, se la via non gli era tolta:
+ ed esso con non molti che raccolse,
+ al ponte ond'era entrato, i passi volse.
+
+95
+
+ Molti in poter de' Bulgari restaro
+ per tutto il monte, e sin al fiume uccisi;
+ e vi restavan tutti, se 'l riparo
+ non gli avesse del rio tosto divisi.
+ Molti cader dai ponti e s'affogaro;
+ e molti, senza mai volgere i visi,
+ quindi lontano iro a trovare il guado;
+ e molti fur prigion tratti in Belgrado.
+
+96
+
+ Finita la battaglia di quel giorno,
+ ne la qual, poi che il lor signor fu estinto,
+ danno i Bulgari avriano avuto e scorno,
+ se per lor non avesse il guerrier vinto,
+ il buon guerrier che 'l candido liocorno
+ ne lo scudo vermiglio avea dipinto;
+ a lui si trasson tutti, da cui questa
+ vittoria conoscean, con gioia e festa.
+
+97
+
+ Uno il saluta, un altro se gl'inchina,
+ altri la mano, altri gli bacia il piede:
+ ognun, quanto più può, se gli avvicina,
+ e beato si tien chi appresso il vede,
+ e più chi 'l tocca; che toccar divina
+ e sopranatural cosa si crede.
+ Lo pregan tutti, e vanno al ciel le grida,
+ che sia lor re, lor capitan, lor guida.
+
+98
+
+ Ruggier rispose lor, che capitano
+ e re sarà, quel che fia lor più a grado;
+ ma né a baston né a scettro ha da por mano,
+ né per quel giorno entrar vuole in Belgrado:
+ che prima che si faccia più lontano
+ Leon Augusto, e che ripassi il guado,
+ lo vuol seguir, né torsi da la traccia,
+ fin che nol giunga e che morir nol faccia;
+
+99
+
+ che mille miglia e più, per questo solo
+ era venuto, e non per altro effetto.
+ Così senza indugiar lascia lo stuolo,
+ e si volge al camin che gli vien detto,
+ che verso il ponte fa Leone a volo,
+ forse per dubbio che gli sia intercetto.
+ Gli va dietro per l'orma in tanta fretta,
+ che 'l suo scudier non chiama e non aspetta.
+
+100
+
+ Leone ha nel fuggir tanto vantaggio
+ (fuggir si può ben dir, più che ritrarse),
+ che trova aperto e libero il passaggio;
+ poi rompe il ponte, e lascia le navi arse.
+ Non v'arriva Ruggier, ch'ascoso il raggio
+ era del sol, né sa dove alloggiarse.
+ Cavalca inanzi, che lucea la luna,
+ né mai trova castel né villa alcuna.
+
+101
+
+ Perché non sa dove si por, camina
+ tutta la notte, né d'arcion mai scende.
+ Ne lo spuntar del nuovo sol vicina
+ a man sinistra una città comprende;
+ ove di star tutto quel dì destina,
+ acciò l'ingiuria al suo Frontino emende,
+ a cui, senza posarlo o trargli briglia,
+ la notte fatto avea far tante miglia.
+
+102
+
+ Ungiardo era signor di quella terra,
+ suddito e caro a Costantino molto,
+ ove avea per cagion di quella guerra
+ da cavallo e da piè buon numer tolto.
+ Quivi ove altrui l'entrata non si serra,
+ entra Ruggiero, e v'è sì ben raccolto,
+ che non gli accade di passar più avante
+ per aver miglior loco e più abondante.
+
+103
+
+ Nel medesimo albergo in su la sera
+ un cavallier di Romania alloggiosse,
+ che si trovò ne la battaglia fiera,
+ quando Ruggier pei Bulgari si mosse,
+ ed a pena di man fuggito gli era,
+ ma spaventato più ch'altri mai fosse;
+ sì ch'ancor triema, e pargli ancora intorno
+ avere il cavallier dal liocorno.
+
+104
+
+ Conosce, tosto che lo scudo vede,
+ che 'l cavallier che quella insegna porta,
+ è quel che la sconfitta ai Greci diede,
+ per le cui mani è tanta gente morta.
+ Corre al palazzo, ed udienza chiede,
+ per dire a quel signor cosa ch'importa;
+ e subito intromesso, dice quanto
+ io mi riserbo a dir ne l'altro canto.
+
+
+
+
+CANTO QUARANTACINQUESIMO
+
+
+1
+
+ Quanto più su l'instabil ruota vedi
+ di Fortuna ire in alto il miser uomo,
+ tanto più tosto hai da vedergli i piedi
+ ove ora ha il capo, e far cadendo il tomo.
+ Di questo esempio è Policràte, e il re di
+ Lidia, e Dionigi, ed altri ch'io non nomo,
+ che ruinati son da la suprema
+ gloria in un dì ne la miseria estrema.
+
+2
+
+ Così all'incontro, quanto più depresso,
+ quanto è più l'uom di questa ruota al fondo,
+ tanto a quel punto più si trova appresso,
+ ch'a da salir, se de' girarsi in tondo.
+ Alcun sul ceppo quasi il capo ha messo,
+ che l'altro giorno ha dato legge al mondo.
+ Servio e Mario e Ventidio l'hanno mostro
+ al tempo antico, e il re Luigi al nostro:
+
+3
+
+ il re Luigi, suocero del figlio
+ del duca mio; che rotto a Santo Albino,
+ e giunto al suo nimico ne l'artiglio,
+ a restar senza capo fu vicino.
+ Scorse di questo anco maggior periglio,
+ non molto inanzi, il gran Matia Corvino.
+ Poi l'un, de' Franchi passato quel punto,
+ l'altro al regno degli Ungari fu assunto.
+
+4
+
+ Si vede per gli esempi di che piene
+ sono l'antiche e le moderne istorie,
+ che 'l ben va dietro al male, e 'l male al bene,
+ e fin son l'un de l'altro e biasmi e glorie;
+ e che fidarsi a l'uom non si conviene
+ in suo tesor, suo regno e sue vittorie,
+ né disperarsi per Fortuna avversa,
+ che sempre la sua ruota in giro versa.
+
+5
+
+ Ruggier per la vittoria ch'avea avuto
+ di Leone e del padre imperatore,
+ in tanta confidenza era venuto
+ di sua fortuna e di suo gran valore,
+ che senza compagnia, senz'altro aiuto,
+ di poter egli sol gli dava il core
+ fra cento a piè e a cavallo armate squadre
+ uccider di sua mano il figlio e il padre.
+
+6
+
+ Ma quella, che non vuol che si prometta
+ alcun di lei, gli mostrò in pochi giorni,
+ come tosto alzi e tosto al basso metta,
+ e tosto avversa e tosto amica torni.
+ Lo fe' conoscer quivi da chi in fretta
+ a procacciargli andò disagi e scorni,
+ dal cavallier che ne la pugna fiera
+ di man fuggito a gran fatica gli era.
+
+7
+
+ Costui fece ad Ungiardo saper, come
+ quivi il guerrier ch'avea le genti rotte
+ di Costantino e per molt'anni dome,
+ stato era il giorno, e vi staria la notte;
+ e che Fortuna presa per le chiome,
+ senza che più travagli o che più lotte,
+ darà al suo re, se fa costui prigione;
+ ch'a' Bulgari, lui preso, il giogo pone.
+
+8
+
+ Ungiardo da la gente, che fuggita
+ de la battaglia, a lui s'era ridutta
+ (ch'a parte a parte v'arrivò infinita,
+ perch'al ponte passar non potea tutta),
+ sapea come la strage era seguita,
+ che la metà de' Greci avea distrutta;
+ e come un cavallier solo era stato,
+ ch'un campo rotto, e l'altro avea salvato:
+
+9
+
+ e che sia da se stesso senza caccia
+ venuto a dar del capo ne la rete,
+ si maraviglia, e mostra che gli piaccia,
+ con viso e gesti e con parole liete.
+ Aspetta che Ruggier dormendo giaccia;
+ poi manda le sue gente chete chete,
+ e fa il buon cavallier, ch'alcun sospetto
+ di questo non avea, prender nel letto.
+
+10
+
+ Accusato Ruggier dal proprio scudo,
+ ne la città di Novengrado resta
+ prigion d'Ungiardo, il più d'ogni altro crudo,
+ che fa di ciò maravigliosa festa.
+ E che può far Ruggier, poi che gli è nudo,
+ ed è legato già, quando si desta?
+ Ungiardo un suo corrier spaccia a staffetta
+ a dar la nuova a Costantino in fretta.
+
+11
+
+ Avea levato Costantin la notte
+ da le ripe di Sava ogni sua schiera;
+ e seco a Beleticche avea ridotte,
+ che città del cognato Androfilo era,
+ padre di quello a cui forate e rotte
+ (come se state fossino di cera)
+ al primo incontro l'arme avea il gagliardo
+ cavallier, or prigion del fiero Ungiardo.
+
+12
+
+ Quivi fortificar facea le mura
+ l'imperatore, e riparar le porte;
+ che de' Bulgari ben non s'assicura,
+ che con la guida d'un guerrier sì forte
+ non gli faccino peggio che paura,
+ e 'l resto ponghin di sua gente a morte.
+ Or che l'ode prigion, né quelli teme,
+ né se con lor sia il mondo tutto insieme.
+
+13
+
+ L'imperator nuota in un mar di latte,
+ né per letizia sa quel che si faccia.
+ — Ben son le genti bulgare disfatte, —
+ dice con lieta e con sicura faccia.
+ Come de la vittoria, chi combatte,
+ se troncasse al nimico ambe le braccia,
+ certo saria, così n'è certo, e gode
+ l'imperator, poi che 'l guerrier preso ode.
+
+14
+
+ Non ha minor cagion di rallegrarsi
+ del padre il figlio; ch'oltre che si spera
+ di racquistar Belgrado, e soggiugarsi
+ ogni contrada che de' Bulgari era;
+ disegna anco il guerriero amico farsi
+ con benefici, e seco averlo in schiera.
+ Né Rinaldo né Orlando a Carlo Magno
+ ha da invidiar, se gli è costui compagno.
+
+15
+
+ Da questa voglia è ben diversa quella
+ di Teodora, a chi 'l figliuolo uccise
+ Ruggier con l'asta che da la mammella
+ passò alle spalle, e un palmo fuor si mise.
+ A Costantin, del quale era sorella,
+ costei si gittò a' piedi, e gli conquise
+ e intenerigli il cor d'alta pietade
+ col largo pianto che nel sen le cade.
+
+16
+
+ — Io non mi leverò da questi piedi
+ (diss'ella), signor mio, se del fellone
+ ch'uccise il mio figliuol, non mi conciedi
+ di vendicare, or che l'abbiàn prigione.
+ Oltre che stato t'è nipote, vedi
+ quanto t'amò, vedi quant'opre buone
+ ha per te fatto, e vedi s'avrai torto
+ di non lo vendicar di chi l'ha morto.
+
+17
+
+ Vedi che per pietà del nostro duolo
+ ha Dio fatto levar da la campagna
+ questo crudele, e come augello a volo,
+ a dar ce l'ha condotto ne la ragna,
+ acciò in ripa di Stige il mio figliuolo
+ molto senza vendetta non rimagna.
+ Dammi costui, signore, e sii contento
+ ch'io disacerbi il mio col suo tormento. —
+
+18
+
+ Così ben piange, e così ben si duole,
+ e così bene ed efficace parla;
+ né dai piedi levar mai se gli vuole,
+ ben che tre volte e quattro per levarla
+ usasse Costantino atti e parole;
+ ch'egli è forzato al fin di contentarla:
+ e così comandò che si facesse
+ colui condurre, e in man di lei si desse.
+
+19
+
+ E per non fare in ciò lunga dimora,
+ condotto hanno il guerrier del liocorno,
+ e dato in mano alla crudel Teodora,
+ che non vi fu intervallo più d'un giorno.
+ Il far che sia squartato vivo, e muora
+ publicamente con obbrobrio e scorno,
+ poca pena le pare, e studia e pensa
+ altra trovarne inusitata e immensa.
+
+20
+
+ La femina crudel lo fece porre,
+ incatenato e mani e piedi e collo,
+ nel tenebroso fondo d'una torre,
+ ove mai non entrò raggio d'Apollo.
+ Fuor ch'un poco di pan muffato, torre
+ gli fe' ogni cibo, e senza ancor lassollo
+ duo dì talora; e lo diè in guardia a tale,
+ ch'era di lei più pronto a fargli male.
+
+21
+
+ Oh! se d'Amon la valorosa e bella
+ figlia, oh se la magnanima Marfisa
+ avesse avuto di Ruggier novella,
+ ch'in prigion tormentasse a questa guisa;
+ per liberarlo saria questa e quella
+ postasi al rischio di restarne uccisa;
+ né Bradamante avria, per dargli aiuto,
+ a Beatrice o Amon rispetto avuto.
+
+22
+
+ Re Carlo intanto avendo la promessa
+ a costei fatta in mente, che consorte
+ dar non le lascierà, che sia men d'essa
+ al paragon de l'arme ardito e forte;
+ questa sua voluntà con trombe espressa
+ non solamente fe' ne la sua corte,
+ ma in ogni terra al suo imperio soggetta;
+ onde la fama andò pel mondo in fretta.
+
+23
+
+ Questa condizion contiene il bando:
+ chi la figlia d'Amon per moglie vuole,
+ star con lei debba a paragon del brando
+ da l'apparire al tramontar del sole;
+ e fin a questo termine durando,
+ e non sia vinto, senz'altre parole
+ la donna da lui vinta esser s'intenda,
+ né possa ella negar che non lo prenda;
+
+24
+
+ e che l'eletta ella de l'arme dona,
+ senza mirar chi sia di lor, che chiede.
