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| author | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-15 05:22:16 -0700 |
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If you are not located in the United States, you'll have +to check the laws of the country where you are located before using this ebook. + +Title: Orlando Furioso + +Author: Ludovico Ariosto + +Posting Date: November 4, 2015 [EBook #3747] +Release Date: February, 2003 +First Posted: June 16, 2001 +Last Updated: September 3, 2015 + +Language: Italian + +Character set encoding: UTF-8 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ORLANDO FURIOSO *** + + + + +Produced by Liber Liber (http://www.liberliber.it), with +extensive corrections and HTML version by Barbara Magni. + + + + + + + ORLANDO FURIOSO + + DI + + LUDOVICO ARIOSTO + + + + +CANTO PRIMO + + +1 + + Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, + le cortesie, l'audaci imprese io canto, + che furo al tempo che passaro i Mori + d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto, + seguendo l'ire e i giovenil furori + d'Agramante lor re, che si diè vanto + di vendicar la morte di Troiano + sopra re Carlo imperator romano. + +2 + + Dirò d'Orlando in un medesmo tratto + cosa non detta in prosa mai, né in rima: + che per amor venne in furore e matto, + d'uom che sì saggio era stimato prima; + se da colei che tal quasi m'ha fatto, + che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima, + me ne sarà però tanto concesso, + che mi basti a finir quanto ho promesso. + +3 + + Piacciavi, generosa Erculea prole, + ornamento e splendor del secol nostro, + Ippolito, aggradir questo che vuole + e darvi sol può l'umil servo vostro. + Quel ch'io vi debbo, posso di parole + pagare in parte e d'opera d'inchiostro; + né che poco io vi dia da imputar sono, + che quanto io posso dar, tutto vi dono. + +4 + + Voi sentirete fra i più degni eroi, + che nominar con laude m'apparecchio, + ricordar quel Ruggier, che fu di voi + e de' vostri avi illustri il ceppo vecchio. + L'alto valore e' chiari gesti suoi + vi farò udir, se voi mi date orecchio, + e vostri alti pensier cedino un poco, + sì che tra lor miei versi abbiano loco. + +5 + + Orlando, che gran tempo innamorato + fu de la bella Angelica, e per lei + in India, in Media, in Tartaria lasciato + avea infiniti ed immortal trofei, + in Ponente con essa era tornato, + dove sotto i gran monti Pirenei + con la gente di Francia e de Lamagna + re Carlo era attendato alla campagna, + +6 + + per far al re Marsilio e al re Agramante + battersi ancor del folle ardir la guancia, + d'aver condotto, l'un, d'Africa quante + genti erano atte a portar spada e lancia; + l'altro, d'aver spinta la Spagna inante + a destruzion del bel regno di Francia. + E così Orlando arrivò quivi a punto: + ma tosto si pentì d'esservi giunto: + +7 + + che vi fu tolta la sua donna poi: + ecco il giudicio uman come spesso erra! + Quella che dagli esperi ai liti eoi + avea difesa con sì lunga guerra, + or tolta gli è fra tanti amici suoi, + senza spada adoprar, ne la sua terra. + Il savio imperator, ch'estinguer volse + un grave incendio, fu che gli la tolse. + +8 + + Nata pochi dì inanzi era una gara + tra il conte Orlando e il suo cugin Rinaldo, + che entrambi avean per la bellezza rara + d'amoroso disio l'animo caldo. + Carlo, che non avea tal lite cara, + che gli rendea l'aiuto lor men saldo, + questa donzella, che la causa n'era, + tolse, e diè in mano al duca di Bavera; + +9 + + in premio promettendola a quel d'essi, + ch'in quel conflitto, in quella gran giornata, + degl'infideli più copia uccidessi, + e di sua man prestasse opra più grata. + Contrari ai voti poi furo i successi; + ch'in fuga andò la gente battezzata, + e con molti altri fu 'l duca prigione, + e restò abbandonato il padiglione. + +10 + + Dove, poi che rimase la donzella + ch'esser dovea del vincitor mercede, + inanzi al caso era salita in sella, + e quando bisognò le spalle diede, + presaga che quel giorno esser rubella + dovea Fortuna alla cristiana fede: + entrò in un bosco, e ne la stretta via + rincontrò un cavallier ch'a piè venìa. + +11 + + Indosso la corazza, l'elmo in testa, + la spada al fianco, e in braccio avea lo scudo; + e più leggier correa per la foresta, + ch'al pallio rosso il villan mezzo ignudo. + Timida pastorella mai sì presta + non volse piede inanzi a serpe crudo, + come Angelica tosto il freno torse, + che del guerrier, ch'a piè venìa, s'accorse. + +12 + + Era costui quel paladin gagliardo, + figliuol d'Amon, signor di Montalbano, + a cui pur dianzi il suo destrier Baiardo + per strano caso uscito era di mano. + Come alla donna egli drizzò lo sguardo, + riconobbe, quantunque di lontano, + l'angelico sembiante e quel bel volto + ch'all'amorose reti il tenea involto. + +13 + + La donna il palafreno a dietro volta, + e per la selva a tutta briglia il caccia; + né per la rara più che per la folta, + la più sicura e miglior via procaccia: + ma pallida, tremando, e di sé tolta, + lascia cura al destrier che la via faccia. + Di sù di giù, ne l'alta selva fiera + tanto girò, che venne a una riviera. + +14 + + Su la riviera Ferraù trovosse + di sudor pieno e tutto polveroso. + Da la battaglia dianzi lo rimosse + un gran disio di bere e di riposo; + e poi, mal grado suo, quivi fermosse, + perché, de l'acqua ingordo e frettoloso, + l'elmo nel fiume si lasciò cadere, + né l'avea potuto anco riavere. + +15 + + Quanto potea più forte, ne veniva + gridando la donzella ispaventata. + A quella voce salta in su la riva + il Saracino, e nel viso la guata; + e la conosce subito ch'arriva, + ben che di timor pallida e turbata, + e sien più dì che non n'udì novella, + che senza dubbio ell'è Angelica bella. + +16 + + E perché era cortese, e n'avea forse + non men de' dui cugini il petto caldo, + l'aiuto che potea tutto le porse, + pur come avesse l'elmo, ardito e baldo: + trasse la spada, e minacciando corse + dove poco di lui temea Rinaldo. + Più volte s'eran già non pur veduti, + m'al paragon de l'arme conosciuti. + +17 + + Cominciar quivi una crudel battaglia, + come a piè si trovar, coi brandi ignudi: + non che le piastre e la minuta maglia, + ma ai colpi lor non reggerian gl'incudi. + Or, mentre l'un con l'altro si travaglia, + bisogna al palafren che 'l passo studi; + che quanto può menar de le calcagna, + colei lo caccia al bosco e alla campagna. + +18 + + Poi che s'affaticar gran pezzo invano + i dui guerrier per por l'un l'altro sotto, + quando non meno era con l'arme in mano + questo di quel, né quel di questo dotto; + fu primiero il signor di Montalbano, + ch'al cavallier di Spagna fece motto, + sì come quel ch'ha nel cuor tanto fuoco, + che tutto n'arde e non ritrova loco. + +19 + + Disse al pagan: — Me sol creduto avrai, + e pur avrai te meco ancora offeso: + se questo avvien perché i fulgenti rai + del nuovo sol t'abbino il petto acceso, + di farmi qui tardar che guadagno hai? + che quando ancor tu m'abbi morto o preso, + non però tua la bella donna fia; + che, mentre noi tardiam, se ne va via. + +20 + + Quanto fia meglio, amandola tu ancora, + che tu le venga a traversar la strada, + a ritenerla e farle far dimora, + prima che più lontana se ne vada! + Come l'avremo in potestate, allora + di chi esser de' si provi con la spada: + non so altrimenti, dopo un lungo affanno, + che possa riuscirci altro che danno. — + +21 + + Al pagan la proposta non dispiacque: + così fu differita la tenzone; + e tal tregua tra lor subito nacque, + sì l'odio e l'ira va in oblivione, + che 'l pagano al partir da le fresche acque + non lasciò a piedi il buon figliuol d'Amone: + con preghi invita, ed al fin toglie in groppa, + e per l'orme d'Angelica galoppa. + +22 + + Oh gran bontà de' cavallieri antiqui! + Eran rivali, eran di fé diversi, + e si sentian degli aspri colpi iniqui + per tutta la persona anco dolersi; + e pur per selve oscure e calli obliqui + insieme van senza sospetto aversi. + Da quattro sproni il destrier punto arriva + ove una strada in due si dipartiva. + +23 + + E come quei che non sapean se l'una + o l'altra via facesse la donzella + (però che senza differenza alcuna + apparia in amendue l'orma novella), + si messero ad arbitrio di fortuna, + Rinaldo a questa, il Saracino a quella. + Pel bosco Ferraù molto s'avvolse, + e ritrovossi al fine onde si tolse. + +24 + + Pur si ritrova ancor su la rivera, + là dove l'elmo gli cascò ne l'onde. + Poi che la donna ritrovar non spera, + per aver l'elmo che 'l fiume gli asconde, + in quella parte onde caduto gli era + discende ne l'estreme umide sponde: + ma quello era sì fitto ne la sabbia, + che molto avrà da far prima che l'abbia. + +25 + + Con un gran ramo d'albero rimondo, + di ch'avea fatto una pertica lunga, + tenta il fiume e ricerca sino al fondo, + né loco lascia ove non batta e punga. + Mentre con la maggior stizza del mondo + tanto l'indugio suo quivi prolunga, + vede di mezzo il fiume un cavalliero + insino al petto uscir, d'aspetto fiero. + +26 + + Era, fuor che la testa, tutto armato, + ed avea un elmo ne la destra mano: + avea il medesimo elmo che cercato + da Ferraù fu lungamente invano. + A Ferraù parlò come adirato, + e disse: — Ah mancator di fé, marano! + perché di lasciar l'elmo anche t'aggrevi, + che render già gran tempo mi dovevi? + +27 + + Ricordati, pagan, quando uccidesti + d'Angelica il fratel (che son quell'io), + dietro all'altr'arme tu mi promettesti + gittar fra pochi dì l'elmo nel rio. + Or se Fortuna (quel che non volesti + far tu) pone ad effetto il voler mio, + non ti turbare; e se turbar ti déi, + turbati che di fé mancato sei. + +28 + + Ma se desir pur hai d'un elmo fino, + trovane un altro, ed abbil con più onore; + un tal ne porta Orlando paladino, + un tal Rinaldo, e forse anco migliore: + l'un fu d'Almonte, e l'altro di Mambrino: + acquista un di quei dui col tuo valore; + e questo, ch'hai già di lasciarmi detto, + farai bene a lasciarmi con effetto. — + +29 + + All'apparir che fece all'improvviso + de l'acqua l'ombra, ogni pelo arricciossi, + e scolorossi al Saracino il viso; + la voce, ch'era per uscir, fermossi. + Udendo poi da l'Argalia, ch'ucciso + quivi avea già (che l'Argalia nomossi) + la rotta fede così improverarse, + di scorno e d'ira dentro e di fuor arse. + +30 + + Né tempo avendo a pensar altra scusa, + e conoscendo ben che 'l ver gli disse, + restò senza risposta a bocca chiusa; + ma la vergogna il cor sì gli trafisse, + che giurò per la vita di Lanfusa + non voler mai ch'altro elmo lo coprisse, + se non quel buono che già in Aspramonte + trasse dal capo Orlando al fiero Almonte. + +31 + + E servò meglio questo giuramento, + che non avea quell'altro fatto prima. + Quindi si parte tanto malcontento, + che molti giorni poi si rode e lima. + Sol di cercare è il paladino intento + di qua di là, dove trovarlo stima. + Altra ventura al buon Rinaldo accade, + che da costui tenea diverse strade. + +32 + + Non molto va Rinaldo, che si vede + saltare inanzi il suo destrier feroce: + — Ferma, Baiardo mio, deh, ferma il piede! + che l'esser senza te troppo mi nuoce. — + Per questo il destrier sordo, a lui non riede + anzi più se ne va sempre veloce. + Segue Rinaldo, e d'ira si distrugge: + ma seguitiamo Angelica che fugge. + +33 + + Fugge tra selve spaventose e scure, + per lochi inabitati, ermi e selvaggi. + Il mover de le frondi e di verzure, + che di cerri sentia, d'olmi e di faggi, + fatto le avea con subite paure + trovar di qua di là strani viaggi; + ch'ad ogni ombra veduta o in monte o in valle, + temea Rinaldo aver sempre alle spalle. + +34 + + Qual pargoletta o damma o capriuola, + che tra le fronde del natio boschetto + alla madre veduta abbia la gola + stringer dal pardo, o aprirle 'l fianco o 'l petto, + di selva in selva dal crudel s'invola, + e di paura trema e di sospetto: + ad ogni sterpo che passando tocca, + esser si crede all'empia fera in bocca. + +35 + + Quel dì e la notte a mezzo l'altro giorno + s'andò aggirando, e non sapeva dove. + Trovossi al fin in un boschetto adorno, + che lievemente la fresca aura muove. + Duo chiari rivi, mormorando intorno, + sempre l'erbe vi fan tenere e nuove; + e rendea ad ascoltar dolce concento, + rotto tra picciol sassi, il correr lento. + +36 + + Quivi parendo a lei d'esser sicura + e lontana a Rinaldo mille miglia, + da la via stanca e da l'estiva arsura, + di riposare alquanto si consiglia: + tra' fiori smonta, e lascia alla pastura + andare il palafren senza la briglia; + e quel va errando intorno alle chiare onde, + che di fresca erba avean piene le sponde. + +37 + + Ecco non lungi un bel cespuglio vede + di prun fioriti e di vermiglie rose, + che de le liquide onde al specchio siede, + chiuso dal sol fra l'alte querce ombrose; + così voto nel mezzo, che concede + fresca stanza fra l'ombre più nascose: + e la foglia coi rami in modo è mista, + che 'l sol non v'entra, non che minor vista. + +38 + + Dentro letto vi fan tenere erbette, + ch'invitano a posar chi s'appresenta. + La bella donna in mezzo a quel si mette, + ivi si corca ed ivi s'addormenta. + Ma non per lungo spazio così stette, + che un calpestio le par che venir senta: + cheta si leva e appresso alla riviera + vede ch'armato un cavallier giunt'era. + +39 + + Se gli è amico o nemico non comprende: + tema e speranza il dubbio cor le scuote; + e di quella aventura il fine attende, + né pur d'un sol sospir l'aria percuote. + Il cavalliero in riva al fiume scende + sopra l'un braccio a riposar le gote; + e in un suo gran pensier tanto penètra, + che par cangiato in insensibil pietra. + +40 + + Pensoso più d'un'ora a capo basso + stette, Signore, il cavallier dolente; + poi cominciò con suono afflitto e lasso + a lamentarsi sì soavemente, + ch'avrebbe di pietà spezzato un sasso, + una tigre crudel fatta clemente. + Sospirante piangea, tal ch'un ruscello + parean le guance, e 'l petto un Mongibello. + +41 + + — Pensier (dicea) che 'l cor m'agghiacci ed ardi, + e causi il duol che sempre il rode e lima, + che debbo far, poi ch'io son giunto tardi, + e ch'altri a corre il frutto è andato prima? + a pena avuto io n'ho parole e sguardi, + ed altri n'ha tutta la spoglia opima. + Se non ne tocca a me frutto né fiore, + perché affligger per lei mi vuo' più il core? + +42 + + La verginella è simile alla rosa, + ch'in bel giardin su la nativa spina + mentre sola e sicura si riposa, + né gregge né pastor se le avvicina; + l'aura soave e l'alba rugiadosa, + l'acqua, la terra al suo favor s'inchina: + gioveni vaghi e donne inamorate + amano averne e seni e tempie ornate. + +43 + + Ma non sì tosto dal materno stelo + rimossa viene e dal suo ceppo verde, + che quanto avea dagli uomini e dal cielo + favor, grazia e bellezza, tutto perde. + La vergine che 'l fior, di che più zelo + che de' begli occhi e de la vita aver de', + lascia altrui corre, il pregio ch'avea inanti + perde nel cor di tutti gli altri amanti. + +44 + + Sia vile agli altri, e da quel solo amata + a cui di sé fece sì larga copia. + Ah, Fortuna crudel, Fortuna ingrata! + trionfan gli altri, e ne moro io d'inopia. + Dunque esser può che non mi sia più grata? + dunque io posso lasciar mia vita propia? + Ah più tosto oggi manchino i dì miei, + ch'io viva più, s'amar non debbo lei! — + +45 + + Se mi domanda alcun chi costui sia, + che versa sopra il rio lacrime tante, + io dirò ch'egli è il re di Circassia, + quel d'amor travagliato Sacripante; + io dirò ancor, che di sua pena ria + sia prima e sola causa essere amante, + è pur un degli amanti di costei: + e ben riconosciuto fu da lei. + +46 + + Appresso ove il sol cade, per suo amore + venuto era dal capo d'Oriente; + che seppe in India con suo gran dolore, + come ella Orlando sequitò in Ponente: + poi seppe in Francia che l'imperatore + sequestrata l'avea da l'altra gente, + per darla all'un de' duo che contra il Moro + più quel giorno aiutasse i Gigli d'oro. + +47 + + Stato era in campo, e inteso avea di quella + rotta crudel che dianzi ebbe re Carlo: + cercò vestigio d'Angelica bella, + né potuto avea ancora ritrovarlo. + Questa è dunque la trista e ria novella + che d'amorosa doglia fa penarlo, + affligger, lamentare, e dir parole + che di pietà potrian fermare il sole. + +48 + + Mentre costui così s'affligge e duole, + e fa degli occhi suoi tepida fonte, + e dice queste e molte altre parole, + che non mi par bisogno esser racconte; + l'aventurosa sua fortuna vuole + ch'alle orecchie d'Angelica sian conte: + e così quel ne viene a un'ora, a un punto, + ch'in mille anni o mai più non è raggiunto. + +49 + + Con molta attenzion la bella donna + al pianto, alle parole, al modo attende + di colui ch'in amarla non assonna; + né questo è il primo dì ch'ella l'intende: + ma dura e fredda più d'una colonna, + ad averne pietà non però scende, + come colei c'ha tutto il mondo a sdegno, + e non le par ch'alcun sia di lei degno. + +50 + + Pur tra quei boschi il ritrovarsi sola + le fa pensar di tor costui per guida; + che chi ne l'acqua sta fin alla gola + ben è ostinato se mercé non grida. + Se questa occasione or se l'invola, + non troverà mai più scorta sì fida; + ch'a lunga prova conosciuto inante + s'avea quel re fedel sopra ogni amante. + +51 + + Ma non però disegna de l'affanno + che lo distrugge alleggierir chi l'ama, + e ristorar d'ogni passato danno + con quel piacer ch'ogni amator più brama: + ma alcuna finzione, alcuno inganno + di tenerlo in speranza ordisce e trama; + tanto ch'a quel bisogno se ne serva, + poi torni all'uso suo dura e proterva. + +52 + + E fuor di quel cespuglio oscuro e cieco + fa di sé bella ed improvvisa mostra, + come di selva o fuor d'ombroso speco + Diana in scena o Citerea si mostra; + e dice all'apparir: — Pace sia teco; + teco difenda Dio la fama nostra, + e non comporti, contra ogni ragione, + ch'abbi di me sì falsa opinione. — + +53 + + Non mai con tanto gaudio o stupor tanto + levò gli occhi al figliuolo alcuna madre, + ch'avea per morto sospirato e pianto, + poi che senza esso udì tornar le squadre; + con quanto gaudio il Saracin, con quanto + stupor l'alta presenza e le leggiadre + maniere, e il vero angelico sembiante, + improviso apparir si vide inante. + +54 + + Pieno di dolce e d'amoroso affetto, + alla sua donna, alla sua diva corse, + che con le braccia al collo il tenne stretto, + quel ch'al Catai non avria fatto forse. + Al patrio regno, al suo natio ricetto, + seco avendo costui, l'animo torse: + subito in lei s'avviva la speranza + di tosto riveder sua ricca stanza. + +55 + + Ella gli rende conto pienamente + dal giorno che mandato fu da lei + a domandar soccorso in Oriente + al re de' Sericani e Nabatei; + e come Orlando la guardò sovente + da morte, da disnor, da casi rei: + e che 'l fior virginal così avea salvo, + come se lo portò del materno alvo. + +56 + + Forse era ver, ma non però credibile + a chi del senso suo fosse signore; + ma parve facilmente a lui possibile, + ch'era perduto in via più grave errore. + Quel che l'uom vede, Amor gli fa invisibile, + e l'invisibil fa vedere Amore. + Questo creduto fu; che 'l miser suole + dar facile credenza a quel che vuole. + +57 + + — Se mal si seppe il cavallier d'Anglante + pigliar per sua sciocchezza il tempo buono, + il danno se ne avrà; che da qui inante + nol chiamerà Fortuna a sì gran dono + (tra sé tacito parla Sacripante): + ma io per imitarlo già non sono, + che lasci tanto ben che m'è concesso, + e ch'a doler poi m'abbia di me stesso. + +58 + + Corrò la fresca e matutina rosa, + che, tardando, stagion perder potria. + So ben ch'a donna non si può far cosa + che più soave e più piacevol sia, + ancor che se ne mostri disdegnosa, + e talor mesta e flebil se ne stia: + non starò per repulsa o finto sdegno, + ch'io non adombri e incarni il mio disegno. — + +59 + + Così dice egli; e mentre s'apparecchia + al dolce assalto, un gran rumor che suona + dal vicin bosco gl'intruona l'orecchia, + sì che mal grado l'impresa abbandona: + e si pon l'elmo (ch'avea usanza vecchia + di portar sempre armata la persona), + viene al destriero e gli ripon la briglia, + rimonta in sella e la sua lancia piglia. + +60 + + Ecco pel bosco un cavallier venire, + il cui sembiante è d'uom gagliardo e fiero: + candido come nieve è il suo vestire, + un bianco pennoncello ha per cimiero. + Re Sacripante, che non può patire + che quel con l'importuno suo sentiero + gli abbia interrotto il gran piacer ch'avea, + con vista il guarda disdegnosa e rea. + +61 + + Come è più appresso, lo sfida a battaglia; + che crede ben fargli votar l'arcione. + Quel che di lui non stimo già che vaglia + un grano meno, e ne fa paragone, + l'orgogliose minacce a mezzo taglia, + sprona a un tempo, e la lancia in resta pone. + Sacripante ritorna con tempesta, + e corronsi a ferir testa per testa. + +62 + + Non si vanno i leoni o i tori in salto + a dar di petto, ad accozzar sì crudi, + sì come i duo guerrieri al fiero assalto, + che parimente si passar li scudi. + Fe' lo scontro tremar dal basso all'alto + l'erbose valli insino ai poggi ignudi; + e ben giovò che fur buoni e perfetti + gli osberghi sì, che lor salvaro i petti. + +63 + + Già non fero i cavalli un correr torto, + anzi cozzaro a guisa di montoni: + quel del guerrier pagan morì di corto, + ch'era vivendo in numero de' buoni: + quell'altro cadde ancor, ma fu risorto + tosto ch'al fianco si sentì gli sproni. + Quel del re saracin restò disteso + adosso al suo signor con tutto il peso. + +64 + + L'incognito campion che restò ritto, + e vide l'altro col cavallo in terra, + stimando avere assai di quel conflitto, + non si curò di rinovar la guerra; + ma dove per la selva è il camin dritto, + correndo a tutta briglia si disserra; + e prima che di briga esca il pagano, + un miglio o poco meno è già lontano. + +65 + + Qual istordito e stupido aratore, + poi ch'è passato il fulmine, si leva + di là dove l'altissimo fragore + appresso ai morti buoi steso l'aveva; + che mira senza fronde e senza onore + il pin che di lontan veder soleva: + tal si levò il pagano a piè rimaso, + Angelica presente al duro caso. + +66 + + Sospira e geme, non perché l'annoi + che piede o braccio s'abbi rotto o mosso, + ma per vergogna sola, onde a' dì suoi + né pria né dopo il viso ebbe sì rosso: + e più, ch'oltre il cader, sua donna poi + fu che gli tolse il gran peso d'adosso. + Muto restava, mi cred'io, se quella + non gli rendea la voce e la favella. + +67 + + — Deh! (diss'ella) signor, non vi rincresca! + che del cader non è la colpa vostra, + ma del cavallo, a cui riposo ed esca + meglio si convenia che nuova giostra. + Né perciò quel guerrier sua gloria accresca + che d'esser stato il perditor dimostra: + così, per quel ch'io me ne sappia, stimo, + quando a lasciare il campo è stato primo. — + +68 + + Mentre costei conforta il Saracino, + ecco col corno e con la tasca al fianco, + galoppando venir sopra un ronzino + un messagger che parea afflitto e stanco; + che come a Sacripante fu vicino, + gli domandò se con un scudo bianco + e con un bianco pennoncello in testa + vide un guerrier passar per la foresta. + +69 + + Rispose Sacripante: — Come vedi, + m'ha qui abbattuto, e se ne parte or ora; + e perch'io sappia chi m'ha messo a piedi, + fa che per nome io lo conosca ancora. — + Ed egli a lui: — Di quel che tu mi chiedi + io ti satisfarò senza dimora: + tu dei saper che ti levò di sella + l'alto valor d'una gentil donzella. + +70 + + Ella è gagliarda ed è più bella molto; + né il suo famoso nome anco t'ascondo: + fu Bradamante quella che t'ha tolto + quanto onor mai tu guadagnasti al mondo. — + Poi ch'ebbe così detto, a freno sciolto + il Saracin lasciò poco giocondo, + che non sa che si dica o che si faccia, + tutto avvampato di vergogna in faccia. + +71 + + Poi che gran pezzo al caso intervenuto + ebbe pensato invano, e finalmente + si trovò da una femina abbattuto, + che pensandovi più, più dolor sente; + montò l'altro destrier, tacito e muto: + e senza far parola, chetamente + tolse Angelica in groppa, e differilla + a più lieto uso, a stanza più tranquilla. + +72 + + Non furo iti due miglia, che sonare + odon la selva che li cinge intorno, + con tal rumore e strepito, che pare + che triemi la foresta d'ogn'intorno; + e poco dopo un gran destrier n'appare, + d'oro guernito e riccamente adorno, + che salta macchie e rivi, ed a fracasso + arbori mena e ciò che vieta il passo. + +73 + + — Se l'intricati rami e l'aer fosco, + (disse la donna) agli occhi non contende, + Baiardo è quel destrier ch'in mezzo il bosco + con tal rumor la chiusa via si fende. + Questo è certo Baiardo, io 'l riconosco: + deh, come ben nostro bisogno intende! + ch'un sol ronzin per dui saria mal atto, + e ne viene egli a satisfarci ratto. — + +74 + + Smonta il Circasso ed al destrier s'accosta, + e si pensava dar di mano al freno. + Colle groppe il destrier gli fa risposta, + che fu presto al girar come un baleno; + ma non arriva dove i calci apposta: + misero il cavallier se giungea a pieno! + che nei calci tal possa avea il cavallo, + ch'avria spezzato un monte di metallo. + +75 + + Indi va mansueto alla donzella, + con umile sembiante e gesto umano, + come intorno al padrone il can saltella, + che sia duo giorni o tre stato lontano. + Baiardo ancora avea memoria d'ella, + ch'in Albracca il servia già di sua mano + nel tempo che da lei tanto era amato + Rinaldo, allor crudele, allor ingrato. + +76 + + Con la sinistra man prende la briglia, + con l'altra tocca e palpa il collo e 'l petto: + quel destrier, ch'avea ingegno a maraviglia, + a lei, come un agnel, si fa suggetto. + Intanto Sacripante il tempo piglia: + monta Baiardo e l'urta e lo tien stretto. + Del ronzin disgravato la donzella + lascia la groppa, e si ripone in sella. + +77 + + Poi rivolgendo a caso gli occhi, mira + venir sonando d'arme un gran pedone. + Tutta s'avvampa di dispetto e d'ira, + che conosce il figliuol del duca Amone. + Più che sua vita l'ama egli e desira; + l'odia e fugge ella più che gru falcone. + Già fu ch'esso odiò lei più che la morte; + ella amò lui: or han cangiato sorte. + +78 + + E questo hanno causato due fontane + che di diverso effetto hanno liquore, + ambe in Ardenna, e non sono lontane: + d'amoroso disio l'una empie il core; + chi bee de l'altra, senza amor rimane, + e volge tutto in ghiaccio il primo ardore. + Rinaldo gustò d'una, e amor lo strugge; + Angelica de l'altra, e l'odia e fugge. + +79 + + Quel liquor di secreto venen misto, + che muta in odio l'amorosa cura, + fa che la donna che Rinaldo ha visto, + nei sereni occhi subito s'oscura; + e con voce tremante e viso tristo + supplica Sacripante e lo scongiura + che quel guerrier più appresso non attenda, + ma ch'insieme con lei la fuga prenda. + +80 + + — Son dunque (disse il Saracino), sono + dunque in sì poco credito con vui, + che mi stimiate inutile e non buono + da potervi difender da costui? + Le battaglie d'Albracca già vi sono + di mente uscite, e la notte ch'io fui + per la salute vostra, solo e nudo, + contra Agricane e tutto il campo, scudo? — + +81 + + Non risponde ella, e non sa che si faccia, + perché Rinaldo ormai l'è troppo appresso, + che da lontan al Saracin minaccia, + come vide il cavallo e conobbe esso, + e riconobbe l'angelica faccia + che l'amoroso incendio in cor gli ha messo. + Quel che seguì tra questi duo superbi + vo' che per l'altro canto si riserbi. + + + + +CANTO SECONDO + + +1 + + Ingiustissimo Amor, perché sì raro + corrispondenti fai nostri desiri? + onde, perfido, avvien che t'è sì caro + il discorde voler ch'in duo cor miri? + Gir non mi lasci al facil guado e chiaro, + e nel più cieco e maggior fondo tiri: + da chi disia il mio amor tu mi richiami, + e chi m'ha in odio vuoi ch'adori ed ami. + +2 + + Fai ch'a Rinaldo Angelica par bella, + quando esso a lei brutto e spiacevol pare: + quando le parea bello e l'amava ella, + egli odiò lei quanto si può più odiare. + Ora s'affligge indarno e si flagella; + così renduto ben gli è pare a pare: + ella l'ha in odio, e l'odio è di tal sorte, + che più tosto che lui vorria la morte. + +3 + + Rinaldo al Saracin con molto orgoglio + gridò: — Scendi, ladron, del mio cavallo! + Che mi sia tolto il mio, patir non soglio, + ma ben fo, a chi lo vuol, caro costallo: + e levar questa donna anco ti voglio; + che sarebbe a lasciartela gran fallo. + Sì perfetto destrier, donna sì degna + a un ladron non mi par che si convegna. — + +4 + + — Tu te ne menti che ladrone io sia + (rispose il Saracin non meno altiero): + chi dicesse a te ladro, lo diria + (quanto io n'odo per fama) più con vero. + La pruova or si vedrà, chi di noi sia + più degno de la donna e del destriero; + ben che, quanto a lei, teco io mi convegna + che non è cosa al mondo altra sì degna. — + +5 + + Come soglion talor duo can mordenti, + o per invidia o per altro odio mossi, + avicinarsi digrignando i denti, + con occhi bieci e più che bracia rossi; + indi a' morsi venir, di rabbia ardenti, + con aspri ringhi e ribuffati dossi: + così alle spade e dai gridi e da l'onte + venne il Circasso e quel di Chiaramonte. + +6 + + A piedi è l'un, l'altro a cavallo: or quale + credete ch'abbia il Saracin vantaggio? + Né ve n'ha però alcun; che così vale + forse ancor men ch'uno inesperto paggio; + che 'l destrier per istinto naturale + non volea fare al suo signore oltraggio: + né con man né con spron potea il Circasso + farlo a voluntà sua muover mai passo. + +7 + + Quando crede cacciarlo, egli s'arresta; + E se tener lo vuole, o corre o trotta: + poi sotto il petto si caccia la testa, + giuoca di schiene, e mena calci in frotta. + Vedendo il Saracin ch'a domar questa + bestia superba era mal tempo allotta, + ferma le man sul primo arcione e s'alza, + e dal sinistro fianco in piede sbalza. + +8 + + Sciolto che fu il pagan con leggier salto + da l'ostinata furia di Baiardo, + si vide cominciar ben degno assalto + d'un par di cavallier tanto gagliardo. + Suona l'un brando e l'altro, or basso or alto: + il martel di Vulcano era più tardo + ne la spelunca affumicata, dove + battea all'incude i folgori di Giove. + +9 + + Fanno or con lunghi, ora con finti e scarsi + colpi veder che mastri son del giuoco: + or li vedi ire altieri, or rannicchiarsi, + ora coprirsi, ora mostrarsi un poco, + ora crescer inanzi, ora ritrarsi, + ribatter colpi e spesso lor dar loco, + girarsi intorno; e donde l'uno cede, + l'altro aver posto immantinente il piede. + +10 + + Ecco Rinaldo con la spada adosso + a Sacripante tutto s'abbandona; + e quel porge lo scudo, ch'era d'osso, + con la piastra d'acciar temprata e buona. + Taglial Fusberta, ancor che molto grosso: + ne geme la foresta e ne risuona. + L'osso e l'acciar ne va che par di ghiaccio, + e lascia al Saracin stordito il braccio. + +11 + + Quando vide la timida donzella + dal fiero colpo uscir tanta ruina, + per gran timor cangiò la faccia bella, + qual il reo ch'al supplicio s'avvicina; + né le par che vi sia da tardar, s'ella + non vuol di quel Rinaldo esser rapina, + di quel Rinaldo ch'ella tanto odiava, + quanto esso lei miseramente amava. + +12 + + Volta il cavallo, e ne la selva folta + lo caccia per un aspro e stretto calle: + e spesso il viso smorto a dietro volta; + che le par che Rinaldo abbia alle spalle. + Fuggendo non avea fatto via molta, + che scontrò un eremita in una valle, + ch'avea lunga la barba a mezzo il petto, + devoto e venerabile d'aspetto. + +13 + + Dagli anni e dal digiuno attenuato, + sopra un lento asinel se ne veniva; + e parea, più ch'alcun fosse mai stato, + di coscienza scrupolosa e schiva. + Come egli vide il viso delicato + de la donzella che sopra gli arriva, + debil quantunque e mal gagliarda fosse, + tutta per carità se gli commosse. + +14 + + La donna al fraticel chiede la via + che la conduca ad un porto di mare, + perché levar di Francia si vorria, + per non udir Rinaldo nominare. + Il frate, che sapea negromanzia, + non cessa la donzella confortare + che presto la trarrà d'ogni periglio; + ed ad una sua tasca diè di piglio. + +15 + + Trassene un libro, e mostrò grande effetto; + che legger non finì la prima faccia, + ch'uscir fa un spirto in forma di valletto, + e gli commanda quanto vuol ch'el faccia. + Quel se ne va, da la scrittura astretto, + dove i dui cavallieri a faccia a faccia + eran nel bosco, e non stavano al rezzo; + fra' quali entrò con grande audacia in mezzo. + +16 + + — Per cortesia (disse), un di voi mi mostre, + quando anco uccida l'altro, che gli vaglia: + che merto avrete alle fatiche vostre, + finita che tra voi sia la battaglia, + se 'l conte Orlando, senza liti o giostre, + e senza pur aver rotta una maglia, + verso Parigi mena la donzella + che v'ha condotti a questa pugna fella? + +17 + + Vicino un miglio ho ritrovato Orlando + che ne va con Angelica a Parigi, + di voi ridendo insieme, e motteggiando + che senza frutto alcun siate in litigi. + Il meglio forse vi sarebbe, or quando + non son più lungi, a seguir lor vestigi; + che s'in Parigi Orlando la può avere, + non ve la lascia mai più rivedere. — + +18 + + Veduto avreste i cavallier turbarsi + a quel annunzio, e mesti e sbigottiti, + senza occhi e senza mente nominarsi, + che gli avesse il rival così scherniti; + ma il buon Rinaldo al suo cavallo trarsi + con sospir che parean del fuoco usciti, + e giurar per isdegno e per furore, + se giungea Orlando, di cavargli il core. + +19 + + E dove aspetta il suo Baiardo, passa, + e sopra vi si lancia, e via galoppa, + né al cavallier, ch'a piè nel bosco lassa, + pur dice a Dio, non che lo 'nviti in groppa. + L'animoso cavallo urta e fracassa, + punto dal suo signor, ciò ch'egli 'ntoppa: + non ponno fosse o fiumi o sassi o spine + far che dal corso il corridor decline. + +20 + + Signor, non voglio che vi paia strano + se Rinaldo or sì tosto il destrier piglia, + che già più giorni ha seguitato invano, + né gli ha possuto mai toccar la briglia. + Fece il destrier, ch'avea intelletto umano, + non per vizio seguirsi tante miglia, + ma per guidar dove la donna giva, + il suo signor, da chi bramar l'udiva. + +21 + + Quando ella si fuggì dal padiglione, + la vide ed appostolla il buon destriero, + che si trovava aver voto l'arcione, + però che n'era sceso il cavalliero + per combatter di par con un barone, + che men di lui non era in arme fiero; + poi ne seguitò l'orme di lontano, + bramoso porla al suo signore in mano. + +22 + + Bramoso di ritrarlo ove fosse ella, + per la gran selva inanzi se gli messe; + né lo volea lasciar montare in sella, + perché ad altro camin non lo volgesse. + Per lui trovò Rinaldo la donzella + una e due volte, e mai non gli successe; + che fu da Ferraù prima impedito, + poi dal Circasso, come avete udito. + +23 + + Ora al demonio che mostrò a Rinaldo + de la donzella li falsi vestigi, + credette Baiardo anco, e stette saldo + e mansueto ai soliti servigi. + Rinaldo il caccia, d'ira e d'amor caldo, + a tutta briglia, e sempre invêr Parigi; + e vola tanto col disio, che lento, + non ch'un destrier, ma gli parrebbe il vento. + +24 + + La notte a pena di seguir rimane, + per affrontarsi col signor d'Anglante: + tanto ha creduto alle parole vane + del messagger del cauto negromante. + Non cessa cavalcar sera e dimane, + che si vede apparir la terra avante, + dove re Carlo, rotto e mal condutto, + con le reliquie sue s'era ridutto: + +25 + + e perché dal re d'Africa battaglia + ed assedio s'aspetta, usa gran cura + a raccor buona gente e vettovaglia, + far cavamenti e riparar le mura. + Ciò ch'a difesa spera che gli vaglia, + senza gran diferir, tutto procura: + pensa mandare in Inghilterra, e trarne + gente onde possa un novo campo farne: + +26 + + che vuole uscir di nuovo alla campagna, + e ritentar la sorte de la guerra. + Spaccia Rinaldo subito in Bretagna, + Bretagna che fu poi detta Inghilterra. + Ben de l'andata il paladin si lagna: + non ch'abbia così in odio quella terra; + ma perché Carlo il manda allora allora, + né pur lo lascia un giorno far dimora. + +27 + + Rinaldo mai di ciò non fece meno + volentier cosa; poi che fu distolto + di gir cercando il bel viso sereno + che gli avea il cor di mezzo il petto tolto: + ma, per ubidir Carlo, nondimeno + a quella via si fu subito volto, + ed a Calesse in poche ore trovossi; + e giunto, il dì medesimo imbarcossi. + +28 + + Contra la voluntà d'ogni nocchiero, + pel gran desir che di tornare avea, + entrò nel mar ch'era turbato e fiero, + e gran procella minacciar parea. + Il Vento si sdegnò, che da l'altiero + sprezzar si vide; e con tempesta rea + sollevò il mar intorno, e con tal rabbia, + che gli mandò a bagnar sino alla gabbia. + +29 + + Calano tosto i marinari accorti + le maggior vele, e pensano dar volta, + e ritornar ne li medesmi porti + donde in mal punto avean la nave sciolta. + — Non convien (dice il Vento) ch'io comporti + tanta licenza che v'avete tolta; — + e soffia e grida e naufragio minaccia, + s'altrove van, che dove egli li caccia. + +30 + + Or a poppa, or all'orza hann'il crudele, + che mai non cessa, e vien più ognor crescendo: + essi di qua di là con umil vele + vansi aggirando, e l'alto mar scorrendo. + Ma perché varie fila a varie tele + uopo mi son, che tutte ordire intendo, + lascio Rinaldo e l'agitata prua, + e torno a dir di Bradamante sua. + +31 + + Io parlo di quella inclita donzella, + per cui re Sacripante in terra giacque, + che di questo signor degna sorella, + del duca Amone e di Beatrice nacque. + La gran possanza e il molto ardir di quella + non meno a Carlo e a tutta Francia piacque + (che più d'un paragon ne vide saldo), + che 'l lodato valor del buon Rinaldo. + +32 + + La donna amata fu da un cavalliero + che d'Africa passò col re Agramante, + che partorì del seme di Ruggiero + la disperata figlia di Agolante: + e costei, che né d'orso né di fiero + leone uscì, non sdegnò tal amante; + ben che concesso, fuor che vedersi una + volta e parlarsi, non ha lor Fortuna. + +33 + + Quindi cercando Bradamante gìa + l'amante suo, ch'avea nome dal padre, + così sicura senza compagnia, + come avesse in sua guardia mille squadre: + e fatto ch'ebbe al re di Circassia + battere il volto dell'antiqua madre, + traversò un bosco, e dopo il bosco un monte, + tanto che giunse ad una bella fonte. + +34 + + La fonte discorrea per mezzo un prato, + d'arbori antiqui e di bell'ombre adorno, + Ch'i viandanti col mormorio grato + a ber invita e a far seco soggiorno: + un culto monticel dal manco lato + le difende il calor del mezzo giorno. + Quivi, come i begli occhi prima torse, + d'un cavallier la giovane s'accorse; + +35 + + d'un cavallier, ch'all'ombra d'un boschetto, + nel margin verde e bianco e rosso e giallo + sedea pensoso, tacito e soletto + sopra quel chiaro e liquido cristallo. + Lo scudo non lontan pende e l'elmetto + dal faggio, ove legato era il cavallo; + ed avea gli occhi molli e 'l viso basso, + e si mostrava addolorato e lasso. + +36 + + Questo disir, ch'a tutti sta nel core, + de' fatti altrui sempre cercar novella, + fece a quel cavallier del suo dolore + la cagion domandar da la donzella. + Egli l'aperse e tutta mostrò fuore, + dal cortese parlar mosso di quella, + e dal sembiante altier, ch'al primo sguardo + gli sembrò di guerrier molto gagliardo. + +37 + + E cominciò: — Signor, io conducea + pedoni e cavallieri, e venìa in campo + là dove Carlo Marsilio attendea, + perch'al scender del monte avesse inciampo; + e una giovane bella meco avea, + del cui fervido amor nel petto avampo: + e ritrovai presso a Rodonna armato + un che frenava un gran destriero alato. + +38 + + Tosto che 'l ladro, o sia mortale, o sia + una de l'infernali anime orrende, + vede la bella e cara donna mia; + come falcon che per ferir discende, + cala e poggia in un atimo, e tra via + getta le mani, e lei smarrita prende. + Ancor non m'era accorto de l'assalto, + che de la donna io senti' il grido in alto. + +39 + + Così il rapace nibio furar suole + il misero pulcin presso alla chioccia, + che di sua inavvertenza poi si duole, + e invan gli grida, e invan dietro gli croccia. + Io non posso seguir un uom che vole, + chiuso tra' monti, a piè d'un'erta roccia: + stanco ho il destrier, che muta a pena i passi + ne l'aspre vie de' faticosi sassi. + +40 + + Ma, come quel che men curato avrei + vedermi trar di mezzo il petto il core, + lasciai lor via seguir quegli altri miei, + senza mia guida e senza alcun rettore: + per li scoscesi poggi e manco rei + presi la via che mi mostrava Amore, + e dove mi parea che quel rapace + portassi il mio conforto e la mia pace. + +41 + + Sei giorni me n'andai matina e sera + per balze e per pendici orride e strane, + dove non via, dove sentier non era, + dove né segno di vestigie umane; + poi giunsi in una valle inculta e fiera, + di ripe cinta e spaventose tane, + che nel mezzo s'un sasso avea un castello + forte e ben posto, a maraviglia bello. + +42 + + Da lungi par che come fiamma lustri, + né sia di terra cotta, né di marmi. + Come più m'avicino ai muri illustri, + l'opra più bella e più mirabil parmi. + E seppi poi, come i demoni industri, + da suffumigi tratti e sacri carmi, + tutto d'acciaio avean cinto il bel loco, + temprato all'onda ed allo stigio foco. + +43 + + Di sì forbito acciar luce ogni torre, + che non vi può né ruggine né macchia. + Tutto il paese giorno e notte scorre, + e poi là dentro il rio ladron s'immacchia. + Cosa non ha ripar che voglia torre: + sol dietro invan se li bestemia e gracchia. + Quivi la donna, anzi il mio cor mi tiene, + che di mai ricovrar lascio ogni spene. + +44 + + Ah lasso! che poss'io più che mirare + la rocca lungi, ove il mio ben m'è chiuso? + come la volpe, che 'l figlio gridare + nel nido oda de l'aquila di giuso, + s'aggira intorno, e non sa che si fare, + poi che l'ali non ha da gir là suso. + Erto è quel sasso sì, tale è il castello, + che non vi può salir chi non è augello. + +45 + + Mentre io tardava quivi, ecco venire + duo cavallier ch'avean per guida un nano, + che la speranza aggiunsero al desire; + ma ben fu la speranza e il desir vano. + Ambi erano guerrier di sommo ardire: + era Gradasso l'un, re sericano; + era l'altro Ruggier, giovene forte, + pregiato assai ne l'africana corte. + +46 + + — Vengon (mi disse il nano) per far pruova + di lor virtù col sir di quel castello, + che per via strana, inusitata e nuova + cavalca armato il quadrupede augello. — + — Deh, signor (diss'io lor), pietà vi muova + del duro caso mio spietato e fello! + Quando, come ho speranza, voi vinciate, + vi prego la mia donna mi rendiate. — + +47 + + E come mi fu tolta lor narrai, + con lacrime affermando il dolor mio. + Quei, lor mercé, mi proferiro assai, + e giù calaro il poggio alpestre e rio. + Di lontan la battaglia io riguardai, + pregando per la lor vittoria Dio. + Era sotto il castel tanto di piano, + quanto in due volte si può trar con mano. + +48 + + Poi che fur giunti a piè de l'alta rocca, + l'uno e l'altro volea combatter prima; + pur a Gradasso, o fosse sorte, tocca, + o pur che non ne fe' Ruggier più stima. + Quel Serican si pone il corno a bocca: + rimbomba il sasso e la fortezza in cima. + Ecco apparire il cavalliero armato + fuor de la porta, e sul cavallo alato. + +49 + + Cominciò a poco a poco indi a levarse, + come suol far la peregrina grue, + che corre prima, e poi vediamo alzarse + alla terra vicina un braccio o due; + e quando tutte sono all'aria sparse, + velocissime mostra l'ale sue. + Sì ad alto il negromante batte l'ale, + ch'a tanta altezza a pena aquila sale. + +50 + + Quando gli parve poi, volse il destriero, + che chiuse i vanni e venne a terra a piombo, + come casca dal ciel falcon maniero + che levar veggia l'anitra o il colombo. + Con la lancia arrestata il cavalliero + l'aria fendendo vien d'orribil rombo. + Gradasso a pena del calar s'avede, + che se lo sente addosso e che lo fiede. + +51 + + Sopra Gradasso il mago l'asta roppe; + ferì Gradasso il vento e l'aria vana: + per questo il volator non interroppe + il batter l'ale, e quindi s'allontana. + Il grave scontro fa chinar le groppe + sul verde prato alla gagliarda alfana. + Gradasso avea una alfana, la più bella + e la miglior che mai portasse sella. + +52 + + Sin alle stelle il volator trascorse; + indi girossi e tornò in fretta al basso, + e percosse Ruggier che non s'accorse, + Ruggier che tutto intento era a Gradasso. + Ruggier del grave colpo si distorse, + e 'l suo destrier più rinculò d'un passo; + e quando si voltò per lui ferire, + da sé lontano il vide al ciel salire. + +53 + + Or su Gradasso, or su Ruggier percote + ne la fronte, nel petto e ne la schiena, + e le botte di quei lascia ognor vote, + perché è sì presto, che si vede a pena. + Girando va con spaziose rote, + e quando all'uno accenna, all'altro mena: + all'uno e all'altro sì gli occhi abbarbaglia, + che non ponno veder donde gli assaglia. + +54 + + Fra duo guerrieri in terra ed uno in cielo + la battaglia durò sino a quella ora, + che spiegando pel mondo oscuro velo, + tutte le belle cose discolora. + Fu quel ch'io dico, e non v'aggiungo un pelo: + io 'l vidi, i' 'l so: né m'assicuro ancora + di dirlo altrui; che questa maraviglia + al falso più ch'al ver si rassimiglia. + +55 + + D'un bel drappo di seta avea coperto + lo scudo in braccio il cavallier celeste. + Come avesse, non so, tanto sofferto + di tenerlo nascosto in quella veste; + ch'immantinente che lo mostra aperto, + forza è, ch'il mira, abbarbagliato reste, + e cada come corpo morto cade, + e venga al negromante in potestade. + +56 + + Splende lo scudo a guisa di piropo, + e luce altra non è tanto lucente. + Cadere in terra allo splendor fu d'uopo + con gli occhi abbacinati, e senza mente. + Perdei da lungi anch'io li sensi, e dopo + gran spazio mi riebbi finalmente; + né più i guerrier né più vidi quel nano, + ma vòto il campo, e scuro il monte e il piano. + +57 + + Pensai per questo che l'incantatore + avesse amendui colti a un tratto insieme, + e tolto per virtù de lo splendore + la libertade a loro, e a me la speme. + Così a quel loco, che chiudea il mio core, + dissi, partendo, le parole estreme. + Or giudicate s'altra pena ria, + che causi Amor, può pareggiar la mia. — + +58 + + Ritornò il cavallier nel primo duolo, + fatta che n'ebbe la cagion palese. + Questo era il conte Pinabel, figliuolo + d'Anselmo d'Altaripa, maganzese; + che tra sua gente scelerata, solo + leale esser non volse né cortese, + ma ne li vizi abominandi e brutti + non pur gli altri adeguò, ma passò tutti. + +59 + + La bella donna con diverso aspetto + stette ascoltando il Maganzese cheta; + che come prima di Ruggier fu detto, + nel viso si mostrò più che mai lieta: + ma quando sentì poi ch'era in distretto, + turbossi tutta d'amorosa pieta; + né per una o due volte contentosse + che ritornato a replicar le fosse. + +60 + + E poi ch'al fin le parve esserne chiara, + gli disse: — Cavallier, datti riposo, + che ben può la mia giunta esserti cara, + parerti questo giorno aventuroso. + Andiam pur tosto a quella stanza avara, + che sì ricco tesor ci tiene ascoso; + né spesa sarà invan questa fatica, + se fortuna non m'è troppo nemica. — + +61 + + Rispose il cavallier: — Tu vòi ch'io passi + di nuovo i monti, e mostriti la via? + A me molto non è perdere i passi, + perduta avendo ogni altra cosa mia; + ma tu per balze e ruinosi sassi + cerchi entrar in pregione; e così sia. + Non hai di che dolerti di me, poi + ch'io tel predico, e tu pur gir vi vòi. — + +62 + + Così dice egli, e torna al suo destriero, + e di quella animosa si fa guida, + che si mette a periglio per Ruggiero, + che la pigli quel mago o che la ancida. + In questo, ecco alle spalle il messaggero, + ch': — Aspetta, aspetta! — a tutta voce grida, + il messagger da chi il Circasso intese + che costei fu ch'all'erba lo distese. + +63 + + A Bradamante il messagger novella + di Mompolier e di Narbona porta, + ch'alzato gli stendardi di Castella + avean, con tutto il lito d'Acquamorta; + e che Marsilia, non v'essendo quella + che la dovea guardar, mal si conforta, + e consiglio e soccorso le domanda + per questo messo, e se le raccomanda. + +64 + + Questa cittade, e intorno a molte miglia + ciò che fra Varo e Rodano al mar siede, + avea l'imperator dato alla figlia + del duca Amon, in ch'avea speme e fede; + però che 'l suo valor con maraviglia + riguardar suol, quando armeggiar la vede. + Or, com'io dico, a domandar aiuto + quel messo da Marsilia era venuto. + +65 + + Tra sì e no la giovane suspesa, + di voler ritornar dubita un poco: + quinci l'onore e il debito le pesa, + quindi l'incalza l'amoroso foco. + Fermasi al fin di seguitar l'impresa, + e trar Ruggier de l'incantato loco; + e quando sua virtù non possa tanto, + almen restargli prigioniera a canto. + +66 + + E fece iscusa tal, che quel messaggio + parve contento rimanere e cheto. + Indi girò la briglia al suo viaggio, + con Pinabel che non ne parve lieto; + che seppe esser costei di quel lignaggio + che tanto ha in odio in publico e in secreto: + e già s'avisa le future angosce, + se lui per maganzese ella conosce. + +67 + + Tra casa di Maganza e di Chiarmonte + era odio antico e inimicizia intensa; + e più volte s'avean rotta la fronte, + e sparso di lor sangue copia immensa: + e però nel suo cor l'iniquo conte + tradir l'incauta giovane si pensa; + o, come prima commodo gli accada, + lasciarla sola, e trovar altra strada. + +68 + + E tanto gli occupò la fantasia + il nativo odio, il dubbio e la paura, + ch'inavedutamente uscì di via: + e ritrovossi in una selva oscura, + che nel mezzo avea un monte che finia + la nuda cima in una pietra dura; + e la figlia del duca di Dordona + gli è sempre dietro, e mai non l'abandona. + +69 + + Come si vide il Maganzese al bosco, + pensò tôrsi la donna da le spalle. + Disse: — Prima che 'l ciel torni più fosco, + verso un albergo è meglio farsi il calle. + Oltra quel monte, s'io lo riconosco, + siede un ricco castel giù ne la valle. + Tu qui m'aspetta; che dal nudo scoglio + certificar con gli occhi me ne voglio. — + +70 + + Così dicendo, alla cima superna + del solitario monte il destrier caccia, + mirando pur s'alcuna via discerna, + come lei possa tor da la sua traccia. + Ecco nel sasso truova una caverna, + che si profonda più di trenta braccia. + Tagliato a picchi ed a scarpelli il sasso + scende giù al dritto, ed ha una porta al basso. + +71 + + Nel fondo avea una porta ampla e capace, + ch'in maggior stanza largo adito dava; + e fuor n'uscìa splendor, come di face + ch'ardesse in mezzo alla montana cava. + Mentre quivi il fellon suspeso tace, + la donna, che da lungi il seguitava + (perché perderne l'orme si temea), + alla spelonca gli sopragiungea. + +72 + + Poi che si vide il traditore uscire, + quel ch'avea prima disegnato, invano, + o da sé torla, o di farla morire, + nuovo argumento imaginossi e strano. + Le si fe' incontra, e su la fe' salire + là dove il monte era forato e vano; + e le disse ch'avea visto nel fondo + una donzella di viso giocondo. + +73 + + Ch'a' bei sembianti ed alla ricca vesta + esser parea di non ignobil grado; + ma quanto più potea turbata e mesta, + mostrava esservi chiusa suo mal grado: + e per saper la condizion di questa, + ch'avea già cominciato a entrar nel guado; + e ch'era uscito de l'interna grotta + un che dentro a furor l'avea ridotta. + +74 + + Bradamante, che come era animosa, + così mal cauta, a Pinabel diè fede; + e d'aiutar la donna, disiosa, + si pensa come por colà giù il piede. + Ecco d'un olmo alla cima frondosa + volgendo gli occhi, un lungo ramo vede; + e con la spada quel subito tronca, + e lo declina giù ne la spelonca. + +75 + + Dove è tagliato, in man lo raccomanda + a Pinabello, e poscia a quel s'apprende: + prima giù i piedi ne la tana manda, + e su le braccia tutta si suspende. + Sorride Pinabello, e le domanda + come ella salti; e le man apre e stende, + dicendole: — Qui fosser teco insieme + tutti li tuoi, ch'io ne spegnessi il seme! — + +76 + + Non come volse Pinabello avvenne + de l'innocente giovane la sorte; + perché, giù diroccando a ferir venne + prima nel fondo il ramo saldo e forte. + Ben si spezzò, ma tanto la sostenne, + che 'l suo favor la liberò da morte. + Giacque stordita la donzella alquanto, + come io vi seguirò ne l'altro canto. + + + + +CANTO TERZO + + +1 + + Chi mi darà la voce e le parole + convenienti a sì nobil suggetto? + chi l'ale al verso presterà, che vole + tanto ch'arrivi all'alto mio concetto? + Molto maggior di quel furor che suole, + ben or convien che mi riscaldi il petto; + che questa parte al mio signor si debbe, + che canta gli avi onde l'origin ebbe: + +2 + + di cui fra tutti li signori illustri, + dal ciel sortiti a governar la terra, + non vedi, o Febo, che 'l gran mondo lustri, + più gloriosa stirpe o in pace o in guerra; + né che sua nobiltade abbia più lustri + servata, e servarà (s'in me non erra + quel profetico lume che m'ispiri) + fin che d'intorno al polo il ciel s'aggiri. + +3 + + E volendone a pien dicer gli onori, + bisogna non la mia, ma quella cetra + con che tu dopo i gigantei furori + rendesti grazia al regnator dell'etra. + S'istrumenti avrò mai da te migliori, + atti a sculpire in così degna pietra, + in queste belle imagini disegno + porre ogni mia fatica, ogni mio ingegno. + +4 + + Levando intanto queste prime rudi + scaglie n'andrò con lo scarpello inetto: + forse ch'ancor con più solerti studi + poi ridurrò questo lavor perfetto. + Ma ritorniano a quello, a cui né scudi + potran né usberghi assicurare il petto: + parlo di Pinabello di Maganza, + che d'uccider la donna ebbe speranza. + +5 + + Il traditor pensò che la donzella + fosse ne l'alto precipizio morta; + e con pallida faccia lasciò quella + trista e per lui contaminata porta, + e tornò presto a rimontar in sella: + e come quel ch'avea l'anima torta, + per giunger colpa a colpa e fallo a fallo, + di Bradamante ne menò il cavallo. + +6 + + Lasciàn costui, che mentre all'altrui vita + ordisce inganno, il suo morir procura; + e torniamo alla donna che, tradita, + quasi ebbe a un tempo e morte e sepoltura. + Poi ch'ella si levò tutta stordita, + ch'avea percosso in su la pietra dura, + dentro la porta andò, ch'adito dava + ne la seconda assai più larga cava. + +7 + + La stanza, quadra e spaziosa, pare + una devota e venerabil chiesa, + che su colonne alabastrine e rare + con bella architettura era suspesa. + Surgea nel mezzo un ben locato altare, + ch'avea dinanzi una lampada accesa; + e quella di splendente e chiaro foco + rendea gran lume all'uno e all'altro loco. + +8 + + Di devota umiltà la donna tocca, + come si vide in loco sacro e pio, + incominciò col core e con la bocca, + inginocchiata, a mandar prieghi a Dio. + Un picciol uscio intanto stride e crocca, + ch'era all'incontro, onde una donna uscìo + discinta e scalza, e sciolte avea le chiome, + che la donzella salutò per nome. + +9 + + E disse: — O generosa Bradamante, + non giunta qui senza voler divino, + di te più giorni m'ha predetto inante + il profetico spirto di Merlino, + che visitar le sue reliquie sante + dovevi per insolito camino: + e qui son stata acciò ch'io ti riveli + quel c'han di te già statuito i cieli. + +10 + + Questa è l'antiqua e memorabil grotta + ch'edificò Merlino, il savio mago + che forse ricordare odi talotta, + dove ingannollo la Donna del Lago. + Il sepolcro è qui giù, dove corrotta + giace la carne sua; dove egli, vago + di sodisfare a lei, che glil suase, + vivo corcossi, e morto ci rimase. + +11 + + Col corpo morto il vivo spirto alberga, + sin ch'oda il suon de l'angelica tromba + che dal ciel lo bandisca o che ve l'erga, + secondo che sarà corvo o colomba. + Vive la voce; e come chiara emerga, + udir potrai dalla marmorea tomba, + che le passate e le future cose + a chi gli domandò, sempre rispose. + +12 + + Più giorni son ch'in questo cimiterio + venni di remotissimo paese, + perché circa il mio studio alto misterio + mi facesse Merlin meglio palese: + e perché ebbi vederti desiderio, + poi ci son stata oltre il disegno un mese; + che Merlin, che 'l ver sempre mi predisse, + termine al venir tuo questo dì fisse. — + +13 + + Stassi d'Amon la sbigottita figlia + tacita e fissa al ragionar di questa; + ed ha sì pieno il cor di maraviglia, + che non sa s'ella dorme o s'ella è desta: + e con rimesse e vergognose ciglia + (come quella che tutta era modesta) + rispose: — Di che merito son io, + ch'antiveggian profeti il venir mio? — + +14 + + E lieta de l'insolita avventura, + dietro alla Maga subito fu mossa, + che la condusse a quella sepoltura + che chiudea di Merlin l'anima e l'ossa. + Era quell'arca d'una pietra dura, + lucida e tersa, e come fiamma rossa; + tal ch'alla stanza, ben che di sol priva, + dava splendore il lume che n'usciva. + +15 + + O che natura sia d'alcuni marmi + che muovin l'ombre a guisa di facelle, + o forza pur di suffumigi e carmi + e segni impressi all'osservate stelle + (come più questo verisimil parmi), + discopria lo splendor più cose belle + e di scoltura e di color, ch'intorno + il venerabil luogo aveano adorno. + +16 + + A pena ha Bradamante da la soglia + levato il piè ne la secreta cella, + che 'l vivo spirto da la morta spoglia + con chiarissima voce le favella: + — Favorisca Fortuna ogni tua voglia, + o casta e nobilissima donzella, + del cui ventre uscirà il seme fecondo + che onorar deve Italia e tutto il mondo. + +17 + + L'antiquo sangue che venne da Troia, + per li duo miglior rivi in te commisto, + produrrà l'ornamento, il fior, la gioia + d'ogni lignaggio ch'abbia il sol mai visto + tra l'Indo e 'l Tago e 'l Nilo e la Danoia, + tra quanto è 'n mezzo Antartico e Calisto. + Ne la progenie tua con sommi onori + saran marchesi, duci e imperatori. + +18 + + I capitani e i cavallier robusti + quindi usciran, che col ferro e col senno + ricuperar tutti gli onor vetusti + de l'arme invitte alla sua Italia denno. + Quindi terran lo scettro i signor giusti, + che, come il savio Augusto e Numa fenno, + sotto il benigno e buon governo loro + ritorneran la prima età de l'oro. + +19 + + Acciò dunque il voler del ciel si metta + in effetto per te, che di Ruggiero + t'ha per moglier fin da principio eletta, + segue animosamente il tuo sentiero; + che cosa non sarà che s'intrometta + da poterti turbar questo pensiero, + sì che non mandi al primo assalto in terra + quel rio ladron ch'ogni tuo ben ti serra. — + +20 + + Tacque Merlino avendo così detto, + ed agio all'opre de la Maga diede, + ch'a Bradamante dimostrar l'aspetto + si preparava di ciascun suo erede. + Avea di spirti un gran numero eletto, + non so se da l'Inferno o da qual sede, + e tutti quelli in un luogo raccolti + sotto abiti diversi e vari volti. + +21 + + Poi la donzella a sé richiama in chiesa, + là dove prima avea tirato un cerchio + che la potea capir tutta distesa, + ed avea un palmo ancora di superchio. + E perché da li spirti non sia offesa, + le fa d'un gran pentacolo coperchio; + e le dice che taccia e stia a mirarla: + poi scioglie il libro, e coi demoni parla. + +22 + + Eccovi fuor de la prima spelonca, + che gente intorno al sacro cerchio ingrossa; + ma, come vuole entrar, la via l'è tronca, + come lo cinga intorno muro e fossa. + In quella stanza, ove la bella conca + in sé chiudea del gran profeta l'ossa, + entravan l'ombre, poi ch'avean tre volte + fatto d'intorno lor debite volte. + +23 + + — Se i nomi e i gesti di ciascun vo' dirti + (dicea l'incantatrice a Bradamante), + di questi ch'or per gl'incantati spirti, + prima che nati sien, ci sono avante, + non so veder quando abbia da espedirti; + che non basta una notte a cose tante: + sì ch'io te ne verrò scegliendo alcuno, + secondo il tempo, e che sarà oportuno. + +24 + + Vedi quel primo che ti rassimiglia + ne' bei sembianti e nel giocondo aspetto: + capo in Italia fia di tua famiglia, + del seme di Ruggiero in te concetto. + Veder del sangue di Pontier vermiglia + per mano di costui la terra aspetto, + e vendicato il tradimento e il torto + contra quei che gli avranno il padre morto. + +25 + + Per opra di costui sarà deserto + il re de' Longobardi Desiderio: + d'Este e di Calaon per questo merto + il bel dominio avrà dal sommo Imperio. + Quel che gli è dietro, è il tuo nipote Uberto, + onor de l'arme e del paese esperio: + per costui contra Barbari difesa + più d'una volta fia la santa Chiesa. + +26 + + Vedi qui Alberto, invitto capitano + ch'ornerà di trofei tanti delubri: + Ugo il figlio è con lui, che di Milano + farà l'acquisto, e spiegherà i colubri. + Azzo è quell'altro, a cui resterà in mano + dopo il fratello, il regno degli Insubri. + Ecco Albertazzo, il cui savio consiglio + torrà d'Italia Beringario e il figlio; + +27 + + e sarà degno a cui Cesare Otone + Alda sua figlia, in matrimonio aggiunga. + Vedi un altro Ugo: oh bella successione, + che dal patrio valor non si dislunga! + Costui sarà, che per giusta cagione + ai superbi Roman l'orgoglio emunga, + che 'l terzo Otone e il pontefice tolga + de le man loro, e 'l grave assedio sciolga. + +28 + + Vedi Folco, che par ch'al suo germano, + ciò che in Italia avea, tutto abbi dato, + e vada a possedere indi lontano + in mezzo agli Alamanni un gran ducato; + e dia alla casa di Sansogna mano, + che caduta sarà tutta da un lato; + e per la linea de la madre, erede, + con la progenie sua la terrà in piede. + +29 + + Questo ch'or a nui viene è il secondo Azzo, + di cortesia più che di guerre amico, + tra dui figli, Bertoldo ed Albertazzo. + Vinto da l'un sarà il secondo Enrico, + e del sangue tedesco orribil guazzo + Parma vedrà per tutto il campo aprico: + de l'altro la contessa gloriosa, + saggia e casta Matilde, sarà sposa. + +30 + + Virtù il farà di tal connubio degno; + ch'a quella età non poca laude estimo + quasi di mezza Italia in dote il regno, + e la nipote aver d'Enrico primo. + Ecco di quel Bertoldo il caro pegno, + Rinaldo tuo, ch'avrà l'onor opimo + d'aver la Chiesa de le man riscossa + de l'empio Federico Barbarossa. + +31 + + Ecco un altro Azzo, ed è quel che Verona + avrà in poter col suo bel tenitorio; + e sarà detto marchese d'Ancona + dal quarto Otone e dal secondo Onorio. + Lungo sarà s'io mostro ogni persona + del sangue tuo, ch'avrà del consistorio + il confalone, e s'io narro ogni impresa + vinta da lor per la romana Chiesa. + +32 + + Obizzo vedi e Folco, altri Azzi, altri Ughi, + ambi gli Enrichi, il figlio al padre a canto; + duo Guelfi, di quai l'uno Umbria soggiughi, + e vesta di Spoleti il ducal manto. + Ecco che 'l sangue e le gran piaghe asciughi + d'Italia afflitta, e volga in riso il pianto: + di costui parlo (e mostrolle Azzo quinto) + onde Ezellin fia rotto, preso, estinto. + +33 + + Ezellino, immanissimo tiranno, + che fia creduto figlio del demonio, + farà, troncando i sudditi, tal danno, + e distruggendo il bel paese ausonio, + che pietosi apo lui stati saranno + Mario, Silla, Neron, Caio ed Antonio. + E Federico imperator secondo + fia per questo Azzo rotto e messo al fondo. + +34 + + Terrà costui con più felice scettro + la bella terra che siede sul fiume, + dove chiamò con lacrimoso plettro + Febo il figliuol ch'avea mal retto il lume, + quando fu pianto il fabuloso elettro, + e Cigno si vestì di bianche piume; + e questa di mille oblighi mercede + gli donerà l'Apostolica sede. + +35 + + Dove lascio il fratel Aldrobandino? + che per dar al pontefice soccorso + contra Oton quarto e il campo ghibellino + che sarà presso al Campidoglio corso, + ed avrà preso ogni luogo vicino, + e posto agli Umbri e alli Piceni il morso; + né potendo prestargli aiuto senza + molto tesor, ne chiederà a Fiorenza; + +36 + + e non avendo gioie o miglior pegni, + per sicurtà daralle il frate in mano. + Spiegherà i suoi vittoriosi segni, + e romperà l'esercito germano; + in seggio riporrà la Chiesa, e degni + darà supplici ai conti di Celano; + ed al servizio del sommo Pastore + finirà gli anni suoi nel più bel fiore. + +37 + + Ed Azzo, il suo fratel, lascierà erede + del dominio d'Ancona e di Pisauro, + d'ogni città che da Troento siede + tra il mare e l'Apennin fin all'Isauro, + e di grandezza d'animo e di fede, + e di virtù, miglior che gemme ed auro: + che dona e tolle ogn'altro ben Fortuna; + sol in virtù non ha possanza alcuna. + +38 + + Vedi Rinaldo, in cui non minor raggio + splenderà di valor, pur che non sia + a tanta esaltazion del bel lignaggio + Morte o Fortuna invidiosa e ria. + Udirne il duol fin qui da Napoli aggio, + dove del padre allor statico fia. + Or Obizzo ne vien, che giovinetto + dopo l'avo sarà principe eletto. + +39 + + Al bel dominio accrescerà costui + Reggio giocondo, e Modona feroce. + Tal sarà il suo valor, che signor lui + domanderanno i populi a una voce. + Vedi Azzo sesto, un de' figliuoli sui, + confalonier de la cristiana croce: + avrà il ducato d'Andria con la figlia + del secondo re Carlo di Siciglia. + +40 + + Vedi in un bello ed amichevol groppo + de li principi illustri l'eccellenza: + Obizzo, Aldrobandin, Nicolò zoppo, + Alberto, d'amor pieno e di clemenza. + Io tacerò, per non tenerti troppo, + come al bel regno aggiungeran Favenza, + e con maggior fermezza Adria, che valse + da sé nomar l'indomite acque salse; + +41 + + come la terra, il cui produr di rose + le diè piacevol nome in greche voci, + e la città ch'in mezzo alle piscose + paludi, del Po teme ambe le foci, + dove abitan le genti disiose + che 'l mar si turbi e sieno i venti atroci. + Taccio d'Argenta, di Lugo e di mille + altre castella e populose ville. + +42 + + Ve' Nicolò, che tenero fanciullo + il popul crea signor de la sua terra, + e di Tideo fa il pensier vano e nullo, + che contra lui le civil arme afferra. + Sarà di questo il pueril trastullo + sudar nel ferro e travagliarsi in guerra; + e da lo studio del tempo primiero + il fior riuscirà d'ogni guerriero. + +43 + + Farà de' suoi ribelli uscire a voto + ogni disegno, e lor tornare in danno; + ed ogni stratagema avrà sì noto, + che sarà duro il poter fargli inganno. + Tardi di questo s'avedrà il terzo Oto, + e di Reggio e di Parma aspro tiranno, + che da costui spogliato a un tempo fia + e del dominio e de la vita ria. + +44 + + Avrà il bel regno poi sempre augumento + senza torcer mai piè dal camin dritto; + né ad alcuno farà mai nocumento, + da cui prima non sia d'ingiuria afflitto: + ed è per questo il gran Motor contento + che non gli sia alcun termine prescritto: + ma duri prosperando in meglio sempre, + fin che si volga il ciel ne le sue tempre. + +45 + + Vedi Leonello, e vedi il primo duce, + fama de la sua età, l'inclito Borso, + che siede in pace, e più trionfo adduce + di quanti in altrui terre abbino corso. + Chiuderà Marte ove non veggia luce, + e stringerà al Furor le mani al dorso. + Di questo signor splendido ogni intento + sarà che 'l popul suo viva contento. + +46 + + Ercole or vien, ch'al suo vicin rinfaccia, + col piè mezzo arso e con quei debol passi, + come a Budrio col petto e con la faccia + il campo volto in fuga gli fermassi; + non perché in premio poi guerra gli faccia, + né, per cacciarlo, fin nel Barco passi. + Questo è il signor, di cui non so esplicarme + se fia maggior la gloria o in pace o in arme. + +47 + + Terran Pugliesi, Calabri e Lucani + de' gesti di costui lunga memoria, + là dove avrà dal Re de' Catalani + di pugna singular la prima gloria; + e nome tra gl'invitti capitani + s'acquisterà con più d'una vittoria: + avrà per sua virtù la signoria, + più di trenta anni a lui debita pria. + +48 + + E quanto più aver obligo si possa + a principe, sua terra avrà a costui; + non perché fia de le paludi mossa + tra campi fertilissimi da lui; + non perché la farà con muro e fossa + meglio capace a' cittadini sui, + e l'ornarà di templi e di palagi, + di piazze, di teatri e di mille agi; + +49 + + non perché dagli artigli de l'audace + aligero Leon terrà difesa; + non perché, quando la gallica face + per tutto avrà la bella Italia accesa, + si starà sola col suo stato in pace, + e dal timore e dai tributi illesa: + non sì per questi ed altri benefici + saran sue genti ad Ercol debitrici: + +50 + + quanto che darà lor l'inclita prole, + il giusto Alfonso e Ippolito benigno, + che saran quai l'antiqua fama suole + narrar de' figli del Tindareo cigno, + ch'alternamente si privan del sole + per trar l'un l'altro de l'aer maligno. + Sarà ciascuno d'essi e pronto e forte + l'altro salvar con sua perpetua morte. + +51 + + Il grande amor di questa bella coppia + renderà il popul suo via più sicuro, + che se, per opra di Vulcan, di doppia + cinta di ferro avesse intorno il muro. + Alfonso è quel che col saper accoppia + sì la bontà, ch'al secolo futuro + la gente crederà che sia dal cielo + tornata Astrea dove può il caldo e il gielo. + +52 + + A grande uopo gli fia l'esser prudente, + e di valore assimigliarsi al padre; + che si ritroverà, con poca gente, + da un lato aver le veneziane squadre, + colei dall'altro, che più giustamente + non so se devrà dir matrigna o madre; + ma se per madre, a lui poco più pia, + che Medea ai figli o Progne stata sia. + +53 + + E quante volte uscirà giorno o notte + col suo popul fedel fuor de la terra, + tante sconfitte e memorabil rotte + darà a' nimici o per acqua o per terra. + Le genti di Romagna mal condotte, + contra i vicini e lor già amici, in guerra, + se n'avedranno, insanguinando il suolo + che serra il Po, Santerno e Zanniolo. + +54 + + Nei medesmi confini anco saprallo + del gran Pastore il mercenario Ispano, + che gli avrà dopo con poco intervallo + la Bastìa tolta, e morto il castellano, + quando l'avrà già preso; e per tal fallo + non fia, dal minor fante al capitano, + che del racquisto e del presidio ucciso + a Roma riportar possa l'aviso. + +55 + + Costui sarà, col senno e con la lancia, + ch'avrà l'onor, nei campi di Romagna, + d'aver dato all'esercito di Francia + la gran vittoria contra Iulio e Spagna. + Nuoteranno i destrier fin alla pancia + nel sangue uman per tutta la campagna; + ch'a sepelire il popul verrà manco + tedesco, ispano, greco, italo, e franco. + +56 + + Quel ch'in pontificale abito imprime + del purpureo capel la sacra chioma, + è il liberal, magnanimo, sublime, + gran cardinal de la Chiesa di Roma + Ippolito, ch'a prose, a versi, a rime + darà materia eterna in ogni idioma; + la cui fiorita età vuole il ciel iusto + ch'abbia un Maron, come un altro ebbe Augusto. + +57 + + Adornerà la sua progenie bella, + come orna il sol la machina del mondo + molto più de la luna e d'ogni stella; + ch'ogn'altro lume a lui sempre è secondo. + Costui con pochi a piedi e meno in sella + veggio uscir mesto, e poi tornar iocondo; + che quindici galee mena captive, + oltra mill'altri legni alle sue rive. + +58 + + Vedi poi l'uno e l'altro Sigismondo. + Vedi d'Alfonso i cinque figli cari, + alla cui fama ostar, che di sé il mondo + non empia, i monti non potran né i mari: + gener del re di Francia, Ercol secondo + è l'un; quest'altro (acciò tutti gl'impari) + Ippolito è, che non con minor raggio + che 'l zio, risplenderà nel suo lignaggio; + +59 + + Francesco, il terzo; Alfonsi gli altri dui + ambi son detti. Or, come io dissi prima, + s'ho da mostrarti ogni tuo ramo, il cui + valor la stirpe sua tanto sublima, + bisognerà che si rischiari e abbui + più volte prima il ciel, ch'io te li esprima: + e sarà tempo ormai, quando ti piaccia, + ch'io dia licenza all'ombre e ch'io mi taccia. — + +60 + + Così con voluntà de la donzella + la dotta incantatrice il libro chiuse. + Tutti gli spirti allora ne la cella + spariro in fretta, ove eran l'ossa chiuse. + Qui Bradamante, poi che la favella + le fu concessa usar, la bocca schiuse, + e domandò: — Chi son li dua sì tristi, + che tra Ippolito e Alfonso abbiamo visti? + +61 + + Veniano sospirando, e gli occhi bassi + parean tener d'ogni baldanza privi; + e gir lontan da loro io vedea i passi + dei frati sì, che ne pareano schivi. — + Parve ch'a tal domanda si cangiassi + la maga in viso, e fe' degli occhi rivi, + e gridò: — Ah sfortunati, a quanta pena + lungo istigar d'uomini rei vi mena! + +62 + + O bona prole, o degna d'Ercol buono, + non vinca il lor fallir vostra bontade: + di vostro sangue i miseri pur sono; + qui ceda la iustizia alla pietade. — + Indi soggiunse con più basso suono: + — Di ciò dirti più inanzi non accade. + Statti col dolce in bocca; e non ti doglia + ch'amareggiare al fin non te la voglia. + +63 + + Tosto che spunti in ciel la prima luce, + piglierai meco la più dritta via + ch'al lucente castel d'acciai' conduce, + dove Ruggier vive in altrui balìa. + Io tanto ti sarò compagna e duce, + che tu sia fuor de l'aspra selva ria: + t'insegnerò, poi che saren sul mare, + sì ben la via, che non potresti errare. — + +64 + + Quivi l'audace giovane rimase + tutta la notte, e gran pezzo ne spese + a parlar con Merlin, che le suase + rendersi tosto al suo Ruggier cortese. + Lasciò di poi le sotterranee case, + che di nuovo splendor l'aria s'accese, + per un camin gran spazio oscuro e cieco, + avendo la spirtal femmina seco. + +65 + + E riusciro in un burrone ascoso + tra monti inaccessibili alle genti; + e tutto 'l dì senza pigliar riposo + saliron balze e traversar torrenti. + E perché men l'andar fosse noioso, + di piacevoli e bei ragionamenti, + di quel che fu più conferir soave, + l'aspro camin facean parer men grave: + +66 + + di quali era però la maggior parte, + ch'a Bradamante vien la dotta maga + mostrando con che astuzia e con qual arte + proceder de', se di Ruggiero è vaga. + — Se tu fossi (dicea) Pallade o Marte, + e conducessi gente alla tua paga + più che non ha il re Carlo e il re Agramante, + non dureresti contra il negromante; + +67 + + che oltre che d'acciar murata sia + la rocca inespugnabile, e tant'alta; + oltre che 'l suo destrier si faccia via + per mezzo l'aria, ove galoppa e salta; + ha lo scudo mortal, che come pria + si scopre, il suo splendor sì gli occhi assalta, + la vista tolle, e tanto occupa i sensi, + che come morto rimaner conviensi. + +68 + + E se forse ti pensi che ti vaglia + combattendo tener serrati gli occhi, + come potrai saper ne la battaglia + quando ti schivi, o l'avversario tocchi? + Ma per fuggire il lume ch'abbarbaglia, + e gli altri incanti di colui far sciocchi, + ti mostrerò un rimedio, una via presta; + né altra in tutto 'l mondo è se non questa. + +69 + + Il re Agramante d'Africa uno annello, + che fu rubato in India a una regina, + ha dato a un suo baron detto Brunello, + che poche miglia inanzi ne camina; + di tal virtù, che chi nel dito ha quello, + contra il mal degl'incanti ha medicina. + Sa de furti e d'inganni Brunel, quanto + colui, che tien Ruggier, sappia d'incanto. + +70 + + Questo Brunel sì pratico e sì astuto, + come io ti dico, è dal suo re mandato + acciò che col suo ingegno e con l'aiuto + di questo annello, in tal cose provato, + di quella rocca dove è ritenuto, + traggia Ruggier, che così s'è vantato, + ed ha così promesso al suo signore, + a cui Ruggiero è più d'ogn'altro a core. + +71 + + Ma perché il tuo Ruggiero a te sol abbia, + e non al re Agramante, ad obligarsi + che tratto sia de l'incantata gabbia, + t'insegnerò il rimedio che de' usarsi. + Tu te n'andrai tre dì lungo la sabbia + del mar, ch'è oramai presso a dimostrarsi; + il terzo giorno in un albergo teco + arriverà costui c'ha l'annel seco. + +72 + + La sua statura, acciò tu lo conosca, + non è sei palmi, ed ha il capo ricciuto; + le chiome ha nere, ed ha la pelle fosca; + pallido il viso, oltre il dover barbuto; + gli occhi gonfiati e guardatura losca; + schiacciato il naso, e ne le ciglia irsuto: + l'abito, acciò ch'io lo dipinga intero, + è stretto e corto, e sembra di corriero. + +73 + + Con esso lui t'accaderà soggetto + di ragionar di quell'incanti strani: + mostra d'aver, come tu avra' in effetto, + disio che 'l mago sia teco alle mani; + ma non mostrar che ti sia stato detto + di quel suo annel che fa gl'incanti vani. + Egli t'offerirà mostrar la via + fin alla rocca e farti compagnia. + +74 + + Tu gli va dietro: e come t'avicini + a quella rocca sì ch'ella si scopra, + dàgli la morte; né pietà t'inchini + che tu non metta il mio consiglio in opra. + Né far ch'egli il pensier tuo s'indovini, + e ch'abbia tempo che l'annel lo copra; + perché ti spariria dagli occhi, tosto + ch'in bocca il sacro annel s'avesse posto. — + +75 + + Così parlando, giunsero sul mare, + dove presso a Bordea mette Garonna. + Quivi, non senza alquanto lagrimare, + si dipartì l'una da l'altra donna. + La figliuola d'Amon, che per slegare + di prigione il suo amante non assonna, + caminò tanto, che venne una sera + ad uno albergo, ove Brunel prim'era. + +76 + + Conosce ella Brunel come lo vede, + di cui la forma avea sculpita in mente: + onde ne viene, ove ne va, gli chiede; + quel le risponde, e d'ogni cosa mente. + La donna, già prevista, non gli cede + in dir menzogne, e simula ugualmente + e patria e stirpe e setta e nome e sesso; + e gli volta alle man pur gli occhi spesso. + +77 + + Gli va gli occhi alle man spesso voltando, + in dubbio sempre esser da lui rubata; + né lo lascia venir troppo accostando, + di sua condizion bene informata. + Stavano insieme in questa guisa, quando + l'orecchia da un rumor lor fu intruonata. + Poi vi dirò, Signor, che ne fu causa, + ch'avrò fatto al cantar debita pausa. + + + + +CANTO QUARTO + + +1 + + Quantunque il simular sia le più volte + ripreso, e dia di mala mente indici, + si trova pur in molte cose e molte + aver fatti evidenti benefici, + e danni e biasmi e morti aver già tolte; + che non conversiam sempre con gli amici + in questa assai più oscura che serena + vita mortal, tutta d'invidia piena. + +2 + + Se, dopo lunga prova, a gran fatica + trovar si può chi ti sia amico vero, + ed a chi senza alcun sospetto dica + e discoperto mostri il tuo pensiero; + che de' far di Ruggier la bella amica + con quel Brunel non puro e non sincero, + ma tutto simulato e tutto finto, + come la maga le l'avea dipinto? + +3 + + Simula anch'ella; e così far conviene + con esso lui di finzioni padre; + e, come io dissi, spesso ella gli tiene + gli occhi alle man, ch'eran rapaci e ladre. + Ecco all'orecchie un gran rumor lor viene. + Disse la donna: — O gloriosa Madre, + o Re del ciel, che cosa sarà questa? — + E dove era il rumor si trovò presta. + +4 + + E vede l'oste e tutta la famiglia, + e chi a finestre e chi fuor ne la via, + tener levati al ciel gli occhi e le ciglia, + come l'ecclisse o la cometa sia. + Vede la donna un'alta maraviglia, + che di leggier creduta non saria: + vede passar un gran destriero alato, + che porta in aria un cavalliero armato. + +5 + + Grandi eran l'ale e di color diverso, + e vi sedea nel mezzo un cavalliero, + di ferro armato luminoso e terso; + e vêr ponente avea dritto il sentiero. + Calossi, e fu tra le montagne immerso: + e, come dicea l'oste (e dicea il vero), + quel era un negromante, e facea spesso + quel varco, or più da lungi, or più da presso. + +6 + + Volando, talor s'alza ne le stelle, + e poi quasi talor la terra rade; + e ne porta con lui tutte le belle + donne che trova per quelle contrade: + talmente che le misere donzelle + ch'abbino o aver si credano beltade + (come affatto costui tutte le invole) + non escon fuor sì che le veggia il sole. + +7 + + — Egli sul Pireneo tiene un castello + (narrava l'oste) fatto per incanto, + tutto d'acciaio, e sì lucente e bello, + ch'altro al mondo non è mirabil tanto. + Già molti cavallier sono iti a quello, + e nessun del ritorno si dà vanto: + sì ch'io penso, signore, e temo forte, + o che sian presi, o sian condotti a morte. — + +8 + + La donna il tutto ascolta, e le ne giova, + credendo far, come farà per certo, + con l'annello mirabile tal prova, + che ne fia il mago e il suo castel deserto; + e dice a l'oste: — Or un de' tuoi mi trova, + che più di me sia del viaggio esperto; + ch'io non posso durar: tanto ho il cor vago + di far battaglia contro a questo mago. — + +9 + + — Non ti mancherà guida (le rispose + Brunello allora), e ne verrò teco io: + meco ho la strada in scritto, ed altre cose + che ti faran piacere il venir mio. — + Volse dir de l'annel; ma non l'espose, + né chiarì più, per non pagarne il fio. + — Grato mi fia (disse ella) il venir tuo; — + volendo dir ch'indi l'annel fia suo. + +10 + + Quel ch'era utile a dir disse; e quel tacque, + che nuocer le potea col Saracino. + Avea l'oste un destrier ch'a costei piacque, + ch'era buon da battaglia e da camino: + comperollo e partissi come nacque + del bel giorno seguente il matutino. + Prese la via per una stretta valle, + con Brunello ora inanzi, ora alle spalle. + +11 + + Di monte in monte e d'uno in altro bosco + giunsero ove l'altezza di Pirene + può dimostrar, se non è l'aer fosco, + e Francia e Spagna e due diverse arene, + come Apennin scopre il mar schiavo e il tosco + del giogo onde a Camaldoli si viene. + Quindi per aspro e faticoso calle + si discendea ne la profonda valle. + +12 + + Vi sorge in mezzo un sasso che la cima + d'un bel muro d'acciar tutta si fascia; + e quella tanto inverso il ciel sublima, + che quanto ha intorno, inferior si lascia. + Non faccia, chi non vola, andarvi stima; + che spesa indarno vi saria ogni ambascia. + Brunel disse: — Ecco dove prigionieri + il mago tien le donne e i cavallieri. — + +13 + + Da quattro canti era tagliato, e tale + che parea dritto a fil de la sinopia. + Da nessun lato né sentier né scale + v'eran, che di salir facesser copia: + e ben appar che d'animal ch'abbia ale + sia quella stanza nido e tana propia. + Quivi la donna esser conosce l'ora + di tor l'annello, e far che Brunel mora. + +14 + + Ma le par atto vile a insaguinarsi + d'un uom senza arme e di sì ignobil sorte; + che ben potrà posseditrice farsi + del ricco annello, e lui non porre a morte. + Brunel non avea mente a riguardarsi; + sì ch'ella il prese, e lo legò ben forte + ad uno abete ch'alta avea la cima: + ma di dito l'annel gli trasse prima. + +15 + + Né per lacrime, gemiti o lamenti + che facesse Brunel, lo volse sciorre. + Smontò de la montagna a passi lenti, + tanto che fu nel pian sotto la torre. + E perché alla battaglia s'appresenti + il negromante, al corno suo ricorre: + e dopo il suon, con minacciose grida + lo chiama al campo, ed alla pugna 'l sfida. + +16 + + Non stette molto a uscir fuor de la porta + l'incantator, ch'udì 'l suono e la voce. + L'alato corridor per l'aria il porta + contra costei, che sembra uomo feroce. + La donna da principio si conforta; + che vede che colui poco le nuoce: + non porta lancia né spada né mazza, + ch'a forar l'abbia o romper la corazza. + +17 + + Da la sinistra sol lo scudo avea, + tutto coperto di seta vermiglia; + ne la man destra un libro, onde facea + nascer, leggendo, l'alta maraviglia: + che la lancia talor correr parea, + e fatto avea a più d'un batter le ciglia; + talor parea ferir con mazza o stocco, + e lontano era, e non avea alcun tocco. + +18 + + Non è finto il destrier, ma naturale, + ch'una giumenta generò d'un Grifo: + simile al padre avea la piuma e l'ale, + li piedi anteriori, il capo e il grifo; + in tutte l'altre membra parea quale + era la madre, e chiamasi ippogrifo; + che nei monti Rifei vengon, ma rari, + molto di là dagli aghiacciati mari. + +19 + + Quivi per forza lo tirò d'incanto; + e poi che l'ebbe, ad altro non attese, + e con studio e fatica operò tanto, + ch'a sella e briglia il cavalcò in un mese: + così ch'in terra e in aria e in ogni canto + lo facea volteggiar senza contese. + Non finzion d'incanto, come il resto, + ma vero e natural si vedea questo. + +20 + + Del mago ogn'altra cosa era figmento, + che comparir facea pel rosso il giallo; + ma con la donna non fu di momento, + che per l'annel non può vedere in fallo. + Più colpi tuttavia diserra al vento, + e quinci e quindi spinge il suo cavallo; + e si dibatte e si travaglia tutta, + come era, inanzi che venisse, istrutta. + +21 + + E poi che esercitata si fu alquanto + sopra il destrier, smontar volse anco a piede, + per poter meglio al fin venir di quanto + la cauta maga istruzion le diede. + Il mago vien per far l'estremo incanto; + che del fatto ripar né sa né crede: + scuopre lo scudo, e certo si prosume + farla cader con l'incantato lume. + +22 + + Potea così scoprirlo al primo tratto, + senza tenere i cavallieri a bada; + ma gli piacea veder qualche bel tratto + di correr l'asta o di girar la spada: + come si vede ch'all'astuto gatto + scherzar col topo alcuna volta aggrada; + e poi che quel piacer gli viene a noia, + dargli di morso, e al fin voler che muoia. + +23 + + Dico che 'l mago al gatto, e gli altri al topo + s'assimigliar ne le battaglie dianzi; + ma non s'assimigliar già così, dopo + che con l'annel si fe' la donna inanzi. + Attenta e fissa stava a quel ch'era uopo, + acciò che nulla seco il mago avanzi; + e come vide che lo scudo aperse, + chiuse gli occhi, e lasciò quivi caderse. + +24 + + Non che il fulgor del lucido metallo, + come soleva agli altri, a lei nocesse; + ma così fece acciò che dal cavallo + contra sé il vano incantator scendesse: + né parte andò del suo disegno in fallo; + che tosto ch'ella il capo in terra messe, + accelerando il volator le penne, + con larghe ruote in terra a por si venne. + +25 + + Lascia all'arcion lo scudo, che già posto + avea ne la coperta, e a piè discende + verso la donna che, come reposto + lupo alla macchia il capriolo, attende. + Senza più indugio ella si leva tosto + che l'ha vicino, e ben stretto lo prende. + Avea lasciato quel misero in terra + il libro che facea tutta la guerra: + +26 + + e con una catena ne correa, + che solea portar cinta a simil uso; + perché non men legar colei credea, + che per adietro altri legare era uso. + La donna in terra posto già l'avea: + se quel non si difese, io ben l'escuso; + che troppo era la cosa differente + tra un debol vecchio e lei tanto possente. + +27 + + Disegnando levargli ella la testa, + alza la man vittoriosa in fretta; + ma poi che 'l viso mira, il colpo arresta, + quasi sdegnando sì bassa vendetta: + un venerabil vecchio in faccia mesta + vede esser quel ch'ella ha giunto alla stretta, + che mostra al viso crespo e al pelo bianco, + età di settanta anni o poco manco. + +28 + + — Tommi la vita, giovene, per Dio, — + dicea il vecchio pien d'ira e di dispetto; + ma quella a torla avea sì il cor restio, + come quel di lasciarla avria diletto. + La donna di sapere ebbe disio + chi fosse il negromante, ed a che effetto + edificasse in quel luogo selvaggio + la rocca, e faccia a tutto il mondo oltraggio. + +29 + + — Né per maligna intenzione, ahi lasso! + (disse piangendo il vecchio incantatore) + feci la bella rocca in cima al sasso, + né per avidità son rubatore; + ma per ritrar sol dall'estremo passo + un cavallier gentil, mi mosse amore, + che, come il ciel mi mostra, in tempo breve + morir cristiano a tradimento deve. + +30 + + Non vede il sol tra questo e il polo austrino + un giovene sì bello e sì prestante: + Ruggiero ha nome, il qual da piccolino + da me nutrito fu, ch'io sono Atlante. + Disio d'onore e suo fiero destino + l'han tratto in Francia dietro al re Agramante; + ed io, che l'amai sempre più che figlio, + lo cerco trar di Francia e di periglio. + +31 + + La bella rocca solo edificai + per tenervi Ruggier sicuramente, + che preso fu da me, come sperai + che fossi oggi tu preso similmente; + e donne e cavallier, che tu vedrai, + poi ci ho ridotti, ed altra nobil gente, + acciò che quando a voglia sua non esca, + avendo compagnia, men gli rincresca. + +32 + + Pur ch'uscir di là su non si domande, + d'ogn'altro gaudio lor cura mi tocca; + che quanto averne da tutte le bande + si può del mondo, è tutto in quella rocca: + suoni, canti, vestir, giuochi, vivande, + quanto può cor pensar, può chieder bocca. + Ben seminato avea, ben cogliea il frutto; + ma tu sei giunto a disturbarmi il tutto. + +33 + + Deh, se non hai del viso il cor men bello, + non impedir il mio consiglio onesto! + Piglia lo scudo (ch'io tel dono) e quello + destrier che va per l'aria così presto; + e non t'impacciar oltra nel castello, + o tranne uno o duo amici, e lascia il resto; + o tranne tutti gli altri, e più non chero, + se non che tu mi lasci il mio Ruggiero. + +34 + + E se disposto sei volermel torre, + deh, prima almen che tu 'l rimeni in Francia, + piacciati questa afflitta anima sciorre + de la sua scorza ormai putrida e rancia! — + Rispose la donzella: — Lui vo' porre + in libertà: tu, se sai, gracchia e ciancia; + né mi offerir di dar lo scudo in dono, + o quel destrier, che miei, non più tuoi sono: + +35 + + né s'anco stesse a te di torre e darli, + mi parrebbe che 'l cambio convenisse. + Tu di' che Ruggier tieni per vietarli + il male influsso di sue stelle fisse. + O che non puoi saperlo, o non schivarli, + sappiendol, ciò che 'l ciel di lui prescrisse: + ma se 'l mal tuo, c'hai sì vicin, non vedi, + peggio l'altrui c'ha da venir prevedi. + +36 + + Non pregar ch'io t'uccida, ch'i tuoi preghi + sariano indarno; e se pur vuoi la morte, + ancor che tutto il mondo dar la nieghi, + da sé la può aver sempre animo forte. + Ma pria che l'alma da la carne sleghi, + a tutti i tuoi prigioni apri le porte. — + Così dice la donna, e tuttavia + il mago preso incontra al sasso invia. + +37 + + Legato de la sua propria catena + andava Atlante, e la donzella appresso, + che così ancor se ne fidava a pena, + ben che in vista parea tutto rimesso. + Non molti passi dietro se la mena, + ch'a piè del monte han ritrovato il fesso, + e li scaglioni onde si monta in giro, + fin ch'alla porta del castel saliro. + +38 + + Di su la soglia Atlante un sasso tolle, + di caratteri e strani segni isculto. + Sotto, vasi vi son, che chiamano olle, + che fuman sempre, e dentro han foco occulto. + L'incantator le spezza; e a un tratto il colle + riman deserto, inospite ed inculto; + né muro appar né torre in alcun lato, + come se mai castel non vi sia stato. + +39 + + Sbrigossi de la donna il mago alora, + come fa spesso il tordo da la ragna; + e con lui sparve il suo castello a un'ora, + e lasciò in libertà quella compagna. + Le donne e i cavallier si trovar fuora + de le superbe stanze alla campagna: + e furon di lor molte a chi ne dolse; + che tal franchezza un gran piacer lor tolse. + +40 + + Quivi è Gradasso, quivi è Sacripante, + quivi è Prasildo, il nobil cavalliero + che con Rinaldo venne di Levante, + e seco Iroldo, il par d'amici vero. + Al fin trovò la bella Bradamante + quivi il desiderato suo Ruggiero, + che, poi che n'ebbe certa conoscenza, + le fe' buona e gratissima accoglienza; + +41 + + come a colei che più che gli occhi sui, + più che 'l suo cor, più che la propria vita + Ruggiero amò dal dì ch'essa per lui + si trasse l'elmo, onde ne fu ferita. + Lungo sarebbe a dir come, e da cui, + e quanto ne la selva aspra e romita + si cercar poi la notte e il giorno chiaro; + né, se non qui, mai più si ritrovaro. + +42 + + Or che quivi la vede, e sa ben ch'ella + è stata sola la sua redentrice, + di tanto gaudio ha pieno il cor, che appella + sé fortunato ed unico felice. + Scesero il monte, e dismontaro in quella + valle, ove fu la donna vincitrice, + e dove l'ippogrifo trovaro anco, + ch'avea lo scudo, ma coperto, al fianco. + +43 + + La donna va per prenderlo nel freno: + e quel l'aspetta fin che se gli accosta; + poi spiega l'ale per l'aer sereno, + e si ripon non lungi a mezza costa. + Ella lo segue: e quel né più né meno + si leva in aria, e non troppo si scosta; + come fa la cornacchia in secca arena, + che dietro il cane or qua or là si mena. + +44 + + Ruggier, Gradasso, Sacripante, e tutti + quei cavallier che scesi erano insieme, + chi di sù, chi di giù, si son ridutti + dove che torni il volatore han speme. + Quel, poi che gli altri invano ebbe condutti + più volte e sopra le cime supreme + e negli umidi fondi tra quei sassi, + presso a Ruggiero al fin ritenne i passi. + +45 + + E questa opera fu del vecchio Atlante, + di cui non cessa la pietosa voglia + di trar Rugier del gran periglio instante: + di ciò sol pensa e di ciò solo ha doglia. + Però gli manda or l'ippogrifo avante, + perché d'Europa con questa arte il toglia. + Ruggier lo piglia, e seco pensa trarlo; + ma quel s'arretra, e non vuol seguitarlo. + +46 + + Or di Frontin quel animoso smonta + (Frontino era nomato il suo destriero), + e sopra quel che va per l'aria monta, + e con li spron gli adizza il core altiero. + Quel corre alquanto, ed indi i piedi ponta, + e sale inverso il ciel, via più leggiero + che 'l girifalco, a cui lieva il capello + il mastro a tempo, e fa veder l'augello. + +47 + + La bella donna, che sì in alto vede + e con tanto periglio il suo Ruggiero, + resta attonita in modo, che non riede + per lungo spazio al sentimento vero. + Ciò che già inteso avea di Ganimede + ch'al ciel fu assunto dal paterno impero, + dubita assai che non accada a quello, + non men gentil di Ganimede e bello. + +48 + + Con gli occhi fissi al ciel lo segue quanto + basta il veder; ma poi che si dilegua + sì, che la vista non può correr tanto, + lascia che sempre l'animo lo segua. + Tuttavia con sospir, gemito e pianto + non ha, né vuol aver pace né triegua. + Poi che Ruggier di vista se le tolse, + al buon destrier Frontin gli occhi rivolse: + +49 + + e si deliberò di non lasciarlo, + che fosse in preda a chi venisse prima; + ma di condurlo seco e di poi darlo + al suo signor, ch'anco veder pur stima. + Poggia l'augel, né può Ruggier frenarlo: + di sotto rimaner vede ogni cima + ed abbassarsi in guisa, che non scorge + dove è piano il terren né dove sorge. + +50 + + Poi che sì ad alto vien, ch'un picciol punto + lo può stimar chi da la terra il mira, + prende la via verso ove cade a punto + il sol, quando col Granchio si raggira, + e per l'aria ne va come legno unto + a cui nel mar propizio vento spira. + Lasciamlo andar, che farà buon camino, + e torniamo a Rinaldo paladino. + +51 + + Rinaldo l'altro e l'altro giorno scorse, + spinto dal vento, un gran spazio di mare, + quando a ponente e quando contra l'Orse, + che notte e dì non cessa mai soffiare. + Sopra la Scozia ultimamente sorse, + dove la selva Calidonia appare, + che spesso fra gli antiqui ombrosi cerri + s'ode sonar di bellicosi ferri. + +52 + + Vanno per quella i cavallieri erranti, + incliti in arme, di tutta Bretagna, + e de' prossimi luoghi e de' distanti, + di Francia, di Norvegia e de Lamagna. + Chi non ha gran valor, non vada inanti; + che dove cerca onor, morte guadagna. + Gran cose in essa già fece Tristano, + Lancillotto, Galasso, Artù e Galvano, + +53 + + ed altri cavallieri e de la nuova + e de la vecchia Tavola famosi: + restano ancor di più d'una lor pruova + li monumenti e li trofei pomposi. + L'arme Rinaldo e il suo Baiardo truova, + e tosto si fa por nei liti ombrosi, + ed al nochier comanda che si spicche + e lo vada aspettar a Beroicche. + +54 + + Senza scudiero e senza compagnia + va il cavallier per quella selva immensa, + facendo or una ed or un'altra via, + dove più aver strane aventure pensa. + Capitò il primo giorno a una badia, + che buona parte del suo aver dispensa + in onorar nel suo cenobio adorno + le donne i cavallier che vanno attorno. + +55 + + Bella accoglienza i monachi e l'abbate + fero a Rinaldo, il qual domandò loro + (non prima già che con vivande grate + avesse avuto il ventre amplo ristoro) + come dai cavallier sien ritrovate + spesso aventure per quel tenitoro, + dove si possa in qualche fatto eggregio + l'uom dimostrar, se merta biasmo o pregio. + +56 + + Risposongli ch'errando in quelli boschi, + trovar potria strane aventure e molte: + ma come i luoghi, i fatti ancor son foschi; + che non se n'ha notizia le più volte. + — Cerca (diceano) andar dove conoschi + che l'opre tue non restino sepolte, + acciò dietro al periglio e alla fatica + segua la fama, e il debito ne dica. + +57 + + E se del tuo valor cerchi far prova, + t'è preparata la più degna impresa + che ne l'antiqua etade o ne la nova + giamai da cavallier sia stata presa. + La figlia del re nostro or si ritrova + bisognosa d'aiuto e di difesa + contra un baron che Lurcanio si chiama, + che tor le cerca e la vita e la fama. + +58 + + Questo Lurcanio al padre l'ha accusata + (forse per odio più che per ragione) + averla a mezza notte ritrovata + trarr'un suo amante a sé sopra un verrone. + Per le leggi del regno condannata + al foco fia, se non truova campione + che fra un mese, oggimai presso a finire, + l'iniquo accusator faccia mentire. + +59 + + L'aspra legge di Scozia, empia e severa, + vuol ch'ogni donna, e di ciascuna sorte, + ch'ad uomo si giunga, e non gli sia mogliera, + s'accusata ne viene, abbia la morte. + Né riparar si può ch'ella non pera, + quando per lei non venga un guerrier forte + che tolga la difesa, e che sostegna + che sia innocente e di morire indegna. + +60 + + Il re, dolente per Ginevra bella + (che così nominata è la sua figlia), + ha publicato per città e castella, + che s'alcun la difesa di lei piglia, + e che l'estingua la calunnia fella + (pur che sia nato di nobil famiglia), + l'avrà per moglie, ed uno stato, quale + fia convenevol dote a donna tale. + +61 + + Ma se fra un mese alcun per lei non viene, + o venendo non vince, sarà uccisa. + Simile impresa meglio ti conviene, + ch'andar pei boschi errando a questa guisa: + oltre ch'onor e fama te n'aviene + ch'in eterno da te non fia divisa, + guadagni il fior di quante belle donne + da l'Indo sono all'Atlantee colonne; + +62 + + e una ricchezza appresso, ed uno stato + che sempre far ti può viver contento; + e la grazia del re, se suscitato + per te gli fia il suo onor, che è quasi spento. + Poi per cavalleria tu se' ubligato + a vendicar di tanto tradimento + costei, che per commune opinione, + di vera pudicizia è un paragone. — + +63 + + Pensò Rinaldo alquanto, e poi rispose: + — Una donzella dunque dè' morire + perché lasciò sfogar ne l'amorose + sue braccia al suo amator tanto desire? + Sia maladetto chi tal legge pose, + e maladetto chi la può patire! + Debitamente muore una crudele, + non chi dà vita al suo amator fedele. + +64 + + Sia vero o falso che Ginevra tolto + s'abbia il suo amante, io non riguardo a questo: + d'averlo fatto la loderei molto, + quando non fosse stato manifesto. + Ho in sua difesa ogni pensier rivolto: + datemi pur un che mi guidi presto, + e dove sia l'accusator mi mene; + ch'io spero in Dio Ginevra trar di pene. + +65 + + Non vo' già dir ch'ella non l'abbia fatto; + che nol sappiendo, il falso dir potrei: + dirò ben che non de' per simil atto + punizion cadere alcuna in lei; + e dirò che fu ingiusto o che fu matto + chi fece prima gli statuti rei; + e come iniqui rivocar si denno, + e nuova legge far con miglior senno. + +66 + + S'un medesimo ardor, s'un disir pare + inchina e sforza l'uno e l'altro sesso + a quel suave fin d'amor, che pare + all'ignorante vulgo un grave eccesso; + perché si de' punir donna o biasmare, + che con uno o più d'uno abbia commesso + quel che l'uom fa con quante n'ha appetito, + e lodato ne va, non che impunito? + +67 + + Son fatti in questa legge disuguale + veramente alle donne espressi torti; + e spero in Dio mostrar che gli è gran male + che tanto lungamente si comporti. — + Rinaldo ebbe il consenso universale, + che fur gli antiqui ingiusti e male accorti, + che consentiro a così iniqua legge, + e mal fa il re, che può, né la corregge. + +68 + + Poi che la luce candida e vermiglia + de l'altro giorno aperse l'emispero, + Rinaldo l'arme e il suo Baiardo piglia, + e di quella badia tolle un scudiero, + che con lui viene a molte leghe e miglia, + sempre nel bosco orribilmente fiero, + verso la terra ove la lite nuova + de la donzella de' venir in pruova. + +69 + + Avean, cercando abbreviar camino, + lasciato pel sentier la maggior via; + quando un gran pianto udir sonar vicino, + che la foresta d'ogn'intorno empìa. + Baiardo spinse l'un, l'altro il ronzino + verso una valle, onde quel grido uscìa: + e fra dui mascalzoni una donzella + vider, che di lontan parea assai bella; + +70 + + ma lacrimosa e addolorata quanto + donna o donzella o mai persona fosse. + Le sono dui col ferro nudo a canto, + per farle far l'erbe di sangue rosse. + Ella con preghi differendo alquanto + giva il morir, sin che pietà si mosse. + Venne Rinaldo; e come se n'accorse, + con alti gridi e gran minacce accorse. + +71 + + Voltaro i malandrin tosto le spalle, + che 'l soccorso lontan vider venire, + e se appiattar ne la profonda valle. + Il paladin non li curò seguire: + venne a la donna, e qual gran colpa dàlle + tanta punizion, cerca d'udire; + e per tempo avanzar, fa allo scudiero + levarla in groppa, e torna al suo sentiero. + +72 + + E cavalcando poi meglio la guata + molto esser bella e di maniere accorte, + ancor che fosse tutta spaventata + per la paura ch'ebbe de la morte. + Poi ch'ella fu di nuovo domandata + chi l'avea tratta a sì infelice sorte, + incominciò con umil voce a dire + quel ch'io vo' all'altro canto differire. + + + + +CANTO QUINTO + + +1 + + Tutti gli altri animai che sono in terra, + o che vivon quieti e stanno in pace, + o se vengono a rissa e si fan guerra, + alla femina il maschio non la face: + l'orsa con l'orso al bosco sicura erra, + la leonessa appresso il leon giace; + col lupo vive la lupa sicura, + né la iuvenca ha del torel paura. + +2 + + Ch'abominevol peste, che Megera + è venuta a turbar gli umani petti? + che si sente il marito e la mogliera + sempre garrir d'ingiuriosi detti, + stracciar la faccia e far livida e nera, + bagnar di pianto i geniali letti; + e non di pianto sol, ma alcuna volta + di sangue gli ha bagnati l'ira stolta. + +3 + + Parmi non sol gran mal, ma che l'uom faccia + contra natura e sia di Dio ribello, + che s'induce a percuotere la faccia + di bella donna, o romperle un capello: + ma chi le dà veneno, o chi le caccia + l'alma del corpo con laccio o coltello, + ch'uomo sia quel non crederò in eterno, + ma in vista umana uno spirto de l'inferno. + +4 + + Cotali esser doveano i duo ladroni + che Rinaldo cacciò da la donzella, + da lor condotta in quei scuri valloni + perché non se n'udisse più novella. + Io lasciai ch'ella render le cagioni + s'apparechiava di sua sorte fella + al paladin, che le fu buono amico: + or, seguendo l'istoria, così dico. + +5 + + La donna incominciò: — Tu intenderai + la maggior crudeltade e la più espressa, + ch'in Tebe e in Argo o ch'in Micene mai, + o in loco più crudel fosse commessa. + E se rotando il sole i chiari rai, + qui men ch'all'altre region s'appressa, + credo ch'a noi malvolentieri arrivi, + perché veder sì crudel gente schivi. + +6 + + Ch'agli nemici gli uomini sien crudi, + in ogni età se n'è veduto esempio; + ma dar la morte a chi procuri e studi + il tuo ben sempre, è troppo ingiusto ed empio. + E acciò che meglio il vero io ti denudi, + perché costor volessero far scempio + degli anni verdi miei contra ragione, + ti dirò da principio ogni cagione. + +7 + + Voglio che sappi, signor mio, ch'essendo + tenera ancora, alli servigi venni + de la figlia del re, con cui crescendo, + buon luogo in corte ed onorato tenni. + Crudele Amore, al mio stato invidendo, + fe' che seguace, ahi lassa! gli divenni: + fe' d'ogni cavallier, d'ogni donzello + parermi il duca d'Albania più bello. + +8 + + Perché egli mostrò amarmi più che molto, + io ad amar lui con tutto il cor mi mossi. + Ben s'ode il ragionar, si vede il volto, + ma dentro il petto mal giudicar possi. + Credendo, amando, non cessai che tolto + l'ebbi nel letto, e non guardai ch'io fossi + di tutte le real camere in quella + che più secreta avea Ginevra bella; + +9 + + dove tenea le sue cose più care, + e dove le più volte ella dormia. + Si può di quella in s'un verrone entrare, + che fuor del muro al discoperto uscìa. + Io facea il mio amator quivi montare; + e la scala di corde onde salia + io stessa dal verron giù gli mandai + qual volta meco aver lo desiai: + +10 + + che tante volte ve lo fei venire, + quante Ginevra me ne diede l'agio, + che solea mutar letto, or per fuggire + il tempo ardente, or il brumal malvagio. + Non fu veduto d'alcun mai salire; + però che quella parte del palagio + risponde verso alcune case rotte, + dove nessun mai passa o giorno o notte. + +11 + + Continuò per molti giorni e mesi + tra noi secreto l'amoroso gioco: + sempre crebbe l'amore; e sì m'accesi, + che tutta dentro io mi sentia di foco: + e cieca ne fui sì, ch'io non compresi + ch'egli fingeva molto, e amava poco; + ancor che li suo' inganni discoperti + esser doveanmi a mille segni certi. + +12 + + Dopo alcun dì si mostrò nuovo amante + de la bella Ginevra. Io non so appunto + s'allora cominciasse, o pur inante + de l'amor mio, n'avesse il cor già punto. + Vedi s'in me venuto era arrogante, + s'imperio nel mio cor s'aveva assunto; + che mi scoperse, e non ebbe rossore + chiedermi aiuto in questo nuovo amore. + +13 + + Ben mi dicea ch'uguale al mio non era, + né vero amor quel ch'egli avea a costei; + ma simulando esserne acceso, spera + celebrarne i legitimi imenei. + Dal re ottenerla fia cosa leggiera, + qualor vi sia la volontà di lei; + che di sangue e di stato in tutto il regno + non era, dopo il re, di lu' il più degno. + +14 + + Mi persuade, se per opra mia + potesse al suo signor genero farsi + (che veder posso che se n'alzeria + a quanto presso al re possa uomo alzarsi), + che me n'avria buon merto, e non saria + mai tanto beneficio per scordarsi; + e ch'alla moglie e ch'ad ogni altro inante + mi porrebbe egli in sempre essermi amante. + +15 + + Io, ch'era tutta a satisfargli intenta, + né seppi o volsi contradirgli mai, + e sol quei giorni io mi vidi contenta, + ch'averlo compiaciuto mi trovai; + piglio l'occasion che s'appresenta + di parlar d'esso e di lodarlo assai; + ed ogni industria adopro, ogni fatica, + per far del mio amator Ginevra amica. + +16 + + Feci col core e con l'effetto tutto + quel che far si poteva, e sallo Idio; + né con Ginevra mai potei far frutto, + ch'io le ponessi in grazia il duca mio: + e questo, che ad amar ella avea indutto + tutto il pensiero e tutto il suo disio + un gentil cavallier, bello e cortese, + venuto in Scozia di lontan paese; + +17 + + che con un suo fratel ben giovinetto + venne d'Italia a stare in questa corte; + si fe' ne l'arme poi tanto perfetto, + che la Bretagna non avea il più forte. + Il re l'amava, e ne mostrò l'effetto; + che gli donò di non picciola sorte + castella e ville e iurisdizioni, + e lo fe' grande al par dei gran baroni. + +18 + + Grato era al re, più grato era alla figlia + quel cavallier chiamato Ariodante, + per esser valoroso a maraviglia; + ma più, ch'ella sapea che l'era amante. + Né Vesuvio, né il monte di Siciglia, + né Troia avampò mai di fiamme tante, + quanto ella conoscea che per suo amore + Ariodante ardea per tutto il core. + +19 + + L'amar che dunque ella facea colui + con cor sincero e con perfetta fede, + fe' che pel duca male udita fui; + né mai risposta da sperar mi diede: + anzi quanto io pregava più per lui + e gli studiava d'impetrar mercede, + ella, biasmandol sempre e dispregiando, + se gli venìa più sempre inimicando. + +20 + + Io confortai l'amator mio sovente, + che volesse lasciar la vana impresa; + né si sperasse mai volger la mente + di costei, troppo ad altro amore intesa: + e gli feci conoscer chiaramente, + come era sì d'Ariodante accesa, + che quanta acqua è nel mar, piccola dramma + non spegneria de la sua immensa fiamma. + +21 + + Questo da me più volte Polinesso + (che così nome ha il duca) avendo udito, + e ben compreso e visto per se stesso + che molto male era il suo amor gradito; + non pur di tanto amor si fu rimesso, + ma di vedersi un altro preferito, + come superbo, così mal sofferse, + che tutto in ira e in odio si converse. + +22 + + E tra Ginevra e l'amator suo pensa + tanta discordia e tanta lite porre, + e farvi inimicizia così intensa, + che mai più non si possino comporre; + e por Ginevra in ignominia immensa, + donde non s'abbia o viva o morta a torre: + né de l'iniquo suo disegno meco + volse o con altri ragionar, che seco. + +23 + + Fatto il pensier: — Dalinda mia, — mi dice + (che così son nomata) — saper dèi, + che come suol tornar da la radice + arbor che tronchi e quattro volte e sei; + così la pertinacia mia infelice, + ben che sia tronca dai successi rei, + di germogliar non resta; che venire + pur vorria a fin di questo suo desire. + +24 + + E non lo bramo tanto per diletto, + quanto perché vorrei vincer la pruova; + e non possendo farlo con effetto, + s'io lo fo imaginando, anco mi giuova. + Voglio, qual volta tu mi dài ricetto, + quando allora Ginevra si ritruova + nuda nel letto, che pigli ogni vesta + ch'ella posta abbia, e tutta te ne vesta. + +25 + + Come ella s'orna e come il crin dispone + studia imitarla, e cerca il più che sai + di parer dessa, e poi sopra il verrone + a mandar giù la scala ne verrai. + Io verrò a te con imaginazione + che quella sii, di cui tu i panni avrai: + e così spero, me stesso ingannando, + venir in breve il mio desir sciemando. — + +26 + + Così disse egli. Io che divisa e sevra + e lungi era da me, non posi mente + che questo in che pregando egli persevra, + era una fraude pur troppo evidente; + e dal verron, coi panni di Ginevra, + mandai la scala onde salì sovente; + e non m'accorsi prima de l'inganno, + che n'era già tutto accaduto il danno. + +27 + + Fatto in quel tempo con Ariodante + il duca avea queste parole o tali + (che grandi amici erano stati inante + che per Ginevra si fesson rivali): + — Mi maraviglio (incominciò il mio amante) + ch'avendoti io fra tutti li mie' uguali + sempre avuto in rispetto e sempre amato, + ch'io sia da te sì mal rimunerato. + +28 + + Io son ben certo che comprendi e sai + di Ginevra e di me l'antiquo amore; + e per sposa legittima oggimai + per impetrarla son dal mio signore. + Perché mi turbi tu? perché pur vai + senza frutto in costei ponendo il core? + Io ben a te rispetto avrei, per Dio, + s'io nel tuo grado fossi, e tu nel mio. — + +29 + + — Ed io (rispose Ariodante a lui) + di te mi maraviglio maggiormente; + che di lei prima inamorato fui, + che tu l'avessi vista solamente: + e so che sai quanto è l'amor tra nui, + ch'esser non può di quel che sia, più ardente; + e sol d'essermi moglie intende e brama: + e so che certo sai ch'ella non t'ama. + +30 + + Perché non hai tu dunque a me il rispetto + per l'amicizia nostra, che domande + ch'a te aver debba, e ch'io t'avre' in effetto, + se tu fossi con lei di me più grande? + Né men di te per moglie averla aspetto, + se ben tu sei più ricco in queste bande: + io non son meno al re, che tu sia, grato, + ma più di te da la sua figlia amato. — + +31 + + — Oh (disse il duca a lui), grande è cotesto + errore a che t'ha il folle amor condutto! + Tu credi esser più amato; io credo questo + medesmo: ma si può veder al frutto. + Tu fammi ciò ch'hai seco, manifesto, + ed io il secreto mio t'aprirò tutto; + e quel di noi che manco aver si veggia, + ceda a chi vince, e d'altro si provveggia. + +32 + + E sarò pronto, se tu vuoi ch'io giuri + di non dir cosa mai che mi riveli: + così voglio ch'ancor tu m'assicuri + che quel ch'io ti dirò, sempre mi celi. — + Venner dunque d'accordo alli scongiuri, + e poser le man sugli Evangeli: + e poi che di tacer fede si diero, + Ariodante incominciò primiero. + +33 + + E disse per lo giusto e per lo dritto + come tra sé e Ginevra era la cosa; + ch'ella gli avea giurato e a bocca e in scritto, + che mai non saria ad altri, ch'a lui, sposa; + e se dal re le venìa contraditto, + gli promettea di sempre esser ritrosa + da tutti gli altri maritaggi poi, + e viver sola in tutti i giorni suoi: + +34 + + e ch'esso era in speranza pel valore + ch'avea mostrato in arme a più d'un segno, + ed era per mostrare a laude, a onore, + a beneficio del re e del suo regno, + di crescer tanto in grazia al suo signore, + che sarebbe da lui stimato degno + che la figliuola sua per moglie avesse, + poi che piacer a lei così intendesse. + +35 + + Poi disse: — A questo termine son io, + né credo già ch'alcun mi venga appresso: + né cerco più di questo, né desio + de l'amor d'essa aver segno più espresso; + né più vorrei, se non quanto da Dio + per connubio legitimo è concesso: + e saria invano il domandar più inanzi; + che di bontà so come ogn'altra avanzi. — + +36 + + Poi ch'ebbe il vero Ariodante esposto + de la mercé ch'aspetta a sua fatica, + Polinesso, che già s'avea proposto + di far Ginevra al suo amator nemica, + cominciò: — Sei da me molto discosto, + e vo' che di tua bocca anco tu 'l dica; + e del mio ben veduta la radice, + che confessi me solo esser felice. + +37 + + Finge ella teco, né t'ama né prezza; + che ti pasce di speme e di parole: + oltra questo, il tuo amor sempre a sciochezza, + quando meco ragiona, imputar suole. + Io ben d'esserle caro altra certezza + veduta n'ho, che di promesse e fole; + e tel dirò sotto la fé in secreto, + ben che farei più il debito a star cheto. + +38 + + Non passa mese, che tre, quattro e sei + e talor diece notti io non mi truovi + nudo abbracciato in quel piacer con lei, + ch'all'amoroso ardor par che sì giovi: + sì che tu puoi veder s'a' piacer miei + son d'aguagliar le ciance che tu pruovi. + Cedimi dunque e d'altro ti provedi, + poi che sì inferior di me ti vedi. — + +39 + + — Non ti vo' creder questo (gli rispose + Ariodante), e certo so che menti; + e composto fra te t'hai queste cose, + acciò che da l'impresa io mi spaventi: + ma perché a lei son troppo ingiuriose, + questo c'hai detto sostener convienti; + che non bugiardo sol, ma voglio ancora + che tu sei traditor mostrarti or ora. — + +40 + + Soggiunse il duca: — Non sarebbe onesto + che noi volessen la battaglia torre + di quel che t'offerisco manifesto, + quando ti piaccia, inanzi agli occhi porre. — + Resta smarrito Ariodante a questo, + e per l'ossa un tremor freddo gli scorre; + e se creduto ben gli avesse a pieno, + venìa sua vita allora allora meno. + +41 + + Con cor trafitto e con pallida faccia, + e con voce tremante e bocca amara + rispose: — Quando sia che tu mi faccia + veder quest'aventura tua sì rara, + prometto di costei lasciar la traccia, + a te sì liberale, a me sì avara: + ma ch'io tel voglia creder non far stima, + s'io non lo veggio con questi occhi prima. — + +42 + + — Quando ne sarà il tempo, avisarotti, — + soggiunse Polinesso, e dipartisse. + Non credo che passar più di due notti, + ch'ordine fu che 'l duca a me venisse. + Per scoccar dunque i lacci che condotti + avea sì cheti, andò al rivale, e disse + che s'ascondesse la notte seguente + tra quelle case ove non sta mai gente: + +43 + + e dimostrogli un luogo a dirimpetto + di quel verrone ove solea salire. + Ariodante avea preso sospetto + che lo cercasse far quivi venire, + come in un luogo dove avesse eletto + di por gli aguati, e farvelo morire, + sotto questa finzion, che vuol mostrargli + quel di Ginevra, ch'impossibil pargli. + +44 + + Di volervi venir prese partito, + ma in guisa che di lui non sia men forte; + perché accadendo che fosse assalito, + si truovi sì, che non tema di morte. + Un suo fratello avea saggio ed ardito, + il più famoso in arme de la corte, + detto Lurcanio; e avea più cor con esso, + che se dieci altri avesse avuto appresso. + +45 + + Seco chiamollo, e volse che prendesse + l'arme; e la notte lo menò con lui: + non che 'l secreto suo già gli dicesse; + né l'avria detto ad esso, né ad altrui. + Da sé lontano un trar di pietra il messe: + — Se mi senti chiamar, vien (disse) a nui; + ma se non senti, prima ch'io ti chiami, + non ti partir di qui, frate, se m'ami. — + +46 + + — Va pur, non dubitar, — disse il fratello: + e così venne Ariodante cheto, + e si celò nel solitario ostello + ch'era d'incontro al mio verron secreto. + Vien d'altra parte il fraudolente e fello, + che d'infamar Ginevra era sì lieto; + e fa il segno, tra noi solito inante, + a me che de l'inganno era ignorante. + +47 + + Ed io con veste candida, e fregiata + per mezzo a liste d'oro e d'ogn'intorno, + e con rete pur d'or, tutta adombrata + di bei fiocchi vermigli al capo intorno + (foggia che sol fu da Ginevra usata, + non d'alcun'altra), udito il segno, torno + sopra il verron, ch'in modo era locato, + che mi scopria dinanzi e d'ogni lato. + +48 + + Lurcanio in questo mezzo dubitando + che 'l fratello a pericolo non vada, + o come è pur commun disio, cercando + di spiar sempre ciò che ad altri accada; + l'era pian pian venuto seguitando, + tenendo l'ombre e la più oscura strada: + e a men di dieci passi a lui discosto, + nel medesimo ostel s'era riposto. + +49 + + Non sappiendo io di questo cosa alcuna, + venni al verron ne l'abito c'ho detto, + sì come già venuta era più d'una + e più di due fiate a buono effetto. + Le veste si vedean chiare alla luna; + né dissimile essendo anch'io d'aspetto + né di persona da Ginevra molto, + fece parere un per un altro il volto: + +50 + + e tanto più, ch'era gran spazio in mezzo + fra dove io venni a quelle inculte case + ai dui fratelli, che stavano al rezzo, + il duca agevolmente persuase + quel ch'era falso. Or pensa in che ribrezzo + Ariodante, in che dolor rimase. + Vien Polinesso, e alla scala s'appoggia + che giù manda'gli, e monta in su la loggia. + +51 + + A prima giunta io gli getto le braccia + al collo, ch'io non penso esser veduta; + lo bacio in bocca e per tutta la faccia, + come far soglio ad ogni sua venuta. + Egli più de l'usato si procaccia + d'accarezzarmi, e la sua fraude aiuta. + Quell'altro al rio spettacolo condutto, + misero sta lontano, e vede il tutto. + +52 + + Cade in tanto dolor, che si dispone + allora allora di voler morire: + e il pome de la spada in terra pone, + che su la punta si volea ferire. + Lurcanio che con grande ammirazione + avea veduto il duca a me salire, + ma non già conosciuto chi si fosse, + scorgendo l'atto del fratel, si mosse; + +53 + + e gli vietò che con la propria mano + non si passasse in quel furore il petto. + S'era più tardo o poco più lontano, + non giugnea a tempo, e non faceva effetto. + — Ah misero fratel, fratello insano + (gridò), perc'hai perduto l'intelletto, + ch'una femina a morte trar ti debbia? + ch'ir possan tutte come al vento nebbia! + +54 + + Cerca far morir lei, che morir merta, + e serva a più tuo onor tu la tua morte. + Fu d'amar lei, quando non t'era aperta + la fraude sua: or è da odiar ben forte, + poi che con gli occhi tuoi tu vedi certa, + quanto sia meretrice, e di che sorte. + Serbi quest'arme che volti in te stesso, + a far dinanzi al re tal fallo espresso. — + +55 + + Quando si vede Ariodante giunto + sopra il fratel, la dura impresa lascia; + ma la sua intenzion da quel ch'assunto + avea già di morir, poco s'accascia. + Quindi si leva, e porta non che punto, + ma trapassato il cor d'estrema ambascia; + pur finge col fratel, che quel furore + non abbia più, che dianzi avea nel core. + +56 + + Il seguente matin, senza far motto + al suo fratello o ad altri, in via si messe + da la mortal disperazion condotto; + né di lui per più dì fu chi sapesse. + Fuor che 'l duca e il fratello, ogn'altro indotto + era chi mosso al dipartir l'avesse. + Ne la casa del re di lui diversi + ragionamenti e in tutta Scozia fersi. + +57 + + In capo d'otto o di più giorni in corte + venne inanzi a Ginevra un viandante, + e novelle arrecò di mala sorte: + che s'era in mar summerso Ariodante + di volontaria sua libera morte, + non per colpa di borea o di levante. + D'un sasso che sul mar sporgea molt'alto + avea col capo in giù preso un gran salto. + +58 + + Colui dicea: — Pria che venisse a questo, + a me che a caso riscontrò per via, + disse: — Vien meco, acciò che manifesto + per te a Ginevra il mio successo sia; + e dille poi, che la cagion del resto + che tu vedrai di me, ch'or ora fia, + è stato sol perc'ho troppo veduto: + felice, se senza occhi io fussi suto! — + +59 + + Eramo a caso sopra Capobasso, + che verso Irlanda alquanto sporge in mare. + Così dicendo, di cima d'un sasso + lo vidi a capo in giù sott'acqua andare. + Io lo lasciai nel mare, ed a gran passo + ti son venuto la nuova a portare. — + Ginevra, sbigottita e in viso smorta, + rimase a quello annunzio mezza morta. + +60 + + Oh Dio, che disse e fece, poi che sola + si ritrovò nel suo fidato letto! + percosse il seno, e si stracciò la stola, + e fece all'aureo crin danno e dispetto; + ripetendo sovente la parola + ch'Ariodante avea in estremo detto: + che la cagion del suo caso empio e tristo + tutta venìa per aver troppo visto. + +61 + + Il rumor scorse di costui per tutto, + che per dolor s'avea dato la morte. + Di questo il re non tenne il viso asciutto, + né cavallier né donna de la corte. + Di tutti il suo fratel mostrò più lutto; + e si sommerse nel dolor sì forte, + ch'ad esempio di lui, contra se stesso + voltò quasi la man per irgli appresso. + +62 + + E molte volte ripetendo seco, + che fu Ginevra che 'l fratel gli estinse, + e che non fu se non quell'atto bieco + che di lei vide, ch'a morir lo spinse; + di voler vendicarsene sì cieco + venne, e sì l'ira e sì il dolor lo vinse, + che di perder la grazia vilipese, + ed aver l'odio del re e del paese. + +63 + + E inanzi al re, quando era più di gente + la sala piena, se ne venne, e disse: + — Sappi, signor, che di levar la mente + al mio fratel, sì ch'a morir ne gisse, + stata è la figlia tua sola nocente; + ch'a lui tanto dolor l'alma trafisse + d'aver veduta lei poco pudica, + che più che vita ebbe la morte amica. + +64 + + Erane amante, e perché le sue voglie + disoneste non fur, nol vo' coprire: + per virtù meritarla aver per moglie + da te sperava e per fedel servire; + ma mentre il lasso ad odorar le foglie + stava lontano, altrui vide salire, + salir su l'arbor riserbato, e tutto + essergli tolto il disiato frutto. — + +65 + + E seguitò, come egli avea veduto + venir Ginevra sul verrone, e come + mandò la scala, onde era a lei venuto + un drudo suo, di chi egli non sa il nome, + che s'avea, per non esser conosciuto, + cambiati i panni e nascose le chiome. + Soggiunse che con l'arme egli volea + provar tutto esser ver ciò che dicea. + +66 + + Tu puoi pensar se 'l padre addolorato + riman, quando accusar sente la figlia; + sì perché ode di lei quel che pensato + mai non avrebbe, e n'ha gran maraviglia; + sì perché sa che fia necessitato + (se la difesa alcun guerrier non piglia, + il qual Lurcanio possa far mentire) + di condannarla e di farla morire. + +67 + + Io non credo, signor, che ti sia nuova + la legge nostra che condanna a morte + ogni donna e donzella, che si pruova + di sé far copia altrui ch'al suo consorte. + Morta ne vien, s'in un mese non truova + in sua difesa un cavallier sì forte, + che contra il falso accusator sostegna + che sia innocente e di morire indegna. + +68 + + Ha fatto il re bandir, per liberarla + (che pur gli par ch'a torto sia accusata), + che vuol per moglie e con gran dote darla + a chi torrà l'infamia che l'è data. + Chi per lei comparisca non si parla + guerriero ancora, anzi l'un l'altro guata; + che quel Lurcanio in arme è così fiero, + che par che di lui tema ogni guerriero. + +69 + + Atteso ha l'empia sorte, che Zerbino, + fratel di lei, nel regno non si truove; + che va già molti mesi peregrino, + mostrando di sé in arme inclite pruove: + che quando si trovasse più vicino + quel cavallier gagliardo, o in luogo dove + potesse avere a tempo la novella, + non mancheria d'aiuto alla sorella. + +70 + + Il re, ch'intanto cerca di sapere + per altra pruova, che per arme, ancora, + se sono queste accuse o false o vere, + se dritto o torto è che sua figlia mora; + ha fatto prender certe cameriere + che lo dovrian saper, se vero fôra: + ond'io previdi, che se presa era io, + troppo periglio era del duca e mio. + +71 + + E la notte medesima mi trassi + fuor de la corte, e al duca mi condussi; + e gli feci veder quanto importassi + al capo d'amendua, se presa io fussi. + Lodommi, e disse ch'io non dubitassi: + a' suoi conforti poi venir m'indussi + ad una sua fortezza ch'è qui presso, + in compagnia di dui che mi diede esso. + +72 + + Hai sentito, signor, con quanti effetti + de l'amor mio fei Polinesso certo; + e s'era debitor per tai rispetti + d'avermi cara o no, tu 'l vedi aperto. + Or senti il guidardon che io ricevetti, + vedi la gran mercé del mio gran merto; + vedi se deve, per amare assai, + donna sperar d'essere amata mai: + +73 + + che questo ingrato, perfido e crudele, + de la mia fede ha preso dubbio al fine: + venuto è in sospizion ch'io non rivele + a lungo andar le fraudi sue volpine. + Ha finto, acciò che m'allontane e cele + fin che l'ira e il furor del re decline, + voler mandarmi ad un suo luogo forte; + e mi volea mandar dritto alla morte: + +74 + + che di secreto ha commesso alla guida, + che come m'abbia in queste selve tratta, + per degno premio di mia fé m'uccida. + Così l'intenzion gli venìa fatta, + se tu non eri appresso alle mia grida. + Ve' come Amor ben chi lui segue, tratta! — + Così narrò Dalinda al paladino + seguendo tuttavolta il lor camino. + +75 + + A cui fu sopra ogn'aventura, grata + questa, d'aver trovata la donzella + che gli avea tutta l'istoria narrata + de l'innocenza di Ginevra bella. + E se sperato avea, quando accusata + ancor fosse a ragion, d'aiutar quella, + via con maggior baldanza or viene in prova, + poi che evidente la calunnia truova. + +76 + + E verso la città di Santo Andrea, + dove era il re con tutta la famiglia, + e la battaglia singular dovea + esser de la querela de la figlia, + andò Rinaldo quanto andar potea, + fin che vicino giunse a poche miglia; + alla città vicino giunse, dove + trovò un scudier ch'avea più fresche nuove: + +77 + + ch'un cavallier istrano era venuto, + ch'a difender Ginevra s'avea tolto, + con non usate insegne, e sconosciuto, + però che sempre ascoso andava molto; + e che dopo che v'era, ancor veduto + non gli avea alcuno al discoperto il volto; + e che 'l proprio scudier che gli servia, + dicea giurando: — Io non so dir chi sia. — + +78 + + Non cavalcaro molto, ch'alle mura + si trovar de la terra e in su la porta. + Dalinda andar più inanzi avea paura; + pur va, poi che Rinaldo la conforta. + La porta è chiusa, ed a chi n'avea cura + Rinaldo domandò: — Questo ch'importa? — + E fugli detto: perché 'l popol tutto + a veder la battaglia era ridutto, + +79 + + che tra Lurcanio e un cavallier istrano + si fa ne l'altro capo de la terra, + ove era un prato spazioso e piano; + e che già cominciata hanno la guerra. + Aperto fu al signor di Montealbano, + e tosto il portinar dietro gli serra. + Per la vota città Rinaldo passa; + ma la donzella al primo albergo lassa: + +80 + + e dice che sicura ivi si stia + fin che ritorni a lei, che sarà tosto; + e verso il campo poi ratto s'invia, + dove li dui guerrier dato e risposto + molto s'aveano, e davan tuttavia. + Stava Lurcanio di mal cor disposto + contra Ginevra; e l'altro in sua difesa + ben sostenea la favorita impresa. + +81 + + Sei cavallier con lor ne lo steccato + erano a piedi, armati di corazza, + col duca d'Albania, ch'era montato + s'un possente corsier di buona razza. + Come a gran contestabile, a lui dato + la guardia fu del campo e de la piazza: + e di veder Ginevra in gran periglio + avea il cor lieto, ed orgoglioso il ciglio. + +82 + + Rinaldo se ne va tra gente e gente; + fassi far largo il buon destrier Baiardo: + chi la tempesta del suo venir sente, + a dargli via non par zoppo né tardo. + Rinaldo vi compar sopra eminente, + e ben rassembra il fior d'ogni gagliardo; + poi si ferma all'incontro ove il re siede: + ognun s'accosta per udir che chiede. + +83 + + Rinaldo disse al re: — Magno signore, + non lasciar la battaglia più seguire; + perché di questi dua qualunche more, + sappi ch'a torto tu 'l lasci morire. + L'un crede aver ragione, ed è in errore, + e dice il falso, e non sa di mentire; + ma quel medesmo error che 'l suo germano + a morir trasse, a lui pon l'arme in mano. + +84 + + L'altro non sa se s'abbia dritto o torto; + ma sol per gentilezza e per bontade + in pericol si è posto d'esser morto, + per non lasciar morir tanta beltade. + Io la salute all'innocenza porto; + porto il contrario a chi usa falsitade. + Ma, per Dio, questa pugna prima parti, + poi mi dà audienza a quel ch'io vo' narrarti. — + +85 + + Fu da l'autorità d'un uom sì degno, + come Rinaldo gli parea al sembiante, + sì mosso il re, che disse e fece segno + che non andasse più la pugna inante; + al quale insieme ed ai baron del regno + e ai cavallieri e all'altre turbe tante + Rinaldo fe' l'inganno tutto espresso, + ch'avea ordito a Ginevra Polinesso. + +86 + + Indi s'offerse di voler provare + coll'arme, ch'era ver quel ch'avea detto. + Chiamasi Polinesso; ed ei compare, + ma tutto conturbato ne l'aspetto: + pur con audacia cominciò a negare. + Disse Rinaldo: — Or noi vedrem l'effetto. — + L'uno e l'altro era armato, il campo fatto, + sì che senza indugiar vengono al fatto. + +87 + + Oh quanto ha il re, quanto ha il suo popul caro + che Ginevra a provar s'abbi innocente! + tutti han speranza che Dio mostri chiaro + ch'impudica era detta ingiustamente. + Crudel superbo e riputato avaro + fu Polinesso, iniquo e fraudolente; + sì che ad alcun miracolo non fia + che l'inganno da lui tramato sia. + +88 + + Sta Polinesso con la faccia mesta, + col cor tremante e con pallida guancia; + e al terzo suon mette la lancia in resta. + Così Rinaldo inverso lui si lancia, + che disioso di finir la festa, + mira a passargli il petto con la lancia: + né discorde al disir seguì l'effetto; + ché mezza l'asta gli cacciò nel petto. + +89 + + Fisso nel tronco lo trasporta in terra, + lontan dal suo destrier più di sei braccia. + Rinaldo smonta subito, e gli afferra + l'elmo, pria che si levi, e gli lo slaccia: + ma quel, che non può far più troppa guerra, + gli domanda mercé con umil faccia, + e gli confessa, udendo il re e la corte, + la fraude sua che l'ha condutto a morte. + +90 + + Non finì il tutto, e in mezzo la parola + e la voce e la vita l'abandona. + Il re, che liberata la figliuola + vede da morte e da fama non buona, + più s'allegra, gioisce e raconsola, + che, s'avendo perduta la corona, + ripor se la vedesse allora allora; + sì che Rinaldo unicamente onora. + +91 + + E poi ch'al trar dell'elmo conosciuto + l'ebbe, perch'altre volte l'avea visto, + levò le mani a Dio, che d'un aiuto + come era quel, gli avea sì ben provisto. + Quell'altro cavallier che, sconosciuto, + soccorso avea Ginevra al caso tristo, + ed armato per lei s'era condutto, + stato da parte era a vedere il tutto. + +92 + + Dal re pregato fu di dire il nome, + o di lasciarsi almen veder scoperto, + acciò da lui fosse premiato, come + di sua buona intenzion chiedeva il merto. + Quel, dopo lunghi preghi, da le chiome + si levò l'elmo, e fe' palese e certo + quel che ne l'altro canto ho da seguire, + se grata vi sarà l'istoria udire. + + + + +CANTO SESTO + + +1 + + Miser chi mal oprando si confida + ch'ognor star debbia il maleficio occulto; + che quando ogn'altro taccia, intorno grida + l'aria e la terra istessa in ch'è sepulto: + e Dio fa spesso che 'l peccato guida + il peccator, poi ch'alcun dì gli ha indulto, + che sé medesmo, senza altrui richiesta, + innavedutamente manifesta. + +2 + + Avea creduto il miser Polinesso + totalmente il delitto suo coprire, + Dalinda consapevole d'appresso + levandosi, che sola il potea dire: + e aggiungendo il secondo al primo eccesso, + affrettò il mal che potea differire, + e potea differire e schivar forse; + ma se stesso spronando, a morir corse: + +3 + + e perdé amici a un tempo e vita e stato, + e onor, che fu molto più grave danno. + Dissi di sopra, che fu assai pregato + il cavallier, ch'ancor chi sia non sanno. + Al fin si trasse l'elmo, e 'l viso amato + scoperse, che più volte veduto hanno: + e dimostrò come era Ariodante, + per tutta Scozia lacrimato inante; + +4 + + Ariodante, che Ginevra pianto + avea per morto, e 'l fratel pianto avea, + il re, la corte, il popul tutto quanto: + di tal bontà, di tal valor splendea. + Adunque il peregrin mentir di quanto + dianzi di lui narrò, quivi apparea; + e fu pur ver che dal sasso marino + gittarsi in mar lo vide a capo chino. + +5 + + Ma (come aviene a un disperato spesso, + che da lontan brama e disia la morte, + e l'odia poi che se la vede appresso, + tanto gli pare il passo acerbo e forte) + Ariodante, poi ch'in mar fu messo, + si pentì di morire: e come forte + e come destro e più d'ogn'altro ardito, + si messe a nuoto e ritornossi al lito; + +6 + + e dispregiando e nominando folle + il desir ch'ebbe di lasciar la vita, + si messe a caminar bagnato e molle, + e capitò all'ostel d'un eremita. + Quivi secretamente indugiar volle + tanto, che la novella avesse udita, + se del caso Ginevra s'allegrasse, + o pur mesta e pietosa ne restasse. + +7 + + Intese prima, che per gran dolore + ella era stata a rischio di morire + (la fama andò di questo in modo fuore, + che ne fu in tutta l'isola che dire): + contrario effetto a quel che per errore + credea aver visto con suo gran martire. + Intese poi, come Lurcanio avea + fatta Ginevra appresso il padre rea. + +8 + + Contra il fratel d'ira minor non arse, + che per Ginevra già d'amor ardesse; + che troppo empio e crudele atto gli parse, + ancora che per lui fatto l'avesse. + Sentendo poi, che per lei non comparse + cavallier che difender la volesse + (che Lurcanio sì forte era e gagliardo, + ch'ognun d'andargli contra avea riguardo; + +9 + + e chi n'avea notizia, il riputava + tanto discreto, e sì saggio ed accorto, + che se non fosse ver quel che narrava, + non si porrebbe a rischio d'esser morto; + per questo la più parte dubitava + di non pigliar questa difesa a torto); + Ariodante, dopo gran discorsi, + pensò all'accusa del fratello opporsi. + +10 + + — Ah lasso! io non potrei (seco dicea) + sentir per mia cagion perir costei: + troppo mia morte fôra acerba e rea, + se inanzi a me morir vedessi lei. + Ella è pur la mia donna e la mia dea, + questa è la luce pur degli occhi miei: + convien ch'a dritto e a torto, per suo scampo + pigli l'impresa, e resti morto in campo. + +11 + + So ch'io m'appiglio al torto; e al torto sia: + e ne morrò; né questo mi sconforta, + se non ch'io so che per la morte mia + sì bella donna ha da restar poi morta. + Un sol conforto nel morir mi fia, + che, se 'l suo Polinesso amor le porta, + chiaramente veder avrà potuto, + che non s'è mosso ancor per darle aiuto; + +12 + + e me, che tanto espressamente ha offeso, + vedrà, per lei salvare, a morir giunto. + Di mio fratello insieme, il quale acceso + tanto fuoco ha, vendicherommi a un punto; + ch'io lo farò doler, poi che compreso + il fine avrà del suo crudele assunto: + creduto vendicar avrà il germano, + e gli avrà dato morte di sua mano. — + +13 + + Concluso ch'ebbe questo nel pensiero, + nuove arme ritrovò, nuovo cavallo; + e sopraveste nere, e scudo nero + portò, fregiato a color verdegiallo. + Per aventura si trovò un scudiero + ignoto in quel paese, e menato hallo; + e sconosciuto (come ho già narrato) + s'appresentò contra il fratello armato. + +14 + + Narrato v'ho come il fatto successe, + come fu conosciuto Ariodante. + Non minor gaudio n'ebbe il re, ch'avesse + de la figliuola liberata inante. + Seco pensò che mai non si potesse + trovar un più fedele e vero amante; + che dopo tanta ingiuria, la difesa + di lei, contra il fratel proprio, avea presa. + +15 + + E per sua inclinazion (ch'assai l'amava) + e per li preghi di tutta la corte, + e di Rinaldo, che più d'altri instava, + de la bella figliuola il fa consorte. + La duchea d'Albania ch'al re tornava + dopo che Polinesso ebbe la morte, + in miglior tempo discader non puote, + poi che la dona alla sua figlia in dote. + +16 + + Rinaldo per Dalinda impetrò grazia, + che se n'andò di tanto errore esente; + la qual per voto, e perché molto sazia + era del mondo, a Dio volse la mente: + monaca s'andò a render fin in Dazia, + e si levò di Scozia immantinente. + Ma tempo è ormai di ritrovar Ruggiero, + che scorre il ciel su l'animal leggiero. + +17 + + Ben che Ruggier sia d'animo costante, + né cangiato abbia il solito colore, + io non gli voglio creder che tremante + non abbia dentro più che foglia il core. + Lasciato avea di gran spazio distante + tutta l'Europa, ed era uscito fuore + per molto spazio il segno che prescritto + avea già a' naviganti Ercole invitto. + +18 + + Quello ippogrifo, grande e strano augello, + lo porta via con tal prestezza d'ale, + che lasceria di lungo tratto quello + celer ministro del fulmineo strale. + Non va per l'aria altro animal sì snello, + che di velocità gli fosse uguale: + credo ch'a pena il tuono e la saetta + venga in terra dal ciel con maggior fretta. + +19 + + Poi che l'augel trascorso ebbe gran spazio + per linea dritta e senza mai piegarsi, + con larghe ruote, omai de l'aria sazio, + cominciò sopra una isola a calarsi; + pari a quella ove, dopo lungo strazio + far del suo amante e lungo a lui celarsi, + la vergine Aretusa passò invano + di sotto il mar per camin cieco e strano. + +20 + + Non vide né 'l più bel né 'l più giocondo + da tutta l'aria ove le penne stese; + né se tutto cercato avesse il mondo, + vedria di questo il più gentil paese, + ove, dopo un girarsi di gran tondo, + con Ruggier seco il grande augel discese: + culte pianure e delicati colli, + chiare acque, ombrose ripe e prati molli. + +21 + + Vaghi boschetti di soavi allori, + di palme e d'amenissime mortelle, + cedri ed aranci ch'avean frutti e fiori + contesti in varie forme e tutte belle, + facean riparo ai fervidi calori + de' giorni estivi con lor spesse ombrelle; + e tra quei rami con sicuri voli + cantando se ne gìano i rosignuoli. + +22 + + Tra le purpuree rose e i bianchi gigli, + che tiepida aura freschi ognora serba, + sicuri si vedean lepri e conigli, + e cervi con la fronte alta e superba, + senza temer ch'alcun gli uccida o pigli, + pascano o stiansi rominando l'erba; + saltano i daini e i capri isnelli e destri, + che sono in copia in quei luoghi campestri. + +23 + + Come sì presso è l'ippogrifo a terra, + ch'esser ne può men periglioso il salto, + Ruggier con fretta de l'arcion si sferra, + e si ritruova in su l'erboso smalto; + tuttavia in man le redine si serra, + che non vuol che 'l destrier più vada in alto: + poi lo lega nel margine marino + a un verde mirto in mezzo un lauro e un pino. + +24 + + E quivi appresso, ove surgea una fonte + cinta di cedri e di feconde palme, + pose lo scudo, e l'elmo da la fronte + si trasse, e disarmossi ambe le palme; + ed ora alla marina ed ora al monte + volgea la faccia all'aure fresche ed alme, + che l'alte cime con mormorii lieti + fan tremolar dei faggi e degli abeti. + +25 + + Bagna talor ne la chiara onda e fresca + l'asciutte labra, e con le man diguazza, + acciò che de le vene il calor esca + che gli ha acceso il portar de la corazza. + Né maraviglia è già ch'ella gl'incresca; + che non è stato un far vedersi in piazza: + ma senza mai posar, d'arme guernito, + tremila miglia ognor correndo era ito. + +26 + + Quivi stando, il destrier ch'avea lasciato + tra le più dense frasche alla fresca ombra, + per fuggir si rivolta, spaventato + di non so che, che dentro al bosco adombra: + e fa crollar sì il mirto ove è legato, + che de le frondi intorno il piè gli ingombra: + crollar fa il mirto, e fa cader la foglia; + né succede però che se ne scioglia. + +27 + + Come ceppo talor, che le medolle + rare e vote abbia, e posto al fuoco sia, + poi che per gran calor quell'aria molle + resta consunta ch'in mezzo l'empìa, + dentro risuona e con strepito bolle + tanto che quel furor truovi la via; + così murmura e stride e si corruccia + quel mirto offeso, e al fine apre la buccia. + +28 + + Onde con mesta e flebil voce uscìo + espedita e chiarissima favella, + e disse: — Se tu sei cortese e pio, + come dimostri alla presenza bella, + lieva questo animal da l'arbor mio: + basti che 'l mio mal proprio mi flagella, + senza altra pena, senza altro dolore + ch'a tormentarmi ancor venga di fuore. — + +29 + + Al primo suon di quella voce torse + Ruggiero il viso, e subito levosse; + e poi ch'uscir da l'arbore s'accorse, + stupefatto restò più che mai fosse. + A levarne il destrier subito corse; + e con le guance di vergogna rosse: + — Qual che tu sii, perdonami (dicea), + o spirto umano, o boschereccia dea. + +30 + + Il non aver saputo che s'asconda + sotto ruvida scorza umano spirto, + m'ha lasciato turbar la bella fronda + e far ingiuria al tuo vivace mirto: + ma non restar però, che non risponda + chi tu ti sia, ch'in corpo orrido ed irto, + con voce e razionale anima vivi; + se da grandine il ciel sempre ti schivi. + +31 + + E s'ora o mai potrò questo dispetto + con alcun beneficio compensarte, + per quella bella donna ti prometto, + quella che di me tien la miglior parte, + ch'io farò con parole e con effetto, + ch'avrai giusta cagion di me lodarte. — + Come Ruggiero al suo parlar fin diede, + tremò quel mirto da la cima al piede. + +32 + + Poi si vide sudar su per la scorza, + come legno dal bosco allora tratto, + che del fuoco venir sente la forza, + poscia ch'invano ogni ripar gli ha fatto; + e cominciò: — Tua cortesia mi sforza + a discoprirti in un medesmo tratto + ch'io fossi prima, e chi converso m'aggia + in questo mirto in su l'amena spiaggia. + +33 + + Il nome mio fu Astolfo; e paladino + era di Francia, assai temuto in guerra: + d'Orlando e di Rinaldo era cugino, + la cui fama alcun termine non serra; + e si spettava a me tutto il domìno, + dopo il mio padre Oton, de l'Inghilterra. + Leggiadro e bel fui sì, che di me accesi + più d'una donna: e al fin me solo offesi. + +34 + + Ritornando io da quelle isole estreme + che da Levante il mar Indico lava, + dopo Rinaldo ed alcun'altri insieme + meco fur chiusi in parte oscura e cava, + ed onde liberati le supreme + forze n'avean del cavallier di Brava; + vêr ponente io venìa lungo la sabbia + che del settentrion sente la rabbia. + +35 + + E come la via nostra e il duro e fello + destin ci trasse, uscimmo una matina + sopra la bella spiaggia, ove un castello + siede sul mar, de la possente Alcina. + Trovammo lei ch'uscita era di quello, + e stava sola in ripa alla marina; + e senza rete e senza amo traea + tutti li pesci al lito, che volea. + +36 + + Veloci vi correvano i delfini, + vi venìa a bocca aperta il grosso tonno; + i capidogli coi vecchi marini + vengon turbati dal loro pigro sonno; + muli, salpe, salmoni e coracini + nuotano a schiere in più fretta che ponno; + pistrici, fisiteri, orche e balene + escon del mar con mostruose schiene. + +37 + + Veggiamo una balena, la maggiore + che mai per tutto il mar veduta fosse: + undeci passi e più dimostra fuore + de l'onde salse le spallacce grosse. + Caschiamo tutti insieme in uno errore, + perch'era ferma e che mai non si scosse: + ch'ella sia una isoletta ci credemo, + così distante a l'un da l'altro estremo. + +38 + + Alcina i pesci uscir facea de l'acque + con semplici parole e puri incanti. + Con la fata Morgana Alcina nacque, + io non so dir s'a un parto o dopo o inanti. + Guardommi Alcina; e subito le piacque + l'aspetto mio, come mostrò ai sembianti: + e pensò con astuzia e con ingegno + tormi ai compagni; e riuscì il disegno. + +39 + + Ci venne incontra con allegra faccia + con modi graziosi e riverenti, + e disse: — Cavallier, quando vi piaccia + far oggi meco i vostri alloggiamenti, + io vi farò veder, ne la mia caccia, + di tutti i pesci sorti differenti: + chi scaglioso, chi molle e chi col pelo; + e saran più che non ha stelle il cielo. + +40 + + E volendo vedere una sirena + che col suo dolce canto acheta il mare, + passian di qui fin su quell'altra arena, + dove a quest'ora suol sempre tornare. — + E ci mostrò quella maggior balena, + che, come io dissi, una isoletta pare. + Io, che sempre fui troppo (e me n'incresce) + volonteroso, andai sopra quel pesce. + +41 + + Rinaldo m'accennava, e similmente + Dudon, ch'io non v'andassi: e poco valse. + La fata Alcina con faccia ridente, + lasciando gli altri dua, dietro mi salse. + La balena, all'ufficio diligente, + nuotando se n'andò per l'onde salse. + Di mia sciocchezza tosto fui pentito; + ma troppo mi trovai lungi dal lito. + +42 + + Rinaldo si cacciò ne l'acqua a nuoto + per aiutarmi, e quasi si sommerse, + perché levossi un furioso Noto + che d'ombra il cielo e 'l pelago coperse. + Quel che di lui seguì poi, non m'è noto. + Alcina a confortarmi si converse; + e quel dì tutto e la notte che venne, + sopra quel mostro in mezzo il mar mi tenne. + +43 + + Fin che venimmo a questa isola bella, + di cui gran parte Alcina ne possiede, + e l'ha usurpata ad una sua sorella + che 'l padre già lasciò del tutto erede, + perché sola legitima avea quella; + e (come alcun notizia me ne diede, + che pienamente istrutto era di questo) + sono quest'altre due nate d'incesto. + +44 + + E come sono inique e scelerate + e piene d'ogni vizio infame e brutto + così quella, vivendo in castitate, + posto ha ne le virtuti il suo cor tutto. + Contra lei queste due son congiurate; + e già più d'uno esercito hanno istrutto + per cacciarla de l'isola, e in più volte + più di cento castella l'hanno tolte: + +45 + + né ci terrebbe ormai spanna di terra + colei, che Logistilla è nominata, + se non che quinci un golfo il passo serra, + e quindi una montagna inabitata, + sì come tien la Scozia e l'Inghilterra + il monte e la riviera separata; + né però Alcina né Morgana resta + che non le voglia tor ciò che le resta. + +46 + + Perché di vizi è questa coppia rea, + odia colei, perché è pudica e santa. + Ma, per tornare a quel ch'io ti dicea, + e seguir poi com'io divenni pianta, + Alcina in gran delizie mi tenea, + e del mio amore ardeva tutta quanta; + né minor fiamma nel mio core accese + il veder lei sì bella e sì cortese. + +47 + + Io mi godea le delicate membra; + pareami aver qui tutto il ben raccolto + che fra i mortali in più parti si smembra, + a chi più ed a chi meno e a nessun molto; + né di Francia né d'altro mi rimembra: + stavami sempre a contemplar quel volto: + ogni pensiero, ogni mio bel disegno + in lei finia, né passava oltre il segno. + +48 + + Io da lei altretanto era o più amato: + Alcina più non si curava d'altri; + ella ogn'altro suo amante avea lasciato, + ch'inanzi a me ben ce ne fur degli altri. + Me consiglier, me avea dì e notte a lato, + e me fe' quel che commandava agli altri: + a me credeva, a me si riportava; + né notte o dì con altri mai parlava. + +49 + + Deh! perché vo le mie piaghe toccando, + senza speranza poi di medicina? + perché l'avuto ben vo rimembrando, + quando io patisco estrema disciplina? + Quando credea d'esser felice, e quando + credea ch'amar più mi dovesse Alcina, + il cor che m'avea dato si ritolse, + e ad altro nuovo amor tutta si volse. + +50 + + Conobbi tardi il suo mobil ingegno, + usato amare e disamare a un punto. + Non era stato oltre a duo mesi in regno, + ch'un novo amante al loco mio fu assunto. + Da sé cacciommi la fata con sdegno, + e da la grazia sua m'ebbe disgiunto: + e seppi poi, che tratti a simil porto + avea mill'altri amanti, e tutti a torto. + +51 + + E perché essi non vadano pel mondo + di lei narrando la vita lasciva, + chi qua chi là, per lo terren fecondo + li muta, altri in abete, altri in oliva, + altri in palma, altri in cedro, altri secondo + che vedi me su questa verde riva; + altri in liquido fonte, alcuni in fiera, + come più agrada a quella fata altiera. + +52 + + Or tu che sei per non usata via, + signor, venuto all'isola fatale, + acciò ch'alcuno amante per te sia + converso in pietra o in onda, o fatto tale; + avrai d'Alcina scettro e signoria, + e sarai lieto sopra ogni mortale: + ma certo sii di giunger tosto al passo + d'entrar o in fiera o in fonte o in legno o in sasso. + +53 + + Io te n'ho dato volentieri aviso; + non ch'io mi creda che debbia giovarte: + pur meglio fia che non vadi improviso, + e de' costumi suoi tu sappia parte; + che forse, come è differente il viso, + è differente ancor l'ingegno e l'arte. + Tu saprai forse riparare al danno, + quel che saputo mill'altri non hanno. — + +54 + + Ruggier, che conosciuto avea per fama + ch'Astolfo alla sua donna cugin era, + si dolse assai che in steril pianta e grama + mutato avesse la sembianza vera; + e per amor di quella che tanto ama + (pur che saputo avesse in che maniera) + gli avria fatto servizio: ma aiutarlo + in altro non potea, ch'in confortarlo. + +55 + + Lo fe' al meglio che seppe; e domandolli + poi se via c'era, ch'al regno guidassi + di Logistilla, o per piano o per colli, + sì che per quel d'Alcina non andassi. + Che ben ve n'era un'altra, ritornolli + l'arbore a dir, ma piena d'aspri sassi, + s'andando un poco inanzi alla man destra + salisse il poggio invêr la cima alpestra. + +56 + + Ma che non pensi già che seguir possa + il suo camin per quella strada troppo: + incontro avrà di gente ardita, grossa + e fiera compagnia, con duro intoppo. + Alcina ve li tien per muro e fossa + a chi volesse uscir fuor del suo groppo. + Ruggier quel mirto ringraziò del tutto, + poi da lui si partì dotto ed istrutto. + +57 + + Venne al cavallo, e lo disciolse e prese + per le redine, e dietro se lo trasse; + né, come fece prima, più l'ascese, + perché mal grado suo non lo portasse. + Seco pensava come nel paese + di Logistilla a salvamento andasse. + Era disposto e fermo usar ogni opra, + che non gli avesse imperio Alcina sopra. + +58 + + Pensò di rimontar sul suo cavallo, + e per l'aria spronarlo a nuovo corso: + ma dubitò di far poi maggior fallo; + che troppo mal quel gli ubidiva al morso. + — Io passerò per forza, s'io non fallo, — + dicea tra sé, ma vano era il discorso. + Non fu duo miglia lungi alla marina, + che la bella città vide d'Alcina. + +59 + + Lontan si vide una muraglia lunga + che gira intorno, e gran paese serra; + e par che la sua altezza al ciel s'aggiunga, + e d'oro sia da l'alta cima a terra. + Alcun dal mio parer qui si dilunga, + e dice ch'ell'è alchimia: e forse ch'erra; + ed anco forse meglio di me intende: + a me par oro, poi che sì risplende. + +60 + + Come fu presso alle sì ricche mura, + che 'l mondo altre non ha de la lor sorte, + lasciò la strada che per la pianura + ampla e diritta andava alle gran porte; + ed a man destra, a quella più sicura, + ch'al monte già, piegossi il guerrier forte: + ma tosto ritrovò l'iniqua frotta, + dal cui furor gli fu turbata e rotta. + +61 + + Non fu veduta mai più strana torma, + più monstruosi volti e peggio fatti: + alcun' dal collo in giù d'uomini han forma, + col viso altri di simie, altri di gatti; + stampano alcun con piè caprigni l'orma; + alcuni son centauri agili ed atti; + son gioveni impudenti e vecchi stolti, + chi nudi e chi di strane pelli involti. + +62 + + Chi senza freno in s'un destrier galoppa, + chi lento va con l'asino o col bue, + altri salisce ad un centauro in groppa, + struzzoli molti han sotto, aquile e grue; + ponsi altri a bocca il corno, altri la coppa; + chi femina è, chi maschio, e chi amendue; + chi porta uncino e chi scala di corda, + chi pal di ferro e chi una lima sorda. + +63 + + Di questi il capitano si vedea + aver gonfiato il ventre, e 'l viso grasso; + il qual su una testuggine sedea, + che con gran tardità mutava il passo. + Avea di qua e di là chi lo reggea, + perché egli era ebro, e tenea il ciglio basso: + altri la fronte gli asciugava e il mento, + altri i panni scuotea per fargli vento. + +64 + + Un ch'avea umana forma i piedi e 'l ventre, + e collo avea di cane, orecchie e testa, + contra Ruggiero abaia, acciò ch'egli entre + ne la bella città ch'a dietro resta. + Rispose il cavallier: — Nol farò, mentre + avrà forza la man di regger questa! — + e gli mostra la spada, di cui volta + avea l'aguzza punta alla sua volta. + +65 + + Quel mostro lui ferir vuol d'una lancia, + ma Ruggier presto se gli aventa addosso: + una stoccata gli trasse alla pancia, + e la fe' un palmo riuscir pel dosso. + Lo scudo imbraccia, e qua e là si lancia, + ma l'inimico stuolo è troppo grosso: + l'un quinci il punge, e l'altro quindi afferra: + egli s'arrosta, e fa lor aspra guerra. + +66 + + L'un sin a' denti, e l'altro sin al petto + partendo va di quella iniqua razza; + ch'alla sua spada non s'oppone elmetto, + né scudo, né panziera, né corazza: + ma da tutte le parti è così astretto, + che bisogno saria, per trovar piazza + e tener da sé largo il popul reo, + d'aver più braccia e man che Briareo. + +67 + + Se di scoprire avesse avuto aviso + lo scudo che già fu del negromante + (io dico quel ch'abbarbagliava il viso, + quel ch'all'arcione avea lasciato Atlante), + subito avria quel brutto stuol conquiso + e fattosel cader cieco davante; + e forse ben, che disprezzò quel modo, + perché virtude usar volse, e non frodo. + +68 + + Sia quel che può, più tosto vuol morire, + che rendersi prigione a sì vil gente. + Eccoti intanto da la porta uscire + del muro, ch'io dicea d'oro lucente, + due giovani ch'ai gesti ed al vestire + non eran da stimar nate umilmente, + né da pastor nutrite con disagi, + ma fra delizie di real palagi. + +69 + + L'una e l'altra sedea s'un liocorno, + candido più che candido armelino; + l'una e l'altra era bella, e di sì adorno + abito, e modo tanto pellegrino, + che a l'uom, guardando e contemplando intorno, + bisognerebbe aver occhio divino + per far di lor giudizio: e tal saria + Beltà, s'avesse corpo, e Leggiadria. + +70 + + L'una e l'altra n'andò dove nel prato + Ruggiero è oppresso da lo stuol villano. + Tutta la turba si levò da lato; + e quelle al cavallier porser la mano, + che tinto in viso di color rosato, + le donne ringraziò de l'atto umano: + e fu contento, compiacendo loro, + di ritornarsi a quella porta d'oro. + +71 + + L'adornamento che s'aggira sopra + la bella porta e sporge un poco avante, + parte non ha che tutta non si cuopra + de le più rare gemme di Levante. + Da quattro parti si riposa sopra + grosse colonne d'integro diamante. + O ver o falso ch'all'occhio risponda, + non è cosa più bella o più gioconda. + +72 + + Su per la soglia e fuor per le colonne + corron scherzando lascive donzelle, + che, se i rispetti debiti alle donne + servasser più, sarian forse più belle. + Tutte vestite eran di verdi gonne, + e coronate di frondi novelle. + Queste, con molte offerte e con buon viso, + Ruggier fecero entrar nel paradiso: + +73 + + che si può ben così nomar quel loco, + ove mi credo che nascesse Amore. + Non vi si sta se non in danza e in giuoco, + e tutte in festa vi si spendon l'ore: + pensier canuto né molto né poco + si può quivi albergare in alcun core: + non entra quivi disagio né inopia, + ma vi sta ognor col corno pien la Copia. + +74 + + Qui, dove con serena e lieta fronte + par ch'ognor rida il grazioso aprile, + gioveni e donne son: qual presso a fonte + canta con dolce e dilettoso stile; + qual d'un arbore all'ombra e qual d'un monte + o giuoca o danza o fa cosa non vile; + e qual, lungi dagli altri, a un suo fedele + discuopre l'amorose sue querele. + +75 + + Per le cime dei pini e degli allori, + degli alti faggi e degl'irsuti abeti, + volan scherzando i pargoletti Amori: + di lor vittorie altri godendo lieti, + altri pigliando a saettare i cori, + la mira quindi, altri tendendo reti; + chi tempra dardi ad un ruscel più basso, + e chi gli aguzza ad un volubil sasso. + +76 + + Quivi a Ruggier un gran corsier fu dato, + forte, gagliardo, e tutto di pel sauro, + ch'avea il bel guernimento ricamato + di preziose gemme e di fin auro; + e fu lasciato in guardia quello alato, + quel che solea ubidire al vecchio Mauro, + a un giovene che dietro lo menassi + al buon Ruggier, con men frettosi passi. + +77 + + Quelle due belle giovani amorose + ch'avean Ruggier da l'empio stuol difeso, + da l'empio stuol che dianzi se gli oppose + su quel camin ch'avea a man destra preso, + gli dissero: — Signor, le virtuose + opere vostre che già abbiamo inteso, + ne fan sì ardite, che l'aiuto vostro + vi chiederemo a beneficio nostro. + +78 + + Noi troverem tra via tosto una lama, + che fa due parti di questa pianura. + Una crudel, che Erifilla si chiama, + difende il ponte, e sforza e inganna e fura + chiunque andar ne l'altra ripa brama; + ed ella è gigantessa di statura, + li denti ha lunghi e velenoso il morso, + acute l'ugne, e graffia come un orso. + +79 + + Oltre che sempre ci turbi il camino, + che libero saria se non fosse ella, + spesso, correndo per tutto il giardino, + va disturbando or questa cosa or quella. + Sappiate che del populo assassino + che vi assalì fuor de la porta bella, + molti suoi figli son, tutti seguaci, + empi, come ella, inospiti e rapaci. — + +80 + + Ruggier rispose: — Non ch'una battaglia, + ma per voi sarò pronto a farne cento: + di mia persona, in tutto quel che vaglia, + fatene voi secondo il vostro intento; + che la cagion ch'io vesto piastra e maglia, + non è per guadagnar terre né argento, + ma sol per farne beneficio altrui, + tanto più a belle donne come vui. — + +81 + + Le donne molte grazie riferiro + degne d'un cavallier, come quell'era: + e così ragionando ne veniro + dove videro il ponte e la riviera; + e di smeraldo ornata e di zaffiro + su l'arme d'or, vider la donna altiera. + Ma dir ne l'altro canto differisco, + come Ruggier con lei si pose a risco. + + + + +CANTO SETTIMO + + +1 + + Chi va lontan da la sua patria, vede + cose, da quel che già credea, lontane; + che narrandole poi, non se gli crede, + e stimato bugiardo ne rimane: + che 'l sciocco vulgo non gli vuol dar fede, + se non le vede e tocca chiare e piane. + Per questo io so che l'inesperienza + farà al mio canto dar poca credenza. + +2 + + Poca o molta ch'io ci abbia, non bisogna + ch'io ponga mente al vulgo sciocco e ignaro. + A voi so ben che non parrà menzogna, + che 'l lume del discorso avete chiaro; + ed a voi soli ogni mio intento agogna + che 'l frutto sia di mie fatiche caro. + Io vi lasciai che 'l ponte e la riviera + vider, che 'n guardia avea Erifilla altiera. + +3 + + Quell'era armata del più fin metallo, + ch'avean di più color gemme distinto: + rubin vermiglio, crisolito giallo, + verde smeraldo, con flavo iacinto. + Era montata, ma non a cavallo; + invece avea di quello un lupo spinto: + spinto avea un lupo ove si passa il fiume, + con ricca sella fuor d'ogni costume. + +4 + + Non credo ch'un sì grande Apulia n'abbia: + egli era grosso ed alto più d'un bue. + Con fren spumar non gli facea le labbia, + né so come lo regga a voglie sue. + La sopravesta di color di sabbia + su l'arme avea la maledetta lue: + era, fuor che 'l color, di quella sorte + ch'i vescovi e i prelati usano in corte. + +5 + + Ed avea ne lo scudo e sul cimiero + una gonfiata e velenosa botta. + Le donne la mostraro al cavalliero, + di qua dal ponte per giostrar ridotta, + e fargli scorno e rompergli il sentiero, + come ad alcuni usata era talotta. + Ella a Ruggier, che torni a dietro, grida: + quel piglia un'asta, e la minaccia e sfida. + +6 + + Non men la gigantessa ardita e presta + sprona il gran lupo e ne l'arcion si serra, + e pon la lancia a mezzo il corso in resta, + e fa tremar nel suo venir la terra. + Ma pur sul prato al fiero incontro resta; + che sotto l'elmo il buon Ruggier l'afferra, + e de l'arcion con tal furor la caccia, + che la riporta indietro oltra sei braccia. + +7 + + E già, tratta la spada ch'avea cinta, + venìa a levarne la testa superba: + e ben lo potea far, che come estinta + Erifilla giacea tra' fiori e l'erba. + Ma le donne gridar: — Basti sia vinta, + senza pigliarne altra vendetta acerba. + Ripon, cortese cavallier, la spada; + passiamo il ponte e seguitian la strada. — + +8 + + Alquanto malagevole ed aspretta + per mezzo un bosco presero la via, + che oltra che sassosa fosse e stretta, + quasi su dritta alla collina gìa. + Ma poi che furo ascesi in su la vetta, + usciro in spaziosa prateria, + dove il più bel palazzo e 'l più giocondo + vider, che mai fosse veduto al mondo. + +9 + + La bella Alcina venne un pezzo inante, + verso Ruggier fuor de le prime porte, + e lo raccolse in signoril sembiante, + in mezzo bella ed onorata corte. + Da tutti gli altri tanto onore e tante + riverenze fur fatte al guerrier forte, + che non potrian far più, se tra loro + fosse Dio sceso dal superno coro. + +10 + + Non tanto il bel palazzo era eccellente, + perché vincesse ogn'altro di ricchezza, + quanto ch'avea la più piacevol gente + che fosse al mondo e di più gentilezza. + Poco era l'un da l'altro differente + e di fiorita etade e di bellezza: + sola di tutti Alcina era più bella, + sì come è bello il sol più d'ogni stella. + +11 + + Di persona era tanto ben formata, + quanto me' finger san pittori industri; + con bionda chioma lunga ed annodata: + oro non è che più risplenda e lustri. + Spargeasi per la guancia delicata + misto color di rose e di ligustri; + di terso avorio era la fronte lieta, + che lo spazio finia con giusta meta. + +12 + + Sotto duo negri e sottilissimi archi + son duo negri occhi, anzi duo chiari soli, + pietosi a riguardare, a mover parchi; + intorno cui par ch'Amor scherzi e voli, + e ch'indi tutta la faretra scarchi + e che visibilmente i cori involi: + quindi il naso per mezzo il viso scende, + che non truova l'invidia ove l'emende. + +13 + + Sotto quel sta, quasi fra due vallette, + la bocca sparsa di natio cinabro; + quivi due filze son di perle elette, + che chiude ed apre un bello e dolce labro: + quindi escon le cortesi parolette + da render molle ogni cor rozzo e scabro; + quivi si forma quel suave riso, + ch'apre a sua posta in terra il paradiso. + +14 + + Bianca nieve è il bel collo, e 'l petto latte; + il collo è tondo, il petto colmo e largo: + due pome acerbe, e pur d'avorio fatte, + vengono e van come onda al primo margo, + quando piacevole aura il mar combatte. + Non potria l'altre parti veder Argo: + ben si può giudicar che corrisponde + a quel ch'appar di fuor quel che s'asconde. + +15 + + Mostran le braccia sua misura giusta; + e la candida man spesso si vede + lunghetta alquanto e di larghezza angusta, + dove né nodo appar, né vena eccede. + Si vede al fin de la persona augusta + il breve, asciutto e ritondetto piede. + Gli angelici sembianti nati in cielo + non si ponno celar sotto alcun velo. + +16 + + Avea in ogni sua parte un laccio teso, + o parli o rida o canti o passo muova: + né maraviglia è se Ruggier n'è preso, + poi che tanto benigna se la truova. + Quel che di lei già avea dal mirto inteso, + com'è perfida e ria, poco gli giova; + ch'inganno o tradimento non gli è aviso + che possa star con sì soave riso. + +17 + + Anzi pur creder vuol che da costei + fosse converso Astolfo in su l'arena + per li suoi portamenti ingrati e rei, + e sia degno di questa e di più pena: + e tutto quel ch'udito avea di lei, + stima esser falso; e che vendetta mena, + e mena astio ed invidia quel dolente + a lei biasmare, e che del tutto mente. + +18 + + La bella donna che cotanto amava, + novellamente gli è dal cor partita; + che per incanto Alcina gli lo lava + d'ogni antica amorosa sua ferita; + e di sé sola e del suo amor lo grava, + e in quello essa riman sola sculpita: + sì che scusar il buon Ruggier si deve, + se si mostrò quivi incostante e lieve. + +19 + + A quella mensa citare, arpe e lire, + e diversi altri dilettevol suoni + faceano intorno l'aria tintinire + d'armonia dolce e di concenti buoni. + Non vi mancava chie, cantando, dire + d'amor sapesse gaudi e passioni, + o con invenzioni e poesie + rappresentasse grate fantasie. + +20 + + Qual mensa trionfante e suntuosa + di qualsivoglia successor di Nino, + o qual mai tanto celebre e famosa + di Cleopatra al vincitor latino, + potria a questa esser par, che l'amorosa + fata avea posta inanzi al paladino? + Tal non cred'io che s'apparecchi dove + ministra Ganimede al sommo Giove. + +21 + + Tolte che fur le mense e le vivande, + facean, sedendo in cerchio, un giuoco lieto: + che ne l'orecchio l'un l'altro domande, + come più piace lor, qualche secreto; + il che agli amanti fu commodo grande + di scoprir l'amor lor senza divieto: + e furon lor conclusioni estreme + di ritrovarsi quella notte insieme. + +22 + + Finir quel giuoco tosto, e molto inanzi + che non solea là dentro esser costume: + con torchi allora i paggi entrati inanzi, + le tenebre cacciar con molto lume. + Tra bella compagnia dietro e dinanzi + andò Ruggiero a ritrovar le piume + in una adorna e fresca cameretta, + per la miglior di tutte l'altre eletta. + +23 + + E poi che di confetti e di buon vini + di nuovo fatti fur debiti inviti, + e partir gli altri riverenti e chini, + ed alle stanze lor tutti sono iti; + Ruggiero entrò ne' profumati lini + che pareano di man d'Aracne usciti, + tenendo tuttavia l'orecchie attente, + s'ancora venir la bella donna sente. + +24 + + Ad ogni piccol moto ch'egli udiva, + sperando che fosse ella, il capo alzava: + sentir credeasi, e spesso non sentiva; + poi del suo errore accorto sospirava. + Talvolta uscia del letto e l'uscio apriva, + guatava fuori, e nulla vi trovava: + e maledì ben mille volte l'ora + che facea al trapassar tanta dimora. + +25 + + Tra sé dicea sovente: — Or si parte ella; — + e cominciava a noverare i passi + ch'esser potean da la sua stanza a quella + donde aspettando sta che Alcina passi; + e questi ed altri, prima che la bella + donna vi sia, vani disegni fassi. + Teme di qualche impedimento spesso, + che tra il frutto e la man non gli sia messo. + +26 + + Alcina, poi ch'a' preziosi odori + dopo gran spazio pose alcuna meta, + venuto il tempo che più non dimori, + ormai ch'in casa era ogni cosa cheta, + de la camera sua sola uscì fuori; + e tacita n'andò per via secreta + dove a Ruggiero avean timore e speme + gran pezzo intorno al cor pugnato insieme. + +27 + + Come si vide il successor d'Astolfo + sopra apparir quelle ridenti stelle, + come abbia ne le vene acceso zolfo, + non par che capir possa ne la pelle. + Or sino agli occhi ben nuota nel golfo + de le delizie e de le cose belle: + salta del letto, e in braccio la raccoglie, + né può tanto aspettar ch'ella si spoglie; + +28 + + ben che né gonna né faldiglia avesse; + che venne avolta in un leggier zendado + che sopra una camicia ella si messe, + bianca e suttil nel più eccellente grado. + Come Ruggiero abbracciò lei, gli cesse + il manto: e restò il vel suttile e rado, + che non copria dinanzi né di dietro, + più che le rose o i gigli un chiaro vetro. + +29 + + Non così strettamente edera preme + pianta ove intorno abbarbicata s'abbia, + come si stringon li dui amanti insieme, + cogliendo de lo spirto in su le labbia + suave fior, qual non produce seme + indo o sabeo ne l'odorata sabbia. + Del gran piacer ch'avean, lor dicer tocca; + che spesso avean più d'una lingua in bocca. + +30 + + Queste cose là dentro eran secrete, + o se pur non secrete, almen taciute; + che raro fu tener le labra chete + biasmo ad alcun, ma ben spesso virtute. + Tutte proferte ed accoglienze liete + fanno a Ruggier quelle persone astute: + ognun lo reverisce e se gli inchina; + che così vuol l'innamorata Alcina. + +31 + + Non è diletto alcun che di fuor reste; + che tutti son ne l'amorosa stanza. + E due e tre volte il dì mutano veste, + fatte or ad una ora ad un'altra usanza. + Spesso in conviti, e sempre stanno in feste, + in giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza: + or presso ai fonti, all'ombre de' poggetti, + leggon d'antiqui gli amorosi detti; + +32 + + or per l'ombrose valli e lieti colli + vanno cacciando le paurose lepri; + or con sagaci cani i fagian folli + con strepito uscir fan di stoppie e vepri; + or a' tordi lacciuoli, or veschi molli + tendon tra gli odoriferi ginepri; + or con ami inescati ed or con reti + turban a' pesci i grati lor secreti. + +33 + + Stava Ruggiero in tanta gioia e festa, + mentre Carlo in travaglio ed Agramante, + di cui l'istoria io non vorrei per questa + porre in oblio, né lasciar Bradamante, + che con travaglio e con pena molesta + pianse più giorni il disiato amante, + ch'avea per strade disusate e nuove + veduto portar via, né sapea dove. + +34 + + Di costei prima che degli altri dico, + che molti giorni andò cercando invano + pei boschi ombrosi e per lo campo aprico, + per ville, per città, per monte e piano; + né mai potè saper del caro amico, + che di tanto intervallo era lontano. + Ne l'oste saracin spesso venìa, + né mai del suo Ruggier ritrovò spia. + +35 + + Ogni dì ne domanda a più di cento, + né alcun le ne sa mai render ragioni. + D'alloggiamento va in alloggiamento, + cercandone e trabacche e padiglioni: + e lo può far; che senza impedimento + passa tra cavallieri e tra pedoni, + mercè all'annel che fuor d'ogni uman uso + la fa sparir quando l'è in bocca chiuso. + +36 + + Né può né creder vuol che morto sia; + perché di sì grande uom l'alta ruina + da l'onde idaspe udita si saria + fin dove il sole a riposar declina. + Non sa né dir né imaginar che via + far possa o in cielo o in terra; e pur meschina + lo va cercando, e per compagni mena + sospiri e pianti ed ogni acerba pena. + +37 + + Pensò al fin di tornare alla spelonca + dove eran l'ossa di Merlin profeta, + e gridar tanto intorno a quella conca, + che 'l freddo marmo si movesse a pieta; + che se vivea Ruggiero, o gli avea tronca + l'alta necessità la vita lieta, + si sapria quindi: e poi s'appiglierebbe + a quel miglior consiglio che n'avrebbe. + +38 + + Con questa intenzion prese il camino + verso le selve prossime a Pontiero, + dove la vocal tomba di Merlino + era nascosa in loco alpestro e fiero. + Ma quella maga che sempre vicino + tenuto a Bradamante avea il pensiero, + quella, dico io, che ne la bella grotta + l'avea de la sua stirpe istrutta e dotta; + +39 + + quella benigna e saggia incantatrice, + la quale ha sempre cura di costei, + sappiendo ch'esser de' progenitrice + d'uomini invitti, anzi di semidei; + ciascun dì vuol sapere che fa, che dice, + e getta ciascun dì sorte per lei. + Di Ruggier liberato e poi perduto, + e dove in India andò, tutto ha saputo. + +40 + + Ben veduto l'avea su quel cavallo + che regger non potea, ch'era sfrenato, + scostarsi di lunghissimo intervallo + per sentier periglioso e non usato; + e ben sapea che stava in giuoco e in ballo + e in cibo e in ozio molle e delicato, + né più memoria avea del suo signore, + né de la donna sua, né del suo onore. + +41 + + E così il fior de li begli anni suoi + in lunga inerzia aver potria consunto + sì gentil cavallier, per dover poi + perdere il corpo e l'anima in un punto; + e quel odor che sol riman di noi, + poscia che 'l resto fragile è defunto, + che tra' l'uom del sepulcro e in vita il serba, + gli saria stato o tronco o svelto in erba. + +42 + + Ma quella gentil maga, che più cura + n'avea ch'egli medesmo di se stesso, + pensò di trarlo per via alpestre e dura + alla vera virtù, mal grado d'esso: + come eccellente medico, che cura + con ferro e fuoco e con veneno spesso, + che se ben molto da principio offende, + poi giova al fine, e grazia se gli rende. + +43 + + Ella non gli era facile, e talmente + fattane cieca di superchio amore, + che, come facea Atlante, solamente + a darli vita avesse posto il core. + Quel più tosto volea che lungamente + vivesse e senza fama e senza onore, + che, con tutta la laude che sia al mondo, + mancasse un anno al suo viver giocondo. + +44 + + L'avea mandato all'isola d'Alcina, + perché obliasse l'arme in quella corte; + e come mago di somma dottrina, + ch'usar sapea gl'incanti d'ogni sorte, + avea il cor stretto di quella regina + ne l'amor d'esso d'un laccio sì forte, + che non se ne era mai per poter sciorre, + s'invecchiasse Ruggier più di Nestorre. + +45 + + Or tornando a colei, ch'era presaga + di quanto de' avvenir, dico che tenne + la dritta via dove l'errante e vaga + figlia d'Amon seco a incontrar si venne. + Bradamante vedendo la sua maga, + muta la pena che prima sostenne, + tutta in speranza; e quella l'apre il vero: + ch'ad Alcina è condotto il suo Ruggiero. + +46 + + La giovane riman presso che morta, + quando ode che 'l suo amante è così lunge; + e più, che nel suo amor periglio porta, + se gran rimedio e subito non giunge: + ma la benigna maga la conforta, + e presta pon l'impiastro ove il duol punge, + e le promette e giura, in pochi giorni + far che Ruggiero a riveder lei torni. + +47 + + — Da che, donna (dicea), l'annello hai teco, + che val contra ogni magica fattura, + io non ho dubbio alcun, che s'io l'arreco + là dove Alcina ogni tuo ben ti fura, + ch'io non le rompa il suo disegno, e meco + non ti rimeni la tua dolce cura. + Me n'andrò questa sera alla prim'ora, + e sarò in India al nascer de l'aurora. — + +48 + + E seguitando, del modo narrolle + che disegnato avea d'adoperarlo, + per trar del regno effeminato e molle + il caro amante, e in Francia rimenarlo. + Bradamante l'annel del dito tolle; + né solamente avria voluto darlo, + ma dato il core e dato avria la vita, + pur che n'avesse il suo Ruggiero aita. + +49 + + Le dà l'annello e se le raccomanda; + e più le raccomanda il suo Ruggiero, + a cui per lei mille saluti manda: + poi prese vêr Provenza altro sentiero. + Andò l'incantatrice a un'altra banda; + e per porre in effetto il suo pensiero, + un palafren fece apparir la sera, + ch'avea un piè rosso, e ogn'altra parte nera. + +50 + + Credo fosse un Alchino o un Farfarello, + che da l'Inferno in quella forma trasse; + e scinta e scalza montò sopra a quello, + a chiome sciolte e orribilmente passe: + ma ben di dito si levò l'annello, + perché gl'incanti suoi non le vietasse. + Poi con tal fretta andò, che la matina + si ritrovò ne l'isola d'Alcina. + +51 + + Quivi mirabilmente transmutosse: + s'accrebbe più d'un palmo di statura, + e fe' le membra a proporzion più grosse; + e restò a punto di quella misura + che si pensò che 'l negromante fosse, + quel che nutrì Ruggier con sì gran cura. + Vestì di lunga barba le mascelle, + e fe' crespa la fronte e l'altra pelle. + +52 + + Di faccia, di parole e di sembiante + sì lo seppe imitar, che totalmente + potea parer l'incantator Atlante. + Poi si nascose, e tanto pose mente, + che da Ruggiero allontanar l'amante + Alcina vide un giorno finalmente: + e fu gran sorte; che di stare o d'ire + senza esso un'ora potea mal patire. + +53 + + Soletto lo trovò, come lo volle, + che si godea il matin fresco e sereno + lungo un bel rio che discorrea d'un colle + verso un laghetto limpido ed ameno. + Il suo vestir delizioso e molle + tutto era d'ozio e di lascivia pieno, + che de sua man gli avea di seta e d'oro + tessuto Alcina con sottil lavoro. + +54 + + Di ricche gemme un splendido monile + gli discendea dal collo in mezzo il petto; + e ne l'uno e ne l'altro già virile + braccio girava un lucido cerchietto. + Gli avea forato un fil d'oro sottile + ambe l'orecchie, in forma d'annelletto; + e due gran perle pendevano quindi, + qua' mai non ebbon gli Arabi né gl'Indi. + +55 + + Umide avea l'innanellate chiome + de' più suavi odor che sieno in prezzo: + tutto ne' gesti era amoroso, come + fosse in Valenza a servir donne avezzo: + non era in lui di sano altro che 'l nome; + corrotto tutto il resto, e più che mézzo. + Così Ruggier fu ritrovato, tanto + da l'esser suo mutato per incanto. + +56 + + Ne la forma d'Atlante se gli affaccia + colei, che la sembianza ne tenea, + con quella grave e venerabil faccia + che Ruggier sempre riverir solea, + con quello occhio pien d'ira e di minaccia, + che sì temuto già fanciullo avea; + dicendo: — È questo dunque il frutto ch'io + lungamente atteso ho del sudor mio? + +57 + + Di medolle già d'orsi e di leoni + ti porsi io dunque li primi alimenti; + t'ho per caverne ed orridi burroni + fanciullo avezzo a strangolar serpenti, + pantere e tigri disarmar d'ungioni + ed a vivi cingial trar spesso i denti, + acciò che, dopo tanta disciplina, + tu sii l'Adone o l'Atide d'Alcina? + +58 + + È questo, quel che l'osservate stelle, + le sacre fibre e gli accoppiati punti, + responsi, auguri, sogni e tutte quelle + sorti, ove ho troppo i miei studi consunti, + di te promesso sin da le mammelle + m'avean, come quest'anni fusser giunti: + ch'in arme l'opre tue così preclare + esser dovean, che sarian senza pare? + +59 + + Questo è ben veramente alto principio + onde si può sperar che tu sia presto + a farti un Alessandro, un Iulio, un Scipio! + Chi potea, ohimè! di te mai creder questo, + che ti facessi d'Alcina mancipio? + E perché ognun lo veggia manifesto, + al collo ed alle braccia hai la catena + con che ella a voglia sua preso ti mena. + +60 + + Se non ti muovon le tue proprie laudi, + e l'opre eccelse a chi t'ha il cielo eletto, + la tua succession perché defraudi + del ben che mille volte io t'ho predetto? + deh, perché il ventre eternamente claudi, + dove il ciel vuol che sia per te concetto + la gloriosa e soprumana prole + ch'esser de' al mondo più chiara che 'l sole? + +61 + + Deh non vietar che le più nobil alme, + che sian formate ne l'eterne idee, + di tempo in tempo abbian corporee salme + dal ceppo che radice in te aver dee! + Deh non vietar mille trionfi e palme, + con che, dopo aspri danni e piaghe ree, + tuoi figli, tuoi nipoti e successori + Italia torneran nei primi onori! + +62 + + Non ch'a piegarti a questo tante e tante + anime belle aver dovesson pondo, + che chiare, illustri, inclite, invitte e sante + son per fiorir da l'arbor tuo fecondo; + ma ti dovria una coppia esser bastante: + Ippolito e il fratel; che pochi il mondo + ha tali avuti ancor fin al dì d'oggi, + per tutti i gradi onde a virtù si poggi. + +63 + + Io solea più di questi dui narrarti, + ch'io non facea di tutti gli altri insieme; + sì perché essi terran le maggior parti, + che gli altri tuoi, ne le virtù supreme; + sì perché al dir di lor mi vedea darti + più attenzion, che d'altri del tuo seme: + vedea goderti che sì chiari eroi + esser dovessen dei nipoti tuoi. + +64 + + Che ha costei che t'hai fatto regina, + che non abbian mill'altre meretrici? + costei che di tant'altri è concubina, + ch'al fin sai ben s'ella suol far felici. + Ma perché tu conosca chi sia Alcina, + levatone le fraudi e gli artifici, + tien questo annello in dito, e torna ad ella, + ch'aveder ti potrai come sia bella. — + +65 + + Ruggier si stava vergognoso e muto + mirando in terra, e mal sapea che dire; + a cui la maga nel dito minuto + pose l'annello, e lo fe' risentire. + Come Ruggiero in sé fu rivenuto, + di tanto scorno si vide assalire, + ch'esser vorria sotterra mille braccia, + ch'alcun veder non lo potesse in faccia. + +66 + + Ne la sua prima forma in uno istante, + così parlando, la maga rivenne; + né bisognava più quella d'Atlante, + seguitone l'effetto per che venne. + Per dirvi quel ch'io non vi dissi inante, + costei Melissa nominata venne, + ch'or diè a Ruggier di sé notizia vera, + e dissegli a che effetto venuta era; + +67 + + mandata da colei, che d'amor piena + sempre il disia, né più può starne senza, + per liberarlo da quella catena + di che lo cinse magica violenza: + e preso avea d'Atlante di Carena + la forma, per trovar meglio credenza. + Ma poi ch'a sanità l'ha ormai ridutto, + gli vuole aprire e far che veggia il tutto. + +68 + + — Quella donna gentil che t'ama tanto, + quella che del tuo amor degna sarebbe, + a cui, se non ti scorda, tu sai quanto + tua libertà, da lei servata, debbe; + questo annel che ripara ad ogni incanto, + ti manda: e così il cor mandato avrebbe, + s'avesse avuto il cor così virtute, + come l'annello, atta alla tua salute. — + +69 + + E seguitò narrandogli l'amore + che Bradamante gli ha portato e porta; + di questa insieme comendò il valore, + in quanto il vero e l'affezion comporta; + ed usò modo e termine migliore + che si convenga a messaggera accorta: + ed in quel odio Alcina a Ruggier pose, + in che soglionsi aver l'orribil cose. + +70 + + In odio gli la pose, ancor che tanto + l'amasse dianzi: e non vi paia strano, + quando il suo amor per forza era d'incanto, + ch'essendovi l'annel, rimase vano. + Fece l'annel palese ancor, che quanto + di beltà Alcina avea, tutto era estrano: + estrano avea, e non suo, dal piè alla treccia; + il bel ne sparve, e le restò la feccia. + +71 + + Come fanciullo che maturo frutto + ripone, e poi si scorda ove è riposto, + e dopo molti giorni è ricondutto + là dove truova a caso il suo deposto, + si maraviglia di vederlo tutto + putrido e guasto, e non come fu posto; + e dove amarlo e caro aver solia, + l'odia, sprezza, n'ha schivo, e getta via: + +72 + + così Ruggier, poi che Melissa fece + ch'a riveder se ne tornò la fata + con quell'annello inanzi a cui non lece, + quando s'ha in dito, usare opra incantata, + ritruova, contra ogni sua stima, invece + de la bella, che dianzi avea lasciata, + donna sì laida, che la terra tutta + né la più vecchia avea né la più brutta. + +73 + + Pallido, crespo e macilente avea + Alcina il viso, il crin raro e canuto, + sua statura a sei palmi non giungea: + ogni dente di bocca era caduto; + che più d'Ecuba e più de la Cumea, + ed avea più d'ogn'altra mai vivuto. + Ma sì l'arti usa al nostro tempo ignote, + che bella e giovanetta parer puote. + +74 + + Giovane e bella ella si fa con arte, + sì che molti ingannò come Ruggiero; + ma l'annel venne a interpretar le carte + che già molti anni avean celato il vero. + Miracol non è dunque, se si parte + de l'animo a Ruggier ogni pensiero + ch'avea d'amare Alcina, or che la truova + in guisa, che sua fraude non le giova. + +75 + + Ma come l'avisò Melissa, stette + senza mutare il solito sembiante, + fin che l'arme sue, più dì neglette, + si fu vestito dal capo alle piante; + e per non farle ad Alcina suspette, + finse provar s'in esse era aiutante, + finse provar se gli era fatto grosso, + dopo alcun dì che non l'ha avute indosso. + +76 + + E Balisarda poi si messe al fianco + (che così nome la sua spada avea); + e lo scudo mirabile tolse anco, + che non pur gli occhi abbarbagliar solea, + ma l'anima facea sì venir manco, + che dal corpo esalata esser parea. + Lo tolse, e col zendado in che trovollo, + che tutto lo copria, sel messe al collo. + +77 + + Venne alla stalla, e fece briglia e sella + porre a un destrier più che la pece nero: + così Melissa l'avea istrutto; ch'ella + sapea quanto nel corso era leggiero. + Chi lo conosce, Rabican l'appella; + ed è quel proprio che col cavalliero + del quale i venti or presso al mar fan gioco, + portò già la balena in questo loco. + +78 + + Potea aver l'ippogrifo similmente, + che presso a Rabicano era legato; + ma gli avea detto la maga: — Abbi mente, + ch'egli è (come tu sai) troppo sfrenato. — + E gli diede intenzion che 'l dì seguente + gli lo trarrebbe fuor di quello stato, + là dove ad agio poi sarebbe istrutto + come frenarlo e farlo gir per tutto. + +79 + + Né sospetto darà, se non lo tolle, + de la tacita fuga ch'apparecchia. + Fece Ruggier come Melissa volle, + ch'invisibile ognor gli era all'orecchia. + Così fingendo, del lascivo e molle + palazzo uscì de la puttana vecchia; + e si venne accostando ad una porta, + donde è la via ch'a Logistilla il porta. + +80 + + Assaltò li guardiani all'improviso, + e si cacciò tra lor col ferro in mano, + e qual lasciò ferito, e quale ucciso; + e corse fuor del ponte a mano a mano: + e prima che n'avesse Alcina aviso, + di molto spazio fu Ruggier lontano. + Dirò ne l'altro canto che via tenne; + poi come a Logistilla se ne venne. + + + + +CANTO OTTAVO + + +1 + + Oh quante sono incantatrici, oh quanti + incantator tra noi, che non si sanno! + che con lor arti uomini e donne amanti + di sé, cangiando i visi lor, fatto hanno. + Non con spirti costretti tali incanti, + né con osservazion di stelle fanno; + ma con simulazion, menzogne e frodi + legano i cor d'indissolubil nodi. + +2 + + Chi l'annello d'Angelica, o più tosto + chi avesse quel de la ragion, potria + veder a tutti il viso, che nascosto + da finzione e d'arte non saria. + Tal ci par bello e buono, che, deposto + il liscio, brutto e rio forse parria. + Fu gran ventura quella di Ruggiero, + ch'ebbe l'annel che gli scoperse il vero. + +3 + + Ruggier (come io dicea) dissimulando, + su Rabican venne alla porta armato: + trovò le guardie sprovedute, e quando + giunse tra lor, non tenne il brando a lato. + Chi morto e chi a mal termine lasciando, + esce del ponte, e il rastrello ha spezzato: + prende al bosco la via; ma poco corre, + ch'ad un de' servi de la fata occorre. + +4 + + Il servo in pugno avea un augel grifagno + che volar con piacer facea ogni giorno, + ora a campagna, ora a un vicino stagno, + dove era sempre da far preda intorno: + avea da lato il can fido compagno: + cavalcava un ronzin non troppo adorno. + Ben pensò che Ruggier dovea fuggire, + quando lo vide in tal fretta venire. + +5 + + Se gli fe' incontra, e con sembiante altiero + gli domandò perché in tal fretta gisse. + Risponder non gli volse il buon Ruggiero: + perciò colui, più certo che fuggisse, + di volerlo arrestar fece pensiero; + e distendendo il braccio manco, disse: + — Che dirai tu, se subito ti fermo? + se contra questo augel non avrai schermo? — + +6 + + Spinge l'augello: e quel batte sì l'ale, + che non l'avanza Rabican di corso. + Del palafreno il cacciator giù sale, + e tutto a un tempo gli ha levato il morso. + Quel par da l'arco uno aventato strale, + di calci formidabile e di morso; + e 'l servo dietro sì veloce viene, + che par ch'il vento, anzi che il fuoco il mene. + +7 + + Non vuol parere il can d'esser più tardo; + ma segue Rabican con quella fretta + con che le lepri suol seguire il pardo. + Vergogna a Ruggier par, se non aspetta. + Voltasi a quel che vien sì a piè gagliardo; + né gli vede arme, fuor ch'una bacchetta, + quella con che ubidire al cane insegna: + Ruggier di trar la spada si disdegna. + +8 + + Quel se gli appressa, e forte lo percuote: + lo morde a un tempo il can nel piede manco. + Lo sfrenato destrier la groppa scuote + tre volte e più, né falla il destro fianco. + Gira l'augello e gli fa mille ruote, + e con l'ugna sovente il ferisce anco: + sì il destrier collo strido impaurisce, + ch'alla mano e allo spron poco ubidisce. + +9 + + Ruggiero, al fin costretto, il ferro caccia: + e perché tal molestia se ne vada, + or gli animali, or quel villan minaccia + col taglio e con la punta de la spada. + Quella importuna turba più l'impaccia: + presa ha chi qua chi là tutta la strada. + Vede Ruggiero il disonore e il danno + che gli avverrà, se più tardar lo fanno. + +10 + + Sa ch'ogni poco più ch'ivi rimane, + Alcina avrà col populo alle spalle: + di trombe, di tamburi e di campane + già s'ode alto rumore in ogni valle. + Contra un servo senza arme e contra un cane + gli par ch'a usar la spada troppo falle: + meglio e più breve è dunque che gli scopra + lo scudo che d'Atlante era stato opra. + +11 + + Levò il drappo vermiglio in che coperto + già molti giorni lo scudo si tenne. + Fece l'effetto mille volte esperto + il lume, ove a ferir negli occhi venne: + resta dai sensi il cacciator deserto, + cade il cane e il ronzin, cadon le penne, + ch'in aria sostener l'augel non ponno. + Lieto Ruggier li lascia in preda al sonno. + +12 + + Alcina, ch'avea intanto avuto aviso + di Ruggier, che sforzato avea la porta, + e de la guardia buon numero ucciso, + fu, vinta dal dolor, per restar morta. + Squarciossi i panni e si percosse il viso, + e sciocca nominossi e malaccorta; + e fece dar all'arme immantinente, + e intorno a sé raccor tutta sua gente. + +13 + + E poi ne fa due parti, e manda l'una + per quella strada ove Ruggier camina; + al porto l'altra subito raguna, + imbarca, ed uscir fa ne la marina: + sotto le vele aperte il mar s'imbruna. + Con questi va la disperata Alcina, + che 'l desiderio di Ruggier sì rode, + che lascia sua città senza custode. + +14 + + Non lascia alcuno a guardia del palagio: + il che a Melissa che stava alla posta + per liberar di quel regno malvagio + la gente ch'in miseria v'era posta, + diede commodità, diede grande agio + di gir cercando ogni cosa a sua posta, + imagini abbruciar, suggelli torre, + e nodi e rombi e turbini disciorre. + +15 + + Indi pei campi accelerando i passi, + gli antiqui amanti, ch'erano in gran torma + conversi in fonti, in fere, in legni, in sassi, + fe' ritornar ne la lor prima forma. + E quei, poi ch'allargati furo i passi, + tutti del buon Ruggier seguiron l'orma: + a Logistilla si salvaro; ed indi + tornaro a Sciti, a Persi, a Greci, ad Indi. + +16 + + Li rimandò Melissa in lor paesi, + con obligo di mai non esser sciolto. + Fu inanzi agli altri il duca degl'Inglesi + ad esser ritornato in uman volto; + che 'l parentado in questo e li cortesi + prieghi del buon Ruggier gli giovar molto: + oltre i prieghi, Ruggier le diè l'annello, + acciò meglio potesse aiutar quello. + +17 + + A' prieghi dunque di Ruggier, rifatto + fu 'l paladin ne la sua prima faccia. + Nulla pare a Melissa d'aver fatto, + quando ricovrar l'arme non gli faccia, + e quella lancia d'or, ch'al primo tratto + quanti ne tocca de la sella caccia: + de l'Argalia, poi fu d'Astolfo lancia, + e molto onor fe' all'uno e a l'altro in Francia. + +18 + + Trovò Melissa questa lancia d'oro, + ch'Alcina avea reposta nel palagio, + e tutte l'arme che del duca foro, + e gli fur tolte ne l'ostel malvagio. + Montò il destrier del negromante moro, + e fe' montar Astolfo in groppa ad agio; + e quindi a Logistilla si condusse + d'un'ora prima che Ruggier vi fusse. + +19 + + Tra duri sassi e folte spine gìa + Ruggiero intanto invêr la fata saggia, + di balzo in balzo, e d'una in altra via + aspra, solinga, inospita e selvaggia; + tanto ch'a gran fatica riuscia + su la fervida nona in una spiaggia + tra 'l mare e 'l monte, al mezzodì scoperta, + arsiccia, nuda, sterile e deserta. + +20 + + Percuote il sole ardente il vicin colle; + e del calor che si riflette a dietro, + in modo l'aria e l'arena ne bolle, + che saria troppo a far liquido il vetro. + Stassi cheto ogni augello all'ombra molle: + sol la cicala col noioso metro + fra i densi rami del fronzuto stelo + le valli e i monti assorda, e il mare e il cielo. + +21 + + Quivi il caldo, la sete, e la fatica + ch'era di gir per quella via arenosa, + facean, lungo la spiaggia erma ed aprica, + a Ruggier compagnia grave e noiosa. + Ma perché non convien che sempre io dica, + né ch'io vi occupi sempre in una cosa, + io lascerò Ruggiero in questo caldo, + e girò in Scozia a ritrovar Rinaldo. + +22 + + Era Rinaldo molto ben veduto + dal re, da la figliuola e dal paese. + Poi la cagion che quivi era venuto, + più ad agio il paladin fece palese: + ch'in nome del suo re chiedeva aiuto + e dal regno di Scozia e da l'Inglese; + ed ai preghi soggiunse anco di Carlo, + giustissime cagion di dover farlo. + +23 + + Dal re, senza indugiar, gli fu risposto, + che di quanto sua forza s'estendea, + per utile ed onor sempre disposto + di Carlo e de l'Imperio esser volea; + e che fra pochi dì gli avrebbe posto + più cavallieri in punto che potea; + e se non ch'esso era oggimai pur vecchio, + capitano verria del suo apparecchio. + +24 + + Né tal rispetto ancor gli parria degno + di farlo rimaner, se non avesse + il figlio, che di forza, e più d'ingegno, + dignissimo era a chi'l governo desse, + ben che non si trovasse allor nel regno; + ma che sperava che venir dovesse + mentre ch'insieme aduneria lo stuolo; + e ch'adunato il troveria il figliuolo. + +25 + + Così mandò per tutta la sua terra + suoi tesorieri a far cavalli e gente; + navi apparecchia e munizion da guerra, + vettovaglia e danar maturamente. + Venne intanto Rinaldo in Inghilterra, + e 'l re nel suo partir cortesemente + insino a Beroicche accompagnollo; + e visto pianger fu quando lasciollo. + +26 + + Spirando il vento prospero alla poppa, + monta Rinaldo, ed a Dio dice a tutti: + la fune indi al viaggio il nocchier sgroppa; + tanto che giunge ove nei salsi flutti + il bel Tamigi amareggiando intoppa. + Col gran flusso del mar quindi condutti + i naviganti per camin sicuro + a vela e remi insino a Londra furo. + +27 + + Rinaldo avea da Carlo e dal re Otone, + che con Carlo in Parigi era assediato, + al principe di Vallia commissione + per contrasegni e lettere portato, + che ciò che potea far la regione + di fanti e di cavalli in ogni lato, + tutto debba a Calesio traghittarlo, + sì che aiutar si possa Francia e Carlo. + +28 + + Il principe ch'io dico, ch'era, in vece + d'Oton, rimaso nel seggio reale, + a Rinaldo d'Amon tanto onor fece, + che non l'avrebbe al suo re fatto uguale: + indi alle sue domande satisfece; + perché a tutta la gente marziale + e di Bretagna e de l'isole intorno + di ritrovarsi al mar prefisse il giorno. + +29 + + Signor, far mi convien come fa il buono + sonator sopra il suo istrumento arguto, + che spesso muta corda, e varia suono, + ricercando ora il grave, ora l'acuto. + Mentre a dir di Rinaldo attento sono, + d'Angelica gentil m'è sovenuto, + di che lasciai ch'era da lui fuggita, + e ch'avea riscontrato uno eremita. + +30 + + Alquanto la sua istoria io vo' seguire. + Dissi che domandava con gran cura, + come potesse alla marina gire; + che di Rinaldo avea tanta paura, + che, non passando il mar, credea morire, + né in tutta Europa si tenea sicura: + ma l'eremita a bada la tenea, + perché di star con lei piacere avea. + +31 + + Quella rara bellezza il cor gli accese, + e gli scaldò le frigide medolle: + ma poi che vide che poco gli attese, + e ch'oltra soggiornar seco non volle, + di cento punte l'asinello offese; + né di sua tardità però lo tolle: + e poco va di passo e men di trotto, + né stender gli si vuol la bestia sotto. + +32 + + E perché molto dilungata s'era, + e poco più, n'avria perduta l'orma, + ricorse il frate alla spelonca nera, + e di demoni uscir fece una torma: + e ne sceglie uno di tutta la schiera, + e del bisogno suo prima l'informa; + poi lo fa entrare adosso al corridore, + che via gli porta con la donna il core. + +33 + + E qual sagace can, nel monte usato + a volpi o lepri dar spesso la caccia, + che se la fera andar vede da un lato, + ne va da un altro, e par sprezzi la traccia; + al varco poi lo sentono arrivato, + che l'ha già in bocca, e l'apre il fianco e straccia: + tal l'eremita per diversa strada + aggiugnerà la donna ovunque vada. + +34 + + Che sia il disegno suo, ben io comprendo: + e dirollo anco a voi, ma in altro loco. + Angelica di ciò nulla temendo, + cavalcava a giornate, or molto or poco. + Nel cavallo il demon si gìa coprendo, + come si cuopre alcuna volta il fuoco, + che con sì grave incendio poscia avampa, + che non si estingue, e a pena se ne scampa. + +35 + + Poi che la donna preso ebbe il sentiero + dietro il gran mar che li Guasconi lava, + tenendo appresso all'onde il suo destriero, + dove l'umor la via più ferma dava; + quel le fu tratto dal demonio fiero + ne l'acqua sì, che dentro vi nuotava. + Non sa che far la timida donzella, + se non tenersi ferma in su la sella. + +36 + + Per tirar briglia, non gli può dar volta: + più e più sempre quel si caccia in alto. + Ella tenea la vesta in su raccolta + per non bagnarla, e traea i piedi in alto. + Per le spalle la chioma iva disciolta, + e l'aura le facea lascivo assalto. + Stavano cheti tutti i maggior venti, + forse a tanta beltà, col mare, attenti. + +37 + + Ella volgea i begli occhi a terra invano, + che bagnavan di pianto il viso e 'l seno, + e vedea il lito andar sempre lontano + e decrescer più sempre e venir meno. + Il destrier, che nuotava a destra mano, + dopo un gran giro la portò al terreno + tra scuri sassi e spaventose grotte, + già cominciando ad oscurar la notte. + +38 + + Quando si vide sola in quel deserto, + che a riguardarlo sol, mettea paura, + ne l'ora che nel mar Febo coperto + l'aria e la terra avea lasciata oscura, + fermossi in atto ch'avria fatto incerto + chiunque avesse vista sua figura, + s'ella era donna sensitiva e vera, + o sasso colorito in tal maniera. + +39 + + Stupida e fissa ne la incerta sabbia, + coi capelli disciolti e rabuffati, + con le man giunte e con l'immote labbia, + i languidi occhi al ciel tenea levati, + come accusando il gran Motor che l'abbia + tutti inclinati nel suo danno i fati. + Immota e come attonita stè alquanto; + poi sciolse al duol la lingua, e gli occhi al pianto. + +40 + + Dicea: — Fortuna, che più a far ti resta + acciò di me ti sazi e ti disfami? + che dar ti posso omai più, se non questa + misera vita? ma tu non la brami; + ch'ora a trarla del mar sei stata presta, + quando potea finir suoi giorni grami: + perché ti parve di voler più ancora + vedermi tormentar prima ch'io muora. + +41 + + Ma che mi possi nuocere non veggio, + più di quel che sin qui nociuto m'hai. + Per te cacciata son del real seggio, + dove più ritornar non spero mai: + ho perduto l'onor, ch'è stato peggio; + che, se ben con effetto io non peccai, + io do però materia ch'ognun dica, + ch'essendo vagabonda, io sia impudica. + +42 + + Ch'aver può donna al mondo più di buono, + a cui la castità levata sia? + Mi nuoce, ahimè! ch'io son giovane, e sono + tenuta bella, o sia vero o bugia. + Già non ringrazio il ciel di questo dono; + che di qui nasce ogni ruina mia: + morto per questo fu Argalia mio frate, + che poco gli giovar l'arme incantate: + +43 + + per questo il re di Tartaria Agricane + disfece il genitor mio Galafrone, + ch'in India, del Cataio era gran Cane; + onde io son giunta a tal condizione, + che muto albergo da sera a dimane. + Se l'aver, se l'onor, se le persone + m'hai tolto, e fatto il mal che far mi puoi, + a che più doglia anco serbar mi vuoi? + +44 + + Se l'affogarmi in mar morte non era + a tuo senno crudel, pur ch'io ti sazi, + non recuso che mandi alcuna fera + che mi divori, e non mi tenga in strazi. + D'ogni martir che sia, pur ch'io ne pera, + esser non può ch'assai non ti ringrazi. — + Così dicea la donna con gran pianto, + quando le apparve l'eremita accanto. + +45 + + Avea mirato da l'estrema cima + d'un rilevato sasso l'eremita + Angelica, che giunta alla parte ima + è dello scoglio, afflitta e sbigottita. + Era sei giorni egli venuto prima; + ch'un demonio il portò per via non trita: + e venne a lei fingendo divozione + quanta avesse mai Paulo o Ilarione. + +46 + + Come la donna il cominciò a vedere, + prese, non conoscendolo, conforto; + e cessò a poco a poco il suo temere, + ben che ella avesse ancora il viso smorto. + Come fu presso, disse: — Miserere, + padre, di me, ch'i' son giunta a mal porto. — + E con voce interrotta dal singulto + gli disse quel ch'a lui non era occulto. + +47 + + Comincia l'eremita a confortarla + con alquante ragion belle e divote; + e pon l'audaci man, mentre che parla, + or per lo seno, or per l'umide gote: + poi più sicuro va per abbracciarla; + ed ella sdegnosetta lo percuote + con una man nel petto, e lo rispinge, + e d'onesto rossor tutta si tinge. + +48 + + Egli, ch'allato avea una tasca, aprilla, + e trassene una ampolla di liquore; + e negli occhi possenti, onde sfavilla + la più cocente face ch'abbia Amore, + spruzzò di quel leggiermente una stilla, + che di farla dormire ebbe valore. + Già resupina ne l'arena giace + a tutte voglie del vecchio rapace. + +49 + + Egli l'abbraccia ed a piacer la tocca + ed ella dorme e non può fare ischermo. + Or le bacia il bel petto, ora la bocca; + non è chi 'l veggia in quel loco aspro ed ermo. + Ma ne l'incontro il suo destrier trabocca; + ch'al disio non risponde il corpo infermo: + era mal atto, perché avea troppi anni; + e potrà peggio, quanto più l'affanni. + +50 + + Tutte le vie, tutti li modi tenta, + ma quel pigro rozzon non però salta. + Indarno il fren gli scuote, e lo tormenta; + e non può far che tenga la testa alta. + Al fin presso alla donna s'addormenta; + e nuova altra sciagura anco l'assalta: + non comincia Fortuna mai per poco, + quando un mortal si piglia a scherno e a gioco. + +51 + + Bisogna, prima ch'io vi narri il caso, + ch'un poco dal sentier dritto mi torca. + Nel mar di tramontana invêr l'occaso, + oltre l'Irlanda una isola si corca, + Ebuda nominata; ove è rimaso + il popul raro, poi che la brutta orca + e l'altro marin gregge la distrusse, + ch'in sua vendetta Proteo vi condusse. + +52 + + Narran l'antique istorie, o vere o false, + che tenne già quel luogo un re possente, + ch'ebbe una figlia, in cui bellezza valse + e grazia sì, che poté facilmente, + poi che mostrossi in su l'arene salse, + Proteo lasciare in mezzo l'acque ardente; + e quello, un dì che sola ritrovolla, + compresse, e di sé gravida lasciolla. + +53 + + La cosa fu gravissima e molesta + al padre, più d'ogn'altro empio e severo: + né per iscusa o per pietà, la testa + le perdonò: sì può lo sdegno fiero. + Né per vederla gravida, si resta + di subito esequire il crudo impero: + e 'l nipotin che non avea peccato, + prima fece morir che fosse nato. + +54 + + Proteo marin, che pasce il fiero armento + di Nettunno che l'onda tutta regge, + sente de la sua donna aspro tormento, + e per grand'ira, rompe ordine e legge; + sì che a mandare in terra non è lento + l'orche e le foche, e tutto il marin gregge, + che distruggon non sol pecore e buoi, + ma ville e borghi e li cultori suoi: + +55 + + e spesso vanno alle città murate, + e d'ogn'intorno lor mettono assedio. + Notte e dì stanno le persone armate, + con gran timore e dispiacevol tedio: + tutte hanno le campagne abbandonate; + e per trovarvi al fin qualche rimedio, + andarsi a consigliar di queste cose + all'oracol, che lor così rispose: + +56 + + che trovar bisognava una donzella + che fosse all'altra di bellezza pare, + ed a Proteo sdegnato offerir quella, + in cambio de la morta, in lito al mare. + S'a sua satisfazion gli parrà bella, + se la terrà, né li verrà a sturbare: + se per questo non sta, se gli appresenti + una ed un'altra, fin che si contenti. + +57 + + E così cominciò la dura sorte + tra quelle che più grate eran di faccia, + ch'a Proteo ciascun giorno una si porte, + fin che trovino donna che gli piaccia. + La prima e tutte l'altre ebbero morte; + che tutte giù pel ventre se le caccia + un'orca, che restò presso alla foce, + poi che 'l resto partì del gregge atroce. + +58 + + O vera o falsa che fosse la cosa + di Proteo (ch'io non so che me ne dica), + servosse in quella terra, con tal chiosa, + contra le donne un'empia lege antica: + che di lor carne l'orca mostruosa + che viene ogni dì al lito, si notrica. + Ben ch'esser donna sia in tutte le bande + danno e sciagura, quivi era pur grande. + +59 + + Oh misere donzelle che trasporte + fortuna ingiuriosa al lito infausto! + dove le genti stan sul mare accorte + per far de le straniere empio olocausto; + che, come più di fuor ne sono morte, + il numer de le loro è meno esausto: + ma perché il vento ognor preda non mena, + ricercando ne van per ogni arena. + +60 + + Van discorrendo tutta la marina + con fuste e grippi ed altri legni loro, + e da lontana parte e da vicina + portan sollevamento al lor martoro. + Molte donne han per forza e per rapina, + alcune per lusinghe, altre per oro; + e sempre da diverse regioni + n'hanno piene le torri e le prigioni. + +61 + + Passando una lor fusta a terra a terra + inanzi a quella solitaria riva + dove fra sterpi in su l'erbosa terra + la sfortunata Angelica dormiva, + smontaro alquanti galeotti in terra + per riportarne e legna ed acqua viva; + e di quante mai fur belle e leggiadre + trovaro il fiore in braccio al santo padre. + +62 + + Oh troppo cara, oh troppo eccelsa preda + per sì barbare genti e sì villane! + Oh Fortuna crudel, chi fia ch'il creda, + che tanta forza hai ne le cose umane, + che per cibo d'un mostro tu conceda + la gran beltà, ch'in India il re Agricane + fece venir da le caucasee porte + con mezza Scizia a guadagnar la morte? + +63 + + La gran beltà, che fu da Sacripante + posta inanzi al suo onore e al suo bel regno; + la gran beltà, ch'al gran signor d'Anglante + macchiò la chiara fama e l'alto ingegno; + la gran beltà che fe' tutto Levante + sottosopra voltarsi e stare al segno, + ora non ha (così è rimasa sola) + chi le dia aiuto pur d'una parola. + +64 + + La bella donna, di gran sonno oppressa, + incatenata fu prima che desta. + Portaro il frate incantator con essa + nel legno pien di turba afflitta e mesta. + La vela, in cima all'arbore rimessa, + rendé la nave all'isola funesta, + dove chiuser la donna in rocca forte, + fin a quel dì ch'a lei toccò la sorte. + +65 + + Ma poté sì, per esser tanto bella, + la fiera gente muovere a pietade, + che molti dì le differiron quella + morte, e serbarla a gran necessitade; + e fin ch'ebber di fuore altra donzella, + perdonaro all'angelica beltade. + Al mostro fu condotta finalmente, + piangendo dietro a lei tutta la gente. + +66 + + Chi narrerà l'angosce, i pianti, i gridi, + l'alta querela che nel ciel penetra? + maraviglia ho che non s'apriro i lidi, + quando fu posta in su la fredda pietra, + dove in catena, priva di sussidi, + morte aspettava abominosa e tetra. + Io nol dirò; che sì il dolor mi muove, + che mi sforza voltar le rime altrove, + +67 + + e trovar versi non tanto lugubri, + fin che 'l mio spirto stanco si riabbia; + che non potrian li squalidi colubri, + né l'orba tigre accesa in maggior rabbia, + né ciò che da l'Atlante ai liti rubri + venenoso erra per la calda sabbia, + né veder né pensar senza cordoglio, + Angelica legata al nudo scoglio. + +68 + + Oh se l'avesse il suo Orlando saputo, + ch'era per ritrovarla ito a Parigi; + o li dui ch'ingannò quel vecchio astuto + col messo che venìa dai luoghi stigi! + fra mille morti, per donarle aiuto, + cercato avrian gli angelici vestigi: + ma che fariano, avendone anco spia, + poi che distanti son di tanta via? + +69 + + Parigi intanto avea l'assedio intorno + dal famoso figliuol del re Troiano; + e venne a tanta estremitade un giorno, + che n'andò quasi al suo nimico in mano: + e se non che li voti il ciel placorno, + che dilagò di pioggia oscura il piano, + cadea quel dì per l'africana lancia + il santo Impero e 'l gran nome di Francia. + +70 + + Il sommo Creator gli occhi rivolse + al giusto lamentar del vecchio Carlo; + e con subita pioggia il fuoco tolse: + né forse uman saper potea smorzarlo. + Savio chiunque a Dio sempre si volse; + ch'altri non poté mai meglio aiutarlo. + Ben dal devoto re fu conosciuto, + che si salvò per lo divino aiuto. + +71 + + La notte Orlando alle noiose piume + del veloce pensier fa parte assai. + Or quinci or quindi il volta, or lo rassume + tutto in un loco, e non l'afferma mai: + qual d'acqua chiara il tremolante lume, + dal sol percossa o da' notturni rai, + per gli ampli tetti va con lungo salto + a destra ed a sinistra, e basso ed alto. + +72 + + La donna sua, che gli ritorna a mente, + anzi che mai non era indi partita, + gli raccende nel core e fa più ardente + la fiamma che nel dì parea sopita. + Costei venuta seco era in Ponente + fin dal Cataio; e qui l'avea smarrita, + né ritrovato poi vestigio d'ella + che Carlo rotto fu presso a Bordella. + +73 + + Di questo Orlando avea gran doglia, e seco + indarno a sua sciocchezza ripensava. + — Cor mio (dicea), come vilmente teco + mi son portato! ohimè, quanto mi grava + che potendoti aver notte e dì meco, + quando la tua bontà non mel negava, + t'abbia lasciato in man di Namo porre, + per non sapermi a tanta ingiuria opporre! + +74 + + Non aveva ragione io di scusarme? + e Carlo non m'avria forse disdetto: + se pur disdetto, e chi potea sforzarme? + chi ti mi volea torre al mio dispetto? + non poteva io venir più tosto all'arme? + lasciar più tosto trarmi il cor del petto? + Ma né Carlo né tutta la sua gente + di tormiti per forza era possente. + +75 + + Almen l'avesse posta in guardia buona + dentro a Parigi o in qualche rocca forte. + Che l'abbia data a Namo mi consona, + sol perché a perder l'abbia a questa sorte. + Chi la dovea guardar meglio persona + di me? ch'io dovea farlo fino a morte; + guardarla più che 'l cor, che gli occhi miei: + e dovea e potea farlo, e pur nol fei. + +76 + + Deh, dove senza me, dolce mia vita, + rimasa sei sì giovane e sì bella? + come, poi che la luce è dipartita, + riman tra' boschi la smarrita agnella, + che dal pastor sperando esser udita, + si va lagnando in questa parte e in quella; + tanto che 'l lupo l'ode da lontano, + e 'l misero pastor ne piagne invano. + +77 + + Dove, speranza mia, dove ora sei? + vai tu soletta forse ancor errando? + o pur t'hanno trovata i lupi rei + senza la guardia del tuo fido Orlando? + e il fior ch'in ciel potea pormi fra i dei, + il fior ch'intatto io mi venìa serbando + per non turbarti, ohimè! l'animo casto, + ohimè! per forza avranno colto e guasto. + +78 + + Oh infelice! oh misero! che voglio + se non morir, se 'l mio bel fior colto hanno? + O sommo Dio, fammi sentir cordoglio + prima d'ogn'altro, che di questo danno. + Se questo è ver, con le mie man mi toglio + la vita, e l'alma disperata danno. — + Così, piangendo forte e sospirando, + seco dicea l'addolorato Orlando. + +79 + + Già in ogni parte gli animanti lassi + davan riposo ai travagliati spirti, + chi su le piume, e chi sui duri sassi, + e chi su l'erbe, e chi su faggi o mirti: + tu le palpebre, Orlando, a pena abbassi, + punto da' tuoi pensieri acuti ed irti; + né quel sì breve e fuggitivo sonno + godere in pace anco lasciar ti ponno. + +80 + + Parea ad Orlando, s'una verde riva + d'odoriferi fior tutta dipinta, + mirare il bello avorio, e la nativa + purpura ch'avea Amor di sua man tinta, + e le due chiare stelle onde nutriva + ne le reti d'Amor l'anima avinta: + io parlo de' begli occhi e del bel volto, + che gli hanno il cor di mezzo il petto tolto. + +81 + + Sentia il maggior piacer, la maggior festa + che sentir possa alcun felice amante: + ma ecco intanto uscire una tempesta + che struggea i fior, ed abbattea le piante: + non se ne suol veder simile a questa, + quando giostra aquilone, austro e levante. + Parea che per trovar qualche coperto, + andasse errando invan per un deserto. + +82 + + Intanto l'infelice (e non sa come) + perde la donna sua per l'aer fosco; + onde di qua e di là del suo bel nome + fa risonare ogni campagna e bosco. + E mentre dice indarno: — Misero me! + chi ha cangiata mia dolcezza in tosco? — + ode la donna sua che gli domanda, + piangendo, aiuto, e se gli raccomanda. + +83 + + Onde par ch'esca il grido, va veloce, + e quinci e quindi s'affatica assai. + Oh quanto è il suo dolore aspro ed atroce, + che non può rivedere i dolci rai! + Ecco ch'altronde ode da un'altra voce: + — Non sperar più gioirne in terra mai. — + A questo orribil grido risvegliossi, + e tutto pien di lacrime trovossi. + +84 + + Senza pensar che sian l'immagin false + quando per tema o per disio si sogna, + de la donzella per modo gli calse, + che stimò giunta a danno od a vergogna, + che fulminando fuor del letto salse. + Di piastra e maglia, quanto gli bisogna, + tutto guarnissi, e Brigliadoro tolse; + né di scudiero alcun servigio volse. + +85 + + E per poter entrare ogni sentiero, + che la sua dignità macchia non pigli, + non l'onorata insegna del quartiero, + distinta di color bianchi e vermigli, + ma portar volse un ornamento nero; + e forse acciò ch'al suo dolor simigli: + e quello avea già tolto a uno amostante, + ch'uccise di sua man pochi anni inante. + +86 + + Da mezza notte tacito si parte, + e non saluta e non fa motto al zio; + né al fido suo compagno Brandimarte, + che tanto amar solea, pur dice a Dio. + Ma poi che 'l Sol con l'auree chiome sparte + del ricco albergo di Titone uscìo + e fe' l'ombra fugire umida e nera, + s'avide il re che 'l paladin non v'era. + +87 + + Con suo gran dispiacer s'avede Carlo + che partito la notte è 'l suo nipote, + quando esser dovea seco e più aiutarlo; + e ritener la colera non puote, + ch'a lamentarsi d'esso, ed a gravarlo + non incominci di biasmevol note: + e minacciar, se non ritorna, e dire + che lo faria di tanto error pentire. + +88 + + Brandimarte, ch'Orlando amava a pare + di sé medesmo, non fece soggiorno; + o che sperasse farlo ritornare, + o sdegno avesse udirne biasmo e scorno; + e volse a pena tanto dimorare, + ch'uscisse fuor ne l'oscurar del giorno. + A Fiordiligi sua nulla ne disse, + perché 'l disegno suo non gl'impedisse. + +89 + + Era questa una donna che fu molto + da lui diletta, e ne fu raro senza; + di costumi, di grazia e di bel volto + dotata e d'accortezza e di prudenza: + e se licenza or non n'aveva tolto, + fu che sperò tornarle alla presenza + il dì medesmo; ma gli accadde poi, + che lo tardò più dei disegni suoi. + +90 + + E poi ch'ella aspettato quasi un mese + indarno l'ebbe, e che tornar nol vide, + di desiderio sì di lui s'accese, + che si partì senza compagni o guide; + e cercandone andò molto paese, + come l'istoria al luogo suo dicide. + Di questi dua non vi dico or più inante; + che più m'importa il cavallier d'Anglante. + +91 + + Il qual, poi che mutato ebbe d'Almonte + le gloriose insegne, andò alla porta, + e disse ne l'orecchio: — Io sono il conte — + a un capitan che vi facea la scorta; + e fattosi abassar subito il ponte, + per quella strada che più breve porta + agl'inimici, se n'andò diritto. + Quel che seguì, ne l'altro canto è scritto. + + + + +CANTO NONO + + +1 + + Che non può far d'un cor ch'abbia suggetto + questo crudele e traditore Amore, + poi ch'ad Orlando può levar del petto + la tanta fe' che debbe al suo Signore? + Già savio e pieno fu d'ogni rispetto, + e de la santa Chiesa difensore; + or per un vano amor, poco del zio, + e di sé poco, e men cura di Dio. + +2 + + Ma l'escuso io pur troppo, e mi rallegro + nel mio difetto aver compagno tale; + ch'anch'io sono al mio ben languido ed egro, + sano e gagliardo a seguitare il male. + Quel se ne va tutto vestito a negro, + né tanti amici abandonar gli cale; + e passa dove d'Africa e di Spagna + la gente era attendata alla campagna: + +3 + + anzi non attendata, perché sotto + alberi e tetti l'ha sparsa la pioggia + a dieci, a venti, a quattro, a sette, ad otto; + chi più distante e chi più presso alloggia. + Ognuno dorme travagliato e rotto: + chi steso in terra, e chi alla man s'appoggia. + Dormono; e il conte uccider ne può assai: + né però stringe Durindana mai. + +4 + + Di tanto core è il generoso Orlando, + che non degna ferir gente che dorma. + Or questo, e quando quel luogo cercando + va, per trovar de la sua donna l'orma. + Se truova alcun che veggi, sospirando + gli ne dipinge l'abito e la forma; + e poi lo priega che per cortesia + gl'insegni andar in parte ove ella sia. + +5 + + E poi che venne il dì chiaro e lucente, + tutto cercò l'esercito moresco: + e ben lo potea far sicuramente, + avendo indosso l'abito arabesco; + ed aiutollo in questo parimente, + che sapeva altro idioma che francesco, + e l'africano tanto avea espedito, + che parea nato a Tripoli e nutrito. + +6 + + Quivi il tutto cercò, dove dimora + fece tre giorni, e non per altro effetto; + poi dentro alle cittadi e a' borghi fuora + non spiò sol per Francia e suo distretto, + ma per Uvernia e per Guascogna ancora + rivide sin all'ultimo borghetto: + e cercò da Provenza alla Bretagna, + e dai Picardi ai termini di Spagna. + +7 + + Tra il fin d'ottobre e il capo di novembre, + ne la stagion che la frondosa vesta + vede levarsi e discoprir le membre + trepida pianta, fin che nuda resta, + e van gli augelli a strette schiere insembre, + Orlando entrò ne l'amorosa inchiesta; + né tutto il verno appresso lasciò quella, + né la lasciò ne la stagion novella. + +8 + + Passando un giorno, come avea costume, + d'un paese in un altro, arrivò dove + parte i Normandi dai Bretoni un fiume, + e verso il vicin mar cheto si muove; + ch'allora gonfio e bianco già di spume + per nieve sciolta e per montane piove: + e l'impeto de l'acqua avea disciolto + e tratto seco il ponte, e il passo tolto. + +9 + + Con gli occhi cerca or questo lato or quello, + lungo le ripe il paladin, se vede + (quando né pesce egli non è, né augello) + come abbia a por ne l'altra ripa il piede: + ed ecco a sé venir vede un battello, + ne la cui poppa una donzella siede, + che di volere a lui venir fa segno; + né lascia poi ch'arrivi in terra il legno. + +10 + + Prora in terra non pon; ché d'esser carca + contra sua volontà forse sospetta. + Orlando priega lei che ne la barca + seco lo tolga, ed oltre il fiume il metta. + Ed ella lui: — Qui cavallier non varca, + il qual su la sua fé non mi prometta + di fare una battaglia a mia richiesta, + la più giusta del mondo e la più onesta. + +11 + + Sì che s'avete, cavallier, desire + di por per me ne l'altra ripa i passi, + promettetemi, prima che finire + quest'altro mese prossimo si lassi, + ch'al re d'Ibernia v'anderete a unire, + appresso al qual la bella armata fassi + per distrugger quell'isola d'Ebuda, + che, di quante il mar cinge, è la più cruda. + +12 + + Voi dovete saper ch'oltre l'Irlanda, + fra molte che vi son, l'isola giace + nomata Ebuda, che per legge manda + rubando intorno il suo popul rapace; + e quante donne può pigliar, vivanda + tutte destina a un animal vorace, + che viene ogni dì al lito, e sempre nuova + donna o donzella, onde si pasca, truova; + +13 + + che mercanti e corsar che vanno attorno, + ve ne fan copia, e più de le più belle. + Ben potete contare, una per giorno, + quante morte vi sian donne e donzelle. + Ma se pietade in voi truova soggiorno, + se non sete d'Amor tutto ribelle, + siate contento esser tra questi eletto, + che van per far sì fruttuoso effetto. — + +14 + + Orlando volse a pena udire il tutto, + che giurò d'esser primo a quella impresa, + come quel ch'alcun atto iniquo e brutto + non può sentire, e d'ascoltar gli pesa: + e fu a pensare, indi a temere indutto, + che quella gente Angelica abbia presa; + poi che cercata l'ha per tanta via, + né potutone ancor ritrovar spia. + +15 + + Questa imaginazion sì gli confuse + e sì gli tolse ogni primier disegno, + che, quanto in fretta più potea, conchiuse + di navigare a quello iniquo regno. + Né prima l'altro sol nel mar si chiuse, + che presso a San Malò ritrovò un legno, + nel qual si pose; e fatto alzar le vele, + passò la notte il monte San Michele. + +16 + + Breaco e Landriglier lascia a man manca, + e va radendo il gran lito britone; + e poi si drizza invêr l'arena bianca, + onde Ingleterra si nomò Albione; + ma il vento, ch'era da meriggie, manca, + e soffia tra il ponente e l'aquilone + con tanta forza, che fa al basso porre + tutte le vele, e sé per poppa torre. + +17 + + Quanto il navilio inanzi era venuto + in quattro giorni, in un ritornò indietro, + ne l'alto mar dal buon nochier tenuto, + che non dia in terra e sembri un fragil vetro. + Il vento, poi che furioso suto + fu quattro giorni, il quinto cangiò metro: + lasciò senza contrasto il legno entrare + dove il fiume d'Anversa ha foce in mare. + +18 + + Tosto che ne la foce entrò lo stanco + nochier col legno afflitto, e il lito prese, + fuor d'una terra che sul destro fianco + di quel fiume sedeva, un vecchio scese, + di molta età, per quanto il crine bianco + ne dava indicio; il qual tutto cortese, + dopo i saluti, al conte rivoltosse, + che capo giudicò che di lor fosse. + +19 + + E da parte il pregò d'una donzella, + ch'a lei venir non gli paresse grave, + la qual ritroverebbe, oltre che bella, + più ch'altra al mondo affabile e soave; + over fosse contento aspettar ch'ella + verrebbe a trovar lui fin alla nave: + né più restio volesse esser di quanti + quivi eran giunti cavallieri erranti; + +20 + + che nessun altro cavallier, ch'arriva + o per terra o per mare a questa foce, + di ragionar con la donzella schiva, + per consigliarla in un suo caso atroce. + Udito questo, Orlando in su la riva + senza punto indugiarsi uscì veloce; + e come umano e pien di cortesia, + dove il vecchio il menò, prese la via. + +21 + + Fu ne la terra il paladin condutto + dentro un palazzo, ove al salir le scale, + una donna trovò piena di lutto, + per quanto il viso ne facea segnale, + e i negri panni che coprian per tutto + e le logge e le camere e le sale; + la qual, dopo accoglienza grata e onesta + fattol seder, gli disse in voce mesta: + +22 + + — Io voglio che sappiate che figliuola + fui del conte d'Olanda, a lui sì grata + (quantunque prole io non gli fossi sola, + ch'era da dui fratelli accompagnata), + ch'a quanto io gli chiedea, da lui parola + contraria non mi fu mai replicata. + Standomi lieta in questo stato, avenne + che ne la nostra terra un duca venne. + +23 + + Duca era di Selandia, e se ne giva + verso Biscaglia a guerreggiar coi Mori. + La bellezza e l'età ch'in lui fioriva, + e li non più da me sentiti amori + con poca guerra me gli fer captiva; + tanto più che, per quel ch'apparea fuori, + io credea e credo, e creder credo il vero, + ch'amasse ed ami me con cor sincero. + +24 + + Quei giorni che con noi contrario vento, + contrario agli altri, a me propizio, il tenne + (ch'agli altri fur quaranta, a me un momento; + così al fuggire ebbon veloci penne), + fummo più volte insieme a parlamento, + dove, che 'l matrimonio con solenne + rito al ritorno suo saria tra nui + mi promise egli, ed io 'l promisi a lui. + +25 + + Bireno a pena era da noi partito + (che così ha nome il mio fedele amante), + che 'l re di Frisa (la qual, quanto il lito + del mar divide il fiume, è a noi distante), + disegnando il figliuol farmi marito, + ch'unico al mondo avea, nomato Arbante, + per li più degni del suo stato manda + a domandarmi al mio padre in Olanda. + +26 + + Io ch'all'amante mio di quella fede + mancar non posso, che gli aveva data, + e anco ch'io possa, Amor non mi conciede + che poter voglia, e ch'io sia tanto ingrata; + per ruinar la pratica ch'in piede + era gagliarda, e presso al fin guidata, + dico a mio padre, che prima ch'in Frisa + mi dia marito, io voglio essere uccisa. + +27 + + Il mio buon padre, al qual sol piacea quanto + a me piacea, né mai turbar mi volse, + per consolarmi e far cessare il pianto + ch'io ne facea, la pratica disciolse: + di che il superbo re di Frisa tanto + isdegno prese e a tanto odio si volse, + ch'entrò in Olanda, e cominciò la guerra + che tutto il sangue mio cacciò sotterra. + +28 + + Oltre che sia robusto, e sì possente, + che pochi pari a nostra età ritruova, + e sì astuto in mal far, ch'altrui niente + la possanza, l'ardir, l'ingegno giova; + porta alcun'arme che l'antica gente + non vide mai, né fuor ch'a lui, la nuova: + un ferro bugio, lungo da dua braccia, + dentro a cui polve ed una palla caccia. + +29 + + Col fuoco dietro ove la canna è chiusa, + tocca un spiraglio che si vede a pena; + a guisa che toccare il medico usa + dove è bisogno d'allacciar la vena: + onde vien con tal suon la palla esclusa, + che si può dir che tuona e che balena; + né men che soglia il fulmine ove passa, + ciò che tocca, arde, abatte, apre e fracassa. + +30 + + Pose due volte il nostro campo in rotta + con questo inganno, e i miei fratelli uccise: + nel primo assalto il primo; che la botta, + rotto l'usbergo, in mezzo il cor gli mise; + ne l'altra zuffa a l'altro, il quale in frotta + fuggìa, dal corpo l'anima divise; + e lo ferì lontan dietro la spalla, + e fuor del petto uscir fece la palla. + +31 + + Difendendosi poi mio padre un giorno + dentro un castel che sol gli era rimaso, + che tutto il resto avea perduto intorno, + lo fe' con simil colpo ire all'occaso; + che mentre andava e che facea ritorno, + provedendo or a questo or a quel caso, + dal traditor fu in mezzo gli occhi colto, + che l'avea di lontan di mira tolto. + +32 + + Morto i fratelli e il padre, e rimasa io + de l'isola d'Olanda unica erede, + il re di Frisa, perché avea disio + di ben fermare in quello stato il piede, + mi fa sapere, e così al popul mio, + che pace e che riposo mi conciede, + quando io vogli or, quel che non volsi inante, + tor per marito il suo figliuolo Arbante. + +33 + + Io per l'odio non sì, che grave porto + a lui e a tutta la sua iniqua schiatta, + il qual m'ha dui fratelli e 'l padre morto, + saccheggiata la patria, arsa e disfatta; + come perché a colui non vo' far torto, + a cui già la promessa aveva fatta, + ch'altr'uomo non saria che mi sposasse, + fin che di Spagna a me non ritornasse: + +34 + + — Per un mal ch'io patisco, ne vo' cento + patir (rispondo), e far di tutto il resto; + esser morta, arsa viva, e che sia al vento + la cener sparsa, inanzi che far questo. — + Studia la gente mia di questo intento + tormi: chi priega, e chi mi fa protesto + di dargli in mano me e la terra, prima + che la mia ostinazion tutti ci opprima. + +35 + + Così, poi che i protesti e i prieghi invano + vider gittarsi, e che pur stava dura, + presero accordo col Frisone, e in mano, + come avean detto, gli dier me e le mura. + Quel, senza farmi alcuno atto villano, + de la vita e del regno m'assicura, + pur ch'io indolcisca l'indurate voglie, + e che d'Arbante suo mi faccia moglie. + +36 + + Io che sforzar così mi veggio, voglio, + per uscirgli di man, perder la vita; + ma se pria non mi vendico, mi doglio + più che di quanta ingiuria abbia patita. + Fo pensier molti; e veggio al mio cordoglio + che solo il simular può dare aita: + fingo ch'io brami, non che non mi piaccia, + che mi perdoni e sua nuora mi faccia. + +37 + + Fra molti ch'al servizio erano stati + già di mio padre, io scelgo dui fratelli, + di grande ingegno e di gran cor dotati, + ma più di vera fede, come quelli + che cresciutici in corte ed allevati + si son con noi da teneri citelli; + e tanto miei, che poco lor parria + la vita por per la salute mia. + +38 + + Communico con loro il mio disegno: + essi prometton d'essermi in aiuto. + L'un viene in Fiandra, e v'apparecchia un legno; + l'altro meco in Olanda ho ritenuto. + Or mentre i forestieri e quei del regno + s'invitano alle nozze, fu saputo + che Bireno in Biscaglia avea una armata, + per venire in Olanda, apparecchiata. + +39 + + Però che, fatta la prima battaglia + dove fu rotto un mio fratello e ucciso, + spacciar tosto un corrier feci in Biscaglia, + che portassi a Bireno il tristo aviso; + il qual mentre che s'arma e si travaglia, + dal re di Frisa il resto fu conquiso. + Bireno, che di ciò nulla sapea, + per darci aiuto i legni sciolti avea. + +40 + + Di questo avuto aviso il re frisone, + de le nozze al figliuol la cura lassa; + e con l'armata sua nel mar si pone: + truova il duca, lo rompe, arde e fracassa, + e, come vuol Fortuna, il fa prigione; + ma di ciò ancor la nuova a noi non passa. + Mi sposa intanto il giovene, e si vuole + meco corcar come si corchi il sole. + +41 + + Io dietro alle cortine avea nascoso + quel mio fedele; il qual nulla si mosse + prima che a me venir vide lo sposo; + e non l'attese che corcato fosse, + ch'alzò un'accetta, e con sì valoroso + braccio dietro nel capo lo percosse, + che gli levò la vita e la parola: + io saltai presta, e gli segai la gola. + +42 + + Come cadere il bue suole al macello, + cade il malnato giovene, in dispetto + del re Cimosco, il più d'ogn'altro fello; + che l'empio re di Frisa è così detto, + che morto l'uno e l'altro mio fratello + m'avea col padre, e per meglio suggetto + farsi il mio stato, mi volea per nuora; + e forse un giorno uccisa avria me ancora. + +43 + + Prima ch'altro disturbo vi si metta, + tolto quel che più vale e meno pesa, + il mio compagno al mar mi cala in fretta + da la finestra a un canape sospesa, + là dove attento il suo fratello aspetta + sopra la barca ch'avea in Fiandra presa. + Demmo le vele ai venti e i remi all'acque, + e tutti ci salvian, come a Dio piacque. + +44 + + Non so se 'l re di Frisa più dolente + del figliuol morto, o se più d'ira acceso + fosse contra di me, che 'l dì seguente + giunse là dove si trovò sì offeso. + Superbo ritornava egli e sua gente + de la vittoria e di Bireno preso; + e credendo venire a nozze e a festa, + ogni cosa trovò scura e funesta. + +45 + + La pietà del figliuol, l'odio ch'aveva + a me, né dì né notte il lascia mai. + Ma perché il pianger morti non rileva, + e la vendetta sfoga l'odio assai, + la parte del pensier, ch'esser doveva + de la pietade in sospirare e in guai, + vuol che con l'odio a investigar s'unisca, + come egli m'abbia in mano e mi punisca. + +46 + + Quei tutti che sapeva e gli era detto + che mi fossino amici, o di quei miei + che m'aveano aiutata a far l'effetto, + uccise, o lor beni arse, o li fe' rei. + Volse uccider Bireno in mio dispetto; + che d'altro sì doler non mi potrei: + gli parve poi, se vivo lo tenesse, + che per pigliarmi, in man la rete avesse. + +47 + + Ma gli propone una crudele e dura + condizion: gli fa termine un anno, + al fin del qual gli darà morte oscura, + se prima egli per forza o per inganno, + con amici e parenti non procura, + con tutto ciò che ponno e ciò che sanno, + di darmigli in prigion: sì che la via + di lui salvare è sol la morte mia. + +48 + + Ciò che si possa far per sua salute, + fuor che perder me stessa, il tutto ho fatto. + Sei castella ebbi in Fiandra, e l'ho vendute: + e 'l poco o 'l molto prezzo ch'io n'ho tratto, + parte, tentando per persone astute + i guardiani corrumpere, ho distratto; + e parte, per far muovere alli danni + di quell'empio or gl'Inglesi, or gli Alamanni. + +49 + + I mezzi, o che non abbiano potuto, + o che non abbian fatto il dover loro, + m'hanno dato parole e non aiuto; + e sprezzano or che n'han cavato l'oro: + e presso al fine il termine è venuto, + dopo il qual né la forza né 'l tesoro + potrà giunger più a tempo, sì che morte + e strazio schivi al mio caro consorte. + +50 + + Mio padre e' miei fratelli mi son stati + morti per lui; per lui toltomi il regno; + per lui quei pochi beni che restati + m'eran, del viver mio soli sostegno, + per trarlo di prigione ho disipati: + né mi resta ora in che più far disegno, + se non d'andarmi io stessa in mano a porre + di sì crudel nimico, e lui disciorre. + +51 + + Se dunque da far altro non mi resta, + né si truova al suo scampo altro riparo + che per lui por questa mia vita, questa + mia vita per lui por mi sarà caro. + Ma sola una paura mi molesta, + che non saprò far patto così chiaro, + che m'assicuri che non sia il tiranno, + poi ch'avuta m'avrà, per fare inganno. + +52 + + Io dubito che poi che m'avrà in gabbia + e fatto avrà di me tutti li strazi, + né Bireno per questo a lasciare abbia, + sì ch'esser per me sciolto mi ringrazi; + come periuro, e pien di tanta rabbia, + che di me sola uccider non si sazi: + e quel ch'avrà di me, né più né meno + faccia di poi del misero Bireno. + +53 + + Or la cagion che conferir con voi + mi fa i miei casi, e ch'io li dico a quanti + signori e cavallier vengono a noi, + è solo acciò, parlandone con tanti, + m'insegni alcun d'assicurar che, poi + ch'a quel crudel mi sia condotta avanti, + non abbia a ritener Bireno ancora, + né voglia, morta me, ch'esso poi mora. + +54 + + Pregato ho alcun guerrier, che meco sia + quando io mi darò in mano al re di Frisa; + ma mi prometta e la sua fe' mi dia, + che questo cambio sarà fatto in guisa, + ch'a un tempo io data, e liberato fia + Bireno: sì che quando io sarò uccisa, + morrò contenta, poi che la mia morte + avrà dato la vita al mio consorte. + +55 + + Né fino a questo dì truovo chi toglia + sopra la fede sua d'assicurarmi, + che quando io sia condotta, e che mi voglia + aver quel re, senza Bireno darmi, + egli non lascierà contra mia voglia + che presa io sia: sì teme ognun quell'armi; + teme quell'armi, a cui par che non possa + star piastra incontra, e sia quanto vuol grossa. + +56 + + Or, s'in voi la virtù non è diforme + dal fier sembiante e da l'erculeo aspetto, + e credete poter darmegli, e torme + anco da lui, quando non vada retto; + siate contento d'esser meco a porme + ne le man sue: ch'io non avrò sospetto, + quando voi siate meco, se ben io + poi ne morrò, che muora il signor mio. — + +57 + + Qui la donzella il suo parlar conchiuse, + che con pianto e sospir spesso interroppe. + Orlando, poi ch'ella la bocca chiuse, + le cui voglie al ben far mai non fur zoppe, + in parole con lei non si diffuse; + che di natura non usava troppe: + ma le promise, e la sua fé le diede, + che farìa più di quel ch'ella gli chiede. + +58 + + Non è sua intenzion ch'ella in man vada + del suo nimico per salvar Bireno: + ben salverà amendui, se la sua spada + e l'usato valor non gli vien meno. + Il medesimo dì piglian la strada, + poi c'hanno il vento prospero e sereno. + Il paladin s'affretta; che di gire + all'isola del mostro avea desire. + +59 + + Or volta all'una, or volta all'altra banda + per gli alti stagni il buon nochier la vela: + scuopre un'isola e un'altra di Zilanda; + scuopre una inanzi, e un'altra a dietro cela. + Orlando smonta il terzo dì in Olanda; + ma non smonta colei che si querela + del re di Frisa: Orlando vuol che intenda + la morte di quel rio, prima che scenda. + +60 + + Nel lito armato il paladino varca + sopra un corsier di pel tra bigio e nero, + nutrito in Fiandra e nato in Danismarca, + grande e possente assai più che leggiero; + però ch'avea, quando si messe in barca, + in Bretagna lasciato il suo destriero, + quel Brigliador sì bello e sì gagliardo, + che non ha paragon, fuor che Baiardo. + +61 + + Giunge Orlando a Dordreche, e quivi truova + di molta gente armata in su la porta; + sì perché sempre, ma più quando è nuova, + seco ogni signoria sospetto porta; + sì perché dianzi giunta era una nuova, + che di Selandia con armata scorta + di navili e di gente un cugin viene + di quel signor che qui prigion si tiene. + +62 + + Orlando prega uno di lor, che vada + e dica al re, ch'un cavalliero errante + disia con lui provarsi a lancia e a spada; + ma che vuol che tra lor sia patto inante: + che se 'l re fa che, chi lo sfida, cada, + la donna abbia d'aver, ch'uccise Arbante; + che 'l cavallier l'ha in loco non lontano + da poter sempremai darglila in mano; + +63 + + ed all'incontro vuol che 'l re prometta, + ch'ove egli vinto ne la pugna sia, + Bireno in libertà subito metta, + e che lo lasci andare alla sua via. + Il fante al re fa l'ambasciata in fretta: + ma quel, che né virtù né cortesia + conobbe mai, drizzò tutto il suo intento + alla fraude, all'inganno, al tradimento. + +64 + + Gli par ch'avendo in mano il cavalliero, + avrà la donna ancor, che sì l'ha offeso, + s'in possanza di lui la donna è vero + che si ritruovi, e il fante ha ben inteso. + Trenta uomini pigliar fece sentiero + diverso da la porta ov'era atteso, + che dopo occulto ed assai lungo giro, + dietro alle spalle al paladino usciro. + +65 + + Il traditore intanto dar parole + fatto gli avea, sin che i cavalli e i fanti + vede esser giunti al loco ove gli vuole; + da la porta esce poi con altretanti. + Come le fere e il bosco cinger suole + perito cacciator da tutti i canti; + come appresso a Volana i pesci e l'onda + con lunga rete il pescator circonda: + +66 + + così per ogni via dal re di Frisa, + che quel guerrier non fugga, si provede. + Vivo lo vuole, e non in altra guisa: + e questo far sì facilmente crede, + che 'l fulmine terrestre, con che uccisa + ha tanta e tanta gente, ora non chiede; + che quivi non gli par che si convegna, + dove pigliar, non far morir, disegna. + +67 + + Qual cauto ucellator che serba vivi, + intento a maggior preda, i primi augelli, + acciò in più quantitade altri captivi + faccia col giuoco e col zimbel di quelli: + tal esser volse il re Cimosco quivi: + ma già non volse Orlando esser di quelli + che si lascin pigliar al primo tratto; + e tosto roppe il cerchio ch'avean fatto. + +68 + + Il cavallier d'Anglante, ove più spesse + vide le genti e l'arme, abbassò l'asta; + ed uno in quella e poscia un altro messe, + e un altro e un altro, che sembrar di pasta; + e fin a sei ve n'infilzò, e li resse + tutti una lancia: e perch'ella non basta + a più capir, lasciò il settimo fuore + ferito sì, che di quel colpo muore. + +69 + + Non altrimente ne l'estrema arena + veggiàn le rane de canali e fosse + dal cauto arcier nei fianchi e ne la schiena, + l'una vicina all'altra, esser percosse; + né da la freccia, fin che tutta piena + non sia da un capo all'altro, esser rimosse. + La grave lancia Orlando da sé scaglia, + e con la spada entrò ne la battaglia. + +70 + + Rotta la lancia, quella spada strinse, + quella che mai non fu menata in fallo; + e ad ogni colpo, o taglio o punta, estinse + quando uomo a piedi, e quando uomo a cavallo: + dove toccò, sempre in vermiglio tinse + l'azzurro, il verde, il bianco, il nero, il giallo. + Duolsi Cimosco che la canna e il fuoco + seco or non ha, quando v'avrian più loco. + +71 + + E con gran voce e con minacce chiede + che portati gli sian, ma poco è udito; + che chi ha ritratto a salvamento il piede + ne la città, non è d'uscir più ardito. + Il re frison, che fuggir gli altri vede, + d'esser salvo egli ancor piglia partito: + corre alla porta, e vuole alzare il ponte, + ma troppo è presto ad arrivare il conte. + +72 + + Il re volta le spalle, e signor lassa + del ponte Orlando e d'amendue le porte; + e fugge, e inanzi a tutti gli altri passa, + mercé che 'l suo destrier corre più forte. + Non mira Orlando a quella plebe bassa: + vuole il fellon, non gli altri, porre a morte; + ma il suo destrier sì al corso poco vale, + che restio sembra, e chi fugge, abbia l'ale. + +73 + + D'una in un'altra via si leva ratto + di vista al paladin; ma indugia poco, + che torna con nuove armi; che s'ha fatto + portare intanto il cavo ferro e il fuoco: + e dietro un canto postosi di piatto, + l'attende, come il cacciatore al loco, + coi cani armati e con lo spiedo, attende + il fier cingial che ruinoso scende; + +74 + + che spezza i rami e fa cadere i sassi, + e ovunque drizzi l'orgogliosa fronte, + sembra a tanto rumor che si fracassi + la selva intorno, e che si svella il monte. + Sta Cimosco alla posta, acciò non passi + senza pagargli il fio l'audace conte: + tosto ch'appare, allo spiraglio tocca + col fuoco il ferro, e quel subito scocca. + +75 + + Dietro lampeggia a guisa di baleno, + dinanzi scoppia, e manda in aria il tuono. + Trieman le mura, e sotto i piè il terreno; + il ciel ribomba al paventoso suono. + L'ardente stral, che spezza e venir meno + fa ciò ch'incontra, e dà a nessun perdono, + sibila e stride; ma, come è il desire + di quel brutto assassin, non va a ferire. + +76 + + O sia la fretta, o sia la troppa voglia + d'uccider quel baron, ch'errar lo faccia; + o sia che il cor, tremando come foglia, + faccia insieme tremare e mani e braccia; + o la bontà divina che non voglia + che 'l suo fedel campion sì tosto giaccia: + quel colpo al ventre del destrier si torse; + lo cacciò in terra, onde mai più non sorse. + +77 + + Cade a terra il cavallo e il cavalliero: + la preme l'un, la tocca l'altro a pena; + che si leva sì destro e sì leggiero, + come cresciuto gli sia possa e lena. + Quale il libico Anteo sempre più fiero + surger solea da la percossa arena, + tal surger parve, e che la forza, quando + toccò il terren, si radoppiasse a Orlando. + +78 + + Chi vide mai dal ciel cadere il foco + che con sì orrendo suon Giove disserra, + e penetrare ove un richiuso loco + carbon con zolfo e con salnitro serra; + ch'a pena arriva, a pena tocca un poco, + che par ch'avampi il ciel, non che la terra; + spezza le mura, e i gravi marmi svelle, + e fa i sassi volar sin alle stelle; + +79 + + s'imagini che tal, poi che cadendo + toccò la terra, il paladino fosse: + con sì fiero sembiante aspro ed orrendo, + da far tremar nel ciel Marte, si mosse. + Di che smarrito il re frison, torcendo + la briglia indietro, per fuggir voltosse; + ma gli fu dietro Orlando con più fretta, + che non esce da l'arco una saetta: + +80 + + e quel che non avea potuto prima + fare a cavallo, or farà essendo a piede. + Lo seguita sì ratto, ch'ogni stima + di chi nol vide, ogni credenza eccede. + Lo giunse in poca strada; ed alla cima + de l'elmo alza la spada, e sì lo fiede, + che gli parte la testa fin al collo, + e in terra il manda a dar l'ultimo crollo. + +81 + + Ecco levar ne la città si sente + nuovo rumor, nuovo menar di spade; + che 'l cugin di Bireno con la gente + ch'avea condutta da le sue contrade, + poi che la porta ritrovò patente, + era venuto dentro alla cittade, + dal paladino in tal timor ridutta, + che senza intoppo la può scorrer tutta. + +82 + + Fugge il populo in rotta, che non scorge + chi questa gente sia, né che domandi; + ma poi ch'uno ed un altro pur s'accorge + all'abito e al parlar, che son Selandi, + chiede lor pace, e il foglio bianco porge; + e dice al capitan che gli comandi, + e dar gli vuol contro i Frisoni aiuto, + che 'l suo duca in prigion gli han ritenuto. + +83 + + Quel popul sempre stato era nimico + del re di Frisa e d'ogni suo seguace, + perché morto gli avea il signore antico, + ma più perch'era ingiusto, empio e rapace. + Orlando s'interpose come amico + d'ambe le parti, e fece lor far pace; + le quali unite, non lasciar Frisone + che non morisse o non fosse prigione. + +84 + + Le porte de le carceri gittate + a terra sono, e non si cerca chiave. + Bireno al conte con parole grate + mostra conoscer l'obligo che gli have. + Indi insieme e con molte altre brigate + se ne vanno ove attende Olimpia in nave: + così la donna, a cui di ragion spetta + il dominio de l'isola, era detta; + +85 + + quella che quivi Orlando avea condutto + non con pensier che far dovesse tanto; + che la parea bastar, che posta in lutto + sol lei, lo sposo avesse a trar di pianto. + Lei riverisce e onora il popul tutto. + Lungo sarebbe a ricontarvi quanto + lei Bireno accarezzi, ed ella lui; + quai grazie al conte rendano ambidui. + +86 + + Il popul la donzella nel paterno + seggio rimette, e fedeltà le giura. + Ella a Bireno, a cui con nodo eterno + la legò Amor d'una catena dura, + de lo stato e di sé dona il governo. + Ed egli tratto poi da un'altra cura, + de le fortezze e di tutto il domìno + de l'isola guardian lascia il cugino; + +87 + + che tornare in Selandia avea disegno, + e menar seco la fedel consorte: + e dicea voler fare indi nel regno + di Frisa esperienza di sua sorte; + perché di ciò l'assicurava un pegno + ch'egli aveva in mano, e lo stimava forte: + la figliuola del re, che fra i captivi, + che vi fur molti, avea trovata quivi. + +88 + + E dice ch'egli vuol ch'un suo germano, + ch'era minor d'età, l'abbia per moglie. + Quindi si parte il senator romano + il dì medesmo che Bireno scioglie. + Non volse porre ad altra cosa mano, + fra tante e tante guadagnate spoglie, + se non a quel tormento ch'abbiàn detto + ch'al fulmine assimiglia in ogni effetto. + +89 + + L'intenzion non già, perché lo tolle, + fu per voglia d'usarlo in sua difesa; + che sempre atto stimò d'animo molle + gir con vantaggio in qualsivoglia impresa: + ma per gittarlo in parte, onde non volle + che mai potesse ad uomo più fare offesa: + e la polve e le palle e tutto il resto + seco portò, ch'apparteneva a questo. + +90 + + E così, poi che fuor de la marea + nel più profondo mar si vide uscito, + sì che segno lontan non si vedea + del destro più né del sinistro lito; + lo tolse, e disse: — Acciò più non istea + mai cavallier per te d'esser ardito, + né quanto il buono val, mai più si vanti + il rio per te valer, qui giù rimanti. + +91 + + O maladetto, o abominoso ordigno, + che fabricato nel tartareo fondo + fosti per man di Belzebù maligno + che ruinar per te disegnò il mondo, + all'inferno, onde uscisti, ti rasigno. — + Così dicendo, lo gittò in profondo. + Il vento intanto le gonfiate vele + spinge alla via de l'isola crudele. + +92 + + Tanto desire il paladino preme + di saper se la donna ivi si truova, + ch'ama assai più che tutto il mondo insieme, + né un'ora senza lei viver gli giova; + che s'in Ibernia mette il piede, teme + di non dar tempo a qualche cosa nuova, + sì ch'abbia poi da dir invano: — Ahi lasso! + ch'al venir mio non affrettai più il passo. — + +93 + + Né scala in Inghelterra né in Irlanda + mai lasciò far, né sul contrario lito. + Ma lasciamolo andar dove lo manda + il nudo arcier che l'ha nel cor ferito. + Prima che più io ne parli, io vo' in Olanda + tornare, e voi meco a tornarvi invito; + che, come a me, so spiacerebbe a voi, + che quelle nozze fosson senza noi. + +94 + + Le nozze belle e sontuose fanno; + ma non sì sontuose né sì belle, + come in Selandia dicon che faranno. + Pur non disegno che vegnate a quelle; + perché nuovi accidenti a nascere hanno + per disturbarle, de' quai le novelle + all'altro canto vi farò sentire, + s'all'altro canto mi verrete a udire. + + + + +CANTO DECIMO + + +1 + + Fra quanti amor, fra quante fede al mondo + mai si trovar, fra quanti cor constanti, + fra quante, o per dolente o per iocondo + stato, fer prove mai famosi amanti; + più tosto il primo loco ch'il secondo + darò ad Olimpia: e se pur non va inanti, + ben voglio dir che fra gli antiqui e nuovi + maggior de l'amor suo non si ritruovi; + +2 + + e che con tante e con sì chiare note + di questo ha fatto il suo Bireno certo, + che donna più far certo uomo non puote, + quando anco il petto e 'l cor mostrasse aperto. + E s'anime sì fide e sì devote + d'un reciproco amor denno aver merto, + dico ch'Olimpia è degna che non meno, + anzi più che sé ancor, l'ami Bireno: + +3 + + e che non pur l'abandoni mai + per altra donna, se ben fosse quella + ch'Europa ed Asia messe in tanti guai, + o s'altra ha maggior titolo di bella; + ma più tosto che lei, lasci coi rai + del sol l'udita e il gusto e la favella + e la vita e la fama, e s'altra cosa + dire o pensar si può più preciosa. + +4 + + Se Bireno amò lei come ella amato + Bireno avea, se fu sì a lei fedele + come ella a lui, se mai non ha voltato + ad altra via, che a seguir lei, le vele; + o pur s'a tanta servitù fu ingrato, + a tanta fede e a tanto amor crudele, + io vi vo' dire, e far di maraviglia + stringer le labra ed inarcar le ciglia. + +5 + + E poi che nota l'impietà vi fia, + che di tanta bontà fu a lei mercede, + donne, alcuna di voi mai più non sia, + ch'a parole d'amante abbia a dar fede. + L'amante, per aver quel che desia, + senza guardar che Dio tutto ode e vede, + aviluppa promesse e giuramenti, + che tutti spargon poi per l'aria i venti. + +6 + + I giuramenti e le promesse vanno + dai venti in aria disipate e sparse, + tosto che tratta questi amanti s'hanno + l'avida sete che gli accese ed arse. + Siate a' prieghi ed a' pianti che vi fanno, + per questo esempio, a credere più scarse. + Bene è felice quel, donne mie care, + ch'essere accorto all'altrui spese impare. + +7 + + Guardatevi da questi che sul fiore + de' lor begli anni il viso han sì polito; + che presto nasce in loro e presto muore, + quasi un foco di paglia, ogni appetito. + Come segue la lepre il cacciatore + al freddo, al caldo, alla montagna, al lito, + né più l'estima poi che presa vede; + e sol dietro a chi fugge affretta il piede: + +8 + + così fan questi gioveni, che tanto + che vi mostrate lor dure e proterve, + v'amano e riveriscono con quanto + studio de' far chi fedelmente serve; + ma non sì tosto si potran dar vanto + de la vittoria, che, di donne, serve + vi dorrete esser fatte; e da voi tolto + vedrete il falso amore, e altrove volto. + +9 + + Non vi vieto per questo (ch'avrei torto) + che vi lasciate amar; che senza amante + sareste come inculta vite in orto, + che non ha palo ove s'appoggi o piante. + Sol la prima lanugine vi esorto + tutta a fuggir, volubile e incostante, + e corre i frutti non acerbi e duri, + ma che non sien però troppo maturi. + +10 + + Di sopra io vi dicea ch'una figliuola + del re di Frisa quivi hanno trovata, + che fia, per quanto n'han mosso parola, + da Bireno al fratel per moglie data. + Ma, a dire il vero, esso v'avea la gola; + che vivanda era troppo delicata: + e riputato avria cortesia sciocca, + per darla altrui, levarsela di bocca. + +11 + + La damigella non passava ancora + quattordici anni, ed era bella e fresca, + come rosa che spunti alora alora + fuor de la buccia e col sol nuovo cresca. + Non pur di lei Bireno s'innamora, + ma fuoco mai così non accese esca, + né se lo pongan l'invide e nimiche + mani talor ne le mature spiche; + +12 + + come egli se n'accese immantinente, + come egli n'arse fin ne le medolle, + che sopra il padre morto lei dolente + vide di pianto il bel viso far molle. + E come suol, se l'acqua fredda sente, + quella restar che prima al fuoco bolle; + così l'ardor ch'accese Olimpia, vinto + dal nuovo successore, in lui fu estinto. + +13 + + Non pur sazio di lei, ma fastidito + n'è già così, che può vederla a pena; + e sì de l'altra acceso ha l'appetito, + che ne morrà se troppo in lungo il mena: + pur fin che giunga il dì c'ha statuito + a dar fine al disio, tanto l'affrena, + che par ch'adori Olimpia, non che l'ami, + e quel che piace a lei, sol voglia e brami. + +14 + + E se accarezza l'altra (che non puote + far che non l'accarezzi più del dritto), + non è chi questo in mala parte note; + anzi a pietade, anzi a bontà gli è ascritto: + che rilevare un che Fortuna ruote + talora al fondo, e consolar l'afflitto, + mai non fu biasmo, ma gloria sovente; + tanto più una fanciulla, una innocente. + +15 + + Oh sommo Dio, come i giudìci umani + spesso offuscati son da un nembo oscuro! + i modi di Bireno empi e profani, + pietosi e santi riputati furo. + I marinari, già messo le mani + ai remi, e sciolti dal lito sicuro, + portavan lieti pei salati stagni + verso Selandia il duca e i suoi compagni. + +16 + + Già dietro rimasi erano e perduti + tutti di vista i termini d'Olanda + (che per non toccar Frisa, più tenuti + s'eran vêr Scozia alla sinistra banda), + quando da un vento fur sopravenuti, + ch'errando in alto mar tre dì li manda. + Sursero il terzo, già presso alla sera, + dove inculta e deserta un'isola era. + +17 + + Tratti che si fur dentro un picciol seno, + Olimpia venne in terra; e con diletto + in compagnia de l'infedel Bireno + cenò contenta e fuor d'ogni sospetto: + indi con lui, là dove in loco ameno + teso era un padiglione, entrò nel letto. + Tutti gli altri compagni ritornaro, + e sopra i legni lor si riposaro. + +18 + + Il travaglio del mare e la paura + che tenuta alcun dì l'aveano desta, + il ritrovarsi al lito ora sicura, + lontana da rumor ne la foresta, + e che nessun pensier, nessuna cura, + poi che 'l suo amante ha seco, la molesta; + fur cagion ch'ebbe Olimpia sì gran sonno, + che gli orsi e i ghiri aver maggior nol ponno. + +19 + + Il falso amante che i pensati inganni + veggiar facean, come dormir lei sente, + pian piano esce del letto, e de' suoi panni + fatto un fastel, non si veste altrimente; + e lascia il padiglione; e come i vanni + nati gli sian, rivola alla sua gente, + e li risveglia; e senza udirsi un grido, + fa entrar ne l'alto e abandonare il lido. + +20 + + Rimase a dietro il lido e la meschina + Olimpia, che dormì senza destarse, + fin che l'Aurora la gelata brina + da le dorate ruote in terra sparse, + e s'udir le Alcione alla marina + de l'antico infortunio lamentarse. + Né desta né dormendo, ella la mano + per Bireno abbracciar stese, ma invano. + +21 + + Nessuno truova: a sé la man ritira: + di nuovo tenta, e pur nessuno truova. + Di qua l'un braccio, e di là l'altro gira, + or l'una or l'altra gamba; e nulla giova. + Caccia il sonno il timor: gli occhi apre, e mira: + non vede alcuno. Or già non scalda e cova + più le vedove piume, ma si getta + del letto e fuor del padiglione in fretta: + +22 + + e corre al mar, graffiandosi le gote, + presaga e certa ormai di sua fortuna. + Si straccia i crini, e il petto si percuote, + e va guardando (che splendea la luna) + se veder cosa, fuor che 'l lito, puote; + né fuor che 'l lito, vede cosa alcuna. + Bireno chiama: e al nome di Bireno + rispondean gli Antri che pietà n'avieno. + +23 + + Quivi surgea nel lito estremo un sasso, + ch'aveano l'onde, col picchiar frequente, + cavo e ridutto a guisa d'arco al basso; + e stava sopra il mar curvo e pendente. + Olimpia in cima vi salì a gran passo + (così la facea l'animo possente), + e di lontano le gonfiate vele + vide fuggir del suo signor crudele: + +24 + + vide lontano, o le parve vedere; + che l'aria chiara ancor non era molto. + Tutta tremante si lasciò cadere, + più bianca e più che nieve fredda in volto; + ma poi che di levarsi ebbe potere, + al camin de le navi il grido volto, + chiamò, quanto potea chiamar più forte, + più volte il nome del crudel consorte: + +25 + + e dove non potea la debil voce, + supliva il pianto e 'l batter' palma a palma. + — Dove fuggi, crudel, così veloce? + Non ha il tuo legno la debita salma. + Fa che lievi me ancor: poco gli nuoce + che porti il corpo, poi che porta l'alma. — + E con le braccia e con le vesti segno + fa tuttavia, perché ritorni il legno. + +26 + + Ma i venti che portavano le vele + per l'alto mar di quel giovene infido, + portavano anco i prieghi e le querele + de l'infelice Olimpia, e 'l pianto e 'l grido; + la qual tre volte, a se stessa crudele, + per affogarsi si spiccò dal lido: + pur al fin si levò da mirar l'acque, + e ritornò dove la notte giacque. + +27 + + E con la faccia in giù stesa sul letto, + bagnandolo di pianto, dicea lui: + — Iersera desti insieme a dui ricetto; + perché insieme al levar non siamo dui? + O perfido Bireno, o maladetto + giorno ch'al mondo generata fui! + Che debbo far? che poss'io far qui sola? + chi mi dà aiuto? ohimè, chi mi consola? + +28 + + Uomo non veggio qui, non ci veggio opra + donde io possa stimar ch'uomo qui sia; + nave non veggio, a cui salendo sopra, + speri allo scampo mio ritrovar via. + Di disagio morrò; né chi mi cuopra + gli occhi sarà, né chi sepolcro dia, + se forse in ventre lor non me lo dànno + i lupi, ohimè, ch'in queste selve stanno. + +29 + + Io sto in sospetto, e già di veder parmi + di questi boschi orsi o leoni uscire, + o tigri o fiere tal, che natura armi + d'aguzzi denti e d'ugne da ferire. + Ma quai fere crudel potriano farmi, + fera crudel, peggio di te morire? + darmi una morte, so, lor parrà assai; + e tu di mille, ohimè, morir mi fai. + +30 + + Ma presupongo ancor ch'or ora arrivi + nochier che per pietà di qui mi porti; + e così lupi, orsi, leoni schivi, + strazi, disagi ed altre orribil morti: + mi porterà forse in Olanda, s'ivi + per te si guardan le fortezze e i porti? + mi porterà alla terra ove son nata, + se tu con fraude già me l'hai levata? + +31 + + Tu m'hai lo stato mio, sotto pretesto + di parentado e d'amicizia, tolto. + Ben fosti a porvi le tue genti presto, + per avere il dominio a te rivolto. + Tornerò in Fiandra? ove ho venduto il resto + di che io vivea, ben che non fossi molto, + per sovenirti e di prigione trarte. + Mischina! dove andrò? non so in qual parte. + +32 + + Debbo forse ire in Frisa, ove io potei, + e per te non vi volsi esser regina? + il che del padre e dei fratelli miei + e d'ogn'altro mio ben fu la ruina. + Quel c'ho fatto per te, non ti vorrei, + ingrato, improverar, né disciplina + dartene; che non men di me lo sai: + or ecco il guiderdon che me ne dai. + +33 + + Deh, pur che da color che vanno in corso + io non sia presa, e poi venduta schiava! + Prima che questo, il lupo, il leon, l'orso + venga, e la tigre e ogn'altra fera brava, + di cui l'ugna mi stracci, e franga il morso; + e morta mi strascini alla sua cava. — + Così dicendo, le mani si caccia + ne' capei d'oro, e a chiocca a chiocca straccia. + +34 + + Corre di nuovo in su l'estrema sabbia, + e ruota il capo e sparge all'aria il crine; + e sembra forsennata, e ch'adosso abbia + non un demonio sol, ma le decine; + o, qual Ecuba, sia conversa in rabbia, + vistosi morto Polidoro al fine. + Or si ferma s'un sasso, e guarda il mare; + né men d'un vero sasso, un sasso pare. + +35 + + Ma lasciànla doler fin ch'io ritorno, + per voler di Ruggier dirvi pur anco, + che nel più intenso ardor del mezzo giorno + cavalca il lito, affaticato e stanco. + Percuote il sol nel colle e fa ritorno: + di sotto bolle il sabbion trito e bianco. + Mancava all'arme ch'avea indosso, poco + ad esser, come già, tutte di fuoco. + +36 + + Mentre la sete, e de l'andar fatica + per l'alta sabbia e la solinga via + gli facean, lungo quella spiaggia aprica, + noiosa e dispiacevol compagnia; + trovò ch'all'ombra d'una torre antica + che fuor de l'onde appresso il lito uscia, + de la corte d'Alcina eran tre donne, + che le conobbe ai gesti ed alle gonne. + +37 + + Corcate su tapeti allessandrini + godeansi il fresco rezzo in gran diletto, + fra molti vasi di diversi vini + e d'ogni buona sorte di confetto. + Presso alla spiaggia, coi flutti marini + scherzando, le aspettava un lor legnetto + fin che la vela empiesse agevol òra; + ch'un fiato pur non ne spirava allora. + +38 + + Queste, ch'andar per la non ferma sabbia + vider Ruggier al suo viaggio dritto, + che sculta avea la sete in su le labbia, + tutto pien di sudore il viso afflitto, + gli cominciaro a dir che sì non abbia + il cor voluntaroso al camin fitto, + ch'alla fresca e dolce ombra non si pieghi, + e ristorar lo stanco corpo nieghi. + +39 + + E di lor una s'accostò al cavallo + per la staffa tener, che ne scendesse; + l'altra con una coppa di cristallo + di vin spumante, più sete gli messe: + ma Ruggiero a quel suon non entrò in ballo; + perché d'ogni tardar che fatto avesse, + tempo di giunger dato avria ad Alcina, + che venìa dietro ed era omai vicina. + +40 + + Non così fin salnitro e zolfo puro, + tocco dal fuoco, subito s'avampa; + né così freme il mar quando l'oscuro + turbo discende e in mezzo se gli accampa: + come, vedendo che Ruggier sicuro + al suo dritto camin l'arena stampa, + e che le sprezza (e pur si tenean belle), + d'ira arse e di furor la terza d'elle. + +41 + + — Tu non sei né gentil né cavalliero + (dice gridando quanto può più forte), + ed hai rubate l'arme; e quel destriero + non saria tuo per veruna altra sorte: + e così, come ben m'appongo al vero, + ti vedessi punir di degna morte; + che fossi fatto in quarti, arso o impiccato, + brutto ladron, villan, superbo, ingrato. — + +42 + + Oltr'a queste e molt'altre ingiuriose + parole che gli usò la donna altiera, + ancor che mai Ruggier non le rispose, + che di sì vil tenzon poco onor spera; + con le sorelle tosto ella si pose + sul legno in mar, che al lor servigio v'era: + ed affrettando i remi, lo seguiva, + vedendol tuttavia dietro alla riva. + +43 + + Minaccia sempre, maledice e incarca; + che l'onte sa trovar per ogni punto. + Intanto a quello stretto, onde si varca + alla fata più bella, è Ruggier giunto; + dove un vecchio nochiero una sua barca + scioglier da l'altra ripa vede, a punto + come, avisato e già provisto, quivi + si stia aspettando che Ruggiero arrivi. + +44 + + Scioglie il nochier, come venir lo vede, + di trasportarlo a miglior ripa lieto; + che, se la faccia può del cor dar fede, + tutto benigno e tutto era discreto. + Pose Ruggier sopra il navilio il piede, + Dio ringraziando; e per lo mar quieto + ragionando venìa col galeotto, + saggio e di lunga esperienza dotto. + +45 + + Quel lodava Ruggier, che sì se avesse + saputo a tempo tor da Alcina, e inanti + che 'l calice incantato ella gli desse, + ch'avea al fin dato a tutti gli altri amanti; + e poi, che a Logistilla si traesse, + dove veder potria costumi santi, + bellezza eterna ed infinita grazia + che 'l cor notrisce e pasce, e mai non sazia. + +46 + + — Costei (dicea) stupore e riverenza + induce all'alma, ove si scuopre prima. + Contempla meglio poi l'alta presenza: + ogn'altro ben ti par di poca stima. + Il suo amore ha dagli altri differenza: + speme o timor negli altri il cor ti lima; + in questo il desiderio più non chiede, + e contento riman come la vede. + +47 + + Ella t'insegnerà studi più grati, + che suoni, danze, odori, bagni e cibi: + ma come i pensier tuoi meglio formati + poggin più ad alto, che per l'aria i nibi, + e come de la gloria de' beati + nel mortal corpo parte si delibi. — + Così parlando il marinar veniva, + lontano ancora alla sicura riva; + +48 + + quando vide scoprire alla marina + molti navili, e tutti alla sua volta. + Con quei ne vien l'ingiuriata Alcina; + e molta di sua gente have raccolta + per por lo stato a se stessa in ruina, + o racquistar la cara cosa tolta. + E bene è amor di ciò cagion non lieve, + ma l'ingiuria non men che ne riceve. + +49 + + Ella non ebbe sdegno, da che nacque, + di questo il maggior mai, ch'ora la rode; + onde fa i remi sì affrettar per l'acque, + che la spuma ne sparge ambe le prode. + Al gran rumor né mar né ripa tacque, + ed Ecco risonar per tutto s'ode. + — Scuopre, Ruggier, lo scudo, che bisogna; + se non, sei morto, o preso con vergogna. — + +50 + + Così disse il nocchier di Logistilla: + ed oltre il detto, egli medesmo prese + la tasca e da lo scudo dipartilla, + e fe' il lume di quel chiaro e palese. + L'incantato splendor che ne sfavilla, + gli occhi degli aversari così offese, + che li fe' restar ciechi allora allora, + e cader chi da poppa e chi da prora. + +51 + + Un ch'era alla veletta in su la rocca, + de l'armata d'Alcina si fu accorto; + e la campana martellando tocca, + onde il soccorso vien subito al porto. + L'artegliaria, come tempesta, fiocca + contra chi vuole al buon Ruggier far torto: + sì che gli venne d'ogni parte aita, + tal che salvò la libertà e la vita. + +52 + + Giunte son quattro donne in su la spiaggia, + che subito ha mandate Logistilla: + la valorosa Andronica e la saggia + Fronesia e l'onestissima Dicilla + e Sofrosina casta, che, come aggia + quivi a far più che l'altre, arde e sfavilla. + L'esercito ch'al mondo è senza pare, + del castello esce, e si distende al mare. + +53 + + Sotto il castel ne la tranquilla foce + di molti e grossi legni era una armata, + ad un botto di squilla, ad una voce + giorno e notte a battaglia apparecchiata. + E così fu la pugna aspra ed atroce, + e per acqua e per terra, incominciata; + per cui fu il regno sottosopra volto, + ch'avea già Alcina alla sorella tolto. + +54 + + Oh di quante battaglie il fin successe + diverso a quel che si credette inante! + Non sol ch'Alcina alor non riavesse, + come stimossi, il fugitivo amante; + ma dele navi che pur dianzi spesse + fur sì, ch'a pena il mar ne capia tante, + fuor de la fiamma che tutt'altre avampa, + con un legnetto sol misera scampa. + +55 + + Fuggesi Alcina, e sua misera gente + arsa e presa riman, rotta e sommersa. + D'aver Ruggier perduto, ella si sente + via più doler che d'altra cosa aversa: + notte e dì per lui geme amaramente, + e lacrime per lui dagli occhi versa; + e per dar fine a tanto aspro martire, + spesso si duol di non poter morire. + +56 + + Morir non puote alcuna fata mai, + fin che 'l sol gira, o il ciel non muta stilo. + Se ciò non fosse, era il dolore assai + per muover Cloto ad inasparle il filo; + o, qual Didon, finia col ferro i guai; + o la regina splendida del Nilo + avria imitata con mortifer sonno: + ma le fate morir sempre non ponno. + +57 + + Torniamo a quel di eterna gloria degno + Ruggiero; e Alcina stia ne la sua pena. + Dico di lui, che poi che fuor del legno + si fu condutto in più sicura arena, + Dio ringraziando che tutto il disegno + gli era successo, al mar voltò la schiena; + ed affrettando per l'asciutto il piede, + alla rocca ne va che quivi siede. + +58 + + Né la più forte ancor né la più bella + mai vide occhio mortal prima né dopo. + Son di più prezzo le mura di quella, + che se diamante fossino o piropo. + Di tai gemme qua giù non si favella: + ed a chi vuol notizia averne, è d'uopo + che vada quivi; che non credo altrove, + se non forse su in ciel, se ne ritruove. + +59 + + Quel che più fa che lor si inchina e cede + ogn'altra gemma, è che, mirando in esse, + l'uom sin in mezzo all'anima si vede; + vede suoi vizi e sue virtudi espresse, + sì che a lusinghe poi di sé non crede, + né a chi dar biasmo a torto gli volesse: + fassi, mirando allo specchio lucente + se stesso, conoscendosi, prudente. + +60 + + Il chiaro lume lor, ch'imita il sole, + manda splendore in tanta copia intorno, + che chi l'ha, ovunque sia, sempre che vuole, + Febo, mal grado tuo, si può far giorno. + Né mirabil vi son le pietre sole; + ma la materia e l'artificio adorno + contendon sì, che mal giudicar puossi + qual de le due eccellenze maggior fossi. + +61 + + Sopra gli altissimi archi, che puntelli + parean che del ciel fossino a vederli, + eran giardin sì spaziosi e belli, + che saria al piano anco fatica averli. + Verdeggiar gli odoriferi arbuscelli + si puon veder fra i luminosi merli, + ch'adorni son l'estate e il verno tutti + di vaghi fiori e di maturi frutti. + +62 + + Di così nobili arbori non suole + prodursi fuor di questi bei giardini, + né di tai rose o di simil viole, + di gigli, di amaranti o di gesmini. + Altrove appar come a un medesmo sole + e nasca e viva, e morto il capo inchini, + e come lasci vedovo il suo stelo + il fior suggetto al variar del cielo: + +63 + + ma quivi era perpetua la verdura, + perpetua la beltà de' fiori eterni: + non che benignità de la Natura + sì temperatamente li governi; + ma Logistilla con suo studio e cura, + senza bisogno de' moti superni + (quel che agli altri impossibile parea), + sua primavera ognor ferma tenea. + +64 + + Logistilla mostrò molto aver grato + ch'a lei venisse un sì gentil signore; + e comandò che fosse accarezzato, + e che studiasse ognun di fargli onore. + Gran pezzo inanzi Astolfo era arrivato, + che visto da Ruggier fu di buon core. + Fra pochi giorni venner gli altri tutti, + ch'a l'esser lor Melissa avea ridutti. + +65 + + Poi che si fur posati un giorno e dui, + venne Ruggiero alla fata prudente + col duca Astolfo, che non men di lui + avea desir di riveder Ponente. + Melissa le parlò per amendui; + e supplica la fata umilemente, + che li consigli, favorisca e aiuti, + sì che ritornin donde eran venuti. + +66 + + Disse la fata: — Io ci porrò il pensiero, + e fra dui dì te li darò espediti. — + Discorre poi tra sé, come Ruggiero, + e dopo lui, come quel duca aiti: + conchiude infin che 'l volator destriero + ritorni il primo agli aquitani liti; + ma prima vuol che se gli faccia un morso, + con che lo volga, e gli raffreni il corso. + +67 + + Gli mostra come egli abbia a far, se vuole + che poggi in alto, e come a far che cali; + e come, se vorrà che in giro vole, + o vada ratto, o che si stia su l'ali: + e quali effetti il cavallier far suole + di buon destriero in piana terra, tali + facea Ruggier che mastro ne divenne, + per l'aria, del destrier ch'avea le penne. + +68 + + Poi che Ruggier fu d'ogni cosa in punto, + da la fata gentil comiato prese, + alla qual restò poi sempre congiunto + di grande amore; e uscì di quel paese. + Prima di lui che se n'andò in buon punto, + e poi dirò come il guerriero inglese + tornasse con più tempo e più fatica + al magno Carlo ed alla corte amica. + +69 + + Quindi partì Ruggier, ma non rivenne + per quella via che fe' già suo mal grado, + allor che sempre l'ippogrifo il tenne + sopra il mare, e terren vide di rado: + ma potendogli or far batter le penne + di qua di là, dove più gli era a grado, + volse al ritorno far nuovo sentiero, + come, schivando Erode, i Magi fero. + +70 + + Al venir quivi, era, lasciando Spagna, + venuto India a trovar per dritta riga, + là dove il mare oriental la bagna; + dove una fata avea con l'altra briga. + Or veder si dispose altra campagna, + che quella dove i venti Eolo istiga, + e finir tutto il cominciato tondo, + per aver, come il sol, girato il mondo. + +71 + + Quinci il Cataio, e quindi Mangiana + sopra il gran Quinsaì vide passando: + volò sopra l'Imavo, e Sericana + lasciò a man destra; e sempre declinando + da l'iperborei Sciti a l'onda ircana, + giunse alle parti di Sarmazia: e quando + fu dove Asia da Europa si divide, + Russi e Pruteni e la Pomeria vide. + +72 + + Ben che di Ruggier fosse ogni desire + di ritornare a Bradamante presto; + pur, gustato il piacer ch'avea di gire + cercando il mondo, non restò per questo, + ch'alli Pollacchi, agli Ungari venire + non volesse anco, alli Germani, e al resto + di quella boreale orrida terra: + e venne al fin ne l'ultima Inghilterra. + +73 + + Non crediate, Signor, che però stia + per sì lungo camin sempre su l'ale: + ogni sera all'albergo se ne gìa, + schivando a suo poter d'alloggiar male. + E spese giorni e mesi in questa via, + sì di veder la terra e il mar gli cale. + Or presso a Londra giunto una matina, + sopra Tamigi il volator declina. + +74 + + Dove ne' prati alla città vicini + vide adunati uomini d'arme e fanti, + ch'a suon di trombe e a suon di tamburini + venian, partiti a belle schiere, avanti + il buon Rinaldo, onor de' paladini; + del qual, se vi ricorda, io dissi inanti, + che mandato da Carlo, era venuto + in queste parti a ricercar aiuto. + +75 + + Giunse a punto Ruggier, che si facea + la bella mostra fuor di quella terra; + e per sapere il tutto, ne chiedea + un cavallier, ma scese prima in terra: + e quel, ch'affabil era, gli dicea + che di Scozia e d'Irlanda e d'Inghilterra + e de l'isole intorno eran le schiere + che quivi alzate avean tante bandiere: + +76 + + e finita la mostra che faceano, + alla marina se distenderanno, + dove aspettati per solcar l'Oceano + son dai navili che nel porto stanno. + I Franceschi assediati si ricreano, + sperando in questi che a salvar li vanno. + — Ma acciò tu te n'informi pienamente, + io ti distinguerò tutta la gente. + +77 + + Tu vedi ben quella bandiera grande, + ch'insieme pon la fiordaligi e i pardi: + quella il gran capitano all'aria spande, + e quella han da seguir gli altri stendardi. + Il suo nome, famoso in queste bande, + è Leonetto, il fior de li gagliardi, + di consiglio e d'ardire in guerra mastro, + del re nipote, e duca di Lincastro. + +78 + + La prima, appresso il gonfalon reale, + che 'l vento tremolar fa verso il monte, + e tien nel campo verde tre bianche ale, + porta Ricardo, di Varvecia conte. + Del duca di Glocestra è quel segnale, + c'ha duo corna di cervio e mezza fronte. + Del duca di Chiarenza è quella face; + quel arbore è del duca d'Eborace. + +79 + + Vedi in tre pezzi una spezzata lancia: + gli è 'l gonfalon del duca di Nortfozia. + La fulgure è del buon conte di Cancia; + il grifone è del conte di Pembrozia. + Il duca di Sufolcia ha la bilancia. + Vedi quel giogo che due serpi assozia: + è del conte d'Esenia, e la ghirlanda + in campo azzurro ha quel di Norbelanda. + +80 + + Il conte d'Arindelia è quel c'ha messo + in mar quella barchetta che s'affonda. + Vedi il marchese di Barclei; e appresso + di Marchia il conte e il conte di Ritmonda: + il primo porta in bianco un monte fesso, + l'altro la palma, il terzo un pin ne l'onda. + Quel di Dorsezia è conte, e quel d'Antona, + che l'uno ha il carro, e l'altro la corona. + +81 + + Il falcon che sul nido i vanni inchina, + porta Raimondo, il conte di Devonia. + Il giallo e negro ha quel di Vigorina; + il can quel d'Erbia un orso quel d'Osonia. + La croce che là vedi cristallina, + è del ricco prelato di Battonia. + Vedi nel bigio una spezzata sedia: + è del duca Ariman di Sormosedia. + +82 + + Gli uomini d'arme e gli arcieri a cavallo + di quarantaduomila numer fanno. + Sono duo tanti, o di cento non fallo, + quelli ch'a piè ne la battaglia vanno. + Mira quei segni, un bigio, un verde, un giallo, + e di nero e d'azzur listato un panno: + Gofredo, Enrigo, Ermante ed Odoardo + guidan pedoni, ognun col suo stendardo. + +83 + + Duca di Bocchingamia è quel dinante; + Enrigo ha la contea di Sarisberia; + signoreggia Burgenia il vecchio Ermante; + quello Odoardo è conte di Croisberia. + Questi alloggiati più verso levante + sono gl'Inglesi. Or volgeti all'Esperia, + dove si veggion trentamila Scotti, + da Zerbin, figlio del lor re, condotti. + +84 + + Vedi tra duo unicorni il gran leone, + che la spada d'argento ha ne la zampa: + quell'è del re di Scozia il gonfalone; + il suo figliol Zerbino ivi s'accampa. + Non è un sì bello in tante altre persone: + natura il fece, e poi roppe la stampa. + Non è in cui tal virtù, tal grazia luca, + o tal possanza: ed è di Roscia duca. + +85 + + Porta in azzurro una dorata sbarra + il conte d'Ottonlei ne lo stendardo. + L'altra bandiera è del duca di Marra, + che nel travaglio porta il leopardo. + Di più colori e di più augei bizzarra + mira l'insegna d'Alcabrun gagliardo, + che non è duca, conte, né marchese, + ma primo nel salvatico paese. + +86 + + Del duca di Trasfordia è quella insegna, + dove è l'augel ch'al sol tien gli occhi franchi. + Lurcanio conte, ch'in Angoscia regna, + porta quel tauro, c'ha duo veltri ai fianchi. + Vedi là il duca d'Albania, che segna + il campo di colori azzurri e bianchi. + Quel avoltor, ch'un drago verde lania, + è l'insegna del conte di Boccania. + +87 + + Signoreggia Forbesse il forte Armano, + che di bianco e di nero ha la bandiera; + ed ha il conte d'Erelia a destra mano, + che porta in campo verde una lumiera. + Or guarda gl'Ibernesi appresso il piano: + sono duo squadre; e il conte di Childera + mena la prima, e il conte di Desmonda + da fieri monti ha tratta la seconda. + +88 + + Ne lo stendardo il primo ha un pino ardente; + l'altro nel bianco una vermiglia banda. + Non dà soccorso a Carlo solamente + la terra inglese, e la Scozia e l'Irlanda; + ma vien di Svezia e di Norvegia gente, + da Tile, e fin da la remota Islanda: + da ogni terra, insomma, che là giace, + nimica naturalmente di pace. + +89 + + Sedicimila sono, o poco manco, + de le spelonche usciti e de le selve; + hanno piloso il viso, il petto, il fianco, + e dossi e braccia e gambe, come belve. + Intorno allo stendardo tutto bianco + par che quel pian di lor lance s'inselve: + così Moratto il porta, il capo loro, + per dipingerlo poi di sangue Moro. — + +90 + + Mentre Ruggier di quella gente bella, + che per soccorrer Francia si prepara, + mira le varie insegne e ne favella, + e dei signor britanni i nomi impara; + uno ed un altro a lui, per mirar quella + bestia sopra cui siede, unica o rara, + maraviglioso corre e stupefatto; + e tosto il cerchio intorno gli fu fatto. + +91 + + Sì che per dare ancor più maraviglia, + e per pigliarne il buon Ruggier più gioco, + al volante corsier scuote la briglia, + e con gli sproni ai fianchi il tocca un poco: + quel verso il ciel per l'aria il camin piglia, + e lascia ognuno attonito in quel loco. + Quindi Ruggier, poi che di banda in banda + vide gl'Inglesi, andò verso l'Irlanda. + +92 + + E vide Ibernia fabulosa, dove + il santo vecchiarel fece la cava, + in che tanta mercé par che si truove, + che l'uom vi purga ogni sua colpa prava. + Quindi poi sopra il mare il destrier muove + là dove la minor Bretagna lava: + e nel passar vide, mirando a basso, + Angelica legata al nudo sasso. + +93 + + Al nudo sasso, all'Isola del pianto; + che l'Isola del pianto era nomata + quella che da crudele e fiera tanto + ed inumana gente era abitata, + che (come io vi dicea sopra nel canto) + per vari liti sparsa iva in armata + tutte le belle donne depredando, + per farne a un mostro poi cibo nefando. + +94 + + Vi fu legata pur quella matina, + dove venìa per trangugiarla viva + quel smisurato mostro, orca marina, + che di aborrevole esca si nutriva. + Dissi di sopra, come fu rapina + di quei che la trovaro in su la riva + dormire al vecchio incantatore a canto, + ch'ivi l'avea tirata per incanto. + +95 + + La fiera gente inospitale e cruda + alla bestia crudel nel lito espose + la bellissima donna, così ignuda + come Natura prima la compose. + Un velo non ha pure, in che richiuda + i bianchi gigli e le vermiglie rose, + da non cader per luglio o per dicembre, + di che son sparse le polite membre. + +96 + + Creduto avria che fosse statua finta + o d'alabastro o d'altri marmi illustri + Ruggiero, e su lo scoglio così avinta + per artificio di scultori industri; + se non vedea la lacrima distinta + tra fresche rose e candidi ligustri + far rugiadose le crudette pome, + e l'aura sventolar l'aurate chiome. + +97 + + E come ne' begli occhi gli occhi affisse, + de la sua Bradamante gli sovvenne. + Pietade e amore a un tempo lo trafisse, + e di piangere a pena si ritenne; + e dolcemente alla donzella disse, + poi che del suo destrier frenò le penne: + — O donna, degna sol de la catena + con chi i suoi servi Amor legati mena, + +98 + + e ben di questo e d'ogni male indegna, + chi è quel crudel che con voler perverso + d'importuno livor stringendo segna + di queste belle man l'avorio terso? — + Forza è ch'a quel parlare ella divegna + quale è di grana un bianco avorio asperso, + di sé vedendo quelle parti ignude, + ch'ancor che belle sian, vergogna chiude. + +99 + + E coperto con man s'avrebbe il volto, + se non eran legate al duro sasso; + ma del pianto, ch'almen non l'era tolto, + lo sparse, e si sforzò di tener basso. + E dopo alcun' signozzi il parlar sciolto, + incominciò con fioco suono e lasso: + ma non seguì; che dentro il fe' restare + il gran rumor che si sentì nel mare. + +100 + + Ecco apparir lo smisurato mostro + mezzo ascoso ne l'onda e mezzo sorto. + Come sospinto suol da borea o d'ostro + venir lungo navilio a pigliar porto, + così ne viene al cibo che l'è mostro + la bestia orrenda; e l'intervallo è corto. + La donna è mezza morta di paura; + né per conforto altrui si rassicura. + +101 + + Tenea Ruggier la lancia non in resta, + ma sopra mano, e percoteva l'orca. + Altro non so che s'assimigli a questa, + ch'una gran massa che s'aggiri e torca; + né forma ha d'animal, se non la testa, + c'ha gli occhi e i denti fuor, come di porca. + Ruggier in fronte la ferìa tra gli occhi; + ma par che un ferro o un duro sasso tocchi. + +102 + + Poi che la prima botta poco vale, + ritorna per far meglio la seconda. + L'orca, che vede sotto le grandi ale + l'ombra di qua e di là correr su l'onda, + lascia la preda certa litorale, + e quella vana segue furibonda: + dietro quella si volve e si raggira. + Ruggier giù cala, e spessi colpi tira. + +103 + + Come d'alto venendo aquila suole, + ch'errar fra l'erbe visto abbia la biscia, + o che stia sopra un nudo sasso al sole, + dove le spoglie d'oro abbella e liscia; + non assalir da quel lato la vuole + onde la velenosa e soffia e striscia, + ma da tergo la adugna, e batte i vanni, + acciò non se le volga e non la azzanni: + +104 + + così Ruggier con l'asta e con la spada, + non dove era de' denti armato il muso, + ma vuol che 'l colpo tra l'orecchie cada, + or su le schene, or ne la coda giuso. + Se la fera si volta, ei muta strada, + ed a tempo giù cala, e poggia in suso: + ma come sempre giunga in un diaspro, + non può tagliar lo scoglio duro ed aspro. + +105 + + Simil battaglia fa la mosca audace + contra il mastin nel polveroso agosto, + o nel mese dinanzi o nel seguace, + l'uno di spiche e l'altro pien di mosto: + negli occhi il punge e nel grifo mordace, + volagli intorno e gli sta sempre accosto; + e quel suonar fa spesso il dente asciutto: + ma un tratto che gli arrivi, appaga il tutto. + +106 + + Sì forte ella nel mar batte la coda, + che fa vicino al ciel l'acqua inalzare; + tal che non sa se l'ale in aria snoda, + o pur se 'l suo destrier nuota nel mare. + Gli è spesso che disia trovarsi a proda; + che se lo sprazzo in tal modo ha a durare, + teme sì l'ale inaffi all'ippogrifo, + che brami invano avere o zucca o schifo. + +107 + + Prese nuovo consiglio, e fu il migliore, + di vincer con altre arme il mostro crudo: + abbarbagliar lo vuol con lo splendore + ch'era incantato nel coperto scudo. + Vola nel lito; e per non fare errore, + alla donna legata al sasso nudo + lascia nel minor dito de la mano + l'annel, che potea far l'incanto vano: + +108 + + dico l'annel che Bradamante avea, + per liberar Ruggier, tolto a Brunello, + poi per trarlo di man d'Alcina rea, + mandato in India per Melissa a quello. + Melissa (come dianzi io vi dicea) + in ben di molti adoperò l'annello; + indi l'avea a Ruggier restituito, + dal qual poi sempre fu portato in dito. + +109 + + Lo dà ad Angelica ora, perché teme + che del suo scudo il fulgurar non viete, + e perché a lei ne sien difesi insieme + gli occhi che già l'avean preso alla rete. + Or viene al lito e sotto il ventre preme + ben mezzo il mar la smisurata cete. + Sta Ruggiero alla posta, e lieva il velo; + e par ch'aggiunga un altro sole al cielo. + +110 + + Ferì negli occhi l'incantato lume + di quella fera, e fece al modo usato. + Quale o trota o scaglion va giù pel fiume + c'ha con calcina il montanar turbato, + tal si vedea ne le marine schiume + il mostro orribilmente riversciato. + Di qua di là Ruggier percuote assai, + ma di ferirlo via non truova mai. + +111 + + La bella donna tuttavolta priega + ch'invan la dura squama oltre non pesti. + — Torna, per Dio, signor: prima mi slega + (dicea piangendo), che l'orca si desti: + portami teco e in mezzo il mar mi anniega: + non far ch'in ventre al brutto pesce io resti. — + Ruggier, commosso dunque al giusto grido, + slegò la donna, e la levò dal lido. + +112 + + Il destrier punto, ponta i piè all'arena + e sbalza in aria, e per lo ciel galoppa; + e porta il cavalliero in su la schena, + e la donzella dietro in su la groppa. + Così privò la fera de la cena + per lei soave e delicata troppa. + Ruggier si va volgendo, e mille baci + figge nel petto e negli occhi vivaci. + +113 + + Non più tenne la via, come propose + prima, di circundar tutta la Spagna; + ma nel propinquo lito il destrier pose, + dove entra in mar più la minor Bretagna. + Sul lito un bosco era di querce ombrose, + dove ognor par che Filomena piagna; + ch'in mezzo avea un pratel con una fonte, + e quinci e quindi un solitario monte. + +114 + + Quivi il bramoso cavallier ritenne + l'audace corso, e nel pratel discese; + e fe' raccorre al suo destrier le penne, + ma non a tal che più le avea distese. + Del destrier sceso, a pena si ritenne + di salir altri; ma tennel l'arnese: + l'arnese il tenne, che bisognò trarre, + e contra il suo disir messe le sbarre. + +115 + + Frettoloso, or da questo or da quel canto + confusamente l'arme si levava. + Non gli parve altra volta mai star tanto; + che s'un laccio sciogliea, dui n'annodava. + Ma troppo è lungo ormai, Signor, il canto, + e forse ch'anco l'ascoltar vi grava: + sì ch'io differirò l'istoria mia + in altro tempo che più grata sia. + + + + +CANTO UNDICESIMO + + +1 + + Quantunque debil freno a mezzo il corso + animoso destrier spesso raccolga, + raro è però che di ragione il morso + libidinosa furia a dietro volga, + quando il piacere ha in pronto; a guisa d'orso + che dal mel non sì tosto si distolga, + poi che gli n'è venuto odore al naso, + o qualche stilla ne gustò sul vaso. + +2 + + Qual ragion fia che 'l buon Ruggier raffrene, + sì che non voglia ora pigliar diletto + d'Angelica gentil che nuda tiene + nel solitario e commodo boschetto? + Di Bradamante più non gli soviene, + che tanto aver solea fissa nel petto: + e se gli ne sovien pur come prima, + pazzo è se questa ancor non prezza e stima; + +3 + + con la qual non saria stato quel crudo + Zenocrate di lui più continente. + Gittato avea Ruggier l'asta e lo scudo, + e si traea l'altre arme impaziente; + quando abbassando pel bel corpo ignudo + la donna gli occhi vergognosamente, + si vide in dito il prezioso annello + che già le tolse ad Albracca Brunello. + +4 + + Questo è l'annel ch'ella portò già in Francia + la prima volta che fe' quel camino + col fratel suo, che v'arrecò la lancia, + la qual fu poi d'Astolfo paladino. + Con questo fe' gl'incanti uscire in ciancia + di Malagigi al petron di Merlino; + con questo Orlando ed altri una matina + tolse di servitù di Dragontina; + +5 + + con questo uscì invisibil de la torre + dove l'avea richiusa un vecchio rio. + A che voglio io tutte sue prove accorre, + se le sapete voi così come io? + Brunel sin nel giron lel venne a torre; + ch'Agramante d'averlo ebbe disio. + Da indi in qua sempre Fortuna a sdegno + ebbe costei, fin che le tolse il regno. + +6 + + Or che sel vede, come ho detto, in mano, + sì di stupore e d'allegrezza è piena, + che quasi dubbia di sognarsi invano, + agli occhi, alla man sua dà fede a pena. + Del dito se lo leva, e a mano a mano + sel chiude in bocca: e in men che non balena, + così dagli occhi di Ruggier si cela, + come fa il sol quando la nube il vela. + +7 + + Ruggier pur d'ogn'intorno riguardava, + e s'aggirava a cerco come un matto; + ma poi che de l'annel si ricordava, + scornato vi rimase e stupefatto: + e la sua inavvertenza bestemiava, + e la donna accusava di quello atto + ingrato e discortese, che renduto + in ricompensa gli era del suo aiuto. + +8 + + — Ingrata damigella, è questo quello + guiderdone (dicea), che tu mi rendi? + che più tosto involar vogli l'annello, + ch'averlo in don? Perché da me nol prendi? + Non pur quel, ma lo scudo e il destrier snello + e me ti dono, e come vuoi mi spendi; + sol che 'l bel viso tuo non mi nascondi. + Io so, crudel, che m'odi, e non rispondi. — + +9 + + Così dicendo, intorno alla fontana + brancolando n'andava come cieco. + Oh quante volte abbracciò l'aria vana, + sperando la donzella abbracciar seco! + Quella, che s'era già fatta lontana, + mai non cessò d'andar, che giunse a un speco + che sotto un monte era capace e grande, + dove al bisogno suo trovò vivande. + +10 + + Quivi un vecchio pastor, che di cavalle + un grande armento avea, facea soggiorno. + Le iumente pascean giù per la valle + le tenere erbe ai freschi rivi intorno. + Di qua di là da l'antro erano stalle, + dove fuggìano il sol del mezzo giorno. + Angelica quel dì lunga dimora + là dentro fece, e non fu vista ancora. + +11 + + E circa il vespro, poi che rifrescossi, + e le fu aviso esser posata assai, + in certi drappi rozzi aviluppossi, + dissimil troppo ai portamenti gai, + che verdi, gialli, persi, azzurri e rossi + ebbe, e di quante fogge furon mai. + Non le può tor però tanto umil gonna, + che bella non rassembri e nobil donna. + +12 + + Taccia chi loda Fillide, o Neera, + o Amarilli, o Galatea fugace; + che d'esse alcuna sì bella non era, + Titiro e Melibeo, con vostra pace. + La bella donna tra' fuor de la schiera + de le iumente una che più le piace. + Allora allora se le fece inante + un pensier di tornarsene in Levante. + +13 + + Ruggiero intanto, poi ch'ebbe gran pezzo + indarno atteso s'ella si scopriva, + e che s'avide del suo error da sezzo, + che non era vicina e non l'udiva; + dove lasciato avea il cavallo, avezzo + in cielo e in terra, a rimontar veniva: + e ritrovò che s'avea tratto il morso, + e salia in aria a più libero corso. + +14 + + Fu grave e mala aggiunta all'altro danno + vedersi anco restar senza l'augello. + Questo, non men che 'l feminile inganno, + gli preme al cor; ma più che questo e quello, + gli preme e fa sentir noioso affanno + l'aver perduto il prezioso annello; + per le virtù non tanto ch'in lui sono, + quanto che fu de la sua donna dono. + +15 + + Oltremodo dolente si ripose + indosso l'arme, e lo scudo alle spalle; + dal mar slungossi, e per le piaggie erbose + prese il camin verso una larga valle, + dove per mezzo all'alte selve ombrose + vide il più largo e 'l più segnato calle. + Non molto va, ch'a destra, ove più folta + è quella selva, un gran strepito ascolta. + +16 + + Strepito ascolta e spaventevol suono + d'arme percosse insieme; onde s'affretta + tra pianta e pianta, e trova dui, che sono + a gran battaglia in poca piazza e stretta. + Non s'hanno alcun riguardo né perdono, + per far, non so di che, dura vendetta. + L'uno è gigante, alla sembianza fiero; + ardito l'altro e franco cavalliero. + +17 + + E questo con lo scudo e con la spada, + di qua di là saltando, si difende, + perché la mazza sopra non gli cada, + con che il gigante a due man sempre offende. + Giace morto il cavallo in su la strada. + Ruggier si ferma, e alla battaglia attende; + e tosto inchina l'animo, e disia + che vincitore il cavallier ne sia. + +18 + + Non che per questo gli dia alcun aiuto; + ma si tira da parte, e sta a vedere. + Ecco col baston grave il più membruto + sopra l'elmo a due man del minor fere. + De la percossa è il cavallier caduto: + l'altro, che 'l vide attonito giacere, + per dargli morte l'elmo gli dislaccia; + e fa sì che Ruggier lo vede in faccia. + +19 + + Vede Ruggier de la sua dolce e bella + e carissima donna Bradamante + scoperto il viso; e lei vede esser quella + a cui dar morte vuol l'empio gigante: + sì che a battaglia subito l'appella, + e con la spada nuda si fa inante: + ma quel, che nuova pugna non attende, + la donna tramortita in braccio prende; + +20 + + e se l'arreca in spalla, e via la porta, + come lupo talor piccolo agnello, + o l'aquila portar ne l'ugna torta + suole o colombo o simile altro augello. + Vede Ruggier quanto il suo aiuto importa, + e vien correndo a più poter; ma quello + con tanta fretta i lunghi passi mena, + che con gli occhi Ruggier lo segue a pena. + +21 + + Così correndo l'uno, e seguitando + l'altro, per un sentiero ombroso e fosco, + che sempre si venìa più dilatando, + in un gran prato uscir fuor di quel bosco. + Non più di questo; ch'io ritorno a Orlando, + che 'l fulgur che portò già il re Cimosco, + avea gittato in mar nel maggior fondo, + acciò mai più non si trovasse al mondo. + +22 + + Ma poco ci giovò: che 'l nimico empio + de l'umana natura, il qual del telo + fu l'inventor, ch'ebbe da quel l'esempio, + ch'apre le nubi e in terra vien dal cielo; + con quasi non minor di quello scempio + che ci diè quando Eva ingannò col melo, + lo fece ritrovar da un negromante, + al tempo de' nostri avi, o poco inante. + +23 + + La machina infernal, di più di cento + passi d'acqua ove stè ascosa molt'anni, + al sommo tratta per incantamento, + prima portata fu tra gli Alamanni; + li quali uno ed un altro esperimento + facendone, e il demonio a' nostri danni + assuttigliando lor via più la mente, + ne ritrovaro l'uso finalmente. + +24 + + Italia e Francia e tutte l'altre bande + del mondo han poi la crudele arte appresa. + Alcuno il bronzo in cave forme spande, + che liquefatto ha la fornace accesa; + bùgia altri il ferro; e chi picciol, chi grande + il vaso forma, che più e meno pesa: + e qual bombarda e qual nomina scoppio, + qual semplice cannon, qual cannon doppio; + +25 + + qual sagra, qual falcon, qual colubrina + sento nomar, come al suo autor più agrada; + che 'l ferro spezza, e i marmi apre e ruina, + e ovunque passa si fa dar la strada. + Rendi, miser soldato, alla fucina + per tutte l'arme c'hai, fin alla spada; + e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi; + che senza, io so, non toccherai stipendi. + +26 + + Come trovasti, o scelerata e brutta + invenzion, mai loco in uman core? + Per te la militar gloria è distrutta, + per te il mestier de l'arme è senza onore; + per te è il valore e la virtù ridutta, + che spesso par del buono il rio migliore: + non più la gagliardia, non più l'ardire + per te può in campo al paragon venire. + +27 + + Per te son giti ed anderan sotterra + tanti signori e cavallieri tanti, + prima che sia finita questa guerra, + che 'l mondo, ma più Italia ha messo in pianti; + che s'io v'ho detto, il detto mio non erra, + che ben fu il più crudele e il più di quanti + mai furo al mondo ingegni empi e maligni, + ch'imaginò sì abominosi ordigni. + +28 + + E crederò che Dio, perché vendetta + ne sia in eterno, nel profondo chiuda + del cieco abisso quella maladetta + anima, appresso al maladetto Giuda. + Ma seguitiamo il cavallier ch'in fretta + brama trovarsi all'isola d'Ebuda, + dove le belle donne e delicate + son per vivanda a un marin mostro date. + +29 + + Ma quanto avea più fretta il paladino, + tanto parea che men l'avesse il vento. + Spiri o dal lato destro o dal mancino, + o ne le poppe, sempre è così lento, + che si può far con lui poco camino; + e rimanea talvolta in tutto spento: + soffia talor sì averso, che gli è forza + o di tornare, o d'ir girando all'orza. + +30 + + Fu volontà di Dio che non venisse + prima che 'l re d'Ibernia in quella parte, + acciò con più facilità seguisse + quel ch'udir vi farò fra poche carte. + Sopra l'isola sorti, Orlando disse + al suo nochiero: — Or qui potrai fermarte, + e 'l battel darmi; che portar mi voglio + senz'altra compagnia sopra lo scoglio. + +31 + + E voglio la maggior gomona meco, + e l'ancora maggior ch'abbi sul legno: + io ti farò veder perché l'arreco, + se con quel mostro ad affrontar mi vegno. — + Gittar fe' in mare il palischermo seco, + con tutto quel ch'era atto al suo disegno. + Tutte l'arme lasciò, fuor che la spada; + e vêr lo scoglio, sol, prese la strada. + +32 + + Si tira i remi al petto, e tien le spalle + volte alla parte ove discender vuole; + a guisa che del mare o de la valle + uscendo al lito, il salso granchio suole. + Era ne l'ora che le chiome gialle + la bella Aurora avea spiegate al Sole, + mezzo scoperto ancora e mezzo ascoso, + non senza sdegno di Titon geloso. + +33 + + Fattosi appresso al nudo scoglio, quanto + potria gagliarda man gittare un sasso, + gli pare udire e non udire un pianto; + sì all'orecchie gli vien debole e lasso. + Tutto si volta sul sinistro canto; + e posto gli occhi appresso all'onde al basso, + vede una donna, nuda come nacque, + legata a un tronco; e i piè le bagnan l'acque. + +34 + + Perché gli è ancor lontana, e perché china + la faccia tien, non ben chi sia discerne. + Tira in fretta ambi i remi, e s'avicina + con gran disio di più notizia averne. + Ma muggiar sente in questo la marina, + e rimbombar le selve e le caverne: + gonfiansi l'onde; ed ecco il mostro appare, + che sotto il petto ha quasi ascoso il mare. + +35 + + Come d'oscura valle umida ascende + nube di pioggia e di tempesta pregna, + che più che cieca notte si distende + per tutto 'l mondo, e par che 'l giorno spegna; + così nuota la fera, e del mar prende + tanto, che si può dir che tutto il tegna: + fremono l'onde. Orlando in sé raccolto, + la mira altier, né cangia cor né volto. + +36 + + E come quel ch'avea il pensier ben fermo + di quanto volea far, si mosse ratto; + e perché alla donzella essere schermo, + e la fera assalir potesse a un tratto, + entrò fra l'orca e lei col palischermo, + nel fodero lasciando il brando piatto: + l'ancora con la gomona in man prese; + poi con gran cor l'orribil mostro attese. + +37 + + Tosto che l'orca s'accostò, e scoperse + nel schifo Orlando con poco intervallo, + per ingiottirlo tanta bocca aperse, + ch'entrato un uomo vi saria a cavallo. + Si spinse Orlando inanzi, e se gl'immerse + con quella ancora in gola, e s'io non fallo, + col battello anco; e l'ancora attaccolle + e nel palato e ne la lingua molle: + +38 + + sì che né più si puon calar di sopra, + né alzar di sotto le mascelle orrende. + Così chi ne le mine il ferro adopra, + la terra, ovunque si fa via, suspende, + che subita ruina non lo cuopra, + mentre malcauto al suo lavoro intende. + Da un amo all'altro l'ancora è tanto alta, + che non v'arriva Orlando, se non salta. + +39 + + Messo il puntello, e fattosi sicuro + che 'l mostro più serrar non può la bocca, + stringe la spada, e per quel antro oscuro + di qua e di là con tagli e punte tocca. + Come si può, poi che son dentro al muro + giunti i nimici, ben difender rocca; + così difender l'orca si potea + dal paladin che ne la gola avea. + +40 + + Dal dolor vinta, or sopra il mar si lancia, + e mostra i fianchi e le scagliose schene; + or dentro vi s'attuffa, e con la pancia + muove dal fondo e fa salir l'arene. + Sentendo l'acqua il cavallier di Francia, + che troppo abonda, a nuoto fuor ne viene: + lascia l'ancora fitta, e in mano prende + la fune che da l'ancora depende. + +41 + + E con quella ne vien nuotando in fretta + verso lo scoglio; ove fermato il piede, + tira l'ancora a sé, ch'in bocca stretta + con le due punte il brutto mostro fiede. + L'orca a seguire il canape è costretta + da quella forza ch'ogni forza eccede, + da quella forza che più in una scossa + tira, ch'in dieci un argano far possa. + +42 + + Come toro selvatico ch'al corno + gittar si senta un improvviso laccio, + salta di qua di là, s'aggira intorno, + si colca e lieva, e non può uscir d'impaccio; + così fuor del suo antico almo soggiorno + l'orca tratta per forza di quel braccio, + con mille guizzi e mille strane ruote + segue la fune, e scior non se ne puote. + +43 + + Di bocca il sangue in tanta copia fonde, + che questo oggi il mar Rosso si può dire, + dove in tal guisa ella percuote l'onde, + ch'insino al fondo le vedreste aprire; + ed or ne bagna il cielo, e il lume asconde + del chiaro sol: tanto le fa salire. + Rimbombano al rumor ch'intorno s'ode, + le selve, i monti e le lontane prode. + +44 + + Fuor de la grotta il vecchio Proteo, quando + ode tanto rumor, sopra il mare esce; + e visto entrare e uscir de l'orca Orlando, + e al lito trar sì smisurato pesce, + fugge per l'alto oceano, obliando + lo sparso gregge: e sì il tumulto cresce, + che fatto al carro i suoi delfini porre, + quel dì Nettuno in Etiopia corre. + +45 + + Con Melicerta in collo Ino piangendo, + e le Nereide coi capelli sparsi, + Glauci e Tritoni, e gli altri, non sappiendo + dove, chi qua chi là van per salvarsi. + Orlando al lito trasse il pesce orrendo, + col qual non bisognò più affaticarsi; + che pel travaglio e per l'avuta pena, + prima morì, che fosse in su l'arena. + +46 + + De l'isola non pochi erano corsi + a riguardar quella battaglia strana; + i quai da vana religion rimorsi, + così sant'opra riputar profana: + e dicean che sarebbe un nuovo torsi + Proteo nimico, e attizzar l'ira insana, + da farli porre il marin gregge in terra, + e tutta rinovar l'antica guerra; + +47 + + e che meglio sarà di chieder pace + prima all'offeso dio, che peggio accada; + e questo si farà, quando l'audace + gittato in mare a placar Proteo vada. + Come dà fuoco l'una a l'altra face, + e tosto alluma tutta una contrada, + così d'un cor ne l'altro si difonde + l'ira ch'Orlando vuol gittar ne l'onde. + +48 + + Chi d'una fromba e chi d'un arco armato, + chi d'asta, chi di spada, al lito scende; + e dinanzi e di dietro e d'ogni lato, + lontano e appresso, a più poter l'offende. + Di sì bestiale insulto e troppo ingrato + gran meraviglia il paladin si prende: + pel mostro ucciso ingiuria far si vede, + dove aver ne sperò gloria e mercede. + +49 + + Ma come l'orso suol, che per le fiere + menato sia da Rusci o da Lituani, + passando per la via, poco temere + l'importuno abbaiar di picciol cani, + che pur non se li degna di vedere; + così poco temea di quei villani + il paladin, che con un soffio solo + ne potrà fracassar tutto lo stuolo. + +50 + + E ben si fece far subito piazza + che lor si volse, e Durindana prese. + S'avea creduto quella gente pazza + che le dovesse far poche contese, + quando né indosso gli vedea corazza, + né scudo in braccio, né alcun altro arnese; + ma non sapea che dal capo alle piante + dura la pelle avea più che diamante. + +51 + + Quel che d'Orlando agli altri far non lece, + di far degli altri a lui già non è tolto. + Trenta n'uccise, e furo in tutto diece + botte, o se più, non le passò di molto. + Tosto intorno sgombrar l'arena fece; + e per slegar la donna era già volto, + quando nuovo tumulto e nuovo grido + fe' risuonar da un'altra parte il lido. + +52 + + Mentre avea il paladin da questa banda + così tenuto i barbari impediti, + eran senza contrasto quei d'Irlanda + da più parte ne l'isola saliti; + e spenta ogni pietà, strage nefanda + di quel popul facean per tutti i liti: + fosse iustizia, o fosse crudeltade, + né sesso riguardavano né etade. + +53 + + Nessun ripar fan gl'isolani, o poco; + parte, ch'accolti son troppo improviso, + parte, che poca gente ha il picciol loco, + e quella poca è di nessun aviso. + L'aver fu messo a sacco; messo fuoco + fu ne le case: il populo fu ucciso: + le mura fur tutte adeguate al suolo: + non fu lasciato vivo un capo solo. + +54 + + Orlando, come gli appertenga nulla + l'alto rumor, le strida e la ruina, + viene a colei che su la pietra brulla + avea da divorar l'orca marina. + Guarda, e gli par conoscer la fanciulla; + e più gli pare, e più che s'avicina: + gli pare Olimpia: ed era Olimpia certo, + che di sua fede ebbe sì iniquo merto. + +55 + + Misera Olimpia! a cui dopo lo scorno + che gli fe' Amore, anco Fortuna cruda + mandò i corsari (e fu il medesmo giorno), + che la portaro all'isola d'Ebuda. + Riconosce ella Orlando nel ritorno + che fa allo scoglio: ma perch'ella è nuda, + tien basso il capo; e non che non gli parli, + ma gli occhi non ardisce al viso alzarli. + +56 + + Orlando domandò ch'iniqua sorte + l'avesse fatta all'isola venire + di là dove lasciata col consorte + lieta l'avea, quanto si può più dire. + — Non so (disse ella) s'io v'ho, che la morte + voi mi schivaste, grazie a riferire, + o da dolermi che per voi non sia + oggi finita la miseria mia. + +57 + + Io v'ho da ringraziar ch'una maniera + di morir mi schivaste troppo enorme; + che troppo saria enorme, se la fera + nel brutto ventre avesse avuto a porme. + Ma già non vi ringrazio ch'io non pera; + che morte sol può di miseria torme: + ben vi ringrazierò, se da voi darmi + quella vedrò, che d'ogni duol può trarmi. — + +58 + + Poi con gran pianto seguitò, dicendo + come lo sposo suo l'avea tradita; + che la lasciò su l'isola dormendo, + donde ella poi fu dai corsar rapita. + E mentre ella parlava, rivolgendo + s'andava in quella guisa che scolpita + o dipinta è Diana ne la fonte, + che getta l'acqua ad Ateone in fronte; + +59 + + che, quanto può, nasconde il petto e 'l ventre, + più liberal dei fianchi e de le rene. + Brama Orlando ch'in porto il suo legno entre; + che lei, che sciolta avea da le catene, + vorria coprir d'alcuna veste. Or mentre + ch'a questo è intento, Oberto sopraviene, + Oberto il re d'Ibernia, ch'avea inteso + che 'l marin mostro era sul lito steso; + +60 + + e che nuotando un cavallier era ito + a porgli in gola un'ancora assai grave; + e che l'avea così tirato al lito, + come si suol tirar contr'acqua nave. + Oberto, per veder se riferito + colui da chi l'ha inteso, il vero gli have, + se ne vien quivi; e la sua gente intanto + arde e distrugge Ebuda in ogni canto. + +61 + + Il re d'Ibernia, ancor che fosse Orlando, + di sangue tinto, e d'acqua molle e brutto, + brutto del sangue che si trasse quando + uscì de l'orca in ch'era entrato tutto, + pel conte l'andò pur raffigurando; + tanto più che ne l'animo avea indutto, + tosto che del valor sentì la nuova, + ch'altri ch'Orlando non faria tal pruova. + +62 + + Lo conoscea, perch'era stato infante + d'onore in Francia, e se n'era partito + per pigliar la corona, l'anno inante, + del padre suo ch'era di vita uscito. + Tante volte veduto, e tante e tante + gli avea parlato, ch'era in infinito. + Lo corse ad abbracciare e a fargli festa, + trattasi la celata ch'avea in testa. + +63 + + Non meno Orlando di veder contento + si mostrò il re, che 'l re di veder lui. + Poi che furo a iterar l'abbracciamento + una o due volte tornati amendui, + narrò ad Oberto Orlando il tradimento + che fu fatto alla giovane, e da cui + fatto le fu; dal perfido Bireno, + che via d'ogn'altro lo dovea far meno. + +64 + + Le prove gli narrò, che tante volte + ella d'amarlo dimostrato avea: + come i parenti e le sustanze tolte + le furo, e al fin per lui morir volea; + e ch'esso testimonio era di molte, + e renderne buon conto ne potea. + Mentre parlava, i begli occhi sereni + de la donna di lagrime eran pieni. + +65 + + Era il bel viso suo, quale esser suole + da primavera alcuna volta il cielo, + quando la pioggia cade, e a un tempo il sole + si sgombra intorno il nubiloso velo. + E come il rosignuol dolci carole + mena nei rami alor del verde stelo, + così alle belle lagrime le piume + si bagna Amore, e gode al chiaro lume. + +66 + + E ne la face de' begli occhi accende + l'aurato strale, e nel ruscello amorza, + che tra vermigli e bianchi fiori scende: + e temprato che l'ha, tira di forza + contra il garzon, che né scudo difende, + né maglia doppia, né ferrigna scorza; + che mentre sta a mirar gli occhi e le chiome, + si sente il cor ferito, e non sa come. + +67 + + Le bellezze d'Olimpia eran di quelle + che son più rare: e non la fronte sola, + gli occhi e le guance e le chiome avea belle, + la bocca, il naso, gli omeri e la gola; + ma discendendo giù da le mammelle, + le parti che solea coprir la stola, + fur di tanta eccellenza, ch'anteporse + a quante n'avea il mondo potean forse. + +68 + + Vinceano di candor le nievi intatte, + ed eran più ch'avorio a toccar molli: + le poppe ritondette parean latte + che fuor dei giunchi allora allora tolli. + Spazio fra lor tal discendea, qual fatte + esser veggiàn fra picciolini colli + l'ombrose valli, in sua stagione amene, + che 'l verno abbia di nieve allora piene. + +69 + + I rilevati fianchi e le belle anche, + e netto più che specchio il ventre piano, + pareano fatti, e quelle coscie bianche, + da Fidia a torno, o da più dotta mano. + Di quelle parti debbovi dir anche, + che pur celare ella bramava invano? + Dirò insomma, ch'in lei dal capo al piede, + quant'esser può beltà, tutta si vede. + +70 + + Se fosse stata ne le valli Idee + vista dal Pastor frigio, io non so quanto + Vener, sebben vincea quell'altre dee, + portato avesse di bellezza il vanto: + né forse ito saria ne le Amiclee + contrade esso a violar l'ospizio santo; + ma detto avria: — Con Menelao ti resta, + Elena pur; ch'altra io non vo' che questa. — + +71 + + E se fosse costei stata a Crotone, + quando Zeusi l'imagine far volse, + che por dovea nel tempio di Iunone, + e tante belle nude insieme accolse; + e che, per una farne in perfezione, + da chi una parte e da chi un'altra tolse: + non avea da torre altra che costei; + che tutte le bellezze erano in lei. + +72 + + Io non credo che mai Bireno, nudo + vedesse quel bel corpo; ch'io son certo + che stato non saria mai così crudo, + che l'avesse lasciata in quel deserto. + Ch'Oberto se n'accende, io vi concludo, + tanto che 'l fuoco non può star coperto. + Si studia consolarla, e darle speme + ch'uscirà in bene il mal ch'ora la preme: + +73 + + e le promette andar seco in Olanda; + né fin che ne lo stato la rimetta, + e ch'abbia fatto iusta e memoranda + di quel periuro e traditor vendetta, + non cesserà con ciò che possa Irlanda, + e lo farà quanto potrà più in fretta. + Cercare intanto in quelle case e in queste + facea di gonne e di feminee veste. + +74 + + Bisogno non sarà, per trovar gonne, + ch'a cercar fuor de l'isola si mande; + ch'ogni dì se n'avea da quelle donne + che de l'avido mostro eran vivande. + Non fe' molto cercar, che ritrovonne + di varie fogge Oberto copia grande; + e fe' vestir Olimpia, e ben gl'increbbe + non la poter vestir come vorrebbe. + +75 + + Ma né sì bella seta o sì fin'oro + mai Fiorentini industri tesser fenno; + né chi ricama fece mai lavoro, + postovi tempo, diligenza e senno, + che potesse a costui parer decoro, + se lo fêsse Minerva o il dio di Lenno, + e degno di coprir sì belle membre, + che forza è ad or ad or se ne rimembre. + +76 + + Per più rispetti il paladino molto + si dimostrò di questo amor contento: + ch'oltre che 'l re non lascerebbe asciolto + Bireno andar di tanto tradimento, + sarebbe anch'esso per tal mezzo tolto + di grave e di noioso impedimento, + quivi non per Olimpia, ma venuto + per dar, se v'era, alla sua donna aiuto. + +77 + + Ch'ella non v'era si chiarì di corto, + ma già non si chiarì se v'era stata; + perché ogn'uomo ne l'isola era morto, + né un sol rimaso di sì gran brigata. + Il dì seguente si partir del porto, + e tutti insieme andaro in una armata. + Con loro andò in Irlanda il paladino; + che fu per gire in Francia il suo camino. + +78 + + A pena un giorno si fermò in Irlanda; + non valser preghi a far che più vi stesse: + Amor, che dietro alla sua donna il manda, + di fermarvisi più non gli concesse. + Quindi si parte; e prima raccomanda + Olimpia al re, che servi le promesse: + ben che non bisognasse; che gli attenne + molto più, che di far non si convenne. + +79 + + Così fra pochi dì gente raccolse; + e fatto lega col re d'Inghilterra + e con l'altro di Scozia, gli ritolse + Olanda, e in Frisa non gli lasciò terra; + ed a ribellione anco gli volse + la sua Selandia: e non finì la guerra, + che gli diè morte; né però fu tale + la pena, ch'al delitto andasse eguale. + +80 + + Olimpia Oberto si pigliò per moglie, + e di contessa la fe' gran regina. + Ma ritorniamo al paladin che scioglie + nel mar le vele, e notte e dì camina; + poi nel medesmo porto le raccoglie, + donde pria le spiegò ne la marina: + e sul suo Brigliadoro armato salse, + e lasciò dietro i venti e l'onde salse. + +81 + + Credo che 'l resto di quel verno cose + facesse degne di tenerne conto; + ma fur sin a quel tempo sì nascose, + che non è colpa mia s'or non le conto; + perché Orlando a far l'opre virtuose, + più che a narrarle poi, sempre era pronto: + né mai fu alcun de li suoi fatti espresso, + se non quando ebbe i testimoni appresso. + +82 + + Passò il resto del verno così cheto, + che di lui non si seppe cosa vera: + ma poi che 'l sol ne l'animal discreto + che portò Friso, illuminò la sfera, + e Zefiro tornò soave e lieto + a rimenar la dolce primavera; + d'Orlando usciron le mirabil pruove + coi vaghi fiori e con l'erbette nuove. + +83 + + Di piano in monte, e di campagna in lido, + pien di travaglio e di dolor ne gìa; + quando all'entrar d'un bosco, un lungo grido, + un alto duol l'orecchie gli ferìa. + Spinge il cavallo, e piglia il brando fido, + e donde viene il suon, ratto s'invia: + ma diferisco un'altra volta a dire + quel che seguì, se mi vorrete udire. + + + + +CANTO DODICESIMO + + +1 + + Cerere, poi che da la madre Idea + tornando in fretta alla solinga valle, + là dove calca la montagna Etnea + al fulminato Encelado le spalle, + la figlia non trovò dove l'avea + lasciata fuor d'ogni segnato calle; + fatto ch'ebbe alle guance, al petto, ai crini + e agli occhi danno, al fin svelse duo pini; + +2 + + e nel fuoco gli accese di Vulcano, + e diè lor non potere esser mai spenti: + e portandosi questi uno per mano + sul carro che tiravan dui serpenti, + cercò le selve, i campi, il monte, il piano, + le valli, i fiumi, li stagni, i torrenti, + la terra e 'l mare; e poi che tutto il mondo + cercò di sopra, andò al tartareo fondo. + +3 + + S'in poter fosse stato Orlando pare + all'Eleusina dea, come in disio, + non avria, per Angelica cercare, + lasciato o selva o campo o stagno o rio + o valle o monte o piano o terra o mare, + il cielo e 'l fondo de l'eterno oblio; + ma poi che 'l carro e i draghi non avea, + la gìa cercando al meglio che potea. + +4 + + L'ha cercata per Francia: or s'apparecchia + per Italia cercarla e per Lamagna, + per la nuova Castiglia e per la vecchia, + e poi passare in Libia il mar di Spagna. + Mentre pensa così, sente all'orecchia + una voce venir, che par che piagna: + si spinge inanzi; e sopra un gran destriero + trottar si vede innanzi un cavalliero, + +5 + + che porta in braccio e su l'arcion davante + per forza una mestissima donzella. + Piange ella, e si dibatte, e fa sembiante + di gran dolore; ed in soccorso appella + il valoroso principe d'Anglante; + che come mira alla giovane bella, + gli par colei, per cui la notte e il giorno + cercato Francia avea dentro e d'intorno. + +6 + + Non dico ch'ella fosse, ma parea + Angelica gentil ch'egli tant'ama. + Egli, che la sua donna e la sua dea + vede portar sì addolorata e grama, + spinto da l'ira e da la furia rea, + con voce orrenda il cavallier richiama; + richiama il cavalliero e gli minaccia, + e Brigliadoro a tutta briglia caccia. + +7 + + Non resta quel fellon, né gli risponde, + all'alta preda, al gran guadagno intento, + e sì ratto ne va per quelle fronde, + che saria tardo a seguitarlo il vento. + L'un fugge, e l'altro caccia; e le profonde + selve s'odon sonar d'alto lamento. + Correndo usciro in un gran prato; e quello + avea nel mezzo un grande e ricco ostello. + +8 + + Di vari marmi con suttil lavoro + edificato era il palazzo altiero. + Corse dentro alla porta messa d'oro + con la donzella in braccio il cavalliero. + Dopo non molto giunse Brigliadoro, + che porta Orlando disdegnoso e fiero. + Orlando, come è dentro, gli occhi gira; + né più il guerrier, né la donzella mira. + +9 + + Subito smonta, e fulminando passa + dove più dentro il bel tetto s'alloggia: + corre di qua, corre di là, né lassa + che non vegga ogni camera, ogni loggia. + Poi che i segreti d'ogni stanza bassa + ha cerco invan, su per le scale poggia; + e non men perde anco a cercar di sopra, + che perdessi di sotto, il tempo e l'opra. + +10 + + D'oro e di seta i letti ornati vede: + nulla de muri appar né de pareti; + che quelle, e il suolo ove si mette il piede, + son da cortine ascose e da tapeti. + Di su di giù va il conte Orlando e riede; + né per questo può far gli occhi mai lieti + che riveggiano Angelica, o quel ladro + che n'ha portato il bel viso leggiadro. + +11 + + E mentre or quinci or quindi invano il passo + movea, pien di travaglio e di pensieri, + Ferraù, Brandimarte e il re Gradasso, + re Sacripante ed altri cavallieri + vi ritrovò, ch'andavano alto e basso, + né men facean di lui vani sentieri; + e si ramaricavan del malvagio + invisibil signor di quel palagio. + +12 + + Tutti cercando il van, tutti gli dànno + colpa di furto alcun che lor fatt'abbia: + del destrier che gli ha tolto, altri è in affanno; + ch'abbia perduta altri la donna, arrabbia; + altri d'altro l'accusa: e così stanno, + che non si san partir di quella gabbia; + e vi son molti, a questo inganno presi, + stati le settimane intiere e i mesi. + +13 + + Orlando, poi che quattro volte e sei + tutto cercato ebbe il palazzo strano, + disse fra sé: — Qui dimorar potrei, + gittare il tempo e la fatica invano: + e potria il ladro aver tratta costei + da un'altra uscita, e molto esser lontano. — + Con tal pensiero uscì nel verde prato, + dal qual tutto il palazzo era aggirato. + +14 + + Mentre circonda la casa silvestra, + tenendo pur a terra il viso chino, + per veder s'orma appare, o da man destra + o da sinistra, di nuovo camino; + si sente richiamar da una finestra: + e leva gli occhi; e quel parlar divino + gli pare udire, e par che miri il viso, + che l'ha da quel che fu, tanto diviso. + +15 + + Pargli Angelica udir, che supplicando + e piangendo gli dica: — Aita, aita! + la mia virginità ti raccomando + più che l'anima mia, più che la vita. + Dunque in presenza del mio caro Orlando + da questo ladro mi sarà rapita? + più tosto di tua man dammi la morte, + che venir lasci a sì infelice sorte. — + +16 + + Queste parole una ed un'altra volta + fanno Orlando tornar per ogni stanza, + con passione e con fatica molta, + ma temperata pur d'alta speranza. + Talor si ferma, ed una voce ascolta, + che di quella d'Angelica ha sembianza + (e s'egli è da una parte, suona altronde), + che chieggia aiuto; e non sa trovar donde. + +17 + + Ma tornando a Ruggier, ch'io lasciai quando + dissi che per sentiero ombroso e fosco + il gigante e la donna seguitando, + in un gran prato uscito era del bosco; + io dico ch'arrivò qui dove Orlando + dianzi arrivò, se 'l loco riconosco. + Dentro la porta il gran gigante passa: + Ruggier gli è appresso, e di seguir non lassa. + +18 + + Tosto che pon dentro alla soglia il piede, + per la gran corte e per le logge mira; + né più il gigante né la donna vede, + e gli occhi indarno or quinci or quindi aggira. + Di su di giù va molte volte e riede; + né gli succede mai quel che desira: + né si sa imaginar dove sì tosto + con la donna il fellon si sia nascosto. + +19 + + Poi che revisto ha quattro volte e cinque + di su di giù camere e logge e sale, + pur di nuovo ritorna, e non relinque + che non ne cerchi fin sotto le scale. + Con speme al fin che sian ne le propinque + selve, si parte: ma una voce, quale + richiamò Orlando, lui chiamò non manco; + e nel palazzo il fe' ritornar anco. + +20 + + Una voce medesma, una persona + che paruta era Angelica ad Orlando, + parve a Ruggier la donna di Dordona, + che lo tenea di sé medesmo in bando. + Se con Gradasso o con alcun ragiona + di quei ch'andavan nel palazzo errando, + a tutti par che quella cosa sia, + che più ciascun per sé brama e desia. + +21 + + Questo era un nuovo e disusato incanto + ch'avea composto Atlante di Carena, + perché Ruggier fosse occupato tanto + in quel travaglio, in quella dolce pena, + che 'l mal'influsso n'andasse da canto, + l'influsso ch'a morir giovene il mena. + Dopo il castel d'acciar, che nulla giova, + e dopo Alcina, Atlante ancor fa pruova. + +22 + + Non pur costui, ma tutti gli altri ancora, + che di valore in Francia han maggior fama, + acciò che di lor man Ruggier non mora, + condurre Atlante in questo incanto trama. + E mentre fa lor far quivi dimora, + perché di cibo non patischin brama, + sì ben fornito avea tutto il palagio, + che donne e cavallier vi stanno ad agio. + +23 + + Ma torniamo ad Angelica, che seco + avendo quell'annel mirabil tanto, + ch'in bocca a veder lei fa l'occhio cieco, + nel dito, l'assicura da l'incanto; + e ritrovato nel montano speco + cibo avendo e cavalla e veste e quanto + le fu bisogno, avea fatto disegno + di ritornare in India al suo bel regno. + +24 + + Orlando volentieri o Sacripante + voluto avrebbe in compania: non ch'ella + più caro avesse l'un che l'altro amante; + anzi di par fu a' lor disii ribella: + ma dovendo, per girsene in Levante, + passar tante città, tante castella, + di compagnia bisogno avea e di guida, + né potea aver con altri la più fida. + +25 + + Or l'uno or l'altro andò molto cercando, + prima ch'indizio ne trovasse o spia, + quando in cittade, e quando in ville, e quando + in alti boschi, e quando in altra via. + Fortuna al fin là dove il conte Orlando, + Ferraù e Sacripante era, la invia, + con Ruggier, con Gradasso ed altri molti + che v'avea Atlante in strano intrico avolti. + +26 + + Quivi entra, che veder non la può il mago, + e cerca il tutto, ascosa dal suo annello; + e trova Orlando e Sacripante vago + di lei cercare invan per quello ostello. + Vede come, fingendo la sua immago, + Atlante usa gran fraude a questo e a quello. + Chi tor debba di lor, molto rivolve + nel suo pensier, né ben se ne risolve. + +27 + + Non sa stimar chi sia per lei migliore, + il conte Orlando o il re dei fier Circassi. + Orlando la potrà con più valore + meglio salvar nei perigliosi passi: + ma se sua guida il fa, sel fa signore; + ch'ella non vede come poi l'abbassi, + qualunque volta, di lui sazia, farlo + voglia minore, o in Francia rimandarlo. + +28 + + Ma il Circasso depor, quando le piaccia, + potrà, se ben l'avesse posto in cielo. + Questa sola cagion vuol ch'ella il faccia + sua scorta, e mostri avergli fede e zelo. + L'annel trasse di bocca, e di sua faccia + levò dagli occhi a Sacripante il velo. + Credette a lui sol dimostrarsi, e avenne + ch'Orlando e Ferraù le sopravenne. + +29 + + Le sopravenne Ferraù ed Orlando; + che l'uno e l'altro parimente giva + di su di giù, dentro e di fuor cercando + del gran palazzo lei, ch'era lor diva. + Corser di par tutti alla donna, quando + nessuno incantamento gli impediva: + perché l'annel ch'ella si pose in mano, + fece d'Atlante ogni disegno vano. + +30 + + L'usbergo indosso aveano e l'elmo in testa + dui di questi guerrier, dei quali io canto; + né notte o dì, dopo ch'entraro in questa + stanza, l'aveano mai messi da canto; + che facile a portar, come la vesta, + era lor, perché in uso l'avean tanto. + Ferraù il terzo era anco armato, eccetto + che non avea né volea avere elmetto, + +31 + + fin che quel non avea, che 'l paladino + tolse Orlando al fratel del re Troiano; + ch'allora lo giurò, che l'elmo fino + cercò de l'Argalia nel fiume invano: + e se ben quivi Orlando ebbe vicino, + né però Ferraù pose in lui mano; + avenne, che conoscersi tra loro + non si poter, mentre là dentro foro. + +32 + + Era così incantato quello albergo, + ch'insieme riconoscer non poteansi. + Né notte mai né dì, spada né usbergo + né scudo pur dal braccio rimoveansi. + I lor cavalli con la sella al tergo, + pendendo i morsi da l'arcion, pasceansi + in una stanza, che presso all'uscita, + d'orzo e di paglia sempre era fornita. + +33 + + Atlante riparar non sa né puote, + ch'in sella non rimontino i guerrieri + per correr dietro alle vermiglie gote, + all'auree chiome ed a' begli occhi neri + de la donzella, ch'in fuga percuote + la sua iumenta, perché volentieri + non vede li tre amanti in compagnia, + che forse tolti un dopo l'altro avria. + +34 + + E poi che dilungati dal palagio + gli ebbe sì, che temer più non dovea + che contra lor l'incantator malvagio + potesse oprar la sua fallacia rea; + l'annel che le schivò più d'un disagio, + tra le rosate labra si chiudea: + donde lor sparve subito dagli occhi, + e gli lasciò come insensati e sciocchi. + +35 + + Come che fosse il suo primier disegno + di voler seco Orlando o Sacripante, + ch'a ritornar l'avessero nel regno + di Galafron ne l'ultimo Levante; + le vennero amendua subito a sdegno, + e si mutò di voglia in uno istante: + e senza più obligarsi o a questo o a quello, + pensò bastar per amendua il suo annello. + +36 + + Volgon pel bosco or quinci or quindi in fretta + quelli scherniti la stupida faccia; + come il cane talor, se gli è intercetta + o lepre o volpe, a cui dava la caccia, + che d'improviso in qualche tana stretta + o in folta macchia o in un fosso si caccia. + Di lor si ride Angelica proterva, + che non è vista, e i lor progressi osserva. + +37 + + Per mezzo il bosco appar sol una strada: + credono i cavallier che la donzella + inanzi a lor per quella se ne vada; + che non se ne può andar, se non per quella. + Orlando corre, e Ferraù non bada, + né Sacripante men sprona e puntella. + Angelica la briglia più ritiene, + e dietro lor con minor fretta viene. + +38 + + Giunti che fur, correndo, ove i sentieri + a perder si venian ne la foresta, + e cominciar per l'erba i cavallieri + a riguardar se vi trovavan pesta; + Ferraù, che potea fra quanti altieri + mai fosser, gir con la corona in testa, + si volse con mal viso agli altri dui, + e gridò lor: — Dove venite vui? + +39 + + Tornate a dietro, o pigliate altra via, + se non volete rimaner qui morti: + né in amar né in seguir la donna mia + si creda alcun, che compagnia comporti. — + Disse Orlando al Circasso: — Che potria + più dir costui, s'ambi ci avesse scorti + per le più vili e timide puttane + che da conocchie mai traesser lane? — + +40 + + Poi volto a Ferraù, disse: — Uom bestiale, + s'io non guardassi che senza elmo sei, + di quel c'hai detto, s'hai ben detto o male, + senz'altra indugia accorger ti farei. — + Disse il Spagnuol: — Di quel ch'a me non cale, + perché pigliarne tu cura ti dei? + Io sol contra ambidui per far son buono + quel che detto ho, senza elmo come sono. — + +41 + + — Deh (disse Orlando al re di Circassia), + in mio servigio a costui l'elmo presta, + tanto ch'io gli abbia tratta la pazzia; + ch'altra non vidi mai simile a questa. — + Rispose il re: — Chi più pazzo saria? + Ma se ti par pur la domanda onesta, + prestagli il tuo; ch'io non sarò men atto, + che tu sia forse, a castigare un matto. — + +42 + + Soggiunse Ferraù: — Sciocchi voi, quasi + che, se mi fosse il portar elmo a grado, + voi senza non ne fosse già rimasi; + che tolti i vostri avrei, vostro mal grado. + Ma per narrarvi in parte li miei casi, + per voto così senza me ne vado, + ed anderò, fin ch'io non ho quel fino + che porta in capo Orlando paladino. — + +43 + + — Dunque (rispose sorridente il conte) + ti pensi a capo nudo esser bastante + far ad Orlando quel che in Aspramonte + egli già fece al figlio d'Agolante? + Anzi credo io, se tel vedessi a fronte, + ne tremeresti dal capo alle piante; + non che volessi l'elmo, ma daresti + l'altre arme a lui di patto, che tu vesti. — + +44 + + Il vantator Spagnuol disse: — Già molte + fiate e molte ho così Orlando astretto, + che facilmente l'arme gli avrei tolte, + quante indosso n'avea, non che l'elmetto; + e s'io nol feci, occorrono alle volte + pensier che prima non s'aveano in petto: + non n'ebbi, già fu, voglia; or l'aggio, e spero + che mi potrà succeder di leggiero. — + +45 + + Non potè aver più pazienza Orlando + e gridò: — Mentitor, brutto marrano, + in che paese ti trovasti, e quando, + a poter più di me con l'arme in mano? + Quel paladin, di che ti vai vantando, + son io, che ti pensavi esser lontano. + Or vedi se tu puoi l'elmo levarme, + o s'io son buon per torre a te l'altre arme. + +46 + + Né da te voglio un minimo vantaggio. — + Così dicendo, l'elmo si disciolse, + e lo suspese a un ramuscel di faggio; + e quasi a un tempo Durindana tolse. + Ferraù non perdè di ciò il coraggio: + trasse la spada, e in atto si raccolse, + onde con essa e col levato scudo + potesse ricoprirsi il capo nudo. + +47 + + Così li duo guerrieri incominciaro, + lor cavalli aggirando, a volteggiarsi; + e dove l'arme si giungeano, e raro + era più il ferro, col ferro a tentarsi. + Non era in tutto 'l mondo un altro paro + che più di questo avessi ad accoppiarsi: + pari eran di vigor, pari d'ardire; + né l'un né l'altro si potea ferire. + +48 + + Ch'abbiate, Signor mio, già inteso estimo, + che Ferraù per tutto era fatato, + fuor che là dove l'alimento primo + piglia il bambin nel ventre ancor serrato: + e fin che del sepolcro il tetro limo + la faccia gli coperse, il luogo armato + usò portar, dove era il dubbio, sempre + di sette piastre fatte a buone tempre. + +49 + + Era ugualmente il principe d'Anglante + tutto fatato, fuor che in una parte: + ferito esser potea sotto le piante; + ma le guardò con ogni studio ed arte. + Duro era il resto lor più che diamante + (se la fama dal ver non si diparte); + e l'uno e l'altro andò, più per ornato + che per bisogno, alle sue imprese armato. + +50 + + S'incrudelisce e inaspra la battaglia, + d'orrore in vista e di spavento piena. + Ferraù, quando punge e quando taglia, + né mena botta che non vada piena: + ogni colpo d'Orlando o piastra o maglia + e schioda e rompe ed apre e a straccio mena. + Angelica invisibile lor pon mente, + sola a tanto spettacolo presente. + +51 + + Intanto il re di Circassia, stimando + che poco inanzi Angelica corresse, + poi ch'attaccati Ferraù ed Orlando + vide restar, per quella via si messe, + che si credea che la donzella, quando + da lor disparve, seguitata avesse: + sì che a quella battaglia la figliuola + di Galafron fu testimonia sola. + +52 + + Poi che, orribil come era e spaventosa, + l'ebbe da parte ella mirata alquanto, + e che le parve assai pericolosa + così da l'un come da l'altro canto; + di veder novità voluntarosa, + disegnò l'elmo tor, per mirar quanto + fariano i duo guerrier, vistosel tolto; + ben con pensier di non tenerlo molto. + +53 + + Ha ben di darlo al conte intenzione; + ma se ne vuole in prima pigliar gioco. + L'elmo dispicca, e in grembio se lo pone, + e sta a mirare i cavallieri un poco. + Di poi si parte, e non fa lor sermone; + e lontana era un pezzo da quel loco, + prima ch'alcun di lor v'avesse mente: + sì l'uno e l'altro era ne l'ira ardente. + +54 + + Ma Ferraù, che prima v'ebbe gli occhi, + si dispiccò da Orlando, e disse a lui: + — Deh come n'ha da male accorti e sciocchi + trattati il cavallier ch'era con nui! + Che premio fia ch'al vincitor più tocchi, + se 'l bel elmo involato n'ha costui? — + Ritrassi Orlando, e gli occhi al ramo gira: + non vede l'elmo, e tutto avampa d'ira. + +55 + + E nel parer di Ferraù concorse, + che 'l cavallier che dianzi era con loro + se lo portasse; onde la briglia torse, + e fe' sentir gli sproni a Brigliadoro. + Ferraù che del campo il vide torse, + gli venne dietro; e poi che giunti foro + dove ne l'erba appar l'orma novella + ch'avea fatto il Circasso e la donzella, + +56 + + prese la strada alla sinistra il conte + verso una valle, ove il Circasso era ito: + si tenne Ferraù più presso al monte, + dove il sentiero Angelica avea trito. + Angelica in quel mezzo ad una fonte + giunta era, ombrosa e di giocondo sito, + ch'ognun che passa, alle fresche ombre invita, + né, senza ber, mai lascia far partita. + +57 + + Angelica si ferma alle chiare onde, + non pensando ch'alcun le sopravegna; + e per lo sacro annel che la nasconde, + non può temer che caso rio le avegna. + A prima giunta in su l'erbose sponde + del rivo l'elmo a un ramuscel consegna; + poi cerca, ove nel bosco è miglior frasca, + la iumenta legar, perché si pasca. + +58 + + Il cavallier di Spagna, che venuto + era per l'orme, alla fontana giunge. + Non l'ha sì tosto Angelica veduto, + che gli dispare, e la cavalla punge. + L'elmo, che sopra l'erba era caduto, + ritor non può, che troppo resta lunge. + Come il pagan d'Angelica s'accorse, + tosto vêr lei pien di letizia corse. + +59 + + Gli sparve, come io dico, ella davante, + come fantasma al dipartir del sonno. + Cercando egli la va per quelle piante + né i miseri occhi più veder la ponno. + Bestemiando Macone e Trivigante, + e di sua legge ogni maestro e donno, + ritornò Ferraù verso la fonte, + u' ne l'erba giacea l'elmo del conte. + +60 + + Lo riconobbe, tosto che mirollo, + per lettere ch'avea scritte ne l'orlo; + che dicean dove Orlando guadagnollo, + e come e quando, ed a chi fe' deporlo. + Armossene il pagano il capo e il collo, + che non lasciò, pel duol ch'avea, di torlo; + pel duol ch'avea di quella che gli sparve, + come sparir soglion notturne larve. + +61 + + Poi ch'allacciato s'ha il buon elmo in testa, + aviso gli è, che a contentarsi a pieno, + sol ritrovare Angelica gli resta, + che gli appar e dispar come baleno. + Per lei tutta cercò l'alta foresta: + e poi ch'ogni speranza venne meno + di più poterne ritrovar vestigi, + tornò al campo spagnuol verso Parigi; + +62 + + temperando il dolor che gli ardea il petto, + di non aver sì gran disir sfogato, + col refrigerio di portar l'elmetto + che fu d'Orlando, come avea giurato. + Dal conte, poi che 'l certo gli fu detto, + fu lungamente Ferraù cercato; + né fin quel dì dal capo gli lo sciolse, + che fra duo ponti la vita gli tolse. + +63 + + Angelica invisibile e soletta + via se ne va, ma con turbata fronte; + che de l'elmo le duol, che troppa fretta + le avea fatto lasciar presso alla fonte. + — Per voler far quel ch'a me far non spetta + (tra sé dicea), levato ho l'elmo al conte: + questo, pel primo merito, è assai buono + di quanto a lui pur ubligata sono. + +64 + + Con buona intenzione (e sallo Idio), + ben che diverso e tristo effetto segua, + io levai l'elmo: e solo il pensier mio + fu di ridur quella battaglia a triegua; + e non che per mio mezzo il suo disio + questo brutto Spagnuol oggi consegua. — + Così di sé s'andava lamentando + d'aver de l'elmo suo privato Orlando. + +65 + + Sdegnata e malcontenta la via prese, + che le parea miglior, verso Oriente. + Più volte ascosa andò, talor palese, + secondo era oportuno, infra la gente. + Dopo molto veder molto paese, + giunse in un bosco, dove iniquamente + fra duo compagni morti un giovinetto + trovò, ch'era ferito in mezzo il petto. + +66 + + Ma non dirò d'Angelica or più inante; + che molte cose ho da narrarvi prima: + né sono a Ferraù né a Sacripante, + sin a gran pezzo per donar più rima. + Da lor mi leva il principe d'Anglante, + che di sé vuol che inanzi agli altri esprima + le fatiche e gli affanni che sostenne + nel gran disio, di che a fin mai non venne. + +67 + + Alla prima città ch'egli ritruova + (perché d'andare occulto avea gran cura) + si pone in capo una barbuta nuova, + senza mirar s'ha debil tempra o dura: + sia qual si vuol, poco gli nuoce o giova; + sì ne la fatagion si rassicura. + Così coperto seguita l'inchiesta; + né notte, o giorno, o pioggia, o sol l'arresta. + +68 + + Era ne l'ora, che trae i cavalli + Febo del mar con rugiadoso pelo, + e l'Aurora di fior vermigli e gialli + venìa spargendo d'ogn'intorno il cielo; + e lasciato le stelle aveano i balli, + e per partirsi postosi già il velo: + quando appresso a Parigi un dì passando, + mostrò di sua virtù gran segno Orlando. + +69 + + In dua squadre incontrossi: e Manilardo + ne reggea l'una, il Saracin canuto, + re di Norizia, già fiero e gagliardo, + or miglior di consiglio che d'aiuto; + guidava l'altra sotto il suo stendardo + il re di Tremisen, ch'era tenuto + tra gli Africani cavallier perfetto: + Alzirdo fu, da chi 'l conobbe, detto. + +70 + + Questi con l'altro esercito pagano + quella invernata avean fatto soggiorno, + chi presso alla città, chi più lontano, + tutti alle ville o alle castella intorno: + ch'avendo speso il re Agramante invano, + per espugnar Parigi, più d'un giorno, + volse tentar l'assedio finalmente, + poi che pigliar non lo potea altrimente. + +71 + + E per far questo avea gente infinita; + che oltre a quella che con lui giunt'era, + e quella che di Spagna avea seguita + del re Marsilio la real bandiera + molta di Francia n'avea al soldo unita; + che da Parigi insino alla riviera + d'Arli, con parte di Guascogna (eccetto + alcune rocche) avea tutto suggetto. + +72 + + Or cominciando i trepidi ruscelli + a sciorre il freddo giaccio in tiepide onde, + e i prati di nuove erbe, e gli arbuscelli + a rivestirsi di tenera fronde; + ragunò il re Agramante tutti quelli + che seguian le fortune sue seconde, + per farsi rassegnar l'armata torma; + indi alle cose sue dar miglior forma. + +73 + + A questo effetto il re di Tremisenne + con quel de la Norizia ne venìa, + per là giungere a tempo, ove si tenne + poi conto d'ogni squadra o buona o ria. + Orlando a caso ad incontrar si venne + (come io v'ho detto) in questa compagnia, + cercando pur colei, come egli era uso, + che nel carcer d'Amor lo tenea chiuso. + +74 + + Come Alzirdo appressar vide quel conte + che di valor non avea pari al mondo, + in tal sembiante, in sì superba fronte, + che 'l dio de l'arme a lui parea secondo; + restò stupito alle fattezze conte, + al fiero sguardo, al viso furibondo: + e lo stimò guerrier d'alta prodezza; + ma ebbe del provar troppa vaghezza. + +75 + + Era giovane Alzirdo, ed arrogante + per molta forza, e per gran cor pregiato. + Per giostrar spinse il suo cavallo inante: + meglio per lui, se fosse in schiera stato; + che ne lo scontro il principe d'Anglante + lo fe' cader per mezzo il cor passato. + Giva in fuga il destrier di timor pieno, + che su non v'era chi reggesse il freno. + +76 + + Levasi un grido subito ed orrendo, + che d'ogn'intorno n'ha l'aria ripiena, + come si vede il giovene, cadendo, + spicciar il sangue di sì larga vena. + La turba verso il conte vien fremendo + disordinata, e tagli e punte mena; + ma quella è più, che con pennuti dardi + tempesta il fior dei cavallier gagliardi. + +77 + + Con qual rumor la setolosa frotta + correr da monti suole o da campagne, + se 'l lupo uscito di nascosa grotta, + o l'orso sceso alle minor montagne, + un tener porco preso abbia talotta, + che con grugnito e gran stridor si lagne; + con tal lo stuol barbarico era mosso + verso il conte, gridando: — Addosso, addosso! — + +78 + + Lance, saette e spade ebbe l'usbergo + a un tempo mille, e lo scudo altretante: + chi gli percuote con la mazza il tergo, + chi minaccia da lato, e chi davante. + Ma quel, ch'al timor mai non diede albergo, + estima la vil turba e l'arme tante, + quel che dentro alla mandra, all'aer cupo, + il numer de l'agnelle estimi il lupo. + +79 + + Nuda avea in man quella fulminea spada + che posti ha tanti Saracini a morte: + dunque chi vuol di quanta turba cada + tenere il conto, ha impresa dura e forte. + Rossa di sangue già correa la strada, + capace a pena a tante genti morte; + perché né targa né capel difende + la fatal Durindana, ove discende, + +80 + + né vesta piena di cotone, o tele + che circondino il capo in mille vòlti. + Non pur per l'aria gemiti e querele, + ma volan braccia e spalle e capi sciolti. + Pel campo errando va Morte crudele + in molti, vari, e tutti orribil volti; + e tra sé dice: — In man d'Orlando valci + Durindana per cento de mie falci. — + +81 + + Una percossa a pena l'altra aspetta. + Ben tosto cominciar tutti a fuggire; + e quando prima ne veniano in fretta + (perch'era sol, credeanselo inghiottire), + non è chi per levarsi de la stretta + l'amico aspetti, e cerchi insieme gire: + chi fugge a piedi in qua, chi colà sprona; + nessun domanda se la strada è buona. + +82 + + Virtude andava intorno con lo speglio + che fa veder ne l'anima ogni ruga: + nessun vi si mirò, se non un veglio + a cui il sangue l'età, non l'ardir, sciuga. + Vide costui quanto il morir sia meglio, + che con suo disonor mettersi in fuga: + dico il re di Norizia; onde la lancia + arrestò contra il paladin di Francia. + +83 + + E la roppe alla penna de lo scudo + del fiero conte, che nulla si mosse. + Egli ch'avea alla posta il brando nudo, + re Manilardo al trapassar percosse. + Fortuna l'aiutò; che 'l ferro crudo + in man d'Orlando al venir giù voltosse: + tirare i colpi a filo ognor non lece; + ma pur di sella stramazzar lo fece. + +84 + + Stordito de l'arcion quel re stramazza: + non si rivolge Orlando a rivederlo; + che gli altri taglia, tronca, fende, amazza; + a tutti pare in su le spalle averlo. + Come per l'aria, ove han sì larga piazza, + fuggon li storni da l'audace smerlo, + così di quella squadra ormai disfatta + altri cade, altri fugge, altri s'appiatta. + +85 + + Non cessò pria la sanguinosa spada, + che fu di viva gente il campo voto. + Orlando è in dubbio a ripigliar la strada, + ben che gli sia tutto il paese noto. + O da man destra o da sinistra vada, + il pensier da l'andar sempre è remoto: + d'Angelica cercar, fuor ch'ove sia, + teme, e di far sempre contraria via. + +86 + + Il suo camin (di lei chiedendo spesso) + or per li campi or per le selve tenne: + e sì come era uscito di se stesso, + uscì di strada; e a piè d'un monte venne, + dove la notte fuor d'un sasso fesso + lontan vide un splendor batter le penne. + Orlando al sasso per veder s'accosta, + se quivi fosse Angelica reposta. + +87 + + Come nel bosco de l'umil ginepre, + o ne la stoppia alla campagna aperta, + quando si cerca la paurosa lepre + per traversati solchi e per via incerta, + si va ad ogni cespuglio, ad ogni vepre, + se per ventura vi fosse coperta; + così cercava Orlando con gran pena + la donna sua, dove speranza il mena. + +88 + + Verso quel raggio andando in fretta il conte, + giunse ove ne la selva si diffonde + da l'angusto spiraglio di quel monte, + ch'una capace grotta in sé nasconde; + e trova inanzi ne la prima fronte + spine e virgulti, come mura e sponde, + per celar quei che ne la grotta stanno, + da chi far lor cercasse oltraggio e danno. + +89 + + Di giorno ritrovata non sarebbe, + ma la facea di notte il lume aperta. + Orlando pensa ben quel ch'esser debbe; + pur vuol saper la cosa anco più certa. + Poi che legato fuor Brigliadoro ebbe, + tacito viene alla grotta coperta: + e fra li spessi rami ne la buca + entra, senza chiamar chi l'introduca. + +90 + + Scende la tomba molti gradi al basso, + dove la viva gente sta sepolta. + Era non poco spazioso il sasso + tagliato a punte di scarpelli in volta; + né di luce diurna in tutto casso, + ben che l'entrata non ne dava molta; + ma ve ne venìa assai da una finestra + che sporgea in un pertugio da man destra. + +91 + + In mezzo la spelonca, appresso a un fuoco, + era una donna di giocondo viso; + quindici anni passar dovea di poco, + quanto fu al conte, al primo sguardo, aviso: + ed era bella sì, che facea il loco + salvatico parere un paradiso; + ben ch'avea gli occhi di lacrime pregni, + del cor dolente manifesti segni. + +92 + + V'era una vecchia; e facean gran contese + (come uso feminil spesso esser suole), + ma come il conte ne la grotta scese, + finiron le dispùte e le parole. + Orlando a salutarle fu cortese + (come con donne sempre esser si vuole), + ed elle si levaro immantinente, + e lui risalutar benignamente. + +93 + + Gli è ver che si smarriro in faccia alquanto, + come improviso udiron quella voce, + e insieme entrare armato tutto quanto + vider là dentro un uom tanto feroce. + Orlando domandò qual fosse tanto + scortese, ingiusto, barbaro ed atroce, + che ne la grotta tenesse sepolto + un sì gentile ed amoroso volto. + +94 + + La vergine a fatica gli rispose, + interrotta da fervidi signiozzi, + che dai coralli e da le preziose + perle uscir fanno i dolci accenti mozzi. + Le lacrime scendean tra gigli e rose, + là dove avien ch'alcuna se n'inghiozzi. + Piacciavi udir ne l'altro canto il resto, + Signor, che tempo è ormai di finir questo. + + + + +CANTO TREDICESIMO + + +1 + + Ben furo aventurosi i cavallieri + ch'erano a quella età, che nei valloni, + ne le scure spelonche e boschi fieri, + tane di serpi, d'orsi e di leoni, + trovavan quel che nei palazzi altieri + a pena or trovar puon giudici buoni: + donne, che ne la lor più fresca etade + sien degne d'aver titol di beltade. + +2 + + Di sopra vi narrai che ne la grotta + avea trovato Orlando una donzella, + e che la dimandò ch'ivi condotta + l'avesse: or seguitando, dico ch'ella, + poi che più d'un signiozzo l'ha interrotta, + con dolce e suavissima favella + al conte fa le sue sciagure note, + con quella brevità che meglio puote. + +3 + + — Ben che io sia certa (dice), o cavalliero, + ch'io porterò del mio parlar supplizio, + perché a colui che qui m'ha chiusa, spero + che costei ne darà subito indizio; + pur son disposta non celarti il vero, + e vada la mia vita in precipizio. + E ch'aspettar poss'io da lui più gioia, + che 'l si disponga un dì voler ch'io muoia? + +4 + + Isabella sono io, che figlia fui + del re mal fortunato di Gallizia. + Ben dissi fui; ch'or non son più di lui, + ma di dolor, d'affanno e di mestizia. + Colpa d'Amor; ch'io non saprei di cui + dolermi più che de la sua nequizia, + che dolcemente nei principi applaude, + e tesse di nascosto inganno e fraude. + +5 + + Già mi vivea di mia sorte felice, + gentil, giovane, ricca, onesta e bella: + vile e povera or sono, or infelice; + e s'altra è peggior sorte, io sono in quella. + Ma voglio sappi la prima radice + che produsse quel mal che mi flagella; + e ben ch'aiuto poi da te non esca, + poco non mi parrà, che te n'incresca. + +6 + + Mio patre fe' in Baiona alcune giostre, + esser denno oggimai dodici mesi. + Trasse la fama ne le terre nostre + cavallieri a giostrar di più paesi. + Fra gli altri (o sia ch'Amor così mi mostre, + o che virtù pur se stessa palesi) + mi parve da lodar Zerbino solo, + che del gran re di Scozia era figliuolo. + +7 + + Il qual poi che far pruove in campo vidi + miracolose di cavalleria, + fui presa del suo amore; e non m'avidi, + ch'io mi conobbi più non esser mia. + E pur, ben che 'l suo amor così mi guidi, + mi giova sempre avere in fantasia + ch'io non misi il mio core in luogo immondo, + ma nel più degno e bel ch'oggi sia al mondo. + +8 + + Zerbino di bellezza e di valore + sopra tutti i signori era eminente. + Mostrammi, e credo mi portasse amore, + e che di me non fosse meno ardente. + Non ci mancò chi del commune ardore + interprete fra noi fosse sovente, + poi che di vista ancor fummo disgiunti; + che gli animi restar sempre congiunti. + +9 + + Però che dato fine alla gran festa, + il mio Zerbino in Scozia fe' ritorno. + Se sai che cosa è amor, ben sai che mesta + restai, di lui pensando notte e giorno; + ed era certa che non men molesta + fiamma intorno al suo cor facea soggiorno. + Egli non fece al suo disio più schermi, + se non che cercò via di seco avermi. + +10 + + E perché vieta la diversa fede + (essendo egli cristiano, io saracina) + ch'al mio padre per moglie non mi chiede, + per furto indi levarmi si destina. + Fuor de la ricca mia patria, che siede + tra verdi campi allato alla marina, + aveva un bel giardin sopra una riva, + che colli intorno e tutto il mar scopriva. + +11 + + Gli parve il luogo a fornir ciò disposto, + che la diversa religion ci vieta; + e mi fa saper l'ordine che posto + avea di far la nostra vita lieta. + Appresso a Santa Marta avea nascosto + con gente armata una galea secreta, + in guardia d'Odorico di Biscaglia, + in mare e in terra mastro di battaglia. + +12 + + Né potendo in persona far l'effetto, + perch'egli allora era dal padre antico + a dar soccorso al re di Francia astretto, + manderia in vece sua questo Odorico, + che fra tutti i fedeli amici eletto + s'avea pel più fedele e pel più amico: + e bene esser dovea, se i benefici + sempre hanno forza d'acquistar gli amici. + +13 + + Verria costui sopra un navilio armato, + al terminato tempo indi a levarmi. + E così venne il giorno disiato, + che dentro il mio giardin lasciai trovarmi. + Odorico la notte, accompagnato + di gente valorosa all'acqua e all'armi, + smontò ad un fiume alla città vicino, + e venne chetamente al mio giardino. + +14 + + Quindi fui tratta alla galea spalmata, + prima che la città n'avesse avisi. + De la famiglia ignuda e disarmata + altri fuggiro, altri restaro uccisi, + parte captiva meco fu menata. + Così da la mia terra io mi divisi, + con quanto gaudio non ti potrei dire, + sperando in breve il mio Zerbin fruire. + +15 + + Voltati sopra Mongia eramo a pena, + quando ci assalse alla sinistra sponda + un vento che turbò l'aria serena, + e turbò il mare, e al ciel gli levò l'onda. + Salta un maestro ch'a traverso mena, + e cresce ad ora ad ora, e soprabonda; + e cresce e soprabonda con tal forza, + che val poco alternar poggia con orza. + +16 + + Non giova calar vele, e l'arbor sopra + corsia legar, né ruinar castella; + che ci veggian mal grado portar sopra + acuti scogli, appresso alla Rocella. + Se non ci aiuta quel che sta di sopra, + ci spinge in terra la crudel procella. + Il vento rio ne caccia in maggior fretta, + che d'arco mai non si aventò saetta. + +17 + + Vide il periglio il Biscaglino, e a quello + usò un rimedio che fallir suol spesso: + ebbe ricorso subito al battello; + calossi, e me calar fece con esso. + Sceser dui altri, e ne scendea un drappello, + se i primi scesi l'avesser concesso; + ma con le spade li tenner discosto, + tagliar la fune, e ci allargammo tosto. + +18 + + Fummo gittati a salvamento al lito + noi che nel palischermo eramo scesi; + periron gli altri col legno sdrucito; + in preda al mare andar tutti gli arnesi. + All'eterna Bontade, all'infinito + Amor, rendendo grazie, le man stesi, + che non m'avessi dal furor marino + lasciato tor di riveder Zerbino. + +19 + + Come ch'io avessi sopra il legno e vesti + lasciato e gioie e l'altre cose care, + pur che la speme di Zerbin mi resti, + contenta son che s'abbi il resto il mare. + Non sono, ove scendemo, i liti pesti + d'alcun sentier, né intorno albergo appare; + ma solo il monte, al qual mai sempre fiede + l'ombroso capo il vento, e 'l mare il piede. + +20 + + Quivi il crudo tiranno Amor, che sempre + d'ogni promessa sua fu disleale, + e sempre guarda come involva e stempre + ogni nostro disegno razionale, + mutò con triste e disoneste tempre + mio conforto in dolor, mio bene in male; + che quell'amico, in chi Zerbin si crede, + di desire arse, ed agghiacciò di fede. + +21 + + O che m'avesse in mar bramata ancora, + né fosse stato a dimostrarlo ardito, + o cominciassi il desiderio allora + che l'agio v'ebbe dal solingo lito; + disegnò quivi senza più dimora + condurre a fin l'ingordo suo appetito; + ma prima da sé torre un de li dui + che nel battel campati eran con nui. + +22 + + Quell'era omo di Scozia, Almonio detto, + che mostrava a Zerbin portar gran fede; + e commendato per guerrier perfetto + da lui fu, quando ad Odorico il diede. + Disse a costui, che biasmo era e difetto, + se mi traeano alla Rocella a piede; + e lo pregò ch'inanti volesse ire + a farmi incontra alcun ronzin venire. + +23 + + Almonio, che di ciò nulla temea, + immantinente inanzi il camin piglia + alla città che 'l bosco ci ascondea, + e non era lontana oltra sei miglia. + Odorico scoprir sua voglia rea + all'altro finalmente si consiglia; + sì perché tor non se lo sa d'appresso, + sì perché avea gran confidenza in esso. + +24 + + Era Corebo di Bilbao nomato + quel di ch'io parlo, che con noi rimase; + che da fanciullo picciolo allevato + s'era con lui ne le medesme case. + Poter con lui communicar l'ingrato + pensiero il traditor si persuase, + sperando ch'ad amar saria più presto + il piacer de l'amico, che l'onesto. + +25 + + Corebo, che gentile era e cortese, + non lo potè ascoltar senza gran sdegno: + lo chiamò traditore, e gli contese + con parole e con fatti il rio disegno. + Grande ira all'uno e all'altro il core accese, + e con le spade nude ne fer segno. + Al trar de' ferri, io fui da la paura + volta a fuggir per l'alta selva oscura. + +26 + + Odorico, che maestro era di guerra, + in pochi colpi a tal vantaggio venne, + che per morto lasciò Corebo in terra, + e per le mie vestigie il camin tenne. + Prestògli Amor (se 'l mio creder non erra), + acciò potesse giungermi, le penne; + e gl'insegnò molte lusinghe e prieghi, + con che ad amarlo e compiacer mi pieghi. + +27 + + Ma tutto è indarno; che fermata e certa + più tosto era a morir, ch'a satisfarli. + Poi ch'ogni priego, ogni lusinga esperta + ebbe e minacce, e non potean giovarli, + si ridusse alla forza a faccia aperta. + Nulla mi val che supplicando parli + de la fé ch'avea in lui Zerbino avuta, + e ch'io ne le sue man m'era creduta. + +28 + + Poi che gittar mi vidi i prieghi invano, + né mi sperare altronde altro soccorso, + e che più sempre cupido e villano + a me venìa, come famelico orso; + io mi difesi con piedi e con mano, + ed adopra'vi sin a l'ugne e il morso: + pela'gli il mento, e gli graffiai la pelle, + con stridi che n'andavano alle stelle. + +29 + + Non so se fosse caso, o li miei gridi + che si doveano udir lungi una lega, + o pur ch'usati sian correre ai lidi + quando navilio alcun si rompe o anniega; + sopra il monte una turba apparir vidi, + e questa al mare e verso noi si piega. + Come la vede il Biscaglin venire, + lascia l'impresa, e voltasi a fuggire. + +30 + + Contra quel disleal mi fu adiutrice + questa turba, signor; ma a quella image + che sovente in proverbio il vulgo dice: + cader de la padella ne le brage. + Gli è ver ch'io non son stata sì infelice, + né le lor menti ancor tanto malvage, + ch'abbino violata mia persona: + non che sia in lor virtù, né cosa buona. + +31 + + Ma perché se mi serban, come io sono, + vergine, speran vendermi più molto. + Finito è il mese ottavo e viene il nono, + che fu il mio vivo corpo qui sepolto. + Del mio Zerbino ogni speme abbandono; + che già, per quanto ho da lor detti accolto, + m'han promessa e venduta a un mercadante, + che portare al soldan mi de' in Levante. — + +32 + + Così parlava la gentil donzella; + e spesso con signiozzi e con sospiri + interrompea l'angelica favella, + da muovere a pietade aspidi e tiri. + Mentre sua doglia così rinovella, + o forse disacerba i suoi martiri, + da venti uomini entrar ne la spelonca, + armati chi di spiedo e chi di ronca. + +33 + + Il primo d'essi, uom di spietato viso, + ha solo un occhio, e sguardo scuro e bieco; + l'altro, d'un colpo che gli avea reciso + il naso e la mascella, è fatto cieco. + Costui vedendo il cavalliero assiso + con la vergine bella entro allo speco, + volto a' compagni, disse: — Ecco augel nuovo, + a cui non tesi, e ne la rete il truovo. — + +34 + + Poi disse al conte: — Uomo non vidi mai + più commodo di te, né più opportuno. + Non so se ti se' apposto, o se lo sai + perché te l'abbia forse detto alcuno, + che sì bell'arme io desiava assai, + e questo tuo leggiadro abito bruno. + Venuto a tempo veramente sei, + per riparare agli bisogni miei. — + +35 + + Sorrise amaramente, in piè salito, + Orlando, e fe' risposta al mascalzone: + — Io ti venderò l'arme ad un partito + che non ha mercadante in sua ragione. — + Del fuoco, ch'avea appresso, indi rapito + pien di fuoco e di fumo uno stizzone, + trasse, e percosse il malandrino a caso, + dove confina con le ciglia il naso. + +36 + + Lo stizzone ambe le palpebre colse, + ma maggior danno fe' ne la sinistra; + che quella parte misera gli tolse, + che de la luce sola, era ministra. + Né d'acciecarlo contentar si volse + il colpo fier, s'ancor non lo registra + tra quelli spirti che con suoi compagni + fa star Chiron dentro ai bollenti stagni. + +37 + + Ne la spelonca una gran mensa siede + grossa duo palmi, e spaziosa in quadro, + che sopra un mal pulito e grosso piede, + cape con tutta la famiglia il ladro. + Con quell'agevolezza che si vede + gittar la canna lo Spagnuol leggiadro, + Orlando il grave desco da sé scaglia + dove ristretta insieme è la canaglia. + +38 + + A chi'l petto, a chi'l ventre, a chi la testa, + a chi rompe le gambe, a chi le braccia; + di ch'altri muore, altri storpiato resta: + chi meno è offeso, di fuggir procaccia. + Così talvolta un grave sasso pesta + e fianchi e lombi, e spezza capi e schiaccia, + gittato sopra un gran drapel di biscie, + che dopo il verno al sol si goda e liscie. + +39 + + Nascono casi, e non saprei dir quanti: + una muore, una parte senza coda, + un'altra non si può muover davanti, + e 'l deretano indarno aggira e snoda; + un'altra, ch'ebbe più propizi i santi, + striscia fra l'erbe, e va serpendo a proda. + Il colpo orribil fu, ma non mirando, + poi che lo fece il valoroso Orlando. + +40 + + Quei che la mensa o nulla o poco offese + (e Turpin scrive a punto che fur sette), + ai piedi raccomandan sue difese: + ma ne l'uscita il paladin si mette; + e poi che presi gli ha senza contese, + le man lor lega con la fune istrette, + con una fune al suo bisogno destra, + che ritrovò ne la casa silvestra. + +41 + + Poi li trascina fuor de la spelonca, + dove facea grande ombra un vecchio sorbo. + Orlando con la spada i rami tronca, + e quelli attacca per vivanda al corbo. + Non bisognò catena in capo adonca; + che per purgare il mondo di quel morbo, + l'arbor medesmo gli uncini prestolli, + con che pel mento Orlando ivi attaccolli. + +42 + + La donna vecchia, amica a' malandrini, + poi che restar tutti li vide estinti, + fuggì piangendo e con le mani ai crini, + per selve e boscherecci labirinti. + Dopo aspri e malagevoli camini, + a gravi passi e dal timor sospinti, + in ripa un fiume in un guerrier scontrosse; + ma diferisco a ricontar chi fosse: + +43 + + e torno all'altra, che si raccomanda + al paladin che non la lasci sola; + e dice di seguirlo in ogni banda. + Cortesemente Orlando la consola; + e quindi, poi ch'uscì con la ghirlanda + di rose adorna e di purpurea stola + la bianca Aurora al solito camino, + partì con Isabella il paladino. + +44 + + Senza trovar cosa che degna sia + d'istoria, molti giorni insieme andaro; + e finalmente un cavallier per via, + che prigione era tratto, riscontraro. + Chi fosse, dirò poi; ch'or me ne svia + tal, di chi udir non vi sarà men caro: + la figliuola d'Amon, la qual lasciai + languida dianzi in amorosi guai. + +45 + + La bella donna, disiando invano + ch'a lei facesse il suo Ruggier ritorno, + stava a Marsilia, ove allo stuol pagano + dava da travagliar quasi ogni giorno; + il qual scorrea, rubando in monte e in piano, + per Linguadoca e per Provenza intorno: + ed ella ben facea l'ufficio vero + di savio duca e d'ottimo guerriero. + +46 + + Standosi quivi, e di gran spazio essendo + passato il tempo che tornare a lei + il suo Ruggier dovea, né lo vedendo, + vivea in timor di mille casi rei. + Un dì fra gli altri, che di ciò piangendo + stava solinga, le arrivò colei + che portò ne l'annel la medicina + che sanò il cor ch'avea ferito Alcina. + +47 + + Come a sé ritornar senza il suo amante, + dopo sì lungo termine, la vede, + resta pallida e smorta, e sì tremante, + che non ha forza di tenersi in piede: + ma la maga gentil le va davante + ridendo, poi che del timor s'avede; + e con viso giocondo la conforta, + qual aver suol chi buone nuove apporta. + +48 + + — Non temer (disse) di Ruggier, donzella, + ch'è vivo e sano, e come suol, t'adora; + ma non è già in sua libertà; che quella + pur gli ha levata il tuo nemico ancora: + ed è bisogno che tu monti in sella, + se brami averlo, e che mi segui or ora; + che se mi segui, io t'aprirò la via + donde per te Ruggier libero fia. — + +49 + + E seguitò, narrandole di quello + magico error che gli avea ordito Atlante: + che simulando d'essa il viso bello, + che captiva parea del rio gigante, + tratto l'avea ne l'incantato ostello, + dove sparito poi gli era davante; + e come tarda con simile inganno + le donne e i cavallier che di là vanno. + +50 + + A tutti par, l'incantator mirando, + mirar quel che per sé brama ciascuno, + donna, scudier, compagno, amico; quando + il desiderio uman non è tutto uno. + Quindi il palagio van tutti cercando + con lungo affanno, senza frutto alcuno; + e tanta è la speranza e il gran disire + del ritrovar, che non ne san partire. + +51 + + Come tu giungi (disse) in quella parte + che giace presso all'incantata stanza, + verrà l'incantatore a ritrovarte, + che terrà di Ruggiero ogni sembianza; + e ti farà parer con sua mal'arte, + ch'ivi lo vinca alcun di più possanza, + acciò che tu per aiutarlo vada + dove con gli altri poi ti tenga a bada. + +52 + + Acciò l'inganni, in che son tanti e tanti + caduti, non ti colgan, sie avertita, + che se ben di Ruggier viso e sembianti + ti parrà di veder, che chieggia aita, + non gli dar fede tu; ma, come avanti + ti vien, fagli lasciar l'indegna vita: + né dubitar perciò che Ruggier muoia, + ma ben colui che ti dà tanta noia. + +53 + + Ti parrà duro assai, ben lo conosco, + uccidere un che sembri il tuo Ruggiero: + pur non dar fede all'occhio tuo, che losco + farà l'incanto, e celeragli il vero. + Fermati, pria ch'io ti conduca al bosco, + sì che poi non si cangi il tuo pensiero; + che sempre di Ruggier rimarrai priva, + se lasci per viltà che 'l mago viva. — + +54 + + La valorosa giovane, con questa + intenzion che 'l fraudolente uccida, + a pigliar l'arme ed a seguire è presta + Melissa; che sa ben quanto l'è fida. + Quella, or per terren culto, or per foresta, + a gran giornate e in gran fretta la guida, + cercando alleviarle tuttavia + con parlar grato la noiosa via. + +55 + + E più di tutti i bei ragionamenti, + spesso le ripetea ch'uscir di lei + e di Ruggier doveano gli eccellenti + principi e gloriosi semidei. + Come a Melissa fossino presenti + tutti i secreti degli eterni dei, + tutte le cose ella sapea predire, + ch'avean per molti seculi a venire. + +56 + + — Deh, come, o prudentissima mia scorta + (dicea a la maga l'inclita donzella), + molti anni prima tu m'hai fatta accorta + di tanta mia viril progenie bella; + così d'alcuna donna mi conforta, + che di mia stirpe sia, s'alcuna in quella + metter si può tra belle e virtuose. — + E la cortese maga le rispose: + +57 + + — Da te uscir veggio le pudiche donne, + madri d'imperatori e di gran regi, + reparatrici e solide colonne + di case illustri e di domìni egregi; + che men degne non son ne le lor gonne, + ch'in arme i cavallier, di sommi pregi, + di pietà, di gran cor, di gran prudenza, + di somma e incomparabil continenza. + +58 + + E s'io avrò da narrarti di ciascuna + che ne la stirpe tua sia d'onor degna, + troppo sarà; ch'io non ne veggio alcuna + che passar con silenzio mi convegna. + Ma ti farò, tra mille, scelta d'una + o di due coppie, acciò ch'a fin ne vegna. + Ne la spelonca perché nol dicesti? + che l'imagini ancor vedute avresti. + +59 + + De la tua chiara stirpe uscirà quella + d'opere illustri e di bei studi amica, + ch'io non so ben se più leggiadra e bella + mi debba dire, o più saggia e pudica, + liberale e magnanima Isabella, + che del bel lume suo dì e notte aprica + farà la terra che sul Menzo siede, + a cui la madre d'Ocno il nome diede: + +60 + + dove onorato e splendido certame + avrà col suo dignissimo consorte, + chi di lor più le virtù prezzi ed ame, + e chi meglio apra a cortesia le porte. + S'un narrerà ch'al Taro e nel Reame + fu a liberar da' Galli Italia forte; + l'altra dirà: — Sol perché casta visse + Penelope, non fu minor d'Ulisse. — + +61 + + Gran cose e molte in brevi detti accolgo + di questa donna e più dietro ne lasso, + che in quelli dì ch'io mi levai dal volgo, + mi fe' chiare Merlin dal cavo sasso. + E s'in questo gran mar la vela sciolgo, + di lunga Tifi in navigar trapasso. + Conchiudo in somma, ch'ella avrà, per dono, + de la virtù e del ciel, ciò ch'è di buono. + +62 + + Seco avrà la sorella Beatrice, + a cui si converrà tal nome a punto: + ch'essa non sol del ben che qua giù lice, + per quel che viverà, toccherà il punto; + ma avrà forza di far seco felice, + fra tutti i ricchi duci, il suo congiunto, + il qual, come ella poi lascerà il mondo, + così de l'infelici andrà nel fondo. + +63 + + E Moro e Sforza e Viscontei colubri, + lei viva, formidabili saranno + da l'iperboree nievi ai lidi rubri, + da l'Indo ai monti ch'al tuo mar via danno: + lei morta, andran col regno degl'Insubri, + e con grave di tutta Italia danno, + in servitute; e fia stimata, senza + costei, ventura la somma prudenza. + +64 + + Vi saranno altre ancor, ch'avranno il nome + medesmo, e nasceran molt'anni prima: + di ch'una s'ornerà le sacre chiome + de la corona di Pannonia opima; + un'altra, poi che le terrene some + lasciate avrà, fia ne l'ausonio clima + collocata nel numer de le dive, + ed avrà incensi e imagini votive. + +65 + + De l'altre tacerò; che, come ho detto, + lungo sarebbe a ragionar di tante; + ben che per sé ciascuna abbia suggetto + degno, ch'eroica e chiara tuba cante. + Le Bianche, le Lucrezie io terrò in petto, + e le Costanze e l'altre, che di quante + splendide case Italia reggeranno, + reparatrici e madri ad esser hanno. + +66 + + Più ch'altre fosser mai, le tue famiglie + saran ne le lor donne aventurose; + non dico in quella più de le lor figlie, + che ne l'alta onestà de le lor spose. + E acciò da te notizia anco si piglie + di questa parte che Merlin mi espose, + forse perch'io 'l dovessi a te ridire, + ho di parlarne non poco desire. + +67 + + E dirò prima di Ricciarda, degno + esempio di fortezza e d'onestade: + vedova rimarrà, giovane, a sdegno + di Fortuna; il che spesso ai buoni accade. + I figli, privi del paterno regno, + esuli andar vedrà in strane contrade, + fanciulli in man degli aversari loro; + ma infine avrà il suo male amplo ristoro. + +68 + + De l'alta stirpe d'Aragone antica + non tacerò la splendida regina, + di cui né saggia sì, né sì pudica + veggio istoria lodar greca o latina, + né a cui Fortuna più si mostri amica: + poi che sarà da la Bontà divina + elletta madre a parturir la bella + progenie, Alfonso, Ippolito e Isabella. + +69 + + Costei sarà la saggia Leonora, + che nel tuo felice arbore s'inesta. + Che ti dirò de la seconda nuora, + succeditrice prossima di questa? + Lucrezia Borgia, di cui d'ora in ora + le beltà, la virtù, la fama onesta + e la fortuna crescerà, non meno + che giovin pianta in morbido terreno. + +70 + + Qual lo stagno all'argento, il rame all'oro, + il campestre papavero alla rosa, + pallido salce al sempre verde alloro, + dipinto vetro a gemma preziosa; + tal a costei, ch'ancor non nata onoro, + sarà ciascuna insino a qui famosa + di singular beltà, di gran prudenza, + e d'ogni altra lodevole eccellenza. + +71 + + E sopra tutti gli altri incliti pregi + che le saranno e a viva e a morta dati, + si loderà che di costumi regi + Ercole e gli altri figli avrà dotati, + e dato gran principio ai ricchi fregi + di che poi s'orneranno in toga e armati; + perché l'odor non se ne va sì in fretta, + ch'in nuovo vaso, o buono o rio, si metta. + +72 + + Non voglio ch'in silenzio anco Renata + di Francia, nuora di costei, rimagna, + di Luigi il duodecimo re nata, + e de l'eterna gloria di Bretagna. + Ogni virtù ch'in donna mai sia stata, + di poi che 'l fuoco scalda e l'acqua bagna, + e gira intorno il cielo, insieme tutta + per Renata adornar veggio ridutta. + +73 + + Lungo sarà che d'Alda di Sansogna + narri, o de la contessa di Celano, + o di Bianca Maria di Catalogna, + o de la figlia del re sicigliano, + o de la bella Lippa da Bologna, + e d'altre; che s'io vo' di mano in mano + venirtene dicendo le gran lode, + entro in un alto mar che non ha prode. — + +74 + + Poi che le raccontò la maggior parte + de la futura stirpe a suo grand'agio, + più volte e più le replicò de l'arte + ch'avea tratto Ruggier dentro al palagio. + Melissa si fermò, poi che fu in parte + vicina al luogo del vecchio malvagio; + e non le parve di venir più inante, + acciò veduta non fosse da Atlante. + +75 + + E la donzella di nuovo consiglia + di quel che mille volte ormai l'ha detto. + La lascia sola; e quella oltre a dua miglia + non cavalcò per un sentiero istretto, + che vide quel ch'al suo Ruggier simiglia; + e dui giganti di crudele aspetto + intorno avea, che lo stringean sì forte, + ch'era vicino esser condotto a morte. + +76 + + Come la donna in tal periglio vede + colui che di Ruggiero ha tutti i segni, + subito cangia in sospizion la fede, + subito oblia tutti i suoi bei disegni. + Che sia in odio a Melissa Ruggier crede, + per nuova ingiuria e non intesi sdegni, + e cerchi far con disusata trama + che sia morto da lei che così l'ama. + +77 + + Seco dicea: — Non è Ruggier costui, + che col cor sempre, ed or con gli occhi veggio? + e s'or non veggio e non conosco lui, + che mai veder o mai conoscer deggio? + perché voglio io de la credenza altrui + che la veduta mia giudichi peggio? + Che senza gli occhi ancor, sol per se stesso + può il cor sentir se gli è lontano o appresso. — + +78 + + Mentre che così pensa, ode la voce + che le par di Ruggier, chieder soccorso; + e vede quello a un tempo, che veloce + sprona il cavallo e gli ralenta il morso, + e l'un nemico e l'altro suo feroce, + che lo segue e lo caccia a tutto corso. + Di lor seguir la donna non rimase, + che si condusse all'incantate case. + +79 + + De le quai non più tosto entrò le porte, + che fu sommersa nel commune errore. + Lo cercò tutto per vie dritte e torte + invan di su e di giù, dentro e di fuore; + né cessa notte o dì, tanto era forte + l'incanto: e fatto avea l'incantatore, + che Ruggier vede sempre e gli favella, + né Ruggier lei, né lui riconosce ella. + +80 + + Ma lasciàn Bradamante, e non v'incresca + udir che così resti in quello incanto; + che quando sarà il tempo ch'ella n'esca, + la farò uscire, e Ruggiero altretanto. + Come raccende il gusto il mutar esca, + così mi par che la mia istoria, quanto + or qua or là più variata sia, + meno a chi l'udirà noiosa fia. + +81 + + Di molte fila esser bisogno parme + a condur la gran tela ch'io lavoro. + E però non vi spiaccia d'ascoltarme, + come fuor de le stanze il popul Moro + davanti al re Agramante ha preso l'arme, + che, molto minacciando ai Gigli d'oro, + lo fa assembrare ad una mostra nuova, + per saper quanta gente si ritruova. + +82 + + Perch'oltre i cavallieri, oltre i pedoni + ch'al numero sottratti erano in copia, + mancavan capitani, e pur de' buoni, + e di Spagna e di Libia e d'Etiopia, + e le diverse squadre e le nazioni + givano errando senza guida propia; + per dare e capo ed ordine a ciascuna, + tutto il campo alla mostra si raguna. + +83 + + In supplimento de le turbe uccise + ne le battaglie e ne' fieri conflitti, + l'un signore in Ispagna, e l'altro mise + in Africa, ove molti n'eran scritti; + e tutti alli lor ordini divise, + e sotto i duci lor gli ebbe diritti. + Differirò, Signor, con grazia vostra, + ne l'altro canto l'ordine e la mostra. + + + + +CANTO QUATTORDICESIMO + + +1 + + Nei molti assalti e nei crudel conflitti, + ch'avuti avea con Francia, Africa e Spagna, + morti erano infiniti, e derelitti + al lupo, al corvo, all'aquila griffagna; + e ben che i Franchi fossero più afflitti, + che tutta avean perduta la campagna; + più si doleano i Saracin, per molti + principi e gran baron ch'eran lor tolti. + +2 + + Ebbon vittorie così sanguinose, + che lor poco avanzò di che allegrarsi. + E se alle antique le moderne cose, + invitto Alfonso, denno assimigliarsi; + la gran vittoria, onde alle virtuose + opere vostre può la gloria darsi, + di ch'aver sempre lacrimose ciglia + Ravenna debbe, a queste s'assimiglia: + +3 + + quando cedendo Morini e Picardi, + l'esercito normando e l'aquitano, + voi nel mezzo assaliste gli stendardi + del quasi vincitor nimico ispano, + seguendo voi quei gioveni gagliardi, + che meritar con valorosa mano + quel dì da voi, per onorati doni, + l'else indorate e gl'indorati sproni. + +4 + + Con sì animosi petti che vi foro + vicini o poco lungi al gran periglio, + crollaste sì le ricche Giande d'oro, + sì rompeste il baston giallo e vermiglio, + ch'a voi si deve il trionfale alloro, + che non fu guasto né sfiorato il Giglio. + D'un'altra fronde v'orna anco la chioma + l'aver serbato il suo Fabrizio a Roma. + +5 + + La gran Colonna del nome romano, + che voi prendeste, e che servaste intera, + vi dà più onor che se di vostra mano + fosse caduta la milizia fiera, + quanta n'ingrassa il campo ravegnano, + e quanta se n'andò senza bandiera + d'Aragon, di Castiglia e di Navarra, + veduto non giovar spiedi né carra. + +6 + + Quella vittoria fu più di conforto, + che d'allegrezza; perché troppo pesa + contra la gioia nostra il veder morto + il capitan di Francia e de l'impresa; + e seco avere una procella absorto + tanti principi illustri, ch'a difesa + dei regni lor, dei lor confederati, + di qua da le fredd'Alpi eran passati. + +7 + + Nostra salute, nostra vita in questa + vittoria suscitata si conosce, + che difende che 'l verno e la tempesta + di Giove irato sopra noi non crosce: + ma né goder potiam, né farne festa, + sentendo i gran ramarichi e l'angosce, + ch'in veste bruna e lacrimosa guancia + le vedovelle fan per tutta Francia. + +8 + + Bisogna che proveggia il re Luigi + di nuovi capitani alle sue squadre, + che per onor de l'aurea Fiordaligi + castighino le man rapaci e ladre, + che suore, e frati e bianchi e neri e bigi + violato hanno, e sposa e figlia e madre; + gittato in terra Cristo in sacramento, + per torgli un tabernaculo d'argento. + +9 + + O misera Ravenna, t'era meglio + ch'al vincitor non fêssi resistenza; + far ch'a te fosse inanzi Brescia speglio, + che tu lo fossi a Arimino e a Faenza. + Manda, Luigi, il buon Traulcio veglio, + ch'insegni a questi tuoi più continenza, + e conti lor quanti per simil torti + stati ne sian per tutta Italia morti. + +10 + + Come di capitani bisogna ora + che 'l re di Francia al campo suo proveggia, + così Marsilio ed Agramante allora, + per dar buon reggimento alla sua greggia, + dai lochi dove il verno fe' dimora, + vuol ch'in campagna all'ordine si veggia; + perché vedendo ove bisogno sia, + guida e governo ad ogni schiera dia. + +11 + + Marsilio prima, e poi fece Agramante + passar la gente sua schiera per schiera. + I Catalani a tutti gli altri inante + di Dorifebo van con la bandiera. + Dopo vien, senza il suo re Folvirante, + che per man di Rinaldo già morto era, + la gente di Navarra; e lo re ispano + halle dato Isolier per capitano. + +12 + + Balugante del popul di Leone, + Grandonio cura degli Algarbi piglia; + il fratel di Marsilio, Falsirone, + ha seco armata la minor Castiglia. + Seguon di Madarasso il gonfalone + quei che lasciato han Malaga e Siviglia, + dal mar di Gade a Cordova feconda + le verdi ripe ovunque il Beti inonda. + +13 + + Stordilano e Tesira e Baricondo, + l'un dopo l'altro, mostra la sua gente: + Granata al primo, Ulisbona al secondo, + e Maiorica al terzo è ubidiente. + Fu d'Ulisbona re (tolto dal mondo + Larbin) Tesira, di Larbin parente. + Poi vien Galizia, che sua guida, in vece + di Maricoldo, Serpentino fece. + +14 + + Quei di Tolledo e quei di Calatrava, + di ch'ebbe Sinagon già la bandiera, + con tutta quella gente che si lava + in Guadiana e bee de la riviera, + l'audace Matalista governava; + Bianzardin quei d'Asturga in una schiera + con quei di Salamanca e di Piagenza, + d'Avila, di Zamora e di Palenza. + +15 + + Di quei di Saragosa e de la corte + del re Marsilio ha Ferraù il governo: + tutta la gente è ben armata e forte. + In questi è Malgarino, Balinverno, + Malzarise e Morgante, ch'una sorte + avea fatto abitar paese esterno; + che, poi che i regni lor lor furon tolti, + gli avea Marsilio in corte sua raccolti. + +16 + + In questa è di Marsilio il gran bastardo, + Follicon d'Almeria, con Doriconte, + Bavarte e Largalifa ed Analardo, + ed Archidante il sagontino conte, + e Lamirante e Langhiran gagliardo, + e Malagur ch'avea l'astuzie pronte, + ed altri ed altri, di quai penso, dove + tempo sarà, di far veder le pruove. + +17 + + Poi che passò l'esercito di Spagna + con bella mostra inanzi al re Agramante, + con la sua squadra apparve alla campagna + il re d'Oran, che quasi era gigante. + L'altra che vien, per Martasin si lagna, + il qual morto le fu da Bradamante; + e si duol ch'una femina si vanti + d'aver ucciso il re de' Garamanti. + +18 + + Segue la terza schiera di Marmonda, + ch'Argosto morto abbandonò in Guascogna: + a questa un capo, come alla seconda + e come anco alla quarta, dar bisogna. + Quantunque il re Agramante non abonda + di capitani, pur ne finge e sogna: + dunque Buraldo, Ormida, Arganio elesse, + e dove uopo ne fu, guida li messe. + +19 + + Diede ad Arganio quei di Libicana, + che piangean morto il negro Dudrinasso. + Guida Brunello i suoi di Tingitana, + con viso nubiloso e ciglio basso; + che, poi che ne la selva non lontana + dal castel ch'ebbe Atlante in cima al sasso, + gli fu tolto l'annel da Bradamante, + caduto era in disgrazia al re Agramante: + +20 + + e se 'l fratel di Ferraù, Isoliero, + ch'a l'arbore legato ritrovollo, + non facea fede inanzi al re del vero, + avrebbe dato in su le forche un crollo. + Mutò, a' prieghi di molti, il re pensiero, + già avendo fatto porgli il laccio al collo: + gli lo fece levar, ma riserbarlo + pel primo error; che poi giurò impiccarlo: + +21 + + sì ch'avea causa di venir Brunello + col viso mesto e con la testa china. + Seguia poi Farurante, e dietro a quello + eran cavalli e fanti di Maurina. + Venìa Libanio appresso, il re novello: + la gente era con lui di Constantina; + però che la corona e il baston d'oro + gli ha dato il re, che fu di Pinadoro. + +22 + + Con la gente d'Esperia Soridano, + e Dorilon ne vien con quei di Setta; + ne vien coi Nasamoni Puliano. + Quelli d'Amonia il re Agricalte affretta; + Malabuferso quelli di Fizano. + Da Finadurro è l'altra squadra retta, + che di Canaria viene e di Marocco; + Balastro ha quei che fur del re Tardocco. + +23 + + Due squadre, una di Mulga, una d'Arzilla, + seguono: e questa ha 'l suo signore antico; + quella n'è priva; e però il re sortilla, + e diella a Corineo suo fido amico. + E così de la gente d'Almansilla, + ch'ebbe Tanfirion, fe' re Caico; + diè quella di Getulia a Rimedonte. + Poi vien con quei di Cosca Balinfronte. + +24 + + Quell'altra schiera è la gente di Bolga: + suo re è Clarindo, e già fu Mirabaldo. + Vien Baliverzo, il qual vuò che tu tolga + di tutto il gregge pel maggior ribaldo. + Non credo in tutto il campo si disciolga + bandiera ch'abbia esercito più saldo + de l'altra, con che segue il re Sobrino, + né più di lui prudente Saracino. + +25 + + Quei di Bellamarina, che Gualciotto + solea guidare, or guida il re d'Algieri + Rodomonte, e di Sarza, che condotto + di nuovo avea pedoni e cavallieri; + che mentre il sol fu nubiloso sotto + il gran centauro e i corni orridi e fieri, + fu in Africa mandato da Agramante, + onde venuto era tre giorni inante. + +26 + + Non avea il campo d'Africa più forte, + né Saracin più audace di costui: + e più temean le parigine porte, + ed avean più cagion di temer lui, + che Marsilio, Agramante e la gran corte + ch'avea seguito in Francia questi dui: + e più d'ogni altro che facesse mostra, + era nimico de la fede nostra. + +27 + + Vien Prusione, il re de l'Alvaracchie; + poi quel de la Zumara, Dardinello. + Non so s'abbiano o nottole o cornacchie, + o altro manco ed importuno augello, + il qual dai tetti e da le fronde gracchie + futuro mal, predetto a questo e a quello, + che fissa in ciel nel dì seguente è l'ora + che l'uno e l'altro in quella pugna muora. + +28 + + In campo non aveano altri a venire, + che quei di Tremisenne e di Norizia; + né si vedea alla mostra comparire + il segno lor, né dar di sé notizia. + Non sapendo Agramante che si dire, + né che pensar di questa lor pigrizia, + uno scudiero al fin gli fu condutto + del re di Tremisen, che narrò il tutto. + +29 + + E gli narrò ch'Alzirdo e Manilardo + con molti altri de' suoi giaceano al campo. + — Signor (diss'egli), il cavallier gagliardo + ch'ucciso ha i nostri, ucciso avria il tuo campo, + se fosse stato a torsi via più tardo + di me, ch'a pena ancor così ne scampo. + Fa quel de' cavallieri e de' pedoni, + che 'l lupo fa di capre e di montoni. — + +30 + + Era venuto pochi giorni avante + nel campo del re d'Africa un signore; + né in Ponente era, né in tutto Levante, + di più forza di lui, né di più core. + Gli facea grande onore il re Agramante, + per esser costui figlio e successore + in Tartaria del re Agrican gagliardo: + suo nome era il feroce Mandricardo. + +31 + + Per molti chiari gesti era famoso, + e di sua fama tutto il mondo empìa; + ma lo facea più d'altro glorioso, + ch'al castel de la fata di Soria + l'usbergo avea acquistato luminoso + ch'Ettor troian portò mille anni pria, + per strana e formidabile aventura, + che 'l ragionarne pur mette paura. + +32 + + Trovandosi costui dunque presente + a quel parlar, alzò l'ardita faccia; + e si dispose andare immantinente, + per trovar quel guerrier, dietro alla traccia. + Ritenne occulto il suo pensiero in mente, + o sia perché d'alcun stima non faccia, + o perché tema, se 'l pensier palesa, + ch'un altro inanzi a lui pigli l'impresa. + +33 + + Allo scudier fe' dimandar come era + la sopravesta di quel cavalliero. + Colui rispose: — Quella è tutta nera, + lo scudo nero, e non ha alcun cimiero. — + E fu, Signor, la sua risposta vera, + perché lasciato Orlando avea il quartiero; + che come dentro l'animo era in doglia, + così imbrunir di fuor volse la spoglia. + +34 + + Marsilio a Mandricardo avea donato + un destrier baio a scorza di castagna, + con gambe e chiome nere; ed era nato + di frisa madre e d'un villan di Spagna. + Sopra vi salta Mandricardo armato, + e galoppando va per la campagna; + e giura non tornare a quelle schiere + se non truova il campion da l'arme nere. + +35 + + Molta incontrò de la paurosa gente + che da le man d'Orlando era fuggita, + chi del figliuol, chi del fratel dolente, + ch'inanzi agli occhi suoi perdè la vita. + Ancora la codarda e trista mente + ne la pallida faccia era sculpita; + ancor, per la paura che avuta hanno, + pallidi, muti ed insensati vanno. + +36 + + Non fe' lungo camin, che venne dove + crudel spettaculo ebbe ed inumano, + ma testimonio alle mirabil pruove + che fur raconte inanzi al re africano. + Or mira questi, or quelli morti, e muove, + e vuol le piaghe misurar con mano, + mosso da strana invidia ch'egli porta + al cavallier ch'avea la gente morta. + +37 + + Come lupo o mastin ch'ultimo giugne + al bue lasciato morto da' villani, + che truova sol le corna, l'ossa e l'ugne, + del resto son sfamati augelli e cani; + riguarda invano il teschio che non ugne: + così fa il crudel barbaro in que' piani. + Per duol bestemmia, e mostra invidia immensa, + che venne tardi a così ricca mensa. + +38 + + Quel giorno e mezzo l'altro segue incerto + il cavallier dal negro, e ne domanda. + Ecco vede un pratel d'ombre coperto, + che sì d'un alto fiume si ghirlanda, + che lascia a pena un breve spazio aperto, + dove l'acqua si torce ad altra banda. + Un simil luogo con girevol onda + sotto Ocricoli il Tevere circonda. + +39 + + Dove entrar si potea, con l'arme indosso + stavano molti cavallieri armati. + Chiede il pagan, chi gli avea in stuol sì grosso, + ed a che effetto insieme ivi adunati. + Gli fe' risposta il capitano, mosso + dal signoril sembiante e da' fregiati + d'oro e di gemme arnesi di gran pregio, + che lo mostravan cavalliero egregio. + +40 + + — Dal nostro re siàn (disse) di Granata + chiamati in compagnia de la figliuola, + la quale al re di Sarza ha maritata, + ben che di ciò la fama ancor non vola. + Come appresso la sera racchetata + la cicaletta sia, ch'or s'ode sola, + avanti al padre fra l'ispane torme + la condurremo: intanto ella si dorme. — + +41 + + Colui, che tutto il mondo vilipende, + disegna di veder tosto la pruova, + se quella gente o bene o mal difende + la donna, alla cui guardia si ritruova. + Disse: — Costei, per quanto se n'intende, + è bella; e di saperlo ora mi giova. + A lei mi mena, o falla qui venire; + ch'altrove mi convien subito gire. — + +42 + + — Esser per certo dei pazzo solenne, — + rispose il Granatin, né più gli disse. + Ma il Tartaro a ferir tosto lo venne + con l'asta bassa, e il petto gli trafisse; + che la corazza il colpo non sostenne, + e forza fu che morto in terra gisse. + L'asta ricovra il figlio d'Agricane, + perché altro da ferir non gli rimane. + +43 + + Non porta spada né baston; che quando + l'arme acquistò, che fu d'Ettor troiano, + perché trovò che lor mancava il brando, + gli convenne giurar (né giurò invano) + che fin che non togliea quella d'Orlando, + mai non porrebbe ad altra spada mano: + Durindana ch'Almonte ebbe in gran stima, + e Orlando or porta, Ettor portava prima. + +44 + + Grande è l'ardir del Tartaro, che vada + con disvantaggio tal contra coloro, + gridando: — Chi mi vuol vietar la strada? — + E con la lancia si cacciò tra loro. + Chi l'asta abbassa, e chi tra' fuor la spada; + e d'ogn'intorno subito gli foro. + Egli ne fece morir una frotta, + prima che quella lancia fosse rotta. + +45 + + Rotta che se la vede, il gran troncone + che resta intero, ad ambe mani afferra; + e fa morir con quel tante persone, + che non fu vista mai più crudel guerra. + Come tra' Filistei l'ebreo Sansone + con la mascella che levò di terra, + scudi spezza, elmi schiaccia, e un colpo spesso + spenge i cavalli ai cavallieri appresso. + +46 + + Correno a morte que' miseri a gara, + né perché cada l'un, l'altro andar cessa; + che la maniera del morire, amara + lor par più assai che non è morte istessa. + Patir non ponno che la vita cara + tolta lor sia da un pezzo d'asta fessa, + e sieno sotto alle picchiate strane + a morir giunti, come biscie o rane. + +47 + + Ma poi ch'a spese lor si furo accorti + che male in ogni guisa era morire, + sendo già presso alli duo terzi morti, + tutto l'avanzo cominciò a fuggire. + Come del proprio aver via se gli porti, + il Saracin crudel non può patire + ch'alcun di quella turba sbigottita + da lui partir si debba con la vita. + +48 + + Come in palude asciutta dura poco + stridula canna, o in campo àrrida stoppia + contra il soffio di borea e contra il fuoco + che 'l cauto agricultore insieme accoppia, + quando la vaga fiamma occupa il loco, + e scorre per li solchi, e stride e scoppia; + così costor contra la furia accesa + di Mandricardo fan poca difesa. + +49 + + Poscia ch'egli restar vede l'entrata, + che mal guardata fu, senza custode; + per la via che di nuovo era segnata + ne l'erba, e al suono dei ramarchi ch'ode, + viene a veder la donna di Granata, + se di bellezze è pari alle sue lode: + passa tra i corpi de la gente morta, + dove gli dà, torcendo, il fiume porta. + +50 + + E Doralice in mezzo il prato vede + (che così nome la donzella avea), + la qual, suffolta da l'antico piede + d'un frassino silvestre, si dolea. + Il pianto, come un rivo che succede + di viva vena, nel bel sen cadea; + e nel bel viso si vedea che insieme + de l'altrui mal si duole, e del suo teme. + +51 + + Crebbe il timor, come venir lo vide + di sangue brutto e con faccia empia e oscura, + e 'l grido sin al ciel l'aria divide, + di sé e de la sua gente per paura; + che, oltre i cavallier, v'erano guide, + che de la bella infante aveano cura, + maturi vecchi, e assai donne e donzelle + del regno di Granata, e le più belle. + +52 + + Come il Tartaro vede quel bel viso + che non ha paragone in tutta Spagna, + e c'ha nel pianto (or ch'esser de' nel riso?) + tesa d'Amor l'inestricabil ragna; + non sa se vive in terra o in paradiso: + né de la sua vittoria altro guadagna, + se non che in man de la sua prigioniera + si dà prigione, e non sa in qual maniera. + +53 + + A lei però non si concede tanto, + che del travaglio suo le doni il frutto; + ben che piangendo ella dimostri, quanto + possa donna mostrar, dolore e lutto. + Egli, sperando volgerle quel pianto + in sommo gaudio, era disposto al tutto + menarla seco; e sopra un bianco ubino + montar la fece, e tornò al suo camino. + +54 + + Donne e donzelle e vecchi ed altra gente, + ch'eran con lei venuti di Granata, + tutti licenziò benignamente, + dicendo: — Assai da me fia accompagnata; + io mastro, io balia, io le sarò sergente + in tutti i suoi bisogni: a Dio brigata. — + Così, non gli possendo far riparo, + piangendo e sospirando se n'andaro; + +55 + + tra lor dicendo: — Quanto doloroso + ne sarà il padre, come il caso intenda! + quanta ira, quanto duol ne avrà il suo sposo! + oh come ne farà vendetta orrenda! + Deh, perché a tempo tanto bisognoso + non è qui presso a far che costui renda + il sangue illustre del re Stordilano, + prima che se lo porti più lontano? — + +56 + + De la gran preda il Tartaro contento, + che fortuna e valor gli ha posta inanzi, + di trovar quel dal negro vestimento + non par ch'abbia la fretta ch'avea dianzi. + Correva dianzi: or viene adagio e lento; + e pensa tuttavia dove si stanzi, + dove ritruovi alcun commodo loco, + per esalar tanto amoroso foco. + +57 + + Tuttavolta conforta Doralice, + ch'avea di pianto e gli occhi e 'l viso molle: + compone e finge molte cose, e dice + che per fama gran tempo ben le volle; + e che la patria, e il suo regno felice + che 'l nome di grandezza agli altri tolle, + lasciò, non per vedere o Spagna o Francia, + ma sol per contemplar sua bella guancia. + +58 + + — Se per amar, l'uom debbe essere amato, + merito il vostro amor; che v'ho amat'io: + se per stirpe, di me chi è meglio nato? + che 'l possente Agrican fu il padre mio: + se per ricchezza, chi ha di me più stato? + che di dominio io cedo solo a Dio: + se per valor, credo oggi aver esperto + ch'esser amato per valore io merto. — + +59 + + Queste parole ed altre assai, ch'Amore + a Mandricardo di sua bocca ditta, + van dolcemente a consolar il core + de la donzella di paura afflitta. + Il timor cessa, e poi cessa il dolore + che le avea quasi l'anima trafitta. + Ella comincia con più pazienza + a dar più grata al nuovo amante udienza; + +60 + + poi con risposte più benigne molto + a mostrarsegli affabile e cortese, + e non negargli di fermar nel volto + talor le luci di pietade accese: + onde il pagan, che da lo stral fu colto + altre volte d'Amor, certezza prese, + non che speranza, che la donna bella + non saria a' suo' desir sempre ribella. + +61 + + Con questa compagnia lieto e gioioso, + che sì gli satisfà, sì gli diletta, + essendo presso all'ora ch'a riposo + la fredda notte ogni animale alletta, + vedendo il sol già basso e mezzo ascoso, + comminciò a cavalcar con maggior fretta; + tanto ch'udì sonar zuffoli e canne, + e vide poi fumar ville e capanne. + +62 + + Erano pastorali alloggiamenti, + miglior stanza e più commoda, che bella. + Quivi il guardian cortese degli armenti + onorò il cavalliero e la donzella, + tanto che si chiamar da lui contenti; + che non pur per cittadi e per castella, + ma per tuguri ancora e per fenili + spesso si trovan gli uomini gentili. + +63 + + Quel che fosse dipoi fatto all'oscuro + tra Doralice e il figlio d'Agricane, + a punto racontar non m'assicuro; + sì ch'al giudicio di ciascun rimane. + Creder si può che ben d'accordo furo; + che si levar più allegri la dimane, + e Doralice ringraziò il pastore, + che nel suo albergo le avea fatto onore. + +64 + + Indi d'uno in un altro luogo errando, + si ritrovaro al fin sopra un bel fiume + che con silenzio al mar va declinando, + e se vada o se stia, mal si prosume; + limpido e chiaro sì, ch'in lui mirando, + senza contesa al fondo porta il lume. + In ripa a quello, a una fresca ombra e bella, + trovar dui cavallieri e una donzella. + +65 + + Or l'alta fantasia, ch'un sentier solo + non vuol ch'i'segua ognor, quindi mi guida, + e mi ritorna ove il moresco stuolo + assorda di rumor Francia e di grida, + d'intorno il padiglione ove il figliuolo + del re Troiano il santo Impero sfida, + e Rodomonte audace se gli vanta + arder Parigi e spianar Roma santa. + +66 + + Venuto ad Agramante era all'orecchio, + che già l'Inglesi avean passato il mare: + però Marsilio e il re del Garbo vecchio + e gli altri capitan fece chiamare. + Consiglian tutti a far grande apparecchio, + sì che Parigi possino espugnare. + Ponno esser certi che più non s'espugna, + se nol fan prima che l'aiuto giugna. + +67 + + Già scale innumerabili per questo + da' luoghi intorno avea fatto raccorre, + ed asse e travi, e vimine contesto, + che lo poteano a diversi usi porre; + e navi e ponti: e più facea che 'l resto, + il primo e il secondo ordine disporre + a dar l'assalto; ed egli vuol venire + tra quei che la città denno assalire. + +68 + + L'imperatore il dì che 'l dì precesse + de la battaglia, fe' dentro a Parigi + per tutto celebrare uffici e messe + a preti, a frati bianchi, neri e bigi; + e le gente che dianzi eran confesse, + e di man tolte agl'inimici stigi, + tutti communicar, non altramente + ch'avessino a morir il dì seguente. + +69 + + Ed egli tra baroni e paladini, + principi ed oratori, al maggior tempio + con molta religione a quei divini + atti intervenne, e ne diè agli altri esempio. + Con le man giunte e gli occhi al ciel supini, + disse: — Signor, ben ch'io sia iniquo ed empio, + non voglia tua bontà, pel mio fallire, + che 'l tuo popul fedele abbia a patire. + +70 + + E se gli è tuo voler ch'egli patisca, + e ch'abbia il nostro error degni supplici, + almeno la punizion si differisca + sì, che per man non sia de' tuoi nemici; + che quando lor d'uccider noi sortisca, + che nome avemo pur d'esser tuo' amici, + i pagani diran che nulla puoi, + che perir lasci i partigiani tuoi. + +71 + + E per un che ti sia fatto ribelle, + cento ti si faran per tutto il mondo; + tal che la legge falsa di Babelle + caccerà la tua fede e porrà al fondo. + Difendi queste genti, che son quelle + che 'l tuo sepulcro hanno purgato e mondo + da' brutti cani, e la tua santa Chiesa + con li vicari suoi spesso difesa. + +72 + + So che i meriti nostri atti non sono + a satisfare al debito d'un'oncia; + né devemo sperar da te perdono, + se riguardiamo a nostra vita sconcia: + ma se vi aggiugni di tua grazia il dono, + nostra ragion fia ragguagliata e concia; + né del tuo aiuto disperar possiamo, + qualor di tua pietà ci ricordiamo. — + +73 + + Così dicea l'imperator devoto, + con umiltade e contrizion di core. + Giunse altri prieghi e convenevol voto + al gran bisogno e all'alto suo splendore. + Non fu il caldo pregar d'effetto voto; + però che 'l genio suo, l'angel migliore, + i prieghi tolse e spiegò al ciel le penne, + ed a narrare al Salvator li venne. + +74 + + E furo altri infiniti in quello instante + da tali messagger portati a Dio; + che come gli ascoltar l'anime sante, + dipinte di pietade il viso pio, + tutte miraro il sempiterno Amante, + e gli mostraro il commun lor disio, + che la giusta orazion fosse esaudita + del populo cristian che chiede aita. + +75 + + E la Bontà ineffabile, ch'invano + non fu pregata mai da cor fedele, + leva gli occhi pietosi, e fa con mano + cenno che venga a sé l'angel Michele. + — Va (gli disse) all'esercito cristiano + che dianzi in Picardia calò le vele, + e al muro di Parigi l'appresenta + sì, che 'l campo nimico non lo senta. + +76 + + Truova prima il Silenzio, e da mia parte + gli di' che teco a questa impresa venga; + ch'egli ben proveder con ottima arte + saprà di quanto proveder convenga. + Fornito questo, subito va in parte + dove il suo seggio la Discordia tenga: + dille che l'esca e il fucil seco prenda, + e nel campo de' Mori il fuoco accenda; + +77 + + e tra quei che vi son detti più forti + sparga tante zizzanie e tante liti, + che combattano insieme; ed altri morti, + altri ne sieno presi, altri feriti, + e fuor del campo altri lo sdegno porti + sì che il lor re poco di lor s'aiti. — + Non replica a tal detto altra parola + il benedetto augel, ma dal ciel vola. + +78 + + Dovunque drizza Michel angel l'ale, + fuggon le nubi, e torna il ciel sereno. + Gli gira intorno un aureo cerchio, quale + veggiàn di notte lampeggiar baleno. + Seco pensa tra via, dove si cale + il celeste corrier per fallir meno + a trovar quel nimico di parole, + a cui la prima commission far vuole. + +79 + + Vien scorrendo ov'egli abiti, ov'egli usi; + e se accordaro infin tutti i pensieri, + che de frati e de monachi rinchiusi + lo può trovare in chiese e in monasteri, + dove sono i parlari in modo esclusi, + che 'l Silenzio, ove cantano i salteri, + ove dormeno, ove hanno la piatanza, + e finalmente è scritto in ogni stanza. + +80 + + Credendo quivi ritrovarlo, mosse + con maggior fretta le dorate penne; + e di veder ch'ancor Pace vi fosse, + Quiete e Carità, sicuro tenne. + Ma da la opinion sua ritrovosse + tosto ingannato, che nel chiostro venne: + non è Silenzio quivi; e gli fu ditto + che non v'abita più, fuor che in iscritto. + +81 + + Né Pietà, né Quiete, né Umiltade, + né quivi Amor, né quivi Pace mira. + Ben vi fur già, ma ne l'antiqua etade; + che le cacciar Gola, Avarizia ed Ira, + Superbia, Invidia, Inerzia e Crudeltade. + Di tanta novità l'angel si ammira: + andò guardando quella brutta schiera, + e vide ch'anco la Discordia v'era. + +82 + + Quella che gli avea detto il Padre eterno, + dopo il Silenzio, che trovar dovesse. + Pensato avea di far la via d'Averno, + che si credea che tra' dannati stesse; + e ritrovolla in questo nuovo inferno + (ch'il crederia?) tra santi uffici e messe. + Par di strano a Michel ch'ella vi sia, + che per trovar credea di far gran via. + +83 + + La conobbe al vestir di color cento, + fatto a liste inequali ed infinite, + ch'or la cuoprono or no; che i passi e 'l vento + le giano aprendo, ch'erano sdrucite. + I crini avea qual d'oro e qual d'argento, + e neri e bigi, e aver pareano lite; + altri in treccia, altri in nastro eran raccolti, + molti alle spalle, alcuni al petto sciolti. + +84 + + Di citatorie piene e di libelli, + d'esamine e di carte di procure + avea le mani e il seno, e gran fastelli + di chiose, di consigli e di letture; + per cui le facultà de' poverelli + non sono mai ne le città sicure. + Aveva dietro e dinanzi e d'ambi i lati, + notai, procuratori ed avocati. + +85 + + La chiama a sé Michele, e le commanda + che tra i più forti Saracini scenda, + e cagion truovi, che con memoranda + ruina insieme a guerreggiar gli accenda. + Poi del Silenzio nuova le domanda: + facilmente esser può ch'essa n'intenda, + sì come quella ch'accendendo fochi + di qua e di là, va per diversi lochi. + +86 + + Rispose la Discordia: — Io non ho a mente + in alcun loco averlo mai veduto: + udito l'ho ben nominar sovente, + e molto commendarlo per astuto. + Ma la Fraude, una qui di nostra gente, + che compagnia talvolta gli ha tenuto, + penso che dir te ne saprà novella; — + e verso una alzò il dito, e disse: — È quella. — + +87 + + Avea piacevol viso, abito onesto, + un umil volger d'occhi, un andar grave, + un parlar sì benigno e sì modesto, + che parea Gabriel che dicesse: Ave. + Era brutta e deforme in tutto il resto: + ma nascondea queste fattezze prave + con lungo abito e largo; e sotto quello, + attosicato avea sempre il coltello. + +88 + + Domanda a costei l'angelo, che via + debba tener, sì che 'l Silenzio truove. + Disse la Fraude: — Già costui solia + fra virtudi abitare, e non altrove, + con Benedetto e con quelli d'Elia + ne le badie, quando erano ancor nuove: + fe' ne le scuole assai de la sua vita + al tempo di Pitagora e d'Archita. + +89 + + Mancati quei filosofi e quei santi + che lo solean tener pel camin ritto, + dagli onesti costumi ch'avea inanti, + fece alle sceleraggini tragitto. + Cominciò andar la notte con gli amanti, + indi coi ladri, e fare ogni delitto. + Molto col Tradimento egli dimora: + veduto l'ho con l'Omicidio ancora. + +90 + + Con quei che falsan le monete ha usanza + di ripararsi in qualche buca scura. + Così spesso compagni muta e stanza, + che 'l ritrovarlo ti saria ventura; + ma pur ho d'insegnartelo speranza: + se d'arrivare a mezza notte hai cura + alla casa del Sonno, senza fallo + potrai (che quivi dorme) ritrovallo. — + +91 + + Ben che soglia la Fraude esser bugiarda, + pur è tanto il suo dir simile al vero, + che l'angelo le crede; indi non tarda + a volarsene fuor del monastero. + Tempra il batter de l'ale, e studia e guarda + giungere in tempo al fin del suo sentiero, + ch'alla casa del Sonno, che ben dove + era sapea, questo Silenzio truove. + +92 + + Giace in Arabia una valletta amena, + lontana da cittadi e da villaggi, + ch'all'ombra di duo monti è tutta piena + d'antiqui abeti e di robusti faggi. + Il sole indarno il chiaro dì vi mena; + che non vi può mai penetrar coi raggi, + sì gli è la via da folti rami tronca: + e quivi entra sotterra una spelonca. + +93 + + Sotto la negra selva una capace + e spaziosa grotta entra nel sasso, + di cui la fronte l'edera seguace + tutta aggirando va con storto passo. + In questo albergo il grave Sonno giace; + l'Ozio da un canto corpulento e grasso, + da l'altro la Pigrizia in terra siede, + che non può andare, e mal reggersi in piede. + +94 + + Lo smemorato Oblio sta su la porta: + non lascia