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+Project Gutenberg's L'alcòva d'acciaio, by Filippo Tommaso Marinetti
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: L'alcòva d'acciaio
+ Romanzo vissuto
+
+Author: Filippo Tommaso Marinetti
+
+Release Date: June 4, 2009 [EBook #29035]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALCÒVA D'ACCIAIO ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
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+ L'ALCÒVA D'ACCIAIO
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+ F. T. MARINETTI
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+ L'ALCÒVA
+ D'ACCIAIO
+
+
+ ROMANZO VISSUTO
+
+
+
+
+ NONO MIGLIAIO
+
+
+
+
+ CASA EDITRICE VITAGLIANO--MILANO
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
+
+ I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati.
+
+ Copyright by C. E. Vitagliano Aprile 1921
+ 15-4-1921-5
+
+
+ Tip.-Lit. A GORLINI--Milano.
+
+
+
+
+I.
+
+L'OFFENSIVA DELL'AMORE
+
+
+La sera del primo giugno 1918 nella baracca dei bombardieri piantata
+spavaldamente a sghimbescio sopra una cresta montana di Val d'Astico, si
+mangiava e beveva allegramente. Le lunghe lunghe forchette rosse del
+tramonto s'intrecciavano con le nostre, arrotolando gli spaghetti
+sanguigni e fumanti. Una ventina di ufficiali, tenenti, capitani,
+colonnello Squilloni giocondo e pettoruto a capo-tavola. Fame da
+bombardieri dopo una giornata di lavoro duro. Silenzio religioso di
+bocche che masticano preghiere succolente. Teste chine sui piatti. Ma i
+più giovani non amano le pause, e vogliono ridere, agire. Sanno la mia
+fantasia feconda in beffe e mi eccitano con occhiate. C'è troppo
+silenzio a tavola, e il buon dottore è troppo gravemente assorto nel
+rito della pasta asciutta.
+
+Con quattro bocconi io placo il mio stomaco poi mi alzo e brandendo una
+forchettata di spaghetti, dico ad alta voce:
+
+--Per non impantanare la nostra sensibilità, spostamento di due posti a
+destra, march!
+
+Poi tirando su alla meglio piatti, bicchiere, pane, coltello, spingo
+brutalmente il mio compagno di destra, che a malincuore cede, tira su
+tutto anche lui e spinge a destra. I giovani, pronti, eseguiscono
+l'esercizio, ma il dottore sbuffa, brontola, grida. Lo sollevano di
+peso. Il piatto di maccheroni gli si rovescia sulla giubba. Crollo di
+bicchieri Inondazione di vino. Risate, urli, schiamazzo. Tutti spingono
+il dottore, lo pigiano come l'uva. Schizzano le sue urla.
+
+Dominando il tumulto, io comando:
+
+--Spostamento riuscito! Tutti seduti! Ma guai, guai a chi lascia ancora
+impantanare la propria sensibilità!... E tu, caro dottore, non
+dimenticare che la più alta e preziosa delle virtù è l'elasticità. Come
+potresti, senza elasticità, curare un bubbone, un callo, una sifilide,
+una otite, o il rammollimento di certi superiori? Con elasticità,
+abbiamo abbandonato il Carso dopo Caporetto, abbiamo riso mentre il
+cuore piangeva nella ritirata. Come potremmo, senza elasticità,
+schiacciare il passatismo austro-ungarico, rinnovare integralmente
+l'Italia dopo la vittoria? T'impongo, caro dottore, d'interrompere con
+elasticità futurista la tua spanciata passatista!
+
+Tutti ridono. Il dottore mi guarda spaventato. Minacciandolo
+burlescamente, impongo:
+
+--Per non impantanare la nostra sensibilità, piatti e bicchieri nelle
+mani! Giro totale della tavola, in corteo!
+
+Il frastuono diventa infernale. Urti, scossoni, «Basta!» «Finiamola!»
+pugni, capitomboli, «Accidenti!». Vortice rullio e beccheggio. Ma i
+giovani sono tenaci e con forza imprimono alla ressa un giro tumultuoso
+intorno alla tavola. Piace molto al colonnello il gioco bizzarro.
+Soltanto il dottore non si diverte. Dov'è, il dottore? Dov'è? Tutti lo
+cercano. E' fuggito sulla terrazza col suo piatto di pasta asciutta.
+
+Fuori, fuori all'assalto! e si finisce il pranzo alla rinfusa, sbandati,
+con grande scrosciar di risate nella risata fulva del Tramonto, tutto
+nuvole di cristallo incandescente, bottiglie spumeggianti d'oro, cirri
+di porcellana viola affastellati, luminoso banchetto aereo sospeso a
+picco sulla pianura veneta crepuscolare.
+
+I miei amici cantavano intorno al dottore l'inno della burla futurista:
+
+ _Irò irò irò pic pic
+ Irò irò irò pac pac
+ Maa--gaa--laa
+ Maa--gaa--laa
+ RANRAN ZAAAF_
+
+Uccidevano così le nostalgie.
+
+Alla vigilia di una grande offensiva nemica i combattenti italiani
+dovevano spesso subire una ben più pericolosa offensiva; l'offensiva dei
+Ricordi Amorosi. La sentivamo accanirsi sopra di noi e in noi, nel
+nostro cuore e sulle labbra--quella sera fra gli agili ventagli di
+piume rosate del cielo e i fiumi interni del nostro sangue felice. Ero
+seduto col colonnello Squilloni, il capitano Melodia, il tenente Bosca e
+il mio attendente Ghiandusso, sull'orlo a picco della alta montagna
+scoscesa.
+
+Muti in ascolto sorseggiavamo la sera dolce fresca mordente come certe
+bevande arabe impreziosite e profumate di spezie e di fiori. Guardavamo
+le città dell'immensa pianura veneta. Sentivamo laggiù Milano. A
+quell'ora la ribollente città lombarda, dopo il lavoro curvo accanito,
+accendeva tutti i suoi lumi azzurri guardando e bevendo con tutte le sue
+finestre l'ossessionante linea curva del Fronte.
+
+Le sue 800.000 anime buttavano via sul selciato i corpi affranti gretti
+e rapaci per salire in alto e vedere, vedere. Su, su, a grandi grappoli
+colorati, salivano le anime come palloncini sfuggiti alle mani dei
+bimbi. Finalmente potevano immaginare, forse vedere ciò che i fratelli,
+i padri, gli sposi, gli amanti facevano, combattevano, soffrivano
+laggiù.
+
+Io parlavo a Zazà, la mia cagnetta di guerra, fulva grassotta agile e
+intelligentissima bastarda, nata sul Piave da una foxterrier purissima e
+da un cane randagio. Una di quelle lunghe tenerissime conversazioni
+astratte, piene di una filosofia indulgente tra due animali di sesso
+diverso uno dei quali dimentica volentieri il suo genio per essere
+semplicemente un cane. Mi sentivo cane per la mia fedeltà generosamente
+data, prodigata, al nome radioso dell'Italia che dal Cengio vedevamo in
+tutta la sua bella nudità dormente coricata fra i mari il cui respiro
+salato ci veniva a quando a quando sulle labbra colla brezza.
+
+I miei amici sgranavano confidenze a mezza voce e ricordi amorosi. Io
+pensavo al mio probabile passaggio nelle automitragliatrici blindate e
+sognavo una bella velocissima blindata per inseguire gli austriaci che
+dovevano fra poco sferrare la loro grande offensiva. Il mio ottimismo
+era più che mai convinto della vittoria finale. L'idea della morte non
+preoccupava nessuno.
+
+Il capitano Melodia, viso asciutto e tagliente, occhi furbi, languidi di
+ricco signore romano, ufficiale di cavalleria, volontariamente passato
+nei bombardieri per amore del pericolo e per onorare il padre senatore.
+Anima vivacissima piena di allegre pazzie e di buffonate temerarie. Era
+celebre per le sue bizzarrie e avventure originali. Afflitto da una
+blenorragia doveva, prima della guerra entrare all'ospedale o fare
+istruzione ai suoi soldati. Preferì fare istruzione in Piazza d'armi e
+comandare il suo squadrone stando seduto in carrozzino con a fianco
+l'attendente. Brandiva la frusta con la mano destra per dare i comandi
+mentre guidava il suo cavallo con le briglie nella sinistra. Un'altra
+volta mandato in servizio di pubblica sicurezza in un villaggio di
+Romagna si fece passare per principe del sangue, ingravidò la figlia
+del sindaco e passò in rivista, il giorno dello Statuto, pompieri,
+società operaie e carabinieri. Ebbe due mesi di fortezza.
+
+Ora Melodia, sentendo parlare di morte, interviene dominando la
+conversazione:
+
+--In guerra, non ebbi mai la paura di morire. Son sicuro che non l'avrò
+neanche nella prossima battaglia. Però, la conosco... La provai lontano
+dal fronte, in condizioni veramente eccezionali. Ero all'ospedale di
+Torino, un anno fa, per la mia ferita. Già guarito con una voglia pazza
+di divertirmi e l'impossibilità assoluta di uscire dall'ospedale.
+Divieti e sentinelle feroci. Pensai per tre giorni al mezzo di fuggire.
+Al quarto una idea di genio: mi introduco nella camera mortuaria. I
+piantoni discutono intorno al cadavere enorme di un Alpino che non si
+poteva fare entrare in una cassa troppo corta. Aiuto anch'io. Tentiamo
+vanamente. La cassa troppo corta è messa da parte e i piantoni se ne
+vanno. Intanto io complotto con un mio amico e decido. La notte stessa
+rientro nella camera mortuaria e mi sdraio nella cassa da morto troppo
+corta, ma sufficiente per me. Mentre io bestemmio sotto per il rumore,
+l'amico mi inchioda sopra il coperchio alla meglio, per modo che una
+lunga fessura mi permetta di respirare. All'alba avvenne ciò che avevo
+preveduto. I portatori macchinalmente mi sollevarono, mi buttarono con
+brutalità sul carro. Questo sgangheratissimo e trascinato da due rozze
+entrò due o tre volte nelle rotaie del tram con degli scossoni da
+staccarmi le budella. Ad un tratto sento trombettare un automobile con
+ferocia ingiuriante. Cosa fa il mio cocchiere? Certo dorme. Perchè non
+si scansa? C'erano anche due autocarri che mi correvano addosso
+addosso... e urlai urlai dal terrore! Sentivo veramente sentivo il
+glaciale e lacerante terrore di morire.
+
+Il racconto vissuto del capitano Melodia fu acclamato.
+
+Tutti lo sapevano capace di quello e d'altro. Ma le risate morivano
+sotto le ampie troppo soavi carezze della notte che dopo l'offensiva dei
+ricordi amorosi e delle nuvole carnali sferrava una delirante offensiva
+di stelle negatrici d'ogni eroismo terrestre. Stelle, stelle, stelle,
+che beffeggiavano con lunghi trilli bianchi la compattezza delle
+montagne e lo sforzo entusiasta delle cime, e la statura atletica del
+nostro bel colonnello Squilloni ritto davanti a noi.
+
+Squilloni è un simpaticissimo quarantenne, fiorentino pieno d'ingegno.
+Maffia del suo capello alpino un po' piccolo sul viso giocondo fiero.
+Occhi celesti di sbarazzino senza ironia. Gesti violenti che contrastano
+col sorriso offerto per piacere a tutti. Comandante energico ma paterno
+dei bombardieri che lo adorano.
+
+Conosciutissimo nei caffè di Vicenza, di Thiene, di Schio dove passa e
+ripassa muscoloso pettoruto col suo giardino multicolore di
+decorazioni, raccogliendo sorrisi speciali di cocottes e
+contraccambiandoli con risatine subito ricomposte nella fierezza
+militare.
+
+Bell'uomo che avrebbe tutte le fortune con donne della buona società;
+forse disilluso, ora amante amato di tutte le prostitute.
+
+Per loro canta accompagnandosi sulla chitarra, seccato se qualcuno canta
+insieme con lui. Magnifico ufficiale, quattro volte medagliato, ottimo
+organizzatore di batterie, goliardico e carnascialesco re dei bordelli.
+
+Squilloni si volta e parla con voce importante all'Italia, alle città
+della pianura, a noi: «Le stelle non mi piacciono e neanche le nuvole
+rosee che paiono, a voialtri poeti, seni e cosce di donne. Domani si va
+tutti, figliuoli, a fare un bagno di carne da Madama Rosa».
+
+Il giorno dopo tutti nell'autocarro della spesa, per Campiello e Mosson
+fino a Thiene, sbattuti dalle risate trionfali del Colonnello Squilloni
+che ci conduceva verso ciò che chiama l'unico paradiso!
+
+Sforzo del motore nelle salite vruu truu vruu truu. Poi respirazione
+dilatata in discesa vraaaa svaaaa err tling tlaang.
+
+Polverone. Odore di morte a Campiello. Vi sono trincee colme di cadaveri
+della prima offensiva austriaca. Qui la nostra difesa fu accanita.
+
+A un chilometro dalla casa ospitale, una automobile militare ci
+sorpassa, filando a tutta velocità forse collo stesso obbietivo. La sua
+sirena si sforza di imitare il raglio d'un asino in amore.
+
+ iii ooo iii ooooo
+
+Noi sorpassiamo dei piccoli plotoni di scozzesi in gonnella, rudi gambe
+e polpacci abbronzati e bitorzoluti. Marciano a passo ritmato più rapido
+del passo militare alla conquista dei piaceri facili. A frotte veloci
+meno ordinate, ufficiali e soldati grigioverdi.
+
+Stop. Entriamo nella graziosa villetta. Per ufficiali. Fumo, fumo, fumo.
+Non si respira, tenenti e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi
+polverosissimi, frustino o bastoncino in mano, tintinnio di speroni, nei
+corridoi da transatlantico.
+
+Le dame sembrano tutte bellissime, delicatissime, troppo fragili. Strane
+statuette di cristallo, fra i voluminosi rullanti e beccheggianti maschi
+di guerra in foia.
+
+Il colonnello Squilloni è festeggiatissimo.
+
+--Lei... ho già avuto il piacere di conoscerla. Mi ricordo, nel bordello
+di Cervignano, offensiva di Maggio.
+
+--Signor colonnello, si ricorda di Madama Rosa a Cormons? Mi disse:
+Salutami tanto il caro Squilloni!...
+
+Interviene un capitano inglese ubriaco:
+
+--Moi aussi, monsieur le colonnel, je vous ai connu au bordel de Verona.
+
+Squilloni rideva godeva da studente o marinaio l'allegria del bordello,
+scalo di tutti i cuori naviganti in guerra. Comprensione e cordialità
+assoluta di popoli e sessi alleati.
+
+Prima saletta: Porta aperta con tenda sulla campagna torrenzialmente
+inondata di stelle che aspetta gli areoplani. Nel centro la lampada con
+tendina blu scura proietta un tondo cerchio di luce studiosa e
+scientifica sul tavolo. Luce d'intenso lavoro spirituale. Luce per
+progetti d'ingegneria. Sembra un laboratorio preparato per una veglia
+saggia e feconda. Quale incubo feroce ha scatenato tanti sessi vocianti
+in questo asilo del pensiero? Tin tin toc ploc di piedi sulla scala di
+legno. Un grosso tenente di fanteria con ampio ondeggiamento del corpo
+imbottito e armato spinge su come un pastore la donna scelta pecora
+fronzoluta mezzo nuda che sembra adornarsi salendo delle foglie verdi e
+dei papaveri della tappezzeria. Una magrissima biondina che tutti
+chiamano non si sa perchè _pantera_, gira coraggiosamente col suo
+fragile corpo minuto fra le gomitate i fianchi rocciosi e le dure
+pistole degli ufficiali. Tutti guardano in alto verso il corridoio dove
+le porte si richiudono ogni tanto su dei chiarori di camere chirurgiche
+per rapide operazioni. Meccanizzazione dell'amore. Sento la casa vibrare
+di un meccanico ininterrotto stantuffare d'istinti rudi denudati di ogni
+civiltà. Instancabili donne-motori.
+
+Uragano di rumori, voci, luci.
+
+Urari-ciacipiera-teloo... Io sono ancora vergine questa sera... Non ci
+credo... Andiamo a godere biondino... Dove è andato il pancione?...
+
+Viva il nostro colonnello Squilloni! Urla risate applausi, tutti si
+precipitano verso il divano dove il capitano Melodia che ha indossato
+una vestaglia gialla finge di sedurre il tenente Bosca e lo tiene fra le
+braccia. Comincia poi il giuoco tradizionale di spingere a viva forza e
+trasportare in camera un amico che non si decide, mentre altri catturano
+una ragazza. I due pigiati a spintoni e a pedate sono insaccati nella
+porta semi aperta.
+
+--Via, via, presto, forza, dentro! Ti abbiamo scelto la bimba, eccola
+pronta!
+
+Una milanese pallida, carina, con i capelli corti, neri, ricci e
+cocciuti pettinati all'indietro, mi bacia. La seguo. Camera
+piccolissima, letto grande, coperta rossiccia gibbosa, bitorzoluta,
+tutta sporca di piedi eroici per continuare e imitare forse le Doline
+del Carso perdute. Ma si ripigliano, si ripiglieranno con la sana
+virilità della razza che sa prendere bene e tenere sotto le donne e le
+montagne sue. Plafone ingenuo e primitivo. Odore acuto di Contessa
+azzurra.
+
+--Come ti chiami?
+
+--Maria.
+
+--Di che parte d'Italia?
+
+--Sono Milanese.
+
+--Anch'io.
+
+--Vieni sarai contento.
+
+E mi abbraccia col   tin tin   glin glin   di troppi braccialetti.
+
+Quando ritorno in sala un mio amico dice a Maria che sono Marinetti.
+Maria pianta il nuovo cliente viene da me, mi dà un bacio e dice:
+
+--Se avessi saputo che tu eri il celebre futurista ti avrei dato dei
+baci più raffinati.
+
+--Perchè?
+
+--Perchè ho letto tutti i tuoi libri. Ero abbonata anche a Lacerba.
+
+Esco. Giù, fuori della porta, vedo tre soldati che parlano a una
+prostituta alla finestra. Si tengono per mano come collegiali, scherzano
+indecisi, ansiosi. La prostituta è scesa anch'essa. Si avvicina ai
+soldati. Dà in fretta 5 lire a ognuno di loro poi ripassando di corsa
+vicino a me seguita dai soldati mi dice:
+
+--Mi facevano pietà.
+
+Mi dirigo verso l'autocarro dicendo a Squilloni:
+
+--Bordello! Ultimo rifugio del cuore!
+
+--Certamente, risponde Squilloni, il bordello è la soluzione sintetica
+di tutti i problemi dell'Amore. Credo che avrete finalmente sconfitto
+tutte le offensive delle nostalgie sentimentali.
+
+--No, non ho pensato all'amore. Ho ideato invece l'architettura del mio
+nuovo libro che sarà meraviglioso, siatene sicuro.
+
+Voglio che questo libro danzi, danzi, danzi vivo e palpitante con ritmo
+giocondo fra le mani del lettore. Voglio che la sua danza pazza d'amore
+e di sconfinato eroismo trasformi le mani del lettore in quelle
+agilissime del giocoliere. Scatterà anch'egli fuor dalla poltrona e
+ritto si sforzerà di aumentare la sua statura sulla punta dei piedi
+ballerinamente nell'ebbrezza ascensionale che lo spingerà a gareggiare
+in temerario equilibrismo col ritmo selvaggio del mio libro. Sarà ebbro
+di guardarlo in alto quasi in bilico sull'improvviso zampillo di gioia
+che gli schizzerà dal cuore. A braccia aperte aspetterà che ricada che
+ricada finalmente.
+
+Ma intendiamoci parlo del lettore geniale, amico d'ogni coraggio
+spirituale! Con ferocia brutale il mio libro piomberà sul naso del
+passatista imbelle acidulo e occhialuto che trema sotto i suoi vetri
+come un microbo sotto il microscopio. Si staccherà da lui per
+rimbalzargli addosso furente e per schiaffeggiarlo.
+
+Ma con quanta grazia ridente e primaverile si spalancherà sotto gli
+occhi vivaci del lettore geniale per profumarne l'anima! Vedo allora gli
+orli bianchi delle mie pagine fremere ammorbidendosi e iridandosi con
+gli amoerri beati, la metallicità persuasiva e gli invitanti riflessi
+rosei-azzurri del mare che scivola, scivola, scivola verso la forza
+tonda e rossa del sole al tramonto. Ecco il mio libro segue i consigli
+del mare e veleggia bianco per seguire il sole che scivola esso pure
+gonfiandosi d'orgoglio e di morte giù dal suo morbido letto di tenerezza
+crepuscolare.
+
+Stracciatelo, bruciatelo pure questo libro mio. Rinascerà perfetto. Se
+un giorno sarà stanco come credo delle stanze chiuse e meticolose fugga,
+fugga le inevitabili biblioteche e si slanci aprendo le pagine come ali
+in cielo. Subito immensificato dal suo ardore si tramuterà in un
+areoplano simile a quello ricco di raggi che si libra e ronza con
+garriti e applausi sulla mia testa mentre entro nel forte Corbin di Val
+D'Astico.
+
+ * * * * *
+
+Oggi 11 giugno 1918.
+
+Sono un tenente dei bombardieri che ha fatto il suo dovere. Ma non mi
+sento degno di te, libro mio preferito. Mentre il mio cuore batte sicuro
+il mio passo non lo sa cadenzare con eguale sicurezza. Ho il passo
+indeciso, malfermo ondeggiante, ferito, che ripete sulla terra le
+punture dilanianti d'una piaga infame e assillante aperta nel mio
+fianco. Piaga di Caporetto, piaga enorme che sento vivere soffrire,
+imputridire e che presto bisogna, ad ogni costo bisogna colmare, colmare
+con un nuovo ultravermiglio generosissimo sangue a fiotti bollenti, a
+torrenti nel suo centro e sugli orli il cui viola sinistro ricorda le
+botti sventrate dai fuggiaschi ubriachi, le schifose avvinazzate bombe
+incendiarie su Cervignano e il putrido violaceo fuggente tramonto del 27
+ottobre. Guarire, guarire quella piaga! La guariremo. Già domino il mio
+passo e lo cadenzo. La grande battaglia è prossima e tutto nel mio corpo
+s'avventa verso quell'ora decisiva dalla quale nascerà il nuovo passo
+Italiano, quello d'avant'ieri sul Carso, passo elastico, martellante,
+padrone delle nobili elegantemente femminili strade italiane.
+
+Mi siedo alla mensa dei gloriosi Gialli del Podgora, 11 fanteria,
+brigata Casale, nel Forte Corbin. Pranzo giocondo, chiassoso. Circa 30
+ufficiali pigiatissimi che divorando rossa pasta asciutta parlano
+golosamente della prossima inevitabile offensiva austriaca. I gialli del
+Podgora hanno ornato di fiori gialli la sala. Volete che io parli di
+voi, cari Gialli, della vostra gloria passata e della prossima, sicura?
+
+Volentieri! Mi abbandono. So che saprete dare col vostro slancio al
+giallo della smisurata bile italiana lo scoppiarne fragore purpureo
+della vittoria definitiva!
+
+Si brinda alla gloria di Boccioni, di Sant'Elia e degli altri futuristi,
+primi fra tutti gl'interventisti italiani.
+
+Declamo parole in libertà che varcano tonando le porte della sala aperte
+sulla terrazza e si tuffano nell'ampio respiro freschissimo dell'Astico.
+I rumorismi della battaglia Bulgara cantata da me svegliano certo le
+batterie austriache di Tonezza e gli applausi che li salutano completano
+la polifonia di echi delle montagne e l'infinita orchestra volubile dei
+contro-echi. Usciamo sulla terrazza del forte che sbarra a picco la
+valle profonda di oltre 1.000 metri. Poi su su per una scala di ferro
+fra i calcinacci e i rottami delle cupole d'acciaio già disalveolate
+perchè il forte è già in parte smantellato.
+
+La tenerezza carnale rosea del crepuscolo inonda la vallata, spalma di
+olii dorati le groppe dure, le gravidanze grottesche, i gomiti ostili,
+le ondate ribelli e i rigonfiamenti pietrificati delle montagne.
+
+I nostri 75 campagna rispondono rabbiosamente ai forti austriaci di
+Tonezza...
+
+L'altissima terrazza sembra una passerella di corrazzata che navighi
+nelle acque seriche, viola azzurre dorate del crepuscolo, entrando in un
+golfo di sogno fra monti sereni che sognano.
+
+Ecco un nostro 149 del Cengio colpisce un baraccamento austriaco sulla
+groppa del Cimone. Vi scoppia un'incendio. Lentezza molle disinteressata
+del suo fumo che sale scapigliandosi e tentacolando con grazia una prima
+stella.
+
+Braaaaaa... di echi come frane di ghiaia. Un lontano soavissimo ronzio
+di aeroplano bevuto dagli ultimi rossori del Tramonto. Cip cip cip
+d'uccelli negli alberi rabbrividenti. Pi, pi... pi... di pulcini e
+galline sotto la porta del forte.
+
+Il maggiore Sannia m'invita a seguirlo nei sotterranei del forte.
+
+Lunghi corridoi di carcere. Scale a chiocciola fra feritoie di vento
+azzurro. I nostri passi echeggiano. Pedali d'organo che prolungano
+cannonate lontane. Una camerata buia con strani movimenti d'alghe
+marine. Sono soldati che dormono. Altra camerata con respirazioni e
+puzzi folti, aspri, stipati, selvaggi, ammoniacali. Finalmente un
+moccolo sospeso lingueggia giallastro e ci guida verso dei pacchi
+enormi di sonno e di odore di stiva.
+
+--Su, alzati! dice il maggiore scuotendo uno dei dormienti.
+
+E' un disertore austriaco. Indovino i piccoli occhi celesti nel viso
+biondiccio. Breve interrogatorio. Appartiene alle truppe d'assalto,
+parla Italiano, si dice slovacco. Ha lavorato in Italia in una fabbrica
+di birra.
+
+--Perchè hai disertato?
+
+--Perchè il mio tenente mi ha schiaffeggiato ieri. Ogni sera di
+pattuglia. Sono stanco.
+
+--L'offensiva austriaca è sicura, non è vero?
+
+--Sì--e anche la data fissata--il 15 giugno alle 2 e mezza dall'Astico
+al mare, ma l'attacco importante sarà nel centro.
+
+--Ti hanno dato da mangiare e da bere?
+
+--Sì.
+
+Rimontiamo. Sulla terrazza sotto i trilli gioiosi delle prime stelle fra
+gli immensi ventagli freschi dell'Astico sicuro ritmato come il sangue
+d'un uomo forte, il maggiore Sannia dice:
+
+--Dato lo stato dei due eserciti è ormai sicuro che il primo dei due che
+oserà un'offensiva generale e non la vincerà sarà perduto per sempre...
+Quanto diversi, i nostri disertori! Noi abbiamo avuto nella brigata solo
+3 soldati fucilati per diserzione. Uno appena uscito dalla linea fu
+subito inseguito da una pattuglia ordinata da me e fucilato a tre passi
+dai reticolati austriaci. Gli trovai addosso una lettera che spiegava
+la sua diserzione veramente strana dato il suo ottimo stato di servizio.
+Scriveva alla moglie: «Non mi farò ammazzare dal dispiacere. Domani mi
+darò prigioniero agli austriaci. Conserverò così la pellaccia per il
+dopo-guerra quando verrò a spaccarti il cuore per pagare il tuo
+tradimento...» Il secondo disertore fu preso dai carabinieri mentre
+abbandonava la linea. Disse: «Non vado via per paura. Me ne frego degli
+austriaci. Voglio andare a Trapani a uccidere mio padre che ogni notte
+va a letto colla mia fidanzata.»
+
+E il maggiore concluse: «Con simili disertori si deve assolutamente
+vincere la guerra.»
+
+
+
+
+II.
+
+LA DAMA AL BALCONE E LE SERENATE MASSACRATE
+
+
+Il 14 Giugno tutto è pronto. La nostra linea aspetta l'urto con
+sicurezza. Si parla di nuove batterie austriache non ancora individuate.
+I pessimisti insistono sulla pericolosa propaganda disfattista che
+Milano e Torino particolarmente inoculano colla posta ai soldati in
+linea. Io ho trattenuto tutta la posta delle batterie nella baracca del
+Gruppo. Credo preferibile distribuire un rancio accurato invece di
+troppi sentimentalismi postali alla vigilia di una battaglia decisiva.
+Tutto lo schieramento di batterie che dal forte Corbin lungo Val
+D'Astico gira la cima Ardé e seguendo la cresta di Sculazzon in Val
+D'Assa raggiunge gli Inglesi a Cesuna, con le sue 200 bombarde, e le
+mitragliatrici e i fucili della brigata Casale, è pronto all'urto che si
+prevede furibondo, decisivo.
+
+Abbiamo bene pranzato nella baracca di legno e lamiera del Gruppo
+bombardieri, che appoggia le spalle a dei roccioni grigio ferro in forma
+di piccole torri. Fumiamo serenamente sull'orlo della Vallatella Silà
+verdissima bacinella quieta, colma di silenzio alpino, sospesa da un
+lato alle creste del Cengio e dall'altro alla strada che va al forte
+Corbin. Dolcezza languida, mansueta della sera madreperlacea che cede
+docilmente all'ombra salente delle valli profonde. Un frastuono ci
+scuote.
+
+Allegria degli echi turbati da una singolare mandolinata. Sono i miei
+bombardamenti che vogliono invitare gli austriaci alla prossima danza.
+Eccoli sotto di noi. I due primi grattano disperatamente due mandolini,
+due altri li seguono battendo a gomitate e a calci delle latte di
+benzina. Dietro viene sculettando e sgambettando il violoncellista. Ha
+per violoncello un lungo attaccapanni di ferro. L'orchestra si ferma per
+fare agli ufficiali una serenata, sotto la gesticolazione frenetica del
+più fantastico direttore d'orchestra.
+
+Porta in testa una gamella obliqua, sulle 33, a guisa di berretto
+inglese. Si è legato sul culo le falde rialzate del cappotto per imitare
+l'antica foggia militare italiana. Buffonescamente insulta i suonatori
+cadenzando la melopea con lazzi e pernacchi fragorosi. La tempesta di
+rumori e di grida sveglia gli accampamenti nella Vallatella Silà.
+
+Applausi. Applausi e ironie volubili degli echi freschi ventilati da
+morbidi rombi lontani.
+
+L'orchestra si ferma davanti al Comando del Gruppo. Il capitano mi prega
+di parlare. Si affollano bombardieri, artiglieri e suonatori.
+
+--Cari bombardieri, cari artiglieri e fanti d'Italia, grazie di tutto
+cuore per la serenata a noi e per i meravigliosi pernacchi scagliati
+contro gli austriaci! La vostra fragorosa allegria dimostra al cielo,
+al sole che tramonta e alle stelle, che sapete spavaldamente
+infischiarvi di tutti i pericoli! Voi avrete appreso dalle molte
+informazioni che se non è certa è probabile la grande battaglia questa
+notte alle due e mezza. Io personalmente ci credo. Ad ogni modo ciò non
+vi preoccupa, come vedo, non può preoccupare nessuno poichè altre
+informazioni e queste certissime mi hanno convinto come hanno convinto
+tutti i capi che l'intera linea italiana dall'Astico al mare è pronta,
+assolutamente pronta non soltanto a resistere a qualsiasi offensiva
+austriaca, ma anche a rintuzzarla vittoriosamente. Ricordatevi:
+qualsiasi offensiva, anche strapotente, sarà massacrata. Cadorna non era
+un generale incapace. Ebbe soltanto il torto di non dimettersi, quando
+si sentì stanco e logorato. Fu lui che scelse la linea del Piave, ed è
+una linea forte. Ora è di acciaio. Resisterà. La lotta sarà aspra, e vi
+saranno momenti gravi, forse delle oscillazioni. In quei momenti,
+pensate che quella pianura veneta, laggiù, è il letto della nostra sposa
+unica e divina: l'Italia... il letto delle vostre spose che adorate...
+Voi, ritti in piedi, custodite la porta, e la scala che gli austriaci
+vorrebbero assalire! Pensate che cedendo il passo un solo istante voi
+permettereste vergognosamente a quelle canaglie di entrare in casa
+vostra, piombare nel vostro letto e possedere le vostre donne. Meglio
+morire! Sono certo che nessuno di voi vorrà essere un vile idiota e
+becco contento. Ed ora andate a dormire, sarete svegliati a tempo
+opportuno!
+
+Giudicai opportuno di svestirmi per riposarmi meglio.
+
+In branda a 6 centimetri dal tenente Bosca. Abbiamo fra di noi come
+orinali un bossolo da 75 ed una scatola da conserva. Ogni 5 minuti
+(verifico l'orologio alla mano) la notte silenziosa succhia una nostra
+granata da 149 uuuussss uuufff. Mi addormento.
+
+Alle 2 e mezza siamo svegliati dal bombardamento.
+
+--Bosca, ci siamo.
+
+Mentre ci vestiamo sentiamo crescere, addensarsi e centuplicarsi i
+sibili delle granate austriache che fanno, passando sui roccioni e sul
+tetto di lamiera, l'illusione d'un'enorme corrente d'acqua col loro
+rumore di seta lacerata. Passano a un metro o due dalla lamiera che
+vibra e vanno a scoppiare in val Silà.
+
+Bombardamento feroce, pieno, continuo. Abbondanza di munizioni. Gli
+austriaci credono siano annidate molte batterie in Val Silà.
+
+Siamo tutti in piedi col respiratore inglese bene saldato al viso. Fuori
+buio. Un vago sentore d'alba verso il Cimone. La vallatella è piena di
+fragori violenti, irritatissimi, fra le vendette gli squarciamenti e le
+minacce urlanti degli echi. Controllo tutto, chiamo gli uomini. Sul
+tetto di lamiera scorre dilatato il fiume dei sibili. Ho l'impressione
+di essere immerso in quel fiume che cresce. La baracca sembra
+abbracciata da un'inondazione di sibili. Verifico il respiratore di ogni
+bombardiere. I gas lagrimogeni cominciano ad agire sui nostri occhi.
+Bizzarrissima sensazione di piangere senza dolore. Albeggia.
+
+Tutte le nostre batterie rispondono con un fuoco precipitato. Le vampe
+continue e fitte vestono il Cengio d'un convulso drappeggio di fuoco.
+Val Silà è piena di fumi bianchi, grigio-perla che si sfilacciano forati
+dalle vampe delle nostre batterie.
+
+Ecco una sorpresa che ci lascia presto indifferenti: un nuovo tipo di
+granate austriache che scoppiando lanciano in alto lunghissimi vermi
+ondulosi e perpendicolari alti 50 e talvolta 100 metri.
+
+Strani vermi di fumo anellato che talvolta non riescono a rizzarsi e
+allora si sviluppano orizzontalmente scrosciando e borbottando nella
+vegetazione. Sono granate segnali che servono ad indicare agli
+osservatori austriaci un punto di caduta invisibile nelle vallate
+profonde. Le batterie austriache di Campolongo, Luserna, Tonezza,
+sembrano avere una questione personale con Val Silà. Concentramento di
+fuoco contro di noi. I telefoni non rispondono più.
+
+Il mio attendente Ghiandusso viene con una catinella piena d'acqua
+seguito dalla mia cagnetta Zazà. Ghiandusso le impone i soliti esercizi
+ed eccola seduta sul culo, schiena ritta con un giornale piegato in
+bocca.
+
+Senza togliermi il respiratore, faccio la mia toilette a dorso nudo
+nell'acqua diaccia. Non posso lavarmi il viso, e parto col capitano per
+raggiungere i miei amici in batteria a Sculazzon. Il monte Priaforà
+fiata vampe. Fiati di fuoco tra le labbra nere, occhiate di fuoco sotto
+le palpebre nere, stilettate di fuoco dalla pancia nera del monte. BRAA
+bububu BRAA vuvuvu delle valli. La strada che ci conduce a Forte Corbin
+è tempestata dalle granate. Nel forte trovo il capitano Melodia, magro,
+onduloso, allegro e pronto alla beffa. Scendiamo con lui in un
+sotterraneo che dà al camminamento Cima Ardè.
+
+Il mio capitano si è munito di due lampadine elettriche. Dopo avere
+seguito per 10 minuti un tortuoso camminamento sotto il cielo sibilante
+e lampeggiatissimo giungiamo ad un vero pozzo di miniera. Curvi ci
+inoculiamo in una galleria tutta stillante su un terreno sempre più
+sdrucciolevole. Il pozzo scende nella spina dorsale di un costone
+fortificato. Riconosco ormai il cammino che ci deve condurre alla famosa
+Dama al Balcone. Infatti dieci passi dopo sbocchiamo nel fulgore
+sfarzoso di centomila feste da ballo riunite. Sono i centomilioni di
+candele del massimo proiettore che sorveglia le posizioni Austriache in
+Val D'Astico. Pausa abbacinante. Poi sentiamo la danza furibonda e il
+ta-ta-ta-ta-tà capriccioso, spietato, ironico e femminile della
+mitragliatrice Saint-Etienne che, sei metri a destra, sputa come una
+Andalusa fuoco di passione e garofani rossi dal suo balcone mascherato
+di fogliami. E' lei la leggendaria Dama al Balcone della brigata Casale.
+
+Una Saint-Etienne prodigiosa. Si ricorre a lei per la difesa dei punti
+pericolosi. Non si inceppa mai se è servita e accarezzata dal suo amico
+mitragliere Buco, un pugliese magrolino, olivastro, dagli occhietti
+furbi tutti a lampi che si mescolano ai lampi d'una risata bianca
+continua. Meccanico provetto. Non ha mai bisogno di smontare la sua
+amante per pulirne il cuore. La domina impugnandone la groppa flessuosa,
+la pizzica, la solletica. E la Dama elegante in nero si curva giù sugli
+abissi dove fervono le serenate austriache e sputa, sputa i suoi
+innumerevoli fiori veementi che uccidono i romantici e audaci suoi
+serenatori.
+
+Buco mi saluta offrendo la sua risata allegra allo splendore elettrico
+bianco azzurrino del proiettore. Siamo glorificati, divinizzati dalla
+versicolore splendida pazzia delle farfalle che si slanciano ebbre d'oro
+nel gran fascio di luce, cozzano ruzzolano, piroettano contro il grande
+occhio vetrato divenuto ormai accecante.
+
+La rabbia delle cannonate in rissa con tutti gli echi mugolanti accresce
+la fantasia e il mistero di questa notte ultra-romantica innamorata di
+morte e d'ilarità crudele. Tragicamente come uno spettro dalla tonda
+pancia di metallo in fusione, il proiettore che funziona a distanza esce
+dalla sua caverna e s'avanza sul binario Decauville fin sull'orlo della
+roccia a picco, poi retrocede senza rumore e si cela nel buio.
+
+Dal fondo della caverna i foto-elettrici regolano, sulla sfera girevole
+di un apparecchio i movimenti di spostamento e di accensione. Ma le
+rotaie sotto il proiettore brillano e si torcono come serpenti
+fosforescenti e il mio sogno ultra acceso vede realmente camminare un
+formidabile spettro dalla pancia vetrata tutto convulso nello sforzo di
+liberarsi dalle farfalle in foia. Si avvicina austero e minaccioso alla
+troppo civetta Dama mitragliatrice che schiamazza, sbraita sempre più
+contro i suoi corteggiatori della valle.
+
+La bella Dama d'acciaio respira golosamente l'eccitante miscela degli
+odori notturni: vaniglia, violette, acacie e menta selvaggia, tutti
+pepati dall'odore aspro dominatore della balistite.
+
+Sembra ballare pazza di gioia la sua strana danza a schiena curva.
+Fumano i suoi capelli sciolti. Il mitragliere le stringe i fianchi e
+l'ombra ingigantita della coppia bizzarra danza proiettata a cento metri
+davanti a noi sul tondo, enorme cerchio di luce che il fascio luminoso
+del proiettore stampa sulla nebbia. Vicino, sotto, sopra, intorno, altre
+ombre strabilianti: le nostre. Labirintica prospettiva fra gli specchi
+irreali numerosissimi di questa festa da ballo.
+
+Buco mi dice: «Come è bella la mia dama! Elegantissima! Come balla bene!
+E' un po' capricciosa e suscettibile, ma non con me. Con me è buona! Mi
+è stata sempre fedele, mi preferisce a tutti! Mi dà tutto il suo spirito
+e il suo ingegno... Gode, veramente gode quando io la olio di baci... ha
+un odio speciale per quella stupida, pettegola che vorrebbe tenerle
+testa là davanti a noi!».
+
+Sentiamo infatti le numerose pallottole della mitragliatrice austriaca
+frugare brutalmente a 2 metri sopra le nostre teste nella vegetazione
+buia.
+
+La Dama al Balcone la deride, la insulta a perdifiato: «Idiooota
+ta-ta-ta-ta-ta-ta-   Idiooota ta-ta-ta-ta-ta.»
+
+Rispondono tutti gli echi del muraglione di faccia, ma una gran nebbia
+ci vieta di vedere malgrado gli sforzi insolenti del proiettore la
+strada austriaca da dove scendono gli assalitori. Gli echi irritati o
+sedotti ridono essi pure, conquistati dalla festa da ballo,
+moltiplicando i loro lunghi
+
+ gia-a-a-a-a-a gia-a-a-a-a-a gia-a-a-a-a-a
+
+Sembrano frane di ghiaia o meglio grida di popolo sfamato sotto
+l'opulenza esplodente di questi palazzi rocciosi. Le stelle altissime
+palpitano come segnali luminosi di una lontanissima battaglia di
+pianeti.
+
+No! no! sono le sonagliere di molleggianti equipaggi invitati celesti!
+Mille, mille bocche ridenti di dame lontanissime affacciate allo Zenit.
+Si sbracciano, si sbracciano per gettare nella grande festa da ballo
+perle, perle ossessionanti e tali da mutare presto la danza in una rissa
+di folgori avvinghiate, che si contendano delle campane montane. Ma le
+stelle purtroppo sono già ridiventate ciò che sono in realtà: i rubini
+che ornano i volanti dinamici delle gonne alle divine ballerine che non
+balleranno purtroppo mai con noi! Saluto Buco, e passo sotto una vôlta
+fronzuta. Urto nelle spalle di un enorme bombardiere.
+
+Siamo in una delle piazzole della batteria di Melodia. Fooc!
+srrrrrrrrrrrr. Seguiamo in alto l'ascensione di una bomba da 58. Eccola
+già in discesa mugolando giù giù nella vallata SCRABRAAANG. Si riprende
+il camminamento.
+
+
+
+
+III.
+
+LA BATTAGLIA CHIMICA E GLI ALONI AZZURRI
+
+
+Nei prati alti che strapiombano sulla confluenza dell'Astico e
+dell'Assa, la battaglia si spalanca davanti a noi con un milione di
+vampe febbrili e dei vasti roteanti volumi d'aria che ci squassano fra
+la vegetazione torturata e singhiozzante.
+
+A destra scoppia nel folto fogliame nero
+
+ SGRAGRANG-GRAANG
+
+una Spraangranata. Il graticcio di verdura che ricopre il camminamento
+diventa per me un pergolato satanico dai grappoli furibondi. La terra
+sembra sventrata dagli atletici colpi di reni delle nostre bombarde.
+Invisibili sotto di noi slanciano a gara con brutalità ubriaca i loro
+bottiglioni di sciampagna esplosiva in alto, in alto e li guardano
+ammirati la bocca al cielo, senza curarsi degli immensi tondi maestosi
+rimbombi che quell'alcool massacrante produce a 600 metri sotto di loro.
+Ci sdraiamo per riprendere fiato su un declivio mentre la luce torbida
+dell'alba sbianca la curva dei fumi e svela sui fianchi prativi di
+Campolongo in faccia a noi i villaggi di Rotzo e di Albaredo. Piccole
+mandre di casette bianche dal tetto rosso, umili, timide, infantili,
+estatiche, beate.
+
+Le nostre batterie da 149 tirano accanitamente con sempre nuove rotaie
+buttate sulla valle contro la Croce di Alenburg. La Croce appare
+incensata da fumi bianchi, neri; blocchi, cerchi, ovi, losanghe, pacchi
+di fumo che spacchettano delle stelle violente d'argento votivo.
+
+Più giù 3 case di Rotzo godono d'essere spaccate. Si fumano
+spensieratamente da sè come pacifiche sigarette. Invitano, implorano o
+sfidano le granate nostre che le sfondano con voluttà crudelissima. Il
+villaggio di Rotzo ha delle linee semplici, caste, sante come dipinto da
+Giotto sotto gli elastici ondulanti arabeschi e guinzagli che gli
+scaglia forse il genio dinamico plastico di Boccioni. I volumi mostruosi
+e lenti dei fumi sono assaliti dalle pressioni d'aria formidabile,
+giganteschi boa di forze torride che li arruffano, impacchettano,
+globalmente. Salgono i fumi, ma sono ricacciati giù, scopati dalle
+ventate furenti e rinascono più tenere, più tranquille, più attente, più
+sottomesse le sette casette di Rotzo. La luce che cresce dà ai tetti il
+colore del sangue. Sono forse segnate per il macello quelle strane
+pecorelle? Il campanile è da tempo decapitato. Penso al tragico fermento
+molecolare di quelle fragili mura che presentono l'urto acuto di
+diabolico pesce d'acciaio che li sfascerà. Sembrano anche bianche polpe
+di cadaveri in fondo al mare grigio verde fumoso di quest'alba
+sottomarina fra gli assalti voraci degli innumerevoli squali esplosivi.
+
+Valli, valloni, valloncelli, burroni, vallette, conche e torrentelli si
+sono svegliati, gemono, singhiozzano e strillano a perdifiato. Poi una
+collera li invade e scoppiano ovunque moltiplicando i loro grugniti,
+rutti, sputacchi, vomiti lugubri. Le valli ampie sono sdegnose nelle
+loro digestioni sonore e senza fretta ingoiano i pesanti fragori per
+rivomitarli masticatissimi tra i denti stridenti dei loro echi che
+brillano e tintinnano di passione.
+
+Sentiamo sotto i piedi risuonare i polmoni, le budella e fino in fondo
+lo sfintere della montagna dove si sono infilati, asserragliati e
+stipati infiniti rumori. Alle nostre spalle frana una valanga di echi
+appassionatissimi. Li distinguo tutti: ovoidali, sferici, serpentini,
+piramidali, cubici, stracciati, tutti accalcati nella furia goliardica
+di partecipare alla battaglia. Risse, corse, fughe, salti, capitomboli e
+coiti forsennati di rumori.
+
+Ormai gli echi si sono fatti esperti, attentissimi, tutti al loro posto
+come vedette.
+
+SPRANG-SPRANG di cannonata e BRAAAA BRAAAA di echi. Vi sono in alto
+loggioni di Echi affollatissimi che fischiano. Sono molto più numerosi
+delle cannonate. Ogni cannonata è aspettata da 10, 20, 30 echi pronti a
+schiacciarne il fragore sbranarlo, lacerarlo, liquefarlo, spremerlo,
+allungarlo, spezzettarlo per poi riscagliare tutto con schizzi, sputi,
+scherzi, rabbuffi e risate, risaaaate, risaaaate infiniiiiiiiiite.
+
+Sento lontanissimo dietro di me rumoreggiare dei colossi che certo
+buffonescamente calpestano la lamiera del mare Adriatico. Certo le
+platee della pianura veneta applaudono e ridono. Nel cielo, migliaia di
+rumori ginnasti dondolano sui trapezi del vento, giuocano e ridono.
+
+Noi non possiamo ridere, colla faccia presa dal respiratore inglese, che
+ci dà, colle sue tubature, dei profili di originalissimi palombari
+immersi in un mare di gas asfissianti e lagrimogeni. Ecco la terribile
+iprite!
+
+Gli ufficiali verificano il respiratore inglese sul viso dei soldati.
+Hanno tutti il naso prolungato mostruosamente dalla tubatura di caucciù
+che scende nella gialla musetta. Alcuni sembrano formichieri, altri
+fanno oscillare dei misteriosi cordoni naso-ombelicali. Una luce di rogo
+crepita improvvisamente dietro di noi: sono strani viluppi neri di
+resina e catrame che cuociono e fumano sospesi su cavalletti come porci
+impalati, spandendo un acre odore-vapore anti-ipritico.
+
+La trincea sembra un laboratorio chimico pieno di scienziati impazziti.
+Impazziti forse dalle continue nuove miscele sempre più pericolose
+azzannanti e massacranti che la valle smisurato lambicco fornisce a noi
+pronti ma un po' ansanti nel risolvere i problemi di questa così lirica
+e pur scientifica battaglia chimica: acetilene, solfuro di carbonio,
+acido solforoso, cloropicrina.
+
+ TUM-TUM BROONG
+
+d'un nostro 75 da campagna.
+
+Rispondono gli echi
+
+ BRAA
+
+ bu-bu-bu-bu-bu-bu
+ vu-vu-vu-vu-vu-vu-vu.
+
+Entrano in scena i grossissimi calibri. Sulle bottiglie, i bottiglioni
+di esplosivo inebriante crollano ormai i barili giganti. E la frenetica
+gioventù baldanzosa dei gas a lungo compressi si scatena nella domenica
+di tutte le libertà omicide. I barili non bastano. Bisogna sventrarsi,
+pensano i cannoni, e gettare a manate e a palate sulle montagne in giro
+le nostre lunghissime budella di bronzo. Inghirlandiamone anche le cime
+che ora tintinnano sotto i primi buffetti dorati del lontanissimo
+faticoso sole nascente. I rumori salgono, salgono, come spiraliche
+budella nere a strangolar le cime perchè se mai vi fosse un nostalgico
+pastore a sognare, possa pensare d'essere immerso a capofitto colle
+punte dei monti nel più spaventoso inferno di tutte le religioni.
+
+Prendiamo il camminamento e poi la trincea della brigata Casale. Si
+scende dietro le spalle dei fucilieri che scattano, sparando
+pim-pam-pam-pam.
+
+Un gruppo di mitragliatrici innaffia giù con un ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta che
+non cessa, un burrone a 300 metri sotto di noi granulato di piccole
+forme che salgono. I nastri delle cartucce corrono su a tuffarsi nella
+macchina sussultante come frettolose di trovarvi il varco e per la canna
+precipitare con gioia contro i corpi vivi che appetiscono.
+
+Sulle bocche delle mitragliatrici si aprono e chiudono fulmineamente
+orchidee e giaggioli scarlatti, argentei e dorati. Flora tropicale dalla
+telegrafica fecondità.
+
+Valle Ghelpa mette 200 metri di vuoto tra noi e la trincea austriaca di
+Cima Tre Pezzi incoronata di fumi neri zaffiro, smeraldo e celeste
+verdolino delicatissimo. Svolazza via un fumo elegantissimo a mille
+pieghe come una veste di Poirée. Sentiamo che la battaglia infuria a
+destra dove si dice gli inglesi abbiano ceduto. Siamo a Sculazzon fra le
+mie bombarde con l'amico Mattoli.
+
+Si tira verso destra in un punto della valle ormai trasformato in un
+vulcano. Il ritmo della fucileria opprime il cuore. Corre voce nella
+lunga trincea della brigata Casale che gli austriaci hanno conquistato
+900 yards agli inglesi con un principio di accerchiamento che avrebbe
+per obiettivo il Cengio. Tutto il blocco di montagne che s'incunea fra
+l'Astico e l'Assa è in pericolo. Passano uomini e uomini con cassette di
+munizioni. Hanno spostato le mitragliatrici verso la destra. I telefoni
+però funzionano. Ordine di cessare il fuoco delle bombarde. Ma una lieve
+angoscia ci punge nello straripamento dei fumi che ormai hanno invaso
+tutto il paesaggio oscurandolo. Siamo ripiombati in una specie di notte
+caotica fra gli altissimi scossoni dell'aria dove viaggiano come su
+mille binari paralleli i proiettili dei grossi calibri. Impera ora il
+280. Interviene tirannicamente il 305 di tratto in tratto. Questo che
+scoppia è certo un veliero carico di esplosivi spinto in questo mare di
+fumi per colmare, incagliandosi, lo stretto che separa gli Austriaci e
+gli Inglesi.
+
+Oh con quale fierezza italiana io ammiro i buoni fanti della brigata
+Casale che sparano nella trincea! In uno squarcio di luce ancor torbida
+una allucinazione o una realtà stranissima assale i miei occhi. Ogni
+soldato che spara sussultando al suo parapetto ha uno strano alone
+azzurro-rosso intorno a sè. Sembra un molle globo di nebbia, una ruota
+di fumo azzurrino. Ne noto tre, quattro, venti, cento. Mi alzo e
+nell'angosciosa precipitante frenesia della fucileria seguo la trincea.
+Certo ogni combattente appare ai miei occhi come un nucleo opaco o
+meglio come il mozzo di quella misteriosa ruota di diafano azzurro.
+Intuisco così la presenza della vita vissuta che avviluppa ogni
+combattente nel momento della battaglia.
+
+Sono grovigli di giorni passati, di gioie godute, di dolori sofferti che
+affettuosamente si arrotondano sull'uomo nel giuoco supremo; quando le
+forze ostili lo assaltano da ogni parte. Ogni ruota azzurra è diversa
+dall'altra, non so se per l'età, le condizioni di vita, o la coscienza.
+Malgrado le ondate sbattenti dei fragori e degli echi polifonici io odo
+quelle ruote azzurre veramente vive chiamare, gridare, implorare. Voci
+di donne in lagrime, gridio di bambini al sole e la madre impietrita che
+singhiozza, e il viso del padre che si scolora leggendo il giornale, e
+la bocca soavissima fresca che mostra le sue perle più ricca di ogni
+ricchezza.
+
+Ecco sfioro la schiena d'un forte soldato dal viso cotto dal sole: sono
+nel suo alone azzurro e tremo come chi entra nella casa dove è morto
+qualcuno fra pianti disperati. Il soldato che m'è vicino e che spara,
+spara, affrettando i colpi è forse un marinaio. Chi pensa più alle
+fischianti pallottole che cinguettano sul capo coi primi passeri
+indifferenti? Sono preso dalla gioia di scoprire una nuova legge. Ben
+lontano dai Bergson seduti nelle cretine poltrone universitarie trovo
+nel momento più pericoloso d'una battaglia la soluzione di molti
+problemi che i filosofi non potranno mai scoprire nei libri, poichè la
+vita non si svela che alla vita. Il segreto amplesso del passato e del
+futuro nella stessa coscienza si rivela a coloro che tutto il passato
+hanno vissuto, sudato, pianto, baciato, morso e masticato e che vogliono
+fra le carezze o le gomitate della morte vivere, baciare, masticare e
+soffrire il loro futuro.
+
+I fanti della brigata Casale mi appaiono come astri nella loro atmosfera
+gassosa di luce azzurra. Atmosfere ruotanti che si sfrangiano simili a
+ruote dentate della gran macchina della battaglia. Il mistero mi
+avvince, la divinazione mi incoraggia. Ogni ruota è formata, tessuta di
+innumerevoli piccole ruote. Più queste piccole ruote snelle e
+combacianti sono numerose, più l'alone o ruota globale chiude fortemente
+il nucleo che è più compatto. Quando è facile decifrare e contare le
+ruote secondarie che girano sul combattente, questo ha un nucleo più
+fragile e più scoperto; e la massa di sensibilità vissute, ondeggiando
+elasticamente e agganciandosi ad altri aloni, lo protegge poco o
+affatto.
+
+Potenza della nostra razza meravigliosa e della sua sensualità dentata,
+polputa e coperta di bocche come una piovra! In quelle ruote azzurre vi
+sono tutte le forze affettive dei congiunti, amici, parenti, figli,
+madri, amanti e bambini che unite alle forze dei dolori e piaceri
+passati corazzano i combattenti. Avevo già ammirato la bella qualità
+d'uomini che distingue la brigata Casale, uomini forti, agili,
+scattanti, con muscoli visibili, denti e capelli ben piantati. Li ho
+sentiti i migliori della razza eletta perciò capaci di amare, più amati,
+più ricordati, più istintivi. Amici del sole e del mare, sanno agire
+bene senza pensare, hanno quasi tutti oggi un forte alone azzurro
+d'affetto e di coraggio protettore; vincono, vinceranno, hanno già
+vinto, ne sono sicuri.
+
+Infatti mentre cresce dovunque la spavalderia gesticolante del sole
+scopando via con le sue lunghe scope d'acciaio e d'oro flessibilissime
+le immani matasse di fumi, nebbie, fragori, rumori, io constato che fra
+questi combattenti dagli aloni azzurri vi sono pochi morti, molti
+feriti, ma questi raggianti e sicuri d'una prossima più forte salute
+domani.
+
+Tre ore dopo rientravo al Gruppo. Riordinamento delle linee telefoniche
+rotte. I guardafili corrono sulla strada. Uno porta l'apparecchio
+telefonico, l'altro rotoli di filo. Incontro dei porta-ordini in
+biciclette veloci che ondeggiano su e giù nei vasti buchi scavati dalle
+granate. Il fuoco austriaco rallenta sempre più. Giungono le ultime
+granate colleriche disperate. Trovo al Gruppo bombardieri le prime
+notizie e le voci che corrono false, vere, imprecise. Molti feriti,
+pochi morti. I nostri muli massacrati. I nostri fanti contrattaccano con
+gli Inglesi a Cesuna per riprendere i 300 yards perduti. Una baracca
+nostra vuota in fiamme. Il bombardamento austriaco si accanisce ancora
+su Campiello. Gli Austriaci hanno preso cima Ekerle agli Inglesi. Molti
+colpi sono caduti su Piovene e su Schio. L'offensiva austriaca è
+generale dal Val D'Astico fino al mare; con fluttuazioni la linea nostra
+resiste poderosamente. Sento nell'aria la sicurezza della vittoria.
+
+Alle 10 il bombardamento che è cominciato alle due e mezza di notte è
+completamente cessato. Val Silà riprende la sua fresca anima alpina,
+bacinella di silenzio puerile, tenero, nostalgico. Ma l'invade un nuovo
+frastuono veramente inaspettato. E' il corteo orchestrale di ieri sera
+che gira spaccando i timpani colla virulenza delle latte percosse, i
+lazzi, i pernacchi. Hanno aggiunto due chitarre e un clarinetto. Il
+direttore impazzisce gesticolando di gioia; sembra guidare
+buffonescamente l'anima ancor commossa della Patria alla fiera finale
+dove saranno macellate e mangiate dai panciuti e ghiotti cannoni le
+mandre austriache.
+
+Mi addormento in baracca affranto, soddisfatto. Sonno pesantissimo.
+
+A mezzo giorno due nostre cannonate mi svegliano dandomi l'illusione di
+Ghiandusso battente alla mia porta. Grido nel sonno «Ava-a-anti». Ho
+preso due cannonate per un innocuo bussare alla porta, tanto il mio
+sonno fu profondo.
+
+Tre giorni dopo il generale Monesi in automobile si ferma davanti alle
+baracche del Gruppo. Entra, allegro. Eccellenti notizie. Con La
+sicurezza di un generale vittorioso, dopo avermi detto di avere
+assistito alla serata futurista di Brescia mi parla del piano fallito
+degli Austriaci che speravano di tagliarci fuori facendo cadere tutto il
+massiccio nostro (Forte Corbin, Cima Arde, Cesuna) giungendo al Cengio e
+poi al Pao con un aggiramento. Le nostre posizioni perdute del Tonale
+sono riconquistate. Asiago, il Grappa sono fermi. Abbiamo perduto una
+parte del Montello sul quale pesa lo sforzo principale degli Austriaci,
+che sono però contenuti.
+
+Il generale Monesi parte sotto una pioggia dirotta, mentre si straccia
+il nebbione agitato e dilaniato dal vento che sale da Val D'Astico
+inesauribile caldaia di nebbie. I nostri 75 campagna non tacciono mai e
+i loro proiettili hanno dei rumori di siluri sull'acqua.
+
+ Ptoo!... fisssss
+ Pto! Pto! Pto! fiiiiii
+ Ptoo! Ptoo! Ptoo! fiiiii
+
+Il 19 giugno all'alba vedo venirmi incontro Zazà allegra e civettante
+con in bocca un foglio di carta, seguita dal suo nuovo corteggiatore
+Ligò cagnolino buffo incrocio di barboncino e di buldog bastardo.
+Agilissimo con mosse di cavallino, fulvo come Zazà ma frenetico di
+mosse, musino delicato con una strana punta rosea-nerastra, occhi
+acquosi-grigi, grazioso, intelligente, vivace, non più giovanissimo. E'
+sempre in foia. Assale amorosamente Zazà e le strappa il foglio di
+carta. Io prendo a volo il foglio e leggo: «Bollettino Diaz--9011
+prigionieri austriaci e circa 300 mitragliatrici austriache catturate.
+Le nostre truppe stanno riconquistando il Montello e ricacciando gli
+austriaci nel Piave».
+
+Il 21 giugno sera sorveglio e dirigo un lavoro di mine per piantare una
+nuova baracca. Tre bombardieri intorno al pistoletto conficcato in una
+piega della roccia. La mazza bene impugnata da braccia rudi gira sulla
+mia testa scintillando ogni volta rosea in alto negli ultimi raggi
+obliqui del sole. Il secondo bombardiere ogni tanto spinge il
+raschietto nel buco per togliere la polvere. Con cura introduco la
+sabulite, capsula e miccia. Tutti via a 50 metri di distanza. Il
+bombardiere dà fuoco e fugge
+
+ Tum Tum PRAANG
+
+Poi i tonfi toonfi dei blocchi ricadenti. Zazà abbaia e corre mentre un
+porta-ordini in bicicletta arriva trafelato. Il capitano legge e mi
+comunica l'ordine di partire per Scandiano e raggiungere le squadriglie
+di Auto-Mitragliatrici blindate alle quali sono assegnato.
+
+
+
+
+IV.
+
+UNA DONNA-PREMIO
+
+
+Il 22 giugno, partendo da Val Silà a piedi seguito dal mio attendente
+Ghiandusso, che chiacchiera volubilmente, sento subito rinascere nelle
+mie gambe l'inebriante elasticissimo passo del Carso. La strada scende
+fra i grossi calibri Inglesi che gli artiglieri alti, biondi, casco
+coloniale e braccia nude ripuliscono cantando. Quelle voci aspre un po'
+velate di marinai d'oltre Manica contrastano con le morbide ondate
+profumate del vento estivo che ci viene un po' stanco dall'immensa
+pianura veneta giù sotto il Cengio.
+
+La mia cagnetta Zazà sculetta, abbaia e m'invita a correre. Corro con
+lei fuori dalla strada. La montagna è tutta riplasmata dal
+bombardamento. Mi fermo e bevo la visione calda e nutriente della Patria
+coricata immensamente che sembra sollevare con ritmo felice l'ampio
+petto della pianura tatuato di strade e villoso d'alberi che il sole
+imbrillanta di un sudore dorato. La città e i villaggi sono i suoi
+amuleti.
+
+Oggi è il 22 giugno; 22 doppio di 11, mio numero preferito, numero
+fortunoso che mi lega alle forze favorevoli e all'Italia.
+
+A Campiello fra tre buche profonde di 305, trovo il mio carrozzino con
+mulo e bagagli. Tutti su con Zazà abbaiante. Ghiandusso dice:
+
+--Guardi quella granata da 280. Non è scoppiata. Dorme nel suo buco come
+un porcellino. Mi sembra di andare alla fiera.
+
+La strada già rovente è piena di soldati inglesi che corteggiano con
+omaggi incerti le belle popolane italiane. Ghiandusso sentenzia:
+
+--La guerra è stata fatta per _mescià le rasse_!
+
+Giungo a S. Orso, Comando della decima armata. Io provo sempre uno
+schifo istintivo nell'entrare nei comandi. Quasi sempre deprimentissimi
+ambienti dove regnano due generi di imboscati odiosi: _gli sgobboni
+arrivisti_, pavoni e tacchini di Stato Maggiore che antepongono sempre
+la loro carriera alla Patria e i _fiacconi rammolliti_ che pensano
+unicamente a migliorare la mensa e allo champagne. Ho inoltre un
+profondo orrore per i generali che hanno quasi sempre delle civetterie
+ridicole di vecchie mantenute. Ma Caviglia fa eccezione e il suo
+ambiente è quasi degno di lui.
+
+Mi riceve affettuosamente e subito mi descrive sul plastico la battaglia
+del Montello, precisandomi tutti gli errori e tutte le correzioni già
+suggerite e in parte compiute con successo. Con la sua sorprendente
+calma ultra-piemontese, alto, freddo, pochi gesti, assoluto equilibrio
+fisiologico, armato d'un buon senso spoglio di frasi, egli parla del
+maneggio delle fanterie che non fu lodevole. Disapprova i due attacchi
+sui fianchi del Montello che furono come era prevedibile massacrati
+dalle artiglierie nemiche. Bisognava invece sferrare un attacco unico
+centrale, con 4 reggimenti, dopo avere simulato con un violento
+bombardamento le due azioni ai fianchi.
+
+Caviglia dice:
+
+--Badoglio ha creato un meraviglioso schieramento di artiglierie...
+Quando Badoglio ha il tempo di riflettere è un generale capace e
+potente. Ad ogni modo è il nostro miglior generale.
+
+Caviglia parla poi del Duca D'Aosta che era a Fogliano quando gli
+austriaci irruppero sulla nostra riva. Fu più volte invitato a
+ritirarsi, rispose sempre «No, rimango!» Il duca è un uomo coraggioso,
+freddo, e di gran buon senso. Quando gli sottopongono dei piani militari
+li esamina bene poi dice spesso: «Non vanno, portatemene degli altri».
+Riesamina, accetta o rifiuta senza boria, nè presunzione. Ha un ottimo
+capo di Stato Maggiore: Fabbri. Dall'Astico al mare il morale delle
+nostre truppe è semplicemente meraviglioso.
+
+--Ho visto i rincalzi assalire gli autocarri partenti per la linea con
+gioia trionfale. La popolazione del Piave è pure calma, sicura. Durante
+la battaglia del Montello ho visto i contadini arare la terra, e i
+bambini in piedi attenti intorno ai 75 campagna controbattuti.
+
+Parto da S. Orso con la convinzione che Caviglia è veramente il capo
+predestinato a stringere nel suo congegno volitivo, intuitivo e decisivo
+tutte le probabilità favorevoli e sfavorevoli, tutti i calcoli, tutte le
+forze degli uomini, della pioggia, del sole, e del terreno come
+altrettanti fili convergenti a quella meravigliosa tavola di commutatori
+elettrici che ha nel cervello. Bisogna che ad ogni costo Caviglia abbia
+il comando supremo della prossima immancabile battaglia finale.
+
+Schio è tutta sonante di canti al sole, quando vi entro sul mio
+carrozzino. Non riconosco quasi più la cittadina che sonnecchiava
+quest'inverno sotto le alte batterie austriache sdegnose. Oggi è
+veramente fiera d'aver subito i coiti furenti dei 305. Sulla piazza,
+incontro la fanfara dei primi bersaglieri che tornano dal Piave.
+
+Esplosione lirica del pomeriggio infocato. Passo aggressivo, fucili e
+tascapani fioriti, tutte le trombe al cielo spinte su dalle rudi facce
+di cuoio lucenti di sudore. Sopra, squilla il sole come la più bella
+tromba bersagliera lanciata in alto nel ritmo danzante della marcia.
+
+Vorrei proseguire, ma non posso, tanto la massa irruente di quelle forze
+guerresche mi s'avventa con prepotenza sul viso, preme su di noi come un
+Simun di gioia selvaggia. Gridano capriolando davanti ai bersaglieri i
+monelli in delirio. Le porte delle case, le finestre, i balconi spremono
+grappoli di donne e bambini scroscianti applausi, fiori sui cani
+abbaianti. Zazà si slancia, ma la ripiglio a volo, e tenendola fra le
+gambe guido a destra il mio mulo che dà calci con un'imprevedibile anima
+poetica.
+
+Mi viene incontro a ondate sbatacchianti, l'anima italiana
+tempestosissima, irta di belle pazzie, scamiciatissima. Dei bersaglieri
+riposano la bocca e se l'asciugano mentre gli altri a gote gonfie
+sembrano dilatare le case con globi violenti di suoni scagliati al
+cielo. E gli occhi ridono, e tutti ridono. Dietro le prime trombe
+marziali e cadenzate, saltellano si sganasciano e si divertono altre
+trombe mattacchione.
+
+Abbiamo vinto, tutto è permesso. Vi sono molte donne a guardarci.
+Spandono buon odore i bei seni accaldati sotto i capelli pesanti. «Un
+bacio, via, bella mora, non fa male! Che belle chiappe... Evviva la
+fila, signor tenente... Vieni giù biondina! Viva i bombardieri!... Viva
+i bersaglieri!... Viva la fila dei bersaglieri che resiste a tutti i
+colpi!»
+
+Un bersagliere colossale sembra quasi ingoiare la sua tromba, poi si
+curva fingendo di cadere a destra, a sinistra buffamente. Ogni tanto uno
+sgambetto all'amico davanti, una gomitata a sinistra e colla mano destra
+rema rema accarezzando le facce delle donne. Quella curva lo magnetizza:
+un pizzicotto. Colla mano sinistra scuote in alto la tromba bavosa
+mentre la sua mano destra arrotondata sulla bocca prolunga il suono dei
+pernacchi tumultuosi e dei lunghi uuu... uu-uu-uu- uu-uu-uu prr prr prr
+prr oooooooo aaaaaa.
+
+Bacia tutte le donne per forza. Queste stizzite ridono, strillano,
+ruzzolano quasi sotto il peso brutale nello schiamazzo dei bambini e dei
+cani. Il sole volantista arroventato ritto nel polverone incandescente
+delle strade celesti, gonfia dall'alto dei gas di gioia insalamandoli
+nella strada come in un enorme pneumatico torrido.
+
+Il mio carrozzino segue la corrente di quella passione popolare ed ecco
+a 100 metri da una strada laterale sbocca un battaglione scozzese.
+
+Contrasto prodigioso. Passo lento in cadenza, saggio, ritmato, monotono
+col dolce ondeggiamento dei gonnellini quadrettati color pinete
+alpestri, giubba kakì, berretto in forma di barchetta rovesciata
+sull'orecchio, fasce a mezzo polpaccio fissate da nastro e fiocco rosso.
+Splendore dei cuoi e degli ottoni. Tutti calmi con l'azzurro mite degli
+occhi rapito ai cieli di Scozia, tutti obbedienti per sempre al peso del
+fucile e degli zaini eleganti. Accompagnano la marcia con una melopea
+che senza urto s'innalza, si spande
+
+ o-eee o-eee o-eee hurraaa!
+ o-eee o-eee o-eee hurraaa!
+
+I bersaglieri salutano con tutte le trombe alzate, pigiano donne e
+bambini sulla sinistra e offrono con un frastuono infernale la destra
+all'altra razza che passa.
+
+Lenta - grave - forte - solenne. - Uno - due - uno - due, con piccole
+risatine brevi negli occhi senza voltar la faccia, uno - due, uno -
+due, venuti da lontano e sicuri della strada futura marciano gli
+scozzesi. Quando il tenente dà l'ordine, allora soltanto i pifferi
+nordici spruzzano allegria, e le sacre zampogne incominciano a gonfiare
+pance e mammelle con gioia comandata fra le braccia degli antichi
+montanari gonnelluti che le portano maternamente--nazii iii ziii biii
+biuu.
+
+I bersaglieri suonano il _tippereri_ senza parole urrara pum - pumb
+papapapum - pumb    para pum pum-pumpum.
+
+Rispondono gli Scozzesi
+
+_Adioo miabeladioo._
+
+Passa il carreggio Inglese. Lussuoso scintillio di ottoni sui cavalli
+fortissimi. Zampe ingonnellate di lunghi peli. Il sole sembra ruzzolar
+giù magnetizzato sui finimenti ghiotti di scintille. In alto sui carri
+verde scuro pieni di cose ricche inutili i guidatori in kakì faccia
+rossa polverosa colla pipetta all'angolo della bocca.
+
+Dietro, vengono più grandi, terremotando, gli autocarri inglesi,
+scatoloni colossali o palchi automobili per assistere ai cortei.
+Smisuratamente sproporzionatamente. I volantisti, pipino in bocca,
+faccia rossa polverosissima sembrano arrampicarsi come topi sui volanti.
+
+Questo secondo autocarro è ancor più grande. L'ultimo gareggia con le
+case. E' forse una casa di Folkestone col suo giardinetto a guisa di
+strascico. Portano tutto con loro gli Inglesi. Ogni battaglione
+trascina una città di case dinamiche riboccanti di spettatori.
+
+Noi italiani combattiamo quasi nudi, ma ognuno ha purtroppo nel cuore un
+pensile giardino di donne-fiori i cui capelli pesantissimi ci incurvano
+in avanti sui golfi lunari del pericolo.
+
+L'indomani sera in treno per Verona leggo il trionfale comunicato di
+Diaz: «_Dal Montello al mare, il nemico sconfitto ed incalzato dalle
+nostre valorose truppe, ripassa in disordine il Piave_».
+
+Alla stazione di Verona quasi buia mugola asserragliato e ribollente uno
+dei reparti d'assalto che va a riposo. Odore acre e mordente di belve
+vittoriose. Ballano nelle corse e nei gesticolamenti i fiocchi dei fez
+neri tra il vociare turbinoso, le gomitate e gli spintoni. Gli arditi
+hanno occupato il caffè della stazione. Si intravede un rimescolio di
+braccia nude stantuffare e rubinettare fiaschi di vino e bicchieri di
+birra, fra una fantasmagorica agitazione di luci azzurre e di ombre
+caricaturali. Ogni discussione sembra una rissa. Tutti si pigiano. Fame
+e sete azzannante e arraffante nel buio. Grandinare di bottiglie,
+bicchieri. Bestemmie degli ufficiali presi nei vortici della folla
+grigia-nera che non cede, resiste alle lente sbuffanti locomotive in
+manovra coi meccanici che si sporgono gridando.
+
+Mi sento chiamare. E' il colonnello Trivulzio alto montanaro dal viso
+sessantenne alcoolizzato ma solidissimo, occhi giocondi vivacissimi,
+pipa in bocca. Ha lasciato il suo reggimento di fanteria per il comando
+di un reparto d'assalto. Fra le gomitate, gli urli dei suoi fez neri, mi
+racconta:
+
+--A Meolo, c'era da ridere. Una battaglia di clown e buffi napoletani.
+Vero bordello pieno di risse di avvinazzati. Ma quanto sangue e quanti
+morti! Però tutto era allegro. Non ho mai visto tanta confusione. Pensa,
+una nostra mitragliatrice tirava su una mitragliatrice austriaca che
+tirava su una nostra mitragliatrice! Una nel culo dell'altra. Tutte e 3
+sulla stessa riga. Non si capiva dove era la linea. La linea oscillava
+continuamente. Alberi spaccati, reticolati che non prevedevamo, tutti i
+fili telefonici rotti. Ad un tratto, io mi avanzo con una mitragliatrice
+in una boscaglia e sbocco in un prato. Ma, ta-ta-ta-ta-ta... due, tre
+mitragliatrici austriache! Ai! ai! indietro, indietro! sono troppi,
+siamo pochi!
+
+E il colonnello Trivulzio descrive con gesti comici questa subita
+ritirata buffissima di gente scottata.
+
+--Ci rannicchiamo dietro gli alberi, 50 metri indietro. Tre secondi.
+Altri fez neri ci arrivano alle spalle come scolari in baldoria. Subito
+tutti in piedi ci slanciamo nel prato. Che casino! Che casino! Ma vi era
+una sicurezza straordinaria! Avevamo la vittoria nelle ossa. Avanti,
+indietro, si perdeva, e riguadagnava. Si perdeva con strafottenza di
+ricconi alla tavola del giuoco. «Dobbiamo far saltare quei tre cannoni?»
+mi domanda un caporale. Tutti rispondono: «No, no, no, per carità!
+Glieli prenderemo, non facciamo saltare nulla. I cannoni sono nostri e
+torneremo fra mezz'ora a riprenderli.» Eravamo tutti tranquilli come
+Battisti! Trenta pariglie di cavalli nostri furono prese dagli austriaci
+e riprese da noi mezz'ora dopo.
+
+Attraverso la calca con Zazà nelle braccia e fuori per Verona buia.
+
+Qualche bettola, a ciglia semichiuse. La sbornia già spinge fuori i
+gruppi-viluppi, le coppie-canore e gli arditi pugni e pugnali pronti
+fieri, irritatissimi di non veder davanti a loro la città inginocchiata
+con tappeti di donne morbide sul selciato, lampade e giardiniere di
+donne ai balconi. Sotto un portone nero, una zuffa fra carabinieri e
+arditi. Intervengo poichè un enorme carabiniere ha avvinghiato e porta
+sotto il braccio poderoso un frenetico magro ardito che batte coi piedi
+l'aria con ritmo di telegrafia Morse.
+
+--Via, non si trattano così dei soldati vittoriosi.
+
+--Ma, signor tenente, mi ha sferrato un pugno nel naso. Guardi come
+sanguina.
+
+--Lo lasci andare, è ubriaco. Bisogna concedere una sbornia agli eroi.
+
+--Se lei me lo comanda, signor tenente, lo lascio andare.
+
+Ecco liberata la belva gloriosa nella città buia. Avrò delle noie, ma
+non importa.
+
+Giro tutta la notte cogli arditi aizzando e moltiplicando i canti,
+ebbro non di vino ma di quell'alcool trasfigurante che tutti i filosofi
+sognano di sciogliere e distruggere nei lambicchi meticolosi e freddi e
+che si chiama Patriottismo. In questo senso non diverrò mai un
+antialcoolico.
+
+All'alba nello scompartimento di seconda classe che mi porta a Modena
+trovo finalmente il Premio che mi offre la Patria.
+
+Un'italiana veramente bella. Bruna, delicata, morbida e flessuosa.
+Trentenne, con occhi capelli e denti eccezionali.--Ma adagio! Ve la
+descriverò a poco a poco. Freno tutti i miei slanci compreso quello del
+mio lirismo descrittivo. La contemplo sommerso nell'ammirazione.
+Ghiandusso la guarda estatico. Zazà le si accuccia vicino, quasi sulle
+gambe. Io attacco discorso. Pronto, incalzante, intuitivo. La sento
+entusiasta della vittoria. Parlo della battaglia. La bella signora
+ascolta, vive tutti i gesti. Si chiama Rosina Millari di Oderzo. Ricca
+profuga un po' sperduta, poichè non ama i parenti che la ospitano. Deve
+passare la giornata a Modena senza scopo per raggiungere la sera stessa
+una villa fuori di città. Invito la bella a colazione. Esita. Ma le
+forze mi sono favorevoli. Non si può veramente rifiutare nulla a un
+soldato vittorioso. Alla stazione di Modena non si può mangiare.
+L'affollamento dei soldati ci costringe a uscire al più presto coi
+bagagli suoi e miei, Ghiandusso-Zazà, tutta una famiglia improvvisata e
+poco dopo installata all'Albergo d'Italia.
+
+Ho l'anima di un soldato italiano. Sapete cosa significa avere 40 anni,
+del genio, molto fascino, una potente irradiazione di idee personali
+nuovissime e sane, regalate al mondo, dei poemi potenti creati, altri da
+scrivere, e nondimeno volontariamente e con entusiasmo giocare il tutto
+con disinvoltura per la propria terra e la propria razza in pericolo?
+
+Mi direte che un tenente di più al fronte è poca cosa. Ma questo tenente
+ha un nome luminoso, una parola eloquente, diventa perciò un esempio, un
+faro, un richiamo, una bandiera vivente di coraggio e fede per tutti
+coloro che credono in lui. Ecco ciò che sono. Un accumulatore di energia
+patriottica, utilissimo e assolutamente disinteressato. Militarizzare
+così il più ribelle dei temperamenti, disciplinando e strangolando il
+proprio orgoglio, sempre sull'attenti davanti a dei superiori che non lo
+sono. Ecco degli eroismi profondi e dolorosissimi che meritano, cari
+passatisti e care passatiste, dei premi da afferrare con mani rudi e
+pochi riguardi!
+
+Nella camera dell'Albergo d'Italia io entrai come si entra da un
+pasticcere quando si è stati privati di zucchero per molto tempo. Parlai
+d'amore con lirismo variopinto e modulatissimo offrendo tutti i
+trampolini vellutati alla dedizione della bella donna, ma in realtà io
+la conquistavo si può dire d'autorità.
+
+Non era una corvée che imponevo ai nervi della mia amica, li mandavo
+anzi in licenza sulle spiagge d'un gran mare di voluttà perchè vi
+guizzasse il suo spirito al quale io superiore cortese insegnavo a
+nuotare.
+
+La stanza era accesa dai riflessi delle mille bandiere che infuocavano
+le facciate delle case. Mobili giardini pensili. Rosso che sembra
+veramente ringiovanito. Il verde vile di Caporetto è diventato un verde
+Piave, un verde Mare Adriatico, diventerà un verde Isonzo. Il cielo
+incandescente sembra roteare come un viluppo gesticolante di bersaglieri
+scamiciati, feroci, urlanti, la bocca piena d'Italianità selvaggia e
+d'orgoglio, amore - vendetta - rapina - eroismo - maffia.
+
+Mi voltai per seguire la bella mia affaccendata nell'aprire i suoi
+bagagli. Un morso delicato nella nuca. Poi la svestii. Si lasciò fare
+languidamente, con tutte le moine che distinguono le amanti venete e il
+loro chiacchierio di uccellino che maledice la gabbia, implora la
+libertà e non conosce altro cielo che quello che brilla nell'acqua dello
+scodellino. La stordii di baci e di carezze infinite. La presi e ripresi
+con foga, con slancio, delirando. Poi mi fermai. Buttai sul divano
+l'anima che mi aveva servito fino allora e ne tirai fuori un'altra dalla
+profondità dei miei nervi.
+
+--Bisogna, pensai, che io valuti con precisione scientifica e occhi di
+buongustaio il premio offertomi dal destino.
+
+Imposi dolcemente silenzio a Rosina che si accaniva a dimostrarmi
+l'imbecillità paurosa di suo marito notaio, pedante germanofilo,
+disfattista, imboscato malgrado una buona salute e i suoi 25 anni, e le
+dissi:
+
+--Cara Rosina, sei troppo bella per coprirti con una camicia, toglitela.
+Voglio analizzare la tua bellezza con cura e prendere delle note.
+
+Salto dal letto prendo il mio libretto di note dispongo bene il corpo
+nudo e coricato di Rosina:
+
+--Chiudi gli occhi. Bene!... ora aprili!
+
+Occhi meravigliosi. La cornea lievemente azzurrina venulata agli angoli
+da piccolissime venette sanguigne, nuota in uno strano rosolio dorato.
+La pupilla è nera cerchiata d'oro scuro...
+
+Rosina è stupita, trattiene la sua allegria mi lancia un'occhiata
+brillante e maliziosa che si lega bene al sorriso. Ecco il sorriso
+sboccia, mobile losanga, e fiorisce tondo sui denti piccoli, freschi,
+bianchi, saporiti. Penso ad una giovanissima Madonna di Raffaello, ma
+più calda, passionale, dietro i cristalli di una _limousine_ veloce.
+
+Io amo i seni piccoli, vivaci, spiritosi. Questi di Rosina sono invece
+un po' grassi e lievemente materni. Ma la bella cupola militare del
+ventre è perfetta. Sotto l'ombelico una lievissima depressione
+perpendicolare discende, piccolo sentiero appena marcato e si perde
+nell'ombra triangolare fra le cosce. Ancora più ammirevoli. Hanno
+muscoli sodi, mascherati dalla più dolce carne. Bei cuscini soffici e
+nuovi con ricche molle di muscoli.
+
+Ma Rosina si annoia di tanta estetica scultoria. Nuovi baci, nuove
+carezze e nuova pausa con relativo chiacchierio sul marito che Rosina
+critica ora come un vizioso parassita amico delle prostitute.
+
+Il nostro dialogo è interrotto da un balzo di Zazà che vuole accucciarsi
+fra noi.
+
+La mia cagnetta di guerra non conosce le donne. Ha sempre vissuto in
+mezzo ai soldati ed è decisamente ostile ai dissolventi profumi carnali.
+Mi ammonisce abbaiando, richiamandomi all'antica castità. La caccio via,
+rimbalza su. La mando dall'attendente nel corridoio.
+
+Io sono ormai sufficientemente premiato. Ho centellinato e masticato
+deliziosamente tutte le ghiottonerie di quel letto imbandito come una
+tavola di re.
+
+Nell'annotare sul mio libriccino la mollezza soave delle due bende di
+capelli che coprono le piccole orecchie di Rosina ho sentito gonfiarsi
+nel mio cuore un oceano di pensieri e ormai il mio spirito vi veleggia
+sopra, con le sue vele date al tondo soffio delle purezze astratte.
+
+Dico a Rosina concludendo:
+
+--Non ti potrò mai dimenticare, poichè sei veramente la figlia del
+nostro Piave devoto e della vittoria!
+
+Poi soggiungo:
+
+--E anche la figlia della luna augurale!
+
+Così, sporgendomi al balconcino, salutai la luna che avevo maledetto il
+27 ottobre sul Carso, tutta gialla, allora, insozzata forse a dipingere
+bandiere austriache.
+
+Un'ora dopo ci accompagnava in carrozza rotolando in alto grassa, bianca
+e felice la luna enorme. Fresca campagna dilatata dalla gioia della
+vittoria. Passiamo sulla Secchia, rapita anch'essa di gioia lunare.
+
+--Non cercarmi, non scrivermi, ti scriverò io, mormora Rosina
+abbracciandomi. Mio marito è geloso, ti ucciderebbe!
+
+Sento che Rosina sta per trasformare suo marito imboscato in un ardito.
+
+--Non venirmi a cercare, ripete Rosina, verrò io a Milano da te.
+
+Non l'ascolto. Penso di dare al mio prossimo poema i ribollimenti e
+formicolii d'argento della Secchia che scorre dolcemente quasi nel mio
+cuore. Le vigne alte sospese a braccia spalancate, aggrappate ai gelsi
+mi danno colle loro grandi ombre nere animate dei consigli energetici.
+Il vecchio cocchiere porta ora in equilibrio sul cappello a cencio la
+pletorica luna piena. Vorrei affrettare il passo del cavallo. Sono
+stanco di voluttà. Le ruote della carrozza svegliano in me il ritmo
+pneumatico della mia futura blindata, nuova amante per le velocità della
+prossima vittoria.
+
+
+
+
+V.
+
+IL PAZZO
+
+
+Sono costretto di passare 2 giorni al deposito di Scandiano.
+
+Due giorni di burocrazia militare aereati dalla compagnia del futurista
+Virgilio Marchi, granatiere valoroso, ora invalido di guerra. E'
+riuscito a improvvisare qui una piccola esposizione di quadri futuristi.
+La visito per consolarmi dell'atmosfera imboscata discutendo
+sull'equilibrio delle dinamiche architetture ideate da Marchi.
+
+Spacco, sfondo e incendio la tediosa atmosfera di Scandiano con un
+discorso ai bombardieri e una susseguente discussione sul futurismo col
+generale Sacchero. Dormo male a Scandiano, assillatissimo dal desiderio
+di conoscere presto la bella blindata che mi aspetta, le sue forme
+snelle e il suo cuore carburante. Ma la mia propaganda futurista e
+quella degli amici Marchi e Francesco Flora sembrano aver già
+trasformato la piccola città ultra-passatista.
+
+Ne sboccia l'ormai immancabile prodigio. Cosa è questo gridio di folla?
+Usciamo dalla mensa. Sensazione di sommossa. Tutti corrono. Redarguisco
+due sergenti che fuggono davanti a un pericolo inspiegabile. Sassate
+fitte piovono su noi. Risacca di bambini e donne urlanti. Entriamo nella
+vasta piazza erbosa e vuota davanti al palazzo Estense.
+
+In fondo, vicino alla porta ducale, gesticola un pazzo. Nudo dalla testa
+calva congestionata ai ginocchi. Ha le fasce alle gambe e le scarpe. Il
+pazzo, curvo, cerca febbrilmente delle grosse pietre e le scaglia con
+forza contro la cancellata del palazzo, dove si agitano confusamente
+ufficiali e soldati.
+
+Divertente e tragico consiglio di guerra sotto il fuoco accelerato del
+pazzo. La sentinella ha dovuto spostarsi cercando di parare col fucile a
+baionetta inastata i colpi molto precisi. La folla ondeggia allo sbocco
+della via Cesare Battisti, con fughe repentine, quando il pazzo si
+avvicina preceduto dalle sue pietre.
+
+Appare veramente il dominatore di questa piazza lugubre, sonnolenta,
+austera, troppo saggiamente imboscata lontano dagli aeroplani e dal
+fronte. Nudità potente, forte torace, maestria di lanciatore di pietre.
+Il membro pendente fuor dalla nicchia dei peli neri beffeggia
+spavaldamente le morali freddolose, magnetizzando gli sguardi delle
+ragazze che strillano paura, orrore, curiosità dietro le grate vezzose
+delle dita sugli occhi.
+
+Ad un tratto il pazzo si curva, prende una manata di sterco e la mangia
+avidamente.
+
+Forse per insegnare gli indispensabili sacrifici dello stomaco a coloro
+che non si contentano di salvare la pelle ma la vogliono anche
+riccamente nutrire mentre i combattenti bevono e mangiano il ferocissimo
+fuoco solare delle battaglie.
+
+Il pazzo ha impugnato due grosse pietre e con esse si percuote
+atrocemente la fronte. Vendicatore selvaggio venuto dalle lontane
+caverne e dalla amicizia dei mammuth egli vuole dimostrare che nella
+media saggezza prudente non c'è virtù. L'ora è venuta di sfondare tutti
+gli scrigni compreso quello della fronte, liberandone le generose
+pazzie. Sputa ripetutamente il pazzo contro il palazzo ducale, sputa dal
+fondo della sua violenza barbarica sulla mezza civiltà cauta dei
+restauratori di palazzi antichi e di viltà moderne. E' un uomo
+preistorico che dà meglio di me una lezione di futurismo agli imboscati
+di Scandiano.
+
+Ecco però i passatisti alla riscossa. Sono numerosi. Li guida il tenente
+colonnello Tusini, piccola barba quadrata nerissima, quasi finta sul
+viso bruno, nervoso, collerico. Lo segue un siciliano nerboruto e bruno,
+il tenente Trafficante. Il pazzo indietreggia tirando sassi. E'
+accerchiato. Sente il muro dietro di sè. Ha un minuto di esitazione, che
+lo perde. Tutti si slanciano su lui, lo afferrano alla vita, lo
+rovesciano a terra, quasi soffocato. Mi precipito per soccorrerlo,
+mentre piovono sul suo capo calvo pugni violentissimi, accaniti,
+esasperati dalla paura.
+
+--Basta! basta! non massacratelo!
+
+Un caporale atletico, impazzito più del pazzo gli imbavaglia con una
+mano la bocca. Il pazzo tutto insanguinato torce spaventosamente gli
+occhi senza implorare pietà; mentre un soldato lo strozza quasi col
+braccio destro e dichiara solennemente:
+
+--E' così che si tengono i pazzi.
+
+Io gli grido:
+
+--Ma i saggi come voi fanno schifo!
+
+
+
+
+VI.
+
+UN'ESPOSIZIONE FUTURISTA NAVALE
+
+
+La caserma di S. Benigno a Genova ha tutti i difetti delle caserme, ma
+una qualità eccezionale che la rende forse unica al mondo ed è quella di
+cavalcare con la sua mole rossa il promontorio montagnoso del Faro.
+Domino così facendo colazione su una delle terrazze: a sinistra
+l'anfiteatro di Genova coi suoi vetri in fiamme, tetti d'ardesia
+verniciati di argento solare, e pensili giardini tropicali. Davanti, il
+colmo alto mare di cobalto; a destra, le criniere di fumo di
+Sampierdarena; e sotto, il porto formicolante irto e fumoso.
+
+Mi pare di essere sulla terrazza di un meraviglioso grattacielo
+italiano. Giù, giù, il porto lavora energicamente per la guerra
+mondiale. Grande bocca d'Italia aperta ai carboni che cortei di navi le
+portano sfuggendo ai sottomarini, microbi circolanti nelle vene-arterie
+del mare.
+
+Uno di questi cortei di navi si abbozza confusamente, sull'arco
+dell'orizzonte. I carboni ingoiati dai treni corrono facendo correre le
+forze che nutriranno il fronte congestionato di fuoco. Sotto di me, navi
+e treni mescolati.
+
+I treni s'intrufolano fra le navi. Simmetrie eleganti disinvolte di
+rotaie a fasci argentei. Le rotaie luccicano imperative come leggi
+davanti ai treni lentissimi asmatici, sotto fumi rivoluzionarii. Peso
+delle chiatte incastrate nell'acqua carbonosa. Sono scaricate da omini
+microscopici che portano velocemente sulla testa coffe di carbone
+correndo sull'oscillare elastico delle assi sospese. Andirivieni degli
+omini fra le chiatte e i cumuli di carbone alti e cosparsi di brilli.
+Brillano pure i torsi nudi sudati.
+
+In alto il sole comanda, dirige tutto, meccanico sanguigno dalle
+roteanti braccia d'oro dirigendo le antenne, le gru e gli elevatori
+elettrici che viaggiano su ponti di ferro pattinando oleosamente e
+portando a braccio teso mascelle metalliche ghiotte di carbone.
+
+Una dura volontà solidale di guerra fa gonfiare i bicipiti degli
+elevatori che girano orgogliosamente sui piedi uniti per farsi ammirare
+come buoni patrioti da tutte le case attentissime dell'anfiteatro-porto.
+
+Ribollimento frenetico d'oro solare fra le navi. Spirali, fantasie,
+ramificazioni dei fumi bianchi-grigi, perlacei che salutano i
+lontanissimi combattenti.
+
+Ma insiste la pressione dell'alto mare colmo di cobalto che vuole
+straripare sull'orlo della diga: cobalto freschissimo che schizza, balza
+dai moli al mio colletto di mitragliere S. Etienne, e si frange blu sui
+vetri dell'ultimo piano di S. Benigno. Questi vetri si offrono bersaglio
+ai cannoni di una possibile squadra nemica.
+
+S'avanza invece e si delinea in alto mare un corteo amico di navi
+variopinte.
+
+12. No! 22. Altre ancora si sbozzano. Sono 29.
+
+Il sole le vernicia. Balzano, lingueggiano, s'intrecciano le linee
+colorate dinamiche sui loro scafi alberi e ciminiere. Tutte camuffate.
+Poichè non possono entrare nel porto già pieno, esse si dispongono in
+lunga fila parallela alla diga. Lo spettacolo mi gonfia d'entusiasmo.
+Volo coi miei sguardi che si avventano gioiosi verso le navi. Grido ai
+miei amici mitraglieri tutti in piedi, tutti presi al collo dal blu
+inebriante dell'alto mare:
+
+--Ecco la prima grande esposizione futurista! Una sala alta 50 Km. dal
+pavimento di cobalto. Ventinove giganteschi quadri e complessi plastici
+colorati in movimento. Guardate! Quella linea rosea sulla prima nave a
+destra, quella linea slanciata che si arrotonda suggerisce l'idea di una
+poppa di nave mentre ne copre il ventre in realtà. La vera poppa essendo
+colorata in turchino, come vedete, vien presa a distanza per il turchino
+dell'alto mare... Sulla seconda nave l'angolo acuto nero quasi a fior
+d'acqua suggerisce l'idea di un basso bompresso di piccolo veliero.
+Queste navi furono camuffate dagli armatori inglesi sui disegni del
+pittore futurista inglese Newinson allievo e ammiratore di Balla e di
+Boccioni. Così il genio futurista italiano, imprimendo attraverso le
+sue esposizioni europee i suoi ritmi dinamici e le sue volanti
+colorazioni all'ingegno plastico inglese, può vincere la cubatura
+pesante tedesca e i suoi pericolosi sottomarini. Ogni nave così
+trasfigurata contiene 4 o 5 illusioni di mezze o piccole navi da
+trascurare o da sbagliare tirandoci sopra.
+
+I pittori futuristi nei quadri precedenti creavano compenetrazioni e
+simultaneità di linee e colori nel tempo e nello spazio. Volumi e colori
+dell'esterno-interno apparente-reale lontano-vicino, colore, peso,
+odore, rumore da suggerire a noi che li guardavamo.
+
+I pittori futuristi che dipinsero queste grandi navi o complessi
+plastici-naviganti vogliono anch'essi con le loro linee compenetrate e
+le loro simultaneità di colore e forma, suggerire ciò che non c'è,
+nascondere ciò che c'è, traendo in inganno e beffeggiando i sottomarini
+in agguato! Ah! ah! ridiamo, amici, ridiamo di gioia poichè tutti i
+simboli si armonizzano e si perfezionano. I sottomarini altro non sono
+che critici passatisti di questa grande esposizione futurista navigante.
+Critici pieni di bile compressa e d'invidia, che sognano di uccidere le
+lampeggianti sfolgoranti creazioni del genio novatore. Inutile spiegare!
+Il sole è il più sollecito e più eloquente dei conferenzieri e il più
+chiaro illustratore.
+
+La fila delle navi-quadri s'immobilizza, a 3 Km. da Sampierdarena, nel
+mare. Andiamo, amici, a visitare a nuoto la prima grande esposizione
+futurista!
+
+Mezz'ora dopo tutti in costume da bagno entravamo in mare allo
+stabilimento Colombo vera tonnara di donne e bambini. Cento salvagenti
+verdi, costumi neri, cuffie rosse. Vasto guizzare e anguillare di
+braccia e gambe. Grassi mappamondi rammolliti. Corrono bambini come
+piccole stelle di carne. Migliaia di scimmie scimmioni scimmiette. Donne
+e bambini aggrappati alla corda, sono violentemente strappati
+dall'ondata schiumante pigiati, spremuti come frutti banani pere o
+datteri sopra un unico gambo investito dal vento. L'ondata si precipita
+sui bagnanti come la voluttà si slancia sui nervi. Colle mani pesanti di
+schiuma, rotola, impasta, strizza, pesta, spalma questa pasta di
+femmine, d'imbelli e d'imboscati per insegnar loro un po' di guerra. Tra
+le potenti dita bianchissime del mare la pasta umana sprizza il suo
+lievito di paura.
+
+ iiiiiiiii ui ui
+ iii
+ iii
+ nitriti gridiii
+ guaiiiti.
+
+L'umanità subisce il coito delle forze. Ecco, donne e bambine si
+avanzano con paura-coraggio, frenetica allegria e isterico terrore
+contro l'urto dell'ondata... Voglio, non voglio, temo, ho paura
+scappiam, restiamo, pigliamola in faccia. Dio! i capelli!... Tutta
+bagnata!... Che freddo! l'acqua sulle gambe e sul ventre! Mi do a te, mi
+apro tutta a te, mare rude, potente invadente massiccio, mare
+sverginatore, uccidimi possiedimi mare guerra, eroismo massacro! Ho
+paura, mi fai male, sei troppo brutale, mi piaci, ti odio!...
+
+ Aiii Aiii Siii Siiii
+ Aaaaaaaaa iiiii
+
+Una mamma va incontro all'ondata portando fra le mani un grosso tondo
+bambino nudo. Sembra volerlo lanciare con un calcio di foot-ball contro
+l'irruente alta schiuma, che crolla
+
+ Taaaraagiiiiuuu
+ gggiiii uuuu
+ giaaaa.
+
+Disinvolta, quella mamma! Sembra snaturata. Eroica certo e il destino la
+ricompensa poichè il suo tondo marmocchio ruzzola nell'onda, capriola ed
+eccolo più sano di prima sulla sabbia. Vorrei l'Italia fosse così
+disinvolta nel lanciar la sua prole contro il nemico che schiuma di
+rabbia e d'odio eterno come il mare.
+
+--Amici! grido allora, usciamo da questa coloratissima tavolozza che ha
+per colori donne e bambini e ondate schiumose!
+
+A nuoto ci lanciamo nel ribollimento argenteo abbagliante verso il
+pavimento di cobalto della grande esposizione futurista da visitare.
+Lontano qua e là, a destra, teste nere d'altri visitatori. Barche
+nerissime irte di rematori e simili a pettini neri coi denti al cielo.
+Tentano di criticare, discutere nella pienezza geniale del mare che
+bolle sicuro di sè. Piove fuoco argenteo vivo di gioia artistica. Ogni
+onda ha una sua idea in cresta che fiammeggia. Per essere più degno e
+più intriso d'arte sublime mi arrampico su un trampolino e
+
+ Patapluum Plufff
+ giaaaa ggggggggg di schiuma
+
+Nuoto sott'acqua a occhi aperti, vedo in alto una volta incendiata.
+Scintille di rumori nelle orecchie blublublublu bloblo tlac tloc gott
+gluglu.
+
+Emergo. Luce anguillante di pittura futurista in ogni onda. Elastici
+tessuti di riflessi viola gialli, verdi, azzurri. Si prolungano così
+ramificandosi i sincronismi celesti dei raggi.
+
+Il mare è una tavolozza sovraccarica di colori. Pennello vivente, voglio
+nuotandovi dentro dipingere anch'io un quadro.
+
+Comincio col nuotare alla rana. Formo così un groviglio duro di linee.
+Poi a destra, nuoto alla marinara sul fianco come le donne formando una
+capigliatura di linee molli sfumate. Balzo a sinistra e nuoto _over_
+facendo ruotare il braccio sinistro col braccio destro teso in avanti.
+Dipingo nell'acqua una ruota. Mi slancio con un _braccetto_ vigoroso
+facendo ruotare alternativamente le due braccia, ma tenendo la testa
+fuor d'acqua.
+
+Nel mare si dipingono così due ruote davanti alla prima ruota. Tuffo la
+testa nell'acqua accelerando il doppio movimento alternato delle mie due
+braccia rotanti. Intuisco con gioia il liquido meccanismo di orologeria
+colorato che nasce da me.
+
+Vedo accendersi il rosso di quella nave camuffata come un incendio,
+torcersi quella spirale azzurra intorno alla ciminiera come una molla
+gigantesca sulla quale una nuvola elasticamente molleggia come un saluto
+di padre eroico al figlio combattente.
+
+Gioia di rinvigorire il corpo perfezionandone i tessuti, aguzzandone i
+muscoli, perchè scattino dalla schiena ai piedi come una codata di
+pesce! Gioia di acquistare la potenza guizzante d'un grande pesce-spada
+prima di partire per il fronte. Le bocche dei cannoni nemici amano
+simili pesci temerari. Mi succhio un dito. Sono fresco e saporito. Il
+pasto dei cannoni, porrebbe essere veramente succulento. Ma la fortuna
+sorride ai grandi pesci audaci che ora come me si nutrono lo stomaco del
+buon carbone tot igienico che le navi-quadri- futuristi spargono sul
+mare.
+
+A grandi bracciate, facciamo il giro solenne dei conoscitori di quadri.
+Intorno ad ogni nave camuffata coloratissima ride il pavimento liquido
+moltiplicando la bollente gioielleria dei riflessi. Chi può comperare
+pescecanescamente l'opera impagabile? Le navi a tinte rosee hanno
+intorno a loro mille riflessi di carne femminile come migliaia di donne
+bagnanti che applaudano. Le navi a tinte purpuree e gialle hanno intorno
+dei riflessi in forma di vetrate insanguinate e rotte e talvolta
+l'intera cattedrale di Reims sommersa. Il sole stanco di conferenze e
+proiezioni sulla lavagna del cielo abbandona la sala della grande
+esposizione. Occhiata d'oro vermiglio, fronte e calvizie di fuoco
+sereno!
+
+--Somiglia alla tua! mi grida un compagno, nuotando.
+
+Sulla calvizie del sole si posano con ali febbrili di farfalle, due
+idrovolanti.
+
+Torniamo con un ampio giro che ci conduce verso gli affastellamenti di
+tettoie e camini e la foresta di fumi Ansaldo. Nuotiamo come squali
+guidati dalle gigantesche carni sanguinolente che gli alti forni
+sembrano masticare. Magnetismo delle colate d'acciaio. Il ritmo delle
+presse e dei magli titanici cadenza le nostre bracciate, mentre la
+nostra bocca sputa schiuma bianca come i torni sputano limatura
+argentea.
+
+Entriamo sempre più nell'oceanica sinfonia dei rumori del ferro in rissa
+col ferro. Attacchi e contrattacchi, boxe. Fierezza dell'acciaio,
+Cocciutaggine di colossi in fusione. Nell'aggrovigliato paesaggio di
+rumori ormai quasi buio si accaniscono a quando a quando le immense
+fruste e i lazos delle fiamme rosse. Fiuto la presenza di mille cannoni
+antiaerei nuovi sui loro candelieri colla bocca al cielo pronta ai
+lunghi sputi precisissimi di fuoco zenitale.
+
+Sono nuovi pennelli ultra-dinamici di Balla per ridipingere le nuvole
+all'aurora. Fiuto le nuove Tanks già costruite con un volantista un
+cannoniere e un cannone da 37, serrate, armatissime, ultrasintetiche
+come libri futuristi.
+
+Vedo poi giganteggiare il cannonissimo 381 allungato che dovrà tirare da
+Venezia a Pola (130 Km.) simbolo perfetto del genio italiano a
+lunghissima portata.
+
+
+
+
+VII.
+
+LA 74
+
+
+Non conoscete la mia nuova amante? Ve la presenterò. Intendiamoci,
+quella preferita, che escluderà tutte le altre e sarà forse definitiva.
+
+Non ha un nome, ha un numero e ciò mi piace poichè ogni Rosina è sempre
+tradita dal ricordo di un'altra Rosina, ogni Maria dal ricordo di
+un'altra Maria. La mia nuova amante si chiama 74, 7 e 4 fanno 11, il mio
+numero augurale che mi segue dovunque e mi è più o meno sempre
+favorevole.
+
+La mia 74 ha una salute di ferro, anzi d'acciaio, una meravigliosa
+sensibilità, ma blindata. E' capace d'offendere e d'uccidere. Mentre è
+assai difficile ferirla mortalmente. La conobbi ieri nel cortile della
+caserma di S. Benigno. Mi aspettava in riga con le sue sette compagne
+che le rassomigliano come sorelle. Con delle differenze però importanti.
+Sono tutte donne autoblindate color verdone scurissimo, tutte armate.
+
+Ma la mia è la più agile di tutte, ha un cuore-motore più forte, e il
+fuoco delle sue ironie mitragliate non ha debolezze nè distrazioni. Fu
+la sorte a designarmi come compagno della bella 74. Subito le baciai i
+fianchi d'acciaio, la grande palpebra metallica e lei mi ringraziò con
+un mezzo giro della sua cupola ornata d'un fascione tricolore. Volli,
+allora, penetrare nella sua anima. Tutta affettuosa, la mia 74 mi aprì
+sportello destro e sportello di sinistra cosicchè occupando il
+seggiolino della sua volontà e impugnando il volante dei suoi segreti
+pensieri la slanciai fuori a bella velocità giù per la strada tortuosa
+che scende al porto di Genova. Sento la gioia gonfiare le arterie della
+mia 74 che mi porta cantando. Non ha una voce sola, ma un'orchestra di
+voci bene intonate. Ora godo il languido canto lamentoso del suo
+cuore-motore che fa da freno in discesa. La sua gioia cresce ed ecco
+flauti, clariiini, violiiini accompagnano il ritmo delle ruote.
+
+La mia 74 ha forse un difetto; i suoi fianchi sono troppo vasti per
+poter anguillare e correre senza urtare nelle strade ingombre di Genova.
+Debbo preoccuparmi anche del suo culo di acciaio veramente poderoso
+armato di una mitragliatrice a guisa di pungiglione. Con mano molle, ma
+pronta al volante consiglio i suoi fianchi di non agganciare a destra e
+a sinistra tram e carrozze.
+
+--Su presto! le grido, ti conduco a Rapallo, a salutare i miei cari e
+poveri amici mutilati. Vi sarà danza questa sera, belle donne e canti al
+chiaro di luna sul mare.
+
+Il cuore-motore della mia 74 precipita i suoi battiti e mi risponde come
+un cavallo con nitriiiti, nitriiiti, nitriiiti.
+
+La sua allegria si manifesta nel mostrarmi tutte le sue virtù. Ecco il
+ci-ci-cigolio di mille passeri giulivi nelle sue giunture-costole
+d'acciaio. Sarà bello amarla e stringerla con passione, o meglio viverle
+nel cuore quando si batte.
+
+Ma sono stanco di goderla dall'interno, voglio vedere le sue forme
+potenti correre fra le raggere tropicali di questo pomeriggio sulla
+strada di Varazze.
+
+Lascio il volante al mio volantista Menghini, che avrà pieni poteri in
+mia assenza sul cuore-motore della mia 74. Ho aperto lo sportello di
+sinistra. Seduto di fianco sul seggiolino colla schiena presa nella
+cinghia-spalliera ho le gambe penzoloni fuori a picco sul mare di
+schiaffi pugni bava e smeraldi vendicatori.
+
+Gioia disinvolta sfrenata di darmi così alla molleggiante velocità com'è
+una saltatrice sul cavallo nel circo dopo il bel cerchio di carta
+sfondato. Mi sento preso così a mezzo corpo dall'immensa rabbia amorosa
+dell'orizzonte marino. La mia gamba destra allungata verso l'invisibile
+acceleratore della velocità spirituale; la mia gamba sinistra piegata
+sul predellino fuori.
+
+Sotto di me, le volanti docce di schiume bianchissime e gazose ggggggg.
+Microscopico stabilimento di bagni che magnetizza i miei muscoli
+polverosi. Al sole obliquo una cuffia rosso carminio di bagnante. La
+vedo guizzare nel molle cristallo verde col roseo lampo dei polpacci.
+Snella agilissima, ma meno snella, meno agile della mia 74. La strada
+curva è girata, o meglio presa in giro dalla nostra fusione veloce
+tlantlantrintrrrrr trrrr. Polverone sferico, blocchi di caldo roteanti.
+Trombe d'aria sbatacchiate fra le facciate delle case sovraccariche di
+biancherie roventi alate. Ondeggiare frenetico della mia 74 fra le
+resistenze dei metalli. Anguillare sulle anguille affettuose delle
+rotaie.
+
+Incrociamo delle automobili festive, veri salami-proiettili. A Varazze,
+urrah! la mia 74 incontra le sue 7 sorelle e torniamo in squadriglia
+sferzati dai lunghi raggi del tramonto, in una gara pazza di velocità
+verso Genova e Rapallo.
+
+Ognuno dei miei 7 compagni auto-mitraglieri pretende che la sua amante
+blindata sia più veloce della mia. Le 8 donne d'acciaio lanciate
+gareggiano, gareggiano, gareggiano, precipitando il ritmo dei loro
+cuori-motori fra i mille ostacoli ganci ombre insidiose, riflessi lunghi
+e corti, rosse occhiate languide delle bettole e maledette lanterne dei
+passaggi a livello. Il mare si precipita contro le scogliere sotto la
+strada, infrangendo con fracasso ogni barriera. Folla urlante di
+onde-faccie schiumose di sudore rosso per vedere, per vedere la corsa
+delle blindate impazzite. Entrando in Genova la mia 74 è in testa. Ritmo
+perfetto, dominatore del cuore-motore obbedientissimo a me. Rallentiamo
+sotto la curiosità affannosa e ronzante delle lune elettriche. Ma fuori
+verso Nervi dove il mare sventaglia dolorosamente sulla ghiaia la tosse
+dei suoi risucchi malati, la gara riprende, le agili donne d'acciaio
+corrono cantando felici d'essere possedute da maschi e di possedere il
+lunghissimo tortuoso corpo della strada con lesbica virilità.
+
+La luna piena succosa che si sbuccia dalle nuvole sull'orizzonte marino
+è il nostro traguardo magnetico.
+
+Le sette blindate che mi seguono tentano ad ogni curva di sorpassarmi. I
+miei amici ignorano il segreto della mia superiorità. Ognuno maneggia
+sapientemente la propria amante, ma non ha raggiunto il grado di fusione
+perfetta che mi lega alla mia 74. Tutti i calcoli meccanici sono
+cancellati da questo slancio impetuoso che io imprimo ora con la mia
+volontà al cuore-motore. Correre, correre, correre, accelerando cento
+altri acceleratori sconosciuti e misteriosi che mi sono nati sotto i
+piedi, sotto le dita, sul volante e nella mia fronte. Non sento più la
+pressione invidiosa delle altre sette macchine dietro di me. Sono
+distanziate. Ecco gli esuberanti volumi di vegetazione di Camogli e in
+mezzo a loro in fondo alla strada che strapiomba sul mare la luna, la
+bella luna di carne tiepida e profumata da infilzare. Stop. Ho vinto la
+gara.
+
+
+
+
+VIII.
+
+GLI EQUIPAGGI DELLA LUNA SBARCANO A RAPALLO
+
+
+Possiamo ormai tutti in squadriglia languidamente rallentare nella
+grande magia dei profumi notturni, fra le diafane aeree mani lunari che
+viaggiano nella brezza e supplicano i giardini di bagnarsi nel mare.
+Quando entriamo nel giardino del Casino delle Delizie, la luna alta
+armata di tutti i suoi fascini si è già impadronita del golfo
+meraviglioso.
+
+Dall'alto cassero di madreperla la Luna ha calato la sua lunga scala
+nell'acqua intenerita. Subito ha messo in mare i suoi canotti bianchi
+costruiti con la polpa di favolose noci di cocco. Gli equipaggi della
+luna vengono a terra alzando in cadenza fuor dalle onde i lunghi remi
+d'argento, perchè ne grondino perle innamorate e sguardi spiralici di
+bionde bionde che quando dormono guardano ancora coi loro denti di
+perle. Clic cloc gott gott plic ploc sotto la prua. Languida sonnolenza
+di acque tessute di corpi in fuga, volubili, che si sciogliono sotto la
+carezza delle pale scivolanti.
+
+I rematori hanno il corpo nudo plasmato d'argento vivo, ma tornito,
+senza frange, intriso di luce intensa che non abbaglia, anzi seduce gli
+sguardi. I loro visi sono mandorle d'argento, e vi scorrono sopra gli
+smeraldi degli occhi che guardano e si celano sotto alghe verdi.
+
+Quando a braccia tese fanno leva sulle pale affondate, i rematori
+rovesciano le facce bianche sotto una doccia di latte immateriale.
+Bevono un sorso lungo poi rapidamente insieme si leccano le labbra colla
+lingua di rubino acceso, serpentello di fuoco sull'argento del viso.
+
+Un'immensa dolcezza preme sulla montagna boscosa che digradando scende
+sino agli ultimi coni circonflessi di verdura di Portofino, vasca
+d'angeli. «Venite giù, venite giù, Monti, rocce, terrazze e giardini;
+nell'acqua tenera abbandonatevi!»
+
+Nell'estasi dilagante, gli equipaggi della Luna intonano un canto grave,
+pieno di serena malinconia che sale sale sale allargandosi, si ferma
+lentamente, ricade estenuato. Ma con scatto improvviso, eccolo di nuovo
+in alto su quella nuvola di tiepida neve abbagliata. La voce trema in un
+do bianco prolungato con tale soavità da rapire nel sogno i giardini
+coricati sul mare e soffocare alla gola gli alberi svegliati in una
+straziante voluttà di piangere. I lunghi canotti della Luna hanno ora
+tutti i remi alzati, le pale grondanti di perle, ad aspettare che il
+canto solenne ricada finalmente giù dalle troppo fredde nuvole nel
+grembo carnale del golfo.
+
+Perversamente il Casino delle Delizie protende le terrazze a scaglioni,
+le balaustre curve appassionate, gli aloes infilzanti, le rose suicide
+alle ringhiere e le vetrate spalmate di stelle e levigate dai pianti del
+mare. Frusciaaare, schiumaaare, tubaaare delle onde colombe sulle tombe
+rapite ai cimiteri e come culle rimorchiaaate dai profumi del maaare.
+
+Il Casino delle Delizie offre una magica festa ai suoi invitati. Sotto
+le quercie e i pini ombrelliferi una orchestrina di nervi e fibre,
+tremolanti archetti di pudore, clarini di mandre sognate,
+tamburelli-cuori rapiti al petto delle bambine, chiama gli usignoli a
+spasso nei dintorni, perchè le armonie non siano troppo flebili.
+
+Ed ecco gli usignoli saltellare fuori dai piccoli tunnel fronzuti e
+inoculare l'adamantino sangue del loro canto nelle ramificate arterie
+del silenzio, sotto le palme che spandono l'anima sognante del Nilo.
+Giungono i primi invitati: ufficiali e soldati mutilati. Il loro
+incedere ha un ritmo sincopato sulla ghiaia scricchiolante dei viali.
+Scatti obliqui e cadenze rotte che scuotono l'estasi generale.
+
+Ma sono bene accolti, e piovono i gorgheggi e le fughe a ventaglio di
+perle sonore fra un diluvio di profumi.
+
+Le ombre della notte e le forze della dolcezza lunare non sdegnano, ma
+avviluppano con mille carezze e moine questi corpi umani preziosi che
+l'affamatissima battaglia ha rosicchiato.
+
+Alcuni si affacciano alle terrazze tonde, prue illusorie con alti
+pennoni e bandiere addormentate. Ben diverse da quelle che aizzavano
+come mantici il fuoco del sangue nelle risse per l'intervento.
+
+Altri vanno oscillando su passerelle che ricordano i transatlantici.
+Ogni mutilato insegue, sembra, col suo movimento troncato il membro
+rapito che certo non dorme in un cimitero del fronte ma vive,
+trasfigurato, la vita delle carni immateriali nella scìa della luna. O
+lassù, nell'elastico sorprendente tessuto delle nuvole.
+
+I mutilati sono ricevuti dalle Ombre e dai Profumi che stendono amache
+penose, divani spirituali, cuscini di sospiri.
+
+Noi soli siamo materiali e pesanti. I nostri applausi di uomini interi
+stonano coll'imprecisa vellutata cortesia degli usignuoli e delle onde
+che stendono gementi tappeti d'argento per gli equipaggi della Luna.
+
+Frusciaaare schiumaaare tubaaare di onde colombe sulle tombe rapite ai
+cimiteri e come culle rimorchiaaate dai profumi del maaare.
+
+L'orchestra di nervi e fibre patetiche annuncia l'arrivo scivolante
+delle dame. Previdente pensiero dei grandi sarti inspirati che hanno
+fasciato appena di stoffe leggerissime quei mobili corpi femminili,
+perchè l'aroma della voluttà si spanda in giro inebriando le nari
+veggenti dei ciechi di guerra.
+
+Gli usignoli supplicano le dame di danzare. Sono obbediti. E la musica
+tutta vortici e pennacchi vaporosi rapina i corpi delle donne. I ciechi
+le guardano a quando a quando poi godono la Luna. Allora le teste
+rovesciate all'indietro bevono il bianco fuoco d'amore coi loro tragici
+occhiali neri. Penso ai risucchi di piacere delle piccole rade buie
+incappucciate di verdura quando bevono la luna.
+
+Noi facciamo danzare le belle donne ma non le tratteniamo. Anzi
+imponiamo loro di trascurarci. Tutte a gara sviluppano il flirt
+semilascivo coi mutilati nelle penombre favorevoli, per le scale coperte
+e gli spiralici sentieri che sgusciano dall'ombra e s'affacciano sullo
+splendore del golfo lunare. Coppie strane dove un agile corpo di donna
+giovane è accarezzato un attimo, ma preferisce accarezzare un corpo
+maschio infranto che zoppica, ondeggia. Questi tende una mano sola, e
+non può tender la bocca per baciare.
+
+Il gesto della donna diventa materno per accarezzare un mento d'argento,
+che la luna subito con dolce meccanico furore salda alla carne. Ride il
+sangue del mutilato in questa bizzarra officina improvvisata di metalli
+innamorati e carni che sognano di metallizzarsi. Il torso di quel
+tenente bersagliere si rizza con forza nella pienezza della sua
+virilità.
+
+--Non ho più labbra, dice, ma il bacio non è indispensabile in amore!
+Parlo male ma so cantare, e anche danzare... Che importa se la mia
+spina dorsale avrà poi bisogno di tre giorni di ossigeno per rimettersi?
+Ora che gli equipaggi della Luna sono sbarcati bisogna che io balli per
+dimostrare che si può far all'amore in mille modi sconosciuti. Questi
+profumi deliranti urlano come l'odore della balistite che mi bruciava
+sul Carso... Urlano, urlano l'eroismo e l'amore!... Balliamo e cantiamo.
+Questa è una nuova trincea dove però la nemica non ci fa male anzi ci
+nutre tutti col suo piacere. Se continua, mi guarirà! Farà, farà anche
+rinascere le mie labbra! Balliamo cantiamo insieme!
+
+ _Ognun lo sa e ben ci conoscete
+ perchè l'allegria con noi portiam._
+ _Un cuore ardente e gioventù abbiam,
+ un cuore ardente e gioventù,
+ se pur con le stampelle camminiam._
+ _Chi siete?... Siamo la ganga
+ perchè amiam le bimbe, il vin
+ spumante e di Rapallo il mar!_
+
+I mutilati cantavano. Frusciaaare schiumaaare tubaaare delle onde
+colombe sulle tombe rapite ai cimiteri e rimorchiate dai profumi del
+mare.
+
+Tre mutilati danzavano, cercando di aggraziare i gesti nascondendo fra i
+capelli delle dame i visi spaccati o cotti dalle esplosioni. Due altri,
+in uniforme elegante e accurata, mutilati d'una gamba all'inguine si
+rizzavano e sulle stampelle tentavano di cadenzare uno strano ritmo di
+nave rullante. Un alpino mi domanda scusa di passarci davanti danzando,
+poichè ogni volta la sua manica vuota sfiora il viso della signora
+seduta accanto a me. Questa è una signora milanese: grandi occhi chiari
+di bambina e bocca carnosa sempre ridente sotto pesanti capelli biondi
+che le imperlano la fronte di sudore. E' buona, intelligente, piena
+d'imprecise indulgenze e facilità nei suoi flirt svariati. L'amai con
+passione 5 anni fa; poi la vita ci separò. Siamo molto amici. Le parlo
+da cuore a cuore e lei mi risponde con assoluta sincerità.
+
+--Io adoro la danza, ma non ho mai avuto tanto piacere come nel danzare
+con quel tenente bersagliere dalla mascella d'argento. Io non mi capisco
+troppo: sono una civetta, forse qualcosa di peggio... ma tu mi
+capisci... Era così felice di stringermi fra le braccia. Siamo stati
+anche giù nel buio sulla riva. Ha tentato di baciarmi il seno, ho
+lasciato fare... Quando si è così poco vestite come siamo noi, signore,
+oggi, è molto facile cadere... Deve essere tanto infelice poveretto!...
+
+ _... Da quando la guerra era scoppiata
+ Rapallo in silenzio qui dormiva,
+ ma tosto che la ganga è arrivata
+ il silenzio e la quiete qui spariva.
+ Chi siete?... Siamo la ganga
+ perchè amiamo i fiori, il cielo
+ azzurro e di Rapallo il mar._
+
+Sono diventato l'amico d'un capitano alpino mutilato della gamba e
+coscia destra chiacchierone e gioviale. Questa sera certamente ha
+dimenticato ciò che ha perduto.
+
+Gli dico che la mia bionda amica ha un capriccio per lui ed egli
+tendendomi il viso molto vicino mi sussurra con gioia visibile:
+
+--Me ne sono accorto... Mentre eravamo giù insieme vicino all'acqua
+seduti ho preso la sua mano e l'ho portata sulla mia coscia metallica.
+Veramente ho notato un piccolo movimento come di scottatura che la sua
+bella mano ha avuto nel toccarla. Questo m'è capitato altre volte.
+Inconvenienti del nostro mestiere. Ah! Ah!... Io rimedio subito portando
+la mano della donna un po' più su.
+
+E rideva, rideva, con gioia infantile senza rancore per la guerra poichè
+gli aveva concesso questa notte di delizie. Poi riprese a cantare:
+
+--Forza, orchestra!...
+
+ _Quando noi passiamo ci guardate
+ e dite che siam pazzi tutti noi
+ ma le pazzie nostre perdonate,
+ perchè siam pazzi sì, ma un poco eroi.
+ Chi siete?... Siam gli sciancati
+ Chi siete?... Siam gli avariati,
+ perchè abbiam fatto l'Italia,
+ col sangue nostro e la gioventù._
+
+La mia amica mi prende il braccio e mi sussurra:
+
+--Vieni, andiamo giù.
+
+--Farai soffrire il povero tenente.
+
+--Non preoccuparti; tornerò da lui dopo. Ora voglio stare con te. Tu non
+sei un mutilato, ma mi fa un po' paura vederti partire per il fronte.
+Non c'è più nulla fra di noi, ma io ti voglio sempre bene lo sai. E
+questa sera ho un desiderio pazzo, pazzo, pazzo che questa benedetta
+guerra finisca. Hai visto quei poveretti come sono conciati... Tu sai
+che sono una buona patriota, ma non capisco, non riesco ad ammettere,
+malgrado tutti i miei sforzi, la necessità di questa eterna, brutale
+carneficina.
+
+Io chiusi la bocca della mia amica con un lungo bacio. Tanto più utile
+che prevedevo il lungo suo discorso contro la guerra e preferivo
+ascoltare quello più eloquente e più patetico che la luna prodigava ai
+suoi equipaggi lussuosi d'argento vivo remanti nei gorghi di perle:
+
+--Abbandonati, anima,--cantava la Luna--sciogliti, dimentica, acquètati.
+Ho dei rosolii che dissolvono ogni collera, ogni ferocia; ho dei balsami
+che addormentano i rancori. Tutte le volte che ho voluto fermare la
+guerra m'è bastato colmare le trincee col latte benefico della mia luce
+e subito le sentinelle in vedetta hanno reclinato il capo invaso dal
+sonno e dal pessimismo tenerissimo, dimenticando le pattuglie nemiche in
+agguato. Le mitragliatrici avversarie non hanno avuto più per loro
+altro interesse che quello di un notturno apparecchio telegrafico o di
+cani abbaianti. Sono la dispensatrice del nichilismo perfetto, del
+dissolvimento totale e di tutti i soavi abbandoni alla deriva d'una
+qualche corrente molle di baci, alcool, pigrizie, o sogni. Io sola
+vincerò la guerra la notte in cui spegnerò con carezze troppo lente il
+sangue solare dell'uomo, costringendolo a disprezzare l'ultima attività
+aggressiva del coito per negare e sognare unicamente.
+
+--Hai sentito, cara Amica, le argomentazioni della luna in favore della
+pace universale, eterna? Sono subordinate come le tue argomentazioni
+alla distruzione della vita. Alle origini lontane dell'umanità noi
+vediamo popoli accaniti offrire agli Dei cadaveri sanguinanti. Poi un
+Dio ebraico affamato anch'esso di carne umana. La terra nel suo viluppo
+d'atmosfere contiene delle forze dominatrici, intricatissime e
+difficilmente decifrabili che noi definiamo con parole inefficaci quali:
+primavera, gioventù, eroismo, volontà ascensionale delle razze,
+rivoluzione, curiosità scientifica, slancio del progresso, civiltà,
+record. Tutte queste Forze indubbiamente telluriche adorano il sangue
+umano, cioè la lotta, il bisogno di distruggersi vicendevolmente
+simboleggiato dalle onde schiumose del mare. Queste Forze dominano la
+maggioranza più viva dell'immenso formicaio umano. Maggioranza d'istinti
+selvaggi e implacabili, tutti più o meno sanguinarii.
+
+La minoranza meno viva o stanca o vecchia o ferita ha creato le idee
+pure, i sentimenti puri, le vaste bontà, la soavissima pace, l'amore
+umano, ed altre astrazioni di dolcezza serena che varcando le montagne
+aspre dei desideri e le irte foreste delle ambizioni, dovrebbero
+finalmente pacificare tutte le razze imponendo loro un ritmo morbido
+come quello di questo golfo innamorato e fedele alla luna. La parte
+turbolenta e istintiva del formicaio umano è spesso affranta e disillusa
+del suo andare crudele e sanguinante. Si ferma ed ammira inebriata le
+soavi pigrizie affettuose che la minoranza saggia ha lanciato in cielo e
+che ormai navigano anch'esse imperiture sulla curva della Terra. Ma la
+sosta è breve, le Forze di voluttà aggressiva e di primavera crudele,
+incalzano di nuovo la maggioranza giovane e virile. Più furibondo che
+mai il ritmo di distruzione e di morte ricomincia, e se le contese
+piccole, minute non bastano, si afferrano a volo le vaste astrazioni di
+bontà e di pace per farne delle bandiere al nuovo massacro. Si scagliano
+le folle in guerra, massacrando gli uomini, per massacrare la guerra!
+Altri si slanciano su aeroplani a lungo perfezionati perchè possano
+varcare tutte le atmosfere e gareggiare con le stelle. Immagina, amica
+mia, qui in questo golfo quattro o cinque aviatori già pronti sui loro
+apparecchi dalle eliche rombanti per la grande gara. Immagina il loro
+dialogo.
+
+--Dobbiamo, dice l'uno, assolutamente a costo della vita salire a 20 km.
+di altezza, vincere o morire, amici!
+
+Poi a mezza voce al meccanico fedele:
+
+--Hai bucato il serbatoio dell'altro aeroplano?
+
+--Sì, risponde il meccanico con occhiata radiosa. Fra un'ora il vostro
+concorrente precipiterà in mare.
+
+--Grazie, son sicuro di vincere, gli altri non mi fanno paura.
+
+E così gli aeroplani della grande gara ultra-terrestre si slanciano nel
+cielo ove ecco appare il Rabbi di Galilea col viso più tragicamente
+pallido di quello crocifisso sul Golgota. Gli occhi al cielo
+disperatamente guardano con bontà infinita e tremendo dolore il Padre
+dei padri, riassunto di forze cosmiche che ha l'implacabile e muto X
+rosso sul viso di tenebra azzurrina. Il Rabbi piange e dice:
+
+--Padre, tu mi hai trasmesso il germe della divina bontà e dell'assoluto
+perdono e quello più prezioso ancora dello sconfinato amore, ma essi
+vogliono soltanto uccidersi o lacerarsi a lungo per meglio assaporare il
+sangue. E in nome della bontà ritornano al massacro--e non si riposano.
+La loro forza dà la morte. Il loro amore è sanguinante. Il bimbo
+nascituro insanguina la madre per scagliarsi verso la vita. La sua
+vergine sorella sarà domani insanguinata dal maschio che la primavera
+frusta con le sue belle flessuose verghe di profumi. Padre tu hai creato
+l'amore: e per l'amore si fanno guerra. Hai dato a loro il sogno della
+bontà, ma questa scoppia con straripamenti di lave guerriere come un
+vulcano. Se vuoi che l'amore eterno, puro, e la bontà serena e la pace
+di cuori intrecciati regnino finalmente, spacca, spacca la terra,
+distruggila senza pietà!
+
+E il Rabbi alto nel cielo piange, mostrando con le due mani aperte come
+fiammeggiano le ferite degli uomini. Ma la luna grida al Rabbi con un
+lungo stridente gocciolìo di cristalli:
+
+--No! no! Non spaccare la terra! E' mia! la cullerò, l'assopirò, la
+svenerò deliziosamente. Sarà pallida come me, finalmente pacificata in
+una vasta, continua voluttà carnale!
+
+Giù intanto sulla riva gli equipaggi della Luna si imbarcavano. I remi
+riprendevano il loro grave sonnolento fruscia-a-are, fruscia-a-a-are
+fruscia-a-a-a-are schiumare tubare nelle onde colombe sulle tombe rapite
+ai cimiteri e rimorchiate dai profumi del mare.
+
+Sparvero ad uno ad uno ritirando su, su fino al cassero della Luna tutte
+le scie d'argento, i canotti bianchi, e le vaste reti di profumi pieni
+di pesci d'oro guizzanti.
+
+La mia amica languiva al mio braccio, io avevo sonno; ma i mutilati
+riaccendevano con le stampelle alzate l'orchestrina di nervi e fibre che
+sull'alta terrazza miagolava, strillava, singhiozzava come mille gatti
+in groviglio d'amore.
+
+Il tenente bersagliere correva dimenandosi e cantando:
+
+--Un valzer pazzo, il più pazzo dei valzer, vogliamo! E' troppo lento,
+questo! Sfondiamo il pianoforte!
+
+Con un pugno rovesciò a terra il pianista e si mise a tempestare la
+tastiera con le mani e coi piedi. Sradicò con un calcio il pedale e si
+sforzava di scandire un valzer terrificante colpendo, di tanto in tanto
+i bemolli col suo mento d'argento. Gli ultimi saluti della Luna,
+ironici, mettevano fra lui e la tastiera una risata candida di fiume
+africano che cento elefanti bevessero con proboscidi d'argento russanti
+come canne d'organo.
+
+--Bisogna che la Primavera scoppi nel pianoforte. Mi sento nel sangue, e
+anche voi, cari mutilati, vi sentite nel sangue una Primavera diabolica,
+mille primavere equatoriali. L'Africa mi divampa nelle gote e arroventa
+il mio mento! Se non fosse d'argento sarebbe già liquefatto!
+
+I mutilati intorno danzavano tutti, tutti, alcuni sulle mani e sui piedi
+come orsi, altri sulle stampelle, altri in bilico su un piede. Altri si
+rincorrevano come belve nei cespugli.
+
+Fuori sulla terrazza, uno più ebbro degli altri, sull'altalena,
+abbracciato con una donna seminuda volava volava inargentandosi in alto
+di luna tra i fogliami. Certo un soprannaturale sciampagna li esaltava.
+Anche le donne erano impazzite. Una vergine bellissima si spalancò così
+a pochi metri di distanza, fra due rosai, al desiderio feroce d'un
+alpino, che, mutilato delle due braccia, realmente le mangiava di baci
+il viso, imprimendole il suo amore fra le poppe coi colpi reiterati del
+suo petto.
+
+Un'ora dopo sulla soglia del Casino paradisiaco io gridavo ai miei
+amici:
+
+--Male molto male! Siamo realmente avvelenati, avvelenati di chiaro di
+luna. Occorre immediatamente una sana furente bevanda di Velocità. Cento
+strade succhiate! Andiamo a Chiavari a tutta, tutta, tutta velocità.
+Sarà meglio di una corsa, un tuffo.
+
+--Ah! ah! gridano tutti, ci sono però i passaggi a livello, carri,
+carrette, cani e marmocchi.
+
+--Macchè! Tutto dorme ancora, scavalcheremo ogni ostacolo, saremo una
+ventata di ferro, proiettili, folgori, non lasceremo respirare il
+pericolo, strozzeremo la morte nel suo letto e capriolandole sopra le
+pizzicheremo i piedi senza morire!
+
+Tutti in macchina. La mia 74 in testa. Padroneggio elasticamente il
+volante. La mia 74 ne gode. Corre, corre con lunghi brividi. Ronza il
+carburatore felice. Le candele sono eccezionalmente pulite. Ritmo
+perfetto. Martelli deliranti di precisione gioiosa. Sento nel cambio di
+velocità gli ingranaggi amoreggiare come labbra. Unirsi. Volere.
+Scorrere. Scattare. Forza vellutata. Velluto in delirio. Dolce
+aggressività delle ruote. Pneumatici danzanti aerei. Gas addomesticati
+disciplinatissimi, pronti a tutto, perchè si corra, corra, corra, corra
+un correre di corrente modulatissima oliata ebra di correre, quasi
+liquida e pur metallica, leggera e non di meno prensile. Docile alla
+strada ma come un maschio che imponendo sembra subire il ritmo della
+femmina beata. E' beata di ricevermi la strada che si sbianca nei
+brividi delle prime luci spasimi sotto le ombre massicce delle montagne
+lungo l'ampio sussurrare del mare pieno di giochi di gatti bianchi che
+miagolando rincorrono a zampate, spruzzi di baffi rimbalzanti nel refe
+argenteo rapito alle vele della Luna. Correre, correre tuffandosi nella
+vegetazione nerissima.
+
+Trapaniamo forse la midolla nera della notte?
+
+Balza fuori la mia macchina. Oliatissima morbida mia carezza nel grembo
+di questa valle. La luce cresce come se colasse fuori dal mio motore
+cuore arroventato.
+
+Ecco un altro tuffo nella penultima galleria... Interminabile... Mi pare
+di essere nel collo ebro, premuto, scoppiante di una smisurata bottiglia
+d'alcool. Il mio motore tira bene, bene. Esce, esce, escirà, deve
+escire! Sto sturando la bottiglia della valle lunga e nera con la
+pressione dei miei pneumatici-pollici che non cedono. Il cavaturaccioli
+è fortissimo! Forza! forza! Viene. Forza! Ecco!
+
+Scatta in alto, il tappo rosso, Sole! Tutta la campagna colli, valli,
+mare spumeggia di luce bionda. Corriamo, scorriamo schiumeggiamo anche
+noi inaffiatissimi di rosso oro vaporante nel buon odore del caucciù che
+sa di pane caldo. Divino spettacolo allietatore. Il sole che fu un
+istante il tappo allegro ora diventa l'enorme faccia tonda e gonfia del
+bevitore. Faccia calda di metallo in fusione con sale, iodio, bromo,
+congestionata e gioviale.
+
+Il Sole ha un nuvolone nero fumante fra i denti e lascia cadere giù il
+mare come una colata verde schiumeggiante di bava. Forte riflusso delle
+sue risate fragorose fra i pomodori degli orti e nel sangue dei nostri
+cuori che vincono definitivamente in salute i pomi d'oro delle Esperidi
+idiotissime sconfitte.
+
+
+
+
+IX.
+
+IL DEPOSITO FA SCHIFO
+
+
+Genova è in festa per l'American-day. Suono di trombe, folla, folla,
+folla. Balconi riboccanti, vasta primavera dilagante di toilettes
+femminili, scugnizzaglia sospesa sui capitelli.
+
+S'avanzano gli inglesi. Elegantissimi. In testa un giovane tenente dandy
+con lo stick sotto il braccio. Furoreggia la banda Americana. Come un
+bambino gioca il capobanda issando in alto il lungo bastone d'argento.
+Più volte lo fa piroettare e intorno a sè lo mulina come per vestirsi di
+veloci ruote d'argento. Poi lo punta davanti imitando lo stantuffo. Il
+sole d'Italia squilla, scatta, rimbalza sulle trombe d'alluminio, si
+affanna a lucidare e abbellire quel popolo venuto attraverso l'oceano
+dal lontano pacifismo per fare anch'egli la guerra in nome della libertà
+minacciata. Il sole polemizza coi pacifisti anch'egli verniciando di
+giustizia vendicativa la primavera sanguigna dei Cow-boys.
+
+Passano fra le due ali di popolo pigiato, variopinto che schizza bambini
+tra le maglie dei carabinieri. La strada è vuota.
+
+Sono le Forze invisibili che la mantengono così vuota sotto la pioggia
+di fiori, fiori e cuori che cadono dai balconi.
+
+Le Forze impongono a tutti un'incosciente ammirazione per le virtù
+guerriere e per l'eroismo prossimo-sicuro di questi nuovi soldati
+aggiunti a tanti altri impiegati laggiù al nuovo mestiere indispensabile
+di cannoneggiare.
+
+Gli americani hanno l'aria di soldati improvvisati. Passo elastico dei
+pelli rosse. Questi lottarono nel Far-West per la loro libera razza
+perseguitata. Quelli imitano in Europa la spavalda e scattante agilità
+cauta, vellutata dei pellirosse fra le liane e nelle alte erbe.
+
+Seguiamo la sfilata degli americani ordinatissimi, visi radiosi.
+Zampilla dai loro passi un ritmo di Cake-walk. Poichè sono
+sensibilissimo e il mio cuore subisce i pizzicati della mia
+immaginazione visionaria, io vedo in sogno le grandi masse americane
+rimescolate da sentimenti europei nei vasi capaci delle ampie città
+lontane. Vedo le masse americane canalizzarsi verso i porti, riempire
+gli enormi trasporti e in questo Waterland che contiene 12.000 soldati,
+traversare le lunghe monotonie astratte meditanti dell'Atlantico, poi
+colare come un fiume nelle città italiane e su, su ramificarsi nei
+budelli delle trincee sotto crollanti soffitti di ferro nella battaglia
+delle nazioni.
+
+Ho un singhiozzo alla gola nel partecipare lucido e cosciente col mio
+corpo di soldato e il mio cervello faro onnipresente a questa fusione
+storica nel crogiuolo europeo.
+
+Nella arena vasta si svolgerà una finta battaglia. Al centro un
+cinematografista è seduto comodamente come un pascià vicino al suo
+apparecchio mentre tutti sono in piedi militarmente. Simbolo del falso
+genio-letterato tipo Romain-Rolland che guarda, controlla e merita una
+bomba d'areoplano. Un fotografo punta la sua macchina sotto la seta nera
+lucida come una groppa. Sembra un toro, corna puntate e zampe posteriori
+aperte. O semplicemente un dannoso o inutile critico di strategia
+militare.
+
+Una compagnia di allievi caporali italiani entra nell'arena.
+Allineamento perfetto. Geometria di linee. Tutti i torsi all'indietro
+come per tirare una fune. Tutti i torsi in avanti come per slanciarsi.
+Si vede il bianco dei polsini muoversi insieme, a distanza uguali, le
+braccia remare nell'aria con parallelismo stupendo.
+
+Dieee-tro-front! fulminei, senza oscillazione, torniti. Ripiegamenti sui
+tacchi a gradi, a gradi, che sembrano arpeggiati e modulati come una
+risacca dolce sulla ghiaia. Flessuosità del movimento che dà a tutta la
+compagnia una snellezza precisa di onda.
+
+Zazà, eroica e molto umana, abbaia d'entusiasmo per dimostrare che tutti
+gli esseri vivi amano i ritmi marziali.
+
+Una risacca d'applausi annuncia gli Americani. Entrano e si dispongono
+su tutto il diametro dell'arena. Si tolgono la giubba e incominciano una
+meravigliosa ginnastica con ondulazione di alte erbe sotto il vento e
+relativi morbidissimi solchi scavati che gradualmente si chiudono.
+
+L'entusiasmo è ancora ufficioso. Il sole esige uno spettacolo di lotta
+ed ecco pesanti e colossali i nostri artiglieri di montagna al tiro
+della fune cogli Americani. Primo strappo d'assaggio. Secondo più
+deciso. Al terzo gli artiglieri d'un colpo sradicano gli americani
+radicati patriotticamente nel terreno.
+
+Il prorompente grido di Viva l'Italia fa impazzire Zazà che abbaia alla
+feritoia della mia 74. La finta battaglia incomincia con cannoni da
+montagna, muli e compagnie di mitragliatrici ci chiudono la strada. Ma
+la squadriglia passa trionfante senza far male a nessuno sotto i grandi
+fragori, fragori, rrrombi, rrrombi, rrrombi delle finte cannonate dei
+forti genovesi.
+
+In alto, il Sole, gattaccio d'angora dal pelo d'oro, si lecca i baffi
+d'oro pregustando l'immancabile massacro di gran parte di quei giovani
+muscolosi e sani che sanno ormai anch'essi verniciare i propri istinti
+sanguinarii con nuovi ideali.
+
+ * * * * *
+
+Il 24 luglio la folla genovese si accalca sul piazzale di S. Benigno
+intorno alla nostra 8ª squadriglia di automitragliatrici blindate. Tutte
+infiorate. Ogni comandante di squadriglia è ritto in piedi a 3 metri di
+distanza dalla sua macchina. Sono stato incaricato dal colonnello di
+ringraziare con un discorso le signore genovesi che hanno organizzato la
+festa d'addio colmando di doni soldati e ufficiali partenti per il
+fronte. Meriggio infuocatissimo. Il porto di Genova è irto di raggi
+rimbalzanti poichè il sole infierisce sulle masse di carbone, pugnali
+brillanti.
+
+I ventagli blu dell'alto mare non rinfrescano i nostri visi di bragia.
+L'esposizione di quadri e complessi plastici futuristi è stata
+accatastata alla rinfusa nel porto, col groviglio delle sue fasce
+coloratissime.
+
+Flavia Steno parla in nome delle signore genovesi con sobria eloquenza,
+ma indugia troppo a descrivere le sofferenze eroiche e gli orrori della
+guerra che i miei soldati sono contenti di affrontare.
+
+Il sole di lava comunica per invisibili tubature col mio cuore, vasi
+comunicanti. Il mio entusiasmo sale per raggiungere il livello
+dell'entusiasmo solare ed insieme porta su la sintesi luminosa dei
+problemi da risolvere.
+
+Poichè le donne patriottiche d'Italia hanno il difetto di piagnucolare
+troppo, poichè le altre meno patriottiche si lamentano dei disagi
+imposti dalla guerra voglio parlare senza diplomazie alle donne
+Italiane, dimostrando che l'ambiente delle caserme e dei depositi è
+talmente asfissiante di cretinismo e vigliaccheria da mutare la trincea
+in paradiso.
+
+Parlo con tono rovente nel silenzio radioso mentre le campane antiche
+sgonnellano su e giù come donne ubriache sull'altalena.
+
+--Donne d'Italia, voi che sentite fervere nel sangue l'odio per il
+nemico ereditario da scopar via ad ogni costo, non compiangeteci. Noi,
+nuovi Italiani, ben più alti sereni eroici dei nostri avi, siamo
+allenatissimi alle sofferenze eroiche della guerra!... Dopo 20 giorni di
+vita rattrappita, grigia, strangolata e un po' pidocchiosa di caserma
+siamo felici di partire. Compiangiamo gli imboscati che amano il
+Deposito, poichè noi, nuovi Italiani, dopo 3 anni e mezzo di guerra
+siamo senza stanchezza e pieni di ottimismo fisiologico e morale. Il
+Deposito sappiatelo, il Deposito ci fa schifo schifo, schifo!
+
+Rumori, brusio, grande emozione nel gruppo degli ufficiali superiori.
+
+--E voi donne, così dette Italiane, che piagnucolate sulla mancanza
+dello zucchero, non vi siete mai domandato nella vostra sconfinata
+cretineria se avete nella zucca il sale sufficiente per vivere?
+Ricordatevi che noi continuiamo e vinceremo questa guerra difendendo e
+salvando così non soltanto la libertà di pensiero e lo spirito del
+mondo, ma anche ogni elasticità e lo chic, al quale tenete tanto, dei
+vostri vestiti e delle vostre case contro il peso professorale, la
+goffaggine, la balordaggine grottesca dei tedeschi!... Ma indovino in
+voi più ghiottoneria che amore d'eleganza, tanto più che scocca l'ora di
+colazione. Per ringraziarvi dei vostri fiori, o pseudo-italiane, vi
+porteremo tornando dopo la vittoria qualcosa che farà tacere finalmente
+i vostri pianti sulla mancanza di burro... Vi porteremo del buon grasso
+di cadavere austriaco, per le vostre tartine!... Arrivederci.
+
+Evidentemente un alto e glorioso destino era riservato alla nostra
+ottava squadriglia. Dopo la grande vittoria del Piave 15 giugno il
+Comando Supremo preparò con perizia e con metodo l'offensiva generale
+predisponendo particolarmente le truppe celeri che dovevano
+fulmineamente lanciarsi nella prima ferita grave del fronte nemico. Le
+blindate costituivano coi bersaglieri ciclisti e la cavalleria queste
+truppe celeri, ma le tradizioni militari davano d'altra parte una
+importanza enorme alla cavalleria e una importanza minima e discutibile
+alle blindate. Nei circoli militari si negava la resistenza della
+blindatura non soltanto alle scheggie di granata, ma anche al fuoco
+delle mitragliatrici. Una volta colpiti i pneumatici cosa poteva fare
+una autoblindata? Come utilizzarne la velocità in caso di strade rotte e
+di guadi?
+
+Tutte queste obbiezioni pesavano su noi, mentre le Forze predisponevano
+tutto in favore della nostra tipica e personale vittoria veloce. Infatti
+il 25 luglio giunge l'ordine di caricare su un treno tutta l'8.ª
+squadriglia. Risparmiamo così ogni sciupio alle nostre macchine che
+simili alle celeri Fiat dei grandi circuiti devono giungere vicino al
+campo di battaglia in assoluta efficenza. Portata a destinazione la 8ª
+squadriglia sarà immediatamente sottoposta a una prova di allenamento in
+una serie di brevi manovre con cavallerie e bersaglieri ciclisti.
+
+Il 26 luglio io monto col capitano Raby e coi tenenti Bosca,
+Paccagnella, sulla mia auto-blindata 74 caricata su vagone aperto nella
+stazione di S. Albania nel porto di Genova. Tutte le auto-blindate
+caricate sono infioratissime. Folle di donne bambine alle balaustre del
+passeggiatoio. Piovono fiori. Sventolio di bandiere. Squilli di trombe.
+Ma non è la solita partenza per il fronte. Ci sentiamo veramente l'anima
+di meccanici e volantisti intorno ai motori terrestri o aerei destinati
+a vincere un record pericoloso, decisivo. Quando però la locomotiva
+fischia e il lungo treno sovraccarico di macchine da guerra irte di
+mitragliatrici si mette in moto l'infantile, chiassosa, patetica
+sensibilità popolare della partenza per il fronte accende fulmineamente
+tutti. In equilibrio fra i 2 taglia-fili della mia 74 io divento in
+tutto simile ai miei soldati e lancio a gara manate di cuore alle
+ragazze che sbocciano fitte ai balconi.
+
+Prima fermata lunga a Sampierdarena, sull'alto viadotto ferroviario fra
+gli applausi delle finestre affollate e dei panni colorati sospesi alle
+corde. Tocco quasi con la punta delle dita la punta delle dita
+appassionate di due sorelline che mi mandano baci con nome e indirizzo.
+Sono brune. Capelli pesanti come i giardini liguri. Occhi che
+riassumono i languidi spasimi del Mediterraneo notturno. Labbra ardenti
+come le montagne di Sicilia coronate di boschi incendiati nei tramonti
+d'agosto. Denti bianchissimi e precisi come le casette strette tutte in
+fila bianca in fondo alle rade italiane quando si giunge sopra una nave
+veloce all'alba. Le due sorelle si chiamano Augusta e Vittoria. Mando
+loro i miei baci, ma vorrei berle poichè le sento fresche, colorate,
+ardenti e salate come due sorsi del mio Mediterraneo.
+
+La mia anima futurista attraverso mille balzi elastici ha raggiunto la
+sua più divertente e sana trasfigurazione. E' diventata l'anima d'una
+recluta di 20 anni.
+
+
+
+
+X.
+
+VITA DA COW-BOYS
+
+
+--Per Iddio! Aspettare ecco la vera angoscia di questa guerra! Aspettare
+gli ordini, aspettare le manovre, aspettare l'offensiva. Ora siamo a
+riposo in una brutta fattoria perduta nell'immensa pianura paludosa...
+Per quanto tempo? Aspettare non vuol dire riposarsi. Se fossi a Milano o
+a Roma farei almeno dell'utile propaganda. Qui non si fa nulla. Per
+fortuna il nostro cuoco è veramente meraviglioso!
+
+Parlo ai miei compagni dell'8ª squadriglia, tra monumentali paste
+asciutte sanguigne sotto la lampada fumosa assalita da tutte le farfalle
+di una afosa sera di agosto.
+
+--Io, dice il tenente Volpe, rimpiango la mia caccia e la mia pesca.
+
+Volpe è un ligure magro, asciutto, quarantenne, agente di cambio e
+viveur, furbissimo, pratico. Ma si sente che al denaro e alle donne
+preferisce in realtà il piacere originario della sua razza.
+
+--L'ultima mia pesca, che bellezza! Con tre amici in un guscio bene
+equilibrato. Al largo di Genova calma perfetta... Una luna enorme che
+sembrava una torta... Otto rematori con dei remi lunghi, lunghi.
+Acciughe, acciughe, acciughe; a manate, a palate. Tonnellate di
+acciughe. La barca era tutta piena di argento. Otto tonnellate, 9 mila
+lire! Affondavamo quasi sotto il peso. Il bordo sorpassava l'acqua di 10
+centimetri. Attenti! non imbarchiamo acqua per carità!... Ma a me piace
+anche la caccia. Andavo ogni anno sul valico del Turchino. Uccelli
+d'ogni specie. All'alba si vedevano venir su col vento di tramontana...
+Sono lenti, sembrano tirare il carretto per superare il valico.--Passano
+a un metro dalla testa.--Non bisogna tirare quando vengono su. E'
+questione di calma: tu li lasci passare, poi ti volti e pam, pam, una
+botta nel culo. Te li vedi venir giù, a due a due. Se tiri prima che
+siano passati, quelli che seguono scappano via.
+
+Il tenente Sacco ragazzone forte pieno di orgoglio infantile, figlio di
+papà. Viene dal corpo degli automobilisti. Vuol passare per un
+conoscitore di donne. Fiero di aver goduto qualche libertà e qualche
+cocotte. Attacca ironicamente il tenente Lattes israelita pallido,
+occhiali, poca salute, intelligente tipo di lavoratore, sensualissimo,
+goloso, furbo, mellifluo, un po' strisciante.
+
+--L'amico Lattes, dice Sacco, rimpiange il suo imboscamento di un anno
+al comando supremo.
+
+--Taci! tu hai fatto la guerra molto meno di me. Ti dai delle arie da
+viveur per due o tre prostitute dei Portici Po...
+
+--Io non sono stato giolittiano e neutralista come te, e leccapiedi di
+tutti i professori germanofili. Dove eri nelle giornate di maggio?
+
+--E tu, dove eri?
+
+--Io, risponde Sacco, era ancora un ragazzo, ma almeno mi divertivo con
+fior di mezzi.
+
+Risata generale. L'espressione _fior di mezzi_ suscita una ilarità
+irrefrenabile. Il tenente Paccagnella, effettivo, bel ragazzo snello,
+elegante, viene dal corpo dei mitraglieri, già ferito due volte. Un po'
+effeminato nelle mosse. Interrompe annunciando che fra due giorni
+cominceranno le manovre con la 1ª divisione di cavalleria e i
+bersaglieri ciclisti per prepararsi alla grande offensiva prossima.
+
+Il capitano Raby a capo-tavola ride ironicamente. Ventisei anni,
+grassoccio, tende alla pinguedine. Mangia poco ma ne soffre perchè
+ghiotto. Faccia quadrata, grassa, piccoli occhi; tipo di turco.
+
+Se avesse il fez! Pigro, molle, dorme molto, intelligentissimo, però.
+Nasconde evidentemente delle riserve di energia preziosa. Ha inventato
+un motore a scoppio senza cambio molto semplificato. Grande memoria, sa
+quasi tutto. Crede fermamente nella teosofia, vuole spiegare tutto colla
+gradazione teosofica delle vite. Ufficiale effettivo di cavalleria.
+Dice:
+
+--Io non credo assolutamente nella cavalleria come truppa celere, utile.
+Non credo nelle tanks data la canalizzazione del Veneto. Ho comandato
+per due anni le autoblindate, a Gorizia e durante la ritirata, e ci
+credo. Se potremo slanciarci avanti coi bersaglieri ciclisti faremo
+cose grandi. Tutto al più qualche plotone di cavalleria per collegamento
+fuori dalle strade. Possono evitare gli accerchiamenti.
+
+Il piccolo Bosca entra nella sala brandendo una bottiglia di moscato.
+
+--Altro che cavalleria! ci vogliono donne, donne per prepararci!
+
+E' dimagratissimo dagli innumerevoli infortunii sul lavoro erotico.
+Corpo esile fragilissimo, ma grande forza nervosa e volontà.
