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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: L'alcòva d'acciaio + Romanzo vissuto + +Author: Filippo Tommaso Marinetti + +Release Date: June 4, 2009 [EBook #29035] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALCÒVA D'ACCIAIO *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + + + + + L'ALCÒVA D'ACCIAIO + + + + + F. T. MARINETTI + + + + + L'ALCÒVA + D'ACCIAIO + + + ROMANZO VISSUTO + + + + + NONO MIGLIAIO + + + + + CASA EDITRICE VITAGLIANO--MILANO + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA + + I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati. + + Copyright by C. E. Vitagliano Aprile 1921 + 15-4-1921-5 + + + Tip.-Lit. A GORLINI--Milano. + + + + +I. + +L'OFFENSIVA DELL'AMORE + + +La sera del primo giugno 1918 nella baracca dei bombardieri piantata +spavaldamente a sghimbescio sopra una cresta montana di Val d'Astico, si +mangiava e beveva allegramente. Le lunghe lunghe forchette rosse del +tramonto s'intrecciavano con le nostre, arrotolando gli spaghetti +sanguigni e fumanti. Una ventina di ufficiali, tenenti, capitani, +colonnello Squilloni giocondo e pettoruto a capo-tavola. Fame da +bombardieri dopo una giornata di lavoro duro. Silenzio religioso di +bocche che masticano preghiere succolente. Teste chine sui piatti. Ma i +più giovani non amano le pause, e vogliono ridere, agire. Sanno la mia +fantasia feconda in beffe e mi eccitano con occhiate. C'è troppo +silenzio a tavola, e il buon dottore è troppo gravemente assorto nel +rito della pasta asciutta. + +Con quattro bocconi io placo il mio stomaco poi mi alzo e brandendo una +forchettata di spaghetti, dico ad alta voce: + +--Per non impantanare la nostra sensibilità, spostamento di due posti a +destra, march! + +Poi tirando su alla meglio piatti, bicchiere, pane, coltello, spingo +brutalmente il mio compagno di destra, che a malincuore cede, tira su +tutto anche lui e spinge a destra. I giovani, pronti, eseguiscono +l'esercizio, ma il dottore sbuffa, brontola, grida. Lo sollevano di +peso. Il piatto di maccheroni gli si rovescia sulla giubba. Crollo di +bicchieri Inondazione di vino. Risate, urli, schiamazzo. Tutti spingono +il dottore, lo pigiano come l'uva. Schizzano le sue urla. + +Dominando il tumulto, io comando: + +--Spostamento riuscito! Tutti seduti! Ma guai, guai a chi lascia ancora +impantanare la propria sensibilità!... E tu, caro dottore, non +dimenticare che la più alta e preziosa delle virtù è l'elasticità. Come +potresti, senza elasticità, curare un bubbone, un callo, una sifilide, +una otite, o il rammollimento di certi superiori? Con elasticità, +abbiamo abbandonato il Carso dopo Caporetto, abbiamo riso mentre il +cuore piangeva nella ritirata. Come potremmo, senza elasticità, +schiacciare il passatismo austro-ungarico, rinnovare integralmente +l'Italia dopo la vittoria? T'impongo, caro dottore, d'interrompere con +elasticità futurista la tua spanciata passatista! + +Tutti ridono. Il dottore mi guarda spaventato. Minacciandolo +burlescamente, impongo: + +--Per non impantanare la nostra sensibilità, piatti e bicchieri nelle +mani! Giro totale della tavola, in corteo! + +Il frastuono diventa infernale. Urti, scossoni, «Basta!» «Finiamola!» +pugni, capitomboli, «Accidenti!». Vortice rullio e beccheggio. Ma i +giovani sono tenaci e con forza imprimono alla ressa un giro tumultuoso +intorno alla tavola. Piace molto al colonnello il gioco bizzarro. +Soltanto il dottore non si diverte. Dov'è, il dottore? Dov'è? Tutti lo +cercano. E' fuggito sulla terrazza col suo piatto di pasta asciutta. + +Fuori, fuori all'assalto! e si finisce il pranzo alla rinfusa, sbandati, +con grande scrosciar di risate nella risata fulva del Tramonto, tutto +nuvole di cristallo incandescente, bottiglie spumeggianti d'oro, cirri +di porcellana viola affastellati, luminoso banchetto aereo sospeso a +picco sulla pianura veneta crepuscolare. + +I miei amici cantavano intorno al dottore l'inno della burla futurista: + + _Irò irò irò pic pic + Irò irò irò pac pac + Maa--gaa--laa + Maa--gaa--laa + RANRAN ZAAAF_ + +Uccidevano così le nostalgie. + +Alla vigilia di una grande offensiva nemica i combattenti italiani +dovevano spesso subire una ben più pericolosa offensiva; l'offensiva dei +Ricordi Amorosi. La sentivamo accanirsi sopra di noi e in noi, nel +nostro cuore e sulle labbra--quella sera fra gli agili ventagli di +piume rosate del cielo e i fiumi interni del nostro sangue felice. Ero +seduto col colonnello Squilloni, il capitano Melodia, il tenente Bosca e +il mio attendente Ghiandusso, sull'orlo a picco della alta montagna +scoscesa. + +Muti in ascolto sorseggiavamo la sera dolce fresca mordente come certe +bevande arabe impreziosite e profumate di spezie e di fiori. Guardavamo +le città dell'immensa pianura veneta. Sentivamo laggiù Milano. A +quell'ora la ribollente città lombarda, dopo il lavoro curvo accanito, +accendeva tutti i suoi lumi azzurri guardando e bevendo con tutte le sue +finestre l'ossessionante linea curva del Fronte. + +Le sue 800.000 anime buttavano via sul selciato i corpi affranti gretti +e rapaci per salire in alto e vedere, vedere. Su, su, a grandi grappoli +colorati, salivano le anime come palloncini sfuggiti alle mani dei +bimbi. Finalmente potevano immaginare, forse vedere ciò che i fratelli, +i padri, gli sposi, gli amanti facevano, combattevano, soffrivano +laggiù. + +Io parlavo a Zazà, la mia cagnetta di guerra, fulva grassotta agile e +intelligentissima bastarda, nata sul Piave da una foxterrier purissima e +da un cane randagio. Una di quelle lunghe tenerissime conversazioni +astratte, piene di una filosofia indulgente tra due animali di sesso +diverso uno dei quali dimentica volentieri il suo genio per essere +semplicemente un cane. Mi sentivo cane per la mia fedeltà generosamente +data, prodigata, al nome radioso dell'Italia che dal Cengio vedevamo in +tutta la sua bella nudità dormente coricata fra i mari il cui respiro +salato ci veniva a quando a quando sulle labbra colla brezza. + +I miei amici sgranavano confidenze a mezza voce e ricordi amorosi. Io +pensavo al mio probabile passaggio nelle automitragliatrici blindate e +sognavo una bella velocissima blindata per inseguire gli austriaci che +dovevano fra poco sferrare la loro grande offensiva. Il mio ottimismo +era più che mai convinto della vittoria finale. L'idea della morte non +preoccupava nessuno. + +Il capitano Melodia, viso asciutto e tagliente, occhi furbi, languidi di +ricco signore romano, ufficiale di cavalleria, volontariamente passato +nei bombardieri per amore del pericolo e per onorare il padre senatore. +Anima vivacissima piena di allegre pazzie e di buffonate temerarie. Era +celebre per le sue bizzarrie e avventure originali. Afflitto da una +blenorragia doveva, prima della guerra entrare all'ospedale o fare +istruzione ai suoi soldati. Preferì fare istruzione in Piazza d'armi e +comandare il suo squadrone stando seduto in carrozzino con a fianco +l'attendente. Brandiva la frusta con la mano destra per dare i comandi +mentre guidava il suo cavallo con le briglie nella sinistra. Un'altra +volta mandato in servizio di pubblica sicurezza in un villaggio di +Romagna si fece passare per principe del sangue, ingravidò la figlia +del sindaco e passò in rivista, il giorno dello Statuto, pompieri, +società operaie e carabinieri. Ebbe due mesi di fortezza. + +Ora Melodia, sentendo parlare di morte, interviene dominando la +conversazione: + +--In guerra, non ebbi mai la paura di morire. Son sicuro che non l'avrò +neanche nella prossima battaglia. Però, la conosco... La provai lontano +dal fronte, in condizioni veramente eccezionali. Ero all'ospedale di +Torino, un anno fa, per la mia ferita. Già guarito con una voglia pazza +di divertirmi e l'impossibilità assoluta di uscire dall'ospedale. +Divieti e sentinelle feroci. Pensai per tre giorni al mezzo di fuggire. +Al quarto una idea di genio: mi introduco nella camera mortuaria. I +piantoni discutono intorno al cadavere enorme di un Alpino che non si +poteva fare entrare in una cassa troppo corta. Aiuto anch'io. Tentiamo +vanamente. La cassa troppo corta è messa da parte e i piantoni se ne +vanno. Intanto io complotto con un mio amico e decido. La notte stessa +rientro nella camera mortuaria e mi sdraio nella cassa da morto troppo +corta, ma sufficiente per me. Mentre io bestemmio sotto per il rumore, +l'amico mi inchioda sopra il coperchio alla meglio, per modo che una +lunga fessura mi permetta di respirare. All'alba avvenne ciò che avevo +preveduto. I portatori macchinalmente mi sollevarono, mi buttarono con +brutalità sul carro. Questo sgangheratissimo e trascinato da due rozze +entrò due o tre volte nelle rotaie del tram con degli scossoni da +staccarmi le budella. Ad un tratto sento trombettare un automobile con +ferocia ingiuriante. Cosa fa il mio cocchiere? Certo dorme. Perchè non +si scansa? C'erano anche due autocarri che mi correvano addosso +addosso... e urlai urlai dal terrore! Sentivo veramente sentivo il +glaciale e lacerante terrore di morire. + +Il racconto vissuto del capitano Melodia fu acclamato. + +Tutti lo sapevano capace di quello e d'altro. Ma le risate morivano +sotto le ampie troppo soavi carezze della notte che dopo l'offensiva dei +ricordi amorosi e delle nuvole carnali sferrava una delirante offensiva +di stelle negatrici d'ogni eroismo terrestre. Stelle, stelle, stelle, +che beffeggiavano con lunghi trilli bianchi la compattezza delle +montagne e lo sforzo entusiasta delle cime, e la statura atletica del +nostro bel colonnello Squilloni ritto davanti a noi. + +Squilloni è un simpaticissimo quarantenne, fiorentino pieno d'ingegno. +Maffia del suo capello alpino un po' piccolo sul viso giocondo fiero. +Occhi celesti di sbarazzino senza ironia. Gesti violenti che contrastano +col sorriso offerto per piacere a tutti. Comandante energico ma paterno +dei bombardieri che lo adorano. + +Conosciutissimo nei caffè di Vicenza, di Thiene, di Schio dove passa e +ripassa muscoloso pettoruto col suo giardino multicolore di +decorazioni, raccogliendo sorrisi speciali di cocottes e +contraccambiandoli con risatine subito ricomposte nella fierezza +militare. + +Bell'uomo che avrebbe tutte le fortune con donne della buona società; +forse disilluso, ora amante amato di tutte le prostitute. + +Per loro canta accompagnandosi sulla chitarra, seccato se qualcuno canta +insieme con lui. Magnifico ufficiale, quattro volte medagliato, ottimo +organizzatore di batterie, goliardico e carnascialesco re dei bordelli. + +Squilloni si volta e parla con voce importante all'Italia, alle città +della pianura, a noi: «Le stelle non mi piacciono e neanche le nuvole +rosee che paiono, a voialtri poeti, seni e cosce di donne. Domani si va +tutti, figliuoli, a fare un bagno di carne da Madama Rosa». + +Il giorno dopo tutti nell'autocarro della spesa, per Campiello e Mosson +fino a Thiene, sbattuti dalle risate trionfali del Colonnello Squilloni +che ci conduceva verso ciò che chiama l'unico paradiso! + +Sforzo del motore nelle salite vruu truu vruu truu. Poi respirazione +dilatata in discesa vraaaa svaaaa err tling tlaang. + +Polverone. Odore di morte a Campiello. Vi sono trincee colme di cadaveri +della prima offensiva austriaca. Qui la nostra difesa fu accanita. + +A un chilometro dalla casa ospitale, una automobile militare ci +sorpassa, filando a tutta velocità forse collo stesso obbietivo. La sua +sirena si sforza di imitare il raglio d'un asino in amore. + + iii ooo iii ooooo + +Noi sorpassiamo dei piccoli plotoni di scozzesi in gonnella, rudi gambe +e polpacci abbronzati e bitorzoluti. Marciano a passo ritmato più rapido +del passo militare alla conquista dei piaceri facili. A frotte veloci +meno ordinate, ufficiali e soldati grigioverdi. + +Stop. Entriamo nella graziosa villetta. Per ufficiali. Fumo, fumo, fumo. +Non si respira, tenenti e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi +polverosissimi, frustino o bastoncino in mano, tintinnio di speroni, nei +corridoi da transatlantico. + +Le dame sembrano tutte bellissime, delicatissime, troppo fragili. Strane +statuette di cristallo, fra i voluminosi rullanti e beccheggianti maschi +di guerra in foia. + +Il colonnello Squilloni è festeggiatissimo. + +--Lei... ho già avuto il piacere di conoscerla. Mi ricordo, nel bordello +di Cervignano, offensiva di Maggio. + +--Signor colonnello, si ricorda di Madama Rosa a Cormons? Mi disse: +Salutami tanto il caro Squilloni!... + +Interviene un capitano inglese ubriaco: + +--Moi aussi, monsieur le colonnel, je vous ai connu au bordel de Verona. + +Squilloni rideva godeva da studente o marinaio l'allegria del bordello, +scalo di tutti i cuori naviganti in guerra. Comprensione e cordialità +assoluta di popoli e sessi alleati. + +Prima saletta: Porta aperta con tenda sulla campagna torrenzialmente +inondata di stelle che aspetta gli areoplani. Nel centro la lampada con +tendina blu scura proietta un tondo cerchio di luce studiosa e +scientifica sul tavolo. Luce d'intenso lavoro spirituale. Luce per +progetti d'ingegneria. Sembra un laboratorio preparato per una veglia +saggia e feconda. Quale incubo feroce ha scatenato tanti sessi vocianti +in questo asilo del pensiero? Tin tin toc ploc di piedi sulla scala di +legno. Un grosso tenente di fanteria con ampio ondeggiamento del corpo +imbottito e armato spinge su come un pastore la donna scelta pecora +fronzoluta mezzo nuda che sembra adornarsi salendo delle foglie verdi e +dei papaveri della tappezzeria. Una magrissima biondina che tutti +chiamano non si sa perchè _pantera_, gira coraggiosamente col suo +fragile corpo minuto fra le gomitate i fianchi rocciosi e le dure +pistole degli ufficiali. Tutti guardano in alto verso il corridoio dove +le porte si richiudono ogni tanto su dei chiarori di camere chirurgiche +per rapide operazioni. Meccanizzazione dell'amore. Sento la casa vibrare +di un meccanico ininterrotto stantuffare d'istinti rudi denudati di ogni +civiltà. Instancabili donne-motori. + +Uragano di rumori, voci, luci. + +Urari-ciacipiera-teloo... Io sono ancora vergine questa sera... Non ci +credo... Andiamo a godere biondino... Dove è andato il pancione?... + +Viva il nostro colonnello Squilloni! Urla risate applausi, tutti si +precipitano verso il divano dove il capitano Melodia che ha indossato +una vestaglia gialla finge di sedurre il tenente Bosca e lo tiene fra le +braccia. Comincia poi il giuoco tradizionale di spingere a viva forza e +trasportare in camera un amico che non si decide, mentre altri catturano +una ragazza. I due pigiati a spintoni e a pedate sono insaccati nella +porta semi aperta. + +--Via, via, presto, forza, dentro! Ti abbiamo scelto la bimba, eccola +pronta! + +Una milanese pallida, carina, con i capelli corti, neri, ricci e +cocciuti pettinati all'indietro, mi bacia. La seguo. Camera +piccolissima, letto grande, coperta rossiccia gibbosa, bitorzoluta, +tutta sporca di piedi eroici per continuare e imitare forse le Doline +del Carso perdute. Ma si ripigliano, si ripiglieranno con la sana +virilità della razza che sa prendere bene e tenere sotto le donne e le +montagne sue. Plafone ingenuo e primitivo. Odore acuto di Contessa +azzurra. + +--Come ti chiami? + +--Maria. + +--Di che parte d'Italia? + +--Sono Milanese. + +--Anch'io. + +--Vieni sarai contento. + +E mi abbraccia col tin tin glin glin di troppi braccialetti. + +Quando ritorno in sala un mio amico dice a Maria che sono Marinetti. +Maria pianta il nuovo cliente viene da me, mi dà un bacio e dice: + +--Se avessi saputo che tu eri il celebre futurista ti avrei dato dei +baci più raffinati. + +--Perchè? + +--Perchè ho letto tutti i tuoi libri. Ero abbonata anche a Lacerba. + +Esco. Giù, fuori della porta, vedo tre soldati che parlano a una +prostituta alla finestra. Si tengono per mano come collegiali, scherzano +indecisi, ansiosi. La prostituta è scesa anch'essa. Si avvicina ai +soldati. Dà in fretta 5 lire a ognuno di loro poi ripassando di corsa +vicino a me seguita dai soldati mi dice: + +--Mi facevano pietà. + +Mi dirigo verso l'autocarro dicendo a Squilloni: + +--Bordello! Ultimo rifugio del cuore! + +--Certamente, risponde Squilloni, il bordello è la soluzione sintetica +di tutti i problemi dell'Amore. Credo che avrete finalmente sconfitto +tutte le offensive delle nostalgie sentimentali. + +--No, non ho pensato all'amore. Ho ideato invece l'architettura del mio +nuovo libro che sarà meraviglioso, siatene sicuro. + +Voglio che questo libro danzi, danzi, danzi vivo e palpitante con ritmo +giocondo fra le mani del lettore. Voglio che la sua danza pazza d'amore +e di sconfinato eroismo trasformi le mani del lettore in quelle +agilissime del giocoliere. Scatterà anch'egli fuor dalla poltrona e +ritto si sforzerà di aumentare la sua statura sulla punta dei piedi +ballerinamente nell'ebbrezza ascensionale che lo spingerà a gareggiare +in temerario equilibrismo col ritmo selvaggio del mio libro. Sarà ebbro +di guardarlo in alto quasi in bilico sull'improvviso zampillo di gioia +che gli schizzerà dal cuore. A braccia aperte aspetterà che ricada che +ricada finalmente. + +Ma intendiamoci parlo del lettore geniale, amico d'ogni coraggio +spirituale! Con ferocia brutale il mio libro piomberà sul naso del +passatista imbelle acidulo e occhialuto che trema sotto i suoi vetri +come un microbo sotto il microscopio. Si staccherà da lui per +rimbalzargli addosso furente e per schiaffeggiarlo. + +Ma con quanta grazia ridente e primaverile si spalancherà sotto gli +occhi vivaci del lettore geniale per profumarne l'anima! Vedo allora gli +orli bianchi delle mie pagine fremere ammorbidendosi e iridandosi con +gli amoerri beati, la metallicità persuasiva e gli invitanti riflessi +rosei-azzurri del mare che scivola, scivola, scivola verso la forza +tonda e rossa del sole al tramonto. Ecco il mio libro segue i consigli +del mare e veleggia bianco per seguire il sole che scivola esso pure +gonfiandosi d'orgoglio e di morte giù dal suo morbido letto di tenerezza +crepuscolare. + +Stracciatelo, bruciatelo pure questo libro mio. Rinascerà perfetto. Se +un giorno sarà stanco come credo delle stanze chiuse e meticolose fugga, +fugga le inevitabili biblioteche e si slanci aprendo le pagine come ali +in cielo. Subito immensificato dal suo ardore si tramuterà in un +areoplano simile a quello ricco di raggi che si libra e ronza con +garriti e applausi sulla mia testa mentre entro nel forte Corbin di Val +D'Astico. + + * * * * * + +Oggi 11 giugno 1918. + +Sono un tenente dei bombardieri che ha fatto il suo dovere. Ma non mi +sento degno di te, libro mio preferito. Mentre il mio cuore batte sicuro +il mio passo non lo sa cadenzare con eguale sicurezza. Ho il passo +indeciso, malfermo ondeggiante, ferito, che ripete sulla terra le +punture dilanianti d'una piaga infame e assillante aperta nel mio +fianco. Piaga di Caporetto, piaga enorme che sento vivere soffrire, +imputridire e che presto bisogna, ad ogni costo bisogna colmare, colmare +con un nuovo ultravermiglio generosissimo sangue a fiotti bollenti, a +torrenti nel suo centro e sugli orli il cui viola sinistro ricorda le +botti sventrate dai fuggiaschi ubriachi, le schifose avvinazzate bombe +incendiarie su Cervignano e il putrido violaceo fuggente tramonto del 27 +ottobre. Guarire, guarire quella piaga! La guariremo. Già domino il mio +passo e lo cadenzo. La grande battaglia è prossima e tutto nel mio corpo +s'avventa verso quell'ora decisiva dalla quale nascerà il nuovo passo +Italiano, quello d'avant'ieri sul Carso, passo elastico, martellante, +padrone delle nobili elegantemente femminili strade italiane. + +Mi siedo alla mensa dei gloriosi Gialli del Podgora, 11 fanteria, +brigata Casale, nel Forte Corbin. Pranzo giocondo, chiassoso. Circa 30 +ufficiali pigiatissimi che divorando rossa pasta asciutta parlano +golosamente della prossima inevitabile offensiva austriaca. I gialli del +Podgora hanno ornato di fiori gialli la sala. Volete che io parli di +voi, cari Gialli, della vostra gloria passata e della prossima, sicura? + +Volentieri! Mi abbandono. So che saprete dare col vostro slancio al +giallo della smisurata bile italiana lo scoppiarne fragore purpureo +della vittoria definitiva! + +Si brinda alla gloria di Boccioni, di Sant'Elia e degli altri futuristi, +primi fra tutti gl'interventisti italiani. + +Declamo parole in libertà che varcano tonando le porte della sala aperte +sulla terrazza e si tuffano nell'ampio respiro freschissimo dell'Astico. +I rumorismi della battaglia Bulgara cantata da me svegliano certo le +batterie austriache di Tonezza e gli applausi che li salutano completano +la polifonia di echi delle montagne e l'infinita orchestra volubile dei +contro-echi. Usciamo sulla terrazza del forte che sbarra a picco la +valle profonda di oltre 1.000 metri. Poi su su per una scala di ferro +fra i calcinacci e i rottami delle cupole d'acciaio già disalveolate +perchè il forte è già in parte smantellato. + +La tenerezza carnale rosea del crepuscolo inonda la vallata, spalma di +olii dorati le groppe dure, le gravidanze grottesche, i gomiti ostili, +le ondate ribelli e i rigonfiamenti pietrificati delle montagne. + +I nostri 75 campagna rispondono rabbiosamente ai forti austriaci di +Tonezza... + +L'altissima terrazza sembra una passerella di corrazzata che navighi +nelle acque seriche, viola azzurre dorate del crepuscolo, entrando in un +golfo di sogno fra monti sereni che sognano. + +Ecco un nostro 149 del Cengio colpisce un baraccamento austriaco sulla +groppa del Cimone. Vi scoppia un'incendio. Lentezza molle disinteressata +del suo fumo che sale scapigliandosi e tentacolando con grazia una prima +stella. + +Braaaaaa... di echi come frane di ghiaia. Un lontano soavissimo ronzio +di aeroplano bevuto dagli ultimi rossori del Tramonto. Cip cip cip +d'uccelli negli alberi rabbrividenti. Pi, pi... pi... di pulcini e +galline sotto la porta del forte. + +Il maggiore Sannia m'invita a seguirlo nei sotterranei del forte. + +Lunghi corridoi di carcere. Scale a chiocciola fra feritoie di vento +azzurro. I nostri passi echeggiano. Pedali d'organo che prolungano +cannonate lontane. Una camerata buia con strani movimenti d'alghe +marine. Sono soldati che dormono. Altra camerata con respirazioni e +puzzi folti, aspri, stipati, selvaggi, ammoniacali. Finalmente un +moccolo sospeso lingueggia giallastro e ci guida verso dei pacchi +enormi di sonno e di odore di stiva. + +--Su, alzati! dice il maggiore scuotendo uno dei dormienti. + +E' un disertore austriaco. Indovino i piccoli occhi celesti nel viso +biondiccio. Breve interrogatorio. Appartiene alle truppe d'assalto, +parla Italiano, si dice slovacco. Ha lavorato in Italia in una fabbrica +di birra. + +--Perchè hai disertato? + +--Perchè il mio tenente mi ha schiaffeggiato ieri. Ogni sera di +pattuglia. Sono stanco. + +--L'offensiva austriaca è sicura, non è vero? + +--Sì--e anche la data fissata--il 15 giugno alle 2 e mezza dall'Astico +al mare, ma l'attacco importante sarà nel centro. + +--Ti hanno dato da mangiare e da bere? + +--Sì. + +Rimontiamo. Sulla terrazza sotto i trilli gioiosi delle prime stelle fra +gli immensi ventagli freschi dell'Astico sicuro ritmato come il sangue +d'un uomo forte, il maggiore Sannia dice: + +--Dato lo stato dei due eserciti è ormai sicuro che il primo dei due che +oserà un'offensiva generale e non la vincerà sarà perduto per sempre... +Quanto diversi, i nostri disertori! Noi abbiamo avuto nella brigata solo +3 soldati fucilati per diserzione. Uno appena uscito dalla linea fu +subito inseguito da una pattuglia ordinata da me e fucilato a tre passi +dai reticolati austriaci. Gli trovai addosso una lettera che spiegava +la sua diserzione veramente strana dato il suo ottimo stato di servizio. +Scriveva alla moglie: «Non mi farò ammazzare dal dispiacere. Domani mi +darò prigioniero agli austriaci. Conserverò così la pellaccia per il +dopo-guerra quando verrò a spaccarti il cuore per pagare il tuo +tradimento...» Il secondo disertore fu preso dai carabinieri mentre +abbandonava la linea. Disse: «Non vado via per paura. Me ne frego degli +austriaci. Voglio andare a Trapani a uccidere mio padre che ogni notte +va a letto colla mia fidanzata.» + +E il maggiore concluse: «Con simili disertori si deve assolutamente +vincere la guerra.» + + + + +II. + +LA DAMA AL BALCONE E LE SERENATE MASSACRATE + + +Il 14 Giugno tutto è pronto. La nostra linea aspetta l'urto con +sicurezza. Si parla di nuove batterie austriache non ancora individuate. +I pessimisti insistono sulla pericolosa propaganda disfattista che +Milano e Torino particolarmente inoculano colla posta ai soldati in +linea. Io ho trattenuto tutta la posta delle batterie nella baracca del +Gruppo. Credo preferibile distribuire un rancio accurato invece di +troppi sentimentalismi postali alla vigilia di una battaglia decisiva. +Tutto lo schieramento di batterie che dal forte Corbin lungo Val +D'Astico gira la cima Ardé e seguendo la cresta di Sculazzon in Val +D'Assa raggiunge gli Inglesi a Cesuna, con le sue 200 bombarde, e le +mitragliatrici e i fucili della brigata Casale, è pronto all'urto che si +prevede furibondo, decisivo. + +Abbiamo bene pranzato nella baracca di legno e lamiera del Gruppo +bombardieri, che appoggia le spalle a dei roccioni grigio ferro in forma +di piccole torri. Fumiamo serenamente sull'orlo della Vallatella Silà +verdissima bacinella quieta, colma di silenzio alpino, sospesa da un +lato alle creste del Cengio e dall'altro alla strada che va al forte +Corbin. Dolcezza languida, mansueta della sera madreperlacea che cede +docilmente all'ombra salente delle valli profonde. Un frastuono ci +scuote. + +Allegria degli echi turbati da una singolare mandolinata. Sono i miei +bombardamenti che vogliono invitare gli austriaci alla prossima danza. +Eccoli sotto di noi. I due primi grattano disperatamente due mandolini, +due altri li seguono battendo a gomitate e a calci delle latte di +benzina. Dietro viene sculettando e sgambettando il violoncellista. Ha +per violoncello un lungo attaccapanni di ferro. L'orchestra si ferma per +fare agli ufficiali una serenata, sotto la gesticolazione frenetica del +più fantastico direttore d'orchestra. + +Porta in testa una gamella obliqua, sulle 33, a guisa di berretto +inglese. Si è legato sul culo le falde rialzate del cappotto per imitare +l'antica foggia militare italiana. Buffonescamente insulta i suonatori +cadenzando la melopea con lazzi e pernacchi fragorosi. La tempesta di +rumori e di grida sveglia gli accampamenti nella Vallatella Silà. + +Applausi. Applausi e ironie volubili degli echi freschi ventilati da +morbidi rombi lontani. + +L'orchestra si ferma davanti al Comando del Gruppo. Il capitano mi prega +di parlare. Si affollano bombardieri, artiglieri e suonatori. + +--Cari bombardieri, cari artiglieri e fanti d'Italia, grazie di tutto +cuore per la serenata a noi e per i meravigliosi pernacchi scagliati +contro gli austriaci! La vostra fragorosa allegria dimostra al cielo, +al sole che tramonta e alle stelle, che sapete spavaldamente +infischiarvi di tutti i pericoli! Voi avrete appreso dalle molte +informazioni che se non è certa è probabile la grande battaglia questa +notte alle due e mezza. Io personalmente ci credo. Ad ogni modo ciò non +vi preoccupa, come vedo, non può preoccupare nessuno poichè altre +informazioni e queste certissime mi hanno convinto come hanno convinto +tutti i capi che l'intera linea italiana dall'Astico al mare è pronta, +assolutamente pronta non soltanto a resistere a qualsiasi offensiva +austriaca, ma anche a rintuzzarla vittoriosamente. Ricordatevi: +qualsiasi offensiva, anche strapotente, sarà massacrata. Cadorna non era +un generale incapace. Ebbe soltanto il torto di non dimettersi, quando +si sentì stanco e logorato. Fu lui che scelse la linea del Piave, ed è +una linea forte. Ora è di acciaio. Resisterà. La lotta sarà aspra, e vi +saranno momenti gravi, forse delle oscillazioni. In quei momenti, +pensate che quella pianura veneta, laggiù, è il letto della nostra sposa +unica e divina: l'Italia... il letto delle vostre spose che adorate... +Voi, ritti in piedi, custodite la porta, e la scala che gli austriaci +vorrebbero assalire! Pensate che cedendo il passo un solo istante voi +permettereste vergognosamente a quelle canaglie di entrare in casa +vostra, piombare nel vostro letto e possedere le vostre donne. Meglio +morire! Sono certo che nessuno di voi vorrà essere un vile idiota e +becco contento. Ed ora andate a dormire, sarete svegliati a tempo +opportuno! + +Giudicai opportuno di svestirmi per riposarmi meglio. + +In branda a 6 centimetri dal tenente Bosca. Abbiamo fra di noi come +orinali un bossolo da 75 ed una scatola da conserva. Ogni 5 minuti +(verifico l'orologio alla mano) la notte silenziosa succhia una nostra +granata da 149 uuuussss uuufff. Mi addormento. + +Alle 2 e mezza siamo svegliati dal bombardamento. + +--Bosca, ci siamo. + +Mentre ci vestiamo sentiamo crescere, addensarsi e centuplicarsi i +sibili delle granate austriache che fanno, passando sui roccioni e sul +tetto di lamiera, l'illusione d'un'enorme corrente d'acqua col loro +rumore di seta lacerata. Passano a un metro o due dalla lamiera che +vibra e vanno a scoppiare in val Silà. + +Bombardamento feroce, pieno, continuo. Abbondanza di munizioni. Gli +austriaci credono siano annidate molte batterie in Val Silà. + +Siamo tutti in piedi col respiratore inglese bene saldato al viso. Fuori +buio. Un vago sentore d'alba verso il Cimone. La vallatella è piena di +fragori violenti, irritatissimi, fra le vendette gli squarciamenti e le +minacce urlanti degli echi. Controllo tutto, chiamo gli uomini. Sul +tetto di lamiera scorre dilatato il fiume dei sibili. Ho l'impressione +di essere immerso in quel fiume che cresce. La baracca sembra +abbracciata da un'inondazione di sibili. Verifico il respiratore di ogni +bombardiere. I gas lagrimogeni cominciano ad agire sui nostri occhi. +Bizzarrissima sensazione di piangere senza dolore. Albeggia. + +Tutte le nostre batterie rispondono con un fuoco precipitato. Le vampe +continue e fitte vestono il Cengio d'un convulso drappeggio di fuoco. +Val Silà è piena di fumi bianchi, grigio-perla che si sfilacciano forati +dalle vampe delle nostre batterie. + +Ecco una sorpresa che ci lascia presto indifferenti: un nuovo tipo di +granate austriache che scoppiando lanciano in alto lunghissimi vermi +ondulosi e perpendicolari alti 50 e talvolta 100 metri. + +Strani vermi di fumo anellato che talvolta non riescono a rizzarsi e +allora si sviluppano orizzontalmente scrosciando e borbottando nella +vegetazione. Sono granate segnali che servono ad indicare agli +osservatori austriaci un punto di caduta invisibile nelle vallate +profonde. Le batterie austriache di Campolongo, Luserna, Tonezza, +sembrano avere una questione personale con Val Silà. Concentramento di +fuoco contro di noi. I telefoni non rispondono più. + +Il mio attendente Ghiandusso viene con una catinella piena d'acqua +seguito dalla mia cagnetta Zazà. Ghiandusso le impone i soliti esercizi +ed eccola seduta sul culo, schiena ritta con un giornale piegato in +bocca. + +Senza togliermi il respiratore, faccio la mia toilette a dorso nudo +nell'acqua diaccia. Non posso lavarmi il viso, e parto col capitano per +raggiungere i miei amici in batteria a Sculazzon. Il monte Priaforà +fiata vampe. Fiati di fuoco tra le labbra nere, occhiate di fuoco sotto +le palpebre nere, stilettate di fuoco dalla pancia nera del monte. BRAA +bububu BRAA vuvuvu delle valli. La strada che ci conduce a Forte Corbin +è tempestata dalle granate. Nel forte trovo il capitano Melodia, magro, +onduloso, allegro e pronto alla beffa. Scendiamo con lui in un +sotterraneo che dà al camminamento Cima Ardè. + +Il mio capitano si è munito di due lampadine elettriche. Dopo avere +seguito per 10 minuti un tortuoso camminamento sotto il cielo sibilante +e lampeggiatissimo giungiamo ad un vero pozzo di miniera. Curvi ci +inoculiamo in una galleria tutta stillante su un terreno sempre più +sdrucciolevole. Il pozzo scende nella spina dorsale di un costone +fortificato. Riconosco ormai il cammino che ci deve condurre alla famosa +Dama al Balcone. Infatti dieci passi dopo sbocchiamo nel fulgore +sfarzoso di centomila feste da ballo riunite. Sono i centomilioni di +candele del massimo proiettore che sorveglia le posizioni Austriache in +Val D'Astico. Pausa abbacinante. Poi sentiamo la danza furibonda e il +ta-ta-ta-ta-tà capriccioso, spietato, ironico e femminile della +mitragliatrice Saint-Etienne che, sei metri a destra, sputa come una +Andalusa fuoco di passione e garofani rossi dal suo balcone mascherato +di fogliami. E' lei la leggendaria Dama al Balcone della brigata Casale. + +Una Saint-Etienne prodigiosa. Si ricorre a lei per la difesa dei punti +pericolosi. Non si inceppa mai se è servita e accarezzata dal suo amico +mitragliere Buco, un pugliese magrolino, olivastro, dagli occhietti +furbi tutti a lampi che si mescolano ai lampi d'una risata bianca +continua. Meccanico provetto. Non ha mai bisogno di smontare la sua +amante per pulirne il cuore. La domina impugnandone la groppa flessuosa, +la pizzica, la solletica. E la Dama elegante in nero si curva giù sugli +abissi dove fervono le serenate austriache e sputa, sputa i suoi +innumerevoli fiori veementi che uccidono i romantici e audaci suoi +serenatori. + +Buco mi saluta offrendo la sua risata allegra allo splendore elettrico +bianco azzurrino del proiettore. Siamo glorificati, divinizzati dalla +versicolore splendida pazzia delle farfalle che si slanciano ebbre d'oro +nel gran fascio di luce, cozzano ruzzolano, piroettano contro il grande +occhio vetrato divenuto ormai accecante. + +La rabbia delle cannonate in rissa con tutti gli echi mugolanti accresce +la fantasia e il mistero di questa notte ultra-romantica innamorata di +morte e d'ilarità crudele. Tragicamente come uno spettro dalla tonda +pancia di metallo in fusione, il proiettore che funziona a distanza esce +dalla sua caverna e s'avanza sul binario Decauville fin sull'orlo della +roccia a picco, poi retrocede senza rumore e si cela nel buio. + +Dal fondo della caverna i foto-elettrici regolano, sulla sfera girevole +di un apparecchio i movimenti di spostamento e di accensione. Ma le +rotaie sotto il proiettore brillano e si torcono come serpenti +fosforescenti e il mio sogno ultra acceso vede realmente camminare un +formidabile spettro dalla pancia vetrata tutto convulso nello sforzo di +liberarsi dalle farfalle in foia. Si avvicina austero e minaccioso alla +troppo civetta Dama mitragliatrice che schiamazza, sbraita sempre più +contro i suoi corteggiatori della valle. + +La bella Dama d'acciaio respira golosamente l'eccitante miscela degli +odori notturni: vaniglia, violette, acacie e menta selvaggia, tutti +pepati dall'odore aspro dominatore della balistite. + +Sembra ballare pazza di gioia la sua strana danza a schiena curva. +Fumano i suoi capelli sciolti. Il mitragliere le stringe i fianchi e +l'ombra ingigantita della coppia bizzarra danza proiettata a cento metri +davanti a noi sul tondo, enorme cerchio di luce che il fascio luminoso +del proiettore stampa sulla nebbia. Vicino, sotto, sopra, intorno, altre +ombre strabilianti: le nostre. Labirintica prospettiva fra gli specchi +irreali numerosissimi di questa festa da ballo. + +Buco mi dice: «Come è bella la mia dama! Elegantissima! Come balla bene! +E' un po' capricciosa e suscettibile, ma non con me. Con me è buona! Mi +è stata sempre fedele, mi preferisce a tutti! Mi dà tutto il suo spirito +e il suo ingegno... Gode, veramente gode quando io la olio di baci... ha +un odio speciale per quella stupida, pettegola che vorrebbe tenerle +testa là davanti a noi!». + +Sentiamo infatti le numerose pallottole della mitragliatrice austriaca +frugare brutalmente a 2 metri sopra le nostre teste nella vegetazione +buia. + +La Dama al Balcone la deride, la insulta a perdifiato: «Idiooota +ta-ta-ta-ta-ta-ta- Idiooota ta-ta-ta-ta-ta.» + +Rispondono tutti gli echi del muraglione di faccia, ma una gran nebbia +ci vieta di vedere malgrado gli sforzi insolenti del proiettore la +strada austriaca da dove scendono gli assalitori. Gli echi irritati o +sedotti ridono essi pure, conquistati dalla festa da ballo, +moltiplicando i loro lunghi + + gia-a-a-a-a-a gia-a-a-a-a-a gia-a-a-a-a-a + +Sembrano frane di ghiaia o meglio grida di popolo sfamato sotto +l'opulenza esplodente di questi palazzi rocciosi. Le stelle altissime +palpitano come segnali luminosi di una lontanissima battaglia di +pianeti. + +No! no! sono le sonagliere di molleggianti equipaggi invitati celesti! +Mille, mille bocche ridenti di dame lontanissime affacciate allo Zenit. +Si sbracciano, si sbracciano per gettare nella grande festa da ballo +perle, perle ossessionanti e tali da mutare presto la danza in una rissa +di folgori avvinghiate, che si contendano delle campane montane. Ma le +stelle purtroppo sono già ridiventate ciò che sono in realtà: i rubini +che ornano i volanti dinamici delle gonne alle divine ballerine che non +balleranno purtroppo mai con noi! Saluto Buco, e passo sotto una vôlta +fronzuta. Urto nelle spalle di un enorme bombardiere. + +Siamo in una delle piazzole della batteria di Melodia. Fooc! +srrrrrrrrrrrr. Seguiamo in alto l'ascensione di una bomba da 58. Eccola +già in discesa mugolando giù giù nella vallata SCRABRAAANG. Si riprende +il camminamento. + + + + +III. + +LA BATTAGLIA CHIMICA E GLI ALONI AZZURRI + + +Nei prati alti che strapiombano sulla confluenza dell'Astico e +dell'Assa, la battaglia si spalanca davanti a noi con un milione di +vampe febbrili e dei vasti roteanti volumi d'aria che ci squassano fra +la vegetazione torturata e singhiozzante. + +A destra scoppia nel folto fogliame nero + + SGRAGRANG-GRAANG + +una Spraangranata. Il graticcio di verdura che ricopre il camminamento +diventa per me un pergolato satanico dai grappoli furibondi. La terra +sembra sventrata dagli atletici colpi di reni delle nostre bombarde. +Invisibili sotto di noi slanciano a gara con brutalità ubriaca i loro +bottiglioni di sciampagna esplosiva in alto, in alto e li guardano +ammirati la bocca al cielo, senza curarsi degli immensi tondi maestosi +rimbombi che quell'alcool massacrante produce a 600 metri sotto di loro. +Ci sdraiamo per riprendere fiato su un declivio mentre la luce torbida +dell'alba sbianca la curva dei fumi e svela sui fianchi prativi di +Campolongo in faccia a noi i villaggi di Rotzo e di Albaredo. Piccole +mandre di casette bianche dal tetto rosso, umili, timide, infantili, +estatiche, beate. + +Le nostre batterie da 149 tirano accanitamente con sempre nuove rotaie +buttate sulla valle contro la Croce di Alenburg. La Croce appare +incensata da fumi bianchi, neri; blocchi, cerchi, ovi, losanghe, pacchi +di fumo che spacchettano delle stelle violente d'argento votivo. + +Più giù 3 case di Rotzo godono d'essere spaccate. Si fumano +spensieratamente da sè come pacifiche sigarette. Invitano, implorano o +sfidano le granate nostre che le sfondano con voluttà crudelissima. Il +villaggio di Rotzo ha delle linee semplici, caste, sante come dipinto da +Giotto sotto gli elastici ondulanti arabeschi e guinzagli che gli +scaglia forse il genio dinamico plastico di Boccioni. I volumi mostruosi +e lenti dei fumi sono assaliti dalle pressioni d'aria formidabile, +giganteschi boa di forze torride che li arruffano, impacchettano, +globalmente. Salgono i fumi, ma sono ricacciati giù, scopati dalle +ventate furenti e rinascono più tenere, più tranquille, più attente, più +sottomesse le sette casette di Rotzo. La luce che cresce dà ai tetti il +colore del sangue. Sono forse segnate per il macello quelle strane +pecorelle? Il campanile è da tempo decapitato. Penso al tragico fermento +molecolare di quelle fragili mura che presentono l'urto acuto di +diabolico pesce d'acciaio che li sfascerà. Sembrano anche bianche polpe +di cadaveri in fondo al mare grigio verde fumoso di quest'alba +sottomarina fra gli assalti voraci degli innumerevoli squali esplosivi. + +Valli, valloni, valloncelli, burroni, vallette, conche e torrentelli si +sono svegliati, gemono, singhiozzano e strillano a perdifiato. Poi una +collera li invade e scoppiano ovunque moltiplicando i loro grugniti, +rutti, sputacchi, vomiti lugubri. Le valli ampie sono sdegnose nelle +loro digestioni sonore e senza fretta ingoiano i pesanti fragori per +rivomitarli masticatissimi tra i denti stridenti dei loro echi che +brillano e tintinnano di passione. + +Sentiamo sotto i piedi risuonare i polmoni, le budella e fino in fondo +lo sfintere della montagna dove si sono infilati, asserragliati e +stipati infiniti rumori. Alle nostre spalle frana una valanga di echi +appassionatissimi. Li distinguo tutti: ovoidali, sferici, serpentini, +piramidali, cubici, stracciati, tutti accalcati nella furia goliardica +di partecipare alla battaglia. Risse, corse, fughe, salti, capitomboli e +coiti forsennati di rumori. + +Ormai gli echi si sono fatti esperti, attentissimi, tutti al loro posto +come vedette. + +SPRANG-SPRANG di cannonata e BRAAAA BRAAAA di echi. Vi sono in alto +loggioni di Echi affollatissimi che fischiano. Sono molto più numerosi +delle cannonate. Ogni cannonata è aspettata da 10, 20, 30 echi pronti a +schiacciarne il fragore sbranarlo, lacerarlo, liquefarlo, spremerlo, +allungarlo, spezzettarlo per poi riscagliare tutto con schizzi, sputi, +scherzi, rabbuffi e risate, risaaaate, risaaaate infiniiiiiiiiite. + +Sento lontanissimo dietro di me rumoreggiare dei colossi che certo +buffonescamente calpestano la lamiera del mare Adriatico. Certo le +platee della pianura veneta applaudono e ridono. Nel cielo, migliaia di +rumori ginnasti dondolano sui trapezi del vento, giuocano e ridono. + +Noi non possiamo ridere, colla faccia presa dal respiratore inglese, che +ci dà, colle sue tubature, dei profili di originalissimi palombari +immersi in un mare di gas asfissianti e lagrimogeni. Ecco la terribile +iprite! + +Gli ufficiali verificano il respiratore inglese sul viso dei soldati. +Hanno tutti il naso prolungato mostruosamente dalla tubatura di caucciù +che scende nella gialla musetta. Alcuni sembrano formichieri, altri +fanno oscillare dei misteriosi cordoni naso-ombelicali. Una luce di rogo +crepita improvvisamente dietro di noi: sono strani viluppi neri di +resina e catrame che cuociono e fumano sospesi su cavalletti come porci +impalati, spandendo un acre odore-vapore anti-ipritico. + +La trincea sembra un laboratorio chimico pieno di scienziati impazziti. +Impazziti forse dalle continue nuove miscele sempre più pericolose +azzannanti e massacranti che la valle smisurato lambicco fornisce a noi +pronti ma un po' ansanti nel risolvere i problemi di questa così lirica +e pur scientifica battaglia chimica: acetilene, solfuro di carbonio, +acido solforoso, cloropicrina. + + TUM-TUM BROONG + +d'un nostro 75 da campagna. + +Rispondono gli echi + + BRAA + + bu-bu-bu-bu-bu-bu + vu-vu-vu-vu-vu-vu-vu. + +Entrano in scena i grossissimi calibri. Sulle bottiglie, i bottiglioni +di esplosivo inebriante crollano ormai i barili giganti. E la frenetica +gioventù baldanzosa dei gas a lungo compressi si scatena nella domenica +di tutte le libertà omicide. I barili non bastano. Bisogna sventrarsi, +pensano i cannoni, e gettare a manate e a palate sulle montagne in giro +le nostre lunghissime budella di bronzo. Inghirlandiamone anche le cime +che ora tintinnano sotto i primi buffetti dorati del lontanissimo +faticoso sole nascente. I rumori salgono, salgono, come spiraliche +budella nere a strangolar le cime perchè se mai vi fosse un nostalgico +pastore a sognare, possa pensare d'essere immerso a capofitto colle +punte dei monti nel più spaventoso inferno di tutte le religioni. + +Prendiamo il camminamento e poi la trincea della brigata Casale. Si +scende dietro le spalle dei fucilieri che scattano, sparando +pim-pam-pam-pam. + +Un gruppo di mitragliatrici innaffia giù con un ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta che +non cessa, un burrone a 300 metri sotto di noi granulato di piccole +forme che salgono. I nastri delle cartucce corrono su a tuffarsi nella +macchina sussultante come frettolose di trovarvi il varco e per la canna +precipitare con gioia contro i corpi vivi che appetiscono. + +Sulle bocche delle mitragliatrici si aprono e chiudono fulmineamente +orchidee e giaggioli scarlatti, argentei e dorati. Flora tropicale dalla +telegrafica fecondità. + +Valle Ghelpa mette 200 metri di vuoto tra noi e la trincea austriaca di +Cima Tre Pezzi incoronata di fumi neri zaffiro, smeraldo e celeste +verdolino delicatissimo. Svolazza via un fumo elegantissimo a mille +pieghe come una veste di Poirée. Sentiamo che la battaglia infuria a +destra dove si dice gli inglesi abbiano ceduto. Siamo a Sculazzon fra le +mie bombarde con l'amico Mattoli. + +Si tira verso destra in un punto della valle ormai trasformato in un +vulcano. Il ritmo della fucileria opprime il cuore. Corre voce nella +lunga trincea della brigata Casale che gli austriaci hanno conquistato +900 yards agli inglesi con un principio di accerchiamento che avrebbe +per obiettivo il Cengio. Tutto il blocco di montagne che s'incunea fra +l'Astico e l'Assa è in pericolo. Passano uomini e uomini con cassette di +munizioni. Hanno spostato le mitragliatrici verso la destra. I telefoni +però funzionano. Ordine di cessare il fuoco delle bombarde. Ma una lieve +angoscia ci punge nello straripamento dei fumi che ormai hanno invaso +tutto il paesaggio oscurandolo. Siamo ripiombati in una specie di notte +caotica fra gli altissimi scossoni dell'aria dove viaggiano come su +mille binari paralleli i proiettili dei grossi calibri. Impera ora il +280. Interviene tirannicamente il 305 di tratto in tratto. Questo che +scoppia è certo un veliero carico di esplosivi spinto in questo mare di +fumi per colmare, incagliandosi, lo stretto che separa gli Austriaci e +gli Inglesi. + +Oh con quale fierezza italiana io ammiro i buoni fanti della brigata +Casale che sparano nella trincea! In uno squarcio di luce ancor torbida +una allucinazione o una realtà stranissima assale i miei occhi. Ogni +soldato che spara sussultando al suo parapetto ha uno strano alone +azzurro-rosso intorno a sè. Sembra un molle globo di nebbia, una ruota +di fumo azzurrino. Ne noto tre, quattro, venti, cento. Mi alzo e +nell'angosciosa precipitante frenesia della fucileria seguo la trincea. +Certo ogni combattente appare ai miei occhi come un nucleo opaco o +meglio come il mozzo di quella misteriosa ruota di diafano azzurro. +Intuisco così la presenza della vita vissuta che avviluppa ogni +combattente nel momento della battaglia. + +Sono grovigli di giorni passati, di gioie godute, di dolori sofferti che +affettuosamente si arrotondano sull'uomo nel giuoco supremo; quando le +forze ostili lo assaltano da ogni parte. Ogni ruota azzurra è diversa +dall'altra, non so se per l'età, le condizioni di vita, o la coscienza. +Malgrado le ondate sbattenti dei fragori e degli echi polifonici io odo +quelle ruote azzurre veramente vive chiamare, gridare, implorare. Voci +di donne in lagrime, gridio di bambini al sole e la madre impietrita che +singhiozza, e il viso del padre che si scolora leggendo il giornale, e +la bocca soavissima fresca che mostra le sue perle più ricca di ogni +ricchezza. + +Ecco sfioro la schiena d'un forte soldato dal viso cotto dal sole: sono +nel suo alone azzurro e tremo come chi entra nella casa dove è morto +qualcuno fra pianti disperati. Il soldato che m'è vicino e che spara, +spara, affrettando i colpi è forse un marinaio. Chi pensa più alle +fischianti pallottole che cinguettano sul capo coi primi passeri +indifferenti? Sono preso dalla gioia di scoprire una nuova legge. Ben +lontano dai Bergson seduti nelle cretine poltrone universitarie trovo +nel momento più pericoloso d'una battaglia la soluzione di molti +problemi che i filosofi non potranno mai scoprire nei libri, poichè la +vita non si svela che alla vita. Il segreto amplesso del passato e del +futuro nella stessa coscienza si rivela a coloro che tutto il passato +hanno vissuto, sudato, pianto, baciato, morso e masticato e che vogliono +fra le carezze o le gomitate della morte vivere, baciare, masticare e +soffrire il loro futuro. + +I fanti della brigata Casale mi appaiono come astri nella loro atmosfera +gassosa di luce azzurra. Atmosfere ruotanti che si sfrangiano simili a +ruote dentate della gran macchina della battaglia. Il mistero mi +avvince, la divinazione mi incoraggia. Ogni ruota è formata, tessuta di +innumerevoli piccole ruote. Più queste piccole ruote snelle e +combacianti sono numerose, più l'alone o ruota globale chiude fortemente +il nucleo che è più compatto. Quando è facile decifrare e contare le +ruote secondarie che girano sul combattente, questo ha un nucleo più +fragile e più scoperto; e la massa di sensibilità vissute, ondeggiando +elasticamente e agganciandosi ad altri aloni, lo protegge poco o +affatto. + +Potenza della nostra razza meravigliosa e della sua sensualità dentata, +polputa e coperta di bocche come una piovra! In quelle ruote azzurre vi +sono tutte le forze affettive dei congiunti, amici, parenti, figli, +madri, amanti e bambini che unite alle forze dei dolori e piaceri +passati corazzano i combattenti. Avevo già ammirato la bella qualità +d'uomini che distingue la brigata Casale, uomini forti, agili, +scattanti, con muscoli visibili, denti e capelli ben piantati. Li ho +sentiti i migliori della razza eletta perciò capaci di amare, più amati, +più ricordati, più istintivi. Amici del sole e del mare, sanno agire +bene senza pensare, hanno quasi tutti oggi un forte alone azzurro +d'affetto e di coraggio protettore; vincono, vinceranno, hanno già +vinto, ne sono sicuri. + +Infatti mentre cresce dovunque la spavalderia gesticolante del sole +scopando via con le sue lunghe scope d'acciaio e d'oro flessibilissime +le immani matasse di fumi, nebbie, fragori, rumori, io constato che fra +questi combattenti dagli aloni azzurri vi sono pochi morti, molti +feriti, ma questi raggianti e sicuri d'una prossima più forte salute +domani. + +Tre ore dopo rientravo al Gruppo. Riordinamento delle linee telefoniche +rotte. I guardafili corrono sulla strada. Uno porta l'apparecchio +telefonico, l'altro rotoli di filo. Incontro dei porta-ordini in +biciclette veloci che ondeggiano su e giù nei vasti buchi scavati dalle +granate. Il fuoco austriaco rallenta sempre più. Giungono le ultime +granate colleriche disperate. Trovo al Gruppo bombardieri le prime +notizie e le voci che corrono false, vere, imprecise. Molti feriti, +pochi morti. I nostri muli massacrati. I nostri fanti contrattaccano con +gli Inglesi a Cesuna per riprendere i 300 yards perduti. Una baracca +nostra vuota in fiamme. Il bombardamento austriaco si accanisce ancora +su Campiello. Gli Austriaci hanno preso cima Ekerle agli Inglesi. Molti +colpi sono caduti su Piovene e su Schio. L'offensiva austriaca è +generale dal Val D'Astico fino al mare; con fluttuazioni la linea nostra +resiste poderosamente. Sento nell'aria la sicurezza della vittoria. + +Alle 10 il bombardamento che è cominciato alle due e mezza di notte è +completamente cessato. Val Silà riprende la sua fresca anima alpina, +bacinella di silenzio puerile, tenero, nostalgico. Ma l'invade un nuovo +frastuono veramente inaspettato. E' il corteo orchestrale di ieri sera +che gira spaccando i timpani colla virulenza delle latte percosse, i +lazzi, i pernacchi. Hanno aggiunto due chitarre e un clarinetto. Il +direttore impazzisce gesticolando di gioia; sembra guidare +buffonescamente l'anima ancor commossa della Patria alla fiera finale +dove saranno macellate e mangiate dai panciuti e ghiotti cannoni le +mandre austriache. + +Mi addormento in baracca affranto, soddisfatto. Sonno pesantissimo. + +A mezzo giorno due nostre cannonate mi svegliano dandomi l'illusione di +Ghiandusso battente alla mia porta. Grido nel sonno «Ava-a-anti». Ho +preso due cannonate per un innocuo bussare alla porta, tanto il mio +sonno fu profondo. + +Tre giorni dopo il generale Monesi in automobile si ferma davanti alle +baracche del Gruppo. Entra, allegro. Eccellenti notizie. Con La +sicurezza di un generale vittorioso, dopo avermi detto di avere +assistito alla serata futurista di Brescia mi parla del piano fallito +degli Austriaci che speravano di tagliarci fuori facendo cadere tutto il +massiccio nostro (Forte Corbin, Cima Arde, Cesuna) giungendo al Cengio e +poi al Pao con un aggiramento. Le nostre posizioni perdute del Tonale +sono riconquistate. Asiago, il Grappa sono fermi. Abbiamo perduto una +parte del Montello sul quale pesa lo sforzo principale degli Austriaci, +che sono però contenuti. + +Il generale Monesi parte sotto una pioggia dirotta, mentre si straccia +il nebbione agitato e dilaniato dal vento che sale da Val D'Astico +inesauribile caldaia di nebbie. I nostri 75 campagna non tacciono mai e +i loro proiettili hanno dei rumori di siluri sull'acqua. + + Ptoo!... fisssss + Pto! Pto! Pto! fiiiiii + Ptoo! Ptoo! Ptoo! fiiiii + +Il 19 giugno all'alba vedo venirmi incontro Zazà allegra e civettante +con in bocca un foglio di carta, seguita dal suo nuovo corteggiatore +Ligò cagnolino buffo incrocio di barboncino e di buldog bastardo. +Agilissimo con mosse di cavallino, fulvo come Zazà ma frenetico di +mosse, musino delicato con una strana punta rosea-nerastra, occhi +acquosi-grigi, grazioso, intelligente, vivace, non più giovanissimo. E' +sempre in foia. Assale amorosamente Zazà e le strappa il foglio di +carta. Io prendo a volo il foglio e leggo: «Bollettino Diaz--9011 +prigionieri austriaci e circa 300 mitragliatrici austriache catturate. +Le nostre truppe stanno riconquistando il Montello e ricacciando gli +austriaci nel Piave». + +Il 21 giugno sera sorveglio e dirigo un lavoro di mine per piantare una +nuova baracca. Tre bombardieri intorno al pistoletto conficcato in una +piega della roccia. La mazza bene impugnata da braccia rudi gira sulla +mia testa scintillando ogni volta rosea in alto negli ultimi raggi +obliqui del sole. Il secondo bombardiere ogni tanto spinge il +raschietto nel buco per togliere la polvere. Con cura introduco la +sabulite, capsula e miccia. Tutti via a 50 metri di distanza. Il +bombardiere dà fuoco e fugge + + Tum Tum PRAANG + +Poi i tonfi toonfi dei blocchi ricadenti. Zazà abbaia e corre mentre un +porta-ordini in bicicletta arriva trafelato. Il capitano legge e mi +comunica l'ordine di partire per Scandiano e raggiungere le squadriglie +di Auto-Mitragliatrici blindate alle quali sono assegnato. + + + + +IV. + +UNA DONNA-PREMIO + + +Il 22 giugno, partendo da Val Silà a piedi seguito dal mio attendente +Ghiandusso, che chiacchiera volubilmente, sento