entrar, né riconosce alcuno; + non ascolta imbasciata, né riporta; + e parimente tien cacciato ognuno. + Il Silenzio va intorno, e fa la scorta: + ha le scarpe di feltro, e 'l mantel bruno; + ed a quanti n'incontra, di lontano, + che non debban venir, cenna con mano. + +95 + + Se gli accosta all'orecchio e pianamente + l'angel gli dice: — Dio vuol che tu guidi + a Parigi Rinaldo con la gente + che per dar, mena, al suo signor sussidi: + ma che lo facci tanto chetamente, + ch'alcun de' Saracin non oda i gridi; + sì che più tosto che ritruovi il calle + la Fama d'avisar, gli abbia alle spalle. — + +96 + + Altrimente il Silenzio non rispose, + che col capo accennando che faria; + e dietro ubidiente se gli pose; + e furo al primo volo in Picardia. + Michel mosse le squadre coraggiose, + e fe' lor breve un gran tratto di via; + sì che in un dì a Parigi le condusse, + né alcun s'avide che miracol fusse. + +97 + + Discorreva il Silenzio, e tuttavolta, + e dinanzi alle squadre e d'ogn'intorno + facea girare un'alta nebbia in volta, + ed avea chiaro ogn'altra parte il giorno; + e non lasciava questa nebbia folta, + che s'udisse di fuor tromba né corno: + poi n'andò tra' pagani, e menò seco + un non so che, ch'ognun fe' sordo e cieco. + +98 + + Mentre Rinaldo in tal fretta venìa, + che ben parea da l'angelo condotto, + e con silenzio tal, che non s'udia + nel campo saracin farsene motto; + il re Agramante avea la fanteria + messo ne' borghi di Parigi, e sotto + le minacciate mura in su la fossa, + per far quel dì l'estremo di sua possa. + +99 + + Chi può contar l'esercito che mosso + questo dì contro Carlo ha 'l re Agramante, + conterà ancora in su l'ombroso dosso + del silvoso Apennin tutte le piante; + dirà quante onde, quando è il mar più grosso, + bagnano i piedi al mauritano Atlante; + e per quanti occhi il ciel le furtive opre + degli amatori a mezza notte scuopre. + +100 + + Le campane si sentono a martello + di spessi colpi e spaventosi tocche; + si vede molto, in questo tempio e in quello, + alzar di mano e dimenar di bocche. + Se 'l tesoro paresse a Dio sì bello, + come alle nostre openioni sciocche, + questo era il dì che 'l santo consistoro + fatto avria in terra ogni sua statua d'oro. + +101 + + S'odon ramaricare i vecchi giusti, + che s'erano serbati in quelli affanni, + e nominar felici i sacri busti + composti in terra già molti e molt'anni. + Ma gli animosi gioveni robusti + che miran poco i lor propinqui danni, + sprezzando le ragion de' più maturi, + di qua di là vanno correndo a' muri. + +102 + + Quivi erano baroni e paladini, + re, duci, cavallier, marchesi e conti, + soldati forestieri e cittadini, + per Cristo e pel suo onore a morir pronti; + che per uscire adosso ai Saracini, + pregan l'imperator ch'abbassi i ponti. + Gode egli di veder l'animo audace, + ma di lasciarli uscir non li compiace. + +103 + + E li dispone in oportuni lochi, + per impedire ai barbari la via: + là si contenta che ne vadan pochi, + qua non basta una grossa compagnia; + alcuni han cura maneggiare i fuochi, + le machine altri, ove bisogno sia. + Carlo di qua di là non sta mai fermo: + va soccorrendo, e fa per tutto schermo. + +104 + + Siede Parigi in una gran pianura, + ne l'ombilico a Francia, anzi nel core; + gli passa la riviera entro le mura, + e corre, ed esce in altra parte fuore. + Ma fa un'isola prima, e v'assicura + de la città una parte, e la migliore; + l'altre due (ch'in tre parti è la gran terra) + di fuor la fossa, e dentro il fiume serra. + +105 + + Alla città, che molte miglia gira, + da molte parti si può dar battaglia: + ma perché sol da un canto assalir mira, + né volentier l'esercito sbarraglia, + oltre il fiume Agramante si ritira + verso ponente, acciò che quindi assaglia; + però che né cittade né campagna + ha dietro, se non sua, fin alla Spagna. + +106 + + Dovunque intorno il gran muro circonda, + gran munizioni avea già Carlo fatte, + fortificando d'argine ogni sponda + con scannafossi dentro e case matte; + onde entra ne la terra, onde esce l'onda, + grossissime catene aveva tratte; + ma fece, più ch'altrove, provedere + là dove avea più causa di temere. + +107 + + Con occhi d'Argo il figlio di Pipino + previde ove assalir dovea Agramante; + e non fece disegno il Saracino, + a cui non fosse riparato inante. + Con Ferraù, Isoliero, Serpentino, + Grandonio, Falsirone e Balugante, + e con ciò che di Spagna avea menato, + restò Marsilio alla campagna armato. + +108 + + Sobrin gli era a man manca in ripa a Senna, + con Pulian, con Dardinel d'Almonte, + col re d'Oran, ch'esser gigante accenna, + lungo sei braccia dai piedi alla fronte. + Deh perché a muover men son io la penna, + che quelle genti a muover l'arme pronte? + che 'l re di Sarza, pien d'ira e di sdegno, + grida e bestemmia e non può star più a segno. + +109 + + Come assalire o vasi pastorali, + o le dolci reliquie de' convivi + soglion con rauco suon di stridule ali + le impronte mosche a' caldi giorni estivi; + come li storni a rosseggianti pali + vanno de mature uve: così quivi, + empiendo il ciel di grida e di rumori, + veniano a dare il fiero assalto i Mori. + +110 + + L'esercito cristian sopra le mura + con lance, spade e scure e pietre e fuoco + difende la città senza paura, + e il barbarico orgoglio estima poco; + e dove Morte uno ed un altro fura, + non è chi per viltà ricusi il loco. + Tornano i Saracin giù ne le fosse + a furia di ferite e di percosse. + +111 + + Non ferro solamente vi s'adopra, + ma grossi massi, e merli integri e saldi, + e muri dispiccati con molt'opra, + tetti di torri, e gran pezzi di spaldi. + L'acque bollenti che vengon di sopra, + portano a' Mori insupportabil caldi; + e male a questa pioggia si resiste, + ch'entra per gli elmi, e fa acciecar le viste. + +112 + + E questa più nocea che 'l ferro quasi: + or che de' far la nebbia di calcine? + or che doveano far li ardenti vasi + con olio e zolfo e peci e trementine? + I cerchi in munizion non son rimasi, + che d'ogn'intorno hanno di fiamma il crine: + questi, scagliati per diverse bande, + mettono a' Saracini aspre ghirlande. + +113 + + Intanto il re di Sarza avea cacciato + sotto le mura la schiera seconda, + da Buraldo, da Ormida accompagnato, + quel Garamante, e questo di Marmonda. + Clarindo e Soridan gli sono allato, + né par che 'l re di Setta si nasconda; + segue il re di Marocco e quel di Cosca, + ciascun perché il valor suo si conosca. + +114 + + Ne la bandiera, ch'è tutta vermiglia, + Rodomonte di Sarza il leon spiega, + che la feroce bocca ad una briglia + che gli pon la sua donna, aprir non niega. + Al leon sé medesimo assimiglia; + e per la donna che lo frena e lega, + la bella Doralice ha figurata, + figlia di Stordilan re di Granata: + +115 + + quella che tolto avea, come io narrava, + re Mandricardo, e dissi dove e a cui. + Era costei che Rodomonte amava + più che 'l suo regno e più che gli occhi sui; + e cortesia e valor per lei mostrava, + non già sapendo ch'era in forza altrui: + se saputo l'avesse, allora allora + fatto avria quel che fe' quel giorno ancora. + +116 + + Sono appoggiate a un tempo mille scale, + che non han men di dua per ogni grado. + Spinge il secondo quel ch'inanzi sale; + che 'l terzo lui montar fa suo mal grado. + Chi per virtù, chi per paura vale: + convien ch'ognun per forza entri nel guado; + che qualunche s'adagia, il re d'Algiere, + Rodomonte crudele, uccide o fere. + +117 + + Ognun dunque si sforza di salire + tra il fuoco e le ruine in su le mura. + Ma tutti gli altri guardano, se aprire + veggiano passo ove sia poca cura: + sol Rodomonte sprezza di venire, + se non dove la via meno è sicura. + Dove nel caso disperato e rio + gli altri fan voti, egli bestemmia Dio. + +118 + + Armato era d'un forte duro usbergo, + che fu di drago una scagliosa pelle. + Di questo già si cinse il petto e 'l tergo + quello avol suo ch'edificò Babelle, + e si pensò cacciar de l'aureo albergo, + e torre a Dio il governo de le stelle: + l'elmo e lo scudo fece far perfetto, + e il brando insieme; e solo a questo effetto. + +119 + + Rodomonte non già men di Nembrotte + indomito, superbo e furibondo, + che d'ire al ciel non tarderebbe a notte, + quando la strada si trovasse al mondo, + quivi non sta a mirar s'intere o rotte + sieno le mura, o s'abbia l'acqua fondo: + passa la fossa, anzi la corre e vola, + ne l'acqua e nel pantan fin alla gola. + +120 + + Di fango brutto, e molle d'acqua vanne + tra il foco e i sassi e gli archi e le balestre, + come andar suol tra le palustri canne + de la nostra Mallea porco silvestre, + che col petto, col grifo e con le zanne + fa, dovunque si volge, ample finestre. + Con lo scudo alto il Saracin sicuro + ne vien sprezzando il ciel, non che quel muro. + +121 + + Non sì tosto all'asciutto è Rodomonte, + che giunto si sentì su le bertresche, + che dentro alla muraglia facean ponte + capace e largo alle squadre francesche. + Or si vede spezzar più d'una fronte, + far chieriche maggior de le fratesche, + braccia e capi volare; e ne la fossa + cader da' muri una fiumana rossa. + +122 + + Getta il pagan lo scudo, e a duo man prende + la crudel spada, e giunge il duca Arnolfo. + Costui venìa di là dove discende + l'acqua del Reno nel salato golfo. + Quel miser contra lui non si difende + meglio che faccia contra il fuoco il zolfo; + e cade in terra, e dà l'ultimo crollo, + dal capo fesso un palmo sotto il collo. + +123 + + Uccide di rovescio in una volta + Anselmo, Oldrado, Spineloccio e Prando: + il luogo stretto e la gran turba folta + fece girar sì pienamente il brando. + Fu la prima metade a Fiandra tolta, + l'altra scemata al populo normando. + Divise appresso da la fronte al petto, + ed indi al ventre, il maganzese Orghetto. + +124 + + Getta da' merli Andropono e Moschino + giù ne la fossa: il primo è sacerdote; + non adora il secondo altro che 'l vino, + e le bigonce a un sorso n'ha già vuote. + Come veneno e sangue viperino + l'acque fuggia quanto fuggir si puote: + or quivi muore; e quel che più l'annoia, + è 'l sentir che nell'acqua se ne muoia. + +125 + + Tagliò in due parti il provenzal Luigi, + e passò il petto al tolosano Arnaldo. + Di Torse Oberto, Claudio, Ugo e Dionigi + mandar lo spirto fuor col sangue caldo; + e presso a questi, quattro da Parigi, + Gualtiero, Satallone, Odo ed Ambaldo, + ed altri molti: ed io non saprei come + di tutti nominar la patria e il nome. + +126 + + La turba dietro a Rodomonte presta + le scale appoggia, e monta in più d'un loco. + Quivi non fanno i Parigin più testa; + che la prima difesa lor val poco. + San ben ch'agli nemici assai più resta + dentro da fare, e non l'avran da gioco; + perché tra il muro e l'argine secondo + discende il fosso orribile e profondo. + +127 + + Oltra che i nostri facciano difesa + dal basso all'alto, e mostrino valore; + nuova gente succede alla contesa + sopra l'erta pendice interiore, + che fa con lance e con saette offesa + alla gran moltitudine di fuore, + che credo ben, che saria stata meno, + se non v'era il figliuol del re Ulieno. + +128 + + Egli questi conforta, e quei riprende, + e lor mal grado inanzi se gli caccia: + ad altri il petto, ad altri il capo fende, + che per fuggir veggia voltar la faccia. + Molti ne spinge ed urta; alcuni prende + pei capelli, pel collo e per le braccia: + e sozzopra là giù tanti ne getta, + che quella fossa a capir tutti è stretta. + +129 + + Mentre lo stuol de' barbari si cala, + anzi trabocca al periglioso fondo, + ed indi cerca per diversa scala + di salir sopra l'argine secondo; + il re di Sarza (come avesse un'ala + per ciascun de' suoi membri) levò il pondo + di sì gran corpo e con tant'arme indosso, + e netto si lanciò di là dal fosso. + +130 + + Poco era men di trenta piedi, o tanto, + ed egli il passò destro come un veltro, + e fece nel cader strepito, quanto + avesse avuto sotto i piedi il feltro: + ed a questo ed a quello affrappa il manto, + come sien l'arme di tenero peltro, + e non di ferro, anzi pur sien di scorza: + tal la sua spada, e tanta è la sua forza! + +131 + + In questo tempo i nostri, da chi tese + l'insidie son ne la cava profonda, + che v'han scope e fascine in copia stese, + intorno a quai di molta pece abonda + (né però alcuna si vede palese, + ben che n'è piena l'una e l'altra sponda + dal fondo cupo insino all'orlo quasi), + e senza fin v'hanno appiattati vasi, + +132 + + qual con salnitro, qual con oglio, quale + con zolfo, qual con altra simil esca; + i nostri in questo tempo, perché male + ai Saracini il folle ardir riesca, + ch'eran nel fosso, e per diverse scale + credean montar su l'ultima bertresca; + udito il segno da oportuni lochi, + di qua e di là fenno avampare i fochi. + +133 + + Tornò la fiamma sparsa tutta in una, + che tra una ripa e l'altra ha 'l tutto pieno; + e tanto ascende in alto, ch'alla luna + può d'appresso asciugar l'umido seno. + Sopra si volve oscura nebbia e bruna, + che 'l sole adombra, e spegne ogni sereno. + Sentesi un scoppio in un perpetuo suono, + simile a un grande e spaventoso tuono. + +134 + + Aspro concento, orribile armonia + d'alte querele, d'ululi e di strida + de la misera gente che peria + nel fondo per cagion de la sua guida, + istranamente concordar s'udia + col fiero suon de la fiamma omicida. + Non più, Signor, non più di questo canto; + ch'io son già rauco e vo' posarmi alquanto. + + + + +CANTO QUINDICESIMO + + +1 + + Fu il vincer sempremai laudabil cosa, + vincasi o per fortuna o per ingegno: + gli è ver che la vittoria sanguinosa + spesso far suole il capitan men degno; + e quella eternamente è gloriosa, + e dei divini onori arriva al segno, + quando servando i suoi senza alcun danno, + si fa che gl'inimici in rotta vanno. + +2 + + La vostra, Signor mio, fu degna loda, + quando al Leone, in mar tanto feroce, + ch'avea occupata l'una e l'altra proda + del Po, da Francolin sin alla foce, + faceste sì, ch'ancor che ruggir l'oda, + s'io vedrò voi, non tremerò alla voce. + Come vincer si de', ne dimostraste; + ch'uccideste i nemici, e noi salvaste. + +3 + + Questo il pagan, troppo in suo danno audace, + non seppe far; che i suoi nel fosso spinse, + dove la fiamma subita e vorace + non perdonò ad alcun, ma tutti estinse. + A tanti non saria stato capace + tutto il gran fosso, ma il fuoco restrinse, + restrinse i corpi e in polve li ridusse, + acciò ch'abile a tutti il luogo fusse. + +4 + + Undicimila ed otto sopra venti + si ritrovar ne l'affocata buca, + che v'erano discesi malcontenti; + ma così volle il poco saggio duca. + Quivi fra tanto lume or sono spenti, + e la vorace fiamma li manuca: + e Rodomonte, causa del mal loro, + se ne va esente da tanto martoro: + +5 + + che tra' nemici alla ripa più interna + era passato d'un mirabil salto. + Se con gli altri scendea ne la caverna, + questo era ben il fin d'ogni suo assalto. + Rivolge gli occhi a quella valle inferna; + e quando vede il fuoco andar tant'alto, + e di sua gente il pianto ode e lo strido, + bestemmia il ciel con spaventoso grido. + +6 + + Intanto il re Agramante mosso avea + impetuoso assalto ad una porta; + che, mentre la crudel battaglia ardea + quivi ove è tanta gente afflitta e morta, + quella sprovista forse esser credea + di guardia, che bastasse alla sua scorta. + Seco era il re d'Arzilla Bambirago, + e Baliverzo, d'ogni vizio vago; + +7 + + e Corineo di Mulga, e Prusione, + il ricco re dell'Isole beate; + Malabuferso che la regione + tien di Fizan, sotto continua estate; + altri signori, ed altre assai persone + esperte ne la guerra e bene armate; + e molti ancor senza valore e nudi, + che 'l cor non s'armerian con mille scudi. + +8 + + Trovò tutto il contrario al suo pensiero + in questa parte il re de' Saracini: + perché in persona il capo de l'Impero + v'era, re Carlo, e de' suoi paladini, + re Salamone ed il danese Ugiero, + ed ambo i Guidi ed ambo gli Angelini, + e 'l duca di Bavera e Ganelone, + e Berlengier e Avolio e Avino e Otone; + +9 + + gente infinita poi di minor conto, + de' Franchi, de' Tedeschi e de' Lombardi, + presente il suo signor, ciascuno pronto + a farsi riputar fra i più gagliardi. + Di questo altrove io vo' rendervi conto; + ch'ad un gran duca è forza ch'io riguardi, + il qual mi grida, e di lontano accenna, + e priega ch'io nol lasci ne la penna. + +10 + + Gli è tempo ch'io ritorni ove lasciai + l'aventuroso Astolfo d'Inghilterra, + che 'l lungo esilio avendo in odio ormai, + di desiderio ardea de la sua terra; + come gli n'avea data pur assai + speme colei ch'Alcina vinse in guerra. + Ella di rimandarvilo avea cura + per la via più espedita e più sicura. + +11 + + E così una galea fu apparechiata, + di che miglior mai non solcò marina; + e perché ha dubbio per tutta fiata, + che non gli turbi il suo viaggio Alcina, + vuol Logistilla che con forte armata + Andronica ne vada e Sofrosina, + tanto che nel mar d'Arabi, o nel golfo + de' Persi, giunga a salvamento Astolfo. + +12 + + Più tosto vuol che volteggiando rada + gli Sciti e gl'Indi e i regni nabatei, + e torni poi per così lunga strada + a ritrovar i Persi e gli Eritrei; + che per quel boreal pelago vada, + che turban sempre iniqui venti e rei, + e sì, qualche stagion, pover di sole, + che starne senza alcuni mesi suole. + +13 + + La fata, poi che vide acconcio il tutto, + diede licenza al duca di partire, + avendol prima ammaestrato e istrutto + di cose assai, che fôra lungo a dire; + e per schivar che non sia più ridutto + per arte maga, onde non possa uscire, + un bello ed util libro gli avea dato, + che per suo amore avesse ognora allato. + +14 + + Come l'uom riparar debba agl'incanti + mostra il libretto che costei gli diede: + dove ne tratta o più dietro o più inanti, + per rubrica e per indice si vede. + Un altro don gli fece ancor, che quanti + doni fur mai, di gran vantaggio eccede: + e questo fu d'orribil suono un corno, + che fa fugire ognun che l'ode intorno. + +15 + + Dico che 'l corno è di sì orribil suono, + ch'ovunque s'oda, fa fuggir la gente: + non può trovarsi al mondo un cor sì buono, + che possa non fuggir come lo sente: + rumor di vento e di termuoto, e 'l tuono, + a par del suon di questo, era niente. + Con molto riferir di grazie, prese + da la fata licenza il buono Inglese. + +16 + + Lasciando il porto e l'onde più tranquille, + con felice aura ch'alla poppa spira, + sopra le ricche e populose ville + de l'odorifera India il duca gira, + scoprendo a destra ed a sinistra mille + isole sparse; e tanto va, che mira + la terra di Tomaso, onde il nocchiero + più a tramontana poi volge il sentiero. + +17 + + Quasi radendo l'aurea Chersonesso, + la bella armata il gran pelago frange: + e costeggiando i ricchi liti, spesso + vede come nel mar biancheggi il Gange; + e Traprobane vede e Cori appresso; + e vede il mar che fra i duo liti s'ange. + Dopo gran via furo a Cochino, e quindi + usciro fuor dei termini degl'Indi. + +18 + + Scorrendo il duca il mar con sì fedele + e sì sicura scorta, intender vuole, + e ne domanda Andronica, se de le + parti c'han nome dal cader del sole, + mai legno alcun che vada a remi e a vele, + nel mare orientale apparir suole; + e s'andar può senza toccar mai terra, + chi d'India scioglia, in Francia o in Inghilterra. + +19 + + — Tu déi sapere (Andronica risponde) + che d'ogn'intorno il mar la terra abbraccia; + e van l'una ne l'altra tutte l'onde, + sia dove bolle o dove il mar s'aggiaccia; + ma perché qui davante si difonde, + e sotto il mezzodì molto si caccia + la terra d'Etiopia, alcuno ha detto + ch'a Nettuno ir più inanzi ivi è interdetto. + +20 + + Per questo del nostro indico levante + nave non è che per Europa scioglia; + né si muove d'Europa navigante + ch'in queste nostre parti arrivar voglia. + Il ritrovarsi questa terra avante, + e questi e quelli al ritornare invoglia; + che credono, veggendola sì lunga, + che con l'altro emisperio si congiunga. + +21 + + Ma volgendosi gli anni, io veggio uscire + da l'estreme contrade di ponente + nuovi Argonauti e nuovi Tifi, e aprire + la strada ignota infin al dì presente: + altri volteggiar l'Africa, e seguire + tanto la costa de la negra gente, + che passino quel segno onde ritorno + fa il sole a noi, lasciando il Capricorno; + +22 + + e ritrovar del lungo tratto il fine, + che questo fa parer dui mar diversi; + e scorrer tutti i liti e le vicine + isole d'Indi, d'Arabi e di Persi: + altri lasciar le destre e le mancine + rive che due per opra Erculea fersi; + e del sole imitando il camin tondo, + ritrovar nuove terre e nuovo mondo. + +23 + + Veggio la santa croce, e veggio i segni + imperial nel verde lito eretti: + veggio altri a guardia dei battuti legni, + altri all'acquisto del paese eletti: + veggio da dieci cacciar mille, e i regni + di là da l'India ad Aragon suggetti; + e veggio i capitan di Carlo quinto, + dovunque vanno, aver per tutto vinto. + +24 + + Dio vuol ch'ascosa antiquamente questa + strada sia stata, e ancor gran tempo stia; + né che prima si sappia, che la sesta + e la settima età passata sia: + e serba a farla al tempo manifesta, + che vorrà porre il mondo a monarchia, + sotto il più saggio imperatore e giusto, + che sia stato o sarà mai dopo Augusto. + +25 + + Del sangue d'Austria e d'Aragon io veggio + nascer sul Reno alla sinistra riva + un principe, al valor del qual pareggio + nessun valor, di cui si parli o scriva. + Astrea veggio per lui riposta in seggio, + anzi di morta ritornata viva; + e le virtù che cacciò il mondo, quando + lei cacciò ancora, uscir per lui di bando. + +26 + + Per questi merti la Bontà suprema + non solamente di quel grande impero + ha disegnato ch'abbia diadema + ch'ebbe Augusto, Traian, Marco e Severo; + ma d'ogni terra e quinci e quindi estrema, + che mai né al sol né all'anno apre il sentiero: + e vuol che sotto a questo imperatore + solo un ovile sia, solo un pastore. + +27 + + E perch'abbian più facile successo + gli ordini in cielo eternamente scritti, + gli pon la somma Providenza appresso + in mare e in terra capitani invitti. + Veggio Hernando Cortese, il qualo ha messo + nuove città sotto i cesarei editti, + e regni in Oriente sì remoti, + ch'a noi, che siamo in India, non son noti. + +28 + + Veggio Prosper Colonna, e di Pescara + veggio un marchese, e veggio dopo loro + un giovene del Vasto, che fan cara + parer la bella Italia ai Gigli d'oro: + veggio ch'entrare inanzi si prepara + quel terzo agli altri a guadagnar l'alloro: + come buon corridor ch'ultimo lassa + le mosse, e giunge, e inanzi a tutti passa. + +29 + + Veggio tanto il valor, veggio la fede + tanta d'Alfonso (che 'l suo nome è questo), + ch'in così acerba età, che non eccede + dopo il vigesimo anno ancora il sesto, + l'imperator l'esercito gli crede, + il qual salvando, salvar non che 'l resto, + ma farsi tutto il mondo ubidiente + con questo capitan sarà possente. + +30 + + Come con questi, ovunque andar per terra + si possa, accrescerà l'imperio antico; + così per tutto il mar, ch'in mezzo serra + di là l'Europa e di qua l'Afro aprico, + sarà vittorioso in ogni guerra, + poi ch'Andrea Doria s'avrà fatto amico. + Questo è quel Doria che fa dai pirati + sicuro il vostro mar per tutti i lati. + +31 + + Non fu Pompeio a par di costui degno, + se ben vinse e cacciò tutti i corsari; + però che quelli al più possente regno + che fosse mai, non poteano esser pari: + ma questo Doria, sol col proprio ingegno + e proprie forze purgherà quei mari; + sì che da Calpe al Nilo, ovunque s'oda + il nome suo, tremar veggio ogni proda. + +32 + + Sotto la fede entrar, sotto la scorta + di questo capitan di ch'io ti parlo, + veggio in Italia, ove da lui la porta + gli sarà aperta, alla corona Carlo. + Veggio che 'l premio che di ciò riporta, + non tien per sé, ma fa alla patria darlo: + con prieghi ottien ch'in libertà la metta, + dove altri a sé l'avria forse suggetta. + +33 + + Questa pietà, ch'egli alla patria mostra, + è degna di più onor d'ogni battaglia + ch'in Francia o in Spagna o ne la terra vostra + vincesse Iulio, o in Africa o in Tessaglia. + Né il grande Ottavio, né chi seco giostra + di par, Antonio, in più onoranza saglia + pei gesti suoi; ch'ogni lor laude amorza + l'avere usato alla lor patria forza. + +34 + + Questi ed ogn'altro che la patria tenta + di libera far serva, si arrosisca; + né dove il nome d'Andrea Doria senta, + di levar gli occhi in viso d'uomo ardisca. + Veggio Carlo che 'l premio gli augumenta; + ch'oltre quel ch'in commun vuol che fruisca, + gli dà la ricca terra ch'ai Normandi + sarà principio a farli in Puglia grandi. + +35 + + A questo capitan non pur cortese + il magnanimo Carlo ha da mostrarsi, + ma a quanti avrà ne le cesaree imprese + del sangue lor non ritrovati scarsi. + D'aver città, d'aver tutto un paese + donato a un suo fedel, più ralegrarsi + lo veggio, e a tutti quei che ne son degni, + che d'acquistar nuov'altri imperi e regni. — + +36 + + Così de le vittorie, le qual, poi + ch'un gran numero d'anni sarà corso, + daranno a Carlo i capitani suoi, + facea col duca Andronica discorso: + e la compagna intanto ai venti eoi + viene allentando e raccogliendo il morso; + e fa ch'or questo or quel propizio l'esce, + e come vuol li minuisce e cresce. + +37 + + Veduto aveano intanto il mar de' Persi + come in sì largo spazio si dilaghi; + onde vicini in pochi giorni fersi + al golfo che nomar gli antiqui Maghi. + Quivi pigliaro il porto, e fur conversi + con la poppa alla ripa i legni vaghi; + quindi sicur d'Alcina e di sua guerra, + Astolfo il suo camin prese per terra. + +38 + + Passò per più d'un campo e più d'un bosco, + per più d'un monte e per più d'una valle; + ove ebbe spesso, all'aer chiaro e al fosco, + i ladroni or inanzi or alle spalle. + Vide leoni, e draghi pien di tosco, + ed altre fere attraversarsi il calle; + ma non sì tosto avea la bocca al corno, + che spaventati gli fuggian d'intorno. + +39 + + Vien per l'Arabia ch'è detta Felice, + ricca di mirra e d'odorato incenso, + che per suo albergo l'unica fenice + eletto s'ha di tutto il mondo immenso; + fin che l'onda trovò vendicatrice + già d'Israel, che per divin consenso + Faraone sommerse e tutti i suoi: + e poi venne alla terra degli Eroi. + +40 + + Lungo il fiume Traiano egli cavalca + su quel destrier ch'al mondo è senza pare, + che tanto leggiermente e corre e valca, + che ne l'arena l'orma non n'appare: + l'erba non pur, non pur la nieve calca; + coi piedi asciutti andar potria sul mare; + e sì si stende al corso, e sì s'affretta, + che passa e vento e folgore e saetta. + +41 + + Questo è il destrier che fu de l'Argalia, + che di fiamma e di vento era concetto; + e senza fieno e biada, si nutria + de l'aria pura, e Rabican fu detto. + Venne, seguendo il Duca la sua via, + dove dà il Nilo a quel fiume ricetto; + e prima che giugnesse in su la foce, + vide un legno venire a sé veloce. + +42 + + Naviga in su la poppa uno eremita + con bianca barba, a mezzo il petto lunga, + che sopra il legno il paladino invita, + e: — Figliuol mio (gli grida da la lunga), + se non t'è in odio la tua propria vita, + se non brami che morte oggi ti giunga, + venir ti piaccia su quest'altra arena; + ch'a morir quella via dritto ti mena. + +43 + + Tu non andrai più che sei miglia inante, + che troverai la saguinosa stanza + dove s'alberga un orribil gigante + che d'otto piedi ogni statura avanza. + Non abbia cavallier né viandante + di partirsi da lui, vivo, speranza: + ch'altri il crudel ne scanna, altri ne scuoia, + molti ne squarta, e vivo alcun ne 'ngoia. + +44 + + Piacer, fra tanta crudeltà, si prende + d'una rete ch'egli ha, molto ben fatta: + poco lontana al tetto suo la tende, + e ne la trita polve in modo appiatta, + che chi prima nol sa, non la comprende, + tanto è sottil, tanto egli ben l'adatta: + e con tai gridi i peregrin minaccia, + che spaventati dentro ve li caccia. + +45 + + E con gran risa, aviluppati in quella + se li strascina sotto il suo coperto; + né cavallier riguarda né donzella, + o sia di grande o sia di picciol merto: + e mangiata la carne, e la cervella + succhiate e 'l sangue, dà l'ossa al deserto; + e de l'umane pelli intorno intorno + fa il suo palazzo orribilmente adorno. + +46 + + Prendi quest'altra via, prendila, figlio, + che fin al mar ti fia tutta sicura. — + — Io ti ringrazio, padre, del consiglio + (rispose il cavallier senza paura), + ma non istimo per l'onor periglio, + di ch'assai più che de la vita ho cura. + Per far ch'io passi, invan tu parli meco; + anzi vo al dritto a ritrovar lo speco. + +47 + + Fuggendo, posso con disnor salvarmi; + ma tal salute ho più che morte a schivo. + S'io vi vo, al peggio che potrà incontrarmi, + fra molti resterò di vita privo; + ma quando Dio così mi drizzi l'armi, + che colui morto, ed io rimanga vivo, + sicura a mille renderò la via: + sì che l'util maggior che 'l danno fia. + +48 + + Metto all'incontro la morte d'un solo + alla salute di gente infinita. — + — Vattene in pace (rispose), figliuolo; + Dio mandi in difension de la tua vita + l'arcangelo Michel dal sommo polo: — + e benedillo il semplice eremita. + Astolfo lungo il Nil tenne la strada, + sperando più nel suon che ne la spada. + +49 + + Giace tra l'alto fiume e la palude + picciol sentier nell'arenosa riva: + la solitaria casa lo richiude, + d'umanitade e di commercio priva. + Son fisse intorno teste e membra nude + de l'infelice gente che v'arriva. + Non v'è finestra, non v'è merlo alcuno, + onde penderne almen non si veggia uno. + +50 + + Qual ne le alpine ville o ne' castelli + suol cacciator che gran perigli ha scorsi, + su le porte attaccar l'irsute pelli, + l'orride zampe e i grossi capi d'orsi; + tal dimostrava il fier gigante quelli + che di maggior virtù gli erano occorsi. + D'altri infiniti sparse appaion l'ossa; + ed è di sangue uman piena ogni fossa. + +51 + + Stassi Caligorante in su la porta; + che così ha nome il dispietato mostro + ch'orna la sua magion di gente morta, + come alcun suol di panni d'oro o d'ostro. + Costui per gaudio a pena si comporta, + come il duca lontan se gli è dimostro; + ch'eran duo mesi, e il terzo ne venìa, + che non fu cavallier per quella via. + +52 + + Vêr la palude, ch'era scura e folta + di verdi canne, in gran fretta ne viene; + che disegnato avea correre in volta, + e uscir al paladin dietro alle schene; + che ne la rete, che tenea sepolta + sotto la polve, di cacciarlo ha spene, + come avea fatto gli altri peregrini + che quivi tratto avean lor rei destini. + +53 + + Come venire il paladin lo vede, + ferma il destrier, non senza gran sospetto + che vada in quelli lacci a dar del piede, + di che il buon vecchiarel gli avea predetto. + Quivi il soccorso del suo corno chiede, + e quel sonando fa l'usato effetto: + nel cor fere il gigante che l'ascolta, + di tal timor, ch'a dietro i passi volta. + +54 + + Astolfo suona, e tuttavolta bada; + che gli par sempre che la rete scocchi. + Fugge il fellon, né vede ove si vada; + che, come il core, avea perduti gli occhi. + Tanta è la tema, che non sa far strada, + che ne li propri aguati non trabocchi: + va ne la rete; e quella si disserra, + tutto l'annoda, e lo distende in terra. + +55 + + Astolfo, ch'andar giù vede il gran peso, + già sicuro per sé, v'accorre in fretta; + e con la spada in man, d'arcion disceso, + va per far di mill'anime vendetta. + Poi gli par che s'uccide un che sia preso, + viltà, più che virtù, ne sarà detta; + che legate le braccia, i piedi e il collo + gli vede sì, che non può dare un crollo. + +56 + + Avea la rete già fatta Vulcano + di sottil fil d'acciar, ma con tal arte, + che saria stata ogni fatica invano + per ismagliarne la più debol parte; + ed era quella che già piedi e mano + avea legate a Venere ed a Marte. + La fe' il geloso, e non ad altro effetto, + che per pigliarli insieme ambi nel letto. + +57 + + Mercurio al fabbro poi la rete invola; + che Cloride pigliar con essa vuole, + Cloride bella che per l'aria vola + dietro all'Aurora, all'apparir del sole, + e dal raccolto lembo de la stola + gigli spargendo va, rose e viole. + Mercurio tanto questa ninfa attese, + che con la rete in aria un dì la prese. + +58 + + Dove entra in mare il gran fiume etiopo, + par che la dea presa volando fosse. + Poi nei tempio d'Anubide a Canopo + la rete molti seculi serbosse. + Caligorante tremila anni dopo, + di là, dove era sacra, la rimosse: + se ne portò la rete il ladrone empio, + ed arse la cittade, e rubò il tempio. + +59 + + Quivi adattolla in modo in su l'arena, + che tutti quei ch'avean da lui la caccia + vi davan dentro; ed era tocca a pena, + che lor legava e collo e piedi e braccia. + Di questa levò Astolfo una catena, + e le man dietro a quel fellon n'allaccia; + le braccia e 'l petto in guisa gli ne fascia, + che non può sciorsi: indi levar lo lascia, + +60 + + dagli altri nodi avendol sciolto prima, + ch'era tornato uman più che donzella. + Di trarlo seco e di mostrarlo stima + per ville, per cittadi e per castella. + Vuol la rete anco aver, di che né lima + né martel fece mai cosa più bella: + ne fa somier colui ch'alla catena + con pompa trionfal dietro si mena. + +61 + + L'elmo e lo scudo anche a portar gli diede, + come a valletto, e seguitò il camino, + di gaudio empiendo, ovunque metta il piede, + ch'ir possa ormai sicuro il peregrino. + Astolfo se ne va tanto, che vede + ch'ai sepolcri di Memfi è già vicino, + Memfi per le piramidi famoso: + vede all'incontro il Cairo populoso. + +62 + + Tutto il popul correndo si traea + per vedere il gigante smisurato. + — Come è possibil (l'un l'altro dicea) + che quel piccolo il grande abbia legato? — + Astolfo a pena inanzi andar potea, + tanto la calca il preme da ogni lato: + e come cavallier d'alto valore + ognun l'ammira, e gli fa grande onore. + +63 + + Non era grande il Cairo così allora, + come se ne ragiona a nostra etade: + che 'l populo capir, che vi dimora, + non puon diciottomila gran contrade; + e che le case hanno tre palchi, e ancora + ne dormono infiniti in su le strade; + e che 'l soldano v'abita un castello + mirabil di grandezza, e ricco e bello; + +64 + + e che quindicimila suoi vasalli, + che son cristiani rinegati tutti, + con mogli, con famiglie e con cavalli + ha sotto un tetto sol quivi ridutti. + Astolfo veder vuole ove s'avalli, + e quanto il Nilo entri nei salsi flutti + a Damiata; ch'avea quivi inteso, + qualunque passa restar morto o preso. + +65 + + Però ch'in ripa al Nilo in su la foce + si ripara un ladron dentro una torre, + ch'a paesani e a peregrini nuoce, + e fin al Cairo, ognun rubando scorre. + Non gli può alcun resistere; ed ha voce + che l'uom gli cerca invan la vita torre: + centomila ferite egli ha già avuto, + né ucciderlo però mai s'è potuto. + +66 + + Per veder se può far rompere il filo + alla Parca di lui, sì che non viva, + Astolfo viene a ritrovare Orrilo + (così avea nome), e a Damiata arriva; + ed indi passa ove entra in mare il Nilo, + e vede la gran torre in su la riva, + dove s'alberga l'anima incantata + che d'un folletto nacque e d'una fata. + +67 + + Quivi ritruova che crudel battaglia + era tra Orrilo e dui guerrieri accesa. + Orrilo è solo; e sì que' dui travaglia, + ch'a gran fatica gli puon far difesa: + e quando in arme l'uno e l'altro vaglia, + a tutto il mondo la fama palesa. + Questi erano i dui figli d'Oliviero, + Grifone il bianco ed Aquilante il nero. + +68 + + Gli è ver che 'l negromante venuto era + alla battaglia con vantaggio grande; + che seco tratto in campo avea una fera, + la qual si truova solo in quelle bande: + vive sul lito e dentro alla rivera; + e i corpi umani son le sue vivande, + de le persone misere ed incaute + de viandanti e d'infelici naute. + +69 + + La bestia ne l'arena appresso al porto + per man dei duo fratei morta giacea; + e per questo ad Orril non si fa torto, + s'a un tempo l'uno e l'altro gli nocea. + Più volte l'han smembrato e non mai morto, + né, per smembrarlo, uccider si potea; + che se tagliato o mano o gamba gli era, + la rapiccava, che parea di cera. + +70 + + Or fin a' denti il capo gli divide + Grifone, or Aquilante fin al petto. + Egli dei colpi lor sempre si ride: + s'adiran essi, che non hanno effetto. + Chi mai d'alto cader l'argento vide, + che gli alchimisti hanno mercurio detto, + e sparger e raccor tutti i suo' membri, + sentendo di costui, se ne rimembri. + +71 + + Se gli spiccano il capo, Orrilo scende, + né cessa brancolar fin che lo truovi; + ed or pel crine ed or pel naso il prende, + lo salda al collo, e non so con che chiovi. + Piglial talor Grifone, e 'l braccio stende, + nel fiume il getta, e non par ch'anco giovi; + che nuota Orrilo al fondo come un pesce, + e col suo capo salvo alla ripa esce. + +72 + + Due belle donne onestamente ornate, + l'una vestita a bianco e l'altra a nero, + che de la pugna causa erano state, + stavano a riguardar l'assalto fiero. + Queste eran quelle due benigne fate + ch'avean notriti i figli d'Oliviero, + poi che li trasson teneri citelli + dai curvi artigli di duo grandi augelli, + +73 + + che rapiti gli avevano a Gismonda, + e portati lontan dal suo paese. + Ma non bisogna in ciò ch'io mi diffonda, + ch'a tutto il mondo è l'istoria palese; + ben che l'autor nel padre si confonda, + ch'un per un altro (io non so come) prese. + Or la battaglia i duo gioveni fanno, + che le due donne ambi pregati n'hanno. + +74 + + Era in quel clima già sparito il giorno, + all'isole ancor alto di Fortuna; + l'ombre avean tolto ogni vedere a torno + sotto l'incerta e mal compresa luna; + quando alla rocca Orril fece ritorno, + poi ch'alla bianca e alla sorella bruna + piacque di differir l'aspra battaglia + fin che 'l sol nuovo all'orizzonte saglia. + +75 + + Astolfo, che Grifone ed Aquilante, + ed all'insegne e più al ferir gagliardo, + riconosciuto avea gran pezzo inante, + lor non fu altiero a salutar né tardo. + Essi vedendo che quel che 'l gigante + traea legato, era il baron dal pardo + (che così in corte era quel duca detto), + raccolser lui con non minore affetto. + +76 + + Le donne a riposare i cavallieri + menaro a un lor palagio indi vicino. + Donzelle incontra vennero e scudieri + con torchi accesi, a mezzo del camino. + Diero a chi n'ebbe cura i lor destrieri, + trassonsi l'arme; e dentro un bel giardino + trovar ch'apparechiata era la cena + ad una fonte limpida ed amena. + +77 + + Fan legare il gigante alla verdura + Con un'altra catena molto grossa + ad una quercia di molt'anni dura, + che non si romperà per una scossa; + e da dieci sergenti averne cura, + che la notte discior non se ne possa, + ed assalirli, e forse far lor danno, + mentre sicuri e senza guardia stanno. + +78 + + All'abondante e sontuosa mensa, + dove il manco piacer fur le vivande, + del ragionar gran parte si dispensa + sopra d'Orrilo e del miracol grande, + che quasi par un sogno a chi vi pensa, + ch'or capo or braccio a terra se gli mande, + ed egli lo raccolga e lo raggiugna, + e più feroce ognor torni alla pugna. + +79 + + Astolfo nel suo libro avea già letto + (quel ch'agl'incanti riparare insegna) + ch'ad Orril non trarrà l'alma del petto + fin ch'un crine fatal nel capo tegna; + ma, se lo svelle o tronca, fia costretto + che suo mal grado fuor l'alma ne vegna. + Questo ne dice il libro; ma non come + conosca il crine in così folte chiome. + +80 + + Non men de la vittoria si godea, + che se n'avesse Astolfo già la palma; + come chi speme in pochi colpi avea + svellere il crine al negromante e l'alma. + Però di quella impresa promettea + tor su gli omeri suoi tutta la salma: + Orril farà morir, quando non spiaccia + ai duo fratei, ch'egli la pugna faccia. + +81 + + Ma quei gli danno volentier l'impresa, + certi che debbia affaticarsi invano. + Era già l'altra aurora in cielo ascesa, + quando calò dai muri Orrilo al piano. + Tra il duca e lui fu la battaglia accesa: + la mazza l'un, l'altro ha la spada in mano. + Di mille attende Astolfo un colpo trarne, + che lo spirto gli sciolga da la carne. + +82 + + Or cader gli fa il pugno con la mazza, + or l'uno or l'altro braccio con la mano; + quando taglia a traverso la corazza, + e quando il va troncando a brano a brano: + ma ricogliendo sempre de la piazza + va le sue membra Orrilo, e si fa sano. + S'in cento pezzi ben l'avesse fatto, + redintegrarsi il vedea Astolfo a un tratto. + +83 + + Al fin di mille colpi un gli ne colse + sopra le spalle ai termini del mento: + la testa e l'elmo dal capo gli tolse, + né fu d'Orrilo a dismontar più lento. + La sanguinosa chioma in man s'avolse, + e risalse a cavallo in un momento; + e la portò correndo incontra 'l Nilo, + che riaver non la potesse Orrilo. + +84 + + Quel sciocco, che del fatto non s'accorse, + per la polve cercando iva la testa: + ma come intese il corridor via torse, + portare il capo suo per la foresta; + immantinente al suo destrier ricorse, + sopra vi sale, e di seguir non resta. + Volea gridare: — Aspetta, volta, volta! — + ma gli avea il duca già la bocca tolta. + +85 + + Pur, che non gli ha tolto anco le calcagna + si riconforta, e segue a tutta briglia. + Dietro il lascia gran spazio di campagna + quel Rabican che corre a maraviglia. + Astolfo intanto per la cuticagna + va da la nuca fin sopra le ciglia + cercando in fretta, se 'l crine fatale + conoscer può, ch'Orril tiene immortale. + +86 + + Fra tanti e innumerabili capelli, + un più de l'altro non si stende o torce: + qual dunque Astolfo sceglierà di quelli, + che per dar morte al rio ladron raccorce? + — Meglio è (disse) che tutti io tagli o svelli: — + né si trovando aver rasoi né force, + ricorse immantinente alla sua spada, + che taglia sì, che si può dir che rada. + +87 + + E tenendo quel capo per lo naso, + dietro e dinanzi lo dischioma tutto. + Trovò fra gli altri quel fatale a caso: + si fece il viso allor pallido e brutto, + travolse gli occhi, e dimostrò all'occaso, + per manifesti segni, esser condutto; + e 'l busto che seguia troncato al collo, + di sella cadde, e diè l'ultimo crollo. + +88 + + Astolfo, ove le donne e i cavallieri + lasciato avea, tornò col capo in mano, + che tutti avea di morte i segni veri, + e mostrò il tronco ove giacea lontano. + Non so ben se lo vider volentieri, + ancor che gli mostrasser viso umano; + che la intercetta lor vittoria forse + d'invidia ai duo germani il petto morse. + +89 + + Né che tal fin quella battuglia avesse, + credo più fosse alle due donne grato. + Queste, perché più in lungo si traesse + de' duo fratelli il doloroso fato + ch'in Francia par ch'in breve esser dovesse, + con loro Orrilo avean quivi azzuffato, + con speme di tenerli tanto a bada, + che la trista influenza se ne vada. + +90 + + Tosto che 'l castellan di Damiata + certificossi ch'era morto Orrilo, + la columba lasciò, ch'avea legata + sotto l'ala la lettera col filo. + Quella andò al Cairo; ed indi fu lasciata + un'altra altrove, come quivi è stilo: + sì che in pochissime ore andò l'aviso + per tutto Egitto, ch'era Orrilo ucciso. + +91 + + Il duca, come al fin trasse l'impresa, + confortò molto i nobili garzoni, + ben che da sé v'avean la voglia intesa, + né bisognavan stimuli né sproni, + che per difender de la santa Chiesa + e del romano Imperio le ragioni, + lasciasser le battaglie d'Oriente, + e cercassino onor ne la lor gente. + +92 + + Così Grifone ed Aquilante tolse + ciascuno da la sua donna licenza; + le quali, ancor che lor ne 'ncrebbe e dolse, + non vi seppon però far resistenza. + Con essi Astolfo a man destra si volse; + che si deliberar far riverenza + ai santi luoghi ove Dio in carne visse, + prima che verso Francia si venisse. + +93 + + Potuto avrian pigliar la via mancina, + ch'era più dilettevole e più piana, + e mai non si scostar da la marina; + ma per la destra andaro orrida e strana, + perché l'alta città di Palestina + per questa sei giornate è men lontana. + Acqua si truova ed erba in questa via: + di tutti gli altri ben v'è carestia. + +94 + + Sì che prima ch'entrassero in viaggio, + ciò che lor bisognò, fecion raccorre, + e carcar sul gigante il carriaggio, + ch'avria portato in collo anco una torre. + Al finir del camino aspro e selvaggio, + da l'alto monte alla lor vista occorre + la santa terra, ove il superno Amore + lavò col proprio sangue il nostro errore. + +95 + + Trovano in su l'entrar de la cittade + un giovene gentil, lor conoscente, + Sansonetto da Meca, oltre l'etade, + ch'era nel primo fior, molto prudente; + d'alta cavalleria, d'alta bontade + famoso, e riverito fra la gente. + Orlando lo converse a nostra fede, + e di sua man battesmo anco gli diede. + +96 + + Quivi lo trovan che disegna a fronte + del calife d'Egitto una fortezza; + e circondar vuole il Calvario monte + di muro di duo miglia di lunghezza. + Da lui raccolti fur con quella fronte + che può d'interno amor dar più chiarezza, + e dentro accompagnati, e con grande agio + fatti alloggiar nel suo real palagio. + +97 + + Avea in governo egli la terra, e in vece + di Carlo vi reggea l'imperio giusto. + Il duca Astolfo a costui dono fece + di quel sì grande e smisurato busto, + ch'a portar pesi gli varrà per diece + bestie da soma, tanto era robusto. + Diegli Astolfo il gigante, e diegli appresso + la rete ch'in sua forza l'avea messo. + +98 + + Sansonetto all'incontro al duca diede + per la spada una cinta ricca e bella; + e diede spron per l'uno e l'altro piede, + che d'oro avean la fibbia e la girella; + ch'esser del cavallier stati si crede, + che liberò dal drago la donzella: + al Zaffo avuti con molt'altro arnese + Sansonetto gli avea, quando lo prese. + +99 + + Purgati de lor colpe a un monasterio + che dava di sé odor di buoni esempi, + de la passion di Cristo ogni misterio + contemplando n'andar per tutti i tempi + ch'or con eterno obbrobrio e vituperio + agli cristiani usurpano i Mori empi. + L'Europa è in arme, e di far guerra agogna + in ogni parte, fuor ch'ove bisogna. + +100 + + Mentre avean quivi l'animo divoto, + a perdonanze e a cerimonie intenti, + un peregrin di Grecia, a Grifon noto, + novelle gli arrecò gravi e pungenti, + dal suo primo disegno e lungo voto + troppo diverse e troppo differenti; + e quelle il petto gl'infiammaron tanto, + che gli scacciar l'orazion da canto. + +101 + + Amava il cavallier, per sua sciagura, + una donna ch'avea nome Orrigille: + di più bel volto e di miglior statura + non se ne sceglierebbe una fra mille; + ma disleale e di sì rea natura, + che potresti cercar cittadi e ville, + la terra ferma e l'isole del mare, + né credo ch'una le trovassi pare. + +102 + + Ne la città di Costantin lasciata + grave l'avea di febbre acuta e fiera. + Or quando rivederla alla tornata + più che mai bella, e di goderla spera, + ode il meschin, ch'in Antiochia andata + dietro un suo nuovo amante ella se n'era, + non le parendo ormai di più patire + ch'abbia in sì fresca età sola a dormire. + +103 + + Da indi in qua ch'ebbe la trista nuova, + sospirava Grifon notte e dì sempre. + Ogni piacer ch'agli altri aggrada e giova, + par ch'a costui più l'animo distempre: + pensilo ognun, ne li cui danni pruova + Amor, se li suoi strali han buone tempre. + Ed era grave sopra ogni martire, + che 'l mal ch'avea si vergognava a dire. + +104 + + Questo, perché mille fiate inante + già ripreso l'avea di quello amore, + di lui più saggio, il fratello Aquilante, + e cercato colei trargli del core, + colei ch'al suo giudicio era di quante + femine rie si trovin la peggiore. + Grifon l'escusa, se 'l fratel la danna; + e le più volte il parer proprio inganna. + +105 + + Però fece pensier, senza parlarne + con Aquilante, girsene soletto + sin dentro d'Antiochia, e quindi trarne + colei che tratto il cor gli avea del petto; + trovar colui che gli l'ha tolta, e farne + vendetta tal, che ne sia sempre detto. + Dirò, come ad effetto il pensier messe, + nell'altro canto, e ciò che ne successe. + + + + +CANTO SEDICESIMO + + +1 + + Gravi pene in amor si provan molte, + di che patito io n'ho la maggior parte, + e quelle in danno mio sì ben raccolte, + ch'io ne posso parlar come per arte. + Però s'io dico e s'ho detto altre volte, + e quando in voce e quando in vive carte, + ch'un mal sia lieve, un altro acerbo e fiero, + date credenza al mio giudicio vero. + +2 + + Io dico e dissi, e dirò fin ch'io viva, + che chi si truova in degno laccio preso, + se ben di sé vede sua donna schiva, + se in tutto aversa al suo desire acceso; + se bene Amor d'ogni mercede il priva, + poscia che 'l tempo e la fatica ha speso; + pur ch'altamente abbia locato il core, + pianger non de', se ben languisce e muore. + +3 + + Pianger de' quel che già sia fatto servo + di duo vaghi occhi e d'una bella treccia, + sotto cui si nasconda un cor protervo, + che poco puro abbia con molta feccia. + Vorria il miser fuggire; e come cervo + ferito, ovunque va, porta la freccia: + ha di se stesso e del suo amor vergogna, + né l'osa dire, e invan sanarsi agogna. + +4 + + In questo caso è il giovene Grifone, + che non si può emendare, e il suo error vede, + vede quanto vilmente il suo cor pone + in Orrigille iniqua e senza fede; + pur dal mal uso è vinta la ragione, + e pur l'arbitrio all'appetito cede: + perfida sia quantunque, ingrata e ria, + sforzato è di cercar dove ella sia. + +5 + + Dico, la bella istoria ripigliando, + ch'uscì de la città secretamente, + né parlarne s'ardì col fratel, quando + ripreso invan da lui ne fu sovente. + Verso Rama, a sinistra declinando, + prese la via più piana e più corrente. + Fu in sei giorni a Damasco di Soria; + indi verso Antiochia se ne gìa. + +6 + + Scontrò presso a Damasco il cavalliero + a cui donato aveva Orrigille il core: + e convenian di rei costumi in vero, + come ben si convien l'erba col fiore; + che l'uno e l'altro era di cor leggiero, + perfido l'uno e l'altro e traditore; + e copria l'uno e l'altro il suo difetto, + con danno altrui, sotto cortese aspetto. + +7 + + Come io vi dico, il cavallier venìa + s'un gran destrier con molta pompa armato: + la perfida Orrigille in compagnia, + in un vestire azzur d'oro fregiato, + e duo valletti, donde si servia + a portar elmo e scudo, aveva allato; + come quel che volea con bella mostra + comparire in Damasco ad una giostra. + +8 + + Una splendida festa che bandire + fece il re di Damasco in quelli giorni, + era cagion di far quivi venire + i cavallier quanto potean più adorni. + Tosto che la puttana comparire + vede Grifon, ne teme oltraggi e scorni: + sa che l'amante suo non è sì forte, + che contra lui l'abbia a campar da morte. + +9 + + Ma sì come audacissima e scaltrita, + ancor che tutta di paura trema, + s'acconcia il viso, e sì la voce aita, + che non appar in lei segno di tema. + Col drudo avendo già l'astuzia ordita, + corre, e fingendo una letizia estrema, + verso Grifon l'aperte braccia tende, + lo stringe al collo, e gran pezzo ne pende. + +10 + + Dopo, accordando affettuosi gesti + alla suavità de le parole, + dicea piangendo: — Signor mio, son questi + debiti premi a chi t'adora e cole? + che sola senza te già un anno resti, + e va per l'altro, e ancor non te ne duole? + E s'io stava aspettare il suo ritorno, + non so se mai veduto avrei quel giorno! + +11 + + Quando aspettava che di Nicosia, + dove tu te n'andasti alla gran corte, + tornassi a me che con la febbre ria + lasciata avevi in dubbio de la morte, + intesi che passato eri in Soria: + il che a patir mi fu sì duro e forte, + che non sapendo come io ti seguissi, + quasi il cor di man propria mi traffissi. + +12 + + Ma Fortuna di me con doppio dono + mostra d'aver, quel che non hai tu, cura: + mandommi il fratel mio, col quale io sono + sin qui venuta del mio onor sicura; + ed or mi manda questo incontro buono + di te, ch'io stimo sopra ogni aventura: + e bene a tempo il fa; che più tardando, + morta sarei, te, signor mio, bramando. — + +13 + + E seguitò la donna fraudolente, + di cui l'opere fur più che di volpe, + la sua querela così astutamente, + che riversò in Grifon tutte le colpe. + Gli fa stimar colui, non che parente, + ma che d'un padre seco abbia ossa e polpe: + e con tal modo sa tesser gl'inganni, + che men verace par Luca e Giovanni. + +14 + + Non pur di sua perfidia non riprende + Grifon la donna iniqua più che bella; + non pur vendetta di colui non prende, + che fatto s'era adultero di quella: + ma gli par far assai, se si difende + che tutto il biasmo in lui non riversi ella; + e come fosse suo cognato vero, + d'accarezzar non cessa il cavalliero. + +15 + + E con lui se ne vien verso le porte + di Damasco, e da lui sente tra via, + che là dentro dovea splendida corte + tenere il ricco re de la Soria; + e ch'ognun quivi, di qualunque sorte, + o sia cristiano, o d'altra legge sia, + dentro e di fuori ha la città sicura + per tutto il tempo che la festa dura. + +16 + + Non però son di seguitar sì intento + l'istoria de la perfida Orrigille, + ch'a' giorni suoi non pur un tradimento + fatto agli amanti avea, ma mille e mille; + ch'io non ritorni a riveder dugento + mila persone, o più de le scintille + del fuoco stuzzicato, ove alle mura + di Parigi facean danno e paura. + +17 + + Io vi lasciai, come assaltato avea + Agramante una porta de la terra, + che trovar senza guardia si credea: + né più riparo altrove il passo serra; + perché in persona Carlo la tenea, + ed avea seco i mastri de la guerra, + duo Guidi, duo Angelini; uno Angeliero, + Avino, Avolio, Otone e Berlingiero. + +18 + + Inanzi a Carlo, inanzi al re Agramante + l'un stuolo e l'altro si vuol far vedere, + ove gran loda, ove mercé abondante + si può acquistar, facendo il suo dovere. + I Mori non però fer pruove tante, + che par ristoro al danno abbiano avere; + perché ve ne restar morti parecchi, + ch'agli altri fur di folle audacia specchi. + +19 + + Grandine sembran le spesse saette + dal muro sopra gli nimici sparte. + Il grido insin al ciel paura mette, + che fa la nostra e la contraria parte. + Ma Carlo un poco ed Agramante aspette; + ch'io vo' cantar de l'africano Marte, + Rodomonte terribile ed orrendo, + che va per mezzo la città correndo. + +20 + + Non so, Signor, se più vi ricordiate, + di questo Saracin tanto sicuro, + che morte le sue genti avea lasciate + tra il secondo riparo e 'l primo muro, + da la rapace fiamma devorate, + che non fu mai spettacolo più oscuro. + Dissi ch'entrò d'un salto ne la terra + sopra la fossa che la cinge e serra. + +21 + + Quando fu noto il Saracino atroce + all'arme istrane, alla scagliosa pelle, + là dove i vecchi e 'l popul men feroce + tendean l'orecchie a tutte le novelle, + levossi un pianto, un grido, un'alta voce, + con un batter di man ch'andò alle stelle; + e chi poté fuggir non vi rimase, + per serrarsi ne' templi e ne le case. + +22 + + Ma questo a pochi il brando rio conciede, + ch'intorno ruota il Saracin robusto. + Qui fa restar con mezza gamba un piede, + là fa un capo sbalzar lungi dal busto; + l'un tagliare a traverso se gli vede, + dal capo all'anche un altro fender giusto: + e di tanti ch'uccide, fere e caccia, + non se gli vede alcun segnare in faccia. + +23 + + Quel che la tigre de l'armento imbelle + ne' campi ircani o là vicino al Gange, + o 'l lupo de le capre e de l'agnelle + nel monte che Tifeo sotto si frange; + quivi il crudel pagan facea di quelle + non dirò squadre, non dirò falange, + ma vulgo e populazzo voglio dire, + degno, prima che nasca, di morire. + +24 + + Non ne trova un che veder possa in fronte, + fra tanti che ne taglia, fora e svena. + Per quella strada che vien dritto al ponte + di san Michel, sì popolata e piena, + corre il fiero e terribil Rodomonte, + e la sanguigna spada a cerco mena: + non riguarda né al servo né al signore, + né al giusto ha più pietà ch'al peccatore. + +25 + + Religion non giova al sacerdote, + né la innocenza al pargoletto giova: + per sereni occhi o per vermiglie gote + mercé né donna né donzella truova: + la vecchiezza si caccia e si percuote; + né quivi il Saracin fa maggior pruova + di gran valor, che di gran crudeltade; + che non discerne sesso, ordine, etade. + +26 + + Non pur nel sangue uman l'ira si stende + de l'empio re, capo e signor degli empi, + ma contra i tetti ancor, sì che n'incende + le belle case e i profanati tempi. + Le case eran, per quel che se n'intende, + quasi tutte di legno in quelli tempi: + e ben creder si può; ch'in Parigi ora + de le diece le sei son così ancora. + +27 + + Non par, quantunque il fuoco ogni cosa arda, + che sì grande odio ancor saziar si possa. + Dove s'aggrappi con le mani, guarda, + sì che ruini un tetto ad ogni scossa. + Signor, avete a creder che bombarda + mai non vedeste a Padova sì grossa, + che tanto muro possa far cadere, + quanto fa in una scossa il re d'Algiere. + +28 + + Mentre quivi col ferro il maledetto + e con le fiamme facea tanta guerra, + se di fuor Agramante avesse astretto, + perduta era quel dì tutta la terra: + ma non v'ebbe agio; che gli fu interdetto + dal paladin che venìa d'Inghilterra + col populo alle spalle inglese e scotto, + dal Silenzio e da l'angelo condotto. + +29 + + Dio volse che all'entrar che Rodomonte + fe' ne la terra, e tanto fuoco accese, + che presso ai muri il fior di Chiaramonte, + Rinaldo, giunse, e seco il campo inglese. + Tre leghe sopra avea gittato il ponte, + e torte vie da man sinistra prese; + che disegnando i barbari assalire, + il fiume non l'avesse ad impedire. + +30 + + Mandato avea seimila fanti arcieri + sotto l'altiera insegna d'Odoardo, + e duomila cavalli, e più, leggieri + dietro alla guida d'Ariman gagliardo; + e mandati gli avea per li sentieri + che vanno e vengon dritto al mar picardo, + ch'a porta San Martino e San Dionigi + entrassero a soccorso di Parigi. + +31 + + I cariaggi e gli altri impedimenti + con lor fece drizzar per questa strada. + Egli con tutto il resto de le genti + più sopra andò girando la contrada. + Seco avean navi e ponti ed argumenti + da passar Senna che non ben si guada. + Passato ognuno, e dietro i ponti rotti, + ne le lor schiere ordinò Inglesi e Scotti. + +32 + + Ma prima quei baroni e capitani + Rinaldo intorno avendosi ridutti, + sopra la riva ch'alta era dai piani + sì, che poteano udirlo e veder tutti, + disse: — Signor, ben a levar le mani + avete a Dio, che qui v'abbia condutti, + acciò, dopo un brevissimo sudore, + sopra ogni nazion vi doni onore. + +33 + + Per voi saran dui principi salvati, + se levate l'assedio a quelle porte: + il vostro re, che voi sete ubligati + da servitù difendere e da morte; + ed uno imperator de' più lodati + che mai tenuto al mondo abbiano corte; + e con loro altri re, duci e marchesi, + signori e cavallier di più paesi. + +34 + + Sì che, salvando una città, non soli + Parigini ubligati vi saranno, + che molto più che per li propri duoli, + timidi, afflitti e sbigottiti stanno + per le lor mogli e per li lor figliuoli + ch'a un medesmo pericolo seco hanno, + e per le sante vergini richiuse, + ch'oggi non sien dei voti lor deluse: + +35 + + dico, salvando voi questa cittade, + v'ubligate non solo i Parigini, + ma d'ogn'intorno tutte le contrade. + Non parlo sol dei populi vicini; + ma non è terra per Cristianitade, + che non abbia qua dentro cittadini: + sì che, vincendo, avete da tenere + che più che Francia v'abbia obligo avere. + +36 + + Se donavan gli antiqui una corona + a chi salvasse a un cittadin la vita, + or che degna mercede a voi si dona, + salvando multitudine infinita? + Ma se da invidia o da viltà sì buona + e sì santa opra rimarrà impedita, + credetemi che prese quelle mura, + né Italia né Lamagna anco è sicura; + +37 + + né qualunque altra parte ove s'adori + quel che volse per noi pender sul legno. + Né voi crediate aver lontani i Mori, + né che pel mar sia forte il vostro regno: + che s'altre volte quelli, uscendo fuori + di Zibeltaro e de l'Erculeo segno, + riportar prede da l'isole vostre, + che faranno or, s'avran le terre nostre? + +38 + + Ma quando ancor nessuno onor, nessuno + util v'inanimasse a questa impresa, + commun debito è ben soccorrer l'uno + l'altro, che militiàn sotto una Chiesa. + Ch'io non vi dia rotti i nemici, alcuno + non sia chi tema, e con poca contesa; + che gente male esperta tutta parmi, + senza possanza, senza cor, senz'armi. — + +39 + + Poté con queste e con miglior ragioni, + con parlare espedito e chiara voce + eccitar quei magnanimi baroni + Rinaldo, e quello esercito feroce: + e fu, com'è in proverbio, aggiunger sproni + al buon corsier che già ne va veloce. + Finito il ragionar, fece le schiere + muover pian pian sotto le lor bandiere. + +40 + + Senza strepito alcun, senza rumore + fa il tripartito esercito venire: + lungo il fiume a Zerbin dona l'onore + di dover prima i barbari assalire; + e fa quelli d'Irlanda con maggiore + volger di via più tra campagna gire; + e i cavallieri e i fanti d'Inghilterra + col duca di Lincastro in mezzo serra. + +41 + + Drizzati che gli ha tutti al lor camino, + cavalca il paladin lungo la riva, + e passa inanzi al buon duca Zerbino + e a tutto il campo che con lui veniva; + tanto ch'al re d'Orano e al re Sobrino + e agli altri lor compagni soprarriva, + che mezzo miglio appresso a quei di Spagna + guardavan da quel canto la campagna. + +42 + + L'esercito cristian che con sì fida + e sì sicura scorta era venuto, + ch'ebbe il Silenzio e l'angelo per guida, + non poté ormai patir più di star muto. + Sentiti gli nimici, alzò le grida, + e de le trombe udir fe' il suono arguto: + e con l'alto rumor ch'arrivò al cielo, + mandò ne l'ossa a' Saracini il gelo. + +43 + + Rinaldo inanzi agli altri il destrier punge; + e con la lancia per cacciarla in resta + lascia gli Scotti un tratto d'arco lunge, + ch'ogni indugio a ferir sì lo molesta. + Come groppo di vento talor giunge, + che si tra' dietro un'orrida tempesta, + tal fuor di squadra il cavallier gagliardo + venìa spronando il corridor Baiardo. + +44 + + Al comparir del paladin di Francia, + dan segno i Mori alle future angosce: + tremare a tutti in man vedi la lancia, + i piedi in staffa, e ne l'arcion le cosce. + Re Puliano sol non muta guancia, + che questo esser Rinaldo non conosce; + né pensando trovar sì duro intoppo, + gli muove il destrier contra di galoppo: + +45 + + e su la lancia nel partir si stringe, + e tutta in sé raccoglie la persona; + poi con ambo gli sproni il destrier spinge, + e le redine inanzi gli abandona. + Da l'altra parte il suo valor non finge, + e mostra in fatti quel ch'in nome suona, + quanto abbia nel giostrare e grazia ed arte, + il figliuolo d'Amone, anzi di Marte. + +46 + + Furo al segnar degli aspri colpi, pari, + che si posero i ferri ambi alla testa: + ma furo in arme ed in virtù dispari, + che l'un via passa, e l'altro morto resta. + Bisognan di valor segni più chiari, + che por con leggiadria la lancia in resta: + ma fortuna anco più bisogna assai; + che senza, val virtù raro o non mai. + +47 + + La buona lancia il paladin racquista, + e verso il re d'Oran ratto si spicca, + che la persona avea povera e trista + di cor, ma d'ossa e di gran polpe ricca. + Questo por tra bei colpi si può in lista, + ben ch'in fondo allo scudo gli l'appicca: + e chi non vuol lodarlo, abbialo escuso, + perché non si potea giunger più in suso. + +48 + + Non lo ritien lo scudo, che non entre, + ben che fuor sia d'acciar, dentro di palma; + e che da quel gran corpo uscir pel ventre + non faccia l'inequale e piccola alma. + Il destrier che portar si credea, mentre + durasse il lungo dì, sì grave salma, + riferì in mente sua grazie a Rinaldo, + ch'a quello incontro gli schivò un gran caldo. + +49 + + Rotta l'asta, Rinaldo il destrier volta + tanto legger, che fa sembrar ch'abbia ale; + e dove la più stretta e maggior folta + stiparsi vede, impetuoso assale. + Mena Fusberta sanguinosa in volta + che fa l'arme parer di vetro frale: + tempra di ferro il suo tagliar non schiva, + che non vada a trovar la carne viva. + +50 + + Ritrovar poche tempre e pochi ferri + può la tagliente spada, ove s'incappi, + ma targhe, altre di cuoio, altre di cerri, + giupe trapunte e attorcigliati drappi. + Giusto è ben dunque che Rinaldo atterri + qualunque assale, e fori e squarci e affrappi; + che non più si difende da sua spada, + ch'erba da falce, o da tempesta biada. + +51 + + La prima schiera era già messa in rotta, + quando Zerbin con l'antiguardia arriva. + Il cavallier inanzi alla gran frotta + con la lancia arrestata ne veniva. + La gente sotto il suo pennon condotta, + con non minor fierezza lo seguiva: + tanti lupi parean, tanti leoni + ch'andassero assalir capre o montoni. + +52 + + Spinse a un tempo ciascuno il suo cavallo, + poi che fur presso; e sparì immantinente + quel breve spazio, quel poco intervallo + che si vedea fra l'una e l'altra gente. + Non fu sentito mai più strano ballo; + che ferian gli Scozzesi solamente: + solamente i pagani eran distrutti, + come sol per morir fosser condutti. + +53 + + Parve più freddo ogni pagan che ghiaccio; + parve ogni Scotto più che fiamma caldo. + I Mori si credean ch'avere il braccio + dovesse ogni cristian, ch'ebbe Rinaldo. + Mosse Sobrino i suoi schierati avaccio, + senza aspettar che lo 'nvitasse araldo: + de l'altra squadra questa era migliore + di capitano, d'arme e di valore. + +54 + + D'Africa v'era la men trista gente; + ben che né questa ancor gran prezzo vaglia. + Dardinel la sua mosse incontinente, + e male armata, e peggio usa in battaglia; + ben ch'egli in capo avea l'elmo lucente, + e tutto era coperto a piastra e a maglia. + Io credo che la quarta miglior sia, + con la qual Isolier dietro venìa. + +55 + + Trasone intanto, il buon duca di Marra, + che ritrovarsi all'alta impresa gode, + ai cavallieri suoi leva la sbarra, + e seco invita alle famose lode, + poi ch'Isolier con quelli di Navarra + entrar ne la battaglia vede ed ode. + Poi mosse Ariodante la sua schiera, + che nuovo duca d'Albania fatt'era. + +56 + + L'alto rumor de le sonore trombe, + de' timpani e de' barbari stromenti, + giunti al continuo suon d'archi, di frombe, + di machine, di ruote e di tormenti; + e quel di che più par che 'l ciel ribombe, + gridi, tumulti, gemiti e lamenti; + rendeno un alto suon ch'a quel s'accorda, + con che i vicin, cadendo, il Nilo assorda. + +57 + + Grande ombra d'ogn'intorno il cielo involve, + nata dal saettar de li duo campi; + l'alito, il fumo del sudor, la polve + par che ne l'aria oscura nebbia stampi. + Or qua l'un campo, or l'altro là si volve: + vedresti or come un segua, or come scampi; + ed ivi alcuno, o non troppo diviso, + rimaner morto ove ha il nimico ucciso. + +58 + + Dove una squadra per stanchezza è mossa, + un'altra si fa tosto andare inanti. + Di qua di là la gente d'arme ingrossa: + là cavallieri, e qua si metton fanti. + La terra che sostien l'assalto, è rossa: + mutato ha il verde ne' sanguigni manti; + e dov'erano i fiori azzurri e gialli, + giaceno uccisi or gli uomini e i cavalli. + +59 + + Zerbin facea le più mirabil pruove + che mai facesse di sua età garzone: + l'esercito pagan che 'ntorno piove, + taglia ed uccide e mena a destruzione. + Ariodante alle sue genti nuove + mostra di sua virtù gran paragone; + e dà di sé timore e meraviglia + a quelli di Navarra e di Castiglia. + +60 + + Chelindo e Mosco, i duo figli bastardi + del morto Calabrun re d'Aragona, + ed un che reputato fra' gagliardi + era, Calamidor da Barcelona, + s'avean lasciato a dietro gli stendardi; + e credendo acquistar gloria e corona + per uccider Zerbin, gli furo adosso; + e ne' fianchi il destrier gli hanno percosso. + +61 + + Passato da tre lance il destrier morto + cade; ma il buon Zerbin subito è in piede; + ch'a quei ch'al suo cavallo han fatto torto, + per vendicarlo va dove gli vede: + e prima a Mosco, al giovene inaccorto, + che gli sta sopra, e di pigliar sel crede, + mena di punta, e lo passa nel fianco, + e fuor di sella il caccia freddo e bianco. + +62 + + Poi che si vide tor, come di furto, + Chelindo il fratel suo, di furor pieno + venne a Zerbino, e pensò dargli d'urto; + ma gli prese egli il corridor pel freno: + trasselo in terra, onde non è mai surto, + e non mangiò mai più biada né fieno; + che Zerbin sì gran forza a un colpo mise, + che lui col suo signor d'un taglio uccise. + +63 + + Come Calamidor quel colpo mira, + volta la briglia per levarsi in fretta; + ma Zerbin dietro un gran fendente tira, + dicendo: — Traditore, aspetta, aspetta! — + Non va la botta ove n'andò la mira, + non che però lontana vi si metta; + lui non poté arrivar, ma il destrier prese + sopra la groppa, e in terra lo distese. + +64 + + Colui lascia il cavallo, e via carpone + va per campar, ma poco gli successe; + che venne caso che 'l duca Trasone + gli passò sopra, e col peso l'oppresse. + Ariodante e Lurcanio si pone + dove Zerbino è fra le genti spesse; + e seco hanno altri e cavallieri e conti, + che fanno ogn'opra che Zerbin rimonti. + +65 + + Menava Ariodante il brando in giro, + e ben lo seppe Artalico e Margano; + ma molto più Etearco e Casimiro + la possanza sentir di quella mano: + i primi duo feriti se ne giro, + rimaser gli altri duo morti sul piano. + Lurcanio fa veder quanto sia forte; + che fere, urta, riversa e mette a morte. + +66 + + Non crediate, Signor, che fra campagna + pugna minor che presso al fiume sia, + né ch'a dietro l'esercito rimagna, + che di Lincastro il buon duca seguia. + Le bandiere assalì questo di Spagna, + e molto ben di par la cosa gìa; + che fanti, cavallieri e capitani + di qua e di là sapean menar le mani. + +67 + + Dinanzi vien Oldrado e Fieramonte, + un duca di Glocestra, un d'Eborace; + con lor Ricardo, di Varvecia conte, + e di Chiarenza il duca, Enrigo audace. + Han Matalista e Follicone a fronte, + e Baricondo ed ogni lor seguace. + Tiene il primo Almeria, tiene il secondo + Granata, tien Maiorca Baricondo. + +68 + + La fiera pugna un pezzo andò di pare, + che vi si discernea poco vantaggio. + Vedeasi or l'uno or l'altro ire e tornare, + come le biade al ventolin di maggio, + o come sopra 'l lito un mobil mare + or viene or va, né mai tiene un viaggio. + Poi che fortuna ebbe scherzato un pezzo, + dannosa ai Mori ritornò da sezzo. + +69 + + Tutto in un tempo il duca di Glocestra + a Matalista fa votar l'arcione; + ferito a un tempo ne la spalla destra + Fieramonte riversa Follicone: + e l'un pagano e l'altro si sequestra, + e tra gl'Inglesi se ne va prigione. + E Baricondo a un tempo riman senza + vita per man del duca di Chiarenza. + +70 + + Indi i pagani tanto a spaventarsi, + indi i fedeli a pigliar tanto ardire, + che quei non facean altro che ritrarsi + e partirsi da l'ordine e fuggire, + e questi andar inanzi ed avanzarsi + sempre terreno, e spingere e seguire: + e se non vi giungea chi lor dié aiuto, + il campo da quel lato era perduto. + +71 + + Ma Ferraù, che sin qui mai non s'era + dal re Marsilio suo troppo disgiunto, + quando vide fuggir quella bandiera, + e l'esercito suo mezzo consunto, + spronò il cavallo, e dove ardea più fiera + la battaglia, lo spinse; e arrivò a punto + che vide dal destrier cadere in terra + col capo fesso Olimpio da la Serra; + +72 + + un giovinetto che col dolce canto, + concorde al suon de la cornuta cetra, + d'intenerire un cor si dava vanto, + ancor che fosse più duro che pietra. + Felice lui, se contentar di tanto + onor sapeasi, e scudo, arco e faretra + aver in odio, e scimitarra e lancia, + che lo fecer morir giovine in Francia! + +73 + + Quando lo vide Ferraù cadere, + che solea amarlo e avere in molta estima, + si sente di lui sol via più dolere, + che di mill'altri che periron prima: + e sopra chi l'uccise in modo fere, + che gli divide l'elmo da la cima + per la fronte, per gli occhi e per la faccia, + per mezzo il petto, e morto a terra il caccia. + +74 + + Né qui s'indugia; e il brando intorno ruota, + ch'ogni elmo rompe, ogni lorica smaglia; + a chi segna la fronte, a chi la gota, + ad altri il capo, ad altri il braccio taglia; + or questo or quel di sangue e d'alma vota: + e ferma da quel canto la battaglia, + onde la spaventata ignobil frotta + senza ordine fuggia spezzata e rotta. + +75 + + Entrò ne la battaglia il re Agramante, + d'uccider gente e di far pruove vago; + e seco ha Baliverzo, Farurante, + Prusion, Soridano e Bambirago. + Poi son le genti senza nome tante, + che del lor sangue oggi faranno un lago, + che meglio conterei ciascuna foglia, + quando l'autunno gli arbori ne spoglia. + +76 + + Agramante dal muro una gran banda + di fanti avendo e di cavalli tolta, + col re di Feza subito li manda, + che dietro ai padiglion piglin la volta, + e vadano ad opporsi a quei d'Irlanda, + le cui squadre vedea con fretta molta, + dopo gran giri e larghi avolgimenti, + venir per occupar gli alloggiamenti. + +77 + + Fu 'l re di Feza ad esequir ben presto; + ch'ogni tardar troppo nociuto avria. + Raguna intanto il re Agramante il resto; + parte le squadre, e alla battaglia invia. + Egli va al fiume; che gli par ch'in questo + luogo del suo venir bisogno sia: + e da quel canto un messo era venuto + del re Sobrino a domandare aiuto. + +78 + + Menava in una squadra più di mezzo + il campo dietro; e sol del gran rumore + tremar gli Scotti, e tanto fu il ribrezzo, + ch'abbandonavan l'ordine e l'onore. + Zerbin, Lurcanio e Ariodante in mezzo + vi restar soli incontra a quel furore; + e Zerbin, ch'era a pié, vi peria forse, + ma 'l buon Rinaldo a tempo se n'accorse. + +79 + + Altrove intanto il paladin s'avea + fatto inanzi fuggir cento bandiere. + Or che l'orecchie la novella rea + del gran periglio di Zerbin gli fere, + ch'a piedi fra la gente cirenea + lasciato solo aveano le sue schiere, + volta il cavallo, e dove il campo scotto + vede fuggir, prende la via di botto. + +80 + + Dove gli Scotti ritornar fuggendo + vede, s'appara, e grida: — Or dove andate? + perché tanta viltade in voi comprendo, + che a sì vil gente il campo abbandonate? + Ecco le spoglie, de le quali intendo + ch'esser dovean le vostre chiese ornate. + Oh che laude, oh che gloria, che 'l figliuolo + del vostro re si lasci a piedi e solo! — + +81 + + D'un suo scudier una grossa asta afferra, + e vede Prusion poco lontano, + re d'Alvaracchie, e adosso se gli serra, + e de l'arcion lo porta morto al piano. + Morto Agricalte e Bambirago atterra: + dopo fere aspramante Soridano; + e come gli altri l'avria messo a morte, + se nel ferir la lancia era più forte. + +82 + + Stringe Fusberta, poi che l'asta è rotta, + e tocca Serpentin, quel da la Stella. + Fatate l'arme avea, ma quella botta + pur tramortito il manda fuor di sella. + E così al duca de la gente scotta + fa piazza intorno spaziosa e bella; + sì che senza contesa un destrier puote + salir di quei che vanno a selle vote. + +83 + + E ben si ritrovò salito a tempo, + che forse nol facea, se più tardava: + perché Agramante e Dardinello a un tempo, + Sobrin col re Balastro v'arrivava. + Ma egli, che montato era per tempo, + di qua e di là col brando s'aggirava, + mandando or questo or quel giù ne l'inferno + a dar notizia del viver moderno. + +84 + + Il buon Rinaldo, il quale a porre in terra + i più dannosi avea sempre riguardo, + la spada contra il re Agramante afferra, + che troppo gli parea fiero e gagliardo + (facea egli sol più che mille altri guerra); + e se gli spinse adosso con Baiardo: + lo fere a un tempo ed urta di traverso, + sì che lui col destrier manda riverso. + +85 + + Mentre di fuor con sì crudel battaglia, + odio, rabbia, furor l'un l'altro offende, + Rodomonte in Parigi il popul taglia, + le belle case e i sacri templi accende. + Carlo, ch'in altra parte si travaglia, + questo non vede, e nulla ancor ne 'ntende: + Odoardo raccoglie ed Arimanno + ne la città, col lor popul britanno. + +86 + + A lui venne un scudier pallido in volto, + che potea a pena trar del petto il fiato. + — Ahimè! signor, ahimè — replica molto, + prima ch'abbia a dir altro incominciato: + — Oggi il romano Imperio, oggi è sepolto; + oggi ha il suo popul Cristo abandonato: + il demonio dal cielo è piovuto oggi, + perché in questa città più non s'alloggi. + +87 + + Satanasso (perch'altri esser non puote) + strugge e ruina la città infelice. + Volgiti e mira le fumose ruote + de la rovente fiamma predatrice; + ascolta il pianto che nel ciel percuote; + e faccian fede a quel che 'l servo dice. + Un solo è quel ch'a ferro e a fuoco strugge + la bella terra, e inanzi ognun gli fugge. — + +88 + + Quale è colui che prima oda il tumulto, + e de le sacre squille il batter spesso, + che vegga il fuoco a nessun altro occulto, + ch'a sé, che più gli tocca, e gli è più presso; + tal è il re Carlo, udendo il nuovo insulto, + e conoscendol poi con l'occhio istesso: + onde lo sforzo di sua miglior gente + al grido drizza e al gran rumor che sente. + +89 + + Dei paladini e dei guerrier più degni + Carlo si chiama dietro una gran parte, + e vêr la piazza fa drizzare i segni; + che 'l pagan s'era tratto in quella parte. + Ode il rumor, vede gli orribil segni + di crudeltà, l'umane membra sparte. + Ora non più: ritorni un'altra volta + chi voluntier la bella istoria ascolta. + + + + +CANTO DICIASSETTESIMO + + +1 + + Il giusto Dio, quando i peccati nostri + hanno di remission passato il segno, + acciò che la giustizia sua dimostri + uguale alla pietà, spesso dà regno + a tiranni atrocissimi ed a mostri, + e dà lor forza e di mal fare ingegno. + Per questo Mario e Silla pose al mondo, + e duo Neroni e Caio furibondo, + +2 + + Domiziano e l'ultimo Antonino; + e tolse da la immonda e bassa plebe, + ed esaltò all'imperio Massimino; + e nascer prima fe' Creonte a Tebe; + e dié Mezenzio al populo Agilino, + che fe' di sangue uman grasse le glebe; + e diede Italia a tempi men remoti + in preda agli Unni, ai Longobardi, ai Goti. + +3 + + Che d'Atila dirò? che de l'iniquo + Ezzellin da Roman? che d'altri cento? + che dopo un lungo andar sempre in obliquo, + ne manda Dio per pena e per tormento. + Di questo abbiàn non pur al tempo antiquo, + ma ancora al nostro, chiaro esperimento, + quando a noi, greggi inutili e malnati, + ha dato per guardian lupi arrabbiati: + +4 + + a cui non par ch'abbi a bastar lor fame, + ch'abbi il lor ventre a capir tanta carne; + e chiaman lupi di più ingorde brame + da boschi oltramontani a divorarne. + Di Trasimeno l'insepulto ossame + e di Canne e di Trebia poco parne + verso quel che le ripe e i campi ingrassa, + dov'Ada e Mella e Ronco e Tarro passa. + +5 + + Or Dio consente che noi siàn puniti + da populi di noi forse peggiori, + per li multiplicati ed infiniti + nostri nefandi, obbrobriosi errori. + Tempo verrà ch'a depredar lor liti + andremo noi, se mai saren migliori, + e che i peccati lor giungano al segno, + che l'eterna Bontà muovano a sdegno. + +6 + + Doveano allora aver gli eccessi loro + di Dio turbata la serena fronte, + che scórse ogni lor luogo il Turco e 'l Moro + con stupri, uccision, rapine ed onte: + ma più di tutti gli altri danni, foro + gravati dal furor di Rodomonte. + Dissi ch'ebbe di lui la nuova Carlo, + e che 'n piazza venia per ritrovarlo. + +7 + + Vede tra via la gente sua troncata, + arsi i palazzi, e ruinati i templi, + gran parte de la terra desolata; + mai non si vider sì crudeli esempli. + — Dove fuggite, turba spaventata? + Non è tra voi chi 'l danno suo contempli? + Che città, che refugio più vi resta, + quando si perda sì vilmente questa? + +8 + + Dunque un uom solo in vostra terra preso, + cinto di mura onde non può fuggire, + si partirà che non l'avrete offeso, + quando tutti v'avrà fatto morire? — + Così Carlo dicea, che d'ira acceso + tanta vergogna non potea patire. + E giunse dove inanti alla gran corte + vide il pagan por la sua gente a morte. + +9 + + Quivi gran parte era del populazzo, + sperandovi trovare aiuto, ascesa; + perché forte di mura era il palazzo, + con munizion da far lunga difesa. + Rodomonte, d'orgoglio e d'ira pazzo, + solo s'avea tutta la piazza presa: + e l'una man, che prezza il mondo poco, + ruota la spada, e l'altra getta il fuoco. + +10 + + E de la regal casa, alta e sublime, + percuote e risuonar fa le gran porte. + Gettan le turbe da le eccelse cime + e merli e torri, e si metton per morte. + Guastare i tetti non è alcun che stime; + e legne e pietre vanno ad una sorte, + lastre e colonne, e le dorate travi + che furo in prezzo agli lor padri e agli avi. + +11 + + Sta su la porta il re d'Algier, lucente + di chiaro acciar che 'l capo gli arma e 'l busto, + come uscito di tenebre serpente, + poi c'ha lasciato ogni squalor vetusto, + del nuovo scoglio altiero, e che si sente + ringiovenito e più che mai robusto: + tre lingue vibra, ed ha negli occhi foco; + dovunque passa, ogn'animal dà loco. + +12 + + Non sasso, merlo, trave, arco o balestra, + né ciò che sopra il Saracin percuote, + ponno allentar la sanguinosa destra + che la gran porta taglia, spezza e scuote: + e dentro fatto v'ha tanta finestra, + che ben vedere e veduto esser puote + dai visi impressi di color di morte, + che tutta piena quivi hanno la corte. + +13 + + Suonar per gli alti e spaziosi tetti + s'odono gridi e feminil lamenti: + l'afflitte donne, percotendo i petti, + corron per casa pallide e dolenti; + e abbraccian gli usci e i geniali letti + che tosto hanno a lasciare a strane genti. + Tratta la cosa era in periglio tanto, + quando 'l re giunse, e suoi baroni accanto. + +14 + + Carlo si volse a quelle man robuste + ch'ebbe altre volte a gran bisogni pronte. + — Non sète quelli voi, che meco fuste + contra Agolante (disse) in Aspramonte? + Sono le forze vostre ora sì fruste, + che, s'uccideste lui, Troiano e Almonte + con centomila, or ne temete un solo + pur di quel sangue e pur di quello stuolo? + +15 + + Perché debbo vedere in voi fortezza + ora minor ch'io la vedessi allora? + Mostrate a questo can vostra prodezza, + a questo can che gli uomini devora. + Un magnanimo cor morte non prezza, + presta o tarda che sia, pur che ben muora. + Ma dubitar non posso ove voi sète, + che fatto sempre vincitor m'avete. — + +16 + + Al fin de le parole urta il destriero, + con l'asta bassa, al Saracino adosso. + Mossesi a un tratto il paladino Ugiero, + a un tempo Namo ed Ulivier si è mosso, + Avino, Avolio, Otone e Berlingiero, + ch'un senza l'altro mai veder non posso: + e ferir tutti sopra a Rodomonte + e nel petto e nei fianchi e ne la fronte. + +17 + + Ma lasciamo, per Dio, Signore, ormai + di parlar d'ira e di cantar di morte; + e sia per questa volta detto assai + del Saracin non men crudel che forte: + che tempo è ritornar dov'io lasciai + Grifon, giunto a Damasco in su le porte + con Orrigille perfida, e con quello + ch'adulter era, e non di lei fratello. + +18 + + De le più ricche terre di Levante, + de le più populose e meglio ornate + si dice esser Damasco, che distante + siede a Ierusalem sette giornate, + in un piano fruttifero e abondante, + non men giocondo il verno, che l'estate. + A questa terra il primo raggio tolle + de la nascente aurora un vicin colle. + +19 + + Per la città duo fiumi cristallini + vanno inaffiando per diversi rivi + un numero infinito di giardini, + non mai di fior, non mai di fronde privi. + Dicesi ancor, che macinar molini + potrian far l'acque lanfe che son quivi; + e chi va per le vie vi sente, fuore + di tutte quelle case, uscire odore. + +20 + + Tutta coperta è la strada maestra + di panni di diversi color lieti; + e d'odorifera erba, e di silvestra + fronda la terra e tutte le pareti. + Adorna era ogni porta, ogni finestra + di finissimi drappi e di tapeti, + ma più di belle e ben ornate donne + di ricche gemme e di superbe gonne. + +21 + + Vedeasi celebrar dentr'alle porte, + in molti lochi, solazzevol balli; + il popul, per le vie, di miglior sorte + maneggiar ben guarniti e bei cavalli: + facea più bel veder la ricca corte + de' signor, de' baroni e de' vasalli, + con ciò che d'India e d'eritree maremme + di perle aver si può, d'oro e di gemme. + +22 + + Venia Grifone e la sua compagnia + mirando e quinci e quindi il tutto ad agio, + quando fermolli un cavalliero in via, + e gli fece smontare a un suo palagio; + e per l'usanza e per sua cortesia + di nulla lasciò lor patir disagio. + Li fe' nel bagno entrar, poi con serena + fronte gli accolse a sontuosa cena. + +23 + + E narrò lor come il re Norandino, + re di Damasco e di tutta Soria, + fatto avea il paesano e 'l peregrino + ch'ordine avesse di cavalleria, + alla giostra invitar, ch'al matutino + del dì sequente in piazza si faria; + e che s'avean valor pari al sembiante, + potrian mostrarlo senza andar più inante. + +24 + + Ancor che quivi non venne Grifone + a questo effetto, pur lo 'nvito tenne; + che qual volta se n'abbia occasione, + mostrar virtude mai non disconvenne. + Interrogollo poi de la cagione + di quella festa, e s'ella era solenne + usata ogn'anno, o pure impresa nuova + del re ch'i suoi veder volesse in pruova. + +25 + + Rispose il cavallier: — La bella festa + s'ha da far sempre ad ogni quarta luna: + de l'altre che verran, la prima è questa: + ancora non se n'è fatta più alcuna. + Sarà in memoria che salvò la testa + il re in tal giorno da una gran fortuna, + dopo che quattro mesi in doglie e 'n pianti + sempre era stato, e con la morte inanti. + +26 + + Ma per dirvi la cosa pienamente, + il nostro re, che Norandin s'appella, + molti e molt'anni ha avuto il core ardente + de la leggiadra e sopra ogn'altra bella + figlia del re di Cipro: e finalmente + avutala per moglie, iva con quella, + con cavallieri e donne in compagnia; + e dritto avea il camin verso Soria. + +27 + + Ma poi che fummo tratti a piene vele + lungi dal porto nel Carpazio iniquo, + la tempesta saltò tanto crudele, + che sbigottì sin al padrone antiquo. + Tre dì e tre notti andammo errando ne le + minacciose onde per camino obliquo. + Uscimo al fin nel lito stanchi e molli, + tra freschi rivi, ombrosi e verdi colli. + +28 + + Piantare i padiglioni, e le cortine + fra gli arbori tirar facemo lieti. + S'apparechiano i fuochi e le cucine; + le mense d'altra parte in su tapeti. + Intanto il re cercando alle vicine + valli era andato e a' boschi più secreti, + se ritrovasse capre o daini o cervi; + e l'arco gli portar dietro duo servi. + +29 + + Mentre aspettamo, in gran piacer sedendo, + che da cacciar ritorni il signor nostro, + vedemo l'Orco a noi venir correndo + lungo il lito del mar, terribil mostro. + Dio vi guardi, signor, che 'l viso orrendo + de l'Orco agli occhi mai vi sia dimostro: + meglio è per fama aver notizia d'esso, + ch'andargli, si che lo veggiate, appresso. + +30 + + Non gli può comparir quanto sia lungo, + sì smisuratamente è tutto grosso. + In luogo d'occhi, di color di fungo + sotto la fronte ha duo coccole d'osso. + Verso noi vien (come vi dico) lungo + il lito, e par ch'un monticel sia mosso. + Mostra le zanne fuor, come fa il porco; + ha lungo il naso, il sen bavoso e sporco. + +31 + + Correndo viene, e 'l muso a guisa porta + che 'l bracco suol, quando entra in su la traccia. + Tutti che lo veggiam, con faccia smorta + in fuga andamo ove il timor ne caccia. + Poco il veder lui cieco ne conforta, + quando, fiutando sol, par che più faccia, + ch'altri non fa, ch'abbia odorato e lume: + e bisogno al fuggire eran le piume. + +32 + + Corron chi qua chi là; ma poco lece + da lui fuggir, veloce più che 'l Noto. + Di quaranta persone, a pena diece + sopra il navilio si salvaro a nuoto. + Sotto il braccio un fastel d'alcuni fece, + né il grembio si lasciò né il seno voto; + un suo capace zaino empissene anco, + che gli pendea, come a pastor, dal fianco. + +33 + + Portòci alla sua tana il mostro cieco, + cavata in lito al mar dentr'uno scoglio. + Di marmo così bianco è quello speco, + come esser soglia ancor non scritto foglio. + Quivi abitava una matrona seco, + di dolor piena in vista e di cordoglio; + ed avea in compagnia donne e donzelle + d'ogni età, d'ogni sorte, e brutte e belle. + +34 + + Era presso alla grotta in ch'egli stava, + quasi alla cima del giogo superno, + un'altra non minor di quella cava, + dove del gregge suo facea governo. + Tanto n'avea, che non si numerava; + e n'era egli il pastor l'estate e 'l verno. + Ai tempi suoi gli apriva e tenea chiuso, + per spasso che n'avea, più che per uso. + +35 + + L'umana carne meglio gli sapeva: + e prima il fa veder ch'all'antro arrivi; + che tre de' nostri giovini ch'aveva, + tutti li mangia, anzi trangugia vivi. + Viene alla stalla, e un gran sasso ne leva: + ne caccia il gregge, e noi riserra quivi. + Con quel sen va dove il suol far satollo, + sonando una zampogna ch'avea in collo. + +36 + + Il signor nostro intanto ritornato + alla marina, il suo danno comprende; + che truova gran silenzio in ogni lato, + voti frascati, padiglioni e tende. + Né sa pensar chi sì l'abbia rubato; + e pien di gran timore al lito scende, + onde i nocchieri suoi vede in disparte + sarpar lor ferri e in opra por le sarte. + +37 + + Tosto ch'essi lui veggiono sul lito, + il palischermo mandano a levarlo: + ma non sì tosto ha Norandino udito + de l'Orco che venuto era a rubarlo, + che, senza più pensar, piglia partito, + dovunque andato sia, di seguitarlo. + Vedersi tor Lucina sì gli duole, + ch'o racquistarla, o non più viver vuole. + +38 + + Dove vede apparir lungo la sabbia + la fresca orma, ne va con quella fretta + con che lo spinge l'amorosa rabbia, + fin che giunge alla tana ch'io v'ho detta; + ove con tema la maggior che s'abbia + a patir mai, l'Orco da noi s'aspetta: + ad ogni suono di sentirlo parci, + ch'affamato ritorni a divorarci. + +39 + + Quivi Fortuna il re da tempo guida, + che senza l'Orco in casa era la moglie. + Come ella 'l vede: — Fuggine! (gli grida) + misero te, se l'Orco ti ci coglie! — + — Coglia (disse) o non coglia, o salvi o uccida, + che miserrimo i' sia non mi si toglie. + Disir mi mena, e non error di via, + c'ho di morir presso alla moglie mia. — + +40 + + Poi seguì, dimandandole novella + di quei che prese l'Orco in su la riva; + prima degli altri, di Lucina bella, + se l'avea morta, o la tenea captiva. + La donna umanamente gli favella, + e lo conforta, che Lucina è viva, + e che non è alcun dubbio ch'ella muora; + che mai femina l'Orco non divora. + +41 + + — Esser di ciò argumento ti poss'io, + e tutte queste donne che son meco: + né a me né a lor mai l'Orco è stato rio, + pur che non ci scostian da questo speco. + A chi cerca fuggir, pon grave fio; + né pace mai puon ritrovar più seco: + o le sotterra vive, o l'incatena, + o fa star nude al sol sopra l'arena. + +42 + + Quando oggi egli portò qui la tua gente, + le femine dai maschi non divise; + ma, sì come gli avea, confusamente + dentro a quella spelonca tutti mise. + Sentirà a naso il sesso differente. + Le donne non temer che sieno uccise: + gli uomini, siene certo; ed empieranne + di quattro, il giorno, o sei, l'avide canne. + +43 + + Di levar lei di qui non ho consiglio + che dar ti possa; e contentar ti puoi + che ne la vita sua non è periglio: + starà qui al ben e al mal ch'avremo noi. + Ma vattene, per Dio, vattene, figlio, + che l'Orco non ti senta e non t'ingoi. + Tosto che giunge, d'ogn'intorno annasa, + e sente sin a un topo che sia in casa. — + +44 + + Rispose il re, non si voler partire, + se non vedea la sua Lucina prima; + e che più tosto appresso a lei morire, + che viverne lontan, faceva stima. + Quando vede ella non potergli dire + cosa che 'l muova da la voglia prima, + per aiutarlo fa nuovo disegno, + e ponvi ogni sua industria, ogni suo ingegno. + +45 + + Morte avea in casa, e d'ogni tempo appese, + con lor mariti, assai capre ed agnelle, + onde a sé ed alle sue facea le spese; + e dal tetto pendea più d'una pelle. + La donna fe' che 'l re del grasso prese, + ch'avea un gran becco intorno alle budelle, + e che se n'unse dal capo alle piante, + fin che l'odor cacciò ch'egli ebbe inante. + +46 + + E poi che 'l tristo puzzo aver le parve, + di che il fetido becco ognora sape, + piglia l'irsuta pelle, e tutto entrarve + lo fe'; ch'ella è sì grande che lo cape. + Coperto sotto a così strane larve, + facendol gir carpon, seco lo rape + là dove chiuso era d'un sasso grave + de la sua donna il bel viso soave. + +47 + + Norandino ubidisce; ed alla buca + de la spelonca ad aspettar si mette, + acciò col gregge dentro si conduca; + e fin a sera disiando stette. + Ode la sera il suon de la sambuca, + con che 'nvita a lassar l'umide erbette, + e ritornar le pecore all'albergo + il fier pastor che lor venìa da tergo. + +48 + + Pensate voi se gli tremava il core, + quando l'Orco sentì che ritornava, + e che 'l viso crudel pieno d'orrore + vide appressare all'uscio de la cava; + ma poté la pietà più che 'l timore: + s'ardea, vedete, o se fingendo amava. + Vien l'Orco inanzi, e leva il sasso, ed apre: + Norandino entra fra pecore e capre. + +49 + + Entrato il gregge, l'Orco a noi descende; + ma prima sopra sé l'uscio si chiude. + Tutti ne va fiutando: al fin duo prende; + che vuol cenar de le lor carni crude. + Al rimembrar di quelle zanne orrende, + non posso far ch'ancor non trieme e sude. + Partito l'Orco, il re getta la gonna + ch'avea di becco, e abbraccia la sua donna. + +50 + + Dove averne piacer deve e conforto, + vedendol quivi, ella n'ha affanno e noia: + lo vede giunto ov'ha da restar morto; + e non può far però ch'essa non muoia. + — Con tutto 'l mal (diceagli) ch'io supporto, + signor, sentia non mediocre gioia, + che ritrovato non t'eri con nui + quando da l'Orco oggi qui tratta fui. + +51 + + Che se ben il trovarmi ora in procinto + d'uscir di vita m'era acerbo e forte; + pur mi sarei, come è commune istinto, + dogliuta sol de la mia trista sorte: + ma ora, o prima o poi che tu sia estinto, + più mi dorrà la tua che la mia morte. — + E seguitò, mostrando assai più affanno + di quel di Norandin, che del suo danno. + +52 + + — La speme (disse il re) mi fa venire, + c'ho di salvarti, e tutti questi teco: + e s'io nol posso far, meglio è morire, + che senza te, mio sol, viver poi cieco. + Come io ci venni, mi potrò partire; + e voi tutt'altri ne verrete meco, + se non avrete, come io non ho avuto, + schivo a pigliare odor d'animal bruto. — + +53 + + La fraude insegnò a noi, che contra il naso + de l'Orco insegnò a lui la moglie d'esso; + di vestirci le pelli, in ogni caso + ch'egli ne palpi ne l'uscir del fesso. + Poi che di questo ognun fu persuaso; + quanti de l'un, quanti de l'altro sesso + ci ritroviamo, uccidian tanti becchi, + quelli che più fetean, ch'eran più vecchi. + +54 + + Ci ungemo i corpi di quel grasso opimo + che ritroviamo all'intestina intorno, + e de l'orride pelli ci vestimo. + Intanto uscì da l'aureo albergo il giorno. + Alla spelonca, come apparve il primo + raggio del sol, fece il pastor ritorno; + e dando spirto alle sonore canne, + chiamò il suo gregge fuor de le capanne. + +55 + + Tenea la mano al buco de la tana, + acciò col gregge non uscissin noi: + ci prendea al varco; e quando pelo o lana + sentia sul dosso, ne lasciava poi. + Uomini e donne uscimmo per sì strana + strada, coperti dagl'irsuti cuoi: + e l'Orco alcun di noi mai non ritenne, + fin che con gran timor Lucina venne. + +56 + + Lucina, o fosse perch'ella non volle + ungersi come noi, che schivo n'ebbe; + o ch'avesse l'andar più lento e molle, + che l'imitata bestia non avrebbe; + o quando l'Orco la groppa toccolle, + gridasse per la tema che le accrebbe; + o che se le sciogliessero le chiome; + sentita fu, né ben so dirvi come. + +57 + + Tutti eravam sì intenti al caso nostro, + che non avemmo gli occhi agli altrui fatti. + Io mi rivolsi al grido; e vidi il mostro + che già gl'irsuti spogli le avea tratti, + e fattola tornar nel cavo chiostro. + Noi altri dentro a nostre gonne piatti + col gregge andamo ove 'l pastor ci mena, + tra verdi colli in una piaggia amena. + +58 + + Quivi attendiamo infin che steso all'ombra + d'un bosco opaco il nasuto Orco dorma. + Chi lungo il mar, chi verso 'l monte sgombra: + sol Norandin non vuol seguir nostr'orma. + L'amor de la sua donna sì lo 'ngombra, + ch'alla grotta tornar vuol fra la torma, + né partirsene mai sin alla morte, + se non racquista la fedel consorte: + +59 + + che quando dianzi avea all'uscir del chiuso + vedutala restar captiva sola, + fu per gittarsi, dal dolor confuso, + spontaneamente al vorace Orco in gola; + e si mosse, e gli corse infino al muso, + né fu lontano a gir sotto la mola: + ma pur lo tenne in mandra la speranza + ch'avea di trarla ancor di quella stanza. + +60 + + La sera, quando alla spelonca mena + il gregge l'Orco, e noi fuggiti sente, + e c'ha da rimaner privo di cena, + chiama Lucina d'ogni mal nocente, + e la condanna a star sempre in catena + allo scoperto in sul sasso eminente. + Vedela il re per sua cagion patire, + e si distrugge, e sol non può morire. + +61 + + Matina e sera l'infelice amante + la può veder come s'affliga e piagna; + che le va misto fra le capre avante, + torni alla stalla o torni alla campagna. + Ella con viso mesto e supplicante + gli accenna che per Dio non vi rimagna, + perché vi sta a gran rischio de la vita, + né però a lei può dare alcuna aita. + +62 + + Così la moglie ancor de l'Orco priega + il re che se ne vada, ma non giova; + che d'andar mai senza Lucina niega, + e sempre più costante si ritruova. + In questa servitude, in che lo lega + Pietate e Amor, stette con lunga pruova + tanto, ch'a capitar venne a quel sasso + il figlio d'Agricane e 'l re Gradasso. + +63 + + Dove con loro audacia tanto fenno, + che liberaron la bella Lucina; + ben che vi fu aventura più che senno: + e la portar correndo alla marina; + e al padre suo, che quivi era, la denno: + e questo fu ne l'ora matutina, + che Norandin con l'altro gregge stava + a ruminar ne la montana cava. + +64 + + Ma poi che 'l giorno aperta fu la sbarra, + e seppe il re la donna esser partita + (che la moglie de l'Orco gli lo narra), + e come a punto era la cosa gita; + grazie a Dio rende, e con voto n'inarra, + ch'essendo fuor di tal miseria uscita, + faccia che giunga onde per arme possa, + per prieghi o per tesoro, esser riscossa. + +65 + + Pien di letizia va con l'altra schiera + del simo gregge, e viene ai verdi paschi; + e quivi aspetta fin ch'all'ombra nera + il mostro per dormir ne l'erba caschi. + Poi ne vien tutto il giorno e tutta sera; + e al fin sicur che l'Orco non lo 'ntaschi, + sopra un navilio monta in Satalia; + e son tre mesi ch'arrivò in Soria. + +66 + + In Rodi, in Cipro, e per città e castella + e d'Africa e d'Egitto e di Turchia, + il re cercar fe' di Lucina bella; + né fin l'altr'ieri aver ne poté spia. + L'altr'ier n'ebbe dal suocero novella, + che seco l'avea salva in Nicosia, + dopo che molti dì vento crudele + era stato contrario alle sue vele. + +67 + + Per allegrezza de la buona nuova + prepara il nostro re la ricca festa; + e vuol ch'ad ogni quarta luna nuova, + una se n'abbia a far simile a questa: + che la memoria rifrescar gli giova + dei quattro mesi che 'n irsuta vesta + fu tra il gregge de l'Orco; e un giorno, quale + sarà dimane, uscì di tanto male. + +68 + + Questo ch'io v'ho narrato, in parte vidi, + in parte udi' da chi trovossi al tutto; + dal re, vi dico, che calende ed idi + vi stette, fin che volse in riso il lutto: + e se n'udite mai far altri gridi, + direte a chi gli fa, che mal n'è istrutto. — + Il gentiluomo in tal modo a Grifone + de la festa narrò l'alta cagione. + +69 + + Un gran pezzo di notte si dispensa + dai cavallieri in tal ragionamento; + e conchiudon ch'amore e pietà immensa + mostrò quel re con grande esperimento. + Andaron, poi che si levar da mensa, + ove ebbon grato e buono alloggiamento. + Nel seguente matin sereno e chiaro, + al suon de l'allegrezze si destaro. + +70 + + Vanno scorrendo timpani e trombette, + e ragunando in piazza la cittade. + Or, poi che de cavalli e de carrette + e ribombar de gridi odon le strade, + Grifon le lucide arme si rimette, + che son di quelle che si trovan rade; + che l'avea impenetrabili e incantate + la Fata bianca di sua man temprate. + +71 + + Quel d'Antiochia, più d'ogn'altro vile, + armossi seco, e compagnia gli tenne. + Preparate avea lor l'oste gentile + nerbose lance, e salde e grosse antenne, + e del suo parentado non umìle + compagnia tolta; e seco in piazza venne; + e scudieri a cavallo, e alcuni a piede, + a tal servigi attissimi, lor diede. + +72 + + Giunsero in piazza, e trassonsi in disparte, + né pel campo curar far di sé mostra, + per veder meglio il bel popul di Marte, + ch'ad uno, o a dua, o a tre, veniano in giostra. + Chi con colori accompagnati ad arte + letizia o doglia alla sua donna mostra; + chi nel cimier, chi nel dipinto scudo + disegna Amor, se l'ha benigno o crudo. + +73 + + Soriani in quel tempo aveano usanza + d'armarsi a questa guisa di Ponente. + Forse ve gli inducea la vicinanza + che de' Franceschi avean continuamente, + che quivi allor reggean la sacra stanza + dove in carne abitò Dio onnipotente; + ch'ora i superbi e miseri cristiani, + con biasmi lor, lasciano in man de' cani. + +74 + + Dove abbassar dovrebbono la lancia + in augumento de la santa fede, + tra lor si dan nel petto e ne la pancia + a destruzion del poco che si crede. + Voi, gente ispana, e voi, gente di Francia, + volgete altrove, e voi, Svizzeri, il piede, + e voi, Tedeschi, a far più degno acquisto; + che quanto qui cercate è già di Cristo. + +75 + + Se Cristianissimi esser voi volete, + e voi altri Catolici nomati, + perché di Cristo gli uomini uccidete? + perché de' beni lor son dispogliati? + Perché Ierusalem non riavete, + che tolto è stato a voi da' rinegati? + Perché Costantinopoli e del mondo + la miglior parte occupa il Turco immondo? + +76 + + Non hai tu, Spagna, l'Africa vicina, + che t'ha via più di questa Italia offesa? + E pur, per dar travaglio alla meschina, + lasci la prima tua sì bella impresa. + O d'ogni vizio fetida sentina, + dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa + ch'ora di questa gente, ora di quella + che già serva ti fu, sei fatta ancella? + +77 + + Se 'l dubbio di morir ne le tue tane, + Svizzer, di fame, in Lombardia ti guida, + e tra noi cerchi o chi ti dia del pane, + o, per uscir d'inopia, chi t'uccida; + le richezze del Turco hai non lontane: + caccial d'Europa, o almen di Grecia snida; + così potrai o del digiuno trarti, + o cader con più merto in quelle parti. + +78 + + Quel ch'a te dico, io dico al tuo vicino + tedesco ancor; là le richezze sono, + che vi portò da Roma Costantino: + portonne il meglio, e fe' del resto dono. + Pattolo ed Ermo onde si tra' l'or fino, + Migdonia e Lidia, e quel paese buono + per tante laudi in tante istorie noto, + non è, s'andar vi vuoi, troppo remoto. + +79 + + Tu, gran Leone, a cui premon le terga + de le chiavi del ciel le gravi some, + non lasciar che nel sonno si sommerga + Italia, se la man l'hai ne le chiome. + Tu sei Pastore; e Dio t'ha quella verga + data a portare, e scelto il fiero nome, + perché tu ruggi, e che le braccia stenda, + sì che dai lupi il grege tuo difenda. + +80 + + Ma d'un parlar ne l'altro, ove sono ito + sì lungi, dal camin ch'io faceva ora? + Non lo credo però sì aver smarrito, + ch'io non lo sappia ritrovare ancora. + Io dicea ch'in Soria si tenea il rito + d'armarsi, che i Franceschi aveano allora: + sì che bella in Damasco era la piazza + di gente armata d'elmo e di corazza. + +81 + + Le vaghe donne gettano dai palchi + sopra i giostranti fior vermigli e gialli, + mentre essi fanno a suon degli oricalchi + levare a salti ed aggirar cavalli. + Ciascuno, o bene o mal ch'egli cavalchi, + vuol far quivi vedersi, e sprona e dàlli: + di ch'altri ne riporta pregio e lode; + mentre altri a riso, e gridar dietro s'ode. + +82 + + De la giostra era il prezzo un'armatura + che fu donata al re pochi dì inante, + che su la strada ritrovò a ventura, + ritornando d'Armenia, un mercatante. + Il re di nobilissima testura + le sopraveste all'arme aggiunse, e tante + perle vi pose intorno e gemme ed oro, + che la fece valer molto tesoro. + +83 + + Se conosciute il re quell'arme avesse, + care avute l'avria sopra ogni arnese; + né in premio de la giostra l'avria messe, + come che liberal fosse e cortese. + Lungo saria chi raccontar volesse + chi l'avea sì sprezzate e vilipese, + che 'n mezzo de la strada le lasciasse, + preda chiunque o inanzi o indietro andasse. + +84 + + Di questo ho da contarvi più di sotto: + or dirò di Grifon, ch'alla sua giunta + un paio e più di lance trovò rotto, + menato più d'un taglio e d'una punta. + Dei più cari e più fidi al re fur otto + che quivi insieme avean lega congiunta; + gioveni; in arme pratichi ed industri, + tutti o signori o di famiglie illustri. + +85 + + Quei rispondean ne la sbarrata piazza + per un dì, ad uno ad uno, a tutto 'l mondo, + prima con lancia, e poi con spada o mazza, + fin ch'al re di guardarli era giocondo; + e si foravan spesso la corazza: + per giuoco in somma qui facean, secondo + fan gli nimici capitali, eccetto + che potea il re partirli a suo diletto. + +86 + + Quel d'Antiochia, un uom senza ragione, + che Martano il codardo nominosse, + come se de la forza di Grifone, + poi ch'era seco, participe fosse, + audace entrò nel marziale agone; + e poi da canto ad aspettar fermosse, + sin che finisce una battaglia fiera + che tra duo cavallier cominciata era. + +87 + + Il signor di Seleucia, di quell'uno, + ch'a sostener l'impresa aveano tolto, + combattendo in quel tempo con Ombruno, + lo ferì d'una punta in mezzo 'l volto, + sì che l'uccise: e pietà n'ebbe ognuno, + perché buon cavallier lo tenean molto; + ed oltra la bontade, il più cortese + non era stato in tutto quel paese. + +88 + + Veduto ciò, Martano ebbe paura + che parimente a sé non avvenisse; + e ritornando ne la sua natura, + a pensar cominciò come fugisse. + Grifon, che gli era appresso e n'avea cura, + lo spinse pur, poi ch'assai fece e disse, + contra un gentil guerrier che s'era mosso, + come si spinge il cane al lupo adosso; + +89 + + che dieci passi gli va dietro o venti, + e poi si ferma, ed abbaiando guarda + come digrigni i minacciosi denti, + come negli occhi orribil fuoco gli arda. + Quivi ov'erano e principi presenti + e tanta gente nobile e gagliarda, + fuggì lo 'ncontro il timido Martano, + e torse 'l freno e 'l capo a destra mano. + +90 + + Pur la colpa potea dar al cavallo, + chi di scusarlo avesse tolto il peso; + ma con la spada poi fe' sì gran fallo, + che non l'avria Demostene difeso. + Di carta armato par, non di metallo; + sì teme da ogni colpo essere offeso. + Fuggesi al fine, e gli ordini disturba, + ridendo intorno a lui tutta la turba. + +91 + + Il batter de le mani, il grido intorno + se gli levò del populazzo tutto. + Come lupo cacciato, fe' ritorno + Martano in molta fretta al suo ridutto. + Resta Grifone; e gli par de lo scorno + del suo compagno esser macchiato e brutto: + esser vorrebbe stato in mezzo il foco, + più tosto che trovarsi in questo loco. + +92 + + Arde nel core, e fuor nel viso avampa, + come sia tutta sua quella vergogna; + perché l'opere sue di quella stampa + vedere aspetta il populo ed agogna: + sì che rifulga chiara più che lampa + sua virtù, questa volta gli bisogna; + ch'un'oncia, un dito sol d'error che faccia, + per la mala impression parrà sei braccia. + +93 + + Già la lancia avea tolta su la coscia + Grifon, ch'errare in arme era poco uso: + spinse il cavallo a tutta briglia, e poscia + ch'alquanto andato fu, la messe suso, + e portò nel ferire estrema angoscia + al baron di Sidonia, ch'andò giuso. + Ognun maravigliando in pié si leva; + che 'l contrario di ciò tutto attendeva. + +94 + + Tornò Grifon con la medesma antenna, + che 'ntiera e ferma ricovrata avea, + ed in tre pezzi la roppe alla penna + de lo scudo al signor di Lodicea. + Quel per cader tre volte e quattro accenna, + che tutto steso alla groppa giacea: + pur rilevato al fin la spada strinse, + voltò il cavallo, e vêr Grifon si spinse. + +95 + + Grifon, che 'l vede in sella, e che non basta + sì fiero incontro perché a terra vada, + dice fra sé: — Quel che non poté l'asta, + in cinque colpi o 'n sei farà la spada. — + E su la tempia subito l'attasta + d'un dritto tal, che par che dal ciel cada; + e un altro gli accompagna e un altro appresso, + tanto che l'ha stordito e in terra messo. + +96 + + Quivi erano d'Apamia duo germani, + soliti in giostra rimaner di sopra, + Tirse e Corimbo; ed ambo per le mani + del figlio d'Uliver cader sozzopra. + L'uno gli arcion lascia allo scontro vani; + con l'altro messa fu la spada in opra. + Già per commun giudicio si tien certo + che di costui fia de la giostra il merto. + +97 + + Ne la lizza era entrato Salinterno, + gran diodarro e maliscalco regio, + e che di tutto 'l regno avea il governo, + e di sua mano era guerriero egregio. + Costui, sdegnoso ch'un guerriero esterno + debba portar di quella giostra il pregio, + piglia una lancia, e verso Grifon grida, + e molto minacciandolo lo sfida. + +98 + + Ma quel con un lancion gli fa risposta, + ch'avea per lo miglior fra dieci eletto, + e per non far error, lo scudo apposta, + e via lo passa e la corazza e 'l petto: + passa il ferro crudel tra costa e costa, + e fuor pel tergo un palmo esce di netto. + Il colpo, eccetto al re, fu a tutti caro; + ch'ognuno odiava Salinterno avaro. + +99 + + Grifone, appresso a questi, in terra getta + duo di Damasco, Ermofilo e Carmondo. + La milizia del re dal primo è retta; + del mar grande almiraglio è quel secondo. + Lascia allo scontro l'un la sella in fretta: + adosso all'altro si riversa il pondo + del rio destrier, che sostener non puote + l'alto valor con che Grifon percuote. + +100 + + Il signor di Seleucia ancor restava, + miglior guerrier di tutti gli altri sette; + e ben la sua possanza accompagnava + con destrier buono e con arme perfette. + Dove de l'elmo la vista si chiava, + l'asta allo scontro l'uno e l'altro mette; + pur Grifon maggior colpo al pagan diede, + che lo fe' staffeggiar dal manco piede. + +101 + + Gittaro i tronchi, e si tornaro adosso + pieni di molto ardir coi brandi nudi. + Fu il pagan prima da Grifon percosso + d'un colpo che spezzato avria gl'incudi. + Con quel fender si vide e ferro ed osso + d'un ch'eletto s'avea tra mille scudi; + e se non era doppio e fin l'arnese, + ferìa la coscia ove cadendo scese. + +102 + + Ferì quel di Seleucia alla visera + Grifone a un tempo; e fu quel colpo tanto, + che l'avria aperta e rotta, se non era + fatta, come l'altr'arme, per incanto. + Gli è un perder tempo che 'l pagan più fera: + così son l'arme dure in ogni canto: + e 'n più parti Grifon già fessa e rotta + ha l'armatura a lui, né perde botta. + +103 + + Ognun potea veder quanto di sotto + il signor di Seleucia era a Grifone; + e se partir non li fa il re di botto, + quel che sta peggio, la vita vi pone. + Fe' Norandino alla sua guardia motto + ch'entrasse a distaccar l'aspra tenzone. + Quindi fu l'uno, e quindi l'altro tratto; + e fu lodato il re di sì buon atto. + +104 + + Gli otto che dianzi avean col mondo impresa, + e non potuto durar poi contra uno, + avendo mal la parte lor difesa, + usciti eran dal campo ad uno ad uno. + Gli altri ch'eran venuti a lor contesa, + quivi restar senza contrasto alcuno, + avendo lor Grifon, solo, interrotto + quel che tutti essi avean da far contra otto. + +105 + + E durò quella festa così poco, + ch'in men d'un'ora il tutto fatto s'era: + ma Norandin, per far più lungo il giuoco + e per continuarlo infino a sera, + dal palco scese, e fe' sgombrare il loco; + e poi divise in due la grossa schiera, + indi, secondo il sangue e la lor prova, + gli andò accoppiando, e fe' una giostra nova. + +106 + + Grifone intanto avea fatto ritorno + alla sua stanza pien d'ira e di rabbia + e più gli preme di Martan lo scorno + che non giova l'onor ch'esso vinto abbia. + Quivi, per tor l'obbrobrio ch'avea intorno, + Martano adopra le mendaci labbia: + e l'astuta e bugiarda meretrice, + come meglio sapea, gli era adiutrice. + +107 + + O sì o no che 'l giovin gli credesse, + pur la scusa accettò, come discreto: + e pel suo meglio allora allora elesse + quindi levarsi tacito e secreto, + per tema che, se 'l populo vedesse + Martano comparir, non stesse cheto. + Così per una via nascosa e corta + usciro al camin lor fuor de la porta. + +108 + + Grifone, o ch'egli o che 'l cavallo fosse + stanco, o gravasse il sonno pur le ciglia, + al primo albergo che trovar, fermosse, + che non erano andati oltre a dua miglia. + Si trasse l'elmo, e tutto disarmosse, + e trar fece a' cavalli e sella e briglia; + e poi serrossi in camera soletto, + e nudo per dormire entrò nel letto. + +109 + + Non ebbe così tosto il capo basso, + che chiuse gli occhi, e fu dal sonno oppresso + così profundamente, che mai tasso + né ghiro mai s'addormentò quanto esso. + Martano in tanto ed Orrigille a spasso + entraro in un giardin ch'era lì appresso; + ed un inganno ordir, che fu il più strano + che mai cadesse in sentimento umano. + +110 + + Martano disegnò torre il destriero, + i panni e l'arme che Grifon s'ha tratte; + e andare inanzi al re pel cavalliero + che tante pruove avea giostrando fatte. + L'effetto ne seguì, fatto il pensiero: + tolle il destrier più candido che latte, + scudo e cimiero ed arme e sopraveste, + e tutte di Grifon l'insegne veste. + +111 + + Con gli scudieri e con la donna, dove + era il popolo ancora, in piazza venne; + e giunse a tempo che finian le pruove + di girar spade e d'arrestare antenne. + Commanda il re che 'l cavallier si truove, + che per cimier avea le bianche penne, + bianche le vesti e bianco il corridore; + che 'l nome non sapea del vincitore. + +112 + + Colui ch'indosso il non suo cuoio aveva, + come l'asino già quel del leone, + chiamato, se n'andò, come attendeva, + a Norandino, in loco di Grifone. + Quel re cortese incontro se gli leva, + l'abbraccia e bacia, e allato se lo pone: + né gli basta onorarlo e dargli loda, + che vuol che 'l suo valor per tutto s'oda. + +113 + + E fa gridarlo al suon degli oricalchi + vincitor de la giostra di quel giorno. + L'alta voce ne va per tutti i palchi, + che 'l nome indegno udir fa d'ogn'intorno. + Seco il re vuol ch'a par a par cavalchi, + quando al palazzo suo poi fa ritorno; + e di sua grazia tanto gli comparte, + che basteria, se fosse Ercole o Marte. + +114 + + Bello ed ornato alloggiamento dielli + in corte, ed onorar fece con lui + Orrigille anco; e nobili donzelli + mandò con essa, e cavallieri sui. + Ma tempo è ch'anco di Grifon favelli, + il qual né dal compagno né d'altrui + temendo inganno, addormentato s'era, + né mai si risvegliò fin alla sera. + +115 + + Poi che fu desto, e che de l'ora tarda + s'accorse, uscì di camera con fretta, + dove il falso cognato e la bugiarda + Orrigille lasciò con l'altra setta; + e quando non gli truova, e che riguarda + non v'esser l'arme né i panni, sospetta; + ma il veder poi più sospettoso il fece + l'insegne del compagno in quella vece. + +116 + + Sopravien l'oste, e di colui l'informa + che già gran pezzo, di bianch'arme adorno, + con la donna e col resto de la torma + avea ne la città fatto ritorno. + Truova Grifone a poco a poco l'orma + ch'ascosa gli avea Amor fin a quel giorno; + e con suo gran dolor vede esser quello + adulter d'Orrigille, e non fratello. + +117 + + Di sua sciocchezza indarno ora si duole, + ch'avendo il ver dal peregrino udito, + lasciato mutar s'abbia alle parole + di chi l'avea più volte già tradito. + Vendicar si potea, né seppe; or vuole + l'inimico punir, che gli è fuggito; + ed è costretto con troppo gran fallo + a tor di quel vil uom l'arme e 'l cavallo. + +118 + + Eragli meglio andar senz'arme e nudo, + che porsi indosso la corazza indegna, + o ch'imbracciar l'abominato scudo, + o por su l'elmo la beffata insegna; + ma per seguir la meretrice e 'l drudo, + ragione in lui pari al disio non regna. + A tempo venne alla città, ch'ancora + il giorno avea quasi di vivo un'ora. + +119 + + Presso alla porta ove Grifon venìa, + siede a sinistra un splendido castello, + che, più che forte e ch'a guerre atto sia, + di ricche stanze è accommodato e bello. + I re, i signori, i primi di Soria + con alte donne in un gentil drappello + celebravano quivi in loggia amena + la real sontuosa e lieta cena. + +120 + + La bella loggia sopra 'l muro usciva + con l'alta rocca fuor de la cittade; + e lungo tratto di lontan scopriva + i larghi campi e le diverse strade. + Or che Grifon verso la porta arriva + con quell'arme d'obbrobrio e di viltade, + fu con non troppa aventurosa sorte + dal re veduto e da tutta la corte: + +121 + + e riputato quel di ch'avea insegna, + mosse le donne e i cavallieri a riso. + Il vil Martano, come quel che regna + in gran favor, dopo 'l re è 'l primo assiso, + e presso a lui la donna di sé degna; + dai quali Norandin con lieto viso + volse saper chi fosse quel codardo + che così avea al suo onor poco riguardo; + +122 + + che dopo una sì trista e brutta pruova, + con tanta fronte or gli tornava inante. + Dicea: — Questa mi par cosa assai nuova, + ch'essendo voi guerrier degno e prestante, + costui compagno abbiate, che non truova, + di viltà, pari in terra di Levante. + Il fate forse per mostrar maggiore, + per tal contrario, il vostro alto valore. + +123 + + Ma ben vi giuro per gli eterni dei, + che se non fosse ch'io riguardo a vui, + la publica ignominia gli farei, + ch'io soglio fare agli altri pari a lui. + Perpetua ricordanza gli darei, + come ognor di viltà nimico fui. + Ma sappia, s'impunito se ne parte, + grado a voi che 'l menaste in questa parte. — + +124 + + Colui che fu de tutti i vizi il vaso, + rispose: — Alto signor, dir non sapria + chi sia costui; ch'io l'ho trovato a caso, + venendo d'Antiochia, in su la via. + Il suo sembiante m'avea persuaso + che fosse degno di mia compagnia; + ch'intesa non n'avea pruova né vista, + se non quella che fece oggi assai trista. + +125 + + La qual mi spiacque sì, che restò poco, + che per punir l'estrema sua viltade, + non gli facessi allora allora un gioco, + che non toccasse più lance né spade: + ma ebbi, più ch'a lui, rispetto al loco, + e riverenza a vostra maestade. + Né per me voglio che gli sia guadagno + l'essermi stato un giorno o dua compagno: + +126 + + di che contaminato anco esser parme; + e sopra il cor mi sarà eterno peso, + se, con vergogna del mestier de l'arme, + io lo vedrò da noi partire illeso: + e meglio che lasciarlo, satisfarme + potrete, se sarà d'un merlo impeso; + e fia lodevol opra e signorile, + perch'el sia esempio e specchio ad ogni vile. — + +127 + + Al detto suo Martano Orrigille have, + senza accennar, confermatrice presta. + — Non son (rispose il re) l'opre sì prave, + ch'al mio parer v'abbia d'andar la testa. + Voglio per pena del peccato grave, + che sol rinuovi al populo la festa. — + E tosto a un suo baron, che fe' venire, + impose quanto avesse ad esequire. + +128 + + Quel baron molti armati seco tolse, + ed alla porta de la terra scese; + e quivi con silenzio li raccolse, + e la venuta di Grifone attese: + e ne l'entrar sì d'improviso il colse, + che fra i duo ponti a salvamento il prese; + e lo ritenne con beffe e con scorno + in una oscura stanza insin al giorno. + +129 + + Il Sole a pena avea il dorato crine + tolto di grembio alla nutrice antica, + e cominciava da le piagge alpine + a cacciar l'ombre e far la cima aprica; + quando temendo il vil Martan ch'al fine + Grifone ardito la sua causa dica, + e ritorni la colpa ond'era uscita, + tolse licenza, e fece indi partita, + +130 + + trovando idonia scusa al priego regio, + che non stia allo spettacolo ordinato. + Altri doni gli avea fatto, col pregio + de la non sua vittoria, il signor grato; + e sopra tutto un amplo privilegio, + dov'era d'altri onori al sommo ornato. + Lasciànlo andar; ch'io vi prometto certo, + che la mercede avrà secondo il merto. + +131 + + Fu Grifon tratto a gran vergogna in piazza, + quando più si trovò piena di gente. + Gli avean levato l'elmo e la corazza, + e lasciato in farsetto assai vilmente; + e come il conducessero alla mazza, + posto l'avean sopra un carro eminente, + che lento lento tiravan due vacche + da lunga fame attenuate e fiacche. + +132 + + Venian d'intorno alla ignobil quadriga + vecchie sfacciate e disoneste putte, + di che n'era una ed or un'altra auriga, + e con gran biasmo lo mordeano tutte. + Lo poneano i fanciulli in maggior briga, + che, oltre le parole infami e brutte, + l'avrian coi sassi insino a morte offeso, + se dai più saggi non era difeso. + +133 + + L'arme che del suo male erano state + cagion, che di lui fer non vero indicio, + da la coda del carro strascinate + patian nel fango debito supplicio. + Le ruote inanzi a un tribunal fermate + gli fero udir de l'altrui maleficio + la sua ignominia, che 'n sugli occhi detta + gli fu, gridando un publico trombetta. + +134 + + Lo levar quindi, e lo mostrar per tutto + dinanzi a templi, ad officine e a case, + dove alcun nome scelerato e brutto, + che non gli fosse detto, non rimase. + Fuor de la terra all'ultimo cundutto + fu da la turba, che si persuase + bandirlo e cacciare indi a suon di busse, + non conoscendo ben ch'egli si fusse. + +135 + + Sì tosto a pena gli sferraro i piedi + e liberargli l'una e l'altra mano, + che tor lo scudo ed impugnar gli vedi + la spada, che rigò gran pezzo il piano. + Non ebbe contra sé lance né spiedi; + che senz'arme venìa il populo insano. + Ne l'altro canto diferisco il resto; + che tempo è omai, Signor, di finir questo. + + + + +CANTO DICIOTTESIMO + + +1 + + Magnanimo Signore, ogni vostro atto + ho sempre con ragion laudato e laudo: + ben che col rozzo stil duro e mal atto + gran parte de la gloria vi defraudo. + Ma più de l'altre una virtù m'ha tratto, + a cui col core e con la lingua applaudo; + che s'ognun truova in voi ben grata udienza, + non vi truova però facil credenza. + +2 + + Spesso in difesa del biasmato assente + indur vi sento una ed un'altra scusa, + o riserbargli almen, fin che presente + sua causa dica, l'altra orecchia chiusa; + e sempre, prima che dannar la gente, + vederla in faccia, e udir la ragion ch'usa; + differir anco e giorni e mesi ed anni, + prima che giudicar negli altrui danni. + +3 + + Se Norandino il simil fatto avesse, + fatto a Grifon non avria quel che fece. + A voi utile e onor sempre successe: + denigrò sua fama egli più che pece. + Per lui sue genti a morte furon messe; + che fe' Grifone in dieci tagli, e in diece + punte che trasse pien d'ira e bizzarro, + che trenta ne cascaro appresso al carro. + +4 + + Van gli altri in rotta ove il timor li caccia, + chi qua chi là, pei campi e per le strade; + e chi d'entrar ne la città procaccia, + e l'un su l'altro ne la porta cade. + Grifon non fa parole e non minaccia; + ma lasciando lontana ogni pietade, + mena tra il vulgo inerte il ferro intorno, + e gran vendetta fa d'ogni suo scorno. + +5 + + Di quei che primi giunsero alla porta, + che le piante a levarsi ebbeno pronte, + parte, al bisogno suo molto più accorta + che degli amici, alzò subito il ponte; + piangendo parte, o con la faccia smorta + fuggendo andò senza mai volger fronte, + e ne la terra per tutte le bande + levò grido e tumulto e rumor grande. + +6 + + Grifon gagliardo duo ne piglia in quella + che 'l ponte si levò per lor sciagura. + Sparge de l'uno al campo le cervella; + che lo percuote ad una cote dura: + prende l'altro nel petto, e l'arrandella + in mezzo alla città sopra le mura. + Scorse per l'ossa ai terrazzani il gelo, + quando vider colui venir dal cielo. + +7 + + Fur molti che temer che 'l fier Grifone + sopra le mura avesse preso un salto. + Non vi sarebbe più confusione, + s'a Damasco il soldan desse l'assalto. + Un muover d'arme, un correr di persone, + e di talacimanni un gridar d'alto, + e di tamburi un suon misto e di trombe + il mondo assorda, e 'l ciel par ne rimbombe. + +8 + + Ma voglio a un'altra volta differire + a ricontar ciò che di questo avenne. + Del buon re Carlo mi convien seguire, + che contra Rodomonte in fretta venne, + il qual le genti gli facea morire. + Io vi dissi ch'al re compagnia tenne + il gran Danese e Namo ed Oliviero + e Avino e Avolio e Otone e Berlingiero. + +9 + + Otto scontri di lance, che da forza + di tali otto guerrier cacciati foro, + sostenne a un tempo la scagliosa scorza + di ch'avea armato il petto il crudo Moro. + Come legno si drizza, poi che l'orza + lenta il nochier che crescer sente il Coro, + così presto rizzossi Rodomonte + dai colpi che gittar doveano un monte. + +10 + + Guido, Ranier, Ricardo, Salamone, + Ganelon traditor, Turpin fedele, + Angioliero, Angiolino, Ughetto, Ivone, + Marco e Matteo dal pian di san Michele, + e gli otto di che dianzi fei menzione, + son tutti intorno al Saracin crudele, + Arimanno e Odoardo d'Inghilterra, + ch'entrati eran pur dianzi ne la terra. + +11 + + Non così freme in su lo scoglio alpino + di ben fondata rocca alta parete, + quando il furor di borea o di garbino + svelle dai monti il frassino e l'abete; + come freme d'orgoglio il Saracino, + di sdegno acceso e di sanguigna sete: + e com'a un tempo è il tuono e la saetta, + così l'ira de l'empio e la vendetta. + +12 + + Mena alla testa a quel che gli è più presso, + che gli è il misero Ughetto di Dordona: + lo pone in terra insino ai denti fesso, + come che l'elmo era di tempra buona. + Percosso fu tutto in un tempo anch'esso + da molti colpi in tutta la persona; + ma non gli fan più ch'all'incude l'ago: + sì duro intorno ha lo scaglioso drago. + +13 + + Furo tutti i ripar, fu la cittade + d'intorno intorno abandonata tutta; + che la gente alla piazza, dove accade + maggior bisogno, Carlo avea ridutta. + Corre alla piazza da tutte le strade + la turba, a chi il fuggir sì poco frutta. + La persona del re sì i cori accende, + ch'ognun prend'arme, ognuno animo prende. + +14 + + Come se dentro a ben rinchiusa gabbia + d'antiqua leonessa usata in guerra, + perch'averne piacere il popul abbia, + talvolta il tauro indomito si serra; + i leoncin che veggion per la sabbia + come altiero e mugliando animoso erra, + e veder sì gran corna non son usi, + stanno da parte timidi e confusi: + +15 + + ma se la fiera madre a quel si lancia, + e ne l'orecchio attacca il crudel dente, + vogliono anch'essi insanguinar la guancia, + e vengono in soccorso arditamente; + chi morde al tauro il dosso e chi la pancia: + così contra il pagan fa quella gente. + Da tetti e da finestre e più d'appresso + sopra gli piove un nembo d'arme e spesso. + +16 + + Dei cavallieri e de la fanteria + tanta è la calca, ch'a pena vi cape. + La turba che vi vien per ogni via, + v'abbonda ad or ad or spessa come ape; + che quando, disarmata e nuda, sia + più facile a tagliar che torsi o rape, + non la potria, legata a monte a monte, + in venti giorni spenger Rodomonte. + +17 + + Al pagan, che non sa come ne possa + venir a capo, omai quel gioco incresce. + Poco, per far di mille, o di più, rossa + la terra intorno, il populo discresce. + Il fiato tuttavia più se gl'ingrossa, + sì che comprende al fin che, se non esce + or c'ha vigore e in tutto il corpo è sano, + vorrà da tempo uscir, che sarà invano. + +18 + + Rivolge gli occhi orribili, e pon mente + che d'ogn'intorno sta chiusa l'uscita; + ma con ruina d'infinita gente + l'aprirà tosto, e la farà espedita. + Ecco, vibrando la spada tagliente, + che vien quel empio, ove il furor lo 'nvita, + ad assalire il nuovo stuol britanno, + che vi trasse Odoardo ed Arimanno. + +19 + + Chi ha visto in piazza rompere steccato, + a cui la folta turba ondeggi intorno, + immansueto tauro accaneggiato, + stimulato e percosso tutto 'l giorno; + che 'l popul se ne fugge ispaventato, + ed egli or questo or quel leva sul corno: + pensi che tale o più terribil fosse + il crudele African quando si mosse. + +20 + + Quindici o venti ne tagliò a traverso, + altritanti lasciò del capo tronchi, + ciascun d'un colpo sol dritto o riverso; + che viti o salci par che poti e tronchi. + Tutto di sangue il fier pagano asperso, + lasciando capi fessi e bracci monchi, + e spalle e gambe ed altre membra sparte, + ovunque il passo volga, al fin si parte. + +21 + + De la piazza si vede in guisa torre, + che non si può notar ch'abbia paura; + ma tuttavolta col pensier discorre, + dove sia per uscir via più sicura. + Capita al fin dove la Senna corre + sotto all'isola, e va fuor de le mura. + La gente d'arme e il popul fatto audace + lo stringe e incalza, e gir nol lascia in pace. + +22 + + Qual per le selve nomade o massile + cacciata va la generosa belva, + ch'ancor fuggendo mostra il cor gentile, + e minacciosa e lenta si rinselva; + tal Rodomonte, in nessun atto vile, + da strana circondato e fiera selva + d'aste e di spade e di volanti dardi, + si tira al fiume a passi lunghi e tardi. + +23 + + E sì tre volte e più l'ira il sospinse, + ch'essendone già fuor, vi tornò in mezzo, + ove di sangue la spada ritinse, + e più di cento ne levò di mezzo. + Ma la ragione al fin la rabbia vinse + di non far sì, ch'a Dio n'andasse il lezzo; + e da la ripa, per miglior consiglio, + si gittò all'acqua, e uscì di gran periglio. + +24 + + Con tutte l'arme andò per mezzo l'acque, + come s'intorno avesse tante galle. + Africa, in te pare a costui non nacque, + ben che d'Anteo ti vanti e d'Anniballe. + Poi che fu giunto a proda, gli dispiacque, + che si vide restar dopo le spalle + quella città ch'avea trascorsa tutta, + e non l'avea tutta arsa né distrutta. + +25 + + E sì lo rode la superbia e l'ira, + che, per tornarvi un'altra volta, guarda, + e di profondo cor geme e sospira, + né vuolne uscir, che non la spiani ed arda. + Ma lungo il fiume, in questa furia, mira + venir chi l'odio estingue e l'ira tarda. + Chi fosse io vi farò ben tosto udire; + ma prima un'altra cosa v'ho da dire. + +26 + + Io v'ho da dir de la Discordia altiera, + a cui l'angel Michele avea commesso + ch'a battaglia accendesse e a lite fiera + quei che più forti avea Agramante appresso. + Uscì de' frati la medesma sera, + avendo altrui l'ufficio suo commesso: + lasciò la Fraude a guerreggiare il loco, + fin che tornasse, e a mantenervi il fuoco. + +27 + + E le parve ch'andria con più possanza, + se la Superbia ancor seco menasse; + e perché stavan tutte in una stanza, + non fu bisogno ch'a cercar l'andasse. + La Superbia v'andò, ma non che sanza + la sua vicaria il monaster lasciasse: + per pochi dì che credea starne assente, + lasciò l'Ipocrisia locotenente. + +28 + + L'implacabil Discordia in compagnia + de la Superbia si messe in camino, + e ritrovò che la medesma via + facea, per gire al campo saracino, + l'afflitta e sconsolata Gelosia; + e venìa seco un nano piccolino, + il qual mandava Doralice bella + al re di Sarza a dar di sé novella. + +29 + + Quando ella venne a Mandricardo in mano + (ch'io v'ho già raccontato e come e dove), + tacitamente avea commesso al nano, + che ne portasse a questo re le nuove. + Ella sperò che nol saprebbe invano, + ma che far si vedria mirabil pruove, + per riaverla con crudel vendetta + da quel ladron che gli l'avea intercetta. + +30 + + La Gelosia quel nano avea trovato; + e la cagion del suo venir compresa, + a caminar se gli era messa allato, + parendo d'aver luogo a questa impresa. + Alla Discordia ritrovar fu grato + la Gelosia; ma più quando ebbe intesa + la cagion del venir, che le potea + molto valere in quel che far volea. + +31 + + D'inimicar con Rodomonte il figlio + del re Agrican le pare aver suggetto: + troverà a sdegnar gli altri altro consiglio; + a sdegnar questi duo questo è perfetto. + Col nano se ne vien dove l'artiglio + del fier pagano avea Parigi astretto; + e capitaro a punto in su la riva, + quando il crudel del fiume a nuoto usciva. + +32 + + Tosto che riconobbe Rodomonte + costui de la sua donna esser messaggio, + estinse ogn'ira, e serenò la fronte, + e si sentì brillar dentro il coraggio. + Ogn'altra cosa aspetta che gli conte, + prima ch'alcuno abbia a lei fatto oltraggio. + Va contra il nano, e lieto gli domanda: + — Ch'è de la donna nostra? ove ti manda? — + +33 + + Rispose il nano: — Né più tua né mia + donna dirò quella ch'è serva altrui. + Ieri scontrammo un cavallier per via, + che ne la tolse, e la menò con lui. — + A quello annunzio entrò la Gelosia, + fredda come aspe, ed abbracciò costui. + Seguita il nano, e narragli in che guisa + un sol l'ha presa, e la sua gente uccisa. + +34 + + L'acciaio allora la Discordia prese, + e la pietra focaia, e picchiò un poco, + e l'esca sotto la Superbia stese, + e fu attaccato in un momento il fuoco; + e sì di questo l'anima s'accese + del Saracin, che non trovava loco: + sospira e freme con sì orribil faccia, + che gli elementi e tutto il ciel minaccia. + +35 + + Come la tigre, poi ch'invan discende + nel voto albergo, e per tutto s'aggira, + e i cari figli all'ultimo comprende + essergli tolti, avampa di tant'ira, + a tanta rabbia, a tal furor s'estende, + che né a monte né a rio né a notte mira; + né lunga via, né grandine raffrena + l'odio che dietro al predator la mena: + +36 + + così furendo il Saracin bizzarro + si volge al nano, e dice: — Or là t'invia; — + e non aspetta né destrier né carro, + e non fa motto alla sua compagnia. + Va con più fretta che non va il ramarro, + quando il ciel arde, a traversar la via. + Destrier non ha, ma il primo tor disegna, + sia di chi vuol, ch'ad incontrar lo vegna. + +37 + + La Discordia ch'udì questo pensiero, + guardò, ridendo, la Superbia, e disse + che volea gire a trovare un destriero + che gli apportasse altre contese e risse; + e far volea sgombrar tutto il sentiero, + ch'altro che quello in man non gli venisse: + e già pensato avea dove trovarlo. + Ma costei lascio, e torno a dir di Carlo. + +38 + + Poi ch'al partir del Saracin si estinse + Carlo d'intorno il periglioso fuoco, + tutte le genti all'ordine ristrinse. + Lascionne parte in qualche debol loco: + adosso il resto ai Saracini spinse, + per dar lor scacco, e guadagnarsi il giuoco; + e gli mandò per ogni porta fuore, + da San Germano infin a San Vittore. + +39 + + E commandò ch'a porta San Marcello, + dov'era gran spianata di campagna, + aspettasse l'un l'altro, e in un drappello + si ragunasse tutta la compagna. + Quindi animando ognuno a far macello + tal, che sempre ricordo ne rimagna, + ai lor ordini andar fe' le bandiere, + e di battaglia dar segno alle schiere. + +40 + + Il re Agramante in questo mezzo in sella, + mal grado dei cristian, rimesso s'era; + e con l'inamorato d'Isabella + facea battaglia perigliosa e fiera: + col re Sobrin Lurcanio si martella: + Rinaldo incontra avea tutta una schiera; + e con virtude e con fortuna molta + l'urta, l'apre, ruina e mette in volta. + +41 + + Essendo la battaglia in questo stato, + l'imperatore assalse il retroguardo + dal canto ove Marsilio avea fermato + il fior di Spagna intorno al suo stendardo. + Con fanti in mezzo e cavallieri allato, + re Carlo spinse il suo popul gagliardo + con tal rumor di timpani e di trombe, + che tutto 'l mondo par che ne rimbombe. + +42 + + Cominciavan le schiere a ritirarse + de' Saracini, e si sarebbon volte + tutte a fuggir, spezzate, rotte e sparse, + per mai più non potere esser raccolte; + ma 'l re Grandonio e Falsiron comparse, + che stati in maggior briga eran più volte, + e Balugante e Serpentin feroce, + e Ferraù che lor dicea a gran voce: + +43 + + — Ah (dicea) valentuomini, ah compagni, + ah fratelli, tenete il luogo vostro. + I nimici faranno opra di ragni, + se non manchiamo noi del dover nostro. + Guardate l'alto onor, gli ampli guadagni + che Fortuna, vincendo, oggi ci ha mostro: + guardate la vergogna e il danno estremo, + ch'essendo vinti, a patir sempre avremo. — + +44 + + Tolto in quel tempo una gran lancia avea, + e contra Berlingier venne di botto, + che sopra Largaliffa combattea, + e l'elmo ne la fronte gli avea rotto: + gittollo in terra, e con la spada rea + appresso a lui ne fe' cader forse otto. + Per ogni botta almanco, che disserra, + cader fa sempre un cavalliero in terra. + +45 + + In altra parte ucciso avea Rinaldo + tanti pagan, ch'io non potrei contarli. + Dinanzi a lui non stava ordine saldo: + vedreste piazza in tutto 'l campo darli. + Non men Zerbin, non men Lurcanio è caldo: + per modo fan, ch'ognun sempre ne parli: + questo di punta avea Balastro ucciso, + e quello a Finadur l'elmo diviso. + +46 + + L'esercito d'Alzerbe avea il primiero, + che poco inanzi aver solea Tardocco; + l'altro tenea sopra le squadre impero + di Zamor e di Saffi e di Marocco. + — Non è tra gli Africani un cavalliero + che di lancia ferir sappia o di stocco? — + mi si potrebbe dir: ma passo passo + nessun di gloria degno a dietro lasso. + +47 + + Del re de la Zumara non si scorda + il nobil Dardinel figlio d'Almonte, + che con la lancia Uberto da Mirforda, + Claudio dal Bosco, Elio e Dulfin dal Monte, + e con la spada Anselmo da Stanforda, + e da Londra Raimondo e Pinamonte + getta per terra (ed erano pur forti), + dui storditi, un piagato, e quattro morti. + +48 + + Ma con tutto 'l valor che di sé mostra, + non può tener sì ferma la sua gente, + sì ferma, ch'aspettar voglia la nostra + di numero minor, ma più valente. + Ha più ragion di spada e più di giostra + e d'ogni cosa a guerra appertinente. + Fugge la gente maura, di Zumara, + di Setta, di Marocco e di Canara. + +49 + + Ma più degli altri fuggon quei d'Alzerbe, + a cui s'oppose il nobil giovinetto; + ed or con prieghi, or con parole acerbe + ripor lor cerca l'animo nel petto. + — S'Almonte meritò ch'in voi si serbe + di lui memoria, or ne vedrò l'effetto: + io vedrò (dicea lor) se me, suo figlio, + lasciar vorrete in così gran periglio. + +50 + + State, vi priego per mia verde etade, + in cui solete aver sì larga speme: + deh non vogliate andar per fil di spade, + ch'in Africa non torni di noi seme. + Per tutto ne saran chiuse le strade, + se non andiam raccolti e stretti insieme: + troppo alto muro e troppo larga fossa + è il monte e il mar, pria che tornar si possa. + +51 + + Molto è meglio morir qui, ch'ai supplici + darsi e alla discrezion di questi cani. + State saldi, per Dio, fedeli amici; + che tutti son gli altri rimedi vani. + Non han di noi più vita gli nimici; + più d'un'alma non han, più di due mani. — + Così dicendo, il giovinetto forte + al conte d'Otonlei diede la morte. + +52 + + Il rimembrare Almonte così accese + l'esercito african che fuggia prima, + che le braccia e le mani in sue difese + meglio, che rivoltar le spalle, estima. + Guglielmo da Burnich era uno Inglese + maggior di tutti, e Dardinello il cima, + e lo pareggia agli altri; e apresso taglia + il capo ad Aramon di Cornovaglia. + +53 + + Morto cadea questo Aramone a valle; + e v'accorse il fratel per dargli aiuto: + ma Dardinel l'aperse per le spalle + fin giù dove lo stomaco è forcuto. + Poi forò il ventre a Bogio da Vergalle, + e lo mandò del debito assoluto: + avea promesso alla moglier fra sei + mesi, vivendo, di tornare a lei. + +54 + + Vide non lungi Dardinel gagliardo + venir Lurcanio, ch'avea in terra messo + Dorchin, passato ne la gola, e Gardo + per mezzo il capo e insin ai denti fesso; + e ch'Alteo fuggir volse, ma fu tardo, + Alteo ch'amò quanto il suo core istesso; + che dietro alla collottola gli mise + il fier Lurcanio un colpo che l'uccise. + +55 + + Piglia una lancia, e va per far vendetta, + dicendo al suo Macon (s'udir lo puote), + che se morto Lurcanio in terra getta, + ne la moschea ne porrà l'arme vote. + Poi traversando la campagna in fretta, + con tanta forza il fianco gli percuote, + che tutto il passa sin all'altra banda; + ed ai suoi, che lo spoglino, commanda. + +56 + + Non è da domandarmi, se dolere + se ne dovesse Ariodante il frate; + se desiasse di sua man potere + por Dardinel fra l'anime dannate: + ma nol lascian le genti adito avere, + non men de le 'nfedel le battezzate. + Vorria pur vendicarsi, e con la spada + di qua di là spianando va la strada. + +57 + + Urta, apre, caccia, atterra, taglia e fende + qualunque lo 'mpedisce o gli contrasta. + E Dardinel che quel disire intende, + a volerlo saziar già non sovrasta: + ma la gran moltitudine contende + con questa ancora, e i suoi disegni guasta. + Se' Mori uccide l'un, l'altro non manco + gli Scotti uccide e il campo inglese e 'l franco. + +58 + + Fortuna sempremai la via lor tolse, + che per tutto quel dì non s'accozzaro. + A più famosa man serbar l'un volse; + che l'uomo il suo destin fugge di raro. + Ecco Rinaldo a questa strada volse, + perch'alla vita d'un non sia riparo: + ecco Rinaldo vien: Fortuna il guida + per dargli onor che Dardinello uccida. + +59 + + Ma sia per questa volta detto assai + dei gloriosi fatti di Ponente. + Tempo è ch'io torni ove Grifon lasciai, + che tutto d'ira e di disdegno ardente + facea, con più timor ch'avesse mai, + tumultuar la sbigottita gente. + Re Norandino a quel rumor corso era + con più di mille armati in una schiera. + +60 + + Re Norandin con la sua corte armata, + vedendo tutto 'l populo fuggire, + venne alla porta in battaglia ordinata, + e quella fece alla sua giunta aprire. + Grifone intanto avendo già cacciata + da sé la turba sciocca e senza ardire, + la sprezzata armatura in sua difesa + (qual la si fosse) avea di nuovo presa; + +61 + + e presso a un tempio ben murato e forte, + che circondato era d'un'alta fossa, + in capo un ponticel si fece forte, + perché chiuderlo in mezzo alcun non possa. + Ecco, gridando e minacciando forte, + fuor de la porta esce una squadra grossa. + L'animoso Grifon non muta loco, + e fa sembiante che ne tema poco. + +62 + + E poi ch'avicinar questo drappello + si vide, andò a trovarlo in su la strada; + e molta strage fattane e macello + (che menava a due man sempre la spada), + ricorso avea allo stretto ponticello, + e quindi li tenea non troppo a bada: + di nuovo usciva e di nuovo tornava; + e sempre orribil segno vi lasciava. + +63 + + Quando di dritto e quando di riverso + getta or pedoni or cavallieri in terra. + Il popul contra lui tutto converso + più e più sempre inaspera la guerra. + Teme Grifone al fin restar sommerso: + sì cresce il mar che d'ogn'intorno il serra; + e ne la spalla e ne la coscia manca + è già ferito, e pur la lena manca. + +64 + + Ma la virtù, ch'ai suoi spesso soccorre, + gli fa appo Norandin trovar perdono. + Il re, mentre al tumulto in dubbio corre, + vede che morti già tanti ne sono: + vede le piaghe che di man d'Ettorre + pareano uscite: un testimonio buono, + che dianzi esso avea fatto indegnamente + vergogna a un cavallier molto eccellente. + +65 + + Poi, come gli è più presso, e vede in fronte + quel che la gente a morte gli ha condutta, + e fattosene avanti orribil monte, + e di quel sangue il fosso e l'acqua brutta; + gli è aviso di veder proprio sul ponte + Orazio sol contra Toscana tutta: + e per suo onore, e perché gli ne 'ncrebbe, + ritrasse i suoi, né gran fatica v'ebbe. + +66 + + Ed alzando la man nuda e senz'arme, + antico segno di tregua o di pace, + disse a Grifon: — Non so, se non chiamarme + d'avere il torto, e dir che mi dispiace: + ma il mio poco giudicio, e lo istigarme + altrui, cadere in tanto error mi face. + Quel che di fare io mi credea al più vile + guerrier del mondo, ho fatto al più gentile. + +67 + + E se bene alla ingiuria ed a quell'onta + ch'oggi fatta ti fu per ignoranza, + l'onor che ti fai qui s'adegua e sconta, + o (per più vero dir) supera e avanza; + la satisfazion ci serà pronta + a tutto mio sapere e mia possanza, + quando io conosca di poter far quella + per oro o per cittadi o per castella. + +68 + + Chiedimi la metà di questo regno, + ch'io son per fartene oggi possessore; + che l'alta tua virtù non ti fa degno + di questo sol, ma ch'io ti doni il core: + e la tua mano in questo mezzo, pegno + di fé mi dona e di perpetuo amore. — + Così dicendo, da cavallo scese, + e vêr Grifon la destra mano stese. + +69 + + Grifon, vedendo il re fatto benigno + venirgli per gittar le braccia al collo, + lasciò la spada e l'animo maligno, + e sotto l'anche ed umile abbracciollo. + Lo vide il re di due piaghe sanguigno, + e tosto fe' venir chi medicollo; + indi portar ne la cittade adagio, + e riposar nel suo real palagio. + +70 + + Dove, ferito, alquanti giorni, inante + che si potesse armar, fece soggiorno. + Ma lascio lui, ch'al suo frate Aquilante + ed ad Astolfo in Palestina torno, + che di Grifon, poi che lasciò le sante + mura, cercare han fatto più d'un giorno + in tutti i lochi in Solima devoti, + e in molti ancor da la città remoti. + +71 + + Or né l'uno né l'altro è sì indovino, + che di Grifon possa saper che sia: + ma venne lor quel Greco peregrino, + nel ragionare, a caso a darne spia, + dicendo ch'Orrigille avea il camino + verso Antiochia preso di Soria, + d'un nuovo drudo, ch'era di quel loco, + di subito arsa e d'improviso fuoco. + +72 + + Dimandògli Aquilante, se di questo + così notizia avea data a Grifone: + e come l'affermò, s'avisò il resto, + perché fosse partito, e la cagione. + Ch'Orrigille ha seguito è manifesto + in Antiochia con intenzione + di levarla di man del suo rivale + con gran vendetta e memorabil male. + +73 + + Non tolerò Aquilante che 'l fratello + solo e senz'esso a quell'impresa andasse; + e prese l'arme, e venne dietro a quello: + ma prima pregò il duca che tardasse + l'andata in Francia ed al paterno ostello, + fin ch'esso d'Antiochia ritornasse. + Scende al Zaffo e s'imbarca, che gli pare + e più breve e miglior la via del mare. + +74 + + Ebbe un ostro—silocco allor possente + tanto nel mare, e sì per lui disposto, + che la terra del Surro il dì seguente + vide e Saffetto, un dopo l'altro tosto. + Passa Barutti e il Zibeletto, e sente + che da man manca gli è Cipro discosto. + A Tortosa da Tripoli, e alla Lizza + e al golfo di Laiazzo il camin drizza. + +75 + + Quindi a levante fe' il nocchier la fronte + del navilio voltar snello e veloce; + ed a sorger n'andò sopra l'Oronte, + e colse il tempo, e ne pigliò la foce. + Gittar fece Aquilante in terra il ponte, + e n'uscì armato sul destrier feroce; + e contra il fiume il camin dritto tenne, + tanto ch'in Antiochia se ne venne. + +76 + + Di quel Martano ivi ebbe ad informarse; + ed udì ch'a Damasco se n'era ito + con Orrigille, ove una giostra farse + dovea solenne per reale invito. + Tanto d'andargli dietro il desir l'arse, + certo che 'l suo german l'abbia seguito, + che d'Antiochia anco quel dì si tolle; + ma già per mar più ritornar non volle. + +77 + + Verso Lidia e Larissa il camin piega: + resta più sopra Aleppe ricca e piena. + Dio, per mostrar ch'ancor di qua non niega + mercede al bene, ed al contrario pena, + Martano appresso a Mamuga una lega + ad incontrarsi in Aquilante mena. + Martano si facea con bella mostra + portare inanzi il pregio de la giostra. + +78 + + Pensò Aquilante al primo comparire, + che 'l vil Martano il suo fratello fosse; + che l'ingannaron l'arme, e quel vestire + candido più che nievi ancor non mosse: + e con quell'oh! che d'allegrezza dire + si suole, incominciò; ma poi cangiosse + tosto di faccia e di parlar, ch'appresso + s'avide meglio, che non era desso. + +79 + + Dubitò che per fraude di colei + ch'era con lui, Grifon gli avesse ucciso; + e: — Dimmi (gli gridò) tu ch'esser déi + un ladro e un traditor, come n'hai viso, + onde hai quest'arme avute? onde ti sei + sul buon destrier del mio fratello assiso? + Dimmi se 'l mio fratello è morto o vivo; + come de l'arme e del destrier l'hai privo. — + +80 + + Quando Orrigille udì l'irata voce, + a dietro il palafren per fuggir volse; + ma di lei fu Aquilante più veloce, + e fecela fermar, volse o non volse. + Martano al minacciar tanto feroce + del cavallier, che sì improviso il colse, + pallido triema, come al vento fronda, + né sa quel che si faccia o che risponda. + +81 + + Grida Aquilante, e fulminar non resta, + e la spada gli pon dritto alla strozza; + e giurando minaccia che la testa + ad Orrigille e a lui rimarrà mozza, + se tutto il fatto non gli manifesta. + Il mal giunto Martano alquanto ingozza, + e tra sé volve se può sminuire + sua grave colpa, e poi comincia a dire: + +82 + + — Sappi, signor, che mia sorella è questa, + nata di buona e virtuosa gente, + ben che tenuta in vita disonesta + l'abbia Grifone obbrobriosamente: + e tale infamia essendomi molesta, + né per forza sentendomi possente + di torla a sì grande uom, feci disegno + d'averla per astuzia e per ingegno. + +83 + + Tenni modo con lei, ch'avea desire + di ritornare a più lodata vita, + ch'essendosi Grifon messo a dormire, + chetamente da lui fêsse partita. + Così fece ella; e perché egli a seguire + non n'abbia, ed a turbar la tela ordita, + noi lo lasciammo disarmato e a piedi; + e qua venuti siàn, come tu vedi. — + +84 + + Poteasi dar di somma astuzia vanto, + che colui facilmente gli credea; + e, fuor che 'n torgli arme e destrier e quanto + tenesse di Grifon, non gli nocea; + se non volea pulir sua scusa tanto, + che la facesse di menzogna rea: + buona era ogn'altra parte, se non quella + che la femina a lui fosse sorella. + +85 + + Avea Aquilante in Antiochia inteso + essergli concubina, da più genti; + onde gridando, di furore acceso: + — Falsissimo ladron, tu te ne menti! — + un pugno gli tirò di tanto peso, + che ne la gola gli cacciò duo denti: + e senza più contesa, ambe le braccia + gli volge dietro, e d'una fune allaccia; + +86 + + e parimente fece ad Orrigille, + ben che in sua scusa ella dicesse assai. + Quindi li trasse per casali e ville, + né li lasciò fin a Damasco mai; + e de le miglia mille volte mille + tratti gli avrebbe con pene e con guai, + fin ch'avesse trovato il suo fratello, + per farne poi come piacesse a quello. + +87 + + Fece Aquilante lor scudieri e some + seco tornare, ed in Damasco venne, + e trovò di Grifon celebre il nome + per tutta la città batter le penne: + piccoli e grandi, ognun sapea già come + egli era, che sì ben corse l'antenne, + ed a cui tolto fu con falsa mostra + dal compagno la gloria de la giostra. + +88 + + Il popul tutto al vil Martano infesto, + l'uno all'altro additandolo, lo scuopre. + — Non è (dicean), non è il ribaldo questo, + che si fa laude con l'altrui buone opre? + e la virtù di chi non è ben desto, + con la sua infamia e col suo obbrobrio copre? + Non è l'ingrata femina costei, + la qual tradisce i buoni e aiuta i rei? — + +89 + + Altri dicean: — Come stan bene insieme + segnati ambi d'un marchio e d'una razza! — + Chi li bestemmia, chi lor dietro freme, + chi grida: — Impicca, abrucia, squarta, amazza! — + La turba per veder s'urta, si preme, + e corre inanzi alle strade, alla piazza. + Venne la nuova al re, che mostrò segno + d'averla cara più ch'un altro regno. + +90 + + Senza molti scudier dietro o davante, + come si ritrovò, si mosse in fretta, + e venne ad incontrarsi in Aquilante, + ch'avea del suo Grifon fatto vendetta; + e quello onora con gentil sembiante, + seco lo 'nvita, e seco lo ricetta; + di suo consenso avendo fatto porre + i duo prigioni in fondo d'una torre. + +91 + + Andaro insieme ove del letto mosso + Grifon non s'era, poi che fu ferito, + che vedendo il fratel, divenne rosso; + che ben stimò ch'avea il suo caso udito. + E poi che motteggiando un poco adosso + gli andò Aquilante, messero a partito + di dare a quelli duo iusto martoro, + venuti in man degli avversari loro. + +92 + + Vuole Aquilante, vuole il re che mille + strazi ne sieno fatti; ma Grifone + (perché non osa dir sol d'Orrigille) + all'uno e all'altro vuol che si perdone. + Disse assai cose, e molto ben ordille; + fugli risposto; or per conclusione + Martano è disegnato in mano al boia, + ch'abbia a scoparlo, e non però che moia. + +93 + + Legar lo fanno, e non tra' fiori e l'erba, + e per tutto scopar l'altra matina. + Orrigille captiva si riserba + fin che ritorni la bella Lucina, + al cui saggio parere, o lieve o acerba, + rimetton quei signor la disciplina. + Quivi stette Aquilante a ricrearsi + fin che 'l fratel fu sano e poté armarsi. + +94 + + Re Norandin, che temperato e saggio + divenuto era dopo un tanto errore, + non potea non aver sempre il coraggio + di penitenza pieno e di dolore, + d'aver fatto a colui danno ed oltraggio, + che degno di mercede era e d'onore: + sì che dì e notte avea il pensiero intento + par farlo rimaner di sé contento. + +95 + + E statuì nel publico cospetto + de la città, di tanta ingiuria rea, + con quella maggior gloria ch'a perfetto + cavallier per un re dar si potea, + di rendergli quel premio ch'intercetto + con tanto inganno il traditor gli avea: + e perciò fe' bandir per quel paese, + che faria un'altra giostra indi ad un mese. + +96 + + Di ch'apparecchio fa tanto solenne, + quanto a pompa real possibil sia: + onde la Fama con veloci penne + portò la nuova per tutta Soria; + ed in Fenicia e in Palestina venne, + e tanto, ch'ad Astolfo ne diè spia, + il qual col viceré deliberosse + che quella giostra senza lor non fosse. + +97 + + Per guerrier valoroso e di gran nome + la vera istoria Sansonetto vanta. + Gli diè battesmo Orlando, e Carlo (come + v'ho detto) a governar la Terra Santa. + Astolfo con costui levò le some, + per ritrovarsi ove la Fama canta, + sì che d'intorno n'ha piena ogni orecchia, + ch'in Damasco la giostra s'apparecchia. + +98 + + Or cavalcando per quelle contrade + con non lunghi viaggi, agiati e lenti, + per ritrovarsi freschi alla cittade + poi di Damasco il dì de' torniamenti, + scontraro in una croce di due strade + persona ch'al vestire e a' movimenti + avea sembianza d'uomo, e femin' era, + ne le battaglie a maraviglia fiera. + +99 + + La vergine Marfisa si nomava, + di tal valor, che con la spada in mano + fece più volte al gran signor di Brava + sudar la fronte e a quel di Montalbano; + e 'l dì e la notte armata sempre andava + di qua di là cercando in monte e in piano + con cavallieri erranti riscontrarsi, + ed immortale e gloriosa farsi. + +100 + + Com'ella vide Astolfo e Sansonetto, + ch'appresso le venian con l'arme indosso, + prodi guerrier le parvero all'aspetto; + ch'erano ambeduo grandi e di buono osso: + e perché di provarsi avria diletto, + per isfidarli avea il destrier già mosso; + quando, affissando l'occhio più vicino, + conosciuto ebbe il duca paladino. + +101 + + De la piacevolezza le sovenne + del cavallier, quando al Catai seco era: + e lo chiamò per nome, e non si tenne + la man nel guanto, e alzossi la visiera; + e con gran festa ad abbracciarlo venne, + come che sopra ogn'altra fosse altiera. + Non men da l'altra parte riverente + fu il paladino alla donna eccellente. + +102 + + Tra lor si domandaron di lor via: + e poi ch'Astolfo, che prima rispose, + narrò come a Damasco se ne gìa, + dove le genti in arme valorose + avea invitato il re de la Soria + a dimostrar lor opre virtuose; + Marfisa, sempre a far gran pruove accesa, + — Voglio esser con voi (disse) a questa impresa. — + +103 + + Sommamente ebbe Astolfo grata questa + compagna d'arme, e così Sansonetto. + Furo a Damasco il dì inanzi la festa, + e di fuora nel borgo ebbon ricetto: + e sin all'ora che dal sonno desta + l'Aurora il vecchiarel già suo diletto, + quivi si riposar con maggior agio, + che se smontati fossero al palagio. + +104 + + E poi che 'l nuovo sol lucido e chiaro + per tutto sparsi ebbe i fulgenti raggi, + la bella donna e i duo guerrier s'armaro, + mandato avendo alla città messaggi; + che, come tempo fu, lor rapportaro + che per veder spezzar frassini e faggi + re Norandino era venuto al loco + ch'avea costituito al fiero gioco. + +105 + + Senza più indugio alla città ne vanno, + e per la via maestra alla gran piazza, + dove aspettando il real segno stanno + quinci e quindi i guerrier di buona razza. + I premi che quel giorno si daranno + a chi vince, è uno stocco ed una mazza + guerniti riccamente, e un destrier, quale + sia convenevol dono a un signor tale. + +106 + + Avendo Norandin fermo nel core + che, come il primo pregio, il secondo anco, + e d'ambedue le giostre il sommo onore + si debba guadagnar Grifone il bianco; + per dargli tutto quel ch'uom di valore + dovrebbe aver, né debbe far con manco, + posto con l'arme in questo ultimo pregio + ha stocco e mazza e destrier molto egregio. + +107 + + L'arme che ne la giostra fatta dianzi + si doveano a Grifon che 'l tutto vinse, + e che usurpate avea con tristi avanzi + Martano che Grifone esser si finse, + quivi si fece il re pendere inanzi, + e il ben guernito stocco a quelle cinse, + e la mazza all'arcion del destrier messe, + perché Grifon l'un pregio e l'altro avesse. + +108 + + Ma che sua intenzione avesse effetto + vietò quella magnanima guerriera, + che con Astolfo e col buon Sansonetto + in piazza nuovamente venuta era. + Costei, vedendo l'arme ch'io v'ho detto, + subito n'ebbe conoscenza vera: + però che già sue furo, e l'ebbe care + quanto si suol le cose ottime e rare; + +109 + + ben che l'avea lasciate in su la strada + a quella volta che le fur d'impaccio, + quando per riaver sua buona spada + correa dietro a Brunel degno di laccio. + Questa istoria non credo che m'accada + altrimenti narrar; però la taccio. + Da me vi basti intendere a che guisa + quivi trovasse l'arme sue Marfisa. + +110 + + Intenderete ancor, che come l'ebbe + riconosciute a manifeste note, + per altro che sia al mondo, non le avrebbe + lasciate un dì di sua persona vote. + Se più tenere un modo o un altro debbe + per racquistarle, ella pensar non puote: + ma se gli accosta a un tratto, e la man stende, + e senz'altro rispetto se le prende; + +111 + + e per la fretta ch'ella n'ebbe, avenne + ch'altre ne prese, altre mandonne in terra. + Il re, che troppo offeso se ne tenne, + con uno sguardo sol le mosse guerra; + che 'l popul, che l'ingiuria non sostenne, + per vendicarlo e lance e spade afferra, + non rammentando ciò ch'i giorni inanti + nocque il dar noia ai cavallieri erranti. + +112 + + Né fra vermigli fiori, azzurri e gialli + vago fanciullo alla stagion novella, + né mai si ritrovò fra suoni e balli + più volentieri ornata donna e bella; + che fra strepito d'arme e di cavalli, + e fra punte di lance e di quadrella, + dove si sparga sangue e si dia morte, + costei si truovi, oltre ogni creder forte. + +113 + + Spinge il cavallo, e ne la turba sciocca + con l'asta bassa impetuosa fere; + e chi nel collo e chi nel petto imbrocca, + e fa con l'urto or questo or quel cadere: + poi con la spada uno ed un altro tocca, + e fa qual senza capo rimanere, + e qual rotto, e qual passato al fianco, + e qual del braccio privo o destro o manco. + +114 + + L'ardito Astolfo e il forte Sansonetto, + ch'avean con lei vestita e piastra e maglia, + ben che non venner già per tal effetto, + pur, vedendo attaccata la battaglia, + abbassan la visiera de l'elmetto, + e poi la lancia per quella canaglia; + ed indi van con la tagliente spada + di qua di là facendosi far strada. + +115 + + I cavallieri di nazion diverse, + ch'erano per giostrar quivi ridutti, + vedendo l'arme in tal furor converse, + e gli aspettati giuochi in gravi lutti + (che la cagion ch'avesse di dolerse + la plebe irata non sapeano tutti, + né ch'al re tanta ingiuria fosse fatta), + stavan con dubbia mente e stupefatta. + +116 + + Di ch'altri a favorir la turba venne, + che tardi poi non se ne fu a pentire; + altri, a cui la città più non attenne + che gli stranieri, accorse a dipartire; + altri, più saggio, in man la briglia tenne, + mirando dove questo avesse a uscire. + Di quelli fu Grifone ed Aquilante, + che per vendicar l'arme andaro inante. + +117 + + Essi vedendo il re che di veneno + avea le luci inebriate e rosse, + ed essendo da molti istrutti a pieno + de la cagion che la discordia mosse, + e parendo a Grifon che sua, non meno + che del re Norandin, l'ingiuria fosse; + s'avean le lance fatte dar con fretta, + e venian fulminando alla vendetta. + +118 + + Astolfo d'altra parte Rabicano + venìa spronando a tutti gli altri inante, + con l'incantata lancia d'oro in mano, + ch'al fiero scontro abbatte ogni giostrante. + Ferì con essa e lasciò steso al piano + prima Grifone, e poi trovò Aquilante; + e de lo scudo toccò l'orlo a pena, + che lo gittò riverso in su l'arena. + +119 + + I cavallier di pregio e di gran pruova + votan le selle inanzi a Sansonetto. + L'uscita de la piazza il popul truova: + il re n'arrabbia d'ira e di dispetto. + Con la prima corazza e con la nuova + Marfisa intanto, e l'uno e l'altro elmetto, + poi che si vide a tutti dare il tergo, + vincitrice venìa verso l'albergo. + +120 + + Astolfo e Sansonetto non fur lenti + a seguitarla, e seco a ritornarsi + verso la porta (che tutte le genti + gli davan loco), ed al rastrel fermarsi. + Aquilante e Grifon, troppo dolenti + di vedersi a uno incontro riversarsi, + tenean per gran vergogna il capo chino, + né ardian venire inanzi a Norandino. + +121 + + Presi e montati c'hanno i lor cavalli, + spronano dietro agli nimici in fretta. + Li segue il re con molti suoi vasalli, + tutti pronti o alla morte o alla vendetta. + La sciocca turba grida: — Dàlli dàlli —; + e sta lontana, e le novelle aspetta. + Grifone arriva ove volgean la fronte + i tre compagni, ed avean preso il ponte. + +122 + + A prima giunta Astolfo raffigura, + ch'avea quelle medesime divise, + avea il cavallo, avea quella armatura + ch'ebbe dal dì ch'Orril fatale uccise. + Né miratol, né posto gli avea cura, + quando in piazza a giostrar seco si mise: + quivi il conobbe e salutollo; e poi + gli domandò de li compagni suoi; + +123 + + e perché tratto avean quell'arme a terra, + portando al re sì poca riverenza. + Di suoi compagni il duca d'Inghilterra + diede a Grifon non falsa conoscenza: + de l'arme ch'attaccate avean la guerra, + disse che non n'avea troppa scienza; + ma perché con Marfisa era venuto, + dar le volea con Sansonetto aiuto. + +124 + + Quivi con Grifon stando il paladino, + viene Aquilante, e lo conosce tosto + che parlar col fratel l'ode vicino, + e il voler cangia, ch'era mal disposto. + Giungean molti di quei di Norandino, + ma troppo non ardian venire accosto; + e tanto più, vedendo i parlamenti, + stavano cheti, e per udire intenti. + +125 + + Alcun ch'intende quivi esser Marfisa, + che tiene al mondo il vanto in esser forte, + volta il cavallo, e Norandino avisa + che s'oggi non vuol perder la sua corte, + proveggia, prima che sia tutta uccisa, + di man trarla a Tesifone e alla Morte; + perché Marfisa veramente è stata, + che l'armatura in piazza gli ha levata. + +126 + + Come re Norandino ode quel nome + così temuto per tutto Levante, + che facea a molti anco arricciar le chiome, + ben che spesso da lor fosse distante, + è certo che ne debbia venir come + dice quel suo, se non provede inante; + però gli suoi, che già mutata l'ira + hanno in timore, a sé richiama e tira. + +127 + + Da l'altra parte i figli d'Oliviero + con Sansonetto e col figliuol d'Otone, + supplicando a Marfisa, tanto fero, + che si diè fine alla crudel tenzone. + Marfisa, giunta al re, con viso altiero + disse: — Io non so, signor, con che ragione + vogli quest'arme dar, che tue non sono, + al vincitor de le tue giostre in dono. + +128 + + Mie sono l'arme, e 'n mezzo de la via + che vien d'Armenia, un giorno le lasciai, + perché seguire a piè mi convenia + un rubator che m'avea offesa assai: + e la mia insegna testimon ne fia, + che qui si vede, se notizia n'hai. — + E la mostrò ne la corazza impressa, + ch'era in tre parti una corona fessa. + +129 + + — Gli è ver (rispose il re) che mi fur date, + son pochi dì, da un mercatante armeno; + e se voi me l'avesse domandate, + l'avreste avute, o vostre o no che sièno; + ch'avenga ch'a Grifon già l'ho donate, + ho tanta fede in lui, che nondimeno, + acciò a voi darle avessi anche potuto, + volentieri il mio don m'avria renduto. + +130 + + Non bisogna allegar, per farmi fede + che vostre sien, che tengan vostra insegna: + basti il dirmelo voi; che vi si crede + più ch'a qual altro testimonio vegna. + Che vostre sian vostr'arme si concede + alla virtù di maggior premio degna. + Or ve l'abbiate, e più non si contenda; + e Grifon maggior premio da me prenda. — + +131 + + Grifon che poco a cor avea quell'arme, + ma gran disio che 'l re si satisfaccia, + gli disse: — Assai potete compensarme, + se mi fate saper ch'io vi compiaccia. — + Tra sé disse Marfisa: — Esser qui parme + l'onor mio in tutto: — e con benigna faccia + volle a Grifon de l'arme esser cortese; + e finalmente in don da lui le prese. + +132 + + Ne la città con pace e con amore + tornaro, ove le feste raddoppiarsi. + Poi la giostra si fe', di che l'onore + e 'l pregio Sansonetto fece darsi; + ch'Astolfo e i duo fratelli e la migliore + di lor, Marfisa, non volson provarsi, + cercando, com'amici e buon compagni, + che Sansonetto il pregio ne guadagni. + +133 + + Stati che sono in gran piacere e in festa + con Norandino otto giornate o diece, + perché l'amor di Francia gli molesta, + che lasciar senza lor tanto non lece, + tolgon licenza; e Marfisa, che questa + via disiava, compagnia lor fece. + Marfisa avuto avea lungo disire + al paragon dei paladin venire; + +134 + + e far esperienza se l'effetto + si pareggiava a tanta nominanza. + Lascia un altro in suo loco Sansonetto, + che di Ierusalem regga la stanza. + Or questi cinque in un drappello eletto, + che pochi pari al mondo han di possanza, + licenziati dal re Norandino, + vanno a Tripoli e al mar che v'è vicino. + +135 + + E quivi una caracca ritrovaro, + che per Ponente mercanzie raguna. + Per loro e pei cavalli s'accordaro + con un vecchio patron ch'era da Luna. + Mostrava d'ogn'intorno il tempo chiaro, + ch'avrian per molti dì buona fortuna. + Sciolser dal lito, avendo aria serena, + e di buon vento ogni lor vela piena. + +136 + + L'isola sacra all'amorosa dea + diede lor sotto un'aria il primo porto, + che non ch'a offender gli uomini sia rea, + ma stempra il ferro, e quivi è 'l viver corto. + Cagion n'è un stagno: e certo non dovea + Natura a Famagosta far quel torto + d'appressarvi Costanza acre e maligna, + quando al resto di Cipro è sì benigna. + +137 + + Il grave odor che la palude esala + non lascia al legno far troppo soggiorno. + Quindi a un greco—levante spiegò ogni ala, + volando da man destra a Cipro intorno, + e surse a Pafo, e pose in terra scala; + e i naviganti uscir nel lito adorno, + chi per merce levar, chi per vedere + la terra d'amor piena e di piacere. + +138 + + Dal mar sei miglia o sette, a poco a poco + si va salendo inverso il colle ameno. + Mirti e cedri e naranci e lauri il loco, + e mille altri soavi arbori han pieno. + Serpillo e persa e rose e gigli e croco + spargon da l'odorifero terreno + tanta suavità, ch'in mar sentire + la fa ogni vento che da terra spire. + +139 + + Da limpida fontana tutta quella + piaggia rigando va un ruscel fecondo. + Ben si può dir che sia di Vener bella + il luogo dilettevole e giocondo; + che v'è ogni donna affatto, ogni donzella + piacevol più ch'altrove sia nel mondo: + e fa la dea che tutte ardon d'amore, + giovani e vecchie, infino all'ultime ore. + +140 + + Quivi odono il medesimo ch'udito + di Lucina e de l'Orco hanno in Soria, + e come di tornare ella a marito + facea nuovo apparecchio in Nicosia. + Quindi il padrone (essendosi espedito, + e spirando buon vento alla sua via) + l'ancore sarpa, e fa girar la proda + verso ponente, ed ogni vela snoda. + +141 + + Al vento di maestro alzò la nave + le vele all'orza, ed allargossi in alto. + Un ponente—libecchio, che soave + parve a principio e fin che 'l sol stette alto, + e poi si fe' verso la sera grave, + le leva incontra il mar con fiero assalto, + con tanti tuoni e tanto ardor di lampi, + che par che 'l ciel si spezzi e tutto avampi. + +142 + + Stendon le nubi un tenebroso velo + che né sole apparir lascia né stella. + Di sotto il mar, di sopra mugge il cielo, + il vento d'ogn'intorno, e la procella + che di pioggia oscurissima e di gelo + i naviganti miseri flagella: + e la notte più sempre si diffonde + sopra l'irate e formidabil onde. + +143 + + I naviganti a dimostrare effetto + vanno de l'arte in che lodati sono: + chi discorre fischiando col fraschetto, + e quanto han gli altri a far, mostra col suono; + chi l'ancore apparechia da rispetto, + e chi al mainare e chi alla scotta è buono; + chi 'l timone, chi l'arbore assicura, + chi la coperta di sgombrare ha cura. + +144 + + Crebbe il tempo crudel tutta la notte, + caliginosa e più scura ch'inferno. + Tien per l'alto il padrone, ove men rotte + crede l'onde trovar, dritto il governo; + e volta ad or ad or contra le botte + del mar la proda, e de l'orribil verno, + non senza speme mai che, come aggiorni, + cessi fortuna, o più placabil torni. + +145 + + Non cessa e non si placa, e più furore + mostra nel giorno, se pur giorno è questo, + che si conosce al numerar de l'ore, + non che per lume già sia manifesto. + Or con minor speranza e più timore + si dà in poter del vento il padron mesto: + volta la poppa all'onde, e il mar crudele + scorrendo se ne va con umil vele. + +146 + + Mentre Fortuna in mar questi travaglia, + non lascia anco posar quegli altri in terra, + che sono in Francia, ove s'uccide e taglia + coi Saracini il popul d'Inghilterra. + Quivi Rinaldo assale, apre e sbaraglia + le schiere avverse, e le bandiere atterra. + Dissi di lui, che 'l suo destrier Baiardo + mosso avea contra a Dardinel gagliardo. + +147 + + Vide Rinaldo il segno del quartiero, + di che superbo era il figliuol d'Almonte; + e lo stimò gagliardo e buon guerriero, + che concorrer d'insegna ardia col conte. + Venne più appresso, e gli parea più vero; + ch'avea d'intorno uomini uccisi a monte. + — Meglio è (gridò) che prima io svella e spenga + questo mal germe, che maggior divenga. — + +148 + + Dovunque il viso drizza il paladino, + levasi ognuno, e gli dà larga strada; + né men sgombra il fedel, che 'l Saracino, + sì reverita è la famosa spada. + Rinaldo, fuor che Dardinel meschino, + non vede alcuno, e lui seguir non bada. + Grida: — Fanciullo, gran briga ti diede + chi ti lasciò di questo scudo erede. + +149 + + Vengo a te per provar, se tu m'attendi, + come ben guardi il quartier rosso e bianco; + che s'ora contra me non lo difendi, + difender contra Orlando il potrai manco. — + Rispose Dardinello: — Or chiaro apprendi + che s'io lo porto, il so difender anco; + e guadagnar più onor, che briga, posso + del paterno quartier candido e rosso. + +150 + + Perché fanciullo io sia, non creder farme + però fuggire, o che 'l quartier ti dia: + la vita mi torrai, se mi toi l'arme; + ma spero in Dio ch'anzi il contrario fia. + Sia quel che vuol, non potrà alcun biasmarme + che mai traligni alla progenie mia. — + Così dicendo, con la spada in mano + assalse il cavallier da Montalbano. + +151 + + Un timor freddo tutto 'l sangue oppresse, + che gli Africani aveano intorno al core, + come vider Rinaldo che si messe + con tanta rabbia incontra a quel signore, + con quanta andria un leon ch'al prato avesse + visto un torel ch'ancor non senta amore. + Il primo che ferì, fu 'l Saracino; + ma picchiò invan su l'elmo di Mambrino. + +152 + + Rise Rinaldo, e disse: — Io vo' tu senta, + s'io so meglio di te trovar la vena. — + Sprona, e a un tempo al destrier la briglia allenta, + e d'una punta con tal forza mena, + d'una punta ch'al petto gli appresenta, + che gli la fa apparir dietro alla schena. + Quella trasse, al tornar, l'alma col sangue: + di sella il corpo uscì freddo ed esangue. + +153 + + Come purpureo fior languendo muore, + che 'l vomere al passar tagliato lassa; + o come carco di superchio umore + il papaver ne l'orto il capo abbassa: + così, giù de la faccia ogni colore + cadendo, Dardinel di vita passa; + passa di vita, e fa passar con lui + l'ardire e la virtù de tutti i sui. + +154 + + Qual soglion l'acque per umano ingegno + stare ingorgate alcuna volta e chiuse, + che quando lor vien poi rotto il sostegno, + cascano, e van con gran rumor difuse; + tal gli African, ch'avean qualche ritegno + mentre virtù lor Dardinello infuse, + ne vanno or sparti in questa parte e in quella, + che l'han veduto uscir morto di sella. + +155 + + Chi vuol fuggir, Rinaldo fuggir lassa, + ed attende a cacciar chi vuol star saldo. + Si cade ovunque Ariodante passa, + che molto va quel dì presso a Rinaldo. + Altri Lionetto, altri Zerbin fracassa, + a gara ognuno a far gran prove caldo. + Carlo fa il suo dover, lo fa Oliviero, + Turpino e Guido e Salamone e Ugiero. + +156 + + I Mori fur quel giorno in gran periglio + che 'n Pagania non ne tornasse testa; + ma 'l saggio re di Spagna dà di piglio, + e se ne va con quel che in man gli resta. + Restar in danno tien miglior consiglio, + che tutti i denar perdere e la vesta: + meglio è ritrarsi e salvar qualche schiera, + che, stando, esser cagion che 'l tutto pèra. + +157 + + Verso gli alloggiamenti i segni invia, + ch'eron serrati d'argine e di fossa, + con Stordilan, col re d'Andologia, + col Portughese in una squadra grossa. + Manda a pregar il re di Barbaria, + che si cerchi ritrar meglio che possa; + e se quel giorno la persona e 'l loco + potrà salvar, non avrà fatto poco. + +158 + + Quel re che si tenea spacciato al tutto, + né mai credea più riveder Biserta, + che con viso sì orribile e sì brutto + unquanco non avea Fortuna esperta, + s'allegrò che Marsilio avea ridutto + parte del campo in sicurezza certa: + ed a ritrarsi cominciò, e a dar volta + alle bandiere, e fe' sonar raccolta. + +159 + + Ma la più parte de la gente rotta + né tromba né tambur né segno ascolta: + tanta fu la viltà, tanta la dotta, + ch'in Senna se ne vide affogar molta. + Il re Agramante vuol ridur la frotta: + seco ha Sobrino, e van scorrendo in volta; + e con lor s'affatica ogni buon duca, + che nei ripari il campo si riduca. + +160 + + Ma né il re, né Sobrin, né duca alcuno + con prieghi, con minacce, con affanno + ritrar può il terzo, non ch'io dica ognuno, + dove l'insegne mal seguite vanno. + Morti o fuggiti ne son dua, per uno + che ne rimane, e quel non senza danno: + ferito è chi di dietro e chi davanti; + ma travagliati e lassi tutti quanti. + +161 + + E con gran tema fin dentro alle porte + dei forti alloggiamenti ebbon la caccia: + ed era lor quel luogo anco mal forte, + con ogni proveder che vi si faccia + (che ben pigliar nel crin la buona sorte + Carlo sapea, quando volgea la faccia), + se non venia la notte tenebrosa, + che staccò il fatto, ed acquetò ogni cosa; + +162 + + dal Creator accelerata forse, + che de la sua fattura ebbe pietade. + Ondeggiò il sangue per campagna, e corse + come un gran fiume, e dilagò le strade. + Ottantamila corpi numerorse, + che fur quel dì messi per fil di spade. + Villani e lupi uscir poi de le grotte + a dispogliargli e a devorar la notte. + +163 + + Carlo non torna più dentro alla terra, + ma contra gli nimici fuor s'accampa, + ed in assedio le lor tende serra, + ed alti e spessi fuochi intorno avampa. + Il pagan si provede, e cava terra, + fossi e ripari e bastioni stampa; + va rivedendo, e tien le guardie deste, + né tutta notte mai l'arme si sveste. + +164 + + Tutta la notte per gli alloggiamenti + dei malsicuri Saracini oppressi + si versan pianti, gemiti e lamenti, + ma quanto più si può, cheti e soppressi. + Altri, perché gli amici hanno e i parenti + lasciati morti, ed altri per se stessi, + che son feriti, e con disagio stanno: + ma più è la tema del futuro danno. + +165 + + Duo Mori ivi fra gli altri si trovaro, + d'oscura stirpe nati in Tolomitta; + de' quai l'istoria, per esempio raro + di vero amore, è degna esser descritta. + Cloridano e Medor si nominaro, + ch'alla fortuna prospera e alla afflitta + aveano sempre amato Dardinello, + ed or passato in Francia il mar con quello. + +166 + + Cloridan, cacciator tutta sua vita, + di robusta persona era ed isnella: + Medoro avea la guancia colorita + e bianca e grata ne la età novella; + e fra la gente a quella impresa uscita + non era faccia più gioconda e bella: + occhi avea neri, e chioma crespa d'oro: + angel parea di quei del sommo coro. + +167 + + Erano questi duo sopra i ripari + con molti altri a guardar gli alloggiamenti, + quando la Notte fra distanze pari + mirava il ciel con gli occhi sonnolenti. + Medoro quivi in tutti i suoi parlari + non può far che 'l signor suo non rammenti, + Dardinello d'Almonte, e che non piagna + che resti senza onor ne la campagna. + +168 + + Volto al compagno, disse: — O Cloridano, + io non ti posso dir quanto m'incresca + del mio signor, che sia rimaso al piano, + per lupi e corbi, ohimé! troppo degna esca. + Pensando come sempre mi fu umano, + mi par che quando ancor questa anima esca + in onor di sua fama, io non compensi + né sciolga verso lui gli oblighi immensi. + +169 + + Io voglio andar, perché non stia insepulto + in mezzo alla campagna, a ritrovarlo: + e forse Dio vorrà ch'io vada occulto + là dove tace il campo del re Carlo. + Tu rimarrai; che quando in ciel sia sculto + ch'io vi debba morir, potrai narrarlo: + che se Fortuna vieta sì bell'opra, + per fama almeno il mio buon cor si scuopra. — + +170 + + Stupisce Cloridan, che tanto core, + tanto amor, tanta fede abbia un fanciullo: + e cerca assai, perché gli porta amore, + di fargli quel pensiero irrito e nullo; + ma non gli val, perch'un sì gran dolore + non riceve conforto né trastullo. + Medoro era disposto o di morire, + o ne la tomba il suo signor coprire. + +171 + + Veduto che nol piega e che nol muove, + Cloridan gli risponde: — E verrò anch'io, + anch'io vuo' pormi a sì lodevol pruove, + anch'io famosa morte amo e disio. + Qual cosa sarà mai che più mi giove, + s'io resto senza te, Medoro mio? + Morir teco con l'arme è meglio molto, + che poi di duol, s'avvien che mi sii tolto. — + +172 + + Così disposti, messero in quel loco + le successive guardie, e se ne vanno. + Lascian fosse e steccati, e dopo poco + tra' nostri son, che senza cura stanno. + Il campo dorme, e tutto è spento il fuoco, + perché dei Saracin poca tema hanno. + Tra l'arme e' carriaggi stan roversi, + nel vin, nel sonno insino agli occhi immersi. + +173 + + Fermossi alquanto Cloridano, e disse: + — Non son mai da lasciar l'occasioni. + Di questo stuol che 'l mio signor trafisse, + non debbo far, Medoro, occisioni? + Tu, perché sopra alcun non ci venisse, + gli occhi e l'orecchi in ogni parte poni; + ch'io m'offerisco farti con la spada + tra gli nimici spaziosa strada. — + +174 + + Così disse egli, e tosto il parlar tenne, + ed entrò dove il dotto Alfeo dormia, + che l'anno inanzi in corte a Carlo venne, + medico e mago e pien d'astrologia: + ma poco a questa volta gli sovenne; + anzi gli disse in tutto la bugia. + Predetto egli s'avea, che d'anni pieno + dovea morire alla sua moglie in seno: + +175 + + ed or gli ha messo il cauto Saracino + la punta de la spada ne la gola. + Quattro altri uccide appresso all'indovino, + che non han tempo a dire una parola: + menzion dei nomi lor non fa Turpino, + e 'l lungo andar le lor notizie invola: + dopo essi Palidon da Moncalieri, + che sicuro dormia fra duo destrieri. + +176 + + Poi se ne vien dove col capo giace + appoggiato al barile il miser Grillo: + avealo voto, e avea creduto in pace + godersi un sonno placido e tranquillo. + Troncògli il capo il Saracino audace: + esce col sangue il vin per uno spillo, + di che n'ha in corpo più d'una bigoncia; + e di ber sogna, e Cloridan lo sconcia. + +177 + + E presso a Grillo, un Greco ed un Tedesco + spenge in dui colpi, Andropono e Conrado, + che de la notte avean goduto al fresco + gran parte, or con la tazza, ora col dado: + felici, se vegghiar sapeano a desco + fin che de l'Indo il sol passassi il guado. + Ma non potria negli uomini il destino, + se del futuro ognun fosse indovino. + +178 + + Come impasto leone in stalla piena, + che lunga fame abbia smacrato e asciutto, + uccide, scanna, mangia, a strazio mena + l'infermo gregge in sua balìa condutto; + così il crudel pagan nel sonno svena + la nostra gente, e fa macel per tutto. + La spada di Medoro anco non ebe; + ma si sdegna ferir l'ignobil plebe. + +179 + + Venuto era ove il duca di Labretto + con una dama sua dormia abbracciato; + e l'un con l'altro si tenea sì stretto, + che non saria tra lor l'aere entrato. + Medoro ad ambi taglia il capo netto. + Oh felice morire! oh dolce fato! + che come erano i corpi, ho così fede + ch'andar l'alme abbracciate alla lor sede. + +180 + + Malindo uccise e Ardalico il fratello, + che del conte di Fiandra erano figli; + e l'uno e l'altro cavallier novello + fatto avea Carlo, e aggiunto all'arme i gigli, + perché il giorno amendui d'ostil macello + con gli stocchi tornar vide vermigli: + e terre in Frisa avea promesso loro, + e date avria; ma lo vietò Medoro. + +181 + + Gl'insidiosi ferri eran vicini + ai padiglioni che tiraro in volta + al padiglion di Carlo i paladini, + facendo ognun la guardia la sua volta; + quando da l'empia strage i Saracini + trasson le spade, e diero a tempo volta; + ch'impossibil lor par, tra sì gran torma, + che non s'abbia a trovar un che non dorma. + +182 + + E ben che possan gir di preda carchi, + salvin pur sé, che fanno assai guadagno. + Ove più creda aver sicuri i varchi + va Cloridano, e dietro ha il suo compagno. + Vengon nel campo, ove fra spade ed archi + e scudi e lance in un vermiglio stagno + giaccion poveri e ricchi, e re e vassalli, + e sozzopra con gli uomini i cavalli. + +183 + + Quivi dei corpi l'orrida mistura, + che piena avea la gran campagna intorno, + potea far vaneggiar la fedel cura + dei duo compagni insino al far del giorno, + se non traea fuor d'una nube oscura, + a' prieghi di Medor, la Luna il corno. + Medoro in ciel divotamente fisse + verso la Luna gli occhi, e così disse: + +184 + + — O santa dea, che dagli antiqui nostri + debitamente sei detta triforme; + ch'in cielo, in terra e ne l'inferno mostri + l'alta bellezza tua sotto più forme, + e ne le selve, di fere e di mostri + vai cacciatrice seguitando l'orme; + mostrami ove 'l mio re giaccia fra tanti, + che vivendo imitò tuoi studi santi. — + +185 + + La luna a quel pregar la nube aperse + (o fosse caso o pur la tanta fede), + bella come fu allor ch'ella s'offerse, + e nuda in braccio a Endimion si diede. + Con Parigi a quel lume si scoperse + l'un campo e l'altro; e 'l monte e 'l pian si vede: + si videro i duo colli di lontano, + Martire a destra, e Lerì all'altra mano, + +186 + + Rifulse lo splendor molto più chiaro + ove d'Almonte giacea morto il figlio. + Medoro andò, piangendo, al signor caro; + che conobbe il quartier bianco e vermiglio: + e tutto 'l viso gli bagnò d'amaro + pianto, che n'avea un rio sotto ogni ciglio, + in sì dolci atti, in sì dolci lamenti, + che potea ad ascoltar fermare i venti. + +187 + + Ma con sommessa voce e a pena udita; + non che riguardi a non si far sentire, + perch'abbia alcun pensier de la sua vita, + più tosto l'odia, e ne vorrebbe uscire: + ma per timor che non gli sia impedita + l'opera pia che quivi il fe' venire. + Fu il morto re sugli omeri sospeso + di tramendui, tra lor partendo il peso. + +188 + + Vanno affrettando i passi quanto ponno, + sotto l'amata soma che gl'ingombra. + E già venìa chi de la luce è donno + le stelle a tor del ciel, di terra l'ombra; + quando Zerbino, a cui del petto il sonno + l'alta virtude, ove è bisogno, sgombra, + cacciato avendo tutta notte i Mori, + al campo si traea nei primi albori. + +189 + + E seco alquanti cavallieri avea, + che videro da lunge i dui compagni. + Ciascuno a quella parte si traea, + sperandovi trovar prede e guadagni. + — Frate, bisogna (Cloridan dicea) + gittar la soma, e dare opra ai calcagni; + che sarebbe pensier non troppo accorto, + perder duo vivi per salvar un morto. — + +190 + + E gittò il carco, perché si pensava + che 'l suo Medoro il simil far dovesse: + ma quel meschin, che 'l suo signor più amava, + sopra le spalle sue tutto lo resse. + L'altro con molta fretta se n'andava, + come l'amico a paro o dietro avesse: + se sapea di lasciarlo a quella sorte, + mille aspettate avria, non ch'una morte. + +191 + + Quei cavallier, con animo disposto + che questi a render s'abbino o a morire, + chi qua chi là si spargono, ed han tosto + preso ogni passo onde si possa uscire. + Da loro il capitan poco discosto, + più degli altri è sollicito a seguire; + ch'in tal guisa vedendoli temere, + certo è che sian de le nimiche schiere. + +192 + + Era a quel tempo ivi una selva antica, + d'ombrose piante spessa e di virgulti, + che, come labirinto, entro s'intrica + di stretti calli e sol da bestie culti. + Speran d'averla i duo pagan sì amica, + ch'abbi a tenerli entro a' suoi rami occulti. + Ma chi del canto mio piglia diletto, + un'altra volta ad ascoltarlo aspetto. + + + + +CANTO DICIANNOVESIMO + + +1 + + Alcun non può saper da chi sia amato, + quando felice in su la ruota siede: + però c'ha i veri e i finti amici a lato, + che mostran tutti una medesma fede. + Se poi si cangia in tristo il lieto stato, + volta la turba adulatrice il piede; + e quel che di cor ama riman forte, + ed ama il suo signor dopo la morte. + +2 + + Se, come il viso, si mostrasse il core, + tal ne la corte è grande e gli altri preme, + e tal è in poca grazia al suo signore, + che la lor sorte muteriano insieme. + Questo umil diverria tosto il maggiore: + staria quel grande infra le turbe estreme. + Ma torniamo a Medor fedele e grato, + che 'n vita e in morte ha il suo signore amato. + +3 + + Cercando già nel più intricato calle + il giovine infelice di salvarsi; + ma il grave peso ch'avea su le spalle, + gli facea uscir tutti i partiti scarsi. + Non conosce il paese, e la via falle, + e torna fra le spine a invilupparsi. + Lungi da lui tratto al sicuro s'era + l'altro, ch'avea la spalla più leggiera. + +4 + + Cloridan s'è ridutto ove non sente + di chi segue lo strepito e il rumore: + ma quando da Medor si vede assente, + gli pare aver lasciato a dietro il core. + — Deh, come fui (dicea) sì negligente, + deh, come fui sì di me stesso fuore, + che senza te, Medor, qui mi ritrassi, + né sappia quando o dove io ti lasciassi! — + +5 + + Così dicendo, ne la torta via + de l'intricata selva si ricaccia; + ed onde era venuto si ravvia, + e torna di sua morte in su la traccia. + Ode i cavalli e i gridi tuttavia, + e la nimica voce che minaccia: + all'ultimo ode il suo Medoro, e vede + che tra molti a cavallo è solo a piede. + +6 + + Cento a cavallo, e gli son tutti intorno: + Zerbin commanda e grida che sia preso. + L'infelice s'aggira com'un torno, + e quanto può si tien da lor difeso, + or dietro quercia, or olmo, or faggio, or orno, + né si discosta mai dal caro peso. + L'ha riposato al fin su l'erba, quando + regger nol puote, e gli va intorno errando: + +7 + + come orsa, che l'alpestre cacciatore + ne la pietrosa tana assalita abbia, + sta sopra i figli con incerto core, + e freme in suono di pietà e di rabbia: + ira la 'nvita e natural furore + a spiegar l'ugne e a insanguinar le labbia; + amor la 'ntenerisce, e la ritira + a riguardare ai figli in mezzo l'ira. + +8 + + Cloridan, che non sa come l'aiuti, + e ch'esser vuole a morir seco ancora, + ma non ch'in morte prima il viver muti, + che via non truovi ove più d'un ne mora; + mette su l'arco un de' suoi strali acuti, + e nascoso con quel sì ben lavora, + che fora ad uno Scotto le cervella, + e senza vita il fa cader di sella. + +9 + + Volgonsi tutti gli altri a quella banda + ond'era uscito il calamo omicida. + Intanto un altro il Saracin ne manda, + perché 'l secondo a lato al primo uccida; + che mentre in fretta a questo e a quel domanda + chi tirato abbia l'arco, e forte grida, + lo strale arriva e gli passa la gola, + e gli taglia pel mezzo la parola. + +10 + + Or Zerbin, ch'era il capitano loro, + non poté a questo aver più pazienza. + Con ira e con furor venne a Medoro, + dicendo: — Ne farai tu penitenza. — + Stese la mano in quella chioma d'oro, + e strascinollo a sé con violenza: + ma come gli occhi a quel bel volto mise, + gli ne venne pietade, e non l'uccise. + +11 + + Il giovinetto si rivolse a' prieghi, + e disse: — Cavallier, per lo tuo Dio, + non esser sì crudel, che tu mi nieghi + ch'io sepelisca il corpo del re mio. + Non vo' ch'altra pietà per me ti pieghi, + né pensi che di vita abbi disio: + ho tanta di mia vita, e non più, cura, + quanta ch'al mio signor dia sepultura. + +12 + + E se pur pascer vòi fiere ed augelli, + che 'n te il furor sia del teban Creonte, + fa lor convito di miei membri, e quelli + sepelir lascia del figliuol d'Almonte. — + Così dicea Medor con modi belli, + e con parole atte a voltare un monte; + e sì commosso già Zerbino avea, + che d'amor tutto e di pietade ardea. + +13 + + In questo mezzo un cavallier villano, + avendo al suo signor poco rispetto, + ferì con una lancia sopra mano + al supplicante il delicato petto. + Spiacque a Zerbin l'atto crudele e strano; + tanto più, che del colpo il giovinetto + vide cader sì sbigottito e smorto, + che 'n tutto giudicò che fosse morto. + +14 + + E se ne sdegnò in guisa e se ne dolse, + che disse: — Invendicato già non fia! — + e pien di mal talento si rivolse + al cavallier che fe' l'impresa ria: + ma quel prese vantaggio, e se gli tolse + dinanzi in un momento, e fuggì via. + Cloridan, che Medor vede per terra, + salta del bosco a discoperta guerra. + +15 + + E getta l'arco, e tutto pien di rabbia + tra gli nimici il ferro intorno gira, + più per morir, che per pensier ch'egli abbia + di far vendetta che pareggi l'ira. + Del proprio sangue rosseggiar la sabbia + fra tante spade, e al fin venir si mira; + e tolto che si sente ogni potere, + si lascia a canto al suo Medor cadere. + +16 + + Seguon gli Scotti ove la guida loro + per l'alta selva alto disdegno mena, + poi che lasciato ha l'uno e l'altro Moro, + l'un morto in tutto, e l'altro vivo a pena. + Giacque gran pezzo il giovine Medoro, + spicciando il sangue da sì larga vena, + che di sua vita al fin saria venuto, + se non sopravenia chi gli diè aiuto. + +17 + + Gli sopravenne a caso una donzella, + avolta in pastorale ed umil veste, + ma di real presenza e in viso bella, + d'alte maniere e accortamente oneste. + Tanto è ch'io non ne dissi più novella, + ch'a pena riconoscer la dovreste: + questa, se non sapete, Angelica era, + del gran Can del Catai la figlia altiera. + +18 + + Poi che 'l suo annello Angelica riebbe, + di che Brunel l'avea tenuta priva, + in tanto fasto, in tanto orgoglio crebbe, + ch'esser parea di tutto 'l mondo schiva. + Se ne va sola, e non si degnerebbe + compagno aver qual più famoso viva: + si sdegna a rimembrar che già suo amante + abbia Orlando nomato, o Sacripante. + +19 + + E sopra ogn'altro error via più pentita + era del ben che già a Rinaldo volse, + troppo parendole essersi avilita, + ch'a riguardar sì basso gli occhi volse. + Tant'arroganza avendo Amor sentita, + più lungamente comportar non volse: + dove giacea Medor, si pose al varco, + e l'aspettò, posto lo strale all'arco. + +20 + + Quando Angelica vide il giovinetto + languir ferito, assai vicino a morte, + che del suo re che giacea senza tetto, + più che del proprio mal si dolea forte; + insolita pietade in mezzo al petto + si sentì entrar per disusate porte, + che le fe' il duro cor tenero e molle, + e più, quando il suo caso egli narrolle. + +21 + + E rivocando alla memoria l'arte + ch'in India imparò già di chirugia + (che par che questo studio in quella parte + nobile e degno e di gran laude sia; + e senza molto rivoltar di carte, + che 'l patre ai figli ereditario il dia), + si dispose operar con succo d'erbe, + ch'a più matura vita lo riserbe. + +22 + + E ricordossi che passando avea + veduta un'erba in una piaggia amena; + fosse dittamo, o fosse panacea, + o non so qual, di tal effetto piena, + che stagna il sangue, e de la piaga rea + leva ogni spasmo e perigliosa pena. + La trovò non lontana, e quella colta, + dove lasciato avea Medor, diè volta. + +23 + + Nel ritornar s'incontra in un pastore + ch'a cavallo pel bosco ne veniva, + cercando una iuvenca, che già fuore + duo dì di mandra e senza guardia giva. + Seco lo trasse ove perdea il vigore + Medor col sangue che del petto usciva; + e già n'avea di tanto il terren tinto, + ch'era omai presso a rimanere estinto. + +24 + + Del palafreno Angelica giù scese, + e scendere il pastor seco fece anche. + Pestò con sassi l'erba, indi la prese, + e succo ne cavò fra le man bianche; + ne la piaga n'infuse, e ne distese + e pel petto e pel ventre e fin a l'anche: + e fu di tal virtù questo liquore, + che stagnò il sangue, e gli tornò il vigore; + +25 + + e gli diè forza, che poté salire + sopra il cavallo che 'l pastor condusse. + Non però volse indi Medor partire + prima ch'in terra il suo signor non fusse. + E Cloridan col re fe' sepelire; + e poi dove a lei piacque si ridusse. + Ed ella per pietà ne l'umil case + del cortese pastor seco rimase. + +26 + + Né fin che nol tornasse in sanitade, + volea partir: così di lui fe' stima, + tanto se intenerì de la pietade + che n'ebbe, come in terra il vide prima. + Poi vistone i costumi e la beltade, + roder si sentì il cor d'ascosa lima; + roder si sentì il core, e a poco a poco + tutto infiammato d'amoroso fuoco. + +27 + + Stava il pastore in assai buona e bella + stanza, nel bosco infra duo monti piatta, + con la moglie e coi figli; ed avea quella + tutta di nuovo e poco inanzi fatta. + Quivi a Medoro fu per la donzella + la piaga in breve a sanità ritratta: + ma in minor tempo si sentì maggiore + piaga di questa avere ella nel core. + +28 + + Assai più larga piaga e più profonda + nel cor sentì da non veduto strale, + che da' begli occhi e da la testa bionda + di Medoro aventò l'Arcier c'ha l'ale. + Arder si sente, e sempre il fuoco abonda; + e più cura l'altrui che 'l proprio male: + di sé non cura, e non è ad altro intenta, + ch'a risanar chi lei fere e tormenta. + +29 + + La sua piaga più s'apre e più incrudisce, + quanto più l'altra si ristringe e salda. + Il giovine si sana: ella languisce + di nuova febbre, or agghiacciata, or calda. + Di giorno in giorno in lui beltà fiorisce: + la misera si strugge, come falda + strugger di nieve intempestiva suole, + ch'in loco aprico abbia scoperta il sole. + +30 + + Se di disio non vuol morir, bisogna + che senza indugio ella se stessa aiti: + e ben le par che di quel ch'essa agogna, + non sia tempo aspettar ch'altri la 'nviti. + Dunque, rotto ogni freno di vergogna, + la lingua ebbe non men che gli occhi arditi: + e di quel colpo domandò mercede, + che, forse non sapendo, esso le diede. + +31 + + O conte Orlando, o re di Circassia, + vostra inclita virtù, dite, che giova? + Vostro alto onor dite in che prezzo sia, + o che mercé vostro servir ritruova. + Mostratemi una sola cortesia + che mai costei v'usasse, o vecchia o nuova, + per ricompensa e guidardone e merto + di quanto avete già per lei sofferto. + +32 + + Oh se potessi ritornar mai vivo, + quanto ti parria duro, o re Agricane! + che già mostrò costei sì averti a schivo + con repulse crudeli ed inumane. + O Ferraù, o mille altri ch'io non scrivo, + ch'avete fatto mille pruove vane + per questa ingrata, quanto aspro vi fôra, + s'a costu' in braccio voi la vedesse ora! + +33 + + Angelica a Medor la prima rosa + coglier lasciò, non ancor tocca inante: + né persona fu mai sì aventurosa, + ch'in quel giardin potesse por le piante. + Per adombrar, per onestar la cosa, + si celebrò con cerimonie sante + il matrimonio, ch'auspice ebbe Amore, + e pronuba la moglie del pastore. + +34 + + Fersi le nozze sotto all'umil tetto + le più solenni che vi potean farsi; + e più d'un mese poi stero a diletto + i duo tranquilli amanti a ricrearsi. + Più lunge non vedea del giovinetto + la donna, né di lui potea saziarsi; + né, per mai sempre pendergli dal collo, + il suo disir sentia di lui satollo. + +35 + + Se stava all'ombra o se del tetto usciva, + avea dì e notte il bel giovine a lato: + matino e sera or questa or quella riva + cercando andava, o qualche verde prato: + nel mezzo giorno un antro li copriva, + forse non men di quel commodo e grato, + ch'ebber, fuggendo l'acque, Enea e Dido, + de' lor secreti testimonio fido. + +36 + + Fra piacer tanti, ovunque un arbor dritto + vedesse ombrare o fonte o rivo puro, + v'avea spillo o coltel subito fitto; + così, se v'era alcun sasso men duro: + ed era fuori in mille luoghi scritto, + e così in casa in altritanti il muro, + Angelica e Medoro, in vari modi + legati insieme di diversi nodi. + +37 + + Poi che le parve aver fatto soggiorno + quivi più ch'a bastanza, fe' disegno + di fare in India del Catai ritorno, + e Medor coronar del suo bel regno. + Portava al braccio un cerchio d'oro, adorno + di ricche gemme, in testimonio e segno + del ben che 'l conte Orlando le volea; + e portato gran tempo ve l'avea. + +38 + + Quel donò già Morgana a Ziliante, + nel tempo che nel lago ascoso il tenne; + ed esso, poi ch'al padre Monodante, + per opra e per virtù d'Orlando venne, + lo diede a Orlando: Orlando ch'era amante, + di porsi al braccio il cerchio d'or sostenne, + avendo disegnato di donarlo + alla regina sua di ch'io vi parlo. + +39 + + Non per amor del paladino, quanto + perch'era ricco e d'artificio egregio, + caro avuto l'avea la donna tanto, + che più non si può aver cosa di pregio. + Se lo serbò ne l'Isola del pianto, + non so già dirvi con che privilegio, + là dove esposta al marin mostro nuda + fu da la gente inospitale e cruda. + +40 + + Quivi non si trovando altra mercede + ch'al buon pastor ed alla moglie dessi, + che serviti gli avea con sì gran fede + dal dì che nel suo albergo si fur messi, + levò dal braccio il cerchio e gli lo diede, + e volse per suo amor che lo tenessi. + Indi saliron verso la montagna + che divide la Francia da la Spagna. + +41 + + Dentro a Valenza o dentro a Barcellona + per qualche giorno avea pensato porsi, + fin che accadesse alcuna nave buona + che per Levante apparecchiasse a sciorsi. + Videro il mar scoprir sotto a Girona + ne lo smontar giù dei montani dorsi; + e costeggiando a man sinistra il lito, + a Barcellona andar pel camin trito. + +42 + + Ma non vi giunser prima, ch'un uom pazzo + giacer trovato in su l'estreme arene, + che, come porco, di loto e di guazzo + tutto era brutto e volto e petto e schene. + Costui si scagliò lor come cagnazzo + ch'assalir forestier subito viene; + e diè lor noia, e fu per far lor scorno. + Ma di Marfisa a ricontarvi torno. + +43 + + Di Marfisa, d'Astolfo, d'Aquilante, + di Grifone e degli altri io vi vuo' dire, + che travagliati, e con la morte inante, + mal si poteano incontra il mar schermire: + che sempre più superba e più arrogante + crescea fortuna le minacce e l'ire; + e già durato era tre dì lo sdegno, + né di placarsi ancor mostrava segno. + +44 + + Castello e ballador spezza e fracassa + l'onda nimica e 'l vento ognor più fiero: + se parte ritta il verno pur ne lassa, + la taglia e dona al mar tutta il nocchiero. + Chi sta col capo chino in una cassa + su la carta appuntando il suo sentiero + a lume di lanterna piccolina, + e chi col torchio giù ne la sentina. + +45 + + Un sotto poppe, un altro sotto prora + si