+Intelligente, pratico, attivo, coraggioso e assetato di cocotte.
+
+Il capitano annuncia:
+
+--Domani andremo alla messa di Bevadoro per valutare il bel sesso dei
+dintorni.
+
+Sigarette e sigari in bocca usciamo tutti nella calda notte d'estate che
+si sprofonda incalcolabilmente su l'incalcolabilmente vasta pianura.
+cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra
+
+Polifonia oceanica di rumori, scatti, tonfi. Rane. Rospi. Officina
+filanda di scricchioliii organizzati cra cra cra cra cra cra cra cra cra
+cra cra cra.
+
+Tutti i rospi della terra lavorano al tornio 3 miliardi di granate nere
+per bombardare di nero tradimento-terrore-ironia la troppo bianca lirica
+spasimante luna fiduciosa che nasce a sinistra. Dietro di noi la
+fattoria massa nera calda fende col suo tetto-prua il dilagaaante fresco
+oceano lunare di rumori odori argentei fieri acri.
+
+Sssssssssssssssssiiiiilenzio lunare.
+
+La luna soffia a gote bianche piene nel suo megafono di raso bianco per
+imporre il ssssssssiiilenzio. Taaaaaci! Vieeeeeni! La notte è
+attentissima a tutti i rumori. Alziamo la testa e incensiamo colle
+nostre sigarette la via lattea.
+
+Via lattea, muta rivolta di caratteri tipografici. Polvere di rumori già
+uditi... pinpinpinpindipingere... punpunpunpungere. Punteggiatura. Ritmo
+di telegrafo Morse. Stelle parole telegrafate d'amore o di guerra:
+200.000 uomini di riserva!... Presto! ad ogni costo! chiudere il varco
+del fronte... e del cuore che muore!
+
+La notte è attentissima a tutti i rumori. Bau bau bau della passione
+folle asmatica. Chi è chi è che abbaia? Quel cane o il mio cuore? Irto
+erotismo che abbaia verso la vulva soave colma di latte tenerezza, la
+luna. Bau bau. Hoooo pau pau pauraaa di non averti sotto le labbraaaa in
+questa notte spaventosamente vuotata dalla tua assenzaa.
+
+L'abbaiare del cane sveglia in alto a sinistra la costellazione dello
+Scorpione, smisurato dinamismo inchiodato. Lo Scorpione spara le sue
+stelle di punta che sembrano rumori di guerra: pan! in alto. Ta-pum! più
+giù. Poi pan! Ta-pum! in fondo all'orizzonte.
+
+Ti ti ti ti ti ti ti ti ti d'insetti.
+
+I volumi degli alberi setacci di rumori si sfasciano sotto la pasta dei
+rumori. Catalogare tuttiiii rumori presto, presto impacchettarli e
+spedirli a volo ai lontaniiisssimi silenzi affamati di rumori.
+
+Il cielo nero è un orecchio infinito circonvoluto, circoncanalato,
+contatore di rumori. 3 miliardi, 6 miliardi, 9 miliardi di rumori!
+
+Le acque veggenti copiano, copiano, azzurri copialettere della notte
+attentissima.
+
+La costellazione dello Scorpione è una muta fucileria di stelle, sparate
+contro il lontano ma prossimo Sole. Ma se ne infiiiiischia laggiù la
+locomotiva di quel treno di guerra che corre stringendo nella sua pancia
+sotto le sue mani di grasso fumo il rovente Sole imbavagliato che urla
+lunghe griiiida rosse disperatissssssime e trionfali di
+fuuuuufufuoooocooo.
+
+ * * * * *
+
+La chiesa di Bevadoro puzza come una stalla ed è piena di contadine che
+hanno un odore forte, belle vesti a colori. Alcune zoccolanti. Altre
+fruscianti in calze di seta e scarpini.
+
+Siamo seduti sul primo banco. Don Luca, prete di Bevadoro, rude
+sessantenne, abbronzato, ha due piccoli ragazzini di otto anni che
+servono la messa. Sembrano ammaestrati. Don Luca fa un cenno e il primo
+ragazzino gli solleva la tonaca nera. Subito l'altro ragazzino tira
+fuori dalla tasca della sotto-tonaca un vasto fazzoletto giallo e lo
+pone nelle mani aperte del prete. Queste soffiano tre volte
+rumorosamente un gran naso rossastro poi si ricongiungono. Il fazzoletto
+ripreso automaticamente dalle mani alzate del secondo ragazzino sparisce
+nella tasca. Allora il primo ragazzino lascia ricadere la tonaca. Don
+Luca comincia:
+
+--Dunque oggi vi parlerò dell'Immacolata Concezione... Taci, Giuseppino,
+fa silenzio! (rivolgendosi a un moccioso). Come vi dissi nella predica
+precedente, i profeti avevano annunciato che una vergine di Galilea...
+Mariettin! sì, sì, te. E' una vergogna venire in chiesa così scollata
+per eccitare i soldati! (rivolgendosi a una ragazza che arrossisce, Don
+Luca scende fra i banchi e le tira l'orlo della camicietta). Sei una
+sgualdrina! Dunque i profeti avevano annunciato che una vergine di
+Galilea sarebbe stata scelta come sposa da Giuseppe il falegname, e
+divenuta madre pur rimanendo immacolata, avrebbe dato la luce al divino
+bambino Gesù. Ora è in Paradiso. Come la vostra vacca nella stalla è
+circondata da tante mosche, così la Beata Vergine è circondata da tanti
+angeli nel paradiso. Tantum eeergooo! Silenzio!... Quest'anno ha
+tempestato. Non verrò a raccogliere l'uva nelle case. Quelli che
+vogliono portarmela vengano coi canestri nella canonica.
+Sacrameeeentuuum!
+
+Don Luca fa poi un primo giro di questua tra i banchi della chiesa. Ma
+davanti al primo banco tira con ostentazione dal portamonete due soldi e
+li fa cadere rumorosamente nel piatto.
+
+Fuori, un vecchio contadino che ara un campo mi dice:
+
+--Eravamo 14 uomini in famiglia prima della guerra, e coltivavamo 83
+campi. Oggi tutti gli uomini in guerra e poche donne qui.
+
+Poi riprende a pungolare due vacche e 6 buoi aggiogati che tirano
+l'aratro.
+
+--Valaa Furboon. Haa le vacchee! Rombon canaiaa. Bigioo valaaa. Vaacheee
+vaacooon ve beee.
+
+Una contadinella quattordicenne ma già forte, muscolosa impugna le
+stanghe dell'aratro pesando sopra col busto in avanti. E' graziosa. Con
+civetteria mi guarda voltando la testa all'indietro. Mette in rilievo le
+natiche e mostra con scatti abili delle belle gambe nude e rudi cuoiate
+dal sole. Le domando perchè le due vacche sono aggiogate in testa. Mi
+risponde:
+
+--Per segnà la strada.
+
+Fffuuu fffuuu fffuuu fffuuu dei fiati bovini
+
+Tlin trac tin tin tliiiin di catene e gioghi.
+
+Sono coricato in un solco; intorno a me corrono, battagliano i tre cani
+della squadriglia: Zazà, Nick e Kim. Kim è un foxterrier bastardo con
+muso da levriero dolce, stupido incoscente, ragazzaccio. Vuole fare
+tutto, andare da per tutto, velocissimo ma senza coraggio. Nick puro
+Ruffterrier tipo di uomo sanguigno ambizioso e prepotente, avventuroso,
+rissoso, indipendente. Poche idee. Pochi odii violentissimi. E' un po'
+pazzo. Fa una maffia elegante di balzi arcuati, pomposi, inutili su
+delle alte erbe imaginarie. Morde tutto. Insegue anitre, oche, galline,
+mosche e farfalle. Si tuffa in tutte le pozzanghere; poi si ricorda ad
+un tratto di Zazà e le fa una corte spudorata, brutale. Zazà si dà delle
+arie di cacciatrice di topi. Scava buchi e fruga in fondo per cercarvi
+delle talpe, corre velocissima ma si stanca presto. Fa la cura delle
+erbe. Golosa, intelligentissima e artista.
+
+Quando scoppia una rissa tra il suo adoratore Nick e il grosso bracco
+della fattoria, Zazà si sdraia per assistere. Spesso abbaia per
+annunciare a Nick il bracco nemico e aizzarli.
+
+Kim ama anche lui Zazà, si slancia e la rovescia. Zazà rotola sotto, poi
+scatta e morde Kim che fugge, ritorna. Addosso a Zazà che rotola
+regolarmente. Nick disprezza Kim. Ma se il bracco assale Kim, Nick con
+spavalderia di uomo atletico, interviene feroce.
+
+Monotonia, monotonia del sole operaio che cuoce i germi delle viti,
+sguinzaglia i tafani sulle groppe dei buoi, accende pruriti nella carne
+di quella contadinella, arroventa il dinamismo giocondo dei tre cani e
+gonfia il mio petto d'un'ansia soffocante di amore e di guerra. Vita da
+cow-boy. La nostra fattoria di Barchessa immobile, sola come una nave
+sul mare infinito delle pianure. Tutto il giorno senza giubba, piedi
+nudi nei fossi pieni di lucci, anatre, oche. Lucertoliamo al sole.
+
+A schiena nuda sento ramificarsi sulla mia pelle il cervello di Fabre
+formicolante d'insetti attivissimi in guerra. Intorno, le pianure
+vastissime, aperte, senza alberi partono a grande velocità lontaaano
+verso le radici del Grappa che si copre talvolta di nuvole e ribolle di
+cannonate ovattate. Questo è certo un bombardamento più feroce di tutti
+i precedenti. Ogni sera il Grappa si incorona di vampe convulse.
+
+All'alba erro nell'immensa pianura semi-allagata.
+
+Nick, Kim, e Zazà mi accompagnano. Sono divertentissimi. Ma Nick sempre
+più innamorato di Zazà diventa insopportabile. Quel bellissimo cane
+tutto muscoli scattanti è, come tutti i cani di razza, un mediocre
+assalitore di femmine. Tenta, tenta, ritenta. Zazà si presta con mille
+grazie e abilità impudiche. Nick non riesce. Lingua fuori,
+esasperatissimo, continua anche lontano da Zazà il movimento convulso
+della schiena. Io lo sollevo ogni tanto per la piccola coda dura come
+per un manico e lo tuffo nei fossi per rinfrescarlo. C'è invece un altro
+pretendente di Zazà, sempre in agguato a 50, 100 metri in giro davanti
+una siepe o nell'erba. Piccolo cagnolino bastardissimo nero con enormi
+orecchie da vampiro. Ghiandusso che lo ha dichiarato austriaco lo
+rincorre a pietrate. L'odiato pretendente sparisce ma 5 minuti dopo
+eccolo a pochi metri incollato a Zazà. Tutti addosso. Guaiti,
+lacerazione, fuga.
+
+L'altro giorno avevo Zazà al guinzaglio. Sicuro, non sorvegliavo. Ad un
+tratto doppio peso al guinzaglio. E' lui, incollatissimo. Devo
+piantargli il piede sul muso per sturacciolar via la mia cagnetta.
+Evidentemente il piccolo bastardo è un amatore fulmineo.
+
+Mentre le mie scarpe ruminano, brucano e masticano l'erba rasa, penso
+che tutti gli erranti pastori e cow-boys delle pianure americane
+portano nel loro corpo rimpicciolito dall'opprimente avviluppante
+Infinito, una minuscola rosicchiante ossessione oscena o una miserabile
+rapacità finanziaria. Essi non godono come me la vasta fusione dell'idea
+di spazio e dell'idea di tempo fra il sciiivff sciaaff dei piedi nella
+terra molle e pantanosa. L'abitudine delle vaste respiranti, dilatate,
+pianure toglie loro ogni curiosità e ogni amore per i cieli, le nuvole,
+le stelle e le polifonie degli insetti. Io che noto tutto, valuto,
+catalogo ogni sensazione letterariamente, mi sento naufragare a poco a
+poco nell'incoscienza dei pastori erranti.
+
+ * * * * *
+
+Ma il capitano Raby mi sorprende in una di queste meditazioni e mi
+invita ad accompagnarlo a Padova, dove si reca a vedere un suo compagno
+morente all'ospedale. Ecco la divina velocità, maestra d'ogni energia e
+d'ogni lirismo, furente inaffiatoio di varietà sorprendenti. Mezz'ora
+dopo entriamo all'ospedale. Atmosfera tragica e storia ancor più tragica
+di questo giovanissimo ufficiale di cavalleria che prese la sifilide a
+Pinerolo, si curò col 606. Apparentemente guarito tornò a Pinerolo, vi
+prese una blenorragia.
+
+--E' entrato pochi giorni fa all'ospedale, mi dice il capitano Raby. Ha
+delle febbri misteriose, dimagra. Avant'ieri l'ho trovato con un braccio
+al collo. Mi raccontò che nell'agitare il termometro si era rovesciato
+completamente il pollice contro l'avambraccio.
+
+Entriamo nella sala. Il maggiore medico ci dice in fretta:
+
+--E' morto stanotte. Ha le ossa disfatte e disgregate dal 606.
+
+Ci avviciniamo al cadavere. Non si può resistere dal fetore. Dal naso
+esce una materia verdastra e delle grandi bolle che scoppiano emanando
+un odore di putrefazione avanzata. Il maggiore dice gravemente:
+
+--L'uomo ha trovato due sole medicine: il chinino per la malaria e il
+mercurio per la sifilide. Gli antichi greci, persiani, indiani, cinesi
+frizionavano il corpo sifilitico con una pomata mercurale. Abbiamo fatto
+pochi progressi. I giovani in genere non resistono al 606, le loro ossa
+sono troppo fragili, si sfasciano, vedete.
+
+ * * * * *
+
+26 agosto, sveglia dolorosa alle due del mattino.
+
+Incominceranno all'alba le grandi manovre tra il Bacchiglione e il
+Brenta per prepararci all'avanzata tra Piave e Tagliamento. Saremo coi
+bersaglieri ciclisti in testa al primo corpo d'armata d'assalto sotto il
+comando del generale Grazioli. Ore tre, in macchina. Lotta tra la luna
+quasi piena che investe gli alberi coricandone le ombre lunghissime e i
+fanali delle blindate. Queste squassano, sfasciano sventolano le loro
+ombre nerissime geometriche. La campagna si gonfia di pulsazioni
+scoppianti di motociclette. Freddo. L'interno delle auto-blindate che
+diventa un forno al sole è, questa notte, una gelatiera. Un side-car
+con fanale bianchissimo che ci sorpassa sembra un pezzo di vita intima
+invernale strappata a un castello da un vento pazzo. Fantastica fuga
+d'una poltrona con relativo sedentario, le gambe prese nella coperta,
+davanti al fuoco del camino.
+
+Le truppe si concentrano in un immenso prato di monte Galdella, orlato
+di squadroni di cavalleria. Si indovinano i cavalli sotto gli alberi.
+Fiati, fiati di fieno, sterco, piscio, acri ammoniacati mordenti.
+Agitazioni di groppe e code sventaglianti. Nel buio sfilano le colonne
+di cavalleria. Ci accodiamo alla terza. Il corpo d'armata d'assalto ha
+il compito di rastrellare il terreno conquistato da noi e stabilire le
+prime linee difensive.
+
+Corteo lentissimo. Davanti a noi i cavalleggeri al trotto si fermano e
+mandano pattuglie in avanscoperta. Ci fermiamo, poi lentamente avanti.
+Caldo nauseante di olio bruciato nella mia blindata chiusa. Il rumore
+del motore con nota d'organo ostinata mi dà sonno. Apro lo sportello per
+non dormire. Una strada di campagna ci beve nel folto dei suoi fogliami.
+Ingombro di batterie da montagna someggiate con muli. Un reparto
+d'assalto fez neri. Arditi che sembrano scolaretti in ricreazione.
+Scapigliamento disciplinato. Si addensano, precipitano la marcia. Passo
+più che bersaglieresco. Violenti, velocissimi con maffia gloriosa. Penso
+all'assurdità delle manovre, cretine in tempo di pace poichè comandate
+da ufficiali invecchiati in caserma e imbelli; cretine in tempo di
+guerra poichè gli ufficiali che le comandano sono quasi tutti feriti e
+perciò svogliati dall'assenza del personaggio più importante: il signor
+Pericolo.
+
+Siamo di punta coi bersaglieri ciclisti in contatto silenzioso col
+nemico. Un razzo enorme sfascia il suo fuoco nel cielo. Sono gli arditi
+che indicano al comando il punto estremo conquistato. Giunge a cavallo
+un maggiore affannato. Con voce rotta dall'emozione dice al generale:
+
+--Vi è un tiro di artiglieria infernale sulla nostra destra. Minaccia di
+accerchiamento. Bisogna ripiegare. Ritirata.
+
+Le sue parole spaventate (da chi?) e i suoi gesti tragici sono di una
+comicità sublime in questo silenzio quasi assoluto che trasuda il
+bisbiglio degli uccelli negli alberi soffocati dal caldo quasi torrido
+di questa aurora d'agosto. Penso che se i reparti d'assalto colla
+cavalleria e le blindate s'infischiassero eroicamente di questo tiro
+d'artiglieria infernale non ci sarebbe proprio bisogno di ritirarsi.
+Tutto dunque dipende dall'accoglienza che noi faremo al signor Pericolo.
+Le manovre servono soltanto a stabilire qualche servizio logistico e a
+distribuire medaglie!
+
+Ore tre del pomeriggio. Riprendo la manovra nella mia blindata
+tropicale. Innumerevoli errori. Il generale temeva quel punto fosse
+battuto dall'artiglieria. Non è così. Vi sono solo delle mitragliatrici.
+Due maggiori dichiarano che le mitragliatrici sono 12. Invece sono due.
+Constato una volta di più che la nostra razza è legata alla
+improvvisazione e alla realtà. Non crede negli esami preparatorii, non
+ama le finte, risolve tutto quando l'esame finale è decisivo.
+
+Vado avanti colla mia blindata e un plotone di cavalleggeri appiedati,
+baionetta inastata. Mi seguono curvi in fila, defilandosi dietro la mia
+blindata che rincula con la poppa armata di tre mitragliatrici. In fondo
+la strada è sbarrata da 2 mitragliatrici coperte di fogliame. Un giudice
+di campo mi dichiara che non posso fare nulla. Io punto colle due
+mitragliatrici le due avversarie.
+
+Un capitano dei bersaglieri ciclisti insorge.
+
+--Guardi che le mie due mitragliatrici sono puntate e la strada è
+sbarrata.
+
+Rispondo:
+
+--Le mie sono puntate e blindate. E' mezz'ora che io inseguo i suoi
+bersaglieri. Lei non ha avuto il tempo di fare lavori di sbarramento.
+Del resto mentre io la mitragliavo i miei uomini hanno tolto tutti gli
+sbarramenti.
+
+--Non è possibile.
+
+--Il giudice di campo deciderà.
+
+A 50 metri da noi, altro dialogo tra due reparti avversari.
+
+--Lei con le sue mitragliatrici è fuori uso.
+
+--Io considero prigioniera la sua sezione.
+
+--Se vuole, si accomodi, signor capitano!
+
+Mi consolo dell'ironia scoraggiante e del caldo tropicale con
+l'ammirare una giovine mugnaia in rosa ritta sulla chiusa d'un mulino
+con un orinale azzurro nella mano destra. Beve estatica il tapaplum
+tapaplum di 3 cavalieri che galoppano sotto il ta-ta-ta-ta di una
+mitragliatrice innocua, a salve.
+
+=Ssssssssssss= della limpida vasta gomma di acqua convessa
+dell'affioratore. Gonfia gelatina trasparente che contiene tutto il
+sapore dorato dell'agosto. Cristallo mobile che porta l'immagine precisa
+della mia blindata.
+
+=Rrrrrrr= d'areoplano in cielo. Un fascio di sole fuor delle nuvole
+investe una bandiera azzurra alla finestra d'un cascinale.
+
+Passa un cavaliere con una bandiera rossa e bianca nello stivalone.
+
+Davanti, il prato è una fusione di smeraldi. Quattro bambini pastori. Si
+chiamano forse Rosa Italia, Ninette France, Nik Wilson, John Bull.
+Sorvegliano 2 groppe enormi cubiche: un toro cieco che si chiama
+certamente Berlino, una vacca elegante magrissima che si chiama senza
+dubbio Vienna.
+
+Mascelle: bruuc bruuc bruucroff bruucroff.
+
+Fiati: fuu fuu.
+
+Code incensieri e code ventagli contro le mosche
+
+Turutuum turutuum di cannonate sul Grappa.
+
+Tuf tuf tuf tuf tuf della mia autoblindata.
+
+Tuf--tuff--tuff della lavandaia che sbatte e sciacqua quei panni forse
+bende insanguinate nel fosso d'oro blu.
+
+Blu blu blu blu blu di tacchine berlinesi e romantiche.
+
+Plaaff plaaff di sterco di vaaacca vaaacca.
+
+Valaaa bireee vekiii moreee.
+
+Bruuc bruucrof.
+
+=Zzzzzzz= di mosconi tedeschi che tornano =zzzzzz= insistono =zzzzz=
+pungono metodici, filosofici. I 4 bambini pastori giuocano colla palla
+di caucciù solare che rimbalza sul prato verde.
+
+John!... Wilson!... France!... Italiaaaa!...!
+
+ * * * * *
+
+Da tre giorni l'intiera 8ª squadriglia si esercita al tiro della
+mitragliatrice. Mentre crediamo poco nella collaborazione della
+cavalleria in caso di celere offensiva abbiamo grande fiducia nelle
+nostre auto-blindate. Si lavora energicamente sotto il sole tropicale
+che trasforma la mia 74 in una vera scatola di cottura.
+
+Ricordo di aver per il primo nella mia _Battaglia di Tripoli_ paragonato
+la mitragliatrice a una donna seducentissima perfida capricciosa e
+crudele con la sua lucente cintura di cartucce. Trovo ora che l'immagine
+è precisa specialmente se si tratta di caratterizzare queste nostre
+mitragliatrici S. Etienne vendute dalla Francia all'Italia, più parigine
+e più femminili di ogni altra mitragliatrice, più passionali e più
+perfide. La mitragliatrice S. Etienne è un'arma perfetta, ma esige cure
+tali da stancare qualsiasi amante devoto. Sarebbe docile e continua, se
+ben fissata sul candeliere in terra. Ma soffre di affacciarsi alle
+finestre troppo strette della blindata. Non ama gli scossoni polverosi
+della velocità, esige una oliatura leggerissima, dirò meglio una
+toilette da Istituto di bellezza. Altrimenti si inceppa, mastica le
+cartucce invece di spararle e si ingombra lo stomaco colla polvere.
+
+Brutto affare sentirsi accerchiati mentre la S. Etienne ha le bizze. Il
+mio sergente ha svestito interamente una delle due S. Etienne in cupola.
+L'aiuto, seconda cameriera affaccendata intorno al corpo della dama che
+andrà al ballo. Eccola rivestita. Spara; poi di nuovo si inceppa. Il mio
+sergente bestemmia:
+
+--Accidenti, ora fa la matta! Questa stupida non ama l'olio!
+
+Si soffoca nella mia blindata. Salto fuori per respirare pensando a
+un'altra donna che fa la matta nella sua ultima lettera. Si chiama
+Bianca, è bionda, fiorentina, sensuale, sta a Palermo, spera di
+incontrarmi a Napoli. L'ho amata, ma la sua natura bizzarra piena di
+svolte misteriose, sincerità e snobismi, calcoli e generosità assolute,
+mi esaspera specialmente ora in questo periodo della mia vita di guerra,
+inadatto alle complicazioni e ai diabolismi erotico-sentimentali. Sarei
+contento di non rivederla più. E' una mitragliatrice graziosa, precisa,
+ma turbolenta e piena d'inceppamenti. D'altra parte, come incontrarla
+ora? Mi scrive una lettera assurda ponendomi l'ultimatum. Vedersi a
+Napoli o non vedersi più!
+
+Il capitano Raby mi batte sulla spalla con queste parole inaspettate:
+
+--Non posso andare ora in licenza, se vuoi andarci tu, puoi partire fra
+due ore.
+
+Scatto di gioia e accetto. Questa gioia mi irrita. Sento che il fascino
+della mitragliatrice lontana mi domina, ma dico con tono strafottente:
+
+--Caro Raby, grazie. Parto perchè non temo le mitragliatrici.
+
+
+
+
+XI.
+
+LA MARCHESA CASATI E I BALLI FUTURISTI
+
+
+In treno riepilogo le cose da sbrigare nella mia licenza: gruppi di
+giovanissimi futuristi da visitare, propaganda da intensificare, prima
+rappresentazione dei balli futuristi di Depero ecc. ecc. Dominano nella
+mia fantasticheria sonnolenta le figure di due donne: Maria, amica
+affettuosa e intelligente purtroppo influenzata da un marito professore
+germanofilo. La vedrò a Roma. E Bianca che amo un poco, molto, non so,
+desidero, odio, strangolerei o trascurerei, vedremo.
+
+Mi ero proposto 4 anni fa di eliminare durante la guerra qualsiasi amore
+importante. Non tanto per gelosia, quanto per portare al fronte un'anima
+serena, spensierata e gogliardica. Vi sono riuscito a metà.
+
+Nel compartimento vi sono molte donne. Il mio istinto le valuta. Una è
+coricabilissima, l'altra è coricabile, la terza è traversabile quando si
+ha molto freddo e molta noia nei nervi.
+
+Davanti a me, la moglie un po' volgare, ma bella bionda, sensuale un po'
+cocottesca di un venditore di formaggi milanese. Seduto vicino, un
+tenente aviatore romano chiacchierone, gioviale, scherza invita tutti a
+dividere il suo cestino poi mangia parlando colla signora milanese:
+
+--Stamattina, ho volato su Peschiera. Fui attaccato da un cacciatore
+austriaco. Subito l'ho contrattaccato, ma non ho potuto sbatterlo giù.
+Aveva un motore più forte del mio. Nel cielo di Torbole me ne sono
+venuti due addosso, di cacciatori austriaci. Ho dovuto tagliar la corda.
+Mi avevano forato le due ali come due setacci. Alle sette ero sulla
+piazza di Peschiera. Vedevo gli uomini sulla piazza...
+
+--Oh! conosco bene Peschiera! risponde la signora milanese con una
+assoluta indifferenza per l'eroismo aviatorio. E' una bella cittadina...
+Non butti via quel cestino. Servono molto i cestini per spedir la roba.
+In tempo di guerra tutto è buono...
+
+La mia ironia assapora questo urto violento tra il cretinismo di una
+donna mediocre e la verbosità di un eroe nato per fare l'impiegato e
+proiettato in alto nelle battaglie aeree dalla guerra, questa miracolosa
+trasformatrice di valori umani.
+
+A Bologna cambio treno. Nello scompartimento altro paesaggio umano:
+
+Alla mia destra e davanti a me due commercianti ricchi fornitori di
+guerra.
+
+Fingendo di sonnecchiare li ascolto.
+
+Quello di faccia calvo, pancione dice:
+
+--Che sole, al lido d'Albaro! Ci si sta bene. Come a Napoli. Pesce
+fresco. Abbiamo passato io e mia moglie una giornata divina.
+
+La moglie che gli sta vicino, grassa impellicciata, quarantenne, vecchia
+luna, approva col vasto seno.
+
+--Se un affare mi va bene, mi prenderò in affitto una villa per
+l'inverno prossimo. Non capisco come si possa, quando si può, preferire
+di passare l'inverno nel fetido nebbione milanese. Ora c'è molto lavoro.
+Io quest'anno per il lavoro non ho fatto la campagna.
+
+Penso che per questi imboscati il fronte temibile è Milano con la nebbia
+per nemico.
+
+Senza rancore, continuo ad ascoltare.
+
+Il mio vicino di sinistra altro tipo di fornitore di guerra, trentenne,
+magro, racconta con solennità:
+
+--Siamo stati su, in montagna, sopra Pontedecimo. Una signorina
+americana colla sua brava licenza di carrozza pubblica ci ha portato
+dappertutto. Come guidava bene! Abbiamo scovato così su, su, in un
+piccolo villaggio del burro in quantità! Ne ho un pezzo nella valigia. A
+proposito, tu non sai che il bel Luigi è morto! Non si sa più nulla di
+lui. Abbiamo fatto tutto per sapere se era prigioniero. E' certamente
+morto. Se avesse voluto! Dopo la prima medaglia ha voluto partire
+ancora! Già non è stato mai un giovane capace e serio. Faceva il bel
+giovane. Eleganza e donne! Suo fratello sì, che ha guadagnato dei soldi!
+Sua sorella è stata veramente fortunata, ha sposato un milionario!
+
+Il primo fornitore risponde malinconicamente come parlando a se stesso:
+
+--Io ho 4 vagoni di caolino fermi a Modane. Dall'Inghilterra! Cosa vuoi,
+nella mia fabbrica di porcellana tutto carbone, esclusivamente carbone!
+Noi non abbiamo come voi aria compressa e ventilatori. Per raggiungere
+certe calorie tutto carbone. Senza di che si cuoce lì bene e male là.
+Colla porcellana è così!
+
+Il secondo fornitore:
+
+--E' un anno che io aspetto 80.000 lampadine elettriche dall'Olanda!...
+Sono 35 anni che lavoro con Bianchi. Ci si sta bene, un personale d'oro.
+
+Mi addormento mescolando nel mio sogno il personale d'oro veramente
+tutto d'oro massiccio fantasticamente aggredito da 80.000 lampadine
+elettriche che gli scoppiano sulla testa. Traverso in sogno la fabbrica
+di porcellana con le pazze calorie equatoriali. Valico montagne di burro
+e mi sveglio a Roma nell'oro ricco, rovente, dorato di un sole pacifista
+di burro sontuoso.
+
+Nella folla scorgo il poeta Mario Carli, capitano degli arditi ferito,
+ora direttore di _Roma Futurista_. Ecco Balla, veloce, paglietta con
+nastro a colori dinamici, cravatta di celluloide tricolore.
+
+Abbracci. Entusiasmo. Sopraggiunge un gruppo schiamazzante di
+giovanissimi futuristi quattordicenni tutti affannati dalla speranza di
+partire presto volontari, tutti irti d'odio contro le isradicabili spie,
+il governo languido ecc...
+
+All'Hotel Flora, una lettera di Bianca che mi aspetta a Napoli e una di
+Maria che mi aspetta a Firenze.
+
+La sera vado dalla Marchesa Casati che desidera essere accompagnata da
+me alla prima rappresentazione dei balli futuristi di Depero.
+
+La Marchesa Casati è uno dei nostri più originali prodotti nazionali.
+Questa milanese geniale ha saputo per due anni di seguito battere
+clamorosamente in eleganza eccentrica e in sbalorditiva creazione di
+bizzarrie e snobismi tutto ciò che di più originale, elegante,
+eccentrico snobistico conteneva Parigi.
+
+Essa rimane la prova vivente che l'Italia se vuole può domani vincere
+anche il primato della moda Parigina. La Marchesa Casati è inoltre
+appassionata conoscitrice d'arte futurista, la difende e l'impone nella
+società romana. Sono meriti importanti che io particolarmente apprezzavo
+mentre l'Italia si valorizzava integralmente al fronte.
+
+Suono al cancello della sua villa in via Piemonte. Il campanello fa
+subito accendere laggiù in fondo al giardino buio il lampadario della
+scala esterna. Paaak. Ripercussione magica in un ambiente predisposto
+agli stupori. La porta s'apre: servo negro bello in frak elegantissimo.
+Nell'atrio un odore chiesastico. Forse incenso? No. Piante marine.
+Profumo dolce, acre, selvatico che accentua la bianchezza carnale d'una
+statua mutilata nella penombra. Sono nella biblioteca a fondo oro
+vecchio: le lampade non rischiarano che i tappeti. Questi imbavagliano
+le voci del palazzo. Entra il servo negro. Mi tende un vassoio con due
+cok-tails. Se fossi vagneriano penserei ai due filtri d'Isotta. Prendo
+il mio, bevo: cok-tail eccellente, non troppo forte, fantasioso, tonico.
+
+Ho nel sangue un ritmo africano sincopato e la ribalta accecante d'un
+caffè concerto.
+
+Il negro scompare con l'altro cok-tail, secondo filtro per Lei!
+
+Pausa. L'atmosfera ha delle intenzioni speciali. La turbo camminando su
+e giù. I miei scarponi enormi con speroni sono felici di stonare fra le
+delicatezze sornione delle luci striscianti.
+
+Con un lampo-slancio entra Swift il levriere bianco che veloce si corica
+in tondo nella poltrona bianca, profonda. Ritmo freddo polare di calme
+astrazioni filosofiche. Swift sembra un cordame bianco per frenare le
+probabili vele di questa casa che naviga nel sogno.
+
+Swift sembra anche un salvagente bianco.
+
+Una larga cadenza musicale di profumi e fruscii annunzia il terzo ritmo:
+la bella Marchesa!
+
+Saggia pazzia danzante aerea. La sua mano stesa. La sua voce chiara.
+Giovialità. Allegrezza d'alba primaverile. La prima impressione di
+naturalezza infantile centuplica i valori estetici della figura alta,
+agile, tagliente e pur flessuosa, inguainata e pure libera nel mantello
+di Paquin crespo di Cina nero con bordo infiorato di oro vecchio.
+
+Non le vedo il viso poichè le lampade illuminano soltanto i tappeti.
+
+La Marchesa apre un poco il mantello per offrire alla luce i suoi
+pantaloni turchi Calot in broccato oro vecchio orlati di pizzi
+veneziani. Ripete più volte il gesto di tirar sul seno una fascia d'oro
+vecchio che conduce giù i miei sguardi agli scarpini turchi oro vecchio
+con fibbia nera e tacchi alti madreperlacei. Ma le due mani che portano
+e sembrano rincorrere ciascuna due perle enormi sfiorano la parete e
+fanno scaturire altre luci da altre lampade cosicchè appare la faccia
+pallida e felina, una faccia di tigre sbiancata da un chiaro di luna
+intrepido.
+
+Grandi occhi neri, lenti che fissano un punto poi un altro con le pause
+di un proiettore. Ricordo il proiettore italiano che dal monte Corada
+fissava dopo il lungo nostro bombardamento le trincee austriache del Kuk
+travolte, sfondate, impaurite nell'attesa del nostro assalto. Qui
+l'assalto è dato dai cavalloni convulsi rossi dei capelli che le
+incorniciano la faccia.
+
+Ma la Marchesa non vuole dar l'assalto a nessuno. Ride, scherza, parla
+d'arte e della rappresentazione dei balli futuristi che andremo a
+vedere. La voce fresca e senza trucchi musicali contrasta col dilagare a
+ruota, a spirali, a volute degli sguardi muti. Questi sono pure sguardi
+naturalissimi, non vogliono nulla, nè fingono nulla, ma le occhiaie
+vaste e fonde contengono una involontaria magia di cerchi azzurri che si
+svolgono all'infinito.
+
+Certamente quegli sguardi potrebbero essere fatali ad un inesperto
+navigatore di mari femminili. Essi sprofonderebbero intorno le pareti
+per creare la penombra verdastra carica d'insetti lussuriosi e veleni
+profumati delle foreste native. La marchesa è una milanese bella
+intelligente e immaginosa che ha saputo crearsi un'atmosfera
+equatoriale, selvaggia, dolce e truce tragicallegrissima. Sudan
+imbellettato in automobile.
+
+La bocca è bella, prominente, ma poco civile. Mascelle graziose ma
+forti, da belva onesta. Le dimostro che nessuna donna ha mai avuto una
+distanza così grande fra le nari apertissime, mobili e le labbra.
+Risponde con una risatina a scatti, assolutamente inadatta al senso
+delle parole:
+
+--Conoscete il mio pappagallo dell'equatore che si chiama Bra-cadabrà?
+
+Nell'angolo buio un arabesco bianco, giallo, verde appollaiato stride:
+
+--Bracadabrà, Bracadabrà, Bracadabrà.
+
+Il grido del pappagallo lega i colori delle sue penne al rosso dei
+capelli della marchesa al nero degli occhi e delle nari, al rosso sangue
+della bocca e alla cravatta di celluloide bianca, rossa, verde
+dell'amico Balla che entra cantando:
+
+--Bracadabrà, Bracadabrà.
+
+Prima d'uscire la marchesa s'infila al dito mignolo uno strano anello
+che bilancia sospeso a tre catenelle un microscopico incensiere con un
+granello d'incenso fumante. Traversiamo una sala popolata da tre
+assiemi plastici di Boccioni in rissa con dei dinamismi violacei di
+Russolo e dei cicloni gialli di Balla.
+
+Usciamo. L'automobile è veloce. Roma notturna: ruderi presi a rasoiate
+bianche dalle lampade elettriche.
+
+La sala del Teatro dei Piccoli contiene molte russe agitate, zazzere
+pittoriche, occhiali passatisti di professori, signore romane
+magnetizzate dai titoli e dal cosmopolitismo, futuristi impazienti,
+veleni critici in bottiglia con la relativa testa da morto sopra, tutto
+il neutralismo elegante che si infischia della guerra continuando a
+mendicare un sorriso e un invito dalla principessa tale, dalla duchessa
+tal altra. Balordaggine snobistica, falsa intellettualità, smorfie pro e
+contro il futurismo.
+
+Sono seduto fra la marchesa Casati e la principessa di Bassiano,
+americana gioviale semplice e intelligente.
+
+Il pittore Besnard, illustre passatista, contende alla marchesa Casati
+una parte della curiosità bisbigliante.
+
+Il quadro dei selvaggi enormi fantocci di legno a colori e forme
+sintetiche impone il silenzio. Aurora africana con balzi di colori. I
+mormorii di stupore fanno pensare alla musica degli insetti sulle paludi
+tropicali. Si soffoca dal caldo. Questo è accentuato da un'enorme
+selvaggia rossa che s'avanza sulla scena. Ha un petto-ventre quadrato
+che subitamente spalanca due sportelli e partorisce una piccola
+marionetta.
+
+I bambini nella sala schiamazzano dalla gioia. Interrogo i figli della
+signora Giordana. Rispondono con entusiasmo che quelle marionette sono
+le più belle, le più vere, le più vive. Ora danzano incalzate dalla
+musica futurista di Malipiero, stramba, rude, originalissima. Il conte
+di S. Martino che mi stringe la mano calorosamente dichiara ad alta
+voce:
+
+--Il vostro Depero ha molto ingegno. Non dimenticate, Marinetti, che io
+sono un futurista della prima ora, non rimorchiato. Ho assistito a tutte
+le vostre manifestazioni e ho sempre pensato che l'ingegno originale è
+tutto nel vostro gruppo futurista.
+
+
+
+
+XII.
+
+UNA FESTA NAPOLEONICA
+
+
+La sera dopo sono nel salotto di Donna Maria Mazzoleni. Ho una grande
+stima e una viva simpatia per questa signora italiana che sa
+mirabilmente vestire d'ogni grazia e d'ogni eleganza una vita energica
+attivissima integralmente consacrata al patriottismo concreto e alla
+pratica filantropia. Spirito largo senza pregiudizi e con spiccate
+tendenze futuriste, Donna Maria Mazzoleni ha saputo fare del suo salotto
+il ritrovo delle persone più significative e più originali della
+capitale: diplomatici, poeti, artisti, musicisti, inventori, principi
+indiani, celebrità del teatro, inaspettatissimi prodotti umani
+dell'estremo oriente, ufficiali eroici, vincitori di record mondiali e
+bellissime signore.
+
+Questa sera non vi trovo che Missiroli, il pallido esitante indeciso ma
+troppo intelligente farmacista d'ogni ideologia. Spirito tutto a trapani
+inutili, a spaghetti senza sugo, cuoco accuratissimo di insipide
+preziosissime salse spirituali. Una di quelle tipiche sibille a
+rovescio, come io chiamo, i numerosi culturali falsi profeti che
+sbagliando sempre nelle loro profezie diventano involontariamente degli
+ottimi indicatori del futuro. Basta credere esattamente al contrario di
+ciò che profetizzano: si coglie sempre nel segno.
+
+Con mosse untuose da prelato Missiroli cerca d'inocularmi un po' della
+sua ammirazione sconfinata per la Germania. Rifiuto brutalmente
+l'iniezione. Egli colla piacevolezza di un cataplasma mi dichiara:
+
+--Avete torto di parlar male di Benedetto Croce poichè egli è il padre
+di tutte le vostre libertà futuriste.
+
+Rispondo:
+
+--Ho sempre avuto una profonda pietà per Benedetto Croce, malinconico
+carabiniere che predica la libertà rivoluzionaria.
+
+Entrano la contessa e il conte Bosdari nostro ambasciatore ad Atene.
+Spingo a poco a poco la conversazione ad una precisa valutazione della
+Grecia.
+
+Bosdari dice:
+
+--Il popolo greco è un popolo antiguerresco. Voleva rimanere neutrale.
+E' stato strappato alla neutralità da Venizelos. Ora l'esercito greco
+organizzato per forza dai francesi non vuole assolutamente battersi.
+Venizelos non ha un vero seguito, nè un vero partito. Non vi sono
+nazionalisti, nè patrioti in Grecia. Venizelos ha perduto il contatto
+del suo popolo perchè ha fatto la rivoluzione con le forze degli
+alleati, cioè con forze forestiere. _L'entente devait le laisser pourrir
+dans sa neutralitè._ E' un popolo incurabilmente neutrale, pacifista,
+ma non germanofilo. Non ha mai creduto nella potenza della sua Regina
+tedesca. E' un'oca. I famosi schiaffi e la famosa pugnalata della Regina
+al Re sono fiabe. Per molto tempo Venizelos non è riuscito, neanche coi
+denari, a trovare 50 individui che gridassero: morte a Costantino! Ma i
+francesi hanno una grande influenza ad Atene, una vera prepotenza,
+spadroneggiano.
+
+Comprendo che Bosdari si è urtato profondamente con Venizelos. Bosdari
+ha un fondo d'incurabile germanofilia. Conclude:
+
+--Ho fatto capire a Venizelos che l'unica potenza la cui amicizia può
+permettere alla Grecia di non essere la misera vassalla dell'Inghilterra
+e della Francia è l'Italia.
+
+Donna Maria Mazzoleni che sa meglio di Madame di Sevigné dirigere il suo
+salotto intellettuale con varietà e contrasti interessanti mi prega di
+declamare le mie parole in libertà «_Treno di soldati turchi ammalati_».
+
+Rompo con forza decisiva l'atmosfera di finezze diplomatiche. Vivo
+successo di declamatore. La conversazione è orientata ormai sulle
+demolizioni utilissime compiute dal movimento futurista e sulla
+rivoluzione pittorica creata da noi in tutto il mondo col predominio
+lirico, plastico del genio nostro. Altri invitati sopravvenuti
+raccontano le leggendarie cazzottature del teatro Costanzi, le
+burrascose esposizioni futuriste a New York a S. Francisco. Un attaché a
+l'ambasciata Cinese spiega l'influenza decisiva del pittore Boccioni
+sull'arte dell'estremo oriente. Si parla molto di una grande festa che
+il conte Primoli darà domani nel suo palazzo napoleonico in onore dei
+mutilati.
+
+ * * * * *
+
+Vi partecipai colla marchesa Casati che mi presentò al famoso Loulou
+Primoli. Raffinatissimo, colto, intelligente, ma tragicamente passatista
+figlio di una Bonaparte, maestro d'ogni cortesia e d'ogni bizzarria
+erotico-sentimentale.
+
+Salgo colla Marchesa per una scaletta piena di fiori e di statuette di
+Napoleone. Il guardaportone, personaggio dell'impero, saluta tutti e
+lascia passare tutti.
+
+Siamo in casa del Passato. Passato vinto, indulgentissimo, disilluso e
+nostalgico. La scala sale girando con grazia e portando faticosamente la
+sua balaustra carica di stoffe rosso e oro. Infilata di camere
+rosso-oro. Vere cappelle asfissianti di fiori e di profumi artificiali.
+Fiori, fiori, falsi e naturali in scatole, scrigni, vasi e vassoi.
+Ritratti, ritrattini, ninnoli intimi preziosissimi, ricordi, album,
+fotografie d'ogni dimensione, autografi enormi come di giganti e flebili
+sbiadite calligrafie di regine morte. Tutte le cose sacre d'una vita
+sontuosa che preferisce il ricordo alla crudele realtà presente, tutto
+marcato dall'affetto e dal tempo messo in vetrina spudoratamente, con
+ostentazione quasi oscena. Ultima offensiva d'un passatismo disarmato
+che utilizza le sue fragili armi senza grazia alla rinfusa per fermare
+ad ogni costo il futurismo vittorioso e le sue velocità furenti. Questa
+sala contiene due pezzi di chiese distrutte, tre portantine pregne di
+profumi imperiali, due madonne di bronzo decapitate e una grande grata
+panciuta di vecchio legno dorato tolta dal coro di una chiesa di Siena.
+
+La portantina sussurra che le donne del tempo che fu sapevano meglio
+amare. Dalla grata panciuta cola come da una chiusa la cadenza morbida
+d'un canto chiesastico. Ma le due Madonne tendono sinistramente le mani
+vuote come per ridomandare ai rigattieri ebrei le loro teste
+probabilmente vendute a parte.
+
+L'odore di muffa aggredisce le nari. Polvere, polvere. Bricabrac di cose
+vecchie, morte affastellate. Sembra la vendita all'asta di una reggia
+che l'ultimo erede reale offre per necessità ad un popolo
+rivoluzionario. Questo però non compera, invade, devasta e brucia.
+Infatti le stoffe rosse danno l'illusione delle fiamme e i profumi densi
+si inacidiscono fino all'acredine dell'odore di bruciato e di sangue.
+
+Folla di signore. Dominano le cretine:
+
+--Oh ma chère, chère, chère madame, quelle joie de vous revoir!
+
+Tipica frenesia balorda e grottesca delle signore spalmate di falsa
+aristocrazia, orgogliose tacchinescamente di trovarsi in un salotto alla
+moda select unico. Tutte un po' seccate di trovarsi così numerose.
+Sarebbero raggianti di potere compiangere molte amiche assenti. Ma non
+avrebbero allora il piacere di vedere il loro privilegio notato da
+molte.
+
+La maschera di cera di Napoleone assiste impassibile a questa nuova
+ritirata di Waterloo.
+
+Tutto in vetrina, anche i gloriosi mutilati da festeggiare. Sono seduti
+immobili nelle poltrone rosso e oro del grande salone. Visi rudi cotti e
+riplasmati dalle carezze ferree corrosive delle rose granate. Visi
+scabri, tipici come il Carso. Pezzi di sole ancora fumanti e vibranti.
+Ora sono un po' pacificati, ma vi passa sopra il brivido di una
+irritazione. Perla il sudore su quella fronte. Sentono il peso
+insopportabile di quel lusso sfarzoso ammucchiato con boria. Nei loro
+occhi oscilla l'anima tra le preoccupazioni di denaro e il piacere
+inusitato dei ricchi omaggi mondani. Intorno accaparranti fastidiosi
+tutti i brusii mormorii delle donne che vorrebbero essere materne e
+invece urtano sbadatamente tutti gli spigoli doloranti di quelle
+sensibilità troncate.
+
+Silenzio! silenzio! Il celebre Battistini canterà una canzone
+napoletana.
+
+Vola con grazia lentamente poi si slancia patetica in alto la grande
+voce del cantante meraviglioso, un po' sciupata, ma piena ancora di
+magie. Si gonfia, si arrotonda, cerca di spalancare l'angoscia
+appassionata del golfo di Napoli, rompendo e travolgendo pareti, stoffe,
+soffitti di oro fuor dal bricabrac passatista, per toccare le vivide,
+fresche, elettriche stelle d'Italia che brillavano certo nella
+battaglia su quei soldati come su dinamo instancabili dalle scosse
+micidiali. Gli applausi e le approvazioni sventagliano mille idiozie ma
+hanno il rumore della risacca notturna sui Faraglioni tetri, eroici di
+Capri.
+
+Ora si aggira, in mezzo ai busti, statue, statuette, il Bonaparte
+padrone di casa e direttore di questo immane esibizionismo d'intimità
+napoleoniche. Cortesissimo, pieno di grazie delicate, ma tozzo, stanco,
+grosse spalle finite, tirate giù dall'enorme _tight_ verde-blu scuro e
+il cravattone quadrettato grigio-perla e blu.
+
+Loulou Primoli ringrazia i suoi invitati con molti sorrisi nella faccia
+rossa un po' cotta dai liquori, baffi grigi, gote gonfie, cascanti,
+occhi scuri sagaci d'antiquario.
+
+Esco colla Marchesa Casati, felice di rivedere all'aperto la mia amica
+futurista in un'altra serra calda che abbia per soffitto l'arco caldo
+azzurro del cielo romano.
+
+
+
+
+XIII.
+
+I VELENI DEL GOLFO
+
+
+Sono stanco di artifici e di snobismi esasperati. Bianca mi aspetta a
+Napoli!
+
+Il giorno dopo alle due del pomeriggio appena entrato nello
+scompartimento soffocante sono preso da un'ansia inaspettata. Il treno è
+zeppo. Quasi tutti napoletani. Sono forse le loro voci cadenzate che mi
+spremono i nervi mutando completamente la mia sensibilità. Il mio cuore
+raddoppia i suoi battiti. Vorrei aprire la mia giubba grigio-verde per
+respirare, respirare il grande alito passionale del golfo. Ma è ancor
+lontano, molto lontano. Perchè non parte il treno? Sono pigiato sul mio
+sedile, ma non sento più nulla, tutto assorto nella visione interiore
+bruciante di Bianca. Dunque l'amo pazzamente? Forse. Sono strabiliato
+dalle bizzarrie della mia anima che porta con se in guerra ridendo e
+combattendo spensieratamente un amore sepolto, ma vivo ora scattante.
+
+Il treno parte accelerando col suo ritmo il ritmo del mio cuore che
+s'avventa per frugare nei ricordi, precisare le sensazioni.
+Completamente isolato nel mio sogno, vedo Bianca, la sento!
+
+Bionda, bionda, gracile, flessuosa con quei suoi occhi pieni d'oro
+verde, bellissimi occhi che ridono e bruciano sotto la capigliatura di
+scintille e polvere d'oro. Chissà se mi sarà possibile vederla un po' a
+lungo a Napoli? Sua zia bisbetica e provinciale ha una franca antipatia
+per me. Ma Bianca saprà dovrà superare ogni difficoltà per vedermi!...
+
+La risento nelle mie braccia come la prima volta in casa mia nel mio
+appartamento di Chiatamone 5 anni fa. Aveva un vestito leggerissimo,
+sembrava nuda. Io l'ubriacavo di poesia. In un attimo i miei baci
+travolsero ogni sua volontà. Scapigliata, languida, eccitatissima!
+Invocava un pettine per ravviarsi i capelli. Ricordo ancora di aver
+chiamato la mia cameriera Giulia che offrendomi il pettine mi spaventò
+col suo viso inferocito dalla gelosia.
+
+Andammo a pranzare insieme. Pioveva. Bianca si abbandonava sul mio
+braccio felice della pioggia che ci isolava dal mondo. La marea d'una
+passione violenta mi portava sulle vette acute delle fantasie più
+suicide. Le dicevo:
+
+--La mia vita è lì sulla tua bocca... tutta la vita in un tuo bacio!
+
+Le proposi di partire per Sorrento. Non volle. Ma in carrozzella
+semi-aperta sentii che ogni sua difesa era vana. Tutte le forze della
+luce, dei profumi, dei suoni e dei rumori si coalizzano, impongono,
+esigono che ogni ritardo sia abolito. I baci nostri sono fitti,
+precipitati, affannosi. Sembrano incalzati dalla pioggia in una
+elettrica furia di vibrazioni. Scendiamo dalla carrozzella. Nel
+giardino le nudità pericolose troppo bianche delle statue sembrano
+uscite dal coito acre mordente schiaffeggiante di quel mare virile.
+
+Convinco Bianca che docile viene dove voglio. Ansando come un ladro la
+guido per la mano nel buio della scala, poi nel buio appartamento, piego
+il suo corpo che trema sul letto nel buio, svestendola febbrilmente con
+le mie mani convulse che si sbagliano, strappano, strappano le ultime
+barriere davanti alla piena irruente della mia passione.
+
+Bianca è quasi nuda. Non vuole la luce. Io esigo lo splendore illuminato
+di quel corpo ed eccolo finalmente tutto da baciare con mille elogi
+deliranti, carezze che frugano si arrampicano insistono divorano.
+Velocità d'incendio che nessuno potrà spegnere.
+
+--Stiamo al buio, te ne prego...
+
+Io rifaccio la luce. Ma lei implora:
+
+--No! No! che scandalo! che scandalo! Sei cattivo! Caro, caro, mi piaci
+tanto! Mi piace il tuo temperamento impetuoso, ma Dio mio! non ti calmi
+mai! Fermati con questo tuo dinamismo!
+
+Bianca ride.
+
+Io rispondo:
+
+--Dinamismo plastico!
+
+Ridiamo insieme. Risate che sfumano nelle strette feroci dove le nostre
+anime si spremono.
+
+--Ho paura, dice Bianca, penso che mi farai soffrire, terribilmente
+soffrire.
+
+Si rituffa nell'incosciente abbandono, soffocando le sue grida sotto le
+ondate pesanti del piacere. Poi un tremito convulso l'assale. Mi ricordo
+che questo tremito non cessava più. Mormorava e implorava:
+
+--Ho freddo, freddo, tanto freddo, riscaldami, amore!
+
+Io la riprendo. Eccola beata, rapita, bambina. La sua anima alla deriva
+nuota come in una scia di bollore lunare. Con precisione ricordo i suoi
+piccoli strilli di spavento-pudore mentre girava cercando le sue vesti
+nella camera, nuda, minacciata dalla luce che io accendevo e spegnevo.
+
+Mangiammo insieme delle frutta nella sala da pranzo, poi la ricondussi
+in carrozza alla casa della zia, senza pensare che non l'avrei riveduta
+per un anno. Che schianto! Per un anno la cercai senza ritrovarla,
+invocando il suo ritorno disperatamente. Il mistero di quella lontananza
+e di quel silenzio mi tormenta oggi più che mai.
+
+Bianca non seppe non volle spiegarmi nulla, quando la rividi, un anno
+dopo. Mi parlò di un fidanzato. Compresi che non poteva essere sincera.
+Certo avrebbe aperto tutto il suo cuore se avesse potuto. Mi disse:
+
+--Ho fretta questa sera. Domani mattina alle 10. Avremo tutta la
+giornata per noi.
+
+Bianca è un'amante strana. In fondo la credo una innamorata dell'amore.
+Sensuale e cerebrale. Odia le ore d'amore rubate in fretta alla vita. Le
+piace organizzare bene le voluttà. Ha un corpo ideale d'amante
+predisposto a tutte le raffinatezze del piacere. Non lo dimenticherò
+mai. Ho bisogno di lei. Che occhi mutevoli! Occhi di carnevale! Era
+felice di questa immagine e l'accoglieva aprendo la sua bocca ardente
+come per mangiarsela fra i dentini bianchi... Sento, sento che se avessi
+qui Bianca con le sue labbra che si liquefanno fra le mie la soavità del
+nostro bacio sarebbe tale da fermare di colpo questo treno.
+
+Dunque, sono innamorato come un pazzo di Bianca. Perchè, perchè non la
+prendo con me, strappandola alla sua vita ambigua di signorina che ha un
+amante, ne ebbe forse già due, sotto la sorveglianza balzana di parenti
+ostili, libera e prigioniera inesplicabilmente?
+
+Bianca è capricciosa. Ogni volta che io ebbi il dono del suo amore la
+trovai diversa. Ricordo il nostro quarto convegno a Palermo. Sembrava
+ridiventata pura come una vergine. Per un nulla le vampe al viso. Mille
+pudori e la lunga difesa di ogni angolo del suo corpo. Poi dopo il primo
+amplesso riapparve la fragorosa luce dei suoi occhi di carnevale che
+ridevano offrendo la bocca come un fiume di delizia nel paradiso, la sua
+bocca nuda, aperta e inquietante. Una strana sensualità quasi oscena nel
+sorriso di quel viso roseo, ardente fra i capelli biondi,
+sparpagliamento di scintille sul guanciale.
+
+Ricordo un'altra volta: Bianca benchè legata dalle abitudini signorili e
+sdegnose della sua vita semi-aristocratica, venne con me felice in un
+piccolo albergo da marinai piuttosto sporco. Unico albergo che non fosse
+pieno, in una città marittima. Era elegantissima, nasino al vento, quel
+nasino all'insù birichino e francese. Volle portare da sola la mia
+valigia fra i camerieri stupefatti, per dimostrarmi la forza dei suoi
+muscoli. Le dissi:
+
+--Questa stanza è brutta, ma vale cento paradisi.
+
+Mi rispose spensieratamente:
+
+--Somiglia a una camera d'albergo di Alessandria d'Egitto.
+
+Sapevo che Bianca aveva già molto viaggiato con sua zia in Oriente. Più
+volte mi aveva parlato di Costantinopoli. Nondimeno la sua allusione ad
+un albergo simile a quello che ci ospitava mi turbò, quasi mi fece male.
+
+Quel giorno a letto più nitidamente mi si conficcò nel mio spirito
+questa verità spaventosa! Bianca aveva due anime. Mi offriva la prima
+ingenua, fresca, fremente, pudica, tutta in lacrime e confusioni soavi;
+poi al secondo amplesso mi spalancava una seconda anima di lussuria
+gogliardica, ironica quasi clownesca, un'anima da caffè concerto di
+secondo ordine. Diceva con mille scatti buffi:
+
+--Mi piacciono, mi piacciono i tuoi baci sulla schiena, ma non li
+voglio... Per carità non toccarmi il puff... Il mio puff è scemo,
+resterà scemo, non capisce nulla... In quanto a lei, lei! Elle est très
+délurée... Lei è pazza, pazza da legare. Colpa tua! Ora è pazza!...
+Veramente pazza!
+
+Allora Bianca diventava frenetica, moltiplicava i suoi baci e le sue
+carezze rivelando di tanto in tanto una sapienza sensuale da cortigiana.
+Diceva con voce puerile:
+
+--Queste sono le rotelle del carrettino!
+
+Poi facendomi ammirare il suo ventre perfetto e, con un dito
+sull'ombelico, soggiungeva:
+
+--Questa è la piccola buca delle lettere tutte per me.
+
+Su quel vasto letto, in quella brutta camera d'albergo si esercitava la
+pressione del porto tutto catrame, fumo, carbone, antenne, sole
+accecante ruvidissimo nelle alberature, polvere salata, scricchiolio di
+ruote, carri, carrucole, peso dei cavalli monumentali e dei carriaggi
+sul selciato di bragia, treni di piombo ripiombanti sulle rotaie e odori
+furenti.
+
+Ero torturato, inquieto. Ma il mio petto si sfasciò dalla delizia quando
+Bianca mi ridonò la sua prima anima infantile, vergine, con queste
+parole:
+
+--Ed ora stiamo buoni. Voglio soltanto che tu mi mangi un po' la
+boccuccia.
+
+Nello scendere dal treno a Napoli io constatai che una lotta si era
+scatenata fra il mio cervello volitivo pieno di idee di guerra e di
+prossima offensiva e il mio cuore tremante, vinto, liquefatto,
+napoletano. Irritatissimo, sconvolto, con le lagrime in gola,
+traballavo nella carrozzella traballante pei vicoli notturni.
+
+Napoli nei primi anni di guerra, fu sempre sfacciatamente illuminata
+negozi e caffè. Ora imitava finalmente le altre città mascherandosi di
+azzurro per paura di un secondo bombardamento di aeroplani. Per
+difendersi e nascondersi i napoletani hanno riempito le strade di
+piccole lune graziose copiate sulla grande loro luna speciale.
+
+Piccole lune da strada! Piccole lune quasi tascabili! Questa arrotonda
+una fresca volta di grottazzurra di Capri. Vi tremano sotto liquide
+turchesi e gioielli d'acqua.
+
+In quest'altra piccola luna da strada scintilla il fondo abisso del mare
+con palombaro e lampadina elettrica fra guizzi fulminei di pesci. Ma la
+giocondità rossa bianca napoletana schizza fuori dalle botteghe radendo
+il selciato. Una giocondità tutta a risate represse, occhiate,
+sghignazzamenti, baci veloci, strette di mani incandescenti, gomitate
+d'oro, luci schiacciate, spremute fra i battenti delle porte sulle
+soglie nei buchi del marciapiede.
+
+L'allegria napoletana cede un poco, ma non troppo, alla severità della
+guerra. E' ottimista il vasto golfo carnale, indulgente e distratto. Sa
+che dopo i malefici iettatori aerei con relativo sterco esplodente
+ritornerà la pace pei soldati vittoriosi carichi di passione da spandere
+in canti larghi tali da colmare tutti i pozzi del terrore materno.
+
+Così io penso che nel mio cuore la guerra di ferro e fango saprà
+vincere la dolce e velenosa guerra dell'amore. Molleggia la mia anima in
+carrozzella per le strade spaccate forse dalla passione. Quanti buchi
+affettuosi! Il mio spirito virile somiglia al mio cocchiere che tira
+ferocemente, tira a strappi brutali il cavallo sfiancato fuor dai
+binari. Ma il cavallo sfiancato come il mio cuore va dove vuole, a
+destra, a sinistra, resistendo alla mano violentissima che lo strappa.
+Non m'ispira pietà quel cavallo, tanto è di caucciù indifferente sotto
+le frustate tremende in testa, atroci.
+
+Il selciato è più che napoletano, svaccato. Il cocchiere accanito
+sradica fuor dai binari il cavallo, sturacciolando la carrozzella che
+balza come un fa bemol fuori dalle righe musicali. Arpeggio violento
+strappato nelle corde tese delle strade notturne, molli di languore
+erotico, arpe coricate degli abbandoni carnali.
+
+Povera carrozzella dell'amore e del canto nostalgico che con schianti e
+singhiozzi si strappa dai binari ferrei della vita di guerra.
+
+Il cocchiere bestemmia:
+
+--Accidenti! Fetente!
+
+In realtà dove vanno a finire le ruote del mio cuore, lo sa il Padre
+Eterno!
+
+Ma i vicoli splendono sgargianti infischiandosi degli areoplani.
+All'imbocco di questo vicolo il viscido argento profuso dei pesci fuor
+dalle casseforti sfasciate del mare. Più su, tutti i fatti di sangue
+dei pomodori e dei cocomeri. Venti passi più innanzi crollati giù e
+dormenti tre rosei volumi di grassi bambini pneumatici da réclame. A
+destra in vetrina la morbida materna bontà cedevole delle mozzarelle
+troppo femminili che godono il proprio fresco immacolato candore.
+
+Bisogna bene passar la sera in un caffè concerto. Non potrò vedere
+Bianca prima di domani mattina. Nello schiamazzo luminoso della sala
+Umberto, canta una donna in gonnellino vermiglio, pallido visetto che
+suda sotto ciocche nerissime, pesanti. Occhiate di liquirizia. La
+canzone trascina voci e anime di spettatori.
+
+ Mamma dice
+ non devi morir
+ di malinconia;
+ c'è il biondino
+ che ti vuol bene.
+ Perchè aspettare?
+ sono sei mesi
+ che non scrive più
+ forse è morto.
+
+A tutte le frasi sagge e interessate della madre il ritornello risponde
+con un'ondata grave, triste, ostinata, religiosa:
+
+ Voglio il mio amore
+ che vive in trincea,
+ voglio il mio amore
+ che aspetta e spera.
+ Voglio il mio amore
+ che alla sua bella,
+ che alla sua bella
+ ritornerà.
+
+Sono preso anch'io dall'ondata e canto con tutto il pubblico come un
+canotto preso fra i ghiacci veloci di quelle buone bibite napoletane che
+la mia gola bocca bruciata, beve remando colla lingua. Dormo male con
+incubi e sobbalzi all'albergo S. Lucia. All'alba di nuovo in carrozza
+con un mio piano d'uomo geloso e sentimentale.
+
+Sei e mezza. Fa fresco. La mia carrozzella è ferma in agguato. Vedo la
+porta di Bianca senza pericolo d'essere veduto.
+
+Viene fuori la sferica mammelluta portinaia a vuotare le immondizie nel
+carretto dello spazzino.
+
+Bianca sta al pianterreno: a tre metri dalla sua finestra una cassetta
+postale. Due bambini corpicini sparpagliati, gambe nude, passano
+toccando tutto. Si fermano estatici dinanzi a un fanale dipinto di
+fresco, verde. Lo toccano. Il portinaio di Bianca viene fuori a sbattere
+il tappeto dell'entrata, scopa la soglia, lucida gli ottoni della porta.
+
+--Fra cinque minuti mi sporcherò, pensa l'ottone luccicando sotto le
+mani.
+
+Bianca è in letto, dietro quelle griglie. Respira. La mia forza preme.
+La sua tentacola nelle coltri del sonno. E' molto presto. Aspettiamo.
+
+Tre bambine povere vanno a scuola, in nero, un fiocco rosso sui capelli.
+Si fermano. Si raccontano.
+
+Una bambina dodicenne elegante in azzurro, bionda, precede a passi
+rapidi concisi di dovere--tac tac tac--la cameriera vecchia, rullante,
+sbrindellona, ciabatte.
+
+La bambina sbuffa:
+
+--Auf! che tartaruga, la Maria! lo dirò a mammà.
+
+Un bambino di 6 anni fa trascinare il peso delle sue gambe da una
+giovane cameriera bruna che corre per non perdere l'appuntamento
+coll'amante. Ogni tanto la cameriera si tira su la giarrettiera.
+
+E' ancora presto. Molto tempo da aspettare.
+
+Din din din campanello di chiesa. Rrrrrr di automobile catarroso in
+questa rimessa. Ne esce il meccanico, gabbano grasso, lurido, nerastro.
+Frescolino venato di tepori. Penso che quella cassetta postale comunica
+forse col letto di Bianca. Dal letto Bianca può impostare. Se da fuori
+io imposto una lettera, questa cadrà forse nel suo letto!...
+
+Cip cip cip di uccelli. Un raggio duro lungo di sole si slancia giù dal
+cornicione di una casa, picchia il selciato e lo apre: calce e oro
+accecante.
+
+La frusta del mio vetturino oscilla tra il mio naso e le griglie chiuse
+di Bianca che io fisso.
+
+Il cocchiere gira intorno alla carrozzella, calmando il cavallo
+impaziente coi suoi: eheee eheee.
+
+La targa di marmo che porta il nome della strada sembra chiudere colla
+forza di un suggello la via la casa e la vita-amore di Bianca.
+
+Penso che nella penombra calda sudata della sua camera da letto ora
+entra la cameriera col cioccolatte. Calore, sudore, odore vanigliato
+acidulo fra i seni di Bianca. Si sente la bocca arida, si ravvia i
+capelli, domanda:
+
+--La posta.
+
+--Grazie.
+
+Fuori strada in pendenza. Tutte le strade si inchinano sotto il peso del
+calore per versare gente giù nel Golfo. Strade che si tuffano nell'acqua
+fresca della sua voce che ricordo:
+
+--Sono piccini, piccini, piccini i miei seni.
+
+Il sole salta a piè pari giù dal cornicione con tutti i suoi pendagli e
+fiocchi di fuoco pesante. Piomba nella strada precisando
+burocraticamente le ombre.
+
+Due postini con nella mano alzata un grosso pacco di dolori piaceri
+angosce. Ciriguée-guée di cancello che s'apre. Peso del sole sulla
+strada. Peso delle lettere nelle mani dei postini. Cameriere e portinaie
+corrono intorno ai due postini abbeveratoi che tengono alte chiuse le
+mani-rubinetti. Tac tac tac pac pac pac di passi.
+
+Aspettiamo ancora, mentre il calore dilata sforza la strada. Attività
+delle mosche sulla groppa del cavallo, sventagliamento della coda
+autonoma.
+
+La vita ancora triste tentennante si rinfranca a poco a poco. La strada
+che era vuota, vergine, sola sonnolenta e floscia, aveva dimenticato i
+passi umani.
+
+Ora si svincola freme, scatta, si irrigidisce sotto le vite-passi che la
+pungono di volontà-speranza.
+
+In quella finestra aperta una cameriera scopa, scopa, scopa da circa
+un'ora. Gran Dio come hanno sporcato la casa: la risporcheranno.
+
+Un operaio porta un water-closet di porcellana al fianco. Una serva
+porta un pezzo di campagna verde sulla testa. Un altra ha fra le braccia
+un pezzo di battaglia sanguinosa e un pezzo di delitto rosso in una
+carta gialla. Un vecchio passa oscillando, calvo, sudato sotto un enorme
+vaso di palme, Oriente, viaggio.
+
+Ad un tratto il sole mi trapana il cranio con un consiglio!
+
+--Cosa fai, cretino? cosa aspetti? cosa sorvegli? Dà una mancia al
+portinaio e entra.
+
+Il consiglio è ascoltato.
+
+ * * * * *
+
+Alle 5 del pomeriggio io stringevo finalmente fra le braccia una
+prodigiosa felicità che mi riempiva la gola di dolci singhiozzi. Bianca
+era mia, mia, assolutamente mia come non era stata mai.
+
+Dopo due ore di amore forsennato, atroce, lacerante, disperato,
+scendiamo languidi stanchi felici nella strada affocata per portare le
+nostre anime al mare che ha i lenti balsami le filosofiche brezze
+persuasive i lunghi sorrisi d'oro ridente e prezioso. Ondeggiamo nella
+carrozzella a Mergellina. Sera calda, gonfia di tutti gli odori
+agrodolci leziosi delle alghe. L'aria ha una tenerezza di carne sana
+spalmata di salsedine. Il promontorio di Posillipo sembra oscillare
+sulle sue palafitte di riflessi. Bevo nella bocca molle viva
+instancabile di Bianca tutto l'ardore contenuto il languore mortale e
+gli abbandoni del golfo profumato che si sdraia nella notte
+smisuratamente affettuosa, dove i soffi del vento si sollevano come
+coltri sudate.
+
+Il mare azzurro tremante sospiroso, lecca la strada con mille appetiti
+minuti, mille fissità di luci, e mille luci scivolanti affaccendate.
+
+Al largo la lastra del Golfo sembra un viso di donna estenuato,
+pallidissimo che aspetta, invoca esige, esige, la delizia suprema.
+
+Sono esausto. Parlo a Bianca e il cuore mi crolla giù di rinuncia e
+sciolgo tutti i nodi della volontà, offro tutto me stesso alla vittoria
+dell'amore assoluto. Un demonio assurdo mi costringe ad avvilirmi,
+annientarmi. Forse ho troppo sofferto della pienezza esuberante di forze
+e della rigidità costrittrice. A Bianca regalo rutta la mia vita,
+l'amore l'amore!
+
+Sono sincero?
+
+Una voce interna urla: no! Ma è una voce che non riconosco, estranea,
+troppo simile a quella di quel venditore di cocomeri che vende nella
+ironia bianca dell'acetilene grandi cuori spaccati e freschi.
+Inesplicabilmente Bianca rifiuta con tono reciso. Sembra divenuta la mia
+stessa coscienza energica. Travasamento d'anime. Bianca è il futurista.
+Io sono il passatista sentimentale dai nervi lacerati che si aggrappa
+vuole la continuità, l'eternità, l'assoluto del cuore!
+
+Bianca dice:
+
+--Non ci vedremo forse mai più. Io sposerò lui. Vuoi sapere il suo nome?
+Si chiama Leone Paris, figlio dell'avvocato Paris. Trent'anni. E' stato
+il mio primo amante. Tu sei il secondo.
+
+--Perchè ti sei data a lui?
+
+--Era appena arrivato dal Benadir. Dopo molte imprese audaci. Non l'ho
+mai amato, ma è buono. Era ammalato. I medici non speravano di salvarlo.
+Sono stata per lui come una sorella. Per me ha voluto guarire. Si è
+curato con una energia straordinaria. Io seguivo ogni giorno questo suo
+sforzo verso la vita. Ogni giorno egli esigeva qualcosa di più da me...
+
+--Così senza amore sei stata sua?
+
+--Ho creduto che quell'affetto sarebbe diventato amore. Ciò non avvenne.
+
+--Ed ora?
+
+--Ora egli sa tutto, accetta tutto, sa di te senza sapere il tuo nome.
+Mi vuole sposare.
+
+--E tu?
+
+--Io sento che quello è il mio destino. Egli mi ama in modo assoluto.
+Quando gli ho detto che corsi il rischio di avere un bambino da te, mi
+disse: Perchè non l'hai voluto? Lo avrei fatto mio!...
+
+Bianca è una donna intelligente che ha il culto maniaco delle eleganze
+morali. Strano tipo di donna involontariamente futurista, essa
+perfeziona e conserva preziosamente il valore eccezionale, tipico della
+nostra avventura. Vuole che questa rimanga la meravigliosa avventura
+della sua vita. Io, invece, sono la preda dell'assurdo.
+
+Ho trovato in Bianca una bella amante ardente lirica,
+disinteressatissima, generosa e fugace e mi accanisco a volere
+trasformarla in una moglie!
+
+Con frasi rotte dai singhiozzi parlo, parlo, a Bianca per convincerla,
+strapparla alla sua decisione. Bianca rifiuta:
+
+--Mi vuoi tutta per te, per sempre. Pazzia! Te ne pentiresti. Non voglio
+sacrifizi!
+
+Io mi esalto all'idea magnetizzante di averla averla sempre, sempre,
+tutte le notti della mia vita e mi inebrio del pericolo che vedo
+nettamente in una sua possibile accettazione.
+
+Non sono sincero. Sono sull'orlo di una spaventosa sincerità.
+
+Bianca mi mormora commossa:
+
+--Credi, credi, ti pentiresti più tardi. Non voglio. Rifiuto. Il tuo
+temperamento ha un destino tumultuoso, violento irto di contrasti e di
+fragori che non amo. Tu sai che io sono stanca, stanca della vita.
+Voglio la calma, il riposo, tutto il riposo, tutto il riposo pei miei
+poveri nervi massacrati. Egli è buono, mi ama, mi accetta come sono.
+
+La voce di Bianca mi fa impazzire dando subitamente un sapore diabolico
+alla sua carne ricordata ai suoi baci alle sue carezze che mi stringono
+ancora spiralicamente. La guardo e il mio cuore si slancia assetato
+verso la sua dolcezza. Come vivrò senza la presenza di quel sorriso? Il
+velluto di quella pelle! Quelle tenere gote tessute di gioia solare! I
+suoi occhi, come dimenticarli? Sento, sento che quella piccola lingua
+scorrente sulle labbra arse può dare la felicità.
+
+Affannosa ascensione su, su, di angoscia in angoscia fino al delirante
+singhiozzo amaro, fino allo straripamento delle lagrime più dolci, nel
+lago altissimo di quell'amore in cui vorrei annegarmi, annegarmi
+annegarmi!
+
+Rompere, rompere ad ogni costo gli ultimi nodi della sua volontà! Mi
+umilierei, mi distruggerei con una gioia infinita. Ormai il mio cervello
+non sorveglia più il mio cuore. Ho perso ogni controllo. Sono un suicida
+ebbro di morire.
+
+Bianca rifiuta. Decisione irrevocabile. Il lunatico demonio che s'è
+impadronito delle nostre forze sentimentali vuole che Bianca rifiuti
+assurdamente un dono assoluto in nome di alcune vane suscettibilità e
+inutili fierezze, o semplicemente perchè la logica sia una volta di più
+bandita dagli affetti umani.
+
+A mezzanotte ci lasciammo con un lunghissimo tenerissimo bacio sulla
+soglia della casa della zia.
+
+All'alba riparto per Roma e Firenze.
+
+Mi addormentai. Risvegliandomi nella stazione di Roma vidi e sentii il
+mio cuore come un panno bagnato di lagrime torto fra le mani brutali da
+una lavandaia sudanese muscolosissima. Cuore gualcito, ma lavato,
+pulitissimo. Cuore fresco di bucato.
+
+
+
+
+XIV.
+
+UNA FESTA PETROLINIANA
+
+
+All'Hôtel Baglioni di Firenze trovo un telegramma di Maria che rimanda a
+più tardi il nostro incontro forse fra 15 giorni a Padova. Me ne
+rallegro e a zonzo cogli amici inasprisco la mia volontà di prossima
+offensiva al fronte nel tepore vile della città cosmopolita,
+antiguerresca.
+
+Però Firenze migliora. Gli alberghi di Lung'Arno trasformati in
+ospedale, sono ridiventati italiani. Da quegli eleganti piccoli giardini
+invernali la lingua italiana era quasi esclusa. Cubava, rotolava la
+goffaggine ia - ia - teutonica. Motoreggiavano tutte le =rrrrrr=
+snobistiche di Parigi Londra New York. Le bocche Americane mangiavano
+parole inglesi masticandole meccanicamente con mascelle quadrate
+d'acciaio. Steli pallidi di Misses piegavano bisbigliando parolette
+cretine sotto il vento della moda ammirativa, e la borghesia della città
+seguiva quel ritmo accentuando beceramente i toni e le forme. Oggi vedo
+ai balconi soleggiati degli alberghi i feriti italiani in camici bianchi
+e grigi che godono nell'aspettare il colpo di cannone meridiano della
+colazione, lontano dalle corvées.
+
+Tum Tum... Dilatazione lieta di questo rumore sfaccendato e in vacanza.
+Subito le campane sbrodolano il loro piombo fuso sull'Arno giallo
+sporco. L'Arno! lenta corrente di sudiciume dei secoli, patina liquida
+di tutte le facciate delle case scolorite come vecchi quadri male
+incorniciati in un cielo da museo.
+
+Inerzia. Atmosfera svogliata. La rompe un groviglio di miagolii di gatti
+che a gomitoli balzanti si precipitano fra le mie gambe.
+
+Solita caccia quotidiana intorno alle trattorie. La polizia sequestrò
+ieri venti grossi gatti già pelati e pronti per la padella. I
+neutralisti bestemmiano contro la guerra che costringe a mangiare in tal
+guisa. Io compiango con l'anima di Baudelaire i poveri gatti che soli
+sanno dinamizzare con risse e amori diabolici i pederastici chiari di
+luna dell'Arno. Le campane di Firenze hanno le monotonie e le insistenze
+balorde che caratterizzano lo stile di Benedetto Croce e di Romain
+Rolland. Scodellano in giro suoni, rumori, dondondondondon vecchie idee
+sciupate, nostalgie e latte e miele sentimentale sull'immane bricabrac
+di case, chiese polverose affastellate alla rinfusa e scopate tutte
+sull'altra riva dell'Arno perchè questa sia tutta pulita per i
+forestieri in estasi, ignoranti, ma compratori. In fondo, verso le
+Cascine, i camini delle officine fumano, fumano distrattamente con
+spiraliche sciarpe d'ozio oblioso infischiandosi, infischiandosi degli
+operai che chiamano e della guerra che esige munizioni.
+
+Ma alle due del pomeriggio seguo un fiume di folla che mi conduce al
+parco di Boboli.
+
+Grande festa patriottica. Nell'anfiteatro sulle gradinate a semicerchio
+Veneri, Apolli e urne bianchissime spiccano sulle alte muraglie verdi di
+bossi e lauri.
+
+Agitazione di ventagli, cappelli di paglia, vestiti bianchi e rosa,
+ombrellini verdi, viola, rossi, sotto il sole ardente impressionista.
+Una faccia spunta dietro la nicchia di una Venere cantando:
+
+ _Vorrei essere Tirteo..._
+
+E' quella Venere forse che canta con la mano sul sesso per accentuare il
+sentimento.
+
+Grande pastorale in costume con coro campestre.
+
+A sinistra nel folto del viale che sale verso il parco alto, molti
+carabinieri ritti come in agguato sembrano pronti ad acciuffare una
+massa rossa che canta nel verde, massa troppo rivoluzionaria di coristi
+camuffati da soldati francesi.
+
+Corteo simbolico. Una Italia in manto rosa con stella sulla testa.
+Scende cantando:
+
+ _Maggio sei bello, ma Firenze è assai più bella._
+
+Si slanciano giù furiosamente i teutoni, con pelli di tigre, elmetti
+alati, tridenti e lance:
+
+ _Siam i re dei barbari_
+
+In mezzo a loro Attila e la Germania in rosso sangue di bue col chiodo
+in testa.
+
+Risponde l'Italia cantando parole assurde sul tema:
+
+ _T'amo come il fulgor del creato_
+
+Duetto dell'Italia e della Germania.
+
+Vicino a me una bambina dice:
+
+--Guarda che occhiacci fa la Germania!
+
+Si avanza grottesca la Repubblica Francese con fantaccini in pantaloni
+rossi. Marsigliese.
+
+Segue l'Inghilterra con molti scozzesi. I gonnellini quadrettati
+divertono le donne che però preferiscono questa carica di bersaglieri
+piume al vento, e la sciabola sguainata del suo capitano. Questo, rosso
+apoplettico, ha un diverbio fiero con Attila quasi impaurito.
+
+Scoppia la battaglia. Pastori, pastorelle, soldati francesi inglesi,
+italiani inseguono verso l'alto parco i teutoni fugati in disordine. Ma
+un tripode stretto da fucili, baionette e tricolore fuma incenso e
+promette pace. Si svolge un corteo di vestali subito cancellato da un
+battaglione americano di cow-boys, e pellirosse marziali. Il popolino
+toscano non trattiene più la sua gratitudine per l'aiuto americano.
+
+Dopo il corteo delle città invase o irredente Udine, Trento, Trieste,
+la marcia dell'Aida accompagna l'entrata solenne su cavallo bianco della
+Pace con un ramo d'olivo in mano.
+
+Il pasticcio frenetico dei simboli e delle musiche d'ogni tempo e d'ogni
+popolo ingigantisce. L'agitazione delle bandiere e lo svolazzamento dei
+manti trasformati in scope veloci, mi dà la sensazione d'una tragicomica
+rivolta di palcoscenici napoletani o d'uno sciopero violento a mezza
+opera al Teatro San Carlo.
+
+Penso che quel grande futurista che si chiama Petrolini demolitore
+d'ogni romanticismo ha voluto prendere definitivamente a calci la storia
+e la vecchia retorica con una sintesi futurista di neutralismo
+fiorentino, + gentilezza floreale toscana + ossessione della pace +
+ammirazione servile pei forestieri ricchi, + amore estivo per la
+campagna + cretinismo congenito degli organizzatori di feste.
+
+Giungo a Milano a mezzanotte. Sciopero di carrozze. Sul piazzale, nella
+luce azzurra delle lampade velate crocchi di soldati e di prostitute
+vocianti affaccendate nei contratti erotici. Inquietudine delle notti di
+guerra in città, tempestate dai galoppi della lussuria e dell'alcool sui
+letti divorati e vomitati spensieratamente!...
+
+Consegno la mia valigia a uno strano facchino improvvisato. E' un
+gobbetto con ambiguità pederastiche e un'inesauribile chiacchera di
+beghina.
+
+Dice con smorfie e risucchi di saliva pieni di orrore e ripugnanza
+schifiltosa:
+
+--Dio mio, Dio mio, tutte quelle donnasse! quelle porcasse! Povera
+Milano! Stanno lì ogni sera... Tutta la notte a fare réclame coi
+soldati! E' una indecenza! Povera Milano non si riconosce più...! E i
+profughi, che disgrassia... Date indumenti, date indumenti! Lo so, lo
+so, sono povera gente. Ma, date indumenti, date indumenti! Sono restato
+a piedi io e senza scarpe!
+
+Il gobbetto che mi segue portando la valigia mi racconta che è figlio di
+un portinaio di Via Cerva. Per colpa dei profughi vive in un
+ripostiglio, quasi di mendicità; porta gli abiti del padrone di casa. Di
+notte fa il facchino. Certo ha due, tre altri mestieri meno
+confessabili. Ad un tratto si ferma con un bizzarrissimo lustrascarpe
+vestito da sportman stivaloni, berretto e cane lupo a guinzaglio. Il
+gobbetto mi spiega poi che quel lustrascarpe è spagnuolo e fa l'usuraio
+dei cantanti in Galleria. Originale flora mostruosa di questa tropicale
+fermentazione di guerra.
+
+A Milano, confido la mia sicurezza nella vittoria prossima, grandiosa,
+all'amico Notari, geniale patriota, instancabile, fattivo. Con lui
+assisto a una assemblea interventista. Piccolo teatro gremito. Sono sul
+palcoscenico. Il signor Del Crema, viso paonazzo grondante di sudore,
+spinge affannosamente alla ribalta la sua eloquenza e la sua pancia,
+botti spaccate che schizzano, tuonano, sputacchiano, inaffiano rosso. I
+suoi paroloni-piedoni pigiano l'uva dell'assemblea. Come, dove salvarsi?
+Vedo mani sul viso, parafanghi. Braccia alzate come parafulmini. Tutti i
+cappelli delle signore abbassati, paralumi. Beato chi aveva davanti un
+più alto spettatore, paravento. Una donna fuggì, gonna svolazzante,
+paracadute. Ma urtò contro un uomo pietrificato dal sonno, paracarro!
+
+Vorrei chiacchierare col pittore Rosai. Si è calato giù sotto la
+ribalta.
+
+Del Crema continua. Pancia, eloquenza non formano più che un unico
+pallone gonfio, gonfio, gonfio che sta per esplodere:
+
+--Violenza, violenza! violenza! Bisogna colpire, colpire, colpire!
+
+Invisibile, ma pronto Rosai colpisce l'ultima parola in pieno con un
+potente:
+
+ tum--tum
+
+della grancassa. Ilarità fragorosa. Grandine, valanga di risate. Del
+Crema sembra ferito in pieno nel tamburo della propria pancia.
+
+Io crollo a terra corpo e gambe in convulsione di allegria. Del Crema
+bestemmia, sbuffa, si arrabbia, non può ripigliare il suo discorso.
+
+Entra nella sala una folla di donne politiche. Acclamazione, vocio.
+Perchè mai son tutte brutte le donne che frequentano le assemblee? Tutte
+tragicamente incoricabili, tenaci consigliere di castità.
+
+La loro eloquenza ha lo sviluppo epidemico del colera e della peste.
+Una donna stridula impreca contro le signore disfattiste e germanofile
+ma è subito interrotta da un uragano di altre voci stridule e mani
+fragili unghiute. Cento colli allungati di galline per raggiungere una
+mano alta piena di grano:
+
+--Fuori i nomi! fuori i nomi! fuori i nomi!
+
+Pollaio esasperato dalla mancanza di galli... I galli imboscati non sono
+galli.
+
+Torno al fronte pensando senza rancore che gli imboscati sono utili non
+fosse altro per dar risalto alla bellezza dei combattenti.
+
+Nella tradotta m'addormentai al ritmo di questa canzone che dei fanti in
+un compartimento vicino trascinavano con voce di sonno alcoolizzato:
+
+ Non hai tu un deputato?
+ Un parente cornuto
+ che ti venga in aiuto?
+ Non hai tu un ministro
+ o qualche altro ruffiano
+ che ti stenda la mano,
+ per levarti dal freddo
+ dal rischio e dal gel?
+ Se tu sapessi
+ quanti imboscati
+ dormono laggiù
+ di certo la trincea
+ lasceresti
+ pel bosco anche tu!
+
+
+
+
+XV.
+
+CAVALLERIA MEDIOEVALE E BLINDATE FUTURISTE
+
+
+Il ritmo del treno non riesce a uguagliare in celerità il battito del
+desiderio che l'idea dell'offensiva suscita in me. Che cosa si aspetta?
+Sento il momento venuto. L'ora tipica, unica col suo nodo di forze
+favorevoli penderà fra poco sul nostro capo. Gli eserciti francesi e
+inglesi al comando di Foch attaccano violentemente la Germania che cede,
+poco, ma cede. Il morale delle nostre truppe è forte, sereno,
+consolidato dalla grande vittoria del 15 giugno e dall'enorme
+propaganda, metodica, accanita. Bisogna dunque sferrare l'offensiva
+finale.
+
+Non curandomi dei miei vicini di compartimento io mi tasto il petto, le
+cosce, le gambe come si palpa una granata prima di introdurla nel
+cannone. Mi sento bene. Non temo il lieve dolore al ginocchio sinistro
+che ogni autunno si ricorda di Plava.
+
+Ferito da una grossa scheggia all'inguine, caduto sotto il pietrame e i
+sacchi a terra della batteria sfasciata, mi rialzai con la faccia
+bruciata e calandomi i calzoni inzuppati di sangue ammirai lo
+straordinario viola della mia coscia e del mio ginocchio pesto. Ora
+sono risanati.
+
+Nella fattoria di Barchessa trovo i miei compagni a tavola sotto la
+lampada pacifica, che mangiano discutendo questioni di servizio e di
+faticosissime manovre con la cavalleria.
+
+A tavola con noi un simpatico ufficiale di cavalleria: Franci di
+Pietralunga, raffinato, coraggioso ma sempre velato da una melanconia
+inspiegabile.
+
+Io tento di concludere la discussione:
+
+--E' assurdo volere accordare il medio-evo della cavalleria col
+futurismo delle blindate! Salvo rari momenti la cavalleria è stata
+sempre fuori di posto in questa guerra. Assurdo l'impiego strategico per
+divisioni! Duemila cavalli offrono un bersaglio enorme. Se domani avremo
+da inseguire il nemico basterà un solo suo cannone ben puntato per
+fermare qualsiasi massa di cavalleria nostra. La cavalleria non può come
+la fanteria camminare ai fianchi della strada o nascondersi dietro gli
+argini o nei fossi. Un cavaliere è facilmente individualizzabile su una
+strada. Se poi il nemico è in rotta completa senza neppure un cannone
+per proteggere la sua fuga, si presenta il problema della velocità dei
+cavalli che naturalmente è mediocre a meno di ammazzarli la sera del
+primo inseguimento.
+
+--La cavalleria, interrompe Raby, è stata nei due primi anni di guerra
+un bosco elegante. Come cavalleria, bene inteso, poichè appiedata diede
+innumerevoli eroi a Monfalcone e sull'Isonzo nel corpo dei bombardieri
+e in quello dei mitraglieri.
+
+Franci scattò:
+
+--Dimenticate le nostre gloriose cariche suicide in retroguardia dopo
+Caporetto.
+
+--Le ho viste con questi occhi e non le dimentico, disse Raby. Ho visto
+eroismi sublimi, ma vani. Una sola delle mie blindate dal Tagliamento al
+Piave serviva più che 4 o 5 squadroni.
+
+--Credi, caro Franci, dico io, le macchine di guerra, cannoni a tiro
+rapido, mitragliatrici, areoplani e auto-blindate hanno reso assurdo il
+Don Chisciottismo della cavalleria. E' il passatismo che si difende. Non
+vuole morire, ma deve morire. Questa guerra ha esautorato il fucile,
+immaginiamoci se non esautora il cavallo. Il cavallo è un milionario,
+nato gran signore per non fare niente. L'altro giorno c'erano lì nei
+prati 250 cavalli. Bisognava vedere che bersaglio per l'artiglieria! Ora
+vedi, caro Franci, i comandi supremi della cavalleria italiana che erano
+tutti più o meno dei germanofili, sicuri che la loro cara Germania
+conservatrice e militarista avrebbe certamente vinto, sono oggi agitati,
+sbalorditi dalla piega degli avvenimenti. Vedendo crollare la Germania
+sognano archi di trionfo per il ritorno dell'esercito e vogliono ad ogni
+costo coprirsi di qualche prestigio.
+
+Non disprezzano più le macchine veloci. Molti sono felici di pedalare.
+Gli squadroni sono pieni di biciclette e motociclette. Gli speroni si
+impigliano nei raggi di bicicletta, poco importa. Ora vogliono
+arrampicarsi sulle nostre auto-blindate. Hanno incorporato nella
+divisione di cavalleria biciclette, motociclette e auto-blindate. Ci
+metterebbero sopra, se potessero, soltanto ufficiali di cavalleria.
+Lascerebbero volentieri i cavalli nei depositi purchè si dica che la
+divisione di cavalleria ha forzato, sfondato, inseguito, accerchiato il
+nemico. Dimenticano che ciò non è facile senza ruote, stantuffi,
+pneumatici e benzina. Mi dispiace, caro Franci, di dichiararti che il
+bel cavaliere elegante e romantico non ha più ragione d'essere fuori
+degli album delle signorine. Finite le lance con banderuola blu! Oggi ci
+vogliono le nostre mitraglianti auto-blindate in velocità. Se lo Stato
+Maggiore italiano avesse avuto al principio della guerra questo senso
+pratico di adattamento agli uomini e alle cose e si fosse liberato dal
+concetto teutonico stupidamente importato con relativa meccanizzazione
+di tutti gli organi, avremmo forse evitato Caporetto. Ne risultò una
+continua falsa valutazione della responsabilità e un assurdo
+particolarismo burocratico. Tutto si riduceva a queste frasi lanciate da
+comando a comando:
+
+«_Non mi faccia difficoltà--Si arrangi--Ricevuto l'ordine aspettare il
+contrordine--Dare assicurazione_».
+
+Nulla di più assurdo della concezione aprioristica professionale,
+tedesca, secondo la quale il nemico deve prendere una tale o tal'altra
+decisione solo perchè questa si presenta come la più logica. Questa
+concezione elimina l'enorme valore guerresco dello spirito creatore. In
+una razza come la nostra, carica d'individui geniali, ingabbiare così
+burocraticamente lo spirito improvvisatore è stato un delitto. Abbiamo
+inoltre disprezzato per molto tempo il fattore umano nelle truppe
+logorando così, avvilendo, e anemizzando i reparti. La Germania ci aveva
+regalato la stupida teoria delle formazioni ammassate che conducono ad
+attacchi frontali con forze sempre insufficenti, urti ripetuti
+digradanti per intensità e senza veri effetti.
+
+La battaglia moderna invece si riduce quasi sempre a una lotta sui
+fianchi. Vince colui che dispone di una riserva potente, pronta, non
+nelle lontane retrovie dietro il fronte, ma nelle retrovie immediate di
+una delle due ali. Questa riserva non deve esservi condotta nel momento
+grave della battaglia, ma molto tempo prima. Lo Stato Maggiore tedesco
+nella battaglia della Marna, settembre 1914, non ragionò così e fu
+sconfitto. Il centro del fronte ha pure bisogno di riserve, ma la massa
+delle riserve non deve mai essere disposta dietro il centro fintantochè
+esiste una possibilità di accerchiamento. In settembre-ottobre 1914 in
+Fiandra l'esercito tedesco tentò di avviluppare l'esercito francese.
+Questo comprendendo il pericolo allungò il suo fronte. L'esercito
+tedesco allungò ancora di più il suo, e la doppia corsa per avvilupparsi
+l'un l'altro il fianco finì al mare.
+
+Questi concetti in parte anteriori alla guerra hanno assunto un valore
+speciale data la possibilità attuale di velocizzare il trasporto di
+truppe, il vettovagliamento, e il munizionamento.
+
+Nella guerra futura però non si potranno equipaggiare milioni di uomini.
+Vi saranno piccoli eserciti di 100 mila uomini agguerriti e scelti, in
+azione dinamica davanti alla nazione che tutta lavorerà a produrre per
+loro.
+
+Questi piccoli eserciti saranno costituiti di truppe celeri e
+specialmente di artiglieria d'assalto cioè tanks terrestri e tanks
+anfibie che colla solita striscia scabra o ventre di bruco supereranno
+boschi, colline, fiumi sorprendendo il nemico. Vi saranno inoltre
+areoplani-fantasmi carichi di bombe e senza piloti, guidati a distanza
+da un areoplano pastore. Areoplani fantasmi senza piloti che
+scoppieranno con le loro bombe, diretti anche da terra con una tastiera
+elettrica. Avremo dei siluranti aerei. Avremo un giorno la guerra
+elettrica.
+
+Grideremo allora: «Finiamola coi vecchi esplosivi! Noi non sappiamo che
+fare, ormai, della ribellione dei gas imprigionati che sussultano
+rabbiosamente sotto i pesanti ginocchi dell'atmosfera!»
+
+Vedo in sogno, sul confine di due popoli avanzarsi, dalle due parti,
+rotolando sui binari le enormi macchine pneumatiche--elefanti d'acciaio
+irti di proboscidi scintillanti puntate sul nemico.
+
+Quei mostri bevitori d'aria sono guidati facilmente da macchinisti
+appollaiati su in alto, come _cornacs_, nelle loro cabine tutte a vetri.
+Le loro piccole figure sono arrotondate da una specie di scafandro che
+serve loro a fabbricare tutto l'ossigeno necessario per la respirazione.
+
+La potenzialità elettrica cosciente e raffinata di quegli uomini, sa
+utilizzare l'amicizia e la forza dei temporali, per vincere la
+stanchezza e il sonno.
+
+Ad un tratto il più agile dei due eserciti ha bruscamente rarefatta
+l'atmosfera del suo avversario mediante la violenta aspirazione delle
+sue mille macchine pneumatiche.
+
+Queste filano via, subito dopo, a destra e a sinistra, sui loro binari,
+per lasciar posto a delle locomotive armate di batterie elettriche.
+Eccole puntate come cannoni verso il confine. Degli uomini, ossia dei
+domatori di forze primordiali, regolano il tiro di quelle batterie che
+lanciano fra le dighe di un nuovo cielo irrespirabile e vuotato d'ogni
+materia, grandi grovigli di fulmini irritati.
+
+Li vedete voltolarsi nell'azzurro, codesti nodi convulsivi di serpenti
+tonanti? Strangolano gli innumerevoli fumaiuoli branditi delle città
+operaie; infrangono le mascelle aperte dei porti; schiaffeggiano le cime
+bianche delle montagne, e spazzano il mare color di bile, il mare
+urlante, che s'incava e si rizza follemente per atterrare le città
+marittime. Venti esplosioni elettriche nel cielo, smisurato tubo di
+vetro pneumaticamente vuoto, hanno riassunti gli spasimi coraggiosi di
+due popoli rivali, coll'ampiezza e lo splendore delle formidabili
+scariche elettriche interplanetari.--
+
+Il mio sogno di guerra suscitò un uragano di applausi. Intervenne
+pacatamente Raby:
+
+--Oggi la nostra cavalleria medioevale può avere un impiego tattico. Ad
+ogni corpo d'armata uno squadrone per il servizio di arginamento nelle
+retrovie e per impedire alla fanteria di cedere. La cavalleria può
+servire, data la forza di coesione disciplinata che la caratterizza.
+Credo anche a dei colpi di mano isolati con plotoni lanciati che
+appiedandosi combattono coi ciclisti. I plotoni di cavalleria sono
+adatti al collegamento dei corpi d'armata. Nella fitta rete stradale
+rotta da canali e fossi del Veneto una divisione di cavalleria in massa
+diventa un elegante suicidio.
+
+--D'altronde, concludo io, nulla di più assurdo che polemizzare contro
+la cavalleria oggi. E' tardi per perfezionare. L'offensiva è ormai cotta
+a puntino, bisogna servirla in tavola. Sono convinto che è imminente.
+
+--Macchè, macchè! gridano tutti, sei un illuso. Preparati a rimanere
+tutto l'inverno in questa palude.
+
+--Scommetto ciò che volete... scommetto con te Raby che il 27 ottobre
+prossimo, anniversario di Caporetto, noi sferreremo una offensiva
+generale, formidabile. Sarà decisiva e vittoriosa. In novembre la guerra
+è finita.
+
+Grida, fischi, schiamazzo.
+
+--Scommetto una succolenta cena con donne eleganti al Cova di Milano.
+
+--Accetto! risponde il capitano Raby, mi preparo alla tua bella cena con
+digiuno e castità.
+
+Volpe si avvicina e sotto voce:
+
+--Forse hai ragione. Mando subito un telegramma al mio agente di cambio
+a Genova. E' il momento di comprare.
+
+L'indomani sera ero invitato a pranzo dal generale Filippini comandante
+la prima divisione di cavalleria. Speravo di apprendere qualcosa di
+preciso, ma in realtà ero già convinto da una voce intima che non
+ammetteva discussione.
+
+A tavola sono seduto in faccia al generale Grazioli comandante il corpo
+d'armata d'assalto. Ha sul petto un giardino multicolore di medaglie.
+Alto, elegante, viso lungo intelligente addolcito come da una sensualità
+soddisfatta, bell'uomo quarantenne d'aspetto giovanile.
+
+Parlo a Grazioli degli arditi, esponendogli le loro inquietudini, la
+loro aspirazione sempre contrariata verso dei privilegi ai quali essi
+hanno diritto. Morale altissimo. Ma soffrono di non essere nettamente
+distinti dalla fanteria. Vogliono una disciplina elastica, un riposo
+assoluto quando sono nelle retrovie. Rifiutano le marce, le
+esercitazioni quotidiane e le corvées. Esigono di essere portati in
+autocarro sulla linea del fuoco. Concludo:
+
+--Sono dei cavalli da corsa, che non vogliono prepararsi alla corsa fra
+le stanghe di una carrozzella.
+
+Il generale Grazioli e il generale Filippini sorridono, e con tono
+militare mi espongono la loro volontà di disciplinare ad ogni costo gli
+arditi.
+
+--Pensate, mi dice Grazioli, 200 arditi di Reggio Emilia sbandati dopo
+Caporetto, venuti dagli ospedali hanno lanciato alcuni mesi fa delle
+bombe in una stazione e l'hanno saccheggiata. Sentendosi troppo pigiati
+sul treno che li portava si sono arrampicati sul tetto dei vagoni.
+Viaggiarono così 50 Km. Si dovette fermare il treno prima di un tunnel
+per non massacrarli. Io credo che gli arditi vanno trattati come
+fanteria scelta. Tanto più che molti degli arditi attuali non sono mai
+stati al fuoco! Disciplina, disciplina, questa è la migliore garanzia
+del loro massimo rendimento nella offensiva futura.
+
+--Quando, generale?
+
+--Diaz è tornato da Parigi, dice Grazioli, senza avere ottenuto i 300
+mila americani richiesti. Clemenceau Foch e Loyd George hanno risposto
+che per ora non era il caso d'impegnare nuove forze sul fronte italiano.
+Noi non abbiamo molti uomini, oggi. Il ministero d'altra parte esita a
+decretare l'operazione obbligatoria per gli erniosi, che ci darebbe
+cento mila uomini di più in un mese. La Francia à ottenuto così 350.000
+uomini!
+
+--Eppure, generale, questo è il momento di attaccare l'Austria.
+
+--Vede, risponde Grazioli, se si potesse essere sicuri che la guerra
+finisse prima dell'inverno, noi potremmo impegnare tutto il nostro
+esercito in una offensiva finale conservando come riserva la sola classe
+del '900. Cioè giuocare tutte le nostre carte. Ma se la guerra dovesse
+durare come è probabile, ancora un paio d'anni, la partita si
+convertirebbe in un fallimento.
+
+--Ma, generale, chi non risica, non rosica!
+
+Tornando alla fattoria di Barchessa, sono più che mai convinto che
+sferreranno la grande offensiva il 27 ottobre. Penso che dei generali di
+alto valore, come Grazioli, sono purtroppo isolati e resi insensibili da
+ciò che chiamo guerrismo o mestiere della guerra. Monotona abitudine del
+fronte da tenere senza colpi audaci, senza carte giuocate, nella
+speranza che la guerra finisca lentamente da sè. La guerra, invece, è
+l'unica cosa al mondo che non ammetta l'abitudine. Bisogna giocarla. Chi
+vince vince, chi perde perde, e buona notte, non ne parliamo più!
+
+
+
+
+XVI.
+
+LE VILLE NOSTALGICHE
+
+
+Sulla strada Ferrara - Padova le nostalgiche ville venete nascondono la
+faccia nel fresco dei loro parchi tenebrosi voltando la schiena
+impaurita alla furente trepidante azzannante velocità degli automobili
+di guerra.
+
+La villa De-Concilis ha tutte le eleganze settecentesche in questo
+atteggiamento tremante di bella coricata, un po' sotto la strada, con la
+faccia tuffata nella tenerezza avviluppante del suo giardino intenso,
+pieno di passioni verdi-rossastre violacee che l'autunno punge di
+acredini tragiche. Teme nella schiena il rombo precipitoso e i blocchi
+sconquassati del rumore e i rotolanti globi del polverone solare.
+
+Un brivido passa sull'acqua patetica delle vasche cosparsa di foglie che
+sembrano le bucce di molli cuori femminili trascinati via pei piccoli
+canali dalla corrente delle lagrime. Brividi, sospiri, febbrili contatti
+di foglie come di mani leggere in amore... Ma non è la solita brezza che
+anima il bosco sentimentale. L'atmosfera è turbata. Il silenzio non sa
+dove rifugiarsi poichè tremendi scossoni d'aria valangano giù dalla
+strada.
+
+Sono, per un giorno, ospite della marchesa De Concilis buona e
+indulgente amica della mia amica Maria Baldini. Questa abita con suo
+marito in una villa vicina e verrà fra poco.
+
+L'aspettiamo in giardino. La marchesa De Concilis elegantemente vestita
+di nero, seducente col suo languore carnoso e le sue curve delicate che
+non guastano la linea generale. Corto-vestita, nella sedia a dondolo,
+mostra per indolenza il polpaccio tornito che dalla caviglia affusolata
+e spiritosa sale sensualizzandosi con promesse-offerte di morbide-sode
+cosce affettuose. Intuisco e fiuto la forza sana del dorso quasi groppa
+di bella fattrice resistente.
+
+Il viso pallido, d'un pallore giovane ma intriso di piacere. Gli occhi
+neri un po' grossi di bel gatto angora che finge di sognare pur
+sorvegliando il canestro dei pesci. Deve essere ghiotta, tutta
+consacrata ai piaceri della tavola dopo una rinunzia semi-forzata quasi
+totale agli adulterii aspri turbolenti che bruciano. Il corpo
+s'appesantisce. Forse lo stomaco è un po' stanco d'avere goduto tanti
+pranzi saporosi.
+
+Ora, dopo la lauta colazione, la bellezza della marchesa è più languida.
+
+Il viso vorrebbe disfarsi nella pace buia fresca del sonno.
+
+Le guance di pesca succosa prendono nel sorriso accogliente ombre
+sfumate di placido ardore. Il sorriso si scioglie in tenerezza digestiva
+distrattamente erotica e materna. Ha il braccio sinistro abbandonato
+sui fianchi di sua figlia Gisella dodicenne, vivo ritratto suo più
+colorito, più ardente con languori irrequieti. Quella fresca miniatura
+lega la figura della marchesa al corpo del marchese De Concilis che
+continua virilmente le curve della moglie nelle sue guance un po' flosce
+di seduttore maturo sensuale pigro e raffinato. Il marchese musicista mi
+parla d'una sua opera inedita, che darebbe se fosse energico, se non ci
+fosse la guerra, e se il bosco non avesse tante ombre snervanti.
+
+Con le mani irrequiete la piccola Gisella abbottona e sbottona la
+fondina del mio revolver voltando i grandi occhi neri indagatori verso
+la strada ad ogni urlo di automobile che s'avvicina prima flautato
+quiii, quiii, quiiiiii implorante, esasperato demente... Eccolo. Eccolo.
+La macchina rapida invoca minaccia esige un varco, un varco ad ogni
+costo, presto; perchè il delirante spasimo della velocità guerresca non
+sia rallentato...
+
+Con arrogante slancio danze baldanze da spaccamonti viene una seconda
+automobile. Tremano le foglie. Rompe l'aria una terza macchina.
+Petulante schiamazzare di fischi. Passano così, incalzandosi
+infilzandosi forse laggiù, 6 automobili diaboliche spazzole sulla stoffa
+della polvere arroventata. Il parco assalito geme e Gisella trema:
+
+--Mi porti con lei in blindata. Sa, non ho paura.
+
+--Povera piccola, mormora sonnecchiando la mamma; non ha più i suoi
+amici per giuocare. Ormai è grandicella, disprezza le bambole e si fa
+far la corte dagli ufficiali... Ma è piena di saggezza. Fa da sè il suo
+letto ogni mattina. Sa, Signor Marinetti, non abbiamo più quella brava
+cameriera. Siamo privi d'ogni comodità: niente burro e niente
+zucchero...
+
+--Io non mi curo del burro, interrompe Gisella, nè dello zucchero!
+Voglio andare in blindata, alla battaglia, con Lei. Mi porti in
+blindata.
+
+Sento che la tragedia del burro e dello zucchero opprime l'anima
+zuccherina e burrosa di tante belle dame veneziane come la marchesa De
+Concilis costretta a consumare ora tutte le riserve d'adipe nutritissimo
+delle floride braccia mammelle e cosce.
+
+Il marchese si allontana con Gisella. Subito la Marchesa si sveglia per
+interrogarmi sulla nostra amica Maria che ritarda.
+
+--Strana, la vostra passione! Maria è intelligente, anzi geniale,
+adorabile. Ma quel suo neutralismo è assurdo. Non capisco come possiate
+andare d'accordo voi due...
+
+--Non è neutralista Maria!... Ma ama di contraddirmi, bizzarria e
+capricci... E' anche influenzata da quello stupido marito odioso pedante
+vero professore di tedesco.
+
+--Alle tre, mi mormora la marchesa, noi andiamo in automobile a Padova.
+Parte con me anche Gisella. Resterete solo con Maria tutto il
+pomeriggio. Sono o non sono una buona amica?
+
+--Una amica eccezionale, unica! Vorrei ricambiarvi il favore. Non avete
+bisogno d'un confidente segreto?
+
+--Oh no! sospira la marchesa abbandonandosi sulla sedia a dondolo. Per
+me, ogni poesia è finita.
+
+La sua anima è già ripresa dall'incubo doloroso: zucchero, burro, burro,
+zucchero!
+
+--Ecco Maria!
+
+Saluti, baci, abbracci, chiaccherio.
+
+--Ti lascio con Marinetti. Noi andiamo a Padova, torneremo presto.
+
+Rimango solo con la mia amica ansante, febbrile. Ha dovuto fare in
+fretta, inventare mille bugie per liberarsi dal pedantissimo e
+professorale marito e dai suoi lunghi piagnistei sulla guerra. Maria
+Baldini è un bel tipo di falsa magra milanese fine nervosa pungente e
+smorfiosa. Viso asciutto, occhi azzurri vivissimi. Ma i fianchi rivelano
+una mollezza passionale e la bocca una praticità volitiva.
+
+La villa è assolutamente deserta. Il giardiniere è in fondo al bosco.
+Nella camera da letto della marchesa, colla mia disinvoltura di guerra
+io abbraccio e svesto Maria.
+
+E' convulsa di desiderio, scossa da brividi felici, allegrissima, pur
+dichiarandomi insistentemente che è stanca di vivere.
+
+--Credimi, credimi, sono stanca, stanca! (poi tra due baci lunghi
+avviticchiati). Neanche il mio piccolo Adolfo adorato mi attacca alla
+vita!... Tu solo, tu solo dài un sapore alla vita! Ma la vita con mio
+marito è insopportabile. Figurati, è diventato ardente, ora! Che orrore!
+Una volta almeno passava le giornate al Pedrocchi coi suoi amici
+germanofili... Sai, tutti contro la guerra quei professori!... Anch'io
+sono contro la guerra. Se non ci fosse la guerra saresti sempre con me a
+Padova. Invece, ora mi devo sorbire mio marito! Gliene faccio di tutti i
+colori. Certamente il mio contegno deve esasperarlo. Scenate terribili.
+E' così pesante, minuzioso, meschino! Osservazioni miserabili su ogni
+cosa! E avaro, avaro, sino alla pazzia. Noi stiamo bene, lo sai. Ebbene,
+se la piglia colla guerra e mi rifiuta tutto. Bisogna che io gli dica:
+«Ma guarda il tuo vestito. Un professore non deve avere le scarpe rotte.
+Quando ti decidi a comprarne un paio? Risponde che costano caro. Poi fa
+le smorfie amorose. Dio, che schifo! Quando non posso proprio rifiutarmi
+gli dico: «Spicciati!» Oppure: «Dal momento che la cosa mi annoia voglio
+essere pagata per le mie prestazioni. Ti faccio un prezzo ridotto: 500
+lire».
+
+Maria ride, si agita, coricata sul letto, gesticola colle belle gambe
+nude tornite che lancia freneticamente da tutte le parti. E' un
+temperamento isterico di bambina viziata, tutta bizzarrie, capricci,
+scatti nervosi incomprensibili e assurdità assolutamente pazze. Mi dice:
+
+--Ti ho scritto ieri una lunga lettera, per finire tutto fra noi.
+
+--Perchè?... Non capisco.
+
+--Ho stracciato la lettera; non pensarci... Quando mio marito non sa
+cosa fare mi parla male del futurismo. Non sa nulla, ma ti odia. Crede
+che ci sia un semplice flirt fra di noi. Cioè, non vuole sapere. Ha il
+terrore di sapere. Scherza ironicamente su me e su te. Che pachiderma!
+Talvolta mi guarda negli occhi, paurosamente. Forse vede spuntare nel
+mio sguardo la possibilità d'una confessione e cambia discorso! Sa che
+sono capace di questi colpi di testa. L'altra mattina disapprovava la
+scelta del collegio per Adolfo. Lo trova costoso. In realtà è un
+collegio per bambini snob, con dei sistemi di educazione troppo chic, un
+collegio come direi puf puf... puf. Insisteva. Mi sono seccata, gli sono
+saltata addosso e craac colle due mani gli ho graffiato le guance. Tutto
+insanguinato! ah! ah! ah! Che ridere! Lui, il professore, così
+preoccupato della sua pelle. Subito panni freddi, compresse gelate!...
+Dopo le mie sfuriate però si calma, non mi secca più. E' un uomo lento,
+ha bisogno di essere trattato male... Anche tu hai bisogno di essere
+trattato male. Se ti dicessi per esempio che io desidero la sconfitta
+dell'Italia cosa mi faresti?
+
+Io la prendo, la stringo, la bacio, la stritolo. Implora pietà. Si
+abbandona all'amplesso e mi grida nello spasimo!
+
+--Caro! Caro! Sarò buona! Sarò docile! Farò tutto quello che vuoi! Ho
+scherzato. Penso tutto ciò che vuoi. Amore! Amore!.... Amore! Viva la
+Guerra! Viva la guerraaa! Viva la guerraaaa!...
+
+Quell'ora d'amore è stata così assorbente e intensa che non ci siamo
+accorti dell'uragano.
+
+Fuori con Maria Baldini godo il crepuscolo limpido gioioso sulla
+campagna fresca e soddisfatta. Ogni verde di pianta e d'erba ha il suo
+tono preciso. A sinistra le voluttà dilatate brillanti dei giardini
+sotto le manate di viola porpora e d'oro che l'autunno il vento e il
+sole al tramonto rimescolano buffamente. A destra il canale Battaglia
+con un ritmo lento d'acqua verde ammonisce ironicamente la veemenza
+delle automobili militari e degli autocarri che si incrociano sulla
+strada come vampe di grossi calibri. Con ritmo lento il canale Battaglia
+ci accompagna sino al ponte. Un carabiniere. Tre carabinieri. Altri
+carabinieri qua e là vigilano quella villa dove abita il generale Diaz.
+La placida Villa Bondi dell'Orologio, facciata a colonnine, architettura
+piena di grazia e moine, parco folto e invitante all'amore, contiene il
+pensiero ordinato della nostra guerra mentre il canale Battaglia ha il
+ritmo sicuro della Nazione e la strada scaglia automobili, autocarri e
+motociclette verso il ponte, sotto un Caproni maestoso inghirlandato dal
+volo capriccioso di tre caccia.
+
+Sento l'offensiva prossima. In Albania e in Macedonia gli Austriaci
+avevano 4 divisioni contro 2 e mezza dell'Intesa. Ora ne hanno 6 poichè
+ne hanno ritirato 2 dalla Romania. Non potendo facilmente fermarsi
+sulla linea di Nisch gli austriaci debbono formare una linea salda sul
+Danubio. Questa linea esige 20 divisioni per lo meno.
+
+Stanno racimolandone 6 in Ucraina e ne ritirano 8 dal fronte Italiano.
+Fra pochi giorni vi saranno dunque circa 50 divisioni Austriache contro
+le nostre 50 divisioni.
+
+
+
+
+XVII.
+
+DUELLO FRA CAVIGLIA E LA PIOGGIA
+
+
+--Su, Ghiandusso, non fare l'imbecille. Sei ubriaco da far schifo. Non
+ho bisogno di te in questo momento; farò io.
+
+Ghiandusso si allontana barcollando, col sergente Locatelli. Hanno
+bevuto in due un'intera bottiglia di grappa rubata alla padrona della
+fattoria. La certezza dell'offensiva, la speranza di rivedere la sua
+bella terra friulana hanno sconvolto dalla gioia Ghiandusso. Ho dovuto
+fare la mia cassetta da me ed ora sto disponendo con cura i petardi
+nell'interno della mia 74, illuminato di luce elettrica.
+
+Massimo ordine e massima comodità. Tutti i nastri di cartucce lucenti e
+precisi. Tutte le pistole di riserva per gli uomini e per me. Tutti i
+petardi. Passato il Piave, ci lanceremo alla punta estrema dell'esercito
+col pericolo di essere accerchiati e di cadere in imboscate. Se le
+mitragliatrici si incepperanno ce la caveremo coi petardi. Siano molti e
+tutti a posto. Ho concesso poco spazio al vestiario e alle vettovaglie.
+Non avremo tempo di cambiarci e le nostre bocche si arrangeranno alla
+meglio. Poche scatole di marmellata, ecco tutto. L'interno della mia
+blindata 74 mi appare lucente, ricco di riflessi dorati, modernissimo
+come l'interno d'una alcova per piaceri sani, giocondi e felici. Alcova
+d'acciaio per grandi amori futuristi.
+
+Alba augurale del 15 ottobre. Partiamo dalla fattoria Barchessa. La
+nostra colonna di blindate e autocarri si ferma a Dolo. Locatelli calmo
+dorme in fondo dietro di me. Ghiandusso chiacchiera come una grondaia.
+Il vino e i liquori gli fanno male. Ha un piccolo viso raggomitolato,
+verdastro e gli occhi tristi.
+
+Piove. Il cielo è una lugubre inondazione nella quale sembrano
+beccheggiare i barconi che passano alti sui vagoni interminabilmente. Un
+motociclista arriva con scoppi, balzi e scia schizzante. Si ferma per
+domandare la strada. Col suo gabbano grondante, sembra un palombaro.
+Dice:
+
+--A Milano i neutralisti e i preti hanno cercato di fare la rivoluzione
+con un allarme di campane in piena notte annunciando l'armistizio e la
+pace. Speravano di salvare l'Austria. Non la salveranno. Ora tutto è a
+posto. A Mestre ci sono 86 milioni di cartucce per fucili e
+mitragliatrici.
+
+Alle 5 del mattino sotto la pioggia torrenziale, alt a Sanbuchè. Secondo
+alt a Zero Bianco. Ripartiamo colla brigata Lupi di Toscana. Gli
+ufficiali raccontano: «Uno dei nostri soldati fu fatto prigioniero dagli
+austriaci. Cinque giorni dopo abbiamo visto arrivar giù sul Brenta una
+zattera con sopra un cadavere: era il prigioniero inchiodato.
+Inchiodato vivo, lo si capiva, poichè la faccia aveva le contrazioni
+tipiche degli annegati. Sul ventre una tela portava scritte queste
+parole: «_Vi rendiamo il vostro lupo_». E gli ufficiali concludono
+salutandoci: «Quelle vigliacche carogne la pagheranno!».
+
+E vanno coi loro fanti che ridono sotto la pioggia. Il nostro fante è
+affiatato colla pioggia, glorioso impasto di grigio-verde bagnato
+bestemmie cicche, peli di barba, pidocchi, capelli polverosi, sguardi di
+buon cane, risata furba, verruche, sudore, fango, l'innamorata e
+piccirilli, signor tenente, l'ultima m'è nata... tengo la fotografia...
+e la pagnotta.
+
+Filiamo avanti coi bersaglieri ciclisti. Sembrano scolari in vacanza,
+benchè pedalino in ordine perfetto. Correndo nella penombra dei villaggi
+chiudono fra due file di ruote veloci polli, anatre, oche. Il ciclista
+in testa le arrota, quello che segue si china e con la mano destra pesca
+la preda morta. Se il secondo non l'acchiappa, il terzo, il quarto,
+sempre con gesto distratto, ma rapidamente, la ghermisce e via, via
+così, con polli, anatre e oche che spariscono nel tascapane.
+
+Il 24 ottobre arriviamo a Paese. Villaggio banale con alto campanile,
+osservatorio incolume sulla strada, la piazza e le case imbottite e
+rigurgitanti di truppe. Colloco la mia branda in una stanzuccia che ha
+nel centro dell'impiantito un gran buco e ne salgono nitriti impazienti
+di cavalli, fiati caldi che aggravano la temperatura di densa angoscia.
+Piove. Atmosfera d'uragano prossimo, lontano, errante. I cani soffiano e
+s'agitano nervosamente nel sonno. Tutte le forze del cielo e della terra
+sono tese. Nuove forze si aggiungono a quelle già concentrate. Rrrrrr di
+autocarri innumerevoli. Tatatata di motociclette. Crrrrrr sssssss di
+carreggio e truppe in marcia. Questa è veramente una notte che cammina.
+
+La notte cammina con le sue migliaia, migliaia e migliaia di ruote,
+gomme, zoccoli, scarpe. La terra è pigiata, masticata dalle masse di
+volontà umane tutte personali, originalissime e pur guidate dai fili
+collegati alla centrale elettrica di un pensiero unico. Ho saputo che
+Caviglia ha il comando dell'8ª armata, forte imbrigliatore elettrico che
+guiderà gli italiani elettrizzati d'odio-vendetta-patriottismo al di là
+del Piave. Ho fiducia.
+
+Rrrrr, di autocarri. Tatatata di motociclette. Crrrr sss di carreggio e
+truppe in marcia.
+
+Si distingue ora fra questi rumori ormai diventati il tessuto stesso
+dell'atmosfera, un bombardamento continuo lontano. L'offensiva è già
+cominciata sul Grappa. Va bene, ma trova una resistenza strana. Tutti
+parlano dei segni evidenti di sfasciamento nell'interno dell'Austria, ma
+l'esercito è più che mai in piedi: costruzione antica, cementata da una
+disciplina feroce. Disciplina divinizzata. La disciplina per gli
+Austriaci è una religione. Ufficiali e comandi formano una casta sacra
+di sacerdoti della guerra. I soldati non si battono per l'Austria, ma
+per l'Imperatore capo dell'esercito, e si fanno ammazzare per la Dea
+Disciplina.
+
+All'alba il fragore del bombardamento lontano cresce. La battaglia sul
+Grappa infuria. Mi alzo e guardo il cielo come si squadra un manometro.
+Non piove ma ha piovuto e ripioverà. Le nuvole imperano, dispongono,
+minacciano. Il Piave è già pieno e quegli otri di pioggia sospesi sul
+destino dell'Italia diventano tragici. Il capitano Raby mi ordina di
+recarmi da Caviglia perchè io possa ottenere ciò che noi desideriamo
+ansiosamente: passare il Piave in testa alla cavalleria.
+
+Il capitano Raby è turbato. Stanotte al comando della divisione di
+cavalleria che ha per ufficio un autocarro fra le case bombardate Raby
+ha avuto come risposta alla sua domanda di ordini: «I ponti non portano
+che 30 quintali. Lei, capitano, tenga ferma la sua squadriglia, e
+m'incolonni il carreggio della divisione.»
+
+Strabiliante, imbecille, disonorante. Parto subito. Le strade ingombre
+mi ritardano. Giungo verso le 6 alla villetta del comando dell'8ª
+armata.
+
+Viavai di ufficiali, precisi, che in silenzio entrano, escono. Questo a
+cavallo. Quello in motocicletta. Altri in biciclette sguinzagliate a
+ventaglio. Pure a ventaglio si sentono partire le forze della volontà
+centrale per i fasci di fili telefonici meticolosamente sorvegliati e
+controllati dai guardafili che corrono per la campagna. Quando entro nel
+giardino della villa il cielo è tutto sgombro, limpido, fresco,
+propizio. Ma quella nuvolaglia, che copre il ribollimento di cannonate
+tuun tuun tuun tuun tuun sul Grappa a destra, non è fumo come speravo.
+Ecco si stacca dal Grappa, annerendosi, invadendo di nuovo il cielo con
+un programma di pioggia per questa notte. Ma c'è del vento nell'alto. Un
+vento patriottico che combatte le nuvole e forse le vincerà. Il cielo
+mutevole addensa le nuvole e poi le soffia via intenerendosi al tramonto
+sulla divina bellezza d'Italia in pericolo.
+
+Giunge un motociclista grondante, infangatissimo. Riconosco un amico,
+tenente di collegamento. Viene dal Grappa. Mi racconta la mischia
+vittoriosa, accanitissima in una nebbia fitta. Dice che il comandante
+del 9º reparto d'assalto, maggiore Messe, ha fatto cose fantastiche.
+
+--Una nebbia che forse non si è mai vista neanche a Londra. Brutta
+lotta, quasi nel buio. Giorno e notte... tatatatatata. Si sentivano le
+mitragliatrici da tutte le parti... Gli arditi gridavano: Messe! Messe!
+Messe! Di qua, signor maggiore! Fiamme nere, a me! Giù, giù, con le
+bombe! Poi, via! Al galoppo, nella nebbia... Mettete le maschere, le
+maschere! tutti, le maschere! No! no! Nooo! è nebbia. Ad un tratto la
+nebbia si squarcia. Presto qui, una mitragliatrice! Una
+mitrigliatriiiiice! E un ardito arriva portandola sulle spalle... Ecco
+ecco, signor maggiore! L'ardito ansimante si butta colla pancia nel
+fango, e sopra la sua schiena la macchina rabbiosa sobbalza sparando.
+Tttatatatata. Gira, gira, a ventaglio. Gli austriaci cadevano, ma che
+noia quella nebbia, e che paura di colpire i nostri! Ad un tratto il
+tenente De Giovanni, un colosso, appare su un cocuzzolo a destra. La
+nebbia era diminuita e si vedeva le pallottole delle mitragliatrici
+austriache che facevano la barba al cocuzzolo... Aaaaaaaa! Il tenente De
+Giovanni cade fulminato. Quattro arditi si slanciano per portarlo giù.
+Tre sono uccisi. Il terzo vicino a me sputa un _groomf!_ e cade. Tre li
+rimpiazzano. In quell'istante il reparto del maggiore Messe era come
+ingabbiato in un doppio fuoco di artiglieria. Fuoco di sbarramento sulle
+prime linee, fuoco di sbarramento dietro di noi. Accidenti! siamo
+ingabbiati. Tutti gridano: Messe! Messe! Messe! Il maggiore è
+dappertutto. Corre, si slancia, rianima, controlla ogni faccia nella
+nebbia fitta. Grida: qui, qui la mitragliatrice, non là! Non sparate lì,
+sono dei nostri! Sono dei nostri! Arruffio, confusione, velocità in
+tutti i sensi. Il reparto sembra diventato un corpo con mille braccia,
+mani, dita fra le matasse e i gomitoli di nebbia. Uomini ora appiattati,
+ora balzanti per riformar la linea, riconoscersi, strangolare i nuclei
+di nemici invadenti. Sopra di noi passavano dei veloci scenari di nebbia
+fittissima che svelavano nascondevano Grappa, Asolone, Col Moschin...
+
+«Cretino!... non sparare! sono i nostri...!» «Lo so» risponde un
+tenente, «Signor maggiore, guardi sulla quota 3.000. E' perduta»; poi
+grida «Aaaaiiii...» e cade con la coscia gonfiata come un pneumatico
+rosso da una palla esplosiva. Tatatatatata due arditi, la faccia nel
+fango, sussultano sotto due mitragliatrici ben puntate. Si sente, si
+capisce che gli austriaci sono lì che salgono. Ma non si vede a 20, a
+10, a 3 metri. «Accidenti, urla Messe! Non sono Austriaci, sono i
+nostri! Cessate il fuoco!... I petardi! i petardi! qua i petardi! Tutti
+curvi col petardo nel pugno! Senza copiglia! Tenetelo alto! Non
+inciampate! Venite con me! Avanti! Ecco, quelle ombre sono assolutamente
+austriaci! Aspettate a tirare! A 30 metri! Aspettate! Gggiù! Patatamm
+traaac paaam paaaam.
+
+«Messe non ha più petardi. Ora spara col moschetto. Un ardito vicino gli
+dà i caricatori notando i colpi precisi del maggiore: uno, due, tre
+quattro, cinque. Messe riceve, carica, spara, accoppa, puntando sul
+costone a 30 metri. Poi nebbia, nebbia, nebbia, geometria di forme nella
+nebbia. Non ci si vide più. Ma gli austriaci erano ributtati nella
+vallata».
+
+Il tenente di collegamento ha narrato con un entusiasmo affannato mentre
+aspetta l'ordine di entrare da Caviglia. Si forma un crocchio di
+ufficiali. Tutti parlano di sua santità il Piave che dirige la
+battaglia. Il fiume è il polso del nostro destino. Il cannoneggiamento
+sul Grappa è accanitissimo. Ma la sicurezza regna intorno all'anima
+potente, fredda di Caviglia che si sente lì nella camera vicina. Il
+generale mi accoglie col suo sorriso bonario e passeggiando ascolta la
+mia richiesta poi dice con calma: «E' naturale, le blindate in testa
+alla cavalleria, appena passato il Piave per l'inseguimento.
+Provvederò».
+
+Segue un silenzio, dopo di che Caviglia la cui statura sembra altissima
+dominatrice come le cime gelate radiose e serene soggiunge:
+
+--Tutti devono avere la mia sicurezza e il mio ottimismo. Il Piave non
+accenna a dimagrare. Mantiene da 24 ore la velocità di 2 metri e 50.
+Questo esclude passerelle e ponti... Ho consultato tutti i grafici del
+Piave, e mi sono detto: Da che mondo è mondo le piene del Piave in
+autunno non hanno mai durato più di 3 giorni. E' mai possibile che
+proprio oggi, quando si gioca tutto l'avvenire dell'Italia, il Piave
+faccia lo scherzo di ingrossare oltre misura? Sento che ciò non è
+possibile. Ne sono sicuro. Gli austriaci d'altra parte offrono una
+resistenza formidabile sul Grappa. Vuol dire che non hanno capito il mio
+piano. Più resistono sul Grappa e meglio li prenderò tutti in trappola!
+
+Fuori ritrovai il centro del cielo pulito benchè minacciato a destra
+dalla nuvolaglia.
+
+Cielo di carta patinata lievemente azzurrina con sfumature e velature
+dorate. Orgogliosamente vi si slancia una squadriglia di aeroplani
+italiani. Sembra un forte, intenso e fortunoso sette di quadri che
+elastico viaggi verso l'asse di cuori rosso del Sole al tramonto. Si
+gioca volubilmente così nel cielo fra le mani disinvolte del vento la
+suprema partita dell'Italia. Spumeggiano d'oro tre nuvoloni ritti,
+perpendicolari, bottiglie di cosmico sciampagna già sturate che non
+potranno innaffiare che la vittoria nostra. Nelle mani folleggianti del
+vento italiano l'areoplanico sette di quadri vibra nero veloce preciso,
+geometrico.
+
+Mangerà, deve mangiare il ricco asso di cuori. Sole al tramonto! Partita
+emozionante. Mille mille e mille facce al cielo. Altri areoplani
+Italiani fanno intorno ai giocatori maffie di valzer, moine e capriole,
+pattinano sul cielo levigatissimo, si preparano a beffeggiare, come
+usano, in tondo, la loro probabile vittima nemica.
+
+Nel raggiungere a tutta velocità la mia squadriglia penso che l'audace
+volontà di vincere è una forza che si proietta fuori dai muscoli con
+slanci e potenza enormi. Ogni soldato oggi è carico di questa volontà,
+cosicchè si proietteranno questa notte e domani fuor da due o
+trecentomila corpi umani, più di trecentomila volontà capaci di
+plasmare, scopare, trasformare nuvole fiumi e masse nemiche. Queste
+volontà per raggiungere il loro slancio massimo non devono essere troppo
+fiduciose nè spavalde. Occorre una preparazione sommaria, poichè le
+lunghe preparazioni meticolose diventano in certo modo una poltrona
+profonda offerta alla Fortuna. Poltrona che la Fortuna brutalmente
+rifiuta.
+
+Dopo pochi chilometri il cielo si è richiuso. Questa tragica realtà mi
+afferra alla gola. Penso alla calma meravigliosa di Caviglia e al suo
+piano che intuisco. Dopo aver gettato tutti i ponti, circa 70, lanciare
+22 divisioni contro Vittorio Veneto, aprendosi poi a ventaglio a destra
+per far cadere tutta la difesa austriaca del Piave, e a sinistra per
+accerchiare il Grappa. Piano degno d'un uomo di genio, assolutamente
+originale poichè esclude imprevedutamente il vecchio piano tanto
+discusso e quasi irrealizzabile di sfondare il Grappa per poi traversare
+il Piave. Caviglia pensò: nè a sinistra, nè a destra; ma al centro dopo
+aver fatto una forte azione dimostrativa sul Grappa.
+
+Il piano però esige la collaborazione del fiume, e purtroppo questo
+cielo nero è inesauribile. Sento la materia del mio cuore trasformarsi,
+metalizzarsi, in un ottimismo d'acciaio. Sopra vi oscilla la vecchia
+sensibilità lirica un po' femminile troppo vibrante. La riconosco con
+dispetto nel commuovermi quasi alle lagrime al pensiero della
+straordinaria vittoria che potrebbe sfuggirci, mentre guardo un
+fox-terrier devotamente affannato dietro al cavallo del suo padrone
+capitano.
+
+La mia squadriglia è ferma al bivio Povegliano-Nervesa. Al lume di una
+lanterna davanti ai soldati riuniti leggo l'ordine del giorno di
+Caviglia:
+
+«Ai comandanti di corpo d'armata, agli ufficiali, alle truppe tutte
+dell'armata, sento il dovere di chiedere di mantenere il loro animo
+all'altezza della situazione.
+
+«Tutto il popolo italiano guarda in questo momento a noi, cui sono
+affidate in quest'ora le sorti della Patria. La storia dell'Italia
+futura, forse per un secolo, dipenderà dalla fermezza e dal fervore di
+cui saranno capaci nelle prossime 24 ore gli animi nostri.
+
+«L'ora delle supreme decisioni si approssima. Se noi avremo saputo
+mantenerci all'altezza di quest'ora, la fortuna e la gloria d'Italia
+saranno assicurati.
+
+«E' necessario che stanotte tutti i ponti siano novamente gettati. E'
+necessario che il maggior numero possibile di unità passino sulla sponda
+sinistra del fiume. E' necessario infine che le truppe che si trovano
+oltre Piave, attacchino violentemente, tendano con ogni ardore al
+raggiungimento degli obbiettivi prefissi.
+
+«E' l'Italia che l'ordina. Noi dobbiamo ubbidire.»
+
+I soldati non applaudono. Rimangono seri, ma ansiosissimi. Che cosa si
+aspetta? Sappiamo che dovremo passare il Piave alle Grave di Papadopoli.
+Perchè dunque rimanere vicino a Nervesa? La pioggia è cessata. Il vento
+il divino vento favorevole sale con sbuffi impetuosi impacchettando le
+nuvole e cacciandole alla rinfusa verso il mare. Vento benedetto che noi
+salutiamo con baci e deliziosi tremiti nella gola!
+
+Pronto e sagace, il sole lancia raggi dovunque, moltiplicando gli
+specchi rossi dei vetri, rimbalzando biondo sui volumi della
+vegetazione, preoccupatissimo di rischiarare tutto, pulire e ripulire
+ogni cosa. Non si deve forse tutti marciare al più presto, con ordine
+aggressivo? Sole affaccendato che vuole liberare le ruote dei cannoni
+dal fango, oliare le mitragliatrici e i fucili, trasformarsi in benzina
+nei carburatori, cuori bollenti aggiunti agli altri bollentissimi.
+
+Più della metà dei ponti buttati questa notte resistono. Quelli delle
+Grave di Papadopoli cioè i nostri sono stati travolti. Ma questa sera
+saranno in piedi. Ce lo annunciano con occhi giocondi soddisfatti e
+fieri i pontieri che ritornano dal Piave. Pontieri colossi che i gabbani
+antipritici blu rendono quasi monumentali. Camminano oscillando, come
+marinai disabituati dalla terra ferma. Hanno sotto il braccio la
+pagnotta spaccata, masticano avidamente e gli occhi ridono con orgoglio
+ingenuo infantile. Tutti li circondano. Sembrano corridori dopo una gara
+difficile vinta. Passo pesante. Portano il peso dell'immane sforzo
+compiuto nel buio gelato crivellato dalle mitragliatrici, fra i lacci,
+le tenaglie della corrente lugubre che voleva scardinare, strappare,
+sbottigliare i pali, travolgere le botti.
+
+--Le barche, dice uno, ballavano come scodelle nelle mani di un ubriaco.
+Il Piave era ubriaco, pazzo, questa notte. Ma ora è vinto; cede. Abbiamo
+lavorato bene, questa notte. Tutto passa davanti a Nervesa. Al ponte
+della Priula, quelle carogne resistono.
+
+E i pontieri si allontanano trascinando i piedoni mostruosi.
+
+Il cannoneggiamento è un rombo continuo. E noi che facciamo? Con questa
+tortura lacerante dolce, amara, nella gola, ci sentiamo simili ai
+mendicanti invernali ai vetri di una ricca trattoria quando all'ora del
+pranzo fervono tintinnano le gioconde stoviglie e filano i piatti
+fumanti. Fossimo sulla tavola anche noi! Anche come cibi esplosivi fra
+le mani dell'ultimo cameriere! O in cucina nella vampa dei fornelli!
+S'avanza una prima colonna di prigionieri austriaci. Poi tre feriti
+nostri. Uno di loro, ardito, napoletano, fatto prigioniero riuscì a
+liberarsi. Racconta in napoletano la mischia clownesca, grottesca, a
+cazzotti, calci, lazzi, burle.
+
+--Sono passato sulla prima passerella. Poi fra le erbacce nel fango sono
+scivolato in un buco!... Bombe a mano da tutte le parti. Strisciavo. Ho
+perso il pugnale. In tre mi hanno preso alle spalle. Io gridavo:
+fetenti! fetenti! fetenti! Mentre mi portavano via. Attraverso la
+pioggia i proiettili dei nostri 75 fischiavano come i siluri nel golfo
+di Napoli: Ptoo! fiiiisc... Pto! Pto! Pto! fiiii. D'un colpo un mio
+compagno di Napoli ha tirato un petardo in mezzo a noi. Le carogne che
+mi tenevano sono morte, io ferito alla faccia. Non è grave. Mi sembrava
+di essere a Santa Lucia quando le femmine fanno le liti e ci sono li
+fuochi artificiali.
+
+I nostri Draken-ballon si sono spostati. Si annoiavano nella camera
+della Patria. Ora splendono e parlano in alto come enormi pappagalli
+gialli nel sole sulla finestra aperta del Piave.
+
+Piomba l'ordine di partire per le Grave di Papadopoli. In tre minuti
+tutto a posto, tutto in ordine. Sentiamo la gioia liquida circolare
+nelle vene.
+
+Ma la lentezza sulle strade ingombre di soldati in marcia ci esaspera.
+Stare al volante colla cura dovuta al motore e alla strada e sentire in
+sè mille anime sconosciute svincolarsi, premere fra le coste del petto
+per slanciarsi in avanti! Cala la notte sotto un cielo limpido, ma
+gelato. Ad ogni chilometro, alt, ingombro. Scendiamo e mentre le mani
+nostre tese sul fuoco si slegano, sentiamo premere sulle nostre schiene
+un alito misterioso e rovente, l'alito fortunoso della Patria che ci
+spinge con milioni di volontà italiane al di là del fiume. Sono volontà
+Italiane che da tutti i punti della penisola si slanciano affollandosi
+ed ora cantano, urlano nelle boscaglie fluviali. Sono anch'esse ansiose
+di varcare le acque. L'alito possente della Patria tessuto di milioni di
+anime lontane venute dalla Sardegna, dalla Sicilia, dall'Egitto,
+dall'Argentina, dal Brasile rinvigorisce ora le mitragliatrici che sul
+greto si moltiplicano intrecciando i loro brillanti arpeggi ta ta ta ta
+ta ta. Rimbalzante fluidissima scorrevolezza di centomila pianoforti
+sotto dita di pianisti, forse quei pianisti italiani cinquantenni che a
+Rio Janeiro o a Buenos-Aires suonano, suonano in concerti patriottici
+con passione e genio, facendo sparare mille armonie come noi spariamo
+contro la riva nemica (pianoforte da sfondare!) di questo Piave che si
+dà delle arie di Fiume Americano.
+
+Il comando della cavalleria ha deciso di non lasciarci in testa. Ce ne
+accorgiamo da molti ordini e contrordini. Si dice che i primi ponti sono
+deboli, non sopporteranno il peso delle blindate. Vado ad accertarmene
+col capitano Raby a piedi, curvi nell'intrico fangoso delle erbe.
+L'alba, pallida e fredda, si spacca qua e là in blocchi rosei d'aurora
+come colpita dal cannoneggiamento della 3ª armata che alla nostra destra
+incomincia a buttare i suoi ponti. Il fiume ha qui circa tre chilometri
+di larghezza. Noi dobbiamo seguire però un nastro tortuoso di strada per
+traversarlo. Circa 8 chilometri di ghiaia, guadi a fondo solido e ponti.
+Il Piave sembra qui un immenso estuario.
+
+Tenendoci curvi poichè il fogliame delle piante è su di noi falciato
+dalle pallottole, interroghiamo un sergente del genio che nell'acqua
+regola gli Issaa-ooh! Issaa-ooh! dei pontieri intorno alla capra.
+
+Tata tuum tata tuum di cannonate.
+
+Scraabraaaang di bombarde.
+
+Ta ta ta ta ta ta di mitragliatrici.
+
+Iauu iau iau di schegge lontane e di pallottole.
+
+Issaa-ooh! Issaa-ooh!
+
+Passa un farfallone d'acciaio da mezzo chilo a venti centimetri dal mio
+naso.
+
+Visitiamo, palpiamo il ponte che lega il primo guado colla prima isola
+boschiva e pantanosa. Sotto fruscia, stride incalza e galoppa l'acqua
+fulgente. I languidi ruscelli pacifici e melodici sono diventati corde
+metalliche violente per legare, strappare i piedi dei ponti.
+
+Issaa-ooh! Issaa-ooh! Ultime ostilità del fiume che vuole colle trecce
+tumultuose delle sue acque trattenere i passi audaci dell'Amante che
+scavalca il suo letto.
+
+Il sergente del genio intelligente, afferma che il ponte è solido. Una
+granata approva con scoppio brutale, schiamazzante.
+
+Il ponte scricchiola, geeeme piegando le sue tavole sotto il peso della
+mia 74. Siamo tutti appiedati, mentre il mio volantista guida con
+cautela.
+
+Ora grave. A destra a sinistra a cinquanta cento metri Biii... Graang!
+Biiiii Graang-graang! vvv. Ho avuto stanotte un presentimento di morte.
+
+Nel buio con calma ho regalata la mia vita di grande poeta a questa
+divina parola: Italia, che merita oggi la vita di mille mille poeti
+altissimi. Ora ricordo la formola di equitazione: per saltare un
+ostacolo a cavallo bisogna gettare il cuore al di là dell'ostacolo. D'un
+colpo, lancio il mio cuore sulla altra riva.
+
+Subito vedo in sogno la Fortuna inclinare sempre più il piano da Padova
+al Montello perchè le masse di forze italiane scorrano giù nel Piave e
+si rovescino sull'altra riva schiacciandola.
+
+Raby da due giorni liberato dal suo guscio molle di placidità orientale
+si è rivelato un comandante energico, espertissimo, tenace. Dopo ogni
+ponte, il guado è un problema da risolvere.
+
+Questi primi guadi del Piave sono facili e si corre poi, per dei tratti,
+con prudenza su un ponte, indi cento sforzi nell'acqua, poi di nuovo via
+correndo tutti intorno alla blindata giocondi come per un parto
+riuscito. Davanti a noi nelle isole tutte a ciuffi di piante fluviali si
+sparpaglia la fucileria. La retroguardia austriaca snidata come una
+abbondante selvaggina che non voglia abbandonare i suoi covi. Ecco la
+riva! L'altra riva del Piave tanto sognata, desiderata, invocata,
+abbracciata dalle nostre anime! Alla mia destra due trincee ci
+bersagliano. Voluit, voluit, di pallottole sul capo. Graang! Questa
+pallottola si è schiacciata sulla blindata. Primo collaudo. La
+blindatura Ansaldo tanto discussa resiste.
+
+A destra passano con noi i bersaglieri ciclisti del colonnello
+De-Ambrosis. Sparano con la bicicletta appoggiata al fianco e cantano:
+Addio mia bella addio... Nostalgia dinamica e marziale di quella,
+canzone trascinata ma che trascina, svolazzante e smarrita, ma
+imperiosa. Strana miscela di sentimentalismo e di audacia virile. Zaino
+di melanconia che il soldato meridionale porta con disinvoltura
+spensierata in marcia verso il pericolo ignoto. Il ricordo della donna
+pungola le nuove audacie.
+
+Cos'è questo vocio lamentoso che si trascina vicino alla trincea ora
+deserta?...
+
+Braccia alzate! Donne e bambini! Sono italiani di Campodolcino. Arruffio
+di gesti e camiciole femminili intorno ad una colonna di prigionieri.
+Sporchi, in brandelli, col berretto a tre bottoni. Questo porta lo
+stemma imperiale. Gioia acuta di calcare la trincea vuotata.
+
+Abbiamo passato il Piave. La prima blindata corre sulla strada di
+Campodolcino.
+
+Fo fo fo fo fo dei nostri 260 che passano nell'aria.
+
+A destra lontano, verso Vittorio Veneto infuria la battaglia. Giunge
+l'ordine di inseguire e travolgere la retroguardia che si sta
+trincerando a Bibano di Sotto. Alt, colazione sommaria. La terra già
+cotta dal sole è piena di cadaveri che puzzano.
+
+--Austria official, dice un prigioniero; Austria comanda, io non volere
+tirare.
+
+I suoi occhi implorano. Dividiamo un pollo con lui, e restiamo quasi
+senza, noi, poichè, bisogna farne parte a due macilenti borghesi
+italiani.
+
+--Avevo un fratello nelle munizioni a Milano; l'altro sul Piave
+nell'artiglieria da campagna. Uno fabbricava i proiettili, l'altro me li
+lanciava ed io li ricevevo!
+
+Sintesi della guerra sul Piave.
+
+Presto, in macchina, e avanti! Cimadolcino è tutta bombardata, deserta.
+Un plotone di cavalleria che l'attraversa con noi unisce i suoi nitriti
+e lo scalpitare degli zoccoli ai rombi dei motori e allo stridore delle
+blindature. Polifonia che fa vibrare le case in rovina tutte smobiliate,
+squartate, slabbrate, disossate. Gli austriaci hanno portato via tutte
+le travi. Fortunatamente i muli di queste salmerie di bersaglieri sono
+carichi di legna. Strappiamo qua e là dei cartelli: _Nach Fezzo, Nach
+Cimetta, Nach Codognè_. Il nostro entusiasmo pieno di scatti, si irrita
+di non essere ancora in testa a tutti. Sulla strada procediamo tra
+bersaglieri ciclisti che corrono corrono rischiando d'essere arrotati
+ogni momento. Abbiamo alla destra un battaglione di scozzesi con le
+cucine fumanti, a sinistra una batteria da 75 italiana. Accanitamente
+vogliamo sprizzar fuori dalla calca. Arruffio, gesticolazione, bestemmie
+di conducenti. Largo! Largo! Largo! Piega a destra, cretino! C'è posto,
+lasciami passare! Non si può! Voglio passare, per Dio! Ti sbatto nel
+fosso!
+
+Nitriti di cavalli, groppe che fumano sudatissime, ottoni brillanti
+delle bardature inglesi. Il sole fa divampare le facce che rosse si
+mescolano alle bandiere agitate dai borghesi. Due, tre bandiere, una
+folla di bandiere sventola su questa bassa terrazza. Le donne si piegano
+giù dai balconcini, visi convulsi in lagrime. Parlano, parlano,
+chiamano, consigliano. Fanno gesti convulsi verso quella linea di olmi
+in fondo a quel campo dove ecco pam, pam, pam scoppia la fucileria.
+
+Il capitano Raby bestemmia nella vetturetta:
+
+--Fuori, fuori di qui, per Dio! Non curarti dei parafanghi, spacca, e
+fuori!
+
+Sobbalzi, urtoni. Un mulo cade. Un ciclista nel fosso. Sfondiamo una
+cucina scozzese. Ne schizzan fuori brodo e vapore sulla groppa di un
+mulo che calcia. Gli scozzesi ridono, ma noi siamo liberi. A grande
+velocità, le blindate, a 300 metri l'una dall'altra. Tutto a posto,
+eccettuato un parafango rotto. Il mio motore va bene. Flauteggia:
+Tuuuvvv, Tuuuvvv, Tuuuvvv.
+
+Villaggi deserti. Abbandono. Desolazione. Gli Austriaci si sono
+squagliati. Sorpassiamo una pattuglia di cavalleria. Il tenente mi dice:
+
+--La linea Austriaca è al di là di Bibano di Sotto, 2 chilometri davanti
+a Sacile.
+
+A destra e a sinistra i campi hanno innumerevoli buchi; sembrano aver
+subito dal bombardamento nostro una preparazione ad una fitta
+piantagione d'alberi. I cadaveri qua e là dormono come strani
+giardinieri stanchi dall'eccessivo zappare. E' quasi buio sotto il cielo
+rannuvolato quando giungiamo alle prime case di Bibano di Sotto. Rovine.
+Silenzio assoluto. Malgrado gli ordini severi io ho tenuto sempre lo
+sportello sinistro della blindata aperto, la gamba penzoloni fuori,
+appoggiata sul predellino. Ho in mano il revolver, ma lo stringo
+macchinalmente tanto l'atmosfera di questo Piave vittoriosamente varcato
+è piena di fortuna strafottente.
+
+Perchè abbaia tanto la mia Zazà col muso fuori dal finestrino? E' una
+cagnetta intelligente, intuitiva, talvolta profetica. Le bestie sono
+spesso in contatto colle forze più di noi. Ma io non ascolto Zazà. Ho
+fame e so che a Bibano ci fermeremo per aspettare l'autocarro dei
+viveri.
+
+Ta ta ta ta ta ta. Scossa. Stupore. Siamo caduti in un agguato. Però,
+niente paura. Da due finestre della piazza vampano e sparano due
+mitragliatrici austriache. Non c'è tempo nè modo di rispondere
+efficacemente colle nostre mitragliatrici. Mentre il sergente Locatelli
+ne punta una in cupola, noi ci slanciamo fuori. Moschetti, pistole e
+tascapane pieno di petardi. «Lì! Lì! quella finestra a pian terreno!»
+urla Ghiandusso. Io la punto col moschetto e sparo. I miei amici fanno
+altrettanto. Cinque minuti di fucileria a 20 metri dalla finestra. Noi
+riparati dietro un enorme autocarro austriaco rovesciato. La finestra si
+spegne e tace. Ci precipitiamo dentro. Tre sloveni che alzano le braccia
+e 2 bosniaci feriti. Trasciniamo fuori il tutto e li consegnamo ai
+bersaglieri ciclisti che sopraggiungono. Alt. Riposo. Abbiamo un solo
+ferito. Autocarro dei viveri. Mangiamo.
+
+
+
+
+XVIII.
+
+LA VITTORIA
+
+
+--Chi vuol venire con me in esplorazione notturna?» domanda il capitano
+Raby.
+
+--Pronti! Seconda sezione!--rispondiamo io e il tenente Bosca.
+
+Il capitano sale nella blindata di Bosca e parte. Io perdo un minuto a
+bere un po' di caffè che mi versa il cuoco Caroli dall'alto
+dell'autocarro dei viveri. Poi in macchina. Il motore non prende. Parto
+con un piccolo ritardo. Ma ho lo stomaco a posto. Ho messo al volante
+Fatutto. Eccellente meccanico e volantista, ma cade dal sonno. Sono
+ormai tre notti che non si dorme. Corriamo. Comprendo che il pericolo
+questa notte è eccezionale, poichè di pattuglia ci si va a piedi e non a
+tutta velocità senza lumi sugli arabeschi di una strada sconosciuta.
+Questa è certamente la prima esplorazione di blindate in pattuglia
+notturna. Sbarro gli occhi sul nastro perlaceo della strada crepuscolare
+che l'ombra degli alberi sfrangia deforma e corrompe. Ad un tratto non
+vedo più la macchia nera della blindata che mi precede. Sono le nove. La
+strada gira ad arco. Il volantista non lo prevede, ed ecco a destra giù
+la mia macchina piega. Accidenti! Sempre più nel fosso giù, giù.
+Rovesciamo! Catastrofe! Griiing, Griiing, griiing craacraaac di rami.
+Plaaaf di fango.
+
+La mia 74 si è coricata nel fosso. Non è profondo per fortuna. Saremmo
+ridotti in marmellata! Benchè imbottite di cartucce, cassette,
+mitragliatrici e spigoli d'ogni genere, le blindate nel rovesciarsi
+salvano spesso ciò che contengono.
+
+Con voce fredda tagliente raccomando la calma perchè gli uomini uscendo
+salvino se si può l'ordine interno. Vana illusione. Tutti i nastri di
+cartucce, casse, cassette sono crollati. Una lacerazione non profonda
+sul cranio. Il mitragliere Salis ha la faccia insanguinata. Ferite non
+gravi. Ci penseremo dopo. Si tratta di rimettere sulle ruote la 74.
+Spero, spero, spero che il motore non abbia danni seri. Buio. Lancio un
+uomo sulla strada per avvertire la blindata di Bosca. Certo si sarà
+accorta di non essere più seguita e si ferma. I miei uomini intanto
+svegliano le poche case abitate di Bibano. Candele accese alle finestre.
+Le donne sono le più leste. Una contadina arriva correndo. Interroga,
+colla voce rotta d'angoscia. Ho acceso una torcia: la contadina è
+giovane, bella ma d'un pallore affamato. Le regalo una scatola di
+conserva.
+
+--Va subito a chiamare tuo padre, tuo fratello, tutti gli uomini. Ho
+bisogno di leve, rami di albero; niente zappe. Le abbiamo!
+
+Accendiamo altre torce senza curarci della fucileria austriaca che
+brontola sulla destra, molto lontano. Sono senza dubbio le retroguardie
+austriache che cedono alla terza armata sul Piave verso Fagarè. Tutti al
+lavoro. Bisogna scavare l'orlo della strada per sollevare la blindata su
+terreno piano. Zin-zin-zin di zappe febbrili accanite. In un'ora tutto
+deve essere finito. Menghini visita il motore e grida dalla gioia:
+
+--E' sano, è sano, è completamente sano!
+
+Arriva il capitano, bestemmia contro Fatutto che certo dormiva al
+volante. Poi distribuisce il lavoro zappando anche lui.
+
+Contadini e contadine con leve e rami d'alberi.
+
+Io riordino il materiale sparso. Sulla destra la fucileria austriaca
+rumoreggia. Spengiamo due torce. Si lavora quasi a lume di naso. Con le
+leve e colle binde la mia 74 si solleva lentamente. E' tutta fangosa, ma
+intatta. Mi ricordo finalmente della mia ferita. Fasciato, ho l'aria di
+avere una infiammazione ai denti. Non posso sopportare l'elmetto. Tutti
+dicono: Se tu avessi avuto l'elmetto sarebbe stato meglio.