+ E lo potea ben far, perch'era buona
+ con tutte l'arme, o sia a cavallo o a piede.
+ Amon, che contrastar con la Corona
+ non può né vuole, al fin sforzato cede;
+ e ritornare a corte si consiglia,
+ dopo molti discorsi, egli e la figlia.
+
+25
+
+ Ancor che sdegno e colera la madre
+ contra la figlia avea, pur per suo onore
+ vesti le fece far ricche e leggiadre
+ a varie fogge e di più d'un colore.
+ Bradamante alla corte andò col padre;
+ e quando quivi non trovò il suo amore,
+ più non le parve quella corte, quella
+ che le solea parer già così bella.
+
+26
+
+ Come chi visto abbia, l'aprile o il maggio,
+ giardin di frondi e di bei fiori adorno,
+ e lo rivegga poi che 'l sol il raggio
+ all'austro inchina, e lascia breve il giorno,
+ lo trova deserto, orrido e selvaggio;
+ così pare alla donna al suo ritorno,
+ che da Ruggier la corte abandonata
+ quella non sia, ch'avea al partir lasciata.
+
+27
+
+ Domandar non ardisce che ne sia,
+ acciò di sé non dia maggior sospetto;
+ ma pon l'orecchia, e cerca tuttavia
+ che senza domandar le ne sia detto.
+ Si sa ch'egli è partito, ma che via
+ pres'abbia, non fa alcun vero concetto;
+ perché partendo ad altri non fe' motto,
+ ch'allo scudier che seco avea condotto.
+
+28
+
+ Oh come ella sospira! oh come teme,
+ sentendo che se n'è come fuggito!
+ Oh come sopra ogni timor le preme,
+ che per porla in oblio se ne sia gito!
+ che vistosi Amon contra, ed ogni speme
+ perduta mai più d'esserle marito,
+ si sia fatto da lei lontano, forse
+ così sperando dal suo amor disciorse;
+
+29
+
+ e che fatt'abbia ancor qualche disegno,
+ per più tosto levarsela dal core,
+ d'andar cercando d'uno in altro regno
+ donna per cui si scordi il primo amore,
+ come si dice che si suol d'un legno
+ talor chiodo con chiodo cacciar fuore.
+ Nuovo pensier ch'a questo poi succede,
+ le dipinge Ruggier pieno di fede;
+
+30
+
+ e lei, che dato orecchie abbia, riprende,
+ a tanta iniqua suspizione e stolta.
+ E così l'un pensier Ruggier difende,
+ l'altro l'accusa: ed ella amenduo ascolta,
+ e quando a questo e quando a quel s'apprende,
+ né risoluta a questo o a quel si volta.
+ Pur all'opinion più tosto corre,
+ che più le giova, e la contraria aborre.
+
+31
+
+ E talor anco che le torna a mente
+ quel che più volte il suo Ruggier le ha detto,
+ come di grave error, si duole e pente,
+ ch'avuto n'abbia gelosia e sospetto;
+ e come fosse al suo Ruggier presente,
+ chiamasi in colpa, e se ne batte il petto.
+ — Ho fatto error (dice ella), e me n'aveggio;
+ ma chi n'è causa, è causa ancor di peggio.
+
+32
+
+ Amor n'è causa, che nel cor m'ha impresso
+ la forma tua così leggiadra e bella;
+ e posto ci ha l'ardir, l'ingegno appresso,
+ e la virtù di che ciascun favella;
+ ch'impossibil mi par, ch'ove concesso
+ ne sia il veder, ch'ogni donna e donzella
+ non ne sia accesa, e che non usi ogni arte
+ di sciorti dal mio amore e al suo legarte.
+
+33
+
+ Deh avesse Amor così nei pensier miei
+ il tuo pensier, come ci ha il viso sculto!
+ Io son ben certa che lo troverei
+ palese tal, qual io lo stimo occulto;
+ e che sì fuor di gelosia sarei,
+ ch'ad or ad or non mi farebbe insulto;
+ e dove a pena or è da me respinta,
+ rimarria morta, non che rotta e vinta.
+
+34
+
+ Son simile all'avar c'ha il cor sì intento
+ al suo tesoro, e sì ve l'ha sepolto,
+ che non ne può lontan viver contento,
+ né non sempre temer che gli sia tolto.
+ Ruggiero, or può, ch'io non ti veggo e sento,
+ in me, più de la speme, il timor molto,
+ il qual ben che bugiardo e vano io creda,
+ non posso far di non mi dargli in preda.
+
+35
+
+ Ma non apparirà il lume sì tosto
+ agli occhi miei del tuo viso giocondo,
+ contra ogni mia credenza a me nascosto,
+ non so in qual parte, o Ruggier mio, del mondo,
+ come il falso timor sarà deposto
+ da la vera speranza e messo al fondo.
+ Deh torna a me, Ruggier, torna, e conforta
+ la speme che 'l timor quasi m'ha morta!
+
+36
+
+ Come al partir del sol si fa maggiore
+ l'ombra, onde nasce poi vana paura;
+ e come all'apparir del suo splendore
+ vien meno l'ombra, e 'l timido assicura:
+ così senza Ruggier sento timore;
+ se Ruggier veggo, in me timor non dura.
+ Deh torna a me, Ruggier, deh torna prima
+ che 'l timor la speranza in tutto opprima!
+
+37
+
+ Come la notte ogni fiammella è viva,
+ e riman spenta subito ch'aggiorna;
+ così, quando il mio sol di sé mi priva,
+ mi leva incontra il rio timor le corna:
+ ma non sì tosto all'orizzonte arriva,
+ che 'l timor fugge, e la speranza torna.
+ Deh torna a me, deh torna, o caro lume,
+ e scaccia il rio timor che mi consume!
+
+38
+
+ Se 'l sol si scosta, e lascia i giorni brevi,
+ quanto di bello avea la terra asconde;
+ fremono i venti, e portan ghiacci e nievi;
+ non canta augel, né fior si vede o fronde:
+ così, qualora avvien che da me levi,
+ o mio bel sol, le tue luci gioconde,
+ mille timori, e tutti iniqui, fanno
+ un aspro verno in me più volte l'anno.
+
+39
+
+ Deh torna a me, mio sol, torna, e rimena
+ la desiata dolce primavera!
+ Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserena
+ la mente mia sì nubilosa e nera. —
+ Qual Progne si lamenta o Filomena
+ ch'a cercar esca ai figliolini ita era,
+ e trova il nido voto; o qual si lagna
+ turture c'ha perduto la compagna:
+
+40
+
+ tal Bradamante si dolea, che tolto
+ le fosse stato il suo Ruggier temea,
+ di lacrime bagnando spesso il volto,
+ ma più celatamente che potea.
+ Oh quanto, quanto si dorria più molto,
+ s'ella sapesse quel che non sapea,
+ che con pena e con strazio il suo consorte
+ era in prigion, dannato a crudel morte!
+
+41
+
+ La crudeltà ch'usa l'iniqua vecchia
+ contra il buon cavallier che preso tiene,
+ e che di dargli morte s'apparecchia
+ con nuovi strazi e non usate pene,
+ la superna Bontà fa ch'all'orecchia
+ del cortese figliuol di Cesar viene;
+ e che gli mette in cor, come l'aiute,
+ e non lasci perir tanta virtute.
+
+42
+
+ Il cortese Leon che Ruggiero ama
+ (non che sappi però che Ruggier sia),
+ mosso da quel valor ch'unico chiama,
+ e che gli par che soprumano sia,
+ molto fra sé discorre, ordisce e trama,
+ e di salvarlo al fin trova la via,
+ in guisa che da lui la zia crudele
+ offesa non si tenga e si querele.
+
+43
+
+ Parlò in secreto a chi tenea la chiave
+ de la prigione; e che volea, gli disse,
+ vedere il cavallier pria che sì grave
+ sentenza, contra lui data, seguisse.
+ Giunta la notte, un suo fedel seco have
+ audace e forte, ed atto a zuffe e a risse;
+ e fa che 'l castellan, senz'altrui dire
+ ch'egli fosse Leon, gli viene aprire.
+
+44
+
+ Il castellan, senza ch'alcun de' sui
+ seco abbia, occultamente Leon mena
+ col compagno alla torre ove ha colui
+ che si serba all'estrema d'ogni pena.
+ Giunti là dentro, gettano amendui
+ al castellan che volge lor la schena
+ per aprir lo sportello, al collo un laccio,
+ e subito gli dan l'ultimo spaccio.
+
+45
+
+ Apron la cataratta, onde sospeso
+ al canape, ivi a tal bisogno posto,
+ Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso,
+ là dove era Ruggier dal sol nascosto.
+ Tutto legato, e s'una grata steso
+ lo trova, all'acqua un palmo e men discosto.
+ L'avria in un mese e in termine più corto,
+ per sé, senz'altro aiuto, il luogo morto.
+
+46
+
+ Leon Ruggier con gran pietade abbraccia,
+ e dice: — Cavallier, la tua virtude
+ indissolubilmente a te m'allaccia
+ di voluntaria eterna servitute;
+ e vuol che più il tuo ben, che 'l mio, mi piaccia,
+ né curi per la tua la mia salute,
+ e che la tua amicizia al padre e a quanti
+ parenti io m'abbia al mondo, io metta inanti.
+
+47
+
+ Io son Leone, acciò tu intenda, figlio
+ di Costantin, che vengo a darti aiuto,
+ come vedi, in persona, con periglio
+ (se mai dal padre mio sarà saputo)
+ d'esser cacciato, o con turbato ciglio
+ perpetuamente esser da lui veduto;
+ che per la gente la qual rotta e morta
+ da te gli fu a Belgrado, odio ti porta. —
+
+48
+
+ E seguitò, più cose altre dicendo
+ da farlo ritornar da morte a vita;
+ e lo vien tuttavolta disciogliendo.
+ Ruggier gli dice: — Io v'ho grazia infinita;
+ e questa vita ch'or mi date, intendo
+ che sempremai vi sia restituita,
+ che la vogliate riavere, ed ogni
+ volta che per voi spenderla bisogni. —
+
+49
+
+ Ruggier fu tratto di quel loco oscuro,
+ e in vece sua morto il guardian rimase;
+ né conosciuto egli né gli altri furo.
+ Leon menò Ruggiero alle sue case,
+ ove a star seco tacito e sicuro
+ per quattro o per sei dì gli persuase;
+ che riaver l'arme e 'l destrier gagliardo
+ gli faria intanto, che gli tolse Ungiardo.
+
+50
+
+ Ruggier fuggito, il suo guardian strozzato
+ si trova il giorno, e aperta la prigione.
+ Chi quel, chi questo pensa che sia stato;
+ ne parla ognun, né però alcun s'appone.
+ Ben di tutti gli altri uomini pensato
+ più tosto si saria, che di Leone;
+ che pare a molti ch'avria causa avuto
+ di farne strazio, e non di dargli aiuto.
+
+51
+
+ Riman di tanta cortesia Ruggiero
+ confuso sì, sì pien di maraviglia,
+ e tramutato sì da quel pensiero
+ che quivi tratto l'avea tante miglia,
+ che mettendo il secondo col primiero,
+ né a questo quel, né questo a quel simiglia.
+ Il primo tutto era odio, ira e veneno;
+ di pietade è il secondo e d'amor pieno.
+
+52
+
+ Molto la notte e molto il giorno pensa,
+ d'altro non cura ed altro non disia,
+ che da l'obbligazion che gli avea immensa,
+ sciorsi con pari e maggior cortesia.
+ Gli par, se tutta sua vita dispensa
+ in lui servire, o breve o lunga sia,
+ e se s'espone a mille morti certe,
+ non gli può tanto far, che più non merte.
+
+53
+
+ Venuta quivi intanto era la nuova
+ del bando ch'avea fatto il re di Francia,
+ che chi vuol Bradamante, abbia a far prova
+ con lei di forza, con spada e con lancia.
+ Questo udir a Leon sì poco giova,
+ che se gli vede impallidir la guancia;
+ perché, come uom che le sue forze ha note,
+ sa ch'a lei pare in arme esser non puote.
+
+54
+
+ Fra sé discorre, e vede che supplire
+ può con l'ingegno, ove il vigor sia manco,
+ facendo con sue insegne comparire
+ questo guerrier di cui non sa il nome anco;
+ che di possanza iudica e d'ardire
+ poter star contra a qualsivoglia Franco:
+ e crede ben, s'a lui ne dà l'impresa,
+ che ne fia vinta Bradamante e presa.
+
+55
+
+ Ma due cose ha da far: l'una, disporre
+ il cavallier, che questa impresa accetti;
+ l'altra, nel campo in vece sua lui porre
+ in modo che non sia chi ne sospetti.
+ A sé lo chiama, e 'l caso gli discorre,
+ e pregal poi con efficaci detti,
+ ch'egli sia quel ch'a questa pugna vegna
+ col nome altrui, sotto mentita insegna.
+
+56
+
+ L'eloquenza del Greco assai potea;
+ ma più de l'eloquenza potea molto
+ l'obbligo grande che Ruggier gli avea,
+ da mai non ne dovere essere isciolto:
+ sì che quantunque duro gli parea,
+ e non possibil quasi; pur con volto,
+ più che con cor giocondo, gli rispose
+ ch'era per far per lui tutte le cose.
+
+57
+
+ Ben che da fier dolor, tosto che questa
+ parola ha detta, il cor ferir si senta,
+ che giorno e notte e sempre lo molesta,
+ sempre l'affligge e sempre lo tormenta,
+ e vegga la sua morte manifesta;
+ pur è mai per dir che se ne penta;
+ che prima ch'a Leon non ubbidire,
+ mille volte, non ch'una, è per morire.