subito rinascere nelle +mie gambe l'inebriante elasticissimo passo del Carso. La strada scende +fra i grossi calibri Inglesi che gli artiglieri alti, biondi, casco +coloniale e braccia nude ripuliscono cantando. Quelle voci aspre un po' +velate di marinai d'oltre Manica contrastano con le morbide ondate +profumate del vento estivo che ci viene un po' stanco dall'immensa +pianura veneta giù sotto il Cengio. + +La mia cagnetta Zazà sculetta, abbaia e m'invita a correre. Corro con +lei fuori dalla strada. La montagna è tutta riplasmata dal +bombardamento. Mi fermo e bevo la visione calda e nutriente della Patria +coricata immensamente che sembra sollevare con ritmo felice l'ampio +petto della pianura tatuato di strade e villoso d'alberi che il sole +imbrillanta di un sudore dorato. La città e i villaggi sono i suoi +amuleti. + +Oggi è il 22 giugno; 22 doppio di 11, mio numero preferito, numero +fortunoso che mi lega alle forze favorevoli e all'Italia. + +A Campiello fra tre buche profonde di 305, trovo il mio carrozzino con +mulo e bagagli. Tutti su con Zazà abbaiante. Ghiandusso dice: + +--Guardi quella granata da 280. Non è scoppiata. Dorme nel suo buco come +un porcellino. Mi sembra di andare alla fiera. + +La strada già rovente è piena di soldati inglesi che corteggiano con +omaggi incerti le belle popolane italiane. Ghiandusso sentenzia: + +--La guerra è stata fatta per _mescià le rasse_! + +Giungo a S. Orso, Comando della decima armata. Io provo sempre uno +schifo istintivo nell'entrare nei comandi. Quasi sempre deprimentissimi +ambienti dove regnano due generi di imboscati odiosi: _gli sgobboni +arrivisti_, pavoni e tacchini di Stato Maggiore che antepongono sempre +la loro carriera alla Patria e i _fiacconi rammolliti_ che pensano +unicamente a migliorare la mensa e allo champagne. Ho inoltre un +profondo orrore per i generali che hanno quasi sempre delle civetterie +ridicole di vecchie mantenute. Ma Caviglia fa eccezione e il suo +ambiente è quasi degno di lui. + +Mi riceve affettuosamente e subito mi descrive sul plastico la battaglia +del Montello, precisandomi tutti gli errori e tutte le correzioni già +suggerite e in parte compiute con successo. Con la sua sorprendente +calma ultra-piemontese, alto, freddo, pochi gesti, assoluto equilibrio +fisiologico, armato d'un buon senso spoglio di frasi, egli parla del +maneggio delle fanterie che non fu lodevole. Disapprova i due attacchi +sui fianchi del Montello che furono come era prevedibile massacrati +dalle artiglierie nemiche. Bisognava invece sferrare un attacco unico +centrale, con 4 reggimenti, dopo avere simulato con un violento +bombardamento le due azioni ai fianchi. + +Caviglia dice: + +--Badoglio ha creato un meraviglioso schieramento di artiglierie... +Quando Badoglio ha il tempo di riflettere è un generale capace e +potente. Ad ogni modo è il nostro miglior generale. + +Caviglia parla poi del Duca D'Aosta che era a Fogliano quando gli +austriaci irruppero sulla nostra riva. Fu più volte invitato a +ritirarsi, rispose sempre «No, rimango!» Il duca è un uomo coraggioso, +freddo, e di gran buon senso. Quando gli sottopongono dei piani militari +li esamina bene poi dice spesso: «Non vanno, portatemene degli altri». +Riesamina, accetta o rifiuta senza boria, nè presunzione. Ha un ottimo +capo di Stato Maggiore: Fabbri. Dall'Astico al mare il morale delle +nostre truppe è semplicemente meraviglioso. + +--Ho visto i rincalzi assalire gli autocarri partenti per la linea con +gioia trionfale. La popolazione del Piave è pure calma, sicura. Durante +la battaglia del Montello ho visto i contadini arare la terra, e i +bambini in piedi attenti intorno ai 75 campagna controbattuti. + +Parto da S. Orso con la convinzione che Caviglia è veramente il capo +predestinato a stringere nel suo congegno volitivo, intuitivo e decisivo +tutte le probabilità favorevoli e sfavorevoli, tutti i calcoli, tutte le +forze degli uomini, della pioggia, del sole, e del terreno come +altrettanti fili convergenti a quella meravigliosa tavola di commutatori +elettrici che ha nel cervello. Bisogna che ad ogni costo Caviglia abbia +il comando supremo della prossima immancabile battaglia finale. + +Schio è tutta sonante di canti al sole, quando vi entro sul mio +carrozzino. Non riconosco quasi più la cittadina che sonnecchiava +quest'inverno sotto le alte batterie austriache sdegnose. Oggi è +veramente fiera d'aver subito i coiti furenti dei 305. Sulla piazza, +incontro la fanfara dei primi bersaglieri che tornano dal Piave. + +Esplosione lirica del pomeriggio infocato. Passo aggressivo, fucili e +tascapani fioriti, tutte le trombe al cielo spinte su dalle rudi facce +di cuoio lucenti di sudore. Sopra, squilla il sole come la più bella +tromba bersagliera lanciata in alto nel ritmo danzante della marcia. + +Vorrei proseguire, ma non posso, tanto la massa irruente di quelle forze +guerresche mi s'avventa con prepotenza sul viso, preme su di noi come un +Simun di gioia selvaggia. Gridano capriolando davanti ai bersaglieri i +monelli in delirio. Le porte delle case, le finestre, i balconi spremono +grappoli di donne e bambini scroscianti applausi, fiori sui cani +abbaianti. Zazà si slancia, ma la ripiglio a volo, e tenendola fra le +gambe guido a destra il mio mulo che dà calci con un'imprevedibile anima +poetica. + +Mi viene incontro a ondate sbatacchianti, l'anima italiana +tempestosissima, irta di belle pazzie, scamiciatissima. Dei bersaglieri +riposano la bocca e se l'asciugano mentre gli altri a gote gonfie +sembrano dilatare le case con globi violenti di suoni scagliati al +cielo. E gli occhi ridono, e tutti ridono. Dietro le prime trombe +marziali e cadenzate, saltellano si sganasciano e si divertono altre +trombe mattacchione. + +Abbiamo vinto, tutto è permesso. Vi sono molte donne a guardarci. +Spandono buon odore i bei seni accaldati sotto i capelli pesanti. «Un +bacio, via, bella mora, non fa male! Che belle chiappe... Evviva la +fila, signor tenente... Vieni giù biondina! Viva i bombardieri!... Viva +i bersaglieri!... Viva la fila dei bersaglieri che resiste a tutti i +colpi!» + +Un bersagliere colossale sembra quasi ingoiare la sua tromba, poi si +curva fingendo di cadere a destra, a sinistra buffamente. Ogni tanto uno +sgambetto all'amico davanti, una gomitata a sinistra e colla mano destra +rema rema accarezzando le facce delle donne. Quella curva lo magnetizza: +un pizzicotto. Colla mano sinistra scuote in alto la tromba bavosa +mentre la sua mano destra arrotondata sulla bocca prolunga il suono dei +pernacchi tumultuosi e dei lunghi uuu... uu-uu-uu- uu-uu-uu prr prr prr +prr oooooooo aaaaaa. + +Bacia tutte le donne per forza. Queste stizzite ridono, strillano, +ruzzolano quasi sotto il peso brutale nello schiamazzo dei bambini e dei +cani. Il sole volantista arroventato ritto nel polverone incandescente +delle strade celesti, gonfia dall'alto dei gas di gioia insalamandoli +nella strada come in un enorme pneumatico torrido. + +Il mio carrozzino segue la corrente di quella passione popolare ed ecco +a 100 metri da una strada laterale sbocca un battaglione scozzese. + +Contrasto prodigioso. Passo lento in cadenza, saggio, ritmato, monotono +col dolce ondeggiamento dei gonnellini quadrettati color pinete +alpestri, giubba kakì, berretto in forma di barchetta rovesciata +sull'orecchio, fasce a mezzo polpaccio fissate da nastro e fiocco rosso. +Splendore dei cuoi e degli ottoni. Tutti calmi con l'azzurro mite degli +occhi rapito ai cieli di Scozia, tutti obbedienti per sempre al peso del +fucile e degli zaini eleganti. Accompagnano la marcia con una melopea +che senza urto s'innalza, si spande + + o-eee o-eee o-eee hurraaa! + o-eee o-eee o-eee hurraaa! + +I bersaglieri salutano con tutte le trombe alzate, pigiano donne e +bambini sulla sinistra e offrono con un frastuono infernale la destra +all'altra razza che passa. + +Lenta - grave - forte - solenne. - Uno - due - uno - due, con piccole +risatine brevi negli occhi senza voltar la faccia, uno - due, uno - +due, venuti da lontano e sicuri della strada futura marciano gli +scozzesi. Quando il tenente dà l'ordine, allora soltanto i pifferi +nordici spruzzano allegria, e le sacre zampogne incominciano a gonfiare +pance e mammelle con gioia comandata fra le braccia degli antichi +montanari gonnelluti che le portano maternamente--nazii iii ziii biii +biuu. + +I bersaglieri suonano il _tippereri_ senza parole urrara pum - pumb +papapapum - pumb para pum pum-pumpum. + +Rispondono gli Scozzesi + +_Adioo miabeladioo._ + +Passa il carreggio Inglese. Lussuoso scintillio di ottoni sui cavalli +fortissimi. Zampe ingonnellate di lunghi peli. Il sole sembra ruzzolar +giù magnetizzato sui finimenti ghiotti di scintille. In alto sui carri +verde scuro pieni di cose ricche inutili i guidatori in kakì faccia +rossa polverosa colla pipetta all'angolo della bocca. + +Dietro, vengono più grandi, terremotando, gli autocarri inglesi, +scatoloni colossali o palchi automobili per assistere ai cortei. +Smisuratamente sproporzionatamente. I volantisti, pipino in bocca, +faccia rossa polverosissima sembrano arrampicarsi come topi sui volanti. + +Questo secondo autocarro è ancor più grande. L'ultimo gareggia con le +case. E' forse una casa di Folkestone col suo giardinetto a guisa di +strascico. Portano tutto con loro gli Inglesi. Ogni battaglione +trascina una città di case dinamiche riboccanti di spettatori. + +Noi italiani combattiamo quasi nudi, ma ognuno ha purtroppo nel cuore un +pensile giardino di donne-fiori i cui capelli pesantissimi ci incurvano +in avanti sui golfi lunari del pericolo. + +L'indomani sera in treno per Verona leggo il trionfale comunicato di +Diaz: «_Dal Montello al mare, il nemico sconfitto ed incalzato dalle +nostre valorose truppe, ripassa in disordine il Piave_». + +Alla stazione di Verona quasi buia mugola asserragliato e ribollente uno +dei reparti d'assalto che va a riposo. Odore acre e mordente di belve +vittoriose. Ballano nelle corse e nei gesticolamenti i fiocchi dei fez +neri tra il vociare turbinoso, le gomitate e gli spintoni. Gli arditi +hanno occupato il caffè della stazione. Si intravede un rimescolio di +braccia nude stantuffare e rubinettare fiaschi di vino e bicchieri di +birra, fra una fantasmagorica agitazione di luci azzurre e di ombre +caricaturali. Ogni discussione sembra una rissa. Tutti si pigiano. Fame +e sete azzannante e arraffante nel buio. Grandinare di bottiglie, +bicchieri. Bestemmie degli ufficiali presi nei vortici della folla +grigia-nera che non cede, resiste alle lente sbuffanti locomotive in +manovra coi meccanici che si sporgono gridando. + +Mi sento chiamare. E' il colonnello Trivulzio alto montanaro dal viso +sessantenne alcoolizzato ma solidissimo, occhi giocondi vivacissimi, +pipa in bocca. Ha lasciato il suo reggimento di fanteria per il comando +di un reparto d'assalto. Fra le gomitate, gli urli dei suoi fez neri, mi +racconta: + +--A Meolo, c'era da ridere. Una battaglia di clown e buffi napoletani. +Vero bordello pieno di risse di avvinazzati. Ma quanto sangue e quanti +morti! Però tutto era allegro. Non ho mai visto tanta confusione. Pensa, +una nostra mitragliatrice tirava su una mitragliatrice austriaca che +tirava su una nostra mitragliatrice! Una nel culo dell'altra. Tutte e 3 +sulla stessa riga. Non si capiva dove era la linea. La linea oscillava +continuamente. Alberi spaccati, reticolati che non prevedevamo, tutti i +fili telefonici rotti. Ad un tratto, io mi avanzo con una mitragliatrice +in una boscaglia e sbocco in un prato. Ma, ta-ta-ta-ta-ta... due, tre +mitragliatrici austriache! Ai! ai! indietro, indietro! sono troppi, +siamo pochi! + +E il colonnello Trivulzio descrive con gesti comici questa subita +ritirata buffissima di gente scottata. + +--Ci rannicchiamo dietro gli alberi, 50 metri indietro. Tre secondi. +Altri fez neri ci arrivano alle spalle come scolari in baldoria. Subito +tutti in piedi ci slanciamo nel prato. Che casino! Che casino! Ma vi era +una sicurezza straordinaria! Avevamo la vittoria nelle ossa. Avanti, +indietro, si perdeva, e riguadagnava. Si perdeva con strafottenza di +ricconi alla tavola del giuoco. «Dobbiamo far saltare quei tre cannoni?» +mi domanda un caporale. Tutti rispondono: «No, no, no, per carità! +Glieli prenderemo, non facciamo saltare nulla. I cannoni sono nostri e +torneremo fra mezz'ora a riprenderli.» Eravamo tutti tranquilli come +Battisti! Trenta pariglie di cavalli nostri furono prese dagli austriaci +e riprese da noi mezz'ora dopo. + +Attraverso la calca con Zazà nelle braccia e fuori per Verona buia. + +Qualche bettola, a ciglia semichiuse. La sbornia già spinge fuori i +gruppi-viluppi, le coppie-canore e gli arditi pugni e pugnali pronti +fieri, irritatissimi di non veder davanti a loro la città inginocchiata +con tappeti di donne morbide sul selciato, lampade e giardiniere di +donne ai balconi. Sotto un portone nero, una zuffa fra carabinieri e +arditi. Intervengo poichè un enorme carabiniere ha avvinghiato e porta +sotto il braccio poderoso un frenetico magro ardito che batte coi piedi +l'aria con ritmo di telegrafia Morse. + +--Via, non si trattano così dei soldati vittoriosi. + +--Ma, signor tenente, mi ha sferrato un pugno nel naso. Guardi come +sanguina. + +--Lo lasci andare, è ubriaco. Bisogna concedere una sbornia agli eroi. + +--Se lei me lo comanda, signor tenente, lo lascio andare. + +Ecco liberata la belva gloriosa nella città buia. Avrò delle noie, ma +non importa. + +Giro tutta la notte cogli arditi aizzando e moltiplicando i canti, +ebbro non di vino ma di quell'alcool trasfigurante che tutti i filosofi +sognano di sciogliere e distruggere nei lambicchi meticolosi e freddi e +che si chiama Patriottismo. In questo senso non diverrò mai un +antialcoolico. + +All'alba nello scompartimento di seconda classe che mi porta a Modena +trovo finalmente il Premio che mi offre la Patria. + +Un'italiana veramente bella. Bruna, delicata, morbida e flessuosa. +Trentenne, con occhi capelli e denti eccezionali.--Ma adagio! Ve la +descriverò a poco a poco. Freno tutti i miei slanci compreso quello del +mio lirismo descrittivo. La contemplo sommerso nell'ammirazione. +Ghiandusso la guarda estatico. Zazà le si accuccia vicino, quasi sulle +gambe. Io attacco discorso. Pronto, incalzante, intuitivo. La sento +entusiasta della vittoria. Parlo della battaglia. La bella signora +ascolta, vive tutti i gesti. Si chiama Rosina Millari di Oderzo. Ricca +profuga un po' sperduta, poichè non ama i parenti che la ospitano. Deve +passare la giornata a Modena senza scopo per raggiungere la sera stessa +una villa fuori di città. Invito la bella a colazione. Esita. Ma le +forze mi sono favorevoli. Non si può veramente rifiutare nulla a un +soldato vittorioso. Alla stazione di Modena non si può mangiare. +L'affollamento dei soldati ci costringe a uscire al più presto coi +bagagli suoi e miei, Ghiandusso-Zazà, tutta una famiglia improvvisata e +poco dopo installata all'Albergo d'Italia. + +Ho l'anima di un soldato italiano. Sapete cosa significa avere 40 anni, +del genio, molto fascino, una potente irradiazione di idee personali +nuovissime e sane, regalate al mondo, dei poemi potenti creati, altri da +scrivere, e nondimeno volontariamente e con entusiasmo giocare il tutto +con disinvoltura per la propria terra e la propria razza in pericolo? + +Mi direte che un tenente di più al fronte è poca cosa. Ma questo tenente +ha un nome luminoso, una parola eloquente, diventa perciò un esempio, un +faro, un richiamo, una bandiera vivente di coraggio e fede per tutti +coloro che credono in lui. Ecco ciò che sono. Un accumulatore di energia +patriottica, utilissimo e assolutamente disinteressato. Militarizzare +così il più ribelle dei temperamenti, disciplinando e strangolando il +proprio orgoglio, sempre sull'attenti davanti a dei superiori che non lo +sono. Ecco degli eroismi profondi e dolorosissimi che meritano, cari +passatisti e care passatiste, dei premi da afferrare con mani rudi e +pochi riguardi! + +Nella camera dell'Albergo d'Italia io entrai come si entra da un +pasticcere quando si è stati privati di zucchero per molto tempo. Parlai +d'amore con lirismo variopinto e modulatissimo offrendo tutti i +trampolini vellutati alla dedizione della bella donna, ma in realtà io +la conquistavo si può dire d'autorità. + +Non era una corvée che imponevo ai nervi della mia amica, li mandavo +anzi in licenza sulle spiagge d'un gran mare di voluttà perchè vi +guizzasse il suo spirito al quale io superiore cortese insegnavo a +nuotare. + +La stanza era accesa dai riflessi delle mille bandiere che infuocavano +le facciate delle case. Mobili giardini pensili. Rosso che sembra +veramente ringiovanito. Il verde vile di Caporetto è diventato un verde +Piave, un verde Mare Adriatico, diventerà un verde Isonzo. Il cielo +incandescente sembra roteare come un viluppo gesticolante di bersaglieri +scamiciati, feroci, urlanti, la bocca piena d'Italianità selvaggia e +d'orgoglio, amore - vendetta - rapina - eroismo - maffia. + +Mi voltai per seguire la bella mia affaccendata nell'aprire i suoi +bagagli. Un morso delicato nella nuca. Poi la svestii. Si lasciò fare +languidamente, con tutte le moine che distinguono le amanti venete e il +loro chiacchierio di uccellino che maledice la gabbia, implora la +libertà e non conosce altro cielo che quello che brilla nell'acqua dello +scodellino. La stordii di baci e di carezze infinite. La presi e ripresi +con foga, con slancio, delirando. Poi mi fermai. Buttai sul divano +l'anima che mi aveva servito fino allora e ne tirai fuori un'altra dalla +profondità dei miei nervi. + +--Bisogna, pensai, che io valuti con precisione scientifica e occhi di +buongustaio il premio offertomi dal destino. + +Imposi dolcemente silenzio a Rosina che si accaniva a dimostrarmi +l'imbecillità paurosa di suo marito notaio, pedante germanofilo, +disfattista, imboscato malgrado una buona salute e i suoi 25 anni, e le +dissi: + +--Cara Rosina, sei troppo bella per coprirti con una camicia, toglitela. +Voglio analizzare la tua bellezza con cura e prendere delle note. + +Salto dal letto prendo il mio libretto di note dispongo bene il corpo +nudo e coricato di Rosina: + +--Chiudi gli occhi. Bene!... ora aprili! + +Occhi meravigliosi. La cornea lievemente azzurrina venulata agli angoli +da piccolissime venette sanguigne, nuota in uno strano rosolio dorato. +La pupilla è nera cerchiata d'oro scuro... + +Rosina è stupita, trattiene la sua allegria mi lancia un'occhiata +brillante e maliziosa che si lega bene al sorriso. Ecco il sorriso +sboccia, mobile losanga, e fiorisce tondo sui denti piccoli, freschi, +bianchi, saporiti. Penso ad una giovanissima Madonna di Raffaello, ma +più calda, passionale, dietro i cristalli di una _limousine_ veloce. + +Io amo i seni piccoli, vivaci, spiritosi. Questi di Rosina sono invece +un po' grassi e lievemente materni. Ma la bella cupola militare del +ventre è perfetta. Sotto l'ombelico una lievissima depressione +perpendicolare discende, piccolo sentiero appena marcato e si perde +nell'ombra triangolare fra le cosce. Ancora più ammirevoli. Hanno +muscoli sodi, mascherati dalla più dolce carne. Bei cuscini soffici e +nuovi con ricche molle di muscoli. + +Ma Rosina si annoia di tanta estetica scultoria. Nuovi baci, nuove +carezze e nuova pausa con relativo chiacchierio sul marito che Rosina +critica ora come un vizioso parassita amico delle prostitute. + +Il nostro dialogo è interrotto da un balzo di Zazà che vuole accucciarsi +fra noi. + +La mia cagnetta di guerra non conosce le donne. Ha sempre vissuto in +mezzo ai soldati ed è decisamente ostile ai dissolventi profumi carnali. +Mi ammonisce abbaiando, richiamandomi all'antica castità. La caccio via, +rimbalza su. La mando dall'attendente nel corridoio. + +Io sono ormai sufficientemente premiato. Ho centellinato e masticato +deliziosamente tutte le ghiottonerie di quel letto imbandito come una +tavola di re. + +Nell'annotare sul mio libriccino la mollezza soave delle due bende di +capelli che coprono le piccole orecchie di Rosina ho sentito gonfiarsi +nel mio cuore un oceano di pensieri e ormai il mio spirito vi veleggia +sopra, con le sue vele date al tondo soffio delle purezze astratte. + +Dico a Rosina concludendo: + +--Non ti potrò mai dimenticare, poichè sei veramente la figlia del +nostro Piave devoto e della vittoria! + +Poi soggiungo: + +--E anche la figlia della luna augurale! + +Così, sporgendomi al balconcino, salutai la luna che avevo maledetto il +27 ottobre sul Carso, tutta gialla, allora, insozzata forse a dipingere +bandiere austriache. + +Un'ora dopo ci accompagnava in carrozza rotolando in alto grassa, bianca +e felice la luna enorme. Fresca campagna dilatata dalla gioia della +vittoria. Passiamo sulla Secchia, rapita anch'essa di gioia lunare. + +--Non cercarmi, non scrivermi, ti scriverò io, mormora Rosina +abbracciandomi. Mio marito è geloso, ti ucciderebbe! + +Sento che Rosina sta per trasformare suo marito imboscato in un ardito. + +--Non venirmi a cercare, ripete Rosina, verrò io a Milano da te. + +Non l'ascolto. Penso di dare al mio prossimo poema i ribollimenti e +formicolii d'argento della Secchia che scorre dolcemente quasi nel mio +cuore. Le vigne alte sospese a braccia spalancate, aggrappate ai gelsi +mi danno colle loro grandi ombre nere animate dei consigli energetici. +Il vecchio cocchiere porta ora in equilibrio sul cappello a cencio la +pletorica luna piena. Vorrei affrettare il passo del cavallo. Sono +stanco di voluttà. Le ruote della carrozza svegliano in me il ritmo +pneumatico della mia futura blindata, nuova amante per le velocità della +prossima vittoria. + + + + +V. + +IL PAZZO + + +Sono costretto di passare 2 giorni al deposito di Scandiano. + +Due giorni di burocrazia militare aereati dalla compagnia del futurista +Virgilio Marchi, granatiere valoroso, ora invalido di guerra. E' +riuscito a improvvisare qui una piccola esposizione di quadri futuristi. +La visito per consolarmi dell'atmosfera imboscata discutendo +sull'equilibrio delle dinamiche architetture ideate da Marchi. + +Spacco, sfondo e incendio la tediosa atmosfera di Scandiano con un +discorso ai bombardieri e una susseguente discussione sul futurismo col +generale Sacchero. Dormo male a Scandiano, assillatissimo dal desiderio +di conoscere presto la bella blindata che mi aspetta, le sue forme +snelle e il suo cuore carburante. Ma la mia propaganda futurista e +quella degli amici Marchi e Francesco Flora sembrano aver già +trasformato la piccola città ultra-passatista. + +Ne sboccia l'ormai immancabile prodigio. Cosa è questo gridio di folla? +Usciamo dalla mensa. Sensazione di sommossa. Tutti corrono. Redarguisco +due sergenti che fuggono davanti a un pericolo inspiegabile. Sassate +fitte piovono su noi. Risacca di bambini e donne urlanti. Entriamo nella +vasta piazza erbosa e vuota davanti al palazzo Estense. + +In fondo, vicino alla porta ducale, gesticola un pazzo. Nudo dalla testa +calva congestionata ai ginocchi. Ha le fasce alle gambe e le scarpe. Il +pazzo, curvo, cerca febbrilmente delle grosse pietre e le scaglia con +forza contro la cancellata del palazzo, dove si agitano confusamente +ufficiali e soldati. + +Divertente e tragico consiglio di guerra sotto il fuoco accelerato del +pazzo. La sentinella ha dovuto spostarsi cercando di parare col fucile a +baionetta inastata i colpi molto precisi. La folla ondeggia allo sbocco +della via Cesare Battisti, con fughe repentine, quando il pazzo si +avvicina preceduto dalle sue pietre. + +Appare veramente il dominatore di questa piazza lugubre, sonnolenta, +austera, troppo saggiamente imboscata lontano dagli aeroplani e dal +fronte. Nudità potente, forte torace, maestria di lanciatore di pietre. +Il membro pendente fuor dalla nicchia dei peli neri beffeggia +spavaldamente le morali freddolose, magnetizzando gli sguardi delle +ragazze che strillano paura, orrore, curiosità dietro le grate vezzose +delle dita sugli occhi. + +Ad un tratto il pazzo si curva, prende una manata di sterco e la mangia +avidamente. + +Forse per insegnare gli indispensabili sacrifici dello stomaco a coloro +che non si contentano di salvare la pelle ma la vogliono anche +riccamente nutrire mentre i combattenti bevono e mangiano il ferocissimo +fuoco solare delle battaglie. + +Il pazzo ha impugnato due grosse pietre e con esse si percuote +atrocemente la fronte. Vendicatore selvaggio venuto dalle lontane +caverne e dalla amicizia dei mammuth egli vuole dimostrare che nella +media saggezza prudente non c'è virtù. L'ora è venuta di sfondare tutti +gli scrigni compreso quello della fronte, liberandone le generose +pazzie. Sputa ripetutamente il pazzo contro il palazzo ducale, sputa dal +fondo della sua violenza barbarica sulla mezza civiltà cauta dei +restauratori di palazzi antichi e di viltà moderne. E' un uomo +preistorico che dà meglio di me una lezione di futurismo agli imboscati +di Scandiano. + +Ecco però i passatisti alla riscossa. Sono numerosi. Li guida il tenente +colonnello Tusini, piccola barba quadrata nerissima, quasi finta sul +viso bruno, nervoso, collerico. Lo segue un siciliano nerboruto e bruno, +il tenente Trafficante. Il pazzo indietreggia tirando sassi. E' +accerchiato. Sente il muro dietro di sè. Ha un minuto di esitazione, che +lo perde. Tutti si slanciano su lui, lo afferrano alla vita, lo +rovesciano a terra, quasi soffocato. Mi precipito per soccorrerlo, +mentre piovono sul suo capo calvo pugni violentissimi, accaniti, +esasperati dalla paura. + +--Basta! basta! non massacratelo! + +Un caporale atletico, impazzito più del pazzo gli imbavaglia con una +mano la bocca. Il pazzo tutto insanguinato torce spaventosamente gli +occhi senza implorare pietà; mentre un soldato lo strozza quasi col +braccio destro e dichiara solennemente: + +--E' così che si tengono i pazzi. + +Io gli grido: + +--Ma i saggi come voi fanno schifo! + + + + +VI. + +UN'ESPOSIZIONE FUTURISTA NAVALE + + +La caserma di S. Benigno a Genova ha tutti i difetti delle caserme, ma +una qualità eccezionale che la rende forse unica al mondo ed è quella di +cavalcare con la sua mole rossa il promontorio montagnoso del Faro. +Domino così facendo colazione su una delle terrazze: a sinistra +l'anfiteatro di Genova coi suoi vetri in fiamme, tetti d'ardesia +verniciati di argento solare, e pensili giardini tropicali. Davanti, il +colmo alto mare di cobalto; a destra, le criniere di fumo di +Sampierdarena; e sotto, il porto formicolante irto e fumoso. + +Mi pare di essere sulla terrazza di un meraviglioso grattacielo +italiano. Giù, giù, il porto lavora energicamente per la guerra +mondiale. Grande bocca d'Italia aperta ai carboni che cortei di navi le +portano sfuggendo ai sottomarini, microbi circolanti nelle vene-arterie +del mare. + +Uno di questi cortei di navi si abbozza confusamente, sull'arco +dell'orizzonte. I carboni ingoiati dai treni corrono facendo correre le +forze che nutriranno il fronte congestionato di fuoco. Sotto di me, navi +e treni mescolati. + +I treni s'intrufolano fra le navi. Simmetrie eleganti disinvolte di +rotaie a fasci argentei. Le rotaie luccicano imperative come leggi +davanti ai treni lentissimi asmatici, sotto fumi rivoluzionarii. Peso +delle chiatte incastrate nell'acqua carbonosa. Sono scaricate da omini +microscopici che portano velocemente sulla testa coffe di carbone +correndo sull'oscillare elastico delle assi sospese. Andirivieni degli +omini fra le chiatte e i cumuli di carbone alti e cosparsi di brilli. +Brillano pure i torsi nudi sudati. + +In alto il sole comanda, dirige tutto, meccanico sanguigno dalle +roteanti braccia d'oro dirigendo le antenne, le gru e gli elevatori +elettrici che viaggiano su ponti di ferro pattinando oleosamente e +portando a braccio teso mascelle metalliche ghiotte di carbone. + +Una dura volontà solidale di guerra fa gonfiare i bicipiti degli +elevatori che girano orgogliosamente sui piedi uniti per farsi ammirare +come buoni patrioti da tutte le case attentissime dell'anfiteatro-porto. + +Ribollimento frenetico d'oro solare fra le navi. Spirali, fantasie, +ramificazioni dei fumi bianchi-grigi, perlacei che salutano i +lontanissimi combattenti. + +Ma insiste la pressione dell'alto mare colmo di cobalto che vuole +straripare sull'orlo della diga: cobalto freschissimo che schizza, balza +dai moli al mio colletto di mitragliere S. Etienne, e si frange blu sui +vetri dell'ultimo piano di S. Benigno. Questi vetri si offrono bersaglio +ai cannoni di una possibile squadra nemica. + +S'avanza invece e si delinea in alto mare un corteo amico di navi +variopinte. + +12. No! 22. Altre ancora si sbozzano. Sono 29. + +Il sole le vernicia. Balzano, lingueggiano, s'intrecciano le linee +colorate dinamiche sui loro scafi alberi e ciminiere. Tutte camuffate. +Poichè non possono entrare nel porto già pieno, esse si dispongono in +lunga fila parallela alla diga. Lo spettacolo mi gonfia d'entusiasmo. +Volo coi miei sguardi che si avventano gioiosi verso le navi. Grido ai +miei amici mitraglieri tutti in piedi, tutti presi al collo dal blu +inebriante dell'alto mare: + +--Ecco la prima grande esposizione futurista! Una sala alta 50 Km. dal +pavimento di cobalto. Ventinove giganteschi quadri e complessi plastici +colorati in movimento. Guardate! Quella linea rosea sulla prima nave a +destra, quella linea slanciata che si arrotonda suggerisce l'idea di una +poppa di nave mentre ne copre il ventre in realtà. La vera poppa essendo +colorata in turchino, come vedete, vien presa a distanza per il turchino +dell'alto mare... Sulla seconda nave l'angolo acuto nero quasi a fior +d'acqua suggerisce l'idea di un basso bompresso di piccolo veliero. +Queste navi furono camuffate dagli armatori inglesi sui disegni del +pittore futurista inglese Newinson allievo e ammiratore di Balla e di +Boccioni. Così il genio futurista italiano, imprimendo attraverso le +sue esposizioni europee i suoi ritmi dinamici e le sue volanti +colorazioni all'ingegno plastico inglese, può vincere la cubatura +pesante tedesca e i suoi pericolosi sottomarini. Ogni nave così +trasfigurata contiene 4 o 5 illusioni di mezze o piccole navi da +trascurare o da sbagliare tirandoci sopra. + +I pittori futuristi nei quadri precedenti creavano compenetrazioni e +simultaneità di linee e colori nel tempo e nello spazio. Volumi e colori +dell'esterno-interno apparente-reale lontano-vicino, colore, peso, +odore, rumore da suggerire a noi che li guardavamo. + +I pittori futuristi che dipinsero queste grandi navi o complessi +plastici-naviganti vogliono anch'essi con le loro linee compenetrate e +le loro simultaneità di colore e forma, suggerire ciò che non c'è, +nascondere ciò che c'è, traendo in inganno e beffeggiando i sottomarini +in agguato! Ah! ah! ridiamo, amici, ridiamo di gioia poichè tutti i +simboli si armonizzano e si perfezionano. I sottomarini altro non sono +che critici passatisti di questa grande esposizione futurista navigante. +Critici pieni di bile compressa e d'invidia, che sognano di uccidere le +lampeggianti sfolgoranti creazioni del genio novatore. Inutile spiegare! +Il sole è il più sollecito e più eloquente dei conferenzieri e il più +chiaro illustratore. + +La fila delle navi-quadri s'immobilizza, a 3 Km. da Sampierdarena, nel +mare. Andiamo, amici, a visitare a nuoto la prima grande esposizione +futurista! + +Mezz'ora dopo tutti in costume da bagno entravamo in mare allo +stabilimento Colombo vera tonnara di donne e bambini. Cento salvagenti +verdi, costumi neri, cuffie rosse. Vasto guizzare e anguillare di +braccia e gambe. Grassi mappamondi rammolliti. Corrono bambini come +piccole stelle di carne. Migliaia di scimmie scimmioni scimmiette. Donne +e bambini aggrappati alla corda, sono violentemente strappati +dall'ondata schiumante pigiati, spremuti come frutti banani pere o +datteri sopra un unico gambo investito dal vento. L'ondata si precipita +sui bagnanti come la voluttà si slancia sui nervi. Colle mani pesanti di +schiuma, rotola, impasta, strizza, pesta, spalma questa pasta di +femmine, d'imbelli e d'imboscati per insegnar loro un po' di guerra. Tra +le potenti dita bianchissime del mare la pasta umana sprizza il suo +lievito di paura. + + iiiiiiiii ui ui + iii + iii + nitriti gridiii + guaiiiti. + +L'umanità subisce il coito delle forze. Ecco, donne e bambine si +avanzano con paura-coraggio, frenetica allegria e isterico terrore +contro l'urto dell'ondata... Voglio, non voglio, temo, ho paura +scappiam, restiamo, pigliamola in faccia. Dio! i capelli!... Tutta +bagnata!... Che freddo! l'acqua sulle gambe e sul ventre! Mi do a te, mi +apro tutta a te, mare rude, potente invadente massiccio, mare +sverginatore, uccidimi possiedimi mare guerra, eroismo massacro! Ho +paura, mi fai male, sei troppo brutale, mi piaci, ti odio!... + + Aiii Aiii Siii Siiii + Aaaaaaaaa iiiii + +Una mamma va incontro all'ondata portando fra le mani un grosso tondo +bambino nudo. Sembra volerlo lanciare con un calcio di foot-ball contro +l'irruente alta schiuma, che crolla + + Taaaraagiiiiuuu + gggiiii uuuu + giaaaa. + +Disinvolta, quella mamma! Sembra snaturata. Eroica certo e il destino la +ricompensa poichè il suo tondo marmocchio ruzzola nell'onda, capriola ed +eccolo più sano di prima sulla sabbia. Vorrei l'Italia fosse così +disinvolta nel lanciar la sua prole contro il nemico che schiuma di +rabbia e d'odio eterno come il mare. + +--Amici! grido allora, usciamo da questa coloratissima tavolozza che ha +per colori donne e bambini e ondate schiumose! + +A nuoto ci lanciamo nel ribollimento argenteo abbagliante verso il +pavimento di cobalto della grande esposizione futurista da visitare. +Lontano qua e là, a destra, teste nere d'altri visitatori. Barche +nerissime irte di rematori e simili a pettini neri coi denti al cielo. +Tentano di criticare, discutere nella pienezza geniale del mare che +bolle sicuro di sè. Piove fuoco argenteo vivo di gioia artistica. Ogni +onda ha una sua idea in cresta che fiammeggia. Per essere più degno e +più intriso d'arte sublime mi arrampico su un trampolino e + + Patapluum Plufff + giaaaa ggggggggg di schiuma + +Nuoto sott'acqua a occhi aperti, vedo in alto una volta incendiata. +Scintille di rumori nelle orecchie blublublublu bloblo tlac tloc gott +gluglu. + +Emergo. Luce anguillante di pittura futurista in ogni onda. Elastici +tessuti di riflessi viola gialli, verdi, azzurri. Si prolungano così +ramificandosi i sincronismi celesti dei raggi. + +Il mare è una tavolozza sovraccarica di colori. Pennello vivente, voglio +nuotandovi dentro dipingere anch'io un quadro. + +Comincio col nuotare alla rana. Formo così un groviglio duro di linee. +Poi a destra, nuoto alla marinara sul fianco come le donne formando una +capigliatura di linee molli sfumate. Balzo a sinistra e nuoto _over_ +facendo ruotare il braccio sinistro col braccio destro teso in avanti. +Dipingo nell'acqua una ruota. Mi slancio con un _braccetto_ vigoroso +facendo ruotare alternativamente le due braccia, ma tenendo la testa +fuor d'acqua. + +Nel mare si dipingono così due ruote davanti alla prima ruota. Tuffo la +testa nell'acqua accelerando il doppio movimento alternato delle mie due +braccia rotanti. Intuisco con gioia il liquido meccanismo di orologeria +colorato che nasce da me. + +Vedo accendersi il rosso di quella nave camuffata come un incendio, +torcersi quella spirale azzurra intorno alla ciminiera come una molla +gigantesca sulla quale una nuvola elasticamente molleggia come un saluto +di padre eroico al figlio combattente. + +Gioia di rinvigorire il corpo perfezionandone i tessuti, aguzzandone i +muscoli, perchè scattino dalla schiena ai piedi come una codata di +pesce! Gioia di acquistare la potenza guizzante d'un grande pesce-spada +prima di partire per il fronte. Le bocche dei cannoni nemici amano +simili pesci temerari. Mi succhio un dito. Sono fresco e saporito. Il +pasto dei cannoni, porrebbe essere veramente succulento. Ma la fortuna +sorride ai grandi pesci audaci che ora come me si nutrono lo stomaco del +buon carbone tot igienico che le navi-quadri- futuristi spargono sul +mare. + +A grandi bracciate, facciamo il giro solenne dei conoscitori di quadri. +Intorno ad ogni nave camuffata coloratissima ride il pavimento liquido +moltiplicando la bollente gioielleria dei riflessi. Chi può comperare +pescecanescamente l'opera impagabile? Le navi a tinte rosee hanno +intorno a loro mille riflessi di carne femminile come migliaia di donne +bagnanti che applaudano. Le navi a tinte purpuree e gialle hanno intorno +dei riflessi in forma di vetrate insanguinate e rotte e talvolta +l'intera cattedrale di Reims sommersa. Il sole stanco di conferenze e +proiezioni sulla lavagna del cielo abbandona la sala della grande +esposizione. Occhiata d'oro vermiglio, fronte e calvizie di fuoco +sereno! + +--Somiglia alla tua! mi grida un compagno, nuotando. + +Sulla calvizie del sole si posano con ali febbrili di farfalle, due +idrovolanti. + +Torniamo con un ampio giro che ci conduce verso gli affastellamenti di +tettoie e camini e la foresta di fumi Ansaldo. Nuotiamo come squali +guidati dalle gigantesche carni sanguinolente che gli alti forni +sembrano masticare. Magnetismo delle colate d'acciaio. Il ritmo delle +presse e dei magli titanici cadenza le nostre bracciate, mentre la +nostra bocca sputa schiuma bianca come i torni sputano limatura +argentea. + +Entriamo sempre più nell'oceanica sinfonia dei rumori del ferro in rissa +col ferro. Attacchi e contrattacchi, boxe. Fierezza dell'acciaio, +Cocciutaggine di colossi in fusione. Nell'aggrovigliato paesaggio di +rumori ormai quasi buio si accaniscono a quando a quando le immense +fruste e i lazos delle fiamme rosse. Fiuto la presenza di mille cannoni +antiaerei nuovi sui loro candelieri colla bocca al cielo pronta ai +lunghi sputi precisissimi di fuoco zenitale. + +Sono nuovi pennelli ultra-dinamici di Balla per ridipingere le nuvole +all'aurora. Fiuto le nuove Tanks già costruite con un volantista un +cannoniere e un cannone da 37, serrate, armatissime, ultrasintetiche +come libri futuristi. + +Vedo poi giganteggiare il cannonissimo 381 allungato che dovrà tirare da +Venezia a Pola (130 Km.) simbolo perfetto del genio italiano a +lunghissima portata. + + + + +VII. + +LA 74 + + +Non conoscete la mia nuova amante? Ve la presenterò. Intendiamoci, +quella preferita, che escluderà tutte le altre e sarà forse definitiva. + +Non ha un nome, ha un numero e ciò mi piace poichè ogni Rosina è sempre +tradita dal ricordo di un'altra Rosina, ogni Maria dal ricordo di +un'altra Maria. La mia nuova amante si chiama 74, 7 e 4 fanno 11, il mio +numero augurale che mi segue dovunque e mi è più o meno sempre +favorevole. + +La mia 74 ha una salute di ferro, anzi d'acciaio, una meravigliosa +sensibilità, ma blindata. E' capace d'offendere e d'uccidere. Mentre è +assai difficile ferirla mortalmente. La conobbi ieri nel cortile della +caserma di S. Benigno. Mi aspettava in riga con le sue sette compagne +che le rassomigliano come sorelle. Con delle differenze però importanti. +Sono tutte donne autoblindate color verdone scurissimo, tutte armate. + +Ma la mia è la più agile di tutte, ha un cuore-motore più forte, e il +fuoco delle sue ironie mitragliate non ha debolezze nè distrazioni. Fu +la sorte a designarmi come compagno della bella 74. Subito le baciai i +fianchi d'acciaio, la grande palpebra metallica e lei mi ringraziò con +un mezzo giro della sua cupola ornata d'un fascione tricolore. Volli, +allora, penetrare nella sua anima. Tutta affettuosa, la mia 74 mi aprì +sportello destro e sportello di sinistra cosicchè occupando il +seggiolino della sua volontà e impugnando il volante dei suoi segreti +pensieri la slanciai fuori a bella velocità giù per la strada tortuosa +che scende al porto di Genova. Sento la gioia gonfiare le arterie della +mia 74 che mi porta cantando. Non ha una voce sola, ma un'orchestra di +voci bene intonate. Ora godo il languido canto lamentoso del suo +cuore-motore che fa da freno in discesa. La sua gioia cresce ed ecco +flauti, clariiini, violiiini accompagnano il ritmo delle ruote. + +La mia 74 ha forse un difetto; i suoi fianchi sono troppo vasti per +poter anguillare e correre senza urtare nelle strade ingombre di Genova. +Debbo preoccuparmi anche del suo culo di acciaio veramente poderoso +armato di una mitragliatrice a guisa di pungiglione. Con mano molle, ma +pronta al volante consiglio i suoi fianchi di non agganciare a destra e +a sinistra tram e carrozze. + +--Su presto! le grido, ti conduco a Rapallo, a salutare i miei cari e +poveri amici mutilati. Vi sarà danza questa sera, belle donne e canti al +chiaro di luna sul mare. + +Il cuore-motore della mia 74 precipita i suoi battiti e mi risponde come +un cavallo con nitriiiti, nitriiiti, nitriiiti. + +La sua allegria si manifesta nel mostrarmi tutte le sue virtù. Ecco il +ci-ci-cigolio di mille passeri giulivi nelle sue giunture-costole +d'acciaio. Sarà bello amarla e stringerla con passione, o meglio viverle +nel cuore quando si batte. + +Ma sono stanco di goderla dall'interno, voglio vedere le sue forme +potenti correre fra le raggere tropicali di questo pomeriggio sulla +strada di Varazze. + +Lascio il volante al mio volantista Menghini, che avrà pieni poteri in +mia assenza sul cuore-motore della mia 74. Ho aperto lo sportello di +sinistra. Seduto di fianco sul seggiolino colla schiena presa nella +cinghia-spalliera ho le gambe penzoloni fuori a picco sul mare di +schiaffi pugni bava e smeraldi vendicatori. + +Gioia disinvolta sfrenata di darmi così alla molleggiante velocità com'è +una saltatrice sul cavallo nel circo dopo il bel cerchio di carta +sfondato. Mi sento preso così a mezzo corpo dall'immensa rabbia amorosa +dell'orizzonte marino. La mia gamba destra allungata verso l'invisibile +acceleratore della velocità spirituale; la mia gamba sinistra piegata +sul predellino fuori. + +Sotto di me, le volanti docce di schiume bianchissime e gazose ggggggg. +Microscopico stabilimento di bagni che magnetizza i miei muscoli +polverosi. Al sole obliquo una cuffia rosso carminio di bagnante. La +vedo guizzare nel molle cristallo verde col roseo lampo dei polpacci. +Snella agilissima, ma meno snella, meno agile della mia 74. La strada +curva è girata, o meglio presa in giro dalla nostra fusione veloce +tlantlantrintrrrrr trrrr. Polverone sferico, blocchi di caldo roteanti. +Trombe d'aria sbatacchiate fra le facciate delle case sovraccariche di +biancherie roventi alate. Ondeggiare frenetico della mia 74 fra le +resistenze dei metalli. Anguillare sulle anguille affettuose delle +rotaie. + +Incrociamo delle automobili festive, veri salami-proiettili. A Varazze, +urrah! la mia 74 incontra le sue 7 sorelle e torniamo in squadriglia +sferzati dai lunghi raggi del tramonto, in una gara pazza di velocità +verso Genova e Rapallo. + +Ognuno dei miei 7 compagni auto-mitraglieri pretende che la sua amante +blindata sia più veloce della mia. Le 8 donne d'acciaio lanciate +gareggiano, gareggiano, gareggiano, precipitando il ritmo dei loro +cuori-motori fra i mille ostacoli ganci ombre insidiose, riflessi lunghi +e corti, rosse occhiate languide delle bettole e maledette lanterne dei +passaggi a livello. Il mare si precipita contro le scogliere sotto la +strada, infrangendo con fracasso ogni barriera. Folla urlante di +onde-faccie schiumose di sudore rosso per vedere, per vedere la corsa +delle blindate impazzite. Entrando in Genova la mia 74 è in testa. Ritmo +perfetto, dominatore del cuore-motore obbedientissimo a me. Rallentiamo +sotto la curiosità affannosa e ronzante delle lune elettriche. Ma fuori +verso Nervi dove il mare sventaglia dolorosamente sulla ghiaia la tosse +dei suoi risucchi malati, la gara riprende, le agili donne d'acciaio +corrono cantando felici d'essere possedute da maschi e di possedere il +lunghissimo tortuoso corpo della strada con lesbica virilità. + +La luna piena succosa che si sbuccia dalle nuvole sull'orizzonte marino +è il nostro traguardo magnetico. + +Le sette blindate che mi seguono tentano ad ogni curva di sorpassarmi. I +miei amici ignorano il segreto della mia superiorità. Ognuno maneggia +sapientemente la propria amante, ma non ha raggiunto il grado di fusione +perfetta che mi lega alla mia 74. Tutti i calcoli meccanici sono +cancellati da questo slancio impetuoso che io imprimo ora con la mia +volontà al cuore-motore. Correre, correre, correre, accelerando cento +altri acceleratori sconosciuti e misteriosi che mi sono nati sotto i +piedi, sotto le dita, sul volante e nella mia fronte. Non sento più la +pressione invidiosa delle altre sette macchine dietro di me. Sono +distanziate. Ecco gli esuberanti volumi di vegetazione di Camogli e in +mezzo a loro in fondo alla strada che strapiomba sul mare la luna, la +bella luna di carne tiepida e profumata da infilzare. Stop. Ho vinto la +gara. + + + + +VIII. + +GLI EQUIPAGGI DELLA LUNA SBARCANO A RAPALLO + + +Possiamo ormai tutti in squadriglia languidamente rallentare nella +grande magia dei profumi notturni, fra le diafane aeree mani lunari che +viaggiano nella brezza e supplicano i giardini di bagnarsi nel mare. +Quando entriamo nel giardino del Casino delle Delizie, la luna alta +armata di tutti i suoi fascini si è già impadronita del golfo +meraviglioso. + +Dall'alto cassero di madreperla la Luna ha calato la sua lunga scala +nell'acqua intenerita. Subito ha messo in mare i suoi canotti bianchi +costruiti con la polpa di favolose noci di cocco. Gli equipaggi della +luna vengono a terra alzando in cadenza fuor dalle onde i lunghi remi +d'argento, perchè ne grondino perle innamorate e sguardi spiralici di +bionde bionde che quando dormono guardano ancora coi loro denti di +perle. Clic cloc gott gott plic ploc sotto la prua. Languida sonnolenza +di acque tessute di corpi in fuga, volubili, che si sciogliono sotto la +carezza delle pale scivolanti. + +I rematori hanno il corpo nudo plasmato d'argento vivo, ma tornito, +senza frange, intriso di luce intensa che non abbaglia, anzi seduce gli +sguardi. I loro visi sono mandorle d'argento, e vi scorrono sopra gli +smeraldi degli occhi che guardano e si celano sotto alghe verdi. + +Quando a braccia tese fanno leva sulle pale affondate, i rematori +rovesciano le facce bianche sotto una doccia di latte immateriale. +Bevono un sorso lungo poi rapidamente insieme si leccano le labbra colla +lingua di rubino acceso, serpentello di fuoco sull'argento del viso. + +Un'immensa dolcezza preme sulla montagna boscosa che digradando scende +sino agli ultimi coni circonflessi di verdura di Portofino, vasca +d'angeli. «Venite giù, venite giù, Monti, rocce, terrazze e giardini; +nell'acqua tenera abbandonatevi!» + +Nell'estasi dilagante, gli equipaggi della Luna intonano un canto grave, +pieno di serena malinconia che sale sale sale allargandosi, si ferma +lentamente, ricade estenuato. Ma con scatto improvviso, eccolo di nuovo +in alto su quella nuvola di tiepida neve abbagliata. La voce trema in un +do bianco prolungato con tale soavità da rapire nel sogno i giardini +coricati sul mare e soffocare alla gola gli alberi svegliati in una +straziante voluttà di piangere. I lunghi canotti della Luna hanno ora +tutti i remi alzati, le pale grondanti di perle, ad aspettare che il +canto solenne ricada finalmente giù dalle troppo fredde nuvole nel +grembo carnale del golfo. + +Perversamente il Casino delle Delizie protende le terrazze a scaglioni, +le balaustre curve appassionate, gli aloes infilzanti, le rose suicide +alle ringhiere e le vetrate spalmate di stelle e levigate dai pianti del +mare. Frusciaaare, schiumaaare, tubaaare delle onde colombe sulle tombe +rapite ai cimiteri e come culle rimorchiaaate dai profumi del maaare. + +Il Casino delle Delizie offre una magica festa ai suoi invitati. Sotto +le quercie e i pini ombrelliferi una orchestrina di nervi e fibre, +tremolanti archetti di pudore, clarini di mandre sognate, +tamburelli-cuori rapiti al petto delle bambine, chiama gli usignoli a +spasso nei dintorni, perchè le armonie non siano troppo flebili. + +Ed ecco gli usignoli saltellare fuori dai piccoli tunnel fronzuti e +inoculare l'adamantino sangue del loro canto nelle ramificate arterie +del silenzio, sotto le palme che spandono l'anima sognante del Nilo. +Giungono i primi invitati: ufficiali e soldati mutilati. Il loro +incedere ha un ritmo sincopato sulla ghiaia scricchiolante dei viali. +Scatti obliqui e cadenze rotte che scuotono l'estasi generale. + +Ma sono bene accolti, e piovono i gorgheggi e le fughe a ventaglio di +perle sonore fra un diluvio di profumi. + +Le ombre della notte e le forze della dolcezza lunare non sdegnano, ma +avviluppano con mille carezze e moine questi corpi umani preziosi che +l'affamatissima battaglia ha rosicchiato. + +Alcuni si affacciano alle terrazze tonde, prue illusorie con alti +pennoni e bandiere addormentate. Ben diverse da quelle che aizzavano +come mantici il fuoco del sangue nelle risse per l'intervento. + +Altri vanno oscillando su passerelle che ricordano i transatlantici. +Ogni mutilato insegue, sembra, col suo movimento troncato il membro +rapito che certo non dorme in un cimitero del fronte ma vive, +trasfigurato, la vita delle carni immateriali nella scìa della luna. O +lassù, nell'elastico sorprendente tessuto delle nuvole. + +I mutilati sono ricevuti dalle Ombre e dai Profumi che stendono amache +penose, divani spirituali, cuscini di sospiri. + +Noi soli siamo materiali e pesanti. I nostri applausi di uomini interi +stonano coll'imprecisa vellutata cortesia degli usignuoli e delle onde +che stendono gementi tappeti d'argento per gli equipaggi della Luna. + +Frusciaaare schiumaaare tubaaare di onde colombe sulle tombe rapite ai +cimiteri e come culle rimorchiaaate dai profumi del maaare. + +L'orchestra di nervi e fibre patetiche annuncia l'arrivo scivolante +delle dame. Previdente pensiero dei grandi sarti inspirati che hanno +fasciato appena di stoffe leggerissime quei mobili corpi femminili, +perchè l'aroma della voluttà si spanda in giro inebriando le nari +veggenti dei ciechi di guerra. + +Gli usignoli supplicano le dame di danzare. Sono obbediti. E la musica +tutta vortici e pennacchi vaporosi rapina i corpi delle donne. I ciechi +le guardano a quando a quando poi godono la Luna. Allora le teste +rovesciate all'indietro bevono il bianco fuoco d'amore coi loro tragici +occhiali neri. Penso ai risucchi di piacere delle piccole rade buie +incappucciate di verdura quando bevono la luna. + +Noi facciamo danzare le belle donne ma non le tratteniamo. Anzi +imponiamo loro di trascurarci. Tutte a gara sviluppano il flirt +semilascivo coi mutilati nelle penombre favorevoli, per le scale coperte +e gli spiralici sentieri che sgusciano dall'ombra e s'affacciano sullo +splendore del golfo lunare. Coppie strane dove un agile corpo di donna +giovane è accarezzato un attimo, ma preferisce accarezzare un corpo +maschio infranto che zoppica, ondeggia. Questi tende una mano sola, e +non può tender la bocca per baciare. + +Il gesto della donna diventa materno per accarezzare un mento d'argento, +che la luna subito con dolce meccanico furore salda alla carne. Ride il +sangue del mutilato in questa bizzarra officina improvvisata di metalli +innamorati e carni che sognano di metallizzarsi. Il torso di quel +tenente bersagliere si rizza con forza nella pienezza della sua +virilità. + +--Non ho più labbra, dice, ma il bacio non è indispensabile in amore! +Parlo male ma so cantare, e anche danzare... Che importa se la mia +spina dorsale avrà poi bisogno di tre giorni di ossigeno per rimettersi? +Ora che gli equipaggi della Luna sono sbarcati bisogna che io balli per +dimostrare che si può far all'amore in mille modi sconosciuti. Questi +profumi deliranti urlano come l'odore della balistite che mi bruciava +sul Carso... Urlano, urlano l'eroismo e l'amore!... Balliamo e cantiamo. +Questa è una nuova trincea dove però la nemica non ci fa male anzi ci +nutre tutti col suo piacere. Se continua, mi guarirà! Farà, farà anche +rinascere le mie labbra! Balliamo cantiamo insieme! + + _Ognun lo sa e ben ci conoscete + perchè l'allegria con noi portiam._ + _Un cuore ardente e gioventù abbiam, + un cuore ardente e gioventù, + se pur con le stampelle camminiam._ + _Chi siete?... Siamo la ganga + perchè amiam le bimbe, il vin + spumante e di Rapallo il mar!