+
+--Tutto a posto?
+
+--Tutto a posto.
+
+All'improvviso la blindata del tenente Cenami che mi segue a 100 metri
+di distanza s'incendia. Alt. Il suo motore è in fiamme. Subito, tutti
+allo spegnimento. Sbatacchiamento arruffio, di panni, braccia, coperte,
+mani che lavorano sul fuoco che guizza, si scatena, si rizza, agonizza,
+divampa, sparisce, torna, scoppia, lingueggia su tutti i punti.
+Soffocato non muore; rosso, viola, blu rinasce. Accidenti! non gettate
+terra sul motore! Iratissimo il capitano, perde la calma. L'attendente
+di Bosca un pugliese forte e audace che si chiama Siciliano e sembra un
+vero Arabo si è coricato sotto il motore. Il fuoco è domato.
+
+Sembra il destino di questa pattuglia di blindate di avanzare con
+fragori e incendi. Certo, gli austriaci ci hanno scorto. Rallentiamo.
+Devono essere molto vicino. Una luce. Si veglia in quella fattoria. Una
+contadina quarantenne gioviale dice:
+
+--Mezz'ora fa sono passati due battaglioni austriaci! La loro trincea è
+a 500 metri.
+
+Si spegne tutto, aspettando le altre blindate. Nel buio la donna parla:
+
+--Non ho nulla da darvi, cari figlioli di Dio. Niente vino, niente
+polenta. Hanno portato via tutto. Ieri qui, c'è stato una grande
+confusione. Due divisioni boeme si sono ammutinate. Lì fuori, andate a
+vedere, sotto gli alberi ci sono due boemi impiccati.
+
+Fuori, con un cerino acceso, scopriamo i due corpi sospesi. Tipico
+arricciamento delle braccia sotto la corda rallentata un poco. Uno ha la
+testa volta all'insù verso il fogliame e gli occhi aperti ma senza la
+solita ferocia spaventata. Sembrano guardare distrattamente degli
+uccelli. I due impiccati portano sul petto una tabella che denuncia in
+tedesco il loro tradimento. Rientriamo.
+
+--I germanici sono i più prepotenti, continua la donna nel buio. Quando
+un germanico dà un ceffone a un debole se questo lo riceve senza
+renderlo ne riceverà due, tre, quattro, senza fine. Se invece questo
+risponde con due ceffoni al primo, il germanico li piglia e se ne va. Il
+Germanico non rispetta che la forza violenta. Molti prigionieri nostri
+fuggivano dai germanici per farsi fare prigionieri dagli austriaci. Gli
+ungheresi sono però i più crudeli. In fondo, tutti predoni e briganti.
+Un esercito di ladri. Hanno portato via tutto, tutto!
+
+Quando ripartiamo fa ancora buio. Lentamente, cercando di diminuire il
+rumore dei motori. Ma gli austriaci vegliano e subito la fucileria
+scoppia. Siamo bersagliati da una casa, tutta vampe nelle sue finestre e
+nel folto del suo giardino. La mia blindata risponde per la prima colla
+mitragliatrice in cupola:
+
+--Con calma, adagio! Locatelli, punta bene una delle finestre.
+
+Ta ta ta ta ta ta     ta ta ta ta ta ta     ta ta ta ta ta.
+
+--Hanno un cannoncino! Punta bene, Locatelli! Guarda la strada. Fatutto!
+Come va il motore?
+
+--Bene, signor Tenente.
+
+A sessanta metri dalla casa. La blindata di Bosca, venti metri dietro la
+mia, spara anch'essa con due mitragliatrici. Ciò mi dispiace perchè
+siamo troppo vicini, e offriamo un grande bersaglio. Le nostre tre
+mitragliatrici funzionano puntate su 3 finestre diverse che agonizzano.
+Ammutolite.
+
+Gli austriaci sparano ancora dal folto del giardino.
+
+Raby grida:
+
+--Giù tutti! Cessate il fuoco! Coi moschetti! Prendi i petardi! Tutti
+insieme dentro il giardino!
+
+Mi slancio. Nello scavalcare il muricciolo sento bestemmiare Siciliano
+che tempesta col calcio del moschetto due austriaci in un boschetto. Si
+arrendono. Siciliano viene avanti spingendoli a pugni e a calci.
+
+--Ne ho acciuffati due. Gli altri si sono squagliati.
+
+Nella cucina bolle un infernale cazzottio fra le ombre nere e le
+boccacce rosse del focolare. Fragore di pentole. Una trentina di
+prigionieri con una mitragliatrice. Entrano nel giardino pattuglie
+d'arditi fez neri, scamiciati, con altri prigionieri.
+
+Incolonniamo le prede e le rimandiamo indietro. Intanto la fucileria si
+accende a ventaglio colle prime luci dell'alba che scioglie gli incubi
+dei prati.
+
+Partiamo veloci, lasciando sulla sinistra un battaglione di fanteria che
+conquista un grande prato in fondo al quale una cortina d'alberi sputa
+maledettamente pallottole. E' l'ala dell'esercito austriaco che si
+ripiega per difendere Vittorio Veneto. Accanita. Ora si aggiungono tre
+mitragliatrici che rallentano l'avanzata della nostra fanteria. Noi
+filiamo sulla strada, per girare al largo di questa estrema difesa, e
+giungere in Vittorio Veneto.
+
+Due ore dopo vi entriamo con venti autocarri rigurgitanti di arditi fez
+neri. Impetuoso scamiciamento, fucili branditi da braccia pazze, bocche
+squarciate dal canto, lazzi feroci di gioia barbarica nel polverone
+incandescente, fiocchi neri al vento, bandiere nere che spazzano gli
+alberi sotto il sole che pomposamente si spacca in cannonate
+arroventando l'aria. Beviamo nella corsa un simun africano saporito di
+allegria infantile. La polvere calda sulle labbra è lo zucchero della
+vittoria. Rimbalzano in aria i cuori nostri gareggiando in splendore,
+furore e rotondità trionfali con le nuvole tronfie e ricche d'oro che
+vorrebbero certo metallizzarsi per combattere anch'esse e schiacciare il
+nemico. Belle nuvole di Vittorio Veneto, gonfiate da tutti gli aliti
+italiani dove eravate, donde venute? Vi lodo di aver perduto nel vento
+le belle curve flessuose femminili per assumere soltanto le forme
+aggressive impennate e gli spigoli infilzanti!
+
+Questa nuvola a destra soffia getti di lava d'oro fra i suoi mille baffi
+accecanti, il suo irto pelame variegato e la sua coda altissima di tigre
+d'argento. Altre nuvole come spazzole di bragia rigovernano
+accanitamente quel nuvolone-cavallo dalle troppe zampe correnti come i
+primi cavalli dinamici dei pittori futuristi. Un'altra nuvoletta agile
+di nickel fila, fila verso il mare come una torpediniera grondante di
+liquido azzurro per raggiungere forse la squadra italiana. Sul mare,
+sul mare, certo, anche sul mare, ora l'Italia vince. Ma sulla testa
+un'altra bella nuvola di vittoria. Mi sporgo fuori dalla blindata per
+ammirarla. E' un cerchio, un grande cerchio d'oro massiccio dipinto di
+rozzi pomi vermigli. Degna corona del vincitore Caviglia che, scopati i
+vecchi piani strategici, seppe mediante le sue spie volanti in aeroplano
+sui notturni accampamenti, scoprire il punto debole del nemico e
+colpirlo nell'immenso scacchiere, mortalmente. L'esercito Austriaco
+ferito nella saldatura delle due sue armate del Grappa e del Piave, cade
+a pezzi. Pezzi potenti, armatissimi, ancora disciplinati, che cercano di
+sfuggire agli inevitabili accerchiamenti.
+
+Nella città di Vittorio Veneto c'è festa e battaglia. Canti di gioia,
+fucileria rabbiosa, facce in lagrime, pioggia di fiori, inseguimenti al
+galoppo nei giardini e su per le scale, pugilati e strangolamenti di
+difensori nei fossati. La città ci riceve a finestre spalancate. Quel
+balcone rigurgita di donne. Le grida prolungano le capigliature.
+Capriole di scugnizzi nel fango, fra le pazze motociclette che
+scimmiottano aizzano le mitragliatrici.
+
+Grondano le facce degli arditi che s'arrampicano sulle terrazze. E anche
+sui tegoli rossi dei tetti. Colle corde tirano su una mitragliatrice.
+Puntata. Contro quel quartiere laggiù dove i bosniaci resistono. Entro
+in una vasta piazza colla mia 74. Tutte le donne scarmigliate intorno
+alle ruote. «Accidenti alle donne! Via! Via! Sarete colpite!» Ma poco
+importa! Se ne infischia questa giovane che spara col moschetto da un
+portone contro il fondo del cortile.
+
+Spara, poi si slancia dentro. Tumulto grigio verde. Braccia nude e
+capelli al vento. La gioconda chiacchiera veneta pettegola colla mia
+mitragliatrice che bersaglia un caseggiato zeppo di bosniaci e
+prostitute austriache. Vittorio Veneto ne conteneva circa un migliaio,
+di quelle donne d'ogni classe camuffate da Crocerossine, felici di
+servire a tutti gli usi e istinti dell'esercito austriaco pur di
+mangiare, ciò che era diventato difficile in Austria. Avevano
+collaborato coi soldati nelle ciniche requisizioni ed erano odiatissime.
+
+«Quelle vacche, quelle vacche! bisogna massacrarle! Mi dia un fucile per
+carità, signor tenente, mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le
+sgozzo!»
+
+--Perchè un borghese spari così sui soldati, bisogna che sia inferocito
+dalla vendetta! sentenzia Ghiandusso.
+
+Altre donne accorrono, mi baciano le mani, mi stringono i fianchi,
+tentano di portarmi via il revolver. Delle bionde sedicenni gracili e
+gentili sembrano forsennate.
+
+La Vendetta, Forza gigantesca irta di baionette, pugnali, spilloni,
+unghie di donne, rotola nell'aria tiepida profumata dei giardini.
+
+La Vendetta, Forza elementare cocciuta sintetica, nutrita da milioni di
+rancori covati. Il padre maltrattato e schiaffeggiato. La sorella
+incinta buttata giù dal letto per rubarne le lenzuola. Il vecchio
+beffeggiato. La vacca, l'unica vacca rimasta per il latte ai bambini,
+rubata. Il colonnello austriaco che baciò per forza mia sorella!
+Bisognava cedere e subire quel corpo schifoso perchè la mamma non
+morisse di fame. E i buoi, il rame, la biancheria, tutto rubato. I
+mobili, tutti portati via da quei ladri, ladri, ladri! La Vendetta
+rotola nel cielo con i volumi mostruosi di quelle nuvole irte di raggi
+acutissimi brucianti, che penetrano nelle ossa, facendone sprizzare
+lagrime di fuoco.
+
+Ricordo, ricordo che in me, nei miei soldati e in tutte le facce nere
+polverose degli arditi la Vendetta penetrava, imbeveva di sè ogni fibra,
+scatenava i muscoli, unghiava le labbra, gli occhi le orecchie.
+
+Vento caldo di ferocia era l'alito diabolico di questa divinità
+tremenda: la Vendetta! Vendicare un anno di soprusi, saccheggi,
+prepotenze e crudeltà! E quei famosi bollettini spavaldi e imbecilli
+dello Stato Maggiore germanico dopo Caporetto! Come dimenticarli?
+Sentivo, sentivo, in me gli insulti atroci alla mia razza bella,
+intelligente, lirica, geniale, pronta a tutte le generosità, bontà,
+cortesie, e così mal ripagata da quei bruti smargiassi! Bruciano,
+bruciano ancora le ingiurie di quella soldatesca ingorda e balorda. In
+nome di quale giustizia mille volte più che divina posso io dimenticare?
+Io non sono San Francesco. Sono un futurista italiano, più umano d'ogni
+essere umano, e civilizzatissimo. Ma la bestia immonda, merita la
+lezione, una spaventosa definitiva lezione. Nel cielo di Vittorio Veneto
+rotola la Vendetta coi suoi abbacinanti volumi di nuvole tonde irte di
+raggi acutissimi. Viaggia con lei un'altra Forza vestita di sciarpe
+eleganti di nuvole rosee che schioccano ed è la divina Allegria
+italianissima, con morbide frange di dolcezza. Questa spensierata
+vorrebbe avvolgere rinfrescare l'impetuoso corpo aereo tropicale della
+Vendetta. Con mille moine delle sue carezze e sorrisi, frange di piume
+volubili, la Forza dell'Allegria spruzza di rosa le ombrie tiepide dei
+giardini, risveglia i sapori delle frutta autunnali e cuoce i profumi
+dei nascituri fiori primaverili che le fanciulle porteranno nei capelli
+obliosi, coi fidanzati, quando la guerra sarà dimenticata e il nemico
+perdonato poichè vinto. Ma la Vendetta urge, preme dall'alto, urlando
+con le mille bocche delle donne:
+
+--Massacrarle, massacrarle bisogna! Quelle puttane!... Erano tutte
+d'accordo con loro! D'accordo con quelle canaglie! Volevano che
+andassimo a letto col colonnello! Dov'è il colonnello? dov'è il
+colonnello Sweiger? Se lo trovo, gli mangio il cuore! Sì, signor
+Tenente, glielo mangio io!
+
+Intanto si sentiva dovunque come la respirazione vasta di un mare, ed
+era la respirazione della Vittoria che invadeva le strade colmando ogni
+essere vivo, uomo, donna, fanciulli, altrettanti vasi capaci
+straripanti in lagrime e risate di gioia. Tutti vi si abbandonavano,
+tutti. Ma per brevi istanti, poichè la Forza della Vendetta ritorna,
+implacabile, affamata! La vedo, la sento piombare in un gorgo di donne
+con un grido, una parola. Il gorgo diventa frenetico. A calci a pugni le
+false crocerossine Austriache sono trascinate in mezzo alla piazza.
+
+Sinistro tafferuglio. Le donne vogliono strappare agli arditi la preda.
+Un colosso bosniaco crolla, la faccia revolverata: orrenda spugna rossa.
+
+La fucileria cede, cede alla periferia della città. I comandi prendono
+il sopravvento. Io libero i bosniaci prigionieri, faccio sgombrare la
+piazza e di nuovo in blindata per le strade della città. Continua nel
+mio cuore il tumulto d'una rissa dolorosa fra due mie anime.
+
+L'anima umana sensibile e visionaria che tutto comprende, prevede
+immagina, perdona, riassume in uno spasimo d'angoscia tutti i dolori dei
+vinti, discernendo fra le colpe dei capi e le brutalità meccaniche dei
+greggi, lotta ora furiosamente contro la seconda Anima selvaggia
+sanguigna, negra sorella della ferocia generale, e legata alla
+massacrante Vendetta aerea. Questa non è ancora sazia!
+
+Giù nel quartiere di Serravalle vociare e confusione. Gli arditi si
+precipitano in un portone. Li raggiungiamo troppo tardi.
+
+Quando entro tre bosniaci sono a terra sventrati. Non mi pento d'essere
+arrivato in ritardo poichè vedo nello loro tre mani destre tre enormi
+mazze ferrate.
+
+--Buon giorno, Marinetti, mi dice il colonnello Trivulzio, con la pipa
+in bocca. Non compiangete quelle belve e guardate!
+
+Lo seguo in un camerone dove contro il muro sono attaccate in
+bell'ordine migliaia e migliaia di mazze ferrate.
+
+--Vi sono altre tre camere piene come questa. Basta per ora. Usciamo!
+V'invito a colazione. Prenderemo il caffè in una strana famiglia mezzo
+austriaca, tutta smorfie e baci per noi. Divertentissimo. Venite.
+
+
+
+
+XIX.
+
+LA VILLA DEVASTATA
+
+
+A tavola i bollettini di guerra stupefacenti e i giornali colmi di
+vittorie passano di mano in mano sulla pasta asciutta. L'appetito lotta
+col cuore ebbro che sotto i tonfi delle notizie gioiose vorrebbe
+schizzare lagrime e singhiozzi felici. Cinquantamila prigionieri, 300
+cannoni. Il colonnello Trivulzio annunzia:
+
+--L'intero sistema difensivo del Grappa è caduto nelle nostre mani!
+
+Uragano d'applausi. Un bersagliere ciclista scaraventa dalla gioia tutta
+la sua pastasciutta fumante in faccia del suo compagno. Questo ridendo
+calmo sornione, ingolla due bicchieroni di vino, poi ne riempie un terzo
+e pluff! doccia di rosso il suo assalitore.
+
+--Io non mangio più, non ho più fame, dice Trivulzio; sono pieno come un
+otre di gioia pesante... Ho avuto le due gioie sognate! Prima: vendicare
+Caporetto. Seconda: finire malgrado la mia età la guerra, godendo la
+vittoria con l'animo d'un giovane! Andiamo a prendere il caffè al primo
+piano. Fra mezz'ora ordine di partenza.
+
+Tutti in fila entriamo dalla signora Lucatich. Un tenente, bersagliere
+ciclista, ha portato con sè un piatto di carne che divora camminando. La
+padrona di casa, donnone biondastro, dal corpo liquefatto, straripante,
+ossequia in buon italiano. Ci presenta sua figlia, magrolina, bionda,
+slavata. Parla anch'essa molto bene in italiano correggendo così il
+carattere tedesco dell'interno: quattro oleografie di Siglinde, Sigmund,
+Sigfrid e Drago, Ondine ecc., a tinte rosse, azzurre, verdi, violente,
+stonate, antipatiche.
+
+La signora Lucatich che versa in giro il caffè, ci minaccia colle
+sbrodolanti mammelle. Poi apre il pianoforte a coda. Subito un capitano
+dei bersaglieri s'impadronisce della tastiera come il canto si
+impadronisce della marina napoletana. Nerissima capigliatura impennata,
+pizzo nero, faccia di bersagliere di Lamarmora in una stampa del '48. Il
+capitano canta: Me ne vogl'ì in America...
+
+Il lamento nostalgico, patetico, lacerato della sua bella voce
+meridionale dilaga. Naufragano un istante le anime nostre irte e gli
+angoli duri dei nostri temperamenti.
+
+Nella melodia soave, ironica, carezzevole, la voce si sviluppa
+delicatamente sale e s'intenerisce morendo, poi con vellutate violenze
+si scaglia in ondate impetuose su, su fino a delle note fulve, calde,
+sorridenti. L'eleganza imperiosa e maschia della voce domina, determina
+e precisa la passione. L'immaginazione nostra evoca il golfo napoletano
+nella sua carnalità lunare che completando la facile melodia forma un
+alto elastico vivo capolavoro del genio italiano.
+
+Ma uno grida:
+
+--Basta col sentimento! Suonami una cosa allegrissima pazza.
+
+La signora Lucatich si avvicina al piano forte, vorrebbe consigliare. Il
+capitano scatena l'introduzione del Barbiere di Siviglia. Gioia
+generale. Io spacco una sedia, rovesciandomi indietro di scatto. Tutti
+in piedi, giro tondo intorno alla tavola. Pigliamo nel vortice la
+cameriera che abbracciata, palpata e rischizzante di braccia in braccia,
+mi mormora accennando alla padrona:
+
+--Se la intendeva cogli austriaci!
+
+Ma un accordo funereo e grave mi attira al pianoforte.
+
+--Che cosa suona, signorina?
+
+--Beethoven... Beethoven è più grande di Rossini.
+
+Un urlo selvaggio.
+
+--Ma cosa ne sa lei? Cosa ne sa lei? Rossini è smisurato! Abbasso
+Beethoven! Beethoven è morto quattro anni fa! Rinascerà se vorremo fra
+quindici giorni. Ora è ancora sepolto e Wagner pure con suo fratello Von
+Kluk, suo cugino Hindenburg e Ludendorf cretino quanto quel Sigfrid che
+è sulla parete. E lei, signorina, si convinca che l'Austria è morta e
+che non si festeggiano gli Italiani suonando Beethoven. Con tutto il
+rispetto che ho sempre dato al bel sesso, le dichiaro che lei è una
+cretina! Noi italiani di Vittorio Veneto possiamo finalmente
+strafotterci di Sigmund di Sigfrid e anche del Drago germanico! Così!
+
+Strappai quattro quadri e sfondandoli a pedate li infilai sulla testa a
+quattro amici. Poi tutti giù per la scala dirigendo l'orchestra e
+cantando il «buona sera... buona sera...» del Barbiere di Siviglia.
+
+L'ordine di partenza non venne. Il colonnello Trivulzio dovette sedare
+energicamente un principio di tumulto fra gli arditi che accalcati nelle
+strette gole di Serravalle erano impazienti di partire, battersi,
+inseguire. Gridavano al tradimento, si dichiaravano sacrificati ad altri
+reparti privilegiati.
+
+Rimasi solo coll'amico capitano Franci di Pietralunga, incontrato la
+mattina e di cui constatavo una volta di più lo strano mutismo e l'ancor
+più strana melanconia. Lo strinsi di domande:
+
+--Tu non sai, mi rispose dopo un po' d'esitazione; la mia vita
+passata... Dolley è partita; sparita non si sa dove!... Qui a un
+chilometro da Vittorio c'è la nostra villa... Vi abbiamo vissuto tre
+anni, felici, felici d'amore, come in paradiso. La villa deve essere
+tutta devastata. Vorrei andare a vederla; ma non solo. Sono troppo
+triste. Vuoi accompagnarmi? In mezz'ora andiamo e torniamo.
+
+La cosa non mi sorrideva, ma vidi due lagrime negli occhi di Franci e
+accettai.
+
+C'informiamo. Siamo in libertà sino alle nove di sera. Via, a passo
+rapido, quasi di corsa.
+
+--Questo sentiero è più breve, dice Franci. Quante volte l'ho percorso
+con lei... Ora è tutto allagato, ci infangheremo. Mi secca per te.
+
+--Non importa, avanti, presto!... Dimmi, Franci, raccontami, quando ti
+lasciò?
+
+--Dopo Caporetto è andata a Firenze. Mi ha scritto una lettera, l'ultima
+sua lettera, poi più nulla, nulla, nulla. Ho interrogato tutti i suoi
+parenti quando fui in licenza. Mi risposero vagamente che era partita
+per Londra. Ti ricordi l'ultima volta che sei venuto a trovarci? Avete
+parlato di Londra insieme tutto il tempo! Ecco la villa... Eccola!
+
+Attraversiamo dei vigneti sconvolti e pestati dalle cannonate. Tra gli
+alberi, la facciata della villetta elegante appare quasi intatta,
+bianca, colle sue finestre aperte che bevono golosamente i raggi obliqui
+scarlatti del sole. Il muro del giardino è qua o là affumicato da cucine
+di soldati scomparse.
+
+--Qui, mi hanno detto, sono stati accampati molto tempo i bosniaci.
+
+I due battenti del cancello, scardinati, crollati l'uno sull'altro,
+pendono obliqui in fuori. Entriamo da una breccia del muro. Penombra
+verde, appestata da un odore acido e dolciastro di sterco, piscio di
+cavalli, legno bruciato. Franci mi prende la mano e me la stringe forte.
+Lo guardo: ha gli occhi gonfi di lagrime, ma si irrigidisce. Buchi di
+cannonate, gomitoli di sterpi, liane, rovi. Rotaie profonde di
+autocarri, matasse di reticolato e immondizie. La villa è realmente
+quasi intatta. Ha una ferita leggera di granata. Ne palpo le schegge
+cadute a terra. Il muro ha resistito. La porta è ingombra di rottami.
+Saltiamo dentro dalla finestra.
+
+--Questa è la camera da letto, dice Franci, aggrappandosi a una
+poltrona.
+
+Io avanzo nella penombra esplorando. Nel centro, quelle canaglie di
+bosniaci hanno fatto un fuoco con tutti i libri della libreria. Odore di
+cuoio cotto e di cavolo marcio: nauseante.
+
+--Anche lì hanno acceso il fuoco, nel mezzo del tappeto persiano. Questa
+macchia sembra sangue, forse è vino. In cantina v'era molto champagne.
+L'impiantito è sfondato. Qui hanno vomitato sul letto! Porci! E' un vero
+lago di fango, vino. Dio che orrore! Una vera cloaca!... Strano! Hanno
+rispettato l'armonium!
+
+Mentre io esploro così ad alta voce questo luogo divenuto infame, Franci
+ha trovato in un armadio una piccola lampada a petrolio.
+
+--Bizzarrie dei saccheggi! Come diavolo non hanno scovato questa
+lampada! dice Franci e l'accende.
+
+Io apro l'armonium e appoggio le mani sulla tastiera provando il pedale.
+L'accordo funebre, tremante, lento, sfinito sale inondando il silenzio
+d'una amarezza disperata. Al terzo accordo mi fermo, poichè sento il mio
+amico singhiozzare dietro di me. Vado a sedermi vicino a lui e gli batto
+sulla spalla per confortarlo:
+
+--Su coraggio, devi dimenticare, vieni via è meglio per te.
+
+--Non posso dimenticarla, non posso. Vedi, malgrado il fetore, l'orrore
+di questa camera, io la sento qui, lì dietro. Dolley è nella villa!
+Verrà, verrà! Viene! Ecco il suo passo leggero, scivola con quelle
+piccole babbucce comprate insieme a Costantinopoli. Aveva una vestaglia
+di seta grigio-perla e le babbucce con tante perline... La sento. La
+vedo quasi. Se mi fermassi qui tutta la notte mi apparirebbe. Ne sono
+sicuro! Oh come piangerebbe a vedere tutti i suoi cari volumi bruciati!
+Lei così intelligente, fine! Ah! quei suoi profondi occhi! Talvolta...
+un po' pazzi! Avevano d'un tratto dei riflessi duri. Un attimo. Ma
+l'azzurro si bagnava subito e ridevano, ridevano. Eppure mi amava, mi
+amava! Ha fatto mille pazzie per venirmi a trovare al fronte. Che
+lacerazione, i nostri distacchi! Ed ora finito, finito, per sempre
+finito! Dov'è dove è andata! Dove? Dove? Dove? Almeno sapere! Sapere
+qualche cosa. Chi ama? Con chi è?
+
+La lampada si affievoliva, ma Franci non voleva alzarsi. Bruscamente
+preso dall'irruenza dei singhiozzi si mise a graffiarsi le mani con
+ferocia. La fatica di questi giorni di battaglia e il dolore scoppiato
+frustavano i nervi di quel povero corpo dilaniato. Non badai alle sue
+mani che annaspavano nell'aria. Afferrarono il tavolino che reggeva la
+lampada. Questa crollò, divampando. Il fuoco scivola col petrolio
+incendiando un ammasso di stracci. Il fuoco corre, si arrampica
+crepitando. Franci resta immobile, seduto. Io rimango pure immobile,
+seduto. Quando fu certo che il fuoco non si sarebbe più spento Franci mi
+disse:
+
+--Ora andiamo!
+
+Gli strinsi la mano e lo seguii dicendo:
+
+--Sono d'accordo coi bosniaci e con te.
+
+Annotta. Appena scavalcato il muricciolo vediamo un ufficiale a cavallo
+sul sentiero buio.
+
+--Lo conosci? mi dice Franci.
+
+--No. Ad ogni modo ci ha visti uscire dalla villa. Questo è seccante.
+
+Noi fermi sull'attenti. E' un generale. Dall'alto del suo cavallo ci
+interroga con furia brutale:
+
+--Cosa facevano là dentro? Perchè si sono allontanati dai loro reparti?
+Non è il momento di curiosare nelle ville! Ignorano certamente il loro
+dovere di ufficiali! Se tutti gli ufficiali fanno come loro si perdono
+le battaglie! Vadano! Vadano! Vadano per Dio! Vadano presto ai loro
+accampamenti!
+
+E il generale si allontanò dopo questa valanga di parole che non mi
+aveva concesso la minima risposta. Io rido fragorosamente. Franci
+irritato si meraviglia della serenità colla quale ho ascoltato
+quell'alto berretto insolente e maleducato.
+
+--Evidentemente, caro Franci, tu ignori la meravigliosa teoria del
+giaguaro inventata da me. Tutti l'applicano efficacemente. La mia teoria
+del giaguaro è ormai popolare. Ti potrà essere utile. Te la spiego in
+due parole. Ogni volta che ti capita addosso uno di codesti burbanzosi
+superiori nevrastenici e rabbiosi, guardati bene dall'ascoltare le
+insolenze, minacce e bestiali interrogazioni sue. Fermo sull'attenti,
+osserva scientificamente il suo grugno inferocito e cerca di catalogare
+la belva fra le belve più pericolose di un serraglio. Silenziosamente o
+rivolgi a te stesso un discorso di questo genere: Bene! bene! Una vera
+fortuna, potere ammirare da vicino e senza gabbia il celebre Giaguaro
+del Bengala! Ah! non sapevo, questo giaguaro divora dunque diciotto
+ufficiali al giorno e sessantacinque soldati. Si nutre così in tempo di
+guerra. Dorme poco. Tre ore gli bastano per digerire tanta carne umana.
+In tempo di pace, mangia a colazione i suoi tre figli, sua zia, e anche
+sua moglie. Ma questa è assolutamente indigesta! Non la mastica mai
+abbastanza, cosicchè le ossa non assimilate della moglie gli schizzano
+fuori dalla fronte. Vedo, vedo, ciò gli serve d'altronde a tener su il
+berretto. Caro Franci, se applicherai sistematicamente la mia teoria del
+giaguaro, non ti farai mai del cattivo sangue.
+
+Alle nove di sera si parte da Vittorio Veneto. Il comando non ha
+preveduto l'allagamento di una strada di campagna e c'incolonniamo,
+cavalleria e blindate, in un vero pantano. Nel buio ad un bivio, mi
+sento chiamare. Sporgendomi dalla mia blindata riconosco Franci a
+cavallo in testa al suo squadrone. Alto, elegante, muscoloso. Indovino
+più che vedo nel buio la sua faccia volta in alto che forse cerca fra le
+stelle quelle perdute per sempre.
+
+--Buona sera, Marinetti! La strada che prendiamo rasenta la villetta.
+
+Ci avviammo, ma dopo un chilometro eravamo impantanati fra filari di
+vigneti, rovine di case e campi allagati. Tutti i cavalieri appiedati,
+guidando per mano i cavalli che affondavano continuamente nella pece
+saponacea del terreno. Urti e scossoni infiniti, bestemmie, comandi non
+ascoltati, ingiurie, gomitate, calci di muli. Un cavallo s'impenna e
+resta preso colle zampe in un reticolato. Un mulo non si districa più
+dai filari. Un altro è crollato giù nel fosso profondo. Beve. Si gonfia
+d'acqua. Una corda! Occorrono delle corde per tirarlo fuori! Io supplico
+il capitano Raby di fermare la nostra squadriglia. Le ruote della mia
+blindata sono incastrate nella mota.
+
+Rrrrrr di motore, tin zin zan zang di casse di cotture.... «Accidenti,
+fetente, mascalzone! Metti una corda sotto la pancia al mulo! Chi è quel
+porco che ci ha cacciati in quest'inferno? Sarà una carogna
+imboscata!».
+
+Giù bestemmie nel flic-flac delle pozzanghere. Tutto si pigia, si urta,
+urla, capitombola e ingiuria nella notte buia che vuol perfezionare
+l'impantanamento con una sua pioggerella lenta lenta. S'inzuppa così di
+lagrime nere la villa piena di fascino tragico. Questo pantano forse non
+è che povera carne tumefatta intorno a quella ferita dolorante. Le
+blindate sono ferme, invischiate. A cento metri il lume di una fattoria.
+La svegliamo con grandi urli. Nell'impossibilità assoluta di ricevere e
+domandare ordini, il capitano decide di aspettare l'alba. I miei amici,
+temendo i pidocchi, dormono in blindata.
+
+Io sono affranto e sfidando gli insetti accetto una strana ospitalità
+nel granaio della fattoria trasformato in dormitorio. Sembra quasi la
+camera nuziale di un sultano. Diciannove materassi occupano tutto
+l'impiantito. Sui diciotto occupati, diciotto donne, d'ogni età e d'ogni
+calibro. Nella penombra le vocine giovanili mi invitano.
+
+--C'è un letto, uno solo, un materasso per lei, tenente! Siamo in
+diciotto donne; se non ha paura, venga pure!
+
+Mi coricai. Ricominciava l'impantanamento, ma questo allegrissimo.
+Nessuno poteva dormire. Troppe pulci. Chiamiamole pulci! Troppi aliti.
+Non tutti primaverili! E c'erano i buoni profumi della carne giovane, ma
+anche alcuni puzzi che mi pugnalavano le nari di tanto in tanto. Molta
+allegria e i rubinetti della chiacchiera veneta tutti aperti. Una mi
+raccontava naso a naso tutte le canagliate austriache senza dimenticarne
+una. Forse mi addormentai per mezz'ora, due o tre volte. Mi scoteva,
+dovevo ascoltarla. Alla mia destra c'era una bella ragazzotta alquanto
+polputa. Indago. Esploro, ride. Incomincia il gioco del solletico. Nel
+buio le donne anziane sbuffano, discutono, complottano contro di me; ma
+le giovani mi difendono. Se qualcuna si ribella, le altre in coro:
+«Lascialo fare, lascialo fare, siamo tutti italiani! Evviva l'Italia!».
+Ad un tratto tre moraliste si slanciano su di me e tra il serio e il
+buffo mi tirano per le gambe. Tentano d'imbavagliarmi con un cuscino.
+Sarei disposto a far la fine di Desdemona, ma puzza troppo il cuscino.
+Mi libero con un pugno che disgraziatamente finisce in un occhio a un
+marmocchio.
+
+Uhèèè! Uhèèè!
+
+
+
+
+XX.
+
+LE FORZE DELLA GIOIA, DELLA PIETÀ E DELLA VENDETTA
+
+
+Balzo in piedi, sveglio i compagni che dormono ognuno sul suo volante e
+subito con sforzo nel rombo bronchiale catarroso dei motori inferociti
+ci svincoliamo dal pantano. Via, via a grande velocità verso Polcenigo.
+La cavalleria non potrà così presto disimpegnarsi. Saremo soli, primi,
+anzi primissimi, nell'inseguimento dell'ala sinistra austriaca che si
+ripiega sul Tagliamento.
+
+Menghini è al volante: muscoloso, ventenne, veneto begli occhi scuri
+intelligenti, faccia entusiasta di bambinone innamorato della vita.
+Adora le donne e il vino senza cedere loro nulla d'importante. Scherza
+sempre ma ripiglia a volo la sua allegria e le sue burle spensierate per
+identificarsi col volante e col motore, fusione perfetta. Mi piace
+perchè armato d'istinti sicurissimi. Guida come si nuota, coi suoi nervi
+ramificati e vibranti su tutta la superficie della macchina. Sa che la
+corazza della ruota di destra passerà esattamente a due centimetri da
+quel carro.
+
+Menghini questa mattina è loquacissimo; la gioia della vittoria gonfia
+di calore inebriante il suo corpo giovanile. Lo ascolterei volentieri,
+ma temo gli straripamenti della sua immaginazione. Dobbiamo combattere
+ancora. Perciò calma e poche parole. Seduto alla sua sinistra, colla
+schiena presa nella cinghia-spalliera, mi sporgo di tanto in tanto dallo
+sportello di sinistra aperto per spiare l'alba che s'affretta.
+
+Si leva il vento, non piove più.
+
+Sprizzano qua e là le prime luci bianche quasi rosee, vorrebbero essere
+rosse, come le risatine frenate d'una educanda che indovina nel discorso
+severo della suora notturna l'immancabile annuncio del perdono e della
+dorata ricreazione ventosa. Vaste, morbide, fresche letizie di luci
+sugli orti e sui prati come guance d'angeli in Paradiso sognate dai
+dannati sotto i trapani dell'inferno.
+
+Tengo la gamba destra allungata sull'invisibile acceleratore delle
+velocità spirituali, la gamba sinistra fuori dallo sportello di
+sinistra, piegata sul predellino.
+
+I bersaglieri ciclisti del colonnello De Ambrosis ci raggiungono
+pedalando a destra e a sinistra.
+
+Il cielo lavato sembra abbia pareti di maiolica. Il vento con gomitate e
+rabbuffi spazza via all'orizzonte l'ultima nuvola rossa-nera-avvinazzata
+poi passando leviga la vallata davanti a noi, purissima conca di smalto
+verde. Vasca tiepida per raffinatissimi piaceri di carni ignude.
+
+Una voce di donna sale da un prato e dondola sopra di noi, morbida
+amaca. A sinistra rombi di cannonate lanciate a cavallo dei lontani
+monti trentini. A destra il profilo di una collina intrisa di sole
+s'immerletta di cavalleria.
+
+Lentezza ieratica, estetismo professorale, solennità assurda di quel
+corteo medioevale che sembra cerchi dei castelli antichi. Uno svolto
+della strada mi permette di riconoscere il primo squadrone che scende
+seguendo la cresta di una seconda collina, in un quadro di Carpaccio.
+Rasenteremo fra poco il primo plotone. Ecco Franci! O almeno mi pare.
+Sì, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo alto, magro
+irlandese da guerra. Ha la testa piegata indietro. Guarda il cielo.
+Offre, forse, la faccia disperata a una possibile palla pacificatrice.
+Sparisce. Quel corteo medioevale di cavalieri persiste nella mia mente
+come un gran fregio scultoreo sul frontone di un tempio, s'impolvera
+come un quadro nella penombra di un museo poi crolla al rombo della mia
+macchina futurista.
+
+Ridono le cento e cento ruote veloci dei bersaglieri ciclisti. Grandi
+domeniche sportive delle democrazie, scodellate fuori dalla città in
+ciclismi violenti accaniti nutriti di polvere-sudore! Gioia popolare
+dell'aria aperta e dei polveroni solari fuori dalle città-prigioni-
+officine-caserme, lanciata ora verso litri di vino rosso da spaccare
+sulla testa del Cecchino bettoliere sotto pergole di granate esplodenti!
+
+Furia schiamazzante di contadini romagnoli in biciclette all'assalto del
+prete pidocchio nero insradicabile da sradicare dal materasso delle
+città! Le osterie che sventagliavano nei crepuscoli le canzoni
+lunghissime trascinate, ubriache e ubriacanti di malinconia, sono
+spente. Questa più grande, un tempo affollatissima, porta come insegna
+il motto _Invidia e crepa_. Ha perduto il ritmo ansante del gioco della
+morra.
+
+ Cinq du sett vott tri
+
+Ma si consola col: «Primo pezzo! fuoc!» della batteria che spara nel suo
+orto scaraventando a 6 mila metri zuffe di acciaio avvinazzato.
+
+Il polverone è un eccitante lirico. I rasoi del vento gelato mi fanno la
+barba. La mia blindata canta i record mondiali dei motori + il lavoro di
+mille operai + ingegneri e ufficiali improvvisatori geniali + Perrone
+Ansaldo e Fiat in lotta + la gloria di Nazzaro velocità onnipresente +
+superiorità del genio italiano + praticità italiana + futurismo
+italiano.
+
+--Ho verificato tutto, mi dice il sergente Locatelli dietro di me. Gli
+scaffali-nastri in ordine, sembrano una libreria. Nastri lucenti
+cassette di petardi tutto a posto. La cupola girevole funziona bene. Non
+un centimetro di spazio perduto. Il telo-tenda cinghiato nel fortino di
+poppa non ingombra.
+
+Voltato a metà, controllo nastri, serbatoio, caricatori, ogni cosa
+amata, ogni cosa preziosa con l'affetto che mi lega a questa stupenda e
+veloce alcova d'acciaio.
+
+--Guardi! mi dice Menghini.
+
+Attraverso l'occhio orizzontale della macchina sotto la palpebra
+metallica un po' alzata vedo sventolare sul cofano, a prua, il
+gagliardetto triangolare tricolore e il suo motto d'oro «_Vincere o
+morire_» scintillante nel primo raggio di sole. Zazà che dormiva in uno
+scaffale-nastri si sveglia.
+
+Sporgendomi dallo sportello di sinistra guardo dietro di me la sua
+piccola testa intelligente che abbaia bevendo il verde-roseo vento della
+corsa nell'aurora. Ghiandusso in piedi sul serbatoio di benzina ha
+cacciato la testa nella botola osservatorio della cupola e grida:
+
+--Come è bella l'Italia, signor tenente!
+
+--E' la prima volta che la vedi?
+
+--Sì, signor tenente.
+
+Valli, vallate, campi arati e praterie, tutto intorno a noi si imbeve di
+sole con una avidità verginale, s'imbeve d'un ardore italiano che certo
+sembra nuovo alla carne dell'uomo piena di tenebre schiave e alla fibra
+dei vegetali che non amano dare succhi allo straniero.
+
+--Ascolti il motore come va bene, dice Menghini.
+
+Rumore puro ritmato perfetto. E' quasi un canto. Languido, languido
+vellutato, un po' lamentoso per estrema dolcezza, quando il motore fa da
+freno in discesa. Ora si sale. Ne gioisce il motore e al suo rumore
+aggiunge flauti, clariiini, violiiini. Poi nitriiiti, nitriiiti di tutti
+i cavalli scalpitanti che contiene. L'armonia si completa col cigolio di
+tutte le costole d'acciaio. Vibrano, le giunture metalliche. Pare sul
+rrrrombo del motore il festante cicicicigolio di mille passeri giulivi
+che la blindatura imprigioni come una gabbia volante. Quei passeri
+d'acciaio vogliono gareggiare coi passeri sbarazzini che godono il verde
+della campagna intorno! Eppure ora non decifro più le origini di questo
+rumore confuso che certo ha per base il rumore del motore, tanto si è
+arricchito d'altri suoni ed è divenuto umano. Ampio rumore febbrile,
+dilagante, flebile e aspro che ora s'avventa, c'investe come una ondata.
+
+--Polcenigo! grida Ghiandusso... tutti i borghesi corrono nella
+campagna, verso di noi! Donne, bambini... Quante donne!
+
+Vivaaaa! Italiaaaaaa! Vivaaaaa!
+
+Aaaaaaa!
+
+Sento un tuffo di gioia brutale nel cuore che mi rimbalza in gola. Via,
+fèrmati, cuore mio, se non sei un cuore di donna! Il cuore sotto la
+morsa della volontà cede ma subito piange silenziosamente, quasi muore
+in un vasto lago di pianto.
+
+Come frenare questa gioia cara tiepida soave che mi punge gli occhi?
+Gioia intrisa di pietà e di angoscia!
+
+Vivaaaaaa! Italiaaaaa!
+
+--Attento, Menghini, sorveglia la strada, non arrotare i bambini, per
+carità!
+
+Ad ogni angolo di villaggio una folla colorata rorida di allegria
+solare. Braccia nude al cielo, fazzoletti al vento della corsa e fiori
+che sfiorano la blindata. Polcenigo, Castello d'Aviano e Villetta sono
+preziose miniature di villaggi disposti sopra una serie di colline
+verdi, basse, flessuose. La strada che li attraversa tutti va su e giù
+con grazia disinvolta, curve molli persuasive seguendo le ondulazioni
+musicali del paesaggio. La strada bianca ondeggia e freme come un
+immenso albero caduto sotto il peso dei suoi villaggi appollaiati a
+destra e a sinistra sui rami.
+
+Vivaaa! Italiaaaaaa!
+
+Siamo i primi italiani che liberano Villetta. La sorpresa è grande. La
+notizia rimbalza di casolare in casolare lontano lontano chilometri e
+chilometri collo scatto lungo infilzante dei primi raggi di questo sole.
+Corrono a perdifiato contadini e contadine. Mille grida tra i fienili e
+abbaiare di cani furenti come per una caccia. Corrono le vecchie. Quel
+mendicante con stampelle sembra un pellicano veloce. Pietà, pietà per
+quella vecchia trascinata a forza come un sacco dalla figlia
+scarmigliata che urla. Finestre sbatacchiate. Sono loro! Sono gli
+italiani! E giù per le scale. Ruzzoloni e ressa sulla soglia.
+
+Vivaaa! Italiaaa! Benedeeeetti!
+
+Dobbiamo rallentare. Tutta la popolazione è addosso. Passione passione
+che ci soffia sul viso come un forno acceso. Siepe di contadine, intrico
+di braccia alzate, mani striscianti sulla blindata e unghie che la
+graffiano con delirio affettuoso.
+
+Bevo questo entusiasmo tragico e selvaggio. Cuore mio, fèrmati, se non
+sei un cuore di donna!
+
+Io grido, forzando la voce per dominare il fragore:
+
+--Grazie, grazie! Viva l'Italia! Abbiamo fretta, lasciateci passare!
+
+Ma la messe gioconda di braccia e facce impetuose non cede,
+s'infittisce, vorrebbe fermarci, abbracciare, strangolare d'amore la
+blindata. I miei occhi pieni di lagrime che non riesco a domare ammirano
+per la prima volta il fantastico Giardino delle Gioie. Tutte le gioie
+della Terra e del Paradiso: Gioia di quella faccia di vecchio con le sue
+rughe finalmente distese, riposate stirate come dal massaggio di una
+contentezza assoluta. Gioia di quegli occhi verdi di bambina sedicenne
+che beve, beve colla bocca e sui denti brillanti la pioggia continua
+delle lagrime. Gioia della madre che mescola il suo pianto al pianto del
+suo pupo rosso. Anch'esso sgrana gli occhi davanti al dolce sovrumano,
+sognato nella culla della fame invernale. Gioia di quella faccia maschia
+che si apre ancora tutta tôrta, spremuta dalle mani dell'accanita nera
+Lavandaia! E i cani ispirati che si arrampicano a leccarmi le mani. Zazà
+si slancia con invidia e li morde. E quel vecchio dal viso come venuto
+di lontano, dissepolto. Mi guarda dal fondo nebbioso del suo anno di
+dolore che attendeva. Ha le spalle affrante cadute giù, le braccia
+aperte come le madonne, le mani morte sorto il peso della gioia di
+piombo!
+
+Cristo, Rabbi vestito di miracoli e di pazzia benefica, Tu che hai
+mutato in vino l'acqua delle giarre e moltiplicato i pani e i pesci nel
+convito dell'amico tuo, Cristo, Cristo, tu che hai bevuto a larghi sorsi
+la gratitudine delle folli guarite, guarda guarda il giardino stupendo
+delle Gioie sovrumane che abbiamo creato! Certo tu c'invidii, noi
+liberatori di città! Devi, devi invidiarci! Sento che devi invidiarci!
+
+Hai mai veduto simile fioritura di gioia?
+
+Non l'acqua, ma il fiele, il fango e la bile avevamo, e tutto mutiamo in
+roseti! Per noi, con noi, il Sole liquefa i suoi raggi in sovrabbondanti
+capigliature di liquido fuoco sulle campagne beate. Tonde reti di raggi.
+Guizzano, si slanciano, mille corridori felici: corrono, corrono
+incontro a noi, Erba felice che si mescola di gioia ai capelli ricciuti
+dei bimbi nei capitomboli d'oro. Capelli foglie mani palpebre di gioia!
+Agili arbusti vibranti come quella bambina pazza di gioia alla terrazza.
+E ciglia lunghe imbrillantate dalla linfa d'amore che sale dal centro
+della terra a dissetare le città arse dal Dolore:
+
+--Largo, largo, vi prego lasciateci passare, lasciateci passare, abbiamo
+fretta di prendere quelle canaglie!
+
+--Sì, sì signor tenente, ma vi potete fermare.
+
+Si sono trincerati sull'altra sponda del Cellina. Sono partiti di qui
+ieri sera... Sono sul Cellina, li ha visti mio marito.
+
+Menghini fa rombare il motore e si apre un varco. Via, via a tutta
+velocità fra le penne di gallo e le facce scintillanti di sudore dei
+bersaglieri ciclisti che ci hanno raggiunto. Rrrrombi, rrrombi
+burbanzosi dei motori fra il zin zin zin zin delle biciclette tascapani
+e baionette sbatacchiate.
+
+--Massacrateli, massacrateli tutti, grida una donna coi pugni tesi.
+
+--Vivaaaaaa Italiaaaa!
+
+Fuori dal paese sui globi rotolanti del polverone dorato una visione ci
+magnetizza. E' una chiesuola, un'umile chiesuola sopra un poggio che
+domina la strada, ma è bagnata d'una luce spiritica estatica, lunare e
+solare insieme, una luce d'eclisse o di terremoto. Realmente vediamo,
+vediamo realmente la chiesuola presentare le armi con tutte le croci e
+tutte le lapidi del suo piccolo cimitero arrampicate in fila lungo il
+muricciolo, metalli arruginiti e marmi antichi, così raggianti di gioia
+al sole da sembrare nuovi e un po' ebbri di sfarzosa novità!
+
+Aviano ci ha sentiti venire e prima ancora di scorgere laggiù il profilo
+del campanile e delle case sghimbesce vediamo la strada coprirsi del suo
+popolo accorrente.
+
+--Benedeeeetti! Benedeeeetti gl'Italiaaaani! gl'Italiaaaani!
+
+Entriamo nel paese in un frastuono assordante quasi sospesi sulle ondate
+del popolo. Il capitano Raby mi sorpassa facendosi largo colla sua
+vetturetta e col braccio alzato ordina di fermarci. Rifornirsi di
+benzina e ripulire i motori. Io scendo. Preso, trascinato via dalla
+folla agitata affannosa che non dà tregua, insiste, vuole, interroga,
+racconta, racconta, racconta. Le donne mi opprimono.
+
+--Hanno portato via tutto tutto, tutto! Le campane! anche i parafulmini!
+e dicevano: Abbiamo comprato tutto il Friuli e tutto il Veneto dai
+vostri Generali. Non vi lasceremo che gli occhi per piangere... Oh! gli
+ultimi 3 giorni, signor tenente, che strazio!... Gli ufficiali hanno
+ordinato ai soldati di portare via tutto. Requisizioni di giorno e di
+notte. Sì, anche la notte. Hanno puntato la baionetta sul cuore di mia
+mamma! Hanno preso tutto rame, bestiame, grano, urlavano: _O ghent o
+caput!_ o denaro o morte! _Muss, muss_ vuol dire: per forza! Noi li
+chiamiamo muss quelle canaglie... Se sapesse! un anno, un anno...
+Fingere ogni giorno, per non morire! Ma dentro c'era l'odio, quanto
+odio, signor tenente! Il prete è stato buono con noi. Aveva molto
+coraggio. Io gli dicevo in confessione: Sono colpevole di avere molto
+odiato. E lui: «Chi hai odiato?» Rispondevo: «Gli austriaci» «Oh allora»
+mi diceva don Luigi, «allora è inutile che continui la confessione, sei
+perdonata di tutti gli altri peccati...» Quelle canaglie volevano
+prendere le ragazze. Hanno tentato, i primi giorni. Un pomeriggio i
+prati tutti intorno erano pieni di urli di donne violentate!
+
+--Sì al sole, al sole, ho visto io, dice un vecchio balbettante.--Uno
+teneva le gambe aperte della ragazza e l'altro si metteva sopra. Ma mia
+figlia non l'hanno toccata. Ringrazio la Madonna. Gli ha strappato coi
+denti un baffo, a quel porco che l'abbracciava... Per un mese il
+colonnello mi ha rifiutato la sporca razione di grano e di pane nero!
+
+--Sono io, io che gli ho portato via il baffo coi denti! Erano tanto
+brutti, tutti. Colle lenzuola rubate facevano vestiti bianchi per
+ufficiali... Colle lenzuola di grossa tela ruvida facevano le scarpe!
+Sembravano Arlecchini! E le donne, le loro donne, li aiutavano nelle
+requisizioni. Tutte puttane con la fascia d'infermiera. Ce ne sono
+ancora tre!
+
+--No, sono sei, bisogna massacrarle! Le pianterò gli spilloni negli
+occhi. Dicono che sono triestine, ma sono slave o austriache, bestiacce!
+
+E' una forte friulana bruna che parla così, grandi occhi azzurri nel
+viso sensuale infuocato dall'ira. Mi tira per il braccio. Sono in un
+fiume di popolo esasperato, pieno di rancori che scoppiano in moralismi
+esagerati. Intuisco anche basse invidie camuffate di patriottismo e
+sento l'urgenza d'incivilire, frenare questa massa pericolosa.
+
+--Ecco la casa di una di quelle puttane!
+
+Mi volto di scatto e con un gesto rude impongo alla folla delle donne di
+fermarsi. Riesco a contenerle sulla soglia ed entro col tenente Cenami
+chiudendo dietro di me la porta.
+
+Al primo piano in un cucinone pulito troviamo una slava piangente
+impaurita che si precipita ai miei piedi. La rialzo e battendole sulla
+spalla dolcemente la tranquillizzo. Viso banale, pallidissimo, piccoli
+occhi celesti e capelli biondo sporco, tirati sulla nuca. E' di Lubiana.
+Ha una camicetta di velluto a righe gialle e nere, grembiule nero e
+gonna verde. Mi racconta in cattivo italiano che è stata dimenticata ad
+Aviano dal fidanzato ufficiale austriaco.
+
+Le domando che cosa succeda a Lubiana. Mi risponde che a Lubiana si
+odiano gli Ungheresi, ma non si amano neanche i Serbi.
+
+Nel cucinone entra un'altra donna che spiava dalla camera vicina. Si
+precipita anch'essa a baciarmi le mani, in ginocchio. E' una falsa
+magra, agile, audace, bocca carnosa, bellissimi denti, grandi occhi neri
+lucenti. Corpo senza pudore, sessualità insolente, il caratteristico
+marchio del bordello, malgrado l'accuratezza seria del vestito.
+
+--Io sono friulana, signor tenente, sono italiana. Nel paese dicono che
+sono slava, non è vero. Mio nonno era di Aviano. Ho ospitato questa
+povera diavola, per carità.
+
+--Non è vero, non è vero, urla la folla nella strada. Non ascolti,
+signor tenente. Sono puttane, tutte e due! Bisogna massacrarle,
+sventrarle!
+
+--Non credo che tu sia friulana. Tu sei senza dubbio o ungherese o
+austriaca. Parli troppo male l'italiano. Ad ogni modo niente paura, noi
+non siamo dei barbari come i tuoi fratelli.
+
+Esco sul balconcino e mi sporgo verso la folla che ormai è diventata
+enorme. Tutti urlano, gridano, agitano le braccia, tendono i pugni, si
+mordono le dita. Risento e rivedo nel cielo sfolgorante le tonde forme
+di nuvole d'oro massiccio irte di raggi della spaventosa Forza cosmica,
+la Vendetta.
+
+--No! no! italiani, non gridate morte! La morte ha già lavorato
+abbastanza! Gridate Vittoria! Non è degno di un popolo civile come il
+nostro, il massacrare delle donne!
+
+--Non sono donne; puttane, puttane, puttane! A morte! Morte! urla la
+folla.--Sono venute con gli austriaci a rubare tutto nelle case nostre.
+Facevano la spia! Spie! Ci hanno sputato sul viso, hanno sputato sul
+nome d'Italia!
+
+--Lo so, lo so. Sono convinto che sono delle luride prostitute. Siete
+italiani e perciò non potete mentire! Ma come italiani non saprete certo
+colpire dei vinti. Sono femmine cioè deboli e senza difesa! Noi
+ufficiali italiani, non rubiamo il mestiere agli austriaci. Queste due
+austriache scontano oggi le loro colpe nel vedere la nostra bandiera
+sventolare su Aviano e nell'apprendere da me, da questa bocca e da
+questi polmoni, l'irrimediabile sconfitta dell'Austria. L'esercito dei
+loro fratelli, padri, sposi o amanti è stato da noi sconfitto per
+sempre. Italiani! Noi ufficiali che abbiamo avuto l'onore di entrare per
+primi in Aviano, vi ordiniamo di non toccare un solo capello di queste
+due donne. Andate, e festeggiate con canti di gioia la liberazione di
+Aviano.
+
+Un urlo feroce salutò il mio discorso. Ma gli applausi scroscianti dei
+bersaglieri ciclisti e dei miei soldati si propagarono, e lentamente,
+con gesti minacciosi e borbottamenti, la folla si staccò ringhiando,
+dalla piccola casa mentre io consegnavo le due donne atterrite e
+spettrali a due bersaglieri ciclisti nerboruti.
+
+--Conducetele indietro con gli altri prigionieri austriaci. Se la folla
+le tocca, io vi denuncio al Tribunale di guerra. Capito?
+
+Quel salvataggio mi costò un cicchetto dal mio capitano che mi cercava.
+
+--Vieni con me.
+
+Partiamo in bicicletta. Il capitano mi annuncia che la 12ª squadriglia è
+stata massacrata a cannonate a 3 chilometri da qui, nella brughiera di
+Santa Foca. L'angoscia accelera la nostra corsa. Vasta pianura
+sconfinata, senza alberi. Desolatissimo paesaggio spagnuolo. Quando
+giungiamo a S. Foca non troviamo nessuno da soccorrere. I contadini
+stanno seppellendo i cadaveri in tre vaste fosse. I feriti sono già
+stati trasportati in autocarro. Oltrepassiamo un sipario di alberelli
+fronzuti e vediamo le tre blindate piegate sul fianco destro sull'orlo
+destro della strada, in fila, a 20 metri l'una dall'altra. Tutte e tre
+sventrate. La terza incendiata. Ha dei colori rossicci e canarino. Il
+cofano sembra masticato da mascelle titaniche. Fuma ancora. Odore di
+panno cotto nell'olio e di carne arrostita. Comprendiamo l'errore del
+comandante che in un terreno scoperto non ha distanziato le blindate in
+marcia offrendo così un facile bersaglio al fuoco d'infilata dei cannoni
+mascherati dal sipario d'alberi di Santa Foca.
+
+Nulla da fare. Uno sguardo affettuoso alle fosse, e raggiungiamo
+pedalando l'8ª squadriglia sull'ultimo tronco di strada che scende nella
+ghiaia del Cellina.
+
+Letto smisurato di fiume torrentizio con tre filoni d'acqua. Non siamo
+più in Italia, neanche in Spagna, forse in America. Desolazione,
+monotonia di linee tristi. Dune africane. Alla nostra destra gli alti
+pali telegrafici, soli segni di civiltà, misurano con precisione nel
+deserto del letto asciutto le distanze nebbiose. La loro geometria
+metallica da disegno d'ingegneria taglia le piumose sofficità delle
+lontananze grige, affamatissime di sprofondarsi ancor più lontano,
+calamitando i nostri pensieri e i nostri sguardi. Non scorgo nulla
+sull'altra riva.
+
+Sulla nostra appare l'automobile del Conte di Torino comandante della
+cavalleria. Snellezza elegante aristocratica. Dentoni gialli di vecchio
+cavallo di razza, sorriso ironico nelle gote di viveur.
+
+--E' impossibile, capitano. Vede? il mio autocarro arenato. Se non
+passano gli autocarri vuoti come vuol fare lei a passare con le
+blindate?
+
+Noi passeremo lo stesso, lo sento. Il Conte di Torino non ha la mia
+sensibilità divinatrice. Questa guerra cominciata col lento rosicchiare
+d'un terreno conquistato a palmo a palmo tenendo ogni metro con la
+lunghezza di un cadavere, deve finire per un prevedibile capriccio delle
+Forze in una velocità aggressiva di 10 giorni. Le Forze della Fortuna
+amano sorprendere, rovesciare tutte le previsioni, distruggendo ogni
+logica. Bisogna come me dare una fede ottimistica illimitata e un
+credito assoluto alla Fortuna. Questa vuole ad un tratto avere tutto
+l'infinito da respirare, per riempire tutto di prodigio.
+
+Davanti a questo guado che non può fermarci sento la Fortuna in alto
+respirare, respirare a pieni polmoni. Vuole la Fortuna divertirsi con
+una generosità di doni sempre più stupefacente.
+
+Se l'Italia si è insanguinata la bocca e i denti nell'addentare il
+Carso, dura pagnotta, ora riceverà nella bocca aperta tutti i pani
+enormi e bianchi e divini del suo sogno. Cuore mio, apriti, apriti per
+ricevere la smisurata gioia.
+
+Lo potrai?
+
+--Ci sono! ci sono! Trincerati sulla cresta! mi dice un tenente dei
+bersaglieri ciclisti che iniziano il passaggio del primo filone d'acqua.
+
+Molti bersaglieri muscolosamente portano in alto, sulla testa, la
+bicicletta. Alla nostra sinistra il ponte della ferrovia è spaccato in
+due pezzi crollati giù neri nel secondo filo d'acqua azzurro. Il primo
+guado è difficile. Ho l'acqua alla pancia mentre spingo il culo della
+mia blindata che si siede ogni tanto, ringhia con tutta la rabbia del
+motore, si disimpantana per sei metri, poi di nuovo si siede. Ma la
+liberiamo. Salto dentro e si corre per un chilometro serpeggiante di
+strada sabbiosa nel letto infinito del Cellina.
+
+Ogni blindata coi suoi uomini che la reggono nello sforzo, coll'acqua ai
+ginocchi o alla pancia, col viso grondante sudore e i piedi gelati. A
+destra e a sinistra due lunghi cortei di bersaglieri ciclisti in fila
+indiana. Strani arabeschi molli formati di innumerevoli ruote e arruffii
+di penne di gallo sul letto ghiaioso grigiastro del fiume. Quei due
+lunghi formicolii di bersaglieri evocano l'esercito di Napoleone sul
+letto gelato della Beresina nelle celebri stampe.
+
+Top, top, top, top. Il crik! No! no! la binda! Presto un pezzo di legno.
+Ora colla corda, un nodo forte. Issaaa oooh. Issaaa oooh! State dietro
+alla macchina. Forza alla corda! Tien fermo il legno sotto la binda!
+Imballa il motore, per Dio, imballa! Rrrr forza! Rrrrrrr Fooorza!
+Personalità del motore, umano, patriottico che vuole, vuole vincere la
+resistenza aggrapparsi, sollevarsi fuori dalle rotaie di fango
+saponaceo. Il motore suda sbuffa. Fumo acre del suo sudore. Rrrrr
+Rrrrrrr.
+
+Fra le gambe gelate il morbido serico sssss frusciare dell'acqua coi
+glugluglu got gatt glan.
+
+--Un badile! No! no! la pala! Togli le pietre dal parafango sotto la
+ruota! Rrrrr! Accidenti non vuol venire! Su forza, un gran sforzo
+insieme!
+
+Subitamente pam pam pam scoppia la fucileria sulla cresta a 300 metri. I
+primi bersaglieri sono già appiattati e sparano dietro le loro
+biciclette coricate mentre i due cortei d'altri elmetti piumati e
+biciclette continuano con calma a passare.
+
+--Forza, ragazzi! Forza che andiamo su a mitragliarli. Niente paura.
+Tirano male, troppo alto!
+
+Le trecce dell'acqua sembrano cavi metallici. Strappano le mie gambe
+gelate. Sento sulle ginocchia le zampine tremanti gelatissime della mia
+Zazà che ritta mi implora di prenderla in braccio. Me la metto come un
+pacco sotto il braccio sinistro meentre la mia blindata con un gran
+colpo di reni balza rrrrombando, rrrrombando fuori dall'acqua. Tutta
+fangosa; ma la cupola porta superbamente il fascione tricolore coi
+lunghi becchi irritati delle due mitragliatrici che si muovono a fiutare
+il nemico.
+
+--Tutti in macchina presto! e pronti a sparare!
+
+A 100 metri la mia prima mitragliatrice spara, screstando colle sue
+pallottole l'orlo della trincea in collina, tutta vampe, scoppi e
+pennacchietti di polvere e fumo. A destra al di là degli Austriaci un
+grande aaaaa! Sono i bersaglieri che li prendono alle spalle. Mi volto
+di scatto e fermo Locatelli che spara. Ta ta ta ta ta ta.--Feeerma!--Gli
+echi ampi e golosi del letto smisurato giocano a palla volubilmente col
+rumore della fucileria che ingoiano e sputano liquefacendo gli ultimi
+pim pam pam pac pam. Una colonna di prigionieri scende incontro a noi e
+ritraversa il fiume. La salutiamo in coro con un ilare: Austria caput,
+Austria caput! Poi ci slanciamo sulla strada. A una svolta da una parte
+e dall'altra della strada due grandi roghi di fieno incendiato con
+spirali altissime di scintille salgono su, su ad arrostire le nuvole
+rosse scorticate vive come agnelli, infilzate dai lunghissimi schidoni
+del zingaresco sole al tramonto.
+
+--Via, via Menghini, dentro, tra le fiamme!
+
+
+
+
+XXI.
+
+LAVAMI! LAVAMI, O AMORE!
+
+
+Entriamo in Maniago sotto un arco di fiamme. Tutte le facce ne sono
+riverberate.
+
+Vivaaaaa Italiaaaaaa!
+
+A Maniago passeremo la notte.
+
+Chiaccherio, saluti, abbracci, fiori. Tutte le famiglie vogliono
+ospitarci. Pranzeremo in casa del Sindaco. Poi finiremo la serata in
+un'altra famiglia piena di ragazze vispe e loquaci d'una giocondità
+affettuosa avviticchiante.
+
+Si mangia bene, dal Sindaco. Patriota intelligente, forte, solenne,
+sessantenne. Faccia italiana con baffoni grigi, occhi neri. La sua bella
+figliola agile moretta occhi furbi vivacissimi collaborò col padre
+sindaco, per difendere il popolo, nutrirlo, incoraggiarlo. Dirigeva La
+casa, turlupinando i comandi austriaci. Dopo pranzo si gioca a tombola.
+La figlia si chiama Assunta Siega Riz. Mi racconta colla melodiosa
+verbosità friulana le mille astuzie e gli sforzi muscolari per
+sotterrare, nascondere in campagna e nelle grotte ogni cosa preziosa. Ha
+salvato quasi tutto. Aiutava le famiglie amiche a murare le porte delle
+cantine e delle stalle e a rientrarvi ogni tanto per nutrire alla
+meglio asini e buoi. Acrobatismi pericolosi, prima colle gambe nude fino
+alla pancia, poi le spalle e finalmente la testa.
+
+Assunta Riz racconta:
+
+--Malgrado le requisizioni feroci, io ero stranamente contenta, in
+questi ultimi giorni. Vedevo gli ufficiali austriaci salire sul
+campanile e restarvi delle lunghe ore a spiare l'orizzonte. Quando il
+generale Boroevic partì fui sicura della vittoria. Ma l'anno passato
+dopo Caporetto, che orrore! I germanici imposero a tutti i bambini dai 6
+ai 10 anni di andare ogni giorno a fare la ginnastica in una palestra!
+Bella idea, una ginnastica obbligatoria per bambini affamati! Ma c'è di
+più. Tutte le donne furono costrette a cantare in una messa solenne in
+onore della imperatrice Zita! Volevano imporre ai preti di cantare una
+messa perchè Dio aveva liberato questa terra dagli italiani! I preti
+rifiutarono e furono tutti internati. Alcuni spogliati e denudati
+dovettero pulire le scarpe agli ufficiali! I bosniaci erano gli
+esecutori di queste canagliate. Poi vennero gli austriaci. Banda di
+ladri e di speculatori militarizzati. E che ubriaconi, tutti! Ho visto
+io sei soldati annegati nel vino di una cantina inondata. Sventravano le
+botti a baionettate. Facevano carezze ai bambini per strappare il
+segreto dei nascondigli. Ma i nostri bambini fuggivano gridando come
+gatti. Che differenza fra la ritirata di Caporetto e quella degli
+Austriaci! Gli Italiani se ne sono andati buttando via tutto come gran
+signori, mentre gli Austriaci hanno rubato tutto, partendo, come ladri
+e pezzenti!
+
+--Oh gli ufficiali si trattavano bene! I bosniaci, da veri bestioni,
+erano i più sacrificati e pativano la fame. Facevano una polenta coi
+bachi da seta. Un giorno divorarono tutte le candele di una chiesa!
+
+--Io ho fatto il mio dovere. Ho nascosto tutto ed ho aiutato tutti a
+nascondere. Il nostro buon parroco aveva dato un'eccellente parola
+d'ordine: _Obbedite, odiate, nascondete_. Potevano ben venire con le
+calamite a frugare per scoprire il rame sepolto! Che ridere alla messa
+cantata in onore di Re Carlo! Gli ufficiali avevano uniformi bianche
+fatte di lenzuola rubate. L'altare era ornato di frasche verdi. Verde
+pure la croce tutta costruita di frasche. In giro, le truppe vestite di
+bianco. Nel centro, intorno all'altare, le nostre coperte da letto
+rosse. Noi ridevamo, durante la messa, ci pareva di essere in un'immensa
+bandiera tricolore. Ad un tratto un rumore nell'aria: tre areoplani
+italiani tricolori! Che spettacolo. Gli ufficiali austriaci hanno una
+grande paura degli aeroplani nostri. Gridavano fuggendo: «Come! come!
+tutto organizzato! Questo è tradimento!»
+
+Mentre Assunta parla esaltandosi, le bottiglie sante dissepolte sparano
+e spumeggiano. Tutti bevono dimenticando gli austriaci. Un rettangolo
+sul muro meno polveroso ricorda un divano rubato. Io bevo poco.
+Ghiandusso oscilla beato. Devo quasi sostenerlo quando andiamo a finire
+la serata in casa della famiglia Martini.
+
+Tutta illuminata in fondo a quell'orto buio. Vi bollono le danze con
+grida, canti e bicchieri rotti. I miei compagni mi hanno preceduto con
+gli ufficiali bersaglieri. Tutta la casa è invasa dalla nostra forza
+vittoriosa. La razza ha urgente bisogno di riprendere contatto con la
+razza. Aderire, aderire l'uno all'altra. Il giardino è pieno di
+bisbigli. Amplessi nel buio. Ogni amplesso è un punto chirurgico dato
+con frenesia per saldare le labbra dell'immensa ferita. Ah! ah! Bisogna
+che presto questo punto della carne della Patria si ricongiunga con
+quest'altro punto corrispondente della stessa carne. Io balzo su una
+tavola perchè l'eloquenza illumini acceleri perfezioni la grande
+voluttà.
+
+--Quante belle donne in questa casa! quante belle Italiane! Siamo pazzi
+d'amore per voi! La nostra forza virile e i nostri baci sono tutti per
+voi! O bellezze italiane, labbra della ferita aperta che dobbiamo
+chiudere a forza di baci! La vecchia morale è morta! I preti hanno
+sempre torto poichè sono amici degli Austriaci! Il prete di Maniago è un
+buon italiano, lo so, egli vi perdonerà al confessionale. Ogni bacio che
+darete questa sera a un italiano vi procurerà un secolo di gioia, di
+più, in Paradiso! Amen.
+
+Intorno a me dieci tappi di bottiglie di vino spumante trattenuti coi
+pollici saltano salutando il mio «Amen» con un incrocio di getti rossi
+biondi.
+
+Innaffiano anche il soffitto docciando le capigliature delle ragazze che
+ridono pizzicate sprizzando fra le braccia grigio-verdi. Arterie e cuori
+che schizzano entusiasmo. Bottiglie vive, che gareggiano in scoppi di
+tappi scappanti. Il vino occhieggia con brilli strani nei bicchieri.
+
+Finalmente ecco la notte delle notti, la notte che mantiene tutte le
+promesse di mille giorni neri e non può finire, e continuerà in mille
+altre notti di gioia spensierata! Tutti i cataplasmi sono strappati dal
+petto. Abbasso la morale e il pudore! Le donne mature sono più allegre
+delle giovani. I vecchi fanno il girotondo intorno a un fiasco vuoto.
+Sopraggiunge il farmacista, un mattacchione dal naso adunco, che canta
+con voce tenorile. Ha in mano una bottiglia.
+
+--Non toccate, è veleno, tutto per me!
+
+E beve a garganella. La nonna panciona e mammelluta gioviale e molle di
+ricordi amorosi presiede alla distribuzione della gioia. In cantina, sì,
+in cantina esige che il suo seggiolone sia trasportato.
+
+A forza di braccia, si deve portare anche lei e introdurla in cantina
+per una breccia poichè la porta è ancora murata. La nonna ride con
+solennità. Le pare di essere un generale ferito che rimane sul campo di
+battaglia a comandare l'artiglieria delle bottiglie. Sessantenne e cogli
+occhi neri sempre un po' brilli. Alla sua età passare un anno intero
+asciutto! Finalmente! Il barcone troppo a lungo in secco potrà navigare
+in un oceano di ebrietà.
+
+Ora insediata nel suo seggiolone tiene le cosce larghe perchè la pancia
+non le mandi in bocca le mammelle. Queste non di meno formano una tavola
+orizzontale, e vien voglia di deporvi le bottiglie che ella aspetta con
+le mani aperte. Le palpa, le osserva. Questa è piena di fantasia,
+bottiglia generosa e senza perfidia. Quest'altra sbarazzina, ma
+affettuosa, è la bambina preferita. «Non lasciatele cascare, per
+carità». E le segue con sguardo materno quando spariscono portate a
+braccia su per la scala.
+
+Sopra, nel cucinone, il nonno, a capotavola fra un esercito di
+bicchieri. Penso a un ammiraglio sulla tolda. E' tutto rosso, e il vino
+già bevuto ride nei piccoli occhi tutti scintille come alle fessure di
+una botte. Ha bevuto, beve, vuol bere ancora, con l'ansia di chi non ha
+mai bevuto. La forza del vino sale, sale a dilatargli il petto come la
+sua prateria ripresa agli Austriaci. La forza del vino drappeggia di
+luce e popola rumorosamente nel suo cervello le lontane belle città
+italiane, piazze, fontane, caserme e trattorie che aveva ubriacato di
+mille pazzie quando era soldato, anche lui, a far la guerra. Poi con
+Garibaldi; e la camicia del condottiero gli sventola rossa nel sogno tra
+le vampe rosse del vino.
+
+--Mi sento, dice il nonno quasi ebbro, mi sento la Primavera e la
+Gioventù nelle vene. Sento mille servitori pronti ad aprire, aprire
+tutte le sale nella mia testa, nel mio ventre e tanti giardini
+profumati che scrollano via l'inverno e mutano mille vesti verdi e
+azzurre. Strani questi giardini! Provano e riprovano delle vesti di
+lusso di mille colori. Certo per una Domenica in Paradiso! Ma la
+Domenica è venuta, e sono in Paradiso! Debbo ballare, anch'io debbo
+ballare, ballare! Ma non si può ballare con una pancia come la mia.
+Questo anno di digiuno, non l'ha quasi intaccata! Quando vennero gli
+Austriaci, io dissi ai miei figlioli: «Ora ci sarà la fame. Ma niente
+paura! La nonna ed io abbiamo addosso delle abbondanti riserve di lardo.
+Non morremo nè dimagreremo. In quanto a voi, provvederò io e vi sfamerò
+colla mia carne, facendo il conte Ugolino a rovescio!»
+
+Ride il nonno annusando come un bracco il buon odore di fritto che cuoce
+nel camino accanto alla polenta che si muove gialla monumentale nel
+pentolone.
+
+--Sembra la pancia della comare Maria. Ora partorirà un nuovo figlio
+alla Patria! Un figlio di polenta! Sarà un imboscato!
+
+Intanto i soldati scuotono e pigiano la danza come l'uva. Ne sprizzi se
+Dio vuole altro vino!
+
+Le ragazze hanno consegnato le belle poppe ai soldati che le
+palleggiano, fra le braccia, ballando. Ormai si abbandonano nella danza
+con ritmo oblioso d'onde felici che ritornano e battono languidamente
+contro roccioni amici.
+
+Questi cominciano a subire il vino e si muovono con cautela per paura di
+ruzzolare. I meno brilli scompaiono nel corridoio. Andirivieni,
+miscele, bisticci, risate, risatine, risatone, pizzicati, trilli e
+capitomboli, sganasciamenti nel buio.
+
+Ressa, ressa, poichè si gioca a rimpiattino. «Nascondi tu che nascondo
+io!» «Non pizzicarmi così, mi fai male!» «Dammi la bocca!» «Scopri
+questo che ti svelerò il meglio!» «Ti dico di no, di no, ma il sì mi
+brilla negli occhi, lo vedi. Qui, qui è più buio».
+
+Un contadino, quarantenne, scherza, balla con Ghiandusso. Questo si
+libera ogni tanto dalla stretta e lo scaraventa a terra per celia. La
+moglie dell'uomo interviene. Ghiandusso abbraccia la moglie, poi le
+versa un bicchiere di vino nel seno.
+
+--Ma sì, ma sì! dice il marito: ti permetto di baciarla, non sono
+geloso. La gelosia non esiste fra Italiani! Avete capito?... La
+gelosiiia non esiste fra italiani! Mia moglie è tua, anzi nostra! Piace
+a lei, piace a me! Baciala. Sono forse becco, io? Macchè! Eravamo tutti
+becchi! Ora siamo tutti amanti fortunati! Balliamo tutti, stretti,
+stretti, stretti!
+
+Dietro ad ogni porta nella penombra, tumultuava l'amore. Così si
+ricongiungono con ardore bruciante sublime e divino le carni della
+Patria!
+
+Avevo ballato anch'io con una bella ragazza gracile, il cui pallore e
+gli occhi neri, grandi un po' febbrili sotto il peso della capigliatura
+castana, mi piacevano. La ritrovai nella baraonda verso l'una di notte.
+Mi stringe la mano dicendomi: «Vieni con me». La seguo nel corridoio su
+per una scaletta fino al terzo piano dentro la sua camera da letto.
+Ansante, ma con movimenti decisi, come seguendo una sua volontà
+irremovibile, chiude dietro di me la porta a chiave. Ci si vede poco.
+
+Intuisco e fiuto il letto fra le luci palpitanti del lumicino ad olio di
+una Madonna rosea-blu.
+
+--Mi chiamo Graziella, mi piaci, baciami. Baciami tanto, tanto, tanto!
+Ho sentito tanto parlare di te, sai! Da una mia amica che sta a Roma.
+Sei un grande poeta, un uomo celebre! Come farò io a piacerti?
+
+Poi buttandomi le braccia al collo mi strinse forte e subito il suo
+pianto si ruppe con singhiozzi laceranti, dolorosi, atroci che non
+finivano più.
+
+--Vieni! mi sussurrò, e mi guidò per la mano verso il letto, nel buio.
+
+--Sono pura, sai, pura, come la mamma mi ha fatta. Ma una di quelle
+canaglie...
+
+Non potè continuare tanto i singhiozzi la soffocavano:
+
+--Ma una di quelle canaglie ha tentato una notte di prendermi. Era
+alloggiato in casa! S'era nascosto nel vano della finestra. Entrai in
+camera senza accorgermi di nulla e mi svestii. Quando fui in camicia
+quel porco mi venne addosso. Non è riuscito a prendermi, no! Ma mi ha
+sporcata, sporcata, sporcata!... Io gli ho addentato la guancia! Allora
+si è fermato. Sanguinava. Bestemmiò in tedesco e mi diede un pugno
+tremendo, qui. Guarda!
+
+Graziella si scoprì il seno, singhiozzando.
+
+Io non vidi bene, ma sentii sotto le dita una tumefazione sul bel seno
+eretto morbido e ben tornito.
+
+--Vieni, amore! Sono tua! Lavami, lavami, con tutti i tuoi baci! Lavami
+tutta! Voglio che tu mi lavi tutta con la tua cara bocca italiana!
+
+Si svestì tutta, mi prese fra le braccia senza ritrosie.
+
+Non aveva nessuna gradazione nell'offerta della sua nudità. Una volontà
+cocciuta governava la sua passione d'amore purificatore.
+
+--Sono tutta per te! Se ti piace... Ho deciso così, in quella notte
+infame. Giurai alla Madonna che mi sarei data al primo Italiano
+vincitore che mi fosse piaciuto.
+
+Senza fine la baciai, la baciai, mentre Graziella implorava come in
+sogno con una voce monotona quasi meccanica piangendo felice.
+
+--Lavami, lavami, lavami, amore, lavami!
+
+La camera si gonfiò di delirio e di fantasia. Navigava in cielo, forse
+rapita dalla corrente della via Lattea. Notte illimitata, ebbra di
+sublime. Notte fuori dallo spazio e dal tempo.
+
+Il corpo di Graziella era morbido, elegante, snello, e rovente. Vibrava
+graziosamente sotto le carezze, moltiplicando i suoi profumi di terra
+felice d'essere riconquistata. Era veramente il dono della Vittoria.
+
+Non avevo amore per Graziella, ma una frenesia di spirito e di nervi
+travolgente, tenerissima.
+
+Mi accinsi alle più meravigliose voluttà con tutte le delicatezze e
+insieme uno strano impeto brutale e anche un allucinante slancio
+artistico fatto di preziosità stilistiche e di cadenze musicali.
+
+--Lavami, lavami, amore!
+
+Fui un fabbro impazzito e un maniaco cesellatore. Ero fuori d'ogni legge
+sociale umana o divina come un gallo contento con la gallina ideale del
+pollaio mio.
+
+
+
+
+XXII.
+
+FIUMI, CAMPANE, DONNE E MITRAGLIATRICI INNAMORATE
+
+
+--Ricordati, Ghiandusso, che l'interno della 74 deve essere pulito,
+scintillante, in ordine come il letto di una sposa.
+
+--Guardi, signor tenente, sembra proprio il letto d'una sposa... ma la
+sposa non c'è!
+
+--La sposa ci sarà, presto... E la vedrai dentro coricata, nuda, più
+bella di tutte le donne del mondo!
+
+Ghiandusso sorride senza comprendere la mia frase sibillina, poi con
+voce materna:
+
+--Per ora ho coricato dentro la Zazà che ha tanto freddo colla sua
+pancia grossa, grossa. Guardi come dorme sotto le coperte.
+
+Alle sette, partenza in un brusio di voci contradittorie. Si dice che
+gli Austriaci giunti la sera prima sul torrente Arzino hanno durante la
+notte precipitosamente fatto marcia indietro per trincerarsi sul Meduna.
+Sono dunque a pochi chilometri! Tanto meglio! Tanto meglio! Li
+mitraglieremo sul Meduna. I nostri motori gareggiano coi pedali sportivi
+dei bersaglieri ciclisti sulla strada bianca che attraversa la brughiera
+deserta. Il sole che sale dietro noi ci imbriglia coi suoi raggi rossi.
+Il capitano Raby, esperto comandante di blindate, ha dato ordine di
+mantenere le dovute distanze fra le blindate. In terreno scoperto
+bisogna evitare di offrire un grosso bersaglio ad un possibile agguato
+di artiglieria. Da conoscitore di forze, quale io sono, penso che spesso
+gravissimi pericoli s'imboscano nelle ore di più spensierata sicurezza.
+Faccio chiudere sportelli e feritoie malgrado il caldo crescente per
+abituare gli uomini a sopportarlo in un eventuale combattimento. Mi
+volto per controllare attentamente la disposizione degli uomini, delle
+munizioni, la scorrevolezza della cupola girante. Menghini, al volante,
+attira la mia attenzione attraverso l'occhio orizzontale della blindata
+sotto la palpebra metallica alzata.
+
+--Guardi, signor tenente, in fondo alla strada bianca, a un chilometro,
+il Meduna. C'è una folla. Donne, donne, una quantità di donne e bambini.
+Gli austriaci se la sono svignata.
+
+Vocio confuso che cresce, cresce, cresce. Laggiù una marea bianca,
+rosea, rossa di donne vocianti che si accalcano. A destra, a sinistra ne
+giungono altre. Sentiamo che a 20, 30 chilometri in giro i casolari si
+sono vuotati. Le grida diventano fragorose nello spiralico polverone
+aizzato dalle gonne che spazzano la strada e dalle braccia che agitano
+fogliami. Entusiasmo sanguigno, allegrissimo, esasperato che suona sul
+metallo della blindata, penetra come un vino gazoso dalle feritoie.
+Apro lo sportello e cogli uomini a terra, presi nella risacca impetuosa
+della folla, spingiamo la blindata nell'acqua diaccia che corre
+distratta.
+
+Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaaa!
+
+Il sole partecipa come un baldanzoso burbero benefico alla festa
+clamorosa. Con una folle raggera di frecce aguzze affilatissime il sole
+accende le mille vesti colorate e i visi di rosso sudore lucente delle
+friulane e il drappeggio azzurro delle gonne nel gorgogliare dell'acqua
+corrente. Le popolane si alzano le gonne e le agganciano alla cintura.
+Godono i polpacci agili nella gelateria dell'acqua che moltiplica i suoi
+ssssss gggggg got got glu glu glu glu flav got ssss gggg flic flacpluf
+pluf plaf imitando e riassumendo rumori, suoni di bottiglie, sorgenti,
+cascate, arpeggi, camini invernali e il bisbigliar degli innamorati
+sotto le frasche ventose. Il guado è meno praticabile dei precedenti. La
+mia 74 s'immerge, quasi naviga. Abbiamo fasciato il motore. Ma il sole
+propaga su di noi una così maestosa ascensione di raggi sulla nostra
+testa con un così trepidante ardore sulle spalle, che le forze sono
+centuplicate. Molte donne speravano di salvare le loro gonne di lusso e
+le hanno su, su arrotolate come sipari di teatrini burattinai sulle
+ginocchia e sulla pancia. Ammiro i muscoli tesi sotto la carne rosea
+delle forti cosce di quelle che tirano la corda. Altre sono proiettate
+in avanti con sforzo atletico tirando con noi i parafanghi. E le
+bambine fragili hanno l'acqua al petto. La corda danza ad ogni impeto
+del motore che rrrrrruggendo, rrrrrrrrruggendo vuole disincagliarsi.
+Zazà guaisce, abbaia nuotando come un bariletto nell'acqua gelata
+perfida e cattiva che tira a sinistra. I bersaglieri che guadano in fila
+a destra e a sinistra depongono le biciclette e corrono ad aiutarci.
+Gioia gogliardica nello sventolio delle penne di gallo sugli elmetti
+tintinnanti contro i fucili i tascapani, fra il chiaccherio affannoso e
+le risate dell'acqua più donna delle donne che beffeggia e spumeggia
+perle, gorgheggi, zampilli in bocca e fra i capelli sciolti sulle
+natiche fuggenti fra i pizzicotti bersagliereschi.
+
+--Tutti insieme, un ultimo sforzo! urlo io comandando la manovra con
+l'acqua alla pancia.
+
+--Issaaa-ooh! Issaaa-ooh! Menghini, imballa il motore! Imballa! Imballa,
+per Dio!
+
+Tre bambine capitombolano nell'acqua. La più piccola, dodicenne, scivola
+via travolta; ma un bersagliere si slancia e con una zampata la ripiglia
+e la solleva pel culo! E' fuori sul greto: piange, ride, tra le pedate
+delle donne e dei soldati che su, su tirano finalmente fuori la mia 74.
+Vivaaaa! Vivaaaa!
+
+Le rudi friulane ignorano la stanchezza; sono oramai centinaia,
+centinaia intorno alle blindate nere che guadano. Il sole, immaginoso
+pittore, si diverte a raddoppiare il rosso, il verde, il viola, lo
+scarlatto, il giallo canarino di quelle donne agili, rozze, quasi
+selvagge figlie del Meduna, sorelle di quelle acque selvagge e
+capricciose; ma felici di tradirle per salvare i forti motori metallici,
+aggressivi che le hanno innamorate. Strepitano di rabbia maschia i
+motori col tempestoso martellare degli stantuffi e gli scoppi dei
+brrronchi e il catarro prrrorompente in vapore, irritatissimi di dovere
+a delle donne e alle loro fragili liquide braccia, la liberazione.
+Comprendono a mala pena, i motori, che mitraglieri e bersaglieri non
+bastano; occorrono donne astute per vincere le astuzie femminili della
+ghiaia, maledetta donna femmina femminile che minaccia ogni slancio
+maschio rigido e veloce.
+
+Il sole ha genialmente composto il quadro. Sulla lunga fascia azzurra
+d'acqua che lo attraversa orizzontalmente sei blindate nere, ognuna con
+la sua ghirlanda convulsa di donne colorate. Tra blindata e blindata
+perpendicolarmente sei arabeschi lunghi di biciclette, penne di gallo e
+fucili arruffati simili a lunghi reticolati in moto. La simmetria è
+rotta, nell'alto del quadro a destra, dalla vetturetta del capitano
+Raby, strano canotto nell'acqua verde.
+
+A sinistra nel basso del quadro l'ultima blindata sembra un sottomarino
+emerso col suo chiosco-torretta. Vicino a questo un autocarro sembra un
+veliero capovolto.
+
+Il quadro è anche sonoro poichè ecco la sua polifonia tocca l'apice di
+tutti gli acuti in un Vivaaaaaaaaaaaaaa!
+
+ * * * * *
+
+Poi silenzio. Pochi minuti, le friulane, sedute sulla riva conquistata,
+si riposano contemplando. Appena la gioia pazza è sedata, di nuovo in
+macchina verso un suono strano gemente, umano e non umano, profondo e
+aereo, inesplicabile, venuto di lontano di sotto terra o dal cielo, il
+suono mi fruga nel petto, cerca, cerca, trova e mi pugnala il cuore di
+una dolcezza straziante acutissima... Sole! sole!
+
+Sole! Sole! Sole! che galoppi nell'incalcolabilmente vasto e desolato
+letto del Meduna, gridami, spiegami, quale nuova polpa di gioia hai
+preparato davanti a noi, dietro l'altissima muraglia fulgente del cielo
+tuo?
+
+Il mio motore si slancia. Sapere, sapere, vedere, conoscere. Abbiamo
+terrore di te, nuova Gioia! Vorremmo fuggirti, eppure già ti beviamo con
+le nostre orecchie assetate, liquida delizia sonora!
+
+--Oh! nulla, nulla, o almeno poca cosa! mormora il cuore. E' una piccola
+campana italiana che piange e ci saluta... umile dono della bella Italia
+liberata ai suoi liberatori!
+
+La vediamo. E' una piccola campana da campaniletto di cappella boschiva.
+La dondola fra le mani con fatica una esile vecchia tutta bianca,
+vestita di nero. La piccola campana è tutta sporca di terra poichè fu
+dissotterrata, un'ora fa, da quelle stesse mani rugose. Sembra un vaso
+di fiori capovolto, ma ne fioriscono, fioriscono, tante piccole rose di
+suoni, piccole rose di tenerezza, invisibili ma penetranti e che si
+spandono: profumo di suono dell'azzurro inebriato. Ansimando, la mia
+macchina si ferma davanti alla vecchia, senza che Menghini al volante lo
+abbia voluto. Motore magnetizzato! A destra e a sinistra si svegliano
+timidamente piangendo altre campane, soavi, languide tremanti e sfinite
+dalla dolcezza. Accorrono, s'affrettano. Laggiù sotto quei castagni, la
+sento venire! La vedo! Questa è più grande ed è infilata in un ramo che
+due donne vestite d'azzurro portano, incespicando nelle zolle.
+
+Din din daaan daaan din dan din dan. Intanto la vecchia dondola dondola
+la sua piccola campana. Ha un suono più limpido, più liquido,
+trasparente di cristallo e d'acqua.
+
+Forse il metallo non fa che continuare il flebile tinnire delle lagrime
+che beve. Piange la vecchia dondolando la sua campana. Quasi cade, per
+stanchezza, trascinata giù dal peso ondeggiante e i capelli bianchi le
+coprono il viso pacificato. Non ci guarda. China sorveglia meravigliata
+i bei suoni melodiosi che le gocciano dal cuore. E' lei, lei la prima,
+con la prima campana! Certo è fiera di sentire e vedere che tante tante
+compagne vengono da tutti i punti dell'orizzonte ruzzolando giù dalle
+colline e sgorgando dalle valli per suonare, e suonare, suonare senza
+fine e lagrimare, come le nuvole d'autunno che hanno troppo bevuto, come
+gli occhi che hanno troppo aspettato.
+
+Din dan, din dan dan dan din din.
+
+Tutte le campane sono ormai salvate. Questa più grande comincia con
+rintocchi lenti, quasi paurosi spandendo un tremolio sonoro; ma presto
+si fa animo. Dan! Certo quasi non crede alla realtà prodigiosa. E' stata
+nascosta un anno sotto terra in fondo all'orto del prete con tre botti
+di buon vino spumante da quella furbacchiona della perpetua. Le pioggie
+hanno fatto trasudare le botti e la campana si è consolata, così, nelle
+buie notti opache, sotto terra. Ora è un po' ebbra, le trema la voce.
+
+E' tutta abbagliata dal gran sole. Un'ora fa, un'ora fa con zappe e mani
+unghiute l'hanno dissepolta. Su, presto, ragazzi, forza! Tira su, tira,
+tira! E' fuori, santa Madonna! Prendi la corda! Giovannino, monta
+sull'albero! A quel ramo grosso! Presto, fa presto, vengono gli
+italiani! Sono al fiume. No, no eccoli, eccoli, vengono in automobile,
+senti il rumore della macchina! Attacca, attacca forte!
+
+Certo, si sentivano rombare i motori nostri e lo spavento di non essere
+in tempo affannava il ragazzino che con tutta la forza delle mani deboli
+stringeva i nodi. «Suona, suona, suona, per la Madonna!» gridavano sotto
+l'albero. E il ragazzino non riusciva, si disperava, quasi piangeva. Ma
+ad un tratto lanciandosi giù si appese colle mani al batacchio come un
+appiccato ed ora, su e giù, su e giù, buttando in alto le gambe; e le
+mani gli sanguinano lacerate, e finalmente suona, suona, suona.
+
+Dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan
+dan dan dan. Il parroco è sotto, pallido, con braccia cadute, le mani
+aperte la veste tutta infangata. Ci guarda con gli occhi fissi,
+inebetiti. Parroco sì, prete sì, ma Italiano. Un altro prete viene
+laggiù col pasto che crolla. Ogni tanto si ferma a riprendere fiato.
+Pietro, il suo campanaro trascina una grossa campana che tintinna sui
+ciottoli.
+
+Sono vecchissimi tutti e due. Le donne vorrebbero aiutarlo, ma si
+rifiuta il campanaro e tra la folla che si apre vuol trascinarla lui,
+portarla lui fin sotto le ruote della blindata. Nell'ultimo sforzo alza
+la testa, mi guarda trasognato, poi cade bocconi e il cuore gli si
+spezza in singhiozzi atroci.
+
+Dan dan dan dan dan dan dan.
+
+Allora il vecchio prete si fa largo e alzando la mano che trema dice:
+
+--Signor tenente, l'altra, la bella, la grande campana, non l'abbiamo
+potuta portare... Non è sotterrata, ma è così a fior di terra, davanti
+alla nostra chiesa. Su quella collina... vede? Non può vedere, ma la
+vedrà... Un anno fa il colonnello austriaco, quella canaglia, che Dio
+non gli perdoni, è venuto a prendermela coi soldati. Prima ho
+supplicato, poi ho detto a quelle anime dannate che non potevo, non
+potevo dargli la mia campana. Allora i soldati hanno sfondato la porta
+della chiesa e sono saliti sul campanile. Subito io chiamo tutti i
+contadini e le contadine, e tutti in ginocchio, e io gridavo; ho poca
+voce, signor tenente ma gridavo: «Se Dio c'è ancora sull'Italia, Dio non
+può permettere che la campana sia strappata! Non sarà, non sarà, non
+sarà strappata!» Urlavo, urlavo: «Non sarà, non sarà strappata!» Che
+brutto momento, signor tenente! I soldati ridevano e sghignazzavano
+dall'alto del campanile. Li vedo ancora che gridano in tedesco ai
+contadini di scansarsi. Tutti piangevano. Hanno rotto il muro, quelle
+canaglie, per staccarla. Poi giù, l'hanno buttata.... Che urlo e che
+fragore! La grande mia campana è caduta giù, ma era tanto pesante e
+c'era stata tanta pioggia, ed è entrata, entrata, dentro dentro nella
+terra. Non si vede quasi più. Ma ora viene il bello, signor tenente; e
+rido ora come allora non piangevo più. Gli austriaci coi buoi con le
+corde, con le leve, coi cavalli, cogli asini--ci avrebbero messo sotto
+anche tutti i porci delle famiglie loro che son porci--hanno tirato,
+tirato la mia campana per un giorno e una notte! Ma la mia campana non
+si è mossa più. Questa è l'altra, la più piccola. Gennaro falla sonare.
+Su, forza, ti aiuto io.
+
+Intanto un bambino s'avanza verso di noi tirando colle due corde sulle
+spalle e intorno alle braccia un asinello e una vacca magrissimi.
+Vissero un anno murate vive, quelle due bestie, in una specie di
+nicchia, nutrite da quel bambino che penetrava di tanto in tanto per un
+buco. Non stanno troppo male. Guardano attonite la campagna e soffiano.
+Mentre un contadino attacca al loro collo due campanacci pesanti. Vorrei
+implorare pietà per l'asinello che certo non reggerà allo sforzo. Ma chi
+mai può sentire la stanchezza, ora? E le due povere bestie vengono
+avanti suonando suonando:
+
+Dan - dan - dan - dan - dan - dan.
+
+La polifonia delle campane che si moltiplicano prodigiosamente cresce,
+si gonfia fondendo insieme tutte le stranezze e tutti i languori
+nostalgici di quei suoni patetici.
+
+Non sono più campane poichè sepolte, strappate dai loro campanili e
+vaganti nella campagna. Riscossa tragica della gioia generale. Esprimono
+col loro suono ogni brivido, ogni singhiozzo, ogni tormento, ogni
+angoscia tipica d'infiniti corpi umani contorti da spasimi diversi
+d'attesa, dolore, tortura disperazione speranza felicità.
+
+
+
+
+XXIII.
+
+MASSAGGIO DEL CORPO DIVINO DELL'ITALIA
+
+
+--In macchina, in macchina! grido ai miei soldati. Al volante, Menghini!
+
+Guardo energicamente negli occhi bagnati di lacrime dei miei soldati.
+Hanno capito. Hanno capito. Poi ammonisco rudemente il mio cuore: «Hai
+avuto ragione di piangere, cuore mio, ma ormai sei inzuppato di lagrime
+come un fazzoletto d'addio. Basta! Non piangere più! Oggi è giorno di
+guerra! Abbiamo vinto, bisogna stravincere! Hai abbastanza subìto
+l'incantesimo sonoro. Non sono campane! Strappate dai campanili,
+sotterrate con furia gelosa, esse rinascano mutate! Sono i bronzi
+melodiosi del genio Italiano che non poteva subire manipolazione
+straniera. Conservarono sotterra il timbro profondo e l'ampia virtù
+suggestiva. E' il genio della nostra razza che risuona ancora intorno a
+noi. E' la forza creatrice italiana colla sua commovente elasticità di
+balzi armoniosi, le sue arrampicanti fioriture di note che sanno l'ampio
+anfiteatro di echi carnali del golfo di Napoli, e le cadenze flessuose
+delle colline toscane, e i burroni muggenti d'organo dei valloni
+abruzzesi. Non piangere! Canta, o mio cuore! Canta, batti, romba
+rotolando tutte le erre d'una furente velocità.
+
+«Senza nostalgia, senza languori, senza abbandoni mistici, lontano dalle
+Madonne e dai campanili! Ricordati che nelle città, altre campane
+prostitute vorrebbero aizzare con falsi annunzi di pace prematura
+gl'interni salvatori dell'Austria passatista! Sia il tuo canto un
+martellare, preciso, rettilineo che scalando il cielo, su, su, colpisca
+le vetrate delle chiese perchè il cristallo infranto si sganasci
+anch'esso annunciando la nostra vittoria! Su, slanciati, mio cuore
+motore, su questa bella strada che taglia le più ricche, eleganti
+variopinte campagne della terra! Sono i capelli sparsi dell'Italia
+Divina! Noi ne conquistiamo il seno, le belle spalle, su su, verso le
+due braccia tornite, tanto tempo incatenate e la mano sinistra
+inanellata di mare: Trieste!... e la mano destra più rude e muscolosa:
+Trentino!»
+
+O Italia, o femmina bellissima viva - morta - rinata, saggia - pazza,
+cento volte ferita e pur tutta risanata, Italia dalle mille
+prostituzioni subìte e dalle mille verginità stuprate ma rifiorite con
+più fascino di verde pensoso e di ombrie pudiche. Sono io, io il
+futurista che primo ti libero il petto baciandolo col mio delirante
+amore!
+
+Cosmica fusione del mio corpo col tuo! Ti sento, ti sento, ti sento! Ti
+prrrrendo, ti prrrrrendo, ti prrrrrrrrendo! Sei grande, grande, lo so,
+e non ti posso tutta contemplare!
+
+Eppure, senza sognare senza perdere la ragione, t'immagino tutta, ti
+vedo! Questa rosea carta geografica, che ho fra le mani, vibra, vibra,
+mentre io corro nella mia blindata. Vibra l'elegante forma rosea sulla
+carta! Non è più carta, diventa carnosa! Freme, respira, palpita e
+spalanca sempre più le braccia nella crescente e trasfigurante velocità
+del mio motore in sogno! L'impeto virilissimo di questo mio motore che è
+insieme cuore, sesso, genio ispirato e volontà artistica, entra in te,
+con rude delizia per te, per me, lo sento! Sono lo strapotente
+genio--sesso futurista della razza tua, il tuo maschio prediletto che ti
+ridà penetrandoti la rifecondante vibrazione!
+
+Ah! se potessi avvilupparti tutta in un unico immenso bacio, sintesi
+ultima di tutti i baci che la tua bellezza florida ha suscitato nei
+padri, dei padri nostri e in quelli morti per te e nei 500 mila eroi
+dell'Isonzo, del Carso, del Piave.
+
+Non sono pazzo! Nè allucinato! Creo, creo il tuo fantasma, la tua statua
+che non è di bronzo, nè di terra, ma umana, viva, di carne. E' forse un
+pazzo, lo scultore geniale? Tale io sono, ispiratissimo, ma con lucido
+controllo tenace e sapienza di mezzi! Con questo bollore di sangue che
+ridipinse il mondo, con questa respirante carta geografica, e con una
+piccola lettera d'amore bagnata di sudore sotto la mia giubba, e forse
+di lagrime, poichè è la lettera di un'amante ideale, una italiana, che
+mi scrive il suo pazzo desiderio di cancellare Caporetto!... Con questo,
+con questo, io compio il miracolo!...
+
+Sì, sì, Italia! Ho sotto la giubba una lettera d'amore! E' lei che mi
+scrive! Una Italiana! Bellissima! Non la ricordi? E' tua figlia. Ti
+somiglia. I suoi capelli hanno la morbida serica fluidità dei tuoi
+boschi. Pensa al più sognante declivio della tua più languida collina e
+ti sarà facile immaginare quelle guance tenere sensuali calde di pesca e
+magnolia. Soltanto certe curve dei tuoi fiumi ricordano un poco l'invito
+sinuoso delle sue labbra! La sua voce evoca il canto delle onde notturne
+nello stretto di Messina udito da un areoplano volante a 1000 metri.
+Lenti archetti di dolore su violoncello d'oro giocondo. Glauche chitarre
+di roccia con lunghi accordi d'acque che s'infrangono. Arpe elastiche di
+vento con pizzicati di lampi allegrissimi. E piangenti clarini smarriti
+in meandri di pazzie colorate.
+
+Lei! Lei! Se cammina, ondeggia come un fumo lieve innamorato del cielo.
+
+E' tua figlia, o Italia! Le parole carezzevoli della letterina sua
+tremano sul mio petto, insorgono, susurrano, suonano. Sono le sue
+tenerezze che odo, ma anche le tue, le tue! Sei tu che rispondi ai miei
+baci, tu, Italia, che mi gridi con le sue parole: Amore, amore, amore!
+
+La mia passione parla così nella velocità amorosa della mia blindata 74
+che attraversa correndo i villaggi e le loro schiumanti ondate di grida,
+braccia, fiori, campane agitate.
+
+--Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Dan dan dan.
+
+Ti prendo, ti prendo, ti prendo, Italia! E sono geloso di te, geloso!
+Tutti ti amano, tutti ti amano, tutti ti vogliono! Io ti voglio per me!
+I miei soldati hanno strani visi pieghettati arsi da un forsennato
+desiderio di te! Sento l'acciaio di queste pareti bruciare di voluttà
+per te! L'occhio orizzontale di questa mia 74 d'acciaio già si muta nel
+delirio in una calda bocca dalle potenti labbra affamate di te! Stride e
+strilla tutta la mia blindata! Ha un tono quasi brutale! Non sa più
+contenere la sua follia per te!
+
+--Sono io, son io che ti bacio! urrrla la mia blindata 74--Sono io che
+ti bacio! Io sono la bocca d'acciaio veloce che scivola sulle morbide
+colline del tuo seno, sulle ben tornite montagne delle tue spalle,
+baciandoti tutta, avidamente, con lussuria! Sono io che ti bevo e mangio
+tutta di baci minutissimi rapidissimi, Italia mia, donna-terra saporita,
+madre-amante, sorella-figlia, maestra d'ogni progresso e perfezione,
+poliamorosa - incestuosa, santa - infernale - divina!
+
+In sogno ho ascoltato queste stridenti parole d'amore della mia
+blindata. Ma bruscamente morso dalla gelosia urlo:
+
+--Via! Basta! non facciamo scherzi! Non ti permetto queste libertà! E'
+mia, è mia, comprendi? E' tutta mia, l'Italia bella! E' da tempo, da
+tempo, da tempo che l'amo, d'un amore preciso - confuso, eterno -
+istantaneo! Profondo amore spiritualissimo, religioso! Un amore in
+ginocchio, prosternato e insieme un amore sensuale tutto morsi, baci
+graffi carezze rudi! Un amore che s'infittisce e s'insuccolenta,
+ghiotto, ghiotto nell'Italianissimo sugo d'un buon piatto di spaghetti
+alle vongole napoletano! Tu non sai cosa vuol dire assaporare con mille
+labbra l'Italia nel giallo risotto alla Milanese e nel polisaporico
+minestrone! Dopo lungo girovagare di lingua e di palato fra le plagiarie
+insipide culinarie estere, godere un piatto italiano! Ah, ah! Questo è
+un amore senza confine ed ha le smisurate minuziose e chilometriche
+voluttà del sole quando in Agosto possiede la Terra!...
+
+Ed anche la girante oleosa carezza d'un battello a vapore che beatamente
+prende in giro colla sua scia l'isola di Capri, mammella della Terra,
+emersa dalla tenerezza lunare come da una serica camicia ideale!
+
+Non bisticciamoci, mia cara 74! Non sei una bocca! Tu sei l'alcova
+d'acciaio veloce, creata per ricevere il corpo nudo della mia Italia
+nuda, che ora, con grazia, per i graziosissimi piedi trascino dentro,
+dentro, dentro di te! E' già dentro, e fra le mie braccia!
+
+I villaggi salutano il mio amore irruente, eloquente, e vittorioso.
+
+--Vivaaaa! Vivaaaa! l'Italiaaaa! Dan dan dan. Han ragione quei villaggi
+di acclamare, elogiare la mia amante divina! Tanto bella così, assopita!
+Ma un po' stanca per i troppi baci e le carezze accanite! Giovane,
+fresca, come prima della schiavitù. Languidamente ha concesso il suo
+corpo al massaggio sapiente della nostra offensiva. Abbiamo subito
+ottenuto la rimozione delle piccole rughe che deturpavano i suoi
+fianchi. Le nostre ruote ora premono come pollici veloci sulla sua pelle
+ancora un po' insensibilizzata da un anno di nefasta cocaina. Il
+massaggio fu in un primo tempo feroce. A cannonate, sì, a cannonate
+praticammo nella palpebra destra istriana il taglio d'una piega
+sovrabbondante di tessuto, poi ricucimmo i margini della ferita con
+punti fitti e sottilissimi di spie.
+
+L'Italia porterà gli occhiali affumicati per qualche anno, poi la
+cicatrice rossastra sopra e sotto la palpebra sparirà. Per affrettare,
+un colpo di pastello e di legislazione geniale. Intorno alla bocca che
+ha nome Piave vi fu gran fervore di lavoro. Con un bombardamento sul
+labbro superiore, Caviglia massaggiatore esperto, incise e asportò
+triangoli di tessuto carnoso nel punto di congiunzione tra il labbro e
+il naso: Vittorio Veneto. Questo massaggio non soltanto restaurò, ma
+abbellì. Fu così aumentata la potenza espressiva della bocca Piave.
+
+Tirammo a pulimento e riducemmo a forma rettilinea colline rincagnate.
+Colle mitragliatrici, fra poco, faremo abbondanti iniezioni per
+correggere le depressioni della linea frontale. Il piombo iniettato si
+trasformerà in tessuto connettivo. Livelleremo gli incavi e le
+depressioni morali del bel collo pieno di volontà. Tramuteremo il mento,
+un po' molle, in mento pronunciato, volitivo audace insieme e piacevole.
+Ora la squadra ci aiuta cannoneggiando incisioni nelle regioni capellute
+sopra gli orecchi - golfi Adriatici.
+
+Presto, presto, si spianino a cannonate le rughe frontali scavate dal
+dolore. Un colpo di lancetta qui, uno strofinamento di ruote là, e sarà
+compiuto il perfezionamento dei suoi connotati femminili. Voglio ridare
+al viso della mia Italia la tinta dei cieli di Sicilia. Già mi scivolano
+fra le mani gli aliti africani usi a fasciare i fianchi dell'Etna. Ho
+anche a mia disposizione questo morbido cielo, panno impregnato di
+soavità misteriose... Non sono forse io il padrone assoluto di questo
+universo diventato per me un prodigioso Istituto di bellezza? A 50 o 60
+chilometri sulla mia destra posso prendere il mare, morbidissima spugna
+azzurra inzuppata di lozioni orientali. Ecco col mare-spugna azzurro
+cancello le lividure e le arsure del viso dell'Italia che riprende la
+freschezza saporosa della gioventù. Poi l'accarezzo con questo cielo di
+panno imbevuto d'Oriente illanguidito. Il viso si assopisce.
+
+--Menghini, come va il motore?
+
+--Senta, signor tenente; canta come un flauto. Tuvvvvvvvv Tuvvvvvv
+vrrrrrr vrrrrrrr.
+
+Il motore aveva come me sete, sete, dopo tanta passione bruciante.
+
+Fiuto la maestosa, freschissima bevanda saporosa d'azzurro: il
+Tagliamento! Se il ponte del Torrente Arzino è ancora in piedi saremo
+presto al Tagliamento. Presto, giù per le discese a zig-zag e nelle
+grandi S temerarie della strada, correva la mia 74 girando intorno alle
+colline sempre più aspre e rocciose che prendevano arie di montagne
+imprevedute con roccioni strapiombanti, svolte, svolte, e svolte.
+
+Ad una spasmodica velocità, come il sangue corre nelle vene, correvamo
+nelle vene dell'Italia, su e giù per i suoi muscoli saldi. Era fuori di
+noi l'Italia, ed era anche nella blindata, addormentata fra le mie
+braccia, col suo placido respiro melodioso. Tuvvvvv Tuvvvv....
+
+
+
+
+XXIV.
+
+UN PARTO IN BLINDATA
+
+
+In volata coi bersaglieri ciclisti che corrono a destra e a sinistra
+delle blindate sentiamo tutti che s'avvicina per noi l'ora di un urto
+violentissimo col nemico. Sentiamo che sull'Arzino e sul Tagliamento gli
+Austriaci ci sbarreranno la strada di Stazione per la Carnia, tentando
+così di impedire la cattura d'un'armata di circa 50.000 uomini e
+relativo carreggio cavalli e bestiame in marcia da Gemona verso il
+corridoio di Chiusaforte e Tarvis.
+
+La partita è magnifica. Una frenetica passione sportiva ci invade. Il
+record da vincere è allettante. Siamo pronti a qualsiasi combattimento,
+ma preoccupati sopratutto di velocità. Evitare ad ogni costo qualsiasi
+fermata. I bersaglieri ciclisti vogliono quanto noi giungere ad ogni
+costo prima che i ponti siano fatti saltare. Non ci curiamo più delle
+spalancate acclamazioni di popolo accalcato nei villaggi.
+
+--Vivaaaaaaa! Dan dan dan.
+
+Abbiamo altro da fare che intenerirci. Il colonnello De Ambrosis che
+comanda l'intera colonna è in testa con la sua motocicletta, e dietro
+con noi i bersaglieri ciclisti tuffano in avanti sul manubrio le loro
+facce arroventate che brillano di sudore fra i globi rotolanti del
+polverone.
+
+Per la strada che su e giù serpeggia fra colline boscose, roccioni e
+montagne formiamo uno strano treno impazzito in fiamme, che disprezzò i
+binari e i tunnel per sfrenato amore d'ogni bella curva italiana.
+
+Siamo anche divenuti una fantastica macchina dell'anno 3000 composta
+d'un serpeggiante tubo mostruoso, forato da mille bocche fumanti e
+corrente sopra la sua infinita orologeria di ruote.
+
+--Il Tagliamento! Il Tagliamento! Il Tagliamento!
+
+Potente nome italiano ultra magnetico, tante volte bevuto in sogno dopo
+Caporetto. Ne vedo scintillare i nastri argentei nell'occhio orizzontale
+della blindata. Danzano quei nastri, diventano lettere d'argento
+svolazzanti, le lettere stesse di questa parola forte e sonora:
+Tagliamento.
+
+Ad uno svolto rallentante cento voci di donna:
+
+--Il ponte è rotto! il ponte è rotto! Gli Austriaci! Viva l'Italiaaa!
+
+Tre secondi dopo Dzing dzaang dzing, la mia blindata suona sotto le
+prime pallottole. Mi volto per verificare la chiusura delle feritoie. I
+miei mitraglieri puntano con due mitragliatrici in cupola. Do l'ordine a
+Menghini di mettere il motore in seconda e di avanzare lentamente.
+
+A destra e a sinistra i ciclisti sono tutti calati giù nei fossi, e
+riparandosi dietro le biciclette e i paracarri rispondono con una
+fucileria violenta alle mitragliatrici austriache. Siamo sulla curva
+della strada, fra le case di Flagonia spaziate sulla riva dell'Arzino.
+Il ponte è saltato. Ne vedo i due segmenti crollati giù nell'acqua
+fresca, argentea, azzurra, placida, che scorre col suo mormorio
+pacifico.
+
+gggggg ssssss gggggg.
+
+Breve pausa di silenzio. Feroci grandinano tempestano le mitragliatrici
+austriache. Due, quattro, sei. Sono almeno sei. Ci bersagliano
+dall'altra riva, che è montagnosa e ci domina.
+
+ta-ta-ta-tatatatata tatatatata
+
+giaaaaa giaaa giaaaa di echi
+
+pic pac pam pam paac
+
+giaaaa vuluit vrit vrit.
+
+Il colonnello De Ambrosis ritto accanto alla sua motocicletta; bell'uomo
+forte, muscoloso, testa rude, con una serra multicolore di medaglie sul
+petto, alza il braccio sventolando la mano.
+
+I suoi bersaglieri hanno capito. Agilmente si squagliano giù dalla
+strada per le scarpate cosicchè avanziamo soli noi sulla riva
+dell'Arzino. Autoblindate tutte chiuse ognuna con le due mitragliatrici
+che sputano fuoco rabbioso fuor dalla cupola fasciata di bianco, rosso,
+e verde.
+
+Siamo sei piccoli forti neri d'acciaio, con vibranti, rombanti bronchi
+metallici e catarro inesauribile. La mia 74 è giunta davanti al ponte
+crollato. Vedo a cento metri sulla destra e sulla sinistra del ponte
+ricomparire i bersaglieri ciclisti che guadano in ordine sparso
+l'Arzino. Ognuno corre colla sua bicicletta a mano, per dieci, venti
+metri, poi si appiatta dietro un masso, nell'acqua e fa fuoco.
+Stupidamente le mitragliatrici austriache non si curano di loro,
+accanendosi tutte contro di noi, con ruvidissimi sventagliamenti e
+feroci spazzolate di proiettili sulle nostre blindature che tintinnano.
+Miagolii delle giunture. Nitriti dei parafanghi colpiti.
+
+Infernale strimpellamento di note chiare, argentine. Questa, nota, però,
+sorda, si spacca. Ho la sensazione di essere in un enorme tamburo
+sudanese martellato da un magdi che chiami a raccolta cento tribù per
+una guerra sacra.
+
+Ghiandusso mi porge gli occhiali d'acciaio paraschegge. Ma io li do a
+Menghini. Preferisco comandare cogli occhi nudi fissi nel grande occhio
+orizzontale della blindata. Vedo e controllo tutto. La strada intorno
+schizza polvere sotto la grandinata di ferro che prende di mira la mia
+74.
+
+Mi sembra di essere l'impiantito di una platea durante un veglione. Ho
+come una pressione di acqua sul capo. Sono forse in fondo al mare,
+palombaro preso a codate da squali di bronzo? Però, dentro, tutto
+procede con ordine perfetto. La mia mitragliatrice di cupola spara
+rubinettando i suoi bossoli vuoti contro il mio gomito destro. I nastri
+si seguono filando nelle mani sollevate di Ghiandusso. Ad un tratto, una
+mitragliatrice s'inceppa. Ripiglia. Poi, secondo inceppamento. Le mie
+due mitragliatrici tacciono. Approfitto della sosta per salire in
+cupola. Caccio la testa nella botola-osservatorio.
+
+Dietro le case di Flagonia una folla di popolo segue coraggiosamente
+allo scoperto le sorti della lotta. Più lontano, sul bianco della
+strada, un galoppo di cavalli nel polverone dorato. E' la nostra
+batteria a cavallo che giunge.
+
+Danza di corpi grigio-verdi su groppe tumultuose, criniere al vento,
+scintillii e grondare di luce sulle ruote-raggiere. Con rapida manovra
+si ferma. Il primo cannone ha già puntato la sua volata lucente contro
+gli austriaci. Tutti gli uomini a terra dietro l'affusto.
+
+Sulle pariglie che ripartono il polverone s'innalza spiraleggiando, sino
+al sole che certamente comanda in persona la batteria. La sua tonda
+faccia di metallo in fusione tutta divorata dalla sua stessa bocca urla:
+
+--Fooc!
+
+Squarcia di vampa rossa-blu fra le case.
+
+Spraang spraaang di granate sulle creste verdi. Un secondo pezzo è
+puntato. Le mie due mitragliatrici riprendono il loro ritmo di
+laminatoio. Tatatatatatatatatata.
+
+--Fermate il fuoco!
+
+Mi volto e fermo i miei mitraglieri, mentre nell'occhio orizzontale
+della blindata vedo uno spettacolo inatteso: Bianche sbocciano 2, 3, 4,
+5, 6 bandiere nel verde dei boschi alti occupati dagli Austriaci. Il
+sole completa il tricolore. Mentre il nostro fuoco a malincuore rallenta
+e si spegne vedo fra i paracarri della strada sull'altra riva un tenente
+ungherese che s'avanza seguito da un trombettiere. Questo si ferma e
+voltato verso di noi, suona male tre lunghe note fesse. Dietro la tromba
+che scintilla un bandierone grottesco, lenzuolo bianco un po' sporco
+attaccato a un lungo ramo, è portato da un caporal maggiore mingherlino
+in uniforme verde, che regge male il peso.
+
+Noi ridiamo in blindata. Breve silenzio morbidamente spazzato dal
+fruscio delle acque. Ghiandusso grida:
+
+--Signor tenente, la Zazà partorisce!
+
+Emozione travolgente. Vocio e tumulto all'interno. Feritoie e sportello,
+tutto è aperto. Ed ecco fra le coperte, che Ghiandusso solleva
+maternamente, la mia piccola Zazà coricata sul dorso tutta tremante,
+cogli occhietti neri pieni di implorazioni, colla lingua fuori, palpita
+affannosamente. Tra le gambe aperte della povera bestia un grappoletto
+nero viscido si agita. Bosca che è entrato nella blindata vicino a me,
+dichiara con autorità:
+
+--Lasciami fare: io me ne intendo.
+
+Si rimbocca le maniche e lentamente, con maestria, afferra bene il
+grappolo vivo tirando fuori così a poco, a poco una piccola forma
+lurida, nera, molle, scivolosa di cagnolino che sembra fatto di
+liquerizia.
+
+--Già morto! dice Bosca.
+
+--E' naturale! sentenzia Ghiandusso. Un padre austriaco non può mettere
+al mondo che dei cadaveri!
+
+Poi accarezzando la testa dolorante della Zazà che trema a zampe aperte,
+come se volesse partorire ancora:
+
+--Imparerai, puttanella, a far l'amore col nemico!
+
+Fuori nella vampa del sole meridiano urla, schiamazza gesticola tutto il
+popolo di Flagonia. Tre donne mi si avventano contro:
+
+--Signor tenente, non creda a quelle canaglie!
+
+Intanto il tenente ungherese col trombettiere, il caporal maggiore e
+relativo bandierone di tela sporca, si sono arrampicati su per i rottami
+del ponte ed hanno raggiunto la nostra riva.
+
+Il colonnello De Ambrosis e il capitano Raby bendano il tenente
+parlamentare e lo fanno salire nella nostra vetturetta. Il capitano Raby
+che prende il volante mi dice:
+
+--E' un trucco! Pretendono che l'armistizio sia già firmato. Io non ci
+credo! Vogliono guadagnar tempo e sfuggirci dalle mani. D'altra parte,
+capirai, De Ambrosis vuole rispettare le norme internazionali. Vado col
+parlamentare al Comando.
+
+Mentre Raby fila in vetturetta, un borghese di Flagonia si precipita ai
+miei piedi:
+
+--Le do mille franchi, signor tenente, mille franchi, se mi lascia
+ammazzare quel porco!
+
+Io lo calmo con un gesto. Soldati, mitraglieri e bersaglieri si
+accalcano.
+
+Sull'altra riva s'avanza un corteo pomposo, formato da un maggiore dagli
+ussari ungheresi, tre trombettieri e tre ussari tutti a cavallo. Le tre
+trombe marzialmente alzate a bere il sole, stonano 6 note sbilenche
+derise dagli sghignazzamenti meridionali degli echi e dalle furbe
+risatine gazose dell'acqua dell'Arzino. Scoppia intorno a me una
+fucileria di pernacchi napoletani.
+
+Giunto in faccia a noi, sull'altra riva, il maggiore scende da cavallo,
+e inizia una serie di buffi equilibrismi giù per il segmento crollato
+del ponte, poi su, in bilico, lungo il parapetto dell'altro segmento.
+Appare sull'orlo della muratura. Si sforza di scavare col piede una base
+piana, poi rimane curvo protendendo la faccia magra, nervosa, verdastra,
+astuta, e appoggiandosi colle due mani sul bastone. Un vuoto di 20 metri
+lo separa da noi.
+
+Un bersagliere napoletano grida:
+
+--Bisogna buttarlo cape 'e sotto e piedi in cielo!
+
+Il maggiore con cattiva pronuncia francese dice:
+
+--Je suis herr major Paxis de Pakos... L'armistice a été déjà signé!
+J'ai reçu l'ordre par telephone.
+
+Menghini che ha un'irrefrenabile allegria infantile trasforma le parole
+_herr major_ in _armaiol_, e attacca il ritornello.
+
+--E' venuto l'armaiol, è venuto l'armaiol! Paxis de Pakos! Ah! Ah!
+Questo è infatti la pace delle pacche!
+
+Lo faccio tacere e rispondo all'ungherese:
+
+--Non crediamo ai vostri trucchi... Comprenez-vous l'Italien?
+L'armistice n'a pas encore été signé.
+
+--Je vous donne ma parole.
+
+--Vous n'avez jamais eu de parole! Ces drapeaux blancs sont un
+traquenard pour sauver le corps d'armée de Gemona. Mais nous vous
+prendrons tous comme dans une souricière.
+
+Sull'altra riva appare un automobile. Ne scende un ufficiale di stato
+maggiore austriaco con pentolino celeste, che si accinge alle ormai
+aspettatissime e divertenti discese e salite in equilibrio sui segmenti
+crollati del ponte. Questo secondo ufficiale è molto vecchio e un po'
+frollo. Incespica, ruzzola, si rialza, afferra le mosche per non cadere.
+Tutta la nostra riva crepita di risate e pernacchi.
+
+Il vecchio ufficiale ha il viso congestionato, ansa, s'aggrappa,
+bestemmia in tedesco, perde il pentolino che ruzzola celeste nell'acqua
+blu. L'ilarità raddoppia nelle gallerie e anche in piccionaia sui tetti
+delle case di Flagonia, dove donne e bambini applaudono e fischiano.
+Ogni atmosfera di guerra è scomparsa: siamo veramente in un circo
+equestre.
+
+Il maggiore Paxis de Pakos guarda anche lui i buffi esercizi del suo
+collega e quando questo si è rimesso sul capo il pentolino celeste
+grondante, frena a mala pena una risata.
+
+Tutti i soldati urlano: «Austria caput, Austria caput! Austria caput!»
+
+Il maggiore ungherese ne è convinto quanto noi, e il suo viso assume
+un'aria umile e melliflua nell'indicarmi con la mano una nostra
+motocicletta:
+
+--Zer gutt... Bonne, cette machine!
+
+--Tout ce que fait l'Italie, rispondo io con tutti i polmoni, est
+excellent! Nous autres Italiens nous faisons la guerre et les machines
+mieux que les autres! Aves-vous compris?
+
+La nostra irritazione sale, con la notte gelata, verso le prime stelle
+che ironiche deridono la leggendaria buona fede credenzona italiana.
+Bestemmiando, bersaglieri e mitraglieri accendono i fuochi sulle due
+rive, a destra e a sinistra degli ungheresi che accendono anch'essi dei
+fuocherelli timidi. Il freddo notturno aumenta. Un bersagliere, tendendo
+il pugno, grida:
+
+--Se, come è certo, si tratta di un semplice trucco, le sgozzo io quelle
+carogne!
+
+Ma il colonnello De Ambrosis ha dato ordini severissimi: Non saranno
+toccati ma fatti prigionieri, appena saremo convinti della loro
+malafede. Ormai la vittoria è certa, completa, assoluta. Concederemo
+loro al massimo un'abbondante dose di calci nel sedere.
+
+Nel cucinone di un casolare mi corico nel fieno fra Volpe e Lattes. Al
+centro un grande fuoco, con lingue smisurate e roteanti criniere di
+scintille. Lo circondano le corpulenze nere di bersaglieri e mitraglieri
+accoccolati, seduti o in piedi. Alcuni pietrificati dal sonno. Tortuosi
+sforzi di gambe gonfie di stanchezza che cercano di allungarsi.
+
+Un bersagliere dorme con la testa fra le braccia incrociate sulla
+spalliera della seggiola. Non si sveglia benchè il suo polpaccio-gambale
+fumi abbrustolito dalle fiamme e i suoi scarponi siano cotti.
+
+Facce di terracotta sull'ardore della vampa. Vetrificazione di occhi
+ebbri di fatica che si tuffano nell'al di là divino della pace prossima
+imminente. Facce rovesciate all'indietro come di nuotatori che facciano
+il morto nella corrente felice, sicura della vittoria.
+
+Bosca entra:
+
+--Bisogna assolutamente vegliare, Marinetti! Raccontaci una tua
+avventura originale, ma veramente originale!
+
+--Preferisco raccontarvi un'avventura del mio amico Fiordalisi. Un bel
+tipo, Fiordalisi! Sempre allegro. Sottotenente effettivo, venuto della
+bassa forza. Ha ricevuto al primo passaggio dell'Isonzo a Plava nel 1915
+una palla che gli ha attraversato il collo e spaccato la mascella. Ha
+sul labbro inferiore una grossa, tonda protuberanza che gli permette,
+dice lui, di baciar meglio le donne. In realtà le bacia con la sua
+ferita. Sensazione interessante per una donna patriota e sensuale.
+Quella bizzarra protuberanza gli serve a trasformare la sua bocca in
+una vera orchestra. Imita a meraviglia animali, insetti, fucileria,
+bombardamento. Un vero numero da caffè concerto e un ottimo declamatore
+di parole in libertà! Suo padre, colonnello dei carabinieri, si distinse
+nella lotta contro i briganti e specialmente contro Musolino. Forte
+razza avventurosa; ma il figlio supera il padre. Dai venti ai
+ventiquattro anni ha girato tutto il mondo con suo fratello, facendo
+mille mestieri; dal decoratore in cemento al dilettante questurino.
+Rimase mezzo morto per tre giorni a Odessa dopo una terribile
+bastonatura. E' un attaccabrighe simpaticissimo. Anche un magnifico
+narratore. Peccato che non sia qui: ve la racconterebbe stupendamente la
+sua buffa avventura in Russia! Dunque Fiordalisi era l'amante fortunato
+di una bella signora russa che lo riceveva ogni notte nella sua casa di
+campagna a parecchi chilometri dalla città. Una strana casa di campagna,
+enorme, con innumerevoli camere e corridoi pieni di mobili d'ogni specie
+e d'ogni stile senza ragione estetica, nè utilità apparente. Date le
+continue assenze del marito panciuto e ubriacone, Fiordalisi ci passava
+anche le giornate bighellonando e curiosando di camera in camera,
+perdendosi talvolta nel labirinto dei corridoi senza spiegarsi perchè i
+numerosi amici che venivano a trovare la signora si accalcassero sempre
+nella camera da letto, unica camera abitata e dotata di illuminazione.
+Una notte, poco prima dell'alba vocio e trambusto nel cortile:
+
+«--Mon mari!... Mon mari! grida la signora, cache-toi! vite!
+
+«Fiordalisi nudo non trova nella camera che una tenda troppo corta e si
+nasconde dietro di essa. Il marito entra sbuffando, spingendo avanti con
+passi rapidi il suo gran ventre, come una prua, apre un baule come per
+scegliere delle armi, discute violentemente colla moglie, la respinge
+con un pugno e si mette a frugare nella camera. Poi si ferma, sembra
+convinto, si sdraia in una poltrona e accende un sigaro. Fiordalisi
+sospeso sulla punta dei piedi per nascondersi meglio sotto la tenda
+troppo corta, era anche disposto a rimanere così tutta la notte.
+Disgraziatamente la donna sapendo l'amante in quella dura condizione e
+vedendo il marito sprofondato in poltrona, comincia a seccare
+quest'ultimo per indurlo a mettersi a letto. Il marito rifiuta, discute,
+poi d'un tratto insospettito ricomincia a frugare. Fiordalisi scoperto
+si slancia nel corridoio. Terribile inseguimento tragicomico e
+pericoloso per le stanze buie. Il marito era armato di una vecchia
+scimitarra che completava operettisticamente lo strano palamidone
+imbottito che gli serviva di giacca e cappotto. Ad ogni svolta
+Fiordalisi caccia contro la pancia dell'inseguitore un mobile preso a
+caso con relativi ninnoli, cristalli, vasi e vasetti crollanti. Corsa di
+ostacoli con frastuono infernale. Dietro al marito ansava la moglie
+scarmigliata, in camicia, con pianti, singhiozzi e braccia in
+convulsione. Fiordalisi, però, ricorda che quelle manifestazioni, pur
+nell'ansia della fuga gli apparivano strane, poco sincere, certo
+affettate. Ma la scimitarra minaccia ed egli fugge, fugge con salti
+acrobatici.
+
+«--Avevo, dice Fiordalisi, una stanza di vantaggio.
+
+«Stamattina, inseguendo gli austriaci, ho pensato che essi hanno una
+stanza di vantaggio e mi è venuta in mente l'avventura di Fiordalisi.
+Bisogna domani costringerli a saltare dalla finestra. Fece così
+Fiordalisi quando si vide perduto e cadde per fortuna su un pergolato.
+Era nudo, si scorticò tutto il corpo e rimase quasi infilzato. Ma dopo
+un attimo, alzò la testa e vide con sbalordimento alla finestra il
+marito, che guardandolo con faccia rasserenata e gioviale sentenziava:
+
+«--Ces amoureux sont de vrais sauvages! Pas civilisés du tout! De
+véritable cannibales. Si je continue a me souler chaque soir, ils
+finiront par me manger toute ma femme! Ah! ah!...
+
+«Fiordalisi si lasciò scivolar giù dal pergolato. Trovò in una stalla un
+palamidone del genere di quello del marito, imbottito e sudicio come
+quello, e se la svignò. Questa è una storia simbolica, amici. Accidenti
+ai ritardi! Appena il capitano tornerà, bisogna subito saltare addosso
+agli austriaci prima che se la svignino come Fiordalisi!»
+
+
+
+
+XXV.
+
+UN ESERCITO IN TRAPPOLA
+
+
+Il capitano Raby è tornato irritatissimo. Alla Divisione non si parla
+affatto di armistizio; ordine di continuare l'inseguimento senza tregua.
+Col tenente Bosca e il capitano, al lume delle torce nell'acqua
+gelatissima, cerchiamo un guado praticabile. Il letto dell'Arzino è
+pieno di bombe a mano, migliaia e migliaia buttate via dai reparti
+austriaci fuggenti. Prima di spingere le blindate nell'acqua bisogna
+fare una scarpata nella riva opposta che è scoscesa. Tutti all'opera con
+zappe e badili. Notte accanita, ma faticosissima al lume incerto delle
+torce, rallegrata soltanto da una gara esilarante di bestemmie
+formidabili contro la slealtà austriaca e la dabbenaggine italiana
+poichè di giorno si lavora meglio e si fa presto. Ai primissimi pallori
+del cielo siamo tutti tesi sulle corde. Sentiamo che laggiù un giorno
+eletto stira le lunghe braccia di luce, un giorno che incoronerà tutti
+gli eroismi. La corrente è forte, ma i motori moltiplicano i poderosi
+colpi di reni e le ruote non si incagliano. Tutto procede con precisione
+miracolosa. Nell'uscire dall'acqua sento piangere Zazà nella blindata,
+mi volto temendo che la povera bestiola si slanci fuori, inciampo e
+cado sul naso. La mia mano ha afferrato una strana forma morbida e
+villosa che stupisce il mio tatto. La stringo e rimettendomi in piedi la
+osservo.
+
+Il sole si spacca all'orizzonte come un uovo di prestigiatore giapponese
+e subito la brezza con dita agilissime ne fa scorrere fuori cento nastri
+di seta rosei - rossi - verdi - viola - argentei - bianchissimi che
+salgono verso lo zenit impadiglionando il paesaggio. La magia di
+quest'aurora mi preoccupa. Temo una allucinazione dei miei occhi che
+fissano attentamente la strana erba molliccia che ho fra le mani. Ha un
+colore quasi dorato. Non è un vegetale. E' una cosa umana, quasi viva.
+Orrore! Ho realmente dei capelli fra le mani. Una intera capigliatura di
+donna, strappata, certamente strappata! Questo è il cuoio capelluto, un
+po' di cuoio capelluto, insanguinato!
+
+--Amici! Amici! Guardate l'infamia commessa da quei bruti! Certo dei
+Croati! Nel fango della riva vi deve essere anche la testa della povera
+donna italiana che ha pagato così gli sputi e i morsi coi quali si sarà
+rifiutata alle voglie di uno di quei porci! Soldati! mitraglieri! e voi
+bersaglieri ciclisti! Sia bandita per oggi ancora ogni bontà umanitaria!
+Ogni capello strappato di questa donna italiana sia ferocemente pagato!
+pagato! Avanti! in macchina, contro le carogne!
+
+Cara! cara! cara! Questa dolce parola italiana mi sale naturalmente alle
+labbra nel bere il respiro amoroso della campagna riposseduta. Ebbrezza
+di godere sempre meglio il corpo dell'Italia, molleggiando sulle
+tarantelle gli strambotti i mottetti i crescendo e le cadenze ampie
+della mia blindata sempre più musicale. Godo la grande musica della
+velocità col suo intreccio armonioso di ritmi insolenti, dolci, caparbi
+cocciuti infantili casti e lussuriosi mentre assaporo con fame crescente
+la buona marmellata che estraggo dal barattolo colla punta del mio
+pugnale.
+
+Ad ogni svolto della strada ci assale un vocio di popolo festante.
+Questo però è più violento dei precedenti. Inneggia all'Italia
+strepitando, ma vi scorgo molte braccia tese col pugno chiuso verso
+quelle pattuglie austriache che laggiù sotto gli alberi bersagliano la
+mia blindatura d'una raffica tintinnante di pallottole. Entriamo nella
+vera rivolta della Carnia che già povera fu tutta derubata, spogliata,
+dissanguata dagli austriaci in ritirata. Mille sentimenti e sensazioni
+si incrociano contemporaneamente nella mia coscienza.
+
+Sono motivi spirituali e materiali che sorpassano nelle loro
+combinazioni ogni polifonia vagneriana, raggiungono un'eccezionale
+simultaneità futurista.
+
+Sento simultaneamente:
+
+1.--Gli arpeggi delle pallottole sulla blindatura sonante.
+
+2.--La gioia di assaporare una buona marmellata, pescandola col pugnale
+nel barattolo.
+
+3.--I singhiozzi repressi che mi strappa questa radiosa Italia
+calpestata.
+
+4.--La gioia della vittoria che dal mio cuore rimbalza negli occhi pieni
+di lagrime dei popolani che ci salutano al passaggio.
+
+5.--I tonfi d'amore fraterno che il loro vocio angosciato fa nel mio
+sangue.
+
+6.--L'odio-vendetta della mia mano sinistra che impugna il revolver.
+
+7.--La strada che i miei occhi d'automobilista studiano minutamente.
+
+8.--Tutti i rumori del motore che martella preciso, felice.
+
+9.--Il volante nelle mani di Menghini.
+
+10.--Il gelo delle mie gambe inzuppate dall'ultimo guado.
+
+11.--La febbre assolutamente sportiva di giungere prima degli altri
+italiani e prima che gli austriaci se la svignino. Record!
+
+A Trasadis riceviamo, Bosca ed io, l'ordine di lanciarci soli alla
+massima velocità verso Tolmezzo prima che il ponte sul Tagliamento sia
+fatto saltare. La piazza di Alesso è tutta ingombra di bersaglieri
+ciclisti. Sono uomini e biciclette tutti sdraiati a terra affranti,
+sfiniti dalla corsa sovramuscolare. Vorrei elogiare cantare i battiti
+burrascosi di quei cuori giovanili, l'ansare di quei polmoni, il respiro
+di quelle bocche bruciate e nutrite di polvere e il sudore grondante di
+quelle facce smaniose. Ci guardano con invidia, quasi con ira. Il
+colonnello De Ambrosis con lo sguardo malinconico, e la voce dura ci
+grida:
+
+--Una sezione di blindate, soltanto, a tutta velocità!
+
+Vedo molti bersaglieri ciclisti, mordersi a sangue le dita. Speravano di
+vincere la gara. Altri avranno la preda, magnifica. Alcuni si alzano. Un
+tenente bersagliere parla concitatamente a De Ambrosis. I suoi occhi
+implorano, e mentre con elastico colpo di reni la mia blindata riparte,
+vedo il tenente bersagliere slanciarsi fra le biciclette e urlare:
+
+--Primo plotone; con me, via!
+
+Tremenda festa di muscoli esasperati dalla gioia per l'ultimo sforzo
+degli sforzi al di là di ogni forza umana. Durante i primi minuti i
+bersaglieri ciclisti a destra e a sinistra tengono testa alla mia
+velocità. Ma la strada si precipita giù e la vediamo a 100 metri
+inerpicarsi polverosa nel sole. I ciclisti sono diventati proiettili.
+Debbono con lo slancio di una valanga acquistare nelle discese l'impeto
+per aggredire le salite. Piombano infatti giù quasi rischizzando poi
+scopati su da quella riserva di velocità. Tutti su... su... su... ci
+siamo! E le facce roventi dei bersaglieri si placano bevendo a larghi
+sorsi il vento inebriante della nuova discesa.
+
+Divina strada che scende con molle arabesco, si tuffa nel verde,
+inoculandosi!
+
+Siamo il sangue tonante rivoluzionario e sportivo d'Italia, che scorre
+scorre giù nelle intricatissime arterie della montagna Carnica!
+
+--Somplago! Somplago! grida Menghini. Conosco quel paese!
+
+Menghini è raggiante. Le sue mani al volante sono contratte
+dall'emozione.
+
+--Fa attenzione, Menghini! C'è benzina? Per carità, non possiamo più
+permetterci delle fermate. Via, via!
+
+Entriamo in Somplago come una pugnalata di velocità. Il paesello è come
+spento, chiuso inchiavardato dal terrore, e cacciato sotto delle coltri
+di pericolo e di morte. Presto, presto, correre, correre virare,
+scansare. Quel carretto abbandonato! Quel pietrone! Quel cumulo di
+ghiaia! Gli ostacoli sono innumerevoli. Agilità anguillesca della mia
+blindata 74 che sfiora tutto senza agganciare. Io prego, supplico,
+imploro il motore perchè collabori senza posa. Basterebbe un po' di
+grasso e un po' di polvere di più! Ma il motore è fedele, pronto,
+obbediente e la sua quarta velocità è veramente alata, aerea, come se il
+vento prestasse alle ruote infiniti trampolini imbottiti di nuvole. Le 4
+gomme sono sane, con gonfiezza utile, ma il loro ardore equatoriale s'è
+liberato qua e là della tela che a brandelli rumoreggia lugubremente
+contro i parafanghi. Rumore minaccioso poichè i brandelli delle gomme di
+dietro sbattono e sbandierano convulsivamente. La mia 74 sembra una
+donna che corra nella sua vestaglia svolazzante.
+
+Due uomini gesticolanti sulla strada a 100 metri, non si scansano.
+Rallentiamo.
+
+Sono due tenenti alpini, due di quei numerosi italiani sfuggiti alla
+cattura nella rotta di Caporetto e che vissero nelle caverne di queste
+montagne come belve e come briganti in guerriglia.
+
+--Presto! mi gridano. Il ponte è in piedi ma lo faranno saltare fra
+pochi minuti! E' già minato! A Tolmezzo ci sono due battaglioni
+austriaci che prendono il caffè.
+
+--Lo berremo noi! risponde Menghini. Qui sono in casa mia, conosco anche
+i ciottoli.
+
+Come un vincitore di circuiti, magistralmente Menghini prende le svolte
+pericolose senza rallentare. Le aggredisce con delle girate di volante
+audacissime, che si immensificano nel mio sogno come quelle dei
+volantisti celesti nel guidare i pianeti alle svolte immense e
+sfolgoranti della via Lattea. Non ha forse l'ampiezza maestosa della Via
+Lattea questo letto del Tagliamento che svolge davanti a noi i suoi
+meandri d'argento vivo, e le ramificazioni cerebrali dei suoi filoni
+azzurri-verdi? Correre, correre, correre! Gioia di correre come ragazzi
+su questo alto, spettacoloso balcone che la strada prolunga
+strapiombando a 50 m. d'altezza sul letto piatto immenso e le sue lunghe
+acque verdi coricate e i solchi caldi delle acque fuggite.
+
+Occhieggiano le acque sonnolente e camminano come in sogno placidamente,
+mentre l'ansia esaspera, accende morde le mie ruote assetate di
+polvere, morde morde di rabbia bruciante la gomma arroventata, stringe
+strozza la collera dei gas irti dal desiderio. La strada tortuosa
+dinoccolata, fa 2 o 3 moine coi suoi ventagli di polvere accecante e ci
+svela finalmente il ponte di Tolmezzo. Menghini urla, urla:
+
+--Il ponte è in piedi! Il ponte è in piedi! Il ponte è in piedi!
+
+Sembra quasi impazzito. Le sue mani scuotono rabbiosamente il volante
+come per sradicarlo. L'afferro per il braccio, rudemente:
+
+--Menghini! Menghini! Calmati! Non perdere la testa. Il momento è grave.
+Il ponte è minato. Bisogna traversarlo nel minor tempo possibile. Ti
+senti sicuro del motore?
+
+--Sì, signor tenente.
+
+Siamo a 100 metri dal ponte che slancia elegantemente le sue arcate
+attraverso il fiume. I miei occhi distinguono perfettamente dei grovigli
+di fili lungo il parapetto e delle botti legate sui capitelli dei
+piloni. Ma la grazia italiana di quegli archi, che non possono tradire
+noi italiani, mi riempie di ottimismo. Con un atto di fede potente
+entriamo sul ponte. Menghini dà tutta la benzina. Apro completamente
+l'occhio orizzontale di prua alzando la palpebra metallica. A destra,
+giù, nel letto del fiume, fra le erbacce, dei cappottoni grigi che
+fuggono.
+
+Il meriggio ci soffia in faccia un vento infuocato e insieme un urlio
+delirante. Sono i nostri soldati di Carnia scesi giù dal loro
+nascondiglio montano. Lunghe barbacce, vestiti a brandelli, ceffi di
+briganti. Quasi tutti armati. Mi fermo in mezzo a loro, a 50 metri al di
+là del ponte.
+
+--Viva l'Italia! Signor tenente, ci sono molti austriaci sotto quelle
+tettoie! Ma i due reggimenti e il comando debbono essere in Amaro a
+quest'ora. Se fa presto li raggiungerà sulla strada.
+
+Intanto il mio sergente fa funzionare una mitragliatrice di cupola
+contro le tettoie in fondo al prato a destra della strada. Gli austriaci
+rispondono con qualche fucilata poi si vedono fuggire verso il greto del
+fiume.
+
+--Signor tenente, veniamo con lei ad Amaro!
+
+--No, amici! Alcuni vadano alla caccia di quelle canaglie. Se si
+rivoltano io li mitraglio da qui. Voialtri, una ventina bastano, restate
+alla guardia del ponte.
+
+Tutta Tolmezzo si svegliava. Gridio confuso, infiniti richiami, porte
+sbattute. I balconi traboccano di donne e bambini. Sembra un popolo che
+si dissotterra. Prati e praterie trasudano popolo.
+
+Gli spavaldi e briganteschi soldati di Carnia improvvisano una violenta
+fucileria al cielo per festeggiarmi. Le donne accarezzano, abbracciano
+la mia 74. Sono accecate dalla gioia.
+
+--Viva il nostro liberatore! Viva il liberatore di Tolmezzo! Viva
+l'Italia! Veniamo con lei ad Amaro! Gli Austriaci sono partiti 2 ore fa!
+Hanno detto che si sarebbero trincerati ad Amaro!...
+
+A pochi metri scoppia un tumulto inesplicabile intorno a tre donne
+vestite di bianco.
+
+Crollano ai miei piedi abbracciandomi le ginocchia.
+
+--Signor tenente, ci salvi, ci salvi! Lei lo può dire, non siamo slave,
+non siamo austriache, siamo triestine! Quante sofferenze! Tutto un anno
+di torture!
+
+Non ho tempo da perdere. Salto in macchina e mi apro la strada con la
+mia blindata nella folla vorticosa.
+
+--Largo, largo, ci lascino passare!
+
+Una vecchia è caduta davanti a noi e Menghini deve con scatto pronto
+virare per non arrotarla. Poi via per la strada d'Amaro sotto le alte,
+voluminose forze concentrate del Monte Festa. A un chilometro piombiamo
+su una colonna di carreggio.
+
+--Giù Ghiandusso con me! Prendi due bombe e revolver. Tu, Locatelli,
+pronto alla mitragliatrice!
+
+Poi di corsa con Ghiandusso verso il sergente ungherese che segue
+l'ultimo carro.
+
+--Tutti giù! Arrendetevi! Volta i cavalli e indietro!
+
+Il sergente, esita un attimo poi cede. Tutti gli uomini del carreggio
+sono disarmati.
+
+--Indietro! grido. Via! Troverete a Tolmezzo la colonna di prigionieri.
+
+Faccio fiutare al sergente il mio revolver e la mia bomba a mano, poi
+salto in blindata. Ho il corpo quasi tutto fuori dallo sportello
+aperto, il revolver in pugno. La strada sale e scende. Le prime case di
+Amaro. Sorpresa: una mitragliatrice spara da un bosco alto sulla destra!
+Contro chi spara, quella mitragliatrice austriaca? Non è austriaca. Vedo
+correr giù gli ormai famigliari nostri nomadi di Carnia. Urlano:
+
+--Amaro è piena di austriaci, sono più di quattromila! Veniamo con voi!
+Abbiamo una mitragliatrice sulla montagna. Ora la portano giù!
+
+Sulla prima piazzetta la mia blindata si ferma presa da una folla
+irruente. Non si muove più, come una nave stretta dai ghiacci.
+L'immagine mi è suggerita dalle enormi masse di crisantemi che le donne
+portano fra le braccia. Bocche squarciate dalla ressa delle parole.
+Bocche che balbettano incretinite. Mani che graffiano macchinalmente le
+vesti, mani alzate di vecchi che mi benedicono. Torrente di folla
+gioiosa che si gonfia fra le casette fragili. Sembrano beccheggiare le
+casette tanto pesano a prua e a poppa i balconi sovraccarichi di edera
+umana.
+
+Verso il Sole, punto matematico del problema di guerra risolto, salgono
+le spirali delle respirazioni sibilanti e della polvere dorata. Salgono
+i coni dell'entusiasmo lanciati su steli invisibili dai nostri cuori
+fontanieri. Cozzano insieme le sfere volanti delle voci e i triangoli
+dei gridi fra le geometrie ubriache dei tetti che si sfasciano dalla
+gioia.
+
+Un uomo cinquantenne dal viso rossastro, baffuto mi abbraccia per forza
+spiaccicandomi sulla bocca un bacio che non riesco a scansare. Dice con
+voce rotta:
+
+--Ero alla finestra... quando ad un tratto ho visto arrivare la sua
+macchina sulla strada. Sono caduto in ginocchio, ho alzato le mani al
+cielo e ho gridato: L'Italia è qui! L'Italia è qui, Dio cane!
+
+Cammino a fianco della blindata che avanza lentamente verso la piazza
+principale. Ho il revolver nella mano sinistra; e la mano destra nel
+tascapane pieno di bombe.
+
+--Grazie, grazie, ma fate largo, largo!
+
+Le donne non ascoltano e rovesciano fasci e fasci di crisantemi sulle
+ruote, sul motore.
+
+--Basta! basta! Questi sono fiori di morte. Oggi è giorno di vita.
+Scansatevi, allontanatevi!
+
+Confusione indescrivibile, rimescolio di pentola bollente. A pugni apro
+un varco alla mia blindata che si ferma nella piazza centrale.
+
+--Là, a quel primo piano hanno preparato la mensa degli ufficiali, mi
+dice un borghese. Vi si affaccia un maggiore ungherese, strepitando giù
+ordini incomprensibili.
+
+--Locatelli, punta quella finestra, fuoco!
+
+Ta ta ta ta ta gring grang di vetri rotti crollanti.
+
+--Vieni con me, Ghiandusso! Guardami le spalle! E tu, Locatelli, fa
+fuoco contro quelle finestre.
+
+Mi slancio verso la porta dalla quale escono in tumulto molti ufficiali.
+
+--Giù le armi, arrendetevi!
+
+Il primo, un tenente, è agile, muscoloso, ma pallidissimo. Gli strappo
+la baionetta-pugnale dalla guaina che porta al fianco. Al secondo che si
+avanza minaccioso scarico un tremendo pugno nello stomaco. Lo prendo per
+il colletto colla mano sinistra, mentre la mia destra strappa la
+baionetta-pugnale che nel gesto dal basso in alto sfiora la sua bocca
+che trema. Potrebbero sgozzarci. Siamo 14 uomini con 6 mitragliatrici in
+mezzo a 4 mila nemici con circa 50 mitragliatrici. Ma le nostre
+Autoblindate terrorizzano. Portiamo sul viso la schiacciante spavalderia
+della vittoria e i nostri occhi sono degli invincibili proiettori di
+forze.
+
+Il mio compagno tenente Bosca con la sua blindata va in fondo al paese.
+Rimango solo fra il tumulto degli ufficiali che non vogliono lasciarsi
+disarmare. Il colonnello ungherese discute con un maggiore austriaco.
+Balzo fra di loro. Tolgo la baionetta-pugnale al maggiore e il revolver
+al colonnello. Rimangono impietriti.
+
+--Via le donne, per Dio!... Menghini, Locatelli, Ghiandusso, cosa fate?
+Basta coi fiori e con le donne!... Salis, gira intorno alla blindata,
+sorveglia le gomme, e scarta le donne!... Locatelli! Gira la torretta,
+punta le due mitragliatrici di cupola verso l'ingresso del paese!
+Ghiandusso, va su a quel primo piano, apri tutte le porte, fruga bene e
+caccia giù tutti gli ufficiali che troverai!
+
+Poi mi rivolgo ai soldati carnici.
+
+--Su, disarmate quegli uomini!... Le armi a destra! Gli uomini a
+sinistra!... Se quelle carogne si muovono, sparate!
+
+Il colonnello ungherese disarmato, si presenta a me, con solennità.
+Atletico, sessantenne, enormi baffi uncinanti.
+
+--Prego, signor tenente... dove è il vostro colonnello?
+
+--Qui sono io l'unico comandante italiano. Non fatemi perdere del tempo.
+Siete sconfitti. Arrendetevi senza tante chiacchere. Siamo seguiti da
+grandi forze che saranno qui fra pochi minuti. Altre blindate,
+cavalleria e bersaglieri ciclisti.
+
+--Prego, prego. Io credo che ora è firmato armistizio.
+
+--Non credo alle vostre parole. L'armistizio non è firmato. Ho l'ordine
+di farvi tutti prigionieri.
+
+Interviene il maggiore, grassoccio, gesti melliflui, fronte bassa, viso
+porcino.
+
+--Je vous prie, monsieur le lieutenent.
+
+--Ne m'embetez pas! Vous êtes des voleurs, des canailles, des cochons!
+Si je vous abandonnais à la population de Amaro, vous seriez tous
+égorgés! Vous leurs avez tout volé! Quand on n'a pas d'argent, on ne
+fait pas la guerre! Vous avez compris? Quand on n'a pas d'argent, on ne
+fait pas la guerre!
+
+Una donna mi tira per la giubba urlandomi freneticamente sulla mano che
+bacia:
+
+--Coppèli, Coppèli! Signor Tenente, mi lasci uccidere quella canaglia
+del colonnello! stupratore! Mia figlia, mia figlia!
+
+Io scarto la donna e col dito nel naso al colonnello:
+
+--Vous êtes un lâche, un bandit, vous aussi, monsieur le major! Vous ne
+savez que mentir et voler! Vos faux parlementaires nous ont couté 30
+bersaglieri! Vite, finissez! Tout le monde doit être désarmé, dans une
+demi-heure.
+
+Ma sento che nell'allontanarsi col maggiore il colonnello pronuncia la
+parola «téléphone».
+
+--Signor tenente, mi dice un borghese, ora il colonnello va su nella
+camera della gendarmeria a telefonare a Stazione per la Carnia. Là a
+quel primo piano.
+
+--Fatutto, prendi il moschetto, baionetta innestata. Sali e taglia il
+telefono!
+
+Fatutto sale per la scala di legno. Ma in alto vi sono degli ufficiali
+che discutono impedendogli di passare. In quattro balzi raggiungo
+Fatutto spingendo tutti dentro a pugni.
+
+Il colonnello col microfono all'orecchio mi volta la schiena seduto. Lo
+strappo indietro prendendolo alle spalle. Rompo il filo e consegno
+l'apparecchio al borghese che mi aveva seguito.
+
+--Te lo regalo, via! E voialtri, tutti, giù, fuori!
+
+In fondo alla camera vi sono due ungheresi sdraiati su due brande.
+
+--Anche voi, veri o finti malati, vi farete curare all'Ospedale di
+Tolmezzo!
+
+Quando ridiscendo giù, spingendo davanti a me gli ufficiali austriaci,
+la situazione in piazza è peggiorata. Arruffio di gesti e troppe voci
+tedesche altisonanti. Ghiandusso che avevo sguinzagliato nei vicoli mi
+dice:
+
+--Signor tenente, in fondo al vicolo, in un gran cortile, più di mille
+uomini prendono il rancio. Non vogliono lasciarsi disarmare.