tiene inanzi l'oriuol da polve: + e torna a rivedere ogni mezz'ora + quanto è già corso, ed a che via si volve: + indi ciascun con la sua carta fuora + a mezza nave il suo parer risolve, + là dove a un tempo i marinari tutti + sono a consiglio dal padron ridutti. + +46 + + Chi dice: — Sopra Linmissò venuti + siamo, per quel ch'io trovo, alle seccagne; — + chi: — Di Tripoli appresso i sassi acuti, + dove il mar le più volte i legni fragne; — + chi dice: — Siamo in Satalia perduti, + per cui più d'un nocchier sospira e piagne. — + Ciascun secondo il parer suo argomenta, + ma tutti ugual timor preme e sgomenta. + +47 + + Il terzo giorno con maggior dispetto + gli assale il vento, e il mar più irato freme; + e l'un ne spezza e portane il trinchetto, + e 'l timon l'altro, e chi lo volge insieme. + Ben è di forte e di marmoreo petto + e più duro ch'acciar, ch'ora non teme. + Marfisa, che già fu tanto sicura, + non negò che quel giorno ebbe paura. + +48 + + Al monte Sinaì fu peregrino, + a Gallizia promesso, a Cipro, a Roma, + al Sepolcro, alla Vergine d'Ettino, + e se celebre luogo altro si noma. + Sul mare intanto, e spesso al ciel vicino + l'afflitto e conquassato legno toma, + di cui per men travaglio avea il padrone + fatto l'arbor tagliar de l'artimone. + +49 + + E colli e casse e ciò che v'è di grave + gitta da prora e da poppe e da sponde; + e fa tutte sgombrar camere e giave, + e dar le ricche merci all'avide onde. + Altri attende alle trombe, e a tor di nave + l'acque importune, e il mar nel mar rifonde; + soccorre altri in sentina, ovunque appare + legno da legno aver sdrucito il mare. + +50 + + Stero in questo travaglio, in questa pena + ben quattro giorni, e non avean più schermo; + e n'avria avuto il mar vittoria piena, + poco più che 'l furor tenesse fermo: + ma diede speme lor d'aria serena + la disiata luce di santo Ermo, + ch'in prua s'una cocchina a por si venne; + che più non v'erano arbori né antenne. + +51 + + Veduto fiammeggiar la bella face, + s'inginocchiaro tutti i naviganti, + e domandaro il mar tranquillo e pace + con umidi occhi e con voci tremanti. + La tempesta crudel, che pertinace + fu sin allora, non andò più inanti: + Maestro e Traversia più non molesta, + e sol del mar tiràn Libecchio resta. + +52 + + Questo resta sul mar tanto possente, + e da la negra bocca in modo esala, + ed è con lui sì il rapido corrente + de l'agitato mar ch'in fretta cala, + che porta il legno più velocemente, + che pelegrin falcon mai facesse ala, + con timor del nocchier ch'al fin del mondo + non lo trasporti, o rompa, o cacci al fondo. + +53 + + Rimedio a questo il buon nocchier ritruova, + che commanda gittar per poppa spere, + e caluma la gomona, e fa pruova + di duo terzi del corso ritenere. + Questo consiglio, e più l'augurio giova + di chi avea acceso in proda le lumiere: + questo il legno salvò che peria forse, + e fe' ch'in alto mar sicuro corse. + +54 + + Nel golfo di Laiazzo invêr Soria + sopra una gran città si trovò sorto, + e sì vicino al lito, che scopria + l'uno e l'altro castel che serra il porto. + Come il padron s'accorse de la via + che fatto avea, ritornò in viso smorto; + che né porto pigliar quivi volea, + né stare in alto, né fuggir potea. + +55 + + Né potea stare in alto, né fuggire, + che gli arbori e l'antenne avea perdute: + eran tavole e travi pel ferire + del mar, sdrucite, macere e sbattute. + E 'l pigliar porto era un voler morire, + o perpetuo legarsi in servitute; + che riman serva ogni persona, o morta, + che quivi errore o ria fortuna porta. + +56 + + E 'l stare in dubbio era con gran periglio + che non salisser genti de la terra + con legni armati, e al suo desson di piglio, + mal atto a star sul mar, non ch'a far guerra. + Mentre il padron non sa pigliar consiglio, + fu domandato da quel d'Inghilterra, + chi gli tenea sì l'animo suspeso, + e perché già non avea il porto preso. + +57 + + Il padron narrò lui che quella riva + tutta tenean le femine omicide, + di quai l'antiqua legge ognun ch'arriva + in perpetuo tien servo, o che l'uccide; + e questa sorte solamente schiva + chi nel campo dieci uomini conquide, + e poi la notte può assaggiar nel letto + diece donzelle con carnal diletto. + +58 + + E se la prima pruova gli vien fatta, + e non fornisca la seconda poi, + egli vien morto, e chi è con lui si tratta + da zappatore o da guardian di buoi. + Se di far l'uno e l'altro è persona atta, + impetra libertade a tutti i suoi; + a sé non già, c'ha da restar marito + di diece donne, elette a suo appetito. + +59 + + Non poté udire Astolfo senza risa + de la vicina terra il rito strano. + Sopravien Sansonetto, e poi Marfisa, + indi Aquilante, e seco il suo germano. + Il padron parimente lor divisa + la causa che dal porto il tien lontano: + — Voglio (dicea) che inanzi il mar m'affoghi, + ch'io senta mai di servitude i gioghi. — + +60 + + Del parer del padrone i marinari + e tutti gli altri naviganti furo; + ma Marfisa e' compagni eran contrari, + che, più che l'acque, il lito avean sicuro. + Via più il vedersi intorno irati i mari, + che centomila spade, era lor duro. + Parea lor questo e ciascun altro loco + dov'arme usar potean, da temer poco. + +61 + + Bramavano i guerrier venire a proda, + ma con maggior baldanza il duca inglese; + che sa, come del corno il rumor s'oda, + sgombrar d'intorno si farà il paese. + Pigliare il porto l'una parte loda, + e l'altra il biasma, e sono alle contese; + ma la più forte in guisa il padron stringe, + ch'al porto, suo malgrado, il legno spinge. + +62 + + Già, quando prima s'erano alla vista + de la città crudel sul mar scoperti, + veduto aveano una galea provista + di molta ciurma e di nochieri esperti + venire al dritto a ritrovar la trista + nave, confusa di consigli incerti; + che, l'alta prora alle sua poppe basse + legando, fuor de l'empio mar la trasse. + +63 + + Entrar nel porto remorchiando, e a forza + di remi più che per favor di vele; + però che l'alternar di poggia e d'orza + avea levato il vento lor crudele. + Intanto ripigliar la dura scorza + i cavallieri e il brando lor fedele; + ed al padrone ed a ciascun che teme + non cessan dar con lor conforti speme. + +64 + + Fatto è 'l porto a sembianza d'una luna, + e gira più di quattro miglia intorno: + seicento passi è in bocca, ed in ciascuna + parte una rocca ha nel finir del corno. + Non teme alcuno assalto di fortuna, + se non quando gli vien dal mezzogiorno. + A guisa di teatro se gli stende + la città a cerco, e verso il poggio ascende. + +65 + + Non fu quivi sì tosto il legno sorto + (già l'aviso era per tutta la terra), + che fur seimila femine sul porto, + con gli archi in mano, in abito di guerra; + e per tor de la fuga ogni conforto, + tra l'una rocca e l'altra il mar si serra: + da navi e da catene fu rinchiuso, + che tenean sempre istrutte a cotal uso. + +66 + + Una che d'anni alla Cumea d'Apollo + poté uguagliarsi e alla madre d'Ettorre, + fe' chiamare il padrone, e domandollo + se si volean lasciar la vita torre, + o se voleano pur al giogo il collo, + secondo la costuma, sottoporre. + Degli dua l'uno aveano a torre: o quivi + tutti morire, o rimaner captivi. + +67 + + — Gli è ver (dicea) che s'uom si ritrovasse + tra voi così animoso e così forte, + che contra dieci nostri uomini osasse + prender battaglia, e desse lor la morte, + e far con diece femine bastasse + per una notte ufficio di consorte; + egli si rimarria principe nostro, + e gir voi ne potreste al camin vostro. + +68 + + E sarà in vostro arbitrio il restar anco, + vogliate o tutti o parte; ma con patto, + che chi vorrà restare, e restar franco, + marito sia per diece femine atto. + Ma quando il guerrier vostro possa manco + dei dieci che gli fian nimici a un tratto, + o la seconda pruova non fornisca, + vogliàn voi siate schiavi, egli perisca. — + +69 + + Dove la vecchia ritrovar timore + credea nei cavallier, trovò baldanza; + che ciascun si tenea tal feritore, + che fornir l'uno e l'altro avea speranza: + ed a Marfisa non mancava il core, + ben che mal atta alla seconda danza; + ma dove non l'aitasse la natura, + con la spada supplir stava sicura. + +70 + + Al padron fu commessa la risposta, + prima conchiusa per commun consiglio: + ch'avean chi lor potria di sé a lor posta + ne la piazza e nel letto far periglio. + Levan l'offese, ed il nocchier s'accosta, + getta la fune e le fa dar di piglio; + e fa acconciare il ponte, onde i guerrieri + escono armati, e tranno i lor destrieri. + +71 + + E quindi van per mezzo la cittade, + e vi ritruovan le donzelle altiere, + succinte cavalcar per le contrade, + ed in piazza armeggiar come guerriere. + Né calciar quivi spron, né cinger spade, + né cosa d'arme puoi gli uomini avere, + se non dieci alla volta, per rispetto + de l'antiqua costuma ch'io v'ho detto. + +72 + + Tutti gli altri alla spola, all'aco, al fuso, + al pettine ed all'aspo sono intenti, + con vesti feminil che vanno giuso + insin al piè, che gli fa molli e lenti. + Si tengono in catena alcuni ad uso + d'arar la terra o di guardar gli armenti. + Son pochi i maschi, e non son ben, per mille + femine, cento, fra cittadi e ville. + +73 + + Volendo tôrre i cavallieri a sorte + chi di lor debba, per commune scampo + l'una decina in piazza porre a morte, + e poi l'altra ferir ne l'altro campo; + non disegnavan di Marfisa forte, + stimando che trovar dovesse inciampo + ne la seconda giostra de la sera, + ch'ad averne vittoria abil non era. + +74 + + Ma con gli altri esser volse ella sortita: + or sopra lei la sorte in somma cade. + Ella dicea: — Prima v'ho a por la vita, + che v'abbiate a por voi la libertade; + ma questa spada (e lor la spada addita, + che cinta avea) vi do per securtade + ch'io vi sciorrò tutti gl'intrichi al modo + che fe' Alessandro il gordiano nodo. + +75 + + Non vuo' mai più che forestier si lagni + di questa terra, fin che 'l mondo dura. — + Così disse; e non potero i compagni + torle quel che le dava sua aventura. + Dunque, o ch'in tutto perda, o lor guadagni + la libertà, le lasciano la cura. + Ella di piastre già guernita e maglia, + s'appresentò nel campo alla battaglia. + +76 + + Gira una piazza al sommo de la terra, + di gradi a seder atti intorno chiusa; + che solamente a giostre, a simil guerra, + a cacce, a lotte, e non ad altro s'usa: + quattro porte ha di bronzo, onde si serra. + Quivi la moltitudine confusa + de l'armigere femine si trasse; + e poi fu detto a Marfisa ch'entrasse. + +77 + + Entrò Marfisa s'un destrier leardo, + tutto sparso di macchie e di rotelle, + di piccol capo e d'animoso sguardo, + d'andar superbo e di fattezze belle. + Pel maggiore e più vago e più gagliardo, + di mille che n'avea con briglie e selle, + scelse in Damasco, e realmente ornollo, + ed a Marfisa Norandin donollo. + +78 + + Da mezzogiorno e da la porta d'austro + entrò Marfisa; e non vi stette guari, + ch'appropinquare e risonar pel claustro + udì di trombe acuti suoni e chiari: + e vide poi di verso il freddo plaustro + entrar nel campo i dieci suoi contrari. + Il primo cavallier ch'apparve inante, + di valer tutto il resto avea sembiante. + +79 + + Quel venne in piazza sopra un gran destriero, + che, fuor ch'in fronte e nel piè dietro manco, + era, più che mai corbo, oscuro e nero: + nel piè e nel capo avea alcun pelo bianco. + Del color del cavallo il cavalliero + vestito, volea dir che, come manco + del chiaro era l'oscuro, era altretanto + il riso in lui verso l'oscuro pianto. + +80 + + Dato che fu de la battaglia il segno, + nove guerrier l'aste chinaro a un tratto: + ma quel dal nero ebbe il vantaggio a sdegno; + si ritirò, né di giostrar fece atto. + Vuol ch'alle leggi inanzi di quel regno, + ch'alla sua cortesia, sia contrafatto. + Si tra' da parte e sta a veder le pruove + ch'una sola asta farà contra a nove. + +81 + + Il destrier, ch'avea andar trito e soave, + portò all'incontro la donzella in fretta, + che nel corso arrestò lancia sì grave, + che quattro uomini avriano a pena retta. + L'avea pur dianzi al dismontar di nave + per la più salda in molte antenne eletta. + Il fier sembiante con ch'ella si mosse, + mille facce imbiancò, mille cor scosse. + +82 + + Aperse al primo che trovò sì il petto, + che fôra assai che fosse stato nudo: + gli passò la corazza e il soprapetto, + ma prima un ben ferrato e grosso scudo. + Dietro le spalle un braccio il ferro netto + si vide uscir: tanto fu il colpo crudo. + Quel fitto ne la lancia a dietro lassa, + e sopra gli altri a tutta briglia passa. + +83 + + E diede d'urto a chi venìa secondo, + ed a chi terzo sì terribil botta, + che rotto ne la schiena uscir del mondo + fe' l'uno e l'altro, e de la sella a un'otta; + sì duro fu l'incontro e di tal pondo, + sì stretta insieme ne venìa la frotta. + Ho veduto bombarde a quella guisa + le squadre aprir, che fe' lo stuol Marfisa. + +84 + + Sopra di lei più lance rotte furo; + ma tanto a quelli colpi ella si mosse, + quanto nel giuoco de le cacce un muro + si muova a' colpi de le palle grosse. + L'usbergo suo di tempra era sì duro, + che non gli potean contra le percosse; + e per incanto al fuoco de l'Inferno + cotto, e temprato all'acque fu d'Averno. + +85 + + Al fin del campo il destrier tenne e volse, + e fermò alquanto: e in fretta poi lo spinse + incontra gli altri, e sbarragliolli e sciolse, + e di lor sangue insin all'elsa tinse. + All'uno il capo, all'altro il braccio tolse; + e un altro in guisa con la spada cinse, + che 'l petto in terra andò col capo ed ambe + le braccia, e in sella il ventre era e le gambe. + +86 + + Lo partì, dico, per dritta misura, + de le coste e de l'anche alle confine, + e lo fe' rimaner mezza figura, + qual dinanzi all'imagini divine, + poste d'argento, e più di cera pura + son da genti lontane e da vicine, + ch'a ringraziarle e sciorre il voto vanno + de le domande pie ch'ottenute hanno. + +87 + + Ad uno che fuggia, dietro si mise, + né fu a mezzo la piazza, che lo giunse; + e 'l capo e 'l collo in modo gli divise, + che medico mai più non lo raggiunse. + In somma tutti un dopo l'altro uccise, + o ferì sì ch'ogni vigor n'emunse; + e fu sicura che levar di terra + mai più non si potrian per farle guerra. + +88 + + Stato era il cavallier sempre in un canto, + che la decina in piazza avea condutta; + però che contra un solo andar con tanto + vantaggio opra gli parve iniqua e brutta. + Or che per una man torsi da canto + vide sì tosto la compagna tutta, + per dimostrar che la tardanza fosse + cortesia stata e non timor, si mosse. + +89 + + Con man fe' cenno di volere, inanti + che facesse altro, alcuna cosa dire; + e non pensando in sì viril sembianti + che s'avesse una vergine a coprire, + le disse; — Cavalliero, omai di tanti + esser déi stanco, c'hai fatto morire; + e s'io volessi, più di quel che sei, + stancarti ancor, discortesia farei. + +90 + + Che ti risposi in sino al giorno nuovo, + e doman torni in campo, ti concedo. + Non mi fia onor se teco oggi mi pruovo, + che travagliato e lasso esser ti credo. — + — Il travagliare in arme non m'è nuovo, + né per sì poco alla fatica cedo + (disse Marfisa); e spero ch'a tuo costo + io ti farò di questo aveder tosto. + +91 + + De la cortese offerta ti ringrazio, + ma riposare ancor non mi bisogna; + e ci avanza del giorno tanto spazio, + ch'a porlo tutto in ozio è pur vergogna. — + Rispose il cavallier: — Fuss'io sì sazio + d'ogn'altra cosa che 'l mio core agogna, + come t'ho in questo da saziar; ma vedi + che non ti manchi il dì più che non credi. — + +92 + + Così disse egli, e fe' portare in fretta + due grosse lance, anzi due gravi antenne; + ed a Marfisa dar ne fe' l'eletta: + tolse l'altra per sé, ch'indietro venne. + Già sono in punto, ed altro non s'aspetta + ch'un alto suon che lor la giostra accenne. + Ecco la terra e l'aria e il mar rimbomba + nel mover loro al primo suon di tromba. + +93 + + Trar fiato, bocca aprir, o battere occhi + non si vedea de' riguardanti alcuno: + tanto a mirare a chi la palma tocchi + dei duo campioni, intento era ciascuno. + Marfisa, acciò che de l'arcion trabocchi, + sì che mai non si levi, il guerrier bruno, + drizza la lancia; e il guerrier bruno forte + studia non men di por Marfisa a morte. + +94 + + Le lance ambe di secco e suttil salce, + non di cerro sembrar grosso ed acerbo, + così n'andaro in tronchi fin al calce; + e l'incontro ai destrier fu sì superbo, + che parimente parve da una falce + de le gambe esser lor tronco ogni nerbo. + Cadero ambi ugualmente; ma i campioni + fur presti a disbrigarsi dagli arcioni. + +95 + + A mille cavallieri alla sua vita + al primo incontro avea la sella tolta + Marfisa, ed ella mai non n'era uscita; + e n'uscì, come udite, a questa volta. + Del caso strano non pur sbigottita, + ma quasi fu per rimanerne stolta. + Parve anco strano al cavallier dal nero, + che non solea cader già di leggiero. + +96 + + Tocca avean nel cader la terra a pena, + che furo in piedi e rinovar l'assalto. + Tagli e punte a furor quivi si mena, + quivi ripara or scudo, or lama, or salto. + Vada la botta vota o vada piena, + l'aria ne stride e ne risuona in alto. + Quelli elmi, quelli usberghi, quelli scudi + mostrar ch'erano saldi più ch'incudi. + +97 + + Se de l'aspra donzella il braccio è grave, + né quel del cavallier nimico è lieve. + Ben la misura ugual l'un da l'altro have: + quanto a punto l'un dà, tanto riceve. + Chi vol due fiere audaci anime brave, + cercar più là di queste due non deve, + né cercar più destrezza né più possa; + che n'han tra lor quanto più aver si possa. + +98 + + Le donne, che gran pezzo mirato hanno + continuar tante percosse orrende, + e che nei cavallier segno d'affanno + e di stanchezza ancor non si comprende; + dei duo miglior guerrier lode lor danno, + che sien tra quanto il mar sua braccia estende. + Par lor che, se non fosser più che forti, + esser dovrian sol del travaglio morti. + +99 + + Ragionando tra sé, dicea Marfisa: + — Buon fu per me, che costui non si mosse; + ch'andava a risco di restarne uccisa, + se dianzi stato coi compagni fosse, + quando io mi truovo a pena a questa guisa + di potergli star contra alle percosse. — + Così dice Marfisa; e tuttavolta + non resta di menar la spada in volta. + +100 + + — Buon fu per me (dicea quell'altro ancora), + che riposar costui non ho lasciato. + Difender me ne posso a fatica ora + che de la prima pugna è travagliato. + Se fin al nuovo dì facea dimora + a ripigliar vigor, che saria stato? + Ventura ebbi io, quanto più possa aversi, + che non volesse tor quel ch'io gli offersi. — + +101 + + La battaglia durò fin alla sera, + né chi avesse anco il meglio era palese; + né l'un né l'altro più senza lumiera + saputo avria come schivar l'offese. + Giunta la notte, all'inclita guerriera + fu primo a dir il cavallier cortese: + — Che faren, poi che con ugual fortuna + n'ha sopragiunti la notte importuna? + +102 + + Meglio mi par che 'l viver tuo prolunghi + almeno insino a tanto che s'aggiorni. + Io non posso concederti che aggiunghi + fuor ch'una notte picciola ai tua giorni. + E di ciò che non gli abbi aver più lunghi, + la colpa sopra me non vuo' che torni: + torni pur sopra alla spietata legge + del sesso feminil che 'l loco regge. + +103 + + Se di te duolmi e di quest'altri tuoi, + lo sa colui che nulla cosa ha oscura. + Con tuoi compagni star meco tu puoi: + con altri non avrai stanza sicura; + perché la turba, a cu' i mariti suoi + oggi uccisi hai, già contra te congiura. + Ciascun di questi a cui dato hai la morte, + era di diece femine consorte. + +104 + + Del danno c'han da te ricevut'oggi, + disian novanta femine vendetta: + sì che se meco ad albergar non poggi, + questa notte assalito esser t'aspetta. — + Disse Marfisa: — Accetto che m'alloggi, + con sicurtà che non sia men perfetta + in te la fede e la bontà del core, + che sia l'ardire e il corporal valore. + +105 + + Ma che t'incresca che m'abbi ad uccidere, + ben ti può increscere anco del contrario. + Fin qui non credo che l'abbi da ridere, + perch'io sia men di te duro avversario. + O la pugna seguir vogli o dividere, + o farla all'uno o all'altro luminario, + ad ogni cenno pronta tu m'avrai, + e come ed ogni volta che vorrai. — + +106 + + Così fu differita la tenzone + fin che di Gange uscisse il nuovo albore, + e si restò senza conclusione + chi d'essi duo guerrier fosse il migliore. + Ad Aquilante venne ed a Grifone + e così agli altri il liberal signore, + e li pregò che fin al nuovo giorno + piacesse lor di far seco soggiorno. + +107 + + Tenner lo 'nvito senza alcun sospetto: + indi, a splendor de bianchi torchi ardenti, + tutti saliro ov'era un real tetto, + distinto in molti adorni alloggiamenti. + Stupefatti al levarsi de l'elmetto, + mirandosi, restaro i combattenti; + che 'l cavallier, per quanto apparea fuora, + non eccedeva i diciotto anni ancora. + +108 + + Si maraviglia la donzella, come + in arme tanto un giovinetto vaglia; + si maraviglia l'altro, ch'alle chiome + s'avede con chi avea fatto battaglia: + e si domandan l'un con l'altro il nome, + e tal debito tosto si ragguaglia. + Ma come si nomasse il giovinetto, + ne l'altro canto ad ascoltar v'aspetto. + + + + +CANTO VENTESIMO + + +1 + + Le donne antique hanno mirabil cose + fatto ne l'arme e ne le sacre muse; + e di lor opre belle e gloriose + gran lume in tutto il mondo si diffuse. + Arpalice e Camilla son famose, + perché in battaglia erano esperte ed use; + Safo e Corinna, perché furon dotte, + splendono illustri, e mai non veggon notte. + +2 + + Le donne son venute in eccellenza + Di ciascun'arte ove hanno posto cura; + e qualunque all'istorie abbia avvertenza, + ne sente ancor la fama non oscura. + Se 'l mondo n'è gran tempo stato senza, + non però sempre il mal influsso dura; + e forse ascosi han lor debiti onori + l'invidia o il non saper degli scrittori. + +3 + + Ben mi par di veder ch'al secol nostro + tanta virtù fra belle donne emerga, + che può dare opra a carte ed ad inchiostro, + perché nei futuri anni si disperga, + e perché, odiose lingue, il mal dir vostro + con vostra eterna infamia si sommerga: + e le lor lode appariranno in guisa, + che di gran lunga avanzeran Marfisa. + +4 + + Or pur tornando a lei, questa donzella + al cavallier che l'usò cortesia, + de l'esser suo non niega dar novella, + quando esso a lei voglia contar chi sia. + Sbrigossi tosto del suo debito ella: + tanto il nome di lui saper disia. + — Io son (disse) Marfisa: — e fu assai questo; + che si sapea per tutto 'l mondo il resto. + +5 + + L'altro comincia, poi che tocca a lui, + con più proemio a darle di sé conto, + dicendo: — Io credo che ciascun di vui + abbia de la mia stirpe il nome in pronto; + che non pur Francia e Spagna e i vicin sui, + ma l'India, l'Etiopia e il freddo Ponto + han chiara cognizion di Chiaramonte, + onde uscì il cavallier ch'uccise Almonte, + +6 + + quel ch'a Chiariello e al re Mambrino + diede la morte, e il regno lor disfece. + Di questo sangue, dove ne l'Eusino + l'Istro ne vien con otto corna o diece, + al duca Amone, il qual già peregrino + vi capitò, la madre mia mi fece: + e l'anno è ormai ch'io la lasciai dolente, + per gire in Francia a ritrovar mia gente. + +7 + + Ma non potei finire il mio viaggio, + che qua mi spinse un tempestoso Noto. + Son dieci mesi o più che stanza v'aggio, + che tutti i giorni e tutte l'ore noto. + Nominato son io Guidon Selvaggio, + di poca pruova ancora e poco noto. + Uccisi qui Argilon da Melibea + con dieci cavallier che seco avea. + +8 + + Feci la pruova ancor de le donzelle: + così n'ho diece a' miei piaceri allato; + ed alla scelta mia son le più belle, + e son le più gentil di questo stato. + E queste reggo e tutte l'altre; ch'elle + di sé m'hanno governo e scettro dato: + così daranno a qualunque altro arrida + Fortuna sì, che la decina ancida. — + +9 + + I cavallier domandano a Guidone, + com'ha sì pochi maschi il tenitoro; + e s'alle moglie hanno suggezione, + come esse l'han negli altri lochi a loro. + Disse Guidon: — Più volte la cagione + udita n'ho da poi che qui dimoro; + e vi sarà, secondo ch'io l'ho udita, + da me, poi che v'aggrada, riferita. + +10 + + Al tempo che tornar dopo anni venti + da Troia i Greci (che durò l'assedio + dieci, e dieci altri da contrari venti + furo agitati in mar con troppo tedio), + trovar che le lor donne agli tormenti + di tanta assenza avean preso rimedio: + tutte s'avean gioveni amanti eletti, + per non si raffreddar sole nei letti. + +11 + + Le case lor trovaro i Greci piene + de l'altrui figli; e per parer commune + perdonano alle mogli, che san bene + che tanto non potean viver digiune: + ma ai figli degli adulteri conviene + altrove procacciarsi altre fortune; + che tolerar non vogliono i mariti + che più alle spese lor sieno notriti. + +12 + + Sono altri esposti, altri tenuti occulti + da le lor madri e sostenuti in vita. + In vane squadre quei ch'erano adulti + feron, chi qua chi là, tutti partita. + Per altri l'arme son, per altri culti + gli studi e l'arti; altri la terra trita; + serve altri in corte; altri è guardian di gregge, + come piace a colei che qua giù regge. + +13 + + Partì fra gli altri un giovinetto, figlio + di Clitemnestra, la crudel regina, + di diciotto anni, fresco come un giglio, + o rosa colta allor di su la spina. + Questi, armato un suo legno, a dar di piglio + si pose e a depredar per la marina + in compagnia di cento giovinetti + del tempo suo, per tutta Grecia eletti. + +14 + + I Cretesi, in quel tempo che cacciato + il crudo Idomeneo del regno aveano, + e per assicurarsi il nuovo stato, + d'uomini e d'arme adunazion faceano; + fero con bon stipendio lor soldato + Falanto (così al giovine diceano), + e lui con tutti quei che seco avea, + poser per guardia alla città Dictea. + +15 + + Fra cento alme città ch'erano in Creta, + Dictea più ricca e più piacevol era, + di belle donne ed amorose lieta, + lieta di giochi da matino a sera: + e com'era ogni tempo consueta + d'accarezzar la gente forestiera, + fe' a costor sì, che molto non rimase + a fargli anco signor de le lor case. + +16 + + Eran gioveni tutti e belli affatto + (che 'l fior di Grecia avea Falanto eletto): + sì ch'alle belle donne, al primo tratto + che v'apparir, trassero i cor del petto. + Poi che non men che belli, ancora in fatto + si dimostrar buoni e gagliardi al letto, + si fero ad esse in pochi dì sì grati, + che sopra ogn'altro ben n'erano amati. + +17 + + Finita che d'accordo è poi la guerra + per cui stato Falanto era condutto, + e lo stipendio militar si serra, + sì che non v'hanno i gioveni più frutto, + e per questo lasciar voglion la terra; + fan le donne di Creta maggior lutto, + e per ciò versan più dirotti pianti, + che se i lor padri avesson morti avanti. + +18 + + Da le lor donne i gioveni assai foro, + ciascun per sé, di rimaner pregati: + né volendo restare, esse con loro + n'andar, lasciando e padri e figli e frati, + di ricche gemme e di gran summa d'oro + avendo i lor dimestici spogliati; + che la pratica fu tanto secreta, + che non sentì la fuga uomo di Creta. + +19 + + Sì fu propizio il vento, sì fu l'ora + commoda, che Falanto a fuggir colse, + che molte miglia erano usciti fuora, + quando del danno suo Creta si dolse. + Poi questa spiaggia, inabitata allora, + trascorsi per fortuna li raccolse. + Qui si posaro, e qui sicuri tutti + meglio del furto lor videro i frutti. + +20 + + Questa lor fu per dieci giorni stanza + di piaceri amorosi tutta piena. + Ma come spesso avvien, che l'abondanza + seco in cor giovenil fastidio mena, + tutti d'accordo fur di restar sanza + femine, e liberarsi di tal pena; + che non è soma da portar sì grave, + come aver donna, quando a noia s'have. + +21 + + Essi che di guadagno e di rapine + eran bramosi, e di dispendio parchi, + vider ch'a pascer tante concubine, + d'altro che d'aste avean bisogno e d'archi: + sì che sole lasciar qui le meschine, + e se n'andar di lor ricchezze carchi + là dove in Puglia in ripa al mar poi sento + ch'edificar la terra di Tarento. + +22 + + Le donne, che si videro tradite + dai loro amanti in che più fede aveano, + restar per alcun dì sì sbigottite, + che statue immote in lito al mar pareano. + Visto poi che da gridi e da infinite + lacrime alcun profitto non traeano, + a pensar cominciaro e ad aver cura + come aiutarsi in tanta lor sciagura. + +23 + + E proponendo in mezzo i lor pareri, + altre diceano: in Creta è da tornarsi; + e più tosto all'arbitrio de' severi + padri e d'offesi lor mariti darsi, + che nei deserti liti e boschi fieri, + di disagio e di fame consumarsi. + Altre dicean che lor saria più onesto + affogarsi nel mar, che mai far questo; + +24 + + e che manco mal era meretrici + andar pel mondo, andar mendiche o schiave, + che se stesse offerire agli supplici + di ch'eran degne l'opere lor prave. + Questi e simil partiti le infelici + si proponean, ciascun più duro e grave. + Tra loro al fine una Orontea levosse, + ch'origine traea dal re Minosse; + +25 + + la più gioven de l'artre e la più bella + e la più accorta, e ch'avea meno errato: + amato avea Falanto, e a lui pulzella + datasi, e per lui il padre avea lasciato. + Costei mostrando in viso ed in favella + il magnanimo cor d'ira infiammato, + redarguendo di tutte altre il detto, + suo parer disse, e fe' seguirne effetto. + +26 + + Di questa terra a lei non parve torsi, + che conobbe feconda e d'aria sana, + e di limpidi fiumi aver discorsi, + di selve opaca, e la più parte piana; + con porti e foci, ove dal mar ricorsi + per ria fortuna avea la gente estrana, + ch'or d'Africa portava, ora d'Egitto + cose diverse e necessarie al vitto. + +27 + + Qui parve a lei fermarsi, e far vendetta + del viril sesso che le avea sì offese: + vuol ch'ogni nave, che da venti astretta + a pigliar venga porto in suo paese, + a sacco, a sangue, a fuoco al fin si metta; + né de la vita a un sol si sia cortese. + Così fu detto e così fu concluso, + e fu fatta la legge e messa in uso. + +28 + + Come turbar l'aria sentiano, armate + le femine correan su la marina, + da l'implacabile Orontea guidate, + che diè lor legge e si fe' lor regina: + e de le navi ai liti lor cacciate + faceano incendi orribili e rapina, + uom non lasciando vivo, che novella + dar ne potesse o in questa parte o in quella. + +29 + + Così solinghe vissero qualch'anno + aspre nimiche del sesso virile: + ma conobbero poi, che 'l proprio danno + procaccierian, se non mutavan stile; + che se di lor propagine non fanno, + sarà lor legge in breve irrita e vile, + e mancherà con l'infecondo regno, + dove di farla eterna era il disegno. + +30 + + Sì che, temprando il suo rigore un poco + scelsero, in spazio di quattro anni interi, + di quanti capitaro in questo loco + dieci belli e gagliardi cavallieri, + che per durar ne l'amoroso gioco + contr'esse cento fosser buon guerrieri. + Esse in tutto eran cento; e statuito + ad ogni lor decina fu un marito. + +31 + + Prima ne fur decapitati molti + che riusciro al paragon mal forti. + Or questi dieci a buona pruova tolti, + del letto e del governo ebbon consorti; + facendo lor giurar che, se più colti + altri uomini verriano in questi porti, + essi sarian che, spenta ogni pietade, + li porriano ugualmente a fil di spade. + +32 + + Ad ingrossare, ed a figliar appresso + le donne, indi a temere incominciaro + che tanti nascerian del viril sesso, + che contra lor non avrian poi riparo; + e al fine in man degli uomini rimesso + saria il governo ch'elle avean sì caro: + sì ch'ordinar, mentre eran gli anni imbelli, + far sì, che mai non fosson lor ribelli. + +33 + + Acciò il sesso viril non le soggioghi, + uno ogni madre vuol la legge orrenda, + che tenga seco; gli altri, o li suffoghi, + o fuor del regno li permuti o venda. + Ne mandano per questo in vari luoghi: + e a chi gli porta dicono che prenda + femine, se a baratto aver ne puote; + se non, non torni almen con le man vote. + +34 + + Né uno ancora alleverian, se senza + potesson fare, e mantenere il gregge. + Questa è quanta pietà, quanta clemenza + più ai suoi ch'agli altri usa l'iniqua legge: + gli altri condannan con ugual sentenza; + e solamente in questo si corregge, + che non vuol che, secondo il primiero uso, + le femine gli uccidano in confuso. + +35 + + Se dieci o venti o più persone a un tratto + vi fosser giunte, in carcere eran messe: + e d'una al giorno, e non di più, era tratto + il capo a sorte, che perir dovesse + nel tempio orrendo ch'Orontea avea fatto, + dove un altare alla Vendetta eresse; + e dato all'un de' dieci il crudo ufficio + per sorte era di farne sacrificio. + +36 + + Dopo molt'anni alle ripe omicide + a dar venne di capo un giovinetto, + la cui stirpe scendea dal buono Alcide, + di gran valor ne l'arme, Elbanio detto. + Qui preso fu, ch'a pena se n'avide, + come quel che venìa senza sospetto; + e con gran guardia in stretta parte chiuso, + con gli altri era serbato al crudel uso. + +37 + + Di viso era costui bello e giocondo, + e di maniere e di costumi ornato, + e di parlar sì dolce e sì facondo, + ch'un aspe volentier l'avria ascoltato: + sì che, come di cosa rara al mondo, + de l'esser suo fu tosto rapportato + ad Alessandra figlia d'Orontea, + che di molt'anni grave anco vivea. + +38 + + Orontea vivea ancora; e già mancate + tutt'eran l'altre ch'abitar qui prima: + e diece tante e più n'erano nate, + e in forza eran cresciute e in maggior stima; + né tra diece fucine che serrate + stavan pur spesso, avean più d'una lima; + e dieci cavallieri anco avean cura + di dare a chi venìa fiera aventura. + +39 + + Alessandra, bramosa di vedere + il giovinetto ch'avea tante lode, + da la sua matre in singular piacere + impetra sì, ch'Elbanio vede ed ode; + e quando vuol partirne, rimanere + si sente il core ove è chi 'l punge e rode: + legar si sente e non sa far contesa, + e al fin dal suo prigion si trova presa. + +40 + + Elbanio disse a lei: — Se di pietade + s'avesse, donna, qui notizia ancora, + come se n'ha per tutt'altre contrade, + dovunque il vago sol luce e colora; + io vi osarei, per vostr'alma beltade + ch'ogn'animo gentil di sé inamora, + chiedervi in don la vita mia, che poi + saria ognor presto a spenderla per voi. + +41 + + Or quando fuor d'ogni ragion qui sono + privi d'umanitade i cori umani, + non vi domanderò la vita in dono, + che i prieghi miei so ben che sarian vani; + ma che da cavalliero, o tristo o buono + ch'io sia, possi morir con l'arme in mani, + e non come dannato per giudicio, + o come animal bruto in sacrificio. — + +42 + + Alessandra gentil, ch'umidi avea, + per la pietà del giovinetto, i rai, + rispose: — Ancor che più crudele e rea + sia questa terra, ch'altra fosse mai; + non concedo però che qui Medea + ogni femina sia, come tu fai: + e quando ogn'altra così fosse ancora, + me sola di tant'altre io vo' trar fuora. + +43 + + E se ben per adietro io fossi stata + empia e crudel, come qui sono tante, + dir posso che suggetto ove mostrata + per me fosse pietà, non ebbi avante. + Ma ben sarei di tigre più arrabbiata, + e più duro avre' il cor che di diamante, + se non m'avesse tolto ogni durezza + tua beltà, tuo valor, tua gentilezza. + +44 + + Così non fosse la legge più forte, + che contra i peregrini è statuita, + come io non schiverei con la mia morte + di ricomprar la tua più degna vita. + Ma non è grado qui di sì gran sorte, + che ti potesse dar libera aita; + e quel che chiedi ancor, ben che sia poco, + difficile ottener fia in questo loco. + +45 + + Pur io vedrò di far che tu l'ottenga, + ch'abbi inanzi al morir questo contento; + ma mi dubito ben che te n'avenga, + tenendo il morir lungo, più tormento. — + Suggiunse Elbanio: — Quando incontra io venga + a dieci armato, di tal cor mi sento, + che la vita ho speranza di salvarme, + e uccider lor, se tutti fosser arme. — + +46 + + Alessandra a quel detto non rispose + se non un gran sospiro, e dipartisse, + e portò nel partir mille amorose + punte nel cor, mai non sanabil, fisse. + Venne alla madre, e voluntà le pose + di non lasciar che 'l cavallier morisse, + quando si dimostrasse così forte, + che, solo, avesse posto i dieci a morte. + +47 + + La regina Orontea fece raccorre + il suo consiglio, e disse: — A noi conviene + sempre il miglior che ritroviamo, porre + a guardar nostri porti e nostre arene; + e per saper chi ben lasciar, chi torre, + prova è sempre da far quando gli avviene; + per non patir con nostro danno a torto, + che regni il vile, e chi ha valor sia morto. + +48 + + A me par, se a voi par, che statuito + sia, ch'ogni cavallier per lo avvenire, + che fortuna abbia tratto al nostro lito, + prima ch'al tempio si faccia morire, + possa egli sol, se gli piace il partito, + incontra i dieci alla battaglia uscire; + e se di tutti vincerli è possente, + guardi egli il porto, e seco abbia altra gente. + +49 + + Parlo così, perché abbian qui un prigione + che par che vincer dieci s'offerisca. + Quando, sol, vaglia tante altre persone, + dignissimo è, per Dio, che s'esaudisca. + Così in contrario avrà punizione, + quando vaneggi e temerario ardisca. — + Orontea fine al suo parlar qui pose, + a cui de le più antique una rispose: + +50 + + — La principal cagion ch'a far disegno + sul comercio degli uomini ci mosse, + non fu perch'a difender questo regno + del loro aiuto alcun bisogno fosse; + che per far questo abbiamo ardire e ingegno + da noi medesme, e a sufficienza posse: + così senza sapessimo far anco, + che non venisse il propagarci a manco! + +51 + + Ma poi che senza lor questo non lece, + tolti abbiàn, ma non tanti, in compagnia, + che mai ne sia più d'uno incontra diece, + sì ch'aver di noi possa signoria. + Per conciper di lor questo si fece, + non che di lor difesa uopo ci sia. + La lor prodezza sol ne vaglia in questo, + e sieno ignavi e inutili nel resto. + +52 + + Tra noi tenere un uom che sia sì forte, + contrario è in tutto al principal disegno. + Se può un solo a dieci uomini dar morte, + quante donne farà stare egli al segno? + Se i dieci nostri fosser di tal sorte, + il primo dì n'avrebbon tolto il regno. + Non è la via di dominar, se vuoi + por l'arme in mano a chi può più di noi. + +53 + + Pon mente ancor, che quando così aiti + Fortuna questo tuo, che i dieci uccida, + di cento donne che de' lor mariti + rimarran prive, sentirai le grida. + Se vuol campar, proponga altri partiti, + ch'esser di dieci gioveni omicida. + Pur, se per far con cento donne è buono + quel che dieci fariano, abbi perdono. — + +54 + + Fu d'Artemia crudel questo il parere + (così avea nome), e non mancò per lei + di far nel tempio Elbanio rimanere + scannato inanzi agli spietati dèi. + Ma la madre Orontea che compiacere + volse alla figlia, replicò a colei + altre ed altre ragioni, e modo tenne + che nel senato il suo parer s'ottenne. + +55 + + L'aver Elbanio di bellezza il vanto + sopra ogni cavallier che fosse al mondo, + fu nei cor de le giovani di tanto, + ch'erano in quel consiglio, e di tal pondo, + che 'l parer de le vecchie andò da canto, + che con Artemia volean far secondo + l'ordine antiquo; né lontan fu molto + ad esser per favore Elbanio assolto. + +56 + + Di perdonargli in somma fu concluso, + ma poi che la decina avesse spento, + e che ne l'altro assalto fosse ad uso + di diece donne buono, e non di cento. + Di carcer l'altro giorno fu dischiuso; + e avuto arme e cavallo a suo talento, + contra dieci guerrier, solo, si mise, + e l'uno appresso all'altro in piazza uccise. + +57 + + Fu la notte seguente a prova messo + contra diece donzelle ignudo e solo, + dove ebbe all'ardir suo sì buon successo, + che fece il saggio di tutto lo stuolo. + E questo gli acquistò tal grazia appresso + ad Orontea, che l'ebbe per figliuolo; + e gli diede Alessandra e l'altre nove + con ch'avea fatto le notturne prove. + +58 + + E lo lasciò con Alessandra bella, + che poi diè nome a questa terra, erede, + con patto, ch'a servare egli abbia quella + legge, ed ogn'altro che da lui succede: + che ciascun che già mai sua fiera stella + farà qui por lo sventurato piede, + elegger possa, o in sacrificio darsi, + o con dieci guerrier, solo, provarsi. + +59 + + E se gli avvien che 'l dì gli uomini uccida, + la notte con le femine si provi; + e quando in questo ancor tanto gli arrida + la sorte sua, che vincitor si trovi, + sia del femineo stuol principe e guida, + e la decina a scelta sua rinovi, + con la qual regni, fin ch'un altro arrivi, + che sia più forte, e lui di vita privi. + +60 + + Appresso a duamila anni il costume empio + si è mantenuto, e si mantiene ancora; + e sono pochi giorni che nel tempio + uno infelice peregrin non mora. + Se contra dieci alcun chiede, ad esempio + d'Elbanio, armarsi (che ve n'è talora), + spesso la vita al primo assalto lassa; + né di mille uno all'altra prova passa. + +61 + + Pur ci passano alcuni, ma sì rari, + che su le dita annoverar si ponno. + Uno di questi fu Argilon: ma guari + con la decina sua non fu qui donno; + che cacciandomi qui venti contrari, + gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno. + Così fossi io con lui morto quel giorno, + prima che viver servo in tanto scorno. + +62 + + Che piaceri amorosi e riso e gioco, + che suole amar ciascun de la mia etade, + le purpure e le gemme e l'aver loco + inanzi agli altri ne la sua cittade, + potuto hanno, per Dio, mai giovar poco + all'uom che privo sia di libertade: + e 'l non poter mai più di qui levarmi, + servitù grave e intolerabil parmi. + +63 + + Il vedermi lograr dei miglior anni + il più bel fiore in sì vile opra e molle, + tiemmi il cor sempre in stimulo e in affanni, + ed ogni gusto di piacer mi tolle. + La fama del mio sangue spiega i vanni + per tutto 'l mondo, e fin al ciel s'estolle; + che forse buona parte anch'io n'avrei, + s'esser potessi coi fratelli miei. + +64 + + Parmi ch'ingiuria il mio destin mi faccia, + avendomi a sì vil servigio eletto; + come chi ne l'armento il destrier caccia, + il qual d'occhi o di piedi abbia difetto, + o per altro accidente che dispiaccia, + sia fatto all'arme e a miglior uso inetto: + né sperando io, se non per morte, uscire + di sì vil servitù, bramo morire. — + +65 + + Guidon qui fine alle parole pose, + e maledì quel giorno per isdegno, + il qual dei cavallieri e de le spose + gli diè vittoria in acquistar quel regno. + Astolfo stette a udire, e si nascose + tanto, che si fe' certo a più d'un segno, + che, come detto avea, questo Guidone + era figliol del suo parente Amone. + +66 + + Poi gli rispose: — Io sono il duca inglese, + il tuo cugino Astolfo; — ed abbracciollo, + e con atto amorevole e cortese, + non senza sparger lagrime, baciollo. + — Caro parente mio, non più palese + tua madre ti potea por segno al collo; + ch'a farne fede che tu sei de' nostri, + basta il valor che con la spada mostri. — + +67 + + Guidon, ch'altrove avria fatto gran festa + d'aver trovato un sì stretto parente, + quivi l'accolse con la faccia mesta, + perché fu di vedervilo dolente. + Se vive, sa ch'Astolfo schiavo resta, + né il termine è più là che 'l dì seguente; + se fia libero Astolfo, ne more esso: + sì che 'l ben d'uno è il mal de l'altro espresso. + +68 + + Gli duol che gli altri cavallieri ancora + abbia, vincendo, a far sempre captivi; + né più, quando esso in quel contrasto mora, + potrà giovar che servitù lor schivi: + che se d'un fango ben gli porta fuora, + e poi s'inciampi come all'altro arrivi, + avrà lui senza pro vinto Marfisa; + ch'essi pur ne fien schiavi, ed ella uccisa. + +69 + + Da l'altro canto avea l'acerba etade, + la cortesia e il valor del giovinetto + d'amore intenerito e di pietade + tanto a Marfisa ed ai compagni il petto, + che, con morte di lui lor libertade + esser dovendo, avean quasi a dispetto: + e se Marfisa non può far con manco + ch'uccider lui, vuol essa morir anco. + +70 + + Ella disse a Guidon: — Vientene insieme + con noi, ch'a viva forza usciren quinci. — + — Deh (rispose Guidon) lascia ogni speme + di mai più uscirne, o perdi meco o vinci. — + Ella suggiunse: — Il mio cor mai non teme + di non dar fine a cosa che cominci; + né trovar so la più sicura strada + di quella ove mi sia guida la spada. + +71 + + Tal ne la piazza ho il tuo valor provato, + che, s'io son teco, ardisco ad ogn'impresa. + Quando la turba intorno allo steccato + sarà domani in sul teatro ascesa, + io vo' che l'uccidian per ogni lato, + o vada in fuga o cerchi far difesa, + e ch'agli lupi e agli avoltoi del loco + lasciamo i corpi, e la cittade al fuoco. — + +72 + + Suggiunse a lei Guidon: — Tu m'avrai pronto + a seguitarti ed a morirti a canto, + ma vivi rimaner non facciàn conto; + bastar ne può di vendicarci alquanto: + che spesso diecimila in piazza conto + del popul feminile, ed altretanto + resta a guardare e porto e rocca e mura, + né alcuna via d'uscir trovo sicura. — + +73 + + Disse Marfisa: — E molto più sieno elle + degli uomini che Serse ebbe già intorno, + e sieno più de l'anime ribelle + ch'uscir del ciel con lor perpetuo scorno; + se tu sei meco, o almen non sie con quelle, + tutte le voglio uccidere in un giorno. — + Guidon suggiunse: — Io non ci so via alcuna + ch'a valer n'abbia, se non val quest'una. + +74 + + Ne può sola salvar, se ne succede, + quest'una ch'io dirò, ch'or mi soviene. + Fuor ch'alle donne, uscir non si concede, + né metter piede in su le salse arene: + e per questo commettermi alla fede + d'una de le mie donne mi conviene, + del cui perfetto amor fatta ho sovente + più pruova ancor, ch'io non farò al presente. + +75 + + Non men di me tormi costei disia + di servitù, pur che ne venga meco, + che così spera, senza compagnia + de le rivali sue, ch'io viva seco. + Ella nel porto o fuste o saettia + farà ordinar, mentre è ancor l'aer cieco, + che i marinai vostri troveranno + acconcia a navigar, come vi vanno. + +76 + + Dietro a me tutti in un drappel ristretti, + cavallieri, mercanti e galeotti, + ch'ad albergarvi sotto a questi tetti + meco, vostra merce, sète ridotti, + avrete a farvi amplo sentier coi petti, + se del nostro camin siamo interrotti: + così spero, aiutandoci le spade, + ch'io vi trarrò de la crudel cittade. — + +77 + + — Tu fa come ti par (disse Marfisa), + ch'io son per me d'uscir di qui sicura. + Più facil fia che di mia mano uccisa + la gente sia, che è dentro a queste mura, + che mi veggi fuggire, o in altra guisa + alcun possa notar ch'abbi paura. + Vo' uscir di giorno, e sol per forza d'arme; + che per ogn'altro modo obbrobrio parme. + +78 + + S'io ci fossi per donna conosciuta, + so ch'avrei da le donne onore e pregio; + e volentieri io ci sarei tenuta + e tra le prime forse del collegio: + ma con costoro essendoci venuta, + non ci vo' d'essi aver più privilegio. + Troppo error fôra ch'io mi stessi o andassi + libera, e gli altri in servitù lasciassi. — + +79 + + Queste parole ed altre seguitando, + mostrò Marfisa che 'l rispetto solo + ch'avea al periglio de' compagni (quando + potria loro il suo ardir tornare in duolo), + la tenea che con alto e memorando + segno d'ardir non assalia lo stuolo: + e per questo a Guidon lascia la cura + d'usar la via che più gli par sicura. + +80 + + Guidon la notte con Aleria parla + (così avea nome la più fida moglie), + né bisogno gli fu molto pregarla, + che la trovò disposta alle sue voglie. + Ella tolse una nave e fece armarla, + e v'arrecò le sue più ricche spoglie, + fingendo di volere al nuovo albore + con le compagne uscire in corso fuore. + +81 + + Ella avea fatto nel palazzo inanti + spade e lance arrecar, corazze e scudi, + onde armar si potessero i mercanti + e i galeotti ch'eran mezzo nudi. + Altri dormiro, ed altri ster vegghianti, + compartendo tra lor gli ozi e gli studi; + spesso guardando, e pur con l' arme indosso, + se l'oriente ancor si facea rosso. + +82 + + Dal duro volto de la terra il sole + non tollea ancora il velo oscuro ed atro; + a pena avea la licaonia prole + per li solchi del ciel volto l'aratro: + quando il femineo stuol, che veder vuole + il fin de la battaglia, empì il teatro, + come ape del suo claustro empie la soglia, + che mutar regno al nuovo tempo voglia. + +83 + + Di trombe, di tambur, di suon de corni + il popul risonar fa cielo e terra, + così citando il suo signor, che torni + a terminar la cominciata guerra. + Aquilante e Grifon stavano adorni + de le lor arme, e il duca d'Inghilterra, + Guidon, Marfisa, Sansonetto e tutti + gli altri, chi a piedi e chi a cavallo istrutti. + +84 + + Per scender dal palazzo al mare e al porto, + la piazza traversar si convenia, + né v'era altro camin lungo né corto: + così Guidon disse alla compagnia. + E poi che di ben far molto conforto + lor diede, entrò senza rumore in via; + e ne la piazza, dove il popul era, + s'appresentò con più di cento in schiera. + +85 + + Molto affrettando i suoi compagni, andava + Guidone all'altra porta per uscire: + ma la gran moltitudine che stava + intorno armata, e sempre atta a ferire, + pensò, come lo vide che menava + seco quegli altri, che volea fuggire; + e tutta a un tratto agli archi suoi ricorse, + e parte, onde s'uscia, venne ad opporse. + +86 + + Guidone e gli altri cavallier gagliardi, + e sopra tutti lor Marfisa forte, + al menar de le man non furon tardi, + e molto fer per isforzar le porte: + ma tanta e tanta copia era dei dardi + che, con ferite dei compagni e morte, + pioveano lor di sopra e d'ogn'intorno, + ch'al fin temean d'averne danno e scorno. + +87 + + D'ogni guerrier l'usbergo era perfetto; + che se non era, avean più da temere. + Fu morto il destrier sotto a Sansonetto; + quel di Marfisa v'ebbe a rimanere. + Astolfo tra sé disse: — Ora, ch'aspetto + che mai mi possa il corno più valere? + Io vo' veder, poi che non giova spada, + s'io so col corno assicurar la strada. — + +88 + + Come aiutar ne le fortune estreme + sempre si suol, si pone il corno a bocca. + Par che la terra e tutto 'l mondo trieme, + quando l'orribil suon ne l'aria scocca. + Sì nel cor de la gente il timor preme, + che per disio di fuga si trabocca + giù del teatro sbigottita e smorta, + non che lasci la guardia de la porta. + +89 + + Come talor si getta e si periglia + e da finestra e da sublime loco + l'esterrefatta subito famiglia, + che vede appresso e d'ogn'intorno il fuoco, + che mentre le tenea gravi le ciglia + il pigro sonno, crebbe a poco a poco: + così messa la vita in abandono, + ognun fuggia lo spaventoso suono. + +90 + + Di qua di là, di su di giù smarrita + surge la turba, e di fuggir procaccia. + Son più di mille a un tempo ad ogni uscita: + cascano a monti, e l'una l'altra impaccia. + In tanta calca perde altra la vita; + da palchi e da finestre altra si schiaccia: + più d'un braccio si rompe e d'una testa, + di ch'altra morta, altra storpiata resta. + +91 + + Il pianto e 'l grido insino al ciel saliva, + d'alta ruina misto e di fraccasso. + Affretta, ovunque il suon del corno arriva, + la turba spaventata in fuga il passo. + Se udite dir che d'ardimento priva + la vil plebe si mostri e di cor basso, + non vi maravigliate, che natura + è de la lepre aver sempre paura. + +92 + + Ma che direte del già tanto fiero + cor di Marfisa e di Guidon Selvaggio? + dei dua giovini figli d'Oliviero, + che già tanto onoraro il lor lignaggio? + Già centomila avean stimato un zero; + e in fuga or se ne van senza coraggio, + come conigli, o timidi colombi + a cui vicino alto rumor rimbombi. + +93 + + Così noceva ai suoi come agli strani + la forza che nel corno era incantata. + Sansonetto, Guidone e i duo germani + fuggon dietro a Marfisa spaventata; + né fuggendo ponno ir tanto lontani, + che lor non sia l'orecchia anco intronata. + Scorre Astolfo la terra in ogni lato, + dando via sempre al corno maggior fiato. + +94 + + Chi scese al mare, e chi poggiò su al monte, + e chi tra i boschi ad occultar si venne: + alcuna, senza mai volger la fronte, + fuggir per dieci dì non si ritenne: + uscì in tal punto alcuna fuor del ponte, + ch'in vita sua mai più non vi rivenne. + Sgombraro in modo e piazze e templi e case, + che quasi vota la città rimase. + +95 + + Marfisa e 'l bon Guidone e i duo fratelli + e Sansonetto, pallidi e tremanti, + fuggiano inverso il mare, e dietro a quelli + fuggian i marinari e i mercatanti; + ove Aleria trovar, che, fra i castelli, + loro avea un legno apparecchiato inanti. + Quindi, poi ch'in gran fretta li raccolse, + diè i remi all'acqua ed ogni vela sciolse. + +96 + + Dentro e d'intorno il duca la cittade + avea scorsa dai colli insino all'onde; + fatto avea vote rimaner le strade: + ognun lo fugge, ognun se gli nasconde. + Molte trovate fur, che per viltade + s'eran gittate in parti oscure e immonde; + e molte, non sappiendo ove s'andare, + messesi a nuoto ed affogate in mare. + +97 + + Per trovare i compagni il duca viene, + che si credea di riveder sul molo. + Si volge intorno, e le deserte arene + guarda per tutto, e non v'appare un solo. + Leva più gli occhi, e in alto a vele piene + da sé lontani andar li vede a volo: + sì che gli convien fare altro disegno + al suo camin, poi che partito è il legno. + +98 + + Lasciamolo andar pur — né vi rincresca + che tanta strada far debba soletto + per terra d'infedeli e barbaresca, + dove mai non si va senza sospetto: + non è periglio alcuno, onde non esca + con quel suo corno, e n'ha mostrato effetto; — + e dei compagni suoi pigliamo cura, + ch'al mar fuggian tremando di paura. + +99 + + A piena vela si cacciaron lunge + da la crudele e sanguinosa spiaggia: + e poi che di gran lunga non li giunge + l'orribil suon ch'a spaventar più gli aggia, + insolita vergogna sì gli punge, + che, com'un fuoco, a tutti il viso raggia. + L'un non ardisce a mirar l'altro, e stassi + tristo, senza parlar, con gli occhi bassi. + +100 + + Passa il nocchiero, al suo viaggio intento, + e Cipro e Rodi, e giù per l'onda egea + da sé vede fuggire isole cento + col periglioso capo di Malea; + e con propizio ed immutabil vento + asconder vede la greca Morea; + volta Sicilia, e per lo mar Tirreno + costeggia de l'Italia il lito ameno: + +101 + + e sopra Luna ultimamente sorse, + dove lasciato avea la sua famiglia. + Dio ringraziando che 'l pelago corse + senza più danno, il noto lito piglia. + Quindi un nochier trovar per Francia sciorse, + il qual di venir seco li consiglia: + e nel suo legno ancor quel dì montaro, + ed a Marsilia in breve si trovaro. + +102 + + Quivi non era Bradamante allora, + ch'aver solea governo del paese; + che se vi fosse, a far seco dimora + gli avria sforzati con parlar cortese. + Sceser nel lito, e la medesima ora + dai quattro cavallier congedo prese + Marfisa, e da la donna del Selvaggio; + e pigliò alla ventura il suo viaggio, + +103 + + dicendo che lodevole non era + ch'andasser tanti cavallieri insieme: + che gli storni e i colombi vanno in schiera, + i daini e i cervi e ogn'animal che teme; + ma l'audace falcon, l'aquila altiera, + che ne l'aiuto altrui non metton speme + orsi, tigri, leon, soli ne vanno; + che di più forza alcun timor non hanno. + +104 + + Nessun degli altri fu di quel pensiero; + sì ch'a lei sola toccò a far partita. + Per mezzo i boschi e per strano sentiero + dunque ella se n'andò sola e romita. + Grifone il bianco ed Aquilante il nero + pigliar con gli altri duo la via più trita, + e giunsero a un castello il dì seguente, + dove albergati fur cortesemente. + +105 + + Cortesemente dico in apparenza, + ma tosto vi sentir contrario effetto; + che 'l signor del castel, benivolenza + fingendo e cortesia, lor dè ricetto: + e poi la notte, che sicuri senza + timor dormian, gli fe' pigliar nel letto; + né prima li lasciò, che d'osservare + una costuma ria li fe' giurare. + +106 + + Ma vo' seguir la bellicosa donna, + prima, Signor, che di costor più dica. + Passò Druenza, il Rodano e la Sonna, + e venne a piè d'una montagna aprica. + Quivi lungo un torrente, in negra gonna + vide venire una femina antica, + che stanca e lassa era di lunga via, + ma via più afflitta di malenconia. + +107 + + Questa è la vecchia che solea servire + ai malandrin nel cavernoso monte, + là dove alta giustizia fe' venire + e dar lor morte il paladino conte. + La vecchia, che timore ha di morire + per le cagion che poi vi saran conte, + già molti dì va per via oscura e fosca, + fuggendo ritrovar chi la conosca. + +108 + + Quivi d'estrano cavallier sembianza + l'ebbe Marfisa all'abito e all'arnese; + e perciò non fuggì, com'avea usanza + fuggir dagli altri ch'eran del paese; + anzi con sicurezza e con baldanza + si fermò al guado, e di lontan l'attese: + al guado del torrente, ove trovolla, + la vecchia le uscì incontra e salutolla. + +109 + + Poi la pregò che seco oltr'a quell'acque + ne l'altra ripa in groppa la portasse. + Marfisa che gentil fu da che nacque, + di là dal fiumicel seco la trasse; + e portarla anch'un pezzo non le spiacque, + fin ch'a miglior camin la ritornasse, + fuor d'un gran fango; e al fin di quel sentiero + si videro all'incontro un cavalliero. + +110 + + Il cavallier su ben guernita sella, + di lucide arme e di bei panni ornato, + verso il fiume venìa da una donzella + e da un solo scudiero accompagnato. + La donna ch'avea seco era assai bella, + ma d'altiero sembiante e poco grato, + tutta d'orgoglio e di fastidio piena, + del cavallier ben degna che la mena. + +111 + + Pinabello, un de' conti maganzesi, + era quel cavallier ch'ella avea seco; + quel medesmo che dianzi a pochi mesi + Bradamante gittò nel cavo speco. + Quei sospir, quei singulti così accesi, + quel pianto che lo fe' già quasi cieco, + tutto fu per costei ch'or seco avea, + che 'l negromante allor gli ritenea. + +112 + + Ma poi che fu levato di sul colle + l'incantato castel del vecchio Atlante, + e che poté ciascuno ire ove volle, + per opra e per virtù di Bradamante; + costei, ch'agli disii facile e molle + di Pinabel sempre era stata inante, + si tornò a lui, ed in sua compagnia + da un castello ad un altro or se ne gìa. + +113 + + E sì come vezzosa era e mal usa, + quando vide la vecchia di Marfisa, + non si poté tenere a bocca chiusa + di non la motteggiar con beffe e risa. + Marfisa altiera, appresso a cui non s'usa + sentirsi oltraggio in qualsivoglia guisa, + rispose d'ira accesa alla donzella, + che di lei quella vecchia era più bella; + +114 + + e ch'al suo cavallier volea provallo, + con patto di poi torre a lei la gonna + e il palafren ch'avea, se da cavallo + gittava il cavallier di ch'era donna. + Pinabel che faria, tacendo, fallo, + di risponder con l'arme non assonna: + piglia lo scudo e l'asta, e il destrier gira, + poi vien Marfisa a ritrovar con ira. + +115 + + Marfisa incontra una gran lancia afferra, + e ne la vista a Pinabel l'arresta, + e sì stordito lo riversa in terra, + che tarda un'ora a rilevar la testa. + Marfisa vincitrice de la guerra, + fe' trarre a quella giovane la vesta, + ed ogn'altro ornamento le fe' porre, + e ne fe' il tutto alla sua vecchia torre: + +116 + + e di quel giovenile abito volse + che si vestisse e se n'ornasse tutta; + e fe' che 'l palafreno anco si tolse, + che la giovane avea quivi condutta. + Indi al preso camin con lei si volse, + che quant'era più ornata, era più brutta. + Tre giorni se n'andar per lunga strada, + senza far cosa onde a parlar m'accada. + +117 + + Il quarto giorno un cavallier trovaro, + che venìa in fretta galoppando solo. + Se di saper chi sia forse v'è caro, + dicovi ch'è Zerbin, di re figliuolo, + di virtù esempio e di bellezza raro, + che se stesso rodea d'ira e di duolo + di non aver potuto far vendetta + d'un che gli avea gran cortesia interdetta. + +118 + + Zerbino indarno per la selva corse + dietro a quel suo che gli avea fatto oltraggio; + ma sì a tempo colui seppe via torse, + sì seppe nel fuggir prender vantaggio, + sì il bosco e sì una nebbia lo soccorse, + ch'avea offuscato il matutino raggio, + che di man di Zerbin si levò netto, + fin che l'ira e il furor gli uscì del petto. + +119 + + Non poté, ancor che Zerbin fosse irato, + tener, vedendo quella vecchia, il riso; + che gli parea dal giovenile ornato + troppo diverso il brutto antiquo viso; + ed a Marfisa, che le venìa a lato, + disse: — Guerrier, tu sei pien d'ogni aviso, + che damigella di tal sorte guidi, + che non temi trovar chi te la invidi. + +120 + + Avea la donna (se la crespa buccia + può darne indicio) più de la Sibilla, + e parea, così ornata, una bertuccia, + quando per muover riso alcun vestilla; + ed or più brutta par, che si coruccia, + e che dagli occhi l'ira le sfavilla: + ch'a donna non si fa maggior dispetto, + che quando o vecchia o brutta le vien detto. + +121 + + Mostrò turbarse l'inclita donzella, + per prenderne piacer, come si prese; + e rispose a Zerbin: — Mia donna è bella, + per Dio, via più che tu non sei cortese; + come ch'io creda che la tua favella + da quel che sente l'animo non scese: + tu fingi non conoscer sua beltade, + per escusar la tua somma viltade. + +122 + + E chi saria quel cavallier, che questa + sì giovane e sì bella ritrovasse + senza più compagnia ne la foresta, + e che di farla sua non si provasse? — + — Sì ben (disse Zerbin) teco s'assesta, + che saria mal ch'alcun te la levasse; + ed io per me non son così indiscreto, + che te ne privi mai; stanne pur lieto. + +123 + + S'in altro conto aver vuoi a far meco, + di quel ch'io vaglio son per farti mostra; + ma per costei non mi tener sì cieco, + che solamente far voglia una giostra. + O brutta o bella sia, restisi teco: + non vo' partir tanta amicizia vostra. + Ben vi sète accoppiati: io giurerei, + com'ella è bella, tu gagliardo sei. — + +124 + + Suggiunse a lui Marfisa: — Al tuo dispetto + di levarmi costei provar convienti. + Non vo' patir ch'un sì leggiadro aspetto + abbi veduto, e guadagnar nol tenti. — + Rispose a lei Zerbin — Non so a ch'effetto + l'uom si metta a periglio e si tormenti, + per riportarne una vittoria, poi, + che giovi al vinto, e al vincitore annoi. — + +125 + + — Se non ti par questo partito buono, + te ne do un altro, e ricusar nol dei + (disse a Zerbin Marfisa): che s'io sono + vinto da te, m'abbia a restar costei; + ma s'io te vinco, a forza te la dono. + Dunque provian chi de' star senza lei: + se perdi, converrà che tu le faccia + compagnia sempre, ovunque andar le piaccia. — + +126 + + — E così sia, — Zerbin rispose; e volse + a pigliar campo subito il cavallo. + Si levò su le staffe e si raccolse + fermo in arcione, e per non dare in fallo, + lo scudo in mezzo alla donzella colse; + ma parve urtasse un monte di metallo: + ed ella in guisa a lui toccò l'elmetto, + che stordito il mandò di sella netto. + +127 + + Troppo spiacque a Zerbin l'esser caduto, + ch'in altro scontro mai più non gli avvenne, + e n'avea mille e mille egli abbattuto; + ed a perpetuo scorno se lo tenne. + Stette per lungo spazio in terra muto; + e più gli dolse poi che gli sovenne + ch'avea promesso e che gli convenia + aver la brutta vecchia in compagnia. + +128 + + Tornando a lui la vincitrice in sella, + disse ridendo: — Questa t'appresento; + e quanto più la veggio e grata e bella, + tanto, ch'ella sia tua, più mi contento. + Or tu in mio loco sei campion di quella; + ma la tua fé non se ne porti il vento, + che per sua guida e scorta tu non vada + (come hai promesso) ovunque andar l'aggrada. — + +129 + + Senza aspettar risposta urta il destriero + per la foresta, e subito s'imbosca. + Zerbin, che la stimava un cavalliero, + dice alla vecchia: — Fa ch'io lo conosca. — + Ed ella non gli tiene ascoso il vero, + onde sa che lo 'ncende e che l'attosca: + — Il colpo fu di man d'una donzella, + che t'ha fatto votar (disse) la sella. + +130 + + Per suo valor costei debitamente + usurpa a' cavallieri e scudo e lancia; + e venuta è pur dianzi d'Oriente + per assaggiare i paladin di Francia. — + Zerbin di questo tal vergogna sente, + che non pur tinge di rossor la guancia, + ma restò poco di non farsi rosso + seco ogni pezzo d'arme ch'avea indosso. + +131 + + Monta a cavallo, e se stesso rampogna + che non seppe tener strette le cosce. + Tra sé la vecchia ne sorride, e agogna + di stimularlo e di più dargli angosce. + Gli ricorda ch'andar seco bisogna: + e Zerbin, ch'ubligato si conosce, + l'orecchie abbassa, come vinto e stanco + destrier c'ha in bocca il fren, gli sproni al fianco. + +132 + + E sospirando: — Ohimè, Fortuna fella + (dicea), che cambio è questo che tu fai? + Colei che fu sopra le belle bella, + ch'esser meco dovea, levata m'hai. + Ti par ch'in luogo ed in ristor di quella + si debba por costei ch'ora mi dai? + Stare in danno del tutto era men male, + che fare un cambio tanto diseguale. + +133 + + Colei che di bellezze e di virtuti + unqua non ebbe e non avrà mai pare, + sommersa e rotta tra gli scogli acuti + hai data ai pesci ed agli augei del mare; + e costei che dovria già aver pasciuti + sotterra i vermi, hai tolta a perservare + dieci o venti anni più che non devevi, + per dar più peso agli mie' affanni grevi. — + +134 + + Zerbin così parlava; né men tristo + in parole e in sembianti esser parea + di questo nuovo suo sì odioso acquisto, + che de la donna che perduta avea. + La vecchia, ancor che non avesse visto + mai più Zerbin, per quel ch'ora dicea, + s'avvide esser colui di che notizia + le diede già Issabella di Galizia. + +135 + + Se 'l vi ricorda quel ch'avete udito, + costei da la spelonca ne veniva, + dove Issabella, che d'amor ferito + Zerbino avea, fu molti dì captiva. + Più volte ella le avea già riferito + come lasciasse la paterna riva, + e come rotta in mar da la procella, + si salvasse alla spiaggia di Rocella. + +136 + + E sì spesso dipinto di Zerbino + le avea il bel viso e le fattezze conte, + ch'ora udendol parlare, e più vicino + gli occhi alzandogli meglio ne la fronte, + vide esser quel per cui sempre meschino + fu d'Issabella il cor nel cavo monte; + che di non veder lui più si lagnava, + che d'esser fatta ai malandrini schiava. + +137 + + La vecchia, dando alle parole udienza, + che con sdegno e con duol Zerbino versa, + s'avede ben ch'egli ha falsa credenza + che sia Issabella in mar rotta e sommersa: + e ben ch'ella del certo abbia scienza, + per non lo rallegrar, pur la perversa + quel che far lieto lo potria, gli tace, + e sol gli dice quel che gli dispiace. + +138 + + — Odi tu (gli disse ella), tu che sei + cotanto altier, che sì mi scherni e sprezzi, + se sapessi che nuova ho di costei + che morta piangi, mi faresti vezzi: + ma più tosto che dirtelo, torrei + che mi strozzassi o fêssi in mille pezzi; + dove, s'eri vêr me più mansueto, + forse aperto t'avrei questo secreto. — + +139 + + Come il mastin che con furor s'aventa + adosso al ladro, ad achetarsi è presto, + che quello o pane o cacio gli appresenta, + o che fa incanto appropriato a questo; + così tosto Zerbino umil diventa, + e vien bramoso di sapere il resto, + che la vecchia gli accenna che di quella, + che morta piange, gli sa dir novella. + +140 + + E volto a lei con più piacevol faccia, + la supplica, la prega, la scongiura + per gli uomini, per Dio, che non gli taccia + quanto ne sappia, o buona o ria ventura. + — Cosa non udirai che pro ti faccia + (disse la vecchia pertinace e dura): + non è Issabella, come credi, morta; + ma viva sì, ch'a' morti invidia porta. + +141 + + È capitata in questi pochi giorni + che non n'udisti, in man di più di venti; + sì che, qualora anco in man tua ritorni, + ve' se sperar di corre il fior convienti. — + Ah vecchia maladetta, come adorni + la tua menzogna! e tu sai pur se menti. + Se ben in man de venti ell'era stata, + non l'avea alcun però mai violata. + +142 + + Dove l'avea veduta domandolle + Zerbino, e quando, ma nulla n'invola; + che la vecchia ostinata più non volle + a quel c'ha detto aggiungere parola. + Prima Zerbin le fece un parlar molle, + poi minacciolle di tagliar la gola: + ma tutto è invan ciò che minaccia e prega; + che non può far parlar la brutta strega. + +143 + + Lasciò la lingua all'ultimo in riposo + Zerbin, poi che 'l parlar gli giovò poco; + per quel ch'udito avea, tanto geloso, + che non trovava il cor nel petto loco; + d'Issabella trovar sì disioso, + che saria per vederla ito nel fuoco: + ma non poteva andar più che volesse + colei, poi ch'a Marfisa lo promesse. + +144 + + E quindi per solingo e strano calle, + dove a lei piacque, fu Zerbin condotto; + né per o poggiar monte o scender valle, + mai si guardaro in faccia o si fer motto. + Ma poi ch'al mezzodì volse le spalle + il vago sol, fu il lor silenzio rotto + da un cavallier che nel cammin scontraro. + Quel che seguì, ne l'altro canto è chiaro. + + + + +CANTO VENTUNESIMO + + +1 + + Né fune intorto crederò che stringa + soma così, né così legno chiodo, + come la fé ch'una bella alma cinga + del suo tenace indissolubil nodo. + Né dagli antiqui par che si dipinga + la santa Fé vestita in altro modo, + che d'un vel bianco che la cuopra tutta: + ch'un sol punto, un sol neo la può far brutta. + +2 + + La fede unqua non debbe esser corrotta, + o data a un solo, o data insieme a mille; + e così in una selva, in una grotta, + lontan da le cittadi e da le ville, + come dinanzi a tribunali, in frotta + di testimon, di scritti e di postille, + senza giurare o segno altro più espresso, + basti una volta che s'abbia promesso. + +3 + + Quella servò, come servar si debbe + in ogni impresa, il cavallier Zerbino: + e quivi dimostrò che conto n'ebbe, + quando si tolse dal proprio camino + per andar con costei, la qual gl'increbbe, + come s'avesse il morbo sì vicino, + o pur la morte istessa; ma potea, + più che 'l disio, quel che promesso avea. + +4 + + Dissi di lui, che di vederla sotto + la sua condotta tanto al cor gli preme, + che n'arrabbia di duol, né le fa motto, + e vanno muti e taciturni insieme: + dissi che poi fu quel silenzio rotto, + ch'al mondo il sol mostrò le ruote estreme, + da un cavalliero aventuroso errante, + ch'in mezzo del camin lor si fe' inante. + +5 + + La vecchia che conobbe il cavalliero, + ch'era nomato Ermonide d'Olanda, + che per insegna ha ne lo scudo nero + attraversata una vermiglia banda, + posto l'orgoglio e quel sembiante altiero, + umilmente a Zerbin si raccomanda, + e gli ricorda quel ch'esso promise + alla guerriera ch'in sua man la mise. + +6 + + Perché di lei nimico e di sua gente + era il guerrier che contra lor venìa: + ucciso ad essa avea il padre innocente, + e un fratello che solo al mondo avia; + e tuttavolta far del rimanente, + come degli altri, il traditor disia. + — Fin ch'alla guardia tua, donna, mi senti + (dicea Zerbin), non vo' che tu paventi. — + +7 + + Come più presso il cavallier si specchia + in quella faccia che sì in odio gli era: + — O di combatter meco t'apparecchia + (gridò con voce minacciosa e fiera), + o lascia la difesa de la vecchia, + che di mia man secondo il merto pera. + Se combatti per lei, rimarrai morto; + che così avviene a chi s'appiglia al torto. — + +8 + + Zerbin cortesemente a lui risponde + che gli è desir di bassa e mala sorte, + ed a cavalleria non corrisponde + che cerchi dare ad una donna morte: + se pur combatter vuol, non si nasconde; + ma che prima consideri ch'importe + ch'un cavallier, com'era egli, gentile, + voglia por man nel sangue feminile, + +9 + + Queste gli disse e più parole invano; + e fu bisogno al fin venire a' fatti. + Poi che preso a bastanza ebbon del piano, + tornarsi incontra a tutta briglia ratti. + Non van sì presti i razzi fuor di mano, + ch'al tempo son de le allegrezze tratti, + come andaron veloci i duo destrieri + ad incontrare insieme i cavallieri. + +10 + + Ermonide d'Olanda segnò basso, + che per passare il destro fianco attese: + ma la sua debol lancia andò in fracasso, + e poco il cavallier di Scozia offese. + Non fu già l'altro colpo vano e casso: + roppe lo scudo, e sì la spalla prese, + che la forò da l'uno all'altro lato, + e riversar fe' Ermonide sul prato. + +11 + + Zerbin che si pensò d'averlo ucciso, + di pietà vinto, scese in terra presto, + e levò l'elmo da lo smorto viso; + e quel guerrier, come dal sonno desto, + senza parlar guardò Zerbino fiso; + e poi gli disse: — Non m'è già molesto + ch'io sia da te abbattuto, ch'ai sembianti + mostri esser fior de' cavallier erranti; + +12 + + ma ben mi duol che questo per cagione + d'una femina perfida m'avviene, + a cui non so come tu sia campione, + che troppo al tuo valor si disconviene. + E quando tu sapessi la cagione + ch'a vendicarmi di costei mi mene, + avresti, ognor che rimembrassi, affanno + d'aver, per campar lei, fatto a me danno. + +13 + + E se spirto a bastanza avrò nel petto + ch'io il possa dir (ma del contrario temo), + io ti farò veder ch'in ogni effetto + scelerata è costei più ch'in estremo. + Io ebbi già un fratel che giovinetto + d'Olanda si partì, donde noi semo, + e si fece d'Eraclio cavalliero, + ch'allor tenea de' Greci il sommo impero. + +14 + + Quivi divenne intrinseco e fratello + d'un cortese baron di quella corte, + che nei confin di Servia avea un castello + di sito ameno e di muraglia forte. + Nomossi Argeo colui di ch'io favello, + di questa iniqua femina consorte, + la quale egli amò sì, che passò il segno + ch'a un uom si convenia, come lui, degno. + +15 + + Ma costei, più volubile che foglia + quando l'autunno è più priva d'umore, + che l' freddo vento gli arbori ne spoglia + e le soffia dinanzi al suo furore; + verso il marito cangiò tosto voglia, + che fisso qualche tempo ebbe nel core; + e volse ogni pensiero, ogni disio + d'acquistar per amante il fratel mio. + +16 + + Ma né sì saldo all'impeto marino + l'Acrocerauno d'infamato nome, + né sta sì duro incontra borea il pino + che rinovato ha più di cento chiome, + che quanto appar fuor de lo scoglio alpino, + tanto sotterra ha le radici; come + il mio fratello a' prieghi di costei, + nido de tutti i vizi infandi e rei. + +17 + + Or, come avviene a un cavallier ardito, + che cerca briga e la ritrova spesso, + fu in una impresa il mio fratel ferito, + molto al castel del suo compagno appresso, + dove venir senza aspettare invito + solea, fosse o non fosse Argeo con esso; + e dentro a quel per riposar fermosse + tanto che del suo mal libero fosse. + +18 + + Mentre egli quivi si giacea, convenne + ch'in certa sua bisogna andasse Argeo. + Tosto questa sfacciata a tentar venne + il mio fratello, ed a sua usanza feo; + ma quel fedel non oltre più sostenne + avere ai fianchi un stimulo sì reo: + elesse, per servar sua fede a pieno, + di molti mal quel che gli parve meno. + +19 + + Tra molti mal gli parve elegger questo: + lasciar d'Argeo l'intrinsichezza antiqua; + lungi andar sì, che non sia manifesto + mai più il suo nome alla femina iniqua. + Ben che duro gli fosse, era più onesto + che satisfare a quella voglia obliqua, + o ch'accusar la moglie al suo signore, + da cui fu amata a par del proprio core. + +20 + + E de le sue ferite ancora infermo + l'arme si veste, e del castel si parte; + e con animo va costante e fermo + di non mai più tornare in quella parte. + Ma che gli val? ch'ogni difesa e schermo + gli disipa Fortuna con nuova arte; + ecco il marito che ritorna intanto, + e trova la moglier che fa gran pianto, + +21 + + e scapigliata e con la faccia rossa; + e le domanda di che sia turbata. + Prima ch'ella a rispondere sia mossa, + pregar si lascia più d'una fiata, + pensando tuttavia come si possa + vendicar di colui che l'ha lasciata: + e ben convenne al suo mobile ingegno + cangiar l'amore in subitano sdegno. + +22 + + — Deh (disse al fine), a che l'error nascondo + c'ho commesso, signor, ne la tua assenza? + che quando ancora io 'l celi a tutto 'l mondo, + celar nol posso alla mia coscienza. + L'alma che sente il suo peccato immondo, + pate dentro da sé tal penitenza, + ch'avanza ogn'altro corporal martire + che dar mi possa alcun del mio fallire; + +23 + + quando fallir sia quel che si fa a forza: + ma sia quel che si vuol, tu sappil'anco; + poi con la spada da la immonda scorza + scioglie lo spirto imaculato e bianco, + e le mie luci eternamente ammorza; + che dopo tanto vituperio, almanco + tenerle basse ognor non mi bisogni, + e di ciascun ch'io vegga, io mi vergogni. + +24 + + Il tuo compagno ha l'onor mio distrutto: + questo corpo per forza ha violato; + e perché teme ch'io ti narri il tutto, + or si parte il villan senza commiato. — + In odio con quel dir gli ebbe ridutto + colui che più d'ogn'altro gli fu grato. + Argeo lo crede, ed altro non aspetta; + ma piglia l'arme e corre a far vendetta. + +25 + + E come quel ch'avea il paese noto, + lo giunse che non fu troppo lontano; + che 'l mio fratello, debole ed egroto, + senza sospetto se ne gìa pian piano: + e brevemente, in un loco remoto + pose, per vendicarsene, in lui mano. + Non trova il fratel mio scusa che vaglia; + ch'in somma Argeo con lui vuol la battaglia. + +26 + + Era l'un sano e pien di nuovo sdegno, + infermo l'altro, ed all'usanza amico: + sì ch'ebbe il fratel mio poco ritegno + contra il compagno fattogli nimico. + Dunque Filandro di tal sorte indegno + (de l'infelice giovene ti dico: + così avea nome), non sofrendo il peso + di sì fiera battaglia, restò preso. + +27 + + — Non piaccia a Dio che mi conduca a tale + il mio giusto furore e il tuo demerto + (gli disse Argeo), che mai sia omicidiale + di te ch'amava; e me tu amavi certo, + ben che nel fin me l'hai mostrato male; + pur voglio a tutto il mondo fare aperto + che, come fui nel tempo de l'amore, + così ne l'odio son di te migliore. + +28 + + Per altro modo punirò il tuo fallo, + che le mie man più nel tuo sangue porre. — + Così dicendo, fece sul cavallo + di verdi rami una bara comporre, + e quasi morto in quella riportallo + dentro al castello in una chiusa torre, + dove in perpetuo per punizione + candannò l'innocente a star prigione. + +29 + + Non però ch'altra cosa avesse manco, + che la libertà prima del partire; + perché nel resto, come sciolto e franco + vi comandava e si facea ubidire. + Ma non essendo ancor l'animo stanco + di questa ria del suo pensier fornire, + quasi ogni giorno alla prigion veniva; + ch'avea le chiavi, e a suo piacer l'apriva: + +30 + + e movea sempre al mio fratello assalti, + e con maggiore audacia che di prima. + — Questa tua fedeltà (dicea) che valti, + poi che perfidia per tutto si stima? + Oh che trionfi gloriosi ed alti! + oh che superbe spoglie e preda opima! + oh che merito al fin te ne risulta, + se, come a traditore, ognun t'insulta! + +31 + + Quanto utilmente, quanto con tuo onore + m'avresti dato quel che da te volli! + Di questo sì ostinato tuo rigore + la gran mercé che tu guadagni, or tolli: + in prigion sei, né crederne uscir fuore, + se la durezza tua prima non molli. + Ma quando mi compiacci, io farò trama + di racquistarti e libertade e fama. — + +32 + + — No, no (disse Filandro) aver mai spene + che non sia, come suol, mia vera fede, + se ben contra ogni debito mi avviene + ch'io ne riporti sì dura mercede, + e di me creda il mondo men che bene: + basta che inanti a quel che 'l tutto vede + e mi può ristorar di grazia eterna, + chiara la mia innocenza si discerna. + +33 + + Se non basta ch'Argeo mi tenga preso, + tolgami ancor questa noiosa vita. + Forse non mi fia il premio in ciel conteso + de la buona opra, qui poco gradita. + Forse egli, che da me si chiama offeso, + quando sarà quest'anima partita, + s'avedrà poi d'avermi fatto torto, + e piangerà il fedel compagno morto. — + +34 + + Così più volte la sfacciata donna + tenta Filandro, e torna senza frutto. + Ma il cieco suo desir, che non assonna + del scelerato amor traer costrutto, + cercando va più dentro ch'alla gonna + suoi vizi antiqui, e ne discorre il tutto. + Mille pensier fa d'uno in altro modo, + prima che fermi in alcun d'essi il chiodo. + +35 + + Stette sei mesi che non messe piede, + come prima facea, ne la prigione; + di che il miser Filandro e spera e crede + che costei più non gli abbia affezione. + Ecco Fortuna, al mal propizia, diede + a questa scelerata occasione + di metter fin con memorabil male + al suo cieco appetito irrazionale. + +36 + + Antiqua nimicizia avea il marito + con un baron detto Morando il bello, + che, non v'essendo Argeo, spesso era ardito + di correr solo, e sin dentro al castello; + ma s'Argeo v'era, non tenea lo 'nvito, + né s'accostava a dieci miglia a quello. + Or, per poterlo indur che ci venisse, + d'ire in Ierusalem per voto disse. + +37 + + Disse d'andare; e partesi ch'ognuno + lo vede, e fa di ciò sparger le grida: + né il suo pensier, fuor che la moglie, alcuno + puote saper; che sol di lei si fida. + Torna poi nel castello all'aer bruno, + né mai, se non la notte, ivi s'annida; + e con mutate insegne al nuovo albore, + senza vederlo alcun, sempre esce fuore. + +38 + + Se ne va in questa e in quella parte errando, + e volteggiando al suo castello intorno, + pur per veder se credulo Morando + volesse far, come solea, ritorno. + Stava il dì tutto alla foresta; e quando + ne la marina vedea ascoso il giorno, + venìa al castello, e per nascose porte + lo togliea dentro l'infedel consorte. + +39 + + Crede ciascun, fuor che l'iniqua moglie, + che molte miglia Argeo lontan si trove. + Dunque il tempo oportuno ella si toglie: + al fratel mio va con malizie nuove. + Ha di lagrime a tutte le sue voglie + un nembo che dagli occhi al sen le piove. + — Dove potrò (dicea) trovare aiuto, + che in tutto l'onor mio non sia perduto? + +40 + + E col mio quel del mio marito insieme, + il qual se fosse qui, non temerei. + Tu conosci Morando, e sai se teme, + quando Argeo non ci sente, omini e dei. + Questi or pregando, or minacciando, estreme + prove fa tuttavia, né alcun de' miei + lascia che non contamini, per trarmi + a' suoi desii, né so s'io potrò aitarmi. + +41 + + Or c'ha inteso il partir del mio consorte, + e ch'al ritorno non sarà sì presto, + ha avuto ardir d'entrar ne la mia corte + senza altra scusa e senz'altro pretesto; + che se ci fosse il mio signor per sorte, + non sol non avria audacia di far questo, + ma non si terria ancor, per Dio, sicuro + d'appressarsi a tre miglia a questo muro. + +42 + + E quel che già per messi ha ricercato, + oggi me l'ha richiesto a fronte a fronte, + e con tai modi, che gran dubbio è stato + de lo avvenirmi disonore ed onte, + e se non che parlar dolce gli ho usato, + e finto le mie voglie alle sue pronte, + saria a forza, di quel suto rapace, + che spera aver per mie parole in pace. + +43 + + Promesso gli ho, non già per osservargli + (che fatto per timor, nullo è il contratto); + ma la mia intenzion fu per vietargli + quel che per forza avrebbe allora fatto. + Il caso è qui: tu sol pòi rimediargli; + del mio onor altrimenti sarà tratto, + e di quel del mio Argeo, che già m'hai detto + aver o tanto, o più che 'l proprio, a petto. + +44 + + E se questo mi nieghi, io dirò dunque + ch'in te non sia la fé di che ti vanti; + ma che fu sol per crudeltà, qualunque + volta hai sprezzati i miei supplici pianti; + non per rispetto alcun d'Argeo, quantunque + m'hai questo scudo ognora opposto inanti. + Saria stato tra noi la cosa occulta; + ma di qui aperta infamia mi risulta. — + +45 + + — Non si convien (disse Filandro) tale + prologo a me, per Argeo mio disposto. + Narrami pur quel che tu vuoi, che quale + sempre fui, di sempre essere ho proposto; + e ben ch'a torto io ne riporti male, + a lui non ho questo peccato imposto. + Per lui son pronto andare anco alla morte, + e siami contra il mondo e la mia sorte. — + +46 + + Rispose l'empia: — Io voglio che tu spenga + colui che 'l nostro disonor procura. + Non temer ch'alcun mal di ciò t'avenga; + ch'io te ne mostrerò la via sicura. + Debbe egli a me tornar come rivenga + su l'ora terza la notte più scura; + e fatto un segno de ch'io l'ho avvertito, + io l'ho a tor dentro, che non sia sentito. + +47 + + A te non graverà prima aspettarme + ne la camera mia dove non luca, + tanto che dispogliar gli faccia l'arme, + e quasi nudo in man te lo conduca. — + Così la moglie conducesse parme + il suo marito alla tremenda buca; + se per dritto costei moglie s'appella, + più che furia infernal crudele e fella. + +48 + + Poi che la notte scelerata venne, + fuor trasse il mio fratel con l'arme in mano; + e ne l'oscura camera lo tenne, + fin che tornasse il miser castellano. + Come ordine era dato, il tutto avvenne; + che 'l consiglio del mal va raro invano. + Così Filandro il buon Argeo percosse, + che si pensò che quel Morando fosse. + +49 + + Con esso un colpo il capo fesse e il collo; + ch'elmo non v'era, e non vi fu riparo. + Pervenne Argeo, senza pur dare un crollo, + de la misera vita al fine amaro: + e tal l'uccise, che mai non pensollo, + né mai l'avria creduto: oh caso raro! + che cercando giovar, fece all'amico + quel di che peggio non si fa al nimico. + +50 + + Poscia ch'Argeo non conosciuto giacque, + rende a Gabrina il mio fratel la spada. + Gabrina è il nome di costei, che nacque + sol per tradire ognun che in man le cada. + Ella, che 'l ver fin a quell'ora tacque, + vuol che Filandro a riveder ne vada + col lume in mano il morto ond'egli è reo: + e gli dimostra il suo compagno Argeo. + +51 + + E gli minaccia poi, se non consente + all'amoroso suo lungo desire, + di palesare a tutta quella gente + quel ch'egli ha fatto, e nol può contradire; + e lo farà vituperosamente + come assassino e traditor morire: + e gli ricorda che sprezzar la fama + non de', se ben la vita sì poco ama. + +52 + + Pien di paura e di dolor rimase + Filandro, poi che del suo error s'accorse. + Quasi il primo furor gli persuase + d'uccider questa, e stette un pezzo in forse: + e se non che ne le nimiche case + si ritrovò (che la ragion soccorse), + non si trovando avere altr'arme in mano, + coi denti la stracciava a brano a brano. + +53 + + Come ne l'alto mar legno talora, + che da duo venti sia percosso e vinto, + ch'ora uno inanzi l'ha mandato, ed ora + un altro al primo termine respinto, + e l'han girato da poppa e da prora, + dal più possente al fin resta sospinto; + così Filandro, tra molte contese + de' duo pensieri, al manco rio s'apprese. + +54 + + Ragion gli dimostrò il pericol grande, + oltre al morir, del fine infame e sozzo, + se l'omicidio nel castel si spande; + e del pensare il termine gli è mozzo. + Voglia o non voglia, al fin convien che mande + l'amarissimo calice nel gozzo. + Pur finalmente ne l'afflitto core + più de l'ostinazion poté il timore. + +55 + + Il timor del supplicio infame e brutto + prometter fece con mille scongiuri, + che faria di Gabrina il voler tutto, + se di quel luogo se partian sicuri. + Così per forza colse l'empia il frutto + del suo desire, e poi lasciar quei muri. + Così Filandro a noi fece ritorno, + di sé lasciando in Grecia infamia e scorno. + +56 + + E portò nel cor fisso il suo compagno + che così scioccamente ucciso avea, + per far con sua gran noia empio guadagno + d'una Progne crudel, d'una Medea. + E se la fede e il giuramento, magno + e duro freno, non lo ritenea, + come al sicuro fu, morta l'avrebbe; + ma, quanto più si puote, in odio l'ebbe. + +57 + + Non fu da indi in qua rider mai visto: + tutte le sue parole erano meste, + sempre sospir gli uscian dal petto tristo, + ed era divenuto un nuovo Oreste, + poi che la madre uccise e il sacro Egisto, + e che l'ultrice Furie ebbe moleste. + E senza mai cessar, tanto l'afflisse + questo dolor, ch'infermo al letto il fisse. + +58 + + Or questa meretrice, che si pensa + quanto a quest'altro suo poco sia grata, + muta la fiamma già d'amore intensa + in odio, in ira ardente ed arrabbiata; + né meno è contra al mio fratello accensa, + che fosse contra Argeo la scelerata: + e dispone tra sé levar dal mondo, + come il primo marito, anco il secondo. + +59 + + Un medico trovò d'inganni pieno, + sufficiente ed atto a simil uopo, + che sapea meglio uccider di veneno, + che risanar gl'infermi di silopo; + e gli promesse, inanzi più che meno + di quel che domandò, donargli, dopo + ch'avesse con mortifero liquore + levatole dagli occhi il suo signore. + +60 + + Già in mia presenza e d'altre più persone + venìa col tosco in mano il vecchio ingiusto, + dicendo ch'era buona pozione + da ritornare il mio fratel robusto. + Ma Gabrina con nuova intenzione, + pria che l'infermo ne turbasse il gusto, + per torsi il consapevole d'appresso, + o per non dargli quel ch'avea promesso, + +61 + + la man gli prese, quando a punto dava + la tazza dove il tosco era celato, + dicendo: — Ingiustamente è se 'l ti grava + ch'io tema per costui c'ho tanto amato. + Voglio esser certa che bevanda prava + tu non gli dia, né succo avelenato; + e per questo mi par che 'l beveraggio + non gli abbi a dar, se non ne fai tu il saggio. — + +62 + + Come pensi, signor, che rimanesse + il miser vecchio conturbato allora? + La brevità del tempo sì l'oppresse, + che pensar non poté che meglio fôra; + pur, per non dar maggior sospetto, elesse + il calice gustar senza dimora: + e l'infermo, seguendo una tal fede, + tutto il resto pigliò, che si gli diede. + +63 + + Come sparvier che nel piede grifagno + tenga la starna e sia per trarne pasto, + dal can che si tenea fido compagno, + ingordamente è sopragiunto e guasto; + così il medico intento al rio guadagno, + donde sperava aiuto ebbe contrasto. + Odi di summa audacia esempio raro! + e così avvenga a ciascun altro avaro. + +64 + + Fornito questo, il vecchio s'era messo, + per ritornare alla sua stanza, in via, + ed usar qualche medicina appresso, + che lo salvasse da la peste ria; + ma da Gabrina non gli fu concesso, + dicendo non voler ch'andasse pria + che 'l succo ne lo stomaco digesto + il suo valor facesse manifesto. + +65 + + Pregar non val, né far di premio offerta, + che lo voglia lasciar quindi partire. + Il disperato, poi che vede certa + la morte sua, né la poter fuggire, + ai circostanti fa la cosa aperta; + né la seppe costei troppo coprire. + E così quel che fece agli altri spesso, + quel buon medico al fin fece a se stesso: + +66 + + e sequitò con l'alma quella ch'era + già de mio frate caminata inanzi. + Noi circostanti, che la cosa vera + del vecchio udimmo, che fe' pochi avanzi, + pigliammo questa abominevol fera, + più crudel di qualunque in selva stanzi; + e la serrammo in tenebroso loco, + per condannarla al meritato foco. — + +67 + + Questo Ermonide disse, e più voleva + seguir, com'ella di prigion levossi; + ma il dolor de la piaga sì l'aggreva, + che pallido ne l'erba riversossi. + Intanto duo scudier, che seco aveva, + fatto una bara avean di rami grossi: + Ermonide si fece in quella porre; + ch'indi altrimente non si potea torre. + +68 + + Zerbin col cavallier fece sua scusa, + che gl'increscea d'averli fatto offesa; + ma, come pur tra cavallieri s'usa, + colei che venìa seco avea difesa: + ch'altrimente sua fé saria confusa; + perché, quando in sua guardia l'avea presa, + promesse a sua possanza di salvarla + contra ognun che venisse a disturbarla. + +69 + + E s'in altro potea gratificargli, + prontissimo offeriase alla sua voglia. + Rispose il cavallier, che ricordargli + sol vuol, che da Gabrina si discioglia + prima ch'ella abbia cosa a machinargli, + di ch'esso indarno poi si penta e doglia. + Gabrina tenne sempre gli occhi bassi, + perché non ben risposta al vero dassi. + +70 + + Con la vecchia Zerbin quindi partisse + al già promesso debito viaggio; + e tra sé tutto il dì la maledisse, + che far gli fece a quel barone oltraggio. + Ed or che pel gran mal che gli ne disse + chi lo sapea, di lei fu istrutto e saggio, + se prima l'avea a noia e a dispiacere, + or l'odia sì che non la può vedere. + +71 + + Ella che di Zerbin sa l'odio a pieno, + né in mala voluntà vuole esser vinta, + un'oncia a lui non ne riporta meno: + la tien di quarta, e la rifà di quinta. + Nel cor era gonfiata di veneno, + e nel viso altrimente era dipinta. + Dunque ne la concordia ch'io vi dico, + tenean lor via per mezzo il bosco antico. + +72 + + Ecco, volgendo il sol verso la sera, + udiron gridi e strepiti e percosse, + che facean segno di battaglia fiera + che, quanto era il rumor, vicina fosse. + Zerbino, per veder la cosa ch'era, + verso il rumore in gran fretta si mosse: + non fu Gabrina lenta a seguitarlo. + Di quel ch'avvenne, all'altro canto io parlo. + + + + +CANTO VENTIDUESIMO + + +1 + + Cortesi donne e grate al vostro amante, + voi che d'un solo amor sète contente, + come che certo sia, fra tante e tante, + che rarissime siate in questa mente; + non vi dispiaccia quel ch'io dissi inante, + quando contra Gabrina fui sì ardente, + e s'ancor son per spendervi alcun verso, + di lei biasmando l'animo perverso. + +2 + + Ella era tale; e come imposto fummi + da chi può in me, non preterisco il vero. + Per questo io non oscuro gli onor summi + d'una e d'un'altra ch'abbia il cor sincero. + Quel che 'l Maestro suo per trenta nummi + diede a' Iudei, non nocque a Ianni o a Piero; + né d'Ipermestra è la fama men bella, + se ben di tante inique era sorella. + +3 + + Per una che biasmar cantando ardisco + (che l'ordinata istoria così vuole), + lodarne cento incontra m'offerisco, + e far lor virtù chiara più che 'l sole. + Ma tornando al lavor che vario ordisco, + ch'a molti, lor mercé, grato esser suole, + del cavallier di Scozia io vi dicea, + ch'un alto grido appresso udito avea. + +4 + + Fra due montagne entrò in un stretto calle + onde uscia il grido, e non fu molto inante, + che giunse dove in una chiusa valle + si vide un cavallier morto davante. + Chi sia dirò; ma prima dar le spalle + a Francia voglio, e girmene in Levante, + tanto ch'io trovi Astolfo paladino, + che per Ponente avea preso il camino. + +5 + + Io lo lasciai ne la città crudele, + onde col suon del formidabil corno + avea cacciato il populo infedele, + e gran periglio toltosi d'intorno, + ed a' compagni fatto alzar le vele, + e dal lito fuggir con grave scorno. + Or seguendo di lui, dico che prese + la via d'Armenia, e uscì di quel paese. + +6 + + E dopo alquanti giorni in Natalia + trovossi, e inverso Bursia il camin tenne; + onde, continuando la sua via + di qua dal mare, in Tracia se ne venne. + Lungo il Danubio andò per l'Ungaria; + e come avesse il suo destrier le penne, + i Moravi e i Boemi passò in meno + di venti giorni e la Franconia e il Reno. + +7 + + Per la selva d'Ardenna in Aquisgrana + giunse e in Barbante, e in Fiandra al fin s'imbarca. + L'aura che soffia verso tramontana, + la vela in guisa in su la prora carca, + ch'a mezzo giorno Astolfo non lontana + vede Inghilterra, ove nel lito varca. + Salta a cavallo, e in tal modo lo punge, + ch'a Londra quella sera ancora giunge. + +8 + + Quivi sentendo poi che 'l vecchio Otone + già molti mesi inanzi era in Parigi, + e che di nuovo quasi ogni barone + avea imitato i suoi degni vestigi; + d'andar subito in Francia si dispone: + e così torna al porto di Tamigi, + onde con le vele alte uscendo fuora, + verso Calessio fe' drizzar la prora. + +9 + + Un ventolin che leggiermente all'orza + ferendo, avea adescato il legno all'onda, + a poco a poco cresce e si rinforza; + poi vien sì, ch'al nocchier ne soprabonda. + Che li volti la poppa al fine è forza; + se non, gli caccerà sotto la sponda. + Per la schena del mar tien dritto il legno, + e fa camin diverso al suo disegno. + +10 + + Or corre a destra, or a sinistra mano, + di qua di là, dove fortuna spinge, + e piglia terra al fin presso a Roano; + e come prima il dolce lito attinge, + fa rimetter la sella a Rabicano, + e tutto s'arma e la spada si cinge. + Prende il camino, ed ha seco quel corno + che gli val più che mille uomini intorno. + +11 + + E giunse, traversando una foresta, + a piè d'un colle ad una chiara fonte, + ne l'ora che 'l monton di pascer resta, + chiuso in capanna, o sotto un cavo monte. + E dal gran caldo e da la sete infesta + vinto, si trasse l'elmo da la fronte; + legò il destrier tra le più spesse fronde, + e poi venne per bere alle fresche onde. + +12 + + Non avea messo ancor le labra in molle, + ch'un villanel che v'era ascoso appresso, + sbuca fuor d'una macchia, e il destrier tolle, + sopra vi sale, e se ne va con esso. + Astolfo il rumor sente, e'l capo estolle; + e poi che 'l danno suo vede sì espresso, + lascia la fonte, e sazio senza bere, + gli va dietro correndo a più potere. + +13 + + Quel ladro non si stende a tutto corso, + che dileguato si saria di botto; + ma or lentando or raccogliendo il morso, + se ne va di galoppo e di buon trotto. + Escon del bosco dopo un gran discorso; + e l'uno e l'altro al fin si fu ridotto + là dove tanti nobili baroni + eran senza prigion più che prigioni. + +14 + + Dentro il palagio il villanel si caccia + con quel destrier che i venti al corso adegua. + Forza è ch'Astolfo, il qual lo scudo impaccia, + l'elmo e l'altr'arme, di lontan lo segua. + Pur giunge anch'egli, e tutta quella traccia + che fin qui avea seguita, si dilegua; + che più né Rabican né 'l ladro vede, + e gira gli occhi, e indarno affretta il piede; + +15 + + affretta il piede e va cercando invano + e le logge e le camere e le sale; + ma per trovare il perfido villano, + di sua fatica nulla si prevale. + Non sa dove abbia ascoso Rabicano, + quel suo veloce sopra ogni animale; + e senza frutto alcun tutto quel giorno + cercò di su di giù, dentro e d'intorno. + +16 + + Confuso e lasso d'aggirarsi tanto, + s'avvide che quel loco era incantato; + e del libretto ch'avea sempre a canto, + che Logistilla in India gli avea dato, + acciò che, ricadendo in nuovo incanto, + potessi aitarsi, si fu ricordato: + all'indice ricorse, e vide tosto + a quante carte era il rimedio posto. + +17 + + Del palazzo incantato era difuso + scritto nel libro; e v'eran scritti i modi + di fare il mago rimaner confuso, + e a tutti quei prigion di sciorre i nodi. + Sotto la soglia era uno spirto chiuso, + che facea questi inganni e queste frodi: + e levata la pietra ov'è sepolto, + per lui sarà il palazzo in fumo sciolto. + +18 + + Desideroso di condurre a fine + il paladin sì gloriosa impresa, + non tarda più che 'l braccio non inchine + a provar quanto il grave marmo pesa. + Come Atlante le man vede vicine + per far che l'arte sua sia vilipesa, + sospettoso di quel che può avvenire, + lo va con nuovi incanti ad assalire. + +19 + + Lo fa con diaboliche sue larve + parer da quel diverso, che solea: + gigante ad altri, ad altri un villan parve, + ad altri un cavallier di faccia rea. + Ognuno in quella forma in che gli apparve + nel bosco il mago, il paladin vedea; + sì che per riaver quel che gli tolse + il mago, ognuno al paladin si volse. + +20 + + Ruggier, Gradasso, Iroldo, Bradamante, + Brandimarte, Prasildo, altri guerrieri + in questo nuovo error si fero inante, + per distruggere il duca accesi e fieri. + Ma ricordossi il corno in quello istante, + che fe' loro abbassar gli animi altieri. + Se non si soccorrea col grave suono, + morto era il paladin senza perdono. + +21 + + Ma tosto che si pon quel corno a bocca + e fa sentire intorno il suono orrendo, + a guisa dei colombi, quando scocca + lo scoppio, vanno i cavallier fuggendo. + Non meno al negromante fuggir tocca, + non men fuor de la tana esce temendo + pallido e sbigottito, e se ne slunga + tanto, che 'l suono orribil non lo giunga. + +22 + + Fuggì il guardian coi suo' prigioni; e dopo + de le stalle fuggir molti cavalli, + ch'altro che fune a ritenerli era uopo, + e seguiro i patron per vari calli. + In casa non restò gatta né topo + al suon che par che dica: Dàlli, dàlli. + Sarebbe ito con gli altri Rabicano, + se non ch'all'uscir venne al duca in mano. + +23 + + Astolfo, poi ch'ebbe cacciato il mago, + levò di su la soglia il grave sasso, + e vi ritrovò sotto alcuna imago, + ed altre cose che di scriver lasso: + e di distrugger quello incanto vago, + di ciò che vi trovò, fece fraccasso, + come gli mostra il libro che far debbia; + e si sciolse il palazzo in fumo e in nebbia. + +24 + + Quivi trovò che di catena d'oro + di Ruggiero il cavallo era legato, + parlo di quel che 'l negromante moro + per mandarlo ad Alcina gli avea dato; + a cui poi Logistilla fe' il lavoro + del freno, ond'era in Francia ritornato, + e girato da l'India all'Inghilterra + tutto avea il lato destro de la terra. + +25 + + Non so se vi ricorda che la briglia + lasciò attaccata all'arbore quel giorno + che nuda da Ruggier sparì la figlia + di Galafrone, e gli fe' l'alto scorno. + Fe' il volante destrier, con maraviglia + di chi lo vide, al mastro suo ritorno; + e con lui stette infin al giorno sempre, + che de l'incanto fur rotte le tempre. + +26 + + Non potrebbe esser stato più giocondo + d'altra aventura Astolfo, che di questa; + che per cercar la terra e il mar, secondo + ch'avea desir, quel ch'a cercar gli resta, + e girar tutto in pochi giorni il mondo, + troppo venìa questo ippogrifo a sesta. + Sapea egli ben quanto a portarlo era atto, + che l'avea altrove assai provato in fatto. + +27 + + Quel giorno in India lo provò, che tolto + da la savia Melissa fu di mano + a quella scelerata che travolto + gli avea in mirto silvestre il viso umano: + e ben vide e notò come raccolto + gli fu sotto la briglia il capo vano + da Logistilla, e vide come istrutto + fosse Ruggier di farlo andar per tutto. + +28 + + Fatto disegno l'ippogrifo torsi, + la sella sua, ch'appresso avea, gli messe; + e gli fece, levando da più morsi + una cosa ed un'altra, un che lo resse; + che dei destrier ch'in fuga erano corsi, + quivi attaccate eran le briglie spesse. + Ora un pensier di Rabicano solo + lo fa tardar che non si leva a volo. + +29 + + D'amar quel Rabicano avea ragione; + che non v'era un miglior per correr lancia, + e l'avea da l'estrema regione + de l'India cavalcato insin in Francia. + Pensa egli molto; e in somma si dispone + darne più tosto ad un suo amico mancia, + che, lasciandolo quivi in su la strada, + se l'abbia il primo ch'a passarvi accada. + +30 + + Stava mirando se vedea venire + pel bosco o cacciatore o alcun villano, + da cui far si potesse indi seguire + a qualche terra, e trarvi Rabicano. + Tutto quel giorno e sin all'apparire + de l'altro stette riguardando invano. + L'altro matin, ch'era ancor l'aer fosco, + veder gli parve un cavallier pel bosco. + +31 + + Ma mi bisogna, s'io vo' dirvi il resto, + ch'io trovi Ruggier prima e Bradamante. + Poi che si tacque il corno, e che da questo + loco la bella coppia fu distante, + guardò Ruggiero, e fu a conoscer presto + quel che fin qui gli avea nascoso Atlante: + fatto avea Atlante che fin a quell'ora + tra lor non s'eran conosciuti ancora. + +32 + + Ruggier riguarda Bradamante, ed ella + riguarda lui con alta maraviglia, + che tanti dì l'abbia offuscato quella + illusion sì l'animo e le ciglia. + Ruggiero abbraccia la sua donna bella, + che più che rosa ne divien vermiglia; + e poi di su la bocca i primi fiori + cogliendo vien dei suoi beati amori. + +33 + + Tornaro ad iterar gli abbracciamenti + mille fiate, ed a tenersi stretti + i duo felici amanti, e sì contenti, + ch'a pena i gaudi lor capiano i petti. + Molto lor duol che per incantamenti, + mentre che fur negli errabondi tetti, + tra lor non s'eran mai riconosciuti, + e tanti lieti giorni eran perduti. + +34 + + Bradamante, disposta di far tutti + i piaceri che far vergine saggia + debbia ad un suo amator, sì che di lutti, + senza il suo onore offendere, il sottraggia; + dice a Ruggier, se a dar gli ultimi frutti + lei non vuol sempre aver dura e selvaggia, + la faccia domandar per buoni mezzi + al padre Amon: ma prima si battezzi. + +35 + + Ruggier, che tolto avria non solamente + viver cristiano per amor di questa, + com'era stato il padre, e antiquamente + l'avolo e tutta la sua stirpe onesta; + ma, per farle piacere, immantinente + data le avria la vita che gli resta: + — Non che ne l'acqua (disse), ma nel fuoco + per tuo amor porre il capo mi fia poco. — + +36 + + Per battezzarsi dunque, indi per sposa + la donna aver, Ruggier si messe in via, + guidando Bradamante a Vallombrosa + (così fu nominata una badia + ricca e bella, né men religiosa, + e cortese a chiunque vi venìa); + e trovaro all'uscir de la foresta + donna che molto era nel viso mesta. + +37 + + Ruggier, che sempre uman, sempre cortese + era a ciascun, ma più alle donne molto, + come le belle lacrime comprese + cader rigando il delicato volto, + n'ebbe pietade, e di disir s'accese + di saper il suo affanno; ed a lei volto, + dopo onesto saluto, domandolle + perch'avea sì di pianto il viso molle. + +38 + + Ed ella, alzando i begli umidi rai, + umanissimamente gli rispose, + e la cagion de' suoi penosi guai, + poi che le domandò, tutta gli espose. + — Gentil signor (disse ella), intenderai + che queste guance son sì lacrimose + per la pietà ch'a un giovinetto porto, + ch'in un castel qui presso oggi fia morto. + +39 + + Amando una gentil giovane e bella, + che di Marsilio re di Spagna è figlia, + sotto un vel bianco e in feminil gonella, + finta la voce e il volger de le ciglia, + egli ogni notte si giacea con quella, + senza darne sospetto alla famiglia: + ma sì secreto alcuno esser non puote, + ch'al lungo andar non sia chi 'l vegga e note. + +40 + + Se n'accorse uno, e ne parlò con dui; + gli dui con altri, insin ch'al re fu detto. + Venne un fedel del re l'altr'ieri a nui, + che questi amanti fe' pigliar nel letto; + e ne la rocca gli ha fatto ambedui + divisamente chiudere in distretto: + né credo per tutto oggi ch'abbia spazio + il gioven, che non mora in pena e in strazio. + +41 + + Fuggita me ne son per non vedere + tal crudeltà; che vivo l'arderanno: + né cosa mi potrebbe più dolere, + che faccia di sì bel giovine il danno; + né potrò aver giamai tanto piacere, + che non si volga subito in affanno, + che de la crudel fiamma mi rimembri, + ch'abbia arsi i belli e delicati membri. — + +42 + + Bradamante ode, e par ch'assai le prema + questa novella, e molto il cor l'annoi; + né par che men per quel dannato tema, + che se fosse uno dei fratelli suoi. + Né certo la paura in tutto scema + era di causa, come io dirò poi. + Si volse ella a Ruggiero, e disse: — Parme + ch'in favor di costui sien le nostr'arme. — + +43 + + E disse a quella mesta: — Io ti conforto + che tu vegga di porci entro alle mura, + che se 'l giovine ancor non avran morto, + più non l'uccideran, stanne sicura. — + Ruggiero, avendo il cor benigno scorto + de la sua donna e la pietosa cura, + sentì tutto infiammarsi di desire + di non lasciare il giovine morire. + +44 + + Ed alla donna, a cui dagli occhi cade + un rio di pianto, dice: — Or che s'aspetta? + Soccorrer qui, non lacrimare accade: + fa ch'ove è questo tuo, pur tu ci metta. + Di mille lance trar, di mille spade + tel promettian, pur che ci meni in fretta: + ma studia il passo più che puoi, che tarda + non sia l'aita, e intanto il fuoco l'arda. — + +45 + + L'alto parlare e la fiera sembianza + di quella coppia a maraviglia ardita, + ebbon di tornar forza la speranza + colà dond'era già tutta fuggita; + ma perch'ancor, più che la lontananza, + temeva il ritrovar la via impedita, + e che saria per questo indarno presa, + stava la donna in sé tutta sospesa. + +46 + + Poi disse lor: — Facendo noi la via + che dritta e piana va fin a quel loco, + credo ch'a tempo vi si giungeria, + che non sarebbe ancora acceso il fuoco: + ma gir convien per così torta e ria, + che 'l termine d'un giorno saria poco + a riuscirne; e quando vi saremo, + che troviam morto il giovine mi temo. — + +47 + + — E perché non andian (disse Ruggiero) + per la più corta? — E la donna rispose: + — Perché un castel de' conti da Pontiero + tra via si trova, ove un costume pose, + non son tre giorni ancora, iniquo e fiero + a cavallieri e a donne aventurose, + Pinabello, il peggior uomo che viva, + figliuol del conte Anselmo d'Altariva. + +48 + + Quindi né cavallier né donna passa, + che se ne vada senza ingiuria e danni: + l'uno e l'altro a piè resta; ma vi lassa + il guerrier l'arme, e la donzella i panni. + Miglior cavallier lancia non abbassa, + e non abbassò in Francia già molt'anni, + di quattro che giurato hanno al castello + la legge mantener di Pinabello. + +49 + + Come l'usanza (che non è più antiqua + di tre dì) cominciò, vi vo' narrare; + e sentirete se fu dritta o obliqua + cagion che i cavallier fece giurare. + Pinabello ha una donna così iniqua, + così bestial, ch'al mondo è senza pare; + che con lui, non so dove, andando un giorno, + ritrovò un cavallier che le fe' scorno. + +50 + + Il cavallier, perché da lei beffato + fu d'una vecchia che portava in groppa, + giostrò con Pinabel ch'era dotato + di poca forza e di superbia troppa; + ed abbattello, e lei smontar nel prato + fece, e provò s'andava dritta o zoppa: + lasciolla a piede, e fe' de la gonella + di lei vestir l'antiqua damigella. + +51 + + Quella ch'a piè rimase, dispettosa, + e di vendetta ingorda e sitibonda, + congiunta a Pinabel che d'ogni cosa + dove sia da mal far, ben la seconda, + né giorno mai, né notte mai riposa, + e dice che non fia mai più gioconda, + se mille cavallieri e mille donne + non mette a piedi, e lor tolle arme e gonne. + +52 + + Giunsero il dì medesmo, come accade, + quattro gran cavallieri ad un suo loco, + li quai di rimotissime contrade + venuti a queste parti eran di poco; + di tal valor, che non ha nostra etade + tant'altri buoni al bellicoso gioco: + Aquilante, Grifone e Sansonetto, + ed un Guidon Selvaggio giovinetto. + +53 + + Pinabel con sembiante assai cortese + al castel ch'io v'ho detto gli raccolse. + La notte poi tutti nel letto prese, + e presi tenne; e prima non li sciolse, + che li fece giurar ch'un anno e un mese + (questo fu a punto il termine che tolse) + stariano quivi, e spogliarebbon quanti + vi capitasson cavallieri erranti; + +54 + + e le donzelle ch'avesson con loro + porriano a piedi, e torrian lor le vesti. + Così giurar, così costretti foro + ad osservar, ben che turbati e mesti. + Non par che fin a qui contra costoro + alcun possa giostrar, ch'a piè non resti: + e capitati vi sono infiniti, + ch'a piè e senz'arme se ne son partiti. + +55 + + È ordine tra lor, che chi per sorte + esce fuor prima, vada a correr solo: + ma se trova il nimico così forte, + che resti in sella, e getti lui nel suolo, + sono ubligati gli altri infin a morte + pigliar l'impresa tutti in uno stuolo. + Vedi or, se ciascun d'essi è così buono, + quel ch'esser de', se tutti insieme sono. + +56 + + Poi non conviene all'importanza nostra + che ne vieta ogni indugio, ogni dimora, + che punto vi fermiate a quella giostra; + e presuppongo che vinciate ancora, + che vostra alta presenza lo dimostra, + ma non è cosa da fare in un'ora; + ed è gran dubbio che 'l giovine s'arda, + se tutto oggi a soccorrerlo si tarda. — + +57 + + Disse Ruggier: — Non riguardiamo a questo: + facciàn nui quel che si può far per nui; + abbia chi regge il ciel cura del resto, + o la Fortuna, se non tocca a lui. + Ti fia per questa giostra manifesto, + se buoni siamo d'aiutar colui + che per cagion sì debole e sì lieve, + come n'hai detto, oggi bruciar si deve. — + +58 + + Senza risponder altro, la donzella + si messe per la via ch'era più corta. + Più di tre miglia non andar per quella, + che si trovaro al ponte ed alla porta + dove si perdon l'arme e la gonnella, + e de la vita gran dubbio si porta. + Al primo apparir lor, di su la rocca + è chi duo botti la campana tocca. + +59 + + Ed ecco de la porta con gran fretta, + trottando s'un ronzino, un vecchio uscìo; + e quel venìa gridando: — Aspetta aspetta: + restate olà, che qui si paga il fio: + e se l'usanza non v'è stata detta, + che qui si tiene, or ve la vo' dir io. — + E contar loro incominciò di quello + costume, che servar fa Pinabello. + +60 + + Poi seguitò, volendo dar consigli, + com'era usato agli altri cavallieri: + — Fate spogliar la donna (dicea), figli, + e voi l'arme lasciateci e i destrieri; + e non vogliate mettervi a perigli + d'andare incontra a tai quattro guerrieri. + Per tutto vesti, arme e cavalli s'hanno: + la vita sol mai non ripara il danno. — + +61 + + — Non più (disse Ruggier), non più; ch'io sono + del tutto informatissimo, e qui venni + per far prova di me, se così buono + in fatti son, come nel cor mi tenni. + Arme, vesti e cavallo altrui non dono, + s'altro non sento che minacce e cenni; + e son ben certo ancor, che per parole + il mio compagno le sue dar non vuole. + +62 + + Ma, per Dio, fa ch'io vegga tosto in fronte + quei che ne voglion torre arme e cavallo; + ch'abbiamo da passar anco quel monte, + e qui non si può far troppo intervallo. — + Rispose il vecchio: — Eccoti fuor del ponte + chi vien per farlo: — e non lo disse in fallo; + ch'un cavallier n'uscì, che sopraveste + vermiglie avea, di bianchi fior conteste. + +63 + + Bradamante pregò molto Ruggiero + che le lasciasse in cortesia l'assunto + di gittar de la sella il cavalliero, + ch'avea di fiori il bel vestir trapunto; + ma non poté impetrarlo, e fu mestiero + a lei far ciò che Ruggier volse a punto. + Egli volse l'impresa tutta avere, + e Bradamante si stesse a vedere. + +64 + + Ruggiero al vecchio domandò chi fosse + questo primo ch'uscia fuor de la porta. + — È Sansonetto (disse); che le rosse + veste conosco e i bianchi fior che porta. — + L'uno di qua, l'altro di là si mosse + senza parlarsi, e fu l'indugia corta; + che s'andaro a trovar coi ferri bassi, + molto affrettando i lor destrieri i passi. + +65 + + In questo mezzo de la rocca usciti + eran con Pinabel molti pedoni, + presti per levar l'arme ed espediti + ai cavallier ch'uscian fuor degli arcioni. + Veniansi incontra i cavallieri arditi, + fermando in su le reste i gran lancioni, + grossi duo palmi, di nativo cerro, + che quasi erano uguali insino al ferro. + +66 + + Di tali n'avea più d'una decina + fatto tagliar di su lor ceppi vivi + Sansonetto a una selva indi vicina, + e portatone duo per giostrar quivi. + Aver scudo e corazza adamantina + bisogna ben, che le percosse schivi. + Aveane fatto dar, tosto che venne, + l'uno a Ruggier, l'altro per sé ritenne. + +67 + + Con questi, che passar dovean gl'incudi + (sì ben ferrate avean le punte estreme), + di qua e di là fermandoli agli scudi, + a mezzo il corso si scontraro insieme. + Quel di Ruggiero, che i demòni ignudi + fece sudar, poco del colpo teme: + de lo scudo vo' dir che fece Atlante, + de le cui forze io v'ho già detto inante. + +68 + + Io v'ho già detto che con tanta forza + l'incantato splendor negli occhi fere, + ch'al discoprirsi ogni veduta ammorza, + e tramortito l'uom fa rimanere: + perciò, s'un gran bisogno non lo sforza, + d'un vel coperto lo solea tenere. + Si crede ch'anco impenetrabil fosse, + poi ch'a questo incontrar nulla si mosse. + +69 + + L'altro, ch'ebbe l'artefice men dotto, + il gravissimo colpo non sofferse. + Come tocco da fulmine, di botto + diè loco al ferro, e pel mezzo s'aperse; + diè loco al ferro, e quel trovò di sotto + il braccio ch'assai mal si ricoperse; + sì che ne fu ferito Sansonetto, + e de la sella tratto al suo dispetto. + +70 + + E questo il primo fu di quei compagni + che quivi mantenean l'usanza fella, + che de le spoglie altrui non fe' guadagni, + e ch'alla giostra uscì fuor de la sella. + Convien chi ride, anco talor si lagni, + e Fortuna talor trovi ribella. + Quel da la rocca, replicando il botto, + ne fece agli altri cavallieri motto. + +71 + + S'era accostato Pinabello intanto + a Bradamante, per saper chi fusse + colui che con prodezza e valor tanto + il cavallier del suo castel percusse. + La giustizia di Dio, per dargli quanto + era il merito suo, vi lo condusse + su quel destrier medesimo ch'inante + tolto avea per inganno a Bradamante. + +72 + + Fornito a punto era l'ottavo mese + che, con lei ritrovandosi a camino, + (se 'l vi raccorda) questo Maganzese + la gittò ne la tomba di Merlino, + quando da morte un ramo la difese, + che seco cadde, anzi il suo buon destino; + e trassene, credendo ne lo speco + ch'ella fosse sepolta, il destrier seco. + +73 + + Bradamante conosce il suo cavallo, + e conosce per lui l'iniquo conte; + e poi ch'ode la voce, e vicino hallo + con maggiore attenzion mirato in fronte: + — Questo è il traditor (disse), senza fallo, + che procacciò di farmi oltraggio ed onte: + ecco il peccato suo, che l'ha condutto + ove avrà de' suoi merti il premio tutto. — + +74 + + Il minacciare e il por mano alla spada + fu tutto a un tempo, e lo aventarsi a quello; + ma inanzi tratto gli levò la strada, + che non poté fuggir verso il castello. + Tolta è la speme ch'a salvar si vada, + come volpe alla tana, Pinabello. + Egli gridando e senza mai far testa, + fuggendo si cacciò ne la foresta. + +75 + + Pallido e sbigottito il miser sprona, + che posto ha nel fuggir l'ultima speme. + L'animosa donzella di Dordona + gli ha il ferro ai fianchi, e lo percuote e preme: + vien con lui sempre, e mai non l'abbandona. + Grande è il rumore, e il bosco intorno geme. + Nulla al castel di questo ancor s'intende, + però ch'ognuno a Ruggier solo attende. + +76 + + Gli altri tre cavallier de la fortezza + intanto erano usciti in su la via; + ed avean seco quella male avezza + che v'avea posta la costuma ria. + A ciascun di lor tre, che 'l morir prezza + più ch'aver vita che con biasmo sia, + di vergogna arde il viso, e il cor di duolo, + che tanti ad assalir vadano un solo. + +77 + + La crudel meretrice ch'avea fatto + por quella iniqua usanza ed osservarla, + il giuramento lor ricorda e il patto + ch'essi fatti l'avean, di vendicarla. + — Se sol con questa lancia te gli abbatto, + perché mi vòi con altre accompagnarla? + (dicea Guidon Selvaggio): e s'io ne mento, + levami il capo poi, ch'io son contento. — + +78 + + Così dicea Grifon, così Aquilante. + Giostrar da sol a sol volea ciascuno, + e preso e morto rimanere inante + ch'incontra un sol volere andar più d'uno. + La donna dicea loro: — A che far tante + parole qui senza profitto alcuno? + Per torre a colui l'arme io v'ho qui tratti, + non per far nuove leggi e nuovi patti. + +79 + + Quando io v'avea in prigione, era da farme + queste escuse, e non ora, che son tarde. + Voi dovete il preso ordine servarme, + non vostre lingue far vane e bugiarde. — + Ruggier gridava lor: — Eccovi l'arme, + ecco il destrier c'ha nuovo e sella e barde; + i panni de la donna eccovi ancora: + se li volete, a che più far dimora? — + +80 + + La donna del castel da un lato preme, + Ruggier da l'altro li chiama e rampogna, + tanto ch'a forza si spiccaro insieme, + ma nel viso infiammati di vergogna. + Dinanzi apparve l'uno e l'altro seme + del marchese onorato di Borgogna; + ma Guidon, che più grave ebbe il cavallo, + venìa lor dietro con poco intervallo. + +81 + + Con la medesima asta con che avea + Sansonetto abbattuto, Ruggier viene, + coperto da lo scudo che solea + Atlante aver sui monti di Pirene: + dico quello incantato, che splendea + tanto, ch'umana vista nol sostiene; + a cui Ruggier per l'ultimo soccorso + nei più gravi perigli avea ricorso. + +82 + + Ben che sol tre fiate bisognolli, + e certo in gran perigli, usarne il lume: + le prime due, quando dai regni molli + si trasse a più lodevole costume; + la terza, quando i denti mal satolli + lasciò de l'orca alle marine spume, + che dovean devorar la bella nuda + che fu a chi la campò poi così cruda. + +83 + + Fuor che queste tre volte, tutto 'l resto + lo tenea sotto un velo in modo ascoso, + ch'a discoprirlo esser potea ben presto, + che del suo aiuto fosse bisognoso. + Quivi alla giostra ne venìa con questo, + come io v'ho detto ancora, sì animoso, + che quei tre cavallier che vedea inanti, + manco temea che pargoletti infanti. + +84 + + Ruggier scontra Grifone, ove la penna + de lo scudo alla vista si congiunge. + Quel di cader da ciascun lato accenna, + ed al fin cade, e resta al destrier lunge. + Mette allo scudo a lui Grifon l'antenna; + ma pel traverso e non pel dritto giunge: + e perché lo trovò forbito e netto, + l'andò strisciando, e fe' contrario effetto. + +85 + + Roppe il velo e squarciò, che gli copria + lo spaventoso ed incantato lampo, + al cui splendor cader si convenia + con gli occhi ciechi, e non vi s'ha alcun scampo. + Aquilante, ch'a par seco venìa, + stracciò l'avanzo, e fe' lo scudo vampo. + Lo splendor ferì gli occhi ai duo fratelli + ed a Guidon, che correa dopo quelli. + +86 + + Chi di qua, chi di là cade per terra: + lo scudo non pur lor gli occhi abbarbaglia, + ma fa che ogn'altro senso attonito erra. + Ruggier, che non sa il fin de la battaglia, + volta il cavallo; e nel voltare afferra + la spada sua che sì ben punge e taglia: + e nessun vede che gli sia all'incontro, + che tutti eran caduti a quello scontro. + +87 + + I cavallieri e insieme quei ch'a piede + erano usciti, e così le donne anco, + e non meno i destrieri in guisa vede, + che par che per morir battano il fianco. + Prima si maraviglia, e poi s'avvede + che 'l velo ne pendea dal lato manco: + dico il velo di seta, in che solea + chiuder la luce di quel caso rea. + +88 + + Presto si volge, e nel voltar, cercando + con gli occhi va l'amata sua guerriera; + e vien là dove era rimasa, quando + la prima giostra cominciata s'era. + Pensa ch'andata sia (non la trovando) + a vietar che quel giovine non pera, + per dubbio ch'ella ha forse che non s'arda + in questo mezzo ch'a giostrar si tarda. + +89 + + Fra gli altri che giacean vede la donna, + la donna che l'avea quivi guidato. + Dinanzi se la pon, sì come assonna, + e via cavalca tutto conturbato. + D'un manto ch'essa avea sopra la gonna, + poi ricoperse lo scudo incantato; + e i sensi riaver le fece, tosto + che 'l nocivo splendore ebbe nascosto. + +90 + + Via se ne va Ruggier con faccia rossa + che, per vergogna, di levar non osa: + gli par ch'ognuno improverar gli possa + quella vittoria poco gloriosa. + — Ch'emenda poss'io fare, onde rimossa + mi sia una colpa tanto obbrobriosa? + che ciò ch'io vinsi mai, fu per favore, + diran, d'incanti, e non per mio valore. — + +91 + + Mentre così pensando seco giva, + venne in quel che cercava a dar di cozzo; + che 'n mezzo de la strada soprarriva + dove profondo era cavato un pozzo. + Quivi l'armento alla calda ora estiva + si ritraea, poi ch'avea pieno il gozzo. + Disse Ruggiero: — Or proveder bisogna, + che non mi facci, o scudo, più vergogna. + +92 + + Più non starai tu meco; e questo sia + l'ultimo biasmo c'ho d'averne al mondo. — + Così dicendo, smonta ne la via: + piglia una grossa pietra e di gran pondo, + e la lega allo scudo, ed ambi invia + per l'alto pozzo a ritrovarne il fondo; + e dice: — Costà giù statti sepulto, + e teco stia sempre il mio obbrobrio occulto. — + +93 + + Il pozzo è cavo, e pieno al sommo d'acque: + grieve è lo scudo, e quella pietra grieve. + Non si fermò fin che nel fondo giacque: + sopra si chiuse il liquor molle e lieve. + Il nobil atto e di splendor non tacque + la vaga Fama, e divulgollo in breve; + e di rumor n'empì, suonando il corno, + e Francia e Spagna e le province intorno. + +94 + + Poi che di voce in voce si fe' questa + strana aventura in tutto il mondo nota, + molti guerrier si missero all'inchiesta + e di parte vicina e di remota: + ma non sapean qual fosse la foresta + dove nel pozzo il sacro scudo nuota; + che la donna che fe' l'atto palese, + dir mai non volse il pozzo né il paese. + +95 + + Al partir che Ruggier fe' dal castello, + dove avea vinto con poca battaglia; + che i quattro gran campion di Pinabello + fece restar come uomini di paglia; + tolto lo scudo, avea levato quello + lume che gli occhi e gli animi abbarbaglia: + e quei che giaciuti eran come morti, + pieni di meraviglia eran risorti. + +96 + + Né per tutto quel giorno si favella + altro fra lor, che de lo strano caso, + e come fu che ciascun d'essi a quella + orribil luce vinto era rimaso. + Mentre parlan di questo, la novella + vien lor di Pinabel giunto all'occaso: + che Pinabello è morto hanno l'aviso, + ma non sanno però chi l'abbia ucciso. + +97 + + L'ardita Bradamante in questo mezzo + giunto avea Pinabello a un passo stretto; + e cento volte gli avea fin a mezzo + messo il brando pei fianchi e per lo petto. + Tolto ch'ebbe dal mondo il puzzo e 'l lezzo + che tutto intorno avea il paese infetto, + le spalle al bosco testimonio volse + con quel destrier che già il fellon le tolse. + +98 + + Volse tornar dove lasciato avea + Ruggier; né seppe mai trovar la strada. + Or per valle or per monte s'avvolgea: + tutta quasi cercò quella contrada. + Non volse mai la sua fortuna rea, + che via trovasse onde a Ruggier si vada. + Questo altro canto ad ascoltare aspetto + chi de l'istoria mia prende diletto. + + + + +CANTO VENTITREESIMO + + +1 + + Studisi ognun giovare altrui; che rade + volte il ben far senza il suo premio fia: + e se pur senza, almen non te ne accade + morte né danno né ignominia ria. + Chi nuoce altrui, tardi o per tempo cade + il debito a scontar, che non s'oblia. + Dice il proverbio, ch'a trovar si vanno + gli uomini spesso, e i monti fermi stanno. + +2 + + Or vedi quel ch'a Pinabello avviene + per essersi portato iniquamente: + è giunto in somma alle dovute pene, + dovute e giuste alla sua ingiusta mente. + E Dio, che le più volte non sostiene + veder patire a torto uno innocente, + salvò la donna; e salverà ciascuno + che d'ogni fellonia viva digiuno. + +3 + + Credette Pinabel questa donzella + già d'aver morta, e colà giù sepulta; + né la pensava mai veder, non ch'ella + gli avesse a tor degli error suoi la multa. + Né il ritrovarsi in mezzo le castella + del padre, in alcun util gli risulta. + Quivi Altaripa era tra monti fieri + vicina al tenitorio di Pontieri. + +4 + + Tenea quell'Altaripa il vecchio conte + Anselmo, di ch'uscì questo malvagio, + che, per fuggir la man di Chiaramonte, + d'amici e di soccorso ebbe disagio. + La donna al traditore a piè d'un monte + tolse l'indegna vita a suo grande agio; + che d'altro aiuto quel non si provede, + che d'alti gridi e di chiamar mercede. + +5 + + Morto ch'ella ebbe il falso cavalliero + che lei voluto avea già porre a morte, + volse tornare ove lasciò Ruggiero; + ma non lo consentì sua dura sorte, + che la fe' traviar per un sentiero + che la portò dov'era spesso e forte, + dove più strano e più solingo il bosco, + lasciando il sol già il mondo all'aer fosco. + +6 + + Né sappiendo ella ove potersi altrove + la notte riparar, si fermò quivi + sotto le frasche in su l'erbette nuove, + parte dormendo, fin che 'l giorno arrivi, + parte mirando ora Saturno or Giove, + Venere e Marte e gli altri erranti divi; + ma sempre, o vegli o dorma, con la mente + contemplando Ruggier come presente. + +7 + + Spesso di cor profondo ella sospira, + di pentimento e di dolor compunta, + ch'abbia in lei, più ch'amor, potuto l'ira. + — L'ira (dicea) m'ha dal mio amor disgiunta: + almen ci avessi io posta alcuna mira, + poi ch'avea pur la mala impresa assunta, + di saper ritornar donde io veniva; + che ben fui d'occhi e di memoria priva. — + +8 + + Queste ed altre parole ella non tacque, + e molto più ne ragionò col core. + Il vento intanto di sospiri, e l'acque + di pianto facean pioggia di dolore. + Dopo una lunga aspettazion pur nacque + in oriente il disiato albore: + ed ella prese il suo destrier ch'intorno + giva pascendo, ed andò contra il giorno. + +9 + + Né molto andò, che si trovò all'uscita + del bosco, ove pur dianzi era il palagio, + là dove molti dì l'avea schernita + con tanto error l'incantator malvagio. + Ritrovò quivi Astolfo, che fornita + la briglia all'ippogrifo avea a grande agio, + e stava in gran pensier di Rabicano, + per non sapere a chi lasciarlo in mano. + +10 + + A caso si trovò che fuor di testa + l'elmo allor s'avea tratto il paladino; + sì che tosto ch'uscì de la foresta, + Bradamante conobbe il suo cugino. + Di lontan salutollo, e con gran festa + gli corse, e l'abbracciò poi più vicino; + e nominossi, ed alzò la visiera, + e chiaramente fe' veder ch'ell'era. + +11 + + Non potea Astolfo ritrovar persona + a chi il suo Rabican meglio lasciasse, + perché dovesse averne guardia buona + e renderglielo poi come tornasse, + de la figlia del duca di Dordona; + e parvegli che Dio gli la mandasse. + Vederla volentier sempre solea, + ma pel bisogno or più ch'egli n'avea. + +12 + + Da poi che due o tre volte ritornati + fraternamente ad abbracciar si foro, + e si for l'uno a l'altro domandati + con molta affezion de l'esser loro, + Astolfo disse: — Ormai, se dei pennati + vo' 'l paese cercar, troppo dimoro: — + ed aprendo alla donna il suo pensiero, + veder le fece il volator destriero. + +13 + + A lei non fu di molta maraviglia + veder spiegare a quel destrier le penne; + ch'altra volta, reggendogli la briglia + Atlante incantator, contra le venne; + e le fece doler gli occhi e le ciglia: + sì fisse dietro a quel volar le tenne + quel giorno, che da lei Ruggier lontano + portato fu per camin lungo e strano. + +14 + + Astolfo disse a lei, che le volea + dar Rabican, che sì nel corso affretta, + che, se scoccando l'arco si movea, + si solea lasciar dietro la saetta; + e tutte l'arme ancor, quante n'avea, + che vuol che a Montalban gli le rimetta, + e gli le serbi fin al suo ritorno; + che non gli fanno or di bisogno intorno. + +15 + + Volendosene andar per l'aria a volo, + aveasi a far quanto potea più lieve. + Tiensi la spada e 'l corno, ancor che solo + bastargli il corno ad ogni risco deve. + Bradamante la lancia che 'l figliuolo + portò di Galafrone, anco riceve; + la lancia che di quanti ne percuote + fa le selle restar subito vote. + +16 + + Salito Astolfo sul destrier volante, + lo fa mover per l'aria lento lento; + indi lo caccia sì, che Bradamante + ogni vista ne perde in un momento. + Così si parte col pilota inante + il nochier che gli scogli teme e 'l vento; + e poi che 'l porto e i liti a dietro lassa, + spiega ogni vela e inanzi ai venti passa. + +17 + + La donna, poi che fu partito il duca, + rimase in gran travaglio de la mente; + che non sa come a Montalban conduca + l'armatura e il destrier del suo parente; + però che 'l cuor le cuoce e le manuca + l'ingorda voglia e il desiderio ardente + di riveder Ruggier, che, se non prima, + a Vallombrosa ritrovar lo stima. + +18 + + Stando quivi suspesa, per ventura + si vede inanzi giungere un villano, + dal qual fa rassettar quella armatura, + come si puote, e por su Rabicano; + poi di menarsi dietro gli diè cura + i duo cavalli, un carco e l'altro a mano: + ella n'avea duo prima; ch'avea quello + sopra il qual levò l'altro a Pinabello. + +19 + + Di Vallombrosa pensò far la strada, + che trovar quivi il suo Ruggier ha speme; + ma qual più breve o qual miglior vi vada, + poco discerne, e d'ire errando teme. + Il villan non avea de la contrada + pratica molta; ed erreranno insieme. + Pur andare a ventura ella si messe, + dove pensò che 'l loco esser dovesse. + +20 + + Di qua di là si volse, né persona + incontrò mai da domandar la via. + Si trovò uscir del bosco in su la nona + dove un castel poco lontan scoprìa, + il qual la cima a un monticel corona. + Lo mira, e Montalban le par che sia: + ed era certo Montalbano; e in quello + avea la matre ed alcun suo fratello. + +21 + + Come la donna conosciuto ha il loco, + nel cor s'attrista, e più ch'i' non so dire: + sarà scoperta, se si ferma un poco, + né più le sarà lecito a partire; + se non si parte, l'amoroso foco + l'arderà sì, che la farà morire: + non vedrà più Ruggier, né farà cosa + di quel ch'era ordinato a Vallombrosa. + +22 + + Stette alquanto a pensar; poi si risolse + di voler dar a Montalban le spalle: + e verso la badia pur si rivolse, + che quindi ben sapea qual era il calle. + Ma sua fortuna, o buona o trista, volse + che prima ch'ella uscisse de la valle, + scontrasse Alardo, un de' fratelli sui; + né tempo di celarsi ebbe da lui. + +23 + + Veniva da partir gli alloggiamenti + per quel contado a cavallieri e a fanti; + ch'ad istanza di Carlo nuove genti + fatto avea de le terre circostanti. + I saluti e i fraterni abbracciamenti + con le grate accoglienze andaro inanti; + e poi, di molte cose a paro a paro + tra lor parlando, in Montalban tornaro. + +24 + + Entrò la bella donna in Montalbano, + dove l'avea con lacrimosa guancia + Beatrice molto desiata invano, + e fattone cercar per tutta Francia. + Or quivi i baci e il giunger mano a mano + di matre e di fratelli estimò ciancia + verso gli avuti con Ruggier complessi, + ch'avrà ne l'alma eternamente impressi. + +25 + + Non potendo ella andar, fece pensiero + ch'a Vallombrosa altri in suo nome andasse + immantinente ad avisar Ruggiero + de la cagion ch'andar lei non lasciasse; + e lui pregar (s'era pregar mestiero) + che quivi per suo amor si battezzasse, + e poi venisse a far quanto era detto, + sì che si desse al matrimonio effetto. + +26 + + Pel medesimo messo fe' disegno + di mandar a Ruggiero il suo cavallo, + che gli solea tanto esser caro: e degno + d'essergli caro era ben senza fallo; + che non s'avria trovato in tutto 'l regno + dei Saracin, né sotto il signor Gallo, + più bel destrier di questo o più gagliardo, + eccetti Brigliador, soli, e Baiardo. + +27 + + Ruggier, quel dì che troppo audace ascese + su l'ippogrifo, e verso il ciel levosse, + lasciò Frontino, e Bradamante il prese + (Frontino, che 'l destrier così nomosse); + mandollo a Montalbano, e a buone spese + tener lo fece, e mai non cavalcosse, + se non per breve spazio e a picciol passo; + sì ch'era più che mai lucido e grasso. + +28 + + Ogni sua donna tosto, ogni donzella + pon seco in opra, e con suttil lavoro + fa sopra seta candida e morella + tesser ricamo di finissimo oro; + e di quel cuopre ed orna briglia e sella + del buon destrier: poi sceglie una di loro + figlia di Callitrefia sua nutrice, + d'ogni secreto suo fida uditrice. + +29 + + Quanto Ruggier l'era nel core impresso, + mille volte narrato avea a costei; + la beltà, la virtude, i modi d'esso + esaltato l'avea fin sopra i dei. + A sé chiamolla, e disse: — Miglior messo + a tal bisogno elegger non potrei; + che di te né più fido né più saggio + imbasciator, Ippalca mia, non aggio. — + +30 + + Ippalca la donzella era nomata. + — Va, — le dice, e l'insegna ove de' gire; + e pienamente poi l'ebbe informata + di quanto avesse al suo signore a dire; + e far la scusa se non era andata + al monaster: che non fu per mentire; + ma che Fortuna, che di noi potea + più che noi stessi, da imputar s'avea. + +31 + + Montar la fece s'un ronzino, e in mano + la ricca briglia di Frontin le messe: + e se sì pazzo alcuno o sì villano + trovasse, che levar le lo volesse; + per fargli a una parola il cervel sano, + di chi fosse il destrier sol gli dicesse; + che non sapea sì ardito cavalliero, + che non tremasse al nome di Ruggiero. + +32 + + Di molte cose l'ammonisce e molte, + che trattar con Ruggier abbia in sua vece; + le qual poi ch'ebbe Ippalca ben raccolte, + si pose in via, né più dimora fece. + Per strade e campi e selve oscure e folte + cavalcò de le miglia più di diece; + che non fu a darle noia chi venisse, + né a domandarla pur dove ne gisse. + +33 + + A mezzo il giorno, nel calar d'un monte, + in una stretta e malagevol via + si venne ad incontrar con Rodomonte, + ch'armato un piccol nano e a piè seguia. + Il Moro alzò vêr lei l'altiera fronte, + e bestemmiò l'eterna Ierarchia, + poi che sì bel destrier, sì bene ornato, + non avea in man d'un cavallier trovato. + +34 + + Avea giurato che 'l primo cavallo + torria per forza, che tra via incontrasse. + Or questo è stato il primo; e trovato hallo + più bello e più per lui, che mai trovasse: + ma torlo a una donzella gli par fallo; + e pur agogna averlo, e in dubbio stasse. + Lo mira, lo contempla, e dice spesso: + — Deh perché il suo signor non è con esso! — + +35 + + — Deh ci fosse egli! (gli rispose Ippalca) + che ti faria cangiar forse pensiero. + Assai più di te val chi lo cavalca, + né lo pareggia al mondo altro guerriero. — + — Chi è (le disse il Moro) che sì calca + l'onore altrui? — Rispose ella: — Ruggiero. — + E quel suggiunse: — Adunque il destrier voglio, + poi ch'a Ruggier, sì gran campion, lo toglio. + +36 + + Il qual, se sarà ver, come tu parli, + che sia sì forte, e più d'ogn'altro vaglia, + non che il destrier, ma la vettura darli + converrammi, e in suo albitrio fia la taglia. + Che Rodomonte io sono, hai da narrarli, + e che, se pur vorrà meco battaglia, + mi troverà; ch'ovunque io vada o stia, + mi fa sempre apparir la luce mia. + +37 + + Dovunque io vo, sì gran vestigio resta, + che non lo lascia il fulmine maggiore. — + Così dicendo, avea tornate in testa + le redine dorate al corridore: + sopra gli salta; e lacrimosa e mesta + rimane Ippalca, e spinta dal dolore + minaccia Rodomonte e gli dice onta: + non l'ascolta egli, e su pel poggio monta. + +38 + + Per quella via dove lo guida il nano + per trovar Mandricardo e Doralice, + gli viene Ippalca dietro di lontano, + e lo bestemmia sempre e maledice. + Ciò che di questo avvenne, altrove è piano. + Turpin, che tutta questa istoria dice, + fa qui digresso, e torna in quel paese + dove fu dianzi morto il Maganzese. + +39 + + Dato avea a pena a quel loco le spalle + la figliuola d'Amon, ch'in fretta gìa, + che v'arrivò Zerbin per altro calle + con la fallace vecchia in compagnia: + e giacer vide il corpo ne la valle + del cavallier, che non sa già chi sia; + ma, come quel ch'era cortese e pio, + ebbe pietà del caso acerbo e rio. + +40 + + Giaceva Pinabello in terra spento, + versando il sangue per tante ferite, + ch'esser doveano assai, se più di cento + spade in sua morte si fossero unite. + Il cavallier di Scozia non fu lento + per l'orme che di fresco eran scolpite + a porsi in avventura, se potea + saper chi l'omicidio fatto avea. + +41 + + Ed a Gabrina dice che l'aspette; + che senza indugio a lei farà ritorno. + Ella presso al cadavero si mette, + e fissamente vi pon gli occhi intorno; + perché, se cosa v'ha che le dilette, + non vuol ch'un morto invan più ne sia adorno, + come colei che fu, tra l'altre note, + quanto avara esser più femina puote. + +42 + + Se di portarne il furto ascosamente + avesse avuto modo o alcuna speme, + la sopravesta fatta riccamente + gli avrebbe tolta, e le bell'arme insieme. + Ma quel che può celarsi agevolmente, + si piglia, e 'l resto fin al cor le preme. + Fra l'altre spoglie un bel cinto levonne, + e se ne legò i fianchi infra due gonne. + +43 + + Poco dopo arrivò Zerbin, ch'avea + seguito invan di Bradamante i passi, + perché trovò il sentier che si torcea + in molti rami ch'ivano alti e bassi: + e poco ormai del giorno rimanea, + né volea al buio star fra quelli sassi; + e per trovare albergo diè le spalle + con l'empia vecchia alla funesta valle. + +44 + + Quindi presso a dua miglia ritrovaro + un gran castel che fu detto Altariva, + dove per star la notte si fermaro, + che già a gran volo inverso il ciel saliva. + Non vi ster molto, ch'un lamento amaro + l'orecchie d'ogni parte lor feriva; + e veggon lacrimar da tutti gli occhi, + come la cosa a tutto il popul tocchi. + +45 + + Zerbino dimandonne, e gli fu detto + che venut'era al cont'Anselmo aviso, + che fra duo monti in un sentiero istretto + giacea il suo figlio Pinabello ucciso. + Zerbin, per non ne dar di sé sospetto, + di ciò si finge nuovo, e abbassa il viso; + ma pensa ben, che senza dubbio sia + quel ch'egli trovò morto in su la via. + +46 + + Dopo non molto la bara funèbre + giunse, a splendor di torchi e di facelle, + là dove fece le strida più crebre + con un batter di man gire alle stelle, + e con più vena fuor de le palpèbre + le lacrime inundar per le mascelle: + ma più de l'altre nubilose ed atre + era la faccia del misero patre. + +47 + + Mentre apparecchio si facea solenne + di grandi esequie e di funèbri pompe, + secondo il modo ed ordine che tenne + l'usanza antiqua e ch'ogni età corrompe; + da parte del signore un bando venne, + che tosto il popular strepito rompe, + e promette gran premio a chi dia aviso + chi stato sia che gli abbia il figlio ucciso. + +48 + + Di voce in voce e d'una in altra orecchia + il grido e 'l bando per la terra scorse, + fin che l'udì la scelerata vecchia + che di rabbia avanzò le tigri e l'orse; + e quindi alla ruina s'apparecchia + di Zerbino, o per l'odio che gli ha forse, + o per vantarsi pur, che sola priva + d'umanitade in uman corpo viva; + +49 + + o fosse pur per guadagnarsi il premio: + a ritrovar n'andò quel signor mesto; + e dopo un verisimil suo proemio, + gli disse che Zerbin fatto avea questo: + e quel bel cinto si levò di gremio, + che 'l miser padre a riconoscer presto, + appresso il testimonio e tristo uffizio + de l'empia vecchia, ebbe per chiaro indizio. + +50 + + E lacrimando al ciel leva le mani, + che 'l figliuol non sarà senza vendetta. + Fa circundar l'albergo ai terrazzani; + che tutto 'l popul s'è levato in fretta. + Zerbin che gli nimici aver lontani + si crede, e questa ingiuria non aspetta, + dal conte Anselmo, che si chiama offeso + tanto da lui, nel primo sonno è preso; + +51 + + e quella notte in tenebrosa parte + incatenato, e in gravi ceppi messo. + Il sole ancor non ha le luci sparte, + che l'ingiusto supplicio è già commesso; + che nel loco medesimo si squarte, + dove fu il mal c'hanno imputato ad esso. + Altra esamina in ciò non si facea: + bastava che 'l signor così credea. + +52 + + Poi che l'altro matin la bella Aurora + l'aer seren fe' bianco e rosso e giallo, + tutto 'l popul gridando: — Mora, mora, — + vien per punir Zerbin del non suo fallo. + Lo sciocco vulgo l'accompagna fuora, + senz'ordine, chi a piede e chi a cavallo, + e 'l cavallier di Scozia a capo chino + ne vien legato in s'un piccol ronzino. + +53 + + Ma Dio, che spesso gl'innocenti aiuta, + né lascia mai ch'in sua bontà si fida, + tal difesa gli avea già proveduta, + che non v'è dubbio più ch'oggi s'uccida. + Quivi Orlando arrivò, la cui venuta + alla via del suo scampo gli fu guida. + Orlando giù nel pian vide la gente + che trae a morte il cavallier dolente. + +54 + + Era con lui quella fanciulla, quella + che ritrovò ne la selvaggia grotta, + del re galego la figlia Issabella, + in poter già de' malandrin condotta, + poi che lasciato avea ne la procella + del truculento mar la nave rotta: + quella che più vicino al core avea + questo Zerbin, che l'alma onde vivea. + +55 + + Orlando se l'avea fatta compagna, + poi che de la caverna la riscosse. + Quando costei li vide alla campagna, + domandò Orlando, chi la turba fosse. + — Non so, — diss'egli; e poi su la montagna + lasciolla, e verso il pian ratto si mosse. + Guardò Zerbino, ed alla vista prima + lo giudicò baron di molta stima. + +56 + + E fattosegli appresso, domandollo + per che cagione e dove il menin preso. + Levò il dolente cavalliero il collo, + e meglio avendo il paladino inteso, + rispose il vero; e così ben narrollo, + che meritò dal conte esser difeso. + Bene avea il conte alle parole scorto + ch'era innocente, e che moriva a torto. + +57 + + E poi che 'ntese che commesso questo + era dal conte Anselmo d'Altariva, + fu certo ch'era torto manifesto; + ch'altro da quel fellon mai non deriva. + Ed oltre a ciò, l'uno era all'altro infesto + per l'antiquissimo odio che bolliva + tra il sangue di Maganza e di Chiarmonte; + e tra lor eran morti e danni ed onte. + +58 + + — Slegate il cavallier (gridò), canaglia, + (il conte a' masnadieri), o ch'io v'uccido. — + — Chi è costui che sì gran colpi taglia? + (rispose un che parer volle il più fido). + Se di cera noi fussimo o di paglia, + e di fuoco egli, assai fôra quel grido. — + E venne contra il paladin di Francia: + Orlando contra lui chinò la lancia. + +59 + + La lucente armatura il Maganzese, + che levata la notte avea a Zerbino, + e postasela indosso, non difese + contro l'aspro incontrar del paladino. + Sopra la destra guancia il ferro prese: + l'elmo non passò già, perch'era fino; + ma tanto fu de la percossa il crollo, + che la vita gli tolse e roppe il collo. + +60 + + Tutto in un corso, senza tor di resta + la lancia, passò un altro in mezzo 'l petto: + quivi lasciolla, e la mano ebbe presta + a Durindana; e nel drappel più stretto + a chi fece due parti de la testa, + a chi levò dal busto il capo netto; + forò la gola a molti; e in un momento + n'uccise e messe in rotta più di cento. + +61 + + Più del terzo n'ha morto, e 'l resto caccia + e taglia e fende e fiere e fora e tronca. + Chi lo scudo, e chi l'elmo che lo 'mpaccia, + e chi lascia lo spiedo e chi la ronca; + chi al lungo, chi al traverso il camin spaccia; + altri s'appiatta in bosco, altri in spelonca. + Orlando, di pietà questo dì privo, + a suo poter non vuol lasciarne un vivo. + +62 + + Di cento venti (che Turpin sottrasse + il conto), ottanta ne periro almeno. + Orlando finalmente si ritrasse + dove a Zerbin tremava il cor nel seno. + S'al ritornar d'Orlando s'allegrasse, + non si potria contare in versi a pieno. + Se gli saria per onorar prostrato; + ma si trovò sopra il ronzin legato. + +63 + + Mentre ch'Orlando, poi che lo disciolse, + l'aiutava a ripor l'arme sue intorno, + ch'al capitan de la sbirraglia tolse, + che per suo mal se n'era fatto adorno; + Zerbino gli occhi ad Issabella volse, + che sopra il colle avea fatto soggiorno, + e poi che de la pugna vide il fine, + portò le sue bellezze più vicine. + +64 + + Quando apparir Zerbin si vide appresso + la donna che da lui fu amata tanto, + la bella donna che per falso messo + credea sommersa, e n'ha più volte pianto; + com'un ghiaccio nel petto gli sia messo, + sente dentro aggelarsi, e triema alquanto: + ma tosto il freddo manca, ed in quel loco + tutto s'avampa d'amoroso fuoco. + +65 + + Di non tosto abbracciarla lo ritiene + la riverenza del signor d'Anglante; + perché si pensa, e senza dubbio tiene + ch'Orlando sia de la donzella amante. + Così cadendo va di pene in pene, + e poco dura il gaudio ch'ebbe inante: + il vederla d'altrui peggio sopporta, + che non fe' quando udì ch'ella era morta. + +66 + + E molto più gli duol che sia in podesta + del cavalliero a cui cotanto debbe; + perché volerla a lui levar né onesta + né forse impresa facile sarebbe. + Nessuno altro da sé lassar con questa + preda partir senza romor vorrebbe: + ma verso il conte il suo debito chiede + che se lo lasci por sul collo il piede. + +67 + + Giunsero taciturni ad una fonte, + dove smontaro e fer qualche dimora. + Trassesi l'elmo il travagliato conte, + ed a Zerbin lo fece trarre ancora. + Vede la donna il suo amatore in fronte, + e di subito gaudio si scolora; + poi torna come fiore umido suole + dopo gran pioggia all'apparir del sole. + +68 + + E senza indugio e senza altro rispetto + corre al suo caro amante, e il collo abbraccia; + e non può trar parola fuor del petto, + ma di lacrime il sen bagna e la faccia. + Orlando attento all'amoroso affetto, + senza che più chiarezza se gli faccia, + vide a tutti gl'indizi manifesto + ch'altri esser, che Zerbin, non potea questo. + +69 + + Come la voce aver poté Issabella, + non bene asciutta ancor l'umida guancia, + sol de la molta cortesia favella, + che l'avea usata il paladin di Francia. + Zerbino, che tenea questa donzella + con la sua vita pare a una bilancia, + si getta a' piè del conte, e quello adora + come a chi gli ha due vite date a un'ora. + +70 + + Molti ringraziamenti e molte offerte + erano per seguir tra i cavallieri, + se non udian sonar le vie coperte + dagli arbori di frondi oscuri e neri. + Presti alle teste lor, ch'eran scoperte, + posero gli elmi, e presero i destrieri: + ed ecco un cavalliero e una donzella + lor sopravien, ch'a pena erano in sella. + +71 + + Era questo guerrier quel Mandricardo + che dietro Orlando in fretta si condusse + per vendicar Alzirdo e Manilardo, + che 'l paladin con gran valor percusse: + quantunque poi lo seguitò più tardo; + che Doralice in suo poter ridusse, + la quale avea con un troncon di cerro + tolta a cento guerrier carchi di ferro. + +72 + + Non sapea il Saracin però, che questo, + ch'egli seguia, fosse il signor d'Anglante: + ben n'avea indizio e segno manifesto + ch'esser dovea gran cavalliero errante. + A lui mirò più ch'a Zerbino, e presto + gli andò con gli occhi dal capo alle piante; + e i dati contrasegni ritrovando, + disse: — Tu se' colui ch'io vo cercando. + +73 + + Sono omai dieci giorni (gli soggiunse) + che di cercar non lascio i tuo' vestigi: + tanto la fama stimolommi e punse, + che di te venne al campo di Parigi, + quando a fatica un vivo sol vi giunse + di mille che mandasti ai regni stigi; + e la strage contò, che da te venne + sopra i Norizi e quei di Tremisenne. + +74 + + Non fui, come lo seppi, a seguir lento, + e per vederti e per provarti appresso: + e perché m'informai del guernimento + c'hai sopra l'arme, io so che tu sei desso; + e se non l'avessi anco, e che fra cento + per celarti da me ti fossi messo, + il tuo fiero sembiante mi faria + chiaramente veder che tu quel sia. — + +75 + + — Non si può (gli rispose Orlando) dire + che cavallier non sii d'alto valore; + però che sì magnanimo desire + non mi credo albergasse in umil core. + Se 'l volermi veder ti fa venire, + vo' che mi veggi dentro, come fuore: + mi leverò questo elmo da le tempie, + acciò ch'a punto il tuo desire adempie. + +76 + + Ma poi che ben m'avrai veduto in faccia, + all'altro desiderio ancora attendi: + resta ch'alla cagion tu satisfaccia, + che fa che dietro questa via mi prendi; + che veggi se 'l valor mio si confaccia + a quel sembiante fier che sì commendi. — + — Orsù (disse il pagano), al rimanente; + ch'al primo ho satisfatto interamente. — + +77 + + Il conte tuttavia dal capo al piede + va cercando il pagan tutto con gli occhi: + mira ambi i fianchi, indi l'arcion; né vede + pender né qua né là mazze né stocchi. + Gli domanda di ch'arme si provede, + s'avvien che con la lancia in fallo tocchi. + Rispose quel: — Non ne pigliar tu cura: + così a molt'altri ho ancor fatto paura. + +78 + + Ho sacramento di non cinger spada, + fin ch'io non tolgo Durindana al conte; + e cercando lo vo per ogni strada, + acciò più d'una posta meco sconte. + Lo giurai (se d'intenderlo t'aggrada) + quando mi posi quest'elmo alla fronte, + il qual con tutte l'altr'arme ch'io porto, + era d'Ettòr, che già mill'anni è morto. + +79 + + La spada sola manca alle buone arme: + come rubata fu, non ti so dire. + Or che la porti il paladino, parme; + e di qui vien ch'egli ha sì grande ardire. + Ben penso, se con lui posso accozzarme, + fargli il mal tolto ormai ristituire. + Cercolo ancor, che vendicar disio + il famoso Agrican genitor mio. + +80 + + Orlando a tradimento gli diè morte: + ben so che non potea farlo altrimente. — + Il conte più non tacque, e gridò forte: + — E tu e qualunque il dice, se ne mente. + Ma quel che cerchi t'è venuto in sorte: + io sono Orlando, e uccisil giustamente; + e questa è quella spada che tu cerchi, + che tua sarà, se con virtù la merchi. + +81 + + Quantunque sia debitamente mia, + tra noi per gentilezza si contenda: + né voglio in questa pugna ch'ella sia + più tua che mia; ma a un arbore s'appenda. + Levala tu liberamente via, + s'avvien che tu m'uccida o che mi prenda. — + Così dicendo, Durindana prese, + e 'n mezzo il campo a un arbuscel l'appese. + +82 + + Già l'un da l'altro è dipartito lunge, + quanto sarebbe un mezzo tratto d'arco: + già l'uno contra l'altro il destrier punge, + né de le lente redine gli è parco: + già l'uno e l'altro di gran colpo aggiunge + dove per l'elmo la veduta ha varco. + Parveno l'aste, al rompersi, di gielo; + e in mille schegge andar volando al cielo. + +83 + + L'una e l'altra asta è forza che si spezzi; + che non voglion piegarsi i cavallieri, + i cavallier che tornano coi pezzi + che son restati appresso i calci interi. + Quelli, che sempre fur nel ferro avezzi, + or, come duo villan per sdegno fieri + nel partir acque o termini de prati, + fan crudel zuffa di duo pali armati. + +84 + + Non stanno l'aste a quattro colpi salde, + e mancan nel furor di quella pugna. + Di qua e di là si fan l'ire più calde; + né da ferir lor resta altro che pugna. + Schiodano piastre, e straccian maglie e falde, + pur che la man, dove s'aggraffi, giugna. + Non desideri alcun, perché più vaglia, + martel più grave o più dura tanaglia. + +85 + + Come può il Saracin ritrovar sesto + di finir con suo onore il fiero invito? + Pazzia sarebbe il perder tempo in questo, + che nuoce al feritor più ch'al ferito. + Andò alle strette l'uno e l'altro, e presto + il re pagano Orlando ebbe ghermito: + lo strigne al petto; e crede far le prove + che sopra Anteo fe' già il figliol di Giove. + +86 + + Lo piglia con molto impeto a traverso: + quando lo spinge, e quando a sé lo tira; + ed è ne la gran colera sì immerso, + ch'ove resti la briglia poco mira. + Sta in sé raccolto Orlando, e ne va verso + il suo vantaggio, e alla vittoria aspira: + gli pon la cauta man sopra le ciglia + del cavallo, e cader ne fa la briglia. + +87 + + Il Saracino ogni poter vi mette, + che lo soffoghi, o de l'arcion lo svella: + negli urti il conte ha le ginocchia strette; + né in questa parte vuol piegar né in quella. + Per quel tirar che fa il pagan, costrette + le cingie son d'abandonar la sella. + Orlando è in terra, e a pena sel conosce: + ch'i piedi ha in staffa, e stringe ancor le cosce. + +88 + + Con quel rumor ch'un sacco d'arme cade, + risuona il conte, come il campo tocca. + Il destrier c'ha la testa in libertade, + quello a chi tolto il freno era di bocca, + non più mirando i boschi che le strade, + con ruinoso corso si trabocca, + spinto di qua e di là dal timor cieco; + e Mandricardo se ne porta seco. + +89 + + Doralice che vede la sua guida + uscir dal campo e torlesi d'appresso, + e mal restarne senza si confida, + dietro, correndo, il suo ronzin gli ha messo. + Il pagan per orgoglio al destrier grida, + e con mani e con piedi il batte spesso; + e, come non sia bestia, lo minaccia + perché si fermi, e tuttavia più il caccia. + +90 + + La bestia, ch'era spaventosa e poltra, + sanza guardarsi ai piè, corre a traverso. + Già corso avea tre miglia, e seguiva oltra, + s'un fosso a quel desir non era avverso; + che, sanza aver nel fondo o letto o coltra, + riceve l'uno e l'altro in sé riverso. + Diè Mandricardo in terra aspra percossa; + né però si fiaccò né si roppe ossa. + +91 + + Quivi si ferma il corridore al fine, + ma non si può guidar, che non ha freno. + Il Tartaro lo tien preso nel crine, + e tutto è di furore e d'ira pieno. + Pensa, e non sa quel che di far destine. + — Pongli la briglia del mio palafreno + (la donna gli dicea); che non è molto + il mio feroce, o sia col freno o sciolto. — + +92 + + Al Saracin parea discortesia + la proferta accettar di Doralice; + ma fren gli farà aver per altra via + Fortuna a' suoi disii molto fautrice. + Quivi Gabrina scelerata invia, + che, poi che di Zerbin fu traditrice, + fuggia, come la lupa che lontani + oda venire i cacciatori e i cani. + +93 + + Ella avea ancora indosso la gonnella, + e quei medesimi giovenili ornati + che furo alla vezzosa damigella + di Pinabel, per lei vestir, levati; + ed avea il palafreno anco di quella, + dei buon del mondo e degli avantaggiati. + La vecchia sopra il Tartaro trovosse, + ch'ancor non s'era accorta che vi fosse. + +94 + + L'abito giovenil mosse la figlia + di Stordilano, e Mandricardo a riso, + vedendolo a colei che rassimiglia + a un babuino, a un bertuccione in viso. + Disegna il Saracin torle la briglia + pel suo destriero, e riuscì l'aviso. + Toltogli il morso, il palafren minaccia, + gli grida, lo spaventa, e in fuga il caccia. + +95 + + Quel fugge per la selva, e seco porta + la quasi morta vecchia di paura + per valli e monti e per via dritta e torta, + per fossi e per pendici alla ventura. + Ma il parlar di costei sì non m'importa, + ch'io non debba d'Orlando aver più cura, + ch'alla sua sella ciò ch'era di guasto, + tutto ben racconciò sanza contrasto. + +96 + + Rimontò sul destriero, e ste' gran pezzo + a riguardar che 'l Saracin tornasse. + Nol vedendo apparir, volse da sezzo + egli esser quel ch'a ritrovarlo andasse; + ma, come costumato e bene avezzo, + non prima il paladin quindi si trasse, + che con dolce parlar grato e cortese + buona licenza dagli amanti prese. + +97 + + Zerbin di quel partir molto si dolse; + di tenerezza ne piangea Issabella: + voleano ir seco, ma il conte non volse + lor compagnia, ben ch'era e buona e bella; + e con questa ragion se ne disciolse, + ch'a guerrier non è infamia sopra quella + che, quando cerchi un suo nimico, prenda + compagno che l'aiuti e che 'l difenda. + +98 + + Li pregò poi, che quando il Saracino, + prima ch'in lui, si riscontrasse in loro, + gli dicesser ch'Orlando avria vicino + ancor tre giorni per quel tenitoro; + ma dopo, che sarebbe il suo camino + verso le 'nsegne dei bei gigli d'oro, + per esser con l'esercito di Carlo, + acciò, volendol, sappia onde chiamarlo. + +99 + + Quelli promiser farlo volentieri, + e questa e ogn'altra cosa al suo comando. + Feron camin diverso i cavallieri, + di qua Zerbino, e di là il conte Orlando. + Prima che pigli il conte altri sentieri, + all'arbor tolse, e a sé ripose il brando; + e dove meglio col pagan pensosse + di potersi incontrare, il destrier mosse. + +100 + + Lo strano corso che tenne il cavallo + del Saracin pel bosco senza via, + fece ch'Orlando andò duo giorni in fallo, + né lo trovò, né poté averne spia. + Giunse ad un rivo che parea cristallo, + ne le cui sponde un bel pratel fioria, + di nativo color vago e dipinto, + e di molti e belli arbori distinto. + +101 + + Il merigge facea grato l'orezzo + al duro armento ed al pastore ignudo; + sì che né Orlando sentia alcun ribrezzo, + che la corazza avea, l'elmo e lo scudo. + Quivi egli entrò per riposarvi in mezzo; + e v'ebbe travaglioso albergo e crudo, + e più che dir si possa empio soggiorno, + quell'infelice e sfortunato giorno. + +102 + + Volgendosi ivi intorno, vide scritti + molti arbuscelli in su l'ombrosa riva. + Tosto che fermi v'ebbe gli occhi e fitti, + fu certo esser di man de la sua diva. + Questo era un di quei lochi già descritti, + ove sovente con Medor veniva + da casa del pastore indi vicina + la bella donna del Catai regina. + +103 + + Angelica e Medor con cento nodi + legati insieme, e in cento lochi vede. + Quante lettere son, tanti son chiodi + coi quali Amore il cor gli punge e fiede. + Va col pensier cercando in mille modi + non creder quel ch'al suo dispetto crede: + ch'altra Angelica sia, creder si sforza, + ch'abbia scritto il suo nome in quella scorza. + +104 + + Poi dice: — Conosco io pur queste note: + di tal'io n'ho tante vedute e lette. + Finger questo Medoro ella si puote: + forse ch'a me questo cognome mette. — + Con tali opinion dal ver remote + usando fraude a sé medesmo, stette + ne la speranza il malcontento Orlando, + che si seppe a se stesso ir procacciando. + +105 + + Ma sempre più raccende e più rinuova, + quanto spenger più cerca, il rio sospetto: + come l'incauto augel che si ritrova + in ragna o in visco aver dato di petto, + quanto più batte l'ale e più si prova + di disbrigar, più vi si lega stretto. + Orlando viene ove s'incurva il monte + a guisa d'arco in su la chiara fonte. + +106 + + Aveano in su l'entrata il luogo adorno + coi piedi storti edere e viti erranti. + Quivi soleano al più cocente giorno + stare abbracciati i duo felici amanti. + V'aveano i nomi lor dentro e d'intorno, + più che in altro dei luoghi circostanti, + scritti, qual con carbone e qual con gesso, + e qual con punte di coltelli impresso. + +107 + + Il mesto conte a piè quivi discese; + e vide in su l'entrata de la grotta + parole assai, che di sua man distese + Medoro avea, che parean scritte allotta. + Del gran piacer che ne la grotta prese, + questa sentenza in versi avea ridotta. + Che fosse culta in suo linguaggio io penso; + ed era ne la nostra tale il senso: + +108 + + — Liete piante, verdi erbe, limpide acque, + spelunca opaca e di fredde ombre grata, + dove la bella Angelica che nacque + di Galafron, da molti invano amata, + spesso ne le mie braccia nuda giacque; + de la commodità che qui m'è data, + io povero Medor ricompensarvi + d'altro non posso, che d'ognor lodarvi: + +109 + + e di pregare ogni signore amante, + e cavallieri e damigelle, e ognuna + persona, o paesana o viandante, + che qui sua volontà meni o Fortuna; + ch'all'erbe, all'ombre, all'antro, al rio, alle piante + dica: benigno abbiate e sole e luna, + e de le ninfe il coro, che proveggia + che non conduca a voi pastor mai greggia. — + +110 + + Era scritto in arabico, che 'l conte + intendea così ben come latino: + fra molte lingue e molte ch'avea pronte, + prontissima avea quella il paladino; + e gli schivò più volte e danni ed onte, + che si trovò tra il popul saracino: + ma non si vanti, se già n'ebbe frutto; + ch'un danno or n'ha, che può scontargli il tutto. + +111 + + Tre volte e quattro e sei lesse lo scritto + quello infelice, e pur cercando invano + che non vi fosse quel che v'era scritto; + e sempre lo vedea più chiaro e piano: + ed ogni volta in mezzo il petto afflitto + stringersi il cor sentia con fredda mano. + Rimase al fin con gli occhi e con la mente + fissi nel sasso, al sasso indifferente. + +112 + + Fu allora per uscir del sentimento + sì tutto in preda del dolor si lassa. + Credete a chi n'ha fatto esperimento, + che questo è 'l duol che tutti gli altri passa. + Caduto gli era sopra il petto il mento, + la fronte priva di baldanza e bassa; + né poté aver (che 'l duol l'occupò tanto) + alle querele voce, o umore al pianto. + +113 + + L'impetuosa doglia entro rimase, + che volea tutta uscir con troppa fretta. + Così veggiàn restar l'acqua nel vase, + che largo il ventre e la bocca abbia stretta; + che nel voltar che si fa in su la base, + l'umor che vorria uscir, tanto s'affretta, + e ne l'angusta via tanto s'intrica, + ch'a goccia a goccia fuore esce a fatica. + +114 + + Poi ritorna in sé alquanto, e pensa come + possa esser che non sia la cosa vera: + che voglia alcun così infamare il nome + de la sua donna e crede e brama e spera, + o gravar lui d'insopportabil some + tanto di gelosia, che se ne pera; + ed abbia quel, sia chi si voglia stato, + molto la man di lei bene imitato. + +115 + + In così poca, in così debol speme + sveglia gli spiriti e gli rifranca un poco; + indi al suo Brigliadoro il dosso preme, + dando già il sole alla sorella loco. + Non molto va, che da le vie supreme + dei tetti uscir vede il vapor del fuoco, + sente cani abbaiar, muggiare armento: + viene alla villa, e piglia alloggiamento. + +116 + + Languido smonta, e lascia Brigliadoro + a un discreto garzon che n'abbia cura; + altri il disarma, altri gli sproni d'oro + gli leva, altri a forbir va l'armatura. + Era questa la casa ove Medoro + giacque ferito, e v'ebbe alta avventura. + Corcarsi Orlando e non cenar domanda, + di dolor sazio e non d'altra vivanda. + +117 + + Quanto più cerca ritrovar quiete, + tanto ritrova più travaglio e pena; + che de l'odiato scritto ogni parete, + ogni uscio, ogni finestra vede piena. + Chieder ne vuol: poi tien le labra chete; + che teme non si far troppo serena, + troppo chiara la cosa che di nebbia + cerca offuscar, perché men nuocer debbia. + +118 + + Poco gli giova usar fraude a se stesso; + che senza domandarne, è chi ne parla. + Il pastor che lo vede così oppresso + da sua tristizia, e che voria levarla, + l'istoria nota a sé, che dicea spesso + di quei duo amanti a chi volea ascoltarla, + ch'a molti dilettevole fu a udire, + gl'incominciò senza rispetto a dire: + +119 + + come esso a prieghi d'Angelica bella + portato avea Medoro alla sua villa, + ch'era ferito gravemente; e ch'ella + curò la piaga, e in pochi dì guarilla: + ma che nel cor d'una maggior di quella + lei ferì Amor; e di poca scintilla + l'accese tanto e sì cocente fuoco, + che n'ardea tutta, e non trovava loco: + +120 + + e sanza aver rispetto ch'ella fusse + figlia del maggior re ch'abbia il Levante, + da troppo amor costretta si condusse + a farsi moglie d'un povero fante. + All'ultimo l'istoria si ridusse, + che 'l pastor fe' portar la gemma inante, + ch'alla sua dipartenza, per mercede + del buono albergo, Angelica gli diede. + +121 + + Questa conclusion fu la secure + che 'l capo a un colpo gli levò dal collo, + poi che d'innumerabil battiture + si vide il manigoldo Amor satollo. + Celar si studia Orlando il duolo; e pure + quel gli fa forza, e male asconder pòllo: + per lacrime e suspir da bocca e d'occhi + convien, voglia o non voglia, al fin che scocchi. + +122 + + Poi ch'allargare il freno al dolor puote + (che resta solo e senza altrui rispetto), + giù dagli occhi rigando per le gote + sparge un fiume di lacrime sul petto: + sospira e geme, e va con spesse ruote + di qua di là tutto cercando il letto; + e più duro ch'un sasso, e più pungente + che se fosse d'urtica, se lo sente. + +123 + + In tanto aspro travaglio gli soccorre + che nel medesmo letto in che giaceva, + l'ingrata donna venutasi a porre + col suo drudo più volte esser doveva. + Non altrimenti or quella piuma abborre, + né con minor prestezza se ne leva, + che de l'erba il villan che s'era messo + per chiuder gli occhi, e vegga il serpe appresso. + +124 + + Quel letto, quella casa, quel pastore + immantinente in tant'odio gli casca, + che senza aspettar luna, o che l'albore + che va dinanzi al nuovo giorno nasca, + piglia l'arme e il destriero, ed esce fuore + per mezzo il bosco alla più oscura frasca; + e quando poi gli è aviso d'esser solo, + con gridi ed urli apre le porte al duolo. + +125 + + Di pianger mai, mai di gridar non resta; + né la notte né 'l dì si dà mai pace. + Fugge cittadi e borghi, e alla foresta + sul terren duro al discoperto giace. + Di sé si meraviglia ch'abbia in testa + una fontana d'acqua sì vivace, + e come sospirar possa mai tanto; + e spesso dice a sé così nel pianto: + +126 + + — Queste non son più lacrime, che fuore + stillo dagli occhi con sì larga vena. + Non suppliron le lacrime al dolore: + finir, ch'a mezzo era il dolore a pena. + Dal fuoco spinto ora il vitale umore + fugge per quella via ch'agli occhi mena; + ed è quel che si versa, e trarrà insieme + e 'l dolore e la vita all'ore estreme. + +127 + + Questi ch'indizio fan del mio tormento, + sospir non sono, né i sospir sono tali. + Quelli han triegua talora; io mai non sento + che 'l petto mio men la sua pena esali. + Amor che m'arde il cor, fa questo vento, + mentre dibatte intorno al fuoco l'ali. + Amor, con che miracolo lo fai, + che 'n fuoco il tenghi, e nol consumi mai? + +128 + + Non son, non sono io quel che paio in viso: + quel ch'era Orlando è morto ed è sotterra; + la sua donna ingratissima l'ha ucciso: + sì, mancando di fé, gli ha fatto guerra. + Io son lo spirto suo da lui diviso, + ch'in questo inferno tormentandosi erra, + acciò con l'ombra sia, che sola avanza, + esempio a chi in Amor pone speranza. — + +129 + + Pel bosco errò tutta la notte il conte; + e allo spuntar de la diurna fiamma + lo tornò il suo destin sopra la fonte + dove Medoro isculse l'epigramma. + Veder l'ingiuria sua scritta nel monte + l'accese sì, ch'in lui non restò dramma + che non fosse odio, rabbia, ira e furore; + né più indugiò, che trasse il brando fuore. + +130 + + Tagliò lo scritto e 'l sasso, e sin al cielo + a volo alzar fe' le minute schegge. + Infelice quell'antro, ed ogni stelo + in cui Medoro e Angelica si legge! + Così restar quel dì, ch'ombra né gielo + a pastor mai non daran più, né a gregge: + e quella fonte, già si chiara e pura, + da cotanta ira fu poco sicura; + +131 + + che rami e ceppi e tronchi e sassi e zolle + non cessò di gittar ne le bell'onde, + fin che da sommo ad imo sì turbolle + che non furo mai più chiare né monde. + E stanco al fin, e al fin di sudor molle, + poi che la lena vinta non risponde + allo sdegno, al grave odio, all'ardente ira, + cade sul prato, e verso il ciel sospira. + +132 + + Afflitto e stanco al fin cade ne l'erba, + e ficca gli occhi al cielo, e non fa motto. + Senza cibo e dormir così si serba, + che 'l sole esce tre volte e torna sotto. + Di crescer non cessò la pena acerba, + che fuor del senno al fin l'ebbe condotto. + Il quarto dì, da gran furor commosso, + e maglie e piastre si stracciò di dosso. + +133 + + Qui riman l'elmo, e là riman lo scudo, + lontan gli arnesi, e più lontan l'usbergo: + l'arme sue tutte, in somma vi concludo, + avean pel bosco differente albergo. + E poi si squarciò i panni, e mostrò ignudo + l'ispido ventre e tutto 'l petto e 'l tergo; + e cominciò la gran follia, sì orrenda, + che de la più non sarà mai ch'intenda. + +134 + + In tanta rabbia, in tanto furor venne, + che rimase offuscato in ogni senso. + Di tor la spada in man non gli sovenne; + che fatte avria mirabil cose, penso. + Ma né quella, né scure, né bipenne + era bisogno al suo vigore immenso. + Quivi fe' ben de le sue prove eccelse, + ch'un alto pino al primo crollo svelse: + +135 + + e svelse dopo il primo altri parecchi, + come fosser finocchi, ebuli o aneti; + e fe' il simil di querce e d'olmi vecchi, + di faggi e d'orni e d'illici e d'abeti. + Quel ch'un ucellator che s'apparecchi + il campo mondo, fa, per por le reti, + dei giunchi e de le stoppie e de l'urtiche, + facea de cerri e d'altre piante antiche. + +136 + + I pastor che sentito hanno il fracasso, + lasciando il gregge sparso alla foresta, + chi di qua, chi di là, tutti a gran passo + vi vengono a veder che cosa è questa. + Ma son giunto a quel segno il qual s'io passo + vi potria la mia istoria esser molesta; + ed io la vo' più tosto diferire, + che v'abbia per lunghezza a fastidire. + + + + +CANTO VENTIQUATTRESIMO + + +1 + + Chi mette il piè su l'amorosa pania, + cerchi ritrarlo, e non v'inveschi l'ale; + che non è in somma amor, se non insania, + a giudizio de' savi universale: + e se ben come Orlando ognun non smania, + suo furor mostra a qualch'altro segnale. + E quale è di pazzia segno più espresso + che, per altri voler, perder se stesso? + +2 + + Vari gli effetti son, ma la pazzia + è tutt'una però, che li fa uscire. + Gli è come una gran selva, ove la via + conviene a forza, a chi vi va, fallire: + chi su, chi giù, chi qua, chi là travia. + Per concludere in somma, io vi vo' dire: + a chi in amor s'invecchia, oltr'ogni pena, + si convengono i ceppi e la catena. + +3 + + Ben mi si potria dir: — Frate, tu vai + l'altrui mostrando, e non vedi il tuo fallo. — + Io vi rispondo che comprendo assai, + or che di mente ho lucido intervallo; + ed ho gran cura (e spero farlo ormai) + di riposarmi e d'uscir fuor di ballo: + ma tosto far, come vorrei, nol posso; + che 'l male è penetrato infin all'osso. + +4 + + Signor, ne l'altro canto io vi dicea + che 'l forsennato e furioso Orlando + trattesi l'arme e sparse al campo avea, + squarciati i panni, via gittato il brando, + svelte le piante, e risonar facea + i cavi sassi e l'alte selve; quando + alcun' pastori al suon trasse in quel lato + lor stella, o qualche lor grave peccato. + +5 + + Viste del pazzo l'incredibil prove + poi più d'appresso e la possanza estrema, + si voltan per fuggir, ma non sanno ove, + sì come avviene in subitana tema. + Il pazzo dietro lor ratto si muove: + uno ne piglia, e del capo lo scema + con la facilità che torria alcuno + da l'arbor pome, o vago fior dal pruno. + +6 + + Per una gamba il grave tronco prese, + e quello usò per mazza adosso al resto: + in terra un paio addormentato stese, + ch'al novissimo dì forse fia desto. + Gli altri sgombraro subito il paese, + ch'ebbono il piede e il buono aviso presto. + Non saria stato il pazzo al seguir lento, + se non ch'era già volto al loro armento. + +7 + + Gli agricultori, accorti agli altru'esempli, + lascian nei campi aratri e marre e falci: + chi monta su le case e chi sui templi + (poi che non son sicuri olmi né salci), + onde l'orrenda furia si contempli, + ch'a pugni, ad urti, a morsi, a graffi, a calci, + cavalli e buoi rompe, fraccassa e strugge; + e ben è corridor chi da lui fugge. + +8 + + Già potreste sentir come ribombe + l'alto rumor ne le propinque ville + d'urli e di corni, rusticane trombe, + e più spesso che d'altro, il suon di squille; + e con spuntoni ed archi e spiedi e frombe + veder dai monti sdrucciolarne mille, + ed altritanti andar da basso ad alto, + per fare al pazzo un villanesco assalto. + +9 + + Qual venir suol nel salso lito l'onda + mossa da l'austro ch'a principio scherza, + che maggior de la prima è la seconda, + e con più forza poi segue la terza; + ed ogni volta più l'umore abonda, + e ne l'arena più stende la sferza: + tal contra Orlando l'empia turba cresce, + che giù da balze scende e di valli esce. + +10 + + Fece morir diece persone e diece, + che senza ordine alcun gli andaro in mano: + e questo chiaro esperimento fece, + ch'era assai più sicur starne lontano. + Trar sangue da quel corpo a nessun lece, + che lo fere e percuote il ferro invano. + Al conte il re del ciel tal grazia diede, + per porlo a guardia di sua santa fede. + +11 + + Era a periglio di morire Orlando, + se fosse di morir stato capace. + Potea imparar ch'era a gittare il brando, + e poi voler senz'arme essere audace. + La turba già s'andava ritirando, + vedendo ogni suo colpo uscir fallace. + Orlando, poi che più nessun l'attende, + verso un borgo di case il camin prende. + +12 + + Dentro non vi trovò piccol né grande, + che 'l borgo ognun per tema avea lasciato. + V'erano in copia povere vivande, + convenienti a un pastorale stato. + Senza pane discerner da le giande, + dal digiuno e da l'impeto cacciato, + le mani e il dente lasciò andar di botto + in quel che trovò prima, o crudo o cotto. + +13 + + E quindi errando per tutto il paese, + dava la caccia e agli uomini e alle fere; + e scorrendo pei boschi, talor prese + i capri isnelli e le damme leggiere. + Spesso con orsi e con cingiai contese, + e con man nude li pose a giacere: + e di lor carne con tutta la spoglia + più volte il ventre empì con fiera voglia. + +14 + + Di qua, di là, di su, di giù discorre + per tutta Francia; e un giorno a un ponte arriva, + sotto cui largo e pieno d'acqua corre + un fiume d'alta e di scoscesa riva. + Edificato accanto avea una torre + che d'ogn'intorno e di lontan scopriva. + Quel che fe' quivi, avete altrove a udire; + che di Zerbin mi convien prima dire. + +15 + + Zerbin, da poi ch'Orlando fu partito, + dimorò alquanto, e poi prese il sentiero + che 'l paladino inanzi gli avea trito, + e mosse a passo lento il suo destriero. + Non credo che duo miglia anco fosse ito, + che trar vide legato un cavalliero + sopra un picciol ronzino, e d'ogni lato + la guardia aver d'un cavalliero armato. + +16 + + Zerbin questo prigion conobbe tosto + che gli fu appresso, e così fe' Issabella: + era Odorico il Biscaglin, che posto + fu come lupo a guardia de l'agnella. + L'avea a tutti gli amici suoi preposto + Zerbino in confidargli la donzella, + sperando che la fede che nel resto + sempre avea avuta, avesse ancora in questo. + +17 + + Come era a punto quella cosa stata, + venìa Issabella raccontando allotta: + come nel palischermo fu salvata, + prima ch'avesse il mar la nave rotta; + la forza che l'avea Odorico usata; + e come tratta poi fosse alla grotta. + Né giunt'era anco al fin di quel sermone, + che trarre il malfattor vider prigione. + +18 + + I duo ch'in mezzo avean preso Odorico, + d'Issabella notizia ebbeno vera; + e s'avisaro esser di lei l'amico, + e 'l signor lor, colui ch'appresso l'era; + ma più, che ne lo scudo il segno antico + vider dipinto di sua stirpe altiera: + e trovar poi, che guardar meglio al viso, + che s'era al vero apposto il loro aviso. + +19 + + Saltaro a piedi, e con aperte braccia + correndo se n'andar verso Zerbino, + e l'abbracciaro ove il maggior s'abbraccia, + col capo nudo e col ginocchio chino. + Zerbin, guardando l'uno e l'altro in faccia, + vide esser l'un Corebo il Biscaglino, + Almonio l'altro, ch'egli avea mandati + con Odorico in sul navilio armati. + +20 + + Almonio disse: — Poi che piace a Dio + (la sua mercé) che sia Issabella teco, + io posso ben comprender, signor mio, + che nulla cosa nuova ora t'arreco, + s'io vo' dir la cagion che questo rio + fa che così legato vedi meco; + che da costei, che più sentì l'offesa, + a punto avrai tutta l'istoria intesa. + +21 + + Come dal traditore io fui schernito + quando da sé levommi, saper déi; + e come poi Corebo fu ferito, + ch'a difender s'avea tolto costei. + Ma quanto al mio ritorno sia seguito, + né veduto né inteso fu da lei, + che te l'abbia potuto riferire: + di questa parte dunque io ti vo' dire. + +22 + + Da la cittade al mar ratto io veniva + con cavalli ch'in fretta avea trovati, + sempre con gli occhi intenti s'io scopriva + costor che molto a dietro eran restati. + Io vengo inanzi, io vengo in su la riva + del mare, al luogo ove io gli avea lasciati; + io guardo, né di loro altro ritrovo, + che ne l'arena alcun vestigio nuovo. + +23 + + La pesta seguitai, che mi condusse + nel bosco fier; né molto adentro fui, + che, dove il suon l'orecchie mi percusse, + giacere in terra ritrovai costui. + Gli domandai che de la donna fusse, + che d'Odorico, e chi aveva offeso lui. + Io me n'andai, poi che la cosa seppi, + il traditor cercando per quei greppi. + +24 + + Molto aggirando vommi, e per quel giorno + altro vestigio ritrovar non posso. + Dove giacea Corebo al fin ritorno, + che fatto appresso avea il terren sì rosso, + che poco più che vi facea soggiorno, + gli saria stato di bisogno il fosso + e i preti e i frati più per sotterrarlo, + ch'i medici e che 'l letto per sanarlo. + +25 + + Dal bosco alla città feci portallo, + e posi in casa d'uno ostier mio amico, + che fatto sano in poco termine hallo + per cura ed arte d'un chirurgo antico. + Poi d'arme proveduti e di cavallo + Corebo ed io cercammo d'Odorico, + ch'in corte del re Alfonso di Biscaglia + trovammo; e quivi fui seco a battaglia. + +26 + + La giustizia del re, che il loco franco + de la pugna mi diede, e la ragione, + ed oltre alla ragion la Fortuna anco, + che spesso la vittoria, ove vuol, pone, + mi giovar sì, che di me poté manco + il traditore; onde fu mio prigione. + Il re, udito il gran fallo, mi concesse + di poter farne quanto mi piacesse. + +27 + + Non l'ho voluto uccider né lasciarlo, + ma, come vedi, trarloti in catena; + perché vo' ch'a te stia di giudicarlo, + se morire o tener si deve in pena. + L'avere inteso ch'eri appresso a Carlo, + e 'l desir di trovarti qui mi mena. + Ringrazio Dio che mi fa in questa parte, + dove lo sperai meno, ora trovarte. + +28 + + Ringraziolo anco, che la tua Issabella + io veggo (e non so come) che teco hai; + di cui, per opera del fellon, novella + pensai che non avessi ad udir mai. — + Zerbino ascolta Almonio e non favella, + fermando gli occhi in Odorico assai; + non sì per odio, come che gl'incresce + ch'a sì mal fin tanta amicizia gli esce. + +29 + + Finito ch'ebbe Almonio il suo sermone, + Zerbin riman gran pezzo sbigottito, + che chi d'ogn'altro men n'avea cagione, + sì espressamente il possa aver tradito. + Ma poi che d'una lunga ammirazione + fu, sospirando, finalmente uscito, + al prigion domandò se fosse vero + quel ch'avea di lui detto il cavalliero. + +30 + + Il disleal con le ginocchia in terra + lasciò cadersi, e disse: — Signor mio, + ognun che vive al mondo pecca ed erra: + né differisce in altro il buon dal rio, + se non che l'uno è vinto ad ogni guerra + che gli vien mossa da un piccol disio; + l'altro ricorre all'arme e si difende, + ma se 'l nimico è forte, anco ei si rende. + +31 + + Se tu m'avessi posto alla difesa + d'una tua rocca, e ch'al primiero assalto + alzate avessi, senza far contesa, + degl'inimici le bandiere in alto; + di viltà, o tradimento, che più pesa, + sugli occhi por mi si potria uno smalto: + ma s'io cedessi a forza, son ben certo + che biasmo non avrei, ma gloria e merto. + +32 + + Sempre che l'inimico è più possente, + più chi perde accettabile ha la scusa. + Mia fé guardar dovea non altrimente + ch'una fortezza d'ogn'intorno chiusa: + così, con quanto senno e quanta mente + da la somma Prudenza m'era infusa, + io mi sforzai guardarla; ma al fin vinto + da intolerando assalto, ne fui spinto. — + +33 + + Così disse Odorico, e poi soggiunse + (che saria lungo a ricontarvi il tutto) + mostrando che gran stimolo lo punse, + e non per lieve sferza s'era indutto. + Se mai per prieghi ira di cor si emunse, + s'umiltà di parlar fece mai frutto, + quivi far lo dovea; che ciò che muova + di cor durezza, ora Odorico trova. + +34 + + Pigliar di tanta ingiuria alta vendetta, + tra il sì Zerbino e il no resta confuso: + il vedere il demerito lo alletta + a far che sia il fellon di vita escluso; + il ricordarsi l'amicizia stretta + ch'era stata tra lor per sì lungo uso, + con l'acqua di pietà l'accesa rabbia + nel cor gli spegne, e vuol che mercé n'abbia. + +35 + + Mentre stava così Zerbino in forse + di liberare, o di menar captivo, + o pur il disleal dagli occhi torse + per morte, o pur tenerlo in pena vivo; + quivi rignando il palafreno corse, + che Mandricardo avea di briglia privo; + e vi portò la vecchia che vicino + a morte dianzi avea tratto Zerbino. + +36 + + Il palafren, ch'udito di lontano + avea quest'altri, era tra lor venuto, + e la vecchia portatavi, ch'invano + venìa piangendo e domandando aiuto. + Come Zerbin lei vide, alzò la mano + al ciel che sì benigno gli era suto, + che datogli in arbitrio avea que' dui + che soli odiati esser dovean da lui. + +37 + + Zerbin fa ritener la mala vecchia, + tanto che pensi quel che debba farne: + tagliarle il naso e l'una e l'altra orecchia + pensa, ed esempio a' malfattori darne; + poi gli par assai meglio, s'apparecchia + un pasto agli avoltoi di quella carne. + Punizion diversa tra sé volve; + e così finalmente si risolve. + +38 + + Si rivolta ai compagni, e dice: — Io sono + di lasciar vivo il disleal contento; + che s'in tutto non merita perdono, + non merita anco sì crudel tormento. + Che viva e che slegato sia gli dono, + però ch'esser d'Amor la colpa sento; + e facilmente ogni scusa s'ammette, + quando in Amor la colpa si reflette. + +39 + + Amore ha volto sottosopra spesso + senno più saldo che non ha costui, + ed ha condotto a via maggiore eccesso + di questo, ch'oltraggiato ha tutti nui. + Ad Odorico debbe esser rimesso: + punito esser debbo io, che cieco fui, + cieco a dargline impresa, e non por mente + che 'l fuoco arde la paglia facilmente. — + +40 + + Poi mirando Odorico: — Io vo' che sia + (gli disse) del tuo error la penitenza, + che la vecchia abbi un anno in compagnia, + né di lasciarla mai ti sia licenza; + ma notte e giorno, ove tu vada o stia, + un'ora mai non te ne trovi senza; + e fin a morte sia da te difesa + contra ciascun che voglia farle offesa. + +41 + + Vo', se da lei ti sarà commandato, + che pigli contra ognun contesa e guerra: + vo' in questo tempo, che tu sia ubligato + tutta Francia cercar di terra in terra. — + Così dicea Zerbin; che pel peccato + meritando Odorico andar sotterra, + questo era porgli inanzi un'alta fossa, + che fia gran sorte che schivar la possa. + +42 + + Tante donne, tanti uomini traditi + avea la vecchia, e tanti offesi e tanti, + che chi sarà con lei, non senza liti + potrà passar de' cavallieri erranti. + Così di par saranno ambi puniti: + ella de' suoi commessi errori inanti, + egli di torne la difesa a torto; + né molto potrà andar che non sia morto. + +43 + + Di dover servar questo, Zerbin diede + ad Odorico un giuramento forte, + con patto che se mai rompe la fede, + e ch'inanzi gli capiti per sorte, + senza udir prieghi e averne più mercede, + lo debba far morir di cruda morte. + Ad Almonio e a Corebo poi rivolto, + fece Zerbin che fu Odorico sciolto. + +44 + + Corebo, consentendo Almonio, sciolse + il traditore al fin, ma non in fretta; + ch'all'uno e all'altro esser turbato dolse + da sì desiderata sua vendetta. + Quindi partissi il disleale, e tolse + in compagnia la vecchia maledetta. + Non si legge in Turpin che n'avvenisse; + ma vidi già un autor che più ne scrisse. + +45 + + Scrive l'autore, il cui nome mi taccio, + che non furo lontani una giornata, + che per torsi Odorico quello impaccio, + contra ogni patto ed ogni fede data, + al collo di Gabrina gittò un laccio, + e che ad un olmo la lasciò impiccata; + e ch'indi a un anno (ma non dice il loco) + Almonio a lui fece il medesmo giuoco. + +46 + + Zerbin che dietro era venuto all'orma + del paladin, né perder la vorrebbe, + manda a dar di sé nuove alla sua torma, + che star senza gran dubbio non ne debbe: + Almonio manda, e di più cose informa, + che lungo il tutto a ricontar sarebbe; + Almonio manda, e a lui Corebo appresso; + né tien, fuor ch'Issabella, altri con esso. + +47 + + Tant'era l'amor grande che Zerbino, + e non minor del suo quel che Issabella + portava al virtuoso paladino; + tanto il desir d'intender la novella + ch'egli avesse trovato il Saracino + che del destrier lo trasse con la sella; + che non farà all'esercito ritorno, + se non finito che sia il terzo giorno; + +48 + + il termine ch'Orlando aspettar disse + il cavallier ch'ancor non porta spada. + Non è alcun luogo dove il conte gisse, + che Zerbin pel medesimo non vada. + Giunse al fin tra quegli arbori che scrisse + l'ingrata donna, un poco fuor di strada; + e con la fonte e col vicino sasso + tutti li ritruovò messi in fracasso. + +49 + + Vede lontan non sa che luminoso, + e trova la corazza esser del conte; + e trova l'elmo poi, non quel famoso + ch'armò già il capo all'africano Almonte. + Il destrier ne la selva più nascoso + sente anitrire, e leva al suon la fronte; + e vede Brigliador pascer per l'erba, + che dall'arcion pendente il freno serba. + +50 + + Durindana cercò per la foresta, + e fuor la vide del fodero starse. + Trovò, ma in pezzi, ancor la sopravesta + ch'in cento lochi il miser conte sparse. + Issabella e Zerbin con faccia mesta + stanno mirando, e non san che pensarse: + pensar potrian tutte le cose, eccetto + che fosse Orlando fuor dell'intelletto. + +51 + + Se di sangue vedessino una goccia, + creder potrian che fosse stato morto. + Intanto lungo la corrente doccia + vider venire un pastorello smorto. + Costui pur dianzi avea di su la roccia + l'alto furor de l'infelice scorto, + come l'arme gittò, squarciossi i panni, + pastori uccise, e fe' mill'altri danni. + +52 + + Costui, richiesto da Zerbin, gli diede + vera informazion di tutto questo. + Zerbin si maraviglia, e a pena il crede; + e tuttavia n'ha indizio manifesto. + Sia come vuole, egli discende a piede, + pien di pietade, lacrimoso e mesto; + e ricogliendo da diversa parte + le reliquie ne va ch'erano sparte. + +53 + + Del palafren discende anco Issabella, + e va quell'arme riducendo insieme. + Ecco lor sopraviene una donzella + dolente in vista, e di cor spesso geme. + Se mi domanda alcun chi sia, perch'ella + così s'affligge, e che dolor la preme, + io gli risponderò che è Fiordiligi + che de l'amante suo cerca i vestigi. + +54 + + Da Brandimarte senza farle motto + lasciata fu ne la città di Carlo, + dov'ella l'aspettò sei mesi od otto; + e quando al fin non vide ritornarlo, + da un mare all'altro si mise, fin sotto + Pirene e l'Alpe, e per tutto a cercarlo: + l'andò cercando in ogni parte, fuore + ch'al palazzo d'Atlante incantatore. + +55 + + Se fosse stata a quell'ostel d'Atlante, + veduto con Gradasso andare errando + l'avrebbe, con Ruggier, con Bradamante, + e con Ferraù prima e con Orlando; + ma poi che cacciò Astolfo il negromante + col suono del corno orribile e mirando, + Brandimarte tornò verso Parigi: + ma non sapea già questo Fiordiligi. + +56 + + Come io vi dico, sopraggiunta a caso + a quei duo amanti Fiordiligi bella, + conobbe l'arme, e Brigliador rimaso + senza il patrone e col freno alla sella. + Vide con gli occhi il miserabil caso, + e n'ebbe per udita anco novella; + che similmente il pastorel narrolle + aver veduto Orlando correr folle. + +57 + + Quivi Zerbin tutte raguna l'arme, + e ne fa come un bel trofeo su 'n pino; + e volendo vietar che non se n'arme + cavallier paesan né peregrino, + scrive nel verde ceppo in breve carme: + — Armatura d'Orlando paladino; — + come volesse dir: nessun la muova, + che star non possa con Orlando a prova. + +58 + + Finito ch'ebbe la lodevol opra, + tornava a rimontar sul suo destriero; + ed ecco Mandricardo arrivar sopra, + che visto il pin di quelle spoglie altiero, + lo priega che la cosa gli discuopra: + e quel gli narra, come ha inteso, il vero. + Allora il re pagan lieto non bada, + che viene al pino, e ne leva la spada, + +59 + + dicendo: — Alcun non me ne può riprendere; + non è pur oggi ch'io l'ho fatta mia, + ed il possesso giustamente prendere + ne posso in ogni parte, ovunque sia. + Orlando che temea quella difendere, + s'ha finto pazzo, e l'ha gittata via; + ma quando sua viltà pur così scusi, + non debbe far ch'io mia ragion non usi. — + +60 + + Zerbino a lui gridava: — Non la torre, + o pensa non l'aver senza questione. + Se togliesti così l'arme d'Ettorre, + tu l'hai di furto, più che di ragione. — + Senz'altro dir l'un sopra l'altro corre, + d'animo e di virtù gran paragone. + Di cento colpi già rimbomba il suono, + né bene ancor ne la battaglia sono. + +61 + + Di prestezza Zerbin pare una fiamma + a torsi ovunque Durindana cada: + di qua di là saltar come una damma + fa 'l suo destrier dove è miglior la strada. + E ben convien che non ne perda dramma; + ch'andrà, s'un tratto il coglie quella spada, + a ritrovar gl'innamorati spirti + ch'empion la selva degli ombrosi mirti. + +62 + + Come il veloce can che 'l porco assalta + che fuor del gregge errar vegga nei campi, + lo va aggirando, e quinci e quindi salta; + ma quello attende ch'una volta inciampi: + così, se vien la spada o bassa od alta, + sta mirando Zerbin come ne scampi; + come la vita e l'onor salvi a un tempo, + tien sempre l'occhio, e fiere e fugge a tempo. + +63 + + Da l'altra parte, ovunque il Saracino + la fiera spada vibra o piena o vota, + sembra fra due montagne un vento alpino + ch'una frondosa selva il marzo scuota; + ch'ora la caccia a terra a capo chino, + or gli spezzati rami in aria ruota. + Ben che Zerbin più colpi e fùggia e schivi, + non può schivare al fin, ch'un non gli arrivi. + +64 + + Non può schivare al fine un gran fendente + che tra 'l brando e lo scudo entra sul petto. + Grosso l'usbergo, e grossa parimente + era la piastra, e 'l panziron perfetto: + pur non gli steron contra, ed ugualmente + alla spada crudel dieron ricetto. + Quella calò tagliando ciò che prese, + la corazza e l'arcion fin su l'arnese. + +65 + + E se non che fu scarso il colpo alquanto, + permezzo lo fendea come una canna; + ma penetra nel vivo a pena tanto, + che poco più che la pelle gli danna: + la non profunda piaga è lunga quanto + non si misureria con una spanna. + Le lucid'arme il caldo sangue irriga + per sino al piè di rubiconda riga. + +66 + + Così talora un bel purpureo nastro + ho veduto partir tela d'argento + da quella bianca man più ch'alabastro, + da cui partire il cor spesso mi sento. + Quivi poco a Zerbin vale esser mastro + di guerra, ed aver forza e più ardimento; + che di finezza d'arme e di possanza + il re di Tartaria troppo l'avanza. + +67 + + Fu questo colpo del pagan maggiore + in apparenza, che fosse in effetto; + tal ch'Issabella se ne sente il core + fendere in mezzo all'agghiacciato petto. + Zerbin pien d'ardimento e di valore + tutto s'infiamma d'ira e di dispetto; + e quanto più ferire a due man puote, + in mezzo l'elmo il Tartaro percuote. + +68 + + Quasi sul collo del destrier piegosse + per l'aspra botta il Saracin superbo; + e quando l'elmo senza incanto fosse, + partito il capo gli avria il colpo acerbo. + Con poco differir ben vendicosse, + né disse: A un'altra volta io te la serbo: + e la spada gli alzò verso l'elmetto, + sperandosi tagliarlo infin al petto. + +69 + + Zerbin che tenea l'occhio ove la mente, + presto il cavallo alla man destra volse; + non sì presto però, che la tagliente + spada fuggisse, che lo scudo colse. + Da sommo ad imo ella il partì ugualmente, + e di sotto il braccial roppe e disciolse + e lui ferì nel braccio, e poi l'arnese + spezzògli, e ne la coscia anco gli scese. + +70 + + Zerbin di qua di là cerca ogni via, + né mai di quel che vuol, cosa gli avviene; + che l'armatura sopra cui feria, + un piccol segno pur non ne ritiene. + Da l'altra parte il re di Tartaria + sopra Zerbino a tal vantaggio viene, + che l'ha ferito in sette parti o in otto, + tolto lo scudo, e mezzo l'elmo rotto. + +71 + + Quel tuttavia più va perdendo il sangue; + manca la forza, e ancor par che nol senta: + il vigoroso cor che nulla langue, + val sì, che 'l debol corpo ne sostenta. + La donna sua, per timor fatta esangue, + intanto a Doralice s'appresenta, + e la priega e la supplica per Dio, + che partir voglia il fiero assalto e rio. + +72 + + Cortese come bella, Doralice, + né ben sicura come il fatto segua, + fa volentier quel ch'Issabella dice, + e dispone il suo amante a pace e a triegua. + Così a' prieghi de l'altra l'ira ultrice + di cor fugge a Zerbino e si dilegua: + ed egli, ove a lei par, piglia la strada, + senza finir l'impresa de la spada. + +73 + + Fiordiligi, che mal vede difesa + la buona spada del misero conte, + tacita duolsi, e tanto le ne pesa, + che d'ira piange e battesi la fronte. + Vorria aver Brandimarte a quella impresa; + e se mai lo ritrova e gli lo conte, + non crede poi che Mandricardo vada + lunga stagione altier di quella spada. + +74 + + Fiordiligi cercando pure invano + va Brandimarte suo matina e sera; + e fa camin da lui molto lontano, + da lui che già tornato a Parigi era. + Tanto ella se n'andò per monte e piano, + che giunse ove, al passar d'una riviera, + vide e conobbe il miser paladino; + ma diciàn quel ch'avvenne di Zerbino: + +75 + + che 'l lasciar Durindana sì gran fallo + gli par, che più d'ogn'altro mal gl'incresce; + quantunque a pena star possa a cavallo + pel molto sangue che gli è uscito ed esce. + Or poi che dopo non troppo intervallo + cessa con l'ira il caldo, il dolor cresce: + cresce il dolor sì impetuosamente, + che mancarsi la vita se ne sente. + +76 + + Per debolezza più non potea gire; + sì che fermossi appresso una fontana. + Non sa che far né che si debba dire + per aiutarlo la donzella umana. + Sol di disagio lo vede morire; + che quindi è troppo ogni città lontana, + dove in quel punto al medico ricorra, + che per pietade o premio gli soccorra. + +77 + + Ella non sa se non invan dolersi, + chiamar fortuna e il cielo empio e crudele. + — Perché, ahi lassa! (dicea) non mi sommersi + quando levai ne l'Oceàn le vele? — + Zerbin che i languidi occhi ha in lei conversi, + sente più doglia ch'ella si querele, + che de la passion tenace e forte + che l'ha condutto omai vicino a morte. + +78 + + — Così, cor mio, vogliate (le diceva), + dopo ch'io sarò morto, amarmi ancora, + come solo il lasciarvi è che m'aggreva + qui senza guida, e non già perch'io mora: + che se in sicura parte m'accadeva + finir de la mia vita l'ultima ora, + lieto e contento e fortunato a pieno + morto sarei, poi ch'io vi moro in seno. + +79 + + Ma poi che 'l mio destino iniquo e duro + vol ch'io vi lasci, e non so in man di cui; + per questa bocca e per questi occhi giuro, + per queste chiome onde allacciato fui, + che disperato nel profondo oscuro + vo de lo 'nferno, ove il pensar di vui + ch'abbia così lasciata, assai più ria + sarà d'ogn'altra pena che vi sia. — + +80 + + A questo la mestissima Issabella, + declinando la faccia lacrimosa + e congiungendo la sua bocca a quella + di Zerbin, languidetta come rosa, + rosa non colta in sua stagion, sì ch'ella + impallidisca in su la siepe ombrosa, + disse: — Non vi pensate già, mia vita, + far senza me quest'ultima partita. + +81 + + Di ciò, cor mio, nessun timor vi tocchi; + ch'io vo' seguirvi o in cielo o ne lo 'nferno. + Convien che l'uno e l'altro spirto scocchi, + insieme vada, insieme stia in eterno. + Non sì tosto vedrò chiudervi gli occhi, + o che m'ucciderà il dolore interno, + o se quel non può tanto, io vi prometto + con questa spada oggi passarmi il petto. + +82 + + De' corpi nostri ho ancor non poca speme, + che me' morti che vivi abbian ventura. + Qui forse alcun capiterà, ch'insieme, + mosso a pietà, darà lor sepoltura. — + Così dicendo, le reliquie estreme + de lo spirto vital che morte fura, + va ricogliendo con le labra meste, + fin ch'una minima aura ve ne reste. + +83 + + Zerbin la debol voce riforzando, + disse: — Io vi priego e supplico, mia diva, + per quello amor che mi mostraste, quando + per me lasciaste la paterna riva; + e se commandar posso, io vel commando, + che fin che piaccia a Dio, restiate viva; + né mai per caso pogniate in oblio + che quanto amar si può, v'abbia amato io. + +84 + + Dio vi provederà d'aiuto forse, + per liberarvi d'ogni atto villano, + come fe' quando alla spelonca torse, + per indi trarvi, il senator romano. + Così (la sua mercé) già vi soccorse + nel mare e contra il Biscaglin profano: + e se pure avverrà che poi si deggia + morire, allora il minor mal s'elleggia. — + +85 + + Non credo che quest'ultime parole + potesse esprimer sì, che fosse inteso; + e finì come il debol lume suole, + cui cera manchi od altro in che sia acceso. + Chi potrà dire a pien come si duole, + poi che si vede pallido e disteso, + la giovanetta, e freddo come ghiaccio + il suo caro Zerbin restare in braccio? + +86 + + Sopra il sanguigno corpo s'abbandona, + e di copiose lacrime lo bagna, + e stride sì, ch'intorno ne risuona + a molte miglia il bosco e la campagna. + Né alle guance né al petto si perdona, + che l'uno e l'altro non percuota e fragna; + e straccia a torto l'auree crespe chiome, + chiamando sempre invan l'amato nome. + +87 + + In tanta rabbia, in tal furor sommersa + l'avea la doglia sua, che facilmente + avria la spada in se stessa conversa, + poco al suo amante in questo ubidiente; + s'uno eremita ch'alla fresca e tersa + fonte avea usanza di tornar sovente + da la sua quindi non lontana cella, + non s'opponea, venendo, al voler d'ella. + +88 + + Il venerabile uom, ch'alta bontade + avea congiunta a natural prudenza, + ed era tutto pien di caritade, + di buoni esempi ornato e d'eloquenza, + alla giovan dolente persuade + con ragioni efficaci pazienza; + e inanzi le puon, come uno specchio, + donne del Testamento e nuovo e vecchio. + +89 + + Poi le fece veder, come non fusse + alcun, se non in Dio, vero contento, + e ch'eran l'altre transitorie e flusse + speranze umane, e di poco momento; + e tanto seppe dir, che la ridusse + da quel crudele ed ostinato intento, + che la vita sequente ebbe disio + tutta al servigio dedicar di Dio. + +90 + + Non che lasciar del suo signor voglia unque + né 'l grand'amor, né le reliquie morte: + convien che l'abbia ovunque stia ed ovunque + vada, e che seco e notte e dì le porte. + Quindi aiutando l'eremita dunque, + ch'era de la sua età valido e forte, + sul mesto suo destrier Zerbin posaro, + e molti dì per quelle selve andaro. + +91 + + Non volse il cauto vecchio ridur seco, + sola con solo, la giovane bella + là dove ascosa in un selvaggio speco + non lungi avea la solitaria cella; + fra sé dicendo: — Con periglio arreco + in una man la paglia e la facella. — + Né si fida in sua età né in sua prudenza, + che di sé faccia tanta esperienza. + +92 + + Di condurla in Provenza ebbe pensiero + non lontano a Marsilia in un castello, + dove di sante donne un monastero + ricchissimo era, e di edificio bello: + e per portarne il morto cavalliero, + composto in una cassa aveano quello, + che 'n un castel ch'era tra via, si fece + lunga e capace, e ben chiusa di pece. + +93 + + Più e più giorni gran spazio di terra + cercaro, e sempre per lochi più inculti; + che pieno essendo ogni cosa di guerra, + voleano gir più che poteano occulti. + Al fine un cavallier la via lor serra, + che lor fe' oltraggi e disonesti insulti; + di cui dirò quando il suo loco fia; + ma ritorno ora al re di Tartaria. + +94 + + Avuto ch'ebbe la battaglia il fine + che già v'ho detto, il giovin si raccolse + alle fresche ombre e all'onde cristalline; + ed al destrier la sella e 'l freno tolse, + e lo lasciò per l'erbe tenerine + del prato andar pascendo ove egli volse: + ma non ste' molto, che vide lontano + calar dal monte un cavalliero al piano. + +95 + + Conobbel, come prima alzò la fronte, + Doralice, e mostrollo a Mandricardo, + dicendo: — Ecco il superbo Rodomonte, + se non m'inganna di lontan lo sguardo. + Per far teco battaglia cala il monte: + or ti potrà giovar l'esser gagliardo. + Perduta avermi a grande ingiuria tiene, + ch'era sua sposa, e a vendicar si viene. — + +96 + + Qual buono astor che l'anitra o l'acceggia, + starna o colombo o simil altro augello + venirsi incontra di lontano veggia, + leva la testa e si fa lieto e bello; + tal Mandricardo, come certo deggia + di Rodomonte far strage e macello, + con letizia e baldanza il destrier piglia, + le staffe ai piedi, e dà alla man la briglia. + +97 + + Quando vicini fur sì, ch'udir chiare + tra lor poteansi le parole altiere, + con le mani e col capo a minacciare + incominciò gridando il re d'Algiere, + ch'a penitenza gli faria tornare + che per un temerario suo piacere + non avesse rispetto a provocarsi + lui ch'altamente era per vendicarsi. + +98 + + Rispose Mandricardo: — Indarno tenta + chi mi vuol impaurir per minacciarme: + così fanciulli o femine spaventa, + o altri che non sappia che sieno arme; + me non, cui la battaglia più talenta + d'ogni riposo; e son per adoprarme + a piè, a cavallo, armato e disarmato, + sia alla campagna, o sia ne lo steccato. — + +99 + + Ecco sono agli oltraggi, al grido, all'ire, + al trar de' brandi, al crudel suon de' ferri; + come vento che prima a pena spire, + poi cominci a crollar frassini e cerri, + ed indi oscura polve in cielo aggire, + indi gli arbori svella e case atterri, + sommerga in mare, e porti ria tempesta + che 'l gregge sparso uccida alla foresta. + +100 + + De' duo pagani, senza pari in terra, + gli audacissimi cor, le forze estreme + parturiscono colpi, ed una guerra + conveniente a sì feroce seme. + Del grande e orribil suon triema la terra, + quando le spade son percosse insieme: + gettano l'arme insin al ciel scintille, + anzi lampadi accese a mille a mille. + +101 + + Senza mai riposarsi o pigliar fiato + dura fra quei duo re l'aspra battaglia, + tentando ora da questo, or da quel lato + aprir le piastre e penetrar la maglia. + Né perde l'un, né l'altro acquista il prato, + ma come intorno sian fosse o muraglia, + o troppo costi ogn'oncia di quel loco, + non si parton d'un cerchio angusto e poco. + +102 + + Fra mille colpi il Tartaro una volta + colse a duo mani in fronte il re d'Algiere; + che gli fece veder girare in volta + quante mai furon fiacole e lumiere. + Come ogni forza all'African sia tolta, + le groppe del destrier col capo fere: + perde la staffa, ed è, presente quella + che cotant'ama, per uscir di sella. + +103 + + Ma come ben composto e valido arco + di fino acciaio in buona somma greve, + quanto si china più, quanto è più carco, + e più lo sforzan martinelli e lieve; + con tanto più furor, quanto è poi scarco, + ritorna, e fa più mal che non riceve: + così quello African tosto risorge, + e doppio il colpo all'inimico porge. + +104 + + Rodomonte a quel segno ove fu colto, + colse a punto il figliol del re Agricane. + Per questo non poté nuocergli al volto, + ch'in difesa trovò l'arme troiane; + ma stordì in modo il Tartaro, che molto + non sapea s'era vespero o dimane. + L'irato Rodomonte non s'arresta, + che mena l'altro, e pur segna alla testa. + +105 + + Il cavallo del Tartaro, ch'aborre + la spada che fischiando cala d'alto, + al suo signor con suo gran mal soccorre, + perché s'arretra, per fuggir, d'un salto: + il brando in mezzo il capo gli trascorre, + ch'al signor, non a lui, movea l'assalto. + Il miser non avea l'elmo di Troia, + come il patrone; onde convien che muoia. + +106 + + Quel cade, e Mandricardo in piedi guizza, + non più stordito, e Durindana aggira. + Veder morto il cavallo entro gli adizza, + e fuor divampa un grave incendio d'ira. + L'African, per urtarlo, il destrier drizza; + ma non più Mandricardo si ritira, + che scoglio far soglia da l'onde: e avvenne + che 'l destrier cadde, ed egli in piè si tenne. + +107 + + L'African che mancarsi il destrier sente, + lascia le staffe e sugli arcion si ponta, + e resta in piedi e sciolto agevolmente: + così l'un l'altro poi di pari affronta. + La pugna più che mai ribolle ardente, + e l'odio e l'ira e la superbia monta: + ed era per seguir; ma quivi giunse + in fretta un messagger che gli disgiunse. + +108 + + Vi giunse un messagger del popul Moro, + di molti che per Francia eran mandati + a richiamare agli stendardi loro + i capitani e i cavallier privati; + perché l'imperator dai gigli d'oro + gli avea gli alloggiamenti già assediati; + e se non è il soccorso a venir presto, + l'eccidio suo conosce manifesto. + +109 + + Riconobbe il messaggio i cavallieri, + oltre all'insegne, oltre alle sopraveste, + al girar de le spade, e ai colpi fieri + ch'altre man non farebbeno che queste. + Tra lor però non osa entrar, che speri + che fra tant'ira sicurtà gli preste + l'esser messo del re; né si conforta + per dir ch'imbasciator pena non porta. + +110 + + Ma viene a Doralice, ed a lei narra + ch'Agramante, Marsilio e Stordilano, + con pochi dentro a mal sicura sbarra + sono assediati dal popul cristiano. + Narrato il caso, con prieghi ne inarra + che faccia il tutto ai duo guerrieri piano, + e che gli accordi insieme, e per lo scampo + del popul saracin li meni in campo. + +111 + + Tra i cavallier la donna di gran core + si mette, e dice loro: — Io vi comando, + per quanto so che mi portate amore, + che riserbiate a miglior uso il brando, + e ne vegnate subito in favore + del nostro campo saracino, quando + si trova ora assediato ne le tende, + e presto aiuto, o gran ruina attende. — + +112 + + Indi il messo soggiunse il gran periglio + dei Saracini, e narrò il fatto a pieno; + e diede insieme lettere del figlio + del re Troiano al figlio d'Ulieno. + Si piglia finalmente per consiglio + che i duo guerrier, deposto ogni veneno, + facciano insieme triegua fin al giorno + che sia tolto l'assedio ai Mori intorno; + +113 + + e senza più dimora, come pria + liberato d'assedio abbian lor gente, + non s'intendano aver più compagnia, + ma crudel guerra e inimicizia ardente, + fin che con l'arme diffinito sia + chi la donna aver de' meritamente. + Quella, ne le cui man giurato fue, + fece la sicurtà per amendue. + +114 + + Quivi era la Discordia impaziente, + inimica di pace e d'ogni triegua; + e la Superbia v'è, che non consente + né vuol patir che tale accordo segua. + Ma più di lor può Amor quivi presente, + di cui l'alto valor nessuno adegua; + e fe' ch'indietro, a colpi di saette, + e la Discordia e la Superbia stette. + +115 + + Fu conclusa la triegua fra costoro + sì come piacque a chi di lor potea. + Vi mancava uno dei cavalli loro, + che morto quel del Tartaro giacea: + però vi venne a tempo Brigliadoro, + che le fresche erbe lungo il rio pascea. + Ma al fin del canto io mi trovo esser giunto; + sì ch'io farò, con vostra grazia, punto. + + + + +CANTO VENTICINQUESIMO + + +1 + + Oh gran contrasto in giovenil pensiero, + desir di laude ed impeto d'amore! + né chi più vaglia, ancor si trova il vero; + che resta or questo or quel superiore. + Ne l'uno ebbe e ne l'altro cavalliero + quivi gran forza il debito e l'onore; + che l'amorosa lite s'intermesse, + fin che soccorso il campo lor s'avesse. + +2 + + Ma più ve l'ebbe Amor: che se non era + che così commandò la donna loro, + non si sciogliea quella battaglia fiera, + che l'un n'avrebbe il triunfale alloro; + ed Agramante invan con la sua schiera + l'aiuto avria aspettato di costoro. + Dunque Amor sempre rio non si ritrova: + se spesso nuoce, anco talvolta giova. + +3 + + Or l'uno e l'altro cavallier pagano, + che tutti ha differiti i suoi litigi, + va, per salvar l'esercito africano, + con la donna gentil verso Parigi; + e va con essi ancora il piccol nano + che seguitò del Tartaro i vestigi, + fin che con lui condotto a fronte a fronte + avea quivi il geloso Rodomonte. + +4 + + Capitaro in un prato ove a diletto + erano cavallier sopra un ruscello, + duo disarmati e duo ch'avean l'elmetto, + e una donna con lor di viso bello. + Chi fosser quelli, altrove vi fia detto; + or no, che di Ruggier prima favello, + del buon Ruggier di cui vi fu narrato + che lo scudo nel pozzo avea gittato. + +5 + + Non è dal pozzo ancor lontano un miglio, + che venire un corrier vede in gran fretta, + di quei che manda di Troiano il figlio + ai cavallieri onde soccorso aspetta; + dal qual ode che Carlo in tal periglio + la gente saracina tien ristretta, + che, se non è chi tosto le dia aita, + tosto l'onor vi lascerà o la vita. + +6 + + Fu da molti pensier ridutto in forse + Ruggier, che tutti l'assaliro a un tratto; + ma qual per lo miglior dovesse torse, + né luogo avea né tempo a pensar atto. + Lasciò andare il messaggio, e 'l freno torse + là dove fu da quella donna tratto, + ch'ad or ad or in modo egli affrettava, + che nessun tempo d'indugiar le dava. + +7 + + Quindi seguendo il camin preso, venne + (già declinando il sole) ad una terra + che 'l re Marsilio in mezzo Francia tenne, + tolta di man di Carlo in quella guerra. + Né al ponte né alla porta si ritenne, + che non gli niega alcuno il passo o serra, + ben ch'intorno al rastrello e in su le fosse + gran quantità d'uomini e d'arme fosse. + +8 + + Perch'era conosciuta da la gente + quella donzella ch'avea in compagnia, + fu lasciato passar liberamente, + né domandato pure onde venìa. + Giunse alla piazza, e di fuoco lucente, + e piena la trovò di gente ria; + e vide in mezzo star con viso smorto + il giovine dannato ad esser morto. + +9 + + Ruggier come gli alzò gli occhi nel viso, + che chino a terra e lacrimoso stava, + di veder Bradamante gli fu aviso, + tanto il giovine a lei rassimigliava. + Più dessa gli parea, quanto più fiso + al volto e alla persona il riguardava; + e fra sé disse: — O questa è Bradamante, + o ch'io non son Ruggier com'era inante. + +10 + + Per troppo ardir si sarà forse messa + del garzon condennato alla difesa; + e poi che mal la cosa l'è successa, + ne sarà stata, come io veggo, presa. + Deh perché tanta fretta, che con essa + io non potei trovarmi a questa impresa? + Ma Dio ringrazio che ci son venuto, + ch'a tempo ancora io potrò darle aiuto. — + +11 + + E sanza più indugiar la spada stringe + (ch'avea all'altro castel rotta la lancia), + e adosso il vulgo inerme il destrier spinge + per lo petto, pei fianchi e per la pancia. + Mena la spada a cerco, ed a chi cinge + la fronte, a chi la gola, a chi la guancia. + Fugge il popul gridando; e la gran frotta + resta o sciancata o con la testa rotta. + +12 + + Come stormo d'augei ch'in ripa a un stagno + vola sicuro e a sua pastura attende, + s'improviso dal ciel falcon grifagno + gli dà nel mezzo ed un ne batte o prende, + si sparge in fuga, ognun lascia il compagno, + e de lo scampo suo cura si prende; + così veduto avreste far costoro, + tosto che 'l buon Ruggier diede fra loro. + +13 + + A quattro o sei dai colli i capi netti + levò Ruggier, ch'indi a fuggir fur lenti; + ne divise altretanti infin ai petti, + fin agli occhi infiniti e fin ai denti. + Concederò che non trovasse elmetti, + ma ben di ferro assai cuffie lucenti: + e s'elmi fini anco vi fosser stati, + così gli avrebbe, o poco men, tagliati. + +14 + + La forza di Ruggier non era quale + or si ritrovi in cavallier moderno, + né in orso né in leon né in animale + altro più fiero, o nostrale od esterno. + Forse il tremuoto le sarebbe uguale, + forse il Gran Diavol: non quel de lo 'nferno, + ma quel del mio signor, che va col fuoco + ch'a cielo e a terra e a mar si fa dar loco. + +15 + + D'ogni suo colpo mai non cadea manco + d'un uomo in terra, e le più volte un paio; + e quattro a un colpo e cinque n'uccise anco, + sì che si venne tosto al centinaio. + Tagliava il brando che trasse dal fianco, + come un tenero latte, il duro acciaio. + Falerina, per dar morte ad Orlando, + fe' nel giardin d'Orgagna il crudel brando. + +16 + + Averlo fatto poi ben le rincrebbe, + che 'l suo giardin disfar vide con esso. + Che strazio dunque, che ruina debbe + far or ch'in man di tal guerriero è messo? + Se mai Ruggier furor, se mai forza ebbe, + se mai fu l'alto suo valore espresso, + qui l'ebbe, il pose qui, qui fu veduto, + sperando dare alla sua donna aiuto. + +17 + + Qual fa la lepre contra i cani sciolti, + facea la turba contra lui riparo. + Quei che restaro uccisi, furo molti; + furo infiniti quei ch'in fuga andaro. + Avea la donna intanto i lacci tolti, + ch'ambe le mani al giovine legaro; + e come poté meglio, presto armollo, + gli diè una spada in mano e un scudo al collo. + +18 + + Egli che molto è offeso, più che puote + si cerca vendicar di quella gente: + e quivi son sì le sue forze note, + che riputar si fa prode e valente. + Già avea attuffato le dorate ruote + il Sol ne la marina d'occidente, + quando Ruggier vittorioso e quello + giovine seco uscir fuor del castello. + +19 + + Quando il garzon sicuro de la vita + con Ruggier si trovò fuor de le porte, + gli rendé molta grazia ed infinita + con gentil modi e con parole accorte, + che non lo conoscendo, a dargli aita + si fosse messo a rischio de la morte; + e pregò che 'l suo nome gli dicesse, + per sapere a chi tanto obligo avesse. + +20 + + — Veggo (dicea Ruggier) la faccia bella + e le belle fattezze e 'l bel sembiante, + ma la suavità de la favella + non odo già de la mia Bradamante; + né la relazion di grazie è quella + ch'ella usar debba al suo fedele amante. + Ma se pur questa è Bradamante, or come + ha sì tosto in oblio messo il mio nome? — + +21 + + Per ben saperne il certo, accortamente + Ruggier le disse: — Io v'ho veduto altrove; + ed ho pensato e penso, e finalmente + non so né posso ricordarmi dove. + Ditemel voi, se vi ritorna a mente, + e fate che 'l nome anco udir mi giove, + acciò che saper possa a cui mia aita + dal fuoco abbia salvata oggi la vita. — + +22 + + — Che voi m'abbiate visto esser potria + (rispose quel), che non so dove o quando: + ben vo pel mondo anch'io la parte mia, + strane aventure or qua or là cercando. + Forse una mia sorella stata fia, + che veste l'arme e porta al lato il brando; + che nacque meco, e tanto mi somiglia, + che non ne può discerner la famiglia. + +23 + + Né primo né secondo né ben quarto + sète di quei ch'errore in ciò preso hanno: + né 'l padre né i fratelli né chi a un parto + ci produsse ambi, scernere ci sanno. + Gli è ver che questo crin raccorcio e sparto + ch'io porto, come gli altri uomini fanno, + ed il suo lungo e in treccia al capo avvolta, + ci solea far già differenza molta: + +24 + + ma poi ch'un giorno ella ferita fu + nel capo (lungo saria a dirvi come), + e per sanarla un servo di Iesù + a mezza orecchia le tagliò le chiome, + alcun segno tra noi non restò più + di differenza, fuor che 'l sesso e 'l nome. + Ricciardetto son io, Bradamante ella; + io fratel di Rinaldo, essa sorella. + +25 + + E se non v'increscesse l'ascoltarmi, + cosa direi che vi faria stupire, + la qual m'occorse per assimigliarmi + a lei: gioia al principio e al fin martìre. — + Ruggiero il qual più graziosi carmi, + più dolce istoria non potrebbe udire, + che dove alcun ricordo intervenisse + de la sua donna, il pregò sì, che disse. + +26 + + — Accadde a questi dì, che pei vicini + boschi passando la sorella mia, + ferita da uno stuol de Saracini + che senza l'elmo la trovar per via, + fu di scorciarsi astretta i lunghi crini, + se sanar volse d'una piaga ria + ch'avea con gran periglio ne la testa; + e così scorcia errò per la foresta. + +27 + + Errando giunse ad una ombrosa fonte; + e perché afflitta e stanca ritrovosse, + dal destrier scese e disarmò la fronte, + e su le tenere erbe addormentosse. + Io non credo che fabula si conte, + che più di questa istoria bella fosse. + Fiordispina di Spagna soprarriva, + che per cacciar nel bosco ne veniva. + +28 + + E quando ritrovò la mia sirocchia + tutta coperta d'arme, eccetto il viso, + ch'avea la spada in luogo di conocchia, + le fu vedere un cavalliero aviso. + La faccia e le viril fattezze adocchia + tanto, che se ne sente il cor conquiso; + la invita a caccia, e tra l'ombrose fronde + lunge dagli altri al fin seco s'asconde. + +29 + + Poi che l'ha seco in solitario loco + dove non teme d'esser sopraggiunta, + con atti e con parole a poco a poco + le scopre il fisso cuor di grave punta. + Con gli occhi ardenti e coi sospir di fuoco + le mostra l'alma di disio consunta. + Or si scolora in viso, or si raccende; + tanto s'arrischia, ch'un bacio ne prende. + +30 + + La mia sorella avea ben conosciuto + che questa donna in cambio l'avea tolta: + né dar poteale a quel bisogno aiuto, + e si trovava in grande impaccio avvolta. + — Gli è meglio (dicea seco) s'io rifiuto + questa avuta di me credenza stolta + e s'io mi mostro femina gentile, + che lasciar riputarmi un uomo vile. — + +31 + + E dicea il ver; ch'era viltade espressa, + conveniente a un uom fatto di stucco, + con cui sì bella donna fosse messa, + piena di dolce e di nettareo succo, + e tuttavia stesse a parlar con essa, + tenendo basse l'ale come il cucco. + Con modo accorto ella il parlar ridusse, + che venne a dir come donzella fusse; + +32 + + che gloria, qual già Ippolita e Camilla, + cerca ne l'arme; e in Africa era nata + in lito al mar ne la città d'Arzilla, + a scudo e a lancia da fanciulla usata. + Per questo non si smorza una scintilla + del fuoco de la donna inamorata. + Questo rimedio all'alta piaga è tardo: + tant'avea Amor cacciato inanzi il dardo. + +33 + + Per questo non le par men bello il viso, + men bel lo sguardo e men belli i costumi; + per ciò non torna il cor, che già diviso + da lei, godea dentro gli amati lumi. + Vedendola in quell'abito, l'è aviso + che può far che 'l desir non la consumi; + e quando, ch'ella è pur femina, pensa, + sospira e piange e mostra doglia immensa. + +34 + + Chi avesse il suo ramarico e 'l suo pianto + quel giorno udito, avria pianto con lei. + — Quai tormenti (dicea) furon mai tanto + crudel, che più non sian crudeli i miei? + D'ogn'altro amore, o scelerato o santo, + il desiato fin sperar potrei; + saprei partir la rosa da le spine: + solo il mio desiderio è senza fine! + +35 + + Se pur volevi, Amor, darmi tormento + che t'increscesse il mio felice stato, + d'alcun martìr dovevi star contento, + che fosse ancor negli altri amanti usato. + Né tra gli uomini mai né tra l'armento, + che femina ami femina ho trovato: + non par la donna all'altre donne bella, + né a cervie cervia, né all'agnelle agnella. + +36 + + In terra, in aria, in mar, sola son io + che patisco da te sì duro scempio; + e questo hai fatto acciò che l'error mio + sia ne l'imperio tuo l'ultimo esempio. + La moglie del re Nino ebbe disio, + il figlio amando, scelerato ed empio, + e Mirra il padre, e la Cretense il toro: + ma gli è più folle il mio, ch'alcun dei loro. + +37 + + La femina nel maschio fe' disegno, + speronne il fine, ed ebbelo, come odo: + Pasife ne la vacca entrò del legno, + altre per altri mezzi e vario modo. + Ma se volasse a me con ogni ingegno + Dedalo, non potria scioglier quel nodo + che fece il mastro troppo diligente, + Natura d'ogni cosa più possente. — + +38 + + Così si duole e si consuma ed ange + la bella donna, e non s'accheta in fretta. + Talor si batte il viso e il capel frange, + e di sé contra sé cerca vendetta. + La mia sorella per pietà ne piange, + ed è a sentir di quel dolor costretta. + Del folle e van disio si studia trarla, + ma non fa alcun profitto, e invano parla. + +39 + + Ella ch'aiuto cerca e non conforto, + sempre più si lamenta e più si duole. + Era del giorno il termine ormai corto, + che rosseggiava in occidente il sole, + ora oportuna da ritrarsi in porto + a chi la notte al bosco star non vuole; + quando la donna invitò Bradamante + a questa terra sua poco distante. + +40 + + Non le seppe negar la mia sorella: + e così insieme ne vennero al loco, + dove la turba scelerata e fella + posto m'avria, se tu non v'eri, al fuoco. + Fece là dentro Fiordispina bella + la mia sirocchia accarezzar non poco: + e rivestita di feminil gonna, + conoscer fe' a ciascun ch'ella era donna. + +41 + + Però che conoscendo che nessuno + util traea da quel virile aspetto, + non le parve anco di voler ch'alcuno + biasmo di sé per questo fosse detto: + féllo anco, acciò che 'l mal ch'avea da l'uno + virile abito, errando, già concetto, + ora con l'altro, discoprendo il vero, + provassi di cacciar fuor del pensiero. + +42 + + Commune il letto ebbon la notte insieme, + ma molto differente ebbon riposo; + che l'una dorme, e l'altra piange e geme + che sempre il suo desir sia più focoso. + E se 'l sonno talor gli occhi le preme, + quel breve sonno è tutto imaginoso: + le par veder che 'l ciel l'abbia concesso + Bradamante cangiata in miglior sesso. + +43 + + Come l'infermo acceso di gran sete, + s'in quella ingorda voglia s'addormenta, + nell'interrotta e turbida quiete, + d'ogn'acqua che mai vide si ramenta; + così a costei di far sue voglie liete + l'imagine del sonno rappresenta. + Si desta; e nel destar mette la mano, + e ritrova pur sempre il sogno vano. + +44 + + Quanti prieghi la notte, quanti voti, + offerse al suo Macone e a tutti i dei, + che con miracoli apparenti e noti + mutassero in miglior sesso costei! + ma tutti vede andar d'effetto voti, + e forse ancora il ciel ridea di lei. + Passa la notte; e Febo il capo biondo + traea del mare, e dava luce al mondo. + +45 + + Poi che 'l dì venne e che lasciaro il letto, + a Fiordispina s'augumenta doglia; + che Bradamante ha del partir già detto, + ch'uscir di questo impaccio avea gran voglia. + La gentil donna un ottimo ginetto + in don da lei vuol che partendo toglia, + guernito d'oro, ed una sopravesta + che riccamente ha di sua man contesta. + +46 + + Accompagnolla un pezzo Fiordispina, + poi fe' piangendo al suo castel ritorno. + La mia sorella sì ratto camina, + che venne a Montalbano anco quel giorno. + Noi suoi fratelli e la madre meschina + tutti le siamo festeggiando intorno; + che di lei non sentendo, avuto forte + dubbio e tema avevàn de la sua morte. + +47 + + Mirammo (al trar de l'elmo) al mozzo crine, + ch'intorno al capo prima s'avolgea; + così le sopraveste peregrine + ne fer meravigliar, ch'indosso avea. + Ed ella il tutto dal principio al fine + narronne, come dianzi io vi dicea: + come ferita fosse al bosco, e come + lasciasse, per guarir, le belle chiome; + +48 + + e come poi dormendo in ripa all'acque, + la bella cacciatrice sopragiunse, + a cui la falsa sua sembianza piacque; + e come da la schiera la disgiunse. + Del lamento di lei poi nulla tacque, + che di pietade l'anima ci punse; + e come alloggiò seco, e tutto quello + che fece fin che ritornò al castello. + +49 + + Di Fiordispina gran notizia ebb'io, + ch'in Siragozza e già la vidi in Francia, + e piacquer molto all'appetito mio + i suoi begli occhi e la polita guancia: + ma non lasciai fermarvisi il disio, + che l'amar senza speme è sogno e ciancia. + Or, quando in tal ampiezza mi si porge, + l'antiqua fiamma subito risorge. + +50 + + Di queste speme Amor ordisce i nodi, + che d'altre fila ordir non li potea, + onde mi piglia: e mostra insieme i modi + che da la donna avrei quel ch'io chiedea. + A succeder saran facil le frodi; + che come spesso altri ingannato avea + la simiglianza c'ho di mia sorella, + forse anco ingannerà questa donzella. + +51 + + Faccio o nol faccio? Al fin mi par che buono + sempre cercar quel che diletti sia. + Del mio pensier con altri non ragiono, + né vo' ch'in ciò consiglio altri mi dia. + Io vo la notte ove quell'arme sono + che s'avea tratte la sorella mia: + tolgole, e col destrier suo via camino, + né sto aspettar che luca il matutino. + +52 + + Io me ne vo la notte (Amore è duce) + a ritrovar la bella Fiordispina; + e v'arrivai che non era la luce + del sole ascosa ancor ne la marina. + Beato è chi correndo si conduce + prima degli altri a dirlo alla regina, + da lei sperando per l'annunzio buono + acquistar grazia e riportarne dono. + +53 + + Tutti m'aveano tolto così in fallo, + com'hai tu fatto ancor, per Bradamante; + tanto più che le vesti ebbi e 'l cavallo + con che partita era ella il giorno inante. + Vien Fiordispina di poco intervallo + con feste incontra e con carezze tante, + e con sì allegro viso e sì giocondo, + che più gioia mostrar non potria al mondo. + +54 + + Le belle braccia al collo indi mi getta, + e dolcemente stringe, e bacia in bocca. + Tu puoi pensar s'allora la saetta + dirizzi Amor, s'in mezzo il cor mi tocca. + Per man mi piglia, e in camera con fretta + mi mena; e non ad altri, ch'a lei, tocca + che da l'elmo allo spron l'arme mi slacci + e nessun altro vuol che se n'impacci. + +55 + + Poi fattasi arrecare una sua veste + adorna e ricca, di sua man la spiega, + e come io fossi femina, mi veste, + e in reticella d'oro il crin mi lega. + Io muovo gli occhi con maniere oneste, + né ch'io sia donna alcun mio gesto niega. + La voce ch'accusar mi potea forse, + sì ben usai, ch'alcun non se n'accorse. + +56 + + Uscimmo poi là dove erano molte + persone in sala, e cavallieri e donne, + dai quali fummo con l'onor raccolte, + ch'alle regine fassi e gran madonne. + Quivi d'alcuni mi risi io più volte, + che non sappiendo ciò che sotto gonne + si nascondesse valido e gagliardo, + mi vagheggiavan con lascivo sguardo. + +57 + + Poi che si fece la notte più grande, + e già un pezzo la mensa era levata, + la mensa, che fu d'ottime vivande, + secondo la stagione, apparecchiata; + non aspetta la donna ch'io domande + quel che m'era cagion del venir stata: + ella m'invita per sua cortesia, + che quella notte a giacer seco io stia. + +58 + + Poi che donne e donzelle ormai levate + si furo, e paggi e camerieri intorno, + essendo ambe nel letto dispogliate, + coi torchi accesi che parea di giorno, + io cominciai: — Non vi maravigliate, + madonna, se sì tosto a voi ritorno; + che forse v'andavate imaginando + di non mi riveder fin Dio sa quando. + +59 + + Dirò prima la causa del partire, + poi del ritorno l'udirete ancora. + Se 'l vostro ardor, madonna, intiepidire + potuto avessi col mio far dimora, + vivere in vostro servizio e morire + voluto avrei, né starne senza un'ora; + ma visto quanto il mio star vi nocessi, + per non poter far meglio, andare elessi. + +60 + + Fortuna mi tirò fuor del camino + in mezzo un bosco d'intricati rami, + dove odo un grido risonar vicino, + come di donna che soccorso chiami. + V'accorro, e sopra un lago cristallino + ritrovo un fauno ch'avea preso agli ami + in mezzo l'acqua una donzella nuda, + e mangiarsi, il crudel, la volea cruda. + +61 + + Colà mi trassi, e con la spada in mano + (perch'aiutar non la potea altrimente) + tolsi di vita il pescator villano: + ella saltò ne l'acqua immantinente. + — Non m'avrai (disse) dato aiuto invano: + ben ne sarai premiato e riccamente + quanto chieder saprai, perché son ninfa + che vivo dentro a questa chiara linfa; + +62 + + ed ho possanza far cose stupende, + e sforzar gli elementi e la natura. + Chiedi tu, quanto il mio valor s'estende, + poi lascia a me di satisfarti cura. + Dal ciel la luna al mio cantar discende, + s'agghiaccia il fuoco, e l'aria si fa dura; + ed ho talor con semplici parole + mossa la terra, ed ho fermato il sole. — + +63 + + Non le domando a questa offerta unire + tesor, né dominar populi e terre, + né in più virtù né in più vigor salire, + né vincer con onor tutte le guerre; + ma sol che qualche via donde il desire + vostro s'adempia, mi schiuda e disserre: + né più le domando un ch'un altro effetto, + ma tutta al suo giudicio mi rimetto. + +64 + + Ebbile a pena mia domanda esposta, + ch'un'altra volta la vidi attuffata; + né fece al mio parlare altra risposta, + che di spruzzar vêr me l'acqua incantata: + la qual non prima al viso mi s'accosta, + ch'io (non so come) son tutta mutata. + Io 'l veggo, io 'l sento, e a pena vero parmi: + sento in maschio, di femina, mutarmi. + +65 + + E se non fosse che senza dimora + vi potete chiarir, nol credereste: + e qual nell'altro sesso, in questo ancora + ho le mie voglie ad ubbidirvi preste. + Commandate lor pur, che fieno or ora + e sempremai per voi vigile e deste. — + Così le dissi; e feci ch'ella istessa + trovò con man la veritade espressa. + +66 + + Come interviene a chi già fuor di speme + di cosa sia che nel pensier molt'abbia, + che mentre più d'esserne privo geme, + più se n'afflige e se ne strugge e arrabbia; + se ben la trova poi, tanto gli preme + l'aver gran tempo seminato in sabbia, + e la disperazion l'ha sì male uso, + che non crede a se stesso, e sta confuso: + +67 + + così la donna, poi che tocca e vede + quel di ch'avuto avea tanto desire, + agli occhi, al tatto, a se stessa non crede, + e sta dubbiosa ancor di non dormire; + e buona prova bisognò a far fede, + che sentia quel che le parea sentire. + — Fa, Dio (disse ella), se son sogni questi, + ch'io dorma sempre, e mai più non mi desti. — + +68 + + Non rumor di tamburi o suon di trombe + furon principio all'amoroso assalto, + ma baci ch'imitavan le colombe, + davan segno or di gire, or di fare alto. + Usammo altr'arme che saette o frombe. + Io senza scale in su la rocca salto + e lo stendardo piantovi di botto, + e la nimica mia mi caccio sotto. + +69 + + Se fu quel letto la notte dinanti + pien di sospiri e di querele gravi, + non stette l'altra poi senza altretanti + risi, feste, gioir, giochi soavi. + Non con più nodi i flessuosi acanti + le colonne circondano e le travi, + di quelli con che noi legammo stretti + e colli e fianchi e braccia e gambe e petti. + +70 + + La cosa stava tacita fra noi, + sì che durò il piacer per alcun mese: + pur si trovò chi se n'accorse poi, + tanto che con mio danno il re lo 'ntese. + Voi che mi liberaste da quei suoi + che ne la piazza avean le fiamme accese, + comprendere oggimai potete il resto; + ma Dio sa ben con che dolor ne resto. — + +71 + + Così a Ruggier narrava Ricciardetto, + e la notturna via facea men grave, + salendo tuttavia verso un poggetto + cinto di ripe e di pendici cave. + Un erto calle e pien di sassi e stretto + apria il camin con faticosa chiave. + Sedea al sommo un castel detto Agrismonte, + ch'ave' in guardia Aldigier di Chiaramonte. + +72 + + Di Buovo era costui figliuol bastardo, + fratel di Malagigi e di Viviano; + chi legitimo dice di Gherardo, + è testimonio temerario e vano. + Fosse come si voglia, era gagliardo, + prudente, liberal, cortese, umano; + e facea quivi le fraterne mura + la notte e il dì guardar con buona cura. + +73 + + Raccolse il cavallier cortesemente, + come dovea, il cugin suo Ricciardetto, + ch'amò come fratello; e parimente + fu ben visto Ruggier per suo rispetto. + Ma non gli uscì già incontra allegramente, + come era usato, anzi con tristo aspetto, + perch'uno aviso il giorno avuto avea, + che nel viso e nel cor mesto il facea. + +74 + + A Ricciardetto in cambio di saluto + disse: — Fratello, abbiàn nuova non buona. + Per certissimo messo oggi ho saputo + che Bertolagi iniquo di Baiona + con Lanfusa crudel s'è convenuto, + che preziose spoglie esso a lei dona, + ed essa a lui pon nostri frati in mano, + il tuo bon Malagigi e il tuo Viviano. + +75 + + Ella dal dì che Ferraù li prese, + gli ha ognor tenuti in loco oscuro e fello, + fin che 'l brutto contratto e discortese + n'ha fatto con costui di ch'io favello. + Gli de' mandar domane al Maganzese + nei confin tra Baiona e un suo castello. + Verrà in persona egli a pagar la mancia + che compra il miglior sangue che sia in Francia. + +76 + + Rinaldo nostro n'ho avisato or ora, + ed ho cacciato il messo di galoppo; + ma non mi par ch'arrivar possa ad ora + che non sia tarda, che 'l camino è troppo. + Io non ho meco gente da uscir fuora: + l'animo è pronto, ma il potere è zoppo. + Se gli ha quel traditor, li fa morire: + sì che non so che far, non so che dire. — + +77 + + La dura nuova a Ricciardetto spiace, + e perché spiace a lui, spiace a Ruggiero; + che poi che questo e quel vede che tace, + né tra' profitto alcun del suo pensiero, + disse con grande ardir: — Datevi pace: + sopra me quest'impresa tutta chero; + e questa mia varrà per mille spade + a riporvi i fratelli in libertade. + +78 + + Io non voglio altra gente, altri sussidi, + ch'io credo bastar solo a questo fatto; + io vi domando solo un che mi guidi + al luogo ove si dee fare il baratto. + Io vi farò sin qui sentire i gridi + di chi sarà presente al rio contratto. — + Così dicea; né dicea cosa nuova + all'un de' dui, che n'avea visto pruova. + +79 + + L'altro non l'ascoltava, se non quanto + s'ascolti un ch'assai parli e sappia poco: + ma Ricciardetto gli narrò da canto + come fu per costui tratto del fuoco; + e ch'era certo che maggior del vanto + faria veder l'effetto a tempo e a loco. + Gli diede allor udienza più che prima, + e riverillo, e fe' di lui gran stima. + +80 + + Ed alla mensa, ove la Copia fuse + il corno, l'onorò come suo donno. + Quivi senz'altro aiuto si concluse + che liberare i duo fratelli ponno. + Intanto sopravenne e gli occhi chiuse + ai signori e ai sergenti il pigro Sonno, + fuor ch'a Ruggier; che, per tenerlo desto, + gli punge il cor sempre un pensier molesto. + +81 + + L'assedio d'Agramante ch'avea il giorno + udito dal corrier, gli sta nel core. + Ben vede ch'ogni minimo soggiorno + che faccia d'aiutarlo, è suo disnore. + Quanta gli sarà infamia, quanto scorno, + se coi nemici va del suo signore! + Oh come a gran viltade, a gran delitto, + battezzandosi alor, gli sarà ascritto! + +82 + + Potria in ogn'altro tempo esser creduto + che vera religion l'avesse mosso; + ma ora che bisogna col suo aiuto + Agramante d'assedio esser riscosso, + più tosto da ciascun sarà tenuto + che timore e viltà l'abbia percosso, + ch'alcuna opinion di miglior fede: + questo il cor di Ruggier stimula e fiede. + +83 + + Che s'abbia da partire anco lo punge + senza licenza de la sua regina. + Quando questo pensier, quando quel giunge, + che 'l dubio cor diversamente inchina. + Gli era l'aviso riuscito lunge + di trovarla al castel di Fiordispina, + dove insieme dovean, come ho già detto, + in soccorso venir di Ricciardetto. + +84 + + Poi gli sovien ch'egli le avea promesso + di seco a Vallombrosa ritrovarsi. + Pensa ch'andar v'abbi ella, e quivi d'esso + che non vi trovi poi, maravigliarsi. + Potesse almen mandar lettera o messo, + sì ch'ella non avesse a lamentarsi + che, oltre ch'egli mal le avea ubbidito, + senza far motto ancor fosse partito. + +85 + + Poi che più cose imaginate s'ebbe, + pensa scriverle al fin quanto gli accada; + e ben ch'egli non sappia come debbe + la lettera inviar, sì che ben vada, + non però vuol restar; che ben potrebbe + alcun messo fedel trovar per strada. + Più non s'indugia, e salta de le piume; + si fa dar carta, inchiostro, penna e lume. + +86 + + I camarier discreti ed aveduti + arrecano a Ruggier ciò che commanda. + Egli comincia a scrivere, e i saluti + (come si suol) nei primi versi manda: + poi narra degli avisi che venuti + son dal suo re, ch'aiuto gli domanda; + e se l'andata sua non è ben presta, + o morto o in man degli nimici resta. + +87 + + Poi seguita, ch'essendo a tal partito, + e ch'a lui per aiuto si volgea, + vedesse ella che 'l biasmo era infinito + s'a quel punto negar gli lo volea; + e ch'esso, a lei dovendo esser marito, + guardarsi da ogni macchia si dovea; + che non si convenia con lei, che tutta + era sincera, alcuna cosa brutta. + +88 + + E se mai per adietro un nome chiaro, + ben oprando, cercò di guadagnarsi, + e guadagnato poi, se avuto caro, + se cercato l'avea di conservarsi; + or lo cercava, e n'era fatto avaro, + poi che dovea con lei participarsi, + la qual sua moglie, e totalmente in dui + corpi esser dovea un'anima con lui. + +89 + + E sì come già a bocca le avea detto, + le ridicea per questa carta ancora: + finito il tempo in che per fede astretto + era al suo re, quando non prima muora, + che si farà cristian così d'effetto, + come di buon voler stato era ogni ora; + e ch'al padre e a Rinaldo e agli altri suoi + per moglie domandar la farà poi. + +90 + + — Voglio (le soggiungea), quando vi piaccia, + l'assedio al mio signor levar d'intorno, + acciò che l'ignorante vulgo taccia, + il qual direbbe, a mia vergogna e scorno: + Ruggier, mentre Agramante ebbe bonaccia, + mai non l'abandonò notte né giorno; + or che Fortuna per Carlo si piega, + egli col vincitor l'insegna spiega. + +91 + + Voglio quindici dì termine o venti, + tanto che comparir possa una volta, + sì che degli africani alloggiamenti + la grave ossedion per me sia tolta. + Intanto cercherò convenienti + cagioni, e che sian giuste, di dar volta. + Io vi domando per mio onor sol questo: + tutto poi vostro è di mia vita il resto. — + +92 + + In simili parole si diffuse + Ruggier, che tutte non so dirvi a pieno; + e seguì con molt'altre, e non concluse + fin che non vide tutto il foglio pieno; + e poi piegò la lettera e la chiuse, + e suggellata se la pose in seno, + con speme che gli occorra il dì seguente + chi alla donna la dia secretamente. + +93 + + Chiusa ch'ebbe la lettera, chiuse anco + gli occhi sul letto, e ritrovò quiete; + che 'l Sonno venne, e sparse il corpo stanco + col ramo intinto nel liquor di Lete: + e posò fin ch'un nembo rosso e bianco + di fiori sparse le contrade liete + del lucido oriente d'ogn'intorno, + ed indi uscì de l'aureo albergo il giorno. + +94 + + E poi ch'a salutar la nuova luce + pei verdi rami incominciar gli augelli, + Aldigier che voleva essere il duce + di Ruggiero e de l'altro, e guidar quelli + ove faccin che dati in mano al truce + Bertolagi non siano i duo fratelli, + fu 'l primo in piede; e quando sentir lui, + del letto usciro anco quegli altri dui. + +95 + + Poi che vestiti furo e bene armati, + coi duo cugin Ruggier si mette in via, + già molto indarno avendoli pregati + che questa impresa a lui tutta si dia; + ma essi, pel desir c'han de' lor frati, + e perché lor parea discortesia, + steron negando più duri che sassi, + né consentiron mai che solo andassi. + +96 + + Giunsero al loco il dì che si dovea + Malagigi mutar nei carriaggi. + Era un'ampla campagna che giacea + tutta scoperta agli apollinei raggi. + Quivi né allor né mirto si vedea, + né cipressi né frassini né faggi, + ma nuda ghiara, e qualche umil virgulto + non mai da marra o mai da vomer culto. + +97 + + I tre guerrieri arditi si fermaro + dove un sentier fendea quella pianura; + e giunger quivi un cavallier miraro, + ch'avea d'oro fregiata l'armatura, + e per insegna in campo verde il raro + e bello augel che più d'un secol dura. + Signor, non più, che giunto al fin mi veggio + di questo canto, e riposarmi chieggio. + + + + +CANTO VENTISEIESIMO + + +1 + + Cortesi donne ebbe l'antiqua etade, + che le virtù, non le ricchezze, amaro: + al tempo nostro si ritrovan rade + a cui, più del guadagno, altro sia caro. + Ma quelle che per lor vera bontade + non seguon de le più lo stile avaro, + vivendo, degne son d'esser contente; + gloriose e immortal poi che fian spente. + +2 + + Degna d'eterna laude è Bradamante, + che non amò tesor, non amò impero, + ma la virtù, ma l'animo prestante, + ma l'alta gentilezza di Ruggiero; + e meritò che ben le fosse amante + un così valoroso cavalliero, + e per piacere a lei facesse cose + nei secoli avenir miracolose. + +3 + + Ruggier, come di sopra vi fu detto, + coi duo di Chiaramonte era venuto, + dico con Aldigier, con Ricciardetto, + per dare ai duo fratei prigioni aiuto. + Vi dissi ancor che di superbo aspetto + venire un cavalliero avean veduto, + che portava l'augel che si rinuova, + e sempre unico al mondo si ritrova. + +4 + + Come di questi il cavallier s'accorse, + che stavan per ferir quivi su l'ale, + in prova disegnò di voler porse, + s'alla sembianza avean virtude uguale. + — È di voi (disse loro) alcuno forse + che provar voglia chi di noi più vale + a' colpi o de la lancia o de la spada, + fin che l'un resti in sella e l'altro cada? — + +5 + + — Farei (disse Aldigier) teco, o volessi + menar la spada a cerco, o correr l'asta; + ma un'altra impresa che, se qui tu stessi, + veder potresti, questa in modo guasta, + ch'a parlar teco, non che ci traessi + a correr giostra, a pena tempo basta: + seicento uomini al varco, o più, attendiamo, + coi qua' d'oggi provarci obligo abbiamo. + +6 + + Per tor lor duo de' nostri che prigioni + quinci trarran, pietade e amor n'ha mosso. — + E seguitò narrando le cagioni + che li fece venir con l'arme indosso. + — Sì giusta è questa escusa che m'opponi + (disse il guerrier), che contradir non posso; + e fo certo giudicio che voi siate + tre cavallier che pochi pari abbiate. + +7 + + Io chiedea un colpo o dui con voi scontrarme, + per veder quanto fosse il valor vostro; + ma quando all'altrui spese dimostrarme + lo vogliate, mi basta, e più non giostro. + Vi priego ben, che por con le vostr'arme + quest'elmo io possa e questo scudo nostro; + e spero dimostrar, se con voi vegno, + che di tal compagnia non sono indegno. — + +8 + + Parmi veder ch'alcun saper desia + il nome di costui, che quivi giunto + a Ruggiero e a' compagni si offeria + compagno d'arme al periglioso punto. + Costei (non più costui detto vi sia) + era Marfisa che diede l'assunto + al misero Zerbin de la ribalda + vecchia Gabrina ad ogni mal sì calda. + +9 + + I duo di Chiaramonte e il buon Ruggiero + l'accettar volentier ne la lor schiera, + ch'esser credeano certo un cavalliero, + e non donzella, e non quella ch'ella era. + Non molto dopo scoperse Aldigiero + e veder fe' ai compagni una bandiera + che facea l'aura tremolare in volta, + e molta gente intorno avea raccolta. + +10 + + E poi che più lor fur fatti vicini, + e che meglio notar l'abito moro, + conobbero che gli eran Saracini, + e videro i prigioni in mezzo a loro + legati e tratti su piccol ronzini + a' Maganzesi, per cambiarli in oro. + Disse Marfisa agli altri: — Ora che resta, + poi che son qui, di cominciar la festa? — + +11 + + Ruggier rispose: — Gl'invitati ancora + non ci son tutti, e manca una gran parte. + Gran ballo s'apparecchia di fare ora; + e perché sia solenne, usiamo ogn'arte: + ma far non ponno omai lunga dimora. — + Così dicendo, veggono in disparte + venire i traditori di Maganza: + sì ch'eran presso a cominciar la danza. + +12 + + Giungean da l'una parte i Maganzesi, + e conducean con loro i muli carchi + d'oro e di vesti e d'altri ricchi arnesi; + da l'altra in mezzo a lance, spade ed archi, + venian dolenti i duo germani presi, + che si vedeano essere attesi ai varchi: + e Bertolagi, empio inimico loro, + udian parlar col capitano Moro. + +13 + + Né di Buovo il figliuol né quel d'Amone, + veduto il Maganzese, indugiar puote: + la lancia in resta l'uno e l'altro pone, + e l'uno e l'altro il traditor percuote. + L'un gli passa la pancia e 'l primo arcione, + e l'altro il viso per mezzo le gote. + Così n'andasser pur tutti i malvagi, + come a quei colpi n'andò Bertolagi. + +14 + + Marfisa con Ruggiero a questo segno + si muove, e non aspetta altra trombetta; + né prima rompe l'arrestato legno, + che tre, l'un dopo l'altro, in terra getta. + De l'asta di Ruggier fu il pagan degno, + che guidò gli altri, e uscì di vita in fretta; + e per quella medesima con lui + uno ed un altro andò nei regni bui. + +15 + + Di qui nacque un error tra gli assaliti, + che lor causò lor ultima ruina. + Da un lato i Maganzesi esser traditi + credeansi da la squadra saracina; + da l'altro i Mori in tal modo feriti, + l'altra schiera chiamavano assassina: + e tra lor cominciar con fiera clade + a tirare archi e a menar lance e spade. + +16 + + Salta ora in questa squadra ed ora in quella + Ruggiero, e via ne toglie or dieci or venti: + altritanti per man de la donzella + di qua e di là ne son scemati e spenti. + Tanti si veggon gir morti di sella, + quanti ne toccan le spade taglienti, + a cui dan gli elmi e le corazze loco, + come nel bosco i secchi legni al fuoco. + +17 + + Se mai d'aver veduto vi raccorda, + o rapportato v'ha fama all'orecchie, + come, allor che 'l collegio si discorda, + e vansi in aria a far guerra le pecchie, + entri fra lor la rondinella ingorda, + e mangi e uccida e guastine parecchie; + dovete imaginar che similmente + Ruggier fosse e Marfisa in quella gente. + +18 + + Non così Ricciardetto e il suo cugino + tra le due genti variavan danza, + perché, lasciando il campo saracino, + sol tenean l'occhio all'altro di Maganza. + Il fratel di Rinaldo paladino + con molto animo avea molta possanza, + e quivi raddoppiar glie la facea + l'odio che contra ai Maganzesi avea. + +19 + + Facea parer questa medesma causa + un leon fiero il bastardo di Buovo, + che con la spada senza indugio e pausa + fende ogn'elmo, o lo schiaccia come un ovo. + E qual persona non saria stata ausa, + non saria comparita un Ettor nuovo, + Marfisa avendo in compagnia e Ruggiero, + ch'eran la scelta e 'l fior d'ogni guerriero? + +20 + + Marfisa tuttavolta combattendo, + spesso ai compagni gli occhi rivoltava; + e di lor forza paragon vedendo, + con maraviglia tutti li lodava: + ma di Ruggier pur il valor stupendo + e senza pari al mondo le sembrava; + e talor si credea che fosse Marte + sceso dal quinto cielo in quella parte. + +21 + + Mirava quelle orribili percosse, + miravale non mai calare in fallo: + parea che contra Balisarda fosse + il ferro carta e non duro metallo. + Gli elmi tagliava e le corazze grosse, + e gli uomini fendea fin sul cavallo, + e li mandava in parte uguali al prato, + tanto da l'un quanto da l'altro lato. + +22 + + Continuando la medesma botta, + uccidea col signore il cavallo anche. + I capi dalle spalle alzava in frotta, + e spesso i busti dipartia da l'anche. + Cinque e più a un colpo ne tagliò talotta: + e se non che pur dubito che manche + credenza al ver c'ha faccia di menzogna, + di più direi; ma di men dir bisogna. + +23 + + Il buon Turpin, che sa che dice il vero, + e lascia creder poi quel ch'a l'uom piace, + narra mirabil cose di Ruggiero, + ch'udendolo, il direste voi mendace. + Così parea di ghiaccio ogni guerriero + contra Marfisa, ed ella ardente face; + e non men di Ruggier gli occhi a sé trasse, + ch'ella di lui l'alto valor mirasse. + +24 + + E s'ella lui Marte stimato avea, + stimato egli avria lei forse Bellona, + se per donna così la conoscea, + come parea il contrario alla persona. + E forse emulazion tra lor nascea + per quella gente misera, non buona, + ne la cui carne e sangue e nervi ed ossa + fan prova chi di loro abbia più possa. + +25 + + Bastò di quattro l'animo e il valore + a far ch'un campo e l'altro andasse rotto. + Non restava arme, a chi fuggia, migliore + che quella che si porta più di sotto. + Beato chi il cavallo ha corridore, + ch'in prezzo non è quivi ambio né trotto; + e chi non ha destrier, quivi s'avede, + quanto il mestier de l'arme è tristo a piede. + +26 + + Riman la preda e 'l campo ai vincitori + che non è fante o mulatier che resti. + Là Maganzesi, e qua fuggono i Mori: + quei lasciano i prigion, le some questi. + Furon, con lieti visi e più coi cori, + Malagigi e Viviano a scioglier presti; + non fur men diligenti a sciorre i paggi, + e por le some in terra e i carriaggi. + +27 + + Oltre una buona quantità d'argento + ch'in diverse vasella era formato, + ed alcun muliebre vestimento + di lavoro bellissimo fregiato, + e per stanze reali un paramento + d'oro e di seta in Fiandra lavorato, + ed altre cose ricche in copia grande; + fiaschi di vin trovar, pane e vivande. + +28 + + Al trar degli elmi, tutti vider come + avea lor dato aiuto una donzella: + fu conosciuta all'auree crespe chiome + ed alla faccia delicata e bella. + L'onoran molto, e pregano che 'l nome + di gloria degno non asconda; ed ella, + che sempre tra gli amici era cortese, + a dar di sé notizia non contese. + +29 + + Non si ponno saziar di riguardarla; + che tal vista l'avean ne la battaglia. + Sol mira ella Ruggier, sol con lui parla: + altri non prezza, altri non par che vaglia. + Vengono i servi intanto ad invitarla + coi compagni a goder la vettovaglia, + ch'apparecchiata avean sopra una fonte + che difendea dal raggio estivo un monte. + +30 + + Era una de le fonti di Merlino, + de le quattro di Francia da lui fatte, + d'intorno cinta di bel marmo fino, + lucido e terso, e bianco più che latte. + Quivi d'intaglio con lavor divino + avea Merlino imagini ritratte: + direste che spiravano, e, se prive + non fossero di voce, ch'eran vive. + +31 + + Quivi una bestia uscir de la foresta + parea, di crudel vista, odiosa e brutta, + ch'avea l'orecchie d'asino, e la testa + di lupo e i denti, e per gran fame asciutta; + branche avea di leon; l'altro che resta, + tutto era volpe: e parea scorrer tutta + e Francia e Italia e Spagna ed Inghelterra, + l'Europa e l'Asia, e al fin tutta la terra. + +32 + + Per tutto avea genti ferite e morte, + la bassa plebe e i più superbi capi: + anzi nuocer parea molto più forte + a re, a signori, a principi, a satrapi. + Peggio facea ne la romana corte, + che v'avea uccisi cardinali e papi: + contaminato avea la bella sede + di Pietro e messo scandol ne la fede. + +33 + + Par che dinanzi a questa bestia orrenda + cada ogni muro, ogni ripar che tocca. + Non si vede città che si difenda: + se l'apre incontra ogni castello e rocca. + Par che agli onor divini anco s'estenda, + e sia adorata da la gente sciocca, + e che le chiavi s'arroghi d'avere + del cielo e de l'abisso in suo potere. + +34 + + Poi si vedea d'imperiale alloro + cinto le chiome un cavallier venire + con tre giovini a par, che i gigli d'oro + tessuti avean nel lor real vestire; + e, con insegna simile, con loro + parea un leon contra quel mostro uscire: + avean lor nomi chi sopra la testa, + e chi nel lembo scritto de la vesta. + +35 + + L'un ch'avea fin a l'elsa ne la pancia + la spada immersa alla maligna fera, + Francesco primo, avea scritto, di Francia; + Massimigliano d'Austria a par seco era; + e Carlo quinto imperator, di lancia + avea passato il mostro alla gorgiera; + e l'altro, che di stral gli fige il petto, + l'ottavo Enrigo d'Inghilterra è detto. + +36 + + Decimo ha quel Leon scritto sul dosso, + ch'al brutto mostro i denti ha ne l'orecchi; + e tanto l'ha già travagliato e scosso, + che vi sono arrivati altri parecchi. + Parea del mondo ogni timor rimosso; + ed in emenda degli errori vecchi + nobil gente accorrea, non però molta, + onde alla belva era la vita tolta. + +37 + + I cavallieri stavano e Marfisa + con desiderio di conoscer questi + per le cui mani era la bestia uccisa, + che fatti avea tanti luoghi atri e mesti. + Avenga che la pietra fosse incisa + dei nomi lor, non eran manifesti. + Si pregavan tra lor, che se sapesse + l'istoria alcuno, agli altri la dicesse. + +38 + + Voltò Viviano a Malagigi gli occhi, + che stava a udire, e non facea lor motto: + — A te (disse) narrar l'istoria tocchi, + ch'esser ne déi, per quel ch'io vegga, dotto. + Chi son costor che con saette e stocchi + e lance a morte han l'animal condotto? — + Rispose Malagigi: — Non è istoria + di ch'abbia autor fin qui fatto memoria. + +39 + + Sappiate che costor che qui scritto hanno + nel marmo i nomi, al mondo mai non furo; + ma fra settecento anni vi saranno, + con grande onor del secolo futuro. + Merlino, il savio incantator britanno, + fe' far la fonte al tempo del re Arturo; + e di cose ch'al mondo hanno a venire, + la fe' da buoni artefici scolpire. + +40 + + Questa bestia crudele uscì del fondo + de lo 'nferno a quel tempo che fur fatti + alle campagne i termini, e fu il pondo + trovato e la misura, e scritti i patti. + Ma non andò a principio in tutto 'l mondo: + di sé lasciò molti paesi intatti. + Al tempo nostro in molti lochi sturba; + ma i populari offende e la vil turba. + +41 + + Dal suo principio infin al secol nostro + sempre è cresciuto, e sempre andrà crescendo: + sempre crescendo, al lungo andar fia il mostro + il maggior che mai fosse e lo più orrendo. + Quel Fiton che per carte e per inchiostro + s'ode che fu sì orribile e stupendo, + alla metà di questo non fu tutto, + né tanto abominevol né sì brutto. + +42 + + Farà strage crudel, né sarà loco + che non guasti, contamini ed infetti: + e quanto mostra la scultura, è poco + de' suoi nefandi e abominosi effetti. + Al mondo, di gridar mercé già roco, + questi, dei quali i nomi abbiamo letti, + che chiari splenderan più che piropo, + verranno a dare aiuto al maggior uopo. + +43 + + Alla fera crudele il più molesto + non sarà di Francesco il re de' Franchi: + e ben convien che molti ecceda in questo, + e nessun prima e pochi n'abbia a' fianchi; + quando in splendor real, quando nel resto + di virtù farà molti parer manchi, + che già parver compiuti; come cede + tosto ogn'altro splendor, che 'l sol si vede. + +44 + + L'anno primier del fortunato regno, + non ferma ancor ben la corona in fronte, + passerà l'Alpe, e romperà il disegno + di chi all'incontro avrà occupato il monte, + da giusto spinto e generoso sdegno, + che vendicate ancor non sieno l'onte + che dal furor da paschi e mandre uscito + l'esercito di Francia avrà patito. + +45 + + E quindi scenderà nel ricco piano + di Lombardia, col fior di Francia intorno, + e sì l'Elvezio spezzerà, ch'invano + farà mai più pensier d'alzare il corno. + Con grande e de la Chiesa e de l'ispano + campo e del fiorentin vergogna e scorno + espugnerà il castel che prima stato + sarà non espugnabile stimato. + +46 + + Sopra ogn'altr'arme, ad espugnarlo, molto + più gli varrà quella onorata spada + con la qual prima avrà di vita tolto + il mostro corruttor d'ogni contrada. + Convien ch'inanzi a quella sia rivolto + in fuga ogni stendardo, o a terra vada; + né fossa, né ripar, né grosse mura + possan da lei tener città sicura. + +47 + + Questo principe avrà quanta eccellenza + aver felice imperator mai debbia: + l'animo del gran Cesar, la prudenza + di chi mostrolla a Transimeno e a Trebbia, + con la fortuna d'Alessandro, senza + cui saria fumo ogni disegno, e nebbia. + Sarà sì liberal, ch'io lo contemplo + qui non aver né paragon né esemplo. — + +48 + + Così diceva Malagigi, e messe + desire a' cavallier d'aver contezza + del nome d'alcun altro ch'uccidesse + l'infernal bestia, uccider gli altri avezza. + Quivi un Bernardo tra' primi si lesse, + che Merlin molto nel suo scritto apprezza. + — Fia nota per costui (dicea) Bibiena, + quanto Fiorenza sua vicina e Siena. — + +49 + + Non mette piede inanzi ivi persona + a Sismondo, a Giovanni, a Ludovico: + un Gonzaga, un Salviati, un d'Aragona, + ciascuno al brutto mostro aspro nimico. + V'è Francesco Gonzaga, né abandona + le sue vestigie il figlio Federico; + ed ha il cognato e il genero vicino, + quel di Ferrara, e quel duca d'Urbino. + +50 + + De l'un di questi il figlio Guidobaldo + non vuol che 'l padre o ch'altri a dietro il metta. + Con Otobon dal Flisco, Sinibaldo + caccia la fera, e van di pari in fretta. + Luigi da Gazolo il ferro caldo + fatto nel collo le ha d'una saetta, + che con l'arco gli diè Febo, quando anco + Marte la spada sua gli messe al fianco. + +51 + + Duo Erculi, duo Ippoliti da Este, + un altro Ercule, un altro Ippolito anco, + da Gonzaga, de' Medici, le peste + seguon del mostro, e l'han, cacciando, stanco. + Né Giuliano al figliuol, né par che reste + Ferrante al fratel dietro; né che manco + Andrea Doria sia pronto; né che lassi + Francesco Sforza, ch'ivi uomo lo passi. + +52 + + Del generoso, illustre e chiaro sangue + d'Avalo vi son dui ch'han per insegna + lo scoglio, che dal capo ai piedi d'angue + par che l'empio Tifeo sotto si tegna. + Non è di questi duo, per fare esangue + l'orribil mostro, che più inanzi vegna: + l'uno Francesco di Pescara invitto, + l'altro Alfonso del Vasto ai piedi ha scritto. + +53 + + Ma Consalvo Ferrante ove ho lasciato, + l'ispano onor, ch'in tanto pregio v'era, + che fu da Malagigi sì lodato, + che pochi il pareggiar di quella schiera? + Guglielmo si vedea di Monferrato + fra quei che morto avean la brutta fera; + ed eran pochi verso gl'infiniti + ch'ella v'avea chi morti e chi feriti. + +54 + + In giuochi onesti e parlamenti lieti, + dopo mangiar, spesero il caldo giorno, + corcati su finissimi tapeti + tra gli arbuscelli ond'era il rivo adorno. + Malagigi e Vivian, perché quieti + più fosser gli altri, tenean l'arme intorno; + quando una donna senza compagnia + vider, che verso lor ratto venìa. + +55 + + Questa era quella Ippalca a cui fu tolto + Frontino, il bon destrier, da Rodomonte. + L'avea il dì inanzi ella seguito molto, + pregandolo ora, ora dicendogli onte; + ma non giovando, avea il camin rivolto + per ritrovar Ruggiero in Agrismonte. + Tra via le fu (non so già come) detto + che quivi il troveria con Ricciardetto. + +56 + + E perché il luogo ben sapea (che v'era + stata altre volte), se ne venne al dritto + alla fontana; ed in quella maniera + ve lo trovò, ch'io v'ho di sopra scritto. + Ma come buona e cauta messaggera + che sa meglio esequir che non l'è ditto, + quando vide il fratel di Bradamante, + non conoscer Ruggier fece sembiante. + +57 + + A Ricciardetto tutta rivoltosse, + sì come drittamente a lui venisse; + e quel che la conobbe, se le mosse + incontra, e domandò dove ne gisse. + Ella ch'ancora avea le luci rosse + del pianger lungo, sospirando disse; + ma disse forte, acciò che fosse espresso + a Ruggiero il suo dir, che gli era presso. + +58 + + — Mi traea dietro (disse) per la briglia, + come imposto m'avea la tua sorella, + un bel cavallo e buono a maraviglia, + ch'ella molto ama e che Frontino appella; + e l'avea tratto più di trenta miglia + verso Marsilia, ove venir debbe ella + fra pochi giorni, e dove ella mi disse + ch'io l'aspettassi fin che vi venisse. + +59 + + Era sì baldanzoso il creder mio, + ch'io non stimava alcun di cor sì saldo, + che me l'avesse a tor, dicendogli io + ch'era de la sorella di Rinaldo. + Ma vano il mio disegno ieri m'uscìo, + che me lo tolse un Saracin ribaldo; + né per udir di chi Frontino fusse, + a volermelo rendere s'indusse. + +60 + + Tutto ieri ed oggi l'ho pregato; e quando + ho visto uscir prieghi e minacce invano, + maledicendol molto e bestemmiando, + l'ho lasciato di qui poco lontano, + dove il cavallo e sé molto affannando, + s'aiuta, quanto può, con l'arme in mano + contra un guerrier ch'in tal travaglio il mette, + che spero ch'abbia a far le mie vendette. — + +61 + + Ruggiero a quel parlar salito in piede, + ch'avea potuto a pena il tutto udire, + si volta a Ricciardetto, e per mercede + e premio e guidardon del ben servire + (prieghi aggiungendo senza fin) gli chiede + che con la donna solo il lasci gire + tanto che 'l Saracin gli sia mostrato, + ch'a lei di mano ha il buon destrier levato. + +62 + + A Ricciardetto, ancor che discortese + il concedere altrui troppo paresse + di terminar le a sé debite imprese, + al voler di Ruggier pur si rimesse: + e quel licenza dai compagni prese, + e con Ippalca a ritornar si messe, + lasciando a quei che rimanean, stupore, + con maraviglia pur del suo valore. + +63 + + Poi che dagli altri allontanato alquanto + Ippalca l'ebbe, gli narrò ch'ad esso + era mandata da colei che tanto + avea nel core il suo valore impresso; + e senza finger più, seguitò quanto + la sua donna al partir le avea commesso, + e che se dianzi avea altrimente detto, + per la presenza fu di Ricciardetto. + +64 + + Disse, che chi le avea tolto il destriero, + ancor detto l'avea con molto orgoglio: + — Perché so che 'l cavallo è di Ruggiero, + più volontier per questo te lo toglio. + S'egli di racquistarlo avrà pensiero, + fagli saper (ch'asconder non gli voglio) + ch'io son quel Rodomonte il cui valore + mostra per tutto 'l mondo il suo splendore. — + +65 + + Ascoltando, Ruggier mostra nel volto, + di quanto sdegno acceso il cor gli sia, + sì perché caro avria Frontino molto, + sì perché venìa il dono onde venìa + sì perché in suo dispregio gli par tolto; + vede che biasmo e disonor gli fia, + se torlo a Rodomonte non s'affretta, + e sopra lui non fa degna vendetta. + +66 + + La donna Ruggier guida, e non soggiorna, + che por lo brama col Pagano a fronte; + e giunge ove la strada fa dua corna: + l'un va giù al piano, e l'altro va su al monte; + e questo e quel ne la vallea ritorna, + dov'ella avea lasciato Rodomonte. + Aspra, ma breve era la via del colle; + l'altra più lunga assai, ma piana e molle. + +67 + + Il desiderio che conduce Ippalca + d'aver Frontino e vendicar l'oltraggio, + fa che 'l sentier de la montagna calca, + onde molto più corto era il viaggio. + Per l'altra intanto il re d'Algier cavalca + col Tartaro e cogli altri che detto aggio; + e giù nel pian la via più facil tiene, + né con Ruggier ad incontrar si viene. + +68 + + Già son le lor querele differite + fin che soccorso ad Agramante sia + (questo sapete); ed han d'ogni lor lite + la cagion, Doralice, in compagnia. + Ora il successo de l'istoria udite. + Alla fontana è la lor dritta via, + ove Aldigier, Marfisa, Ricciardetto, + Malagigi e Vivian stanno a diletto. + +69 + + Marfisa a' prieghi de' compagni avea + veste da donna ed ornamenti presi, + di quelli ch'a Lanfusa si credea + mandare il traditor de' Maganzesi; + e ben che veder raro si solea + senza l'osbergo e gli altri buoni arnesi, + pur quel dì se li trasse; e come donna, + a' prieghi lor lasciò vedersi in gonna. + +70 + + Tosto che vede il Tartaro Marfisa, + per la credenza c'ha di guadagnarla, + in ricompensa e in cambio ugual s'avisa + di Doralice, a Rodomonte darla; + sì come Amor si regga a questa guisa, + che vender la sua donna o permutarla + possa l'amante, né a ragion s'attrista, + se quando una ne perde, una n'acquista. + +71 + + Per dunque provedergli di donzella, + acciò per sé quest'altra si ritegna, + Marfisa, che gli par leggiadra e bella, + e d'ogni cavallier femina degna, + come abbia ad aver questa, come quella, + subito cara, a lui donar disegna; + e tutti i cavallier che con lei vede, + a giostra seco ed a battaglia chiede. + +72 + + Malagigi e Vivian, che l'arme aveano + come per guardia e sicurtà del resto, + si mossero dal luogo ove sedeano, + l'un come l'altro alla battaglia presto, + perché giostrar con amenduo credeano; + ma l'African che non venìa per questo, + non ne fe' segno o movimento alcuno: + sì che la giostra restò lor contra uno. + +73 + + Viviano è il primo, e con gran cor si muove, + e nel venire abbassa un'asta grossa: + e 'l re pagan da le famose pruove + da l'altra parte vien con maggior possa. + Dirizza l'uno e l'altro, e segna dove + crede meglio fermar l'aspra percossa. + Viviano indarno a l'elmo il pagan fere; + che non lo fa piegar, non che cadere. + +74 + + Il re pagan, ch'avea più l'asta dura, + fe' lo scudo a Vivian parer di ghiaccio; + e fuor di sella in mezzo alla verdura, + all'erbe e ai fiori il fe' cadere in braccio. + Vien Malagigi, e ponsi in aventura + di vendicare il suo fratello avaccio; + ma poi d'andargli appresso ebbe tal fretta, + che gli fe' compagnia più che vendetta. + +75 + + L'altro fratel fu prima del cugino + coll'arme indosso, e sul destrier salito; + e disfidato contra il Saracino + venne a scontrarlo a tutta briglia ardito. + Risonò il colpo in mezzo a l'elmo fino + di quel pagan sotto la vista un dito: + volò al ciel l'asta in quattro tronchi rotta; + ma non mosse il pagan per quella botta. + +76 + + Il pagan ferì lui dal lato manco; + e perché il colpo fu con troppa forza, + poco lo scudo, e la corazza manco + gli valse, che s'aprir come una scorza. + Passò il ferro crudel l'omero bianco: + piegò Aldigier ferito a poggia e ad orza; + tra fiori ed erbe al fin si vide avolto, + rosso su l'arme, e pallido nel volto. + +77 + + Con molto ardir vien Ricciardetto appresso; + e nel venire arresta sì gran lancia, + che mostra ben, come ha mostrato spesso, + che degnamente è paladin di Francia: + ed al pagan ne facea segno espresso, + se fosse stato pari alla bilancia; + ma sozzopra n'andò, perché il cavallo + gli cadde adosso, e non già per suo fallo. + +78 + + Poi ch'altro cavallier non si dimostra, + ch'al pagan per giostrar volti la fronte, + pensa aver guadagnato de la giostra + la donna, e venne a lei presso alla fonte; + e disse: — Damigella, sète nostra, + s'altri non è per voi ch'in sella monte. + Nol potete negar, né farne iscusa; + che di ragion di guerra così s'usa. — + +79 + + Marfisa, alzando con un viso altiero + la faccia, disse: — Il tuo parer molto erra. + Io ti concedo che diresti il vero, + ch'io sarei tua per la ragion di guerra, + quando mio signor fosse o cavalliero + alcun di questi ch'hai gittato in terra. + Io sua non son, né d'altri son che mia: + dunque me tolga a me chi mi desia. + +80 + + So scudo e lancia adoperare anch'io, + e più d'un cavalliero in terra ho posto. — + — Datemi l'arme, disse, e il destrier mio, — + agli scudier che l'ubbidiron tosto. + Trasse la gonna, ed in farsetto uscìo; + e le belle fattezze e il ben disposto + corpo mostrò, ch'in ciascuna sua parte, + fuor che nel viso, assimigliava a Marte. + +81 + + Poi che fu armata, la spada si cinse + e sul destrier montò d'un leggier salto; + e qua e là tre volte e più lo spinse, + e quinci e quindi fe' girare in alto; + e poi, sfidando il Saracino, strinse + la grossa lancia e cominciò l'assalto. + Tal nel campo troian Pentesilea + contra il tessalo Achille esser dovea. + +82 + + Le lance infin al calce si fiaccaro + a quel superbo scontro, come vetro; + né pero chi le corsero, piegaro, + che si notasse, un dito solo a dietro. + Marfisa che volea conoscer chiaro + s'a più stretta battaglia simil metro + le serverebbe contra il fier pagano, + se gli rivolse con la spada in mano. + +83 + + Bestemmiò il cielo e gli elementi il crudo + pagan, poi che restar la vide in sella: + ella, che gli pensò romper lo scudo, + non men sdegnosa contra il ciel favella. + Già l'uno e l'altro ha in mano il ferro nudo + e su le fatal arme si martella: + l'arme fatali han parimente intorno, + che mai non bisognar più di quel giorno. + +84 + + Sì buona è quella piastra e quella maglia, + che spada o lancia non le taglia o fora; + sì che potea seguir l'aspra battaglia + tutto quel giorno e l'altro appresso ancora. + Ma Rodomonte in mezzo lor si scaglia, + e riprende il rival de la dimora, + dicendo: — Se battaglia pur far vuoi, + finiàn la cominciata oggi fra noi. + +85 + + Facemmo, come sai, triegua con patto + di dar soccorso alla milizia nostra. + Non debbiàn, prima che sia questo fatto, + incominciare altra battaglia o giostra. — + Indi a Marfisa, riverente in atto + si volta, e quel messaggio le dimostra; + e le racconta come era venuto + a chieder lor per Agramante aiuto. + +86 + + La priega poi che le piaccia non solo + lasciar quella battaglia o differire, + ma che voglia in aiuto del figliuolo + del re Troian con essi lor venire; + onde la fama sua con maggior volo + potrà far meglio infin al ciel salire, + che, per querela di poco momento, + dando a tanto disegno impedimento. + +87 + + Marfisa, che fu sempre disiosa + di provar quei di Carlo a spada e a lancia, + né l'avea indotta a venire altra cosa + di sì lontana regione in Francia, + se non per esser certa se famosa + lor nominanza era per vero o ciancia, + tosto d'andar con lor partito prese, + che d'Agramante il gran bisogno intese. + +88 + + Ruggiero in questo mezzo avea seguito + indarno Ippalca per la via del monte; + e trovò, giunto al loco, che partito + per altra via se n'era Rodomonte: + e pensando che lungi non era ito, + e che 'l sentier tenea dritto alla fonte, + trottando in fretta dietro gli venìa + per l'orme ch'eran fresche in su la via. + +89 + + Volse che Ippalca a Montalban pigliasse + la via, ch'una giornata era vicino; + perché s'alla fontana ritornasse, + si torria troppo dal dritto camino. + E disse a lei, che già non dubitasse + che non s'avesse a ricovrar Frontino: + ben le farebbe a Montalbano, o dove + ella si trovi, udir tosto le nuove. + +90 + + E le diede la lettera che scrisse + in Agrismonte, e che si portò in seno; + e molte cose a bocca anco le disse, + e la pregò che l'escusasse a pieno. + Ne la memoria Ippalca il tutto fisse, + prese licenza e voltò il palafreno; + e non cessò la buona messaggera, + ch'in Montalban si ritrovò la sera. + +91 + + Seguia Ruggiero in fretta il Saracino + per l'orme ch'apparian ne la via piana, + ma non lo giunse prima che vicino + con Mandricardo il vide alla fontana. + Già promesso s'avean che per camino + l'un non farebbe all'altro cosa strana, + né fin ch'al campo si fosse soccorso, + a cui Carlo era appresso a porre il morso. + +92 + + Quivi giunto Ruggier, Frontin conobbe, + e conobbe per lui chi adosso gli era; + e su la lancia fe' le spalle gobbe, + e sfidò l'African con voce altiera. + Rodomonte quel dì fe' più che Iobbe, + poi che domò la sua superbia fiera; + e ricusò la pugna ch'avea usanza + di sempre egli cercar con ogni istanza. + +93 + + Il primo giorno e l'ultimo, che pugna + mai ricusasse il re d'Algier, fu questo; + ma tanto il desiderio che si giugna, + in soccorso al suo re gli pare onesto, + che se credesse aver Ruggier ne l'ugna + più che mai lepre il pardo isnello e presto, + non se vorria fermar tanto con lui, + che fêsse un colpo de la spada o dui. + +94 + + Aggiungi che sapea ch'era Ruggiero + che seco per Frontin facea battaglia, + tanto famoso, ch'altro cavalliero + non è ch'a par di lui di gloria saglia, + l'uom che bramato ha di saper per vero + esperimento quanto in arme vaglia; + e pur non vuol seco accettar l'impresa: + tanto l'assedio del suo re gli pesa. + +95 + + Trecento miglia sarebbe ito e mille, + se ciò non fosse, a comperar tal lite; + ma se l'avesse oggi sfidato Achille, + più fatto non avria di quel ch'udite: + tanto a quel punto sotto le faville + le fiamme avea del suo furor sopite. + Narra a Ruggier perché pugna rifiuti; + ed anco il priega che l'impresa aiuti: + +96 + + che facendol, farà quel che far deve + al suo signore un cavallier fedele. + Sempre che questo assedio poi si leve, + avran ben tempo da finir querele. + Ruggier rispose a lui: — Mi sarà lieve + differir questa pugna, fin che de le + forze di Carlo si traggia Agramante, + pur che mi rendi il mio Frontino inante. + +97 + + Se di provarti c'hai fatto gran fallo, + e fatto hai cosa indegna ad un uom forte, + d'aver tolto a una donna il mio cavallo, + vuoi ch'io prolunghi fin che siamo in corte, + lascia Frontino, e nel mio arbitrio dàllo. + Non pensare altrimente ch'io sopporte + che la battaglia qui tra noi non segua, + o ch'io ti faccia sol d'un'ora triegua. — + +98 + + Mentre Ruggiero all'African domanda + o Frontino o battaglia allora allora, + e quello in lungo e l'uno e l'altro manda, + né vuol dare il destrier, né far dimora; + Mandricardo ne vien da un'altra banda, + e mette in campo un'altra lite ancora, + poi che vede Ruggier che per insegna + porta l'augel che sopra gli altri regna. + +99 + + Nel campo azzur l'aquila bianca avea, + che de' Troiani fu l'insegna bella: + perché Ruggier l'origine traea + dal fortissimo Ettòr, portava quella. + Ma questo Mandricardo non sapea; + né vuol patire, e grande ingiuria appella, + che ne lo scudo un altro debba porre + l'aquila bianca del famoso Ettorre. + +100 + + Portava Mandricardo similmente + l'augel che rapì in Ida Ganimede. + Come l'ebbe quel dì che fu vincente + al castel periglioso, per mercede, + credo vi sia con l'altre istorie a mente, + e come quella fata gli lo diede + con tutte le bell'arme che Vulcano + avea già date al cavallier troiano. + +101 + + Altra volta a battaglia erano stati + Mandricardo e Ruggier solo per questo; + e per che caso fosser distornati, + io nol dirò, che già v'è manifesto. + Dopo non s'eran mai più raccozzati, + se non quivi ora; e Mandricardo presto, + visto lo scudo alzò il superbo grido + minacciando, e a Ruggier disse: — Io ti sfido. + +102 + + Tu la mia insegna, temerario, porti; + né questo è il primo dì ch'io te l'ho detto. + E credi, pazzo, ancor ch'io tel comporti, + per una volta ch'io t'ebbi rispetto? + Ma poi che né minacce né conforti + ti pôn questa follia levar del petto, + ti mostrerò quanto miglior partito + t'era d'avermi subito ubbidito. — + +103 + + Come ben riscaldato arrido legno + a piccol soffio subito s'accende, + così s'avampa di Ruggier lo sdegno + al primo motto che di questo intende. + — Ti pensi (disse) farmi stare al segno, + perché quest'altro ancor meco contende? + Ma mostrerotti ch'io son buon per torre + Frontino a lui, lo scudo a te d'Ettorre. + +104 + + Un'altra volta pur per questo venni + teco a battaglia, e non è gran tempo anco; + ma d'ucciderti allora mi contenni, + perché tu non avevi spada al fianco. + Questi fatti saran, quelli fur cenni; + e mal sarà per te quell'augel bianco, + ch'antiqua insegna è stata di mia gente: + tu te l'usurpi, io 'l porto giustamente. — + +105 + + — Anzi t'usurpi tu l'insegna mia! — + rispose Mandricardo; e trasse il brando, + quello che poco inanzi per follia + avea gittato alla foresta Orlando. + Il buon Ruggier, che di sua cortesia + non può non sempre ricordarsi, quando + vide il Pagan ch'avea tratta la spada, + lasciò cader la lancia ne la strada. + +106 + + E tutto a un tempo Balisarda stringe, + la buona spada, e me' lo scudo imbraccia: + ma l'Africano in mezzo il destrier spinge, + e Marfisa con lui presta si caccia; + e l'uno questo, e l'altro quel respinge, + e priegano amendui che non si faccia. + Rodomonte si duol che rotto il patto + due volte ha Mandricardo, che fu fatto. + +107 + + Prima, credendo d'acquistar Marfisa, + fermato s'era a far più d'una giostra; + or per privar Ruggier d'una divisa, + di curar poco il re Agramante mostra. + — Se pur (dicea) déi fare a questa guisa, + finiàn prima tra noi la lite nostra, + conveniente e più debita assai, + ch'alcuna di quest'altre che prese hai. + +108 + + Con tal condizion fu stabilita + la triegua e questo accordo ch'è fra nui. + Come la pugna teco avrò finita, + poi del destrier risponderò a costui. + Tu del tuo scudo, rimanendo in vita, + la lite avrai da terminar con lui; + ma ti darò da far tanto, mi spero, + che non n'avanzarà troppo a Ruggiero. — + +109 + + — La parte che ti pensi, non n'avrai + (rispose Mandricardo a Rodomonte): + io te ne darò più che non vorrai, + e ti farò sudar dal piè alla fronte: + e me ne rimarrà per darne assai + (come non manca mai l'acqua del fonte) + ed a Ruggiero ed a mill'altri seco, + e a tutto il mondo che la voglia meco. — + +110 + + Moltiplicavan l'ire e le parole + quando da questo e quando da quel lato: + con Rodomonte e con Ruggier la vuole + tutto in un tempo Mandricardo irato; + Ruggier, ch'oltraggio sopportar non suole, + non vuol più accordo, anzi litigio e piato. + Marfisa or va da questo or da quel canto + per riparar, ma non può sola tanto. + +111 + + Come il villan, se fuor per l'alte sponde + trapela il fiume e cerca nuova strada, + frettoloso a vietar che non affonde + i verdi paschi e la sperata biada, + chiude una via ed un'altra, e si confonde; + che se ripara quinci che non cada, + quindi vede lassar gli argini molli, + e fuor l'acqua spicciar con più rampolli: + +112 + + così, mentre Ruggiero e Mandricardo + e Rodomonte son tutti sozzopra, + ch'ognun vuol dimostrarsi più gagliardo, + ed ai compagni rimaner di sopra, + Marfisa ad acchetarli have riguardo, + e s'affatica, e perde il tempo e l'opra; + che, come ne spicca uno e lo ritira, + gli altri duo risalir vede con ira. + +113 + + Marfisa, che volea porgli d'accordo, + dicea: — Signori, udite il mio consiglio: + differire ogni lite è buon ricordo + fin ch'Agramante sia fuor di periglio. + S'ognun vuole al suo fatto essere ingordo, + anch'io con Mandricardo mi ripiglio; + e vo' vedere al fin se guadagnarme, + come egli ha detto, è buon per forza d'arme. + +114 + + Ma se si de' soccorrere Agramante, + soccorrasi, e tra noi non si contenda. — + — Per me non si starà d'andare inante + (disse Ruggier), pur che 'l destrier si renda. + O che mi dia il cavallo, a far di tante + una parola, o che da me il difenda: + o che qui morto ho da restare, o ch'io + in campo ho da tornar sul destrier mio. — + +115 + + Rispose Rodomonte: — Ottener questo + non fia così, come quell'altro, lieve. — + E seguitò dicendo: — Io ti protesto + che, s'alcun danno il nostro re riceve, + fia per tua colpa; ch'io per me non resto + di fare a tempo quel che far si deve. — + Ruggiero a quel protesto poco bada; + ma stretto dal furor stringe la spada. + +116 + + Al re d'Algier come cingial si scaglia, + e l'urta con lo scudo e con la spalla; + e in modo lo disordina e sbarraglia, + che fa che d'una staffa il piè gli falla. + Mandricardo gli grida: — O la battaglia + differisci, Ruggiero, o meco falla; — + e crudele e fellon più che mai fosse, + Ruggier su l'elmo in questo dir percosse. + +117 + + Fin sul collo al destrier Ruggier s'inchina, + né, quando vuolsi rilevar, si puote; + perché gli sopragiunge la ruina + del figlio d'Ulien che lo percuote. + Se non era di tempra adamantina, + fesso l'elmo gli avria fin tra le gote. + Apre Ruggier le mani per l'ambascia, + e l'una il fren, l'altra la spada lascia. + +118 + + Se lo porta il destrier per la campagna: + dietro gli resta in terra Balisarda. + Marfisa che quel dì fatta compagna + se gli era d'arme, par ch'avampi ed arda, + che solo fra que' duo così rimagna: + e come era magnanima e gagliarda, + si drizza a Mandricardo, e col potere + ch'avea maggior, sopra la testa il fiere. + +119 + + Rodomonte a Ruggier dietro si spinge: + vinto è Frontin, s'un'altra gli n'appicca; + ma Ricciardetto con Vivian si stringe, + e tra Ruggiero e 'l Saracin si ficca. + L'uno urta Rodomonte e lo rispinge, + e da Ruggier per forza lo dispicca; + l'altro la spada sua, che fu Viviano, + pone a Ruggier, già risentito, in mano. + +120 + + Tosto che 'l buon Ruggiero in sé ritorna, + e che Vivian la spada gli appresenta, + a vendicar l'ingiuria non soggiorna, + e verso il re d'Algier ratto s'aventa, + come il leon che tolto su le corna + dal bue sia stato, e che 'l dolor non senta: + sì sdegno ed ira ed impeto l'affretta, + stimula e sferza a far la sua vendetta. + +121 + + Ruggier sul capo al Saracin tempesta: + e se la spada sua si ritrovasse, + che, come ho detto, al comminciar di questa + pugna, di man gran fellonia gli trasse, + mi credo ch'a difendere la testa + di Rodomonte l'elmo non bastasse, + l'elmo che fece il re far di Babelle + quando muover pensò guerra alle stelle. + +122 + + La Discordia, credendo non potere + altro esser quivi che contese e risse, + né vi dovesse mai più luogo avere + o pace o triegua, alla sorella disse + ch'omai sicuramente a rivedere + i monachetti suoi seco venisse. + Lasciànle andare, e stiàn noi dove in fronte + Ruggiero avea ferito Rodomonte. + +123 + + Fu il colpo di Ruggier di sì gran forza, + che fece in su la groppa di Frontino + percuoter l'elmo e quella dura scorza + di ch'avea armato il dosso il Saracino, + e lui tre volte e quattro a poggia e ad orza + piegar per gire in terra a capo chino; + e la spada egli ancora avria perduta, + se legata alla man non fosse suta. + +124 + + Avea Marfisa a Mandricardo intanto + fatto sudar la fronte, il viso e il petto, + ed egli aveva a lei fatto altretanto; + ma sì l'osbergo d'ambi era perfetto, + che mai poter falsarlo in nessun canto, + e stati eran sin qui pari in effetto: + ma in un voltar che fece il suo destriero, + bisogno ebbe Marfisa di Ruggiero. + +125 + + Il destrier di Marfisa in un voltarsi + che fece stretto, ov'era molle il prato, + sdrucciolò in guisa, che non poté aitarsi + di non tutto cader sul destro lato; + e nel volere in fretta rilevarsi, + da Brigliador fu pel traverso urtato, + con che il pagan poco cortese venne; + sì che cader di nuovo gli convenne. + +126 + + Ruggier che la donzella a mal partito + vide giacer, non differì il soccorso, + or che l'agio n'avea, poi che stordito + da sé lontan quell'altro era trascorso: + ferì su l'elmo il Tartaro; e partito + quel colpo gli avria il capo, come un torso, + se Ruggier Balisarda avesse avuta, + o Mandricardo in capo altra barbuta. + +127 + + Il re d'Algier che si risente in questo, + si volge intorno, e Ricciardetto vede; + e si ricorda che gli fu molesto + dianzi, quando soccorso a Ruggier diede. + A lui si drizza, e saria stato presto + a darli del ben fare aspra mercede, + se con grande arte e nuovo incanto tosto + non se gli fosse Malagigi opposto. + +128 + + Malagigi, che sa d'ogni malia + quel che ne sappia alcun mago eccellente, + ancor che 'l libro suo seco non sia, + con che fermare il sole era possente, + pur la scongiurazione onde solia + commandare ai demoni aveva a mente: + tosto in corpo al ronzino un ne costringe + di Doralice, ed in furor lo spinge. + +129 + + Nel mansueto ubino che sul dosso + avea la figlia del re Stordilano, + fece entrar un degli angel di Minosso + sol con parole il frate di Viviano: + e quel che dianzi mai non s'era mosso, + se non quanto ubidito avea alla mano, + or d'improviso spiccò in aria un salto, + che trenta piè fu lungo e sedeci alto. + +130 + + Fu grande il salto, non però di sorte + che ne dovesse alcun perder la sella. + Quando si vide in alto, gridò forte + (che si tenne per morta) la donzella. + Quel ronzin, come il diavol se lo porte, + dopo un gran salto se ne va con quella, + che pur grida soccorso, in tanta fretta, + che non l'avrebbe giunto una saetta. + +131 + + Da la battaglia il figlio d'Ulieno + si levò al primo suon di quella voce; + e dove furiava il palafreno, + per la donna aiutar n'andò veloce. + Mandricardo di lui non fece meno, + né più a Ruggier, né più a Marfisa nòce; + ma, senza chieder loro o paci o tregue, + e Rodomonte e Doralice segue. + +132 + + Marfisa intanto si levò di terra, + e tutta ardendo di disdegno e d'ira, + credesi far la sua vendetta, ed erra; + che troppo lungi il suo nimico mira. + Ruggier, ch'aver tal fin vede la guerra, + rugge come un leon, non che sospira. + Ben sanno che Frontino e Brigliadoro + giunger non ponno coi cavalli loro. + +133 + + Ruggier non vuol cessar fin che decisa + col re d'Algier non l'abbia del cavallo: + non vuol quietar il Tartaro Marfisa, + che provato a suo senno anco non hallo. + Lasciar la sua querela a questa guisa + parrebbe all'uno e all'altro troppo fallo. + Di commune parer disegno fassi + di chi offesi gli avea seguire i passi. + +134 + + Nel campo saracin li troveranno, + quando non possan ritrovarli prima; + che per levar l'assedio iti seranno, + prima che 'l re di Francia il tutto opprima. + Così dirittamente se ne vanno + dove averli a man salva fanno stima. + Già non andò Ruggier così di botto, + che non facesse ai suoi compagni motto. + +135 + + Ruggier se ne ritorna ove in disparte + era il fratel de la sua donna bella, + e se gli proferisce in ogni parte + amico, per fortuna e buona e fella: + indi lo priega (e lo fa con bella arte) + che saluti in suo nome la sorella; + e questo così ben gli venne detto, + che né a lui diè né agli altri alcun sospetto. + +136 + + E da lui, da Vivian, da Malagigi, + dal ferito Aldigier tolse commiato. + Si proferiro anch'essi alli servigi + di lui, debitor sempre in ogni lato. + Marfisa avea sì il cor d'ire a Parigi, + che 'l salutar gli amici avea scordato; + ma Malagigi andò tanto e Viviano, + che pur la salutaron di lontano; + +137 + + e così Ricciardetto; ma Aldigiero + giace, e convien che suo malgrado resti. + Verso Parigi avean preso il sentiero + quelli duo prima, ed or lo piglian questi. + Dirvi, Signor, ne l'altro canto spero + miracolosi e sopraumani gesti, + che con danno degli uomini di Carlo + ambe le coppie fer, di ch'io vi parlo. + + + + +CANTO VENTISETTESIMO + + +1 + + Molti consigli de le donne sono + meglio improviso, ch'a pensarvi, usciti; + che questo è speziale e proprio dono + fra tanti e tanti lor dal ciel largiti. + Ma può mal quel degli uomini esser buono, + che maturo discorso non aiti, + ove non s'abbia a ruminarvi sopra + speso alcun tempo e molto studio ed opra. + +2 + + Parve, e non fu però buono il consiglio + di Malagigi, ancor che (come ho detto) + per questo di grandissimo periglio + liberassi il cugin suo Ricciardetto. + A levare indi Rodomonte e il figlio + del re Agrican, lo spirto avea costretto, + non avvertendo che sarebbon tratti + dove i cristian ne rimarrian disfatti. + +3 + + Ma se spazio a pensarvi avesse avuto, + creder si può che dato similmente + al suo cugino avria debito aiuto, + né fatto danno alla cristiana gente. + Commandare allo spirto avria potuto, + ch'alla via di levante o di ponente + sì dilungata avesse la donzella, + che non n'udisse Francia più novella. + +4 + + Così gli amanti suoi l'avrian seguìta, + come a Parigi, anco in ogn'altro loco; + ma fu questa avvertenza inavvertita + da Malagigi, per pensarvi poco: + e la Malignità dal ciel bandita, + che sempre vorria sangue e strage e fuoco, + prese la via donde più Carlo afflisse, + poi che nessuna il mastro gli prescrisse. + +5 + + Il palafren ch'avea il demonio al fianco, + portò la spaventata Doralice, + che non poté arrestarla fiume, e manco + fossa, bosco, palude, erta o pendice; + fin che per mezzo il campo inglese e franco, + e l'altra moltitudine fautrice + de l'insegne di Cristo, rassegnata + non l'ebbe al padre suo re di Granata. + +6 + + Rodomonte col figlio d'Agricane + la seguitaro il primo giorno un pezzo, + che le vedean le spalle, ma lontane: + di vista poi perderonla da sezzo, + e venner per la traccia, come il cane + la lepre o il capriol trovare avezzo; + né si fermar, che furo in parte, dove + di lei ch'era col padre ebbono nuove. + +7 + + Guardati, Carlo, che 'l ti viene addosso + tanto furor, ch'io non ti veggo scampo: + né questi pur, ma 'l re Gradasso è mosso + con Sacripante a danno del tuo campo. + Fortuna, per toccarti fin all'osso, + ti tolle a un tempo l'uno e l'altro lampo + di forza e di saper, che vivea teco; + e tu rimaso in tenebre sei cieco. + +8 + + Io ti dico d'Orlando e di Rinaldo; + che l'uno al tutto furioso e folle, + al sereno, alla pioggia, al freddo, al caldo, + nudo va discorrendo il piano e 'l colle: + l'altro, con senno non troppo più saldo, + d'appresso al gran bisogno ti si tolle; + che non trovando Angelica in Parigi, + si parte, e va cercandone vestigi. + +9 + + Un fraudolente vecchio incantatore + gli fe' (come a principio vi si disse) + creder per un fantastico suo errore, + che con Orlando Angelica venisse: + ondè di gelosia tocco nel core, + de la maggior ch'amante mai sentisse, + venne a Parigi, e come apparve in corte, + d'ire in Bretagna gli toccò per sorte. + +10 + + Or fatta la battaglia onde portonne + egli l'onor d'aver chiuso Agramante, + tornò a Parigi, e monister di donne + e case e rocche cercò tutte quante. + Se murata non è tra le colonne, + l'avria trovata il curioso amante. + Vedendo al fin ch'ella non v'è né Orlando, + amenduo va con gran disio cercando. + +11 + + Pensò che dentro Anglante o dentro a Brava + se la godesse Orlando in festa e in giuoco; + e qua e là per ritrovarla andava, + né in quel la ritrovò né in questo loco. + A Parigi di nuovo ritornava, + pensando che tardar dovesse poco + di capitare il paladino al varco; + che 'l suo star fuor non era senza incarco. + +12 + + Un giorno o duo ne la città soggiorna + Rinaldo; e poi ch'Orlando non arriva, + or verso Anglante, or verso Brava torna, + cercando se di lui novella udiva. + Cavalca e quando annotta e quando aggiorna, + alla fresca alba e all'ardente ora estiva; + e fa al lume del sole e de la luna + dugento volte questa via, non ch'una. + +13 + + Ma l'antiquo aversario, il qual fece Eva + all'interdetto pome alzar la mano, + a Carlo un giorno i lividi occhi leva, + che 'l buon Rinaldo era da lui lontano; + e vedendo la rotta che poteva + darsi in quel punto al populo cristiano, + quanta eccellenza d'arme al mondo fusse + fra tutti i Saracini, ivi condusse. + +14 + + Al re Gradasso e al buon re Sacripante, + ch'eran fatti compagni all'uscir fuore + de la piena d'error casa d'Atlante, + di venire in soccorso messe in core + alle genti assediate d'Agramante, + e a distruzion di Carlo imperatore: + ed egli per l'incognite contrade + fe' lor la scorta e agevolò le strade. + +15 + + Ed ad un altro suo diede negozio + d'affrettar Rodomonte e Mandricardo + per le vestigie donde l'altro sozio + a condur Doralice non è tardo. + Ne manda ancora un altro, perché in ozio + non stia Marfisa né Ruggier gagliardo; + ma chi guidò l'ultima coppia tenne + la briglia più, né quando gli altri venne. + +16 + + La coppia di Marfisa e di Ruggiero + di mezza ora più tarda si condusse; + però ch'astutamente l'angel nero, + volendo agli cristian dar de le busse, + provide che la lite del destriero + per impedire il suo desir non fusse, + che rinovata si saria, se giunto + fosse Ruggiero e Rodomonte a un punto. + +17 + + I quattro primi si trovaro insieme + onde potean veder gli alloggiamenti + de l'esercito oppresso e di chi 'l preme, + e le bandiere in che feriano i venti. + Si consigliaro alquanto; e fur l'estreme + conclusion dei lor ragionamenti + di dare aiuto, mal grado di Carlo, + al re Agramante, e de l'assedio trarlo. + +18 + + Stringonsi insieme, e prendono la via + per mezzo ove s'alloggiano i cristiani, + gridando Africa e Spagna tuttavia; + e si scopriro in tutto esser pagani. + Pel campo, arme, arme risonar s'udia; + ma menar si sentir prima le mani: + e de la retroguardia una gran frotta, + non ch'assalita sia, ma fugge in rotta. + +19 + + L'esercito cristian mosso a tumulto + sozzopra va senza sapere il fatto. + Estima alcun che sia un usato insulto + che Svizzari o Guasconi abbino fatto. + Ma perch'alla più parte è il caso occulto, + s'aduna insieme ogni nazion di fatto, + altri a suon di tamburo, altri di tromba: + grande è 'l rumore, e fin al ciel rimbomba. + +20 + + Il magno imperator, fuor che la testa, + è tutto armato, e i paladini ha presso; + e domandando vien che cosa è questa + che le squadre in disordine gli ha messo; + e minacciando, or questi or quelli arresta; + e vede a molti il viso o il petto fesso, + ad altri insanguinare o il capo o il gozzo, + alcun tornar con mano o braccio mozzo. + +21 + + Giunge più inanzi, e ne ritrova molti + giacere in terra, anzi in vermiglio lago + nel proprio sangue orribilmente involti, + né giovar lor può medico né mago; + e vede dagli busti i capi sciolti + e braccia e gambe con crudele imago; + e ritrova dai primi alloggiamenti + agli ultimi per tutto uomini spenti. + +22 + + Dove passato era il piccol drappello, + di chiara fama eternamente degno, + per lunga riga era rimaso quello + al mondo sempre memorabil segno. + Carlo mirando va il crudel macello, + maraviglioso, e pien d'ira e di sdegno, + come alcun, in cui danno il fulgur venne, + cerca per casa ogni sentier che tenne. + +23 + + Non era agli ripari anco arrivato + del re african questo primiero aiuto, + che con Marfisa fu da un altro lato + l'animoso Ruggier sopravenuto. + Poi ch'una volta o due l'occhio aggirato + ebbe la degna coppia, e ben veduto + qual via più breve per soccorrer fosse + l'assediato signor, ratto si mosse. + +24 + + Come quando si dà fuoco alla mina, + pel lungo solco de la negra polve + licenziosa fiamma arde e camina + sì ch'occhio a dietro a pena se le volve; + e qual si sente poi l'alta ruina + che 'l duro sasso o il grosso muro solve: + così Ruggiero e Marfisa veniro, + e tai ne la battaglia si sentiro. + +25 + + Per lungo e per traverso a fender teste + incominciaro, e tagliar braccia e spalle + de le turbe che male erano preste + ad espedire e sgombrar loro il calle. + C'ha notato il passar de le tempeste, + ch'una parte d'un monte o d'una valle + offende, e l'altra lascia, s'appresenti + la via di questi duo fra quelle genti. + +26 + + Molti che dal furor di Rodomonte + e di quegli altri primi eran fuggiti, + Dio ringraziavan ch'avea lor sì pronte + gambe concesse, e piedi sì spediti; + e poi, dando del petto e de la fronte + in Marfisa e in Ruggier, vedean scherniti, + come l'uom né per star né per fuggire, + al suo fisso destin può contradire. + +27 + + Chi fugge l'un pericolo, rimane + ne l'altro, e paga il fio d'ossa e di polpe. + Così cader coi figli in bocca al cane + suol, sperando fuggir, timida volpe, + poi che la caccia de l'antique tane + il suo vicin che le dà mille colpe, + e cautamente con fumo e con fuoco + turbata l'ha da non temuto loco. + +28 + + Negli ripari entrò de' Saracini + Marfisa con Ruggiero a salvamento. + Quivi tutti con gli occhi al ciel supini + Dio ringraziar del buono avvenimento. + Or non v'è più timor de' paladini: + il più tristo pagan ne sfida cento; + ed è concluso che senza riposo + si torni a fare il campo sanguinoso. + +29 + + Corni, bussoni, timpani moreschi + empieno il ciel di formidabil suoni: + ne l'aria tremolare ai venti freschi + si veggon le bandiere e i gonfaloni. + Da l'altra parte i capitan carleschi + stringon con Alamanni e con Britoni + quei di Francia, d'Italia e d'Inghilterra; + e si mesce aspra e sanguinosa guerra. + +30 + + La forza del terribil Rodomonte, + quella di Mandricardo furibondo, + quella del buon Ruggier, di virtù fonte, + del re Gradasso, sì famoso al mondo, + e di Marfisa l'intrepida fronte, + col re circasso a nessun mai secondo, + feron chiamar san Gianni e san Dionigi + al re di Francia, e ritrovar Parigi. + +31 + + Di questi cavallieri e di Marfisa + l'ardire invitto e la mirabil possa + non fu, Signor, di sorte, non fu in guisa + ch'imaginar, non che descriver possa. + Quindi si può stimar che gente uccisa + fosse quel giorno, e che crudel percossa + avesse Carlo. Arroge poi con loro, + con Ferraù più d'un famoso Moro. + +32 + + Molti per fretta s'affogaro in Senna + (che 'l ponte non potea supplire a tanti), + e desiar, come Icaro, la penna, + perché la morte avean dietro e davanti. + Eccetto Uggieri e il marchese di Vienna, + i paladin fur presi tutti quanti. + Olivier ritornò ferito sotto + la spalla destra, Uggier col capo rotto. + +33 + + E se, come Rinaldo e come Orlando, + lasciato Brandimarte avesse il giuoco, + Carlo n'andava di Parigi in bando, + se potea vivo uscir di sì gran fuoco. + Ciò che poté, fe' Brandimarte, e quando + non poté più, diede alla furia loco. + Così Fortuna ad Agramante arrise, + ch'un'altra volta a Carlo assedio mise. + +34 + + Di vedovelle i gridi e le querele, + e d'orfani fanciulli e di vecchi orbi, + ne l'eterno seren dove Michele + sedea, salir fuor di questi aer torbi; + e gli fecion veder come il fedele + popul preda de' lupi era e de' corbi, + di Francia, d'Inghilterra e di Lamagna, + che tutta avea coperta la campagna. + +35 + + Nel viso s'arrossì l'angel beato, + parendogli che mal fosse ubidito + al Creatore, e si chiamò ingannato + da la Discordia perfida e tradito. + D'accender liti tra i pagani dato + le avea l'assunto, e mal era esequito; + anzi tutto il contrario al suo disegno + parea aver fatto, a chi guardava al segno. + +36 + + Come servo fedel, che più d'amore + che di memoria abondi, e che s'aveggia + aver messo in oblio cosa ch'a core + quanto la vita e l'anima aver deggia, + studia con fretta d'emendar l'errore, + né vuol che prima il suo signor lo veggia: + così l'angelo a Dio salir non volse, + se de l'obligo prima non si sciolse. + +37 + + Al monister, dove altre volte avea + la Discordia veduta, drizzò l'ali. + Trovolla ch'in capitulo sedea + a nuova elezion degli ufficiali; + e di veder diletto si prendea, + volar pel capo a' frati i breviali. + Le man le pose l'angelo nel crine, + e pugna e calci le diè senza fine. + +38 + + Indi le roppe un manico di croce + per la testa, pel dosso e per le braccia. + Mercé grida la misera a gran voce, + e le genocchia al divin nunzio abbraccia. + Michel non l'abandona, che veloce + nel campo del re d'Africa la caccia; + e poi le dice: — Aspettati aver peggio, + se fuor di questo campo più ti veggio. — + +39 + + Come che la Discordia avesse rotto + tutto il dosso e le braccia, pur temendo + un'altra volta ritrovarsi sotto + a quei gran colpi, a quel furor tremendo, + corre a pigliare i mantici di botto, + ed agli accesi fuochi esca aggiungendo, + ed accendendone altri, fa salire + da molti cori un alto incendio d'ire. + +40 + + E Rodomonte e Mandricardo e insieme + Ruggier n'infiamma sì, che inanzi al Moro + li fa tutti venire, or che non preme + Carlo i pagani, anzi il vantaggio è loro. + Le differenze narrano, ed il seme + fanno saper, da cui produtte foro; + poi del re si rimettono al parere, + chi di lor prima il campo debba avere. + +41 + + Marfisa del suo caso anco favella, + e dice che la pugna vuol finire, + che cominciò col Tartaro; perch'ella + provocata da lui vi fu a venire: + né, per dar loco all'altre, volea quella + un'ora, non che un giorno, differire; + ma d'esser prima fa l'instanza grande, + ch'alla battaglia il Tartaro domande. + +42 + + Non men vuol Rodomonte il primo campo + da terminar col suo rival l'impresa, + che per soccorrer l'africano campo + ha già interrotta, e fin a qui sospesa. + Mette Ruggier le sue parole a campo, + e dice che patir troppo gli pesa + che Rodomonte il suo destrier gli tenga, + e ch'a pugna con lui prima non venga. + +43 + + Per più intricarla il Tartaro viene anche, + e niega che Ruggiero ad alcun patto + debba l'aquila aver da l'ale bianche; + e d'ira e di furore è così matto, + che vuol, quando dagli altri tre non manche, + combatter tutte le querele a un tratto. + Né più dagli altri ancor saria mancato, + se 'l consenso del re vi fosse stato. + +44 + + Con prieghi il re Agramante e buon ricordi + fa quanto può, perché la pace segua; + e quando al fin tutti li vede sordi + non volere assentire a pace o a triegua, + va discorrendo come almen gli accordi + sì, che l'un dopo l'altro il campo assegua: + e pel miglior partito al fin gli occorre + ch'ognuno a sorte il campo s'abbia a torre. + +45 + + Fe' quattro brevi porre: un Mandricardo + e Rodomonte insieme scritto avea; + ne l'altro era Ruggiero e Mandricardo. + Rodomonte e Ruggier l'altro dicea; + dicea l'altro Marfisa e Mandricardo. + Indi all'arbitrio de l'instabil dea + li fece trarre: e 'l primo fu il signore + di Sarza a uscir con Mandricardo fuore. + +46 + + Mandricardo e Ruggier fu nel secondo; + nel terzo fu Ruggiero e Rodomonte; + restò Marfisa e Mandricardo in fondo, + di che la donna ebbe turbata fronte. + Né Ruggier più di lei parve giocondo: + sa che le forze dei duo primi pronte + han tra lor da finir le liti in guisa, + che non ne fia per sé né per Marfisa. + +47 + + Giacea non lungi da Parigi un loco, + che volgea un miglio o poco meno intorno: + lo cingea tutto un argine non poco + sublime, a guisa d'un teatro adorno. + Un castel già vi fu, ma a ferro e a fuoco + le mura e i tetti ed a ruina andorno. + Un simil può vederne in su la strada, + qual volta a Borgo il Parmigiano vada. + +48 + + In questo loco fu la lizza fatta, + di brevi legni d'ogn'intorno chiusa, + per giusto spazio quadra, al bisogno atta, + con due capaci porte, come s'usa. + Giunto il dì ch'al re par che si combatta + tra i cavallier che non ricercan scusa, + furo appresso alle sbarre in ambi i lati + contra i rastrelli i padiglion tirati. + +49 + + Nel padiglion ch'è più verso ponente + sta il re d'Algier, c'ha membra di gigante. + Gli pon lo scoglio indosso del serpente + l'ardito Ferraù con Sacripante. + Il re Gradasso e Falsiron possente + sono in quell'altro al lato di levante, + e metton di sua man l'arme troiane + indosso al successor del re Agricane. + +50 + + Sedeva in tribunale amplo e sublime + il re d'Africa, e seco era l'Ispano; + poi Stordilano, e l'altre genti prime + che riveria l'esercito pagano. + Beato a chi pôn dare argini e cime + d'arbori stanza che gli alzi dal piano! + Grande è la calca, e grande in ogni lato + populo ondeggia intorno al gran steccato. + +51 + + Eran con la regina di Castiglia + regine e principesse e nobil donne + d'Aragon, di Granata e di Siviglia, + e fin di presso all'atlantee colonne: + tra quai di Stordilan sedea la figlia, + che di duo drappi avea le ricche gonne, + l'un d'un rosso mal tinto, e l'altro verde; + ma 'l primo quasi imbianca e il color perde. + +52 + + In abito succinta era Marfisa, + qual si convenne a donna ed a guerriera. + Termoodonte forse a quella guisa + vide Ippolita ornarsi e la sua schiera. + Già, con la cotta d'arme alla divisa + del re Agramante, in campo venut'era + l'araldo a far divieto e metter leggi, + che né in fatto né in detto alcun parteggi. + +53 + + La spessa turba aspetta disiando + la pugna, e spesso incolpa il venir tardo + dei duo famosi cavallieri; quando + s'ode dal padiglion di Mandricardo + alto rumor che vien moltiplicando. + Or sappiate, Signor, che 'l re gagliardo + di Sericana e 'l Tartaro possente + fanno il tumulto e 'l grido che si sente. + +54 + + Avendo armato il re di Sericana + di sua man tutto il re di Tartaria, + per porgli al fianco la spada soprana + che già d'Orlando fu, se ne venìa; + quando nel pome scritto Durindana + vide, e 'l quartier ch'Almonte aver solia, + ch'a quel meschin fu tolto ad una fonte + dal giovenetto Orlando in Aspramonte. + +55 + + Vedendola, fu certo ch'era quella + tanto famosa del signor d'Anglante, + per cui con grande armata, e la più bella + che giamai si partisse di Levante, + soggiogato avea il regno di Castella, + e Francia vinta esso pochi anni inante: + ma non può imaginarsi come avenga + ch'or Mandricardo in suo poter la tenga. + +56 + + E dimandògli se per forza o patto + l'avesse tolta al conte, e dove e quando. + E Mandricardo disse ch'avea fatto + gran battaglia per essa con Orlando; + e come finto quel s'era poi matto, + così coprire il suo timor sperando, + ch'era d'aver continua guerra meco, + fin che la buona spada avesse seco. + +57 + + E dicea ch'imitato avea il castore, + il qual si strappa i genitali sui, + vedendosi alle spalle il cacciatore, + che sa che non ricerca altro da lui. + Gradasso non udì tutto il tenore, + che disse: — Non vo' darla a te né altrui: + tanto oro, tanto affanno e tanta gente + ci ho speso, che è ben mia debitamente. + +58 + + Cercati pur fornir d'un'altra spada, + ch'io voglio questa, e non ti paia nuovo. + Pazzo o saggio ch'Orlando se ne vada, + averla intendo, ovunque io la ritrovo. + Tu senza testimoni in su la strada + te l'usurpasti: io qui lite ne muovo. + La mia ragion dirà mia scimitarra, + e faremo il giudicio ne la sbarra. + +59 + + Prima, di guadagnarla t'apparecchia, + che tu l'adopri contra a Rodomonte. + Di comprar prima l'arme è usanza vecchia, + ch'alla battaglia il cavallier s'affronte. — + — Più dolce suon non mi viene all'orecchia + (rispose alzando il Tartaro la fronte), + che quando di battaglia alcun mi tenta; + ma fa che Rodomonte lo consenta. + +60 + + Fa che sia tua la prima, e che si tolga + il re di Sarza la tenzon seconda: + e non ti dubitar ch'io non mi volga, + e ch'a te ed ad ogni altro io non risponda. — + Ruggier gridò: — Non vo' che si disciolga + il patto, o più la sorte si confonda: + o Rodomonte in campo prima saglia, + o sia la sua dopo la mia battaglia. + +61 + + Se di Gradasso la ragion prevale, + prima acquistar che porre in opra l'arme; + né tu l'aquila mia da le bianche ale + prima usar déi, che non me ne disarme: + ma poi ch'è stato il mio voler già tale, + di mia sentenza non voglio appellarme, + che sia seconda la battaglia mia, + quando del re d'Algier la prima sia. + +62 + + Se turbarete voi l'ordine in parte, + io totalmente turbarollo ancora. + Io non intendo il mio scudo lasciarte, + se contra me non lo combatti or ora. — + — Se l'uno e l'altro di voi fosse Marte + (rispose Mandricardo irato allora), + non saria l'un né l'altro atto a vietarme + la buona spada o quelle nobili arme. — + +63 + + E tratto da la colera, aventosse + col pugno chiuso al re di Sericana; + e la man destra in modo gli percosse, + ch'abandonar gli fece Durindana. + Gradasso, non credendo ch'egli fosse + di così folle audacia e così insana, + colto improviso fu, che stava a bada, + e tolta si trovò la buona spada. + +64 + + Così scornato, di vergogna e d'ira + nel viso avampa, e par che getti fuoco; + e più l'affligge il caso e lo martira, + poi che gli accade in sì palese loco. + Bramoso di vendetta si ritira, + a trar la scimitarra, a dietro un poco. + Mandricardo in sé tanto si confida, + che Ruggiero anco alla battaglia sfida. + +65 + + — Venite pure inanzi amenduo insieme, + e vengane pel terzo Rodomonte, + Africa e Spagna e tutto l'uman seme; + ch'io son per sempremai volger la fronte. — + Così dicendo, quel che nulla teme, + mena d'intorno la spada d'Almonte; + lo scudo imbraccia, disdegnoso e fiero, + contra Gradasso e contra il buon Ruggiero. + +66 + + — Lascia la cura a me (dicea Gradasso), + ch'io guarisca costui de la pazzia. — + — Per Dio (dicea Ruggier), non te la lasso, + ch'esser convien questa battaglia mia. — + — Va indietro tu! — Vavvi pur tu! — né passo + però tornando, gridan tuttavia; + ed attaccossi la battaglia in terzo, + ed era per uscirne un strano scherzo, + +67 + + se molti non si fossero interposti + a quel furor, non con troppo consiglio; + ch'a spese lor quasi imparar che costi + voler altri salvar con suo periglio. + Né tutto 'l mondo mai gli avria composti, + se non venia col re d'Ispagna il figlio + del famoso Troiano, al cui cospetto + tutti ebbon riverenza e gran rispetto. + +68 + + Si fe' Agramante la cagione esporre + di questa nuova lite così ardente: + poi molto affaticossi per disporre + che per quella giornata solamente + a Mandricardo la spada d'Ettorre + concedesse Gradasso umanamente, + tanto ch'avesse fin l'aspra contesa + ch'avea già incontra a Rodomonte presa. + +69 + + Mentre studia placarli il re Agramante, + ed or con questo ed or con quel ragiona; + da l'altro padiglion tra Sacripante + e Rodomonte un'altra lite suona. + Il re circasso (come è detto inante) + stava di Rodomonte alla persona, + ed egli e Ferraù gli aveano indotte + l'arme del suo progenitor Nembrotte. + +70 + + Ed eran poi venuti ove il destriero + facea, mordendo, il ricco fren spumoso; + io dico il buon Frontin, per cui Ruggiero + stava iracondo e più che mai sdegnoso. + Sacripante ch'a por tal cavalliero + in campo avea, mirava curioso + se ben ferrato e ben guernito e in punto + era il destrier, come doveasi a punto. + +71 + + E venendo a guardargli più a minuto + i segni, le fattezze isnelle ed atte, + ebbe, fuor d'ogni dubbio, conosciuto + che questo era il destrier suo Frontalatte, + che tanto caro già s'avea tenuto, + per cui già avea mille querele fatte; + e poi che gli fu tolto, un tempo volse + sempre ire a piedi: in modo gliene dolse. + +72 + + Inanzi Albracca glie l'avea Brunello + tolto di sotto quel medesmo giorno + ch'ad Angelica ancor tolse l'annello, + al conte Orlando Balisarda e 'l corno, + e la spada a Marfisa: ed avea quello, + dopo che fece in Africa ritorno, + con Balisarda insieme a Ruggier dato, + il qual l'avea Frontin poi nominato. + +73 + + Quando conobbe non si apporre in fallo, + disse il Circasso, al re d'Algier rivolto: + — Sappi, signor, che questo è mio cavallo, + ch'ad Albracca di furto mi fu tolto. + Bene avrei testimoni da provallo; + ma perché son da noi lontani molto, + s'alcun lo niega, io gli vo' sostenere + con l'arme in man le mie parole vere. + +74 + + Ben son contento, per la compagnia + in questi pochi dì stata fra noi, + che prestato il cavallo oggi ti sia, + ch'io veggo ben che senza far non puoi; + però con patto, se per cosa mia + e prestata da me conoscer vuoi: + altrimente d'averlo non far stima, + o se non lo combatti meco prima. — + +75 + + Rodomonte, del quale un più orgoglioso + non ebbe mai tutto il mestier de l'arme; + al quale in esser forte e coraggioso + alcuno antico d'uguagliar non parme; + rispose: — Sacripante, ogn'altro ch'oso, + fuor che tu, fosse in tal modo a parlarme, + con suo mal si saria tosto avveduto + che meglio era per lui di nascer muto. + +76 + + Ma per la compagnia che, come hai detto, + novellamente insieme abbiamo presa, + ti son contento aver tanto rispetto, + ch'io t'ammonisca a tardar questa impresa, + fin che de la battaglia veggi effetto, + che fra il Tartaro e me tosto fia accesa: + dove porti uno esempio inanzi spero, + ch'avrai di grazia a dirmi: Abbi il destriero. — + +77 + + — Gli è teco cortesia l'esser villano + (disse il Circasso pien d'ira e di isdegno); + ma più chiaro ti dico ora e più piano, + che tu non faccia in quel destrier disegno: + che te lo defendo io, tanto ch'in mano + questa vindice mia spada sostegno; + e metteròvi insino l'ugna e il dente, + se non potrò difenderlo altrimente. — + +78 + + Venner da le parole alle contese, + ai gridi, alle minacce, alla battaglia, + che per molt'ira in più fretta s'accese, + che s'accendesse mai per fuoco paglia. + Rodomonte ha l'osbergo ed ogni arnese, + Sacripante non ha piastra né maglia; + ma par (sì ben con lo schermir s'adopra) + che tutto con la spada si ricuopra. + +79 + + Non era la possanza e la fierezza + di Rodomonte, ancor ch'era infinita, + più che la providenza e la destrezza + con che sue forze Sacripante aita. + Non voltò ruota mai con più prestezza + il macigno sovran che 'l grano trita, + che faccia Sacripante or mano or piede + di qua di là, dove il bisogno vede. + +80 + + Ma Ferraù, ma Serpentino arditi + trasson le spade, e si cacciar tra loro, + dal re Grandonio, da Isolier seguiti, + da molt'altri signor del popul Moro. + Questi erano i romori, i quali uditi + ne l'altro padiglion fur da costoro, + quivi per accordar venuti invano + col Tartaro, Ruggiero e 'l Sericano. + +81 + + Venne chi la novella al re Agramante + riportò certa, come pel destriero + avea con Rodomonte Sacripante + incominciato un aspro assalto e fiero. + Il re, confuso di discordie tante, + disse a Marsilio: — Abbi tu qui pensiero + che fra questi guerrier non segua peggio, + mentre all'altro disordine io proveggio. — + +82 + + Rodomonte, che 'l re, suo signor, mira, + frena l'orgoglio, e torna indietro il passo; + né con minor rispetto si ritira + al venir d'Agramante il re circasso. + Quel domanda la causa di tant'ira + con real viso e parlar grave e basso: + e cerca, poi che n'ha compreso il tutto, + porli d'accordo; e non vi fa alcun frutto. + +83 + + Il re circasso il suo destrier non vuole + ch'al re d'Algier più lungamente resti, + se non s'umilia tanto di parole, + che lo venga a pregar che glie lo presti. + Rodomonte, superbo come suole, + gli risponde: — Né 'l ciel, né tu faresti + che cosa che per forza aver potessi, + da altri, che da me, mai conoscessi. — + +84 + + Il re chiede al Circasso, che ragione + ha nel cavallo, e come gli fu tolto: + e quel di parte in parte il tutto espone, + ed esponendo s'arrossisce in volto, + quando gli narra che 'l sottil ladrone, + ch'in un alto pensier l'aveva colto, + la sella su quattro aste gli suffolse, + e di sotto il destrier nudo gli tolse. + +85 + + Marfisa che tra gli altri al grido venne, + tosto che 'l furto del cavallo udì, + in viso si turbò, che le sovenne + che perdé la sua spada ella quel dì: + e quel destrier che parve aver le penne + da lei fuggendo, riconobbe qui: + riconobbe anco il buon re Sacripante, + che non avea riconosciuto inante. + +86 + + Gli altri ch'erano intorno, e che vantarsi + Brunel di questo aveano udito spesso, + verso lui cominciaro a rivoltarsi, + e far palesi cenni ch'era desso; + Marfisa sospettando, ad informarsi + da questo e da quell'altro ch'avea appresso, + tanto che venne a ritrovar che quello + che le tolse la spada era Brunello: + +87 + + e seppe che pel furto onde era degno + che gli annodasse il collo un capestro unto, + dal re Agramante al tingitano regno + fu, con esempio inusitato, assunto. + Marfisa, rinfrescando il vecchio sdegno, + disegnò vendicarsene a quel punto, + e punir scherni e scorni che per strada + fatti l'avea sopra la tolta spada. + +88 + + Dal suo scudier l'elmo allacciar si fece; + che del resto de l'arme era guernita. + Senza osbergo io non trovo che mai diece + volte fosse veduta alla sua vita, + dal giorno ch'a portarlo assuefece + la sua persona, oltre ogni fede ardita. + Con l'elmo in capo andò dove fra i primi + Brunel sedea negli argini sublimi. + +89 + + Gli diede a prima giunta ella di piglio + in mezzo il petto, e da terra levollo, + come levar suol col falcato artiglio + talvolta la rapace aquila il pollo; + e là dove la lite inanzi al figlio + era del re Troian, così portollo. + Brunel, che giunto in male man si vede, + pianger non cessa e domandar mercede. + +90 + + Sopra tutti i rumor, strepiti e gridi, + di che 'l campo era pien quasi ugualmente, + Brunel, ch'ora pietade ora sussidi + domandando venìa, così si sente, + ch'al suono de' ramarichi e de' stridi + si fa d'intorno accor tutta la gente. + Giunta inanzi al re d'Africa, Marfisa + con viso altier gli dice in questa guisa: + +91 + + — Io voglio questo ladro tuo vasallo + con le mie mani impender per la gola, + perché il giorno medesmo che 'l cavallo + a costui tolle, a me la spada invola. + Ma se gli è alcun che voglia dir ch'io fallo, + facciasi inanzi e dica una parola; + ch'in tua presenza gli vo' sostenere + che se ne mente, e ch'io fo il mio dovere. + +92 + + Ma perché si potria forse imputarme + c'ho atteso a farlo in mezzo a tante liti, + mentre che questi più famosi in arme + d'altre querele son tutti impediti; + tre giorni ad impiccarlo io vo' indugiarme: + intanto o vieni, o manda chi l'aiti; + che dopo, se non fia chi me lo vieti, + farò di lui mille uccellacci lieti. + +93 + + Di qui presso a tre leghe a quella torre + che siede inanzi ad un piccol boschetto, + senza più compagnia mi vado a porre, + che d'una mia donzella e d'un valletto. + S'alcuno ardisce di venirmi a torre + questo ladron, là venga, ch'io l'aspetto. — + Così disse ella; e dove disse, prese + tosto la via, né più risposta attese. + +94 + + Sul collo inanzi del destrier si pone + Brunel, che tuttavia tien per le chiome. + Piange il misero e grida, e le persone, + in che sperar solìa, chiama per nome. + Resta Agramante in tal confusione + di questi intrichi, che non vede come + poterli sciorre; e gli par via più greve + che Marfisa Brunel così gli leve. + +95 + + Non che l'apprezzi o che gli porti amore, + anzi più giorni son che l'odia molto; + e spesso ha d'impiccarlo avuto in core, + dopo che gli era stato l'annel tolto. + Ma questo atto gli par contra il suo onore, + sì che n'avampa di vergogna in volto. + Vuole in persona egli seguirla in fretta, + e a tutto suo poter farne vendetta. + +96 + + Ma il re Sobrino, il quale era presente, + da questa impresa molto il dissuade, + dicendogli che mal conveniente + era all'altezza di sua maestade, + se ben avesse d'esserne vincente + ferma speranza e certa sicurtade: + più ch'onor, gli fia biasmo, che si dica + ch'abbia vinta una femina a fatica. + +97 + + Poco l'onore, e molto era il periglio + d'ogni battaglia che con lei pigliasse; + e che gli dava per miglior consiglio, + che Brunello alle forche aver lasciasse; + e se credesse ch'uno alzar di ciglio + a torlo dal capestro gli bastasse, + non dovea alzarlo, per non contradire + che s'abbia la giustizia ad esequire. + +98 + + — Potrai mandare un che Marfisa prieghi + (dicea) ch'in questo giudice ti faccia, + con promission ch'al ladroncel si leghi + il laccio al collo, e a lei si sodisfaccia; + e quando anco ostinata te lo nieghi, + se l'abbia, e il suo desir tutto compiaccia: + pur che da tua amicizia non si spicchi, + Brunello e gli altri ladri tutti impicchi. — + +99 + + Il re Agramante volentier s'attenne + al parer di Sobrin discreto e saggio; + e Marfisa lasciò, che non le venne, + né patì ch'altri andasse a farle oltraggio, + né di farla pregare anco sostenne: + e tolerò, Dio sa con che coraggio, + per poter acchetar liti maggiori, + e del suo campo tor tanti romori. + +100 + + Di ciò si ride la Discordia pazza, + che pace o triegua ormai più teme poco. + Scorre di qua e di là tutta la piazza, + né può trovar per allegrezza loco. + La Superbia con lei salta e gavazza, + e legne ed esca va aggiungendo al fuoco: + e grida sì, che fin ne l'alto regno + manda a Michel de la vittoria segno. + +101 + + Tremò Parigi e turbidossi Senna + all'alta voce, a quello orribil grido; + rimbombò il suon fin alla selva Ardenna + sì che lasciar tutte le fiere il nido. + Udiron l'Alpi e il monte di Gebenna, + di Blaia e d'Arli e di Roano il lido; + Rodano e Sonna udì, Garonna e il Reno: + si strinsero le madri i figli al seno. + +102 + + Son cinque cavallier c'han fisso il chiodo + d'essere i primi a terminar sua lite, + l'una ne l'altra aviluppata in modo, + che non l'avrebbe Apolline espedite. + Commincia il re Agramante a sciorre il nodo + de le prime tenzon ch'aveva udite, + che per la figlia del re Stordilano + eran tra il re di Scizia e il suo Africano. + +103 + + Il re Agramante andò per porre accordo + di qua e di là più volte a questo e a quello, + e a questo e a quel più volte diè ricordo + da signor giusto e da fedel fratello: + e quando parimente trova sordo + l'un come l'altro, indomito e rubello + di volere esser quel che resti senza + la donna da cui vien lor differenza; + +104 + + s'appiglia al fin, come a miglior partito, + di che amendui si contentar gli amanti, + che de la bella donna sia marito + l'uno de' duo, quel che vuole essa inanti; + e da quanto per lei sia stabilito, + più non si possa andar dietro né avanti. + All'uno e all'altro piace il compromesso, + sperando ch'esser debbia a favor d'esso. + +105 + + Il re di Sarza, che gran tempo prima + di Mandricardo amava Doralice, + ed ella l'avea posto in su la cima + d'ogni favor ch'a donna casta lice; + che debba in util suo venire estima + la gran sentenza che 'l può far felice: + né egli avea questa credenza solo, + ma con lui tutto il barbaresco stuolo. + +106 + + Ognun sapea ciò ch'egli avea già fatto + per essa in giostre, in torniamenti, in guerra; + e che stia Mandricardo a questo patto, + dicono tutti che vaneggia ed erra. + Ma quel che più fiate e più di piatto + con lei fu mentre il sol stava sotterra, + e sapea quanto avea di certo in mano, + ridea del popular giudicio vano. + +107 + + Poi lor convenzion ratificaro + in man del re quei duo prochi famosi, + ed indi alla donzella se n'andaro. + Ed ella abbassò gli occhi vergognosi, + e disse che più il Tartaro avea caro: + di che tutti restar maravigliosi; + Rodomonte sì attonito e smarrito, + che di levar non era il viso ardito. + +108 + + Ma poi che l'usata ira cacciò quella + vergogna che gli avea la faccia tinta, + ingiusta e falsa la sentenza appella; + e la spada impugnando, ch'egli ha cinta, + dice, udendo il re e gli altri, che vuol ch'ella + gli dia perduta questa causa o vinta, + e non l'arbitrio di femina lieve + che sempre inchina a quel che men far deve. + +109 + + Di nuovo Mandricardo era risorto, + dicendo: — Vada pur come ti pare: — + sì che prima che 'l legno entrasse in porto, + v'era a solcare un gran spazio di mare: + se non che 'l re Agramante diede torto + a Rodomonte, che non può chiamare + più Mandricardo per quella querela; + e fe' cadere a quel furor la vela. + +110 + + Or Rodomonte che notar si vede + dinanzi a quei signor di doppio scorno, + dal suo re, a cui per riverenza cede, + e da la donna sua, tutto in un giorno, + quivi non volse più fermare il piede; + e de la molta turba ch'avea intorno + seco non tolse più che duo sergenti, + ed uscì dei moreschi alloggiamenti. + +111 + + Come, partendo, afflitto tauro suole, + che la giuvenca al vincitor cesso abbia, + cercar le selve e le rive più sole + lungi dai paschi, o qualche arrida sabbia; + dove muggir non cessa all'ombra e al sole, + né però scema l'amorosa rabbia: + così sen va di gran dolor confuso + il re d'Algier da la sua donna escluso. + +112 + + Per riavere il buon destrier si mosse + Ruggier, che già per questo s'era armato; + ma poi di Mandricardo ricordasse, + a cui de la battaglia era ubligato: + non seguì Rodomonte, e ritornosse + per entrar col re tartaro in steccato + prima che 'ntrasse il re di Sericana, + che l'altra lite avea di Durindana. + +113 + + Veder torsi Frontin troppo gli pesa + dinanzi agli occhi, e non poter vietarlo; + ma dato ch'abbia fine a questa impresa, + ha ferma intenzion di ricovrarlo. + Ma Sacripante, che non ha contesa, + come Ruggier, che possa distornarlo, + e che non ha da far altro che questo, + per l'orme vien di Rodomonte presto. + +114 + + E tosto l'avria giunto, se non era + un caso strano che trovò tra via, + che lo fe' dimorar fin alla sera, + e perder le vestigie che seguia. + Trovò una donna che ne la riviera + di Senna era caduta, e vi peria, + s'a darle tosto aiuto non veniva: + saltò ne l'acqua e la ritrasse a riva. + +115 + + Poi quando in sella volse risalire, + aspettato non fu dal suo destriero, + che fin a sera si fece seguire, + e non si lasciò prender di leggiero: + preselo al fin, ma non seppe venire + più, donde s'era tolto dal sentiero: + ducento miglia errò tra piano e monte, + prima che ritrovasse Rodomonte. + +116 + + Dove trovollo, e come fu conteso + con disvantaggio assai di Sacripante, + come perdé il cavallo e restò preso, + or non dirò; c'ho da narrarvi inante + di quanto sdegno e di quanta ira acceso + contra la donna e contra il re Agramante + del campo Rodomonte si partisse, + e ciò che contra all'uno e all'altro disse. + +117 + + Di cocenti sospir l'aria accendea + dovunque andava il Saracin dolente: + Ecco per la pietà che gli n'avea, + da' cavi sassi rispondea sovente. + — Oh feminile ingegno (egli dicea), + come ti volgi e muti facilmente, + contrario oggetto proprio de la fede! + Oh infelice, oh miser chi ti crede! + +118 + + Né lunga servitù, né grand'amore + che ti fu a mille prove manifesto, + ebbono forza di tenerti il core, + che non fossi a cangiarsi almen sì presto. + Non perch'a Mandricardo inferiore + io ti paressi, di te privo resto; + né so trovar cagione ai casi miei, + se non quest'una, che femina sei. + +119 + + Credo che t'abbia la Natura e Dio + produtto, o scelerato sesso, al mondo + per una soma, per un grave fio + de l'uom, che senza te saria giocondo: + come ha produtto anco il serpente rio + e il lupo e l'orso, e fa l'aer fecondo + e di mosche e di vespe e di tafani, + e loglio e avena fa nascer tra i grani. + +120 + + Perché fatto non ha l'alma Natura, + che senza te potesse nascer l'uomo, + come s'inesta per umana cura + l'un sopra l'altro il pero, il corbo e 'l pomo? + Ma quella non può far sempre a misura: + anzi, s'io vo' guardar come io la nomo, + veggo che non può far cosa perfetta, + poi che Natura femina vien detta. + +121 + + Non siate però tumide e fastose, + donne, per dir che l'uom sia vostro figlio; + che de le spine ancor nascon le rose, + e d'una fetida erba nasce il giglio: + importune, superbe, dispettose, + prive d'amor, di fede e di consiglio, + temerarie, crudeli, inique, ingrate, + per pestilenza eterna al mondo nate. — + +122 + + Con queste ed altre ed infinite appresso + querele il re di Sarza se ne giva, + or ragionando in un parlar sommesso, + quando in un suon che di lontan s'udiva, + in onta e in biasmo del femineo sesso: + e certo da ragion si dipartiva; + che per una o per due che trovi ree, + che cento buone sien creder si dee. + +123 + + Se ben di quante io n'abbia fin qui amate, + non n'abbia mai trovata una fedele, + perfide tutte io non vo' dir né ingrate, + ma darne colpa al mio destin crudele. + Molte or ne sono, e più già ne son state, + che non dan causa ad uom che si querele; + ma mia fortuna vuol che s'una ria + ne sia tra cento, io di lei preda sia. + +124 + + Pur vo' tanto cercar prima ch'io mora, + anzi prima che 'l crin più mi s'imbianchi, + che forse dirò un dì, che per me ancora + alcuna sia che di sua fé non manchi. + Se questo avvien (che di speranza fuora + io non ne son), non fia mai ch'io mi stanchi + di farla, a mia possanza, gloriosa + con lingua e con inchiostro, e in verso e in prosa. + +125 + + Il Saracin non avea manco sdegno + contra il suo re, che contra la donzella; + e così di ragion passava il segno, + biasmando lui, come biasmando quella. + Ha disio di veder che sopra il regno + gli cada tanto mal, tanta procella, + ch'in Africa ogni casa si funesti, + né pietra salda sopra pietra resti; + +126 + + e che spinto del regno, in duolo e in lutto + viva Agramante misero e mendico: + e ch'esso sia che poi gli renda il tutto, + e lo riponga nel suo seggio antico, + e de la fede sua produca il frutto; + e gli faccia veder ch'un vero amico + a dritto e a torto esser dovea preposto, + se tutto 'l mondo se gli fosse opposto. + +127 + + E così quando al re, quando alla donna + volgendo il cor turbato, il Saracino + cavalca a gran giornate, e non assonna, + e poco riposar lascia Frontino. + Il dì seguente o l'altro in su la Sonna + si ritrovò, ch'avea dritto il camino + verso il mar di Provenza, con disegno + di navigare in Africa al suo regno. + +128 + + Di barche e di sottil legni era tutto + fra l'una ripa e l'altra il fiume pieno, + ch'ad uso de l'esercito condutto + da molti lochi vettovaglie avieno; + perché in poter de' Mori era ridutto, + venendo da Parigi al lito ameno + d'Acquamorta, e voltando invêr la Spagna, + ciò che v'è da man destra di campagna. + +129 + + Le vettovaglie in carra ed in iumenti, + tolte fuor de le navi, erano carche, + e tratte con la scorta de le genti, + ove venir non si potea con barche. + Avean piene le ripe i grassi armenti + quivi condotti da diverse marche; + e i conduttori intorno alla riviera + per vari tetti albergo avean la sera. + +130 + + Il re d'Algier, perché gli sopravenne + quivi la notte e l'aer nero e cieco, + d'un ostier paesan lo 'nvito tenne, + che lo pregò che rimanesse seco. + Adagiato il destrier, la mensa venne + di vari cibi e di vin corso e greco; + che 'l Saracin nel resto alla moresca + ma volse far nel bere alla francesca. + +131 + + L'oste con buona mensa e miglior viso + studiò di fare a Rodomonte onore; + che la presenza gli diè certo aviso + ch'era uomo illustre e pien d'alto valore: + ma quel che da se stesso era diviso, + né quella sera avea ben seco il core + (che mal suo grado s'era ricondotto + alla donna già sua), non facea motto. + +132 + + Il buon ostier, che fu dei diligenti + che mai si sien per Francia ricordati, + quando tra le nimiche e strane genti + l'albergo e' beni suoi s'avea salvati, + per servir, quivi, alcuni suoi parenti, + a tal servigio pronti, avea chiamati; + de' quai non era alcun di parlar oso, + vedendo il Saracin muto e pensoso. + +133 + + Di pensiero in pensiero andò vagando + da se stesso lontano il pagan molto, + col viso a terra chino, né levando + sì gli occhi mai, ch'alcun guardasse in volto. + Dopo un lungo star cheto, suspirando, + sì come d'un gran sonno allora sciolto, + tutto si scosse, e insieme alzò le ciglia, + e voltò gli occhi all'oste e alla famiglia. + +134 + + Indi roppe il silenzio, e con sembianti + più dolci un poco e viso men turbato, + domandò all'oste e agli altri circostanti + se d'essi alcuno avea mogliere a lato. + Che l'oste e che quegli altri tutti quanti + l'aveano, per risposta gli fu dato. + Domanda lor quel che ciascun si crede + de la sua donna nel servargli fede. + +135 + + Eccetto l'oste, fer tutti risposta, + che si credeano averle e caste e buone. + Disse l'oste: — Ognun pur creda a sua posta; + ch'io so ch'avete falsa opinione. + Il vostro sciocco credere vi costa + ch'io stimi ognun di voi senza ragione; + e così far questo signor deve anco, + se non vi vuol mostrar nero per bianco. + +136 + + Perché, sì come è sola la fenice, + né mai più d'una in tutto il mondo vive, + così né mai più d'uno esser si dice, + che de la moglie i tradimenti schive. + Ognun si crede d'esser quel felice, + d'esser quel sol ch'a questa palma arrive. + Come è possibil che v'arrivi ognuno, + se non ne può nel mondo esser più d'uno? + +137 + + Io fui già ne l'error che siete voi, + che donna casta anco più d'una fusse. + Un gentilomo di Vinegia poi, + che qui mia buona sorte già condusse, + seppe far sì con veri esempi suoi, + che fuor de l'ignoranza mi ridusse. + Gian Francesco Valerio era nomato; + che 'l nome suo non mi s'è mai scordato. + +138 + + Le fraudi che le mogli e che l'amiche + sogliano usar, sapea tutte per conto: + e sopra ciò moderne istorie e antiche, + e proprie esperienze avea sì in pronto, + che mi mostrò che mai donne pudiche + non si trovaro, o povere o di conto; + e s'una casta più de l'altra parse, + venìa, perché più accorta era a celarse. + +139 + + E fra l'altre (che tante me ne disse, + che non ne posso il terzo ricordarmi), + sì nel capo una istoria mi si scrisse, + che non si scrisse mai più saldo in marmi: + e ben parria a ciascuno che l'udisse, + di queste rie quel ch'a me parve e parmi. + E se, signor, a voi non spiace udire, + a lor confusion ve la vo' dire. — + +140 + + Rispose il Saracin: — Che puoi tu farmi, + che più al presente mi diletti e piaccia, + che dirmi istoria e qualche esempio darmi + che con l'opinion mia si confaccia? + Perch'io possa udir meglio, e tu narrarmi, + siedemi incontra, ch'io ti vegga in faccia. — + Ma nel canto che segue io v'ho da dire + quel che fe' l'oste a Rodomonte udire. + + + + +CANTO VENTOTTESIMO + + +1 + + Donne, e voi che le donne avete in pregio, + per Dio, non date a questa istoria orecchia, + a questa che l'ostier dire in dispregio + e in vostra infamia e biasmo s'apparecchia; + ben che né macchia vi può dar né fregio + lingua sì vile, e sia l'usanza vecchia + che 'l volgare ignorante ognun riprenda, + e parli più di quel che meno intenda. + +2 + + Lasciate questo canto, che senza esso + può star l'istoria, e non sarà men chiara. + Mettendolo Turpino, anch'io l'ho messo, + non per malivolenza né per gara. + Ch'io v'ami, oltre mia lingua che l'ha espresso, + che mai non fu di celebrarvi avara, + n'ho fatto mille prove; e v'ho dimostro + ch'io son, né potrei esser se non vostro. + +3 + + Passi, chi vuol, tre carte o quattro, senza + leggerne verso, e chi pur legger vuole, + gli dia quella medesima credenza + che si suol dare a finzioni e a fole. + Ma tornando al dir nostro, poi ch'udienza + apparecchiata vide a sue parole, + e darsi luogo incontra al cavalliero, + così l'istoria incominciò l'ostiero. + +4 + + — Astolfo, re de' Longobardi, quello + a cui lasciò il fratel monaco il regno, + fu ne la giovinezza sua sì bello, + che mai poch'altri giunsero a quel segno. + N'avria a fatica un tal fatto a penello + Apelle, o Zeusi, o se v'è alcun più degno. + Bello era, ed a ciascun così parea: + ma di molto egli ancor più si tenea. + +5 + + Non stimava egli tanto per l'altezza + del grado suo, d'avere ognun minore; + né tanto, che di genti e di ricchezza, + di tutti i re vicini era il maggiore; + quanto che di presenza e di bellezza + avea per tutto 'l mondo il primo onore. + Godea di questo, udendosi dar loda, + quanto di cosa volentier più s'oda. + +6 + + Tra gli altri di sua corte avea assai grato + Fausto Latini, un cavallier romano: + con cui sovente essendosi lodato + or del bel viso or de la bella mano, + ed avendolo un giorno domandato + se mai veduto avea, presso o lontano, + altro uom di forma così ben composto; + contra quel che credea, gli fu risposto. + +7 + + — Dico (rispose Fausto) che secondo + ch'io veggo e che parlarne odo a ciascuno, + ne la bellezza hai pochi pari al mondo; + e questi pochi io li restringo in uno. + Quest'uno è un fratel mio, detto Iocondo. + Eccetto lui, ben crederò ch'ognuno + di beltà molto a dietro tu ti lassi; + ma questo sol credo t'adegui e passi. — + +8 + + Al re parve impossibil cosa udire, + che sua la palma infin allora tenne; + e d'aver conoscenza alto desire + di sì lodato giovene gli venne. + Fe' sì con Fausto, che di far venire + quivi il fratel prometter gli convenne; + ben ch'a poterlo indur che ci venisse, + saria fatica, e la cagion gli disse: + +9 + + che 'l suo fratello era uom che mosso il piede + mai non avea di Roma alla sua vita, + che del ben che Fortuna gli concede, + tranquilla e senza affanni avea notrita: + la roba di che 'l padre il lasciò erede, + né mai cresciuta avea né minuita; + e che parrebbe a lui Pavia lontana + più che non parria a un altro ire alla Tana. + +10 + + E la difficultà saria maggiore + a poterlo spiccar da la mogliere, + con cui legato era di tanto amore, + che non volendo lei, non può volere. + Pur per ubbidir lui che gli è signore, + disse d'andare e fare oltre il potere. + Giunse il re a' prieghi tali offerte e doni, + che di negar non gli lasciò ragioni. + +11 + + Partisse, e in pochi giorni ritrovosse + dentro di Roma alle paterne case. + Quivi tanto pregò, che 'l fratel mosse + sì ch'a venire al re gli persuase; + e fece ancor (ben che difficil fosse) + che la cognata tacita rimase, + proponendole il ben che n'usciria, + oltre ch'obligo sempre egli l'avria. + +12 + + Fisse Iocondo alla partita il giorno: + trovò cavalli e servitori intanto; + vesti fe' far per comparire adorno, + che talor cresce una beltà un bel manto. + La notte a lato, e 'l dì la moglie intorno, + con gli occhi ad or ad or pregni di pianto, + gli dice che non sa come patire + potrà tal lontananza e non morire; + +13 + + che pensandovi sol, da la radice + sveller si sente il cor nel lato manco. + — Deh, vita mia, non piagnere (le dice + Iocondo, e seco piagne egli non manco); + così mi sia questo camin felice, + come tornar vo' fra duo mesi almanco: + né mi faria passar d'un giorno il segno, + se mi donasse il re mezzo il suo regno. — + +14 + + Né la donna perciò si riconforta: + dice che troppo termine si piglia; + e s'al ritorno non la trova morta, + esser non può se non gran maraviglia. + Non lascia il duol che giorni e notte porta, + che gustar cibo, e chiuder possa ciglia; + tal che per la pietà Iocondo spesso + si pente ch'al fratello abbia promesso. + +15 + + Dal collo un suo monile ella si sciolse, + ch'una crocetta avea ricca di gemme, + e di sante reliquie che raccolse + in molti luoghi un peregrin boemme; + ed il padre di lei, ch'in casa il tolse + tornando infermo, di Ierusalemme, + venendo a morte poi ne lasciò erede: + questa levossi ed al marito diede. + +16 + + E che la porti per suo amore al collo + lo prega, sì che ognor gli ne sovenga. + Piacque il dono al marito, ed accettollo; + non perché dar ricordo gli convenga: + che né tempo né assenza mai dar crollo, + né buona o ria fortuna che gli avenga, + potrà a quella memoria salda e forte + c'ha di lei sempre, e avrà dopo la morte. + +17 + + La notte ch'andò inanzi a quella aurora + che fu il termine estremo alla partenza, + al suo Iocondo par ch'in braccio muora + la moglie, che n'ha tosto da star senza. + Mai non si dorme; e inanzi al giorno un'ora + viene il marito all'ultima licenza. + Montò a cavallo e si partì in effetto; + e la moglier si ricorcò nel letto. + +18 + + Iocondo ancor duo miglia ito non era, + che gli venne la croce raccordata, + ch'avea sotto il guancial messo la sera, + poi per oblivion l'avea lasciata. + — Lasso! (dicea tra sé) di che maniera + troverò scusa che mi sia accettata, + che mia moglie non creda che gradito + poco da me sia l'amor suo infinito? — + +19 + + Pensa la scusa, e poi gli cade in mente + che non sarà accettabile né buona, + mandi famigli, mandivi altra gente, + s'egli medesmo non vi va in persona. + Si ferma, e al fratel dice: — Or pianamente + fin a Baccano al primo albergo sprona; + che dentro a Roma è forza ch'io rivada: + e credo anco di giugnerti per strada. + +20 + + Non potria fare altri il bisogno mio: + né dubitar, ch'io sarò tosto teco. — + voltò il ronzin di trotto, e disse a Dio; + né de' famigli suoi volse alcun seco. + Già cominciava, quando passò il rio, + dinanzi al sole a fuggir l'aer cieco. + Smonta in casa, va al letto, e la consorte + quivi ritrova addormentata forte. + +21 + + La cortina levò senza far motto, + e vide quel che men veder credea: + che la sua casta e fedel moglie, sotto + la coltre, in braccio a un giovene giacea. + Riconobbe l'adultero di botto, + per la pratica lunga che n'avea; + ch'era de la famiglia sua un garzone, + allevato da lui, d'umil nazione. + +22 + + S'attonito restasse e malcontento, + meglio è pensarlo e farne fede altrui, + ch'esserne mai per far l'esperimento + che con suo gran dolor ne fe' costui. + Da lo sdegno assalito, ebbe talento + di trar la spada e uccidergli ambedui: + ma da l'amor che porta, al suo dispetto, + all'ingrata moglier, gli fu interdetto. + +23 + + Né lo lasciò questo ribaldo Amore + (vedi se sì l'avea fatto vasallo) + destarla pur, per non le dar dolore + che fosse da lui colta in sì gran fallo. + Quanto poté più tacito uscì fuore, + scese le scale, e rimontò a cavallo; + e punto egli d'amor, così lo punse, + ch'all'albergo non fu, che 'l fratel giunse. + +24 + + Cambiato a tutti parve esser nel volto; + vider tutti che 'l cor non avea lieto: + ma non v'è chi s'apponga già di molto, + e possa penetrar nel suo secreto. + Credeano che da lor si fosse tolto + per gire a Roma, e gito era a Corneto. + Ch'amor sia del mal causa ognun s'avisa; + ma non è già chi dir sappia in che guisa. + +25 + + Estimasi il fratel, che dolor abbia + d'aver la moglie sua sola lasciata; + e pel contrario duolsi egli ed arrabbia + che rimasa era troppo accompagnata. + Con fronte crespa e con gonfiate labbia + sta l'infelice, e sol la terra guata. + Fausto ch'a confortarlo usa ogni prova, + perché non sa la causa, poco giova. + +26 + + Di contrario liquor la piaga gli unge, + e dove tor dovria, gli accresce doglie; + dove dovria saldar, più l'apre e punge: + questo gli fa col ricordar la moglie. + Né posa dì né notte: il sonno lunge + fugge col gusto, e mai non si raccoglie: + e la faccia, che dianzi era sì bella, + si cangia sì, che più non sembra quella. + +27 + + Par che gli occhi se ascondin ne la testa; + cresciuto il naso par nel viso scarno: + de la beltà sì poca gli ne resta, + che ne potrà far paragone indarno. + Col duol venne una febbre sì molesta, + che lo fe' soggiornar all'Arbia e all'Arno: + e se di bello avea serbata cosa, + tosto restò come al sol colta rosa. + +28 + + Oltre ch'a Fausto incresca del fratello + che veggia a simil termine condutto, + via più gl'incresce che bugiardo a quello + principe, a chi lodollo, parrà in tutto: + mostrar di tutti gli uomini il più bello + gli avea promesso, e mostrerà il più brutto. + Ma pur continuando la sua via, + seco lo trasse al fin dentro a Pavia. + +29 + + Già non vuol che lo vegga il re improviso, + per non mostrarsi di giudicio privo: + ma per lettere inanzi gli dà aviso + che 'l suo fratel ne viene a pena vivo; + e ch'era stato all'aria del bel viso + un affanno di cor tanto nocivo, + accompagnato da una febbre ria, + che più non parea quel ch'esser solia. + +30 + + Grata ebbe la venuta di Iocondo + quanto potesse il re d'amico avere; + che non avea desiderato al mondo + cosa altretanto, che di lui vedere. + Né gli spiace vederselo secondo, + e di bellezza dietro rimanere; + ben che conosca, se non fosse il male, + che gli saria superiore o uguale. + +31 + + Giunto, lo fa alloggiar nel suo palagio, + lo visita ogni giorno, ogni ora n'ode; + fa gran provision che stia con agio, + e d'onorarlo assai si studia e gode. + Langue Iocondo, che 'l pensier malvagio + c'ha de la ria moglier, sempre lo rode: + né 'l veder giochi, né musici udire, + dramma del suo dolor può minuire. + +32 + + Le stanze sue, che sono appresso al tetto + l'ultime, inanzi hanno una sala antica. + Quivi solingo (perché ogni diletto, + perch'ogni compagnia prova nimica) + si ritraea, sempre aggiungendo al petto + di più gravi pensier nuova fatica: + e trovò quivi (or chi lo crederia?) + chi lo sanò de la sua piaga ria. + +33 + + In capo de la sala, ove è più scuro + (che non vi s'usa le finestre aprire,) + vede che 'l palco mal si giunge al muro, + e fa d'aria più chiara un raggio uscire. + Pon l'occhio quindi, e vede quel che duro + a creder fôra a chi l'udisse dire: + non l'ode egli d'altrui, ma se lo vede; + ed anco agli occhi suoi propri non crede. + +34 + + Quindi scopria de la regina tutta + la più secreta stanza e la più bella, + ove persona non verria introdutta, + se per molto fedel non l'avesse ella. + Quindi mirando vide in strana lutta + ch'un nano aviticchiato era con quella: + ed era quel piccin stato sì dotto, + che la regina avea messa di sotto. + +35 + + Attonito Iocondo e stupefatto, + e credendo sognarsi, un pezzo stette; + e quando vide pur che gli era in fatto + e non in sogno, a se stesso credette. + — A uno sgrignuto mostro e contrafatto + dunque (disse) costei si sottomette, + che 'l maggior re del mondo ha per marito, + più bello e più cortese? oh che appetito! — + +36 + + E de la moglie sua, che così spesso + più d'ogn'altra biasmava, ricordosse, + perché 'l ragazzo s'avea tolto appresso: + ed or gli parve che escusabil fosse. + Non era colpa sua più che del sesso, + che d'un solo uomo mai non contentosse: + e s'han tutte una macchia d'uno inchiostro, + almen la sua non s'avea tolto un mostro. + +37 + + Il dì seguente, alla medesima ora, + al medesimo loco fa ritorno; + e la regina e il nano vede ancora, + che fanno al re pur il medesmo scorno. + Trova l'altro dì ancor che si lavora, + e l'altro; e al fin non si fa festa giorno: + e la regina (che gli par più strano) + sempre si duol che poco l'ami il nano. + +38 + + Stette fra gli altri un giorno a veder, ch'ella + era turbata e in gran malenconia, + che due volte chiamar per la donzella + il nano fatto avea, n'ancor venìa. + Mandò la terza volta, ed udì quella, + che: — Madonna, egli giuoca (riferia); + e per non stare in perdita d'un soldo, + a voi niega venire il manigoldo. — + +39 + + A sì strano spettacolo Iocondo + raserena la fronte e gli occhi e il viso; + e quale in nome, diventò giocondo + d'effetto ancora, e tornò il pianto in riso. + Allegro torna e grasso e rubicondo, + che sembra un cherubin del paradiso; + che 'l re, il fratello e tutta la famiglia + di tal mutazion si maraviglia. + +40 + + Se da Iocondo il re bramava udire + onde venisse il subito conforto, + non men Iocondo lo bramava dire, + e fare il re di tanta ingiuria accorto; + ma non vorria che, più di sé, punire + volesse il re la moglie di quel torto; + sì che per dirlo e non far danno a lei, + il re fece giurar su l'agnusdei. + +41 + + Giurar lo fe' che né per cosa detta, + né che gli sia mostrata che gli spiaccia, + ancor ch'egli conosca che diretta— + mente a sua Maestà danno si faccia, + tardi o per tempo mai farà vendetta; + e di più vuole ancor che se ne taccia, + sì che né il malfattor giamai comprenda + in fatto o in detto, che 'l re il caso intenda. + +42 + + Il re, ch'ogn'altra cosa, se non questa, + creder potria, gli giurò largamente. + Iocondo la cagion gli manifesta, + ond'era molti dì stato dolente: + perché trovata avea la disonesta + sua moglie in braccio d'un suo vil sergente; + e che tal pena al fin l'avrebbe morto, + se tardato a venir fosse il conforto. + +43 + + Ma in casa di sua Altezza avea veduto + cosa che molto gli scemava il duolo; + che se bene in obbrobrio era caduto, + era almen certo di non v'esser solo. + Così dicendo, e al bucolin venuto, + gli dimostrò il bruttissimo omiciuolo + che la giumenta altrui sotto si tiene, + tocca di sproni e fa giuocar di schene. + +44 + + Se parve al re vituperoso l'atto, + lo crederete ben, senza ch'io 'l giuri. + Ne fu per arrabbiar, per venir matto; + ne fu per dar del capo in tutti i muri; + fu per gridar, fu per non stare al patto: + ma forza è che la bocca al fin si turi, + e che l'ira trangugi amara ed acra, + poi che giurato avea su l'ostia sacra. + +45 + + — Che debbo far, che mi consigli, frate, + (disse a Iocondo), poi che tu mi tolli + che con degna vendetta e crudeltate + questa giustissima ira io non satolli? — + — Lasciàn (disse Iocondo) queste ingrate, + e proviam se son l'altre così molli: + facciàn de le lor femine ad altrui + quel ch'altri de le nostre han fatto a nui. + +46 + + Ambi gioveni siamo, e di bellezza, + che facilmente non troviamo pari. + Qual femina sarà che n'usi asprezza, + se contra i brutti ancor non han ripari? + Se beltà non varrà né giovinezza, + varranne almen l'aver con noi danari. + Non vo' che torni, che non abbi prima + di mille moglie altrui la spoglia opima. + +47 + + La lunga assenza, il veder vari luoghi, + praticare altre femine di fuore, + par che sovente disacerbi e sfoghi + de l'amorose passioni il core. — + Lauda il parer, né vuol che si proròghi + il re l'andata; e fra pochissime ore, + con due scudieri, oltre alla compagnia + del cavallier roman, si mette in via. + +48 + + Travestiti cercaro Italia, Francia, + le terre de' Fiaminghi e de l'Inglesi; + e quante ne vedean di bella guancia, + trovavan tutte ai prieghi lor cortesi. + Davano, e dato loro era la mancia; + e spesso rimetteano i danar spesi. + Da loro pregate foro molte, e foro + anch'altretante che pregaron loro. + +49 + + In questa terra un mese, in quella dui + soggiornando, accertarsi a vera prova + che non men ne le lor, che ne l'altrui + femine, fede e castità si trova. + Dopo alcun tempo increbbe ad ambedui + di sempre procacciar di cosa nuova; + che mal poteano entrar ne l'altrui porte, + senza mettersi a rischio de la morte. + +50 + + Gli è meglio una trovarne che di faccia + e di costumi ad ambi grata sia; + che lor communemente sodisfaccia, + e non n'abbin d'aver mai gelosia. + — E perché (dicea il re) vo' che mi spiaccia + aver più te ch'un altro in compagnia? + So ben ch'in tutto il gran femineo stuolo + una non è che stia contenta a un solo. + +51 + + Una, senza sforzar nostro potere, + ma quando il natural bisogno inviti, + in festa goderemoci e in piacere, + che mai contese non avren né liti. + Né credo che si debba ella dolere: + che s'anco ogn'altra avesse duo mariti, + più ch'ad un solo, a duo saria fedele; + né forse s'udirian tante querele. — + +52 + + Di quel che disse il re, molto contento + rimaner parve il giovine romano. + Dunque fermati in tal proponimento, + cercar molte montagne e molto piano: + trovaro al fin, secondo il loro intento, + una figliuola d'uno ostiero ispano, + che tenea albergo al porto di Valenza, + bella di modi e bella di presenza. + +53 + + Era ancor sul fiorir di primavera + sua tenerella e quasi acerba etade. + Di molti figli il padre aggravat'era, + e nimico mortal di povertade; + sì ch'a disporlo fu cosa leggiera, + che desse lor la figlia in potestade; + ch'ove piacesse lor potesson trarla, + poi che promesso avean di ben trattarla. + +54 + + Pigliano la fanciulla, e piacer n'hanno + or l'un or l'altro in caritade e in pace, + come a vicenda i mantici che danno, + or l'uno or l'altro, fiato alla fornace. + Per veder tutta Spagna indi ne vanno, + e passar poi nel regno di Siface; + e 'l dì che da Valenza si partiro, + ad albergare a Zattiva veniro. + +55 + + I patroni a veder strade e palazzi + ne vanno, e lochi publici e divini; + ch'usanza han di pigliar simil solazzi + in ogni terra ove entran peregrini; + e la fanciulla resta coi ragazzi. + Altri i letti, altri acconciano i ronzini, + altri hanno cura che sia alla tornata + dei signor lor la cena apparecchiata. + +56 + + Ne l'albergo un garzon stava per fante, + ch'in casa de la giovene già stette + a' servigi del padre, e d'essa amante + fu da' primi anni, e del suo amor godette. + Ben s'adocchiar, ma non ne fer sembiante, + ch'esser notato ognun di lor temette: + ma tosto ch'i patroni e la famiglia + lor dieron luogo, alzar tra lor le ciglia. + +57 + + Il fante domandò dove ella gisse, + e qual dei duo signor l'avesse seco. + A punto la Fiammetta il fatto disse + (così avea nome, e quel garzone il Greco). + — Quando sperai che 'l tempo ohimè! venisse + (il Greco le dicea) di viver teco, + Fiammetta, anima mia, tu te ne vai, + e non so più di rivederti mai. + +58 + + Fannosi i dolci miei disegni amari, + poi che sei d'altri, e tanto mi ti scosti. + Io disegnava, avendo alcun' danari + con gran fatica e gran sudor riposti, + ch'avanzato m'avea de' miei salari + e de le bene andate di molti osti, + di tornare a Valenza, e domandarti + al padre tuo per moglie, e di sposarti. — + +59 + + La fanciulla negli omeri si stringe, + e risponde che fu tardo a venire. + Piange il Greco e sospira, e parte finge: + — Vuommi (dice) lasciar così morire? + Con le tuo braccia i fianchi almen mi cinge, + lasciami disfogar tanto desire: + ch'inanzi che tu parta, ogni momento + che teco io stia mi fa morir contento. — + +60 + + La pietosa fanciulla rispondendo: + — Credi (dicea) che men di te nol bramo; + ma né luogo né tempo ci comprendo + qui, dove in mezzo di tanti occhi siamo. — + Il Greco soggiungea: — Certo mi rendo, + che s'un terzo ami me di quel ch'io t'amo, + in questa notte almen troverai loco + che ci potren godere insieme un poco. — + +61 + + — Come potrò (diceagli la fanciulla), + che sempre in mezzo a duo la notte giaccio? + e meco or l'uno or l'altro si trastulla, + e sempre a l'un di lor mi trovo in braccio? — + — Questo ti fia (suggiunse il Greco) nulla; + che ben ti saprai tor di questo impaccio, + e uscir di mezzo lor, pur che tu voglia: + e déi voler, quando di me ti doglia. — + +62 + + Pensa ella alquanto, e poi dice che vegna + quando creder potrà ch'ognuno dorma; + e pianamente come far convegna, + e de l'andare e del tornar l'informa. + Il Greco, sì come ella gli disegna, + quando sente dormir tutta la torma, + viene all'uscio e lo spinge, e quel gli cede: + entra pian piano, e va a tenton col piede. + +63 + + Fa lunghi i passi, e sempre in quel di dietro + tutto si ferma, e l'altro par che muova + a guisa che di dar tema nel vetro, + non che 'l terreno abbia a calcar, ma l'uova; + e tien la mano inanzi simil metro, + va brancolando infin che 'l letto trova: + e di là dove gli altri avean le piante, + tacito si cacciò col capo inante. + +64 + + Fra l'una e l'altra gamba di Fiammetta, + che supina giacea, diritto venne; + e quando le fu a par, l'abbracciò stretta, + e sopra lei sin presso al dì si tenne. + Cavalcò forte, e non andò a staffetta; + che mai bestia mutar non gli convenne: + che questa pare a lui che sì ben trotte, + che scender non ne vuol per tutta notte. + +65 + + Avea Iocondo ed avea il re sentito + il calpestio che sempre il letto scosse; + e l'uno e l'altro, d'uno error schernito, + s'avea creduto che 'l compagno fosse. + Poi ch'ebbe il Greco il suo camin fornito, + sì come era venuto, anco tornosse. + Saettò il sol da l'orizzonte i raggi; + sorse Fiammetta, e fece entrare i paggi. + +66 + + Il re disse al compagno motteggiando: + — Frate, molto camin fatto aver déi; + e tempo è ben che ti riposi, quando + stato a cavallo tutta notte sei. — + Iocondo a lui rispose di rimando, + e disse: — Tu di' quel ch'io a dire avrei. + A te tocca posare, e pro ti faccia, + che tutta notte hai cavalcato a caccia. — + +67 + + — Anch'io (suggiunse il re) senza alcun fallo + lasciato avria il mio can correre un tratto, + se m'avessi prestato un po' il cavallo, + tanto che 'l mio bisogno avessi fatto. — + Iocondo replicò: — Son tuo vasallo, + e puoi far meco e rompere ogni patto: + sì che non convenia tal cenni usare; + ben mi potevi dir: lasciala stare. — + +68 + + Tanto replica l'un, tanto soggiunge + l'altro, che sono a grave lite insieme. + Vengon da' motti ad un parlar che punge, + ch'ad amenduo l'esser beffato preme. + Chiaman Fiammetta (che non era lunge, + e de la fraude esser scoperta teme) + per fare in viso l'uno all'altro dire + quel che negando ambi parean mentire. + +69 + + — Dimmi (le disse il re con fiero sguardo), + e non temer di me né di costui; + chi tutta notte fu quel sì gagliardo, + che ti godé senza far parte altrui? — + Credendo l'un provar l'altro bugiardo, + la risposta aspettavano ambedui. + Fiammetta a' piedi lor si gittò, incerta + di viver più, vedendosi scoperta. + +70 + + Domandò lor perdono, che d'amore + ch'a un giovinetto avea portato, spinta, + e da pietà d'un tormentato core + che molto avea per lei patito, vinta, + caduta era la notte in quello errore; + e seguitò, senza dir cosa finta, + come tra lor con speme si condusse, + ch'ambi credesson che 'l compagno fusse. + +71 + + Il re e Iocondo si guardaro in viso, + di maraviglia e di stupor confusi; + né d'aver anco udito lor fu aviso, + ch'altri duo fusson mai così delusi. + Poi scoppiaro ugualmente in tanto riso, + che con la bocca aperta e gli occhi chiusi, + potendo a pena il fiato aver del petto, + a dietro si lasciar cader sul letto. + +72 + + Poi ch'ebbon tanto riso, che dolere + se ne sentiano il petto, e pianger gli occhi, + disson tra lor: — Come potremo avere + guardia, che la moglier non ne l'accocchi, + se non giova tra duo questa tenere, + e stretta sì, che l'uno e l'altro tocchi? + Se più che crini avesse occhi il marito, + non potria far che non fosse tradito. + +73 + + Provate mille abbiamo, e tutte belle; + né di tante una è ancor che ne contraste. + Se provian l'altre, fian simili anch'elle; + ma per ultima prova costei baste. + Dunque possiamo creder che più felle + non sien le nostre, o men de l'altre caste: + e se son come tutte l'altre sono, + che torniamo a godercile fia buono. — + +74 + + Conchiuso ch'ebbon questo, chiamar fero + per Fiammetta medesima il suo amante; + e in presenza di molti gli la diero + per moglie, e dote gli fu bastante. + Poi montaro a cavallo, e il lor sentiero + ch'era a ponente, volsero a levante; + ed alle mogli lor se ne tornaro, + di ch'affanno mai più non si pigliaro. — + +75 + + L'ostier qui fine alla sua istoria pose, + che fu con molta attenzione udita. + Udilla il Saracin, né gli rispose + parola mai, fin che non fu finita. + Poi disse: — Io credo ben che de l'ascose + feminil frode sia copia infinita; + né si potria de la millesma parte + tener memoria con tutte le carte. — + +76 + + Quivi era un uom d'età, ch'avea più retta + opinion degli altri, e ingegno e ardire; + e non potendo ormai, che sì negletta + ogni femina fosse, più patire, + si volse a quel ch'avea l'istoria detta, + e gli disse: — Assai cose udimo dire, + che veritade in sé non hanno alcuna: + e ben di queste è la tua favola una. + +77 + + A chi te la narrò non do credenza, + s'evangelista ben fosse nel resto; + ch'opinione, più ch'esperienza + ch'abbia di donne, lo facea dir questo. + L'avere ad una o due malivolenza, + fa ch'odia e biasma l'altre oltre all'onesto; + ma se gli passa l'ira, io vo' tu l'oda, + più ch'ora biasmo, anco dar lor gran loda. + +78 + + E se vorrà lodarne, avrà maggiore + il campo assai, ch'a dirne mal non ebbe: + di cento potrà dir degne d'onore + verso una trista che biasmar si debbe. + Non biasmar tutte, ma serbarne fuore + la bontà d'infinite si dovrebbe; + e se 'l Valerio tuo disse altrimente, + disse per ira, e non per quel che sente. + +79 + + Ditemi un poco: è di voi forse alcuno + ch'abbia servato alla sua moglie fede? + che nieghi andar, quando gli sia oportuno, + all'altrui donna, e darle ancor mercede? + credete in tutto 'l mondo trovarne uno? + chi 'l dice, mente; e folle è ben chi 'l crede. + Trovatene vo' alcuna che vi chiami? + (non parlo de le publiche ed infami). + +80 + + Conoscete alcun voi, che non lasciasse + la moglie sola, ancor che fosse bella, + per seguire altra donna, se sperasse + in breve e facilmente ottener quella? + Che farebbe egli, quando lo pregasse + o desse premio a lui donna o donzella? + Credo, per compiacere or queste or quelle, + che tutti lasciaremmovi la pelle. + +81 + + Quelle che i lor mariti hanno lasciati, + le più volte cagione avuta n'hanno. + Del suo di casa, li veggon svogliati, + e che fuor, de l'altrui bramosi, vanno. + Dovriano amar, volendo essere amati, + e tor con la misura ch'a lor danno. + Io farei (se a me stesse il darla e torre) + tal legge, ch'uom non vi potrebbe opporre. + +82 + + Saria la legge, ch'ogni donna colta + in adulterio, fosse messa a morte, + se provar non potesse ch'una volta + avesse adulterato il suo consorte: + se provar lo potesse, andrebbe asciolta, + né temeria il marito né la corte. + Cristo ha lasciato nei precetti suoi: + non far altrui quel che patir non vuoi. + +83 + + La incontinenza è quanto mal si puote + imputar lor, non già a tutto lo stuolo. + Ma in questo chi ha di noi più brutte note? + che continente non si trova un solo. + E molto più n'ha ad arrossir le gote, + quando bestemmia, ladroneccio, dolo, + usura ed omicidio, e se v'è peggio, + raro, se non dagli uomini, far veggio. — + +84 + + Appresso alle ragioni avea il sincero + e giusto vecchio in pronto alcuno esempio + di donne, che né in fatto né in pensiero + mai di lor castità patiron scempio. + Ma il Saracin, che fuggia udire il vero, + lo minacciò con viso crudo ed empio, + sì che lo fece per timor tacere; + ma già non lo mutò di suo parere. + +85 + + Posto ch'ebbe alle liti e alle contese + termine il re pagan, lasciò la mensa; + indi nel letto per dormir si stese + fin al partir de l'aria scura e densa: + ma de la notte, a sospirar l'offese + più de la donna ch'a dormir, dispensa. + Quindi parte all'uscir del nuovo raggio, + e far disegna in nave il suo viaggio. + +86 + + Però ch'avendo tutto quel rispetto + ch'a buon cavallo dee buon cavalliero, + a quel suo bello e buono, ch'a dispetto + tenea di Sacripante e di Ruggiero; + vedendo per duo giorni averlo stretto + più che non si dovria sì buon destriero, + lo pon, per riposarlo, e lo rassetta + in una barca, e per andar più in fretta. + +87 + + Senza indugio al nocchier varar la barca, + e dar fa i remi all'acqua da la sponda. + Quella, non molto grande e poco carca, + se ne va per la Sonna giù a seconda. + Non fugge il suo pensier né se ne scarca + Rodomonte per terra né per onda: + lo trova in su la proda e in su la poppa; + e se cavalca, il porta dietro in groppa. + +88 + + Anzi nel capo, o sia nel cor gli siede, + e di fuor caccia ogni conforto e serra. + Di ripararsi il misero non vede, + da poi che gli nimici ha ne la terra. + Non sa da chi sperar possa mercede, + se gli fanno i domestici suoi guerra: + la notte e 'l giorno e sempre è combattuto + da quel crudel che dovria dargli aiuto. + +89 + + Naviga il giorno e la notte seguente + Rodomonte col cor d'affanni grave; + e non si può l'ingiuria tor di mente, + che da la donna e dal suo re avuto have; + e la pena e il dolor medesmo sente, + che sentiva a cavallo, ancora in nave: + né spegner può, per star ne l'acqua, il fuoco, + né può stato mutar, per mutar loco. + +90 + + Come l'infermo, che dirotto e stanco + di febbre ardente, va cangiando lato; + o sia su l'uno o sia su l'altro fianco + spera aver, se si volge, miglior stato; + né sul destro riposa né sul manco, + e per tutto ugualmente è travagliato: + così il pagano al male ond'era infermo + mal trova in terra e male in acqua schermo. + +91 + + Non puote in nave aver più pazienza, + e si fa porre in terra Rodomonte. + Lion passa e Vienna, indi Valenza + e vede in Avignone il ricco ponte; + che queste terre ed altre ubidienza, + che son tra il fiume e 'l celtibero monte, + rendean al re Agramante e al re di Spagna + dal dì che fur signor de la campagna. + +92 + + Verso Acquamorta a man dritta si tenne + con animo in Algier passare in fretta; + e sopra un fiume ad una villa venne + e da Bacco e da Cerere diletta, + che per le spesse ingiurie, che sostenne + dai soldati, a votarsi fu costretta. + Quinci il gran mare, e quindi ne l'apriche + valli vede ondeggiar le bionde spiche. + +93 + + Quivi ritrova una piccola chiesa + di nuovo sopra un monticel murata, + che poi ch'intorno era la guerra accesa, + i sacerdoti vota avean lasciata. + Per stanza fu da Rodomonte presa; + che pel sito, e perch'era sequestrata + dai campi, onde avea in odio udir novella, + gli piacque sì, che mutò Algieri in quella. + +94 + + Mutò d'andare in Africa pensiero, + sì commodo gli parve il luogo e bello. + Famigli e carriaggi e il suo destriero + seco alloggiar fe' nel medesmo ostello. + Vicino a poche leghe a Mompoliero + e ad alcun altro ricco e buon castello + siede il villaggio allato alla riviera; + sì che d'avervi ogn'agio il modo v'era. + +95 + + Standovi un giorno il Saracin pensoso + (come pur era il più del tempo usato), + vide venir per mezzo un prato erboso, + che d'un piccol sentiero era segnato, + una donzella di viso amoroso + in compagnia d'un monaco barbato; + e si traeano dietro un gran destriero + sotto una soma coperta di nero. + +96 + + Chi la donzella, chi 'l monaco sia, + chi portin seco, vi debbe esser chiaro. + Conoscere Issabella si dovria, + che 'l corpo avea del suo Zerbino caro. + Lasciai che vêr Provenza ne venìa + sotto la scorta del vecchio preclaro, + che le avea persuaso tutto il resto + dicare a Dio del suo vivere onesto. + +97 + + Come ch'in viso pallida e smarrita + sia la donzella ed abbia i crini inconti; + e facciano i sospir continua uscita + del petto acceso, e gli occhi sien duo fonti; + ed altri testimoni d'una vita + misera e grave in lei si veggan pronti; + tanto però di bello anco le avanza, + che con le Grazie Amor vi può aver stanza. + +98 + + Tosto che 'l Saracin vide la bella + donna apparir, messe il pensiero al fondo, + ch'avea di biasmar sempre e d'odiar quella + schiera gentil che pur adorna il mondo. + E ben gli par dignissima Issabella, + in cui locar debba il suo amor secondo, + e spenger totalmente il primo, a modo + che da l'asse si trae chiodo con chiodo. + +99 + + Incontra se le fece, e col più molle + parlar che seppe, e col miglior sembiante, + di sua condizione domandolle; + ed ella ogni pensier gli spiegò inante; + come era per lasciare il mondo folle, + e farsi amica a Dio con opre sante. + Ride il pagano altier ch'in Dio non crede, + d'ogni legge nimico e d'ogni fede. + +100 + + E chiama intenzione erronea e lieve, + e dice che per certo ella troppo erra; + né men biasmar che l'avaro si deve, + che 'l suo ricco tesor metta sotterra: + alcuno util per sé non ne riceve, + e da l'uso degli altri uomini il serra. + Chiuder leon si denno, orsi e serpenti, + e non le cose belle ed innocenti. + +101 + + Il monaco, ch'a questo avea l'orecchia, + e per soccorrer la giovane incauta, + che ritratta non sia per la via vecchia, + sedea al governo qual pratico nauta, + quivi di spiritual cibo apparecchia + tosto una mensa sontuosa e lauta. + Ma il Saracin, che con mal gusto nacque, + non pur la saporò, che gli dispiacque: + +102 + + e poi ch'invano il monaco interroppe, + e non poté mai far sì che tacesse, + e che di pazienza il freno roppe, + le mani adosso con furor gli messe. + Ma le parole mie parervi troppe + potriano omai, se più se ne dicesse: + sì che finirò il canto; e mi fia specchio + quel che per troppo dire accade al vecchio. + + + + +CANTO VENTINOVESIMO + + +1 + + O degli uomini inferma e instabil mente! + come siàn presti a variar disegno! + Tutti i pensier mutamo facilmente, + più quei che nascon d'amoroso sdegno. + Io vidi dianzi il Saracin sì ardente + contra le donne, e passar tanto il segno, + che non che spegner l'odio, ma pensai + che non dovesse intiepidirlo mai. + +2 + + Donne gentil, per quel ch'a biasmo vostro + parlò contra il dover, sì offeso sono, + che sin che col suo mal non gli dimostro + quanto abbia fatto error, non gli perdono. + Io farò sì con penna e con inchiostro, + ch'ognun vedrà che gli era utile e buono + aver taciuto, e mordersi anco poi + prima la lingua, che dir mal di voi. + +3 + + Ma che parlò come ignorante e sciocco, + ve lo dimostra chiara esperienza. + Incontra tutte trasse fuor lo stocco + de l'ira, senza farvi differenza: + poi d'Issabella un sguardo sì l'ha tocco, + che subito gli fa mutar sentenza. + Già in cambio di quell'altra la disia, + l'ha vista a pena, e non sa ancor chi sia. + +4 + + E come il nuovo amor lo punge e scalda, + muove alcune ragion di poco frutto, + per romper quella mente intera e salda + ch'ella avea fissa al Creator del tutto. + Ma l'eremita che l'è scudo e falda, + perché il casto pensier non sia distrutto, + con argumenti più validi e fermi, + quanto più può, le fa ripari e schermi. + +5 + + Poi che l'empio pagan molto ha sofferto + con lunga noia quel monaco audace, + e che gli ha detto invan ch'al suo deserto + senza lei può tornar quando gli piace; + e che nuocer si vede a viso aperto, + e che seco non vuol triegua né pace: + la mano al mento con furor gli stese, + e tanto ne pelò, quanto ne prese. + +6 + + E sì crebbe la furia, che nel collo + con man lo stringe a guisa di tanaglia; + e poi ch'una e due volte raggirollo, + da sé per l'aria e verso il mar lo scaglia. + Che n'avenisse, né dico né sollo: + varia fama è di lui, né si raguaglia. + Dice alcun che sì rotto a un sasso resta, + che 'l piè non si discerne da la testa; + +7 + + ed altri, ch'a cadere andò nel mare, + ch'era più di tre miglia indi lontano, + e che morì per non saper notare, + fatti assai prieghi e orazioni invano; + altri, ch'un santo lo venne aiutare, + lo trasse al lito con visibil mano. + Di queste, qual si vuol, la vera sia: + di lui non parla più l'istoria mia. + +8 + + Rodomonte crudel, poi che levato + s'ebbe da canto il garrulo eremita, + si ritornò con viso men turbato + verso la donna mesta e sbigottita; + e col parlar ch'è fra gli amanti usato, + dicea ch'era il suo core e la sua vita + e 'l suo conforto e la sua cara speme, + ed altri nomi tai che vanno insieme. + +9 + + E si mostrò sì costumato allora, + che non le fece alcun segno di forza. + Il sembiante gentil che l'innamora, + l'usato orgoglio in lui spegne ed ammorza: + e ben che 'l frutto trar ne possa fuora, + passar non però vuole oltre a la scorza; + che non gli par che potesse esser buono, + quando da lei non lo accettasse in dono. + +10 + + E così di disporre a poco a poco + a' suoi piaceri Issabella credea. + Ella, che in sì solingo e strano loco, + qual topo in piede al gatto si vedea, + vorria trovarsi inanzi in mezzo il fuoco; + e seco tuttavolta rivolgea + s'alcun partito, alcuna via fosse atta + a trarla quindi immaculata e intatta. + +11 + + Fa ne l'animo suo proponimento + di darsi con sua man prima la morte, + che 'l barbaro crudel n'abbia il suo intento, + e che le sia cagion d'errar sì forte + contra quel cavallier ch'in braccio spento + l'avea crudele e dispietata sorte; + a cui fatto have col pensier devoto + de la sua castità perpetuo voto. + +12 + + Crescer più sempre l'appetito cieco + vede del re pagan, né sa che farsi. + Ben sa che vuol venire all'atto bieco, + ove i contrasti suoi tutti fien scarsi. + Pur discorrendo molte cose seco, + il modo trovò al fin di ripararsi, + e di salvar la castità sua, come + io vi dirò, con lungo e chiaro nome. + +13 + + Al brutto Saracin, che le venìa + già contra con parole e con effetti + privi di tutta quella cortesia + che mostrata le avea ne' primi detti: + — Se fate che con voi sicura io sia + del mio onor (disse) e ch'io non ne sospetti, + cosa all'incontro vi darò, che molto + più vi varrà, ch'avermi l'onor tolto. + +14 + + Per un piacer di sì poco momento, + di che n'ha sì abondanza tutto 'l mondo, + non disprezzate un perpetuo contento, + un vero gaudio a nullo altro secondo. + Potrete tuttavia ritrovar cento + e mille donne di viso giocondo; + ma chi vi possa dar questo mio dono, + nessuno al mondo, o pochi altri ci sono. + +15 + + Ho notizia d'un'erba, e l'ho veduta + venendo, e so dove trovarne appresso, + che bollita con elera e con ruta + ad un fuoco di legna di cipresso, + e fra mano innocenti indi premuta, + manda un liquor, che, chi si bagna d'esso + tre volte il corpo, in tal modo l'indura, + che dal ferro e dal fuoco l'assicura. + +16 + + Io dico, se tre volte se n'immolla, + un mese invulnerabile si trova. + Oprar conviensi ogni mese l'ampolla; + che sua virtù più termine non giova. + Io so far l'acqua, ed oggi ancor farolla, + ed oggi ancor voi ne vedrete prova: + e vi può, s'io non fallo, esser più grata, + che d'aver tutta Europa oggi acquistata. + +17 + + Da voi domando in guiderdon di questo, + che su la fede vostra mi giuriate + che né in detto né in opera molesto + mai più sarete alla mia castitate. — + Così dicendo, Rodomonte onesto + fe' ritornar; ch'in tanta voluntate + venne ch'inviolabil si facesse, + che più ch'ella non disse, le promesse: + +18 + + e servaralle fin che vegga fatto + de la mirabil acqua esperienza; + e sforzerasse intanto a non fare atto, + a non far segno alcun di violenza. + Ma pensa poi di non tenere il patto, + perché non ha timor né riverenza + di Dio o di santi; e nel mancar di fede + tutta a lui la bugiarda Africa cede. + +19 + + Ad Issabella il re d'Algier scongiuri + di non la molestar fe' più di mille, + pur ch'essa lavorar l'acqua procuri, + che far lo può qual fu già Cigno e Achille. + Ella per balze e per valloni oscuri + da le città lontana e da le ville + ricoglie di molte erbe; e il Saracino + non l'abandona, e l'è sempre vicino. + +20 + + Poi ch'in più parti quant'era a bastanza + colson de l'erbe e con radici e senza, + tardi si ritornaro alla lor stanza; + dove quel paragon di continenza + tutta la notte spende, che l'avanza, + a bollir erbe con molta avertenza: + e a tutta l'opra e a tutti quei misteri + si trova ognor presente il re d'Algieri. + +21 + + Che producendo quella notte in giuoco + con quelli pochi servi ch'eran seco, + sentia, per lo calor del vicin fuoco + ch'era rinchiuso in quello angusto speco, + tal sete, che bevendo or molto or poco, + duo baril votar pieni di greco, + ch'aveano tolto uno o duo giorni inanti + i suoi scudieri a certi viandanti. + +22 + + Non era Rodomonte usato al vino, + perché la legge sua lo vieta e danna: + e poi che lo gustò, liquor divino + gli par, miglior che 'l nettare o la manna; + e riprendendo il rito saracino, + gran tazze e pieni fiaschi ne tracanna. + Fece il buon vino, ch'andò spesso intorno, + girare il capo a tutti come un torno. + +23 + + La donna in questo mezzo la caldaia + dal fuoco tolse, ove quell'erbe cosse; + e disse a Rodomonte: — Acciò che paia + che mie parole al vento non ho mosse, + quella che 'l ver da la bugia dispaia, + e che può dotte far le genti grosse, + te ne farò l'esperienza ancora, + non ne l'altrui, ma nel mio corpo or ora. + +24 + + Io voglio a far il saggio esser la prima + del felice liquor di virtù pieno, + acciò tu forse non facessi stima + che ci fosse mortifero veneno. + Di questo bagnerommi da la cima + del capo giù pel collo e per lo seno: + tu poi tua forza in me prova e tua spada, + se questo abbia vigor, se quella rada. — + +25 + + Bagnossi, come disse, e lieta porse + all'incauto pagano il collo ignudo, + incauto, e vinto anco dal vino forse, + incontra a cui non vale elmo né scudo. + Quel uom bestial le prestò fede, e scorse + sì con la mano e sì col ferro crudo, + che del bel capo, già d'Amore albergo, + fe' tronco rimanere il petto e il tergo. + +26 + + Quel fe' tre balzi; e funne udita chiara + voce, ch'uscendo nominò Zerbino, + per cui seguire ella trovò sì rara + via di fuggir di man del Saracino. + Alma, ch'avesti più la fede cara, + e 'l nome quasi ignoto e peregrino + al tempo nostro, de la castitade, + che la tua vita e la tua verde etade, + +27 + + vattene in pace, alma beata e bella! + Così i miei versi avesson forza, come + ben m'affaticherei con tutta quella + arte che tanto il parlar orna e come, + perché mille e mill'anni e più, novella + sentisse il mondo del tuo chiaro nome. + Vattene in pace alla superna sede, + e lascia all'altre esempio di tua fede. + +28 + + All'atto incomparabile e stupendo, + dal cielo il Creator giù gli occhi volse, + e disse: — Più di quella ti commendo, + la cui morte a Tarquinio il regno tolse; + e per questo una legge fare intendo + tra quelle mie, che mai tempo non sciolse, + la qual per le inviolabil'acque giuro + che non muterà seculo futuro. + +29 + + Per l'avvenir vo' che ciascuna ch'aggia + il nome tuo, sia di sublime ingegno, + e sia bella, gentil, cortese e saggia, + e di vera onestade arrivi al segno: + onde materia agli scrittori caggia + di celebrare il nome inclito e degno; + tal che Parnasso, Pindo ed Elicone + sempre Issabella, Issabella risuone. — + +30 + + Dio così disse, e fe' serena intorno + l'aria, e tranquillo il mar più che mai fusse. + Fe' l'alma casta al terzo ciel ritorno, + e in braccio al suo Zerbin si ricondusse. + Rimase in terra con vergogna e scorno + quel fier senza pietà nuovo Breusse; + che poi che 'l troppo vino ebbe digesto, + biasmò il suo errore, e ne restò funesto. + +31 + + Placare o in parte satisfar pensosse + a l'anima beata d'Issabella, + se, poi ch'a morte il corpo le percosse, + desse almen vita alla memoria d'ella. + Trovò per mezzo, acciò che così fosse, + di convertirle quella chiesa, quella + dove abitava e dove ella fu uccisa, + in un sepolcro; e vi dirò in che guisa. + +32 + + Di tutti i lochi intorno fa venire + mastri, chi per amore e chi per tema; + e fatto ben seimila uomini unire, + de' gravi sassi i vicin monti scema, + e ne fa una gran massa stabilire, + che da la cima era alla parte estrema + novanta braccia; e vi rinchiude dentro + la chiesa, che i duo amanti have nel centro. + +33 + + Imita quasi la superba mole + che fe' Adriano all'onda tiberina. + Presso al sepolcro una torre alta vuole; + ch'abitarvi alcun tempo si destina. + Un ponte stretto e di due braccia sole + fece su l'acqua che correa vicina. + Lungo il ponte, ma largo era sì poco, + che dava a pena a duo cavalli loco; + +34 + + a duo cavalli che venuti a paro, + o ch'insieme si fossero scontrati: + e non avea né sponda né riparo, + e si potea cader da tutti i lati. + Il passar quindi vuol che costi caro + a guerrieri o pagani o battezzati; + che de le spoglie lor mille trofei + promette al cimiterio di costei. + +35 + + In dieci giorni e in manco fu perfetta + l'opra del ponticel che passa il fiume; + ma non fu già il sepolcro così in fretta, + né la torre condutta al suo cacume: + pur fu levata sì, ch'alla veletta + starvi in cima una guardia avea costume, + che d'ogni cavallier che venìa al ponte, + col corno facea segno a Rodomonte. + +36 + + E quel s'armava, e se gli venìa a opporre + ora su l'una, ora su l'altra riva; + che se 'l guerrier venìa di vêr la torre, + su l'altra proda il re d'Algier veniva. + Il ponticello è il campo ove si corre; + e se 'l destrier poco del segno usciva, + cadea nel fiume, ch'alto era e profondo: + ugual periglio a quel non avea il mondo. + +37 + + Aveasi imaginato il Saracino, + che, per gir spesso a rischio di cadere + dal ponticel nel fiume a capo chino, + dove gli converria molt'acqua bere, + del fallo a che l'indusse il troppo vino, + dovesse netto e mondo rimanere; + come l'acqua, non men che 'l vino, estingua + l'error che fa pel vino o mano o lingua. + +38 + + Molti fra pochi dì vi capitaro: + alcuni la via dritta vi condusse, + ch'a quei che verso Italia o Spagna andaro + altra non era che più trita fusse; + altri l'ardire, e, più che vita caro, + l'onore, a farvi di sé prova indusse. + E tutti, ove acquistar credean la palma, + lasciavan l'arme, e molti insieme l'alma. + +39 + + Di quelli ch'abbattea, s'eran pagani, + si contentava d'aver spoglie ed armi; + e di chi prima furo, i nomi piani + vi facea sopra, e sospendeale ai marmi: + ma ritenea in prigion tutti i cristiani; + e che in Algier poi li mandasse parmi. + Finita ancor non era l'opra, quando + vi venne a capitare il pazzo Orlando. + +40 + + A caso venne il furioso conte + a capitar su questa gran riviera, + dove, come io vi dico, Rodomonte + fare in fretta facea, né finito era + la torre né il sepolcro, e a pena il ponte: + e di tutte arme, fuor che di visiera, + a quell'ora il pagan si trovò in punto, + ch'Orlando al fiume e al ponte è sopragiunto. + +41 + + Orlando (come il suo furor lo caccia) + salta la sbarra e sopra il ponte corre. + Ma Rodomonte con turbata faccia, + a piè, com'era inanzi a la gran torre, + gli grida di lontano e gli minaccia, + né se gli degna con la spada opporre: + — Indiscreto villan, ferma le piante, + temerario, importuno ed arrogante! + +42 + + Sol per signori e cavallieri è fatto + il ponte, non per te, bestia balorda. — + Orlando, ch'era in gran pensier distratto, + vien pur inanzi e fa l'orecchia sorda. + — Bisogna ch'io castighi questo matto — + disse il pagano; e con la voglia ingorda + venìa per traboccarlo giù ne l'onda, + non pensando trovar chi gli risponda. + +43 + + In questo tempo una gentil donzella, + per passar sovra il ponte, al fiume arriva, + leggiadramente ornata e in viso bella, + e nei sembianti accortamente schiva. + Era (se vi ricorda, Signor) quella + che per ogni altra via cercando giva + di Brandimarte, il suo amator, vestigi, + fuor che, dove era, dentro da Parigi. + +44 + + Ne l'arrivar di Fiordiligi al ponte + (che così la donzella nomata era), + Orlando s'attaccò con Rodomonte + che lo volea gittar ne la riviera. + La donna, ch'avea pratica del conte, + subito n'ebbe conoscenza vera: + e restò d'alta maraviglia piena, + de la follia che così nudo il mena. + +45 + + Fermasi a riguardar che fine avere + debba il furor dei duo tanti possenti. + Per far del ponte l'un l'altro cadere + a por tutta lor forza sono intenti. + — Come è ch'un pazzo debba sì valere? — + seco il fiero pagan dice tra' denti; + e qua e là si volge e si raggira, + pieno di sdegno e di superbia e d'ira. + +46 + + Con l'una e l'altra man va ricercando + far nuova presa, ove il suo meglio vede; + or tra le gambe, or fuor gli pone, quando + con arte il destro, e quando il manco piede. + Simiglia Rodomonte intorno a Orlando + lo stolido orso che sveller si crede + l'arbor onde è caduto; e come n'abbia + quello ogni colpa, odio gli porta e rabbia. + +47 + + Orlando, che l'ingegno avea sommerso, + io non so dove, e sol la forza usava, + l'estrema forza a cui per l'universo + nessuno o raro paragon si dava, + cader del ponte si lasciò riverso + col pagano abbracciato come stava. + Cadon nel fiume e vanno al fondo insieme: + ne salta in aria l'onda, e il lito geme. + +48 + + L'acqua gli fece distaccare in fretta. + Orlando è nudo, e nuota com'un pesce: + di qua le braccia, e di là i piedi getta, + e viene a proda; e come di fuor esce, + correndo va, né per mirare aspetta, + se in biasmo o in loda questo gli riesce. + Ma il pagan, che da l'arme era impedito, + tornò più tardo e con più affanno al lito. + +49 + + Sicuramente Fiordiligi intanto + avea passato il ponte e la riviera; + e guardato il sepolcro in ogni canto, + se del suo Brandimarte insegna v'era, + poi che né l'arme sue vede né il manto, + di ritrovarlo in altra parte spera. + Ma ritorniamo a ragionar del conte, + che lascia a dietro e torre e fiume e ponte. + +50 + + Pazzia sarà, se le pazzie d'Orlando + prometto raccontarvi ad una ad una; + che tante e tante fur, ch'io non so quando + finir: ma ve n'andrò scegliendo alcuna + solenne ed atta da narrar cantando, + e ch'all'istoria mi parrà oportuna; + né quella tacerò miraculosa, + che fu nei Pirenei sopra Tolosa. + +51 + + Trascorso avea molto paese il conte, + come dal grave suo furor fu spinto; + ed al fin capitò sopra quel monte + per cui dal Franco è il Tarracon distinto; + tenendo tuttavia volta la fronte + verso là dove il sol ne viene estinto: + e quivi giunse in uno angusto calle, + che pendea sopra una profonda valle. + +52 + + Si vennero a incontrar con esso al varco + duo boscherecci gioveni, ch'inante + avean di legna un loro asino carco; + e perché ben s'accorsero al sembiante, + ch'avea di cervel sano il capo scarco, + gli gridano con voce minacciante, + o ch'a dietro o da parte se ne vada, + e che si levi di mezzo la strada. + +53 + + Orlando non risponde altro a quel detto, + se non che con furor tira d'un piede, + e giunge a punto l'asino nel petto + con quella forza che tutte altre eccede; + ed alto il leva, sì, ch'uno augelletto + che voli in aria, sembra a chi lo vede. + Quel va a cadere alla cima d'un colle, + ch'un miglio oltre la valle il giogo estolle. + +54 + + Indi verso i duo gioveni s'aventa, + dei quali un, più che senno, ebbe aventura, + che da la balza, che due volte trenta + braccia cadea, si gittò per paura. + A mezzo il tratto trovò molle e lenta + una macchia di rubi e di verzura, + a cui bastò graffiargli un poco il volto: + del resto lo mandò libero e sciolto. + +55 + + L'altro s'attacca ad un scheggion ch'usciva + fuor de la roccia, per salirvi sopra; + perché si spera, s'alla cima arriva, + di trovar via che dal pazzo lo cuopra. + Ma quel nei piedi (che non vuol che viva) + lo piglia, mentre di salir s'adopra: + e quanto più sbarrar puote le braccia, + le sbarra sì, ch'in duo pezzi lo straccia; + +56 + + a quella guisa che veggiàn talora + farsi d'uno aeron, farsi d'un pollo, + quando si vuol de le calde interiora + che falcone o ch'astor resti satollo. + Quanto è bene accaduto che non muora + quel che fu a risco di fiaccarsi il collo! + ch'ad altri poi questo miracol disse, + sì che l'udì Turpino, e a noi lo scrisse. + +57 + + E queste ed altre assai cose stupende + fece nel traversar de la montagna. + Dopo molto cercare, al fin discende + verso meriggie alla terra di Spagna; + e lungo la marina il camin prende, + ch'intorno a Taracona il lito bagna: + e come vuol la furia che lo mena, + pensa farsi uno albergo in quella arena, + +58 + + dove dal sole alquanto si ricuopra; + e nel sabbion si caccia arrido e trito. + Stando così, gli venne a caso sopra + Angelica la bella e il suo marito, + ch'eran (sì come io vi narrai di sopra) + scesi dai monti in su l'ispano lito. + A men d'un braccio ella gli giunse appresso, + perché non s'era accorta ancora d'esso. + +59 + + Che fosse Orlando, nulla le soviene: + troppo è diverso da quel ch'esser suole. + Da indi in qua che quel furor lo tiene, + è sempre andato nudo all'ombra e al sole: + se fosse nato all'aprica Siene, + o dove Ammone il Garamante cole, + o presso ai monti onde il gran Nilo spiccia, + non dovrebbe la carne aver più arsiccia. + +60 + + Quasi ascosi avea gli occhi ne la testa, + la faccia macra, e come un osso asciutta, + la chioma rabuffata, orrida e mesta, + la barba folta, spaventosa e brutta. + Non più a vederlo Angelica fu presta, + che fosse a ritornar, tremando tutta: + tutta tremando, e empiendo il ciel di grida, + si volse per aiuto alla sua guida. + +61 + + Come di lei s'accorse Orlando stolto, + per ritenerla si levò di botto: + così gli piacque il delicato volto, + così ne venne immantinente giotto. + D'averla amata e riverita molto + ogni ricordo era in lui guasto e rotto. + Gli corre dietro, e tien quella maniera + che terria il cane a seguitar la fera. + +62 + + Il giovine che 'l pazzo seguir vede + la donna sua, gli urta il cavallo adosso, + e tutto a un tempo lo percuote e fiede, + come lo trova che gli volta il dosso. + Spiccar dal busto il capo se gli crede: + ma la pelle trovò dura come osso, + anzi via più ch'acciar; ch'Orlando nato + impenetrabile era ed affatato. + +63 + + Come Orlando sentì battersi dietro, + girossi, e nel girare il pugno strinse, + e con la forza che passa ogni metro, + ferì il destrier che 'l Saracino spinse. + Feril sul capo, e come fosse vetro, + lo spezzò sì, che quel cavallo estinse: + e rivoltosse in un medesmo istante + dietro a colei che gli fuggiva inante. + +64 + + Caccia Angelica in fretta la giumenta, + e con sferza e con spron tocca e ritocca; + che le parrebbe a quel bisogno lenta, + se ben volasse più che stral da cocca. + De l'annel c'ha nel dito si ramenta, + che può salvarla, e se lo getta in bocca: + e l'annel, che non perde il suo costume, + la fa sparir come ad un soffio il lume. + +65 + + O fosse la paura, o che pigliasse + tanto disconcio nel mutar l'annello, + o pur, che la giumenta traboccasse, + che non posso affermar questo né quello; + nel medesmo momento che si trasse + l'annello in bocca e celò il viso bello, + levò le gambe ed uscì de l'arcione, + e si trovò riversa in sul sabbione. + +66 + + Più corto che quel salto era dua dita, + aviluppata rimanea col matto, + che con l'urto le avria tolta la vita; + ma gran ventura l'aiutò a quel tratto. + Cerchi pur, ch'altro furto le dia aita + d'un'altra bestia, come prima ha fatto; + che più non è per riaver mai questa + ch'inanzi al paladin l'arena pesta. + +67 + + Non dubitate già ch'ella non s'abbia + a provedere; e seguitiamo Orlando, + in cui non cessa l'impeto e la rabbia + perché si vada Angelica celando. + Segue la bestia per la nuda sabbia, + e se le vien più sempre approssimando: + già già la tocca, ed ecco l'ha nel crine, + indi nel freno, e la ritiene al fine. + +68 + + Con quella festa il paladin la piglia, + ch'un altro avrebbe fatto una donzella: + le rassetta le redine e la briglia, + e spicca un salto ed entra ne la sella; + e correndo la caccia molte miglia, + senza riposo, in questa parte e in quella: + mai non le leva né sella né freno, + né le lascia gustare erba né fieno. + +69 + + Volendosi cacciare oltre una fossa, + sozzopra se ne va con la cavalla. + Non nocque a lui, né sentì la percossa; + ma nel fondo la misera si spalla. + Non vede Orlando come trar la possa; + e finalmente se l'arreca in spalla, + e su ritorna, e va con tutto il carco, + quanto in tre volte non trarrebbe un arco. + +70 + + Sentendo poi che gli gravava troppo, + la pose in terra, e volea trarla a mano. + Ella il seguia con passo lento e zoppo; + dicea Orlando: — Camina! — e dicea invano. + Se l'avesse seguito di galoppo, + assai non era al desiderio insano. + Al fin dal capo le levò il capestro, + e dietro la legò sopra il piè destro; + +71 + + e così la strascina, e la conforta + che lo potrà seguir con maggior agio. + Qual leva il pelo, e quale il cuoio porta, + dei sassi ch'eran nel camin malvagio. + La mal condotta bestia restò morta + finalmente di strazio e di disagio. + Orlando non le pensa e non la guarda, + e via correndo il suo camin non tarda. + +72 + + Di trarla, anco che morta, non rimase, + continoando il corso ad occidente; + e tuttavia saccheggia ville e case, + se bisogno di cibo aver si sente; + e frutte e carne e pan, pur ch'egli invase, + rapisce; ed usa forza ad ogni gente: + qual lascia morto e qual storpiato lassa; + poco si ferma, e sempre inanzi passa. + +73 + + Avrebbe così fatto, o poco manco, + alla sua donna, se non s'ascondea; + perché non discernea il nero dal bianco, + e di giovar, nocendo si credea. + Deh maledetto sia l'annello ed anco + il cavallier che dato le l'avea! + che se non era, avrebbe Orlando fatto + di sé vendetta e di mill'altri a un tratto. + +74 + + Né questa sola, ma fosser pur state + in man d'Orlando quante oggi ne sono; + ch'ad ogni modo tutte sono ingrate, + né si trova tra loro oncia di buono. + Ma prima che le corde rallentate + al canto disugual rendano il suono, + fia meglio differirlo a un'altra volta, + acciò men sia noioso a chi l'ascolta. + + + + +CANTO TRENTESIMO + + +1 + + Quando vincer da l'impeto e da l'ira + si lascia la ragion, né si difende, + e che 'l cieco furor sì inanzi tira + o mano o lingua, che gli amici offende; + se ben dipoi si piange e si sospira, + non è per questo che l'error s'emende. + Lasso! io mi doglio e affliggo invan di quanto + dissi per ira al fin de l'altro canto. + +2 + + Ma simile son fatto ad uno infermo, + che dopo molta pazienza e molta, + quando contra il dolor non ha più schermo, + cede alla rabbia e a bestemmiar si volta. + Manca il dolor, né l'impeto sta fermo, + che la lingua al dir mal facea sì sciolta; + e si ravvede e pente e n'ha dispetto: + ma quel c'ha detto, non può far non detto. + +3 + + Ben spero, donne, in vostra cortesia + aver da voi perdon, poi ch'io vel chieggio. + Voi scusarete, che per frenesia, + vinto da l'aspra passion, vaneggio. + Date la colpa alla nimica mia, + che mi fa star, ch'io non potrei star peggio, + e mi fa dir quel di ch'io son poi gramo: + sallo Idio, s'ella ha il torto; essa, s'io l'amo. + +4 + + Non men son fuor di me, che fosse Orlando; + e non son men di lui di scusa degno, + ch'or per li monti, or per le piagge errando, + scorse in gran parte di Marsilio il regno, + molti dì la cavalla strascinando + morta, come era, senza alcun ritegno; + ma giunto ove un gran fiume entra nel mare, + gli fu forza il cadavero lasciare. + +5 + + E perché sa nuotar come una lontra, + entra nel fiume, e surge all'altra riva. + Ecco un pastor sopra un cavallo incontra, + che per abeverarlo al fiume arriva. + Colui, ben che gli vada Orlando incontra, + perché egli è solo e nudo, non lo schiva. + — Vorrei del tuo ronzin (gli disse il matto) + con la giumenta mia far un baratto. + +6 + + Io te la mostrerò di qui, se vuoi; + che morta là su l'altra ripa giace: + la potrai far tu medicar dipoi; + altro diffetto in lei non mi dispiace. + Con qualche aggiunta il ronzin dar mi puoi: + smontane in cortesia, perché mi piace. — + Il pastor ride, e senz'altra risposta + va verso il guado, e dal pazzo si scosta. + +7 + + — Io voglio il tuo cavallo: olà non odi? — + suggiunse Orlando, e con furor si mosse. + Avea un baston con nodi spessi e sodi + quel pastor seco, e il paladin percosse. + La rabbia e l'ira passò tutti i modi + del conte; e parve fier più che mai fosse. + Sul capo del pastore un pugno serra, + che spezza l'osso, e morto il caccia in terra. + +8 + + Salta a cavallo, e per diversa strada + va discorrendo, e molti pone a sacco. + Non gusta il ronzin mai fieno né biada, + tanto ch'in pochi dì ne riman fiacco: + ma non però ch'Orlando a piedi vada, + che di vetture vuol vivere a macco; + e quante ne trovò, tante ne mise + in uso, poi che i lor patroni uccise. + +9 + + Capitò al fin a Malega, e più danno + vi fece, ch'egli avesse altrove fatto: + che oltre che ponesse a saccomanno + il popul sì, che ne restò disfatto, + né si poté rifar quel né l'altr'anno; + tanti n'uccise il periglioso matto, + vi spianò tante case e tante accese, + che disfe' più che 'l terzo del paese. + +10 + + Quindi partito, venne ad una terra, + Zizera detta, che siede allo stretto + di Zibeltarro, o vuoi di Zibelterra, + che l'uno e l'altro nome le vien detto; + ove una barca che sciogliea da terra + vide piena di gente da diletto, + che solazzando all'aura matutina, + gìa per la tranquillissima marina. + +11 + + Cominciò il pazzo a gridar forte: — Aspetta! — + che gli venne disio d'andare in barca. + Ma bene invano e i gridi e gli urli getta; + che volentier tal merce non si carca. + Per l'acqua il legno va con quella fretta + che va per l'aria irondine che varca. + Orlando urta il cavallo e batte e stringe, + e con un mazzafrusto all'acqua spinge. + +12 + + Forza è ch'al fin nell'acqua il cavallo entre, + ch'invan contrasta, e spende invano ogni opra: + bagna i genocchi, e poi la groppa e 'l ventre, + indi la testa, e a pena appar di sopra. + Tornare a dietro non si speri, mentre + la verga tra l'orecchie se gli adopra. + Misero! o si convien tra via affogare, + o nel lito african passare il mare. + +13 + + Non vede Orlando più poppe né sponde + che tratto in mar l'avean dal lito asciutto; + che son troppo lontane, e le nasconde + agli occhi bassi l'alto e mobil flutto: + e tuttavia il destrier caccia tra l'onde, + ch'andar di là dal mar dispone in tutto. + Il destrier, d'acqua pieno e d'alma voto, + finalmente finì la vita e il nuoto. + +14 + + Andò nel fondo, e vi traea la salma, + se non si tenea Orlando in su le braccia. + Mena le gambe e l'una e l'altra palma, + e soffia, e l'onda spinge da la faccia. + Era l'aria soave e il mare in calma: + e ben vi bisognò più che bonaccia; + ch'ogni poco che 'l mar fosse più sorto, + restava il paladin ne l'acqua morto. + +15 + + Ma la Fortuna, che dei pazzi ha cura, + del mar lo trasse nel lito di Setta, + in una spiaggia, lungi da le mura + quanto sarian duo tratti di saetta. + Lungo il mar molti giorni alla ventura + verso levante andò correndo in fretta; + fin che trovò, dove tendea sul lito + di nera gente esercito infinito. + +16 + + Lasciamo il paladin ch'errando vada: + ben di parlar di lui tornerà tempo. + Quanto, Signore, ad Angelica accada + dopo ch'uscì di man del pazzo a tempo; + e come a ritornare in sua contrada + trovasse e buon navilio e miglior tempo, + e de l'India a Medor desse lo scettro, + forse altri canterà con miglior plettro. + +17 + + Io sono a dir tante altre cose intento, + che di seguir più questa non mi cale. + Volger conviemmi il bel ragionamento + al Tartaro, che spinto il suo rivale, + quella bellezza si godea contento, + a cui non resta in tutta Europa uguale, + poscia che se n'è Angelica partita, + e la casta Issabella al ciel salita. + +18 + + De la sentenza Mandricardo altiero, + ch'in suo favor la bella donna diede, + non può fruir tutto il diletto intero; + che contra lui son altre liti in piede. + L'una gli muove il giovene Ruggiero, + perché l'aquila bianca non gli cede; + l'altra il famoso re di Sericana, + che da lui vuol la spada Durindana. + +19 + + S'affatica Agramante, né disciorre, + né Marsilio con lui, sa questo intrico: + né solamente non li può disporre + che voglia l'un de l'altro essere amico; + ma che Ruggiero a Mandricardo torre + lasci lo scudo del Troiano antico, + o Gradasso la spada non gli vieti, + tanto che questa o quella lite accheti. + +20 + + Ruggier non vuol ch'in altra pugna vada + con lo suo scudo; né Gradasso vuole + che, fuor che contra sé porti la spada + che 'l glorioso Orlando portar suole. + — Al fin veggiamo in cui la sorte cada + (disse Agramante), e non sian più parole; + veggiàn quel che Fortuna ne disponga, + e sia preposto quel ch'ella preponga. + +21 + + E se compiacer meglio mi volete, + onde d'aver ve n'abbia obligo ognora, + chi de' di voi combatter, sortirete; + ma con patto, ch'al primo ch'esca fuora, + amendue le querele in man porrete: + sì che, per sé vincendo, vinca ancora + pel compagno; e perdendo l'un di vui, + così perduto abbia per ambidui. + +22 + + Tra Gradasso e Ruggier credo che sia + di valor nulla o poca differenza; + e di lor qual si vuol venga fuor pria, + so ch'in arme farà per eccellenza. + Poi la vittoria da quel canto stia, + che vorrà la divina providenza. + Il cavallier non avrà colpa alcuna, + ma il tutto imputerassi alla Fortuna. — + +23 + + Steron taciti al detto d'Agramante + e Ruggiero e Gradasso; ed accordarsi + che qualunque di loro uscirà inante, + e l'una briga e l'altra abbia a pigliarsi. + Così in duo brevi, ch'avean simigliante + ed ugual forma, i nomi lor notarsi; + e dentro un'urna quelli hanno rinchiusi, + versati molto, e sozzopra confusi. + +24 + + Un semplice fanciul nell'urna messe + la mano, e prese un breve; e venne a caso + ch'in questo il nome di Ruggier si lesse, + essendo quel del Serican rimaso. + Non si può dir quanta allegrezza avesse, + quando Ruggier si sentì trar del vaso, + e d'altra parte il Sericano doglia; + ma quel che manda il ciel, forza è che toglia. + +25 + + Ogni suo studio il Sericano, ogni opra + a favorire, ad aiutar converte + perché Ruggiero abbia a restar di sopra: + e le cose in suo pro, ch'avea già esperte, + come or di spada, or di scudo si cuopra, + qual sien botte fallaci e qual sien certe, + quando tentar, quando schivar fortuna + si dee, gli torna a mente ad una ad una. + +26 + + Il resto di quel dì, che da l'accordo + e dal trar de le sorti sopravanza, + è speso dagli amici in dar ricordo, + chi a l'un guerrier chi all'altro, come è usanza. + Il popul, di veder la pugna ingordo, + s'affretta a gara d'occupar la stanza: + né basta a molti inanzi giorno andarvi, + che voglion tutta notte anco veggiarvi. + +27 + + La sciocca turba disiosa attende + ch'i duo buon cavallier vengano in prova; + che non mira più lungi né comprende + di quel ch'inanzi agli occhi si ritrova. + Ma Sobrino e Marsilio, e chi più intende + e vede ciò che nuoce e ciò che giova, + biasma questa battaglia, ed Agramante, + che voglia comportar che vada inante. + +28 + + Né cessan raccordargli il grave danno + che n'ha d'avere il popul saracino, + muora Ruggiero o il tartaro tiranno, + quel che prefisso è dal suo fier destino: + d'un sol di lor via più bisogno avranno + per contrastare al figlio di Pipino, + che di dieci altri mila che ci sono, + tra' quai fatica è ritrovare un buono. + +29 + + Conosce il re Agramante che gli è vero, + ma non può più negar ciò c'ha promesso. + Ben prega Mandricardo e il buon Ruggiero, + che gli ridonin quel c'ha lor concesso; + e tanto più che 'l lor litigio è un zero, + né degno in prova d'arme esser rimesso: + e s'in ciò pur nol vogliono ubbidire, + voglino almen la pugna differire. + +30 + + Cinque o sei mesi il singular certame, + o meno o più, si differisca, tanto + che cacciato abbin Carlo del reame, + tolto lo scettro, la corona e il manto. + Ma l'un e l'altro, ancor che voglia e brame + il re ubbidir, pur sta duro da canto; + che tale accordo obbrobrioso stima + a chi 'l consenso suo vi darà prima. + +31 + + Ma più del re, ma più d'ognun ch'invano + spenda a placare il Tartaro parole, + la bella figlia del re Stordilano + supplice il priega, e si lamenta e duole: + lo prega che consenta al re africano + e voglia quel che tutto il campo vuole; + si lamenta e si duol che per lui sia + timida sempre e piena d'angonia. + +32 + + — Lassa! (dicea) che ritrovar poss'io + rimedio mai ch'a riposar mi vaglia, + s'or contra questo, or quel, nuovo disio + vi trarrà sempre a vestir piastra e maglia? + C'ha potuto giovare al petto mio + il gaudio che sia spenta la battaglia + per me da voi contra