_ + +I mutilati cantavano. Frusciaaare schiumaaare tubaaare delle onde +colombe sulle tombe rapite ai cimiteri e rimorchiate dai profumi del +mare. + +Tre mutilati danzavano, cercando di aggraziare i gesti nascondendo fra i +capelli delle dame i visi spaccati o cotti dalle esplosioni. Due altri, +in uniforme elegante e accurata, mutilati d'una gamba all'inguine si +rizzavano e sulle stampelle tentavano di cadenzare uno strano ritmo di +nave rullante. Un alpino mi domanda scusa di passarci davanti danzando, +poichè ogni volta la sua manica vuota sfiora il viso della signora +seduta accanto a me. Questa è una signora milanese: grandi occhi chiari +di bambina e bocca carnosa sempre ridente sotto pesanti capelli biondi +che le imperlano la fronte di sudore. E' buona, intelligente, piena +d'imprecise indulgenze e facilità nei suoi flirt svariati. L'amai con +passione 5 anni fa; poi la vita ci separò. Siamo molto amici. Le parlo +da cuore a cuore e lei mi risponde con assoluta sincerità. + +--Io adoro la danza, ma non ho mai avuto tanto piacere come nel danzare +con quel tenente bersagliere dalla mascella d'argento. Io non mi capisco +troppo: sono una civetta, forse qualcosa di peggio... ma tu mi +capisci... Era così felice di stringermi fra le braccia. Siamo stati +anche giù nel buio sulla riva. Ha tentato di baciarmi il seno, ho +lasciato fare... Quando si è così poco vestite come siamo noi, signore, +oggi, è molto facile cadere... Deve essere tanto infelice poveretto!... + + _... Da quando la guerra era scoppiata + Rapallo in silenzio qui dormiva, + ma tosto che la ganga è arrivata + il silenzio e la quiete qui spariva. + Chi siete?... Siamo la ganga + perchè amiamo i fiori, il cielo + azzurro e di Rapallo il mar._ + +Sono diventato l'amico d'un capitano alpino mutilato della gamba e +coscia destra chiacchierone e gioviale. Questa sera certamente ha +dimenticato ciò che ha perduto. + +Gli dico che la mia bionda amica ha un capriccio per lui ed egli +tendendomi il viso molto vicino mi sussurra con gioia visibile: + +--Me ne sono accorto... Mentre eravamo giù insieme vicino all'acqua +seduti ho preso la sua mano e l'ho portata sulla mia coscia metallica. +Veramente ho notato un piccolo movimento come di scottatura che la sua +bella mano ha avuto nel toccarla. Questo m'è capitato altre volte. +Inconvenienti del nostro mestiere. Ah! Ah!... Io rimedio subito portando +la mano della donna un po' più su. + +E rideva, rideva, con gioia infantile senza rancore per la guerra poichè +gli aveva concesso questa notte di delizie. Poi riprese a cantare: + +--Forza, orchestra!... + + _Quando noi passiamo ci guardate + e dite che siam pazzi tutti noi + ma le pazzie nostre perdonate, + perchè siam pazzi sì, ma un poco eroi. + Chi siete?... Siam gli sciancati + Chi siete?... Siam gli avariati, + perchè abbiam fatto l'Italia, + col sangue nostro e la gioventù._ + +La mia amica mi prende il braccio e mi sussurra: + +--Vieni, andiamo giù. + +--Farai soffrire il povero tenente. + +--Non preoccuparti; tornerò da lui dopo. Ora voglio stare con te. Tu non +sei un mutilato, ma mi fa un po' paura vederti partire per il fronte. +Non c'è più nulla fra di noi, ma io ti voglio sempre bene lo sai. E +questa sera ho un desiderio pazzo, pazzo, pazzo che questa benedetta +guerra finisca. Hai visto quei poveretti come sono conciati... Tu sai +che sono una buona patriota, ma non capisco, non riesco ad ammettere, +malgrado tutti i miei sforzi, la necessità di questa eterna, brutale +carneficina. + +Io chiusi la bocca della mia amica con un lungo bacio. Tanto più utile +che prevedevo il lungo suo discorso contro la guerra e preferivo +ascoltare quello più eloquente e più patetico che la luna prodigava ai +suoi equipaggi lussuosi d'argento vivo remanti nei gorghi di perle: + +--Abbandonati, anima,--cantava la Luna--sciogliti, dimentica, acquètati. +Ho dei rosolii che dissolvono ogni collera, ogni ferocia; ho dei balsami +che addormentano i rancori. Tutte le volte che ho voluto fermare la +guerra m'è bastato colmare le trincee col latte benefico della mia luce +e subito le sentinelle in vedetta hanno reclinato il capo invaso dal +sonno e dal pessimismo tenerissimo, dimenticando le pattuglie nemiche in +agguato. Le mitragliatrici avversarie non hanno avuto più per loro +altro interesse che quello di un notturno apparecchio telegrafico o di +cani abbaianti. Sono la dispensatrice del nichilismo perfetto, del +dissolvimento totale e di tutti i soavi abbandoni alla deriva d'una +qualche corrente molle di baci, alcool, pigrizie, o sogni. Io sola +vincerò la guerra la notte in cui spegnerò con carezze troppo lente il +sangue solare dell'uomo, costringendolo a disprezzare l'ultima attività +aggressiva del coito per negare e sognare unicamente. + +--Hai sentito, cara Amica, le argomentazioni della luna in favore della +pace universale, eterna? Sono subordinate come le tue argomentazioni +alla distruzione della vita. Alle origini lontane dell'umanità noi +vediamo popoli accaniti offrire agli Dei cadaveri sanguinanti. Poi un +Dio ebraico affamato anch'esso di carne umana. La terra nel suo viluppo +d'atmosfere contiene delle forze dominatrici, intricatissime e +difficilmente decifrabili che noi definiamo con parole inefficaci quali: +primavera, gioventù, eroismo, volontà ascensionale delle razze, +rivoluzione, curiosità scientifica, slancio del progresso, civiltà, +record. Tutte queste Forze indubbiamente telluriche adorano il sangue +umano, cioè la lotta, il bisogno di distruggersi vicendevolmente +simboleggiato dalle onde schiumose del mare. Queste Forze dominano la +maggioranza più viva dell'immenso formicaio umano. Maggioranza d'istinti +selvaggi e implacabili, tutti più o meno sanguinarii. + +La minoranza meno viva o stanca o vecchia o ferita ha creato le idee +pure, i sentimenti puri, le vaste bontà, la soavissima pace, l'amore +umano, ed altre astrazioni di dolcezza serena che varcando le montagne +aspre dei desideri e le irte foreste delle ambizioni, dovrebbero +finalmente pacificare tutte le razze imponendo loro un ritmo morbido +come quello di questo golfo innamorato e fedele alla luna. La parte +turbolenta e istintiva del formicaio umano è spesso affranta e disillusa +del suo andare crudele e sanguinante. Si ferma ed ammira inebriata le +soavi pigrizie affettuose che la minoranza saggia ha lanciato in cielo e +che ormai navigano anch'esse imperiture sulla curva della Terra. Ma la +sosta è breve, le Forze di voluttà aggressiva e di primavera crudele, +incalzano di nuovo la maggioranza giovane e virile. Più furibondo che +mai il ritmo di distruzione e di morte ricomincia, e se le contese +piccole, minute non bastano, si afferrano a volo le vaste astrazioni di +bontà e di pace per farne delle bandiere al nuovo massacro. Si scagliano +le folle in guerra, massacrando gli uomini, per massacrare la guerra! +Altri si slanciano su aeroplani a lungo perfezionati perchè possano +varcare tutte le atmosfere e gareggiare con le stelle. Immagina, amica +mia, qui in questo golfo quattro o cinque aviatori già pronti sui loro +apparecchi dalle eliche rombanti per la grande gara. Immagina il loro +dialogo. + +--Dobbiamo, dice l'uno, assolutamente a costo della vita salire a 20 km. +di altezza, vincere o morire, amici! + +Poi a mezza voce al meccanico fedele: + +--Hai bucato il serbatoio dell'altro aeroplano? + +--Sì, risponde il meccanico con occhiata radiosa. Fra un'ora il vostro +concorrente precipiterà in mare. + +--Grazie, son sicuro di vincere, gli altri non mi fanno paura. + +E così gli aeroplani della grande gara ultra-terrestre si slanciano nel +cielo ove ecco appare il Rabbi di Galilea col viso più tragicamente +pallido di quello crocifisso sul Golgota. Gli occhi al cielo +disperatamente guardano con bontà infinita e tremendo dolore il Padre +dei padri, riassunto di forze cosmiche che ha l'implacabile e muto X +rosso sul viso di tenebra azzurrina. Il Rabbi piange e dice: + +--Padre, tu mi hai trasmesso il germe della divina bontà e dell'assoluto +perdono e quello più prezioso ancora dello sconfinato amore, ma essi +vogliono soltanto uccidersi o lacerarsi a lungo per meglio assaporare il +sangue. E in nome della bontà ritornano al massacro--e non si riposano. +La loro forza dà la morte. Il loro amore è sanguinante. Il bimbo +nascituro insanguina la madre per scagliarsi verso la vita. La sua +vergine sorella sarà domani insanguinata dal maschio che la primavera +frusta con le sue belle flessuose verghe di profumi. Padre tu hai creato +l'amore: e per l'amore si fanno guerra. Hai dato a loro il sogno della +bontà, ma questa scoppia con straripamenti di lave guerriere come un +vulcano. Se vuoi che l'amore eterno, puro, e la bontà serena e la pace +di cuori intrecciati regnino finalmente, spacca, spacca la terra, +distruggila senza pietà! + +E il Rabbi alto nel cielo piange, mostrando con le due mani aperte come +fiammeggiano le ferite degli uomini. Ma la luna grida al Rabbi con un +lungo stridente gocciolìo di cristalli: + +--No! no! Non spaccare la terra! E' mia! la cullerò, l'assopirò, la +svenerò deliziosamente. Sarà pallida come me, finalmente pacificata in +una vasta, continua voluttà carnale! + +Giù intanto sulla riva gli equipaggi della Luna si imbarcavano. I remi +riprendevano il loro grave sonnolento fruscia-a-are, fruscia-a-a-are +fruscia-a-a-a-are schiumare tubare nelle onde colombe sulle tombe rapite +ai cimiteri e rimorchiate dai profumi del mare. + +Sparvero ad uno ad uno ritirando su, su fino al cassero della Luna tutte +le scie d'argento, i canotti bianchi, e le vaste reti di profumi pieni +di pesci d'oro guizzanti. + +La mia amica languiva al mio braccio, io avevo sonno; ma i mutilati +riaccendevano con le stampelle alzate l'orchestrina di nervi e fibre che +sull'alta terrazza miagolava, strillava, singhiozzava come mille gatti +in groviglio d'amore. + +Il tenente bersagliere correva dimenandosi e cantando: + +--Un valzer pazzo, il più pazzo dei valzer, vogliamo! E' troppo lento, +questo! Sfondiamo il pianoforte! + +Con un pugno rovesciò a terra il pianista e si mise a tempestare la +tastiera con le mani e coi piedi. Sradicò con un calcio il pedale e si +sforzava di scandire un valzer terrificante colpendo, di tanto in tanto +i bemolli col suo mento d'argento. Gli ultimi saluti della Luna, +ironici, mettevano fra lui e la tastiera una risata candida di fiume +africano che cento elefanti bevessero con proboscidi d'argento russanti +come canne d'organo. + +--Bisogna che la Primavera scoppi nel pianoforte. Mi sento nel sangue, e +anche voi, cari mutilati, vi sentite nel sangue una Primavera diabolica, +mille primavere equatoriali. L'Africa mi divampa nelle gote e arroventa +il mio mento! Se non fosse d'argento sarebbe già liquefatto! + +I mutilati intorno danzavano tutti, tutti, alcuni sulle mani e sui piedi +come orsi, altri sulle stampelle, altri in bilico su un piede. Altri si +rincorrevano come belve nei cespugli. + +Fuori sulla terrazza, uno più ebbro degli altri, sull'altalena, +abbracciato con una donna seminuda volava volava inargentandosi in alto +di luna tra i fogliami. Certo un soprannaturale sciampagna li esaltava. +Anche le donne erano impazzite. Una vergine bellissima si spalancò così +a pochi metri di distanza, fra due rosai, al desiderio feroce d'un +alpino, che, mutilato delle due braccia, realmente le mangiava di baci +il viso, imprimendole il suo amore fra le poppe coi colpi reiterati del +suo petto. + +Un'ora dopo sulla soglia del Casino paradisiaco io gridavo ai miei +amici: + +--Male molto male! Siamo realmente avvelenati, avvelenati di chiaro di +luna. Occorre immediatamente una sana furente bevanda di Velocità. Cento +strade succhiate! Andiamo a Chiavari a tutta, tutta, tutta velocità. +Sarà meglio di una corsa, un tuffo. + +--Ah! ah! gridano tutti, ci sono però i passaggi a livello, carri, +carrette, cani e marmocchi. + +--Macchè! Tutto dorme ancora, scavalcheremo ogni ostacolo, saremo una +ventata di ferro, proiettili, folgori, non lasceremo respirare il +pericolo, strozzeremo la morte nel suo letto e capriolandole sopra le +pizzicheremo i piedi senza morire! + +Tutti in macchina. La mia 74 in testa. Padroneggio elasticamente il +volante. La mia 74 ne gode. Corre, corre con lunghi brividi. Ronza il +carburatore felice. Le candele sono eccezionalmente pulite. Ritmo +perfetto. Martelli deliranti di precisione gioiosa. Sento nel cambio di +velocità gli ingranaggi amoreggiare come labbra. Unirsi. Volere. +Scorrere. Scattare. Forza vellutata. Velluto in delirio. Dolce +aggressività delle ruote. Pneumatici danzanti aerei. Gas addomesticati +disciplinatissimi, pronti a tutto, perchè si corra, corra, corra, corra +un correre di corrente modulatissima oliata ebra di correre, quasi +liquida e pur metallica, leggera e non di meno prensile. Docile alla +strada ma come un maschio che imponendo sembra subire il ritmo della +femmina beata. E' beata di ricevermi la strada che si sbianca nei +brividi delle prime luci spasimi sotto le ombre massicce delle montagne +lungo l'ampio sussurrare del mare pieno di giochi di gatti bianchi che +miagolando rincorrono a zampate, spruzzi di baffi rimbalzanti nel refe +argenteo rapito alle vele della Luna. Correre, correre tuffandosi nella +vegetazione nerissima. + +Trapaniamo forse la midolla nera della notte? + +Balza fuori la mia macchina. Oliatissima morbida mia carezza nel grembo +di questa valle. La luce cresce come se colasse fuori dal mio motore +cuore arroventato. + +Ecco un altro tuffo nella penultima galleria... Interminabile... Mi pare +di essere nel collo ebro, premuto, scoppiante di una smisurata bottiglia +d'alcool. Il mio motore tira bene, bene. Esce, esce, escirà, deve +escire! Sto sturando la bottiglia della valle lunga e nera con la +pressione dei miei pneumatici-pollici che non cedono. Il cavaturaccioli +è fortissimo! Forza! forza! Viene. Forza! Ecco! + +Scatta in alto, il tappo rosso, Sole! Tutta la campagna colli, valli, +mare spumeggia di luce bionda. Corriamo, scorriamo schiumeggiamo anche +noi inaffiatissimi di rosso oro vaporante nel buon odore del caucciù che +sa di pane caldo. Divino spettacolo allietatore. Il sole che fu un +istante il tappo allegro ora diventa l'enorme faccia tonda e gonfia del +bevitore. Faccia calda di metallo in fusione con sale, iodio, bromo, +congestionata e gioviale. + +Il Sole ha un nuvolone nero fumante fra i denti e lascia cadere giù il +mare come una colata verde schiumeggiante di bava. Forte riflusso delle +sue risate fragorose fra i pomodori degli orti e nel sangue dei nostri +cuori che vincono definitivamente in salute i pomi d'oro delle Esperidi +idiotissime sconfitte. + + + + +IX. + +IL DEPOSITO FA SCHIFO + + +Genova è in festa per l'American-day. Suono di trombe, folla, folla, +folla. Balconi riboccanti, vasta primavera dilagante di toilettes +femminili, scugnizzaglia sospesa sui capitelli. + +S'avanzano gli inglesi. Elegantissimi. In testa un giovane tenente dandy +con lo stick sotto il braccio. Furoreggia la banda Americana. Come un +bambino gioca il capobanda issando in alto il lungo bastone d'argento. +Più volte lo fa piroettare e intorno a sè lo mulina come per vestirsi di +veloci ruote d'argento. Poi lo punta davanti imitando lo stantuffo. Il +sole d'Italia squilla, scatta, rimbalza sulle trombe d'alluminio, si +affanna a lucidare e abbellire quel popolo venuto attraverso l'oceano +dal lontano pacifismo per fare anch'egli la guerra in nome della libertà +minacciata. Il sole polemizza coi pacifisti anch'egli verniciando di +giustizia vendicativa la primavera sanguigna dei Cow-boys. + +Passano fra le due ali di popolo pigiato, variopinto che schizza bambini +tra le maglie dei carabinieri. La strada è vuota. + +Sono le Forze invisibili che la mantengono così vuota sotto la pioggia +di fiori, fiori e cuori che cadono dai balconi. + +Le Forze impongono a tutti un'incosciente ammirazione per le virtù +guerriere e per l'eroismo prossimo-sicuro di questi nuovi soldati +aggiunti a tanti altri impiegati laggiù al nuovo mestiere indispensabile +di cannoneggiare. + +Gli americani hanno l'aria di soldati improvvisati. Passo elastico dei +pelli rosse. Questi lottarono nel Far-West per la loro libera razza +perseguitata. Quelli imitano in Europa la spavalda e scattante agilità +cauta, vellutata dei pellirosse fra le liane e nelle alte erbe. + +Seguiamo la sfilata degli americani ordinatissimi, visi radiosi. +Zampilla dai loro passi un ritmo di Cake-walk. Poichè sono +sensibilissimo e il mio cuore subisce i pizzicati della mia +immaginazione visionaria, io vedo in sogno le grandi masse americane +rimescolate da sentimenti europei nei vasi capaci delle ampie città +lontane. Vedo le masse americane canalizzarsi verso i porti, riempire +gli enormi trasporti e in questo Waterland che contiene 12.000 soldati, +traversare le lunghe monotonie astratte meditanti dell'Atlantico, poi +colare come un fiume nelle città italiane e su, su ramificarsi nei +budelli delle trincee sotto crollanti soffitti di ferro nella battaglia +delle nazioni. + +Ho un singhiozzo alla gola nel partecipare lucido e cosciente col mio +corpo di soldato e il mio cervello faro onnipresente a questa fusione +storica nel crogiuolo europeo. + +Nella arena vasta si svolgerà una finta battaglia. Al centro un +cinematografista è seduto comodamente come un pascià vicino al suo +apparecchio mentre tutti sono in piedi militarmente. Simbolo del falso +genio-letterato tipo Romain-Rolland che guarda, controlla e merita una +bomba d'areoplano. Un fotografo punta la sua macchina sotto la seta nera +lucida come una groppa. Sembra un toro, corna puntate e zampe posteriori +aperte. O semplicemente un dannoso o inutile critico di strategia +militare. + +Una compagnia di allievi caporali italiani entra nell'arena. +Allineamento perfetto. Geometria di linee. Tutti i torsi all'indietro +come per tirare una fune. Tutti i torsi in avanti come per slanciarsi. +Si vede il bianco dei polsini muoversi insieme, a distanza uguali, le +braccia remare nell'aria con parallelismo stupendo. + +Dieee-tro-front! fulminei, senza oscillazione, torniti. Ripiegamenti sui +tacchi a gradi, a gradi, che sembrano arpeggiati e modulati come una +risacca dolce sulla ghiaia. Flessuosità del movimento che dà a tutta la +compagnia una snellezza precisa di onda. + +Zazà, eroica e molto umana, abbaia d'entusiasmo per dimostrare che tutti +gli esseri vivi amano i ritmi marziali. + +Una risacca d'applausi annuncia gli Americani. Entrano e si dispongono +su tutto il diametro dell'arena. Si tolgono la giubba e incominciano una +meravigliosa ginnastica con ondulazione di alte erbe sotto il vento e +relativi morbidissimi solchi scavati che gradualmente si chiudono. + +L'entusiasmo è ancora ufficioso. Il sole esige uno spettacolo di lotta +ed ecco pesanti e colossali i nostri artiglieri di montagna al tiro +della fune cogli Americani. Primo strappo d'assaggio. Secondo più +deciso. Al terzo gli artiglieri d'un colpo sradicano gli americani +radicati patriotticamente nel terreno. + +Il prorompente grido di Viva l'Italia fa impazzire Zazà che abbaia alla +feritoia della mia 74. La finta battaglia incomincia con cannoni da +montagna, muli e compagnie di mitragliatrici ci chiudono la strada. Ma +la squadriglia passa trionfante senza far male a nessuno sotto i grandi +fragori, fragori, rrrombi, rrrombi, rrrombi delle finte cannonate dei +forti genovesi. + +In alto, il Sole, gattaccio d'angora dal pelo d'oro, si lecca i baffi +d'oro pregustando l'immancabile massacro di gran parte di quei giovani +muscolosi e sani che sanno ormai anch'essi verniciare i propri istinti +sanguinarii con nuovi ideali. + + * * * * * + +Il 24 luglio la folla genovese si accalca sul piazzale di S. Benigno +intorno alla nostra 8ª squadriglia di automitragliatrici blindate. Tutte +infiorate. Ogni comandante di squadriglia è ritto in piedi a 3 metri di +distanza dalla sua macchina. Sono stato incaricato dal colonnello di +ringraziare con un discorso le signore genovesi che hanno organizzato la +festa d'addio colmando di doni soldati e ufficiali partenti per il +fronte. Meriggio infuocatissimo. Il porto di Genova è irto di raggi +rimbalzanti poichè il sole infierisce sulle masse di carbone, pugnali +brillanti. + +I ventagli blu dell'alto mare non rinfrescano i nostri visi di bragia. +L'esposizione di quadri e complessi plastici futuristi è stata +accatastata alla rinfusa nel porto, col groviglio delle sue fasce +coloratissime. + +Flavia Steno parla in nome delle signore genovesi con sobria eloquenza, +ma indugia troppo a descrivere le sofferenze eroiche e gli orrori della +guerra che i miei soldati sono contenti di affrontare. + +Il sole di lava comunica per invisibili tubature col mio cuore, vasi +comunicanti. Il mio entusiasmo sale per raggiungere il livello +dell'entusiasmo solare ed insieme porta su la sintesi luminosa dei +problemi da risolvere. + +Poichè le donne patriottiche d'Italia hanno il difetto di piagnucolare +troppo, poichè le altre meno patriottiche si lamentano dei disagi +imposti dalla guerra voglio parlare senza diplomazie alle donne +Italiane, dimostrando che l'ambiente delle caserme e dei depositi è +talmente asfissiante di cretinismo e vigliaccheria da mutare la trincea +in paradiso. + +Parlo con tono rovente nel silenzio radioso mentre le campane antiche +sgonnellano su e giù come donne ubriache sull'altalena. + +--Donne d'Italia, voi che sentite fervere nel sangue l'odio per il +nemico ereditario da scopar via ad ogni costo, non compiangeteci. Noi, +nuovi Italiani, ben più alti sereni eroici dei nostri avi, siamo +allenatissimi alle sofferenze eroiche della guerra!... Dopo 20 giorni di +vita rattrappita, grigia, strangolata e un po' pidocchiosa di caserma +siamo felici di partire. Compiangiamo gli imboscati che amano il +Deposito, poichè noi, nuovi Italiani, dopo 3 anni e mezzo di guerra +siamo senza stanchezza e pieni di ottimismo fisiologico e morale. Il +Deposito sappiatelo, il Deposito ci fa schifo schifo, schifo! + +Rumori, brusio, grande emozione nel gruppo degli ufficiali superiori. + +--E voi donne, così dette Italiane, che piagnucolate sulla mancanza +dello zucchero, non vi siete mai domandato nella vostra sconfinata +cretineria se avete nella zucca il sale sufficiente per vivere? +Ricordatevi che noi continuiamo e vinceremo questa guerra difendendo e +salvando così non soltanto la libertà di pensiero e lo spirito del +mondo, ma anche ogni elasticità e lo chic, al quale tenete tanto, dei +vostri vestiti e delle vostre case contro il peso professorale, la +goffaggine, la balordaggine grottesca dei tedeschi!... Ma indovino in +voi più ghiottoneria che amore d'eleganza, tanto più che scocca l'ora di +colazione. Per ringraziarvi dei vostri fiori, o pseudo-italiane, vi +porteremo tornando dopo la vittoria qualcosa che farà tacere finalmente +i vostri pianti sulla mancanza di burro... Vi porteremo del buon grasso +di cadavere austriaco, per le vostre tartine!... Arrivederci. + +Evidentemente un alto e glorioso destino era riservato alla nostra +ottava squadriglia. Dopo la grande vittoria del Piave 15 giugno il +Comando Supremo preparò con perizia e con metodo l'offensiva generale +predisponendo particolarmente le truppe celeri che dovevano +fulmineamente lanciarsi nella prima ferita grave del fronte nemico. Le +blindate costituivano coi bersaglieri ciclisti e la cavalleria queste +truppe celeri, ma le tradizioni militari davano d'altra parte una +importanza enorme alla cavalleria e una importanza minima e discutibile +alle blindate. Nei circoli militari si negava la resistenza della +blindatura non soltanto alle scheggie di granata, ma anche al fuoco +delle mitragliatrici. Una volta colpiti i pneumatici cosa poteva fare +una autoblindata? Come utilizzarne la velocità in caso di strade rotte e +di guadi? + +Tutte queste obbiezioni pesavano su noi, mentre le Forze predisponevano +tutto in favore della nostra tipica e personale vittoria veloce. Infatti +il 25 luglio giunge l'ordine di caricare su un treno tutta l'8.ª +squadriglia. Risparmiamo così ogni sciupio alle nostre macchine che +simili alle celeri Fiat dei grandi circuiti devono giungere vicino al +campo di battaglia in assoluta efficenza. Portata a destinazione la 8ª +squadriglia sarà immediatamente sottoposta a una prova di allenamento in +una serie di brevi manovre con cavallerie e bersaglieri ciclisti. + +Il 26 luglio io monto col capitano Raby e coi tenenti Bosca, +Paccagnella, sulla mia auto-blindata 74 caricata su vagone aperto nella +stazione di S. Albania nel porto di Genova. Tutte le auto-blindate +caricate sono infioratissime. Folle di donne bambine alle balaustre del +passeggiatoio. Piovono fiori. Sventolio di bandiere. Squilli di trombe. +Ma non è la solita partenza per il fronte. Ci sentiamo veramente l'anima +di meccanici e volantisti intorno ai motori terrestri o aerei destinati +a vincere un record pericoloso, decisivo. Quando però la locomotiva +fischia e il lungo treno sovraccarico di macchine da guerra irte di +mitragliatrici si mette in moto l'infantile, chiassosa, patetica +sensibilità popolare della partenza per il fronte accende fulmineamente +tutti. In equilibrio fra i 2 taglia-fili della mia 74 io divento in +tutto simile ai miei soldati e lancio a gara manate di cuore alle +ragazze che sbocciano fitte ai balconi. + +Prima fermata lunga a Sampierdarena, sull'alto viadotto ferroviario fra +gli applausi delle finestre affollate e dei panni colorati sospesi alle +corde. Tocco quasi con la punta delle dita la punta delle dita +appassionate di due sorelline che mi mandano baci con nome e indirizzo. +Sono brune. Capelli pesanti come i giardini liguri. Occhi che +riassumono i languidi spasimi del Mediterraneo notturno. Labbra ardenti +come le montagne di Sicilia coronate di boschi incendiati nei tramonti +d'agosto. Denti bianchissimi e precisi come le casette strette tutte in +fila bianca in fondo alle rade italiane quando si giunge sopra una nave +veloce all'alba. Le due sorelle si chiamano Augusta e Vittoria. Mando +loro i miei baci, ma vorrei berle poichè le sento fresche, colorate, +ardenti e salate come due sorsi del mio Mediterraneo. + +La mia anima futurista attraverso mille balzi elastici ha raggiunto la +sua più divertente e sana trasfigurazione. E' diventata l'anima d'una +recluta di 20 anni. + + + + +X. + +VITA DA COW-BOYS + + +--Per Iddio! Aspettare ecco la vera angoscia di questa guerra! Aspettare +gli ordini, aspettare le manovre, aspettare l'offensiva. Ora siamo a +riposo in una brutta fattoria perduta nell'immensa pianura paludosa... +Per quanto tempo? Aspettare non vuol dire riposarsi. Se fossi a Milano o +a Roma farei almeno dell'utile propaganda. Qui non si fa nulla. Per +fortuna il nostro cuoco è veramente meraviglioso! + +Parlo ai miei compagni dell'8ª squadriglia, tra monumentali paste +asciutte sanguigne sotto la lampada fumosa assalita da tutte le farfalle +di una afosa sera di agosto. + +--Io, dice il tenente Volpe, rimpiango la mia caccia e la mia pesca. + +Volpe è un ligure magro, asciutto, quarantenne, agente di cambio e +viveur, furbissimo, pratico. Ma si sente che al denaro e alle donne +preferisce in realtà il piacere originario della sua razza. + +--L'ultima mia pesca, che bellezza! Con tre amici in un guscio bene +equilibrato. Al largo di Genova calma perfetta... Una luna enorme che +sembrava una torta... Otto rematori con dei remi lunghi, lunghi. +Acciughe, acciughe, acciughe; a manate, a palate. Tonnellate di +acciughe. La barca era tutta piena di argento. Otto tonnellate, 9 mila +lire! Affondavamo quasi sotto il peso. Il bordo sorpassava l'acqua di 10 +centimetri. Attenti! non imbarchiamo acqua per carità!... Ma a me piace +anche la caccia. Andavo ogni anno sul valico del Turchino. Uccelli +d'ogni specie. All'alba si vedevano venir su col vento di tramontana... +Sono lenti, sembrano tirare il carretto per superare il valico.--Passano +a un metro dalla testa.--Non bisogna tirare quando vengono su. E' +questione di calma: tu li lasci passare, poi ti volti e pam, pam, una +botta nel culo. Te li vedi venir giù, a due a due. Se tiri prima che +siano passati, quelli che seguono scappano via. + +Il tenente Sacco ragazzone forte pieno di orgoglio infantile, figlio di +papà. Viene dal corpo degli automobilisti. Vuol passare per un +conoscitore di donne. Fiero di aver goduto qualche libertà e qualche +cocotte. Attacca ironicamente il tenente Lattes israelita pallido, +occhiali, poca salute, intelligente tipo di lavoratore, sensualissimo, +goloso, furbo, mellifluo, un po' strisciante. + +--L'amico Lattes, dice Sacco, rimpiange il suo imboscamento di un anno +al comando supremo. + +--Taci! tu hai fatto la guerra molto meno di me. Ti dai delle arie da +viveur per due o tre prostitute dei Portici Po... + +--Io non sono stato giolittiano e neutralista come te, e leccapiedi di +tutti i professori germanofili. Dove eri nelle giornate di maggio? + +--E tu, dove eri? + +--Io, risponde Sacco, era ancora un ragazzo, ma almeno mi divertivo con +fior di mezzi. + +Risata generale. L'espressione _fior di mezzi_ suscita una ilarità +irrefrenabile. Il tenente Paccagnella, effettivo, bel ragazzo snello, +elegante, viene dal corpo dei mitraglieri, già ferito due volte. Un po' +effeminato nelle mosse. Interrompe annunciando che fra due giorni +cominceranno le manovre con la 1ª divisione di cavalleria e i +bersaglieri ciclisti per prepararsi alla grande offensiva prossima. + +Il capitano Raby a capo-tavola ride ironicamente. Ventisei anni, +grassoccio, tende alla pinguedine. Mangia poco ma ne soffre perchè +ghiotto. Faccia quadrata, grassa, piccoli occhi; tipo di turco. + +Se avesse il fez! Pigro, molle, dorme molto, intelligentissimo, però. +Nasconde evidentemente delle riserve di energia preziosa. Ha inventato +un motore a scoppio senza cambio molto semplificato. Grande memoria, sa +quasi tutto. Crede fermamente nella teosofia, vuole spiegare tutto colla +gradazione teosofica delle vite. Ufficiale effettivo di cavalleria. +Dice: + +--Io non credo assolutamente nella cavalleria come truppa celere, utile. +Non credo nelle tanks data la canalizzazione del Veneto. Ho comandato +per due anni le autoblindate, a Gorizia e durante la ritirata, e ci +credo. Se potremo slanciarci avanti coi bersaglieri ciclisti faremo +cose grandi. Tutto al più qualche plotone di cavalleria per collegamento +fuori dalle strade. Possono evitare gli accerchiamenti. + +Il piccolo Bosca entra nella sala brandendo una bottiglia di moscato. + +--Altro che cavalleria! ci vogliono donne, donne per prepararci! + +E' dimagratissimo dagli innumerevoli infortunii sul lavoro erotico. +Corpo esile fragilissimo, ma grande forza nervosa e volontà. +Intelligente, pratico, attivo, coraggioso e assetato di cocotte. + +Il capitano annuncia: + +--Domani andremo alla messa di Bevadoro per valutare il bel sesso dei +dintorni. + +Sigarette e sigari in bocca usciamo tutti nella calda notte d'estate che +si sprofonda incalcolabilmente su l'incalcolabilmente vasta pianura. +cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra + +Polifonia oceanica di rumori, scatti, tonfi. Rane. Rospi. Officina +filanda di scricchioliii organizzati cra cra cra cra cra cra cra cra cra +cra cra cra. + +Tutti i rospi della terra lavorano al tornio 3 miliardi di granate nere +per bombardare di nero tradimento-terrore-ironia la troppo bianca lirica +spasimante luna fiduciosa che nasce a sinistra. Dietro di noi la +fattoria massa nera calda fende col suo tetto-prua il dilagaaante fresco +oceano lunare di rumori odori argentei fieri acri. + +Sssssssssssssssssiiiiilenzio lunare. + +La luna soffia a gote bianche piene nel suo megafono di raso bianco per +imporre il ssssssssiiilenzio. Taaaaaci! Vieeeeeni! La notte è +attentissima a tutti i rumori. Alziamo la testa e incensiamo colle +nostre sigarette la via lattea. + +Via lattea, muta rivolta di caratteri tipografici. Polvere di rumori già +uditi... pinpinpinpindipingere... punpunpunpungere. Punteggiatura. Ritmo +di telegrafo Morse. Stelle parole telegrafate d'amore o di guerra: +200.000 uomini di riserva!... Presto! ad ogni costo! chiudere il varco +del fronte... e del cuore che muore! + +La notte è attentissima a tutti i rumori. Bau bau bau della passione +folle asmatica. Chi è chi è che abbaia? Quel cane o il mio cuore? Irto +erotismo che abbaia verso la vulva soave colma di latte tenerezza, la +luna. Bau bau. Hoooo pau pau pauraaa di non averti sotto le labbraaaa in +questa notte spaventosamente vuotata dalla tua assenzaa. + +L'abbaiare del cane sveglia in alto a sinistra la costellazione dello +Scorpione, smisurato dinamismo inchiodato. Lo Scorpione spara le sue +stelle di punta che sembrano rumori di guerra: pan! in alto. Ta-pum! più +giù. Poi pan! Ta-pum! in fondo all'orizzonte. + +Ti ti ti ti ti ti ti ti ti d'insetti. + +I volumi degli alberi setacci di rumori si sfasciano sotto la pasta dei +rumori. Catalogare tuttiiii rumori presto, presto impacchettarli e +spedirli a volo ai lontaniiisssimi silenzi affamati di rumori. + +Il cielo nero è un orecchio infinito circonvoluto, circoncanalato, +contatore di rumori. 3 miliardi, 6 miliardi, 9 miliardi di rumori! + +Le acque veggenti copiano, copiano, azzurri copialettere della notte +attentissima. + +La costellazione dello Scorpione è una muta fucileria di stelle, sparate +contro il lontano ma prossimo Sole. Ma se ne infiiiiischia laggiù la +locomotiva di quel treno di guerra che corre stringendo nella sua pancia +sotto le sue mani di grasso fumo il rovente Sole imbavagliato che urla +lunghe griiiida rosse disperatissssssime e trionfali di +fuuuuufufuoooocooo. + + * * * * * + +La chiesa di Bevadoro puzza come una stalla ed è piena di contadine che +hanno un odore forte, belle vesti a colori. Alcune zoccolanti. Altre +fruscianti in calze di seta e scarpini. + +Siamo seduti sul primo banco. Don Luca, prete di Bevadoro, rude +sessantenne, abbronzato, ha due piccoli ragazzini di otto anni che +servono la messa. Sembrano ammaestrati. Don Luca fa un cenno e il primo +ragazzino gli solleva la tonaca nera. Subito l'altro ragazzino tira +fuori dalla tasca della sotto-tonaca un vasto fazzoletto giallo e lo +pone nelle mani aperte del prete. Queste soffiano tre volte +rumorosamente un gran naso rossastro poi si ricongiungono. Il fazzoletto +ripreso automaticamente dalle mani alzate del secondo ragazzino sparisce +nella tasca. Allora il primo ragazzino lascia ricadere la tonaca. Don +Luca comincia: + +--Dunque oggi vi parlerò dell'Immacolata Concezione... Taci, Giuseppino, +fa silenzio! (rivolgendosi a un moccioso). Come vi dissi nella predica +precedente, i profeti avevano annunciato che una vergine di Galilea... +Mariettin! sì, sì, te. E' una vergogna venire in chiesa così scollata +per eccitare i soldati! (rivolgendosi a una ragazza che arrossisce, Don +Luca scende fra i banchi e le tira l'orlo della camicietta). Sei una +sgualdrina! Dunque i profeti avevano annunciato che una vergine di +Galilea sarebbe stata scelta come sposa da Giuseppe il falegname, e +divenuta madre pur rimanendo immacolata, avrebbe dato la luce al divino +bambino Gesù. Ora è in Paradiso. Come la vostra vacca nella stalla è +circondata da tante mosche, così la Beata Vergine è circondata da tanti +angeli nel paradiso. Tantum eeergooo! Silenzio!... Quest'anno ha +tempestato. Non verrò a raccogliere l'uva nelle case. Quelli che +vogliono portarmela vengano coi canestri nella canonica. +Sacrameeeentuuum! + +Don Luca fa poi un primo giro di questua tra i banchi della chiesa. Ma +davanti al primo banco tira con ostentazione dal portamonete due soldi e +li fa cadere rumorosamente nel piatto. + +Fuori, un vecchio contadino che ara un campo mi dice: + +--Eravamo 14 uomini in famiglia prima della guerra, e coltivavamo 83 +campi. Oggi tutti gli uomini in guerra e poche donne qui. + +Poi riprende a pungolare due vacche e 6 buoi aggiogati che tirano +l'aratro. + +--Valaa Furboon. Haa le vacchee! Rombon canaiaa. Bigioo valaaa. Vaacheee +vaacooon ve beee. + +Una contadinella quattordicenne ma già forte, muscolosa impugna le +stanghe dell'aratro pesando sopra col busto in avanti. E' graziosa. Con +civetteria mi guarda voltando la testa all'indietro. Mette in rilievo le +natiche e mostra con scatti abili delle belle gambe nude e rudi cuoiate +dal sole. Le domando perchè le due vacche sono aggiogate in testa. Mi +risponde: + +--Per segnà la strada. + +Fffuuu fffuuu fffuuu fffuuu dei fiati bovini + +Tlin trac tin tin tliiiin di catene e gioghi. + +Sono coricato in un solco; intorno a me corrono, battagliano i tre cani +della squadriglia: Zazà, Nick e Kim. Kim è un foxterrier bastardo con +muso da levriero dolce, stupido incoscente, ragazzaccio. Vuole fare +tutto, andare da per tutto, velocissimo ma senza coraggio. Nick puro +Ruffterrier tipo di uomo sanguigno ambizioso e prepotente, avventuroso, +rissoso, indipendente. Poche idee. Pochi odii violentissimi. E' un po' +pazzo. Fa una maffia elegante di balzi arcuati, pomposi, inutili su +delle alte erbe imaginarie. Morde tutto. Insegue anitre, oche, galline, +mosche e farfalle. Si tuffa in tutte le pozzanghere; poi si ricorda ad +un tratto di Zazà e le fa una corte spudorata, brutale. Zazà si dà delle +arie di cacciatrice di topi. Scava buchi e fruga in fondo per cercarvi +delle talpe, corre velocissima ma si stanca presto. Fa la cura delle +erbe. Golosa, intelligentissima e artista. + +Quando scoppia una rissa tra il suo adoratore Nick e il grosso bracco +della fattoria, Zazà si sdraia per assistere. Spesso abbaia per +annunciare a Nick il bracco nemico e aizzarli. + +Kim ama anche lui Zazà, si slancia e la rovescia. Zazà rotola sotto, poi +scatta e morde Kim che fugge, ritorna. Addosso a Zazà che rotola +regolarmente. Nick disprezza Kim. Ma se il bracco assale Kim, Nick con +spavalderia di uomo atletico, interviene feroce. + +Monotonia, monotonia del sole operaio che cuoce i germi delle viti, +sguinzaglia i tafani sulle groppe dei buoi, accende pruriti nella carne +di quella contadinella, arroventa il dinamismo giocondo dei tre cani e +gonfia il mio petto d'un'ansia soffocante di amore e di guerra. Vita da +cow-boy. La nostra fattoria di Barchessa immobile, sola come una nave +sul mare infinito delle pianure. Tutto il giorno senza giubba, piedi +nudi nei fossi pieni di lucci, anatre, oche. Lucertoliamo al sole. + +A schiena nuda sento ramificarsi sulla mia pelle il cervello di Fabre +formicolante d'insetti attivissimi in guerra. Intorno, le pianure +vastissime, aperte, senza alberi partono a grande velocità lontaaano +verso le radici del Grappa che si copre talvolta di nuvole e ribolle di +cannonate ovattate. Questo è certo un bombardamento più feroce di tutti +i precedenti. Ogni sera il Grappa si incorona di vampe convulse. + +All'alba erro nell'immensa pianura semi-allagata. + +Nick, Kim, e Zazà mi accompagnano. Sono divertentissimi. Ma Nick sempre +più innamorato di Zazà diventa insopportabile. Quel bellissimo cane +tutto muscoli scattanti è, come tutti i cani di razza, un mediocre +assalitore di femmine. Tenta, tenta, ritenta. Zazà si presta con mille +grazie e abilità impudiche. Nick non riesce. Lingua fuori, +esasperatissimo, continua anche lontano da Zazà il movimento convulso +della schiena. Io lo sollevo ogni tanto per la piccola coda dura come +per un manico e lo tuffo nei fossi per rinfrescarlo. C'è invece un altro +pretendente di Zazà, sempre in agguato a 50, 100 metri in giro davanti +una siepe o nell'erba. Piccolo cagnolino bastardissimo nero con enormi +orecchie da vampiro. Ghiandusso che lo ha dichiarato austriaco lo +rincorre a pietrate. L'odiato pretendente sparisce ma 5 minuti dopo +eccolo a pochi metri incollato a Zazà. Tutti addosso. Guaiti, +lacerazione, fuga. + +L'altro giorno avevo Zazà al guinzaglio. Sicuro, non sorvegliavo. Ad un +tratto doppio peso al guinzaglio. E' lui, incollatissimo. Devo +piantargli il piede sul muso per sturacciolar via la mia cagnetta. +Evidentemente il piccolo bastardo è un amatore fulmineo. + +Mentre le mie scarpe ruminano, brucano e masticano l'erba rasa, penso +che tutti gli erranti pastori e cow-boys delle pianure americane +portano nel loro corpo rimpicciolito dall'opprimente avviluppante +Infinito, una minuscola rosicchiante ossessione oscena o una miserabile +rapacità finanziaria. Essi non godono come me la vasta fusione dell'idea +di spazio e dell'idea di tempo fra il sciiivff sciaaff dei piedi nella +terra molle e pantanosa. L'abitudine delle vaste respiranti, dilatate, +pianure toglie loro ogni curiosità e ogni amore per i cieli, le nuvole, +le stelle e le polifonie degli insetti. Io che noto tutto, valuto, +catalogo ogni sensazione letterariamente, mi sento naufragare a poco a +poco nell'incoscienza dei pastori erranti. + + * * * * * + +Ma il capitano Raby mi sorprende in una di queste meditazioni e mi +invita ad accompagnarlo a Padova, dove si reca a vedere un suo compagno +morente all'ospedale. Ecco la divina velocità, maestra d'ogni energia e +d'ogni lirismo, furente inaffiatoio di varietà sorprendenti. Mezz'ora +dopo entriamo all'ospedale. Atmosfera tragica e storia ancor più tragica +di questo giovanissimo ufficiale di cavalleria che prese la sifilide a +Pinerolo, si curò col 606. Apparentemente guarito tornò a Pinerolo, vi +prese una blenorragia. + +--E' entrato pochi giorni fa all'ospedale, mi dice il capitano Raby. Ha +delle febbri misteriose, dimagra. Avant'ieri l'ho trovato con un braccio +al collo. Mi raccontò che nell'agitare il termometro si era rovesciato +completamente il pollice contro l'avambraccio. + +Entriamo nella sala. Il maggiore medico ci dice in fretta: + +--E' morto stanotte. Ha le ossa disfatte e disgregate dal 606. + +Ci avviciniamo al cadavere. Non si può resistere dal fetore. Dal naso +esce una materia verdastra e delle grandi bolle che scoppiano emanando +un odore di putrefazione avanzata. Il maggiore dice gravemente: + +--L'uomo ha trovato due sole medicine: il chinino per la malaria e il +mercurio per la sifilide. Gli antichi greci, persiani, indiani, cinesi +frizionavano il corpo sifilitico con una pomata mercurale. Abbiamo fatto +pochi progressi. I giovani in genere non resistono al 606, le loro ossa +sono troppo fragili, si sfasciano, vedete. + + * * * * * + +26 agosto, sveglia dolorosa alle due del mattino. + +Incominceranno all'alba le grandi manovre tra il Bacchiglione e il +Brenta per prepararci all'avanzata tra Piave e Tagliamento. Saremo coi +bersaglieri ciclisti in testa al primo corpo d'armata d'assalto sotto il +comando del generale Grazioli. Ore tre, in macchina. Lotta tra la luna +quasi piena che investe gli alberi coricandone le ombre lunghissime e i +fanali delle blindate. Queste squassano, sfasciano sventolano le loro +ombre nerissime geometriche. La campagna si gonfia di pulsazioni +scoppianti di motociclette. Freddo. L'interno delle auto-blindate che +diventa un forno al sole è, questa notte, una gelatiera. Un side-car +con fanale bianchissimo che ci sorpassa sembra un pezzo di vita intima +invernale strappata a un castello da un vento pazzo. Fantastica fuga +d'una poltrona con relativo sedentario, le gambe prese nella coperta, +davanti al fuoco del camino. + +Le truppe si concentrano in un immenso prato di monte Galdella, orlato +di squadroni di cavalleria. Si indovinano i cavalli sotto gli alberi. +Fiati, fiati di fieno, sterco, piscio, acri ammoniacati mordenti. +Agitazioni di groppe e code sventaglianti. Nel buio sfilano le colonne +di cavalleria. Ci accodiamo alla terza. Il corpo d'armata d'assalto ha +il compito di rastrellare il terreno conquistato da noi e stabilire le +prime linee difensive. + +Corteo lentissimo. Davanti a noi i cavalleggeri al trotto si fermano e +mandano pattuglie in avanscoperta. Ci fermiamo, poi lentamente avanti. +Caldo nauseante di olio bruciato nella mia blindata chiusa. Il rumore +del motore con nota d'organo ostinata mi dà sonno. Apro lo sportello per +non dormire. Una strada di campagna ci beve nel folto dei suoi fogliami. +Ingombro di batterie da montagna someggiate con muli. Un reparto +d'assalto fez neri. Arditi che sembrano scolaretti in ricreazione. +Scapigliamento disciplinato. Si addensano, precipitano la marcia. Passo +più che bersaglieresco. Violenti, velocissimi con maffia gloriosa. Penso +all'assurdità delle manovre, cretine in tempo di pace poichè comandate +da ufficiali invecchiati in caserma e imbelli; cretine in tempo di +guerra poichè gli ufficiali che le comandano sono quasi tutti feriti e +perciò svogliati dall'assenza del personaggio più importante: il signor +Pericolo. + +Siamo di punta coi bersaglieri ciclisti in contatto silenzioso col +nemico. Un razzo enorme sfascia il suo fuoco nel cielo. Sono gli arditi +che indicano al comando il punto estremo conquistato. Giunge a cavallo +un maggiore affannato. Con voce rotta dall'emozione dice al generale: + +--Vi è un tiro di artiglieria infernale sulla nostra destra. Minaccia di +accerchiamento. Bisogna ripiegare. Ritirata. + +Le sue parole spaventate (da chi?) e i suoi gesti tragici sono di una +comicità sublime in questo silenzio quasi assoluto che trasuda il +bisbiglio degli uccelli negli alberi soffocati dal caldo quasi torrido +di questa aurora d'agosto. Penso che se i reparti d'assalto colla +cavalleria e le blindate s'infischiassero eroicamente di questo tiro +d'artiglieria infernale non ci sarebbe proprio bisogno di ritirarsi. +Tutto dunque dipende dall'accoglienza che noi faremo al signor Pericolo. +Le manovre servono soltanto a stabilire qualche servizio logistico e a +distribuire medaglie! + +Ore tre del pomeriggio. Riprendo la manovra nella mia blindata +tropicale. Innumerevoli errori. Il generale temeva quel punto fosse +battuto dall'artiglieria. Non è così. Vi sono solo delle mitragliatrici. +Due maggiori dichiarano che le mitragliatrici sono 12. Invece sono due. +Constato una volta di più che la nostra razza è legata alla +improvvisazione e alla realtà. Non crede negli esami preparatorii, non +ama le finte, risolve tutto quando l'esame finale è decisivo. + +Vado avanti colla mia blindata e un plotone di cavalleggeri appiedati, +baionetta inastata. Mi seguono curvi in fila, defilandosi dietro la mia +blindata che rincula con la poppa armata di tre mitragliatrici. In fondo +la strada è sbarrata da 2 mitragliatrici coperte di fogliame. Un giudice +di campo mi dichiara che non posso fare nulla. Io punto colle due +mitragliatrici le due avversarie. + +Un capitano dei bersaglieri ciclisti insorge. + +--Guardi che le mie due mitragliatrici sono puntate e la strada è +sbarrata. + +Rispondo: + +--Le mie sono puntate e blindate. E' mezz'ora che io inseguo i suoi +bersaglieri. Lei non ha avuto il tempo di fare lavori di sbarramento. +Del resto mentre io la mitragliavo i miei uomini hanno tolto tutti gli +sbarramenti. + +--Non è possibile. + +--Il giudice di campo deciderà. + +A 50 metri da noi, altro dialogo tra due reparti avversari. + +--Lei con le sue mitragliatrici è fuori uso. + +--Io considero prigioniera la sua sezione. + +--Se vuole, si accomodi, signor capitano! + +Mi consolo dell'ironia scoraggiante e del caldo tropicale con +l'ammirare una giovine mugnaia in rosa ritta sulla chiusa d'un mulino +con un orinale azzurro nella mano destra. Beve estatica il tapaplum +tapaplum di 3 cavalieri che galoppano sotto il ta-ta-ta-ta di una +mitragliatrice innocua, a salve. + +=Ssssssssssss= della limpida vasta gomma di acqua convessa +dell'affioratore. Gonfia gelatina trasparente che contiene tutto il +sapore dorato dell'agosto. Cristallo mobile che porta l'immagine precisa +della mia blindata. + +=Rrrrrrr= d'areoplano in cielo. Un fascio di sole fuor delle nuvole +investe una bandiera azzurra alla finestra d'un cascinale. + +Passa un cavaliere con una bandiera rossa e bianca nello stivalone. + +Davanti, il prato è una fusione di smeraldi. Quattro bambini pastori. Si +chiamano forse Rosa Italia, Ninette France, Nik Wilson, John Bull. +Sorvegliano 2 groppe enormi cubiche: un toro cieco che si chiama +certamente Berlino, una vacca elegante magrissima che si chiama senza +dubbio Vienna. + +Mascelle: bruuc bruuc bruucroff bruucroff. + +Fiati: fuu fuu. + +Code incensieri e code ventagli contro le mosche + +Turutuum turutuum di cannonate sul Grappa. + +Tuf tuf tuf tuf tuf della mia autoblindata. + +Tuf--tuff--tuff della lavandaia che sbatte e sciacqua quei panni forse +bende insanguinate nel fosso d'oro blu. + +Blu blu blu blu blu di tacchine berlinesi e romantiche. + +Plaaff plaaff di sterco di vaaacca vaaacca. + +Valaaa bireee vekiii moreee. + +Bruuc bruucrof. + +=Zzzzzzz= di mosconi tedeschi che tornano =zzzzzz= insistono =zzzzz= +pungono metodici, filosofici. I 4 bambini pastori giuocano colla palla +di caucciù solare che rimbalza sul prato verde. + +John!... Wilson!... France!... Italiaaaa!...! + + * * * * * + +Da tre giorni l'intiera 8ª squadriglia si esercita al tiro della +mitragliatrice. Mentre crediamo poco nella collaborazione della +cavalleria in caso di celere offensiva abbiamo grande fiducia nelle +nostre auto-blindate. Si lavora energicamente sotto il sole tropicale +che trasforma la mia 74 in una vera scatola di cottura. + +Ricordo di aver per il primo nella mia _Battaglia di Tripoli_ paragonato +la mitragliatrice a una donna seducentissima perfida capricciosa e +crudele con la sua lucente cintura di cartucce. Trovo ora che l'immagine +è precisa specialmente se si tratta di caratterizzare queste nostre +mitragliatrici S. Etienne vendute dalla Francia all'Italia, più parigine +e più femminili di ogni altra mitragliatrice, più passionali e più +perfide. La mitragliatrice S. Etienne è un'arma perfetta, ma esige cure +tali da stancare qualsiasi amante devoto. Sarebbe docile e continua, se +ben fissata sul candeliere in terra. Ma soffre di affacciarsi alle +finestre troppo strette della blindata. Non ama gli scossoni polverosi +della velocità, esige una oliatura leggerissima, dirò meglio una +toilette da Istituto di bellezza. Altrimenti si inceppa, mastica le +cartucce invece di spararle e si ingombra lo stomaco colla polvere. + +Brutto affare sentirsi accerchiati mentre la S. Etienne ha le bizze. Il +mio sergente ha svestito interamente una delle due S. Etienne in cupola. +L'aiuto, seconda cameriera affaccendata intorno al corpo della dama che +andrà al ballo. Eccola rivestita. Spara; poi di nuovo si inceppa. Il mio +sergente bestemmia: + +--Accidenti, ora fa la matta! Questa stupida non ama l'olio! + +Si soffoca nella mia blindata. Salto fuori per respirare pensando a +un'altra donna che fa la matta nella sua ultima lettera. Si chiama +Bianca, è bionda, fiorentina, sensuale, sta a Palermo, spera di +incontrarmi a Napoli. L'ho amata, ma la sua natura bizzarra piena di +svolte misteriose, sincerità e snobismi, calcoli e generosità assolute, +mi esaspera specialmente ora in questo periodo della mia vita di guerra, +inadatto alle complicazioni e ai diabolismi erotico-sentimentali. Sarei +contento di non rivederla più. E' una mitragliatrice graziosa, precisa, +ma turbolenta e piena d'inceppamenti. D'altra parte, come incontrarla +ora? Mi scrive una lettera assurda ponendomi l'ultimatum. Vedersi a +Napoli o non vedersi più! + +Il capitano Raby mi batte sulla spalla con queste parole inaspettate: + +--Non posso andare ora in licenza, se vuoi andarci tu, puoi partire fra +due ore. + +Scatto di gioia e accetto. Questa gioia mi irrita. Sento che il fascino +della mitragliatrice lontana mi domina, ma dico con tono strafottente: + +--Caro Raby, grazie. Parto perchè non temo le mitragliatrici. + + + + +XI. + +LA MARCHESA CASATI E I BALLI FUTURISTI + + +In treno riepilogo le cose da sbrigare nella mia licenza: gruppi di +giovanissimi futuristi da visitare, propaganda da intensificare, prima +rappresentazione dei balli futuristi di Depero ecc. ecc. Dominano nella +mia fantasticheria sonnolenta le figure di due donne: Maria, amica +affettuosa e intelligente purtroppo influenzata da un marito professore +germanofilo. La vedrò a Roma. E Bianca che amo un poco, molto, non so, +desidero, odio, strangolerei o trascurerei, vedremo. + +Mi ero proposto 4 anni fa di eliminare durante la guerra qualsiasi amore +importante. Non tanto per gelosia, quanto per portare al fronte un'anima +serena, spensierata e gogliardica. Vi sono riuscito a metà. + +Nel compartimento vi sono molte donne. Il mio istinto le valuta. Una è +coricabilissima, l'altra è coricabile, la terza è traversabile quando si +ha molto freddo e molta noia nei nervi. + +Davanti a me, la moglie un po' volgare, ma bella bionda, sensuale un po' +cocottesca di un venditore di formaggi milanese. Seduto vicino, un +tenente aviatore romano chiacchierone, gioviale, scherza invita tutti a +dividere il suo cestino poi mangia parlando colla signora milanese: + +--Stamattina, ho volato su Peschiera. Fui attaccato da un cacciatore +austriaco. Subito l'ho contrattaccato, ma non ho potuto sbatterlo giù. +Aveva un motore più forte del mio. Nel cielo di Torbole me ne sono +venuti due addosso, di cacciatori austriaci. Ho dovuto tagliar la corda. +Mi avevano forato le due ali come due setacci. Alle sette ero sulla +piazza di Peschiera. Vedevo gli uomini sulla piazza... + +--Oh! conosco bene Peschiera! risponde la signora milanese con una +assoluta indifferenza per l'eroismo aviatorio. E' una bella cittadina... +Non butti via quel cestino. Servono molto i cestini per spedir la roba. +In tempo di guerra tutto è buono... + +La mia ironia assapora questo urto violento tra il cretinismo di una +donna mediocre e la verbosità di un eroe nato per fare l'impiegato e +proiettato in alto nelle battaglie aeree dalla guerra, questa miracolosa +trasformatrice di valori umani. + +A Bologna cambio treno. Nello scompartimento altro paesaggio umano: + +Alla mia destra e davanti a me due commercianti ricchi fornitori di +guerra. + +Fingendo di sonnecchiare li ascolto. + +Quello di faccia calvo, pancione dice: + +--Che sole, al lido d'Albaro! Ci si sta bene. Come a Napoli. Pesce +fresco. Abbiamo passato io e mia moglie una giornata divina. + +La moglie che gli sta vicino, grassa impellicciata, quarantenne, vecchia +luna, approva col vasto seno. + +--Se un affare mi va bene, mi prenderò in affitto una villa per +l'inverno prossimo. Non capisco come si possa, quando si può, preferire +di passare l'inverno nel fetido nebbione milanese. Ora c'è molto lavoro. +Io quest'anno per il lavoro non ho fatto la campagna. + +Penso che per questi imboscati il fronte temibile è Milano con la nebbia +per nemico. + +Senza rancore, continuo ad ascoltare. + +Il mio vicino di sinistra altro tipo di fornitore di guerra, trentenne, +magro, racconta con solennità: + +--Siamo stati su, in montagna, sopra Pontedecimo. Una signorina +americana colla sua brava licenza di carrozza pubblica ci ha portato +dappertutto. Come guidava bene! Abbiamo scovato così su, su, in un +piccolo villaggio del burro in quantità! Ne ho un pezzo nella valigia. A +proposito, tu non sai che il bel Luigi è morto! Non si sa più nulla di +lui. Abbiamo fatto tutto per sapere se era prigioniero. E' certamente +morto. Se avesse voluto! Dopo la prima medaglia ha voluto partire +ancora! Già non è stato mai un giovane capace e serio. Faceva il bel +giovane. Eleganza e donne! Suo fratello sì, che ha guadagnato dei soldi! +Sua sorella è stata veramente fortunata, ha sposato un milionario! + +Il primo fornitore risponde malinconicamente come parlando a se stesso: + +--Io ho 4 vagoni di caolino fermi a Modane. Dall'Inghilterra! Cosa vuoi, +nella mia fabbrica di porcellana tutto carbone, esclusivamente carbone! +Noi non abbiamo come voi aria compressa e ventilatori. Per raggiungere +certe calorie tutto carbone. Senza di che si cuoce lì bene e male là. +Colla porcellana è così! + +Il secondo fornitore: + +--E' un anno che io aspetto 80.000 lampadine elettriche dall'Olanda!... +Sono 35 anni che lavoro con Bianchi. Ci si sta bene, un personale d'oro. + +Mi addormento mescolando nel mio sogno il personale d'oro veramente +tutto d'oro massiccio fantasticamente aggredito da 80.000 lampadine +elettriche che gli scoppiano sulla testa. Traverso in sogno la fabbrica +di porcellana con le pazze calorie equatoriali. Valico montagne di burro +e mi sveglio a Roma nell'oro ricco, rovente, dorato di un sole pacifista +di burro sontuoso. + +Nella folla scorgo il poeta Mario Carli, capitano degli arditi ferito, +ora direttore di _Roma Futurista_. Ecco Balla, veloce, paglietta con +nastro a colori dinamici, cravatta di celluloide tricolore. + +Abbracci. Entusiasmo. Sopraggiunge un gruppo schiamazzante di +giovanissimi futuristi quattordicenni tutti affannati dalla speranza di +partire presto volontari, tutti irti d'odio contro le isradicabili spie, +il governo languido ecc... + +All'Hotel Flora, una lettera di Bianca che mi aspetta a Napoli e una di +Maria che mi aspetta a Firenze. + +La sera vado dalla Marchesa Casati che desidera essere accompagnata da +me alla prima rappresentazione dei balli futuristi di Depero. + +La Marchesa Casati è uno dei nostri più originali prodotti nazionali. +Questa milanese geniale ha saputo per due anni di seguito battere +clamorosamente in eleganza eccentrica e in sbalorditiva creazione di +bizzarrie e snobismi tutto ciò che di più originale, elegante, +eccentrico snobistico conteneva Parigi. + +Essa rimane la prova vivente che l'Italia se vuole può domani vincere +anche il primato della moda Parigina. La Marchesa Casati è inoltre +appassionata conoscitrice d'arte futurista, la difende e l'impone nella +società romana. Sono meriti importanti che io particolarmente apprezzavo +mentre l'Italia si valorizzava integralmente al fronte. + +Suono al cancello della sua villa in via Piemonte. Il campanello fa +subito accendere laggiù in fondo al giardino buio il lampadario della +scala esterna. Paaak. Ripercussione magica in un ambiente predisposto +agli stupori. La porta s'apre: servo negro bello in frak elegantissimo. +Nell'atrio un odore chiesastico. Forse incenso? No. Piante marine. +Profumo dolce, acre, selvatico che accentua la bianchezza carnale d'una +statua mutilata nella penombra. Sono nella biblioteca a fondo oro +vecchio: le lampade non rischiarano che i tappeti. Questi imbavagliano +le voci del palazzo. Entra il servo negro. Mi tende un vassoio con due +cok-tails. Se fossi vagneriano penserei ai due filtri d'Isotta. Prendo +il mio, bevo: cok-tail eccellente, non troppo forte, fantasioso, tonico. + +Ho nel sangue un ritmo africano sincopato e la ribalta accecante d'un +caffè concerto. + +Il negro scompare con l'altro cok-tail, secondo filtro per Lei! + +Pausa. L'atmosfera ha delle intenzioni speciali. La turbo camminando su +e giù. I miei scarponi enormi con speroni sono felici di stonare fra le +delicatezze sornione delle luci striscianti. + +Con un lampo-slancio entra Swift il levriere bianco che veloce si corica +in tondo nella poltrona bianca, profonda. Ritmo freddo polare di calme +astrazioni filosofiche. Swift sembra un cordame bianco per frenare le +probabili vele di questa casa che naviga nel sogno. + +Swift sembra anche un salvagente bianco. + +Una larga cadenza musicale di profumi e fruscii annunzia il terzo ritmo: +la bella Marchesa! + +Saggia pazzia danzante aerea. La sua mano stesa. La sua voce chiara. +Giovialità. Allegrezza d'alba primaverile. La prima impressione di +naturalezza infantile centuplica i valori estetici della figura alta, +agile, tagliente e pur flessuosa, inguainata e pure libera nel mantello +di Paquin crespo di Cina nero con bordo infiorato di oro vecchio. + +Non le vedo il viso poichè le lampade illuminano soltanto i tappeti. + +La Marchesa apre un poco il mantello per offrire alla luce i suoi +pantaloni turchi Calot in broccato oro vecchio orlati di pizzi +veneziani. Ripete più volte il gesto di tirar sul seno una fascia d'oro +vecchio che conduce giù i miei sguardi agli scarpini turchi oro vecchio +con fibbia nera e tacchi alti madreperlacei. Ma le due mani che portano +e sembrano rincorrere ciascuna due perle enormi sfiorano la parete e +fanno scaturire altre luci da altre lampade cosicchè appare la faccia +pallida e felina, una faccia di tigre sbiancata da un chiaro di luna +intrepido. + +Grandi occhi neri, lenti che fissano un punto poi un altro con le pause +di un proiettore. Ricordo il proiettore italiano che dal monte Corada +fissava dopo il lungo nostro bombardamento le trincee austriache del Kuk +travolte, sfondate, impaurite nell'attesa del nostro assalto. Qui +l'assalto è dato dai cavalloni convulsi rossi dei capelli che le +incorniciano la faccia. + +Ma la Marchesa non vuole dar l'assalto a nessuno. Ride, scherza, parla +d'arte e della rappresentazione dei balli futuristi che andremo a +vedere. La voce fresca e senza trucchi musicali contrasta col dilagare a +ruota, a spirali, a volute degli sguardi muti. Questi sono pure sguardi +naturalissimi, non vogliono nulla, nè fingono nulla, ma le occhiaie +vaste e fonde contengono una involontaria magia di cerchi azzurri che si +svolgono all'infinito. + +Certamente quegli sguardi potrebbero essere fatali ad un inesperto +navigatore di mari femminili. Essi sprofonderebbero intorno le pareti +per creare la penombra verdastra carica d'insetti lussuriosi e veleni +profumati delle foreste native. La marchesa è una milanese bella +intelligente e immaginosa che ha saputo crearsi un'atmosfera +equatoriale, selvaggia, dolce e truce tragicallegrissima. Sudan +imbellettato in automobile. + +La bocca è bella, prominente, ma poco civile. Mascelle graziose ma +forti, da belva onesta. Le dimostro che nessuna donna ha mai avuto una +distanza così grande fra le nari apertissime, mobili e le labbra. +Risponde con una risatina a scatti, assolutamente inadatta al senso +delle parole: + +--Conoscete il mio pappagallo dell'equatore che si chiama Bra-cadabrà? + +Nell'angolo buio un arabesco bianco, giallo, verde appollaiato stride: + +--Bracadabrà, Bracadabrà, Bracadabrà. + +Il grido del pappagallo lega i colori delle sue penne al rosso dei +capelli della marchesa al nero degli occhi e delle nari, al rosso sangue +della bocca e alla cravatta di celluloide bianca, rossa, verde +dell'amico Balla che entra cantando: + +--Bracadabrà, Bracadabrà. + +Prima d'uscire la marchesa s'infila al dito mignolo uno strano anello +che bilancia sospeso a tre catenelle un microscopico incensiere con un +granello d'incenso fumante. Traversiamo una sala popolata da tre +assiemi plastici di Boccioni in rissa con dei dinamismi violacei di +Russolo e dei cicloni gialli di Balla. + +Usciamo. L'automobile è veloce. Roma notturna: ruderi presi a rasoiate +bianche dalle lampade elettriche. + +La sala del Teatro dei Piccoli contiene molte russe agitate, zazzere +pittoriche, occhiali passatisti di professori, signore romane +magnetizzate dai titoli e dal cosmopolitismo, futuristi impazienti, +veleni critici in bottiglia con la relativa testa da morto sopra, tutto +il neutralismo elegante che si infischia della guerra continuando a +mendicare un sorriso e un invito dalla principessa tale, dalla duchessa +tal altra. Balordaggine snobistica, falsa intellettualità, smorfie pro e +contro il futurismo. + +Sono seduto fra la marchesa Casati e la principessa di Bassiano, +americana gioviale semplice e intelligente. + +Il pittore Besnard, illustre passatista, contende alla marchesa Casati +una parte della curiosità bisbigliante. + +Il quadro dei selvaggi enormi fantocci di legno a colori e forme +sintetiche impone il silenzio. Aurora africana con balzi di colori. I +mormorii di stupore fanno pensare alla musica degli insetti sulle paludi +tropicali. Si soffoca dal caldo. Questo è accentuato da un'enorme +selvaggia rossa che s'avanza sulla scena. Ha un petto-ventre quadrato +che subitamente spalanca due sportelli e partorisce una piccola +marionetta. + +I bambini nella sala schiamazzano dalla gioia. Interrogo i figli della +signora Giordana. Rispondono con entusiasmo che quelle marionette sono +le più belle, le più vere, le più vive. Ora danzano incalzate dalla +musica futurista di Malipiero, stramba, rude, originalissima. Il conte +di S. Martino che mi stringe la mano calorosamente dichiara ad alta +voce: + +--Il vostro Depero ha molto ingegno. Non dimenticate, Marinetti, che io +sono un futurista della prima ora, non rimorchiato. Ho assistito a tutte +le vostre manifestazioni e ho sempre pensato che l'ingegno originale è +tutto nel vostro gruppo futurista. + + + + +XII. + +UNA FESTA NAPOLEONICA + + +La sera dopo sono nel salotto di Donna Maria Mazzoleni. Ho una grande +stima e una viva simpatia per questa signora italiana che sa +mirabilmente vestire d'ogni grazia e d'ogni eleganza una vita energica +attivissima integralmente consacrata al patriottismo concreto e alla +pratica filantropia. Spirito largo senza pregiudizi e con spiccate +tendenze futuriste, Donna Maria Mazzoleni ha saputo fare del suo salotto +il ritrovo delle persone più significative e più originali della +capitale: diplomatici, poeti, artisti, musicisti, inventori, principi +indiani, celebrità del teatro, inaspettatissimi prodotti umani +dell'estremo oriente, ufficiali eroici, vincitori di record mondiali e +bellissime signore. + +Questa sera non vi trovo che Missiroli, il pallido esitante indeciso ma +troppo intelligente farmacista d'ogni ideologia. Spirito tutto a trapani +inutili, a spaghetti senza sugo, cuoco accuratissimo di insipide +preziosissime salse spirituali. Una di quelle tipiche sibille a +rovescio, come io chiamo, i numerosi culturali falsi profeti che +sbagliando sempre nelle loro profezie diventano involontariamente degli +ottimi indicatori del futuro. Basta credere esattamente al contrario di +ciò che profetizzano: si coglie sempre nel segno. + +Con mosse untuose da prelato Missiroli cerca d'inocularmi un po' della +sua ammirazione sconfinata per la Germania. Rifiuto brutalmente +l'iniezione. Egli colla piacevolezza di un cataplasma mi dichiara: + +--Avete torto di parlar male di Benedetto Croce poichè egli è il padre +di tutte le vostre libertà futuriste. + +Rispondo: + +--Ho sempre avuto una profonda pietà per Benedetto Croce, malinconico +carabiniere che predica la libertà rivoluzionaria. + +Entrano la contessa e il conte Bosdari nostro ambasciatore ad Atene. +Spingo a poco a poco la conversazione ad una precisa valutazione della +Grecia. + +Bosdari dice: + +--Il popolo greco è un popolo antiguerresco. Voleva rimanere neutrale. +E' stato strappato alla neutralità da Venizelos. Ora l'esercito greco +organizzato per forza dai francesi non vuole assolutamente battersi. +Venizelos non ha un vero seguito, nè un vero partito. Non vi sono +nazionalisti, nè patrioti in Grecia. Venizelos ha perduto il contatto +del suo popolo perchè ha fatto la rivoluzione con le forze degli +alleati, cioè con forze forestiere. _L'entente devait le laisser pourrir +dans sa neutralitè._ E' un popolo incurabilmente neutrale, pacifista, +ma non germanofilo. Non ha mai creduto nella potenza della sua Regina +tedesca. E' un'oca. I famosi schiaffi e la famosa pugnalata della Regina +al Re sono fiabe. Per molto tempo Venizelos non è riuscito, neanche coi +denari, a trovare 50 individui che gridassero: morte a Costantino! Ma i +francesi hanno una grande influenza ad Atene, una vera prepotenza, +spadroneggiano. + +Comprendo che Bosdari si è urtato profondamente con Venizelos. Bosdari +ha un fondo d'incurabile germanofilia. Conclude: + +--Ho fatto capire a Venizelos che l'unica potenza la cui amicizia può +permettere alla Grecia di non essere la misera vassalla dell'Inghilterra +e della Francia è l'Italia. + +Donna Maria Mazzoleni che sa meglio di Madame di Sevigné dirigere il suo +salotto intellettuale con varietà e contrasti interessanti mi prega di +declamare le mie parole in libertà «_Treno di soldati turchi ammalati_». + +Rompo con forza decisiva l'atmosfera di finezze diplomatiche. Vivo +successo di declamatore. La conversazione è orientata ormai sulle +demolizioni utilissime compiute dal movimento futurista e sulla +rivoluzione pittorica creata da noi in tutto il mondo col predominio +lirico, plastico del genio nostro. Altri invitati sopravvenuti +raccontano le leggendarie cazzottature del teatro Costanzi, le +burrascose esposizioni futuriste a New York a S. Francisco. Un attaché a +l'ambasciata Cinese spiega l'influenza decisiva del pittore Boccioni +sull'arte dell'estremo oriente. Si parla molto di una grande festa che +il conte Primoli darà domani nel suo palazzo napoleonico in onore dei +mutilati. + + * * * * * + +Vi partecipai colla marchesa Casati che mi presentò al famoso Loulou +Primoli. Raffinatissimo, colto, intelligente, ma tragicamente passatista +figlio di una Bonaparte, maestro d'ogni cortesia e d'ogni bizzarria +erotico-sentimentale. + +Salgo colla Marchesa per una scaletta piena di fiori e di statuette di +Napoleone. Il guardaportone, personaggio dell'impero, saluta tutti e +lascia passare tutti. + +Siamo in casa del Passato. Passato vinto, indulgentissimo, disilluso e +nostalgico. La scala sale girando con grazia e portando faticosamente la +sua balaustra carica di stoffe rosso e oro. Infilata di camere +rosso-oro. Vere cappelle asfissianti di fiori e di profumi artificiali. +Fiori, fiori, falsi e naturali in scatole, scrigni, vasi e vassoi. +Ritratti, ritrattini, ninnoli intimi preziosissimi, ricordi, album, +fotografie d'ogni dimensione, autografi enormi come di giganti e flebili +sbiadite calligrafie di regine morte. Tutte le cose sacre d'una vita +sontuosa che preferisce il ricordo alla crudele realtà presente, tutto +marcato dall'affetto e dal tempo messo in vetrina spudoratamente, con +ostentazione quasi oscena. Ultima offensiva d'un passatismo disarmato +che utilizza le sue fragili armi senza grazia alla rinfusa per fermare +ad ogni costo il futurismo vittorioso e le sue velocità furenti. Questa +sala contiene due pezzi di chiese distrutte, tre portantine pregne di +profumi imperiali, due madonne di bronzo decapitate e una grande grata +panciuta di vecchio legno dorato tolta dal coro di una chiesa di Siena. + +La portantina sussurra che le donne del tempo che fu sapevano meglio +amare. Dalla grata panciuta cola come da una chiusa la cadenza morbida +d'un canto chiesastico. Ma le due Madonne tendono sinistramente le mani +vuote come per ridomandare ai rigattieri ebrei le loro teste +probabilmente vendute a parte. + +L'odore di muffa aggredisce le nari. Polvere, polvere. Bricabrac di cose +vecchie, morte affastellate. Sembra la vendita all'asta di una reggia +che l'ultimo erede reale offre per necessità ad un popolo +rivoluzionario. Questo però non compera, invade, devasta e brucia. +Infatti le stoffe rosse danno l'illusione delle fiamme e i profumi densi +si inacidiscono fino all'acredine dell'odore di bruciato e di sangue. + +Folla di signore. Dominano le cretine: + +--Oh ma chère, chère, chère madame, quelle joie de vous revoir! + +Tipica frenesia balorda e grottesca delle signore spalmate di falsa +aristocrazia, orgogliose tacchinescamente di trovarsi in un salotto alla +moda select unico. Tutte un po' seccate di trovarsi così numerose. +Sarebbero raggianti di potere compiangere molte amiche assenti. Ma non +avrebbero allora il piacere di vedere il loro privilegio notato da +molte. + +La maschera di cera di Napoleone assiste impassibile a questa nuova +ritirata di Waterloo. + +Tutto in vetrina, anche i gloriosi mutilati da festeggiare. Sono seduti +immobili nelle poltrone rosso e oro del grande salone. Visi rudi cotti e +riplasmati dalle carezze ferree corrosive delle rose granate. Visi +scabri, tipici come il Carso. Pezzi di sole ancora fumanti e vibranti. +Ora sono un po' pacificati, ma vi passa sopra il brivido di una +irritazione. Perla il sudore su quella fronte. Sentono il peso +insopportabile di quel lusso sfarzoso ammucchiato con boria. Nei loro +occhi oscilla l'anima tra le preoccupazioni di denaro e il piacere +inusitato dei ricchi omaggi mondani. Intorno accaparranti fastidiosi +tutti i brusii mormorii delle donne che vorrebbero essere materne e +invece urtano sbadatamente tutti gli spigoli doloranti di quelle +sensibilità troncate. + +Silenzio! silenzio! Il celebre Battistini canterà una canzone +napoletana. + +Vola con grazia lentamente poi si slancia patetica in alto la grande +voce del cantante meraviglioso, un po' sciupata, ma piena ancora di +magie. Si gonfia, si arrotonda, cerca di spalancare l'angoscia +appassionata del golfo di Napoli, rompendo e travolgendo pareti, stoffe, +soffitti di oro fuor dal bricabrac passatista, per toccare le vivide, +fresche, elettriche stelle d'Italia che brillavano certo nella +battaglia su quei soldati come su dinamo instancabili dalle scosse +micidiali. Gli applausi e le approvazioni sventagliano mille idiozie ma +hanno il rumore della risacca notturna sui Faraglioni tetri, eroici di +Capri. + +Ora si aggira, in mezzo ai busti, statue, statuette, il Bonaparte +padrone di casa e direttore di questo immane esibizionismo d'intimità +napoleoniche. Cortesissimo, pieno di grazie delicate, ma tozzo, stanco, +grosse spalle finite, tirate giù dall'enorme _tight_ verde-blu scuro e +il cravattone quadrettato grigio-perla e blu. + +Loulou Primoli ringrazia i suoi invitati con molti sorrisi nella faccia +rossa un po' cotta dai liquori, baffi grigi, gote gonfie, cascanti, +occhi scuri sagaci d'antiquario. + +Esco colla Marchesa Casati, felice di rivedere all'aperto la mia amica +futurista in un'altra serra calda che abbia per soffitto l'arco caldo +azzurro del cielo romano. + + + + +XIII. + +I VELENI DEL GOLFO + + +Sono stanco di artifici e di snobismi esasperati. Bianca mi aspetta a +Napoli! + +Il giorno dopo alle due del pomeriggio appena entrato nello +scompartimento soffocante sono preso da un'ansia inaspettata. Il treno è +zeppo. Quasi tutti napoletani. Sono forse le loro voci cadenzate che mi +spremono i nervi mutando completamente la mia sensibilità. Il mio cuore +raddoppia i suoi battiti. Vorrei aprire la mia giubba grigio-verde per +respirare, respirare il grande alito passionale del golfo. Ma è ancor +lontano, molto lontano. Perchè non parte il treno? Sono pigiato sul mio +sedile, ma non sento più nulla, tutto assorto nella visione interiore +bruciante di Bianca. Dunque l'amo pazzamente? Forse. Sono strabiliato +dalle bizzarrie della mia anima che porta con se in guerra ridendo e +combattendo spensieratamente un amore sepolto, ma vivo ora scattante. + +Il treno parte accelerando col suo ritmo il ritmo del mio cuore che +s'avventa per frugare nei ricordi, precisare le sensazioni. +Completamente isolato nel mio sogno, vedo Bianca, la sento! + +Bionda, bionda, gracile, flessuosa con quei suoi occhi pieni d'oro +verde, bellissimi occhi che ridono e bruciano sotto la capigliatura di +scintille e polvere d'oro. Chissà se mi sarà possibile vederla un po' a +lungo a Napoli? Sua zia bisbetica e provinciale ha una franca antipatia +per me. Ma Bianca saprà dovrà superare ogni difficoltà per vedermi!... + +La risento nelle mie braccia come la prima volta in casa mia nel mio +appartamento di Chiatamone 5 anni fa. Aveva un vestito leggerissimo, +sembrava nuda. Io l'ubriacavo di poesia. In un attimo i miei baci +travolsero ogni sua volontà. Scapigliata, languida, eccitatissima! +Invocava un pettine per ravviarsi i capelli. Ricordo ancora di aver +chiamato la mia cameriera Giulia che offrendomi il pettine mi spaventò +col suo viso inferocito dalla gelosia. + +Andammo a pranzare insieme. Pioveva. Bianca si abbandonava sul mio +braccio felice della pioggia che ci isolava dal mondo. La marea d'una +passione violenta mi portava sulle vette acute delle fantasie più +suicide. Le dicevo: + +--La mia vita è lì sulla tua bocca... tutta la vita in un tuo bacio! + +Le proposi di partire per Sorrento. Non volle. Ma in carrozzella +semi-aperta sentii che ogni sua difesa era vana. Tutte le forze della +luce, dei profumi, dei suoni e dei rumori si coalizzano, impongono, +esigono che ogni ritardo sia abolito. I baci nostri sono fitti, +precipitati, affannosi. Sembrano incalzati dalla pioggia in una +elettrica furia di vibrazioni. Scendiamo dalla carrozzella. Nel +giardino le nudità pericolose troppo bianche delle statue sembrano +uscite dal coito acre mordente schiaffeggiante di quel mare virile. + +Convinco Bianca che docile viene dove voglio. Ansando come un ladro la +guido per la mano nel buio della scala, poi nel buio appartamento, piego +il suo corpo che trema sul letto nel buio, svestendola febbrilmente con +le mie mani convulse che si sbagliano, strappano, strappano le ultime +barriere davanti alla piena irruente della mia passione. + +Bianca è quasi nuda. Non vuole la luce. Io esigo lo splendore illuminato +di quel corpo ed eccolo finalmente tutto da baciare con mille elogi +deliranti, carezze che frugano si arrampicano insistono divorano. +Velocità d'incendio che nessuno potrà spegnere. + +--Stiamo al buio, te ne prego... + +Io rifaccio la luce. Ma lei implora: + +--No! No! che scandalo! che scandalo! Sei cattivo! Caro, caro, mi piaci +tanto! Mi piace il tuo temperamento impetuoso, ma Dio mio! non ti calmi +mai! Fermati con questo tuo dinamismo! + +Bianca ride. + +Io rispondo: + +--Dinamismo plastico! + +Ridiamo insieme. Risate che sfumano nelle strette feroci dove le nostre +anime si spremono. + +--Ho paura, dice Bianca, penso che mi farai soffrire, terribilmente +soffrire. + +Si rituffa nell'incosciente abbandono, soffocando le sue grida sotto le +ondate pesanti del piacere. Poi un tremito convulso l'assale. Mi ricordo +che questo tremito non cessava più. Mormorava e implorava: + +--Ho freddo, freddo, tanto freddo, riscaldami, amore! + +Io la riprendo. Eccola beata, rapita, bambina. La sua anima alla deriva +nuota come in una scia di bollore lunare. Con precisione ricordo i suoi +piccoli strilli di spavento-pudore mentre girava cercando le sue vesti +nella camera, nuda, minacciata dalla luce che io accendevo e spegnevo. + +Mangiammo insieme delle frutta nella sala da pranzo, poi la ricondussi +in carrozza alla casa della zia, senza pensare che non l'avrei riveduta +per un anno. Che schianto! Per un anno la cercai senza ritrovarla, +invocando il suo ritorno disperatamente. Il mistero di quella lontananza +e di quel silenzio mi tormenta oggi più che mai. + +Bianca non seppe non volle spiegarmi nulla, quando la rividi, un anno +dopo. Mi parlò di un fidanzato. Compresi che non poteva essere sincera. +Certo avrebbe aperto tutto il suo cuore se avesse potuto. Mi disse: + +--Ho fretta questa sera. Domani mattina alle 10. Avremo tutta la +giornata per noi. + +Bianca è un'amante strana. In fondo la credo una innamorata dell'amore. +Sensuale e cerebrale. Odia le ore d'amore rubate in fretta alla vita. Le +piace organizzare bene le voluttà. Ha un corpo ideale d'amante +predisposto a tutte le raffinatezze del piacere. Non lo dimenticherò +mai. Ho bisogno di lei. Che occhi mutevoli! Occhi di carnevale! Era +felice di questa immagine e l'accoglieva aprendo la sua bocca ardente +come per mangiarsela fra i dentini bianchi... Sento, sento che se avessi +qui Bianca con le sue labbra che si liquefanno fra le mie la soavità del +nostro bacio sarebbe tale da fermare di colpo questo treno. + +Dunque, sono innamorato come un pazzo di Bianca. Perchè, perchè non la +prendo con me, strappandola alla sua vita ambigua di signorina che ha un +amante, ne ebbe forse già due, sotto la sorveglianza balzana di parenti +ostili, libera e prigioniera inesplicabilmente? + +Bianca è capricciosa. Ogni volta che io ebbi il dono del suo amore la +trovai diversa. Ricordo il nostro quarto convegno a Palermo. Sembrava +ridiventata pura come una vergine. Per un nulla le vampe al viso. Mille +pudori e la lunga difesa di ogni angolo del suo corpo. Poi dopo il primo +amplesso riapparve la fragorosa luce dei suoi occhi di carnevale che +ridevano offrendo la bocca come un fiume di delizia nel paradiso, la sua +bocca nuda, aperta e inquietante. Una strana sensualità quasi oscena nel +sorriso di quel viso roseo, ardente fra i capelli biondi, +sparpagliamento di scintille sul guanciale. + +Ricordo un'altra volta: Bianca benchè legata dalle abitudini signorili e +sdegnose della sua vita semi-aristocratica, venne con me felice in un +piccolo albergo da marinai piuttosto sporco. Unico albergo che non fosse +pieno, in una città marittima. Era elegantissima, nasino al vento, quel +nasino all'insù birichino e francese. Volle portare da sola la mia +valigia fra i camerieri stupefatti, per dimostrarmi la forza dei suoi +muscoli. Le dissi: + +--Questa stanza è brutta, ma vale cento paradisi. + +Mi rispose spensieratamente: + +--Somiglia a una camera d'albergo di Alessandria d'Egitto. + +Sapevo che Bianca aveva già molto viaggiato con sua zia in Oriente. Più +volte mi aveva parlato di Costantinopoli. Nondimeno la sua allusione ad +un albergo simile a quello che ci ospitava mi turbò, quasi mi fece male. + +Quel giorno a letto più nitidamente mi si conficcò nel mio spirito +questa verità spaventosa! Bianca aveva due anime. Mi offriva la prima +ingenua, fresca, fremente, pudica, tutta in lacrime e confusioni soavi; +poi al secondo amplesso mi spalancava una seconda anima di lussuria +gogliardica, ironica quasi clownesca, un'anima da caffè concerto di +secondo ordine. Diceva con mille scatti buffi: + +--Mi piacciono, mi piacciono i tuoi baci sulla schiena, ma non li +voglio... Per carità non toccarmi il puff... Il mio puff è scemo, +resterà scemo, non capisce nulla... In quanto a lei, lei! Elle est très +délurée... Lei è pazza, pazza da legare. Colpa tua! Ora è pazza!... +Veramente pazza! + +Allora Bianca diventava frenetica, moltiplicava i suoi baci e le sue +carezze rivelando di tanto in tanto una sapienza sensuale da cortigiana. +Diceva con voce puerile: + +--Queste sono le rotelle del carrettino! + +Poi facendomi ammirare il suo ventre perfetto e, con un dito +sull'ombelico, soggiungeva: + +--Questa è la piccola buca delle lettere tutte per me. + +Su quel vasto letto, in quella brutta camera d'albergo si esercitava la +pressione del porto tutto catrame, fumo, carbone, antenne, sole +accecante ruvidissimo nelle alberature, polvere salata, scricchiolio di +ruote, carri, carrucole, peso dei cavalli monumentali e dei carriaggi +sul selciato di bragia, treni di piombo ripiombanti sulle rotaie e odori +furenti. + +Ero torturato, inquieto. Ma il mio petto si sfasciò dalla delizia quando +Bianca mi ridonò la sua prima anima infantile, vergine, con queste +parole: + +--Ed ora stiamo buoni. Voglio soltanto che tu mi mangi un po' la +boccuccia. + +Nello scendere dal treno a Napoli io constatai che una lotta si era +scatenata fra il mio cervello volitivo pieno di idee di guerra e di +prossima offensiva e il mio cuore tremante, vinto, liquefatto, +napoletano. Irritatissimo, sconvolto, con le lagrime in gola, +traballavo nella carrozzella traballante pei vicoli notturni. + +Napoli nei primi anni di guerra, fu sempre sfacciatamente illuminata +negozi e caffè. Ora imitava finalmente le altre città mascherandosi di +azzurro per paura di un secondo bombardamento di aeroplani. Per +difendersi e nascondersi i napoletani hanno riempito le strade di +piccole lune graziose copiate sulla grande loro luna speciale. + +Piccole lune da strada! Piccole lune quasi tascabili! Questa arrotonda +una fresca volta di grottazzurra di Capri. Vi tremano sotto liquide +turchesi e gioielli d'acqua. + +In quest'altra piccola luna da strada scintilla il fondo abisso del mare +con palombaro e lampadina elettrica fra guizzi fulminei di pesci. Ma la +giocondità rossa bianca napoletana schizza fuori dalle botteghe radendo +il selciato. Una giocondità tutta a risate represse, occhiate, +sghignazzamenti, baci veloci, strette di mani incandescenti, gomitate +d'oro, luci schiacciate, spremute fra i battenti delle porte sulle +soglie nei buchi del marciapiede. + +L'allegria napoletana cede un poco, ma non troppo, alla severità della +guerra. E' ottimista il vasto golfo carnale, indulgente e distratto. Sa +che dopo i malefici iettatori aerei con relativo sterco esplodente +ritornerà la pace pei soldati vittoriosi carichi di passione da spandere +in canti larghi tali da colmare tutti i pozzi del terrore materno. + +Così io penso che nel mio cuore la guerra di ferro e fango saprà +vincere la dolce e velenosa guerra dell'amore. Molleggia la mia anima in +carrozzella per le strade spaccate forse dalla passione. Quanti buchi +affettuosi! Il mio spirito virile somiglia al mio cocchiere che tira +ferocemente, tira a strappi brutali il cavallo sfiancato fuor dai +binari. Ma il cavallo sfiancato come il mio cuore va dove vuole, a +destra, a sinistra, resistendo alla mano violentissima che lo strappa. +Non m'ispira pietà quel cavallo, tanto è di caucciù indifferente sotto +le frustate tremende in testa, atroci. + +Il selciato è più che napoletano, svaccato. Il cocchiere accanito +sradica fuor dai binari il cavallo, sturacciolando la carrozzella che +balza come un fa bemol fuori dalle righe musicali. Arpeggio violento +strappato nelle corde tese delle strade notturne, molli di languore +erotico, arpe coricate degli abbandoni carnali. + +Povera carrozzella dell'amore e del canto nostalgico che con schianti e +singhiozzi si strappa dai binari ferrei della vita di guerra. + +Il cocchiere bestemmia: + +--Accidenti! Fetente! + +In realtà dove vanno a finire le ruote del mio cuore, lo sa il Padre +Eterno! + +Ma i vicoli splendono sgargianti infischiandosi degli areoplani. +All'imbocco di questo vicolo il viscido argento profuso dei pesci fuor +dalle casseforti sfasciate del mare. Più su, tutti i fatti di sangue +dei pomodori e dei cocomeri. Venti passi più innanzi crollati giù e +dormenti tre rosei volumi di grassi bambini pneumatici da réclame. A +destra in vetrina la morbida materna bontà cedevole delle mozzarelle +troppo femminili che godono il proprio fresco immacolato candore. + +Bisogna bene passar la sera in un caffè concerto. Non potrò vedere +Bianca prima di domani mattina. Nello schiamazzo luminoso della sala +Umberto, canta una donna in gonnellino vermiglio, pallido visetto che +suda sotto ciocche nerissime, pesanti. Occhiate di liquirizia. La +canzone trascina voci e anime di spettatori. + + Mamma dice + non devi morir + di malinconia; + c'è il biondino + che ti vuol bene. + Perchè aspettare? + sono sei mesi + che non scrive più + forse è morto. + +A tutte le frasi sagge e interessate della madre il ritornello risponde +con un'ondata grave, triste, ostinata, religiosa: + + Voglio il mio amore + che vive in trincea, + voglio il mio amore + che aspetta e spera. + Voglio il mio amore + che alla sua bella, + che alla sua bella + ritornerà. + +Sono preso anch'io dall'ondata e canto con tutto il pubblico come un +canotto preso fra i ghiacci veloci di quelle buone bibite napoletane che +la mia gola bocca bruciata, beve remando colla lingua. Dormo male con +incubi e sobbalzi all'albergo S. Lucia. All'alba di nuovo in carrozza +con un mio piano d'uomo geloso e sentimentale. + +Sei e mezza. Fa fresco. La mia carrozzella è ferma in agguato. Vedo la +porta di Bianca senza pericolo d'essere veduto. + +Viene fuori la sferica mammelluta portinaia a vuotare le immondizie nel +carretto dello spazzino. + +Bianca sta al pianterreno: a tre metri dalla sua finestra una cassetta +postale. Due bambini corpicini sparpagliati, gambe nude, passano +toccando tutto. Si fermano estatici dinanzi a un fanale dipinto di +fresco, verde. Lo toccano. Il portinaio di Bianca viene fuori a sbattere +il tappeto dell'entrata, scopa la soglia, lucida gli ottoni della porta. + +--Fra cinque minuti mi sporcherò, pensa l'ottone luccicando sotto le +mani. + +Bianca è in letto, dietro quelle griglie. Respira. La mia forza preme. +La sua tentacola nelle coltri del sonno. E' molto presto. Aspettiamo. + +Tre bambine povere vanno a scuola, in nero, un fiocco rosso sui capelli. +Si fermano. Si raccontano. + +Una bambina dodicenne elegante in azzurro, bionda, precede a passi +rapidi concisi di dovere--tac tac tac--la cameriera vecchia, rullante, +sbrindellona, ciabatte. + +La bambina sbuffa: + +--Auf! che tartaruga, la Maria! lo dirò a mammà. + +Un bambino di 6 anni fa trascinare il peso delle sue gambe da una +giovane cameriera bruna che corre per non perdere l'appuntamento +coll'amante. Ogni tanto la cameriera si tira su la giarrettiera. + +E' ancora presto. Molto tempo da aspettare. + +Din din din campanello di chiesa. Rrrrrr di automobile catarroso in +questa rimessa. Ne esce il meccanico, gabbano grasso, lurido, nerastro. +Frescolino venato di tepori. Penso che quella cassetta postale comunica +forse col letto di Bianca. Dal letto Bianca può impostare. Se da fuori +io imposto una lettera, questa cadrà forse nel suo letto!... + +Cip cip cip di uccelli. Un raggio duro lungo di sole si slancia giù dal +cornicione di una casa, picchia il selciato e lo apre: calce e oro +accecante. + +La frusta del mio vetturino oscilla tra il mio naso e le griglie chiuse +di Bianca che io fisso. + +Il cocchiere gira intorno alla carrozzella, calmando il cavallo +impaziente coi suoi: eheee eheee. + +La targa di marmo che porta il nome della strada sembra chiudere colla +forza di un suggello la via la casa e la vita-amore di Bianca. + +Penso che nella penombra calda sudata della sua camera da letto ora +entra la cameriera col cioccolatte. Calore, sudore, odore vanigliato +acidulo fra i seni di Bianca. Si sente la bocca arida, si ravvia i +capelli, domanda: + +--La posta. + +--Grazie. + +Fuori strada in pendenza. Tutte le strade si inchinano sotto il peso del +calore per versare gente giù nel Golfo. Strade che si tuffano nell'acqua +fresca della sua voce che ricordo: + +--Sono piccini, piccini, piccini i miei seni. + +Il sole salta a piè pari giù dal cornicione con tutti i suoi pendagli e +fiocchi di fuoco pesante. Piomba nella strada precisando +burocraticamente le ombre. + +Due postini con nella mano alzata un grosso pacco di dolori piaceri +angosce. Ciriguée-guée di cancello che s'apre. Peso del sole sulla +strada. Peso delle lettere nelle mani dei postini. Cameriere e portinaie +corrono intorno ai due postini abbeveratoi che tengono alte chiuse le +mani-rubinetti. Tac tac tac pac pac pac di passi. + +Aspettiamo ancora, mentre il calore dilata sforza la strada. Attività +delle mosche sulla groppa del cavallo, sventagliamento della coda +autonoma. + +La vita ancora triste tentennante si rinfranca a poco a poco. La strada +che era vuota, vergine, sola sonnolenta e floscia, aveva dimenticato i +passi umani. + +Ora si svincola freme, scatta, si irrigidisce sotto le vite-passi che la +pungono di volontà-speranza. + +In quella finestra aperta una cameriera scopa, scopa, scopa da circa +un'ora. Gran Dio come hanno sporcato la casa: la risporcheranno. + +Un operaio porta un water-closet di porcellana al fianco. Una serva +porta un pezzo di campagna verde sulla testa. Un altra ha fra le braccia +un pezzo di battaglia sanguinosa e un pezzo di delitto rosso in una +carta gialla. Un vecchio passa oscillando, calvo, sudato sotto un enorme +vaso di palme, Oriente, viaggio. + +Ad un tratto il sole mi trapana il cranio con un consiglio! + +--Cosa fai, cretino? cosa aspetti? cosa sorvegli? Dà una mancia al +portinaio e entra. + +Il consiglio è ascoltato. + + * * * * * + +Alle 5 del pomeriggio io stringevo finalmente fra le braccia una +prodigiosa felicità che mi riempiva la gola di dolci singhiozzi. Bianca +era mia, mia, assolutamente mia come non era stata mai. + +Dopo due ore di amore forsennato, atroce, lacerante, disperato, +scendiamo languidi stanchi felici nella strada affocata per portare le +nostre anime al mare che ha i lenti balsami le filosofiche brezze +persuasive i lunghi sorrisi d'oro ridente e prezioso. Ondeggiamo nella +carrozzella a Mergellina. Sera calda, gonfia di tutti gli odori +agrodolci leziosi delle alghe. L'aria ha una tenerezza di carne sana +spalmata di salsedine. Il promontorio di Posillipo sembra oscillare +sulle sue palafitte di riflessi. Bevo nella bocca molle viva +instancabile di Bianca tutto l'ardore contenuto il languore mortale e +gli abbandoni del golfo profumato che si sdraia nella notte +smisuratamente affettuosa, dove i soffi del vento si sollevano come +coltri sudate. + +Il mare azzurro tremante sospiroso, lecca la strada con mille appetiti +minuti, mille fissità di luci, e mille luci scivolanti affaccendate. + +Al largo la lastra del Golfo sembra un viso di donna estenuato, +pallidissimo che aspetta, invoca esige, esige, la delizia suprema. + +Sono esausto. Parlo a Bianca e il cuore mi crolla giù di rinuncia e +sciolgo tutti i nodi della volontà, offro tutto me stesso alla vittoria +dell'amore assoluto. Un demonio assurdo mi costringe ad avvilirmi, +annientarmi. Forse ho troppo sofferto della pienezza esuberante di forze +e della rigidità costrittrice. A Bianca regalo rutta la mia vita, +l'amore l'amore! + +Sono sincero? + +Una voce interna urla: no! Ma è una voce che non riconosco, estranea, +troppo simile a quella di quel venditore di cocomeri che vende nella +ironia bianca dell'acetilene grandi cuori spaccati e freschi. +Inesplicabilmente Bianca rifiuta con tono reciso. Sembra divenuta la mia +stessa coscienza energica. Travasamento d'anime. Bianca è il futurista. +Io sono il passatista sentimentale dai nervi lacerati che si aggrappa +vuole la continuità, l'eternità, l'assoluto del cuore! + +Bianca dice: + +--Non ci vedremo forse mai più. Io sposerò lui. Vuoi sapere il suo nome? +Si chiama Leone Paris, figlio dell'avvocato Paris. Trent'anni. E' stato +il mio primo amante. Tu sei il secondo. + +--Perchè ti sei data a lui? + +--Era appena arrivato dal Benadir. Dopo molte imprese audaci. Non l'ho +mai amato, ma è buono. Era ammalato. I medici non speravano di salvarlo. +Sono stata per lui come una sorella. Per me ha voluto guarire. Si è +curato con una energia straordinaria. Io seguivo ogni giorno questo suo +sforzo verso la vita. Ogni giorno egli esigeva qualcosa di più da me... + +--Così senza amore sei stata sua? + +--Ho creduto che quell'affetto sarebbe diventato amore. Ciò non avvenne. + +--Ed ora? + +--Ora egli sa tutto, accetta tutto, sa di te senza sapere il tuo nome. +Mi vuole sposare. + +--E tu? + +--Io sento che quello è il mio destino. Egli mi ama in modo assoluto. +Quando gli ho detto che corsi il rischio di avere un bambino da te, mi +disse: Perchè non l'hai voluto? Lo avrei fatto mio!... + +Bianca è una donna intelligente che ha il culto maniaco delle eleganze +morali. Strano tipo di donna involontariamente futurista, essa +perfeziona e conserva preziosamente il valore eccezionale, tipico della +nostra avventura. Vuole che questa rimanga la meravigliosa avventura +della sua vita. Io, invece, sono la preda dell'assurdo. + +Ho trovato in Bianca una bella amante ardente lirica, +disinteressatissima, generosa e fugace e mi accanisco a volere +trasformarla in una moglie! + +Con frasi rotte dai singhiozzi parlo, parlo, a Bianca per convincerla, +strapparla alla sua decisione. Bianca rifiuta: + +--Mi vuoi tutta per te, per sempre. Pazzia! Te ne pentiresti. Non voglio +sacrifizi! + +Io mi esalto all'idea magnetizzante di averla averla sempre, sempre, +tutte le notti della mia vita e mi inebrio del pericolo che vedo +nettamente in una sua possibile accettazione. + +Non sono sincero. Sono sull'orlo di una spaventosa sincerità. + +Bianca mi mormora commossa: + +--Credi, credi, ti pentiresti più tardi. Non voglio. Rifiuto. Il tuo +temperamento ha un destino tumultuoso, violento irto di contrasti e di +fragori che non amo. Tu sai che io sono stanca, stanca della vita. +Voglio la calma, il riposo, tutto il riposo, tutto il riposo pei miei +poveri nervi massacrati. Egli è buono, mi ama, mi accetta come sono. + +La voce di Bianca mi fa impazzire dando subitamente un sapore diabolico +alla sua carne ricordata ai suoi baci alle sue carezze che mi stringono +ancora spiralicamente. La guardo e il mio cuore si slancia assetato +verso la sua dolcezza. Come vivrò senza la presenza di quel sorriso? Il +velluto di quella pelle! Quelle tenere gote tessute di gioia solare! I +suoi occhi, come dimenticarli? Sento, sento che quella piccola lingua +scorrente sulle labbra arse può dare la felicità. + +Affannosa ascensione su, su, di angoscia in angoscia fino al delirante +singhiozzo amaro, fino allo straripamento delle lagrime più dolci, nel +lago altissimo di quell'amore in cui vorrei annegarmi, annegarmi +annegarmi! + +Rompere, rompere ad ogni costo gli ultimi nodi della sua volontà! Mi +umilierei, mi distruggerei con una gioia infinita. Ormai il mio cervello +non sorveglia più il mio cuore. Ho perso ogni controllo. Sono un suicida +ebbro di morire. + +Bianca rifiuta. Decisione irrevocabile. Il lunatico demonio che s'è +impadronito delle nostre forze sentimentali vuole che Bianca rifiuti +assurdamente un dono assoluto in nome di alcune vane suscettibilità e +inutili fierezze, o semplicemente perchè la logica sia una volta di più +bandita dagli affetti umani. + +A mezzanotte ci lasciammo con un lunghissimo tenerissimo bacio sulla +soglia della casa della zia. + +All'alba riparto per Roma e Firenze. + +Mi addormentai. Risvegliandomi nella stazione di Roma vidi e sentii il +mio cuore come un panno bagnato di lagrime torto fra le mani brutali da +una lavandaia sudanese muscolosissima. Cuore gualcito, ma lavato, +pulitissimo. Cuore fresco di bucato. + + + + +XIV. + +UNA FESTA PETROLINIANA + + +All'Hôtel Baglioni di Firenze trovo un telegramma di Maria che rimanda a +più tardi il nostro incontro forse fra 15 giorni a Padova. Me ne +rallegro e a zonzo cogli amici inasprisco la mia volontà di prossima +offensiva al fronte nel tepore vile della città cosmopolita, +antiguerresca. + +Però Firenze migliora. Gli alberghi di Lung'Arno trasformati in +ospedale, sono ridiventati italiani. Da quegli eleganti piccoli giardini +invernali la lingua italiana era quasi esclusa. Cubava, rotolava la +goffaggine ia - ia - teutonica. Motoreggiavano tutte le =rrrrrr= +snobistiche di Parigi Londra New York. Le bocche Americane mangiavano +parole inglesi masticandole meccanicamente con mascelle quadrate +d'acciaio. Steli pallidi di Misses piegavano bisbigliando parolette +cretine sotto il vento della moda ammirativa, e la borghesia della città +seguiva quel ritmo accentuando beceramente i toni e le forme. Oggi vedo +ai balconi soleggiati degli alberghi i feriti italiani in camici bianchi +e grigi che godono nell'aspettare il colpo di cannone meridiano della +colazione, lontano dalle corvées. + +Tum Tum... Dilatazione lieta di questo rumore sfaccendato e in vacanza. +Subito le campane sbrodolano il loro piombo fuso sull'Arno giallo +sporco. L'Arno! lenta corrente di sudiciume dei secoli, patina liquida +di tutte le facciate delle case scolorite come vecchi quadri male +incorniciati in un cielo da museo. + +Inerzia. Atmosfera svogliata. La rompe un groviglio di miagolii di gatti +che a gomitoli balzanti si precipitano fra le mie gambe. + +Solita caccia quotidiana intorno alle trattorie. La polizia sequestrò +ieri venti grossi gatti già pelati e pronti per la padella. I +neutralisti bestemmiano contro la guerra che costringe a mangiare in tal +guisa. Io compiango con l'anima di Baudelaire i poveri gatti che soli +sanno dinamizzare con risse e amori diabolici i pederastici chiari di +luna dell'Arno. Le campane di Firenze hanno le monotonie e le insistenze +balorde che caratterizzano lo stile di Benedetto Croce e di Romain +Rolland. Scodellano in giro suoni, rumori, dondondondondon vecchie idee +sciupate, nostalgie e latte e miele sentimentale sull'immane bricabrac +di case, chiese polverose affastellate alla rinfusa e scopate tutte +sull'altra riva dell'Arno perchè questa sia tutta pulita per i +forestieri in estasi, ignoranti, ma compratori. In fondo, verso le +Cascine, i camini delle officine fumano, fumano distrattamente con +spiraliche sciarpe d'ozio oblioso infischiandosi, infischiandosi degli +operai che chiamano e della guerra che esige munizioni. + +Ma alle due del pomeriggio seguo un fiume di folla che mi conduce al +parco di Boboli. + +Grande festa patriottica. Nell'anfiteatro sulle gradinate a semicerchio +Veneri, Apolli e urne bianchissime spiccano sulle alte muraglie verdi di +bossi e lauri. + +Agitazione di ventagli, cappelli di paglia, vestiti bianchi e rosa, +ombrellini verdi, viola, rossi, sotto il sole ardente impressionista. +Una faccia spunta dietro la nicchia di una Venere cantando: + + _Vorrei essere Tirteo..._ + +E' quella Venere forse che canta con la mano sul sesso per accentuare il +sentimento. + +Grande pastorale in costume con coro campestre. + +A sinistra nel folto del viale che sale verso il parco alto, molti +carabinieri ritti come in agguato sembrano pronti ad acciuffare una +massa rossa che canta nel verde, massa troppo rivoluzionaria di coristi +camuffati da soldati francesi. + +Corteo simbolico. Una Italia in manto rosa con stella sulla testa. +Scende cantando: + + _Maggio sei bello, ma Firenze è assai più bella._ + +Si slanciano giù furiosamente i teutoni, con pelli di tigre, elmetti +alati, tridenti e lance: + + _Siam i re dei barbari_ + +In mezzo a loro Attila e la Germania in rosso sangue di bue col chiodo +in testa. + +Risponde l'Italia cantando parole assurde sul tema: + + _T'amo come il fulgor del creato_ + +Duetto dell'Italia e della Germania. + +Vicino a me una bambina dice: + +--Guarda che occhiacci fa la Germania! + +Si avanza grottesca la Repubblica Francese con fantaccini in pantaloni +rossi. Marsigliese. + +Segue l'Inghilterra con molti scozzesi. I gonnellini quadrettati +divertono le donne che però preferiscono questa carica di bersaglieri +piume al vento, e la sciabola sguainata del suo capitano. Questo, rosso +apoplettico, ha un diverbio fiero con Attila quasi impaurito. + +Scoppia la battaglia. Pastori, pastorelle, soldati francesi inglesi, +italiani inseguono verso l'alto parco i teutoni fugati in disordine. Ma +un tripode stretto da fucili, baionette e tricolore fuma incenso e +promette pace. Si svolge un corteo di vestali subito cancellato da un +battaglione americano di cow-boys, e pellirosse marziali. Il popolino +toscano non trattiene più la sua gratitudine per l'aiuto americano. + +Dopo il corteo delle città invase o irredente Udine, Trento, Trieste, +la marcia dell'Aida accompagna l'entrata solenne su cavallo bianco della +Pace con un ramo d'olivo in mano. + +Il pasticcio frenetico dei simboli e delle musiche d'ogni tempo e d'ogni +popolo ingigantisce. L'agitazione delle bandiere e lo svolazzamento dei +manti trasformati in scope veloci, mi dà la sensazione d'una tragicomica +rivolta di palcoscenici napoletani o d'uno sciopero violento a mezza +opera al Teatro San Carlo. + +Penso che quel grande futurista che si chiama Petrolini demolitore +d'ogni romanticismo ha voluto prendere definitivamente a calci la storia +e la vecchia retorica con una sintesi futurista di neutralismo +fiorentino, + gentilezza floreale toscana + ossessione della pace + +ammirazione servile pei forestieri ricchi, + amore estivo per la +campagna + cretinismo congenito degli organizzatori di feste. + +Giungo a Milano a mezzanotte. Sciopero di carrozze. Sul piazzale, nella +luce azzurra delle lampade velate crocchi di soldati e di prostitute +vocianti affaccendate nei contratti erotici. Inquietudine delle notti di +guerra in città, tempestate dai galoppi della lussuria e dell'alcool sui +letti divorati e vomitati spensieratamente!... + +Consegno la mia valigia a uno strano facchino improvvisato. E' un +gobbetto con ambiguità pederastiche e un'inesauribile chiacchera di +beghina. + +Dice con smorfie e risucchi di saliva pieni di orrore e ripugnanza +schifiltosa: + +--Dio mio, Dio mio, tutte quelle donnasse! quelle porcasse! Povera +Milano! Stanno lì ogni sera... Tutta la notte a fare réclame coi +soldati! E' una indecenza! Povera Milano non si riconosce più...! E i +profughi, che disgrassia... Date indumenti, date indumenti! Lo so, lo +so, sono povera gente. Ma, date indumenti, date indumenti! Sono restato +a piedi io e senza scarpe! + +Il gobbetto che mi segue portando la valigia mi racconta che è figlio di +un portinaio di Via Cerva. Per colpa dei profughi vive in un +ripostiglio, quasi di mendicità; porta gli abiti del padrone di casa. Di +notte fa il facchino. Certo ha due, tre altri mestieri meno +confessabili. Ad un tratto si ferma con un bizzarrissimo lustrascarpe +vestito da sportman stivaloni, berretto e cane lupo a guinzaglio. Il +gobbetto mi spiega poi che quel lustrascarpe è spagnuolo e fa l'usuraio +dei cantanti in Galleria. Originale flora mostruosa di questa tropicale +fermentazione di guerra. + +A Milano, confido la mia sicurezza nella vittoria prossima, grandiosa, +all'amico Notari, geniale patriota, instancabile, fattivo. Con lui +assisto a una assemblea interventista. Piccolo teatro gremito. Sono sul +palcoscenico. Il signor Del Crema, viso paonazzo grondante di sudore, +spinge affannosamente alla ribalta la sua eloquenza e la sua pancia, +botti spaccate che schizzano, tuonano, sputacchiano, inaffiano rosso. I +suoi paroloni-piedoni pigiano l'uva dell'assemblea. Come, dove salvarsi? +Vedo mani sul viso, parafanghi. Braccia alzate come parafulmini. Tutti i +cappelli delle signore abbassati, paralumi. Beato chi aveva davanti un +più alto spettatore, paravento. Una donna fuggì, gonna svolazzante, +paracadute. Ma urtò contro un uomo pietrificato dal sonno, paracarro! + +Vorrei chiacchierare col pittore Rosai. Si è calato giù sotto la +ribalta. + +Del Crema continua. Pancia, eloquenza non formano più che un unico +pallone gonfio, gonfio, gonfio che sta per esplodere: + +--Violenza, violenza! violenza! Bisogna colpire, colpire, colpire! + +Invisibile, ma pronto Rosai colpisce l'ultima parola in pieno con un +potente: + + tum--tum + +della grancassa. Ilarità fragorosa. Grandine, valanga di risate. Del +Crema sembra ferito in pieno nel tamburo della propria pancia. + +Io crollo a terra corpo e gambe in convulsione di allegria. Del Crema +bestemmia, sbuffa, si arrabbia, non può ripigliare il suo discorso. + +Entra nella sala una folla di donne politiche. Acclamazione, vocio. +Perchè mai son tutte brutte le donne che frequentano le assemblee? Tutte +tragicamente incoricabili, tenaci consigliere di castità. + +La loro eloquenza ha lo sviluppo epidemico del colera e della peste. +Una donna stridula impreca contro le signore disfattiste e germanofile +ma è subito interrotta da un uragano di altre voci stridule e mani +fragili unghiute. Cento colli allungati di galline per raggiungere una +mano alta piena di grano: + +--Fuori i nomi! fuori i nomi! fuori i nomi! + +Pollaio esasperato dalla mancanza di galli... I galli imboscati non sono +galli. + +Torno al fronte pensando senza rancore che gli imboscati sono utili non +fosse altro per dar risalto alla bellezza dei combattenti. + +Nella tradotta m'addormentai al ritmo di questa canzone che dei fanti in +un compartimento vicino trascinavano con voce di sonno alcoolizzato: + + Non hai tu un deputato? + Un parente cornuto + che ti venga in aiuto? + Non hai tu un ministro + o qualche altro ruffiano + che ti stenda la mano, + per levarti dal freddo + dal rischio e dal gel? + Se tu sapessi + quanti imboscati + dormono laggiù + di certo la trincea + lasceresti + pel bosco anche tu! + + + + +XV. + +CAVALLERIA MEDIOEVALE E BLINDATE FUTURISTE + + +Il ritmo del treno non riesce a uguagliare in celerità il battito del +desiderio che l'idea dell'offensiva suscita in me. Che cosa si aspetta? +Sento il momento venuto. L'ora tipica, unica col suo nodo di forze +favorevoli penderà fra poco sul nostro capo. Gli eserciti francesi e +inglesi al comando di Foch attaccano violentemente la Germania che cede, +poco, ma cede. Il morale delle nostre truppe è forte, sereno, +consolidato dalla grande vittoria del 15 giugno e dall'enorme +propaganda, metodica, accanita. Bisogna dunque sferrare l'offensiva +finale. + +Non curandomi dei miei vicini di compartimento io mi tasto il petto, le +cosce, le gambe come si palpa una granata prima di introdurla nel +cannone. Mi sento bene. Non temo il lieve dolore al ginocchio sinistro +che ogni autunno si ricorda di Plava. + +Ferito da una grossa scheggia all'inguine, caduto sotto il pietrame e i +sacchi a terra della batteria sfasciata, mi rialzai con la faccia +bruciata e calandomi i calzoni inzuppati di sangue ammirai lo +straordinario viola della mia coscia e del mio ginocchio pesto. Ora +sono risanati. + +Nella fattoria di Barchessa trovo i miei compagni a tavola sotto la +lampada pacifica, che mangiano discutendo questioni di servizio e di +faticosissime manovre con la cavalleria. + +A tavola con noi un simpatico ufficiale di cavalleria: Franci di +Pietralunga, raffinato, coraggioso ma sempre velato da una melanconia +inspiegabile. + +Io tento di concludere la discussione: + +--E' assurdo volere accordare il medio-evo della cavalleria col +futurismo delle blindate! Salvo rari momenti la cavalleria è stata +sempre fuori di posto in questa guerra. Assurdo l'impiego strategico per +divisioni! Duemila cavalli offrono un bersaglio enorme. Se domani avremo +da inseguire il nemico basterà un solo suo cannone ben puntato per +fermare qualsiasi massa di cavalleria nostra. La cavalleria non può come +la fanteria camminare ai fianchi della strada o nascondersi dietro gli +argini o nei fossi. Un cavaliere è facilmente individualizzabile su una +strada. Se poi il nemico è in rotta completa senza neppure un cannone +per proteggere la sua fuga, si presenta il problema della velocità dei +cavalli che naturalmente è mediocre a meno di ammazzarli la sera del +primo inseguimento. + +--La cavalleria, interrompe Raby, è stata nei due primi anni di guerra +un bosco elegante. Come cavalleria, bene inteso, poichè appiedata diede +innumerevoli eroi a Monfalcone e sull'Isonzo nel corpo dei bombardieri +e in quello dei mitraglieri. + +Franci scattò: + +--Dimenticate le nostre gloriose cariche suicide in retroguardia dopo +Caporetto. + +--Le ho viste con questi occhi e non le dimentico, disse Raby. Ho visto +eroismi sublimi, ma vani. Una sola delle mie blindate dal Tagliamento al +Piave serviva più che 4 o 5 squadroni. + +--Credi, caro Franci, dico io, le macchine di guerra, cannoni a tiro +rapido, mitragliatrici, areoplani e auto-blindate hanno reso assurdo il +Don Chisciottismo della cavalleria. E' il passatismo che si difende. Non +vuole morire, ma deve morire. Questa guerra ha esautorato il fucile, +immaginiamoci se non esautora il cavallo. Il cavallo è un milionario, +nato gran signore per non fare niente. L'altro giorno c'erano lì nei +prati 250 cavalli. Bisognava vedere che bersaglio per l'artiglieria! Ora +vedi, caro Franci, i comandi supremi della cavalleria italiana che erano +tutti più o meno dei germanofili, sicuri che la loro cara Germania +conservatrice e militarista avrebbe certamente vinto, sono oggi agitati, +sbalorditi dalla piega degli avvenimenti. Vedendo crollare la Germania +sognano archi di trionfo per il ritorno dell'esercito e vogliono ad ogni +costo coprirsi di qualche prestigio. + +Non disprezzano più le macchine veloci. Molti sono felici di pedalare. +Gli squadroni sono pieni di biciclette e motociclette. Gli speroni si +impigliano nei raggi di bicicletta, poco importa. Ora vogliono +arrampicarsi sulle nostre auto-blindate. Hanno incorporato nella +divisione di cavalleria biciclette, motociclette e auto-blindate. Ci +metterebbero sopra, se potessero, soltanto ufficiali di cavalleria. +Lascerebbero volentieri i cavalli nei depositi purchè si dica che la +divisione di cavalleria ha forzato, sfondato, inseguito, accerchiato il +nemico. Dimenticano che ciò non è facile senza ruote, stantuffi, +pneumatici e benzina. Mi dispiace, caro Franci, di dichiararti che il +bel cavaliere elegante e romantico non ha più ragione d'essere fuori +degli album delle signorine. Finite le lance con banderuola blu! Oggi ci +vogliono le nostre mitraglianti auto-blindate in velocità. Se lo Stato +Maggiore italiano avesse avuto al principio della guerra questo senso +pratico di adattamento agli uomini e alle cose e si fosse liberato dal +concetto teutonico stupidamente importato con relativa meccanizzazione +di tutti gli organi, avremmo forse evitato Caporetto. Ne risultò una +continua falsa valutazione della responsabilità e un assurdo +particolarismo burocratico. Tutto si riduceva a queste frasi lanciate da +comando a comando: + +«_Non mi faccia difficoltà--Si arrangi--Ricevuto l'ordine aspettare il +contrordine--Dare assicurazione_». + +Nulla di più assurdo della concezione aprioristica professionale, +tedesca, secondo la quale il nemico deve prendere una tale o tal'altra +decisione solo perchè questa si presenta come la più logica. Questa +concezione elimina l'enorme valore guerresco dello spirito creatore. In +una razza come la nostra, carica d'individui geniali, ingabbiare così +burocraticamente lo spirito improvvisatore è stato un delitto. Abbiamo +inoltre disprezzato per molto tempo il fattore umano nelle truppe +logorando così, avvilendo, e anemizzando i reparti. La Germania ci aveva +regalato la stupida teoria delle formazioni ammassate che conducono ad +attacchi frontali con forze sempre insufficenti, urti ripetuti +digradanti per intensità e senza veri effetti. + +La battaglia moderna invece si riduce quasi sempre a una lotta sui +fianchi. Vince colui che dispone di una riserva potente, pronta, non +nelle lontane retrovie dietro il fronte, ma nelle retrovie immediate di +una delle due ali. Questa riserva non deve esservi condotta nel momento +grave della battaglia, ma molto tempo prima. Lo Stato Maggiore tedesco +nella battaglia della Marna, settembre 1914, non ragionò così e fu +sconfitto. Il centro del fronte ha pure bisogno di riserve, ma la massa +delle riserve non deve mai essere disposta dietro il centro fintantochè +esiste una possibilità di accerchiamento. In settembre-ottobre 1914 in +Fiandra l'esercito tedesco tentò di avviluppare l'esercito francese. +Questo comprendendo il pericolo allungò il suo fronte. L'esercito +tedesco allungò ancora di più il suo, e la doppia corsa per avvilupparsi +l'un l'altro il fianco finì al mare. + +Questi concetti in parte anteriori alla guerra hanno assunto un valore +speciale data la possibilità attuale di velocizzare il trasporto di +truppe, il vettovagliamento, e il munizionamento. + +Nella guerra futura però non si potranno equipaggiare milioni di uomini. +Vi saranno piccoli eserciti di 100 mila uomini agguerriti e scelti, in +azione dinamica davanti alla nazione che tutta lavorerà a produrre per +loro. + +Questi piccoli eserciti saranno costituiti di truppe celeri e +specialmente di artiglieria d'assalto cioè tanks terrestri e tanks +anfibie che colla solita striscia scabra o ventre di bruco supereranno +boschi, colline, fiumi sorprendendo il nemico. Vi saranno inoltre +areoplani-fantasmi carichi di bombe e senza piloti, guidati a distanza +da un areoplano pastore. Areoplani fantasmi senza piloti che +scoppieranno con le loro bombe, diretti anche da terra con una tastiera +elettrica. Avremo dei siluranti aerei. Avremo un giorno la guerra +elettrica. + +Grideremo allora: «Finiamola coi vecchi esplosivi! Noi non sappiamo che +fare, ormai, della ribellione dei gas imprigionati che sussultano +rabbiosamente sotto i pesanti ginocchi dell'atmosfera!» + +Vedo in sogno, sul confine di due popoli avanzarsi, dalle due parti, +rotolando sui binari le enormi macchine pneumatiche--elefanti d'acciaio +irti di proboscidi scintillanti puntate sul nemico. + +Quei mostri bevitori d'aria sono guidati facilmente da macchinisti +appollaiati su in alto, come _cornacs_, nelle loro cabine tutte a vetri. +Le loro piccole figure sono arrotondate da una specie di scafandro che +serve loro a fabbricare tutto l'ossigeno necessario per la respirazione. + +La potenzialità elettrica cosciente e raffinata di quegli uomini, sa +utilizzare l'amicizia e la forza dei temporali, per vincere la +stanchezza e il sonno. + +Ad un tratto il più agile dei due eserciti ha bruscamente rarefatta +l'atmosfera del suo avversario mediante la violenta aspirazione delle +sue mille macchine pneumatiche. + +Queste filano via, subito dopo, a destra e a sinistra, sui loro binari, +per lasciar posto a delle locomotive armate di batterie elettriche. +Eccole puntate come cannoni verso il confine. Degli uomini, ossia dei +domatori di forze primordiali, regolano il tiro di quelle batterie che +lanciano fra le dighe di un nuovo cielo irrespirabile e vuotato d'ogni +materia, grandi grovigli di fulmini irritati. + +Li vedete voltolarsi nell'azzurro, codesti nodi convulsivi di serpenti +tonanti? Strangolano gli innumerevoli fumaiuoli branditi delle città +operaie; infrangono le mascelle aperte dei porti; schiaffeggiano le cime +bianche delle montagne, e spazzano il mare color di bile, il mare +urlante, che s'incava e si rizza follemente per atterrare le città +marittime. Venti esplosioni elettriche nel cielo, smisurato tubo di +vetro pneumaticamente vuoto, hanno riassunti gli spasimi coraggiosi di +due popoli rivali, coll'ampiezza e lo splendore delle formidabili +scariche elettriche interplanetari.