+
+58
+
+ Ben certo è di morir; perché, se lascia
+ la donna, ha da lasciar la vita ancora:
+ o che l'accorerà il duolo e l'ambascia;
+ o se 'l duolo e l'ambascia non l'accora,
+ con le man proprie squarcerà la fascia
+ che cinge l'alma, e ne la trarrà fuora;
+ ch'ogni altra cosa più facil gli fia,
+ che poter lei veder, che sua non sia.
+
+59
+
+ Gli è di morir disposto; ma che sorte
+ di morte voglia far, non sa dir anco.
+ Pensa talor di fingersi men forte,
+ e porger nudo alla donzella il fianco;
+ che non fu mai la più beata morte,
+ che se per man di lei venisse manco.
+ Poi vede, se per lui resta che moglie
+ sia di Leon, che l'obbligo non scioglie:
+
+60
+
+ perché ha promesso contra Bradamante
+ entrare in campo a singular battaglia;
+ non simulare, e farne sol sembiante,
+ sì che Leon di lui poco si vaglia.
+ Dunque starà nel detto suo costante;
+ e ben che or questo or quel pensier l'assaglia,
+ tutti li scaccia, e solo a questo cede,
+ il qual l'esorta a non mancar di fede.
+
+61
+
+ Avea già fatto apparecchiar Leone,
+ con licenza del patre Costantino,
+ arme e cavalli, e un numer di persone
+ qual gli convenne, e entrato era in camino;
+ e seco avea Ruggiero, a cui le buone
+ arme avea fatto rendere e Frontino:
+ e tanto un giorno e un altro e un altro andaro
+ ch'in Francia ed a Parigi si trovaro.
+
+62
+
+ Non volse entrar Leon ne la cittate,
+ e i padiglioni alla campagna tese;
+ e fe' il medesmo dì per imbasciate,
+ che di sua giunta il re di Francia intese.
+ L'ebbe il re caro; e gli fu più fiate,
+ donando e visitandolo, cortese.
+ De la venuta sua la cagion disse
+ Leone, e lo pregò che l'espedisse:
+
+63
+
+ ch'entrar facesse in campo la donzella
+ che marito non vuol di lei men forte;
+ quando venuto era per fare o ch'ella
+ moglier gli fosse, o che gli desse morte.
+ Carlo tolse l'assunto, e fece quella
+ comparir l'altro dì fuor de le porte,
+ ne lo steccato che la notte sotto
+ all'alte mura fu fatto di botto.
+
+64
+
+ La notte ch'andò inanzi al terminato
+ giorno de la battaglia, Ruggiero ebbe
+ simile a quella che suole il dannato
+ aver, che la matina morir debbe.
+ Eletto avea combatter tutto armato,
+ perch'esser conosciuto non vorrebbe;
+ né lancia né destriero adoprar volse,
+ né, fuor che 'l brando, arme d'offesa tolse.
+
+65
+
+ Lancia non tolse; non perché temesse
+ di quella d'or, che fu de l'Argalia,
+ e poi d'Astolfo a cui costei successe,
+ che far gli arcion votar sempre solia:
+ perché nessun, ch'ella tal forza avesse,
+ o fosse fatta per negromanzia,
+ avea saputo, eccetto quel re solo
+ che far la fece e la donò al figliuolo.
+
+66
+
+ Anzi Astolfo e la donna, che portata
+ l'aveano poi, credean che non l'incanto,
+ ma la propria possanza fosse stata,
+ che dato loro in giostra avesse il vanto;
+ e che con ogni altra asta ch'incontrata
+ fosse da lor, farebbono altretanto.
+ La cagion sola, che Ruggier non giostra,
+ è per non far del suo Frontino mostra:
+
+67
+
+ che lo potria la donna facilmente
+ conoscer, se da lei fosse veduto;
+ però che cavalcato, e lungamente
+ in Montalban l'avea seco tenuto.
+ Ruggier che solo studia e solo ha mente
+ come da lei non sia riconosciuto,
+ né vuol Frontin, né vuol cos'altra avere,
+ che di far di sé indizio abbia potere.
+
+68
+
+ A questa impresa un'altra spada volle;
+ che ben sapea che contra a Balisarda
+ saria ogn'osbergo, come pasta, molle;
+ ch'alcuna tempra quel furor non tarda:
+ e tutto 'l taglio anco a quest'altra tolle
+ con un martello, e la fa men gagliarda.
+ Con quest'arme Ruggiero al primo lampo
+ ch'apparve all'orizzonte, entrò nel campo.
+
+69
+
+ E per parer Leon, le sopraveste
+ che dianzi ebbe Leon, s'ha messe indosso;
+ e l'aquila de l'or con le due teste
+ porta dipinta ne lo scudo rosso.
+ E facilmente si potean far queste
+ finzion; ch'era ugualmente grande e grosso
+ l'un come l'altro. Appresentossi l'uno;
+ l'altro non si lasciò veder d'alcuno.
+
+70
+
+ Era la voluntà de la donzella
+ da quest'altra diversa di gran lunga;
+ che, se Ruggier su la spada martella
+ per rintuzzarla, che non tagli o punga,
+ la sua la donna aguzza, e brama ch'ella
+ entri nel ferro, e sempre al vivo giunga,
+ anzi ogni colpo sì ben tagli e fore,
+ che vada sempre a ritrovargli il core.
+
+71
+
+ Qual su le mosse il barbaro si vede,
+ che 'l cenno del partir fugoso attende,
+ né qua né là poter fermare il piede,
+ gonfiar le nare, e che l'orecchie tende;
+ tal l'animosa donna che non crede
+ che questo sia Ruggier con chi contende,
+ aspettando la tromba, par che fuoco
+ ne le vene abbia, e non ritrovi loco.
+
+72
+
+ Qual talor, dopo il tuono, orrido vento
+ subito segue, che sozzopra volve
+ l'ondoso mare, e leva in un momento
+ da terra fin al ciel l'oscura polve;
+ fuggon le fiere, e col pastor l'armento;
+ l'aria in grandine e in pioggia si risolve;
+ udito il segno la donzella, tale
+ stringe la spada, e 'l suo Ruggiero assale.
+
+73
+
+ Ma non più quercia antica, o grosso muro
+ di ben fondata torre a borea cede,
+ né più all'irato mar lo scoglio duro,
+ che d'ogni intorno il dì e la notte il fiede;
+ che sotto l'arme il buon Ruggier sicuro,
+ che già al troiano Ettòr Vulcano diede,
+ ceda all'odio e al furor che lo tempesta
+ or ne' fianchi, or nel petto, or ne la testa.
+
+74
+
+ Quando di taglio la donzella, quando
+ mena di punta; e tutta intenta mira
+ ove cacciar tra ferro e ferro il brando,
+ sì che si sfoghi e disacerbi l'ira.
+ Or da un lato, or da un altro il va tentando;
+ quando di qua, quando di là s'aggira;
+ e si rode e si duol che non le avegna
+ mai fatta alcuna cosa che disegna.
+
+75
+
+ Come chi assedia una città che forte
+ sia di buon fianchi e di muraglia grossa,
+ spesso l'assalta, or vuol batter le porte,
+ or l'alte torri, or atturar la fossa;
+ e pone indarno le sue genti a morte,
+ né via sa ritrovar ch'entrar vi possa:
+ così molto s'affanna e si travaglia,
+ né può la donna aprir piastra né maglia.
+
+76
+
+ Quando allo scudo e quando al buon elmetto,
+ quando all'osbergo fa gittar scintille
+ con colpi ch'alle braccia, al capo, al petto
+ mena dritti e riversi, e mille e mille,
+ e spessi più, che sul sonante tetto
+ la grandine far soglia de le ville.
+ Ruggier sta su l'avviso, e si difende
+ con gran destrezza, e lei mai non offende.
+
+77
+
+ Or si ferma, or volteggia, or si ritira,
+ e con la man spesso accompagna il piede.
+ Porge or lo scudo, ed or la spada gira
+ ove girar la man nimica vede.
+ O lei non fere, o se la fere, mira
+ ferirla in parte ove men nuocer crede.
+ La donna, prima che quel dì s'inchine,
+ brama di dare alla battaglia fine.
+
+78
+
+ Si ricordò del bando, e si ravvide
+ del suo periglio, se non era presta;
+ che se in un dì non prende o non uccide
+ il suo domandator, presa ella resta.
+ Era già presso ai termini d'Alcide
+ per attuffar nel mar Febo la testa,
+ quando ella cominciò di sua possanza
+ a difidarsi, e perder la speranza.
+
+79
+
+ Quanto mancò più la speranza, crebbe
+ tanto più l'ira, e radoppiò le botte;
+ che pur quell'arme rompere vorrebbe,
+ ch'in tutto un dì non avea ancora rotte:
+ come colui ch'al lavorio che debbe,
+ sia stato lento, e già vegga esser notte,
+ s'affretta indarno, si travaglia e stanca,
+ fin che la forza a un tempo e il dì gli manca.
+
+80
+
+ O misera donzella, se costui
+ tu conoscessi, a cui dar morte brami,
+ se lo sapessi esser Ruggier, da cui
+ de la tua vita pendono li stami;
+ so ben ch'uccider te, prima che lui,
+ vorresti; che di te so che più l'ami:
+ e quando lui Ruggiero esser saprai,
+ di questi colpi ancor, so, ti dorrai.
+
+81
+
+ Carlo e molt'altri seco, che Leone
+ esser costui credeansi, e non Ruggiero,
+ veduto come in arme, al paragone
+ di Bradamante, forte era e leggiero;
+ e, senza offender lei, con che ragione
+ difender si sapea; mutan pensiero,
+ e dicon: — Ben convengono amendui;
+ ch'egli è di lei ben degno, ella di lui. —
+
+82
+
+ Poi che Febo nel mar tutt'è nascoso,
+ Carlo, fatta partir quella battaglia,
+ giudica che la donna per suo sposo
+ prenda Leon, né ricusar lo vaglia.
+ Ruggier, senza pigliar quivi riposo,
+ senz'elmo trarsi o alleggierirsi maglia,
+ sopra un picciol ronzin torna in gran fretta
+ ai padiglioni ove Leon l'aspetta.
+
+83
+
+ Gittò Leone al cavallier le braccia
+ duo volte e più fraternamente al collo;
+ e poi, trattogli l'elmo da la faccia,
+ di qua e di là con grande amor baciollo.
+ — Vo' (disse) che di me sempre tu faccia
+ come ti par; che mai trovar satollo
+ non mi potrai, che me e lo stato mio
+ spender tu possa ad ogni tuo disio.
+
+84
+
+ Né veggo ricompensa che mai questa
+ obligazion ch'io t'ho, possi disciorre;
+ e non, s'ancora io mi levi di testa
+ la mia corona, e a te la venghi a porre. —
+ Ruggier, di cui la mente ange e molesta
+ alto dolore, e che la vita aborre,
+ poco risponde, e l'insegne gli rende,
+ che n'avea aute, e 'l suo liocorno prende.
+
+85
+
+ E stanco dimostrandosi e svogliato,
+ più tosto che poté, da lui levosse;
+ ed al suo alloggiamento ritornato,
+ poi che fu mezzanotte, tutto armosse;
+ e sellato il destrier, senza commiato,
+ e senza che d'alcun sentito fosse,
+ sopra vi salse, e si drizzò al camino
+ che più piacer gli parve al suo Frontino.
+
+86
+
+ Frontino or per via dritta or per via torta,
+ quando per selve e quando per campagna
+ il suo signor tutta la notte porta,
+ che non cessa un momento che non piagna:
+ chiama la morte, e in quella si conforta,
+ che l'ostinata doglia sola fragna;
+ né vede, altro che morte, chi finire
+ possa l'insopportabil suo martire.
+
+87
+
+ — Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere,
+ che così m'abbia a un punto ogni ben tolto?
+ Deh, s'io non vo' l'ingiuria sostenere
+ senza vendetta, incontra a cui mi volto?
+ Fuor che me stesso, altri non so vedere,
+ che m'abbia offeso ed in miseria volto.
+ Io m'ho dunque di me contra a me stesso
+ da vendicar, c'ho tutto il mal commesso.
+
+88
+
+ Pur, quando io avessi fatto solamente
+ a me l'ingiuria, a me forse potrei
+ donar perdon, se ben difficilmente;
+ anzi vo' dir che far non lo vorrei:
+ or quanto, poi che Bradamante sente
+ meco l'ingiuria ugual, men lo farei?
+ Quando bene a me ancora io perdonassi,
+ lei non convien ch'invendicata lassi.
+
+89
+
+ Per vendicar lei dunque debbo e voglio
+ ogni modo morir, né ciò mi pesa;
+ ch'altra cosa non so ch'al mio cordoglio,
+ fuor che la morte, far possa difesa.
+ Ma sol, ch'allora io non mori', mi doglio,
+ che fatto ancora io non le aveva offesa.
+ Oh me felice, s'io moriva allora
+ ch'era prigion de la crudel Teodora!
+
+90
+
+ Se ben m'avesse ucciso, tormentato
+ prima ad arbitrio di sua crudeltade,
+ da Bradamante almeno avrei sperato
+ di ritrovare al mio caso pietade.
+ Ma quando ella saprà ch'avrò più amato
+ Leon di lei, e di mia volontade
+ io me ne sia, perch'egli l'abbia, privo;
+ avrà ragion d'odiarmi e morto e vivo. —
+
+91
+
+ Questo dicendo e molte altre parole
+ che sospiri accompagnano e singulti,
+ si trova all'apparir del nuovo sole
+ fra scuri boschi, in luoghi strani e inculti;
+ e perché è disperato, e morir vuole,
+ e, più che può, che 'l suo morir s'occulti,
+ questo luogo gli par molto nascosto,
+ ed atto a far quant'ha di sé disposto.