+
+--Vedremo. Menghini, vieni avanti colla macchina. Locatelli, punta in
+fondo a quella via. Supplemento di fuoco. Tira in alto.
+
+Ta ta ta ta ta ta ta.
+
+--Basta! Basta! Voialtri continuate a disarmare, presto! Armi a destra,
+uomini a sinistra! Dell'ordine, per Dio, dell'orrrdine! Ghiandusso,
+prendi il tascapane coi petardi, e vieni.
+
+In fondo alla viuzza sporgendoci su un muricciolo basso, vedo a venti
+metri sotto, in un immenso cortile un migliaio di bosniaci. Confusione
+intorno alle marmitte. Grida di ufficiali, ordini incomprensibili.
+Alcuni caricano i fucili. Io grido con voce tonante:
+
+--Arrendetevi!
+
+Silenzio. Centinaia di facce attonite che mi guardano. Pochi alzano le
+braccia. Ghiandusso dietro di me scaraventa una bomba nel mezzo del
+cortile.
+
+Sgraa--graaang.
+
+Una ventina di feriti, nessun morto, tutte le braccia si sono alzate con
+un lungo ruggito di belva.
+
+--Aprite la porta, e fuori tutti!
+
+I soldati carnici accorrono per questo nuovo disarmo. Ma un colpo di
+revolver vicinissimo mi fa voltare.
+
+Ghiandusso ha sparato nella spalla del colonnello che non voleva mollare
+le briglie dei suoi due magnifici cavalli. Meravigliosa razza di quei
+due animali da guerra che scalpitano orgogliosamente cercando di
+strappare le briglie dalle mani di Ghiandusso.
+
+Davanti alle scuole, Bosca mi dice:
+
+--Non possiamo fermarci. Bisogna giungere al più presto a Stazione per
+la Carnia.
+
+Giungono a tutta velocità le due blindate di Volpe e Sacco. Da un prato
+basso salgono vociando uomini disarmati.
+
+--Praga! Praga! Boemia libera! Austria caput! Viva l'Italia!
+
+In segno di devozione si strappano dal berretto i due bottoni di metallo
+e lo stemma imperiale.
+
+Fuori di Amaro la strada corre dominando i prati e le boscaglie che
+costeggiano il torrente Fella. Siamo 4 blindate lanciate a tutta
+velocità. Ci raggiunge il capitano Raby che nella sua vetturetta
+scoperta e senza blindatura si mette alla testa della squadriglia.
+Appare spavaldamente intrepido e strafottente accanto al suo volantista.
+Tiene fra le mani, sulle ginocchia una gabbia di colombi viaggiatori.
+
+Davanti a noi, a un chilometro, il ponte di Stazione per la Carnia. E'
+certamente minato ma ce ne infischiamo. Dalle boscaglie dell'altra riva
+partono dei colpi di fucileria, sparsi, poi più fitti. Una, due
+mitragliatrici ci bersagliano. Entriamo sul ponte distanziandoci.
+Davanti alle case di Stazione per la Carnia sbuffano due locomotive. Si
+scorgono due treni interminabili, sovraccarichi. Tutto il bottino
+carnico di una armata di ladri. Una gioia acuta ci trafigge le carni, le
+lacera, quasi vorrebbe sventolare i brandelli della nostra carne
+patetica. Alt sul ponte. Puntiamo le nostre mitragliatrici giù contro le
+boscaglie che nascondono le mitragliatrici austriache.
+
+Ta ta ta ta ta   giaaaa  ta ta ta ta ta  giaaaa.
+
+Sono bosniaci cocciuti non ancora convinti dell'irrimediabile sconfitta.
+Spariamo avanzando lentamente. Ad un tratto le due locomotive si mettono
+in moto.
+
+Ta ta ta ta ta    giaaaaa
+
+giaaa giaaaa giaaaaa giaaaaaa
+
+Ridono gli echi della valle. Ridono, ridono al vedere i piccoli
+macchinisti neri precipitarsi giù dalle due locomotive e nascondersi
+sotto le ruote.
+
+Quando sbocchiamo fuori dal ponte fra le case di Stazione per la Carnia,
+il lato destro delle nostre blindate suona sotto una rude raffica di
+pallottole strimpellanti. E' una mitragliatrice austriaca vicinissima,
+nascosta fra le erbacce. Le nostre rispondono ferocemente tempestando il
+greto.
+
+ Ta ta ta ta ta    ta ta ta ta ta    ta ta ta ta ta
+ Giaaaa    giaaaaa    giaaaaaa
+
+Ridono, ridono, giocano, strillano e beffeggiano gli echi della valle in
+coro. Ridono di gioia sotto il sole, cerchio radioso che le nuvole
+bambine fanno correre a colpi di raggi nelle liete praterie azzurre del
+cielo.
+
+ Ta ta ta ta ta    ta ta ta ta ta    ta ta ta ta ta ta
+ Giaaa    giaaaaa    giaaaaaaaa
+
+Ridono gli echi della valle nel vederci tutti scendere dalla blindata e
+correre come ragazzi prendendo a calci, a pugni, a schiaffi i bosniaci,
+bestioni che non vogliono mollare le loro mitragliatrici. Si arrendono
+come cani ringhiosi o meglio come professori passatisti idioti che
+cedono a malincuore i vecchi dizionari della gloria austriaca tramontata
+sotto i nostri calci futuristi.
+
+Davanti a me sulla strada la vetturetta di Raby si ferma. Il capitano,
+dritto in piedi:
+
+--Arrendetevi!
+
+Si sente un vasto e profondo scalpiccio. La mia blindata corre per venti
+metri e posso contemplare la testa del grande Corpo d'Armata che
+s'avanza lentamente verso di noi.
+
+Precedono a piedi, funerei, i generali di brigata, i colonnelli e i
+maggiori. Unico spavaldo un colonnello grassoccio, mani sui fianchi,
+gomiti in fuori, testa alta. Ondeggia sopra, avviluppante, l'immenso
+puzzo nauseoso acido e dolciastro degli eserciti austriaci. Puzzo di
+fogna, stiva, iodio, sudiciume, orina fermentata, latrine, becchi, e
+serraglio. Raby in piedi grida:
+
+--Siete tutti prigionieri!
+
+Ma gli ufficiali austriaci e ungheresi discutono fra di loro
+animatamente. Corriamo col revolver in pugno.
+
+--Monsieur le capitaine, dice un generale alto, secco, magro, dal viso
+pallidissimo solcato da due lente lagrime. Nous avons le droit de passer
+et de continuer la route vers Chiusaforte. L'Armistice est signé.
+
+--L'armistice n'est pas signé! risponde Raby con voce dura. Rendez-vous
+avec toutes vos troupes! Vos deux trains ne partiront pas!
+
+--Pardon, monsieur le capitaine, il faut que je demande des ordres au
+commandant de notre corps d'armée.
+
+--Quelle chance! grida Raby. Nous ferons prisonnier aussi le Commandant
+de Corps d'Armée!
+
+Intanto la colonna giallo-verdastra puzzolente delle truppe austriache
+appoggiava sulla sinistra della strada per lasciar passare una
+automobile piena di ufficiali. Fra questi, il generale comandante del
+Corpo d'Armata, muscoloso e panciuto. La faccia tonda naturalmente
+olivastra era terrea, con una febbrilità di palpebre e d'occhi un po'
+smarriti che rivelavano il crollo di un'anima militare.
+
+--Ho l'ordine, signor generale, dice il capitano Raby, di fermare qui il
+vostro corpo d'armata. Siete tutti prigionieri. Quando avrò dato i miei
+ordini voi verrete con me in questa automobile al comando della prima
+Divisione di Cavalleria.
+
+Venivano intanto dalla strada di Chiusaforte, in bande fitte, i
+prigionieri italiani che si erano liberati quando l'annunzio del crollo
+del Grappa aveva segnato il primo sgretolarsi dell'impero. Uno di questi
+prigionieri più affranto degli altri oscilla tragicamente a tre passi da
+me poi si abbatte sul naso, svenuto dalla stanchezza e dalla fame.
+Menghini si slancia e inginocchiato scuote quel povero corpo svenuto
+urlando:
+
+--Guardate! Guardate come hanno conciato i nostri fratelli! Ecco! Ecco
+cosa hanno fatto della carne nostra!
+
+Si alza furente; poi come preso dal delirio, tendendo i pugni ai
+prigionieri austriaci si scaglia e percuote nella faccia un maggiore
+austriaco. Questo non comprende, bestemmia, vuole difendersi, ma
+Menghini lo atterra mordendogli le braccia. Il groviglio rotea, strilla,
+contro la blindata dove la mia Zazà abbaia impaurita. Sopraggiungono i
+primi bersaglieri ciclisti a tutta velocità agitando gli elmetti
+piumati.
+
+Scompiglio e marea fragorosa. Gli austriaci si sparpagliano. Zuffe,
+corpi che rotolano. Cacofonia di cento lingue diverse: italiana,
+tedesca, slovena, boema, russa, ungherese, ecc. Mi slancio col revolver
+in pugno fra quell'abbaiare di cani e riesco a fermare i nostri
+mitraglieri e bersaglieri inferociti.
+
+Un motociclista infila come un proiettile il ponte e si ferma in mezzo a
+noi gridando:
+
+--La _Viribus Unitis_ è saltata!
+
+Scoppio di urrà frenetici. Il mio cuore si rifiuta di accogliere questa
+gioia massacrante. Non è preparato a questo galoppo furente di notizie
+giganti. Faticosamente, dolorosamente, il mio cuore ingoia godendo ma
+sofffrendo come una gola lacerata. Sento gonfiarsi nel cielo un altro
+blocco di Felicità sovrumana. Blocco rotolante che precipita giù sui
+declivi delle nuvole per colpirmi in pieno petto. Ha un rumore battente
+come di mitragliatrice, ma allegro, allegro. Non è il ta ta ta ta
+micidiale, ma il top top top top delle grandi ispirate velocità. E' una
+seconda motocicletta. La guida un sergente bersagliere, che rallenta,
+agitando col braccio sinistro il suo fez rosso, gli occhi schizzati
+fuori dall'entusiasmo:
+
+--I nostri sono entrati a Trieste e a Trento!
+
+Un impeto selvaggio mi scuote. Mi slancio, lo afferro pel braccio, e lo
+tengo fermo. Si ribella, quasi cade. Cado quasi con lui e la sua
+motocicletta.
+
+--Se menti, ti brucio le cervella! gli urlo. Dimmi! Spiegami! Giurami!
+Che è vera, sicura, la notizia!
+
+--Lo giuro, me lo ha ripetuto tre volte il generale in persona!
+
+--Giura!
+
+--Giuro.
+
+--Su tua madre!
+
+--Su mia madre.
+
+--Aaaah! aaaaah!
+
+Mi comprimo colle due mani il cuore che si gonfia, si gonfia dilatando,
+spaccando, le sue pareti che sono ora quelle enormi montagne, mentre la
+mia bocca spalancata beve, con trionfale voluttà lo smisurato fetore dei
+prigionieri austriaci, tutta l'infinita anima fetente dell'impero nemico
+sconfitto.
+
+Ho uno strano viso feroce, violento, aggressivo ma i miei occhi sono
+pieni di lagrime di gioia. Le povere contadine sfinite di fame
+stanchezza che s'avanzano piegate sotto la gerla lungo il treno pieno
+del loro bestiame rubato, mi commuovono fino al singhiozzo e insieme
+arricchiscono le mie mani di artigli vendicativi. Vorrei baciare sul
+viso quelle povere vecchie italiane e poi stemperarmi sul pane le
+lagrime del generale austriaco vinto. Primitività stramba del mio
+temperamento vergine, selvaggio, schietto, elastico, pieno di barbarie
+crudele e di profonda umanità civilizzata. Temperamento che s'avventa,
+colpisce ma subito comprende perdona tutto, con alta bontà indulgente e
+serena.
+
+
+
+
+XXVI.
+
+PAGIOLIN, COLOMBO VIAGGIATORE
+
+
+Il disarmo incominciò. A sinistra si accatastavano i fucili, a destra le
+mitragliatrici. Nel centro i prigionieri austriaci abbrutiti, dondolanti
+nei loro cappottoni giallo-sporchi procedevano ordinandosi fra la
+spavalda e muscolosa giocondità dei bersaglieri ciclisti.
+
+I prigionieri istintivamente ricercavano la loro antica disciplina,
+aspettando i comandi dei loro ufficiali che vinti conservavano ancora
+tutta la loro autorità tanto era ferrea la compagine del potente
+esercito che avevamo sfasciato.
+
+Subito gli ufficiali austriaci trasmisero coi loro urli aspri di
+sciacalli l'ordine d'incanalarsi lungo le nostre automitragliatrici
+blindate e di infilare il ponte sul Fella per Amaro-Tolmezzo. Ma
+sopraggiungevano continuamente incontro a loro bersaglieri ciclisti a
+tutta velocità. Si vedevano girare laggiù sulla strada curva correndo
+verso di noi, e altri, altri ancora, lanciati come frecce alate di penne
+di gallo. La colonna dovette fermarsi. Un minuto di confusione: poi tre
+bersaglieri, abbandonando le biciclette, saltarono in sella su dei
+cavalli catturati, potenti bestie tutte ad archi di muscoli scattanti, e
+domandoli fra le forti ginocchia presero la testa e il comando della
+prima colonna marciante. Il primo, un siciliano dal viso rossastro
+polveroso di scugnizzo con occhiacci neri sotto il fez rosso moschetto
+ad armacollo. Sul suo grande cavallo bestemmiava: Accidenti! Cavallo
+irlandese e ungherese io non so! Ma i miei muscoli sono siciliani!
+
+Anche i nostri soldati nomadi di Carnia comandavano colonne di
+prigionieri. Erano laceri e sporchi, ma tutti montavano senza sella
+cavalli stupendi.
+
+Uno aveva una specie di turbante azzurro in testa e un grosso zaino da
+turista sulla schiena. Sembrava un generale turco. Sul fianco della
+strada le nostre blindate dominavano con le loro 18 mitragliatrici
+puntate tutta la divisione austriaca che si avanzava. Sss sss lento
+monotono stropiccìo di piedi stanchi. Zin zin tric gring zin di fucili
+che cadevano sulla catasta. «Fetente, vattenne, cammina! A cauci te
+faccio camminà, porcaccione!»
+
+Cinquanta metri più giù davanti al Municipio nelle due automobili del
+comandante del Corpo d'Armata austriaco e del suo Stato Maggiore, gli
+ufficiali prigionieri seduti immobili guardavano con occhi che certo non
+vedevano. Intorno, i miei mitraglieri con moschetto e baionetta
+innestata montavano la guardia con facce ingenue di bambini intorno ad
+una enorme torta natalizia.
+
+--Vuole che le faccia la barba? mi domanda un prigioniero in italiano,
+bruno, magrissimo e baffuto.
+
+--Sì, ma a tutta velocità!
+
+--Sarà servito. Sono napoletano, e primo parrucchiere. Sono anarchico,
+ma amo l'Italia.
+
+--Non tagliarmi la faccia, perchè sono più rivoluzionario di te!
+
+In un attimo, miracolosamente, la cassetta che egli portava sulle spalle
+partorì sapone, pennello, salviette e boccetta da profumo. Seduto su una
+mitragliatrice austriaca, constatai l'arte delicatissima di quella mano
+italiana.
+
+--Che «salone» originale! disse il barbiere; è decorato a destra e a
+sinistra con montagne azzurre e ha un _plafone_ che sembra il cielo di
+Napoli!
+
+Quando ebbe finito, lo salutai con queste parole:
+
+--Ora che da barbieri futuristi abbiamo rasoiate via la testa all'impero
+austro-ungarico, ti potrai permettere il lusso di fare la barba
+anarchicamente agli italiani.
+
+--Contropelo?
+
+--Sì, contropelo. Non dimenticare però di sciacquar loro il viso con
+l'acqua melodiosa del golfo di Napoli!
+
+Il capitano Raby, che distribuisce ordini a destra e a sinistra, mi
+chiama.
+
+--Marinetti! Marinetti! Siamo noi! Siamo noi che abbiamo catturato
+l'intero Corpo d'Armata! E' una gloria nostra! E' la gloria dell'ottava
+squadriglia! Vieni, vieni, ora mando il colombigramma al Comando
+Supremo!».
+
+Seguiamo per alcuni metri il binario lungo il treno. Cataste di cucine
+da campo, mitragliatrici, fucili, stracci, paglia, sterco, carogne di
+cavalli. Nel fetore qua e là come cani randagi, delle montanare con
+gerla, sacchi e lanterne. Sono venute qui a frotte per riprendere la
+loro roba. Sono paurose. Ma si fanno audaci. Il loro numero aumenta. I
+vagoni saccheggiati, sventrati, bollono confusamente perdendo le
+budella.
+
+Entro con Raby in un vicoletto. Fra due casupole troviamo la vetturetta.
+Sul sedile, una gabbia di legno bianco contiene i quattro colombi
+viaggiatori, che tubano.
+
+Il sole tiepido di questo pomeriggio alleggerito da una brezza indolente
+e soddisfatta inebria i quattro colombi. Due, candidi. Uno col collo
+sfumato azzurro-viola. Il quarto brizzolato. Ma tutti avevano il
+caratteristico soprabecco bianco imbottito dei colombi viaggiatori.
+
+_Vuruvuru curru guruu guruu guruu._
+
+Certo godevano i sottilissimi profumi muschiati e il gorgoglio di quel
+ruscello, ma non si illudevano. Sapevano certo di essere lontani dalla
+bella colombaia di Abano con le sue ampie scodelle piene di miglio e
+granoturco e i cestini per le covate, elegantemente sospesi e bene
+spaziati.
+
+Questa è una terra diversa, rude e selvaggia e rimbombante di fragori
+più forti che le tempeste del cielo. Alzarono tutti e quattro il becco
+guardandoci con gli occhietti umani cerchiati di rosa.
+
+--Raby, sono pronti! Guarda, hanno tutti capito! Vogliono tutti essere
+scelti. Quello lì si chiama Bianchetto. Quello Lulù. Ecco Pagiolin!
+Scegli Pagiolin! E' il più forte, il più intelligente.
+
+Pagiolin si lasciò prendere, felice, con un _vuruuuuu vuruuuuu vuruuuuu_
+melodiosissimo, di mano bagnata che freghi un giunco. Tre battevano la
+testa contro il legno della gabbia con furia invidiosa. Ma Pagiolin era
+veramente degno della nostra scelta.
+
+Coricato nella mano aperta di Raby, bianco, snello, vivacissimo,
+ringraziava coi dolci occhietti umani cerchiati di rosa e offriva con
+languore femminile quasi impudico le zampette rossicce semivestite di
+soffici calzoncini di piume.
+
+Un dischetto d'alluminio col numero 11 matricola e il numero 22
+colombaia brillava sulla zampetta sinistra. Lo presi nelle due mani
+anch'io, e una tenerezza acuta, dolce, amara, mi portava quasi le
+lacrime agli occhi nel sentire battere con ritmo rapido quel
+piccolissimo cuore di bell'uccello veneto già ebbro di portare per le
+vie del cielo la grande parola Vittoria.
+
+Raby scrisse su un foglietto:
+
+ «_Truppe celeri, Stazione per la Carnia, 8ª squadriglia
+ autoblindate hanno occupato stazione. Fermato e catturato due
+ treni, truppe e comando 34ª divisione austriaca.--Immenso
+ bottino e comandante Corpo d'Armata austriaco prigioniero._
+
+ Capitano Raby».
+
+Il capitano introdusse il piccolo foglio in un tubetto di mezzo
+centimetro di diametro, lo chiuse introdusse il tubetto in un altro
+munito di due branchette di alluminio. Pagiolin si lascia torcere le due
+branchette che ecco stringono la sua zampetta destra.
+
+--Guarda... mi dice Raby, i muscoli forti delle ali. Con qualsiasi
+vento, 60 chilometri all'ora! Il dischetto bilancia bene il peso del
+tubetto!
+
+Facciamo largo intorno a Raby che con forza slancia in alto il colombo.
+
+--Viva Pagioliiiin! Addio Pagioliiiin!
+
+Ma Pagiolin non s'innalza molto. Dà qualche colpo d'ala e si posa sopra
+un tetto. Bianco, saltella sulle tegole rosse girando la testa. Momento
+d'ansia, doloroso.
+
+--Cosa fai, Pagiolin? Cosa fai? Cosa fai?
+
+Accorrono i soldati con applausi, saluti consigli... Pagiolin leva il
+becco al cielo. Dieci secondi gli sono bastati a fiutare le correnti
+aeree. Con uno slancio improvviso si proietta in alto obliquamente.
+Sale, sale, sale, piccolissimo arruffio bianco, fiocco di neve
+nell'azzurro. Ora si libra a picco sul torrente Fella. Punta su Amaro,
+scompare.
+
+Ma un altro invisibile colombo viaggiatore che batteva le ali nella
+gabbia del mio torace l'ha seguito con eguale velocità. Ora vola con
+lui fra due grandi cirri bianchi accecanti. Pagiolin non ama le nuvole.
+Hanno un insidioso monotono odore d'acqua schiava. Tutte quelle gocce
+condensate lo bagnano pericolosamente. Teme di appesantire le proprie
+ali, e non ha sete. Le nuvole gli ricordano quella brutta macchina
+moto-aratrice che gli appesta spesso la colombaia di Abano coi suoi
+sbuffi di vapore acqueo...
+
+Senza contare i maledetti scherzi che fanno i raggi del sole nelle
+matasse delle nuvole! Sembrano forbicioni d'oro, brutti come quelli del
+giardiniere che tagliano i bei rami d'acacia fiorita sulla colombaia!
+Ogni volta che il giardiniere s'avvicinava con quel brutto ordigno la
+bella Vluruuum s'immalinconiva non tubava più. Pagiolin pensa a
+Vluruuum... Tra due ore! due ore e mezzo al massimo, quanti baci
+piccoli, piccoli, minuti, minuti e quanti smorfiosi strofinamenti di
+collo per togliersi l'un l'altro amorosamente gl'insettucci! E quante
+ciarle! Trionfo! Pagiolin potrà raccontare! Tutti gli amici della
+colombaia a becco aperto dimenticheranno le voluminooose, voluttuooose,
+vorticooose gare del loooro tubare. Anche i conigli, quei vili imboscati
+col loro culo a molla di lepri degenerate, abbasseranno le foglie
+candide dei loro orecchi tremando e ammirando.
+
+Ma Pagiolin accelerando i suoi colpi d'ala si tuffa nell'ultimo globo
+d'argento filigranato del cirro. Non finisce mai, per Dio!... Gioia!
+Gioia! Finalmente può patinare col petto sull'azzurro levigato,
+invitante. Più nulla intorno. Può respirare e godere. Pagiolin punta il
+suo volo contro il Sole, favoloso colombo di fuoco, dal becco aperto
+nell'arruffio splendido delle sue smisurate penne d'oro. Gli rammenta
+Krukrù, colombo dell'equatore che aveva pure le penne a spirali, ma
+bianche. Morì un anno fa in colombaia il povero amico! Pagiolin gli
+voleva bene e l'inverno molte volte aveva lisciato e riscaldato col
+becco le povere penne freddolose. Nella luce sembravano d'argento.
+
+Il Sole è però un colombo enorme le cui penne spiraliche d'oro
+potrebbero covare una montagna! Come risplendono, lunghe, lunghe!
+Bisogna salire, salire, salire ancora! Voglio vederle bene, vicino,
+vicino, sempre più vicino! Per sentire il loro rumore! Devono fare un
+delizioso rumore d'acqua nell'accarezzare quel nuvolone a destra. Oh!
+che brutto nuvolone! Sembra il fantoccio di stoppa di Peppino il figlio
+del giardiniere!
+
+Volerò ancor più su. Ma cosa hanno mai le mie ali? Rabbia! Ho troppo
+caldo sotto le ali. Sono tutto bagnato. Su, su con forza! Ecco! Ecco il
+suono che volevo udire! E' il sole che tuba. Che piacere sentirlo! Le
+sue lunghe penne spandono ora una dolcissima voluttà mescolata di rumori
+serici e liquidi che grondano l'uno sull'altro e si intrecciano con
+mille spasimi acuti.
+
+--Oh! me ne intendo, me ne intendo, grida Pagiolin; io che sono il
+miglior cantore della colombaia. Col mio canto ho innamorato di me la
+bella Vluruuum. Che ridere! Bianchetto e Lulù non sanno cantare come
+me... Lo ha detto la moglie del colonnello, quella bella signora vestita
+di colori rumori fruscianti. E' vestita anche lei di penne, ma morbide,
+morbide che il giardiniere chiama seta, velluto, pelliccia... Nel
+muoversi intorno alla colombaia la signora batteva le mani con gioia
+dicendo: «Pagiolin, Pagiolin, tu sei il primo cantore!» e mi regalò un
+miglio speciale! La sua veste di seta e velluto cantava come me e come
+il Sole. Il Sole però tuba più forte di noi!
+
+Nell'entusiasmo Pagiolin raddoppiò il battito già celere delle sue ali,
+entrando nella polifonia solare. Strimpellavano con gesti immensamente
+circolari i Venti sui mille raggi del Sole come su corde tese incendiate
+dal lirismo.
+
+Certo la vittoria aveva commosso il Sole! Il Sole, grande occhio attento
+di arpeggiatore seguiva sulle lunghe sue corde tese i galoppanti accordi
+i maliziosi pizzicati e le molli frange di vibrazioni sbocciate nel
+cielo. Il Sole si moltiplicava nell'ampio cielo orchestrale.
+Volubilmente si innalzavano delle nuvole, tortili come canne d'organo e
+mantici profondi nei quali il Sole comprimeva a forza di pedale i Venti
+globulosi. Questi diventavano soffii melodici e salivano salivano ad
+inaffiar di fantasia le infinite orecchie attente, invisibili, delle
+invisibili stelle. Il calore dei suoni era tale che le nuvolose canne
+d'organo s'incendiavano al passaggio d'ogni nota fondendosi qua e là
+per eccessiva ebrietà. Sopraggiunsero volando sciami di nuvolette rosse,
+snelle piene di trilli, rimbalzelli, giuochi, scherzi, schianti di
+cristalli coralli trallalera tralla la, come aeree serenate di chitarre,
+mandolini e spumanti bottiglie trallalera tralla là.
+
+Milioni di bottiglie del più spumante Asti sonoro schizzavano,
+decapitate ma allegrissime sulla tavola imbandita del cielo, fra le
+ondate orchestrali dei raggi, lunghi archetti d'oro che spremevano giù
+nelle profonde cavate il terrificante cuore dolcissimo di Dio.
+
+--Dio! Dio! Dio! Dio! gridava Pagiolin. Dio è luce! Dio è musica! Dio è
+profumo! Sono a mille metri a picco su quella vasta ferita terrestre.
+Cosa è mai? Cosa è mai? Certo le folgori hanno squarciato così la terra!
+I fulmini nemici del Sole! Ma il Sole oggi stravince. Sono l'amico del
+Sole! Ma più in alto del Sole c'è Dio, ed io voglio navigare nel suo
+respiro sublime!
+
+Con allegria pazza due volte, tre volte, quattro volte Pagiolin capriolò
+abbandonando le ali come un nuotatore nell'onda e nella schiuma del
+canto. Poi giù a capo fitto nel suono più denso. Le sue ali sfioravano
+le lunghe corde d'oro tese dai raggi solari. Ruzzolò giù. Era troppo
+ebbro e il sudore gli scorreva sugli attacchi delle ali.
+
+--Come mai ho dimenticato la mia santa missione? Mezz'ora perduta!
+Impenitente bambino che sono! Ma il tubetto è ben saldo e anche il
+dischetto. Giù! Giù! Bisogna scendere, scendere. Che fresco! Che
+fresco!
+
+Per alcuni minuti Pagiolin seguì una impetuosa corrente gelatissima, che
+con ritmo uguale lo trascinava. Ora rideva della sua paura di poc'anzi.
+Ad ali aperte filava con crescente velocità cercando a destra e a
+sinistra col becco la decifrabile varietà degli odori.
+
+--Questo è odor di menta selvaggia. Questo è il timo asprigno. Oh! che
+buon odore di resina. Saporito, questo viluppo di moscerini agonizzanti!
+Mangiamo. Bisogna pur rinfrancarsi lo stomaco, in viaggio.
+
+Ad un tratto la corrente gelata modificò il suo ritmo equilibrato! Ora
+tumultua, schizza, cicloneggia, spalanca dei buchi come botole
+traditrici. Pagiolin riprende a volare con tutta la forza delle sue ali.
+Sente una pressione contraria. Vento duro a scatti che lo soffoca. Deve
+più volte chiudere il becco. «Accidenti! Ho perduto quel branco volante
+di moscerini saporitissimi!».
+
+La corrente contraria che s'insinua nell'immensa corrente gelata che
+egli segue lo assale con tanti odori salati, diversi per forma e
+intensità. Ovuli giranti di odori amarissimi. Un odore oblungo e
+trasparente di iodio. Un gomitolo irto di ammoniaca. Un blocco massiccio
+di bromo. E miliardi di aghi di sale luccicante e buoni da ingoiare. La
+salubre spruzzaglia delle onde del mare, laggiù, alla foce del
+Tagliamento.
+
+Pagiolin non esita più. A destra, a destra, con raddoppiata frenesia di
+ali, vince rimbalzato, rimbalzante, vince travolto e resistente, la
+grande corrente gelata. Questa decresce sugli orli, cede, cede. Pagiolin
+è fuori. Schizzando via si slancia in una atmosfera quieta come una
+morbida amaca smisurata. L'aria è dolce come il respiro di Vluuruuum
+quando gli dorme vicino, col suo vuuruuuum, vuuruuum... Pagiolin vuole
+riguadagnare il tempo perduto. Egli sa che l'aria stagna queta e senza
+bizzarrie di correnti sopra i boschi, poichè i fogliami pompano i
+capricci dell'aria. Sente a destra l'odore acido bruciaticcio delle
+brughiere e piega a sinistra abbassandosi. Non vuole stancarsi a lottare
+con quelle insensate cavallerie di venti che devastano le brughiere.
+
+A sinistra giù giù, ecco dove bisogna volare! Su quei fogliami dove
+l'aria è immobile e più giù ancora su quegli orti dove l'aria è un letto
+di piume. Quel fresco odore di insalata e i filamenti di profumo di quel
+giardino pieno di rose, e quel rimescolio d'odori cotti che con rumore
+di stoviglie grasse sale da quel villaggio. Non è sgradevole quella
+acredine di fieno, anzi eccitante! Pagiolin la beve, a becco aperto, nel
+rasentare a precipitosa velocità i ciuffi d'erba che ornano un nero
+campanile. Fuori dalla gonna sventolante della prima campana calcia un
+tumulto di bronzo acciabattante, che spaventa Pagiolin. Spavento misto
+di curiosità. Ecco un altro campanile. Via, via, via, con folle
+entusiasmo Pagiolin lo aggredisce quasi si schiaccia sopra.
+Affascinante batacchio. Gamba perduta di danzatrice pazza. Battito
+diventato proiettile fuor dal cuore sonante.
+
+Pagiolin è troppo ebbro. S'irrita, smania di non poter riprendere la sua
+calma precisa di volatore lampo.
+
+--Mi hanno chiamato colombo-lampo! Sei un treno lampo, diceva la moglie
+del colonnello. Presto li rivedrò, i treni, e li sorpasserò!.
+
+Un'altra corrente pure gelata taglia purtroppo la strada a Pagiolin. Ma,
+furbo, sente che è meno alta della prima e su, su, Pagiolin la scavalca
+con disinvoltura per ripiombare due minuti dopo nella quiete solenne
+dell'atmosfera. In realtà è una quiete compressa tra pericolose
+agitazioni. Pagiolin ricorda, prevede, intuisce che altre correnti
+gelatissime lo aspettano. Non vuole perder tempo in continue scalate:
+decide di salire a duemila metri per poi dare la sua massima velocità
+senza scosse, deviazioni, nè saliscendi. Si sente bene. I muscoli delle
+sue ali hanno un ritmo forte, uguale, scattante e i suoi nervi
+ripercuotono fino all'orlo estremo delle penne la sua precisa volontà
+timoniera. Nel salire Pagiolin che non conosce indecisioni nota
+distrattamente che l'atmosfera si condensa invece di alleggerirsi. Una
+lieve nebbia senza importanza, pensa, sarà presto attraversata. Sale,
+sale per un quarto d'ora. La sua velocità è grande e il suo umore
+sereno, ma l'oscurarsi dell'aria lo incomincia a preoccupare. Dove mai
+è andato il sole? Ah! vedo, là a sinistra! Come è scialbo! Sembra quel
+focherello di legna verde che i soldati accendevano d'inverno a tre
+metri dalla colombaia, a forza di polmoni, soffiando lagrimando e
+bestemmiando.
+
+--Accidenti! grida Pagiolin, il Sole si è spento! Lo prevedevo. A furia
+di coprirmelo con tutta questa nebbiaccia l'hanno soffocato! Nebbiaccia
+infame!... Macchè nebbia! Sono in un nuvolone di pioggia!
+
+Pagiolin scivola giù dieci metri poi risale nel grigio e nel nero.
+Accelera i colpi d'ala. Ad un tratto sente sotto di sè un gorgo che lo
+pompa, e da destra a sinistra, sente cento mille mille mille zanne di
+pioggia e un mitragliamento di grandine. Pagiolin non perde la calma.
+Fiuta, e decide di salire ancora. Una battaglia ferocissima di vento lo
+fa traballare. Uno, due, tre capriole vertiginose, poi Pagiolin si tuffa
+nel vento più potente che ha vinto gli altri venti, imponendo il suo
+ritmo di smisurato serpente fluido fra cento serpentelli rischizzati via
+e sgominati.
+
+Non è il caso di lottare. Pagiolin si abbandona colle ali chiuse come un
+proiettile, in questo vento che irrigidisce la sua corrente.
+Profondissima volata di un cannone senza pareti che spara continuamente.
+
+Fu così che Pagiolin proiettile vivo fu lanciato in mezz'ora nel cielo
+di Venezia. Grigio, ombra carbonosa e spaccamenti sulfurei di cielo, e
+lunghissime colonne isteriche di fuoco che salgono, scendono solcano e
+subitamente crollano sull'invisibile calma del mare. Ad ogni minuto,
+Pagiolin che ha tenuto fino ad ora le ali chiuse, tenta gli spessori del
+vento con una cauta mossa dell'ala destra. A poco a poco, gli spessori
+rallentano la stretta. Si slabbrano davanti dei piccoli varchi di
+azzurro. Pagiolin vorrebbe raggiungere il sereno, ma teme di smarrirsi
+sul mare. E' tardi! E' tardi!
+
+A mille metri, in alto, davanti a sè, Pagiolin vede una macchia nera che
+gli viene incontro rapidamente. Ingigantisce, ingigantisce. Non è un
+nuvolone, non è uno spessore d'aria. Sembra quella strana costruzione di
+originalissima colombaia di tela su palafitte piena di uomini nudi che
+egli aveva ammirato in un'alba famosa sulla costa di Pola dove aveva
+viaggiato nascosto e talvolta al balcone della tasca d'una spia
+italiana! Ma come diavolo ora volava quella strana colombaia di tela?
+Pagiolin la osserva a cento metri su di sè. Non è una colombaia di tela!
+E' una di quelle gigantesche aquile di ferro e tela tante volte
+contemplate ad Abano quando si slanciavano in alto, portando uomini
+imbottiti di penne che poi lasciavano cadere degli sterchi neri
+scoppianti.
+
+Pagiolin ha molto meditato, e finalmente compreso la bontà di quelle
+aquile benigne che non uccidevano i colombi, ma uccidevano per amor di
+libertà aerea, quelle brutte gabbie d'uomini che sono le città.
+
+Ora egli sente che quest'aquila di ferro e tela che vola lassù ha forse
+bisogno di lui. Strani questi uccelli, pensa Pagiolin, hanno ali larghe
+dieci metri, ma non hanno il fiuto decifratore di odori contradditorii.
+Non possono distinguere l'odore che rivela la curva di una costa a
+duemila metri di distanza, dall'odore che indica lo spessore di un vento
+e tante altre cose che egli sa. La loro ampiezza d'ali esaspera la
+superbia dei venti che se le abbrancano, le squartano. Sono aquile
+bonaccione e i venti sono pessimi. Non possono quelle aquile di ferro e
+tela diventare come lui docili proiettili, schizzar fuori dalle mani dei
+venti se per caso distratti rallentano la stretta.
+
+Pagiolin accelerando convulsivamente il battito delle sue ali si slancia
+e sfiora con ghirlande di volo la grande aquila nera, che ora barcolla,
+mostruosamente fra gli spintoni e le zampate dei venti. Ha le due ali
+lacerate tutte a brandelli fumosi, come la baracca incendiata che bruciò
+tutta la notte vicino alla colombaia di Abano. L'aquila di ferro e tela
+arranca e si sforza di equilibrarsi con disperati colpi di reni. Sembra
+perduta. Gli uomini che porta sul dorso sono affaccendati
+nell'accarezzare il suo cuore di gas esplosivi. Cuore frenetico che a
+furia di battere ora s'infiamma di viola e blu. Cuore virulento che ha
+forato la carne e le ossa della schiena e schizza fuori, vampe e fruste
+di scintille.
+
+Come soccorrerla? Fra poco certamente il cuore appiccherà il fuoco alle
+ali.
+
+Pagiolin vola a destra, a sinistra, sotto, sopra pazzamente sfiorando
+gli uomini che lavorano, intrico nero di braccia sul dorso sobbalzante.
+«Mi vedranno! Finiranno col vedermi! Se la bufera non sbraitasse tanto
+forte, gemerei, griderei nelle orecchie di quegli uomini. Non mi
+sentono, ma mi vedranno! Gioia! gioia! gioia!!! Mi vedono, sento che mi
+vedono! Ora mi seguiranno. Io so il varco. Di quì, di quì, venite!».
+Pagiolin si precipita contento di sentire dietro di sè la grande aquila
+ferita col suo cuore in fiamme: «Viene, viene dietro di me! Ecco il
+varco, giù giù! Con me, a capofitto!» Fuori dalle tenaglie del vento e
+dal nebbione! Fumo grigio-perla, azzurro, azzurro, azzurro. A sinistra,
+l'immensa pelle fremente del mare in allegria dorata sotto le
+lunghissime dita del sole tramontante che gioviale si diverte a farle un
+innumerevole solletico.
+
+A destra, la generosità sparpagliata d'acque verdi azzurre che il Piave
+regala al mare. Giù, scendiamo. Pagiolin si volta di distanza in
+distanza per constatare che la grande aquila ormai equilibrata ha
+ripreso il battito regolare del suo cuore con le sue due ali eroiche,
+torce spente con lunghissime scie di fumo.
+
+Come un cane fedele guida un cieco, Pagiolin ha guidato l'aquila di
+ferro e tela accecata dalla bufera. Ora volano insieme a trecento metri
+sopra i lavori febbrili d'un ponte ferroviario sul Piave. Pagiolin vede
+le grandi gabbie di ferro che partoriranno i pilastri. S'accendono le
+lunghe lame azzurro-violette dei proiettori che tagliano geometricamente
+la notte. Sembrano raggi solari nelle vetrate di una cattedrale
+rovesciata.
+
+Pagiolin sa le insidie delle luci e crede soltanto agli odori. Vede le
+forme agili dei lavoratori bollire in oro caldo sui due bracci di ferro
+tesi del ponte rotto. Ma preferisce studiare gli odori di sterco e di
+legno bruciato che salgono da quel vasto braciere formato da mille
+fuochi, ognuno orlato di facce e mani di terracotta. Accampamento di
+prigionieri. L'aria s'imbruna rapidamente. Presto, presto, poichè la
+notte sarà molto gelata. Un altro accampamento, più fitto, di fuochi.
+Ogni metro un fuoco fra le rovine caricaturali delle case sventrate.
+Pagiolin ha capito. Piega a sinistra moltiplicando la sua attenzione
+perchè ogni battito delle sue ali sia efficace. E' gonfio di gioia.
+Porta l'annunzio della vittoria totale dell'Italia e insieme l'onore
+d'aver salvato una grande aquila di ferro e tela.
+
+Quei fuochi, quei piccoli fuochi, diversi da ogni altro fuoco! Pagiolin
+li riconosce. Sono le lanterne cieche dei carabinieri che vegliano al
+controllo di Abano. Secondo controllo. Altre lanterne cieche con piccoli
+annaffiatoi di luce gialla. Finalmente il Comando Supremo. L'immensa
+casa è illuminatissima. Trecento occhi di bragia. L'officina centrale
+della guerra lavora. Sembra a Pagiolin la colombaia incendiata che aveva
+abbandonata un anno prima a Udine, quando c'era tanta confusione di
+Comandi, e non c'era mezzo di fare un volo utile. Ora tutto procede
+bene. Una folata di odori fedeli affettuosi lo investe. Il suo odore,
+l'odore di Vluuruuum! Divina miscela di odori zuccherini, freschi-caldi,
+quasi una polvere di pelurie odorose e di sterchi cotti dal sole e
+volatilizzati. Una emozione spasmodica spreme il cuore di Pagiolin
+mentre spalanca il becco per bere a larghi sorsi i moscerini saporiti
+che salgono dalle gore predilette. Guarda, guarda e vede un'ombra nera
+muscolosa in una finestra accesa. La quadratura di spalle rudi e maschie
+del capo di tutti gli uomini che il giardiniere chiama: Badoglio.
+Pagiolin lo ammira chino su una grande carta rossa, blu, rosa,
+illuminata. Sopra quella carta misteriosa vi sono delle forme simili a
+quelle che fanno gli sterchi di Pagiolin cadendo sull'impiantito della
+colombaia, quando appollaiato in alto gode il tepido rosmarinato
+pomeriggio, liberandosi il ventre dal peso soverchio.
+
+Al di là del palazzo del Comando, Pagiolin per gioia e per dovere, fece
+strepitare le sue ali. Tutti dovevano vederlo, applaudirlo. E' lui! E'
+lui che porta l'annunzio celeste! E' lui il colombo fortunato fra tutti
+i colombi! Ha osato, lottato, conosciuto, vinto tutto. Sa tutto. Potrà
+raccontare tutto! E si precipita giù nel profumo dei profumi adorati
+della sua colombaia.
+
+Grande frullo frullo frullo d'ali. Rimescolio, balzi e traslochi di
+pennuti. Si sveglia la bella Vluuruuum e si slancia al cancelletto. Tra
+i fili metallici, i due beccucci innamorati si incontrano, si sfiorano,
+sfiorano, sfiorano, sfiorano. Pagiolin è un maschio fiero, quasi un
+veterano del cielo. Pochi baci gli bastano, e tendendo il becco tuba,
+tuba, tuba, tuba, con eloquenza morbida, gorgogliante, vellutata,
+rumorosa, ruvida, voluttuoosa, vorticoosa e insieme rorida di lagrimette
+eroiche felici.
+
+--O mia Vluuruuuum faremo all'amore stanotte. Prima ti debbo raccontare.
+In quanto a voialtri, ali rammollite, imboscati senza fiato nè fiuto nè
+frullo, finite il vostro strepito! Voglio il silenzio. Un silenzio
+assoluto. Ho visto, ho visto grandi cose. Ho visto i grandi italiani
+come gattacci imprigionare in una trappola di montagne mille le mille e
+mille e mille e cento volte mille brutti topacci austriaci che avevano
+rubato tutto il formaggio...
+
+Ma la stanchezza lo vinse. Quando, dieci minuti dopo, una mano venne ad
+accarezzarlo e tirandolo fuori dalla colombaia lo rivoltò, lo rovesciò
+per liberare la sua zampetta destra dal tubetto pieno di vittoria,
+Pagiolin sonnecchiava.
+
+Non fece all'amore quella notte, era troppo stanco; e la sua fedele
+Vluuruuuum si accontentò di vegliare il suo sonno quieto, ma di quando
+in quando scosso da un sogno convulso e angoscioso. Pagiolin sognava la
+tragedia della grande aquila di ferro e tela salvata dalla ferocia dei
+venti.
+
+
+
+
+XXVII.
+
+UN'ISOLA PROFUMATA NEL FIUME PUZZOLENTE.
+
+
+Il quattro novembre al tramonto, sulla strada di Chiusaforte, nella mia
+blindata ferma prua che divideva il nerastro filosofico puzzolente fiume
+di prigionieri austriaci.
+
+Vinto il nemico tanto giustamente odiato, mi sento vuoto vuoto e
+disoccupato e m'addormento sul volante, straricco di vittoria, fra
+un'immensa straccioneria di eserciti disfatti. Beato. Con lagrime
+dolcissime fra le ciglia. La mia fame sognò un'elegantissima tovaglia,
+infinita serica fuga di morbidi perlacei riflessi che fluttuavano. Ed
+era, uscito fuor dalla passione del tramonto e dai suoi laminatoi, il
+mare siciliano metallo lucidissimo che cullava elasticamente undici
+vulcani-isole dal fumo distratto. Sognavo.
+
+Presto dentro più presto più dentro un'acuta parola girante:
+Vittorrrria, mi trapanò il cranio e via pel cielo volando scavalcò il
+mare e rimbombò nei capaci polmoni ovoidali dello Stromboli Stromboli
+Stromboli. Sognavo.
+
+Una gioia bollente fece saltare il tappo di lava del secondo vulcano.
+Schizzò altissimo il suo getto di fuoco spumante. Il terzo vulcano
+sputò obliquamente sul mare cento luminarie di bragia a ventaglio, mille
+regate di diavoli, e ripescò tutte le sirene morte, galvanizzandole.
+Eccole, guizzano, occhieggiano, baciano, uccidono. Altalena di buio
+luce... buio... luce... Chi è che urrrla? Perchè piaaaaangi così?
+
+Vulcani alcoolizzati o gigantesche bottiglie di delirio?
+
+Il quarto vulcano sturato schizzò risate d'oro, smorfie di porpora e
+spiralici lunghissimi ironici smeraldi. Il quinto vulcano pareva una
+rosea spremuta di belle donne nude e di immense arance cigliate che
+guardavano. Sognavo.
+
+Tutti quei vulcani--isole--bottiglie--cuori spararono il loro fuoco
+d'allegria furente con ampio frastuono di tappi e rintocchi contro il
+sole pallido sordo astemio morente che annega.
+
+L'undecimo vulcano lanciò allora la sua colonna di fiamma a ventidue
+chilometri di altezza. Quando quando... quando vi giunse, piegò il suo
+pennacchio vermiglio e questo fece il giro della terra e lo seguivo in
+sogno mentre velava e svelava quelle tonde natiche veloci tatuate di
+continenti e mari.
+
+Mi sveglio di soprassalto.
+
+--Chi mi graffia il viso? Chi, chi?
+
+Ghiandusso che montava la guardia in torno alla mia blindata si
+avvicina:
+
+--Signor tenente, nessuno, nessuno. Lei ha fatto un brutto sogno.
+
+--Anzi un sogno bellissimo! Ma ad un tratto mi sono sentito graffiare il
+viso. Ho dormito molto?
+
+--Due ore, signor tenente, sono già passati diecimila prigionieri
+austriaci, tre brigate... La Zazà ha morsicato la gamba di un colonnello
+ungherese. Ora dorme dietro di lei. L'ho messa dentro perchè mordeva le
+gambe ai prigionieri. E' diventata un po' cattiva dopo il parto. Sa,
+signor tenente, come discutono fra di loro il cane tedesco e il cane
+italiano? Il cane italiano domanda: «Cosa hai in bocca?». Il cane
+tedesco: «Flaaaasc». Per pronunciare questa parola spalanca la bocca e
+lascia cadere la carne. Il cane italiano si precipita e abbranca la
+carne. Allora il cane tedesco: «Cosa hai in bocca?». Il cane italiano
+risponde coi denti stretti sulla carne che non molla: «Carrrrrrne!»
+
+--Non è così, Ghiandusso, credo che il cane italiano tenga i denti
+stretti per respirare il meno possibile il puzzo terribile del cane
+tedesco.
+
+Fuori: un tramonto di nuvole vermiglie lacerate come pezzi enormi e
+brandelli di carne macellata. A destra e a sinistra della mia blindata,
+che teneva il centro della strada, il fiume monotono, grigio,
+giallo-sporco e verde verminoso dei prigionieri spandeva un puzzo
+mordente esasperante fatto di mille puzzi diversi ugualmente nauseanti e
+insopportabili.
+
+Visi scialbi, gualciti, spremuti con piccoli occhi celesti smarriti.
+Facce gonfie come nutrite di fango con gote cascanti. Facce plasmate di
+bile. Baffi gialli che schizzano fuori dai visi scheletrici. Bestiame
+umano masticato dall'uragano. Occhi vitrei che fissano senza vedere.
+Lerciume ondeggiante di cappottoni curvi come verniciati di sterco e
+piscio. Sembra veramente un fantastico fiume di putredine, spessa quasi
+solida, oppresso da un affastellamento di stracci luridi, e
+misteriosamente spinto da un'invisibile corrente che lo conduce verso lo
+spiraglio-gorgo di una cloaca capace.
+
+Vi sarà poi in Italia una cloaca adatta a ricevere quel triste fiume? Il
+sole rosso lancia dalle brecce delle nuvole brandelli di carne su quel
+bollore di schiene.
+
+Per un istante mi sforzo di distinguere con nari eroiche gli odori.
+Cavolo fradicio, piaga putrefatta, alga morta, piedi sporchi, vello di
+montone, piscio di gatto, cancrena polmonare, muffa, sterco, orina,
+vecchie bende insanguinate, ghetto, stiva, caserma.
+
+Ma rissano fra di loro quei puzzi. Ora gli sterpi, i rovi e le baionette
+degli odori ammoniacali infilzano, lacerano, e squartano dei vasti
+flaccidi tondi puzzi zuccherini, simili a pance di carogne galleggianti.
+Sopra di loro grandinano lunghi odori proiettili che colpiscono
+direttamente lo stomaco e lo rovesciano. Poi domina una languida risacca
+di odori dolciastri che colmano ogni poro della pelle di nausea funerea
+e di morte. Ricordo involontariamente il puzzo tipico di
+cadavere-sterco-fango delle trincee della Vertoiba. Ma questo che ora
+mi invade è un ben più terribile puzzo impregnato di morte, ma vivo,
+attivo, insinuantissimo. Vuole dominare, inondare di se la profonda
+valle del Fella e soffocare le fresche respirazioni verdi, sane del
+Tagliamento.
+
+Povere valli prostituite! Tutte le innumerevoli bocche vegetali use a
+fiatare nel tramonto profumi di timo e menta selvaggia sono
+imbavagliate! Tutti i pini coi loro incensieri di resina naufragano
+asfissiati nella marea di torridi puzzi avviticchianti feroci, granulosi
+che agganciandosi e spumando salgono, salgono ad insozzare le cime!
+Queste esasperate dall'orrore sembrano centuplicare la loro splendida
+bellezza di smisurati corpi, vivi, nudi, rosati dal sole. Non ammettono,
+rifiutano il tragico fiume d'immondizie umane che assale i loro fianchi.
+Emergono cime nevose, tornite, gonfie di salute e desiderio come belle
+poppe di donna con in alto il bottone di rosa montana del capezzolo
+offerto ad un vento maschio selvaggio tutto muscoli in velocità.
+
+Ma questo non viene ancora.
+
+Agli innumerevoli puzzi catalogati si aggiunge quello irto d'aghi dei
+pidocchi. La pelle del cielo bianca si contrae schifiltosamente con un
+primo prurito di stelle.
+
+Potrò io difendermi nella mia blindata immersa come un'isola nel fiume
+di corpi e odori saturi di morte?
+
+Scivolando dentro per le feritoie, penetrano gli abiti. Il grigio-verde
+della mia giubba ne è già inzuppato. Salgono nelle mie nari ad
+avvelenarmi il sangue e ad offuscarmi il cervello: le belle parole della
+vittoria si smembrano in un'atmosfera cerebrale d'incubo. I miei
+pensieri hanno il viscido colore giallo sporco-nerastro di quei
+cappottoni curvi che passano, passano senza fine. Ventimila prigionieri
+sono già passati. Ne passeranno altri trentamila. Penso che lo smisurato
+cadavere dell'Austria spiaghi fuori dalla sua pancia sfondata un
+gigantesco e terrifico budellame che per la valle della Carnia inonderà
+la divina penisola nostra.
+
+Il mio cervello allucinato non riconosce più il bel sole italiano della
+vittoria, volante corridore nella ruota d'oro che formano le sue gambe
+accese moltiplicate dalla velocità!
+
+Vedo laggiù sul Tagliamento un sole straniero e odioso: brutta faccia
+tonda alcolizzata e smargiassa che nei dentoni d'oro falso prominenti, e
+i labbroni tabaccosi, si sforza di riassumere tutta l'insolenza
+l'infatuazione, la megalomania, l'impudenza sanguinaria e il guittismo
+balordo dell'impero austro-ungarico defunto.
+
+Quel sole ha posato le sue mani molli, effeminate, piene di anelli
+rubati, su quell'isoletta del Tagliamento. Strana isoletta camuffata.
+Con le lussureggianti ondulazioni della sua capigliatura di vigne
+arricciate, pettinate, impomatate disposte con troppa cura in piani
+successivi, come una parrucca dai mille brilli grigi-azzurri-argentei,
+e piccoli infiniti rubacuori. Quella isoletta riassume tutta la grazia
+vana e passatista di Vienna.
+
+Il mio spirito, affondando nelle allucinazioni fra le due colate di
+corpi e puzzi avvelenanti, teme la pazzia. Dove sono i Venti italiani e
+le loro furenti scope salutari? Un dolce fiato inodoro mi risponde.
+Sento che un Vento italiano si è insinuato nella valle. Ecco addenta il
+piedestallo di nuvole color sterco insanguinato del sole! Si slancia
+lassù, in quella pineta. Gli scatti e le cadenze flessuose del suo corpo
+che si scrolla nella sua giacca attillata di nuvolette rosa rivelano la
+sua nobile gioventù. Ora s'affretta a rimescolare quei fogliami. Li
+scuote brutalmente per liberarli, dai puzzi vischiosi e con un gesto
+vasto fa sbattere, sbattere tutte le finestre di Stazione per la Carnia.
+Poi parla, parla, ingiuria, fischia, sputa. Ritto in piedi, impreca
+contro il cielo e chiama alla riscossa tutti i Veneti fratelli.
+Meraviglioso Vento-oratore!
+
+--Dove siete, infingardi? Venite! Venite!
+
+Agitando il suo corpo che si frangia di rabbia e i suoi capelli
+tentacolari, il Vento parla con voce tonante alle lontane tribune delle
+prime stelle e si sgola per insolentire la pigrizia paurosa. Il Vento
+scande scande scande ogni sillaba con violenti colpi di pugno sui tetti
+delle case come su un pulpito. Ad un tratto si slancia contro il sole e
+lo rovescia giù dal suo trono di nuvole. A calci a pedate, correndo e
+remando nel cielo il Vento scopa, azzanna, impacchetta, ammucchia,
+scaccia, insacca, calpesta le matasse di odori in rissa che rischizzano,
+s'arrampicano, si rintanano nelle vallate e nei burroni. Intanto con un
+vasto muggito che cresce, cresce, cresce e scoppia accorrono giù dai
+monti e dalle fonde valli altri Venti alla riscossa.
+
+Questo sospira sospira sospira e fischia nella stretta di due roccioni
+per passare ad ogni costo. E' troppo voluminoso: porta addosso una
+girandola di enormi polmoni gonfi d'ira compressa. Si accanisce e
+fiiiiischia. Sospira sospira sospira poi con uno schiaaanto d'alberi e
+fogliame precipita inondando di sè a ventaglio tutta la vallata. Sotto,
+il tetro fiume di prigionieri increspa paurosamente la sua superficie di
+cappotti e berretti fuligginosi. Io rialzo la testa dal volante e fiato
+fiato finalmente. I Venti giungono in ritardo, ma la loro fretta è
+vertiginosa. Pulire, pulire, pulire tutto, scuotere, sconvolgere,
+disinfettare. Ma non basta. Occorre inebriare al più presto la vallata
+di mille profumi perchè la mia blindata 74 diventi un'isola profumata
+sul fiume lurido dei prigionieri.
+
+Un Vento gagliardo è lassù in cima alla montagna che chiama chiama con
+spiraliche sciarpe di mani altri Venti che lontano gonfiano a gara le
+loro pance, otri, e zampogna melodiose di tutti i profumi di rose,
+viole, acace, ginestre, gardenie, caprifoglio italiani, rapiti ai
+giardini pensili sul mare di Liguria.
+
+Altri insaccano i voluttuosi profumi di tiglio dei sobborghi di Milano.
+Dovunque ferve il lavoro. Via, non perdere tempo, gonfia quell'otre di
+tutti gli odori salati, salubri, verde-azzurri di questo piccolo golfo
+di Zoagli! Tu, riempi fino all'orlo, tieni ben chiuso, porta in alto e
+su a tutta velocità corri a profumare la Carnia appestata!
+
+Tre Venti smaniano, intanto, nello stretto di Messina. Sono forti e le
+loro invisibili propaggini muscolose sono capaci in pochi minuti di
+rianimare di fresco aereo velluto l'intera Sicilia carbonizzata
+dall'ardore d'agosto.
+
+Ora in fondo a questo corridoio marino, i tre Venti affondano le dita
+nel mare e tutte grondanti le fanno scorrere, scorrere, sui giardini di
+Messina e su quelli odorosissimi di Siracusa perchè siano impregnate del
+profumo lieve danzante punzecchiante dolcissimo dei limoni, degli aranci
+e dei mandarini. Quei tre Venti siciliani passano nelle alte vigne
+fronzolute di Capri inebriandosi di fantasia rossa, poi sul promontorio
+polposo di Posillipo per aggiungere negli otri, pance e zampogne loro,
+delle erranti svenevoli mandolinate. Via a galoppo, su, su, a 70 Km.
+all'ora, saltando a piè pari la schiena dell'Appennino, aromatizzandosi
+i piedi pattinatori sulle pinete resinose, s'avventano sopra il Veneto e
+piombano nella valle della Fella. Ma l'Italia è vasta e tutti i vegetali
+d'ogni provincia vicina e lontana debbono dare il loro contributo.
+
+Nell'oasi di Tripoli sonnolenta si alza con fatica un Simun assopito.
+Forte Vento africano non servo, ma innamorato dell'Italia. E' stanco di
+due lunghi viaggi nel deserto, ma una tromba bersaglieresca l'ha
+svegliato questa mattina. Sa, il Simun, che negli orti ombrosi e nei
+prati di orzo erba medica e lattuga, che egli ha sempre rispettato,
+dormono dei profumi biondi, pepati e zuccherini che l'Europa non ha. Sa
+il Simun che le ombrie sui pozzi orlati d'asinelli, hanno dei tiepidi
+profumi vanigliati che l'Europa non ha.
+
+Si scuote, e d'un balzo in piedi, vibrante burbero benefico invita
+piante erbe tronchi e fogliami, a spremersi d'ogni essenza. Tutta l'oasi
+è in tumulto. I cammelli rallentano il loro ruminare e il loro
+gorgogliare catarroso di grondaia, sussultano, tremano. Il cammelliere
+dritto alzando le braccia implora pace dal Vento che giocondamente
+gonfia il suo barracano come una vela, e in testa il burnus come il
+fiocco sul bompresso.
+
+Ma il Simun non è contento di questi casti profumi rapiti alla
+capigliatura dell'oasi. Non è forse l'imperatore assoluto dell'Africa?
+Con un salto di montagna terremotata, rosso irto accecante scavalca la
+grande Sirte e in Cirenaica lungamente strofina il suo corpo ossuto e
+scricchiolante d'ascaro immenso in altre oasi più fitte più umide più
+fertili. Il Nilo l'attira con la sua vasta coltura di profumi oliati e
+fermentati in verdi ombre sotto soffitti spessi di banani, e pieni di
+gaggie. Percorre tutto il Nilo riempiendo di profumi i tre mila otri
+che suonano fragorosamente sulle sue spalle scattanti. Entra nel lugubre
+caldo foltore d'oro torrido intrecciatissimo e compresso della sua
+Abissinia amata. Sono mesi e mesi che non piove, e la mirra balsamica
+suda fuor dalla corteccia un umore inebriante e languidissimo. Questo,
+questo ci vuole, pensa il Simun, perchè la prima notte dei vincitori
+Italiani in Carnia sia simile alle notti di Allah! Subito vuota alcuni
+otri di profumi mediocri e con fiati lunghi accarezzando per un'ora
+trecento mila arbusti di mirra balsamica accumula e costringe in mille
+trecce strette le ondulanti capigliature del profumo assolvente.
+
+Il Simun non è sazio ancora. Scavalca il mar Rosso e raggiunge un
+altipiano d'Asia dove brucano in pace cento mandre di cervi muschiati.
+Con boati di gioia sradicante il Simun li assale. Crollo schianto e
+sfasciamento di quei boschi di corna. Il Simun li caccia alla rinfusa in
+una valle, poi sopra, come in un tino coi vasti piedi chilometrici, li
+vendemmia.
+
+Dagli addomi schiacciati schizza lo strano burro rosso-bruno. Ride,
+ride, il Simun, nella carneficina poichè sa la potenza quasi
+indistruttibile di questo profumo divino. Un granello solo basterà a
+inebriare 2 milioni di metri cubi d'atmosfera notturna!
+
+Stracarico di profumi asiatici e africani, il Simun ritorna. In alto, in
+alto vola sopra il mare perchè i potenti spruzzatori salati dalle onde
+non deformino le essenze purissime che egli porta rinchiuse nei suoi
+polmoni, otri pance e zampogne. La sua velocità supera quella d'ogni
+altro Vento, tanto l'orgoglio d'essere il primo profumatore dell'Italia
+vittoriosa lo esalta.
+
+Nella mia blindata lo sento venire. Tutti i Venti italiani che hanno
+sparso già con armoniosa delicatezza centomila profumi italiani sui
+declivi e sui boschi e nei burroni e nelle viuzze dei villaggi e in ogni
+casa come un vaso, sanno che un prodigioso Vento sconosciuto sta per
+giungere con nuove ricchezze delizianti. Si aggirano i Venti italiani
+perfezionando la disposizione dei profumi, e quelli tondi come ovi, e
+quelli in forma di amaca e quelli che gemono di dolcezza come divani
+innamorati, e quelli che saltano come ginnasti su trapezi volanti, e le
+bisce i mazzi le capigliature i drappeggi di profumo.
+
+Due venti si sono inerpicati e sospesi alle costellazioni, e spalmano
+così di essenze l'intera volta stellare perchè il palazzo della notte
+sia tutto profumato e nel centro sia profumatissima la mia blindata:
+camera nuziale. I Venti italiani sono perplessi poichè il gran mago dei
+profumi tarda. Lui, lui solo potrà idealizzare con essenze speciali le
+acque del Fella che languide e melodiose si preparano a diventare il
+bagno della divina bella notturna. L'aria trema febbrile, sinuosa
+spasimante con lunghi bisbigli. I Venti sono ammutoliti immobili.
+Aspettano.
+
+Undici minuti d'attesa angosciosa... Poi un fragor di cannonate che
+schiantino schiantino cento città di bronzo cristallo e colonne di
+giada.
+
+Valanga giù dal cielo quasi a picco il Simun e riempie la valle della
+Fella d'un traballio innumerevole d'otri squassati - duri - molli -
+rigidi - negri - luminosi soffici dentati come crani di poeti cozzanti
+nelle ampie saccocce volanti di Dio.
+
+
+
+
+XXVIII.
+
+LA PIU' BELLA NOTTE D'AMORE
+
+
+Il Simun colmò la valle di profumi e volò via.
+
+Le acque del Fella si offuscarono un attimo, poi rischiarandosi come
+lunghe vasche tranquille cullarono di nuovo le stelle.
+
+Allora la mia voce rotta da singhiozzi cantò:
+
+--Vieeeeni! Vieeeeni! Italia mia! Vieeeeni Amooore! Italia, forma
+perfetta, ardore sovrumano, voluttà grazia, eleganza, poesia,
+incendiante passione, ventaglio piumato di sguardi e carezze, sintesi di
+tutti gli ideali arabeschi del canto, riassunto d'ogni dolcezza
+femminile, madre - sorella - amante - figlia, tenerezza sommergente,
+snello ottimismo audace, cascata di luce, rada beata sulle coste del
+Paradiso, ideale corpo plasmato di nuvole onde spume sogni, forza che si
+frange in soavità fragilità per rinascere più forte.
+
+Vieeeni, tutti i tuoi nervi tutti i tuoi muscoli pronti sotto la tua
+pelle bianca, rosea che odora di caprifoglio, ciclami, gaggie! Pelle
+divina dell'Italia lambita dai mari di seta e sospiri! Ramificazioni di
+vigne e di vene che sono bizzarre fontane di fantasia!
+
+Italia, sei la più bella! Tutti lo sanno, e ti invidiano. Molti ti
+odiano, ma tu non li temi e verrai lo sento in questa mia alcova
+d'acciaio profumata ma insidiata da una doppia corrente di luride forze
+nere, puzzolenti e bieche. Queste non potranno mai sommergere la mia
+isoletta, poichè è sradicata, galleggia, su tutte le navigazioni e tutte
+le velocità. Quando tu sarai qui dentro, nelle mie braccia, potrai
+abbandonare i tuoi capelli ai forti dinamici Venti italiani che te li
+profumeranno delicatamente. E tu godraai fra le mie braccia la mia
+passione fatta di mille passioni. Vieni!... Vieeeeni! Vieeeeni!
+
+La mia preghiera è esaudita. Mentre visito con lo sguardo zelante
+l'interno della piccola alcova d'acciaio sento la tiepida passione
+lattea del suo corpo. Ecco il suo profumo di caprifoglio, ciclami,
+gaggie! Ecco sulla feritoia aperta, la luna... Non è la luna! E' il suo
+ventre bianco, liscio di verginità incorruttibile, eppure così sensuale.
+
+--Vieeeeni! Vieeeeni! Amoooore! Scendi, entra!
+
+Così l'Italia, amore fatto di mille amori, entrò abbandonandosi con
+morbidi scatti fra le mie braccia. La prendo, la stringo e i miei baci
+affannosi la svestono per meglio goderla. Urlo di tutti i miei pori
+felici. Esitazione, terrore delle mie labbra che non possono, non
+potranno forse inebriare tutta, tutta la sua carne e raggiungere tutte
+le sue fibre e in fondo in fondo cogliere il fiore dello spasimo
+assoluto.
+
+Ma il mio cuore vampante centuplica battendo le sue furenti calorie per
+incendiare tutto in me, muscoli, vene, nervi, tendini, fibre, visceri,
+pensieri, sogni e meati capillari. Bruciare, bruciare, ardere,
+arroventarmi liquefarmi in un lago torrente mare Oceano di lava
+appassionata! Cingerla così del mio conflagrante amore liquefatto!
+
+Sì, sì, diventerò un oceano di lava, più vasto e più cocente degli
+oceani di fuoco rabbioso che l'Etna e il Vesuvio mal contengono sotto
+montagne pesanti! Il mio oceano d'amore fumante sarà libero, libero,
+libero! Ogni capriccio sarà concesso! Ogni sanguinaria carezza potrà
+sollazzarsi in libertà! Torrido, torrido per te o Italia! Ma
+quell'oceano di lava prodigiosamente sotto i ventagli della mia poesia
+si addolcirà trasformandosi in un purissimo mare ingenuo tutto imperlato
+di tenerezza e gratitudine lagrimanti.
+
+--Sei felice, sei felice?... Guarda, ho sospeso la tua veste di
+trasparenze fluviali sul rullo dei nastri di cartucce perchè veli di
+mansuetudine la volontà di luce tagliente della lampadina elettrica. La
+notte sarà fredda: ho posto nel cruscotto un elmetto austriaco pieno di
+bragia. L'ardore della bella vittoria tua riscalderà i tuoi piedini che
+gareggiando in corsa con le code delle comete si sono un poco gelati. Ho
+fatto puntare le due mitragliatrici della cupola contro le ultime stelle
+dell'ironia e del pessimismo. Ma sdraiati! Sdraiati! Sdraiati, e riposa
+in pace. Ho steso sotto i tuoi bei fianchi tre pellicce di generali
+austriaci. A destra e a sinistra potrai scegliere in quegli scaffali
+pieni di nastri di destini la più bella fra le molte collane e cinture
+di cartucce che nelle tue dita si trasformano in preziosi ori - argenti
+- smalti cesellati. Vengono dalla fabbrica francese di Saint-Etienne.
+Furono foggiati per adornare la morte dei tuoi nemici, ma le tue dita
+più sapienti delle onde dell'oceano Indiano riceselleranno quei nastri
+di cartucce trasformandoli in monili per la tua bellezza in amore... Ti
+piacciono, ti piacciono i miei baci, lo sento! Vieni! Vieni! Vieni!
+Entrami nel cuore, o Italia! Godi, godi, godi, amore mio. Sento l'anima
+tua più intima che dal fondo mi chiama, vuole tendermi le braccia, ma
+non può, è troppo giù giù, nello imperscrutabile mistero degli amori
+sovrumani. Dal fondo la tua anima implora una stretta, una piccola
+stretta delle mie mani! Mi tuffo, affondo nella tua carne per toccarle,
+toccarle quelle tue piccole mani bianche, tremanti! Ti tendo le mie!
+Sono vicine, vicine alle tue. Un torrente di baci ancora ancora! Perchè
+più non vi sia ostacolo al mio slancio. Ora quasi le tocco, le piccole
+mani della tua anima... le tocco... le ho toccate. Un attimo, ancora
+ancora! Un altra stretta... Felicità, felicità, felicità!... Ogni
+segreto rivelato. So finalmente perchè ti ho tanto amata! So perchè si
+può morire, e rimorire e rimorire cento, mille, un milione di volte per
+te!
+
+Ora dorme fra le mie braccia la bella innamorata col suo sorriso di
+rosa bianca che tremi estatica tra brezza e raggi all'alba nei giardini.
+Nel cruscotto sotto i suoi piedini bianchi, langue e agonizza la bragia
+rossa di crudeltà guerresca nell'elmetto austriaco.
+
+Sull'Italia e su me riposanti veglia la dura volontà futurista della
+lampadina elettrica. E' irritata di sentirsi avvolta nella veste di
+notturne trasparenze obliose.
+
+Fuori scorre il fiume monotono di bestiami sanguinari balordi e
+cocciuti, ormai vinti e domati con la loro anima puzzolente in
+dissoluzione. Anima che vorrebbe ancora ammorbare con lingue vendicative
+l'indulgente e generosa respirazione umana del nostro divino amore nella
+nostra alcova di acciaio. Ma quell'anima irta di mille tanfi bestiali
+non penetra più...
+
+In alto sui monti vegliano i Venti, i grandi Venti italiani strapotenti
+e profumanti distributori di Libertà spirituale, fantasie
+interplanetarie e assoluta bontà umana.
+
+
+
+
+XXIX.
+
+A MENSA COL VINTO FRA I ROTTAMI DELL'IMPERO AUSTRO-UNGARICO
+
+
+Don Jacopo, parroco di Resiutta, è un simpatico e fervido patriota
+italiano. E' stato felice di accogliere nella sua casa parrocchiale il
+comando dell'8. squadriglia cosicchè impiantiamo la mensa nel vasto
+cucinone affumicato le cui finestre sono aperte sulle strada di
+Chiusaforte gibbosamente ingombra dei rottami della ritirata austriaca.
+
+Volpe dopo aver spedito mediante un motociclista un ordine bancario da
+telegrafare in Borsa a Genova mi fa ammirare i magnifici porcelli e le
+oche catturate che si sbattono e rumoreggiano nella navicella di un
+draken-ballon austriaco custodito da Ghiandusso. Ha trovato anche farina
+e zucchero e molte casse di sigarette ungheresi.
+
+Ogni mio soldato ne fuma tre alla volta, tre piccole torce di gioia al
+balcone della bocca.
+
+Il prete, alto segaligno, faccia di montanaro ossuta, occhi celesti
+vivacissimi, forti mascelle da mangiatore e piede veloce, si affaccenda
+dalla cucina alla sua vigna che egli proclama la prima vigna d'Italia.
+Da Resiutta a Vienna non si trova più una vigna. E' indubbiamente una
+vigna straordinariamente fertile, piena di nascondigli, forse di
+sotterranei, poichè il prete ricompare ogni tanto con qualcosa di nuovo
+fra le braccia a maniche rimboccate: pentole, cassette, sacchi,
+sacchetti, salami, ecc. La sua serva Maria, grassa, quarantenne, dal
+viso roseo primaverile e dagli occhietti furbissimi neri un po' avari,
+brontola; ma ogni volta che nel cucinone entra un nerboruto bersagliere
+ciclista col ruvido viso patinato di polvere-sudore, quegli occhi
+brillano stranamente inumiditi. Non so se per insoddisfatta sensualità o
+per patriottismo commosso. Il mio ottimismo riassume tutto in questa
+frase:
+
+--Maria, sono belli i soldati d'Italia!
+
+Maria ride e corre su al piano superiore per la scala di legno, chiamata
+da una voce femminile piacevole malgrado il suo accento straniero.
+
+--Maria, Maria, preego preego un momento.
+
+Don Jacopo che entra mi spiega l'enigma:
+
+--Volevo precisamente parlarle, signor tenente, la prego anzi di fare le
+mie scuse al signor capitano comandante la squadriglia. Mi sono permesso
+di ricoverare al primo piano un colonnello austriaco ammalatissimo.
+Colonnello della Croce Rossa. Non è un combattente. Oh! una persona
+assolutamente compita, certo un brav'uomo. Deve avere 55 anni circa, ma
+ne dimostra 70, tanto è sfinito dalla stanchezza. Stanotte aveva 40
+gradi di febbre. Ora sta un po' meglio. Ha voluto confessarsi appena fu
+ricoverato. Ha con sè una bellissima signora che pare sia sua nipote.
+Pure della Croce Rossa.
+
+--Ah reverendo! Lei ha fatto molto bene. Approvo la sua opera di carità.
+Gli Austriaci sono stravinti. Non è più il caso di preoccuparci di
+spionaggio.
+
+--La signorina mi ha domandato, implorando, una tazza di caffè per il
+conte. Poichè è conte, il colonnello, e appartiene all'alta aristocrazia
+viennese.
+
+Io chiamo il mio attendente:
+
+--Ghiandusso, porterai tu stesso un buon caffè al colonnello austriaco.
+Fallo parlare, cerca di sapere esattamente chi è.
+
+Poi vado a raggiungere il capitano Raby sulla strada e lentamente
+trascinati dalla curiosità ci inoltriamo fra gli avanzi dell'esercito
+austriaco, come due compratori in uno smisurato negozio di antiquario.
+Non compreremo nulla. Tutto questo tragico bricabrac è stato già da noi
+pagato coi 500 mila morti eroici dell'Isonzo, del Grappa, del Piave.
+
+Davanti a noi sulla strada incassata tra le alte montagne e che corre
+col torrente Fella fino a Chiusaforte e a Tarvis, è tutto un tumulto
+pietrificato di carri sbilenchi, affusti di cannoni, cucine da campo,
+fucili, draken-ballon, carrette, mitragliatrici, ruote, carogne di
+cavalli, masse luride di cappotti infangati, stracci, stracci, stracci,
+vagoni rovesciati, auto-carri ruote all'aria e motore nel fosso,
+sterco. Immane lerciume che incensa l'azzurro con lugubri zaffate di
+puzzi di stiva grasso iodio sangue corrotto ammoniaca e pidocchi.
+
+Questi rottami dell'impero austro-ungarico sfasciato evocano in me
+l'immagine di un triste, polveroso, sconfinato magazzino di roba
+vecchia. Sembra anche un interminabile villaggio di cenciaiuoli.
+
+Ad uno svolto della strada un vagone appare goffamente impennato su tre
+carri sfasciati. Sembra volerli assalire e fecondare con un ultimo colpo
+di groppa taurina. Fetore rivoltante. Sotto imputridiscono tre carogne
+di buoi.
+
+Mentre ci scostiamo, un lungo disperatissimo niiiiiitrito lacera l'aria
+tiepida di questo pomeriggio autunnale che la corrente gelata del Fella
+invernalizza a quando a quando un poco.
+
+--Un cavallo agonizzante! dico a Raby.
+
+Il nitrito si rinnova più straziante e lugubre per modo che intorno a
+noi la vasta marea di questi enormi rottami di guerra ci appare ad un
+tratto come una spaventosa agonia di carovana assalita, accecata da una
+bufera satanica in fondo a una gola maledetta. Ci avviciniamo al punto
+da cui parte il nitrito. Eccolo. In fondo a quel fossato, in quel
+marciume verde d'acqua e fango un gran cavallo ungherese rovesciato
+allunga enormemente il collo sforzandosi di far leva per sollevarsi. Ma
+il sangue e la vita gli colano, e anche l'intestino, fuor dallo addome
+tagliato. Ha le 4 zampe impigliate fra le cinghie e le ruote di un
+cannone. Evidentemente degli austriaci affamati non hanno perso tempo ad
+accopparlo. Hanno strappato un pezzo di carne poi chiusi nell'incubo
+cieco e sordo della fuga-fame sono ripartiti senza ascoltare il nitrito
+disperato della bestia. Ma il cavallo con un lungo tremito febbrile
+riapre le froge arricciate e masticando il fango coi dentoni trascina
+trascina un nuovo niiiiitrito.
+
+Non resisto allo strazio, punto il mio revolver sulla tempia e con tre
+colpi pacifico la povera bestia, per sempre. In alto il sole sta per
+celarsi dietro le altissime montagne, ma prima allunga un suo
+meraviglioso sguardo biondo-azzurro-dorato sulla strada che si svolge
+interminabilmente ingombra di rottami guerreschi affastellati.
+
+Il sole, straricco antiquario, vuole prima di coricarsi rivalutare col
+suo sguardo minuzioso e penetrante di conoscitore tutti i frammenti d'un
+impero che la Morte gli regala e che ricatalogherà, coi tanti rottami di
+tanti imperi già immagazzinati.
+
+Alle sette il pranzo è pronto e la mensa sorride alla nostra fame di
+vincitori nel cucinone odoroso di maiale ben condito. La sera è fresca e
+si chiude volentieri le finestre contro la risacca sinistra di puzzi
+ammoniacali. Nel vapore stuzzicante di un monumentale minestrone io dico
+a Raby e a Volpe:
+
+--Si mangerà bene e si berrà meglio, ma mancano le donne ai vincitori! E
+dire che ce ne è una bellissima al primo piano. Io propongo che la
+generosità ultra-civile italianissima del nostro capitano inviti a
+tavola il conte Funk e la sua bella Rose Barn.
+
+Approvato con entusiasmo. Ma il colonnello che ora sta meglio, rifiuta
+commosso l'invito inaspettato. Teme di disturbare e manda a ringraziare.
+Ghiandusso torna su con ordini precisi poi ridiscende e dalla porta
+spalancata entra esitando con cento inchini il vecchio ufficiale dal
+viso pallidissimo ormai tutto naso per l'eccessiva magrezza, calvo, gli
+occhi grigi, acquosi e tremolanti. Un'indistruttibile aria signorile
+d'alto comando malgrado l'uniforme bigia sciupata, e la schiena curva.
+Ma dietro splende magnetico un affascinante sorriso femminile.
+
+Rose Barn è alta, snella, bruna, grandi occhi vivi, neri, lucentissimi
+che col tipico pallore verdino della pelle e l'elastica snodatura dei
+fianchi felini, rivelano quella razza interessante e tipica di ebree
+viennesi, crepitante perfida e seducente fusione dei sangui rumeni,
+boemi e austriaci.
+
+Bellezza meridionale sì, ma senza l'affettuosità mediterranea, con
+sensualità raffinate dal calcolo e lussuria prodigata fuori d'ogni legge
+di pudore, nel bisogno di domare prontamente i maschi e sfruttarli.
+Donna da prendere in velocità per gustarne i mille sapori in fretta
+prima di scoprire la inevitabile prostituta che è celata appena dalle
+moine infantili, e da una maschera di verginità.
+
+Raby, Volpe ed io guardiamo la donna valutandola e quasi pregustandola,
+mentre il conte Funk rinnova i suoi inchini, ossequi, esitazioni.
+
+--Preeego, signor capitano, non posso accettare. Non vorrei che lei
+avesse delle noie coi suoi superiori. Sono troppo gentili, loro. Non
+credevo ufficiali italiani così gentili e pieni di bontà.
+
+Il conte non vuole sedersi, si fa quasi spingere da Ghiandusso verso la
+sedia. Ma la sua bella amica ha già accettato e finiscono per sedersi
+tutti e due davanti a me, un po' distanti dalla tavola.
+
+--Merci, merci! dice Rose Barn; Monsieur le curé nous a déjà donné a
+manger. Nous accepterons seulement une tasse de café. Io parlo un po'
+italiano, male, molto male. Il conte parla bene come tutti gli alti
+ufficiali austriaci. Alla corte di Vienna si parlava molto l'italiano,
+specialmente ora con l'attuale imperatrice.
+
+--Si parlava e si odiava l'italiano, dico io.
+
+--Autrefois, monsieur le lieutenant! Oggi non si odia più. Tutto è
+finito per noi, dice Rose Barn.
+
+E il colonnello aggiunge:
+
+--Con loro, signori ufficiali, posso dire tutto. Io ho cominciato la
+guerra con grande entusiasmo. Comandavo uno squadrone di cavalleria al
+fronte russo, ma contro gli italiani non ho combattuto. Ho avuto per
+molto tempo il comando di una colonia agricola a Oppacchiasella. Conosco
+bene quei posti. Ho una proprietà vicino a Gorizia, venivo spesso in
+Italia. Non ho mai odiato gli italiani. La guerra è la guerra!
+
+Il capitano Raby, dopo aver assaporato l'ultima cucchiaiata del suo
+minestrone, dice con lentezza piemontese:
+
+--Non so se ci avete gratificato con molte cannonate sul Carso. Ad ogni
+modo io desidero ringraziarvi con un pezzo di maiale ben cucinato.
+
+--Grazie, grazie, dice il conte Funk, troppo gentili. Non sapevo, non
+sapevo, veramente, in Austria non si sa quanto gli ufficiali italiani
+siano cortesi, umani, buoni.
+
+--Non tutti, interrompe Rose Barn, non tutti... Ah! gli ufficiali dei
+bersaglieri ciclisti. Comme il sont durs, durs, durs!... Dieu! qu'ils
+sont durs!
+
+Pienamente rinfrancata e sicura ormai delle sue labbra sorridenti e
+delle sue occhiate precise, la bella ebrea viennese racconta come furono
+catturati nella confusione del disarmo a Stazione per la Carnia. Il
+conte Funk aveva molti bagagli, probabilmente molti anche lei. Sento in
+Rose Barn la donna sempre armata di eleganza e che ad ogni costo
+ricostruisce le sue armi di seduzione. Essa racconta che gli ufficiali
+bersaglieri brutalmente spinsero lei e il colonnello lontano dal carro
+dei bagagli ormai perduti per sempre. Rose Barn è stupita di non aver
+potuto sedurre coi suoi sguardi quei vincitori violenti.
+
+--J'ai embrassé plusieurs fois leurs mains comme une mendiante, comme
+une mendiante! Mais ils me criaient: Viaaaa! Va viaa! Va via! Comme ils
+sont durs! comme ils sont durs!
+
+Una nostra risata fragorosa accoglie questa descrizione dei forti,
+impetuosi soldati italiani colla loro pratica intelligenza decisa, rozza
+e senza smorfie.
+
+--Vedete, signor conte: questo contrasto tra i bersaglieri ciclisti che
+giustamente sbrigarono le cose con voi, e noi altri che a vittoria
+compiuta siamo lieti d'invitarvi a pranzo, è tipicamente unicamente
+italiano. La nostra razza è superiore a tutte le altre razze perchè sa
+capire, dosare tutto nel tempo e nello spazio. La razza tedesca, gonfia
+di prodotti inutilizzabili da spargere sul mondo e ubriacata da una
+spaventosa preparazione militare meticolosissima, ha con una assoluta
+mancanza d'elasticità spirituale dimenticato che la forza pur dominando
+nel mondo deve fare i conti sempre con lo spirito. Voi avete misurato a
+cifre le nostre forze, ignorando forse, per il cretinismo dei vostri
+informatori, che il popolo italiano ha una grande anima potentissima,
+geniale, ricca di tutte le possibilità improvvisatrici. Questa anima
+dormiva e voi che contavate solamente il numero dei nostri cannoni, ci
+avete in blocco disprezzati, considerati come quantità trascurabile.
+L'Italia, avete pensato, marcerà con noi, obbedendo a noi. Se non
+marcerà con noi resterà neutrale. Ma l'anima italiana che aveva contato
+e ricontato tutte le offese i soprusi e i disprezzi, pur avendo mille
+ragioni per non battersi (triplicismo, propaganda pacifista, assoluta
+impreparazione ecc.) è scattata nel momento più pericoloso, sicura
+d'improvvisare ciò che non aveva preparato, e d'imparare la guerra
+facendola e vincendola. Ciò che avete fatto nel Belgio, i vostri
+siluramenti di navi inermi, il pericolo dell'egemonia tedesca che non ha
+e non può avere nessuna ragione d'essere mai, il desiderio
+rivoluzionario di noi futuristi italiani che volevamo ripulire l'Italia
+di tutto ciò che vi è di vecchio e specialmente del papato, scopatura
+che non si poteva fare con un impero Austro-Ungarico in piedi ecc.
+ecc... Ecco infinite ragioni per le quali siamo entrati in guerra, ma
+certo in tutti gli Italiani, dal più umile fante al Comandante Supremo,
+c'era un'altra ragione potente!
+
+«Volevamo dare con una lezione violenta a voi cocciuti professori
+medioevali d'arte guerresca, un brillante spettacolo d'Italianità, che
+significa fulminea genialità improvvisatrice, eroismo senza educazione
+guerresca, massima elasticità nel passare dalla violenza utile ad una
+assoluta bontà coi vinti e i disarmati. Ricordatevi che in questa guerra
+ogni pattuglia italiana aveva almeno uno scopritore di terre, un
+meccanico inventore, un poeta e un padre affettuoso.
+
+«Volete conoscere il piano vittorioso del generale Caviglia? Eccolo:
+
+«Dopo un'intensissima azione dimostrativa sul Grappa, per attirarvi il
+nemico, sfondare con 21 divisioni, separando la massa austriaca del
+Trentino da quella del Piave, e, con azione avvolgente, provocare la
+caduta dell'intera fronte montana.
+
+«La più settentrionale delle armate austriache, la sesta, aveva per
+linea di rifornimento Vittorio-Conegliano-Sacile. Bisognava dunque
+conquistare Vittorio Veneto tagliando questa linea. Poi, puntare con
+azione avvolgente su Feltre, cioè sul tergo del Grappa, facendolo cadere
+per manovra.
+
+«Subito dopo, raggiungere la convalle bellunese, puntando per le vie del
+Cadore e dell'Agordino.
+
+«Gli ordini di concentramento di forze diramati il 25 settembre ebbero
+principio di esecuzione il 26.
+
+«Tra il 26 settembre e il 10 ottobre, 21 divisioni, 800 pezzi di medio e
+grosso calibro, 800 pezzi di piccolo calibro e 500 bombarde, si
+schierano sulla nuova fronte. Quattrocento pezzi tolti da altri settori
+sono trasportati sulla fronte del Grappa.
+
+«Intanto 20 equipaggi da ponte, 4500 metri di passerella tubolare, 4500
+metri di ponte, sono preparati. In complesso, contro le 63 divisioni e
+mezza austriache e i loro duemila pezzi, noi abbiamo schierato 54
+divisioni e 4750 pezzi.
+
+«Il nostro fuoco d'artiglieria s'iniziò fra Brenta e Piave alle ore tre
+del 24 ottobre. Alle ore 7 e 15 balzano le fanterie sul Grappa. Il 26
+ottobre la resistenza sul Grappa è più che mai accanita. Sette divisioni
+italiane contro nove nemiche.
+
+«La sera del 26, si gettano i ponti sul Piave. Sono travolti. Altri
+ponti sono gettati nella notte del 28.
+
+«La mattina del 28, il 17.º corpo comincia a passare a Salettuol e l'8ª
+armata comincia a passare fra Pederobba e Falzè.
+
+«Nelle prime ore del 29, l'ottavo corpo, sui ponti della Priula, passa e
+prende Susegana; il 17º corpo entra in Conegliano; una colonna di
+lancieri e di bersaglieri ciclisti entra in Vittorio Veneto. Il 30
+ottobre, crolla il Grappa.
+
+«La disfatta degli austriaci, iniziatasi il 28, resa inevitabile il 29,
+si conclude il 30 con la catastrofe.»
+
+--Vous avez raison! Vous avez raison! interrompe il colonnello agitando
+le mani timide e tremanti. J'ai toujours pensé que le peuple Italien est
+un grand peuple.
+
+--Et quels soldats magnifiques! aggiunge Rose Barn moltiplicando i suoi
+sguardi voluttuosi al capitano che la guarda con insistenza.
+
+Mentre fissa il capitano, Rose Barn distrattamente urta col piedino il
+mio piede sinistro. Il mio scarpone d'alpino non vieta il passaggio
+dell'elettrica vibrazione. Rose Barn mi piace molto. Sono abituato a non
+lasciarmi sfuggire questi eleganti animali femminili che prediligono gli
+assaltatori audaci, e pur partendo sempre con un programma astuto nel
+cervello, non si rifiutano certi amplessi spensierati volanti e
+disinteressati.
+
+Sarei contentissimo di passare una notte con Rose Barn, anche se la
+notte precedente fosse stata passata da lei con l'amico Raby. In guerra
+bisogna marciare e non marcire. Nondimeno più d'ogni desiderio carnale
+urge in me un imperioso orgoglio italiano che vuole manifestare
+nettamente la sua nativa squisitezza spirituale. Prendo dunque la
+parola, con tono energico e guardando negli occhi senza ironia il
+colonnello che ora sorbisce con delizia il nostro caffè:
+
+--Vede, signor colonnello, noi siamo qui vincitori e siamo anche i
+vostri padroni. Malgrado le finestre chiuse entra l'odore pestilenziale
+della vostra gigantesca disfatta. Io vi parlo con sincerità assoluta.
+Vedo che siete intelligente, preciserò il mio pensiero. La signorina
+Rose Barn seduta vicino a me non è certo vostra moglie. Credo sia la
+vostra amante. La chiamate vostra nipote, poco importa. Ad ogni modo è
+bellissima. Piace molto a me e piace ancor più al comandante l'ottava
+squadriglia che ha catturato tutto il vostro corpo d'armata. Ve lo
+ripeto. Mi piace molto.
+
+Il conte Funk, colonnello austriaco, mi guarda con occhi spaventati e un
+sorriso stiracchiato:
+
+--Vous voulez rire, vous voulez rire, monsieur le lieutenant!
+
+--No, no, signor colonnello, non rido. La signorina Rose Barn che è una
+involontaria affascinatrice, non certo per tradire voi, anzi per
+ottenervi maggiori gentilezze nostre, ci promette con gli occhi (e
+certo manterrebbe!) delle notti d'amore straordinarie.
+
+--Oh monsieur le lieutenant, vous voulez rire, vous voulez rire!
+
+--Non rido, insisto su queste notti d'amore, che io intuisco veramente
+degne di noi vincitori.
+
+Pausa avvocatesca. Poi un sorriso a Rose Barn che tiene gli occhi
+abbassati come una educanda felice e turbata:
+
+--Sarebbero notti degne di noi vincitori se.... se... se non fossimo
+degli Italiani. Degli ufficiali austriaci che fossero questa sera nelle
+nostre condizioni, non mancherebbero di costringere la bella preda
+femminile tipo Rose Barn anche a viva forza, a ingoiarsi una purga di
+baci bavosi di vecchi generali e giovani ufficiali. Ma noi che siamo
+Italiani, signor colonnello, vi offriamo da pranzo e dopo l'eccellente
+caffè che avete sorbito non vi togliamo la vostra meravigliosa donna. E'
+bellissima, ve lo ripeto, ma io ho goduto la notte passata nelle braccia
+di una donna divina, unica, che si chiama l'Italia!
+
+Poi rivolgendomi con sorriso ironico, mellifluo a Rose Barn:
+
+--I vostri baci che devono senza dubbio essere sapientissimi, mi
+sembrerebbero inevitabilmente insipidi quanto quelli di una prostituta.
+Voi, non lo siete. Coi vostri occhi pieni di capricci e fantasie dovete
+certamente desiderare un maschio come me, se non fosse altro insolito,
+che vi parla come mai certamente un maschio vi ha parlato. Ebbene, no!
+cara Rose Barn, io vincitore italiano non vi prenderò, pur potendovi
+prendere, pur sapendo che vi farei piacere. Prego anzi l'amico Raby di
+rinunciare anche lui alla bella notte sicura. E lei, caro colonnello,
+gradisca l'ospitalità di questa parrocchia italiana che le offre un
+prete poco austrofilo, e dorma questa notte in pace senza che la gelosia
+aumenti i gradi della sua febbre. Però io propongo ora una breve
+passeggiata per digerire il nostro pranzo. Vuole, signora, e lei,
+colonnello, venire con noi a fumare una buona sigaretta Macedonia? Prego
+anche lei! Sono migliori, sono migliori delle sigarette ungheresi. Così
+potremo fumando non asfissiarci nel passeggiare fra i rottami
+dell'impero austro-ungarico... ma dove sono i nostri cani! Nick, Kim,
+Zazà? Venite, esperti puzzicoltori! Tu Zazà in testa. Guidaci fra tanti
+affastellamenti di luridume insanguinato. Coi tuoi bau! bau! variati ci
+descriverai il tuo paesaggio d'odori.
+
+Correvano danzavano e capriolavano Nick e Kim intorno, sopra, sotto Zazà
+abbaiando. Gli echi della valle stretta moltiplicavano i
+
+ bu baa baubau baubaubau.
+
+--Vede, signora, i soliti puzzi monotoni di stiva, latrina, iodio,
+pidocchi
+
+baubaubaubaubauabaubaubaubau.
+
+Ora Zazà ha scoperto e ci spiega nel suo linguaggio che io comprendo i
+fetidissimi puzzi che sta decifrando col naso: =puzzo d'imperatore,
+puzzo di caserma, puzzo di prete sudicio, puzzo di carcere, puzzo di
+medioevo, puzzo di passatismo!=
+
+ * * * * *
+
+Ridevano le buone, umane, civili stelle italiane arricciando le
+schifiltose nari d'oro.
+
+COMANDO SUPREMO
+
+ 4 novembre, ore 12.
+
+ _La guerra contro l'Austria Ungheria che, sotto l'alta guida di S.
+ M. il Re Duce Supremo, l'Esercito italiano inferiore per numero e
+ per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e
+ tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, E'
+ VINTA._
+
+ _La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed
+ alla quale prendevano parte 51 divisioni italiane, tre britanniche,
+ due francesi, una czeco-slovacca ed un reggimento americano contro
+ 73 divisioni austro-ungariche, è finita._
+
+ _La fulminea arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata su
+ Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del
+ Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della Settima Armata e
+ ad oriente da quelle della Prima, Sesta e Quarta, ha determinato
+ ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria._
+
+ _Dal Brenta al Torre, l'irresistibile slancio della Dodicesima,
+ dell'Ottava, della Decima Armata e delle divisioni di cavalleria,
+ ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente._
+
+ _Nella pianura S. A. R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla
+ testa della sua invitta Terza Armata, anelante di ritornare sulle
+ posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva
+ perdute._
+
+ _L'Esercito austro-ungarico è annientato: esso ha subìto perdite
+ gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e
+ nell'inseguimento: ha perdute quantità ingentissime di materiali di
+ ogni sorta e pressochè per intero i suoi magazzini e i depositi; ha
+ lasciato finora nelle nostre mani circa 300.000 prigionieri con
+ interi stati maggiori e non meno di 5000 cannoni._
+
+ _I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo,
+ risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano
+ disceso con orgogliosa sicurezza._
+
+ Firmato: _DIAZ._
+
+ _Le automitragliatrici della colonna (VIII Squadriglia) catturato
+ un comandante di Corpo d'Armata, mitragliato e arrestato un treno
+ in movimento verso Pontebba, entrarono a Chiusaporte._
+
+(=Diario Ufficiale della nostra ultima offensiva=),
+
+
+FINE.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ _Pag._
+
+ I.--L'offensiva dell'amore 5
+
+ II.--La Dama al Balcone e le serenate massacrate 23
+
+ III.--La battaglia chimica e gli aloni azzurri 33
+
+ IV.--Una donna-premio 46
+
+ V.--Il pazzo 62
+
+ VI.--Un'esposizione futurista navale 66
+
+ VII.--La 74 76
+
+ VIII.--Gli equipaggi della Luna 81
+
+ IX.--Il Deposito fa schifo 98
+
+ X.--Vita da cow-boys 107
+
+ XI.--La marchesa Casati e i balli futuristi 126
+
+ XII.--Una festa napoleonica 136
+
+ XIII.--I veleni del Golfo 143
+
+ XIV.--Una festa petroliniana 162
+
+ XV.--Cavalleria medioevale e blindate futuriste 170
+
+ XVI.--Le ville nostalgiche 181
+
+ XVII.--Duello fra Caviglia e la pioggia 190
+
+ XVIII.--La Vittoria 212
+
+ XIX.--La villa devastata 225
+
+ XX.--Le Forze della gioia, della pietà e della vendetta 237
+
+ XXI.--Lavami, lavami, o amore 257
+
+ XXII.--Fiumi, campane, donne e mitragliatrici innamorate 268
+
+ XXIII.--Massaggio del corpo divino dell'Italia 279
+
+ XXIV.--Un parto in blindata 288
+
+ XXV.--Un esercito in trappola 302
+
+ XXVI.--Pagiolin, colombo viaggiatore 325
+
+ XXVII.--Un'isola profumata nel fiume puzzolente 346
+
+ XXVIII.--La più bella notte d'amore 359
+
+ XXIX.--A mensa col vinto fra i rottami dell'Impero Austroungarico 364
+
+
+
+
+Opere di F. T. MARINETTI
+
+ LA CONQUETE DES ÉTOILES, poème épique, 3.e édition.
+ Editions de la «Plume», Paris 3 fr. 50
+
+ DESTRUCTION, poèmes.
+ Léon Vanir, éditeur, Paris 3 fr. 50
+
+ LA MOMIE SANGLANTE, poème dramatique.
+ Edizioni del «Verde e Azzurro», Milano 2 fr. 50
+
+ D'ANNUNZIO INTIME, 4.e édition.
+ Edizioni del «Verde e Azzurro», Milano 2 fr. 50
+
+ LE ROI BOMBANCE, tragédie satirique, 3.e édition.
+ Editions du «Mercure de France», Paris 3 fr. 50
+
+ LA VILLE CHARNELLE, 4.e édition.
+ E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
+
+ LES DIEUX S'EN VONT, D'ANNUNZIO RESTE, 11.e édition.
+ E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
+
+ LE CONQUETE DES ÉTOILES, 4.e édition,
+ suivie des jugements de la presse internationale.
+ E. Sansot et C., édit., Paris 3 fr. 50
+
+ POUPÉES ÉLECTRIQUES, drame en trois acte
+ en prose, avec une préface sur le futurisme.
+ E. Sansot et C., édit., Paris 3 fr. 50
+
+ ENQUETE INTERNATIONALE SUR LE VERS LIBRE,
+ précédée du premier Manifeste futuriste, (8.e mille).
+ Édit., de «Poesia» 3 fr. 50
+
+ MAFARKA LE FUTURISTE, roman africain (21.e mille).
+ E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
+
+ MAFARKA IL FUTURISTA, romanzo, tradotto da
+ Decio Cinti (Processato e condannato. Due mesi
+ e mezzo di prigione all'autore).
+ Edizioni Futuriste di «Poesia» _Sequestrato_
+
+ DISTRUZIONE, poema, tradotto in versi liberi
+ col _Primo processo di «Mafarka il Futurista»_
+ (Edizione di «Poesia») _Esaurito_
+
+ RE BALDORIA, traduzione del Roi Bombance
+ Editori Fratelli Treves, Milano
+
+ LE FUTURISME, Théories et Mouvement. 12.e mille
+ E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
+
+ LA BATAILLE DE TRIPOLI, récit futuriste de la
+ journée _du 26 ottobre 1911_.
+ Edizioni Futuriste di «Poesia» 1 fr. 50
+
+ LA BATTAGLIA DI TRIPOLI, vissuta e cantata
+ da F. T. Marinetti.
+ Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 2,--
+
+ LE MONOPLAN DU PAPE, roman prophétique en vers libres.
+ E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
+
+ ZANG-TUMB-TUMB. (Assedio di Adrianopoli)
+ Parole in libertà.
+ Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 3,--
+
+ GUERRA, SOLA IGIENE DEL MONDO.
+ Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 2,--
+
+ L'AEROPLANO DEL PAPA, romanzo profetico
+ in versi liberi, traduzione del _Monoplan
+ du Pape_. Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 3,50
+
+ EL FUTURISMO, traducciòn de German
+ Gomez de la Mata y N. Hernandez Luquero.
+ F. Sempere y C., editores, Valencia 4 _reales_
+
+ FUTURISME, traduction russe. Editions de
+ «Promèthée» Saint-Pétersbourg 1 r 25
+
+ NOI FUTURISTI. Edizioni Quintieri. Milano L. 2,--
+
+ MANIFESTI DEL FUTURISMO. 4 volumetti
+ dei _Breviari intellettuali_.
+ Istituto Editoriale Italiano. Milano L. 8,--
+
+ TEATRO SINTETICO FUTURISTA, in collaborazione
+ con B. Corra e E. Settimelli (2 vol.)
+ Istituto Editoriale Italiano L. 4,--
+
+ VERSI E PROSE DI S. MALLARMÉ, prima
+ traduzione italiana.
+ Istituto Editoriale Italiano, Milano L. 2,--
+
+ POESIE SCELTE. 2 vol. dei _Breviari Intellettuali_.
+ Istituto Editoriale Italiano L. 4,--
+
+ COME SI SEDUCONO LE DONNE.
+ Edizioni dell'«_Italia Futurista_» L. 3,--
+
+ L'ISOLA DEI BACI, in collaborazione con B. Corra.
+ Facchi, editore. Milano L. 3,--
+
+ DEMOCRAZIA FUTURISTA, Dinamismo politico.
+ Facchi, editore. Milano L. 5,--
+
+ 8 ANIME IN UNA BOMBA, romanzo esplosivo.
+ Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 3,--
+
+ UN VENTRE DI DONNA, romanzo, in collaborazione
+ con la signora Robert.
+ Facchi Editore, Milano L. 4,--
+
+ DISTRUZIONE, traduzione in versi liberi
+ di Decio Cinti. Nuova edizione.
+ Casa Editrice Sonzogno, Milano L. 4,--
+
+ MAFARKA IL FUTURISTA. Nuova edizione.
+ Casa Editrice Sonzogno, Milano L. 6,50
+
+ LES MOTS EN LIBERTÉ FUTURISTES.
+ Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 5,--
+
+ LUSSURIA--VELOCITA'. Casa Editrice
+ Modernissima. Milano L. 10,--
+
+ L'ALCOVA D'ACCIAIO. Romanzo vissuto.
+ Casa Editrice Vitagliano. Milano L. 8,--
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+
+L'ortografia e punteggiatura originarie sono state mantenute,
+eccetto per i cambiamenti di seguito elencati (il testo originale
+è sulla prima riga, il testo corretto su quella sottostante).
+
+Le incongruenze negli accenti delle parole "éditeurs, édition"
+nell'elenco delle opere in fondo al libro sono state corrette
+senza annotazione.
+
+
+ Copirygth by C. E. Vitaliano Aprile 1921
+ Copyright by C. E. Vitaliano Aprile 1921
+
+ il padre senatore. Anima vivacissma piena di allegre
+ il padre senatore. Anima vivacissima piena di allegre
+
+ e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi polverosisimi,
+ e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi polverosissimi,
+
+ dei bersaglieri che resiste a tutti i colpi!
+ dei bersaglieri che resiste a tutti i colpi!»
+
+ moltiplicando la bollente gioiellieria dei riflessi.
+ moltiplicando la bollente gioielleria dei riflessi.
+
+ della mia 74. Ho aperto la sportello di sinistra.
+ della mia 74. Ho aperto lo sportello di sinistra.
+
+ perchè abbiam fatto l'Italia.
+ perchè abbiam fatto l'Italia,
+
+ vergine di Galilea... Mariettin! si, si, te. E' una
+ vergine di Galilea... Mariettin! sì, sì, te. E' una
+
+ velocissimo ma senza coraggio. Nich puro Ruffterrier
+ velocissimo ma senza coraggio. Nick puro Ruffterrier
+
+ Nic disprezza Kim. Ma se il bracco assale
+ Nick disprezza Kim. Ma se il bracco assale
+
+ di monte Galdella, orlato di squadroni di cavallerio.
+ di monte Galdella, orlato di squadroni di cavalleria.
+
+ Sei e mezza. Fa fresco. La mia corrozzella è ferma
+ Sei e mezza. Fa fresco. La mia carrozzella è ferma
+
+ Ogni tanto la cameriera si tira su la giarriettiera.
+ Ogni tanto la cameriera si tira su la giarrettiera.
+
+ teneressimo bacio sulla soglia della casa della zia.
+ tenerissimo bacio sulla soglia della casa della zia.
+
+ tutte le =rrrrrr= snobistiche di Parigi Londra New-Yorck.
+ tutte le =rrrrrr= snobistiche di Parigi Londra New York.
+
+ nemico è in rotta completa senza neppure un cannome
+ nemico è in rotta completa senza neppure un cannone
+
+ sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli avvementi.
+ sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli avvenimenti.
+
+ diminuita e si vedeva le pallottole della mitragliatrici
+ diminuita e si vedeva le pallottole delle mitragliatrici
+
+ Mangerà, deve mangiare il ricco asse di cuori
+ Mangerà, deve mangiare il ricco asso di cuori.
+
+ il germannico li piglia e se ne va. Il Germanico non
+ il germanico li piglia e se ne va. Il Germanico non
+
+ mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo!
+ mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo!»
+
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+ penetrava, imbeveva di sè ogni fibra, scatenava
+
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+ è morta e che non si festeggiano gli Italiani suonando
+
+ tenente! Siamo in diociotto donne; se non ha paura,
+ tenente! Siamo in diciotto donne; se non ha paura,
+
+ ruota di destra passerà esattamente a due centrimetri
+ ruota di destra passerà esattamente a due centimetri
+
+ Si, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo
+ Sì, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo
+
+ lughissime trascinate, ubriache e ubriacanti di
+ lunghissime trascinate, ubriache e ubriacanti di
+
+ --Si, signor tenente.
+ --Sì, signor tenente.
+
+ trascapani e baionette sbatacchiate.
+ tascapani e baionette sbatacchiate.
+
+ --Benedeeeetti! Benedeeeeti gl'Italiaaaani! gl'Italiaaaani!
+ --Benedeeeetti! Benedeeeetti gl'Italiaaaani! gl'Italiaaaani!
+
+ aiutarlo, ma si rifuta il campanaro e tra la
+ aiutarlo, ma si rifiuta il campanaro e tra la
+
+ e la mano destra più rude e muscolosa: Trentino!
+ e la mano destra più rude e muscolosa: Trentino!»
+
+ un po' stanca per i troppi baci e le carrezze accanite!
+ un po' stanca per i troppi baci e le carezze accanite!
+
+ bastonatura. E' un accattabrighe simpaticissimo.
+ bastonatura. E' un attaccabrighe simpaticissimo.
+
+ se la svignino come Fiordalisi!
+ se la svignino come Fiordalisi!»
+
+ pronuncia la parola «télèphone».
+ pronuncia la parola «téléphone».
+
+ A cauci te faccio camminà, porcaccione!
+ A cauci te faccio camminà, porcaccione!»
+
+ E' una gloria nostra! E la gloria dell'ottava
+ E' una gloria nostra! E' la gloria dell'ottava
+
+ Bianchetto. Quello Lulu. Ecco Pagiolin! Scegli
+ Bianchetto. Quello Lulù. Ecco Pagiolin! Scegli
+
+ colpo d'ala e si posa sopra un letto. Bianco, saltella
+ colpo d'ala e si posa sopra un tetto. Bianco, saltella
+
+ bizzarrie di correnti sopro i boschi, poichè i fogliami
+ bizzarrie di correnti sopra i boschi, poichè i fogliami
+
+ me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a capofitto!
+ me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a capofitto!»
+
+ dei proiettori che tagliano geometricomente
+ dei proiettori che tagliano geometricamente
+
+ LA PIU BELLA NOTTE D'AMORE
+ LA PIU' BELLA NOTTE D'AMORE
+
+ La prendo, La stringo e i miei baci affannosi
+ La prendo, la stringo e i miei baci affannosi
+
+ ancora ancora! Un altra stretta.. Felicità,
+ ancora ancora! Un altra stretta... Felicità,
+
+ costo ricostruisce le sue armi di seduzione Essa
+ costo ricostruisce le sue armi di seduzione. Essa
+
+ sulla nuova fronte. Quattrocenti pezzi tolti da altri
+ sulla nuova fronte. Quattrocento pezzi tolti da altri
+
+ inevitabile il 29, si conclude il 30 con la catastrofe.
+ inevitabile il 29, si conclude il 30 con la catastrofe.»
+
+ ma dove sono i nostri cani! Nik, Kim, Zaza?
+ ma dove sono i nostri cani! Nick, Kim, Zazà?
+
+ POUPELES ÉLECTRIQUES, drame en
+ POUPÉES ÉLECTRIQUES, drame en
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's L'alcòva d'acciaio, by Filippo Tommaso Marinetti
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALCÒVA D'ACCIAIO ***
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+Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and the
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+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
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+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
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+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
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+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
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+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
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+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
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+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
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+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
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+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
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+page at http://pglaf.org
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+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
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+ gbnewby@pglaf.org
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+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
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+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
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+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
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+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
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+Title: L'alcòva d'acciaio
+ Romanzo vissuto
+
+Author: Filippo Tommaso Marinetti
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+Release Date: June 4, 2009 [EBook #29035]
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+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
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+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALCÒVA D'ACCIAIO ***
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+Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
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+</pre>
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+<p class="title"><span class="bigger">F. T. MARINETTI</span></p>
+
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+
+<h1>L&rsquo;ALCÒVA<br />
+D&rsquo;ACCIAIO</h1>
+
+
+<p class="title"><span class="g">ROMANZO VISSUTO</span></p>
+
+
+
+
+<p class="title"><small>NONO MIGLIAIO</small></p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 100px;">
+<img src="images/illu.jpg" width="100" height="100" alt="Illuminare" title="Illuminare" />
+</div>
+
+
+<p class="center"><b>CASA EDITRICE VITAGLIANO&mdash;MILANO</b>
+</p>
+
+<hr class="double" />
+<p class="center">PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA</p>
+
+<p class="center"><small>I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati.<br />
+<a name="tn4" id="tn4"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Copirygth">Copyright</ins> by C. E. Vitagliano Aprile 1921<br />
+15-4-1921-5</small></p>
+
+<hr />
+
+<p class="center"><small>Tip.-Lit. A GORLINI&mdash;Milano.</small></p>
+
+
+<h2><a name="INDICE" id="INDICE"></a>INDICE</h2>
+
+<table summary="Indice">
+<tr><td class="right" colspan="3"><i>Pag.</i></td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#I">I.</a></td><td>L&rsquo;offensiva dell&rsquo;amore</td><td class="right">5</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#II">II.</a></td><td>La Dama al Balcone e le serenate massacrate</td><td class="right">23</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#III">III.</a></td><td>La battaglia chimica e gli aloni azzurri</td><td class="right">33</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#IV">IV.</a></td><td>Una donna-premio </td><td class="right">46</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#V">V.</a></td><td>Il pazzo</td><td class="right">62</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#VI">VI.</a></td><td>Un&rsquo;esposizione futurista navale</td><td class="right">66</td></tr>
+<tr>
+<td class="right"><a href="#VII">VII.</a></td><td>La 74</td><td class="right">76</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#VIII">VIII.</a></td><td>Gli equipaggi della Luna</td><td class="right">81</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#IX">IX.</a></td><td>Il Deposito fa schifo</td><td class="right">98</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#X">X.</a></td><td>Vita da cow-boys</td><td class="right">107</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XI">XI.</a></td><td>La marchesa Casati e i balli futuristi</td><td class="right">126</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XII">XII.</a></td><td>Una festa napoleonica</td><td class="right">136</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XIII">XIII.</a></td><td>I veleni del Golfo</td><td class="right">143</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XIV">XIV.</a></td><td>Una festa petroliniana</td><td class="right">162</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XV">XV.</a></td><td>Cavalleria medioevale e blindate futuriste</td><td class="right">170</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XVI">XVI.</a></td><td>Le ville nostalgiche</td><td class="right">181</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XVII">XVII.</a></td><td>Duello fra Caviglia e la pioggia</td><td class="right">190</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XVIII">XVIII.</a></td><td>La Vittoria</td><td class="right">212</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XIX">XIX.</a></td><td>La villa devastata</td><td class="right">225</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XX">XX.</a></td><td>Le Forze della gioia, della pietà e della vendetta</td><td class="right">237</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XXI">XXI.</a></td><td>Lavami, lavami, o amore</td><td class="right">257</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XXII">XXII.</a></td><td>Fiumi, campane, donne e mitragliatrici innamorate</td><td class="right">268</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XXIII">XXIII.</a></td><td>Massaggio del corpo divino dell&rsquo;Italia</td><td class="right">279</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XXIV">XXIV.</a></td><td>Un parto in blindata</td><td class="right">288</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XXV">XXV.</a></td><td>Un esercito in trappola</td><td class="right">302</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XXVI">XXVI.</a></td><td>Pagiolin, colombo viaggiatore</td><td class="right">325</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XXVII">XXVII.</a></td><td>Un&rsquo;isola profumata nel fiume puzzolente</td><td class="right">346</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XXVIII">XXVIII.</a></td><td>La più bella notte d&rsquo;amore</td><td class="right">359</td></tr>
+<tr>
+<td class="right">
+<a href="#XXIX">XXIX.</a></td><td>A mensa col vinto fra i rottami dell&rsquo;Impero Austroungarico</td><td class="right">364</td></tr>
+</table>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[5]</a></span></p>
+
+<h2><a name="I" id="I"></a>I.<br /><br />
+L&rsquo;OFFENSIVA DELL&rsquo;AMORE</h2>
+
+
+<p>La sera del primo giugno 1918 nella baracca
+dei bombardieri piantata spavaldamente a sghimbescio
+sopra una cresta montana di Val d&rsquo;Astico,
+si mangiava e beveva allegramente. Le lunghe lunghe
+forchette rosse del tramonto s&rsquo;intrecciavano
+con le nostre, arrotolando gli spaghetti sanguigni
+e fumanti. Una ventina di ufficiali, tenenti,
+capitani, colonnello Squilloni giocondo e pettoruto
+a capo-tavola. Fame da bombardieri dopo una
+giornata di lavoro duro. Silenzio religioso di bocche
+che masticano preghiere succolente. Teste chine
+sui piatti. Ma i più giovani non amano le pause,
+e vogliono ridere, agire. Sanno la mia fantasia
+feconda in beffe e mi eccitano con occhiate. C&rsquo;è
+troppo silenzio a tavola, e il buon dottore è troppo
+gravemente assorto nel rito della pasta asciutta.</p>
+
+<p>Con quattro bocconi io placo il mio stomaco poi
+mi alzo e brandendo una forchettata di spaghetti,
+dico ad alta voce:</p>
+
+<p>&mdash;Per non impantanare la nostra sensibilità,
+spostamento di due posti a destra, march!</p>
+
+<p>Poi tirando su alla meglio piatti, bicchiere, pane,
+<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[6]</a></span>coltello, spingo brutalmente il mio compagno
+di destra, che a malincuore cede, tira su tutto anche
+lui e spinge a destra. I giovani, pronti, eseguiscono
+l&rsquo;esercizio, ma il dottore sbuffa, brontola,
+grida. Lo sollevano di peso. Il piatto di maccheroni
+gli si rovescia sulla giubba. Crollo di bicchieri
+Inondazione di vino. Risate, urli, schiamazzo. Tutti
+spingono il dottore, lo pigiano come l&rsquo;uva. Schizzano
+le sue urla.</p>
+
+<p>Dominando il tumulto, io comando:</p>
+
+<p>&mdash;Spostamento riuscito! Tutti seduti! Ma guai,
+guai a chi lascia ancora impantanare la propria
+sensibilità!... E tu, caro dottore, non dimenticare
+che la più alta e preziosa delle virtù è l&rsquo;elasticità.
+Come potresti, senza elasticità, curare un bubbone,
+un callo, una sifilide, una otite, o il rammollimento
+di certi superiori? Con elasticità, abbiamo
+abbandonato il Carso dopo Caporetto, abbiamo riso
+mentre il cuore piangeva nella ritirata. Come potremmo,
+senza elasticità, schiacciare il passatismo
+austro-ungarico, rinnovare integralmente l&rsquo;Italia
+dopo la vittoria? T&rsquo;impongo, caro dottore, d&rsquo;interrompere
+con elasticità futurista la tua spanciata
+passatista!</p>
+
+<p>Tutti ridono. Il dottore mi guarda spaventato.
+Minacciandolo burlescamente, impongo:</p>
+
+<p>&mdash;Per non impantanare la nostra sensibilità,
+piatti e bicchieri nelle mani! Giro totale della tavola,
+in corteo!</p>
+
+<p>Il frastuono diventa infernale. Urti, scossoni,
+«Basta!» «Finiamola!» pugni, capitomboli, «Ac<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[7]</a></span>cidenti!».
+Vortice rullio e beccheggio. Ma i giovani
+sono tenaci e con forza imprimono alla ressa
+un giro tumultuoso intorno alla tavola. Piace molto
+al colonnello il gioco bizzarro. Soltanto il dottore
+non si diverte. Dov&rsquo;è, il dottore? Dov&rsquo;è?
+Tutti lo cercano. E&rsquo; fuggito sulla terrazza col suo
+piatto di pasta asciutta.</p>
+
+<p>Fuori, fuori all&rsquo;assalto! e si finisce il pranzo alla
+rinfusa, sbandati, con grande scrosciar di risate
+nella risata fulva del Tramonto, tutto nuvole di cristallo
+incandescente, bottiglie spumeggianti d&rsquo;oro,
+cirri di porcellana viola affastellati, luminoso banchetto
+aereo sospeso a picco sulla pianura veneta
+crepuscolare.</p>
+
+<p>I miei amici cantavano intorno al dottore l&rsquo;inno
+della burla futurista:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Irò irò irò pic pic</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Irò irò irò pac pac</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Maa &mdash; gaa &mdash; laa</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Maa &mdash; gaa &mdash; laa</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>RANRAN ZAAAF</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Uccidevano così le nostalgie.</p>
+
+<p>Alla vigilia di una grande offensiva nemica i
+combattenti italiani dovevano spesso subire una
+ben più pericolosa offensiva; l&rsquo;offensiva dei Ricordi
+Amorosi. La sentivamo accanirsi sopra di
+noi e in noi, nel nostro cuore e sulle labbra<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[8]</a></span>&mdash;quella
+sera fra gli agili ventagli di piume rosate
+del cielo e i fiumi interni del nostro sangue felice.
+Ero seduto col colonnello Squilloni, il capitano Melodia,
+il tenente Bosca e il mio attendente Ghiandusso,
+sull&rsquo;orlo a picco della alta montagna scoscesa.</p>
+
+<p>Muti in ascolto sorseggiavamo la sera dolce fresca
+mordente come certe bevande arabe impreziosite
+e profumate di spezie e di fiori. Guardavamo
+le città dell&rsquo;immensa pianura veneta. Sentivamo
+laggiù Milano. A quell&rsquo;ora la ribollente città lombarda,
+dopo il lavoro curvo accanito, accendeva
+tutti i suoi lumi azzurri guardando e bevendo con
+tutte le sue finestre l&rsquo;ossessionante linea curva del
+Fronte.</p>
+
+<p>Le sue 800.000 anime buttavano via sul selciato
+i corpi affranti gretti e rapaci per salire in alto e
+vedere, vedere. Su, su, a grandi grappoli colorati,
+salivano le anime come palloncini sfuggiti alle mani
+dei bimbi. Finalmente potevano immaginare,
+forse vedere ciò che i fratelli, i padri, gli sposi, gli
+amanti facevano, combattevano, soffrivano laggiù.</p>
+
+<p>Io parlavo a Zazà, la mia cagnetta di guerra,
+fulva grassotta agile e intelligentissima bastarda,
+nata sul Piave da una foxterrier purissima e da un
+cane randagio. Una di quelle lunghe tenerissime
+conversazioni astratte, piene di una filosofia indulgente
+tra due animali di sesso diverso uno dei
+quali dimentica volentieri il suo genio per essere
+semplicemente un cane. Mi sentivo cane per la mia<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[9]</a></span>
+fedeltà generosamente data, prodigata, al nome
+radioso dell&rsquo;Italia che dal Cengio vedevamo in
+tutta la sua bella nudità dormente coricata fra i
+mari il cui respiro salato ci veniva a quando a
+quando sulle labbra colla brezza.</p>
+
+<p>I miei amici sgranavano confidenze a mezza voce
+e ricordi amorosi. Io pensavo al mio probabile passaggio
+nelle automitragliatrici blindate e sognavo
+una bella velocissima blindata per inseguire gli
+austriaci che dovevano fra poco sferrare la loro
+grande offensiva. Il mio ottimismo era più che
+mai convinto della vittoria finale. L&rsquo;idea della
+morte non preoccupava nessuno.</p>
+
+<p>Il capitano Melodia, viso asciutto e tagliente, occhi
+furbi, languidi di ricco signore romano, ufficiale
+di cavalleria, volontariamente passato nei
+bombardieri per amore del pericolo e per onorare
+il padre senatore. Anima <a name="tn9" id="tn9"></a><ins class="correction" title="Testo originale: vivacssma">vivacissima</ins> piena di allegre
+pazzie e di buffonate temerarie. Era celebre
+per le sue bizzarrie e avventure originali. Afflitto
+da una blenorragia doveva, prima della guerra
+entrare all&rsquo;ospedale o fare istruzione ai suoi soldati.
+Preferì fare istruzione in Piazza d&rsquo;armi e
+comandare il suo squadrone stando seduto in carrozzino
+con a fianco l&rsquo;attendente. Brandiva la frusta
+con la mano destra per dare i comandi mentre
+guidava il suo cavallo con le briglie nella sinistra.
+Un&rsquo;altra volta mandato in servizio di pubblica sicurezza
+in un villaggio di Romagna si fece passare<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span>
+per principe del sangue, ingravidò la figlia del sindaco
+e passò in rivista, il giorno dello Statuto, pompieri,
+società operaie e carabinieri. Ebbe due mesi
+di fortezza.</p>
+
+<p>Ora Melodia, sentendo parlare di morte, interviene
+dominando la conversazione:</p>
+
+<p>&mdash;In guerra, non ebbi mai la paura di morire.
+Son sicuro che non l&rsquo;avrò neanche nella prossima
+battaglia. Però, la conosco... La provai lontano dal
+fronte, in condizioni veramente eccezionali. Ero
+all&rsquo;ospedale di Torino, un anno fa, per la mia ferita.
+Già guarito con una voglia pazza di divertirmi
+e l&rsquo;impossibilità assoluta di uscire dall&rsquo;ospedale.
+Divieti e sentinelle feroci. Pensai per tre giorni al
+mezzo di fuggire. Al quarto una idea di genio: mi
+introduco nella camera mortuaria. I piantoni discutono
+intorno al cadavere enorme di un Alpino che
+non si poteva fare entrare in una cassa troppo
+corta. Aiuto anch&rsquo;io. Tentiamo vanamente. La cassa
+troppo corta è messa da parte e i piantoni se
+ne vanno. Intanto io complotto con un mio amico
+e decido. La notte stessa rientro nella camera mortuaria
+e mi sdraio nella cassa da morto troppo
+corta, ma sufficiente per me. Mentre io bestemmio
+sotto per il rumore, l&rsquo;amico mi inchioda sopra il
+coperchio alla meglio, per modo che una lunga fessura
+mi permetta di respirare. All&rsquo;alba avvenne
+ciò che avevo preveduto. I portatori macchinalmente
+mi sollevarono, mi buttarono con brutalità<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span>
+sul carro. Questo sgangheratissimo e trascinato da
+due rozze entrò due o tre volte nelle rotaie del
+tram con degli scossoni da staccarmi le budella. Ad
+un tratto sento trombettare un automobile con ferocia
+ingiuriante. Cosa fa il mio cocchiere? Certo
+dorme. Perchè non si scansa? C&rsquo;erano anche due
+autocarri che mi correvano addosso addosso... e
+urlai urlai dal terrore! Sentivo veramente sentivo
+il glaciale e lacerante terrore di morire.</p>
+
+<p>Il racconto vissuto del capitano Melodia fu acclamato.</p>
+
+<p>Tutti lo sapevano capace di quello e d&rsquo;altro.
+Ma le risate morivano sotto le ampie troppo soavi
+carezze della notte che dopo l&rsquo;offensiva dei ricordi
+amorosi e delle nuvole carnali sferrava una delirante
+offensiva di stelle negatrici d&rsquo;ogni eroismo
+terrestre. Stelle, stelle, stelle, che beffeggiavano
+con lunghi trilli bianchi la compattezza delle montagne
+e lo sforzo entusiasta delle cime, e la statura
+atletica del nostro bel colonnello Squilloni ritto
+davanti a noi.</p>
+
+<p>Squilloni è un simpaticissimo quarantenne, fiorentino
+pieno d&rsquo;ingegno. Maffia del suo capello alpino
+un po&rsquo; piccolo sul viso giocondo fiero. Occhi
+celesti di sbarazzino senza ironia. Gesti violenti
+che contrastano col sorriso offerto per piacere a
+tutti. Comandante energico ma paterno dei bombardieri
+che lo adorano.</p>
+
+<p>Conosciutissimo nei caffè di Vicenza, di Thiene,
+di Schio dove passa e ripassa muscoloso pettoruto<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span>
+col suo giardino multicolore di decorazioni, raccogliendo
+sorrisi speciali di cocottes e contraccambiandoli
+con risatine subito ricomposte nella fierezza
+militare.</p>
+
+<p>Bell&rsquo;uomo che avrebbe tutte le fortune con donne
+della buona società; forse disilluso, ora amante
+amato di tutte le prostitute.</p>
+
+<p>Per loro canta accompagnandosi sulla chitarra,
+seccato se qualcuno canta insieme con lui. Magnifico
+ufficiale, quattro volte medagliato, ottimo organizzatore
+di batterie, goliardico e carnascialesco
+re dei bordelli.</p>
+
+<p>Squilloni si volta e parla con voce importante all&rsquo;Italia,
+alle città della pianura, a noi: «Le stelle
+non mi piacciono e neanche le nuvole rosee che
+paiono, a voialtri poeti, seni e cosce di donne. Domani
+si va tutti, figliuoli, a fare un bagno di carne
+da Madama Rosa».</p>
+
+<p>Il giorno dopo tutti nell&rsquo;autocarro della spesa, per
+Campiello e Mosson fino a Thiene, sbattuti dalle
+risate trionfali del Colonnello Squilloni che ci conduceva
+verso ciò che chiama l&rsquo;unico paradiso!</p>
+
+<p>Sforzo del motore nelle salite vruu truu vruu
+truu. Poi respirazione dilatata in discesa vraaaa
+svaaaa err tling tlaang.</p>
+
+<p>Polverone. Odore di morte a Campiello. Vi
+sono trincee colme di cadaveri della prima offensiva
+austriaca. Qui la nostra difesa fu accanita.</p>
+
+<p>A un chilometro dalla casa ospitale, una automobile
+militare ci sorpassa, filando a tutta velo<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span>cità
+forse collo stesso obbietivo. La sua sirena si
+sforza di imitare il raglio d&rsquo;un asino in amore.</p>
+
+<p class="center">
+iii ooo iii ooooo<br />
+</p>
+
+<p>Noi sorpassiamo dei piccoli plotoni di scozzesi
+in gonnella, rudi gambe e polpacci abbronzati e
+bitorzoluti. Marciano a passo ritmato più rapido
+del passo militare alla conquista dei piaceri facili.
+A frotte veloci meno ordinate, ufficiali e soldati grigioverdi.</p>
+
+<p>Stop. Entriamo nella graziosa villetta. Per ufficiali.
+Fumo, fumo, fumo. Non si respira, tenenti
+e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi <a name="tn13" id="tn13"></a><ins class="correction" title="Testo originale: polverosisimi">polverosissimi</ins>,
+frustino o bastoncino in mano, tintinnio
+di speroni, nei corridoi da transatlantico.</p>
+
+<p>Le dame sembrano tutte bellissime, delicatissime,
+troppo fragili. Strane statuette di cristallo, fra i voluminosi
+rullanti e beccheggianti maschi di guerra
+in foia.</p>
+
+<p>Il colonnello Squilloni è festeggiatissimo.</p>
+
+<p>&mdash;Lei... ho già avuto il piacere di conoscerla. Mi
+ricordo, nel bordello di Cervignano, offensiva di
+Maggio.</p>
+
+<p>&mdash;Signor colonnello, si ricorda di Madama Rosa
+a Cormons? Mi disse: Salutami tanto il caro Squilloni!...</p>
+
+<p>Interviene un capitano inglese ubriaco:</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Moi aussi, monsieur le colonnel, je vous ai
+connu au bordel de Verona.</p>
+
+<p>Squilloni rideva godeva da studente o marinaio<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[14]</a></span>
+l&rsquo;allegria del bordello, scalo di tutti i cuori naviganti
+in guerra. Comprensione e cordialità assoluta
+di popoli e sessi alleati.</p>
+
+<p>Prima saletta: Porta aperta con tenda sulla campagna
+torrenzialmente inondata di stelle che aspetta
+gli areoplani. Nel centro la lampada con tendina
+blu scura proietta un tondo cerchio di luce studiosa
+e scientifica sul tavolo. Luce d&rsquo;intenso lavoro spirituale.
+Luce per progetti d&rsquo;ingegneria. Sembra un
+laboratorio preparato per una veglia saggia e feconda.
+Quale incubo feroce ha scatenato tanti sessi
+vocianti in questo asilo del pensiero? Tin tin toc
+ploc di piedi sulla scala di legno. Un grosso tenente
+di fanteria con ampio ondeggiamento del
+corpo imbottito e armato spinge su come un pastore
+la donna scelta pecora fronzoluta mezzo nuda
+che sembra adornarsi salendo delle foglie verdi e
+dei papaveri della tappezzeria. Una magrissima
+biondina che tutti chiamano non si sa perchè <i>pantera</i>,
+gira coraggiosamente col suo fragile corpo
+minuto fra le gomitate i fianchi rocciosi e le dure
+pistole degli ufficiali. Tutti guardano in alto verso il
+corridoio dove le porte si richiudono ogni tanto
+su dei chiarori di camere chirurgiche per
+rapide operazioni. Meccanizzazione dell&rsquo;amore.
+Sento la casa vibrare di un meccanico ininterrotto
+stantuffare d&rsquo;istinti rudi denudati di ogni civiltà.
+Instancabili donne-motori.</p>
+
+<p>Uragano di rumori, voci, luci.</p>
+
+<p>Urari-ciacipiera-teloo... Io sono ancora vergine<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span>
+questa sera... Non ci credo... Andiamo a godere
+biondino... Dove è andato il pancione?...</p>
+
+<p>Viva il nostro colonnello Squilloni! Urla risate
+applausi, tutti si precipitano verso il divano dove
+il capitano Melodia che ha indossato una vestaglia
+gialla finge di sedurre il tenente Bosca e lo tiene
+fra le braccia. Comincia poi il giuoco tradizionale
+di spingere a viva forza e trasportare in camera
+un amico che non si decide, mentre altri catturano
+una ragazza. I due pigiati a spintoni e a pedate
+sono insaccati nella porta semi aperta.</p>
+
+<p>&mdash;Via, via, presto, forza, dentro! Ti abbiamo
+scelto la bimba, eccola pronta!</p>
+
+<p>Una milanese pallida, carina, con i capelli corti,
+neri, ricci e cocciuti pettinati all&rsquo;indietro, mi bacia.
+La seguo. Camera piccolissima, letto grande,
+coperta rossiccia gibbosa, bitorzoluta, tutta sporca
+di piedi eroici per continuare e imitare forse le Doline
+del Carso perdute. Ma si ripigliano, si ripiglieranno
+con la sana virilità della razza che sa prendere
+bene e tenere sotto le donne e le montagne sue.
+Plafone ingenuo e primitivo. Odore acuto di Contessa
+azzurra.</p>
+
+<p>&mdash;Come ti chiami?</p>
+
+<p>&mdash;Maria.</p>
+
+<p>&mdash;Di che parte d&rsquo;Italia?</p>
+
+<p>&mdash;Sono Milanese.</p>
+
+<p>&mdash;Anch&rsquo;io.</p>
+
+<p>&mdash;Vieni sarai contento.</p>
+
+<p>E mi abbraccia col&nbsp;&nbsp;&nbsp;tin tin&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;glin glin&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;di troppi
+braccialetti.<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span></p>
+
+<p>Quando ritorno in sala un mio amico dice a Maria
+che sono Marinetti. Maria pianta il nuovo cliente
+viene da me, mi dà un bacio e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Se avessi saputo che tu eri il celebre futurista
+ti avrei dato dei baci più raffinati.</p>
+
+<p>&mdash;Perchè?</p>
+
+<p>&mdash;Perchè ho letto tutti i tuoi libri. Ero abbonata
+anche a Lacerba.</p>
+
+<p>Esco. Giù, fuori della porta, vedo tre soldati che
+parlano a una prostituta alla finestra. Si tengono
+per mano come collegiali, scherzano indecisi, ansiosi.
+La prostituta è scesa anch&rsquo;essa. Si avvicina
+ai soldati. Dà in fretta 5 lire a ognuno di loro poi
+ripassando di corsa vicino a me seguita dai soldati
+mi dice:</p>
+
+<p>&mdash;Mi facevano pietà.</p>
+
+<p>Mi dirigo verso l&rsquo;autocarro dicendo a Squilloni:</p>
+
+<p>&mdash;Bordello! Ultimo rifugio del cuore!</p>
+
+<p>&mdash;Certamente, risponde Squilloni, il bordello
+è la soluzione sintetica di tutti i problemi dell&rsquo;Amore.
+Credo che avrete finalmente sconfitto tutte
+le offensive delle nostalgie sentimentali.</p>
+
+<p>&mdash;No, non ho pensato all&rsquo;amore. Ho ideato invece
+l&rsquo;architettura del mio nuovo libro che sarà
+meraviglioso, siatene sicuro.</p>
+
+<p>Voglio che questo libro danzi, danzi, danzi vivo
+e palpitante con ritmo giocondo fra le mani del
+lettore. Voglio che la sua danza pazza d&rsquo;amore e
+di sconfinato eroismo trasformi le mani del lettore
+in quelle agilissime del giocoliere. Scatterà<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span>
+anch&rsquo;egli fuor dalla poltrona e ritto si sforzerà di
+aumentare la sua statura sulla punta dei piedi ballerinamente
+nell&rsquo;ebbrezza ascensionale che lo spingerà
+a gareggiare in temerario equilibrismo col ritmo
+selvaggio del mio libro. Sarà ebbro di guardarlo
+in alto quasi in bilico sull&rsquo;improvviso zampillo
+di gioia che gli schizzerà dal cuore. A braccia
+aperte aspetterà che ricada che ricada finalmente.</p>
+
+<p>Ma intendiamoci parlo del lettore geniale, amico
+d&rsquo;ogni coraggio spirituale! Con ferocia brutale il
+mio libro piomberà sul naso del passatista imbelle
+acidulo e occhialuto che trema sotto i suoi vetri
+come un microbo sotto il microscopio. Si staccherà
+da lui per rimbalzargli addosso furente e per
+schiaffeggiarlo.</p>
+
+<p>Ma con quanta grazia ridente e primaverile si
+spalancherà sotto gli occhi vivaci del lettore geniale
+per profumarne l&rsquo;anima! Vedo allora gli orli
+bianchi delle mie pagine fremere ammorbidendosi
+e iridandosi con gli amoerri beati, la metallicità
+persuasiva e gli invitanti riflessi rosei-azzurri del
+mare che scivola, scivola, scivola verso la forza
+tonda e rossa del sole al tramonto. Ecco il mio
+libro segue i consigli del mare e veleggia bianco
+per seguire il sole che scivola esso pure gonfiandosi
+d&rsquo;orgoglio e di morte giù dal suo morbido letto di
+tenerezza crepuscolare.</p>
+
+<p>Stracciatelo, bruciatelo pure questo libro mio.
+Rinascerà perfetto. Se un giorno sarà stanco come
+credo delle stanze chiuse e meticolose fugga, fugga<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[18]</a></span>
+le inevitabili biblioteche e si slanci aprendo le pagine
+come ali in cielo. Subito immensificato dal
+suo ardore si tramuterà in un areoplano simile a
+quello ricco di raggi che si libra e ronza con garriti
+e applausi sulla mia testa mentre entro nel forte
+Corbin di Val D&rsquo;Astico.</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+
+<p>Oggi 11 giugno 1918.</p>
+
+<p>Sono un tenente dei bombardieri che ha fatto il
+suo dovere. Ma non mi sento degno di te, libro
+mio preferito. Mentre il mio cuore batte sicuro
+il mio passo non lo sa cadenzare con eguale sicurezza.
+Ho il passo indeciso, malfermo ondeggiante,
+ferito, che ripete sulla terra le punture
+dilanianti d&rsquo;una piaga infame e assillante aperta
+nel mio fianco. Piaga di Caporetto, piaga enorme
+che sento vivere soffrire, imputridire e che presto
+bisogna, ad ogni costo bisogna colmare, colmare
+con un nuovo ultravermiglio generosissimo sangue
+a fiotti bollenti, a torrenti nel suo centro e sugli
+orli il cui viola sinistro ricorda le botti sventrate
+dai fuggiaschi ubriachi, le schifose avvinazzate
+bombe incendiarie su Cervignano e il putrido violaceo
+fuggente tramonto del 27 ottobre. Guarire,
+guarire quella piaga! La guariremo. Già domino
+il mio passo e lo cadenzo. La grande battaglia è
+prossima e tutto nel mio corpo s&rsquo;avventa verso
+quell&rsquo;ora decisiva dalla quale nascerà il nuovo passo
+Italiano, quello d&rsquo;avant&rsquo;ieri sul Carso, passo<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span>
+elastico, martellante, padrone delle nobili elegantemente
+femminili strade italiane.</p>
+
+<p>Mi siedo alla mensa dei gloriosi Gialli del Podgora,
+11 fanteria, brigata Casale, nel Forte Corbin.
+Pranzo giocondo, chiassoso. Circa 30 ufficiali pigiatissimi
+che divorando rossa pasta asciutta parlano
+golosamente della prossima inevitabile offensiva
+austriaca. I gialli del Podgora hanno ornato
+di fiori gialli la sala. Volete che io parli di
+voi, cari Gialli, della vostra gloria passata e della
+prossima, sicura?</p>
+
+<p>Volentieri! Mi abbandono. So che saprete dare
+col vostro slancio al giallo della smisurata bile italiana
+lo scoppiarne fragore purpureo della vittoria
+definitiva!</p>
+
+<p>Si brinda alla gloria di Boccioni, di Sant&rsquo;Elia e
+degli altri futuristi, primi fra tutti gl&rsquo;interventisti
+italiani.</p>
+
+<p>Declamo parole in libertà che varcano tonando
+le porte della sala aperte sulla terrazza e si tuffano
+nell&rsquo;ampio respiro freschissimo dell&rsquo;Astico. I rumorismi
+della battaglia Bulgara cantata da me svegliano
+certo le batterie austriache di Tonezza e gli
+applausi che li salutano completano la polifonia
+di echi delle montagne e l&rsquo;infinita orchestra volubile
+dei contro-echi. Usciamo sulla terrazza del
+forte che sbarra a picco la valle profonda di oltre
+1.000 metri. Poi su su per una scala di ferro fra
+i calcinacci e i rottami delle cupole d&rsquo;acciaio già
+disalveolate perchè il forte è già in parte smantellato.<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span></p>
+
+<p>La tenerezza carnale rosea del crepuscolo inonda
+la vallata, spalma di olii dorati le groppe
+dure, le gravidanze grottesche, i gomiti ostili, le
+ondate ribelli e i rigonfiamenti pietrificati delle
+montagne.</p>
+
+<p>I nostri 75 campagna rispondono rabbiosamente
+ai forti austriaci di Tonezza...</p>
+
+<p>L&rsquo;altissima terrazza sembra una passerella di
+corrazzata che navighi nelle acque seriche, viola
+azzurre dorate del crepuscolo, entrando in un golfo
+di sogno fra monti sereni che sognano.</p>
+
+<p>Ecco un nostro 149 del Cengio colpisce un baraccamento
+austriaco sulla groppa del Cimone. Vi
+scoppia un&rsquo;incendio. Lentezza molle disinteressata
+del suo fumo che sale scapigliandosi e tentacolando
+con grazia una prima stella.</p>
+
+<p>Braaaaaa... di echi come frane di ghiaia. Un
+lontano soavissimo ronzio di aeroplano bevuto dagli
+ultimi rossori del Tramonto. Cip cip cip d&rsquo;uccelli
+negli alberi rabbrividenti. Pi, pi... pi... di pulcini
+e galline sotto la porta del forte.</p>
+
+<p>Il maggiore Sannia m&rsquo;invita a seguirlo nei sotterranei
+del forte.</p>
+
+<p>Lunghi corridoi di carcere. Scale a chiocciola
+fra feritoie di vento azzurro. I nostri passi echeggiano.
+Pedali d&rsquo;organo che prolungano cannonate
+lontane. Una camerata buia con strani movimenti
+d&rsquo;alghe marine. Sono soldati che dormono. Altra
+camerata con respirazioni e puzzi folti, aspri, stipati,
+selvaggi, ammoniacali. Finalmente un moc<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span>colo
+sospeso lingueggia giallastro e ci guida verso
+dei pacchi enormi di sonno e di odore di stiva.</p>
+
+<p>&mdash;Su, alzati! dice il maggiore scuotendo uno dei
+dormienti.</p>
+
+<p>E&rsquo; un disertore austriaco. Indovino i piccoli occhi
+celesti nel viso biondiccio. Breve interrogatorio.
+Appartiene alle truppe d&rsquo;assalto, parla Italiano,
+si dice slovacco. Ha lavorato in Italia in
+una fabbrica di birra.</p>
+
+<p>&mdash;Perchè hai disertato?</p>
+
+<p>&mdash;Perchè il mio tenente mi ha schiaffeggiato
+ieri. Ogni sera di pattuglia. Sono stanco.</p>
+
+<p>&mdash;L&rsquo;offensiva austriaca è sicura, non è vero?</p>
+
+<p>&mdash;Sì&mdash;e anche la data fissata&mdash;il 15 giugno
+alle 2 e mezza dall&rsquo;Astico al mare, ma l&rsquo;attacco
+importante sarà nel centro.</p>
+
+<p>&mdash;Ti hanno dato da mangiare e da bere?</p>
+
+<p>&mdash;Sì.</p>
+
+<p>Rimontiamo. Sulla terrazza sotto i trilli gioiosi
+delle prime stelle fra gli immensi ventagli freschi
+dell&rsquo;Astico sicuro ritmato come il sangue d&rsquo;un uomo
+forte, il maggiore Sannia dice:</p>
+
+<p>&mdash;Dato lo stato dei due eserciti è ormai sicuro
+che il primo dei due che oserà un&rsquo;offensiva generale
+e non la vincerà sarà perduto per sempre...
+Quanto diversi, i nostri disertori! Noi abbiamo avuto
+nella brigata solo 3 soldati fucilati per diserzione.
+Uno appena uscito dalla linea fu subito inseguito
+da una pattuglia ordinata da me e fucilato
+a tre passi dai reticolati austriaci. Gli tro<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[22]</a></span>vai
+addosso una lettera che spiegava la sua diserzione
+veramente strana dato il suo ottimo stato di
+servizio. Scriveva alla moglie: «Non mi farò ammazzare
+dal dispiacere. Domani mi darò prigioniero
+agli austriaci. Conserverò così la pellaccia per il
+dopo-guerra quando verrò a spaccarti il cuore per
+pagare il tuo tradimento...» Il secondo disertore
+fu preso dai carabinieri mentre abbandonava la
+linea. Disse: «Non vado via per paura. Me ne
+frego degli austriaci. Voglio andare a Trapani a
+uccidere mio padre che ogni notte va a letto colla
+mia fidanzata.»</p>
+
+<p>E il maggiore concluse: «Con simili disertori
+si deve assolutamente vincere la guerra.»<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="II" id="II"></a>II.<br /><br />
+
+LA DAMA AL BALCONE<br />
+E LE SERENATE MASSACRATE</h2>
+
+
+<p>Il 14 Giugno tutto è pronto. La nostra linea
+aspetta l&rsquo;urto con sicurezza. Si parla di nuove
+batterie austriache non ancora individuate. I
+pessimisti insistono sulla pericolosa propaganda
+disfattista che Milano e Torino particolarmente inoculano
+colla posta ai soldati in linea. Io ho trattenuto
+tutta la posta delle batterie nella baracca
+del Gruppo. Credo preferibile distribuire un rancio
+accurato invece di troppi sentimentalismi postali
+alla vigilia di una battaglia decisiva. Tutto
+lo schieramento di batterie che dal forte Corbin
+lungo Val D&rsquo;Astico gira la cima Ardé e seguendo
+la cresta di Sculazzon in Val D&rsquo;Assa raggiunge
+gli Inglesi a Cesuna, con le sue 200 bombarde, e le
+mitragliatrici e i fucili della brigata Casale, è pronto
+all&rsquo;urto che si prevede furibondo, decisivo.</p>
+
+<p>Abbiamo bene pranzato nella baracca di legno e
+lamiera del Gruppo bombardieri, che appoggia
+le spalle a dei roccioni grigio ferro in forma di
+piccole torri. Fumiamo serenamente sull&rsquo;orlo della
+Vallatella Silà verdissima bacinella quieta, colma
+di silenzio alpino, sospesa da un lato alle creste<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span>
+del Cengio e dall&rsquo;altro alla strada che va al forte
+Corbin. Dolcezza languida, mansueta della sera
+madreperlacea che cede docilmente all&rsquo;ombra salente
+delle valli profonde. Un frastuono ci scuote.</p>
+
+<p>Allegria degli echi turbati da una singolare mandolinata.
+Sono i miei bombardamenti che vogliono
+invitare gli austriaci alla prossima danza. Eccoli
+sotto di noi. I due primi grattano disperatamente
+due mandolini, due altri li seguono battendo a
+gomitate e a calci delle latte di benzina. Dietro
+viene sculettando e sgambettando il violoncellista.
+Ha per violoncello un lungo attaccapanni di ferro.
+L&rsquo;orchestra si ferma per fare agli ufficiali una
+serenata, sotto la gesticolazione frenetica del più
+fantastico direttore d&rsquo;orchestra.</p>
+
+<p>Porta in testa una gamella obliqua, sulle 33, a
+guisa di berretto inglese. Si è legato sul culo le
+falde rialzate del cappotto per imitare l&rsquo;antica foggia
+militare italiana. Buffonescamente insulta i
+suonatori cadenzando la melopea con lazzi e pernacchi
+fragorosi. La tempesta di rumori e di grida
+sveglia gli accampamenti nella Vallatella Silà.</p>
+
+<p>Applausi. Applausi e ironie volubili degli echi
+freschi ventilati da morbidi rombi lontani.</p>
+
+<p>L&rsquo;orchestra si ferma davanti al Comando del
+Gruppo. Il capitano mi prega di parlare. Si affollano
+bombardieri, artiglieri e suonatori.</p>
+
+<p>&mdash;Cari bombardieri, cari artiglieri e fanti d&rsquo;Italia,
+grazie di tutto cuore per la serenata a noi e
+per i meravigliosi pernacchi scagliati contro gli<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span>
+austriaci! La vostra fragorosa allegria dimostra al
+cielo, al sole che tramonta e alle stelle, che sapete
+spavaldamente infischiarvi di tutti i pericoli! Voi
+avrete appreso dalle molte informazioni che se non
+è certa è probabile la grande battaglia questa notte
+alle due e mezza. Io personalmente ci credo. Ad
+ogni modo ciò non vi preoccupa, come vedo, non
+può preoccupare nessuno poichè altre informazioni
+e queste certissime mi hanno convinto come hanno
+convinto tutti i capi che l&rsquo;intera linea italiana
+dall&rsquo;Astico al mare è pronta, assolutamente pronta
+non soltanto a resistere a qualsiasi offensiva
+austriaca, ma anche a rintuzzarla vittoriosamente.
+Ricordatevi: qualsiasi offensiva, anche strapotente,
+sarà massacrata. Cadorna non era un generale incapace.
+Ebbe soltanto il torto di non dimettersi,
+quando si sentì stanco e logorato. Fu lui che scelse
+la linea del Piave, ed è una linea forte. Ora è di
+acciaio. Resisterà. La lotta sarà aspra, e vi saranno
+momenti gravi, forse delle oscillazioni. In quei
+momenti, pensate che quella pianura veneta, laggiù,
+è il letto della nostra sposa unica e divina: l&rsquo;Italia...
+il letto delle vostre spose che adorate...
+Voi, ritti in piedi, custodite la porta, e la
+scala che gli austriaci vorrebbero assalire! Pensate
+che cedendo il passo un solo istante voi permettereste
+vergognosamente a quelle canaglie di
+entrare in casa vostra, piombare nel vostro letto
+e possedere le vostre donne. Meglio morire! Sono
+certo che nessuno di voi vorrà essere un vile idiota<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span>
+e becco contento. Ed ora andate a dormire, sarete
+svegliati a tempo opportuno!</p>
+
+<p>Giudicai opportuno di svestirmi per riposarmi
+meglio.</p>
+
+<p>In branda a 6 centimetri dal tenente Bosca. Abbiamo
+fra di noi come orinali un bossolo da 75
+ed una scatola da conserva. Ogni 5 minuti (verifico
+l&rsquo;orologio alla mano) la notte silenziosa succhia una
+nostra granata da 149 uuuussss uuufff. Mi addormento.</p>
+
+<p>Alle 2 e mezza siamo svegliati dal bombardamento.</p>
+
+<p>&mdash;Bosca, ci siamo.</p>
+
+<p>Mentre ci vestiamo sentiamo crescere, addensarsi
+e centuplicarsi i sibili delle granate austriache
+che fanno, passando sui roccioni e sul tetto di
+lamiera, l&rsquo;illusione d&rsquo;un&rsquo;enorme corrente d&rsquo;acqua
+col loro rumore di seta lacerata. Passano a un metro
+o due dalla lamiera che vibra e vanno a scoppiare
+in val Silà.</p>
+
+<p>Bombardamento feroce, pieno, continuo. Abbondanza
+di munizioni. Gli austriaci credono siano
+annidate molte batterie in Val Silà.</p>
+
+<p>Siamo tutti in piedi col respiratore inglese bene
+saldato al viso. Fuori buio. Un vago sentore d&rsquo;alba
+verso il Cimone. La vallatella è piena di fragori
+violenti, irritatissimi, fra le vendette gli squarciamenti
+e le minacce urlanti degli echi. Controllo tutto,
+chiamo gli uomini. Sul tetto di lamiera scorre dilatato
+il fiume dei sibili. Ho l&rsquo;impressione di essere<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span>
+immerso in quel fiume che cresce. La baracca
+sembra abbracciata da un&rsquo;inondazione di sibili.
+Verifico il respiratore di ogni bombardiere. I gas
+lagrimogeni cominciano ad agire sui nostri occhi.
+Bizzarrissima sensazione di piangere senza
+dolore. Albeggia.</p>
+
+<p>Tutte le nostre batterie rispondono con un fuoco
+precipitato. Le vampe continue e fitte vestono il
+Cengio d&rsquo;un convulso drappeggio di fuoco. Val
+Silà è piena di fumi bianchi, grigio-perla che si sfilacciano
+forati dalle vampe delle nostre batterie.</p>
+
+<p>Ecco una sorpresa che ci lascia presto indifferenti:
+un nuovo tipo di granate austriache che
+scoppiando lanciano in alto lunghissimi vermi ondulosi
+e perpendicolari alti 50 e talvolta 100 metri.</p>
+
+<p>Strani vermi di fumo anellato che talvolta non
+riescono a rizzarsi e allora si sviluppano orizzontalmente
+scrosciando e borbottando nella vegetazione.
+Sono granate segnali che servono ad indicare
+agli osservatori austriaci un punto di caduta
+invisibile nelle vallate profonde. Le batterie austriache
+di Campolongo, Luserna, Tonezza, sembrano
+avere una questione personale con Val Silà.
+Concentramento di fuoco contro di noi. I telefoni
+non rispondono più.</p>
+
+<p>Il mio attendente Ghiandusso viene con una catinella
+piena d&rsquo;acqua seguito dalla mia cagnetta
+Zazà. Ghiandusso le impone i soliti esercizi ed
+eccola seduta sul culo, schiena ritta con un giornale
+piegato in bocca.<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span></p>
+
+<p>Senza togliermi il respiratore, faccio la mia
+toilette a dorso nudo nell&rsquo;acqua diaccia. Non posso
+lavarmi il viso, e parto col capitano per raggiungere
+i miei amici in batteria a Sculazzon. Il monte Priaforà
+fiata vampe. Fiati di fuoco tra le labbra nere,
+occhiate di fuoco sotto le palpebre nere, stilettate
+di fuoco dalla pancia nera del monte. BRAA
+bububu BRAA vuvuvu delle valli. La strada che
+ci conduce a Forte Corbin è tempestata dalle
+granate. Nel forte trovo il capitano Melodia, magro,
+onduloso, allegro e pronto alla beffa. Scendiamo
+con lui in un sotterraneo che dà al camminamento
+Cima Ardè.</p>
+
+<p>Il mio capitano si è munito di due lampadine
+elettriche. Dopo avere seguito per 10 minuti un
+tortuoso camminamento sotto il cielo sibilante e
+lampeggiatissimo giungiamo ad un vero pozzo di
+miniera. Curvi ci inoculiamo in una galleria
+tutta stillante su un terreno sempre più sdrucciolevole.
+Il pozzo scende nella spina dorsale
+di un costone fortificato. Riconosco ormai il cammino
+che ci deve condurre alla famosa Dama al
+Balcone. Infatti dieci passi dopo sbocchiamo nel
+fulgore sfarzoso di centomila feste da ballo
+riunite. Sono i centomilioni di candele del massimo
+proiettore che sorveglia le posizioni Austriache
+in Val D&rsquo;Astico. Pausa abbacinante. Poi
+sentiamo la danza furibonda e il ta-ta-ta-ta-tà capriccioso,
+spietato, ironico e femminile della mitragliatrice
+Saint-Etienne che, sei metri a destra,<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span>
+sputa come una Andalusa fuoco di passione e garofani
+rossi dal suo balcone mascherato di fogliami.