-- + +Il mio sogno di guerra suscitò un uragano di applausi. Intervenne +pacatamente Raby: + +--Oggi la nostra cavalleria medioevale può avere un impiego tattico. Ad +ogni corpo d'armata uno squadrone per il servizio di arginamento nelle +retrovie e per impedire alla fanteria di cedere. La cavalleria può +servire, data la forza di coesione disciplinata che la caratterizza. +Credo anche a dei colpi di mano isolati con plotoni lanciati che +appiedandosi combattono coi ciclisti. I plotoni di cavalleria sono +adatti al collegamento dei corpi d'armata. Nella fitta rete stradale +rotta da canali e fossi del Veneto una divisione di cavalleria in massa +diventa un elegante suicidio. + +--D'altronde, concludo io, nulla di più assurdo che polemizzare contro +la cavalleria oggi. E' tardi per perfezionare. L'offensiva è ormai cotta +a puntino, bisogna servirla in tavola. Sono convinto che è imminente. + +--Macchè, macchè! gridano tutti, sei un illuso. Preparati a rimanere +tutto l'inverno in questa palude. + +--Scommetto ciò che volete... scommetto con te Raby che il 27 ottobre +prossimo, anniversario di Caporetto, noi sferreremo una offensiva +generale, formidabile. Sarà decisiva e vittoriosa. In novembre la guerra +è finita. + +Grida, fischi, schiamazzo. + +--Scommetto una succolenta cena con donne eleganti al Cova di Milano. + +--Accetto! risponde il capitano Raby, mi preparo alla tua bella cena con +digiuno e castità. + +Volpe si avvicina e sotto voce: + +--Forse hai ragione. Mando subito un telegramma al mio agente di cambio +a Genova. E' il momento di comprare. + +L'indomani sera ero invitato a pranzo dal generale Filippini comandante +la prima divisione di cavalleria. Speravo di apprendere qualcosa di +preciso, ma in realtà ero già convinto da una voce intima che non +ammetteva discussione. + +A tavola sono seduto in faccia al generale Grazioli comandante il corpo +d'armata d'assalto. Ha sul petto un giardino multicolore di medaglie. +Alto, elegante, viso lungo intelligente addolcito come da una sensualità +soddisfatta, bell'uomo quarantenne d'aspetto giovanile. + +Parlo a Grazioli degli arditi, esponendogli le loro inquietudini, la +loro aspirazione sempre contrariata verso dei privilegi ai quali essi +hanno diritto. Morale altissimo. Ma soffrono di non essere nettamente +distinti dalla fanteria. Vogliono una disciplina elastica, un riposo +assoluto quando sono nelle retrovie. Rifiutano le marce, le +esercitazioni quotidiane e le corvées. Esigono di essere portati in +autocarro sulla linea del fuoco. Concludo: + +--Sono dei cavalli da corsa, che non vogliono prepararsi alla corsa fra +le stanghe di una carrozzella. + +Il generale Grazioli e il generale Filippini sorridono, e con tono +militare mi espongono la loro volontà di disciplinare ad ogni costo gli +arditi. + +--Pensate, mi dice Grazioli, 200 arditi di Reggio Emilia sbandati dopo +Caporetto, venuti dagli ospedali hanno lanciato alcuni mesi fa delle +bombe in una stazione e l'hanno saccheggiata. Sentendosi troppo pigiati +sul treno che li portava si sono arrampicati sul tetto dei vagoni. +Viaggiarono così 50 Km. Si dovette fermare il treno prima di un tunnel +per non massacrarli. Io credo che gli arditi vanno trattati come +fanteria scelta. Tanto più che molti degli arditi attuali non sono mai +stati al fuoco! Disciplina, disciplina, questa è la migliore garanzia +del loro massimo rendimento nella offensiva futura. + +--Quando, generale? + +--Diaz è tornato da Parigi, dice Grazioli, senza avere ottenuto i 300 +mila americani richiesti. Clemenceau Foch e Loyd George hanno risposto +che per ora non era il caso d'impegnare nuove forze sul fronte italiano. +Noi non abbiamo molti uomini, oggi. Il ministero d'altra parte esita a +decretare l'operazione obbligatoria per gli erniosi, che ci darebbe +cento mila uomini di più in un mese. La Francia à ottenuto così 350.000 +uomini! + +--Eppure, generale, questo è il momento di attaccare l'Austria. + +--Vede, risponde Grazioli, se si potesse essere sicuri che la guerra +finisse prima dell'inverno, noi potremmo impegnare tutto il nostro +esercito in una offensiva finale conservando come riserva la sola classe +del '900. Cioè giuocare tutte le nostre carte. Ma se la guerra dovesse +durare come è probabile, ancora un paio d'anni, la partita si +convertirebbe in un fallimento. + +--Ma, generale, chi non risica, non rosica! + +Tornando alla fattoria di Barchessa, sono più che mai convinto che +sferreranno la grande offensiva il 27 ottobre. Penso che dei generali di +alto valore, come Grazioli, sono purtroppo isolati e resi insensibili da +ciò che chiamo guerrismo o mestiere della guerra. Monotona abitudine del +fronte da tenere senza colpi audaci, senza carte giuocate, nella +speranza che la guerra finisca lentamente da sè. La guerra, invece, è +l'unica cosa al mondo che non ammetta l'abitudine. Bisogna giocarla. Chi +vince vince, chi perde perde, e buona notte, non ne parliamo più! + + + + +XVI. + +LE VILLE NOSTALGICHE + + +Sulla strada Ferrara - Padova le nostalgiche ville venete nascondono la +faccia nel fresco dei loro parchi tenebrosi voltando la schiena +impaurita alla furente trepidante azzannante velocità degli automobili +di guerra. + +La villa De-Concilis ha tutte le eleganze settecentesche in questo +atteggiamento tremante di bella coricata, un po' sotto la strada, con la +faccia tuffata nella tenerezza avviluppante del suo giardino intenso, +pieno di passioni verdi-rossastre violacee che l'autunno punge di +acredini tragiche. Teme nella schiena il rombo precipitoso e i blocchi +sconquassati del rumore e i rotolanti globi del polverone solare. + +Un brivido passa sull'acqua patetica delle vasche cosparsa di foglie che +sembrano le bucce di molli cuori femminili trascinati via pei piccoli +canali dalla corrente delle lagrime. Brividi, sospiri, febbrili contatti +di foglie come di mani leggere in amore... Ma non è la solita brezza che +anima il bosco sentimentale. L'atmosfera è turbata. Il silenzio non sa +dove rifugiarsi poichè tremendi scossoni d'aria valangano giù dalla +strada. + +Sono, per un giorno, ospite della marchesa De Concilis buona e +indulgente amica della mia amica Maria Baldini. Questa abita con suo +marito in una villa vicina e verrà fra poco. + +L'aspettiamo in giardino. La marchesa De Concilis elegantemente vestita +di nero, seducente col suo languore carnoso e le sue curve delicate che +non guastano la linea generale. Corto-vestita, nella sedia a dondolo, +mostra per indolenza il polpaccio tornito che dalla caviglia affusolata +e spiritosa sale sensualizzandosi con promesse-offerte di morbide-sode +cosce affettuose. Intuisco e fiuto la forza sana del dorso quasi groppa +di bella fattrice resistente. + +Il viso pallido, d'un pallore giovane ma intriso di piacere. Gli occhi +neri un po' grossi di bel gatto angora che finge di sognare pur +sorvegliando il canestro dei pesci. Deve essere ghiotta, tutta +consacrata ai piaceri della tavola dopo una rinunzia semi-forzata quasi +totale agli adulterii aspri turbolenti che bruciano. Il corpo +s'appesantisce. Forse lo stomaco è un po' stanco d'avere goduto tanti +pranzi saporosi. + +Ora, dopo la lauta colazione, la bellezza della marchesa è più languida. + +Il viso vorrebbe disfarsi nella pace buia fresca del sonno. + +Le guance di pesca succosa prendono nel sorriso accogliente ombre +sfumate di placido ardore. Il sorriso si scioglie in tenerezza digestiva +distrattamente erotica e materna. Ha il braccio sinistro abbandonato +sui fianchi di sua figlia Gisella dodicenne, vivo ritratto suo più +colorito, più ardente con languori irrequieti. Quella fresca miniatura +lega la figura della marchesa al corpo del marchese De Concilis che +continua virilmente le curve della moglie nelle sue guance un po' flosce +di seduttore maturo sensuale pigro e raffinato. Il marchese musicista mi +parla d'una sua opera inedita, che darebbe se fosse energico, se non ci +fosse la guerra, e se il bosco non avesse tante ombre snervanti. + +Con le mani irrequiete la piccola Gisella abbottona e sbottona la +fondina del mio revolver voltando i grandi occhi neri indagatori verso +la strada ad ogni urlo di automobile che s'avvicina prima flautato +quiii, quiii, quiiiiii implorante, esasperato demente... Eccolo. Eccolo. +La macchina rapida invoca minaccia esige un varco, un varco ad ogni +costo, presto; perchè il delirante spasimo della velocità guerresca non +sia rallentato... + +Con arrogante slancio danze baldanze da spaccamonti viene una seconda +automobile. Tremano le foglie. Rompe l'aria una terza macchina. +Petulante schiamazzare di fischi. Passano così, incalzandosi +infilzandosi forse laggiù, 6 automobili diaboliche spazzole sulla stoffa +della polvere arroventata. Il parco assalito geme e Gisella trema: + +--Mi porti con lei in blindata. Sa, non ho paura. + +--Povera piccola, mormora sonnecchiando la mamma; non ha più i suoi +amici per giuocare. Ormai è grandicella, disprezza le bambole e si fa +far la corte dagli ufficiali... Ma è piena di saggezza. Fa da sè il suo +letto ogni mattina. Sa, Signor Marinetti, non abbiamo più quella brava +cameriera. Siamo privi d'ogni comodità: niente burro e niente +zucchero... + +--Io non mi curo del burro, interrompe Gisella, nè dello zucchero! +Voglio andare in blindata, alla battaglia, con Lei. Mi porti in +blindata. + +Sento che la tragedia del burro e dello zucchero opprime l'anima +zuccherina e burrosa di tante belle dame veneziane come la marchesa De +Concilis costretta a consumare ora tutte le riserve d'adipe nutritissimo +delle floride braccia mammelle e cosce. + +Il marchese si allontana con Gisella. Subito la Marchesa si sveglia per +interrogarmi sulla nostra amica Maria che ritarda. + +--Strana, la vostra passione! Maria è intelligente, anzi geniale, +adorabile. Ma quel suo neutralismo è assurdo. Non capisco come possiate +andare d'accordo voi due... + +--Non è neutralista Maria!... Ma ama di contraddirmi, bizzarria e +capricci... E' anche influenzata da quello stupido marito odioso pedante +vero professore di tedesco. + +--Alle tre, mi mormora la marchesa, noi andiamo in automobile a Padova. +Parte con me anche Gisella. Resterete solo con Maria tutto il +pomeriggio. Sono o non sono una buona amica? + +--Una amica eccezionale, unica! Vorrei ricambiarvi il favore. Non avete +bisogno d'un confidente segreto? + +--Oh no! sospira la marchesa abbandonandosi sulla sedia a dondolo. Per +me, ogni poesia è finita. + +La sua anima è già ripresa dall'incubo doloroso: zucchero, burro, burro, +zucchero! + +--Ecco Maria! + +Saluti, baci, abbracci, chiaccherio. + +--Ti lascio con Marinetti. Noi andiamo a Padova, torneremo presto. + +Rimango solo con la mia amica ansante, febbrile. Ha dovuto fare in +fretta, inventare mille bugie per liberarsi dal pedantissimo e +professorale marito e dai suoi lunghi piagnistei sulla guerra. Maria +Baldini è un bel tipo di falsa magra milanese fine nervosa pungente e +smorfiosa. Viso asciutto, occhi azzurri vivissimi. Ma i fianchi rivelano +una mollezza passionale e la bocca una praticità volitiva. + +La villa è assolutamente deserta. Il giardiniere è in fondo al bosco. +Nella camera da letto della marchesa, colla mia disinvoltura di guerra +io abbraccio e svesto Maria. + +E' convulsa di desiderio, scossa da brividi felici, allegrissima, pur +dichiarandomi insistentemente che è stanca di vivere. + +--Credimi, credimi, sono stanca, stanca! (poi tra due baci lunghi +avviticchiati). Neanche il mio piccolo Adolfo adorato mi attacca alla +vita!... Tu solo, tu solo dài un sapore alla vita! Ma la vita con mio +marito è insopportabile. Figurati, è diventato ardente, ora! Che orrore! +Una volta almeno passava le giornate al Pedrocchi coi suoi amici +germanofili... Sai, tutti contro la guerra quei professori!... Anch'io +sono contro la guerra. Se non ci fosse la guerra saresti sempre con me a +Padova. Invece, ora mi devo sorbire mio marito! Gliene faccio di tutti i +colori. Certamente il mio contegno deve esasperarlo. Scenate terribili. +E' così pesante, minuzioso, meschino! Osservazioni miserabili su ogni +cosa! E avaro, avaro, sino alla pazzia. Noi stiamo bene, lo sai. Ebbene, +se la piglia colla guerra e mi rifiuta tutto. Bisogna che io gli dica: +«Ma guarda il tuo vestito. Un professore non deve avere le scarpe rotte. +Quando ti decidi a comprarne un paio? Risponde che costano caro. Poi fa +le smorfie amorose. Dio, che schifo! Quando non posso proprio rifiutarmi +gli dico: «Spicciati!» Oppure: «Dal momento che la cosa mi annoia voglio +essere pagata per le mie prestazioni. Ti faccio un prezzo ridotto: 500 +lire». + +Maria ride, si agita, coricata sul letto, gesticola colle belle gambe +nude tornite che lancia freneticamente da tutte le parti. E' un +temperamento isterico di bambina viziata, tutta bizzarrie, capricci, +scatti nervosi incomprensibili e assurdità assolutamente pazze. Mi dice: + +--Ti ho scritto ieri una lunga lettera, per finire tutto fra noi. + +--Perchè?... Non capisco. + +--Ho stracciato la lettera; non pensarci... Quando mio marito non sa +cosa fare mi parla male del futurismo. Non sa nulla, ma ti odia. Crede +che ci sia un semplice flirt fra di noi. Cioè, non vuole sapere. Ha il +terrore di sapere. Scherza ironicamente su me e su te. Che pachiderma! +Talvolta mi guarda negli occhi, paurosamente. Forse vede spuntare nel +mio sguardo la possibilità d'una confessione e cambia discorso! Sa che +sono capace di questi colpi di testa. L'altra mattina disapprovava la +scelta del collegio per Adolfo. Lo trova costoso. In realtà è un +collegio per bambini snob, con dei sistemi di educazione troppo chic, un +collegio come direi puf puf... puf. Insisteva. Mi sono seccata, gli sono +saltata addosso e craac colle due mani gli ho graffiato le guance. Tutto +insanguinato! ah! ah! ah! Che ridere! Lui, il professore, così +preoccupato della sua pelle. Subito panni freddi, compresse gelate!... +Dopo le mie sfuriate però si calma, non mi secca più. E' un uomo lento, +ha bisogno di essere trattato male... Anche tu hai bisogno di essere +trattato male. Se ti dicessi per esempio che io desidero la sconfitta +dell'Italia cosa mi faresti? + +Io la prendo, la stringo, la bacio, la stritolo. Implora pietà. Si +abbandona all'amplesso e mi grida nello spasimo! + +--Caro! Caro! Sarò buona! Sarò docile! Farò tutto quello che vuoi! Ho +scherzato. Penso tutto ciò che vuoi. Amore! Amore!.... Amore! Viva la +Guerra! Viva la guerraaa! Viva la guerraaaa!... + +Quell'ora d'amore è stata così assorbente e intensa che non ci siamo +accorti dell'uragano. + +Fuori con Maria Baldini godo il crepuscolo limpido gioioso sulla +campagna fresca e soddisfatta. Ogni verde di pianta e d'erba ha il suo +tono preciso. A sinistra le voluttà dilatate brillanti dei giardini +sotto le manate di viola porpora e d'oro che l'autunno il vento e il +sole al tramonto rimescolano buffamente. A destra il canale Battaglia +con un ritmo lento d'acqua verde ammonisce ironicamente la veemenza +delle automobili militari e degli autocarri che si incrociano sulla +strada come vampe di grossi calibri. Con ritmo lento il canale Battaglia +ci accompagna sino al ponte. Un carabiniere. Tre carabinieri. Altri +carabinieri qua e là vigilano quella villa dove abita il generale Diaz. +La placida Villa Bondi dell'Orologio, facciata a colonnine, architettura +piena di grazia e moine, parco folto e invitante all'amore, contiene il +pensiero ordinato della nostra guerra mentre il canale Battaglia ha il +ritmo sicuro della Nazione e la strada scaglia automobili, autocarri e +motociclette verso il ponte, sotto un Caproni maestoso inghirlandato dal +volo capriccioso di tre caccia. + +Sento l'offensiva prossima. In Albania e in Macedonia gli Austriaci +avevano 4 divisioni contro 2 e mezza dell'Intesa. Ora ne hanno 6 poichè +ne hanno ritirato 2 dalla Romania. Non potendo facilmente fermarsi +sulla linea di Nisch gli austriaci debbono formare una linea salda sul +Danubio. Questa linea esige 20 divisioni per lo meno. + +Stanno racimolandone 6 in Ucraina e ne ritirano 8 dal fronte Italiano. +Fra pochi giorni vi saranno dunque circa 50 divisioni Austriache contro +le nostre 50 divisioni. + + + + +XVII. + +DUELLO FRA CAVIGLIA E LA PIOGGIA + + +--Su, Ghiandusso, non fare l'imbecille. Sei ubriaco da far schifo. Non +ho bisogno di te in questo momento; farò io. + +Ghiandusso si allontana barcollando, col sergente Locatelli. Hanno +bevuto in due un'intera bottiglia di grappa rubata alla padrona della +fattoria. La certezza dell'offensiva, la speranza di rivedere la sua +bella terra friulana hanno sconvolto dalla gioia Ghiandusso. Ho dovuto +fare la mia cassetta da me ed ora sto disponendo con cura i petardi +nell'interno della mia 74, illuminato di luce elettrica. + +Massimo ordine e massima comodità. Tutti i nastri di cartucce lucenti e +precisi. Tutte le pistole di riserva per gli uomini e per me. Tutti i +petardi. Passato il Piave, ci lanceremo alla punta estrema dell'esercito +col pericolo di essere accerchiati e di cadere in imboscate. Se le +mitragliatrici si incepperanno ce la caveremo coi petardi. Siano molti e +tutti a posto. Ho concesso poco spazio al vestiario e alle vettovaglie. +Non avremo tempo di cambiarci e le nostre bocche si arrangeranno alla +meglio. Poche scatole di marmellata, ecco tutto. L'interno della mia +blindata 74 mi appare lucente, ricco di riflessi dorati, modernissimo +come l'interno d'una alcova per piaceri sani, giocondi e felici. Alcova +d'acciaio per grandi amori futuristi. + +Alba augurale del 15 ottobre. Partiamo dalla fattoria Barchessa. La +nostra colonna di blindate e autocarri si ferma a Dolo. Locatelli calmo +dorme in fondo dietro di me. Ghiandusso chiacchiera come una grondaia. +Il vino e i liquori gli fanno male. Ha un piccolo viso raggomitolato, +verdastro e gli occhi tristi. + +Piove. Il cielo è una lugubre inondazione nella quale sembrano +beccheggiare i barconi che passano alti sui vagoni interminabilmente. Un +motociclista arriva con scoppi, balzi e scia schizzante. Si ferma per +domandare la strada. Col suo gabbano grondante, sembra un palombaro. +Dice: + +--A Milano i neutralisti e i preti hanno cercato di fare la rivoluzione +con un allarme di campane in piena notte annunciando l'armistizio e la +pace. Speravano di salvare l'Austria. Non la salveranno. Ora tutto è a +posto. A Mestre ci sono 86 milioni di cartucce per fucili e +mitragliatrici. + +Alle 5 del mattino sotto la pioggia torrenziale, alt a Sanbuchè. Secondo +alt a Zero Bianco. Ripartiamo colla brigata Lupi di Toscana. Gli +ufficiali raccontano: «Uno dei nostri soldati fu fatto prigioniero dagli +austriaci. Cinque giorni dopo abbiamo visto arrivar giù sul Brenta una +zattera con sopra un cadavere: era il prigioniero inchiodato. +Inchiodato vivo, lo si capiva, poichè la faccia aveva le contrazioni +tipiche degli annegati. Sul ventre una tela portava scritte queste +parole: «_Vi rendiamo il vostro lupo_». E gli ufficiali concludono +salutandoci: «Quelle vigliacche carogne la pagheranno!». + +E vanno coi loro fanti che ridono sotto la pioggia. Il nostro fante è +affiatato colla pioggia, glorioso impasto di grigio-verde bagnato +bestemmie cicche, peli di barba, pidocchi, capelli polverosi, sguardi di +buon cane, risata furba, verruche, sudore, fango, l'innamorata e +piccirilli, signor tenente, l'ultima m'è nata... tengo la fotografia... +e la pagnotta. + +Filiamo avanti coi bersaglieri ciclisti. Sembrano scolari in vacanza, +benchè pedalino in ordine perfetto. Correndo nella penombra dei villaggi +chiudono fra due file di ruote veloci polli, anatre, oche. Il ciclista +in testa le arrota, quello che segue si china e con la mano destra pesca +la preda morta. Se il secondo non l'acchiappa, il terzo, il quarto, +sempre con gesto distratto, ma rapidamente, la ghermisce e via, via +così, con polli, anatre e oche che spariscono nel tascapane. + +Il 24 ottobre arriviamo a Paese. Villaggio banale con alto campanile, +osservatorio incolume sulla strada, la piazza e le case imbottite e +rigurgitanti di truppe. Colloco la mia branda in una stanzuccia che ha +nel centro dell'impiantito un gran buco e ne salgono nitriti impazienti +di cavalli, fiati caldi che aggravano la temperatura di densa angoscia. +Piove. Atmosfera d'uragano prossimo, lontano, errante. I cani soffiano e +s'agitano nervosamente nel sonno. Tutte le forze del cielo e della terra +sono tese. Nuove forze si aggiungono a quelle già concentrate. Rrrrrr di +autocarri innumerevoli. Tatatata di motociclette. Crrrrrr sssssss di +carreggio e truppe in marcia. Questa è veramente una notte che cammina. + +La notte cammina con le sue migliaia, migliaia e migliaia di ruote, +gomme, zoccoli, scarpe. La terra è pigiata, masticata dalle masse di +volontà umane tutte personali, originalissime e pur guidate dai fili +collegati alla centrale elettrica di un pensiero unico. Ho saputo che +Caviglia ha il comando dell'8ª armata, forte imbrigliatore elettrico che +guiderà gli italiani elettrizzati d'odio-vendetta-patriottismo al di là +del Piave. Ho fiducia. + +Rrrrr, di autocarri. Tatatata di motociclette. Crrrr sss di carreggio e +truppe in marcia. + +Si distingue ora fra questi rumori ormai diventati il tessuto stesso +dell'atmosfera, un bombardamento continuo lontano. L'offensiva è già +cominciata sul Grappa. Va bene, ma trova una resistenza strana. Tutti +parlano dei segni evidenti di sfasciamento nell'interno dell'Austria, ma +l'esercito è più che mai in piedi: costruzione antica, cementata da una +disciplina feroce. Disciplina divinizzata. La disciplina per gli +Austriaci è una religione. Ufficiali e comandi formano una casta sacra +di sacerdoti della guerra. I soldati non si battono per l'Austria, ma +per l'Imperatore capo dell'esercito, e si fanno ammazzare per la Dea +Disciplina. + +All'alba il fragore del bombardamento lontano cresce. La battaglia sul +Grappa infuria. Mi alzo e guardo il cielo come si squadra un manometro. +Non piove ma ha piovuto e ripioverà. Le nuvole imperano, dispongono, +minacciano. Il Piave è già pieno e quegli otri di pioggia sospesi sul +destino dell'Italia diventano tragici. Il capitano Raby mi ordina di +recarmi da Caviglia perchè io possa ottenere ciò che noi desideriamo +ansiosamente: passare il Piave in testa alla cavalleria. + +Il capitano Raby è turbato. Stanotte al comando della divisione di +cavalleria che ha per ufficio un autocarro fra le case bombardate Raby +ha avuto come risposta alla sua domanda di ordini: «I ponti non portano +che 30 quintali. Lei, capitano, tenga ferma la sua squadriglia, e +m'incolonni il carreggio della divisione.» + +Strabiliante, imbecille, disonorante. Parto subito. Le strade ingombre +mi ritardano. Giungo verso le 6 alla villetta del comando dell'8ª +armata. + +Viavai di ufficiali, precisi, che in silenzio entrano, escono. Questo a +cavallo. Quello in motocicletta. Altri in biciclette sguinzagliate a +ventaglio. Pure a ventaglio si sentono partire le forze della volontà +centrale per i fasci di fili telefonici meticolosamente sorvegliati e +controllati dai guardafili che corrono per la campagna. Quando entro nel +giardino della villa il cielo è tutto sgombro, limpido, fresco, +propizio. Ma quella nuvolaglia, che copre il ribollimento di cannonate +tuun tuun tuun tuun tuun sul Grappa a destra, non è fumo come speravo. +Ecco si stacca dal Grappa, annerendosi, invadendo di nuovo il cielo con +un programma di pioggia per questa notte. Ma c'è del vento nell'alto. Un +vento patriottico che combatte le nuvole e forse le vincerà. Il cielo +mutevole addensa le nuvole e poi le soffia via intenerendosi al tramonto +sulla divina bellezza d'Italia in pericolo. + +Giunge un motociclista grondante, infangatissimo. Riconosco un amico, +tenente di collegamento. Viene dal Grappa. Mi racconta la mischia +vittoriosa, accanitissima in una nebbia fitta. Dice che il comandante +del 9º reparto d'assalto, maggiore Messe, ha fatto cose fantastiche. + +--Una nebbia che forse non si è mai vista neanche a Londra. Brutta +lotta, quasi nel buio. Giorno e notte... tatatatatata. Si sentivano le +mitragliatrici da tutte le parti... Gli arditi gridavano: Messe! Messe! +Messe! Di qua, signor maggiore! Fiamme nere, a me! Giù, giù, con le +bombe! Poi, via! Al galoppo, nella nebbia... Mettete le maschere, le +maschere! tutti, le maschere! No! no! Nooo! è nebbia. Ad un tratto la +nebbia si squarcia. Presto qui, una mitragliatrice! Una +mitrigliatriiiiice! E un ardito arriva portandola sulle spalle... Ecco +ecco, signor maggiore! L'ardito ansimante si butta colla pancia nel +fango, e sopra la sua schiena la macchina rabbiosa sobbalza sparando. +Tttatatatata. Gira, gira, a ventaglio. Gli austriaci cadevano, ma che +noia quella nebbia, e che paura di colpire i nostri! Ad un tratto il +tenente De Giovanni, un colosso, appare su un cocuzzolo a destra. La +nebbia era diminuita e si vedeva le pallottole delle mitragliatrici +austriache che facevano la barba al cocuzzolo... Aaaaaaaa! Il tenente De +Giovanni cade fulminato. Quattro arditi si slanciano per portarlo giù. +Tre sono uccisi. Il terzo vicino a me sputa un _groomf!_ e cade. Tre li +rimpiazzano. In quell'istante il reparto del maggiore Messe era come +ingabbiato in un doppio fuoco di artiglieria. Fuoco di sbarramento sulle +prime linee, fuoco di sbarramento dietro di noi. Accidenti! siamo +ingabbiati. Tutti gridano: Messe! Messe! Messe! Il maggiore è +dappertutto. Corre, si slancia, rianima, controlla ogni faccia nella +nebbia fitta. Grida: qui, qui la mitragliatrice, non là! Non sparate lì, +sono dei nostri! Sono dei nostri! Arruffio, confusione, velocità in +tutti i sensi. Il reparto sembra diventato un corpo con mille braccia, +mani, dita fra le matasse e i gomitoli di nebbia. Uomini ora appiattati, +ora balzanti per riformar la linea, riconoscersi, strangolare i nuclei +di nemici invadenti. Sopra di noi passavano dei veloci scenari di nebbia +fittissima che svelavano nascondevano Grappa, Asolone, Col Moschin... + +«Cretino!... non sparare! sono i nostri...!» «Lo so» risponde un +tenente, «Signor maggiore, guardi sulla quota 3.000. E' perduta»; poi +grida «Aaaaiiii...» e cade con la coscia gonfiata come un pneumatico +rosso da una palla esplosiva. Tatatatatata due arditi, la faccia nel +fango, sussultano sotto due mitragliatrici ben puntate. Si sente, si +capisce che gli austriaci sono lì che salgono. Ma non si vede a 20, a +10, a 3 metri. «Accidenti, urla Messe! Non sono Austriaci, sono i +nostri! Cessate il fuoco!... I petardi! i petardi! qua i petardi! Tutti +curvi col petardo nel pugno! Senza copiglia! Tenetelo alto! Non +inciampate! Venite con me! Avanti! Ecco, quelle ombre sono assolutamente +austriaci! Aspettate a tirare! A 30 metri! Aspettate! Gggiù! Patatamm +traaac paaam paaaam. + +«Messe non ha più petardi. Ora spara col moschetto. Un ardito vicino gli +dà i caricatori notando i colpi precisi del maggiore: uno, due, tre +quattro, cinque. Messe riceve, carica, spara, accoppa, puntando sul +costone a 30 metri. Poi nebbia, nebbia, nebbia, geometria di forme nella +nebbia. Non ci si vide più. Ma gli austriaci erano ributtati nella +vallata». + +Il tenente di collegamento ha narrato con un entusiasmo affannato mentre +aspetta l'ordine di entrare da Caviglia. Si forma un crocchio di +ufficiali. Tutti parlano di sua santità il Piave che dirige la +battaglia. Il fiume è il polso del nostro destino. Il cannoneggiamento +sul Grappa è accanitissimo. Ma la sicurezza regna intorno all'anima +potente, fredda di Caviglia che si sente lì nella camera vicina. Il +generale mi accoglie col suo sorriso bonario e passeggiando ascolta la +mia richiesta poi dice con calma: «E' naturale, le blindate in testa +alla cavalleria, appena passato il Piave per l'inseguimento. +Provvederò». + +Segue un silenzio, dopo di che Caviglia la cui statura sembra altissima +dominatrice come le cime gelate radiose e serene soggiunge: + +--Tutti devono avere la mia sicurezza e il mio ottimismo. Il Piave non +accenna a dimagrare. Mantiene da 24 ore la velocità di 2 metri e 50. +Questo esclude passerelle e ponti... Ho consultato tutti i grafici del +Piave, e mi sono detto: Da che mondo è mondo le piene del Piave in +autunno non hanno mai durato più di 3 giorni. E' mai possibile che +proprio oggi, quando si gioca tutto l'avvenire dell'Italia, il Piave +faccia lo scherzo di ingrossare oltre misura? Sento che ciò non è +possibile. Ne sono sicuro. Gli austriaci d'altra parte offrono una +resistenza formidabile sul Grappa. Vuol dire che non hanno capito il mio +piano. Più resistono sul Grappa e meglio li prenderò tutti in trappola! + +Fuori ritrovai il centro del cielo pulito benchè minacciato a destra +dalla nuvolaglia. + +Cielo di carta patinata lievemente azzurrina con sfumature e velature +dorate. Orgogliosamente vi si slancia una squadriglia di aeroplani +italiani. Sembra un forte, intenso e fortunoso sette di quadri che +elastico viaggi verso l'asse di cuori rosso del Sole al tramonto. Si +gioca volubilmente così nel cielo fra le mani disinvolte del vento la +suprema partita dell'Italia. Spumeggiano d'oro tre nuvoloni ritti, +perpendicolari, bottiglie di cosmico sciampagna già sturate che non +potranno innaffiare che la vittoria nostra. Nelle mani folleggianti del +vento italiano l'areoplanico sette di quadri vibra nero veloce preciso, +geometrico. + +Mangerà, deve mangiare il ricco asso di cuori. Sole al tramonto! Partita +emozionante. Mille mille e mille facce al cielo. Altri areoplani +Italiani fanno intorno ai giocatori maffie di valzer, moine e capriole, +pattinano sul cielo levigatissimo, si preparano a beffeggiare, come +usano, in tondo, la loro probabile vittima nemica. + +Nel raggiungere a tutta velocità la mia squadriglia penso che l'audace +volontà di vincere è una forza che si proietta fuori dai muscoli con +slanci e potenza enormi. Ogni soldato oggi è carico di questa volontà, +cosicchè si proietteranno questa notte e domani fuor da due o +trecentomila corpi umani, più di trecentomila volontà capaci di +plasmare, scopare, trasformare nuvole fiumi e masse nemiche. Queste +volontà per raggiungere il loro slancio massimo non devono essere troppo +fiduciose nè spavalde. Occorre una preparazione sommaria, poichè le +lunghe preparazioni meticolose diventano in certo modo una poltrona +profonda offerta alla Fortuna. Poltrona che la Fortuna brutalmente +rifiuta. + +Dopo pochi chilometri il cielo si è richiuso. Questa tragica realtà mi +afferra alla gola. Penso alla calma meravigliosa di Caviglia e al suo +piano che intuisco. Dopo aver gettato tutti i ponti, circa 70, lanciare +22 divisioni contro Vittorio Veneto, aprendosi poi a ventaglio a destra +per far cadere tutta la difesa austriaca del Piave, e a sinistra per +accerchiare il Grappa. Piano degno d'un uomo di genio, assolutamente +originale poichè esclude imprevedutamente il vecchio piano tanto +discusso e quasi irrealizzabile di sfondare il Grappa per poi traversare +il Piave. Caviglia pensò: nè a sinistra, nè a destra; ma al centro dopo +aver fatto una forte azione dimostrativa sul Grappa. + +Il piano però esige la collaborazione del fiume, e purtroppo questo +cielo nero è inesauribile. Sento la materia del mio cuore trasformarsi, +metalizzarsi, in un ottimismo d'acciaio. Sopra vi oscilla la vecchia +sensibilità lirica un po' femminile troppo vibrante. La riconosco con +dispetto nel commuovermi quasi alle lagrime al pensiero della +straordinaria vittoria che potrebbe sfuggirci, mentre guardo un +fox-terrier devotamente affannato dietro al cavallo del suo padrone +capitano. + +La mia squadriglia è ferma al bivio Povegliano-Nervesa. Al lume di una +lanterna davanti ai soldati riuniti leggo l'ordine del giorno di +Caviglia: + +«Ai comandanti di corpo d'armata, agli ufficiali, alle truppe tutte +dell'armata, sento il dovere di chiedere di mantenere il loro animo +all'altezza della situazione. + +«Tutto il popolo italiano guarda in questo momento a noi, cui sono +affidate in quest'ora le sorti della Patria. La storia dell'Italia +futura, forse per un secolo, dipenderà dalla fermezza e dal fervore di +cui saranno capaci nelle prossime 24 ore gli animi nostri. + +«L'ora delle supreme decisioni si approssima. Se noi avremo saputo +mantenerci all'altezza di quest'ora, la fortuna e la gloria d'Italia +saranno assicurati. + +«E' necessario che stanotte tutti i ponti siano novamente gettati. E' +necessario che il maggior numero possibile di unità passino sulla sponda +sinistra del fiume. E' necessario infine che le truppe che si trovano +oltre Piave, attacchino violentemente, tendano con ogni ardore al +raggiungimento degli obbiettivi prefissi. + +«E' l'Italia che l'ordina. Noi dobbiamo ubbidire.» + +I soldati non applaudono. Rimangono seri, ma ansiosissimi. Che cosa si +aspetta? Sappiamo che dovremo passare il Piave alle Grave di Papadopoli. +Perchè dunque rimanere vicino a Nervesa? La pioggia è cessata. Il vento +il divino vento favorevole sale con sbuffi impetuosi impacchettando le +nuvole e cacciandole alla rinfusa verso il mare. Vento benedetto che noi +salutiamo con baci e deliziosi tremiti nella gola! + +Pronto e sagace, il sole lancia raggi dovunque, moltiplicando gli +specchi rossi dei vetri, rimbalzando biondo sui volumi della +vegetazione, preoccupatissimo di rischiarare tutto, pulire e ripulire +ogni cosa. Non si deve forse tutti marciare al più presto, con ordine +aggressivo? Sole affaccendato che vuole liberare le ruote dei cannoni +dal fango, oliare le mitragliatrici e i fucili, trasformarsi in benzina +nei carburatori, cuori bollenti aggiunti agli altri bollentissimi. + +Più della metà dei ponti buttati questa notte resistono. Quelli delle +Grave di Papadopoli cioè i nostri sono stati travolti. Ma questa sera +saranno in piedi. Ce lo annunciano con occhi giocondi soddisfatti e +fieri i pontieri che ritornano dal Piave. Pontieri colossi che i gabbani +antipritici blu rendono quasi monumentali. Camminano oscillando, come +marinai disabituati dalla terra ferma. Hanno sotto il braccio la +pagnotta spaccata, masticano avidamente e gli occhi ridono con orgoglio +ingenuo infantile. Tutti li circondano. Sembrano corridori dopo una gara +difficile vinta. Passo pesante. Portano il peso dell'immane sforzo +compiuto nel buio gelato crivellato dalle mitragliatrici, fra i lacci, +le tenaglie della corrente lugubre che voleva scardinare, strappare, +sbottigliare i pali, travolgere le botti. + +--Le barche, dice uno, ballavano come scodelle nelle mani di un ubriaco. +Il Piave era ubriaco, pazzo, questa notte. Ma ora è vinto; cede. Abbiamo +lavorato bene, questa notte. Tutto passa davanti a Nervesa. Al ponte +della Priula, quelle carogne resistono. + +E i pontieri si allontanano trascinando i piedoni mostruosi. + +Il cannoneggiamento è un rombo continuo. E noi che facciamo? Con questa +tortura lacerante dolce, amara, nella gola, ci sentiamo simili ai +mendicanti invernali ai vetri di una ricca trattoria quando all'ora del +pranzo fervono tintinnano le gioconde stoviglie e filano i piatti +fumanti. Fossimo sulla tavola anche noi! Anche come cibi esplosivi fra +le mani dell'ultimo cameriere! O in cucina nella vampa dei fornelli! +S'avanza una prima colonna di prigionieri austriaci. Poi tre feriti +nostri. Uno di loro, ardito, napoletano, fatto prigioniero riuscì a +liberarsi. Racconta in napoletano la mischia clownesca, grottesca, a +cazzotti, calci, lazzi, burle. + +--Sono passato sulla prima passerella. Poi fra le erbacce nel fango sono +scivolato in un buco!... Bombe a mano da tutte le parti. Strisciavo. Ho +perso il pugnale. In tre mi hanno preso alle spalle. Io gridavo: +fetenti! fetenti! fetenti! Mentre mi portavano via. Attraverso la +pioggia i proiettili dei nostri 75 fischiavano come i siluri nel golfo +di Napoli: Ptoo! fiiiisc... Pto! Pto! Pto! fiiii. D'un colpo un mio +compagno di Napoli ha tirato un petardo in mezzo a noi. Le carogne che +mi tenevano sono morte, io ferito alla faccia. Non è grave. Mi sembrava +di essere a Santa Lucia quando le femmine fanno le liti e ci sono li +fuochi artificiali. + +I nostri Draken-ballon si sono spostati. Si annoiavano nella camera +della Patria. Ora splendono e parlano in alto come enormi pappagalli +gialli nel sole sulla finestra aperta del Piave. + +Piomba l'ordine di partire per le Grave di Papadopoli. In tre minuti +tutto a posto, tutto in ordine. Sentiamo la gioia liquida circolare +nelle vene. + +Ma la lentezza sulle strade ingombre di soldati in marcia ci esaspera. +Stare al volante colla cura dovuta al motore e alla strada e sentire in +sè mille anime sconosciute svincolarsi, premere fra le coste del petto +per slanciarsi in avanti! Cala la notte sotto un cielo limpido, ma +gelato. Ad ogni chilometro, alt, ingombro. Scendiamo e mentre le mani +nostre tese sul fuoco si slegano, sentiamo premere sulle nostre schiene +un alito misterioso e rovente, l'alito fortunoso della Patria che ci +spinge con milioni di volontà italiane al di là del fiume. Sono volontà +Italiane che da tutti i punti della penisola si slanciano affollandosi +ed ora cantano, urlano nelle boscaglie fluviali. Sono anch'esse ansiose +di varcare le acque. L'alito possente della Patria tessuto di milioni di +anime lontane venute dalla Sardegna, dalla Sicilia, dall'Egitto, +dall'Argentina, dal Brasile rinvigorisce ora le mitragliatrici che sul +greto si moltiplicano intrecciando i loro brillanti arpeggi ta ta ta ta +ta ta. Rimbalzante fluidissima scorrevolezza di centomila pianoforti +sotto dita di pianisti, forse quei pianisti italiani cinquantenni che a +Rio Janeiro o a Buenos-Aires suonano, suonano in concerti patriottici +con passione e genio, facendo sparare mille armonie come noi spariamo +contro la riva nemica (pianoforte da sfondare!) di questo Piave che si +dà delle arie di Fiume Americano. + +Il comando della cavalleria ha deciso di non lasciarci in testa. Ce ne +accorgiamo da molti ordini e contrordini. Si dice che i primi ponti sono +deboli, non sopporteranno il peso delle blindate. Vado ad accertarmene +col capitano Raby a piedi, curvi nell'intrico fangoso delle erbe. +L'alba, pallida e fredda, si spacca qua e là in blocchi rosei d'aurora +come colpita dal cannoneggiamento della 3ª armata che alla nostra destra +incomincia a buttare i suoi ponti. Il fiume ha qui circa tre chilometri +di larghezza. Noi dobbiamo seguire però un nastro tortuoso di strada per +traversarlo. Circa 8 chilometri di ghiaia, guadi a fondo solido e ponti. +Il Piave sembra qui un immenso estuario. + +Tenendoci curvi poichè il fogliame delle piante è su di noi falciato +dalle pallottole, interroghiamo un sergente del genio che nell'acqua +regola gli Issaa-ooh! Issaa-ooh! dei pontieri intorno alla capra. + +Tata tuum tata tuum di cannonate. + +Scraabraaaang di bombarde. + +Ta ta ta ta ta ta di mitragliatrici. + +Iauu iau iau di schegge lontane e di pallottole. + +Issaa-ooh! Issaa-ooh! + +Passa un farfallone d'acciaio da mezzo chilo a venti centimetri dal mio +naso. + +Visitiamo, palpiamo il ponte che lega il primo guado colla prima isola +boschiva e pantanosa. Sotto fruscia, stride incalza e galoppa l'acqua +fulgente. I languidi ruscelli pacifici e melodici sono diventati corde +metalliche violente per legare, strappare i piedi dei ponti. + +Issaa-ooh! Issaa-ooh! Ultime ostilità del fiume che vuole colle trecce +tumultuose delle sue acque trattenere i passi audaci dell'Amante che +scavalca il suo letto. + +Il sergente del genio intelligente, afferma che il ponte è solido. Una +granata approva con scoppio brutale, schiamazzante. + +Il ponte scricchiola, geeeme piegando le sue tavole sotto il peso della +mia 74. Siamo tutti appiedati, mentre il mio volantista guida con +cautela. + +Ora grave. A destra a sinistra a cinquanta cento metri Biii... Graang! +Biiiii Graang-graang! vvv. Ho avuto stanotte un presentimento di morte. + +Nel buio con calma ho regalata la mia vita di grande poeta a questa +divina parola: Italia, che merita oggi la vita di mille mille poeti +altissimi. Ora ricordo la formola di equitazione: per saltare un +ostacolo a cavallo bisogna gettare il cuore al di là dell'ostacolo. D'un +colpo, lancio il mio cuore sulla altra riva. + +Subito vedo in sogno la Fortuna inclinare sempre più il piano da Padova +al Montello perchè le masse di forze italiane scorrano giù nel Piave e +si rovescino sull'altra riva schiacciandola. + +Raby da due giorni liberato dal suo guscio molle di placidità orientale +si è rivelato un comandante energico, espertissimo, tenace. Dopo ogni +ponte, il guado è un problema da risolvere. + +Questi primi guadi del Piave sono facili e si corre poi, per dei tratti, +con prudenza su un ponte, indi cento sforzi nell'acqua, poi di nuovo via +correndo tutti intorno alla blindata giocondi come per un parto +riuscito. Davanti a noi nelle isole tutte a ciuffi di piante fluviali si +sparpaglia la fucileria. La retroguardia austriaca snidata come una +abbondante selvaggina che non voglia abbandonare i suoi covi. Ecco la +riva! L'altra riva del Piave tanto sognata, desiderata, invocata, +abbracciata dalle nostre anime! Alla mia destra due trincee ci +bersagliano. Voluit, voluit, di pallottole sul capo. Graang! Questa +pallottola si è schiacciata sulla blindata. Primo collaudo. La +blindatura Ansaldo tanto discussa resiste. + +A destra passano con noi i bersaglieri ciclisti del colonnello +De-Ambrosis. Sparano con la bicicletta appoggiata al fianco e cantano: +Addio mia bella addio... Nostalgia dinamica e marziale di quella, +canzone trascinata ma che trascina, svolazzante e smarrita, ma +imperiosa. Strana miscela di sentimentalismo e di audacia virile. Zaino +di melanconia che il soldato meridionale porta con disinvoltura +spensierata in marcia verso il pericolo ignoto. Il ricordo della donna +pungola le nuove audacie. + +Cos'è questo vocio lamentoso che si trascina vicino alla trincea ora +deserta?... + +Braccia alzate! Donne e bambini! Sono italiani di Campodolcino. Arruffio +di gesti e camiciole femminili intorno ad una colonna di prigionieri. +Sporchi, in brandelli, col berretto a tre bottoni. Questo porta lo +stemma imperiale. Gioia acuta di calcare la trincea vuotata. + +Abbiamo passato il Piave. La prima blindata corre sulla strada di +Campodolcino. + +Fo fo fo fo fo dei nostri 260 che passano nell'aria. + +A destra lontano, verso Vittorio Veneto infuria la battaglia. Giunge +l'ordine di inseguire e travolgere la retroguardia che si sta +trincerando a Bibano di Sotto. Alt, colazione sommaria. La terra già +cotta dal sole è piena di cadaveri che puzzano. + +--Austria official, dice un prigioniero; Austria comanda, io non volere +tirare. + +I suoi occhi implorano. Dividiamo un pollo con lui, e restiamo quasi +senza, noi, poichè, bisogna farne parte a due macilenti borghesi +italiani. + +--Avevo un fratello nelle munizioni a Milano; l'altro sul Piave +nell'artiglieria da campagna. Uno fabbricava i proiettili, l'altro me li +lanciava ed io li ricevevo! + +Sintesi della guerra sul Piave. + +Presto, in macchina, e avanti! Cimadolcino è tutta bombardata, deserta. +Un plotone di cavalleria che l'attraversa con noi unisce i suoi nitriti +e lo scalpitare degli zoccoli ai rombi dei motori e allo stridore delle +blindature. Polifonia che fa vibrare le case in rovina tutte smobiliate, +squartate, slabbrate, disossate. Gli austriaci hanno portato via tutte +le travi. Fortunatamente i muli di queste salmerie di bersaglieri sono +carichi di legna. Strappiamo qua e là dei cartelli: _Nach Fezzo, Nach +Cimetta, Nach Codognè_. Il nostro entusiasmo pieno di scatti, si irrita +di non essere ancora in testa a tutti. Sulla strada procediamo tra +bersaglieri ciclisti che corrono corrono rischiando d'essere arrotati +ogni momento. Abbiamo alla destra un battaglione di scozzesi con le +cucine fumanti, a sinistra una batteria da 75 italiana. Accanitamente +vogliamo sprizzar fuori dalla calca. Arruffio, gesticolazione, bestemmie +di conducenti. Largo! Largo! Largo! Piega a destra, cretino! C'è posto, +lasciami passare! Non si può! Voglio passare, per Dio! Ti sbatto nel +fosso! + +Nitriti di cavalli, groppe che fumano sudatissime, ottoni brillanti +delle bardature inglesi. Il sole fa divampare le facce che rosse si +mescolano alle bandiere agitate dai borghesi. Due, tre bandiere, una +folla di bandiere sventola su questa bassa terrazza. Le donne si piegano +giù dai balconcini, visi convulsi in lagrime. Parlano, parlano, +chiamano, consigliano. Fanno gesti convulsi verso quella linea di olmi +in fondo a quel campo dove ecco pam, pam, pam scoppia la fucileria. + +Il capitano Raby bestemmia nella vetturetta: + +--Fuori, fuori di qui, per Dio! Non curarti dei parafanghi, spacca, e +fuori! + +Sobbalzi, urtoni. Un mulo cade. Un ciclista nel fosso. Sfondiamo una +cucina scozzese. Ne schizzan fuori brodo e vapore sulla groppa di un +mulo che calcia. Gli scozzesi ridono, ma noi siamo liberi. A grande +velocità, le blindate, a 300 metri l'una dall'altra. Tutto a posto, +eccettuato un parafango rotto. Il mio motore va bene. Flauteggia: +Tuuuvvv, Tuuuvvv, Tuuuvvv. + +Villaggi deserti. Abbandono. Desolazione. Gli Austriaci si sono +squagliati. Sorpassiamo una pattuglia di cavalleria. Il tenente mi dice: + +--La linea Austriaca è al di là di Bibano di Sotto, 2 chilometri davanti +a Sacile. + +A destra e a sinistra i campi hanno innumerevoli buchi; sembrano aver +subito dal bombardamento nostro una preparazione ad una fitta +piantagione d'alberi. I cadaveri qua e là dormono come strani +giardinieri stanchi dall'eccessivo zappare. E' quasi buio sotto il cielo +rannuvolato quando giungiamo alle prime case di Bibano di Sotto. Rovine. +Silenzio assoluto. Malgrado gli ordini severi io ho tenuto sempre lo +sportello sinistro della blindata aperto, la gamba penzoloni fuori, +appoggiata sul predellino. Ho in mano il revolver, ma lo stringo +macchinalmente tanto l'atmosfera di questo Piave vittoriosamente varcato +è piena di fortuna strafottente. + +Perchè abbaia tanto la mia Zazà col muso fuori dal finestrino? E' una +cagnetta intelligente, intuitiva, talvolta profetica. Le bestie sono +spesso in contatto colle forze più di noi. Ma io non ascolto Zazà. Ho +fame e so che a Bibano ci fermeremo per aspettare l'autocarro dei +viveri. + +Ta ta ta ta ta ta. Scossa. Stupore. Siamo caduti in un agguato. Però, +niente paura. Da due finestre della piazza vampano e sparano due +mitragliatrici austriache. Non c'è tempo nè modo di rispondere +efficacemente colle nostre mitragliatrici. Mentre il sergente Locatelli +ne punta una in cupola, noi ci slanciamo fuori. Moschetti, pistole e +tascapane pieno di petardi. «Lì! Lì! quella finestra a pian terreno!» +urla Ghiandusso. Io la punto col moschetto e sparo. I miei amici fanno +altrettanto. Cinque minuti di fucileria a 20 metri dalla finestra. Noi +riparati dietro un enorme autocarro austriaco rovesciato. La finestra si +spegne e tace. Ci precipitiamo dentro. Tre sloveni che alzano le braccia +e 2 bosniaci feriti. Trasciniamo fuori il tutto e li consegnamo ai +bersaglieri ciclisti che sopraggiungono. Alt. Riposo. Abbiamo un solo +ferito. Autocarro dei viveri. Mangiamo. + + + + +XVIII. + +LA VITTORIA + + +--Chi vuol venire con me in esplorazione notturna?» domanda il capitano +Raby. + +--Pronti! Seconda sezione!