+
+92
+
+ Entra nel folto bosco, ove più spesse
+ l'ombrose frasche e più intricate vede;
+ ma Frontin prima al tutto sciolto messe
+ da sé lontano, e libertà gli diede.
+ — O mio Frontin (gli disse), s'a me stesse
+ di dare a' merti tuoi degna mercede,
+ avresti a quel destrier da invidiar poco,
+ che volò al cielo, e fra le stelle ha loco.
+
+93
+
+ Cillaro, so, non fu, non fu Arione
+ di te miglior, né meritò più lode;
+ né alcun altro destrier di cui menzione
+ fatta da' Greci o da' Latini s'ode.
+ Se ti fur par ne l'altre parti buone,
+ di questa so ch'alcun di lor non gode,
+ di potersi vantar ch'avuto mai
+ abbia il pregio e l'onor che tu avuto hai;
+
+94
+
+ poi ch'alla più che mai sia stata o sia
+ donna gentile e valorosa e bella
+ sì caro stato sei, che ti nutria,
+ e di sua man ti ponea freno e sella.
+ Caro eri alla mia donna: ah perché mia
+ la dirò più, se mia non è più quella?
+ s'io l'ho donata ad altri? Ohimè! che cesso
+ di volger questa spada ora in me stesso? —
+
+95
+
+ Se Ruggier qui s'affligge e si tormenta,
+ e le fere e gli augelli a pietà muove
+ (ch'altri non è che questi gridi senta
+ né vegga il pianto che nel sen gli piove),
+ non dovete pensar che più contenta
+ Bradamante in Parigi si ritrove,
+ poi che scusa non ha che la difenda,
+ o più l'indugi, che Leon non prenda.
+
+96
+
+ Ella, prima ch'avere altro consorte
+ che 'l suo Ruggier, vuol far ciò che può farsi;
+ mancar del detto suo; Carlo e la corte,
+ i parenti e gli amici inimicarsi:
+ e quando altro non possa, al fin la morte
+ o col veneno o con la spada darsi;
+ che le par meglio assai non esser viva,
+ che, vivendo, restar di Ruggier priva.
+
+97
+
+ — Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito?
+ Puote esser che tu sia tanto discosto,
+ che tu non abbi questo bando udito,
+ a nessun altro, fuor ch'a te, nascosto?
+ Se tu 'l sapesse, io so che comparito
+ nessun altro saria di te più tosto.
+ Misera me! ch'altro pensar mi deggio,
+ se non quel che pensar si possa peggio?
+
+98
+
+ Come è, Ruggier, possibil che tu solo
+ non abbi quel che tutto il mondo ha inteso?
+ Se inteso l'hai, né sei venuto a volo,
+ come esser può che non sii morto o preso?
+ Ma chi sapesse il ver, questo figliuolo
+ di Costantin t'avrà alcun laccio teso;
+ il traditor t'avrà chiusa la via,
+ acciò prima di lui tu qui non sia.
+
+99
+
+ Da Carlo impetrai grazia, ch'a nessuno
+ men di me forte avessi ad esser data,
+ con credenza che tu fossi quell'uno
+ a cui star contra io non potessi armata.
+ Fuor che te solo, io non stimava alcuno:
+ ma de l'audacia mia m'ha Dio pagata;
+ poi che costui che mai più non fe' impresa
+ d'onore in vita sua, così m'ha presa.
+
+100
+
+ Se però presa son per non avere
+ uccider lui né prenderlo potuto;
+ il che non mi par giusto; né al parere
+ mai son per star, ch'in questo ha Carlo avuto.
+ So ch'incostante io mi farò tenere,
+ se da quel c'ho già detto ora mi muto;
+ ma né la prima son né la sezzaia,
+ la qual paruta sia incostante, e paia.
+
+101
+
+ Basti che nel servar fede al mio amante,
+ d'ogni scoglio più salda mi ritrovi,
+ e passi in questo di gran lunga quante
+ mai furo ai tempi antichi, o sieno ai nuovi.
+ Che nel resto mi dichino incostante,
+ non curo, pur che l'incostanza giovi:
+ pur ch'io non sia di costui torre astretta,
+ volubil più che foglia anco sia detta. —
+
+102
+
+ Queste parole ed altre, ch'interrotte
+ da sospiri e da pianti erano spesso,
+ seguì dicendo tutta quella notte
+ ch'all'infelice giorno venne appresso.
+ Ma poi che dentro alle cimerie grotte
+ con l'ombre sue Notturno fu rimesso,
+ il ciel, ch'eternamente avea voluto
+ farla di Ruggier moglie, le diè aiuto.
+
+103
+
+ Fe' la mattina la donzella altiera
+ Marfisa inanzi a Carlo comparire,
+ dicendo ch'al fratel suo Ruggier era
+ fatto gran torto, e nol volea patire,
+ che gli fosse levata la mogliera,
+ né pure una parola gliene dire:
+ e contra chi si vuol di provar toglie,
+ che Bradamante di Ruggiero è moglie.
+
+104
+
+ E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole,
+ quando pur di negarlo fosse ardita,
+ ch'in sua presenza ella ha quelle parole
+ dette a Ruggier, che fa chi si marita;
+ e con la cerimonia che si suole,
+ già sì tra lor la cosa è stabilita,
+ che più di sé non possono disporre,
+ né l'un l'altro lasciar, per altri torre.
+
+105
+
+ Marfisa, o 'l vero o 'l falso che dicesse,
+ pur lo dicea, ben credo con pensiero,
+ perché Leon più tosto interrompesse
+ a dritto e a torto, che per dire il vero,
+ e che di volontade lo facesse
+ di Bradamante, che a riaver Ruggiero
+ ed escluder Leon, né la più onesta
+ né la più breve via vedea di questa.
+
+106
+
+ Turbato il re di questa cosa molto,
+ Bradamante chiamar fa immantinente;
+ e quanto di provar Marfisa ha tolto,
+ le fa sapere, ed ecci Amon presente.
+ Tien Bradamante chino a terra il volto,
+ e confusa non niega né consente,
+ in guisa che comprender di leggiero
+ si può che Marfisa abbia detto il vero.
+
+107
+
+ Piace a Rinaldo, e piace a quel d'Anglante
+ tal cosa udir, ch'esser potrà cagione
+ che 'l parentado non andrà più inante,
+ che già conchiuso aver credea Leone;
+ e pur Ruggier la bella Bradamante
+ mal grado avrà de l'ostinato Amone;
+ e potran senza lite, e senza trarla
+ di man per forza al padre, a Ruggier darla.
+
+108
+
+ Che se tra lor queste parole stanno,
+ la cosa è ferma, e non andrà per terra,
+ così atterràn quel che promesso gli hanno,
+ più onestamente e senza nuova guerra.
+ — Questo è (diceva Amon), questo è un inganno
+ contra me ordito: ma 'l pensier vostro erra;
+ ch'ancor che fosse ver quanto voi finto
+ tra voi v'avete, io non son però vinto.
+
+109
+
+ Che prosupposto (che né ancor confesso,
+ né vo' credere ancor) ch'abbia costei
+ scioccamente a Ruggier così promesso,
+ come voi dite, e Ruggiero abbia a lei;
+ quando e dove fu questo? che più espresso,
+ più chiaro e piano intenderlo vorrei.
+ Stato so che non è, se non è stato
+ prima che Ruggier fosse battezzato.
+
+110
+
+ Ma se gli è stato inanzi che cristiano
+ fosse Ruggier, non vo' che me ne caglia;
+ ch'essendo ella fedele, egli pagano,
+ non crederò che 'l matrimonio vaglia.
+ Non si debbe per questo essere invano
+ posto al risco Leon de la battaglia;
+ né il nostro imperator credo vogli anco
+ venir del detto suo per questo manco.
+
+111
+
+ Quel ch'or mi dite, era da dirmi quando
+ era intera la cosa, né ancor fatto
+ a prieghi costei Carlo avea il bando
+ che qui Leone alla battaglia ha tratto. —
+ Così contra Rinaldo e contra Orlando
+ Amon dicea, per rompere il contratto
+ fra quei duo amanti; e Carlo stava a udire,
+ né per l'un né per l'altro volea dire.
+
+112
+
+ Come si senton, s'austro o borea spira,
+ per l'alte selve murmurar le fronde;
+ o come soglion, s'Eolo s'adira
+ contra Nettunno, al lito fremer l'onde:
+ così un rumor che corre e che s'aggira,
+ e che per tutta Francia si difonde,
+ di questo dà da dire e da udir tanto,
+ ch'ogni altra cosa è muta in ogni canto.
+
+113
+
+ Chi parla per Ruggier, chi per Leone;
+ ma la più parte è con Ruggiero in lega:
+ son dieci e più per un che n'abbia Amone.
+ L'imperator né qua né là si piega;
+ ma la causa rimette alla ragione,
+ ed al suo parlamento la delega.
+ Or vien Marfisa, poi ch'è diferito
+ lo sponsalizio, e pon nuovo partito;
+
+114
+
+ e dice: — Con ciò sia ch'esser non possa
+ d'altri costei, fin che 'l fratel mio vive;
+ se Leon la vuol pur, suo ardire e possa
+ adopri sì, che lui di vita prive:
+ e chi manda di lor l'altro alla fossa,
+ senza rivale al suo contento arrive. —
+ Tosto Carlo a Leon fa intender questo,
+ come anco intender gli avea fatto il resto.
+
+115
+
+ Leon che, quando seco il cavalliero
+ del liocorno sia, si tien sicuro
+ di riportar vittoria di Ruggiero,
+ né gli abbia alcun assunto a parer duro;
+ non sappiendo che l'abbia il dolor fiero
+ tratto nel bosco solitario e oscuro,
+ ma che, per tornar tosto, uno o due miglia
+ sia andato a spasso, il mal partito piglia.
+
+116
+
+ Ben se ne pente in breve; che colui
+ del qual più del dover si promettea,
+ non comparve quel dì, né gli altri dui
+ che lo seguir, né nuova se n'avea;
+ e tor questa battaglia senza lui
+ contra Ruggier, sicur non gli parea:
+ mandò, per schivar dunque danno e scorno,
+ per trovar il guerrier dal liocorno.
+
+117
+
+ Per cittadi mandò, ville e castella,
+ d'appresso e da lontan, per ritrovarlo;
+ né contento di questo, montò in sella
+ egli in persona, e si pose a cercarlo.
+ Ma non n'avrebbe avuto già novella,
+ né l'avria avuta uom di quei di Carlo,
+ se non era Melissa che fe' quanto
+ mi serbo a farvi udir ne l'altro canto.
+
+
+
+
+CANTO QUARANTASEIESIMO
+
+
+1
+
+ Or, se mi mostra la mia carta il vero,
+ non è lontano a discoprirsi il porto;
+ sì che nel lito i voti scioglier spero
+ a chi nel mar per tanta via m'ha scorto;
+ ove, o di non tornar col legno intero,
+ o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto.
+ Ma mi par di veder, ma veggo certo,
+ veggo la terra, e veggo il lito aperto.
+
+2
+
+ Sento venir per allegrezza un tuono
+ che fremer l'aria e rimbombar fa l'onde:
+ odo di squille, odo di trombe un suono
+ che l'alto popular grido confonde.
+ Or comincio a discernere chi sono
+ questi che empion del porto ambe le sponde.
+ Par che tutti s'allegrino ch'io sia
+ venuto a fin di così lunga via.
+
+3
+
+ Oh di che belle e sagge donne veggio,
+ oh di che cavallieri il lito adorno!
+ Oh di ch'amici, a chi in eterno deggio
+ per la letizia c'han del mio ritorno!
+ Mamma e Ginevra e l'altre da Correggio
+ veggo del molo in su l'estremo corno:
+ Veronica da Gambera è con loro,
+ sì grata a Febo e al santo aonio coro.
+
+4
+
+ Veggo un'altra Genevra, pur uscita
+ del medesmo sangue, e Iulia seco;
+ veggo Ippolita Sforza, e la notrita
+ Damigella rivulzia al sacro speco:
+ veggo te, Emilia Pia, te, Margherita,
+ ch'Angela Borgia e Graziosa hai teco.
+ Con Ricciarda da Este ecco le belle
+ Bianca e Diana, e l'altre lor sorelle.
+
+5
+
+ Ecco la bella, ma più saggia e onesta,
+ Barbara Turca, e la compagna è Laura:
+ non vede il sol di più bontà di questa
+ coppia da l'Indo all'estrema onda maura.
+ Ecco Genevra che la Malatesta
+ casa col suo valor sì ingemma e inaura,
+ che mai palagi imperiali o regi
+ non ebbon più onorati e degni fregi.
+
+6
+
+ S'a quella etade ella in Arimino era,
+ quando superbo de la Gallia doma
+ Cesar fu in dubbio, s'oltre alla riviera
+ dovea passando inimicarsi Roma;
+ crederò che piegata ogni bandiera,
+ e scarca di trofei la ricca soma,
+ tolto avria leggi e patti a voglia d'essa,
+ né forse mai la libertade oppressa.
+
+7
+
+ Del mio signor di Bozolo la moglie,
+ la madre, le sirocchie e le cugine,
+ e le Torelle con le Bentivoglie,
+ e le Visconte e le Palavigine;
+ ecco qui a quante oggi ne sono, toglie,
+ e a quante o greche o barbere o latine
+ ne furon mai, di quai la fama s'oda,
+ di grazia e di beltà la prima loda,
+
+8
+
+ Iulia Gonzaga, che dovunque il piede
+ volge, e dovunque i sereni occhi gira,
+ non pur ogn'altra di beltà le cede,
+ ma, come scesa dal ciel dea, l'ammira.