quell'altro presa, + se un'altra non minor se n'è già accesa? + +33 + + Ohimè! ch'invano i' me n'andava altiera + ch'un re sì degno, un cavallier sì forte + per me volesse in perigliosa e fiera + battaglia porsi al risco de la morte; + ch'or veggo per cagion tanto leggiera + non meno esporvi alla medesma sorte. + Fu natural ferocità di core + ch'a quella v'istigò, più che 'l mio amore. + +34 + + Ma se gli è ver che 'l vostro amor sia quello + che vi sforzate di mostrarmi ognora, + per lui vi prego, e per quel gran flagello + che mi percuote l'alma e che m'accora, + che non vi caglia se 'l candido augello + ha ne lo scudo quel Ruggiero ancora. + Utile o danno a voi non so ch'importi, + che lasci quella insegna o che la porti. + +35 + + Poco guadagno, e perdita uscir molta + de la battaglia può, che per far sète: + quando abbiate a Ruggier l'aquila tolta, + poca mercé d'un gran travaglio avrete; + ma se Fortuna le spalle vi volta + (che non però nel crin presa tenete), + causate un danno, ch'a pensarvi solo + mi sento il petto già sparrar di duolo. + +36 + + Quando la vita a voi per voi non sia + cara, e più amate un'aquila dipinta, + vi sia almen cara per la vita mia: + non sarà l'una senza l'altra estinta. + Non già morir con voi grave mi fia: + son di seguirvi in vita e in morte accinta; + ma non vorrei morir sì malcontenta + come io morrò, se dopo voi son spenta. — + +37 + + Con tai parole e simili altre assai, + che le lacrime accompagnano e sospiri, + pregar non cessa tutta notte mai + perch'alla pace il suo amator ritiri; + e quel, suggendo dagli umidi rai + quel dolce pianto, e quei dolci martiri + da le vermiglie labra più che rose, + lacrimando egli ancor, così rispose: + +38 + + — Deh, vita mia, non vi mettete affanno, + deh non, per Dio, di così lieve cosa; + che se Carlo e 'l re d'Africa, e ciò c'hanno + qui di gente moresca e di franciosa, + spiegasson le bandiere in mio sol danno, + voi pur non ne dovreste esser pensosa. + Ben mi mostrate in poco conto avere, + se per me un Ruggier sol vi fa temere. + +39 + + E vi dovria pur ramentar che, solo + (e spada io non avea né scimitarra), + con un troncon di lancia a un grosso stuolo + d'armati cavallier tolsi la sbarra. + Gradasso, ancor che con vergogna e duolo + lo dica, pure, a chi 'l domanda, narra + che fu in Soria a un castel mio prigioniero; + ed è pur d'altra fama che Ruggiero. + +40 + + Non niega similmente il re Gradasso, + e sallo Isolier vostro e Sacripante, + io dico Sacripante, il re circasso, + e 'l famoso Grifone ed Aquilante, + cent'altri e più, che pure a questo passo + stati eran presi alcuni giorni inante, + macometani e gente di battesmo, + che tutti liberai quel dì medesmo. + +41 + + Non cessa ancor la maraviglia loro + de la gran prova ch'io feci quel giorno, + maggior, che se l'esercito del Moro + e del Franco inimici avessi intorno. + Ed or potrà Ruggier, giovine soro, + farmi da solo a solo o danno o scorno? + Ed or c'ho Durindana e l'armatura + d'Ettòr, vi de' Ruggier metter paura? + +42 + + Deh, perché dianzi in prova non venni io, + se far di voi con l'arme io potea acquisto? + So che v'avrei sì aperto il valor mio, + ch'avresti il fin già di Ruggier previsto. + Asciugate le lacrime, e, per Dio, + non mi fate uno augurio così tristo; + e siate certa che 'l mio onor m'ha spinto, + non ne lo scudo il bianco augel dipinto. — + +43 + + Così disse egli; e molto ben risposto + gli fu da la mestissima sua donna, + che non pur lui mutato di proposto, + ma di luogo avria mossa una colonna. + Ella era per dover vincer lui tosto, + ancor ch'armato, e ch'ella fosse in gonna; + e l'avea indutto a dir, se 'l re gli parla + d'accordo più, che volea contentarla. + +44 + + E lo facea; se non, tosto ch'al Sole + la vaga Aurora fe' l'usata scorta, + l'animoso Ruggier, che mostrar vuole + che con ragion la bella aquila porta, + per non udir più d'atti e di parole + dilazion, ma far la lite corta, + dove circonda il popul lo steccato, + sonando il corno s'appresenta armato. + +45 + + Tosto che sente il Tartaro superbo, + ch'alla battaglia il suono altier lo sfida, + non vuol più de l'accordo intender verbo, + ma si lancia del letto, ed arme grida; + e si dimostra sì nel viso acerbo, + che Doralice istessa non si fida + di dirgli più di pace né di triegua: + e forza è infin che la battaglia segua. + +46 + + Subito s'arma, ed a fatica aspetta + da' suoi scudieri i debiti servigi; + poi monta sopra il buon cavallo in fretta, + che del gran difensor fu di Parigi; + e vien correndo invêr la piazza eletta + a terminar con l'arme i gran litigi. + Vi giunse il re e la corte allora allora; + sì ch'all'assalto fu poca dimora. + +47 + + Posti lor furo ed allacciati in testa + i lucidi elmi, e date lor le lance. + Siegue la tromba a dare il segno presta, + che fece a mille impallidir le guance. + Posero l'aste i cavallieri in resta, + e i corridori punsero alle pance; + e venner con tale impeto a ferirsi, + che parve il ciel cader, la terra aprirsi. + +48 + + Quinci e quindi venir si vede il bianco + augel che Giove per l'aria sostenne; + come ne la Tessalia si vide anco + venir più volte, ma con altre penne. + Quanto sia l'uno e l'altro ardito e franco, + mostra il portar de le massicce antenne; + e molto più, ch'a quello incontro duro, + quai torri ai venti, o scogli all'onde furo. + +49 + + I tronchi fin al ciel ne sono ascesi: + scrive Turpin, verace in questo loco, + che dui o tre giù ne tornaro accesi, + ch'eran saliti alla sfera del fuoco. + I cavallieri i brandi aveano presi: + e come quei che si temeano poco, + si ritornaro incontra; e a prima giunta + ambi alla vista si ferir di punta. + +50 + + Ferirsi alla visiera al primo tratto; + e non miraron, per mettersi in terra, + dare ai cavalli morte, ch'è mal atto, + perch'essi non han colpa de la guerra. + Chi pensa che tra lor fosse tal patto, + non sa l'usanza antiqua, e di molto erra: + senz'altro patto, era vergogna e fallo + e biasmo eterno a chi feria il cavallo. + +51 + + Ferirsi alla visiera, ch'era doppia, + ed a pena anco a tanta furia resse. + L'un colpo appresso all'altro si raddoppia: + le botte più che grandine son spesse, + che spezza fronde e rami e grano e stoppia, + e uscir invan fa la sperata messe. + Se Durindana e Balisarda taglia, + sapete, e quanto in queste mani vaglia. + +52 + + Ma degno di sé colpo ancor non fanno, + sì l'uno e l'altro ben sta su l'aviso. + Uscì da Mandricardo il primo danno, + per cui fu quasi il buon Ruggiero ucciso: + d'uno di quei gran colpi che far sanno, + gli fu lo scudo pel mezzo diviso, + e la corazza apertagli di sotto; + e fin sul vivo il crudel brando ha rotto. + +53 + + L'aspra percossa agghiacciò il cor nel petto, + per dubbio di Ruggiero, ai circostanti, + nel cui favor si conoscea lo affetto + dei più inchinar, se non di tutti quanti. + E se Fortuna ponesse ad effetto + quel che la maggior parte vorria inanti, + già Mandricardo saria morto o preso: + sì che 'l suo colpo ha tutto il campo offeso. + +54 + + Io credo che qualche agnol s'interpose + per salvar da quel colpo il cavalliero. + Ma ben senza più indugio gli rispose, + terribil più che mai fosse, Ruggiero. + La spada in capo a Mandricardo pose; + ma sì lo sdegno fu subito e fiero, + e tal fretta gli fe', ch'io men l'incolpo + se non mandò a ferir di taglio il colpo. + +55 + + Se Balisarda lo giungea pel dritto, + l'elmo d'Ettorre era incantato invano. + Fu sì del colpo Mandricardo afflitto, + che si lasciò la briglia uscir di mano. + D'andar tre volte accenna a capo fitto, + mentre scorrendo va d'intorno il piano + quel Brigliador che conoscete al nome, + dolente ancor de le mutate some. + +56 + + Calcata serpe mai tanto non ebbe, + né ferito leon, sdegno e furore, + quanto il Tartaro, poi che si riebbe + dal colpo che di sé lo trasse fuore. + E quanto l'ira e la superbia crebbe, + tanto e più crebbe in lui forza e valore: + fece spiccare a Brigliadoro un salto + verso Ruggiero, e alzò la spada in alto. + +57 + + Levossi in su le staffe, ed all'elmetto + segnolli; e si credette veramente + partirlo a quella volta fin al petto: + ma fu di lui Ruggier più diligente; + che, pria che 'l braccio scenda al duro effetto, + gli caccia sotto la spada pungente, + e gli fa ne la maglia ampla finestra, + che sotto difendea l'ascella destra. + +58 + + E Balisarda al suo ritorno trasse + di fuori il sangue tiepido e vermiglio, + e vietò a Durindana che calasse + impetuosa con tanto periglio; + ben che fin su la groppa si piegasse + Ruggiero, e per dolor strignesse il ciglio: + e s'elmo in capo avea di peggior tempre, + gli era quel colpo memorabil sempre. + +59 + + Ruggier non cessa, e spinge il suo cavallo, + e Mandricardo al destro fianco trova. + Quivi scelta finezza di metallo + e ben condutta tempra poco giova + contra la spada che non scende in fallo, + che fu incantata non per altra prova, + che per far ch'a' suoi colpi nulla vaglia + piastra incantata ed incantata maglia. + +60 + + Taglionne quanto ella ne prese, e insieme + lasciò ferito il Tartaro nel fianco, + che 'l ciel bestemmia, e di tant'ira freme, + che 'l tempestoso mare è orribil manco. + Or s'apparecchia a por le forze estreme: + lo scudo ove in azzurro è l'augel bianco, + vinto da sdegno, si gittò lontano, + e messe al brando e l'una e l'altra mano. + +61 + + — Ah (disse a lui Ruggier), senza più basti + a mostrar che non merti quella insegna, + ch'or tu la getti, e dianzi la tagliasti; + né potrai dir mai più che ti convegna. — + Così dicendo, forza è che egli attasti + con quanta furia Durindana vegna; + che sì gli grava e sì gli pesa in fronte, + che più leggier potea cadervi un monte. + +62 + + E per mezzo gli fende la visiera; + buon per lui che dal viso si discosta: + poi calò su l'arcion che ferrato era, + né lo difese averne doppia crosta: + giunse al fin su l'arnese, e come cera + l'aperse con la falda sopraposta; + e ferì gravemente ne la coscia + Ruggier, sì ch'assai stette a guarir poscia. + +63 + + De l'un, come de l'altro, fatte rosse + il sangue l'arme avea con doppia riga; + tal che diverso era il parer, chi fosse + di lor, ch'avesse il meglio in quella briga. + Ma quel dubbio Ruggier tosto rimosse + con la spada che tanti ne castiga: + mena di punta, e drizza il colpo crudo + onde gittato avea colui lo scudo. + +64 + + Fora de la corazza il lato manco, + e di venire al cor trova la strada, + che gli entra più d'un palmo sopra il fianco: + sì che convien che Mandricardo cada + d'ogni ragion che può ne l'augel bianco, + o che può aver ne la famosa spada; + e da la cara vita cada insieme, + che, più che spada e scudo, assai gli preme. + +65 + + Non morì quel meschin senza vendetta; + ch'a quel medesmo tempo che fu colto, + la spada, poco sua, menò di fretta; + ed a Ruggier avria partito il volto, + se già Ruggier non gli avesse intercetta + prima la forza, e assai del vigor tolto: + di forza e di vigor troppo gli tolse + dianzi, che sotto il destro braccio il colse. + +66 + + Da Mandricardo fu Ruggier percosso + nel punto ch'egli a lui tolse la vita; + tal ch'un cerchio di ferro, anco che grosso, + e una cuffia d'acciar ne fu partita. + Durindana tagliò cotenna ed osso, + e nel capo a Ruggiero entrò due dita. + Ruggier stordito in terra si riversa, + e di sangue un ruscel dal capo versa. + +67 + + Il primo fu Ruggier, ch'andò per terra; + e dipoi stette l'altro a cader tanto, + che quasi crede ognun che de la guerra + riporti Mandricardo il pregio e il vanto: + e Doralice sua, che con gli altri erra, + e che quel dì più volte ha riso e pianto, + Dio ringraziò con mani al ciel supine, + ch'avesse avuta la pugna tal fine. + +68 + + Ma poi ch'appare a manifesti segni + vivo chi vive, e senza vita il morto, + nei petti dei fautor mutano regni: + di là mestizia, e di qua vien conforto. + I re, i signori, i cavallier più degni, + con Ruggier ch'a fatica era risorto, + a rallegrarsi ed abbracciarsi vanno, + e gloria senza fine e onor gli danno. + +69 + + Ognun s'allegra con Ruggiero, e sente + il medesmo nel cor, c'ha ne la bocca. + Sol Gradasso il pensiero ha differente + tutto da quel che fuor la lingua scocca: + mostra gaudio nel viso; e occultamente + del glorioso acquisto invidia il tocca; + e maledice o sia destino o caso, + il qual trasse Ruggier prima del vaso. + +70 + + Che dirò del favor, che de le tante + carezze e tante, affettuose e vere, + che fece a quel Ruggiero il re Agramante, + senza il qual dare al vento le bandiere, + né volse muover d'Africa le piante, + né senza lui si fidò in tante schiere? + Or che del re Agricane ha spento il seme, + prezza più lui, che tutto il mondo insieme. + +71 + + Né di tal volontà gli uomini soli + eran verso Ruggier, ma le donne anco, + che d'Africa e di Spagna fra gli stuoli + eran venute al tenitorio franco. + E Doralice istessa, che con duoli + piangea l'amante suo pallido e bianco, + forse con l'altre ita sarebbe in schiera, + se di vergogna un duro fren non era. + +72 + + Io dico forse, non ch'io ve l'accerti, + ma potrebbe esser stato di leggiero: + tal la bellezza e tali erano i merti, + i costumi e i sembianti di Ruggiero. + Ella, per quel che già ne siamo esperti, + sì facile era a variar pensiero, + che per non si veder priva d'amore, + avria potuto in Ruggier porre il core. + +73 + + Per lei buono era vivo Mandricardo: + ma che ne volea far dopo la morte? + Proveder le convien d'un che gagliardo + sia notte e dì ne' suoi bisogni, e forte. + Non era stato intanto a venir tardo + il più perito medico di corte, + che di Ruggier veduta ogni ferita, + già l'avea assicurato de la vita. + +74 + + Con molta diligenza il re Agramante + fece colcar Ruggier ne le sue tende; + che notte e dì veder sel vuole inante: + sì l'ama, sì di lui cura si prende. + Lo scudo al letto e l'arme tutte quante, + che fur di Mandricardo, il re gli appende; + tutte le appende, eccetto Durindana, + che fu lasciata al re di Sericana. + +75 + + Con l'arme l'altre spoglie a Ruggier sono + date di Mandricardo, e insieme dato + gli è Brigliador, quel destrier bello e buono, + che per furore Orlando avea lasciato. + Poi quello al re diede Ruggiero in dono, + che s'avide ch'assai gli saria grato. + Non più di questo; che tornar bisogna + a chi Ruggiero invan sospira e agogna. + +76 + + Gli amorosi tormenti che sostenne + Bradamante aspettando, io v'ho da dire. + A Montalbano Ippalca a lei rivenne + e nuova le arrecò del suo desire. + Prima, di quanto di Frontin le avenne + con Rodomonte, l'ebbe a riferire; + poi di Ruggier, che ritrovò alla fonte + con Ricciardetto e' frati d'Agrismonte: + +77 + + e che con esso lei s'era partito + con speme di trovare il Saracino, + e punirlo di quanto avea fallito + d'aver tolto a una donna il suo Frontino; + e che 'l disegno poi non gli era uscito, + perché diverso avea fatto il camino. + La cagione anco, perché non venisse + a Montalban Ruggier, tutta le disse; + +78 + + e riferille le parole a pieno, + ch'in sua scusa Ruggier le avea commesse. + Poi si trasse la lettera di seno, + ch'egli le diè, perch'ella a lei la desse. + Con viso più turbato che sereno + prese la carta Bradamante, e lesse; + che, se non fosse la credenza stata + già di veder Ruggier, fôra più grata. + +79 + + L'aver Ruggiero ella aspettato, e invece + di lui vedersi ora appagar d'un scritto, + del bel viso turbar l'aria le fece + di timor, di cordoglio e di despitto. + Baciò la carta diece volte e diece, + avendo a chi la scrisse il cor diritto. + Le lacrime vietar, che su vi sparse, + che con sospiri ardenti ella non l'arse. + +80 + + Lesse la carta quattro volte e sei, + e volse ch'altretante l'imbasciata + replicata le fosse da colei + che l'una e l'altra avea quivi arrecata, + pur tuttavia piangendo: e crederei + che mai non si saria più racchetata, + se non avesse avuto pur conforto + di riveder il suo Ruggier di corto. + +81 + + Termine a ritornar quindici o venti + giorni avea Ruggier tolto, ed affermato + l'avea ad Ippalca poi con giuramenti + da non temer che mai fosse mancato. + — Chi m'assicura, ohimè, degli accidenti + (ella dicea), c'han forza in ogni lato, + ma ne le guerre più, che non distorni + alcun tanto Ruggier, che più non torni? + +82 + + Ohimè! Ruggiero, ohimè! chi arìa creduto + ch'avendoti amato io più di me stessa, + tu più di me, non ch'altri, ma potuto + abbi amar gente tua inimica espressa? + A chi opprimer dovresti, doni aiuto: + chi tu dovresti aitare, è da te oppressa. + Non so se biasmo o laude esser ti credi, + ch'al premiar e al punir sì poco vedi. + +83 + + Fu morto da Troian (non so se 'l sai) + il padre tuo; ma fin ai sassi il sanno: + e tu del figlio di Troian cura hai + che non riceva alcun disnor né danno. + È questa la vendetta che ne fai, + Ruggiero? e a quei che vendicato l'hanno, + rendi tal premio, che del sangue loro + me fai morir di strazio e di martoro? — + +84 + + Dicea la donna al suo Ruggiero assente + queste parole ed altre, lacrimando, + non una sola volta, ma sovente. + Ippalca la venìa pur confortando, + che Ruggier servarebbe interamente + sua fede, e ch'ella l'aspettasse, quando + altro far non potea, fin a quel giorno + ch'avea Ruggier prescritto al suo ritorno. + +85 + + I conforti d'Ippalca, e la speranza + che degli amanti suole esser compagna, + alla tema e al dolor tolgon possanza + di far che Bradamante ognora piagna; + in Montalban senza mutar mai stanza + voglion che fin al termine rimagna, + fino al promesso termine e giurato, + che poi fu da Ruggier male osservato. + +86 + + Ma ch'egli alla promessa sua mancasse + non però debbe aver la colpa affatto; + ch'una causa ed un'altra sì lo trasse, + che gli fu forza preterire il patto. + Convenne che nel letto si colcasse, + e più d'un mese si stesse di piatto + in dubbio di morir, sì il dolor crebbe + dopo la pugna che col Tartaro ebbe. + +87 + + L'innamorata giovane l'attese + tutto quel giorno e desiollo invano, + né mai ne seppe, fuor quanto ne 'ntese + ora da Ippalca, e poi dal suo germano, + che le narrò che Ruggier lui difese, + e Malagigi liberò e Viviano. + Questa novella, ancor ch'avesse grata, + pur di qualche amarezza era turbata: + +88 + + che di Marfisa in quel discorso udito + l'alto valore e le bellezze avea: + udì come Ruggier s'era partito + con esso lei, e che d'andar dicea + là dove con disagio in debol sito + malsicuro Agramante si tenea. + Sì degna compagnia la donna lauda + ma non che se n'allegri, o che l'applauda. + +89 + + Né picciolo è il sospetto che la preme; + che se Marfisa è bella, come ha fama, + e che fin a quel dì sien giti insieme, + è maraviglia se Ruggier non l'ama. + Pur non vuol creder anco, e spera e teme: + e 'l giorno che la può far lieta e grama, + misera aspetta; e sospirando stassi, + da Montalban mai non movendo i passi. + +90 + + Stando ella quivi, il principe, il signore + del bel castello, il primo de' suoi frati + (io non dico d'etade, ma d'onore, + che di lui prima dui n'erano nati), + Rinaldo, che di gloria e di splendore + gli ha, come il sol le stelle, illuminati, + giunse al castello un giorno in su la nona; + né, fuor ch'un paggio, era con lui persona. + +91 + + Cagion del suo venir fu, che da Brava + ritornandosi un dì verso Parigi + (come v'ho detto che sovente andava + per ritrovar d'Angelica vestigi), + avea sentita la novella prava + del suo Viviano e del suo Malagigi, + ch'eran per essere dati al Maganzese; + e perciò ad Agrismonte la via prese. + +92 + + Dove intendendo poi ch'eran salvati, + e gli aversari lor morti e distrutti, + e Marfisa e Ruggiero erano stati, + che gli aveano a quei termini ridutti; + e suoi fratelli e suoi cugin tornati + a Montalbano insieme erano tutti; + gli parve un'ora un anno di trovarsi + con esso lor là dentro ad abbracciarsi. + +93 + + Venne Rinaldo a Montalbano, e quivi + madre, moglie abbracciò, figli e fratelli, + e i cugini che dianzi eran captivi; + e parve, quando egli arrivò tra quelli, + dopo gran fame irondine ch'arrivi + col cibo in bocca ai pargoletti augelli. + E poi ch'un giorno vi fu stato o dui, + partissi, e fe' partire altri con lui. + +94 + + Ricciardo, Alardo, Ricciardetto, e d'essi + figli d'Amone, il più vecchio Guicciardo, + Malagigi e Vivian, si furon messi + in arme dietro al paladin gagliardo. + Bradamante aspettando che s'appressi + il tempo ch'al disio suo ne vien tardo, + inferma disse agli fratelli ch'era, + e non volse con lor venire in schiera. + +95 + + E ben lor disse il ver, ch'ella era inferma, + ma non per febbre o corporal dolore: + era il disio che l'alma dentro inferma, + e le fa alterazion patir d'amore. + Rinaldo in Montalban più non si ferma, + e seco mena di sua gente il fiore. + Come a Parigi appropinquosse, e quanto + Carlo aiutò, vi dirà l'altro canto. + + + + +CANTO TRENTUNESIMO + + +1 + + Che dolce più, che più giocondo stato + saria di quel d'un amoroso core? + che viver più felice e più beato, + che ritrovarsi in servitù d'Amore? + se non fosse l'uom sempre stimulato + da quel sospetto rio, da quel timore, + da quel martìr, da quella frenesia, + da quella rabbia detta gelosia. + +2 + + Però ch'ogni altro amaro che si pone + tra questa soavissima dolcezza, + è un augumento, una perfezione, + ed è un condurre amore a più finezza. + L'acque parer fa saporite e buone + la sete, e il cibo pel digiun s'apprezza: + non conosce la pace e non l'estima + chi provato non ha la guerra prima. + +3 + + Se ben non veggon gli occhi ciò che vede + ognora il core, in pace si sopporta. + Lo star lontano, poi quando si riede, + quanto più lungo fu, più riconforta. + Lo stare in servitù senza mercede + (pur che non resti la speranza morta) + patir si può: che premio al ben servire + pur viene al fin, se ben tarda a venire. + +4 + + Gli sdegni, le repulse, e finalmente + tutti i martìr d'amor, tutte le pene, + fan per lor rimembranza, che si sente + con miglior gusto un piacer quando viene. + Ma se l'infernal peste una egra mente + avvien ch'infetti, ammorbi ed avelene; + se ben segue poi festa ed allegrezza, + non la cura l'amante e non l'apprezza. + +5 + + Questa è la cruda e avelenata piaga + a cui non val liquor, non vale impiastro, + né murmure, né imagine di saga, + né val lungo osservar di benigno astro, + né quanta esperienza d'arte maga + fece mai l'inventor suo Zoroastro: + piaga crudel che sopra ogni dolore + conduce l'uom, che disperato muore. + +6 + + Oh incurabil piaga che nel petto + d'un amator sì facile s'imprime, + non men per falso che per ver sospetto! + piaga che l'uom sì crudelmente opprime, + che la ragion gli offusca e l'intelletto, + e lo tra' fuor de le sembianze prime! + Oh iniqua gelosia, che così a torto + levasti a Bradamante ogni conforto! + +7 + + Non di questo ch'Ippalca e che 'l fratello + le avea nel core amaramente impresso, + ma dico d'uno annunzio crudo e fello + che le fu dato pochi giorni appresso. + Questo era nulla a paragon di quello + ch'io vi dirò, ma dopo alcun digresso. + Di Rinaldo ho da dir primieramente, + che vêr Parigi vien con la sua gente. + +8 + + Scontraro il dì seguente invêr la sera + un cavallier ch'avea una donna al fianco, + con scudo e sopravesta tutta nera, + se non che per traverso ha un fregio bianco. + Sfidò alla giostra Ricciardetto, ch'era + dinanzi, e vista avea di guerrier franco: + e quel, che mai nessun ricusar volse, + girò la briglia e spazio a correr tolse. + +9 + + Senza dir altro, o più notizia darsi + de l'esser lor, si vengono all'incontro. + Rinaldo e gli altri cavallier fermarsi + per veder come seguiria lo scontro. + — Tosto costui per terra ha da versarsi, + se in luogo fermo a mio modo lo incontro — + dicea tra sé medesmo Ricciardetto; + ma contrario al pensier seguì l'effetto: + +10 + + però che lui sotto la vista offese + di tanto colpo il cavalliero istrano, + che lo levò di sella, e lo distese + più di due lance al suo destrier lontano. + Di vendicarlo incontinente prese + l'assunto Alardo, e ritrovossi al piano + stordito e male acconcio: sì fu crudo + lo scontro fier, che gli spezzò lo scudo. + +11 + + Guicciardo pone incontinente in resta + l'asta, che vede i duo germani in terra, + ben che Rinaldo gridi: — Resta, resta; + che mia convien che sia la terza guerra: — + ma l'elmo ancor non ha allacciato in testa + sì che Guicciardo al corso si disserra; + né più degli altri si seppe tenere, + e ritrovossi subito a giacere. + +12 + + Vuol Ricciardo, Viviano e Malagigi, + e l'un prima de l'altro essere in giostra: + ma Rinaldo pon fine ai lor litigi; + ch'inanzi a tutti armato si dimostra, + dicendo loro: — È tempo ire a Parigi; + e saria troppo la tardanza nostra, + s'io volesse aspettar fin che ciascuno + di voi fosse abbattuto ad uno ad uno. — + +13 + + Dissel tra sé, ma non che fosse inteso, + che saria stato agli altri ingiuria e scorno. + L'uno e l'altro del campo avea già preso, + e si faceano incontra aspro ritorno. + Non fu Rinaldo per terra disteso, + che valea tutti gli altri ch'avea intorno; + le lance si fiaccar, come di vetro, + né i cavallier si piegar oncia a dietro. + +14 + + L'uno e l'altro cavallo in guisa urtosse, + che gli fu forza in terra a por le groppe. + Baiardo immantinente ridrizzosse, + tanto ch'a pena il correre interroppe. + Sinistramente sì l'altro percosse, + che la spalla e la schena insieme roppe. + Il cavallier che 'l destrier morto vede, + lascia le staffe ed è subito in piede. + +15 + + Ed al figlio d'Amon, che già rivolto + tornava a lui con la man vota, disse: + — Signore, il buon destrier che tu m'hai tolto, + perché caro mi fu mentre che visse, + mi faria uscir del mio debito molto, + se così invendicato si morisse: + sì che vientene, e fa ciò che tu puoi, + perché battaglia esser convien tra noi. — + +16 + + Disse Rinaldo a lui: — Se 'l destrier morto, + e non altro ci de' porre a battaglia, + un de' miei ti darò, piglia conforto, + che men del tuo non crederò che vaglia. — + Colui soggiunse: — Tu sei malaccorto, + se creder vuoi che d'un destrier mi caglia. + Ma poi che non comprendi ciò ch'io voglio, + ti spiegherò più chiaramente il foglio. + +17 + + Vo' dir che mi parria commetter fallo, + se con la spada non ti provassi anco, + e non sapessi s'in quest'altro ballo + tu mi sia pari, o se più vali o manco. + Come ti piace, o scendi, o sta a cavallo: + pur che le man tu non ti tegna al fianco, + io son contento ogni vantaggio darti: + tanto alla spada bramo di provarti. — + +18 + + Rinaldo molto non lo tenne in lunga, + e disse: — La battaglia ti prometto; + e perché tu sia ardito, e non ti punga + di questi c'ho d'intorno alcun sospetto, + andranno inanzi fin ch'io gli raggiunga; + né meco resterà fuor ch'un valletto + che mi tenga il cavallo: — e così disse + alla sua compagnia che se ne gisse. + +19 + + La cortesia del paladin gagliardo + commendò molto il cavalliero estrano. + Smontò Rinaldo, e del destrier Baiardo + diede al valletto le redine in mano: + e poi che più non vede il suo stendardo, + il qual di lungo spazio è già lontano, + lo scudo imbraccia e stringe il brando fiero, + e sfida alla battaglia il cavalliero. + +20 + + E quivi s'incomincia una battaglia + di ch'altra mai non fu più fiera in vista. + Non crede l'un che tanto l'altro vaglia, + che troppo lungamente gli resista. + Ma poi che 'l paragon ben gli ragguaglia, + né l'un de l'altro più s'allegra o attrista, + pongon l'orgoglio ed il furor da parte, + ed al vantaggio loro usano ogn'arte. + +21 + + S'odon lor colpi dispietati e crudi + intorno rimbombar con suono orrendo, + ora i canti levando a' grossi scudi, + schiodando or piastre, e quando maglie aprendo. + Né qui bisogna tanto che si studi + a ben ferir, quanto a parar, volendo + star l'uno a l'altro par; ch'eterno danno + lor può causar il primo error che fanno. + +22 + + Durò l'assalto un'ora e più che 'l mezzo + d'un'altra; ed era il sol già sotto l'onde, + ed era sparso il tenebroso rezzo + de l'orizzon fin all'estreme sponde; + né riposato o fatto altro intermezzo + aveano alle percosse furibonde + questi guerrier, che non ira o rancore, + ma tratto all'arme avea disio d'onore. + +23 + + Rivolve tuttavia tra sé Rinaldo + chi sia l'estrano cavallier sì forte, + che non pur gli sta contra ardito e saldo, + ma spesso il mena a risco de la morte; + e già tanto travaglio e tanto caldo + gli ha posto, che del fin dubita forte: + e volentier, se con suo onor potesse, + vorria che quella pugna rimanesse. + +24 + + Da l'altra parte il cavallier estrano, + che similmente non avea notizia + che quel fosse il signor di Montalbano, + quel sì famoso in tutta la milizia, + che gli avea incontra con la spada in mano + condotto così poca nimicizia, + era certo che d'uom di più eccellenza + non potesson dar l'arme esperienza. + +25 + + Vorrebbe de l'impresa esser digiuno, + ch'avea di vendicare il suo cavallo; + e se potesse senza biasmo alcuno, + si trarria fuor del periglioso ballo. + Il mondo era già tanto oscuro e bruno, + che tutti i colpi quasi ivano in fallo. + Poco ferire e men parar sapeano, + ch'a pena in man le spade si vedeano. + +26 + + Fu quel da Montalbano il primo a dire + che far battaglia non denno allo scuro, + ma quella indugiar tanto e differire, + ch'avesse dato volta il pigro Arturo; + e che può intanto al padiglion venire, + ove di sé non sarà men sicuro, + ma servito, onorato e ben veduto, + quanto in loco ove mai fosse venuto. + +27 + + Non bisognò a Rinaldo pregar molto, + che 'l cortese baron tenne lo 'nvito. + Ne vanno insieme ove il drappel raccolto + di Montalbano era in sicuro sito. + Rinaldo al suo scudiero avea già tolto + un bel cavallo e molto ben guernito, + a spada e a lancia e ad ogni prova buono, + ed a quel cavallier fattone dono. + +28 + + Il guerrier peregrin conobbe quello + esser Rinaldo, che venìa con esso; + che prima che giungessero all'ostello, + venuto a caso era a nomar se stesso: + e perché l'un de l'altro era fratello, + si sentìr dentro di dolcezza oppresso, + e di pietoso affetto tocco il core; + e lacrimar per gaudio e per amore. + +29 + + Questo guerriero era Guidon selvaggio, + che dianzi con Marfisa e Sansonetto + e' figli d'Olivier molto viaggio + avea fatto per mar, come v'ho detto. + Di non veder più tosto il suo lignaggio + il fellon Pinabel gli avea interdetto, + avendol preso e a bada poi tenuto + alla difesa del suo rio statuto. + +30 + + Guidon, che questo esser Rinaldo udio, + famoso sopra ogni famoso duce, + ch'avuto avea più di veder disio, + che non ha il cieco la perduta luce, + con molto gaudio disse: — O signor mio, + qual fortuna a combatter mi conduce + con voi, che lungamente ho amato ed amo, + e sopra tutto il mondo onorar bramo? + +31 + + Mi partorì Costanza ne le estreme + ripe del mar Eusino: io son Guidone, + concetto de lo illustre inclito seme, + come ancor voi, del generoso Amone. + Di voi vedere e gli altri nostri insieme + il desiderio è del venir cagione; + e dove mia intenzion fu d'onorarvi, + mi veggo esser venuto a ingiuriarvi. + +32 + + Ma scusimi apo voi d'un error tanto, + ch'io non ho voi né gli altri conosciuto; + e s'emendar si può, ditemi quanto + far debbo, ch'in ciò far nulla rifiuto. — + Poi che si fu da questo e da quel canto + de' complessi iterati al fin venuto, + rispose a lui Rinaldo: — Non vi caglia + meco scusarvi più de la battaglia: + +33 + + che per certificarne che voi sète + di nostra antiqua stirpe un vero ramo, + dar miglior testimonio non potete, + che 'l gran valor ch'in voi chiaro proviamo. + Se più pacifiche erano e quiete + vostre maniere, mal vi credevamo; + che la damma non genera il leone, + né le colombe l'aquila o il falcone. — + +34 + + Non, per andar, di ragionar lasciando, + non di seguir, per ragionar, lor via, + vennero ai padiglioni; ove narrando + il buon Rinaldo alla sua compagnia + che questo era Guidon, che disiando + veder, tanto aspettato aveano pria, + molto gaudio apportò ne le sue squadre; + e parve a tutti assimigliarsi al padre. + +35 + + Non dirò l'accoglienze che gli fero + Alardo, Ricciardetto e gli altri dui; + che gli fece Viviano ed Aldigiero, + e Malagigi, frati e cugin sui; + ch'ogni signor gli fece e cavalliero; + ciò ch'egli disse a loro, ed essi a lui: + ma vi concluderò che finalmente + fu ben veduto da tutta la gente. + +36 + + Caro Guidone a' suoi fratelli stato + credo sarebbe in ogni tempo assai; + ma lor fu al gran bisogno ora più grato, + ch'esser potesse in altro tempo mai. + Poscia che 'l nuovo sole incoronato + del mare uscì di luminosi rai, + Guidon coi frati e coi parenti in schiera + se ne tornò sotto la lor bandiera. + +37 + + Tanto un giorno ed un altro se n'andaro, + che di Parigi alle assediate porte + a men di dieci miglia s'accostaro + in ripa a Senna; ove per buona sorte + Grifone ed Aquilante ritrovaro, + i duo guerrier da l'armatura forte: + Grifone il bianco ed Aquilante il nero, + che partorì Gismonda d'Oliviero. + +38 + + Con essi ragionava una donzella, + non già di vil condizione in vista, + che di sciamito bianco la gonnella + fregiata intorno avea d'aurata lista; + molto leggiadra in apparenza e bella, + fosse quantunque lacrimosa e trista: + e mostrava ne' gesti e nel sembiante + di cosa ragionar molto importante. + +39 + + Conobbe i cavallier, come essi lui, + Guidon, che fu con lor pochi dì inanzi; + ed a Rinaldo disse: — Eccovi dui + a cui van pochi di valore inanzi; + e se per Carlo ne verran con nui, + non ne staranno i Saracini inanzi. — + Rinaldo di Guidon conferma il detto, + che l'uno e l'altro era guerrier perfetto. + +40 + + Gli avea riconosciuti egli non manco; + però che quelli sempre erano usati, + l'un tutto nero, e l'altro tutto bianco + vestir su l'arme, e molto andare ornati. + Da l'altra parte essi conobbero anco + e salutar Guidon, Rinaldo e i frati; + ed abbracciar Rinaldo come amico, + messo da parte ogni lor odio antico. + +41 + + S'ebbero un tempo in urta e in gran dispetto + per Truffaldin, che fôra lungo a dire; + ma quivi insieme con fraterno affetto + s'accarezzar, tutte obliando l'ire. + Rinaldo poi si volse a Sansonetto, + ch'era tardato un poco più a venire, + e lo raccolse col debito onore, + a pieno istrutto del suo gran valore. + +42 + + Tosto che la donzella più vicino + vide Rinaldo, e conosciuto l'ebbe + (ch'avea notizia d'ogni paladino), + gli disse una novella che gl'increbbe; + e cominciò: — Signore, il tuo cugino, + a cui la Chiesa e l'alto Imperio debbe, + quel già sì saggio ed onorato Orlando, + è fatto stolto, e va pel mondo errando. + +43 + + Onde causato così strano e rio + accidente gli sia, non so narrarte. + La sua spada e l'altr'arme ho vedute io, + che per li campi avea gittate e sparte; + e vidi un cavallier cortese e pio + che le andò raccogliendo da ogni parte, + e poi di tutte quelle un arbuscello + fe', a guisa di trofeo, pomposo e bello. + +44 + + Ma la spada ne fu tosto levata + dal figliuol d'Agricane il dì medesmo. + Tu pòi considerar quanto sia stata + gran perdita alla gente del battesmo + l'essere un'altra volta ritornata + Durindana in poter del paganesmo. + Né Brigliadoro men, ch'errava sciolto + intorno all'arme, fu dal pagan tolto. + +45 + + Son pochi dì ch'Orlando correr vidi + senza vergogna e senza senno, ignudo, + con urli spaventevoli e con gridi: + ch'è fatto pazzo in somma ti conchiudo; + e non avrei, fuor ch'a questi occhi fidi, + creduto mai sì acerbo caso e crudo. — + Poi narrò che lo vide giù dal ponte + abbracciato cader con Rodomonte. + +46 + + — A qualunque io non creda esser nimico + d'Orlando (soggiungea) di ciò favello, + acciò ch'alcun di tanti a ch'io lo dico, + mosso a pietà del caso strano e fello, + cerchi o a Parigi o in altro luogo amico + ridurlo, fin che si purghi il cervello. + Ben so, se Brandimarte n'avrà nuova, + sarà per farne ogni possibil prova. — + +47 + + Era costei la bella Fiordiligi, + più cara a Brandimarte che se stesso, + la qual, per lui trovar, venìa a Parigi: + e de la spada ella suggiunse appresso, + che discordia e contesa e gran litigi + tra il Sericano e 'l Tartaro avea messo; + e ch'avuta l'avea, poi fu casso, + di vita Mandricardo, al fin Gradasso. + +48 + + Di così strano e misero accidente + Rinaldo senza fin si lagna e duole; + né il core intenerir men se ne sente, + che soglia intenerirsi il ghiaccio al sole: + e con disposta ed immutabil mente, + ovunque Orlando sia, cercar lo vuole, + con speme, poi che ritrovato l'abbia, + di farlo risanar di quella rabbia. + +49 + + Ma già lo stuolo avendo fatto unire, + sia volontà del cielo o sia aventura, + vuol fare i Saracin prima fuggire, + e liberar le parigine mura. + Ma consiglia l'assalto differire, + che vi par gran vantaggio, a notte scura, + ne la terza vigilia o ne la quarta, + ch'avrà l'acqua di Lete il Sonno sparta. + +50 + + Tutta la gente alloggiar fece al bosco, + e quivi la posò per tutto 'l giorno; + ma poi che 'l sol, lasciando il mondo fosco, + alla nutrice antiqua fe' ritorno, + ed orsi e capre e serpi senza tosco + e l'altre fere ebbeno il cielo adorno, + che state erano ascose al maggior lampo, + mosse Rinaldo il taciturno campo: + +51 + + e venne con Grifon, con Aquilante, + con Vivian, con Alardo e con Guidone, + con Sansonetto, agli altri un miglio inante, + a cheti passi e senza alcun sermone. + Trovò dormir l'ascolta d'Agramante: + tutta l'uccise, e non ne fe' un prigione. + Indi arrivò tra l'altra gente Mora, + che non fu visto né sentito ancora. + +52 + + Del campo d'infedeli a prima giunta + la ritrovata guardia all'improviso + lasciò Rinaldo sì rotta e consunta, + ch'un sol non ne restò, se non ucciso. + Spezzata che lor fu la prima punta, + i Saracin non l'avean più da riso, + che sonnolenti, timidi ed inermi, + poteano a tai guerrier far pochi schermi. + +53 + + Fece Rinaldo per maggior spavento + dei Saracini, al mover de l'assalto, + a trombe e a corni dar subito vento, + e, gridando, il suo nome alzar in alto. + Spinse Baiardo, e quel non parve lento; + che dentro all'alte sbarre entrò d'un salto, + e versò cavallier, pestò pedoni, + ed atterrò trabacche e padiglioni. + +54 + + Non fu sì ardito tra il popul pagano, + a cui non s'arricciassero le chiome, + quando sentì Rinaldo e Montalbano + sonar per l'aria, il formidato nome. + Fugge col campo d'Africa l'ispano, + né perde tempo a caricar le some; + ch'aspettar quella furia più non vuole, + ch'aver provata anco si piagne e duole. + +55 + + Guidon lo segue, e non fa men di lui; + né men fanno i duo figli d'Oliviero, + Alardo e Ricciardetto, e gli altri dui: + col brando Sansonetto apre il sentiero: + Aldigiero e Vivian provar altrui + fan quanto in arme l'uno e l'altro è fiero. + Così fa ognun che segue lo stendardo + di Chiaramonte, da guerrier gagliardo. + +56 + + Settecento con lui tenea Rinaldo + in Montalbano e intorno a quelle ville, + usati a portar l'arme al freddo e al caldo, + non già più rei dei Mirmidon d'Achille. + Ciascun d'essi al bisogno era sì saldo, + che cento insieme non fuggian per mille; + e se ne potean molti sceglier fuori, + che d'alcun dei famosi eran migliori. + +57 + + E se Rinaldo ben non era molto + ricco né di città né di tesoro, + facea sì con parole e con buon volto, + e ciò ch'avea partendo ognor con loro, + ch'un di quel numer mai non gli fu tolto + per offerire altrui più somma d'oro. + Questi da Montalban mai non rimuove, + se non lo stringe un gran bisogno altrove. + +58 + + Ed or, perch'abbia il Magno Carlo aiuto, + lasciò con poca guardia il suo castello. + Tra gli African questo drappel venuto, + questo drappel del cui valor favello, + ne fece quel che del gregge lanuto + sul falanteo Galeso il lupo fello, + o quel che soglia, del barbato, appresso + il barbaro Cinifio, il leon spesso. + +59 + + Carlo, ch'aviso da Rinaldo avuto + avea che presso era a Parigi giunto, + e che la notte il campo sproveduto + volea assalir, stato era in arme e in punto; + e quando bisognò, venne in aiuto + coi paladini; e ai paladini aggiunto + avea il figliol del ricco Monodante, + di Fiordiligi il fido e saggio amante; + +60 + + ch'ella più giorni per sì lunga via + cercato avea per tutta Francia invano. + Quivi all'insegne che portar solia, + fu da lei conosciuto di lontano. + Come lei Brandimarte vide pria, + lasciò la guerra, e tornò tutto umano, + e corse ad abbracciarla; e d'amor pieno, + mille volte baciolla o poco meno. + +61 + + De le lor donne e de le lor donzelle + si fidar molto a quella antica etade. + Senz'altra scorta andar lasciano quelle + per piani e monti e per strane contrade; + ed al ritorno l'han per buone e belle, + né mai tra lor suspizione accade. + Fiordiligi narrò quivi al suo amante, + che fatto stolto era il signor d'Anglante. + +62 + + Brandimarte sì strana e ria novella + credere ad altri a pena avria potuto; + ma lo credette a Fiordiligi bella, + a cui già maggior cose avea creduto. + Non pur d'averlo udito gli dice ella, + ma che con gli occhi propri l'ha veduto + (c'ha conoscenza e pratica d'Orlando, + quanto alcun altro), e dice dove e quando + +63 + + E gli narra del ponte periglioso, + che Rodomonte ai cavallier difende, + ove un sepolcro adorna e fa pomposo + di sopraveste e d'arme di chi prende. + Narra c'ha visto Orlando furioso + far cose quivi orribili e stupende; + che nel fiume il pagan mandò riverso, + con gran periglio di restar summerso. + +64 + + Brandimarte, che 'l conte amava quanto + si può compagno amar, fratello o figlio, + disposto di cercarlo, e di far tanto, + non ricusando affanno né periglio, + che per opra di medico o d'incanto + si ponga a quel furor qualche consiglio, + così come trovossi armato in sella, + si mise in via con la sua donna bella. + +65 + + Verso la parte ove la donna il conte + avea veduto, il lor camin drizzaro, + di giornata in giornata, fin ch'al ponte + che guarda il re d'Algier, si ritrovaro. + La guardia ne fe' segno a Rodomonte; + e gli scudieri a un tempo gli arrecaro + l'arme e il cavallo: e quel si trovò in punto, + quando fu Brandimarte al passo giunto. + +66 + + Con voce qual conviene al suo furore + il Saracino a Brandimarte grida: + — Qualunque tu ti sia, che, per errore + di via o di mente, qui tua sorte guida, + scendi e spogliati l'arme, e fanne onore + al gran sepolcro, inanzi ch'io t'uccida, + e che vittima all'ombre tu sia offerto: + ch'io 'l farò poi, né te n'avrò alcun merto. — + +67 + + Non volse Brandimarte a quell'altiero + altra risposta dar, che de la lancia. + Sprona Batoldo, il suo gentil destriero, + e inverso quel con tanto ardir si lancia, + che mostra che può star d'animo fiero + con qual si voglia al mondo alla bilancia: + e Rodomonte, con la lancia in resta, + lo stretto ponte a tutta briglia pesta. + +68 + + Il suo destrier ch'avea continuo uso + d'andarvi sopra, e far di quel sovente + quando uno e quando un altro cader giuso, + alla giostra correa sicuramente; + l'altro, del corso insolito confuso, + venìa dubbioso, timido e tremente. + Trema anco il ponte, e par cader ne l'onda, + oltre che stretto e che sia senza sponda. + +69 + + I cavallier, di giostra ambi maestri, + che le lance avean grosse come travi, + tali qual fur nei lor ceppi silvestri, + si dieron colpi non troppo soavi. + Ai lor cavalli esser possenti e destri + non giovò molto agli aspri colpi e gravi; + che si versar di pari ambi sul ponte, + e seco i signor lor tutti in un monte. + +70 + + Nel volersi levar con quella fretta + che lo spronar de' fianchi insta e richiede, + l'asse del ponticel lor fu sì stretta, + che non trovaro ove fermare il piede; + sì che una sorte uguale ambi li getta + ne l'acqua; e gran rimbombo al ciel ne riede, + simile a quel ch'uscì del nostro fiume, + quando ci cadde il mal rettor del lume. + +71 + + I duo cavalli con tutto 'l pondo + dei cavallier, che steron fermi in sella, + a cercar la rivera insin al fondo, + se v'era ascosa alcuna ninfa bella. + Non è già il primo salto né 'l secondo, + che giù del ponte abbia il pagano in quella + onda spiccato col destrero audace; + però sa ben come quel fondo giace: + +72 + + sa dove è saldo e sa dove è più molle, + sa dove è l'acqua bassa e dove è l'alta. + Dal fiume il capo e il petto e i fianchi estolle, + e Brandimarte a gran vantaggio assalta. + Brandimarte il corrente in giro tolle: + ne la sabbia il destrier, che 'l fondo smalta, + tutto si ficca, e non può riaversi, + con rischio di restarvi ambi sommersi. + +73 + + L'onda si leva e li fa andar sozzopra, + e dove è più profonda li trasporta: + va Brandimarte sotto, e 'l destrier sopra. + Fiordiligi dal ponte afflitta e smorta + e le lacrime e i voti e i prieghi adopra: + — Ah Rodomonte, per colei che morta + tu riverisci, non esser sì fiero, + ch'affogar lasci un tanto cavalliero! + +74 + + Deh, cortese signor, s'unque tu amasti, + di me, ch'amo costui, pietà ti vegna. + Di farlo tuo prigion, per Dio, ti basti; + che s'orni il sasso tuo di quella insegna, + di quante spoglie mai tu gli arrecasti, + questa fia la più bella e la più degna. — + E seppe sì ben dir, ch'ancor che fosse + sì crudo il re pagan, pur lo commosse; + +75 + + e fe' che 'l suo amator ratto soccorse, + che sotto acqua il destrier tenea sepolto, + e de la vita era venuto in forse, + e senza sete avea bevuto molto. + Ma aiuto non però prima gli porse, + che gli ebbe il brando e dipoi l'elmo tolto. + De l'acqua mezzo morto il trasse, e porre + con molti altri lo fe' ne la sua torre. + +76 + + Fu ne la donna ogni allegrezza spenta, + quando prigion vide il suo amante gire; + ma di questo pur meglio si contenta, + che di vederlo nel fiume perire. + Di se stessa, e non d'altri, si lamenta, + che fu cagion di farlo ivi venire, + per averli narrato ch'avea il conte + riconosciuto al periglioso ponte. + +77 + + Quindi si parte, avendo già concetto + di menarvi Rinaldo paladino, + o il Selvaggio Guidone, o Sansonetto, + o altri de la corte di Pipino, + in acqua e in terra cavallier perfetto + da poter contrastar col Saracino; + se non più forte, almen più fortunato + che Brandimarte suo non era stato. + +78 + + Va molti giorni, prima che s'abbatta + in alcun cavallier ch'abbia sembiante + d'esser come lo vuol, perché combatta + col Saracino e liberi il suo amante. + Dopo molto cercar di persona atta + al suo bisogno, un le vien pur avante, + che sopravesta avea ricca ed ornata, + a tronchi di cipressi ricamata. + +79 + + Chi costui fosse, altrove ho da narrarvi; + che prima ritornar voglio a Parigi, + e de la gran sconfitta seguitarvi, + ch'a' Mori diè Rinaldo e Malagigi. + Quei che fuggiro io non saprei contarvi, + né quei che fur cacciati ai fiumi stigi. + Levò a Turpino il conto l'aria oscura, + che di contarli s'avea preso cura. + +80 + + Nel primo sonno dentro al padiglione + dormia Agramante; e un cavallier lo desta, + dicendogli che fia fatto prigione, + se la fuga non è via più che presta. + Guarda il re intorno, e la confusione + vede dei suoi, che van senza far testa + chi qua chi là fuggendo inermi e nudi, + che non han tempo di pur tor gli scudi. + +81 + + Tutto confuso e privo di consiglio + si facea porre indosso la corazza, + quando con Falsiron vi giunse il figlio, + Grandonio e Balugante e quella razza; + e al re Agramante mostrano il periglio + di restar morto o preso in quella piazza: + e che può dir, se salva la persona, + che Fortuna gli sia propizia e buona. + +82 + + Così Marsilio e così il buon Sobrino, + e così dicon gli altri ad una voce, + ch'a sua distruzion tanto è vicino, + quanto a Rinaldo il qual ne vien veloce; + che s'aspetta che giunga il paladino + con tanta gente, e un uom tanto feroce, + render certo si può ch'egli e i suo' amici + rimarran morti, o in man degli nimici. + +83 + + Ma ridur si può in Arli o sia in Narbona + con quella poca gente c'ha d'intorno; + che l'una e l'altra terra è forte e buona + da mantener la guerra più d'un giorno: + e quando salva sia la sua persona, + si potrà vendicar di questo scorno, + rifacendo l'esercito in un tratto, + onde al fin Carlo ne sarà disfatto. + +84 + + Il re Agramante al parer lor s'attenne, + ben che 'l partito fosse acerbo e duro. + Andò verso Arli, e parve aver le penne, + per quel camin che più trovò sicuro. + Oltre alle guide, in gran favor gli venne + che la partita fu per l'aer scuro. + Ventimila tra d'Africa e di Spagna + fur, ch'a Rinaldo uscir fuor de la ragna. + +85 + + Quei ch'egli uccise e quei che i suoi fratelli, + quei che i duo figli del signor di Vienna, + quei che provaro empi nimici e felli + i settecento a cui Rinaldo accenna, + e quei che spense Sansonetto, e quelli + che ne la fuga s'affogaro in Senna, + chi potesse contar, conteria ancora + ciò che sparge d'april Favonio e Flora. + +86 + + Istima alcun che Malagigi parte + ne la vittoria avesse de la notte; + non che di sangue le campagne sparte + fosser per lui, né per lui teste rotte: + ma che gl'infernali angeli per arte + facesse uscir da le tartaree grotte, + e con tante bandiere e tante lance, + ch'insieme più non ne porrian due France; + +87 + + e che facesse udir tanti metalli, + tanti tamburi e tanti varii suoni, + tanti anitriri in voce di cavalli, + tanti gridi e tumulti di pedoni, + che risonare e piani e monti e valli + dovean de le longique regioni: + ed ai Mori con questo un timor diede, + che li fece voltare in fuga il piede. + +88 + + Non si scordò il re d'Africa Ruggiero, + ch'era ferito e stava ancora grave. + Quanto poté più acconcio s'un destriero + lo fece por, ch'avea l'andar soave; + e poi che l'ebbe tratto ove il sentiero + fu più sicuro, il fe' posar in nave, + e verso Arli portar commodamente, + dove s'avea a raccor tutta la gente. + +89 + + Quei ch'a Rinaldo e a Carlo dier le spalle + (fur, credo, centomila o poco manco), + per campagne, per boschi e monte e valle + cercaro uscir di man del popul franco; + ma la più parte trovò chiuso il calle, + e fece rosso ov'era verde e bianco. + Così non fece il re di Sericana, + ch'avea da lor la tenda più lontana: + +90 + + anzi, come egli sente che 'l signore + di Montalbano è questo che gli assalta, + gioisce di tal iubilo nel core, + che qua e là per allegrezza salta. + Loda e ringrazia il suo sommo Fattore, + che quella notte gli occorra tant'alta + e sì rara aventura d'acquistare + Baiardo, quel destrier che non ha pare. + +91 + + Avea quel re gran tempo desiato + (credo ch'altrove voi l'abbiate letto) + d'aver la buona Durindana a lato, + e cavalcar quel corridor perfetto. + E già con più di centomila armato + era venuto in Francia a questo effetto; + e con Rinaldo già sfidato s'era + per quel cavallo alla battaglia fiera; + +92 + + e sul lito del mar s'era condutto + ove dovea la pugna diffinire: + ma Malagigi a turbar venne il tutto, + che fe' il cugin, mal grado suo, partire, + avendol sopra un legno in mar ridutto. + Lungo saria tutta l'istoria dire. + Da indi in qua stimò timido e vile + sempre Gradasso il paladin gentile. + +93 + + Or che Gradasso esser Rinaldo intende + costui ch'assale il campo, se n'allegra. + Si veste l'arme, e la sua alfana prende, + e cercando lo va per l'aria negra: + e quanti ne riscontra, a terra stende; + ed in confuso lascia afflitta ed egra + la gente, o sia di Libia o sia di Francia: + tutti li mena a un par la buona lancia. + +94 + + Lo va di qua di là tanto cercando, + chiamando spesso e quanto può più forte, + e sempre a quella parte declinando, + ove più folte son le genti morte, + ch'al fin s'incontra in lui brando per brando + poi che le lance loro ad una sorte + eran salite in mille schegge rotte + sin al carro stellato de la Notte. + +95 + + Quando Gradasso il paladin gagliardo + conosce, e non perché ne vegga insegna, + ma per gli orrendi colpi e per Baiardo, + che par che sol tutto quel campo tegna; + non è, gridando, a improverargli tardo + la prova che di sé fece non degna: + ch'al dato campo il giorno non comparse, + che tra lor la battaglia dovea farse. + +96 + + Suggiunse poi: — Tu forse avevi speme, + se potevi nasconderti quel punto, + che non mai più per raccozzarci insieme + fossimo al mondo: or vedi ch'io t'ho giunto. + Sie certo, se tu andassi ne l'estreme + fosse di Stige, o fossi in cielo assunto, + ti seguirò, quando abbi il destrier teco, + ne l'alta luce e giù nel mondo cieco. + +97 + + Se d'aver meco a far non ti dà il core, + e vedi già che non puoi starmi a paro, + e più stimi la vita che l'onore, + senza periglio ci puoi far riparo, + quando mi lasci in pace il corridore; + e viver puoi, se sì t'è il viver caro: + ma vivi a piè, che non merti cavallo, + s'alla cavalleria fai sì gran fallo. — + +98 + + A quel parlar si ritrovò presente + con Ricciardetto il cavallier Selvaggio; + e le spade ambi trassero ugualmente, + per far parere il Serican mal saggio. + Ma Rinaldo s'oppose immantinente, + e non patì che se gli fêsse oltraggio, + dicendo: — Senza voi dunque non sono + a chi m'oltraggia per risponder buono? — + +99 + + Poi se ne ritornò verso il pagano, + e disse: — Odi, Gradasso; io voglio farte, + e tu m'ascolti, manifesto e piano + ch'io venni alla marina a ritrovarte: + e poi ti sosterrò con l'arme in mano, + che t'avrò detto il vero in ogni parte; + e sempre che tu dica mentirai, + ch'alla cavalleria mancass'io mai. + +100 + + Ma ben ti priego che prima che sia + pugna tra noi, che pianamente intenda + la giustissima e vera scusa mia, + acciò ch'a torto più non mi riprenda; + e poi Baiardo al termine di pria + tra noi vorrò ch'a piedi si contenda + da solo a solo in solitario lato, + sì come a punto fu da te ordinato. — + +101 + + Era cortese il re di Sericana, + come ogni cor magnanimo esser suole; + ed è contento udir la cosa piana, + e come il paladin scusar si vuole. + Con lui ne viene in ripa alla fiumana, + ove Rinaldo in semplici parole + alla sua vera istoria trasse il velo, + e chiamò in testimonio tutto 'l cielo: + +102 + + e poi chiamar fece il figliuol di Buovo, + l'uom che di questo era informato a pieno, + ch'a parte a parte replicò di nuovo + l'incanto suo, né disse più né meno. + Soggiunse poi Rinaldo: — Ciò ch'io provo + col testimonio, io vo' che l'arme sieno, + che ora e in ogni tempo che ti piace, + te n'abbiano a far prova più verace. — + +103 + + Il re Gradasso, che lasciar non volle + per la seconda la querela prima, + le scuse di Rinaldo in pace tolle, + ma se son vere o false in dubbio stima. + Non tolgon campo più sul lito molle + di Barcelona, ove lo tolser prima; + ma s'accordaro per l'altra matina + trovarsi a una fontana indi vicina: + +104 + + ove Rinaldo seco abbia il cavallo, + che posto sia communemente in mezzo: + se 'l re uccide Rinaldo o il fa vassallo, + se ne pigli il destrier senz'altro mezzo, + ma se Gradasso è quel che faccia fallo, + che sia condotto all'ultimo ribrezzo, + o, per più non poter, che gli si renda, + da lui Rinaldo Durindana prenda. + +105 + + Con maraviglia molta e più dolore + (come v'ho detto) avea Rinaldo udito + da Fiordiligi bella, ch'era fuore + de l'intelletto il suo cugino uscito. + Avea de l'arme inteso anco il tenore, + e del litigio che n'era seguito; + e ch'in somma Gradasso avea quel brando + ch'ornò di mille e mille palme Orlando. + +106 + + Poi che furon d'accordo, ritornosse + il re Gradasso ai servitori sui + ben che dal paladin pregato fosse + che ne venisse ad alloggiar con lui. + Come fu giorno, il re pagano armosse; + così Rinaldo: e giunsero ambedui + ove dovea non lungi alla fontana + combattersi Baiardo e Durindana. + +107 + + De la battaglia che Rinaldo avere + con Gradasso dovea da solo a solo, + parean gli amici suoi tutti temere, + e inanzi il caso ne faceano il duolo. + Molto ardir, molta forza, alto sapere + avea Gradasso; ed or che del figliuolo + del gran Milone avea la spada al fianco, + di timor per Rinaldo era ognun bianco. + +108 + + E più degli altri il frate di Viviano + stava di questa pugna in dubbio e in tema, + ed anco volentier vi porria mano + per farla rimaner d'effetto scema: + ma non vorria che quel da Montalbano + seco venisse a inimicizia estrema; + ch'anco avea di quell'altra seco sdegno, + che gli turbò, quando il levò sul legno. + +109 + + Ma stiano gli altri in dubbio, in tema, in doglia: + Rinaldo se ne va lieto e sicuro, + sperando ch'ora il biasmo se gli toglia, + ch'avere a torto gli parea pur duro; + sì che quei da Pontieri e d'Altafoglia + faccia cheti restar, come mai furo. + Va con baldanza e sicurtà di core + di riportarne il trionfale onore. + +110 + + Poi che l'un quinci e l'altro quindi giunto + fu quasi a un tempo in su la chiara fonte, + s'accarezzaro, e fero a punto a punto + così serena ed amichevol fronte, + come di sangue e d'amistà congiunto + fosse Gradasso a quel di Chiaramonte. + Ma come poi s'andassero a ferire, + vi voglio a un'altra volta differire. + + + + +CANTO TRENTADUESIMO + + +1 + + Soviemmi che cantar io vi dovea + (già lo promisi, e poi m'uscì di mente) + d'una sospizion che fatto avea + la bella donna di Ruggier dolente, + de l'altra più spiacevole e più rea, + e di più acuto e venenoso dente, + che per quel ch'ella udì da Ricciardetto, + a devorare il cor l'entrò nel petto. + +2 + + Dovea cantarne, ed altro incominciai, + perché Rinaldo in mezzo sopravenne; + e poi Guidon mi diè che fare assai, + che tra camino a bada un pezzo il tenne. + D'una cosa in un'altra in modo entrai, + che mal di Bradamante mi sovenne: + sovienmene ora, e vo' narrarne inanti + che di Rinaldo e di Gradasso io canti. + +3 + + Ma bisogna anco, prima ch'io ne parli, + che d'Agramante io vi ragioni un poco, + ch'avea ridutte le reliquie in Arli, + che gli restar del gran notturno fuoco, + quando a raccor lo sparso campo e a darli + soccorso e vettovaglie era atto il loco: + l'Africa incontra, e la Spagna ha vicina, + ed è in sul fiume assiso alla marina. + +4 + + Per tutto 'l regno fa scriver Marsilio + gente a piedi e a cavallo, e trista e buona. + Per forza e per amore ogni navilio + atto a battaglia s'arma in Barcelona. + Agramante ogni dì chiama a concilio; + né a spesa né a fatica si perdona. + Intanto gravi esazioni e spesse + tutte hanno le città d'Africa oppresse. + +5 + + Egli ha fatto offerire a Rodomonte, + perché ritorni (ed impetrar nol puote), + una cugina sua, figlia d'Almonte, + e 'l bel regno d'Oran dargli per dote. + Non si volse l'altier muover dal ponte, + ove tant'arme e tante selle vote + di quei che son già capitati al passo + ha ragunate, che ne cuopre il sasso. + +6 + + Già non volse Marfisa imitar l'atto + di Rodomonte: anzi com'ella intese + ch'Agramante da Carlo era disfatto, + sue genti morte, saccheggiate e prese, + e che con pochi in Arli era ritratto, + senza aspettare invito, il camin prese: + venne in aiuto de la sua corona, + e l'aver gli proferse e la persona. + +7 + + E gli menò Brunello, e gli ne fece + libero dono, il qual non avea offeso: + l'avea tenuto dieci giorni e diece + notti sempre in timor d'essere appeso; + e poi che né con forza né con prece + da nessun vide il patrocinio preso, + in sì sprezzato sangue non si volse + bruttar l'altiere mani, e lo disciolse. + +8 + + Tutte l'antique ingiurie gli remesse, + e seco in Arli ad Agramante il trasse. + Ben dovete pensar che gaudio avesse + il re di lei ch'ad aiutarlo andasse: + e del gran conto ch'egli ne facesse, + volse che Brunel prova le mostrasse; + che quel di ch'ella gli avea fatto cenno, + di volerlo impiccar, fe' da buon senno. + +9 + + Il manigoldo, in loco inculto ed ermo, + pasto di corvi e d'avoltoi lasciollo. + Ruggier ch'un'altra volta gli fu schermo, + e che 'l laccio gli avria tolto dal collo, + la giustizia di Dio fa ch'ora infermo + s'è ritrovato, ed aiutar non puollo: + e quando il seppe, era già il fatto occorso; + sì che restò Brunel senza soccorso. + +10 + + Intanto Bradamante iva accusando + che così lunghi sian quei venti giorni, + li quai finiti, il termine era quando + a lei Ruggiero ed alla fede torni. + A chi aspetta di carcere o di bando + uscir, non par che 'l tempo più soggiorni + a dargli libertade, o de l'amata + patria vista gioconda e disiata. + +11 + + In quel duro aspettare ella talvolta + pensa ch'Eto e Piròo sia fatto zoppo; + o sia la ruota guasta, ch'a dar volta + le par che tardi, oltr'all'usato, troppo. + Più lungo di quel giorno a cui, per molta + fede, nel cielo il giusto Ebreo fe' intoppo, + più de la notte ch'Ercole produsse, + parea lei ch'ogni notte, ogni dì fusse. + +12 + + Oh quante volte da invidiar le diero + e gli orsi e i ghiri e i sonnacchiosi tassi! + che quel tempo voluto avrebbe intero + tutto dormir, che mai non si destassi; + né potere altro udir, fin che Ruggiero + dal pigro sonno lei non richiamassi. + Ma non pur questo non può far, ma ancora + non può dormir di tutta notte un'ora. + +13 + + Di qua di là va le noiose piume + tutte premendo, e mai non si riposa. + Spesso aprir la finestra ha per costume, + per veder s'anco di Titon la sposa + sparge dinanzi al matutino lume + il bianco giglio e la vermiglia rosa: + non meno ancor, poi che nasciuto è 'l giorno, + brama vedere il ciel di stelle adorno. + +14 + + Poi che fu quattro o cinque giorni appresso + il termine a finir, piena di spene + stava aspettando d'ora in ora il messo + che le apportasse: — Ecco Ruggier che viene. — + Montava sopra un'alta torre spesso, + ch'i folti boschi e le campagne amene + scopria d'intorno, e parte de la via + onde di Francia a Montalban si gìa. + +15 + + Se di lontano o splendor d'arme vede, + o cosa tal ch'a cavallier simiglia, + che sia il suo disiato Ruggier crede, + e rasserena i begli occhi e le ciglia; + se disarmato o viandante a piede, + che sia messo di lui speranza piglia: + e se ben poi fallace la ritrova, + pigliar non cessa una ed un'altra nuova. + +16 + + Credendolo incontrar, talora armossi, + scese dal monte e giù calò nel piano; + né lo trovando, si sperò che fossi + per altra strada giunto a Montalbano: + e col disir con ch'avea i piedi mossi + fuor del castel, ritornò dentro invano. + Né qua né là trovollo; e passò intanto + il termine aspettato da lei tanto. + +17 + + Il termine passò d'uno, di dui, + di tre giorni, di sei, d'otto e di venti; + né vedendo il suo sposo, né di lui + sentendo nuova, incominciò lamenti + ch'avrian mosso a pietà nei regni bui + quelle Furie crinite di serpenti; + e fece oltraggio a' begli occhi divini, + al bianco petto, all'aurei crespi crini. + +18 + + — Dunque fia ver (dicea) che mi convegna + cercare un che mi fugge e mi s'asconde? + Dunque debbo prezzare un che mi sdegna? + Debbo pregar chi mai non mi risponde? + Patirò che chi m'odia, il cor mi tegna? + un che sì stima sue virtù profonde, + che bisogno sarà che dal ciel scenda + immortal dea che 'l cor d'amor gli accenda. + +19 + + Sa questo altier ch'io l'amo e ch'io l'adoro, + né mi vuol per amante né per serva. + Il crudel sa che per lui spasmo e moro, + e dopo morte a darmi aiuto serva. + E perché io non gli narri il mio martoro + atto a piegar la sua voglia proterva, + da me s'asconde, come aspide suole, + che, per star empio, il canto udir non vuole. + +20 + + Deh, ferma, Amor, costui che così sciolto + dinanzi al lento mio correr s'affretta; + o tornami nel grado onde m'hai tolto + quando né a te né ad altri era suggetta! + Deh, come è il mio sperar fallace e stolto, + ch'in te con prieghi mai pietà si metta; + che ti diletti, anzi ti pasci e vivi + di trar dagli occhi lacrimosi rivi! + +21 + + Ma di che debbo lamentarmi, ahi lassa + fuor che del mio desire irrazionale? + ch'alto mi leva, e sì ne l'aria passa, + ch'arriva in parte ove s'abbrucia l'ale; + poi non potendo sostener, mi lassa + dal ciel cader: né qui finisce il male; + che le rimette, e di nuovo arde: ond'io + non ho mai fine al precipizio mio. + +22 + + Anzi via più che del disir, mi deggio + di me doler, che sì gli apersi il seno; + onde cacciata ha la ragion di seggio, + ed ogni mio poter può di lui meno. + Quel mi trasporta ognor di male in peggio, + né lo posso frenar, che non ha freno: + e mi fa certa che mi mena a morte, + perch'aspettando il mal noccia più forte. + +23 + + Deh perché voglio anco di me dolermi? + Ch'error, se non d'amarti, unqua commessi? + Che maraviglia, se fragili e infermi + feminil sensi fur subito oppressi? + Perché dovev'io usar ripari e schermi + che la somma beltà non mi piacessi, + gli alti sembianti e le sagge parole? + Misero è ben chi veder schiva il sole! + +24 + + Ed oltre al mio destino, io ci fui spinta + da le parole altrui degne di fede: + somma felicità mi fu dipinta, + ch'esser dovea di questo amor mercede. + Se la persuasione, ohimè! fu finta, + se fu inganno il consiglio che mi diede + Merlin, posso di lui ben lamentarmi, + ma non d'amar Ruggier posso ritrarmi. + +25 + + Di Merlin posso e di Melissa insieme + dolermi, e mi dorrò d'essi in eterno, + che dimostrare i frutti del mio seme + mi fero dagli spirti de lo 'nferno, + per pormi sol con questa falsa speme + in servitù; né la cagion discerno, + se non ch'erano forse invidiosi + dei miei dolci, sicuri, almi riposi. — + +26 + + Sì l'occupa il dolor, che non avanza + loco ove in lei conforto abbia ricetto; + ma, mal grado di quel, vien la speranza + e vi vuole alloggiare in mezzo il petto, + rifrescandole pur la rimembranza + di quel ch'al suo partir l'ha Ruggier detto: + e vuol, contra il parer degli altri affetti, + che d'ora in ora il suo ritorno aspetti. + +27 + + Questa speranza dunque la sostenne, + finito i venti giorni, un mese appresso; + sì che il dolor sì forte non le tenne, + come tenuto avria, l'animo oppresso. + Un dì che per la strada se ne venne, + che per trovar Ruggier solea far spesso, + novella udì la misera, ch'insieme + fe' dietro all'altro ben fuggir la speme. + +28 + + Venne a incontrare un cavallier guascone + che dal campo african venìa diritto, + ove era stato da quel dì prigione, + che fu inanzi a Parigi il gran conflitto. + Da lei fu molto posto per ragione, + fin che si venne al termine prescritto. + Domandò di Ruggiero, e in lui fermosse; + né fuor di questo segno più si mosse. + +29 + + Il cavallier buon conto ne rendette, + che ben conoscea tutta quella corte: + e narrò di Ruggier, che contrastette + da solo a solo a Mandricardo forte; + e come egli l'uccise, e poi ne stette + ferito più d'un mese presso a morte: + e s'era la sua istoria qui conclusa, + fatto avria di Ruggier la vera escusa. + +30 + + Ma come poi soggiunse, una donzella + esser nel campo, nomata Marfisa, + che men non era che gagliarda, bella, + né meno esperta d'arme in ogni guisa; + che lei Ruggiero amava e Ruggiero ella, + ch'egli da lei, ch'ella da lui divisa + si vedea raro, e ch'ivi ognuno crede + che s'abbiano tra lor data la fede; + +31 + + e che come Ruggier si faccia sano, + il matrimonio publicar si deve; + e ch'ogni re, ogni principe pagano + gran piacere e letizia ne riceve, + che de l'uno e de l'altro sopraumano + conoscendo il valor, sperano in breve + far una razza d'uomini da guerra + la più gagliarda che mai fosse in terra; + +32 + + credea il Guascon quel che dicea, non senza + cagion; che ne l'esercito de' Mori + openione e universal credenza, + e publico parlar n'era di fuori. + I molti segni di benivolenza + stati tra lor facean questi romori; + che tosto o buona o ria che la fama esce + fuor d'una bocca, in infinito cresce. + +33 + + L'esser venuta a' Mori ella in aita + con lui, né senza lui comparir mai, + avea questa credenza stabilita; + ma poi l'avea accresciuta pur assai, + ch'essendosi del campo già partita + portandone Brunel (come io contai), + senza esservi d'alcuno richiamata, + sol per veder Ruggier v'era tornata. + +34 + + Sol per lui visitar, che gravemente + languia ferito, in campo venuta era, + non una sola volta, ma sovente; + vi stava il giorno e si partia la sera: + e molto più da dir dava alla gente, + ch'essendo conosciuta così altiera, + che tutto 'l mondo a sé le parea vile, + solo a Ruggier fosse benigna e umile; + +35 + + come il Guascon questo affermò per vero, + fu Bradamante da cotanta pena, + da cordoglio assalita così fiero, + che di quivi cader si tenne a pena. + Voltò, senza far motto, il suo destriero, + di gelosia, d'ira e di rabbia piena; + e da sé discacciata ogni speranza, + ritornò furibonda alla sua stanza. + +36 + + E senza disarmarsi, sopra il letto, + col viso volta in giù, tutta si stese, + ove per non gridar, sì che sospetto + di sé facesse, i panni in bocca prese; + e ripetendo quel che l'avea detto + il cavalliero, in tal dolor discese, + che più non lo potendo sofferire, + fu forza a disfogarlo, e così a dire: + +37 + + — Misera! a chi mai più creder debb'io? + Vo' dir ch'ognuno è perfido e crudele, + se perfido e crudel sei, Ruggier mio, + che sì pietoso tenni e sì fedele. + Qual crudeltà, qual tradimento rio + unqua s'udì per tragiche querele, + che non trovi minor, se pensar mai + al mio merto e al tuo debito vorai? + +38 + + Perché, Ruggier, come di te non vive + cavallier di più ardir, di più bellezza, + né che a gran pezzo al tuo valore arrive, + né a' tuoi costumi, né a tua gentilezza; + perché non fai che fra tue illustri e dive + virtù, si dica ancor ch'abbi fermezza? + si dica ch'abbi inviolabil fede? + a chi ogn'altra virtù s'inchina e cede. + +39 + + Non sai che non compar, se non v'è quella, + alcun valore, alcun nobil costume? + come né cosa (e sia quanto vuol bella) + si può vedere ove non splenda lume. + Facil ti fu ingannare una donzella + di cui tu signore eri, idolo e nume, + a cui potevi far con tue parole + creder che fosse oscuro e freddo il sole. + +40 + + Crudel, di che peccato a doler t'hai, + se d'uccider chi t'ama non ti penti? + Se 'l mancar di tua fé sì leggier fai, + di ch'altro peso il cor gravar ti senti? + Come tratti il nimico, se tu dai + a me, che t'amo sì, questi tormenti? + Ben dirò che giustizia in ciel non sia, + s'a veder tardo la vendetta mia. + +41 + + Se d'ogn'altro peccato assai più quello + de l'empia ingratitudine l'uomo grava, + e per questo dal ciel l'angel più bello + fu relegato in parte oscura e cava; + e se gran fallo aspetta gran flagello + quando debita emenda il cor non lava; + guarda ch'aspro flagello in te non scenda, + che mi se' ingrato e non vuoi farne emenda. + +42 + + Di furto ancora, oltre ogni vizio rio, + di te, crudele, ho da dolermi molto. + Che tu mi tenga il cor, non ti dico io; + di questo io vo' che tu ne vada assolto: + dico di te, che t'eri fatto mio + e poi contra ragion mi ti sei tolto. + Renditi, iniquo, a me; che tu sai bene + che non si può salvar chi l'altrui tiene. + +43 + + Tu m'hai, Ruggier, lasciata: io te non voglio, + né lasciarti volendo anco potrei; + ma per uscir d'affanno e di cordoglio, + posso e voglio, finire i giorni miei. + Di non morirti in grazia sol mi doglio; + che se concesso m'avessero i dei + ch'io fossi morta quando t'era grata, + morte non fu giamai tanto beata. — + +44 + + Così dicendo, di morir disposta, + salta dal letto, e di rabbia infiammata + si pon la spada alla sinistra costa; + ma si ravvede poi che tutta è armata. + Il miglior spirto in questo le s'accosta, + e nel cor le ragiona: — O donna nata + di tant'alto lignaggio, adunque vuoi + finir con sì gran biasmo i giorni tuoi? + +45 + + Non è meglio ch'al campo tu ne vada, + ove morir si può con laude ognora? + Quivi, s'avvien ch'inanzi a Ruggier cada, + del morir tuo si dorrà forse ancora: + ma s'a morir t'avvien per la sua spada, + chi sarà mai che più contenta muora? + Ragione è ben che di vita ti privi, + poi ch'è cagion ch'in tanta pena vivi. + +46 + + Verrà forse anco che prima che muori + farai vendetta di quella Marfisa + che t'ha con fraudi e disonesti amori, + da te Ruggiero alienando, uccisa. — + Questi pensieri parveno migliori + alla donzella; e tosto una divisa + si fe' su l'arme, che volea inferire + disperazione e voglia di morire. + +47 + + Era la sopraveste del colore + in che riman la foglia che s'imbianca + quando del ramo è tolta, o che l'umore + che facea vivo l'arbore le manca. + Ricamata a tronconi era, di fuore, + di cipresso che mai non si rinfranca, + poi ch'ha sentita la dura bipenne; + l'abito al suo dolor molto convenne. + +48 + + Tolse il destrier ch'Astolfo aver solea, + e quella lancia d'or, che, sol toccando, + cader di sella i cavallier facea. + Perché la le diè Astolfo, e dove e quando, + e da chi prima avuta egli l'avea, + non credo che bisogni ir replicando. + Ella la tolse, non però sapendo + che fosse del valor ch'era, stupendo. + +49 + + Senza scudiero e senza compagnia + scese dal monte, e si pose in camino + verso Parigi alla più dritta via, + ove era dianzi il campo saracino; + che la novella ancora non s'udia, + che l'avesse Rinaldo paladino, + aiutandolo Carlo e Malagigi, + fatto tor da l'assedio di Parigi. + +50 + + Lasciati avea i Cadurci e la cittade + di Caorse alle spalle, e tutto 'l monte + ove nasce Dordona, e le contrade + scopria di Monferrante e di Clarmonte, + quando venir per le medesme strade + vide una donna di benigna fronte, + ch'uno scudo all'arcione avea attaccato; + e le venian tre cavallieri a lato. + +51 + + Altre donne e scudier venivano anco, + qual dietro e qual dinanzi, in lunga schiera. + Domandò ad un che le passò da fianco, + la figlia d'Amon, chi la donna era; + e quel le disse: — Al re del popul franco + questa donna, mandata messaggera + fin di là dal polo artico, è venuta + per lungo mar da l'Isola Perduta. + +52 + + Altri Perduta, altri ha nomata Islanda + l'isola, donde la regina d'essa, + di beltà sopra ogni beltà miranda, + dal ciel non mai, se non a lei, concessa, + lo scudo che vedete, a Carlo manda; + ma ben con patto e condizione espressa, + ch'al miglior cavallier lo dia, secondo + il suo parer, ch'oggi si trovi al mondo. + +53 + + Ella, come si stima, e come in vero + è la più bella donna che mai fosse, + così vorria trovare un cavalliero + che sopra ogn'altro avesse ardire e posse: + perché fondato e fisso è il suo pensiero, + da non cader per centomila scosse, + che sol chi terrà in arme il primo onore, + abbia d'esser suo amante e suo signore. + +54 + + Spera ch'in Francia, alla famosa corte + di Carlo Magno, il cavallier si trove, + che d'esser più d'ogn'altro ardito e forte + abbia fatto veder con mille prove. + I tre che son con lei come sue scorte, + re sono tutti, e dirovvi anco dove: + uno in Svezia, uno in Gotia, in Norvegia uno, + che pochi pari in arme hanno o nessuno. + +55 + + Questi tre, la cui terra non vicina, + ma men lontana è all'Isola Perduta + (detta così, perché quella marina + da pochi naviganti è conosciuta), + erano amanti, e son, de la regina, + e a gara per moglier l'hanno voluta; + e per aggradir lei, cose fatt'hanno, + che, fin che giri il ciel, dette saranno. + +56 + + Ma né questi ella, né alcun altro vuole, + ch'al mondo in arme esser non creda il primo. + — Ch'abbiate fatto prove (lor dir suole) + in questi luoghi appresso, poco istimo; + e s'un di voi, qual fra le stelle il sole, + fra gli altri duo sarà, ben lo sublimo: + ma non però che tenga il vanto parme + del miglior cavallier ch'oggi port'arme. + +57 + + A Carlo Magno, il quale io stimo e onoro + pel più savio signor ch'al mondo sia, + son per mandare un ricco scudo d'oro, + con patto e condizion ch'esso lo dia + al cavalliero il quale abbia fra loro + il vanto e il primo onor di gagliardia. + Sia il cavalliero o suo vasallo o d'altri, + il parer di quel re vo' che mi scaltri. + +58 + + Se, poi che Carlo avrà lo scudo avuto, + e l'avrà dato a quel sì ardito e forte, + che d'ogn'altro migliore abbia creduto, + che 'n sua si trovi o in alcun'altra corte, + uno di voi sarà, che con l'aiuto + di sua virtù lo scudo mi riporte; + porrò in quello ogni amore, ogni disio, + e quel sarà il marito e 'l signor mio. — + +59 + + Queste parole han qui fatto venire + questi tre re dal mar tanto discosto, + che riportarne lo scudo, o morire + per man di chi l'avrà, s'hanno proposto. — + Ste' molto attenta Bradamante a udire + quanto le fu da lo scudier risposto; + il qual poi l'entrò inanzi, e così punse + il suo cavallo, che i compagni giunse. + +60 + + Dietro non gli galoppa né gli corre + ella; ch'adagio il suo camin dispensa, + e molte cose tuttavia discorre, + che son per accadere: e in somma pensa + che questo scudo di Francia sia per porre + discordia e rissa e nimicizia immensa + fra paladini ed altri, se vuol Carlo + chiarir chi sia il miglior, e a colui darlo. + +61 + + Le preme il cor questo pensier; ma molto + più le lo preme e strugge in peggior guisa + quel ch'ebbe prima, di Ruggier, che tolto + il suo amor le abbia e datolo a Marfisa. + Ogni suo senso in questo è sì sepolto, + che non mira la strada, né divisa + ove arrivar, né se troverà inanzi + commodo albergo ove la notte stanzi. + +62 + + Come nave, che vento da la riva, + o qualch'altro accidente abbia disciolta, + va di nochiero e di governo priva + ove la porti o meni il fiume in volta; + così l'amante giovane veniva, + tutta a pensare al suo Ruggier rivolta, + ove vuol Rabican; che molte miglia + lontano è il cor che de' girar la briglia. + +63 + + Leva al fin gli occhi, e vede il sol che 'l tergo + avea mostrato alle città di Bocco, + e poi s'era attuffato, come il mergo, + in grembo alla nutrice oltr'a Marocco: + e se disegna che la frasca albergo + le dia ne' campi, fa pensier di sciocco; + che soffia un vento freddo, e l'aria grieve + pioggia la notte le minaccia o nieve. + +64 + + Con maggior fretta fa movere il piede + al suo cavallo; e non fece via molta, + che lasciar le campagne a un pastor vede, + che s'avea la sua gregge inanzi tolta. + La donna lui con molta istanza chiede + che le 'nsegni ove possa esser raccolta + o ben o mal; che mal sì non s'alloggia, + che non sia peggio star fuori alla pioggia. + +65 + + Disse il pastore: — Io non so loco alcuno + ch'io vi sappia insegnar, se non lontano + più di quattro o di sei leghe, for ch'uno + che si chiama la rocca di Tristano. + Ma d'alloggiarvi non succede a ognuno; + perché bisogna, con la lancia in mano + che se l'acquisti e che se la difenda + il cavallier che d'alloggiarvi intenda. + +66 + + Se, quando arriva un cavallier, si trova + vota la stanza, il castellan l'accetta; + ma vuol se sopravien poi gente nuova, + ch'uscir fuori alla giostra gli prometta. + Se non vien, non accade che si mova: + se vien, forza è che l'arme si rimetta + e con lui giostri, e chi di lor val meno, + ceda l'albergo ed esca al ciel sereno. + +67 + + Se duo, tre, quattro o più guerrieri a un tratto + vi giungon prima, in pace albergo v'hanno; + e chi di poi vien solo, ha peggior patto, + perché seco giostrar quei più lo fanno. + Così, se prima un sol si sarà fatto + quivi alloggiar, con lui giostrar voranno + in duo, tre, quattro o più che verran dopo; + sì che, s'avrà valor, gli fia a grande uopo. + +68 + + Non men, se donna capita o donzella, + accompagnata o sola a questa rocca, + e poi v'arrivi un'altra, alla più bella + l'albergo, ed alla men star di fuor tocca. — + Domanda Bradamante ove sia quella; + e il buon pastor non pur dice con bocca, + ma le dimostra il loco anco con mano, + da cinque o da sei miglia indi lontano. + +69 + + La donna, ancor che Rabican ben trotte, + solecitar però non lo sa tanto + per quelle vie tutte fangose e rotte + da la stagion ch'era piovosa alquanto, + che prima arrivi, che la cieca notte + fatt'abbia oscuro il mondo in ogni canto. + Trovò chiusa la porta; e a chi n'avea + la guardia disse ch'alloggiar volea. + +70 + + Rispose quel, ch'era occupato il loco + da donne e da guerrier che venner dianzi, + e stavano aspettando intorno al fuoco + che posta fosse lor la cena inanzi. + — Per lor non credo l'avrà fatta il cuoco, + s'ella v'è ancor, né l'han mangiata inanzi + (disse la donna): or va, che qui gli attendo; + che so l'usanza, e di servarla intendo. — + +71 + + Parte la guardia, e porta l'imbasciata + là dove i cavallier stanno a grand'agio, + la qual non poté lor troppo esser grata, + ch'all'aer li fa uscir freddo e malvagio; + ed era una gran pioggia incomminciata. + Si levan pure, e piglian l'arme adagio: + restano gli altri; e quei non troppo in fretta + escono insieme ove la donna aspetta. + +72 + + Eran tre cavallier che valean tanto, + che pochi al mondo valean più di loro; + ed eran quei che 'l dì medesmo a canto + veduti a quella messaggiera foro; + quei ch'in Islanda s'avean dato vanto + di Francia riportar lo scudo d'oro: + e perché avean meglio i cavalli punti, + prima di Bradamante eran giunti. + +73 + + Di loro in arme pochi erano migliori, + ma di quei pochi ella sarà ben l'una; + ch'a nessun patto rimaner di fuori + quella notte intendea molle e digiuna. + Quei dentro alle finestre e ai corridori + miran la giostra al lume de la luna, + che mal grado de' nugoli lo spande + e fa veder, ben che la pioggia è grande. + +74 + + Come s'allegra un bene acceso amante + ch'ai dolci furti per entrar si trova, + quando al fin senta dopo indugie tante, + che 'l taciturno chiavistel si muova; + così volontarosa Bradamante + di far di sé coi cavallieri prova, + s'allegrò quando udì le porte aprire, + calare il ponte, e fuor li vide uscire. + +75 + + Tosto che fuor del ponte i guerrier vede + uscire insieme o con poco intervallo, + si volge a pigliar campo, e di poi riede + cacciando a tutta briglia il buon cavallo, + e la lancia arrestando, che le diede + il suo cugin, che non si corre in fallo, + che fuor di sella è forza che trabocchi, + se fosse Marte, ogni guerrier che tocchi. + +76 + + Il re di Svezia, che primier si mosse, + fu primier anco a riversciarsi al piano: + con tanta forza l'elmo gli percosse + l'asta che mai non fu abbassata invano. + Poi corse il re di Gotia, e ritrovosse + coi piedi in aria al suo destrier lontano. + Rimase il terzo sottosopra volto, + ne l'acqua e nel pantan mezzo sepolto. + +77 + + Tosto ch'ella ai tre colpi tutti gli ebbe + fatto andar coi piedi alti e i capi bassi, + alla rocca ne va, dove aver debbe + la notte albergo; ma prima che passi, + v'è chi la fa giurar che n'uscirebbe, + sempre ch'a giostrar fuori altri chiamassi. + Il signor de là dentro, che 'l valore + ben n'ha veduto, le fa grande onore. + +78 + + Così le fa la donna che venuta + era con quegli tre quivi la sera, + come io dicea, da l'Isola Perduta, + mandata al re di Francia messaggiera. + Cortesemente a lei che la saluta, + sì come graziosa e affabil era, + si leva incontra, e con faccia serena + piglia per mano, e seco al fuoco mena. + +79 + + La donna, cominciando a disarmarsi, + s'avea lo scudo e dipoi l'elmo tratto; + quando una cuffia d'oro, in che celarsi + soleano i capei lunghi e star di piatto, + uscì con l'elmo; onde caderon sparsi + giù per le spalle, e la scopriro a un tratto + e la feron conoscer per donzella, + non men che fiera in arme, in viso bella. + +80 + + Quale al cader de le cortine suole + parer fra mille lampade la scena, + d'archi e di più d'una superba mole, + d'oro e di statue e di pitture piena; + o come suol fuor de la nube il sole + scoprir la faccia limpida e serena: + così, l'elmo levandosi dal viso, + mostrò la donna aprisse il paradiso. + +81 + + Già son cresciute e fatte lunghe in modo + le belle chiome che tagliolle il frate, + che dietro al capo ne può fare un nodo, + ben che non sian come son prima state. + Che Bradamante sia, tien fermo e sodo + (che ben l'avea veduta altre fiate) + il signor de la rocca; e più che prima + or l'accarezza e mostra farne stima. + +82 + + Siedono al fuoco, e con giocondo e onesto + ragionamento dan cibo all'orecchia, + mentre, per ricreare ancora il resto + del corpo, altra vivanda s'apparecchia. + La donna all'oste domandò se questo + modo d'albergo è nuova usanza o vecchia, + e quando ebbe principio, e chi la pose; + e 'l cavalliero a lei così rispose: + +83 + + — Nel tempo che regnava Fieramonte, + Clodione, il figliuolo, ebbe una amica + leggiadra e bella e di maniere conte + quant'altra fosse a quella etade antica; + la quale amava tanto, che la fronte + non rivolgea da lei, più che si dica + che facesse da Ione il suo pastore, + perch'avea ugual la gelosia all'amore. + +84 + + Qui la tenea; che 'l luogo avuto in dono + avea dal padre, e raro egli n'uscia; + e con lui dieci cavallier ci sono, + e dei miglior di Francia tuttavia. + Qui stando, venne a capitarci il buono + Tristano, ed una donna in compagnia, + liberata da lui poch'ore inante, + che traea presa a forza un fier gigante. + +85 + + Tristano ci arrivò che 'l sol già volto + avea le spalle ai liti di Siviglia; + e domandò qui dentro esser raccolto, + perché non c'è altra stanza a dieci miglia. + Ma Clodion, che molto amava e molto + era geloso, in somma si consiglia + che forestier, sia chi si voglia, mentre + ci stia la bella donna, qui non entre. + +86 + + Poi che con lunghe ed iterate preci + non poté aver qui albergo il cavalliero: + — Or quel che far con prieghi io non ti feci, + che 'l facci (disse) tuo mal grado, spero, — + E sfidò Clodion con tutti i dieci + che tenea appresso, e con un grido altiero + se gli offerse con lancia e spada in mano + provar che discortese era e villano; + +87 + + con patto, che se fa che con lo stuolo + suo cada in terra, ed ei stia in sella forte, + ne la rocca alloggiar vuole egli solo, + e vuol gli altri serrar fuor de le porte. + Per non patir quest'onta, va il figliuolo + del re di Francia a rischio de la morte; + ch'aspramente percosso cade in terra, + e cadon gli altri, e Tristan fuor li serra. + +88 + + Entrato ne la rocca, trova quella + la qual v'ho detta a Clodion sì cara, + e ch'avea, a par d'ogn'altra, fatto bella + Natura, a dar bellezze così avara. + Con lei ragiona: intanto arde e martella + di fuor l'amante aspra passione amara; + il qual non differisce a mandar prieghi + al cavallier, che dar non gli la nieghi. + +89 + + Tristano, ancor che lei molto non prezze, + né prezzar, fuor ch'Isotta, altra potrebbe + (ch'altra né ch'ami vuol né ch'accarezze + la pozion che già incantata bebbe), + pur, perché vendicarsi de l'asprezze + che Clodion gli ha usate si vorebbe: + — Di far gran torto mi parria (gli disse) + che tal bellezza del suo albergo uscisse. + +90 + + E quando a Clodion dormire incresca + solo alla frasca, e compagnia domandi, + una giovane ho meco bella e fresca, + non però di bellezze così grandi. + Questa sarò contento che fuor esca, + e ch'ubbidisca a tutti i suoi comandi; + ma la più bella mi par dritto e giusto + che stia con quel di noi ch'è più robusto. — + +91 + + Escluso Clodione e malcontento, + andò sbuffando tutta notte in volta, + come s'a quei che ne l'alloggiamento + dormiano ad agio, fêsse egli l'ascolta; + e molto più che del freddo e del vento, + si dolea de la donna che gli è tolta. + La mattina Tristano a cui ne 'ncrebbe, + gli la rendé, donde il dolor fin ebbe: + +92 + + perché gli disse, e lo fe' chiaro e certo, + che qual trovolla, tal gli la rendea; + e ben che degno era d'ogni onta in merto + de la discortesia ch'usata avea, + pur contentar d'averlo allo scoperto + fatto star tutta notte si volea: + né l'escusa accettò, che fosse Amore + stato cagion di così grave errore; + +93 + + ch'Amor de' far gentile un cor villano, + e non far d'un gentil contrario effetto. + Partito che si fu di qui Tristano, + Clodion non ste' molto a mutar tetto; + ma prima consegnò la rocca in mano + a un cavallier, che molto gli era accetto, + con patto ch'egli e chi da lui venisse, + quest'uso in albergar sempre seguisse: + +94 + + che 'l cavallier ch'abbia maggior possanza, + e la donna beltà, sempre ci alloggi; + e chi vinto riman, voti la stanza, + dorma sul prato, o altrove scenda e poggi. + E finalmente ci fe' por l'usanza + che vedete durar fin al dì d'oggi. — + Or, mentre il cavallier questo dicea, + lo scalco por la mensa fatto avea. + +95 + + Fatto l'avea ne la gran sala porre, + di che non era al mondo la più bella; + indi con torchi accesi venne a torre + le belle donne, e le condusse in quella. + Bradamante, all'entrar, con gli occhi scorre, + e similmente fa l'altra donzella; + e tutte piene le superbe mura + veggon di nobilissima pittura. + +96 + + Di sì belle figure è adorno il loco, + che per mirarle oblian la cena quasi, + ancor che ai corpi non bisogni poco, + pel travaglio del dì lassi rimasi, + e lo scalco si doglia e doglia il coco, + che i cibi lascin raffreddar nei vasi. + Pur fu chi disse: — Meglio fia che voi + pasciate prima il ventre, e gli occhi poi. — + +97 + + S'erano assisi, e porre alle vivande + voleano man, quando il signor s'avide + che l'alloggiar due donne è un error grande: + l'una ha da star, l'altra convien che snide. + Stia la più bella, e la men fuor si mande, + dove la pioggia bagna e 'l vento stride. + Perché non vi son giunte amendue a un'ora, + l'una ha a partire, e l'altra a far dimora. + +98 + + Chiama duo vecchi, e chiama alcune sue + donne di casa, a tal giudizio buone; + e le donzelle mira, e di lor due + chi la più bella sia, fa paragone. + Finalmente parer di tutti fue + ch'era più bella la figlia d'Amone; + e non men di beltà l'altra vincea, + che di valore i guerrier vinti avea. + +99 + + Alla donna d'Islanda, che non sanza + molta sospizion stava di questo, + il signor disse: — Che serviàn l'usanza, + non v'ha, donna, a parer se non onesto. + A voi convien procacciar d'altra stanza, + quando a noi tutti è chiaro e manifesto + che costei di bellezze e di sembianti, + ancor ch'inculta sia, vi passa inanti. — + +100 + + Come si vede in un momento oscura + nube salir d'umida valle al cielo, + che la faccia che prima era sì pura + cuopre del sol con tenebroso velo; + così la donna alla sentenza dura + che fuor la caccia ove è la pioggia e 'l gielo, + cangiar si vide, e non parer più quella + che fu pur dianzi sì gioconda e bella. + +101 + + S'impallidisce e tutta cangia in viso, + che tal sentenza udir poco le aggrada. + Ma Bradamante con un saggio aviso, + che per pietà non vuol che se ne vada, + rispose: — A me non par che ben deciso, + né che ben giusto alcun giudicio cada, + ove prima non s'oda quanto nieghi + la parte o affermi, e sue ragioni alleghi. + +102 + + Io ch'a difender questa causa toglio, + dico: o più bella o men ch'io sia di lei, + non venni come donna qui, né voglio + che sian di donna ora i progressi miei. + Ma chi dirà, se tutta non mi spoglio, + s'io sono o s'io non son quel ch'è costei? + E quel che non si sa non si de' dire, + e tanto men, quando altri n'ha a patire. + +103 + + Ben son degli altri ancor, c'hanno le chiome + lunghe, com'io, né donne son per questo. + Se come cavallier la stanza, o come + donna acquistata m'abbia, è manifesto: + perché dunque volete darmi nome + di donna, se di maschio è ogni mio gesto? + La legge vostra vuol che ne sian spinte + donne da donne, e non da guerrier vinte. + +104 + + Poniamo ancor, che, come a voi pur pare, + io donna sia (che non però il concedo), + ma che la mia beltà non fosse pare + a quella di costei; non però credo + che mi vorreste la mercé levare + di mia virtù, se ben di viso io cedo. + Perder per men beltà giusto non parmi + quel c'ho acquistato per virtù con l'armi. + +105 + + E quando ancor fosse l'usanza tale, + che chi perde in beltà ne dovesse ire, + io ci vorrei restare, o bene o male + che la mia ostinazion dovesse uscire. + Per questo, che contesa diseguale + è tra me e questa donna, vo' inferire + che, contendendo di beltà, può assai + perdere, e meco guadagnar non mai. + +106 + + E se guadagni e perdite non sono + in tutto pari, ingiusto è ogni partito: + sì ch'a lei per ragion, sì ancor per dono + spezial, non sia l'albergo proibito. + E s'alcuno di dir che non sia buono + e dritto il mio giudizio sarà ardito, + sarò per sostenergli a suo piacere, + che 'l mio sia vero, e falso il suo parere. — + +107 + + La figliuola d'Amon, mossa a pietade + che questa gentil donna debba a torto + esser cacciata ove la pioggia cade, + ove né tetto, ove né pure è un sporto, + al signor de l'albergo persuade + con ragion molte e con parlare accorto, + ma molto più con quel ch'al fin concluse, + che resti cheto e accetti le sue scuse. + +108 + + Qual sotto il più cocente ardore estivo, + quando di ber più desiosa è l'erba, + il fior ch'era vicino a restar privo + di tutto quell'umor ch'in vita il serba, + sente l'amata pioggia e si fa vivo; + così, poi che difesa sì superba + si vide apparecchiar la messaggera, + lieta e bella tornò come prim'era. + +109 + + La cena, stata lor buon pezzo avante, + né ancor pur tocca, al fin godersi in festa, + senza che più di cavalliero errante + nuova venuta fosse lor molesta. + La goder gli altri, ma non Bradamante, + pure all'usanza addolorata e mesta; + che quel timor, che quel sospetto ingiusto + che sempre avea nel cor, le tollea il gusto. + +110 + + Finita ch'ella fu (che saria forse + stata più lunga, se 'l desir non era + di cibar gli occhi), Bradamante sorse, + e sorse appresso a lei la messaggera. + Accennò quel signore ad un che corse + e prestamente allumò molta cera, + che splender fe' la sala in ogni canto. + Quel che seguì dirò ne l'altro canto. + + + + +CANTO TRENTATREESIMO + + +1 + + Timagora, Parrasio, Polignoto, + Protogene, Timante, Apollodoro, + Apelle, più di tutti questi noto, + e Zeusi, e gli altri ch'a quei tempi foro; + di quai la fama (mal grado di Cloto, + che spinse i corpi e dipoi l'opre loro) + sempre starà, fin che si legga e scriva, + mercé degli scrittori, al mondo viva: + +2 + + e quei che furo a' nostri dì, o sono ora, + Leonardo, Andrea Mantegna, Gian Bellino, + duo Dossi, e quel ch'a par sculpe e colora, + Michel, più che mortale, angel divino; + Bastiano, Rafael, Tizian, ch'onora + non men Cador, che quei Venezia e Urbino; + e gli altri di cui tal l'opra si vede, + qual de la prisca età si legge e crede: + +3 + + questi che noi veggiàn pittori, e quelli + che già mille e mill'anni in pregio furo, + le cose che son state, coi pennelli + fatt'hanno, altri su l'asse, altri sul muro. + Non però udiste antiqui, né novelli + vedeste mai dipingere il futuro: + e pur si sono istorie anco trovate, + che son dipinte inanzi che sian state. + +4 + + Ma di saperlo far non si dia vanto + pittore antico né pittor moderno; + e ceda pur quest'arte al solo incanto, + del qual trieman gli spirti de lo 'nferno. + La sala ch'io dicea ne l'altro canto, + Merlin col libro, o fosse al lago Averno, + o fosse sacro alle Nursine grotte, + fece far dai demonii in una notte. + +5 + + Quest'arte, con che i nostri antiqui fenno + mirande prove, a nostra etade è estinta. + Ma ritornando ove aspettar mi denno + quei che la sala hanno a veder dipinta, + dico ch'a uno scudier fu fatto cenno, + ch'accese i torchi; onde la notte, vinta + dal gran splendor, si dileguò d'intorno; + né più vi si vedria, se fosse giorno. + +6 + + Quel signor disse lor: — Vo' che sappiate, + che de le guerre che son qui ritratte, + fin al dì d'oggi poche ne son state; + e son prima dipinte, che sian fatte. + Chi l'ha dipinte, ancor l'ha indovinate. + Quando vittoria avran, quando disfatte + in Italia saran le genti nostre, + potrete qui veder come si mostre. + +7 + + Le guerre ch'i Franceschi da far hanno + di là da l'Alpe, o bene o mal successe, + dal tempo suo fin al millesim'anno, + Merlin profeta in questa sala messe; + il qual mandato fu dal re britanno + al franco re ch'a Marcomir successe: + e perché lo mandassi, e perché fatto + da Merlin fu il lavor, vi dirò a un tratto. + +8 + + Re Fieramonte, che passò primiero + con l'esercito franco in Gallia il Reno, + poi che quella occupò, facea pensiero + di porre alla superba Italia il freno. + Faceal perciò, che più 'l romano Impero + vedea di giorno in giorno venir meno: + e per tal causa col britanno Arturo + volse far lega; ch'ambi a un tempo furo. + +9 + + Artur, ch'impresa ancor senza consiglio + del profeta Merlin non fece mai, + di Merlin, dico, del demonio figlio, + che del futuro antivedeva assai, + per lui seppe, e saper fece il periglio + a Fieramonte, a che di molti guai + porrà sua gente, s'entra ne la terra + ch'Apenin parte, e il mare e l'Alpe serra. + +10 + + Merlin gli fe' veder che quasi tutti + gli altri che poi di Francia scettro avranno, + o di ferro gli eserciti distrutti, + o di fame o di peste si vedranno; + e che brevi allegrezze e lunghi lutti, + poco guadagno ed infinito danno + riporteran d'Italia; che non lice + che 'l Giglio in quel terreno abbia radice. + +11 + + Re Fieramonte gli prestò tal fede, + ch'altrove disegnò volger l'armata; + e Merlin, che così la cosa vede, + ch'abbia a venir, come se già sia stata, + avere a' prieghi di quel re si crede + la sala per incanto istoriata, + ove dei Franchi ogni futuro gesto, + come già stato sia, fa manifesto. + +12 + + Acciò chi poi succederà, comprenda + che, come ha d'acquistar vittoria e onore, + qualor d'Italia la difesa prenda + incontra ogn'altro barbaro furore; + così, s'avvien ch'a danneggiarla scenda, + per porle il giogo e farsene signore, + comprenda, dico, e rendasi ben certo + ch'oltre a quei monti avrà il sepulcro aperto. — + +13 + + Così disse; e menò le donne dove + incomincian l'istorie: e Singiberto + fa lor veder, che per tesor si muove, + che gli ha Maurizio imperatore offerto. + — Ecco che scende dal monte di Giove + nel pian da l'Ambra e dal Ticino aperto. + Vedete Eutar, che non pur l'ha respinto, + ma volto in fuga e fracassato e vinto. + +14 + + Vedete Clodoveo, ch'a più di cento + mila persone fa passare il monte: + vedete il duca là di Benevento, + che con numer dispar vien loro a fronte. + Ecco finge lasciar l'alloggiamento, + e pon gli aguati: ecco, con morti ed onte, + al vin lombardo la gente francesca + corre, e riman come la lasca all'esca. + +15 + + Ecco in Italia Childiberto quanta + gente di Francia e capitani invia; + né più che Clodoveo, si gloria e vanta + ch'abbia spogliata o vinta Lombardia; + che la spada del ciel scende con tanta + strage de' suoi, che n'è piena ogni via, + morti di caldo e di profluvio d'alvo; + sì che di dieci un non ne torna salvo. — + +16 + + Mostra Pipino, e mostra Carlo appresso, + come in Italia un dopo l'altro scenda, + e v'abbia questo e quel lieto successo, + che venuto non v'è perché l'offenda; + ma l'uno, acciò il pastor Stefano oppresso, + l'altro Adriano, e poi Leon difenda: + l'un doma Aistulfo, e l'altro vince e prende + il successore, e al papa il suo onor rende. + +17 + + Lor mostra appresso un giovene Pipino, + che con sua gente par che tutto cuopra + da le Fornaci al lito pelestino; + e faccia con gran spesa e con lung'opra + il ponte a Malamocco, e che vicino + giunga a Rialto, e vi combatta sopra. + Poi fuggir sembra, e che i suoi lasci sotto + l'acque; che 'l ponte il vento e 'l mar gli han rotto. + +18 + + — Ecco Luigi Borgognon, che scende + là dove par che resti vinto e preso, + e che giurar gli faccia chi lo prende, + che più da l'arme sue non sarà offeso. + Ecco che 'l giuramento vilipende; + ecco di nuovo cade al laccio teso; + ecco vi lascia gli occhi, e come talpe + lo riportano i suoi di qua da l'Alpe. + +19 + + Vedete un Ugo d'Arli far gran fatti, + e che d'Italia caccia i Berengari; + e due o tre volte gli ha rotti e disfatti, + or dagli Unni rimessi, or dai Bavari. + Poi da più forza è stretto di far patti + con l'inimico, e non sta in vita guari; + né guari dopo lui vi sta l'erede, + e 'l regno intero a Berengario cede. + +20 + + Vedete un altro Carlo, che a' conforti + del buon Pastor fuoco in Italia ha messo; + e in due fiere battaglie ha duo re morti, + Manfredi prima, e Coradino appresso. + Poi la sua gente, che con mille torti + sembra tenere il nuovo regno oppresso, + di qua e di là per le città divisa, + vedete a un suon di vespro tutta uccisa. — + +21 + + Lor mostra poi (ma vi parea intervallo + di molti e molti, non ch'anni, ma lustri) + scender dai monti un capitano Gallo, + e romper guerra ai gran Visconti illustri; + e con gente francesca a piè e a cavallo + par ch'Alessandria intorno cinga e lustri; + e che 'l duca il presidio dentro posto, + e fuor abbia l'aguato un po' discosto; + +22 + + e la gente di Francia malaccorta, + tratta con arte ove la rete è tesa, + col conte Armeniaco, la cui scorta + l'avea condotta all'infelice impresa, + giaccia per tutta la campagna morta, + parte sia tratta in Alessandria presa: + e di sangue non men che d'acqua grosso, + il Tanaro si vede il Po far rosso. + +23 + + Un, detto de la Marca, e tre Angioini + mostra l'un dopo l'altro, e dice: — Questi + a Bruci, a Dauni, a Marsi, a Salentini + vedete come son spesso molesti. + Ma né de' Franchi val né de' Latini + aiuto sì, ch'alcun di lor vi resti: + ecco li caccia fuor del regno, quante + volte vi vanno, Alfonso e poi Ferrante. + +24 + + Vedete Carlo ottavo, che discende + da l'Alpe, e seco ha il fior di tutta Francia, + che passa il Liri e tutto 'l regno prende + senza mai stringer spada o abbassar lancia, + fuor che lo scoglio ch'a Tifeo si stende + su le braccia, sul petto e su la pancia; + che del buon sangue d'Avalo al contrasto + la virtù trova d'Inico del Vasto. — + +25 + + Il signor de la rocca, che venìa + quest'istoria additando a Bradamante, + mostrato che l'ebbe Ischia, disse: — Pria + ch'a vedere altro più vi meni avante, + io vi dirò quel ch'a me dir solia + il bisavolo mio, quand'io era infante, + e quel che similmente mi dicea + che da suo padre udito anch'esso avea; + +26 + + e 'l padre suo da un altro, o padre o fosse + avolo, e l'un da l'altro sin a quello + ch'a udirlo da quel proprio ritrovosse, + che l'imagini fe' senza pennello, + che qui vedete bianche, azzurre e rosse: + udì che, quando al re mostrò il castello + ch'or mostro a voi su quest'altiero scoglio, + gli disse quel ch'a voi riferir voglio. + +27 + + Udì che gli dicea ch'in in questo loco + di quel buon cavallier che lo difende + con tanto ardir, che par disprezzi il fuoco + che d'ogn'intorno e sino al Faro incende, + nascer debbe in quei tempi o dopo poco + (e ben gli disse l'anno e le calende) + un cavalliero, a cui sarà secondo + ogn'altro che sin qui sia stato al mondo. + +28 + + Non fu Nireo sì bel, non sì eccellente + di forze Achille, e non sì ardito Ulisse, + non sì veloce Lada, non prudente + Nestor, che tanto seppe e tanto visse, + non tanto liberal, tanto clemente, + l'antica fama Cesare descrisse; + che verso l'uom ch'in Ischia nascer deve, + non abbia ogni lor vanto a restar lieve. + +29 + + E se si gloriò l'antiqua Creta, + quando il nipote in lei nacque di Celo, + se Tebe fece Ercole e Bacco lieta, + se si vantò dei duo gemelli Delo; + né questa isola avrà da starsi cheta, + che non s'esalti e non si levi in cielo, + quando nascerà in lei quel gran marchese + ch'avrà sì d'ogni grazia il ciel cortese. + +30 + + Merlin gli disse, e replicògli spesso, + ch'era serbato a nascere all'etade + che più il romano Imperio saria oppresso, + acciò per lui tornasse in libertade. + Ma perché alcuno de' suoi gesti appresso + vi mostrerò, predirli non accade. — + Così disse; e tornò all'istoria dove + di Carlo si vedean l'inclite prove. + +31 + + — Ecco (dicea) si pente Ludovico + d'aver fatto in Italia venir Carlo; + che sol per travagliar l'emulo antico + chiamato ve l'avea, non per cacciarlo; + e se gli scuopre al ritornar nimico + con Veneziani in lega, e vuol pigliarlo. + Ecco la lancia il re animoso abbassa, + apre la strada e, lor mal grado, passa. + +32 + + Ma la sua gente ch'a difesa resta + del nuovo regno, ha ben contraria sorte; + che Ferrante, con l'opra che gli presta + il signor mantuan, torna sì forte, + ch'in pochi mesi non ne lascia testa, + o in terra o in mar, che non sia messa a morte: + poi per un uom che gli è con fraude estinto, + non par che senta il gaudio d'aver vinto. — + +33 + + Così dicendo, mostragli il marchese + Alfonso di Pescara, e dice: — Dopo + che costui comparito in mille imprese + sarà più risplendente che piropo, + ecco qui ne l'insidie che gli ha tese + con un trattato doppio il rio Etiopo, + come scannato di saetta cade + il miglior cavallier di quella etade. + +34 + + Poi mostra ove il duodecimo Luigi + passa con scorta italiana i monti, + e svelto il Moro, pon la Fiordaligi + nel fecondo terren già de' Visconti. + Indi manda sua gente pei vestigi + di Carlo, a far sul Garigliano i ponti; + la quale appresso andar rotta e dispersa + si vede, e morta e nel fiume summersa. + +35 + + Vedete in Puglia non minor macello + de l'esercito franco in fuga volto; + e Consalvo Ferrante ispano è quello + che due volte alla trappola l'ha colto. + E come qui turbato, così bello + mostra Fortuna al re Luigi il volto + nel ricco pian che, fin dove Adria stride, + tra l'Apenino e l'Alpe il Po divide. — + +36 + + Così dicendo, se stesso riprende + che quel ch'avea a dir prima abbia lasciato; + e torna a dietro, e mostra uno che vende + il castel che 'l signor suo gli avea dato; + mostra il perfido Svizzero che prende + colui ch'a sua difesa l'ha assoldato: + le quai due cose, senza abbassar lancia, + han dato la vittoria al re di Francia. + +37 + + Poi mostra Cesar Borgia col favore + di questo re farsi in Italia grande; + ch'ogni baron di Roma, ogni signore + suggietto a lei, par ch'in esilio mande. + Poi mostra il re che di Bologna fuore + leva la Sega, e vi fa entrar le Giande; + poi come volge i Genovesi in fuga + fatti ribelli, e la città suggiuga. + +38 + + — Vedete (dice poi) di gente morta + coperta in Giaradada la campagna. + Par ch'apra ogni cittade al re la porta, + e che Venezia a pena vi rimagna. + Vedete come al papa non comporta + che, passati i confini di Romagna, + Modana al duca di Ferrara toglia, + né qui si fermi, e 'l resto tor gli voglia: + +39 + + e fa, all'incontro, a lui Bologna torre; + che v'entra la Bentivola famiglia. + Vedete il campo de' Francesi porre + a sacco Brescia, poi che la ripiglia; + e quasi a un tempo Felsina soccorre, + e 'l campo ecclesiastico sgombiglia: + e l'uno e l'altro poi nei luoghi bassi + par si riduca del lito de Chiassi. + +40 + + Di qua la Francia, e di là il campo ingrossa + la gente ispana; e la battaglia è grande. + Cader si vede e far la terra rossa + la gente d'arme in amendua le bande. + Piena di sangue uman pare ogni fossa: + Marte sta in dubbio u' la vittoria mande. + Per virtù d'un Alfonso al fin si vede + che resta il Franco, e che l'Ispano cede, + +41 + + e che Ravenna saccheggiata resta. + Si morde il papa per dolor le labbia, + e fa da' monti, a guisa di tempesta, + scendere in fretta una tedesca rabbia, + ch'ogni Francese, senza mai far testa, + di qua da l'Alpe par che cacciat'abbia, + e che posto un rampollo abbia del Moro + nel giardino onde svelse i Gigli d'oro. + +42 + + Ecco torna il Francese: eccolo rotto + da l'infedele Elvezio ch'in suo aiuto + con troppo rischio ha il giovine condotto, + del quale il padre avea preso e venduto. + Vedete poi l'esercito, che sotto + la ruota di Fortuna era caduto, + creato il novo re, che si prepara + de l'onta vendicar ch'ebbe a Novara: + +43 + + e con migliore auspizio ecco ritorna. + Vedete il re Francesco inanzi a tutti, + che così rompe a' Svizzeri le corna, + che poco resta a non gli aver distrutti: + sì che 'l titolo mai più non gli adorna, + ch'usurpato s'avran quei villan brutti, + che domator de' principi, e difesa + si nomeran de la cristiana Chiesa. + +44 + + Ecco, mal grado de la lega, prende + Milano, e accorda il giovene Sforzesco. + Ecco Borbon che la città difende + pel re di Francia dal furor tedesco. + Eccovi poi, che mentre altrove attende + ad altre magne imprese il re Francesco, + né sa quanta superbia e crudeltade + usino i suoi, gli è tolta la cittade. + +45 + + Ecco un altro Francesco ch'assimiglia + di virtù all'avo, e non di nome solo; + che, fatto uscirne i Galli, si ripiglia + col favor de la Chiesa il patrio suolo. + Francia anco torna, ma ritien la briglia, + né scorre Italia, come suole, a volo; + che 'l bon duca di Mantua sul Ticino + le chiude il passo, e le taglia il camino. + +46 + + Federico, ch'ancor non ha la guancia + de' primi fiori sparsa, si fa degno + di gloria eterna, ch'abbia con la lancia, + ma più con diligenza e con ingegno, + Pavia difesa dal furor di Francia, + e del Leon del mar rotto il disegno. + Vedete duo marchesi, ambi terrore + di nostre genti, ambi d'Italia onore; + +47 + + ambi d'un sangue, ambi in un nido nati. + Di quel marchese Alfonso il primo è figlio, + il qual tratto dal Negro negli aguati, + vedeste il terren far di sé vermiglio. + Vedete quante volte son cacciati + d'Italia i Franchi pel costui consiglio. + L'altro di sì benigno e lieto aspetto + il Vasto signoreggia, e Alfonso è detto. + +48 + + Questo è il buon cavallier, di cui dicea, + quando l'isola d'Ischia vi mostrai, + che già profetizzando detto avea + Merlino a Fieramonte cose assai: + che diferire a nascere dovea + nel tempo che d'aiuto più che mai + l'afflitta Italia, la Chiesa e l'Impero + contra ai barbari insulti avria mistiero. + +49 + + Costui dietro al cugin suo di Pescara + con l'auspicio di Prosper Colonnese, + vedete come la Bicocca cara + fa parere all'Elvezio e più al Francese. + Ecco di nuovo Francia si prepara + di ristaurar le mal successe imprese: + scende il re con un campo in Lombardia, + un altro per pigliar Napoli invia. + +50 + + Ma quella che di noi fa come il vento + d'arida polve, che l'aggira in volta, + la leva fin al cielo, e in un momento + a terra la ricaccia, onde l'ha tolta; + fa ch'intorno a Pavia crede di cento + mila persone aver fatto raccolta + il re, che mira a quel che di man gli esce, + non se la gente sua si scema o cresce. + +51 + + Così per colpa de' ministri avari, + e per bontà del re che se ne fida, + sotto l'insegne si raccoglion rari, + quando la notte il campo all'arme grida, + che si vede assalir dentro ai ripari + dal sagace Spagnuol, che con la guida + di duo del sangue d'Avalo ardiria + farsi nel cielo e ne lo 'nferno via. + +52 + + Vedete il meglio de la nobiltade + di tutta Francia alla campagna estinto. + Vedete quante lance e quante spade + han d'ogn'intorno il re animoso cinto; + vedete che 'l destrier sotto gli cade: + né per questo si rende o chiama vinto, + ben ch'a lui solo attenda, a lui sol corra + lo stuol nimico, e non è chi 'l soccorra. + +53 + + Il re gagliardo si difende a piede, + e tutto de l'ostil sangue si bagna: + ma virtù al fine a troppa forza cede. + Ecco il re preso, ed eccolo in Ispagna: + ed a quel di Pescara dar si vede, + ed a chi mai da lui non si scompagna, + a quel del Vasto, le prime corone + del campo rotto e del gran re prigione. + +54 + + Rotto a Pavia l'un campo, l'altro ch'era, + per dar travaglio a Napoli, in camino, + restar si vede, come, se la cera + gli manca o l'oglio, resta il lumicino. + Ecco che 'l re ne la prigione ibera + lascia i figliuoli, e torna al suo domìno: + ecco fa a un tempo egli in Italia guerra; + ecco altri la fa a lui ne la sua terra. + +55 + + Vedete gli omicidi e le rapine + in ogni parte far Roma dolente; + e con incendi e stupri le divine + e le profane cose ire ugualmente. + Il campo de la lega le ruine + mira d'appresso, e 'l pianto e 'l grido sente; + e dove ir dovria inanzi, torna indietro, + e prender lascia il successor di Pietro. + +56 + + Manda Lotrecco il re con nuove squadre, + non più per fare in Lombardia l'impresa, + ma per levar de le mani empie e ladre + il capo e l'altre membra de la Chiesa; + che tarda sì, che trova al Santo Padre + non esser più la libertà contesa. + Assedia la cittade ove sepolta + è la sirena, e tutto il regno volta. + +57 + + Ecco l'armata imperial si scioglie + per dar soccorso alla città assediata; + ed ecco il Doria che la via le toglie, + e l'ha nel mar sommersa, arsa e spezzata. + Ecco Fortuna come cangia voglie, + sin qui a' Francesi sì propizia stata; + che di febbre gli uccide, e non di lancia, + sì che di mille un non ne torna in Francia. — + +58 + + La sala queste ed altre istorie molte, + che tutte saria lungo riferire, + in vari e bei colori avea raccolte; + ch'era ben tal che le potea capire. + Tornano a rivederle due e tre volte, + né par che se ne sappiano partire; + e rilegon più volte quel ch'in oro + si vedea scritto sotto il bel lavoro. + +59 + + Le belle donne e gli altri quivi stati + mirando e ragionando insieme un pezzo, + fur dal signore a riposar menati, + ch'onorar gli osti suoi molt'era avezzo. + Già sendo tutti gli altri addormentati, + Bradamante a corcar si va da sezzo, + e si volta or su questo or su quel fianco, + né può dormir sul destro né sul manco. + +60 + + Pur chiude alquanto appresso all'alba i lumi, + e di veder le pare il suo Ruggiero, + il qual le dica: — Perché ti consumi, + dando credenza a quel che non è vero? + Tu vedrai prima all'erta andare i fiumi, + ch'ad altri mai, ch'a te, volga il pensiero. + S'io non amassi te, né il cor potrei + né le pupille amar degli occhi miei. — + +61 + + E par che le suggiunga: — Io son venuto + per battezzarmi e far quanto ho promesso; + e s'io son stato tardi, m'ha tenuto + altra ferita, che d'amore, oppresso. — + Fuggesi in questo il sonno, né veduto + è più Ruggier che se ne va con esso. + Rinuova allora i pianti la donzella, + e ne la mente sua così favella: + +62 + + — Fu quel che piacque, un falso sogno; e questo + che mi tormenta, ahi lassa! è un veggiar vero. + Il ben fu sogno a dileguarsi presto, + ma non è sogno il martire aspro e fiero. + Perch'or non ode e vede il senso desto + quel ch'udire e veder parve al pensiero? + A che condizione, occhi miei, sete, + che chiusi il ben, e aperti il mal vedete? + +63 + + Il dolce sonno mi promise pace, + ma l'amaro veggiar mi torna in guerra: + il dolce sonno è ben stato fallace, + ma l'amaro veggiare, ohimè! non erra. + Se 'l vero annoia, e il falso sì mi piace, + non oda o vegga mai più vero in terra: + se 'l dormir mi dà gaudio, e il veggiar guai, + possa io dormir senza destarmi mai. + +64 + + O felice animal ch'un sonno forte + sei mesi tien senza mai gli occhi aprire! + Che s'assimigli tal sonno alla morte, + tal veggiare alla vita, io non vo' dire; + ch'a tutt'altre contraria la mia sorte + sente morte a veggiar, vita a dormire: + ma s'a tal sonno morte s'assimiglia, + deh, Morte, or ora chiudimi le ciglia! — + +65 + + De l'orizzonte il sol fatte avea rosse + l'estreme parti, e dileguato intorno + s'eran le nubi, e non parea che fosse + simile all'altro il cominciato giorno; + quando svegliata Bradamante armosse + per fare a tempo al suo camin ritorno, + rendute avendo grazie a quel signore + del buono albergo e de l'avuto onore. + +66 + + E trovò che la donna messaggera, + con damigelle sue, con suoi scudieri + uscita de la rocca, venut'era + là dove l'attendean quei tre guerrieri; + quei che con l'asta d'oro essa la sera + fatto avea riversar giù dei destrieri, + e che patito avean con gran disagio + la notte l'acqua e il vento e il ciel malvagio. + +67 + + Arroge a tanto mal, ch'a corpo voto + ed essi e i lor cavalli eran rimasi, + battendo i denti e calpestando il loto: + ma quasi lor più incresce, e senza quasi + incresce e preme più, che farà noto + la messaggera, appresso agli altri casi, + alla sua donna, che la prima lancia + gli abbia abbattuti, c'han trovata in Francia. + +68 + + E presti o di morire, o di vendetta + subito far del ricevuto oltraggio, + acciò la messaggera, che fu detta + Ullania, che nomata più non aggio, + la mala opinion ch'avea concetta + forse di lor, si tolga del coraggio, + la figliuola d'Amon sfidano a giostra, + tosto che fuor del ponte ella si mostra; + +69 + + non pensando però che sia donzella, + che nessun gesto di donzella avea. + Bradamante ricusa, come quella + ch'in fretta gìa, né soggiornar volea. + Pur tanto e tanto fur molesti, ch'ella, + che negar senza biasmo non potea, + abbassò l'asta, ed a tre colpi in terra + li mandò tutti; e qui finì la guerra: + +70 + + che senza più voltarsi mostrò loro + lontan le spalle, e dileguossi tosto. + Quei che, per guadagnar lo scudo d'oro, + di paese venian tanto discosto, + poi che senza parlar ritti si foro, + che ben l'avean con ogni ardir deposto, + stupefatti parean di maraviglia, + né verso Ullania ardian d'alzar le ciglia; + +71 + + che con lei molte volte per camino + dato s'avean troppo orgogliosi vanti: + che non è cavallier né paladino + ch'al minor di lor tre durasse avanti. + La donna, perché ancor più a capo chino + vadano, e più non sian così arroganti, + fa lor saper che fu femina quella, + non paladin, che li levò di sella. + +72 + + — Or che dovete (diceva ella), quando + così v'abbia una femina abbattuti, + pensar che sia Rinaldo o che sia Orlando, + non senza causa in tant'onore avuti? + S'un d'essi avrà lo scudo, io vi domando + se migliori di quel che siate suti + contra una donna, contra lor sarete? + Non credo io già, né voi forse il credete. + +73 + + Questo vi può bastar; né vi bisogna + del valor vostro aver più chiara prova: + e quel di voi che temerario aggogna + far di sé in Francia esperienza nuova, + cerca giungere il danno alla vergogna + in che ieri ed oggi s'è trovato e trova; + se forse egli non stima utile e onore, + qualor per man di tai guerrier si muore. — + +74 + + Poi che ben certi i cavallieri fece + Ullania, che quell'era una donzella, + la qual fatto avea nera più che pece + la fama lor, ch'esser solea sì bella; + e dove una bastava, più di diece + persone il detto confermar di quella; + essi fur per voltar l'arme in se stessi, + da tal dolor, da tanta rabbia oppressi. + +75 + + E da lo sdegno e da la furia spinti, + l'arme si spoglian, quante n'hanno indosso; + né si lascian la spada onde eran cinti, + e del castel la gittano nel fosso: + e giuran, poi che gli ha una donna vinti, + e fatto sul terren battere il dosso, + che, per purgar sì grave error, staranno + senza mai vestir l'arme intero un anno; + +76 + + e che n'andranno a piè pur tuttavia, + o sia la strada piana, o scenda e saglia; + né, poi che l'anno anco finito sia, + saran per cavalcare o vestir maglia, + s'altr'arme, altro destrier da lor non fia + guadagnato per forza di battaglia. + Così senz'arme, per punir lor fallo, + essi a piè se n'andar, gli altri a cavallo. + +77 + + Bradamante la sera ad un castello + ch'alla via di Parigi si ritrova, + di Carlo e di Rinaldo suo fratello, + ch'avean rotto Agramante, udì la nuova. + Quivi ebbe buona mensa e buono ostello: + ma questo ed ogn'altro agio poco giova; + che poco mangia e poco dorme, e poco, + non che posar, ma ritrovar può loco. + +78 + + Non però di costei voglio dir tanto, + ch'io non ritorni a quei duo cavallieri + che d'accordo legato aveano a canto + la solitaria fonte i duo destrieri. + La pugna lor, di che vo' dirvi alquanto, + non è per acquistar terre né imperi, + ma perché Durindana il più gagliardo + abbia ad avere, e a cavalcar Baiardo. + +79 + + Senza che tromba o segno altro accennasse + quando a muover s'avean, senza maestro + che lo schermo e 'l ferir lor ricordasse, + e lor pungesse il cor d'animoso estro, + l'uno e l'altro d'accordo il ferro trasse, + e si venne a trovare agile e destro. + I spessi e gravi colpi a farsi udire + incominciaro, ed a scaldarsi l'ire. + +80 + + Due spade altre non so per prova elette + ad esser ferme e solide e ben dure, + ch'a tre colpi di quei si fosser rette, + ch'erano fuor di tutte le misure: + ma quelle fur di tempre sì perfette, + per tante esperienze sì sicure, + che ben poteano insieme riscontrarsi + con mille colpi e più, senza spezzarsi. + +81 + + Or qua Rinaldo, or là mutando il passo, + con gran destrezza e molta industria ed arte + fuggia di Durindana il gran fracasso, + che sa ben come spezza il ferro e parte. + Ferìa maggior percosse il re Gradasso; + ma quasi tutte al vento erano sparte: + se coglieva talor, coglieva in loco + ove potea gravare e nuocer poco. + +82 + + L'altro con più ragion sua spada inchina, + e fa spesso al pagan stordir le braccia; + e quando ai fianchi e quando ove confina + la corazza con l'elmo, gli la caccia: + ma trova l'armatura adamantina, + sì ch'una maglia non ne rompe o straccia. + Se dura e forte la ritrova tanto, + avvien perch'ella è fatta per incanto. + +83 + + Senza prender riposo erano stati + gran pezzo tanto alla battaglia fisi, + che volti gli occhi in nessun mai de' lati + aveano, fuor che nei turbati visi; + quando da un'altra zuffa distornati, + e da tanto furor furon divisi. + Ambi voltaro a un gran strepito il ciglio, + e videro Baiardo in gran periglio. + +84 + + Vider Baiardo a zuffa con un mostro + ch'era più di lui grande, ed era augello: + avea più lungo di tre braccia il rostro; + l'altre fattezze avea di vipistrello; + avea la piuma negra come inchiostro; + avea l'artiglio grande, acuto e fello; + occhi di fuoco, e sguardo avea crudele; + l'ale avea grandi, che parean due vele. + +85 + + Forse era vero augel, ma non so dove + o quando un altro ne sia stato tale. + Non ho veduto mai, né letto altrove, + fuor ch'in Turpin, d'un sì fatto animale: + questo rispetto a credere mi muove, + che l'augel fosse un diavolo infernale + che Malagigi in quella forma trasse, + acciò che la battaglia disturbasse. + +86 + + Rinaldo il credette anco, e gran parole + e sconce poi con Malagigi n'ebbe. + Egli già confessar non glielo vuole; + e perché tor di colpa si vorrebbe, + giura pel lume che dà lume al sole, + che di questo imputato esser non debbe. + Fosse augello o demonio, il mostro scese + sopra Baiardo, e con l'artiglio il prese. + +87 + + Le redine il destrier, ch'era possente, + subito rompe, e con sdegno e con ira + contra l'augello i calci adopra e 'l dente; + ma quel veloce in aria si ritira: + indi ritorna, e con l'ugna pungente + lo va battendo, e d'ogn'intorno aggira. + Baiardo offeso, e che non ha ragione + di schermo alcun, ratto a fuggir si pone. + +88 + + Fugge Baiardo alla vicina selva, + e va cercando le più spesse fronde. + Segue di sopra la pennuta belva + con gli occhi fisi ove la via seconde; + ma pure il buon destrier tanto s'inselva, + ch'al fin sotto una grotta si nasconde. + Poi che l'alato ne perde la traccia, + ritorna in cielo, e cerca nuova caccia. + +89 + + Rinaldo e 'l re Gradasso, che partire + veggono la cagion de la lor pugna, + restan d'accordo quella differire + fin che Baiardo salvino da l'ugna + che per la scura selva il fa fuggire; + con patto, che qual d'essi lo raggiugna, + a quella fonte lo restituisca, + ove la lite lor poi si finisca. + +90 + + Seguendo, si partir da la fontana, + l'erbe novellamente in terra peste. + Molto da lor Baiardo s'allontana, + ch'ebbon le piante in seguir lui mal preste. + Gradasso, che non lungi avea l'alfana, + sopra vi salse, e per quelle foreste + molto lontano il paladin lasciosse, + tristo e peggio contento che mai fosse. + +91 + + Rinaldo perdé l'orme in pochi passi + del suo destrier, che fe' strano viaggio; + ch'andò rivi cercando, arbori e sassi, + il più spinoso luogo, il più selvaggio, + acciò che da quella ugna si celassi, + che cadendo dal ciel gli facea oltraggio. + Rinaldo, dopo la fatica vana, + ritornò ad aspettarlo alla fontana, + +92 + + se da Gradasso vi fosse condutto, + sì come tra lor dianzi si convenne. + Ma poi che far si vide poco frutto, + dolente e a piedi in campo se ne venne. + Or torniamo a quell'altro, al quale in tutto + diverso da Rinaldo il caso avvenne. + Non per ragion, ma per suo gran destino + sentì anitrire il buon destrier vicino; + +93 + + e lo trovò ne la spelonca cava, + da l'avuta paura anco sì oppresso, + ch'uscire allo scoperto non osava: + perciò l'ha in suo potere il pagan messo. + Ben de la convenzion si raccordava, + ch'alla fonte tornar dovea con esso; + ma non è più disposto d'osservarla, + e così in mente sua tacito parla: + +94 + + — Abbial chi aver lo vuol con lite e guerra: + io d'averlo con pace più disio. + Da l'uno all'altro capo de la terra + già venni, e sol per far Baiardo mio. + Or ch'io l'ho in mano, ben vaneggia ed erra + chi crede che depor lo volesse io. + Se Rinaldo lo vuol, non disconviene, + come io già in Francia, or s'egli in India viene. + +95 + + Non men sicura a lui fia Sericana, + che già due volte Francia a me sia stata. — + Così dicendo, per la via più piana + ne venne in Arli, e vi trovò l'armata; + e quindi con Baiardo e Durindana + si partì sopra una galea spalmata. + Ma questo a un'altra volta; ch'or Gradasso, + Rinaldo e tutta Francia a dietro lasso. + +96 + + Voglio Astolfo seguir, ch'a sella e a morso, + a uso facea andar di palafreno + l'ippogrifo per l'aria a sì gran corso, + che l'aquila e il falcon vola assai meno. + Poi che de' Galli ebbe il paese scorso + da un mare a l'altro e da Pirene al Reno, + tornò verso ponente alla montagna + che separa la Francia da la Spagna. + +97 + + Passò in Navarra, ed indi in Aragona, + lasciando a chi 'l vedea gran maraviglia. + Restò lungi a sinistra Taracona, + Biscaglia a destra, ed arrivò in Castiglia. + Vide Gallizia e 'l regno d'Ulisbona, + poi volse il corso a Cordova e Siviglia; + né lasciò presso al mar né fra campagna + città, che non vedesse tutta Spagna. + +98 + + Vide le Gade e la meta che pose + ai primi naviganti Ercole invitto. + Per l'Africa vagar poi si dispose + dal mar d'Atlante ai termini d'Egitto. + Vide le Baleariche famose, + e vide Eviza appresso al camin dritto. + Poi volse il freno, e tornò verso Arzilla + sopra 'l mar che da Spagna dipartilla. + +99 + + Vide Marocco, Feza, Orano, Ippona, + Algier, Buzea, tutte città superbe, + c'hanno d'altre città tutte corona, + corona d'oro, e non di fronde o d'erbe. + Verso Biserta e Tunigi poi sprona: + vide Capisse e l'isola d'Alzerbe + e Tripoli e Bernicche e Tolomitta, + sin dove il Nilo in Asia si tragitta. + +100 + + Tra la marina e la silvosa schena + del fiero Atlante vide ogni contrada. + Poi diè le spalle ai monti di Carena, + e sopra i Cirenei prese la strada; + e traversando i campi de l'arena, + venne a' confin di Nubia in Albaiada. + Rimase dietro il cimiter di Batto + e l'gran tempio d'Amon, ch'oggi è disfatto. + +101 + + Indi giunse ad un'altra Tremisenne, + che di Maumetto pur segue lo stilo. + Poi volse agli altri Etiopi le penne, + che contra questi son di là dal Nilo. + Alla città di Nubia il camin tenne + tra Dobada e Coalle in aria a filo. + Questi cristiani son, quei saracini; + e stan con l'arme in man sempre a' confini. + +102 + + Senapo imperator de la Etiopia, + ch'in loco tien di scettro in man la croce, + di gente, di cittadi e d'oro ha copia + quindi fin là dove il mar Rosso ha foce; + e serva quasi nostra fede propia, + che può salvarlo da l'esilio atroce. + Gli è, s'io non piglio errore, in questo loco + ove al battesmo loro usano un fuoco. + +103 + + Dismontò il duca Astolfo alla gran corte + dentro di Nubia, e visitò il Senapo. + Il castello è più ricco assai che forte, + ove dimora d'Etiopia il capo. + Le catene dei ponti e de le porte, + gangheri e chiavistei da piedi a capo, + e finalmente tutto quel lavoro + che noi di ferro usiamo, ivi usan d'oro. + +104 + + Ancor che del finissimo metallo + vi sia tale abondanza, è pur in pregio. + Colonnate di limpido cristallo + son le gran logge del palazzo regio. + Fan rosso, bianco, verde, azzurro e giallo + sotto i bei palchi un relucente fregio, + divisi tra proporzionati spazi, + rubin, smeraldi, zafiri e topazi. + +105 + + In mura, in tetti, in pavimenti sparte + eran le perle, eran le ricche gemme. + Quivi il balsamo nasce; e poca parte + n'ebbe appo questi mai Ierusalemme. + Il muschio ch'a noi vien, quindi si parte; + quindi vien l'ambra, e cerca altre maremme: + vengon le cose in somma da quel canto, + che nei paesi nostri vaglion tanto. + +106 + + Si dice che 'l soldan, re de l'Egitto, + a quel re dà tributo e sta suggetto, + perch'è in poter di lui dal camin dritto + levare il Nilo, e dargli altro ricetto, + e per questo lasciar subito afflitto + di fame il Cairo e tutto quel distretto. + Senapo detto è dai sudditi suoi; + gli diciàn Presto o Preteianni noi. + +107 + + Di quanti re mai d'Etiopia foro, + il più ricco fu questi e il più possente; + ma con tutta sua possa e suo tesoro, + gli occhi perduti avea miseramente. + E questo era il minor d'ogni martoro: + molto era più noioso e più spiacente, + che, quantunque ricchissimo si chiame, + cruciato era da perpetua fame. + +108 + + Se per mangiare o ber quello infelice + venìa cacciato dal bisogno grande, + tosto apparia l'infernal schiera ultrice, + le mostruose arpie brutte e nefande, + che col griffo e con l'ugna predatrice + spargeano i vasi, e rapian le vivande; + e quel che non capia lor ventre ingordo, + vi rimanea contaminato e lordo. + +109 + + E questo, perch'essendo d'anni acerbo, + e vistosi levato in tanto onore, + che, oltre alle ricchezze, di più nerbo + era di tutti gli altri e di più core; + divenne, come Lucifer, superbo, + e pensò muover guerra al suo Fattore. + Con la sua gente la via prese al dritto + al monte onde esce il gran fiume d'Egitto. + +110 + + Inteso avea che su quel monte alpestre, + ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva, + era quel paradiso che terrestre + si dice, ove abitò già Adamo ed Eva. + Con camelli, elefanti, e con pedestre + esercito, orgoglioso si moveva + con gran desir, se v'abitava gente, + di farla alle sue leggi ubbidiente. + +111 + + Dio gli ripresse il temerario ardire, + e mandò l'angel suo tra quelle frotte, + che centomila ne fece morire, + e condannò lui di perpetua notte. + Alla sua mensa poi fece venire + l'orrendo mostro da l'infernal grotte, + che gli rapisce e contamina i cibi, + né lascia che ne gusti o ne delibi. + +112 + + Ed in desperazion continua il messe + uno che già gli avea profetizzato + che le sue mense non sariano oppresse + da la rapina e da l'odore ingrato, + quando venir per l'aria si vedesse + un cavallier sopra un cavallo alato. + Perché dunque impossibil parea questo, + privo d'ogni speranza vivea mesto. + +113 + + Or che con gran stupor vede la gente + sopra ogni muro e sopra ogn'alta torre + entrare il cavalliero, immantinente + è chi a narrarlo al re di Nubia corre, + a cui la profezia ritorna a mente; + ed obliando per letizia torre + la fedel verga, con le mani inante + vien brancolando al cavallier volante. + +114 + + Astolfo ne la piazza del castello + con spaziose ruote in terra scese. + Poi che fu il re condotto inanzi a quello, + inginochiossi, e le man giunte stese, + e disse: — Angel di Dio, Messi novello, + s'io non merto perdono a tante offese, + mira che proprio è a noi peccar sovente, + a voi perdonar sempre a chi si pente. + +115 + + Del mio error consapevole, non chieggio + né chiederti ardirei gli antiqui lumi. + Che tu lo possa far, ben creder deggio, + che sei de' cari a Dio beati numi. + Ti basti il gran martìr ch'io non ci veggio, + senza ch'ognor la fame mi consumi: + almen discaccia le fetide arpie, + che non rapiscan le vivande mie. + +116 + + E di marmore un tempio ti prometto + edificar de l'alta regia mia, + che tutte d'oro abbia le porte e 'l tetto, + e dentro e fuor di gemme ornato sia; + e dal tuo santo nome sarà detto, + e del miracol tuo scolpito fia. — + Così dicea quel re che nulla vede, + cercando invan baciare al duca il piede. + +117 + + Rispose Astolfo: — Né l'angel di Dio, + né son Messia novel, né dal cielo vegno; + ma son mortale e peccatore anch'io, + di tanta grazia a me concessa indegno. + Io farò ogn'opra acciò che 'l mostro rio, + per morte o fuga, io ti levi del regno. + S'io il fo, me non, ma Dio ne loda solo, + che per tuo aiuto qui mi drizzò il volo. + +118 + + Fa questi voti a Dio, debiti a lui; + a lui le chiese edifica e gli altari. — + Così parlando, andavano ambidui + verso il castello fra i baron preclari. + Il re commanda ai servitori sui + che subito il convito si prepari, + sperando che non debba essergli tolta + la vivanda di mano a questa volta. + +119 + + Dentro una ricca sala immantinente + apparecchiossi il convito solenne. + Col Senapo s'assise solamente + il duca Astolfo, e la vivanda venne. + Ecco per l'aria lo stridor si sente, + percossa intorno da l'orribil penne; + ecco venir l'arpie brutte e nefande, + tratte dal cielo a odor de le vivande. + +120 + + Erano sette in una schiera, e tutte + volto di donne avean, pallide e smorte, + per lunga fame attenuate e asciutte, + orribili a veder più che la morte. + L'alaccie grandi avean, deformi e brutte; + le man rapaci, e l'ugne incurve e torte; + grande e fetido il ventre, e lunga coda, + come di serpe che s'aggira e snoda. + +121 + + Si sentono venir per l'aria, e quasi + si veggon tutte a un tempo in su la mensa + rapire i cibi e riversare i vasi: + e molta feccia il ventre lor dispensa, + tal che gli è forza d'atturare i nasi; + che non si può patir la puzza immensa. + Astolfo, come l'ira lo sospinge, + contra gli ingordi augelli il ferro stringe. + +122 + + Uno sul collo, un altro su la groppa + percuote, e chi nel petto, e chi ne l'ala; + ma come fera in su 'n sacco di stoppa, + poi langue il colpo, e senza effetto cala: + e quei non vi lasciar piatto né coppa + che fosse intatta, né sgombrar la sala, + prima che le rapine e il fiero pasto + contaminato il tutto avesse e guasto. + +123 + + Avuto avea quel re ferma speranza + nel duca, che l'arpie gli discacciassi; + ed or che nulla ove sperar gli avanza, + sospira e geme, e disperato stassi. + Viene al duca del corno rimembranza, + che suole aitarlo ai perigliosi passi; + e conchiude tra sé, che questa via + per discacciare i mostri ottima sia. + +124 + + E prima fa che 'l re con suoi baroni + di calda cera l'orecchia si serra, + acciò che tutti, come il corno suoni, + non abbiano a fuggir fuor de la terra. + Prende la briglia, e salta sugli arcioni + de l'ippogrifo, ed il bel corno afferra; + e con cenni allo scalco poi commanda + che riponga la mensa e la vivanda. + +125 + + E così in una loggia s'apparecchia + con altra mensa altra vivanda nuova. + Ecco l'arpie che fan l'usanza vecchia: + Astolfo il corno subito ritrova. + Gli augelli, che non han chiusa l'orecchia, + udito il suon, non puon stare alla prova; + ma vanno in fuga pieni di paura, + né di cibo né d'altro hanno più cura. + +126 + + Subito il paladin dietro lor sprona: + volando esce il destrier fuor de la loggia, + e col castel la gran città abandona, + e per l'aria, cacciando i mostri, poggia. + Astolfo il corno tuttavolta suona: + fuggon l'arpie verso la zona roggia, + tanto che sono all'altissimo monte + ove il Nilo ha, se in alcun luogo ha, fonte. + +127 + + Quasi de la montagna alla radice + entra sotterra una profonda grotta, + che certissima porta esser si dice + di ch'allo 'nferno vuol scender talotta. + Quivi s'è quella turba predatrice, + come in sicuro albergo, ricondotta, + e giù sin di Cocito in su la proda + scesa, e più là, dove quel suon non oda. + +128 + + All'infernal caliginosa buca + ch'apre la strada a chi abandona il lume, + finì l'orribil suon l'inclito duca, + e fe' raccorre al suo destrier le piume. + Ma prima che più inanzi io lo conduca, + per non mi dipartir dal mio costume, + poi che da tutti i lati ho pieno il foglio, + finire il canto, e riposar mi voglio. + + + + +CANTO TRENTAQUATTRESIMO + + +1 + + Oh famelice, inique e fiere arpie + ch'all'accecata Italia e d'error piena, + per punir forse antique colpe rie, + in ogni mensa alto giudicio mena! + Innocenti fanciulli e madri pie + cascan di fame, e veggon ch'una cena + di questi mostri rei tutto divora + ciò che del viver lor sostegno fôra. + +2 + + Troppo fallò chi le spelonche aperse, + che già molt'anni erano state chiuse; + onde il fetore e l'ingordigia emerse, + ch'ad ammorbare Italia si diffuse. + Il bel vivere allora si summerse; + e la quiete in tal modo s'escluse, + ch'in guerre, in povertà sempre e in affanni + è dopo stata, ed è per star molt'anni: + +3 + + fin ch'ella un giorno ai neghitosi figli + scuota la chioma, e cacci fuor di Lete, + gridando lor: — Non fia chi rassimigli + alla virtù di Calai e di Zete? + che le mense dal puzzo e dagli artigli + liberi, e torni a lor mondizia liete, + come essi già quelle di Fineo, e dopo + fe' il paladin quelle del re etiopo. — + +4 + + Il paladin col suono orribil venne + le brutte arpie cacciando in fuga e in rotta, + tanto ch'a piè d'un monte si ritenne, + ove esse erano entrate in una grotta. + L'orecchie attente allo spiraglio tenne, + e l'aria ne sentì percossa e rotta + da pianti e d'urli e da lamento eterno: + segno evidente quivi esser lo 'nferno. + +5 + + Astolfo si pensò d'entrarvi dentro, + e veder quei c'hanno perduto il giorno, + e penetrar la terra fin al centro, + e le bolge infernal cercare intorno. + — Di che debbo temer (dicea) s'io v'entro, + che mi posso aiutar sempre col corno? + Farò fuggir Plutone e Satanasso, + e 'l can trifauce leverò dal passo. — + +6 + + De l'alato destrier presto discese, + e lo lasciò legato a un arbuscello: + poi si calò ne l'antro, e prima prese + il corno, avendo ogni sua speme in quello. + Non andò molto inanzi, che gli offese + il naso e gli occhi un fumo oscuro e fello, + più che di pece grave e che di zolfo: + non sta d'andar per questo inanzi Astolfo. + +7 + + Ma quando va più inanzi, più s'ingrossa + il fumo e la caligine, e gli pare + ch'andare inanzi più troppo non possa; + che sarà forza a dietro ritornare. + Ecco, non sa che sia, vede far mossa + da la volta di sopra, come fare + il cadavero appeso al vento suole, + che molti dì sia stato all'acqua e al sole. + +8 + + Sì poco, e quasi nulla era di luce + in quella affumicata e nera strada, + che non comprende e non discerne il duce + chi questo sia che sì per l'aria vada; + e per notizia averne si conduce + a dargli uno o due colpi de la spada. + Stima poi ch'un spirto esser quel debbia; + che gli par di ferir sopra la nebbia. + +9 + + Allor sentì parlar con voce mesta: + — Deh, senza fare altrui danno, giù cala! + Pur troppo il negro fumo mi molesta, + che dal fuoco infernal qui tutto esala. — + Il duca stupefatto allor s'arresta, + e dice all'ombra: — Se Dio tronchi ogni ala + al fumo, sì ch'a te più non ascenda, + non ti dispiaccia che 'l tuo stato intenda. + +10 + + E se vuoi che di te porti novella + nel mondo su, per satisfarti sono. — + L'ombra rispose: — Alla luce alma e bella + tornar per fama ancor sì mi par buono, + che le parole è forza che mi svella + il gran desir c'ho d'aver poi tal dono, + e che 'l mio nome e l'esser mio ti dica, + ben che 'l parlar mi sia noia e fatica. — + +11 + + E cominciò: — Signor, Lidia sono io, + del re di Lidia in grande altezza nata, + qui dal giudicio altissimo di Dio + al fumo eternamente condannata, + per esser stata al fido amante mio, + mentre io vissi, spiacevole ed ingrata. + D'altre infinite è questa grotta piena, + poste per simil fallo in simil pena. + +12 + + Sta la cruda Anassarete più al basso, + ove è maggiore il fumo e più martire. + Restò converso al mondo il corpo in sasso + e l'anima qua giù venne a patire, + poi che veder per lei l'afflitto e lasso + suo amante appeso poté sofferire. + Qui presso è Dafne, ch'or s'avvede quanto + errasse a fare Apollo correr tanto. + +13 + + Lungo saria se gl'infelici spirti + de le femine ingrate, che qui stanno, + volesse ad uno ad uno riferirti; + che tanti son, ch'in infinito vanno. + Più lungo ancor saria gli uomini dirti, + a' quai l'essere ingrato ha fatto danno, + e che puniti sono in peggior loco, + ove il fumo gli accieca, e cuoce il fuoco. + +14 + + Perché le donne più facili e prone + a creder son, di più supplicio è degno + chi lor fa inganno. Il sa Teseo e Iasone + e chi turbò a Latin l'antiquo regno; + sallo ch'incontra sé il frate Absalone + per Tamar trasse a sanguinoso sdegno; + ed altri ed altre: che sono infiniti, + che lasciato han chi moglie e chi mariti. + +15 + + Ma per narrar di me più che d'altrui, + e palesar l'error che qui mi trasse, + bella, ma altiera più, sì in vita fui, + che non so s'altra mai mi s'aguagliasse: + né ti saprei ben dir, di questi dui, + s'in me l'orgoglio o la beltà avanzasse; + quantunque il fasto o l'alterezza nacque + da la beltà ch'a tutti gli occhi piacque. + +16 + + Era in quel tempo in Tracia un cavalliero + estimato il miglior del mondo in arme, + il qual da più d'un testimonio vero + di singular beltà sentì lodarme; + tal che spontaneamente fe' pensiero + di volere il suo amor tutto donarme, + stimando meritar per suo valore, + che caro aver di lui dovessi il core. + +17 + + In Lidia venne; e d'un laccio più forte + vinto restò, poi che veduta m'ebbe. + Con gli altri cavallier si messe in corte + del padre mio, dove in gran fama crebbe. + L'alto valore e le più d'una sorte + prodezze che mostrò, lungo sarebbe + a raccontarti, e il suo merto infinito, + quando egli avesse a più grato uom servito. + +18 + + Panfilia e Caria e il regno de' Cilici + per opra di costui mio padre vinse; + che l'esercito mai contra i nimici, + se non quanto volea costui, non spinse. + Costui, poi che gli parve i benefici + suoi meritarlo, un dì col re si strinse + a domandargli in premio de le spoglie + tante arrecate, ch'io fossi sua moglie. + +19 + + Fu repulso dal re, ch'in grande stato + maritar disegnava la figliuola, + non a costui che cavallier privato + altro non tien che la virtude sola: + e 'l padre mio troppo al guadagno dato, + e all'avarizia, d'ogni vizio scuola, + tanto apprezza costumi, o virtù ammira, + quanto l'asino fa il suon de la lira. + +20 + + Alceste, il cavallier di ch'io ti parlo + (che così nome avea), poi che si vede + repulso da chi più gratificarlo + era più debitor, commiato chiede; + e lo minaccia, nel partir, di farlo + pentir che la figliuola non gli diede. + Se n'andò al re d'Armenia, emulo antico + del re di Lidia e capital nimico; + +21 + + e tanto stimulò, che lo dispose + a pigliar l'arme e far guerra a mio padre. + Esso per l'opre sue chiare e famose + fu fatto capitan di quelle squadre. + Pel re d'Armenia tutte l'altre cose + disse ch'acquisteria: sol le leggiadre + e belle membra mie volea per frutto + de l'opra sua, vinto ch'avesse il tutto. + +22 + + Io non ti potre' esprimere il gran danno + ch'Alceste al padre mio fa in quella guerra. + Quattro eserciti rompe, e in men d'un anno + lo mena a tal, che non gli lascia terra, + fuor ch'un castel ch'alte pendici fanno + fortissimo; e là dentro il re si serra + con la famiglia che più gli era accetta, + e col tesor che trar vi puote in fretta. + +23 + + Quivi assedionne Alceste; ed in non molto + termine a tal disperazion ne trasse, + che per buon patto avria mio padre tolto + che moglie e serva ancor me gli lasciasse + con la metà del regno, s'indi assolto + restar d'ogni altro danno si sperasse. + Vedersi in breve de l'avanzo privo + era ben certo, e poi morir captivo. + +24 + + Tentar, prima ch'accada, si dispone + ogni rimedio che possibil sia; + e me, che d'ogni male era cagione, + fuor de la rocca, ov'era Alceste invia. + Io vo ad Alceste con intenzione + di dargli in preda la persona mia, + e pregar che la parte che vuol tolga + del regno nostro, e l'ira in pace volga. + +25 + + Come ode Alceste ch'io vo a ritrovarlo, + mi viene incontra pallido e tremante: + di vinto e di prigione, a riguardarlo, + più che di vincitore, have sembiante. + Io che conosco ch'arde, non gli parlo + sì come avea già disegnato inante: + vista l'occasion, fo pensier nuovo + conveniente al grado in ch'io lo trovo. + +26 + + A maledir comincio l'amor d'esso, + e di sua crudeltà troppo a dolermi, + ch'iniquamente abbia mio padre oppresso, + e che per forza abbia cercato avermi; + che con più grazia gli saria successo + indi a non molti dì, se tener fermi + saputo avesse i modi cominciati, + ch'al re ed a tutti noi sì furon grati. + +27 + + E se ben da principio il padre mio + gli avea negata la domanda onesta + (però che di natura è un poco rio, + né mai si piega alla prima richiesta), + farsi per ciò di ben servir restio + non doveva egli, e aver l'ira sì presta; + anzi, ognor meglio oprando, tener certo + venire in breve al desiato merto. + +28 + + E quando anco mio padre a lui ritroso + stato fosse, io l'avrei tanto pregato, + ch'avria l'amante mio fatto mio sposo. + Pur, se veduto io l'avessi ostinato, + avrei fatto tal opra di nascoso, + che di me Alceste si saria lodato. + Ma poi ch'a lui tentar parve altro modo, + io di mai non l'amar fisso avea il chiodo. + +29 + + E se ben era a lui venuta, mossa + da la pietà ch'al mio padre portava, + sia certo che non molto fruir possa + il piacer ch'al dispetto mio gli dava; + ch'era per far di me la terra rossa, + tosto ch'io avessi alla sua voglia prava + con questa mia persona satisfatto + di quel che tutto a forza saria fatto. + +30 + + Queste parole e simili altre usai, + poi che potere in lui mi vidi tanto; + e 'l più pentito lo rendei, che mai + si trovasse ne l'eremo alcun santo. + Mi cadde a' piedi, e supplicommi assai, + che col coltel che si levò da canto + (e volea in ogni modo ch'io 'l pigliassi) + di tanto fallo suo mi vendicassi. + +31 + + Poi ch'io lo trovo tale, io fo disegno + la gran vittoria insin al fin seguire: + gli do speranza di farlo anco degno + che la persona mia potrà fruire, + s'emendando il suo error, l'antiquo regno + al padre mio farà restituire; + e nel tempo a venir vorrà acquistarme + servendo, amando, e non mai più per arme. + +32 + + Così far mi promesse, e ne la rocca + intatta mi mandò, come a lui venni, + né di baciarmi pur s'ardì la bocca: + vedi s'al collo il giogo ben gli tenni; + vedi se bene Amor per me lo tocca, + se convien che per lui più strali impenni. + Al re d'Armenia andò, di cui dovea + esser per patto ciò che si prendea: + +33 + + e con quel miglior modo ch'usar puote, + lo priega ch'al mio padre il regno lassi, + del qual le terre ha depredate e vote, + ed a goder l'antiqua Armenia passi. + Quel re, d'ira infiammando ambe le gote, + disse ad Alceste che non vi pensassi; + che non si volea tor da quella guerra, + fin che mio padre avea palmo di terra. + +34 + + E s'Alceste è mutato alle parole + d'una vil feminella, abbiasi il danno. + Già a' prieghi esso di lui perder non vuole + quel ch'a fatica ha preso in tutto un anno. + Di nuovo Alceste il priega, e poi si duole + che seco effetto i prieghi suoi non fanno. + All'ultimo s'adira, e lo minaccia + che vuol, per forza o per amor, lo faccia. + +35 + + L'ira multiplicò sì, che li spinse + da le male parole ai peggior fatti. + Alceste contra il re la spada strinse + fra mille ch'in suo aiuto s'eran tratti, + e mal grado lor tutti, ivi l'estinse; + e quel dì ancor gli Armeni ebbe disfatti, + con l'aiuto de' Cilici e de' Traci + che pagava egli, e d'altri suoi seguaci. + +36 + + Seguitò la vittoria, ed a sue spese, + senza dispendio alcun del padre mio, + ne rendé tutto il regno in men d'un mese. + Poi per ricompensarne il danno rio, + oltr'alle spoglie che ne diede, prese + in parte, e gravò in parte di gran fio + Armenia e Capadocia che confina, + e scorse Ircania fin su la marina. + +37 + + In luogo di trionfo, al suo ritorno, + facemmo noi pensier dargli la morte. + Restammo poi, per non ricever scorno; + che lo veggiàn troppo d'amici forte. + Fingo d'amarlo, e più di giorno in giorno + gli do speranza d'essergli consorte; + ma prima contra altri nimici nostri + dico voler che sua virtù dimostri. + +38 + + E quando sol, quando con poca gente + lo mando a strane imprese e perigliose, + da farne morir mille agevolmente: + ma lui successer ben tutte le cose; + che tornò con vittoria, e fu sovente + con orribil persone e mostruose, + con Griganti a battaglia e Lestrigoni, + ch'erano infesti a nostre regioni. + +39 + + Non fu da Euristeo mai, non fu mai tanto + da la matrigna esercitato Alcide + in Lerna, in Nemea, in Tracia, in Erimanto, + alle valli d'Etolia, alle Numide, + sul Tevre, su l'Ibero e altrove; quanto + con prieghi finti e con voglie omicide + esercitato fu da me il mio amante, + cercando io pur di torlomi davante. + +40 + + Né potendo venire al primo intento, + vengone ad un di non minore effetto: + gli fo quei tutti ingiuriar, ch'io sento + che per lui sono, e a tutti in odio il metto. + Egli che non sentia maggior contento + che d'ubbidirmi, senza alcun rispetto + le mani ai cenni miei sempre avea pronte, + senza guardare un più d'un altro in fronte. + +41 + + Poi che mi fu, per questo mezzo, aviso + spento aver del mio padre ogni nimico, + e per lui stesso Alceste aver conquiso, + che non si avea, per noi, lasciato amico; + quel ch'io gli avea con simulato viso + celato fin allor, chiaro gli esplico: + che grave e capitale odio gli porto, + e pur tuttavia cerco che sia morto. + +42 + + Considerando poi, s'io lo facessi, + ch'in publica ignominia ne verrei + (sapeasi troppo quanto io gli dovessi, + e crudel detta sempre ne sarei), + mi parve fare assai ch'io gli togliessi + di mai venir più inanzi agli occhi miei. + Né veder né parlar mai più gli volsi, + né messo udi', né lettera ne tolsi. + +43 + + Questa mia ingratitudine gli diede + tanto martìr, ch'al fin dal dolor vinto, + e dopo un lungo domandar mercede, + infermo cadde, e ne rimase estinto. + Per pena ch'al fallir mio si richiede, + or gli occhi ho lacrimosi, e il viso tinto + del negro fumo: e così avrò in eterno; + che nulla redenzione è ne l'inferno. — + +44 + + Poi che non parla più Lidia infelice, + va il duca per saper s'altri vi stanzi: + ma la caligine alta ch'era ultrice + de l'opre ingrate, si gl'ingrossa inanzi, + ch'andare un palmo sol più non gli lice; + anzi a forza tornar gli conviene, anzi, + perché la vita non gli sia intercetta + dal fumo, i passi accelerar con fretta. + +45 + + Il mutar spesso de le piante ha vista + di corso, e non di chi passeggia o trotta. + Tanto, salendo inverso l'erta, acquista, + che vede dove aperta era la grotta; + e l'aria, già caliginosa e trista, + dal lume cominciava ad esser rotta. + Al fin con molto affanno e grave ambascia + esce de l'antro, e dietro il fumo lascia. + +46 + + E perché del tornar la via sia tronca + a quelle bestie c'han sì ingorde l'epe, + raguna sassi, e molti arbori tronca, + che v'eran qual d'amomo e qual di pepe; + e come può, dinanzi alla spelonca + fabrica di sua man quasi una siepe: + e gli succede così ben quell'opra, + che più l'arpie non torneran di sopra. + +47 + + Il negro fumo de la scura pece, + mentre egli fu ne la caverna tetra, + non macchiò sol quel ch'apparia, ed infece, + ma sotto i panni ancora entra e penètra; + sì che per trovare acqua andar lo fece + cercando un pezzo; e al fin fuor d'una pietra + vide una fonte uscir ne la foresta, + ne la qual si lavò dal piè alla testa. + +48 + + Poi monta il volatore, e in aria s'alza + per giunger di quel monte in su la cima, + che non lontan con la superna balza + dal cerchio de la luna esser si stima. + Tanto è il desir che di veder lo 'ncalza, + ch'al cielo aspira, e la terra non stima. + De l'aria più e più sempre guadagna, + tanto ch'al giogo va de la montagna. + +49 + + Zafir, rubini, oro, topazi e perle, + e diamanti e crisoliti e iacinti + potriano i fiori assimigliar, che per le + liete piaggie v'avea l'aura dipinti: + sì verdi l'erbe, che possendo averle + qua giù, ne fôran gli smeraldi vinti; + né men belle degli arbori le frondi, + e di frutti e di fior sempre fecondi. + +50 + + Cantan fra i rami gli augelletti vaghi + azzurri e bianchi e verdi e rossi e gialli. + Murmuranti ruscelli e cheti laghi + di limpidezza vincono i cristalli. + Una dolce aura che ti par che vaghi + a un modo sempre e dal suo stil non falli, + facea sì l'aria tremolar d'intorno, + che non potea noiar calor del giorno: + +51 + + e quella ai fiori, ai pomi e alla verzura + gli odor diversi depredando giva, + e di tutti faceva una mistura + che di soavità l'alma notriva. + Surgea un palazzo in mezzo alla pianura, + ch'acceso esser parea di fiamma viva: + tanto splendore intorno e tanto lume + raggiava, fuor d'ogni mortal costume. + +52 + + Astolfo il suo destrier verso il palagio + che più di trenta miglia intorno aggira, + a passo lento fa muovere ad agio, + e quinci e quindi il bel paese ammira; + e giudica, appo quel, brutto e malvagio, + e che sia al ciel ed a natura in ira + questo ch'abitian noi fetido mondo: + tanto è soave quel, chiaro e giocondo. + +53 + + Come egli è presso al luminoso tetto, + attonito riman di maraviglia; + che tutto d'una gemma è 'l muro schietto, + più che carbonchio lucida e vermiglia. + O stupenda opra, o dedalo architetto! + Qual fabrica tra noi le rassimiglia? + Taccia qualunque le mirabil sette + moli del mondo in tanta gloria mette. + +54 + + Nel lucente vestibulo di quella + felice casa un vecchio al duca occorre, + che 'l manto ha rosso, e bianca la gonnella, + che l'un può al latte, e l'altro al minio opporre. + I crini ha bianchi, e bianca la mascella + di folta barba ch'al petto discorre; + ed è sì venerabile nel viso, + ch'un degli eletti par del paradiso. + +55 + + Costui con lieta faccia al paladino, + che riverente era d'arcion disceso, + disse: — O baron, che per voler divino + sei nel terrestre paradiso asceso; + come che né la causa del camino, + né il fin del tuo desir da te sia inteso; + pur credi che non senza alto misterio + venuto sei da l'artico emisperio. + +56 + + Per imparar come soccorrer déi + Carlo, e la santa fé tor di periglio + venuto meco a consigliar ti sei + per così lunga via, senza consiglio. + Né a tuo saper, né a tua virtù vorrei + ch'esser qui giunto attribuissi, o figlio; + che né il tuo corno, né il cavallo alato + ti valea, se da Dio non t'era dato. + +57 + + Ragionerem più ad agio insieme poi, + e ti dirò come a procedere hai: + ma prima vienti a ricrear con noi; + che 'l digiun lungo de' noiarti ormai. — + Continuando il vecchio i detti suoi, + fece meravigliare il duca assai, + quando scoprendo il nome suo, gli disse + esser colui che l'evangelio scrisse: + +58 + + quel tanto al Redentor caro Giovanni, + per cui il sermone tra i fratelli uscìo, + che non dovea per morte finir gli anni; + sì che fu causa che 'l figliuol di Dio + a Pietro disse: — Perché pur t'affanni, + s'io vo' che così aspetti il venir mio? — + Ben che non disse: egli non de' morire, + si vede pur che così volse dire. + +59 + + Quivi fu assunto, e trovò compagnia, + che prima Enoch, il patriarca, v'era; + eravi insieme il gran profeta Elia, + che non han vista ancor l'ultima sera; + e fuor de l'aria pestilente e ria + si goderan l'eterna primavera, + fin che dian segno l'angeliche tube, + che torni Cristo in su la bianca nube. + +60 + + Con accoglienza grata il cavalliero + fu dai santi alloggiato in una stanza; + fu provisto in un'altra al suo destriero + di buona biada, che gli fu a bastanza. + De' frutti a lui del paradiso diero, + di tal sapor, ch'a suo giudicio, sanza + scusa non sono i duo primi parenti, + se per quei fur sì poco ubbidienti. + +61 + + Poi ch'a natura il duca aventuroso + satisfece di quel che se le debbe, + come col cibo, così col riposo, + che tutti e tutti i commodi quivi ebbe; + lasciando già l'Aurora il vecchio sposo, + ch'ancor per lunga età mai non l'increbbe, + si vide incontra ne l'uscir del letto + il discipul da Dio tanto diletto; + +62 + + che lo prese per mano, e seco scorse + di molte cose di silenzio degne: + e poi disse: — Figliuol, tu non sai forse + che in Francia accada, ancor che tu ne vegne. + Sappi che 'l vostro Orlando, perché torse + dal camin dritto le commesse insegne, + è punito da Dio, che più s'accende + contra chi egli ama più, quando s'offende. + +63 + + Il vostro Orlando, a cui nascendo diede + somma possanza Dio con sommo ardire, + e fuor de l'uman uso gli concede + che ferro alcun non lo può mai ferire; + perché a difesa di sua santa fede + così voluto l'ha costituire, + come Sansone incontra a' Filistei + costituì a difesa degli Ebrei: + +64 + + renduto ha il vostro Orlando al suo Signore + di tanti benefici iniquo merto; + che quanto aver più lo dovea in favore, + n'è stato il fedel popul più deserto. + Sì accecato l'avea l'incesto amore + d'una pagana, ch'avea già sofferto + due volte e più venire empio e crudele, + per dar la morte al suo cugin fedele. + +65 + + E Dio per questo fa ch'egli va folle, + e mostra nudo il ventre, il petto e il fianco; + e l'intelletto sì gli offusca e tolle, + che non può altrui conoscere, e sé manco. + A questa guisa si legge che volle + Nabuccodonosor Dio punir anco, + che sette anni il mandò il furor pieno, + sì che, qual bue, pasceva l'erba e il fieno. + +66 + + Ma perch'assai minor del paladino, + che di Nabucco, è stato pur l'eccesso, + sol di tre mesi dal voler divino + a purgar questo error termine è messo. + Né ad altro effetto per tanto camino + salir qua su t'ha il Redentor concesso, + se non perché da noi modo tu apprenda, + come ad Orlando il suo senno si renda. + +67 + + Gli è ver che ti bisogna altro viaggio + far meco, e tutta abbandonar la terra. + Nel cerchio de la luna a menar t'aggio, + che dei pianeti a noi più prossima erra, + perché la medicina che può saggio + rendere Orlando, là dentro si serra. + Come la luna questa notte sia + sopra noi giunta, ci porremo in via. — + +68 + + Di questo e d'altre cose fu diffuso + il parlar de l'apostolo quel giorno. + Ma poi che 'l sol s'ebbe nel mar rinchiuso, + e sopra lor levò la luna il corno, + un carro apparecchiòsi, ch'era ad uso + d'andar scorrendo per quei cieli intorno: + quel già ne le montagne di Giudea + da' mortali occhi Elia levato avea. + +69 + + Quattro destrier via più che fiamma rossi + al giogo il santo evangelista aggiunse; + e poi che con Astolfo rassettossi, + e prese il freno, inverso il ciel li punse. + Ruotando il carro, per l'aria levossi, + e tosto in mezzo il fuoco eterno giunse; + che 'l vecchio fe' miracolosamente, + che, mentre lo passar, non era ardente. + +70 + + Tutta la sfera varcano del fuoco, + ed indi vanno al regno de la luna. + Veggon per la più parte esser quel loco + come un acciar che non ha macchia alcuna; + e lo trovano uguale, o minor poco + di ciò ch'in questo globo si raguna, + in questo ultimo globo de la terra, + mettendo il mar che la circonda e serra. + +71 + + Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia: + che quel paese appresso era sì grande, + il quale a un picciol tondo rassimiglia + a noi che lo miriam da queste bande; + e ch'aguzzar conviengli ambe le ciglia, + s'indi la terra e 'l mar ch'intorno spande, + discerner vuol; che non avendo luce, + l'imagin lor poco alta si conduce. + +72 + + Altri fiumi, altri laghi, altre campagne + sono là su, che non son qui tra noi; + altri piani, altre valli, altre montagne, + c'han le cittadi, hanno i castelli suoi, + con case de le quai mai le più magne + non vide il paladin prima né poi: + e vi sono ample e solitarie selve, + ove le ninfe ognor cacciano belve. + +73 + + Non stette il duca a ricercar il tutto; + che là non era asceso a quello effetto. + Da l'apostolo santo fu condutto + in un vallon fra due montagne istretto, + ove mirabilmente era ridutto + ciò che si perde o per nostro diffetto, + o per colpa di tempo o di Fortuna: + ciò che si perde qui, là si raguna. + +74 + + Non pur di regni o di ricchezze parlo, + in che la ruota instabile lavora; + ma di quel ch'in poter di tor, di darlo + non ha Fortuna, intender voglio ancora. + Molta fama è là su, che, come tarlo, + il tempo al lungo andar qua giù divora: + là su infiniti prieghi e voti stanno, + che da noi peccatori a Dio si fanno. + +75 + + Le lacrime e i sospiri degli amanti, + l'inutil tempo che si perde a giuoco, + e l'ozio lungo d'uomini ignoranti, + vani disegni che non han mai loco, + i vani desideri sono tanti, + che la più parte ingombran di quel loco: + ciò che in somma qua giù perdesti mai, + là su salendo ritrovar potrai. + +76 + + Passando il paladin per quelle biche, + or di questo or di quel chiede alla guida. + Vide un monte di tumide vesiche, + che dentro parea aver tumulti e grida; + e seppe ch'eran le corone antiche + e degli Assiri e de la terra lida, + e de' Persi e de' Greci, che già furo + incliti, ed or n'è quasi il nome oscuro. + +77 + + Ami d'oro e d'argento appresso vede + in una massa, ch'erano quei doni + che si fan con speranza di mercede + ai re, agli avari principi, ai patroni. + Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede, + ed ode che son tutte adulazioni. + Di cicale scoppiate imagine hanno + versi ch'in laude dei signor si fanno. + +78 + + Di nodi d'oro e di gemmati ceppi + vede c'han forma i mal seguiti amori. + V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppi, + l'autorità ch'ai suoi danno i signori. + I mantici ch'intorno han pieni i greppi, + sono i fumi dei principi e i favori + che danno un tempo ai ganimedi suoi, + che se ne van col fior degli anni poi. + +79 + + Ruine di cittadi e di castella + stavan con gran tesor quivi sozzopra. + Domanda, e sa che son trattati, e quella + congiura che sì mal par che si cuopra. + Vide serpi con faccia di donzella, + di monetieri e di ladroni l'opra: + poi vide bocce rotte di più sorti, + ch'era il servir de le misere corti. + +80 + + Di versate minestre una gran massa + vede, e domanda al suo dottor ch'importe. + — L'elemosina è (dice) che si lassa + alcun, che fatta sia dopo la morte. — + Di vari fiori ad un gran monte passa, + ch'ebbe già buono odore, or putia forte. + Questo era il dono (se però dir lece) + che Costantino al buon Silvestro fece. + +81 + + Vide gran copia di panie con visco, + ch'erano, o donne, le bellezze vostre. + Lungo sarà, se tutte in verso ordisco + le cose che gli fur quivi dimostre; + che dopo mille e mille io non finisco, + e vi son tutte l'occurrenze nostre: + sol la pazzia non v'è poca né assai; + che sta qua giù, né se ne parte mai. + +82 + + Quivi ad alcuni giorni e fatti sui, + ch'egli già avea perduti, si converse; + che se non era interprete con lui, + non discernea le forme lor diverse. + Poi giunse a quel che par sì averlo a nui, + che mai per esso a Dio voti non ferse; + io dico il senno: e n'era quivi un monte, + solo assai più che l'altre cose conte. + +83 + + Era come un liquor suttile e molle, + atto a esalar, se non si tien ben chiuso; + e si vedea raccolto in varie ampolle, + qual più, qual men capace, atte a quell'uso. + Quella è maggior di tutte, in che del folle + signor d'Anglante era il gran senno infuso; + e fu da l'altre conosciuta, quando + avea scritto di fuor: Senno d'Orlando. + +84 + + E così tutte l'altre avean scritto anco + il nome di color di chi fu il senno. + Del suo gran parte vide il duca franco; + ma molto più maravigliar lo fenno + molti ch'egli credea che dramma manco + non dovessero averne, e quivi dénno + chiara notizia che ne tenean poco; + che molta quantità n'era in quel loco. + +85 + + Altri in amar lo perde, altri in onori, + altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze; + altri ne le speranze de' signori, + altri dietro alle magiche sciocchezze; + altri in gemme, altri in opre di pittori, + ed altri in altro che più d'altro aprezze. + Di sofisti e d'astrologhi raccolto, + e di poeti ancor ve n'era molto. + +86 + + Astolfo tolse il suo; che gliel concesse + lo scrittor de l'oscura Apocalisse. + L'ampolla in ch'era al naso sol si messe, + e par che quello al luogo suo ne gisse: + e che Turpin da indi in qua confesse + ch'Astolfo lungo tempo saggio visse; + ma ch'uno error che fece poi, fu quello + ch'un'altra volta gli levò il cervello. + +87 + + La più capace e piena ampolla, ov'era + il senno che solea far savio il conte, + Astolfo tolle; e non è sì leggiera, + come stimò, con l'altre essendo a monte. + Prima che 'l paladin da quella sfera + piena di luce alle più basse smonte, + menato fu da l'apostolo santo + in un palagio ov'era un fiume a canto; + +88 + + ch'ogni sua stanza avea piena di velli + di lin, di seta, di coton, di lana, + tinti in vari colori e brutti e belli. + Nel primo chiostro una femina cana + fila a un aspo traea da tutti quelli, + come veggiàn l'estate la villana + traer dai bachi le bagnate spoglie, + quando la nuova seta si raccoglie. + +89 + + V'è chi, finito un vello, rimettendo + ne viene un altro, e chi ne porta altronde: + un'altra de le filze va scegliendo + il bel dal brutto che quella confonde. + — Che lavor si fa qui, ch'io non l'intendo? — + dice a Giovanni Astolfo; e quel risponde: + — Le vecchie son le Parche, che con tali + stami filano vite a voi mortali. + +90 + + Quanto dura un de' velli, tanto dura + l'umana vita, e non di più un momento. + Qui tien l'occhio e la Morte e la Natura, + per saper l'ora ch'un debba esser spento. + Sceglier le belle fila ha l'altra cura, + perché si tesson poi per ornamento + del paradiso; e dei più brutti stami + si fan per li dannati aspri legami. — + +91 + + Di tutti i velli ch'erano già messi + in aspo, e scelti a farne altro lavoro, + erano in brevi piastre i nomi impressi, + altri di ferro, altri d'argento o d'oro: + e poi fatti n'avean cumuli spessi, + de' quali, senza mai farvi ristoro, + portarne via non si vedea mai stanco + un vecchio, e ritornar sempre per anco. + +92 + + Era quel vecchio sì espedito e snello, + che per correr parea che fosse nato; + e da quel monte il lembo del mantello + portava pien del nome altrui segnato. + Ove n'andava, e perché facea quello, + ne l'altro canto vi sarà narrato, + se d'averne piacer segno farete + con quella grata udienza che solete. + + + + +CANTO TRENTACINQUESIMO + + +1 + + Chi salirà per me, madonna, in cielo + a riportarne il mio perduto ingegno? + che, poi ch'uscì da' bei vostri occhi il telo + che 'l cor mi fisse, ognor perdendo vegno. + Né di tanta iattura mi querelo, + pur che non cresca, ma stia a questo segno; + ch'io dubito, se più si va scemando, + di venir tal, qual ho descritto Orlando. + +2 + + Per riaver l'ingegno mio m'è aviso + che non bisogna che per l'aria io poggi + nel cerchio de la luna o in paradiso; + che 'l mio non credo che tanto alto alloggi. + Ne' bei vostri occhi e nel sereno viso, + nel sen d'avorio e alabastrini poggi + se ne va errando; ed io con queste labbia + lo corrò, se vi par ch'io lo riabbia. + +3 + + Per gli ampli tetti andava il paladino + tutte mirando le future vite, + poi ch'ebbe visto sul fatal molino + volgersi quelle ch'erano già ordite: + e scorse un vello che più che d'or fino + splender parea; né sarian gemme trite, + s'in filo si tirassero con arte, + da comparargli alla millesma parte. + +4 + + Mirabilmente il bel vello gli piacque, + che tra infiniti paragon non ebbe; + e di sapere alto disio gli nacque, + quando sarà tal vita, e a chi si debbe. + L'evangelista nulla gliene tacque: + che venti anni principio prima avrebbe + che col .M. e col .D. fosse notato + l'anno corrente dal Verbo incarnato, + +5 + + E come di splendore e di beltade + quel vello non avea simile o pare, + così saria la fortunata etade + che dovea uscirne al mondo singulare; + perché tutte le grazie inclite e rade + ch'alma Natura, o proprio studio dare, + o benigna Fortuna ad uomo puote, + avrà in perpetua ed infallibil dote. + +6 + + — Del re de' fiumi tra l'altiere corna + or siede umil (diceagli) e piccol borgo: + dinanzi il Po, di dietro gli soggiorna + d'alta palude un nebuloso gorgo; + che, volgendosi gli anni, la più adorna + di tutte le città d'Italia scorgo, + non pur di mura e d'ampli tetti regi, + ma di bei studi e di costumi egregi. + +7 + + Tanta esaltazione e così presta, + non fortuìta o d'aventura casca; + ma l'ha ordinata il ciel, perché sia questa + degna in che l'uom di ch'io ti parlo, nasca: + che, dove il frutto ha da venir, s'inesta + e con studio si fa crescer la frasca; + e l'artefice l'oro affinar suole, + in che legar gemma di pregio vuole. + +8 + + Né sì leggiadra né sì bella veste + unque ebbe altr'alma in quel terrestre regno; + e raro è sceso e scenderà da queste + sfere superne un spirito sì degno, + come per farne Ippolito da Este + n'have l'eterna mente alto disegno. + Ippolito da Este sarà detto + l'uom a chi Dio sì ricco dono ha eletto. + +9 + + Quegli ornamenti che divisi in molti, + a molti basterian per tutti ornarli, + in suo ornamento avrà tutti raccolti + costui, di c'hai voluto ch'io ti parli. + Le virtudi per lui, per lui soffolti + saran gli studi; e s'io vorrò narrar li + alti suoi merti, al fin son sì lontano, + ch'Orlando il senno aspetterebbe invano. — + +10 + + Così venìa l'imitator di Cristo + ragionando col duca: e poi che tutte + le stanze del gran luogo ebbono visto, + onde l'umane vite eran condutte, + sul fiume usciro, che d'arena misto + con l'onde discorrea turbide e brutte; + e vi trovar quel vecchio in su la riva, + che con gl'impressi nomi vi veniva. + +11 + + Non so se vi sia a mente, io dico quello + ch'al fin de l'altro canto vi lasciai, + vecchio di faccia, e sì di membra snello, + che d'ogni cervio è più veloce assai. + Degli altrui nomi egli si empìa il mantello; + scemava il monte, e non finiva mai: + ed in quel fiume che Lete si noma, + scarcava, anzi perdea la ricca soma. + +12 + + Dico che, come arriva in su la sponda + del fiume, quel prodigo vecchio scuote + il lembo pieno, e ne la turbida onda + tutte lascia cader l'impresse note. + Un numer senza fin se ne profonda, + ch'un minimo uso aver non se ne puote; + e di cento migliaia che l'arena + sul fondo involve, un se ne serva a pena. + +13 + + Lungo e d'intorno quel fiume volando + givano corvi ed avidi avoltori, + mulacchie e vari augelli, che gridando + facean discordi strepiti e romori; + ed alla preda correan tutti, quando + sparger vedean gli amplissimi tesori: + e chi nel becco, e chi ne l'ugna torta + ne prende; ma lontan poco li porta. + +14 + + Come vogliono alzar per l'aria i voli, + non han poi forza che 'l peso sostegna; + sì che convien che Lete pur involi + de' ricchi nomi la memoria degna. + Fra tanti augelli son duo cigni soli, + bianchi, Signor, come è la vostra insegna, + che vengon lieti riportando in bocca + sicuramente il nome che lor tocca. + +15 + + Così contra i pensieri empi e maligni + del vecchio che donar li vorria al fiume, + alcuno ne salvan gli augelli benigni: + tutto l'avanzo oblivion consume. + Or se ne van notando i sacri cigni, + ed or per l'aria battendo le piume, + fin che presso alla ripa del fiume empio + trovano un colle, e sopra il colle un tempio. + +16 + + All'Immortalitade il luogo è sacro, + ove una bella ninfa giù del colle + viene alla ripa del leteo lavacro, + e di bocca dei cigni i nomi tolle; + e quelli affige intorno al simulacro + ch'in mezzo il tempio una colonna estolle, + quivi li sacra, e ne fa tal governo, + che vi si pôn veder tutti in eterno. + +17 + + Chi sia quel vecchio, e perché tutti al rio + senza alcun frutto i bei nomi dispensi, + e degli augelli, e di quel luogo pio + onde la bella ninfa al fiume viensi, + aveva Astolfo di saper desio + i gran misteri e gl'incogniti sensi; + e domandò di tutte queste cose + l'uomo di Dio, che così gli rispose: + +18 + + — Tu déi saper che non si muove fronda + là giù che segno qui non se ne faccia. + Ogni effetto convien che corrisponda + in terra e in ciel, ma con diversa faccia. + Quel vecchio, la cui barba il petto inonda, + veloce sì che mai nulla l'impaccia, + gli effetti pari e la medesima opra + che 'l Tempo fa là giù, fa qui di sopra. + +19 + + Volte che son le fila in su la ruota, + là giù la vita umana arriva al fine. + La fama là, qui ne riman la nota; + ch'immortali sariano ambe e divine, + se non che qui quel da la irsuta gota, + e là giù il Tempo ognor ne fa rapine. + Questi le getta, come vedi, al rio; + e quel l'immerge ne l'eterno oblio. + +20 + + E come qua su i corvi e gli avoltori + e le mulacchie e gli altri varii augelli + s'affaticano tutti per trar fuori + de l'acqua i nomi che veggion più belli: + così là giù ruffiani, adulatori, + buffon, cinedi, accusatori, e quelli + che viveno alle corti e che vi sono + più grati assai che 'l virtuoso e 'l buono, + +21 + + e son chiamati cortigian gentili, + perché sanno imitar l'asino e 'l ciacco; + de' lor signor, tratto che n'abbia i fili + la giusta Parca, anzi Venere e Bacco, + questi di ch'io ti dico, inerti e vili, + nati solo ad empir di cibo il sacco, + portano in bocca qualche giorno il nome; + poi ne l'oblio lascian cader le some. + +22 + + Ma come i cigni che cantando lieti + rendeno salve le medaglie al tempio, + così gli uomini degni da' poeti + son tolti da l'oblio, più che morte empio. + Oh bene accorti principi e discreti, + che seguite di Cesare l'esempio, + e gli scrittor vi fate amici, donde + non avete a temer di Lete l'onde! + +23 + + Son, come i cigni, anco i poeti rari, + poeti che non sian del nome indegni; + sì perché il ciel degli uomini preclari + non pate mai che troppa copia regni, + sì per gran colpa dei signori avari + che lascian mendicare i sacri ingegni; + che le virtù premendo, ed esaltando + i vizi, caccian le buone arti in bando. + +24 + + Credi che Dio questi ignoranti ha privi + de lo 'ntelletto, e loro offusca i lumi; + che de la poesia gli ha fatto schivi, + acciò che morte il tutto ne consumi. + Oltre che del sepolcro uscirian vivi, + ancor ch'avesser tutti i rei costumi, + pur che sapesson farsi amica Cirra, + più grato odore avrian che nardo o mirra. + +25 + + Non sì pietoso Enea, né forte Achille + fu, come è fama, né sì fiero Ettorre; + e ne son stati e mille e mille e mille + che lor si puon con verità anteporre: + ma i donati palazzi e le gran ville + dai descendenti lor, gli ha fatto porre + in questi senza fin sublimi onori + da l'onorate man degli scrittori. + +26 + + Non fu sì santo né benigno Augusto + come la tuba di Virgilio suona. + L'aver avuto in poesia buon gusto + la proscrizion iniqua gli perdona. + Nessun sapria se Neron fosse ingiusto, + né sua fama saria forse men buona, + avesse avuto e terra e ciel nimici, + se gli scrittor sapea tenersi amici. + +27 + + Omero Agamennòn vittorioso, + e fe' i Troian parer vili ed inerti; + e che Penelopea fida al suo sposo + dai Prochi mille oltraggi avea sofferti. + E se tu vuoi che 'l ver non ti sia ascoso, + tutta al contrario l'istoria converti: + che i Greci rotti, e che Troia vittrice, + e che Penelopea fu meretrice. + +28 + + Da l'altra parte odi che fama lascia + Elissa, ch'ebbe il cor tanto pudico; + che riputata viene una bagascia, + solo perché Maron non le fu amico. + Non ti maravigliar ch'io n'abbia ambascia, + e se di ciò diffusamente io dico. + Gli scrittori amo, e fo il debito mio; + ch'al vostro mondo fui scrittore anch'io. + +29 + + E sopra tutti gli altri io feci acquisto + che non mi può levar tempo né morte: + e ben convenne al mio lodato Cristo + rendermi guidardon di sì gran sorte. + Duolmi di quei che sono al tempo tristo, + quando la cortesia chiuso ha le porte; + che con pallido viso e macro e asciutto + la notte e 'l dì vi picchian senza frutto. + +30 + + Sì che continuando il primo detto, + sono i poeti e gli studiosi pochi; + che dove non han pasco né ricetto, + insin le fere abbandonano i lochi. — + Così dicendo il vecchio benedetto + gli occhi infiammò, che parveno duo fuochi; + poi volto al duca con un saggio riso + tornò sereno il conturbato viso. + +31 + + Resti con lo scrittor de l'evangelo + Astolfo ormai, ch'io voglio far un salto, + quanto sia in terra a venir fin dal cielo; + ch'io non posso più star su l'ali in alto. + Torno alla donna a cui con grave telo + mosso avea gelosia crudele assalto. + Io la lasciai ch'avea con breve guerra + tre re gittati, un dopo l'altro, in terra; + +32 + + e che giunta la sera ad un castello + ch'alla via di Parigi si ritrova, + d'Agramante, che rotto dal fratello + s'era ridotto in Arli, ebbe la nuova. + Certa che 'l suo Ruggier fosse con quello, + tosto ch'apparve in ciel la luce nuova, + verso Provenza, dove ancora intese + che Carlo lo seguia, la strada prese. + +33 + + Verso Provenza per la via più dritta + andando, s'incontrò in una donzella, + ancor che fosse lacrimosa e afflitta, + bella di faccia e di maniere bella. + Questa era quella sì d'amor traffitta + per lo figliuol di Monodante, quella + donna gentil ch'avea lasciato al ponte + l'amante suo prigion di Rodomonte. + +34 + + Ella venìa cercando un cavalliero, + ch'a far battaglia usato, come lontra, + in acqua e in terra fosse, e così fiero, + che lo potesse al pagan porre incontra. + La sconsolata amica di Ruggiero, + come quest'altra sconsolata incontra, + cortesemente la saluta, e poi + le chiede la cagion dei dolor suoi. + +35 + + Fiordiligi lei mira, e veder parle + un cavallier ch'al suo bisogno fia; + e comincia del ponte a ricontarle, + ove impedisce il re d'Algier la via; + e ch'era stato appresso di levarle + l'amante suo: non che più forte sia; + ma sapea darsi il Saracino astuto + col ponte stretto e con quel fiume aiuto. + +36 + + — Se sei (dicea) sì ardito e sì cortese, + come ben mostri l'uno e l'altro in vista, + mi vendica, per Dio, di chi mi prese + il mio signore, e mi fa gir sì trista; + o consigliami almeno in che paese + possa io trovare un ch'a colui resista, + e sappia tanto d'arme e di battaglia, + che 'l fiume e 'l ponte al pagan poco vaglia. + +37 + + Oltre che tu farai quel che conviensi + ad uom cortese e a cavalliero errante, + in beneficio il tuo valor dispensi + del più fedel d'ogni fedele amante. + De l'altre sue virtù non appertiensi + a me narrar; che sono tante e tante, + che chi non n'ha notizia, si può dire + che sia del veder privo e de l'udire. — + +38 + + La magnanima donna, a cui fu grata + sempre ogni impresa che può farla degna + d'esser con laude e gloria nominata, + subito al ponte di venir disegna: + ed ora tanto più, ch'è disperata, + vien volentier, quando anco a morir vegna; + che credendosi, misera! esser priva + del suo Ruggiero, ha in odio d'esser viva. + +39 + + — Per quel ch'io vaglio, giovane amorosa + (rispose Bradamante), io m'offerisco + di far l'impresa dura e perigliosa, + per altre cause ancor, ch'io preterisco; + ma più, che del tuo amante narri cosa + che narrar di pochi uomini avvertisco, + che sia in amor fedel; ch'a fé ti giuro + ch'in ciò pensai ch'ognun fosse pergiuro. — + +40 + + Con un sospir quest'ultime parole + finì, con un sospir ch'uscì dal core; + poi disse: — Andiamo; — e nel seguente sole + giunsero al fiume, al passo pien d'orrore. + Scoperte da la guardia che vi suole + farne segno col corno al suo signore, + il pagan s'arma; e quale è 'l suo costume, + sul ponte s'apparecchia in ripa al fiume: + +41 + + e come vi compar quella guerriera, + di porla a morte subito minaccia, + quando de l'arme e del destrier su ch'era, + al gran sepolcro oblazion non faccia. + Bradamante che sa l'istoria vera, + come per lui morta Issabella giaccia, + che Fiordiligi detto le l'avea, + al Saracin superbo rispondea: + +42 + + — Perché vuoi tu, bestial, che gli innocenti + facciano penitenza del tuo fallo? + Del sangue tuo placar costei convienti: + tu l'uccidesti, e tutto 'l mondo sallo. + Sì che di tutte l'arme e guernimenti + di tanti che gittati hai da cavallo, + oblazione e vittima più accetta + avrà, ch'io te l'uccida in sua vendetta. + +43 + + E di mia man le fia più grato il dono, + quando, come ella fu, son donna anch'io: + né qui venuta ad altro effetto sono, + ch'a vendicarla; e questo sol disio. + Ma far tra noi prima alcun patto è buono, + che 'l tuo valor si compari col mio. + S'abbattuta sarò, di me farai + quel che degli altri tuoi prigion fatt'hai: + +44 + + ma s'io t'abbatto, come io credo e spero, + guadagnar voglio il tuo cavallo e l'armi, + e quelle offerir sole al cimitero, + e tutte l'altre distaccar da' marmi; + e voglio che tu lasci ogni guerriero. — + Rispose Rodomonte: — Giusto parmi + che sia come tu di'; ma i prigion darti + già non potrei, ch'io non gli ho in queste parti. + +45 + + Io gli ho al mio regno in Africa mandati: + ma ti prometto, e ti do ben la fede, + che se m'avvien per casi inopinati + che tu stia in sella e ch'io rimanga a piede, + farò che saran tutti liberati + in tanto tempo quanto si richiede + di dare a un messo ch'in fretta si mandi + e far quel che, s'io perdo, mi commandi. + +46 + + Ma s'a te tocca star di sotto, come + piu si conviene, e certo so che fia, + non vo' che lasci l'arme, né il tuo nome, + come di vinta, sottoscritto sia: + al tuo bel viso, a' begli occhi, alle chiome, + che spiran tutti amore e leggiadria, + voglio donar la mia vittoria; e basti + che ti disponga amarmi, ove m'odiasti. + +47 + + Io son di tal valor, son di tal nerbo, + ch'aver non déi d'andar di sotto a sdegno. — + Sorrise alquanto, ma d'un riso acerbo + che fece d'ira, più che d'altro, segno, + la donna, né rispose a quel superbo; + ma tornò in capo al ponticel di legno, + spronò il cavallo, e con la lancia d'oro + venne a trovar quell'orgoglioso Moro. + +48 + + Rodomonte alla giostra s'apparecchia: + viene a gran corso; ed è sì grande il suono + che rende il ponte, ch'intronar l'orecchia + può forse a molti che lontan ne sono. + La lancia d'oro fe' l'usanza vecchia; + che quel pagan, sì dianzi in giostra buono, + levò di sella, e in aria lo sospese, + indi sul ponte a capo in giù lo stese. + +49 + + Nel trapassar ritrovò a pena loco + ove entrar col destrier quella guerriera; + e fu a gran risco, e ben vi mancò poco, + ch'ella non traboccò ne la riviera: + ma Rabicano, il quale il vento e 'l fuoco + concetto avean, sì destro ed agil era, + che nel margine estremo trovò strada; + e sarebbe ito anco su 'n fil di spada. + +50 + + Ella si volta, e contra l'abbattuto + pagan ritorna; e con leggiadro motto: + — Or puoi (disse) veder chi abbia perduto, + e a chi di noi tocchi di star di sotto. — + Di maraviglia il pagan resta muto, + ch'una donna a cader l'abbia condotto; + e far risposta non poté o non volle, + e fu come uom pien di stupore e folle. + +51 + + Di terra si levò tacito e mesto; + e poi ch'andato fu quattro o sei passi, + lo scudo e l'elmo, e de l'altre arme il resto + tutto si trasse, e gittò contra i sassi; + e solo e a piè fu a dileguarsi presto: + non che commission prima non lassi + a un suo scudier, che vada a far l'effetto + dei prigion suoi, secondo che fu detto. + +52 + + Partissi; e nulla poi più se n'intese, + se non che stava in una grotta scura. + Intanto Bradamante avea sospese + di costui l'arme all'alta sepoltura, + e fattone levar tutto l'arnese, + il qual dei cavallieri, alla scrittura, + conobbe de la corte esser di Carlo; + non levò il resto, e non lasciò levarlo. + +53 + + Oltr'a quel del figliuol di Monodante, + v'è quel di Sansonetto e d'Oliviero, + che per trovare il principe d'Anglante, + quivi condusse il più dritto sentiero. + Quivi fur presi, e furo il giorno inante + mandati via dal Saracino altiero. + Di questi l'arme fe' la donna torre + da l'alta mole, e chiuder ne la torre. + +54 + + Tutte l'altre lasciò pender dai sassi, + che fur spogliate ai cavallier pagani. + V'eran l'arme d'un re, del quale i passi + per Frontalatte mal fur spesi e vani: + io dico l'arme del re de' Circassi, + che dopo lungo errar per colli e piani, + venne quivi a lasciar l'altro destriero; + e poi senz'arme andossene leggiero. + +55 + + S'era partito disarmato e a piede + quel re pagan dal periglioso ponte, + sì come gli altri ch'eran di sua fede, + partir da sé lasciava Rodomonte. + Ma di tornar più al campo non gli diede + il cor; ch'ivi apparir non avria fronte: + che per quel che vantossi, troppo scorno + gli saria farvi in tal guisa ritorno. + +56 + + Di pur cercar nuovo desir lo prese + colei che sol avea fissa nel core. + Fu l'aventura sua, che tosto intese + (io non vi saprei dir chi ne fu autore) + ch'ella tornava verso il suo paese: + onde esso, come il punge e sprona Amore, + dietro alla pesta subito si pone. + Ma tornar voglio alla figlia d'Amone. + +57 + + Poi che narrato ebbe con altro scritto + come da lei fu liberato il passo; + a Fiordiligi ch'avea il core afflitto, + e tenea il viso lacrimoso e basso, + domandò umanamente ov'ella dritto + volea che fosse, indi partendo, il passo. + Rispose Fiordiligi: — Il mio camino + vo' che sia in Arli al campo saracino, + +58 + + ove navilio e buona compagnia + spero trovar da gir ne l'altro lito. + Mai non mi fermerò fin ch'io non sia + venuta al mio signore e mio marito. + Voglio tentar, perché in prigion non stia, + più modi e più; che se mi vien fallito + questo che Rodomonte t'ha promesso, + ne voglio avere uno ed un altro appresso. — + +59 + + — Io m'offerisco (disse Bradamante) + d'accompagnarti un pezzo de la strada, + tanto che tu ti vegga Arli davante, + ove per amor mio vo' che tu vada + a trovar quel Ruggier del re Agramante, + che del suo nome ha piena ogni contrada; + e che gli rendi questo buon destriero, + onde abbattuto ho il Saracino altiero. + +60 + + Voglio ch'a punto tu gli dica questo: + — Un cavallier che di provar si crede, + e fare a tutto 'l mondo manifesto + che contra lui sei mancator di fede; + acciò ti trovi apparecchiato e presto, + questo destrier, perch'io tel dia, mi diede. + Dice che trovi tua piastra e tua maglia, + e che l'aspetti a far teco battaglia. — + +61 + + Digli questo, e non altro; e se quel vuole + saper da te ch'io son, di' che nol sai. — + Quella rispose umana come suole: + — Non sarò stanca in tuo servizio mai, + spender la vita, non che le parole; + che tu ancora per me così fatto hai. — + Grazie le rende Bradamante, e piglia + Frontino, e le lo porge per la briglia. + +62 + + Lungo il fiume le belle e pellegrine + giovani vanno a gran giornate insieme, + tanto che veggono Arli, e le vicine + rive odon risonar del mar che freme. + Bradamante si ferma alle confine + quasi de' borghi ed alle sbarre estreme, + per dare a Fiordiligi atto intervallo, + che condurre a Ruggier possa il cavallo. + +63 + + Vien Fiordiligi, ed entra nel rastrello, + nel ponte e ne la porta; e seco prende + chi le fa compagnia fin all'ostello + ove abita Ruggiero, e quivi scende; + e, secondo il mandato, al damigello + fa l'imbasciata, e il buon Frontin gli rende: + indi va, che risposta non aspetta, + ad eseguire il suo bisogno in fretta. + +64 + + Ruggier riman confuso e in pensier grande, + e non sa ritrovar capo né via + di saper chi lo sfide, e chi gli mande + a dire oltraggio e a fargli cortesia. + Che costui senza fede lo domande, + o possa domandar uomo che sia, + non sa veder né imaginare; e prima, + ch'ogn'altro sia che Bradamante, istima. + +65 + + Che fosse Rodomonte, era più presto + ad aver, che fosse altri, opinione; + e perché ancor da lui debba udir questo, + pensa, né imaginar può la cagione. + Fuor che con lui, non sa di tutto 'l resto + del mondo, con chi lite abbia e tenzone. + Intanto la donzella di Dordona + chiede battaglia, e forte il corno suona. + +66 + + Vien la nuova a Marsilio e ad Agramante, + ch'un cavallier di fuor chiede battaglia. + A caso Serpentin loro era avante, + ed impetrò di vestir piastra e maglia, + e promesse pigliar questo arrogante. + Il popul venne sopra la muraglia; + né fanciullo restò, né restò veglio, + che non fosse a veder chi fêsse meglio. + +67 + + Con ricca sopravesta e bello arnese + Serpentin da la Stella in giostra venne. + Al primo scontro in terra si distese: + il destrier aver parve a fuggir penne. + Dietro gli corse la donna cortese, + e per la briglia al Saracin lo tenne, + e disse: — Monta, e fa che 'l tuo signore + mi mandi un cavallier di te migliore. — + +68 + + Il re african, ch'era con gran famiglia + sopra le mura alla giostra vicino, + del cortese atto assai si maraviglia, + ch'usato ha la donzella a Serpentino. + — Di ragion può pigliarlo, e non lo piglia, — + diceva, udendo il popul saracino. + Serpentin giunge, e come ella commanda, + un miglior da sua parte al re domanda. + +69 + + Grandonio di Volterna furibondo, + il più superbo cavallier di Spagna, + pregando fece sì, che fu il secondo, + ed uscì con minacce alla campagna. + — Tua cortesia nulla ti vaglia al mondo; + che, quando da me vinto tu rimagna, + al mio signor menar preso ti voglio: + ma qui morrai, s'io posso, come soglio. — + +70 + + La donna disse lui: — Tua villania + non vo' che men cortese far mi possa, + ch'io non ti dica che tu torni pria + che sul duro terren ti doglian l'ossa. + Ritorna, e di' al tuo re da parte mia, + che per simile a te non mi son mossa; + ma per trovar guerrier che 'l pregio vaglia, + son qui venuta a domandar battaglia. — + +71 + + Il mordace parlare, acre ed acerbo, + gran fuoco al cor del Saracino attizza; + sì che senza poter replicar verbo, + volta il destrier con colera e con stizza. + Volta la donna, e contra quel superbo + la lancia d'oro e Rabicano drizza. + Come l'asta fatal lo scudo tocca, + coi piedi al cielo il Saracin trabocca. + +72 + + Il destrier la magnanima guerriera + gli prese, e disse: — Pur tel prediss'io, + che far la mia imbasciata meglio t'era, + che de la giostra aver tanto disio. + Di', al re, ti prego, che fuor de la schiera + elegga un cavallier che sia par mio; + né voglia con voi altri affaticarme, + ch'avete poca esperienza d'arme. — + +73 + + Quei da le mura, che stimar non sanno + chi sia il guerriero in su l'arcion sì saldo, + quei più famosi nominando vanno, + che tremar li fan spesso al maggior caldo. + Che Brandimarte sia, molti detto hanno: + la più parte s'accorda esser Rinaldo: + molti su Orlando avrian fatto disegno; + ma il suo caso sapean di pietà degno. + +74 + + La terza giostra il figlio di Lanfusa + chiedendo, disse: — Non che vincer speri, + ma perché di cader più degna scusa + abbian, cadendo anch'io, questi guerrieri. — + E poi di tutto quel ch'in giostra s'usa + si messe in punto; e di cento destrieri + che tenea in stalla, d'un tolse l'eletta, + ch'avea il correre acconcio, e di gran fretta. + +75 + + Contra la donna per giostrar si fece; + ma prima salutolla, ed ella lui. + Disse la donna: — Se saper mi lece, + ditemi in cortesia che siate vui. — + Di questo Ferraù le satisfece, + ch'usò di rado di celarsi altrui. + Ella soggiunse: — Voi già non rifiuto, + ma avria più volentieri altri voluto. — + +76 + + — E chi? — Ferraù disse. Ella rispose: + — Ruggiero; — e a pena il poté proferire, + e sparse d'un color come di rose + la bellissima faccia in questo dire. + Soggiunse al detto poi: — Le cui famose + lode a tal prova m'han fatto venire. + Altro non bramo, e d'altro non mi cale, + che di provar come egli in giostra vale. — + +77 + + Semplicemente disse le parole + che forse alcuno ha già prese a malizia. + Rispose Ferraù: — Prima si vuole + provar tra noi chi sa più di milizia. + Se di me avvien quel che di molti suole, + poi verrà ad emendar la mia tristizia + quel gentil cavallier che tu dimostri + aver tanto desio che teco giostri. — + +78 + + Parlando tuttavolta la donzella + teneva la visiera alta dal viso. + Mirando Ferraù la faccia bella, + si sente rimaner mezzo conquiso, + e taciturno dentro a sé favella: + — Questo un angel mi par del paradiso; + e ancor che con la lancia non mi tocchi, + abbattuto son già da' suoi begli occhi. — + +79 + + Preson del campo; e come agli altri avvenne, + Ferraù se n'uscì di sella netto. + Bradamante il destrier suo gli ritenne, + e disse: — Torna, e serva quel c'hai detto. — + Ferraù vergognoso se ne venne, + e ritrovò Ruggier ch'era al cospetto + del re Agramante; e gli fece sapere + ch'alla battaglia il cavallier lo chere. + +80 + + Ruggier non conoscendo ancor chi fosse + chi a sfidar lo mandava alla battaglia, + quasi certo di vincere, allegrosse; + e le piastre arrecar fece e la maglia: + né l'aver visto alle gravi percosse, + che gli altri sian caduti, il cor gli smaglia. + Come s'armasse, e come uscisse, e quanto + poi ne seguì, lo serbo all'altro canto. + + + + +CANTO TRENTASEIESIMO + + +1 + + Convien ch'ovunque sia, sempre cortese + sia un cor gentil, ch'esser non può altrimente; + che per natura e per abito prese + quel che di mutar poi non è possente. + Convien ch'ovunque sia, sempre palese + un cor villan si mostri similmente. + Natura inchina al male, e viene a farsi + l'abito poi difficile a mutarsi. + +2 + + Di cortesia, di gentilezza esempi + fra gli antiqui guerrier si vider molti, + e pochi fra i moderni; ma degli empi + costumi avvien ch'assai ne vegga e ascolti + in quella guerra, Ippolito, che i tempi + di segni ornaste agli nimici tolti, + e che traeste lor galee captive + di preda carche alle paterne rive. + +3 + + Tutti gli atti crudeli ed inumani + ch'usasse mai Tartaro o Turco o Moro, + (non già con volontà de' Veneziani, + che sempre esempio di giustizia foro), + usaron l'empie e scelerate mani + di rei soldati, mercenari loro. + Io non dico or di tanti accesi fuochi + ch'arson le ville e i nostri ameni lochi: + +4 + + ben che fu quella ancor brutta vendetta, + massimamente contra voi, ch'appresso + Cesare essendo, mentre Padua stretta + era d'assedio, ben sapea che spesso + per voi più d'una fiamma fu interdetta, + e spento il fuoco ancor, poi che fu messo, + da villaggi e da templi, come piacque, + all'alta cortesia che con voi nacque. + +5 + + Io non parlo di questo né di tanti + altri lor discortesi e crudeli atti; + ma sol di quel che trar dai sassi i pianti + debbe poter, qual volta se ne tratti: + quel dì, Signor, che la famiglia inanti + vostra mandaste là dove ritratti + dai legni lor con importuni auspici + s'erano in luogo forte gl'inimici. + +6 + + Qual Ettorre ed Enea sin dentro ai flutti, + per abbruciar le navi greche, andaro; + un Ercol vidi e un Alessandro, indutti + da troppo ardir, partirsi a paro a paro, + e spronando i destrier, passarci tutti, + e i nemici turbar fin nel riparo, + e gir sì inanzi, ch'al secondo molto + aspro fu il ritornare, e al primo tolto. + +7 + + Salvossi il Ferruffin, restò il Cantelmo. + Che cor, duca di Sora, che consiglio + fu allora il tuo, che trar vedesti l'elmo + fra mille spade al generoso figlio, + e menar preso a nave, e sopra un schelmo + troncargli il capo? Ben mi maraviglio + che darti morte lo spettacol solo + non poté, quanto il ferro a tuo figliuolo. + +8 + + Schiavon crudele, onde hai tu il modo appreso + de la milizia? In qual Scizia s'intende + ch'uccider si debba un, poi che gli è preso, + che rende l'arme, e più non si difende? + Dunque uccidesti lui, perché ha difeso + la patria? Il sole a torto oggi risplende, + crudel seculo, poi che pieno sei + di Tiesti, di Tantali e di Atrei. + +9 + + Festi, barbar crudel, del capo scemo + il più ardito garzon che di sua etade + fosse da un polo e l'altro, e da l'estremo + lito degl'Indi a quello ove il sol cade. + Potea in Antropofàgo, in Polifemo + la beltà e gli anni suoi trovar pietade; + ma non in te, più crudo e più fellone + d'ogni Ciclope e d'ogni Lestrigone. + +10 + + Simile esempio non credo che sia + fra gli antiqui guerrier, di quai li studi + tutti fur gentilezza e cortesia; + né dopo la vittoria erano crudi. + Bradamante non sol non era ria + a quei ch'avea, toccando lor gli scudi, + fatto uscir de la sella, ma tenea + loro i cavalli, e rimontar facea. + +11 + + Di questa donna valorosa e bella + io vi dissi di sopra, che abbattuto + avea Serpentin quel da la Stella, + Grandonio di Volterna e Ferrauto, + e ciascun d'essi poi rimesso in sella; + e dissi ancor che 'l terzo era venuto, + da lei mandato a disfidar Ruggiero, + là dove era stimata un cavalliero. + +12 + + Ruggier tenne lo 'nvito allegramente, + e l'armatura sua fece venire. + Or mentre che s'armava al re presente, + tornaron quei signor di nuovo a dire + chi fosse il cavallier tanto eccellente, + che di lancia sapea sì ben ferire; + e Ferraù, che parlato gli avea, + fu domandato se lo conoscea. + +13 + + Rispose Ferraù: — Tenete certo + che non è alcun di quei ch'avete detto. + A me parea, ch'il vidi a viso aperto, + il fratel di Rinaldo giovinetto: + ma poi ch'io n'ho l'alto valore esperto, + e so che non può tanto Ricciardetto, + penso che sia la sua sorella, molto + (per quel ch'io n'odo) a lui simil di volto. + +14 + + Ella ha ben fama d'esser forte a pare + del suo Rinaldo e d'ogni paladino; + ma, per quanto io ne veggo oggi, mi pare + che val più del fratel, più del cugino. — + Come Ruggier lei sente ricordare, + del vermiglio color che 'l matutino + sparge per l'aria, si dipinge in faccia, + e nel cor triema, e non sa che si faccia. + +15 + + A questo annunzio, stimulato e punto + da l'amoroso stral, dentro infiammarse, + e per l'ossa sentì tutto in un punto + correre un giaccio che 'l timor vi sparse, + timor ch'un nuovo sdegno abbia consunto + quel grande amor che già per lui sì l'arse. + Di ciò confuso non si risolveva, + s'incontra uscirle, o pur restar doveva. + +16 + + Or quivi ritrovandosi Marfisa, + che d'uscire alla giostra avea gran voglia, + ed era armata, perché in altra guisa + è raro, o notte o dì, che tu la coglia; + sentendo che Ruggier s'arma, s'avisa + che di quella vittoria ella si spoglia + se lascia che Ruggiero esca fuor prima: + pensa ire inanzi, e averne il pregio stima. + +17 + + Salta a cavallo, e vien spronando in fretta + ove nel campo la figlia d'Amone + con palpitante cor Ruggiero aspetta, + desiderosa farselo prigione, + e pensa solo ove la lancia metta, + perché del colpo abbia minor lesione. + Marfisa se ne vien fuor de la porta, + e sopra l'elmo una fenice porta; + +18 + + o sia per sua superbia, dinotando + se stessa unica al mondo in esser forte, + o pur sua casta intenzion lodando + di viver sempremai senza consorte. + La figliuola d'Amon la mira; e quando + le fattezze ch'amava non ha scorte, + come si nomi le domanda, ed ode + esser colei che del suo amor si gode; + +19 + + o per dir meglio, esser colei che crede + che goda del suo amor, colei che tanto + ha in odio e in ira, che morir si vede, + se sopra lei non vendica il suo pianto. + Volta il cavallo, e con gran furia riede, + non per desir di porla in terra, quanto + di passarle con l'asta in mezzo il petto, + e libera restar d'ogni suspetto. + +20 + + Forza è a Marfisa ch'a quel colpo vada + a provar se 'l terreno è duro o molle; + e cosa tanto insolita le accada, + ch'ella n'è per venir di sdegno folle. + Fu in terra a pena, che trasse la spada, + e vendicar di quel cader si volle. + La figliuola d'Amon non meno altiera + gridò: — Che fai? tu sei mia prigioniera. + +21 + + Se bene uso con gli altri cortesia, + usar teco, Marfisa, non la voglio, + come a colei che d'ogni villania + odo che sei dotata e d'ogni orgoglio. — + Marfisa a quel parlar fremer s'udia + come un vento marino in uno scoglio. + Grida, ma sì per rabbia si confonde, + che non può esprimer fuor quel che risponde. + +22 + + Mena la spada, e più ferir non mira + lei, che 'l destrier, nel petto e ne la pancia: + ma Bradamante al suo la briglia gira, + e quel da parte subito si lancia; + e tutto a un tempo con isdegno ed ira + la figliuola d'Amon spinge la lancia, + e con quella Marfisa tocca a pena, + che la fa riversar sopra l'arena. + +23 + + A pena ella fu in terra, che rizzosse, + cercando far con la spada mal'opra. + Di nuovo l'asta Bradamante