--rispondiamo io e il tenente Bosca. + +Il capitano sale nella blindata di Bosca e parte. Io perdo un minuto a +bere un po' di caffè che mi versa il cuoco Caroli dall'alto +dell'autocarro dei viveri. Poi in macchina. Il motore non prende. Parto +con un piccolo ritardo. Ma ho lo stomaco a posto. Ho messo al volante +Fatutto. Eccellente meccanico e volantista, ma cade dal sonno. Sono +ormai tre notti che non si dorme. Corriamo. Comprendo che il pericolo +questa notte è eccezionale, poichè di pattuglia ci si va a piedi e non a +tutta velocità senza lumi sugli arabeschi di una strada sconosciuta. +Questa è certamente la prima esplorazione di blindate in pattuglia +notturna. Sbarro gli occhi sul nastro perlaceo della strada crepuscolare +che l'ombra degli alberi sfrangia deforma e corrompe. Ad un tratto non +vedo più la macchia nera della blindata che mi precede. Sono le nove. La +strada gira ad arco. Il volantista non lo prevede, ed ecco a destra giù +la mia macchina piega. Accidenti! Sempre più nel fosso giù, giù. +Rovesciamo! Catastrofe! Griiing, Griiing, griiing craacraaac di rami. +Plaaaf di fango. + +La mia 74 si è coricata nel fosso. Non è profondo per fortuna. Saremmo +ridotti in marmellata! Benchè imbottite di cartucce, cassette, +mitragliatrici e spigoli d'ogni genere, le blindate nel rovesciarsi +salvano spesso ciò che contengono. + +Con voce fredda tagliente raccomando la calma perchè gli uomini uscendo +salvino se si può l'ordine interno. Vana illusione. Tutti i nastri di +cartucce, casse, cassette sono crollati. Una lacerazione non profonda +sul cranio. Il mitragliere Salis ha la faccia insanguinata. Ferite non +gravi. Ci penseremo dopo. Si tratta di rimettere sulle ruote la 74. +Spero, spero, spero che il motore non abbia danni seri. Buio. Lancio un +uomo sulla strada per avvertire la blindata di Bosca. Certo si sarà +accorta di non essere più seguita e si ferma. I miei uomini intanto +svegliano le poche case abitate di Bibano. Candele accese alle finestre. +Le donne sono le più leste. Una contadina arriva correndo. Interroga, +colla voce rotta d'angoscia. Ho acceso una torcia: la contadina è +giovane, bella ma d'un pallore affamato. Le regalo una scatola di +conserva. + +--Va subito a chiamare tuo padre, tuo fratello, tutti gli uomini. Ho +bisogno di leve, rami di albero; niente zappe. Le abbiamo! + +Accendiamo altre torce senza curarci della fucileria austriaca che +brontola sulla destra, molto lontano. Sono senza dubbio le retroguardie +austriache che cedono alla terza armata sul Piave verso Fagarè. Tutti al +lavoro. Bisogna scavare l'orlo della strada per sollevare la blindata su +terreno piano. Zin-zin-zin di zappe febbrili accanite. In un'ora tutto +deve essere finito. Menghini visita il motore e grida dalla gioia: + +--E' sano, è sano, è completamente sano! + +Arriva il capitano, bestemmia contro Fatutto che certo dormiva al +volante. Poi distribuisce il lavoro zappando anche lui. + +Contadini e contadine con leve e rami d'alberi. + +Io riordino il materiale sparso. Sulla destra la fucileria austriaca +rumoreggia. Spengiamo due torce. Si lavora quasi a lume di naso. Con le +leve e colle binde la mia 74 si solleva lentamente. E' tutta fangosa, ma +intatta. Mi ricordo finalmente della mia ferita. Fasciato, ho l'aria di +avere una infiammazione ai denti. Non posso sopportare l'elmetto. Tutti +dicono: Se tu avessi avuto l'elmetto sarebbe stato meglio. + +--Tutto a posto? + +--Tutto a posto. + +All'improvviso la blindata del tenente Cenami che mi segue a 100 metri +di distanza s'incendia. Alt. Il suo motore è in fiamme. Subito, tutti +allo spegnimento. Sbatacchiamento arruffio, di panni, braccia, coperte, +mani che lavorano sul fuoco che guizza, si scatena, si rizza, agonizza, +divampa, sparisce, torna, scoppia, lingueggia su tutti i punti. +Soffocato non muore; rosso, viola, blu rinasce. Accidenti! non gettate +terra sul motore! Iratissimo il capitano, perde la calma. L'attendente +di Bosca un pugliese forte e audace che si chiama Siciliano e sembra un +vero Arabo si è coricato sotto il motore. Il fuoco è domato. + +Sembra il destino di questa pattuglia di blindate di avanzare con +fragori e incendi. Certo, gli austriaci ci hanno scorto. Rallentiamo. +Devono essere molto vicino. Una luce. Si veglia in quella fattoria. Una +contadina quarantenne gioviale dice: + +--Mezz'ora fa sono passati due battaglioni austriaci! La loro trincea è +a 500 metri. + +Si spegne tutto, aspettando le altre blindate. Nel buio la donna parla: + +--Non ho nulla da darvi, cari figlioli di Dio. Niente vino, niente +polenta. Hanno portato via tutto. Ieri qui, c'è stato una grande +confusione. Due divisioni boeme si sono ammutinate. Lì fuori, andate a +vedere, sotto gli alberi ci sono due boemi impiccati. + +Fuori, con un cerino acceso, scopriamo i due corpi sospesi. Tipico +arricciamento delle braccia sotto la corda rallentata un poco. Uno ha la +testa volta all'insù verso il fogliame e gli occhi aperti ma senza la +solita ferocia spaventata. Sembrano guardare distrattamente degli +uccelli. I due impiccati portano sul petto una tabella che denuncia in +tedesco il loro tradimento. Rientriamo. + +--I germanici sono i più prepotenti, continua la donna nel buio. Quando +un germanico dà un ceffone a un debole se questo lo riceve senza +renderlo ne riceverà due, tre, quattro, senza fine. Se invece questo +risponde con due ceffoni al primo, il germanico li piglia e se ne va. Il +Germanico non rispetta che la forza violenta. Molti prigionieri nostri +fuggivano dai germanici per farsi fare prigionieri dagli austriaci. Gli +ungheresi sono però i più crudeli. In fondo, tutti predoni e briganti. +Un esercito di ladri. Hanno portato via tutto, tutto! + +Quando ripartiamo fa ancora buio. Lentamente, cercando di diminuire il +rumore dei motori. Ma gli austriaci vegliano e subito la fucileria +scoppia. Siamo bersagliati da una casa, tutta vampe nelle sue finestre e +nel folto del suo giardino. La mia blindata risponde per la prima colla +mitragliatrice in cupola: + +--Con calma, adagio! Locatelli, punta bene una delle finestre. + +Ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta. + +--Hanno un cannoncino! Punta bene, Locatelli! Guarda la strada. Fatutto! +Come va il motore? + +--Bene, signor Tenente. + +A sessanta metri dalla casa. La blindata di Bosca, venti metri dietro la +mia, spara anch'essa con due mitragliatrici. Ciò mi dispiace perchè +siamo troppo vicini, e offriamo un grande bersaglio. Le nostre tre +mitragliatrici funzionano puntate su 3 finestre diverse che agonizzano. +Ammutolite. + +Gli austriaci sparano ancora dal folto del giardino. + +Raby grida: + +--Giù tutti! Cessate il fuoco! Coi moschetti! Prendi i petardi! Tutti +insieme dentro il giardino! + +Mi slancio. Nello scavalcare il muricciolo sento bestemmiare Siciliano +che tempesta col calcio del moschetto due austriaci in un boschetto. Si +arrendono. Siciliano viene avanti spingendoli a pugni e a calci. + +--Ne ho acciuffati due. Gli altri si sono squagliati. + +Nella cucina bolle un infernale cazzottio fra le ombre nere e le +boccacce rosse del focolare. Fragore di pentole. Una trentina di +prigionieri con una mitragliatrice. Entrano nel giardino pattuglie +d'arditi fez neri, scamiciati, con altri prigionieri. + +Incolonniamo le prede e le rimandiamo indietro. Intanto la fucileria si +accende a ventaglio colle prime luci dell'alba che scioglie gli incubi +dei prati. + +Partiamo veloci, lasciando sulla sinistra un battaglione di fanteria che +conquista un grande prato in fondo al quale una cortina d'alberi sputa +maledettamente pallottole. E' l'ala dell'esercito austriaco che si +ripiega per difendere Vittorio Veneto. Accanita. Ora si aggiungono tre +mitragliatrici che rallentano l'avanzata della nostra fanteria. Noi +filiamo sulla strada, per girare al largo di questa estrema difesa, e +giungere in Vittorio Veneto. + +Due ore dopo vi entriamo con venti autocarri rigurgitanti di arditi fez +neri. Impetuoso scamiciamento, fucili branditi da braccia pazze, bocche +squarciate dal canto, lazzi feroci di gioia barbarica nel polverone +incandescente, fiocchi neri al vento, bandiere nere che spazzano gli +alberi sotto il sole che pomposamente si spacca in cannonate +arroventando l'aria. Beviamo nella corsa un simun africano saporito di +allegria infantile. La polvere calda sulle labbra è lo zucchero della +vittoria. Rimbalzano in aria i cuori nostri gareggiando in splendore, +furore e rotondità trionfali con le nuvole tronfie e ricche d'oro che +vorrebbero certo metallizzarsi per combattere anch'esse e schiacciare il +nemico. Belle nuvole di Vittorio Veneto, gonfiate da tutti gli aliti +italiani dove eravate, donde venute? Vi lodo di aver perduto nel vento +le belle curve flessuose femminili per assumere soltanto le forme +aggressive impennate e gli spigoli infilzanti! + +Questa nuvola a destra soffia getti di lava d'oro fra i suoi mille baffi +accecanti, il suo irto pelame variegato e la sua coda altissima di tigre +d'argento. Altre nuvole come spazzole di bragia rigovernano +accanitamente quel nuvolone-cavallo dalle troppe zampe correnti come i +primi cavalli dinamici dei pittori futuristi. Un'altra nuvoletta agile +di nickel fila, fila verso il mare come una torpediniera grondante di +liquido azzurro per raggiungere forse la squadra italiana. Sul mare, +sul mare, certo, anche sul mare, ora l'Italia vince. Ma sulla testa +un'altra bella nuvola di vittoria. Mi sporgo fuori dalla blindata per +ammirarla. E' un cerchio, un grande cerchio d'oro massiccio dipinto di +rozzi pomi vermigli. Degna corona del vincitore Caviglia che, scopati i +vecchi piani strategici, seppe mediante le sue spie volanti in aeroplano +sui notturni accampamenti, scoprire il punto debole del nemico e +colpirlo nell'immenso scacchiere, mortalmente. L'esercito Austriaco +ferito nella saldatura delle due sue armate del Grappa e del Piave, cade +a pezzi. Pezzi potenti, armatissimi, ancora disciplinati, che cercano di +sfuggire agli inevitabili accerchiamenti. + +Nella città di Vittorio Veneto c'è festa e battaglia. Canti di gioia, +fucileria rabbiosa, facce in lagrime, pioggia di fiori, inseguimenti al +galoppo nei giardini e su per le scale, pugilati e strangolamenti di +difensori nei fossati. La città ci riceve a finestre spalancate. Quel +balcone rigurgita di donne. Le grida prolungano le capigliature. +Capriole di scugnizzi nel fango, fra le pazze motociclette che +scimmiottano aizzano le mitragliatrici. + +Grondano le facce degli arditi che s'arrampicano sulle terrazze. E anche +sui tegoli rossi dei tetti. Colle corde tirano su una mitragliatrice. +Puntata. Contro quel quartiere laggiù dove i bosniaci resistono. Entro +in una vasta piazza colla mia 74. Tutte le donne scarmigliate intorno +alle ruote. «Accidenti alle donne! Via! Via! Sarete colpite!» Ma poco +importa! Se ne infischia questa giovane che spara col moschetto da un +portone contro il fondo del cortile. + +Spara, poi si slancia dentro. Tumulto grigio verde. Braccia nude e +capelli al vento. La gioconda chiacchiera veneta pettegola colla mia +mitragliatrice che bersaglia un caseggiato zeppo di bosniaci e +prostitute austriache. Vittorio Veneto ne conteneva circa un migliaio, +di quelle donne d'ogni classe camuffate da Crocerossine, felici di +servire a tutti gli usi e istinti dell'esercito austriaco pur di +mangiare, ciò che era diventato difficile in Austria. Avevano +collaborato coi soldati nelle ciniche requisizioni ed erano odiatissime. + +«Quelle vacche, quelle vacche! bisogna massacrarle! Mi dia un fucile per +carità, signor tenente, mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le +sgozzo!» + +--Perchè un borghese spari così sui soldati, bisogna che sia inferocito +dalla vendetta! sentenzia Ghiandusso. + +Altre donne accorrono, mi baciano le mani, mi stringono i fianchi, +tentano di portarmi via il revolver. Delle bionde sedicenni gracili e +gentili sembrano forsennate. + +La Vendetta, Forza gigantesca irta di baionette, pugnali, spilloni, +unghie di donne, rotola nell'aria tiepida profumata dei giardini. + +La Vendetta, Forza elementare cocciuta sintetica, nutrita da milioni di +rancori covati. Il padre maltrattato e schiaffeggiato. La sorella +incinta buttata giù dal letto per rubarne le lenzuola. Il vecchio +beffeggiato. La vacca, l'unica vacca rimasta per il latte ai bambini, +rubata. Il colonnello austriaco che baciò per forza mia sorella! +Bisognava cedere e subire quel corpo schifoso perchè la mamma non +morisse di fame. E i buoi, il rame, la biancheria, tutto rubato. I +mobili, tutti portati via da quei ladri, ladri, ladri! La Vendetta +rotola nel cielo con i volumi mostruosi di quelle nuvole irte di raggi +acutissimi brucianti, che penetrano nelle ossa, facendone sprizzare +lagrime di fuoco. + +Ricordo, ricordo che in me, nei miei soldati e in tutte le facce nere +polverose degli arditi la Vendetta penetrava, imbeveva di sè ogni fibra, +scatenava i muscoli, unghiava le labbra, gli occhi le orecchie. + +Vento caldo di ferocia era l'alito diabolico di questa divinità +tremenda: la Vendetta! Vendicare un anno di soprusi, saccheggi, +prepotenze e crudeltà! E quei famosi bollettini spavaldi e imbecilli +dello Stato Maggiore germanico dopo Caporetto! Come dimenticarli? +Sentivo, sentivo, in me gli insulti atroci alla mia razza bella, +intelligente, lirica, geniale, pronta a tutte le generosità, bontà, +cortesie, e così mal ripagata da quei bruti smargiassi! Bruciano, +bruciano ancora le ingiurie di quella soldatesca ingorda e balorda. In +nome di quale giustizia mille volte più che divina posso io dimenticare? +Io non sono San Francesco. Sono un futurista italiano, più umano d'ogni +essere umano, e civilizzatissimo. Ma la bestia immonda, merita la +lezione, una spaventosa definitiva lezione. Nel cielo di Vittorio Veneto +rotola la Vendetta coi suoi abbacinanti volumi di nuvole tonde irte di +raggi acutissimi. Viaggia con lei un'altra Forza vestita di sciarpe +eleganti di nuvole rosee che schioccano ed è la divina Allegria +italianissima, con morbide frange di dolcezza. Questa spensierata +vorrebbe avvolgere rinfrescare l'impetuoso corpo aereo tropicale della +Vendetta. Con mille moine delle sue carezze e sorrisi, frange di piume +volubili, la Forza dell'Allegria spruzza di rosa le ombrie tiepide dei +giardini, risveglia i sapori delle frutta autunnali e cuoce i profumi +dei nascituri fiori primaverili che le fanciulle porteranno nei capelli +obliosi, coi fidanzati, quando la guerra sarà dimenticata e il nemico +perdonato poichè vinto. Ma la Vendetta urge, preme dall'alto, urlando +con le mille bocche delle donne: + +--Massacrarle, massacrarle bisogna! Quelle puttane!... Erano tutte +d'accordo con loro! D'accordo con quelle canaglie! Volevano che +andassimo a letto col colonnello! Dov'è il colonnello? dov'è il +colonnello Sweiger? Se lo trovo, gli mangio il cuore! Sì, signor +Tenente, glielo mangio io! + +Intanto si sentiva dovunque come la respirazione vasta di un mare, ed +era la respirazione della Vittoria che invadeva le strade colmando ogni +essere vivo, uomo, donna, fanciulli, altrettanti vasi capaci +straripanti in lagrime e risate di gioia. Tutti vi si abbandonavano, +tutti. Ma per brevi istanti, poichè la Forza della Vendetta ritorna, +implacabile, affamata! La vedo, la sento piombare in un gorgo di donne +con un grido, una parola. Il gorgo diventa frenetico. A calci a pugni le +false crocerossine Austriache sono trascinate in mezzo alla piazza. + +Sinistro tafferuglio. Le donne vogliono strappare agli arditi la preda. +Un colosso bosniaco crolla, la faccia revolverata: orrenda spugna rossa. + +La fucileria cede, cede alla periferia della città. I comandi prendono +il sopravvento. Io libero i bosniaci prigionieri, faccio sgombrare la +piazza e di nuovo in blindata per le strade della città. Continua nel +mio cuore il tumulto d'una rissa dolorosa fra due mie anime. + +L'anima umana sensibile e visionaria che tutto comprende, prevede +immagina, perdona, riassume in uno spasimo d'angoscia tutti i dolori dei +vinti, discernendo fra le colpe dei capi e le brutalità meccaniche dei +greggi, lotta ora furiosamente contro la seconda Anima selvaggia +sanguigna, negra sorella della ferocia generale, e legata alla +massacrante Vendetta aerea. Questa non è ancora sazia! + +Giù nel quartiere di Serravalle vociare e confusione. Gli arditi si +precipitano in un portone. Li raggiungiamo troppo tardi. + +Quando entro tre bosniaci sono a terra sventrati. Non mi pento d'essere +arrivato in ritardo poichè vedo nello loro tre mani destre tre enormi +mazze ferrate. + +--Buon giorno, Marinetti, mi dice il colonnello Trivulzio, con la pipa +in bocca. Non compiangete quelle belve e guardate! + +Lo seguo in un camerone dove contro il muro sono attaccate in +bell'ordine migliaia e migliaia di mazze ferrate. + +--Vi sono altre tre camere piene come questa. Basta per ora. Usciamo! +V'invito a colazione. Prenderemo il caffè in una strana famiglia mezzo +austriaca, tutta smorfie e baci per noi. Divertentissimo. Venite. + + + + +XIX. + +LA VILLA DEVASTATA + + +A tavola i bollettini di guerra stupefacenti e i giornali colmi di +vittorie passano di mano in mano sulla pasta asciutta. L'appetito lotta +col cuore ebbro che sotto i tonfi delle notizie gioiose vorrebbe +schizzare lagrime e singhiozzi felici. Cinquantamila prigionieri, 300 +cannoni. Il colonnello Trivulzio annunzia: + +--L'intero sistema difensivo del Grappa è caduto nelle nostre mani! + +Uragano d'applausi. Un bersagliere ciclista scaraventa dalla gioia tutta +la sua pastasciutta fumante in faccia del suo compagno. Questo ridendo +calmo sornione, ingolla due bicchieroni di vino, poi ne riempie un terzo +e pluff! doccia di rosso il suo assalitore. + +--Io non mangio più, non ho più fame, dice Trivulzio; sono pieno come un +otre di gioia pesante... Ho avuto le due gioie sognate! Prima: vendicare +Caporetto. Seconda: finire malgrado la mia età la guerra, godendo la +vittoria con l'animo d'un giovane! Andiamo a prendere il caffè al primo +piano. Fra mezz'ora ordine di partenza. + +Tutti in fila entriamo dalla signora Lucatich. Un tenente, bersagliere +ciclista, ha portato con sè un piatto di carne che divora camminando. La +padrona di casa, donnone biondastro, dal corpo liquefatto, straripante, +ossequia in buon italiano. Ci presenta sua figlia, magrolina, bionda, +slavata. Parla anch'essa molto bene in italiano correggendo così il +carattere tedesco dell'interno: quattro oleografie di Siglinde, Sigmund, +Sigfrid e Drago, Ondine ecc., a tinte rosse, azzurre, verdi, violente, +stonate, antipatiche. + +La signora Lucatich che versa in giro il caffè, ci minaccia colle +sbrodolanti mammelle. Poi apre il pianoforte a coda. Subito un capitano +dei bersaglieri s'impadronisce della tastiera come il canto si +impadronisce della marina napoletana. Nerissima capigliatura impennata, +pizzo nero, faccia di bersagliere di Lamarmora in una stampa del '48. Il +capitano canta: Me ne vogl'ì in America... + +Il lamento nostalgico, patetico, lacerato della sua bella voce +meridionale dilaga. Naufragano un istante le anime nostre irte e gli +angoli duri dei nostri temperamenti. + +Nella melodia soave, ironica, carezzevole, la voce si sviluppa +delicatamente sale e s'intenerisce morendo, poi con vellutate violenze +si scaglia in ondate impetuose su, su fino a delle note fulve, calde, +sorridenti. L'eleganza imperiosa e maschia della voce domina, determina +e precisa la passione. L'immaginazione nostra evoca il golfo napoletano +nella sua carnalità lunare che completando la facile melodia forma un +alto elastico vivo capolavoro del genio italiano. + +Ma uno grida: + +--Basta col sentimento! Suonami una cosa allegrissima pazza. + +La signora Lucatich si avvicina al piano forte, vorrebbe consigliare. Il +capitano scatena l'introduzione del Barbiere di Siviglia. Gioia +generale. Io spacco una sedia, rovesciandomi indietro di scatto. Tutti +in piedi, giro tondo intorno alla tavola. Pigliamo nel vortice la +cameriera che abbracciata, palpata e rischizzante di braccia in braccia, +mi mormora accennando alla padrona: + +--Se la intendeva cogli austriaci! + +Ma un accordo funereo e grave mi attira al pianoforte. + +--Che cosa suona, signorina? + +--Beethoven... Beethoven è più grande di Rossini. + +Un urlo selvaggio. + +--Ma cosa ne sa lei? Cosa ne sa lei? Rossini è smisurato! Abbasso +Beethoven! Beethoven è morto quattro anni fa! Rinascerà se vorremo fra +quindici giorni. Ora è ancora sepolto e Wagner pure con suo fratello Von +Kluk, suo cugino Hindenburg e Ludendorf cretino quanto quel Sigfrid che +è sulla parete. E lei, signorina, si convinca che l'Austria è morta e +che non si festeggiano gli Italiani suonando Beethoven. Con tutto il +rispetto che ho sempre dato al bel sesso, le dichiaro che lei è una +cretina! Noi italiani di Vittorio Veneto possiamo finalmente +strafotterci di Sigmund di Sigfrid e anche del Drago germanico! Così! + +Strappai quattro quadri e sfondandoli a pedate li infilai sulla testa a +quattro amici. Poi tutti giù per la scala dirigendo l'orchestra e +cantando il «buona sera... buona sera...» del Barbiere di Siviglia. + +L'ordine di partenza non venne. Il colonnello Trivulzio dovette sedare +energicamente un principio di tumulto fra gli arditi che accalcati nelle +strette gole di Serravalle erano impazienti di partire, battersi, +inseguire. Gridavano al tradimento, si dichiaravano sacrificati ad altri +reparti privilegiati. + +Rimasi solo coll'amico capitano Franci di Pietralunga, incontrato la +mattina e di cui constatavo una volta di più lo strano mutismo e l'ancor +più strana melanconia. Lo strinsi di domande: + +--Tu non sai, mi rispose dopo un po' d'esitazione; la mia vita +passata... Dolley è partita; sparita non si sa dove!... Qui a un +chilometro da Vittorio c'è la nostra villa... Vi abbiamo vissuto tre +anni, felici, felici d'amore, come in paradiso. La villa deve essere +tutta devastata. Vorrei andare a vederla; ma non solo. Sono troppo +triste. Vuoi accompagnarmi? In mezz'ora andiamo e torniamo. + +La cosa non mi sorrideva, ma vidi due lagrime negli occhi di Franci e +accettai. + +C'informiamo. Siamo in libertà sino alle nove di sera. Via, a passo +rapido, quasi di corsa. + +--Questo sentiero è più breve, dice Franci. Quante volte l'ho percorso +con lei... Ora è tutto allagato, ci infangheremo. Mi secca per te. + +--Non importa, avanti, presto!... Dimmi, Franci, raccontami, quando ti +lasciò? + +--Dopo Caporetto è andata a Firenze. Mi ha scritto una lettera, l'ultima +sua lettera, poi più nulla, nulla, nulla. Ho interrogato tutti i suoi +parenti quando fui in licenza. Mi risposero vagamente che era partita +per Londra. Ti ricordi l'ultima volta che sei venuto a trovarci? Avete +parlato di Londra insieme tutto il tempo! Ecco la villa... Eccola! + +Attraversiamo dei vigneti sconvolti e pestati dalle cannonate. Tra gli +alberi, la facciata della villetta elegante appare quasi intatta, +bianca, colle sue finestre aperte che bevono golosamente i raggi obliqui +scarlatti del sole. Il muro del giardino è qua o là affumicato da cucine +di soldati scomparse. + +--Qui, mi hanno detto, sono stati accampati molto tempo i bosniaci. + +I due battenti del cancello, scardinati, crollati l'uno sull'altro, +pendono obliqui in fuori. Entriamo da una breccia del muro. Penombra +verde, appestata da un odore acido e dolciastro di sterco, piscio di +cavalli, legno bruciato. Franci mi prende la mano e me la stringe forte. +Lo guardo: ha gli occhi gonfi di lagrime, ma si irrigidisce. Buchi di +cannonate, gomitoli di sterpi, liane, rovi. Rotaie profonde di +autocarri, matasse di reticolato e immondizie. La villa è realmente +quasi intatta. Ha una ferita leggera di granata. Ne palpo le schegge +cadute a terra. Il muro ha resistito. La porta è ingombra di rottami. +Saltiamo dentro dalla finestra. + +--Questa è la camera da letto, dice Franci, aggrappandosi a una +poltrona. + +Io avanzo nella penombra esplorando. Nel centro, quelle canaglie di +bosniaci hanno fatto un fuoco con tutti i libri della libreria. Odore di +cuoio cotto e di cavolo marcio: nauseante. + +--Anche lì hanno acceso il fuoco, nel mezzo del tappeto persiano. Questa +macchia sembra sangue, forse è vino. In cantina v'era molto champagne. +L'impiantito è sfondato. Qui hanno vomitato sul letto! Porci! E' un vero +lago di fango, vino. Dio che orrore! Una vera cloaca!... Strano! Hanno +rispettato l'armonium! + +Mentre io esploro così ad alta voce questo luogo divenuto infame, Franci +ha trovato in un armadio una piccola lampada a petrolio. + +--Bizzarrie dei saccheggi! Come diavolo non hanno scovato questa +lampada! dice Franci e l'accende. + +Io apro l'armonium e appoggio le mani sulla tastiera provando il pedale. +L'accordo funebre, tremante, lento, sfinito sale inondando il silenzio +d'una amarezza disperata. Al terzo accordo mi fermo, poichè sento il mio +amico singhiozzare dietro di me. Vado a sedermi vicino a lui e gli batto +sulla spalla per confortarlo: + +--Su coraggio, devi dimenticare, vieni via è meglio per te. + +--Non posso dimenticarla, non posso. Vedi, malgrado il fetore, l'orrore +di questa camera, io la sento qui, lì dietro. Dolley è nella villa! +Verrà, verrà! Viene! Ecco il suo passo leggero, scivola con quelle +piccole babbucce comprate insieme a Costantinopoli. Aveva una vestaglia +di seta grigio-perla e le babbucce con tante perline... La sento. La +vedo quasi. Se mi fermassi qui tutta la notte mi apparirebbe. Ne sono +sicuro! Oh come piangerebbe a vedere tutti i suoi cari volumi bruciati! +Lei così intelligente, fine! Ah! quei suoi profondi occhi! Talvolta... +un po' pazzi! Avevano d'un tratto dei riflessi duri. Un attimo. Ma +l'azzurro si bagnava subito e ridevano, ridevano. Eppure mi amava, mi +amava! Ha fatto mille pazzie per venirmi a trovare al fronte. Che +lacerazione, i nostri distacchi! Ed ora finito, finito, per sempre +finito! Dov'è dove è andata! Dove? Dove? Dove? Almeno sapere! Sapere +qualche cosa. Chi ama? Con chi è? + +La lampada si affievoliva, ma Franci non voleva alzarsi. Bruscamente +preso dall'irruenza dei singhiozzi si mise a graffiarsi le mani con +ferocia. La fatica di questi giorni di battaglia e il dolore scoppiato +frustavano i nervi di quel povero corpo dilaniato. Non badai alle sue +mani che annaspavano nell'aria. Afferrarono il tavolino che reggeva la +lampada. Questa crollò, divampando. Il fuoco scivola col petrolio +incendiando un ammasso di stracci. Il fuoco corre, si arrampica +crepitando. Franci resta immobile, seduto. Io rimango pure immobile, +seduto. Quando fu certo che il fuoco non si sarebbe più spento Franci mi +disse: + +--Ora andiamo! + +Gli strinsi la mano e lo seguii dicendo: + +--Sono d'accordo coi bosniaci e con te. + +Annotta. Appena scavalcato il muricciolo vediamo un ufficiale a cavallo +sul sentiero buio. + +--Lo conosci? mi dice Franci. + +--No. Ad ogni modo ci ha visti uscire dalla villa. Questo è seccante. + +Noi fermi sull'attenti. E' un generale. Dall'alto del suo cavallo ci +interroga con furia brutale: + +--Cosa facevano là dentro? Perchè si sono allontanati dai loro reparti? +Non è il momento di curiosare nelle ville! Ignorano certamente il loro +dovere di ufficiali! Se tutti gli ufficiali fanno come loro si perdono +le battaglie! Vadano! Vadano! Vadano per Dio! Vadano presto ai loro +accampamenti! + +E il generale si allontanò dopo questa valanga di parole che non mi +aveva concesso la minima risposta. Io rido fragorosamente. Franci +irritato si meraviglia della serenità colla quale ho ascoltato +quell'alto berretto insolente e maleducato. + +--Evidentemente, caro Franci, tu ignori la meravigliosa teoria del +giaguaro inventata da me. Tutti l'applicano efficacemente. La mia teoria +del giaguaro è ormai popolare. Ti potrà essere utile. Te la spiego in +due parole. Ogni volta che ti capita addosso uno di codesti burbanzosi +superiori nevrastenici e rabbiosi, guardati bene dall'ascoltare le +insolenze, minacce e bestiali interrogazioni sue. Fermo sull'attenti, +osserva scientificamente il suo grugno inferocito e cerca di catalogare +la belva fra le belve più pericolose di un serraglio. Silenziosamente o +rivolgi a te stesso un discorso di questo genere: Bene! bene! Una vera +fortuna, potere ammirare da vicino e senza gabbia il celebre Giaguaro +del Bengala! Ah! non sapevo, questo giaguaro divora dunque diciotto +ufficiali al giorno e sessantacinque soldati. Si nutre così in tempo di +guerra. Dorme poco. Tre ore gli bastano per digerire tanta carne umana. +In tempo di pace, mangia a colazione i suoi tre figli, sua zia, e anche +sua moglie. Ma questa è assolutamente indigesta! Non la mastica mai +abbastanza, cosicchè le ossa non assimilate della moglie gli schizzano +fuori dalla fronte. Vedo, vedo, ciò gli serve d'altronde a tener su il +berretto. Caro Franci, se applicherai sistematicamente la mia teoria del +giaguaro, non ti farai mai del cattivo sangue. + +Alle nove di sera si parte da Vittorio Veneto. Il comando non ha +preveduto l'allagamento di una strada di campagna e c'incolonniamo, +cavalleria e blindate, in un vero pantano. Nel buio ad un bivio, mi +sento chiamare. Sporgendomi dalla mia blindata riconosco Franci a +cavallo in testa al suo squadrone. Alto, elegante, muscoloso. Indovino +più che vedo nel buio la sua faccia volta in alto che forse cerca fra le +stelle quelle perdute per sempre. + +--Buona sera, Marinetti! La strada che prendiamo rasenta la villetta. + +Ci avviammo, ma dopo un chilometro eravamo impantanati fra filari di +vigneti, rovine di case e campi allagati. Tutti i cavalieri appiedati, +guidando per mano i cavalli che affondavano continuamente nella pece +saponacea del terreno. Urti e scossoni infiniti, bestemmie, comandi non +ascoltati, ingiurie, gomitate, calci di muli. Un cavallo s'impenna e +resta preso colle zampe in un reticolato. Un mulo non si districa più +dai filari. Un altro è crollato giù nel fosso profondo. Beve. Si gonfia +d'acqua. Una corda! Occorrono delle corde per tirarlo fuori! Io supplico +il capitano Raby di fermare la nostra squadriglia. Le ruote della mia +blindata sono incastrate nella mota. + +Rrrrrr di motore, tin zin zan zang di casse di cotture.... «Accidenti, +fetente, mascalzone! Metti una corda sotto la pancia al mulo! Chi è quel +porco che ci ha cacciati in quest'inferno? Sarà una carogna +imboscata!». + +Giù bestemmie nel flic-flac delle pozzanghere. Tutto si pigia, si urta, +urla, capitombola e ingiuria nella notte buia che vuol perfezionare +l'impantanamento con una sua pioggerella lenta lenta. S'inzuppa così di +lagrime nere la villa piena di fascino tragico. Questo pantano forse non +è che povera carne tumefatta intorno a quella ferita dolorante. Le +blindate sono ferme, invischiate. A cento metri il lume di una fattoria. +La svegliamo con grandi urli. Nell'impossibilità assoluta di ricevere e +domandare ordini, il capitano decide di aspettare l'alba. I miei amici, +temendo i pidocchi, dormono in blindata. + +Io sono affranto e sfidando gli insetti accetto una strana ospitalità +nel granaio della fattoria trasformato in dormitorio. Sembra quasi la +camera nuziale di un sultano. Diciannove materassi occupano tutto +l'impiantito. Sui diciotto occupati, diciotto donne, d'ogni età e d'ogni +calibro. Nella penombra le vocine giovanili mi invitano. + +--C'è un letto, uno solo, un materasso per lei, tenente! Siamo in +diciotto donne; se non ha paura, venga pure! + +Mi coricai. Ricominciava l'impantanamento, ma questo allegrissimo. +Nessuno poteva dormire. Troppe pulci. Chiamiamole pulci! Troppi aliti. +Non tutti primaverili! E c'erano i buoni profumi della carne giovane, ma +anche alcuni puzzi che mi pugnalavano le nari di tanto in tanto. Molta +allegria e i rubinetti della chiacchiera veneta tutti aperti. Una mi +raccontava naso a naso tutte le canagliate austriache senza dimenticarne +una. Forse mi addormentai per mezz'ora, due o tre volte. Mi scoteva, +dovevo ascoltarla. Alla mia destra c'era una bella ragazzotta alquanto +polputa. Indago. Esploro, ride. Incomincia il gioco del solletico. Nel +buio le donne anziane sbuffano, discutono, complottano contro di me; ma +le giovani mi difendono. Se qualcuna si ribella, le altre in coro: +«Lascialo fare, lascialo fare, siamo tutti italiani! Evviva l'Italia!». +Ad un tratto tre moraliste si slanciano su di me e tra il serio e il +buffo mi tirano per le gambe. Tentano d'imbavagliarmi con un cuscino. +Sarei disposto a far la fine di Desdemona, ma puzza troppo il cuscino. +Mi libero con un pugno che disgraziatamente finisce in un occhio a un +marmocchio. + +Uhèèè! Uhèèè! + + + + +XX. + +LE FORZE DELLA GIOIA, DELLA PIETÀ E DELLA VENDETTA + + +Balzo in piedi, sveglio i compagni che dormono ognuno sul suo volante e +subito con sforzo nel rombo bronchiale catarroso dei motori inferociti +ci svincoliamo dal pantano. Via, via a grande velocità verso Polcenigo. +La cavalleria non potrà così presto disimpegnarsi. Saremo soli, primi, +anzi primissimi, nell'inseguimento dell'ala sinistra austriaca che si +ripiega sul Tagliamento. + +Menghini è al volante: muscoloso, ventenne, veneto begli occhi scuri +intelligenti, faccia entusiasta di bambinone innamorato della vita. +Adora le donne e il vino senza cedere loro nulla d'importante. Scherza +sempre ma ripiglia a volo la sua allegria e le sue burle spensierate per +identificarsi col volante e col motore, fusione perfetta. Mi piace +perchè armato d'istinti sicurissimi. Guida come si nuota, coi suoi nervi +ramificati e vibranti su tutta la superficie della macchina. Sa che la +corazza della ruota di destra passerà esattamente a due centimetri da +quel carro. + +Menghini questa mattina è loquacissimo; la gioia della vittoria gonfia +di calore inebriante il suo corpo giovanile. Lo ascolterei volentieri, +ma temo gli straripamenti della sua immaginazione. Dobbiamo combattere +ancora. Perciò calma e poche parole. Seduto alla sua sinistra, colla +schiena presa nella cinghia-spalliera, mi sporgo di tanto in tanto dallo +sportello di sinistra aperto per spiare l'alba che s'affretta. + +Si leva il vento, non piove più. + +Sprizzano qua e là le prime luci bianche quasi rosee, vorrebbero essere +rosse, come le risatine frenate d'una educanda che indovina nel discorso +severo della suora notturna l'immancabile annuncio del perdono e della +dorata ricreazione ventosa. Vaste, morbide, fresche letizie di luci +sugli orti e sui prati come guance d'angeli in Paradiso sognate dai +dannati sotto i trapani dell'inferno. + +Tengo la gamba destra allungata sull'invisibile acceleratore delle +velocità spirituali, la gamba sinistra fuori dallo sportello di +sinistra, piegata sul predellino. + +I bersaglieri ciclisti del colonnello De Ambrosis ci raggiungono +pedalando a destra e a sinistra. + +Il cielo lavato sembra abbia pareti di maiolica. Il vento con gomitate e +rabbuffi spazza via all'orizzonte l'ultima nuvola rossa-nera-avvinazzata +poi passando leviga la vallata davanti a noi, purissima conca di smalto +verde. Vasca tiepida per raffinatissimi piaceri di carni ignude. + +Una voce di donna sale da un prato e dondola sopra di noi, morbida +amaca. A sinistra rombi di cannonate lanciate a cavallo dei lontani +monti trentini. A destra il profilo di una collina intrisa di sole +s'immerletta di cavalleria. + +Lentezza ieratica, estetismo professorale, solennità assurda di quel +corteo medioevale che sembra cerchi dei castelli antichi. Uno svolto +della strada mi permette di riconoscere il primo squadrone che scende +seguendo la cresta di una seconda collina, in un quadro di Carpaccio. +Rasenteremo fra poco il primo plotone. Ecco Franci! O almeno mi pare. +Sì, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo alto, magro +irlandese da guerra. Ha la testa piegata indietro. Guarda il cielo. +Offre, forse, la faccia disperata a una possibile palla pacificatrice. +Sparisce. Quel corteo medioevale di cavalieri persiste nella mia mente +come un gran fregio scultoreo sul frontone di un tempio, s'impolvera +come un quadro nella penombra di un museo poi crolla al rombo della mia +macchina futurista. + +Ridono le cento e cento ruote veloci dei bersaglieri ciclisti. Grandi +domeniche sportive delle democrazie, scodellate fuori dalla città in +ciclismi violenti accaniti nutriti di polvere-sudore! Gioia popolare +dell'aria aperta e dei polveroni solari fuori dalle città-prigioni- +officine-caserme, lanciata ora verso litri di vino rosso da spaccare +sulla testa del Cecchino bettoliere sotto pergole di granate esplodenti! + +Furia schiamazzante di contadini romagnoli in biciclette all'assalto del +prete pidocchio nero insradicabile da sradicare dal materasso delle +città! Le osterie che sventagliavano nei crepuscoli le canzoni +lunghissime trascinate, ubriache e ubriacanti di malinconia, sono +spente. Questa più grande, un tempo affollatissima, porta come insegna +il motto _Invidia e crepa_. Ha perduto il ritmo ansante del gioco della +morra. + + Cinq du sett vott tri + +Ma si consola col: «Primo pezzo! fuoc!» della batteria che spara nel suo +orto scaraventando a 6 mila metri zuffe di acciaio avvinazzato. + +Il polverone è un eccitante lirico. I rasoi del vento gelato mi fanno la +barba. La mia blindata canta i record mondiali dei motori + il lavoro di +mille operai + ingegneri e ufficiali improvvisatori geniali + Perrone +Ansaldo e Fiat in lotta + la gloria di Nazzaro velocità onnipresente + +superiorità del genio italiano + praticità italiana + futurismo +italiano. + +--Ho verificato tutto, mi dice il sergente Locatelli dietro di me. Gli +scaffali-nastri in ordine, sembrano una libreria. Nastri lucenti +cassette di petardi tutto a posto. La cupola girevole funziona bene. Non +un centimetro di spazio perduto. Il telo-tenda cinghiato nel fortino di +poppa non ingombra. + +Voltato a metà, controllo nastri, serbatoio, caricatori, ogni cosa +amata, ogni cosa preziosa con l'affetto che mi lega a questa stupenda e +veloce alcova d'acciaio. + +--Guardi! mi dice Menghini. + +Attraverso l'occhio orizzontale della macchina sotto la palpebra +metallica un po' alzata vedo sventolare sul cofano, a prua, il +gagliardetto triangolare tricolore e il suo motto d'oro «_Vincere o +morire_» scintillante nel primo raggio di sole. Zazà che dormiva in uno +scaffale-nastri si sveglia. + +Sporgendomi dallo sportello di sinistra guardo dietro di me la sua +piccola testa intelligente che abbaia bevendo il verde-roseo vento della +corsa nell'aurora. Ghiandusso in piedi sul serbatoio di benzina ha +cacciato la testa nella botola osservatorio della cupola e grida: + +--Come è bella l'Italia, signor tenente! + +--E' la prima volta che la vedi? + +--Sì, signor tenente. + +Valli, vallate, campi arati e praterie, tutto intorno a noi si imbeve di +sole con una avidità verginale, s'imbeve d'un ardore italiano che certo +sembra nuovo alla carne dell'uomo piena di tenebre schiave e alla fibra +dei vegetali che non amano dare succhi allo straniero. + +--Ascolti il motore come va bene, dice Menghini. + +Rumore puro ritmato perfetto. E' quasi un canto. Languido, languido +vellutato, un po' lamentoso per estrema dolcezza, quando il motore fa da +freno in discesa. Ora si sale. Ne gioisce il motore e al suo rumore +aggiunge flauti, clariiini, violiiini. Poi nitriiiti, nitriiiti di tutti +i cavalli scalpitanti che contiene. L'armonia si completa col cigolio di +tutte le costole d'acciaio. Vibrano, le giunture metalliche. Pare sul +rrrrombo del motore il festante cicicicigolio di mille passeri giulivi +che la blindatura imprigioni come una gabbia volante. Quei passeri +d'acciaio vogliono gareggiare coi passeri sbarazzini che godono il verde +della campagna intorno! Eppure ora non decifro più le origini di questo +rumore confuso che certo ha per base il rumore del motore, tanto si è +arricchito d'altri suoni ed è divenuto umano. Ampio rumore febbrile, +dilagante, flebile e aspro che ora s'avventa, c'investe come una ondata. + +--Polcenigo! grida Ghiandusso... tutti i borghesi corrono nella +campagna, verso di noi! Donne, bambini... Quante donne! + +Vivaaaa! Italiaaaaaa! Vivaaaaa! + +Aaaaaaa! + +Sento un tuffo di gioia brutale nel cuore che mi rimbalza in gola. Via, +fèrmati, cuore mio, se non sei un cuore di donna! Il cuore sotto la +morsa della volontà cede ma subito piange silenziosamente, quasi muore +in un vasto lago di pianto. + +Come frenare questa gioia cara tiepida soave che mi punge gli occhi? +Gioia intrisa di pietà e di angoscia! + +Vivaaaaaa! Italiaaaaa! + +--Attento, Menghini, sorveglia la strada, non arrotare i bambini, per +carità! + +Ad ogni angolo di villaggio una folla colorata rorida di allegria +solare. Braccia nude al cielo, fazzoletti al vento della corsa e fiori +che sfiorano la blindata. Polcenigo, Castello d'Aviano e Villetta sono +preziose miniature di villaggi disposti sopra una serie di colline +verdi, basse, flessuose. La strada che li attraversa tutti va su e giù +con grazia disinvolta, curve molli persuasive seguendo le ondulazioni +musicali del paesaggio. La strada bianca ondeggia e freme come un +immenso albero caduto sotto il peso dei suoi villaggi appollaiati a +destra e a sinistra sui rami. + +Vivaaa! Italiaaaaaa! + +Siamo i primi italiani che liberano Villetta. La sorpresa è grande. La +notizia rimbalza di casolare in casolare lontano lontano chilometri e +chilometri collo scatto lungo infilzante dei primi raggi di questo sole. +Corrono a perdifiato contadini e contadine. Mille grida tra i fienili e +abbaiare di cani furenti come per una caccia. Corrono le vecchie. Quel +mendicante con stampelle sembra un pellicano veloce. Pietà, pietà per +quella vecchia trascinata a forza come un sacco dalla figlia +scarmigliata che urla. Finestre sbatacchiate. Sono loro! Sono gli +italiani! E giù per le scale. Ruzzoloni e ressa sulla soglia. + +Vivaaa! Italiaaa! Benedeeeetti! + +Dobbiamo rallentare. Tutta la popolazione è addosso. Passione passione +che ci soffia sul viso come un forno acceso. Siepe di contadine, intrico +di braccia alzate, mani striscianti sulla blindata e unghie che la +graffiano con delirio affettuoso. + +Bevo questo entusiasmo tragico e selvaggio. Cuore mio, fèrmati, se non +sei un cuore di donna! + +Io grido, forzando la voce per dominare il fragore: + +--Grazie, grazie! Viva l'Italia! Abbiamo fretta, lasciateci passare! + +Ma la messe gioconda di braccia e facce impetuose non cede, +s'infittisce, vorrebbe fermarci, abbracciare, strangolare d'amore la +blindata. I miei occhi pieni di lagrime che non riesco a domare ammirano +per la prima volta il fantastico Giardino delle Gioie. Tutte le gioie +della Terra e del Paradiso: Gioia di quella faccia di vecchio con le sue +rughe finalmente distese, riposate stirate come dal massaggio di una +contentezza assoluta. Gioia di quegli occhi verdi di bambina sedicenne +che beve, beve colla bocca e sui denti brillanti la pioggia continua +delle lagrime. Gioia della madre che mescola il suo pianto al pianto del +suo pupo rosso. Anch'esso sgrana gli occhi davanti al dolce sovrumano, +sognato nella culla della fame invernale. Gioia di quella faccia maschia +che si apre ancora tutta tôrta, spremuta dalle mani dell'accanita nera +Lavandaia! E i cani ispirati che si arrampicano a leccarmi le mani. Zazà +si slancia con invidia e li morde. E quel vecchio dal viso come venuto +di lontano, dissepolto. Mi guarda dal fondo nebbioso del suo anno di +dolore che attendeva. Ha le spalle affrante cadute giù, le braccia +aperte come le madonne, le mani morte sorto il peso della gioia di +piombo! + +Cristo, Rabbi vestito di miracoli e di pazzia benefica, Tu che hai +mutato in vino l'acqua delle giarre e moltiplicato i pani e i pesci nel +convito dell'amico tuo, Cristo, Cristo, tu che hai bevuto a larghi sorsi +la gratitudine delle folli guarite, guarda guarda il giardino stupendo +delle Gioie sovrumane che abbiamo creato! Certo tu c'invidii, noi +liberatori di città! Devi, devi invidiarci! Sento che devi invidiarci! + +Hai mai veduto simile fioritura di gioia? + +Non l'acqua, ma il fiele, il fango e la bile avevamo, e tutto mutiamo in +roseti! Per noi, con noi, il Sole liquefa i suoi raggi in sovrabbondanti +capigliature di liquido fuoco sulle campagne beate. Tonde reti di raggi. +Guizzano, si slanciano, mille corridori felici: corrono, corrono +incontro a noi, Erba felice che si mescola di gioia ai capelli ricciuti +dei bimbi nei capitomboli d'oro. Capelli foglie mani palpebre di gioia! +Agili arbusti vibranti come quella bambina pazza di gioia alla terrazza. +E ciglia lunghe imbrillantate dalla linfa d'amore che sale dal centro +della terra a dissetare le città arse dal Dolore: + +--Largo, largo, vi prego lasciateci passare, lasciateci passare, abbiamo +fretta di prendere quelle canaglie! + +--Sì, sì signor tenente, ma vi potete fermare. + +Si sono trincerati sull'altra sponda del Cellina. Sono partiti di qui +ieri sera... Sono sul Cellina, li ha visti mio marito. + +Menghini fa rombare il motore e si apre un varco. Via, via a tutta +velocità fra le penne di gallo e le facce scintillanti di sudore dei +bersaglieri ciclisti che ci hanno raggiunto. Rrrrombi, rrrombi +burbanzosi dei motori fra il zin zin zin zin delle biciclette tascapani +e baionette sbatacchiate. + +--Massacrateli, massacrateli tutti, grida una donna coi pugni tesi. + +--Vivaaaaaa Italiaaaa! + +Fuori dal paese sui globi rotolanti del polverone dorato una visione ci +magnetizza. E' una chiesuola, un'umile chiesuola sopra un poggio che +domina la strada, ma è bagnata d'una luce spiritica estatica, lunare e +solare insieme, una luce d'eclisse o di terremoto. Realmente vediamo, +vediamo realmente la chiesuola presentare le armi con tutte le croci e +tutte le lapidi del suo piccolo cimitero arrampicate in fila lungo il +muricciolo, metalli arruginiti e marmi antichi, così raggianti di gioia +al sole da sembrare nuovi e un po' ebbri di sfarzosa novità! + +Aviano ci ha sentiti venire e prima ancora di scorgere laggiù il profilo +del campanile e delle case sghimbesce vediamo la strada coprirsi del suo +popolo accorrente. + +--Benedeeeetti! Benedeeeetti gl'Italiaaaani! gl'Italiaaaani! + +Entriamo nel paese in un frastuono assordante quasi sospesi sulle ondate +del popolo. Il capitano Raby mi sorpassa facendosi largo colla sua +vetturetta e col braccio alzato ordina di fermarci. Rifornirsi di +benzina e ripulire i motori. Io scendo. Preso, trascinato via dalla +folla agitata affannosa che non dà tregua, insiste, vuole, interroga, +racconta, racconta, racconta. Le donne mi opprimono. + +--Hanno portato via tutto tutto, tutto! Le campane! anche i parafulmini! +e dicevano: Abbiamo comprato tutto il Friuli e tutto il Veneto dai +vostri Generali. Non vi lasceremo che gli occhi per piangere... Oh! gli +ultimi 3 giorni, signor tenente, che strazio!... Gli ufficiali hanno +ordinato ai soldati di portare via tutto. Requisizioni di giorno e di +notte. Sì, anche la notte. Hanno puntato la baionetta sul cuore di mia +mamma! Hanno preso tutto rame, bestiame, grano, urlavano: _O ghent o +caput!_ o denaro o morte! _Muss, muss_ vuol dire: per forza! Noi li +chiamiamo muss quelle canaglie... Se sapesse! un anno, un anno... +Fingere ogni giorno, per non morire! Ma dentro c'era l'odio, quanto +odio, signor tenente! Il prete è stato buono con noi. Aveva molto +coraggio. Io gli dicevo in confessione: Sono colpevole di avere molto +odiato. E lui: «Chi hai odiato?» Rispondevo: «Gli austriaci» «Oh allora» +mi diceva don Luigi, «allora è inutile che continui la confessione, sei +perdonata di tutti gli altri peccati...» Quelle canaglie volevano +prendere le ragazze. Hanno tentato, i primi giorni. Un pomeriggio i +prati tutti intorno erano pieni di urli di donne violentate! + +--Sì al sole, al sole, ho visto io, dice un vecchio balbettante.--Uno +teneva le gambe aperte della ragazza e l'altro si metteva sopra. Ma mia +figlia non l'hanno toccata. Ringrazio la Madonna. Gli ha strappato coi +denti un baffo, a quel porco che l'abbracciava... Per un mese il +colonnello mi ha rifiutato la sporca razione di grano e di pane nero! + +--Sono io, io che gli ho portato via il baffo coi denti! Erano tanto +brutti, tutti. Colle lenzuola rubate facevano vestiti bianchi per +ufficiali... Colle lenzuola di grossa tela ruvida facevano le scarpe! +Sembravano Arlecchini! E le donne, le loro donne, li aiutavano nelle +requisizioni. Tutte puttane con la fascia d'infermiera. Ce ne sono +ancora tre! + +--No, sono sei, bisogna massacrarle! Le pianterò gli spilloni negli +occhi. Dicono che sono triestine, ma sono slave o austriache, bestiacce! + +E' una forte friulana bruna che parla così, grandi occhi azzurri nel +viso sensuale infuocato dall'ira. Mi tira per il braccio. Sono in un +fiume di popolo esasperato, pieno di rancori che scoppiano in moralismi +esagerati. Intuisco anche basse invidie camuffate di patriottismo e +sento l'urgenza d'incivilire, frenare questa massa pericolosa. + +--Ecco la casa di una di quelle puttane! + +Mi volto di scatto e con un gesto rude impongo alla folla delle donne di +fermarsi. Riesco a contenerle sulla soglia ed entro col tenente Cenami +chiudendo dietro di me la porta. + +Al primo piano in un cucinone pulito troviamo una slava piangente +impaurita che si precipita ai miei piedi. La rialzo e battendole sulla +spalla dolcemente la tranquillizzo. Viso banale, pallidissimo, piccoli +occhi celesti e capelli biondo sporco, tirati sulla nuca. E' di Lubiana. +Ha una camicetta di velluto a righe gialle e nere, grembiule nero e +gonna verde. Mi racconta in cattivo italiano che è stata dimenticata ad +Aviano dal fidanzato ufficiale austriaco. + +Le domando che cosa succeda a Lubiana. Mi risponde che a Lubiana si +odiano gli Ungheresi, ma non si amano neanche i Serbi. + +Nel cucinone entra un'altra donna che spiava dalla camera vicina. Si +precipita anch'essa a baciarmi le mani, in ginocchio. E' una falsa +magra, agile, audace, bocca carnosa, bellissimi denti, grandi occhi neri +lucenti. Corpo senza pudore, sessualità insolente, il caratteristico +marchio del bordello, malgrado l'accuratezza seria del vestito. + +--Io sono friulana, signor tenente, sono italiana. Nel paese dicono che +sono slava, non è vero. Mio nonno era di Aviano. Ho ospitato questa +povera diavola, per carità. + +--Non è vero, non è vero, urla la folla nella strada. Non ascolti, +signor tenente. Sono puttane, tutte e due! Bisogna massacrarle, +sventrarle! + +--Non credo che tu sia friulana. Tu sei senza dubbio o ungherese o +austriaca. Parli troppo male l'italiano. Ad ogni modo niente paura, noi +non siamo dei barbari come i tuoi fratelli. + +Esco sul balconcino e mi sporgo verso la folla che ormai è diventata +enorme. Tutti urlano, gridano, agitano le braccia, tendono i pugni, si +mordono le dita. Risento e rivedo nel cielo sfolgorante le tonde forme +di nuvole d'oro massiccio irte di raggi della spaventosa Forza cosmica, +la Vendetta. + +--No! no! italiani, non gridate morte! La morte ha già lavorato +abbastanza! Gridate Vittoria! Non è degno di un popolo civile come il +nostro, il massacrare delle donne! + +--Non sono donne; puttane, puttane, puttane! A morte! Morte! urla la +folla.--Sono venute con gli austriaci a rubare tutto nelle case nostre. +Facevano la spia! Spie! Ci hanno sputato sul viso, hanno sputato sul +nome d'Italia! + +--Lo so, lo so. Sono convinto che sono delle luride prostitute. Siete +italiani e perciò non potete mentire! Ma come italiani non saprete certo +colpire dei vinti. Sono femmine cioè deboli e senza difesa! Noi +ufficiali italiani, non rubiamo il mestiere agli austriaci. Queste due +austriache scontano oggi le loro colpe nel vedere la nostra bandiera +sventolare su Aviano e nell'apprendere da me, da questa bocca e da +questi polmoni, l'irrimediabile sconfitta dell'Austria. L'esercito dei +loro fratelli, padri, sposi o amanti è stato da noi sconfitto per +sempre. Italiani! Noi ufficiali che abbiamo avuto l'onore di entrare per +primi in Aviano, vi ordiniamo di non toccare un solo capello di queste +due donne. Andate, e festeggiate con canti di gioia la liberazione di +Aviano. + +Un urlo feroce salutò il mio discorso. Ma gli applausi scroscianti dei +bersaglieri ciclisti e dei miei soldati si propagarono, e lentamente, +con gesti minacciosi e borbottamenti, la folla si staccò ringhiando, +dalla piccola casa mentre io consegnavo le due donne atterrite e +spettrali a due bersaglieri ciclisti nerboruti. + +--Conducetele indietro con gli altri prigionieri austriaci. Se la folla +le tocca, io vi denuncio al Tribunale di guerra. Capito? + +Quel salvataggio mi costò un cicchetto dal mio capitano che mi cercava. + +--Vieni con me. + +Partiamo in bicicletta. Il capitano mi annuncia che la 12ª squadriglia è +stata massacrata a cannonate a 3 chilometri da qui, nella brughiera di +Santa Foca. L'angoscia accelera la nostra corsa. Vasta pianura +sconfinata, senza alberi. Desolatissimo paesaggio spagnuolo. Quando +giungiamo a S. Foca non troviamo nessuno da soccorrere. I contadini +stanno seppellendo i cadaveri in tre vaste fosse. I feriti sono già +stati trasportati in autocarro. Oltrepassiamo un sipario di alberelli +fronzuti e vediamo le tre blindate piegate sul fianco destro sull'orlo +destro della strada, in fila, a 20 metri l'una dall'altra. Tutte e tre +sventrate. La terza incendiata. Ha dei colori rossicci e canarino. Il +cofano sembra masticato da mascelle titaniche. Fuma ancora. Odore di +panno cotto nell'olio e di carne arrostita. Comprendiamo l'errore del +comandante che in un terreno scoperto non ha distanziato le blindate in +marcia offrendo così un facile bersaglio al fuoco d'infilata dei cannoni +mascherati dal sipario d'alberi di Santa Foca. + +Nulla da fare. Uno sguardo affettuoso alle fosse, e raggiungiamo +pedalando l'8ª squadriglia sull'ultimo tronco di strada che scende nella +ghiaia del Cellina. + +Letto smisurato di fiume torrentizio con tre filoni d'acqua. Non siamo +più in Italia, neanche in Spagna, forse in America. Desolazione, +monotonia di linee tristi. Dune africane. Alla nostra destra gli alti +pali telegrafici, soli segni di civiltà, misurano con precisione nel +deserto del letto asciutto le distanze nebbiose. La loro geometria +metallica da disegno d'ingegneria taglia le piumose sofficità delle +lontananze grige, affamatissime di sprofondarsi ancor più lontano, +calamitando i nostri pensieri e i nostri sguardi. Non scorgo nulla +sull'altra riva. + +Sulla nostra appare l'automobile del Conte di Torino comandante della +cavalleria. Snellezza elegante aristocratica. Dentoni gialli di vecchio +cavallo di razza, sorriso ironico nelle gote di viveur. + +--E' impossibile, capitano. Vede? il mio autocarro arenato. Se non +passano gli autocarri vuoti come vuol fare lei a passare con le +blindate? + +Noi passeremo lo stesso, lo sento. Il Conte di Torino non ha la mia +sensibilità divinatrice. Questa guerra cominciata col lento rosicchiare +d'un terreno conquistato a palmo a palmo tenendo ogni metro con la +lunghezza di un cadavere, deve finire per un prevedibile capriccio delle +Forze in una velocità aggressiva di 10 giorni. Le Forze della Fortuna +amano sorprendere, rovesciare tutte le previsioni, distruggendo ogni +logica. Bisogna come me dare una fede ottimistica illimitata e un +credito assoluto alla Fortuna. Questa vuole ad un tratto avere tutto +l'infinito da respirare, per riempire tutto di prodigio. + +Davanti a questo guado che non può fermarci sento la Fortuna in alto +respirare, respirare a pieni polmoni. Vuole la Fortuna divertirsi con +una generosità di doni sempre più stupefacente. + +Se l'Italia si è insanguinata la bocca e i denti nell'addentare il +Carso, dura pagnotta, ora riceverà nella bocca aperta tutti i pani +enormi e bianchi e divini del suo sogno. Cuore mio, apriti, apriti per +ricevere la smisurata gioia. + +Lo potrai? + +--Ci sono! ci sono! Trincerati sulla cresta! mi dice un tenente dei +bersaglieri ciclisti che iniziano il passaggio del primo filone d'acqua. + +Molti bersaglieri muscolosamente portano in alto, sulla testa, la +bicicletta. Alla nostra sinistra il ponte della ferrovia è spaccato in +due pezzi crollati giù neri nel secondo filo d'acqua azzurro. Il primo +guado è difficile. Ho l'acqua alla pancia mentre spingo il culo della +mia blindata che si siede ogni tanto, ringhia con tutta la rabbia del +motore, si disimpantana per sei metri, poi di nuovo si siede. Ma la +liberiamo. Salto dentro e si corre per un chilometro serpeggiante di +strada sabbiosa nel letto infinito del Cellina. + +Ogni blindata coi suoi uomini che la reggono nello sforzo, coll'acqua ai +ginocchi o alla pancia, col viso grondante sudore e i piedi gelati. A +destra e a sinistra due lunghi cortei di bersaglieri ciclisti in fila +indiana. Strani arabeschi molli formati di innumerevoli ruote e arruffii +di penne di gallo sul letto ghiaioso grigiastro del fiume. Quei due +lunghi formicolii di bersaglieri evocano l'esercito di Napoleone sul +letto gelato della Beresina nelle celebri stampe. + +Top, top, top, top. Il crik! No! no! la binda! Presto un pezzo di legno. +Ora colla corda, un nodo forte. Issaaa oooh. Issaaa oooh! State dietro +alla macchina. Forza alla corda! Tien fermo il legno sotto la binda! +Imballa il motore, per Dio, imballa! Rrrr forza! Rrrrrrr Fooorza! +Personalità del motore, umano, patriottico che vuole, vuole vincere la +resistenza aggrapparsi, sollevarsi fuori dalle rotaie di fango +saponaceo. Il motore suda sbuffa. Fumo acre del suo sudore. Rrrrr +Rrrrrrr. + +Fra le gambe gelate il morbido serico sssss frusciare dell'acqua coi +glugluglu got gatt glan. + +--Un badile! No! no! la pala! Togli le pietre dal parafango sotto la +ruota! Rrrrr! Accidenti non vuol venire! Su forza, un gran sforzo +insieme! + +Subitamente pam pam pam scoppia la fucileria sulla cresta a 300 metri. I +primi bersaglieri sono già appiattati e sparano dietro le loro +biciclette coricate mentre i due cortei d'altri elmetti piumati e +biciclette continuano con calma a passare. + +--Forza, ragazzi! Forza che andiamo su a mitragliarli. Niente paura. +Tirano male, troppo alto! + +Le trecce dell'acqua sembrano cavi metallici. Strappano le mie gambe +gelate. Sento sulle ginocchia le zampine tremanti gelatissime della mia +Zazà che ritta mi implora di prenderla in braccio. Me la metto come un +pacco sotto il braccio sinistro meentre la mia blindata con un gran +colpo di reni balza rrrrombando, rrrrombando fuori dall'acqua. Tutta +fangosa; ma la cupola porta superbamente il fascione tricolore coi +lunghi becchi irritati delle due mitragliatrici che si muovono a fiutare +il nemico. + +--Tutti in macchina presto! e pronti a sparare! + +A 100 metri la mia prima mitragliatrice spara, screstando colle sue +pallottole l'orlo della trincea in collina, tutta vampe, scoppi e +pennacchietti di polvere e fumo. A destra al di là degli Austriaci un +grande aaaaa! Sono i bersaglieri che li prendono alle spalle. Mi volto +di scatto e fermo Locatelli che spara. Ta ta ta ta ta ta.