+E&rsquo; lei la leggendaria Dama al Balcone della
+brigata Casale.</p>
+
+<p>Una Saint-Etienne prodigiosa. Si ricorre a lei
+per la difesa dei punti pericolosi. Non si inceppa
+mai se è servita e accarezzata dal suo amico mitragliere
+Buco, un pugliese magrolino, olivastro,
+dagli occhietti furbi tutti a lampi che si mescolano
+ai lampi d&rsquo;una risata bianca continua. Meccanico
+provetto. Non ha mai bisogno di smontare
+la sua amante per pulirne il cuore. La domina impugnandone
+la groppa flessuosa, la pizzica, la solletica.
+E la Dama elegante in nero si curva
+giù sugli abissi dove fervono le serenate austriache
+e sputa, sputa i suoi innumerevoli fiori veementi
+che uccidono i romantici e audaci suoi serenatori.</p>
+
+<p>Buco mi saluta offrendo la sua risata allegra
+allo splendore elettrico bianco azzurrino del proiettore.
+Siamo glorificati, divinizzati dalla versicolore
+splendida pazzia delle farfalle che si slanciano
+ebbre d&rsquo;oro nel gran fascio di luce, cozzano ruzzolano,
+piroettano contro il grande occhio vetrato
+divenuto ormai accecante.</p>
+
+<p>La rabbia delle cannonate in rissa con tutti gli
+echi mugolanti accresce la fantasia e il mistero di
+questa notte ultra-romantica innamorata di morte e
+d&rsquo;ilarità crudele. Tragicamente come uno spettro
+dalla tonda pancia di metallo in fusione, il proiettore
+che funziona a distanza esce dalla sua caverna<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span>
+e s&rsquo;avanza sul binario Decauville fin sull&rsquo;orlo della
+roccia a picco, poi retrocede senza rumore e si
+cela nel buio.</p>
+
+<p>Dal fondo della caverna i foto-elettrici regolano,
+sulla sfera girevole di un apparecchio i movimenti
+di spostamento e di accensione. Ma
+le rotaie sotto il proiettore brillano e si torcono
+come serpenti fosforescenti e il mio sogno ultra
+acceso vede realmente camminare un formidabile
+spettro dalla pancia vetrata tutto convulso nello
+sforzo di liberarsi dalle farfalle in foia. Si avvicina
+austero e minaccioso alla troppo civetta Dama
+mitragliatrice che schiamazza, sbraita sempre più
+contro i suoi corteggiatori della valle.</p>
+
+<p>La bella Dama d&rsquo;acciaio respira golosamente
+l&rsquo;eccitante miscela degli odori notturni: vaniglia,
+violette, acacie e menta selvaggia, tutti pepati dall&rsquo;odore
+aspro dominatore della balistite.</p>
+
+<p>Sembra ballare pazza di gioia la sua strana danza
+a schiena curva. Fumano i suoi capelli sciolti. Il
+mitragliere le stringe i fianchi e l&rsquo;ombra ingigantita
+della coppia bizzarra danza proiettata a cento
+metri davanti a noi sul tondo, enorme cerchio di
+luce che il fascio luminoso del proiettore stampa
+sulla nebbia. Vicino, sotto, sopra, intorno, altre
+ombre strabilianti: le nostre. Labirintica prospettiva
+fra gli specchi irreali numerosissimi di questa
+festa da ballo.</p>
+
+<p>Buco mi dice: «Come è bella la mia dama!
+Elegantissima! Come balla bene! E&rsquo; un po&rsquo; ca<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span>pricciosa
+e suscettibile, ma non con me. Con me
+è buona! Mi è stata sempre fedele, mi preferisce
+a tutti! Mi dà tutto il suo spirito e il suo ingegno...
+Gode, veramente gode quando io la olio di baci...
+ha un odio speciale per quella stupida, pettegola
+che vorrebbe tenerle testa là davanti a noi!».</p>
+
+<p>Sentiamo infatti le numerose pallottole della mitragliatrice
+austriaca frugare brutalmente a 2 metri
+sopra le nostre teste nella vegetazione buia.</p>
+
+<p>La Dama al Balcone la deride, la insulta a
+perdifiato: «Idiooota&nbsp;&nbsp; ta-ta-ta-ta-ta-ta-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Idiooota
+ta-ta-ta-ta-ta.»</p>
+
+<p>Rispondono tutti gli echi del muraglione di faccia,
+ma una gran nebbia ci vieta di vedere malgrado gli
+sforzi insolenti del proiettore la strada austriaca
+da dove scendono gli assalitori. Gli echi irritati o
+sedotti ridono essi pure, conquistati dalla festa da
+ballo, moltiplicando i loro lunghi</p>
+
+<p class="center">
+gia-a-a-a-a-a gia-a-a-a-a-a gia-a-a-a-a-a<br />
+</p>
+
+<p>Sembrano frane di ghiaia o meglio grida di
+popolo sfamato sotto l&rsquo;opulenza esplodente di questi
+palazzi rocciosi. Le stelle altissime palpitano
+come segnali luminosi di una lontanissima battaglia
+di pianeti.</p>
+
+<p>No! no! sono le sonagliere di molleggianti equipaggi
+invitati celesti! Mille, mille bocche ridenti di
+dame lontanissime affacciate allo Zenit. Si sbracciano,
+si sbracciano per gettare nella grande festa
+da ballo perle, perle ossessionanti e tali da mutare
+presto la danza in una rissa di folgori avvinghiate,<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[32]</a></span>
+che si contendano delle campane montane. Ma
+le stelle purtroppo sono già ridiventate ciò che sono
+in realtà: i rubini che ornano i volanti dinamici
+delle gonne alle divine ballerine che non balleranno
+purtroppo mai con noi! Saluto Buco, e
+passo sotto una vôlta fronzuta. Urto nelle spalle di
+un enorme bombardiere.</p>
+
+<p>Siamo in una delle piazzole della batteria di
+Melodia. Fooc! srrrrrrrrrrrr. Seguiamo in alto
+l&rsquo;ascensione di una bomba da 58. Eccola già in discesa
+mugolando giù giù nella vallata SCRABRAAANG.
+Si riprende il camminamento.<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="III" id="III"></a>III.<br /><br />
+
+LA BATTAGLIA CHIMICA<br />
+E GLI ALONI AZZURRI</h2>
+
+
+<p>Nei prati alti che strapiombano sulla confluenza
+dell&rsquo;Astico e dell&rsquo;Assa, la battaglia si spalanca
+davanti a noi con un milione di vampe febbrili
+e dei vasti roteanti volumi d&rsquo;aria che ci squassano
+fra la vegetazione torturata e singhiozzante.</p>
+
+<p>A destra scoppia nel folto fogliame nero</p>
+
+<p class="center">
+SGRAGRANG-GRAANG<br />
+</p>
+
+<p class="noi">una Spraangranata. Il graticcio di verdura che ricopre
+il camminamento diventa per me un pergolato
+satanico dai grappoli furibondi. La terra
+sembra sventrata dagli atletici colpi di reni delle
+nostre bombarde. Invisibili sotto di noi slanciano
+a gara con brutalità ubriaca i loro bottiglioni di
+sciampagna esplosiva in alto, in alto e li guardano
+ammirati la bocca al cielo, senza curarsi degli immensi
+tondi maestosi rimbombi che quell&rsquo;alcool
+massacrante produce a 600 metri sotto di loro.
+Ci sdraiamo per riprendere fiato su un declivio
+mentre la luce torbida dell&rsquo;alba sbianca la curva<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span>
+dei fumi e svela sui fianchi prativi di Campolongo
+in faccia a noi i villaggi di Rotzo e di Albaredo.
+Piccole mandre di casette bianche dal tetto rosso,
+umili, timide, infantili, estatiche, beate.</p>
+
+<p>Le nostre batterie da 149 tirano accanitamente
+con sempre nuove rotaie buttate sulla valle contro
+la Croce di Alenburg. La Croce appare incensata da
+fumi bianchi, neri; blocchi, cerchi, ovi, losanghe,
+pacchi di fumo che spacchettano delle stelle violente
+d&rsquo;argento votivo.</p>
+
+<p>Più giù 3 case di Rotzo godono d&rsquo;essere spaccate.
+Si fumano spensieratamente da sè come pacifiche
+sigarette. Invitano, implorano o sfidano le
+granate nostre che le sfondano con voluttà crudelissima.
+Il villaggio di Rotzo ha delle linee semplici,
+caste, sante come dipinto da Giotto sotto gli elastici
+ondulanti arabeschi e guinzagli che gli scaglia forse
+il genio dinamico plastico di Boccioni. I volumi mostruosi
+e lenti dei fumi sono assaliti dalle pressioni
+d&rsquo;aria formidabile, giganteschi boa di forze torride
+che li arruffano, impacchettano, globalmente. Salgono
+i fumi, ma sono ricacciati giù, scopati dalle
+ventate furenti e rinascono più tenere, più tranquille,
+più attente, più sottomesse le sette casette
+di Rotzo. La luce che cresce dà ai tetti il colore
+del sangue. Sono forse segnate per il macello quelle
+strane pecorelle? Il campanile è da tempo decapitato.
+Penso al tragico fermento molecolare di quelle
+fragili mura che presentono l&rsquo;urto acuto di
+diabolico pesce d&rsquo;acciaio che li sfascerà. Sembrano<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span>
+anche bianche polpe di cadaveri in fondo al mare
+grigio verde fumoso di quest&rsquo;alba sottomarina fra
+gli assalti voraci degli innumerevoli squali esplosivi.</p>
+
+<p>Valli, valloni, valloncelli, burroni, vallette, conche
+e torrentelli si sono svegliati, gemono, singhiozzano
+e strillano a perdifiato. Poi una collera
+li invade e scoppiano ovunque moltiplicando i loro
+grugniti, rutti, sputacchi, vomiti lugubri. Le valli
+ampie sono sdegnose nelle loro digestioni sonore e
+senza fretta ingoiano i pesanti fragori per rivomitarli
+masticatissimi tra i denti stridenti dei loro
+echi che brillano e tintinnano di passione.</p>
+
+<p>Sentiamo sotto i piedi risuonare i polmoni, le
+budella e fino in fondo lo sfintere della montagna
+dove si sono infilati, asserragliati e stipati infiniti
+rumori. Alle nostre spalle frana una valanga di echi
+appassionatissimi. Li distinguo tutti: ovoidali, sferici,
+serpentini, piramidali, cubici, stracciati, tutti
+accalcati nella furia goliardica di partecipare alla
+battaglia. Risse, corse, fughe, salti, capitomboli e
+coiti forsennati di rumori.</p>
+
+<p>Ormai gli echi si sono fatti esperti, attentissimi,
+tutti al loro posto come vedette.</p>
+
+<p>SPRANG-SPRANG di cannonata e BRAAAA
+BRAAAA di echi. Vi sono in alto loggioni di Echi
+affollatissimi che fischiano. Sono molto più numerosi
+delle cannonate. Ogni cannonata è aspettata
+da 10, 20, 30 echi pronti a schiacciarne il fragore
+sbranarlo, lacerarlo, liquefarlo, spremerlo, allun<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[36]</a></span>garlo,
+spezzettarlo per poi riscagliare tutto con
+schizzi, sputi, scherzi, rabbuffi e risate, risaaaate,
+risaaaate infiniiiiiiiiite.</p>
+
+<p>Sento lontanissimo dietro di me rumoreggiare
+dei colossi che certo buffonescamente calpestano la
+lamiera del mare Adriatico. Certo le platee della
+pianura veneta applaudono e ridono. Nel cielo, migliaia
+di rumori ginnasti dondolano sui trapezi del
+vento, giuocano e ridono.</p>
+
+<p>Noi non possiamo ridere, colla faccia presa dal
+respiratore inglese, che ci dà, colle sue tubature,
+dei profili di originalissimi palombari immersi in
+un mare di gas asfissianti e lagrimogeni. Ecco la
+terribile iprite!</p>
+
+<p>Gli ufficiali verificano il respiratore inglese sul
+viso dei soldati. Hanno tutti il naso prolungato mostruosamente
+dalla tubatura di caucciù che scende
+nella gialla musetta. Alcuni sembrano formichieri,
+altri fanno oscillare dei misteriosi cordoni naso-ombelicali.
+Una luce di rogo crepita improvvisamente
+dietro di noi: sono strani viluppi neri di resina
+e catrame che cuociono e fumano sospesi su
+cavalletti come porci impalati, spandendo un acre
+odore-vapore anti-ipritico.</p>
+
+<p>La trincea sembra un laboratorio chimico pieno
+di scienziati impazziti. Impazziti forse dalle continue
+nuove miscele sempre più pericolose azzannanti
+e massacranti che la valle smisurato lambicco
+fornisce a noi pronti ma un po&rsquo; ansanti nel
+risolvere i problemi di questa così lirica e pur<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span>
+scientifica battaglia chimica: acetilene, solfuro di
+carbonio, acido solforoso, cloropicrina.</p>
+
+<p class="center">
+TUM-TUM BROONG
+</p>
+
+<p class="noi">d&rsquo;un nostro 75 da campagna.</p>
+
+<p>Rispondono gli echi</p>
+
+<p class="center">
+BRAA
+</p>
+
+<p class="noi">bu-bu-bu-bu-bu-bu<br />
+vu-vu-vu-vu-vu-vu-vu.</p>
+
+<p>Entrano in scena i grossissimi calibri. Sulle bottiglie,
+i bottiglioni di esplosivo inebriante crollano
+ormai i barili giganti. E la frenetica gioventù
+baldanzosa dei gas a lungo compressi si scatena
+nella domenica di tutte le libertà omicide. I barili
+non bastano. Bisogna sventrarsi, pensano i cannoni,
+e gettare a manate e a palate sulle montagne
+in giro le nostre lunghissime budella di bronzo.
+Inghirlandiamone anche le cime che ora tintinnano
+sotto i primi buffetti dorati del lontanissimo faticoso
+sole nascente. I rumori salgono, salgono, come
+spiraliche budella nere a strangolar le cime perchè
+se mai vi fosse un nostalgico pastore a sognare,
+possa pensare d&rsquo;essere immerso a capofitto colle
+punte dei monti nel più spaventoso inferno di tutte
+le religioni.</p>
+
+<p>Prendiamo il camminamento e poi la trincea della
+brigata Casale. Si scende dietro le spalle dei fucilieri
+che scattano, sparando pim-pam-pam-pam.</p>
+
+<p>Un gruppo di mitragliatrici innaffia giù con un
+ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta che non cessa, un burrone a 300<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span>
+metri sotto di noi granulato di piccole forme che
+salgono. I nastri delle cartucce corrono su a tuffarsi
+nella macchina sussultante come frettolose di trovarvi
+il varco e per la canna precipitare con gioia
+contro i corpi vivi che appetiscono.</p>
+
+<p>Sulle bocche delle mitragliatrici si aprono e chiudono
+fulmineamente orchidee e giaggioli scarlatti,
+argentei e dorati. Flora tropicale dalla telegrafica
+fecondità.</p>
+
+<p>Valle Ghelpa mette 200 metri di vuoto tra noi e
+la trincea austriaca di Cima Tre Pezzi incoronata di
+fumi neri zaffiro, smeraldo e celeste verdolino delicatissimo.
+Svolazza via un fumo elegantissimo a
+mille pieghe come una veste di Poirée. Sentiamo
+che la battaglia infuria a destra dove si dice gli inglesi
+abbiano ceduto. Siamo a Sculazzon fra le
+mie bombarde con l&rsquo;amico Mattoli.</p>
+
+<p>Si tira verso destra in un punto della valle ormai
+trasformato in un vulcano. Il ritmo della fucileria
+opprime il cuore. Corre voce nella lunga trincea
+della brigata Casale che gli austriaci hanno conquistato
+900 yards agli inglesi con un principio di
+accerchiamento che avrebbe per obiettivo il Cengio.
+Tutto il blocco di montagne che s&rsquo;incunea fra
+l&rsquo;Astico e l&rsquo;Assa è in pericolo. Passano uomini e
+uomini con cassette di munizioni. Hanno spostato
+le mitragliatrici verso la destra. I telefoni però
+funzionano. Ordine di cessare il fuoco delle bombarde.
+Ma una lieve angoscia ci punge nello straripamento
+dei fumi che ormai hanno invaso tutto il<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span>
+paesaggio oscurandolo. Siamo ripiombati in una
+specie di notte caotica fra gli altissimi scossoni dell&rsquo;aria
+dove viaggiano come su mille binari paralleli
+i proiettili dei grossi calibri. Impera ora il 280.
+Interviene tirannicamente il 305 di tratto in tratto.
+Questo che scoppia è certo un veliero carico di
+esplosivi spinto in questo mare di fumi per colmare,
+incagliandosi, lo stretto che separa gli Austriaci e
+gli Inglesi.</p>
+
+<p>Oh con quale fierezza italiana io ammiro i buoni
+fanti della brigata Casale che sparano nella trincea!
+In uno squarcio di luce ancor torbida una
+allucinazione o una realtà stranissima assale i miei
+occhi. Ogni soldato che spara sussultando al suo
+parapetto ha uno strano alone azzurro-rosso intorno
+a sè. Sembra un molle globo di nebbia, una ruota
+di fumo azzurrino. Ne noto tre, quattro, venti,
+cento. Mi alzo e nell&rsquo;angosciosa precipitante frenesia
+della fucileria seguo la trincea. Certo ogni combattente
+appare ai miei occhi come un nucleo opaco
+o meglio come il mozzo di quella misteriosa ruota
+di diafano azzurro. Intuisco così la presenza della
+vita vissuta che avviluppa ogni combattente nel
+momento della battaglia.</p>
+
+<p>Sono grovigli di giorni passati, di gioie godute,
+di dolori sofferti che affettuosamente si arrotondano
+sull&rsquo;uomo nel giuoco supremo; quando le
+forze ostili lo assaltano da ogni parte. Ogni
+ruota azzurra è diversa dall&rsquo;altra, non so se
+per l&rsquo;età, le condizioni di vita, o la coscienza.<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span>
+Malgrado le ondate sbattenti dei fragori e degli echi
+polifonici io odo quelle ruote azzurre veramente
+vive chiamare, gridare, implorare. Voci di donne
+in lagrime, gridio di bambini al sole e la madre
+impietrita che singhiozza, e il viso del padre che si
+scolora leggendo il giornale, e la bocca soavissima
+fresca che mostra le sue perle più ricca di ogni ricchezza.</p>
+
+<p>Ecco sfioro la schiena d&rsquo;un forte soldato dal
+viso cotto dal sole: sono nel suo alone azzurro
+e tremo come chi entra nella casa dove
+è morto qualcuno fra pianti disperati. Il
+soldato che m&rsquo;è vicino e che spara, spara, affrettando
+i colpi è forse un marinaio. Chi pensa più
+alle fischianti pallottole che cinguettano sul capo
+coi primi passeri indifferenti? Sono preso dalla
+gioia di scoprire una nuova legge. Ben lontano dai
+Bergson seduti nelle cretine poltrone universitarie
+trovo nel momento più pericoloso d&rsquo;una battaglia
+la soluzione di molti problemi che i filosofi non potranno
+mai scoprire nei libri, poichè la vita non si
+svela che alla vita. Il segreto amplesso del passato
+e del futuro nella stessa coscienza si rivela a coloro
+che tutto il passato hanno vissuto, sudato, pianto,
+baciato, morso e masticato e che vogliono fra le
+carezze o le gomitate della morte vivere, baciare,
+masticare e soffrire il loro futuro.</p>
+
+<p>I fanti della brigata Casale mi appaiono come
+astri nella loro atmosfera gassosa di luce azzurra.
+Atmosfere ruotanti che si sfrangiano simili a<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span>
+ruote dentate della gran macchina della battaglia.
+Il mistero mi avvince, la divinazione mi
+incoraggia. Ogni ruota è formata, tessuta di innumerevoli
+piccole ruote. Più queste piccole ruote
+snelle e combacianti sono numerose, più l&rsquo;alone o
+ruota globale chiude fortemente il nucleo che è
+più compatto. Quando è facile decifrare e contare le
+ruote secondarie che girano sul combattente, questo
+ha un nucleo più fragile e più scoperto; e la
+massa di sensibilità vissute, ondeggiando elasticamente
+e agganciandosi ad altri aloni, lo protegge
+poco o affatto.</p>
+
+<p>Potenza della nostra razza meravigliosa e della
+sua sensualità dentata, polputa e coperta di bocche
+come una piovra! In quelle ruote azzurre vi sono
+tutte le forze affettive dei congiunti, amici, parenti,
+figli, madri, amanti e bambini che unite
+alle forze dei dolori e piaceri passati corazzano i
+combattenti. Avevo già ammirato la bella qualità
+d&rsquo;uomini che distingue la brigata Casale, uomini
+forti, agili, scattanti, con muscoli visibili, denti e
+capelli ben piantati. Li ho sentiti i migliori della
+razza eletta perciò capaci di amare, più amati, più
+ricordati, più istintivi. Amici del sole e del mare,
+sanno agire bene senza pensare, hanno quasi tutti
+oggi un forte alone azzurro d&rsquo;affetto e di coraggio
+protettore; vincono, vinceranno, hanno già vinto,
+ne sono sicuri.</p>
+
+<p>Infatti mentre cresce dovunque la spavalderia
+gesticolante del sole scopando via con le sue lunghe<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span>
+scope d&rsquo;acciaio e d&rsquo;oro flessibilissime le immani
+matasse di fumi, nebbie, fragori, rumori, io constato
+che fra questi combattenti dagli aloni azzurri
+vi sono pochi morti, molti feriti, ma questi raggianti
+e sicuri d&rsquo;una prossima più forte salute
+domani.</p>
+
+<p>Tre ore dopo rientravo al Gruppo. Riordinamento
+delle linee telefoniche rotte. I guardafili
+corrono sulla strada. Uno porta l&rsquo;apparecchio
+telefonico, l&rsquo;altro rotoli di filo. Incontro
+dei porta-ordini in biciclette veloci che ondeggiano
+su e giù nei vasti buchi scavati dalle
+granate. Il fuoco austriaco rallenta sempre più.
+Giungono le ultime granate colleriche disperate.
+Trovo al Gruppo bombardieri le prime notizie e le
+voci che corrono false, vere, imprecise. Molti feriti,
+pochi morti. I nostri muli massacrati. I nostri
+fanti contrattaccano con gli Inglesi a Cesuna per
+riprendere i 300 yards perduti. Una baracca nostra
+vuota in fiamme. Il bombardamento austriaco
+si accanisce ancora su Campiello. Gli Austriaci
+hanno preso cima Ekerle agli Inglesi. Molti colpi
+sono caduti su Piovene e su Schio. L&rsquo;offensiva
+austriaca è generale dal Val D&rsquo;Astico fino al mare;
+con fluttuazioni la linea nostra resiste poderosamente.
+Sento nell&rsquo;aria la sicurezza della vittoria.</p>
+
+<p>Alle 10 il bombardamento che è cominciato alle
+due e mezza di notte è completamente cessato.
+Val Silà riprende la sua fresca anima alpina, bacinella
+di silenzio puerile, tenero, nostalgico. Ma l&rsquo;in<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span>vade
+un nuovo frastuono veramente inaspettato.
+E&rsquo; il corteo orchestrale di ieri sera che gira spaccando
+i timpani colla virulenza delle latte percosse,
+i lazzi, i pernacchi. Hanno aggiunto due chitarre
+e un clarinetto. Il direttore impazzisce gesticolando
+di gioia; sembra guidare buffonescamente l&rsquo;anima
+ancor commossa della Patria alla fiera finale dove
+saranno macellate e mangiate dai panciuti e ghiotti
+cannoni le mandre austriache.</p>
+
+<p>Mi addormento in baracca affranto, soddisfatto.
+Sonno pesantissimo.</p>
+
+<p>A mezzo giorno due nostre cannonate mi svegliano
+dandomi l&rsquo;illusione di Ghiandusso battente
+alla mia porta. Grido nel sonno «Ava-a-anti».
+Ho preso due cannonate per un innocuo bussare
+alla porta, tanto il mio sonno fu profondo.</p>
+
+<p>Tre giorni dopo il generale Monesi in automobile
+si ferma davanti alle baracche del Gruppo. Entra,
+allegro. Eccellenti notizie. Con La sicurezza di un
+generale vittorioso, dopo avermi detto di avere assistito
+alla serata futurista di Brescia mi parla del
+piano fallito degli Austriaci che speravano di tagliarci
+fuori facendo cadere tutto il massiccio nostro
+(Forte Corbin, Cima Arde, Cesuna) giungendo al
+Cengio e poi al Pao con un aggiramento. Le nostre
+posizioni perdute del Tonale sono riconquistate.
+Asiago, il Grappa sono fermi. Abbiamo perduto
+una parte del Montello sul quale pesa lo sforzo
+principale degli Austriaci, che sono però contenuti.</p>
+
+<p>Il generale Monesi parte sotto una pioggia di<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[44]</a></span>rotta,
+mentre si straccia il nebbione agitato e dilaniato
+dal vento che sale da Val D&rsquo;Astico inesauribile
+caldaia di nebbie. I nostri 75 campagna non
+tacciono mai e i loro proiettili hanno dei rumori
+di siluri sull&rsquo;acqua.</p>
+
+<div class="exi">
+<p class="noi">
+Ptoo!... fisssss<br />
+Pto! Pto! Pto! fiiiiii<br />
+Ptoo! Ptoo! Ptoo! fiiiii<br />
+</p>
+</div>
+
+<p>Il 19 giugno all&rsquo;alba vedo venirmi incontro Zazà
+allegra e civettante con in bocca un foglio di carta,
+seguita dal suo nuovo corteggiatore Ligò cagnolino
+buffo incrocio di barboncino e di buldog bastardo.
+Agilissimo con mosse di cavallino, fulvo
+come Zazà ma frenetico di mosse, musino delicato
+con una strana punta rosea-nerastra, occhi acquosi-grigi,
+grazioso, intelligente, vivace, non più giovanissimo.
+E&rsquo; sempre in foia. Assale amorosamente
+Zazà e le strappa il foglio di carta. Io prendo
+a volo il foglio e leggo: «Bollettino Diaz&mdash;9011
+prigionieri austriaci e circa 300 mitragliatrici austriache
+catturate. Le nostre truppe stanno riconquistando
+il Montello e ricacciando gli austriaci nel
+Piave».</p>
+
+<p>Il 21 giugno sera sorveglio e dirigo un lavoro di
+mine per piantare una nuova baracca. Tre bombardieri
+intorno al pistoletto conficcato in una piega
+della roccia. La mazza bene impugnata da braccia
+rudi gira sulla mia testa scintillando ogni volta
+rosea in alto negli ultimi raggi obliqui del sole. Il
+secondo bombardiere ogni tanto spinge il raschietto<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span>
+nel buco per togliere la polvere. Con cura introduco
+la sabulite, capsula e miccia. Tutti via a 50
+metri di distanza. Il bombardiere dà fuoco e fugge</p>
+
+<p class="center">
+Tum Tum PRAANG
+</p>
+
+<p>Poi i tonfi toonfi dei blocchi ricadenti. Zazà abbaia
+e corre mentre un porta-ordini in bicicletta
+arriva trafelato. Il capitano legge e mi comunica
+l&rsquo;ordine di partire per Scandiano e raggiungere
+le squadriglie di Auto-Mitragliatrici blindate alle
+quali sono assegnato.<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="IV" id="IV"></a>IV.<br /><br />
+
+UNA DONNA-PREMIO</h2>
+
+
+<p>Il 22 giugno, partendo da Val Silà a piedi seguito
+dal mio attendente Ghiandusso, che chiacchiera volubilmente,
+sento subito rinascere nelle mie gambe
+l&rsquo;inebriante elasticissimo passo del Carso. La strada
+scende fra i grossi calibri Inglesi che gli artiglieri
+alti, biondi, casco coloniale e braccia nude ripuliscono
+cantando. Quelle voci aspre un po&rsquo; velate
+di marinai d&rsquo;oltre Manica contrastano con le morbide
+ondate profumate del vento estivo che ci viene
+un po&rsquo; stanco dall&rsquo;immensa pianura veneta giù
+sotto il Cengio.</p>
+
+<p>La mia cagnetta Zazà sculetta, abbaia e m&rsquo;invita
+a correre. Corro con lei fuori dalla strada. La
+montagna è tutta riplasmata dal bombardamento.
+Mi fermo e bevo la visione calda e nutriente della
+Patria coricata immensamente che sembra sollevare
+con ritmo felice l&rsquo;ampio petto della pianura
+tatuato di strade e villoso d&rsquo;alberi che il sole imbrillanta
+di un sudore dorato. La città e i villaggi
+sono i suoi amuleti.</p>
+
+<p>Oggi è il 22 giugno; 22 doppio di 11, mio numero
+preferito, numero fortunoso che mi lega alle
+forze favorevoli e all&rsquo;Italia.</p>
+
+<p>A Campiello fra tre buche profonde di 305,<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span>
+trovo il mio carrozzino con mulo e bagagli. Tutti
+su con Zazà abbaiante. Ghiandusso dice:</p>
+
+<p>&mdash;Guardi quella granata da 280. Non è scoppiata.
+Dorme nel suo buco come un porcellino. Mi
+sembra di andare alla fiera.</p>
+
+<p>La strada già rovente è piena di soldati inglesi
+che corteggiano con omaggi incerti le belle popolane
+italiane. Ghiandusso sentenzia:</p>
+
+<p>&mdash;La guerra è stata fatta per <i>mescià le rasse</i>!</p>
+
+<p>Giungo a S. Orso, Comando della decima armata.
+Io provo sempre uno schifo istintivo nell&rsquo;entrare
+nei comandi. Quasi sempre deprimentissimi
+ambienti dove regnano due generi di imboscati
+odiosi: <i>gli sgobboni arrivisti</i>, pavoni e tacchini di
+Stato Maggiore che antepongono sempre la loro
+carriera alla Patria e i <i>fiacconi rammolliti</i> che pensano
+unicamente a migliorare la mensa e allo
+champagne. Ho inoltre un profondo orrore per i
+generali che hanno quasi sempre delle civetterie ridicole
+di vecchie mantenute. Ma Caviglia fa eccezione
+e il suo ambiente è quasi degno di lui.</p>
+
+<p>Mi riceve affettuosamente e subito mi descrive
+sul plastico la battaglia del Montello, precisandomi
+tutti gli errori e tutte le correzioni già suggerite e
+in parte compiute con successo. Con la sua sorprendente
+calma ultra-piemontese, alto, freddo, pochi
+gesti, assoluto equilibrio fisiologico, armato
+d&rsquo;un buon senso spoglio di frasi, egli parla del maneggio
+delle fanterie che non fu lodevole. Disapprova
+i due attacchi sui fianchi del Montello che<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span>
+furono come era prevedibile massacrati dalle artiglierie
+nemiche. Bisognava invece sferrare un attacco
+unico centrale, con 4 reggimenti, dopo avere
+simulato con un violento bombardamento le due
+azioni ai fianchi.</p>
+
+<p>Caviglia dice:</p>
+
+<p>&mdash;Badoglio ha creato un meraviglioso schieramento
+di artiglierie... Quando Badoglio ha
+il tempo di riflettere è un generale capace
+e potente. Ad ogni modo è il nostro miglior generale.</p>
+
+<p>Caviglia parla poi del Duca D&rsquo;Aosta che era a
+Fogliano quando gli austriaci irruppero sulla nostra
+riva. Fu più volte invitato a ritirarsi, rispose
+sempre «No, rimango!» Il duca è un
+uomo coraggioso, freddo, e di gran buon senso.
+Quando gli sottopongono dei piani militari li esamina
+bene poi dice spesso: «Non vanno, portatemene
+degli altri». Riesamina, accetta o rifiuta senza
+boria, nè presunzione. Ha un ottimo capo di
+Stato Maggiore: Fabbri. Dall&rsquo;Astico al mare il morale
+delle nostre truppe è semplicemente meraviglioso.</p>
+
+<p>&mdash;Ho visto i rincalzi assalire gli autocarri partenti
+per la linea con gioia trionfale. La popolazione
+del Piave è pure calma, sicura. Durante la battaglia
+del Montello ho visto i contadini arare la terra, e
+i bambini in piedi attenti intorno ai 75 campagna
+controbattuti.</p>
+
+<p>Parto da S. Orso con la convinzione che Cavi<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span>glia
+è veramente il capo predestinato a stringere
+nel suo congegno volitivo, intuitivo e decisivo tutte
+le probabilità favorevoli e sfavorevoli, tutti i calcoli,
+tutte le forze degli uomini, della pioggia, del
+sole, e del terreno come altrettanti fili convergenti
+a quella meravigliosa tavola di commutatori elettrici
+che ha nel cervello. Bisogna che ad ogni costo
+Caviglia abbia il comando supremo della prossima
+immancabile battaglia finale.</p>
+
+<p>Schio è tutta sonante di canti al sole, quando
+vi entro sul mio carrozzino. Non riconosco quasi
+più la cittadina che sonnecchiava quest&rsquo;inverno
+sotto le alte batterie austriache sdegnose.
+Oggi è veramente fiera d&rsquo;aver subito i coiti furenti
+dei 305. Sulla piazza, incontro la fanfara dei primi
+bersaglieri che tornano dal Piave.</p>
+
+<p>Esplosione lirica del pomeriggio infocato. Passo
+aggressivo, fucili e tascapani fioriti, tutte le trombe
+al cielo spinte su dalle rudi facce di cuoio lucenti
+di sudore. Sopra, squilla il sole come la più bella
+tromba bersagliera lanciata in alto nel ritmo danzante
+della marcia.</p>
+
+<p>Vorrei proseguire, ma non posso, tanto la massa
+irruente di quelle forze guerresche mi s&rsquo;avventa
+con prepotenza sul viso, preme su di noi come
+un Simun di gioia selvaggia. Gridano capriolando
+davanti ai bersaglieri i monelli in delirio. Le porte
+delle case, le finestre, i balconi spremono grappoli
+di donne e bambini scroscianti applausi, fiori sui
+cani abbaianti. Zazà si slancia, ma la ripiglio a<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span>
+volo, e tenendola fra le gambe guido a destra il
+mio mulo che dà calci con un&rsquo;imprevedibile anima
+poetica.</p>
+
+<p>Mi viene incontro a ondate sbatacchianti, l&rsquo;anima
+italiana tempestosissima, irta di belle pazzie, scamiciatissima.
+Dei bersaglieri riposano la bocca e
+se l&rsquo;asciugano mentre gli altri a gote gonfie sembrano
+dilatare le case con globi violenti di suoni
+scagliati al cielo. E gli occhi ridono, e tutti ridono.
+Dietro le prime trombe marziali e cadenzate, saltellano
+si sganasciano e si divertono altre trombe
+mattacchione.</p>
+
+<p>Abbiamo vinto, tutto è permesso. Vi sono molte
+donne a guardarci. Spandono buon odore i bei seni
+accaldati sotto i capelli pesanti. «Un bacio, via, bella
+mora, non fa male! Che belle chiappe... Evviva
+la fila, signor tenente... Vieni giù biondina! Viva i
+bombardieri!... Viva i bersaglieri!... Viva la fila
+dei bersaglieri che resiste a tutti i <a name="tn50" id="tn50"></a><ins class="correction" title="Testo originale: colpi!">colpi!»</ins></p>
+
+<p>Un bersagliere colossale sembra quasi ingoiare
+la sua tromba, poi si curva fingendo di cadere a
+destra, a sinistra buffamente. Ogni tanto uno sgambetto
+all&rsquo;amico davanti, una gomitata a sinistra e
+colla mano destra rema rema accarezzando le facce
+delle donne. Quella curva lo magnetizza: un pizzicotto.
+Colla mano sinistra scuote in alto la tromba
+bavosa mentre la sua mano destra arrotondata
+sulla bocca prolunga il suono dei pernacchi tumultuosi
+e dei lunghi uuu... uu-uu-uu- uu-uu-uu prr
+prr prr prr oooooooo aaaaaa.<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span></p>
+
+<p>Bacia tutte le donne per forza. Queste stizzite
+ridono, strillano, ruzzolano quasi sotto il peso
+brutale nello schiamazzo dei bambini e dei cani. Il
+sole volantista arroventato ritto nel polverone incandescente
+delle strade celesti, gonfia dall&rsquo;alto
+dei gas di gioia insalamandoli nella strada come in
+un enorme pneumatico torrido.</p>
+
+<p>Il mio carrozzino segue la corrente di quella passione
+popolare ed ecco a 100 metri da una strada
+laterale sbocca un battaglione scozzese.</p>
+
+<p>Contrasto prodigioso. Passo lento in cadenza,
+saggio, ritmato, monotono col dolce ondeggiamento
+dei gonnellini quadrettati color pinete alpestri,
+giubba kakì, berretto in forma di barchetta rovesciata
+sull&rsquo;orecchio, fasce a mezzo polpaccio fissate
+da nastro e fiocco rosso. Splendore dei cuoi e
+degli ottoni. Tutti calmi con l&rsquo;azzurro mite degli
+occhi rapito ai cieli di Scozia, tutti obbedienti per
+sempre al peso del fucile e degli zaini eleganti.
+Accompagnano la marcia con una melopea che
+senza urto s&rsquo;innalza, si spande</p>
+
+<p class="center">
+o-eee o-eee o-eee hurraaa!<br />
+o-eee o-eee o-eee hurraaa!
+</p>
+
+<p>I bersaglieri salutano con tutte le trombe alzate,
+pigiano donne e bambini sulla sinistra e offrono
+con un frastuono infernale la destra all&rsquo;altra razza
+che passa.</p>
+
+<p>Lenta - grave - forte - solenne. - Uno - due -
+<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span>uno - due, con piccole risatine brevi negli occhi
+senza voltar la faccia, uno - due, uno - due, venuti
+da lontano e sicuri della strada futura marciano
+gli scozzesi. Quando il tenente dà l&rsquo;ordine, allora
+soltanto i pifferi nordici spruzzano allegria, e le
+sacre zampogne incominciano a gonfiare pance e
+mammelle con gioia comandata fra le braccia degli
+antichi montanari gonnelluti che le portano maternamente&mdash;nazii
+iii ziii biii biuu.</p>
+
+<p>I bersaglieri suonano il <i>tippereri</i> senza parole
+&nbsp;&nbsp;urrara pum - pumb&nbsp;&nbsp;&nbsp; papapapum - pumb&nbsp;&nbsp;&nbsp; para
+pum pum-pumpum.</p>
+
+<p>Rispondono gli Scozzesi</p>
+
+<p>
+<i>Adioo miabeladioo.</i><br />
+</p>
+
+<p>Passa il carreggio Inglese. Lussuoso scintillio di
+ottoni sui cavalli fortissimi. Zampe ingonnellate di
+lunghi peli. Il sole sembra ruzzolar giù magnetizzato
+sui finimenti ghiotti di scintille. In alto sui
+carri verde scuro pieni di cose ricche inutili i guidatori
+in kakì faccia rossa polverosa colla pipetta
+all&rsquo;angolo della bocca.</p>
+
+<p>Dietro, vengono più grandi, terremotando, gli
+autocarri inglesi, scatoloni colossali o palchi automobili
+per assistere ai cortei. Smisuratamente sproporzionatamente.
+I volantisti, pipino in bocca, faccia
+rossa polverosissima sembrano arrampicarsi come
+topi sui volanti.</p>
+
+<p>Questo secondo autocarro è ancor più grande.
+L&rsquo;ultimo gareggia con le case. E&rsquo; forse una casa
+di Folkestone col suo giardinetto a guisa di strascico.
+Portano tutto con loro gli Inglesi. Ogni batta<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span>glione
+trascina una città di case dinamiche riboccanti
+di spettatori.</p>
+
+<p>Noi italiani combattiamo quasi nudi, ma ognuno
+ha purtroppo nel cuore un pensile giardino di donne-fiori
+i cui capelli pesantissimi ci incurvano in
+avanti sui golfi lunari del pericolo.</p>
+
+<p>L&rsquo;indomani sera in treno per Verona leggo
+il trionfale comunicato di Diaz: «<i>Dal Montello al
+mare, il nemico sconfitto ed incalzato dalle nostre
+valorose truppe, ripassa in disordine il Piave</i>».</p>
+
+<p>Alla stazione di Verona quasi buia mugola asserragliato
+e ribollente uno dei reparti d&rsquo;assalto che
+va a riposo. Odore acre e mordente di belve vittoriose.
+Ballano nelle corse e nei gesticolamenti i
+fiocchi dei fez neri tra il vociare turbinoso, le gomitate
+e gli spintoni. Gli arditi hanno occupato il
+caffè della stazione. Si intravede un rimescolio di
+braccia nude stantuffare e rubinettare fiaschi di
+vino e bicchieri di birra, fra una fantasmagorica agitazione
+di luci azzurre e di ombre caricaturali.
+Ogni discussione sembra una rissa. Tutti si pigiano.
+Fame e sete azzannante e arraffante nel buio.
+Grandinare di bottiglie, bicchieri. Bestemmie degli
+ufficiali presi nei vortici della folla grigia-nera
+che non cede, resiste alle lente sbuffanti locomotive
+in manovra coi meccanici che si sporgono gridando.</p>
+
+<p>Mi sento chiamare. E&rsquo; il colonnello Trivulzio
+alto montanaro dal viso sessantenne alcoolizzato
+ma solidissimo, occhi giocondi vivacissimi, pipa in<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span>
+bocca. Ha lasciato il suo reggimento di fanteria
+per il comando di un reparto d&rsquo;assalto. Fra le gomitate,
+gli urli dei suoi fez neri, mi racconta:</p>
+
+<p>&mdash;A Meolo, c&rsquo;era da ridere. Una battaglia di
+clown e buffi napoletani. Vero bordello pieno
+di risse di avvinazzati. Ma quanto sangue e
+quanti morti! Però tutto era allegro. Non ho mai
+visto tanta confusione. Pensa, una nostra mitragliatrice
+tirava su una mitragliatrice austriaca che
+tirava su una nostra mitragliatrice! Una nel culo
+dell&rsquo;altra. Tutte e 3 sulla stessa riga. Non si capiva
+dove era la linea. La linea oscillava continuamente.
+Alberi spaccati, reticolati che non prevedevamo,
+tutti i fili telefonici rotti. Ad un tratto,
+io mi avanzo con una mitragliatrice in una boscaglia
+e sbocco in un prato. Ma, ta-ta-ta-ta-ta...
+due, tre mitragliatrici austriache! Ai! ai! indietro,
+indietro! sono troppi, siamo pochi!</p>
+
+<p>E il colonnello Trivulzio descrive con gesti comici
+questa subita ritirata buffissima di gente scottata.</p>
+
+<p>&mdash;Ci rannicchiamo dietro gli alberi, 50 metri indietro.
+Tre secondi. Altri fez neri ci arrivano alle
+spalle come scolari in baldoria. Subito tutti in piedi
+ci slanciamo nel prato. Che casino! Che casino!
+Ma vi era una sicurezza straordinaria!
+Avevamo la vittoria nelle ossa. Avanti, indietro,
+si perdeva, e riguadagnava. Si perdeva con
+strafottenza di ricconi alla tavola del giuoco. «Dobbiamo
+far saltare quei tre cannoni?» mi domanda<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span>
+un caporale. Tutti rispondono: «No, no, no, per
+carità! Glieli prenderemo, non facciamo saltare
+nulla. I cannoni sono nostri e torneremo fra mezz&rsquo;ora
+a riprenderli.» Eravamo tutti tranquilli come
+Battisti! Trenta pariglie di cavalli nostri furono
+prese dagli austriaci e riprese da noi mezz&rsquo;ora
+dopo.</p>
+
+<p>Attraverso la calca con Zazà nelle braccia e fuori
+per Verona buia.</p>
+
+<p>Qualche bettola, a ciglia semichiuse. La sbornia
+già spinge fuori i gruppi-viluppi, le coppie-canore
+e gli arditi pugni e pugnali pronti fieri,
+irritatissimi di non veder davanti a loro la
+città inginocchiata con tappeti di donne morbide
+sul selciato, lampade e giardiniere di donne ai balconi.
+Sotto un portone nero, una zuffa fra carabinieri
+e arditi. Intervengo poichè un enorme carabiniere
+ha avvinghiato e porta sotto il braccio
+poderoso un frenetico magro ardito che batte coi
+piedi l&rsquo;aria con ritmo di telegrafia Morse.</p>
+
+<p>&mdash;Via, non si trattano così dei soldati vittoriosi.</p>
+
+<p>&mdash;Ma, signor tenente, mi ha sferrato un pugno
+nel naso. Guardi come sanguina.</p>
+
+<p>&mdash;Lo lasci andare, è ubriaco. Bisogna concedere
+una sbornia agli eroi.</p>
+
+<p>&mdash;Se lei me lo comanda, signor tenente, lo lascio
+andare.</p>
+
+<p>Ecco liberata la belva gloriosa nella città buia.
+Avrò delle noie, ma non importa.</p>
+
+<p>Giro tutta la notte cogli arditi aizzando e mol<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[56]</a></span>tiplicando
+i canti, ebbro non di vino ma di quell&rsquo;alcool
+trasfigurante che tutti i filosofi sognano
+di sciogliere e distruggere nei lambicchi meticolosi
+e freddi e che si chiama Patriottismo. In questo
+senso non diverrò mai un antialcoolico.</p>
+
+<p>All&rsquo;alba nello scompartimento di seconda classe
+che mi porta a Modena trovo finalmente il Premio
+che mi offre la Patria.</p>
+
+<p>Un&rsquo;italiana veramente bella. Bruna, delicata,
+morbida e flessuosa. Trentenne, con occhi capelli
+e denti eccezionali.&mdash;Ma adagio! Ve la
+descriverò a poco a poco. Freno tutti i miei slanci
+compreso quello del mio lirismo descrittivo.
+La contemplo sommerso nell&rsquo;ammirazione. Ghiandusso
+la guarda estatico. Zazà le si accuccia vicino,
+quasi sulle gambe. Io attacco discorso. Pronto, incalzante,
+intuitivo. La sento entusiasta della vittoria.
+Parlo della battaglia. La bella signora ascolta,
+vive tutti i gesti. Si chiama Rosina Millari di
+Oderzo. Ricca profuga un po&rsquo; sperduta, poichè
+non ama i parenti che la ospitano. Deve passare
+la giornata a Modena senza scopo per raggiungere
+la sera stessa una villa fuori di città. Invito
+la bella a colazione. Esita. Ma le forze mi sono
+favorevoli. Non si può veramente rifiutare nulla
+a un soldato vittorioso. Alla stazione di Modena
+non si può mangiare. L&rsquo;affollamento dei soldati ci
+costringe a uscire al più presto coi bagagli suoi e
+miei, Ghiandusso-Zazà, tutta una famiglia improvvisata
+e poco dopo installata all&rsquo;Albergo d&rsquo;Italia.<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span></p>
+
+<p>Ho l&rsquo;anima di un soldato italiano. Sapete cosa
+significa avere 40 anni, del genio, molto fascino,
+una potente irradiazione di idee personali nuovissime
+e sane, regalate al mondo, dei poemi potenti
+creati, altri da scrivere, e nondimeno volontariamente
+e con entusiasmo giocare il tutto con
+disinvoltura per la propria terra e la propria razza
+in pericolo?</p>
+
+<p>Mi direte che un tenente di più al fronte è poca
+cosa. Ma questo tenente ha un nome luminoso,
+una parola eloquente, diventa perciò un esempio,
+un faro, un richiamo, una bandiera vivente di coraggio
+e fede per tutti coloro che credono in lui.
+Ecco ciò che sono. Un accumulatore di energia
+patriottica, utilissimo e assolutamente disinteressato.
+Militarizzare così il più ribelle dei temperamenti,
+disciplinando e strangolando il proprio orgoglio,
+sempre sull&rsquo;attenti davanti a dei superiori
+che non lo sono. Ecco degli eroismi profondi e
+dolorosissimi che meritano, cari passatisti e care
+passatiste, dei premi da afferrare con mani rudi e
+pochi riguardi!</p>
+
+<p>Nella camera dell&rsquo;Albergo d&rsquo;Italia io entrai come
+si entra da un pasticcere quando si è stati privati
+di zucchero per molto tempo. Parlai d&rsquo;amore con
+lirismo variopinto e modulatissimo offrendo tutti
+i trampolini vellutati alla dedizione della bella donna,
+ma in realtà io la conquistavo si può dire d&rsquo;autorità.</p>
+
+<p>Non era una corvée che imponevo ai nervi del<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span>la
+mia amica, li mandavo anzi in licenza sulle
+spiagge d&rsquo;un gran mare di voluttà perchè vi guizzasse
+il suo spirito al quale io superiore cortese
+insegnavo a nuotare.</p>
+
+<p>La stanza era accesa dai riflessi delle mille bandiere
+che infuocavano le facciate delle case. Mobili
+giardini pensili. Rosso che sembra veramente
+ringiovanito. Il verde vile di Caporetto è diventato
+un verde Piave, un verde Mare Adriatico, diventerà
+un verde Isonzo. Il cielo incandescente sembra roteare
+come un viluppo gesticolante di bersaglieri
+scamiciati, feroci, urlanti, la bocca piena d&rsquo;Italianità
+selvaggia e d&rsquo;orgoglio, amore - vendetta -
+ rapina - eroismo - maffia.</p>
+
+<p>Mi voltai per seguire la bella mia affaccendata
+nell&rsquo;aprire i suoi bagagli. Un morso delicato
+nella nuca. Poi la svestii. Si lasciò fare languidamente,
+con tutte le moine che distinguono le amanti
+venete e il loro chiacchierio di uccellino
+che maledice la gabbia, implora la libertà e non
+conosce altro cielo che quello che brilla nell&rsquo;acqua
+dello scodellino. La stordii di baci e di carezze
+infinite. La presi e ripresi con foga, con slancio,
+delirando. Poi mi fermai. Buttai sul divano
+l&rsquo;anima che mi aveva servito fino allora e ne tirai
+fuori un&rsquo;altra dalla profondità dei miei nervi.</p>
+
+<p>&mdash;Bisogna, pensai, che io valuti con precisione
+scientifica e occhi di buongustaio il premio
+offertomi dal destino.</p>
+
+<p>Imposi dolcemente silenzio a Rosina che si ac<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span>caniva
+a dimostrarmi l&rsquo;imbecillità paurosa di suo
+marito notaio, pedante germanofilo, disfattista, imboscato
+malgrado una buona salute e i suoi 25
+anni, e le dissi:</p>
+
+<p>&mdash;Cara Rosina, sei troppo bella per coprirti con
+una camicia, toglitela. Voglio analizzare la tua bellezza
+con cura e prendere delle note.</p>
+
+<p>Salto dal letto prendo il mio libretto di note dispongo
+bene il corpo nudo e coricato di Rosina:</p>
+
+<p>&mdash;Chiudi gli occhi. Bene!... ora aprili!</p>
+
+<p>Occhi meravigliosi. La cornea lievemente azzurrina
+venulata agli angoli da piccolissime venette
+sanguigne, nuota in uno strano rosolio dorato. La
+pupilla è nera cerchiata d&rsquo;oro scuro...</p>
+
+<p>Rosina è stupita, trattiene la sua allegria mi
+lancia un&rsquo;occhiata brillante e maliziosa che si lega
+bene al sorriso. Ecco il sorriso sboccia, mobile losanga,
+e fiorisce tondo sui denti piccoli, freschi,
+bianchi, saporiti. Penso ad una giovanissima Madonna
+di Raffaello, ma più calda, passionale, dietro
+i cristalli di una <i>limousine</i> veloce.</p>
+
+<p>Io amo i seni piccoli, vivaci, spiritosi. Questi
+di Rosina sono invece un po&rsquo; grassi e lievemente
+materni. Ma la bella cupola militare del ventre è
+perfetta. Sotto l&rsquo;ombelico una lievissima depressione
+perpendicolare discende, piccolo sentiero appena
+marcato e si perde nell&rsquo;ombra triangolare fra le
+cosce. Ancora più ammirevoli. Hanno muscoli
+sodi, mascherati dalla più dolce carne. Bei cuscini
+soffici e nuovi con ricche molle di muscoli.<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[60]</a></span></p>
+
+<p>Ma Rosina si annoia di tanta estetica scultoria.
+Nuovi baci, nuove carezze e nuova pausa con relativo
+chiacchierio sul marito che Rosina critica
+ora come un vizioso parassita amico delle prostitute.</p>
+
+<p>Il nostro dialogo è interrotto da un balzo di Zazà
+che vuole accucciarsi fra noi.</p>
+
+<p>La mia cagnetta di guerra non conosce le donne.
+Ha sempre vissuto in mezzo ai soldati ed è
+decisamente ostile ai dissolventi profumi carnali.
+Mi ammonisce abbaiando, richiamandomi all&rsquo;antica
+castità. La caccio via, rimbalza su. La mando
+dall&rsquo;attendente nel corridoio.</p>
+
+<p>Io sono ormai sufficientemente premiato. Ho
+centellinato e masticato deliziosamente tutte le
+ghiottonerie di quel letto imbandito come una tavola
+di re.</p>
+
+<p>Nell&rsquo;annotare sul mio libriccino la mollezza soave
+delle due bende di capelli che coprono le piccole
+orecchie di Rosina ho sentito gonfiarsi nel
+mio cuore un oceano di pensieri e ormai il mio
+spirito vi veleggia sopra, con le sue vele date al
+tondo soffio delle purezze astratte.</p>
+
+<p>Dico a Rosina concludendo:</p>
+
+<p>&mdash;Non ti potrò mai dimenticare, poichè sei veramente
+la figlia del nostro Piave devoto e della
+vittoria!</p>
+
+<p>Poi soggiungo:</p>
+
+<p>&mdash;E anche la figlia della luna augurale!</p>
+
+<p>Così, sporgendomi al balconcino, salutai la lu<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span>na
+che avevo maledetto il 27 ottobre sul Carso, tutta
+gialla, allora, insozzata forse a dipingere bandiere
+austriache.</p>
+
+<p>Un&rsquo;ora dopo ci accompagnava in carrozza rotolando
+in alto grassa, bianca e felice la luna
+enorme. Fresca campagna dilatata dalla gioia della
+vittoria. Passiamo sulla Secchia, rapita anch&rsquo;essa
+di gioia lunare.</p>
+
+<p>&mdash;Non cercarmi, non scrivermi, ti scriverò io,
+mormora Rosina abbracciandomi. Mio marito è
+geloso, ti ucciderebbe!</p>
+
+<p>Sento che Rosina sta per trasformare suo marito
+imboscato in un ardito.</p>
+
+<p>&mdash;Non venirmi a cercare, ripete Rosina, verrò
+io a Milano da te.</p>
+
+<p>Non l&rsquo;ascolto. Penso di dare al mio prossimo
+poema i ribollimenti e formicolii d&rsquo;argento della
+Secchia che scorre dolcemente quasi nel mio
+cuore. Le vigne alte sospese a braccia spalancate,
+aggrappate ai gelsi mi danno colle loro
+grandi ombre nere animate dei consigli energetici.
+Il vecchio cocchiere porta ora in equilibrio
+sul cappello a cencio la pletorica luna piena. Vorrei
+affrettare il passo del cavallo. Sono stanco di
+voluttà. Le ruote della carrozza svegliano in me il
+ritmo pneumatico della mia futura blindata, nuova
+amante per le velocità della prossima vittoria.<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="V" id="V"></a>V.<br /><br />
+
+IL PAZZO</h2>
+
+
+<p>Sono costretto di passare 2 giorni al deposito
+di Scandiano.</p>
+
+<p>Due giorni di burocrazia militare aereati dalla
+compagnia del futurista Virgilio Marchi, granatiere
+valoroso, ora invalido di guerra. E&rsquo; riuscito
+a improvvisare qui una piccola esposizione di quadri
+futuristi. La visito per consolarmi dell&rsquo;atmosfera
+imboscata discutendo sull&rsquo;equilibrio delle dinamiche
+architetture ideate da Marchi.</p>
+
+<p>Spacco, sfondo e incendio la tediosa atmosfera
+di Scandiano con un discorso ai bombardieri
+e una susseguente discussione sul futurismo
+col generale Sacchero. Dormo male a Scandiano,
+assillatissimo dal desiderio di conoscere presto la
+bella blindata che mi aspetta, le sue forme snelle
+e il suo cuore carburante. Ma la mia propaganda
+futurista e quella degli amici Marchi e Francesco
+Flora sembrano aver già trasformato la piccola
+città ultra-passatista.</p>
+
+<p>Ne sboccia l&rsquo;ormai immancabile prodigio.
+Cosa è questo gridio di folla? Usciamo dalla
+mensa. Sensazione di sommossa. Tutti corrono.
+Redarguisco due sergenti che fuggono davanti a<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span>
+un pericolo inspiegabile. Sassate fitte piovono su
+noi. Risacca di bambini e donne urlanti. Entriamo
+nella vasta piazza erbosa e vuota davanti al palazzo
+Estense.</p>
+
+<p>In fondo, vicino alla porta ducale, gesticola un
+pazzo. Nudo dalla testa calva congestionata ai ginocchi.
+Ha le fasce alle gambe e le scarpe. Il
+pazzo, curvo, cerca febbrilmente delle grosse pietre
+e le scaglia con forza contro la cancellata del
+palazzo, dove si agitano confusamente ufficiali e
+soldati.</p>
+
+<p>Divertente e tragico consiglio di guerra sotto il
+fuoco accelerato del pazzo. La sentinella ha dovuto
+spostarsi cercando di parare col fucile a baionetta
+inastata i colpi molto precisi. La folla ondeggia
+allo sbocco della via Cesare Battisti, con
+fughe repentine, quando il pazzo si avvicina preceduto
+dalle sue pietre.</p>
+
+<p>Appare veramente il dominatore di questa piazza
+lugubre, sonnolenta, austera, troppo saggiamente
+imboscata lontano dagli aeroplani e dal fronte.
+Nudità potente, forte torace, maestria di lanciatore
+di pietre. Il membro pendente fuor dalla nicchia
+dei peli neri beffeggia spavaldamente le morali
+freddolose, magnetizzando gli sguardi delle
+ragazze che strillano paura, orrore, curiosità dietro
+le grate vezzose delle dita sugli occhi.</p>
+
+<p>Ad un tratto il pazzo si curva, prende una manata
+di sterco e la mangia avidamente.</p>
+
+<p>Forse per insegnare gli indispensabili sacrifici<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span>
+dello stomaco a coloro che non si contentano di
+salvare la pelle ma la vogliono anche riccamente
+nutrire mentre i combattenti bevono e mangiano
+il ferocissimo fuoco solare delle battaglie.</p>
+
+<p>Il pazzo ha impugnato due grosse pietre e con esse
+si percuote atrocemente la fronte. Vendicatore
+selvaggio venuto dalle lontane caverne e dalla amicizia
+dei mammuth egli vuole dimostrare che
+nella media saggezza prudente non c&rsquo;è virtù.
+L&rsquo;ora è venuta di sfondare tutti gli scrigni compreso
+quello della fronte, liberandone le generose
+pazzie. Sputa ripetutamente il pazzo contro
+il palazzo ducale, sputa dal fondo della sua violenza
+barbarica sulla mezza civiltà cauta dei restauratori
+di palazzi antichi e di viltà moderne.
+E&rsquo; un uomo preistorico che dà meglio di me una
+lezione di futurismo agli imboscati di Scandiano.</p>
+
+<p>Ecco però i passatisti alla riscossa. Sono numerosi.
+Li guida il tenente colonnello Tusini, piccola
+barba quadrata nerissima, quasi finta sul viso
+bruno, nervoso, collerico. Lo segue un siciliano
+nerboruto e bruno, il tenente Trafficante. Il pazzo
+indietreggia tirando sassi. E&rsquo; accerchiato. Sente
+il muro dietro di sè. Ha un minuto di esitazione,
+che lo perde. Tutti si slanciano su lui, lo afferrano
+alla vita, lo rovesciano a terra, quasi soffocato.
+Mi precipito per soccorrerlo, mentre piovono sul
+suo capo calvo pugni violentissimi, accaniti, esasperati
+dalla paura.</p>
+
+<p>&mdash;Basta! basta! non massacratelo!<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span></p>
+
+<p>Un caporale atletico, impazzito più del pazzo gli
+imbavaglia con una mano la bocca. Il pazzo tutto
+insanguinato torce spaventosamente gli occhi senza
+implorare pietà; mentre un soldato lo strozza
+quasi col braccio destro e dichiara solennemente:</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; così che si tengono i pazzi.</p>
+
+<p>Io gli grido:</p>
+
+<p>&mdash;Ma i saggi come voi fanno schifo!<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="VI" id="VI"></a>VI.<br /><br />
+
+UN&rsquo;ESPOSIZIONE FUTURISTA NAVALE</h2>
+
+
+<p>La caserma di S. Benigno a Genova ha tutti i
+difetti delle caserme, ma una qualità eccezionale
+che la rende forse unica al mondo ed è quella di
+cavalcare con la sua mole rossa il promontorio
+montagnoso del Faro. Domino così facendo
+colazione su una delle terrazze: a sinistra l&rsquo;anfiteatro
+di Genova coi suoi vetri in fiamme, tetti
+d&rsquo;ardesia verniciati di argento solare, e pensili giardini
+tropicali. Davanti, il colmo alto mare di cobalto;
+a destra, le criniere di fumo di Sampierdarena;
+e sotto, il porto formicolante irto e fumoso.</p>
+
+<p>Mi pare di essere sulla terrazza di un meraviglioso
+grattacielo italiano. Giù, giù, il porto lavora
+energicamente per la guerra mondiale. Grande bocca
+d&rsquo;Italia aperta ai carboni che cortei di navi le
+portano sfuggendo ai sottomarini, microbi circolanti
+nelle vene-arterie del mare.</p>
+
+<p>Uno di questi cortei di navi si abbozza confusamente,
+sull&rsquo;arco dell&rsquo;orizzonte. I carboni ingoiati
+dai treni corrono facendo correre le forze che nutriranno
+il fronte congestionato di fuoco. Sotto di
+me, navi e treni mescolati.<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span></p>
+
+<p>I treni s&rsquo;intrufolano fra le navi. Simmetrie eleganti
+disinvolte di rotaie a fasci argentei. Le rotaie
+luccicano imperative come leggi davanti ai
+treni lentissimi asmatici, sotto fumi rivoluzionarii.
+Peso delle chiatte incastrate nell&rsquo;acqua carbonosa.
+Sono scaricate da omini microscopici che portano
+velocemente sulla testa coffe di carbone correndo
+sull&rsquo;oscillare elastico delle assi sospese. Andirivieni
+degli omini fra le chiatte e i cumuli di
+carbone alti e cosparsi di brilli. Brillano pure i
+torsi nudi sudati.</p>
+
+<p>In alto il sole comanda, dirige tutto, meccanico
+sanguigno dalle roteanti braccia d&rsquo;oro dirigendo le
+antenne, le gru e gli elevatori elettrici che viaggiano
+su ponti di ferro pattinando oleosamente e portando
+a braccio teso mascelle metalliche ghiotte di
+carbone.</p>
+
+<p>Una dura volontà solidale di guerra fa gonfiare
+i bicipiti degli elevatori che girano orgogliosamente
+sui piedi uniti per farsi ammirare come
+buoni patrioti da tutte le case attentissime dell&rsquo;anfiteatro-porto.</p>
+
+<p>Ribollimento frenetico d&rsquo;oro solare fra le navi.
+Spirali, fantasie, ramificazioni dei fumi bianchi-grigi,
+perlacei che salutano i lontanissimi combattenti.</p>
+
+<p>Ma insiste la pressione dell&rsquo;alto mare colmo di
+cobalto che vuole straripare sull&rsquo;orlo della diga:
+cobalto freschissimo che schizza, balza dai moli
+al mio colletto di mitragliere S. Etienne, e si frange<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span>
+blu sui vetri dell&rsquo;ultimo piano di S. Benigno. Questi
+vetri si offrono bersaglio ai cannoni di una
+possibile squadra nemica.</p>
+
+<p>S&rsquo;avanza invece e si delinea in alto mare un
+corteo amico di navi variopinte.</p>
+
+<p>12. No! 22. Altre ancora si sbozzano. Sono 29.</p>
+
+<p>Il sole le vernicia. Balzano, lingueggiano, s&rsquo;intrecciano
+le linee colorate dinamiche sui loro scafi
+alberi e ciminiere. Tutte camuffate. Poichè non
+possono entrare nel porto già pieno, esse si dispongono
+in lunga fila parallela alla diga. Lo spettacolo
+mi gonfia d&rsquo;entusiasmo. Volo coi miei sguardi
+che si avventano gioiosi verso le navi. Grido ai
+miei amici mitraglieri tutti in piedi, tutti presi al
+collo dal blu inebriante dell&rsquo;alto mare:</p>
+
+<p>&mdash;Ecco la prima grande esposizione futurista!
+Una sala alta 50 Km. dal pavimento di cobalto.
+Ventinove giganteschi quadri e complessi plastici
+colorati in movimento. Guardate! Quella linea
+rosea sulla prima nave a destra, quella linea slanciata
+che si arrotonda suggerisce l&rsquo;idea di una
+poppa di nave mentre ne copre il ventre in realtà.
+La vera poppa essendo colorata in turchino, come
+vedete, vien presa a distanza per il turchino dell&rsquo;alto
+mare... Sulla seconda nave l&rsquo;angolo acuto
+nero quasi a fior d&rsquo;acqua suggerisce l&rsquo;idea
+di un basso bompresso di piccolo veliero. Queste
+navi furono camuffate dagli armatori inglesi sui
+disegni del pittore futurista inglese Newinson allievo
+e ammiratore di Balla e di Boccioni. Così<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span>
+il genio futurista italiano, imprimendo attraverso
+le sue esposizioni europee i suoi ritmi dinamici e
+le sue volanti colorazioni all&rsquo;ingegno plastico inglese,
+può vincere la cubatura pesante tedesca e i
+suoi pericolosi sottomarini. Ogni nave così trasfigurata
+contiene 4 o 5 illusioni di mezze o piccole
+navi da trascurare o da sbagliare tirandoci sopra.</p>
+
+<p>I pittori futuristi nei quadri precedenti creavano
+compenetrazioni e simultaneità di linee e colori nel
+tempo e nello spazio. Volumi e colori dell&rsquo;esterno-interno
+apparente-reale lontano-vicino, colore, peso,
+odore, rumore da suggerire a noi che li guardavamo.</p>
+
+<p>I pittori futuristi che dipinsero queste grandi navi
+o complessi plastici-naviganti vogliono anch&rsquo;essi
+con le loro linee compenetrate e le loro simultaneità
+di colore e forma, suggerire ciò che non c&rsquo;è, nascondere
+ciò che c&rsquo;è, traendo in inganno e beffeggiando
+i sottomarini in agguato! Ah! ah! ridiamo,
+amici, ridiamo di gioia poichè tutti i simboli si
+armonizzano e si perfezionano. I sottomarini altro
+non sono che critici passatisti di questa grande
+esposizione futurista navigante. Critici pieni di
+bile compressa e d&rsquo;invidia, che sognano di uccidere
+le lampeggianti sfolgoranti creazioni del genio
+novatore. Inutile spiegare! Il sole è il più sollecito
+e più eloquente dei conferenzieri e il più chiaro
+illustratore.</p>
+
+<p>La fila delle navi-quadri s&rsquo;immobilizza, a 3 Km.
+da Sampierdarena, nel mare. Andiamo, amici, a vi<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span>sitare
+a nuoto la prima grande esposizione futurista!</p>
+
+<p>Mezz&rsquo;ora dopo tutti in costume da bagno entravamo
+in mare allo stabilimento Colombo vera tonnara
+di donne e bambini. Cento salvagenti verdi,
+costumi neri, cuffie rosse. Vasto guizzare e anguillare
+di braccia e gambe. Grassi mappamondi
+rammolliti. Corrono bambini come piccole stelle
+di carne. Migliaia di scimmie scimmioni scimmiette.
+Donne e bambini aggrappati alla corda, sono
+violentemente strappati dall&rsquo;ondata schiumante pigiati,
+spremuti come frutti banani pere o datteri
+sopra un unico gambo investito dal vento. L&rsquo;ondata
+si precipita sui bagnanti come la voluttà si slancia
+sui nervi. Colle mani pesanti di schiuma, rotola,
+impasta, strizza, pesta, spalma questa pasta di femmine,
+d&rsquo;imbelli e d&rsquo;imboscati per insegnar loro un
+po&rsquo; di guerra. Tra le potenti dita bianchissime del
+mare la pasta umana sprizza il suo lievito di paura.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i1">iiiiiiiii&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp; ui&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp; ui<br /></span>
+<span class="i2">iii<br /></span>
+<span class="i5">iii<br /></span>
+<span class="i0">nitriti&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;gridiii<br /></span>
+<span class="i3">guaiiiti.<br /></span>
+</div></div>
+
+<p>L&rsquo;umanità subisce il coito delle forze. Ecco, donne
+e bambine si avanzano con paura-coraggio,
+frenetica allegria e isterico terrore contro l&rsquo;urto
+dell&rsquo;ondata... Voglio, non voglio, temo, ho paura
+scappiam, restiamo, pigliamola in faccia. Dio! i ca<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span>pelli!...
+Tutta bagnata!... Che freddo! l&rsquo;acqua sulle
+gambe e sul ventre! Mi do a te, mi apro tutta a
+te, mare rude, potente invadente massiccio, mare
+sverginatore, uccidimi possiedimi mare guerra,
+eroismo massacro! Ho paura, mi fai male, sei
+troppo brutale, mi piaci, ti odio!...</p>
+
+<div class="exip">
+<p class="noi">
+Aiii Aiii Siii Siiii<br />
+Aaaaaaaaa iiiii
+</p>
+</div>
+
+<p>Una mamma va incontro all&rsquo;ondata portando
+fra le mani un grosso tondo bambino nudo. Sembra
+volerlo lanciare con un calcio di foot-ball contro
+l&rsquo;irruente alta schiuma, che crolla</p>
+
+<div class="exip">
+<p class="noi">
+Taaaraagiiiiuuu<br />
+gggiiii uuuu<br />
+giaaaa.
+</p>
+</div>
+
+<p>Disinvolta, quella mamma! Sembra snaturata.
+Eroica certo e il destino la ricompensa poichè il
+suo tondo marmocchio ruzzola nell&rsquo;onda, capriola
+ed eccolo più sano di prima sulla sabbia. Vorrei
+l&rsquo;Italia fosse così disinvolta nel lanciar la sua
+prole contro il nemico che schiuma di rabbia e
+d&rsquo;odio eterno come il mare.</p>
+
+<p>&mdash;Amici! grido allora, usciamo da questa coloratissima
+tavolozza che ha per colori donne e
+bambini e ondate schiumose!</p>
+
+<p>A nuoto ci lanciamo nel ribollimento argenteo
+abbagliante verso il pavimento di cobalto della
+grande esposizione futurista da visitare. Lontano
+qua e là, a destra, teste nere d&rsquo;altri visitatori. Bar<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span>che
+nerissime irte di rematori e simili a pettini
+neri coi denti al cielo. Tentano di criticare, discutere
+nella pienezza geniale del mare che bolle sicuro
+di sè. Piove fuoco argenteo vivo di gioia artistica.
+Ogni onda ha una sua idea in cresta che
+fiammeggia. Per essere più degno e più intriso
+d&rsquo;arte sublime mi arrampico su un trampolino e</p>
+
+<div class="exip">
+<p class="noi">
+Patapluum Plufff<br />
+giaaaa ggggggggg di schiuma
+</p>
+</div>
+
+<p>Nuoto sott&rsquo;acqua a occhi aperti, vedo in alto
+una volta incendiata. Scintille di rumori nelle orecchie
+blublublublu bloblo tlac tloc gott gluglu.</p>
+
+<p>Emergo. Luce anguillante di pittura futurista in
+ogni onda. Elastici tessuti di riflessi viola gialli,
+verdi, azzurri. Si prolungano così ramificandosi
+i sincronismi celesti dei raggi.</p>
+
+<p>Il mare è una tavolozza sovraccarica di colori.
+Pennello vivente, voglio nuotandovi dentro dipingere
+anch&rsquo;io un quadro.</p>
+
+<p>Comincio col nuotare alla rana. Formo così un
+groviglio duro di linee. Poi a destra, nuoto alla
+marinara sul fianco come le donne formando una
+capigliatura di linee molli sfumate. Balzo a sinistra
+e nuoto <i>over</i> facendo ruotare il braccio sinistro
+col braccio destro teso in avanti. Dipingo
+nell&rsquo;acqua una ruota. Mi slancio con un <i>braccetto</i>
+vigoroso facendo ruotare alternativamente le due
+braccia, ma tenendo la testa fuor d&rsquo;acqua.</p>
+
+<p>Nel mare si dipingono così due ruote davanti<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span>
+alla prima ruota. Tuffo la testa nell&rsquo;acqua accelerando
+il doppio movimento alternato delle mie
+due braccia rotanti. Intuisco con gioia il liquido
+meccanismo di orologeria colorato che nasce da
+me.</p>
+
+<p>Vedo accendersi il rosso di quella nave camuffata
+come un incendio, torcersi quella spirale
+azzurra intorno alla ciminiera come una molla
+gigantesca sulla quale una nuvola elasticamente
+molleggia come un saluto di padre eroico al figlio
+combattente.</p>
+
+<p>Gioia di rinvigorire il corpo perfezionandone
+i tessuti, aguzzandone i muscoli, perchè scattino
+dalla schiena ai piedi come una codata di
+pesce! Gioia di acquistare la potenza guizzante
+d&rsquo;un grande pesce-spada prima di partire per il
+fronte. Le bocche dei cannoni nemici amano
+simili pesci temerari. Mi succhio un dito. Sono
+fresco e saporito. Il pasto dei cannoni, porrebbe
+essere veramente succulento. Ma la fortuna
+sorride ai grandi pesci audaci che ora come
+me si nutrono lo stomaco del buon carbone tot
+igienico che le navi-quadri- futuristi spargono sul
+mare.</p>
+
+<p>A grandi bracciate, facciamo il giro solenne dei
+conoscitori di quadri. Intorno ad ogni nave
+camuffata coloratissima ride il pavimento liquido
+moltiplicando la bollente <a name="tn73" id="tn73"></a><ins class="correction" title="Testo originale: gioiellieria">gioielleria</ins> dei riflessi.
+Chi può comperare pescecanescamente l&rsquo;opera
+impagabile? Le navi a tinte rosee hanno intorno a<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span>
+loro mille riflessi di carne femminile come migliaia
+di donne bagnanti che applaudano. Le navi
+a tinte purpuree e gialle hanno intorno dei riflessi
+in forma di vetrate insanguinate e rotte e talvolta
+l&rsquo;intera cattedrale di Reims sommersa. Il sole stanco
+di conferenze e proiezioni sulla lavagna del
+cielo abbandona la sala della grande esposizione.
+Occhiata d&rsquo;oro vermiglio, fronte e calvizie di fuoco
+sereno!</p>
+
+<p>&mdash;Somiglia alla tua! mi grida un compagno,
+nuotando.</p>
+
+<p>Sulla calvizie del sole si posano con ali febbrili
+di farfalle, due idrovolanti.</p>
+
+<p>Torniamo con un ampio giro che ci conduce
+verso gli affastellamenti di tettoie e camini
+e la foresta di fumi Ansaldo. Nuotiamo come
+squali guidati dalle gigantesche carni sanguinolente
+che gli alti forni sembrano masticare. Magnetismo
+delle colate d&rsquo;acciaio. Il ritmo delle presse
+e dei magli titanici cadenza le nostre bracciate,
+mentre la nostra bocca sputa schiuma bianca come
+i torni sputano limatura argentea.</p>
+
+<p>Entriamo sempre più nell&rsquo;oceanica sinfonia dei
+rumori del ferro in rissa col ferro. Attacchi e contrattacchi,
+boxe. Fierezza dell&rsquo;acciaio, Cocciutaggine
+di colossi in fusione. Nell&rsquo;aggrovigliato paesaggio
+di rumori ormai quasi buio si accaniscono
+a quando a quando le immense fruste e i lazos delle
+fiamme rosse. Fiuto la presenza di mille cannoni
+antiaerei nuovi sui loro candelieri colla bocca al<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span>
+cielo pronta ai lunghi sputi precisissimi di fuoco
+zenitale.</p>
+
+<p>Sono nuovi pennelli ultra-dinamici di Balla per
+ridipingere le nuvole all&rsquo;aurora. Fiuto le nuove
+Tanks già costruite con un volantista un cannoniere
+e un cannone da 37, serrate, armatissime, ultrasintetiche
+come libri futuristi.</p>
+
+<p>Vedo poi giganteggiare il cannonissimo 381 allungato
+che dovrà tirare da Venezia a Pola (130
+Km.) simbolo perfetto del genio italiano a lunghissima
+portata.<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="VII" id="VII"></a>VII.<br /><br />
+
+LA 74</h2>
+
+
+<p>Non conoscete la mia nuova amante? Ve la presenterò.
+Intendiamoci, quella preferita, che escluderà
+tutte le altre e sarà forse definitiva.</p>
+
+<p>Non ha un nome, ha un numero e ciò mi piace
+poichè ogni Rosina è sempre tradita dal ricordo
+di un&rsquo;altra Rosina, ogni Maria dal ricordo di un&rsquo;altra
+Maria. La mia nuova amante si chiama 74,
+7 e 4 fanno 11, il mio numero augurale che mi
+segue dovunque e mi è più o meno sempre favorevole.</p>
+
+<p>La mia 74 ha una salute di ferro, anzi d&rsquo;acciaio,
+una meravigliosa sensibilità, ma blindata. E&rsquo; capace
+d&rsquo;offendere e d&rsquo;uccidere. Mentre è assai difficile
+ferirla mortalmente. La conobbi ieri nel
+cortile della caserma di S. Benigno. Mi aspettava
+in riga con le sue sette compagne che le rassomigliano
+come sorelle. Con delle differenze però importanti.
+Sono tutte donne autoblindate color verdone
+scurissimo, tutte armate.</p>
+
+<p>Ma la mia è la più agile di tutte, ha un cuore-motore
+più forte, e il fuoco delle sue ironie
+mitragliate non ha debolezze nè distrazioni.
+Fu la sorte a designarmi come compagno della<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span>
+bella 74. Subito le baciai i fianchi d&rsquo;acciaio, la
+grande palpebra metallica e lei mi ringraziò con
+un mezzo giro della sua cupola ornata d&rsquo;un fascione
+tricolore. Volli, allora, penetrare nella sua
+anima. Tutta affettuosa, la mia 74 mi aprì sportello
+destro e sportello di sinistra cosicchè occupando
+il seggiolino della sua volontà e impugnando
+il volante dei suoi segreti pensieri la slanciai fuori
+a bella velocità giù per la strada tortuosa che
+scende al porto di Genova. Sento la gioia gonfiare
+le arterie della mia 74 che mi porta cantando. Non
+ha una voce sola, ma un&rsquo;orchestra di voci bene
+intonate. Ora godo il languido canto lamentoso
+del suo cuore-motore che fa da freno in discesa.
+La sua gioia cresce ed ecco flauti, clariiini, violiiini
+accompagnano il ritmo delle ruote.</p>
+
+<p>La mia 74 ha forse un difetto; i suoi fianchi
+sono troppo vasti per poter anguillare e correre
+senza urtare nelle strade ingombre di Genova.
+Debbo preoccuparmi anche del suo culo di acciaio
+veramente poderoso armato di una mitragliatrice
+a guisa di pungiglione. Con mano molle, ma pronta
+al volante consiglio i suoi fianchi di non agganciare
+a destra e a sinistra tram e carrozze.</p>
+
+<p>&mdash;Su presto! le grido, ti conduco a Rapallo,
+a salutare i miei cari e poveri amici mutilati. Vi
+sarà danza questa sera, belle donne e canti al chiaro
+di luna sul mare.</p>
+
+<p>Il cuore-motore della mia 74 precipita i suoi
+battiti e mi risponde come un cavallo con nitriiiti,
+nitriiiti, nitriiiti.<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span></p>
+
+<p>La sua allegria si manifesta nel mostrarmi tutte
+le sue virtù. Ecco il ci-ci-cigolio di mille passeri
+giulivi nelle sue giunture-costole d&rsquo;acciaio. Sarà
+bello amarla e stringerla con passione, o meglio
+viverle nel cuore quando si batte.</p>
+
+<p>Ma sono stanco di goderla dall&rsquo;interno, voglio
+vedere le sue forme potenti correre fra le raggere
+tropicali di questo pomeriggio sulla strada di Varazze.</p>
+
+<p>Lascio il volante al mio volantista Menghini,
+che avrà pieni poteri in mia assenza sul cuore-motore
+della mia 74. Ho aperto <a name="tn78" id="tn78"></a><ins class="correction" title="Testo originale: la sportello">lo sportello</ins> di sinistra.
+Seduto di fianco sul seggiolino colla schiena
+presa nella cinghia-spalliera ho le gambe penzoloni
+fuori a picco sul mare di schiaffi pugni bava
+e smeraldi vendicatori.</p>
+
+<p>Gioia disinvolta sfrenata di darmi così alla molleggiante
+velocità com&rsquo;è una saltatrice sul cavallo
+nel circo dopo il bel cerchio di carta sfondato. Mi
+sento preso così a mezzo corpo dall&rsquo;immensa rabbia
+amorosa dell&rsquo;orizzonte marino. La mia gamba
+destra allungata verso l&rsquo;invisibile acceleratore della
+velocità spirituale; la mia gamba sinistra piegata
+sul predellino fuori.</p>
+
+<p>Sotto di me, le volanti docce di schiume bianchissime
+e gazose ggggggg. Microscopico stabilimento
+di bagni che magnetizza i miei muscoli polverosi.
+Al sole obliquo una cuffia rosso carminio
+di bagnante. La vedo guizzare nel molle cristallo
+verde col roseo lampo dei polpacci. Snella<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span>
+agilissima, ma meno snella, meno agile della mia
+74. La strada curva è girata, o meglio presa in
+giro dalla nostra fusione veloce tlantlantrintrrrrr
+trrrr. Polverone sferico, blocchi di caldo roteanti.
+Trombe d&rsquo;aria sbatacchiate fra le facciate delle
+case sovraccariche di biancherie roventi alate. Ondeggiare
+frenetico della mia 74 fra le resistenze
+dei metalli. Anguillare sulle anguille affettuose delle
+rotaie.</p>
+
+<p>Incrociamo delle automobili festive, veri salami-proiettili.
+A Varazze, urrah! la mia 74 incontra le
+sue 7 sorelle e torniamo in squadriglia sferzati dai
+lunghi raggi del tramonto, in una gara pazza di
+velocità verso Genova e Rapallo.</p>
+
+<p>Ognuno dei miei 7 compagni auto-mitraglieri
+pretende che la sua amante blindata sia più veloce
+della mia. Le 8 donne d&rsquo;acciaio lanciate gareggiano,
+gareggiano, gareggiano, precipitando il ritmo
+dei loro cuori-motori fra i mille ostacoli ganci
+ombre insidiose, riflessi lunghi e corti, rosse occhiate
+languide delle bettole e maledette lanterne
+dei passaggi a livello. Il mare si precipita contro
+le scogliere sotto la strada, infrangendo con fracasso
+ogni barriera. Folla urlante di onde-faccie
+schiumose di sudore rosso per vedere, per vedere
+la corsa delle blindate impazzite. Entrando in Genova
+la mia 74 è in testa. Ritmo perfetto, dominatore
+del cuore-motore obbedientissimo a me. Rallentiamo
+sotto la curiosità affannosa e ronzante
+delle lune elettriche. Ma fuori verso Nervi dove il<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span>
+mare sventaglia dolorosamente sulla ghiaia la tosse
+dei suoi risucchi malati, la gara riprende, le agili
+donne d&rsquo;acciaio corrono cantando felici d&rsquo;essere
+possedute da maschi e di possedere il lunghissimo
+tortuoso corpo della strada con lesbica virilità.</p>
+
+<p>La luna piena succosa che si sbuccia dalle nuvole
+sull&rsquo;orizzonte marino è il nostro traguardo
+magnetico.</p>
+
+<p>Le sette blindate che mi seguono tentano ad
+ogni curva di sorpassarmi. I miei amici ignorano
+il segreto della mia superiorità. Ognuno maneggia
+sapientemente la propria amante, ma non ha raggiunto
+il grado di fusione perfetta che mi lega alla
+mia 74. Tutti i calcoli meccanici sono cancellati
+da questo slancio impetuoso che io imprimo ora
+con la mia volontà al cuore-motore. Correre, correre,
+correre, accelerando cento altri acceleratori
+sconosciuti e misteriosi che mi sono nati sotto
+i piedi, sotto le dita, sul volante e nella mia fronte.
+Non sento più la pressione invidiosa delle altre
+sette macchine dietro di me. Sono distanziate. Ecco
+gli esuberanti volumi di vegetazione di Camogli
+e in mezzo a loro in fondo alla strada che strapiomba
+sul mare la luna, la bella luna di carne tiepida
+e profumata da infilzare. Stop. Ho vinto la
+gara.<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[81]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="VIII" id="VIII"></a>VIII.<br /><br />
+
+GLI EQUIPAGGI DELLA LUNA<br />
+SBARCANO A RAPALLO</h2>
+
+
+<p>Possiamo ormai tutti in squadriglia languidamente
+rallentare nella grande magia dei profumi
+notturni, fra le diafane aeree mani lunari che
+viaggiano nella brezza e supplicano i giardini
+di bagnarsi nel mare. Quando entriamo nel giardino
+del Casino delle Delizie, la luna alta armata di
+tutti i suoi fascini si è già impadronita del golfo meraviglioso.</p>
+
+<p>Dall&rsquo;alto cassero di madreperla la Luna ha calato
+la sua lunga scala nell&rsquo;acqua intenerita. Subito
+ha messo in mare i suoi canotti bianchi costruiti
+con la polpa di favolose noci di cocco. Gli
+equipaggi della luna vengono a terra alzando in
+cadenza fuor dalle onde i lunghi remi d&rsquo;argento,
+perchè ne grondino perle innamorate e sguardi
+spiralici di bionde bionde che quando dormono
+guardano ancora coi loro denti di perle. Clic cloc
+gott gott plic ploc sotto la prua. Languida sonnolenza
+di acque tessute di corpi in fuga, volubili,
+che si sciogliono sotto la carezza delle pale scivolanti.</p>
+
+<p>I rematori hanno il corpo nudo plasmato d&rsquo;ar<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[82]</a></span>gento
+vivo, ma tornito, senza frange, intriso di luce
+intensa che non abbaglia, anzi seduce gli sguardi.
+I loro visi sono mandorle d&rsquo;argento, e vi scorrono
+sopra gli smeraldi degli occhi che guardano e si
+celano sotto alghe verdi.</p>
+
+<p>Quando a braccia tese fanno leva sulle pale affondate,
+i rematori rovesciano le facce bianche
+sotto una doccia di latte immateriale. Bevono un
+sorso lungo poi rapidamente insieme si leccano le
+labbra colla lingua di rubino acceso, serpentello di
+fuoco sull&rsquo;argento del viso.</p>
+
+<p>Un&rsquo;immensa dolcezza preme sulla montagna boscosa
+che digradando scende sino agli ultimi coni
+circonflessi di verdura di Portofino, vasca d&rsquo;angeli.
+«Venite giù, venite giù, Monti, rocce, terrazze
+e giardini; nell&rsquo;acqua tenera abbandonatevi!»</p>
+
+<p>Nell&rsquo;estasi dilagante, gli equipaggi della Luna
+intonano un canto grave, pieno di serena malinconia
+che sale sale sale allargandosi, si ferma lentamente,
+ricade estenuato. Ma con scatto improvviso,
+eccolo di nuovo in alto su quella nuvola di tiepida
+neve abbagliata. La voce trema in un do bianco
+prolungato con tale soavità da rapire nel sogno
+i giardini coricati sul mare e soffocare alla
+gola gli alberi svegliati in una straziante voluttà di
+piangere. I lunghi canotti della Luna hanno ora
+tutti i remi alzati, le pale grondanti di perle, ad
+aspettare che il canto solenne ricada finalmente
+giù dalle troppo fredde nuvole nel grembo carnale
+del golfo.<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[83]</a></span></p>
+
+<p>Perversamente il Casino delle Delizie protende
+le terrazze a scaglioni, le balaustre curve appassionate,
+gli aloes infilzanti, le rose suicide alle ringhiere
+e le vetrate spalmate di stelle e levigate dai
+pianti del mare. Frusciaaare, schiumaaare, tubaaare
+delle onde colombe sulle tombe rapite ai cimiteri
+e come culle rimorchiaaate dai profumi del maaare.</p>
+
+<p>Il Casino delle Delizie offre una magica festa ai
+suoi invitati. Sotto le quercie e i pini ombrelliferi
+una orchestrina di nervi e fibre, tremolanti archetti
+di pudore, clarini di mandre sognate, tamburelli-cuori
+rapiti al petto delle bambine, chiama gli usignoli
+a spasso nei dintorni, perchè le armonie non
+siano troppo flebili.</p>
+
+<p>Ed ecco gli usignoli saltellare fuori dai piccoli
+tunnel fronzuti e inoculare l&rsquo;adamantino sangue
+del loro canto nelle ramificate arterie del silenzio,
+sotto le palme che spandono l&rsquo;anima sognante del
+Nilo. Giungono i primi invitati: ufficiali e soldati
+mutilati. Il loro incedere ha un ritmo sincopato sulla
+ghiaia scricchiolante dei viali. Scatti obliqui e
+cadenze rotte che scuotono l&rsquo;estasi generale.</p>
+
+<p>Ma sono bene accolti, e piovono i gorgheggi
+e le fughe a ventaglio di perle sonore fra un diluvio
+di profumi.</p>
+
+<p>Le ombre della notte e le forze della dolcezza
+lunare non sdegnano, ma avviluppano con mille
+carezze e moine questi corpi umani preziosi che
+l&rsquo;affamatissima battaglia ha rosicchiato.</p>
+
+<p>Alcuni si affacciano alle terrazze tonde, prue<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[84]</a></span>
+illusorie con alti pennoni e bandiere addormentate.
+Ben diverse da quelle che aizzavano come
+mantici il fuoco del sangue nelle risse per l&rsquo;intervento.</p>
+
+<p>Altri vanno oscillando su passerelle che ricordano
+i transatlantici. Ogni mutilato insegue, sembra,
+col suo movimento troncato il membro rapito
+che certo non dorme in un cimitero del fronte ma
+vive, trasfigurato, la vita delle carni immateriali
+nella scìa della luna. O lassù, nell&rsquo;elastico sorprendente
+tessuto delle nuvole.</p>
+
+<p>I mutilati sono ricevuti dalle Ombre e dai Profumi
+che stendono amache penose, divani spirituali,
+cuscini di sospiri.</p>
+
+<p>Noi soli siamo materiali e pesanti. I nostri applausi
+di uomini interi stonano coll&rsquo;imprecisa vellutata
+cortesia degli usignuoli e delle onde che
+stendono gementi tappeti d&rsquo;argento per gli equipaggi
+della Luna.</p>
+
+<p>Frusciaaare schiumaaare tubaaare di onde colombe
+sulle tombe rapite ai cimiteri e come culle
+rimorchiaaate dai profumi del maaare.</p>
+
+<p>L&rsquo;orchestra di nervi e fibre patetiche annuncia
+l&rsquo;arrivo scivolante delle dame. Previdente pensiero
+dei grandi sarti inspirati che hanno fasciato appena
+di stoffe leggerissime quei mobili corpi femminili,
+perchè l&rsquo;aroma della voluttà si spanda
+in giro inebriando le nari veggenti dei ciechi di
+guerra.</p>
+
+<p>Gli usignoli supplicano le dame di danzare. So<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[85]</a></span>no
+obbediti. E la musica tutta vortici e pennacchi
+vaporosi rapina i corpi delle donne. I ciechi le
+guardano a quando a quando poi godono la
+Luna. Allora le teste rovesciate all&rsquo;indietro bevono
+il bianco fuoco d&rsquo;amore coi loro tragici occhiali
+neri. Penso ai risucchi di piacere delle piccole
+rade buie incappucciate di verdura quando bevono
+la luna.</p>
+
+<p>Noi facciamo danzare le belle donne ma non
+le tratteniamo. Anzi imponiamo loro di trascurarci.
+Tutte a gara sviluppano il flirt semilascivo
+coi mutilati nelle penombre favorevoli, per
+le scale coperte e gli spiralici sentieri che sgusciano
+dall&rsquo;ombra e s&rsquo;affacciano sullo splendore del
+golfo lunare. Coppie strane dove un agile corpo
+di donna giovane è accarezzato un attimo, ma
+preferisce accarezzare un corpo maschio infranto
+che zoppica, ondeggia. Questi tende una mano
+sola, e non può tender la bocca per baciare.</p>
+
+<p>Il gesto della donna diventa materno per accarezzare
+un mento d&rsquo;argento, che la luna subito
+con dolce meccanico furore salda alla carne. Ride
+il sangue del mutilato in questa bizzarra officina
+improvvisata di metalli innamorati e carni che sognano
+di metallizzarsi. Il torso di quel tenente bersagliere
+si rizza con forza nella pienezza della
+sua virilità.</p>
+
+<p>&mdash;Non ho più labbra, dice, ma il bacio non è
+indispensabile in amore! Parlo male ma so cantare,
+e anche danzare... Che importa se la mia<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[86]</a></span>
+spina dorsale avrà poi bisogno di tre giorni di ossigeno
+per rimettersi? Ora che gli equipaggi della
+Luna sono sbarcati bisogna che io balli per dimostrare
+che si può far all&rsquo;amore in mille modi sconosciuti.
+Questi profumi deliranti urlano come l&rsquo;odore
+della balistite che mi bruciava sul Carso...
+Urlano, urlano l&rsquo;eroismo e l&rsquo;amore!... Balliamo e
+cantiamo. Questa è una nuova trincea dove però
+la nemica non ci fa male anzi ci nutre tutti col suo
+piacere. Se continua, mi guarirà! Farà, farà anche
+rinascere le mie labbra! Balliamo cantiamo insieme!</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Ognun lo sa e ben ci conoscete</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>perchè l&rsquo;allegria con noi portiam.</i><br /></span>
+<span class="i1"><i>Un cuore ardente e gioventù abbiam,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>un cuore ardente e gioventù,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>se pur con le stampelle camminiam.</i><br /></span>
+<span class="i1"><i>Chi siete?... Siamo la ganga</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>perchè amiam le bimbe, il vin</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>spumante e di Rapallo il mar!</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>I mutilati cantavano. Frusciaaare schiumaaare tubaaare
+delle onde colombe sulle tombe rapite ai
+cimiteri e rimorchiate dai profumi del mare.</p>
+
+<p>Tre mutilati danzavano, cercando di aggraziare
+i gesti nascondendo fra i capelli delle dame i visi
+spaccati o cotti dalle esplosioni. Due altri, in uniforme
+elegante e accurata, mutilati d&rsquo;una gamba
+all&rsquo;inguine si rizzavano e sulle stampelle tentavano
+di cadenzare uno strano ritmo di nave rullante.<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[87]</a></span>
+Un alpino mi domanda scusa di passarci davanti
+danzando, poichè ogni volta la sua manica vuota
+sfiora il viso della signora seduta accanto a me.
+Questa è una signora milanese: grandi occhi
+chiari di bambina e bocca carnosa sempre ridente
+sotto pesanti capelli biondi che le imperlano
+la fronte di sudore. E&rsquo; buona, intelligente,
+piena d&rsquo;imprecise indulgenze e facilità nei suoi
+flirt svariati. L&rsquo;amai con passione 5 anni fa; poi la
+vita ci separò. Siamo molto amici. Le parlo da
+cuore a cuore e lei mi risponde con assoluta sincerità.</p>
+
+<p>&mdash;Io adoro la danza, ma non ho mai avuto tanto
+piacere come nel danzare con quel tenente bersagliere
+dalla mascella d&rsquo;argento. Io non mi capisco
+troppo: sono una civetta, forse qualcosa di
+peggio... ma tu mi capisci... Era così felice di
+stringermi fra le braccia. Siamo stati anche giù
+nel buio sulla riva. Ha tentato di baciarmi il seno,
+ho lasciato fare... Quando si è così poco vestite
+come siamo noi, signore, oggi, è molto facile cadere...
+Deve essere tanto infelice poveretto!...</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>... Da quando la guerra era scoppiata</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Rapallo in silenzio qui dormiva,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>ma tosto che la ganga è arrivata</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>il silenzio e la quiete qui spariva.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Chi siete?... Siamo la ganga</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>perchè amiamo i fiori, il cielo</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>azzurro e di Rapallo il mar.</i><br /></span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[88]</a></span></div></div>
+
+<p>Sono diventato l&rsquo;amico d&rsquo;un capitano alpino
+mutilato della gamba e coscia destra chiacchierone
+e gioviale. Questa sera certamente ha dimenticato
+ciò che ha perduto.</p>
+
+<p>Gli dico che la mia bionda amica ha un capriccio
+per lui ed egli tendendomi il viso molto
+vicino mi sussurra con gioia visibile:</p>
+
+<p>&mdash;Me ne sono accorto... Mentre eravamo giù
+insieme vicino all&rsquo;acqua seduti ho preso la sua
+mano e l&rsquo;ho portata sulla mia coscia metallica.
+Veramente ho notato un piccolo movimento come
+di scottatura che la sua bella mano ha avuto nel toccarla.
+Questo m&rsquo;è capitato altre volte. Inconvenienti
+del nostro mestiere. Ah! Ah!... Io rimedio
+subito portando la mano della donna un po&rsquo;
+più su.</p>
+
+<p>E rideva, rideva, con gioia infantile senza rancore
+per la guerra poichè gli aveva concesso questa
+notte di delizie. Poi riprese a cantare:</p>
+
+<p>&mdash;Forza, orchestra!...</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Quando noi passiamo ci guardate</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>e dite che siam pazzi tutti noi</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>ma le pazzie nostre perdonate,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>perchè siam pazzi sì, ma un poco eroi.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Chi siete?... Siam gli sciancati</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Chi siete?... Siam gli avariati,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>perchè abbiam fatto <a name="tn88" id="tn88"></a><ins class="correction" title="Testo originale: l&rsquo;Italia.">l&rsquo;Italia,</ins></i><br /></span>
+<span class="i0"><i>col sangue nostro e la gioventù.</i><br /></span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[89]</a></span></div></div>
+
+<p>La mia amica mi prende il braccio e mi sussurra:</p>
+
+<p>&mdash;Vieni, andiamo giù.</p>
+
+<p>&mdash;Farai soffrire il povero tenente.</p>
+
+<p>&mdash;Non preoccuparti; tornerò da lui dopo. Ora
+voglio stare con te. Tu non sei un mutilato,
+ma mi fa un po&rsquo; paura vederti partire per il fronte.
+Non c&rsquo;è più nulla fra di noi, ma io ti voglio
+sempre bene lo sai. E questa sera ho un desiderio
+pazzo, pazzo, pazzo che questa benedetta guerra
+finisca. Hai visto quei poveretti come sono conciati...
+Tu sai che sono una buona patriota, ma
+non capisco, non riesco ad ammettere, malgrado
+tutti i miei sforzi, la necessità di questa eterna,
+brutale carneficina.</p>
+
+<p>Io chiusi la bocca della mia amica con un lungo
+bacio. Tanto più utile che prevedevo il lungo
+suo discorso contro la guerra e preferivo ascoltare
+quello più eloquente e più patetico che la
+luna prodigava ai suoi equipaggi lussuosi d&rsquo;argento
+vivo remanti nei gorghi di perle:</p>
+
+<p>&mdash;Abbandonati, anima,&mdash;cantava la Luna&mdash;sciogliti,
+dimentica, acquètati. Ho dei rosolii che
+dissolvono ogni collera, ogni ferocia; ho dei balsami
+che addormentano i rancori. Tutte le volte
+che ho voluto fermare la guerra m&rsquo;è bastato colmare
+le trincee col latte benefico della mia luce
+e subito le sentinelle in vedetta hanno reclinato
+il capo invaso dal sonno e dal pessimismo tenerissimo,
+dimenticando le pattuglie nemiche in ag<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[90]</a></span>guato.
+Le mitragliatrici avversarie non hanno avuto
+più per loro altro interesse che quello di
+un notturno apparecchio telegrafico o di cani abbaianti.
+Sono la dispensatrice del nichilismo perfetto,
+del dissolvimento totale e di tutti i soavi
+abbandoni alla deriva d&rsquo;una qualche corrente molle
+di baci, alcool, pigrizie, o sogni. Io sola vincerò
+la guerra la notte in cui spegnerò con carezze
+troppo lente il sangue solare dell&rsquo;uomo, costringendolo
+a disprezzare l&rsquo;ultima attività aggressiva
+del coito per negare e sognare unicamente.</p>
+
+<p>&mdash;Hai sentito, cara Amica, le argomentazioni
+della luna in favore della pace universale, eterna?
+Sono subordinate come le tue argomentazioni
+alla distruzione della vita. Alle origini lontane
+dell&rsquo;umanità noi vediamo popoli accaniti offrire
+agli Dei cadaveri sanguinanti. Poi un Dio ebraico
+affamato anch&rsquo;esso di carne umana. La terra nel
+suo viluppo d&rsquo;atmosfere contiene delle forze dominatrici,
+intricatissime e difficilmente decifrabili
+che noi definiamo con parole inefficaci quali: primavera,
+gioventù, eroismo, volontà ascensionale
+delle razze, rivoluzione, curiosità scientifica, slancio
+del progresso, civiltà, record. Tutte queste
+Forze indubbiamente telluriche adorano il sangue
+umano, cioè la lotta, il bisogno di distruggersi vicendevolmente
+simboleggiato dalle onde schiumose
+del mare. Queste Forze dominano la maggioranza
+più viva dell&rsquo;immenso formicaio umano. Maggioranza
+d&rsquo;istinti selvaggi e implacabili, tutti più o
+meno sanguinarii.<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[91]</a></span></p>
+
+<p>La minoranza meno viva o stanca o vecchia
+o ferita ha creato le idee pure, i sentimenti
+puri, le vaste bontà, la soavissima pace, l&rsquo;amore
+umano, ed altre astrazioni di dolcezza
+serena che varcando le montagne aspre dei
+desideri e le irte foreste delle ambizioni, dovrebbero
+finalmente pacificare tutte le razze imponendo
+loro un ritmo morbido come quello di
+questo golfo innamorato e fedele alla luna. La
+parte turbolenta e istintiva del formicaio umano
+è spesso affranta e disillusa del suo andare crudele
+e sanguinante. Si ferma ed ammira inebriata
+le soavi pigrizie affettuose che la minoranza
+saggia ha lanciato in cielo e che ormai navigano
+anch&rsquo;esse imperiture sulla curva della
+Terra. Ma la sosta è breve, le Forze di voluttà aggressiva
+e di primavera crudele, incalzano di nuovo
+la maggioranza giovane e virile. Più furibondo
+che mai il ritmo di distruzione e di morte ricomincia,
+e se le contese piccole, minute non bastano,
+si afferrano a volo le vaste astrazioni di bontà
+e di pace per farne delle bandiere al nuovo
+massacro. Si scagliano le folle in guerra, massacrando
+gli uomini, per massacrare la guerra! Altri
+si slanciano su aeroplani a lungo perfezionati
+perchè possano varcare tutte le atmosfere e gareggiare
+con le stelle. Immagina, amica mia,
+qui in questo golfo quattro o cinque aviatori già
+pronti sui loro apparecchi dalle eliche rombanti
+per la grande gara. Immagina il loro dialogo.<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[92]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Dobbiamo, dice l&rsquo;uno, assolutamente a costo
+della vita salire a 20 km. di altezza, vincere o morire,
+amici!</p>
+
+<p>Poi a mezza voce al meccanico fedele:</p>
+
+<p>&mdash;Hai bucato il serbatoio dell&rsquo;altro aeroplano?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, risponde il meccanico con occhiata radiosa.
+Fra un&rsquo;ora il vostro concorrente precipiterà
+in mare.</p>
+
+<p>&mdash;Grazie, son sicuro di vincere, gli altri non
+mi fanno paura.</p>
+
+<p>E così gli aeroplani della grande gara ultra-terrestre
+si slanciano nel cielo ove ecco appare il Rabbi
+di Galilea col viso più tragicamente pallido di quello
+crocifisso sul Golgota. Gli occhi al cielo disperatamente
+guardano con bontà infinita e tremendo
+dolore il Padre dei padri, riassunto di forze cosmiche
+che ha l&rsquo;implacabile e muto X rosso sul viso
+di tenebra azzurrina. Il Rabbi piange e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Padre, tu mi hai trasmesso il germe della
+divina bontà e dell&rsquo;assoluto perdono e quello più
+prezioso ancora dello sconfinato amore, ma essi
+vogliono soltanto uccidersi o lacerarsi a lungo per
+meglio assaporare il sangue. E in nome della bontà
+ritornano al massacro&mdash;e non si riposano. La
+loro forza dà la morte. Il loro amore è sanguinante.
+Il bimbo nascituro insanguina la madre per
+scagliarsi verso la vita. La sua vergine sorella sarà
+domani insanguinata dal maschio che la primavera
+frusta con le sue belle flessuose verghe di
+profumi. Padre tu hai creato l&rsquo;amore: e per l&rsquo;a<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[93]</a></span>more
+si fanno guerra. Hai dato a loro il sogno della
+bontà, ma questa scoppia con straripamenti di
+lave guerriere come un vulcano. Se vuoi che l&rsquo;amore
+eterno, puro, e la bontà serena e la pace di
+cuori intrecciati regnino finalmente, spacca, spacca
+la terra, distruggila senza pietà!</p>
+
+<p>E il Rabbi alto nel cielo piange, mostrando
+con le due mani aperte come fiammeggiano le
+ferite degli uomini. Ma la luna grida al Rabbi con
+un lungo stridente gocciolìo di cristalli:</p>
+
+<p>&mdash;No! no! Non spaccare la terra! E&rsquo; mia!
+la cullerò, l&rsquo;assopirò, la svenerò deliziosamente.
+Sarà pallida come me, finalmente pacificata in una
+vasta, continua voluttà carnale!</p>
+
+<p>Giù intanto sulla riva gli equipaggi della Luna si
+imbarcavano. I remi riprendevano il loro grave
+sonnolento fruscia-a-are, fruscia-a-a-are fruscia-a-a-a-are
+schiumare tubare nelle onde colombe sulle
+tombe rapite ai cimiteri e rimorchiate dai profumi
+del mare.</p>
+
+<p>Sparvero ad uno ad uno ritirando su, su fino
+al cassero della Luna tutte le scie d&rsquo;argento, i canotti
+bianchi, e le vaste reti di profumi pieni di
+pesci d&rsquo;oro guizzanti.</p>
+
+<p>La mia amica languiva al mio braccio, io avevo
+sonno; ma i mutilati riaccendevano con le stampelle
+alzate l&rsquo;orchestrina di nervi e fibre che
+sull&rsquo;alta terrazza miagolava, strillava, singhiozzava
+come mille gatti in groviglio d&rsquo;amore.</p>
+
+<p>Il tenente bersagliere correva dimenandosi e
+cantando:<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[94]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Un valzer pazzo, il più pazzo dei valzer, vogliamo!
+E&rsquo; troppo lento, questo! Sfondiamo il pianoforte!</p>
+
+<p>Con un pugno rovesciò a terra il pianista e si
+mise a tempestare la tastiera con le mani e coi
+piedi. Sradicò con un calcio il pedale e si sforzava
+di scandire un valzer terrificante colpendo,
+di tanto in tanto i bemolli col suo mento d&rsquo;argento.
+Gli ultimi saluti della Luna, ironici, mettevano
+fra lui e la tastiera una risata candida di fiume
+africano che cento elefanti bevessero con proboscidi
+d&rsquo;argento russanti come canne d&rsquo;organo.</p>
+
+<p>&mdash;Bisogna che la Primavera scoppi nel pianoforte.
+Mi sento nel sangue, e anche voi, cari mutilati,
+vi sentite nel sangue una Primavera diabolica,
+mille primavere equatoriali. L&rsquo;Africa mi divampa
+nelle gote e arroventa il mio mento! Se non fosse
+d&rsquo;argento sarebbe già liquefatto!</p>
+
+<p>I mutilati intorno danzavano tutti, tutti, alcuni
+sulle mani e sui piedi come orsi, altri sulle stampelle,
+altri in bilico su un piede. Altri si rincorrevano
+come belve nei cespugli.</p>
+
+<p>Fuori sulla terrazza, uno più ebbro degli altri,
+sull&rsquo;altalena, abbracciato con una donna seminuda
+volava volava inargentandosi in alto di luna tra
+i fogliami. Certo un soprannaturale sciampagna
+li esaltava. Anche le donne erano impazzite. Una
+vergine bellissima si spalancò così a pochi metri
+di distanza, fra due rosai, al desiderio feroce d&rsquo;un
+alpino, che, mutilato delle due braccia, realmente<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[95]</a></span>
+le mangiava di baci il viso, imprimendole il suo
+amore fra le poppe coi colpi reiterati del suo petto.</p>
+
+<p>Un&rsquo;ora dopo sulla soglia del Casino paradisiaco
+io gridavo ai miei amici:</p>
+
+<p>&mdash;Male molto male! Siamo realmente avvelenati,
+avvelenati di chiaro di luna. Occorre immediatamente
+una sana furente bevanda di Velocità.
+Cento strade succhiate! Andiamo a Chiavari a
+tutta, tutta, tutta velocità. Sarà meglio di una
+corsa, un tuffo.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! ah! gridano tutti, ci sono però i passaggi
+a livello, carri, carrette, cani e marmocchi.</p>
+
+<p>&mdash;Macchè! Tutto dorme ancora, scavalcheremo
+ogni ostacolo, saremo una ventata di ferro, proiettili,
+folgori, non lasceremo respirare il pericolo,
+strozzeremo la morte nel suo letto e capriolandole
+sopra le pizzicheremo i piedi senza morire!</p>
+
+<p>Tutti in macchina. La mia 74 in testa. Padroneggio
+elasticamente il volante. La mia 74 ne gode.
+Corre, corre con lunghi brividi. Ronza il carburatore
+felice. Le candele sono eccezionalmente pulite.
+Ritmo perfetto. Martelli deliranti di precisione
+gioiosa. Sento nel cambio di velocità gli ingranaggi
+amoreggiare come labbra. Unirsi. Volere. Scorrere.
+Scattare. Forza vellutata. Velluto in delirio.
+Dolce aggressività delle ruote. Pneumatici danzanti
+aerei. Gas addomesticati disciplinatissimi,
+pronti a tutto, perchè si corra, corra, corra, corra
+un correre di corrente modulatissima oliata ebra
+di correre, quasi liquida e pur metallica, leggera<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[96]</a></span>
+e non di meno prensile. Docile alla strada ma come
+un maschio che imponendo sembra subire il
+ritmo della femmina beata. E&rsquo; beata di ricevermi
+la strada che si sbianca nei brividi delle prime
+luci spasimi sotto le ombre massicce delle montagne
+lungo l&rsquo;ampio sussurrare del mare pieno di
+giochi di gatti bianchi che miagolando rincorrono
+a zampate, spruzzi di baffi rimbalzanti nel refe argenteo
+rapito alle vele della Luna. Correre, correre
+tuffandosi nella vegetazione nerissima.</p>
+
+<p>Trapaniamo forse la midolla nera della notte?</p>
+
+<p>Balza fuori la mia macchina. Oliatissima morbida
+mia carezza nel grembo di questa valle. La luce
+cresce come se colasse fuori dal mio motore cuore
+arroventato.</p>
+
+<p>Ecco un altro tuffo nella penultima galleria... Interminabile...
+Mi pare di essere nel collo ebro, premuto,
+scoppiante di una smisurata bottiglia d&rsquo;alcool.
+Il mio motore tira bene, bene. Esce, esce,
+escirà, deve escire! Sto sturando la bottiglia della
+valle lunga e nera con la pressione dei miei pneumatici-pollici
+che non cedono. Il cavaturaccioli è
+fortissimo! Forza! forza! Viene. Forza! Ecco!</p>
+
+<p>Scatta in alto, il tappo rosso, Sole! Tutta la campagna
+colli, valli, mare spumeggia di luce bionda.
+Corriamo, scorriamo schiumeggiamo anche noi inaffiatissimi
+di rosso oro vaporante nel buon odore
+del caucciù che sa di pane caldo. Divino spettacolo
+allietatore. Il sole che fu un istante il tappo allegro
+ora diventa l&rsquo;enorme faccia tonda e gonfia<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[97]</a></span>
+del bevitore. Faccia calda di metallo in fusione con
+sale, iodio, bromo, congestionata e gioviale.</p>
+
+<p>Il Sole ha un nuvolone nero fumante fra i denti
+e lascia cadere giù il mare come una colata verde
+schiumeggiante di bava. Forte riflusso delle sue
+risate fragorose fra i pomodori degli orti e nel
+sangue dei nostri cuori che vincono definitivamente
+in salute i pomi d&rsquo;oro delle Esperidi idiotissime
+sconfitte.<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[98]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="IX" id="IX"></a>IX.<br /><br />
+
+IL DEPOSITO FA SCHIFO</h2>
+
+
+<p>Genova è in festa per l&rsquo;American-day. Suono di
+trombe, folla, folla, folla. Balconi riboccanti, vasta
+primavera dilagante di toilettes femminili, scugnizzaglia
+sospesa sui capitelli.</p>
+
+<p>S&rsquo;avanzano gli inglesi. Elegantissimi. In testa
+un giovane tenente dandy con lo stick sotto il braccio.
+Furoreggia la banda Americana. Come un
+bambino gioca il capobanda issando in alto il lungo
+bastone d&rsquo;argento. Più volte lo fa piroettare e
+intorno a sè lo mulina come per vestirsi di
+veloci ruote d&rsquo;argento. Poi lo punta davanti imitando
+lo stantuffo. Il sole d&rsquo;Italia squilla, scatta,
+rimbalza sulle trombe d&rsquo;alluminio, si affanna a
+lucidare e abbellire quel popolo venuto attraverso
+l&rsquo;oceano dal lontano pacifismo per fare anch&rsquo;egli la
+guerra in nome della libertà minacciata. Il sole
+polemizza coi pacifisti anch&rsquo;egli verniciando di giustizia
+vendicativa la primavera sanguigna dei Cow-boys.</p>
+
+<p>Passano fra le due ali di popolo pigiato, variopinto
+che schizza bambini tra le maglie dei carabinieri.
+La strada è vuota.<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[99]</a></span></p>
+
+<p>Sono le Forze invisibili che la mantengono così
+vuota sotto la pioggia di fiori, fiori e cuori che cadono
+dai balconi.</p>
+
+<p>Le Forze impongono a tutti un&rsquo;incosciente ammirazione
+per le virtù guerriere e per l&rsquo;eroismo
+prossimo-sicuro di questi nuovi soldati aggiunti a
+tanti altri impiegati laggiù al nuovo mestiere indispensabile
+di cannoneggiare.</p>
+
+<p>Gli americani hanno l&rsquo;aria di soldati improvvisati.
+Passo elastico dei pelli rosse. Questi lottarono
+nel Far-West per la loro libera razza perseguitata.
+Quelli imitano in Europa la spavalda e scattante
+agilità cauta, vellutata dei pellirosse fra le liane e
+nelle alte erbe.</p>
+
+<p>Seguiamo la sfilata degli americani ordinatissimi,
+visi radiosi. Zampilla dai loro passi un ritmo
+di Cake-walk. Poichè sono sensibilissimo e il
+mio cuore subisce i pizzicati della mia immaginazione
+visionaria, io vedo in sogno le grandi
+masse americane rimescolate da sentimenti europei
+nei vasi capaci delle ampie città lontane. Vedo
+le masse americane canalizzarsi verso i porti, riempire
+gli enormi trasporti e in questo Waterland
+che contiene 12.000 soldati, traversare le lunghe
+monotonie astratte meditanti dell&rsquo;Atlantico,
+poi colare come un fiume nelle città italiane e su,
+su ramificarsi nei budelli delle trincee sotto crollanti
+soffitti di ferro nella battaglia delle nazioni.</p>
+
+<p>Ho un singhiozzo alla gola nel partecipare lucido
+e cosciente col mio corpo di soldato e il mio<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[100]</a></span>
+cervello faro onnipresente a questa fusione storica
+nel crogiuolo europeo.</p>
+
+<p>Nella arena vasta si svolgerà una finta battaglia.
+Al centro un cinematografista è seduto comodamente
+come un pascià vicino al suo apparecchio
+mentre tutti sono in piedi militarmente. Simbolo
+del falso genio-letterato tipo Romain-Rolland
+che guarda, controlla e merita una bomba d&rsquo;areoplano.
+Un fotografo punta la sua macchina sotto la
+seta nera lucida come una groppa. Sembra un toro,
+corna puntate e zampe posteriori aperte. O semplicemente
+un dannoso o inutile critico di strategia
+militare.</p>
+
+<p>Una compagnia di allievi caporali italiani entra
+nell&rsquo;arena. Allineamento perfetto. Geometria di linee.
+Tutti i torsi all&rsquo;indietro come per tirare una
+fune. Tutti i torsi in avanti come per slanciarsi.
+Si vede il bianco dei polsini muoversi insieme, a
+distanza uguali, le braccia remare nell&rsquo;aria con parallelismo
+stupendo.</p>
+
+<p>Dieee-tro-front! fulminei, senza oscillazione, torniti.
+Ripiegamenti sui tacchi a gradi, a gradi, che
+sembrano arpeggiati e modulati come una risacca
+dolce sulla ghiaia. Flessuosità del movimento che
+dà a tutta la compagnia una snellezza precisa di
+onda.</p>
+
+<p>Zazà, eroica e molto umana, abbaia d&rsquo;entusiasmo
+per dimostrare che tutti gli esseri vivi amano i
+ritmi marziali.</p>
+
+<p>Una risacca d&rsquo;applausi annuncia gli Americani.<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[101]</a></span>
+Entrano e si dispongono su tutto il diametro dell&rsquo;arena.
+Si tolgono la giubba e incominciano una
+meravigliosa ginnastica con ondulazione di alte erbe
+sotto il vento e relativi morbidissimi solchi scavati
+che gradualmente si chiudono.</p>
+
+<p>L&rsquo;entusiasmo è ancora ufficioso. Il sole esige
+uno spettacolo di lotta ed ecco pesanti e colossali i
+nostri artiglieri di montagna al tiro della fune cogli
+Americani. Primo strappo d&rsquo;assaggio. Secondo più
+deciso. Al terzo gli artiglieri d&rsquo;un colpo sradicano
+gli americani radicati patriotticamente nel terreno.</p>
+
+<p>Il prorompente grido di Viva l&rsquo;Italia fa impazzire
+Zazà che abbaia alla feritoia della mia 74. La
+finta battaglia incomincia con cannoni da montagna,
+muli e compagnie di mitragliatrici ci chiudono
+la strada. Ma la squadriglia passa trionfante senza
+far male a nessuno sotto i grandi fragori, fragori,
+rrrombi, rrrombi, rrrombi delle finte cannonate
+dei forti genovesi.</p>
+
+<p>In alto, il Sole, gattaccio d&rsquo;angora dal pelo d&rsquo;oro,
+si lecca i baffi d&rsquo;oro pregustando l&rsquo;immancabile
+massacro di gran parte di quei giovani muscolosi
+e sani che sanno ormai anch&rsquo;essi verniciare i propri
+istinti sanguinarii con nuovi ideali.</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+<p>Il 24 luglio la folla genovese si accalca sul piazzale
+di S. Benigno intorno alla nostra 8ª squadriglia
+di automitragliatrici blindate. Tutte infiorate.
+Ogni comandante di squadriglia è ritto in piedi a
+3 metri di distanza dalla sua macchina. Sono sta<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[102]</a></span>to
+incaricato dal colonnello di ringraziare con un
+discorso le signore genovesi che hanno organizzato
+la festa d&rsquo;addio colmando di doni soldati e
+ufficiali partenti per il fronte. Meriggio infuocatissimo.
+Il porto di Genova è irto di raggi rimbalzanti
+poichè il sole infierisce sulle masse di carbone,
+pugnali brillanti.</p>
+
+<p>I ventagli blu dell&rsquo;alto mare non rinfrescano i
+nostri visi di bragia. L&rsquo;esposizione di quadri e
+complessi plastici futuristi è stata accatastata alla
+rinfusa nel porto, col groviglio delle sue fasce coloratissime.</p>
+
+<p>Flavia Steno parla in nome delle signore genovesi
+con sobria eloquenza, ma indugia troppo a
+descrivere le sofferenze eroiche e gli orrori della
+guerra che i miei soldati sono contenti di affrontare.</p>
+
+<p>Il sole di lava comunica per invisibili tubature
+col mio cuore, vasi comunicanti. Il mio entusiasmo
+sale per raggiungere il livello dell&rsquo;entusiasmo solare
+ed insieme porta su la sintesi luminosa dei problemi
+da risolvere.</p>
+
+<p>Poichè le donne patriottiche d&rsquo;Italia hanno il
+difetto di piagnucolare troppo, poichè le altre meno
+patriottiche si lamentano dei disagi imposti
+dalla guerra voglio parlare senza diplomazie alle
+donne Italiane, dimostrando che l&rsquo;ambiente delle
+caserme e dei depositi è talmente asfissiante di cretinismo
+e vigliaccheria da mutare la trincea in paradiso.</p>
+
+<p>Parlo con tono rovente nel silenzio radioso men<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[103]</a></span>tre
+le campane antiche sgonnellano su e giù come
+donne ubriache sull&rsquo;altalena.</p>
+
+<p>&mdash;Donne d&rsquo;Italia, voi che sentite fervere nel
+sangue l&rsquo;odio per il nemico ereditario da scopar via
+ad ogni costo, non compiangeteci. Noi, nuovi Italiani,
+ben più alti sereni eroici dei nostri avi, siamo
+allenatissimi alle sofferenze eroiche della guerra!...
+Dopo 20 giorni di vita rattrappita, grigia, strangolata
+e un po&rsquo; pidocchiosa di caserma siamo felici
+di partire. Compiangiamo gli imboscati che
+amano il Deposito, poichè noi, nuovi Italiani, dopo
+3 anni e mezzo di guerra siamo senza stanchezza
+e pieni di ottimismo fisiologico e morale. Il Deposito
+sappiatelo, il Deposito ci fa schifo schifo,
+schifo!</p>
+
+<p>Rumori, brusio, grande emozione nel gruppo
+degli ufficiali superiori.</p>
+
+<p>&mdash;E voi donne, così dette Italiane, che piagnucolate
+sulla mancanza dello zucchero, non vi siete
+mai domandato nella vostra sconfinata cretineria
+se avete nella zucca il sale sufficiente per vivere?
+Ricordatevi che noi continuiamo e vinceremo
+questa guerra difendendo e salvando così non soltanto
+la libertà di pensiero e lo spirito del mondo,
+ma anche ogni elasticità e lo chic, al quale tenete
+tanto, dei vostri vestiti e delle vostre case contro il
+peso professorale, la goffaggine, la balordaggine
+grottesca dei tedeschi!... Ma indovino in voi più
+ghiottoneria che amore d&rsquo;eleganza, tanto più che
+scocca l&rsquo;ora di colazione. Per ringraziarvi dei vo<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[104]</a></span>stri
+fiori, o pseudo-italiane, vi porteremo tornando
+dopo la vittoria qualcosa che farà tacere finalmente
+i vostri pianti sulla mancanza di burro... Vi porteremo
+del buon grasso di cadavere austriaco, per
+le vostre tartine!... Arrivederci.</p>
+
+<p>Evidentemente un alto e glorioso destino era riservato
+alla nostra ottava squadriglia. Dopo la
+grande vittoria del Piave 15 giugno il Comando
+Supremo preparò con perizia e con metodo l&rsquo;offensiva
+generale predisponendo particolarmente le
+truppe celeri che dovevano fulmineamente lanciarsi
+nella prima ferita grave del fronte nemico. Le blindate
+costituivano coi bersaglieri ciclisti e la cavalleria
+queste truppe celeri, ma le tradizioni militari
+davano d&rsquo;altra parte una importanza enorme
+alla cavalleria e una importanza minima e discutibile
+alle blindate. Nei circoli militari si negava la
+resistenza della blindatura non soltanto alle scheggie
+di granata, ma anche al fuoco delle mitragliatrici.
+Una volta colpiti i pneumatici cosa poteva
+fare una autoblindata? Come utilizzarne la velocità
+in caso di strade rotte e di guadi?</p>
+
+<p>Tutte queste obbiezioni pesavano su noi, mentre
+le Forze predisponevano tutto in favore della
+nostra tipica e personale vittoria veloce. Infatti il
+25 luglio giunge l&rsquo;ordine di caricare su un treno
+tutta l&rsquo;8.ª squadriglia. Risparmiamo così ogni sciupio
+alle nostre macchine che simili alle celeri Fiat
+dei grandi circuiti devono giungere vicino al campo
+di battaglia in assoluta efficenza. Portata a de<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[105]</a></span>stinazione
+la 8ª squadriglia sarà immediatamente
+sottoposta a una prova di allenamento in una serie
+di brevi manovre con cavallerie e bersaglieri
+ciclisti.</p>
+
+<p>Il 26 luglio io monto col capitano Raby e coi tenenti
+Bosca, Paccagnella, sulla mia auto-blindata
+74 caricata su vagone aperto nella stazione di S.
+Albania nel porto di Genova. Tutte le auto-blindate
+caricate sono infioratissime. Folle di donne
+bambine alle balaustre del passeggiatoio. Piovono
+fiori. Sventolio di bandiere. Squilli di trombe. Ma
+non è la solita partenza per il fronte. Ci sentiamo
+veramente l&rsquo;anima di meccanici e volantisti intorno
+ai motori terrestri o aerei destinati a vincere
+un record pericoloso, decisivo. Quando
+però la locomotiva fischia e il lungo treno
+sovraccarico di macchine da guerra irte di mitragliatrici
+si mette in moto l&rsquo;infantile, chiassosa,
+patetica sensibilità popolare della partenza per il
+fronte accende fulmineamente tutti. In equilibrio
+fra i 2 taglia-fili della mia 74 io divento in tutto
+simile ai miei soldati e lancio a gara manate di cuore
+alle ragazze che sbocciano fitte ai balconi.</p>
+
+<p>Prima fermata lunga a Sampierdarena, sull&rsquo;alto
+viadotto ferroviario fra gli applausi delle finestre
+affollate e dei panni colorati sospesi alle corde.
+Tocco quasi con la punta delle dita la punta delle
+dita appassionate di due sorelline che mi mandano
+baci con nome e indirizzo. Sono brune. Capelli pesanti
+come i giardini liguri. Occhi che riassumono<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[106]</a></span>
+i languidi spasimi del Mediterraneo notturno. Labbra
+ardenti come le montagne di Sicilia coronate di
+boschi incendiati nei tramonti d&rsquo;agosto. Denti
+bianchissimi e precisi come le casette strette
+tutte in fila bianca in fondo alle rade italiane
+quando si giunge sopra una nave veloce all&rsquo;alba.
+Le due sorelle si chiamano Augusta e Vittoria.
+Mando loro i miei baci, ma vorrei berle poichè le
+sento fresche, colorate, ardenti e salate come due
+sorsi del mio Mediterraneo.</p>
+
+<p>La mia anima futurista attraverso mille balzi
+elastici ha raggiunto la sua più divertente e sana
+trasfigurazione. E&rsquo; diventata l&rsquo;anima d&rsquo;una recluta
+di 20 anni.<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[107]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="X" id="X"></a>X.<br /><br />
+
+VITA DA COW-BOYS</h2>
+
+
+<p>&mdash;Per Iddio! Aspettare ecco la vera angoscia di
+questa guerra! Aspettare gli ordini, aspettare le
+manovre, aspettare l&rsquo;offensiva. Ora siamo a riposo
+in una brutta fattoria perduta nell&rsquo;immensa pianura
+paludosa... Per quanto tempo? Aspettare non
+vuol dire riposarsi. Se fossi a Milano o a Roma
+farei almeno dell&rsquo;utile propaganda. Qui non si fa
+nulla. Per fortuna il nostro cuoco è veramente
+meraviglioso!</p>
+
+<p>Parlo ai miei compagni dell&rsquo;8ª squadriglia, tra
+monumentali paste asciutte sanguigne sotto la lampada
+fumosa assalita da tutte le farfalle di una
+afosa sera di agosto.</p>
+
+<p>&mdash;Io, dice il tenente Volpe, rimpiango la mia
+caccia e la mia pesca.</p>
+
+<p>Volpe è un ligure magro, asciutto, quarantenne,
+agente di cambio e viveur, furbissimo, pratico. Ma
+si sente che al denaro e alle donne preferisce in
+realtà il piacere originario della sua razza.</p>
+
+<p>&mdash;L&rsquo;ultima mia pesca, che bellezza! Con tre amici
+in un guscio bene equilibrato. Al largo di Genova
+calma perfetta... Una luna enorme che sembrava
+una torta... Otto rematori con dei remi lun<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[108]</a></span>ghi,
+lunghi. Acciughe, acciughe, acciughe; a manate,
+a palate. Tonnellate di acciughe. La barca era
+tutta piena di argento. Otto tonnellate, 9 mila lire!
+Affondavamo quasi sotto il peso. Il bordo sorpassava
+l&rsquo;acqua di 10 centimetri. Attenti! non imbarchiamo
+acqua per carità!... Ma a me piace anche
+la caccia. Andavo ogni anno sul valico del Turchino.
+Uccelli d&rsquo;ogni specie. All&rsquo;alba si vedevano venir
+su col vento di tramontana... Sono lenti, sembrano
+tirare il carretto per superare il valico.&mdash;Passano
+a un metro dalla testa.&mdash;Non bisogna
+tirare quando vengono su. E&rsquo; questione di calma:
+tu li lasci passare, poi ti volti e pam, pam, una
+botta nel culo. Te li vedi venir giù, a due a due. Se
+tiri prima che siano passati, quelli che seguono
+scappano via.</p>
+
+<p>Il tenente Sacco ragazzone forte pieno di orgoglio
+infantile, figlio di papà. Viene dal corpo degli
+automobilisti. Vuol passare per un conoscitore di
+donne. Fiero di aver goduto qualche libertà e qualche
+cocotte. Attacca ironicamente il tenente Lattes
+israelita pallido, occhiali, poca salute, intelligente
+tipo di lavoratore, sensualissimo, goloso, furbo,
+mellifluo, un po&rsquo; strisciante.</p>
+
+<p>&mdash;L&rsquo;amico Lattes, dice Sacco, rimpiange il suo
+imboscamento di un anno al comando supremo.</p>
+
+<p>&mdash;Taci! tu hai fatto la guerra molto meno di me.
+Ti dai delle arie da viveur per due o tre prostitute
+dei Portici Po...</p>
+
+<p>&mdash;Io non sono stato giolittiano e neutralista come<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[109]</a></span>
+te, e leccapiedi di tutti i professori germanofili.
+Dove eri nelle giornate di maggio?</p>
+
+<p>&mdash;E tu, dove eri?</p>
+
+<p>&mdash;Io, risponde Sacco, era ancora un ragazzo,
+ma almeno mi divertivo con fior di mezzi.</p>
+
+<p>Risata generale. L&rsquo;espressione <i>fior di mezzi</i> suscita
+una ilarità irrefrenabile. Il tenente Paccagnella,
+effettivo, bel ragazzo snello, elegante, viene dal
+corpo dei mitraglieri, già ferito due volte. Un po&rsquo;
+effeminato nelle mosse. Interrompe annunciando
+che fra due giorni cominceranno le manovre
+con la 1ª divisione di cavalleria e i bersaglieri ciclisti
+per prepararsi alla grande offensiva prossima.</p>
+
+<p>Il capitano Raby a capo-tavola ride ironicamente.
+Ventisei anni, grassoccio, tende alla pinguedine.
+Mangia poco ma ne soffre perchè ghiotto. Faccia
+quadrata, grassa, piccoli occhi; tipo di turco.</p>
+
+<p>Se avesse il fez! Pigro, molle, dorme molto, intelligentissimo,
+però. Nasconde evidentemente delle
+riserve di energia preziosa. Ha inventato un motore
+a scoppio senza cambio molto semplificato.
+Grande memoria, sa quasi tutto. Crede fermamente
+nella teosofia, vuole spiegare tutto colla gradazione
+teosofica delle vite. Ufficiale effettivo di cavalleria.
+Dice:</p>
+
+<p>&mdash;Io non credo assolutamente nella cavalleria come
+truppa celere, utile. Non credo nelle tanks data
+la canalizzazione del Veneto. Ho comandato per
+due anni le autoblindate, a Gorizia e durante la ritirata,
+e ci credo. Se potremo slanciarci avanti coi<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[110]</a></span>
+bersaglieri ciclisti faremo cose grandi. Tutto al più
+qualche plotone di cavalleria per collegamento fuori
+dalle strade. Possono evitare gli accerchiamenti.</p>
+
+<p>Il piccolo Bosca entra nella sala brandendo una
+bottiglia di moscato.</p>
+
+<p>&mdash;Altro che cavalleria! ci vogliono donne, donne
+per prepararci!</p>
+
+<p>E&rsquo; dimagratissimo dagli innumerevoli infortunii
+sul lavoro erotico. Corpo esile fragilissimo, ma
+grande forza nervosa e volontà. Intelligente, pratico,
+attivo, coraggioso e assetato di cocotte.</p>
+
+<p>Il capitano annuncia:</p>
+
+<p>&mdash;Domani andremo alla messa di Bevadoro per
+valutare il bel sesso dei dintorni.</p>
+
+<p>Sigarette e sigari in bocca usciamo tutti nella
+calda notte d&rsquo;estate che si sprofonda incalcolabilmente
+su l&rsquo;incalcolabilmente vasta pianura.<br />
+cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra</p>
+
+<p>Polifonia oceanica di rumori, scatti, tonfi. Rane.
+Rospi. Officina filanda di scricchioliii organizzati
+cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra.</p>
+
+<p>Tutti i rospi della terra lavorano al tornio 3 miliardi
+di granate nere per bombardare di nero tradimento-terrore-ironia
+la troppo bianca lirica spasimante
+luna fiduciosa che nasce a sinistra. Dietro
+di noi la fattoria massa nera calda fende col suo
+tetto-prua il dilagaaante fresco oceano lunare di
+rumori odori argentei fieri acri.</p>
+
+<p>Sssssssssssssssssiiiiilenzio lunare.<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[111]</a></span></p>
+
+<p>La luna soffia a gote bianche piene nel suo megafono
+di raso bianco per imporre il ssssssssiiilenzio.
+Taaaaaci! Vieeeeeni! La notte è attentissima a
+tutti i rumori. Alziamo la testa e incensiamo colle
+nostre sigarette la via lattea.</p>
+
+<p>Via lattea, muta rivolta di caratteri tipografici.
+Polvere di rumori già uditi... pinpinpinpindipingere...
+punpunpunpungere. Punteggiatura. Ritmo
+di telegrafo Morse. Stelle parole telegrafate d&rsquo;amore
+o di guerra: 200.000 uomini di riserva!...
+Presto! ad ogni costo! chiudere il varco del fronte...
+e del cuore che muore!</p>
+
+<p>La notte è attentissima a tutti i rumori. Bau bau
+bau della passione folle asmatica. Chi è chi è
+che abbaia? Quel cane o il mio cuore? Irto erotismo
+che abbaia verso la vulva soave colma di
+latte tenerezza, la luna. Bau bau. Hoooo pau pau
+pauraaa di non averti sotto le labbraaaa in questa
+notte spaventosamente vuotata dalla tua assenzaa.</p>
+
+<p>L&rsquo;abbaiare del cane sveglia in alto a sinistra la
+costellazione dello Scorpione, smisurato dinamismo
+inchiodato. Lo Scorpione spara le sue stelle
+di punta che sembrano rumori di guerra: pan! in
+alto. Ta-pum! più giù. Poi pan! Ta-pum! in fondo
+all&rsquo;orizzonte.</p>
+
+<p>Ti ti ti ti ti ti ti ti ti d&rsquo;insetti.</p>
+
+<p>I volumi degli alberi setacci di rumori si sfasciano
+sotto la pasta dei rumori. Catalogare tuttiiii
+rumori presto, presto impacchettarli e spedirli a
+volo ai lontaniiisssimi silenzi affamati di rumori.</p>
+
+<p>Il cielo nero è un orecchio infinito circonvoluto,<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[112]</a></span>
+circoncanalato, contatore di rumori. 3 miliardi, 6
+miliardi, 9 miliardi di rumori!</p>
+
+<p>Le acque veggenti copiano, copiano, azzurri copialettere
+della notte attentissima.</p>
+
+<p>La costellazione dello Scorpione è una muta fucileria
+di stelle, sparate contro il lontano ma prossimo
+Sole. Ma se ne infiiiiischia laggiù la locomotiva
+di quel treno di guerra che corre stringendo
+nella sua pancia sotto le sue mani di grasso fumo il
+rovente Sole imbavagliato che urla lunghe griiiida
+rosse disperatissssssime e trionfali di fuuuuufufuoooocooo.</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+<p>La chiesa di Bevadoro puzza come una stalla ed
+è piena di contadine che hanno un odore forte,
+belle vesti a colori. Alcune zoccolanti. Altre fruscianti
+in calze di seta e scarpini.</p>
+
+<p>Siamo seduti sul primo banco. Don Luca, prete
+di Bevadoro, rude sessantenne, abbronzato, ha
+due piccoli ragazzini di otto anni che servono la
+messa. Sembrano ammaestrati. Don Luca fa un
+cenno e il primo ragazzino gli solleva la tonaca
+nera. Subito l&rsquo;altro ragazzino tira fuori dalla tasca
+della sotto-tonaca un vasto fazzoletto giallo e lo
+pone nelle mani aperte del prete. Queste soffiano
+tre volte rumorosamente un gran naso rossastro poi
+si ricongiungono. Il fazzoletto ripreso automaticamente
+dalle mani alzate del secondo ragazzino
+sparisce nella tasca. Allora il primo ragazzino lascia
+ricadere la tonaca. Don Luca comincia:<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[113]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Dunque oggi vi parlerò dell&rsquo;Immacolata Concezione...
+Taci, Giuseppino, fa silenzio! (rivolgendosi
+a un moccioso). Come vi dissi nella predica
+precedente, i profeti avevano annunciato che una
+vergine di Galilea... Mariettin! <a name="tn113" id="tn113"></a><ins class="correction" title="Testo originale: si, si,">sì, sì,</ins> te. E&rsquo; una
+vergogna venire in chiesa così scollata per eccitare
+i soldati! (rivolgendosi a una ragazza che arrossisce,
+Don Luca scende fra i banchi e le tira
+l&rsquo;orlo della camicietta). Sei una sgualdrina! Dunque
+i profeti avevano annunciato che una vergine
+di Galilea sarebbe stata scelta come sposa da Giuseppe
+il falegname, e divenuta madre pur rimanendo
+immacolata, avrebbe dato la luce al divino bambino
+Gesù. Ora è in Paradiso. Come la vostra
+vacca nella stalla è circondata da tante mosche,
+così la Beata Vergine è circondata da tanti angeli
+nel paradiso. Tantum eeergooo! Silenzio!... Quest&rsquo;anno
+ha tempestato. Non verrò a raccogliere
+l&rsquo;uva nelle case. Quelli che vogliono portarmela
+vengano coi canestri nella canonica. Sacrameeeentuuum!</p>
+
+<p>Don Luca fa poi un primo giro di questua tra i
+banchi della chiesa. Ma davanti al primo banco
+tira con ostentazione dal portamonete due soldi e li
+fa cadere rumorosamente nel piatto.</p>
+
+<p>Fuori, un vecchio contadino che ara un campo
+mi dice:</p>
+
+<p>&mdash;Eravamo 14 uomini in famiglia prima della
+guerra, e coltivavamo 83 campi. Oggi tutti gli uomini
+in guerra e poche donne qui.<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[114]</a></span></p>
+
+<p>Poi riprende a pungolare due vacche e 6 buoi
+aggiogati che tirano l&rsquo;aratro.</p>
+
+<p>&mdash;Valaa Furboon. Haa le vacchee! Rombon canaiaa.
+Bigioo valaaa. Vaacheee vaacooon ve beee.</p>
+
+<p>Una contadinella quattordicenne ma già forte,
+muscolosa impugna le stanghe dell&rsquo;aratro pesando
+sopra col busto in avanti. E&rsquo; graziosa. Con civetteria
+mi guarda voltando la testa all&rsquo;indietro. Mette
+in rilievo le natiche e mostra con scatti abili delle
+belle gambe nude e rudi cuoiate dal sole. Le domando
+perchè le due vacche sono aggiogate in
+testa. Mi risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Per segnà la strada.</p>
+
+<p>Fffuuu fffuuu fffuuu fffuuu dei fiati bovini</p>
+
+<p>Tlin trac tin tin tliiiin di catene e gioghi.</p>
+
+<p>Sono coricato in un solco; intorno a me corrono,
+battagliano i tre cani della squadriglia: Zazà,
+Nick e Kim. Kim è un foxterrier bastardo con
+muso da levriero dolce, stupido incoscente, ragazzaccio.
+Vuole fare tutto, andare da per tutto,
+velocissimo ma senza coraggio. <a name="tn114" id="tn114"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Nich">Nick</ins> puro Ruffterrier
+tipo di uomo sanguigno ambizioso e prepotente,
+avventuroso, rissoso, indipendente. Poche
+idee. Pochi odii violentissimi. E&rsquo; un po&rsquo; pazzo. Fa
+una maffia elegante di balzi arcuati, pomposi, inutili
+su delle alte erbe imaginarie. Morde tutto. Insegue
+anitre, oche, galline, mosche e farfalle. Si
+tuffa in tutte le pozzanghere; poi si ricorda ad un
+tratto di Zazà e le fa una corte spudorata, brutale.
+Zazà si dà delle arie di cacciatrice di topi. Scava<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[115]</a></span>
+buchi e fruga in fondo per cercarvi delle talpe,
+corre velocissima ma si stanca presto. Fa la cura
+delle erbe. Golosa, intelligentissima e artista.</p>
+
+<p>Quando scoppia una rissa tra il suo adoratore
+Nick e il grosso bracco della fattoria, Zazà si
+sdraia per assistere. Spesso abbaia per annunciare
+a Nick il bracco nemico e aizzarli.</p>
+
+<p>Kim ama anche lui Zazà, si slancia e la rovescia.
+Zazà rotola sotto, poi scatta e morde Kim che fugge,
+ritorna. Addosso a Zazà che rotola regolarmente.
+<a name="tn115" id="tn115"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Nic">Nick</ins> disprezza Kim. Ma se il bracco assale
+Kim, Nick con spavalderia di uomo atletico, interviene
+feroce.</p>
+
+<p>Monotonia, monotonia del sole operaio che cuoce
+i germi delle viti, sguinzaglia i tafani sulle groppe
+dei buoi, accende pruriti nella carne di quella
+contadinella, arroventa il dinamismo giocondo dei
+tre cani e gonfia il mio petto d&rsquo;un&rsquo;ansia soffocante
+di amore e di guerra. Vita da cow-boy. La nostra
+fattoria di Barchessa immobile, sola come una nave
+sul mare infinito delle pianure. Tutto il giorno
+senza giubba, piedi nudi nei fossi pieni di lucci,
+anatre, oche. Lucertoliamo al sole.</p>
+
+<p>A schiena nuda sento ramificarsi sulla mia pelle
+il cervello di Fabre formicolante d&rsquo;insetti attivissimi
+in guerra. Intorno, le pianure vastissime, aperte,
+senza alberi partono a grande velocità lontaaano
+verso le radici del Grappa che si copre talvolta
+di nuvole e ribolle di cannonate ovattate.
+Questo è certo un bombardamento più feroce di<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[116]</a></span>
+tutti i precedenti. Ogni sera il Grappa si incorona
+di vampe convulse.</p>
+
+<p>All&rsquo;alba erro nell&rsquo;immensa pianura semi-allagata.</p>
+
+<p>Nick, Kim, e Zazà mi accompagnano. Sono
+divertentissimi. Ma Nick sempre più innamorato
+di Zazà diventa insopportabile. Quel bellissimo
+cane tutto muscoli scattanti è, come tutti
+i cani di razza, un mediocre assalitore di
+femmine. Tenta, tenta, ritenta. Zazà si presta con
+mille grazie e abilità impudiche. Nick non riesce.
+Lingua fuori, esasperatissimo, continua anche lontano
+da Zazà il movimento convulso della schiena.
+Io lo sollevo ogni tanto per la piccola coda dura
+come per un manico e lo tuffo nei fossi per rinfrescarlo.
+C&rsquo;è invece un altro pretendente di Zazà,
+sempre in agguato a 50, 100 metri in giro davanti
+una siepe o nell&rsquo;erba. Piccolo cagnolino bastardissimo
+nero con enormi orecchie da vampiro. Ghiandusso
+che lo ha dichiarato austriaco lo rincorre a
+pietrate. L&rsquo;odiato pretendente sparisce ma 5 minuti
+dopo eccolo a pochi metri incollato a Zazà.
+Tutti addosso. Guaiti, lacerazione, fuga.</p>
+
+<p>L&rsquo;altro giorno avevo Zazà al guinzaglio. Sicuro,
+non sorvegliavo. Ad un tratto doppio peso al guinzaglio.
+E&rsquo; lui, incollatissimo. Devo piantargli il
+piede sul muso per sturacciolar via la mia cagnetta.
+Evidentemente il piccolo bastardo è un amatore fulmineo.</p>
+
+<p>Mentre le mie scarpe ruminano, brucano e masticano
+l&rsquo;erba rasa, penso che tutti gli erranti pa<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[117]</a></span>stori
+e cow-boys delle pianure americane portano
+nel loro corpo rimpicciolito dall&rsquo;opprimente avviluppante
+Infinito, una minuscola rosicchiante ossessione
+oscena o una miserabile rapacità finanziaria.
+Essi non godono come me la vasta fusione
+dell&rsquo;idea di spazio e dell&rsquo;idea di tempo fra il sciiivff
+sciaaff dei piedi nella terra molle e pantanosa.
+L&rsquo;abitudine delle vaste respiranti, dilatate, pianure
+toglie loro ogni curiosità e ogni amore per i
+cieli, le nuvole, le stelle e le polifonie degli insetti.
+Io che noto tutto, valuto, catalogo ogni
+sensazione letterariamente, mi sento naufragare a
+poco a poco nell&rsquo;incoscienza dei pastori erranti.</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+<p>Ma il capitano Raby mi sorprende in una di
+queste meditazioni e mi invita ad accompagnarlo a
+Padova, dove si reca a vedere un suo compagno
+morente all&rsquo;ospedale. Ecco la divina velocità,
+maestra d&rsquo;ogni energia e d&rsquo;ogni lirismo, furente
+inaffiatoio di varietà sorprendenti. Mezz&rsquo;ora dopo
+entriamo all&rsquo;ospedale. Atmosfera tragica e storia
+ancor più tragica di questo giovanissimo ufficiale
+di cavalleria che prese la sifilide a Pinerolo,
+si curò col 606. Apparentemente guarito tornò a
+Pinerolo, vi prese una blenorragia.</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; entrato pochi giorni fa all&rsquo;ospedale, mi
+dice il capitano Raby. Ha delle febbri misteriose,
+dimagra. Avant&rsquo;ieri l&rsquo;ho trovato con un braccio
+al collo. Mi raccontò che nell&rsquo;agitare il termometro
+si era rovesciato completamente il pollice contro
+l&rsquo;avambraccio.<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[118]</a></span></p>
+
+<p>Entriamo nella sala. Il maggiore medico ci dice
+in fretta:</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; morto stanotte. Ha le ossa disfatte e disgregate
+dal 606.</p>
+
+<p>Ci avviciniamo al cadavere. Non si può resistere
+dal fetore. Dal naso esce una materia verdastra e
+delle grandi bolle che scoppiano emanando un odore
+di putrefazione avanzata. Il maggiore dice gravemente:</p>
+
+<p>&mdash;L&rsquo;uomo ha trovato due sole medicine: il chinino
+per la malaria e il mercurio per la sifilide.
+Gli antichi greci, persiani, indiani, cinesi frizionavano
+il corpo sifilitico con una pomata mercurale.
+Abbiamo fatto pochi progressi. I giovani in
+genere non resistono al 606, le loro ossa sono
+troppo fragili, si sfasciano, vedete.</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+<p>26 agosto, sveglia dolorosa alle due del mattino.</p>
+
+<p>Incominceranno all&rsquo;alba le grandi manovre tra
+il Bacchiglione e il Brenta per prepararci all&rsquo;avanzata
+tra Piave e Tagliamento. Saremo coi bersaglieri
+ciclisti in testa al primo corpo d&rsquo;armata d&rsquo;assalto
+sotto il comando del generale Grazioli. Ore
+tre, in macchina. Lotta tra la luna quasi piena che
+investe gli alberi coricandone le ombre lunghissime
+e i fanali delle blindate. Queste squassano, sfasciano
+sventolano le loro ombre nerissime geometriche.
+La campagna si gonfia di pulsazioni scoppianti
+di motociclette. Freddo. L&rsquo;interno delle auto-blindate
+che diventa un forno al sole è, questa<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[119]</a></span>
+notte, una gelatiera. Un side-car con fanale bianchissimo
+che ci sorpassa sembra un pezzo di vita
+intima invernale strappata a un castello da un
+vento pazzo. Fantastica fuga d&rsquo;una poltrona con
+relativo sedentario, le gambe prese nella coperta,
+davanti al fuoco del camino.</p>
+
+<p>Le truppe si concentrano in un immenso prato
+di monte Galdella, orlato di squadroni di <a name="tn119" id="tn119"></a><ins class="correction" title="Testo originale: cavallerio">cavalleria</ins>.
+Si indovinano i cavalli sotto gli alberi. Fiati,
+fiati di fieno, sterco, piscio, acri ammoniacati mordenti.
+Agitazioni di groppe e code sventaglianti.
+Nel buio sfilano le colonne di cavalleria. Ci accodiamo
+alla terza. Il corpo d&rsquo;armata d&rsquo;assalto ha
+il compito di rastrellare il terreno conquistato da
+noi e stabilire le prime linee difensive.</p>
+
+<p>Corteo lentissimo. Davanti a noi i cavalleggeri
+al trotto si fermano e mandano pattuglie in avanscoperta.
+Ci fermiamo, poi lentamente avanti. Caldo
+nauseante di olio bruciato nella mia blindata
+chiusa. Il rumore del motore con nota d&rsquo;organo
+ostinata mi dà sonno. Apro lo sportello per non
+dormire. Una strada di campagna ci beve nel folto
+dei suoi fogliami. Ingombro di batterie da montagna
+someggiate con muli. Un reparto d&rsquo;assalto
+fez neri. Arditi che sembrano scolaretti in ricreazione.
+Scapigliamento disciplinato. Si addensano,
+precipitano la marcia. Passo più che bersaglieresco.
+Violenti, velocissimi con maffia gloriosa.
+Penso all&rsquo;assurdità delle manovre, cretine in tempo
+di pace poichè comandate da ufficiali invecchiati<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[120]</a></span>
+in caserma e imbelli; cretine in tempo di guerra
+poichè gli ufficiali che le comandano sono quasi
+tutti feriti e perciò svogliati dall&rsquo;assenza del personaggio
+più importante: il signor Pericolo.</p>
+
+<p>Siamo di punta coi bersaglieri ciclisti in contatto
+silenzioso col nemico. Un razzo enorme sfascia il
+suo fuoco nel cielo. Sono gli arditi che indicano al
+comando il punto estremo conquistato. Giunge a
+cavallo un maggiore affannato. Con voce rotta dall&rsquo;emozione
+dice al generale:</p>
+
+<p>&mdash;Vi è un tiro di artiglieria infernale sulla nostra
+destra. Minaccia di accerchiamento. Bisogna
+ripiegare. Ritirata.</p>
+
+<p>Le sue parole spaventate (da chi?) e i suoi gesti
+tragici sono di una comicità sublime in questo silenzio
+quasi assoluto che trasuda il bisbiglio degli
+uccelli negli alberi soffocati dal caldo quasi torrido
+di questa aurora d&rsquo;agosto. Penso che se i reparti
+d&rsquo;assalto colla cavalleria e le blindate s&rsquo;infischiassero
+eroicamente di questo tiro d&rsquo;artiglieria infernale
+non ci sarebbe proprio bisogno di ritirarsi.
+Tutto dunque dipende dall&rsquo;accoglienza che noi faremo
+al signor Pericolo. Le manovre servono soltanto
+a stabilire qualche servizio logistico e a distribuire
+medaglie!</p>
+
+<p>Ore tre del pomeriggio. Riprendo la manovra
+nella mia blindata tropicale. Innumerevoli errori.
+Il generale temeva quel punto fosse battuto dall&rsquo;artiglieria.
+Non è così. Vi sono solo delle mitragliatrici.
+Due maggiori dichiarano che le mitraglia<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[121]</a></span>trici
+sono 12. Invece sono due. Constato una volta
+di più che la nostra razza è legata alla improvvisazione
+e alla realtà. Non crede negli esami preparatorii,
+non ama le finte, risolve tutto quando
+l&rsquo;esame finale è decisivo.</p>
+
+<p>Vado avanti colla mia blindata e un plotone di
+cavalleggeri appiedati, baionetta inastata. Mi seguono
+curvi in fila, defilandosi dietro la mia blindata
+che rincula con la poppa armata di tre mitragliatrici.
+In fondo la strada è sbarrata da 2
+mitragliatrici coperte di fogliame. Un giudice di
+campo mi dichiara che non posso fare nulla. Io
+punto colle due mitragliatrici le due avversarie.</p>
+
+<p>Un capitano dei bersaglieri ciclisti insorge.</p>
+
+<p>&mdash;Guardi che le mie due mitragliatrici sono
+puntate e la strada è sbarrata.</p>
+
+<p>Rispondo:</p>
+
+<p>&mdash;Le mie sono puntate e blindate. E&rsquo; mezz&rsquo;ora
+che io inseguo i suoi bersaglieri. Lei non ha avuto
+il tempo di fare lavori di sbarramento. Del resto
+mentre io la mitragliavo i miei uomini hanno tolto
+tutti gli sbarramenti.</p>
+
+<p>&mdash;Non è possibile.</p>
+
+<p>&mdash;Il giudice di campo deciderà.</p>
+
+<p>A 50 metri da noi, altro dialogo tra due reparti
+avversari.</p>
+
+<p>&mdash;Lei con le sue mitragliatrici è fuori uso.</p>
+
+<p>&mdash;Io considero prigioniera la sua sezione.</p>
+
+<p>&mdash;Se vuole, si accomodi, signor capitano!</p>
+
+<p>Mi consolo dell&rsquo;ironia scoraggiante e del caldo<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[122]</a></span>
+tropicale con l&rsquo;ammirare una giovine mugnaia in
+rosa ritta sulla chiusa d&rsquo;un mulino con un orinale
+azzurro nella mano destra. Beve estatica il tapaplum
+tapaplum di 3 cavalieri che galoppano sotto
+il ta-ta-ta-ta di una mitragliatrice innocua, a salve.</p>
+
+<p><span class="g">Ssssssssssss</span> della limpida vasta gomma di
+acqua convessa dell&rsquo;affioratore. Gonfia gelatina
+trasparente che contiene tutto il sapore dorato dell&rsquo;agosto.