mosse, + e Marfisa di nuovo andò sozzopra. + Ben che possente Bradamante fosse, + non però sì a Marfisa era di sopra, + che l'avesse ogni colpo riversata; + ma tal virtù ne l'asta era incantata. + +24 + + Alcuni cavallieri in questo mezzo, + alcuni, dico, de la parte nostra, + se n'erano venuti dove, in mezzo + l'un campo e l'altro, si facea la giostra + (che non eran lontani un miglio e mezzo), + veduta la virtù che 'l suo dimostra; + il suo che non conoscono altrimente + che per un cavallier de la lor gente. + +25 + + Questi vedendo il generoso figlio + di Troiano alle mura approssimarsi, + per ogni caso, per ogni periglio + non volse sproveduto ritrovarsi; + e fe' che molti all'arme dier di piglio, + e che fuor dei ripari appresentarsi. + Tra questi fu Ruggiero, a cui la fretta + di Marfisa la giostra avea intercetta. + +26 + + L'inamorato giovene mirando + stava il successo, e gli tremava il core, + de la sua cara moglie dubitando; + che di Marfisa ben sapea il valore. + Dubitò, dico, nel principio, quando + si mosse l'una e l'altra con furore; + ma visto poi come successe il fatto, + restò maraviglioso e stupefatto: + +27 + + e poi che fin la lite lor non ebbe, + come avean l'altre avute, al primo incontro, + nel cor profundamente gli ne 'ncrebbe, + dubbioso pur di qualche strano incontro. + De l'una egli e de l'altra il ben vorrebbe; + ch'ama amendue: non che da porre incontro + sien questi amori: è l'un fiamma e furore, + l'altro benivolenza più ch'amore. + +28 + + Partita volentier la pugna avria, + se con suo onor potuto avesse farlo. + Ma quei ch'egli avea seco in compagnia, + perché non vinca la parte di Carlo, + che già lor par che superior ne sia, + saltan nel campo, e vogliono turbarlo. + Da l'altra parte i cavallier cristiani + si fanno inanzi, e son quivi alle mani. + +29 + + Di qua di là gridar si sente all'arme, + come usati eran far quasi ogni giorno. + Monti chi è a piè, chi non è armato s'arme, + alla bandiera ognun faccia ritorno! + dicea con chiaro e bellicoso carme + più d'una tromba che scorrea d'intorno: + e come quelle svegliano i cavalli, + svegliano i fanti i timpani e i taballi. + +30 + + La scaramuccia fiera e sanguinosa, + quanto si possa imaginar, si mesce. + La donna di Dordona valorosa, + a cui mirabilmente aggrava e incresce + che quel di ch'era tanto disiosa, + di por Marfisa a morte, non riesce; + di qua di là si volge e si raggira, + se Ruggier può veder, per cui sospira. + +31 + + Lo riconosce all'aquila d'argento + c'ha nello scudo azzurro il giovinetto. + Ella con gli occhi e col pensiero intento + si ferma a contemplar le spalle e 'l petto, + le leggiadre fattezze, e 'l movimento + pieno di grazia; e poi con gran dispetto, + imaginando ch'altra ne gioisse, + da furore assalita così disse: + +32 + + — Dunque baciar sì belle e dolce labbia + deve altra, se baciar non le poss'io? + Ah non sia vero già ch'altra mai t'abbia; + che d'altra esser non déi, se non sei mio. + Più tosto che morir sola di rabbia, + che meco di mia man mori, disio; + che se ben qui ti perdo, almen l'inferno + poi mi ti renda, e stii meco in eterno. + +33 + + Se tu m'occidi, è ben ragion che deggi + darmi de la vendetta anco conforto; + che voglion tutti gli ordini e le leggi, + che chi dà morte altrui debba esser morto. + Né par ch'anco il tuo danno il mio pareggi; + che tu mori a ragione, io moro a torto. + Farò morir chi brama, ohimè! ch'io muora; + ma tu, crudel, chi t'ama e chi t'adora. + +34 + + Perché non déi tu, mano, essere ardita + d'aprir col ferro al mio nimico il core? + che tante volte a morte m'ha ferita + sotto la pace in sicurtà d'amore, + ed or può consentir tormi la vita, + né pur aver pietà del mio dolore. + Contra questo empio ardisci, animo forte: + vendica mille mie con la sua morte. — + +35 + + Gli sprona contra in questo dir, ma prima: + — Guardati (grida), perfido Ruggiero: + tu non andrai, s'io posso, de la opima + spoglia del cor d'una donzella altiero. — + Come Ruggiero ode il parlare, estima + che sia la moglie sua, com'era in vero, + la cui voce in memoria sì bene ebbe, + ch'in mille riconoscer la potrebbe. + +36 + + Ben pensa quel che le parole denno + volere inferir più; ch'ella l'accusa + che la convenzion ch'insieme fenno, + non le osservava: onde per farne iscusa, + di volerle parlar le fece cenno: + ma quella già con la visiera chiusa + venìa dal dolor spinta e da la rabbia, + per porlo, e forse ove non era sabbia. + +37 + + Quando Ruggier la vede tanto accesa, + si ristringe ne l'arme e ne la sella: + la lancia arresta; ma la tien sospesa, + piegata in parte ove non nuoccia a quella. + La donna, ch'a ferirlo e a fargli offesa + venìa con mente di pietà rubella, + non poté sofferir, come fu appresso, + di porlo in terra e fargli oltraggio espresso. + +38 + + Così lor lance van d'effetto vote + a quello incontro; e basta ben s'Amore + con l'un giostra e con l'altro, e gli percuote + d'una amorosa lancia in mezzo il core. + Poi che la donna sofferir non puote + di far onta a Ruggier, volge il furore + che l'arde il petto, altrove; e vi fa cose + che saran, fin che giri il ciel, famose. + +39 + + In poco spazio ne gittò per terra + trecento e più con quella lancia d'oro. + Ella sola quel dì vinse la guerra, + messe ella sola in fuga il popul Moro. + Ruggier di qua di là s'aggira ed erra + tanto, che se le accosta e dice: — Io moro, + s'io non ti parlo: ohimè! che t'ho fatto io, + che mi debbi fuggire? Odi, per Dio! — + +40 + + Come ai meridional tiepidi venti, + che spirano dal mare il fiato caldo, + le nievi si disciolveno e i torrenti, + e il ghiaccio che pur dianzi era sì saldo; + così a quei prieghi, a quei brevi lamenti + il cor de la sorella di Rinaldo + subito ritornò pietoso e molle, + che l'ira, più che marmo, indurar volle. + +41 + + Non vuol dargli, o non puote, altra risposta; + ma da traverso sprona Rabicano, + e quanto può dagli altri si discosta, + ed a Ruggiero accenna con la mano. + Fuor de la moltitudine in reposta + valle si trasse, ov'era un piccol piano + ch'in mezzo avea un boschetto di cipressi + che parean d'una stampa, tutti impressi. + +42 + + In quel boschetto era di bianchi marmi + fatta di nuovo un'alta sepoltura. + Chi dentro giaccia, era con brevi carmi + notato a chi saperlo avesse cura. + Ma quivi giunta Bradamante, parmi + che già non pose mente alla scrittura. + Ruggier dietro il cavallo affretta e punge + tanto, ch'al bosco e alla donzella giunge. + +43 + + Ma ritorniamo a Marfisa che s'era + in questo mezzo in sul destrier rimessa, + e venìa per trovar quella guerriera + che l'avea al primo scontro in terra messa: + e la vide partir fuor de la schiera, + e partir Ruggier vide e seguir essa; + né si pensò che per amor seguisse, + ma per finir con l'arme ingiurie e risse. + +44 + + Urta il cavallo, e vien dietro alla pesta + tanto, ch'a un tempo con lor quasi arriva. + Quanto sua giunta ad ambi sia molesta, + chi vive amando, il sa, senza ch'io 'l scriva. + Ma Bradamante offesa più ne resta, + che colei vede, onde il suo mal deriva. + Chi le può tor che non creda esser vero + che l'amor ve la sproni di Ruggiero? + +45 + + E perfido Ruggier di nuovo chiama. + — Non ti bastava, perfido (disse ella), + che tua perfidia sapessi per fama, + se non mi facevi anco veder quella? + Di cacciarmi da te veggo c'hai brama: + e per sbramar tua voglia iniqua e fella, + io vo' morir; ma sforzerommi ancora + che muora meco chi è cagion ch'io mora. — + +46 + + Sdegnosa più che vipera, si spicca, + così dicendo, e va contra Marfisa; + ed allo scudo l'asta sì le appicca, + che la fa a dietro riversare in guisa, + che quasi mezzo l'elmo in terra ficca; + né si può dir che sia colta improvisa: + anzi fa incontra ciò che far si puote; + e pure in terra del capo percuote. + +47 + + La figliuola d'Amon, che vuol morire + o dar morte a Marfisa, è in tanta rabbia, + che non ha mente di nuovo a ferire + con l'asta, onde a gittar di nuovo l'abbia; + ma le pensa dal busto dipartire + il capo mezzo fitto ne la sabbia: + getta da sé la lancia d'oro, e prende + la spada, e del destrier subito scende. + +48 + + Ma tarda è la sua giunta; che si trova + Marfisa incontra, e di tanta ira piena + (poi che s'ha vista alla seconda prova + cader sì facilmente su l'arena), + che pregar nulla, e nulla gridar giova + a Ruggier che di questo avea gran pena: + sì l'odio e l'ira le guerriere abbaglia, + che fan da disperate la battaglia. + +49 + + A mezzo spada vengono di botto; + e per la gran superbia che l'ha accese, + van pur inanzi, e si son già sì sotto, + ch'altro non puon che venire alle prese. + Le spade, il cui bisogno era interrotto, + lascian cadere, e cercan nuove offese. + Priega Ruggiero e supplica amendue, + ma poco frutto han le parole sue. + +50 + + Quando pur vede che 'l pregar non vale, + di partirle per forza si dispone: + leva di mano ad amendua il pugnale, + ed al piè d'un cipresso li ripone. + Poi che ferro non han più da far male, + con prieghi e con minaccie s'interpone: + ma tutto è invan; che la battaglia fanno + a pugni e a calci, poi ch'altro non hanno. + +51 + + Ruggier non cessa: or l'una or l'altra prende + per le man, per le braccia, e la ritira; + e tanto fa, che di Marfisa accende + contra di sé, quanto si può più, l'ira. + Quella che tutto il mondo vilipende, + alla amicizia di Ruggier non mira. + Poi che da Bradamante si distacca, + corre alla spada, e con Ruggier s'attacca. + +52 + + — Tu fai da discortese e da villano, + Ruggiero, a disturbar la pugna altrui; + ma ti farò pentir con questa mano + che vo' che basti a vincervi ambedui. — + Cerca Ruggier con parlar molto umano + Marfisa mitigar; ma contra lui + la trova in modo disdegnosa e fiera, + ch'un perder tempo ogni parlar seco era. + +53 + + All'ultimo Ruggier la spada trasse, + poi che l'ira anco lui fe' rubicondo. + Non credo che spettacolo mirasse + Atene o Roma o luogo altro del mondo, + che così a' riguardanti dilettasse, + come dilettò questo e fu giocondo + alla gelosa Bradamante, quando + questo le pose ogni sospetto in bando. + +54 + + La sua spada avea tolta ella di terra, + e tratta s'era a riguardar da parte; + e le parea veder che 'l dio di guerra + fosse Ruggiero alla possanza e all'arte. + Una furia infernal quando si sferra + sembra Marfisa, se quel sembra Marte. + Vero è ch'un pezzo il giovene gagliardo + di non far il potere ebbe riguardo. + +55 + + Sapea ben la virtù de la sua spada; + che tante esperienze n'ha già fatto. + Ove giunge, convien che se ne vada + l'incanto, o nulla giovi, e stia di piatto: + sì che ritien che 'l colpo suo non cada + di taglio o punta, ma sempre di piatto. + Ebbe a questo Ruggier lunga avvertenza: + ma perdé pure un tratto la pazienza; + +56 + + perché Marfisa una percossa orrenda + gli mena per dividergli la testa. + Leva lo scudo che 'l capo difenda + Ruggiero, e 'l colpo in su l'aquila pesta. + Vieta lo 'ncanto che lo spezzi o fenda; + ma di stordir non però il braccio resta: + e s'avea altr'arme che quelle d'Ettorre, + gli potea il fiero colpo il braccio torre: + +57 + + e saria sceso indi alla testa, dove + disegnò di ferir l'aspra donzella. + Ruggiero il braccio manco a pena muove, + a pena più sostien l'aquila bella. + Per questo ogni pietà da sé rimuove; + par che negli occhi avampi una facella: + e quanto può cacciar, caccia una punta. + Marfisa, mal per te, se n'eri giunta! + +58 + + Io non vi so ben dir come si fosse: + la spada andò a ferire in un cipresso, + e un palmo e più ne l'arbore cacciosse: + in modo era piantato il luogo spesso. + In quel momento il monte e il piano scosse + un gran tremuoto; e si sentì con esso + da quell'avel ch'in mezzo il bosco siede, + gran voce uscir, ch'ogni mortale eccede. + +59 + + Grida la voce orribile: — Non sia + lite tra voi: gli è ingiusto ed inumano + ch'alla sorella il fratel morte dia, + o la sorella uccida il suo germano. + Tu, mio Ruggiero, e tu, Marfisa mia, + credete al mio parlar che non è vano: + in un medesimo utero d'un seme + foste concetti, e usciste al mondo insieme. + +60 + + Concetti foste da Ruggier secondo: + vi fu Galaciella genitrice, + i cui fratelli avendole dal mondo + cacciato il genitor vostro infelice, + senza guardar ch'avesse in corpo il pondo + di voi, ch'usciste pur di lor radice, + la fer, perché s'avesse ad affogare, + s'un debol legno porre in mezzo al mare. + +61 + + Ma Fortuna che voi, ben che non nati, + avea già eletti a gloriose imprese, + fece che 'l legno ai liti inabitati + sopra le Sirti a salvamento scese; + ove, poi che nel mondo v'ebbe dati, + l'anima eletta al paradiso ascese. + Come Dio volse e fu vostro destino, + a questo caso io mi trovai vicino. + +62 + + Diedi alla madre sepoltura onesta, + qual potea darsi in sì deserta arena; + e voi teneri avolti ne la vesta + meco portai sul monte di Carena; + e mansueta uscir de la foresta + feci e lasciare i figli una leena, + de le cui poppe dieci mesi e dieci + ambi nutrir con molto studio feci. + +63 + + Un giorno che d'andar per la contrada + e da la stanza allontanar m'occorse, + vi sopravenne a caso una masnada + d'Arabi (e ricordarvene de' forse), + che te, Marfisa, tolser ne la strada, + ma non poter Ruggier, che meglio corse. + Restai de la tua perdita dolente, + e di Ruggier guardian più diligente. + +64 + + Ruggier, se ti guardò, mentre che visse, + il tuo maestro Atlante, tu lo sai. + Di te senti' predir le stelle fisse, + che tra' cristiani a tradigion morrai; + e perché il male influsso non seguisse, + tenertene lontan m'affaticai: + né ostare al fin potendo alla tua voglia, + infermo caddi, e mi mori' di doglia. + +65 + + Ma inanzi a morte, qui dove previdi + che con Marfisa aver pugna dovevi, + feci raccor con infernal sussidi + a formar questa tomba i sassi grevi; + ed a Caron dissi con alti gridi: + — Dopo morte non vo' lo spirto levi + di questo bosco, fin che non ci giugna + Ruggier con la sorella per far pugna. — + +66 + + Così lo spirto mio per le belle ombre + ha molti dì aspettato il venir vostro: + sì che mai gelosia più non t'ingombre, + o Bradamante, ch'ami Ruggier nostro. + Ma tempo è ormai che de la luce io sgombre, + e mi conduca al tenebroso chiostro. — + Qui si tacque; e a Marfisa ed alla figlia + d'Amon lasciò e a Ruggier gran maraviglia. + +67 + + Riconosce Marfisa per sorella + Ruggier con molto gaudio, ed ella lui; + e ad abbracciarsi, senza offender quella + che per Ruggiero ardea, vanno ambidui: + e rammentando de l'età novella + alcune cose: i' feci, io dissi, io fui; + vengon trovando con più certo effetto, + tutto esser ver quel c'ha lo spirto detto. + +68 + + Ruggiero alla sorella non ascose + quanto avea nel cor fissa Bradamante; + e narrò con parole affettuose + de le obligazion che le avea tante: + e non cessò, ch'in grand'amor compose + le discordie ch'insieme ebbono avante; + e fe', per segno di pacificarsi, + ch'umanamente andaro ad abbracciarsi. + +69 + + A domandar poi ritornò Marfisa + chi stato fosse, e di che gente il padre; + e chi l'avesse morto, ed a che guisa, + s'in campo chiuso o fra l'armate squadre; + e chi commesso avea che fosse uccisa + dal mar atroce la misera madre: + che se già l'avea udito da fanciulla, + or ne tenea poca memoria o nulla. + +70 + + Ruggiero incominciò, che da' Troiani + per la linea d'Ettorre erano scesi; + che poi che Astianatte de le mani + campò d'Ulisse e da li aguati tesi, + avendo un de' fanciulli coetani + per lui lasciato, uscì di quei paesi; + e dopo un lungo errar per la marina, + venne in Sicilia e dominò Messina. + +71 + + — I descendenti suoi di qua dal Faro + signoreggiar de la Calabria parte; + e dopo più successioni andaro + ad abitar ne la città di Marte. + Più d'uno imperatore e re preclaro + fu di quel sangue in Roma e in altra parte, + cominciando a Costante e a Costantino, + sino a re Carlo figlio de Pipino. + +72 + + Fu Ruggier primo e Gianbaron di questi, + Buovo, Rambaldo, al fin Ruggier secondo, + che fe', come d'Atlante udir potesti, + di nostra madre l'utero fecondo. + De la progenie nostra i chiari gesti + per l'istorie vedrai celebri al mondo. — + Seguì poi, come venne il re Agolante + con Almonte e col padre d'Agramante; + +73 + + e come menò seco una donzella + ch'era sua figlia, tanto valorosa, + che molti paladin gittò di sella; + e di Ruggiero al fin venne amorosa, + e per suo amor del padre fu ribella, + e battezzossi, e diventògli sposa. + Narrò come Beltramo traditore + per la cognata arse d'incesto amore; + +74 + + e che la patria e 'l padre e duo fratelli + tradì, così sperando acquistar lei; + aperse Risa agli nimici, e quelli + fer di lor tutti i portamenti rei; + come Agolante e i figli iniqui e felli + poser Galaciella, che di sei + mesi era grave, in mar senza governo, + quando fu tempestoso al maggior verno. + +75 + + Stava Marfisa con serena fronte + fisa al parlar che 'l suo german facea: + ed esser scesa da la bella fonte + ch'avea sì chiari rivi, si godea. + Quindi Mongrana e quindi Chiaramonte + le due progenie derivar sapea, + ch'al mondo fu molti e molt'anni e lustri + splendide, e senza par d'uomini illustri. + +76 + + Poi che 'l fratello al fin le venne a dire + che 'l padre d'Agramante e l'avo e 'l zio + Ruggiero a tradigion feron morire, + e posero la moglie a caso rio; + non lo poté più la sorella udire, + che lo 'nterroppe, e disse: — Fratel mio + (salva tua grazia), avuto hai troppo torto + a non ti vendicar del padre morto. + +77 + + Se in Almonte e in Troian non ti potevi + insanguinar, ch'erano morti inante, + dei figli vendicar tu ti dovevi. + Perché, vivendo tu, vive Agramante? + Questa è una macchia che mai non ti levi + dal viso; poi che dopo offese tante + non pur posto non hai questo re a morte, + ma vivi al soldo suo ne la sua corte. + +78 + + Io fo ben voto a Dio (ch'adorar voglio + Cristo Dio vero, ch'adorò mio padre) + che di questa armatura non mi spoglio, + fin che Ruggier non vendico e mia madre. + E vo' dolermi, e fin ora mi doglio, + di te, se più ti veggo fra le squadre + del re Agramante o d'altro signor Moro, + se non col ferro in man per danno loro. — + +79 + + Oh come a quel parlar leva la faccia + la bella Bradamante, e ne gioisce! + E conforta Ruggier che così faccia + come Marfisa sua ben l'ammonisce; + e venga a Carlo, e conoscer si faccia, + che tanto onora, lauda e riverisce + del suo padre Ruggier la chiara fama, + ch'ancor guerrier senza alcun par lo chiama. + +80 + + Ruggiero accortamente le rispose + che da principio questo far dovea; + ma per non bene aver note le cose, + come ebbe poi, tardato troppo avea. + Ora, essendo Agramante che gli pose + la spada al fianco, farebbe opra rea + dandogli morte, e saria traditore; + che già tolto l'avea per suo signore. + +81 + + Ben, come a Bradamante già promesse, + promettea a lei di tentare ogni via, + tanto ch'occasione, onde potesse + levarsi con suo onor, nascer faria. + E se già fatto non l'avea, non desse + la colpa a lui, m'al re di Tartaria, + dal qual ne la battaglia che seco ebbe, + lasciato fu, come saper si debbe. + +82 + + Ed ella ch'ogni dì gli venìa al letto, + buon testimon, quanto alcun altro, n'era. + Fu sopra questo assai risposto e detto + da l'una e da l'altra inclita guerriera. + L'ultima conclusion, l'ultimo effetto + è che Ruggier ritorni alla bandiera + del suo signor, fin che cagion gli accada, + che giustamente a Carlo se ne vada. + +83 + + — Lascialo pur andar (dicea Marfisa + a Bradamante), e non aver timore: + fra pochi giorni io farò bene in guisa + che non gli fia Agramante più signore. — + Così dice ella, né però devisa + quanto di voler fare abbia nel core. + Tolta da lor licenza, al fin Ruggiero + per tornare al suo re volgea il destriero; + +84 + + quando un pianto s'udì da le vicine + valli sonar, che li fe' tutti attenti. + A quella voce fan l'orecchie chine, + che di femina par che si lamenti. + Ma voglio questo canto abbia qui fine, + e di quel che voglio io, siate contenti; + che miglior cose vi prometto dire, + s'all'altro canto mi verrete a udire. + + + + +CANTO TRENTASETTESIMO + + +1 + + Se, come in acquistar qualch'altro dono + che senza industria non può dar Natura, + affaticate notte e dì si sono + con somma diligenza e lunga cura + le valorose donne, e se con buono + successo n'è uscit'opra non oscura; + così si fosson poste a quelli studi + ch'immortal fanno le mortal virtudi; + +2 + + e che per sé medesime potuto + avesson dar memoria alle sue lode, + non mendicar dagli scrittori aiuto, + ai quali astio ed invidia il cor sì rode, + che 'l ben che ne puon dir, spesso è taciuto, + e 'l mal, quanto ne san, per tutto s'ode; + tanto il lor nome sorgeria, che forse + viril fama a tal grado unqua non sorse. + +3 + + Non basta a molti di prestarsi l'opra + in far l'un l'altro glorioso al mondo, + ch'anco studian di far che si discuopra + ciò che le donne hanno fra lor d'immondo. + Non le vorrian lasciar venir di sopra, + e quanto puon, fan per cacciarle al fondo: + dico gli antiqui; quasi l'onor debbia + d'esse il lor oscurar, come il sol nebbia. + +4 + + Ma non ebbe e non ha mano né lingua, + formando in voce o discrivendo in carte + (quantunque il mal, quanto può, accresce e impingua, + e minuendo il ben va con ogni arte), + poter però, che de le donne estingua + la gloria sì, che non ne resti parte; + ma non già tal, che presso al segno giunga, + né ch'anco se gli accosti di gran lunga: + +5 + + ch'Arpalice non fu, non fu Tomiri, + non fu chi Turno, non chi Ettor soccorse; + non chi seguita da Sidoni e Tiri + andò per lungo mare in Libia a porse; + non Zenobia, non quella che gli Assiri, + i Persi e gl'Indi con vittoria scorse: + non fur queste e poch'altre degne sole, + di cui per arme eterna fama vole. + +6 + + E di fedeli e caste e sagge e forti + stato ne son, non pur in Grecia e in Roma, + ma in ogni parte ove fra gl'Indi e gli Orti + de le Esperide il Sol spiega la chioma: + de le quai sono i pregi agli onor morti, + sì ch'a pena di mille una si noma; + e questo, perché avuto hanno ai lor tempi + gli scrittori bugiardi, invidi ed empi. + +7 + + Non restate però, donne, a cui giova + il bene oprar, di seguir vostra via; + né da vostra alta impresa vi rimuova + tema che degno onor non vi si dia: + che, come cosa buona non si trova + che duri sempre, così ancor né ria. + Se le carte sin qui state e gl'inchiostri + per voi non sono, or sono a' tempi nostri. + +8 + + Dianzi Marullo ed il Pontan per vui + sono, e duo Strozzi, il padre e 'l figlio, stati: + c'è il Bembo, c'è il Capel, c'è chi, qual lui + vediamo, ha tali i cortigian formati: + c'è un Luigi Alaman: ce ne son dui, + di par da Marte e da le Muse amati, + ambi del sangue che regge la terra + che 'l Menzo fende e d'alti stagni serra. + +9 + + Di questi l'uno, oltre che 'l proprio istinto + ad onorarvi e a riverirvi inchina, + e far Parnasso risonare e Cinto + di vostra laude, e porla al ciel vicina; + l'amor, la fede, il saldo e non mai vinto + per minacciar di strazi e di ruina, + animo ch'Issabella gli ha dimostro, + lo fa, assai più che di se stesso, vostro: + +10 + + sì che non è per mai trovarsi stanco + di farvi onor nei suoi vivaci carmi: + e s'altri vi dà biasmo, non è ch'anco + sia più pronto di lui per pigliar l'armi: + e non ha il mondo cavallier che manco + la vita sua per la virtù rispiarmi. + Dà insieme egli materia ond'altri scriva, + e fa la gloria altrui, scrivendo, viva. + +11 + + Ed è ben degno che sì ricca donna, + ricca di tutto quel valor che possa + esser fra quante al mondo portin gonna, + mai non si sia di sua costanza mossa; + e sia stata per lui vera colonna, + sprezzando di Fortuna ogni percossa: + di lei degno egli, e degna ella di lui; + né meglio s'accoppiaro unque altri dui. + +12 + + Nuovi trofei pon su la riva d'Oglio; + ch'in mezzo a ferri, a fuochi, a navi, a ruote + ha sparso alcun tanto ben scritto foglio, + che 'l vicin fiume invidia aver gli puote. + Appresso a questo un Ercol Bentivoglio + fa chiaro il vostro onor con chiare note, + e Renato Trivulcio, e 'l mio Guidetto, + e 'l Molza, a dir di voi da Febo eletto. + +13 + + C'è 'l duca de' Carnuti Ercol, figliuolo + del duca mio, che spiega l'ali come + canoro cigno, e va cantando a volo, + e fin al cielo udir fa il vostro nome. + C'è il mio signor del Vasto, a cui non solo + di dare a mille Atene e a mille Rome + di sé materia basta, ch'anco accenna + volervi eterne far con la sua penna. + +14 + + Ed oltre a questi ed altri ch'oggi avete, + che v'hanno dato gloria e ve la danno, + voi per voi stesse dar ve la potete; + poi che molte, lasciando l'ago e 'l panno, + son con le Muse a spegnersi la sete + al fonte d'Aganippe andate, e vanno; + e ne ritornan tai, che l'opra vostra + è più bisogno a noi, ch'a voi la nostra. + +15 + + Se chi sian queste, e di ciascuna voglio + render buon conto, e degno pregio darle, + bisognerà ch'io verghi più d'un foglio, + e ch'oggi il canto mio d'altro non parle: + e s'a lodarne cinque o sei ne toglio, + io potrei l'altre offendere e sdegnarle. + Che farò dunque? Ho da tacer d'ognuna, + o pur fra tante sceglierne sol una? + +16 + + Sceglieronne una; e sceglierolla tale, + che superato avrà l'invidia in modo, + che nessun'altra potrà avere a male, + se l'altre taccio, e se lei sola lodo. + Quest'una ha non pur sé fatta immortale + col dolce stil di che il meglior non odo; + ma può qualunque di cui parli o scriva, + trar del sepolcro, e far ch'eterno viva. + +17 + + Come Febo la candida sorella + fa più di luce adorna, e più la mira, + che Venere o che Maia o ch'altra stella + che va col cielo o che da sé si gira: + così facundia, più ch'all'altre, a quella + di ch'io vi parlo, e più dolcezza spira; + e dà tal forza all'alte sue parole, + ch'orna a' dì nostri il ciel d'un altro sole. + +18 + + Vittoria è 'l nome; e ben conviensi a nata + fra le vittorie, ed a chi, o vada o stanzi, + di trofei sempre e di trionfi ornata, + la vittoria abbia seco, o dietro o inanzi. + Questa è un'altra Artemisia, che lodata + fu di pietà verso il suo Mausolo; anzi + tanto maggior, quanto è più assai bell'opra, + che por sotterra un uom, trarlo di sopra. + +19 + + Se Laodamìa se la moglier di Bruto, + s'Arria, s'Argia, s'Evadne, e s'altre molte + meritar laude per aver voluto, + morti i mariti, esser con lor sepolte; + quanto onore a Vittoria è più dovuto, + che di Lete e del rio che nove volte + l'ombre circonda, ha tratto il suo consorte, + mal grado de le Parche e de la Morte! + +20 + + S'al fiero Achille invidia de la chiara + meonia tromba il Macedonico ebbe, + quanto, invitto Francesco di Pescara, + maggior a te, se vivesse or, l'avrebbe! + che sì casta mogliere e a te sì cara + canti l'eterno onor che ti si debbe, + e che per lei sì 'l nome tuo rimbombe, + che da bramar non hai più chiare trombe. + +21 + + Se quanto dir se ne potrebbe, o quanto + io n'ho desir, volessi porre in carte, + ne direi lungamente; ma non tanto, + ch'a dir non ne restasse anco gran parte: + e di Marfisa e dei compagni intanto + la bella istoria rimarria da parte, + la quale io vi promisi di seguire, + s'in questo canto mi verreste a udire. + +22 + + Ora essendo voi qui per ascoltarmi, + ed io per non mancar de la promessa, + serberò a maggior ozio di provarmi + ch'ogni laude di lei sia da me espressa; + non perch'io creda bisognar miei carmi + a chi se ne fa copia da se stessa; + ma sol per satisfare a questo mio, + c'ho d'onorarla e di lodar, disio. + +23 + + Donne, io conchiudo in somma, ch'ogni etate + molte ha di voi degne d'istoria avute; + ma per invidia di scrittori state + non sete dopo morte conosciute: + il che più non sarà, poi che voi fate + per voi stesse immortal vostra virtute. + Se far le due cognate sapean questo, + si sapria meglio ogni lor degno gesto. + +24 + + Di Bradamante e di Marfisa dico, + le cui vittoriose inclite prove + di ritornare in luce m'affatico; + ma de le diece mancanmi le nove. + Queste ch'io so, ben volentieri esplìco; + sì perché ogni bell'opra si de', dove + occulta sia, scoprir, sì perché bramo + a voi, donne, aggradir, ch'onoro ed amo. + +25 + + Stava Ruggier, com'io vi dissi, in atto + di partirsi, ed avea commiato preso, + e dall'arbore il brando già ritratto, + che, come dianzi, non gli fu conteso; + quando un gran pianto, che non lungo tratto + era lontan, lo fe' restar sospeso; + e con le donne a quella via si mosse, + per aiutar, dove bisogno fosse. + +26 + + Spingonsi inanzi, e via più chiaro il suon ne + viene, e via più son le parole intese. + Giunti ne la vallea, trovan tre donne + che fan quel duolo, assai strane in arnese; + che fin all'ombilico ha lor le gonne + scorciate non so chi poco cortese: + e per non saper meglio elle celarsi, + sedeano in terra, e non ardian levarsi. + +27 + + Come quel figlio di Vulcan, che venne + fuor de la polve senza madre in vita, + e Pallade nutrir fe' con solenne + cura d'Aglauro, al veder troppo ardita, + sedendo, ascosi i brutti piedi tenne + su la quadriga da lui prima ordita; + così quelle tre giovani le cose + secrete lor tenean, sedendo, ascose. + +28 + + Lo spettacolo enorme e disonesto + l'una e l'altra magnanima guerriera + fe' del color che nei giardin di Pesto + esser la rosa suol da primavera. + Riguardò Bradamante, e manifesto + tosto le fu ch'Ullania una d'esse era, + Ullania che da l'Isola Perduta + in Francia messaggera era venuta: + +29 + + e riconobbe non men l'altre due; + che dove vide lei, vide esse ancora. + Ma se n'andaron le parole sue + a quella de le tre ch'ella più onora; + e le domanda chi sì iniquo fue, + e sì di legge e di costumi fuora, + che quei segreti agli occhi altrui riveli, + che, quanto può, par che Natura celi. + +30 + + Ullania che conosce Bradamante, + non meno ch'alle insegne, alla favella, + esser colei che pochi giorni inante + avea gittati i tre guerrier di sella, + narra che ad un castel poco distante + una ria gente e di pietà ribella, + oltre all'ingiuria di scorciarle i panni, + l'avea battuta e fattol'altri danni. + +31 + + Né le sa dir che de lo scudo sia, + né dei tre re che per tanti paesi + fatto le avean sì lunga compagnia: + non sa se morti, o sian restati presi; + e dice c'ha pigliata questa via, + ancor ch'andare a piè molto le pesi, + per richiamarsi de l'oltraggio a Carlo, + sperando che non sia per tolerarlo. + +32 + + Alle guerriere ed a Ruggier, che meno + non han pietosi i cor, ch'audaci e forti, + de' bei visi turbò l'aer sereno + l'udire, e più il veder sì gravi torti: + et obliando ogn'altro affar che avieno, + e senza che li prieghi o che gli esorti + la donna afflitta a far la sua vendetta, + piglian la via verso quel luogo in fretta. + +33 + + Di commune parer le sopraveste, + mosse da gran bontà, s'aveano tratte, + ch'a ricoprir le parti meno oneste + di quelle sventurate assai furo atte. + Bradamante non vuol ch'Ullania peste + le strade a piè, ch'avea a piede anco fatte, + e se la leva in groppa del destriero; + l'altra Marfisa, l'altra il buon Ruggiero. + +34 + + Ullania a Bradamante che la porta, + mostra la via che va al castel più dritta: + Bradamante all'incontro lei conforta, + che la vendicherà di chi l'ha afflitta. + Lascian la valle, e per via lunga e torta + sagliono un colle or a man manca or ritta; + e prima il sol fu dentro il mare ascoso, + che volesser tra via prender riposo. + +35 + + Trovaro una villetta che la schena + d'un erto colle, aspro a salir, tenea; + ove ebbon buono albergo e buona cena, + quale avere in quel loco si potea. + Si mirano d'intorno, e quivi piena + ogni parte di donne si vedea, + quai giovani, quai vecchie; e in tanto stuolo + faccia non v'apparia d'un uomo solo. + +36 + + Non più a Iason di maraviglia denno, + né agli Argonauti che venian con lui, + le donne che i mariti morir fenno + e i figli e i padri coi fratelli sui, + sì che per tutta l'isola di Lenno + di viril faccia non si vider dui; + che Ruggier quivi, e chi con Ruggier era + maraviglia ebbe all'alloggiar la sera. + +37 + + Fero ad Ullania ed alle damigelle + che venivan con lei, le due guerriere + la sera proveder di tre gonnelle, + se non così polite, almeno intere. + A sé chiama Ruggiero una di quelle + donne ch'abitan quivi, e vuol sapere + ove gli uomini sian, ch'un non ne vede; + ed ella a lui questa risposta diede: + +38 + + — Questa che forse è maraviglia a voi, + che tante donne senza uomini siamo, + è grave e intolerabil pena a noi, + che qui bandite misere viviamo. + E perché il duro esilio più ci annoi, + padri, figli e mariti, che sì amiamo, + aspro e lungo divorzio da noi fanno, + come piace al crudel nostro tiranno. + +39 + + Da le sue terre, le quai son vicine + a noi due leghe, e dove noi siàn nate, + qui ci ha mandato il barbaro in confine, + prima di mille scorni ingiuriate; + ed ha gli uomini nostri e noi meschine + di morte e d'ogni strazio minacciate, + se quelli a noi verranno, o gli fia detto + che noi diàn lor, venendoci, ricetto. + +40 + + Nimico è sì costui del nostro nome, + che non ci vuol, più ch'io vi dico, appresso, + né ch'a noi venga alcun de' nostri, come + l'odor l'ammorbi del femineo sesso. + Già due volte l'onor de le lor chiome + s'hanno spogliato gli alberi e rimesso, + da indi in qua che 'l rio signor vaneggia + in furor tanto: e non è chi 'l correggia; + +41 + + che 'l populo ha di lui quella paura + che maggior aver può l'uom de la morte; + ch'aggiunto al mal voler gli ha la natura + una possanza fuor d'umana sorte. + Il corpo suo di gigantea statura + è più, che di cent'altri insieme, forte. + Né pure a noi sue suddite è molesto, + ma fa alle strane ancor peggio di questo. + +42 + + Se l'onor vostro, e queste tre vi sono + punto care, ch'avete in compagnia, + più vi sarà sicuro, utile e buono + non gir più inanzi, e trovar altra via. + Questa al castel de l'uom di ch'io ragiono, + a provar mena la costuma ria + che v'ha posta il crudel con scorno e danno + di donne e di guerrier che di là vanno. + +43 + + Marganor il fellon (così si chiama + il signore, il tiran di quel castello), + del qual Nerone, o s'altri è ch'abbia fama + di crudeltà, non fu più iniquo e fello, + il sangue uman, ma 'l feminil più brama, + che 'l lupo non lo brama de l'agnello. + Fa con onta scacciar le donne tutte + da lor ria sorte a quel castel condutte. — + +44 + + Perché quell'empio in tal furor venisse, + volson le donne intendere e Ruggiero: + pregar colei, ch'in cortesia seguisse, + anzi che cominciasse il conto intero. + — Fu il signor del castel (la donna disse) + sempre crudel, sempre inumano e fiero; + ma tenne un tempo il cor maligno ascosto, + né si lasciò conoscer così tosto: + +45 + + che mentre duo suoi figli erano vivi, + molto diversi dai paterni stili, + ch'amavan forestieri, ed eran schivi + di crudeltade e degli altri atti vili; + quivi le cortesie fiorivan, quivi + i bei costumi e l'opere gentili: + che 'l padre mai, quantunque avaro fosse, + da quel che lor piacea non li rimosse. + +46 + + Le donne e i cavallier che questa via + facean talor, venian sì ben raccolti, + che si partian de l'alta cortesia + dei duo germani inamorati molti. + Amendui questi di cavalleria + parimente i santi ordini avean tolti: + Cilandro l'un, l'altro Tanacro detto, + gagliardi, arditi e di reale aspetto. + +47 + + Ed eran veramente, e sarian stati + sempre di laude degni e d'ogni onore, + s'in preda non si fossino sì dati + a quel desir che nominiamo amore; + per cui dal buon sentier fur traviati + al labirinto ed al camin d'errore; + e ciò che mai di buono aveano fatto, + restò contaminato e brutto a un tratto. + +48 + + Capitò quivi un cavallier di corte + del greco imperator, che seco avea + una sua donna di maniere accorte, + bella quanto bramar più si potea. + Cilandro in lei s'inamorò sì forte, + che morir, non l'avendo, gli parea: + gli parea che dovesse, alla partita + di lei, partire insieme la sua vita. + +49 + + E perché i prieghi non v'avriano loco, + di volerla per forza si dispose. + Armossi, e dal castel lontano un poco, + ove passar dovean, cheto s'ascose. + L'usata audacia e l'amoroso fuoco + non gli lasciò pensar troppo le cose: + sì che vedendo il cavallier venire, + l'andò lancia per lancia ad assalire. + +50 + + Al primo incontro credea porlo in terra, + portar la donna e la vittoria indietro: + ma 'l cavallier, che mastro era di guerra, + l'osbergo gli spezzò come di vetro. + Venne la nuova al padre ne la terra, + che lo fe' riportar sopra un ferètro; + e ritrovandol morto, con gran pianto + gli diè sepulcro agli antiqui avi a canto. + +51 + + Né più però né manco si contese + l'albergo e l'accoglienza a questo e a quello, + perché non men Tanacro era cortese, + né meno era gentil di suo fratello. + L'anno medesmo di lontan paese + con la moglie un baron venne al castello, + a maraviglia egli gagliardo, ed ella, + quanto si possa dir, leggiadra e bella; + +52 + + né men che bella, onesta e valorosa, + e degna veramente d'ogni loda: + il cavallier, di stirpe generosa, + di tanto ardir, quanto più d'altri s'oda. + E ben conviensi a tal valor, che cosa + di tanto prezzo e sì eccellente goda. + Olindro il cavallier da Lungavilla, + la donna nominata era Drusilla. + +53 + + Non men di questa il giovene Tanacro + arse, che 'l suo fratel di quella ardesse, + che gli fe' gustar fine acerbo ed acro + del desiderio ingiusto ch'in lei messe. + Non men di lui di violar del sacro + e santo ospizio ogni ragione ellesse, + più tosto che patir che 'l duro e forte + nuovo desir lo conducesse a morte. + +54 + + Ma perch'avea dinanzi agli occhi il tema + del suo fratel che n'era stato morto, + pensa di torla in guisa, che non tema + ch'Olindro s'abbia a vendicar del torto. + Tosto s'estingue in lui, non pur si scema + quella virtù su che solea star sorto; + ché non lo sommergean dei vizi l'acque, + de le quai sempre al fondo il padre giacque. + +55 + + Con gran silenzio fece quella notte + seco raccor da vent'uomini armati; + e lontan dal castel, fra certe grotte + che si trovan tra via, messe gli aguati. + Quivi ad Olindro il dì le strade rotte, + e chiusi i passi fur da tutti i lati; + e ben che fe' lunga difesa e molta, + pur la moglie e la vita gli fu tolta. + +56 + + Ucciso Olindro, ne menò captiva + la bella donna, addolorata in guisa, + ch'a patto alcun restar non volea viva, + e di grazia chiedea d'essere uccisa. + Per morir si gittò giù d'una riva + che vi trovò sopra un vallone assisa; + e non poté morir, ma con la testa + rotta rimase, e tutta fiacca e pesta. + +57 + + Altrimente Tanacro riportarla + a casa non poté che s'una bara. + Fece con diligenza medicarla; + che perder non volea preda sì cara. + E mentre che s'indugia a risanarla, + di celebrar le nozze si prepara: + ch'aver sì bella donna e sì pudica + debbe nome di moglie, e non d'amica. + +58 + + Non pensa altro Tanacro, altro non brama, + d'altro non cura, e d'altro mai non parla. + Si vede averla offesa, e se ne chiama + in colpa, e ciò che può, fa d'emendarla. + Ma tutto è invano: quanto egli più l'ama, + quanto più s'affatica di placarla, + tant'ella odia più lui, tanto è più forte, + tanto è più ferma in voler porlo a morte. + +59 + + Ma non però quest'odio così ammorza + la conoscenza in lei, che non comprenda + che, se vuol far quanto disegna, è forza + che simuli, ed occulte insidie tenda; + e che 'l desir sotto contraria scorza + (il quale è sol come Tanacro offenda) + veder gli faccia; e che si mostri tolta + dal primo amore, e tutto a lui rivolta. + +60 + + Simula il viso pace; ma vendetta + chiama il cor dentro, e ad altro non attende. + Molte cose rivolge, alcune accetta, + altre ne lascia, ed altre in dubbio appende. + Le par che quando essa a morir si metta, + avrà il suo intento; e quivi al fin s'apprende. + E dove meglio può morire, o quando, + che 'l suo caro marito vendicando? + +61 + + Ella si mostra tutta lieta, e finge + di queste nozze aver sommo disio; + e ciò che può indugiarle, a dietro spinge, + non ch'ella mostri averne il cor restio. + Più de l'altre s'adorna e si dipinge: + Olindro al tutto par messo in oblio. + Ma che sian fatte queste nozze vuole, + come ne la sua patria far si suole. + +62 + + Non era però ver che questa usanza + che dir volea, ne la sua patria fosse: + ma, perché in lei pensier mai non avanza, + che spender possa altrove, imaginosse + una bugia, la qual le diè speranza + di far morir chi 'l suo signor percosse: + e disse di voler le nozze a guisa + de la sua patria, e 'l modo gli devisa. + +63 + + — La vedovella che marito prende, + deve, prima (dicea) ch'a lui s'appresse, + placar l'alma del morto ch'ella offende, + facendo celebrargli offici e messe, + in remission de le passate mende, + nel tempio ove di quel son l'ossa messe; + e dato fin ch'al sacrificio sia, + alla sposa l'annel lo sposo dia: + +64 + + ma ch'abbia in questo mezzo il sacerdote + sul vino ivi portato a tale effetto + appropriate orazion devote, + sempre il liquor benedicendo, detto; + indi che 'l fiasco in una coppa vote, + e dia alli sposi il vino benedetto: + ma portare alla sposa il vino tocca, + ed esser prima a porvi su la bocca. — + +65 + + Tanacro, che non mira quanto importe + ch'ella le nozze alla sua usanza faccia, + le dice: — Pur che 'l termine si scorte + d'essere insieme, in questo si compiaccia. — + Né s'avede il meschin ch'essa la morte + d'Olindro vendicar così procaccia, + e sì la voglia ha in uno oggetto intensa, + che sol di quello, e mai d'altro non pensa. + +66 + + Avea seco Drusilla una sua vecchia, + che seco presa, seco era rimasa. + A sé chiamolla, e le disse all'orecchia, + sì che non poté udire uomo di casa: + — Un subitano tosco m'apparecchia, + qual so che sai comporre, e me lo invasa; + c'ho trovato la via di vita torre + il traditor figliuol di Marganorre. + +67 + + E me so come, e te salvar non meno: + ma diferisco a dirtelo più ad agio. — + Andò la vecchia, e apparecchiò il veneno, + ed acconciollo, e ritornò al palagio. + Di vin dolce di Candia un fiasco pieno + trovò da por con quel succo malvagio, + e lo serbò pel giorno de le nozze; + ch'omai tutte l'indugie erano mozze. + +68 + + Lo statuito giorno al tempio venne, + di gemme ornata e di leggiadre gonne, + ove d'Olindro, come gli convenne, + fatto avea l'arca alzar su due colonne. + Quivi l'officio si cantò solenne: + trasseno a udirlo tutti, uomini e donne, + e lieto Marganor più de l'usato, + venne col figlio e con gli amici a lato. + +69 + + Tosto ch'al fin le sante esequie foro, + e fu col tosco il vino benedetto, + il sacerdote in una coppa d'oro + lo versò, come avea Drusilla detto. + Ella ne bebbe quanto al suo decoro + si conveniva, e potea far l'effetto: + poi diè allo sposo con viso giocondo + il nappo; e quel gli fe' apparire il fondo. + +70 + + Renduto il nappo al sacerdote, lieto + per abbracciar Drusilla apre le braccia. + Or quivi il dolce stile e mansueto + in lei si cangia e quella gran bonaccia. + Lo spinge a dietro, e gli ne fa divieto, + e par ch'arda negli occhi e ne la faccia; + e con voce terribile e incomposta + gli grida: — Traditor, da me ti scosta! + +71 + + Tu dunque avrai da me solazzo e gioia, + io lagrime da te, martìri e guai? + Io vo' per le mie man ch'ora tu muoia: + questo è stato venen, se tu nol sai. + Ben mi duol c'hai troppo onorato boia, + che troppo lieve e facil morte fai; + che mani e pene io non so sì nefande, + che fosson pari al tuo peccato grande. + +72 + + Mi duol di non vedere in questa morte + il sacrificio mio tutto perfetto: + che s'io 'l poteva far di quella sorte + ch'era il disio, non avria alcun difetto. + Di ciò mi scusi il dolce mio consorte: + riguardi al buon volere, e l'abbia accetto; + che non potendo come avrei voluto, + io t'ho fatto morir come ho potuto. + +73 + + E la punizion che qui, secondo + il desiderio mio, non posso darti, + spero l'anima tua ne l'altro mondo + veder patire; ed io starò a mirarti. — + Poi disse, alzando con viso giocondo + i turbidi occhi alle superne parti: + — Questa vittima, Olindro, in tua vendetta + col buon voler de la tua moglie accetta; + +74 + + ed impetra per me dal Signor nostro + grazia, ch'in paradiso oggi io sia teco. + Se ti dirà che senza merto al vostro + regno anima non vien, di' ch'io l'ho meco; + che di questo empio e scelerato mostro + le spoglie opime al santo tempio arreco. + E che merti esser puon maggior di questi, + spegner sì brutte e abominose pesti? — + +75 + + Finì il parlare insieme con la vita; + e morta anco parea lieta nel volto + d'aver la crudeltà così punita + di chi il caro marito le avea tolto. + Non so se prevenuta, o se seguita + fu da lo spirto di Tanacro sciolto: + fu prevenuta, credo; ch'effetto ebbe + prima il veneno in lui, perché più bebbe. + +76 + + Marganor che cader vede il figliuolo, + e poi restar ne le sue braccia estinto, + fu per morir con lui, dal grave duolo + ch'alla sprovista lo trafisse, vinto. + Duo n'ebbe un tempo, or si ritrova solo: + due femine a quel termine l'han spinto. + La morte a l'un da l'una fu causata; + e l'altra all'altro di sua man l'ha data. + +77 + + Amor, pietà, sdegno, dolore ed ira, + disio di morte e di vendetta insieme + quell'infelice ed orbo padre aggira, + che, come il mar che turbi il vento, freme. + Per vendicarsi va a Drusilla, e mira + che di sua vita ha chiuse l'ore estreme; + e come il punge e sferza l'odio ardente, + cerca offendere il corpo che non sente. + +78 + + Qual serpe che ne l'asta ch'alla sabbia + la tenga fissa, indarno i denti metta; + o qual mastin ch'al ciottolo che gli abbia + gittato il viandante, corra in fretta, + e morda invano con stizza e con rabbia, + né se ne voglia andar senza vendetta: + tal Marganor d'ogni mastin, d'ogni angue + via più crudel, fa contra il corpo esangue. + +79 + + E poi che per stracciarlo e farne scempio + non si sfoga il fellon né disacerba, + vien fra le donne di che è pieno il tempio, + né più l'una de l'altra ci riserba; + ma di noi fa col brando crudo ed empio + quel che fa con la falce il villan d'erba. + Non vi fu alcun ripar, ch'in un momento + trenta n'uccise, e ne ferì ben cento. + +80 + + Egli da la sua gente è sì temuto, + ch'uomo non fu ch'ardisse alzar la testa. + Fuggon le donne col popul minuto + fuor de la chiesa, e chi può uscir, non resta. + Quel pazzo impeto al fin fu ritenuto + dagli amici con prieghi e forza onesta, + e lasciando ogni cosa in pianto al basso, + fatto entrar ne la rocca in cima al sasso. + +81 + + E tuttavia la colera durando, + di cacciar tutte per partito prese; + poi che gli amici e 'l populo pregando, + che non ci uccise a fatto, gli contese: + e quel medesmo dì fe' andare un bando, + che tutte gli sgombrassimo il paese; + e darci qui gli piacque le confine. + Misera chi al castel più s'avvicine! + +82 + + Da le mogli così furo i mariti, + da le madri così i figli divisi. + S'alcuni sono a noi venire arditi, + nol sappia già chi Marganor n'avisi; + che di multe gravissime puniti + n'ha molti, e molti crudelmente uccisi. + Al suo castello ha poi fatto una legge, + di cui peggior non s'ode né si legge. + +83 + + Ogni donna che trovin ne la valle, + la legge vuol (ch'alcuna pur vi cade) + che percuotan con vimini alle spalle, + e la faccian sgombrar queste contrade: + ma scorciar prima i panni, e mostrar falle + quel che Natura asconde ed Onestade; + e s'alcuna vi va, ch'armata scorta + abbia di cavallier, vi resta morta. + +84 + + Quelle c'hanno per scorta cavallieri, + son da questo nimico di pietate, + come vittime, tratte ai cimiteri + dei morti figli, e di sua man scannate. + Leva con ignominia arme e destrieri, + e poi caccia in prigion chi l'ha guidate: + e lo può far; che sempre notte e giorno + si trova più di mille uomini intorno. + +85 + + E dir di più vi voglio ancora, ch'esso, + s'alcun ne lascia, vuol che prima giuri + su l'ostia sacra, che 'l femineo sesso + in odio avrà fin che la vita duri. + Se perder queste donne e voi appresso + dunque vi pare, ite a veder quei muri + ove alberga il fellone, e fate prova + s'in lui più forza o crudeltà si trova. — + +86 + + Così dicendo, le guerriere mosse + prima a pietade, e poscia a tanto sdegno, + che se, come era notte, giorno fosse, + sarian corse al castel senza ritegno. + La bella compagnia quivi pososse; + e tosto che l'Aurora fece segno + che dar dovesse al Sol loco ogni stella, + ripigliò l'arme e si rimesse in sella. + +87 + + Già sendo in atto di partir, s'udiro + le strade risonar dietro le spalle + d'un lungo calpestio, che gli occhi in giro + fece a tutti voltar giù ne la valle. + E lungi quanto esser potrebbe un tiro + di mano, andar per uno istretto calle + vider da forse venti armati in schiera, + di che parte in arcion, parte a pied'era; + +88 + + e che traean con lor sopra un cavallo + donna ch'al viso aver parea molt'anni, + a guisa che si mena un che per fallo + a fuoco o a ceppo o a laccio si condanni: + la qual fu, non ostante l'intervallo, + tosto riconosciuta al viso e ai panni. + La riconobber queste de la villa + esser la cameriera di Drusilla: + +89 + + la cameriera che con lei fu presa + dal rapace Tanacro, come ho detto, + ed a chi fu dipoi data l'impresa + di quel venen che fe' 'l crudele effetto. + Non era entrata ella con l'altre in chiesa; + che di quel che seguì stava in sospetto: + anzi in quel tempo, de la villa uscita, + ove esser sperò salva, era fugita. + +90 + + Avuto Marganor poi di lei spia, + la qual s'era ridotta in Ostericche, + non ha cessato mai di cercar via + come in man l'abbia, acciò l'abruci o impicche: + e finalmente l'Avarizia ria, + mossa da doni e da proferte ricche, + ha fatto ch'un baron, ch'assicurata + l'avea in sua terra, a Marganor l'ha data: + +91 + + e mandata glie l'ha fin a Costanza + sopra un somier, come la merce s'usa, + legata e stretta, e toltole possanza + di far parole, e in una cassa chiusa: + onde poi questa gente l'ha ad istanza + de l'uom ch'ogni pietade ha da sé esclusa, + quivi condotta con disegno ch'abbia + l'empio a sfogar sopra di lei sua rabbia. + +92 + + Come il gran fiume che di Vesulo esce, + quanto più inanzi e verso il mar discende, + e che con lui Lambra e Ticin si mesce, + ed Ada e gli altri onde tributo prende, + tanto più altiero e impetuoso cresce; + così Ruggier, quante più colpe intende + di Marganor, così le due guerriere + se gli fan contra più sdegnose e fiere. + +93 + + Elle fur d'odio, elle fur d'ira tanta + contra il crudel, per tante colpe, accese, + che di punirlo, mal grado di quanta + gente egli avea, conclusion si prese. + Ma dargli presta morte troppo santa + pena lor parve e indegna a tante offese; + ed era meglio fargliela sentire, + fra strazio prolungandola e martìre. + +94 + + Ma prima liberar la donna è onesto, + che sia condotta da quei birri a morte. + Lentar di briglia col calcagno presto + fece a' presti destrier far le vie corte. + Non ebbon gli assaliti mai di questo + uno incontro più acerbo né più forte; + sì che han di grazia di lasciar gli scudi + e la donna e l'arnese, e fuggir nudi: + +95 + + sì come il lupo che di preda vada + carco alla tana, e quando più si crede + d'esser sicur, dal cacciator la strada + e da' suoi cani attraversar si vede, + getta la soma, e dove appar men rada + la scura macchia inanzi, affretta il piede. + Già men presti non fur quelli a fuggire, + che li fusson quest'altri ad assalire. + +96 + + Non pur la donna e l'arme vi lasciaro, + ma de' cavalli ancor lasciaron molti, + e da rive e da grotte si lanciaro, + parendo lor così d'esser più sciolti. + Il che alle donne ed a Ruggier fu caro; + che tre di quei cavalli ebbono tolti + per portar quelle tre che 'l giorno d'ieri + feron sudar le groppe ai tre destrieri. + +97 + + Quindi espediti segueno la strada + verso l'infame e dispietata villa. + Voglion che seco quella vecchia vada, + per veder la vendetta di Drusilla. + Ella che teme che non ben le accada, + lo niega indarno, e piange e grida e strilla; + ma per forza Ruggier la leva in groppa + del buon Frontino, e via con lei galoppa. + +98 + + Giunseno in somma onde vedeano al basso + di molte case un ricco borgo e grosso, + che non serrava d'alcun lato il passo, + perché né muro intorno avea né fosso. + Avea nel mezzo un rilevato sasso + ch'un'alta rocca sostenea sul dosso. + A quella si drizzar con gran baldanza, + ch'esser sapean di Marganor la stanza. + +99 + + Tosto che son nel borgo, alcuni fanti + che v'erano alla guardia de l'entrata, + dietro chiudon la sbarra, e già davanti + veggion che l'altra uscita era serrata: + ed ecco Marganorre, e seco alquanti + a piè e a cavallo, e tutta gente armata; + che con brevi parole, ma orgogliose, + la ria costuma di sua terra espose. + +100 + + Marfisa, la qual prima avea composta + con Bradamante e con Ruggier la cosa, + gli spronò incontro in cambio di risposta; + e com'era possente e valorosa, + senza ch'abbassi lancia, o che sia posta + in opra quella spada sì famosa, + col pugno in guisa l'elmo gli martella, + che lo fa tramortir sopra la sella. + +101 + + Con Marfisa la giovane di Francia + spinge a un tempo il destrier, né Ruggier resta + ma con tanto valor corre la lancia, + che sei, senza levarsela di resta, + n'uccide, uno ferito ne la pancia, + duo nel petto, un nel collo, un ne la testa: + nel sesto che fuggia l'asta si roppe, + ch'entrò alle schene e riuscì alle poppe. + +102 + + La figliuola d'Amon quanti ne tocca + con la sua lancia d'or, tanti n'atterra: + fulmine par, che 'l cielo ardendo scocca, + che ciò ch'incontra, spezza e getta a terra. + Il popul sgombra, chi verso la rocca, + chi verso il piano; altri si chiude e serra, + chi ne le chiese e chi ne le sue case; + né, fuor che morti, in piazza uomo rimase. + +103 + + Marfisa Marganorre avea legato + intanto con le man dietro alle rene, + ed alla vecchia di Drusilla dato, + ch'appagata e contenta se ne tiene. + D'arder quel borgo poi fu ragionato, + s'a penitenza del suo error non viene: + levi la legge ria di Marganorre, + e questa accetti, ch'essa vi vuol porre. + +104 + + Non fu già d'ottener questo fatica; + con quella gente, oltre al timor ch'avea + che più faccia Marfisa che non dica, + ch'uccider tutti ed abbruciar volea, + di Marganorre affatto era nimica + e de la legge sua crudele e rea. + Ma 'l populo facea come i più fanno, + ch'ubbidiscon più a quei che più in odio hanno. + +105 + + Però che l'un de l'altro non si fida, + e non ardisce conferir sua voglia, + lo lascian ch'un bandisca, un altro uccida, + a quel l'avere, a questo l'onor toglia. + Ma il cor che tace qui, su nel ciel grida, + fin che Dio e santi alla vendetta invoglia; + la qual, se ben tarda a venir, compensa + l'indugio poi con punizione immensa. + +106 + + Or quella turba d'ira e d'odio pregna + con fatti e con mal dir cerca vendetta: + com'è in proverbio, ognun corre a far legna + all'arbore che 'l vento in terra getta. + Sia Marganorre esempio di chi regna; + che chi mal opra, male al fine aspetta. + Di vederlo punir de' suoi nefandi + peccati, avean piacer piccioli e grandi. + +107 + + Molti a chi fur le mogli o le sorelle + o le figlie o le madri da lui morte, + non più celando l'animo ribelle, + correan per dargli di lor man la morte: + e con fatica lo difeser quelle + magnanime guerriere e Ruggier forte; + che disegnato avean farlo morire + d'affanno, di disagio e di martire. + +108 + + A quella vecchia che l'odiava quanto + femina odiare alcun nimico possa, + nudo in mano lo dier, legato tanto, + che non si scioglierà per una scossa; + ed ella, per vendetta del suo pianto, + gli andò facendo la persona rossa + con un stimulo aguzzo ch'un villano, + che quivi si trovò, le pose in mano. + +109 + + La messaggera e le sue giovani anco, + che quell'onta non son mai per scordarsi, + non s'hanno più a tener le mani al fianco, + né meno che la vecchia, a vendicarsi; + ma sì è il desir d'offenderlo, che manco + viene il potere, e pur vorrian sfogarsi: + chi con sassi il percuote, chi con l'unge; + altra lo morde, altra cogli aghi il punge. + +110 + + Come torrente che superbo faccia + lunga pioggia talvolta o nievi sciolte, + va ruinoso, e giù da' monti caccia + gli arbori e i sassi e i campi e le ricolte; + vien tempo poi, che l'orgogliosa faccia + gli cade, e sì le forze gli son tolte, + ch'un fanciullo, una femina per tutto + passar lo puote, e spesso a piede asciutto: + +111 + + così già fu che Marganorre intorno + fece tremar, dovunque udiasi il nome; + or venuto è chi gli ha spezzato il corno + di tanto orgoglio, e sì le forze dome, + che gli puon far sin a' bambini scorno, + chi pelargli la barba e chi le chiome. + Quindi Ruggiero e le donzelle il passo + alla rocca voltar, ch'era sul sasso. + +112 + + La diè senza contrasto in poter loro + chi v'era dentro, e così i ricchi arnesi, + ch'in parte messi a sacco, in parte foro + dati ad Ullania ed a' compagni offesi. + Ricovrato vi fu lo scudo d'oro, + e quei tre re ch'avea il tiranno presi, + li quai venendo quivi, come parmi + d'avervi detto, erano a piè senz'armi; + +113 + + perché dal dì che fur tolti di sella + da Bradamante, a piè sempre eran iti + senz'arme, in compagnia de la donzella + la qual venìa da sì lontani liti. + Non so se meglio o peggio fu di quella, + che di lor armi non fusson guerniti. + Era ben meglio esser da lor difesa; + ma peggio assai, se ne perdean l'impresa: + +114 + + perché stata saria, com'eran tutte + quelle ch'armate avean seco le scorte, + al cimitero misere condutte + dei due fratelli, e in sacrificio morte. + Gli è pur men che morir, mostrar le brutte + e disoneste parti, duro e forte; + e sempre questo e ogn'altro obbrobrio amorza + il poter dir che le sia fatto a forza. + +115 + + Prima ch'indi si partan le guerriere, + fan venir gli abitanti a giuramento, + che daranno i mariti alle mogliere + de la terra e del tutto il reggimento; + e castigato con pene severe + sarà chi contrastare abbia ardimento. + In somma quel ch'altrove è del marito, + che sia qui de la moglie è statuito. + +116 + + Poi si feccion promettere ch'a quanti + mai verrian quivi, non darian ricetto, + o fosson cavallieri, o fosson fanti, + né 'ntrar li lascerian pur sotto un tetto, + se per Dio non giurassino e per santi, + o s'altro giuramento v'è più stretto, + che sarian sempre de le donne amici, + e dei nimici lor sempre nimici; + +117 + + e s'avranno in quel tempo, e se saranno, + tardi o più tosto, mai per aver moglie, + che sempre a quelle sudditi saranno, + e ubbidienti a tutte le lor voglie. + Tornar Marfisa, prima ch'esca l'anno, + disse, e che perdan gli arbori le foglie; + e se la legge in uso non trovasse, + fuoco e ruina il borgo s'aspettasse. + +118 + + Né quindi si partir, che de l'immondo + luogo dov'era, fer Drusilla torre, + e col marito in uno avel, secondo + ch'ivi potean più riccamente porre. + La vecchia facea intanto rubicondo + con lo stimulo il dosso a Marganorre: + sol si dolea di non aver tal lena, + che potesse non dar triegua alla pena. + +119 + + L'animose guerriere a lato un tempio + videno quivi una colonna in piazza, + ne la qual fatt'avea quel tiranno empio + scriver la legge sua crudele e pazza. + Elle, imitando d'un trofeo l'esempio, + lo scudo v'attaccaro e la corazza + di Marganorre e l'elmo; e scriver fenno + la legge appresso, ch'esse al loco denno. + +120 + + Quivi s'indugiar tanto, che Marfisa + fe' por la legge sua ne la colonna, + contraria a quella che già v'era incisa + a morte ed ignominia d'ogni donna. + Da questa compagnia restò divisa + quella d'Islanda, per rifar la gonna; + che comparire in corte obbrobrio stima, + se non si veste ed orna come prima. + +121 + + Quivi rimase Ullania; e Marganorre + di lei restò in potere: ed essa poi, + perché non s'abbia in qualche modo a sciorre, + e le donzelle un'altra volta annoi, + lo fe' un giorno saltar giù d'una torre, + che non fe' il maggior salto a' giorni suoi. + Non più di lei, né più dei suoi si parli, + ma de la compagnia che va verso Arli. + +122 + + Tutto quel giorno, e l'altro fin appresso + l'ora di terza andaro; e poi che furo + giunti dove in due strade è il camin fesso + (l'una va al campo, e l'altra d'Arli al muro), + tornar gli amanti ad abbracciarsi, e spesso + a tor commiato, e sempre acerbo e duro. + Al fin le donne in campo, e in Arli è gito + Ruggiero; ed io il mio canto ho qui finito. + + + + +CANTO TRENTOTTESIMO + + +1 + + Cortesi donne, che benigna udienza + date a' miei versi, io vi veggo al sembiante, + che quest'altra sì subita partenza + che fa Ruggier da la sua fida amante, + vi dà gran noia, e avete displicenza + poco minor ch'avesse Bradamante; + e fate anco argumento ch'esser poco + in lui dovesse l'amoroso fuoco. + +2 + + Per ogni altra cagion ch'allontanato + contra la voglia d'essa se ne fusse, + ancor ch'avesse più tesor sperato + che Creso o Crasso insieme non ridusse, + io crederia con voi, che penetrato + non fosse al cor lo stral che lo percusse; + ch'un almo gaudio, un così gran contento + non potrebbe comprare oro né argento. + +3 + + Pur, per salvar l'onor, non solamente + d'escusa, ma di laude è degno ancora; + per salvar, dico, in caso ch'altrimente + facendo, biasmo ed ignominia fôra: + e se la donna fosse renitente + ed ostinata in fargli far dimora, + darebbe di sé indizio e chiaro segno + o d'amar poco o d'aver poco ingegno. + +4 + + Che se l'amante de l'amato deve + la vita amar più de la propria, o tanto + (io parlo d'uno amante a cui non lieve + colpo d'Amor passò più là del manto); + al piacer tanto più, ch'esso riceve, + l'onor di quello antepor deve, quanto + l'onore è di più pregio che la vita, + ch'a tutti altri piaceri è preferita. + +5 + + Fece Ruggiero il debito a seguire + il suo signor, che non se ne potea, + se non con ignominia, dipartire; + che ragion di lasciarlo non avea. + E s'Almonte gli fe' il padre morire, + tal colpa in Agramante non cadea; + ch'in molti effetti avea con Ruggier poi + emendato ogni error dei maggior suoi. + +6 + + Farà Ruggiero il debito a tornare + al suo signore; ed ella ancor lo fece, + che sforzar non lo volse di restare, + come potea, con iterata prece. + Ruggier potrà alla donna satisfare + a un altro tempo, s'or non satisfece: + ma all'onor, chi gli manca d'un momento, + non può in cento anni satisfar né in cento. + +7 + + Torna Ruggiero in Arli, ove ha ritratta + Agramante la gente che gli avanza. + Bradamante e Marfisa, che contratta + col parentado avean grande amistanza, + andaro insieme ove re Carlo fatta + la maggior prova avea di sua possanza, + sperando, o per battaglia o per assedio, + levar di Francia così lungo tedio. + +8 + + Di Bradamante, poi che conosciuta + in campo fu, si fe' letizia e festa: + ognun la riverisce e la saluta; + ed ella a questo e a quel china la testa. + Rinaldo, come udì la sua venuta, + le venne incontra; né Ricciardo resta + né Ricciardetto od altri di sua gente, + e la raccoglion tutti allegramente. + +9 + + Come s'intese poi che la compagna + era Marfisa, in arme sì famosa, + che dal Cataio ai termini di Spagna + di mille chiare palme iva pomposa; + non è povero o ricco che rimagna + nel padiglion: la turba disiosa + vien quinci e quindi, e s'urta, storpia e preme + sol per veder sì bella coppia insieme. + +10 + + A Carlo riverenti appresentarsi. + Questo fu il primo dì (scrive Turpino) + che fu vista Marfisa inginocchiarsi; + che sol le parve il figlio di Pipino + degno, a cui tanto onor dovesse farsi, + tra quanti, o mai nel popul saracino + o nel cristiano, imperatori e regi + per virtù vide o per ricchezza egregi. + +11 + + Carlo benignamente la raccolse, + e le uscì incontra fuor dei padiglioni; + e che sedesse a lato suo poi volse + sopra tutti re, principi e baroni. + Si diè licenza a chi non se la tolse; + sì che tosto restaro in pochi e buoni: + restaro i paladini e i gran signori; + la vilipesa plebe andò di fuori. + +12 + + Marfisa cominciò con grata voce: + — Eccelso, invitto e glorioso Augusto, + che dal mar Indo alla Tirinzia foce, + dal bianco Scita all'Etiope adusto + riverir fai la tua candida croce, + né di te regna il più saggio o 'l più giusto; + tua fama, ch'alcun termine non serra, + qui tratto m'ha fin da l'estrema terra. + +13 + + E, per narrarti il ver, sola mi mosse + invidia, e sol per farti guerra io venni, + acciò che sì possente un re non fosse, + che non tenesse la legge ch'io tenni. + Per questo ho fatto le campagne rosse + del cristian sangue; ed altri fieri cenni + era per farti da crudel nimica, + se non cadea chi mi t'ha fatto amica. + +14 + + Quando nuocer pensai più alle tue squadre, + io trovo (e come sia dirò più adagio) + che 'l bon Ruggier di Risa fu mio padre, + tradito a torto dal fratel malvagio. + Portommi in corpo mia misera madre + di là dal mare, e nacqui in gran disagio. + Nutrimmi un mago infin al settimo anno, + a cui gli Arabi poi rubata m'hanno. + +15 + + E mi vendero in Persia per ischiava + a un re che poi cresciuta io posi a morte; + che mia virginità tor mi cercava. + Uccisi lui con tutta la sua corte; + tutta cacciai la sua progenie prava, + e presi il regno; e tal fu la mia sorte, + che diciotto anni d'uno o di due mesi + io non passai, che sette regni presi. + +16 + + E di tua fama invidiosa, come + io t'ho già detto, avea fermo nel core + la grande altezza abbatter del tuo nome: + forse il faceva, o forse era in errore. + Ma ora avvien che questa voglia dome, + e faccia cader l'ale al mio furore, + l'aver inteso, poi che qui son giunta, + come io ti son d'affinità congiunta. + +17 + + E come il padre mio parente e servo + ti fu, ti son parente e serva anch'io: + e quella invidia e quell'odio protervo + il qual io t'ebbi un tempo, or tutto oblio; + anzi contra Agramante io lo riservo, + e contra ogn'altro che sia al padre o al zio + di lui stato parente, che fur rei + di porre a morte i genitori miei. — + +18 + + E seguitò, voler cristiana farsi, + e dopo ch'avrà estinto il re Agramante, + voler piacendo a Carlo, ritornarsi + a battezzare il suo regno in Levante; + ed indi contra tutto il mondo armarsi, + ove Macon s'adori e Trivigante; + e con promission, ch'ogni suo acquisto + sia de l'Impero e de la fé di Cristo. + +19 + + L'imperator, che non meno eloquente + era, che fosse valoroso e saggio, + molto esaltando la donna eccellente, + e molto il padre e molto il suo lignaggio, + rispose ad ogni parte umanamente, + e mostrò in fronte aperto il suo coraggio; + e conchiuse ne l'ultima parola, + per parente accettarla e per figliuola. + +20 + + E qui si leva, e di nuovo l'abbraccia, + e, come figlia, bacia ne la fronte. + Vengono tutti con allegra faccia + quei di Mongrana e quei di Chiaramonte. + Lungo a dir fôra, quanto onor le faccia + Rinaldo, che di lei le prove conte + vedute avea più volte al paragone, + quando Albracca assediar col suo girone. + +21 + + Lungo a dir fôra, quanto il giovinetto + Guidon s'allegri di veder costei, + Aquilante e Grifone e Sansonetto + ch'alla città crudel furon con lei; + Malagigi e Viviano e Ricciardetto, + ch'all'occision de' Maganzesi rei + e di quei venditori empi di Spagna + l'aveano avuta sì fedel compagna. + +22 + + Apparecchiar per lo seguente giorno, + ed ebbe cura Carlo egli medesmo, + che fosse un luogo riccamente adorno, + ove prendesse Marfisa battesmo. + I vescovi e gran chierici d'intorno, + che le leggi sapean del cristianesmo, + fece raccorre, acciò da lor in tutta + la santa fé fosse Marfisa istrutta. + +23 + + Venne in pontificale abito sacro + l'arcivesco Turpino, e battizzolla: + Carlo dal salutifero lavacro + con cerimonie debite levolla. + Ma tempo è ormai ch'al capo voto e macro + di senno si soccorra con l'ampolla, + con che dal ciel più basso ne venìa + il duca Astolfo sul carro d'Elia. + +24 + + Sceso era Astolfo dal giro lucente + alla maggiore altezza de la terra, + con la felice ampolla che la mente + dovea sanare al gran mastro di guerra. + Un'erba quivi di virtù eccellente + mostra Giovanni al duca d'Inghilterra: + con essa vuol ch'al suo ritorno tocchi + al re di Nubia e gli risani gli occhi; + +25 + + acciò per questi e per li primi merti + gente gli dia con che Biserta assaglia. + E come poi quei populi inesperti + armi ed acconci ad uso di battaglia, + e senza danno passi pei deserti + ove l'arena gli uomini abbarbaglia, + a punto a punto l'ordine che tegna, + tutto il vecchio santissimo gl'insegna. + +26 + + Poi lo fe' rimontar su quello alato + che di Ruggiero, e fu prima d'Atlante. + Il paladin lasciò, licenziato + da San Giovanni, le contrade sante; + e secondando il Nilo a lato a lato, + tosto i Nubi apparir si vide inante; + e ne la terra che del regno è capo + scese da l'aria, e ritrovò il Senapo. + +27 + + Molto fu il gaudio e molta fu la gioia + che portò a quel signor nel suo ritorno; + che ben si raccordava de la noia + che gli avea tolta, de l'arpie, d'intorno. + Ma poi che la grossezza gli discuoia + di quello umor che già gli tolse il giorno, + e che gli rende la vista di prima, + l'adora e cole, e come un Dio sublima: + +28 + + sì che non pur la gente che gli chiede + per muover guerra al regno di Biserta, + ma centomila sopra gli ne diede, + e gli fe' ancor di sua persona offerta. + La gente a pena, ch'era tutta a piede, + potea capir ne la campagna aperta; + che di cavalli ha quel paese inopia, + ma d'elefanti e de camelli copia. + +29 + + La notte inanzi il dì che a suo camino + l'esercito di Nubia dovea porse, + montò su l'ippogrifo il paladino, + e verso mezzodì con fretta corse, + tanto che giunse al monte che l'austrino + vento produce e spira contra l'Orse. + Trovò la cava, onde per stretta bocca, + quando si desta, il furioso scocca. + +30 + + E come raccordògli il suo maestro, + avea seco arrecato un utre voto, + il qual, mentre ne l'antro oscuro e alpestro, + affaticato dorme il fiero Noto, + allo spiraglio pon tacito e destro: + ed è l'aguato in modo al vento ignoto, + che, credendosi uscir fuor la dimane, + preso e legato in quello utre rimane. + +31 + + Di tanta preda il paladino allegro, + ritorna in Nubia, e la medesma luce + si pone a caminar col popul negro, + e vettovaglia dietro si conduce. + A salvamento con lo stuolo integro + verso l'Atlante il glorioso duce + pel mezzo vien de la minuta sabbia, + senza temer che 'l vento a nuocer gli abbia. + +32 + + E giunto poi di qua dal giogo, in parte + onde il pian si discuopre e la marina, + Astolfo elegge la più nobil parte + del campo, e la meglio atta a disciplina; + e qua e là per ordine la parte + a piè d'un colle, ove nel pian confina. + Quivi la lascia, e su la cima ascende + in vista d'uom ch'a gran pensieri intende. + +33 + + Poi che, inchinando le ginocchia, fece + al santo suo maestro orazione, + sicuro che sia udita la sua prece, + copia di sassi a far cader si pone. + Oh quanto a chi ben crede in Cristo, lece! + I sassi, fuor di natural ragione + crescendo, si vedean venire in giuso, + e formar ventre e gambe e collo e muso: + +34 + + e con chiari anitrir giù per quei calli + venian saltando, e giunti poi nel piano + scuotean le groppe, e fatti eran cavalli, + chi baio e chi leardo e chi rovano. + La turba ch'aspettando ne le valli + stava alla posta, lor dava di mano: + sì che in poche ore fur tutti montati; + che con sella e con freno erano nati. + +35 + + Ottantamila cento e dua in un giorno + fe', di pedoni, Astolfo cavallieri. + Con questi tutta scorse Africa intorno, + facendo prede, incendi e prigionieri. + Posto Agramante avea fin al ritorno + il re di Fersa e 'l re degli Algazeri, + col re Branzardo a guardia del paese: + e questi si fer contra al duca inglese; + +36 + + prima avendo spacciato un suttil legno, + ch'a vele e a remi andò battendo l'ali, + ad Agramante aviso, come il regno + patia dal re de' Nubi oltraggi e mali. + Giorno e notte andò quel senza ritegno, + tanto che giunse ai liti provenzali; + e trovò in Arli il suo re mezzo oppresso, + che 'l campo avea di Carlo un miglio appresso. + +37 + + Sentendo il re Agramante a che periglio, + per guadagnare il regno di Pipino, + lasciava il suo, chiamar fece a consiglio + principi e re del popul saracino. + E poi ch'una o due volte girò il ciglio + quinci a Marsilio e quindi al re Sobrino, + i quai d'ogni altro fur, che vi venisse, + i duo più antiqui e saggi, così disse: + +38 + + — Quantunque io sappia come mal convegna + a un capitano dir: non mel pensai, + pur lo dirò; che quando un danno vegna + da ogni discorso uman lontano assai, + a quel fallir par che sia escusa degna: + e qui si versa il caso mio; ch'errai + a lasciar d'arme l'Africa sfornita, + se da li Nubi esser dovea assalita. + +39 + + Ma chi pensato avria, fuor che Dio solo, + a cui non è cosa futura ignota, + che dovesse venir con sì gran stuolo + a farne danno gente sì remota? + tra i quali e noi giace l'instabil suolo + di quella arena ognor da' venti mota. + Pur è venuta ad assediar Biserta, + ed ha in gran parte l'Africa deserta. + +40 + + Or sopra ciò vostro consiglio chieggio: + se partirmi di qui senza far frutto, + o pur seguir tanto l'impresa deggio, + che prigion Carlo meco abbi condutto; + o come insieme io salvi il nostro seggio, + e questo imperial lasci distrutto. + S'alcun di voi sa dir, priego nol taccia, + acciò si trovi il meglio, e quel si faccia. — + +41 + + Così disse Agramante; e volse gli occhi + al re di Spagna, che gli sedea appresso, + come mostrando di voler che tocchi + di quel c'ha detto, la risposta ad esso. + E quel, poi che surgendo ebbe i ginocchi + per riverenza, e così il capo flesso, + nel suo onorato seggio si raccolse; + indi la lingua a tai parole sciolse: + +42 + + — O bene o mal che la Fama ci apporti, + signor, di sempre accrescere ha in usanza. + Perciò non sarà mai ch'io mi sconforti, + o mai più del dover pigli baldanza + per casi o buoni o rei, che sieno sorti: + ma sempre avrò di par tema e speranza + ch'esser debban minori, e non del modo + ch'a noi per tante lingue venir odo. + +43 + + E tanto men prestar gli debbo fede, + quanto più al verisimile s'oppone. + Or se gli è verisimile si vede, + ch'abbia con tanto numer di persone + posto ne la pugnace Africa il piede + un re di sì lontana regione, + traversando l'arene a cui Cambise + con male augurio il popul suo commise. + +44 + + Crederò ben, che sian gli Arabi scesi + da le montagne, ed abbian dato il guasto, + e saccheggiato, e morti uomini e presi, + ove trovato avran poco contrasto; + e che Branzardo che di quei paesi + luogotenente e viceré è rimasto, + per le decine scriva le migliaia, + acciò la scusa sua più degna paia. + +45 + + Vo' concedergli ancor che sieno i Nubi + per miracol dal ciel forse piovuti: + o forse ascosi venner ne le nubi; + poi che non fur mai per camin veduti. + Temi tu che tal gente Africa rubi, + se ben di più soccorso non l'aiuti? + Il tuo presidio avria ben trista pelle, + quando temesse un populo sì imbelle. + +46 + + Ma se tu mandi ancor che poche navi, + pur che si veggan gli stendardi tuoi, + non scioglieran di qua sì tosto i cavi, + che fuggiranno nei confini suoi + questi, o sien Nubi o sieno Arabi ignavi, + ai quali il ritrovarti qui con noi, + separato pel mar da la tua terra, + ha dato ardir di romperti la guerra. + +47 + + Or piglia il tempo che, per esser senza + il suo nipote Carlo, hai di vendetta: + poi ch'Orlando non c'è, far resistenza + non ti può alcun de la nimica setta. + Se per non veder lasci, o negligenza, + l'onorata vittoria che t'aspetta, + volterà il calvo, ove ora il crin ne mostra, + con molto danno e lunga infamia nostra. — + +48 + + Con questo ed altri detti accortamente + l'Ispano persuader vuol nel concilio + che non esca di Francia questa gente, + fin che Carlo non sia spinto in esilio. + Ma il re Sobrin, che vide apertamente + il camino a che andava il re Marsilio, + che più per l'util proprio queste cose, + che pel commun dicea, così rispose: + +49 + + — Quando io ti confortava a stare in pace, + fosse io stato, signor, falso indovino; + o tu, se io dovea pure esser verace, + creduto avessi al tuo fedel Sobrino, + e non più tosto a Rodomonte audace, + a Marbalusto, a Alzirdo e a Martasino, + li quali ora vorrei qui avere a fronte: + ma vorrei più degli altri Rodomonte, + +50 + + per rinfacciargli che volea di Francia + far quel che si faria d'un fragil vetro, + e in cielo e ne lo 'nferno la tua lancia + seguire, anzi lasciarsela di dietro; + poi nel bisogno si gratta la pancia + ne l'ozio immerso abominoso e tetro: + ed io, che per predirti il vero allora + codardo detto fui, son teco ancora; + +51 + + e sarò sempremai, fin ch'io finisca + questa vita ch'ancor che d'anni grave, + porsi incontra ogni dì per te s'arrisca + a qualunque di Francia più nome have. + Né sarà alcun, sia chi si vuol, ch'ardisca + di dir che l'opre mie mai fosser prave: + e non han più di me fatto, né tanto, + molti che si donar di me più vanto. + +52 + + Dico così, per dimostrar che quello + ch'io dissi allora, e che ti voglio or dire, + né da viltade vien né da cor fello, + ma d'amor vero e da fedel servire. + Io ti conforto ch'al paterno ostello, + più tosto che tu pòi, vogli redire; + che poco saggio si può dir colui + che perde il suo per acquistar l'altrui. + +53 + + S'acquisto c'è, tu 'l sai. Trentadui fummo + re tuoi vassalli a uscir teco del porto: + or, se di nuovo il conto ne rassummo, + c'è a pena il terzo, e tutto 'l resto è morto. + Che non ne cadan più, piaccia a Dio summo: + ma se tu vuoi seguir, temo di corto, + che non ne rimarrà quarto né quinto; + e 'l miser popul tuo fia tutto estinto. + +54 + + Ch'Orlando non ci sia, ne aiuta; ch'ove + siàn pochi, forse alcun non ci saria. + Ma per questo il periglio non rimuove, + se ben prolunga nostra sorte ria. + Ecci Rinaldo, che per molte prove + mostra che non minor d'Orlando sia: + c'è il suo lignaggio e tutti i paladini, + timore eterno a' nostri Saracini. + +55 + + Ed hanno appresso quel secondo Marte + (ben che i nimici al mio dispetto lodo), + io dico il valoroso Brandimarte, + non men d'Orlando ad ogni prova sodo; + del qual provata ho la virtude in parte, + parte ne veggo all'altrui spese ed odo. + Poi son più dì che non c'è Orlando stato; + e più perduto abbiàn che guadagnato. + +56 + + Se per adietro abbiàn perduto, io temo + che da qui inanzi perderen più in grosso. + Del nostro campo Mandricardo è scemo: + Gradasso il suo soccorso n'ha rimosso: + Marfisa n'ha lasciata al punto estremo, + e così il re d'Algier, di cui dir posso + che, se fosse fedel come gagliardo, + poco uopo era Gradasso o Mandricardo. + +57 + + Ove sono a noi tolti questi aiuti, + e tante mila son dei nostri morti; + e quei ch'a venir han, son già venuti, + né s'aspetta altro legno che n'apporti: + quattro son giunti a Carlo, non tenuti + manco d'Orlando o di Rinaldo forti; + e con ragion; che da qui sino a Battro + potresti mal trovar tali altri quattro. + +58 + + Non so se sai chi sia Guidon Selvaggio + e Sansonetto e i figli d'Oliviero. + Di questi fo più stima e più tema aggio, + che d'ogni altro lor duca e cavalliero + che di Lamagna o d'altro stran linguaggio + sia contra noi per aiutar l'Impero: + ben ch'importa anco assai la gente nuova + ch'a' nostri danni in campo si ritrova. + +59 + + Quante volte uscirai alla campagna, + tanto avrai la peggiore, o sarai rotto. + Se spesso perdé il campo Africa e Spagna, + quando siàn stati sedici per otto, + che sarà poi ch'Italia e che Lamagna + con Francia è unita, e 'l populo anglo e scotto, + e che sei contra dodici saranno? + Ch'altro si può sperar, che biasmo e danno? + +60 + + La gente qui, là perdi a un tempo il regno, + s'in questa impresa più duri ostinato; + ove, s'al ritornar muti disegno, + l'avanzo di noi servi con lo stato. + Lasciar Marsilio è di te caso indegno, + ch'ognun te ne terrebbe molto ingrato: + ma c'è rimedio, far con Carlo pace; + ch'a lui deve piacer, se a te pur piace. + +61 + + Pur se ti par che non ci sia il tuo onore, + se tu, che prima offeso sei, la chiedi; + e la battaglia più ti sta nel core, + che, come sia fin qui successa, vedi; + studia almen di restarne vincitore: + il che forse averrà, se tu mi credi; + se d'ogni tua querela a un cavalliero + darai l'assunto, e se quel fia Ruggiero. + +62 + + Io 'l so, e tu 'l sai che Ruggier nostro è tale, + che già da solo a sol con l'arme in mano + non men d'Orlando o di Rinaldo vale, + né d'alcun altro cavallier cristiano. + Ma se tu vuoi far guerra universale, + ancor che 'l valor suo sia sopraumano, + egli però non sarà più ch'un solo, + ed avrà di par suoi contra uno stuolo. + +63 + + A me par, s'a te par, ch'a dir si mandi + al re cristian, che per finir le liti, + e perché cessi il sangue che tu spandi + ognor de' suoi, egli de' tuo' infiniti; + che contra un tuo guerrier tu gli domandi + che metta in campo uno dei suoi più arditi; + e faccian questi duo tutta la guerra, + fin che l'un vinca, e l'altro resti in terra: + +64 + + con patto, che qual d'essi perde, faccia + che 'l suo re all'altro re tributo dia. + Questa condizion non credo spiaccia + a Carlo, ancor che sul vantaggio sia. + Mi fido sì ne le robuste braccia + poi di Ruggier, che vincitor ne fia; + e ragion tanta è da la nostra parte, + che vincerà, s'avesse incontra Marte. — + +65 + + Con questi ed altri più efficaci detti + fece Sobrin sì che 'l partito ottenne; + e gl'interpreti fur quel giorno eletti, + e quel dì a Carlo l'imbasciata venne. + Carlo ch'avea tanti guerrier perfetti, + vinta per sé quella battaglia tenne, + di cui l'impresa al buon Rinaldo diede, + in ch'avea, dopo Orlando, maggior fede. + +66 + + Di questo accordo lieto parimente + l'uno esercito e l'altro si godea; + che 'l travaglio del corpo e de la mente + tutti avea stanchi e a tutti rincrescea. + Ognun di riposare il rimanente + de la sua vita disegnato avea; + ognun maledicea l'ire e i furori + ch'a risse e a gare avean lor desti i cori. + +67 + + Rinaldo che esaltar molto si vede, + che Carlo in lui di quel che tanto pesa, + via più ch'in tutti gli altri, ha avuto fede, + lieto si mette all'onorata impresa. + Ruggier non stima; e veramente crede + che contra sé non potrà far difesa: + che suo pari esser possa non gli è aviso, + se ben in campo ha Mandricardo ucciso. + +68 + + Ruggier da l'altra parte, ancor che molto + onor gli sia che 'l suo re l'abbia eletto, + e pel miglior di tutti i buoni tolto, + a cui commetta un sì importante effetto; + pur mostra affanno e gran mestizia in volto, + non per paura che gli turbi il petto; + che non ch'un sol Rinaldo, ma non teme + se fosse con Rinaldo Orlando insieme: + +69 + + ma perché vede esser di lui sorella + la sua cara e fidissima consorte + ch'ognor scrivendo stimula e martella, + come colei ch'è ingiuriata forte. + Or s'alle vecchie offese aggiunge quella + d'entrare in campo a porle il frate a morte, + se la farà, d'amante, così odiosa, + ch'a placarla mai più fia dura cosa. + +70 + + Se tacito Ruggier s'affligge ed ange + de la battaglia che mal grado prende, + la sua cara moglier lacrima e piange, + come la nuova indi a poche ore intende. + Batte il bel petto, e l'auree chiome frange, + e le guance innocenti irriga e offende; + e chiama con ramarichi e querele + Ruggiero ingrato, e il suo destin crudele. + +71 + + D'ogni fin che sortisca la contesa, + a lei non può venir altro che doglia. + Ch'abbia a morir Ruggiero in questa impresa, + pensar non vuol; che par che 'l cor le toglia. + Quando anco, per punir più d'una offesa, + la ruina di Francia Cristo voglia, + oltre che sarà morto il suo fratello, + seguirà un danno a lei più acerbo e fello: + +72 + + che non potrà, se non con biasmo e scorno, + e nimicizia di tutta sua gente, + fare al marito suo mai più ritorno, + sì che lo sappia ognun publicamente, + come s'avea, pensando notte e giorno, + più volte disegnato ne la mente: + e tra lor era la promessa tale, + che 'l ritrarsi e il pentir più poco vale. + +73 + + Ma quella usata ne le cose avverse + di non mancarle di soccorsi fidi, + dico Melissa maga, non sofferse + udirne il pianto e i dolorosi gridi; + e venne a consolarla, e le proferse, + quando ne fosse il tempo, alti sussidi, + e disturbar quella pugna futura + di ch'ella piange e si pon tanta cura. + +74 + + Rinaldo intanto e l'inclito Ruggiero + apparechiavan l'arme alla tenzone, + di cui dovea l'eletta al cavalliero + che del romano Imperio era campione: + e come quel, che poi che 'l buon destriero + perdé Baiardo, andò sempre pedone, + si elesse a piè, coperto a piastra e a maglia, + con l'azza e col pugnal far la battaglia. + +75 + + O fosse caso, o fosse pur ricordo + di Malagigi suo provido e saggio, + che sapea quanto Balisarda ingordo + il taglio avea di fare all'arme oltraggio; + combatter senza spada fur d'accordo + l'uno e l'altro guerrier, come detto aggio. + Del luogo s'accordar presso alle mura + de l'antiquo Arli, in una gran pianura. + +76 + + A pena avea la vigilante Aurora + da l'ostel di Titon fuor messo il capo, + per dare al giorno terminato, e all'ora + ch'era prefissa alla battaglia, capo; + quando di qua e di là vennero fuora + i deputati; e questi in ciascun capo + degli steccati i padiglion tiraro, + appresso ai quali ambi un altar fermaro. + +77 + + Non molto dopo, istrutto a schiera a schiera, + si vide uscir l'esercito pagano. + In mezzo armato e suntuoso v'era + di barbarica pompa il re africano; + e s'un baio corsier di chioma nera, + di fronte bianca, e di duo piè balzano, + a par a par con lui venìa Ruggiero, + a cui servir non è Marsilio altiero. + +78 + + L'elmo, che dianzi con travaglio tanto + trasse di testa al re di Tartaria, + l'elmo, che celebrato in maggior canto + portò il troiano Ettòr mill'anni pria, + gli porta il re Marsilio a canto a canto: + altri principi ed altra baronia + s'hanno partite l'altr'arme fra loro, + ricche di gioie e ben fregiate d'oro. + +79 + + Da l'altra parte fuor dei gran ripari + re Carlo uscì con la sua gente d'arme, + con gli ordini medesmi e modi pari + che terria se venisse al fatto d'arme. + Cingonlo intorno i suoi famosi pari; + e Rinaldo è con lui con tutte l'arme, + fuor che l'elmo che fu del re Mambrino, + che porta Ugier Danese paladino. + +80 + + E di due azze ha il duca Namo l'una, + e l'altra Salamon re di Bretagna. + Carlo da un lato i suoi tutti raguna; + da l'altro son quei d'Africa e di Spagna. + Nel mezzo non appar persona alcuna: + voto riman gran spazio di campagna, + che per bando commune a chi vi sale, + eccetto ai duo guerrieri, è capitale. + +81 + + Poi che de l'arme la seconda eletta + si diè al campion del populo pagano, + duo sacerdoti, l'un de l'una setta, + l'altro de l'altra, uscir coi libri in mano. + In quel del nostro è la vita perfetta + scritta di Cristo; e l'altro è l'Alcorano. + Con quel de l'Evangelio si fe' inante + l'imperator, con l'altro il re Agramante. + +82 + + Giunto Carlo all'altar che statuito + i suoi gli aveano, al ciel levò le palme, + e disse: — O Dio, c'hai di morir patito + per redimer da morte le nostr'alme; + o Donna, il cui valor fu sì gradito, + che Dio prese da te l'umane salme, + e nove mesi fu nel tuo santo alvo, + sempre serbando il fior virgineo salvo: + +83 + + siatemi testimoni, ch'io prometto + per me e per ogni mia successione + al re Agramante, ed a chi dopo eletto + sarà al governo di sua regione, + dar venti some ogni anno d'oro schietto, + s'oggi qui riman vinto il mio campione; + e ch'io prometto subito la triegua + incominciar, che poi perpetua segua: + +84 + + e se 'n ciò manco, subito s'accenda + la formidabil ira d'ambidui, + la qual me solo e i miei figliuoli offenda, + non alcun altro che sia qui con nui; + sì che in brevissima ora si comprenda + che sia il mancar de la promessa a vui. — + Così dicendo, Carlo sul Vangelo + tenea la mano, e gli occhi fissi al cielo. + +85 + + Si levan quindi, e poi vanno all'altare + che riccamente avean pagani adorno; + ove giurò Agramante, ch'oltre al mare + con l'esercito suo faria ritorno, + ed a Carlo daria tributo pare, + se restasse Ruggier vinto quel giorno; + e perpetua tra lor triegua saria, + coi patti ch'avea Carlo detti pria. + +86 + + E similmente con parlar non basso, + chiamando in testimonio il gran Maumette, + sul libro ch'in man tiene il suo papasso, + ciò che detto ha, tutto osservar promette. + Poi del campo si partono a gran passo, + e tra i suoi l'uno e l'altro si rimette: + poi quel par di campioni a giurar venne; + e 'l giuramento lor questo contenne: + +87 + + Ruggier promette, se de la tenzone + il suo re viene o manda a disturbarlo, + che né suo guerrier più, né suo barone + esser mai vuol, ma darsi tutto a Carlo. + Giura Rinaldo ancor, che se cagione + sarà del suo signor quindi levarlo, + fin che non resti vinto egli o Ruggiero, + si farà d'Agramante cavalliero. + +88 + + Poi che le cerimonie finite hanno, + si ritorna ciascun da la sua parte; + né v'indugiano molto, che lor danno + le chiare trombe segno al fiero marte. + Or gli animosi a ritrovar si vanno, + con senno i passi dispensando ed arte. + Ecco si vede incominciar l'assalto, + sonar il ferro, or girar basso, or alto. + +89 + + Or inanzi col calce, or col martello + accennan quando al capo e quando al piede, + con tal destrezza e con modo sì snello, + ch'ogni credenza il raccontarlo eccede. + Ruggier che combattea contro il fratello + di chi la misera alma gli possiede, + a ferir lo venìa con tal riguardo, + che stimato ne fu manco gagliardo. + +90 + + Era a parar, più ch'a ferire, intento, + e non sapea egli stesso il suo desire: + spegner Rinaldo saria malcontento, + né vorria volentieri egli morire. + Ma ecco giunto al termine mi sento, + ove convien l'istoria diferire. + Ne l'altro canto il resto intenderete, + s'udir ne l'altro canto mi vorrete. + + + + +CANTO TRENTANOVESIMO + + +1 + + L'affanno di Ruggier ben veramente + è sopra ogn'altro duro, acerbo e forte, + di cui travaglia il corpo, e più la mente, + poi che di due fuggir non può una morte; + o da Rinaldo, se di lui possente + fia meno, o se fia più, da la consorte: + che se 'l fratel le uccide, sa ch'incorre + ne l'odio suo, che più che morte aborre. + +2 + + Rinaldo, che non ha simil pensiero, + in tutti i modi alla vittoria aspira: + mena de l'azza dispettoso e fiero; + quando alle braccia e quando al capo mira. + Volteggiando con l'asta il buon Ruggiero + ribatte il colpo, e quinci e quindi gìra; + e se percuote pur, disegna loco + ove possa a Rinaldo nuocer poco. + +3 + + Alla più parte dei signor pagani + troppo par disegual esser la zuffa: + troppo è Ruggier pigro a menar le mani, + troppo Rinaldo il giovine ribuffa. + Smarrito in faccia il re degli Africani + mira l'assalto, e ne sospira e sbuffa: + ed accusa Sobrin, da cui procede + tutto l'error, che 'l mal consiglio diede. + +4 + + Melissa in questo tempo, ch'era fonte + di quanto sappia incantatore o mago, + avea cangiata la feminil fronte, + e del gran re d'Algier presa l'imago: + sembrava al viso, ai gesti Rodomonte, + e parea armata di pelle di drago; + e tal lo scudo e tal la spada al fianco + avea, quale usava egli, e nulla manco. + +5 + + Spinse il demonio inanzi al mesto figlio + del re Troiano, in forma di cavallo; + e con gran voce e con turbato ciglio + disse: — Signor, questo è pur troppo fallo, + ch'un giovene inesperto a far periglio, + contra un sì forte e sì famoso Gallo + abbiate eletto in cosa di tal sorte, + che 'l regno e l'onor d'Africa n'importe. + +6 + + Non si lassi seguir questa battaglia, + che ne sarebbe in troppo detrimento. + Su Rodomonte sia, né ve ne caglia, + l'avere il patto rotto e 'l giuramento. + Dimostri ognun come sua spada taglia: + poi ch'io ci sono, ognun di voi val cento. — + Poté questo parlar sì in Agramante, + che senza più pensar si cacciò inante. + +7 + + Il creder d'aver seco il re d'Algieri + fece che si curò poco del patto; + e non avria di mille cavallieri + giunti in suo aiuto sì gran stima fatto. + Perciò lance abbassar, spronar destrieri + di qua di là veduto fu in un tratto. + Melissa, poi che con sue finte larve + la battaglia attaccò, subito sparve. + +8 + + I duo campion che vedeno turbarsi + contra ogni accordo, contra ogni promessa, + senza più l'un con l'altro travagliarsi, + anzi ogni ingiuria avendosi rimessa, + fede si dàn né qua né là impacciarsi, + fin che la cosa non sia meglio espressa, + chi stato sia che i patti ha rotto inante, + o 'l vecchio Carlo, o 'l giovene Agramante. + +9 + + E replican con nuovi giuramenti + d'esser nimici a chi mancò di fede. + Sozzopra se ne van tutte le genti: + chi porta inanzi e chi ritorna il piede. + Chi sia fra i vili, e chi tra i più valenti + in un atto medesimo si vede: + son tutti parimente al correr presti; + ma quei corrono inanzi, e indietro questi. + +10 + + Come levrier che la fugace fera + correre intorno ed aggirarsi mira, + né può con gli altri cani andare in schiera, + che 'l cacciator lo tien, si strugge d'ira, + si tormenta, s'affligge e si dispera, + schiattisce indarno, e si dibatte e tira; + così sdegnosa infin allora stata + Marfisa era quel dì con la cognata. + +11 + + Fin a quell'ora avean quel dì vedute + sì ricche prede in spazioso piano; + e che fosser dal patto ritenute + di non poter seguirle e porvi mano, + ramaricate s'erano e dolute, + e n'avean molto sospirato invano. + Or che i patti e le triegue vider rotte, + liete saltar ne l'africane frotte. + +12 + + Marfisa cacciò l'asta per lo petto + al primo che scontrò, due braccia dietro: + poi trasse il brando, e in men che non l'ho detto, + spezzò quattro elmi, che sembrar di vetro. + Bradamante non fe' minore effetto; + ma l'asta d'or tenne diverso metro: + tutti quei che toccò, per terra mise; + duo tanti fur, né però alcuno uccise. + +13 + + Questo sì presso l'una all'altra fero, + che testimonie se ne fur tra loro; + poi si scostaro, ed a ferir si diero, + ove le trasse l'ira, il popul Moro. + Chi potrà conto aver d'ogni guerriero + ch'a terra mandi quella lancia d'oro? + o d'ogni testa che tronca o divisa + sia da la orribil spada di Marfisa? + +14 + + Come al soffiar de' più benigni venti, + quando Apennin scuopre l'erbose spalle, + muovonsi a par duo turbidi torrenti + che nel cader fan poi diverso calle; + svellono i sassi e gli arbori eminenti + da l'alte ripe, e portan ne la valle + le biade e i campi; e quasi a gara fanno + a chi far può nel suo camin più danno: + +15 + + così le due magnanime guerriere, + scorrendo il campo per diversa strada, + gran strage fan ne l'africane schiere, + l'una con l'asta, e l'altra con la spada. + Tiene Agramante a pena alle bandiere + la gente sua, ch'in fuga non ne vada. + Invan domanda, invan volge la fronte; + né può saper che sia di Rodomonte. + +16 + + A conforto di lui rotto avea il patto + (così credea) che fu solennemente, + i dei chiamando in testimonio, fatto; + poi s'era dileguato sì repente. + Né Sobrin vede ancor: Sobrin ritratto + in Arli s'era, e dettosi innocente; + perché di quel pergiuro aspra vendetta + sopra Agramante il dì medesmo aspetta. + +17 + + Marsilio anco è fuggito ne la terra: + sì la religion gli preme il core. + Perciò male Agramante il passo serra + a quei che mena Carlo imperatore, + d'Italia, di Lamagna e d'Inghilterra, + che tutte gente son d'alto valore; + ed hanno i paladin sparsi tra loro, + come le gemme in un riccamo d'oro: + +18 + + e presso ai paladini alcun perfetto + quanto esser possa al mondo cavalliero, + Guidon Selvaggio, l'intrepido petto, + e i duo famosi figli d'Oliviero. + Io non voglio ridir, ch'io l'ho già detto, + di quel par di donzelle ardito e fiero. + Questi uccidean di genti saracine + tanto, che non v'è numero né fine. + +19 + + Ma differendo questa pugna alquanto, + io vo' passar senza navilio il mare. + Non ho con quei di Francia da far tanto, + ch'io non m'abbia d'Astolfo a ricordare. + La grazia che gli diè l'apostol santo + io v'ho già detto, e detto aver mi pare, + che 'l re Branzardo e il re de l'Algazera + per girli incontra armasse ogni sua schiera. + +20 + + Furon di quei ch'aver poteano in fretta, + le schiere di tutta Africa raccolte, + non men d'inferma età che di perfetta; + quasi ch'ancor le femine fur tolte. + Agramante ostinato alla vendetta + avea già vota l'Africa due volte. + Poche genti rimase erano, e quelle + esercito facean timido e imbelle. + +21 + + Ben lo mostrar; che gli nimici a pena + vider lontan, che se n'andaron rotti. + Astolfo, come pecore, li mena + dinanzi ai suoi di guerreggiar più dotti, + e fa restarne la campagna piena: + pochi a Biserta se ne son ridotti. + Prigion rimase Bucifar gagliardo; + salvossi ne la terra il re Branzardo, + +22 + + via più dolente sol di Bucifaro, + che se tutto perduto avesse il resto. + Biserta è grande, e farle gran riparo + bisogna, e senza lui mal può far questo: + poterlo riscattar molto avria caro. + Mentre vi pensa e ne sta afflitto e mesto, + gli viene in mente come tien prigione + già molti mesi il paladin Dudone. + +23 + + Lo prese sotto a Monaco in riviera + il re di Sarza nel primo passaggio. + Da indi in qua prigion sempre stato era + Dudon che del Danese fu lignaggio. + Mutar costui col re de l'Algazera + pensò Branzardo, e ne mandò messaggio + al capitan de' Nubi, perché intese + per vera spia, ch'egli era Astolfo inglese. + +24 + + Essendo Astolfo paladin, comprende + che dee aver caro un paladino sciorre. + Il gentil duca, come il caso intende, + col re Branzardo in un voler concorre. + Liberato Dudon, grazie ne rende + al duca, e seco si mette a disporre + le cose che appertengono alla guerra, + così quelle da mar, come da terra. + +25 + + Avendo Astolfo esercito infinito + da non gli far sette Afriche difesa; + e rammentando come fu ammonito + dal santo vecchio che gli diè l'impresa + di tor Provenza e d'Acquamorta il lito + di man di Saracin che l'avean presa; + d'una gran turba fece nuova eletta, + quella ch'al mar gli parve manco inetta. + +26 + + Ed avendosi piene ambe le palme, + quanto potean capir, di varie fronde + a lauri, a cedri tolte, a olive, a palme, + venne sul mare, e le gittò ne l'onde. + Oh felici, e dal ciel ben dilette alme! + Grazia che Dio raro a' mortali infonde! + Oh stupendo miracolo che nacque + di quelle frondi, come fur ne l'acque! + +27 + + Crebbero in quantità fuor d'ogni stima; + si feron curve e grosse e lunghe e gravi; + le vene ch'attraverso aveano prima, + mutaro in dure spranghe e in grosse travi: + e rimanendo acute inver la cima, + tutte in un tratto diventaro navi + di differenti qualitadi, e tante, + quante raccolte fur da varie piante. + +28 + + Miracol fu veder le fronde sparte + produr fuste, galee, navi da gabbia. + Fu mirabile ancor, che vele e sarte + e remi avean, quanto alcun legno n'abbia. + Non mancò al duca poi chi avesse l'arte + di governarsi alla ventosa rabbia; + che di Sardi e di Corsi non remoti, + nocchier, padron, pennesi ebbe e piloti. + +29 + + Quelli che entraro in mar, contati foro + ventiseimila, e gente d'ogni sorte. + Dudon andò per capitano loro, + cavallier saggio, e in terra e in acqua forte. + Stava l'armata ancora al lito moro, + miglior vento aspettando, che la porte, + quando un navilio giunse a quella riva, + che di presi guerrier carco veniva. + +30 + + Portava quei ch'al periglioso ponte, + ove alla giostre il campo era sì stretto, + pigliato avea l'audace Rodomonte, + come più volte io v'ho di sopra detto. + Il cognato tra questi era del conte, + e 'l fedel Brandimarte e Sansonetto, + ed altri ancor, che dir non mi bisogna, + d'Alemagna, d'Italia e di Guascogna. + +31 + + Quivi il nocchier, ch'ancor non s'era accorto + degli inimici, entrò con la galea, + lasciando molte miglia a dietro il porto + d'Algieri, ove calar prima volea, + per un vento gagliardo ch'era sorto, + e spinto oltre il dover la poppa avea. + Venir tra i suoi credette e in loco fido, + come vien Progne al suo loquace nido. + +32 + + Ma come poi l'imperiale augello, + i gigli d'oro e i pardi vide appresso, + restò pallido in faccia, come quello + che 'l piede incauto d'improviso ha messo + sopra il serpente venenoso e fello, + dal pigro sonno in mezzo l'erbe oppresso; + che spaventato e smorto si ritira, + fuggendo quel, ch'è pien di tosco e d'ira. + +33 + + Già non poté fuggir quindi il nocchiero, + né tener seppe i prigion suoi di piatto. + Con Brandimarte fu, con Oliviero, + con Sansonetto e con molti altri tratto + ove dal duca e dal figliuol d'Uggiero + fu lieto viso agli suo' amici fatto; + e per mercede lui che li condusse, + volson che condannato al remo fusse. + +34 + + Come io vi dico, dal figliuol d'Otone + i cavallier cristian furon ben visti, + e di mensa onorati al padiglione, + d'arme e di ciò che bisognò provisti. + Per amor d'essi differì Dudone + l'andata sua; che non minori acquisti + di ragionar con tai baroni estima, + che d'esser gito uno o duo giorni prima. + +35 + + In che stato, in che termine si trove + e Francia e Carlo, istruzion vera ebbe; + e dove più sicuramente, e dove, + per far miglior effetto, calar debbe. + Mentre da lor venìa intendendo nuove, + s'udì un rumor che tuttavia più crebbe; + e un dar all'arme ne seguì sì fiero, + che fece a tutti far più d'un pensiero. + +36 + + Il duca Astolfo e la compagnia bella, + che ragionando insieme si trovaro, + in un momento armati furo e in sella, + e verso il maggior grido in fretta andaro, + di qua di là cercando pur novella + di quel romore; e in loco capitaro, + ove videro un uom tanto feroce, + che nudo e solo a tutto 'l campo nuoce. + +37 + + Menava un suo baston di legno in volta, + che era sì duro e sì grave e sì fermo, + che declinando quel, facea ogni volta + cader in terra un uom peggio ch'infermo. + Già a più di cento avea la vita tolta; + né più se gli facea riparo o schermo, + se non tirando di lontan saette: + d'appresso non è alcun già che l'aspette. + +38 + + Dudone, Astolfo, Brandimarte, essendo + corsi in fretta al romore, ed Oliviero, + de la gran forza e del valor stupendo + stavan maravigliosi di quel fiero; + quando venir s'un palafren correndo + videro una donzella in vestir nero, + che corse a Brandimarte e salutollo, + e gli alzò a un tempo ambe le braccia al collo. + +39 + + Questa era Fiordiligi, che sì acceso + avea d'amor per Brandimarte il core, + che quando al ponte stretto il lasciò preso, + vicina ad impazzar fu di dolore. + Di là dal mare era passata, inteso + avendo dal pagan che ne fu autore, + che mandato con molti cavallieri + era prigion ne la città d'Algieri. + +40 + + Quando fu per passare, avea trovato + a Marsilia una nave di Levante, + ch'un vecchio cavalliero avea portato + de la famiglia del re Monodante; + il qual molte province avea cercato, + quando per mar, quando per terra errante, + per trovar Brandimarte; che nuova ebbe + tra via di lui, ch'in Francia il troverebbe. + +41 + + Ed ella, conosciuto che Bardino + era costui, Bardino che rapito + al padre Brandimarte piccolino, + ed a Rocca Silvana avea notrito, + e la cagione intesa del camino, + seco fatto l'avea scioglier dal lito, + avendogli narrato in che maniera + Brandimarte passato in Africa era. + +42 + + Tosto che furo a terra, udir le nuove, + ch'assediata d'Astolfo era Biserta: + che seco Brandimarte si ritrove + udito avean, ma non per cosa certa. + Or Fiordiligi in tal fretta si muove, + come lo vede, che ben mostra aperta + quella allegrezza ch'i precessi guai + le fero la maggior ch'avesse mai. + +43 + + Il gentil cavallier, non men giocondo + di veder la diletta e fida moglie + ch'amava più che cosa altra del mondo, + l'abraccia e stringe e dolcemente accoglie: + né per saziare al primo né al secondo + né al terzo bacio era l'accese voglie; + se non ch'alzando gli occhi ebbe veduto + Bardin che con la donna era venuto. + +44 + + Stese le mani, ed abbracciar lo volle, + e insieme domandar perché venìa; + ma di poterlo far tempo gli tolle + il campo ch'in disordine fuggia + dinanzi a quel baston che 'l nudo folle + menava intorno, e gli facea dar via. + Fiordiligi mirò quel nudo in fronte, + e gridò a Brandimarte: — Eccovi il conte! — + +45 + + Astolfo tutto a un tempo, ch'era quivi, + che questo Orlando fosse, ebbe palese + per alcun segno che dai vecchi divi + su nel terrestre paradiso intese. + Altrimente restavan tutti privi + di cognizion di quel signor cortese; + che per lungo sprezzarsi, come stolto, + avea di fera, più che d'uomo, il volto. + +46 + + Astolfo per pietà che gli traffisse + il petto e il cor, si volse lacrimando; + ed a Dudon (che gli era appresso) disse, + ed indi ad Oliviero: — Eccovi Orlando! — + Quei gli occhi alquanto e le palpèbre fisse + tenendo in lui, l'andar raffigurando; + e 'l ritrovarlo in tal calamitade, + gli empì di meraviglie e di pietade. + +47 + + Piangeano quei signor per la più parte: + sì lor ne dolse, e lor ne 'ncrebbe tanto. + — Tempo è (lor disse Astolfo) trovar arte + di risanarlo, e non di fargli il pianto. — + E saltò a piedi, e così Brandimarte, + Sansonetto, Oliviero e Dudon santo; + e s'aventaro al nipote di Carlo + tutti in un tempo; che volean pigliarlo. + +48 + + Orlando che si vide fare il cerchio, + menò il baston da disperato e folle; + ed a Dudon che si facea coperchio + al capo de lo scudo ed entrar volle, + fe' sentir ch'era grave di soperchio: + e se non che Olivier col brando tolle + parte del colpo, avria il bastone ingiusto + rotto lo scudo, l'elmo, il capo e il busto. + +49 + + Lo scudo roppe solo, e su l'elmetto + tempestò sì, che Dudon cadde in terra. + Menò la spada a un tempo Sansonetto; + e del baston più di duo braccia afferra + con valor tal, che tutto il taglia netto. + Brandimarte ch'addosso se gli serra, + gli cinge i fianchi, quanto può, con ambe + le braccia, e Astolfo il piglia ne le gambe. + +50 + + Scuotesi Orlando, e lungi dieci passi + da sé l'Inglese fe' cader riverso: + non fa però che Brandimarte il lassi, + che con più forza l'ha preso a traverso. + Ad Olivier che troppo inanzi fassi, + menò un pugno sì duro e sì perverso, + che lo fe' cader pallido ed esangue, + e dal naso e dagli occhi uscirgli il sangue. + +51 + + E se non era l'elmo più che buono, + ch'avea Olivier, l'avria quel pugno ucciso: + cadde però, come se fatto dono + avesse de lo spirto al paradiso. + Dudone e Astolfo che levati sono, + ben che Dudone abbia gonfiato il viso, + e Sansonetto che 'l bel colpo ha fatto, + adosso a Orlando son tutti in un tratto. + +52 + + Dudon con gran vigor dietro l'abbraccia, + pur tentando col piè farlo cadere: + Astolfo e gli altri gli han prese le braccia, + né lo puon tutti insieme anco tenere. + C'ha visto toro a cui si dia la caccia, + e ch'alle orecchie abbia le zanne fiere, + correr mugliando, e trarre ovunque corre + i cani seco, e non potersi sciorre; + +53 + + imagini ch'Orlando fosse tale, + che tutti quei guerrier seco traea. + In quel tempo Olivier di terra sale, + là dove steso il gran pugno l'avea; + e visto che così si potea male + far di lui quel ch'Astolfo far volea, + si pensò un modo, ed ad effetto il messe, + di far cader Orlando, e gli successe. + +54 + + Si fe' quivi arrecar più d'una fune, + e con nodi correnti adattò presto; + ed alle gambe ed alle braccia alcune + fe' porre al conte, ed a traverso il resto. + Di quelle i capi poi partì in commune, + e li diede a tenere a quello e a questo. + Per quella via che maniscalco atterra + cavallo o bue, fu tratto Orlando in terra. + +55 + + Come egli è in terra, gli son tutti adosso, + e gli legan più forte e piedi e mani. + Assai di qua di là s'è Orlando scosso, + ma sono i suoi risforzi tutti vani. + Commanda Astolfo che sia quindi mosso, + che dice voler far che si risani. + Dudon ch'è grande, il leva in su le schene, + e porta al mar sopra l'estreme arene. + +56 + + Lo fa lavar Astolfo sette volte; + e sette volte sotto acqua l'attuffa; + sì che dal viso e da le membra stolte + leva la brutta rugine e la muffa: + poi con certe erbe, a questo effetto colte, + la bocca chiuder fa, che soffia e buffa; + che non volea ch'avesse altro meato + onde spirar, che per lo naso, il fiato. + +57 + + Aveasi Astolfo apparecchiato il vaso + in che il senno d'Orlando era rinchiuso; + e quello in modo appropinquogli al naso, + che nel tirar che fece il fiato in suso, + tutto il votò: maraviglioso caso! + che ritornò la mente al primier uso; + e ne' suoi bei discorsi l'intelletto + rivenne, più che mai lucido e netto. + +58 + + Come chi da noioso e grave sonno, + ove o vedere abominevol forme + di mostri che non son, né ch'esser ponno, + o gli par cosa far strana ed enorme, + ancor si maraviglia, poi che donno + è fatto de' suoi sensi, e che non dorme; + così, poi che fu Orlando d'error tratto, + restò maraviglioso e stupefatto. + +59 + + E Brandimarte, e il fratel d'Aldabella, + e quel che 'l senno in capo gli ridusse, + pur pensando riguarda, e non favella, + come egli quivi e quando si condusse. + Girava gli occhi in questa parte e in quella, + né sapea imaginar dove si fusse. + Si maraviglia che nudo si vede, + e tante funi ha da le spalle al piede. + +60 + + Poi disse, come già disse Sileno + a quei che lo legar nel cavo speco: + _Solvite me_, con viso sì sereno, + con guardo sì men de l'usato bieco, + che fu slegato; e de' panni ch'avieno + fatti arrecar participaron seco, + consolandolo tutti del dolore, + che lo premea, di quel passato errore. + +61 + + Poi che fu all'esser primo ritornato + Orlando più che mai saggio e virile, + d'amor si trovò insieme liberato; + sì che colei, che sì bella e gentile + gli parve dianzi, e ch'avea tanto amato, + non stima più se non per cosa vile. + Ogni suo studio, ogni disio rivolse + a racquistar quanto già amor gli tolse. + +62 + + Narrò Bardino intanto a Brandimarte, + che morto era il suo padre Monodante; + e che a chiamarlo al regno egli da parte + veniva prima del fratel Gigliante, + poi de le genti ch'abitan le sparte + isole in mare, e l'ultime in Levante; + di che non era un altro regno al mondo + sì ricco, populoso, o sì giocondo. + +63 + + Disse, tra più ragion che dovea farlo, + che dolce cosa era la patria; e quando + si disponesse di voler gustarlo, + avria poi sempre in odio andare errando. + Brandimarte rispose voler Carlo + servir per tutta questa guerra e Orlando; + e se potea vederne il fin, che poi + penseria meglio sopra i casi suoi. + +64 + + Il dì seguente la sua armata spinse + verso Provenza il figlio del Danese. + Indi Orlando col duca si ristrinse, + ed in che stato era la guerra, intese: + tutta Biserta poi d'assedio cinse, + dando però l'onore al duca inglese + d'ogni vittoria; ma quel duca il tutto + facea, come dal conte venìa istrutto. + +65 + + Ch'ordine abbian tra lor, come s'assaglia + la gran Biserta, e da che lato e quando, + come fu presa alla prima battaglia, + chi ne l'onor parte ebbe con Orlando, + s'io non vi séguito ora, non vi caglia; + ch'io non me ne vo molto dilungando. + In questo mezzo di saper vi piaccia, + come dai Franchi i Mori hanno la caccia. + +66 + + Fu quasi il re Agramante abbandonato + nel pericol maggior di quella guerra; + che con molti pagani era tornato + Marsilio e 'l re Sobrin dentro alla terra, + poi su l'armata è questo e quel montato, + che dubbio avean di non salvarsi in terra; + e duci e cavallier del popul Moro + molti seguito avean l'esempio loro. + +67 + + Pure Agramante la pugna sostiene; + e quando finalmente più non puote, + volta le spalle, e la via dritta tiene + alle porte non troppo indi remote. + Rabican dietro in gran fretta gli viene, + che Bradamante stimola e percuote: + d'ucciderlo era disiosa molto; + che tante volte il suo Ruggier le ha tolto. + +68 + + Il medesmo desir Marfisa avea, + per far del padre suo tarda vendetta; + e con gli sproni, quanto più potea, + facea il destrier sentir ch'ella avea fretta. + Ma né l'una né l'altra vi giungea + sì a tempo, che la via fosse intercetta + al re d'entrar ne la città serrata, + ed indi poi salvarsi in su l'armata. + +69 + + Come due belle e generose parde + che fuor del lascio sien di pari uscite, + poscia ch'i cervi o le capre gagliarde + indarno aver si veggano seguite, + vergognandosi quasi, che fur tarde, + sdegnose se ne tornano e pentite; + così tornar le due donzelle, quando + videro il pagan salvo, sospirando. + +70 + + Non però si fermar; ma ne la frotta + degli altri che fuggivano, cacciarsi, + di qua di là facendo ad ogni botta + molti cader senza mai più levarsi. + A mal partito era la gente rotta, + che per fuggir non potea ancor salvarsi; + ch'Agramante avea fatto per suo scampo + chiuder la porta ch'uscia verso il campo, + +71 + + e fatto sopra il Rodano tagliare + i ponti tutti. Ah sfortunata plebe, + che dove del tiranno utile appare, + sempre è in conto di pecore e di zebe! + Chi s'affoga nel fiume e chi nel mare, + chi sanguinose fa di sé le glebe. + Molti perir, pochi restar prigioni; + che pochi a farsi taglia erano buoni. + +72 + + De la gran moltitudine ch'uccisa + fu da ogni parte in questa ultima guerra + (ben che la cosa non fu ugual divisa; + ch'assai più andar dei Saracin sotterra + per man di Bradamante e di Marfisa), + se ne vede ancor segno in quella terra; + che presso ad Arli, ove il Rodano stagna, + piena di sepolture è la campagna. + +73 + + Fatto avea intanto il re Agramante sciorre + e ritirar in alto i legni gravi, + lasciando alcuni, e i più leggieri, a torre + quei che volean salvarsi in su le navi. + Vi ste' duo dì per chi fuggia raccorre, + e perché venti eran contrari e pravi. + Fece lor dar le vele il terzo giorno; + ch'in Africa credea di far ritorno. + +74 + + Il re Marsilio che sta in gran paura + ch'alla sua Spagna il fio pagar non tocche, + e la tempesta orribilmente oscura + sopra suoi campi all'ultimo non scocche; + si fe' porre a Valenza, e con gran cura + cominciò a riparar castella e rocche, + e preparar la guerra che fu poi + la sua ruina e degli amici suoi. + +75 + + Verso Africa Agramante alzò le vele + de' legni male armati, e voti quasi; + d'uomini voti, e pieni di querele, + perch'in Francia i tre quarti eran rimasi. + Chi chiama il re superbo, chi crudele, + chi stolto; e come avviene in simil casi, + tutti gli voglion mal ne' lor secreti; + ma timor n'hanno, e stan per forza cheti. + +76 + + Pur duo talora o tre schiudon le labbia, + ch'amici sono, e che tra lor s'han fede, + e sfogano la colera e la rabbia; + e 'l misero Agramante ancor si crede + ch'ognun gli porti amore, e pietà gli abbia: + e questo gl'intervien, perché non vede + mai visi se non finti, e mai non ode + se non adulazion, menzogne e frode. + +77 + + Erasi consigliato il re africano + di non smontar nel porto di Biserta, + però ch'avea del popul nubiano, + che quel lito tenea, novella certa; + ma tenersi di sopra sì lontano, + che non fosse acre la discesa ed erta; + mettersi in terra, e ritornare al dritto + a dar soccorso al suo populo afflitto. + +78 + + Ma il suo fiero destin che non risponde + a quella intenzion provida e saggia, + vuol che l'armata che nacque di fronde + miracolosamente ne la spiaggia, + e vien solcando inverso Francia l'onde, + con questa ad incontrar di notte s'aggia, + a nubiloso tempo, oscuro e tristo, + perché sia in più disordine sprovisto. + +79 + + Non ha avuto Agramante ancora spia, + ch'Astolfo mandi una armata sì grossa; + né creduto anco a chi 'l dicesse, avria, + che cento navi un ramuscel far possa: + e vien senza temer ch'intorno sia + che contra lui s'ardisca di far mossa; + né pone guardie né veletta in gabbia, + che di ciò che si scuopre avisar abbia. + +80 + + Sì che i navili che d'Astolfo avuti + avea Dudon, di buona gente armati, + e che la sera avean questi veduti, + ed alla volta lor s'eran drizzati, + assalir gli nimici sproveduti, + gittaro i ferri, e sonsi incatenati, + poi ch'al parlar certificati foro, + ch'erano Mori e gli nimici loro. + +81 + + Ne l'arrivar i gran navili fenno + (spirando il vento a' lor desir secondo), + nei Saracin con tale impeto denno, + che molti legni ne cacciaro al fondo. + Poi cominciaro oprar le mani e il senno, + e ferro e fuoco e sassi di gran pondo + tirar con tanta e sì fiera tempesta, + che mai non ebbe il mar simile a questa. + +82 + + Quei di Dudone, a cui possanza e ardire + più del solito è lor dato di sopra + (che venuto era il tempo di punire + i Saracin di più d'una mal'opra), + sanno appresso e lontan sì ben ferire, + che non trova Agramante ove si cuopra. + Gli cade sopra un nembo di saette; + da lato ha spade e graffi e picche e accette. + +83 + + D'alto cader sente gran sassi e gravi + da machine cacciati e da tormenti; + e prore e poppe fraccassar de navi, + ed aprire usci al mar larghi e patenti; + e 'l maggior danno è de l'incendi pravi, + a nascer presti, ad ammorzarsi lenti. + La sfortunata ciurma si vuol torre + del gran periglio, e via più ognor vi corre. + +84 + + Altri che 'l ferro e l'inimico caccia, + nel mar si getta, e vi s'affoga e resta: + altri che muove a tempo piedi e braccia, + va per salvarsi o in quella barca o in questa; + ma quella, grave oltre il dover, lo scaccia, + e la man, per salir troppo molesta, + fa restare attaccata ne la sponda: + ritorna il resto a far sanguigna l'onda. + +85 + + Altri che spera in mar salvar la vita, + o perderlavi almen con minor pena, + poi che notando non ritrova aita, + e mancar sente l'animo e la lena, + alla vorace fiamma c'ha fuggita, + la tema di annegarsi anco rimena: + s'abbraccia a un legno ch'arde, e per timore + c'ha di due morte, in ambe se ne muore. + +86 + + Altri per tema di spiedo o d'accetta + che vede appresso, al mar ricorre invano, + perché dietro gli vien pietra o saetta + che non lo lascia andar troppo lontano. + Ma saria forse, mentre che diletta + il mio cantar, consiglio utile e sano + di finirlo, più tosto che seguire + tanto, che v'annoiasse il troppo dire. + + + + +CANTO QUARANTESIMO + + +1 + + Lungo sarebbe, se i diversi casi + volessi dir di quel naval conflitto; + e raccontarlo a voi mi parria quasi, + magnanimo figliuol d'Ercole invitto, + portar, come si dice, a Samo vasi, + nottole Atene, e crocodili a Egitto; + che quanto per udita io ve ne parlo, + Signor, miraste, e feste altrui mirarlo. + +2 + + Ebbe lungo spettacolo il fedele + vostro popul la notte e 'l dì che stette, + come in teatro, l'inimiche vele + mirando in Po tra ferro e fuoco astrette. + Che gridi udir si possano e querele, + ch'onde veder di sangue umano infette, + per quanti modi in tal pugna si muora, + vedeste, e a molti il dimostraste allora. + +3 + + Nol vide io già, ch'era sei giorni inanti, + mutando ogn'ora altre vetture, corso + con molta fretta e molta ai piedi santi + del gran Pastore a domandar soccorso: + poi né cavalli bisognar né fanti; + ch'intanto al Leon d'or l'artiglio e 'l morso + fu da voi rotto sì, che più molesto + non l'ho sentito da quel giorno a questo. + +4 + + Ma Alfonsin Trotto il qual si trovò in fatto, + Annibal e Pier Moro e Afranio e Alberto, + e tre Ariosti, e il Bagno e il Zerbinatto + tanto me ne contar, ch'io ne fui certo: + me ne chiarir poi le bandiere affatto, + vistone al tempio il gran numero offerto, + e quindice galee ch'a queste rive + con mille legni star vidi captive. + +5 + + Chi vide quelli incendi e quei naufragi, + le tante uccisioni e sì diverse, + che, vendicando i nostri arsi palagi, + fin che fu preso ogni navilio, ferse; + potrà, veder le morti anco e i disagi + che 'l miser popul d'Africa sofferse + col re Agramante in mezzo l'onde salse, + la scura notte che Dudon l'assalse. + +6 + + Era la notte, e non si vedea lume, + quando s'incominciar l'aspre contese: + ma poi che 'l zolfo e la pece e 'l bitume + sparso in gran copia, ha prore e sponde accese, + e la vorace fiamma arde e consume + le navi e le galee poco difese; + sì chiaramente ognun si vedea intorno, + che la notte parea mutata in giorno. + +7 + + Onde Agramante che per l'aer scuro, + non avea l'inimico in sì gran stima, + né aver contrasto si credea sì duro, + che, resistendo, al fin non lo reprima; + poi che rimosse le tenèbre furo, + e vide quel che non credeva in prima, + che le navi nimiche eran duo tante, + fece pensier diverso a quel d'avante. + +8 + + Smonta con pochi, ove in più lieve barca + ha Brigliadoro e l'altre cose care. + Tra legno e legno taciturno varca, + fin che si trova in più sicuro mare + da' suoi lontan, che Dudon preme e carca, + e mena a condizioni acri ed amare. + Gli arde il foco, il mar sorbe, il ferro strugge: + egli che n'è cagion, via se ne fugge. + +9 + + Fugge Agramante ed ha con lui Sobrino, + con cui si duol di non gli aver creduto, + quando previde con occhio divino, + e 'l mal gli annunziò, ch'or gli è avvenuto. + Ma torniamo ad Orlando paladino, + che, prima che Biserta abbia altro aiuto, + consiglia Astolfo che la getti in terra, + sì che a Francia mai più non faccia guerra. + +10 + + E così fu publicamente detto + che 'l campo in arme al terzo dì sia istrutto. + Molti navili Astolfo a questo effetto + tenuti avea, né Dudon n'ebbe il tutto; + di quai diede il governo a Sansonetto, + sì buon guerrier al mar come all'asciutto: + e quel si pose, in su l'ancore sorto, + contra a Biserta, un miglio appresso al porto. + +11 + + Come veri cristiani Astolfo e Orlando, + che senza Dio non vanno a rischio alcuno, + ne l'esercito fan publico bando, + che sieno orazion fatte e digiuno; + e che si trovi il terzo giorno, quando + si darà il segno, apparecchiato ognuno + per espugnar Biserta, che data hanno, + vinta che s'abbia, a fuoco e a saccomanno. + +12 + + E così, poi che le astinenze e i voti + devotamente celebrati foro, + parenti, amici, e gli altri insieme noti + si cominciaro a convitar tra loro. + Dato restauro a' corpi esausti e voti, + abbracciandosi insieme lacrimoro, + tra loro usando i modi e le parole + che tra i più cari al dipartir si suole. + +13 + + Dentro a Biserta i sacerdoti santi + supplicando col populo dolente, + battonsi il petto, e con dirotti pianti + chiamano il lor Macon che nulla sente. + Quante vigilie, quante offerte, quanti + doni promessi son privatamente! + quanto in publico templi, statue, altari, + memoria eterna de' lor casi amari! + +14 + + E poi che dal Cadì fu benedetto, + prese il populo l'arme, e tornò al muro. + Ancor giacea col suo Titon nel letto + la bella Aurora, ed era il cielo oscuro, + quando Astolfo da un canto, e Sansonetto + da un altro, armati agli ordini lor furo: + e poi che 'l segno che diè il conte udiro, + Biserta con grande impeto assaliro. + +15 + + Avea Biserta da duo canti il mare, + sedea dagli altri duo nel lito asciutto. + Con fabrica eccellente e singulare + fu antiquamente il suo muro costrutto. + Poco altro ha che l'aiuti o la ripare; + che poi che 'l re Branzardo fu ridutto + dentro da quella, pochi mastri, e poco + poté aver tempo a riparare il loco. + +16 + + Astolfo dà l'assunto al re de' Neri, + che faccia a' merli tanto nocumento + con falariche, fonde e con arcieri, + che levi d'affacciarsi ogni ardimento; + sì che passin pedoni e cavallieri + fin sotto la muraglia a salvamento, + che vengon, chi di pietre e chi di travi, + chi d'asce e chi d'altra materia gravi. + +17 + + Chi questa cosa e chi quell'altra getta + dentro alla fossa, e vien di mano in mano; + di cui l'acqua il dì inanzi fu intercetta, + sì che in più parti si scopria il pantano. + Ella fu piena ed atturata in fretta, + e fatto uguale insin al muro il piano. + Astolfo, Orlando ed Olivier procura + di far salir i fanti in su le mura. + +18 + + I Nubi d'ogni indugio impazienti, + da la speranza del guadagno tratti, + non mirando a' pericoli imminenti, + coperti da testuggini e da gatti, + con arieti e loro altri istrumenti + a forar torri, e porte rompere atti, + tosto si fero alla città vicini; + né trovaro sprovisti i Saracini: + +19 + + che ferro e fuoco e merli e tetti gravi + cader facendo a guisa di tempeste, + per forza aprian le tavole e le travi + de le machine in lor danno conteste. + Ne l'aria oscura e nei principi pravi + molto patir le battezzate teste; + ma poi che 'l sole uscì del ricco albergo, + voltò Fortuna ai Saracini il tergo. + +20 + + Da tutti i canti risforzar l'assalto + fe' il conte Orlando e da mare e da terra. + Sansonetto ch'avea l'armata in alto, + entrò nel porto e s'accostò alla terra; + e con frombe e con archi facea d'alto, + e con vari tormenti estrema guerra; + e facea insieme espedir lance e scale, + ogni apparecchio e munizion navale. + +21 + + Facea Oliviero, Orlando e Brandimarte, + e quel che fu sì dianzi in aria ardito, + aspra e fiera battaglia da la parte + che lungi al mare era più dentro al lito. + Ciascun d'essi venìa con una parte + de l'oste che s'avean quadripartito. + Quale a mur, quale a porte, e quale altrove, + tutti davan di sé lucide prove. + +22 + + Il valor di ciascun meglio si puote + veder così, che se fosser confusi: + chi sia degno di premio e chi di note, + appare inanzi a mill'occhi non chiusi. + Torri di legno trannosi con ruote, + e gli elefanti altre ne portano usi, + che su lor dossi così in alto vanno, + che i merli sotto a molto spazio stanno. + +23 + + Vien Brandimarte, e pon la scala a' muri, + e sale, e di salir altri conforta: + lo seguon molti intrepidi e sicuri; + che non può dubitar chi l'ha in sua scorta. + Non è chi miri, o chi mirar si curi, + se quella scala il gran peso comporta. + Sol Brandimarte agli nimici attende; + pugnando sale, e al fine un merlo prende. + +24 + + E con mano e con piè quivi s'attacca, + salta sui merli, e mena il brando in volta, + urta, riversa e fende e fora e ammacca, + e di sé mostra esperienza molta. + Ma tutto a un tempo la scala si fiacca, + che troppa soma e di soperchio ha tolta: + e for che Brandimarte, giù nel fosso + vanno sozzopra, e l'uno all'altro adosso. + +25 + + Per ciò non perde il cavallier l'ardire, + né pensa riportare a dietro il piede; + ben che de' suoi non vede alcun seguire, + ben che berzaglio alla città si vede. + Pregavan molti (e non volse egli udire) + che ritornasse; ma dentro si diede: + dico che giù ne la città d'un salto + dal muro entrò, che trenta braccia era alto. + +26 + + Come trovato avesse o piume o paglia, + presse il duro terren senza alcun danno; + e quei c'ha intorno affrappa e fora e taglia, + come s'affrappa e taglia e fora il panno. + Or contra questi or contra quei si scaglia; + e quelli e questi in fuga se ne vanno. + Pensano quei di fuor, che l'han veduto + dentro saltar, che tardo fia ogni aiuto. + +27 + + Per tutto 'l campo alto rumor si spande + di voce in voce, e 'l mormorio e 'l bisbiglio. + La vaga Fama intorno si fa grande, + e narra, ed accrescendo va il periglio. + Ove era Orlando (perché da più bande + si dava assalto), ove d'Otone il figlio, + ove Olivier, quella volando venne, + senza posar mai le veloci penne. + +28 + + Questi guerrier, e più di tutti Orlando, + ch'amano Brandimarte e l'hanno in pregio, + udendo che se van troppo indugiando, + perderanno un compagno così egregio, + piglian le scale, e qua e là montando, + mostrano a gara animo altiero e regio, + con sì audace sembiante e sì gagliardo, + che i nimici tremar fan con lo sguardo. + +29 + + Come nel mar che per tempesta freme, + assaglion l'acque il temerario legno, + ch'or da la prora, or da le parti estreme + cercano entrar con rabbia e con isdegno; + il pallido nocchier sospira e geme, + ch'aiutar deve, e non ha cor né ingegno; + una onda viene al fin, ch'occupa il tutto, + e dove quella entrò, segue ogni flutto: + +30 + + così dipoi ch'ebbono presi i muri + questi tre primi, fu sì largo il passo, + che gli altri ormai seguir ponno sicuri, + che mille scale hanno fermate al basso. + Aveano intanto gli arieti duri + rotto in più lochi, e con sì gran fraccasso, + che si poteva in più che in una parte + soccorrer l'animoso Brandimarte. + +31 + + Con quel furor che 'l re de' fiumi altiero, + quando rompe talvolta argini e sponde, + e che nei campi Ocnei s'apre il sentiero, + e i grassi solchi e le biade feconde, + e con le sue capanne il gregge intero, + e coi cani i pastor porta ne l'onde; + guizzano i pesci agli olmi in su la cima, + ove solean volar gli augelli in prima: + +32 + + con quel furor l'impetuosa gente, + là dove avea in più parti il muro rotto, + entrò col ferro e con la face ardente + a distruggere il popul mal condotto. + Omicidio, rapina e man violente + nel sangue e ne l'aver, trasse di botto + la ricca e trionfal città a ruina, + che fu di tutta l'Africa regina. + +33 + + D'uomini morti pieno era per tutto; + e de le innumerabili ferite + fatto era un stagno più scuro e più brutto + di quel che cinge la città di Dite. + Di casa in casa un lungo incendio indutto + ardea palagi, portici e meschite. + Di pianti e d'urli e di battuti petti + suonano i voti e depredati tetti. + +34 + + I vincitori uscir de le funeste + porte vedeansi di gran preda onusti, + chi con bei vasi e chi con ricche veste, + chi con rapiti argenti a' dei vetusti: + chi traea i figli, e chi le madri meste: + fur fatti stupri e mille altri atti ingiusti, + dei quali Orlando una gran parte intese, + né lo poté vietar, né 'l duca inglese. + +35 + + Fu Bucifar de l'Algazera morto + con esso un colpo da Olivier gagliardo. + Perduta ogni speranza, ogni conforto, + s'uccise di sua mano il re Branzardo, + con tre ferite, onde morì di corto, + fu preso Folvo dal duca dal Pardo. + Questi eran tre ch'al suo partir lasciato + avea Agramante a guardia de lo stato. + +36 + + Agramante ch'intanto avea deserta + l'armata, e con Sobrin n'era fuggito, + pianse da lungi e sospirò Biserta, + veduto sì gran fiamma arder sul lito. + Poi più d'appresso ebbe novella certa + come de la sua terra il caso era ito: + e d'uccider se stesso in pensier venne, + e lo facea; ma il re Sobrin lo tenne. + +37 + + Dicea Sobrin: — Che più vittoria lieta, + signor, potrebbe il tuo inimico avere, + che la tua morte udire, onde quieta + si speraria poi l'Africa godere? + Questo contento il viver tuo gli vieta: + quindi avrà cagion sempre di temere. + Sa ben che lungamente Africa sua + esser non può, se non per morte tua. + +38 + + Tutti i sudditi tuoi, morendo, privi + de la speranza, un ben che sol ne resta. + Spero che n'abbi a liberar, se vivi, + e trar d'affanno e ritornarne in festa. + So che, se muori, siàn sempre captivi, + Africa sempre tributaria e mesta. + Dunque, s'in util tuo viver non vuoi, + vivi, signor, per non far danno ai tuoi. + +39 + + Dal soldano d'Egitto, tuo vicino, + certo esser puoi d'aver danari e gente: + malvolentieri il figlio di Pipino + in Africa vedrà tanto potente. + Verrà con ogni sforzo Norandino + per ritornarti in regno, il tuo parente: + Armeni, Turchi, Persi, Arabi e Medi, + tutti in soccorso avrai, se tu li chiedi. — + +40 + + Con tali e simil detti il vecchio accorto + studia tornare il suo signore in speme + di racquistarsi l'Africa di corto; + ma nel suo cor forse il contrario teme: + sa ben quanto è a mal termine e a mal porto, + e come spesso invan sospira e geme + chiunque il regno suo si lascia torre, + e per soccorso a' barbari ricorre. + +41 + + Annibal e Iugurta di ciò foro + buon testimoni, ed altri al tempo antico: + al tempo nostro Ludovico il Moro, + dato in poter d'un altro Ludovico. + Vostro fratello Alfonso da costoro + ben ebbe esempio (a voi, Signor mio, dico), + che sempre ha riputato pazzo espresso + chi più si fida in altri ch'in se stesso. + +42 + + E però ne la guerra che gli mosse + del pontifice irato un duro sdegno, + ancor che ne le deboli sue posse + non potessi egli far molto disegno, + e chi lo difendea, d'Italia fosse + spinto, e n'avesse il suo nimico il regno; + né per minacce mai né per promesse + s'indusse che lo stato altrui cedesse. + +43 + + Il re Agramante all'oriente avea + volta la prora, e s'era spinto in alto, + quando da terra una tempesta rea + mosse da banda impetuoso assalto. + Il nocchier ch'al governo vi sedea: + — Io veggo (disse alzando gli occhi ad alto) + una procella apparecchiar sì grave, + che contrastar non le potrà la nave. + +44 + + S'attendete, signori, al mio consiglio, + qui da man manca ha un'isola vicina, + a cui mi par ch'abbiamo a dar di piglio, + fin che passi il furor de la marina. — + Consentì il re Agramante; e di periglio + uscì, pigliando la spiaggia mancina, + che per salute de' nocchier giace + tra gli Afri e di Vulcan l'alta fornace. + +45 + + D'abitazioni è l'isoletta vota, + piena d'umil mortelle e di ginepri, + ioconda solitudine e remota + a cervi, a daini, a capriuoli, a lepri; + e fuor ch'a piscatori, è poco nota, + ove sovente a rimondati vepri + sospendon, per seccar, l'umide reti: + dormeno intanto i pesci in mar quieti. + +46 + + Quivi trovar che s'era un altro legno, + cacciato da fortuna, già ridutto: + il gran guerrier ch'in Sericana ha regno, + levato d'Arli, avea quivi condutto. + Con modo riverente e di sé degno + l'un re con l'altro s'abbracciò all'asciutto; + ch'erano amici, e poco inanzi furo + compagni d'arme al parigino muro. + +47 + + Con molto dispiacer Gradasso intese + del re Agramante le fortune avverse: + poi confortollo, e come re cortese, + con la propria persona se gli offerse: + ma che egli andasse all'infedel paese + d'Egitto, per aiuto, non sofferse. + — Che vi sia (disse) periglioso gire, + dovria Pompeio i profugi ammonire. + +48 + + E perché detto m'hai che con l'aiuto + degli Etiopi, sudditi al Senapo, + Astolfo a torti l'Africa è venuto, + e ch'arsa ha la città che n'era capo; + e ch'Orlando è con lui, che diminuto + poco inanzi di senno aveva il capo; + mi pare al tutto un ottimo rimedio + aver pensato a farti uscir di tedio. + +49 + + Io piglierò per amor tuo l'impresa + d'entrar col conte a singular certame. + Contra me so che non avrà difesa, + se tutto fosse di ferro o di rame. + Morto lui, stimo la cristiana Chiesa, + quel che l'agnelle il lupo ch'abbia fame. + Ho poi pensato (e mi fia cosa lieve) + di fare i Nubi uscir d'Africa in breve. + +50 + + Farò che gli altri Nubi che da loro + il Nilo parte e la diversa legge, + e gli Arabi e i Macrobi, questi d'oro + ricchi e di gente, e quei d'equino gregge, + Persi e Caldei (perché tutti costoro + con altri molti il mio scettro corregge); + farò ch'in Nubia lor faran tal guerra, + che non si fermeran ne la tua terra. — + +51 + + Al re Agramante assai parve oportuna + del re Gradasso la seconda offerta; + e si chiamò obligato alla Fortuna, + che l'avea tratto all'isola deserta: + ma non vuol torre a condizione alcuna, + se racquistar credesse indi Biserta, + che battaglia per lui Gradasso prenda; + che 'n ciò gli par che l'onor troppo offenda. + +52 + + — S'a disfidar s'ha Orlando, son quell'io + (rispose) a cui la pugna più conviene: + e pronto vi sarò; poi faccia Dio + di me, come gli pare, o male o bene. — + — Facciàn (disse Gradasso) al modo mio, + a un nuovo modo ch'in pensier mi viene: + questa battaglia pigliamo ambedui + incontra Orlando, e un altro sia con lui. — + +53 + + — Pur ch'io non resti fuor, non me ne lagno + (disse Agramante), o sia primo o secondo: + ben so ch'in arme ritrovar compagno + di te miglior non si può in tutto 'l mondo. — + — Ed io (disse Sobrin) dove rimagno? + E se vecchio vi paio, vi rispondo + ch'io debbo esser più esperto, e nel periglio + presso alla forza è buono aver consiglio. — + +54 + + D'una vecchiezza valida e robusta + era Sobrino, e di famosa prova; + e dice ch'in vigor l'età vetusta + si sente pari alla già verde e nuova. + Stimata fu la sua domanda giusta; + e senza indugio un messo si ritrova, + il qual si mandi agli africani lidi, + e da lor parte il conte Orlando sfidi; + +55 + + che s'abbia a ritrovar con numer pare + di cavallieri armati in Lipadusa. + Una isoletta è questa, che dal mare + medesmo che li cinge, è circonfusa. + Non cessa il messo a vela e a remi andare, + come quel che prestezza al bisogno usa, + che fu a Biserta; e trovò Orlando quivi, + ch'a suoi le spoglie dividea e i captivi. + +56 + + Lo 'nvito di Gradasso e d'Agramante + e di Sobrino in publico fu espresso, + tanto giocondo al principe d'Anglante, + che d'ampli doni onorar fece il messo. + Avea dai suoi compagni udito inante, + che Durindana al fianco s'avea messo + il re Gradasso: onde egli, per desire + di racquistarla, in India volea gire, + +57 + + stimando non aver Gradasso altrove, + poi ch'udì che di Francia era partito. + Or più vicin gli è offerto luogo, dove + spera che 'l suo gli fia restituito. + Il bel corno d'Almonte anco lo muove + ad accettar sì volentier lo 'nvito, + e Brigliador non men; che sapea in mano + esser venuti al figlio di Troiano. + +58 + + Per compagno s'elegge alla battaglia + il fedel Brandimarte e 'l suo cognato. + Provato ha quanto l'uno e l'altro vaglia; + sa che da trambi è sommamente amato. + Buon destrier, buona piastra e buona maglia, + e spade cerca e lance in ogni lato + a sé e a' compagni: che sappiate parme, + che nessun d'essi avea le solite arme. + +59 + + Orlando (come io v'ho detto più volte) + de le sue sparse per furor la terra: + agli altri ha Rodomonte le lor tolte, + ch'or alta torre in ripa un fiume serra. + Non se ne può per Africa aver molte; + sì perché in Francia avea tratto alla guerra + il re Agramante ciò ch'era di buono, + sì perché poche in Africa ne sono. + +60 + + Ciò che di ruginoso e di brunito + aver si può, fa ragunare Orlando; + e coi compagni intanto va pel lito + de la futura pugna ragionando. + Gli avvien ch'essendo fuor del campo uscito + più di tre miglia, e gli occhi al mare alzando, + vide calar con le vele alte un legno + verso il lito african senza ritegno. + +61 + + Senza nocchieri e senza naviganti, + sol come il vento e sua fortuna il mena, + venìa con le vele alte il legno avanti, + tanto che se ritenne in su l'arena. + Ma prima che di questo più vi canti, + l'amor ch'a Ruggier porto mi rimena + alla sua istoria, e vuol ch'io vi racconte + di lui e del guerrier di Chiaramonte. + +62 + + Di questi duo guerrier dissi che tratti + s'erano fuor del marziale agone, + viste convenzion rompere e patti, + e turbarsi ogni squadra e legione. + Chi prima i giuramenti abbia disfatti, + e stato sia di tanto mal cagione, + o l'imperator Carlo, o il re Agramante, + studian saper da chi lor passa avante. + +63 + + Un servitor intanto di Ruggiero, + ch'era fedele e pratico ed astuto, + né pel conflitto dei duo campi fiero + avea di vista il patron mai perduto, + venne a trovarlo, e la spada e 'l destriero + gli diede, perché a' suoi fosse in aiuto. + Montò Ruggiero e la sua spada tolse, + ma ne la zuffa entrar non però volse. + +64 + + Quindi si parte; ma prima rinuova + la convenzion che con Rinaldo avea; + che se pergiuro il suo Agramante trova, + lo lascierà con la sua setta rea. + Per quel giorno Ruggier fare altra prova + d'arme non volse; ma solo attendea + a fermar questo e quello, e a domandarlo + chi prima roppe, o 'l re Agramante, o Carlo. + +65 + + Ode da tutto 'l mondo, che la parte + del re Agramante fu, che roppe prima. + Ruggiero ama Agramante, e se si parte + da lui per questo, error non lieve stima. + Fur le gente africane e rotte e sparte + (questo ho già detto inanzi), e da la cima + de la volubil ruota tratte al fondo, + come piacque a colei ch'aggira il mondo. + +66 + + Tra sé volve Ruggiero e fa discorso, + se restar deve, o il suo signor seguire. + Gli pon l'amor de la sua donna un morso + per non lasciarlo in Africa più gire: + lo volta e gira, ed a contrario corso + lo sprona, e lo minaccia di punire, + se l' patto e 'l giuramento non tien saldo, + che fatto avea col paladin Rinaldo. + +67 + + Non men da l'altra parte sferza e sprona + la vigilante e stimulosa cura, + che s'Agramante in quel caso abbandona, + a viltà gli sia ascritto ed a paura. + Se del restar la causa parrà buona + a molti, a molti ad accettar fia dura. + Molti diran che non si de' osservare + quel ch'era ingiusto e illicito a giurare. + +68 + + Tutto quel giorno e la notte seguente + stette solingo, e così l'altro giorno, + pur travagliando la dubbiosa mente, + se partir deve o far quivi soggiorno. + Pel signor suo conclude finalmente + di fargli dietro in Africa ritorno. + Potea in lui molto il coniugale amore, + ma vi potea più il debito e l'onore. + +69 + + Torna verso Arli; che trovarvi spera + l'armata ancor, ch'in Africa il trasporti: + né legno in mar né dentro alla rivera, + né Saracini vede, se non morti. + Seco al partire ogni legno che v'era + trasse Agramante, e 'l resto arse nei porti. + Fallitogli il pensier, prese il camino + verso Marsilia pel lito marino. + +70 + + A qualche legno pensa dar di piglio, + ch'a prieghi o forza il porti all'altra riva. + Già v'era giunto del Danese il figlio + con l'armata de' barbari captiva. + Non si avrebbe potuto un gran di miglio + gittar ne l'acqua: tanto la copriva + la spessa moltitudine de navi, + di vincitori e di prigioni, gravi. + +71 + + Le navi de' pagani, ch'avanzaro + dal fuoco e dal naufragio quella notte, + eccetto poche ch'in fuga n'andaro, + tutte a Marsilia avea Dudon condotte. + Sette di quei ch'in Africa regnaro, + che, poi che le lor genti vider rotte, + con sette legni lor s'eran renduti, + stavan dolenti, lacrimosi e muti. + +72 + + Era Dudon sopra la spiaggia uscito, + ch'a trovar Carlo andar volea quel giorno; + e de' captivi e de lor spoglie ordito + con lunga pompa avea un trionfo adorno. + Eran tutti i prigion stesi nel lito, + e i Nubi vincitori allegri intorno, + che faceano del nome di Dudone + intorno risonar la regione. + +73 + + Venne in speranza di lontan Ruggiero, + che questa fosse armata d'Agramante; + e, per saperne il vero, urtò il destriero: + ma riconobbe, come fu più inante, + il re de Nasamona prigionero, + Bambirago, Agricalte e Farurante, + Manilardo e Balastro e Rimedonte, + che piangendo tenean bassa la fronte. + +74 + + Ruggier che gli ama, sofferir non puote + che stian ne la miseria in che li trova. + Quivi sa ch'a venir con le man vote, + senza usar forza, il pregar poco giova. + La lancia abbassa, e chi li tien percuote; + e fa del suo valor l'usata prova; + stringe la spada, e in un piccol momento + ne fa cadere intorno più di cento. + +75 + + Dudone ode il rumor, la strage vede + che fa Ruggier, ma chi sia non conosce. + Vede i suoi c'hanno in fuga volto il piede + con gran timor, con pianto e con angosce. + Presto il destrier, lo scudo e l'elmo chiede; + che già avea armato e petto e braccia e cosce: + salta a cavallo e si fa dar la lancia, + e non oblia ch'è paladin di Francia. + +76 + + Grida che si ritiri ognun da canto, + spinge il cavallo e fa sentir gli sproni. + Ruggier cent'altri n'avea uccisi intanto, + e gran speranza dato a quei prigioni: + e come venir vide Dudon santo + solo a cavallo, e gli altri esser pedoni, + stimò che capo e che signor lor fosse; + e contra lui con gran desir si mosse. + +77 + + Già mosso prima era Dudon; ma quando + senza lancia Ruggier vide venire, + lunge da sé la sua gittò, sdegnando + con tal vantaggio il cavallier ferire. + Ruggiero, al cortese atto riguardando, + disse fra sé: — Costui non può mentire, + ch'uno non sia di quei guerrier perfetti + che paladin di Francia sono detti. + +78 + + S'impetrar lo potrò, vo' che 'l suo nome, + inanzi che segua altro, mi palese; — + e così domandollo: e seppe come + era Dudon figliuol d'Uggier danese. + Dudon gravò Ruggier poi d'ugual some, + e parimente lo trovò cortese. + Poi che i nomi tra lor s'ebbono detti, + si disfidaro, e vennero agli effetti. + +79 + + Avea Dudon quella ferrata mazza + ch'in mille imprese gli diè eterno onore: + con essa mostra ben ch'egli è di razza + di quel Danese pien d'alto valore. + La spada ch'apre ogni elmo, ogni corazza, + di che non era al mondo la migliore, + trasse Ruggiero, e fece paragone + di sua virtude al paladin Dudone. + +80 + + Ma perché in mente ognora avea di meno + offender la sua donna, che potea; + ed era certo, se spargea il terreno + del sangue di costui, che la offendea + (de le case di Francia istrutto a pieno, + la madre di Dudone esser sapea + Armelina sorella di Beatrice, + ch'era di Bradamante genitrice): + +81 + + per questo mai di punta non gli trasse, + e di taglio rarissimo ferìa. + Schermiasi, ovunque la mazza calasse, + or ribattendo, or dandole la via. + Crede Turpin che per Ruggier restasse, + che Dudon morto in pochi colpi avria: + né mai, qualunque volta si scoperse, + ferir, se non di piatto, lo sofferse. + +82 + + Di piatto usar potea, come di taglio, + Ruggier la spada sua ch'avea gran schena; + e quivi a strano giuoco di sonaglio + sopra Dudon con tanta forza mena, + che spesso agli occhi gli pon tal barbaglio, + che si ritien di non cadere a pena. + Ma per esser più grato a chi mi ascolta, + io differisco il canto a un'altra volta. + + + + +CANTO QUARANTUNESIMO + + +1 + + L'odor ch'è sparso in ben notrita e bella + o chioma o barba o delicata vesta + di giovene leggiadro o di donzella, + ch'Amor sovente lacrimando desta, + se spira e fa sentir di sé novella, + e dopo molti giorni ancora resta; + mostra con chiaro ed evidente effetto, + come a principio buono era e perfetto. + +2 + + L'almo liquor che ai meditori suoi + fece Icaro gustar con suo gran danno, + e che si dice che già Celte e Boi + fe' passar l'Alpe e non sentir l'affanno; + mostra che dolce era a principio, poi + che si serva ancor dolce al fin de l'anno. + L'arbor ch'al tempo rio foglia non perde, + mostra ch'a primavera era ancor verde. + +3 + + L'inclita stirpe che per tanti lustri + mostrò di cortesia sempre gran lume, + e par ch'ognor più ne risplenda e lustri, + fa che con chiaro indizio si presume, + che chi progenerò gli Estensi illustri, + dovea d'ogni laudabile costume + che sublimar al ciel gli uomini suole, + splender non men che fra le stelle il sole. + +4 + + Ruggier, come in ciascun suo degno gesto, + d'alto valor, di cortesia solea + dimostrar chiaro segno e manifesto, + e sempre più magnanimo apparea; + così verso Dudon lo mostrò in questo, + col qual (come di sopra io vi dicea) + dissimulato avea quanto era forte, + per pietà che gli avea di porlo a morte. + +5 + + Avea Dudon ben conosciuto certo, + ch'ucciderlo Ruggier non l'ha voluto; + perch'or s'ha ritrovato allo scoperto, + or stanco sì, che più non ha potuto. + Poi che chiaro comprende, e vede aperto + che gli ha rispetto, e che va ritenuto; + quando di forza e di vigor val meno, + di cortesia non vuol cedergli almeno. + +6 + + — Per Dio (dice), signor, pace facciamo; + ch'esser non può più la vittoria mia: + esser non può più mia; che già mi chiamo + vinto e prigion de la tua cortesia. — + Ruggier rispose: — Ed io la pace bramo + non men di te; ma che con patto sia, + che questi sette re c'hai qui legati, + lasci ch'in libertà mi sieno dati. — + +7 + + E gli mostrò quei sette re ch'io dissi + che stavano legati a capo chino; + e gli soggiunse che non gli impedissi + pigliar con essi in Africa il camino. + E così furo in libertà remissi + quei re; che gliel concesse il paladino; + e gli concesse ancor ch'un legno tolse, + quel ch'a lui parve, e verso Africa sciolse. + +8 + + Il legno sciolse, e fe' scioglier la vela, + e se diè al vento perfido in possanza, + che da principio la gonfiata tela + drizzò a camino, e diè al nocchier baldanza. + Il lito fugge, e in tal modo si cela, + che par che ne sia il mar rimaso sanza. + Ne l'oscurar del giorno fece il vento + chiara la sua perfidia e 'l tradimento. + +9 + + Mutossi da la poppa ne le sponde, + indi alla prora, e qui non rimase anco: + ruota la nave, ed i nocchier confonde; + ch'or di dietro or dinanzi or loro è al fianco. + Surgono altiere e minacciose l'onde: + mugliando sopra il mar va il gregge bianco. + Di tante morti in dubbio e in pena stanno, + quanto son l'acque ch'a ferir li vanno. + +10 + + Or da fronte or da tergo il vento spira; + e questo inanzi, e quello a dietro caccia: + un altro da traverso il legno aggira; + e ciascun pur naufragio gli minaccia. + Quel che siede al governo, alto sospira + pallido e sbigottito ne la faccia; + e grida invano, e invan con mano accenna + or di voltare, or di calar l'antenna. + +11 + + Ma poco il cenno, e 'l gridar poco vale: + tolto è 'l veder da la piovosa notte. + La voce, senza udirsi, in aria sale, + in aria che ferìa con maggior botte + de' naviganti il grido universale, + e 'l fremito de l'onde insieme rotte: + e in prora e in poppa e in amendue le bande + non si può cosa udir, che si commande. + +12 + + Da la rabbia del vento che si fende + ne le ritorte, escono orribil suoni: + di spessi lampi l'aria si raccende, + risuona 'l ciel di spaventosi tuoni. + V'è chi corre al timon, chi i remi prende; + van per uso agli uffici a che son buoni: + chi s'affatica a sciorre e chi a legare; + vota altri l'acqua, e torna il mar nel mare. + +13 + + Ecco stridendo l'orribil procella + che 'l repentin furor di borea spinge, + la vela contra l'arbore flagella: + il mar si leva, e quasi il cielo attinge. + Frangonsi i remi; e di fortuna fella + tanto la rabbia impetuosa stringe, + che la prora si volta, e verso l'onda + fa rimaner la disarmata sponda. + +14 + + Tutta sotto acqua va la destra banda, + e sta per riversar di sopra il fondo. + Ognun, gridando, a Dio si raccomanda; + che più che certi son gire al profondo. + D'uno in un altro mal fortuna manda: + il primo scorre, e vien dietro il secondo. + Il legno vinto in più parti si lassa, + e dentro l'inimica onda vi passa. + +15 + + Muove crudele e spaventoso assalto + da tutti i lati il tempestoso verno. + Veggon talvolta il mar venir tant'alto, + che par ch'arrivi insin al ciel superno. + Talor fan sopra l'onde in su tal salto, + ch'a mirar giù par lor veder lo 'nferno. + O nulla o poca speme è che conforte; + e sta presente inevitabil morte. + +16 + + Tutta la notte per diverso mare + scorsero errando ove cacciolli il vento; + il fiero vento che dovea cessare + nascendo il giorno, e ripigliò augumento. + Ecco dinanzi un nudo scoglio appare: + voglion schivarlo, e non v'hanno argumento. + Li porta, lor mal grado, a quella via + il crudo vento e la tempesta ria. + +17 + + Tre volte e quattro il pallido nocchiero + mette vigor perché 'l timon sia volto + e trovi più sicuro altro sentiero; + ma quel si rompe, e poi dal mar gli è tolto. + Ha sì la vela piena il vento fiero, + che non si può calar poco né molto: + né tempo han di riparo o di consiglio; + che troppo appresso è quel mortal periglio. + +18 + + Poi che senza rimedio si comprende + la irreparabil rotta de la nave, + ciascuno al suo privato utile attende, + ciascun salvar la vita sua cura have. + Chi può più presto al palischermo scende; + ma quello è fatto subito sì grave + per tanta gente che sopra v'abbonda, + che poco avanza a gir sotto la sponda. + +19 + + Ruggier che vide il comite e 'l padrone + e gli altri abbandonar con fretta il legno, + come senz'arme si trovò in giubbone, + campar su quel battel fece disegno: + ma lo trovò sì carco di persone, + e tante venner poi, che l'acque il segno + passaro in guisa, che per troppo pondo + con tutto il carco andò il legnetto al fondo: + +20 + + del mare al fondo: e seco trasse quanti + lasciaro a sua speranza il maggior legno. + Allor s'udì con dolorosi pianti + chiamar soccorso dal celeste regno: + ma quelle voci andaro poco inanti, + che venne il mar pien d'ira e di disdegno, + e subito occupò tutta la via + onde il lamento e il flebil grido uscia. + +21 + + Altri là giù, senza apparir più, resta; + altri risorge e sopra l'onde sbalza; + chi vien nuotando e mostra fuor la testa, + chi mostra un braccio, e chi una gamba scalza. + Ruggier che 'l minacciar de la tempesta + temer non vuol, dal fondo al sommo s'alza, + e vede il nudo scoglio non lontano, + ch'egli e i compagni avean fuggito invano. + +22 + + Spera, per forza di piedi e di braccia + nuotando, di salir sul lito asciutto. + Soffiando viene, e lungi da la faccia + l'onda respinge e l'importuno flutto. + Il vento intanto e la tempesta caccia + il legno voto, e abbandonato in tutto + da quelli che per lor pessima sorte + il disio di campar trasse alla morte. + +23 + + Oh fallace degli uomini credenza! + campò la nave che dovea perire; + quando il padrone e i galleotti senza + governo alcun l'avean lasciata gire. + Parve che si mutasse di sentenza + il vento, poi che ogni uom vide fuggire: + fece che 'l legno a miglior via si torse, + né toccò terra, e in sicura onda corse. + +24 + + E dove col nocchier tenne via incerta, + poi che non l'ebbe, andò in Africa al dritto, + e venne a capitar presso a Biserta + tre miglia o due, dal lato verso Egitto; + e ne l'arena sterile e deserta + restò, mancando il vento e l'acqua, fitto. + Or quivi sopravenne, a spasso andando, + come di sopra io vi narrava, Orlando. + +25 + + E disioso di saper se fusse + la nave sola, e fusse o vota o carca, + con Brandimarte a quella si condusse + e col cognato, in su una lieve barca. + Poi che sotto coverta s'introdusse, + tutta la ritrovò d'uomini scarca: + vi trovò sol Frontino il buon destriero, + l'armatura e la spada di Ruggiero; + +26 + + di cui fu per campar tanto la fretta, + ch'a tor la spada non ebbe pur tempo. + Conobbe quella il paladin, che detta + fu Balisarda, e che già sua fu un tempo. + So che tutta l'istoria avete letta, + come la tolse a Falerina, al tempo + che le distrusse anco il giardin sì bello, + e come a lui poi la rubò Brunello; + +27 + + e come sotto il monte di Carena + Brunel ne fe' a Ruggier libero dono. + Di che taglio ella fosse e di che schena, + n'avea già fatto esperimento buono; + io dico Orlando: e però n'ebbe piena + letizia, e ringrazionne il sommo Trono; + e si credette (e spesso il disse dopo), + che Dio gliele mandasse a sì grande uopo: + +28 + + a sì grande uopo, come era, dovendo + condursi col signor di Sericana; + ch'oltre che di valor fosse tremendo, + sapea ch'avea Baiardo e Durindana. + L'altra armatura, non la conoscendo, + non apprezzò per cosa sì soprana, + come chi ne fe' prova apprezzò quella, + per buona sì, ma per più ricca e bella. + +29 + + E perché gli facean poco mestiero + l'arme (ch'era inviolabile e affatato), + contento fu che l'avesse Oliviero; + il brando no, che sel pose egli a lato: + a Brandimarte consegnò il destriero. + Così diviso ed ugualmente dato + volse che fosse a ciaschedun compagno + ch'insieme si trovar, di quel guadagno. + +30 + + Pel dì de la battaglia ogni guerriero + studia aver ricco e nuovo abito indosso. + Orlando riccamar fa nel quartiero + l'alto Babel dal fulmine percosso. + Un can d'argento aver vuole Oliviero, + che giaccia, e che la lassa abbia sul dosso, + con un motto che dica: Fin che vegna: + e vuol d'oro la vesta e di sé degna. + +31 + + Fece disegno Brandimarte, il giorno + de la battaglia, per amor del padre, + e per suo onor, di non andare adorno + se non di sopraveste oscure ed adre. + Fiordiligi le fe' con fregio intorno, + quanto più seppe far, belle e leggiadre. + Di ricche gemme il fregio era contesto; + d'un schietto drappo e tutto nero il resto. + +32 + + Fece la donna di sua man le sopra— + vesti a cui l'arme converrian più fine, + de' quai l'osbergo il cavallier si cuopra, + e la groppa al cavallo e 'l petto e 'l crine. + Ma da quel dì che cominciò quest'opra, + continuando a quel che le diè fine, + e dopo ancora, mai segno di riso + far non poté, né d'allegrezza in viso. + +33 + + Sempre ha timor nel cor, sempre tormento + che Brandimarte suo non le sia tolto. + Già l'ha veduto in cento lochi e cento + in gran battaglie e perigliose avvolto; + né mai, come ora, simile spavento + le agghiacciò il sangue e impallidille il volto: + e questa novità d'aver timore + le fa tremar di doppia tema il core. + +34 + + Poi che son d'arme e d'ogni arnese in punto, + alzano al vento i cavallier le vele. + Astolfo e Sansonetto con l'assunto + riman del grande esercito fedele. + Fiordiligi col cor di timor punto, + empiendo il ciel di voti e di querele, + quanto con vista seguitar le puote, + segue le vele in alto mar remote. + +35 + + Astolfo a gran fatica e Sansonetto + poté levarla dal mirar ne l'onda + e ritrarla al palagio, ove sul letto + la lasciaro affannata e tremebonda. + Portava intanto il bel numero eletto + dei tre buon cavallier l'aura seconda. + Andò il legno a trovar l'isola al dritto, + ove far si dovea tanto conflitto. + +36 + + Sceso nel lito il cavallier d'Anglante, + il cognato Oliviero e Brandimarte, + col padiglione il lato di levante + primi occupar; né forse il fer senz'arte. + Giunse quel dì medesimo Agramante, + e s'accampò da la contraria parte; + ma perché molto era inchinata l'ora, + differir la battaglia ne l'aurora. + +37 + + Di qua e di là sin alla nuova luce + stanno alla guardia i servitori armati. + La sera Brandimarte si conduce + là dove i Saracin sono alloggiati, + e parla, con licenza del suo duce, + al re african; ch'amici erano stati: + e Brandimarte già con la bandiera + del re Agramante in Francia passato era. + +38 + + Dopo i saluti e 'l giunger mano a mano, + molte ragion, sì come amico, disse + il fedel cavalliero al re pagano, + perché a questa battaglia non venisse: + e di riporgli ogni cittade in mano, + che sia tra 'l Nilo e 'l segno ch'Ercol fisse, + con volontà d'Orlando gli offeria, + se creder volea al Figlio di Maria. + +39 + + — Perché sempre v'ho amato ed amo molto, + questo consiglio (gli dicea) vi dono; + e quando già, signor, per me l'ho tolto, + creder potete ch'io l'estimo buono. + Cristo conobbi Dio, Maumette stolto; + e bramo voi por ne la via in ch'io sono: + ne la via di salute, signor, bramo + che siate meco, e tutti gli altri ch'amo. + +40 + + Qui consiste il ben vostro; né consiglio + altro potete prender, che vi vaglia; + e men di tutti gli altri, se col figlio + di Milon vi mettete alla battaglia; + che 'l guadagno del vincere al periglio + de la perdita grande non si agguaglia. + Vincendo voi, poco acquistar potete; + ma non perder già poco, se perdete. + +41 + + Quando uccidiate Orlando, e noi venuti + qui per morire o vincere con lui, + io non veggo per questo che i perduti + domini a racquistar s'abbian per vui. + Né dovete sperar che sì si muti + lo stato de le cose, morti nui, + ch'uomini a Carlo manchino da porre + quivi a guardar fin all'estrema torre. — + +42 + + Così parlava Brandimarte, ed era + per suggiungere ancor molte altre cose; + ma fu con voce irata e faccia altiera + dal pagano interrotto, che rispose: + — Temerità per certo e pazzia vera + è la tua, e di qualunque che si pose + a consigliar mai cosa o buona o ria, + ove chiamato a consigliar non sia. + +43 + + E che 'l consiglio che mi dai, proceda + da ben che m'hai voluto e vuommi ancora, + io non so, a dire il ver, come io tel creda, + quando qui con Orlando ti veggo ora. + Crederò ben, tu che ti vedi in preda + di quel dragon che l'anime devora, + che brami teco nel dolore eterno + tutto 'l mondo poter trarre all'inferno. + +44 + + Ch'io vinca o perda, o debba nel mio regno + tornare antiquo, o sempre starne in bando, + in mente sua n'ha Dio fatto disegno, + il qual né io, né tu, né vede Orlando. + Sia quel che vuol, non potrà ad atto indegno + di re inchinarmi mai timor nefando. + S'io fossi certo di morir, vo' morto + prima restar, ch'al sangue mio far torto. + +45 + + Or ti puoi ritornar; che se migliore + non sei dimani in questo campo armato, + che tu mi sia paruto oggi oratore, + mal troverassi Orlando accompagnato. — + Queste ultime parole usciron fuore + del petto acceso d'Agramante irato. + Ritornò l'uno e l'altro, e ripososse, + fin che del mare il giorno uscito fosse. + +46 + + Nel biancheggiar de la nuova alba armati, + e in un momento fur tutti a cavallo. + Pochi sermon si son tra loro usati: + non vi fu indugio, non vi fu intervallo, + che i ferri de le lance hanno abbassati. + Ma mi parria, Signor, far troppo fallo, + se, per voler di costor dir, lasciassi + tanto Ruggier nel mar, che v'affogassi. + +47 + + Il giovinetto con piedi e con braccia + percotendo venìa l'orribil onde. + Il vento e la tempesta gli minaccia; + ma più la coscienza lo confonde. + Teme che Cristo ora vendetta faccia; + che, poi che battezzar ne l'acque monde, + quando ebbe tempo, sì poco gli calse, + or si battezzi in queste amare e salse. + +48 + + Gli ritornano a mente le promesse + che tante volte alla sua donna fece; + quel che giurato avea quando si messe + contra Rinaldo, e nulla satisfece. + A Dio, ch'ivi punir non lo volesse, + pentito disse quattro volte e diece; + e fece voto di core e di fede + d'esser cristian, se ponea in terra il piede: + +49 + + e mai più non pigliar spada né lancia + contra ai fedeli in aiuto de' Mori; + ma che ritorneria subito in Francia, + e a Carlo renderia debiti onori; + né Bradamante più terrebbe a ciancia, + e verria a fine onesto dei suo' amori. + Miracol fu, che sentì al fin del voto + crescersi forza e agevolarsi il nuoto. + +50 + + Cresce la forza e l'animo indefesso: + Ruggier percuote l'onde e le respinge, + l'onde che seguon l'una all'altra presso, + di che una il leva, un'altra lo sospinge. + Così montando e discendendo spesso + con gran travaglio, al fin l'arena attinge; + e da la parte onde s'inchina il colle + più verso il mar, esce bagnato e molle. + +51 + + Fur tutti gli altri che nel mar si diero, + vinti da l'onde, e al fin restar ne l'acque. + Nel solitario scoglio uscì Ruggiero, + come all'alta Bontà divina piacque. + Poi che fu sopra il monte inculto e fiero + sicur dal mar, nuovo timor gli nacque + d'avere esilio in sì strette confine, + e di morirvi di disagio al fine. + +52 + + Ma pur col core indomito, e costante + di patir quanto è in ciel di lui prescritto, + pei duri sassi l'intrepide piante + mosse, poggiando invêr la cima al dritto. + Non era cento passi andato inante, + che vide d'anni e d'astinenze afflitto + uom ch'avea d'eremita abito e segno, + di molta riverenza e d'onor degno; + +53 + + che, come gli fu presso: — Saulo, Saulo, + (gridò), perché persegui la mia fede? + (come allor il Signor disse a san Paulo, + che 'l colpo salutifero gli diede). + Passar credesti il mar, né pagar naulo, + e defraudare altrui de la mercede. + Vedi che Dio, c'ha lunga man, ti giunge + quando tu gli pensasti esser più lunge. — + +54 + + E seguitò il santissimo eremita, + il qual la notte inanzi avuto avea + in vision da Dio, che con sua aita + allo scoglio Ruggier giunger dovea: + e di lui tutta la passata vita, + e la futura, e ancor la morte rea, + figli e nipoti ed ogni discendente + gli avea Dio rivelato interamente. + +55 + + Seguitò l'eremita riprendendo + prima Ruggiero; e al fin poi confortollo. + Lo riprendea ch'era ito differendo + sotto il soave giogo a porre il collo; + e quel che dovea far, libero essendo, + mentre Cristo pregando a sé chiamollo, + fatto avea poi con poca grazia, quando + venir con sferza il vide minacciando. + +56 + + Poi confortollo che non niega il cielo + tardi o per tempo Cristo a chi gliel chiede; + e di quelli operarii del Vangelo + narrò, che tutti ebbono ugual mercede. + Con caritade e con devoto zelo + lo venne ammaestrando ne la fede, + verso la cella sua con lento passo, + ch'era cavata a mezzo il duro sasso. + +57 + + Di sopra siede alla devota cella + una piccola chiesa che risponde + all'oriente, assai commoda e bella: + di sotto un bosco scende sin all'onde, + di lauri e di ginepri e di mortella, + e di palme fruttifere e feconde; + che riga sempre una liquida fonte, + che mormorando cade giù dal monte. + +58 + + Eran degli anni ormai presso a quaranta + che su lo scoglio il fraticel si messe; + ch'a menar vita solitaria e santa + luogo oportuno il Salvator gli elesse. + Di frutte colte or d'una or d'altra pianta, + e d'acqua pura la sua vita resse, + che valida e robusta e senza affanno + era venuta all'ottantesimo anno. + +59 + + Dentro la cella il vecchio accese il fuoco, + e la mensa ingombrò di vari frutti, + ove si ricreò Ruggiero un poco, + poscia ch'i panni e i capelli ebbe asciutti. + Imparò poi più ad agio in questo loco + de nostra fede i gran misteri tutti; + ed alla pura fonte ebbe battesmo + il dì seguente dal vecchio medesmo. + +60 + + Secondo il luogo, assai contento stava + quivi Ruggier; che 'l buon servo di Dio + fra pochi giorni intenzion gli dava + di rimandarlo ove più avea disio. + Di molte cose intanto ragionava + con lui sovente, or al regno di Dio, + or agli propri casi appertinenti, + or del suo sangue alle future genti. + +61 + + Avea il Signor, che 'l tutto intende e vede, + rivelato al santissimo eremita, + che Ruggier da quel dì ch'ebbe la fede, + dovea sette anni, e non più, stare in vita; + che per la morte che sua donna diede + a Pinabel, ch'a lui fia attribuita, + saria, e per quella ancor di Bertolagi, + morto dai Maganzesi empi e malvagi. + +62 + + E che quel tradimento andrà sì occulto, + che non se n'udirà di fuor novella; + perché nel proprio loco fia sepulto + ove anco ucciso da la gente fella: + per questo tardi vendicato ed ulto + fia da la moglie e da la sua sorella. + E che col ventre pien per lunga via + da la moglie fedel cercato fia. + +63 + + Fra l'Adice e la Brenta a piè de' colli + ch'al troiano Antenòr piacqueno tanto, + con le sulfuree vene e rivi molli, + con lieti solchi e prati ameni a canto, + che con l'alta Ida volentier mutolli, + col sospirato Ascanio e caro Xanto, + a parturir verrà ne le foreste + che son poco lontane al frigio Ateste. + +64 + + E ch'in bellezza ed in valor cresciuto + il parto suo, che pur Ruggier fia detto, + e del sangue troian riconosciuto + da quei Troiani, in lor signor fia elletto; + e poi da Carlo, a cui sarà in aiuto + incontra i Longobardi giovinetto, + dominio giusto avrà del bel paese, + e titolo onorato di marchese. + +65 + + E perché dirà Carlo in latino: — _Este_ + signori qui, — quando faragli il dono, + nel secolo futur nominato Este + sarà il bel luogo con augurio buono; + e così lascierà il nome d'Ateste + de le due prime note il vecchio suono. + Avea Dio ancora al servo suo predetta + di Ruggier la futura aspra vendetta: + +66 + + ch'in visione alla fedel consorte + apparirà dinanzi al giorno un poco; + e le dirà chi l'avrà messo a morte, + e, dove giacerà, mostrerà il loco: + onde ella poi con la cognata forte + distruggerà Pontieri a ferro e a fuoco; + né farà a' Maganzesi minor danni + il figlio suo Ruggiero, ov'abbia gli anni. + +67 + + D'Azzi, d'Alberti, d'Obici discorso + fatto gli aveva, e di lor stirpe bella, + insino a Nicolò, Leonello, Borso, + Ercole, Alfonso, Ippolito e Issabella. + Ma il santo vecchio, ch'alla lingua ha il morso, + non di quanto egli sa però favella: + narra a Ruggier quel che narrar conviensi; + e quel ch'in sé de' ritener, ritiensi. + +68 + + In questo tempo Orlando e Brandimarte + e 'l marchese Olivier col ferro basso + vanno a trovare il saracino Marte + (che così nominar si può Gradasso) + e gli altri duo che da contraria parte + han mosso i buon destrier più che di passo; + io dico il re Agramante e 'l re Sobrino: + rimbomba al corso il lito e 'l mar vicino. + +69 + + Quando allo scontro vengono a trovarsi, + e in tronchi vola al ciel rotta ogni lancia, + del gran rumor fu visto il mar gonfiarsi, + del gran rumor che s'udì sino in Francia. + Venne Orlando e Gradasso a riscontrarsi; + e potea stare ugual questa bilancia, + se non era il vantaggio di Baiardo, + che fe' parer Gradasso più gagliardo. + +70 + + Percosse egli il destrier di minor forza, + ch'Orlando avea, d'un urto così strano, + che lo fece piegare a poggia e ad orza, + e poi cader, quanto era lungo, al piano. + Orlando di levarlo si risforza + tre volte e quattro, e con sproni e con mano; + e quando al fin nol può levar, ne scende, + lo scudo imbraccia, e Balisarda prende. + +71 + + Scontrossi col re d'Africa Oliviero; + e fur di quello incontro a paro a paro. + Brandimarte restar senza destriero + fece Sobrin: ma non si seppe chiaro + se v'ebbe il destrier colpa o il cavalliero; + ch'avezzo era cader Sobrin di raro. + O del destriero o suo pur fosse il fallo, + Sobrin si ritrovò giù del cavallo. + +72 + + Or Brandimarte che vide per terra + il re Sobrin, non l'assalì altrimente, + ma contra il re Gradasso si disserra, + ch'avea abbattuto Orlando parimente. + Tra il marchese e Agramante andò la guerra + come fu cominciata primamente: + poi che si roppon l'aste negli scudi, + s'eran tornati incontra a stocchi ignudi. + +73 + + Orlando, che Gradasso in atto vede, + che par ch'a lui tornar poco gli caglia; + né tornar Brandimarte gli concede, + tanto lo stringe e tanto lo travaglia; + si volge intorno, e similmente a piede + vede Sobrin che sta senza battaglia. + Vêr lui s'aventa; e al muover de le piante + fa il ciel tremar del suo fiero sembiante. + +74 + + Sobrin che di tanto uom vede l'assalto, + stretto ne l'arme s'apparecchia tutto: + come nocchiero a cui vegna a gran salto + muggendo incontra il minaccioso flutto, + drizza la prora; e quando il mar tant'alto + vede salire, esser vorria all'asciutto. + Sobrin lo scudo oppone alla ruina + che da la spada vien di Falerina. + +75 + + Di tal finezza è quella Balisarda, + che l'arme le puon far poco riparo; + in man poi di persona sì gagliarda, + in man d'Orlando, unico al mondo o raro, + taglia lo scudo; e nulla la ritarda, + perché cerchiato sia tutto d'acciaro: + taglia lo scudo e sino al fondo fende, + e sotto a quello in su la spalla scende. + +76 + + Scende alla spalla; e perché la ritrovi + di doppia lama e di maglia coperta, + non vuol però che molto ella le giovi, + che di gran piaga non la lasci aperta. + Mena Sobrin; ma indarno è che si provi + ferire Orlando, a cui per grazia certa + diede il Motor del cielo e de le stelle, + che mai forar non se gli può la pelle. + +77 + + Radoppia il colpo il valoroso conte, + e pensa da le spalle il capo torgli. + Sobrin che sa il valor di Chiaramonte, + e che poco gli val lo scudo opporgli, + s'arretra, ma non tanto, che la fronte + non venisse anco Balisarda a corgli. + Di piatto fu, ma il colpo tanto fello, + ch'amaccò l'elmo, e gl'intronò il cervello. + +78 + + Cadde Sobrin del fiero colpo in terra, + onde a gran pezzo poi non è risorto. + Crede finita aver con lui la guerra + il paladino, e che si giaccia morto; + e verso il re Gradasso si disserra, + che Brandimarte non meni a mal porto: + che 'l pagan d'arme e di spada l'avanza + e di destriero, e forse di possanza. + +79 + + L'ardito Brandimarte in su Frontino, + quel buon destrier che di Ruggier fu dianzi, + si porta così ben col Saracino, + che non par già che quel troppo l'avanzi: + e s'egli avesse osbergo così fino + come il pagan, gli staria meglio inanzi; + ma gli convien (che mal si sente armato) + spesso dar luogo or d'uno or d'altro lato. + +80 + + Altro destrier non è che meglio intenda + di quel Frontino il cavalliero a cenno: + par che dovunque Durindana scenda, + or quinci or quindi abbia a schivarla senno. + Agramante e Olivier battaglia orrenda + altrove fanno, e giudicar si denno + per duo guerrier di pari in arme accorti, + e pochi differenti in esser forti. + +81 + + Avea lasciato, come io dissi, Orlando + Sobrino in terra; e contra il re Gradasso, + soccorrer Brandimarte disiando, + come si trovò a piè, venìa a gran passo. + Era vicin per assalirlo, quando + vide in mezzo del campo andare a spasso + il buon cavallo onde Sobrin fu spinto; + e per averlo, presto si fu accinto. + +82 + + Ebbe il destrier, che non trovò contesa, + e levò un salto, ed entrò ne la sella. + Ne l'una man la spada tien sospesa, + mette l'altra alla briglia ricca e bella. + Gradasso vede Orlando, e non gli pesa, + ch'a lui ne viene, e per nome l'appella. + Ad esso e a Brandimarte e all'altro spera + far parer notte, e che non sia ancor sera. + +83 + + Voltasi al conte, e Brandimarte lassa, + e d'una punta lo trova al camaglio: + fuor che la carne, ogni altra cosa passa: + per forar quella è vano ogni travaglio. + Orlando a un tempo Balisarda abbassa: + non vale incanto ov'ella mette il taglio. + L'elmo, lo scudo, l'osbergo e l'arnese, + venne fendendo in giù ciò ch'ella prese; + +84 + + e nel volto e nel petto e ne la coscia + lasciò ferito il re di Sericana, + di cui non fu mai tratto sangue, poscia + ch'ebbe quell'arme: or gli par cosa strana + che quella spada (e n'ha dispetto e angoscia) + le tagli or sì; né pur è Durindana. + E se più lungo il colpo era o più appresso, + l'avria dal capo insino al ventre fesso. + +85 + + Non bisogna più aver ne l'arme fede, + come avea dianzi; che la prova è fatta. + Con più riguardo e più ragion procede, + che non solea; meglio al parar si adatta. + Brandimarte ch'Orlando entrato vede, + che gli ha di man quella battaglia tratta, + si pone in mezzo all'una e all'altra pugna, + perché in aiuto, ove è bisogno, giugna. + +86 + + Essendo la battaglia in tale istato, + Sobrin, ch'era giaciuto in terra molto, + si levò, poi ch'in sé fu ritornato; + e molto gli dolea la spalla e 'l volto: + alzò la vista e mirò in ogni lato; + poi dove vide il suo signor, rivolto, + per dargli aiuto i lunghi passi torse + tacito sì, ch'alcun non se n'accorse. + +87 + + Vien dietro ad Olivier che tenea gli occhi + al re Agramante e poco altro attendea; + e gli ferì nei deretan ginocchi + il destrier di percossa in modo rea, + che senza indugio è forza che trabocchi. + Cade Olivier, né 'l piede aver potea, + il manco piè, ch'al non pensato caso + sotto il cavallo in staffa era rimaso. + +88 + + Sobrin radoppia il colpo, e di riverso + gli mena, e se gli crede il capo torre; + ma lo vieta l'acciar lucido e terso, + che temprò già Vulcan, portò già Ettorre. + Vede il periglio Brandimarte, e verso + il re Sobrino a tutta briglia corre; + e lo fere in sul capo, e gli dà d'urto; + ma il fiero vecchio è tosto in piè risurto; + +89 + + e torna ad Olivier per dargli spaccio, + sì ch'espedito all'altra vita vada; + o non lasciare almen ch'esca d'impaccio, + ma che si stia sotto 'l cavallo a bada. + Olivier c'ha di sopra il miglior braccio, + sì che si può difender con la spada, + di qua di là tanto percuote e punge, + che, quanta è lunga, fa Sobrin star lunge. + +90 + + Spera, s'alquanto il tien da sé rispinto, + in poco spazio uscir di quella pena. + Tutto di sangue il vede molle e tinto, + e che ne versa tanto in su l'arena, + che gli par ch'abbia tosto a restar vinto: + debole è sì, che si sostiene a pena. + Fa per levarsi Olivier molte prove, + né da dosso il destrier però si muove. + +91 + + Trovato ha Brandimarte il re Agramante, + e cominciato a tempestargli intorno: + or con Frontin gli è al fianco, or gli è davante, + con quel Frontin che gira come un torno. + Buon cavallo ha il figliuol di Monodante: + non l'ha peggiore il re di Mezzogiorno; + ha Brigliador che gli donò Ruggiero + poi che lo tolse a Mandricardo altiero. + +92 + + Vantaggio ha bene assai de l'armatura; + a tutta prova l'ha buona e perfetta. + Brandimarte la sua tolse a ventura, + qual poté avere a tal bisogno in fretta: + ma sua animosità sì l'assicura, + ch'in miglior tosto di cangiarla aspetta; + come che 'l re african d'aspra percossa + la spalla destra gli avea fatta rossa; + +93 + + e serbi da Gradasso anco nel fianco + piaga da non pigliar però da giuoco. + Tanto l'attese al varco il guerrier franco, + che di cacciar la spada trovò loco. + Spezzò lo scudo, e ferì il braccio manco, + e poi ne la man destra il toccò un poco. + Ma questo un scherzo si può dire e un spasso + verso quel che fa Orlando e 'l re Gradasso. + +94 + + Gradasso ha mezzo Orlando disarmato; + l'elmo gli ha in cima e da dui lati rotto, + e fattogli cader lo scudo al prato, + osbergo e maglia apertagli di sotto: + non l'ha ferito già, ch'era affatato. + Ma il paladino ha lui peggio condotto: + in faccia, ne la gola, in mezzo il petto + l'ha ferito, oltre a quel che già v'ho detto. + +95 + + Gradasso disperato, che si vede + del proprio sangue tutto molle e brutto, + e ch'Orlando del suo dal capo al piede + sta dopo tanti colpi ancora asciutto; + leva il brando a due mani, e ben si crede + partirgli il capo, il petto, il ventre e 'l tutto: + e a punto, come vuol, sopra la fronte + percuote a mezza spada il fiero conte. + +96 + + E s'era altro ch'Orlando, l'avria fatto, + l'avria sparato fin sopra la sella: + ma, come colto l'avesse di piatto, + la spada ritornò lucida e bella. + De la percossa Orlando stupefatto, + vide, mirando in terra, alcuna stella: + lasciò la briglia, e 'l brando avria lasciato; + ma di catena al braccio era legato. + +97 + + Del suon del colpo fu tanto smarrito + il corridor ch'Orlando avea sul dorso, + che discorrendo il polveroso lito, + mostrando gìa quanto era buono al corso. + De la percossa il conte tramortito, + non ha valor di ritenergli il morso. + Segue Gradasso, e l'avria tosto giunto, + poco più che Baiardo avesse punto. + +98 + + Ma nel voltar degli occhi, il re Agramante + vide condotto all'ultimo periglio: + che ne l'elmo il figliuol di Monodante + col braccio manco gli ha dato di piglio; + e glie l'ha dislacciato già davante, + e tenta col pugnal nuovo consiglio: + né gli può far quel re difesa molta, + perché di man gli ha ancor la spada tolta. + +99 + + Volta Gradasso, e più non segue Orlando, + ma, dove vede il re Agramante, accorre. + L'incauto Brandimarte, non pensando + ch'Orlando costui lasci da sé torre, + non gli ha né gli occhi né 'l pensiero, instando + il coltel ne la gola al pagan porre. + Giunge Gradasso, e a tutto suo potere + con la spada a due man l'elmo gli fere. + +100 + + Padre del ciel, dà fra gli eletti tuoi + spiriti luogo al martir tuo fedele, + che giunto al fin de' tempestosi suoi + viaggi, in porto ormai lega le vele. + Ah Durindana, dunque esser tu puoi + al tuo signore Orlando sì crudele, + che la più grata compagnia e più fida + ch'egli abbia al mondo, inanzi tu gli uccida? + +101 + + Di ferro un cerchio grosso era duo dita + intorno all'elmo, e fu tagliato e rotto + dal gravissimo colpo, e fu partita + la cuffia de l'acciar ch'era di sotto. + Brandimarte con faccia sbigottita + giù del destrier si riversciò di botto; + e fuor del capo fe' con larga vena + correr di sangue un fiume in su l'arena. + +102 + + Il conte si risente, e gli occhi gira, + ed ha il suo Brandimarte in terra scorto; + e sopra in atto il Serican gli mira, + che ben conoscer può che glie l'ha morto. + Non so se in lui poté più il duolo o l'ira; + ma da piangere il tempo avea sì corto, + che restò il duolo, e l'ira uscì più in fretta. + Ma tempo è ormai che fine al canto io metta. + + + + +CANTO QUARANTADUESIMO + + +1 + + Qual duro freno o qual ferrigno nodo, + qual, s'esser può, catena di diamante + farà che l'ira servi ordine e modo, + che non trascorra oltre al prescritto inante, + quando persona che con saldo chiodo + t'abbia già fissa Amor nel cor costante, + tu vegga o per violenza o per inganno + patire o disonore o mortal danno? + +2 + + E s'a crudel, s'ad inumano effetto + quell'impeto talor l'animo svia, + merita escusa, perché allor del petto + non ha ragione imperio né balìa. + Achille, poi che sotto il falso elmetto + vide Patròclo insanguinar la via, + d'uccider chi l'uccise non fu sazio, + se nol traea, se non ne facea strazio. + +3 + + Invitto Alfonso, simile ira accese + la vostra gente il dì che vi percosse + la fronte il grave sasso, e sì v'offese, + ch'ognun pensò che l'alma gita fosse: + l'accese in tal furor, che non difese + vostri inimici argini o mura o fosse, + che non fossino insieme tutti morti, + senza lasciar chi la novella porti. + +4 + + Il vedervi cader causò il dolore + che i vostri a furor mosse e a crudeltade. + S'eravate in piè voi, forse minore + licenza avriano avute le lor spade. + Eravi assai, che la Bastia in manche ore + v'aveste ritornata in potestade, + che tolta in giorni a voi non era stata + da gente cordovese e di Granata. + +5 + + Forse fu da Dio vindice permesso + che vi trovaste a quel caso impedito, + acciò che 'l crudo e scelerato eccesso + che dianzi fatto avean, fosse punito: + che, poi ch'in lor man vinto si fu messo + il miser Vestidel, lasso e ferito, + senz'arme fu tra cento spade ucciso + dal popul la più parte circonciso. + +6 + + Ma perch'io vo' concludere, vi dico + che nessun'altra quell'ira pareggia, + quando signor, parente, o sozio antico + dinanzi agli occhi ingiuriar ti veggia. + Dunque è ben dritto per sì caro amico, + che subit'ira il cor d'Orlando feggia; + che de l'orribil colpo che gli diede + il re Gradasso, morto in terra il vede. + +7 + + Quel nomade pastor che vedut'abbia + fuggir strisciando l'orrido serpente + che il figliuol che giocava ne la sabbia, + ucciso gli ha col venenoso dente, + stringe il baston con colera e con rabbia; + tal la spada d'ogni altra più tagliente + stringe con ira il cavallier d'Anglante: + il primo che trovò, fu 'l re Agramante; + +8 + + che sanguinoso e de la spada privo, + con mezzo scudo e con l'elmo disciolto, + e ferito in più parti ch'io non scrivo, + s'era di man di Brandimarte tolto, + come di piè all'astor sparvier mal vivo, + a cui lasciò alla coda invido o stolto. + Orlando giunse, e messe il colpo giusto + ove il capo si termina col busto. + +9 + + Sciolto era l'elmo e disarmato il collo, + sì che lo tagliò netto come un giunco. + Cadde, e diè nel sabbion l'ultimo crollo + del regnator di Libia il grave trunco. + Corse lo spirto all'acque, onde tirollo + Caron nel legno suo col graffio adunco. + Orlando sopra lui non si ritarda, + ma trova il Serican con Balisarda. + +10 + + Come vide Gradasso d'Agramante + cadere il busto dal capo diviso; + quel ch'accaduto mai non gli era inante, + tremò nel core e si smarrì nel viso; + e all'arrivar del cavallier d'Anglante, + presago del suo mal, parve conquiso. + Per schermo suo partito alcun non prese, + quando il colpo mortal sopra gli scese. + +11 + + Orlando lo ferì nel destro fianco + sotto l'ultima costa; e il ferro, immerso + nel ventre, un palmo uscì dal lato manco, + di sangue sin all'elsa tutto asperso. + Mostrò ben che di man fu del più franco + e del meglior guerrier de l'universo + il colpo ch'un signor condusse a morte, + di cui non era in Pagania il più forte. + +12 + + Di tal vittoria non troppo gioioso, + presto di sella il paladin si getta; + e col viso turbato e lacrimoso + a Brandimarte suo corre a gran fretta. + Gli vede intorno il campo sanguinoso: + l'elmo che par ch'aperto abbia una accetta, + se fosse stato fral più che di scorza, + difeso non l'avria con minor forza. + +13 + + Orlando l'elmo gli levò dal viso, + e ritrovò che 'l capo sino al naso + fra l'uno e l'altro ciglio era diviso: + ma pur gli è tanto spirto anco rimaso, + che de' suoi falli al Re del paradiso + può domandar perdono anzi l'occaso; + e confortare il conte, che le gote + sparge di pianto, a pazienza puote; + +14 + + e dirgli: — Orlando, fa che ti raccordi + di me ne l'orazion tue grate a Dio; + né men ti raccomando la mia Fiordi... — + ma dir non poté: — ... ligi —, e qui finio. + E voci e suoni d'angeli concordi + tosto in aria s'udir, che l'alma uscìo; + la qual disciolta dal corporeo velo + fra dolce melodia salì nel cielo. + +15 + + Orlando, ancor che far dovea allegrezza + di sì devoto fine, e sapea certo + che Brandimarte alla suprema altezza + salito era (che 'l ciel gli vide aperto); + pur da la umana volontade, avezza + coi fragil sensi, male era sofferto + ch'un tal più che fratel gli fosse tolto, + e non aver di pianto umido il volto. + +16 + + Sobrin che molto sangue avea perduto, + che gli piovea sul fianco e su le gote, + riverso già gran pezzo era caduto, + e aver ne dovea ormai le vene vote. + Ancor giacea Olivier, né riavuto + il piede avea, né riaver lo puote + se non ismosso, e de lo star che tanto + gli fece il destrier sopra, mezzo infranto: + +17 + + e se 'l cognato non venìa ad aitarlo + (sì come lacrimoso era e dolente), + per sé medesmo non potea ritrarlo; + e tanta doglia e tal martìr ne sente, + che ritratto che l'ebbe, né a mutarlo + né a fermarvisi sopra era possente; + e n'ha insieme la gamba sì stordita, + che muover non si può, se non si aita. + +18 + + De la vittoria poco rallegrosse + Orlando; e troppo gli era acerbo e duro + veder che morto Brandimarte fosse, + né del cognato molto esser sicuro. + Sobrin, che vivea ancora, ritrovosse, + ma poco chiaro avea con molto oscuro; + che la sua vita per l'uscito sangue + era vicina a rimanere esangue. + +19 + + Lo fece tor, che tutto era sanguigno, + il conte, e medicar discretamente; + e confortollo con parlar benigno, + come se stato gli fosse parente; + che dopo il fatto nulla di maligno + in sé tenea, ma tutto era clemente. + Fece dei morti arme e cavalli torre; + del resto a' servi lor lasciò disporre. + +20 + + Qui de la istoria mia, che non sia vera, + Federigo Fulgoso è in dubbio alquanto; + che con l'armata avendo la riviera + di Barberia trascorsa in ogni canto, + capitò quivi, e l'isola sì fiera, + montuosa e inegual ritrovò tanto, + che non è, dice, in tutto il luogo strano, + ove un sol piè si possa metter piano: + +21 + + né verisimil tien che ne l'alpestre + scoglio sei cavallieri, il fior del mondo, + potesson far quella battaglia equestre. + Alla quale obiezion così rispondo: + ch'a quel tempo una piazza de le destre, + che sieno a questo, avea lo scoglio al fondo; + ma poi, ch'un sasso che 'l tremuoto aperse, + le cadde sopra, e tutta la coperse. + +22 + + Sì che, o chiaro fulgor de la Fulgosa + stirpe, o serena, o sempre viva luce, + se mai mi riprendeste in questa cosa, + e forse inanti a quello invitto duce + per cui la vostra patria or si riposa, + lascia ogni odio, e in amor tutta s'induce; + vi priego che non siate a dirgli tardo, + ch'esser può che né in questo io sia bugiardo. + +23 + + In questo tempo, alzando gli occhi al mare, + vide Orlando venire a vela in fretta + un navilio leggier, che di calare + facea sembiante sopra l'isoletta. + Di chi si fosse, io non voglio or contare, + perc'ho più d'uno altrove che m'aspetta. + Veggiamo in Francia, poi che spinto n'hanno + i Saracin, se mesti o lieti stanno. + +24 + + Veggiàn che fa quella fedele amante + che vede il suo contento ir sì lontano; + dico la travagliata Bradamante, + poi che ritrova il giuramento vano, + ch'avea fatto Ruggier pochi dì inante, + udendo il nostro e l'altro stuol pagano. + Poi ch'in questo ancor manca, non le avanza + in ch'ella debba più metter speranza. + +25 + + E ripetendo i pianti e le querele + che pur troppo domestiche le furo, + tornò a sua usanza a nominar crudele + Ruggiero, e 'l suo destin spietato e duro. + Indi sciogliendo al gran dolor le vele, + il ciel, che consentia tanto pergiuro, + né fatto n'avea ancor segno evidente, + ingiusto chiama, debole e impotente. + +26 + + Ad accusar Melissa si converse, + e maledir l'oracol de la grotta; + ch'a lor mendace suasion s'immerse + nel mar d'amore, ov'è a morir condotta. + Poi con Marfisa ritornò a dolerse + del suo fratel che le ha la fede rotta: + con lei grida e si sfoga, e le domanda, + piangendo, aiuto, e se le raccomanda. + +27 + + Marfisa si ristringe ne le spalle, + e, quel sol che pò far, le dà conforto; + né crede che Ruggier mai così falle, + ch'a lei non debba ritornar di corto. + E se non torna pur, sua fede dalle, + ch'ella non patirà sì grave torto; + o che battaglia piglierà con esso, + o gli farà osservar ciò c'ha promesso. + +28 + + Così fa ch'ella un poco il duol raffrena; + ch'avendo ove sfogarlo, è meno acerbo. + Or ch'abbiam vista Bradamante in pena, + chiamar Ruggier pergiuro, empio e superbo; + veggiamo ancor, se miglior vita mena + il fratel suo che non ha polso o nerbo, + osso o medolla che non senta caldo + de le fiamme d'amor; dico Rinaldo. + +29 + + dico Rinaldo, il qual, come sapete, + Angelica la bella amava tanto; + né l'avea tratto all'amorosa rete + sì la beltà di lei, come l'incanto. + Aveano gli altri paladin quiete, + essendo ai Mori ogni vigore affranto: + tra i vincitori era rimaso solo + egli captivo in amoroso duolo. + +30 + + Cento messi a cercar che di lei fusse + avea mandato, e cerconne egli stesso. + Al fine a Malagigi si ridusse, + che nei bisogni suoi l'aiutò spesso. + A narrar il suo amor se gli condusse + col viso rosso e col ciglio demesso; + indi lo priega che gli insegni dove + la desiata Angelica si trove. + +31 + + Gran maraviglia di sì strano caso + va rivolgendo a Malagigi il petto. + Sa che sol per Rinaldo era rimaso + d'averla cento volte e più nel letto: + ed egli stesso, acciò che persuaso + fosse di questo, avea assai fatto e detto + con prieghi e con minacce per piegarlo; + né mai avuto avea poter di farlo: + +32 + + e tanto più, ch'allor Rinaldo avrebbe + tratto fuor Malagigi di prigione. + Fare or spontaneamente lo vorrebbe, + che nulla giova, e n'ha minor cagione. + Poi priega lui che ricordar si debbe + pur quanto ha offeso in questo oltr'a ragione; + che per negargli già, vi mancò poco + di non farlo morire in scuro loco. + +33 + + Ma quanto a Malagigi le domande + di Rinaldo importune più pareano, + tanto, che l'amor suo fosse più grande, + indizio manifesto gli faceano. + I prieghi che con lui vani non spande, + fan che subito immerge ne l'oceano + ogni memoria de la ingiuria vecchia, + e che a dargli soccorso s'apparecchia. + +34 + + Termine tolse alla risposta, e spene + gli diè, che favorevol gli saria, + e che gli saprà dir la via che tiene + Angelica, o sia in Francia o dove sia. + E quindi Malagigi al luogo viene + ove i demoni scongiurar solia, + ch'era fra monti inaccessibil grotta: + apre il libro, e li spirti chiama in frotta. + +35 + + Poi ne sceglie un che de' casi d'amore + avea notizia, e da lui saper volle, + come sia che Rinaldo ch'avea il core + dianzi sì duro, or l'abbia tanto molle: + e di quelle due fonti ode il tenore, + di che l'una dà il fuoco, e l'altra il tolle; + e al mal che l'una fa, nulla soccorre, + se non l'altra acqua che contraria corre. + +36 + + Ed ode come avendo già di quella + che l'amor caccia, beuto Rinaldo, + ai lunghi prieghi d'Angelica bella + si dimostrò così ostinato e saldo; + e che poi giunto per sua iniqua stella + a ber ne l'altra l'amoroso caldo, + tornò ad amar, per forza di quelle acque, + lei che pur dianzi oltr'al dover gli spiacque. + +37 + + Da iniqua stella e fier destin fu giunto + a ber la fiamma in quel ghiacciato rivo; + perché Angelica venne quasi a un punto + a ber ne l'altro di dolcezza privo, + che d'ogni amor le lasciò il cor sì emunto, + ch'indi ebbe lui più che le serpi a schivo: + egli amò lei, e l'amor giunse al segno + in ch'era già di lei l'odio e lo sdegno. + +38 + + Del caso strano di Rinaldo a pieno + fu Malagigi dal demonio istrutto, + che gli narrò d'Angelica non meno, + ch'a un giovine african si donò in tutto; + e come poi lasciato avea il terreno + tutto d'Europa, e per l'instabil flutto + verso India sciolto avea dai liti ispani + su l'audaci galee de' Catallani. + +39 + + Poi che venne il cugin per la risposta, + molto gli disuase Malagigi + di più Angelica amar, che s'era posta + d'un vilissimo barbaro ai servigi; + ed ora sì da Francia si discosta, + che mal seguir se ne potria i vestigi: + ch'era oggimai più là ch'a mezza strada, + per andar con Medoro in sua contrada. + +40 + + La partita d'Angelica non molto + sarebbe grave all'animoso amante; + né pur gli avria turbato il sonno, o tolto + il pensier di tornarsene in Levante: + ma sentendo ch'avea del suo amor colto + un Saracino le primizie inante, + tal passione e tal cordoglio sente, + che non fu in vita sua, mai, più dolente. + +41 + + Non ha poter d'una risposta sola; + triema il cor dentro, e trieman fuor le labbia; + non può la lingua disnodar parola; + la bocca ha amara, e par che tosco v'abbia. + Da Malagigi subito s'invola; + e come il caccia la gelosa rabbia, + dopo gran pianto e gran ramaricarsi, + verso Levante fa pensier tornarsi. + +42 + + Chiede licenza al figlio di Pipino: + e trova scusa che 'l destrier Baiardo, + che ne mena Gradasso saracino + contra il dover di cavallier gagliardo, + lo muove per suo onore a quel camino, + acciò che vieti al Serican bugiardo + di mai vantarsi che con spada o lancia + l'abbia levato a un paladin di Francia. + +43 + + Lasciollo andar con sua licenza Carlo, + ben che ne fu con tutta Francia mesto; + ma finalmente non seppe negarlo, + tanto gli parve il desiderio onesto. + Vuol Dudon, vuol Guidone accompagnarlo; + ma lo niega Rinaldo a quello e a questo. + Lascia Parigi, e se ne va via solo, + pien di sospiri e d'amoroso duolo. + +44 + + Sempre ha in memoria, e mai non se gli tolle, + ch'averla mille volte avea potuto, + e mille volte avea ostinato e folle + di sì rara beltà fatto rifiuto; + e di tanto piacer ch'aver non volle, + sì bello e sì buon tempo era perduto: + ed ora eleggerebbe un giorno corto + averne solo, e rimaner poi morto. + +45 + + Ha sempre in mente, e mai non se ne parte, + come esser puote ch'un povero fante + abbia del cor di lei spinto da parte + merito e amor d'ogni altro primo amante. + Con tal pensier che 'l cor gli straccia e parte, + Rinaldo se ne va verso Levante; + e dritto al Reno e a Basilea si tiene, + fin che d'Ardenna alla gran selva viene. + +46 + + Poi che fu dentro a molte miglia andato + il paladin pel bosco aventuroso, + da ville e da castella allontanato, + ove aspro era più il luogo e periglioso, + tutto in un tratto vide il ciel turbato, + sparito il sol tra nuvoli nascoso, + ed uscir fuor d'una caverna oscura + un strano mostro in feminil figura. + +47 + + Mill'occhi in capo avea senza palpèbre; + non può serrarli, e non credo che dorma: + non men che gli occhi, avea l'orecchie crebre; + avea in loco de crin serpi a gran torma. + Fuor de le diaboliche tenèbre + nel mondo uscì la spaventevol forma. + Un fiero e maggior serpe ha per la coda, + che pel petto si gira e che l'annoda. + +48 + + Quel ch'a Rinaldo in mille e mille imprese + più non avvenne mai, quivi gli avviene; + che come vede il mostro ch'all'offese + se gli apparecchia, e ch'a trovar lo viene, + tanta paura, quanta mai non scese + in altri forse, gli entra ne le vene: + ma pur l'usato ardir simula e finge, + e con trepida man la spada stringe. + +49 + + S'acconcia il mostro in guisa al fiero assalto, + che si può dir che sia mastro di guerra: + vibra il serpente venenoso in alto, + e poi contra Rinaldo si disserra; + di qua di là gli vien sopra a gran salto. + Rinaldo contra lui vaneggia ed erra: + colpi a dritto e a riverso tira assai, + ma non ne tira alcun che fera mai. + +50 + + Il mostro al petto il serpe ora gli appicca, + che sotto l'arme e sin nel cor l'agghiaccia; + ora per la visiera gliele ficca, + e fa ch'erra pel collo e per la faccia. + Rinaldo da l'impresa si dispicca, + e quanto può con sproni il destrier caccia: + ma la Furia infernal già non par zoppa, + che spicca un salto, e gli è subito in groppa. + +51 + + Vada al traverso, al dritto, ove si voglia, + sempre ha con lui la maledetta peste; + né sa modo trovar, che se ne scioglia, + ben che 'l destrier di calcitrar non reste. + Triema a Rinaldo il cor come una foglia: + non ch'altrimente il serpe lo moleste; + ma tanto orror ne sente e tanto schivo, + che stride e geme, e duolsi ch'egli è vivo. + +52 + + Nel più tristo sentier, nel peggior calle + scorrendo va, nel più intricato bosco, + ove ha più asprezza il balzo, ove la valle + è più spinosa, ov'è l'aer più fosco, + così sperando torsi da le spalle + quel brutto, abominoso, orrido tosco; + e ne saria mal capitato forse, + se tosto non giungea chi lo soccorse. + +53 + + Ma lo soccorse a tempo un cavalliero + di bello armato e lucido metallo, + che porta un giogo rotto per cimiero, + di rosse fiamme ha pien lo scudo giallo; + così trapunto il suo vestire altiero, + così la sopravesta del cavallo: + la lancia ha in pugno, e la spada al suo loco, + e la mazza all'arcion, che getta foco. + +54 + + Piena d'un foco eterno è quella mazza, + che senza consumarsi ognora avampa: + né per buon scudo o tempra di corazza + o per grossezza d'elmo se ne scampa. + Dunque si debbe il cavallier far piazza, + giri ove vuol l'inestinguibil lampa: + né manco bisognava al guerrier nostro, + per levarlo di man del crudel mostro. + +55 + + E come cavallier d'animo saldo, + ove ha udito il rumor, corre e galoppa, + tanto che vede il mostro che Rinaldo + col brutto serpe in mille nodi agroppa, + e sentir fagli a un tempo freddo e caldo; + che non ha via di torlosi di groppa. + Va il cavalliero, e fere il mostro al fianco, + e lo fa trabboccar dal lato manco. + +56 + + Ma quello è a pena in terra che si rizza, + e il lungo serpe intorno aggira e vibra. + Quest'altro più con l'asta non l'attizza; + ma di farla col fuoco si delibra. + La mazza impugna, e dove il serpe guizza, + spessi come tempesta i colpi libra; + né lascia tempo a quel brutto animale, + che possa farne un solo o bene o male: + +57 + + e mentre a dietro il caccia o tiene a bada, + e lo percuote, e vendica mille onte, + consiglia il paladin che se ne vada + per quella via che s'alza verso il monte. + Quel s'appiglia al consiglio ed alla strada; + e senza dietro mai volger la fronte, + non cessa, che di vista se gli tolle, + ben che molto aspro era a salir quel colle. + +58 + + Il cavallier, poi ch'alla scura buca + fece tornare il mostro da l'inferno, + ove rode se stesso e si manuca, + e da mille occhi versa il pianto eterno; + per esser di Rinaldo guida e duca + gli salì dietro, e sul giogo superno + gli fu alle spalle, e si mise con lui + per trarlo fuor de' luoghi oscuri e bui. + +59 + + Come Rinaldo il vide ritornato, + gli disse che gli avea grazia infinita, + e ch'era debitore in ogni lato + di porre a beneficio suo la vita. + Poi lo domanda come sia nomato, + acciò dir sappia chi gli ha dato aita, + e tra guerrieri possa e inanzi a Carlo + de l'alta sua bontà sempre esaltarlo. + +60 + + Rispose il cavallier: — Non ti rincresca + se 'l nome mio scoprir non ti vogli'ora: + ben tel dirò prima ch'un passo cresca + l'ombra; che ci sarà poca dimora. — + Trovaro, andando insieme, un'acqua fresca + che col suo mormorio facea talora + pastori e viandanti al chiaro rio + venire, e berne l'amoroso oblio. + +61 + + Signor, queste eran quelle gelide acque, + quelle che spengon l'amoroso caldo; + di cui bevendo, ad Angelica nacque + l'odio ch'ebbe di poi sempre a Rinaldo. + E s'ella un tempo a lui prima dispiacque, + e se ne l'odio il ritrovò sì saldo, + non derivò, Signor, la causa altronde, + se non d'aver beuto di queste onde. + +62 + + Il cavallier che con Rinaldo viene, + come si vede inanzi al chiaro rivo, + caldo per la fatica il destrier tiene, + e dice: — Il posar qui non fia nocivo. — + — Non fia (disse Rinaldo) se non bene; + ch'oltre che prema il mezzogiorno estivo, + m'ha così il brutto mostro travagliato, + che 'l riposar mi fia commodo e grato. — + +63 + + L'un e l'altro smontò del suo cavallo, + e pascer lo lasciò per la foresta; + e nel fiorito verde a rosso e a