--Feeerma!--Gli +echi ampi e golosi del letto smisurato giocano a palla volubilmente col +rumore della fucileria che ingoiano e sputano liquefacendo gli ultimi +pim pam pam pac pam. Una colonna di prigionieri scende incontro a noi e +ritraversa il fiume. La salutiamo in coro con un ilare: Austria caput, +Austria caput! Poi ci slanciamo sulla strada. A una svolta da una parte +e dall'altra della strada due grandi roghi di fieno incendiato con +spirali altissime di scintille salgono su, su ad arrostire le nuvole +rosse scorticate vive come agnelli, infilzate dai lunghissimi schidoni +del zingaresco sole al tramonto. + +--Via, via Menghini, dentro, tra le fiamme! + + + + +XXI. + +LAVAMI! LAVAMI, O AMORE! + + +Entriamo in Maniago sotto un arco di fiamme. Tutte le facce ne sono +riverberate. + +Vivaaaaa Italiaaaaaa! + +A Maniago passeremo la notte. + +Chiaccherio, saluti, abbracci, fiori. Tutte le famiglie vogliono +ospitarci. Pranzeremo in casa del Sindaco. Poi finiremo la serata in +un'altra famiglia piena di ragazze vispe e loquaci d'una giocondità +affettuosa avviticchiante. + +Si mangia bene, dal Sindaco. Patriota intelligente, forte, solenne, +sessantenne. Faccia italiana con baffoni grigi, occhi neri. La sua bella +figliola agile moretta occhi furbi vivacissimi collaborò col padre +sindaco, per difendere il popolo, nutrirlo, incoraggiarlo. Dirigeva La +casa, turlupinando i comandi austriaci. Dopo pranzo si gioca a tombola. +La figlia si chiama Assunta Siega Riz. Mi racconta colla melodiosa +verbosità friulana le mille astuzie e gli sforzi muscolari per +sotterrare, nascondere in campagna e nelle grotte ogni cosa preziosa. Ha +salvato quasi tutto. Aiutava le famiglie amiche a murare le porte delle +cantine e delle stalle e a rientrarvi ogni tanto per nutrire alla +meglio asini e buoi. Acrobatismi pericolosi, prima colle gambe nude fino +alla pancia, poi le spalle e finalmente la testa. + +Assunta Riz racconta: + +--Malgrado le requisizioni feroci, io ero stranamente contenta, in +questi ultimi giorni. Vedevo gli ufficiali austriaci salire sul +campanile e restarvi delle lunghe ore a spiare l'orizzonte. Quando il +generale Boroevic partì fui sicura della vittoria. Ma l'anno passato +dopo Caporetto, che orrore! I germanici imposero a tutti i bambini dai 6 +ai 10 anni di andare ogni giorno a fare la ginnastica in una palestra! +Bella idea, una ginnastica obbligatoria per bambini affamati! Ma c'è di +più. Tutte le donne furono costrette a cantare in una messa solenne in +onore della imperatrice Zita! Volevano imporre ai preti di cantare una +messa perchè Dio aveva liberato questa terra dagli italiani! I preti +rifiutarono e furono tutti internati. Alcuni spogliati e denudati +dovettero pulire le scarpe agli ufficiali! I bosniaci erano gli +esecutori di queste canagliate. Poi vennero gli austriaci. Banda di +ladri e di speculatori militarizzati. E che ubriaconi, tutti! Ho visto +io sei soldati annegati nel vino di una cantina inondata. Sventravano le +botti a baionettate. Facevano carezze ai bambini per strappare il +segreto dei nascondigli. Ma i nostri bambini fuggivano gridando come +gatti. Che differenza fra la ritirata di Caporetto e quella degli +Austriaci! Gli Italiani se ne sono andati buttando via tutto come gran +signori, mentre gli Austriaci hanno rubato tutto, partendo, come ladri +e pezzenti! + +--Oh gli ufficiali si trattavano bene! I bosniaci, da veri bestioni, +erano i più sacrificati e pativano la fame. Facevano una polenta coi +bachi da seta. Un giorno divorarono tutte le candele di una chiesa! + +--Io ho fatto il mio dovere. Ho nascosto tutto ed ho aiutato tutti a +nascondere. Il nostro buon parroco aveva dato un'eccellente parola +d'ordine: _Obbedite, odiate, nascondete_. Potevano ben venire con le +calamite a frugare per scoprire il rame sepolto! Che ridere alla messa +cantata in onore di Re Carlo! Gli ufficiali avevano uniformi bianche +fatte di lenzuola rubate. L'altare era ornato di frasche verdi. Verde +pure la croce tutta costruita di frasche. In giro, le truppe vestite di +bianco. Nel centro, intorno all'altare, le nostre coperte da letto +rosse. Noi ridevamo, durante la messa, ci pareva di essere in un'immensa +bandiera tricolore. Ad un tratto un rumore nell'aria: tre areoplani +italiani tricolori! Che spettacolo. Gli ufficiali austriaci hanno una +grande paura degli aeroplani nostri. Gridavano fuggendo: «Come! come! +tutto organizzato! Questo è tradimento!» + +Mentre Assunta parla esaltandosi, le bottiglie sante dissepolte sparano +e spumeggiano. Tutti bevono dimenticando gli austriaci. Un rettangolo +sul muro meno polveroso ricorda un divano rubato. Io bevo poco. +Ghiandusso oscilla beato. Devo quasi sostenerlo quando andiamo a finire +la serata in casa della famiglia Martini. + +Tutta illuminata in fondo a quell'orto buio. Vi bollono le danze con +grida, canti e bicchieri rotti. I miei compagni mi hanno preceduto con +gli ufficiali bersaglieri. Tutta la casa è invasa dalla nostra forza +vittoriosa. La razza ha urgente bisogno di riprendere contatto con la +razza. Aderire, aderire l'uno all'altra. Il giardino è pieno di +bisbigli. Amplessi nel buio. Ogni amplesso è un punto chirurgico dato +con frenesia per saldare le labbra dell'immensa ferita. Ah! ah! Bisogna +che presto questo punto della carne della Patria si ricongiunga con +quest'altro punto corrispondente della stessa carne. Io balzo su una +tavola perchè l'eloquenza illumini acceleri perfezioni la grande +voluttà. + +--Quante belle donne in questa casa! quante belle Italiane! Siamo pazzi +d'amore per voi! La nostra forza virile e i nostri baci sono tutti per +voi! O bellezze italiane, labbra della ferita aperta che dobbiamo +chiudere a forza di baci! La vecchia morale è morta! I preti hanno +sempre torto poichè sono amici degli Austriaci! Il prete di Maniago è un +buon italiano, lo so, egli vi perdonerà al confessionale. Ogni bacio che +darete questa sera a un italiano vi procurerà un secolo di gioia, di +più, in Paradiso! Amen. + +Intorno a me dieci tappi di bottiglie di vino spumante trattenuti coi +pollici saltano salutando il mio «Amen» con un incrocio di getti rossi +biondi. + +Innaffiano anche il soffitto docciando le capigliature delle ragazze che +ridono pizzicate sprizzando fra le braccia grigio-verdi. Arterie e cuori +che schizzano entusiasmo. Bottiglie vive, che gareggiano in scoppi di +tappi scappanti. Il vino occhieggia con brilli strani nei bicchieri. + +Finalmente ecco la notte delle notti, la notte che mantiene tutte le +promesse di mille giorni neri e non può finire, e continuerà in mille +altre notti di gioia spensierata! Tutti i cataplasmi sono strappati dal +petto. Abbasso la morale e il pudore! Le donne mature sono più allegre +delle giovani. I vecchi fanno il girotondo intorno a un fiasco vuoto. +Sopraggiunge il farmacista, un mattacchione dal naso adunco, che canta +con voce tenorile. Ha in mano una bottiglia. + +--Non toccate, è veleno, tutto per me! + +E beve a garganella. La nonna panciona e mammelluta gioviale e molle di +ricordi amorosi presiede alla distribuzione della gioia. In cantina, sì, +in cantina esige che il suo seggiolone sia trasportato. + +A forza di braccia, si deve portare anche lei e introdurla in cantina +per una breccia poichè la porta è ancora murata. La nonna ride con +solennità. Le pare di essere un generale ferito che rimane sul campo di +battaglia a comandare l'artiglieria delle bottiglie. Sessantenne e cogli +occhi neri sempre un po' brilli. Alla sua età passare un anno intero +asciutto! Finalmente! Il barcone troppo a lungo in secco potrà navigare +in un oceano di ebrietà. + +Ora insediata nel suo seggiolone tiene le cosce larghe perchè la pancia +non le mandi in bocca le mammelle. Queste non di meno formano una tavola +orizzontale, e vien voglia di deporvi le bottiglie che ella aspetta con +le mani aperte. Le palpa, le osserva. Questa è piena di fantasia, +bottiglia generosa e senza perfidia. Quest'altra sbarazzina, ma +affettuosa, è la bambina preferita. «Non lasciatele cascare, per +carità». E le segue con sguardo materno quando spariscono portate a +braccia su per la scala. + +Sopra, nel cucinone, il nonno, a capotavola fra un esercito di +bicchieri. Penso a un ammiraglio sulla tolda. E' tutto rosso, e il vino +già bevuto ride nei piccoli occhi tutti scintille come alle fessure di +una botte. Ha bevuto, beve, vuol bere ancora, con l'ansia di chi non ha +mai bevuto. La forza del vino sale, sale a dilatargli il petto come la +sua prateria ripresa agli Austriaci. La forza del vino drappeggia di +luce e popola rumorosamente nel suo cervello le lontane belle città +italiane, piazze, fontane, caserme e trattorie che aveva ubriacato di +mille pazzie quando era soldato, anche lui, a far la guerra. Poi con +Garibaldi; e la camicia del condottiero gli sventola rossa nel sogno tra +le vampe rosse del vino. + +--Mi sento, dice il nonno quasi ebbro, mi sento la Primavera e la +Gioventù nelle vene. Sento mille servitori pronti ad aprire, aprire +tutte le sale nella mia testa, nel mio ventre e tanti giardini +profumati che scrollano via l'inverno e mutano mille vesti verdi e +azzurre. Strani questi giardini! Provano e riprovano delle vesti di +lusso di mille colori. Certo per una Domenica in Paradiso! Ma la +Domenica è venuta, e sono in Paradiso! Debbo ballare, anch'io debbo +ballare, ballare! Ma non si può ballare con una pancia come la mia. +Questo anno di digiuno, non l'ha quasi intaccata! Quando vennero gli +Austriaci, io dissi ai miei figlioli: «Ora ci sarà la fame. Ma niente +paura! La nonna ed io abbiamo addosso delle abbondanti riserve di lardo. +Non morremo nè dimagreremo. In quanto a voi, provvederò io e vi sfamerò +colla mia carne, facendo il conte Ugolino a rovescio!» + +Ride il nonno annusando come un bracco il buon odore di fritto che cuoce +nel camino accanto alla polenta che si muove gialla monumentale nel +pentolone. + +--Sembra la pancia della comare Maria. Ora partorirà un nuovo figlio +alla Patria! Un figlio di polenta! Sarà un imboscato! + +Intanto i soldati scuotono e pigiano la danza come l'uva. Ne sprizzi se +Dio vuole altro vino! + +Le ragazze hanno consegnato le belle poppe ai soldati che le +palleggiano, fra le braccia, ballando. Ormai si abbandonano nella danza +con ritmo oblioso d'onde felici che ritornano e battono languidamente +contro roccioni amici. + +Questi cominciano a subire il vino e si muovono con cautela per paura di +ruzzolare. I meno brilli scompaiono nel corridoio. Andirivieni, +miscele, bisticci, risate, risatine, risatone, pizzicati, trilli e +capitomboli, sganasciamenti nel buio. + +Ressa, ressa, poichè si gioca a rimpiattino. «Nascondi tu che nascondo +io!» «Non pizzicarmi così, mi fai male!» «Dammi la bocca!» «Scopri +questo che ti svelerò il meglio!» «Ti dico di no, di no, ma il sì mi +brilla negli occhi, lo vedi. Qui, qui è più buio». + +Un contadino, quarantenne, scherza, balla con Ghiandusso. Questo si +libera ogni tanto dalla stretta e lo scaraventa a terra per celia. La +moglie dell'uomo interviene. Ghiandusso abbraccia la moglie, poi le +versa un bicchiere di vino nel seno. + +--Ma sì, ma sì! dice il marito: ti permetto di baciarla, non sono +geloso. La gelosia non esiste fra Italiani! Avete capito?... La +gelosiiia non esiste fra italiani! Mia moglie è tua, anzi nostra! Piace +a lei, piace a me! Baciala. Sono forse becco, io? Macchè! Eravamo tutti +becchi! Ora siamo tutti amanti fortunati! Balliamo tutti, stretti, +stretti, stretti! + +Dietro ad ogni porta nella penombra, tumultuava l'amore. Così si +ricongiungono con ardore bruciante sublime e divino le carni della +Patria! + +Avevo ballato anch'io con una bella ragazza gracile, il cui pallore e +gli occhi neri, grandi un po' febbrili sotto il peso della capigliatura +castana, mi piacevano. La ritrovai nella baraonda verso l'una di notte. +Mi stringe la mano dicendomi: «Vieni con me». La seguo nel corridoio su +per una scaletta fino al terzo piano dentro la sua camera da letto. +Ansante, ma con movimenti decisi, come seguendo una sua volontà +irremovibile, chiude dietro di me la porta a chiave. Ci si vede poco. + +Intuisco e fiuto il letto fra le luci palpitanti del lumicino ad olio di +una Madonna rosea-blu. + +--Mi chiamo Graziella, mi piaci, baciami. Baciami tanto, tanto, tanto! +Ho sentito tanto parlare di te, sai! Da una mia amica che sta a Roma. +Sei un grande poeta, un uomo celebre! Come farò io a piacerti? + +Poi buttandomi le braccia al collo mi strinse forte e subito il suo +pianto si ruppe con singhiozzi laceranti, dolorosi, atroci che non +finivano più. + +--Vieni! mi sussurrò, e mi guidò per la mano verso il letto, nel buio. + +--Sono pura, sai, pura, come la mamma mi ha fatta. Ma una di quelle +canaglie... + +Non potè continuare tanto i singhiozzi la soffocavano: + +--Ma una di quelle canaglie ha tentato una notte di prendermi. Era +alloggiato in casa! S'era nascosto nel vano della finestra. Entrai in +camera senza accorgermi di nulla e mi svestii. Quando fui in camicia +quel porco mi venne addosso. Non è riuscito a prendermi, no! Ma mi ha +sporcata, sporcata, sporcata!... Io gli ho addentato la guancia! Allora +si è fermato. Sanguinava. Bestemmiò in tedesco e mi diede un pugno +tremendo, qui. Guarda! + +Graziella si scoprì il seno, singhiozzando. + +Io non vidi bene, ma sentii sotto le dita una tumefazione sul bel seno +eretto morbido e ben tornito. + +--Vieni, amore! Sono tua! Lavami, lavami, con tutti i tuoi baci! Lavami +tutta! Voglio che tu mi lavi tutta con la tua cara bocca italiana! + +Si svestì tutta, mi prese fra le braccia senza ritrosie. + +Non aveva nessuna gradazione nell'offerta della sua nudità. Una volontà +cocciuta governava la sua passione d'amore purificatore. + +--Sono tutta per te! Se ti piace... Ho deciso così, in quella notte +infame. Giurai alla Madonna che mi sarei data al primo Italiano +vincitore che mi fosse piaciuto. + +Senza fine la baciai, la baciai, mentre Graziella implorava come in +sogno con una voce monotona quasi meccanica piangendo felice. + +--Lavami, lavami, lavami, amore, lavami! + +La camera si gonfiò di delirio e di fantasia. Navigava in cielo, forse +rapita dalla corrente della via Lattea. Notte illimitata, ebbra di +sublime. Notte fuori dallo spazio e dal tempo. + +Il corpo di Graziella era morbido, elegante, snello, e rovente. Vibrava +graziosamente sotto le carezze, moltiplicando i suoi profumi di terra +felice d'essere riconquistata. Era veramente il dono della Vittoria. + +Non avevo amore per Graziella, ma una frenesia di spirito e di nervi +travolgente, tenerissima. + +Mi accinsi alle più meravigliose voluttà con tutte le delicatezze e +insieme uno strano impeto brutale e anche un allucinante slancio +artistico fatto di preziosità stilistiche e di cadenze musicali. + +--Lavami, lavami, amore! + +Fui un fabbro impazzito e un maniaco cesellatore. Ero fuori d'ogni legge +sociale umana o divina come un gallo contento con la gallina ideale del +pollaio mio. + + + + +XXII. + +FIUMI, CAMPANE, DONNE E MITRAGLIATRICI INNAMORATE + + +--Ricordati, Ghiandusso, che l'interno della 74 deve essere pulito, +scintillante, in ordine come il letto di una sposa. + +--Guardi, signor tenente, sembra proprio il letto d'una sposa... ma la +sposa non c'è! + +--La sposa ci sarà, presto... E la vedrai dentro coricata, nuda, più +bella di tutte le donne del mondo! + +Ghiandusso sorride senza comprendere la mia frase sibillina, poi con +voce materna: + +--Per ora ho coricato dentro la Zazà che ha tanto freddo colla sua +pancia grossa, grossa. Guardi come dorme sotto le coperte. + +Alle sette, partenza in un brusio di voci contradittorie. Si dice che +gli Austriaci giunti la sera prima sul torrente Arzino hanno durante la +notte precipitosamente fatto marcia indietro per trincerarsi sul Meduna. +Sono dunque a pochi chilometri! Tanto meglio! Tanto meglio! Li +mitraglieremo sul Meduna. I nostri motori gareggiano coi pedali sportivi +dei bersaglieri ciclisti sulla strada bianca che attraversa la brughiera +deserta. Il sole che sale dietro noi ci imbriglia coi suoi raggi rossi. +Il capitano Raby, esperto comandante di blindate, ha dato ordine di +mantenere le dovute distanze fra le blindate. In terreno scoperto +bisogna evitare di offrire un grosso bersaglio ad un possibile agguato +di artiglieria. Da conoscitore di forze, quale io sono, penso che spesso +gravissimi pericoli s'imboscano nelle ore di più spensierata sicurezza. +Faccio chiudere sportelli e feritoie malgrado il caldo crescente per +abituare gli uomini a sopportarlo in un eventuale combattimento. Mi +volto per controllare attentamente la disposizione degli uomini, delle +munizioni, la scorrevolezza della cupola girante. Menghini, al volante, +attira la mia attenzione attraverso l'occhio orizzontale della blindata +sotto la palpebra metallica alzata. + +--Guardi, signor tenente, in fondo alla strada bianca, a un chilometro, +il Meduna. C'è una folla. Donne, donne, una quantità di donne e bambini. +Gli austriaci se la sono svignata. + +Vocio confuso che cresce, cresce, cresce. Laggiù una marea bianca, +rosea, rossa di donne vocianti che si accalcano. A destra, a sinistra ne +giungono altre. Sentiamo che a 20, 30 chilometri in giro i casolari si +sono vuotati. Le grida diventano fragorose nello spiralico polverone +aizzato dalle gonne che spazzano la strada e dalle braccia che agitano +fogliami. Entusiasmo sanguigno, allegrissimo, esasperato che suona sul +metallo della blindata, penetra come un vino gazoso dalle feritoie. +Apro lo sportello e cogli uomini a terra, presi nella risacca impetuosa +della folla, spingiamo la blindata nell'acqua diaccia che corre +distratta. + +Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaaa! + +Il sole partecipa come un baldanzoso burbero benefico alla festa +clamorosa. Con una folle raggera di frecce aguzze affilatissime il sole +accende le mille vesti colorate e i visi di rosso sudore lucente delle +friulane e il drappeggio azzurro delle gonne nel gorgogliare dell'acqua +corrente. Le popolane si alzano le gonne e le agganciano alla cintura. +Godono i polpacci agili nella gelateria dell'acqua che moltiplica i suoi +ssssss gggggg got got glu glu glu glu flav got ssss gggg flic flacpluf +pluf plaf imitando e riassumendo rumori, suoni di bottiglie, sorgenti, +cascate, arpeggi, camini invernali e il bisbigliar degli innamorati +sotto le frasche ventose. Il guado è meno praticabile dei precedenti. La +mia 74 s'immerge, quasi naviga. Abbiamo fasciato il motore. Ma il sole +propaga su di noi una così maestosa ascensione di raggi sulla nostra +testa con un così trepidante ardore sulle spalle, che le forze sono +centuplicate. Molte donne speravano di salvare le loro gonne di lusso e +le hanno su, su arrotolate come sipari di teatrini burattinai sulle +ginocchia e sulla pancia. Ammiro i muscoli tesi sotto la carne rosea +delle forti cosce di quelle che tirano la corda. Altre sono proiettate +in avanti con sforzo atletico tirando con noi i parafanghi. E le +bambine fragili hanno l'acqua al petto. La corda danza ad ogni impeto +del motore che rrrrrruggendo, rrrrrrrrruggendo vuole disincagliarsi. +Zazà guaisce, abbaia nuotando come un bariletto nell'acqua gelata +perfida e cattiva che tira a sinistra. I bersaglieri che guadano in fila +a destra e a sinistra depongono le biciclette e corrono ad aiutarci. +Gioia gogliardica nello sventolio delle penne di gallo sugli elmetti +tintinnanti contro i fucili i tascapani, fra il chiaccherio affannoso e +le risate dell'acqua più donna delle donne che beffeggia e spumeggia +perle, gorgheggi, zampilli in bocca e fra i capelli sciolti sulle +natiche fuggenti fra i pizzicotti bersagliereschi. + +--Tutti insieme, un ultimo sforzo! urlo io comandando la manovra con +l'acqua alla pancia. + +--Issaaa-ooh! Issaaa-ooh! Menghini, imballa il motore! Imballa! Imballa, +per Dio! + +Tre bambine capitombolano nell'acqua. La più piccola, dodicenne, scivola +via travolta; ma un bersagliere si slancia e con una zampata la ripiglia +e la solleva pel culo! E' fuori sul greto: piange, ride, tra le pedate +delle donne e dei soldati che su, su tirano finalmente fuori la mia 74. +Vivaaaa! Vivaaaa! + +Le rudi friulane ignorano la stanchezza; sono oramai centinaia, +centinaia intorno alle blindate nere che guadano. Il sole, immaginoso +pittore, si diverte a raddoppiare il rosso, il verde, il viola, lo +scarlatto, il giallo canarino di quelle donne agili, rozze, quasi +selvagge figlie del Meduna, sorelle di quelle acque selvagge e +capricciose; ma felici di tradirle per salvare i forti motori metallici, +aggressivi che le hanno innamorate. Strepitano di rabbia maschia i +motori col tempestoso martellare degli stantuffi e gli scoppi dei +brrronchi e il catarro prrrorompente in vapore, irritatissimi di dovere +a delle donne e alle loro fragili liquide braccia, la liberazione. +Comprendono a mala pena, i motori, che mitraglieri e bersaglieri non +bastano; occorrono donne astute per vincere le astuzie femminili della +ghiaia, maledetta donna femmina femminile che minaccia ogni slancio +maschio rigido e veloce. + +Il sole ha genialmente composto il quadro. Sulla lunga fascia azzurra +d'acqua che lo attraversa orizzontalmente sei blindate nere, ognuna con +la sua ghirlanda convulsa di donne colorate. Tra blindata e blindata +perpendicolarmente sei arabeschi lunghi di biciclette, penne di gallo e +fucili arruffati simili a lunghi reticolati in moto. La simmetria è +rotta, nell'alto del quadro a destra, dalla vetturetta del capitano +Raby, strano canotto nell'acqua verde. + +A sinistra nel basso del quadro l'ultima blindata sembra un sottomarino +emerso col suo chiosco-torretta. Vicino a questo un autocarro sembra un +veliero capovolto. + +Il quadro è anche sonoro poichè ecco la sua polifonia tocca l'apice di +tutti gli acuti in un Vivaaaaaaaaaaaaaa! + + * * * * * + +Poi silenzio. Pochi minuti, le friulane, sedute sulla riva conquistata, +si riposano contemplando. Appena la gioia pazza è sedata, di nuovo in +macchina verso un suono strano gemente, umano e non umano, profondo e +aereo, inesplicabile, venuto di lontano di sotto terra o dal cielo, il +suono mi fruga nel petto, cerca, cerca, trova e mi pugnala il cuore di +una dolcezza straziante acutissima... Sole! sole! + +Sole! Sole! Sole! che galoppi nell'incalcolabilmente vasto e desolato +letto del Meduna, gridami, spiegami, quale nuova polpa di gioia hai +preparato davanti a noi, dietro l'altissima muraglia fulgente del cielo +tuo? + +Il mio motore si slancia. Sapere, sapere, vedere, conoscere. Abbiamo +terrore di te, nuova Gioia! Vorremmo fuggirti, eppure già ti beviamo con +le nostre orecchie assetate, liquida delizia sonora! + +--Oh! nulla, nulla, o almeno poca cosa! mormora il cuore. E' una piccola +campana italiana che piange e ci saluta... umile dono della bella Italia +liberata ai suoi liberatori! + +La vediamo. E' una piccola campana da campaniletto di cappella boschiva. +La dondola fra le mani con fatica una esile vecchia tutta bianca, +vestita di nero. La piccola campana è tutta sporca di terra poichè fu +dissotterrata, un'ora fa, da quelle stesse mani rugose. Sembra un vaso +di fiori capovolto, ma ne fioriscono, fioriscono, tante piccole rose di +suoni, piccole rose di tenerezza, invisibili ma penetranti e che si +spandono: profumo di suono dell'azzurro inebriato. Ansimando, la mia +macchina si ferma davanti alla vecchia, senza che Menghini al volante lo +abbia voluto. Motore magnetizzato! A destra e a sinistra si svegliano +timidamente piangendo altre campane, soavi, languide tremanti e sfinite +dalla dolcezza. Accorrono, s'affrettano. Laggiù sotto quei castagni, la +sento venire! La vedo! Questa è più grande ed è infilata in un ramo che +due donne vestite d'azzurro portano, incespicando nelle zolle. + +Din din daaan daaan din dan din dan. Intanto la vecchia dondola dondola +la sua piccola campana. Ha un suono più limpido, più liquido, +trasparente di cristallo e d'acqua. + +Forse il metallo non fa che continuare il flebile tinnire delle lagrime +che beve. Piange la vecchia dondolando la sua campana. Quasi cade, per +stanchezza, trascinata giù dal peso ondeggiante e i capelli bianchi le +coprono il viso pacificato. Non ci guarda. China sorveglia meravigliata +i bei suoni melodiosi che le gocciano dal cuore. E' lei, lei la prima, +con la prima campana! Certo è fiera di sentire e vedere che tante tante +compagne vengono da tutti i punti dell'orizzonte ruzzolando giù dalle +colline e sgorgando dalle valli per suonare, e suonare, suonare senza +fine e lagrimare, come le nuvole d'autunno che hanno troppo bevuto, come +gli occhi che hanno troppo aspettato. + +Din dan, din dan dan dan din din. + +Tutte le campane sono ormai salvate. Questa più grande comincia con +rintocchi lenti, quasi paurosi spandendo un tremolio sonoro; ma presto +si fa animo. Dan! Certo quasi non crede alla realtà prodigiosa. E' stata +nascosta un anno sotto terra in fondo all'orto del prete con tre botti +di buon vino spumante da quella furbacchiona della perpetua. Le pioggie +hanno fatto trasudare le botti e la campana si è consolata, così, nelle +buie notti opache, sotto terra. Ora è un po' ebbra, le trema la voce. + +E' tutta abbagliata dal gran sole. Un'ora fa, un'ora fa con zappe e mani +unghiute l'hanno dissepolta. Su, presto, ragazzi, forza! Tira su, tira, +tira! E' fuori, santa Madonna! Prendi la corda! Giovannino, monta +sull'albero! A quel ramo grosso! Presto, fa presto, vengono gli +italiani! Sono al fiume. No, no eccoli, eccoli, vengono in automobile, +senti il rumore della macchina! Attacca, attacca forte! + +Certo, si sentivano rombare i motori nostri e lo spavento di non essere +in tempo affannava il ragazzino che con tutta la forza delle mani deboli +stringeva i nodi. «Suona, suona, suona, per la Madonna!» gridavano sotto +l'albero. E il ragazzino non riusciva, si disperava, quasi piangeva. Ma +ad un tratto lanciandosi giù si appese colle mani al batacchio come un +appiccato ed ora, su e giù, su e giù, buttando in alto le gambe; e le +mani gli sanguinano lacerate, e finalmente suona, suona, suona. + +Dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan +dan dan dan. Il parroco è sotto, pallido, con braccia cadute, le mani +aperte la veste tutta infangata. Ci guarda con gli occhi fissi, +inebetiti. Parroco sì, prete sì, ma Italiano. Un altro prete viene +laggiù col pasto che crolla. Ogni tanto si ferma a riprendere fiato. +Pietro, il suo campanaro trascina una grossa campana che tintinna sui +ciottoli. + +Sono vecchissimi tutti e due. Le donne vorrebbero aiutarlo, ma si +rifiuta il campanaro e tra la folla che si apre vuol trascinarla lui, +portarla lui fin sotto le ruote della blindata. Nell'ultimo sforzo alza +la testa, mi guarda trasognato, poi cade bocconi e il cuore gli si +spezza in singhiozzi atroci. + +Dan dan dan dan dan dan dan. + +Allora il vecchio prete si fa largo e alzando la mano che trema dice: + +--Signor tenente, l'altra, la bella, la grande campana, non l'abbiamo +potuta portare... Non è sotterrata, ma è così a fior di terra, davanti +alla nostra chiesa. Su quella collina... vede? Non può vedere, ma la +vedrà... Un anno fa il colonnello austriaco, quella canaglia, che Dio +non gli perdoni, è venuto a prendermela coi soldati. Prima ho +supplicato, poi ho detto a quelle anime dannate che non potevo, non +potevo dargli la mia campana. Allora i soldati hanno sfondato la porta +della chiesa e sono saliti sul campanile. Subito io chiamo tutti i +contadini e le contadine, e tutti in ginocchio, e io gridavo; ho poca +voce, signor tenente ma gridavo: «Se Dio c'è ancora sull'Italia, Dio non +può permettere che la campana sia strappata! Non sarà, non sarà, non +sarà strappata!» Urlavo, urlavo: «Non sarà, non sarà strappata!» Che +brutto momento, signor tenente! I soldati ridevano e sghignazzavano +dall'alto del campanile. Li vedo ancora che gridano in tedesco ai +contadini di scansarsi. Tutti piangevano. Hanno rotto il muro, quelle +canaglie, per staccarla. Poi giù, l'hanno buttata.... Che urlo e che +fragore! La grande mia campana è caduta giù, ma era tanto pesante e +c'era stata tanta pioggia, ed è entrata, entrata, dentro dentro nella +terra. Non si vede quasi più. Ma ora viene il bello, signor tenente; e +rido ora come allora non piangevo più. Gli austriaci coi buoi con le +corde, con le leve, coi cavalli, cogli asini--ci avrebbero messo sotto +anche tutti i porci delle famiglie loro che son porci--hanno tirato, +tirato la mia campana per un giorno e una notte! Ma la mia campana non +si è mossa più. Questa è l'altra, la più piccola. Gennaro falla sonare. +Su, forza, ti aiuto io. + +Intanto un bambino s'avanza verso di noi tirando colle due corde sulle +spalle e intorno alle braccia un asinello e una vacca magrissimi. +Vissero un anno murate vive, quelle due bestie, in una specie di +nicchia, nutrite da quel bambino che penetrava di tanto in tanto per un +buco. Non stanno troppo male. Guardano attonite la campagna e soffiano. +Mentre un contadino attacca al loro collo due campanacci pesanti. Vorrei +implorare pietà per l'asinello che certo non reggerà allo sforzo. Ma chi +mai può sentire la stanchezza, ora? E le due povere bestie vengono +avanti suonando suonando: + +Dan - dan - dan - dan - dan - dan. + +La polifonia delle campane che si moltiplicano prodigiosamente cresce, +si gonfia fondendo insieme tutte le stranezze e tutti i languori +nostalgici di quei suoni patetici. + +Non sono più campane poichè sepolte, strappate dai loro campanili e +vaganti nella campagna. Riscossa tragica della gioia generale. Esprimono +col loro suono ogni brivido, ogni singhiozzo, ogni tormento, ogni +angoscia tipica d'infiniti corpi umani contorti da spasimi diversi +d'attesa, dolore, tortura disperazione speranza felicità. + + + + +XXIII. + +MASSAGGIO DEL CORPO DIVINO DELL'ITALIA + + +--In macchina, in macchina! grido ai miei soldati. Al volante, Menghini! + +Guardo energicamente negli occhi bagnati di lacrime dei miei soldati. +Hanno capito. Hanno capito. Poi ammonisco rudemente il mio cuore: «Hai +avuto ragione di piangere, cuore mio, ma ormai sei inzuppato di lagrime +come un fazzoletto d'addio. Basta! Non piangere più! Oggi è giorno di +guerra! Abbiamo vinto, bisogna stravincere! Hai abbastanza subìto +l'incantesimo sonoro. Non sono campane! Strappate dai campanili, +sotterrate con furia gelosa, esse rinascano mutate! Sono i bronzi +melodiosi del genio Italiano che non poteva subire manipolazione +straniera. Conservarono sotterra il timbro profondo e l'ampia virtù +suggestiva. E' il genio della nostra razza che risuona ancora intorno a +noi. E' la forza creatrice italiana colla sua commovente elasticità di +balzi armoniosi, le sue arrampicanti fioriture di note che sanno l'ampio +anfiteatro di echi carnali del golfo di Napoli, e le cadenze flessuose +delle colline toscane, e i burroni muggenti d'organo dei valloni +abruzzesi. Non piangere! Canta, o mio cuore! Canta, batti, romba +rotolando tutte le erre d'una furente velocità. + +«Senza nostalgia, senza languori, senza abbandoni mistici, lontano dalle +Madonne e dai campanili! Ricordati che nelle città, altre campane +prostitute vorrebbero aizzare con falsi annunzi di pace prematura +gl'interni salvatori dell'Austria passatista! Sia il tuo canto un +martellare, preciso, rettilineo che scalando il cielo, su, su, colpisca +le vetrate delle chiese perchè il cristallo infranto si sganasci +anch'esso annunciando la nostra vittoria! Su, slanciati, mio cuore +motore, su questa bella strada che taglia le più ricche, eleganti +variopinte campagne della terra! Sono i capelli sparsi dell'Italia +Divina! Noi ne conquistiamo il seno, le belle spalle, su su, verso le +due braccia tornite, tanto tempo incatenate e la mano sinistra +inanellata di mare: Trieste!... e la mano destra più rude e muscolosa: +Trentino!» + +O Italia, o femmina bellissima viva - morta - rinata, saggia - pazza, +cento volte ferita e pur tutta risanata, Italia dalle mille +prostituzioni subìte e dalle mille verginità stuprate ma rifiorite con +più fascino di verde pensoso e di ombrie pudiche. Sono io, io il +futurista che primo ti libero il petto baciandolo col mio delirante +amore! + +Cosmica fusione del mio corpo col tuo! Ti sento, ti sento, ti sento! Ti +prrrrendo, ti prrrrrendo, ti prrrrrrrrendo! Sei grande, grande, lo so, +e non ti posso tutta contemplare! + +Eppure, senza sognare senza perdere la ragione, t'immagino tutta, ti +vedo! Questa rosea carta geografica, che ho fra le mani, vibra, vibra, +mentre io corro nella mia blindata. Vibra l'elegante forma rosea sulla +carta! Non è più carta, diventa carnosa! Freme, respira, palpita e +spalanca sempre più le braccia nella crescente e trasfigurante velocità +del mio motore in sogno! L'impeto virilissimo di questo mio motore che è +insieme cuore, sesso, genio ispirato e volontà artistica, entra in te, +con rude delizia per te, per me, lo sento! Sono lo strapotente +genio--sesso futurista della razza tua, il tuo maschio prediletto che ti +ridà penetrandoti la rifecondante vibrazione! + +Ah! se potessi avvilupparti tutta in un unico immenso bacio, sintesi +ultima di tutti i baci che la tua bellezza florida ha suscitato nei +padri, dei padri nostri e in quelli morti per te e nei 500 mila eroi +dell'Isonzo, del Carso, del Piave. + +Non sono pazzo! Nè allucinato! Creo, creo il tuo fantasma, la tua statua +che non è di bronzo, nè di terra, ma umana, viva, di carne. E' forse un +pazzo, lo scultore geniale? Tale io sono, ispiratissimo, ma con lucido +controllo tenace e sapienza di mezzi! Con questo bollore di sangue che +ridipinse il mondo, con questa respirante carta geografica, e con una +piccola lettera d'amore bagnata di sudore sotto la mia giubba, e forse +di lagrime, poichè è la lettera di un'amante ideale, una italiana, che +mi scrive il suo pazzo desiderio di cancellare Caporetto!... Con questo, +con questo, io compio il miracolo!... + +Sì, sì, Italia! Ho sotto la giubba una lettera d'amore! E' lei che mi +scrive! Una Italiana! Bellissima! Non la ricordi? E' tua figlia. Ti +somiglia. I suoi capelli hanno la morbida serica fluidità dei tuoi +boschi. Pensa al più sognante declivio della tua più languida collina e +ti sarà facile immaginare quelle guance tenere sensuali calde di pesca e +magnolia. Soltanto certe curve dei tuoi fiumi ricordano un poco l'invito +sinuoso delle sue labbra! La sua voce evoca il canto delle onde notturne +nello stretto di Messina udito da un areoplano volante a 1000 metri. +Lenti archetti di dolore su violoncello d'oro giocondo. Glauche chitarre +di roccia con lunghi accordi d'acque che s'infrangono. Arpe elastiche di +vento con pizzicati di lampi allegrissimi. E piangenti clarini smarriti +in meandri di pazzie colorate. + +Lei! Lei! Se cammina, ondeggia come un fumo lieve innamorato del cielo. + +E' tua figlia, o Italia! Le parole carezzevoli della letterina sua +tremano sul mio petto, insorgono, susurrano, suonano. Sono le sue +tenerezze che odo, ma anche le tue, le tue! Sei tu che rispondi ai miei +baci, tu, Italia, che mi gridi con le sue parole: Amore, amore, amore! + +La mia passione parla così nella velocità amorosa della mia blindata 74 +che attraversa correndo i villaggi e le loro schiumanti ondate di grida, +braccia, fiori, campane agitate. + +--Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Dan dan dan. + +Ti prendo, ti prendo, ti prendo, Italia! E sono geloso di te, geloso! +Tutti ti amano, tutti ti amano, tutti ti vogliono! Io ti voglio per me! +I miei soldati hanno strani visi pieghettati arsi da un forsennato +desiderio di te! Sento l'acciaio di queste pareti bruciare di voluttà +per te! L'occhio orizzontale di questa mia 74 d'acciaio già si muta nel +delirio in una calda bocca dalle potenti labbra affamate di te! Stride e +strilla tutta la mia blindata! Ha un tono quasi brutale! Non sa più +contenere la sua follia per te! + +--Sono io, son io che ti bacio! urrrla la mia blindata 74--Sono io che +ti bacio! Io sono la bocca d'acciaio veloce che scivola sulle morbide +colline del tuo seno, sulle ben tornite montagne delle tue spalle, +baciandoti tutta, avidamente, con lussuria! Sono io che ti bevo e mangio +tutta di baci minutissimi rapidissimi, Italia mia, donna-terra saporita, +madre-amante, sorella-figlia, maestra d'ogni progresso e perfezione, +poliamorosa - incestuosa, santa - infernale - divina! + +In sogno ho ascoltato queste stridenti parole d'amore della mia +blindata. Ma bruscamente morso dalla gelosia urlo: + +--Via! Basta! non facciamo scherzi! Non ti permetto queste libertà! E' +mia, è mia, comprendi? E' tutta mia, l'Italia bella! E' da tempo, da +tempo, da tempo che l'amo, d'un amore preciso - confuso, eterno - +istantaneo! Profondo amore spiritualissimo, religioso! Un amore in +ginocchio, prosternato e insieme un amore sensuale tutto morsi, baci +graffi carezze rudi! Un amore che s'infittisce e s'insuccolenta, +ghiotto, ghiotto nell'Italianissimo sugo d'un buon piatto di spaghetti +alle vongole napoletano! Tu non sai cosa vuol dire assaporare con mille +labbra l'Italia nel giallo risotto alla Milanese e nel polisaporico +minestrone! Dopo lungo girovagare di lingua e di palato fra le plagiarie +insipide culinarie estere, godere un piatto italiano! Ah, ah! Questo è +un amore senza confine ed ha le smisurate minuziose e chilometriche +voluttà del sole quando in Agosto possiede la Terra!... + +Ed anche la girante oleosa carezza d'un battello a vapore che beatamente +prende in giro colla sua scia l'isola di Capri, mammella della Terra, +emersa dalla tenerezza lunare come da una serica camicia ideale! + +Non bisticciamoci, mia cara 74! Non sei una bocca! Tu sei l'alcova +d'acciaio veloce, creata per ricevere il corpo nudo della mia Italia +nuda, che ora, con grazia, per i graziosissimi piedi trascino dentro, +dentro, dentro di te! E' già dentro, e fra le mie braccia! + +I villaggi salutano il mio amore irruente, eloquente, e vittorioso. + +--Vivaaaa! Vivaaaa! l'Italiaaaa! Dan dan dan. Han ragione quei villaggi +di acclamare, elogiare la mia amante divina! Tanto bella così, assopita! +Ma un po' stanca per i troppi baci e le carezze accanite! Giovane, +fresca, come prima della schiavitù. Languidamente ha concesso il suo +corpo al massaggio sapiente della nostra offensiva. Abbiamo subito +ottenuto la rimozione delle piccole rughe che deturpavano i suoi +fianchi. Le nostre ruote ora premono come pollici veloci sulla sua pelle +ancora un po' insensibilizzata da un anno di nefasta cocaina. Il +massaggio fu in un primo tempo feroce. A cannonate, sì, a cannonate +praticammo nella palpebra destra istriana il taglio d'una piega +sovrabbondante di tessuto, poi ricucimmo i margini della ferita con +punti fitti e sottilissimi di spie. + +L'Italia porterà gli occhiali affumicati per qualche anno, poi la +cicatrice rossastra sopra e sotto la palpebra sparirà. Per affrettare, +un colpo di pastello e di legislazione geniale. Intorno alla bocca che +ha nome Piave vi fu gran fervore di lavoro. Con un bombardamento sul +labbro superiore, Caviglia massaggiatore esperto, incise e asportò +triangoli di tessuto carnoso nel punto di congiunzione tra il labbro e +il naso: Vittorio Veneto. Questo massaggio non soltanto restaurò, ma +abbellì. Fu così aumentata la potenza espressiva della bocca Piave. + +Tirammo a pulimento e riducemmo a forma rettilinea colline rincagnate. +Colle mitragliatrici, fra poco, faremo abbondanti iniezioni per +correggere le depressioni della linea frontale. Il piombo iniettato si +trasformerà in tessuto connettivo. Livelleremo gli incavi e le +depressioni morali del bel collo pieno di volontà. Tramuteremo il mento, +un po' molle, in mento pronunciato, volitivo audace insieme e piacevole. +Ora la squadra ci aiuta cannoneggiando incisioni nelle regioni capellute +sopra gli orecchi - golfi Adriatici. + +Presto, presto, si spianino a cannonate le rughe frontali scavate dal +dolore. Un colpo di lancetta qui, uno strofinamento di ruote là, e sarà +compiuto il perfezionamento dei suoi connotati femminili. Voglio ridare +al viso della mia Italia la tinta dei cieli di Sicilia. Già mi scivolano +fra le mani gli aliti africani usi a fasciare i fianchi dell'Etna. Ho +anche a mia disposizione questo morbido cielo, panno impregnato di +soavità misteriose... Non sono forse io il padrone assoluto di questo +universo diventato per me un prodigioso Istituto di bellezza? A 50 o 60 +chilometri sulla mia destra posso prendere il mare, morbidissima spugna +azzurra inzuppata di lozioni orientali. Ecco col mare-spugna azzurro +cancello le lividure e le arsure del viso dell'Italia che riprende la +freschezza saporosa della gioventù. Poi l'accarezzo con questo cielo di +panno imbevuto d'Oriente illanguidito. Il viso si assopisce. + +--Menghini, come va il motore? + +--Senta, signor tenente; canta come un flauto. Tuvvvvvvvv Tuvvvvvv +vrrrrrr vrrrrrrr. + +Il motore aveva come me sete, sete, dopo tanta passione bruciante. + +Fiuto la maestosa, freschissima bevanda saporosa d'azzurro: il +Tagliamento! Se il ponte del Torrente Arzino è ancora in piedi saremo +presto al Tagliamento. Presto, giù per le discese a zig-zag e nelle +grandi S temerarie della strada, correva la mia 74 girando intorno alle +colline sempre più aspre e rocciose che prendevano arie di montagne +imprevedute con roccioni strapiombanti, svolte, svolte, e svolte. + +Ad una spasmodica velocità, come il sangue corre nelle vene, correvamo +nelle vene dell'Italia, su e giù per i suoi muscoli saldi. Era fuori di +noi l'Italia, ed era anche nella blindata, addormentata fra le mie +braccia, col suo placido respiro melodioso. Tuvvvvv Tuvvvv.... + + + + +XXIV. + +UN PARTO IN BLINDATA + + +In volata coi bersaglieri ciclisti che corrono a destra e a sinistra +delle blindate sentiamo tutti che s'avvicina per noi l'ora di un urto +violentissimo col nemico. Sentiamo che sull'Arzino e sul Tagliamento gli +Austriaci ci sbarreranno la strada di Stazione per la Carnia, tentando +così di impedire la cattura d'un'armata di circa 50.000 uomini e +relativo carreggio cavalli e bestiame in marcia da Gemona verso il +corridoio di Chiusaforte e Tarvis. + +La partita è magnifica. Una frenetica passione sportiva ci invade. Il +record da vincere è allettante. Siamo pronti a qualsiasi combattimento, +ma preoccupati sopratutto di velocità. Evitare ad ogni costo qualsiasi +fermata. I bersaglieri ciclisti vogliono quanto noi giungere ad ogni +costo prima che i ponti siano fatti saltare. Non ci curiamo più delle +spalancate acclamazioni di popolo accalcato nei villaggi. + +--Vivaaaaaaa! Dan dan dan. + +Abbiamo altro da fare che intenerirci. Il colonnello De Ambrosis che +comanda l'intera colonna è in testa con la sua motocicletta, e dietro +con noi i bersaglieri ciclisti tuffano in avanti sul manubrio le loro +facce arroventate che brillano di sudore fra i globi rotolanti del +polverone. + +Per la strada che su e giù serpeggia fra colline boscose, roccioni e +montagne formiamo uno strano treno impazzito in fiamme, che disprezzò i +binari e i tunnel per sfrenato amore d'ogni bella curva italiana. + +Siamo anche divenuti una fantastica macchina dell'anno 3000 composta +d'un serpeggiante tubo mostruoso, forato da mille bocche fumanti e +corrente sopra la sua infinita orologeria di ruote. + +--Il Tagliamento! Il Tagliamento! Il Tagliamento! + +Potente nome italiano ultra magnetico, tante volte bevuto in sogno dopo +Caporetto. Ne vedo scintillare i nastri argentei nell'occhio orizzontale +della blindata. Danzano quei nastri, diventano lettere d'argento +svolazzanti, le lettere stesse di questa parola forte e sonora: +Tagliamento. + +Ad uno svolto rallentante cento voci di donna: + +--Il ponte è rotto! il ponte è rotto! Gli Austriaci! Viva l'Italiaaa! + +Tre secondi dopo Dzing dzaang dzing, la mia blindata suona sotto le +prime pallottole. Mi volto per verificare la chiusura delle feritoie. I +miei mitraglieri puntano con due mitragliatrici in cupola. Do l'ordine a +Menghini di mettere il motore in seconda e di avanzare lentamente. + +A destra e a sinistra i ciclisti sono tutti calati giù nei fossi, e +riparandosi dietro le biciclette e i paracarri rispondono con una +fucileria violenta alle mitragliatrici austriache. Siamo sulla curva +della strada, fra le case di Flagonia spaziate sulla riva dell'Arzino. +Il ponte è saltato. Ne vedo i due segmenti crollati giù nell'acqua +fresca, argentea, azzurra, placida, che scorre col suo mormorio +pacifico. + +gggggg ssssss gggggg. + +Breve pausa di silenzio. Feroci grandinano tempestano le mitragliatrici +austriache. Due, quattro, sei. Sono almeno sei. Ci bersagliano +dall'altra riva, che è montagnosa e ci domina. + +ta-ta-ta-tatatatata tatatatata + +giaaaaa giaaa giaaaa di echi + +pic pac pam pam paac + +giaaaa vuluit vrit vrit. + +Il colonnello De Ambrosis ritto accanto alla sua motocicletta; bell'uomo +forte, muscoloso, testa rude, con una serra multicolore di medaglie sul +petto, alza il braccio sventolando la mano. + +I suoi bersaglieri hanno capito. Agilmente si squagliano giù dalla +strada per le scarpate cosicchè avanziamo soli noi sulla riva +dell'Arzino. Autoblindate tutte chiuse ognuna con le due mitragliatrici +che sputano fuoco rabbioso fuor dalla cupola fasciata di bianco, rosso, +e verde. + +Siamo sei piccoli forti neri d'acciaio, con vibranti, rombanti bronchi +metallici e catarro inesauribile. La mia 74 è giunta davanti al ponte +crollato. Vedo a cento metri sulla destra e sulla sinistra del ponte +ricomparire i bersaglieri ciclisti che guadano in ordine sparso +l'Arzino. Ognuno corre colla sua bicicletta a mano, per dieci, venti +metri, poi si appiatta dietro un masso, nell'acqua e fa fuoco. +Stupidamente le mitragliatrici austriache non si curano di loro, +accanendosi tutte contro di noi, con ruvidissimi sventagliamenti e +feroci spazzolate di proiettili sulle nostre blindature che tintinnano. +Miagolii delle giunture. Nitriti dei parafanghi colpiti. + +Infernale strimpellamento di note chiare, argentine. Questa, nota, però, +sorda, si spacca. Ho la sensazione di essere in un enorme tamburo +sudanese martellato da un magdi che chiami a raccolta cento tribù per +una guerra sacra. + +Ghiandusso mi porge gli occhiali d'acciaio paraschegge. Ma io li do a +Menghini. Preferisco comandare cogli occhi nudi fissi nel grande occhio +orizzontale della blindata. Vedo e controllo tutto. La strada intorno +schizza polvere sotto la grandinata di ferro che prende di mira la mia +74. + +Mi sembra di essere l'impiantito di una platea durante un veglione. Ho +come una pressione di acqua sul capo. Sono forse in fondo al mare, +palombaro preso a codate da squali di bronzo? Però, dentro, tutto +procede con ordine perfetto. La mia mitragliatrice di cupola spara +rubinettando i suoi bossoli vuoti contro il mio gomito destro. I nastri +si seguono filando nelle mani sollevate di Ghiandusso. Ad un tratto, una +mitragliatrice s'inceppa. Ripiglia. Poi, secondo inceppamento. Le mie +due mitragliatrici tacciono. Approfitto della sosta per salire in +cupola. Caccio la testa nella botola-osservatorio. + +Dietro le case di Flagonia una folla di popolo segue coraggiosamente +allo scoperto le sorti della lotta. Più lontano, sul bianco della +strada, un galoppo di cavalli nel polverone dorato. E' la nostra +batteria a cavallo che giunge. + +Danza di corpi grigio-verdi su groppe tumultuose, criniere al vento, +scintillii e grondare di luce sulle ruote-raggiere. Con rapida manovra +si ferma. Il primo cannone ha già puntato la sua volata lucente contro +gli austriaci. Tutti gli uomini a terra dietro l'affusto. + +Sulle pariglie che ripartono il polverone s'innalza spiraleggiando, sino +al sole che certamente comanda in persona la batteria. La sua tonda +faccia di metallo in fusione tutta divorata dalla sua stessa bocca urla: + +--Fooc! + +Squarcia di vampa rossa-blu fra le case. + +Spraang spraaang di granate sulle creste verdi. Un secondo pezzo è +puntato. Le mie due mitragliatrici riprendono il loro ritmo di +laminatoio. Tatatatatatatatatata. + +--Fermate il fuoco! + +Mi volto e fermo i miei mitraglieri, mentre nell'occhio orizzontale +della blindata vedo uno spettacolo inatteso: Bianche sbocciano 2, 3, 4, +5, 6 bandiere nel verde dei boschi alti occupati dagli Austriaci. Il +sole completa il tricolore. Mentre il nostro fuoco a malincuore rallenta +e si spegne vedo fra i paracarri della strada sull'altra riva un tenente +ungherese che s'avanza seguito da un trombettiere. Questo si ferma e +voltato verso di noi, suona male tre lunghe note fesse. Dietro la tromba +che scintilla un bandierone grottesco, lenzuolo bianco un po' sporco +attaccato a un lungo ramo, è portato da un caporal maggiore mingherlino +in uniforme verde, che regge male il peso. + +Noi ridiamo in blindata. Breve silenzio morbidamente spazzato dal +fruscio delle acque. Ghiandusso grida: + +--Signor tenente, la Zazà partorisce! + +Emozione travolgente. Vocio e tumulto all'interno. Feritoie e sportello, +tutto è aperto. Ed ecco fra le coperte, che Ghiandusso solleva +maternamente, la mia piccola Zazà coricata sul dorso tutta tremante, +cogli occhietti neri pieni di implorazioni, colla lingua fuori, palpita +affannosamente. Tra le gambe aperte della povera bestia un grappoletto +nero viscido si agita. Bosca che è entrato nella blindata vicino a me, +dichiara con autorità: + +--Lasciami fare: io me ne intendo. + +Si rimbocca le maniche e lentamente, con maestria, afferra bene il +grappolo vivo tirando fuori così a poco, a poco una piccola forma +lurida, nera, molle, scivolosa di cagnolino che sembra fatto di +liquerizia. + +--Già morto! dice Bosca. + +--E' naturale! sentenzia Ghiandusso. Un padre austriaco non può mettere +al mondo che dei cadaveri! + +Poi accarezzando la testa dolorante della Zazà che trema a zampe aperte, +come se volesse partorire ancora: + +--Imparerai, puttanella, a far l'amore col nemico! + +Fuori nella vampa del sole meridiano urla, schiamazza gesticola tutto il +popolo di Flagonia. Tre donne mi si avventano contro: + +--Signor tenente, non creda a quelle canaglie! + +Intanto il tenente ungherese col trombettiere, il caporal maggiore e +relativo bandierone di tela sporca, si sono arrampicati su per i rottami +del ponte ed hanno raggiunto la nostra riva. + +Il colonnello De Ambrosis e il capitano Raby bendano il tenente +parlamentare e lo fanno salire nella nostra vetturetta. Il capitano Raby +che prende il volante mi dice: + +--E' un trucco! Pretendono che l'armistizio sia già firmato. Io non ci +credo! Vogliono guadagnar tempo e sfuggirci dalle mani. D'altra parte, +capirai, De Ambrosis vuole rispettare le norme internazionali. Vado col +parlamentare al Comando. + +Mentre Raby fila in vetturetta, un borghese di Flagonia si precipita ai +miei piedi: + +--Le do mille franchi, signor tenente, mille franchi, se mi lascia +ammazzare quel porco! + +Io lo calmo con un gesto. Soldati, mitraglieri e bersaglieri si +accalcano. + +Sull'altra riva s'avanza un corteo pomposo, formato da un maggiore dagli +ussari ungheresi, tre trombettieri e tre ussari tutti a cavallo. Le tre +trombe marzialmente alzate a bere il sole, stonano 6 note sbilenche +derise dagli sghignazzamenti meridionali degli echi e dalle furbe +risatine gazose dell'acqua dell'Arzino. Scoppia intorno a me una +fucileria di pernacchi napoletani. + +Giunto in faccia a noi, sull'altra riva, il maggiore scende da cavallo, +e inizia una serie di buffi equilibrismi giù per il segmento crollato +del ponte, poi su, in bilico, lungo il parapetto dell'altro segmento. +Appare sull'orlo della muratura. Si sforza di scavare col piede una base +piana, poi rimane curvo protendendo la faccia magra, nervosa, verdastra, +astuta, e appoggiandosi colle due mani sul bastone. Un vuoto di 20 metri +lo separa da noi. + +Un bersagliere napoletano grida: + +--Bisogna buttarlo cape 'e sotto e piedi in cielo! + +Il maggiore con cattiva pronuncia francese dice: + +--Je suis herr major Paxis de Pakos... L'armistice a été déjà signé! +J'ai reçu l'ordre par telephone. + +Menghini che ha un'irrefrenabile allegria infantile trasforma le parole +_herr major_ in _armaiol_, e attacca il ritornello. + +--E' venuto l'armaiol, è venuto l'armaiol! Paxis de Pakos! Ah! Ah! +Questo è infatti la pace delle pacche! + +Lo faccio tacere e rispondo all'ungherese: + +--Non crediamo ai vostri trucchi... Comprenez-vous l'Italien? +L'armistice n'a pas encore été signé. + +--Je vous donne ma parole. + +--Vous n'avez jamais eu de parole! Ces drapeaux blancs sont un +traquenard pour sauver le corps d'armée de Gemona. Mais nous vous +prendrons tous comme dans une souricière. + +Sull'altra riva appare un automobile. Ne scende un ufficiale di stato +maggiore austriaco con pentolino celeste, che si accinge alle ormai +aspettatissime e divertenti discese e salite in equilibrio sui segmenti +crollati del ponte. Questo secondo ufficiale è molto vecchio e un po' +frollo. Incespica, ruzzola, si rialza, afferra le mosche per non cadere. +Tutta la nostra