+ La cognata è con lei, che di sua fede
+ non mosse mai, perché l'avesse in ira
+ Fortuna che le fe' lungo contrasto.
+ Ecco Anna d'Aragon, luce del Vasto;
+
+9
+
+ Anna, bella, gentil, cortese e saggia,
+ di castità, di fede e d'amor tempio.
+ La sorella è con lei, ch'ove ne irraggia
+ l'alta beltà, ne pate ogn'altra scempio.
+ Ecco chi tolto ha da la scura spiaggia
+ di Stige, e fa con non più visto esempio,
+ mal grado de le Parche e de la Morte,
+ splender nel ciel l'invitto suo consorte.
+
+10
+
+ Le Ferrarese mie qui sono, e quelle
+ de la corte d'Urbino; e riconosco
+ quelle di Mantua, e quante donne belle
+ ha Lombardia, quante il paese tosco.
+ Il cavallier che tra lor viene, e ch'elle
+ onoran sì, s'io non ho l'occhio losco,
+ da la luce offuscato de' bei volti,
+ è 'l gran lume aretin, l'Unico Accolti.
+
+11
+
+ Benedetto, il nipote, ecco là veggio,
+ c'ha purpureo il capel, purpureo il manto,
+ col cardinal di Mantua e col Campeggio,
+ gloria e splendor del consistorio santo:
+ e ciascun d'essi noto (o ch'io vaneggio)
+ al viso e ai gesti rallegrarsi tanto
+ del mio ritorno, che non facil parmi
+ ch'io possa mai di tanto obligo trarmi.
+
+12
+
+ Con lor Lattanzio e Claudio Tolomei,
+ e Paulo Pansa e 'l Dresino e Latino
+ Iuvenal parmi, e i Capilupi miei,
+ e 'l Sasso e 'l Molza e Florian Montino;
+ e quel che per guidarci ai rivi ascrei
+ mostra piano e più breve altro camino,
+ Iulio Camillo; e par ch'anco io ci scerna,
+ Marco Antonio Flaminio, il Sanga, il Berna.
+
+13
+
+ Ecco Alessandro, il mio signor, Farnese:
+ oh dotta compagnia che seco mena!
+ Fedro, Capella, Porzio, il bolognese
+ Filippo, il Volterano, il Madalena,
+ Blosio, Pierio, il Vida cremonese,
+ d'alta facondia inessicabil vena,
+ e Lascari e Mussuro e Navagero,
+ e Andrea Marone e 'l monaco Severo.
+
+14
+
+ Ecco altri duo Alessandri in quel drappello,
+ dagli Orologi l'un, l'altro il Guarino.
+ Ecco Mario d'Olvito, ecco il flagello
+ de' principi, il divin Pietro Aretino.
+ Duo Ieronimi veggo, l'uno è quello
+ di Veritade, e l'altro il Cittadino.
+ Veggo il Mainardo, veggo il Leoniceno,
+ il Pannizzato, e Celio e il Teocreno.
+
+15
+
+ Là Bernardo Capel, là veggo Pietro
+ Bembo, che 'l puro e dolce idioma nostro,
+ levato fuor del volgare uso tetro,
+ quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro.
+ Guasparro Obizi è quel che gli vien dietro,
+ ch'ammira e osserva il sì ben speso inchiostro.
+ Io veggo il Fracastorio, il Bevazano,
+ Trifon Gabriele, e il Tasso più lontano.
+
+16
+
+ Veggo Nicolò Tiepoli, e con esso
+ Nicolò Amanio in me affissar le ciglia;
+ Anton Fulgoso ch'a vedermi appresso
+ al lito mostra gaudio e maraviglia.
+ Il mio Valerio è quel che là s'è messo
+ fuor de le donne; e forse si consiglia
+ col Barignan c'ha seco, come, offeso
+ sempre da lor, non ne sia sempre acceso.
+
+17
+
+ Veggo sublimi e soprumani ingegni
+ di sangue e d'amor giunti, il Pico e il Pio.
+ Colui che con lor viene, e da' più degni
+ ha tanto onor, mai più non conobbi io;
+ ma, se me ne fur dati veri segni,
+ è l'uom che di veder tanto desio,
+ Iacobo Sanazar, ch'alle Camene
+ lasciar fa i monti ed abitar l'arene.
+
+18
+
+ Ecco il dotto, il fedele, il diligente
+ secretario Pistofilo, ch'insieme
+ con gli Acciaiuoli e con l'Angiar mio sente
+ piacer, che più del mar per me non teme.
+ Annibal Malaguzzo, il mio parente,
+ veggo con l'Adoardo, che gran speme
+ mi dà, ch'ancor del mio nativo nido
+ udir farà da Calpe agli Indi il grido.
+
+19
+
+ Fa Vittor Fausto, fa il Tancredi festa
+ di rivedermi, e la fanno altri cento.
+ Veggo le donne e gli uomini di questa
+ mia ritornata ognun parer contento.
+ Dunque, a finir la breve via che resta,
+ non sia più indugio, or ch'ho propizio il vento;
+ e torniamo a Melissa, e con che aita
+ salvò, diciamo, al buon Ruggier la vita.
+
+20
+
+ Questa Melissa, come so che detto
+ v'ho molte volte, avea sommo desire
+ che Bradamante con Ruggier di stretto
+ nodo s'avesse in matrimonio a unire;
+ e d'ambi il bene e il male avea sì a petto,
+ che d'ora in ora ne volea sentire.
+ Per questo spirti avea sempre per via,
+ che, quando andava l'un, l'altro venìa.
+
+21
+
+ In preda del dolor tenace e forte
+ Ruggier tra le scure ombre vide posto,
+ il qual di non gustar d'alcuna sorte
+ mai più vivanda fermo era e disposto,
+ e col digiun si volea dar la morte:
+ ma fu l'aiuto di Melissa tosto;
+ che, del suo albergo uscita, la via tenne
+ ove in Leone ad incontrar si venne:
+
+22
+
+ il qual mandato, l'uno a l'altro appresso,
+ sua gente avea per tutti i luoghi intorno;
+ e poscia era in persona andato anch'esso
+ per trovare il guerrier dal liocorno.
+ La saggia incantatrice, la qual messo
+ freno e sella a uno spirto avea quel giorno,
+ e l'avea sotto in forma di ronzino,
+ trovò questo figliuol di Costantino.
+
+23
+
+ — Se de l'animo è tal la nobiltate,
+ qual fuor, signor (diss'ella), il viso mostra;
+ se la cortesia dentro e la bontade
+ ben corrisponde alla presenza vostra,
+ qualche conforto, qualche aiuto date
+ al miglior cavallier de l'età nostra;
+ che s'aiuto non ha tosto e conforto,
+ non è molto lontano a restar morto.
+
+24
+
+ Il miglior cavallier, che spada a lato
+ e scudo in braccio mai portassi o porti;
+ il più bello e gentil ch'al mondo stato
+ mai sia di quanti ne son vivi o morti,
+ sol per un'alta cortesia c'ha usato,
+ sta per morir, se non ha chi 'l conforti.
+ Per Dio, signor, venite, e fate prova
+ s'allo suo scampo alcun consiglio giova. —
+
+25
+
+ Ne l'animo a Leon subito cade
+ che 'l cavallier di chi costei ragiona,
+ sia quel che per trovar fa le contrade
+ cercare intorno, e cerca egli in persona;
+ sì ch'a lei dietro, che gli persuade
+ sì pietosa opra, in molta fretta sprona:
+ la qual lo trasse (e non fer gran camino)
+ ove alla morte era Ruggier vicino.
+
+26
+
+ Lo ritrovar che senza cibo stato
+ era tre giorni, e in modo lasso e vinto,
+ ch'in piè a fatica si saria levato,
+ per ricader, se ben non fosse spinto.
+ Giacea disteso in terra tutto armato,
+ con l'elmo in testa, e de la spada cinto;
+ e guancial de lo scudo s'avea fatto,
+ in che 'l bianco liocorno era ritratto.
+
+27
+
+ Quivi pensando quanta ingiuria egli abbia
+ fatto alla donna, e quanto ingrato e quanto
+ isconoscente le sia stato, arrabbia,
+ non pur si duole; e se n'affligge tanto,
+ che si morde le man, morde le labbia,
+ sparge le guance di continuo pianto;
+ e per la fantasia che v'ha sì fissa,
+ né Leon venir sente né Melissa;
+
+28
+
+ né per questo interrompe il suo lamento,
+ né cessano i sospir, né il pianto cessa.
+ Leon si ferma, e sta ad udire intento;
+ poi smonta del cavallo, e se gli appressa.
+ Amore esser cagion di quel tormento
+ conosce ben; ma la persona espressa
+ non gli è, per cui sostien tanto martire;
+ ch'anco Ruggier non glie l'ha fatto udire.
+
+29
+
+ Più inanzi, e poi più inanzi i passi muta,
+ tanto che se gli accosta a faccia a faccia;
+ e con fraterno affetto lo saluta,
+ e se gli china a lato, e al collo abbraccia.
+ Io non so quanto ben questa venuta
+ di Leone improvisa a Ruggier piaccia;
+ che teme che lo turbi e gli dia noia,
+ e se gli voglia oppor, perché non muoia.
+
+30
+
+ Leon con le più dolci e più soavi
+ parole che sa dir, con quel più amore
+ che può mostrar, gli dice: — Non ti gravi
+ d'aprirmi la cagion del tuo dolore;
+ che pochi mali al mondo son sì pravi,
+ che l'uomo trar non se ne possa fuore,
+ se la cagion si sa; né debbe privo
+ di speranza esser mai, fin che sia vivo.
+
+31
+
+ Ben mi duol che celar t'abbi voluto
+ da me, che sai s'io ti son vero amico,
+ non sol dipoi ch'io ti son sì tenuto,
+ che mai dal nodo tuo non mi districo,
+ ma fin allora ch'avrei causa avuto
+ d'esserti sempre capital nimico;
+ e dèi sperar ch'io sia per darti aita
+ con l'aver, con gli amici e con la vita.
+
+32
+
+ Di meco conferir non ti rincresca
+ il tuo dolore, e lasciami far prova,
+ se forza, se lusinga, acciò tu n'esca,
+ se gran tesor, s'arte, s'astuzia giova.
+ Poi, quando l'opra mia non ti riesca,
+ la morte sia ch'al fin te ne rimuova:
+ ma non voler venir prima a quest'atto,
+ che ciò che si può far, non abbi fatto. —
+
+33
+
+ E seguitò con sì efficaci prieghi,
+ e con parlar sì umano e sì benigno,
+ che non può far Ruggier che non si pieghi;
+ che né di ferro ha il cor né di macigno,
+ e vede, quando la risposta nieghi,
+ che farà discortese atto e maligno.
+ Risponde; ma due volte o tre s'incocca
+ prima il parlar, ch'uscir voglia di bocca.
+
+34
+
+ — Signor mio (disse al fin), quando saprai
+ colui ch'io son (che son per dirtel ora),
+ mi rendo certo che di me sarai
+ non men contento, e forse più, ch'io muora.
+ Sappi ch'io son colui che sì in odio hai:
+ io son Ruggier ch'ebbi te in odio ancora;
+ e che con intenzion di porti a morte,
+ già son più giorni, usci' di questa corte;
+
+35
+
+ acciò per te non mi vedessi tolta
+ Bradamante, sentendo esser d'Amone
+ la voluntade a tuo favor rivolta.
+ Ma perché ordina l'uomo, e Dio dispone,
+ venne il bisogno ove mi fe' la molta
+ tua cortesia mutar d'opinione;
+ e non pur l'odio ch'io t'avea, deposi,
+ ma fe' ch'esser tuo sempre io mi disposi.
+
+36
+
+ Tu mi pregasti, non sapendo ch'io
+ fossi Ruggier, ch'io ti facessi avere
+ la donna; ch'altretanto saria il mio
+ cor fuor del corpo, o l'anima volere.
+ Se sodisfar più tosto al tuo disio,
+ ch'al mio, ho voluto, t'ho fatto vedere.
+ Tua fatta è Bradamante; abbila in pace:
+ molto più che 'l mio bene, il tuo mi piace.
+
+37
+
+ Piaccia a te ancora, se privo di lei
+ mi son, ch'insieme io sia di vita privo;
+ che più tosto senz'anima potrei,
+ che senza Bradamante restar vivo.
+ Appresso, per averla tu non sei
+ mai legitimamente, fin ch'io vivo:
+ che tra noi sposalizio è già contratto,
+ né duo mariti ella può avere a un tratto. —
+
+38
+
+ Riman Leon sì pien di maraviglia,
+ quando Ruggiero esser costui gli è noto,
+ che senza muover bocca o batter ciglia
+ o mutar piè, come una statua, è immoto:
+ a statua, più ch'ad uomo, s'assimiglia,
+ che ne le chiese alcun metta per voto.
+ Ben sì gran cortesia questa gli pare,
+ che non ha avuto e non avrà mai pare.
+
+39
+
+ E conosciutol per Ruggier, non solo
+ non scema il ben che gli voleva pria;
+ ma sì l'accresce, che non men del duolo
+ di Ruggiero egli, che Ruggier, patia.
+ Per questo, e per mostrarsi che figliuolo
+ d'imperator meritamente sia,
+ non vuol, se ben nel resto a Ruggier cede,
+ ch'in cortesia gli metta inanzi il piede.
+
+40
+
+ E dice: — Se quel dì, Ruggier, ch'offeso
+ fu il campo mio dal valor tuo stupendo,
+ ancor ch'io t'avea in odio, avessi inteso
+ che tu fossi Ruggier, come ora intendo;
+ così la tua virtù m'avrebbe preso,
+ come fece anco allor, non lo sapendo;
+ e così spinto dal cor l'odio, e tosto
+ questo amor ch'io ti porto, v'avria posto.