+Cristallo mobile che porta l&rsquo;immagine precisa
+della mia blindata.</p>
+
+<p><span class="g">Rrrrrrr</span> d&rsquo;areoplano in cielo. Un fascio di
+sole fuor delle nuvole investe una bandiera azzurra
+alla finestra d&rsquo;un cascinale.</p>
+
+<p>Passa un cavaliere con una bandiera rossa e bianca
+nello stivalone.</p>
+
+<p>Davanti, il prato è una fusione di smeraldi. Quattro
+bambini pastori. Si chiamano forse Rosa Italia,
+Ninette France, Nik Wilson, John Bull. Sorvegliano
+2 groppe enormi cubiche: un toro cieco che
+si chiama certamente Berlino, una vacca elegante
+magrissima che si chiama senza dubbio Vienna.</p>
+
+<p>Mascelle: bruuc bruuc bruucroff bruucroff.</p>
+
+<p>Fiati: fuu fuu.</p>
+
+<p>Code incensieri e code ventagli contro le mosche</p>
+
+<p>Turutuum turutuum di cannonate sul Grappa.</p>
+
+<p>Tuf tuf tuf tuf tuf della mia autoblindata.</p>
+
+<p>Tuf&mdash;tuff&mdash;tuff della lavandaia che sbatte e sciacqua
+quei panni forse bende insanguinate nel fosso
+d&rsquo;oro blu.</p>
+
+<p>Blu blu blu blu blu di tacchine berlinesi e romantiche.<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[123]</a></span></p>
+
+<p>Plaaff plaaff di sterco di vaaacca vaaacca.</p>
+
+<p>Valaaa bireee vekiii moreee.</p>
+
+<p>Bruuc bruucrof.</p>
+
+<p><span class="g">Zzzzzzz</span> di mosconi tedeschi che tornano <span class="g">zzzzzz</span>
+insistono <span class="g">zzzzz</span> pungono metodici, filosofici.
+I 4 bambini pastori giuocano colla palla di
+caucciù solare che rimbalza sul prato verde.</p>
+
+<p>John!... Wilson!... France!... Italiaaaa!...!</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+<p>Da tre giorni l&rsquo;intiera 8ª squadriglia si esercita
+al tiro della mitragliatrice. Mentre crediamo poco
+nella collaborazione della cavalleria in caso di celere
+offensiva abbiamo grande fiducia nelle nostre
+auto-blindate. Si lavora energicamente sotto il sole
+tropicale che trasforma la mia 74 in una vera scatola
+di cottura.</p>
+
+<p>Ricordo di aver per il primo nella mia <i>Battaglia
+di Tripoli</i> paragonato la mitragliatrice a una
+donna seducentissima perfida capricciosa e crudele
+con la sua lucente cintura di cartucce. Trovo ora
+che l&rsquo;immagine è precisa specialmente se si tratta
+di caratterizzare queste nostre mitragliatrici S. Etienne
+vendute dalla Francia all&rsquo;Italia, più parigine
+e più femminili di ogni altra mitragliatrice, più
+passionali e più perfide. La mitragliatrice S. Etienne
+è un&rsquo;arma perfetta, ma esige cure tali da
+stancare qualsiasi amante devoto. Sarebbe docile
+e continua, se ben fissata sul candeliere in terra.
+Ma soffre di affacciarsi alle finestre troppo strette
+della blindata. Non ama gli scossoni polverosi del<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[124]</a></span>la
+velocità, esige una oliatura leggerissima, dirò
+meglio una toilette da Istituto di bellezza. Altrimenti
+si inceppa, mastica le cartucce invece di spararle
+e si ingombra lo stomaco colla polvere.</p>
+
+<p>Brutto affare sentirsi accerchiati mentre la S.
+Etienne ha le bizze. Il mio sergente ha svestito
+interamente una delle due S. Etienne in cupola.
+L&rsquo;aiuto, seconda cameriera affaccendata intorno al
+corpo della dama che andrà al ballo. Eccola rivestita.
+Spara; poi di nuovo si inceppa. Il mio sergente
+bestemmia:</p>
+
+<p>&mdash;Accidenti, ora fa la matta! Questa stupida
+non ama l&rsquo;olio!</p>
+
+<p>Si soffoca nella mia blindata. Salto fuori per respirare
+pensando a un&rsquo;altra donna che fa la matta
+nella sua ultima lettera. Si chiama Bianca, è bionda,
+fiorentina, sensuale, sta a Palermo, spera di
+incontrarmi a Napoli. L&rsquo;ho amata, ma la sua natura
+bizzarra piena di svolte misteriose, sincerità
+e snobismi, calcoli e generosità assolute, mi esaspera
+specialmente ora in questo periodo della mia
+vita di guerra, inadatto alle complicazioni e ai
+diabolismi erotico-sentimentali. Sarei contento di
+non rivederla più. E&rsquo; una mitragliatrice graziosa,
+precisa, ma turbolenta e piena d&rsquo;inceppamenti.
+D&rsquo;altra parte, come incontrarla ora? Mi scrive una
+lettera assurda ponendomi l&rsquo;ultimatum. Vedersi a
+Napoli o non vedersi più!</p>
+
+<p>Il capitano Raby mi batte sulla spalla con queste
+parole inaspettate:<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[125]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Non posso andare ora in licenza, se vuoi andarci
+tu, puoi partire fra due ore.</p>
+
+<p>Scatto di gioia e accetto. Questa gioia mi irrita.
+Sento che il fascino della mitragliatrice lontana mi
+domina, ma dico con tono strafottente:</p>
+
+<p>&mdash;Caro Raby, grazie. Parto perchè non temo le
+mitragliatrici.<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[126]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XI" id="XI"></a>XI.<br /><br />
+
+LA MARCHESA CASATI<br />
+E I BALLI FUTURISTI</h2>
+
+
+<p>In treno riepilogo le cose da sbrigare nella mia
+licenza: gruppi di giovanissimi futuristi da visitare,
+propaganda da intensificare, prima rappresentazione
+dei balli futuristi di Depero ecc. ecc.
+Dominano nella mia fantasticheria sonnolenta le
+figure di due donne: Maria, amica affettuosa e intelligente
+purtroppo influenzata da un marito professore
+germanofilo. La vedrò a Roma. E Bianca
+che amo un poco, molto, non so, desidero, odio,
+strangolerei o trascurerei, vedremo.</p>
+
+<p>Mi ero proposto 4 anni fa di eliminare durante
+la guerra qualsiasi amore importante. Non tanto
+per gelosia, quanto per portare al fronte un&rsquo;anima
+serena, spensierata e gogliardica. Vi sono riuscito
+a metà.</p>
+
+<p>Nel compartimento vi sono molte donne. Il mio
+istinto le valuta. Una è coricabilissima, l&rsquo;altra è coricabile,
+la terza è traversabile quando si ha molto
+freddo e molta noia nei nervi.</p>
+
+<p>Davanti a me, la moglie un po&rsquo; volgare, ma bella
+bionda, sensuale un po&rsquo; cocottesca di un vendi<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[127]</a></span>tore
+di formaggi milanese. Seduto vicino, un tenente
+aviatore romano chiacchierone, gioviale,
+scherza invita tutti a dividere il suo cestino poi
+mangia parlando colla signora milanese:</p>
+
+<p>&mdash;Stamattina, ho volato su Peschiera. Fui attaccato
+da un cacciatore austriaco. Subito l&rsquo;ho contrattaccato,
+ma non ho potuto sbatterlo giù. Aveva
+un motore più forte del mio. Nel cielo di Torbole
+me ne sono venuti due addosso, di cacciatori austriaci.
+Ho dovuto tagliar la corda. Mi avevano
+forato le due ali come due setacci. Alle sette ero
+sulla piazza di Peschiera. Vedevo gli uomini sulla
+piazza...</p>
+
+<p>&mdash;Oh! conosco bene Peschiera! risponde la
+signora milanese con una assoluta indifferenza per
+l&rsquo;eroismo aviatorio. E&rsquo; una bella cittadina... Non
+butti via quel cestino. Servono molto i cestini per
+spedir la roba. In tempo di guerra tutto è buono...</p>
+
+<p>La mia ironia assapora questo urto violento tra
+il cretinismo di una donna mediocre e la verbosità
+di un eroe nato per fare l&rsquo;impiegato e proiettato
+in alto nelle battaglie aeree dalla guerra, questa
+miracolosa trasformatrice di valori umani.</p>
+
+<p>A Bologna cambio treno. Nello scompartimento
+altro paesaggio umano:</p>
+
+<p>Alla mia destra e davanti a me due commercianti
+ricchi fornitori di guerra.</p>
+
+<p>Fingendo di sonnecchiare li ascolto.</p>
+
+<p>Quello di faccia calvo, pancione dice:</p>
+
+<p>&mdash;Che sole, al lido d&rsquo;Albaro! Ci si sta bene. Co<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[128]</a></span>me
+a Napoli. Pesce fresco. Abbiamo passato io e
+mia moglie una giornata divina.</p>
+
+<p>La moglie che gli sta vicino, grassa impellicciata,
+quarantenne, vecchia luna, approva col vasto seno.</p>
+
+<p>&mdash;Se un affare mi va bene, mi prenderò in affitto
+una villa per l&rsquo;inverno prossimo. Non capisco
+come si possa, quando si può, preferire di
+passare l&rsquo;inverno nel fetido nebbione milanese.
+Ora c&rsquo;è molto lavoro. Io quest&rsquo;anno per il lavoro
+non ho fatto la campagna.</p>
+
+<p>Penso che per questi imboscati il fronte temibile
+è Milano con la nebbia per nemico.</p>
+
+<p>Senza rancore, continuo ad ascoltare.</p>
+
+<p>Il mio vicino di sinistra altro tipo di fornitore
+di guerra, trentenne, magro, racconta con solennità:</p>
+
+<p>&mdash;Siamo stati su, in montagna, sopra Pontedecimo.
+Una signorina americana colla sua brava licenza
+di carrozza pubblica ci ha portato dappertutto.
+Come guidava bene! Abbiamo scovato così
+su, su, in un piccolo villaggio del burro in quantità!
+Ne ho un pezzo nella valigia. A proposito,
+tu non sai che il bel Luigi è morto! Non si sa più
+nulla di lui. Abbiamo fatto tutto per sapere se era
+prigioniero. E&rsquo; certamente morto. Se avesse voluto!
+Dopo la prima medaglia ha voluto partire ancora!
+Già non è stato mai un giovane capace e
+serio. Faceva il bel giovane. Eleganza e donne!
+Suo fratello sì, che ha guadagnato dei soldi! Sua
+sorella è stata veramente fortunata, ha sposato
+un milionario!<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[129]</a></span></p>
+
+<p>Il primo fornitore risponde malinconicamente
+come parlando a se stesso:</p>
+
+<p>&mdash;Io ho 4 vagoni di caolino fermi a Modane.
+Dall&rsquo;Inghilterra! Cosa vuoi, nella mia fabbrica di
+porcellana tutto carbone, esclusivamente carbone!
+Noi non abbiamo come voi aria compressa e ventilatori.
+Per raggiungere certe calorie tutto carbone.
+Senza di che si cuoce lì bene e male là. Colla porcellana
+è così!</p>
+
+<p>Il secondo fornitore:</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; un anno che io aspetto 80.000 lampadine
+elettriche dall&rsquo;Olanda!... Sono 35 anni che lavoro
+con Bianchi. Ci si sta bene, un personale d&rsquo;oro.</p>
+
+<p>Mi addormento mescolando nel mio sogno il personale
+d&rsquo;oro veramente tutto d&rsquo;oro massiccio fantasticamente
+aggredito da 80.000 lampadine elettriche
+che gli scoppiano sulla testa. Traverso in
+sogno la fabbrica di porcellana con le pazze calorie
+equatoriali. Valico montagne di burro e mi sveglio
+a Roma nell&rsquo;oro ricco, rovente, dorato di un
+sole pacifista di burro sontuoso.</p>
+
+<p>Nella folla scorgo il poeta Mario Carli, capitano
+degli arditi ferito, ora direttore di <i>Roma Futurista</i>.
+Ecco Balla, veloce, paglietta con nastro a colori
+dinamici, cravatta di celluloide tricolore.</p>
+
+<p>Abbracci. Entusiasmo. Sopraggiunge un gruppo
+schiamazzante di giovanissimi futuristi quattordicenni
+tutti affannati dalla speranza di partire presto
+volontari, tutti irti d&rsquo;odio contro le isradicabili
+spie, il governo languido ecc...<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[130]</a></span></p>
+
+<p>All&rsquo;Hotel Flora, una lettera di Bianca che mi
+aspetta a Napoli e una di Maria che mi aspetta a
+Firenze.</p>
+
+<p>La sera vado dalla Marchesa Casati che desidera
+essere accompagnata da me alla prima rappresentazione
+dei balli futuristi di Depero.</p>
+
+<p>La Marchesa Casati è uno dei nostri più originali
+prodotti nazionali. Questa milanese geniale ha saputo
+per due anni di seguito battere clamorosamente
+in eleganza eccentrica e in sbalorditiva creazione
+di bizzarrie e snobismi tutto ciò che di più
+originale, elegante, eccentrico snobistico conteneva
+Parigi.</p>
+
+<p>Essa rimane la prova vivente che l&rsquo;Italia se vuole
+può domani vincere anche il primato della moda
+Parigina. La Marchesa Casati è inoltre appassionata
+conoscitrice d&rsquo;arte futurista, la difende e l&rsquo;impone
+nella società romana. Sono meriti importanti
+che io particolarmente apprezzavo mentre l&rsquo;Italia
+si valorizzava integralmente al fronte.</p>
+
+<p>Suono al cancello della sua villa in via Piemonte.
+Il campanello fa subito accendere laggiù in fondo
+al giardino buio il lampadario della scala esterna.
+Paaak. Ripercussione magica in un ambiente predisposto
+agli stupori. La porta s&rsquo;apre: servo negro
+bello in frak elegantissimo. Nell&rsquo;atrio un odore
+chiesastico. Forse incenso? No. Piante marine.
+Profumo dolce, acre, selvatico che accentua la
+bianchezza carnale d&rsquo;una statua mutilata nella penombra.
+Sono nella biblioteca a fondo oro vec<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[131]</a></span>chio:
+le lampade non rischiarano che i tappeti.
+Questi imbavagliano le voci del palazzo. Entra
+il servo negro. Mi tende un vassoio con due
+cok-tails. Se fossi vagneriano penserei ai due filtri
+d&rsquo;Isotta. Prendo il mio, bevo: cok-tail eccellente,
+non troppo forte, fantasioso, tonico.</p>
+
+<p>Ho nel sangue un ritmo africano sincopato e la
+ribalta accecante d&rsquo;un caffè concerto.</p>
+
+<p>Il negro scompare con l&rsquo;altro cok-tail, secondo
+filtro per Lei!</p>
+
+<p>Pausa. L&rsquo;atmosfera ha delle intenzioni speciali.
+La turbo camminando su e giù. I miei scarponi
+enormi con speroni sono felici di stonare fra le delicatezze
+sornione delle luci striscianti.</p>
+
+<p>Con un lampo-slancio entra Swift il levriere
+bianco che veloce si corica in tondo nella poltrona
+bianca, profonda. Ritmo freddo polare di calme
+astrazioni filosofiche. Swift sembra un cordame
+bianco per frenare le probabili vele di questa casa
+che naviga nel sogno.</p>
+
+<p>Swift sembra anche un salvagente bianco.</p>
+
+<p>Una larga cadenza musicale di profumi e fruscii
+annunzia il terzo ritmo: la bella Marchesa!</p>
+
+<p>Saggia pazzia danzante aerea. La sua mano stesa.
+La sua voce chiara. Giovialità. Allegrezza d&rsquo;alba
+primaverile. La prima impressione di naturalezza
+infantile centuplica i valori estetici della figura alta,
+agile, tagliente e pur flessuosa, inguainata e
+pure libera nel mantello di Paquin crespo di Cina
+nero con bordo infiorato di oro vecchio.<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[132]</a></span></p>
+
+<p>Non le vedo il viso poichè le lampade illuminano
+soltanto i tappeti.</p>
+
+<p>La Marchesa apre un poco il mantello per offrire
+alla luce i suoi pantaloni turchi Calot in broccato
+oro vecchio orlati di pizzi veneziani. Ripete
+più volte il gesto di tirar sul seno una fascia d&rsquo;oro
+vecchio che conduce giù i miei sguardi agli scarpini
+turchi oro vecchio con fibbia nera e tacchi alti
+madreperlacei. Ma le due mani che portano e
+sembrano rincorrere ciascuna due perle enormi
+sfiorano la parete e fanno scaturire altre luci da
+altre lampade cosicchè appare la faccia pallida e
+felina, una faccia di tigre sbiancata da un chiaro
+di luna intrepido.</p>
+
+<p>Grandi occhi neri, lenti che fissano un punto
+poi un altro con le pause di un proiettore. Ricordo
+il proiettore italiano che dal monte Corada fissava
+dopo il lungo nostro bombardamento le trincee
+austriache del Kuk travolte, sfondate, impaurite
+nell&rsquo;attesa del nostro assalto. Qui l&rsquo;assalto è
+dato dai cavalloni convulsi rossi dei capelli che
+le incorniciano la faccia.</p>
+
+<p>Ma la Marchesa non vuole dar l&rsquo;assalto a nessuno.
+Ride, scherza, parla d&rsquo;arte e della rappresentazione
+dei balli futuristi che andremo a vedere. La
+voce fresca e senza trucchi musicali contrasta col
+dilagare a ruota, a spirali, a volute degli sguardi
+muti. Questi sono pure sguardi naturalissimi, non
+vogliono nulla, nè fingono nulla, ma le occhiaie
+vaste e fonde contengono una involontaria magia
+di cerchi azzurri che si svolgono all&rsquo;infinito.<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[133]</a></span></p>
+
+<p>Certamente quegli sguardi potrebbero essere fatali
+ad un inesperto navigatore di mari femminili.
+Essi sprofonderebbero intorno le pareti per creare
+la penombra verdastra carica d&rsquo;insetti lussuriosi e
+veleni profumati delle foreste native. La marchesa
+è una milanese bella intelligente e immaginosa che
+ha saputo crearsi un&rsquo;atmosfera equatoriale, selvaggia,
+dolce e truce tragicallegrissima. Sudan imbellettato
+in automobile.</p>
+
+<p>La bocca è bella, prominente, ma poco civile.
+Mascelle graziose ma forti, da belva onesta. Le
+dimostro che nessuna donna ha mai avuto una distanza
+così grande fra le nari apertissime, mobili
+e le labbra. Risponde con una risatina a scatti, assolutamente
+inadatta al senso delle parole:</p>
+
+<p>&mdash;Conoscete il mio pappagallo dell&rsquo;equatore
+che si chiama Bra-cadabrà?</p>
+
+<p>Nell&rsquo;angolo buio un arabesco bianco, giallo, verde
+appollaiato stride:</p>
+
+<p>&mdash;Bracadabrà, Bracadabrà, Bracadabrà.</p>
+
+<p>Il grido del pappagallo lega i colori delle sue
+penne al rosso dei capelli della marchesa al nero
+degli occhi e delle nari, al rosso sangue della bocca
+e alla cravatta di celluloide bianca, rossa, verde
+dell&rsquo;amico Balla che entra cantando:</p>
+
+<p>&mdash;Bracadabrà, Bracadabrà.</p>
+
+<p>Prima d&rsquo;uscire la marchesa s&rsquo;infila al dito mignolo
+uno strano anello che bilancia sospeso a tre
+catenelle un microscopico incensiere con un gra<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[134]</a></span>nello
+d&rsquo;incenso fumante. Traversiamo una sala popolata
+da tre assiemi plastici di Boccioni in rissa
+con dei dinamismi violacei di Russolo e dei cicloni
+gialli di Balla.</p>
+
+<p>Usciamo. L&rsquo;automobile è veloce. Roma notturna:
+ruderi presi a rasoiate bianche dalle lampade
+elettriche.</p>
+
+<p>La sala del Teatro dei Piccoli contiene molte
+russe agitate, zazzere pittoriche, occhiali passatisti
+di professori, signore romane magnetizzate dai titoli
+e dal cosmopolitismo, futuristi impazienti,
+veleni critici in bottiglia con la relativa testa da
+morto sopra, tutto il neutralismo elegante che si
+infischia della guerra continuando a mendicare
+un sorriso e un invito dalla principessa tale, dalla
+duchessa tal altra. Balordaggine snobistica, falsa
+intellettualità, smorfie pro e contro il futurismo.</p>
+
+<p>Sono seduto fra la marchesa Casati e la principessa
+di Bassiano, americana gioviale semplice e
+intelligente.</p>
+
+<p>Il pittore Besnard, illustre passatista, contende
+alla marchesa Casati una parte della curiosità bisbigliante.</p>
+
+<p>Il quadro dei selvaggi enormi fantocci di legno
+a colori e forme sintetiche impone il silenzio. Aurora
+africana con balzi di colori. I mormorii di stupore
+fanno pensare alla musica degli insetti sulle
+paludi tropicali. Si soffoca dal caldo. Questo è accentuato
+da un&rsquo;enorme selvaggia rossa che s&rsquo;avanza
+sulla scena. Ha un petto-ventre quadrato che<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[135]</a></span>
+subitamente spalanca due sportelli e partorisce una
+piccola marionetta.</p>
+
+<p>I bambini nella sala schiamazzano dalla gioia.
+Interrogo i figli della signora Giordana. Rispondono
+con entusiasmo che quelle marionette sono
+le più belle, le più vere, le più vive. Ora danzano
+incalzate dalla musica futurista di Malipiero,
+stramba, rude, originalissima. Il conte di S. Martino
+che mi stringe la mano calorosamente dichiara
+ad alta voce:</p>
+
+<p>&mdash;Il vostro Depero ha molto ingegno. Non dimenticate,
+Marinetti, che io sono un futurista della
+prima ora, non rimorchiato. Ho assistito a tutte
+le vostre manifestazioni e ho sempre pensato che
+l&rsquo;ingegno originale è tutto nel vostro gruppo futurista.<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[136]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XII" id="XII"></a>XII.<br /><br />
+
+UNA FESTA NAPOLEONICA</h2>
+
+
+<p>La sera dopo sono nel salotto di Donna Maria
+Mazzoleni. Ho una grande stima e una viva simpatia
+per questa signora italiana che sa mirabilmente
+vestire d&rsquo;ogni grazia e d&rsquo;ogni eleganza una vita
+energica attivissima integralmente consacrata al
+patriottismo concreto e alla pratica filantropia.
+Spirito largo senza pregiudizi e con spiccate tendenze
+futuriste, Donna Maria Mazzoleni ha saputo
+fare del suo salotto il ritrovo delle persone
+più significative e più originali della capitale: diplomatici,
+poeti, artisti, musicisti, inventori, principi
+indiani, celebrità del teatro, inaspettatissimi
+prodotti umani dell&rsquo;estremo oriente, ufficiali eroici,
+vincitori di record mondiali e bellissime signore.</p>
+
+<p>Questa sera non vi trovo che Missiroli, il pallido
+esitante indeciso ma troppo intelligente farmacista
+d&rsquo;ogni ideologia. Spirito tutto a trapani inutili,
+a spaghetti senza sugo, cuoco accuratissimo di
+insipide preziosissime salse spirituali. Una di quelle
+tipiche sibille a rovescio, come io chiamo, i numerosi
+culturali falsi profeti che sbagliando sempre
+nelle loro profezie diventano involontariamente
+degli ottimi indicatori del futuro. Basta credere<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[137]</a></span>
+esattamente al contrario di ciò che profetizzano: si
+coglie sempre nel segno.</p>
+
+<p>Con mosse untuose da prelato Missiroli cerca
+d&rsquo;inocularmi un po&rsquo; della sua ammirazione sconfinata
+per la Germania. Rifiuto brutalmente l&rsquo;iniezione.
+Egli colla piacevolezza di un cataplasma mi
+dichiara:</p>
+
+<p>&mdash;Avete torto di parlar male di Benedetto Croce
+poichè egli è il padre di tutte le vostre libertà futuriste.</p>
+
+<p>Rispondo:</p>
+
+<p>&mdash;Ho sempre avuto una profonda pietà per Benedetto
+Croce, malinconico carabiniere che predica
+la libertà rivoluzionaria.</p>
+
+<p>Entrano la contessa e il conte Bosdari nostro
+ambasciatore ad Atene. Spingo a poco a poco la
+conversazione ad una precisa valutazione della
+Grecia.</p>
+
+<p>Bosdari dice:</p>
+
+<p>&mdash;Il popolo greco è un popolo antiguerresco.
+Voleva rimanere neutrale. E&rsquo; stato strappato alla
+neutralità da Venizelos. Ora l&rsquo;esercito greco organizzato
+per forza dai francesi non vuole assolutamente
+battersi. Venizelos non ha un vero seguito,
+nè un vero partito. Non vi sono nazionalisti, nè
+patrioti in Grecia. Venizelos ha perduto il contatto
+del suo popolo perchè ha fatto la rivoluzione con
+le forze degli alleati, cioè con forze forestiere.
+<i><span lang="fr" xml:lang="fr">L&rsquo;entente devait le laisser pourrir dans sa neutralitè.</span></i>
+E&rsquo; un popolo incurabilmente neutrale, paci<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[138]</a></span>fista,
+ma non germanofilo. Non ha mai creduto
+nella potenza della sua Regina tedesca. E&rsquo; un&rsquo;oca.
+I famosi schiaffi e la famosa pugnalata della Regina
+al Re sono fiabe. Per molto tempo Venizelos
+non è riuscito, neanche coi denari, a trovare 50
+individui che gridassero: morte a Costantino! Ma
+i francesi hanno una grande influenza ad Atene,
+una vera prepotenza, spadroneggiano.</p>
+
+<p>Comprendo che Bosdari si è urtato profondamente
+con Venizelos. Bosdari ha un fondo d&rsquo;incurabile
+germanofilia. Conclude:</p>
+
+<p>&mdash;Ho fatto capire a Venizelos che l&rsquo;unica potenza
+la cui amicizia può permettere alla Grecia
+di non essere la misera vassalla dell&rsquo;Inghilterra e
+della Francia è l&rsquo;Italia.</p>
+
+<p>Donna Maria Mazzoleni che sa meglio di Madame
+di Sevigné dirigere il suo salotto intellettuale
+con varietà e contrasti interessanti mi prega di declamare
+le mie parole in libertà «<i>Treno di soldati
+turchi ammalati</i>».</p>
+
+<p>Rompo con forza decisiva l&rsquo;atmosfera di finezze
+diplomatiche. Vivo successo di declamatore.
+La conversazione è orientata ormai sulle demolizioni
+utilissime compiute dal movimento futurista
+e sulla rivoluzione pittorica creata da noi in tutto
+il mondo col predominio lirico, plastico del genio
+nostro. Altri invitati sopravvenuti raccontano
+le leggendarie cazzottature del teatro Costanzi, le
+burrascose esposizioni futuriste a New York a S.
+Francisco. Un attaché a l&rsquo;ambasciata Cinese spie<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[139]</a></span>ga
+l&rsquo;influenza decisiva del pittore Boccioni sull&rsquo;arte
+dell&rsquo;estremo oriente. Si parla molto di
+una grande festa che il conte Primoli darà domani
+nel suo palazzo napoleonico in onore dei mutilati.</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+<p>Vi partecipai colla marchesa Casati che mi presentò
+al famoso Loulou Primoli. Raffinatissimo,
+colto, intelligente, ma tragicamente passatista figlio
+di una Bonaparte, maestro d&rsquo;ogni cortesia e
+d&rsquo;ogni bizzarria erotico-sentimentale.</p>
+
+<p>Salgo colla Marchesa per una scaletta piena di
+fiori e di statuette di Napoleone. Il guardaportone,
+personaggio dell&rsquo;impero, saluta tutti e lascia passare
+tutti.</p>
+
+<p>Siamo in casa del Passato. Passato vinto, indulgentissimo,
+disilluso e nostalgico. La scala sale girando
+con grazia e portando faticosamente la sua
+balaustra carica di stoffe rosso e oro. Infilata di camere
+rosso-oro. Vere cappelle asfissianti di fiori
+e di profumi artificiali. Fiori, fiori, falsi e naturali
+in scatole, scrigni, vasi e vassoi. Ritratti, ritrattini,
+ninnoli intimi preziosissimi, ricordi, album, fotografie
+d&rsquo;ogni dimensione, autografi enormi come
+di giganti e flebili sbiadite calligrafie di regine
+morte. Tutte le cose sacre d&rsquo;una vita sontuosa che
+preferisce il ricordo alla crudele realtà presente,
+tutto marcato dall&rsquo;affetto e dal tempo messo in vetrina
+spudoratamente, con ostentazione quasi oscena.
+Ultima offensiva d&rsquo;un passatismo disarmato
+che utilizza le sue fragili armi senza grazia alla<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[140]</a></span>
+rinfusa per fermare ad ogni costo il futurismo vittorioso
+e le sue velocità furenti. Questa sala contiene
+due pezzi di chiese distrutte, tre portantine
+pregne di profumi imperiali, due madonne di bronzo
+decapitate e una grande grata panciuta di vecchio
+legno dorato tolta dal coro di una chiesa di
+Siena.</p>
+
+<p>La portantina sussurra che le donne del tempo
+che fu sapevano meglio amare. Dalla grata panciuta
+cola come da una chiusa la cadenza morbida
+d&rsquo;un canto chiesastico. Ma le due Madonne tendono
+sinistramente le mani vuote come per ridomandare
+ai rigattieri ebrei le loro teste probabilmente vendute
+a parte.</p>
+
+<p>L&rsquo;odore di muffa aggredisce le nari. Polvere,
+polvere. Bricabrac di cose vecchie, morte affastellate.
+Sembra la vendita all&rsquo;asta di una reggia
+che l&rsquo;ultimo erede reale offre per necessità ad un
+popolo rivoluzionario. Questo però non compera,
+invade, devasta e brucia. Infatti le stoffe rosse danno
+l&rsquo;illusione delle fiamme e i profumi densi si
+inacidiscono fino all&rsquo;acredine dell&rsquo;odore di bruciato
+e di sangue.</p>
+
+<p>Folla di signore. Dominano le cretine:</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Oh ma chère, chère, chère madame, quelle
+joie de vous revoir!</p>
+
+<p>Tipica frenesia balorda e grottesca delle signore
+spalmate di falsa aristocrazia, orgogliose tacchinescamente
+di trovarsi in un salotto alla moda select
+unico. Tutte un po&rsquo; seccate di trovarsi così numerose.
+Sarebbero raggianti di potere compiangere<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[141]</a></span>
+molte amiche assenti. Ma non avrebbero allora il
+piacere di vedere il loro privilegio notato da molte.</p>
+
+<p>La maschera di cera di Napoleone assiste impassibile
+a questa nuova ritirata di Waterloo.</p>
+
+<p>Tutto in vetrina, anche i gloriosi mutilati da festeggiare.
+Sono seduti immobili nelle poltrone rosso
+e oro del grande salone. Visi rudi cotti e riplasmati
+dalle carezze ferree corrosive delle rose
+granate. Visi scabri, tipici come il Carso. Pezzi
+di sole ancora fumanti e vibranti. Ora sono un
+po&rsquo; pacificati, ma vi passa sopra il brivido di una
+irritazione. Perla il sudore su quella fronte. Sentono
+il peso insopportabile di quel lusso sfarzoso
+ammucchiato con boria. Nei loro occhi oscilla
+l&rsquo;anima tra le preoccupazioni di denaro e il
+piacere inusitato dei ricchi omaggi mondani. Intorno
+accaparranti fastidiosi tutti i brusii mormorii
+delle donne che vorrebbero essere materne e
+invece urtano sbadatamente tutti gli spigoli doloranti
+di quelle sensibilità troncate.</p>
+
+<p>Silenzio! silenzio! Il celebre Battistini canterà
+una canzone napoletana.</p>
+
+<p>Vola con grazia lentamente poi si slancia patetica
+in alto la grande voce del cantante meraviglioso, un
+po&rsquo; sciupata, ma piena ancora di magie. Si gonfia,
+si arrotonda, cerca di spalancare l&rsquo;angoscia appassionata
+del golfo di Napoli, rompendo e travolgendo
+pareti, stoffe, soffitti di oro fuor dal
+bricabrac passatista, per toccare le vivide, fresche,
+elettriche stelle d&rsquo;Italia che brillavano certo nella<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[142]</a></span>
+battaglia su quei soldati come su dinamo instancabili
+dalle scosse micidiali. Gli applausi e le approvazioni
+sventagliano mille idiozie ma hanno il
+rumore della risacca notturna sui Faraglioni tetri,
+eroici di Capri.</p>
+
+<p>Ora si aggira, in mezzo ai busti, statue, statuette,
+il Bonaparte padrone di casa e direttore di questo
+immane esibizionismo d&rsquo;intimità napoleoniche.
+Cortesissimo, pieno di grazie delicate, ma tozzo,
+stanco, grosse spalle finite, tirate giù dall&rsquo;enorme
+<i>tight</i> verde-blu scuro e il cravattone quadrettato
+grigio-perla e blu.</p>
+
+<p>Loulou Primoli ringrazia i suoi invitati con molti
+sorrisi nella faccia rossa un po&rsquo; cotta dai liquori,
+baffi grigi, gote gonfie, cascanti, occhi scuri sagaci
+d&rsquo;antiquario.</p>
+
+<p>Esco colla Marchesa Casati, felice di rivedere all&rsquo;aperto
+la mia amica futurista in un&rsquo;altra serra
+calda che abbia per soffitto l&rsquo;arco caldo azzurro
+del cielo romano.<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[143]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XIII" id="XIII"></a>XIII.<br /><br />
+
+I VELENI DEL GOLFO</h2>
+
+
+<p>Sono stanco di artifici e di snobismi esasperati.
+Bianca mi aspetta a Napoli!</p>
+
+<p>Il giorno dopo alle due del pomeriggio appena
+entrato nello scompartimento soffocante sono preso
+da un&rsquo;ansia inaspettata. Il treno è zeppo. Quasi
+tutti napoletani. Sono forse le loro voci cadenzate
+che mi spremono i nervi mutando completamente
+la mia sensibilità. Il mio cuore raddoppia i suoi battiti.
+Vorrei aprire la mia giubba grigio-verde per
+respirare, respirare il grande alito passionale del
+golfo. Ma è ancor lontano, molto lontano. Perchè
+non parte il treno? Sono pigiato sul mio sedile,
+ma non sento più nulla, tutto assorto nella visione
+interiore bruciante di Bianca. Dunque l&rsquo;amo pazzamente?
+Forse. Sono strabiliato dalle bizzarrie della
+mia anima che porta con se in guerra ridendo e
+combattendo spensieratamente un amore sepolto,
+ma vivo ora scattante.</p>
+
+<p>Il treno parte accelerando col suo ritmo il ritmo
+del mio cuore che s&rsquo;avventa per frugare nei ricordi,
+precisare le sensazioni. Completamente isolato
+nel mio sogno, vedo Bianca, la sento!</p>
+
+<p>Bionda, bionda, gracile, flessuosa con quei suoi<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[144]</a></span>
+occhi pieni d&rsquo;oro verde, bellissimi occhi che ridono
+e bruciano sotto la capigliatura di scintille e polvere
+d&rsquo;oro. Chissà se mi sarà possibile vederla un po&rsquo;
+a lungo a Napoli? Sua zia bisbetica e provinciale
+ha una franca antipatia per me. Ma Bianca saprà
+dovrà superare ogni difficoltà per vedermi!...</p>
+
+<p>La risento nelle mie braccia come la prima volta
+in casa mia nel mio appartamento di Chiatamone
+5 anni fa. Aveva un vestito leggerissimo, sembrava
+nuda. Io l&rsquo;ubriacavo di poesia. In un attimo i miei
+baci travolsero ogni sua volontà. Scapigliata, languida,
+eccitatissima! Invocava un pettine per ravviarsi
+i capelli. Ricordo ancora di aver chiamato
+la mia cameriera Giulia che offrendomi il pettine
+mi spaventò col suo viso inferocito dalla gelosia.</p>
+
+<p>Andammo a pranzare insieme. Pioveva. Bianca
+si abbandonava sul mio braccio felice della pioggia
+che ci isolava dal mondo. La marea d&rsquo;una passione
+violenta mi portava sulle vette acute delle
+fantasie più suicide. Le dicevo:</p>
+
+<p>&mdash;La mia vita è lì sulla tua bocca... tutta la vita
+in un tuo bacio!</p>
+
+<p>Le proposi di partire per Sorrento. Non volle.
+Ma in carrozzella semi-aperta sentii che ogni sua
+difesa era vana. Tutte le forze della luce, dei profumi,
+dei suoni e dei rumori si coalizzano, impongono,
+esigono che ogni ritardo sia abolito. I baci
+nostri sono fitti, precipitati, affannosi. Sembrano
+incalzati dalla pioggia in una elettrica furia di vibrazioni.
+Scendiamo dalla carrozzella. Nel giar<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[145]</a></span>dino
+le nudità pericolose troppo bianche delle statue
+sembrano uscite dal coito acre mordente schiaffeggiante
+di quel mare virile.</p>
+
+<p>Convinco Bianca che docile viene dove voglio.
+Ansando come un ladro la guido per la mano nel
+buio della scala, poi nel buio appartamento, piego
+il suo corpo che trema sul letto nel buio, svestendola
+febbrilmente con le mie mani convulse che si
+sbagliano, strappano, strappano le ultime barriere
+davanti alla piena irruente della mia passione.</p>
+
+<p>Bianca è quasi nuda. Non vuole la luce. Io esigo
+lo splendore illuminato di quel corpo ed eccolo
+finalmente tutto da baciare con mille elogi deliranti,
+carezze che frugano si arrampicano insistono divorano.
+Velocità d&rsquo;incendio che nessuno potrà spegnere.</p>
+
+<p>&mdash;Stiamo al buio, te ne prego...</p>
+
+<p>Io rifaccio la luce. Ma lei implora:</p>
+
+<p>&mdash;No! No! che scandalo! che scandalo! Sei cattivo!
+Caro, caro, mi piaci tanto! Mi piace il tuo
+temperamento impetuoso, ma Dio mio! non ti
+calmi mai! Fermati con questo tuo dinamismo!</p>
+
+<p>Bianca ride.</p>
+
+<p>Io rispondo:</p>
+
+<p>&mdash;Dinamismo plastico!</p>
+
+<p>Ridiamo insieme. Risate che sfumano nelle strette
+feroci dove le nostre anime si spremono.</p>
+
+<p>&mdash;Ho paura, dice Bianca, penso che mi farai
+soffrire, terribilmente soffrire.</p>
+
+<p>Si rituffa nell&rsquo;incosciente abbandono, soffocan<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[146]</a></span>do
+le sue grida sotto le ondate pesanti del piacere.
+Poi un tremito convulso l&rsquo;assale. Mi ricordo che
+questo tremito non cessava più. Mormorava e implorava:</p>
+
+<p>&mdash;Ho freddo, freddo, tanto freddo, riscaldami,
+amore!</p>
+
+<p>Io la riprendo. Eccola beata, rapita, bambina.
+La sua anima alla deriva nuota come in una scia
+di bollore lunare. Con precisione ricordo i suoi piccoli
+strilli di spavento-pudore mentre girava cercando
+le sue vesti nella camera, nuda, minacciata
+dalla luce che io accendevo e spegnevo.</p>
+
+<p>Mangiammo insieme delle frutta nella sala da
+pranzo, poi la ricondussi in carrozza alla casa della
+zia, senza pensare che non l&rsquo;avrei riveduta per
+un anno. Che schianto! Per un anno la cercai
+senza ritrovarla, invocando il suo ritorno disperatamente.
+Il mistero di quella lontananza e di
+quel silenzio mi tormenta oggi più che mai.</p>
+
+<p>Bianca non seppe non volle spiegarmi nulla,
+quando la rividi, un anno dopo. Mi parlò di un
+fidanzato. Compresi che non poteva essere sincera.
+Certo avrebbe aperto tutto il suo cuore se avesse
+potuto. Mi disse:</p>
+
+<p>&mdash;Ho fretta questa sera. Domani mattina alle
+10. Avremo tutta la giornata per noi.</p>
+
+<p>Bianca è un&rsquo;amante strana. In fondo la credo
+una innamorata dell&rsquo;amore. Sensuale e cerebrale.
+Odia le ore d&rsquo;amore rubate in fretta alla vita. Le
+piace organizzare bene le voluttà. Ha un corpo<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[147]</a></span>
+ideale d&rsquo;amante predisposto a tutte le raffinatezze
+del piacere. Non lo dimenticherò mai. Ho bisogno
+di lei. Che occhi mutevoli! Occhi di carnevale!
+Era felice di questa immagine e l&rsquo;accoglieva aprendo
+la sua bocca ardente come per mangiarsela fra
+i dentini bianchi... Sento, sento che se avessi qui
+Bianca con le sue labbra che si liquefanno fra le
+mie la soavità del nostro bacio sarebbe tale da
+fermare di colpo questo treno.</p>
+
+<p>Dunque, sono innamorato come un pazzo di
+Bianca. Perchè, perchè non la prendo con me,
+strappandola alla sua vita ambigua di signorina
+che ha un amante, ne ebbe forse già due, sotto la
+sorveglianza balzana di parenti ostili, libera e prigioniera
+inesplicabilmente?</p>
+
+<p>Bianca è capricciosa. Ogni volta che io ebbi il
+dono del suo amore la trovai diversa. Ricordo il
+nostro quarto convegno a Palermo. Sembrava ridiventata
+pura come una vergine. Per un nulla
+le vampe al viso. Mille pudori e la lunga difesa di
+ogni angolo del suo corpo. Poi dopo il primo amplesso
+riapparve la fragorosa luce dei suoi occhi
+di carnevale che ridevano offrendo la bocca come
+un fiume di delizia nel paradiso, la sua bocca
+nuda, aperta e inquietante. Una strana sensualità
+quasi oscena nel sorriso di quel viso roseo, ardente
+fra i capelli biondi, sparpagliamento di scintille
+sul guanciale.</p>
+
+<p>Ricordo un&rsquo;altra volta: Bianca benchè legata
+dalle abitudini signorili e sdegnose della sua vita<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[148]</a></span>
+semi-aristocratica, venne con me felice in un piccolo
+albergo da marinai piuttosto sporco. Unico
+albergo che non fosse pieno, in una città marittima.
+Era elegantissima, nasino al vento, quel nasino all&rsquo;insù
+birichino e francese. Volle portare da sola
+la mia valigia fra i camerieri stupefatti, per dimostrarmi
+la forza dei suoi muscoli. Le dissi:</p>
+
+<p>&mdash;Questa stanza è brutta, ma vale cento paradisi.</p>
+
+<p>Mi rispose spensieratamente:</p>
+
+<p>&mdash;Somiglia a una camera d&rsquo;albergo di Alessandria
+d&rsquo;Egitto.</p>
+
+<p>Sapevo che Bianca aveva già molto viaggiato
+con sua zia in Oriente. Più volte mi aveva parlato
+di Costantinopoli. Nondimeno la sua allusione
+ad un albergo simile a quello che ci ospitava mi
+turbò, quasi mi fece male.</p>
+
+<p>Quel giorno a letto più nitidamente mi si conficcò
+nel mio spirito questa verità spaventosa! Bianca
+aveva due anime. Mi offriva la prima ingenua,
+fresca, fremente, pudica, tutta in lacrime e confusioni
+soavi; poi al secondo amplesso mi spalancava
+una seconda anima di lussuria gogliardica,
+ironica quasi clownesca, un&rsquo;anima da caffè concerto
+di secondo ordine. Diceva con mille scatti
+buffi:</p>
+
+<p>&mdash;Mi piacciono, mi piacciono i tuoi baci sulla
+schiena, ma non li voglio... Per carità non toccarmi
+il puff... Il mio puff è scemo, resterà scemo,
+non capisce nulla... In quanto a lei, lei! <span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[149]</a></span><span lang="fr" xml:lang="fr">Elle est
+très délurée...</span> Lei è pazza, pazza da legare. Colpa
+tua! Ora è pazza!... Veramente pazza!</p>
+
+<p>Allora Bianca diventava frenetica, moltiplicava i
+suoi baci e le sue carezze rivelando di tanto in
+tanto una sapienza sensuale da cortigiana. Diceva
+con voce puerile:</p>
+
+<p>&mdash;Queste sono le rotelle del carrettino!</p>
+
+<p>Poi facendomi ammirare il suo ventre perfetto
+e, con un dito sull&rsquo;ombelico, soggiungeva:</p>
+
+<p>&mdash;Questa è la piccola buca delle lettere tutte
+per me.</p>
+
+<p>Su quel vasto letto, in quella brutta camera d&rsquo;albergo
+si esercitava la pressione del porto tutto
+catrame, fumo, carbone, antenne, sole accecante
+ruvidissimo nelle alberature, polvere salata, scricchiolio
+di ruote, carri, carrucole, peso dei cavalli
+monumentali e dei carriaggi sul selciato di bragia,
+treni di piombo ripiombanti sulle rotaie e odori
+furenti.</p>
+
+<p>Ero torturato, inquieto. Ma il mio petto si sfasciò
+dalla delizia quando Bianca mi ridonò la sua
+prima anima infantile, vergine, con queste parole:</p>
+
+<p>&mdash;Ed ora stiamo buoni. Voglio soltanto che tu
+mi mangi un po&rsquo; la boccuccia.</p>
+
+<p>Nello scendere dal treno a Napoli io constatai
+che una lotta si era scatenata fra il mio cervello
+volitivo pieno di idee di guerra e di prossima offensiva
+e il mio cuore tremante, vinto, liquefatto,
+napoletano. Irritatissimo, sconvolto, con le lagri<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[150]</a></span>me
+in gola, traballavo nella carrozzella traballante
+pei vicoli notturni.</p>
+
+<p>Napoli nei primi anni di guerra, fu sempre sfacciatamente
+illuminata negozi e caffè. Ora imitava
+finalmente le altre città mascherandosi di azzurro
+per paura di un secondo bombardamento di aeroplani.
+Per difendersi e nascondersi i napoletani
+hanno riempito le strade di piccole lune graziose
+copiate sulla grande loro luna speciale.</p>
+
+<p>Piccole lune da strada! Piccole lune quasi tascabili!
+Questa arrotonda una fresca volta di grottazzurra
+di Capri. Vi tremano sotto liquide turchesi
+e gioielli d&rsquo;acqua.</p>
+
+<p>In quest&rsquo;altra piccola luna da strada scintilla il
+fondo abisso del mare con palombaro e lampadina
+elettrica fra guizzi fulminei di pesci. Ma la giocondità
+rossa bianca napoletana schizza fuori dalle
+botteghe radendo il selciato. Una giocondità tutta
+a risate represse, occhiate, sghignazzamenti, baci
+veloci, strette di mani incandescenti, gomitate d&rsquo;oro,
+luci schiacciate, spremute fra i battenti delle
+porte sulle soglie nei buchi del marciapiede.</p>
+
+<p>L&rsquo;allegria napoletana cede un poco, ma non
+troppo, alla severità della guerra. E&rsquo; ottimista il
+vasto golfo carnale, indulgente e distratto. Sa che
+dopo i malefici iettatori aerei con relativo sterco
+esplodente ritornerà la pace pei soldati vittoriosi
+carichi di passione da spandere in canti larghi tali
+da colmare tutti i pozzi del terrore materno.</p>
+
+<p>Così io penso che nel mio cuore la guerra di<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[151]</a></span>
+ferro e fango saprà vincere la dolce e velenosa
+guerra dell&rsquo;amore. Molleggia la mia anima in carrozzella
+per le strade spaccate forse dalla passione.
+Quanti buchi affettuosi! Il mio spirito virile
+somiglia al mio cocchiere che tira ferocemente,
+tira a strappi brutali il cavallo sfiancato
+fuor dai binari. Ma il cavallo sfiancato come il
+mio cuore va dove vuole, a destra, a sinistra, resistendo
+alla mano violentissima che lo strappa. Non
+m&rsquo;ispira pietà quel cavallo, tanto è di caucciù
+indifferente sotto le frustate tremende in testa,
+atroci.</p>
+
+<p>Il selciato è più che napoletano, svaccato. Il cocchiere
+accanito sradica fuor dai binari il cavallo,
+sturacciolando la carrozzella che balza come un
+fa bemol fuori dalle righe musicali. Arpeggio violento
+strappato nelle corde tese delle strade notturne,
+molli di languore erotico, arpe coricate
+degli abbandoni carnali.</p>
+
+<p>Povera carrozzella dell&rsquo;amore e del canto nostalgico
+che con schianti e singhiozzi si strappa
+dai binari ferrei della vita di guerra.</p>
+
+<p>Il cocchiere bestemmia:</p>
+
+<p>&mdash;Accidenti! Fetente!</p>
+
+<p>In realtà dove vanno a finire le ruote del mio
+cuore, lo sa il Padre Eterno!</p>
+
+<p>Ma i vicoli splendono sgargianti infischiandosi
+degli areoplani. All&rsquo;imbocco di questo vicolo il viscido
+argento profuso dei pesci fuor dalle casseforti
+sfasciate del mare. Più su, tutti i fatti di san<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[152]</a></span>gue
+dei pomodori e dei cocomeri. Venti passi più
+innanzi crollati giù e dormenti tre rosei volumi di
+grassi bambini pneumatici da réclame. A destra in
+vetrina la morbida materna bontà cedevole delle
+mozzarelle troppo femminili che godono il proprio
+fresco immacolato candore.</p>
+
+<p>Bisogna bene passar la sera in un caffè concerto.
+Non potrò vedere Bianca prima di domani
+mattina. Nello schiamazzo luminoso della sala Umberto,
+canta una donna in gonnellino vermiglio,
+pallido visetto che suda sotto ciocche nerissime,
+pesanti. Occhiate di liquirizia. La canzone trascina
+voci e anime di spettatori.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i1">Mamma dice<br /></span>
+<span class="i0">non devi morir<br /></span>
+<span class="i0">di malinconia;<br /></span>
+<span class="i0">c&rsquo;è il biondino<br /></span>
+<span class="i0">che ti vuol bene.<br /></span>
+<span class="i0">Perchè aspettare?<br /></span>
+<span class="i0">sono sei mesi<br /></span>
+<span class="i0">che non scrive più<br /></span>
+<span class="i0">forse è morto.<br /></span>
+</div></div>
+
+<p>A tutte le frasi sagge e interessate della madre
+il ritornello risponde con un&rsquo;ondata grave, triste,
+ostinata, religiosa:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0">Voglio il mio amore<br /></span>
+<span class="i0">che vive in trincea,<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[153]</a></span><br /></span>
+<span class="i0">voglio il mio amore<br /></span>
+<span class="i0">che aspetta e spera.<br /></span>
+<span class="i0">Voglio il mio amore<br /></span>
+<span class="i0">che alla sua bella,<br /></span>
+<span class="i0">che alla sua bella<br /></span>
+<span class="i0">ritornerà.<br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Sono preso anch&rsquo;io dall&rsquo;ondata e canto con tutto
+il pubblico come un canotto preso fra i ghiacci veloci
+di quelle buone bibite napoletane che la mia
+gola bocca bruciata, beve remando colla lingua.
+Dormo male con incubi e sobbalzi all&rsquo;albergo
+S. Lucia. All&rsquo;alba di nuovo in carrozza con un mio
+piano d&rsquo;uomo geloso e sentimentale.</p>
+
+<p>Sei e mezza. Fa fresco. La mia <a name="tn153" id="tn153"></a><ins class="correction" title="Testo originale: corrozzella">carrozzella</ins> è ferma
+in agguato. Vedo la porta di Bianca senza
+pericolo d&rsquo;essere veduto.</p>
+
+<p>Viene fuori la sferica mammelluta portinaia a
+vuotare le immondizie nel carretto dello spazzino.</p>
+
+<p>Bianca sta al pianterreno: a tre metri dalla sua
+finestra una cassetta postale. Due bambini corpicini
+sparpagliati, gambe nude, passano toccando
+tutto. Si fermano estatici dinanzi a un fanale dipinto
+di fresco, verde. Lo toccano. Il portinaio di
+Bianca viene fuori a sbattere il tappeto dell&rsquo;entrata,
+scopa la soglia, lucida gli ottoni della porta.</p>
+
+<p>&mdash;Fra cinque minuti mi sporcherò, pensa l&rsquo;ottone
+luccicando sotto le mani.</p>
+
+<p>Bianca è in letto, dietro quelle griglie. Respira.
+La mia forza preme. La sua tentacola nelle coltri
+del sonno. E&rsquo; molto presto. Aspettiamo.<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[154]</a></span></p>
+
+<p>Tre bambine povere vanno a scuola, in nero,
+un fiocco rosso sui capelli. Si fermano. Si raccontano.</p>
+
+<p>Una bambina dodicenne elegante in azzurro,
+bionda, precede a passi rapidi concisi di dovere&mdash;tac
+tac tac&mdash;la cameriera vecchia, rullante,
+sbrindellona, ciabatte.</p>
+
+<p>La bambina sbuffa:</p>
+
+<p>&mdash;Auf! che tartaruga, la Maria! lo dirò a mammà.</p>
+
+<p>Un bambino di 6 anni fa trascinare il peso delle
+sue gambe da una giovane cameriera bruna che
+corre per non perdere l&rsquo;appuntamento coll&rsquo;amante.
+Ogni tanto la cameriera si tira su la <a name="tn154" id="tn154"></a><ins class="correction" title="Testo originale: giarriettiera">giarrettiera</ins>.</p>
+
+<p>E&rsquo; ancora presto. Molto tempo da aspettare.</p>
+
+<p>Din din din campanello di chiesa. Rrrrrr di automobile
+catarroso in questa rimessa. Ne esce il
+meccanico, gabbano grasso, lurido, nerastro. Frescolino
+venato di tepori. Penso che quella cassetta
+postale comunica forse col letto di Bianca. Dal
+letto Bianca può impostare. Se da fuori io imposto
+una lettera, questa cadrà forse nel suo
+letto!...</p>
+
+<p>Cip cip cip di uccelli. Un raggio duro lungo di
+sole si slancia giù dal cornicione di una casa, picchia
+il selciato e lo apre: calce e oro accecante.</p>
+
+<p>La frusta del mio vetturino oscilla tra il mio
+naso e le griglie chiuse di Bianca che io fisso.<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[155]</a></span></p>
+
+<p>Il cocchiere gira intorno alla carrozzella, calmando
+il cavallo impaziente coi suoi: eheee eheee.</p>
+
+<p>La targa di marmo che porta il nome della strada
+sembra chiudere colla forza di un suggello la
+via la casa e la vita-amore di Bianca.</p>
+
+<p>Penso che nella penombra calda sudata della
+sua camera da letto ora entra la cameriera col
+cioccolatte. Calore, sudore, odore vanigliato acidulo
+fra i seni di Bianca. Si sente la bocca arida,
+si ravvia i capelli, domanda:</p>
+
+<p>&mdash;La posta.</p>
+
+<p>&mdash;Grazie.</p>
+
+<p>Fuori strada in pendenza. Tutte le strade si inchinano
+sotto il peso del calore per versare gente
+giù nel Golfo. Strade che si tuffano nell&rsquo;acqua fresca
+della sua voce che ricordo:</p>
+
+<p>&mdash;Sono piccini, piccini, piccini i miei seni.</p>
+
+<p>Il sole salta a piè pari giù dal cornicione con
+tutti i suoi pendagli e fiocchi di fuoco pesante.
+Piomba nella strada precisando burocraticamente
+le ombre.</p>
+
+<p>Due postini con nella mano alzata un grosso pacco
+di dolori piaceri angosce. Ciriguée-guée di
+cancello che s&rsquo;apre. Peso del sole sulla strada.
+Peso delle lettere nelle mani dei postini. Cameriere
+e portinaie corrono intorno ai due postini abbeveratoi
+che tengono alte chiuse le mani-rubinetti.
+Tac tac tac pac pac pac di passi.</p>
+
+<p>Aspettiamo ancora, mentre il calore dilata sforza
+la strada. Attività delle mosche sulla groppa del
+cavallo, sventagliamento della coda autonoma.<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[156]</a></span></p>
+
+<p>La vita ancora triste tentennante si rinfranca a
+poco a poco. La strada che era vuota, vergine, sola
+sonnolenta e floscia, aveva dimenticato i passi
+umani.</p>
+
+<p>Ora si svincola freme, scatta, si irrigidisce sotto
+le vite-passi che la pungono di volontà-speranza.</p>
+
+<p>In quella finestra aperta una cameriera scopa,
+scopa, scopa da circa un&rsquo;ora. Gran Dio come hanno
+sporcato la casa: la risporcheranno.</p>
+
+<p>Un operaio porta un water-closet di porcellana
+al fianco. Una serva porta un pezzo di campagna
+verde sulla testa. Un altra ha fra le braccia un
+pezzo di battaglia sanguinosa e un pezzo di delitto
+rosso in una carta gialla. Un vecchio passa oscillando,
+calvo, sudato sotto un enorme vaso di palme,
+Oriente, viaggio.</p>
+
+<p>Ad un tratto il sole mi trapana il cranio con un
+consiglio!</p>
+
+<p>&mdash;Cosa fai, cretino? cosa aspetti? cosa sorvegli?
+Dà una mancia al portinaio e entra.</p>
+
+<p>Il consiglio è ascoltato.</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+<p>Alle 5 del pomeriggio io stringevo finalmente
+fra le braccia una prodigiosa felicità che mi riempiva
+la gola di dolci singhiozzi. Bianca era mia,
+mia, assolutamente mia come non era stata mai.</p>
+
+<p>Dopo due ore di amore forsennato, atroce, lacerante,
+disperato, scendiamo languidi stanchi felici
+nella strada affocata per portare le nostre ani<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[157]</a></span>me
+al mare che ha i lenti balsami le filosofiche
+brezze persuasive i lunghi sorrisi d&rsquo;oro ridente e
+prezioso. Ondeggiamo nella carrozzella a Mergellina.
+Sera calda, gonfia di tutti gli odori agrodolci
+leziosi delle alghe. L&rsquo;aria ha una tenerezza
+di carne sana spalmata di salsedine. Il promontorio
+di Posillipo sembra oscillare sulle sue palafitte di
+riflessi. Bevo nella bocca molle viva instancabile
+di Bianca tutto l&rsquo;ardore contenuto il languore mortale
+e gli abbandoni del golfo profumato che
+si sdraia nella notte smisuratamente affettuosa, dove
+i soffi del vento si sollevano come coltri sudate.</p>
+
+<p>Il mare azzurro tremante sospiroso, lecca la strada
+con mille appetiti minuti, mille fissità di luci,
+e mille luci scivolanti affaccendate.</p>
+
+<p>Al largo la lastra del Golfo sembra un viso di
+donna estenuato, pallidissimo che aspetta, invoca
+esige, esige, la delizia suprema.</p>
+
+<p>Sono esausto. Parlo a Bianca e il cuore mi crolla
+giù di rinuncia e sciolgo tutti i nodi della volontà,
+offro tutto me stesso alla vittoria dell&rsquo;amore assoluto.
+Un demonio assurdo mi costringe ad avvilirmi,
+annientarmi. Forse ho troppo sofferto della
+pienezza esuberante di forze e della rigidità costrittrice.
+A Bianca regalo rutta la mia vita, l&rsquo;amore
+l&rsquo;amore!</p>
+
+<p>Sono sincero?</p>
+
+<p>Una voce interna urla: no! Ma è una voce che
+non riconosco, estranea, troppo simile a quella di
+quel venditore di cocomeri che vende nella ironia<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158">[158]</a></span>
+bianca dell&rsquo;acetilene grandi cuori spaccati e freschi.
+Inesplicabilmente Bianca rifiuta con tono reciso.
+Sembra divenuta la mia stessa coscienza energica.
+Travasamento d&rsquo;anime. Bianca è il futurista. Io
+sono il passatista sentimentale dai nervi lacerati
+che si aggrappa vuole la continuità, l&rsquo;eternità, l&rsquo;assoluto
+del cuore!</p>
+
+<p>Bianca dice:</p>
+
+<p>&mdash;Non ci vedremo forse mai più. Io sposerò lui.
+Vuoi sapere il suo nome? Si chiama Leone Paris,
+figlio dell&rsquo;avvocato Paris. Trent&rsquo;anni. E&rsquo; stato il
+mio primo amante. Tu sei il secondo.</p>
+
+<p>&mdash;Perchè ti sei data a lui?</p>
+
+<p>&mdash;Era appena arrivato dal Benadir. Dopo molte
+imprese audaci. Non l&rsquo;ho mai amato, ma è buono.
+Era ammalato. I medici non speravano di salvarlo.
+Sono stata per lui come una sorella. Per me ha
+voluto guarire. Si è curato con una energia straordinaria.
+Io seguivo ogni giorno questo suo sforzo
+verso la vita. Ogni giorno egli esigeva qualcosa
+di più da me...</p>
+
+<p>&mdash;Così senza amore sei stata sua?</p>
+
+<p>&mdash;Ho creduto che quell&rsquo;affetto sarebbe diventato
+amore. Ciò non avvenne.</p>
+
+<p>&mdash;Ed ora?</p>
+
+<p>&mdash;Ora egli sa tutto, accetta tutto, sa di te senza
+sapere il tuo nome. Mi vuole sposare.</p>
+
+<p>&mdash;E tu?</p>
+
+<p>&mdash;Io sento che quello è il mio destino. Egli
+mi ama in modo assoluto. Quando gli ho detto<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[159]</a></span>
+che corsi il rischio di avere un bambino da te,
+mi disse: Perchè non l&rsquo;hai voluto? Lo avrei fatto
+mio!...</p>
+
+<p>Bianca è una donna intelligente che ha il culto
+maniaco delle eleganze morali. Strano tipo di donna
+involontariamente futurista, essa perfeziona e
+conserva preziosamente il valore eccezionale, tipico
+della nostra avventura. Vuole che questa rimanga
+la meravigliosa avventura della sua vita.
+Io, invece, sono la preda dell&rsquo;assurdo.</p>
+
+<p>Ho trovato in Bianca una bella amante ardente
+lirica, disinteressatissima, generosa e fugace e mi
+accanisco a volere trasformarla in una moglie!</p>
+
+<p>Con frasi rotte dai singhiozzi parlo, parlo, a
+Bianca per convincerla, strapparla alla sua decisione.
+Bianca rifiuta:</p>
+
+<p>&mdash;Mi vuoi tutta per te, per sempre. Pazzia!
+Te ne pentiresti. Non voglio sacrifizi!</p>
+
+<p>Io mi esalto all&rsquo;idea magnetizzante di averla averla
+sempre, sempre, tutte le notti della mia vita
+e mi inebrio del pericolo che vedo nettamente in
+una sua possibile accettazione.</p>
+
+<p>Non sono sincero. Sono sull&rsquo;orlo di una spaventosa
+sincerità.</p>
+
+<p>Bianca mi mormora commossa:</p>
+
+<p>&mdash;Credi, credi, ti pentiresti più tardi. Non
+voglio. Rifiuto. Il tuo temperamento ha un destino
+tumultuoso, violento irto di contrasti e di fragori
+che non amo. Tu sai che io sono stanca, stanca
+della vita. Voglio la calma, il riposo, tutto il ri<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[160]</a></span>poso,
+tutto il riposo pei miei poveri nervi massacrati.
+Egli è buono, mi ama, mi accetta come sono.</p>
+
+<p>La voce di Bianca mi fa impazzire dando subitamente
+un sapore diabolico alla sua carne ricordata
+ai suoi baci alle sue carezze che mi stringono
+ancora spiralicamente. La guardo e il mio
+cuore si slancia assetato verso la sua dolcezza.
+Come vivrò senza la presenza di quel sorriso?
+Il velluto di quella pelle! Quelle tenere gote tessute
+di gioia solare! I suoi occhi, come dimenticarli?
+Sento, sento che quella piccola lingua scorrente
+sulle labbra arse può dare la felicità.</p>
+
+<p>Affannosa ascensione su, su, di angoscia in angoscia
+fino al delirante singhiozzo amaro, fino allo
+straripamento delle lagrime più dolci, nel lago altissimo
+di quell&rsquo;amore in cui vorrei annegarmi, annegarmi
+annegarmi!</p>
+
+<p>Rompere, rompere ad ogni costo gli ultimi nodi
+della sua volontà! Mi umilierei, mi distruggerei
+con una gioia infinita. Ormai il mio cervello non
+sorveglia più il mio cuore. Ho perso ogni controllo.
+Sono un suicida ebbro di morire.</p>
+
+<p>Bianca rifiuta. Decisione irrevocabile. Il lunatico
+demonio che s&rsquo;è impadronito delle nostre forze
+sentimentali vuole che Bianca rifiuti assurdamente
+un dono assoluto in nome di alcune vane
+suscettibilità e inutili fierezze, o semplicemente perchè
+la logica sia una volta di più bandita dagli
+affetti umani.<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[161]</a></span></p>
+
+<p>A mezzanotte ci lasciammo con un lunghissimo
+<a name="tn161" id="tn161"></a><ins class="correction" title="Testo originale: teneressimo">tenerissimo</ins> bacio sulla soglia della casa della zia.</p>
+
+<p>All&rsquo;alba riparto per Roma e Firenze.</p>
+
+<p>Mi addormentai. Risvegliandomi nella stazione
+di Roma vidi e sentii il mio cuore come un panno
+bagnato di lagrime torto fra le mani brutali da
+una lavandaia sudanese muscolosissima. Cuore
+gualcito, ma lavato, pulitissimo. Cuore fresco di
+bucato.<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[162]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XIV" id="XIV"></a>XIV.<br /><br />
+
+UNA FESTA PETROLINIANA</h2>
+
+
+<p>All&rsquo;Hôtel Baglioni di Firenze trovo un telegramma
+di Maria che rimanda a più tardi il nostro
+incontro forse fra 15 giorni a Padova. Me ne
+rallegro e a zonzo cogli amici inasprisco la mia
+volontà di prossima offensiva al fronte nel tepore
+vile della città cosmopolita, antiguerresca.</p>
+
+<p>Però Firenze migliora. Gli alberghi di Lung&rsquo;Arno
+trasformati in ospedale, sono ridiventati italiani.
+Da quegli eleganti piccoli giardini invernali la
+lingua italiana era quasi esclusa. Cubava, rotolava
+la goffaggine ia - ia - teutonica. Motoreggiavano
+tutte le <span class="g">rrrrrr</span> snobistiche di Parigi Londra <a name="tn162" id="tn162"></a><ins class="correction" title="Testo originale: New-Yorck">New York</ins>.
+Le bocche Americane mangiavano parole
+inglesi masticandole meccanicamente con mascelle
+quadrate d&rsquo;acciaio. Steli pallidi di Misses piegavano
+bisbigliando parolette cretine sotto il vento
+della moda ammirativa, e la borghesia della città
+seguiva quel ritmo accentuando beceramente i toni
+e le forme. Oggi vedo ai balconi soleggiati degli
+alberghi i feriti italiani in camici bianchi e grigi<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[163]</a></span>
+che godono nell&rsquo;aspettare il colpo di cannone meridiano
+della colazione, lontano dalle corvées.</p>
+
+<p>Tum Tum... Dilatazione lieta di questo rumore
+sfaccendato e in vacanza. Subito le campane sbrodolano
+il loro piombo fuso sull&rsquo;Arno giallo sporco.
+L&rsquo;Arno! lenta corrente di sudiciume dei secoli, patina
+liquida di tutte le facciate delle case scolorite
+come vecchi quadri male incorniciati in un cielo
+da museo.</p>
+
+<p>Inerzia. Atmosfera svogliata. La rompe un groviglio
+di miagolii di gatti che a gomitoli balzanti si
+precipitano fra le mie gambe.</p>
+
+<p>Solita caccia quotidiana intorno alle trattorie. La
+polizia sequestrò ieri venti grossi gatti già pelati
+e pronti per la padella. I neutralisti bestemmiano
+contro la guerra che costringe a mangiare in tal
+guisa. Io compiango con l&rsquo;anima di Baudelaire i
+poveri gatti che soli sanno dinamizzare con risse
+e amori diabolici i pederastici chiari di luna dell&rsquo;Arno.
+Le campane di Firenze hanno le monotonie
+e le insistenze balorde che caratterizzano lo
+stile di Benedetto Croce e di Romain Rolland. Scodellano
+in giro suoni, rumori, dondondondondon
+vecchie idee sciupate, nostalgie e latte e miele sentimentale
+sull&rsquo;immane bricabrac di case, chiese polverose
+affastellate alla rinfusa e scopate tutte sull&rsquo;altra
+riva dell&rsquo;Arno perchè questa sia tutta pulita
+per i forestieri in estasi, ignoranti, ma compratori.
+In fondo, verso le Cascine, i camini delle officine
+fumano, fumano distrattamente con spirali<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[164]</a></span>che
+sciarpe d&rsquo;ozio oblioso infischiandosi, infischiandosi
+degli operai che chiamano e della guerra che
+esige munizioni.</p>
+
+<p>Ma alle due del pomeriggio seguo un fiume di
+folla che mi conduce al parco di Boboli.</p>
+
+<p>Grande festa patriottica. Nell&rsquo;anfiteatro sulle
+gradinate a semicerchio Veneri, Apolli e urne bianchissime
+spiccano sulle alte muraglie verdi di bossi
+e lauri.</p>
+
+<p>Agitazione di ventagli, cappelli di paglia, vestiti
+bianchi e rosa, ombrellini verdi, viola, rossi, sotto
+il sole ardente impressionista. Una faccia spunta
+dietro la nicchia di una Venere cantando:</p>
+
+<p class="center">
+<i>Vorrei essere Tirteo...</i>
+</p>
+
+<p>E&rsquo; quella Venere forse che canta con la mano
+sul sesso per accentuare il sentimento.</p>
+
+<p>Grande pastorale in costume con coro campestre.</p>
+
+<p>A sinistra nel folto del viale che sale verso il
+parco alto, molti carabinieri ritti come in agguato
+sembrano pronti ad acciuffare una massa rossa
+che canta nel verde, massa troppo rivoluzionaria
+di coristi camuffati da soldati francesi.</p>
+
+<p>Corteo simbolico. Una Italia in manto rosa con
+stella sulla testa. Scende cantando:</p>
+
+<p>
+<i>Maggio sei bello, ma Firenze è assai più bella.</i><br />
+<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[165]</a></span></p>
+
+<p>Si slanciano giù furiosamente i teutoni, con pelli
+di tigre, elmetti alati, tridenti e lance:</p>
+
+<p class="center">
+<i>Siam i re dei barbari</i>
+</p>
+
+<p>In mezzo a loro Attila e la Germania in rosso
+sangue di bue col chiodo in testa.</p>
+
+<p>Risponde l&rsquo;Italia cantando parole assurde sul
+tema:</p>
+
+<p class="exi"><i>T&rsquo;amo come il fulgor del creato</i></p>
+
+<p>Duetto dell&rsquo;Italia e della Germania.</p>
+
+<p>Vicino a me una bambina dice:</p>
+
+<p>&mdash;Guarda che occhiacci fa la Germania!</p>
+
+<p>Si avanza grottesca la Repubblica Francese con
+fantaccini in pantaloni rossi. Marsigliese.</p>
+
+<p>Segue l&rsquo;Inghilterra con molti scozzesi. I gonnellini
+quadrettati divertono le donne che però preferiscono
+questa carica di bersaglieri piume al vento,
+e la sciabola sguainata del suo capitano. Questo,
+rosso apoplettico, ha un diverbio fiero con Attila
+quasi impaurito.</p>
+
+<p>Scoppia la battaglia. Pastori, pastorelle, soldati
+francesi inglesi, italiani inseguono verso l&rsquo;alto parco
+i teutoni fugati in disordine. Ma un tripode stretto
+da fucili, baionette e tricolore fuma incenso e
+promette pace. Si svolge un corteo di vestali subito
+cancellato da un battaglione americano di cow-boys,
+e pellirosse marziali. Il popolino toscano non trattiene
+più la sua gratitudine per l&rsquo;aiuto americano.</p>
+
+<p>Dopo il corteo delle città invase o irredente U<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[166]</a></span>dine,
+Trento, Trieste, la marcia dell&rsquo;Aida accompagna
+l&rsquo;entrata solenne su cavallo bianco della Pace
+con un ramo d&rsquo;olivo in mano.</p>
+
+<p>Il pasticcio frenetico dei simboli e delle musiche
+d&rsquo;ogni tempo e d&rsquo;ogni popolo ingigantisce. L&rsquo;agitazione
+delle bandiere e lo svolazzamento dei manti
+trasformati in scope veloci, mi dà la sensazione
+d&rsquo;una tragicomica rivolta di palcoscenici napoletani
+o d&rsquo;uno sciopero violento a mezza opera al Teatro
+San Carlo.</p>
+
+<p>Penso che quel grande futurista che si chiama
+Petrolini demolitore d&rsquo;ogni romanticismo ha voluto
+prendere definitivamente a calci la storia e la
+vecchia retorica con una sintesi futurista di neutralismo
+fiorentino, + gentilezza floreale toscana
++ ossessione della pace + ammirazione servile
+pei forestieri ricchi, + amore estivo per la campagna
++ cretinismo congenito degli organizzatori
+di feste.</p>
+
+<p>Giungo a Milano a mezzanotte. Sciopero di carrozze.
+Sul piazzale, nella luce azzurra delle lampade
+velate crocchi di soldati e di prostitute vocianti
+affaccendate nei contratti erotici. Inquietudine
+delle notti di guerra in città, tempestate dai
+galoppi della lussuria e dell&rsquo;alcool sui letti divorati
+e vomitati spensieratamente!...</p>
+
+<p>Consegno la mia valigia a uno strano facchino
+improvvisato. E&rsquo; un gobbetto con ambiguità pederastiche
+e un&rsquo;inesauribile chiacchera di beghina.<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[167]</a></span></p>
+
+<p>Dice con smorfie e risucchi di saliva pieni di
+orrore e ripugnanza schifiltosa:</p>
+
+<p>&mdash;Dio mio, Dio mio, tutte quelle donnasse!
+quelle porcasse! Povera Milano! Stanno lì ogni
+sera... Tutta la notte a fare réclame coi soldati!
+E&rsquo; una indecenza! Povera Milano non si riconosce
+più...! E i profughi, che disgrassia... Date indumenti,
+date indumenti! Lo so, lo so, sono povera
+gente. Ma, date indumenti, date indumenti! Sono
+restato a piedi io e senza scarpe!</p>
+
+<p>Il gobbetto che mi segue portando la valigia mi
+racconta che è figlio di un portinaio di Via Cerva.
+Per colpa dei profughi vive in un ripostiglio, quasi
+di mendicità; porta gli abiti del padrone di casa.
+Di notte fa il facchino. Certo ha due, tre altri mestieri
+meno confessabili. Ad un tratto si ferma con
+un bizzarrissimo lustrascarpe vestito da sportman
+stivaloni, berretto e cane lupo a guinzaglio. Il gobbetto
+mi spiega poi che quel lustrascarpe è spagnuolo
+e fa l&rsquo;usuraio dei cantanti in Galleria. Originale
+flora mostruosa di questa tropicale fermentazione
+di guerra.</p>
+
+<p>A Milano, confido la mia sicurezza nella vittoria
+prossima, grandiosa, all&rsquo;amico Notari, geniale
+patriota, instancabile, fattivo. Con lui assisto a una
+assemblea interventista. Piccolo teatro gremito. Sono
+sul palcoscenico. Il signor Del Crema, viso paonazzo
+grondante di sudore, spinge affannosamente
+alla ribalta la sua eloquenza e la sua pancia, botti
+spaccate che schizzano, tuonano, sputacchiano,<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168">[168]</a></span>
+inaffiano rosso. I suoi paroloni-piedoni pigiano
+l&rsquo;uva dell&rsquo;assemblea. Come, dove salvarsi? Vedo
+mani sul viso, parafanghi. Braccia alzate come parafulmini.
+Tutti i cappelli delle signore abbassati,
+paralumi. Beato chi aveva davanti un più alto spettatore,
+paravento. Una donna fuggì, gonna svolazzante,
+paracadute. Ma urtò contro un uomo pietrificato
+dal sonno, paracarro!</p>
+
+<p>Vorrei chiacchierare col pittore Rosai. Si è calato
+giù sotto la ribalta.</p>
+
+<p>Del Crema continua. Pancia, eloquenza non formano
+più che un unico pallone gonfio, gonfio, gonfio
+che sta per esplodere:</p>
+
+<p>&mdash;Violenza, violenza! violenza! Bisogna colpire,
+colpire, colpire!</p>
+
+<p>Invisibile, ma pronto Rosai colpisce l&rsquo;ultima parola
+in pieno con un potente:</p>
+
+<p class="center">
+tum&mdash;tum
+</p>
+
+<p class="noi">della grancassa. Ilarità fragorosa. Grandine, valanga
+di risate. Del Crema sembra ferito in pieno
+nel tamburo della propria pancia.</p>
+
+<p>Io crollo a terra corpo e gambe in convulsione
+di allegria. Del Crema bestemmia, sbuffa, si arrabbia,
+non può ripigliare il suo discorso.</p>
+
+<p>Entra nella sala una folla di donne politiche. Acclamazione,
+vocio. Perchè mai son tutte brutte le
+donne che frequentano le assemblee? Tutte tragicamente
+incoricabili, tenaci consigliere di castità.</p>
+
+<p>La loro eloquenza ha lo sviluppo epidemico del<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[169]</a></span>
+colera e della peste. Una donna stridula impreca
+contro le signore disfattiste e germanofile ma è
+subito interrotta da un uragano di altre voci stridule
+e mani fragili unghiute. Cento colli allungati
+di galline per raggiungere una mano alta piena di
+grano:</p>
+
+<p>&mdash;Fuori i nomi! fuori i nomi! fuori i nomi!</p>
+
+<p>Pollaio esasperato dalla mancanza di galli... I
+galli imboscati non sono galli.</p>
+
+<p>Torno al fronte pensando senza rancore che gli
+imboscati sono utili non fosse altro per dar risalto
+alla bellezza dei combattenti.</p>
+
+<p>Nella tradotta m&rsquo;addormentai al ritmo di questa
+canzone che dei fanti in un compartimento vicino
+trascinavano con voce di sonno alcoolizzato:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0">Non hai tu un deputato?<br /></span>
+<span class="i0">Un parente cornuto<br /></span>
+<span class="i0">che ti venga in aiuto?<br /></span>
+<span class="i0">Non hai tu un ministro<br /></span>
+<span class="i0">o qualche altro ruffiano<br /></span>
+<span class="i0">che ti stenda la mano,<br /></span>
+<span class="i0">per levarti dal freddo<br /></span>
+<span class="i0">dal rischio e dal gel?<br /></span>
+<span class="i0">Se tu sapessi<br /></span>
+<span class="i0">quanti imboscati<br /></span>
+<span class="i0">dormono laggiù<br /></span>
+<span class="i0">di certo la trincea<br /></span>
+<span class="i0">lasceresti<br /></span>
+<span class="i0">pel bosco anche tu!<br /></span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[170]</a></span></div></div>
+
+
+
+
+<h2><a name="XV" id="XV"></a>XV.<br /><br />
+
+CAVALLERIA MEDIOEVALE<br />
+E BLINDATE FUTURISTE</h2>
+
+
+<p>Il ritmo del treno non riesce a uguagliare in celerità
+il battito del desiderio che l&rsquo;idea dell&rsquo;offensiva
+suscita in me. Che cosa si aspetta? Sento il
+momento venuto. L&rsquo;ora tipica, unica col suo nodo
+di forze favorevoli penderà fra poco sul nostro
+capo. Gli eserciti francesi e inglesi al comando
+di Foch attaccano violentemente la Germania che
+cede, poco, ma cede. Il morale delle nostre truppe
+è forte, sereno, consolidato dalla grande vittoria
+del 15 giugno e dall&rsquo;enorme propaganda, metodica,
+accanita. Bisogna dunque sferrare l&rsquo;offensiva
+finale.</p>
+
+<p>Non curandomi dei miei vicini di compartimento
+io mi tasto il petto, le cosce, le gambe come si palpa
+una granata prima di introdurla nel cannone. Mi
+sento bene. Non temo il lieve dolore al ginocchio
+sinistro che ogni autunno si ricorda di Plava.</p>
+
+<p>Ferito da una grossa scheggia all&rsquo;inguine, caduto
+sotto il pietrame e i sacchi a terra della batteria
+sfasciata, mi rialzai con la faccia bruciata e calandomi
+i calzoni inzuppati di sangue ammirai lo stra<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[171]</a></span>ordinario
+viola della mia coscia e del mio ginocchio
+pesto. Ora sono risanati.</p>
+
+<p>Nella fattoria di Barchessa trovo i miei compagni
+a tavola sotto la lampada pacifica, che mangiano
+discutendo questioni di servizio e di faticosissime
+manovre con la cavalleria.</p>
+
+<p>A tavola con noi un simpatico ufficiale di cavalleria:
+Franci di Pietralunga, raffinato, coraggioso
+ma sempre velato da una melanconia inspiegabile.</p>
+
+<p>Io tento di concludere la discussione:</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; assurdo volere accordare il medio-evo
+della cavalleria col futurismo delle blindate! Salvo
+rari momenti la cavalleria è stata sempre fuori
+di posto in questa guerra. Assurdo l&rsquo;impiego strategico
+per divisioni! Duemila cavalli offrono un
+bersaglio enorme. Se domani avremo da inseguire
+il nemico basterà un solo suo cannone ben
+puntato per fermare qualsiasi massa di cavalleria
+nostra. La cavalleria non può come la fanteria
+camminare ai fianchi della strada o nascondersi
+dietro gli argini o nei fossi. Un cavaliere è facilmente
+individualizzabile su una strada. Se poi il
+nemico è in rotta completa senza neppure un <a name="tn171" id="tn171"></a><ins class="correction" title="Testo originale: cannome">cannone</ins>
+per proteggere la sua fuga, si presenta il problema
+della velocità dei cavalli che naturalmente
+è mediocre a meno di ammazzarli la sera del primo
+inseguimento.</p>
+
+<p>&mdash;La cavalleria, interrompe Raby, è stata nei
+due primi anni di guerra un bosco elegante. Come
+cavalleria, bene inteso, poichè appiedata diede in<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[172]</a></span>numerevoli
+eroi a Monfalcone e sull&rsquo;Isonzo nel
+corpo dei bombardieri e in quello dei mitraglieri.</p>
+
+<p>Franci scattò:</p>
+
+<p>&mdash;Dimenticate le nostre gloriose cariche suicide
+in retroguardia dopo Caporetto.</p>
+
+<p>&mdash;Le ho viste con questi occhi e non le dimentico,
+disse Raby. Ho visto eroismi sublimi, ma
+vani. Una sola delle mie blindate dal Tagliamento
+al Piave serviva più che 4 o 5 squadroni.</p>
+
+<p>&mdash;Credi, caro Franci, dico io, le macchine di
+guerra, cannoni a tiro rapido, mitragliatrici, areoplani
+e auto-blindate hanno reso assurdo il Don
+Chisciottismo della cavalleria. E&rsquo; il passatismo che
+si difende. Non vuole morire, ma deve morire.
+Questa guerra ha esautorato il fucile, immaginiamoci
+se non esautora il cavallo. Il cavallo è un
+milionario, nato gran signore per non fare niente.
+L&rsquo;altro giorno c&rsquo;erano lì nei prati 250 cavalli. Bisognava
+vedere che bersaglio per l&rsquo;artiglieria! Ora
+vedi, caro Franci, i comandi supremi della cavalleria
+italiana che erano tutti più o meno dei germanofili,
+sicuri che la loro cara Germania conservatrice
+e militarista avrebbe certamente vinto,
+sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli <a name="tn172" id="tn172"></a><ins class="correction" title="Testo originale: avvementi">avvenimenti</ins>.
+Vedendo crollare la Germania sognano archi
+di trionfo per il ritorno dell&rsquo;esercito e vogliono
+ad ogni costo coprirsi di qualche prestigio.</p>
+
+<p>Non disprezzano più le macchine veloci. Molti
+sono felici di pedalare. Gli squadroni sono pieni
+di biciclette e motociclette. Gli speroni si impi<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[173]</a></span>gliano
+nei raggi di bicicletta, poco importa. Ora
+vogliono arrampicarsi sulle nostre auto-blindate.
+Hanno incorporato nella divisione di cavalleria
+biciclette, motociclette e auto-blindate. Ci metterebbero
+sopra, se potessero, soltanto ufficiali di
+cavalleria. Lascerebbero volentieri i cavalli nei
+depositi purchè si dica che la divisione di cavalleria
+ha forzato, sfondato, inseguito, accerchiato il
+nemico. Dimenticano che ciò non è facile senza
+ruote, stantuffi, pneumatici e benzina. Mi dispiace,
+caro Franci, di dichiararti che il bel cavaliere elegante
+e romantico non ha più ragione d&rsquo;essere fuori
+degli album delle signorine. Finite le lance con
+banderuola blu! Oggi ci vogliono le nostre mitraglianti
+auto-blindate in velocità. Se lo Stato Maggiore
+italiano avesse avuto al principio della guerra
+questo senso pratico di adattamento agli uomini
+e alle cose e si fosse liberato dal concetto teutonico
+stupidamente importato con relativa meccanizzazione
+di tutti gli organi, avremmo forse evitato
+Caporetto. Ne risultò una continua falsa valutazione
+della responsabilità e un assurdo particolarismo
+burocratico. Tutto si riduceva a queste frasi
+lanciate da comando a comando:</p>
+
+<p><i>«Non mi faccia difficoltà&mdash;Si arrangi&mdash;Ricevuto
+l&rsquo;ordine aspettare il contrordine&mdash;Dare assicurazione».</i></p>
+
+<p>Nulla di più assurdo della concezione aprioristica
+professionale, tedesca, secondo la quale il
+nemico deve prendere una tale o tal&rsquo;altra decisione<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[174]</a></span>
+solo perchè questa si presenta come la più logica.
+Questa concezione elimina l&rsquo;enorme valore guerresco
+dello spirito creatore. In una razza come la
+nostra, carica d&rsquo;individui geniali, ingabbiare così
+burocraticamente lo spirito improvvisatore è stato
+un delitto. Abbiamo inoltre disprezzato per molto
+tempo il fattore umano nelle truppe logorando
+così, avvilendo, e anemizzando i reparti. La Germania
+ci aveva regalato la stupida teoria delle formazioni
+ammassate che conducono ad attacchi
+frontali con forze sempre insufficenti, urti ripetuti
+digradanti per intensità e senza veri effetti.</p>
+
+<p>La battaglia moderna invece si riduce quasi
+sempre a una lotta sui fianchi. Vince colui che
+dispone di una riserva potente, pronta, non nelle
+lontane retrovie dietro il fronte, ma nelle retrovie
+immediate di una delle due ali. Questa riserva non
+deve esservi condotta nel momento grave della
+battaglia, ma molto tempo prima. Lo Stato Maggiore
+tedesco nella battaglia della Marna, settembre
+1914, non ragionò così e fu sconfitto. Il centro
+del fronte ha pure bisogno di riserve, ma la massa
+delle riserve non deve mai essere disposta dietro
+il centro fintantochè esiste una possibilità di accerchiamento.
+In settembre-ottobre 1914 in Fiandra
+l&rsquo;esercito tedesco tentò di avviluppare l&rsquo;esercito
+francese. Questo comprendendo il pericolo
+allungò il suo fronte. L&rsquo;esercito tedesco allungò
+ancora di più il suo, e la doppia corsa per avvilupparsi
+l&rsquo;un l&rsquo;altro il fianco finì al mare.<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[175]</a></span></p>
+
+<p>Questi concetti in parte anteriori alla guerra
+hanno assunto un valore speciale data la possibilità
+attuale di velocizzare il trasporto di truppe, il vettovagliamento,
+e il munizionamento.</p>
+
+<p>Nella guerra futura però non si potranno equipaggiare
+milioni di uomini. Vi saranno piccoli
+eserciti di 100 mila uomini agguerriti e scelti, in
+azione dinamica davanti alla nazione che tutta
+lavorerà a produrre per loro.</p>
+
+<p>Questi piccoli eserciti saranno costituiti di truppe
+celeri e specialmente di artiglieria d&rsquo;assalto cioè
+tanks terrestri e tanks anfibie che colla solita striscia
+scabra o ventre di bruco supereranno boschi,
+colline, fiumi sorprendendo il nemico. Vi saranno
+inoltre areoplani-fantasmi carichi di bombe e senza
+piloti, guidati a distanza da un areoplano pastore.
+Areoplani fantasmi senza piloti che scoppieranno
+con le loro bombe, diretti anche da terra con una
+tastiera elettrica. Avremo dei siluranti aerei. Avremo
+un giorno la guerra elettrica.</p>
+
+<p>Grideremo allora: «Finiamola coi vecchi esplosivi!
+Noi non sappiamo che fare, ormai, della ribellione
+dei gas imprigionati che sussultano rabbiosamente
+sotto i pesanti ginocchi dell&rsquo;atmosfera!»</p>
+
+<p>Vedo in sogno, sul confine di due popoli avanzarsi,
+dalle due parti, rotolando sui binari le enormi
+macchine pneumatiche&mdash;elefanti d&rsquo;acciaio irti
+di proboscidi scintillanti puntate sul nemico.</p>
+
+<p>Quei mostri bevitori d&rsquo;aria sono guidati facil<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[176]</a></span>mente
+da macchinisti appollaiati su in alto, come
+<i>cornacs</i>, nelle loro cabine tutte a vetri. Le loro piccole
+figure sono arrotondate da una specie di scafandro
+che serve loro a fabbricare tutto l&rsquo;ossigeno
+necessario per la respirazione.</p>
+
+<p>La potenzialità elettrica cosciente e raffinata di
+quegli uomini, sa utilizzare l&rsquo;amicizia e la forza
+dei temporali, per vincere la stanchezza e il sonno.</p>
+
+<p>Ad un tratto il più agile dei due eserciti ha bruscamente
+rarefatta l&rsquo;atmosfera del suo avversario
+mediante la violenta aspirazione delle sue mille
+macchine pneumatiche.</p>
+
+<p>Queste filano via, subito dopo, a destra e a sinistra,
+sui loro binari, per lasciar posto a delle
+locomotive armate di batterie elettriche. Eccole
+puntate come cannoni verso il confine. Degli uomini,
+ossia dei domatori di forze primordiali, regolano
+il tiro di quelle batterie che lanciano fra le
+dighe di un nuovo cielo irrespirabile e vuotato d&rsquo;ogni
+materia, grandi grovigli di fulmini irritati.</p>
+
+<p>Li vedete voltolarsi nell&rsquo;azzurro, codesti nodi
+convulsivi di serpenti tonanti? Strangolano gli innumerevoli
+fumaiuoli branditi delle città operaie;
+infrangono le mascelle aperte dei porti; schiaffeggiano
+le cime bianche delle montagne, e spazzano
+il mare color di bile, il mare urlante, che s&rsquo;incava
+e si rizza follemente per atterrare le città marittime.
+Venti esplosioni elettriche nel cielo, smisurato
+tubo di vetro pneumaticamente vuoto, hanno riassunti
+gli spasimi coraggiosi di due popoli rivali,<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[177]</a></span>
+coll&rsquo;ampiezza e lo splendore delle formidabili scariche
+elettriche interplanetari.&mdash;</p>
+
+<p>Il mio sogno di guerra suscitò un uragano di
+applausi. Intervenne pacatamente Raby:</p>
+
+<p>&mdash;Oggi la nostra cavalleria medioevale può avere
+un impiego tattico. Ad ogni corpo d&rsquo;armata uno
+squadrone per il servizio di arginamento nelle retrovie
+e per impedire alla fanteria di cedere. La
+cavalleria può servire, data la forza di coesione disciplinata
+che la caratterizza. Credo anche a dei
+colpi di mano isolati con plotoni lanciati che appiedandosi
+combattono coi ciclisti. I plotoni di cavalleria
+sono adatti al collegamento dei corpi d&rsquo;armata.
+Nella fitta rete stradale rotta da canali e fossi
+del Veneto una divisione di cavalleria in massa
+diventa un elegante suicidio.</p>
+
+<p>&mdash;D&rsquo;altronde, concludo io, nulla di più assurdo
+che polemizzare contro la cavalleria oggi. E&rsquo; tardi
+per perfezionare. L&rsquo;offensiva è ormai cotta a puntino,
+bisogna servirla in tavola. Sono convinto che
+è imminente.</p>
+
+<p>&mdash;Macchè, macchè! gridano tutti, sei un illuso.
+Preparati a rimanere tutto l&rsquo;inverno in questa
+palude.</p>
+
+<p>&mdash;Scommetto ciò che volete... scommetto con te
+Raby che il 27 ottobre prossimo, anniversario di
+Caporetto, noi sferreremo una offensiva generale,
+formidabile. Sarà decisiva e vittoriosa. In novembre
+la guerra è finita.</p>
+
+<p>Grida, fischi, schiamazzo.<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178">[178]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Scommetto una succolenta cena con donne
+eleganti al Cova di Milano.</p>
+
+<p>&mdash;Accetto! risponde il capitano Raby, mi preparo
+alla tua bella cena con digiuno e castità.</p>
+
+<p>Volpe si avvicina e sotto voce:</p>
+
+<p>&mdash;Forse hai ragione. Mando subito un telegramma
+al mio agente di cambio a Genova. E&rsquo; il
+momento di comprare.</p>
+
+<p>L&rsquo;indomani sera ero invitato a pranzo dal generale
+Filippini comandante la prima divisione di
+cavalleria. Speravo di apprendere qualcosa di preciso,
+ma in realtà ero già convinto da una voce intima
+che non ammetteva discussione.</p>
+
+<p>A tavola sono seduto in faccia al generale Grazioli
+comandante il corpo d&rsquo;armata d&rsquo;assalto. Ha
+sul petto un giardino multicolore di medaglie. Alto,
+elegante, viso lungo intelligente addolcito come da
+una sensualità soddisfatta, bell&rsquo;uomo quarantenne
+d&rsquo;aspetto giovanile.</p>
+
+<p>Parlo a Grazioli degli arditi, esponendogli le
+loro inquietudini, la loro aspirazione sempre contrariata
+verso dei privilegi ai quali essi hanno diritto.
+Morale altissimo. Ma soffrono di non essere
+nettamente distinti dalla fanteria. Vogliono
+una disciplina elastica, un riposo assoluto quando
+sono nelle retrovie. Rifiutano le marce, le esercitazioni
+quotidiane e le corvées. Esigono di essere
+portati in autocarro sulla linea del fuoco. Concludo:</p>
+
+<p>&mdash;Sono dei cavalli da corsa, che non vogliono<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[179]</a></span>
+prepararsi alla corsa fra le stanghe di una carrozzella.</p>
+
+<p>Il generale Grazioli e il generale Filippini sorridono,
+e con tono militare mi espongono la loro
+volontà di disciplinare ad ogni costo gli arditi.</p>
+
+<p>&mdash;Pensate, mi dice Grazioli, 200 arditi di Reggio
+Emilia sbandati dopo Caporetto, venuti dagli
+ospedali hanno lanciato alcuni mesi fa delle bombe
+in una stazione e l&rsquo;hanno saccheggiata. Sentendosi
+troppo pigiati sul treno che li portava si sono
+arrampicati sul tetto dei vagoni. Viaggiarono così
+50 Km. Si dovette fermare il treno prima di un
+tunnel per non massacrarli. Io credo che gli arditi
+vanno trattati come fanteria scelta. Tanto più che
+molti degli arditi attuali non sono mai stati al fuoco!
+Disciplina, disciplina, questa è la migliore garanzia
+del loro massimo rendimento nella offensiva
+futura.</p>
+
+<p>&mdash;Quando, generale?</p>
+
+<p>&mdash;Diaz è tornato da Parigi, dice Grazioli, senza
+avere ottenuto i 300 mila americani richiesti.
+Clemenceau Foch e Loyd George hanno risposto
+che per ora non era il caso d&rsquo;impegnare nuove
+forze sul fronte italiano. Noi non abbiamo molti
+uomini, oggi. Il ministero d&rsquo;altra parte esita a decretare
+l&rsquo;operazione obbligatoria per gli erniosi,
+che ci darebbe cento mila uomini di più in un
+mese. La Francia à ottenuto così 350.000 uomini!</p>
+
+<p>&mdash;Eppure, generale, questo è il momento di attaccare
+l&rsquo;Austria.<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[180]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Vede, risponde Grazioli, se si potesse essere
+sicuri che la guerra finisse prima dell&rsquo;inverno,
+noi potremmo impegnare tutto il nostro esercito
+in una offensiva finale conservando come riserva
+la sola classe del &rsquo;900. Cioè giuocare tutte
+le nostre carte. Ma se la guerra dovesse durare
+come è probabile, ancora un paio d&rsquo;anni, la partita
+si convertirebbe in un fallimento.</p>
+
+<p>&mdash;Ma, generale, chi non risica, non rosica!</p>
+
+<p>Tornando alla fattoria di Barchessa, sono più
+che mai convinto che sferreranno la grande offensiva
+il 27 ottobre. Penso che dei generali di alto
+valore, come Grazioli, sono purtroppo isolati e
+resi insensibili da ciò che chiamo guerrismo o
+mestiere della guerra. Monotona abitudine del
+fronte da tenere senza colpi audaci, senza carte
+giuocate, nella speranza che la guerra finisca lentamente
+da sè. La guerra, invece, è l&rsquo;unica cosa
+al mondo che non ammetta l&rsquo;abitudine. Bisogna
+giocarla. Chi vince vince, chi perde perde, e buona
+notte, non ne parliamo più!<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[181]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XVI" id="XVI"></a>XVI.<br /><br />
+
+LE VILLE NOSTALGICHE</h2>
+
+
+<p>Sulla strada Ferrara - Padova le nostalgiche
+ville venete nascondono la faccia nel fresco dei
+loro parchi tenebrosi voltando la schiena impaurita
+alla furente trepidante azzannante velocità degli
+automobili di guerra.</p>
+
+<p>La villa De-Concilis ha tutte le eleganze settecentesche
+in questo atteggiamento tremante di bella
+coricata, un po&rsquo; sotto la strada, con la faccia
+tuffata nella tenerezza avviluppante del suo giardino
+intenso, pieno di passioni verdi-rossastre
+violacee che l&rsquo;autunno punge di acredini tragiche.
+Teme nella schiena il rombo precipitoso e i blocchi
+sconquassati del rumore e i rotolanti globi del
+polverone solare.</p>
+
+<p>Un brivido passa sull&rsquo;acqua patetica delle vasche
+cosparsa di foglie che sembrano le bucce di molli
+cuori femminili trascinati via pei piccoli canali dalla
+corrente delle lagrime. Brividi, sospiri, febbrili
+contatti di foglie come di mani leggere in amore...
+Ma non è la solita brezza che anima il bosco sentimentale.
+L&rsquo;atmosfera è turbata. Il silenzio non sa
+dove rifugiarsi poichè tremendi scossoni d&rsquo;aria valangano
+giù dalla strada.<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[182]</a></span></p>
+
+<p>Sono, per un giorno, ospite della marchesa De Concilis
+buona e indulgente amica della mia amica
+Maria Baldini. Questa abita con suo marito in
+una villa vicina e verrà fra poco.</p>
+
+<p>L&rsquo;aspettiamo in giardino. La marchesa De Concilis
+elegantemente vestita di nero, seducente col
+suo languore carnoso e le sue curve delicate che
+non guastano la linea generale. Corto-vestita, nella
+sedia a dondolo, mostra per indolenza il polpaccio
+tornito che dalla caviglia affusolata e spiritosa
+sale sensualizzandosi con promesse-offerte di morbide-sode
+cosce affettuose. Intuisco e fiuto la forza
+sana del dorso quasi groppa di bella fattrice resistente.</p>
+
+<p>Il viso pallido, d&rsquo;un pallore giovane ma intriso
+di piacere. Gli occhi neri un po&rsquo; grossi di bel gatto
+angora che finge di sognare pur sorvegliando
+il canestro dei pesci. Deve essere ghiotta, tutta consacrata
+ai piaceri della tavola dopo una rinunzia
+semi-forzata quasi totale agli adulterii aspri turbolenti
+che bruciano. Il corpo s&rsquo;appesantisce. Forse
+lo stomaco è un po&rsquo; stanco d&rsquo;avere goduto tanti
+pranzi saporosi.</p>
+
+<p>Ora, dopo la lauta colazione, la bellezza della
+marchesa è più languida.</p>
+
+<p>Il viso vorrebbe disfarsi nella pace buia fresca
+del sonno.</p>
+
+<p>Le guance di pesca succosa prendono nel sorriso
+accogliente ombre sfumate di placido ardore. Il
+sorriso si scioglie in tenerezza digestiva distratta<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[183]</a></span>mente
+erotica e materna. Ha il braccio sinistro abbandonato
+sui fianchi di sua figlia Gisella dodicenne,
+vivo ritratto suo più colorito, più ardente
+con languori irrequieti. Quella fresca miniatura
+lega la figura della marchesa al corpo del marchese
+De Concilis che continua virilmente le curve
+della moglie nelle sue guance un po&rsquo; flosce di seduttore
+maturo sensuale pigro e raffinato. Il marchese
+musicista mi parla d&rsquo;una sua opera inedita,
+che darebbe se fosse energico, se non ci fosse la
+guerra, e se il bosco non avesse tante ombre snervanti.</p>
+
+<p>Con le mani irrequiete la piccola Gisella abbottona
+e sbottona la fondina del mio revolver voltando
+i grandi occhi neri indagatori verso la strada
+ad ogni urlo di automobile che s&rsquo;avvicina prima
+flautato quiii, quiii, quiiiiii implorante, esasperato
+demente... Eccolo. Eccolo. La macchina rapida
+invoca minaccia esige un varco, un varco ad
+ogni costo, presto; perchè il delirante spasimo
+della velocità guerresca non sia rallentato...</p>
+
+<p>Con arrogante slancio danze baldanze da spaccamonti
+viene una seconda automobile. Tremano
+le foglie. Rompe l&rsquo;aria una terza macchina. Petulante
+schiamazzare di fischi. Passano così, incalzandosi
+infilzandosi forse laggiù, 6 automobili
+diaboliche spazzole sulla stoffa della polvere arroventata.
+Il parco assalito geme e Gisella trema:</p>
+
+<p>&mdash;Mi porti con lei in blindata. Sa, non ho
+paura.<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[184]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Povera piccola, mormora sonnecchiando la
+mamma; non ha più i suoi amici per giuocare.
+Ormai è grandicella, disprezza le bambole e si
+fa far la corte dagli ufficiali... Ma è piena di saggezza.
+Fa da sè il suo letto ogni mattina. Sa, Signor
+Marinetti, non abbiamo più quella brava cameriera.
+Siamo privi d&rsquo;ogni comodità: niente
+burro e niente zucchero...</p>
+
+<p>&mdash;Io non mi curo del burro, interrompe Gisella,
+nè dello zucchero! Voglio andare in blindata,
+alla battaglia, con Lei. Mi porti in blindata.</p>
+
+<p>Sento che la tragedia del burro e dello zucchero
+opprime l&rsquo;anima zuccherina e burrosa di tante belle
+dame veneziane come la marchesa De Concilis costretta
+a consumare ora tutte le riserve d&rsquo;adipe nutritissimo
+delle floride braccia mammelle e cosce.</p>
+
+<p>Il marchese si allontana con Gisella. Subito la
+Marchesa si sveglia per interrogarmi sulla nostra
+amica Maria che ritarda.</p>
+
+<p>&mdash;Strana, la vostra passione! Maria è intelligente,
+anzi geniale, adorabile. Ma quel suo neutralismo
+è assurdo. Non capisco come possiate andare
+d&rsquo;accordo voi due...</p>
+
+<p>&mdash;Non è neutralista Maria!... Ma ama di contraddirmi,
+bizzarria e capricci... E&rsquo; anche influenzata
+da quello stupido marito odioso pedante vero
+professore di tedesco.</p>
+
+<p>&mdash;Alle tre, mi mormora la marchesa, noi andiamo
+in automobile a Padova. Parte con me an<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[185]</a></span>che
+Gisella. Resterete solo con Maria tutto il pomeriggio.
+Sono o non sono una buona amica?</p>
+
+<p>&mdash;Una amica eccezionale, unica! Vorrei ricambiarvi
+il favore. Non avete bisogno d&rsquo;un confidente
+segreto?</p>
+
+<p>&mdash;Oh no! sospira la marchesa abbandonandosi
+sulla sedia a dondolo. Per me, ogni poesia è finita.</p>
+
+<p>La sua anima è già ripresa dall&rsquo;incubo doloroso:
+zucchero, burro, burro, zucchero!</p>
+
+<p>&mdash;Ecco Maria!</p>
+
+<p>Saluti, baci, abbracci, chiaccherio.</p>
+
+<p>&mdash;Ti lascio con Marinetti. Noi andiamo a Padova,
+torneremo presto.</p>
+
+<p>Rimango solo con la mia amica ansante, febbrile.
+Ha dovuto fare in fretta, inventare mille bugie
+per liberarsi dal pedantissimo e professorale marito
+e dai suoi lunghi piagnistei sulla guerra. Maria
+Baldini è un bel tipo di falsa magra milanese fine
+nervosa pungente e smorfiosa. Viso asciutto, occhi
+azzurri vivissimi. Ma i fianchi rivelano una mollezza
+passionale e la bocca una praticità volitiva.</p>
+
+<p>La villa è assolutamente deserta. Il giardiniere
+è in fondo al bosco. Nella camera da letto della
+marchesa, colla mia disinvoltura di guerra io abbraccio
+e svesto Maria.</p>
+
+<p>E&rsquo; convulsa di desiderio, scossa da brividi felici,
+allegrissima, pur dichiarandomi insistentemente
+che è stanca di vivere.</p>
+
+<p>&mdash;Credimi, credimi, sono stanca, stanca! (poi
+tra due baci lunghi avviticchiati). Neanche il mio
+piccolo Adolfo adorato mi attacca alla vita!... Tu<span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186">[186]</a></span>
+solo, tu solo dài un sapore alla vita! Ma la vita
+con mio marito è insopportabile. Figurati, è diventato
+ardente, ora! Che orrore! Una volta almeno
+passava le giornate al Pedrocchi coi suoi amici
+germanofili... Sai, tutti contro la guerra quei professori!...
+Anch&rsquo;io sono contro la guerra. Se non
+ci fosse la guerra saresti sempre con me a Padova.
+Invece, ora mi devo sorbire mio marito! Gliene
+faccio di tutti i colori. Certamente il mio contegno
+deve esasperarlo. Scenate terribili. E&rsquo; così pesante,
+minuzioso, meschino! Osservazioni miserabili
+su ogni cosa! E avaro, avaro, sino alla pazzia.
+Noi stiamo bene, lo sai. Ebbene, se la piglia colla
+guerra e mi rifiuta tutto. Bisogna che io gli dica:
+«Ma guarda il tuo vestito. Un professore non deve
+avere le scarpe rotte. Quando ti decidi a comprarne
+un paio? Risponde che costano caro. Poi fa le
+smorfie amorose. Dio, che schifo! Quando non
+posso proprio rifiutarmi gli dico: «Spicciati!»
+Oppure: «Dal momento che la cosa mi annoia
+voglio essere pagata per le mie prestazioni. Ti
+faccio un prezzo ridotto: 500 lire».</p>
+
+<p>Maria ride, si agita, coricata sul letto, gesticola
+colle belle gambe nude tornite che lancia freneticamente
+da tutte le parti. E&rsquo; un temperamento isterico
+di bambina viziata, tutta bizzarrie, capricci,
+scatti nervosi incomprensibili e assurdità assolutamente
+pazze. Mi dice:</p>
+
+<p>&mdash;Ti ho scritto ieri una lunga lettera, per finire
+tutto fra noi.<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187">[187]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Perchè?... Non capisco.</p>
+
+<p>&mdash;Ho stracciato la lettera; non pensarci...
+Quando mio marito non sa cosa fare mi parla male
+del futurismo. Non sa nulla, ma ti odia. Crede che
+ci sia un semplice flirt fra di noi. Cioè, non vuole
+sapere. Ha il terrore di sapere. Scherza ironicamente
+su me e su te. Che pachiderma! Talvolta
+mi guarda negli occhi, paurosamente. Forse vede
+spuntare nel mio sguardo la possibilità d&rsquo;una confessione
+e cambia discorso! Sa che sono capace
+di questi colpi di testa. L&rsquo;altra mattina disapprovava
+la scelta del collegio per Adolfo. Lo trova
+costoso. In realtà è un collegio per bambini snob,
+con dei sistemi di educazione troppo chic, un collegio
+come direi puf puf... puf. Insisteva. Mi sono
+seccata, gli sono saltata addosso e craac colle due
+mani gli ho graffiato le guance. Tutto insanguinato!
+ah! ah! ah! Che ridere! Lui, il professore,
+così preoccupato della sua pelle. Subito panni freddi,
+compresse gelate!... Dopo le mie sfuriate però
+si calma, non mi secca più. E&rsquo; un uomo lento, ha
+bisogno di essere trattato male... Anche tu hai bisogno
+di essere trattato male. Se ti dicessi per
+esempio che io desidero la sconfitta dell&rsquo;Italia cosa
+mi faresti?</p>
+
+<p>Io la prendo, la stringo, la bacio, la stritolo. Implora
+pietà. Si abbandona all&rsquo;amplesso e mi grida
+nello spasimo!</p>
+
+<p>&mdash;Caro! Caro! Sarò buona! Sarò docile! Farò
+tutto quello che vuoi! Ho scherzato. Penso tutto<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188">[188]</a></span>
+ciò che vuoi. Amore! Amore!.... Amore! Viva la
+Guerra! Viva la guerraaa! Viva la guerraaaa!...</p>
+
+<p>Quell&rsquo;ora d&rsquo;amore è stata così assorbente e intensa
+che non ci siamo accorti dell&rsquo;uragano.</p>
+
+<p>Fuori con Maria Baldini godo il crepuscolo limpido
+gioioso sulla campagna fresca e soddisfatta.
+Ogni verde di pianta e d&rsquo;erba ha il suo tono preciso.
+A sinistra le voluttà dilatate brillanti dei giardini
+sotto le manate di viola porpora e d&rsquo;oro che
+l&rsquo;autunno il vento e il sole al tramonto rimescolano
+buffamente. A destra il canale Battaglia con un ritmo
+lento d&rsquo;acqua verde ammonisce ironicamente la
+veemenza delle automobili militari e degli autocarri
+che si incrociano sulla strada come vampe di
+grossi calibri. Con ritmo lento il canale Battaglia
+ci accompagna sino al ponte. Un carabiniere. Tre
+carabinieri. Altri carabinieri qua e là vigilano quella
+villa dove abita il generale Diaz. La placida Villa
+Bondi dell&rsquo;Orologio, facciata a colonnine, architettura
+piena di grazia e moine, parco folto e invitante
+all&rsquo;amore, contiene il pensiero ordinato della nostra
+guerra mentre il canale Battaglia ha il ritmo
+sicuro della Nazione e la strada scaglia automobili,
+autocarri e motociclette verso il ponte, sotto un
+Caproni maestoso inghirlandato dal volo capriccioso
+di tre caccia.</p>
+
+<p>Sento l&rsquo;offensiva prossima. In Albania e in Macedonia
+gli Austriaci avevano 4 divisioni contro 2
+e mezza dell&rsquo;Intesa. Ora ne hanno 6 poichè ne
+hanno ritirato 2 dalla Romania. Non potendo fa<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189">[189]</a></span>cilmente
+fermarsi sulla linea di Nisch gli austriaci
+debbono formare una linea salda sul Danubio.
+Questa linea esige 20 divisioni per lo meno.</p>
+
+<p>Stanno racimolandone 6 in Ucraina e ne ritirano
+8 dal fronte Italiano. Fra pochi giorni vi saranno
+dunque circa 50 divisioni Austriache contro le nostre
+50 divisioni.<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190">[190]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XVII" id="XVII"></a>XVII.<br /><br />
+
+DUELLO FRA CAVIGLIA E LA PIOGGIA</h2>
+
+
+<p>&mdash;Su, Ghiandusso, non fare l&rsquo;imbecille. Sei
+ubriaco da far schifo. Non ho bisogno di te in
+questo momento; farò io.</p>
+
+<p>Ghiandusso si allontana barcollando, col sergente
+Locatelli. Hanno bevuto in due un&rsquo;intera bottiglia
+di grappa rubata alla padrona della fattoria.
+La certezza dell&rsquo;offensiva, la speranza di rivedere
+la sua bella terra friulana hanno sconvolto dalla
+gioia Ghiandusso. Ho dovuto fare la mia cassetta
+da me ed ora sto disponendo con cura i petardi
+nell&rsquo;interno della mia 74, illuminato di luce elettrica.</p>
+
+<p>Massimo ordine e massima comodità. Tutti i
+nastri di cartucce lucenti e precisi. Tutte le pistole
+di riserva per gli uomini e per me. Tutti i petardi.
+Passato il Piave, ci lanceremo alla punta estrema
+dell&rsquo;esercito col pericolo di essere accerchiati e di
+cadere in imboscate. Se le mitragliatrici si incepperanno
+ce la caveremo coi petardi. Siano molti e
+tutti a posto. Ho concesso poco spazio al vestiario
+e alle vettovaglie. Non avremo tempo di cambiarci
+e le nostre bocche si arrangeranno alla meglio.
+Poche scatole di marmellata, ecco tutto. L&rsquo;interno<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191">[191]</a></span>
+della mia blindata 74 mi appare lucente, ricco di
+riflessi dorati, modernissimo come l&rsquo;interno d&rsquo;una
+alcova per piaceri sani, giocondi e felici. Alcova
+d&rsquo;acciaio per grandi amori futuristi.</p>
+
+<p>Alba augurale del 15 ottobre. Partiamo dalla fattoria
+Barchessa. La nostra colonna di blindate e
+autocarri si ferma a Dolo. Locatelli calmo dorme
+in fondo dietro di me. Ghiandusso chiacchiera come
+una grondaia. Il vino e i liquori gli fanno male.
+Ha un piccolo viso raggomitolato, verdastro e gli
+occhi tristi.</p>
+
+<p>Piove. Il cielo è una lugubre inondazione nella
+quale sembrano beccheggiare i barconi che passano
+alti sui vagoni interminabilmente. Un motociclista
+arriva con scoppi, balzi e scia schizzante.
+Si ferma per domandare la strada. Col suo gabbano
+grondante, sembra un palombaro. Dice:</p>
+
+<p>&mdash;A Milano i neutralisti e i preti hanno cercato
+di fare la rivoluzione con un allarme di campane
+in piena notte annunciando l&rsquo;armistizio e la pace.
+Speravano di salvare l&rsquo;Austria. Non la salveranno.
+Ora tutto è a posto. A Mestre ci sono 86 milioni di
+cartucce per fucili e mitragliatrici.</p>
+
+<p>Alle 5 del mattino sotto la pioggia torrenziale,
+alt a Sanbuchè. Secondo alt a Zero Bianco. Ripartiamo
+colla brigata Lupi di Toscana. Gli ufficiali
+raccontano: «Uno dei nostri soldati fu fatto prigioniero
+dagli austriaci. Cinque giorni dopo abbiamo
+visto arrivar giù sul Brenta una zattera con sopra
+un cadavere: era il prigioniero inchiodato. In<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192">[192]</a></span>chiodato
+vivo, lo si capiva, poichè la faccia aveva
+le contrazioni tipiche degli annegati. Sul ventre
+una tela portava scritte queste parole: «<i>Vi rendiamo
+il vostro lupo</i>». E gli ufficiali concludono
+salutandoci: «Quelle vigliacche carogne la pagheranno!».</p>
+
+<p>E vanno coi loro fanti che ridono sotto la pioggia.
+Il nostro fante è affiatato colla pioggia, glorioso
+impasto di grigio-verde bagnato bestemmie cicche,
+peli di barba, pidocchi, capelli polverosi, sguardi
+di buon cane, risata furba, verruche, sudore, fango,
+l&rsquo;innamorata e piccirilli, signor tenente, l&rsquo;ultima
+m&rsquo;è nata... tengo la fotografia... e la pagnotta.</p>
+
+<p>Filiamo avanti coi bersaglieri ciclisti. Sembrano
+scolari in vacanza, benchè pedalino in ordine perfetto.
+Correndo nella penombra dei villaggi chiudono
+fra due file di ruote veloci polli, anatre,
+oche. Il ciclista in testa le arrota, quello che segue
+si china e con la mano destra pesca la preda
+morta. Se il secondo non l&rsquo;acchiappa, il terzo, il
+quarto, sempre con gesto distratto, ma rapidamente,
+la ghermisce e via, via così, con polli, anatre e
+oche che spariscono nel tascapane.</p>
+
+<p>Il 24 ottobre arriviamo a Paese. Villaggio banale
+con alto campanile, osservatorio incolume sulla
+strada, la piazza e le case imbottite e rigurgitanti
+di truppe. Colloco la mia branda in una stanzuccia
+che ha nel centro dell&rsquo;impiantito un gran buco
+e ne salgono nitriti impazienti di cavalli, fiati caldi
+che aggravano la temperatura di densa angoscia.<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193">[193]</a></span>
+Piove. Atmosfera d&rsquo;uragano prossimo, lontano,
+errante. I cani soffiano e s&rsquo;agitano nervosamente
+nel sonno. Tutte le forze del cielo e della terra
+sono tese. Nuove forze si aggiungono a quelle
+già concentrate. Rrrrrr di autocarri innumerevoli.
+Tatatata di motociclette. Crrrrrr sssssss di carreggio
+e truppe in marcia. Questa è veramente una
+notte che cammina.</p>
+
+<p>La notte cammina con le sue migliaia, migliaia
+e migliaia di ruote, gomme, zoccoli, scarpe. La
+terra è pigiata, masticata dalle masse di volontà
+umane tutte personali, originalissime e pur guidate
+dai fili collegati alla centrale elettrica di un pensiero
+unico. Ho saputo che Caviglia ha il comando dell&rsquo;8ª
+armata, forte imbrigliatore elettrico che guiderà
+gli italiani elettrizzati d&rsquo;odio-vendetta-patriottismo
+al di là del Piave. Ho fiducia.</p>
+
+<p>Rrrrr, di autocarri. Tatatata di motociclette.
+Crrrr sss di carreggio e truppe in marcia.</p>
+
+<p>Si distingue ora fra questi rumori ormai diventati
+il tessuto stesso dell&rsquo;atmosfera, un bombardamento
+continuo lontano. L&rsquo;offensiva è già cominciata
+sul Grappa. Va bene, ma trova una resistenza
+strana. Tutti parlano dei segni evidenti di
+sfasciamento nell&rsquo;interno dell&rsquo;Austria, ma l&rsquo;esercito
+è più che mai in piedi: costruzione antica, cementata
+da una disciplina feroce. Disciplina divinizzata.
+La disciplina per gli Austriaci è una religione.
+Ufficiali e comandi formano una casta sacra
+di sacerdoti della guerra. I soldati non si battono<span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194">[194]</a></span>
+per l&rsquo;Austria, ma per l&rsquo;Imperatore capo dell&rsquo;esercito,
+e si fanno ammazzare per la Dea Disciplina.</p>
+
+<p>All&rsquo;alba il fragore del bombardamento lontano
+cresce. La battaglia sul Grappa infuria. Mi alzo e
+guardo il cielo come si squadra un manometro.
+Non piove ma ha piovuto e ripioverà. Le nuvole
+imperano, dispongono, minacciano. Il Piave è già
+pieno e quegli otri di pioggia sospesi sul destino
+dell&rsquo;Italia diventano tragici. Il capitano Raby mi
+ordina di recarmi da Caviglia perchè io possa ottenere
+ciò che noi desideriamo ansiosamente: passare
+il Piave in testa alla cavalleria.</p>
+
+<p>Il capitano Raby è turbato. Stanotte al comando
+della divisione di cavalleria che ha per ufficio un
+autocarro fra le case bombardate Raby ha avuto
+come risposta alla sua domanda di ordini: «I
+ponti non portano che 30 quintali. Lei, capitano,
+tenga ferma la sua squadriglia, e m&rsquo;incolonni il
+carreggio della divisione.»</p>
+
+<p>Strabiliante, imbecille, disonorante. Parto subito.
+Le strade ingombre mi ritardano. Giungo verso le
+6 alla villetta del comando dell&rsquo;8ª armata.</p>
+
+<p>Viavai di ufficiali, precisi, che in silenzio entrano,
+escono. Questo a cavallo. Quello in motocicletta.
+Altri in biciclette sguinzagliate a ventaglio.
+Pure a ventaglio si sentono partire le forze della
+volontà centrale per i fasci di fili telefonici meticolosamente
+sorvegliati e controllati dai guardafili
+che corrono per la campagna. Quando entro nel
+giardino della villa il cielo è tutto sgombro, limpido,<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195">[195]</a></span>
+fresco, propizio. Ma quella nuvolaglia, che copre
+il ribollimento di cannonate tuun tuun tuun tuun
+tuun sul Grappa a destra, non è fumo come speravo.
+Ecco si stacca dal Grappa, annerendosi, invadendo
+di nuovo il cielo con un programma di
+pioggia per questa notte. Ma c&rsquo;è del vento nell&rsquo;alto.
+Un vento patriottico che combatte le nuvole
+e forse le vincerà. Il cielo mutevole addensa le nuvole
+e poi le soffia via intenerendosi al tramonto
+sulla divina bellezza d&rsquo;Italia in pericolo.</p>
+
+<p>Giunge un motociclista grondante, infangatissimo.
+Riconosco un amico, tenente di collegamento.
+Viene dal Grappa. Mi racconta la mischia vittoriosa,
+accanitissima in una nebbia fitta. Dice che il
+comandante del 9º reparto d&rsquo;assalto, maggiore
+Messe, ha fatto cose fantastiche.</p>
+
+<p>&mdash;Una nebbia che forse non si è mai vista neanche
+a Londra. Brutta lotta, quasi nel buio. Giorno
+e notte... tatatatatata. Si sentivano le mitragliatrici
+da tutte le parti... Gli arditi gridavano: Messe!
+Messe! Messe! Di qua, signor maggiore!
+Fiamme nere, a me! Giù, giù, con le bombe! Poi,
+via! Al galoppo, nella nebbia... Mettete le maschere,
+le maschere! tutti, le maschere! No! no! Nooo!
+è nebbia. Ad un tratto la nebbia si squarcia.
+Presto qui, una mitragliatrice! Una mitrigliatriiiiice!
+E un ardito arriva portandola sulle spalle... Ecco
+ecco, signor maggiore! L&rsquo;ardito ansimante si butta
+colla pancia nel fango, e sopra la sua schiena la
+macchina rabbiosa sobbalza sparando. Tttatatatata.<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196">[196]</a></span>
+Gira, gira, a ventaglio. Gli austriaci cadevano, ma
+che noia quella nebbia, e che paura di colpire i nostri!
+Ad un tratto il tenente De Giovanni, un colosso,
+appare su un cocuzzolo a destra. La nebbia era
+diminuita e si vedeva le pallottole <a name="tn196" id="tn196"></a><ins class="correction" title="Testo originale: della">delle</ins> mitragliatrici
+austriache che facevano la barba al cocuzzolo...
+Aaaaaaaa! Il tenente De Giovanni cade fulminato.
+Quattro arditi si slanciano per portarlo giù.
+Tre sono uccisi. Il terzo vicino a me sputa un
+<i>groomf!</i> e cade. Tre li rimpiazzano. In quell&rsquo;istante
+il reparto del maggiore Messe era come ingabbiato
+in un doppio fuoco di artiglieria. Fuoco di
+sbarramento sulle prime linee, fuoco di sbarramento
+dietro di noi. Accidenti! siamo ingabbiati. Tutti
+gridano: Messe! Messe! Messe! Il maggiore è
+dappertutto. Corre, si slancia, rianima, controlla
+ogni faccia nella nebbia fitta. Grida: qui, qui
+la mitragliatrice, non là! Non sparate lì, sono
+dei nostri! Sono dei nostri! Arruffio, confusione,
+velocità in tutti i sensi. Il reparto sembra diventato
+un corpo con mille braccia, mani, dita fra
+le matasse e i gomitoli di nebbia. Uomini ora appiattati,
+ora balzanti per riformar la linea, riconoscersi,
+strangolare i nuclei di nemici invadenti.
+Sopra di noi passavano dei veloci scenari di nebbia
+fittissima che svelavano nascondevano Grappa,
+Asolone, Col Moschin...</p>
+
+<p>«Cretino!... non sparare! sono i nostri...!»
+«Lo so» risponde un tenente, «Signor maggiore,
+guardi sulla quota 3.000. E&rsquo; perduta»; poi grida<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197">[197]</a></span>
+«Aaaaiiii...» e cade con la coscia gonfiata come
+un pneumatico rosso da una palla esplosiva. Tatatatatata
+due arditi, la faccia nel fango, sussultano
+sotto due mitragliatrici ben puntate. Si sente, si
+capisce che gli austriaci sono lì che salgono. Ma
+non si vede a 20, a 10, a 3 metri. «Accidenti,
+urla Messe! Non sono Austriaci, sono i nostri!
+Cessate il fuoco!... I petardi! i petardi! qua i
+petardi! Tutti curvi col petardo nel pugno! Senza
+copiglia! Tenetelo alto! Non inciampate! Venite
+con me! Avanti! Ecco, quelle ombre sono assolutamente
+austriaci! Aspettate a tirare! A 30 metri!
+Aspettate! Gggiù! Patatamm traaac paaam
+paaaam.</p>
+
+<p>«Messe non ha più petardi. Ora spara col moschetto.
+Un ardito vicino gli dà i caricatori notando
+i colpi precisi del maggiore: uno, due, tre quattro,
+cinque. Messe riceve, carica, spara, accoppa,
+puntando sul costone a 30 metri. Poi nebbia, nebbia,
+nebbia, geometria di forme nella nebbia. Non
+ci si vide più. Ma gli austriaci erano ributtati nella
+vallata».</p>
+
+<p>Il tenente di collegamento ha narrato con un
+entusiasmo affannato mentre aspetta l&rsquo;ordine di
+entrare da Caviglia. Si forma un crocchio di ufficiali.
+Tutti parlano di sua santità il Piave che dirige
+la battaglia. Il fiume è il polso del nostro destino.
+Il cannoneggiamento sul Grappa è accanitissimo.
+Ma la sicurezza regna intorno all&rsquo;anima
+potente, fredda di Caviglia che si sente lì nella ca<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198">[198]</a></span>mera
+vicina. Il generale mi accoglie col suo sorriso
+bonario e passeggiando ascolta la mia richiesta
+poi dice con calma: «E&rsquo; naturale, le blindate in testa
+alla cavalleria, appena passato il Piave per
+l&rsquo;inseguimento. Provvederò».</p>
+
+<p>Segue un silenzio, dopo di che Caviglia la cui
+statura sembra altissima dominatrice come le cime
+gelate radiose e serene soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;Tutti devono avere la mia sicurezza e il mio
+ottimismo. Il Piave non accenna a dimagrare.
+Mantiene da 24 ore la velocità di 2 metri e 50.
+Questo esclude passerelle e ponti... Ho consultato
+tutti i grafici del Piave, e mi sono detto: Da che
+mondo è mondo le piene del Piave in autunno non
+hanno mai durato più di 3 giorni. E&rsquo; mai possibile
+che proprio oggi, quando si gioca tutto l&rsquo;avvenire
+dell&rsquo;Italia, il Piave faccia lo scherzo di ingrossare
+oltre misura? Sento che ciò non è possibile. Ne
+sono sicuro. Gli austriaci d&rsquo;altra parte offrono
+una resistenza formidabile sul Grappa. Vuol dire
+che non hanno capito il mio piano. Più resistono
+sul Grappa e meglio li prenderò tutti in trappola!</p>
+
+<p>Fuori ritrovai il centro del cielo pulito benchè
+minacciato a destra dalla nuvolaglia.</p>
+
+<p>Cielo di carta patinata lievemente azzurrina con
+sfumature e velature dorate. Orgogliosamente vi si
+slancia una squadriglia di aeroplani italiani. Sembra
+un forte, intenso e fortunoso sette di quadri
+che elastico viaggi verso l&rsquo;asse di cuori rosso del
+Sole al tramonto. Si gioca volubilmente così nel<span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199">[199]</a></span>
+cielo fra le mani disinvolte del vento la suprema
+partita dell&rsquo;Italia. Spumeggiano d&rsquo;oro tre nuvoloni
+ritti, perpendicolari, bottiglie di cosmico sciampagna
+già sturate che non potranno innaffiare che
+la vittoria nostra. Nelle mani folleggianti del vento
+italiano l&rsquo;areoplanico sette di quadri vibra nero
+veloce preciso, geometrico.</p>
+
+<p>Mangerà, deve mangiare il ricco <a name="tn199" id="tn199"></a><ins class="correction" title="Testo originale: asse">asso</ins> di cuori.
+Sole al tramonto! Partita emozionante. Mille mille
+e mille facce al cielo. Altri areoplani Italiani fanno
+intorno ai giocatori maffie di valzer, moine e
+capriole, pattinano sul cielo levigatissimo, si preparano
+a beffeggiare, come usano, in tondo, la loro
+probabile vittima nemica.</p>
+
+<p>Nel raggiungere a tutta velocità la mia squadriglia
+penso che l&rsquo;audace volontà di vincere è una
+forza che si proietta fuori dai muscoli con slanci e
+potenza enormi. Ogni soldato oggi è carico di questa
+volontà, cosicchè si proietteranno questa notte
+e domani fuor da due o trecentomila corpi umani,
+più di trecentomila volontà capaci di plasmare,
+scopare, trasformare nuvole fiumi e masse nemiche.
+Queste volontà per raggiungere il loro slancio
+massimo non devono essere troppo fiduciose
+nè spavalde. Occorre una preparazione sommaria,
+poichè le lunghe preparazioni meticolose diventano
+in certo modo una poltrona profonda offerta
+alla Fortuna. Poltrona che la Fortuna brutalmente
+rifiuta.</p>
+
+<p>Dopo pochi chilometri il cielo si è richiuso. Que<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200">[200]</a></span>sta
+tragica realtà mi afferra alla gola. Penso alla
+calma meravigliosa di Caviglia e al suo piano che
+intuisco. Dopo aver gettato tutti i ponti, circa 70,
+lanciare 22 divisioni contro Vittorio Veneto, aprendosi
+poi a ventaglio a destra per far cadere tutta
+la difesa austriaca del Piave, e a sinistra per accerchiare
+il Grappa. Piano degno d&rsquo;un uomo di genio,
+assolutamente originale poichè esclude imprevedutamente
+il vecchio piano tanto discusso e quasi
+irrealizzabile di sfondare il Grappa per poi traversare
+il Piave. Caviglia pensò: nè a sinistra, nè
+a destra; ma al centro dopo aver fatto una forte
+azione dimostrativa sul Grappa.</p>
+
+<p>Il piano però esige la collaborazione del fiume,
+e purtroppo questo cielo nero è inesauribile. Sento
+la materia del mio cuore trasformarsi, metalizzarsi,
+in un ottimismo d&rsquo;acciaio. Sopra vi oscilla
+la vecchia sensibilità lirica un po&rsquo; femminile troppo
+vibrante. La riconosco con dispetto nel commuovermi
+quasi alle lagrime al pensiero della straordinaria
+vittoria che potrebbe sfuggirci, mentre
+guardo un fox-terrier devotamente affannato dietro
+al cavallo del suo padrone capitano.</p>
+
+<p>La mia squadriglia è ferma al bivio Povegliano-Nervesa.
+Al lume di una lanterna davanti ai soldati
+riuniti leggo l&rsquo;ordine del giorno di Caviglia:</p>
+
+<p>«Ai comandanti di corpo d&rsquo;armata, agli ufficiali,
+alle truppe tutte dell&rsquo;armata, sento il dovere
+di chiedere di mantenere il loro animo all&rsquo;altezza
+della situazione.<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201">[201]</a></span></p>
+
+<p>«Tutto il popolo italiano guarda in questo momento
+a noi, cui sono affidate in quest&rsquo;ora le sorti
+della Patria. La storia dell&rsquo;Italia futura, forse per
+un secolo, dipenderà dalla fermezza e dal fervore
+di cui saranno capaci nelle prossime 24 ore gli
+animi nostri.</p>
+
+<p>«L&rsquo;ora delle supreme decisioni si approssima.
+Se noi avremo saputo mantenerci all&rsquo;altezza di
+quest&rsquo;ora, la fortuna e la gloria d&rsquo;Italia saranno
+assicurati.</p>
+
+<p>«E&rsquo; necessario che stanotte tutti i ponti siano
+novamente gettati. E&rsquo; necessario che il maggior
+numero possibile di unità passino sulla sponda
+sinistra del fiume. E&rsquo; necessario infine che le truppe
+che si trovano oltre Piave, attacchino violentemente,
+tendano con ogni ardore al raggiungimento
+degli obbiettivi prefissi.</p>
+
+<p>«E&rsquo; l&rsquo;Italia che l&rsquo;ordina. Noi dobbiamo ubbidire.»</p>
+
+<p>I soldati non applaudono. Rimangono seri, ma
+ansiosissimi. Che cosa si aspetta? Sappiamo che
+dovremo passare il Piave alle Grave di Papadopoli.
+Perchè dunque rimanere vicino a Nervesa?
+La pioggia è cessata. Il vento il divino vento favorevole
+sale con sbuffi impetuosi impacchettando le
+nuvole e cacciandole alla rinfusa verso il mare.
+Vento benedetto che noi salutiamo con baci e deliziosi
+tremiti nella gola!</p>
+
+<p>Pronto e sagace, il sole lancia raggi dovunque,
+moltiplicando gli specchi rossi dei vetri, rimbal<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202">[202]</a></span>zando
+biondo sui volumi della vegetazione, preoccupatissimo
+di rischiarare tutto, pulire e ripulire
+ogni cosa. Non si deve forse tutti marciare al più
+presto, con ordine aggressivo? Sole affaccendato
+che vuole liberare le ruote dei cannoni dal fango,
+oliare le mitragliatrici e i fucili, trasformarsi in
+benzina nei carburatori, cuori bollenti aggiunti agli
+altri bollentissimi.</p>
+
+<p>Più della metà dei ponti buttati questa notte resistono.
+Quelli delle Grave di Papadopoli cioè i
+nostri sono stati travolti. Ma questa sera saranno
+in piedi. Ce lo annunciano con occhi giocondi soddisfatti
+e fieri i pontieri che ritornano dal Piave.
+Pontieri colossi che i gabbani antipritici blu rendono
+quasi monumentali. Camminano oscillando,
+come marinai disabituati dalla terra ferma. Hanno
+sotto il braccio la pagnotta spaccata, masticano avidamente
+e gli occhi ridono con orgoglio ingenuo
+infantile. Tutti li circondano. Sembrano corridori
+dopo una gara difficile vinta. Passo pesante. Portano
+il peso dell&rsquo;immane sforzo compiuto nel buio
+gelato crivellato dalle mitragliatrici, fra i lacci, le
+tenaglie della corrente lugubre che voleva scardinare,
+strappare, sbottigliare i pali, travolgere le
+botti.</p>
+
+<p>&mdash;Le barche, dice uno, ballavano come scodelle
+nelle mani di un ubriaco. Il Piave era ubriaco,
+pazzo, questa notte. Ma ora è vinto; cede. Abbiamo
+lavorato bene, questa notte. Tutto passa da<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203">[203]</a></span>vanti
+a Nervesa. Al ponte della Priula, quelle carogne
+resistono.</p>
+
+<p>E i pontieri si allontanano trascinando i piedoni
+mostruosi.</p>
+
+<p>Il cannoneggiamento è un rombo continuo. E
+noi che facciamo? Con questa tortura lacerante
+dolce, amara, nella gola, ci sentiamo simili ai mendicanti
+invernali ai vetri di una ricca trattoria
+quando all&rsquo;ora del pranzo fervono tintinnano le
+gioconde stoviglie e filano i piatti fumanti. Fossimo
+sulla tavola anche noi! Anche come cibi esplosivi
+fra le mani dell&rsquo;ultimo cameriere! O in cucina
+nella vampa dei fornelli! S&rsquo;avanza una prima colonna
+di prigionieri austriaci. Poi tre feriti nostri.
+Uno di loro, ardito, napoletano, fatto prigioniero
+riuscì a liberarsi. Racconta in napoletano la mischia
+clownesca, grottesca, a cazzotti, calci, lazzi,
+burle.</p>
+
+<p>&mdash;Sono passato sulla prima passerella. Poi fra
+le erbacce nel fango sono scivolato in un buco!...
+Bombe a mano da tutte le parti. Strisciavo. Ho perso
+il pugnale. In tre mi hanno preso alle spalle.
+Io gridavo: fetenti! fetenti! fetenti! Mentre mi
+portavano via. Attraverso la pioggia i proiettili dei
+nostri 75 fischiavano come i siluri nel golfo di Napoli:
+Ptoo! fiiiisc... Pto! Pto! Pto! fiiii. D&rsquo;un colpo
+un mio compagno di Napoli ha tirato un petardo
+in mezzo a noi. Le carogne che mi tenevano
+sono morte, io ferito alla faccia. Non è grave.<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204">[204]</a></span>
+Mi sembrava di essere a Santa Lucia quando le
+femmine fanno le liti e ci sono li fuochi artificiali.</p>
+
+<p>I nostri Draken-ballon si sono spostati. Si annoiavano
+nella camera della Patria. Ora splendono e
+parlano in alto come enormi pappagalli gialli nel
+sole sulla finestra aperta del Piave.</p>
+
+<p>Piomba l&rsquo;ordine di partire per le Grave di Papadopoli.
+In tre minuti tutto a posto, tutto in ordine.
+Sentiamo la gioia liquida circolare nelle vene.</p>
+
+<p>Ma la lentezza sulle strade ingombre di soldati
+in marcia ci esaspera. Stare al volante colla cura
+dovuta al motore e alla strada e sentire in sè mille
+anime sconosciute svincolarsi, premere fra le coste
+del petto per slanciarsi in avanti! Cala la notte
+sotto un cielo limpido, ma gelato. Ad ogni chilometro,
+alt, ingombro. Scendiamo e mentre le
+mani nostre tese sul fuoco si slegano, sentiamo
+premere sulle nostre schiene un alito misterioso
+e rovente, l&rsquo;alito fortunoso della Patria che ci
+spinge con milioni di volontà italiane al di là del
+fiume. Sono volontà Italiane che da tutti i punti
+della penisola si slanciano affollandosi ed ora
+cantano, urlano nelle boscaglie fluviali. Sono anch&rsquo;esse
+ansiose di varcare le acque. L&rsquo;alito possente
+della Patria tessuto di milioni di anime lontane
+venute dalla Sardegna, dalla Sicilia, dall&rsquo;Egitto,
+dall&rsquo;Argentina, dal Brasile rinvigorisce ora
+le mitragliatrici che sul greto si moltiplicano intrecciando
+i loro brillanti arpeggi ta ta ta ta ta ta.
+Rimbalzante fluidissima scorrevolezza di centomila
+pianoforti sotto dita di pianisti, forse quei pia<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205">[205]</a></span>nisti
+italiani cinquantenni che a Rio Janeiro o a
+Buenos-Aires suonano, suonano in concerti patriottici
+con passione e genio, facendo sparare mille
+armonie come noi spariamo contro la riva nemica
+(pianoforte da sfondare!) di questo Piave che si
+dà delle arie di Fiume Americano.</p>
+
+<p>Il comando della cavalleria ha deciso di non lasciarci
+in testa. Ce ne accorgiamo da molti ordini
+e contrordini. Si dice che i primi ponti sono deboli,
+non sopporteranno il peso delle blindate. Vado ad
+accertarmene col capitano Raby a piedi, curvi nell&rsquo;intrico
+fangoso delle erbe. L&rsquo;alba, pallida e fredda,
+si spacca qua e là in blocchi rosei d&rsquo;aurora come
+colpita dal cannoneggiamento della 3ª armata
+che alla nostra destra incomincia a buttare i suoi
+ponti. Il fiume ha qui circa tre chilometri di larghezza.
+Noi dobbiamo seguire però un nastro tortuoso
+di strada per traversarlo. Circa 8 chilometri
+di ghiaia, guadi a fondo solido e ponti. Il Piave
+sembra qui un immenso estuario.</p>
+
+<p>Tenendoci curvi poichè il fogliame delle piante
+è su di noi falciato dalle pallottole, interroghiamo
+un sergente del genio che nell&rsquo;acqua regola gli
+Issaa-ooh! Issaa-ooh! dei pontieri intorno alla
+capra.</p>
+
+<p>Tata tuum tata tuum di cannonate.</p>
+
+<p>Scraabraaaang di bombarde.</p>
+
+<p>Ta ta ta ta ta ta di mitragliatrici.</p>
+
+<p>Iauu iau iau di schegge lontane e di pallottole.</p>
+
+<p>Issaa-ooh! Issaa-ooh!<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206">[206]</a></span></p>
+
+<p>Passa un farfallone d&rsquo;acciaio da mezzo chilo a
+venti centimetri dal mio naso.</p>
+
+<p>Visitiamo, palpiamo il ponte che lega il primo
+guado colla prima isola boschiva e pantanosa. Sotto
+fruscia, stride incalza e galoppa l&rsquo;acqua fulgente.
+I languidi ruscelli pacifici e melodici sono
+diventati corde metalliche violente per legare,
+strappare i piedi dei ponti.</p>
+
+<p>Issaa-ooh! Issaa-ooh! Ultime ostilità del fiume
+che vuole colle trecce tumultuose delle sue acque
+trattenere i passi audaci dell&rsquo;Amante che scavalca
+il suo letto.</p>
+
+<p>Il sergente del genio intelligente, afferma che il
+ponte è solido. Una granata approva con scoppio
+brutale, schiamazzante.</p>
+
+<p>Il ponte scricchiola, geeeme piegando le sue tavole
+sotto il peso della mia 74. Siamo tutti appiedati,
+mentre il mio volantista guida con cautela.</p>
+
+<p>Ora grave. A destra a sinistra a cinquanta cento
+metri Biii... Graang! Biiiii Graang-graang! vvv.
+Ho avuto stanotte un presentimento di morte.</p>
+
+<p>Nel buio con calma ho regalata la mia vita di
+grande poeta a questa divina parola: Italia, che merita
+oggi la vita di mille mille poeti altissimi. Ora
+ricordo la formola di equitazione: per saltare un ostacolo
+a cavallo bisogna gettare il cuore al di là
+dell&rsquo;ostacolo. D&rsquo;un colpo, lancio il mio cuore sulla
+altra riva.</p>
+
+<p>Subito vedo in sogno la Fortuna inclinare sempre
+più il piano da Padova al Montello perchè le<span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207">[207]</a></span>
+masse di forze italiane scorrano giù nel Piave e si
+rovescino sull&rsquo;altra riva schiacciandola.</p>
+
+<p>Raby da due giorni liberato dal suo guscio molle
+di placidità orientale si è rivelato un comandante
+energico, espertissimo, tenace. Dopo ogni ponte,
+il guado è un problema da risolvere.</p>
+
+<p>Questi primi guadi del Piave sono facili e si corre
+poi, per dei tratti, con prudenza su un ponte, indi
+cento sforzi nell&rsquo;acqua, poi di nuovo via correndo
+tutti intorno alla blindata giocondi come per un
+parto riuscito. Davanti a noi nelle isole tutte a ciuffi
+di piante fluviali si sparpaglia la fucileria. La
+retroguardia austriaca snidata come una abbondante
+selvaggina che non voglia abbandonare i suoi
+covi. Ecco la riva! L&rsquo;altra riva del Piave tanto sognata,
+desiderata, invocata, abbracciata dalle nostre
+anime! Alla mia destra due trincee ci bersagliano.
+Voluit, voluit, di pallottole sul capo. Graang! Questa
+pallottola si è schiacciata sulla blindata. Primo
+collaudo. La blindatura Ansaldo tanto discussa
+resiste.</p>
+
+<p>A destra passano con noi i bersaglieri ciclisti del
+colonnello De-Ambrosis. Sparano con la bicicletta
+appoggiata al fianco e cantano: Addio mia bella
+addio... Nostalgia dinamica e marziale di quella,
+canzone trascinata ma che trascina, svolazzante e
+smarrita, ma imperiosa. Strana miscela di sentimentalismo
+e di audacia virile. Zaino di melanconia
+che il soldato meridionale porta con disin<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208">[208]</a></span>voltura
+spensierata in marcia verso il pericolo ignoto.
+Il ricordo della donna pungola le nuove audacie.</p>
+
+<p>Cos&rsquo;è questo vocio lamentoso che si trascina vicino
+alla trincea ora deserta?...</p>
+
+<p>Braccia alzate! Donne e bambini! Sono italiani
+di Campodolcino. Arruffio di gesti e camiciole
+femminili intorno ad una colonna di prigionieri.
+Sporchi, in brandelli, col berretto a tre bottoni.
+Questo porta lo stemma imperiale. Gioia acuta
+di calcare la trincea vuotata.</p>
+
+<p>Abbiamo passato il Piave. La prima blindata corre
+sulla strada di Campodolcino.</p>
+
+<p>Fo fo fo fo fo dei nostri 260 che passano nell&rsquo;aria.</p>
+
+<p>A destra lontano, verso Vittorio Veneto infuria la
+battaglia. Giunge l&rsquo;ordine di inseguire e travolgere
+la retroguardia che si sta trincerando a Bibano di
+Sotto. Alt, colazione sommaria. La terra già cotta
+dal sole è piena di cadaveri che puzzano.</p>
+
+<p>&mdash;Austria official, dice un prigioniero; Austria
+comanda, io non volere tirare.</p>
+
+<p>I suoi occhi implorano. Dividiamo un pollo con
+lui, e restiamo quasi senza, noi, poichè, bisogna
+farne parte a due macilenti borghesi italiani.</p>
+
+<p>&mdash;Avevo un fratello nelle munizioni a Milano;
+l&rsquo;altro sul Piave nell&rsquo;artiglieria da campagna. Uno
+fabbricava i proiettili, l&rsquo;altro me li lanciava ed io
+li ricevevo!</p>
+
+<p>Sintesi della guerra sul Piave.</p>
+
+<p>Presto, in macchina, e avanti! Cimadolcino è
+tutta bombardata, deserta. Un plotone di cavalleria
+che l&rsquo;attraversa con noi unisce i suoi nitriti e lo<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209">[209]</a></span>
+scalpitare degli zoccoli ai rombi dei motori e allo
+stridore delle blindature. Polifonia che fa vibrare
+le case in rovina tutte smobiliate, squartate, slabbrate,
+disossate. Gli austriaci hanno portato via tutte
+le travi. Fortunatamente i muli di queste salmerie
+di bersaglieri sono carichi di legna. Strappiamo
+qua e là dei cartelli: <i>Nach Fezzo, Nach Cimetta,
+Nach Codognè</i>. Il nostro entusiasmo pieno
+di scatti, si irrita di non essere ancora in testa a
+tutti. Sulla strada procediamo tra bersaglieri ciclisti
+che corrono corrono rischiando d&rsquo;essere arrotati
+ogni momento. Abbiamo alla destra un battaglione
+di scozzesi con le cucine fumanti, a sinistra
+una batteria da 75 italiana. Accanitamente vogliamo
+sprizzar fuori dalla calca. Arruffio, gesticolazione,
+bestemmie di conducenti. Largo! Largo!
+Largo! Piega a destra, cretino! C&rsquo;è posto, lasciami
+passare! Non si può! Voglio passare, per
+Dio! Ti sbatto nel fosso!</p>
+
+<p>Nitriti di cavalli, groppe che fumano sudatissime,
+ottoni brillanti delle bardature inglesi. Il sole fa divampare
+le facce che rosse si mescolano alle bandiere
+agitate dai borghesi. Due, tre bandiere, una
+folla di bandiere sventola su questa bassa terrazza.
+Le donne si piegano giù dai balconcini, visi convulsi
+in lagrime. Parlano, parlano, chiamano, consigliano.
+Fanno gesti convulsi verso quella linea di
+olmi in fondo a quel campo dove ecco pam, pam,
+pam scoppia la fucileria.<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210">[210]</a></span></p>
+
+<p>Il capitano Raby bestemmia nella vetturetta:</p>
+
+<p>&mdash;Fuori, fuori di qui, per Dio! Non curarti dei
+parafanghi, spacca, e fuori!</p>
+
+<p>Sobbalzi, urtoni. Un mulo cade. Un ciclista nel
+fosso. Sfondiamo una cucina scozzese. Ne schizzan
+fuori brodo e vapore sulla groppa di un mulo
+che calcia. Gli scozzesi ridono, ma noi siamo liberi.
+A grande velocità, le blindate, a 300 metri l&rsquo;una
+dall&rsquo;altra. Tutto a posto, eccettuato un parafango
+rotto. Il mio motore va bene. Flauteggia: Tuuuvvv,
+Tuuuvvv, Tuuuvvv.</p>
+
+<p>Villaggi deserti. Abbandono. Desolazione. Gli
+Austriaci si sono squagliati. Sorpassiamo una pattuglia
+di cavalleria. Il tenente mi dice:</p>
+
+<p>&mdash;La linea Austriaca è al di là di Bibano di
+Sotto, 2 chilometri davanti a Sacile.</p>
+
+<p>A destra e a sinistra i campi hanno innumerevoli
+buchi; sembrano aver subito dal bombardamento
+nostro una preparazione ad una fitta piantagione
+d&rsquo;alberi. I cadaveri qua e là dormono come
+strani giardinieri stanchi dall&rsquo;eccessivo zappare.
+E&rsquo; quasi buio sotto il cielo rannuvolato quando
+giungiamo alle prime case di Bibano di Sotto. Rovine.
+Silenzio assoluto. Malgrado gli ordini severi
+io ho tenuto sempre lo sportello sinistro della
+blindata aperto, la gamba penzoloni fuori, appoggiata
+sul predellino. Ho in mano il revolver, ma
+lo stringo macchinalmente tanto l&rsquo;atmosfera di
+questo Piave vittoriosamente varcato è piena di
+fortuna strafottente.</p>
+
+<p>Perchè abbaia tanto la mia Zazà col muso fuori<span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211">[211]</a></span>
+dal finestrino? E&rsquo; una cagnetta intelligente, intuitiva,
+talvolta profetica. Le bestie sono spesso in
+contatto colle forze più di noi. Ma io non ascolto
+Zazà. Ho fame e so che a Bibano ci fermeremo
+per aspettare l&rsquo;autocarro dei viveri.</p>
+
+<p>Ta ta ta ta ta ta. Scossa. Stupore. Siamo caduti
+in un agguato. Però, niente paura. Da due finestre
+della piazza vampano e sparano due mitragliatrici
+austriache. Non c&rsquo;è tempo nè modo di rispondere
+efficacemente colle nostre mitragliatrici. Mentre il
+sergente Locatelli ne punta una in cupola, noi ci
+slanciamo fuori. Moschetti, pistole e tascapane pieno
+di petardi. «Lì! Lì! quella finestra a pian
+terreno!» urla Ghiandusso. Io la punto col moschetto
+e sparo. I miei amici fanno altrettanto.
+Cinque minuti di fucileria a 20 metri dalla finestra.
+Noi riparati dietro un enorme autocarro austriaco
+rovesciato. La finestra si spegne e tace.
+Ci precipitiamo dentro. Tre sloveni che alzano le
+braccia e 2 bosniaci feriti. Trasciniamo fuori il
+tutto e li consegnamo ai bersaglieri ciclisti che
+sopraggiungono. Alt. Riposo. Abbiamo un solo
+ferito. Autocarro dei viveri. Mangiamo.<span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212">[212]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XVIII" id="XVIII"></a>XVIII.<br /><br />
+
+LA VITTORIA</h2>
+
+
+<p>&mdash;Chi vuol venire con me in esplorazione notturna?»
+domanda il capitano Raby.</p>
+
+<p>&mdash;Pronti! Seconda sezione!&mdash;rispondiamo io
+e il tenente Bosca.</p>
+
+<p>Il capitano sale nella blindata di Bosca e parte.
+Io perdo un minuto a bere un po&rsquo; di caffè che mi
+versa il cuoco Caroli dall&rsquo;alto dell&rsquo;autocarro dei
+viveri. Poi in macchina. Il motore non prende.
+Parto con un piccolo ritardo. Ma ho lo stomaco a
+posto. Ho messo al volante Fatutto. Eccellente
+meccanico e volantista, ma cade dal sonno. Sono
+ormai tre notti che non si dorme. Corriamo. Comprendo
+che il pericolo questa notte è eccezionale,
+poichè di pattuglia ci si va a piedi e non a tutta
+velocità senza lumi sugli arabeschi di una strada
+sconosciuta. Questa è certamente la prima esplorazione
+di blindate in pattuglia notturna. Sbarro
+gli occhi sul nastro perlaceo della strada crepuscolare
+che l&rsquo;ombra degli alberi sfrangia deforma
+e corrompe. Ad un tratto non vedo più la macchia
+nera della blindata che mi precede. Sono le
+nove. La strada gira ad arco. Il volantista non
+lo prevede, ed ecco a destra giù la mia mac<span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213">[213]</a></span>china
+piega. Accidenti! Sempre più nel fosso giù,
+giù. Rovesciamo! Catastrofe! Griiing, Griiing,
+griiing craacraaac di rami. Plaaaf di fango.</p>
+
+<p>La mia 74 si è coricata nel fosso. Non è profondo
+per fortuna. Saremmo ridotti in marmellata!
+Benchè imbottite di cartucce, cassette, mitragliatrici
+e spigoli d&rsquo;ogni genere, le blindate nel rovesciarsi
+salvano spesso ciò che contengono.</p>
+
+<p>Con voce fredda tagliente raccomando la calma
+perchè gli uomini uscendo salvino se si può l&rsquo;ordine
+interno. Vana illusione. Tutti i nastri di cartucce,
+casse, cassette sono crollati. Una lacerazione
+non profonda sul cranio. Il mitragliere Salis ha
+la faccia insanguinata. Ferite non gravi. Ci penseremo
+dopo. Si tratta di rimettere sulle ruote la
+74. Spero, spero, spero che il motore non abbia
+danni seri. Buio. Lancio un uomo sulla strada per
+avvertire la blindata di Bosca. Certo si sarà accorta
+di non essere più seguita e si ferma. I miei
+uomini intanto svegliano le poche case abitate di
+Bibano. Candele accese alle finestre. Le donne
+sono le più leste. Una contadina arriva correndo.
+Interroga, colla voce rotta d&rsquo;angoscia. Ho acceso
+una torcia: la contadina è giovane, bella ma d&rsquo;un
+pallore affamato. Le regalo una scatola di conserva.</p>
+
+<p>&mdash;Va subito a chiamare tuo padre, tuo fratello,
+tutti gli uomini. Ho bisogno di leve, rami di albero;
+niente zappe. Le abbiamo!</p>
+
+<p>Accendiamo altre torce senza curarci della fucileria
+austriaca che brontola sulla destra, molto<span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214">[214]</a></span>
+lontano. Sono senza dubbio le retroguardie austriache
+che cedono alla terza armata sul Piave verso
+Fagarè. Tutti al lavoro. Bisogna scavare l&rsquo;orlo
+della strada per sollevare la blindata su terreno
+piano. Zin-zin-zin di zappe febbrili accanite. In
+un&rsquo;ora tutto deve essere finito. Menghini visita il
+motore e grida dalla gioia:</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; sano, è sano, è completamente sano!</p>
+
+<p>Arriva il capitano, bestemmia contro Fatutto che
+certo dormiva al volante. Poi distribuisce il lavoro
+zappando anche lui.</p>
+
+<p>Contadini e contadine con leve e rami d&rsquo;alberi.</p>
+
+<p>Io riordino il materiale sparso. Sulla destra la
+fucileria austriaca rumoreggia. Spengiamo due torce.