giallo + ambi si trasson l'elmo de la testa. + Corse Rinaldo al liquido cristallo, + spinto da caldo e da sete molesta, + e cacciò, a un sorso del freddo liquore, + dal petto ardente e la sete e l'amore. + +64 + + Quando lo vide l'altro cavalliero + la bocca sollevar de l'acqua molle, + e ritrarne pentito ogni pensiero + di quel desir ch'ebbe d'amor sì folle; + si levò ritto, e con sembiante altiero + gli disse quel che dianzi dir non volle: + — Sappi, Rinaldo, il nome mio è lo Sdegno, + venuto sol per sciorti il giogo indegno. — + +65 + + Così dicendo, subito gli sparve, + e sparve insieme il suo destrier con lui. + Questo a Rinaldo un gran miracol parve; + s'aggirò intorno, e disse: — Ove è costui? — + Stimar non sa se sian magiche larve, + che Malagigi un de' ministri sui + gli abbia mandato a romper la catena + che lungamente l'ha tenuto in pena: + +66 + + o pur che Dio da l'alta ierarchia + gli abbia per ineffabil sua bontade + mandato, come già mandò a Tobia, + un angelo a levar di cecitade. + Ma buono o rio demonio, o quel che sia, + che gli ha renduta la sua libertade, + ringrazia e loda; e da lui sol conosce + che sano ha il cor da l'amorose angosce. + +67 + + Gli fu nel primier odio ritornata + Angelica; e gli parve troppo indegna + d'esser, non che sì lungi seguitata, + ma che per lei pur mezza lega vegna. + Per Baiardo riaver tutta fiata + verso India in Sericana andar disegna, + sì perché l'onor suo lo stringe a farlo, + sì per averne già parlato a Carlo. + +68 + + Giunse il giorno seguente a Basilea, + ove la nuova era venuta inante, + che 'l conte Orlando aver pugna dovea + contra Gradasso e contro il re Agramante. + Né questo per aviso si sapea, + ch'avesse dato il cavallier d'Anglante; + ma di Sicilia in fretta venut'era + chi la novella v'apportò per vera. + +69 + + Rinaldo vuol trovarsi con Orlando + alla battaglia, e se ne vede lunge. + Di dieci in dieci miglia va mutando + cavalli e guide, e corre e sferza e punge. + Passa il Reno a Costanza, e in su volando, + traversa l'Alpe, ed in Italia giunge. + Verona a dietro, a dietro Mantua lassa; + sul Po si trova, e con gran fretta il passa. + +70 + + Già s'inchinava il sol molto alla sera, + e già apparia nel ciel la prima stella, + quando Rinaldo in ripa alla riviera + stando in pensier s'avea da mutar sella, + o tanto soggiornar, che l'aria nera + fuggisse inanzi all'altra aurora bella, + venir si vede un cavalliero inanti + cortese ne l'aspetto e nei sembianti. + +71 + + Costui, dopo il saluto, con bel modo + gli domandò s'aggiunto a moglie fosse. + Disse Rinaldo: — Io son nel giugal nodo: — + ma di tal domandar maravigliosse. + Soggiunse quel: — Che sia così, ne godo. — + Poi, per chiarir perché tal detto mosse, + disse: — Io ti priego che tu sia contento + ch'io ti dia questa sera alloggiamento; + +72 + + che ti farò veder cosa che debbe + ben volentieri veder chi ha moglie a lato. — + Rinaldo, sì perché posar vorrebbe, + ormai di correr tanto affaticato; + sì perché di vedere e d'udire ebbe + sempre aventure un desiderio innato; + accettò l'offerir del cavalliero, + e dietro gli pigliò nuovo sentiero. + +73 + + Un tratto d'arco fuor di strada usciro, + e inanzi un gran palazzo si trovaro, + onde scudieri in gran frotta veniro + con torchi accesi, e fero intorno chiaro. + Entrò Rinaldo, e voltò gli occhi in giro, + e vide loco il qual si vede raro, + di gran fabrica e bella e bene intesa; + né a privato uom convenia tanta spesa. + +74 + + Di serpentin, di porfido le dure + pietre fan de la porta il ricco volto. + Quel che chiude è di bronzo, con figure + che sembrano spirar, muovere il volto. + Sotto un arco poi s'entra, ove misture + di bel musaico ingannan l'occhio molto. + Quindi si va in un quadro ch'ogni faccia + de le sue logge ha lunga cento braccia. + +75 + + La sua porta ha per sé ciascuna loggia, + e tra la porta e sé ciascuna ha un arco: + d'ampiezza pari son, ma varia foggia + fe' d'ornamenti il mastro lor non parco. + Da ciascuno arco s'entra, ove si poggia + sì facil, ch'un somier vi può gir carco. + Un altro arco di su trova ogni scala; + e s'entra per ogni arco in una sala. + +76 + + Gli archi di sopra escono fuor del segno + tanto, che fan coperchio alle gran porte; + e ciascun due colonne ha per sostegno, + altre di bronzo, altre di pietra forte. + Lungo sarà, se tutti vi disegno + gli ornati alloggiamenti de la corte; + e oltr'a quel ch'appar, quanti agi sotto + la cava terra il mastro avea ridotto. + +77 + + L'alte colonne e i capitelli d'oro, + da che i gemmati palchi eran suffulti, + i peregrini marmi che vi foro + da dotta mano in varie forme sculti, + pitture e getti, e tant'altro lavoro + (ben che la notte agli occhi il più ne occulti), + mostran che non bastaro a tanta mole + di duo re insieme le ricchezze sole. + +78 + + Sopra gli altri ornamenti ricchi e belli, + ch'erano assai ne la gioconda stanza, + v'era una fonte che per più ruscelli + spargea freschissime acque in abondanza. + Poste le mense avean quivi i donzelli; + ch'era nel mezzo per ugual distanza: + vedeva, e parimente veduta era + da quattro porte de la casa altiera. + +79 + + Fatta da mastro diligente e dotto + la fonte era con molta e suttil opra, + di loggia a guisa, o padiglion ch'in otto + facce distinto, intorno adombri e cuopra. + Un ciel d'oro, che tutto era di sotto + colorito di smalto, le sta sopra; + ed otto statue son di marmo bianco, + che sostengon quel ciel col braccio manco. + +80 + + Ne la man destra il corno d'Amaltea + sculto aveva lor l'ingenioso mastro, + onde con grato murmure cadea + l'acqua di fuore in vaso d'alabastro; + ed a sembianza di gran donna avea + ridutto con grande arte ogni pilastro. + Son d'abito e di faccia differente, + ma grazia hanno e beltà tutte ugualmente. + +81 + + Fermava il piè ciascuno di questi segni + sopra due belle imagini più basse, + che con la bocca aperta facean segni + che 'l canto e l'armonia lor dilettasse; + e quell'atto in che son, par che disegni + che l'opra e studio lor tutto lodasse + le belle donne che sugli omeri hanno, + se fosser quei di cu' in sembianza stanno. + +82 + + I simulacri inferiori in mano + avean lunghe ed amplissime scritture, + ove facean con molta laude piano + i nomi de le più degne figure; + e mostravano ancor poco lontano + i propri loro in note non oscure. + Mirò Rinaldo a lume di doppieri + le donne ad una ad una e i cavallieri. + +83 + + La prima iscrizion ch'agli occhi occorre, + con lungo onor Lucrezia Borgia noma, + la cui bellezza ed onestà preporre + debbe all'antiqua la sua patria Roma. + I duo che voluto han sopra sé torre + tanto eccellente ed onorata soma, + noma lo scritto, Antonio Tebaldeo, + Ercole Strozza: un Lino ed uno Orfeo. + +84 + + Non men gioconda statua né men bella + si vede appresso, e la scrittura dice: + — Ecco la figlia d'Ercole, Issabella, + per cui Ferrara si terrà felice + via più, perché in lei nata sarà quella, + che d'altro ben che prospera e fautrice + e benigna Fortuna dar le deve, + volgendo gli anni nel suo corso lieve. — + +85 + + I duo che mostran disiosi affetti + che la gloria di lei sempre risuone, + Gian Iacobi ugualmente erano detti, + l'uno Calandra, e l'altro Bardelone. + Nel terzo e quarto loco ove per stretti + rivi l'acqua esce fuor del padiglione, + due donne son, che patria, stirpe, onore + hanno di par, di par beltà e valore. + +86 + + Elissabetta l'una e Leonora + nominata era l'altra: e fia, per quanto + narrava il marmo sculto, d'esse ancora + sì gloriosa la terra di Manto, + che di Vergilio, che tanto l'onora, + più che di queste, non si darà vanto. + Avea la prima a piè del sacro lembo + Iacobo Sadoletto e Pietro Bembo. + +87 + + Uno elegante Castiglione, e un culto + Muzio Arelio de l'altra eran sostegni. + Di questi nomi era il bel marmo sculto, + ignoti allora, or sì famosi e degni. + Veggon poi quella a cui dal cielo indulto + tanta virtù sarà, quanta ne regni, + o mai regnata in alcun tempo sia, + versata da Fortuna or buona or ria. + +88 + + Lo scritto d'oro esser costei dichiara + Lucrezia Bentivoglia; e fra le lode + pone di lei, che 'l duca di Ferrara + d'esserle padre si rallegra e gode. + Di costei canta con soave e chiara + voce un Camil che 'l Reno e Felsina ode + con tanta attenzion, tanto stupore, + con quanta Anfriso udì già il suo pastore; + +89 + + ed un per cui la terra, ove l'Isauro + le sue dolci acque insala in maggior vase, + nominata sarà da l'Indo al Mauro, + e da l'austrine all'iperboree case, + via più che per pesare il romano auro, + di che perpetuo nome le rimase; + Guido Postumo, a cui doppia corona + Pallade quinci, e quindi Febo dona. + +90 + + L'altra che segue in ordine, è Diana. + — Non guardar (dice il marmo scritto) ch'ella + sia altiera in vista; che nel core umana + non sarà però men ch'in viso bella. — + Il dotto Celio Calcagnin lontana + farà la gloria e 'l bel nome di quella + nel regno di Monese, in quel di Iuba, + in India e Spagna udir con chiara tuba: + +91 + + ed un Marco Cavallo, che tal fonte + farà di poesia nascer d'Ancona, + qual fe' il cavallo alato uscir del monte, + non so se di Parnasso o d'Elicona. + Beatrice appresso a questo alza la fronte, + di cui lo scritto suo così ragiona: + — Beatrice bea, vivendo, il suo consorte, + e lo lascia infelice alla sua morte; + +92 + + anzi tutta l'Italia, che con lei + fia triunfante, e senza lei, captiva. — + Un signor di Coreggio di costei + con alto stil par che cantando scriva, + e Timoteo, l'onor de' Bendedei: + ambi faran tra l'una e l'altra riva + fermare al suon de' lor soavi plettri + il fiume ove sudar gli antiqui elettri. + +93 + + Tra questo loco e quel de la colonna + che fu sculpita in Borgia, com'è detto, + formata in alabastro una gran donna + era di tanto e sì sublime aspetto, + che sotto puro velo, in nera gonna, + senza oro e gemme, in un vestire schietto, + tra le più adorne non parea men bella, + che sia tra l'altre la ciprigna stella. + +94 + + Non si potea, ben contemplando fiso, + conoscer se più grazia o più beltade, + o maggior maestà fosse nel viso, + o più indizio d'ingegno o d'onestade. + — Chi vorrà di costei (dicea l'inciso + marmo) parlar, quanto parlar n'accade, + ben torrà impresa più d'ogn'altra degna; + ma non però ch'a fin mai se ne vegna. — + +95 + + Dolce quantunque e pien di grazia tanto + fosse il suo bello e ben formato segno, + parea sdegnarsi che con umil canto + ardisse lei lodar sì rozzo ingegno, + com'era quel che sol, senz'altri a canto + (non so perché), le fu fatto sostegno. + Di tutto 'l resto erano i nomi sculti; + sol questi due l'artefice avea occulti. + +96 + + Fanno le statue in mezzo un luogo tondo, + che 'l pavimento asciutto ha di corallo, + di freddo soavissimo giocondo, + che rendea il puro e liquido cristallo, + che di fuor cade in un canal fecondo, + che 'l prato verde, azzurro, bianco e giallo + rigando, scorre per vari ruscelli, + grato alle morbide erbe e agli arbuscelli. + +97 + + Col cortese oste ragionando stava + il paladino a mensa; e spesso spesso, + senza più differir, gli ricordava + che gli attenesse quanto avea promesso: + e ad or ad or mirandolo, osservava + ch'avea di grande affanno il core oppresso; + che non può star momento che non abbia + un cocente sospiro in su le labbia. + +98 + + Spesso la voce dal disio cacciata + viene a Rinaldo sin presso alla bocca + per domandarlo; e quivi, raffrenata + di cortese modestia, fuor non scocca. + Ora essendo la cena terminata, + ecco un donzello a chi l'ufficio tocca, + pon su la mensa un bel nappo d'or fino, + di fuor di gemme, e dentro pien di vino. + +99 + + Il signor de la casa allora alquanto + sorridendo, a Rinaldo levò il viso; + ma chi ben lo notava, più di pianto + parea ch'avesse voglia che di riso. + Disse: — Ora a quel che mi ricordi tanto, + che tempo sia di sodisfar m'è aviso; + mostrarti un paragon ch'esser de' grato + di vedere a ciascun c'ha moglie allato. + +100 + + Ciascun marito, a mio giudizio, deve + sempre spiar se la sua donna l'ama; + saper s'onore o biasmo ne riceve, + se per lei bestia, o se pur uom si chiama. + L'incarco de le corna è lo più lieve + ch'al mondo sia, se ben l'uom tanto infama: + lo vede quasi tutta l'altra gente; + e chi l'ha in capo, mai non se lo sente. + +101 + + Se tu sai che fedel la moglie sia, + hai di più amarla e d'onorar ragione, + che non ha quel che la conosce ria, + o quel che ne sta in dubbio e in passione. + Di molte n'hanno a torto gelosia + i lor mariti, che son caste e buone: + molti di molte anco sicuri stanno, + che con le corna in capo se ne vanno. + +102 + + Se vuoi saper se la tua sia pudica + (come io credo che credi, e creder déi; + ch'altrimente far credere è fatica, + se chiaro già per prova non ne sei), + tu per te stesso, senza ch'altri il dica, + te n'avvedrai, s'in questo vaso bei; + che per altra cagion non è qui messo, + che per mostrarti quanto io t'ho promesso. + +103 + + Se béi con questo, vedrai grande effetto; + che se porti il cimier di Cornovaglia, + il vin ti spargerai tutto sul petto, + né gocciola sarà ch'in bocca saglia: + ma s'hai moglie fedel, tu berai netto. + Or di veder tua sorte ti travaglia. — + Così dicendo, per mirar tien gli occhi, + ch'in seno il vin Rinaldo si trabbocchi. + +104 + + Quasi Rinaldo di cercar suaso + quel che poi ritrovar non vorria forse, + messa la mano inanzi, e preso il vaso, + fu presso di volere in prova porse: + poi, quanto fosse periglioso il caso + a porvi i labri, col pensier discorse. + Ma lasciate, Signor, ch'io mi ripose; + poi dirò quel che 'l paladin rispose. + + + + +CANTO QUARANTATREESIMO + + +1 + + O esecrabile Avarizia, o ingorda + fame d'avere, io non mi maraviglio + ch'ad alma vile e d'altre macchie lorda, + sì facilmente dar possi di piglio; + ma che meni legato in una corda, + e che tu impiaghi del medesmo artiglio + alcun, che per altezza era d'ingegno, + se te schivar potea, d'ogni onor degno. + +2 + + Alcun la terra e 'l mare e 'l ciel misura, + e render sa tutte le cause a pieno + d'ogni opra, d'ogni effetto di Natura, + e poggia sì ch'a Dio riguarda in seno; + e non può aver più ferma e maggior cura, + morso dal tuo mortifero veleno, + ch'unir tesoro: e questo sol gli preme, + e ponvi ogni salute, ogni sua speme. + +3 + + Rompe eserciti alcuno, e ne le porte + si vede entrar di bellicose terre, + ed esser primo a porre il petto forte, + ultimo a trarre, in perigliose guerre; + e non può riparar che sino a morte + tu nel tuo cieco carcere nol serre. + Altri d'altre arti e d'altri studi industri, + oscuri fai, che sarian chiari e illustri. + +4 + + Che d'alcune dirò belle e gran donne + ch'a bellezza, a virtù de fidi amanti, + a lunga servitù, più che colonne + io veggo dure, immobili e costanti? + Veggo venir poi l'Avarizia, e ponne + far sì, che par che subito le incanti: + in un dì, senza amor (chi fia che 'l creda?) + a un vecchio, a un brutto, a un mostro le dà in preda. + +5 + + Non è senza cagion s'io me ne doglio: + intendami chi può, che m'intend'io. + Né però di proposito mi toglio, + né la materia del mio canto oblio; + ma non più a quel c'ho detto, adattar voglio, + ch'a quel ch'io v'ho da dire, il parlar mio. + Or torniamo a contar del paladino + ch'ad assaggiare il vaso fu vicino. + +6 + + Io vi dicea ch'alquanto pensar volle, + prima ch'ai labri il vaso s'appressasse. + Pensò, e poi disse: — Ben sarebbe folle + chi quel che non vorria trovar, cercasse. + Mia donna è donna, ed ogni donna è molle: + lasciàn star mia credenza come stasse. + Sin qui m'ha il creder mio giovato, e giova: + che poss'io megliorar per farne prova? + +7 + + Potria poco giovare e nuocer molto; + che 'l tentar qualche volta Idio disdegna. + Non so s'in questo io mi sia saggio o stolto; + ma non vo' più saper, che mi convegna. + Or questo vin dinanzi mi sia tolto: + sete non n'ho, né vo' che me ne vegna; + che tal certezza ha Dio più proibita, + ch'al primo padre l'arbor de la vita. + +8 + + Che come Adam, poi che gustò del pomo + che Dio con propria bocca gl'interdisse, + da la letizia al pianto fece un tomo, + onde in miseria poi sempre s'afflisse; + così, se de la moglie sua vuol l'uomo + tutto saper quanto ella fece e disse, + cade de l'allegrezze in pianti e in guai, + onde non può più rilevarsi mai. — + +9 + + Così dicendo il buon Rinaldo, e intanto + respingendo da sé l'odiato vase, + vide abondare un gran rivo di pianto + dagli occhi del signor di quelle case, + che disse, poi che racchetossi alquanto: + — Sia maledetto chi mi persuase + ch'io facesse la prova, ohimè! di sorte, + che mi levò la dolce mia consorte. + +10 + + Perché non ti conobbi già dieci anni, + sì che io mi fossi consigliato teco, + prima che cominciassero gli affanni, + e 'l lungo pianto onde io son quasi cieco? + Ma vo' levarti da la scena i panni; + che 'l mio mal vegghi, e te ne dogli meco: + e ti dirò il principio e l'argumento + del mio non comparabile tormento. + +11 + + Qua su lasciasti una città vicina, + a cui fa intorno un chiaro fiume laco, + che poi si stende e in questo Po declina, + e l'origine sua vien di Benaco. + Fu fatta la città, quando a ruina + le mura andar de l'agenoreo draco. + Quivi nacque io di stirpe assai gentile, + ma in pover tetto e in facultade umile. + +12 + + Se Fortuna di me non ebbe cura + sì che mi desse al nascer mio ricchezza, + al diffetto di lei supplì Natura, + che sopra ogni mio ugual mi diè bellezza. + Donne e donzelle già di mia figura + arder più d'una vidi in giovanezza; + ch'io ci seppi accoppiar cortesi modi; + ben che stia mal che l'uom se stesso lodi. + +13 + + Ne la nostra cittade era un uom saggio, + di tutte l'arti oltre ogni creder dotto, + che quando chiuse gli occhi al febeo raggio, + contava gli anni suoi cento e ventotto. + Visse tutta sua età solo e selvaggio, + se non l'estrema; che d'Amor condotto, + con premio ottenne una matrona bella, + e n'ebbe di nascosto una cittella. + +14 + + E per vietar che simil la figliuola + alla matre non sia, che per mercede + vendé sua castità che valea sola + più che quanto oro al mondo si possiede, + fuor del commercio popular la invola; + ed ove più solingo il luogo vede, + questo amplo e bel palagio e ricco tanto + fece fare a' demoni per incanto. + +15 + + A vecchie donne e caste fe' nutrire + la figlia qui, ch'in gran beltà poi venne; + né che potesse altr'uom veder, né udire + pur ragionarne in quella età, sostenne. + E perch'avesse esempio da seguire, + ogni pudica donna che mai tenne + contra illicito amor chiuse le sbarre, + ci fe' d'intaglio o di color ritrarre: + +16 + + non quelle sol che di virtude amiche + hanno sì il mondo all'età prisca adorno; + di quai la fama per l'istorie antiche + non è per veder mai l'ultimo giorno: + ma nel futuro ancora altre pudiche + che faran bella Italia d'ogn'intorno, + ci fe' ritrarre in lor fattezze conte, + come otto che ne vedi a questa fonte. + +17 + + Poi che la figlia al vecchio par matura + sì, che ne possa l'uom cogliere i frutti; + o fosse mia disgrazia o mia aventura, + eletto fui degno di lei fra tutti. + I lati campi oltre alle belle mura, + non meno i pescarecci, che gli asciutti, + che ci son d'ogn'intorno a venti miglia, + mi consegnò per dote de la figlia. + +18 + + Ella era bella e costumata tanto, + che più desiderar non si potea. + Di bei trapunti e di riccami, quanto + mai ne sapesse Pallade, sapea. + Vedila andare, odine il suono e 'l canto: + celeste e non mortal cosa parea. + E in modo all'arti liberali attese, + che, quanto il padre, o poco men n'intese. + +19 + + Con grande ingegno, e non minor bellezza + che fatta l'avria amabil fin ai sassi, + era giunto un amore, una dolcezza, + che par ch'a rimembrarne il cor mi passi. + Non aveva più piacer né più vaghezza, + che d'esser meco ov'io mi stessi o andassi. + Senza aver lite mai stemmo gran pezzo: + l'avemmo poi, per colpa mia, da sezzo. + +20 + + Morto il suocero mio dopo cinque anni + ch'io sottoposi il collo al giugal nodo, + non stero molto a cominciar gli affanni + ch'io sento ancora, e ti dirò in che modo. + Mentre mi rinchiudea tutto coi vanni + l'amor di questa mia che sì ti lodo, + una femina nobil del paese, + quanto accender si può, di me s'accese. + +21 + + Ella sapea d'incanti e di malie + quel che saper ne possa alcuna maga: + rendea la notte chiara, oscuro il die + fermava il sol, facea la terra vaga. + Non potea trar però le voglie mie, + che le sanassin l'amorosa piaga + col rimedio che dar non le potria + senza alta ingiuria de la donna mia. + +22 + + Non perché fosse assai gentile e bella, + né perché sapess'io che sì me amassi, + né per gran don, né per promesse ch'ella + mi fêsse molte, e di continuo instassi, + ottener poté mai ch'una fiammella, + per darla a lei, del primo amor levassi; + ch'a dietro ne traea tutte mie voglie + il conoscermi fida la mia moglie. + +23 + + La speme, la credenza, la certezza + che de la fede di mia moglie avea, + m'avria fatto sprezzar quanta bellezza + avesse mai la giovane ledea, + o quanto offerto mai senno e ricchezza + fu al gran pastor de la montagna Idea. + Ma le repulse mie non valean tanto, + che potesson levarmela da canto. + +24 + + Un dì che mi trovò fuor del palagio + la maga, che nomata era Melissa, + e mi poté parlare a suo grande agio, + modo trovò da por mia pace in rissa, + e con lo spron di gelosia malvagio + cacciar del cor la fé che v'era fissa. + Comincia a comendar la intenzion mia, + ch'io sia fedele a chi fedel mi sia. + +25 + + — Ma che ti sia fedel, tu non puoi dire, + prima che di sua fé prova non vedi. + S'ella non falle, e che potria fallire, + che sia fedel, che sia pudica credi. + Ma se mai senza te non la lasci ire, + se mai vedere altr'uom non le concedi, + onde hai questa baldanza, che tu dica + e mi vogli affermar che sia pudica? + +26 + + Scostati un poco, scostati da casa; + fa che le cittadi odano e i villaggi, + che tu sia andato, e ch'ella sia rimasa; + agli amanti dà commodo e ai messaggi. + S'a prieghi, a doni non fia persuasa + di fare al letto maritale oltraggi, + e che, facendol, creda che si cele, + allora dir potrai che sia fedele. — + +27 + + Con tal parole e simili non cessa + l'incantatrice, fin che mi dispone + che de la donna mia la fede espressa + veder voglia, e provare a paragone. + — Ora pogniamo (le soggiungo) ch'essa + sia qual non posso averne opinione: + come potrò di lei poi farmi certo + che sia di punizion degna o di merto? — + +28 + + Disse Melissa: — Io ti darò un vasello + fatto da ber, di virtù rara e strana; + qual già per fare accorto il suo fratello + del fallo di Genevra, fe' Morgana. + Chi la moglie ha pudica, bee con quello: + ma non vi può già ber chi l'ha puttana; + che 'l vin, quando lo crede in bocca porre, + tutto si sparge, e fuor nel petto scorre. + +29 + + Prima che parti, ne farai la prova, + e per lo creder mio tu berai netto; + che credo ch'ancor netta si ritrova + la moglie tua: pur ne vedrai l'effetto. + Ma s'al ritorno esperienza nuova + poi ne farai, non t'assicuro il petto: + che se tu non lo immolli, e netto bèi, + d'ogni marito il più felice sei. — + +30 + + L'offerta accetto; il vaso ella mi dona: + ne fo la prova, e mi succede a punto; + che, com'era il disio, pudica e buona + la cara moglie mia trovo a quel punto. + Dice Melissa: — Un poco l'abbandona; + per un mese o per duo stanne disgiunto: + poi torna; poi di nuovo il vaso tolli; + prova se bevi, o pur se 'l petto immolli. — + +31 + + A me duro parea pur di partire; + non perché di sua fe' sì dubitassi, + come ch'io non potea duo dì patire, + né un'ora pur, che senza me restassi. + Disse Melissa: — Io ti farò venire + a conoscere il ver con altri passi. + Vo' che muti il parlare e i vestimenti, + e sotto viso altrui te l'appresenti. — + +32 + + Signor, qui presso una città difende + il Po fra minacciose e fiere corna; + la cui iuridizion di qui si stende + fin dove il mar fugge dal lito e torna. + Cede d'antiquità, ma ben contende + con le vicine in esser ricca e adorna. + Le reliquie troiane la fondaro, + che dal flagello d'Attila camparo. + +33 + + Astringe e lenta a questa terra il morso + un cavallier giovene, ricco e bello, + che dietro un giorno a un suo falcone iscorso, + essendo capitato entro il mio ostello, + vide la donna, e sì nel primo occorso + gli piacque, che nel cor portò il suggello; + né cessò molte pratiche far poi, + per inchinarla ai desideri suoi. + +34 + + Ella gli fece dar tante repulse, + che più tentarla al fine egli non volse; + ma la beltà di lei, ch'Amor vi sculse, + di memoria però non se gli tolse. + Tanto Melissa allosingommi e mulse, + ch'a tor la forma di colui mi volse; + e mi mutò (né so ben dirti come) + di faccia, di parlar, d'occhi e di chiome. + +35 + + Già con mia moglie avendo simulato + d'esser partito e gitone in Levante, + nel giovene amator così mutato + l'andar, la voce, l'abito e 'l sembiante, + me ne ritorno, ed ho Melissa a lato, + che s'era trasformata, e parea un fante; + e le più ricche gemme avea con lei, + che mai mandassin gl'Indi o gli Eritrei. + +36 + + Io che l'uso sapea del mio palagio, + entro sicuro e vien Melissa meco; + e madonna ritrovo a sì grande agio, + che non ha né scudier né donna seco. + I miei prieghi le espongo, indi il malvagio + stimulo inanzi del mal far le arreco: + i rubini, i diamanti e gli smeraldi, + che mosso arebbon tutti i cor più saldi. + +37 + + E le dico che poco è questo dono + verso quel che sperar da me dovea: + de la commodità poi le ragiono, + che, non v'essendo il suo marito, avea: + e le ricordo che gran tempo sono + stato suo amante, com'ella sapea; + e che l'amar mio lei con tanta fede + degno era avere al fin qualche mercede. + +38 + + Turbossi nel principio ella non poco, + divenne rossa, ed ascoltar non volle; + ma il veder fiammeggiar poi, come fuoco, + le belle gemme, il duro cor fe' molle: + e con parlar rispose breve e fioco, + quel che la vita a rimembrar mi tolle; + che mi compiaceria, quando credesse + ch'altra persona mai nol risapesse. + +39 + + Fu tal risposta un venenato telo + di che me ne senti' l'alma traffissa: + per l'ossa andommi e per le vene un gelo; + ne le fauci restò la voce fissa. + Levando allora del suo incanto il velo, + ne la mia forma mi tornò Melissa. + Pensa di che color dovesse farsi, + ch'in tanto error da me vide trovarsi. + +40 + + Divenimmo ambi di color di morte, + muti ambi, ambi restiàn con gli occhi bassi. + Potei la lingua a pena aver sì forte, + e tanta voce a pena, ch'io gridassi: + — Me tradiresti dunque tu, consorte, + quando tu avessi chi 'l mio onor comprassi? — + Altra risposta darmi ella non puote, + che di rigar di lacrime le gote. + +41 + + Ben la vergogna è assai, ma più lo sdegno + ch'ella ha, da me veder farsi quella onta; + e multiplica sì senza ritegno, + ch'in ira al fine e in crudele odio monta. + Da me fuggirsi tosto fa disegno; + e ne l'ora che 'l Sol del carro smonta, + al fiume corre, e in una sua barchetta + si fa calar tutta la notte in fretta: + +42 + + e la matina s'appresenta avante + al cavallier che l'avea un tempo amata, + sotto il cui viso, sotto il cui sembiante + fu contra l'onor mio da me tentata. + A lui che n'era stato ed era amante, + creder si può che fu la giunta grata. + Quindi ella mi fe' dir ch'io non sperassi + che mai più fosse mia, né più m'amassi. + +43 + + Ah lasso! da quel dì con lui dimora + in gran piacere, e di me prende giuoco; + ed io del mal che procacciammi allora, + ancor languisco, e non ritrovo loco. + Cresce il mal sempre, e giusto è ch'io ne muora; + e resta omai da consumarci poco. + Ben credo che 'l primo anno sarei morto, + se non mi dava aiuto un sol conforto. + +44 + + Il conforto ch'io prendo, è che di quanti + per dieci anni mai fur sotto al mio tetto + (ch'a tutti questo vaso ho messo inanti), + non ne trovo un che non s'immolli il petto. + Aver nel caso mio compagni tanti + mi dà fra tanto mal qualche diletto. + Tu tra infiniti sol sei stato saggio, + che far negasti il periglioso saggio. + +45 + + Il mio voler cercare oltre alla meta + che de la donna sua cercar si deve, + fa che mai più trovare ora quieta + non può la vita mia, sia lunga o breve. + Di ciò Melissa fu a principio lieta: + ma cessò tosto la sua gioia lieve; + ch'essendo causa del mio mal stata ella, + io l'odiai sì, che non potea vedella. + +46 + + Ella d'esser odiata impaziente + da me che dicea amar più che sua vita, + ove donna restarne immantinente + creduto avea, che l'altra ne fosse ita; + per non aver sua doglia sì presente, + non tardò molto a far di qui partita; + e in modo abbandonò questo paese, + che dopo mai per me non se n'intese. — + +47 + + Così narrava il mesto cavalliero: + e quando fine alla sua istoria pose, + Rinaldo alquanto ste' sopra pensiero, + da pietà vinto, e poi così rispose: + — Mal consiglio ti diè Melissa in vero, + che d'attizzar le vespe ti propose; + e tu fusti a cercar poco avveduto + quel che tu avresti non trovar voluto. + +48 + + Se d'avarizia la tua donna vinta + a voler fede romperti fu indutta, + non t'ammirar; né prima ella né quinta + fu de le donne prese in sì gran lutta; + e mente via più salda ancora è spinta + per minor prezzo a far cosa più brutta. + Quanti uomini odi tu, che già per oro + han traditi padroni e amici loro? + +49 + + Non dovevi assalir con sì fiere armi, + se bramavi veder farle difesa. + Non sai tu, contra l'oro, che né i marmi + né 'l durissimo acciar sta alla contesa? + Che più fallasti tu a tentarla parmi, + di lei che così tosto restò presa. + Se te altretanto avesse ella tentato, + non so se tu più saldo fossi stato. — + +50 + + Qui Rinaldo fe' fine, e da la mensa + levossi a un tempo, e domandò dormire; + che riposare un poco, e poi si pensa + inanzi al dì d'un'ora o due partire. + Ha poco tempo, e 'l poco c'ha, dispensa + con gran misura, e invan nol lascia gire. + Il signor di là dentro, a suo piacere, + disse, che si potea porre a giacere; + +51 + + ch'apparecchiata era la stanza e 'l letto: + ma che se volea far per suo consiglio, + tutta notte dormir potria a diletto, + e dormendo avanzarsi qualche miglio. + — Acconciar ti farò (disse) un legnetto, + con che volando, e senz'alcun periglio + tutta notte dormendo vo' che vada, + e una giornata avanzi de la strada. — + +52 + + La proferta a Rinaldo accettar piacque, + e molto ringraziò l'oste cortese: + poi senza indugio là, dove ne l'acque + da' naviganti era aspettato, scese. + Quivi a grande agio riposato giacque, + mentre il corso del fiume il legno prese, + che da sei remi spinto, lieve e snello + pel fiume andò, come per l'aria augello. + +53 + + Così tosto come ebbe il capo chino, + il cavallier di Francia adormentosse; + imposto avendo già, come vicino + giungea a Ferrara, che svegliato fosse. + Restò Melara nel lito mancino; + nel lito destro Sermide restosse: + Figarolo e Stellata il legno passa, + ove le corna il Po iracondo abbassa. + +54 + + De le due corna il nocchier prese il destro, + e lasciò andar verso Vinegia il manco; + passò il Bondeno: e già il color cilestro + si vedea in oriente venir manco, + che votando di fior tutto il canestro, + l'Aurora vi facea vermiglio e bianco; + quando, lontan scoprendo di Tealdo + ambe le rocche, il capo alzò Rinaldo. + +55 + + — O città bene aventurosa (disse), + di cui già Malagigi, il mio cugino, + contemplando le stelle erranti e fisse, + e costringendo alcun spirto indovino, + nei secoli futuri mi predisse + (già ch'io facea con lui questo camino) + ch'ancor la gloria tua salirà tanto, + ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto. — + +56 + + Così dicendo, e pur tuttavia in fretta + su quel battel che parea aver le penne, + scorrendo il re de' fiumi, all'isoletta + ch'alla cittade è più propinqua, venne: + e ben che fosse allora erma e negletta, + pur s'allegrò di rivederla, e fenne + non poca festa; che sapea quanto ella, + volgendo gli anni, saria ornata e bella. + +57 + + Altra fiata che fe' questa via, + udì da Malagigi, il qual seco era, + che settecento volte che si sia + girata col monton la quarta sfera, + questa la più ioconda isola fia + di quante cinga mar, stagno o riviera; + sì che, veduta lei, non sarà ch'oda + dar più alla patria di Nausicaa loda. + +58 + + Udì che di bei tetti posta inante + sarebbe a quella sì a Tiberio cara; + che cederian l'Esperide alle piante + ch'avria il bel loco, d'ogni sorte rara; + che tante spezie d'animali, quante + vi fien, né in mandra Circe ebbe né in hara; + che v'avria con le Grazie e con Cupido + Venere stanza, e non più in Cipro o in Gnido: + +59 + + e che sarebbe tal per studio e cura + di chi al sapere ed al potere unita + la voglia avendo, d'argini e di mura + avria sì ancor la sua città munita, + che contra tutto il mondo star sicura + potria, senza chiamar di fuori aita: + e che d'Ercol figliuol, d'Ercol sarebbe + padre il signor che questo e quel far debbe. + +60 + + Così venìa Rinaldo ricordando + quel che già il suo cugin detto gli avea, + de le future cose divinando, + che spesso conferir seco solea. + E tuttavia l'umil città mirando: + — Come esser può ch'ancor (seco dicea) + debban così fiorir queste paludi + de tutti i liberali e degni studi? + +61 + + e crescer abbia di sì piccol borgo + ampla cittade e di sì gran bellezza? + e ciò ch'intorno è tutto stagno e gorgo, + sien lieti e pieni campi di ricchezza? + Città, sin ora a riverire assorgo + l'amor, la cortesia, la gentilezza + de' tuoi signori, e gli onorati pregi + dei cavallier, dei cittadini egregi. + +62 + + L'ineffabil bontà del Redentore, + de' tuoi principi il senno e la iustizia, + sempre con pace, sempre con amore + ti tenga in abondanza ed in letizia; + e ti difenda contra ogni furore + de' tuoi nimici, e scuopra lor malizia: + del tuo contento ogni vicino arrabbi, + più tosto che tu invidia ad alcuno abbi. — + +63 + + Mentre Rinaldo così parla, fende + con tanta fretta il suttil legno l'onde, + che con maggiore a logoro non scende + falcon ch'al grido del padron risponde. + Del destro corno il destro ramo prende + quindi il nocchiero, e mura e tetti asconde: + San Georgio a dietro, a dietro s'allontana + la torre e de la Fossa e di Gaibana. + +64 + + Rinaldo, come accade ch'un pensiero + un altro dietro, e quello un altro mena, + si venne a ricordar del cavalliero + nel cui palagio fu la sera a cena; + che per questa cittade, a dire il vero, + avea giusta cagion di stare in pena: + e ricordossi del vaso da bere, + che mostra altrui l'error de la mogliere; + +65 + + e ricordossi insieme de la prova + che d'aver fatta il cavallier narrolli; + che di quanti avea esperti, uomo non trova + che bea nel vaso, e 'l petto non s'immolli. + Or si pente, or tra sé dice: — E' mi giova + ch'a tanto paragon venir non volli. + Riuscendo, accertava il creder mio; + non riuscendo, a che partito era io? + +66 + + Gli è questo creder mio, come io l'avessi + ben certo, e poco accrescer lo potrei: + sì che, s'al paragon mi succedessi, + poco il meglio saria ch'io ne trarrei; + ma non già poco il mal, quando vedessi + quel di Clarice mia, ch'io non vorrei. + Metter saria mille contra uno a giuoco; + che perder si può molto, e acquistar poco. — + +67 + + Stando in questo pensoso il cavalliero + di Chiaramonte, e non alzando il viso, + con molta attenzion fu da un nocchiero + che gli era incontra, riguardato fiso: + e perché di veder tutto il pensiero + che l'occupava tanto, gli fu aviso, + come uom che ben parlava ed avea ardire, + a seco ragionar lo fece uscire. + +68 + + La somma fu del lor ragionamento, + che colui malaccorto era ben stato, + che ne la moglie sua l'esperimento + maggior che può far donna, avea tentato; + che quella che da l'oro e da l'argento + difende il cor di pudicizia armato, + tra mille spade via più facilmente + difenderallo, e in mezzo al fuoco ardente. + +69 + + Il nocchier suggiungea: — Ben gli dicesti, + che non dovea offerirle sì gran doni; + che contrastare a questi assalti e a questi + colpi non sono tutti i petti buoni. + Non so se d'una giovane intendesti + (ch'esser pò che tra voi se ne ragioni), + che nel medesmo error vide il consorte, + di ch'esso avea lei condannata a morte. + +70 + + Dovea in memoria avere il signor mio, + che l'oro e 'l premio ogni durezza inchina; + ma, quando bisognò, l'ebbe in oblio, + ed ei si procacciò la sua ruina. + Così sapea lo esempio egli, com'io, + che fu in questa città di qui vicina, + sua patria e mia, che 'l lago e la palude + del rifrenato Menzo intorno chiude: + +71 + + d'Adonio voglio dir, che 'l ricco dono + fe' alla moglie del giudice, d'un cane. — + — Di questo (disse il paladino) il suono + non passa l'Alpe, e qui tra voi rimane; + perché né in Francia, né dove ito sono, + parlar n'udi' ne le contrade estrane: + sì che dì pur, se non t'incresce il dire; + che volentieri io mi t'acconcio a udire. — + +72 + + Il nocchier cominciò: — Già fu di questa + terra un Anselmo di famiglia degna, + che la sua gioventù con lunga vesta + spese in saper ciò ch'Ulpiano insegna + e di nobil progenie, bella e onesta + moglie cercò, ch'al grado suo convegna; + e d'una terra quindi non lontana + n'ebbe una di bellezza sopraumana; + +73 + + e di bei modi e tanto graziosi, + che parea tutto amore e leggiadria; + e di molto più forse, ch'ai riposi, + ch'allo stato di lui non convenia. + Tosto che l'ebbe, quanti mai gelosi + al mondo fur, passò di gelosia: + non già ch'altra cagion gli ne desse ella, + che d'esser troppo accorta e troppo bella. + +74 + + Ne la città medesma un cavalliero + era d'antiqua e d'onorata gente, + che discendea da quel lignaggio altiero + ch'uscì d'una mascella di serpente, + onde già Manto, e chi con essa fero + la patria mia, disceser similmente. + Il cavallier, ch'Adonio nominosse, + di questa bella donna inamorosse. + +75 + + E per venire a fin di questo amore, + a spender cominciò senza ritegno + in vestire, in conviti, in farsi onore, + quanto può farsi un cavallier più degno. + Il tesor di Tiberio imperatore + non saria stato a tante spese al segno. + Io credo ben che non passar duo verni, + ch'egli uscì fuor di tutti i ben paterni. + +76 + + La casa ch'era dianzi frequentata + matina e sera tanto dagli amici, + sola restò, tosto che fu privata + di starne, di fagian, di coturnici. + Egli che capo fu de la brigata, + rimase dietro, e quasi fra mendici. + Pensò, poi ch'in miseria era venuto, + d'andare ove non fosse conosciuto. + +77 + + Con questa intenzione una mattina, + senza far motto altrui, la patria lascia; + e con sospiri e lacrime camina + lungo lo stagno che le mura fascia. + La donna che del cor gli era regina, + già non oblia per la seconda ambascia. + Ecco un'alta aventura che lo viene + di sommo male a porre in sommo bene. + +78 + + Vede un villan che con un gran bastone + intorno alcuni sterpi s'affatica. + Quivi Adonio si ferma, e la cagione + di tanto travagliar vuol che gli dica. + Disse il villan, che dentro a quel macchione + veduto avea una serpe molto antica, + di che più lunga e grossa a' giorni suoi + non vide, né credea mai veder poi; + +79 + + e che non si voleva indi partire, + che non l'avesse ritrovata e morta. + Come Adonio lo sente così dire, + con poca pazienza lo sopporta. + Sempre solea le serpi favorire; + che per insegna il sangue suo le porta + in memoria ch'uscì sua prima gente + de' denti seminati di serpente. + +80 + + e disse e fece col villano in guisa + che, suo mal grado, abbandonò l'impresa; + sì che da lui non fu la serpe uccisa, + né più cercata, né altrimenti offesa. + Adonio ne va poi dove s'avisa + che sua condizion sia meno intesa; + e dura con disagio e con affanno + fuor de la patria appresso al settimo anno. + +81 + + Né mai per lontananza, né strettezza + del viver, che i pensier non lascia ir vaghi, + cessa Amor che sì gli ha la mano avezza, + ch'ognor non li arda il core, ognor impiaghi. + È forza al fin che torni alla bellezza + che son di riveder sì gli occhi vaghi. + Barbuto, afflitto, e assai male in arnese, + là donde era venuto, il camin prese. + +82 + + In questo tempo alla mia patria accade + mandare uno oratore al Padre santo, + che resti appresso alla sua Santitade + per alcun tempo e non fu detto quanto. + Gettan la sorte, e nel giudice cade. + Oh giorno a lui cagion sempre di pianto! + Fe' scuse, pregò assai, diede e promesse + per non partirsi; e al fin sforzato cesse. + +83 + + Non gli parea crudele e duro manco + a dover sopportar tanto dolore, + che se veduto aprir s'avesse il fianco, + e vedutosi trar con mano il core. + Di geloso timor pallido e bianco + per la sua donna, mentre staria fuore, + lei con quei modi che giovar si crede, + supplice priega a non mancar di fede: + +84 + + dicendole ch'a donna né bellezza, + né nobiltà, né gran fortuna basta, + sì che di vero onor monti in altezza, + se per nome e per opre non è casta; + e che quella virtù via più si prezza, + che di sopra riman quando contrasta, + e ch'or gran campo avria per questa assenza, + di far di pudicizia esperienza. + +85 + + Con tai le cerca ed altre assai parole + persuader ch'ella gli sia fedele. + De la dura partita ella si duole, + con che lacrime, oh Dio! con che querele! + E giura che più tosto oscuro il sole + vedrassi, che gli sia mai sì crudele, + che rompa fede; e che vorria morire + più tosto ch'aver mai questo desire. + +86 + + Ancor ch'a sue promesse e a suoi scongiuri + desse credenza e si achetasse alquanto, + non resta che più intender non procuri, + e che materia non procacci al pianto. + Avea uno amico suo, che dei futuri + casi predir teneva il pregio e 'l vanto; + e d'ogni sortilegio e magica arte, + o il tutto, o ne sapea la maggior parte. + +87 + + Diegli, pregando di vedere assunto, + se la sua moglie, nominata Argia, + nel tempo che da lei starà disgiunto, + fedele e casta, o pel contario fia. + Colui da prieghi vinto, tolle il punto, + il ciel figura come par che stia. + Anselmo il lascia in opra, e l'altro giorno + a lui per la risposta fa ritorno. + +88 + + L'astrologo tenea le labra chiuse, + per non dire al dottor cosa che doglia, + e cerca di tacer con molte scuse. + Quando pur del suo mal vede c'ha voglia, + che gli romperà fede gli concluse, + tosto ch'egli abbia il piè fuor de la soglia, + non da bellezza né da prieghi indotta, + ma da guadagno e da prezzo corrotta. + +89 + + Giunte al timore, al dubbio ch'avea prima, + queste minacce dei superni moti, + come gli stesse il cor, tu stesso stima, + se d'amor gli accidenti ti son noti. + E sopra ogni mestizia che l'opprima, + e che l'afflitta mente aggiri e arruoti, + è 'l saper come, vinta d'avarizia, + per prezzo abbia a lasciar sua pudicizia. + +90 + + Or per far quanti potea far ripari + da non lasciarla in quel error cadere + (perché il bisogno a dispogliar gli altari + tra' l'uom talvolta, che sel trova avere), + ciò che tenea di gioie e di danari + (che n'avea somma) pose in suo potere: + rendite e frutti d'ogni possessione, + e ciò c'ha al mondo, in man tutto le pone. + +91 + + — Con facultade (disse) che ne' tuoi + non sol bisogni te li goda e spenda, + ma che ne possi far ciò che ne vuoi, + li consumi, li getti, e doni e venda; + altro conto saper non ne vo' poi, + pur che, qual ti lascio or, tu mi ti renda: + pur che, come or tu sei, mi sie rimasa, + fa che io non trovi né poder né casa. — + +92 + + La prega che non faccia, se non sente + ch'egli ci sia, ne la città dimora; + ma ne la villa, ove più agiatamente + viver potrà d'ogni commercio fuora. + Questo dicea, però che l'umil gente + che nel gregge o ne' campi gli lavora, + non gli era aviso che le caste voglie + contaminar potessero alla moglie. + +93 + + Tenendo tuttavia le belle braccia + al timido marito al collo Argia, + e di lacrime empiendogli la faccia, + ch'un fiumicel dagli occhi le n'uscia; + s'attrista che colpevole la faccia, + come di fé mancata già gli sia; + che questa sua sospizion procede, + perché non ha ne la sua fede fede. + +94 + + Troppo sarà, s'io voglio ir rimembrando + ciò ch'al partir da tramendua fu detto. + — Il mio onor (dice al fin) ti raccomando: — + piglia licenza, e partesi in effetto; + e ben si sente veramente, quando + volge il cavallo, uscire il cor del petto. + Ella lo segue, quanto seguir puote, + con gli occhi che le rigano le gote. + +95 + + Adonio intanto misero e tapino, + e (come io dissi) pallido e barbuto, + verso la patria avea preso il camino, + sperando di non esser conosciuto. + Sul lago giunse alla città vicino, + là dove avea dato alla biscia aiuto, + ch'era assediata entro la macchia forte + da quel villan che por la volea a morte. + +96 + + Quivi arrivando in su l'aprir del giorno, + ch'ancor splendea nel cielo alcuna stella, + si vede in peregrino abito adorno + venir pel lito incontra una donzella + in signoril sembiante, ancor ch'intorno + non l'apparisse né scudier né ancella. + Costei con grata vista lo raccolse, + e poi la lingua a tai parole sciolse: + +97 + + — Se ben non mi conosci, o cavalliero, + son tua parente, e grande obligo t'aggio: + parente son, perché da Cadmo fiero + scende d'amenduo noi l'alto lignaggio. + Io son la fata Manto, che 'l primiero + sasso messi a fondar questo villaggio; + e dal mio nome (come ben forse hai + contare udito) Mantua la nomai. + +98 + + De le fate io son una; ed il fatale + stato per farti anco saper ch'importe, + nascemo a un punto, che d'ogn'altro male + siamo capaci, fuor che de la morte. + Ma giunto è con questo essere immortale + condizion non men del morir forte; + ch'ogni settimo giorno ogniuna è certa + che la sua forma in biscia si converta. + +99 + + Il vedersi coprir del brutto scoglio, + e gir serpendo, è cosa tanto schiva, + che non è pare al mondo altro cordoglio; + tal che bestemmia ogniuna d'esser viva. + E l'obbligo ch'io t'ho (perché ti voglio + insiememente dire onde deriva), + tu saprai che quel dì, per esser tali, + siamo a periglio d'infiniti mali. + +100 + + Non è sì odiato altro animale in terra, + come la serpe; e noi, che n'abbiàn faccia, + patimo da ciascuno oltraggio e guerra; + che chi ne vede, ne percuote e caccia. + Se non troviamo ove tornar sotterra, + sentiamo quanto pesa altrui le braccia. + Meglio saria poter morir, che rotte + e storpiate restar sotto le botte. + +101 + + L'obligo ch'io t'ho grande, è ch'una volta + che tu passavi per quest'ombre amene, + per te di mano fui d'un villan tolta, + che gran travagli m'avea dati e pene. + Se tu non eri, io non andava asciolta, + ch'io non portassi rotto e capo e schene, + e che sciancata non restassi e storta, + se ben non vi potea rimaner morta: + +102 + + perché quei giorni che per terra il petto + traemo avvolte in serpentile scorza, + il ciel ch'in altri tempi è a noi suggetto, + niega ubbidirci, e prive siàn di forza. + In altri tempi ad un sol nostro detto + il sol si ferma e la sua luce ammorza; + l'immobil terra gira e muta loco; + s'infiamma il ghiaccio, e si congela il fuoco. + +103 + + Ora io son qui per renderti mercede + del beneficio che mi festi allora. + Nessuna grazia indarno or mi si chiede + ch'io son del manto viperino fuora. + Tre volte più che di tuo padre erede + non rimanesti, io ti fo ricco or ora: + né vo' che mai più povero diventi, + ma quanto spendi più, che più augumenti. + +104 + + E perché so che ne l'antiquo nodo, + in che già Amor t'avinse, anco ti trovi, + voglioti dimostrar l'ordine e 'l modo + ch'a disbramar tuoi desideri giovi. + Io voglio, or che lontano il marito odo, + che senza indugio il mio consiglio provi; + vadi a trovar la donna che dimora + fuori alla villa, e sarò teco io ancora. — + +105 + + E seguitò narrandogli in che guisa + alla sua donna vuol che s'appresenti; + dico come vestir, come precisa— + mente abbia a dir, come la prieghi e tenti; + e che forma essa vuol pigliar, devisa; + che, fuor che 'l giorno ch'erra tra serpenti, + in tutti gli altri si può far, secondo + che più le pare, in quante forme ha il mondo. + +106 + + Messe in abito lui di peregrino + il qual per Dio di porta in porta accatti: + mutosse ella in un cane, il più piccino + di quanti mai n'abbia Natura fatti, + di pel lungo, più bianco ch'armellino, + di grato aspetto e di mirabili atti. + Così trasfigurato, entraro in via + verso la casa de la bella Argia: + +107 + + e dei lavoratori alle capanne + prima ch'altrove, il giovene fermosse; + e cominciò a sonar certe sue canne, + al cui suono danzando il can rizzosse. + La voce e 'l grido alla padrona vanne, + e fece sì, che per veder si mosse. + Fece il romeo chiamar ne la sua corte, + sì come del dottor traea la sorte. + +108 + + E quivi Adonio a comandare al cane + incominciò, ed il cane a ubbidir lui, + e far danze nostral, farne d'estrane, + con passi e continenze e modi sui, + e finalmente con maniere umane + far ciò che comandar sapea colui, + con tanta attenzion, che chi lo mira, + non batte gli occhi, e a pena il fiato spira. + +109 + + Gran maraviglia, ed indi gran desire + venne alla donna di quel can gentile; + e ne fa per la balia proferire + al cauto peregrin prezzo non vile. + — S'avessi più tesor, che mai sitire + potesse cupidigia feminile + (colui rispose), non saria mercede + di comprar degna del mio cane un piede. — + +110 + + E per mostrar che veri i detti foro, + con la balia in un canto si ritrasse, + e disse al cane, ch'una marca d'oro + a quella donna in cortesia donasse. + Scossesi il cane, e videsi il tesoro. + Disse Adonio alla balia, che pigliasse, + soggiungendo: — Ti par che prezzo sia, + per cui sì bello e util cane io dia? + +111 + + Cosa, qual vogli sia, non gli domando, + di ch'io ne torni mai con le man vote; + e quando perle, e quando annella, e quando + leggiadra veste e di gran prezzo scuote. + Pur di' a madonna, che fia al suo comando; + per oro no, ch'oro pagar nol puote: + ma se vuol ch'una notte seco io giaccia, + abbiasi il cane, e 'l suo voler ne faccia. — + +112 + + Così dice: e una gemma allora nata + le dà, ch'alla padrona l'appresenti. + Pare alla balia averne più derata, + che di pagar dieci ducati o venti. + Torna alla donna, e le fa l'imbasciata; + e la conforta poi, che si contenti + d'acquistare il bel cane; ch'acquistarlo + per prezzo può, che non si perde a darlo. + +113 + + La bella Argia sta ritrosetta in prima; + parte, che la sua fé romper non vuole, + parte, ch'esser possibile non stima + tutto ciò che ne suonan le parole. + La balia le ricorda, e rode e lima, + che tanto ben di rado avvenir suole; + e fe' che l'agio un altro dì si tolse, + che 'l can veder senza tanti occhi volse. + +114 + + Quest'altro comparir ch'Adonio fece, + fu la ruina e del dottor la morte. + Facea nascer le doble a diece a diece, + filze di perle, e gemme d'ogni sorte: + sì che il superbo cor mansuefece, + che tanto meno a contrastar fu forte, + quanto poi seppe che costui ch'inante + gli fa partito, è 'l cavallier suo amante. + +115 + + De la puttana sua balia i conforti, + i prieghi de l'amante e la presenza, + il veder che guadagno se l'apporti, + del misero dottor la lunga assenza, + lo sperar ch'alcun mai non lo rapporti, + fero ai casti pensier tal violenza, + ch'ella accettò il bel cane, e per mercede + in braccio e in preda al suo amator si diede. + +116 + + Adonio lungamente frutto colse + de la sua bella donna, a cui la fata + grande amor pose, e tanto le ne volse, + che sempre star con lei si fu ubligata. + Per tutti i segni il sol prima si volse, + ch'al giudice licenza fosse data: + al fin tornò, ma pien di gran sospetto + per quel che già l'astrologo avea detto. + +117 + + Fa, giunto ne la patria, il primo volo + a casa de l'astrologo, e gli chiede, + se la sua donna fatto inganno e dolo, + o pur servato gli abbia amore e fede. + Il sito figurò colui del polo, + ed a tutti i pianeti il luogo diede: + poi rispose che quel ch'avea temuto, + come predetto fu, gli era avvenuto; + +118 + + che da doni grandissimi corrotta, + data ad altri s'avea la donna in preda. + Questa al dottor nel cor fu sì gran botta, + che lancia e spiedo io vo' che ben le ceda. + Per esserne più certo, ne va allotta + (ben che pur troppo allo indivino creda) + ov'è la balia, e la tira da parte, + e per saperne il certo usa grande arte. + +119 + + Con larghi giri circondando prova + or qua or là di ritrovar la traccia; + e da principio nulla ne ritrova, + con ogni diligenza che ne faccia; + ch'ella, che non avea tal cosa nuova, + stava negando con immobil faccia; + e come bene istrutta, più d'un mese + tra il dubbio e 'l certo il suo patron sospese. + +120 + + Quanto dovea parergli il dubio buono, + se pensava il dolor ch'avria del certo! + Poi ch'indarno provò con priego e dono, + che da la balia il ver gli fosse aperto, + né toccò tasto ove sentisse suono + altro che falso; come uom ben esperto, + aspettò che discordia vi venisse; + ch'ove femine son, son liti e risse. + +121 + + E come egli aspettò, così gli avvenne; + ch'al primo sdegno che tra loro nacque, + senza suo ricercar, la balia venne + il tutto a ricontargli, e nulla tacque. + Lungo a dir fôra ciò che 'l cor sostenne, + come la mente costernata giacque + del giudice meschin, che fu sì oppresso, + che stette per uscir fuor di se stesso: + +122 + + e si dispose al fin, da l'ira vinto, + morir, ma prima uccider la sua moglie; + e che d'amendue i sangui un ferro tinto + levassi lei di biasmo, e sé di doglie. + Ne la città se ne ritorna, spinto + da così furibonde e cieche voglie; + indi alla villa un suo fidato manda, + e quanto esequir debba, gli commanda. + +123 + + Commanda al servo, ch'alla moglie Argia + torni alla villa, e in nome suo le dica + ch'egli è da febbre oppresso così ria, + che di trovarlo vivo avrà fatica; + sì che, senza aspettar più compagnia, + venir debba con lui, s'ella gli è amica + (verrà: sa ben che non farà parola); + e che tra via le seghi egli la gola. + +124 + + A chiamar la patrona andò il famiglio, + per far di lei quanto il signor commesse. + Dato prima al suo cane ella di piglio, + montò a cavallo ed a camin si messe. + L'avea il cane avisata del periglio, + ma che d'andar per questo ella non stesse; + ch'avea ben disegnato e proveduto + onde nel gran bisogno avrebbe aiuto. + +125 + + Levato il servo del camino s'era; + e per diverse e solitarie strade + a studio capitò su una riviera + che d'Apennino in questo fiume cade; + ov'era bosco e selva oscura e nera, + lungi da villa e lungi da cittade. + Gli parve loco tacito e disposto + per l'effetto crudel che gli fu imposto. + +126 + + Trasse la spada e alla padrona disse + quanto commesso il suo signor gli avea; + sì che chiedesse, prima che morisse, + perdono a Dio d'ogni colpa rea. + Non ti so dir com'ella si coprisse: + quando il servo ferirla si credea, + più non la vide, e molto d'ogn'intorno + l'andò cercando, e al fin restò con scorno. + +127 + + Torna al patron con gran vergogna ed onta, + tutto attonito in faccia e sbigottito; + e l'insolito caso gli racconta, + ch'egli non sa come si sia seguito. + Ch'a' suoi servigi abbia la moglie pronta + la fata Manto, non sapea il marito; + che la balia onde il resto avea saputo, + questo, non so perché, gli avea taciuto. + +128 + + Non sa che far; che né l'oltraggio grave + vendicato ha, né le sue pene ha sceme. + Quel ch'era una festuca, ora è una trave, + tanto gli pesa, tanto al cor gli preme. + L'error che sapean pochi, or sì aperto have, + che senza indugio si palesi, teme. + Potea il primo celarsi; ma il secondo, + publico in breve fia per tutto il mondo. + +129 + + Conosce ben che, poi che 'l cor fellone + avea scoperto il misero contra essa, + ch'ella, per non tornargli in suggezione, + d'alcun potente in man si sarà messa; + il qual se la terrà con irrisione + ed ignominia del marito espressa; + e forse anco verrà d'alcuno in mano, + che ne fia insieme adultero e ruffiano. + +130 + + Sì che, per rimediarvi, in fretta manda + intorno messi e lettere a cercarne: + ch'in quel loco, ch'in questo ne domanda + per Lombardia, senza città lasciarne. + Poi va in persona, e non si lascia banda + ove o non vada o mandivi a spiarne: + né mai può ritrovar capo né via + di venire a notizia, che ne sia. + +131 + + Al fin chiama quel servo a chi fu imposta + l'opra crudel che poi non ebbe effetto, + e fa che lo conduce ove nascosta + se gli era Argia, sì come gli avea detto; + che forse in qualche macchia il dì reposta, + la notte si ripara ad alcun tetto. + Lo guida il servo ove trovar si crede + la folta selva, e un gran palagio vede. + +132 + + Fatto avea farsi alla sua fata intanto + la bella Argia con subito lavoro + d'alabastri un palagio per incanto, + dentro e di fuor tutto fregiato d'oro. + Né lingua dir, né cor pensar può quanto + avea beltà di fuor, dentro tesoro. + Quel che iersera sì ti parve bello, + del mio signor, saria un tugurio a quello. + +133 + + E di panni di razza, e di cortine + tessute riccamente e a varie fogge, + ornate eran le stalle e le cantine, + non sale pur, non pur camere e logge; + vasi d'oro e d'argento senza fine, + gemme cavate, azzurre e verdi e rogge, + e formate in gran piatti e in coppe e in nappi, + e senza fin d'oro e di seta drappi. + +134 + + Il giudice, sì come io vi dicea, + venne a questo palagio a dar di petto, + quando né una capanna si credea + di ritrovar, ma solo il bosco schietto. + Per l'alta maraviglia che n'avea, + esser si credea uscito d'intelletto: + non sapea se fosse ebbro o se sognassi, + o pur se 'l cervel scemo a volo andassi. + +135 + + Vede inanzi alla porta uno Etiopo + con naso e labri grossi; e ben gli è avviso + che non vedesse mai, prima né dopo, + un così sozzo e dispiacevol viso; + poi di fattezze, qual si pinge Esopo, + d'attristar, se vi fosse, il paradiso; + bisunto e sporco, e d'abito mendico: + né a mezzo ancor di sua bruttezza io dico. + +136 + + Anselmo che non vede altro da cui + possa saper di chi la casa sia, + a lui s'accosta, e ne domanda a lui; + ed ei risponde: — Questa casa è mia. — + Il giudice è ben certo che colui + lo beffi e che gli dica la bugia: + ma con scongiuri il negro ad affermare + che sua è la casa, e ch'altri non v'ha a fare; + +137 + + e gli offerisce, se la vuol vedere, + che dentro vada, e cerchi come voglia; + e se v'ha cosa che gli sia in piacere + o per sé o per gli amici, se la toglia. + Diede il cavallo al servo suo a tenere + Anselmo, e messe il piè dentro alla soglia; + e per sale e per camere condutto, + da basso e d'alto andò mirando il tutto. + +138 + + La forma, il sito, il ricco e bel lavoro + va contemplando, e l'ornamento regio; + e spesso dice: — Non potria quant'oro + è sotto il sol pagare il loco egregio. — + A questo gli risponde il brutto Moro, + e dice: — E questo ancor trova il suo pregio: + se non d'oro o d'argento, nondimeno + pagar lo può quel che vi costa meno. — + +139 + + E gli fa la medesima richiesta + ch'avea già Adonio alla sua moglie fatta. + De la brutta domanda e disonesta, + persona lo stimò bestiale e matta. + Per tre repulse e quattro egli non resta; + e tanti modi a persuaderlo adatta, + sempre offerendo in merito il palagio, + che fe' inchinarlo al suo voler malvagio. + +140 + + La moglie Argia che stava appresso ascosa, + poi che lo vide nel suo error caduto, + saltò fuora gridando: — Ah degna cosa + che io veggo di dottor saggio tenuto! — + Trovato in sì mal'opra e viziosa, + pensa se rosso far si deve e muto. + O terra, acciò ti si gettassi dentro, + perché allor non t'apristi insino al centro? + +141 + + La donna in suo discarco, ed in vergogna + d'Anselmo, il capo gl'intronò di gridi, + dicendo: — Come te punir bisogna + di quel che far con sì vil uom ti vidi, + se per seguir quel che natura agogna, + me, vinta a' prieghi del mio amante, uccidi? + ch'era bello e gentile; e un dono tale + mi fe', ch'a quel nulla il palagio vale. + +142 + + S'io ti parvi esser degna d'una morte, + conosci che ne sei degno di cento: + e ben ch'in questo loco io sia sì forte, + ch'io possa di te fare il mio talento; + pure io non vo' pigliar di peggior sorte + altra vendetta del tuo fallimento. + Di par l'avere e 'l dar, marito, poni; + fa, com'io a te, che tu a me ancor perdoni: + +143 + + e sia la pace e sia l'accordo fatto, + ch'ogni passato error vada in oblio; + né ch'in parole io possa mai né in atto + ricordarti il tuo error, né a me tu il mio. — + Il marito ne parve aver buon patto, + né dimostrossi al perdonar restio. + Così a pace e concordia ritornaro, + e sempre poi fu l'uno all'altro caro. — + +144 + + Così disse il nocchiero; e mosse a riso + Rinaldo al fin de la sua istoria un poco; + e diventar gli fece a un tratto il viso, + per l'onta del dottor, come di fuoco. + Rinaldo Argia molto lodò, ch'avviso + ebbe d'alzare a quello augello un gioco + ch'alla medesma rete fe' cascallo, + in che cadde ella, ma con minor fallo. + +145 + + Poi che più in alto il sole il camin prese, + fe' il paladino apparecchiar la mensa, + ch'avea la notte il Mantuan cortese + provista con larghissima dispensa. + Fugge a sinistra intanto il bel paese, + ed a man destra la palude immensa: + viene e fuggesi Argenta e 'l suo girone + col lito ove Santerno il capo pone. + +146 + + Allora la Bastia credo non v'era, + di che non troppo si vantar Spagnuoli + d'avervi su tenuta la bandiera; + ma più da pianger n'hanno i Romagniuoli. + E quindi a filo alla dritta riviera + cacciano il legno, e fan parer che voli. + Lo volgon poi per una fossa morta, + ch'a mezzodì presso a Ravenna il porta. + +147 + + Ben che Rinaldo con pochi danari + fosse sovente, pur n'avea sì alora, + che cortesia ne fece a' marinari, + prima che li lasciasse alla buon'ora. + Quindi mutando bestie e cavallari, + Arimino passò la sera ancora; + né in Montefiore aspetta il matutino, + e quasi a par col sol giunge in Urbino. + +148 + + Quivi non era Federico allora, + né l'Issabetta, né 'l buon Guido v'era, + né Francesco Maria, né Leonora, + che con cortese forza e non altiera + avesse astretto a far seco dimora + sì famoso guerrier più d'una sera; + come fer già molti anni, ed oggi fanno + a donne e a cavallier che di là vanno. + +149 + + Poi che quivi alla briglia alcun nol prende, + smonta Rinaldo a Cagli alla via dritta. + Pel monte che 'l Metauro o il Gauno fende, + passa Apennino e più non l'ha a man ritta; + passa gli Ombri e gli Etrusci, e a Roma scende; + da Roma ad Ostia; e quindi si tragitta + per mare alla cittade a cui commise + il pietoso figliuol l'ossa d'Anchise. + +150 + + Muta ivi legno, e verso l'isoletta + di Lipadusa fa ratto levarsi; + quella che fu dai combattenti eletta, + ed ove già stati erano a trovarsi. + Insta Rinaldo, e gli nocchieri affretta, + ch'a vela e a remi fan ciò che può farsi; + ma i venti avversi e per lui mal gagliardi, + lo fecer, ma di poco, arrivar tardi. + +151 + + Giunse ch'a punto il principe d'Anglante + fatta avea l'utile opra e gloriosa: + avea Gradasso ucciso ed Agramante, + ma con dura vittoria e sanguinosa. + Morto n'era il figliuol di Monodante; + e di grave percossa e perigliosa + stava Olivier languendo in su l'arena, + e del piè guasto avea martìre e pena. + +152 + + Tener non poté il conte asciutto il viso, + quando abbracciò Rinaldo, e che narrolli + che gli era stato Brandimarte ucciso, + che tanta fede e tanto amor portolli. + Né men Rinaldo, quando sì diviso + vide il capo all'amico, ebbe occhi molli: + poi quindi ad abbracciar si fu condotto + Olivier che sedea col piede rotto. + +153 + + La consolazion che seppe, tutta + diè lor, ben che per sé tor non la possa; + che giunto si vedea quivi alle frutta, + anzi poi che la mensa era rimossa. + Andaro i servi alla città distrutta, + e di Gradasso e d'Agramante l'ossa + ne le ruine ascoser di Biserta, + e quivi divulgar la cosa certa. + +154 + + De la vittoria ch'avea avuto Orlando, + s'allegrò Astolfo e Sansonetto molto; + non sì però, come avrian fatto, quando + non fosse a Brandimarte il lume tolto. + Sentir lui morto il gaudio va scemando + sì, che non ponno asserenare il volto. + Or chi sarà di lor, ch'annunzio voglia + a Fiordiligi dar di sì gran doglia? + +155 + + La notte che precesse a questo giorno, + Fiordiligi sognò che quella vesta + che, per mandarne Brandimarte adorno, + avea trapunta e di sua man contesta, + vedea per mezzo sparsa e d'ogn'intorno + di gocce rosse, a guisa di tempesta: + parea che di sua man così l'avesse + riccamata ella, e poi se ne dogliessse. + +156 + + E parea dir: — Pur hammi il signor mio + commesso ch'io la faccia tutta nera: + or perché dunque riccamata holl'io + contra sua voglia in sì strana maniera? — + Di questo sogno fe' giudicio rio; + poi la novella giunse quella sera: + ma tanto Astolfo ascosa le la tenne, + ch'a lei con Sansonetto se ne venne. + +157 + + Tosto ch'entraro, e ch'ella loro il viso + vide di gaudio in tal vittoria privo; + senz'altro annunzio sa, senz'altro avviso, + che Brandimarte suo non è più vivo. + Di ciò le resta il cor così conquiso, + e così gli occhi hanno la luce a schivo, + e così ogn'altro senso se le serra, + che come morta andar si lascia in terra. + +158 + + Al tornar de lo spirto, ella alle chiome + caccia le mani; ed alle belle gote, + indarno ripetendo il caro nome, + fa danno ed onta più che far lor puote: + straccia i capelli e sparge; e grida, come + donna talor che 'l demon rio percuote, + o come s'ode che già a suon di corno + Menade corse, ed aggirossi intorno. + +159 + + Or questo or quel pregando va, che porto + le sia un coltel, sì che nel cor si fera: + or correr vuol là dove il legno in porto + dei duo signor defunti arrivato era, + e de l'uno e de l'altro così morto + far crudo strazio e vendetta acra e fiera: + or vuol passare il mare, e cercar tanto, + che possa al suo signor morire a canto. + +160 + + — Deh perché, Brandimarte, ti lasciai + senza me andare a tanta impresa? (disse). + Vedendoti partir, non fu più mai + che Fiordiligi tua non ti seguisse. + T'avrei giovato, s'io veniva, assai, + ch'avrei tenute in te le luci fisse; + e se Gradasso avessi dietro avuto, + con un sol grido io t'avrei dato aiuto; + +161 + + o forse esser potrei stata sì presta, + ch'entrando in mezzo, il colpo t'avrei tolto: + fatto scudo t'avrei con la mia testa; + che morendo io, non era il danno molto. + Ogni modo io morrò; né fia di questa + dolente morte alcun profitto colto, + che, quando io fossi morta in tua difesa, + non potrei meglio aver la vita spesa. + +162 + + Se pur ad aiutarti i duri fati + avessi avuti e tutto il cielo avverso, + gli ultimi baci almeno io t'avrei dati, + almen t'avrei di pianto il viso asperso; + e prima che con gli angeli beati + fosse lo spirto al suo Fattor converso, + detto gli avrei: Va in pace, e là m'aspetta; + ch'ovunque sei, son per seguirti in fretta. + +163 + + È questo, Brandimarte, è questo il regno + di che pigliar lo scettro ora dovevi? + Or così teco a Dammogire io vegno? + così nel real seggio mi ricevi? + Ah Fortuna crudel, quanto disegno + mi rompi! oh che speranze oggi mi levi! + Deh, che cesso io, poi c'ho perduto questo + tanto mio ben, ch'io non perdo anco il resto? — + +164 + + Questo ed altro dicendo, in lei risorse + il furor con tanto impeto e la rabbia, + ch'a stracciare il bel crin di nuovo corse, + come il bel crin tutta la colpa n'abbia. + Le mani insieme si percosse e morse, + nel sen si cacciò l'ugne e ne le labbia. + Ma torno a Orlando ed a' compagni, intanto + ch'ella si strugge e si consuma in pianto. + +165 + + Orlando, col cognato che non poco + bisogno avea di medico e di cura, + ed altretanto, perché in degno loco + avesse Brandimarte sepultura, + verso il monte ne va che fa col fuoco + chiara la notte, e il dì di fumo oscura. + Hanno propizio il vento, e a destra mano + non è quel lito lor molto lontano. + +166 + + Con fresco vento ch'in favor veniva, + sciolser la fune al declinar del giorno, + mostrando lor la taciturna diva + la dritta via col luminoso corno; + e sorser l'altro dì sopra la riva + ch'amena giace ad Agringento intorno. + Quivi Orlando ordinò per l'altra sera + ciò ch'a funeral pompa bisogno era. + +167 + + Poi che l'ordine suo vide essequito, + essendo omai del sole il lume spento, + fra molta nobiltà ch'era allo 'nvito + de' luoghi intorno corsa in Agringento, + d'accesi torchi tutto ardendo 'l lito, + e di grida sonando e di lamento, + tornò Orlando ove il corpo fu lasciato, + che vivo e morto avea con fede amato. + +168 + + Quivi Bardin di soma d'anni grave + stava piangendo alla bara funèbre, + che pel gran pianto ch'avea fatto in nave, + dovrìa gli occhi aver pianti e le palpèbre. + Chiamando il ciel crudel, le stelle prave, + ruggia come un leon ch'abbia la febre. + Le mani erano intanto empie e ribelle + ai crin canuti e alla rugosa pelle. + +169 + + Levossi, al ritornar del paladino, + maggiore il grido, e raddoppiossi il pianto. + Orlando, fatto al corpo più vicino, + senza parlar stette a mirarlo alquanto, + pallido come colto al matutino + è da sera il ligustro o il molle acanto; + e dopo un gran sospir, tenendo fisse + sempre le luci in lui, così gli disse: + +170 + + — O forte, o caro, o mio fedel compagno, + che qui sei morto, e so che vivi in cielo, + e d'una vita v'hai fatto guadagno, + che non ti può mai tor caldo né gielo, + perdonami, se ben vedi ch'io piagno; + perché d'esser rimaso mi querelo, + e ch'a tanta letizia io non son teco; + non già perché qua giù tu non sia meco. + +171 + + Solo senza te son; né cosa in terra + senza te posso aver più, che mi piaccia. + Se teco era in tempesta e teco in guerra, + perché non anco in ozio ed in bonaccia? + Ben grande e 'l mio fallir, poi che mi serra + di questo fango uscir per la tua traccia. + Se negli affanni teco fui, perch'ora + non sono a parte del guadagno ancora? + +172 + + Tu guadagnato, e perdita ho fatto io: + sol tu all'acquisto, io non son solo al danno. + Partecipe fatto è del dolor mio + l'Italia, il regno franco e l'alemanno. + Oh quanto, quanto il mio signore e zio, + oh quanto i paladin da doler s'hanno! + quanto l'Imperio e la cristiana Chiesa, + che perduto han la sua maggior difesa! + +173 + + Oh quanto si torrà per la tua morte + di terrore a' nimici e di spavento! + Oh quanto Pagania sarà più forte! + quanto animo n'avrà, quanto ardimento! + Oh come star ne dee la tua consorte! + Sin qui ne veggo il pianto, e 'l grido sento. + So che m'accusa, e forse odio mi porta, + che per me teco ogni sua speme è morta. + +174 + + Ma, Fiordiligi, almen resti un conforto + a noi che siàn di Brandimarte privi; + ch'invidiar lui con tanta gloria morto + denno tutti i guerrier ch'oggi son vivi. + Quei Deci, e quel nel roman foro absorto, + quel sì lodato Codro dagli Argivi, + non con più altrui profitto e più suo onore + a morte si donar, del tuo signore. — + +175 + + Queste parole ed altre dicea Orlando. + Intanto i bigi, i bianchi, i neri frati, + e tutti gli altri chierci, seguitando + andavan con lungo ordine accoppiati, + per l'alma del defunto Dio pregando, + che gli donasse requie tra' beati. + Lumi inanzi e per mezzo e d'ogn'intorno, + mutata aver parean la notte in giorno. + +176 + + Levan la bara, ed a portarla foro + messi a vicenda conti e cavallieri. + Purpurea seta la copria, che d'oro + e di gran perle avea compassi altieri: + di non men bello e signoril lavoro + avean gemmati e splendidi origlieri; + e giacea quivi il cavallier con vesta + di color pare, e d'un lavor contesta. + +177 + + Trecento agli altri eran passati inanti, + de' più poveri tolti de la terra, + parimente vestiti tutti quanti + di panni negri e lunghi sin a terra. + Cento paggi seguian sopra altretanti + grossi cavalli e tutti buoni a guerra; + e i cavalli coi paggi ivano il suolo + radendo col lor abito di duolo. + +178 + + Molte bandiere inanzi e molte dietro, + che di diverse insegne eran dipinte, + spiegate accompagnavano il ferètro; + le quai già tolte a mille schiere vinte, + e guadagnate a Cesare ed a Pietro + avean le forze ch'or giaceano estinte. + Scudi v'erano molti, che di degni + guerrieri, a chi fur tolti, aveano i segni. + +179 + + Venian cento e cent'altri a diversi usi + de l'esequie ordinati; ed avean questi, + come anco il resto, accesi torchi; e chiusi, + più che vestiti, eran di nere vesti. + Poi seguia Orlando, e ad or ad or suffusi + di lacrime avea gli occhi e rossi e mesti; + né più lieto di lui Rinaldo venne: + il piè Olivier, che rotto avea, ritenne. + +180 + + Lungo sarà s'io vi vo' dire in versi + le cerimonie, e raccontarvi tutti + i dispensati manti oscuri e persi, + gli accesi torchi che vi furon strutti. + Quindi alla chiesa catedral conversi, + dovunque andar, non lasciaro occhi asciutti: + sì bel, sì buon, sì giovene a pietade + mosse ogni sesso, ogni ordine, ogni etade. + +181 + + Fu posto in chiesa; e poi che da le donne + di lacrime e di pianti inutil opra, + e che dai sacerdoti ebbe eleisonne + e gli altri santi detti avuto sopra, + in una arca il serbar su due colonne: + e quella vuole Orlando che si cuopra + di ricco drappo d'or, sin che reposto + in un sepulcro sia di maggior costo. + +182 + + Orlando di Sicilia non si parte, + che manda a trovar porfidi e alabastri. + Fece fare il disegno, e di quell'arte + inarrar con gran premio i miglior mastri. + Fe' le lastre, venendo in questa parte, + poi drizzar Fiordiligi, e i gran pilastri; + che quivi (essendo Orlando già partito) + si fe' portar da l'africano lito. + +183 + + E vedendo le lacrime indefesse, + ed ostinati a uscir sempre i sospiri, + né per far sempre dire uffici e messe, + mai satisfar potendo a' suoi disiri; + di non partirsi quindi in cor si messe, + fin che del corpo l'anima non spiri: + e nel sepolcro fe' fare una cella, + e vi si chiuse, e fe' sua vita in quella. + +184 + + Oltre che messi e lettere le mande, + vi va in persona Orlando per levarla. + Se viene in Francia, con pension ben grande + compagna vuol di Galerana farla: + quando tornare al padre anco domande, + sin alla Lizza vuole accompagnarla: + edificar le vuole un monastero, + quando servire a Dio faccia pensiero. + +185 + + Stava ella nel sepulcro; e quivi attrita + da penitenza, orando giorno e notte, + non durò lunga età, che di sua vita + da la Parca le fur le fila rotte. + Già fatto avea da l'isola partita, + ove i Ciclopi avean l'antique grotte, + i tre guerrier di Francia, afflitti e mesti + che 'l quarto lor compagno a dietro resti. + +186 + + Non volean senza medico levarsi, + che d'Olivier s'avesse a pigliar cura; + la qual, perché a principio mal pigliarsi + poté, fatt'era faticosa e dura: + e quello udiano in modo lamentarsi, + che del suo caso avean tutti paura. + Tra lor di ciò parlando, al nocchier nacque + un pensiero, e lo disse; e a tutti piacque. + +187 + + Disse ch'era di là poco lontano + in un solingo scoglio uno eremita, + a cui ricorso mai non s'era invano, + o fosse per consiglio o per aita; + e facea alcuno effetto soprumano, + dar lume a ciechi, e tornar morti a vita, + fermare il vento ad un segno di croce, + e far tranquillo il mar quando è più atroce: + +188 + + e che non denno dubitare, andando + a ritrovar quel uomo a Dio sì caro, + che lor non renda Olivier sano, quando + fatto ha di sua virtù segno più chiaro. + Questo consiglio sì piacque ad Orlando, + che verso il santo loco si drizzaro; + né mai piegando dal camin la prora, + vider lo scoglio al sorger de l'aurora. + +189 + + Scorgendo il legno uomini in acqua dotti, + sicuramente s'accostaro a quello. + Quivi aiutando servi e galeotti, + declinano il marchese nel battello: + e per le spumose onde fur condotti + nel duro scoglio, ed indi al santo ostello; + al santo ostello, a quel vecchio medesmo, + per le cui mani ebbe Ruggier battesmo. + +190 + + Il servo del Signor del paradiso + raccolse Orlando ed i compagni suoi, + e benedilli con giocondo viso, + e de' lor casi dimandolli poi; + ben che de lor venuta avuto avviso + avesse prima dai celesti eroi. + Orlando gli rispose esser venuto + per ritrovare al suo Oliviero aiuto; + +191 + + ch'era, pugnando per la fé di Cristo, + a periglioso termine ridutto. + Levògli il santo ogni sospetto tristo, + e gli promisse di sanarlo in tutto. + Né d'unguento trovandosi provisto, + né d'altra umana medicina istrutto, + andò alla chiesa, ed orò al Salvatore; + ed indi uscì con gran baldanza fuore: + +192 + + e in nome de le eterne tre Persone, + Padre e Figliuolo e Spirto Santo, diede + ad Olivier la sua benedizione. + Oh virtù che dà Cristo a chi gli crede! + Cacciò dal cavalliero ogni passione, + e ritornolli a sanitade il piede, + più fermo e più espedito che mai fosse: + e presente Sobrino a ciò trovosse. + +193 + + Giunto Sobrin de le sue piaghe a tanto, + che star peggio ogni giorno se ne sente, + tosto che vede del monaco santo + il miracolo grande ed evidente, + si dispon di lasciar Macon da canto, + e Cristo confessar vivo e potente: + e domanda con cor di fede attrito, + d'iniciarsi al nostro sacro rito. + +194 + + Così l'uom giusto lo battezza, ed anco + gli rende, orando, ogni vigor primiero. + Orlando e gli altri cavallier non manco + di tal conversion letizia fero, + che di veder che liberato e franco + del periglioso mal fosse Oliviero. + Maggior gaudio degli altri Ruggier ebbe; + e molto in fede e in devozione accrebbe. + +195 + + Era Ruggier dal dì che giunse a nuoto + su questo scoglio, poi statovi ognora. + Fra quei guerrieri il vecchiarel devoto + sta dolcemente, e li conforta ed ora + a voler, schivi di pantano e loto, + mondi passar per questa morta gora + c'ha nome vita, che sì piace a' sciocchi; + ed alla via del ciel sempre aver gli occhi. + +196 + + Orlando un suo mandò sul legno, e trarne + fece pane e buon vin, cacio e persutti; + e l'uom di Dio, ch'ogni sapor di starne + pose in oblio, poi ch'avvezzossi a' frutti, + per carità mangiar fecero carne, + e ber del vino, e far quel che fer tutti. + Poi ch'alla mensa consolati foro, + di molte cose ragionar tra loro. + +197 + + E come accade nel parlar sovente, + ch'una cosa vien l'altra dimostrando, + Ruggier riconosciuto finalmente + fu da Rinaldo, da Olivier, da Orlando, + per quel Ruggiero in arme sì eccellente, + il cui valor s'accorda ognun lodando: + né Rinaldo l'avea raffigurato + per quel che provò già ne lo steccato. + +198 + + Ben l'avea il re Sobrin riconosciuto, + tosto che 'l vide col vecchio apparire; + ma volse inanzi star tacito e muto, + che porsi in aventura di fallire. + Poi ch'a notizia agli altri fu venuto + che questo era Ruggier, di cui l'ardire, + la cortesia e 'l valore alto e profondo + si facea nominar per tutto il mondo; + +199 + + e sapendosi già ch'era cristiano, + tutti con lieta e con serena faccia + vengono a lui: chi gli tocca la mano, + e chi lo bacia, e chi lo stringe e abbraccia. + Sopra gli altri il signor di Montalbano + d'accarezzarlo e fargli onor procaccia. + Perch'esso più degli altri, io 'l serbo a dire + ne l'altro canto, se 'l vorrete udire. + + + + +CANTO QUARANTAQUATTRESIMO + + +1 + + Spesso in poveri alberghi e in picciol tetti, + ne le calamitadi e nei disagi, + meglio s'aggiungon d'amicizia i petti, + che fra ricchezze invidiose ed agi + de le piene d'insidie e di sospetti + corti regali e splendidi palagi, + ove la caritade è in tutto estinta, + né si vede amicizia, se non finta. + +2 + + Quindi avvien che tra principi e signori + patti e convenzion son sì frali. + Fan lega oggi re, papi e imperatori; + doman saran nimici capitali: + perché, qual l'apparenze esteriori, + non hanno i cor, non han gli animi tali; + che non mirando al torto più ch'al dritto, + attendon solamente al lor profitto. + +3 + + Questi, quantunque d'amicizia poco + sieno capaci, perché non sta quella + ove per cose gravi, ove per giuoco + mai senza finzion non si favella; + pur, se talor gli ha tratti in umil loco + insieme una fortuna acerba e fella, + in poco tempo vengono a notizia + (quel che in molto non fer) de l'amicizia. + +4 + + Il santo vecchiarel ne la sua stanza + giunger gli ospiti suoi con nodo forte + ad amor vero meglio ebbe possanza, + ch'altri non avria fatto in real corte. + Fu questo poi di tal perseveranza, + che non si sciolse mai fin alla morte. + Il vecchio li trovò tutti benigni, + candidi più nel cor, che di fuor cigni. + +5 + + Trovolli tutti amabili e cortesi, + non de la iniquità ch'io v'ho dipinta + di quei che mai non escono palesi, + ma sempre van con apparenza finta. + Di quanto s'eran per adietro offesi + ogni memoria fu tra loro estinta; + e se d'un ventre fossero e d'un seme, + non si potriano amar più tutti insieme. + +6 + + Sopra gli altri il signor di Montalbano + accarezzava e riveria Ruggiero; + sì perché già l'avea con l'arme in mano + provato quanto era animoso e fiero, + sì per trovarlo affabile ed umano + più che mai fosse al mondo cavalliero: + ma molto più, che da diverse bande + si conoscea d'avergli obligo grande. + +7 + + Sapea che di gravissimo periglio + egli avea liberato Ricciardetto, + quando il re ispano gli fe' dar di piglio + e con la figlia prendere nel letto; + e ch'avea tratto l'uno e l'altro figlio + del duca Buovo (com'io v'ho detto) + di man dei Saracini e dei malvagi + ch'eran col maganzese Bertolagi. + +8 + + Questo debito a lui parea di sorte, + ch'ad amar lo stringeano e ad onorarlo; + e gli ne dolse e gli ne 'ncrebbe forte, + che prima non avea potuto farlo, + quando era l'un ne l'africana corte, + e l'altro agli servigi era di Carlo. + Or che fatto cristian quivi lo trova, + quel che non fece prima, or far gli giova. + +9 + + Proferte senza fine, onore e festa + fece a Ruggiero il paladin cortese. + Il prudente eremita, come questa + benivolenza vide, adito prese. + Entrò dicendo: — A fare altro non resta + (e lo spero ottener senza contese), + che come l'amicizia è tra voi fatta, + tra voi sia ancora affinità contratta; + +10 + + acciò che de le due progenie illustri + che non han par di nobiltade al mondo, + nasca un lignaggio che più chiaro lustri, + che 'l chiaro sol, per quanto gira a tondo; + e come andran più inanzi ed anni e lustri, + sarà più bello, e durerà (secondo + che Dio m'ispira, acciò ch'a voi nol celi) + fin che terran l'usato corso i cieli. — + +11 + + E seguitando il suo parlar più inante, + fa il santo vecchio sì, che persuade + che Rinaldo a Ruggier dia Bradamante, + ben che pregar né l'un né l'altro accade. + Loda Olivier col principe d'Anglante, + che far si debba questa affinitade; + il che speran ch'approvi Amone e Carlo, + e debba tutta Francia commendarlo. + +12 + + Così dicean; ma non sapean ch'Amone, + con voluntà del figlio di Pipino, + n'avea dato in quei giorni intenzione + all'imperator greco Costantino, + che gliele domandava per Leone + suo figlio e successor nel gran domìno. + Se n'era, pel valor che n'avea inteso, + senza vederla, il giovinetto acceso. + +13 + + Risposto gli avea Amon, che da sé solo + non era per concludere altramente, + né pria che ne parlasse col figliuolo + Rinaldo, da la corte allora assente; + il qual credea che vi verrebbe a volo, + e che di grazia avria sì gran parente: + pur, per molto rispetto che gli avea, + risolver senza lui non si volea. + +14 + + Or Rinaldo lontan dal padre, quella + pratica imperial tutta ignorando, + quivi a Ruggier promette la sorella + di suo parere, e di parer d'Orlando + e degli altri ch'avea seco alla cella, + ma sopra tutti l'eremita instando: + e crede veramente che piacere + debba ad Amon quel parentado avere. + +15 + + Quel dì e la notte, e del seguente giorno + steron gran parte col monaco saggio, + quasi obliando al legno far ritorno, + ben che il vento spirasse al lor viaggio. + Ma i lor nocchieri, a cui tanto soggiorno + increscea omai, mandar più d'un messaggio, + che sì li stimular de la partita, + ch'a forza li spiccar da l'eremita. + +16 + + Ruggier che stato era in esilio tanto, + né da lo scoglio avea mai mosso il piede, + tolse licenza da quel mastro santo + ch'insegnata gli avea la vera fede. + La spada Orlando gli rimesse a canto, + l'arme d'Ettorre, e il buon Frontin gli diede; + sì per mostrar del suo amor segno espresso, + sì per saper che dianzi erano d'esso. + +17 + + E quantunque miglior ne l'incantata + spada ragione avesse il paladino, + che con pena e travaglio già levata + l'avea dal formidabile giardino, + che non avea Ruggiero a cui donata + dal ladro fu, che gli diè ancor Frontino; + pur volentier gliele donò col resto + de l'arme, tosto che ne fu richiesto. + +18 + + Fur benedetti dal vecchio devoto, + e sul navilio al fin si ritornaro. + I remi all'acqua, e dier le vele al Noto; + e fu lor sì sereno il tempo e chiaro, + che non vi bisognò priego né voto, + fin che nel porto di Marsilia entraro. + Ma quivi stiano tanto, ch'io conduca + insieme Astolfo, il glorioso duca. + +19 + + Poi che de la vittoria Astolfo intese, + che sanguinosa e poco lieta s'ebbe; + vedendo che sicura da l'offese + d'Africa oggimai Francia esser potrebbe, + pensò che 'l re de' Nubi in suo paese + con l'esercito suo rimanderebbe + per la strada medesima che tenne + quando contra Biserta se ne venne. + +20 + + L'armata che i pagan roppe ne l'onde, + già rimandata avea il figliuol d'Ugiero; + di cui, nuovo miracolo, le sponde + (tosto che ne fu uscito il popul nero) + e le poppe e le prore mutò in fronde, + e ritornolle al suo stato primiero: + poi venne il vento, e come cosa lieve + levolle in aria, e fe' sparire in breve. + +21 + + Chi a piedi e chi in arcion tutte partita + d'Africa fer le nubiane schiere. + Ma prima Astolfo si chiamò infinita + grazia al Senapo ed immortale avere; + che gli venne in persona a dare aita + con ogni sforzo ed ogni suo potere. + Astolfo lor ne l'uterino claustro + a portar diede il fiero e turbido austro. + +22 + + Negli utri, dico, il vento diè lor chiuso, + ch'uscir di mezzodì suol con tal rabbia, + che muove a guisa d'onde, e leva in suso, + e ruota fin in ciel l'arrida sabbia; + acciò se lo portassero a lor uso, + che per camino a far danno non abbia; + e che poi, giunti ne la lor regione, + avessero a lassar fuor di prigione. + +23 + + Scrive Turpino, come furo ai passi + de l'alto Atlante, che i cavalli loro + tutti in un tempo diventaron sassi; + sì che, come venir, se ne tornoro. + Ma tempo è omai ch'Astolfo in Francia passi; + e così, poi che del paese moro + ebbe provisto ai luoghi principali, + all'ippogrifo suo fe' spiegar l'ali. + +24 + + Volò in Sardigna in un batter di penne, + e di Sardigna andò nel lito corso; + e quindi sopra il mar la strada tenne, + torcendo alquanto a man sinistra il morso. + Ne le maremme all'ultimo ritenne + de la ricca Provenza il leggier corso; + dove seguì de l'ippogrifo quanto + gli disse già l'evangelista santo. + +25 + + Hagli commesso il santo evangelista, + che più, giunto in Provenza, non lo sproni; + e ch'all'impeto fier più non resista + con sella e fren, ma libertà gli doni. + Già avea il più basso ciel che sempre acquista + del perder nostro, al corno tolti i suoni; + che muto era restato, non che roco, + tosto ch'entrò 'l guerrier nel divin loco. + +26 + + Venne Astolfo a Marsilia, e venne a punto + il dì che v'era Orlando ed Oliviero + e quel da Montalbano insieme giunto + col buon Sobrino e col meglior Ruggiero. + La memoria del sozio lor defunto + vietò che i paladini non potero + insieme così a punto rallegrarsi, + come in tanta vittoria dovea farsi. + +27 + + Carlo avea di Sicilia avuto avviso + dei duo re morti e di Sobrino preso, + e ch'era stato Brandimarte ucciso; + poi di Ruggiero avea non meno inteso: + e ne stava col lor lieto e col viso + d'aver gittato intolerabil peso, + che gli fu sopra gli omeri sì greve, + che starà un pezzo pria che si rileve. + +28 + + Per onorar costor ch'eran sostegno + del santo Imperio e la maggior colonna, + Carlo mandò la nobiltà del regno + ad incontrarli fin sopra la Sonna. + Egli uscì poi col suo drappel più degno + di re e di duci, e con la propria donna, + fuor de le mura, in compagnia di belle + e ben ornate e nobili donzelle. + +29 + + L'imperator con chiara e lieta fronte, + i paladini e gli amici e i parenti, + la nobiltà, la plebe fanno al conte + ed agli altri d'amor segni evidenti: + gridar s'ode Mongrana e Chiaramonte. + Sì tosto non finir gli abbracciamenti, + Rinaldo e Orlando insieme ed Oliviero + al signor loro appresentar Ruggiero; + +30 + + e gli narrar che di Ruggier di Risa + era figliuol, di virtù uguale al padre: + se sia animoso e forte, ed a che guisa + sappia ferir, san dir le nostre squadre. + Con Bradamante in questo vien Marfisa, + le due compagne nobili e leggiadre: + ad abbracciar Ruggier vien la sorella; + con più rispetto sta l'altra donzella. + +31 + + L'imperator Ruggier fa risalire, + ch'era per riverenza sceso a piede, + e lo fa a par a par seco venire, + e di ciò ch'a onorarlo si richiede, + un punto sol non lassa preterire. + Ben sapea che tornato era alla fede; + che tosto che i guerrier furo all'asciutto, + certificato avean Carlo del tutto. + +32 + + Con pompa trionfal, con festa grande + tornaro insieme dentro alla cittade, + che di frondi verdeggia e di ghirlande: + coperte a panni son tutte le strade: + nembo d'erbe e di fior d'alto si spande, + e sopra e intorno ai vincitori cade, + che da verroni e da finestre amene + donne e donzelle gittano a man piene. + +33 + + Al volgersi dei canti in vari lochi + trovano archi e trofei subito fatti, + che di Biserta le ruine e i fochi + mostran dipinti, ed altri degni fatti; + altrove palchi con diversi giuochi + e spettacoli e mimmi e scenici atti: + ed è per tutti i canti il titol vero + scritto: — Ai liberatori de l'Impero. — + +34 + + Fra il suon d'argute trombe e di canore + pifare e d'ogni musica armonia, + fra riso e plauso, iubilo e favore + del populo ch'a pena vi capia, + smontò al palazzo il magno imperatore, + ove più giorni quella compagnia + con torniamenti, personaggi e farse, + danze e conviti attese a dilettarse. + +35 + + Rinaldo un giorno al padre fe' sapere + che la sorella a Ruggier dar volea; + ch'in presenza d'Orlando per mogliere, + e d'Olivier, promessa glie l'avea; + li quali erano seco d'un parere, + che parentado far non si potea + per nobiltà di sangue e per valore, + che fosse a questo par, non che migliore. + +36 + + Ode Amone il figliuol con qualche sdegno, + che, senza conferirlo seco, gli osa + la figlia maritar, ch'esso ha disegno + che del figliuol di Costantin sia sposa, + non di Ruggier, il qual non ch'abbi regno, + ma non può al mondo dir: questa è mia cosa; + né sa che nobiltà poco si prezza, + e men virtù, se non v'è ancor ricchezza. + +37 + + Ma più d'Amon la moglie Beatrice + biasma il figliuolo e chiamalo arrogante; + e in segreto e in palese contradice + che di Ruggier sia moglie Bradamante: + a tutta sua possanza imperatrice + ha disegnato farla di Levante. + Sta Rinaldo ostinato che non vuole + che manchi un iota de le sue parole. + +38 + + La madre, ch'aver crede alle sue voglie + la magnanima figlia, la conforta + che dica che, più tosto ch'esser moglie + d'un pover cavallier, vuole esser morta; + né mai più per figliuola la raccoglie, + se questa ingiuria dal fratel sopporta: + nieghi pur con audacia, e tenga saldo; + che per sforzar non la sarà Rinaldo. + +39 + + Sta Bradamante tacita, né al detto + de la madre s'arrisca a contradire; + che l'ha in tal riverenza e in tal rispetto, + che non potria pensar non l'ubbidire. + Da l'altra parte terria gran difetto, + se quel che non vuol far, volesse dire. + Non vuol, perché non può; che 'l poco e 'l molto + poter di sé disporre Amor le ha tolto. + +40 + + Né negar, né mostrarsene contenta + s'ardisce; e sol sospira, e non risponde: + poi quando è in luogo ch'altri non la senta, + versan lacrime gli occhi a guisa d'onde; + e parte del dolor che la tormenta, + sentir fa al petto ed alle chiome bionde, + che l'un percuote, e l'altro straccia e frange; + e così parla, e così seco piange: + +41 + + — Ahimè! vorrò quel che non vuol chi deve + poter del voler mio più che poss'io? + Il voler di mia madre avrò in sì lieve + stima, ch'io lo posponga al voler mio? + Deh! qual peccato puote esser sì grieve + a una donzella, qual biasmo sì rio, + come questo sarà, se, non volendo + chi sempre ho da ubbidir, marito prendo? + +42 + + Avrà, misera me! dunque possanza + la materna pietà, ch'io t'abandoni, + o mio Ruggiero, e ch'a nuova speranza, + a desir nuovo, a nuovo amor mi doni? + O pur la riverenza e l'osservanza + ch'ai buoni padri denno i figli buoni, + porrò da parte, e solo avrò rispetto + al mio bene, al mio gaudio, al mio diletto? + +43 + + So quanto, ahi lassa! debbo far, so quanto + di buona figlia al debito conviensi; + io 'l so: ma che mi val, se non può tanto + la ragion, che non possino più i sensi? + s'Amor la caccia e la far star da canto, + né lassa ch'io disponga, né ch'io pensi + di me dispor, se non quanto a lui piaccia, + e sol, quanto egli detti, io dica e faccia? + +44 + + Figlia d'Amone e di Beatrice sono, + e son, misera me! serva d'Amore. + Dai genitori miei trovar perdono + spero e pietà, s'io caderò in errore: + ma s'io offenderò Amor, chi sarà buono + a schivarmi con prieghi il suo furore, + che sol voglia una di mie scuse udire, + e non mi faccia subito morire? + +45 + + Ohimè! con lunga ed ostinata prova + ho cercato Ruggier trarre alla fede; + ed hollo tratto al fin: ma che mi giova, + se 'l mio ben fare in util d'altri cede? + Così, ma non per sé, l'ape rinuova + il mele ogni anno, e mai non lo possiede. + Ma vo' prima morir, che mai sia vero, + ch'io pigli altro marito, che Ruggiero. + +46 + + S'io non sarò al mio padre ubbidiente, + né alla mia madre, io sarò al mio fratello, + che molto e molto è più di lor prudente, + né gli ha la troppa età tolto il cervello. + E a questo che Rinaldo vuol, consente + Orlando ancora; e per me ho questo e quello: + li quali duo più onora il mondo e teme, + che l'altra nostra gente tutta insieme. + +47 + + Se questi il fior, se questi ognuno stima + la gloria e lo splendor di Chiaramonte; + se sopra gli altri ognun gli alza e sublima + più che non è del piede alta la fronte; + perché debbo voler che di me prima + Amon disponga, che Rinaldo e 'l conte? + Voler nol debbo, tanto men, che messa + in dubbio al Greco, e a Ruggier fui promessa. — + +48 + + Se la donna s'affligge e si tormenta, + né di Ruggier la mente è più quieta; + ch'ancor che di ciò nuova non si senta + per la città, pur non è a lui segreta. + Seco di sua fortuna si lamenta, + la qual fruir tanto suo ben gli vieta, + poi che ricchezze non gli ha date e regni, + di che è stata sì larga a mille indegni. + +49 + + Di tutti gli altri beni, o che concede + Natura al mondo, o proprio studio acquista, + aver tanta e tal parte egli si vede, + qual e quanta altri aver mai s'abbia vista; + ch'a sua bellezza ogni bellezza cede, + ch'a sua possanza è raro chi resista: + di magnanimità, di splendor regio + a nessun, più ch'a lui, si debbe il pregio. + +50 + + Ma il volgo, nel cui arbitrio son gli onori, + che, come pare a lui, li leva e dona + (né dal nome del volgo voglio fuori, + eccetto l'uom prudente, trar persona; + che né papi né re né imperatori + non ne tra' scettro, mitra né corona; + ma la prudenza, ma il giudizio buono, + grazie che dal ciel date a pochi sono); + +51 + + questo volgo (per dir quel ch'io vo' dire) + ch'altro non riverisce che ricchezza, + né vede cosa al mondo, che più ammire, + e senza, nulla cura e nulla apprezza, + sia quanto voglia la beltà, l'ardire, + la possanza del corpo, la destrezza, + la virtù, il senno, la bontà; e più in questo + di ch'ora vi ragiono, che nel resto. + +52 + + Dicea Ruggier: — Se pur è Amon disposto + che la figliuola imperatrice sia, + con Leon non concluda così tosto: + almen termine un anno anco mi dia; + ch'io spero intanto, che da me deposto + Leon col padre de l'imperio fia; + e poi che tolto avrò lor le corone, + genero indegno non sarò d'Amone. + +53 + + Ma se fa senza indugio, come ha detto, + suocero de la figlia Costantino; + s'alla promessa non avrà rispetto + di Rinaldo e d'Orlando suo cugino, + fattami inanzi al vecchio benedetto, + al marchese Uliviero, al re Sobrino, + che farò? vo' patir sì grave torto? + o, prima che patirlo, esser pur morto? + +54 + + Deh che farò? farò dunque vendetta + contra il padre di lei di questo oltraggio? + Non miro ch'io non son per farlo in fretta, + o s'in tentarlo io mi sia stolto o saggio. + Ma voglio presupor ch'a morte io metta + l'iniquo vecchio e tutto il suo lignaggio: + questo non mi farà però contento; + anzi in tutto sarà contra il mio intento. + +55 + + E fu sempre il mio intento, ed è, che m'ami + la bella donna, e non che mi sia odiosa: + ma, quando Amone uccida, o facci o trami + cosa al fratello o agli altri suoi dannosa, + non le do iusta causa che mi chiami + nimico, e più non voglia essermi sposa? + Che debbo dunque far? debbol patire? + Ah non, per Dio! più tosto io vo' morire. + +56 + + Anzi non vo' morir; ma vo' che muoia + con più ragion questo Leone Augusto, + venuto a disturbar tanta mia gioia: + o vo' che muoia egli e 'l suo padre ingiusto. + Elena bella all'amator di Troia + non costò sì, né a tempo più vetusto + Proserpina a Piritoo, come voglio + ch'al padre e al figlio costi il mio cordoglio. + +57 + + Può esser, vita mia, che non ti doglia + lasciare il tuo Ruggier per questo Greco? + Potrà tuo padre far che tu lo toglia, + ancor ch'avesse i tuoi fratelli seco? + Ma sto in timor, ch'abbi più tosto voglia + d'esser d'accordo con Amon, che meco; + e che ti paia assai miglior partito + Cesare aver, ch'un privato uom marito. + +58 + + Sarà possibil mai che nome regio, + titolo imperial, grandezza e pompa, + di Bradamante mia l'animo egregio, + il gran valor, l'alta virtù corrompa? + sì ch'abbia da tenere in minor pregio + la data fede, e le promesse rompa? + né più tosto d'Amon farsi nimica, + che quel che detto m'ha, sempre non dica? — + +59 + + Diceva queste ed altre cose molte + ragionando fra sé Ruggiero; e spesso + le dicea in guisa ch'erano raccolte + da chi talor se gli trovava appresso: + sì che il tormento suo più di due volte + era a colei per cui pativa, espresso, + a cui non dolea meno il sentir lui + così doler, che i propri affanni sui. + +60 + + Ma più d'ogni altro duol che le sia detto, + che tormenti Ruggier, di questo ha doglia, + ch'intende che s'affligge per sospetto + ch'ella lui lasci, e che quel Greco voglia. + Onde, acciò si conforti, e che del petto + questa credenza e questo error si toglia, + per una di sue fide cameriere + gli fe' queste parole un dì sapere: + +61 + + — Ruggier, qual sempre fui, tal esser voglio + fin alla morte, e più, se più si puote. + O siami Amor benigno o m'usi orgoglio, + o me Fortuna in alto o in basso ruote, + immobil son di vera fede scoglio + che d'ogn'intorno il vento e il mar percuote: + né già mai per bonaccia né per verno + luogo mutai, né muterò in eterno. + +62 + + Scarpello si vedrà di piombo o lima + formare in varie imagini diamante, + prima che colpo di Fortuna, o prima + ch'ira d'Amor rompa il mio cor costante; + e si vedrà tornar verso la cima + de l'alpe il fiume turbido e sonante, + che per nuovi accidenti, o buoni o rei, + faccino altro viaggio i pensier miei. + +63 + + A voi, Ruggier, tutto il dominio ho dato + di me, che forse è più ch'altri non crede. + So ben ch'a nuovo principe giurato + non fu di questa mai la maggior fede. + So che né al mondo il più sicuro stato + di questo, re né imperator possiede. + Non vi bisogna far fossa né torre, + per dubbio ch'altri a voi lo venga a torre. + +64 + + Che, senza ch'assoldiate altra persona, + non verrà assalto a cui non si resista. + Non è ricchezza ad espugnarmi buona, + né sì vil prezzo un cor gentile acquista. + Né nobiltà, né altezza di corona, + ch'al sciocco volgo abbagliar suol la vista, + non beltà, ch'in lieve animo può assai, + vedrò, che più di voi mi piaccia mai. + +65 + + Non avete a temer ch'in forma nuova + intagliare il mio cor mai più si possa: + sì l'imagine vostra si ritrova + sculpita in lui, ch'esser non può rimossa. + Che 'l cor non ho di cera, è fatto prova; + che gli diè cento, non ch'una percossa, + Amor, prima che scaglia ne levasse, + quando all'imagin vostra lo ritrasse. + +66 + + Avorio e gemma ed ogni pietra dura + che meglio da l'intaglio si difende, + romper si può; ma non ch'altra figura + prenda, che quella ch'una volta prende. + Non è il mio cor diverso alla natura + del marmo o d'altro ch'al ferro contende. + Prima esser può che tutto Amor lo spezze, + che lo possa sculpir d'altre bellezze. — + +67 + + Suggiunse a queste altre parole molte, + piene d'amor, di fede e di conforto, + da ritornarlo in vita mille volte, + se stato mille volte fosse morto. + Ma quando più de la tempesta tolte + queste speranze esser credeano in porto, + da un nuovo turbo impetuoso e scuro + rispinte in mar, lungi dal lito, furo: + +68 + + però che Bradamante, ch'eseguire + vorria molto più ancor, che non ha detto, + rivocando nel cor l'usato ardire, + e lasciando ir da parte ogni rispetto, + s'appresenta un dì a Carlo, e dice: — Sire, + s'a vostra Maestade alcuno effetto + io feci mai, che le paresse buono, + contenta sia di non negarmi un dono. + +69 + + E prima che più espresso io le lo chieggia, + su la real sua fede mi prometta + farmene grazia; e vorrò poi, che veggia + che sarà iusta la domanda e retta. — + — Merta la tua virtù che dar ti deggia + ciò che domandi, o giovane diletta + (rispose Carlo); e giuro, se ben parte + chiedi del regno mio, di contentarte. — + +70 + + — Il don ch'io bramo da l'Altezza vostra, + è che non lasci mai marito darme + (disse la damigella), se non mostra + che più di me sia valoroso in arme. + Con qualunche mi vuol, prima o con giostra + o con la spada in mano ho da provarme. + Il primo che mi vinca, mi guadagni: + chi vinto sia, con altra s'accompagni. — + +71 + + Disse l'imperator con viso lieto, + che la domanda era di lei ben degna; + e che stesse con l'animo quieto, + che farà a punto quanto ella disegna. + Non è questo parlar fatto in segreto + sì, ch'a notizia altrui tosto non vegna; + e quel giorno medesimo alla vecchia + Beatrice e al vecchio Amon corre all'orecchia. + +72 + + Li quali parimente arser di grande + sdegno contro alla figlia, e di grand'ira; + che vider ben con queste sue domande, + ch'ella a Ruggier più ch'a Leone aspira: + e presti per vietar che non si mande + questo ad effetto, a ch'ella intende e mira, + la levaro con fraude de la corte, + e la menaron seco a Roccaforte. + +73 + + Quest'era una fortezza ch'ad Amone + donato Carlo avea pochi dì inante, + tra Pirpignano assisa e Carcassone, + in loco a ripa il mar, molto importante. + Quivi la ritenean come in prigione + con pensier di mandarla un dì in Levante; + sì ch'ogni modo, voglia ella o non voglia, + lasci Ruggier da parte, e Leon toglia. + +74 + + La valorosa donna, che non meno + era modesta, ch'animosa e forte; + ancor che posto guardia non l'avieno, + e potea entrare e uscir fuor de le porte; + pur stava ubbidiente sotto il freno + del padre: ma patir prigione e morte, + ogni martìre e crudeltà più tosto + che mai lasciar Ruggier, s'avea proposto. + +75 + + Rinaldo, che si vide la sorella + per astuzia d'Amon tolta di mano, + e che dispor non potrà più di quella, + e ch'a Ruggier l'avrà promessa invano; + si duol del padre, e contra a lui favella, + posto il rispetto filial lontano. + Ma poco cura Amon di tai parole, + e di sua figlia a modo suo far vuole. + +76 + + Ruggier, che questo sente, ed ha timore + di rimaner de la sua donna privo, + e che l'abbia o per forza o per amore + Leon, se resta lungamente vivo; + senza parlarne altrui si mette in core + di far che muoia, e sia d'Augusto, Divo; + e tor, se non l'inganna la sua speme, + al padre e a lui la vita e 'l regno insieme. + +77 + + L'arme che fur già del troiano Ettorre, + e poi di Mandricardo, si riveste, + e fa la sella al buon Frontino porre, + e cimier muta, scudo e sopraveste. + A questa impresa non gli piacque torre + l'aquila bianca nel color celeste, + ma un candido liocorno, come giglio, + vuol ne lo scudo, e 'l campo abbia vermiglio. + +78 + + Sceglie de' suoi scudieri il più fedele, + e quel vuole e non altri in compagnia; + e gli fa commission, che non rivele + in alcun loco mai, che Ruggier sia. + Passa la Mosa e 'l Reno, e passa de le + contrade d'Ostericche, in Ungheria; + e lungo l'Istro per la destra riva + tanto cavalca, ch'a Belgrado arriva. + +79 + + Ove la Sava nel Danubio scende, + e verso il mar maggior con lui dà volta, + vede gran gente in padiglioni e tende + sotto l'insegne imperial raccolta; + che Costantino ricovrare intende + quella città che i Bulgari gli han tolta. + Costantin v'è in persona, e 'l figliuol seco + con quanto può tutto l'imperio greco. + +80 + + Dentro a Belgrado, e fuor per tutto il monte, + e giù fin dove il fiume il piè gli lava, + l'esercito del Bulgari gli è a fronte; + e l'uno e l'altro a ber viene alla Sava. + Sul fiume il Greco per gittare il ponte, + il Bulgar per vietarlo armato stava, + quando Ruggier vi giunse; e zuffa grande + attaccata trovò fra le due bande. + +81 + + I Greci son quattro contr'uno, ed hanno + navi coi ponti da gittar ne l'onda; + e di voler fiero sembiante fanno + passar per forza alla sinistra sponda. + Leone intanto, con occulto inganno + dal fiume discostandosi, circonda + molto paese, e poi vi torna, e getta + ne l'altra ripa i ponti, e passa in fretta: + +82 + + e con gran gente, chi in arcion, chi a piede + (che non n'avea di ventimila un manco), + cavalcò lungo la riviera, e diede + con fiero assalto agl'inimici al fianco. + L'imperator, tosto che 'l figlio vede + sul fiume comparirsi al lato manco, + ponte aggiungendo a ponte e nave a nave, + passa di là con quanto esercito have. + +83 + + Il capo, il re de' Bulgari Vatrano, + animoso e prudente e pro' guerriero, + di qua e di là s'affaticava invano + per riparare a un impeto sì fiero; + quando cingendol con robusta mano + Leon, gli fe' cader sotto il destriero: + e poi che dar prigion mai non si volse, + con mille spade la vita gli tolse. + +84 + + I Bulgari sin qui fatto avean testa; + ma quando il lor signor si vider tolto, + e crescer d'ogn'intorno la tempesta, + voltar le spalle ove avean prima il volto. + Ruggier, che misto vien fra i Greci, e questa + sconfitta vede, senza pensar molto, + i Bulgari soccorrer si dispone, + perch'odia Costantino e più Leone. + +85 + + Sprona Frontin che sembra al corso un vento, + e inanzi a tutti i corridori passa; + e tra la gente vien, che per spavento + al monte fugge, e la pianura lassa. + Molti ne ferma, e fa voltare il mento + contra i nimici, e poi la lancia abassa; + e con sì fier sembiante il destrier muove, + che fin nel ciel Marte ne teme e Giove. + +86 + + Dinanzi agli altri un cavalliero adocchia, + che riccamato nel vestir vermiglio + avea d'oro e di seta una pannocchia + con tutto il garbo, che parea di miglio; + nipote a Costantin per la sirocchia, + ma che non gli era men caro, che figlio: + gli spezza scudo e osbergo, come vetro, + e fa la lancia un palmo apparir dietro. + +87 + + Lascia quel morto, e Balisarda stringe + verso uno stuol che più si vede appresso; + e contra a questo e contra a quel si spinge, + ed a chi tronco ed a chi il capo ha fesso: + a chi nel petto, a chi nel fianco tinge + il brando, e a chi l'ha ne la gola messo: + taglia busti, anche, braccia, mani e spalle; + e il sangue, come un rio, corre alla valle. + +88 + + Non è, visti quei colpi, chi gli faccia + contrasto più, così n'è ognun smarrito; + sì che si cangia subito la faccia + de la battaglia; che tornando ardito, + il petto volge, e ai Greci dà la caccia + il Bulgaro che dianzi era fuggito: + in un momento ogni ordine disciolto + si vede, e ogni stendardo a fuggir volto. + +89 + + Leone Augusto s'un poggio eminente, + vedendo i suoi fuggir, s'era ridutto; + e sbigottito e mesto ponea mente + (perch'era in loco che scopriva il tutto) + al cavallier ch'uccidea tanta gente, + che per lui sol quel campo era distrutto: + e non può far, se ben n'è offeso tanto, + che non lo lodi e gli dia in arme il vanto. + +90 + + Ben comprende all'insegne e sopravesti, + all'arme luminose e ricche d'oro, + che quantunque il guerrier dia aiuto a questi + nimici suoi, non sia però di loro. + Stupido mira i soprumani gesti, + e talor pensa che dal sommo coro + sia per punire i Greci un agnol sceso, + che tante e tante volte hanno Dio offeso. + +91 + + E come uom d'alto e di sublime core, + ove l'avrian molt'altri in odio avuto, + egli s'innamorò del suo valore, + né veder fargli oltraggio avria voluto: + gli sarebbe per un de' suoi che muore, + vederne morir sei manco spiaciuto, + e perder anco parte del suo regno, + che veder morto un cavallier sì degno. + +92 + + Come bambin, se ben la cara madre + iraconda lo batte e da sé caccia, + non ha ricorso alla sorella o al padre, + ma a lei ritorna, e con dolcezza abbraccia; + così Leon, se ben le prime squadre + Ruggier gli uccide, e l'altre gli minaccia, + non lo può odiar, perch'all'amor più tira + l'alto valor, che quella offesa all'ira. + +93 + + Ma se Leon Ruggiero ammira ed ama, + mi par che duro cambio ne riporte; + che Ruggiero odia lui, né cosa brama + più che di dargli di sua man la morte. + Molto con gli occhi il cerca, ed alcun chiama, + che gliele mostri; ma la buona sorte + e la prudenza de l'esperto Greco + non lasciò mai che s'affrontasse seco. + +94 + + Leone, acciò che la sua gente affatto + non fosse uccisa, fe' sonar raccolta; + ed all'imperatore un messo ratto + a pregarlo mandò, che desse volta + e ripassasse il fiume; e che buon patto + n'avrebbe, se la via non gli era tolta: + ed esso con non molti che raccolse, + al ponte ond'era entrato, i passi volse. + +95 + + Molti in poter de' Bulgari restaro + per tutto il monte, e sin al fiume uccisi; + e vi restavan tutti, se 'l riparo + non gli avesse del rio tosto divisi. + Molti cader dai ponti e s'affogaro; + e molti, senza mai volgere i visi, + quindi lontano iro a trovare il guado; + e molti fur prigion tratti in Belgrado. + +96 + + Finita la battaglia di quel giorno, + ne la qual, poi che il lor signor fu estinto, + danno i Bulgari avriano avuto e scorno, + se per lor non avesse il guerrier vinto, + il buon guerrier che 'l candido liocorno + ne lo scudo vermiglio avea dipinto; + a lui si trasson tutti, da cui questa + vittoria conoscean, con gioia e festa. + +97 + + Uno il saluta, un altro se gl'inchina, + altri la mano, altri gli bacia il piede: + ognun, quanto più può, se gli avvicina, + e beato si tien chi appresso il vede, + e più chi 'l tocca; che toccar divina + e sopranatural cosa si crede. + Lo pregan tutti, e vanno al ciel le grida, + che sia lor re, lor capitan, lor guida. + +98 + + Ruggier rispose lor, che capitano + e re sarà, quel che fia lor più a grado; + ma né a baston né a scettro ha da por mano, + né per quel giorno entrar vuole in Belgrado: + che prima che si faccia più lontano + Leon Augusto, e che ripassi il guado, + lo vuol seguir, né torsi da la traccia, + fin che nol giunga e che morir nol faccia; + +99 + + che mille miglia e più, per questo solo + era venuto, e non per altro effetto. + Così senza indugiar lascia lo stuolo, + e si volge al camin che gli vien detto, + che verso il ponte fa Leone a volo, + forse per dubbio che gli sia intercetto. + Gli va dietro per l'orma in tanta fretta, + che 'l suo scudier non chiama e non aspetta. + +100 + + Leone ha nel fuggir tanto vantaggio + (fuggir si può ben dir, più che ritrarse), + che trova aperto e libero il passaggio; + poi rompe il ponte, e lascia le navi arse. + Non v'arriva Ruggier, ch'ascoso il raggio + era del sol, né sa dove alloggiarse. + Cavalca inanzi, che lucea la luna, + né mai trova castel né villa alcuna. + +101 + + Perché non sa dove si por, camina + tutta la notte, né d'arcion mai scende. + Ne lo spuntar del nuovo sol vicina + a man sinistra una città comprende; + ove di star tutto quel dì destina, + acciò l'ingiuria al suo Frontino emende, + a cui, senza posarlo o trargli briglia, + la notte fatto avea far tante miglia. + +102 + + Ungiardo era signor di quella terra, + suddito e caro a Costantino molto, + ove avea per cagion di quella guerra + da cavallo e da piè buon numer tolto. + Quivi ove altrui l'entrata non si serra, + entra Ruggiero, e v'è sì ben raccolto, + che non gli accade di passar più avante + per aver miglior loco e più abondante. + +103 + + Nel medesimo albergo in su la sera + un cavallier di Romania alloggiosse, + che si trovò ne la battaglia fiera, + quando Ruggier pei Bulgari si mosse, + ed a pena di man fuggito gli era, + ma spaventato più ch'altri mai fosse; + sì ch'ancor triema, e pargli ancora intorno + avere il cavallier dal liocorno. + +104 + + Conosce, tosto che lo scudo vede, + che 'l cavallier che quella insegna porta, + è quel che la sconfitta ai Greci diede, + per le cui mani è tanta gente morta. + Corre al palazzo, ed udienza chiede, + per dire a quel signor cosa ch'importa; + e subito intromesso, dice quanto + io mi riserbo a dir ne l'altro canto. + + + + +CANTO QUARANTACINQUESIMO + + +1 + + Quanto più su l'instabil ruota vedi + di Fortuna ire in alto il miser uomo, + tanto più tosto hai da vedergli i piedi + ove ora ha il capo, e far cadendo il tomo. + Di questo esempio è Policràte, e il re di + Lidia, e Dionigi, ed altri ch'io non nomo, + che ruinati son da la suprema + gloria in un dì ne la miseria estrema. + +2 + + Così all'incontro, quanto più depresso, + quanto è più l'uom di questa ruota al fondo, + tanto a quel punto più si trova appresso, + ch'a da salir, se de' girarsi in tondo. + Alcun sul ceppo quasi il capo ha messo, + che l'altro giorno ha dato legge al mondo. + Servio e Mario e Ventidio l'hanno mostro + al tempo antico, e il re Luigi al nostro: + +3 + + il re Luigi, suocero del figlio + del duca mio; che rotto a Santo Albino, + e giunto al suo nimico ne l'artiglio, + a restar senza capo fu vicino. + Scorse di questo anco maggior periglio, + non molto inanzi, il gran Matia Corvino. + Poi l'un, de' Franchi passato quel punto, + l'altro al regno degli Ungari fu assunto. + +4 + + Si vede per gli esempi di che piene + sono l'antiche e le moderne istorie, + che 'l ben va dietro al male, e 'l male al bene, + e fin son l'un de l'altro e biasmi e glorie; + e che fidarsi a l'uom non si conviene + in suo tesor, suo regno e sue vittorie, + né disperarsi per Fortuna avversa, + che sempre la sua ruota in giro versa. + +5 + + Ruggier per la vittoria ch'avea avuto + di Leone e del padre imperatore, + in tanta confidenza era venuto + di sua fortuna e di suo gran valore, + che senza compagnia, senz'altro aiuto, + di poter egli sol gli dava il core + fra cento a piè e a cavallo armate squadre + uccider di sua mano il figlio e il padre. + +6 + + Ma quella, che non vuol che si prometta + alcun di lei, gli mostrò in pochi giorni, + come tosto alzi e tosto al basso metta, + e tosto avversa e tosto amica torni. + Lo fe' conoscer quivi da chi in fretta + a procacciargli andò disagi e scorni, + dal cavallier che ne la pugna fiera + di man fuggito a gran fatica gli era. + +7 + + Costui fece ad Ungiardo saper, come + quivi il guerrier ch'avea le genti rotte + di Costantino e per molt'anni dome, + stato era il giorno, e vi staria la notte; + e che Fortuna presa per le chiome, + senza che più travagli o che più lotte, + darà al suo re, se fa costui prigione; + ch'a' Bulgari, lui preso, il giogo pone. + +8 + + Ungiardo da la gente, che fuggita + de la battaglia, a lui s'era ridutta + (ch'a parte a parte v'arrivò infinita, + perch'al ponte passar non potea tutta), + sapea come la strage era seguita, + che la metà de' Greci avea distrutta; + e come un cavallier solo era stato, + ch'un campo rotto, e l'altro avea salvato: + +9 + + e che sia da se stesso senza caccia + venuto a dar del capo ne la rete, + si maraviglia, e mostra che gli piaccia, + con viso e gesti e con parole liete. + Aspetta che Ruggier dormendo giaccia; + poi manda le sue gente chete chete, + e fa il buon cavallier, ch'alcun sospetto + di questo non avea, prender nel letto. + +10 + + Accusato Ruggier dal proprio scudo, + ne la città di Novengrado resta + prigion d'Ungiardo, il più d'ogni altro crudo, + che fa di ciò maravigliosa festa. + E che può far Ruggier, poi che gli è nudo, + ed è legato già, quando si desta? + Ungiardo un suo corrier spaccia a staffetta + a dar la nuova a Costantino in fretta. + +11 + + Avea levato Costantin la notte + da le ripe di Sava ogni sua schiera; + e seco a Beleticche avea ridotte, + che città del cognato Androfilo era, + padre di quello a cui forate e rotte + (come se state fossino di cera) + al primo incontro l'arme avea il gagliardo + cavallier, or prigion del fiero Ungiardo. + +12 + + Quivi fortificar facea le mura + l'imperatore, e riparar le porte; + che de' Bulgari ben non s'assicura, + che con la guida d'un guerrier sì forte + non gli faccino peggio che paura, + e 'l resto ponghin di sua gente a morte. + Or che l'ode prigion, né quelli teme, + né se con lor sia il mondo tutto insieme. + +13 + + L'imperator nuota in un mar di latte, + né per letizia sa quel che si faccia. + — Ben son le genti bulgare disfatte, — + dice con lieta e con sicura faccia. + Come de la vittoria, chi combatte, + se troncasse al nimico ambe le braccia, + certo saria, così n'è certo, e gode + l'imperator, poi che 'l guerrier preso ode. + +14 + + Non ha minor cagion di rallegrarsi + del padre il figlio; ch'oltre che si spera + di racquistar Belgrado, e soggiugarsi + ogni contrada che de' Bulgari era; + disegna anco il guerriero amico farsi + con benefici, e seco averlo in schiera. + Né Rinaldo né Orlando a Carlo Magno + ha da invidiar, se gli è costui compagno. + +15 + + Da questa voglia è ben diversa quella + di Teodora, a chi 'l figliuolo uccise + Ruggier con l'asta che da la mammella + passò alle spalle, e un palmo fuor si mise. + A Costantin, del quale era sorella, + costei si gittò a' piedi, e gli conquise + e intenerigli il cor d'alta pietade + col largo pianto che nel sen le cade. + +16 + + — Io non mi leverò da questi piedi + (diss'ella), signor mio, se del fellone + ch'uccise il mio figliuol, non mi conciedi + di vendicare, or che l'abbiàn prigione. + Oltre che stato t'è nipote, vedi + quanto t'amò, vedi quant'opre buone + ha per te fatto, e vedi s'avrai torto + di non lo vendicar di chi l'ha morto. + +17 + + Vedi che per pietà del nostro duolo + ha Dio fatto levar da la campagna + questo crudele, e come augello a volo, + a dar ce l'ha condotto ne la ragna, + acciò in ripa di Stige il mio figliuolo + molto senza vendetta non rimagna. + Dammi costui, signore, e sii contento + ch'io disacerbi il mio col suo tormento. — + +18 + + Così ben piange, e così ben si duole, + e così bene ed efficace parla; + né dai piedi levar mai se gli vuole, + ben che tre volte e quattro per levarla + usasse Costantino atti e parole; + ch'egli è forzato al fin di contentarla: + e così comandò che si facesse + colui condurre, e in man di lei si desse. + +19 + + E per non fare in ciò lunga dimora, + condotto hanno il guerrier del liocorno, + e dato in mano alla crudel Teodora, + che non vi fu intervallo più d'un giorno. + Il far che sia squartato vivo, e muora + publicamente con obbrobrio e scorno, + poca pena le pare, e studia e pensa + altra trovarne inusitata e immensa. + +20 + + La femina crudel lo fece porre, + incatenato e mani e piedi e collo, + nel tenebroso fondo d'una torre, + ove mai non entrò raggio d'Apollo. + Fuor ch'un poco di pan muffato, torre + gli fe' ogni cibo, e senza ancor lassollo + duo dì talora; e lo diè in guardia a tale, + ch'era di lei più pronto a fargli male. + +21 + + Oh! se d'Amon la valorosa e bella + figlia, oh se la magnanima Marfisa + avesse avuto di Ruggier novella, + ch'in prigion tormentasse a questa guisa; + per liberarlo saria questa e quella + postasi al rischio di restarne uccisa; + né Bradamante avria, per dargli aiuto, + a Beatrice o Amon rispetto avuto. + +22 + + Re Carlo intanto avendo la promessa + a costei fatta in mente, che consorte + dar non le lascierà, che sia men d'essa + al paragon de l'arme ardito e forte; + questa sua voluntà con trombe espressa + non solamente fe' ne la sua corte, + ma in ogni terra al suo imperio soggetta; + onde la fama andò pel mondo in fretta. + +23 + + Questa condizion contiene il bando: + chi la figlia d'Amon per moglie vuole, + star con lei debba a paragon del brando + da l'apparire al tramontar del sole; + e fin a questo termine durando, + e non sia vinto, senz'altre parole + la donna da lui vinta esser s'intenda, + né possa ella negar che non lo prenda; + +24 + + e che l'eletta ella de l'arme dona, + senza mirar chi sia di lor, che chiede. + E lo potea ben far, perch'era buona + con tutte l'arme, o sia a cavallo o a piede. + Amon, che contrastar con la Corona + non può né vuole, al fin sforzato cede; + e ritornare a corte si consiglia, + dopo molti discorsi, egli e la figlia. + +25 + + Ancor che sdegno e colera la madre + contra la figlia avea, pur per suo onore + vesti le fece far ricche e leggiadre + a varie fogge e di più d'un colore. + Bradamante alla corte andò col padre; + e quando quivi non trovò il suo amore, + più non le parve quella corte, quella + che le solea parer già così bella. + +26 + + Come chi visto abbia, l'aprile o il maggio, + giardin di frondi e di bei fiori adorno, + e lo rivegga poi che 'l sol il raggio + all'austro inchina, e lascia breve il giorno, + lo trova deserto, orrido e selvaggio; + così pare alla donna al suo ritorno, + che da Ruggier la corte abandonata + quella non sia, ch'avea al partir lasciata. + +27 + + Domandar non ardisce che ne sia, + acciò di sé non dia maggior sospetto; + ma pon l'orecchia, e cerca tuttavia + che senza domandar le ne sia detto. + Si sa ch'egli è partito, ma che via + pres'abbia, non fa alcun vero concetto; + perché partendo ad altri non fe' motto, + ch'allo scudier che seco avea condotto. + +28 + + Oh come ella sospira! oh come teme, + sentendo che se n'è come fuggito! + Oh come sopra ogni timor le preme, + che per porla in oblio se ne sia gito! + che vistosi Amon contra, ed ogni speme + perduta mai più d'esserle marito, + si sia fatto da lei lontano, forse + così sperando dal suo amor disciorse; + +29 + + e che fatt'abbia ancor qualche disegno, + per più tosto levarsela dal core, + d'andar cercando d'uno in altro regno + donna per cui si scordi il primo amore, + come si dice che si suol d'un legno + talor chiodo con chiodo cacciar fuore. + Nuovo pensier ch'a questo poi succede, + le dipinge Ruggier pieno di fede; + +30 + + e lei, che dato orecchie abbia, riprende, + a tanta iniqua suspizione e stolta. + E così l'un pensier Ruggier difende, + l'altro l'accusa: ed ella amenduo ascolta, + e quando a questo e quando a quel s'apprende, + né risoluta a questo o a quel si volta. + Pur all'opinion più tosto corre, + che più le giova, e la contraria aborre. + +31 + + E talor anco che le torna a mente + quel che più volte il suo Ruggier le ha detto, + come di grave error, si duole e pente, + ch'avuto n'abbia gelosia e sospetto; + e come fosse al suo Ruggier presente, + chiamasi in colpa, e se ne batte il petto. + — Ho fatto error (dice ella), e me n'aveggio; + ma chi n'è causa, è causa ancor di peggio. + +32 + + Amor n'è causa, che nel cor m'ha impresso + la forma tua così leggiadra e bella; + e posto ci ha l'ardir, l'ingegno appresso, + e la virtù di che ciascun favella; + ch'impossibil mi par, ch'ove concesso + ne sia il veder, ch'ogni donna e donzella + non ne sia accesa, e che non usi ogni arte + di sciorti dal mio amore e al suo legarte. + +33 + + Deh avesse Amor così nei pensier miei + il tuo pensier, come ci ha il viso sculto! + Io son ben certa che lo troverei + palese tal, qual io lo stimo occulto; + e che sì fuor di gelosia sarei, + ch'ad or ad or non mi farebbe insulto; + e dove a pena or è da me respinta, + rimarria morta, non che rotta e vinta. + +34 + + Son simile all'avar c'ha il cor sì intento + al suo tesoro, e sì ve l'ha sepolto, + che non ne può lontan viver contento, + né non sempre temer che gli sia tolto. + Ruggiero, or può, ch'io non ti veggo e sento, + in me, più de la speme, il timor molto, + il qual ben che bugiardo e vano io creda, + non posso far di non mi dargli in preda. + +35 + + Ma non apparirà il lume sì tosto + agli occhi miei del tuo viso giocondo, + contra ogni mia credenza a me nascosto, + non so in qual parte, o Ruggier mio, del mondo, + come il falso timor sarà deposto + da la vera speranza e messo al fondo. + Deh torna a me, Ruggier, torna, e conforta + la speme che 'l timor quasi m'ha morta! + +36 + + Come al partir del sol si fa maggiore + l'ombra, onde nasce poi vana paura; + e come all'apparir del suo splendore + vien meno l'ombra, e 'l timido assicura: + così senza Ruggier sento timore; + se Ruggier veggo, in me timor non dura. + Deh torna a me, Ruggier, deh torna prima + che 'l timor la speranza in tutto opprima! + +37 + + Come la notte ogni fiammella è viva, + e riman spenta subito ch'aggiorna; + così, quando il mio sol di sé mi priva, + mi leva incontra il rio timor le corna: + ma non sì tosto all'orizzonte arriva, + che 'l timor fugge, e la speranza torna. + Deh torna a me, deh torna, o caro lume, + e scaccia il rio timor che mi consume! + +38 + + Se 'l sol si scosta, e lascia i giorni brevi, + quanto di bello avea la terra asconde; + fremono i venti, e portan ghiacci e nievi; + non canta augel, né fior si vede o fronde: + così, qualora avvien che da me levi, + o mio bel sol, le tue luci gioconde, + mille timori, e tutti iniqui, fanno + un aspro verno in me più volte l'anno. + +39 + + Deh torna a me, mio sol, torna, e rimena + la desiata dolce primavera! + Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserena + la mente mia sì nubilosa e nera. — + Qual Progne si lamenta o Filomena + ch'a cercar esca ai figliolini ita era, + e trova il nido voto; o qual si lagna + turture c'ha perduto la compagna: + +40 + + tal Bradamante si dolea, che tolto + le fosse stato il suo Ruggier temea, + di lacrime bagnando spesso il volto, + ma più celatamente che potea. + Oh quanto, quanto si dorria più molto, + s'ella sapesse quel che non sapea, + che con pena e con strazio il suo consorte + era in prigion, dannato a crudel morte! + +41 + + La crudeltà ch'usa l'iniqua vecchia + contra il buon cavallier che preso tiene, + e che di dargli morte s'apparecchia + con nuovi strazi e non usate pene, + la superna Bontà fa ch'all'orecchia + del cortese figliuol di Cesar viene; + e che gli mette in cor, come l'aiute, + e non lasci perir tanta virtute. + +42 + + Il cortese Leon che Ruggiero ama + (non che sappi però che Ruggier sia), + mosso da quel valor ch'unico chiama, + e che gli par che soprumano sia, + molto fra sé discorre, ordisce e trama, + e di salvarlo al fin trova la via, + in guisa che da lui la zia crudele + offesa non si tenga e si querele. + +43 + + Parlò in secreto a chi tenea la chiave + de la prigione; e che volea, gli disse, + vedere il cavallier pria che sì grave + sentenza, contra lui data, seguisse. + Giunta la notte, un suo fedel seco have + audace e forte, ed atto a zuffe e a risse; + e fa che 'l castellan, senz'altrui dire + ch'egli fosse Leon, gli viene aprire. + +44 + + Il castellan, senza ch'alcun de' sui + seco abbia, occultamente Leon mena + col compagno alla torre ove ha colui + che si serba all'estrema d'ogni pena. + Giunti là dentro, gettano amendui + al castellan che volge lor la schena + per aprir lo sportello, al collo un laccio, + e subito gli dan l'ultimo spaccio. + +45 + + Apron la cataratta, onde sospeso + al canape, ivi a tal bisogno posto, + Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso, + là dove era Ruggier dal sol nascosto. + Tutto legato, e s'una grata steso + lo trova, all'acqua un palmo e men discosto. + L'avria in un mese e in termine più corto, + per sé, senz'altro aiuto, il luogo morto. + +46 + + Leon Ruggier con gran pietade abbraccia, + e dice: — Cavallier, la tua virtude + indissolubilmente a te m'allaccia + di voluntaria eterna servitute; + e vuol che più il tuo ben, che 'l mio, mi piaccia, + né curi per la tua la mia salute, + e che la tua amicizia al padre e a quanti + parenti io m'abbia al mondo, io metta inanti. + +47 + + Io son Leone, acciò tu intenda, figlio + di Costantin, che vengo a darti aiuto, + come vedi, in persona, con periglio + (se mai dal padre mio sarà saputo) + d'esser cacciato, o con turbato ciglio + perpetuamente esser da lui veduto; + che per la gente la qual rotta e morta + da te gli fu a Belgrado, odio ti porta. — + +48 + + E seguitò, più cose altre dicendo + da farlo ritornar da morte a vita; + e lo vien tuttavolta disciogliendo. + Ruggier gli dice: — Io v'ho grazia infinita; + e questa vita ch'or mi date, intendo + che sempremai vi sia restituita, + che la vogliate riavere, ed ogni + volta che per voi spenderla bisogni. — + +49 + + Ruggier fu tratto di quel loco oscuro, + e in vece sua morto il guardian rimase; + né conosciuto egli né gli altri furo. + Leon menò Ruggiero alle sue case, + ove a star seco tacito e sicuro + per quattro o per sei dì gli persuase; + che riaver l'arme e 'l destrier gagliardo + gli faria intanto, che gli tolse Ungiardo. + +50 + + Ruggier fuggito, il suo guardian strozzato + si trova il giorno, e aperta la prigione. + Chi quel, chi questo pensa che sia stato; + ne parla ognun, né però alcun s'appone. + Ben di tutti gli altri uomini pensato + più tosto si saria, che di Leone; + che pare a molti ch'avria causa avuto + di farne strazio, e non di dargli aiuto. + +51 + + Riman di tanta cortesia Ruggiero + confuso sì, sì pien di maraviglia, + e tramutato sì da quel pensiero + che quivi tratto l'avea tante miglia, + che mettendo il secondo col primiero, + né a questo quel, né questo a quel simiglia. + Il primo tutto era odio, ira e veneno; + di pietade è il secondo e d'amor pieno. + +52 + + Molto la notte e molto il giorno pensa, + d'altro non cura ed altro non disia, + che da l'obbligazion che gli avea immensa, + sciorsi con pari e maggior cortesia. + Gli par, se tutta sua vita dispensa + in lui servire, o breve o lunga sia, + e se s'espone a mille morti certe, + non gli può tanto far, che più non merte. + +53 + + Venuta quivi intanto era la nuova + del bando ch'avea fatto il re di Francia, + che chi vuol Bradamante, abbia a far prova + con lei di forza, con spada e con lancia. + Questo udir a Leon sì poco giova, + che se gli vede impallidir la guancia; + perché, come uom che le sue forze ha note, + sa ch'a lei pare in arme esser non puote. + +54 + + Fra sé discorre, e vede che supplire + può con l'ingegno, ove il vigor sia manco, + facendo con sue insegne comparire + questo guerrier di cui non sa il nome anco; + che di possanza iudica e d'ardire + poter star contra a qualsivoglia Franco: + e crede ben, s'a lui ne dà l'impresa, + che ne fia vinta Bradamante e presa. + +55 + + Ma due cose ha da far: l'una, disporre + il cavallier, che questa impresa accetti; + l'altra, nel campo in vece sua lui porre + in modo che non sia chi ne sospetti. + A sé lo chiama, e 'l caso gli discorre, + e pregal poi con efficaci detti, + ch'egli sia quel ch'a questa pugna vegna + col nome altrui, sotto mentita insegna. + +56 + + L'eloquenza del Greco assai potea; + ma più de l'eloquenza potea molto + l'obbligo grande che Ruggier gli avea, + da mai non ne dovere essere isciolto: + sì che quantunque duro gli parea, + e non possibil quasi; pur con volto, + più che con cor giocondo, gli rispose + ch'era per far per lui tutte le cose. + +57 + + Ben che da fier dolor, tosto che questa + parola ha detta, il cor ferir si senta, + che giorno e notte e sempre lo molesta, + sempre l'affligge e sempre lo tormenta, + e vegga la sua morte manifesta; + pur è mai per dir che se ne penta; + che prima ch'a Leon non ubbidire, + mille volte, non ch'una, è per morire. + +58 + + Ben certo è di morir; perché, se lascia + la donna, ha da lasciar la vita ancora: + o che l'accorerà il duolo e l'ambascia; + o se 'l duolo e l'ambascia non l'accora, + con le man proprie squarcerà la fascia + che cinge l'alma, e ne la trarrà fuora; + ch'ogni altra cosa più facil gli fia, + che poter lei veder, che sua non sia. + +59 + + Gli è di morir disposto; ma che sorte + di morte voglia far, non sa dir anco. + Pensa talor di fingersi men forte, + e porger nudo alla donzella il fianco; + che non fu mai la più beata morte, + che se per man di lei venisse manco. + Poi vede, se per lui resta che moglie + sia di Leon, che l'obbligo non scioglie: + +60 + + perché ha promesso contra Bradamante + entrare in campo a singular battaglia; + non simulare, e farne sol sembiante, + sì che Leon di lui poco si vaglia. + Dunque starà nel detto suo costante; + e ben che or questo or quel pensier l'assaglia, + tutti li scaccia, e solo a questo cede, + il qual l'esorta a non mancar di fede. + +61 + + Avea già fatto apparecchiar Leone, + con licenza del patre Costantino, + arme e cavalli, e un numer di persone + qual gli convenne, e entrato era in camino; + e seco avea Ruggiero, a cui le buone + arme avea fatto rendere e Frontino: + e tanto un giorno e un altro e un altro andaro + ch'in Francia ed a Parigi si trovaro. + +62 + + Non volse entrar Leon ne la cittate, + e i padiglioni alla campagna tese; + e fe' il medesmo dì per imbasciate, + che di sua giunta il re di Francia intese. + L'ebbe il re caro; e gli fu più fiate, + donando e visitandolo, cortese. + De la venuta sua la cagion disse + Leone, e lo pregò che l'espedisse: + +63 + + ch'entrar facesse in campo la donzella + che marito non vuol di lei men forte; + quando venuto era per fare o ch'ella + moglier gli fosse, o che gli desse morte. + Carlo tolse l'assunto, e fece quella + comparir l'altro dì fuor de le porte, + ne lo steccato che la notte sotto + all'alte mura fu fatto di botto. + +64 + + La notte ch'andò inanzi al terminato + giorno de la battaglia, Ruggiero ebbe + simile a quella che suole il dannato + aver, che la matina morir debbe. + Eletto avea combatter tutto armato, + perch'esser conosciuto non vorrebbe; + né lancia né destriero adoprar volse, + né, fuor che 'l brando, arme d'offesa tolse. + +65 + + Lancia non tolse; non perché temesse + di quella d'or, che fu de l'Argalia, + e poi d'Astolfo a cui costei successe, + che far gli arcion votar sempre solia: + perché nessun, ch'ella tal forza avesse, + o fosse fatta per negromanzia, + avea saputo, eccetto quel re solo + che far la fece e la donò al figliuolo. + +66 + + Anzi Astolfo e la donna, che portata + l'aveano poi, credean che non l'incanto, + ma la propria possanza fosse stata, + che dato loro in giostra avesse il vanto; + e che con ogni altra asta ch'incontrata + fosse da lor, farebbono altretanto. + La cagion sola, che Ruggier non giostra, + è per non far del suo Frontino mostra: + +67 + + che lo potria la donna facilmente + conoscer, se da lei fosse veduto; + però che cavalcato, e lungamente + in Montalban l'avea seco tenuto. + Ruggier che solo studia e solo ha mente + come da lei non sia riconosciuto, + né vuol Frontin, né vuol cos'altra avere, + che di far di sé indizio abbia potere. + +68 + + A questa impresa un'altra spada volle; + che ben sapea che contra a Balisarda + saria ogn'osbergo, come pasta, molle; + ch'alcuna tempra quel furor non tarda: + e tutto 'l taglio anco a quest'altra tolle + con un martello, e la fa men gagliarda. + Con quest'arme Ruggiero al primo lampo + ch'apparve all'orizzonte, entrò nel campo. + +69 + + E per parer Leon, le sopraveste + che dianzi ebbe Leon, s'ha messe indosso; + e l'aquila de l'or con le due teste + porta dipinta ne lo scudo rosso. + E facilmente si potean far queste + finzion; ch'era ugualmente grande e grosso + l'un come l'altro. Appresentossi l'uno; + l'altro non si lasciò veder d'alcuno. + +70 + + Era la voluntà de la donzella + da quest'altra diversa di gran lunga; + che, se Ruggier su la spada martella + per rintuzzarla, che non tagli o punga, + la sua la donna aguzza, e brama ch'ella + entri nel ferro, e sempre al vivo giunga, + anzi ogni colpo sì ben tagli e fore, + che vada sempre a ritrovargli il core. + +71 + + Qual su le mosse il barbaro si vede, + che 'l cenno del partir fugoso attende, + né qua né là poter fermare il piede, + gonfiar le nare, e che l'orecchie tende; + tal l'animosa donna che non crede + che questo sia Ruggier con chi contende, + aspettando la tromba, par che fuoco + ne le vene abbia, e non ritrovi loco. + +72 + + Qual talor, dopo il tuono, orrido vento + subito segue, che sozzopra volve + l'ondoso mare, e leva in un momento + da terra fin al ciel l'oscura polve; + fuggon le fiere, e col pastor l'armento; + l'aria in grandine e in pioggia si risolve; + udito il segno la donzella, tale + stringe la spada, e 'l suo Ruggiero assale. + +73 + + Ma non più quercia antica, o grosso muro + di ben fondata torre a borea cede, + né più all'irato mar lo scoglio duro, + che d'ogni intorno il dì e la notte il fiede; + che sotto l'arme il buon Ruggier sicuro, + che già al troiano Ettòr Vulcano diede, + ceda all'odio e al furor che lo tempesta + or ne' fianchi, or nel petto, or ne la testa. + +74 + + Quando di taglio la donzella, quando + mena di punta; e tutta intenta mira + ove cacciar tra ferro e ferro il brando, + sì che si sfoghi e disacerbi l'ira. + Or da un lato, or da un altro il va tentando; + quando di qua, quando di là s'aggira; + e si rode e si duol che non le avegna + mai fatta alcuna cosa che disegna. + +75 + + Come chi assedia una città che forte + sia di buon fianchi e di muraglia grossa, + spesso l'assalta, or vuol batter le porte, + or l'alte torri, or atturar la fossa; + e pone indarno le sue genti a morte, + né via sa ritrovar ch'entrar vi possa: + così molto s'affanna e si travaglia, + né può la donna aprir piastra né maglia. + +76 + + Quando allo scudo e quando al buon elmetto, + quando all'osbergo fa gittar scintille + con colpi ch'alle braccia, al capo, al petto + mena dritti e riversi, e mille e mille, + e spessi più, che sul sonante tetto + la grandine far soglia de le ville. + Ruggier sta su l'avviso, e si difende + con gran destrezza, e lei mai non offende. + +77 + + Or si ferma, or volteggia, or si ritira, + e con la man spesso accompagna il piede. + Porge or lo scudo, ed or la spada gira + ove girar la man nimica vede. + O lei non fere, o se la fere, mira + ferirla in parte ove men nuocer crede. + La donna, prima che quel dì s'inchine, + brama di dare alla battaglia fine. + +78 + + Si ricordò del bando, e si ravvide + del suo periglio, se non era presta; + che se in un dì non prende o non uccide + il suo domandator, presa ella resta. + Era già presso ai termini d'Alcide + per attuffar nel mar Febo la testa, + quando ella cominciò di sua possanza + a difidarsi, e perder la speranza. + +79 + + Quanto mancò più la speranza, crebbe + tanto più l'ira, e radoppiò le botte; + che pur quell'arme rompere vorrebbe, + ch'in tutto un dì non avea ancora rotte: + come colui ch'al lavorio che debbe, + sia stato lento, e già vegga esser notte, + s'affretta indarno, si travaglia e stanca, + fin che la forza a un tempo e il dì gli manca. + +80 + + O misera donzella, se costui + tu conoscessi, a cui dar morte brami, + se lo sapessi esser Ruggier, da cui + de la tua vita pendono li stami; + so ben ch'uccider te, prima che lui, + vorresti; che di te so che più l'ami: + e quando lui Ruggiero esser saprai, + di questi colpi ancor, so, ti dorrai. + +81 + + Carlo e molt'altri seco, che Leone + esser costui credeansi, e non Ruggiero, + veduto come in arme, al paragone + di Bradamante, forte era e leggiero; + e, senza offender lei, con che ragione + difender si sapea; mutan pensiero, + e dicon: — Ben convengono amendui; + ch'egli è di lei ben degno, ella di lui. — + +82 + + Poi che Febo nel mar tutt'è nascoso, + Carlo, fatta partir quella battaglia, + giudica che la donna per suo sposo + prenda Leon, né ricusar lo vaglia. + Ruggier, senza pigliar quivi riposo, + senz'elmo trarsi o alleggierirsi maglia, + sopra un picciol ronzin torna in gran fretta + ai padiglioni ove Leon l'aspetta. + +83 + + Gittò Leone al cavallier le braccia + duo volte e più fraternamente al collo; + e poi, trattogli l'elmo da la faccia, + di qua e di là con grande amor baciollo. + — Vo' (disse) che di me sempre tu faccia + come ti par; che mai trovar satollo + non mi potrai, che me e lo stato mio + spender tu possa ad ogni tuo disio. + +84 + + Né veggo ricompensa che mai questa + obligazion ch'io t'ho, possi disciorre; + e non, s'ancora io mi levi di testa + la mia corona, e a te la venghi a porre. — + Ruggier, di cui la mente ange e molesta + alto dolore, e che la vita aborre, + poco risponde, e l'insegne gli rende, + che n'avea aute, e 'l suo liocorno prende. + +85 + + E stanco dimostrandosi e svogliato, + più tosto che poté, da lui levosse; + ed al suo alloggiamento ritornato, + poi che fu mezzanotte, tutto armosse; + e sellato il destrier, senza commiato, + e senza che d'alcun sentito fosse, + sopra vi salse, e si drizzò al camino + che più piacer gli parve al suo Frontino. + +86 + + Frontino or per via dritta or per via torta, + quando per selve e quando per campagna + il suo signor tutta la notte porta, + che non cessa un momento che non piagna: + chiama la morte, e in quella si conforta, + che l'ostinata doglia sola fragna; + né vede, altro che morte, chi finire + possa l'insopportabil suo martire. + +87 + + — Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere, + che così m'abbia a un punto ogni ben tolto? + Deh, s'io non vo' l'ingiuria sostenere + senza vendetta, incontra a cui mi volto? + Fuor che me stesso, altri non so vedere, + che m'abbia offeso ed in miseria volto. + Io m'ho dunque di me contra a me stesso + da vendicar, c'ho tutto il mal commesso. + +88 + + Pur, quando io avessi fatto solamente + a me l'ingiuria, a me forse potrei + donar perdon, se ben difficilmente; + anzi vo' dir che far non lo vorrei: + or quanto, poi che Bradamante sente + meco l'ingiuria ugual, men lo farei? + Quando bene a me ancora io perdonassi, + lei non convien ch'invendicata lassi. + +89 + + Per vendicar lei dunque debbo e voglio + ogni modo morir, né ciò mi pesa; + ch'altra cosa non so ch'al mio cordoglio, + fuor che la morte, far possa difesa. + Ma sol, ch'allora io non mori', mi doglio, + che fatto ancora io non le aveva offesa. + Oh me felice, s'io moriva allora + ch'era prigion de la crudel Teodora! + +90 + + Se ben m'avesse ucciso, tormentato + prima ad arbitrio di sua crudeltade, + da Bradamante almeno avrei sperato + di ritrovare al mio caso pietade. + Ma quando ella saprà ch'avrò più amato + Leon di lei, e di mia volontade + io me ne sia, perch'egli l'abbia, privo; + avrà ragion d'odiarmi e morto e vivo. — + +91 + + Questo dicendo e molte altre parole + che sospiri accompagnano e singulti, + si trova all'apparir del nuovo sole + fra scuri boschi, in luoghi strani e inculti; + e perché è disperato, e morir vuole, + e, più che può, che 'l suo morir s'occulti, + questo luogo gli par molto nascosto, + ed atto a far quant'ha di sé disposto. + +92 + + Entra nel folto bosco, ove più spesse + l'ombrose frasche e più intricate vede; + ma Frontin prima al tutto sciolto messe + da sé lontano, e libertà gli diede. + — O mio Frontin (gli disse), s'a me stesse + di dare a' merti tuoi degna mercede, + avresti a quel destrier da invidiar poco, + che volò al cielo, e fra le stelle ha loco. + +93 + + Cillaro, so, non fu, non fu Arione + di te miglior, né meritò più lode; + né alcun altro destrier di cui menzione + fatta da' Greci o da' Latini s'ode. + Se ti fur par ne l'altre parti buone, + di questa so ch'alcun di lor non gode, + di potersi vantar ch'avuto mai + abbia il pregio e l'onor che tu avuto hai; + +94 + + poi ch'alla più che mai sia stata o sia + donna gentile e valorosa e bella + sì caro stato sei, che ti nutria, + e di sua man ti ponea freno e sella. + Caro eri alla mia donna: ah perché mia + la dirò più, se mia non è più quella? + s'io l'ho donata ad altri? Ohimè! che cesso + di volger questa spada ora in me stesso? — + +95 + + Se Ruggier qui s'affligge e si tormenta, + e le fere e gli augelli a pietà muove + (ch'altri non è che questi gridi senta + né vegga il pianto che nel sen gli piove), + non dovete pensar che più contenta + Bradamante in Parigi si ritrove, + poi che scusa non ha che la difenda, + o più l'indugi, che Leon non prenda. + +96 + + Ella, prima ch'avere altro consorte + che 'l suo Ruggier, vuol far ciò che può farsi; + mancar del detto suo; Carlo e la corte, + i parenti e gli amici inimicarsi: + e quando altro non possa, al fin la morte + o col veneno o con la spada darsi; + che le par meglio assai non esser viva, + che, vivendo, restar di Ruggier priva. + +97 + + — Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito? + Puote esser che tu sia tanto discosto, + che tu non abbi questo bando udito, + a nessun altro, fuor ch'a te, nascosto? + Se tu 'l sapesse, io so che comparito + nessun altro saria di te più tosto. + Misera me! ch'altro pensar mi deggio, + se non quel che pensar si possa peggio? + +98 + + Come è, Ruggier, possibil che tu solo + non abbi quel che tutto il mondo ha inteso? + Se inteso l'hai, né sei venuto a volo, + come esser può che non sii morto o preso? + Ma chi sapesse il ver, questo figliuolo + di Costantin t'avrà alcun laccio teso; + il traditor t'avrà chiusa la via, + acciò prima di lui tu qui non sia. + +99 + + Da Carlo impetrai grazia, ch'a nessuno + men di me forte avessi ad esser data, + con credenza che tu fossi quell'uno + a cui star contra io non potessi armata. + Fuor che te solo, io non stimava alcuno: + ma de l'audacia mia m'ha Dio pagata; + poi che costui che mai più non fe' impresa + d'onore in vita sua, così m'ha presa. + +100 + + Se però presa son per non avere + uccider lui né prenderlo potuto; + il che non mi par giusto; né al parere + mai son per star, ch'in questo ha Carlo avuto. + So ch'incostante io mi farò tenere, + se da quel c'ho già detto ora mi muto; + ma né la prima son né la sezzaia, + la qual paruta sia incostante, e paia. + +101 + + Basti che nel servar fede al mio amante, + d'ogni scoglio più salda mi ritrovi, + e passi in questo di gran lunga quante + mai furo ai tempi antichi, o sieno ai nuovi. + Che nel resto mi dichino incostante, + non curo, pur che l'incostanza giovi: + pur ch'io non sia di costui torre astretta, + volubil più che foglia anco sia detta. — + +102 + + Queste parole ed altre, ch'interrotte + da sospiri e da pianti erano spesso, + seguì dicendo tutta quella notte + ch'all'infelice giorno venne appresso. + Ma poi che dentro alle cimerie grotte + con l'ombre sue Notturno fu rimesso, + il ciel, ch'eternamente avea voluto + farla di Ruggier moglie, le diè aiuto. + +103 + + Fe' la mattina la donzella altiera + Marfisa inanzi a Carlo comparire, + dicendo ch'al fratel suo Ruggier era + fatto gran torto, e nol volea patire, + che gli fosse levata la mogliera, + né pure una parola gliene dire: + e contra chi si vuol di provar toglie, + che Bradamante di Ruggiero è moglie. + +104 + + E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole, + quando pur di negarlo fosse ardita, + ch'in sua presenza ella ha quelle parole + dette a Ruggier, che fa chi si marita; + e con la cerimonia che si suole, + già sì tra lor la cosa è stabilita, + che più di sé non possono disporre, + né l'un l'altro lasciar, per altri torre. + +105 + + Marfisa, o 'l vero o 'l falso che dicesse, + pur lo dicea, ben credo con pensiero, + perché Leon più tosto interrompesse + a dritto e a torto, che per dire il vero, + e che di volontade lo facesse + di Bradamante, che a riaver Ruggiero + ed escluder Leon, né la più onesta + né la più breve via vedea di questa. + +106 + + Turbato il re di questa cosa molto, + Bradamante chiamar fa immantinente; + e quanto di provar Marfisa ha tolto, + le fa sapere, ed ecci Amon presente. + Tien Bradamante chino a terra il volto, + e confusa non niega né consente, + in guisa che comprender di leggiero + si può che Marfisa abbia detto il vero. + +107 + + Piace a Rinaldo, e piace a quel d'Anglante + tal cosa udir, ch'esser potrà cagione + che 'l parentado non andrà più inante, + che già conchiuso aver credea Leone; + e pur Ruggier la bella Bradamante + mal grado avrà de l'ostinato Amone; + e potran senza lite, e senza trarla + di man per forza al padre, a Ruggier darla. + +108 + + Che se tra lor queste parole stanno, + la cosa è ferma, e non andrà per terra, + così atterràn quel che promesso gli hanno, + più onestamente e senza nuova guerra. + — Questo è (diceva Amon), questo è un inganno + contra me ordito: ma 'l pensier vostro erra; + ch'ancor che fosse ver quanto voi finto + tra voi v'avete, io non son però vinto. + +109 + + Che prosupposto (che né ancor confesso, + né vo' credere ancor) ch'abbia costei + scioccamente a Ruggier così promesso, + come voi dite, e Ruggiero abbia a lei; + quando e dove fu questo? che più espresso, + più chiaro e piano intenderlo vorrei. + Stato so che non è, se non è stato + prima che Ruggier fosse battezzato. + +110 + + Ma se gli è stato inanzi che cristiano + fosse Ruggier, non vo' che me ne caglia; + ch'essendo ella fedele, egli pagano, + non crederò che 'l matrimonio vaglia. + Non si debbe per questo essere invano + posto al risco Leon de la battaglia; + né il nostro imperator credo vogli anco + venir del detto suo per questo manco. + +111 + + Quel ch'or mi dite, era da dirmi quando + era intera la cosa, né ancor fatto + a prieghi costei Carlo avea il bando + che qui Leone alla battaglia ha tratto. — + Così contra Rinaldo e contra Orlando + Amon dicea, per rompere il contratto + fra quei duo amanti; e Carlo stava a udire, + né per l'un né per l'altro volea dire. + +112 + + Come si senton, s'austro o borea spira, + per l'alte selve murmurar le fronde; + o come soglion, s'Eolo s'adira + contra Nettunno, al lito fremer l'onde: + così un rumor che corre e che s'aggira, + e che per tutta Francia si difonde, + di questo dà da dire e da udir tanto, + ch'ogni altra cosa è muta in ogni canto. + +113 + + Chi parla per Ruggier, chi per Leone; + ma la più parte è con Ruggiero in lega: + son dieci e più per un che n'abbia Amone. + L'imperator né qua né là si piega; + ma la causa rimette alla ragione, + ed al suo parlamento la delega. + Or vien Marfisa, poi ch'è diferito + lo sponsalizio, e pon nuovo partito; + +114 + + e dice: — Con ciò sia ch'esser non possa + d'altri costei, fin che 'l fratel mio vive; + se Leon la vuol pur, suo ardire e possa + adopri sì, che lui di vita prive: + e chi manda di lor l'altro alla fossa, + senza rivale al suo contento arrive. — + Tosto Carlo a Leon fa intender questo, + come anco intender gli avea fatto il resto. + +115 + + Leon che, quando seco il cavalliero + del liocorno sia, si tien sicuro + di riportar vittoria di Ruggiero, + né gli abbia alcun assunto a parer duro; + non sappiendo che l'abbia il dolor fiero + tratto nel bosco solitario e oscuro, + ma che, per tornar tosto, uno o due miglia + sia andato a spasso, il mal partito piglia. + +116 + + Ben se ne pente in breve; che colui + del qual più del dover si promettea, + non comparve quel dì, né gli altri dui + che lo seguir, né nuova se n'avea; + e tor questa battaglia senza lui + contra Ruggier, sicur non gli parea: + mandò, per schivar dunque danno e scorno, + per trovar il guerrier dal liocorno. + +117 + + Per cittadi mandò, ville e castella, + d'appresso e da lontan, per ritrovarlo; + né contento di questo, montò in sella + egli in persona, e si pose a cercarlo. + Ma non n'avrebbe avuto già novella, + né l'avria avuta uom di quei di Carlo, + se non era Melissa che fe' quanto + mi serbo a farvi udir ne l'altro canto. + + + + +CANTO QUARANTASEIESIMO + + +1 + + Or, se mi mostra la mia carta il vero, + non è lontano a discoprirsi il porto; + sì che nel lito i voti scioglier spero + a chi nel mar per tanta via m'ha scorto; + ove, o di non tornar col legno intero, + o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto. + Ma mi par di veder, ma veggo certo, + veggo la terra, e veggo il lito aperto. + +2 + + Sento venir per allegrezza un tuono + che fremer l'aria e rimbombar fa l'onde: + odo di squille, odo di trombe un suono + che l'alto popular grido confonde. + Or comincio a discernere chi sono + questi che empion del porto ambe le sponde. + Par che tutti s'allegrino ch'io sia + venuto a fin di così lunga via. + +3 + + Oh di che belle e sagge donne veggio, + oh di che cavallieri il lito adorno! + Oh di ch'amici, a chi in eterno deggio + per la letizia c'han del mio ritorno! + Mamma e Ginevra e l'altre da Correggio + veggo del molo in su l'estremo corno: + Veronica da Gambera è con loro, + sì grata a Febo e al santo aonio coro. + +4 + + Veggo un'altra Genevra, pur uscita + del medesmo sangue, e Iulia seco; + veggo Ippolita Sforza, e la notrita + Damigella rivulzia al sacro speco: + veggo te, Emilia Pia, te, Margherita, + ch'Angela Borgia e Graziosa hai teco. + Con Ricciarda da Este ecco le belle + Bianca e Diana, e l'altre lor sorelle. + +5 + + Ecco la bella, ma più saggia e onesta, + Barbara Turca, e la compagna è Laura: + non vede il sol di più bontà di questa + coppia da l'Indo all'estrema onda maura. + Ecco Genevra che la Malatesta + casa col suo valor sì ingemma e inaura, + che mai palagi imperiali o regi + non ebbon più onorati e degni fregi. + +6 + + S'a quella etade ella in Arimino era, + quando superbo de la Gallia doma + Cesar fu in dubbio, s'oltre alla riviera + dovea passando inimicarsi Roma; + crederò che piegata ogni bandiera, + e scarca di trofei la ricca soma, + tolto avria leggi e patti a voglia d'essa, + né forse mai la libertade oppressa. + +7 + + Del mio signor di Bozolo la moglie, + la madre, le sirocchie e le cugine, + e le Torelle con le Bentivoglie, + e le Visconte e le Palavigine; + ecco qui a quante oggi ne sono, toglie, + e a quante o greche o barbere o latine + ne furon mai, di quai la fama s'oda, + di grazia e di beltà la prima loda, + +8 + + Iulia Gonzaga, che dovunque il piede + volge, e dovunque i sereni occhi gira, + non pur ogn'altra di beltà le cede, + ma, come scesa dal ciel dea, l'ammira. + La cognata è con lei, che di sua fede + non mosse mai, perché l'avesse in ira + Fortuna che le fe' lungo contrasto. + Ecco Anna d'Aragon, luce del Vasto; + +9 + + Anna, bella, gentil, cortese e saggia, + di castità, di fede e d'amor tempio. + La sorella è con lei, ch'ove ne irraggia + l'alta beltà, ne pate ogn'altra scempio. + Ecco chi tolto ha da la scura spiaggia + di Stige, e fa con non più visto esempio, + mal grado de le Parche e de la Morte, + splender nel ciel l'invitto suo consorte. + +10 + + Le Ferrarese mie qui sono, e quelle + de la corte d'Urbino; e riconosco + quelle di Mantua, e quante donne belle + ha Lombardia, quante il paese tosco. + Il cavallier che tra lor viene, e ch'elle + onoran sì, s'io non ho l'occhio losco, + da la luce offuscato de' bei volti, + è 'l gran lume aretin, l'Unico Accolti. + +11 + + Benedetto, il nipote, ecco là veggio, + c'ha purpureo il capel, purpureo il manto, + col cardinal di Mantua e col Campeggio, + gloria e splendor del consistorio santo: + e ciascun d'essi noto (o ch'io vaneggio) + al viso e ai gesti rallegrarsi tanto + del mio ritorno, che non facil parmi + ch'io possa mai di tanto obligo trarmi. + +12 + + Con lor Lattanzio e Claudio Tolomei, + e Paulo Pansa e 'l Dresino e Latino + Iuvenal parmi, e i Capilupi miei, + e 'l Sasso e 'l Molza e Florian Montino; + e quel che per guidarci ai rivi ascrei + mostra piano e più breve altro camino, + Iulio Camillo; e par ch'anco io ci scerna, + Marco Antonio Flaminio, il Sanga, il Berna. + +13 + + Ecco Alessandro, il mio signor, Farnese: + oh dotta compagnia che seco mena! + Fedro, Capella, Porzio, il bolognese + Filippo, il Volterano, il Madalena, + Blosio, Pierio, il Vida cremonese, + d'alta facondia inessicabil vena, + e Lascari e Mussuro e Navagero, + e Andrea Marone e 'l monaco Severo. + +14 + + Ecco altri duo Alessandri in quel drappello, + dagli Orologi l'un, l'altro il Guarino. + Ecco Mario d'Olvito, ecco il flagello + de' principi, il divin Pietro Aretino. + Duo Ieronimi veggo, l'uno è quello + di Veritade, e l'altro il Cittadino. + Veggo il Mainardo, veggo il Leoniceno, + il Pannizzato, e Celio e il Teocreno. + +15 + + Là Bernardo Capel, là veggo Pietro + Bembo, che 'l puro e dolce idioma nostro, + levato fuor del volgare uso tetro, + quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro. + Guasparro Obizi è quel che gli vien dietro, + ch'ammira e osserva il sì ben speso inchiostro. + Io veggo il Fracastorio, il Bevazano, + Trifon Gabriele, e il Tasso più lontano. + +16 + + Veggo Nicolò Tiepoli, e con esso + Nicolò Amanio in me affissar le ciglia; + Anton Fulgoso ch'a vedermi appresso + al lito mostra gaudio e maraviglia. + Il mio Valerio è quel che là s'è messo + fuor de le donne; e forse si consiglia + col Barignan c'ha seco, come, offeso + sempre da lor, non ne sia sempre acceso. + +17 + + Veggo sublimi e soprumani ingegni + di sangue e d'amor giunti, il Pico e il Pio. + Colui che con lor viene, e da' più degni + ha tanto onor, mai più non conobbi io; + ma, se me ne fur dati veri segni, + è l'uom che di veder tanto desio, + Iacobo Sanazar, ch'alle Camene + lasciar fa i monti ed abitar l'arene. + +18 + + Ecco il dotto, il fedele, il diligente + secretario Pistofilo, ch'insieme + con gli Acciaiuoli e con l'Angiar mio sente + piacer, che più del mar per me non teme. + Annibal Malaguzzo, il mio parente, + veggo con l'Adoardo, che gran speme + mi dà, ch'ancor del mio nativo nido + udir farà da Calpe agli Indi il grido. + +19 + + Fa Vittor Fausto, fa il Tancredi festa + di rivedermi, e la fanno altri cento. + Veggo le donne e gli uomini di questa + mia ritornata ognun parer contento. + Dunque, a finir la breve via che resta, + non sia più indugio, or ch'ho propizio il vento; + e torniamo a Melissa, e con che aita + salvò, diciamo, al buon Ruggier la vita. + +20 + + Questa Melissa, come so che detto + v'ho molte volte, avea sommo desire + che Bradamante con Ruggier di stretto + nodo s'avesse in matrimonio a unire; + e d'ambi il bene e il male avea sì a petto, + che d'ora in ora ne volea sentire. + Per questo spirti avea sempre per via, + che, quando andava l'un, l'altro venìa. + +21 + + In preda del dolor tenace e forte + Ruggier tra le scure ombre vide posto, + il qual di non gustar d'alcuna sorte + mai più vivanda fermo era e disposto, + e col digiun si volea dar la morte: + ma fu l'aiuto di Melissa tosto; + che, del suo albergo uscita, la via tenne + ove in Leone ad incontrar si venne: + +22 + + il qual mandato, l'uno a l'altro appresso, + sua gente avea per tutti i luoghi intorno; + e poscia era in persona andato anch'esso + per trovare il guerrier dal liocorno. + La saggia incantatrice, la qual messo + freno e sella a uno spirto avea quel giorno, + e l'avea sotto in forma di ronzino, + trovò questo figliuol di Costantino. + +23 + + — Se de l'animo è tal la nobiltate, + qual fuor, signor (diss'ella), il viso mostra; + se la cortesia dentro e la bontade + ben corrisponde alla presenza vostra, + qualche conforto, qualche aiuto date + al miglior cavallier de l'età nostra; + che s'aiuto non ha tosto e conforto, + non è molto lontano a restar morto. + +24 + + Il miglior cavallier, che spada a lato + e scudo in braccio mai portassi o porti; + il più bello e gentil ch'al mondo stato + mai sia di quanti ne son vivi o morti, + sol per un'alta cortesia c'ha usato, + sta per morir, se non ha chi 'l conforti. + Per Dio, signor, venite, e fate prova + s'allo suo scampo alcun consiglio giova. — + +25 + + Ne l'animo a Leon subito cade + che 'l cavallier di chi costei ragiona, + sia quel che per trovar fa le contrade + cercare intorno, e cerca egli in persona; + sì ch'a lei dietro, che gli persuade + sì pietosa opra, in molta fretta sprona: + la qual lo trasse (e non fer gran camino) + ove alla morte era Ruggier vicino. + +26 + + Lo ritrovar che senza cibo stato + era tre giorni, e in modo lasso e vinto, + ch'in piè a fatica si saria levato, + per ricader, se ben non fosse spinto. + Giacea disteso in terra tutto armato, + con l'elmo in testa, e de la spada cinto; + e guancial de lo scudo s'avea fatto, + in che 'l bianco liocorno era ritratto. + +27 + + Quivi pensando quanta ingiuria egli abbia + fatto alla donna, e quanto ingrato e quanto + isconoscente le sia stato, arrabbia, + non pur si duole; e se n'affligge tanto, + che si morde le man, morde le labbia, + sparge le guance di continuo pianto; + e per la fantasia che v'ha sì fissa, + né Leon venir sente né Melissa; + +28 + + né per questo interrompe il suo lamento, + né cessano i sospir, né il pianto cessa. + Leon si ferma, e sta ad udire intento; + poi smonta del cavallo, e se gli appressa. + Amore esser cagion di quel tormento + conosce ben; ma la persona espressa + non gli è, per cui sostien tanto martire; + ch'anco Ruggier non glie l'ha fatto udire. + +29 + + Più inanzi, e poi più inanzi i passi muta, + tanto che se gli accosta a faccia a faccia; + e con fraterno affetto lo saluta, + e se gli china a lato, e al collo abbraccia. + Io non so quanto ben questa venuta + di Leone improvisa a Ruggier piaccia; + che teme che lo turbi e gli dia noia, + e se gli voglia oppor, perché non muoia. + +30 + + Leon con le più dolci e più soavi + parole che sa dir, con quel più amore + che può mostrar, gli dice: — Non ti gravi + d'aprirmi la cagion del tuo dolore; + che pochi mali al mondo son sì pravi, + che l'uomo trar non se ne possa fuore, + se la cagion si sa; né debbe privo + di speranza esser mai, fin che sia vivo. + +31 + + Ben mi duol che celar t'abbi voluto + da me, che sai s'io ti son vero amico, + non sol dipoi ch'io ti son sì tenuto, + che mai dal nodo tuo non mi districo, + ma fin allora ch'avrei causa avuto + d'esserti sempre capital nimico; + e dèi sperar ch'io sia per darti aita + con l'aver, con gli amici e con la vita. + +32 + + Di meco conferir non ti rincresca + il tuo dolore, e lasciami far prova, + se forza, se lusinga, acciò tu n'esca, + se gran tesor, s'arte, s'astuzia giova. + Poi, quando l'opra mia non ti riesca, + la morte sia ch'al fin te ne rimuova: + ma non voler venir prima a quest'atto, + che ciò che si può far, non abbi fatto. — + +33 + + E seguitò con sì efficaci prieghi, + e con parlar sì umano e sì benigno, + che non può far Ruggier che non si pieghi; + che né di ferro ha il cor né di macigno, + e vede, quando la risposta nieghi, + che farà discortese atto e maligno. + Risponde; ma due volte o tre s'incocca + prima il parlar, ch'uscir voglia di bocca. + +34 + + — Signor mio (disse al fin), quando saprai + colui ch'io son (che son per dirtel ora), + mi rendo certo che di me sarai + non men contento, e forse più, ch'io muora. + Sappi ch'io son colui che sì in odio hai: + io son Ruggier ch'ebbi te in odio ancora; + e che con intenzion di porti a morte, + già son più giorni, usci' di questa corte; + +35 + + acciò per te non mi vedessi tolta + Bradamante, sentendo esser d'Amone + la voluntade a tuo favor rivolta. + Ma perché ordina l'uomo, e Dio dispone, + venne il bisogno ove mi fe' la molta + tua cortesia mutar d'opinione; + e non pur l'odio ch'io t'avea, deposi, + ma fe' ch'esser tuo sempre io mi disposi. + +36 + + Tu mi pregasti, non sapendo ch'io + fossi Ruggier, ch'io ti facessi avere + la donna; ch'altretanto saria il mio + cor fuor del corpo, o l'anima volere. + Se sodisfar più tosto al tuo disio, + ch'al mio, ho voluto, t'ho fatto vedere. + Tua fatta è Bradamante; abbila in pace: + molto più che 'l mio bene, il tuo mi piace. + +37 + + Piaccia a te ancora, se privo di lei + mi son, ch'insieme io sia di vita privo; + che più tosto senz'anima potrei, + che senza Bradamante restar vivo. + Appresso, per averla tu non sei + mai legitimamente, fin ch'io vivo: + che tra noi sposalizio è già contratto, + né duo mariti ella può avere a un tratto. — + +38 + + Riman Leon sì pien di maraviglia, + quando Ruggiero esser costui gli è noto, + che senza muover bocca o batter ciglia + o mutar piè, come una statua, è immoto: + a statua, più ch'ad uomo, s'assimiglia, + che ne le chiese alcun metta per voto. + Ben sì gran cortesia questa gli pare, + che non ha avuto e non avrà mai pare. + +39 + + E conosciutol per Ruggier, non solo + non scema il ben che gli voleva pria; + ma sì l'accresce, che non men del duolo + di Ruggiero egli, che Ruggier, patia. + Per questo, e per mostrarsi che figliuolo + d'imperator meritamente sia, + non vuol, se ben nel resto a Ruggier cede, + ch'in cortesia gli metta inanzi il piede. + +40 + + E dice: — Se quel dì, Ruggier, ch'offeso + fu il campo mio dal valor tuo stupendo, + ancor ch'io t'avea in odio, avessi inteso + che tu fossi Ruggier, come ora intendo; + così la tua virtù m'avrebbe preso, + come fece anco allor, non lo sapendo; + e così spinto dal cor l'odio, e tosto + questo amor ch'io ti porto, v'avria posto. + +41 + + Che prima il nome di Ruggiero odiassi, + ch'io sapessi che tu fosse Ruggiero, + non negherò: ma ch'or più inanzi passi + l'odio ch'io t'ebbi, t'esca del pensiero. + E se, quando di carcere io ti trassi, + n'avesse, come or n'ho, saputo il vero; + il medesimo avrei fatto anco allora, + ch'a benefizio tuo son per far ora. + +42 + + E s'allor volentier fatto l'avrei, + ch'io non t'era, come or sono, obligato; + quant'or più farlo debbo, che sarei, + non lo facendo, il più d'ogn'altro ingrato; + poi che negando il tuo voler, ti sei + privo d'ogni tuo bene, e a me l'hai dato. + Ma te lo rendo, e più contento sono + renderlo a te, ch'aver io avuto il dono. + +43 + + Molto più a te, ch'a me, costei conviensi, + la qual, ben ch'io per li suoi merit'ami, + non è però, s'altri l'avrà, ch'io pensi, + come tu, al viver mio romper li stami. + Non vo' che la tua morte mi dispensi, + che possi, sciolto ch'ella avrà i legami + che son del matrimonio ora fra voi, + per legitima moglie averla io poi. + +44 + + Non che di lei, ma restar privo voglio + di ciò c'ho al mondo, e de la vita appresso, + prima che s'oda mai ch'abbia cordoglio + per mia cagion tal cavalliero oppresso. + De la tua difidenza ben mi doglio; + che tu che puoi, non men che di te stesso, + di me dispor, più tosto abbi voluto + morir di duol, che da me avere aiuto. — + +45 + + Queste parole ed altre suggiungendo, + che tutte saria lungo riferire, + e sempre le ragion redarguendo, + ch'in contrario Ruggier gli potea dire; + fe' tanto, ch'al fin disse: — Io mi ti rendo, + e contento sarò di non morire. + Ma quando ti sciorrò l'obligo mai, + ché due volte la vita dato m'hai? — + +46 + + Cibo soave e precioso vino + Melissa ivi portar fece in un tratto; + e confortò Ruggier, ch'era vicino, + non s'aiutando, a rimaner disfatto. + Sentito in questo tempo avea Frontino + cavalli quivi, e v'era accorso ratto. + Leon pigliar da li scudieri suoi + lo fe' e sellare, ed a Ruggier dar poi; + +47 + + il qual con gran fatica, ancor ch'aiuto + avesse da Leon, sopra vi salse: + così quel vigor manco era venuto, + che pochi giorni inanzi in modo valse, + che vincer tutto un campo avea potuto, + e far quel che fe' poi con l'arme false. + Quindi partiti, giunser, che più via + non fer di mezza lega, a una badia: + +48 + + ove posaro il resto di quel giorno, + e l'altro appresso, e l'altro tutto intero, + tanto che 'l cavallier dal liocorno + tornato fu nel suo vigor primiero. + Poi con Melissa e con Leon ritorno + alla città real fece Ruggiero, + e vi trovò che la passata sera + l'imbasciaria de' Bulgari giunt'era. + +49 + + Che quella nazion, la qual s'avea + Ruggiero eletto re, quivi a chiamarlo + mandava questi suoi, che si credea + d'averlo in Francia appresso al magno Carlo: + perché giurargli fedeltà volea, + e dar di sé dominio, e coronarlo. + Lo scudier di Ruggier, che si ritrova + con questa gente, ha di lui dato nuova. + +50 + + De la battaglia ha detto, ch'in favore + de' Bulgari a Belgrado egli avea fatta, + ove Leon col padre imperatore + vinto, e sua gente avea morta e disfatta; + e per questo l'avean fatto signore, + messo da parte ogni uomo di sua schiatta: + e come a Novengrado era poi stato + preso da Ungiardo, e a Teodora dato: + +51 + + e che venuta era la nuova certa, + che 'l suo guardian s'era trovato ucciso, + e lui fuggito, e la prigione aperta: + che poi ne fosse, non v'era altro avviso. + Entrò Ruggier per via molto coperta + ne la città, né fu veduto in viso. + La seguente mattina egli e 'l compagno + Leone appresentossi a Carlo Magno. + +52 + + S'appresentò Ruggier con l'augel d'oro + che nel campo vermiglio avea due teste, + e come disegnato era fra loro, + con le medesme insegne e sopraveste + che, come dianzi ne la pugna foro, + eran tagliate ancor, forate e peste; + sì che tosto per quel fu conosciuto, + ch'avea con Bradamante combattuto. + +53 + + Con ricche vesti e regalmente ornato + Leon senz'arme a par con lui venìa; + e dinanzi e di dietro e d'ogni lato + avea onorata e degna compagnia. + A Carlo s'inchinò, che già levato + se gli era incontra; e avendo tuttavia + Ruggier per man, nel qual intente e fisse + ognuno avea le luci, così disse: + +54 + + — Questo è il buon cavalliero il qual difeso + s'è dal nascer del giorno al giorno estinto; + e poi che Bradamante o morto o preso + o fuor non l'ha de lo steccato spinto, + magnanimo signor, se bene inteso + ha il vostro bando, è certo d'aver vinto, + e d'aver lei per moglie guadagnata; + e così viene, acciò che gli sia data. + +55 + + Oltre che di ragion, per lo tenore + del bando, non v'ha altr'uom da far disegno: + se s'ha da meritarla per valore, + qual cavallier più di costui n'è degno? + s'aver la dee chi più le porta amore, + non è chi 'l passi o ch'arrivi al suo segno. + Ed è qui presto contra a chi s'oppone, + per difender con l'arme sua ragione. — + +56 + + Carlo e tutta la corte stupefatta, + questo udendo, restò; ch'avea creduto + che Leon la battaglia avesse fatta, + non questo cavallier non conosciuto. + Marfisa, che con gli altri quivi tratta + s'era ad udire, e ch'a pena potuto + avea tacer fin che Leon finisse + il suo parlar, si fece inanzi e disse: + +57 + + — Poi che non c'è Ruggier, che la contesa + de la moglier fra sé e costui discioglia; + acciò per mancamento di difesa + così senza rumor non se gli toglia, + io che gli son sorella, questa impresa + piglio contra a ciascun, sia chi si voglia, + che dica aver ragione in Bradamante, + o di merto a Ruggiero andare inante. — + +58 + + E con tant'ira e tanto sdegno espresse + questo parlar, che molti ebber sospetto, + che senza attender Carlo che le desse + campo, ella avesse a far quivi l'effetto. + Or non parve a Leon che più dovesse + Ruggier celarsi, e gli cavò l'elmetto; + e rivolto a Marfisa: — Ecco lui pronto + a rendervi di sé (disse) buon conto. — + +59 + + Quale il canuto Egeo rimase, quando + si fu alla mensa scelerata accorto, + che quello era il suo figlio, al quale, instando + l'iniqua moglie, avea il veneno porto; + e poco più che fosse ito indugiando + di conoscer la spada, l'avria morto: + tal fu Marfisa, quando il cavalliero + ch'odiato avea, conobbe esser Ruggiero. + +60 + + E corse senza indugio ad abbracciarlo, + né dispiccar se gli sapea dal collo. + Rinaldo, Orlando, e di lor prima Carlo + di qua e di là con grand'amor baciollo. + Né Dudon né Olivier d'accarezzarlo, + né 'l re Sobrin si può veder satollo. + Dei paladini e dei baron nessuno + di far festa a Ruggier restò digiuno. + +61 + + Leone, il qual sapea molto ben dire, + finiti che si fur gli abbracciamenti, + cominciò inanzi a Carlo a riferire, + udendo tutti quei ch'eran presenti, + come la gagliardia, come l'ardire + (ancor che con gran danno di sue genti) + di Ruggier, ch'a Belgrado avea veduto, + più d'ogni offesa avea di sé potuto; + +62 + + sì ch'essendo di poi preso e condutto + a colei ch'ogni strazio n'avria fatto, + di prigione egli, mal grado di tutto + il parentado suo, l'aveva tratto; + e come il buon Ruggier, per render frutto + e mercede a Leon del suo riscatto, + fe' l'alta cortesia che sempre a quante + ne furo o saran mai, passarà inante. + +63 + + E seguendo narrò di punto in punto + ciò che per lui fatto Ruggiero avea; + e come poi da gran dolor compunto, + che di lasciar la moglie gli premea, + s'era disposto di morire; e giunto + v'era vicin, se non si soccorrea. + E con sì dolci affetti il tutto espresse, + che quivi occhio non fu ch'asciutto stesse. + +64 + + Rivolse poi con sì efficaci preghi + le sue parole all'ostinato Amone, + che non sol che lo muova, che lo pieghi, + che lo faccia mutar d'opinione; + ma fa ch'egli in persona andar non nieghi + a supplicar Ruggier che gli perdone, + e per padre e per suocero l'accette; + e così Bradamante gli promette. + +65 + + A cui là dove, de la vita in forse, + piangea i suoi casi in camera segreta, + con lieti gridi in molta fretta corse + per più d'un messo la novella lieta: + onde il sangue ch'al cor, quando lo morse + prima il dolor, fu tratto da la pieta, + a questo annunzio il lasciò solo in guisa, + che quasi il gaudio ha la donzella uccisa. + +66 + + Ella riman d'ogni vigor sì vota, + che di tenersi in piè non ha balìa; + ben che di quella forza ch'esser nota + vi debbe, e di quel grande animo sia. + Non più di lei, chi a ceppo, a laccio, a ruota + sia condannato o ad altra morte ria, + e che già agli occhi abbia la benda negra, + gridar sentendo grazia, si rallegra. + +67 + + Si rallegra Mongrana e Chiaramonte, + di nuovo nodo i dui raggiunti rami: + altretanto si duol Gano col conte + Anselmo, e con Falcon Gini e Ginami; + ma pur coprendo sotto un'altra fronte + van lor pensieri invidiosi e grami; + e occasione attendon di vendetta, + come la volpe al varco il lepre aspetta. + +68 + + Oltre che già Rinaldo e Orlando ucciso + molti in più volte avean di quei malvagi; + ben che l'ingiurie fur con saggio avviso + dal re acchetate, ed i commun disagi; + avea di nuovo lor levato il riso + l'ucciso Pinabello e Bertolagi: + ma pur la fellonia tenean coperta, + dissimulando aver la cosa certa. + +69 + + Gli imbasciatori bulgari che in corte + di Carlo eran venuti, come ho detto, + con speme di trovare il guerrier forte + del liocorno, al regno loro eletto; + sentendol quivi, chiamar buona sorte + la lor, che dato avea alla speme effetto; + e riverenti ai piè se gli gittaro, + e che tornassi in Bulgheria il pregaro; + +70 + + ove in Adrianopoli servato + gli era lo scettro e la real corona: + ma venga egli a difendersi lo stato; + ch'a danni lor di nuovo si ragiona + che più numer di gente apparecchiato + ha Costantino, e torna anco in persona: + ed essi, se 'l suo re ponno aver seco, + speran di torre a lui l'imperio greco. + +71 + + Ruggiero accettò il regno, e non contese + ai preghi loro, e in Bulgheria promesse + di ritrovarsi dopo il terzo mese, + quando Fortuna altro di lui non fêsse. + Leone Augusto che la cosa intese, + disse a Ruggier, ch'alla sua fede stesse, + che, poi ch'egli de' Bulgari ha il domìno, + la pace è tra lor fatta e Costantino: + +72 + + né da partir di Francia s'avrà in fretta, + per esser capitan de le sue squadre; + che d'ogni terra ch'abbiano suggetta, + far la rinunzia gli farà dal padre. + Non è virtù che di Ruggier sia detta, + ch'a muover sì l'ambiziosa madre + di Bradamante, e far che 'l genero ami, + vaglia, come ora udir, che re si chiami. + +73 + + Fansi le nozze splendide e reali, + convenienti a chi cura ne piglia: + Carlo ne piglia cura, e le fa quali + farebbe, maritando una sua figlia. + I merti de la donna erano tali, + oltre a quelli di tutta sua famiglia, + ch'a quel signor non parria uscir del segno, + se spendesse per lei mezzo il suo regno. + +74 + + Libera corte fa bandire intorno, + ove sicuro ognun possa venire; + e campo franco sin al nono giorno + concede a chi contese ha da partire. + Fe' alla campagna l'apparato adorno + di rami intesti e di bei fiori ordire, + d'oro e di seta poi, tanto giocondo, + che 'l più bel luogo mai non fu nel mondo. + +75 + + Dentro a Parigi non sariano state + l'innumerabil genti peregrine, + povere e ricche e d'ogni qualitate, + che v'eran, greche, barbare e latine. + Tanti signori, e imbascierie mandate + di tutto 'l mondo, non aveano fine: + erano in padiglion, tende e frascati + con gran commodità tutti alloggiati. + +76 + + Con eccellente e singulare ornato + la notte inanzi avea Melissa maga + il maritale albergo apparecchiato, + di ch'era stata già gran tempo vaga. + Già molto tempo inanzi desiato + questa copula avea quella presaga: + de l'avvenir presaga, sapea quanta + bontade uscir dovea da la lor pianta. + +77 + + Posto avea il genial letto fecondo + in mezzo un padiglione amplo e capace, + il più ricco, il più ornato, il più giocondo + che già mai fosse o per guerra o per pace, + o prima o dopo, teso in tutto 'l mondo; + e tolto ella l'avea dal lito trace: + l'avea di sopra a Costantin levato, + ch'a diporto sul mar s'era attendato. + +78 + + Melissa di consenso di Leone, + o più tosto per dargli maraviglia, + e mostrargli de l'arte paragone, + ch'al gran vermo infernal mette la briglia, + e che di lui, come a lei par, dispone, + e de la a Dio nimica empia famiglia; + fe' da Costantinopoli a Parigi + portare il padiglion dai messi stigi. + +79 + + Di sopra a Costantin ch'avea l'impero + di Grecia, lo levò da mezzo giorno, + con le corde e col fusto, e con l'intero + guernimento ch'avea dentro e d'intorno: + lo fe' portar per l'aria, e di Ruggiero + quivi lo fece alloggiamento adorno. + Poi, finite le nozze, anco tornollo + miraculosamente onde levollo. + +80 + + Eran degli anni appresso che duo milia + che fu quel ricco padiglion trapunto. + Una donzella de la terra d'Ilia, + ch'avea il furor profetico congiunto, + con studio di gran tempo e con vigilia + lo fece di sua man di tutto punto. + Cassandra fu nomata, ed al fratello + inclito Ettòr fece un bel don di quello. + +81 + + Il più cortese cavallier che mai + dovea del ceppo uscir del suo germano + (ben che sapea, da la radice assai + che quel per molti rami era lontano) + ritratto avea nei bei ricami gai + d'oro e di varia seta, di sua mano. + L'ebbe, mentre che visse, Ettorre in pregio + per chi lo fece, e pel lavoro egregio. + +82 + + Ma poi ch'a tradimento ebbe la morte, + e fu 'l popul troian da' Greci afflitto; + che Sinon falso aperse lor le porte, + e peggio seguitò, che non è scritto; + Menelao ebbe il padiglione in sorte, + col quale a capitar venne in Egitto, + ove al re Proteo lo lasciò, se volse + la moglie aver, che quel tiran gli tolse. + +83 + + Elena nominata era colei + per cui lo padiglione a Proteo diede; + che poi successe in man de' Tolomei, + tanto che Cleopatra ne fu erede. + Da le genti d'Agrippa tolto a lei + nel mar Leucadio fu con altre prede: + in man d'Augusto e di Tiberio venne, + e in Roma sin a Costantin si tenne; + +84 + + quel Costantin di cui doler si debbe + la bella Italia, fin che gir il cielo. + Costantin, poi che 'l Tevero gl'increbbe, + portò in Bisanzio il prezioso velo: + da un altro Costantin Melissa l'ebbe. + Oro le corde, avorio era lo stelo; + tutto trapunto con figure belle, + più che mai con pennel facesse Apelle. + +85 + + Quivi le Grazie in abito giocondo + una regina aiutavano al parto: + sì bello infante n'apparia, che 'l mondo + non ebbe un tal dal secol primo al quarto. + Vedeasi Iove, e Mercurio facondo, + Venere e Marte, che l'avevano sparto + a man piene e spargean d'eterei fiori, + di dolce ambrosia e di celesti odori. + +86 + + Ippolito diceva una scrittura + sopra le fasce in lettere minute. + In età poi più ferma l'Aventura + l'avea per mano, e inanzi era Virtute. + Mostrava nove genti la pittura + con veste e chiome lunghe, che venute + a domandar la parte di Corvino + erano al padre il tenero bambino. + +87 + + Da Ercole partirsi riverente + si vede, e da la madre Leonora; + e venir sul Danubio, ove la gente + corre a vederlo, e come un Dio l'adora. + Vedesi il re degli Ungari prudente, + che 'l maturo sapere ammira e onora + in non matura età tenera e molle, + e sopra tutti i suoi baron l'estolle. + +88 + + V'è che negli infantili e teneri anni + lo scettro di Strigonia in man gli pone: + sempre il fanciullo se gli vede a' panni, + sia nel palagio, sia nel padiglione: + o contra Turchi, o contra gli Alemanni + quel re possente faccia espedizione, + Ippolito gli è appresso, e fiso attende + a' magnanimi gesti, e virtù apprende. + +89 + + Quivi si vede, come il fior dispensi + de' suoi primi anni in disciplina ed arte. + Fusco gli è appresso, che gli occulti sensi + chiari gli espone de l'antiche carte. + — Questo schivar, questo seguir conviensi, + se immortal brami e glorioso farte, — + par che gli dica: così avea ben finti + i gesti lor chi già gli avea dipinti. + +90 + + Poi cardinale appar, ma giovinetto, + sedere in Vaticano a consistoro, + e con facondia aprir l'alto intelletto, + e far di sé stupir tutto quel coro. + — Qual fia dunque costui d'età perfetto? + (parean con maraviglia dir tra loro). + Oh se di Pietro mai gli tocca il manto, + che fortunata età! che secol santo! — + +91 + + In altra parte i liberali spassi + erano e i giuochi del giovene illustre. + Or gli orsi affronta sugli alpini sassi, + ora i cingiali in valle ima e palustre: + or s'un gianetto par che 'l vento passi, + seguendo o caprio o cerva multilustre, + che giunta par che bipartita cada + in parti uguali a un sol colpo di spada. + +92 + + Di filosofi altrove e di poeti + si vede in mezzo un'onorata squadra. + Quel gli dipinge il corso de' pianeti, + questi la terra, quello il ciel gli squadra: + questi meste elegie, quel versi lieti, + quel canta eroici, o qualche oda leggiadra. + Musici ascolta, e vari suoni altrove; + né senza somma grazia un passo muove. + +93 + + In questa prima parte era dipinta + del sublime garzon la puerizia. + Cassandra l'altra avea tutta distinta + di gesti di prudenza, di iustizia, + di valor, di modestia, e de la quinta + che tien con lor strettissima amicizia, + dico de la virtù che dona e spende; + de le qual tutte illuminato splende. + +94 + + In questa parte il giovene si vede + col duca sfortunato degl'Insubri, + ch'ora in pace a consiglio con lui siede, + or armato con lui spiega i colubri; + e sempre par d'una medesma fede, + o ne' felici tempi o nei lugubri: + ne la fuga lo segue, lo conforta + ne l'afflizion, gli è nel periglio scorta. + +95 + + Si vede altrove a gran pensieri intento + per salute d'Alfonso e di Ferrara; + che va cercando per strano argumento, + e trova, e fa veder per cosa chiara + al giustissimo frate il tradimento + che gli usa la famiglia sua più cara: + e per questo si fa del nome erede, + che Roma a Ciceron libera diede. + +96 + + Vedesi altrove in arme relucente, + ch'ad aiutar la Chiesa in fretta corre; + e con tumultuaria e poca gente + a un esercito istrutto si va opporre; + e solo il ritrovarsi egli presente + tanto agli Ecclesiastici soccorre, + che 'l fuoco estingue pria ch'arder comince: + sì che può dir, che viene e vede e vince. + +97 + + Vedesi altrove da la patria riva + pugnar incontra la più forte armata, + che contra Turchi o contra gente argiva + da' Veneziani mai fosse mandata: + la rompe e vince, ed al fratel captiva + con la gran preda l'ha tutta donata; + né per sé vedi altro serbarsi lui, + che l'onor sol, che non può dare altrui. + +98 + + Le donne e i cavallier mirano fisi, + senza trarne costrutto, le figure; + perché non hanno appresso che gli avvisi + che tutte quelle sien cose future. + Prendon piacere a riguardare i visi + belli e ben fatti, e legger le scritture. + Sol Bradamante da Melissa istrutta + gode tra sé; che sa l'istoria tutta. + +99 + + Ruggiero, ancor ch'a par di Bradamante + non ne sia dotto, pur gli torna a mente + che fra i nipoti suoi gli solea Atlante + commendar questo Ippolito sovente. + Chi potria in versi a pieno dir le tante + cortesie che fa Carlo ad ogni gente? + Di vari giochi è sempre festa grande, + e la mensa ognor piena di vivande. + +100 + + Vedesi quivi chi è buon cavalliero; + che vi son mille lance il giorno rotte: + fansi battaglie a piedi e a destriero, + altre accoppiate, altre confuse in frotte. + Più degli altri valor mostra Ruggiero, + che vince sempre, e giostra il dì e la notte; + e così in danza, in lotta ed in ogni opra + sempre con molto onor resta di sopra. + +101 + + L'ultimo dì, ne l'ora che 'l solenne + convito era a gran festa incominciato; + che Carlo a man sinistra Ruggier tenne, + e Bradamante avea dal destro lato; + di verso la campagna in fretta venne + contra le mense un cavalliero armato, + tutto coperto egli e 'l destrier di nero, + di gran persona, e di sembiante altiero. + +102 + + Quest'era il re d'Algier, che per lo scorno + che gli fe' sopra il ponte la donzella, + giurato avea di non porsi arme intorno, + né stringer spada, né montare in sella, + fin che non fosse un anno, un mese e un giorno + stato, come eremita, entro una cella. + Così a quel tempo solean per se stessi + punirsi i cavallier di tali eccessi. + +103 + + Se ben di Carlo in questo mezzo intese + e del re suo signore ogni successo; + per non disdirsi, non più l'arme prese, + che se non pertenesse il fatto ad esso. + Ma poi che tutto l'anno e tutto 'l mese + vede finito, e tutto 'l giorno appresso + con nuove arme e cavallo e spada e lancia + alla corte or ne vien quivi in Francia. + +104 + + Senza smontar, senza chinar la testa, + e senza segno alcun di riverenza, + mostra Carlo sprezzar con la sua gesta, + e de tanti signor l'alta presenza. + Maraviglioso e attonito ognun resta, + che si pigli costui tanta licenza. + Lasciano i cibi e lascian le parole + per ascoltar ciò che 'l guerrier dir vuole. + +105 + + Poi che fu a Carlo ed a Ruggiero a fronte, + con alta voce ed orgoglioso grido: + — Son (disse) il re di Sarza, Rodomonte, + che te, Ruggiero, alla battaglia sfido; + e qui ti vo', prima che 'l sol tramonte, + provar ch'al tuo signor sei stato infido; + e che non merti, che sei traditore, + fra questi cavallieri alcun onore. + +106 + + Ben che tua fellonia si vegga aperta, + perché essendo cristian non pòi negarla; + pur per farla apparere anco più certa, + in questo campo vengoti a provarla: + e se persona hai qui che faccia offerta + di combatter per te, voglio accettarla. + Se non basta una, e quattro e sei n'accetto; + e a tutte manterrò quel ch'io t'ho detto. — + +107 + + Ruggiero a quel parlar ritto levosse, + e con licenza rispose di Carlo, + che mentiva egli, e qualunqu'altro fosse, + che traditor volesse nominarlo; + che sempre col suo re così portosse, + che giustamente alcun non può biasmarlo; + e ch'era apparecchiato sostenere + che verso lui fe' sempre il suo dovere: + +108 + + e ch'a difender la sua causa era atto, + senza torre in aiuto suo veruno; + e che sperava di mostrargli in fatto, + ch'assai n'avrebbe e forse troppo d'uno. + Quivi Rinaldo, quivi Orlando tratto, + quivi il marchese, e 'l figlio bianco e 'l bruno, + Dudon, Marfisa, contra il pagan fiero + s'eran per la difesa di Ruggiero; + +109 + + mostrando ch'essendo egli nuovo sposo, + non dovea conturbar le proprie nozze. + Ruggier rispose lor: — State in riposo; + che per me fôran queste scuse sozze. — + L'arme che tolse al Tartaro famoso, + vennero, e fur tutte le lunghe mozze. + Gli sproni il conte Orlando a Ruggier strinse, + e Carlo al fianco la spada gli cinse. + +110 + + Bradamante e Marfisa la corazza + posta gli aveano, e tutto l'altro arnese. + Tenne Astolfo il destrier di buona razza, + tenne la staffa il figlio del Danese. + Feron d'intorno far subito piazza + Rinaldo, Namo ed Olivier marchese: + cacciaro in fretta ognun de lo steccato + a tal bisogni sempre apparecchiato. + +111 + + Donne e donzelle con pallida faccia + timide a guisa di columbe stanno, + che da' granosi paschi ai nidi caccia + rabbia de' venti che fremendo vanno + con tuoni e lampi, e 'l nero aer minaccia + grandine e pioggia, e a' campi strage e danno: + timide stanno per Ruggier; che male + a quel fiero pagan lor parea uguale. + +112 + + Così a tutta la plebe e alla più parte + dei cavallieri e dei baron parea; + che di memoria ancor lor non si parte + quel ch'in Parigi il pagan fatto avea; + che, solo, a ferro e a fuoco una gran parte + n'avea distrutta, e ancor vi rimanea, + e rimarrà per molti giorni il segno: + né maggior danno altronde ebbe quel regno. + +113 + + Tremava, più ch'a tutti gli altri, il core + a Bradamante; non ch'ella credesse + che 'l Saracin di forza, e del valore + che vien dal cor, più di Ruggier potesse; + né che ragion, che spesso dà l'onore + a chi l'ha seco, Rodomonte avesse: + pur stare ella non può senza sospetto; + che di temere, amando, ha degno effetto. + +114 + + Oh quanto volentier sopra sé tolta + l'impresa avria di quella pugna incerta, + ancor che rimaner di vita sciolta + per quella fosse stata più che certa! + Avria eletto a morir più d'una volta, + se può più d'una morte esser sofferta, + più tosto che patir che 'l suo consorte + si ponesse a pericol de la morte. + +115 + + Ma non sa ritrovar priego che vaglia, + perché Ruggiero a lei l'impresa lassi. + A riguardare adunque la battaglia + con mesto viso e cor trepido stassi. + Quinci Ruggier, quindi il pagan si scaglia, + e vengonsi a trovar coi ferri bassi. + Le lance all'incontrar parver di gielo; + i tronchi, augelli a salir verso il cielo. + +116 + + La lancia del pagan, che venne a corre + lo scudo a mezzo, fe' debole effetto: + tanto l'acciar, che pel famoso Ettorre + temprato avea Vulcano, era perfetto. + Ruggier la lancia parimente a porre + gli andò allo scudo, e gliele passò netto; + tutto che fosse appresso un palmo grosso, + dentro e di fuor d'acciaro, e in mezzo d'osso. + +117 + + E se non che la lancia non sostenne + il grave scontro, e mancò al primo assalto, + e rotta in schegge e in tronchi aver le penne + parve per l'aria, tanto volò in alto; + l'osbergo aprìa (si furiosa venne), + se fosse stato adamantino smalto, + e finìa la battaglia; ma si roppe: + posero in terra ambi i destrier le groppe. + +118 + + Con briglia e sproni i cavallieri instando, + risalir feron subito i destrieri; + e donde gittar l'aste, preso il brando, + si tornaro a ferir crudeli e fieri: + di qua di là con maestria girando + gli animosi cavalli atti e leggieri, + con le pungenti spade incominciaro + a tentar dove il ferro era più raro. + +119 + + Non si trovò lo scoglio del serpente, + che fu sì duro, al petto Rodomonte, + né di Nembrotte la spada tagliente, + né 'l solito elmo ebbe quel dì alla fronte; + che l'usate arme, quando fu perdente + contra la donna di Dordona al ponte, + lasciato avea sospese ai sacri marmi, + come di sopra avervi detto parmi. + +120 + + Egli avea un'altra assai buona armatura, + non come era la prima già perfetta: + ma né questa né quella né più dura + a Balisarda si sarebbe retta; + a cui non osta incanto né fattura, + né finezza d'acciar né tempra eletta. + Ruggier di qua di là sì ben lavora, + ch'al pagan l'arme in più d'un loco fora. + +121 + + Quando si vide in tante parti rosse + il pagan l'arme, e non poter schivare + che la più parte di quelle percosse + non gli andasse la carne a ritrovare; + a maggior rabbia, a più furor si mosse, + ch'a mezzo il verno il tempestoso mare: + getta lo scudo, e a tutto suo potere + su l'elmo di Ruggiero a due man fere. + +122 + + Con quella estrema forza che percuote + la machina ch'in Po sta su due navi, + e levata con uomini e con ruote + cader si lascia su le aguzze travi; + fere il pagan Ruggier, quanto più puote, + con ambe man sopra ogni peso gravi: + giova l'elmo incantato; che senza esso, + lui col cavallo avria in un colpo fesso. + +123 + + Ruggiero andò due volte a capo chino, + e per cadere e braccia e gambe aperse. + Raddoppia il fiero colpo il Saracino, + che quel non abbia tempo a riaverse: + poi vien col terzo ancor; ma il brando fino + sì lungo martellar più non sofferse; + che volò in pezzi, ed al crudel pagano + disarmata lasciò di sé la mano. + +124 + + Rodomonte per questo non s'arresta, + ma s'aventa a Ruggier che nulla sente; + in tal modo intronata avea la testa, + in tal modo offuscata avea la mente. + Ma ben dal sonno il Saracin lo desta: + gli cinge il collo col braccio possente; + e con tal nodo e tanta forza afferra, + che de l'arcion lo svelle, e caccia in terra. + +125 + + Non fu in terra sì tosto, che risorse, + via più che d'ira, di vergogna pieno; + però che a Bradamante gli occhi torse, + e turbar vide il bel viso sereno. + Ella al cader di lui rimase in forse, + e fu la vita sua per venir meno. + Ruggiero ad emendar presto quell'onta, + stringe la spada, e col pagan s'affronta. + +126 + + Quel gli urta il destrier contra, ma Ruggiero + lo cansa accortamente, e si ritira, + e nel passare, al fren piglia il destriero + con la man manca, e intorno lo raggira; + e con la destra intanto al cavalliero + ferire il fianco o il ventre o il petto mira; + e di due punte fe' sentirgli angoscia, + l'una nel fianco, e l'altra ne la coscia. + +127 + + Rodomonte, ch'in mano ancor tenea + il pome e l'elsa de la spada rotta, + Ruggier su l'elmo in guisa percotea, + che lo potea stordire all'altra botta. + Ma Ruggier ch'a ragion vincer dovea, + gli prese il braccio, e tirò tanto allotta, + aggiungendo alla destra l'altra mano, + che fuor di sella al fin trasse il pagano. + +128 + + Sua forza o sua destrezza vuol che cada + il pagan sì, ch'a Ruggier resti al paro: + vo dir che cadde in piè; che per la spada + Ruggiero averne il meglio giudicaro. + Ruggier cerca il pagan tenere a bada + lungi da sé, né di accostarsi ha caro: + per lui non fa lasciar venirsi adosso + un corpo così grande e così grosso. + +129 + + E insanguinargli pur tuttavia il fianco + vede e la coscia e l'altre sue ferite. + Spera che venga a poco a poco manco, + sì che al fin gli abbia a dar vinta la lite. + L'elsa e 'l pome avea in mano il pagan anco, + e con tutte le forze insieme unite + da sé scagliolli, e sì Ruggier percosse, + che stordito ne fu più che mai fosse. + +130 + + Ne la guancia de l'elmo, e ne la spalla + fu Ruggier colto, e sì quel colpo sente, + che tutto ne vacilla e ne traballa, + e ritto se sostien difficilmente. + Il pagan vuole entrar, ma il piè gli falla, + che per la coscia offesa era impotente: + e 'l volersi affrettar più del potere, + con un ginocchio in terra il fa cadere. + +131 + + Ruggier non perde il tempo, e di grande urto + lo percuote nel petto e ne la faccia; + e sopra gli martella, e tien sì curto, + che con la mano in terra anco lo caccia. + Ma tanto fa il pagan che gli è risurto; + si stringe con Ruggier sì, che l'abbraccia: + l'uno e l'altro s'aggira, e scuote e preme, + arte aggiungendo alle sue forze estreme. + +132 + + Di forza a Rodomonte una gran parte + la coscia e 'l fianco aperto aveano tolto. + Ruggiero avea destrezza, avea grande arte, + era alla lotta esercitato molto: + sente il vantaggio suo, né se ne parte; + e donde il sangue uscir vede più sciolto, + e dove più ferito il pagan vede, + puon braccia e petto, e l'uno e l'altro piede. + +133 + + Rodomonte pien d'ira e di dispetto + Ruggier nel collo e ne le spalle prende: + or lo tira, or lo spinge, or sopra il petto + sollevato da terra lo sospende, + quinci e quindi lo ruota, e lo tien stretto, + e per farlo cader molto contende. + Ruggier sta in sé raccolto, e mette in opra + senno e valor, per rimaner di sopra. + +134 + + Tanto le prese andò mutando il franco + e buon Ruggier, che Rodomonte cinse: + calcogli il petto sul sinistro fianco, + e con tutta sua forza ivi lo strinse. + La gamba destra a un tempo inanzi al manco + ginocchio e all'altro attraversogli e spinse; + e da la terra in alto sollevollo, + e con la testa in giù steso tornollo. + +135 + + Del capo e de le schene Rodomonte + la terra impresse; e tal fu la percossa, + che da le piaghe sue, come da fonte, + lungi andò il sangue a far la terra rossa. + Ruggier, c'ha la Fortuna per la fronte, + perché levarsi il Saracin non possa, + l'una man col pugnal gli ha sopra gli occhi, + l'altra alla gola, al ventre gli ha i ginocchi. + +136 + + Come talvolta, ove si cava l'oro + là tra' Pannoni o ne le mine ibere, + se improvisa ruina su coloro + che vi condusse empia avarizia, fere, + ne restano sì oppressi, che può il loro + spirto a pena, onde uscire, adito avere: + così fu il Saracin non meno oppresso + dal vincitor, tosto ch'in terra messo. + +137 + + Alla vista de l'elmo gli appresenta + la punta del pugnal ch'avea già tratto; + e che si renda, minacciando, tenta, + e di lasciarlo vivo gli fa patto. + Ma quel, che di morir manco paventa, + che di mostrar viltade a un minimo atto, + si torce e scuote, e per por lui di sotto + mette ogni suo vigor, né gli fa motto. + +138 + + Come mastin sotto il feroce alano + che fissi i denti ne la gola gli abbia, + molto s'affanna e si dibatte invano + con occhi ardenti e con spumose labbia, + e non può uscire al predator di mano, + che vince di vigor, non già di rabbia: + così falla al pagano ogni pensiero + d'uscir di sotto al vincitor Ruggiero. + +139 + + Pur si torce e dibatte sì, che viene + ad espedirsi col braccio migliore; + e con la destra man che 'l pugnal tiene, + che trasse anch'egli in quel contrasto fuore, + tenta ferir Ruggier sotto le rene: + ma il giovene s'accorse de l'errore + in che potea cader, per differire + di far quel empio Saracin morire. + +140 + + E due e tre volte ne l'orribil fronte, + alzando, più ch'alzar si possa, il braccio, + il ferro del pugnale a Rodomonte + tutto nascose, e si levò d'impaccio. + Alle squalide ripe d'Acheronte, + sciolta dal corpo più freddo che giaccio, + bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa, + che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa. + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Orlando Furioso, by Ludovico Ariosto + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ORLANDO FURIOSO *** + +***** This file should be named 3747-0.txt or 3747-0.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/7/4/3747/ + +Produced by Liber Liber (http://www.liberliber.it), with +extensive corrections and HTML version by Barbara Magni. + +Updated editions will replace the previous one--the old editions will +be renamed. + +Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright +law means that no one owns a United States copyright in these works, +so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United +States without permission and without paying copyright +royalties. 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