+
+41
+
+ Che prima il nome di Ruggiero odiassi,
+ ch'io sapessi che tu fosse Ruggiero,
+ non negherò: ma ch'or più inanzi passi
+ l'odio ch'io t'ebbi, t'esca del pensiero.
+ E se, quando di carcere io ti trassi,
+ n'avesse, come or n'ho, saputo il vero;
+ il medesimo avrei fatto anco allora,
+ ch'a benefizio tuo son per far ora.
+
+42
+
+ E s'allor volentier fatto l'avrei,
+ ch'io non t'era, come or sono, obligato;
+ quant'or più farlo debbo, che sarei,
+ non lo facendo, il più d'ogn'altro ingrato;
+ poi che negando il tuo voler, ti sei
+ privo d'ogni tuo bene, e a me l'hai dato.
+ Ma te lo rendo, e più contento sono
+ renderlo a te, ch'aver io avuto il dono.
+
+43
+
+ Molto più a te, ch'a me, costei conviensi,
+ la qual, ben ch'io per li suoi merit'ami,
+ non è però, s'altri l'avrà, ch'io pensi,
+ come tu, al viver mio romper li stami.
+ Non vo' che la tua morte mi dispensi,
+ che possi, sciolto ch'ella avrà i legami
+ che son del matrimonio ora fra voi,
+ per legitima moglie averla io poi.
+
+44
+
+ Non che di lei, ma restar privo voglio
+ di ciò c'ho al mondo, e de la vita appresso,
+ prima che s'oda mai ch'abbia cordoglio
+ per mia cagion tal cavalliero oppresso.
+ De la tua difidenza ben mi doglio;
+ che tu che puoi, non men che di te stesso,
+ di me dispor, più tosto abbi voluto
+ morir di duol, che da me avere aiuto. —
+
+45
+
+ Queste parole ed altre suggiungendo,
+ che tutte saria lungo riferire,
+ e sempre le ragion redarguendo,
+ ch'in contrario Ruggier gli potea dire;
+ fe' tanto, ch'al fin disse: — Io mi ti rendo,
+ e contento sarò di non morire.
+ Ma quando ti sciorrò l'obligo mai,
+ ché due volte la vita dato m'hai? —
+
+46
+
+ Cibo soave e precioso vino
+ Melissa ivi portar fece in un tratto;
+ e confortò Ruggier, ch'era vicino,
+ non s'aiutando, a rimaner disfatto.
+ Sentito in questo tempo avea Frontino
+ cavalli quivi, e v'era accorso ratto.
+ Leon pigliar da li scudieri suoi
+ lo fe' e sellare, ed a Ruggier dar poi;
+
+47
+
+ il qual con gran fatica, ancor ch'aiuto
+ avesse da Leon, sopra vi salse:
+ così quel vigor manco era venuto,
+ che pochi giorni inanzi in modo valse,
+ che vincer tutto un campo avea potuto,
+ e far quel che fe' poi con l'arme false.
+ Quindi partiti, giunser, che più via
+ non fer di mezza lega, a una badia:
+
+48
+
+ ove posaro il resto di quel giorno,
+ e l'altro appresso, e l'altro tutto intero,
+ tanto che 'l cavallier dal liocorno
+ tornato fu nel suo vigor primiero.
+ Poi con Melissa e con Leon ritorno
+ alla città real fece Ruggiero,
+ e vi trovò che la passata sera
+ l'imbasciaria de' Bulgari giunt'era.
+
+49
+
+ Che quella nazion, la qual s'avea
+ Ruggiero eletto re, quivi a chiamarlo
+ mandava questi suoi, che si credea
+ d'averlo in Francia appresso al magno Carlo:
+ perché giurargli fedeltà volea,
+ e dar di sé dominio, e coronarlo.
+ Lo scudier di Ruggier, che si ritrova
+ con questa gente, ha di lui dato nuova.
+
+50
+
+ De la battaglia ha detto, ch'in favore
+ de' Bulgari a Belgrado egli avea fatta,
+ ove Leon col padre imperatore
+ vinto, e sua gente avea morta e disfatta;
+ e per questo l'avean fatto signore,
+ messo da parte ogni uomo di sua schiatta:
+ e come a Novengrado era poi stato
+ preso da Ungiardo, e a Teodora dato:
+
+51
+
+ e che venuta era la nuova certa,
+ che 'l suo guardian s'era trovato ucciso,
+ e lui fuggito, e la prigione aperta:
+ che poi ne fosse, non v'era altro avviso.
+ Entrò Ruggier per via molto coperta
+ ne la città, né fu veduto in viso.
+ La seguente mattina egli e 'l compagno
+ Leone appresentossi a Carlo Magno.
+
+52
+
+ S'appresentò Ruggier con l'augel d'oro
+ che nel campo vermiglio avea due teste,
+ e come disegnato era fra loro,
+ con le medesme insegne e sopraveste
+ che, come dianzi ne la pugna foro,
+ eran tagliate ancor, forate e peste;
+ sì che tosto per quel fu conosciuto,
+ ch'avea con Bradamante combattuto.
+
+53
+
+ Con ricche vesti e regalmente ornato
+ Leon senz'arme a par con lui venìa;
+ e dinanzi e di dietro e d'ogni lato
+ avea onorata e degna compagnia.
+ A Carlo s'inchinò, che già levato
+ se gli era incontra; e avendo tuttavia
+ Ruggier per man, nel qual intente e fisse
+ ognuno avea le luci, così disse:
+
+54
+
+ — Questo è il buon cavalliero il qual difeso
+ s'è dal nascer del giorno al giorno estinto;
+ e poi che Bradamante o morto o preso
+ o fuor non l'ha de lo steccato spinto,
+ magnanimo signor, se bene inteso
+ ha il vostro bando, è certo d'aver vinto,
+ e d'aver lei per moglie guadagnata;
+ e così viene, acciò che gli sia data.
+
+55
+
+ Oltre che di ragion, per lo tenore
+ del bando, non v'ha altr'uom da far disegno:
+ se s'ha da meritarla per valore,
+ qual cavallier più di costui n'è degno?
+ s'aver la dee chi più le porta amore,
+ non è chi 'l passi o ch'arrivi al suo segno.
+ Ed è qui presto contra a chi s'oppone,
+ per difender con l'arme sua ragione. —
+
+56
+
+ Carlo e tutta la corte stupefatta,
+ questo udendo, restò; ch'avea creduto
+ che Leon la battaglia avesse fatta,
+ non questo cavallier non conosciuto.
+ Marfisa, che con gli altri quivi tratta
+ s'era ad udire, e ch'a pena potuto
+ avea tacer fin che Leon finisse
+ il suo parlar, si fece inanzi e disse:
+
+57
+
+ — Poi che non c'è Ruggier, che la contesa
+ de la moglier fra sé e costui discioglia;
+ acciò per mancamento di difesa
+ così senza rumor non se gli toglia,
+ io che gli son sorella, questa impresa
+ piglio contra a ciascun, sia chi si voglia,
+ che dica aver ragione in Bradamante,
+ o di merto a Ruggiero andare inante. —
+
+58
+
+ E con tant'ira e tanto sdegno espresse
+ questo parlar, che molti ebber sospetto,
+ che senza attender Carlo che le desse
+ campo, ella avesse a far quivi l'effetto.
+ Or non parve a Leon che più dovesse
+ Ruggier celarsi, e gli cavò l'elmetto;
+ e rivolto a Marfisa: — Ecco lui pronto
+ a rendervi di sé (disse) buon conto. —
+
+59
+
+ Quale il canuto Egeo rimase, quando
+ si fu alla mensa scelerata accorto,
+ che quello era il suo figlio, al quale, instando
+ l'iniqua moglie, avea il veneno porto;
+ e poco più che fosse ito indugiando
+ di conoscer la spada, l'avria morto:
+ tal fu Marfisa, quando il cavalliero
+ ch'odiato avea, conobbe esser Ruggiero.
+
+60
+
+ E corse senza indugio ad abbracciarlo,
+ né dispiccar se gli sapea dal collo.
+ Rinaldo, Orlando, e di lor prima Carlo
+ di qua e di là con grand'amor baciollo.
+ Né Dudon né Olivier d'accarezzarlo,
+ né 'l re Sobrin si può veder satollo.
+ Dei paladini e dei baron nessuno
+ di far festa a Ruggier restò digiuno.
+
+61
+
+ Leone, il qual sapea molto ben dire,
+ finiti che si fur gli abbracciamenti,
+ cominciò inanzi a Carlo a riferire,
+ udendo tutti quei ch'eran presenti,
+ come la gagliardia, come l'ardire
+ (ancor che con gran danno di sue genti)
+ di Ruggier, ch'a Belgrado avea veduto,
+ più d'ogni offesa avea di sé potuto;
+
+62
+
+ sì ch'essendo di poi preso e condutto
+ a colei ch'ogni strazio n'avria fatto,
+ di prigione egli, mal grado di tutto
+ il parentado suo, l'aveva tratto;
+ e come il buon Ruggier, per render frutto
+ e mercede a Leon del suo riscatto,
+ fe' l'alta cortesia che sempre a quante
+ ne furo o saran mai, passarà inante.
+
+63
+
+ E seguendo narrò di punto in punto
+ ciò che per lui fatto Ruggiero avea;
+ e come poi da gran dolor compunto,
+ che di lasciar la moglie gli premea,
+ s'era disposto di morire; e giunto
+ v'era vicin, se non si soccorrea.
+ E con sì dolci affetti il tutto espresse,
+ che quivi occhio non fu ch'asciutto stesse.
+
+64
+
+ Rivolse poi con sì efficaci preghi
+ le sue parole all'ostinato Amone,
+ che non sol che lo muova, che lo pieghi,
+ che lo faccia mutar d'opinione;
+ ma fa ch'egli in persona andar non nieghi
+ a supplicar Ruggier che gli perdone,
+ e per padre e per suocero l'accette;
+ e così Bradamante gli promette.
+
+65
+
+ A cui là dove, de la vita in forse,
+ piangea i suoi casi in camera segreta,
+ con lieti gridi in molta fretta corse
+ per più d'un messo la novella lieta:
+ onde il sangue ch'al cor, quando lo morse
+ prima il dolor, fu tratto da la pieta,
+ a questo annunzio il lasciò solo in guisa,
+ che quasi il gaudio ha la donzella uccisa.
+
+66
+
+ Ella riman d'ogni vigor sì vota,
+ che di tenersi in piè non ha balìa;
+ ben che di quella forza ch'esser nota
+ vi debbe, e di quel grande animo sia.
+ Non più di lei, chi a ceppo, a laccio, a ruota
+ sia condannato o ad altra morte ria,
+ e che già agli occhi abbia la benda negra,
+ gridar sentendo grazia, si rallegra.
+
+67
+
+ Si rallegra Mongrana e Chiaramonte,
+ di nuovo nodo i dui raggiunti rami:
+ altretanto si duol Gano col conte
+ Anselmo, e con Falcon Gini e Ginami;
+ ma pur coprendo sotto un'altra fronte
+ van lor pensieri invidiosi e grami;
+ e occasione attendon di vendetta,
+ come la volpe al varco il lepre aspetta.
+
+68
+
+ Oltre che già Rinaldo e Orlando ucciso
+ molti in più volte avean di quei malvagi;
+ ben che l'ingiurie fur con saggio avviso
+ dal re acchetate, ed i commun disagi;
+ avea di nuovo lor levato il riso
+ l'ucciso Pinabello e Bertolagi:
+ ma pur la fellonia tenean coperta,
+ dissimulando aver la cosa certa.
+
+69
+
+ Gli imbasciatori bulgari che in corte
+ di Carlo eran venuti, come ho detto,
+ con speme di trovare il guerrier forte
+ del liocorno, al regno loro eletto;
+ sentendol quivi, chiamar buona sorte
+ la lor, che dato avea alla speme effetto;
+ e riverenti ai piè se gli gittaro,
+ e che tornassi in Bulgheria il pregaro;
+
+70
+
+ ove in Adrianopoli servato
+ gli era lo scettro e la real corona:
+ ma venga egli a difendersi lo stato;
+ ch'a danni lor di nuovo si ragiona
+ che più numer di gente apparecchiato
+ ha Costantino, e torna anco in persona:
+ ed essi, se 'l suo re ponno aver seco,
+ speran di torre a lui l'imperio greco.
+
+71
+
+ Ruggiero accettò il regno, e non contese
+ ai preghi loro, e in Bulgheria promesse
+ di ritrovarsi dopo il terzo mese,
+ quando Fortuna altro di lui non fêsse.
+ Leone Augusto che la cosa intese,
+ disse a Ruggier, ch'alla sua fede stesse,
+ che, poi ch'egli de' Bulgari ha il domìno,
+ la pace è tra lor fatta e Costantino:
+
+72
+
+ né da partir di Francia s'avrà in fretta,
+ per esser capitan de le sue squadre;
+ che d'ogni terra ch'abbiano suggetta,
+ far la rinunzia gli farà dal padre.
+ Non è virtù che di Ruggier sia detta,
+ ch'a muover sì l'ambiziosa madre
+ di Bradamante, e far che 'l genero ami,
+ vaglia, come ora udir, che re si chiami.
+
+73
+
+ Fansi le nozze splendide e reali,
+ convenienti a chi cura ne piglia:
+ Carlo ne piglia cura, e le fa quali
+ farebbe, maritando una sua figlia.
+ I merti de la donna erano tali,
+ oltre a quelli di tutta sua famiglia,
+ ch'a quel signor non parria uscir del segno,
+ se spendesse per lei mezzo il suo regno.