+Si lavora quasi a lume di naso. Con le leve
+e colle binde la mia 74 si solleva lentamente. E&rsquo;
+tutta fangosa, ma intatta. Mi ricordo finalmente
+della mia ferita. Fasciato, ho l&rsquo;aria di avere una
+infiammazione ai denti. Non posso sopportare
+l&rsquo;elmetto. Tutti dicono: Se tu avessi avuto l&rsquo;elmetto
+sarebbe stato meglio.</p>
+
+<p>&mdash;Tutto a posto?</p>
+
+<p>&mdash;Tutto a posto.</p>
+
+<p>All&rsquo;improvviso la blindata del tenente Cenami che
+mi segue a 100 metri di distanza s&rsquo;incendia. Alt.
+Il suo motore è in fiamme. Subito, tutti allo spegnimento.
+Sbatacchiamento arruffio, di panni,
+braccia, coperte, mani che lavorano sul fuoco che
+guizza, si scatena, si rizza, agonizza, divampa, sparisce,
+torna, scoppia, lingueggia su tutti i punti.<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215">[215]</a></span>
+Soffocato non muore; rosso, viola, blu rinasce. Accidenti!
+non gettate terra sul motore! Iratissimo il
+capitano, perde la calma. L&rsquo;attendente di Bosca
+un pugliese forte e audace che si chiama Siciliano
+e sembra un vero Arabo si è coricato sotto il motore.
+Il fuoco è domato.</p>
+
+<p>Sembra il destino di questa pattuglia di blindate
+di avanzare con fragori e incendi. Certo, gli austriaci
+ci hanno scorto. Rallentiamo. Devono essere
+molto vicino. Una luce. Si veglia in quella
+fattoria. Una contadina quarantenne gioviale dice:</p>
+
+<p>&mdash;Mezz&rsquo;ora fa sono passati due battaglioni austriaci!
+La loro trincea è a 500 metri.</p>
+
+<p>Si spegne tutto, aspettando le altre blindate. Nel
+buio la donna parla:</p>
+
+<p>&mdash;Non ho nulla da darvi, cari figlioli di Dio.
+Niente vino, niente polenta. Hanno portato via
+tutto. Ieri qui, c&rsquo;è stato una grande confusione.
+Due divisioni boeme si sono ammutinate. Lì fuori,
+andate a vedere, sotto gli alberi ci sono due
+boemi impiccati.</p>
+
+<p>Fuori, con un cerino acceso, scopriamo i due
+corpi sospesi. Tipico arricciamento delle braccia
+sotto la corda rallentata un poco. Uno ha la testa
+volta all&rsquo;insù verso il fogliame e gli occhi aperti
+ma senza la solita ferocia spaventata. Sembrano
+guardare distrattamente degli uccelli. I due impiccati
+portano sul petto una tabella che denuncia in
+tedesco il loro tradimento. Rientriamo.</p>
+
+<p>&mdash;I germanici sono i più prepotenti, continua<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216">[216]</a></span>
+la donna nel buio. Quando un germanico dà un
+ceffone a un debole se questo lo riceve senza renderlo
+ne riceverà due, tre, quattro, senza fine. Se
+invece questo risponde con due ceffoni al primo,
+il <a name="tn216" id="tn216"></a><ins class="correction" title="Testo originale: germannico">germanico</ins> li piglia e se ne va. Il Germanico non
+rispetta che la forza violenta. Molti prigionieri nostri
+fuggivano dai germanici per farsi fare prigionieri
+dagli austriaci. Gli ungheresi sono però i
+più crudeli. In fondo, tutti predoni e briganti. Un
+esercito di ladri. Hanno portato via tutto, tutto!</p>
+
+<p>Quando ripartiamo fa ancora buio. Lentamente,
+cercando di diminuire il rumore dei motori. Ma gli
+austriaci vegliano e subito la fucileria scoppia. Siamo
+bersagliati da una casa, tutta vampe nelle sue
+finestre e nel folto del suo giardino. La mia blindata
+risponde per la prima colla mitragliatrice in
+cupola:</p>
+
+<p>&mdash;Con calma, adagio! Locatelli, punta bene
+una delle finestre.</p>
+
+<p>Ta ta ta ta ta ta &nbsp;&nbsp;&nbsp; ta ta ta ta ta ta &nbsp;&nbsp;&nbsp; ta ta ta ta ta.</p>
+
+<p>&mdash;Hanno un cannoncino! Punta bene, Locatelli!
+Guarda la strada. Fatutto! Come va il motore?</p>
+
+<p>&mdash;Bene, signor Tenente.</p>
+
+<p>A sessanta metri dalla casa. La blindata di Bosca,
+venti metri dietro la mia, spara anch&rsquo;essa con
+due mitragliatrici. Ciò mi dispiace perchè siamo
+troppo vicini, e offriamo un grande bersaglio. Le
+nostre tre mitragliatrici funzionano puntate su 3
+finestre diverse che agonizzano. Ammutolite.<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217">[217]</a></span></p>
+
+<p>Gli austriaci sparano ancora dal folto del giardino.</p>
+
+<p>Raby grida:</p>
+
+<p>&mdash;Giù tutti! Cessate il fuoco! Coi moschetti!
+Prendi i petardi! Tutti insieme dentro il giardino!</p>
+
+<p>Mi slancio. Nello scavalcare il muricciolo sento
+bestemmiare Siciliano che tempesta col calcio del
+moschetto due austriaci in un boschetto. Si arrendono.
+Siciliano viene avanti spingendoli a pugni
+e a calci.</p>
+
+<p>&mdash;Ne ho acciuffati due. Gli altri si sono squagliati.</p>
+
+<p>Nella cucina bolle un infernale cazzottio fra le
+ombre nere e le boccacce rosse del focolare. Fragore
+di pentole. Una trentina di prigionieri con
+una mitragliatrice. Entrano nel giardino pattuglie
+d&rsquo;arditi fez neri, scamiciati, con altri prigionieri.</p>
+
+<p>Incolonniamo le prede e le rimandiamo indietro.
+Intanto la fucileria si accende a ventaglio colle
+prime luci dell&rsquo;alba che scioglie gli incubi dei
+prati.</p>
+
+<p>Partiamo veloci, lasciando sulla sinistra un battaglione
+di fanteria che conquista un grande prato
+in fondo al quale una cortina d&rsquo;alberi sputa
+maledettamente pallottole. E&rsquo; l&rsquo;ala dell&rsquo;esercito austriaco
+che si ripiega per difendere Vittorio Veneto.
+Accanita. Ora si aggiungono tre mitragliatrici che
+rallentano l&rsquo;avanzata della nostra fanteria. Noi fi<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218">[218]</a></span>liamo
+sulla strada, per girare al largo di questa
+estrema difesa, e giungere in Vittorio Veneto.</p>
+
+<p>Due ore dopo vi entriamo con venti autocarri rigurgitanti
+di arditi fez neri. Impetuoso scamiciamento,
+fucili branditi da braccia pazze, bocche
+squarciate dal canto, lazzi feroci di gioia barbarica
+nel polverone incandescente, fiocchi neri al vento,
+bandiere nere che spazzano gli alberi sotto il sole
+che pomposamente si spacca in cannonate arroventando
+l&rsquo;aria. Beviamo nella corsa un simun
+africano saporito di allegria infantile. La polvere
+calda sulle labbra è lo zucchero della vittoria. Rimbalzano
+in aria i cuori nostri gareggiando in splendore,
+furore e rotondità trionfali con le nuvole
+tronfie e ricche d&rsquo;oro che vorrebbero certo metallizzarsi
+per combattere anch&rsquo;esse e schiacciare il
+nemico. Belle nuvole di Vittorio Veneto, gonfiate
+da tutti gli aliti italiani dove eravate, donde venute?
+Vi lodo di aver perduto nel vento le belle
+curve flessuose femminili per assumere soltanto le
+forme aggressive impennate e gli spigoli infilzanti!</p>
+
+<p>Questa nuvola a destra soffia getti di lava d&rsquo;oro
+fra i suoi mille baffi accecanti, il suo irto pelame
+variegato e la sua coda altissima di tigre d&rsquo;argento.
+Altre nuvole come spazzole di bragia rigovernano
+accanitamente quel nuvolone-cavallo dalle troppe
+zampe correnti come i primi cavalli dinamici dei
+pittori futuristi. Un&rsquo;altra nuvoletta agile di nickel
+fila, fila verso il mare come una torpediniera grondante
+di liquido azzurro per raggiungere forse<span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219">[219]</a></span>
+la squadra italiana. Sul mare, sul mare, certo, anche
+sul mare, ora l&rsquo;Italia vince. Ma sulla testa un&rsquo;altra
+bella nuvola di vittoria. Mi sporgo fuori dalla
+blindata per ammirarla. E&rsquo; un cerchio, un grande
+cerchio d&rsquo;oro massiccio dipinto di rozzi pomi vermigli.
+Degna corona del vincitore Caviglia che,
+scopati i vecchi piani strategici, seppe mediante
+le sue spie volanti in aeroplano sui notturni accampamenti,
+scoprire il punto debole del nemico
+e colpirlo nell&rsquo;immenso scacchiere, mortalmente.
+L&rsquo;esercito Austriaco ferito nella saldatura delle
+due sue armate del Grappa e del Piave, cade a
+pezzi. Pezzi potenti, armatissimi, ancora disciplinati,
+che cercano di sfuggire agli inevitabili accerchiamenti.</p>
+
+<p>Nella città di Vittorio Veneto c&rsquo;è festa e battaglia.
+Canti di gioia, fucileria rabbiosa, facce in
+lagrime, pioggia di fiori, inseguimenti al galoppo
+nei giardini e su per le scale, pugilati e strangolamenti
+di difensori nei fossati. La città ci riceve a
+finestre spalancate. Quel balcone rigurgita di donne.
+Le grida prolungano le capigliature. Capriole
+di scugnizzi nel fango, fra le pazze motociclette che
+scimmiottano aizzano le mitragliatrici.</p>
+
+<p>Grondano le facce degli arditi che s&rsquo;arrampicano
+sulle terrazze. E anche sui tegoli rossi dei tetti.
+Colle corde tirano su una mitragliatrice. Puntata.
+Contro quel quartiere laggiù dove i bosniaci resistono.
+Entro in una vasta piazza colla mia 74. Tutte
+le donne scarmigliate intorno alle ruote. «Accidenti<span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220">[220]</a></span>
+alle donne! Via! Via! Sarete colpite!» Ma poco
+importa! Se ne infischia questa giovane che spara
+col moschetto da un portone contro il fondo del
+cortile.</p>
+
+<p>Spara, poi si slancia dentro. Tumulto grigio verde.
+Braccia nude e capelli al vento. La gioconda
+chiacchiera veneta pettegola colla mia mitragliatrice
+che bersaglia un caseggiato zeppo di bosniaci e
+prostitute austriache. Vittorio Veneto ne conteneva
+circa un migliaio, di quelle donne d&rsquo;ogni classe
+camuffate da Crocerossine, felici di servire a
+tutti gli usi e istinti dell&rsquo;esercito austriaco pur di
+mangiare, ciò che era diventato difficile in Austria.
+Avevano collaborato coi soldati nelle ciniche
+requisizioni ed erano odiatissime.</p>
+
+<p>«Quelle vacche, quelle vacche! bisogna massacrarle!
+Mi dia un fucile per carità, signor tenente,
+mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le <a name="tn220" id="tn220"></a><ins class="correction" title="Testo originale: sgozzo!">sgozzo!»</ins></p>
+
+<p>&mdash;Perchè un borghese spari così sui soldati, bisogna
+che sia inferocito dalla vendetta! sentenzia
+Ghiandusso.</p>
+
+<p>Altre donne accorrono, mi baciano le mani, mi
+stringono i fianchi, tentano di portarmi via il revolver.
+Delle bionde sedicenni gracili e gentili sembrano
+forsennate.</p>
+
+<p>La Vendetta, Forza gigantesca irta di baionette,
+pugnali, spilloni, unghie di donne, rotola nell&rsquo;aria
+tiepida profumata dei giardini.</p>
+
+<p>La Vendetta, Forza elementare cocciuta sintetica,
+nutrita da milioni di rancori covati. Il padre<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221">[221]</a></span>
+maltrattato e schiaffeggiato. La sorella incinta buttata
+giù dal letto per rubarne le lenzuola. Il vecchio
+beffeggiato. La vacca, l&rsquo;unica vacca rimasta
+per il latte ai bambini, rubata. Il colonnello austriaco
+che baciò per forza mia sorella! Bisognava
+cedere e subire quel corpo schifoso perchè
+la mamma non morisse di fame. E i buoi, il rame,
+la biancheria, tutto rubato. I mobili, tutti portati
+via da quei ladri, ladri, ladri! La Vendetta rotola
+nel cielo con i volumi mostruosi di quelle nuvole
+irte di raggi acutissimi brucianti, che penetrano
+nelle ossa, facendone sprizzare lagrime di fuoco.</p>
+
+<p>Ricordo, ricordo che in me, nei miei soldati e in
+tutte le facce nere polverose degli arditi la Vendetta
+penetrava, imbeveva <a name="tn221" id="tn221"></a><ins class="correction" title="Testo originale: di se">di sè</ins> ogni fibra, scatenava
+i muscoli, unghiava le labbra, gli occhi le
+orecchie.</p>
+
+<p>Vento caldo di ferocia era l&rsquo;alito diabolico di questa
+divinità tremenda: la Vendetta! Vendicare un
+anno di soprusi, saccheggi, prepotenze e crudeltà!
+E quei famosi bollettini spavaldi e imbecilli dello
+Stato Maggiore germanico dopo Caporetto! Come
+dimenticarli? Sentivo, sentivo, in me gli insulti
+atroci alla mia razza bella, intelligente, lirica, geniale,
+pronta a tutte le generosità, bontà, cortesie,
+e così mal ripagata da quei bruti smargiassi! Bruciano,
+bruciano ancora le ingiurie di quella soldatesca
+ingorda e balorda. In nome di quale giustizia
+mille volte più che divina posso io dimenticare?
+Io non sono San Francesco. Sono un futurista<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222">[222]</a></span>
+italiano, più umano d&rsquo;ogni essere umano, e civilizzatissimo.
+Ma la bestia immonda, merita la lezione,
+una spaventosa definitiva lezione. Nel cielo
+di Vittorio Veneto rotola la Vendetta coi suoi
+abbacinanti volumi di nuvole tonde irte di raggi
+acutissimi. Viaggia con lei un&rsquo;altra Forza vestita
+di sciarpe eleganti di nuvole rosee che schioccano
+ed è la divina Allegria italianissima, con morbide
+frange di dolcezza. Questa spensierata vorrebbe
+avvolgere rinfrescare l&rsquo;impetuoso corpo aereo tropicale
+della Vendetta. Con mille moine delle sue
+carezze e sorrisi, frange di piume volubili, la Forza
+dell&rsquo;Allegria spruzza di rosa le ombrie tiepide
+dei giardini, risveglia i sapori delle frutta autunnali
+e cuoce i profumi dei nascituri fiori primaverili
+che le fanciulle porteranno nei capelli obliosi,
+coi fidanzati, quando la guerra sarà dimenticata
+e il nemico perdonato poichè vinto. Ma la Vendetta
+urge, preme dall&rsquo;alto, urlando con le mille bocche
+delle donne:</p>
+
+<p>&mdash;Massacrarle, massacrarle bisogna! Quelle
+puttane!... Erano tutte d&rsquo;accordo con loro! D&rsquo;accordo
+con quelle canaglie! Volevano che andassimo
+a letto col colonnello! Dov&rsquo;è il colonnello?
+dov&rsquo;è il colonnello Sweiger? Se lo trovo, gli mangio
+il cuore! Sì, signor Tenente, glielo mangio io!</p>
+
+<p>Intanto si sentiva dovunque come la respirazione
+vasta di un mare, ed era la respirazione della Vittoria
+che invadeva le strade colmando ogni essere
+vivo, uomo, donna, fanciulli, altrettanti vasi capaci<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223">[223]</a></span>
+straripanti in lagrime e risate di gioia. Tutti vi si
+abbandonavano, tutti. Ma per brevi istanti, poichè
+la Forza della Vendetta ritorna, implacabile,
+affamata! La vedo, la sento piombare in un gorgo
+di donne con un grido, una parola. Il gorgo
+diventa frenetico. A calci a pugni le false crocerossine
+Austriache sono trascinate in mezzo alla
+piazza.</p>
+
+<p>Sinistro tafferuglio. Le donne vogliono strappare
+agli arditi la preda. Un colosso bosniaco crolla, la
+faccia revolverata: orrenda spugna rossa.</p>
+
+<p>La fucileria cede, cede alla periferia della città.
+I comandi prendono il sopravvento. Io libero i bosniaci
+prigionieri, faccio sgombrare la piazza e di
+nuovo in blindata per le strade della città. Continua
+nel mio cuore il tumulto d&rsquo;una rissa dolorosa fra
+due mie anime.</p>
+
+<p>L&rsquo;anima umana sensibile e visionaria che tutto
+comprende, prevede immagina, perdona, riassume
+in uno spasimo d&rsquo;angoscia tutti i dolori dei vinti,
+discernendo fra le colpe dei capi e le brutalità meccaniche
+dei greggi, lotta ora furiosamente contro la
+seconda Anima selvaggia sanguigna, negra sorella
+della ferocia generale, e legata alla massacrante
+Vendetta aerea. Questa non è ancora sazia!</p>
+
+<p>Giù nel quartiere di Serravalle vociare e confusione.
+Gli arditi si precipitano in un portone. Li
+raggiungiamo troppo tardi.</p>
+
+<p>Quando entro tre bosniaci sono a terra sventrati.
+Non mi pento d&rsquo;essere arrivato in ritardo poichè<span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224">[224]</a></span>
+vedo nello loro tre mani destre tre enormi mazze
+ferrate.</p>
+
+<p>&mdash;Buon giorno, Marinetti, mi dice il colonnello
+Trivulzio, con la pipa in bocca. Non compiangete
+quelle belve e guardate!</p>
+
+<p>Lo seguo in un camerone dove contro il muro
+sono attaccate in bell&rsquo;ordine migliaia e migliaia di
+mazze ferrate.</p>
+
+<p>&mdash;Vi sono altre tre camere piene come questa.
+Basta per ora. Usciamo! V&rsquo;invito a colazione.
+Prenderemo il caffè in una strana famiglia mezzo
+austriaca, tutta smorfie e baci per noi. Divertentissimo.
+Venite.<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225">[225]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XIX" id="XIX"></a>XIX.<br /><br />
+
+LA VILLA DEVASTATA</h2>
+
+
+<p>A tavola i bollettini di guerra stupefacenti e i
+giornali colmi di vittorie passano di mano in mano
+sulla pasta asciutta. L&rsquo;appetito lotta col cuore ebbro
+che sotto i tonfi delle notizie gioiose vorrebbe
+schizzare lagrime e singhiozzi felici. Cinquantamila
+prigionieri, 300 cannoni. Il colonnello Trivulzio
+annunzia:</p>
+
+<p>&mdash;L&rsquo;intero sistema difensivo del Grappa è caduto
+nelle nostre mani!</p>
+
+<p>Uragano d&rsquo;applausi. Un bersagliere ciclista scaraventa
+dalla gioia tutta la sua pastasciutta fumante
+in faccia del suo compagno. Questo ridendo
+calmo sornione, ingolla due bicchieroni di
+vino, poi ne riempie un terzo e pluff! doccia di
+rosso il suo assalitore.</p>
+
+<p>&mdash;Io non mangio più, non ho più fame, dice
+Trivulzio; sono pieno come un otre di gioia pesante...
+Ho avuto le due gioie sognate! Prima:
+vendicare Caporetto. Seconda: finire malgrado la
+mia età la guerra, godendo la vittoria con l&rsquo;animo
+d&rsquo;un giovane! Andiamo a prendere il caffè al
+primo piano. Fra mezz&rsquo;ora ordine di partenza.</p>
+
+<p>Tutti in fila entriamo dalla signora Lucatich.<span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226">[226]</a></span>
+Un tenente, bersagliere ciclista, ha portato con sè
+un piatto di carne che divora camminando. La
+padrona di casa, donnone biondastro, dal corpo
+liquefatto, straripante, ossequia in buon italiano.
+Ci presenta sua figlia, magrolina, bionda, slavata.
+Parla anch&rsquo;essa molto bene in italiano correggendo
+così il carattere tedesco dell&rsquo;interno:
+quattro oleografie di Siglinde, Sigmund, Sigfrid e
+Drago, Ondine ecc., a tinte rosse, azzurre, verdi,
+violente, stonate, antipatiche.</p>
+
+<p>La signora Lucatich che versa in giro il caffè,
+ci minaccia colle sbrodolanti mammelle. Poi apre
+il pianoforte a coda. Subito un capitano dei bersaglieri
+s&rsquo;impadronisce della tastiera come il canto
+si impadronisce della marina napoletana. Nerissima
+capigliatura impennata, pizzo nero, faccia
+di bersagliere di Lamarmora in una stampa del
+&rsquo;48. Il capitano canta: Me ne vogl&rsquo;ì in America...</p>
+
+<p>Il lamento nostalgico, patetico, lacerato della sua
+bella voce meridionale dilaga. Naufragano un
+istante le anime nostre irte e gli angoli duri dei
+nostri temperamenti.</p>
+
+<p>Nella melodia soave, ironica, carezzevole, la voce
+si sviluppa delicatamente sale e s&rsquo;intenerisce
+morendo, poi con vellutate violenze si scaglia in
+ondate impetuose su, su fino a delle note fulve,
+calde, sorridenti. L&rsquo;eleganza imperiosa e maschia
+della voce domina, determina e precisa la passione.
+L&rsquo;immaginazione nostra evoca il golfo napoletano
+nella sua carnalità lunare che comple<span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227">[227]</a></span>tando
+la facile melodia forma un alto elastico vivo
+capolavoro del genio italiano.</p>
+
+<p>Ma uno grida:</p>
+
+<p>&mdash;Basta col sentimento! Suonami una cosa allegrissima
+pazza.</p>
+
+<p>La signora Lucatich si avvicina al piano forte,
+vorrebbe consigliare. Il capitano scatena l&rsquo;introduzione
+del Barbiere di Siviglia. Gioia generale. Io
+spacco una sedia, rovesciandomi indietro di scatto.
+Tutti in piedi, giro tondo intorno alla tavola. Pigliamo
+nel vortice la cameriera che abbracciata,
+palpata e rischizzante di braccia in braccia, mi mormora
+accennando alla padrona:</p>
+
+<p>&mdash;Se la intendeva cogli austriaci!</p>
+
+<p>Ma un accordo funereo e grave mi attira al
+pianoforte.</p>
+
+<p>&mdash;Che cosa suona, signorina?</p>
+
+<p>&mdash;Beethoven... Beethoven è più grande di
+Rossini.</p>
+
+<p>Un urlo selvaggio.</p>
+
+<p>&mdash;Ma cosa ne sa lei? Cosa ne sa lei? Rossini è
+smisurato! Abbasso Beethoven! Beethoven è morto
+quattro anni fa! Rinascerà se vorremo fra quindici
+giorni. Ora è ancora sepolto e Wagner pure
+con suo fratello Von Kluk, suo cugino Hindenburg
+e Ludendorf cretino quanto quel Sigfrid che è sulla
+parete. E lei, signorina, si convinca che l&rsquo;Austria
+è morta e che non si festeggiano gli <a name="tn227" id="tn227"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Italilani">Italiani</ins> suonando
+Beethoven. Con tutto il rispetto che ho sempre
+dato al bel sesso, le dichiaro che lei è una cre<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228">[228]</a></span>tina!
+Noi italiani di Vittorio Veneto possiamo finalmente
+strafotterci di Sigmund di Sigfrid e anche
+del Drago germanico! Così!</p>
+
+<p>Strappai quattro quadri e sfondandoli a pedate
+li infilai sulla testa a quattro amici. Poi tutti giù
+per la scala dirigendo l&rsquo;orchestra e cantando il
+«buona sera... buona sera...» del Barbiere di
+Siviglia.</p>
+
+<p>L&rsquo;ordine di partenza non venne. Il colonnello
+Trivulzio dovette sedare energicamente un principio
+di tumulto fra gli arditi che accalcati nelle
+strette gole di Serravalle erano impazienti di partire,
+battersi, inseguire. Gridavano al tradimento,
+si dichiaravano sacrificati ad altri reparti privilegiati.</p>
+
+<p>Rimasi solo coll&rsquo;amico capitano Franci di Pietralunga,
+incontrato la mattina e di cui constatavo
+una volta di più lo strano mutismo e l&rsquo;ancor più
+strana melanconia. Lo strinsi di domande:</p>
+
+<p>&mdash;Tu non sai, mi rispose dopo un po&rsquo; d&rsquo;esitazione;
+la mia vita passata... Dolley è partita;
+sparita non si sa dove!... Qui a un chilometro da
+Vittorio c&rsquo;è la nostra villa... Vi abbiamo vissuto
+tre anni, felici, felici d&rsquo;amore, come in paradiso.
+La villa deve essere tutta devastata. Vorrei andare
+a vederla; ma non solo. Sono troppo triste. Vuoi
+accompagnarmi? In mezz&rsquo;ora andiamo e torniamo.</p>
+
+<p>La cosa non mi sorrideva, ma vidi due lagrime
+negli occhi di Franci e accettai.<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229">[229]</a></span></p>
+
+<p>C&rsquo;informiamo. Siamo in libertà sino alle nove
+di sera. Via, a passo rapido, quasi di corsa.</p>
+
+<p>&mdash;Questo sentiero è più breve, dice Franci.
+Quante volte l&rsquo;ho percorso con lei... Ora è tutto
+allagato, ci infangheremo. Mi secca per te.</p>
+
+<p>&mdash;Non importa, avanti, presto!... Dimmi,
+Franci, raccontami, quando ti lasciò?</p>
+
+<p>&mdash;Dopo Caporetto è andata a Firenze. Mi ha
+scritto una lettera, l&rsquo;ultima sua lettera, poi più
+nulla, nulla, nulla. Ho interrogato tutti i suoi parenti
+quando fui in licenza. Mi risposero vagamente
+che era partita per Londra. Ti ricordi l&rsquo;ultima
+volta che sei venuto a trovarci? Avete parlato
+di Londra insieme tutto il tempo! Ecco la villa...
+Eccola!</p>
+
+<p>Attraversiamo dei vigneti sconvolti e pestati dalle
+cannonate. Tra gli alberi, la facciata della villetta
+elegante appare quasi intatta, bianca, colle
+sue finestre aperte che bevono golosamente i raggi
+obliqui scarlatti del sole. Il muro del giardino
+è qua o là affumicato da cucine di soldati scomparse.</p>
+
+<p>&mdash;Qui, mi hanno detto, sono stati accampati
+molto tempo i bosniaci.</p>
+
+<p>I due battenti del cancello, scardinati, crollati
+l&rsquo;uno sull&rsquo;altro, pendono obliqui in fuori. Entriamo
+da una breccia del muro. Penombra verde,
+appestata da un odore acido e dolciastro di sterco,
+piscio di cavalli, legno bruciato. Franci mi prende
+la mano e me la stringe forte. Lo guardo: ha<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230">[230]</a></span>
+gli occhi gonfi di lagrime, ma si irrigidisce. Buchi
+di cannonate, gomitoli di sterpi, liane, rovi. Rotaie
+profonde di autocarri, matasse di reticolato e
+immondizie. La villa è realmente quasi intatta. Ha
+una ferita leggera di granata. Ne palpo le schegge
+cadute a terra. Il muro ha resistito. La porta è ingombra
+di rottami. Saltiamo dentro dalla finestra.</p>
+
+<p>&mdash;Questa è la camera da letto, dice Franci, aggrappandosi
+a una poltrona.</p>
+
+<p>Io avanzo nella penombra esplorando. Nel centro,
+quelle canaglie di bosniaci hanno fatto un fuoco
+con tutti i libri della libreria. Odore di cuoio
+cotto e di cavolo marcio: nauseante.</p>
+
+<p>&mdash;Anche lì hanno acceso il fuoco, nel mezzo del
+tappeto persiano. Questa macchia sembra sangue,
+forse è vino. In cantina v&rsquo;era molto champagne.
+L&rsquo;impiantito è sfondato. Qui hanno vomitato sul
+letto! Porci! E&rsquo; un vero lago di fango, vino.
+Dio che orrore! Una vera cloaca!... Strano! Hanno
+rispettato l&rsquo;armonium!</p>
+
+<p>Mentre io esploro così ad alta voce questo luogo
+divenuto infame, Franci ha trovato in un armadio
+una piccola lampada a petrolio.</p>
+
+<p>&mdash;Bizzarrie dei saccheggi! Come diavolo non
+hanno scovato questa lampada! dice Franci e
+l&rsquo;accende.</p>
+
+<p>Io apro l&rsquo;armonium e appoggio le mani sulla
+tastiera provando il pedale. L&rsquo;accordo funebre,
+tremante, lento, sfinito sale inondando il silenzio<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231">[231]</a></span>
+d&rsquo;una amarezza disperata. Al terzo accordo mi fermo,
+poichè sento il mio amico singhiozzare dietro
+di me. Vado a sedermi vicino a lui e gli batto sulla
+spalla per confortarlo:</p>
+
+<p>&mdash;Su coraggio, devi dimenticare, vieni via è
+meglio per te.</p>
+
+<p>&mdash;Non posso dimenticarla, non posso. Vedi,
+malgrado il fetore, l&rsquo;orrore di questa camera, io
+la sento qui, lì dietro. Dolley è nella villa! Verrà,
+verrà! Viene! Ecco il suo passo leggero, scivola
+con quelle piccole babbucce comprate insieme a
+Costantinopoli. Aveva una vestaglia di seta grigio-perla
+e le babbucce con tante perline... La sento.
+La vedo quasi. Se mi fermassi qui tutta la notte mi
+apparirebbe. Ne sono sicuro! Oh come piangerebbe
+a vedere tutti i suoi cari volumi bruciati!
+Lei così intelligente, fine! Ah! quei suoi profondi
+occhi! Talvolta... un po&rsquo; pazzi! Avevano d&rsquo;un
+tratto dei riflessi duri. Un attimo. Ma l&rsquo;azzurro si
+bagnava subito e ridevano, ridevano. Eppure mi
+amava, mi amava! Ha fatto mille pazzie per venirmi
+a trovare al fronte. Che lacerazione, i nostri
+distacchi! Ed ora finito, finito, per sempre finito!
+Dov&rsquo;è dove è andata! Dove? Dove? Dove?
+Almeno sapere! Sapere qualche cosa. Chi ama?
+Con chi è?</p>
+
+<p>La lampada si affievoliva, ma Franci non voleva
+alzarsi. Bruscamente preso dall&rsquo;irruenza dei singhiozzi
+si mise a graffiarsi le mani con ferocia.
+La fatica di questi giorni di battaglia e il dolore<span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232">[232]</a></span>
+scoppiato frustavano i nervi di quel povero corpo
+dilaniato. Non badai alle sue mani che annaspavano
+nell&rsquo;aria. Afferrarono il tavolino che reggeva
+la lampada. Questa crollò, divampando. Il fuoco
+scivola col petrolio incendiando un ammasso di
+stracci. Il fuoco corre, si arrampica crepitando.
+Franci resta immobile, seduto. Io rimango pure
+immobile, seduto. Quando fu certo che il fuoco non
+si sarebbe più spento Franci mi disse:</p>
+
+<p>&mdash;Ora andiamo!</p>
+
+<p>Gli strinsi la mano e lo seguii dicendo:</p>
+
+<p>&mdash;Sono d&rsquo;accordo coi bosniaci e con te.</p>
+
+<p>Annotta. Appena scavalcato il muricciolo vediamo
+un ufficiale a cavallo sul sentiero buio.</p>
+
+<p>&mdash;Lo conosci? mi dice Franci.</p>
+
+<p>&mdash;No. Ad ogni modo ci ha visti uscire dalla villa.
+Questo è seccante.</p>
+
+<p>Noi fermi sull&rsquo;attenti. E&rsquo; un generale. Dall&rsquo;alto
+del suo cavallo ci interroga con furia brutale:</p>
+
+<p>&mdash;Cosa facevano là dentro? Perchè si sono allontanati
+dai loro reparti? Non è il momento di
+curiosare nelle ville! Ignorano certamente il loro
+dovere di ufficiali! Se tutti gli ufficiali fanno
+come loro si perdono le battaglie! Vadano! Vadano!
+Vadano per Dio! Vadano presto ai loro accampamenti!</p>
+
+<p>E il generale si allontanò dopo questa valanga
+di parole che non mi aveva concesso la minima risposta.
+Io rido fragorosamente. Franci irritato si<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233">[233]</a></span>
+meraviglia della serenità colla quale ho ascoltato
+quell&rsquo;alto berretto insolente e maleducato.</p>
+
+<p>&mdash;Evidentemente, caro Franci, tu ignori la meravigliosa
+teoria del giaguaro inventata da me.
+Tutti l&rsquo;applicano efficacemente. La mia teoria del
+giaguaro è ormai popolare. Ti potrà essere utile.
+Te la spiego in due parole. Ogni volta che ti capita
+addosso uno di codesti burbanzosi superiori nevrastenici
+e rabbiosi, guardati bene dall&rsquo;ascoltare le
+insolenze, minacce e bestiali interrogazioni sue.
+Fermo sull&rsquo;attenti, osserva scientificamente il suo
+grugno inferocito e cerca di catalogare la belva fra
+le belve più pericolose di un serraglio. Silenziosamente
+o rivolgi a te stesso un discorso di questo
+genere: Bene! bene! Una vera fortuna, potere
+ammirare da vicino e senza gabbia il celebre Giaguaro
+del Bengala! Ah! non sapevo, questo giaguaro
+divora dunque diciotto ufficiali al giorno e
+sessantacinque soldati. Si nutre così in tempo di
+guerra. Dorme poco. Tre ore gli bastano per digerire
+tanta carne umana. In tempo di pace, mangia
+a colazione i suoi tre figli, sua zia, e anche sua
+moglie. Ma questa è assolutamente indigesta! Non
+la mastica mai abbastanza, cosicchè le ossa non
+assimilate della moglie gli schizzano fuori dalla
+fronte. Vedo, vedo, ciò gli serve d&rsquo;altronde a tener
+su il berretto. Caro Franci, se applicherai sistematicamente
+la mia teoria del giaguaro, non ti
+farai mai del cattivo sangue.</p>
+
+<p>Alle nove di sera si parte da Vittorio Veneto.<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234">[234]</a></span>
+Il comando non ha preveduto l&rsquo;allagamento di una
+strada di campagna e c&rsquo;incolonniamo, cavalleria e
+blindate, in un vero pantano. Nel buio ad un bivio,
+mi sento chiamare. Sporgendomi dalla mia blindata
+riconosco Franci a cavallo in testa al suo
+squadrone. Alto, elegante, muscoloso. Indovino
+più che vedo nel buio la sua faccia volta in alto
+che forse cerca fra le stelle quelle perdute per
+sempre.</p>
+
+<p>&mdash;Buona sera, Marinetti! La strada che prendiamo
+rasenta la villetta.</p>
+
+<p>Ci avviammo, ma dopo un chilometro eravamo
+impantanati fra filari di vigneti, rovine di case
+e campi allagati. Tutti i cavalieri appiedati, guidando
+per mano i cavalli che affondavano continuamente
+nella pece saponacea del terreno. Urti
+e scossoni infiniti, bestemmie, comandi non ascoltati,
+ingiurie, gomitate, calci di muli. Un cavallo
+s&rsquo;impenna e resta preso colle zampe in un reticolato.
+Un mulo non si districa più dai filari. Un altro
+è crollato giù nel fosso profondo. Beve. Si gonfia
+d&rsquo;acqua. Una corda! Occorrono delle corde per
+tirarlo fuori! Io supplico il capitano Raby di fermare
+la nostra squadriglia. Le ruote della mia
+blindata sono incastrate nella mota.</p>
+
+<p>Rrrrrr di motore, tin zin zan zang di casse di
+cotture.... «Accidenti, fetente, mascalzone! Metti
+una corda sotto la pancia al mulo! Chi è quel porco
+che ci ha cacciati in quest&rsquo;inferno? Sarà una carogna
+imboscata!».<span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235">[235]</a></span></p>
+
+<p>Giù bestemmie nel flic-flac delle pozzanghere.
+Tutto si pigia, si urta, urla, capitombola e ingiuria
+nella notte buia che vuol perfezionare l&rsquo;impantanamento
+con una sua pioggerella lenta lenta. S&rsquo;inzuppa
+così di lagrime nere la villa piena di fascino
+tragico. Questo pantano forse non è che povera
+carne tumefatta intorno a quella ferita dolorante.
+Le blindate sono ferme, invischiate. A cento metri
+il lume di una fattoria. La svegliamo con grandi
+urli. Nell&rsquo;impossibilità assoluta di ricevere e domandare
+ordini, il capitano decide di aspettare l&rsquo;alba.
+I miei amici, temendo i pidocchi, dormono in
+blindata.</p>
+
+<p>Io sono affranto e sfidando gli insetti accetto
+una strana ospitalità nel granaio della fattoria trasformato
+in dormitorio. Sembra quasi la camera
+nuziale di un sultano. Diciannove materassi occupano
+tutto l&rsquo;impiantito. Sui diciotto occupati, diciotto
+donne, d&rsquo;ogni età e d&rsquo;ogni calibro. Nella penombra
+le vocine giovanili mi invitano.</p>
+
+<p>&mdash;C&rsquo;è un letto, uno solo, un materasso per lei,
+tenente! Siamo in <a name="tn235" id="tn235"></a><ins class="correction" title="Testo originale: diociotto">diciotto</ins> donne; se non ha paura,
+venga pure!</p>
+
+<p>Mi coricai. Ricominciava l&rsquo;impantanamento, ma
+questo allegrissimo. Nessuno poteva dormire.
+Troppe pulci. Chiamiamole pulci! Troppi aliti.
+Non tutti primaverili! E c&rsquo;erano i buoni profumi
+della carne giovane, ma anche alcuni puzzi che mi
+pugnalavano le nari di tanto in tanto. Molta allegria
+e i rubinetti della chiacchiera veneta tutti <span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236">[236]</a></span>aperti.
+Una mi raccontava naso a naso tutte le canagliate
+austriache senza dimenticarne una. Forse
+mi addormentai per mezz&rsquo;ora, due o tre volte. Mi
+scoteva, dovevo ascoltarla. Alla mia destra c&rsquo;era
+una bella ragazzotta alquanto polputa. Indago.
+Esploro, ride. Incomincia il gioco del solletico. Nel
+buio le donne anziane sbuffano, discutono, complottano
+contro di me; ma le giovani mi difendono.
+Se qualcuna si ribella, le altre in coro: «Lascialo
+fare, lascialo fare, siamo tutti italiani! Evviva
+l&rsquo;Italia!». Ad un tratto tre moraliste si slanciano
+su di me e tra il serio e il buffo mi tirano
+per le gambe. Tentano d&rsquo;imbavagliarmi con un cuscino.
+Sarei disposto a far la fine di Desdemona,
+ma puzza troppo il cuscino. Mi libero con un pugno
+che disgraziatamente finisce in un occhio a un
+marmocchio.</p>
+
+<p>Uhèèè! Uhèèè!<span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237">[237]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XX" id="XX"></a>XX.<br /><br />
+
+LE FORZE DELLA GIOIA, DELLA PIETÀ<br />
+E DELLA VENDETTA</h2>
+
+
+<p>Balzo in piedi, sveglio i compagni che dormono
+ognuno sul suo volante e subito con sforzo nel
+rombo bronchiale catarroso dei motori inferociti ci
+svincoliamo dal pantano. Via, via a grande velocità
+verso Polcenigo. La cavalleria non potrà così presto
+disimpegnarsi. Saremo soli, primi, anzi primissimi,
+nell&rsquo;inseguimento dell&rsquo;ala sinistra austriaca
+che si ripiega sul Tagliamento.</p>
+
+<p>Menghini è al volante: muscoloso, ventenne, veneto
+begli occhi scuri intelligenti, faccia entusiasta
+di bambinone innamorato della vita. Adora le donne
+e il vino senza cedere loro nulla d&rsquo;importante.
+Scherza sempre ma ripiglia a volo la sua allegria
+e le sue burle spensierate per identificarsi col volante
+e col motore, fusione perfetta. Mi piace perchè
+armato d&rsquo;istinti sicurissimi. Guida come si nuota,
+coi suoi nervi ramificati e vibranti su tutta la
+superficie della macchina. Sa che la corazza della
+ruota di destra passerà esattamente a due <a name="tn237" id="tn237"></a><ins class="correction" title="Testo originale: centrimetri">centimetri</ins>
+da quel carro.</p>
+
+<p>Menghini questa mattina è loquacissimo; la gioia
+della vittoria gonfia di calore inebriante il suo cor<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238">[238]</a></span>po
+giovanile. Lo ascolterei volentieri, ma temo gli
+straripamenti della sua immaginazione. Dobbiamo
+combattere ancora. Perciò calma e poche parole.
+Seduto alla sua sinistra, colla schiena presa nella
+cinghia-spalliera, mi sporgo di tanto in tanto dallo
+sportello di sinistra aperto per spiare l&rsquo;alba che
+s&rsquo;affretta.</p>
+
+<p>Si leva il vento, non piove più.</p>
+
+<p>Sprizzano qua e là le prime luci bianche quasi
+rosee, vorrebbero essere rosse, come le risatine
+frenate d&rsquo;una educanda che indovina nel discorso
+severo della suora notturna l&rsquo;immancabile annuncio
+del perdono e della dorata ricreazione ventosa.
+Vaste, morbide, fresche letizie di luci sugli
+orti e sui prati come guance d&rsquo;angeli in Paradiso
+sognate dai dannati sotto i trapani dell&rsquo;inferno.</p>
+
+<p>Tengo la gamba destra allungata sull&rsquo;invisibile
+acceleratore delle velocità spirituali, la gamba sinistra
+fuori dallo sportello di sinistra, piegata sul
+predellino.</p>
+
+<p>I bersaglieri ciclisti del colonnello De Ambrosis
+ci raggiungono pedalando a destra e a sinistra.</p>
+
+<p>Il cielo lavato sembra abbia pareti di maiolica.
+Il vento con gomitate e rabbuffi spazza via all&rsquo;orizzonte
+l&rsquo;ultima nuvola rossa-nera-avvinazzata poi
+passando leviga la vallata davanti a noi, purissima
+conca di smalto verde. Vasca tiepida per raffinatissimi
+piaceri di carni ignude.</p>
+
+<p>Una voce di donna sale da un prato e dondola
+sopra di noi, morbida amaca. A sinistra rombi di<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239">[239]</a></span>
+cannonate lanciate a cavallo dei lontani monti trentini.
+A destra il profilo di una collina intrisa di sole
+s&rsquo;immerletta di cavalleria.</p>
+
+<p>Lentezza ieratica, estetismo professorale, solennità
+assurda di quel corteo medioevale che sembra
+cerchi dei castelli antichi. Uno svolto della strada
+mi permette di riconoscere il primo squadrone che
+scende seguendo la cresta di una seconda collina,
+in un quadro di Carpaccio. Rasenteremo fra poco
+il primo plotone. Ecco Franci! O almeno mi pare.
+<a name="tn239" id="tn239"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Si, è lui!">Sì, è lui!</ins> Profilo elegante di bel cavaliere sul suo
+alto, magro irlandese da guerra. Ha la testa piegata
+indietro. Guarda il cielo. Offre, forse, la faccia
+disperata a una possibile palla pacificatrice.
+Sparisce. Quel corteo medioevale di cavalieri persiste
+nella mia mente come un gran fregio scultoreo
+sul frontone di un tempio, s&rsquo;impolvera come
+un quadro nella penombra di un museo poi crolla
+al rombo della mia macchina futurista.</p>
+
+<p>Ridono le cento e cento ruote veloci dei bersaglieri
+ciclisti. Grandi domeniche sportive delle democrazie,
+scodellate fuori dalla città in ciclismi violenti
+accaniti nutriti di polvere-sudore! Gioia popolare
+dell&rsquo;aria aperta e dei polveroni solari fuori
+dalle città-prigioni-officine-caserme, lanciata ora
+verso litri di vino rosso da spaccare sulla testa del
+Cecchino bettoliere sotto pergole di granate esplodenti!</p>
+
+<p>Furia schiamazzante di contadini romagnoli in biciclette
+all&rsquo;assalto del prete pidocchio nero insradi<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240">[240]</a></span>cabile
+da sradicare dal materasso delle città! Le
+osterie che sventagliavano nei crepuscoli le canzoni
+<a name="tn240" id="tn240"></a><ins class="correction" title="Testo originale: lughissime">lunghissime</ins> trascinate, ubriache e ubriacanti di
+malinconia, sono spente. Questa più grande, un
+tempo affollatissima, porta come insegna il motto
+<i>Invidia e crepa</i>. Ha perduto il ritmo ansante del
+gioco della morra.</p>
+
+<p class="center">
+Cinq du sett vott tri
+</p>
+
+<p>Ma si consola col: «Primo pezzo! fuoc!» della
+batteria che spara nel suo orto scaraventando a
+6 mila metri zuffe di acciaio avvinazzato.</p>
+
+<p>Il polverone è un eccitante lirico. I rasoi del vento
+gelato mi fanno la barba. La mia blindata canta
+i record mondiali dei motori + il lavoro di mille
+operai + ingegneri e ufficiali improvvisatori
+geniali + Perrone Ansaldo e Fiat in lotta + la
+gloria di Nazzaro velocità onnipresente + superiorità
+del genio italiano + praticità italiana + futurismo
+italiano.</p>
+
+<p>&mdash;Ho verificato tutto, mi dice il sergente Locatelli
+dietro di me. Gli scaffali-nastri in ordine,
+sembrano una libreria. Nastri lucenti cassette di
+petardi tutto a posto. La cupola girevole funziona
+bene. Non un centimetro di spazio perduto. Il telo-tenda
+cinghiato nel fortino di poppa non ingombra.</p>
+
+<p>Voltato a metà, controllo nastri, serbatoio, caricatori,
+ogni cosa amata, ogni cosa preziosa con
+l&rsquo;affetto che mi lega a questa stupenda e veloce alcova
+d&rsquo;acciaio.</p>
+
+<p>&mdash;Guardi! mi dice Menghini.<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241">[241]</a></span></p>
+
+<p>Attraverso l&rsquo;occhio orizzontale della macchina
+sotto la palpebra metallica un po&rsquo; alzata vedo sventolare
+sul cofano, a prua, il gagliardetto triangolare
+tricolore e il suo motto d&rsquo;oro «<i>Vincere o morire</i>»
+scintillante nel primo raggio di sole. Zazà che dormiva
+in uno scaffale-nastri si sveglia.</p>
+
+<p>Sporgendomi dallo sportello di sinistra guardo
+dietro di me la sua piccola testa intelligente che
+abbaia bevendo il verde-roseo vento della corsa
+nell&rsquo;aurora. Ghiandusso in piedi sul serbatoio di
+benzina ha cacciato la testa nella botola osservatorio
+della cupola e grida:</p>
+
+<p>&mdash;Come è bella l&rsquo;Italia, signor tenente!</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; la prima volta che la vedi?</p>
+
+<p>&mdash;<a name="tn241" id="tn241"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Si,">Sì,</ins> signor tenente.</p>
+
+<p>Valli, vallate, campi arati e praterie, tutto intorno
+a noi si imbeve di sole con una avidità verginale,
+s&rsquo;imbeve d&rsquo;un ardore italiano che certo sembra
+nuovo alla carne dell&rsquo;uomo piena di tenebre
+schiave e alla fibra dei vegetali che non amano dare
+succhi allo straniero.</p>
+
+<p>&mdash;Ascolti il motore come va bene, dice Menghini.</p>
+
+<p>Rumore puro ritmato perfetto. E&rsquo; quasi un canto.
+Languido, languido vellutato, un po&rsquo; lamentoso per
+estrema dolcezza, quando il motore fa da freno in
+discesa. Ora si sale. Ne gioisce il motore e al suo
+rumore aggiunge flauti, clariiini, violiiini. Poi nitriiiti,
+nitriiiti di tutti i cavalli scalpitanti che contiene.
+L&rsquo;armonia si completa col cigolio di tutte le<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242">[242]</a></span>
+costole d&rsquo;acciaio. Vibrano, le giunture metalliche.
+Pare sul rrrrombo del motore il festante cicicicigolio
+di mille passeri giulivi che la blindatura imprigioni
+come una gabbia volante. Quei passeri d&rsquo;acciaio
+vogliono gareggiare coi passeri sbarazzini che
+godono il verde della campagna intorno! Eppure ora
+non decifro più le origini di questo rumore confuso
+che certo ha per base il rumore del motore,
+tanto si è arricchito d&rsquo;altri suoni ed è divenuto
+umano. Ampio rumore febbrile, dilagante, flebile
+e aspro che ora s&rsquo;avventa, c&rsquo;investe come una ondata.</p>
+
+<p>&mdash;Polcenigo! grida Ghiandusso... tutti i borghesi
+corrono nella campagna, verso di noi! Donne,
+bambini... Quante donne!</p>
+
+<p>Vivaaaa! Italiaaaaaa! Vivaaaaa!</p>
+
+<p>Aaaaaaa!</p>
+
+<p>Sento un tuffo di gioia brutale nel cuore che mi
+rimbalza in gola. Via, fèrmati, cuore mio, se non
+sei un cuore di donna! Il cuore sotto la morsa della
+volontà cede ma subito piange silenziosamente,
+quasi muore in un vasto lago di pianto.</p>
+
+<p>Come frenare questa gioia cara tiepida soave che
+mi punge gli occhi? Gioia intrisa di pietà e di angoscia!</p>
+
+<p>Vivaaaaaa! Italiaaaaa!</p>
+
+<p>&mdash;Attento, Menghini, sorveglia la strada, non
+arrotare i bambini, per carità!</p>
+
+<p>Ad ogni angolo di villaggio una folla colorata rorida
+di allegria solare. Braccia nude al cielo, fazzo<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243">[243]</a></span>letti
+al vento della corsa e fiori che sfiorano la blindata.
+Polcenigo, Castello d&rsquo;Aviano e Villetta sono
+preziose miniature di villaggi disposti sopra una
+serie di colline verdi, basse, flessuose. La strada
+che li attraversa tutti va su e giù con grazia disinvolta,
+curve molli persuasive seguendo le ondulazioni
+musicali del paesaggio. La strada bianca
+ondeggia e freme come un immenso albero caduto
+sotto il peso dei suoi villaggi appollaiati a destra
+e a sinistra sui rami.</p>
+
+<p>Vivaaa! Italiaaaaaa!</p>
+
+<p>Siamo i primi italiani che liberano Villetta. La
+sorpresa è grande. La notizia rimbalza di casolare
+in casolare lontano lontano chilometri e chilometri
+collo scatto lungo infilzante dei primi raggi di questo
+sole. Corrono a perdifiato contadini e contadine.
+Mille grida tra i fienili e abbaiare di cani
+furenti come per una caccia. Corrono le vecchie.
+Quel mendicante con stampelle sembra un pellicano
+veloce. Pietà, pietà per quella vecchia trascinata
+a forza come un sacco dalla figlia scarmigliata
+che urla. Finestre sbatacchiate. Sono loro!
+Sono gli italiani! E giù per le scale. Ruzzoloni e
+ressa sulla soglia.</p>
+
+<p>Vivaaa! Italiaaa! Benedeeeetti!</p>
+
+<p>Dobbiamo rallentare. Tutta la popolazione è addosso.
+Passione passione che ci soffia sul viso
+come un forno acceso. Siepe di contadine, intrico
+di braccia alzate, mani striscianti sulla blindata
+e unghie che la graffiano con delirio affettuoso.<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244">[244]</a></span></p>
+
+<p>Bevo questo entusiasmo tragico e selvaggio. Cuore
+mio, fèrmati, se non sei un cuore di donna!</p>
+
+<p>Io grido, forzando la voce per dominare il fragore:</p>
+
+<p>&mdash;Grazie, grazie! Viva l&rsquo;Italia! Abbiamo fretta,
+lasciateci passare!</p>
+
+<p>Ma la messe gioconda di braccia e facce impetuose
+non cede, s&rsquo;infittisce, vorrebbe fermarci, abbracciare,
+strangolare d&rsquo;amore la blindata. I miei
+occhi pieni di lagrime che non riesco a domare
+ammirano per la prima volta il fantastico Giardino
+delle Gioie. Tutte le gioie della Terra e del Paradiso:
+Gioia di quella faccia di vecchio con le sue
+rughe finalmente distese, riposate stirate come dal
+massaggio di una contentezza assoluta. Gioia di
+quegli occhi verdi di bambina sedicenne che beve,
+beve colla bocca e sui denti brillanti la pioggia
+continua delle lagrime. Gioia della madre che mescola
+il suo pianto al pianto del suo pupo rosso.
+Anch&rsquo;esso sgrana gli occhi davanti al dolce sovrumano,
+sognato nella culla della fame invernale.
+Gioia di quella faccia maschia che si apre ancora
+tutta tôrta, spremuta dalle mani dell&rsquo;accanita nera
+Lavandaia! E i cani ispirati che si arrampicano a
+leccarmi le mani. Zazà si slancia con invidia e li
+morde. E quel vecchio dal viso come venuto di
+lontano, dissepolto. Mi guarda dal fondo nebbioso
+del suo anno di dolore che attendeva. Ha le spalle
+affrante cadute giù, le braccia aperte come le ma<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245">[245]</a></span>donne,
+le mani morte sorto il peso della gioia di
+piombo!</p>
+
+<p>Cristo, Rabbi vestito di miracoli e di pazzia benefica,
+Tu che hai mutato in vino l&rsquo;acqua delle
+giarre e moltiplicato i pani e i pesci nel convito
+dell&rsquo;amico tuo, Cristo, Cristo, tu che hai bevuto
+a larghi sorsi la gratitudine delle folli guarite,
+guarda guarda il giardino stupendo delle Gioie sovrumane
+che abbiamo creato! Certo tu c&rsquo;invidii,
+noi liberatori di città! Devi, devi invidiarci! Sento
+che devi invidiarci!</p>
+
+<p>Hai mai veduto simile fioritura di gioia?</p>
+
+<p>Non l&rsquo;acqua, ma il fiele, il fango e la bile avevamo,
+e tutto mutiamo in roseti! Per noi, con noi,
+il Sole liquefa i suoi raggi in sovrabbondanti capigliature
+di liquido fuoco sulle campagne beate. Tonde
+reti di raggi. Guizzano, si slanciano, mille corridori
+felici: corrono, corrono incontro a noi,
+Erba felice che si mescola di gioia ai capelli ricciuti
+dei bimbi nei capitomboli d&rsquo;oro. Capelli foglie
+mani palpebre di gioia! Agili arbusti vibranti
+come quella bambina pazza di gioia alla terrazza.
+E ciglia lunghe imbrillantate dalla linfa d&rsquo;amore
+che sale dal centro della terra a dissetare le città
+arse dal Dolore:</p>
+
+<p>&mdash;Largo, largo, vi prego lasciateci passare, lasciateci
+passare, abbiamo fretta di prendere quelle
+canaglie!</p>
+
+<p>&mdash;Sì, sì signor tenente, ma vi potete fermare.</p>
+
+<p>Si sono trincerati sull&rsquo;altra sponda del Cellina.<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246">[246]</a></span>
+Sono partiti di qui ieri sera... Sono sul Cellina, li
+ha visti mio marito.</p>
+
+<p>Menghini fa rombare il motore e si apre un varco.
+Via, via a tutta velocità fra le penne di gallo e
+le facce scintillanti di sudore dei bersaglieri ciclisti
+che ci hanno raggiunto. Rrrrombi, rrrombi burbanzosi
+dei motori fra il zin zin zin zin delle biciclette
+<a name="tn246a" id="tn246a"></a><ins class="correction" title="Testo originale: trascapani">tascapani</ins> e baionette sbatacchiate.</p>
+
+<p>&mdash;Massacrateli, massacrateli tutti, grida una donna
+coi pugni tesi.</p>
+
+<p>&mdash;Vivaaaaaa Italiaaaa!</p>
+
+<p>Fuori dal paese sui globi rotolanti del polverone
+dorato una visione ci magnetizza. E&rsquo; una chiesuola,
+un&rsquo;umile chiesuola sopra un poggio che domina
+la strada, ma è bagnata d&rsquo;una luce spiritica estatica,
+lunare e solare insieme, una luce d&rsquo;eclisse o di
+terremoto. Realmente vediamo, vediamo realmente
+la chiesuola presentare le armi con tutte le croci e
+tutte le lapidi del suo piccolo cimitero arrampicate
+in fila lungo il muricciolo, metalli arruginiti e
+marmi antichi, così raggianti di gioia al sole da
+sembrare nuovi e un po&rsquo; ebbri di sfarzosa novità!</p>
+
+<p>Aviano ci ha sentiti venire e prima ancora di
+scorgere laggiù il profilo del campanile e delle
+case sghimbesce vediamo la strada coprirsi del suo
+popolo accorrente.</p>
+
+<p>&mdash;Benedeeeetti! <a name="tn246b" id="tn246b"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Benedeeeeti">Benedeeeetti</ins> gl&rsquo;Italiaaaani! gl&rsquo;Italiaaaani!</p>
+
+<p>Entriamo nel paese in un frastuono assordante
+quasi sospesi sulle ondate del popolo. Il capitano<span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247">[247]</a></span>
+Raby mi sorpassa facendosi largo colla sua vetturetta
+e col braccio alzato ordina di fermarci. Rifornirsi
+di benzina e ripulire i motori. Io scendo.
+Preso, trascinato via dalla folla agitata affannosa
+che non dà tregua, insiste, vuole, interroga, racconta,
+racconta, racconta. Le donne mi opprimono.</p>
+
+<p>&mdash;Hanno portato via tutto tutto, tutto! Le campane!
+anche i parafulmini! e dicevano: Abbiamo
+comprato tutto il Friuli e tutto il Veneto dai vostri
+Generali. Non vi lasceremo che gli occhi per piangere...
+Oh! gli ultimi 3 giorni, signor tenente, che
+strazio!... Gli ufficiali hanno ordinato ai soldati
+di portare via tutto. Requisizioni di giorno e di
+notte. Sì, anche la notte. Hanno puntato la baionetta
+sul cuore di mia mamma! Hanno preso tutto
+rame, bestiame, grano, urlavano: <i>O ghent o caput!</i>
+o denaro o morte! <i>Muss, muss</i> vuol dire: per forza!
+Noi li chiamiamo muss quelle canaglie... Se
+sapesse! un anno, un anno... Fingere ogni giorno,
+per non morire! Ma dentro c&rsquo;era l&rsquo;odio, quanto
+odio, signor tenente! Il prete è stato buono con noi.
+Aveva molto coraggio. Io gli dicevo in confessione:
+Sono colpevole di avere molto odiato. E lui: «Chi
+hai odiato?» Rispondevo: «Gli austriaci» «Oh
+allora» mi diceva don Luigi, «allora è inutile che
+continui la confessione, sei perdonata di tutti gli
+altri peccati...» Quelle canaglie volevano prendere
+le ragazze. Hanno tentato, i primi giorni. Un pomeriggio
+i prati tutti intorno erano pieni di urli
+di donne violentate!<span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248">[248]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Sì al sole, al sole, ho visto io, dice un vecchio
+balbettante.&mdash;Uno teneva le gambe aperte della
+ragazza e l&rsquo;altro si metteva sopra. Ma mia figlia
+non l&rsquo;hanno toccata. Ringrazio la Madonna. Gli ha
+strappato coi denti un baffo, a quel porco che l&rsquo;abbracciava...
+Per un mese il colonnello mi ha rifiutato
+la sporca razione di grano e di pane nero!</p>
+
+<p>&mdash;Sono io, io che gli ho portato via il baffo coi
+denti! Erano tanto brutti, tutti. Colle lenzuola rubate
+facevano vestiti bianchi per ufficiali... Colle
+lenzuola di grossa tela ruvida facevano le scarpe!
+Sembravano Arlecchini! E le donne, le loro donne,
+li aiutavano nelle requisizioni. Tutte puttane con la
+fascia d&rsquo;infermiera. Ce ne sono ancora tre!</p>
+
+<p>&mdash;No, sono sei, bisogna massacrarle! Le pianterò
+gli spilloni negli occhi. Dicono che sono triestine,
+ma sono slave o austriache, bestiacce!</p>
+
+<p>E&rsquo; una forte friulana bruna che parla così, grandi
+occhi azzurri nel viso sensuale infuocato dall&rsquo;ira.
+Mi tira per il braccio. Sono in un fiume di popolo
+esasperato, pieno di rancori che scoppiano in
+moralismi esagerati. Intuisco anche basse invidie
+camuffate di patriottismo e sento l&rsquo;urgenza d&rsquo;incivilire,
+frenare questa massa pericolosa.</p>
+
+<p>&mdash;Ecco la casa di una di quelle puttane!</p>
+
+<p>Mi volto di scatto e con un gesto rude impongo
+alla folla delle donne di fermarsi. Riesco a contenerle
+sulla soglia ed entro col tenente Cenami chiudendo
+dietro di me la porta.</p>
+
+<p>Al primo piano in un cucinone pulito troviamo<span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249">[249]</a></span>
+una slava piangente impaurita che si precipita ai
+miei piedi. La rialzo e battendole sulla spalla dolcemente
+la tranquillizzo. Viso banale, pallidissimo,
+piccoli occhi celesti e capelli biondo sporco, tirati
+sulla nuca. E&rsquo; di Lubiana. Ha una camicetta di
+velluto a righe gialle e nere, grembiule nero e gonna
+verde. Mi racconta in cattivo italiano che è stata
+dimenticata ad Aviano dal fidanzato ufficiale austriaco.</p>
+
+<p>Le domando che cosa succeda a Lubiana. Mi risponde
+che a Lubiana si odiano gli Ungheresi, ma
+non si amano neanche i Serbi.</p>
+
+<p>Nel cucinone entra un&rsquo;altra donna che spiava dalla
+camera vicina. Si precipita anch&rsquo;essa a baciarmi
+le mani, in ginocchio. E&rsquo; una falsa magra, agile,
+audace, bocca carnosa, bellissimi denti, grandi occhi
+neri lucenti. Corpo senza pudore, sessualità insolente,
+il caratteristico marchio del bordello, malgrado
+l&rsquo;accuratezza seria del vestito.</p>
+
+<p>&mdash;Io sono friulana, signor tenente, sono italiana.
+Nel paese dicono che sono slava, non è vero.
+Mio nonno era di Aviano. Ho ospitato questa povera
+diavola, per carità.</p>
+
+<p>&mdash;Non è vero, non è vero, urla la folla nella
+strada. Non ascolti, signor tenente. Sono puttane,
+tutte e due! Bisogna massacrarle, sventrarle!</p>
+
+<p>&mdash;Non credo che tu sia friulana. Tu sei senza
+dubbio o ungherese o austriaca. Parli troppo male
+l&rsquo;italiano. Ad ogni modo niente paura, noi non siamo
+dei barbari come i tuoi fratelli.<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250">[250]</a></span></p>
+
+<p>Esco sul balconcino e mi sporgo verso la folla
+che ormai è diventata enorme. Tutti urlano, gridano,
+agitano le braccia, tendono i pugni, si mordono
+le dita. Risento e rivedo nel cielo sfolgorante
+le tonde forme di nuvole d&rsquo;oro massiccio irte di
+raggi della spaventosa Forza cosmica, la Vendetta.</p>
+
+<p>&mdash;No! no! italiani, non gridate morte! La morte
+ha già lavorato abbastanza! Gridate Vittoria!
+Non è degno di un popolo civile come il nostro,
+il massacrare delle donne!</p>
+
+<p>&mdash;Non sono donne; puttane, puttane, puttane!
+A morte! Morte! urla la folla.&mdash;Sono venute con
+gli austriaci a rubare tutto nelle case nostre. Facevano
+la spia! Spie! Ci hanno sputato sul viso,
+hanno sputato sul nome d&rsquo;Italia!</p>
+
+<p>&mdash;Lo so, lo so. Sono convinto che sono delle
+luride prostitute. Siete italiani e perciò non potete
+mentire! Ma come italiani non saprete certo
+colpire dei vinti. Sono femmine cioè deboli e senza
+difesa! Noi ufficiali italiani, non rubiamo il mestiere
+agli austriaci. Queste due austriache scontano
+oggi le loro colpe nel vedere la nostra bandiera
+sventolare su Aviano e nell&rsquo;apprendere da me,
+da questa bocca e da questi polmoni, l&rsquo;irrimediabile
+sconfitta dell&rsquo;Austria. L&rsquo;esercito dei loro fratelli,
+padri, sposi o amanti è stato da noi sconfitto
+per sempre. Italiani! Noi ufficiali che abbiamo
+avuto l&rsquo;onore di entrare per primi in Aviano,
+vi ordiniamo di non toccare un solo capello<span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251">[251]</a></span>
+di queste due donne. Andate, e festeggiate con
+canti di gioia la liberazione di Aviano.</p>
+
+<p>Un urlo feroce salutò il mio discorso. Ma gli applausi
+scroscianti dei bersaglieri ciclisti e dei miei
+soldati si propagarono, e lentamente, con gesti minacciosi
+e borbottamenti, la folla si staccò ringhiando,
+dalla piccola casa mentre io consegnavo le due
+donne atterrite e spettrali a due bersaglieri ciclisti
+nerboruti.</p>
+
+<p>&mdash;Conducetele indietro con gli altri prigionieri
+austriaci. Se la folla le tocca, io vi denuncio al Tribunale
+di guerra. Capito?</p>
+
+<p>Quel salvataggio mi costò un cicchetto dal mio
+capitano che mi cercava.</p>
+
+<p>&mdash;Vieni con me.</p>
+
+<p>Partiamo in bicicletta. Il capitano mi annuncia
+che la 12ª squadriglia è stata massacrata a
+cannonate a 3 chilometri da qui, nella brughiera
+di Santa Foca. L&rsquo;angoscia accelera la nostra corsa.
+Vasta pianura sconfinata, senza alberi. Desolatissimo
+paesaggio spagnuolo. Quando giungiamo a
+S. Foca non troviamo nessuno da soccorrere. I
+contadini stanno seppellendo i cadaveri in tre vaste
+fosse. I feriti sono già stati trasportati in autocarro.
+Oltrepassiamo un sipario di alberelli fronzuti
+e vediamo le tre blindate piegate sul fianco
+destro sull&rsquo;orlo destro della strada, in fila, a 20
+metri l&rsquo;una dall&rsquo;altra. Tutte e tre sventrate. La terza
+incendiata. Ha dei colori rossicci e canarino. Il
+cofano sembra masticato da mascelle titaniche. Fu<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252">[252]</a></span>ma
+ancora. Odore di panno cotto nell&rsquo;olio e di
+carne arrostita. Comprendiamo l&rsquo;errore del comandante
+che in un terreno scoperto non ha distanziato
+le blindate in marcia offrendo così un facile
+bersaglio al fuoco d&rsquo;infilata dei cannoni mascherati
+dal sipario d&rsquo;alberi di Santa Foca.</p>
+
+<p>Nulla da fare. Uno sguardo affettuoso alle fosse,
+e raggiungiamo pedalando l&rsquo;8ª squadriglia sull&rsquo;ultimo
+tronco di strada che scende nella ghiaia del
+Cellina.</p>
+
+<p>Letto smisurato di fiume torrentizio con tre filoni
+d&rsquo;acqua. Non siamo più in Italia, neanche in
+Spagna, forse in America. Desolazione, monotonia
+di linee tristi. Dune africane. Alla nostra destra
+gli alti pali telegrafici, soli segni di civiltà, misurano
+con precisione nel deserto del letto asciutto
+le distanze nebbiose. La loro geometria metallica
+da disegno d&rsquo;ingegneria taglia le piumose sofficità
+delle lontananze grige, affamatissime di sprofondarsi
+ancor più lontano, calamitando i nostri pensieri
+e i nostri sguardi. Non scorgo nulla sull&rsquo;altra
+riva.</p>
+
+<p>Sulla nostra appare l&rsquo;automobile del Conte di Torino
+comandante della cavalleria. Snellezza elegante
+aristocratica. Dentoni gialli di vecchio cavallo
+di razza, sorriso ironico nelle gote di viveur.</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; impossibile, capitano. Vede? il mio autocarro
+arenato. Se non passano gli autocarri vuoti
+come vuol fare lei a passare con le blindate?</p>
+
+<p>Noi passeremo lo stesso, lo sento. Il Conte di<span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253">[253]</a></span>
+Torino non ha la mia sensibilità divinatrice. Questa
+guerra cominciata col lento rosicchiare d&rsquo;un terreno
+conquistato a palmo a palmo tenendo ogni
+metro con la lunghezza di un cadavere, deve finire
+per un prevedibile capriccio delle Forze in
+una velocità aggressiva di 10 giorni. Le Forze della
+Fortuna amano sorprendere, rovesciare tutte le
+previsioni, distruggendo ogni logica. Bisogna come
+me dare una fede ottimistica illimitata e un credito
+assoluto alla Fortuna. Questa vuole ad un tratto
+avere tutto l&rsquo;infinito da respirare, per riempire tutto
+di prodigio.</p>
+
+<p>Davanti a questo guado che non può fermarci
+sento la Fortuna in alto respirare, respirare a pieni
+polmoni. Vuole la Fortuna divertirsi con una generosità
+di doni sempre più stupefacente.</p>
+
+<p>Se l&rsquo;Italia si è insanguinata la bocca e i denti nell&rsquo;addentare
+il Carso, dura pagnotta, ora riceverà
+nella bocca aperta tutti i pani enormi e bianchi e
+divini del suo sogno. Cuore mio, apriti, apriti per
+ricevere la smisurata gioia.</p>
+
+<p>Lo potrai?</p>
+
+<p>&mdash;Ci sono! ci sono! Trincerati sulla cresta! mi
+dice un tenente dei bersaglieri ciclisti che iniziano
+il passaggio del primo filone d&rsquo;acqua.</p>
+
+<p>Molti bersaglieri muscolosamente portano in alto,
+sulla testa, la bicicletta. Alla nostra sinistra il ponte
+della ferrovia è spaccato in due pezzi crollati giù
+neri nel secondo filo d&rsquo;acqua azzurro. Il primo guado
+è difficile. Ho l&rsquo;acqua alla pancia mentre spingo<span class="pagenum"><a name="Page_254" id="Page_254">[254]</a></span>
+il culo della mia blindata che si siede ogni tanto,
+ringhia con tutta la rabbia del motore, si disimpantana
+per sei metri, poi di nuovo si siede. Ma la
+liberiamo. Salto dentro e si corre per un chilometro
+serpeggiante di strada sabbiosa nel letto infinito
+del Cellina.</p>
+
+<p>Ogni blindata coi suoi uomini che la reggono
+nello sforzo, coll&rsquo;acqua ai ginocchi o alla pancia,
+col viso grondante sudore e i piedi gelati. A destra
+e a sinistra due lunghi cortei di bersaglieri ciclisti
+in fila indiana. Strani arabeschi molli formati di
+innumerevoli ruote e arruffii di penne di gallo sul
+letto ghiaioso grigiastro del fiume. Quei due lunghi
+formicolii di bersaglieri evocano l&rsquo;esercito di Napoleone
+sul letto gelato della Beresina nelle celebri
+stampe.</p>
+
+<p>Top, top, top, top. Il crik! No! no! la binda!
+Presto un pezzo di legno. Ora colla corda, un nodo
+forte. Issaaa oooh. Issaaa oooh! State dietro alla
+macchina. Forza alla corda! Tien fermo il legno
+sotto la binda! Imballa il motore, per Dio, imballa!
+Rrrr forza! Rrrrrrr Fooorza! Personalità del motore,
+umano, patriottico che vuole, vuole vincere
+la resistenza aggrapparsi, sollevarsi fuori dalle rotaie
+di fango saponaceo. Il motore suda sbuffa. Fumo
+acre del suo sudore. Rrrrr Rrrrrrr.</p>
+
+<p>Fra le gambe gelate il morbido serico sssss frusciare
+dell&rsquo;acqua coi glugluglu got gatt glan.</p>
+
+<p>&mdash;Un badile! No! no! la pala! Togli le pietre<span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255">[255]</a></span>
+dal parafango sotto la ruota! Rrrrr! Accidenti non
+vuol venire! Su forza, un gran sforzo insieme!</p>
+
+<p>Subitamente pam pam pam scoppia la fucileria
+sulla cresta a 300 metri. I primi bersaglieri sono
+già appiattati e sparano dietro le loro biciclette coricate
+mentre i due cortei d&rsquo;altri elmetti piumati
+e biciclette continuano con calma a passare.</p>
+
+<p>&mdash;Forza, ragazzi! Forza che andiamo su a mitragliarli.
+Niente paura. Tirano male, troppo alto!</p>
+
+<p>Le trecce dell&rsquo;acqua sembrano cavi metallici.
+Strappano le mie gambe gelate. Sento sulle ginocchia
+le zampine tremanti gelatissime della mia Zazà
+che ritta mi implora di prenderla in braccio.
+Me la metto come un pacco sotto il braccio sinistro
+meentre la mia blindata con un gran colpo di reni
+balza rrrrombando, rrrrombando fuori dall&rsquo;acqua.
+Tutta fangosa; ma la cupola porta superbamente il
+fascione tricolore coi lunghi becchi irritati delle due
+mitragliatrici che si muovono a fiutare il nemico.</p>
+
+<p>&mdash;Tutti in macchina presto! e pronti a sparare!</p>
+
+<p>A 100 metri la mia prima mitragliatrice spara,
+screstando colle sue pallottole l&rsquo;orlo della trincea
+in collina, tutta vampe, scoppi e pennacchietti di
+polvere e fumo. A destra al di là degli Austriaci un
+grande aaaaa! Sono i bersaglieri che li prendono
+alle spalle. Mi volto di scatto e fermo Locatelli che
+spara. Ta ta ta ta ta ta.&mdash;Feeerma!&mdash;Gli echi
+ampi e golosi del letto smisurato giocano a palla volubilmente
+col rumore della fucileria che ingoiano
+e sputano liquefacendo gli ultimi pim pam pam pac<span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256">[256]</a></span>
+pam. Una colonna di prigionieri scende incontro a
+noi e ritraversa il fiume. La salutiamo in coro con
+un ilare: Austria caput, Austria caput! Poi ci slanciamo
+sulla strada. A una svolta da una parte e
+dall&rsquo;altra della strada due grandi roghi di fieno incendiato
+con spirali altissime di scintille salgono
+su, su ad arrostire le nuvole rosse scorticate vive
+come agnelli, infilzate dai lunghissimi schidoni del
+zingaresco sole al tramonto.</p>
+
+<p>&mdash;Via, via Menghini, dentro, tra le fiamme!<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257">[257]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XXI" id="XXI"></a>XXI.<br /><br />
+
+LAVAMI! LAVAMI, O AMORE!</h2>
+
+
+<p>Entriamo in Maniago sotto un arco di fiamme.
+Tutte le facce ne sono riverberate.</p>
+
+<p>Vivaaaaa Italiaaaaaa!</p>
+
+<p>A Maniago passeremo la notte.</p>
+
+<p>Chiaccherio, saluti, abbracci, fiori. Tutte le famiglie
+vogliono ospitarci. Pranzeremo in casa del Sindaco.
+Poi finiremo la serata in un&rsquo;altra famiglia
+piena di ragazze vispe e loquaci d&rsquo;una giocondità
+affettuosa avviticchiante.</p>
+
+<p>Si mangia bene, dal Sindaco. Patriota intelligente,
+forte, solenne, sessantenne. Faccia italiana con
+baffoni grigi, occhi neri. La sua bella figliola agile
+moretta occhi furbi vivacissimi collaborò col padre
+sindaco, per difendere il popolo, nutrirlo, incoraggiarlo.
+Dirigeva La casa, turlupinando i comandi
+austriaci. Dopo pranzo si gioca a tombola. La figlia
+si chiama Assunta Siega Riz. Mi racconta colla
+melodiosa verbosità friulana le mille astuzie e gli
+sforzi muscolari per sotterrare, nascondere in campagna
+e nelle grotte ogni cosa preziosa. Ha salvato
+quasi tutto. Aiutava le famiglie amiche a murare
+le porte delle cantine e delle stalle e a rientrarvi o<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258">[258]</a></span>gni
+tanto per nutrire alla meglio asini e buoi. Acrobatismi
+pericolosi, prima colle gambe nude fino
+alla pancia, poi le spalle e finalmente la testa.</p>
+
+<p>Assunta Riz racconta:</p>
+
+<p>&mdash;Malgrado le requisizioni feroci, io ero stranamente
+contenta, in questi ultimi giorni. Vedevo gli
+ufficiali austriaci salire sul campanile e restarvi delle
+lunghe ore a spiare l&rsquo;orizzonte. Quando il generale
+Boroevic partì fui sicura della vittoria. Ma
+l&rsquo;anno passato dopo Caporetto, che orrore! I germanici
+imposero a tutti i bambini dai 6 ai 10 anni
+di andare ogni giorno a fare la ginnastica in una
+palestra! Bella idea, una ginnastica obbligatoria
+per bambini affamati! Ma c&rsquo;è di più. Tutte le donne
+furono costrette a cantare in una messa solenne
+in onore della imperatrice Zita! Volevano imporre
+ai preti di cantare una messa perchè Dio aveva liberato
+questa terra dagli italiani! I preti rifiutarono
+e furono tutti internati. Alcuni spogliati e denudati
+dovettero pulire le scarpe agli ufficiali! I bosniaci
+erano gli esecutori di queste canagliate. Poi vennero
+gli austriaci. Banda di ladri e di speculatori
+militarizzati. E che ubriaconi, tutti! Ho visto io
+sei soldati annegati nel vino di una cantina inondata.
+Sventravano le botti a baionettate. Facevano
+carezze ai bambini per strappare il segreto dei nascondigli.
+Ma i nostri bambini fuggivano gridando
+come gatti. Che differenza fra la ritirata di Caporetto
+e quella degli Austriaci! Gli Italiani se ne
+sono andati buttando via tutto come gran signori,<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259">[259]</a></span>
+mentre gli Austriaci hanno rubato tutto, partendo,
+come ladri e pezzenti!</p>
+
+<p>&mdash;Oh gli ufficiali si trattavano bene! I bosniaci,
+da veri bestioni, erano i più sacrificati e pativano la
+fame. Facevano una polenta coi bachi da seta. Un
+giorno divorarono tutte le candele di una chiesa!</p>
+
+<p>&mdash;Io ho fatto il mio dovere. Ho nascosto tutto
+ed ho aiutato tutti a nascondere. Il nostro buon parroco
+aveva dato un&rsquo;eccellente parola d&rsquo;ordine: <i>Obbedite,
+odiate, nascondete</i>. Potevano ben venire con
+le calamite a frugare per scoprire il rame sepolto!
+Che ridere alla messa cantata in onore di Re Carlo!
+Gli ufficiali avevano uniformi bianche fatte di
+lenzuola rubate. L&rsquo;altare era ornato di frasche verdi.
+Verde pure la croce tutta costruita di frasche.
+In giro, le truppe vestite di bianco. Nel centro, intorno
+all&rsquo;altare, le nostre coperte da letto rosse.
+Noi ridevamo, durante la messa, ci pareva di essere
+in un&rsquo;immensa bandiera tricolore. Ad un tratto
+un rumore nell&rsquo;aria: tre areoplani italiani tricolori!
+Che spettacolo. Gli ufficiali austriaci hanno
+una grande paura degli aeroplani nostri. Gridavano
+fuggendo: «Come! come! tutto organizzato!
+Questo è tradimento!»</p>
+
+<p>Mentre Assunta parla esaltandosi, le bottiglie sante
+dissepolte sparano e spumeggiano. Tutti bevono
+dimenticando gli austriaci. Un rettangolo sul muro
+meno polveroso ricorda un divano rubato. Io bevo
+poco. Ghiandusso oscilla beato. Devo qua<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260">[260]</a></span>si
+sostenerlo quando andiamo a finire la serata in
+casa della famiglia Martini.</p>
+
+<p>Tutta illuminata in fondo a quell&rsquo;orto buio. Vi
+bollono le danze con grida, canti e bicchieri rotti.
+I miei compagni mi hanno preceduto con gli ufficiali
+bersaglieri. Tutta la casa è invasa dalla nostra
+forza vittoriosa. La razza ha urgente bisogno di
+riprendere contatto con la razza. Aderire, aderire
+l&rsquo;uno all&rsquo;altra. Il giardino è pieno di bisbigli. Amplessi
+nel buio. Ogni amplesso è un punto chirurgico
+dato con frenesia per saldare le labbra dell&rsquo;immensa
+ferita. Ah! ah! Bisogna che presto questo
+punto della carne della Patria si ricongiunga
+con quest&rsquo;altro punto corrispondente della stessa
+carne. Io balzo su una tavola perchè l&rsquo;eloquenza illumini
+acceleri perfezioni la grande voluttà.</p>
+
+<p>&mdash;Quante belle donne in questa casa! quante
+belle Italiane! Siamo pazzi d&rsquo;amore per voi! La
+nostra forza virile e i nostri baci sono tutti per voi!
+O bellezze italiane, labbra della ferita aperta che
+dobbiamo chiudere a forza di baci! La vecchia morale
+è morta! I preti hanno sempre torto poichè
+sono amici degli Austriaci! Il prete di Maniago è
+un buon italiano, lo so, egli vi perdonerà al confessionale.
+Ogni bacio che darete questa sera a un
+italiano vi procurerà un secolo di gioia, di più, in
+Paradiso! Amen.</p>
+
+<p>Intorno a me dieci tappi di bottiglie di vino spumante
+trattenuti coi pollici saltano salutando il mio
+«Amen» con un incrocio di getti rossi biondi.<span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261">[261]</a></span></p>
+
+<p>Innaffiano anche il soffitto docciando le capigliature
+delle ragazze che ridono pizzicate sprizzando
+fra le braccia grigio-verdi. Arterie e cuori che
+schizzano entusiasmo. Bottiglie vive, che gareggiano
+in scoppi di tappi scappanti. Il vino occhieggia
+con brilli strani nei bicchieri.</p>
+
+<p>Finalmente ecco la notte delle notti, la notte che
+mantiene tutte le promesse di mille giorni neri e
+non può finire, e continuerà in mille altre notti
+di gioia spensierata! Tutti i cataplasmi sono
+strappati dal petto. Abbasso la morale e il pudore!
+Le donne mature sono più allegre delle giovani. I
+vecchi fanno il girotondo intorno a un fiasco vuoto.
+Sopraggiunge il farmacista, un mattacchione dal
+naso adunco, che canta con voce tenorile. Ha in
+mano una bottiglia.</p>
+
+<p>&mdash;Non toccate, è veleno, tutto per me!</p>
+
+<p>E beve a garganella. La nonna panciona e mammelluta
+gioviale e molle di ricordi amorosi presiede
+alla distribuzione della gioia. In cantina, sì, in
+cantina esige che il suo seggiolone sia trasportato.</p>
+
+<p>A forza di braccia, si deve portare anche lei e
+introdurla in cantina per una breccia poichè la
+porta è ancora murata. La nonna ride con solennità.
+Le pare di essere un generale ferito che rimane
+sul campo di battaglia a comandare l&rsquo;artiglieria
+delle bottiglie. Sessantenne e cogli occhi neri sempre
+un po&rsquo; brilli. Alla sua età passare un anno intero
+asciutto! Finalmente! Il barcone troppo a lungo
+in secco potrà navigare in un oceano di ebrietà.<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262">[262]</a></span></p>
+
+<p>Ora insediata nel suo seggiolone tiene le cosce
+larghe perchè la pancia non le mandi in bocca le
+mammelle. Queste non di meno formano una tavola
+orizzontale, e vien voglia di deporvi le bottiglie
+che ella aspetta con le mani aperte. Le palpa, le
+osserva. Questa è piena di fantasia, bottiglia generosa
+e senza perfidia. Quest&rsquo;altra sbarazzina, ma
+affettuosa, è la bambina preferita. «Non lasciatele
+cascare, per carità». E le segue con sguardo materno
+quando spariscono portate a braccia su per
+la scala.</p>
+
+<p>Sopra, nel cucinone, il nonno, a capotavola fra
+un esercito di bicchieri. Penso a un ammiraglio
+sulla tolda. E&rsquo; tutto rosso, e il vino già bevuto
+ride nei piccoli occhi tutti scintille come alle fessure
+di una botte. Ha bevuto, beve, vuol bere
+ancora, con l&rsquo;ansia di chi non ha mai bevuto. La
+forza del vino sale, sale a dilatargli il petto come
+la sua prateria ripresa agli Austriaci. La forza
+del vino drappeggia di luce e popola rumorosamente
+nel suo cervello le lontane belle città italiane,
+piazze, fontane, caserme e trattorie che aveva
+ubriacato di mille pazzie quando era soldato,
+anche lui, a far la guerra. Poi con Garibaldi; e la
+camicia del condottiero gli sventola rossa nel sogno
+tra le vampe rosse del vino.</p>
+
+<p>&mdash;Mi sento, dice il nonno quasi ebbro, mi sento
+la Primavera e la Gioventù nelle vene. Sento
+mille servitori pronti ad aprire, aprire tutte le sale
+nella mia testa, nel mio ventre e tanti giardini pro<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263">[263]</a></span>fumati
+che scrollano via l&rsquo;inverno e mutano mille
+vesti verdi e azzurre. Strani questi giardini! Provano
+e riprovano delle vesti di lusso di mille colori.
+Certo per una Domenica in Paradiso! Ma la
+Domenica è venuta, e sono in Paradiso! Debbo
+ballare, anch&rsquo;io debbo ballare, ballare! Ma non si
+può ballare con una pancia come la mia. Questo
+anno di digiuno, non l&rsquo;ha quasi intaccata! Quando
+vennero gli Austriaci, io dissi ai miei figlioli: «Ora
+ci sarà la fame. Ma niente paura! La nonna ed
+io abbiamo addosso delle abbondanti riserve di lardo.
+Non morremo nè dimagreremo. In quanto a
+voi, provvederò io e vi sfamerò colla mia carne,
+facendo il conte Ugolino a rovescio!»</p>
+
+<p>Ride il nonno annusando come un bracco il buon
+odore di fritto che cuoce nel camino accanto alla
+polenta che si muove gialla monumentale nel pentolone.</p>
+
+<p>&mdash;Sembra la pancia della comare Maria. Ora
+partorirà un nuovo figlio alla Patria! Un figlio di
+polenta! Sarà un imboscato!</p>
+
+<p>Intanto i soldati scuotono e pigiano la danza
+come l&rsquo;uva. Ne sprizzi se Dio vuole altro vino!</p>
+
+<p>Le ragazze hanno consegnato le belle poppe ai
+soldati che le palleggiano, fra le braccia, ballando.
+Ormai si abbandonano nella danza con ritmo oblioso
+d&rsquo;onde felici che ritornano e battono languidamente
+contro roccioni amici.</p>
+
+<p>Questi cominciano a subire il vino e si muovono
+con cautela per paura di ruzzolare. I meno brilli<span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264">[264]</a></span>
+scompaiono nel corridoio. Andirivieni, miscele, bisticci,
+risate, risatine, risatone, pizzicati, trilli e
+capitomboli, sganasciamenti nel buio.</p>
+
+<p>Ressa, ressa, poichè si gioca a rimpiattino. «Nascondi
+tu che nascondo io!» «Non pizzicarmi così,
+mi fai male!» «Dammi la bocca!» «Scopri
+questo che ti svelerò il meglio!» «Ti dico di no,
+di no, ma il sì mi brilla negli occhi, lo vedi. Qui,
+qui è più buio».</p>
+
+<p>Un contadino, quarantenne, scherza, balla con
+Ghiandusso. Questo si libera ogni tanto dalla stretta
+e lo scaraventa a terra per celia. La moglie dell&rsquo;uomo
+interviene. Ghiandusso abbraccia la moglie,
+poi le versa un bicchiere di vino nel seno.</p>
+
+<p>&mdash;Ma sì, ma sì! dice il marito: ti permetto di
+baciarla, non sono geloso. La gelosia non esiste fra
+Italiani! Avete capito?... La gelosiiia non esiste fra
+italiani! Mia moglie è tua, anzi nostra! Piace a
+lei, piace a me! Baciala. Sono forse becco, io?
+Macchè! Eravamo tutti becchi! Ora siamo tutti amanti
+fortunati! Balliamo tutti, stretti, stretti,
+stretti!</p>
+
+<p>Dietro ad ogni porta nella penombra, tumultuava
+l&rsquo;amore. Così si ricongiungono con ardore bruciante
+sublime e divino le carni della Patria!</p>
+
+<p>Avevo ballato anch&rsquo;io con una bella ragazza gracile,
+il cui pallore e gli occhi neri, grandi un po&rsquo;
+febbrili sotto il peso della capigliatura castana, mi
+piacevano. La ritrovai nella baraonda verso l&rsquo;una
+di notte. Mi stringe la mano dicendomi: «Vieni<span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265">[265]</a></span>
+con me». La seguo nel corridoio su per una scaletta
+fino al terzo piano dentro la sua camera da
+letto. Ansante, ma con movimenti decisi, come seguendo
+una sua volontà irremovibile, chiude dietro
+di me la porta a chiave. Ci si vede poco.</p>
+
+<p>Intuisco e fiuto il letto fra le luci palpitanti del
+lumicino ad olio di una Madonna rosea-blu.</p>
+
+<p>&mdash;Mi chiamo Graziella, mi piaci, baciami. Baciami
+tanto, tanto, tanto! Ho sentito tanto parlare
+di te, sai! Da una mia amica che sta a Roma. Sei
+un grande poeta, un uomo celebre! Come farò io
+a piacerti?</p>
+
+<p>Poi buttandomi le braccia al collo mi strinse
+forte e subito il suo pianto si ruppe con singhiozzi
+laceranti, dolorosi, atroci che non finivano più.</p>
+
+<p>&mdash;Vieni! mi sussurrò, e mi guidò per la mano
+verso il letto, nel buio.</p>
+
+<p>&mdash;Sono pura, sai, pura, come la mamma mi ha
+fatta. Ma una di quelle canaglie...</p>
+
+<p>Non potè continuare tanto i singhiozzi la soffocavano:</p>
+
+<p>&mdash;Ma una di quelle canaglie ha tentato una notte
+di prendermi. Era alloggiato in casa! S&rsquo;era nascosto
+nel vano della finestra. Entrai in camera
+senza accorgermi di nulla e mi svestii. Quando fui
+in camicia quel porco mi venne addosso. Non è
+riuscito a prendermi, no! Ma mi ha sporcata, sporcata,
+sporcata!... Io gli ho addentato la guancia!
+Allora si è fermato. Sanguinava. Bestemmiò in tedesco
+e mi diede un pugno tremendo, qui. Guarda!<span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266">[266]</a></span></p>
+
+<p>Graziella si scoprì il seno, singhiozzando.</p>
+
+<p>Io non vidi bene, ma sentii sotto le dita una tumefazione
+sul bel seno eretto morbido e ben tornito.</p>
+
+<p>&mdash;Vieni, amore! Sono tua! Lavami, lavami, con
+tutti i tuoi baci! Lavami tutta! Voglio che tu mi
+lavi tutta con la tua cara bocca italiana!</p>
+
+<p>Si svestì tutta, mi prese fra le braccia senza ritrosie.</p>
+
+<p>Non aveva nessuna gradazione nell&rsquo;offerta della
+sua nudità. Una volontà cocciuta governava la sua
+passione d&rsquo;amore purificatore.</p>
+
+<p>&mdash;Sono tutta per te! Se ti piace... Ho deciso
+così, in quella notte infame. Giurai alla Madonna
+che mi sarei data al primo Italiano vincitore
+che mi fosse piaciuto.</p>
+
+<p>Senza fine la baciai, la baciai, mentre Graziella
+implorava come in sogno con una voce monotona
+quasi meccanica piangendo felice.</p>
+
+<p>&mdash;Lavami, lavami, lavami, amore, lavami!</p>
+
+<p>La camera si gonfiò di delirio e di fantasia. Navigava
+in cielo, forse rapita dalla corrente della via
+Lattea. Notte illimitata, ebbra di sublime. Notte
+fuori dallo spazio e dal tempo.</p>
+
+<p>Il corpo di Graziella era morbido, elegante, snello,
+e rovente. Vibrava graziosamente sotto le carezze,
+moltiplicando i suoi profumi di terra felice
+d&rsquo;essere riconquistata. Era veramente il dono della
+Vittoria.<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267">[267]</a></span></p>
+
+<p>Non avevo amore per Graziella, ma una frenesia
+di spirito e di nervi travolgente, tenerissima.</p>
+
+<p>Mi accinsi alle più meravigliose voluttà con tutte
+le delicatezze e insieme uno strano impeto brutale
+e anche un allucinante slancio artistico fatto di preziosità
+stilistiche e di cadenze musicali.</p>
+
+<p>&mdash;Lavami, lavami, amore!</p>
+
+<p>Fui un fabbro impazzito e un maniaco cesellatore.
+Ero fuori d&rsquo;ogni legge sociale umana o divina
+come un gallo contento con la gallina ideale del
+pollaio mio.<span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268">[268]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XXII" id="XXII"></a>XXII.<br /><br />
+
+FIUMI, CAMPANE, DONNE<br />
+E MITRAGLIATRICI INNAMORATE</h2>
+
+
+<p>&mdash;Ricordati, Ghiandusso, che l&rsquo;interno della 74
+deve essere pulito, scintillante, in ordine come il
+letto di una sposa.</p>
+
+<p>&mdash;Guardi, signor tenente, sembra proprio il letto
+d&rsquo;una sposa... ma la sposa non c&rsquo;è!</p>
+
+<p>&mdash;La sposa ci sarà, presto... E la vedrai dentro
+coricata, nuda, più bella di tutte le donne del
+mondo!</p>
+
+<p>Ghiandusso sorride senza comprendere la mia
+frase sibillina, poi con voce materna:</p>
+
+<p>&mdash;Per ora ho coricato dentro la Zazà che ha
+tanto freddo colla sua pancia grossa, grossa. Guardi
+come dorme sotto le coperte.</p>
+
+<p>Alle sette, partenza in un brusio di voci contradittorie.
+Si dice che gli Austriaci giunti la sera
+prima sul torrente Arzino hanno durante la notte
+precipitosamente fatto marcia indietro per trincerarsi
+sul Meduna. Sono dunque a pochi chilometri!
+Tanto meglio! Tanto meglio! Li mitraglieremo
+sul Meduna. I nostri motori gareggiano coi
+pedali sportivi dei bersaglieri ciclisti sulla strada
+bianca che attraversa la brughiera deserta. Il sole<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269">[269]</a></span>
+che sale dietro noi ci imbriglia coi suoi raggi
+rossi. Il capitano Raby, esperto comandante di
+blindate, ha dato ordine di mantenere le dovute
+distanze fra le blindate. In terreno scoperto bisogna
+evitare di offrire un grosso bersaglio ad un
+possibile agguato di artiglieria. Da conoscitore di
+forze, quale io sono, penso che spesso gravissimi
+pericoli s&rsquo;imboscano nelle ore di più spensierata
+sicurezza. Faccio chiudere sportelli e feritoie
+malgrado il caldo crescente per abituare gli
+uomini a sopportarlo in un eventuale combattimento.
+Mi volto per controllare attentamente la
+disposizione degli uomini, delle munizioni, la scorrevolezza
+della cupola girante. Menghini, al volante,
+attira la mia attenzione attraverso l&rsquo;occhio
+orizzontale della blindata sotto la palpebra metallica
+alzata.</p>
+
+<p>&mdash;Guardi, signor tenente, in fondo alla strada
+bianca, a un chilometro, il Meduna. C&rsquo;è una
+folla. Donne, donne, una quantità di donne e bambini.
+Gli austriaci se la sono svignata.</p>
+
+<p>Vocio confuso che cresce, cresce, cresce. Laggiù
+una marea bianca, rosea, rossa di donne vocianti
+che si accalcano. A destra, a sinistra ne
+giungono altre. Sentiamo che a 20, 30 chilometri
+in giro i casolari si sono vuotati. Le grida diventano
+fragorose nello spiralico polverone aizzato
+dalle gonne che spazzano la strada e dalle braccia
+che agitano fogliami. Entusiasmo sanguigno, allegrissimo,
+esasperato che suona sul metallo della<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270">[270]</a></span>
+blindata, penetra come un vino gazoso dalle feritoie.
+Apro lo sportello e cogli uomini a terra, presi
+nella risacca impetuosa della folla, spingiamo la
+blindata nell&rsquo;acqua diaccia che corre distratta.</p>
+
+<p>Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaaa!</p>
+
+<p>Il sole partecipa come un baldanzoso burbero
+benefico alla festa clamorosa. Con una folle raggera
+di frecce aguzze affilatissime il sole accende
+le mille vesti colorate e i visi di rosso sudore lucente
+delle friulane e il drappeggio azzurro delle
+gonne nel gorgogliare dell&rsquo;acqua corrente. Le popolane
+si alzano le gonne e le agganciano alla cintura.
+Godono i polpacci agili nella gelateria dell&rsquo;acqua
+che moltiplica i suoi ssssss gggggg got got
+glu glu glu glu flav got ssss gggg flic flacpluf pluf
+plaf imitando e riassumendo rumori, suoni di bottiglie,
+sorgenti, cascate, arpeggi, camini invernali
+e il bisbigliar degli innamorati sotto le frasche
+ventose. Il guado è meno praticabile dei precedenti.
+La mia 74 s&rsquo;immerge, quasi naviga. Abbiamo
+fasciato il motore. Ma il sole propaga su
+di noi una così maestosa ascensione di raggi sulla
+nostra testa con un così trepidante ardore sulle
+spalle, che le forze sono centuplicate. Molte donne
+speravano di salvare le loro gonne di lusso e le
+hanno su, su arrotolate come sipari di teatrini
+burattinai sulle ginocchia e sulla pancia. Ammiro
+i muscoli tesi sotto la carne rosea delle forti cosce
+di quelle che tirano la corda. Altre sono proiettate
+in avanti con sforzo atletico tirando con noi i pa<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271">[271]</a></span>rafanghi.
+E le bambine fragili hanno l&rsquo;acqua al petto.
+La corda danza ad ogni impeto del motore che
+rrrrrruggendo, rrrrrrrrruggendo vuole disincagliarsi.
+Zazà guaisce, abbaia nuotando come un bariletto
+nell&rsquo;acqua gelata perfida e cattiva che tira a sinistra.
+I bersaglieri che guadano in fila a destra
+e a sinistra depongono le biciclette e corrono ad
+aiutarci. Gioia gogliardica nello sventolio delle penne
+di gallo sugli elmetti tintinnanti contro i fucili i
+tascapani, fra il chiaccherio affannoso e le risate
+dell&rsquo;acqua più donna delle donne che beffeggia e
+spumeggia perle, gorgheggi, zampilli in bocca e
+fra i capelli sciolti sulle natiche fuggenti fra i pizzicotti
+bersagliereschi.</p>
+
+<p>&mdash;Tutti insieme, un ultimo sforzo! urlo io comandando
+la manovra con l&rsquo;acqua alla pancia.</p>
+
+<p>&mdash;Issaaa-ooh! Issaaa-ooh! Menghini, imballa il
+motore! Imballa! Imballa, per Dio!</p>
+
+<p>Tre bambine capitombolano nell&rsquo;acqua. La più
+piccola, dodicenne, scivola via travolta; ma un
+bersagliere si slancia e con una zampata la ripiglia
+e la solleva pel culo! E&rsquo; fuori sul greto: piange,
+ride, tra le pedate delle donne e dei soldati
+che su, su tirano finalmente fuori la mia 74. Vivaaaa!
+Vivaaaa!</p>
+
+<p>Le rudi friulane ignorano la stanchezza; sono
+oramai centinaia, centinaia intorno alle blindate
+nere che guadano. Il sole, immaginoso pittore,
+si diverte a raddoppiare il rosso, il verde, il viola,
+lo scarlatto, il giallo canarino di quelle donne<span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272">[272]</a></span>
+agili, rozze, quasi selvagge figlie del Meduna,
+sorelle di quelle acque selvagge e capricciose;
+ma felici di tradirle per salvare i forti motori metallici,
+aggressivi che le hanno innamorate. Strepitano
+di rabbia maschia i motori col tempestoso
+martellare degli stantuffi e gli scoppi dei brrronchi
+e il catarro prrrorompente in vapore, irritatissimi
+di dovere a delle donne e alle loro fragili liquide
+braccia, la liberazione. Comprendono a mala
+pena, i motori, che mitraglieri e bersaglieri non
+bastano; occorrono donne astute per vincere le
+astuzie femminili della ghiaia, maledetta donna
+femmina femminile che minaccia ogni slancio maschio
+rigido e veloce.</p>
+
+<p>Il sole ha genialmente composto il quadro. Sulla
+lunga fascia azzurra d&rsquo;acqua che lo attraversa
+orizzontalmente sei blindate nere, ognuna con la
+sua ghirlanda convulsa di donne colorate. Tra
+blindata e blindata perpendicolarmente sei arabeschi
+lunghi di biciclette, penne di gallo e fucili
+arruffati simili a lunghi reticolati in moto. La
+simmetria è rotta, nell&rsquo;alto del quadro a destra,
+dalla vetturetta del capitano Raby, strano canotto
+nell&rsquo;acqua verde.</p>
+
+<p>A sinistra nel basso del quadro l&rsquo;ultima blindata
+sembra un sottomarino emerso col suo chiosco-torretta.
+Vicino a questo un autocarro sembra un
+veliero capovolto.</p>
+
+<p>Il quadro è anche sonoro poichè ecco la sua<span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273">[273]</a></span>
+polifonia tocca l&rsquo;apice di tutti gli acuti in un Vivaaaaaaaaaaaaaa!</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+<p>Poi silenzio. Pochi minuti, le friulane, sedute
+sulla riva conquistata, si riposano contemplando.
+Appena la gioia pazza è sedata, di nuovo in macchina
+verso un suono strano gemente, umano e
+non umano, profondo e aereo, inesplicabile, venuto
+di lontano di sotto terra o dal cielo, il suono
+mi fruga nel petto, cerca, cerca, trova e mi
+pugnala il cuore di una dolcezza straziante acutissima...
+Sole! sole!</p>
+
+<p>Sole! Sole! Sole! che galoppi nell&rsquo;incalcolabilmente
+vasto e desolato letto del Meduna, gridami,
+spiegami, quale nuova polpa di gioia hai preparato
+davanti a noi, dietro l&rsquo;altissima muraglia
+fulgente del cielo tuo?</p>
+
+<p>Il mio motore si slancia. Sapere, sapere, vedere,
+conoscere. Abbiamo terrore di te, nuova Gioia!
+Vorremmo fuggirti, eppure già ti beviamo con le
+nostre orecchie assetate, liquida delizia sonora!</p>
+
+<p>&mdash;Oh! nulla, nulla, o almeno poca cosa! mormora
+il cuore. E&rsquo; una piccola campana italiana
+che piange e ci saluta... umile dono della bella
+Italia liberata ai suoi liberatori!</p>
+
+<p>La vediamo. E&rsquo; una piccola campana da campaniletto
+di cappella boschiva. La dondola fra le
+mani con fatica una esile vecchia tutta bianca, vestita
+di nero. La piccola campana è tutta sporca<span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274">[274]</a></span>
+di terra poichè fu dissotterrata, un&rsquo;ora fa, da
+quelle stesse mani rugose. Sembra un vaso di
+fiori capovolto, ma ne fioriscono, fioriscono, tante
+piccole rose di suoni, piccole rose di tenerezza,
+invisibili ma penetranti e che si spandono: profumo
+di suono dell&rsquo;azzurro inebriato. Ansimando,
+la mia macchina si ferma davanti alla vecchia,
+senza che Menghini al volante lo abbia voluto.
+Motore magnetizzato! A destra e a sinistra si
+svegliano timidamente piangendo altre campane,
+soavi, languide tremanti e sfinite dalla dolcezza.
+Accorrono, s&rsquo;affrettano. Laggiù sotto quei castagni,
+la sento venire! La vedo! Questa è più grande
+ed è infilata in un ramo che due donne vestite
+d&rsquo;azzurro portano, incespicando nelle zolle.</p>
+
+<p>Din din daaan daaan din dan din dan. Intanto
+la vecchia dondola dondola la sua piccola campana.
+Ha un suono più limpido, più liquido, trasparente
+di cristallo e d&rsquo;acqua.</p>
+
+<p>Forse il metallo non fa che continuare il flebile
+tinnire delle lagrime che beve. Piange la vecchia
+dondolando la sua campana. Quasi cade, per stanchezza,
+trascinata giù dal peso ondeggiante e i capelli
+bianchi le coprono il viso pacificato. Non ci
+guarda. China sorveglia meravigliata i bei suoni
+melodiosi che le gocciano dal cuore. E&rsquo; lei, lei la
+prima, con la prima campana! Certo è fiera di sentire
+e vedere che tante tante compagne vengono da
+tutti i punti dell&rsquo;orizzonte ruzzolando giù dalle colline
+e sgorgando dalle valli per suonare, e suo<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275">[275]</a></span>nare,
+suonare senza fine e lagrimare, come le
+nuvole d&rsquo;autunno che hanno troppo bevuto, come
+gli occhi che hanno troppo aspettato.</p>
+
+<p>Din dan, din dan dan dan din din.</p>
+
+<p>Tutte le campane sono ormai salvate. Questa
+più grande comincia con rintocchi lenti, quasi
+paurosi spandendo un tremolio sonoro; ma presto
+si fa animo. Dan! Certo quasi non crede alla
+realtà prodigiosa. E&rsquo; stata nascosta un anno sotto
+terra in fondo all&rsquo;orto del prete con tre botti di
+buon vino spumante da quella furbacchiona della
+perpetua. Le pioggie hanno fatto trasudare le botti
+e la campana si è consolata, così, nelle buie notti
+opache, sotto terra. Ora è un po&rsquo; ebbra, le trema
+la voce.</p>
+
+<p>E&rsquo; tutta abbagliata dal gran sole. Un&rsquo;ora fa,
+un&rsquo;ora fa con zappe e mani unghiute l&rsquo;hanno dissepolta.
+Su, presto, ragazzi, forza! Tira su, tira,
+tira! E&rsquo; fuori, santa Madonna! Prendi la corda!
+Giovannino, monta sull&rsquo;albero! A quel ramo grosso!
+Presto, fa presto, vengono gli italiani! Sono al
+fiume. No, no eccoli, eccoli, vengono in automobile,
+senti il rumore della macchina! Attacca, attacca
+forte!</p>
+
+<p>Certo, si sentivano rombare i motori nostri e lo
+spavento di non essere in tempo affannava il ragazzino
+che con tutta la forza delle mani deboli
+stringeva i nodi. «Suona, suona, suona, per la Madonna!»
+gridavano sotto l&rsquo;albero. E il ragazzino
+non riusciva, si disperava, quasi piangeva. Ma ad<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276">[276]</a></span>
+un tratto lanciandosi giù si appese colle mani al
+batacchio come un appiccato ed ora, su e giù, su e
+giù, buttando in alto le gambe; e le mani gli sanguinano
+lacerate, e finalmente suona, suona, suona.</p>
+
+<p>Dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan
+dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan.
+Il parroco è sotto, pallido, con braccia cadute, le
+mani aperte la veste tutta infangata. Ci guarda con
+gli occhi fissi, inebetiti. Parroco sì, prete sì, ma
+Italiano. Un altro prete viene laggiù col pasto che
+crolla. Ogni tanto si ferma a riprendere fiato. Pietro,
+il suo campanaro trascina una grossa campana
+che tintinna sui ciottoli.</p>
+
+<p>Sono vecchissimi tutti e due. Le donne vorrebbero
+aiutarlo, ma si <a name="tn276" id="tn276"></a><ins class="correction" title="Testo originale: rifuta">rifiuta</ins> il campanaro e tra la
+folla che si apre vuol trascinarla lui, portarla lui
+fin sotto le ruote della blindata. Nell&rsquo;ultimo sforzo
+alza la testa, mi guarda trasognato, poi cade bocconi
+e il cuore gli si spezza in singhiozzi atroci.</p>
+
+<p>Dan dan dan dan dan dan dan.</p>
+
+<p>Allora il vecchio prete si fa largo e alzando la
+mano che trema dice:</p>
+
+<p>&mdash;Signor tenente, l&rsquo;altra, la bella, la grande
+campana, non l&rsquo;abbiamo potuta portare... Non è
+sotterrata, ma è così a fior di terra, davanti alla
+nostra chiesa. Su quella collina... vede? Non può
+vedere, ma la vedrà... Un anno fa il colonnello austriaco,
+quella canaglia, che Dio non gli perdoni,
+è venuto a prendermela coi soldati. Prima ho supplicato,
+poi ho detto a quelle anime dannate che<span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277">[277]</a></span>
+non potevo, non potevo dargli la mia campana. Allora
+i soldati hanno sfondato la porta della chiesa
+e sono saliti sul campanile. Subito io chiamo tutti
+i contadini e le contadine, e tutti in ginocchio, e io
+gridavo; ho poca voce, signor tenente ma gridavo:
+«Se Dio c&rsquo;è ancora sull&rsquo;Italia, Dio non può permettere
+che la campana sia strappata! Non sarà,
+non sarà, non sarà strappata!» Urlavo, urlavo:
+«Non sarà, non sarà strappata!» Che brutto momento,
+signor tenente! I soldati ridevano e sghignazzavano
+dall&rsquo;alto del campanile. Li vedo ancora
+che gridano in tedesco ai contadini di scansarsi.
+Tutti piangevano. Hanno rotto il muro, quelle canaglie,
+per staccarla. Poi giù, l&rsquo;hanno buttata....
+Che urlo e che fragore! La grande mia campana
+è caduta giù, ma era tanto pesante e c&rsquo;era stata
+tanta pioggia, ed è entrata, entrata, dentro dentro
+nella terra. Non si vede quasi più. Ma ora viene
+il bello, signor tenente; e rido ora come allora non
+piangevo più. Gli austriaci coi buoi con le corde,
+con le leve, coi cavalli, cogli asini&mdash;ci avrebbero
+messo sotto anche tutti i porci delle famiglie loro
+che son porci&mdash;hanno tirato, tirato la mia campana
+per un giorno e una notte! Ma la mia campana non
+si è mossa più. Questa è l&rsquo;altra, la più piccola.
+Gennaro falla sonare. Su, forza, ti aiuto io.</p>
+
+<p>Intanto un bambino s&rsquo;avanza verso di noi tirando
+colle due corde sulle spalle e intorno alle braccia
+un asinello e una vacca magrissimi. Vissero un
+anno murate vive, quelle due bestie, in una specie<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278">[278]</a></span>
+di nicchia, nutrite da quel bambino che penetrava
+di tanto in tanto per un buco. Non stanno troppo
+male. Guardano attonite la campagna e soffiano.
+Mentre un contadino attacca al loro collo due campanacci
+pesanti. Vorrei implorare pietà per l&rsquo;asinello
+che certo non reggerà allo sforzo. Ma chi mai
+può sentire la stanchezza, ora? E le due povere
+bestie vengono avanti suonando suonando:</p>
+
+<p>Dan - dan - dan - dan - dan - dan.</p>
+
+<p>La polifonia delle campane che si moltiplicano
+prodigiosamente cresce, si gonfia fondendo insieme
+tutte le stranezze e tutti i languori nostalgici di
+quei suoni patetici.</p>
+
+<p>Non sono più campane poichè sepolte, strappate
+dai loro campanili e vaganti nella campagna.
+Riscossa tragica della gioia generale. Esprimono
+col loro suono ogni brivido, ogni singhiozzo, ogni
+tormento, ogni angoscia tipica d&rsquo;infiniti corpi umani
+contorti da spasimi diversi d&rsquo;attesa, dolore, tortura
+disperazione speranza felicità.<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279">[279]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XXIII" id="XXIII"></a>XXIII.<br /><br />
+
+MASSAGGIO DEL CORPO DIVINO<br />
+DELL&rsquo;ITALIA</h2>
+
+
+<p>&mdash;In macchina, in macchina! grido ai miei soldati.
+Al volante, Menghini!</p>
+
+<p>Guardo energicamente negli occhi bagnati di lacrime
+dei miei soldati. Hanno capito. Hanno capito.
+Poi ammonisco rudemente il mio cuore:
+«Hai avuto ragione di piangere, cuore mio, ma
+ormai sei inzuppato di lagrime come un fazzoletto
+d&rsquo;addio. Basta! Non piangere più! Oggi è
+giorno di guerra! Abbiamo vinto, bisogna stravincere!
+Hai abbastanza subìto l&rsquo;incantesimo sonoro.
+Non sono campane! Strappate dai campanili, sotterrate
+con furia gelosa, esse rinascano mutate! Sono
+i bronzi melodiosi del genio Italiano che non
+poteva subire manipolazione straniera. Conservarono
+sotterra il timbro profondo e l&rsquo;ampia virtù
+suggestiva. E&rsquo; il genio della nostra razza che risuona
+ancora intorno a noi. E&rsquo; la forza creatrice italiana
+colla sua commovente elasticità di balzi armoniosi,
+le sue arrampicanti fioriture di note che
+sanno l&rsquo;ampio anfiteatro di echi carnali del golfo
+di Napoli, e le cadenze flessuose delle colline toscane,
+e i burroni muggenti d&rsquo;organo dei valloni a<span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280">[280]</a></span>bruzzesi.
+Non piangere! Canta, o mio cuore! Canta,
+batti, romba rotolando tutte le erre d&rsquo;una furente
+velocità.</p>
+
+<p>«Senza nostalgia, senza languori, senza abbandoni
+mistici, lontano dalle Madonne e dai campanili!
+Ricordati che nelle città, altre campane prostitute
+vorrebbero aizzare con falsi annunzi di pace prematura
+gl&rsquo;interni salvatori dell&rsquo;Austria passatista! Sia
+il tuo canto un martellare, preciso, rettilineo che
+scalando il cielo, su, su, colpisca le vetrate delle
+chiese perchè il cristallo infranto si sganasci anch&rsquo;esso
+annunciando la nostra vittoria! Su, slanciati,
+mio cuore motore, su questa bella strada che
+taglia le più ricche, eleganti variopinte campagne
+della terra! Sono i capelli sparsi dell&rsquo;Italia Divina!
+Noi ne conquistiamo il seno, le belle spalle, su su,
+verso le due braccia tornite, tanto tempo incatenate
+e la mano sinistra inanellata di mare: Trieste!...
+e la mano destra più rude e muscolosa:
+<a name="tn280" id="tn280"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Trentino!">Trentino!»</ins></p>
+
+<p>O Italia, o femmina bellissima viva - morta - rinata,
+saggia - pazza, cento volte ferita e pur tutta
+risanata, Italia dalle mille prostituzioni subìte e
+dalle mille verginità stuprate ma rifiorite con più
+fascino di verde pensoso e di ombrie pudiche. Sono
+io, io il futurista che primo ti libero il petto baciandolo
+col mio delirante amore!</p>
+
+<p>Cosmica fusione del mio corpo col tuo! Ti sento,
+ti sento, ti sento! Ti prrrrendo, ti prrrrrendo,<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281">[281]</a></span>
+ti prrrrrrrrendo! Sei grande, grande, lo so, e non
+ti posso tutta contemplare!</p>
+
+<p>Eppure, senza sognare senza perdere la ragione,
+t&rsquo;immagino tutta, ti vedo! Questa rosea carta geografica,
+che ho fra le mani, vibra, vibra, mentre io
+corro nella mia blindata. Vibra l&rsquo;elegante forma rosea
+sulla carta! Non è più carta, diventa carnosa!
+Freme, respira, palpita e spalanca sempre più le
+braccia nella crescente e trasfigurante velocità del
+mio motore in sogno! L&rsquo;impeto virilissimo di questo
+mio motore che è insieme cuore, sesso, genio
+ispirato e volontà artistica, entra in te, con rude delizia
+per te, per me, lo sento! Sono lo strapotente
+genio&mdash;sesso futurista della razza tua, il tuo maschio
+prediletto che ti ridà penetrandoti la rifecondante
+vibrazione!</p>
+
+<p>Ah! se potessi avvilupparti tutta in un unico immenso
+bacio, sintesi ultima di tutti i baci che la tua
+bellezza florida ha suscitato nei padri, dei padri
+nostri e in quelli morti per te e nei 500 mila eroi
+dell&rsquo;Isonzo, del Carso, del Piave.</p>
+
+<p>Non sono pazzo! Nè allucinato! Creo, creo il
+tuo fantasma, la tua statua che non è di bronzo, nè
+di terra, ma umana, viva, di carne. E&rsquo; forse un pazzo,
+lo scultore geniale? Tale io sono, ispiratissimo,
+ma con lucido controllo tenace e sapienza di mezzi!
+Con questo bollore di sangue che ridipinse il
+mondo, con questa respirante carta geografica,
+e con una piccola lettera d&rsquo;amore bagnata di sudore
+sotto la mia giubba, e forse di lagrime, poi<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282">[282]</a></span>chè
+è la lettera di un&rsquo;amante ideale, una italiana,
+che mi scrive il suo pazzo desiderio di cancellare
+Caporetto!... Con questo, con questo, io compio
+il miracolo!...</p>
+
+<p>Sì, sì, Italia! Ho sotto la giubba una lettera d&rsquo;amore!
+E&rsquo; lei che mi scrive! Una Italiana! Bellissima!
+Non la ricordi? E&rsquo; tua figlia. Ti somiglia.
+I suoi capelli hanno la morbida serica fluidità dei
+tuoi boschi. Pensa al più sognante declivio della
+tua più languida collina e ti sarà facile immaginare
+quelle guance tenere sensuali calde di pesca
+e magnolia. Soltanto certe curve dei tuoi fiumi ricordano
+un poco l&rsquo;invito sinuoso delle sue labbra!
+La sua voce evoca il canto delle onde notturne nello
+stretto di Messina udito da un areoplano volante
+a 1000 metri. Lenti archetti di dolore su violoncello
+d&rsquo;oro giocondo. Glauche chitarre di roccia con
+lunghi accordi d&rsquo;acque che s&rsquo;infrangono. Arpe elastiche
+di vento con pizzicati di lampi allegrissimi.
+E piangenti clarini smarriti in meandri di
+pazzie colorate.</p>
+
+<p>Lei! Lei! Se cammina, ondeggia come un fumo
+lieve innamorato del cielo.</p>
+
+<p>E&rsquo; tua figlia, o Italia! Le parole carezzevoli della
+letterina sua tremano sul mio petto, insorgono, susurrano,
+suonano. Sono le sue tenerezze che odo,
+ma anche le tue, le tue! Sei tu che rispondi ai miei
+baci, tu, Italia, che mi gridi con le sue parole: Amore,
+amore, amore!</p>
+
+<p>La mia passione parla così nella velocità amoro<span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283">[283]</a></span>sa
+della mia blindata 74 che attraversa correndo i
+villaggi e le loro schiumanti ondate di grida, braccia,
+fiori, campane agitate.</p>
+
+<p>&mdash;Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Dan dan dan.</p>
+
+<p>Ti prendo, ti prendo, ti prendo, Italia! E sono
+geloso di te, geloso! Tutti ti amano, tutti ti amano,
+tutti ti vogliono! Io ti voglio per me! I miei soldati
+hanno strani visi pieghettati arsi da un forsennato
+desiderio di te! Sento l&rsquo;acciaio di queste pareti bruciare
+di voluttà per te! L&rsquo;occhio orizzontale di questa
+mia 74 d&rsquo;acciaio già si muta nel delirio in una
+calda bocca dalle potenti labbra affamate di te!
+Stride e strilla tutta la mia blindata! Ha un tono
+quasi brutale! Non sa più contenere la sua follia
+per te!</p>
+
+<p>&mdash;Sono io, son io che ti bacio! urrrla la mia
+blindata 74&mdash;Sono io che ti bacio! Io sono la bocca
+d&rsquo;acciaio veloce che scivola sulle morbide colline
+del tuo seno, sulle ben tornite montagne delle
+tue spalle, baciandoti tutta, avidamente, con lussuria!
+Sono io che ti bevo e mangio tutta di baci minutissimi
+rapidissimi, Italia mia, donna-terra saporita,
+madre-amante, sorella-figlia, maestra d&rsquo;ogni
+progresso e perfezione, poliamorosa - incestuosa,
+santa - infernale - divina!</p>
+
+<p>In sogno ho ascoltato queste stridenti parole d&rsquo;amore
+della mia blindata. Ma bruscamente morso
+dalla gelosia urlo:</p>
+
+<p>&mdash;Via! Basta! non facciamo scherzi! Non ti
+permetto queste libertà! E&rsquo; mia, è mia, compren<span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284">[284]</a></span>di?
+E&rsquo; tutta mia, l&rsquo;Italia bella! E&rsquo; da tempo, da
+tempo, da tempo che l&rsquo;amo, d&rsquo;un amore preciso - confuso,
+eterno - istantaneo! Profondo amore spiritualissimo,
+religioso! Un amore in ginocchio, prosternato
+e insieme un amore sensuale tutto morsi,
+baci graffi carezze rudi! Un amore che s&rsquo;infittisce
+e s&rsquo;insuccolenta, ghiotto, ghiotto nell&rsquo;Italianissimo
+sugo d&rsquo;un buon piatto di spaghetti alle
+vongole napoletano! Tu non sai cosa vuol dire
+assaporare con mille labbra l&rsquo;Italia nel giallo risotto
+alla Milanese e nel polisaporico minestrone!
+Dopo lungo girovagare di lingua e di palato fra le
+plagiarie insipide culinarie estere, godere un piatto
+italiano! Ah, ah! Questo è un amore senza
+confine ed ha le smisurate minuziose e chilometriche
+voluttà del sole quando in Agosto possiede
+la Terra!...</p>
+
+<p>Ed anche la girante oleosa carezza d&rsquo;un battello
+a vapore che beatamente prende in giro colla sua
+scia l&rsquo;isola di Capri, mammella della Terra, emersa
+dalla tenerezza lunare come da una serica camicia
+ideale!</p>
+
+<p>Non bisticciamoci, mia cara 74! Non sei una
+bocca! Tu sei l&rsquo;alcova d&rsquo;acciaio veloce, creata per
+ricevere il corpo nudo della mia Italia nuda, che
+ora, con grazia, per i graziosissimi piedi trascino
+dentro, dentro, dentro di te! E&rsquo; già dentro, e fra
+le mie braccia!</p>
+
+<p>I villaggi salutano il mio amore irruente, eloquente,
+e vittorioso.<span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285">[285]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Vivaaaa! Vivaaaa! l&rsquo;Italiaaaa! Dan dan dan.
+Han ragione quei villaggi di acclamare, elogiare la
+mia amante divina! Tanto bella così, assopita! Ma
+un po&rsquo; stanca per i troppi baci e le <a name="tn285" id="tn285"></a><ins class="correction" title="Testo originale: carrezze">carezze</ins> accanite!
+Giovane, fresca, come prima della schiavitù.
+Languidamente ha concesso il suo corpo al massaggio
+sapiente della nostra offensiva. Abbiamo subito
+ottenuto la rimozione delle piccole rughe che
+deturpavano i suoi fianchi. Le nostre ruote ora
+premono come pollici veloci sulla sua pelle ancora
+un po&rsquo; insensibilizzata da un anno di nefasta cocaina.
+Il massaggio fu in un primo tempo feroce. A
+cannonate, sì, a cannonate praticammo nella palpebra
+destra istriana il taglio d&rsquo;una piega sovrabbondante
+di tessuto, poi ricucimmo i margini della
+ferita con punti fitti e sottilissimi di spie.</p>
+
+<p>L&rsquo;Italia porterà gli occhiali affumicati per qualche
+anno, poi la cicatrice rossastra sopra e sotto la
+palpebra sparirà. Per affrettare, un colpo di pastello
+e di legislazione geniale. Intorno alla bocca che
+ha nome Piave vi fu gran fervore di lavoro. Con
+un bombardamento sul labbro superiore, Caviglia
+massaggiatore esperto, incise e asportò triangoli di
+tessuto carnoso nel punto di congiunzione tra il
+labbro e il naso: Vittorio Veneto. Questo massaggio
+non soltanto restaurò, ma abbellì. Fu così aumentata
+la potenza espressiva della bocca Piave.</p>
+
+<p>Tirammo a pulimento e riducemmo a forma rettilinea
+colline rincagnate. Colle mitragliatrici, fra
+poco, faremo abbondanti iniezioni per correggere<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286">[286]</a></span>
+le depressioni della linea frontale. Il piombo iniettato
+si trasformerà in tessuto connettivo. Livelleremo
+gli incavi e le depressioni morali del bel collo
+pieno di volontà. Tramuteremo il mento, un po&rsquo;
+molle, in mento pronunciato, volitivo audace insieme
+e piacevole. Ora la squadra ci aiuta cannoneggiando
+incisioni nelle regioni capellute sopra gli orecchi - golfi
+Adriatici.</p>
+
+<p>Presto, presto, si spianino a cannonate le rughe
+frontali scavate dal dolore. Un colpo di lancetta
+qui, uno strofinamento di ruote là, e sarà compiuto
+il perfezionamento dei suoi connotati femminili.
+Voglio ridare al viso della mia Italia la tinta dei cieli
+di Sicilia. Già mi scivolano fra le mani gli aliti
+africani usi a fasciare i fianchi dell&rsquo;Etna. Ho anche
+a mia disposizione questo morbido cielo, panno impregnato
+di soavità misteriose... Non sono forse
+io il padrone assoluto di questo universo diventato
+per me un prodigioso Istituto di bellezza? A
+50 o 60 chilometri sulla mia destra posso prendere
+il mare, morbidissima spugna azzurra inzuppata
+di lozioni orientali. Ecco col mare-spugna azzurro
+cancello le lividure e le arsure del viso dell&rsquo;Italia
+che riprende la freschezza saporosa della
+gioventù. Poi l&rsquo;accarezzo con questo cielo di panno
+imbevuto d&rsquo;Oriente illanguidito. Il viso si assopisce.</p>
+
+<p>&mdash;Menghini, come va il motore?</p>
+
+<p>&mdash;Senta, signor tenente; canta come un flauto.
+Tuvvvvvvvv Tuvvvvvv vrrrrrr vrrrrrrr.<span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287">[287]</a></span></p>
+
+<p>Il motore aveva come me sete, sete, dopo tanta
+passione bruciante.</p>
+
+<p>Fiuto la maestosa, freschissima bevanda saporosa
+d&rsquo;azzurro: il Tagliamento! Se il ponte del Torrente
+Arzino è ancora in piedi saremo presto al
+Tagliamento. Presto, giù per le discese a zig-zag
+e nelle grandi S temerarie della strada, correva
+la mia 74 girando intorno alle colline sempre più
+aspre e rocciose che prendevano arie di montagne
+imprevedute con roccioni strapiombanti, svolte,
+svolte, e svolte.</p>
+
+<p>Ad una spasmodica velocità, come il sangue corre
+nelle vene, correvamo nelle vene dell&rsquo;Italia, su
+e giù per i suoi muscoli saldi. Era fuori di noi l&rsquo;Italia,
+ed era anche nella blindata, addormentata
+fra le mie braccia, col suo placido respiro melodioso.
+Tuvvvvv Tuvvvv....<span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288">[288]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XXIV" id="XXIV"></a>XXIV.<br /><br />
+
+UN PARTO IN BLINDATA</h2>
+
+
+<p>In volata coi bersaglieri ciclisti che corrono a destra
+e a sinistra delle blindate sentiamo tutti che
+s&rsquo;avvicina per noi l&rsquo;ora di un urto violentissimo
+col nemico. Sentiamo che sull&rsquo;Arzino e sul Tagliamento
+gli Austriaci ci sbarreranno la strada di Stazione
+per la Carnia, tentando così di impedire la
+cattura d&rsquo;un&rsquo;armata di circa 50.000 uomini e relativo
+carreggio cavalli e bestiame in marcia da Gemona
+verso il corridoio di Chiusaforte e Tarvis.</p>
+
+<p>La partita è magnifica. Una frenetica passione
+sportiva ci invade. Il record da vincere è allettante.
+Siamo pronti a qualsiasi combattimento, ma
+preoccupati sopratutto di velocità. Evitare ad ogni
+costo qualsiasi fermata. I bersaglieri ciclisti vogliono
+quanto noi giungere ad ogni costo prima
+che i ponti siano fatti saltare. Non ci curiamo più
+delle spalancate acclamazioni di popolo accalcato
+nei villaggi.</p>
+
+<p>&mdash;Vivaaaaaaa! Dan dan dan.</p>
+
+<p>Abbiamo altro da fare che intenerirci. Il colonnello
+De Ambrosis che comanda l&rsquo;intera colonna
+è in testa con la sua motocicletta, e dietro con noi
+i bersaglieri ciclisti tuffano in avanti sul manubrio<span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289">[289]</a></span>
+le loro facce arroventate che brillano di sudore
+fra i globi rotolanti del polverone.</p>
+
+<p>Per la strada che su e giù serpeggia fra colline
+boscose, roccioni e montagne formiamo uno strano
+treno impazzito in fiamme, che disprezzò i binari
+e i tunnel per sfrenato amore d&rsquo;ogni bella curva
+italiana.</p>
+
+<p>Siamo anche divenuti una fantastica macchina
+dell&rsquo;anno 3000 composta d&rsquo;un serpeggiante tubo
+mostruoso, forato da mille bocche fumanti e corrente
+sopra la sua infinita orologeria di ruote.</p>
+
+<p>&mdash;Il Tagliamento! Il Tagliamento! Il Tagliamento!</p>
+
+<p>Potente nome italiano ultra magnetico, tante
+volte bevuto in sogno dopo Caporetto. Ne vedo
+scintillare i nastri argentei nell&rsquo;occhio orizzontale
+della blindata. Danzano quei nastri, diventano lettere
+d&rsquo;argento svolazzanti, le lettere stesse di questa
+parola forte e sonora: Tagliamento.</p>
+
+<p>Ad uno svolto rallentante cento voci di donna:</p>
+
+<p>&mdash;Il ponte è rotto! il ponte è rotto! Gli Austriaci!
+Viva l&rsquo;Italiaaa!</p>
+
+<p>Tre secondi dopo Dzing dzaang dzing, la mia
+blindata suona sotto le prime pallottole. Mi volto
+per verificare la chiusura delle feritoie. I miei
+mitraglieri puntano con due mitragliatrici in cupola.
+Do l&rsquo;ordine a Menghini di mettere il motore
+in seconda e di avanzare lentamente.</p>
+
+<p>A destra e a sinistra i ciclisti sono tutti calati
+giù nei fossi, e riparandosi dietro le biciclette e i<span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290">[290]</a></span>
+paracarri rispondono con una fucileria violenta alle
+mitragliatrici austriache. Siamo sulla curva della
+strada, fra le case di Flagonia spaziate sulla riva
+dell&rsquo;Arzino. Il ponte è saltato. Ne vedo i due segmenti
+crollati giù nell&rsquo;acqua fresca, argentea, azzurra,
+placida, che scorre col suo mormorio pacifico.</p>
+
+<p>gggggg ssssss gggggg.</p>
+
+<p>Breve pausa di silenzio. Feroci grandinano tempestano
+le mitragliatrici austriache. Due, quattro,
+sei. Sono almeno sei. Ci bersagliano dall&rsquo;altra riva,
+che è montagnosa e ci domina.</p>
+
+<p>
+ta-ta-ta-tatatatata tatatatata</p>
+<p class="nom">giaaaaa giaaa giaaaa di echi</p>
+<p class="nom">pic pac pam pam paac</p>
+<p class="nom">giaaaa vuluit vrit vrit.
+</p>
+
+<p>Il colonnello De Ambrosis ritto accanto alla sua
+motocicletta; bell&rsquo;uomo forte, muscoloso, testa rude,
+con una serra multicolore di medaglie sul
+petto, alza il braccio sventolando la mano.</p>
+
+<p>I suoi bersaglieri hanno capito. Agilmente si
+squagliano giù dalla strada per le scarpate cosicchè
+avanziamo soli noi sulla riva dell&rsquo;Arzino. Autoblindate
+tutte chiuse ognuna con le due mitragliatrici
+che sputano fuoco rabbioso fuor dalla cupola
+fasciata di bianco, rosso, e verde.</p>
+
+<p>Siamo sei piccoli forti neri d&rsquo;acciaio, con vibranti,
+rombanti bronchi metallici e catarro inesauribile.
+La mia 74 è giunta davanti al ponte crollato. Vedo
+a cento metri sulla destra e sulla sinistra del<span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291">[291]</a></span>
+ponte ricomparire i bersaglieri ciclisti che guadano
+in ordine sparso l&rsquo;Arzino. Ognuno corre colla
+sua bicicletta a mano, per dieci, venti metri, poi si
+appiatta dietro un masso, nell&rsquo;acqua e fa fuoco. Stupidamente
+le mitragliatrici austriache non si curano
+di loro, accanendosi tutte contro di noi, con
+ruvidissimi sventagliamenti e feroci spazzolate di
+proiettili sulle nostre blindature che tintinnano.
+Miagolii delle giunture. Nitriti dei parafanghi colpiti.</p>
+
+<p>Infernale strimpellamento di note chiare, argentine.
+Questa, nota, però, sorda, si spacca. Ho la
+sensazione di essere in un enorme tamburo sudanese
+martellato da un magdi che chiami a raccolta
+cento tribù per una guerra sacra.</p>
+
+<p>Ghiandusso mi porge gli occhiali d&rsquo;acciaio paraschegge.
+Ma io li do a Menghini. Preferisco comandare
+cogli occhi nudi fissi nel grande occhio
+orizzontale della blindata. Vedo e controllo tutto.
+La strada intorno schizza polvere sotto la grandinata
+di ferro che prende di mira la mia 74.</p>
+
+<p>Mi sembra di essere l&rsquo;impiantito di una platea
+durante un veglione. Ho come una pressione di
+acqua sul capo. Sono forse in fondo al mare, palombaro
+preso a codate da squali di bronzo?
+Però, dentro, tutto procede con ordine perfetto.
+La mia mitragliatrice di cupola spara rubinettando
+i suoi bossoli vuoti contro il mio gomito destro.
+I nastri si seguono filando nelle mani sollevate di
+Ghiandusso. Ad un tratto, una mitragliatrice s&rsquo;in<span class="pagenum"><a name="Page_292" id="Page_292">[292]</a></span>ceppa.
+Ripiglia. Poi, secondo inceppamento. Le
+mie due mitragliatrici tacciono. Approfitto della sosta
+per salire in cupola. Caccio la testa nella botola-osservatorio.</p>
+
+<p>Dietro le case di Flagonia una folla di popolo
+segue coraggiosamente allo scoperto le sorti della
+lotta. Più lontano, sul bianco della strada, un galoppo
+di cavalli nel polverone dorato. E&rsquo; la nostra
+batteria a cavallo che giunge.</p>
+
+<p>Danza di corpi grigio-verdi su groppe tumultuose,
+criniere al vento, scintillii e grondare di luce
+sulle ruote-raggiere. Con rapida manovra si ferma.
+Il primo cannone ha già puntato la sua volata
+lucente contro gli austriaci. Tutti gli uomini
+a terra dietro l&rsquo;affusto.</p>
+
+<p>Sulle pariglie che ripartono il polverone s&rsquo;innalza
+spiraleggiando, sino al sole che certamente
+comanda in persona la batteria. La sua tonda faccia
+di metallo in fusione tutta divorata dalla sua
+stessa bocca urla:</p>
+
+<p>&mdash;Fooc!</p>
+
+<p>Squarcia di vampa rossa-blu fra le case.</p>
+
+<p>Spraang spraaang di granate sulle creste verdi.
+Un secondo pezzo è puntato. Le mie due mitragliatrici
+riprendono il loro ritmo di laminatoio.
+Tatatatatatatatatata.</p>
+
+<p>&mdash;Fermate il fuoco!</p>
+
+<p>Mi volto e fermo i miei mitraglieri, mentre nell&rsquo;occhio
+orizzontale della blindata vedo uno spettacolo
+inatteso: Bianche sbocciano 2, 3, 4, 5, 6<span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293">[293]</a></span>
+bandiere nel verde dei boschi alti occupati dagli
+Austriaci. Il sole completa il tricolore. Mentre il
+nostro fuoco a malincuore rallenta e si spegne vedo
+fra i paracarri della strada sull&rsquo;altra riva un tenente
+ungherese che s&rsquo;avanza seguito da un trombettiere.
+Questo si ferma e voltato verso di noi,
+suona male tre lunghe note fesse. Dietro la tromba
+che scintilla un bandierone grottesco, lenzuolo
+bianco un po&rsquo; sporco attaccato a un lungo ramo, è
+portato da un caporal maggiore mingherlino in
+uniforme verde, che regge male il peso.</p>
+
+<p>Noi ridiamo in blindata. Breve silenzio morbidamente
+spazzato dal fruscio delle acque. Ghiandusso
+grida:</p>
+
+<p>&mdash;Signor tenente, la Zazà partorisce!</p>
+
+<p>Emozione travolgente. Vocio e tumulto all&rsquo;interno.
+Feritoie e sportello, tutto è aperto. Ed ecco fra
+le coperte, che Ghiandusso solleva maternamente,
+la mia piccola Zazà coricata sul dorso tutta tremante,
+cogli occhietti neri pieni di implorazioni, colla
+lingua fuori, palpita affannosamente. Tra le gambe
+aperte della povera bestia un grappoletto nero viscido
+si agita. Bosca che è entrato nella blindata
+vicino a me, dichiara con autorità:</p>
+
+<p>&mdash;Lasciami fare: io me ne intendo.</p>
+
+<p>Si rimbocca le maniche e lentamente, con maestria,
+afferra bene il grappolo vivo tirando fuori
+così a poco, a poco una piccola forma lurida, nera,
+molle, scivolosa di cagnolino che sembra fatto
+di liquerizia.<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294">[294]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Già morto! dice Bosca.</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; naturale! sentenzia Ghiandusso. Un padre
+austriaco non può mettere al mondo che dei
+cadaveri!</p>
+
+<p>Poi accarezzando la testa dolorante della Zazà
+che trema a zampe aperte, come se volesse partorire
+ancora:</p>
+
+<p>&mdash;Imparerai, puttanella, a far l&rsquo;amore col nemico!</p>
+
+<p>Fuori nella vampa del sole meridiano urla,
+schiamazza gesticola tutto il popolo di Flagonia.
+Tre donne mi si avventano contro:</p>
+
+<p>&mdash;Signor tenente, non creda a quelle canaglie!</p>
+
+<p>Intanto il tenente ungherese col trombettiere, il
+caporal maggiore e relativo bandierone di tela
+sporca, si sono arrampicati su per i rottami del
+ponte ed hanno raggiunto la nostra riva.</p>
+
+<p>Il colonnello De Ambrosis e il capitano Raby
+bendano il tenente parlamentare e lo fanno salire
+nella nostra vetturetta. Il capitano Raby che prende
+il volante mi dice:</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; un trucco! Pretendono che l&rsquo;armistizio sia
+già firmato. Io non ci credo! Vogliono guadagnar
+tempo e sfuggirci dalle mani. D&rsquo;altra parte, capirai,
+De Ambrosis vuole rispettare le norme internazionali.
+Vado col parlamentare al Comando.</p>
+
+<p>Mentre Raby fila in vetturetta, un borghese di
+Flagonia si precipita ai miei piedi:</p>
+
+<p>&mdash;Le do mille franchi, signor tenente, mille
+franchi, se mi lascia ammazzare quel porco!<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295">[295]</a></span></p>
+
+<p>Io lo calmo con un gesto. Soldati, mitraglieri e
+bersaglieri si accalcano.</p>
+
+<p>Sull&rsquo;altra riva s&rsquo;avanza un corteo pomposo, formato
+da un maggiore dagli ussari ungheresi, tre
+trombettieri e tre ussari tutti a cavallo. Le tre trombe
+marzialmente alzate a bere il sole, stonano 6
+note sbilenche derise dagli sghignazzamenti meridionali
+degli echi e dalle furbe risatine gazose dell&rsquo;acqua
+dell&rsquo;Arzino. Scoppia intorno a me una fucileria
+di pernacchi napoletani.</p>
+
+<p>Giunto in faccia a noi, sull&rsquo;altra riva, il maggiore
+scende da cavallo, e inizia una serie di buffi
+equilibrismi giù per il segmento crollato del
+ponte, poi su, in bilico, lungo il parapetto dell&rsquo;altro
+segmento. Appare sull&rsquo;orlo della muratura. Si
+sforza di scavare col piede una base piana, poi rimane
+curvo protendendo la faccia magra, nervosa,
+verdastra, astuta, e appoggiandosi colle due mani
+sul bastone. Un vuoto di 20 metri lo separa da noi.</p>
+
+<p>Un bersagliere napoletano grida:</p>
+
+<p>&mdash;Bisogna buttarlo cape &rsquo;e sotto e piedi in cielo!</p>
+
+<p>Il maggiore con cattiva pronuncia francese dice:</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Je suis herr major Paxis de Pakos... L&rsquo;armistice
+a été déjà signé! J&rsquo;ai reçu l&rsquo;ordre par telephone.</p>
+
+<p>Menghini che ha un&rsquo;irrefrenabile allegria infantile
+trasforma le parole <i>herr major</i> in <i>armaiol</i>, e
+attacca il ritornello.</p>
+
+<p>&mdash;E&rsquo; venuto l&rsquo;armaiol, è venuto l&rsquo;armaiol! Pa<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296">[296]</a></span>xis
+de Pakos! Ah! Ah! Questo è infatti la pace
+delle pacche!</p>
+
+<p>Lo faccio tacere e rispondo all&rsquo;ungherese:</p>
+
+<p>&mdash;Non crediamo ai vostri trucchi... <span lang="fr" xml:lang="fr">Comprenez-vous
+l&rsquo;Italien? L&rsquo;armistice n&rsquo;a pas encore été signé.</span></p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Je vous donne ma parole.</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Vous n&rsquo;avez jamais eu de parole! Ces drapeaux
+blancs sont un traquenard pour sauver le
+corps d&rsquo;armée de Gemona. Mais nous vous prendrons
+tous comme dans une souricière.</p>
+
+<p>Sull&rsquo;altra riva appare un automobile. Ne scende
+un ufficiale di stato maggiore austriaco con pentolino
+celeste, che si accinge alle ormai aspettatissime
+e divertenti discese e salite in equilibrio sui
+segmenti crollati del ponte. Questo secondo ufficiale
+è molto vecchio e un po&rsquo; frollo. Incespica,
+ruzzola, si rialza, afferra le mosche per non cadere.
+Tutta la nostra riva crepita di risate e pernacchi.</p>
+
+<p>Il vecchio ufficiale ha il viso congestionato, ansa,
+s&rsquo;aggrappa, bestemmia in tedesco, perde il pentolino
+che ruzzola celeste nell&rsquo;acqua blu. L&rsquo;ilarità
+raddoppia nelle gallerie e anche in piccionaia sui
+tetti delle case di Flagonia, dove donne e bambini
+applaudono e fischiano. Ogni atmosfera di guerra
+è scomparsa: siamo veramente in un circo equestre.</p>
+
+<p>Il maggiore Paxis de Pakos guarda anche lui i
+buffi esercizi del suo collega e quando questo si è<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297">[297]</a></span>
+rimesso sul capo il pentolino celeste grondante, frena
+a mala pena una risata.</p>
+
+<p>Tutti i soldati urlano: «Austria caput, Austria
+caput! Austria caput!»</p>
+
+<p>Il maggiore ungherese ne è convinto quanto noi,
+e il suo viso assume un&rsquo;aria umile e melliflua nell&rsquo;indicarmi
+con la mano una nostra motocicletta:</p>
+
+<p>&mdash;Zer gutt... <span lang="fr" xml:lang="fr">Bonne, cette machine!</span></p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Tout ce que fait l&rsquo;Italie, <span lang="it" xml:lang="it">rispondo io con tutti
+i polmoni,</span> est excellent! Nous autres Italiens nous
+faisons la guerre et les machines mieux que les
+autres! Aves-vous compris?</p>
+
+<p>La nostra irritazione sale, con la notte gelata,
+verso le prime stelle che ironiche deridono
+la leggendaria buona fede credenzona italiana.
+Bestemmiando, bersaglieri e mitraglieri accendono
+i fuochi sulle due rive, a destra e a sinistra degli
+ungheresi che accendono anch&rsquo;essi dei fuocherelli
+timidi. Il freddo notturno aumenta. Un bersagliere,
+tendendo il pugno, grida:</p>
+
+<p>&mdash;Se, come è certo, si tratta di un semplice trucco,
+le sgozzo io quelle carogne!</p>
+
+<p>Ma il colonnello De Ambrosis ha dato ordini
+severissimi: Non saranno toccati ma fatti prigionieri,
+appena saremo convinti della loro malafede.
+Ormai la vittoria è certa, completa, assoluta. Concederemo
+loro al massimo un&rsquo;abbondante dose di
+calci nel sedere.</p>
+
+<p>Nel cucinone di un casolare mi corico nel fieno
+fra Volpe e Lattes. Al centro un grande fuoco<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298">[298]</a></span>,
+con lingue smisurate e roteanti criniere di scintille.
+Lo circondano le corpulenze nere di bersaglieri
+e mitraglieri accoccolati, seduti o in piedi. Alcuni
+pietrificati dal sonno. Tortuosi sforzi di gambe
+gonfie di stanchezza che cercano di allungarsi.</p>
+
+<p>Un bersagliere dorme con la testa fra le braccia
+incrociate sulla spalliera della seggiola. Non
+si sveglia benchè il suo polpaccio-gambale fumi
+abbrustolito dalle fiamme e i suoi scarponi siano
+cotti.</p>
+
+<p>Facce di terracotta sull&rsquo;ardore della vampa. Vetrificazione
+di occhi ebbri di fatica che si tuffano
+nell&rsquo;al di là divino della pace prossima imminente.
+Facce rovesciate all&rsquo;indietro come di nuotatori che
+facciano il morto nella corrente felice, sicura della
+vittoria.</p>
+
+<p>Bosca entra:</p>
+
+<p>&mdash;Bisogna assolutamente vegliare, Marinetti!
+Raccontaci una tua avventura originale, ma veramente
+originale!</p>
+
+<p>&mdash;Preferisco raccontarvi un&rsquo;avventura del mio
+amico Fiordalisi. Un bel tipo, Fiordalisi! Sempre
+allegro. Sottotenente effettivo, venuto della bassa
+forza. Ha ricevuto al primo passaggio dell&rsquo;Isonzo
+a Plava nel 1915 una palla che gli ha attraversato il
+collo e spaccato la mascella. Ha sul labbro inferiore
+una grossa, tonda protuberanza che gli permette,
+dice lui, di baciar meglio le donne. In realtà
+le bacia con la sua ferita. Sensazione interessante
+per una donna patriota e sensuale. Quella biz<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299">[299]</a></span>zarra
+protuberanza gli serve a trasformare la sua
+bocca in una vera orchestra. Imita a meraviglia animali,
+insetti, fucileria, bombardamento. Un vero
+numero da caffè concerto e un ottimo declamatore
+di parole in libertà! Suo padre, colonnello dei carabinieri,
+si distinse nella lotta contro i briganti e
+specialmente contro Musolino. Forte razza avventurosa;
+ma il figlio supera il padre. Dai venti ai
+ventiquattro anni ha girato tutto il mondo con suo
+fratello, facendo mille mestieri; dal decoratore in
+cemento al dilettante questurino. Rimase mezzo
+morto per tre giorni a Odessa dopo una terribile
+bastonatura. E&rsquo; un <a name="tn299" id="tn299"></a><ins class="correction" title="Testo originale: accattabrighe">attaccabrighe</ins> simpaticissimo.
+Anche un magnifico narratore. Peccato che non sia
+qui: ve la racconterebbe stupendamente la sua buffa
+avventura in Russia! Dunque Fiordalisi era l&rsquo;amante
+fortunato di una bella signora russa che lo riceveva
+ogni notte nella sua casa di campagna a parecchi
+chilometri dalla città. Una strana casa di campagna,
+enorme, con innumerevoli camere e corridoi
+pieni di mobili d&rsquo;ogni specie e d&rsquo;ogni stile
+senza ragione estetica, nè utilità apparente. Date
+le continue assenze del marito panciuto e ubriacone,
+Fiordalisi ci passava anche le giornate
+bighellonando e curiosando di camera in camera,
+perdendosi talvolta nel labirinto dei corridoi senza
+spiegarsi perchè i numerosi amici che venivano a
+trovare la signora si accalcassero sempre nella
+camera da letto, unica camera abitata e dotata di<span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300">[300]</a></span>
+illuminazione. Una notte, poco prima dell&rsquo;alba vocio
+e trambusto nel cortile:</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">«&mdash;Mon mari!... Mon mari! <span lang="it" xml:lang="it">grida la signora,</span>
+cache-toi! vite!</p>
+
+<p>«Fiordalisi nudo non trova nella camera che una
+tenda troppo corta e si nasconde dietro di essa.
+Il marito entra sbuffando, spingendo avanti con
+passi rapidi il suo gran ventre, come una prua,
+apre un baule come per scegliere delle armi, discute
+violentemente colla moglie, la respinge con un
+pugno e si mette a frugare nella camera. Poi si
+ferma, sembra convinto, si sdraia in una poltrona
+e accende un sigaro. Fiordalisi sospeso sulla punta
+dei piedi per nascondersi meglio sotto la tenda troppo
+corta, era anche disposto a rimanere così tutta la
+notte. Disgraziatamente la donna sapendo l&rsquo;amante
+in quella dura condizione e vedendo il marito sprofondato
+in poltrona, comincia a seccare quest&rsquo;ultimo
+per indurlo a mettersi a letto. Il marito rifiuta,
+discute, poi d&rsquo;un tratto insospettito ricomincia
+a frugare. Fiordalisi scoperto si slancia
+nel corridoio. Terribile inseguimento tragicomico
+e pericoloso per le stanze buie. Il marito era armato
+di una vecchia scimitarra che completava operettisticamente
+lo strano palamidone imbottito che
+gli serviva di giacca e cappotto. Ad ogni svolta
+Fiordalisi caccia contro la pancia dell&rsquo;inseguitore
+un mobile preso a caso con relativi ninnoli, cristalli,
+vasi e vasetti crollanti. Corsa di ostacoli con
+frastuono infernale. Dietro al marito ansava la mo<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301">[301]</a></span>glie
+scarmigliata, in camicia, con pianti, singhiozzi
+e braccia in convulsione. Fiordalisi, però, ricorda
+che quelle manifestazioni, pur nell&rsquo;ansia della fuga
+gli apparivano strane, poco sincere, certo affettate.
+Ma la scimitarra minaccia ed egli fugge, fugge con
+salti acrobatici.</p>
+
+<p>«&mdash;Avevo, dice Fiordalisi, una stanza di vantaggio.</p>
+
+<p>«Stamattina, inseguendo gli austriaci, ho pensato
+che essi hanno una stanza di vantaggio e mi è venuta
+in mente l&rsquo;avventura di Fiordalisi. Bisogna domani
+costringerli a saltare dalla finestra. Fece così
+Fiordalisi quando si vide perduto e cadde per fortuna
+su un pergolato. Era nudo, si scorticò tutto
+il corpo e rimase quasi infilzato. Ma dopo un attimo,
+alzò la testa e vide con sbalordimento alla finestra
+il marito, che guardandolo con faccia rasserenata
+e gioviale sentenziava:</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">«&mdash;Ces amoureux sont de vrais sauvages! Pas
+civilisés du tout! De véritable cannibales. Si je continue
+a me souler chaque soir, ils finiront par me
+manger toute ma femme! Ah! ah!...</p>
+
+<p>«Fiordalisi si lasciò scivolar giù dal pergolato.
+Trovò in una stalla un palamidone del genere di
+quello del marito, imbottito e sudicio come quello,
+e se la svignò. Questa è una storia simbolica, amici.
+Accidenti ai ritardi! Appena il capitano tornerà, bisogna
+subito saltare addosso agli austriaci prima che
+se la svignino come <a name="tn301" id="tn301"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Fiordalisi!">Fiordalisi!»</ins><span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302">[302]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XXV" id="XXV"></a>XXV.<br /><br />
+
+UN ESERCITO IN TRAPPOLA</h2>
+
+
+<p>Il capitano Raby è tornato irritatissimo. Alla Divisione
+non si parla affatto di armistizio; ordine di
+continuare l&rsquo;inseguimento senza tregua. Col tenente
+Bosca e il capitano, al lume delle torce nell&rsquo;acqua
+gelatissima, cerchiamo un guado praticabile. Il letto
+dell&rsquo;Arzino è pieno di bombe a mano, migliaia e
+migliaia buttate via dai reparti austriaci fuggenti.
+Prima di spingere le blindate nell&rsquo;acqua bisogna
+fare una scarpata nella riva opposta che è scoscesa.
+Tutti all&rsquo;opera con zappe e badili. Notte accanita,
+ma faticosissima al lume incerto delle torce, rallegrata
+soltanto da una gara esilarante di bestemmie
+formidabili contro la slealtà austriaca e la dabbenaggine
+italiana poichè di giorno si lavora meglio e si
+fa presto. Ai primissimi pallori del cielo siamo
+tutti tesi sulle corde. Sentiamo che laggiù un
+giorno eletto stira le lunghe braccia di luce,
+un giorno che incoronerà tutti gli eroismi. La
+corrente è forte, ma i motori moltiplicano i
+poderosi colpi di reni e le ruote non si incagliano.
+Tutto procede con precisione miracolosa.
+Nell&rsquo;uscire dall&rsquo;acqua sento piangere Zazà nella
+blindata, mi volto temendo che la povera bestiola<span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303">[303]</a></span>
+si slanci fuori, inciampo e cado sul naso. La mia
+mano ha afferrato una strana forma morbida e villosa
+che stupisce il mio tatto. La stringo e rimettendomi
+in piedi la osservo.</p>
+
+<p>Il sole si spacca all&rsquo;orizzonte come un uovo di
+prestigiatore giapponese e subito la brezza con dita
+agilissime ne fa scorrere fuori cento nastri di
+seta rosei - rossi - verdi - viola - argentei- bianchissimi
+che salgono verso lo zenit impadiglionando
+il paesaggio. La magia di quest&rsquo;aurora mi preoccupa.
+Temo una allucinazione dei miei occhi che
+fissano attentamente la strana erba molliccia che ho
+fra le mani. Ha un colore quasi dorato. Non è un
+vegetale. E&rsquo; una cosa umana, quasi viva. Orrore!
+Ho realmente dei capelli fra le mani. Una intera
+capigliatura di donna, strappata, certamente strappata!