+
+74
+
+ Libera corte fa bandire intorno,
+ ove sicuro ognun possa venire;
+ e campo franco sin al nono giorno
+ concede a chi contese ha da partire.
+ Fe' alla campagna l'apparato adorno
+ di rami intesti e di bei fiori ordire,
+ d'oro e di seta poi, tanto giocondo,
+ che 'l più bel luogo mai non fu nel mondo.
+
+75
+
+ Dentro a Parigi non sariano state
+ l'innumerabil genti peregrine,
+ povere e ricche e d'ogni qualitate,
+ che v'eran, greche, barbare e latine.
+ Tanti signori, e imbascierie mandate
+ di tutto 'l mondo, non aveano fine:
+ erano in padiglion, tende e frascati
+ con gran commodità tutti alloggiati.
+
+76
+
+ Con eccellente e singulare ornato
+ la notte inanzi avea Melissa maga
+ il maritale albergo apparecchiato,
+ di ch'era stata già gran tempo vaga.
+ Già molto tempo inanzi desiato
+ questa copula avea quella presaga:
+ de l'avvenir presaga, sapea quanta
+ bontade uscir dovea da la lor pianta.
+
+77
+
+ Posto avea il genial letto fecondo
+ in mezzo un padiglione amplo e capace,
+ il più ricco, il più ornato, il più giocondo
+ che già mai fosse o per guerra o per pace,
+ o prima o dopo, teso in tutto 'l mondo;
+ e tolto ella l'avea dal lito trace:
+ l'avea di sopra a Costantin levato,
+ ch'a diporto sul mar s'era attendato.
+
+78
+
+ Melissa di consenso di Leone,
+ o più tosto per dargli maraviglia,
+ e mostrargli de l'arte paragone,
+ ch'al gran vermo infernal mette la briglia,
+ e che di lui, come a lei par, dispone,
+ e de la a Dio nimica empia famiglia;
+ fe' da Costantinopoli a Parigi
+ portare il padiglion dai messi stigi.
+
+79
+
+ Di sopra a Costantin ch'avea l'impero
+ di Grecia, lo levò da mezzo giorno,
+ con le corde e col fusto, e con l'intero
+ guernimento ch'avea dentro e d'intorno:
+ lo fe' portar per l'aria, e di Ruggiero
+ quivi lo fece alloggiamento adorno.
+ Poi, finite le nozze, anco tornollo
+ miraculosamente onde levollo.
+
+80
+
+ Eran degli anni appresso che duo milia
+ che fu quel ricco padiglion trapunto.
+ Una donzella de la terra d'Ilia,
+ ch'avea il furor profetico congiunto,
+ con studio di gran tempo e con vigilia
+ lo fece di sua man di tutto punto.
+ Cassandra fu nomata, ed al fratello
+ inclito Ettòr fece un bel don di quello.
+
+81
+
+ Il più cortese cavallier che mai
+ dovea del ceppo uscir del suo germano
+ (ben che sapea, da la radice assai
+ che quel per molti rami era lontano)
+ ritratto avea nei bei ricami gai
+ d'oro e di varia seta, di sua mano.
+ L'ebbe, mentre che visse, Ettorre in pregio
+ per chi lo fece, e pel lavoro egregio.
+
+82
+
+ Ma poi ch'a tradimento ebbe la morte,
+ e fu 'l popul troian da' Greci afflitto;
+ che Sinon falso aperse lor le porte,
+ e peggio seguitò, che non è scritto;
+ Menelao ebbe il padiglione in sorte,
+ col quale a capitar venne in Egitto,
+ ove al re Proteo lo lasciò, se volse
+ la moglie aver, che quel tiran gli tolse.
+
+83
+
+ Elena nominata era colei
+ per cui lo padiglione a Proteo diede;
+ che poi successe in man de' Tolomei,
+ tanto che Cleopatra ne fu erede.
+ Da le genti d'Agrippa tolto a lei
+ nel mar Leucadio fu con altre prede:
+ in man d'Augusto e di Tiberio venne,
+ e in Roma sin a Costantin si tenne;
+
+84
+
+ quel Costantin di cui doler si debbe
+ la bella Italia, fin che gir il cielo.
+ Costantin, poi che 'l Tevero gl'increbbe,
+ portò in Bisanzio il prezioso velo:
+ da un altro Costantin Melissa l'ebbe.
+ Oro le corde, avorio era lo stelo;
+ tutto trapunto con figure belle,
+ più che mai con pennel facesse Apelle.
+
+85
+
+ Quivi le Grazie in abito giocondo
+ una regina aiutavano al parto:
+ sì bello infante n'apparia, che 'l mondo
+ non ebbe un tal dal secol primo al quarto.
+ Vedeasi Iove, e Mercurio facondo,
+ Venere e Marte, che l'avevano sparto
+ a man piene e spargean d'eterei fiori,
+ di dolce ambrosia e di celesti odori.
+
+86
+
+ Ippolito diceva una scrittura
+ sopra le fasce in lettere minute.
+ In età poi più ferma l'Aventura
+ l'avea per mano, e inanzi era Virtute.
+ Mostrava nove genti la pittura
+ con veste e chiome lunghe, che venute
+ a domandar la parte di Corvino
+ erano al padre il tenero bambino.
+
+87
+
+ Da Ercole partirsi riverente
+ si vede, e da la madre Leonora;
+ e venir sul Danubio, ove la gente
+ corre a vederlo, e come un Dio l'adora.
+ Vedesi il re degli Ungari prudente,
+ che 'l maturo sapere ammira e onora
+ in non matura età tenera e molle,
+ e sopra tutti i suoi baron l'estolle.
+
+88
+
+ V'è che negli infantili e teneri anni
+ lo scettro di Strigonia in man gli pone:
+ sempre il fanciullo se gli vede a' panni,
+ sia nel palagio, sia nel padiglione:
+ o contra Turchi, o contra gli Alemanni
+ quel re possente faccia espedizione,
+ Ippolito gli è appresso, e fiso attende
+ a' magnanimi gesti, e virtù apprende.
+
+89
+
+ Quivi si vede, come il fior dispensi
+ de' suoi primi anni in disciplina ed arte.
+ Fusco gli è appresso, che gli occulti sensi
+ chiari gli espone de l'antiche carte.
+ — Questo schivar, questo seguir conviensi,
+ se immortal brami e glorioso farte, —
+ par che gli dica: così avea ben finti
+ i gesti lor chi già gli avea dipinti.
+
+90
+
+ Poi cardinale appar, ma giovinetto,
+ sedere in Vaticano a consistoro,
+ e con facondia aprir l'alto intelletto,
+ e far di sé stupir tutto quel coro.
+ — Qual fia dunque costui d'età perfetto?
+ (parean con maraviglia dir tra loro).
+ Oh se di Pietro mai gli tocca il manto,
+ che fortunata età! che secol santo! —
+
+91
+
+ In altra parte i liberali spassi
+ erano e i giuochi del giovene illustre.
+ Or gli orsi affronta sugli alpini sassi,
+ ora i cingiali in valle ima e palustre:
+ or s'un gianetto par che 'l vento passi,
+ seguendo o caprio o cerva multilustre,
+ che giunta par che bipartita cada
+ in parti uguali a un sol colpo di spada.
+
+92
+
+ Di filosofi altrove e di poeti
+ si vede in mezzo un'onorata squadra.
+ Quel gli dipinge il corso de' pianeti,
+ questi la terra, quello il ciel gli squadra:
+ questi meste elegie, quel versi lieti,
+ quel canta eroici, o qualche oda leggiadra.
+ Musici ascolta, e vari suoni altrove;
+ né senza somma grazia un passo muove.
+
+93
+
+ In questa prima parte era dipinta
+ del sublime garzon la puerizia.
+ Cassandra l'altra avea tutta distinta
+ di gesti di prudenza, di iustizia,
+ di valor, di modestia, e de la quinta
+ che tien con lor strettissima amicizia,
+ dico de la virtù che dona e spende;
+ de le qual tutte illuminato splende.
+
+94
+
+ In questa parte il giovene si vede
+ col duca sfortunato degl'Insubri,
+ ch'ora in pace a consiglio con lui siede,
+ or armato con lui spiega i colubri;
+ e sempre par d'una medesma fede,
+ o ne' felici tempi o nei lugubri:
+ ne la fuga lo segue, lo conforta
+ ne l'afflizion, gli è nel periglio scorta.
+
+95
+
+ Si vede altrove a gran pensieri intento
+ per salute d'Alfonso e di Ferrara;
+ che va cercando per strano argumento,
+ e trova, e fa veder per cosa chiara
+ al giustissimo frate il tradimento
+ che gli usa la famiglia sua più cara:
+ e per questo si fa del nome erede,
+ che Roma a Ciceron libera diede.
+
+96
+
+ Vedesi altrove in arme relucente,
+ ch'ad aiutar la Chiesa in fretta corre;
+ e con tumultuaria e poca gente
+ a un esercito istrutto si va opporre;
+ e solo il ritrovarsi egli presente
+ tanto agli Ecclesiastici soccorre,
+ che 'l fuoco estingue pria ch'arder comince:
+ sì che può dir, che viene e vede e vince.
+
+97
+
+ Vedesi altrove da la patria riva
+ pugnar incontra la più forte armata,
+ che contra Turchi o contra gente argiva
+ da' Veneziani mai fosse mandata:
+ la rompe e vince, ed al fratel captiva
+ con la gran preda l'ha tutta donata;
+ né per sé vedi altro serbarsi lui,
+ che l'onor sol, che non può dare altrui.
+
+98
+
+ Le donne e i cavallier mirano fisi,
+ senza trarne costrutto, le figure;
+ perché non hanno appresso che gli avvisi
+ che tutte quelle sien cose future.
+ Prendon piacere a riguardare i visi
+ belli e ben fatti, e legger le scritture.
+ Sol Bradamante da Melissa istrutta
+ gode tra sé; che sa l'istoria tutta.
+
+99
+
+ Ruggiero, ancor ch'a par di Bradamante
+ non ne sia dotto, pur gli torna a mente
+ che fra i nipoti suoi gli solea Atlante
+ commendar questo Ippolito sovente.
+ Chi potria in versi a pieno dir le tante
+ cortesie che fa Carlo ad ogni gente?
+ Di vari giochi è sempre festa grande,
+ e la mensa ognor piena di vivande.
+
+100
+
+ Vedesi quivi chi è buon cavalliero;
+ che vi son mille lance il giorno rotte:
+ fansi battaglie a piedi e a destriero,
+ altre accoppiate, altre confuse in frotte.
+ Più degli altri valor mostra Ruggiero,
+ che vince sempre, e giostra il dì e la notte;
+ e così in danza, in lotta ed in ogni opra
+ sempre con molto onor resta di sopra.
+
+101
+
+ L'ultimo dì, ne l'ora che 'l solenne
+ convito era a gran festa incominciato;
+ che Carlo a man sinistra Ruggier tenne,
+ e Bradamante avea dal destro lato;
+ di verso la campagna in fretta venne
+ contra le mense un cavalliero armato,
+ tutto coperto egli e 'l destrier di nero,
+ di gran persona, e di sembiante altiero.
+
+102
+
+ Quest'era il re d'Algier, che per lo scorno
+ che gli fe' sopra il ponte la donzella,
+ giurato avea di non porsi arme intorno,
+ né stringer spada, né montare in sella,
+ fin che non fosse un anno, un mese e un giorno
+ stato, come eremita, entro una cella.
+ Così a quel tempo solean per se stessi
+ punirsi i cavallier di tali eccessi.
+
+103
+
+ Se ben di Carlo in questo mezzo intese
+ e del re suo signore ogni successo;
+ per non disdirsi, non più l'arme prese,
+ che se non pertenesse il fatto ad esso.
+ Ma poi che tutto l'anno e tutto 'l mese
+ vede finito, e tutto 'l giorno appresso
+ con nuove arme e cavallo e spada e lancia
+ alla corte or ne vien quivi in Francia.
+
+104
+
+ Senza smontar, senza chinar la testa,
+ e senza segno alcun di riverenza,
+ mostra Carlo sprezzar con la sua gesta,
+ e de tanti signor l'alta presenza.
+ Maraviglioso e attonito ognun resta,
+ che si pigli costui tanta licenza.
+ Lasciano i cibi e lascian le parole
+ per ascoltar ciò che 'l guerrier dir vuole.
+
+105
+
+ Poi che fu a Carlo ed a Ruggiero a fronte,
+ con alta voce ed orgoglioso grido:
+ — Son (disse) il re di Sarza, Rodomonte,
+ che te, Ruggiero, alla battaglia sfido;
+ e qui ti vo', prima che 'l sol tramonte,
+ provar ch'al tuo signor sei stato infido;
+ e che non merti, che sei traditore,
+ fra questi cavallieri alcun onore.
+
+106
+
+ Ben che tua fellonia si vegga aperta,
+ perché essendo cristian non pòi negarla;
+ pur per farla apparere anco più certa,
+ in questo campo vengoti a provarla:
+ e se persona hai qui che faccia offerta
+ di combatter per te, voglio accettarla.
+ Se non basta una, e quattro e sei n'accetto;
+ e a tutte manterrò quel ch'io t'ho detto. —
+
+107
+
+ Ruggiero a quel parlar ritto levosse,
+ e con licenza rispose di Carlo,
+ che mentiva egli, e qualunqu'altro fosse,
+ che traditor volesse nominarlo;
+ che sempre col suo re così portosse,
+ che giustamente alcun non può biasmarlo;
+ e ch'era apparecchiato sostenere
+ che verso lui fe' sempre il suo dovere:
+
+108
+
+ e ch'a difender la sua causa era atto,
+ senza torre in aiuto suo veruno;
+ e che sperava di mostrargli in fatto,
+ ch'assai n'avrebbe e forse troppo d'uno.