+Questo è il cuoio capelluto, un po&rsquo; di cuoio
+capelluto, insanguinato!</p>
+
+<p>&mdash;Amici! Amici! Guardate l&rsquo;infamia commessa
+da quei bruti! Certo dei Croati! Nel fango della
+riva vi deve essere anche la testa della povera donna
+italiana che ha pagato così gli sputi e i morsi coi
+quali si sarà rifiutata alle voglie di uno di quei porci!
+Soldati! mitraglieri! e voi bersaglieri ciclisti!
+Sia bandita per oggi ancora ogni bontà umanitaria!
+Ogni capello strappato di questa donna italiana sia
+ferocemente pagato! pagato! Avanti! in macchina,
+contro le carogne!</p>
+
+<p>Cara! cara! cara! Questa dolce parola italiana
+mi sale naturalmente alle labbra nel bere il respiro<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304">[304]</a></span>
+amoroso della campagna riposseduta. Ebbrezza di
+godere sempre meglio il corpo dell&rsquo;Italia, molleggiando
+sulle tarantelle gli strambotti i mottetti i crescendo
+e le cadenze ampie della mia blindata sempre
+più musicale. Godo la grande musica della
+velocità col suo intreccio armonioso di ritmi insolenti,
+dolci, caparbi cocciuti infantili casti e lussuriosi
+mentre assaporo con fame crescente la buona
+marmellata che estraggo dal barattolo colla punta
+del mio pugnale.</p>
+
+<p>Ad ogni svolto della strada ci assale un vocio di
+popolo festante. Questo però è più violento dei precedenti.
+Inneggia all&rsquo;Italia strepitando, ma vi scorgo
+molte braccia tese col pugno chiuso verso quelle
+pattuglie austriache che laggiù sotto gli alberi
+bersagliano la mia blindatura d&rsquo;una raffica tintinnante
+di pallottole. Entriamo nella vera rivolta
+della Carnia che già povera fu tutta derubata,
+spogliata, dissanguata dagli austriaci in ritirata. Mille
+sentimenti e sensazioni si incrociano contemporaneamente
+nella mia coscienza.</p>
+
+<p>Sono motivi spirituali e materiali che sorpassano
+nelle loro combinazioni ogni polifonia vagneriana,
+raggiungono un&rsquo;eccezionale simultaneità futurista.</p>
+
+<p>Sento simultaneamente:</p>
+
+<p>1.&mdash;Gli arpeggi delle pallottole sulla blindatura
+sonante.</p>
+
+<p>2.&mdash;La gioia di assaporare una buona marmellata,
+pescandola col pugnale nel barattolo.<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305">[305]</a></span></p>
+
+<p>3.&mdash;I singhiozzi repressi che mi strappa questa
+radiosa Italia calpestata.</p>
+
+<p>4.&mdash;La gioia della vittoria che dal mio cuore
+rimbalza negli occhi pieni di lagrime dei popolani
+che ci salutano al passaggio.</p>
+
+<p>5.&mdash;I tonfi d&rsquo;amore fraterno che il loro vocio
+angosciato fa nel mio sangue.</p>
+
+<p>6.&mdash;L&rsquo;odio-vendetta della mia mano sinistra che
+impugna il revolver.</p>
+
+<p>7.&mdash;La strada che i miei occhi d&rsquo;automobilista
+studiano minutamente.</p>
+
+<p>8.&mdash;Tutti i rumori del motore che martella preciso,
+felice.</p>
+
+<p>9.&mdash;Il volante nelle mani di Menghini.</p>
+
+<p>10.&mdash;Il gelo delle mie gambe inzuppate dall&rsquo;ultimo
+guado.</p>
+
+<p>11.&mdash;La febbre assolutamente sportiva di giungere
+prima degli altri italiani e prima che gli
+austriaci se la svignino. Record!</p>
+
+<p>A Trasadis riceviamo, Bosca ed io, l&rsquo;ordine di
+lanciarci soli alla massima velocità verso Tolmezzo
+prima che il ponte sul Tagliamento sia fatto saltare.
+La piazza di Alesso è tutta ingombra di bersaglieri
+ciclisti. Sono uomini e biciclette tutti sdraiati
+a terra affranti, sfiniti dalla corsa sovramuscolare.
+Vorrei elogiare cantare i battiti burrascosi
+di quei cuori giovanili, l&rsquo;ansare di quei polmoni,
+il respiro di quelle bocche bruciate e nutrite di polvere
+e il sudore grondante di quelle facce smaniose.
+Ci guardano con invidia, quasi con ira. Il<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306">[306]</a></span>
+colonnello De Ambrosis con lo sguardo malinconico,
+e la voce dura ci grida:</p>
+
+<p>&mdash;Una sezione di blindate, soltanto, a tutta velocità!</p>
+
+<p>Vedo molti bersaglieri ciclisti, mordersi a sangue
+le dita. Speravano di vincere la gara. Altri avranno
+la preda, magnifica. Alcuni si alzano. Un
+tenente bersagliere parla concitatamente a De Ambrosis.
+I suoi occhi implorano, e mentre con elastico
+colpo di reni la mia blindata riparte, vedo il
+tenente bersagliere slanciarsi fra le biciclette e urlare:</p>
+
+<p>&mdash;Primo plotone; con me, via!</p>
+
+<p>Tremenda festa di muscoli esasperati dalla gioia
+per l&rsquo;ultimo sforzo degli sforzi al di là di ogni forza
+umana. Durante i primi minuti i bersaglieri ciclisti
+a destra e a sinistra tengono testa alla mia
+velocità. Ma la strada si precipita giù e la vediamo
+a 100 metri inerpicarsi polverosa nel sole. I ciclisti
+sono diventati proiettili. Debbono con lo slancio di
+una valanga acquistare nelle discese l&rsquo;impeto per
+aggredire le salite. Piombano infatti giù quasi rischizzando
+poi scopati su da quella riserva di velocità.
+Tutti su... su... su... ci siamo! E le facce roventi
+dei bersaglieri si placano bevendo a larghi
+sorsi il vento inebriante della nuova discesa.</p>
+
+<p>Divina strada che scende con molle arabesco, si
+tuffa nel verde, inoculandosi!</p>
+
+<p>Siamo il sangue tonante rivoluzionario e sporti<span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307">[307]</a></span>vo
+d&rsquo;Italia, che scorre scorre giù nelle intricatissime
+arterie della montagna Carnica!</p>
+
+<p>&mdash;Somplago! Somplago! grida Menghini. Conosco
+quel paese!</p>
+
+<p>Menghini è raggiante. Le sue mani al volante
+sono contratte dall&rsquo;emozione.</p>
+
+<p>&mdash;Fa attenzione, Menghini! C&rsquo;è benzina? Per
+carità, non possiamo più permetterci delle fermate.
+Via, via!</p>
+
+<p>Entriamo in Somplago come una pugnalata di
+velocità. Il paesello è come spento, chiuso inchiavardato
+dal terrore, e cacciato sotto delle coltri di
+pericolo e di morte. Presto, presto, correre, correre
+virare, scansare. Quel carretto abbandonato! Quel
+pietrone! Quel cumulo di ghiaia! Gli ostacoli sono
+innumerevoli. Agilità anguillesca della mia blindata
+74 che sfiora tutto senza agganciare. Io prego, supplico,
+imploro il motore perchè collabori senza
+posa. Basterebbe un po&rsquo; di grasso e un po&rsquo; di polvere
+di più! Ma il motore è fedele, pronto, obbediente
+e la sua quarta velocità è veramente alata,
+aerea, come se il vento prestasse alle ruote infiniti
+trampolini imbottiti di nuvole. Le 4 gomme sono
+sane, con gonfiezza utile, ma il loro ardore equatoriale
+s&rsquo;è liberato qua e là della tela che a brandelli
+rumoreggia lugubremente contro i parafanghi.
+Rumore minaccioso poichè i brandelli delle gomme
+di dietro sbattono e sbandierano convulsivamente.
+La mia 74 sembra una donna che corra
+nella sua vestaglia svolazzante.<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308">[308]</a></span></p>
+
+<p>Due uomini gesticolanti sulla strada a 100 metri,
+non si scansano. Rallentiamo.</p>
+
+<p>Sono due tenenti alpini, due di quei numerosi
+italiani sfuggiti alla cattura nella rotta di Caporetto
+e che vissero nelle caverne di queste montagne
+come belve e come briganti in guerriglia.</p>
+
+<p>&mdash;Presto! mi gridano. Il ponte è in piedi ma
+lo faranno saltare fra pochi minuti! E&rsquo; già minato!
+A Tolmezzo ci sono due battaglioni austriaci
+che prendono il caffè.</p>
+
+<p>&mdash;Lo berremo noi! risponde Menghini. Qui sono
+in casa mia, conosco anche i ciottoli.</p>
+
+<p>Come un vincitore di circuiti, magistralmente
+Menghini prende le svolte pericolose senza rallentare.
+Le aggredisce con delle girate di volante
+audacissime, che si immensificano nel mio sogno
+come quelle dei volantisti celesti nel guidare i pianeti
+alle svolte immense e sfolgoranti della via
+Lattea. Non ha forse l&rsquo;ampiezza maestosa della Via
+Lattea questo letto del Tagliamento che svolge davanti
+a noi i suoi meandri d&rsquo;argento vivo, e le
+ramificazioni cerebrali dei suoi filoni azzurri-verdi?
+Correre, correre, correre! Gioia di correre come
+ragazzi su questo alto, spettacoloso balcone che la
+strada prolunga strapiombando a 50 m. d&rsquo;altezza
+sul letto piatto immenso e le sue lunghe acque verdi
+coricate e i solchi caldi delle acque fuggite.</p>
+
+<p>Occhieggiano le acque sonnolente e camminano
+come in sogno placidamente, mentre l&rsquo;ansia esaspera,
+accende morde le mie ruote assetate di pol<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309">[309]</a></span>vere,
+morde morde di rabbia bruciante la gomma
+arroventata, stringe strozza la collera dei gas irti
+dal desiderio. La strada tortuosa dinoccolata, fa
+2 o 3 moine coi suoi ventagli di polvere accecante
+e ci svela finalmente il ponte di Tolmezzo. Menghini
+urla, urla:</p>
+
+<p>&mdash;Il ponte è in piedi! Il ponte è in piedi! Il ponte
+è in piedi!</p>
+
+<p>Sembra quasi impazzito. Le sue mani scuotono
+rabbiosamente il volante come per sradicarlo. L&rsquo;afferro
+per il braccio, rudemente:</p>
+
+<p>&mdash;Menghini! Menghini! Calmati! Non perdere
+la testa. Il momento è grave. Il ponte è minato. Bisogna
+traversarlo nel minor tempo possibile. Ti
+senti sicuro del motore?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, signor tenente.</p>
+
+<p>Siamo a 100 metri dal ponte che slancia elegantemente
+le sue arcate attraverso il fiume. I miei
+occhi distinguono perfettamente dei grovigli di fili
+lungo il parapetto e delle botti legate sui capitelli
+dei piloni. Ma la grazia italiana di quegli
+archi, che non possono tradire noi italiani, mi
+riempie di ottimismo. Con un atto di fede potente
+entriamo sul ponte. Menghini dà tutta la benzina.
+Apro completamente l&rsquo;occhio orizzontale di prua
+alzando la palpebra metallica. A destra, giù, nel
+letto del fiume, fra le erbacce, dei cappottoni grigi
+che fuggono.</p>
+
+<p>Il meriggio ci soffia in faccia un vento infuocato
+e insieme un urlio delirante. Sono i nostri sol<span class="pagenum"><a name="Page_310" id="Page_310">[310]</a></span>dati
+di Carnia scesi giù dal loro nascondiglio montano.
+Lunghe barbacce, vestiti a brandelli, ceffi di
+briganti. Quasi tutti armati. Mi fermo in mezzo a
+loro, a 50 metri al di là del ponte.</p>
+
+<p>&mdash;Viva l&rsquo;Italia! Signor tenente, ci sono molti
+austriaci sotto quelle tettoie! Ma i due reggimenti
+e il comando debbono essere in Amaro a quest&rsquo;ora.
+Se fa presto li raggiungerà sulla strada.</p>
+
+<p>Intanto il mio sergente fa funzionare una mitragliatrice
+di cupola contro le tettoie in fondo al
+prato a destra della strada. Gli austriaci rispondono
+con qualche fucilata poi si vedono fuggire verso
+il greto del fiume.</p>
+
+<p>&mdash;Signor tenente, veniamo con lei ad Amaro!</p>
+
+<p>&mdash;No, amici! Alcuni vadano alla caccia di quelle
+canaglie. Se si rivoltano io li mitraglio da qui.
+Voialtri, una ventina bastano, restate alla guardia
+del ponte.</p>
+
+<p>Tutta Tolmezzo si svegliava. Gridio confuso, infiniti
+richiami, porte sbattute. I balconi traboccano
+di donne e bambini. Sembra un popolo che si dissotterra.
+Prati e praterie trasudano popolo.</p>
+
+<p>Gli spavaldi e briganteschi soldati di Carnia improvvisano
+una violenta fucileria al cielo per festeggiarmi.
+Le donne accarezzano, abbracciano la
+mia 74. Sono accecate dalla gioia.</p>
+
+<p>&mdash;Viva il nostro liberatore! Viva il liberatore di
+Tolmezzo! Viva l&rsquo;Italia! Veniamo con lei ad Amaro!
+Gli Austriaci sono partiti 2 ore fa! Hanno detto
+che si sarebbero trincerati ad Amaro!...<span class="pagenum"><a name="Page_311" id="Page_311">[311]</a></span></p>
+
+<p>A pochi metri scoppia un tumulto inesplicabile
+intorno a tre donne vestite di bianco.</p>
+
+<p>Crollano ai miei piedi abbracciandomi le ginocchia.</p>
+
+<p>&mdash;Signor tenente, ci salvi, ci salvi! Lei lo può
+dire, non siamo slave, non siamo austriache, siamo
+triestine! Quante sofferenze! Tutto un anno
+di torture!</p>
+
+<p>Non ho tempo da perdere. Salto in macchina
+e mi apro la strada con la mia blindata nella folla
+vorticosa.</p>
+
+<p>&mdash;Largo, largo, ci lascino passare!</p>
+
+<p>Una vecchia è caduta davanti a noi e Menghini
+deve con scatto pronto virare per non arrotarla.
+Poi via per la strada d&rsquo;Amaro sotto le alte, voluminose
+forze concentrate del Monte Festa. A un
+chilometro piombiamo su una colonna di carreggio.</p>
+
+<p>&mdash;Giù Ghiandusso con me! Prendi due bombe
+e revolver. Tu, Locatelli, pronto alla mitragliatrice!</p>
+
+<p>Poi di corsa con Ghiandusso verso il sergente ungherese
+che segue l&rsquo;ultimo carro.</p>
+
+<p>&mdash;Tutti giù! Arrendetevi! Volta i cavalli e indietro!</p>
+
+<p>Il sergente, esita un attimo poi cede. Tutti gli uomini
+del carreggio sono disarmati.</p>
+
+<p>&mdash;Indietro! grido. Via! Troverete a Tolmezzo
+la colonna di prigionieri.</p>
+
+<p>Faccio fiutare al sergente il mio revolver e la
+mia bomba a mano, poi salto in blindata. Ho il cor<span class="pagenum"><a name="Page_312" id="Page_312">[312]</a></span>po
+quasi tutto fuori dallo sportello aperto, il revolver
+in pugno. La strada sale e scende. Le prime
+case di Amaro. Sorpresa: una mitragliatrice
+spara da un bosco alto sulla destra! Contro chi spara,
+quella mitragliatrice austriaca? Non è austriaca.
+Vedo correr giù gli ormai famigliari nostri nomadi
+di Carnia. Urlano:</p>
+
+<p>&mdash;Amaro è piena di austriaci, sono più di quattromila!
+Veniamo con voi! Abbiamo una mitragliatrice
+sulla montagna. Ora la portano giù!</p>
+
+<p>Sulla prima piazzetta la mia blindata si ferma
+presa da una folla irruente. Non si muove più,
+come una nave stretta dai ghiacci. L&rsquo;immagine mi
+è suggerita dalle enormi masse di crisantemi che
+le donne portano fra le braccia. Bocche squarciate
+dalla ressa delle parole. Bocche che balbettano incretinite.
+Mani che graffiano macchinalmente le
+vesti, mani alzate di vecchi che mi benedicono.
+Torrente di folla gioiosa che si gonfia fra le casette
+fragili. Sembrano beccheggiare le casette tanto pesano
+a prua e a poppa i balconi sovraccarichi di
+edera umana.</p>
+
+<p>Verso il Sole, punto matematico del problema
+di guerra risolto, salgono le spirali delle respirazioni
+sibilanti e della polvere dorata. Salgono i coni
+dell&rsquo;entusiasmo lanciati su steli invisibili dai nostri
+cuori fontanieri. Cozzano insieme le sfere volanti
+delle voci e i triangoli dei gridi fra le geometrie
+ubriache dei tetti che si sfasciano dalla gioia.</p>
+
+<p>Un uomo cinquantenne dal viso rossastro, baf<span class="pagenum"><a name="Page_313" id="Page_313">[313]</a></span>futo
+mi abbraccia per forza spiaccicandomi sulla
+bocca un bacio che non riesco a scansare. Dice
+con voce rotta:</p>
+
+<p>&mdash;Ero alla finestra... quando ad un tratto ho visto
+arrivare la sua macchina sulla strada. Sono caduto
+in ginocchio, ho alzato le mani al cielo e ho
+gridato: L&rsquo;Italia è qui! L&rsquo;Italia è qui, Dio cane!</p>
+
+<p>Cammino a fianco della blindata che avanza lentamente
+verso la piazza principale. Ho il revolver
+nella mano sinistra; e la mano destra nel tascapane
+pieno di bombe.</p>
+
+<p>&mdash;Grazie, grazie, ma fate largo, largo!</p>
+
+<p>Le donne non ascoltano e rovesciano fasci e fasci
+di crisantemi sulle ruote, sul motore.</p>
+
+<p>&mdash;Basta! basta! Questi sono fiori di morte. Oggi
+è giorno di vita. Scansatevi, allontanatevi!</p>
+
+<p>Confusione indescrivibile, rimescolio di pentola
+bollente. A pugni apro un varco alla mia blindata
+che si ferma nella piazza centrale.</p>
+
+<p>&mdash;Là, a quel primo piano hanno preparato la
+mensa degli ufficiali, mi dice un borghese. Vi si
+affaccia un maggiore ungherese, strepitando giù ordini
+incomprensibili.</p>
+
+<p>&mdash;Locatelli, punta quella finestra, fuoco!</p>
+
+<p>Ta ta ta ta ta gring grang di vetri rotti crollanti.</p>
+
+<p>&mdash;Vieni con me, Ghiandusso! Guardami le spalle!
+E tu, Locatelli, fa fuoco contro quelle finestre.</p>
+
+<p>Mi slancio verso la porta dalla quale escono in
+tumulto molti ufficiali.</p>
+
+<p>&mdash;Giù le armi, arrendetevi!<span class="pagenum"><a name="Page_314" id="Page_314">[314]</a></span></p>
+
+<p>Il primo, un tenente, è agile, muscoloso, ma
+pallidissimo. Gli strappo la baionetta-pugnale dalla
+guaina che porta al fianco. Al secondo che
+si avanza minaccioso scarico un tremendo pugno
+nello stomaco. Lo prendo per il colletto colla mano
+sinistra, mentre la mia destra strappa la baionetta-pugnale
+che nel gesto dal basso in alto sfiora
+la sua bocca che trema. Potrebbero sgozzarci. Siamo
+14 uomini con 6 mitragliatrici in mezzo a 4
+mila nemici con circa 50 mitragliatrici. Ma le nostre
+Autoblindate terrorizzano. Portiamo sul viso
+la schiacciante spavalderia della vittoria e i nostri
+occhi sono degli invincibili proiettori di forze.</p>
+
+<p>Il mio compagno tenente Bosca con la sua blindata
+va in fondo al paese. Rimango solo fra il tumulto
+degli ufficiali che non vogliono lasciarsi disarmare.
+Il colonnello ungherese discute con un
+maggiore austriaco. Balzo fra di loro. Tolgo la baionetta-pugnale
+al maggiore e il revolver al colonnello.
+Rimangono impietriti.</p>
+
+<p>&mdash;Via le donne, per Dio!... Menghini, Locatelli,
+Ghiandusso, cosa fate? Basta coi fiori e con le donne!...
+Salis, gira intorno alla blindata, sorveglia le
+gomme, e scarta le donne!... Locatelli! Gira la torretta,
+punta le due mitragliatrici di cupola verso
+l&rsquo;ingresso del paese! Ghiandusso, va su a quel primo
+piano, apri tutte le porte, fruga bene e caccia
+giù tutti gli ufficiali che troverai!</p>
+
+<p>Poi mi rivolgo ai soldati carnici.</p>
+
+<p>&mdash;Su, disarmate quegli uomini!... Le armi a de<span class="pagenum"><a name="Page_315" id="Page_315">[315]</a></span>stra!
+Gli uomini a sinistra!... Se quelle carogne si
+muovono, sparate!</p>
+
+<p>Il colonnello ungherese disarmato, si presenta a
+me, con solennità. Atletico, sessantenne, enormi
+baffi uncinanti.</p>
+
+<p>&mdash;Prego, signor tenente... dove è il vostro colonnello?</p>
+
+<p>&mdash;Qui sono io l&rsquo;unico comandante italiano. Non
+fatemi perdere del tempo. Siete sconfitti. Arrendetevi
+senza tante chiacchere. Siamo seguiti da grandi
+forze che saranno qui fra pochi minuti. Altre blindate,
+cavalleria e bersaglieri ciclisti.</p>
+
+<p>&mdash;Prego, prego. Io credo che ora è firmato armistizio.</p>
+
+<p>&mdash;Non credo alle vostre parole. L&rsquo;armistizio non
+è firmato. Ho l&rsquo;ordine di farvi tutti prigionieri.</p>
+
+<p>Interviene il maggiore, grassoccio, gesti melliflui,
+fronte bassa, viso porcino.</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Je vous prie, monsieur le lieutenent.</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Ne m&rsquo;embetez pas! Vous êtes des voleurs, des
+canailles, des cochons! Si je vous abandonnais à
+la population de Amaro, vous seriez tous égorgés!
+Vous leurs avez tout volé! Quand on n&rsquo;a pas d&rsquo;argent,
+on ne fait pas la guerre! Vous avez compris?
+Quand on n&rsquo;a pas d&rsquo;argent, on ne fait pas la
+guerre!</p>
+
+<p>Una donna mi tira per la giubba urlandomi freneticamente
+sulla mano che bacia:</p>
+
+<p>&mdash;Coppèli, Coppèli! Signor Tenente, mi lasci<span class="pagenum"><a name="Page_316" id="Page_316">[316]</a></span>
+uccidere quella canaglia del colonnello! stupratore!
+Mia figlia, mia figlia!</p>
+
+<p>Io scarto la donna e col dito nel naso al colonnello:</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Vous êtes un lâche, un bandit, vous aussi,
+monsieur le major! Vous ne savez que mentir et
+voler! Vos faux parlementaires nous ont couté 30
+bersaglieri! Vite, finissez! Tout le monde doit être
+désarmé, dans une demi-heure.</p>
+
+<p>Ma sento che nell&rsquo;allontanarsi col maggiore il colonnello
+pronuncia la parola «<a name="tn316" id="tn316"></a><ins class="correction" title="Testo originale: télèphone">téléphone</ins>».</p>
+
+<p>&mdash;Signor tenente, mi dice un borghese, ora il
+colonnello va su nella camera della gendarmeria
+a telefonare a Stazione per la Carnia. Là a quel primo
+piano.</p>
+
+<p>&mdash;Fatutto, prendi il moschetto, baionetta innestata.
+Sali e taglia il telefono!</p>
+
+<p>Fatutto sale per la scala di legno. Ma in alto vi
+sono degli ufficiali che discutono impedendogli di
+passare. In quattro balzi raggiungo Fatutto spingendo
+tutti dentro a pugni.</p>
+
+<p>Il colonnello col microfono all&rsquo;orecchio mi volta
+la schiena seduto. Lo strappo indietro prendendolo
+alle spalle. Rompo il filo e consegno l&rsquo;apparecchio
+al borghese che mi aveva seguito.</p>
+
+<p>&mdash;Te lo regalo, via! E voialtri, tutti, giù, fuori!</p>
+
+<p>In fondo alla camera vi sono due ungheresi sdraiati
+su due brande.</p>
+
+<p>&mdash;Anche voi, veri o finti malati, vi farete curare
+all&rsquo;Ospedale di Tolmezzo!<span class="pagenum"><a name="Page_317" id="Page_317">[317]</a></span></p>
+
+<p>Quando ridiscendo giù, spingendo davanti a me
+gli ufficiali austriaci, la situazione in piazza è peggiorata.
+Arruffio di gesti e troppe voci tedesche altisonanti.
+Ghiandusso che avevo sguinzagliato nei
+vicoli mi dice:</p>
+
+<p>&mdash;Signor tenente, in fondo al vicolo, in un gran
+cortile, più di mille uomini prendono il rancio. Non
+vogliono lasciarsi disarmare.</p>
+
+<p>&mdash;Vedremo. Menghini, vieni avanti colla macchina.
+Locatelli, punta in fondo a quella via. Supplemento
+di fuoco. Tira in alto.</p>
+
+<p>Ta ta ta ta ta ta ta.</p>
+
+<p>&mdash;Basta! Basta! Voialtri continuate a disarmare,
+presto! Armi a destra, uomini a sinistra! Dell&rsquo;ordine,
+per Dio, dell&rsquo;orrrdine! Ghiandusso, prendi
+il tascapane coi petardi, e vieni.</p>
+
+<p>In fondo alla viuzza sporgendoci su un muricciolo
+basso, vedo a venti metri sotto, in un immenso
+cortile un migliaio di bosniaci. Confusione intorno
+alle marmitte. Grida di ufficiali, ordini incomprensibili.
+Alcuni caricano i fucili. Io grido con voce tonante:</p>
+
+<p>&mdash;Arrendetevi!</p>
+
+<p>Silenzio. Centinaia di facce attonite che mi guardano.
+Pochi alzano le braccia. Ghiandusso dietro
+di me scaraventa una bomba nel mezzo del cortile.</p>
+
+<p>Sgraa&mdash;graaang.</p>
+
+<p>Una ventina di feriti, nessun morto, tutte le braccia
+si sono alzate con un lungo ruggito di belva.<span class="pagenum"><a name="Page_318" id="Page_318">[318]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Aprite la porta, e fuori tutti!</p>
+
+<p>I soldati carnici accorrono per questo nuovo disarmo.
+Ma un colpo di revolver vicinissimo mi fa
+voltare.</p>
+
+<p>Ghiandusso ha sparato nella spalla del colonnello
+che non voleva mollare le briglie dei suoi due
+magnifici cavalli. Meravigliosa razza di quei due animali
+da guerra che scalpitano orgogliosamente
+cercando di strappare le briglie dalle mani di
+Ghiandusso.</p>
+
+<p>Davanti alle scuole, Bosca mi dice:</p>
+
+<p>&mdash;Non possiamo fermarci. Bisogna giungere al
+più presto a Stazione per la Carnia.</p>
+
+<p>Giungono a tutta velocità le due blindate di Volpe
+e Sacco. Da un prato basso salgono vociando
+uomini disarmati.</p>
+
+<p>&mdash;Praga! Praga! Boemia libera! Austria caput!
+Viva l&rsquo;Italia!</p>
+
+<p>In segno di devozione si strappano dal berretto
+i due bottoni di metallo e lo stemma imperiale.</p>
+
+<p>Fuori di Amaro la strada corre dominando i prati
+e le boscaglie che costeggiano il torrente Fella.
+Siamo 4 blindate lanciate a tutta velocità. Ci raggiunge
+il capitano Raby che nella sua vetturetta
+scoperta e senza blindatura si mette alla testa della
+squadriglia. Appare spavaldamente intrepido e strafottente
+accanto al suo volantista. Tiene fra le mani,
+sulle ginocchia una gabbia di colombi viaggiatori.</p>
+
+<p>Davanti a noi, a un chilometro, il ponte di Stazione
+per la Carnia. E&rsquo; certamente minato ma ce<span class="pagenum"><a name="Page_319" id="Page_319">[319]</a></span>
+ne infischiamo. Dalle boscaglie dell&rsquo;altra riva partono
+dei colpi di fucileria, sparsi, poi più fitti. Una,
+due mitragliatrici ci bersagliano. Entriamo sul ponte
+distanziandoci. Davanti alle case di Stazione per
+la Carnia sbuffano due locomotive. Si scorgono due
+treni interminabili, sovraccarichi. Tutto il bottino
+carnico di una armata di ladri. Una gioia acuta ci
+trafigge le carni, le lacera, quasi vorrebbe sventolare
+i brandelli della nostra carne patetica. Alt sul
+ponte. Puntiamo le nostre mitragliatrici giù contro
+le boscaglie che nascondono le mitragliatrici austriache.</p>
+
+<p>Ta ta ta ta ta &nbsp;&nbsp; giaaaa &nbsp;&nbsp; ta ta ta ta ta &nbsp;&nbsp; giaaaa.</p>
+
+<p>Sono bosniaci cocciuti non ancora convinti dell&rsquo;irrimediabile
+sconfitta. Spariamo avanzando lentamente.
+Ad un tratto le due locomotive si mettono
+in moto.</p>
+
+<p>Ta ta ta ta ta &nbsp;&nbsp;&nbsp; giaaaaa</p>
+
+<p class="nom">giaaa giaaaa giaaaaa giaaaaaa</p>
+
+<p>Ridono gli echi della valle. Ridono, ridono al
+vedere i piccoli macchinisti neri precipitarsi giù dalle
+due locomotive e nascondersi sotto le ruote.</p>
+
+<p>Quando sbocchiamo fuori dal ponte fra le case
+di Stazione per la Carnia, il lato destro delle nostre
+blindate suona sotto una rude raffica di pallottole
+strimpellanti. E&rsquo; una mitragliatrice austriaca
+vicinissima, nascosta fra le erbacce. Le nostre rispondono
+ferocemente tempestando il greto.</p>
+
+<p class="exi">
+Ta ta ta ta ta &nbsp;&nbsp;&nbsp; ta ta ta ta ta &nbsp;&nbsp;&nbsp; ta ta ta ta ta</p>
+<p class="nom exi">Giaaaa &nbsp;&nbsp;&nbsp; giaaaaa &nbsp;&nbsp;&nbsp; giaaaaaa
+<span class="pagenum"><a name="Page_320" id="Page_320">[320]</a></span></p>
+
+<p>Ridono, ridono, giocano, strillano e beffeggiano
+gli echi della valle in coro. Ridono di gioia sotto
+il sole, cerchio radioso che le nuvole bambine fanno
+correre a colpi di raggi nelle liete praterie azzurre
+del cielo.</p>
+
+<p class="exi">
+Ta ta ta ta ta &nbsp;&nbsp;&nbsp; ta ta ta ta ta &nbsp;&nbsp;&nbsp; ta ta ta ta ta ta</p>
+<p class="nom exi">Giaaa &nbsp;&nbsp;&nbsp; giaaaaa &nbsp;&nbsp;&nbsp; giaaaaaaaa
+</p>
+
+<p>Ridono gli echi della valle nel vederci tutti scendere
+dalla blindata e correre come ragazzi prendendo
+a calci, a pugni, a schiaffi i bosniaci, bestioni
+che non vogliono mollare le loro mitragliatrici.
+Si arrendono come cani ringhiosi o meglio
+come professori passatisti idioti che cedono a malincuore
+i vecchi dizionari della gloria austriaca
+tramontata sotto i nostri calci futuristi.</p>
+
+<p>Davanti a me sulla strada la vetturetta di Raby
+si ferma. Il capitano, dritto in piedi:</p>
+
+<p>&mdash;Arrendetevi!</p>
+
+<p>Si sente un vasto e profondo scalpiccio. La mia
+blindata corre per venti metri e posso contemplare
+la testa del grande Corpo d&rsquo;Armata che s&rsquo;avanza
+lentamente verso di noi.</p>
+
+<p>Precedono a piedi, funerei, i generali di brigata,
+i colonnelli e i maggiori. Unico spavaldo un colonnello
+grassoccio, mani sui fianchi, gomiti in fuori,
+testa alta. Ondeggia sopra, avviluppante, l&rsquo;immenso
+puzzo nauseoso acido e dolciastro degli eserciti
+austriaci. Puzzo di fogna, stiva, iodio, sudiciume,
+orina fermentata, latrine, becchi, e serraglio. Raby
+in piedi grida:<span class="pagenum"><a name="Page_321" id="Page_321">[321]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Siete tutti prigionieri!</p>
+
+<p>Ma gli ufficiali austriaci e ungheresi discutono
+fra di loro animatamente. Corriamo col revolver in
+pugno.</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Monsieur le capitaine, <span lang="it" xml:lang="it">dice un generale alto,
+secco, magro, dal viso pallidissimo solcato da due
+lente lagrime.</span> Nous avons le droit de passer et de
+continuer la route vers Chiusaforte. L&rsquo;Armistice
+est signé.</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;L&rsquo;armistice n&rsquo;est pas signé! <span lang="it" xml:lang="it">risponde Raby
+con voce dura.</span> Rendez-vous avec toutes vos troupes!
+Vos deux trains ne partiront pas!</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Pardon, monsieur le capitaine, il faut que je
+demande des ordres au commandant de notre corps
+d&rsquo;armée.</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Quelle chance! <span lang="it" xml:lang="it">grida Raby.</span> Nous ferons prisonnier
+aussi le Commandant de Corps d&rsquo;Armée!</p>
+
+<p>Intanto la colonna giallo-verdastra puzzolente delle
+truppe austriache appoggiava sulla sinistra della
+strada per lasciar passare una automobile piena di
+ufficiali. Fra questi, il generale comandante del
+Corpo d&rsquo;Armata, muscoloso e panciuto. La faccia
+tonda naturalmente olivastra era terrea, con una
+febbrilità di palpebre e d&rsquo;occhi un po&rsquo; smarriti che
+rivelavano il crollo di un&rsquo;anima militare.</p>
+
+<p>&mdash;Ho l&rsquo;ordine, signor generale, dice il capitano
+Raby, di fermare qui il vostro corpo d&rsquo;armata.
+Siete tutti prigionieri. Quando avrò dato i miei ordini
+voi verrete con me in questa automobile al comando
+della prima Divisione di Cavalleria.<span class="pagenum"><a name="Page_322" id="Page_322">[322]</a></span></p>
+
+<p>Venivano intanto dalla strada di Chiusaforte,
+in bande fitte, i prigionieri italiani che si erano
+liberati quando l&rsquo;annunzio del crollo del Grappa
+aveva segnato il primo sgretolarsi dell&rsquo;impero. Uno
+di questi prigionieri più affranto degli altri oscilla
+tragicamente a tre passi da me poi si abbatte sul
+naso, svenuto dalla stanchezza e dalla fame. Menghini
+si slancia e inginocchiato scuote quel povero
+corpo svenuto urlando:</p>
+
+<p>&mdash;Guardate! Guardate come hanno conciato i
+nostri fratelli! Ecco! Ecco cosa hanno fatto della
+carne nostra!</p>
+
+<p>Si alza furente; poi come preso dal delirio, tendendo
+i pugni ai prigionieri austriaci si scaglia e
+percuote nella faccia un maggiore austriaco. Questo
+non comprende, bestemmia, vuole difendersi, ma
+Menghini lo atterra mordendogli le braccia. Il groviglio
+rotea, strilla, contro la blindata dove la mia
+Zazà abbaia impaurita. Sopraggiungono i primi bersaglieri
+ciclisti a tutta velocità agitando gli elmetti
+piumati.</p>
+
+<p>Scompiglio e marea fragorosa. Gli austriaci si
+sparpagliano. Zuffe, corpi che rotolano. Cacofonia
+di cento lingue diverse: italiana, tedesca, slovena,
+boema, russa, ungherese, ecc. Mi slancio col revolver
+in pugno fra quell&rsquo;abbaiare di cani e riesco a
+fermare i nostri mitraglieri e bersaglieri inferociti.</p>
+
+<p>Un motociclista infila come un proiettile il ponte
+e si ferma in mezzo a noi gridando:</p>
+
+<p>&mdash;La <i>Viribus Unitis</i> è saltata!<span class="pagenum"><a name="Page_323" id="Page_323">[323]</a></span></p>
+
+<p>Scoppio di urrà frenetici. Il mio cuore si rifiuta
+di accogliere questa gioia massacrante. Non è preparato
+a questo galoppo furente di notizie giganti.
+Faticosamente, dolorosamente, il mio cuore ingoia
+godendo ma sofffrendo come una gola lacerata.
+Sento gonfiarsi nel cielo un altro blocco di Felicità
+sovrumana. Blocco rotolante che precipita giù sui
+declivi delle nuvole per colpirmi in pieno petto.
+Ha un rumore battente come di mitragliatrice, ma
+allegro, allegro. Non è il ta ta ta ta micidiale, ma il
+top top top top delle grandi ispirate velocità. E&rsquo; una
+seconda motocicletta. La guida un sergente bersagliere,
+che rallenta, agitando col braccio sinistro il
+suo fez rosso, gli occhi schizzati fuori dall&rsquo;entusiasmo:</p>
+
+<p>&mdash;I nostri sono entrati a Trieste e a Trento!</p>
+
+<p>Un impeto selvaggio mi scuote. Mi slancio, lo
+afferro pel braccio, e lo tengo fermo. Si ribella,
+quasi cade. Cado quasi con lui e la sua motocicletta.</p>
+
+<p>&mdash;Se menti, ti brucio le cervella! gli urlo. Dimmi!
+Spiegami! Giurami! Che è vera, sicura, la notizia!</p>
+
+<p>&mdash;Lo giuro, me lo ha ripetuto tre volte il generale
+in persona!</p>
+
+<p>&mdash;Giura!</p>
+
+<p>&mdash;Giuro.</p>
+
+<p>&mdash;Su tua madre!</p>
+
+<p>&mdash;Su mia madre.</p>
+
+<p>&mdash;Aaaah! aaaaah!<span class="pagenum"><a name="Page_324" id="Page_324">[324]</a></span></p>
+
+<p>Mi comprimo colle due mani il cuore che si
+gonfia, si gonfia dilatando, spaccando, le sue pareti
+che sono ora quelle enormi montagne, mentre la
+mia bocca spalancata beve, con trionfale voluttà
+lo smisurato fetore dei prigionieri austriaci, tutta
+l&rsquo;infinita anima fetente dell&rsquo;impero nemico sconfitto.</p>
+
+<p>Ho uno strano viso feroce, violento, aggressivo
+ma i miei occhi sono pieni di lagrime di gioia. Le
+povere contadine sfinite di fame stanchezza che
+s&rsquo;avanzano piegate sotto la gerla lungo il treno pieno
+del loro bestiame rubato, mi commuovono fino
+al singhiozzo e insieme arricchiscono le mie mani
+di artigli vendicativi. Vorrei baciare sul viso quelle
+povere vecchie italiane e poi stemperarmi sul pane
+le lagrime del generale austriaco vinto. Primitività
+stramba del mio temperamento vergine, selvaggio,
+schietto, elastico, pieno di barbarie crudele
+e di profonda umanità civilizzata. Temperamento
+che s&rsquo;avventa, colpisce ma subito comprende perdona
+tutto, con alta bontà indulgente e serena.<span class="pagenum"><a name="Page_325" id="Page_325">[325]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XXVI" id="XXVI"></a>XXVI.<br /><br />
+
+PAGIOLIN, COLOMBO VIAGGIATORE</h2>
+
+
+<p>Il disarmo incominciò. A sinistra si accatastavano
+i fucili, a destra le mitragliatrici. Nel centro i
+prigionieri austriaci abbrutiti, dondolanti nei loro
+cappottoni giallo-sporchi procedevano ordinandosi
+fra la spavalda e muscolosa giocondità dei bersaglieri
+ciclisti.</p>
+
+<p>I prigionieri istintivamente ricercavano la loro
+antica disciplina, aspettando i comandi dei loro ufficiali
+che vinti conservavano ancora tutta la loro autorità
+tanto era ferrea la compagine del potente esercito
+che avevamo sfasciato.</p>
+
+<p>Subito gli ufficiali austriaci trasmisero coi loro
+urli aspri di sciacalli l&rsquo;ordine d&rsquo;incanalarsi lungo
+le nostre automitragliatrici blindate e di infilare
+il ponte sul Fella per Amaro-Tolmezzo. Ma sopraggiungevano
+continuamente incontro a loro bersaglieri
+ciclisti a tutta velocità. Si vedevano girare
+laggiù sulla strada curva correndo verso di noi,
+e altri, altri ancora, lanciati come frecce alate di
+penne di gallo. La colonna dovette fermarsi. Un
+minuto di confusione: poi tre bersaglieri, abbandonando
+le biciclette, saltarono in sella su dei cavalli
+catturati, potenti bestie tutte ad archi di muscoli
+scattanti, e domandoli fra le forti ginocchia<span class="pagenum"><a name="Page_326" id="Page_326">[326]</a></span>
+presero la testa e il comando della prima colonna
+marciante. Il primo, un siciliano dal viso rossastro
+polveroso di scugnizzo con occhiacci neri sotto il
+fez rosso moschetto ad armacollo. Sul suo grande
+cavallo bestemmiava: Accidenti! Cavallo irlandese
+e ungherese io non so! Ma i miei muscoli sono siciliani!</p>
+
+<p>Anche i nostri soldati nomadi di Carnia comandavano
+colonne di prigionieri. Erano laceri e sporchi,
+ma tutti montavano senza sella cavalli stupendi.</p>
+
+<p>Uno aveva una specie di turbante azzurro in testa
+e un grosso zaino da turista sulla schiena. Sembrava
+un generale turco. Sul fianco della strada le
+nostre blindate dominavano con le loro 18 mitragliatrici
+puntate tutta la divisione austriaca che si
+avanzava. Sss sss lento monotono stropiccìo di
+piedi stanchi. Zin zin tric gring zin di fucili che
+cadevano sulla catasta. «Fetente, vattenne, cammina!
+A cauci te faccio camminà, <a name="tn326" id="tn326"></a><ins class="correction" title="Testo originale: porcaccione!">porcaccione!»</ins></p>
+
+<p>Cinquanta metri più giù davanti al Municipio
+nelle due automobili del comandante del Corpo
+d&rsquo;Armata austriaco e del suo Stato Maggiore, gli
+ufficiali prigionieri seduti immobili guardavano
+con occhi che certo non vedevano. Intorno, i miei
+mitraglieri con moschetto e baionetta innestata
+montavano la guardia con facce ingenue di bambini
+intorno ad una enorme torta natalizia.</p>
+
+<p>&mdash;Vuole che le faccia la barba? mi domanda
+un prigioniero in italiano, bruno, magrissimo e
+baffuto.<span class="pagenum"><a name="Page_327" id="Page_327">[327]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Sì, ma a tutta velocità!</p>
+
+<p>&mdash;Sarà servito. Sono napoletano, e primo parrucchiere.
+Sono anarchico, ma amo l&rsquo;Italia.</p>
+
+<p>&mdash;Non tagliarmi la faccia, perchè sono più
+rivoluzionario di te!</p>
+
+<p>In un attimo, miracolosamente, la cassetta che
+egli portava sulle spalle partorì sapone, pennello,
+salviette e boccetta da profumo. Seduto su una
+mitragliatrice austriaca, constatai l&rsquo;arte delicatissima
+di quella mano italiana.</p>
+
+<p>&mdash;Che «salone» originale! disse il barbiere;
+è decorato a destra e a sinistra con montagne azzurre
+e ha un <i>plafone</i> che sembra il cielo di Napoli!</p>
+
+<p>Quando ebbe finito, lo salutai con queste parole:</p>
+
+<p>&mdash;Ora che da barbieri futuristi abbiamo rasoiate
+via la testa all&rsquo;impero austro-ungarico, ti
+potrai permettere il lusso di fare la barba anarchicamente
+agli italiani.</p>
+
+<p>&mdash;Contropelo?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, contropelo. Non dimenticare però di
+sciacquar loro il viso con l&rsquo;acqua melodiosa del golfo
+di Napoli!</p>
+
+<p>Il capitano Raby, che distribuisce ordini a destra
+e a sinistra, mi chiama.</p>
+
+<p>&mdash;Marinetti! Marinetti! Siamo noi! Siamo noi
+che abbiamo catturato l&rsquo;intero Corpo d&rsquo;Armata!
+E&rsquo; una gloria nostra! <a name="tn327" id="tn327"></a><ins class="correction" title="Testo originale: E la">E&rsquo; la</ins> gloria dell&rsquo;ottava squa<span class="pagenum"><a name="Page_328" id="Page_328">[328]</a></span>driglia!
+Vieni, vieni, ora mando il colombigramma
+al Comando Supremo!».</p>
+
+<p>Seguiamo per alcuni metri il binario lungo il
+treno. Cataste di cucine da campo, mitragliatrici,
+fucili, stracci, paglia, sterco, carogne di cavalli.
+Nel fetore qua e là come cani randagi, delle montanare
+con gerla, sacchi e lanterne. Sono venute
+qui a frotte per riprendere la loro roba. Sono paurose.
+Ma si fanno audaci. Il loro numero aumenta.
+I vagoni saccheggiati, sventrati, bollono confusamente
+perdendo le budella.</p>
+
+<p>Entro con Raby in un vicoletto. Fra due casupole
+troviamo la vetturetta. Sul sedile, una gabbia
+di legno bianco contiene i quattro colombi viaggiatori,
+che tubano.</p>
+
+<p>Il sole tiepido di questo pomeriggio alleggerito
+da una brezza indolente e soddisfatta inebria i
+quattro colombi. Due, candidi. Uno col collo sfumato
+azzurro-viola. Il quarto brizzolato. Ma tutti
+avevano il caratteristico soprabecco bianco imbottito
+dei colombi viaggiatori.</p>
+
+<p><i>Vuruvuru curru guruu guruu guruu.</i></p>
+
+<p>Certo godevano i sottilissimi profumi muschiati
+e il gorgoglio di quel ruscello, ma non si illudevano.
+Sapevano certo di essere lontani dalla
+bella colombaia di Abano con le sue ampie scodelle
+piene di miglio e granoturco e i cestini per
+le covate, elegantemente sospesi e bene spaziati.</p>
+
+<p>Questa è una terra diversa, rude e selvaggia e
+rimbombante di fragori più forti che le tempeste<span class="pagenum"><a name="Page_329" id="Page_329">[329]</a></span>
+del cielo. Alzarono tutti e quattro il becco guardandoci
+con gli occhietti umani cerchiati di rosa.</p>
+
+<p>&mdash;Raby, sono pronti! Guarda, hanno tutti capito!
+Vogliono tutti essere scelti. Quello lì si chiama
+Bianchetto. Quello <a name="tn329" id="tn329"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Lulu">Lulù</ins>. Ecco Pagiolin! Scegli
+Pagiolin! E&rsquo; il più forte, il più intelligente.</p>
+
+<p>Pagiolin si lasciò prendere, felice, con un
+<i>vuruuuuu vuruuuuu vuruuuuu</i> melodiosissimo, di
+mano bagnata che freghi un giunco. Tre battevano
+la testa contro il legno della gabbia con furia invidiosa.
+Ma Pagiolin era veramente degno della nostra
+scelta.</p>
+
+<p>Coricato nella mano aperta di Raby, bianco,
+snello, vivacissimo, ringraziava coi dolci occhietti
+umani cerchiati di rosa e offriva con languore femminile
+quasi impudico le zampette rossicce semivestite
+di soffici calzoncini di piume.</p>
+
+<p>Un dischetto d&rsquo;alluminio col numero 11 matricola
+e il numero 22 colombaia brillava sulla zampetta
+sinistra. Lo presi nelle due mani anch&rsquo;io, e
+una tenerezza acuta, dolce, amara, mi portava
+quasi le lacrime agli occhi nel sentire battere con
+ritmo rapido quel piccolissimo cuore di bell&rsquo;uccello
+veneto già ebbro di portare per le vie del
+cielo la grande parola Vittoria.</p>
+
+<p>Raby scrisse su un foglietto:</p>
+
+<div class="blockquot"><p>«<i>Truppe celeri, Stazione per la Carnia, 8ª squadriglia
+autoblindate hanno occupato stazione. Fermato
+e catturato due treni, truppe e comando 34ª<span class="pagenum"><a name="Page_330" id="Page_330">[330]</a></span>
+divisione austriaca.&mdash;Immenso bottino e comandante
+Corpo d&rsquo;Armata austriaco prigioniero.</i></p>
+
+<p class="right">
+Capitano Raby».<br />
+</p>
+</div>
+
+<p>Il capitano introdusse il piccolo foglio in un
+tubetto di mezzo centimetro di diametro, lo chiuse
+introdusse il tubetto in un altro munito di due
+branchette di alluminio. Pagiolin si lascia torcere
+le due branchette che ecco stringono la sua zampetta
+destra.</p>
+
+<p>&mdash;Guarda... mi dice Raby, i muscoli forti delle
+ali. Con qualsiasi vento, 60 chilometri all&rsquo;ora! Il
+dischetto bilancia bene il peso del tubetto!</p>
+
+<p>Facciamo largo intorno a Raby che con forza
+slancia in alto il colombo.</p>
+
+<p>&mdash;Viva Pagioliiiin! Addio Pagioliiiin!</p>
+
+<p>Ma Pagiolin non s&rsquo;innalza molto. Dà qualche
+colpo d&rsquo;ala e si posa sopra un <a name="tn330" id="tn330"></a><ins class="correction" title="Testo originale: letto">tetto</ins>. Bianco, saltella
+sulle tegole rosse girando la testa. Momento
+d&rsquo;ansia, doloroso.</p>
+
+<p>&mdash;Cosa fai, Pagiolin? Cosa fai? Cosa fai?</p>
+
+<p>Accorrono i soldati con applausi, saluti consigli...
+Pagiolin leva il becco al cielo. Dieci secondi
+gli sono bastati a fiutare le correnti aeree. Con uno
+slancio improvviso si proietta in alto obliquamente.
+Sale, sale, sale, piccolissimo arruffio bianco,
+fiocco di neve nell&rsquo;azzurro. Ora si libra a picco sul
+torrente Fella. Punta su Amaro, scompare.</p>
+
+<p>Ma un altro invisibile colombo viaggiatore che
+batteva le ali nella gabbia del mio torace l&rsquo;ha se<span class="pagenum"><a name="Page_331" id="Page_331">[331]</a></span>guito
+con eguale velocità. Ora vola con lui fra
+due grandi cirri bianchi accecanti. Pagiolin non
+ama le nuvole. Hanno un insidioso monotono odore
+d&rsquo;acqua schiava. Tutte quelle gocce condensate
+lo bagnano pericolosamente. Teme di appesantire
+le proprie ali, e non ha sete. Le nuvole
+gli ricordano quella brutta macchina moto-aratrice
+che gli appesta spesso la colombaia di Abano
+coi suoi sbuffi di vapore acqueo...</p>
+
+<p>Senza contare i maledetti scherzi che fanno i
+raggi del sole nelle matasse delle nuvole! Sembrano
+forbicioni d&rsquo;oro, brutti come quelli del giardiniere
+che tagliano i bei rami d&rsquo;acacia fiorita sulla
+colombaia! Ogni volta che il giardiniere s&rsquo;avvicinava
+con quel brutto ordigno la bella Vluruuum
+s&rsquo;immalinconiva non tubava più. Pagiolin pensa a
+Vluruuum... Tra due ore! due ore e mezzo al
+massimo, quanti baci piccoli, piccoli, minuti, minuti
+e quanti smorfiosi strofinamenti di collo per
+togliersi l&rsquo;un l&rsquo;altro amorosamente gl&rsquo;insettucci!
+E quante ciarle! Trionfo! Pagiolin potrà raccontare!
+Tutti gli amici della colombaia a becco aperto
+dimenticheranno le voluminooose, voluttuooose,
+vorticooose gare del loooro tubare. Anche i conigli,
+quei vili imboscati col loro culo a molla
+di lepri degenerate, abbasseranno le foglie candide
+dei loro orecchi tremando e ammirando.</p>
+
+<p>Ma Pagiolin accelerando i suoi colpi d&rsquo;ala si
+tuffa nell&rsquo;ultimo globo d&rsquo;argento filigranato del
+cirro. Non finisce mai, per Dio!... Gioia! Gioia!<span class="pagenum"><a name="Page_332" id="Page_332">[332]</a></span>
+Finalmente può patinare col petto sull&rsquo;azzurro levigato,
+invitante. Più nulla intorno. Può respirare
+e godere. Pagiolin punta il suo volo contro il Sole,
+favoloso colombo di fuoco, dal becco aperto nell&rsquo;arruffio
+splendido delle sue smisurate penne
+d&rsquo;oro. Gli rammenta Krukrù, colombo dell&rsquo;equatore
+che aveva pure le penne a spirali, ma bianche.
+Morì un anno fa in colombaia il povero amico! Pagiolin
+gli voleva bene e l&rsquo;inverno molte volte aveva
+lisciato e riscaldato col becco le povere penne freddolose.
+Nella luce sembravano d&rsquo;argento.</p>
+
+<p>Il Sole è però un colombo enorme le cui penne
+spiraliche d&rsquo;oro potrebbero covare una montagna!
+Come risplendono, lunghe, lunghe! Bisogna salire,
+salire, salire ancora! Voglio vederle bene, vicino,
+vicino, sempre più vicino! Per sentire il loro rumore!
+Devono fare un delizioso rumore d&rsquo;acqua
+nell&rsquo;accarezzare quel nuvolone a destra. Oh! che
+brutto nuvolone! Sembra il fantoccio di stoppa di
+Peppino il figlio del giardiniere!</p>
+
+<p>Volerò ancor più su. Ma cosa hanno mai le mie
+ali? Rabbia! Ho troppo caldo sotto le ali. Sono
+tutto bagnato. Su, su con forza! Ecco! Ecco il
+suono che volevo udire! E&rsquo; il sole che tuba. Che
+piacere sentirlo! Le sue lunghe penne spandono ora
+una dolcissima voluttà mescolata di rumori serici
+e liquidi che grondano l&rsquo;uno sull&rsquo;altro e si intrecciano
+con mille spasimi acuti.</p>
+
+<p>&mdash;Oh! me ne intendo, me ne intendo, grida
+Pagiolin; io che sono il miglior cantore della co<span class="pagenum"><a name="Page_333" id="Page_333">[333]</a></span>lombaia.
+Col mio canto ho innamorato di me la
+bella Vluruuum. Che ridere! Bianchetto e Lulù
+non sanno cantare come me... Lo ha detto la moglie
+del colonnello, quella bella signora vestita di
+colori rumori fruscianti. E&rsquo; vestita anche lei di
+penne, ma morbide, morbide che il giardiniere
+chiama seta, velluto, pelliccia... Nel muoversi intorno
+alla colombaia la signora batteva le mani
+con gioia dicendo: «Pagiolin, Pagiolin, tu sei il
+primo cantore!» e mi regalò un miglio speciale!
+La sua veste di seta e velluto cantava come me e
+come il Sole. Il Sole però tuba più forte di noi!</p>
+
+<p>Nell&rsquo;entusiasmo Pagiolin raddoppiò il battito già
+celere delle sue ali, entrando nella polifonia solare.
+Strimpellavano con gesti immensamente circolari i
+Venti sui mille raggi del Sole come su corde tese
+incendiate dal lirismo.</p>
+
+<p>Certo la vittoria aveva commosso il Sole! Il Sole,
+grande occhio attento di arpeggiatore seguiva sulle
+lunghe sue corde tese i galoppanti accordi i maliziosi
+pizzicati e le molli frange di vibrazioni sbocciate
+nel cielo. Il Sole si moltiplicava nell&rsquo;ampio cielo
+orchestrale. Volubilmente si innalzavano delle
+nuvole, tortili come canne d&rsquo;organo e mantici profondi
+nei quali il Sole comprimeva a forza di pedale
+i Venti globulosi. Questi diventavano soffii melodici
+e salivano salivano ad inaffiar di fantasia
+le infinite orecchie attente, invisibili, delle invisibili
+stelle. Il calore dei suoni era tale che le nuvolose
+canne d&rsquo;organo s&rsquo;incendiavano al passaggio d&rsquo;ogni<span class="pagenum"><a name="Page_334" id="Page_334">[334]</a></span>
+nota fondendosi qua e là per eccessiva ebrietà. Sopraggiunsero
+volando sciami di nuvolette rosse,
+snelle piene di trilli, rimbalzelli, giuochi, scherzi,
+schianti di cristalli coralli trallalera tralla la, come
+aeree serenate di chitarre, mandolini e spumanti
+bottiglie trallalera tralla là.</p>
+
+<p>Milioni di bottiglie del più spumante Asti sonoro
+schizzavano, decapitate ma allegrissime sulla tavola
+imbandita del cielo, fra le ondate orchestrali dei
+raggi, lunghi archetti d&rsquo;oro che spremevano giù
+nelle profonde cavate il terrificante cuore dolcissimo
+di Dio.</p>
+
+<p>&mdash;Dio! Dio! Dio! Dio! gridava Pagiolin. Dio
+è luce! Dio è musica! Dio è profumo! Sono a mille
+metri a picco su quella vasta ferita terrestre. Cosa
+è mai? Cosa è mai? Certo le folgori hanno squarciato
+così la terra! I fulmini nemici del Sole! Ma
+il Sole oggi stravince. Sono l&rsquo;amico del Sole! Ma
+più in alto del Sole c&rsquo;è Dio, ed io voglio navigare
+nel suo respiro sublime!</p>
+
+<p>Con allegria pazza due volte, tre volte, quattro
+volte Pagiolin capriolò abbandonando le ali come
+un nuotatore nell&rsquo;onda e nella schiuma del canto.
+Poi giù a capo fitto nel suono più denso. Le sue
+ali sfioravano le lunghe corde d&rsquo;oro tese dai raggi
+solari. Ruzzolò giù. Era troppo ebbro e il sudore
+gli scorreva sugli attacchi delle ali.</p>
+
+<p>&mdash;Come mai ho dimenticato la mia santa missione?
+Mezz&rsquo;ora perduta! Impenitente bambino
+che sono! Ma il tubetto è ben saldo e anche il di<span class="pagenum"><a name="Page_335" id="Page_335">[335]</a></span>schetto.
+Giù! Giù! Bisogna scendere, scendere.
+Che fresco! Che fresco!</p>
+
+<p>Per alcuni minuti Pagiolin seguì una impetuosa
+corrente gelatissima, che con ritmo uguale lo trascinava.
+Ora rideva della sua paura di poc&rsquo;anzi.
+Ad ali aperte filava con crescente velocità cercando
+a destra e a sinistra col becco la decifrabile varietà
+degli odori.</p>
+
+<p>&mdash;Questo è odor di menta selvaggia. Questo è il
+timo asprigno. Oh! che buon odore di resina. Saporito,
+questo viluppo di moscerini agonizzanti!
+Mangiamo. Bisogna pur rinfrancarsi lo stomaco,
+in viaggio.</p>
+
+<p>Ad un tratto la corrente gelata modificò il suo
+ritmo equilibrato! Ora tumultua, schizza, cicloneggia,
+spalanca dei buchi come botole traditrici.
+Pagiolin riprende a volare con tutta la forza delle
+sue ali. Sente una pressione contraria. Vento duro
+a scatti che lo soffoca. Deve più volte chiudere il
+becco. «Accidenti! Ho perduto quel branco volante
+di moscerini saporitissimi!».</p>
+
+<p>La corrente contraria che s&rsquo;insinua nell&rsquo;immensa
+corrente gelata che egli segue lo assale con
+tanti odori salati, diversi per forma e intensità.
+Ovuli giranti di odori amarissimi. Un odore oblungo
+e trasparente di iodio. Un gomitolo irto di
+ammoniaca. Un blocco massiccio di bromo. E miliardi
+di aghi di sale luccicante e buoni da ingoiare.
+La salubre spruzzaglia delle onde del mare, laggiù,
+alla foce del Tagliamento.<span class="pagenum"><a name="Page_336" id="Page_336">[336]</a></span></p>
+
+<p>Pagiolin non esita più. A destra, a destra, con
+raddoppiata frenesia di ali, vince rimbalzato, rimbalzante,
+vince travolto e resistente, la grande corrente
+gelata. Questa decresce sugli orli, cede, cede.
+Pagiolin è fuori. Schizzando via si slancia in una
+atmosfera quieta come una morbida amaca smisurata.
+L&rsquo;aria è dolce come il respiro di Vluuruuum
+quando gli dorme vicino, col suo vuuruuuum,
+vuuruuum... Pagiolin vuole riguadagnare il tempo
+perduto. Egli sa che l&rsquo;aria stagna queta e senza
+bizzarrie di correnti <a name="tn336" id="tn336"></a><ins class="correction" title="Testo originale: sopro">sopra</ins> i boschi, poichè i fogliami
+pompano i capricci dell&rsquo;aria. Sente a destra
+l&rsquo;odore acido bruciaticcio delle brughiere e piega
+a sinistra abbassandosi. Non vuole stancarsi a lottare
+con quelle insensate cavallerie di venti che
+devastano le brughiere.</p>
+
+<p>A sinistra giù giù, ecco dove bisogna volare! Su
+quei fogliami dove l&rsquo;aria è immobile e più giù ancora
+su quegli orti dove l&rsquo;aria è un letto di piume.
+Quel fresco odore di insalata e i filamenti di profumo
+di quel giardino pieno di rose, e quel rimescolio
+d&rsquo;odori cotti che con rumore di stoviglie grasse
+sale da quel villaggio. Non è sgradevole quella
+acredine di fieno, anzi eccitante! Pagiolin la beve,
+a becco aperto, nel rasentare a precipitosa velocità
+i ciuffi d&rsquo;erba che ornano un nero campanile.
+Fuori dalla gonna sventolante della prima campana
+calcia un tumulto di bronzo acciabattante, che
+spaventa Pagiolin. Spavento misto di curiosità. Ecco
+un altro campanile. Via, via, via, con folle en<span class="pagenum"><a name="Page_337" id="Page_337">[337]</a></span>tusiasmo
+Pagiolin lo aggredisce quasi si schiaccia
+sopra. Affascinante batacchio. Gamba perduta di
+danzatrice pazza. Battito diventato proiettile fuor
+dal cuore sonante.</p>
+
+<p>Pagiolin è troppo ebbro. S&rsquo;irrita, smania di non
+poter riprendere la sua calma precisa di volatore
+lampo.</p>
+
+<p>&mdash;Mi hanno chiamato colombo-lampo! Sei un
+treno lampo, diceva la moglie del colonnello. Presto
+li rivedrò, i treni, e li sorpasserò!.</p>
+
+<p>Un&rsquo;altra corrente pure gelata taglia purtroppo la
+strada a Pagiolin. Ma, furbo, sente che è meno alta
+della prima e su, su, Pagiolin la scavalca con disinvoltura
+per ripiombare due minuti dopo nella
+quiete solenne dell&rsquo;atmosfera. In realtà è una quiete
+compressa tra pericolose agitazioni. Pagiolin ricorda,
+prevede, intuisce che altre correnti gelatissime
+lo aspettano. Non vuole perder tempo in continue
+scalate: decide di salire a duemila metri per
+poi dare la sua massima velocità senza scosse, deviazioni,
+nè saliscendi. Si sente bene. I muscoli delle
+sue ali hanno un ritmo forte, uguale, scattante e
+i suoi nervi ripercuotono fino all&rsquo;orlo estremo delle
+penne la sua precisa volontà timoniera. Nel salire
+Pagiolin che non conosce indecisioni nota distrattamente
+che l&rsquo;atmosfera si condensa invece di alleggerirsi.
+Una lieve nebbia senza importanza,
+pensa, sarà presto attraversata. Sale, sale per un
+quarto d&rsquo;ora. La sua velocità è grande e il suo
+umore sereno, ma l&rsquo;oscurarsi dell&rsquo;aria lo incomin<span class="pagenum"><a name="Page_338" id="Page_338">[338]</a></span>cia
+a preoccupare. Dove mai è andato il sole? Ah!
+vedo, là a sinistra! Come è scialbo! Sembra quel
+focherello di legna verde che i soldati accendevano
+d&rsquo;inverno a tre metri dalla colombaia, a forza
+di polmoni, soffiando lagrimando e bestemmiando.</p>
+
+<p>&mdash;Accidenti! grida Pagiolin, il Sole si è spento!
+Lo prevedevo. A furia di coprirmelo con tutta
+questa nebbiaccia l&rsquo;hanno soffocato! Nebbiaccia infame!...
+Macchè nebbia! Sono in un nuvolone di
+pioggia!</p>
+
+<p>Pagiolin scivola giù dieci metri poi risale nel
+grigio e nel nero. Accelera i colpi d&rsquo;ala. Ad un
+tratto sente sotto di sè un gorgo che lo pompa,
+e da destra a sinistra, sente cento mille mille mille
+zanne di pioggia e un mitragliamento di grandine.
+Pagiolin non perde la calma. Fiuta, e decide di
+salire ancora. Una battaglia ferocissima di vento
+lo fa traballare. Uno, due, tre capriole vertiginose,
+poi Pagiolin si tuffa nel vento più potente che
+ha vinto gli altri venti, imponendo il suo ritmo di
+smisurato serpente fluido fra cento serpentelli rischizzati
+via e sgominati.</p>
+
+<p>Non è il caso di lottare. Pagiolin si abbandona
+colle ali chiuse come un proiettile, in questo vento
+che irrigidisce la sua corrente. Profondissima volata
+di un cannone senza pareti che spara continuamente.</p>
+
+<p>Fu così che Pagiolin proiettile vivo fu lanciato
+in mezz&rsquo;ora nel cielo di Venezia. Grigio, ombra
+carbonosa e spaccamenti sulfurei di cielo, e lun<span class="pagenum"><a name="Page_339" id="Page_339">[339]</a></span>ghissime
+colonne isteriche di fuoco che salgono,
+scendono solcano e subitamente crollano sull&rsquo;invisibile
+calma del mare. Ad ogni minuto, Pagiolin
+che ha tenuto fino ad ora le ali chiuse, tenta gli
+spessori del vento con una cauta mossa dell&rsquo;ala
+destra. A poco a poco, gli spessori rallentano la
+stretta. Si slabbrano davanti dei piccoli varchi di
+azzurro. Pagiolin vorrebbe raggiungere il sereno,
+ma teme di smarrirsi sul mare. E&rsquo; tardi! E&rsquo; tardi!</p>
+
+<p>A mille metri, in alto, davanti a sè, Pagiolin vede
+una macchia nera che gli viene incontro rapidamente.
+Ingigantisce, ingigantisce. Non è un nuvolone,
+non è uno spessore d&rsquo;aria. Sembra quella
+strana costruzione di originalissima colombaia di
+tela su palafitte piena di uomini nudi che egli aveva
+ammirato in un&rsquo;alba famosa sulla costa di Pola
+dove aveva viaggiato nascosto e talvolta al balcone
+della tasca d&rsquo;una spia italiana! Ma come diavolo
+ora volava quella strana colombaia di tela? Pagiolin
+la osserva a cento metri su di sè. Non è una
+colombaia di tela! E&rsquo; una di quelle gigantesche
+aquile di ferro e tela tante volte contemplate ad
+Abano quando si slanciavano in alto, portando uomini
+imbottiti di penne che poi lasciavano cadere
+degli sterchi neri scoppianti.</p>
+
+<p>Pagiolin ha molto meditato, e finalmente compreso
+la bontà di quelle aquile benigne che non uccidevano
+i colombi, ma uccidevano per amor di libertà
+aerea, quelle brutte gabbie d&rsquo;uomini che
+sono le città.<span class="pagenum"><a name="Page_340" id="Page_340">[340]</a></span></p>
+
+<p>Ora egli sente che quest&rsquo;aquila di ferro e tela
+che vola lassù ha forse bisogno di lui. Strani questi
+uccelli, pensa Pagiolin, hanno ali larghe dieci
+metri, ma non hanno il fiuto decifratore di odori
+contradditorii. Non possono distinguere l&rsquo;odore
+che rivela la curva di una costa a duemila metri
+di distanza, dall&rsquo;odore che indica lo spessore di
+un vento e tante altre cose che egli sa. La loro
+ampiezza d&rsquo;ali esaspera la superbia dei venti che
+se le abbrancano, le squartano. Sono aquile bonaccione
+e i venti sono pessimi. Non possono quelle
+aquile di ferro e tela diventare come lui docili
+proiettili, schizzar fuori dalle mani dei venti se
+per caso distratti rallentano la stretta.</p>
+
+<p>Pagiolin accelerando convulsivamente il battito
+delle sue ali si slancia e sfiora con ghirlande di volo
+la grande aquila nera, che ora barcolla, mostruosamente
+fra gli spintoni e le zampate dei venti.
+Ha le due ali lacerate tutte a brandelli fumosi,
+come la baracca incendiata che bruciò tutta la notte
+vicino alla colombaia di Abano. L&rsquo;aquila di ferro
+e tela arranca e si sforza di equilibrarsi con disperati
+colpi di reni. Sembra perduta. Gli uomini che
+porta sul dorso sono affaccendati nell&rsquo;accarezzare
+il suo cuore di gas esplosivi. Cuore frenetico
+che a furia di battere ora s&rsquo;infiamma di viola e
+blu. Cuore virulento che ha forato la carne e le
+ossa della schiena e schizza fuori, vampe e fruste
+di scintille.<span class="pagenum"><a name="Page_341" id="Page_341">[341]</a></span></p>
+
+<p>Come soccorrerla? Fra poco certamente il cuore
+appiccherà il fuoco alle ali.</p>
+
+<p>Pagiolin vola a destra, a sinistra, sotto, sopra
+pazzamente sfiorando gli uomini che lavorano, intrico
+nero di braccia sul dorso sobbalzante. «Mi
+vedranno! Finiranno col vedermi! Se la bufera
+non sbraitasse tanto forte, gemerei, griderei nelle
+orecchie di quegli uomini. Non mi sentono, ma mi
+vedranno! Gioia! gioia! gioia!!! Mi vedono, sento
+che mi vedono! Ora mi seguiranno. Io so il varco.
+Di quì, di quì, venite!». Pagiolin si precipita contento
+di sentire dietro di sè la grande aquila ferita
+col suo cuore in fiamme: «Viene, viene dietro di
+me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a <a name="tn341" id="tn341"></a><ins class="correction" title="Testo originale: capofitto! Fuori">capofitto!»
+Fuori</ins> dalle tenaglie del vento e dal nebbione!
+Fumo grigio-perla, azzurro, azzurro, azzurro. A
+sinistra, l&rsquo;immensa pelle fremente del mare in allegria
+dorata sotto le lunghissime dita del sole tramontante
+che gioviale si diverte a farle un innumerevole
+solletico.</p>
+
+<p>A destra, la generosità sparpagliata d&rsquo;acque verdi
+azzurre che il Piave regala al mare. Giù, scendiamo.
+Pagiolin si volta di distanza in distanza
+per constatare che la grande aquila ormai equilibrata
+ha ripreso il battito regolare del suo cuore
+con le sue due ali eroiche, torce spente con lunghissime
+scie di fumo.</p>
+
+<p>Come un cane fedele guida un cieco, Pagiolin
+ha guidato l&rsquo;aquila di ferro e tela accecata dalla bu<span class="pagenum"><a name="Page_342" id="Page_342">[342]</a></span>fera.
+Ora volano insieme a trecento metri sopra i
+lavori febbrili d&rsquo;un ponte ferroviario sul Piave.
+Pagiolin vede le grandi gabbie di ferro che partoriranno
+i pilastri. S&rsquo;accendono le lunghe lame azzurro-violette
+dei proiettori che tagliano <a name="tn342" id="tn342"></a><ins class="correction" title="Testo originale: geometricomente">geometricamente</ins>
+la notte. Sembrano raggi solari nelle vetrate
+di una cattedrale rovesciata.</p>
+
+<p>Pagiolin sa le insidie delle luci e crede soltanto
+agli odori. Vede le forme agili dei lavoratori bollire
+in oro caldo sui due bracci di ferro tesi del ponte
+rotto. Ma preferisce studiare gli odori di sterco e di
+legno bruciato che salgono da quel vasto braciere
+formato da mille fuochi, ognuno orlato di facce e
+mani di terracotta. Accampamento di prigionieri.
+L&rsquo;aria s&rsquo;imbruna rapidamente. Presto, presto, poichè
+la notte sarà molto gelata. Un altro accampamento,
+più fitto, di fuochi. Ogni metro un fuoco
+fra le rovine caricaturali delle case sventrate. Pagiolin
+ha capito. Piega a sinistra moltiplicando la
+sua attenzione perchè ogni battito delle sue ali sia
+efficace. E&rsquo; gonfio di gioia. Porta l&rsquo;annunzio della
+vittoria totale dell&rsquo;Italia e insieme l&rsquo;onore d&rsquo;aver
+salvato una grande aquila di ferro e tela.</p>
+
+<p>Quei fuochi, quei piccoli fuochi, diversi da ogni
+altro fuoco! Pagiolin li riconosce. Sono le lanterne
+cieche dei carabinieri che vegliano al controllo di
+Abano. Secondo controllo. Altre lanterne cieche con
+piccoli annaffiatoi di luce gialla. Finalmente il Comando
+Supremo. L&rsquo;immensa casa è illuminatissima.<span class="pagenum"><a name="Page_343" id="Page_343">[343]</a></span>
+Trecento occhi di bragia. L&rsquo;officina centrale della
+guerra lavora. Sembra a Pagiolin la colombaia incendiata
+che aveva abbandonata un anno prima a
+Udine, quando c&rsquo;era tanta confusione di Comandi,
+e non c&rsquo;era mezzo di fare un volo utile. Ora tutto
+procede bene. Una folata di odori fedeli affettuosi
+lo investe. Il suo odore, l&rsquo;odore di Vluuruuum!
+Divina miscela di odori zuccherini, freschi-caldi,
+quasi una polvere di pelurie odorose e di sterchi
+cotti dal sole e volatilizzati. Una emozione spasmodica
+spreme il cuore di Pagiolin mentre spalanca
+il becco per bere a larghi sorsi i moscerini
+saporiti che salgono dalle gore predilette. Guarda,
+guarda e vede un&rsquo;ombra nera muscolosa in una
+finestra accesa. La quadratura di spalle rudi e maschie
+del capo di tutti gli uomini che il giardiniere
+chiama: Badoglio. Pagiolin lo ammira chino su
+una grande carta rossa, blu, rosa, illuminata. Sopra
+quella carta misteriosa vi sono delle forme
+simili a quelle che fanno gli sterchi di Pagiolin
+cadendo sull&rsquo;impiantito della colombaia, quando
+appollaiato in alto gode il tepido rosmarinato pomeriggio,
+liberandosi il ventre dal peso soverchio.</p>
+
+<p>Al di là del palazzo del Comando, Pagiolin per
+gioia e per dovere, fece strepitare le sue ali. Tutti
+dovevano vederlo, applaudirlo. E&rsquo; lui! E&rsquo; lui che
+porta l&rsquo;annunzio celeste! E&rsquo; lui il colombo fortunato
+fra tutti i colombi! Ha osato, lottato, conosciuto,<span class="pagenum"><a name="Page_344" id="Page_344">[344]</a></span>
+vinto tutto. Sa tutto. Potrà raccontare tutto! E si
+precipita giù nel profumo dei profumi adorati della
+sua colombaia.</p>
+
+<p>Grande frullo frullo frullo d&rsquo;ali. Rimescolio, balzi
+e traslochi di pennuti. Si sveglia la bella Vluuruuum
+e si slancia al cancelletto. Tra i fili metallici,
+i due beccucci innamorati si incontrano,
+si sfiorano, sfiorano, sfiorano, sfiorano. Pagiolin
+è un maschio fiero, quasi un veterano del cielo.
+Pochi baci gli bastano, e tendendo il becco tuba,
+tuba, tuba, tuba, con eloquenza morbida, gorgogliante,
+vellutata, rumorosa, ruvida, voluttuoosa,
+vorticoosa e insieme rorida di lagrimette eroiche
+felici.</p>
+
+<p>&mdash;O mia Vluuruuuum faremo all&rsquo;amore stanotte.
+Prima ti debbo raccontare. In quanto a
+voialtri, ali rammollite, imboscati senza fiato nè
+fiuto nè frullo, finite il vostro strepito! Voglio il
+silenzio. Un silenzio assoluto. Ho visto, ho visto
+grandi cose. Ho visto i grandi italiani come gattacci
+imprigionare in una trappola di montagne
+mille le mille e mille e mille e cento volte mille
+brutti topacci austriaci che avevano rubato tutto il
+formaggio...</p>
+
+<p>Ma la stanchezza lo vinse. Quando, dieci minuti
+dopo, una mano venne ad accarezzarlo e tirandolo
+fuori dalla colombaia lo rivoltò, lo rovesciò per liberare
+la sua zampetta destra dal tubetto pieno di
+vittoria, Pagiolin sonnecchiava.<span class="pagenum"><a name="Page_345" id="Page_345">[345]</a></span></p>
+
+<p>Non fece all&rsquo;amore quella notte, era troppo stanco;
+e la sua fedele Vluuruuuum si accontentò di
+vegliare il suo sonno quieto, ma di quando in
+quando scosso da un sogno convulso e angoscioso.
+Pagiolin sognava la tragedia della grande aquila
+di ferro e tela salvata dalla ferocia dei venti.<span class="pagenum"><a name="Page_346" id="Page_346">[346]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XXVII" id="XXVII"></a>XXVII.<br /><br />
+
+UN&rsquo;ISOLA PROFUMATA<br />
+NEL FIUME PUZZOLENTE.</h2>
+
+
+<p>Il quattro novembre al tramonto, sulla strada di
+Chiusaforte, nella mia blindata ferma prua che divideva
+il nerastro filosofico puzzolente fiume di
+prigionieri austriaci.</p>
+
+<p>Vinto il nemico tanto giustamente odiato, mi
+sento vuoto vuoto e disoccupato e m&rsquo;addormento
+sul volante, straricco di vittoria, fra un&rsquo;immensa
+straccioneria di eserciti disfatti. Beato. Con lagrime
+dolcissime fra le ciglia. La mia fame sognò
+un&rsquo;elegantissima tovaglia, infinita serica fuga di
+morbidi perlacei riflessi che fluttuavano. Ed era,
+uscito fuor dalla passione del tramonto e dai suoi
+laminatoi, il mare siciliano metallo lucidissimo che
+cullava elasticamente undici vulcani-isole dal fumo
+distratto. Sognavo.</p>
+
+<p>Presto dentro più presto più dentro un&rsquo;acuta parola
+girante: Vittorrrria, mi trapanò il cranio e
+via pel cielo volando scavalcò il mare e rimbombò
+nei capaci polmoni ovoidali dello Stromboli Stromboli
+Stromboli. Sognavo.</p>
+
+<p>Una gioia bollente fece saltare il tappo di lava
+del secondo vulcano. Schizzò altissimo il suo getto<span class="pagenum"><a name="Page_347" id="Page_347">[347]</a></span>
+di fuoco spumante. Il terzo vulcano sputò obliquamente
+sul mare cento luminarie di bragia a ventaglio,
+mille regate di diavoli, e ripescò tutte le
+sirene morte, galvanizzandole. Eccole, guizzano, occhieggiano,
+baciano, uccidono. Altalena di buio luce...
+buio... luce... Chi è che urrrla? Perchè piaaaaangi
+così?</p>
+
+<p>Vulcani alcoolizzati o gigantesche bottiglie di delirio?</p>
+
+<p>Il quarto vulcano sturato schizzò risate d&rsquo;oro,
+smorfie di porpora e spiralici lunghissimi ironici
+smeraldi. Il quinto vulcano pareva una rosea spremuta
+di belle donne nude e di immense arance
+cigliate che guardavano. Sognavo.</p>
+
+<p>Tutti quei vulcani&mdash;isole&mdash;bottiglie&mdash;cuori
+spararono il loro fuoco d&rsquo;allegria furente con ampio
+frastuono di tappi e rintocchi contro il sole pallido
+sordo astemio morente che annega.</p>
+
+<p>L&rsquo;undecimo vulcano lanciò allora la sua colonna
+di fiamma a ventidue chilometri di altezza. Quando
+quando... quando vi giunse, piegò il suo pennacchio
+vermiglio e questo fece il giro della terra e lo
+seguivo in sogno mentre velava e svelava quelle
+tonde natiche veloci tatuate di continenti e mari.</p>
+
+<p>Mi sveglio di soprassalto.</p>
+
+<p>&mdash;Chi mi graffia il viso? Chi, chi?</p>
+
+<p>Ghiandusso che montava la guardia in torno alla
+mia blindata si avvicina:</p>
+
+<p>&mdash;Signor tenente, nessuno, nessuno. Lei ha
+fatto un brutto sogno.<span class="pagenum"><a name="Page_348" id="Page_348">[348]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Anzi un sogno bellissimo! Ma ad un tratto
+mi sono sentito graffiare il viso. Ho dormito
+molto?</p>
+
+<p>&mdash;Due ore, signor tenente, sono già passati
+diecimila prigionieri austriaci, tre brigate... La
+Zazà ha morsicato la gamba di un colonnello ungherese.
+Ora dorme dietro di lei. L&rsquo;ho messa dentro
+perchè mordeva le gambe ai prigionieri. E&rsquo; diventata
+un po&rsquo; cattiva dopo il parto. Sa, signor tenente,
+come discutono fra di loro il cane tedesco e
+il cane italiano? Il cane italiano domanda: «Cosa
+hai in bocca?». Il cane tedesco: «Flaaaasc». Per
+pronunciare questa parola spalanca la bocca e lascia
+cadere la carne. Il cane italiano si precipita e abbranca
+la carne. Allora il cane tedesco: «Cosa hai
+in bocca?». Il cane italiano risponde coi denti
+stretti sulla carne che non molla: «Carrrrrrne!»</p>
+
+<p>&mdash;Non è così, Ghiandusso, credo che il cane
+italiano tenga i denti stretti per respirare il meno
+possibile il puzzo terribile del cane tedesco.</p>
+
+<p>Fuori: un tramonto di nuvole vermiglie lacerate
+come pezzi enormi e brandelli di carne macellata.
+A destra e a sinistra della mia blindata, che teneva
+il centro della strada, il fiume monotono, grigio,
+giallo-sporco e verde verminoso dei prigionieri
+spandeva un puzzo mordente esasperante fatto di
+mille puzzi diversi ugualmente nauseanti e insopportabili.</p>
+
+<p>Visi scialbi, gualciti, spremuti con piccoli occhi
+celesti smarriti. Facce gonfie come nutrite di fango<span class="pagenum"><a name="Page_349" id="Page_349">[349]</a></span>
+con gote cascanti. Facce plasmate di bile. Baffi
+gialli che schizzano fuori dai visi scheletrici. Bestiame
+umano masticato dall&rsquo;uragano. Occhi vitrei
+che fissano senza vedere. Lerciume ondeggiante di
+cappottoni curvi come verniciati di sterco e piscio.
+Sembra veramente un fantastico fiume di putredine,
+spessa quasi solida, oppresso da un affastellamento
+di stracci luridi, e misteriosamente spinto
+da un&rsquo;invisibile corrente che lo conduce verso lo
+spiraglio-gorgo di una cloaca capace.</p>
+
+<p>Vi sarà poi in Italia una cloaca adatta a ricevere
+quel triste fiume? Il sole rosso lancia dalle brecce
+delle nuvole brandelli di carne su quel bollore di
+schiene.</p>
+
+<p>Per un istante mi sforzo di distinguere con nari
+eroiche gli odori. Cavolo fradicio, piaga putrefatta,
+alga morta, piedi sporchi, vello di montone,
+piscio di gatto, cancrena polmonare, muffa, sterco,
+orina, vecchie bende insanguinate, ghetto, stiva,
+caserma.</p>
+
+<p>Ma rissano fra di loro quei puzzi. Ora gli sterpi,
+i rovi e le baionette degli odori ammoniacali infilzano,
+lacerano, e squartano dei vasti flaccidi tondi
+puzzi zuccherini, simili a pance di carogne galleggianti.
+Sopra di loro grandinano lunghi odori
+proiettili che colpiscono direttamente lo stomaco e
+lo rovesciano. Poi domina una languida risacca di
+odori dolciastri che colmano ogni poro della pelle
+di nausea funerea e di morte. Ricordo involontariamente
+il puzzo tipico di cadavere-sterco-fango del<span class="pagenum"><a name="Page_350" id="Page_350">[350]</a></span>le
+trincee della Vertoiba. Ma questo che ora mi
+invade è un ben più terribile puzzo impregnato di
+morte, ma vivo, attivo, insinuantissimo. Vuole dominare,
+inondare di se la profonda valle del Fella
+e soffocare le fresche respirazioni verdi, sane del
+Tagliamento.</p>
+
+<p>Povere valli prostituite! Tutte le innumerevoli
+bocche vegetali use a fiatare nel tramonto profumi
+di timo e menta selvaggia sono imbavagliate! Tutti
+i pini coi loro incensieri di resina naufragano
+asfissiati nella marea di torridi puzzi avviticchianti
+feroci, granulosi che agganciandosi e spumando
+salgono, salgono ad insozzare le cime! Queste esasperate
+dall&rsquo;orrore sembrano centuplicare la loro
+splendida bellezza di smisurati corpi, vivi, nudi,
+rosati dal sole. Non ammettono, rifiutano il tragico
+fiume d&rsquo;immondizie umane che assale i loro fianchi.
+Emergono cime nevose, tornite, gonfie di salute e
+desiderio come belle poppe di donna con in alto il
+bottone di rosa montana del capezzolo offerto ad
+un vento maschio selvaggio tutto muscoli in velocità.</p>
+
+<p>Ma questo non viene ancora.</p>
+
+<p>Agli innumerevoli puzzi catalogati si aggiunge
+quello irto d&rsquo;aghi dei pidocchi. La pelle del cielo
+bianca si contrae schifiltosamente con un primo
+prurito di stelle.</p>
+
+<p>Potrò io difendermi nella mia blindata immersa
+come un&rsquo;isola nel fiume di corpi e odori saturi di
+morte?<span class="pagenum"><a name="Page_351" id="Page_351">[351]</a></span></p>
+
+<p>Scivolando dentro per le feritoie, penetrano gli
+abiti. Il grigio-verde della mia giubba ne è già inzuppato.
+Salgono nelle mie nari ad avvelenarmi il
+sangue e ad offuscarmi il cervello: le belle parole
+della vittoria si smembrano in un&rsquo;atmosfera cerebrale
+d&rsquo;incubo. I miei pensieri hanno il viscido colore
+giallo sporco-nerastro di quei cappottoni curvi
+che passano, passano senza fine. Ventimila prigionieri
+sono già passati. Ne passeranno altri trentamila.
+Penso che lo smisurato cadavere dell&rsquo;Austria
+spiaghi fuori dalla sua pancia sfondata un
+gigantesco e terrifico budellame che per la valle
+della Carnia inonderà la divina penisola nostra.</p>
+
+<p>Il mio cervello allucinato non riconosce più il bel
+sole italiano della vittoria, volante corridore nella
+ruota d&rsquo;oro che formano le sue gambe accese moltiplicate
+dalla velocità!</p>
+
+<p>Vedo laggiù sul Tagliamento un sole straniero
+e odioso: brutta faccia tonda alcolizzata e smargiassa
+che nei dentoni d&rsquo;oro falso prominenti, e i
+labbroni tabaccosi, si sforza di riassumere tutta
+l&rsquo;insolenza l&rsquo;infatuazione, la megalomania, l&rsquo;impudenza
+sanguinaria e il guittismo balordo dell&rsquo;impero
+austro-ungarico defunto.</p>
+
+<p>Quel sole ha posato le sue mani molli, effeminate,
+piene di anelli rubati, su quell&rsquo;isoletta del
+Tagliamento. Strana isoletta camuffata. Con le lussureggianti
+ondulazioni della sua capigliatura di
+vigne arricciate, pettinate, impomatate disposte
+con troppa cura in piani successivi, come una par<span class="pagenum"><a name="Page_352" id="Page_352">[352]</a></span>rucca
+dai mille brilli grigi-azzurri-argentei, e piccoli
+infiniti rubacuori. Quella isoletta riassume tutta
+la grazia vana e passatista di Vienna.</p>
+
+<p>Il mio spirito, affondando nelle allucinazioni fra
+le due colate di corpi e puzzi avvelenanti, teme la
+pazzia. Dove sono i Venti italiani e le loro furenti
+scope salutari? Un dolce fiato inodoro mi risponde.
+Sento che un Vento italiano si è insinuato
+nella valle. Ecco addenta il piedestallo di nuvole
+color sterco insanguinato del sole! Si slancia lassù,
+in quella pineta. Gli scatti e le cadenze flessuose
+del suo corpo che si scrolla nella sua giacca
+attillata di nuvolette rosa rivelano la sua nobile
+gioventù. Ora s&rsquo;affretta a rimescolare quei fogliami.
+Li scuote brutalmente per liberarli, dai puzzi
+vischiosi e con un gesto vasto fa sbattere, sbattere
+tutte le finestre di Stazione per la Carnia. Poi
+parla, parla, ingiuria, fischia, sputa. Ritto in piedi,
+impreca contro il cielo e chiama alla riscossa
+tutti i Veneti fratelli. Meraviglioso Vento-oratore!</p>
+
+<p>&mdash;Dove siete, infingardi? Venite! Venite!</p>
+
+<p>Agitando il suo corpo che si frangia di rabbia
+e i suoi capelli tentacolari, il Vento parla con voce
+tonante alle lontane tribune delle prime stelle e
+si sgola per insolentire la pigrizia paurosa. Il Vento
+scande scande scande ogni sillaba con violenti
+colpi di pugno sui tetti delle case come su un pulpito.
+Ad un tratto si slancia contro il sole e lo rovescia
+giù dal suo trono di nuvole. A calci a pedate,
+correndo e remando nel cielo il Vento sco<span class="pagenum"><a name="Page_353" id="Page_353">[353]</a></span>pa,
+azzanna, impacchetta, ammucchia, scaccia,
+insacca, calpesta le matasse di odori in rissa che
+rischizzano, s&rsquo;arrampicano, si rintanano nelle
+vallate e nei burroni. Intanto con un vasto muggito
+che cresce, cresce, cresce e scoppia accorrono giù
+dai monti e dalle fonde valli altri Venti alla riscossa.</p>
+
+<p>Questo sospira sospira sospira e fischia nella
+stretta di due roccioni per passare ad ogni costo.
+E&rsquo; troppo voluminoso: porta addosso una girandola
+di enormi polmoni gonfi d&rsquo;ira compressa. Si
+accanisce e fiiiiischia. Sospira sospira sospira poi
+con uno schiaaanto d&rsquo;alberi e fogliame precipita
+inondando di sè a ventaglio tutta la vallata. Sotto,
+il tetro fiume di prigionieri increspa paurosamente
+la sua superficie di cappotti e berretti fuligginosi.
+Io rialzo la testa dal volante e fiato fiato finalmente.
+I Venti giungono in ritardo, ma la loro fretta è
+vertiginosa. Pulire, pulire, pulire tutto, scuotere,
+sconvolgere, disinfettare. Ma non basta. Occorre
+inebriare al più presto la vallata di mille profumi
+perchè la mia blindata 74 diventi un&rsquo;isola profumata
+sul fiume lurido dei prigionieri.</p>
+
+<p>Un Vento gagliardo è lassù in cima alla montagna
+che chiama chiama con spiraliche sciarpe di
+mani altri Venti che lontano gonfiano a gara le
+loro pance, otri, e zampogna melodiose di tutti i
+profumi di rose, viole, acace, ginestre, gardenie,
+caprifoglio italiani, rapiti ai giardini pensili sul
+mare di Liguria.<span class="pagenum"><a name="Page_354" id="Page_354">[354]</a></span></p>
+
+<p>Altri insaccano i voluttuosi profumi di tiglio dei
+sobborghi di Milano. Dovunque ferve il lavoro.
+Via, non perdere tempo, gonfia quell&rsquo;otre di tutti
+gli odori salati, salubri, verde-azzurri di questo
+piccolo golfo di Zoagli! Tu, riempi fino all&rsquo;orlo,
+tieni ben chiuso, porta in alto e su a tutta velocità
+corri a profumare la Carnia appestata!</p>
+
+<p>Tre Venti smaniano, intanto, nello stretto di Messina.
+Sono forti e le loro invisibili propaggini muscolose
+sono capaci in pochi minuti di rianimare di
+fresco aereo velluto l&rsquo;intera Sicilia carbonizzata
+dall&rsquo;ardore d&rsquo;agosto.</p>
+
+<p>Ora in fondo a questo corridoio marino, i tre
+Venti affondano le dita nel mare e tutte grondanti
+le fanno scorrere, scorrere, sui giardini di Messina
+e su quelli odorosissimi di Siracusa perchè siano
+impregnate del profumo lieve danzante punzecchiante
+dolcissimo dei limoni, degli aranci e dei
+mandarini. Quei tre Venti siciliani passano nelle
+alte vigne fronzolute di Capri inebriandosi di fantasia
+rossa, poi sul promontorio polposo di Posillipo
+per aggiungere negli otri, pance e zampogne
+loro, delle erranti svenevoli mandolinate. Via a
+galoppo, su, su, a 70 Km. all&rsquo;ora, saltando a piè
+pari la schiena dell&rsquo;Appennino, aromatizzandosi
+i piedi pattinatori sulle pinete resinose, s&rsquo;avventano
+sopra il Veneto e piombano nella valle della
+Fella. Ma l&rsquo;Italia è vasta e tutti i vegetali d&rsquo;ogni
+provincia vicina e lontana debbono dare il loro
+contributo.<span class="pagenum"><a name="Page_355" id="Page_355">[355]</a></span></p>
+
+<p>Nell&rsquo;oasi di Tripoli sonnolenta si alza con fatica
+un Simun assopito. Forte Vento africano non servo,
+ma innamorato dell&rsquo;Italia. E&rsquo; stanco di due lunghi
+viaggi nel deserto, ma una tromba bersaglieresca
+l&rsquo;ha svegliato questa mattina. Sa, il Simun,
+che negli orti ombrosi e nei prati di orzo erba medica
+e lattuga, che egli ha sempre rispettato, dormono
+dei profumi biondi, pepati e zuccherini che
+l&rsquo;Europa non ha. Sa il Simun che le ombrie sui
+pozzi orlati d&rsquo;asinelli, hanno dei tiepidi profumi
+vanigliati che l&rsquo;Europa non ha.</p>
+
+<p>Si scuote, e d&rsquo;un balzo in piedi, vibrante burbero
+benefico invita piante erbe tronchi e fogliami, a
+spremersi d&rsquo;ogni essenza. Tutta l&rsquo;oasi è in tumulto.
+I cammelli rallentano il loro ruminare e il loro gorgogliare
+catarroso di grondaia, sussultano, tremano.
+Il cammelliere dritto alzando le braccia implora
+pace dal Vento che giocondamente gonfia il suo
+barracano come una vela, e in testa il burnus come
+il fiocco sul bompresso.</p>
+
+<p>Ma il Simun non è contento di questi casti profumi
+rapiti alla capigliatura dell&rsquo;oasi. Non è forse
+l&rsquo;imperatore assoluto dell&rsquo;Africa? Con un salto di
+montagna terremotata, rosso irto accecante scavalca
+la grande Sirte e in Cirenaica lungamente
+strofina il suo corpo ossuto e scricchiolante d&rsquo;ascaro
+immenso in altre oasi più fitte più umide
+più fertili. Il Nilo l&rsquo;attira con la sua vasta coltura
+di profumi oliati e fermentati in verdi ombre sotto
+soffitti spessi di banani, e pieni di gaggie. Percorre<span class="pagenum"><a name="Page_356" id="Page_356">[356]</a></span>
+tutto il Nilo riempiendo di profumi i tre mila
+otri che suonano fragorosamente sulle sue spalle
+scattanti. Entra nel lugubre caldo foltore d&rsquo;oro
+torrido intrecciatissimo e compresso della sua Abissinia
+amata. Sono mesi e mesi che non piove, e
+la mirra balsamica suda fuor dalla corteccia un
+umore inebriante e languidissimo. Questo, questo
+ci vuole, pensa il Simun, perchè la prima notte dei
+vincitori Italiani in Carnia sia simile alle notti di
+Allah! Subito vuota alcuni otri di profumi mediocri
+e con fiati lunghi accarezzando per un&rsquo;ora trecento
+mila arbusti di mirra balsamica accumula e
+costringe in mille trecce strette le ondulanti capigliature
+del profumo assolvente.</p>
+
+<p>Il Simun non è sazio ancora. Scavalca il mar
+Rosso e raggiunge un altipiano d&rsquo;Asia dove brucano
+in pace cento mandre di cervi muschiati. Con
+boati di gioia sradicante il Simun li assale. Crollo
+schianto e sfasciamento di quei boschi di corna.
+Il Simun li caccia alla rinfusa in una valle, poi
+sopra, come in un tino coi vasti piedi chilometrici,
+li vendemmia.</p>
+
+<p>Dagli addomi schiacciati schizza lo strano burro
+rosso-bruno. Ride, ride, il Simun, nella carneficina
+poichè sa la potenza quasi indistruttibile di
+questo profumo divino. Un granello solo basterà
+a inebriare 2 milioni di metri cubi d&rsquo;atmosfera
+notturna!</p>
+
+<p>Stracarico di profumi asiatici e africani, il Simun
+ritorna. In alto, in alto vola sopra il mare<span class="pagenum"><a name="Page_357" id="Page_357">[357]</a></span>
+perchè i potenti spruzzatori salati dalle onde non
+deformino le essenze purissime che egli porta
+rinchiuse nei suoi polmoni, otri pance e zampogne.
+La sua velocità supera quella d&rsquo;ogni altro
+Vento, tanto l&rsquo;orgoglio d&rsquo;essere il primo profumatore
+dell&rsquo;Italia vittoriosa lo esalta.</p>
+
+<p>Nella mia blindata lo sento venire. Tutti i Venti
+italiani che hanno sparso già con armoniosa delicatezza
+centomila profumi italiani sui declivi e
+sui boschi e nei burroni e nelle viuzze dei villaggi
+e in ogni casa come un vaso, sanno che un prodigioso
+Vento sconosciuto sta per giungere con
+nuove ricchezze delizianti. Si aggirano i Venti italiani
+perfezionando la disposizione dei profumi, e
+quelli tondi come ovi, e quelli in forma di amaca
+e quelli che gemono di dolcezza come divani innamorati,
+e quelli che saltano come ginnasti su trapezi
+volanti, e le bisce i mazzi le capigliature i
+drappeggi di profumo.</p>
+
+<p>Due venti si sono inerpicati e sospesi alle costellazioni,
+e spalmano così di essenze l&rsquo;intera
+volta stellare perchè il palazzo della notte sia tutto
+profumato e nel centro sia profumatissima la mia
+blindata: camera nuziale. I Venti italiani sono
+perplessi poichè il gran mago dei profumi tarda.
+Lui, lui solo potrà idealizzare con essenze speciali
+le acque del Fella che languide e melodiose si
+preparano a diventare il bagno della divina bella
+notturna. L&rsquo;aria trema febbrile, sinuosa spasi<span class="pagenum"><a name="Page_358" id="Page_358">[358]</a></span>mante
+con lunghi bisbigli. I Venti sono ammutoliti
+immobili. Aspettano.</p>
+
+<p>Undici minuti d&rsquo;attesa angosciosa... Poi un fragor
+di cannonate che schiantino schiantino cento
+città di bronzo cristallo e colonne di giada.</p>
+
+<p>Valanga giù dal cielo quasi a picco il Simun
+e riempie la valle della Fella d&rsquo;un traballio innumerevole
+d&rsquo;otri squassati - duri - molli - rigidi - negri - luminosi
+soffici dentati come crani di poeti
+cozzanti nelle ampie saccocce volanti di Dio.<span class="pagenum"><a name="Page_359" id="Page_359">[359]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XXVIII" id="XXVIII"></a>XXVIII.<br /><br />
+
+LA <a name="tn359" id="tn359"></a><ins class="correction" title="Testo originale: PIU">PIU&rsquo;</ins> BELLA NOTTE D&rsquo;AMORE</h2>
+
+
+<p>Il Simun colmò la valle di profumi e volò via.</p>
+
+<p>Le acque del Fella si offuscarono un attimo,
+poi rischiarandosi come lunghe vasche tranquille
+cullarono di nuovo le stelle.</p>
+
+<p>Allora la mia voce rotta da singhiozzi cantò:</p>
+
+<p>&mdash;Vieeeeni! Vieeeeni! Italia mia! Vieeeeni Amooore!
+Italia, forma perfetta, ardore sovrumano,
+voluttà grazia, eleganza, poesia, incendiante passione,
+ventaglio piumato di sguardi e carezze, sintesi
+di tutti gli ideali arabeschi del canto, riassunto
+d&rsquo;ogni dolcezza femminile, madre - sorella - amante
+ - figlia, tenerezza sommergente, snello ottimismo
+audace, cascata di luce, rada beata sulle coste del
+Paradiso, ideale corpo plasmato di nuvole onde
+spume sogni, forza che si frange in soavità fragilità
+per rinascere più forte.</p>
+
+<p>Vieeeni, tutti i tuoi nervi tutti i tuoi muscoli pronti
+sotto la tua pelle bianca, rosea che odora di caprifoglio,
+ciclami, gaggie! Pelle divina dell&rsquo;Italia
+lambita dai mari di seta e sospiri! Ramificazioni
+di vigne e di vene che sono bizzarre fontane di
+fantasia!</p>
+
+<p>Italia, sei la più bella! Tutti lo sanno, e ti invi<span class="pagenum"><a name="Page_360" id="Page_360">[360]</a></span>diano.
+Molti ti odiano, ma tu non li temi e verrai
+lo sento in questa mia alcova d&rsquo;acciaio profumata
+ma insidiata da una doppia corrente di luride
+forze nere, puzzolenti e bieche. Queste non potranno
+mai sommergere la mia isoletta, poichè è
+sradicata, galleggia, su tutte le navigazioni e tutte
+le velocità. Quando tu sarai qui dentro, nelle mie
+braccia, potrai abbandonare i tuoi capelli ai forti
+dinamici Venti italiani che te li profumeranno delicatamente.
+E tu godraai fra le mie braccia la mia
+passione fatta di mille passioni. Vieni!... Vieeeeni!
+Vieeeeni!</p>
+
+<p>La mia preghiera è esaudita. Mentre visito con
+lo sguardo zelante l&rsquo;interno della piccola alcova
+d&rsquo;acciaio sento la tiepida passione lattea del suo
+corpo. Ecco il suo profumo di caprifoglio, ciclami,
+gaggie! Ecco sulla feritoia aperta, la luna... Non è
+la luna! E&rsquo; il suo ventre bianco, liscio di verginità
+incorruttibile, eppure così sensuale.</p>
+
+<p>&mdash;Vieeeeni! Vieeeeni! Amoooore! Scendi, entra!</p>
+
+<p>Così l&rsquo;Italia, amore fatto di mille amori, entrò
+abbandonandosi con morbidi scatti fra le mie braccia.
+La <a name="tn360" id="tn360"></a><ins class="correction" title="Testo originale: prendo, La">prendo, la</ins> stringo e i miei baci affannosi
+la svestono per meglio goderla. Urlo di tutti i miei
+pori felici. Esitazione, terrore delle mie labbra che
+non possono, non potranno forse inebriare tutta,
+tutta la sua carne e raggiungere tutte le sue fibre
+e in fondo in fondo cogliere il fiore dello spasimo
+assoluto.<span class="pagenum"><a name="Page_361" id="Page_361">[361]</a></span></p>
+
+<p>Ma il mio cuore vampante centuplica battendo
+le sue furenti calorie per incendiare tutto in me,
+muscoli, vene, nervi, tendini, fibre, visceri, pensieri,
+sogni e meati capillari. Bruciare, bruciare,
+ardere, arroventarmi liquefarmi in un lago torrente
+mare Oceano di lava appassionata! Cingerla
+così del mio conflagrante amore liquefatto!</p>
+
+<p>Sì, sì, diventerò un oceano di lava, più vasto
+e più cocente degli oceani di fuoco rabbioso che
+l&rsquo;Etna e il Vesuvio mal contengono sotto montagne
+pesanti! Il mio oceano d&rsquo;amore fumante sarà libero,
+libero, libero! Ogni capriccio sarà concesso!
+Ogni sanguinaria carezza potrà sollazzarsi in libertà!
+Torrido, torrido per te o Italia! Ma quell&rsquo;oceano
+di lava prodigiosamente sotto i ventagli
+della mia poesia si addolcirà trasformandosi in un
+purissimo mare ingenuo tutto imperlato di tenerezza
+e gratitudine lagrimanti.</p>
+
+<p>&mdash;Sei felice, sei felice?... Guarda, ho sospeso
+la tua veste di trasparenze fluviali sul rullo dei nastri
+di cartucce perchè veli di mansuetudine la
+volontà di luce tagliente della lampadina elettrica.
+La notte sarà fredda: ho posto nel cruscotto un
+elmetto austriaco pieno di bragia. L&rsquo;ardore della
+bella vittoria tua riscalderà i tuoi piedini che gareggiando
+in corsa con le code delle comete si sono
+un poco gelati. Ho fatto puntare le due mitragliatrici
+della cupola contro le ultime stelle dell&rsquo;ironia
+e del pessimismo. Ma sdraiati! Sdraiati! Sdraiati,
+e riposa in pace. Ho steso sotto i tuoi bei fian<span class="pagenum"><a name="Page_362" id="Page_362">[362]</a></span>chi
+tre pellicce di generali austriaci. A destra e a
+sinistra potrai scegliere in quegli scaffali pieni di
+nastri di destini la più bella fra le molte collane
+e cinture di cartucce che nelle tue dita si trasformano
+in preziosi ori - argenti - smalti cesellati.
+Vengono dalla fabbrica francese di Saint-Etienne.
+Furono foggiati per adornare la morte dei tuoi nemici,
+ma le tue dita più sapienti delle onde dell&rsquo;oceano
+Indiano riceselleranno quei nastri di cartucce
+trasformandoli in monili per la tua bellezza in amore...
+Ti piacciono, ti piacciono i miei baci, lo sento!
+Vieni! Vieni! Vieni! Entrami nel cuore, o Italia!
+Godi, godi, godi, amore mio. Sento l&rsquo;anima tua
+più intima che dal fondo mi chiama, vuole tendermi
+le braccia, ma non può, è troppo giù giù, nello
+imperscrutabile mistero degli amori sovrumani.
+Dal fondo la tua anima implora una stretta, una
+piccola stretta delle mie mani! Mi tuffo, affondo
+nella tua carne per toccarle, toccarle quelle tue
+piccole mani bianche, tremanti! Ti tendo le mie!
+Sono vicine, vicine alle tue. Un torrente di baci
+ancora ancora! Perchè più non vi sia ostacolo
+al mio slancio. Ora quasi le tocco, le piccole mani
+della tua anima... le tocco... le ho toccate. Un attimo,
+ancora ancora! Un altra <a name="tn362" id="tn362"></a><ins class="correction" title="Testo originale: stretta..">stretta...</ins> Felicità,
+felicità, felicità!... Ogni segreto rivelato. So finalmente
+perchè ti ho tanto amata! So perchè si può
+morire, e rimorire e rimorire cento, mille, un milione
+di volte per te!</p>
+
+<p>Ora dorme fra le mie braccia la bella innamo<span class="pagenum"><a name="Page_363" id="Page_363">[363]</a></span>rata
+col suo sorriso di rosa bianca che tremi estatica
+tra brezza e raggi all&rsquo;alba nei giardini. Nel
+cruscotto sotto i suoi piedini bianchi, langue e agonizza
+la bragia rossa di crudeltà guerresca nell&rsquo;elmetto
+austriaco.</p>
+
+<p>Sull&rsquo;Italia e su me riposanti veglia la dura volontà
+futurista della lampadina elettrica. E&rsquo; irritata
+di sentirsi avvolta nella veste di notturne trasparenze
+obliose.</p>
+
+<p>Fuori scorre il fiume monotono di bestiami sanguinari
+balordi e cocciuti, ormai vinti e domati con
+la loro anima puzzolente in dissoluzione. Anima
+che vorrebbe ancora ammorbare con lingue vendicative
+l&rsquo;indulgente e generosa respirazione umana
+del nostro divino amore nella nostra alcova di
+acciaio. Ma quell&rsquo;anima irta di mille tanfi bestiali
+non penetra più...</p>
+
+<p>In alto sui monti vegliano i Venti, i grandi Venti
+italiani strapotenti e profumanti distributori di Libertà
+spirituale, fantasie interplanetarie e assoluta
+bontà umana.<span class="pagenum"><a name="Page_364" id="Page_364">[364]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XXIX" id="XXIX"></a>XXIX.<br /><br />
+
+A MENSA COL VINTO<br />
+FRA I ROTTAMI DELL&rsquo;IMPERO<br />
+AUSTRO-UNGARICO</h2>
+
+
+<p>Don Jacopo, parroco di Resiutta, è un simpatico
+e fervido patriota italiano. E&rsquo; stato felice di accogliere
+nella sua casa parrocchiale il comando dell&rsquo;8.
+squadriglia cosicchè impiantiamo la mensa nel
+vasto cucinone affumicato le cui finestre sono aperte
+sulle strada di Chiusaforte gibbosamente ingombra
+dei rottami della ritirata austriaca.</p>
+
+<p>Volpe dopo aver spedito mediante un motociclista
+un ordine bancario da telegrafare in Borsa a
+Genova mi fa ammirare i magnifici porcelli e le
+oche catturate che si sbattono e rumoreggiano nella
+navicella di un draken-ballon austriaco custodito
+da Ghiandusso. Ha trovato anche farina e zucchero
+e molte casse di sigarette ungheresi.</p>
+
+<p>Ogni mio soldato ne fuma tre alla volta, tre piccole
+torce di gioia al balcone della bocca.</p>
+
+<p>Il prete, alto segaligno, faccia di montanaro ossuta,
+occhi celesti vivacissimi, forti mascelle da
+mangiatore e piede veloce, si affaccenda dalla cucina
+alla sua vigna che egli proclama la prima vigna
+d&rsquo;Italia. Da Resiutta a Vienna non si trova più
+una vigna. E&rsquo; indubbiamente una vigna straordina<span class="pagenum"><a name="Page_365" id="Page_365">[365]</a></span>riamente
+fertile, piena di nascondigli, forse di sotterranei,
+poichè il prete ricompare ogni tanto con
+qualcosa di nuovo fra le braccia a maniche rimboccate:
+pentole, cassette, sacchi, sacchetti, salami,
+ecc. La sua serva Maria, grassa, quarantenne,
+dal viso roseo primaverile e dagli occhietti furbissimi
+neri un po&rsquo; avari, brontola; ma ogni volta che
+nel cucinone entra un nerboruto bersagliere ciclista
+col ruvido viso patinato di polvere-sudore, quegli
+occhi brillano stranamente inumiditi. Non so se
+per insoddisfatta sensualità o per patriottismo commosso.
+Il mio ottimismo riassume tutto in questa
+frase:</p>
+
+<p>&mdash;Maria, sono belli i soldati d&rsquo;Italia!</p>
+
+<p>Maria ride e corre su al piano superiore per la
+scala di legno, chiamata da una voce femminile
+piacevole malgrado il suo accento straniero.</p>
+
+<p>&mdash;Maria, Maria, preego preego un momento.</p>
+
+<p>Don Jacopo che entra mi spiega l&rsquo;enigma:</p>
+
+<p>&mdash;Volevo precisamente parlarle, signor tenente,
+la prego anzi di fare le mie scuse al signor capitano
+comandante la squadriglia. Mi sono permesso
+di ricoverare al primo piano un colonnello austriaco
+ammalatissimo. Colonnello della Croce
+Rossa. Non è un combattente. Oh! una persona
+assolutamente compita, certo un brav&rsquo;uomo. Deve
+avere 55 anni circa, ma ne dimostra 70, tanto è sfinito
+dalla stanchezza. Stanotte aveva 40 gradi di
+febbre. Ora sta un po&rsquo; meglio. Ha voluto confessarsi
+appena fu ricoverato. Ha con sè una bellis<span class="pagenum"><a name="Page_366" id="Page_366">[366]</a></span>sima
+signora che pare sia sua nipote. Pure della
+Croce Rossa.</p>
+
+<p>&mdash;Ah reverendo! Lei ha fatto molto bene. Approvo
+la sua opera di carità. Gli Austriaci sono
+stravinti. Non è più il caso di preoccuparci di spionaggio.</p>
+
+<p>&mdash;La signorina mi ha domandato, implorando,
+una tazza di caffè per il conte. Poichè è conte,
+il colonnello, e appartiene all&rsquo;alta aristocrazia viennese.</p>
+
+<p>Io chiamo il mio attendente:</p>
+
+<p>&mdash;Ghiandusso, porterai tu stesso un buon caffè
+al colonnello austriaco. Fallo parlare, cerca di sapere
+esattamente chi è.</p>
+
+<p>Poi vado a raggiungere il capitano Raby sulla
+strada e lentamente trascinati dalla curiosità ci
+inoltriamo fra gli avanzi dell&rsquo;esercito austriaco,
+come due compratori in uno smisurato negozio di
+antiquario. Non compreremo nulla. Tutto questo
+tragico bricabrac è stato già da noi pagato coi 500
+mila morti eroici dell&rsquo;Isonzo, del Grappa, del
+Piave.</p>
+
+<p>Davanti a noi sulla strada incassata tra le alte
+montagne e che corre col torrente Fella fino a Chiusaforte
+e a Tarvis, è tutto un tumulto pietrificato di
+carri sbilenchi, affusti di cannoni, cucine da campo,
+fucili, draken-ballon, carrette, mitragliatrici,
+ruote, carogne di cavalli, masse luride di cappotti
+infangati, stracci, stracci, stracci, vagoni rovesciati,
+auto-carri ruote all&rsquo;aria e motore nel fosso,<span class="pagenum"><a name="Page_367" id="Page_367">[367]</a></span>
+sterco. Immane lerciume che incensa l&rsquo;azzurro con
+lugubri zaffate di puzzi di stiva grasso iodio sangue
+corrotto ammoniaca e pidocchi.</p>
+
+<p>Questi rottami dell&rsquo;impero austro-ungarico sfasciato
+evocano in me l&rsquo;immagine di un triste, polveroso,
+sconfinato magazzino di roba vecchia.
+Sembra anche un interminabile villaggio di cenciaiuoli.</p>
+
+<p>Ad uno svolto della strada un vagone appare
+goffamente impennato su tre carri sfasciati. Sembra
+volerli assalire e fecondare con un ultimo
+colpo di groppa taurina. Fetore rivoltante. Sotto
+imputridiscono tre carogne di buoi.</p>
+
+<p>Mentre ci scostiamo, un lungo disperatissimo
+niiiiiitrito lacera l&rsquo;aria tiepida di questo pomeriggio
+autunnale che la corrente gelata del Fella invernalizza
+a quando a quando un poco.</p>
+
+<p>&mdash;Un cavallo agonizzante! dico a Raby.</p>
+
+<p>Il nitrito si rinnova più straziante e lugubre
+per modo che intorno a noi la vasta marea di questi
+enormi rottami di guerra ci appare ad un tratto
+come una spaventosa agonia di carovana assalita,
+accecata da una bufera satanica in fondo a una gola
+maledetta. Ci avviciniamo al punto da cui parte
+il nitrito. Eccolo. In fondo a quel fossato, in quel
+marciume verde d&rsquo;acqua e fango un gran cavallo
+ungherese rovesciato allunga enormemente il collo
+sforzandosi di far leva per sollevarsi. Ma il sangue
+e la vita gli colano, e anche l&rsquo;intestino, fuor dallo
+addome tagliato. Ha le 4 zampe impigliate fra le<span class="pagenum"><a name="Page_368" id="Page_368">[368]</a></span>
+cinghie e le ruote di un cannone. Evidentemente
+degli austriaci affamati non hanno perso tempo ad
+accopparlo. Hanno strappato un pezzo di carne
+poi chiusi nell&rsquo;incubo cieco e sordo della fuga-fame
+sono ripartiti senza ascoltare il nitrito disperato
+della bestia. Ma il cavallo con un lungo tremito
+febbrile riapre le froge arricciate e masticando il
+fango coi dentoni trascina trascina un nuovo niiiiitrito.</p>
+
+<p>Non resisto allo strazio, punto il mio revolver
+sulla tempia e con tre colpi pacifico la povera bestia,
+per sempre. In alto il sole sta per celarsi dietro
+le altissime montagne, ma prima allunga un
+suo meraviglioso sguardo biondo-azzurro-dorato
+sulla strada che si svolge interminabilmente ingombra
+di rottami guerreschi affastellati.</p>
+
+<p>Il sole, straricco antiquario, vuole prima di coricarsi
+rivalutare col suo sguardo minuzioso e penetrante
+di conoscitore tutti i frammenti d&rsquo;un impero
+che la Morte gli regala e che ricatalogherà, coi
+tanti rottami di tanti imperi già immagazzinati.</p>
+
+<p>Alle sette il pranzo è pronto e la mensa sorride
+alla nostra fame di vincitori nel cucinone odoroso
+di maiale ben condito. La sera è fresca e si chiude
+volentieri le finestre contro la risacca sinistra di
+puzzi ammoniacali. Nel vapore stuzzicante di un
+monumentale minestrone io dico a Raby e a Volpe:</p>
+
+<p>&mdash;Si mangerà bene e si berrà meglio, ma mancano
+le donne ai vincitori! E dire che ce ne è una
+bellissima al primo piano. Io propongo che la gene<span class="pagenum"><a name="Page_369" id="Page_369">[369]</a></span>rosità
+ultra-civile italianissima del nostro capitano
+inviti a tavola il conte Funk e la sua bella Rose
+Barn.</p>
+
+<p>Approvato con entusiasmo. Ma il colonnello che
+ora sta meglio, rifiuta commosso l&rsquo;invito inaspettato.
+Teme di disturbare e manda a ringraziare.
+Ghiandusso torna su con ordini precisi poi ridiscende
+e dalla porta spalancata entra esitando con
+cento inchini il vecchio ufficiale dal viso pallidissimo
+ormai tutto naso per l&rsquo;eccessiva magrezza,
+calvo, gli occhi grigi, acquosi e tremolanti. Un&rsquo;indistruttibile
+aria signorile d&rsquo;alto comando malgrado
+l&rsquo;uniforme bigia sciupata, e la schiena curva.
+Ma dietro splende magnetico un affascinante sorriso
+femminile.</p>
+
+<p>Rose Barn è alta, snella, bruna, grandi occhi
+vivi, neri, lucentissimi che col tipico pallore verdino
+della pelle e l&rsquo;elastica snodatura dei fianchi
+felini, rivelano quella razza interessante e tipica
+di ebree viennesi, crepitante perfida e seducente
+fusione dei sangui rumeni, boemi e austriaci.</p>
+
+<p>Bellezza meridionale sì, ma senza l&rsquo;affettuosità
+mediterranea, con sensualità raffinate dal calcolo
+e lussuria prodigata fuori d&rsquo;ogni legge di pudore,
+nel bisogno di domare prontamente i maschi e
+sfruttarli. Donna da prendere in velocità per gustarne
+i mille sapori in fretta prima di scoprire la
+inevitabile prostituta che è celata appena dalle moine
+infantili, e da una maschera di verginità.</p>
+
+<p>Raby, Volpe ed io guardiamo la donna valu<span class="pagenum"><a name="Page_370" id="Page_370">[370]</a></span>tandola
+e quasi pregustandola, mentre il conte
+Funk rinnova i suoi inchini, ossequi, esitazioni.</p>
+
+<p>&mdash;Preeego, signor capitano, non posso accettare.
+Non vorrei che lei avesse delle noie coi suoi
+superiori. Sono troppo gentili, loro. Non credevo
+ufficiali italiani così gentili e pieni di bontà.</p>
+
+<p>Il conte non vuole sedersi, si fa quasi spingere
+da Ghiandusso verso la sedia. Ma la sua bella amica
+ha già accettato e finiscono per sedersi tutti
+e due davanti a me, un po&rsquo; distanti dalla tavola.</p>
+
+<p>&mdash;<span lang="fr" xml:lang="fr">Merci, merci!</span> dice Rose Barn; <span lang="fr" xml:lang="fr">Monsieur le
+curé nous a déjà donné a manger. Nous accepterons
+seulement une tasse de café.</span> Io parlo un po&rsquo;
+italiano, male, molto male. Il conte parla bene come
+tutti gli alti ufficiali austriaci. Alla corte di
+Vienna si parlava molto l&rsquo;italiano, specialmente
+ora con l&rsquo;attuale imperatrice.</p>
+
+<p>&mdash;Si parlava e si odiava l&rsquo;italiano, dico io.</p>
+
+<p>&mdash;<span lang="fr" xml:lang="fr">Autrefois, monsieur le lieutenant!</span> Oggi non si
+odia più. Tutto è finito per noi, dice Rose Barn.</p>
+
+<p>E il colonnello aggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;Con loro, signori ufficiali, posso dire tutto. Io
+ho cominciato la guerra con grande entusiasmo.
+Comandavo uno squadrone di cavalleria al fronte
+russo, ma contro gli italiani non ho combattuto.
+Ho avuto per molto tempo il comando di una colonia
+agricola a Oppacchiasella. Conosco bene quei
+posti. Ho una proprietà vicino a Gorizia, venivo
+spesso in Italia. Non ho mai odiato gli italiani. La
+guerra è la guerra!<span class="pagenum"><a name="Page_371" id="Page_371">[371]</a></span></p>
+
+<p>Il capitano Raby, dopo aver assaporato l&rsquo;ultima
+cucchiaiata del suo minestrone, dice con lentezza
+piemontese:</p>
+
+<p>&mdash;Non so se ci avete gratificato con molte cannonate
+sul Carso. Ad ogni modo io desidero ringraziarvi
+con un pezzo di maiale ben cucinato.</p>
+
+<p>&mdash;Grazie, grazie, dice il conte Funk, troppo
+gentili. Non sapevo, non sapevo, veramente, in
+Austria non si sa quanto gli ufficiali italiani siano
+cortesi, umani, buoni.</p>
+
+<p>&mdash;Non tutti, interrompe Rose Barn, non tutti...
+Ah! gli ufficiali dei bersaglieri ciclisti. <span lang="fr" xml:lang="fr">Comme
+il sont durs, durs, durs!... Dieu! qu&rsquo;ils sont durs!</span></p>
+
+<p>Pienamente rinfrancata e sicura ormai delle sue
+labbra sorridenti e delle sue occhiate precise, la
+bella ebrea viennese racconta come furono catturati
+nella confusione del disarmo a Stazione per la
+Carnia. Il conte Funk aveva molti bagagli, probabilmente
+molti anche lei. Sento in Rose Barn
+la donna sempre armata di eleganza e che ad ogni
+costo ricostruisce le sue armi di <a name="tn371" id="tn371"></a><ins class="correction" title="Testo originale: seduzione Essa">seduzione. Essa</ins>
+racconta che gli ufficiali bersaglieri brutalmente
+spinsero lei e il colonnello lontano dal carro dei
+bagagli ormai perduti per sempre. Rose Barn è
+stupita di non aver potuto sedurre coi suoi sguardi
+quei vincitori violenti.</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;J&rsquo;ai embrassé plusieurs fois leurs mains comme
+une mendiante, comme une mendiante! Mais
+ils me criaient: Viaaaa! Va viaa! Va via! Comme
+ils sont durs! comme ils sont durs!<span class="pagenum"><a name="Page_372" id="Page_372">[372]</a></span></p>
+
+<p>Una nostra risata fragorosa accoglie questa descrizione
+dei forti, impetuosi soldati italiani colla
+loro pratica intelligenza decisa, rozza e senza
+smorfie.</p>
+
+<p>&mdash;Vedete, signor conte: questo contrasto tra i
+bersaglieri ciclisti che giustamente sbrigarono le
+cose con voi, e noi altri che a vittoria compiuta siamo
+lieti d&rsquo;invitarvi a pranzo, è tipicamente unicamente
+italiano. La nostra razza è superiore a tutte
+le altre razze perchè sa capire, dosare tutto nel tempo
+e nello spazio. La razza tedesca, gonfia di prodotti
+inutilizzabili da spargere sul mondo e ubriacata
+da una spaventosa preparazione militare meticolosissima,
+ha con una assoluta mancanza d&rsquo;elasticità
+spirituale dimenticato che la forza pur dominando
+nel mondo deve fare i conti sempre con
+lo spirito. Voi avete misurato a cifre le nostre forze,
+ignorando forse, per il cretinismo dei vostri informatori,
+che il popolo italiano ha una grande
+anima potentissima, geniale, ricca di tutte le possibilità
+improvvisatrici. Questa anima dormiva e
+voi che contavate solamente il numero dei nostri
+cannoni, ci avete in blocco disprezzati, considerati
+come quantità trascurabile. L&rsquo;Italia, avete pensato,
+marcerà con noi, obbedendo a noi. Se non
+marcerà con noi resterà neutrale. Ma l&rsquo;anima
+italiana che aveva contato e ricontato tutte le offese
+i soprusi e i disprezzi, pur avendo mille ragioni
+per non battersi (triplicismo, propaganda
+pacifista, assoluta impreparazione ecc.) è scattata<span class="pagenum"><a name="Page_373" id="Page_373">[373]</a></span>
+nel momento più pericoloso, sicura d&rsquo;improvvisare
+ciò che non aveva preparato, e d&rsquo;imparare la
+guerra facendola e vincendola. Ciò che avete fatto
+nel Belgio, i vostri siluramenti di navi inermi, il
+pericolo dell&rsquo;egemonia tedesca che non ha e non
+può avere nessuna ragione d&rsquo;essere mai, il desiderio
+rivoluzionario di noi futuristi italiani che
+volevamo ripulire l&rsquo;Italia di tutto ciò che vi è
+di vecchio e specialmente del papato, scopatura
+che non si poteva fare con un impero Austro-Ungarico
+in piedi ecc. ecc... Ecco infinite ragioni
+per le quali siamo entrati in guerra, ma certo
+in tutti gli Italiani, dal più umile fante al Comandante
+Supremo, c&rsquo;era un&rsquo;altra ragione potente!</p>
+
+<p>«Volevamo dare con una lezione violenta a voi
+cocciuti professori medioevali d&rsquo;arte guerresca,
+un brillante spettacolo d&rsquo;Italianità, che significa
+fulminea genialità improvvisatrice, eroismo senza
+educazione guerresca, massima elasticità nel passare
+dalla violenza utile ad una assoluta bontà coi
+vinti e i disarmati. Ricordatevi che in questa guerra
+ogni pattuglia italiana aveva almeno uno scopritore
+di terre, un meccanico inventore, un poeta
+e un padre affettuoso.</p>
+
+<p>«Volete conoscere il piano vittorioso del generale
+Caviglia? Eccolo:</p>
+
+<p>«Dopo un&rsquo;intensissima azione dimostrativa sul
+Grappa, per attirarvi il nemico, sfondare con 21
+divisioni, separando la massa austriaca del Trenti<span class="pagenum"><a name="Page_374" id="Page_374">[374]</a></span>no
+da quella del Piave, e, con azione avvolgente,
+provocare la caduta dell&rsquo;intera fronte montana.</p>
+
+<p>«La più settentrionale delle armate austriache,
+la sesta, aveva per linea di rifornimento Vittorio-Conegliano-Sacile.
+Bisognava dunque conquistare
+Vittorio Veneto tagliando questa linea. Poi, puntare
+con azione avvolgente su Feltre, cioè sul tergo
+del Grappa, facendolo cadere per manovra.</p>
+
+<p>«Subito dopo, raggiungere la convalle bellunese,
+puntando per le vie del Cadore e dell&rsquo;Agordino.</p>
+
+<p>«Gli ordini di concentramento di forze diramati
+il 25 settembre ebbero principio di esecuzione
+il 26.</p>
+
+<p>«Tra il 26 settembre e il 10 ottobre, 21 divisioni,
+800 pezzi di medio e grosso calibro, 800 pezzi
+di piccolo calibro e 500 bombarde, si schierano
+sulla nuova fronte. <a name="tn374" id="tn374"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Quattrocenti">Quattrocento</ins> pezzi tolti da altri
+settori sono trasportati sulla fronte del Grappa.</p>
+
+<p>«Intanto 20 equipaggi da ponte, 4500 metri di
+passerella tubolare, 4500 metri di ponte, sono preparati.
+In complesso, contro le 63 divisioni e mezza
+austriache e i loro duemila pezzi, noi abbiamo
+schierato 54 divisioni e 4750 pezzi.</p>
+
+<p>«Il nostro fuoco d&rsquo;artiglieria s&rsquo;iniziò fra Brenta
+e Piave alle ore tre del 24 ottobre. Alle ore 7
+e 15 balzano le fanterie sul Grappa. Il 26 ottobre
+la resistenza sul Grappa è più che mai accanita.
+Sette divisioni italiane contro nove nemiche.</p>
+
+<p>«La sera del 26, si gettano i ponti sul Piave.<span class="pagenum"><a name="Page_375" id="Page_375">[375]</a></span>
+Sono travolti. Altri ponti sono gettati nella notte
+del 28.</p>
+
+<p>«La mattina del 28, il 17.º corpo comincia a passare
+a Salettuol e l&rsquo;8ª armata comincia a passare
+fra Pederobba e Falzè.</p>
+
+<p>«Nelle prime ore del 29, l&rsquo;ottavo corpo, sui ponti
+della Priula, passa e prende Susegana; il 17º
+corpo entra in Conegliano; una colonna di lancieri
+e di bersaglieri ciclisti entra in Vittorio Veneto. Il
+30 ottobre, crolla il Grappa.</p>
+
+<p>«La disfatta degli austriaci, iniziatasi il 28, resa
+inevitabile il 29, si conclude il 30 con la <a name="tn375" id="tn375"></a><ins class="correction" title="Testo originale: catastrofe.">catastrofe.»</ins></p>
+
+<p>&mdash;<span lang="fr" xml:lang="fr">Vous avez raison! Vous avez raison!</span> interrompe
+il colonnello agitando le mani timide e tremanti.
+<span lang="fr" xml:lang="fr">J&rsquo;ai toujours pensé que le peuple Italien
+est un grand peuple.</span></p>
+
+<p>&mdash;<span lang="fr" xml:lang="fr">Et quels soldats magnifiques!</span> aggiunge Rose
+Barn moltiplicando i suoi sguardi voluttuosi al
+capitano che la guarda con insistenza.</p>
+
+<p>Mentre fissa il capitano, Rose Barn distrattamente
+urta col piedino il mio piede sinistro. Il
+mio scarpone d&rsquo;alpino non vieta il passaggio dell&rsquo;elettrica
+vibrazione. Rose Barn mi piace molto.
+Sono abituato a non lasciarmi sfuggire questi eleganti
+animali femminili che prediligono gli assaltatori
+audaci, e pur partendo sempre con un
+programma astuto nel cervello, non si rifiutano
+certi amplessi spensierati volanti e disinteressati.</p>
+
+<p>Sarei contentissimo di passare una notte con<span class="pagenum"><a name="Page_376" id="Page_376">[376]</a></span>
+Rose Barn, anche se la notte precedente fosse
+stata passata da lei con l&rsquo;amico Raby. In guerra
+bisogna marciare e non marcire. Nondimeno più
+d&rsquo;ogni desiderio carnale urge in me un imperioso
+orgoglio italiano che vuole manifestare nettamente
+la sua nativa squisitezza spirituale. Prendo dunque
+la parola, con tono energico e guardando negli
+occhi senza ironia il colonnello che ora sorbisce
+con delizia il nostro caffè:</p>
+
+<p>&mdash;Vede, signor colonnello, noi siamo qui vincitori
+e siamo anche i vostri padroni. Malgrado
+le finestre chiuse entra l&rsquo;odore pestilenziale della
+vostra gigantesca disfatta. Io vi parlo con sincerità
+assoluta. Vedo che siete intelligente, preciserò
+il mio pensiero. La signorina Rose Barn seduta vicino
+a me non è certo vostra moglie. Credo sia la
+vostra amante. La chiamate vostra nipote, poco importa.
+Ad ogni modo è bellissima. Piace molto a
+me e piace ancor più al comandante l&rsquo;ottava squadriglia
+che ha catturato tutto il vostro corpo d&rsquo;armata.
+Ve lo ripeto. Mi piace molto.</p>
+
+<p>Il conte Funk, colonnello austriaco, mi guarda
+con occhi spaventati e un sorriso stiracchiato:</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Vous voulez rire, vous voulez rire, monsieur
+le lieutenant!</p>
+
+<p>&mdash;No, no, signor colonnello, non rido. La signorina
+Rose Barn che è una involontaria affascinatrice,
+non certo per tradire voi, anzi per ottenervi
+maggiori gentilezze nostre, ci promette con<span class="pagenum"><a name="Page_377" id="Page_377">[377]</a></span>
+gli occhi (e certo manterrebbe!) delle notti d&rsquo;amore
+straordinarie.</p>
+
+<p lang="fr" xml:lang="fr">&mdash;Oh monsieur le lieutenant, vous voulez rire,
+vous voulez rire!</p>
+
+<p>&mdash;Non rido, insisto su queste notti d&rsquo;amore, che
+io intuisco veramente degne di noi vincitori.</p>
+
+<p>Pausa avvocatesca. Poi un sorriso a Rose Barn
+che tiene gli occhi abbassati come una educanda
+felice e turbata:</p>
+
+<p>&mdash;Sarebbero notti degne di noi vincitori se....
+se... se non fossimo degli Italiani. Degli ufficiali
+austriaci che fossero questa sera nelle nostre condizioni,
+non mancherebbero di costringere la bella
+preda femminile tipo Rose Barn anche a viva
+forza, a ingoiarsi una purga di baci bavosi di vecchi
+generali e giovani ufficiali. Ma noi che siamo Italiani,
+signor colonnello, vi offriamo da pranzo e dopo
+l&rsquo;eccellente caffè che avete sorbito non vi togliamo
+la vostra meravigliosa donna. E&rsquo; bellissima,
+ve lo ripeto, ma io ho goduto la notte passata
+nelle braccia di una donna divina, unica, che
+si chiama l&rsquo;Italia!</p>
+
+<p>Poi rivolgendomi con sorriso ironico, mellifluo
+a Rose Barn:</p>
+
+<p>&mdash;I vostri baci che devono senza dubbio essere
+sapientissimi, mi sembrerebbero inevitabilmente
+insipidi quanto quelli di una prostituta. Voi, non
+lo siete. Coi vostri occhi pieni di capricci e fantasie
+dovete certamente desiderare un maschio come
+me, se non fosse altro insolito, che vi parla<span class="pagenum"><a name="Page_378" id="Page_378">[378]</a></span>
+come mai certamente un maschio vi ha parlato.
+Ebbene, no! cara Rose Barn, io vincitore italiano
+non vi prenderò, pur potendovi prendere, pur
+sapendo che vi farei piacere. Prego anzi l&rsquo;amico
+Raby di rinunciare anche lui alla bella notte sicura.
+E lei, caro colonnello, gradisca l&rsquo;ospitalità
+di questa parrocchia italiana che le offre un prete
+poco austrofilo, e dorma questa notte in pace
+senza che la gelosia aumenti i gradi della sua febbre.
+Però io propongo ora una breve passeggiata
+per digerire il nostro pranzo. Vuole, signora, e
+lei, colonnello, venire con noi a fumare una buona
+sigaretta Macedonia? Prego anche lei! Sono
+migliori, sono migliori delle sigarette ungheresi.
+Così potremo fumando non asfissiarci nel passeggiare
+fra i rottami dell&rsquo;impero austro-ungarico...
+ma dove sono i nostri cani! <a name="tn378" id="tn378"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Nik">Nick</ins>, Kim, Zazà?
+Venite, esperti puzzicoltori! Tu Zazà in testa. Guidaci
+fra tanti affastellamenti di luridume insanguinato.
+Coi tuoi bau! bau! variati ci descriverai
+il tuo paesaggio d&rsquo;odori.</p>
+
+<p>Correvano danzavano e capriolavano Nick e
+Kim intorno, sopra, sotto Zazà abbaiando. Gli echi
+della valle stretta moltiplicavano i</p>
+
+<p class="center">
+bu baa baubau baubaubau.<br />
+</p>
+
+<p>&mdash;Vede, signora, i soliti puzzi monotoni di stiva,
+latrina, iodio, pidocchi</p>
+
+<p>baubaubaubaubauabaubaubaubau.</p>
+
+<p>Ora Zazà ha scoperto e ci spiega nel suo linguaggio
+che io comprendo i fetidissimi puzzi che<span class="pagenum"><a name="Page_379" id="Page_379">[379]</a></span>
+sta decifrando col naso: <span class="ss">puzzo d&rsquo;imperatore, puzzo
+di caserma, puzzo di prete sudicio, puzzo di
+carcere, puzzo di medioevo, puzzo di passatismo</span>!</p>
+
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+
+<p>Ridevano le buone, umane, civili stelle italiane
+arricciando le schifiltose nari d&rsquo;oro.</p>
+
+<p class="noi">COMANDO SUPREMO</p>
+
+<p class="right">
+4 novembre, ore 12.<br />
+</p>
+
+<div class="blockquot"><p><i>La guerra contro l&rsquo;Austria Ungheria che, sotto
+l&rsquo;alta guida di S. M. il Re Duce Supremo, l&rsquo;Esercito
+italiano inferiore per numero e per mezzi,
+iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e
+tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima
+per 41 mesi, E&rsquo; VINTA.</i></p>
+
+<p><i>La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso
+ottobre ed alla quale prendevano parte 51 divisioni
+italiane, tre britanniche, due francesi, una
+czeco-slovacca ed un reggimento americano contro
+73 divisioni austro-ungariche, è finita.</i></p>
+
+<p><i>La fulminea arditissima avanzata del XXIX Corpo
+d&rsquo;Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata
+alle armate nemiche del Trentino, travolte ad
+occidente dalle truppe della Settima Armata e ad
+oriente da quelle della Prima, Sesta e Quarta, ha
+determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria.</i></p>
+
+<p><i>Dal Brenta al Torre, l&rsquo;irresistibile slancio della
+Dodicesima, dell&rsquo;Ottava, della Decima Armata e
+delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro
+il nemico fuggente.</i><span class="pagenum"><a name="Page_380" id="Page_380">[380]</a></span></p>
+
+<p><i>Nella pianura S. A. R. il Duca d&rsquo;Aosta avanza
+rapidamente alla testa della sua invitta Terza Armata,
+anelante di ritornare sulle posizioni da essa
+già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.</i></p>
+
+<p><i>L&rsquo;Esercito austro-ungarico è annientato: esso
+ha subìto perdite gravissime nell&rsquo;accanita resistenza
+dei primi giorni e nell&rsquo;inseguimento: ha perdute
+quantità ingentissime di materiali di ogni sorta e
+pressochè per intero i suoi magazzini e i depositi;
+ha lasciato finora nelle nostre mani circa 300.000
+prigionieri con interi stati maggiori e non meno di
+5000 cannoni.</i></p>
+
+<p><i>I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti
+del mondo, risalgono in disordine e senza speranza
+le valli che avevano disceso con orgogliosa
+sicurezza.</i></p>
+
+<p class="right">
+Firmato: <i>DIAZ.</i><br />
+</p>
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+<p><i>Le automitragliatrici della colonna (VIII Squadriglia)
+catturato un comandante di Corpo d&rsquo;Armata,
+mitragliato e arrestato un treno in movimento
+verso Pontebba, entrarono a Chiusaporte.</i></p></div>
+<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" />
+<p class="center ss">(Diario Ufficiale della nostra ultima offensiva),</p>
+
+<p class="title">FINE.</p>
+
+
+
+
+<hr class="double" />
+<h2>Opere di F. T. MARINETTI</h2>
+
+<table summary="opere">
+<tr>
+<td class="negi">
+LA CONQUETE DES ÉTOILES, poème épique,
+3<sup>e</sup> édition. Éditions de la «Plume»,
+Paris</td><td class="pri"> 3&nbsp;fr.&nbsp;50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+DESTRUCTION, poèmes. Léon Vanir, éditeur,
+Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LA MOMIE SANGLANTE, poème dramatique.
+Edizioni del «Verde e Azzurro»,
+Milano</td><td class="pri"> 2 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+D&rsquo;ANNUNZIO INTIME, 4<sup>e</sup> édition. Edizioni
+del «Verde e Azzurro», Milano</td><td class="pri"> 2 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LE ROI BOMBANCE, tragédie satirique, 3<sup>e</sup>
+édition. Editions du «Mercure de France»,
+Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LA VILLE CHARNELLE, 4<sup>e</sup> édition. E.
+Sansot et C., éditeurs, Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LES DIEUX S&rsquo;EN VONT, D&rsquo;ANNUNZIO
+RESTE, 11<sup>e</sup> édition. E. Sansot et C., éditeurs,
+Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LE CONQUETE DES ÉTOILES, 4<sup>e</sup> édition,
+suivie des jugements de la presse internationale.
+E. Sansot et C., édit., Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+<a name="tn382" id="tn382"></a><ins class="correction" title="Testo originale: POUPELES">POUPÉES</ins> ÉLECTRIQUES, drame en
+trois acte en prose, avec une préface sur
+le futurisme. E. Sansot et C., édit., Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+ENQUETE INTERNATIONALE SUR LE
+VERS LIBRE, précédée du premier Manifeste
+futuriste, (8<sup>e</sup> mille). Édit., de «Poesia»</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+MAFARKA LE FUTURISTE, roman africain
+(21<sup>e</sup> mille). E. Sansot et C., éditeurs,
+Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+MAFARKA IL FUTURISTA, romanzo, tradotto
+da Decio Cinti (Processato e condannato.
+Due mesi e mezzo di prigione
+all&rsquo;autore). Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri">
+<i>Sequestrato</i></td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+DISTRUZIONE, poema, tradotto in versi
+liberi col <i>Primo processo di «Mafarka il
+Futurista»</i> (Edizione di «Poesia»)</td><td class="pri"> <i>Esaurito</i></td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi" colspan="2">
+RE BALDORIA, traduzione del Roi Bombance
+Editori Fratelli Treves, Milano.</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LE FUTURISME, Théories et Mouvement.
+12<sup>e</sup> mille E. Sansot et C., éditeurs, Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LA BATAILLE DE TRIPOLI, récit futuriste
+de la journée <i>du 26 ottobre 1911</i>. Edizioni
+Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> 1 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LA BATTAGLIA DI TRIPOLI, vissuta e
+cantata da F. T. Marinetti. Edizioni Futuriste
+di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 2,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LE MONOPLAN DU PAPE, roman prophétique
+en vers libres. E. Sansot et C., éditeurs,
+Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+ZANG-TUMB-TUMB. (Assedio di Adrianopoli)
+Parole in libertà. Edizioni Futuriste
+di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 3,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+GUERRA, SOLA IGIENE DEL MONDO.
+Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 2,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+L&rsquo;AEROPLANO DEL PAPA, romanzo profetico
+in versi liberi, traduzione del <i>Monoplan
+du Pape</i>. Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri">
+L. 3,50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+EL FUTURISMO, traducciòn de German
+Gomez de la Mata y N. Hernandez Luquero.
+F. Sempere y C., editores, Valencia</td><td class="pri"> 4 <i>reales</i></td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+FUTURISME, traduction russe. Editions de
+«Promèthée» Saint-Pétersbourg</td><td class="pri"> 1 r 25</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+NOI FUTURISTI. Edizioni Quintieri. Milano</td><td class="pri"> L. 2,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+MANIFESTI DEL FUTURISMO. 4 volumetti
+dei <i>Breviari intellettuali</i>. Istituto
+Editoriale Italiano. Milano</td><td class="pri"> L. 8,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+TEATRO SINTETICO FUTURISTA, in collaborazione
+con B. Corra e E. Settimelli
+(2 vol.) Istituto Editoriale Italiano</td><td class="pri"> L. 4,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+VERSI E PROSE DI S. MALLARMÉ, prima
+traduzione italiana. Istituto Editoriale
+Italiano, Milano</td><td class="pri"> L. 2,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+POESIE SCELTE. 2 vol. dei <i>Breviari Intellettuali</i>.
+Istituto Editoriale Italiano</td><td class="pri"> L. 4,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+COME SI SEDUCONO LE DONNE. Edizioni
+dell&rsquo;«<i>Italia Futurista</i>»</td><td class="pri"> L. 3,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+L&rsquo;ISOLA DEI BACI, in collaborazione con
+B. Corra. Facchi, editore. Milano</td><td class="pri"> L. 3,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+DEMOCRAZIA FUTURISTA, Dinamismo
+politico. Facchi, editore. Milano</td><td class="pri"> L. 5,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+8 ANIME IN UNA BOMBA, romanzo esplosivo.
+Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 3,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+UN VENTRE DI DONNA, romanzo, in collaborazione
+con la signora Robert. Facchi
+Editore, Milano</td><td class="pri"> L. 4,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+DISTRUZIONE, traduzione in versi liberi
+di Decio Cinti. Nuova edizione. Casa Editrice
+Sonzogno, Milano</td><td class="pri"> L. 4,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+MAFARKA IL FUTURISTA. Nuova edizione.
+Casa Editrice Sonzogno, Milano</td><td class="pri"> L. 6,50</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LES MOTS EN LIBERTÉ FUTURISTES.
+Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 5,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+LUSSURIA&mdash;VELOCITA&rsquo;. Casa Editrice
+Modernissima. Milano</td><td class="pri"> L. 10,&mdash;</td>
+</tr>
+<tr>
+<td class="negi">
+L&rsquo;ALCOVA D&rsquo;ACCIAIO. Romanzo vissuto.
+Casa Editrice Vitagliano. Milano</td><td class="pri"> L. 8,&mdash;</td>
+</tr>
+</table>
+
+
+
+<div class="tnote">
+<h3><a name="Nota_del_Trascrittore" id="Nota_del_Trascrittore"></a>Nota del Trascrittore</h3>
+
+
+<p>
+L&rsquo;ortografia e punteggiatura originarie sono state mantenute,
+eccetto per i cambiamenti elencati di seguito. Posizionando il cursore
+sul testo evidenziato <ins class="correction" title="Testo originale: ">in grigio</ins>
+ne viene mostrata la versione originale.<br />
+<br />
+Le incongruenze negli accenti delle parole "éditeurs, édition"
+nell&rsquo;elenco delle opere in calce al libro sono state corrette
+senza annotazione.<br /><br />
+
+L&rsquo;Indice è stato spostato all'inizio del testo.</p>
+<br />
+<br />
+<table summary="tn">
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn4">Pag. 4</a>:</td><td> Copirygth by C. E. Vitaliano Aprile 1921</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>Copyright by C. E. Vitaliano Aprile 1921</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn9">Pag. 9</a>:</td><td> il padre senatore. Anima vivacissma piena di allegre</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>il padre senatore. Anima vivacissima piena di allegre</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn13">Pag. 13</a>: </td><td>e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi polverosisimi,</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi polverosissimi,</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn50">Pag. 50</a>:</td><td> dei bersaglieri che resiste a tutti i colpi!</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>dei bersaglieri che resiste a tutti i colpi!»</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn73">Pag. 73</a>: </td><td>moltiplicando la bollente gioiellieria dei riflessi.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>moltiplicando la bollente gioielleria dei riflessi.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn78">Pag. 78</a>:</td><td> della mia 74. Ho aperto la sportello di sinistra.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>della mia 74. Ho aperto lo sportello di sinistra.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn88">Pag. 88</a>: </td><td>perchè abbiam fatto l&rsquo;Italia.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>perchè abbiam fatto l&rsquo;Italia,</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn113">Pag. 113</a>:</td><td> vergine di Galilea... Mariettin! si, si, te. E&rsquo; una</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>vergine di Galilea... Mariettin! sì, sì, te. E&rsquo; una</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn114">Pag. 114</a>: </td><td>velocissimo ma senza coraggio. Nich puro Ruffterrier</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>velocissimo ma senza coraggio. Nick puro Ruffterrier</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn115">Pag. 115</a>:</td><td> Nic disprezza Kim. Ma se il bracco assale</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>Nick disprezza Kim. Ma se il bracco assale</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn119">Pag. 119</a>: </td><td>di monte Galdella, orlato di squadroni di cavallerio.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>di monte Galdella, orlato di squadroni di cavalleria.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn153">Pag. 153</a>: </td><td>Sei e mezza. Fa fresco. La mia corrozzella è ferma</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>Sei e mezza. Fa fresco. La mia carrozzella è ferma</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn154">Pag. 154</a>:</td><td> Ogni tanto la cameriera si tira su la giarriettiera.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>Ogni tanto la cameriera si tira su la giarrettiera.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn161">Pag. 161</a>:</td><td> teneressimo bacio sulla soglia della casa della zia.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>tenerissimo bacio sulla soglia della casa della zia.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn162">Pag. 162</a>: </td><td>tutte le <span class="g">rrrrrr</span> snobistiche di Parigi Londra New-Yorck.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>tutte le <span class="g">rrrrrr</span> snobistiche di Parigi Londra New York.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn171">Pag. 171</a>:</td><td> nemico è in rotta completa senza neppure un cannome</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>nemico è in rotta completa senza neppure un cannone</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn172">Pag. 172</a>: </td><td>sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli avvementi.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli avvenimenti.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn196">Pag. 196</a>:</td><td> diminuita e si vedeva le pallottole della mitragliatrici</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>diminuita e si vedeva le pallottole delle mitragliatrici</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn199">Pag. 199</a>:</td><td> Mangerà, deve mangiare il ricco asse di cuori</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>Mangerà, deve mangiare il ricco asso di cuori.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn216">Pag. 216</a>: </td><td>il germannico li piglia e se ne va. Il Germanico non</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>il germanico li piglia e se ne va. Il Germanico non</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn220">Pag. 220</a>:</td><td> mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo!</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo!»</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn221">Pag. 221</a>:</td><td> penetrava, imbeveva di se ogni fibra, scatenava</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>penetrava, imbeveva di sè ogni fibra, scatenava</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn227">Pag. 227</a>: </td><td>è morta e che non si festeggiano gli Italilani suonando</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>è morta e che non si festeggiano gli Italiani suonando</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn235">Pag. 235</a>:</td><td> tenente! Siamo in diociotto donne; se non ha paura,</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>tenente! Siamo in diciotto donne; se non ha paura,</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn237">Pag. 237</a>:</td><td> ruota di destra passerà esattamente a due centrimetri</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>ruota di destra passerà esattamente a due centimetri</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn239">Pag. 239</a>: </td><td>Si, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>Sì, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn240">Pag. 240</a>: </td><td>lughissime trascinate, ubriache e ubriacanti di</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>lunghissime trascinate, ubriache e ubriacanti di</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn241">Pag. 241</a>:</td><td> &mdash;Si, signor tenente.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>&mdash;Sì, signor tenente.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn246a">Pag. 246</a>: </td><td>trascapani e baionette sbatacchiate.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>tascapani e baionette sbatacchiate.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn246b">Pag. 246</a>: </td><td>&mdash;Benedeeeetti! Benedeeeeti gl&rsquo;Italiaaaani! gl&rsquo;Italiaaaani!</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>&mdash;Benedeeeetti! Benedeeeetti gl&rsquo;Italiaaaani! gl&rsquo;Italiaaaani!</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn276">Pag. 276</a>:</td><td> aiutarlo, ma si rifuta il campanaro e tra la</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>aiutarlo, ma si rifiuta il campanaro e tra la</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn280">Pag. 280</a>:</td><td> e la mano destra più rude e muscolosa: Trentino!</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>e la mano destra più rude e muscolosa: Trentino!»</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn285">Pag. 285</a>: </td><td>un po&rsquo; stanca per i troppi baci e le carrezze accanite!</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>un po&rsquo; stanca per i troppi baci e le carezze accanite!</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn299">Pag. 299</a>:</td><td> bastonatura. E&rsquo; un accattabrighe simpaticissimo.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>bastonatura. E&rsquo; un attaccabrighe simpaticissimo.</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn301">Pag. 301</a>:</td><td> se la svignino come Fiordalisi!</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>se la svignino come Fiordalisi!»</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn316">Pag. 316</a>:</td><td> pronuncia la parola «télèphone».</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>pronuncia la parola «téléphone».</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn326">Pag. 326</a>: </td><td>A cauci te faccio camminà, porcaccione!</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>A cauci te faccio camminà, porcaccione!»</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn327">Pag. 327</a>: </td><td>E&rsquo; una gloria nostra! E la gloria dell&rsquo;ottava</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>E&rsquo; una gloria nostra! E&rsquo; la gloria dell&rsquo;ottava</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn329">Pag. 329</a>:</td><td> Bianchetto. Quello Lulu. Ecco Pagiolin! Scegli</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>Bianchetto. Quello Lulù. Ecco Pagiolin! Scegli</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn330">Pag. 330</a>:</td><td> colpo d&rsquo;ala e si posa sopra un letto. Bianco, saltella</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>colpo d&rsquo;ala e si posa sopra un tetto. Bianco, saltella</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn336">Pag. 336</a>:</td><td> bizzarrie di correnti sopro i boschi, poichè i fogliami</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>bizzarrie di correnti sopra i boschi, poichè i fogliami</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn341">Pag. 341</a>: </td><td>me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a capofitto!</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a capofitto!»</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn342">Pag. 342</a>: </td><td>dei proiettori che tagliano geometricomente</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>dei proiettori che tagliano geometricamente</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn359">Pag. 359</a>: </td><td>LA PIU BELLA NOTTE D&rsquo;AMORE</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>LA PIU&rsquo; BELLA NOTTE D&rsquo;AMORE</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn360">Pag. 360</a>: </td><td>La prendo, La stringo e i miei baci affannosi</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>La prendo, la stringo e i miei baci affannosi</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn362">Pag. 362</a>:</td><td> ancora ancora! Un altra stretta.. Felicità,</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>ancora ancora! Un altra stretta... Felicità,</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn371">Pag. 371</a>: </td><td>costo ricostruisce le sue armi di seduzione Essa</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>costo ricostruisce le sue armi di seduzione. Essa</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn374">Pag. 374</a>:</td><td> sulla nuova fronte. Quattrocenti pezzi tolti da altri</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>sulla nuova fronte. Quattrocento pezzi tolti da altri</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn375">Pag. 375</a>:</td><td> inevitabile il 29, si conclude il 30 con la catastrofe.</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>inevitabile il 29, si conclude il 30 con la catastrofe.»</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn378">Pag. 378</a>:</td><td> ma dove sono i nostri cani! Nik, Kim, Zaza?</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>ma dove sono i nostri cani! Nick, Kim, Zazà?</td></tr>
+<tr>
+<td>
+<a href="#tn382">Pag. 382</a>:</td><td> POUPELES ÉLECTRIQUES, drame en</td></tr>
+<tr>
+<td><i>diventa</i>:</td><td>POUPÉES ÉLECTRIQUES, drame en</td></tr>
+</table>
+</div>
+
+
+
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+
+
+
+<pre>
+
+
+
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+
+End of Project Gutenberg's L'alcòva d'acciaio, by Filippo Tommaso Marinetti
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALCÒVA D'ACCIAIO ***
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+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
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+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
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+WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
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+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
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+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
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+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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