+ Quivi Rinaldo, quivi Orlando tratto,
+ quivi il marchese, e 'l figlio bianco e 'l bruno,
+ Dudon, Marfisa, contra il pagan fiero
+ s'eran per la difesa di Ruggiero;
+
+109
+
+ mostrando ch'essendo egli nuovo sposo,
+ non dovea conturbar le proprie nozze.
+ Ruggier rispose lor: — State in riposo;
+ che per me fôran queste scuse sozze. —
+ L'arme che tolse al Tartaro famoso,
+ vennero, e fur tutte le lunghe mozze.
+ Gli sproni il conte Orlando a Ruggier strinse,
+ e Carlo al fianco la spada gli cinse.
+
+110
+
+ Bradamante e Marfisa la corazza
+ posta gli aveano, e tutto l'altro arnese.
+ Tenne Astolfo il destrier di buona razza,
+ tenne la staffa il figlio del Danese.
+ Feron d'intorno far subito piazza
+ Rinaldo, Namo ed Olivier marchese:
+ cacciaro in fretta ognun de lo steccato
+ a tal bisogni sempre apparecchiato.
+
+111
+
+ Donne e donzelle con pallida faccia
+ timide a guisa di columbe stanno,
+ che da' granosi paschi ai nidi caccia
+ rabbia de' venti che fremendo vanno
+ con tuoni e lampi, e 'l nero aer minaccia
+ grandine e pioggia, e a' campi strage e danno:
+ timide stanno per Ruggier; che male
+ a quel fiero pagan lor parea uguale.
+
+112
+
+ Così a tutta la plebe e alla più parte
+ dei cavallieri e dei baron parea;
+ che di memoria ancor lor non si parte
+ quel ch'in Parigi il pagan fatto avea;
+ che, solo, a ferro e a fuoco una gran parte
+ n'avea distrutta, e ancor vi rimanea,
+ e rimarrà per molti giorni il segno:
+ né maggior danno altronde ebbe quel regno.
+
+113
+
+ Tremava, più ch'a tutti gli altri, il core
+ a Bradamante; non ch'ella credesse
+ che 'l Saracin di forza, e del valore
+ che vien dal cor, più di Ruggier potesse;
+ né che ragion, che spesso dà l'onore
+ a chi l'ha seco, Rodomonte avesse:
+ pur stare ella non può senza sospetto;
+ che di temere, amando, ha degno effetto.
+
+114
+
+ Oh quanto volentier sopra sé tolta
+ l'impresa avria di quella pugna incerta,
+ ancor che rimaner di vita sciolta
+ per quella fosse stata più che certa!
+ Avria eletto a morir più d'una volta,
+ se può più d'una morte esser sofferta,
+ più tosto che patir che 'l suo consorte
+ si ponesse a pericol de la morte.
+
+115
+
+ Ma non sa ritrovar priego che vaglia,
+ perché Ruggiero a lei l'impresa lassi.
+ A riguardare adunque la battaglia
+ con mesto viso e cor trepido stassi.
+ Quinci Ruggier, quindi il pagan si scaglia,
+ e vengonsi a trovar coi ferri bassi.
+ Le lance all'incontrar parver di gielo;
+ i tronchi, augelli a salir verso il cielo.
+
+116
+
+ La lancia del pagan, che venne a corre
+ lo scudo a mezzo, fe' debole effetto:
+ tanto l'acciar, che pel famoso Ettorre
+ temprato avea Vulcano, era perfetto.
+ Ruggier la lancia parimente a porre
+ gli andò allo scudo, e gliele passò netto;
+ tutto che fosse appresso un palmo grosso,
+ dentro e di fuor d'acciaro, e in mezzo d'osso.
+
+117
+
+ E se non che la lancia non sostenne
+ il grave scontro, e mancò al primo assalto,
+ e rotta in schegge e in tronchi aver le penne
+ parve per l'aria, tanto volò in alto;
+ l'osbergo aprìa (si furiosa venne),
+ se fosse stato adamantino smalto,
+ e finìa la battaglia; ma si roppe:
+ posero in terra ambi i destrier le groppe.
+
+118
+
+ Con briglia e sproni i cavallieri instando,
+ risalir feron subito i destrieri;
+ e donde gittar l'aste, preso il brando,
+ si tornaro a ferir crudeli e fieri:
+ di qua di là con maestria girando
+ gli animosi cavalli atti e leggieri,
+ con le pungenti spade incominciaro
+ a tentar dove il ferro era più raro.
+
+119
+
+ Non si trovò lo scoglio del serpente,
+ che fu sì duro, al petto Rodomonte,
+ né di Nembrotte la spada tagliente,
+ né 'l solito elmo ebbe quel dì alla fronte;
+ che l'usate arme, quando fu perdente
+ contra la donna di Dordona al ponte,
+ lasciato avea sospese ai sacri marmi,
+ come di sopra avervi detto parmi.
+
+120
+
+ Egli avea un'altra assai buona armatura,
+ non come era la prima già perfetta:
+ ma né questa né quella né più dura
+ a Balisarda si sarebbe retta;
+ a cui non osta incanto né fattura,
+ né finezza d'acciar né tempra eletta.
+ Ruggier di qua di là sì ben lavora,
+ ch'al pagan l'arme in più d'un loco fora.
+
+121
+
+ Quando si vide in tante parti rosse
+ il pagan l'arme, e non poter schivare
+ che la più parte di quelle percosse
+ non gli andasse la carne a ritrovare;
+ a maggior rabbia, a più furor si mosse,
+ ch'a mezzo il verno il tempestoso mare:
+ getta lo scudo, e a tutto suo potere
+ su l'elmo di Ruggiero a due man fere.
+
+122
+
+ Con quella estrema forza che percuote
+ la machina ch'in Po sta su due navi,
+ e levata con uomini e con ruote
+ cader si lascia su le aguzze travi;
+ fere il pagan Ruggier, quanto più puote,
+ con ambe man sopra ogni peso gravi:
+ giova l'elmo incantato; che senza esso,
+ lui col cavallo avria in un colpo fesso.
+
+123
+
+ Ruggiero andò due volte a capo chino,
+ e per cadere e braccia e gambe aperse.
+ Raddoppia il fiero colpo il Saracino,
+ che quel non abbia tempo a riaverse:
+ poi vien col terzo ancor; ma il brando fino
+ sì lungo martellar più non sofferse;
+ che volò in pezzi, ed al crudel pagano
+ disarmata lasciò di sé la mano.
+
+124
+
+ Rodomonte per questo non s'arresta,
+ ma s'aventa a Ruggier che nulla sente;
+ in tal modo intronata avea la testa,
+ in tal modo offuscata avea la mente.
+ Ma ben dal sonno il Saracin lo desta:
+ gli cinge il collo col braccio possente;
+ e con tal nodo e tanta forza afferra,
+ che de l'arcion lo svelle, e caccia in terra.
+
+125
+
+ Non fu in terra sì tosto, che risorse,
+ via più che d'ira, di vergogna pieno;
+ però che a Bradamante gli occhi torse,
+ e turbar vide il bel viso sereno.
+ Ella al cader di lui rimase in forse,
+ e fu la vita sua per venir meno.
+ Ruggiero ad emendar presto quell'onta,
+ stringe la spada, e col pagan s'affronta.
+
+126
+
+ Quel gli urta il destrier contra, ma Ruggiero
+ lo cansa accortamente, e si ritira,
+ e nel passare, al fren piglia il destriero
+ con la man manca, e intorno lo raggira;
+ e con la destra intanto al cavalliero
+ ferire il fianco o il ventre o il petto mira;
+ e di due punte fe' sentirgli angoscia,
+ l'una nel fianco, e l'altra ne la coscia.
+
+127
+
+ Rodomonte, ch'in mano ancor tenea
+ il pome e l'elsa de la spada rotta,
+ Ruggier su l'elmo in guisa percotea,
+ che lo potea stordire all'altra botta.
+ Ma Ruggier ch'a ragion vincer dovea,
+ gli prese il braccio, e tirò tanto allotta,
+ aggiungendo alla destra l'altra mano,
+ che fuor di sella al fin trasse il pagano.
+
+128
+
+ Sua forza o sua destrezza vuol che cada
+ il pagan sì, ch'a Ruggier resti al paro:
+ vo dir che cadde in piè; che per la spada
+ Ruggiero averne il meglio giudicaro.
+ Ruggier cerca il pagan tenere a bada
+ lungi da sé, né di accostarsi ha caro:
+ per lui non fa lasciar venirsi adosso
+ un corpo così grande e così grosso.
+
+129
+
+ E insanguinargli pur tuttavia il fianco
+ vede e la coscia e l'altre sue ferite.
+ Spera che venga a poco a poco manco,
+ sì che al fin gli abbia a dar vinta la lite.
+ L'elsa e 'l pome avea in mano il pagan anco,
+ e con tutte le forze insieme unite
+ da sé scagliolli, e sì Ruggier percosse,
+ che stordito ne fu più che mai fosse.
+
+130
+
+ Ne la guancia de l'elmo, e ne la spalla
+ fu Ruggier colto, e sì quel colpo sente,
+ che tutto ne vacilla e ne traballa,
+ e ritto se sostien difficilmente.
+ Il pagan vuole entrar, ma il piè gli falla,
+ che per la coscia offesa era impotente:
+ e 'l volersi affrettar più del potere,
+ con un ginocchio in terra il fa cadere.
+
+131
+
+ Ruggier non perde il tempo, e di grande urto
+ lo percuote nel petto e ne la faccia;
+ e sopra gli martella, e tien sì curto,
+ che con la mano in terra anco lo caccia.
+ Ma tanto fa il pagan che gli è risurto;
+ si stringe con Ruggier sì, che l'abbraccia:
+ l'uno e l'altro s'aggira, e scuote e preme,
+ arte aggiungendo alle sue forze estreme.
+
+132
+
+ Di forza a Rodomonte una gran parte
+ la coscia e 'l fianco aperto aveano tolto.
+ Ruggiero avea destrezza, avea grande arte,
+ era alla lotta esercitato molto:
+ sente il vantaggio suo, né se ne parte;
+ e donde il sangue uscir vede più sciolto,
+ e dove più ferito il pagan vede,
+ puon braccia e petto, e l'uno e l'altro piede.
+
+133
+
+ Rodomonte pien d'ira e di dispetto
+ Ruggier nel collo e ne le spalle prende:
+ or lo tira, or lo spinge, or sopra il petto
+ sollevato da terra lo sospende,
+ quinci e quindi lo ruota, e lo tien stretto,
+ e per farlo cader molto contende.
+ Ruggier sta in sé raccolto, e mette in opra
+ senno e valor, per rimaner di sopra.
+
+134
+
+ Tanto le prese andò mutando il franco
+ e buon Ruggier, che Rodomonte cinse:
+ calcogli il petto sul sinistro fianco,
+ e con tutta sua forza ivi lo strinse.
+ La gamba destra a un tempo inanzi al manco
+ ginocchio e all'altro attraversogli e spinse;
+ e da la terra in alto sollevollo,
+ e con la testa in giù steso tornollo.
+
+135
+
+ Del capo e de le schene Rodomonte
+ la terra impresse; e tal fu la percossa,
+ che da le piaghe sue, come da fonte,
+ lungi andò il sangue a far la terra rossa.
+ Ruggier, c'ha la Fortuna per la fronte,
+ perché levarsi il Saracin non possa,
+ l'una man col pugnal gli ha sopra gli occhi,
+ l'altra alla gola, al ventre gli ha i ginocchi.
+
+136
+
+ Come talvolta, ove si cava l'oro
+ là tra' Pannoni o ne le mine ibere,
+ se improvisa ruina su coloro
+ che vi condusse empia avarizia, fere,
+ ne restano sì oppressi, che può il loro
+ spirto a pena, onde uscire, adito avere:
+ così fu il Saracin non meno oppresso
+ dal vincitor, tosto ch'in terra messo.
+
+137
+
+ Alla vista de l'elmo gli appresenta
+ la punta del pugnal ch'avea già tratto;
+ e che si renda, minacciando, tenta,
+ e di lasciarlo vivo gli fa patto.
+ Ma quel, che di morir manco paventa,
+ che di mostrar viltade a un minimo atto,
+ si torce e scuote, e per por lui di sotto
+ mette ogni suo vigor, né gli fa motto.
+
+138
+
+ Come mastin sotto il feroce alano
+ che fissi i denti ne la gola gli abbia,
+ molto s'affanna e si dibatte invano
+ con occhi ardenti e con spumose labbia,
+ e non può uscire al predator di mano,
+ che vince di vigor, non già di rabbia:
+ così falla al pagano ogni pensiero
+ d'uscir di sotto al vincitor Ruggiero.
+
+139
+
+ Pur si torce e dibatte sì, che viene
+ ad espedirsi col braccio migliore;
+ e con la destra man che 'l pugnal tiene,
+ che trasse anch'egli in quel contrasto fuore,
+ tenta ferir Ruggier sotto le rene:
+ ma il giovene s'accorse de l'errore
+ in che potea cader, per differire
+ di far quel empio Saracin morire.
+
+140
+
+ E due e tre volte ne l'orribil fronte,
+ alzando, più ch'alzar si possa, il braccio,
+ il ferro del pugnale a Rodomonte
+ tutto nascose, e si levò d'impaccio.
+ Alle squalide ripe d'Acheronte,
+ sciolta dal corpo più freddo che giaccio,
+ bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa,
+ che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa.
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Orlando Furioso, by Ludovico Ariosto
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ORLANDO FURIOSO ***
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