riva crepita di risate e pernacchi. + +Il vecchio ufficiale ha il viso congestionato, ansa, s'aggrappa, +bestemmia in tedesco, perde il pentolino che ruzzola celeste nell'acqua +blu. L'ilarità raddoppia nelle gallerie e anche in piccionaia sui tetti +delle case di Flagonia, dove donne e bambini applaudono e fischiano. +Ogni atmosfera di guerra è scomparsa: siamo veramente in un circo +equestre. + +Il maggiore Paxis de Pakos guarda anche lui i buffi esercizi del suo +collega e quando questo si è rimesso sul capo il pentolino celeste +grondante, frena a mala pena una risata. + +Tutti i soldati urlano: «Austria caput, Austria caput! Austria caput!» + +Il maggiore ungherese ne è convinto quanto noi, e il suo viso assume +un'aria umile e melliflua nell'indicarmi con la mano una nostra +motocicletta: + +--Zer gutt... Bonne, cette machine! + +--Tout ce que fait l'Italie, rispondo io con tutti i polmoni, est +excellent! Nous autres Italiens nous faisons la guerre et les machines +mieux que les autres! Aves-vous compris? + +La nostra irritazione sale, con la notte gelata, verso le prime stelle +che ironiche deridono la leggendaria buona fede credenzona italiana. +Bestemmiando, bersaglieri e mitraglieri accendono i fuochi sulle due +rive, a destra e a sinistra degli ungheresi che accendono anch'essi dei +fuocherelli timidi. Il freddo notturno aumenta. Un bersagliere, tendendo +il pugno, grida: + +--Se, come è certo, si tratta di un semplice trucco, le sgozzo io quelle +carogne! + +Ma il colonnello De Ambrosis ha dato ordini severissimi: Non saranno +toccati ma fatti prigionieri, appena saremo convinti della loro +malafede. Ormai la vittoria è certa, completa, assoluta. Concederemo +loro al massimo un'abbondante dose di calci nel sedere. + +Nel cucinone di un casolare mi corico nel fieno fra Volpe e Lattes. Al +centro un grande fuoco, con lingue smisurate e roteanti criniere di +scintille. Lo circondano le corpulenze nere di bersaglieri e mitraglieri +accoccolati, seduti o in piedi. Alcuni pietrificati dal sonno. Tortuosi +sforzi di gambe gonfie di stanchezza che cercano di allungarsi. + +Un bersagliere dorme con la testa fra le braccia incrociate sulla +spalliera della seggiola. Non si sveglia benchè il suo polpaccio-gambale +fumi abbrustolito dalle fiamme e i suoi scarponi siano cotti. + +Facce di terracotta sull'ardore della vampa. Vetrificazione di occhi +ebbri di fatica che si tuffano nell'al di là divino della pace prossima +imminente. Facce rovesciate all'indietro come di nuotatori che facciano +il morto nella corrente felice, sicura della vittoria. + +Bosca entra: + +--Bisogna assolutamente vegliare, Marinetti! Raccontaci una tua +avventura originale, ma veramente originale! + +--Preferisco raccontarvi un'avventura del mio amico Fiordalisi. Un bel +tipo, Fiordalisi! Sempre allegro. Sottotenente effettivo, venuto della +bassa forza. Ha ricevuto al primo passaggio dell'Isonzo a Plava nel 1915 +una palla che gli ha attraversato il collo e spaccato la mascella. Ha +sul labbro inferiore una grossa, tonda protuberanza che gli permette, +dice lui, di baciar meglio le donne. In realtà le bacia con la sua +ferita. Sensazione interessante per una donna patriota e sensuale. +Quella bizzarra protuberanza gli serve a trasformare la sua bocca in +una vera orchestra. Imita a meraviglia animali, insetti, fucileria, +bombardamento. Un vero numero da caffè concerto e un ottimo declamatore +di parole in libertà! Suo padre, colonnello dei carabinieri, si distinse +nella lotta contro i briganti e specialmente contro Musolino. Forte +razza avventurosa; ma il figlio supera il padre. Dai venti ai +ventiquattro anni ha girato tutto il mondo con suo fratello, facendo +mille mestieri; dal decoratore in cemento al dilettante questurino. +Rimase mezzo morto per tre giorni a Odessa dopo una terribile +bastonatura. E' un attaccabrighe simpaticissimo. Anche un magnifico +narratore. Peccato che non sia qui: ve la racconterebbe stupendamente la +sua buffa avventura in Russia! Dunque Fiordalisi era l'amante fortunato +di una bella signora russa che lo riceveva ogni notte nella sua casa di +campagna a parecchi chilometri dalla città. Una strana casa di campagna, +enorme, con innumerevoli camere e corridoi pieni di mobili d'ogni specie +e d'ogni stile senza ragione estetica, nè utilità apparente. Date le +continue assenze del marito panciuto e ubriacone, Fiordalisi ci passava +anche le giornate bighellonando e curiosando di camera in camera, +perdendosi talvolta nel labirinto dei corridoi senza spiegarsi perchè i +numerosi amici che venivano a trovare la signora si accalcassero sempre +nella camera da letto, unica camera abitata e dotata di illuminazione. +Una notte, poco prima dell'alba vocio e trambusto nel cortile: + +«--Mon mari!... Mon mari! grida la signora, cache-toi! vite! + +«Fiordalisi nudo non trova nella camera che una tenda troppo corta e si +nasconde dietro di essa. Il marito entra sbuffando, spingendo avanti con +passi rapidi il suo gran ventre, come una prua, apre un baule come per +scegliere delle armi, discute violentemente colla moglie, la respinge +con un pugno e si mette a frugare nella camera. Poi si ferma, sembra +convinto, si sdraia in una poltrona e accende un sigaro. Fiordalisi +sospeso sulla punta dei piedi per nascondersi meglio sotto la tenda +troppo corta, era anche disposto a rimanere così tutta la notte. +Disgraziatamente la donna sapendo l'amante in quella dura condizione e +vedendo il marito sprofondato in poltrona, comincia a seccare +quest'ultimo per indurlo a mettersi a letto. Il marito rifiuta, discute, +poi d'un tratto insospettito ricomincia a frugare. Fiordalisi scoperto +si slancia nel corridoio. Terribile inseguimento tragicomico e +pericoloso per le stanze buie. Il marito era armato di una vecchia +scimitarra che completava operettisticamente lo strano palamidone +imbottito che gli serviva di giacca e cappotto. Ad ogni svolta +Fiordalisi caccia contro la pancia dell'inseguitore un mobile preso a +caso con relativi ninnoli, cristalli, vasi e vasetti crollanti. Corsa di +ostacoli con frastuono infernale. Dietro al marito ansava la moglie +scarmigliata, in camicia, con pianti, singhiozzi e braccia in +convulsione. Fiordalisi, però, ricorda che quelle manifestazioni, pur +nell'ansia della fuga gli apparivano strane, poco sincere, certo +affettate. Ma la scimitarra minaccia ed egli fugge, fugge con salti +acrobatici. + +«--Avevo, dice Fiordalisi, una stanza di vantaggio. + +«Stamattina, inseguendo gli austriaci, ho pensato che essi hanno una +stanza di vantaggio e mi è venuta in mente l'avventura di Fiordalisi. +Bisogna domani costringerli a saltare dalla finestra. Fece così +Fiordalisi quando si vide perduto e cadde per fortuna su un pergolato. +Era nudo, si scorticò tutto il corpo e rimase quasi infilzato. Ma dopo +un attimo, alzò la testa e vide con sbalordimento alla finestra il +marito, che guardandolo con faccia rasserenata e gioviale sentenziava: + +«--Ces amoureux sont de vrais sauvages! Pas civilisés du tout! De +véritable cannibales. Si je continue a me souler chaque soir, ils +finiront par me manger toute ma femme! Ah! ah!... + +«Fiordalisi si lasciò scivolar giù dal pergolato. Trovò in una stalla un +palamidone del genere di quello del marito, imbottito e sudicio come +quello, e se la svignò. Questa è una storia simbolica, amici. Accidenti +ai ritardi! Appena il capitano tornerà, bisogna subito saltare addosso +agli austriaci prima che se la svignino come Fiordalisi!» + + + + +XXV. + +UN ESERCITO IN TRAPPOLA + + +Il capitano Raby è tornato irritatissimo. Alla Divisione non si parla +affatto di armistizio; ordine di continuare l'inseguimento senza tregua. +Col tenente Bosca e il capitano, al lume delle torce nell'acqua +gelatissima, cerchiamo un guado praticabile. Il letto dell'Arzino è +pieno di bombe a mano, migliaia e migliaia buttate via dai reparti +austriaci fuggenti. Prima di spingere le blindate nell'acqua bisogna +fare una scarpata nella riva opposta che è scoscesa. Tutti all'opera con +zappe e badili. Notte accanita, ma faticosissima al lume incerto delle +torce, rallegrata soltanto da una gara esilarante di bestemmie +formidabili contro la slealtà austriaca e la dabbenaggine italiana +poichè di giorno si lavora meglio e si fa presto. Ai primissimi pallori +del cielo siamo tutti tesi sulle corde. Sentiamo che laggiù un giorno +eletto stira le lunghe braccia di luce, un giorno che incoronerà tutti +gli eroismi. La corrente è forte, ma i motori moltiplicano i poderosi +colpi di reni e le ruote non si incagliano. Tutto procede con precisione +miracolosa. Nell'uscire dall'acqua sento piangere Zazà nella blindata, +mi volto temendo che la povera bestiola si slanci fuori, inciampo e +cado sul naso. La mia mano ha afferrato una strana forma morbida e +villosa che stupisce il mio tatto. La stringo e rimettendomi in piedi la +osservo. + +Il sole si spacca all'orizzonte come un uovo di prestigiatore giapponese +e subito la brezza con dita agilissime ne fa scorrere fuori cento nastri +di seta rosei - rossi - verdi - viola - argentei - bianchissimi che +salgono verso lo zenit impadiglionando il paesaggio. La magia di +quest'aurora mi preoccupa. Temo una allucinazione dei miei occhi che +fissano attentamente la strana erba molliccia che ho fra le mani. Ha un +colore quasi dorato. Non è un vegetale. E' una cosa umana, quasi viva. +Orrore! Ho realmente dei capelli fra le mani. Una intera capigliatura di +donna, strappata, certamente strappata! Questo è il cuoio capelluto, un +po' di cuoio capelluto, insanguinato! + +--Amici! Amici! Guardate l'infamia commessa da quei bruti! Certo dei +Croati! Nel fango della riva vi deve essere anche la testa della povera +donna italiana che ha pagato così gli sputi e i morsi coi quali si sarà +rifiutata alle voglie di uno di quei porci! Soldati! mitraglieri! e voi +bersaglieri ciclisti! Sia bandita per oggi ancora ogni bontà umanitaria! +Ogni capello strappato di questa donna italiana sia ferocemente pagato! +pagato! Avanti! in macchina, contro le carogne! + +Cara! cara! cara! Questa dolce parola italiana mi sale naturalmente alle +labbra nel bere il respiro amoroso della campagna riposseduta. Ebbrezza +di godere sempre meglio il corpo dell'Italia, molleggiando sulle +tarantelle gli strambotti i mottetti i crescendo e le cadenze ampie +della mia blindata sempre più musicale. Godo la grande musica della +velocità col suo intreccio armonioso di ritmi insolenti, dolci, caparbi +cocciuti infantili casti e lussuriosi mentre assaporo con fame crescente +la buona marmellata che estraggo dal barattolo colla punta del mio +pugnale. + +Ad ogni svolto della strada ci assale un vocio di popolo festante. +Questo però è più violento dei precedenti. Inneggia all'Italia +strepitando, ma vi scorgo molte braccia tese col pugno chiuso verso +quelle pattuglie austriache che laggiù sotto gli alberi bersagliano la +mia blindatura d'una raffica tintinnante di pallottole. Entriamo nella +vera rivolta della Carnia che già povera fu tutta derubata, spogliata, +dissanguata dagli austriaci in ritirata. Mille sentimenti e sensazioni +si incrociano contemporaneamente nella mia coscienza. + +Sono motivi spirituali e materiali che sorpassano nelle loro +combinazioni ogni polifonia vagneriana, raggiungono un'eccezionale +simultaneità futurista. + +Sento simultaneamente: + +1.--Gli arpeggi delle pallottole sulla blindatura sonante. + +2.--La gioia di assaporare una buona marmellata, pescandola col pugnale +nel barattolo. + +3.--I singhiozzi repressi che mi strappa questa radiosa Italia +calpestata. + +4.--La gioia della vittoria che dal mio cuore rimbalza negli occhi pieni +di lagrime dei popolani che ci salutano al passaggio. + +5.--I tonfi d'amore fraterno che il loro vocio angosciato fa nel mio +sangue. + +6.--L'odio-vendetta della mia mano sinistra che impugna il revolver. + +7.--La strada che i miei occhi d'automobilista studiano minutamente. + +8.--Tutti i rumori del motore che martella preciso, felice. + +9.--Il volante nelle mani di Menghini. + +10.--Il gelo delle mie gambe inzuppate dall'ultimo guado. + +11.--La febbre assolutamente sportiva di giungere prima degli altri +italiani e prima che gli austriaci se la svignino. Record! + +A Trasadis riceviamo, Bosca ed io, l'ordine di lanciarci soli alla +massima velocità verso Tolmezzo prima che il ponte sul Tagliamento sia +fatto saltare. La piazza di Alesso è tutta ingombra di bersaglieri +ciclisti. Sono uomini e biciclette tutti sdraiati a terra affranti, +sfiniti dalla corsa sovramuscolare. Vorrei elogiare cantare i battiti +burrascosi di quei cuori giovanili, l'ansare di quei polmoni, il respiro +di quelle bocche bruciate e nutrite di polvere e il sudore grondante di +quelle facce smaniose. Ci guardano con invidia, quasi con ira. Il +colonnello De Ambrosis con lo sguardo malinconico, e la voce dura ci +grida: + +--Una sezione di blindate, soltanto, a tutta velocità! + +Vedo molti bersaglieri ciclisti, mordersi a sangue le dita. Speravano di +vincere la gara. Altri avranno la preda, magnifica. Alcuni si alzano. Un +tenente bersagliere parla concitatamente a De Ambrosis. I suoi occhi +implorano, e mentre con elastico colpo di reni la mia blindata riparte, +vedo il tenente bersagliere slanciarsi fra le biciclette e urlare: + +--Primo plotone; con me, via! + +Tremenda festa di muscoli esasperati dalla gioia per l'ultimo sforzo +degli sforzi al di là di ogni forza umana. Durante i primi minuti i +bersaglieri ciclisti a destra e a sinistra tengono testa alla mia +velocità. Ma la strada si precipita giù e la vediamo a 100 metri +inerpicarsi polverosa nel sole. I ciclisti sono diventati proiettili. +Debbono con lo slancio di una valanga acquistare nelle discese l'impeto +per aggredire le salite. Piombano infatti giù quasi rischizzando poi +scopati su da quella riserva di velocità. Tutti su... su... su... ci +siamo! E le facce roventi dei bersaglieri si placano bevendo a larghi +sorsi il vento inebriante della nuova discesa. + +Divina strada che scende con molle arabesco, si tuffa nel verde, +inoculandosi! + +Siamo il sangue tonante rivoluzionario e sportivo d'Italia, che scorre +scorre giù nelle intricatissime arterie della montagna Carnica! + +--Somplago! Somplago! grida Menghini. Conosco quel paese! + +Menghini è raggiante. Le sue mani al volante sono contratte +dall'emozione. + +--Fa attenzione, Menghini! C'è benzina? Per carità, non possiamo più +permetterci delle fermate. Via, via! + +Entriamo in Somplago come una pugnalata di velocità. Il paesello è come +spento, chiuso inchiavardato dal terrore, e cacciato sotto delle coltri +di pericolo e di morte. Presto, presto, correre, correre virare, +scansare. Quel carretto abbandonato! Quel pietrone! Quel cumulo di +ghiaia! Gli ostacoli sono innumerevoli. Agilità anguillesca della mia +blindata 74 che sfiora tutto senza agganciare. Io prego, supplico, +imploro il motore perchè collabori senza posa. Basterebbe un po' di +grasso e un po' di polvere di più! Ma il motore è fedele, pronto, +obbediente e la sua quarta velocità è veramente alata, aerea, come se il +vento prestasse alle ruote infiniti trampolini imbottiti di nuvole. Le 4 +gomme sono sane, con gonfiezza utile, ma il loro ardore equatoriale s'è +liberato qua e là della tela che a brandelli rumoreggia lugubremente +contro i parafanghi. Rumore minaccioso poichè i brandelli delle gomme di +dietro sbattono e sbandierano convulsivamente. La mia 74 sembra una +donna che corra nella sua vestaglia svolazzante. + +Due uomini gesticolanti sulla strada a 100 metri, non si scansano. +Rallentiamo. + +Sono due tenenti alpini, due di quei numerosi italiani sfuggiti alla +cattura nella rotta di Caporetto e che vissero nelle caverne di queste +montagne come belve e come briganti in guerriglia. + +--Presto! mi gridano. Il ponte è in piedi ma lo faranno saltare fra +pochi minuti! E' già minato! A Tolmezzo ci sono due battaglioni +austriaci che prendono il caffè. + +--Lo berremo noi! risponde Menghini. Qui sono in casa mia, conosco anche +i ciottoli. + +Come un vincitore di circuiti, magistralmente Menghini prende le svolte +pericolose senza rallentare. Le aggredisce con delle girate di volante +audacissime, che si immensificano nel mio sogno come quelle dei +volantisti celesti nel guidare i pianeti alle svolte immense e +sfolgoranti della via Lattea. Non ha forse l'ampiezza maestosa della Via +Lattea questo letto del Tagliamento che svolge davanti a noi i suoi +meandri d'argento vivo, e le ramificazioni cerebrali dei suoi filoni +azzurri-verdi? Correre, correre, correre! Gioia di correre come ragazzi +su questo alto, spettacoloso balcone che la strada prolunga +strapiombando a 50 m. d'altezza sul letto piatto immenso e le sue lunghe +acque verdi coricate e i solchi caldi delle acque fuggite. + +Occhieggiano le acque sonnolente e camminano come in sogno placidamente, +mentre l'ansia esaspera, accende morde le mie ruote assetate di +polvere, morde morde di rabbia bruciante la gomma arroventata, stringe +strozza la collera dei gas irti dal desiderio. La strada tortuosa +dinoccolata, fa 2 o 3 moine coi suoi ventagli di polvere accecante e ci +svela finalmente il ponte di Tolmezzo. Menghini urla, urla: + +--Il ponte è in piedi! Il ponte è in piedi! Il ponte è in piedi! + +Sembra quasi impazzito. Le sue mani scuotono rabbiosamente il volante +come per sradicarlo. L'afferro per il braccio, rudemente: + +--Menghini! Menghini! Calmati! Non perdere la testa. Il momento è grave. +Il ponte è minato. Bisogna traversarlo nel minor tempo possibile. Ti +senti sicuro del motore? + +--Sì, signor tenente. + +Siamo a 100 metri dal ponte che slancia elegantemente le sue arcate +attraverso il fiume. I miei occhi distinguono perfettamente dei grovigli +di fili lungo il parapetto e delle botti legate sui capitelli dei +piloni. Ma la grazia italiana di quegli archi, che non possono tradire +noi italiani, mi riempie di ottimismo. Con un atto di fede potente +entriamo sul ponte. Menghini dà tutta la benzina. Apro completamente +l'occhio orizzontale di prua alzando la palpebra metallica. A destra, +giù, nel letto del fiume, fra le erbacce, dei cappottoni grigi che +fuggono. + +Il meriggio ci soffia in faccia un vento infuocato e insieme un urlio +delirante. Sono i nostri soldati di Carnia scesi giù dal loro +nascondiglio montano. Lunghe barbacce, vestiti a brandelli, ceffi di +briganti. Quasi tutti armati. Mi fermo in mezzo a loro, a 50 metri al di +là del ponte. + +--Viva l'Italia! Signor tenente, ci sono molti austriaci sotto quelle +tettoie! Ma i due reggimenti e il comando debbono essere in Amaro a +quest'ora. Se fa presto li raggiungerà sulla strada. + +Intanto il mio sergente fa funzionare una mitragliatrice di cupola +contro le tettoie in fondo al prato a destra della strada. Gli austriaci +rispondono con qualche fucilata poi si vedono fuggire verso il greto del +fiume. + +--Signor tenente, veniamo con lei ad Amaro! + +--No, amici! Alcuni vadano alla caccia di quelle canaglie. Se si +rivoltano io li mitraglio da qui. Voialtri, una ventina bastano, restate +alla guardia del ponte. + +Tutta Tolmezzo si svegliava. Gridio confuso, infiniti richiami, porte +sbattute. I balconi traboccano di donne e bambini. Sembra un popolo che +si dissotterra. Prati e praterie trasudano popolo. + +Gli spavaldi e briganteschi soldati di Carnia improvvisano una violenta +fucileria al cielo per festeggiarmi. Le donne accarezzano, abbracciano +la mia 74. Sono accecate dalla gioia. + +--Viva il nostro liberatore! Viva il liberatore di Tolmezzo! Viva +l'Italia! Veniamo con lei ad Amaro! Gli Austriaci sono partiti 2 ore fa! +Hanno detto che si sarebbero trincerati ad Amaro!... + +A pochi metri scoppia un tumulto inesplicabile intorno a tre donne +vestite di bianco. + +Crollano ai miei piedi abbracciandomi le ginocchia. + +--Signor tenente, ci salvi, ci salvi! Lei lo può dire, non siamo slave, +non siamo austriache, siamo triestine! Quante sofferenze! Tutto un anno +di torture! + +Non ho tempo da perdere. Salto in macchina e mi apro la strada con la +mia blindata nella folla vorticosa. + +--Largo, largo, ci lascino passare! + +Una vecchia è caduta davanti a noi e Menghini deve con scatto pronto +virare per non arrotarla. Poi via per la strada d'Amaro sotto le alte, +voluminose forze concentrate del Monte Festa. A un chilometro piombiamo +su una colonna di carreggio. + +--Giù Ghiandusso con me! Prendi due bombe e revolver. Tu, Locatelli, +pronto alla mitragliatrice! + +Poi di corsa con Ghiandusso verso il sergente ungherese che segue +l'ultimo carro. + +--Tutti giù! Arrendetevi! Volta i cavalli e indietro! + +Il sergente, esita un attimo poi cede. Tutti gli uomini del carreggio +sono disarmati. + +--Indietro! grido. Via! Troverete a Tolmezzo la colonna di prigionieri. + +Faccio fiutare al sergente il mio revolver e la mia bomba a mano, poi +salto in blindata. Ho il corpo quasi tutto fuori dallo sportello +aperto, il revolver in pugno. La strada sale e scende. Le prime case di +Amaro. Sorpresa: una mitragliatrice spara da un bosco alto sulla destra! +Contro chi spara, quella mitragliatrice austriaca? Non è austriaca. Vedo +correr giù gli ormai famigliari nostri nomadi di Carnia. Urlano: + +--Amaro è piena di austriaci, sono più di quattromila! Veniamo con voi! +Abbiamo una mitragliatrice sulla montagna. Ora la portano giù! + +Sulla prima piazzetta la mia blindata si ferma presa da una folla +irruente. Non si muove più, come una nave stretta dai ghiacci. +L'immagine mi è suggerita dalle enormi masse di crisantemi che le donne +portano fra le braccia. Bocche squarciate dalla ressa delle parole. +Bocche che balbettano incretinite. Mani che graffiano macchinalmente le +vesti, mani alzate di vecchi che mi benedicono. Torrente di folla +gioiosa che si gonfia fra le casette fragili. Sembrano beccheggiare le +casette tanto pesano a prua e a poppa i balconi sovraccarichi di edera +umana. + +Verso il Sole, punto matematico del problema di guerra risolto, salgono +le spirali delle respirazioni sibilanti e della polvere dorata. Salgono +i coni dell'entusiasmo lanciati su steli invisibili dai nostri cuori +fontanieri. Cozzano insieme le sfere volanti delle voci e i triangoli +dei gridi fra le geometrie ubriache dei tetti che si sfasciano dalla +gioia. + +Un uomo cinquantenne dal viso rossastro, baffuto mi abbraccia per forza +spiaccicandomi sulla bocca un bacio che non riesco a scansare. Dice con +voce rotta: + +--Ero alla finestra... quando ad un tratto ho visto arrivare la sua +macchina sulla strada. Sono caduto in ginocchio, ho alzato le mani al +cielo e ho gridato: L'Italia è qui! L'Italia è qui, Dio cane! + +Cammino a fianco della blindata che avanza lentamente verso la piazza +principale. Ho il revolver nella mano sinistra; e la mano destra nel +tascapane pieno di bombe. + +--Grazie, grazie, ma fate largo, largo! + +Le donne non ascoltano e rovesciano fasci e fasci di crisantemi sulle +ruote, sul motore. + +--Basta! basta! Questi sono fiori di morte. Oggi è giorno di vita. +Scansatevi, allontanatevi! + +Confusione indescrivibile, rimescolio di pentola bollente. A pugni apro +un varco alla mia blindata che si ferma nella piazza centrale. + +--Là, a quel primo piano hanno preparato la mensa degli ufficiali, mi +dice un borghese. Vi si affaccia un maggiore ungherese, strepitando giù +ordini incomprensibili. + +--Locatelli, punta quella finestra, fuoco! + +Ta ta ta ta ta gring grang di vetri rotti crollanti. + +--Vieni con me, Ghiandusso! Guardami le spalle! E tu, Locatelli, fa +fuoco contro quelle finestre. + +Mi slancio verso la porta dalla quale escono in tumulto molti ufficiali. + +--Giù le armi, arrendetevi! + +Il primo, un tenente, è agile, muscoloso, ma pallidissimo. Gli strappo +la baionetta-pugnale dalla guaina che porta al fianco. Al secondo che si +avanza minaccioso scarico un tremendo pugno nello stomaco. Lo prendo per +il colletto colla mano sinistra, mentre la mia destra strappa la +baionetta-pugnale che nel gesto dal basso in alto sfiora la sua bocca +che trema. Potrebbero sgozzarci. Siamo 14 uomini con 6 mitragliatrici in +mezzo a 4 mila nemici con circa 50 mitragliatrici. Ma le nostre +Autoblindate terrorizzano. Portiamo sul viso la schiacciante spavalderia +della vittoria e i nostri occhi sono degli invincibili proiettori di +forze. + +Il mio compagno tenente Bosca con la sua blindata va in fondo al paese. +Rimango solo fra il tumulto degli ufficiali che non vogliono lasciarsi +disarmare. Il colonnello ungherese discute con un maggiore austriaco. +Balzo fra di loro. Tolgo la baionetta-pugnale al maggiore e il revolver +al colonnello. Rimangono impietriti. + +--Via le donne, per Dio!... Menghini, Locatelli, Ghiandusso, cosa fate? +Basta coi fiori e con le donne!... Salis, gira intorno alla blindata, +sorveglia le gomme, e scarta le donne!... Locatelli! Gira la torretta, +punta le due mitragliatrici di cupola verso l'ingresso del paese! +Ghiandusso, va su a quel primo piano, apri tutte le porte, fruga bene e +caccia giù tutti gli ufficiali che troverai! + +Poi mi rivolgo ai soldati carnici. + +--Su, disarmate quegli uomini!... Le armi a destra! Gli uomini a +sinistra!... Se quelle carogne si muovono, sparate! + +Il colonnello ungherese disarmato, si presenta a me, con solennità. +Atletico, sessantenne, enormi baffi uncinanti. + +--Prego, signor tenente... dove è il vostro colonnello? + +--Qui sono io l'unico comandante italiano. Non fatemi perdere del tempo. +Siete sconfitti. Arrendetevi senza tante chiacchere. Siamo seguiti da +grandi forze che saranno qui fra pochi minuti. Altre blindate, +cavalleria e bersaglieri ciclisti. + +--Prego, prego. Io credo che ora è firmato armistizio. + +--Non credo alle vostre parole. L'armistizio non è firmato. Ho l'ordine +di farvi tutti prigionieri. + +Interviene il maggiore, grassoccio, gesti melliflui, fronte bassa, viso +porcino. + +--Je vous prie, monsieur le lieutenent. + +--Ne m'embetez pas! Vous êtes des voleurs, des canailles, des cochons! +Si je vous abandonnais à la population de Amaro, vous seriez tous +égorgés! Vous leurs avez tout volé! Quand on n'a pas d'argent, on ne +fait pas la guerre! Vous avez compris? Quand on n'a pas d'argent, on ne +fait pas la guerre! + +Una donna mi tira per la giubba urlandomi freneticamente sulla mano che +bacia: + +--Coppèli, Coppèli! Signor Tenente, mi lasci uccidere quella canaglia +del colonnello! stupratore! Mia figlia, mia figlia! + +Io scarto la donna e col dito nel naso al colonnello: + +--Vous êtes un lâche, un bandit, vous aussi, monsieur le major! Vous ne +savez que mentir et voler! Vos faux parlementaires nous ont couté 30 +bersaglieri! Vite, finissez! Tout le monde doit être désarmé, dans une +demi-heure. + +Ma sento che nell'allontanarsi col maggiore il colonnello pronuncia la +parola «téléphone». + +--Signor tenente, mi dice un borghese, ora il colonnello va su nella +camera della gendarmeria a telefonare a Stazione per la Carnia. Là a +quel primo piano. + +--Fatutto, prendi il moschetto, baionetta innestata. Sali e taglia il +telefono! + +Fatutto sale per la scala di legno. Ma in alto vi sono degli ufficiali +che discutono impedendogli di passare. In quattro balzi raggiungo +Fatutto spingendo tutti dentro a pugni. + +Il colonnello col microfono all'orecchio mi volta la schiena seduto. Lo +strappo indietro prendendolo alle spalle. Rompo il filo e consegno +l'apparecchio al borghese che mi aveva seguito. + +--Te lo regalo, via! E voialtri, tutti, giù, fuori! + +In fondo alla camera vi sono due ungheresi sdraiati su due brande. + +--Anche voi, veri o finti malati, vi farete curare all'Ospedale di +Tolmezzo! + +Quando ridiscendo giù, spingendo davanti a me gli ufficiali austriaci, +la situazione in piazza è peggiorata. Arruffio di gesti e troppe voci +tedesche altisonanti. Ghiandusso che avevo sguinzagliato nei vicoli mi +dice: + +--Signor tenente, in fondo al vicolo, in un gran cortile, più di mille +uomini prendono il rancio. Non vogliono lasciarsi disarmare. + +--Vedremo. Menghini, vieni avanti colla macchina. Locatelli, punta in +fondo a quella via. Supplemento di fuoco. Tira in alto. + +Ta ta ta ta ta ta ta. + +--Basta! Basta! Voialtri continuate a disarmare, presto! Armi a destra, +uomini a sinistra! Dell'ordine, per Dio, dell'orrrdine! Ghiandusso, +prendi il tascapane coi petardi, e vieni. + +In fondo alla viuzza sporgendoci su un muricciolo basso, vedo a venti +metri sotto, in un immenso cortile un migliaio di bosniaci. Confusione +intorno alle marmitte. Grida di ufficiali, ordini incomprensibili. +Alcuni caricano i fucili. Io grido con voce tonante: + +--Arrendetevi! + +Silenzio. Centinaia di facce attonite che mi guardano. Pochi alzano le +braccia. Ghiandusso dietro di me scaraventa una bomba nel mezzo del +cortile. + +Sgraa--graaang. + +Una ventina di feriti, nessun morto, tutte le braccia si sono alzate con +un lungo ruggito di belva. + +--Aprite la porta, e fuori tutti! + +I soldati carnici accorrono per questo nuovo disarmo. Ma un colpo di +revolver vicinissimo mi fa voltare. + +Ghiandusso ha sparato nella spalla del colonnello che non voleva mollare +le briglie dei suoi due magnifici cavalli. Meravigliosa razza di quei +due animali da guerra che scalpitano orgogliosamente cercando di +strappare le briglie dalle mani di Ghiandusso. + +Davanti alle scuole, Bosca mi dice: + +--Non possiamo fermarci. Bisogna giungere al più presto a Stazione per +la Carnia. + +Giungono a tutta velocità le due blindate di Volpe e Sacco. Da un prato +basso salgono vociando uomini disarmati. + +--Praga! Praga! Boemia libera! Austria caput! Viva l'Italia! + +In segno di devozione si strappano dal berretto i due bottoni di metallo +e lo stemma imperiale. + +Fuori di Amaro la strada corre dominando i prati e le boscaglie che +costeggiano il torrente Fella. Siamo 4 blindate lanciate a tutta +velocità. Ci raggiunge il capitano Raby che nella sua vetturetta +scoperta e senza blindatura si mette alla testa della squadriglia. +Appare spavaldamente intrepido e strafottente accanto al suo volantista. +Tiene fra le mani, sulle ginocchia una gabbia di colombi viaggiatori. + +Davanti a noi, a un chilometro, il ponte di Stazione per la Carnia. E' +certamente minato ma ce ne infischiamo. Dalle boscaglie dell'altra riva +partono dei colpi di fucileria, sparsi, poi più fitti. Una, due +mitragliatrici ci bersagliano. Entriamo sul ponte distanziandoci. +Davanti alle case di Stazione per la Carnia sbuffano due locomotive. Si +scorgono due treni interminabili, sovraccarichi. Tutto il bottino +carnico di una armata di ladri. Una gioia acuta ci trafigge le carni, le +lacera, quasi vorrebbe sventolare i brandelli della nostra carne +patetica. Alt sul ponte. Puntiamo le nostre mitragliatrici giù contro le +boscaglie che nascondono le mitragliatrici austriache. + +Ta ta ta ta ta giaaaa ta ta ta ta ta giaaaa. + +Sono bosniaci cocciuti non ancora convinti dell'irrimediabile sconfitta. +Spariamo avanzando lentamente. Ad un tratto le due locomotive si mettono +in moto. + +Ta ta ta ta ta giaaaaa + +giaaa giaaaa giaaaaa giaaaaaa + +Ridono gli echi della valle. Ridono, ridono al vedere i piccoli +macchinisti neri precipitarsi giù dalle due locomotive e nascondersi +sotto le ruote. + +Quando sbocchiamo fuori dal ponte fra le case di Stazione per la Carnia, +il lato destro delle nostre blindate suona sotto una rude raffica di +pallottole strimpellanti. E' una mitragliatrice austriaca vicinissima, +nascosta fra le erbacce. Le nostre rispondono ferocemente tempestando il +greto. + + Ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta + Giaaaa giaaaaa giaaaaaa + +Ridono, ridono, giocano, strillano e beffeggiano gli echi della valle in +coro. Ridono di gioia sotto il sole, cerchio radioso che le nuvole +bambine fanno correre a colpi di raggi nelle liete praterie azzurre del +cielo. + + Ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta + Giaaa giaaaaa giaaaaaaaa + +Ridono gli echi della valle nel vederci tutti scendere dalla blindata e +correre come ragazzi prendendo a calci, a pugni, a schiaffi i bosniaci, +bestioni che non vogliono mollare le loro mitragliatrici. Si arrendono +come cani ringhiosi o meglio come professori passatisti idioti che +cedono a malincuore i vecchi dizionari della gloria austriaca tramontata +sotto i nostri calci futuristi. + +Davanti a me sulla strada la vetturetta di Raby si ferma. Il capitano, +dritto in piedi: + +--Arrendetevi! + +Si sente un vasto e profondo scalpiccio. La mia blindata corre per venti +metri e posso contemplare la testa del grande Corpo d'Armata che +s'avanza lentamente verso di noi. + +Precedono a piedi, funerei, i generali di brigata, i colonnelli e i +maggiori. Unico spavaldo un colonnello grassoccio, mani sui fianchi, +gomiti in fuori, testa alta. Ondeggia sopra, avviluppante, l'immenso +puzzo nauseoso acido e dolciastro degli eserciti austriaci. Puzzo di +fogna, stiva, iodio, sudiciume, orina fermentata, latrine, becchi, e +serraglio. Raby in piedi grida: + +--Siete tutti prigionieri! + +Ma gli ufficiali austriaci e ungheresi discutono fra di loro +animatamente. Corriamo col revolver in pugno. + +--Monsieur le capitaine, dice un generale alto, secco, magro, dal viso +pallidissimo solcato da due lente lagrime. Nous avons le droit de passer +et de continuer la route vers Chiusaforte. L'Armistice est signé. + +--L'armistice n'est pas signé! risponde Raby con voce dura. Rendez-vous +avec toutes vos troupes! Vos deux trains ne partiront pas! + +--Pardon, monsieur le capitaine, il faut que je demande des ordres au +commandant de notre corps d'armée. + +--Quelle chance! grida Raby. Nous ferons prisonnier aussi le Commandant +de Corps d'Armée! + +Intanto la colonna giallo-verdastra puzzolente delle truppe austriache +appoggiava sulla sinistra della strada per lasciar passare una +automobile piena di ufficiali. Fra questi, il generale comandante del +Corpo d'Armata, muscoloso e panciuto. La faccia tonda naturalmente +olivastra era terrea, con una febbrilità di palpebre e d'occhi un po' +smarriti che rivelavano il crollo di un'anima militare. + +--Ho l'ordine, signor generale, dice il capitano Raby, di fermare qui il +vostro corpo d'armata. Siete tutti prigionieri. Quando avrò dato i miei +ordini voi verrete con me in questa automobile al comando della prima +Divisione di Cavalleria. + +Venivano intanto dalla strada di Chiusaforte, in bande fitte, i +prigionieri italiani che si erano liberati quando l'annunzio del crollo +del Grappa aveva segnato il primo sgretolarsi dell'impero. Uno di questi +prigionieri più affranto degli altri oscilla tragicamente a tre passi da +me poi si abbatte sul naso, svenuto dalla stanchezza e dalla fame. +Menghini si slancia e inginocchiato scuote quel povero corpo svenuto +urlando: + +--Guardate! Guardate come hanno conciato i nostri fratelli! Ecco! Ecco +cosa hanno fatto della carne nostra! + +Si alza furente; poi come preso dal delirio, tendendo i pugni ai +prigionieri austriaci si scaglia e percuote nella faccia un maggiore +austriaco. Questo non comprende, bestemmia, vuole difendersi, ma +Menghini lo atterra mordendogli le braccia. Il groviglio rotea, strilla, +contro la blindata dove la mia Zazà abbaia impaurita. Sopraggiungono i +primi bersaglieri ciclisti a tutta velocità agitando gli elmetti +piumati. + +Scompiglio e marea fragorosa. Gli austriaci si sparpagliano. Zuffe, +corpi che rotolano. Cacofonia di cento lingue diverse: italiana, +tedesca, slovena, boema, russa, ungherese, ecc. Mi slancio col revolver +in pugno fra quell'abbaiare di cani e riesco a fermare i nostri +mitraglieri e bersaglieri inferociti. + +Un motociclista infila come un proiettile il ponte e si ferma in mezzo a +noi gridando: + +--La _Viribus Unitis_ è saltata! + +Scoppio di urrà frenetici. Il mio cuore si rifiuta di accogliere questa +gioia massacrante. Non è preparato a questo galoppo furente di notizie +giganti. Faticosamente, dolorosamente, il mio cuore ingoia godendo ma +sofffrendo come una gola lacerata. Sento gonfiarsi nel cielo un altro +blocco di Felicità sovrumana. Blocco rotolante che precipita giù sui +declivi delle nuvole per colpirmi in pieno petto. Ha un rumore battente +come di mitragliatrice, ma allegro, allegro. Non è il ta ta ta ta +micidiale, ma il top top top top delle grandi ispirate velocità. E' una +seconda motocicletta. La guida un sergente bersagliere, che rallenta, +agitando col braccio sinistro il suo fez rosso, gli occhi schizzati +fuori dall'entusiasmo: + +--I nostri sono entrati a Trieste e a Trento! + +Un impeto selvaggio mi scuote. Mi slancio, lo afferro pel braccio, e lo +tengo fermo. Si ribella, quasi cade. Cado quasi con lui e la sua +motocicletta. + +--Se menti, ti brucio le cervella! gli urlo. Dimmi! Spiegami! Giurami! +Che è vera, sicura, la notizia! + +--Lo giuro, me lo ha ripetuto tre volte il generale in persona! + +--Giura! + +--Giuro. + +--Su tua madre! + +--Su mia madre. + +--Aaaah! aaaaah! + +Mi comprimo colle due mani il cuore che si gonfia, si gonfia dilatando, +spaccando, le sue pareti che sono ora quelle enormi montagne, mentre la +mia bocca spalancata beve, con trionfale voluttà lo smisurato fetore dei +prigionieri austriaci, tutta l'infinita anima fetente dell'impero nemico +sconfitto. + +Ho uno strano viso feroce, violento, aggressivo ma i miei occhi sono +pieni di lagrime di gioia. Le povere contadine sfinite di fame +stanchezza che s'avanzano piegate sotto la gerla lungo il treno pieno +del loro bestiame rubato, mi commuovono fino al singhiozzo e insieme +arricchiscono le mie mani di artigli vendicativi. Vorrei baciare sul +viso quelle povere vecchie italiane e poi stemperarmi sul pane le +lagrime del generale austriaco vinto. Primitività stramba del mio +temperamento vergine, selvaggio, schietto, elastico, pieno di barbarie +crudele e di profonda umanità civilizzata. Temperamento che s'avventa, +colpisce ma subito comprende perdona tutto, con alta bontà indulgente e +serena. + + + + +XXVI. + +PAGIOLIN, COLOMBO VIAGGIATORE + + +Il disarmo incominciò. A sinistra si accatastavano i fucili, a destra le +mitragliatrici. Nel centro i prigionieri austriaci abbrutiti, dondolanti +nei loro cappottoni giallo-sporchi procedevano ordinandosi fra la +spavalda e muscolosa giocondità dei bersaglieri ciclisti. + +I prigionieri istintivamente ricercavano la loro antica disciplina, +aspettando i comandi dei loro ufficiali che vinti conservavano ancora +tutta la loro autorità tanto era ferrea la compagine del potente +esercito che avevamo sfasciato. + +Subito gli ufficiali austriaci trasmisero coi loro urli aspri di +sciacalli l'ordine d'incanalarsi lungo le nostre automitragliatrici +blindate e di infilare il ponte sul Fella per Amaro-Tolmezzo. Ma +sopraggiungevano continuamente incontro a loro bersaglieri ciclisti a +tutta velocità. Si vedevano girare laggiù sulla strada curva correndo +verso di noi, e altri, altri ancora, lanciati come frecce alate di penne +di gallo. La colonna dovette fermarsi. Un minuto di confusione: poi tre +bersaglieri, abbandonando le biciclette, saltarono in sella su dei +cavalli catturati, potenti bestie tutte ad archi di muscoli scattanti, e +domandoli fra le forti ginocchia presero la testa e il comando della +prima colonna marciante. Il primo, un siciliano dal viso rossastro +polveroso di scugnizzo con occhiacci neri sotto il fez rosso moschetto +ad armacollo. Sul suo grande cavallo bestemmiava: Accidenti! Cavallo +irlandese e ungherese io non so! Ma i miei muscoli sono siciliani! + +Anche i nostri soldati nomadi di Carnia comandavano colonne di +prigionieri. Erano laceri e sporchi, ma tutti montavano senza sella +cavalli stupendi. + +Uno aveva una specie di turbante azzurro in testa e un grosso zaino da +turista sulla schiena. Sembrava un generale turco. Sul fianco della +strada le nostre blindate dominavano con le loro 18 mitragliatrici +puntate tutta la divisione austriaca che si avanzava. Sss sss lento +monotono stropiccìo di piedi stanchi. Zin zin tric gring zin di fucili +che cadevano sulla catasta. «Fetente, vattenne, cammina! A cauci te +faccio camminà, porcaccione!» + +Cinquanta metri più giù davanti al Municipio nelle due automobili del +comandante del Corpo d'Armata austriaco e del suo Stato Maggiore, gli +ufficiali prigionieri seduti immobili guardavano con occhi che certo non +vedevano. Intorno, i miei mitraglieri con moschetto e baionetta +innestata montavano la guardia con facce ingenue di bambini intorno ad +una enorme torta natalizia. + +--Vuole che le faccia la barba? mi domanda un prigioniero in italiano, +bruno, magrissimo e baffuto. + +--Sì, ma a tutta velocità! + +--Sarà servito. Sono napoletano, e primo parrucchiere. Sono anarchico, +ma amo l'Italia. + +--Non tagliarmi la faccia, perchè sono più rivoluzionario di te! + +In un attimo, miracolosamente, la cassetta che egli portava sulle spalle +partorì sapone, pennello, salviette e boccetta da profumo. Seduto su una +mitragliatrice austriaca, constatai l'arte delicatissima di quella mano +italiana. + +--Che «salone» originale! disse il barbiere; è decorato a destra e a +sinistra con montagne azzurre e ha un _plafone_ che sembra il cielo di +Napoli! + +Quando ebbe finito, lo salutai con queste parole: + +--Ora che da barbieri futuristi abbiamo rasoiate via la testa all'impero +austro-ungarico, ti potrai permettere il lusso di fare la barba +anarchicamente agli italiani. + +--Contropelo? + +--Sì, contropelo. Non dimenticare però di sciacquar loro il viso con +l'acqua melodiosa del golfo di Napoli! + +Il capitano Raby, che distribuisce ordini a destra e a sinistra, mi +chiama. + +--Marinetti! Marinetti! Siamo noi! Siamo noi che abbiamo catturato +l'intero Corpo d'Armata! E' una gloria nostra! E' la gloria dell'ottava +squadriglia! Vieni, vieni, ora mando il colombigramma al Comando +Supremo!». + +Seguiamo per alcuni metri il binario lungo il treno. Cataste di cucine +da campo, mitragliatrici, fucili, stracci, paglia, sterco, carogne di +cavalli. Nel fetore qua e là come cani randagi, delle montanare con +gerla, sacchi e lanterne. Sono venute qui a frotte per riprendere la +loro roba. Sono paurose. Ma si fanno audaci. Il loro numero aumenta. I +vagoni saccheggiati, sventrati, bollono confusamente perdendo le +budella. + +Entro con Raby in un vicoletto. Fra due casupole troviamo la vetturetta. +Sul sedile, una gabbia di legno bianco contiene i quattro colombi +viaggiatori, che tubano. + +Il sole tiepido di questo pomeriggio alleggerito da una brezza indolente +e soddisfatta inebria i quattro colombi. Due, candidi. Uno col collo +sfumato azzurro-viola. Il quarto brizzolato. Ma tutti avevano il +caratteristico soprabecco bianco imbottito dei colombi viaggiatori. + +_Vuruvuru curru guruu guruu guruu._ + +Certo godevano i sottilissimi profumi muschiati e il gorgoglio di quel +ruscello, ma non si illudevano. Sapevano certo di essere lontani dalla +bella colombaia di Abano con le sue ampie scodelle piene di miglio e +granoturco e i cestini per le covate, elegantemente sospesi e bene +spaziati. + +Questa è una terra diversa, rude e selvaggia e rimbombante di fragori +più forti che le tempeste del cielo. Alzarono tutti e quattro il becco +guardandoci con gli occhietti umani cerchiati di rosa. + +--Raby, sono pronti! Guarda, hanno tutti capito! Vogliono tutti essere +scelti. Quello lì si chiama Bianchetto. Quello Lulù. Ecco Pagiolin! +Scegli Pagiolin! E' il più forte, il più intelligente. + +Pagiolin si lasciò prendere, felice, con un _vuruuuuu vuruuuuu vuruuuuu_ +melodiosissimo, di mano bagnata che freghi un giunco. Tre battevano la +testa contro il legno della gabbia con furia invidiosa. Ma Pagiolin era +veramente degno della nostra scelta. + +Coricato nella mano aperta di Raby, bianco, snello, vivacissimo, +ringraziava coi dolci occhietti umani cerchiati di rosa e offriva con +languore femminile quasi impudico le zampette rossicce semivestite di +soffici calzoncini di piume. + +Un dischetto d'alluminio col numero 11 matricola e il numero 22 +colombaia brillava sulla zampetta sinistra. Lo presi nelle due mani +anch'io, e una tenerezza acuta, dolce, amara, mi portava quasi le +lacrime agli occhi nel sentire battere con ritmo rapido quel +piccolissimo cuore di bell'uccello veneto già ebbro di portare per le +vie del cielo la grande parola Vittoria. + +Raby scrisse su un foglietto: + + «_Truppe celeri, Stazione per la Carnia, 8ª squadriglia + autoblindate hanno occupato stazione. Fermato e catturato due + treni, truppe e comando 34ª divisione austriaca.--Immenso + bottino e comandante Corpo d'Armata austriaco prigioniero._ + + Capitano Raby». + +Il capitano introdusse il piccolo foglio in un tubetto di mezzo +centimetro di diametro, lo chiuse introdusse il tubetto in un altro +munito di due branchette di alluminio. Pagiolin si lascia torcere le due +branchette che ecco stringono la sua zampetta destra. + +--Guarda... mi dice Raby, i muscoli forti delle ali. Con qualsiasi +vento, 60 chilometri all'ora! Il dischetto bilancia bene il peso del +tubetto! + +Facciamo largo intorno a Raby che con forza slancia in alto il colombo. + +--Viva Pagioliiiin! Addio Pagioliiiin! + +Ma Pagiolin non s'innalza molto. Dà qualche colpo d'ala e si posa sopra +un tetto. Bianco, saltella sulle tegole rosse girando la testa. Momento +d'ansia, doloroso. + +--Cosa fai, Pagiolin? Cosa fai? Cosa fai? + +Accorrono i soldati con applausi, saluti consigli... Pagiolin leva il +becco al cielo. Dieci secondi gli sono bastati a fiutare le correnti +aeree. Con uno slancio improvviso si proietta in alto obliquamente. +Sale, sale, sale, piccolissimo arruffio bianco, fiocco di neve +nell'azzurro. Ora si libra a picco sul torrente Fella. Punta su Amaro, +scompare. + +Ma un altro invisibile colombo viaggiatore che batteva le ali nella +gabbia del mio torace l'ha seguito con eguale velocità. Ora vola con +lui fra due grandi cirri bianchi accecanti. Pagiolin non ama le nuvole. +Hanno un insidioso monotono odore d'acqua schiava. Tutte quelle gocce +condensate lo bagnano pericolosamente. Teme di appesantire le proprie +ali, e non ha sete. Le nuvole gli ricordano quella brutta macchina +moto-aratrice che gli appesta spesso la colombaia di Abano coi suoi +sbuffi di vapore acqueo... + +Senza contare i maledetti scherzi che fanno i raggi del sole nelle +matasse delle nuvole! Sembrano forbicioni d'oro, brutti come quelli del +giardiniere che tagliano i bei rami d'acacia fiorita sulla colombaia! +Ogni volta che il giardiniere s'avvicinava con quel brutto ordigno la +bella Vluruuum s'immalinconiva non tubava più. Pagiolin pensa a +Vluruuum... Tra due ore! due ore e mezzo al massimo, quanti baci +piccoli, piccoli, minuti, minuti e quanti smorfiosi strofinamenti di +collo per togliersi l'un l'altro amorosamente gl'insettucci! E quante +ciarle! Trionfo! Pagiolin potrà raccontare! Tutti gli amici della +colombaia a becco aperto dimenticheranno le voluminooose, voluttuooose, +vorticooose gare del loooro tubare. Anche i conigli, quei vili imboscati +col loro culo a molla di lepri degenerate, abbasseranno le foglie +candide dei loro orecchi tremando e ammirando. + +Ma Pagiolin accelerando i suoi colpi d'ala si tuffa nell'ultimo globo +d'argento filigranato del cirro. Non finisce mai, per Dio!... Gioia! +Gioia! Finalmente può patinare col petto sull'azzurro levigato, +invitante. Più nulla intorno. Può respirare e godere. Pagiolin punta il +suo volo contro il Sole, favoloso colombo di fuoco, dal becco aperto +nell'arruffio splendido delle sue smisurate penne d'oro. Gli rammenta +Krukrù, colombo dell'equatore che aveva pure le penne a spirali, ma +bianche. Morì un anno fa in colombaia il povero amico! Pagiolin gli +voleva bene e l'inverno molte volte aveva lisciato e riscaldato col +becco le povere penne freddolose. Nella luce sembravano d'argento. + +Il Sole è però un colombo enorme le cui penne spiraliche d'oro +potrebbero covare una montagna! Come risplendono, lunghe, lunghe! +Bisogna salire, salire, salire ancora! Voglio vederle bene, vicino, +vicino, sempre più vicino! Per sentire il loro rumore! Devono fare un +delizioso rumore d'acqua nell'accarezzare quel nuvolone a destra. Oh! +che brutto nuvolone! Sembra il fantoccio di stoppa di Peppino il figlio +del giardiniere! + +Volerò ancor più su. Ma cosa hanno mai le mie ali? Rabbia! Ho troppo +caldo sotto le ali. Sono tutto bagnato. Su, su con forza! Ecco! Ecco il +suono che volevo udire! E' il sole che tuba. Che piacere sentirlo! Le +sue lunghe penne spandono ora una dolcissima voluttà mescolata di rumori +serici e liquidi che grondano l'uno sull'altro e si intrecciano con +mille spasimi acuti. + +--Oh! me ne intendo, me ne intendo, grida Pagiolin; io che sono il +miglior cantore della colombaia. Col mio canto ho innamorato di me la +bella Vluruuum. Che ridere! Bianchetto e Lulù non sanno cantare come +me... Lo ha detto la moglie del colonnello, quella bella signora vestita +di colori rumori fruscianti. E' vestita anche lei di penne, ma morbide, +morbide che il giardiniere chiama seta, velluto, pelliccia... Nel +muoversi intorno alla colombaia la signora batteva le mani con gioia +dicendo: «Pagiolin, Pagiolin, tu sei il primo cantore!» e mi regalò un +miglio speciale! La sua veste di seta e velluto cantava come me e come +il Sole. Il Sole però tuba più forte di noi! + +Nell'entusiasmo Pagiolin raddoppiò il battito già celere delle sue ali, +entrando nella polifonia solare. Strimpellavano con gesti immensamente +circolari i Venti sui mille raggi del Sole come su corde tese incendiate +dal lirismo. + +Certo la vittoria aveva commosso il Sole! Il Sole, grande occhio attento +di arpeggiatore seguiva sulle lunghe sue corde tese i galoppanti accordi +i maliziosi pizzicati e le molli frange di vibrazioni sbocciate nel +cielo. Il Sole si moltiplicava nell'ampio cielo orchestrale. +Volubilmente si innalzavano delle nuvole, tortili come canne d'organo e +mantici profondi nei quali il Sole comprimeva a forza di pedale i Venti +globulosi. Questi diventavano soffii melodici e salivano salivano ad +inaffiar di fantasia le infinite orecchie attente, invisibili, delle +invisibili stelle. Il calore dei suoni era tale che le nuvolose canne +d'organo s'incendiavano al passaggio d'ogni nota fondendosi qua e là +per eccessiva ebrietà. Sopraggiunsero volando sciami di nuvolette rosse, +snelle piene di trilli, rimbalzelli, giuochi, scherzi, schianti di +cristalli coralli trallalera tralla la, come aeree serenate di chitarre, +mandolini e spumanti bottiglie trallalera tralla là. + +Milioni di bottiglie del più spumante Asti sonoro schizzavano, +decapitate ma allegrissime sulla tavola imbandita del cielo, fra le +ondate orchestrali dei raggi, lunghi archetti d'oro che spremevano giù +nelle profonde cavate il terrificante cuore dolcissimo di Dio. + +--Dio! Dio! Dio! Dio! gridava Pagiolin. Dio è luce! Dio è musica! Dio è +profumo! Sono a mille metri a picco su quella vasta ferita terrestre. +Cosa è mai? Cosa è mai? Certo le folgori hanno squarciato così la terra! +I fulmini nemici del Sole! Ma il Sole oggi stravince. Sono l'amico del +Sole! Ma più in alto del Sole c'è Dio, ed io voglio navigare nel suo +respiro sublime! + +Con allegria pazza due volte, tre volte, quattro volte Pagiolin capriolò +abbandonando le ali come un nuotatore nell'onda e nella schiuma del +canto. Poi giù a capo fitto nel suono più denso. Le sue ali sfioravano +le lunghe corde d'oro tese dai raggi solari. Ruzzolò giù. Era troppo +ebbro e il sudore gli scorreva sugli attacchi delle ali. + +--Come mai ho dimenticato la mia santa missione? Mezz'ora perduta! +Impenitente bambino che sono! Ma il tubetto è ben saldo e anche il +dischetto. Giù! Giù! Bisogna scendere, scendere. Che fresco! Che +fresco! + +Per alcuni minuti Pagiolin seguì una impetuosa corrente gelatissima, che +con ritmo uguale lo trascinava. Ora rideva della sua paura di poc'anzi. +Ad ali aperte filava con crescente velocità cercando a destra e a +sinistra col becco la decifrabile varietà degli odori. + +--Questo è odor di menta selvaggia. Questo è il timo asprigno. Oh! che +buon odore di resina. Saporito, questo viluppo di moscerini agonizzanti! +Mangiamo. Bisogna pur rinfrancarsi lo stomaco, in viaggio. + +Ad un tratto la corrente gelata modificò il suo ritmo equilibrato! Ora +tumultua, schizza, cicloneggia, spalanca dei buchi come botole +traditrici. Pagiolin riprende a volare con tutta la forza delle sue ali. +Sente una pressione contraria. Vento duro a scatti che lo soffoca. Deve +più volte chiudere il becco. «Accidenti! Ho perduto quel branco volante +di moscerini saporitissimi!». + +La corrente contraria che s'insinua nell'immensa corrente gelata che +egli segue lo assale con tanti odori salati, diversi per forma e +intensità. Ovuli giranti di odori amarissimi. Un odore oblungo e +trasparente di iodio. Un gomitolo irto di ammoniaca. Un blocco massiccio +di bromo. E miliardi di aghi di sale luccicante e buoni da ingoiare. La +salubre spruzzaglia delle onde del mare, laggiù, alla foce del +Tagliamento. + +Pagiolin non esita più. A destra, a destra, con raddoppiata frenesia di +ali, vince rimbalzato, rimbalzante, vince travolto e resistente, la +grande corrente gelata. Questa decresce sugli orli, cede, cede. Pagiolin +è fuori. Schizzando via si slancia in una atmosfera quieta come una +morbida amaca smisurata. L'aria è dolce come il respiro di Vluuruuum +quando gli dorme vicino, col suo vuuruuuum, vuuruuum... Pagiolin vuole +riguadagnare il tempo perduto. Egli sa che l'aria stagna queta e senza +bizzarrie di correnti sopra i boschi, poichè i fogliami pompano i +capricci dell'aria. Sente a destra l'odore acido bruciaticcio delle +brughiere e piega a sinistra abbassandosi. Non vuole stancarsi a lottare +con quelle insensate cavallerie di venti che devastano le brughiere. + +A sinistra giù giù, ecco dove bisogna volare! Su quei fogliami dove +l'aria è immobile e più giù ancora su quegli orti dove l'aria è un letto +di piume. Quel fresco odore di insalata e i filamenti di profumo di quel +giardino pieno di rose, e quel rimescolio d'odori cotti che con rumore +di stoviglie grasse sale da quel villaggio. Non è sgradevole quella +acredine di fieno, anzi eccitante! Pagiolin la beve, a becco aperto, nel +rasentare a precipitosa velocità i ciuffi d'erba che ornano un nero +campanile. Fuori dalla gonna sventolante della prima campana calcia un +tumulto di bronzo acciabattante, che spaventa Pagiolin. Spavento misto +di curiosità. Ecco un altro campanile. Via, via, via, con folle +entusiasmo Pagiolin lo aggredisce quasi si schiaccia sopra. +Affascinante batacchio. Gamba perduta di danzatrice pazza. Battito +diventato proiettile fuor dal cuore sonante. + +Pagiolin è troppo ebbro. S'irrita, smania di non poter riprendere la sua +calma precisa di volatore lampo. + +--Mi hanno chiamato colombo-lampo! Sei un treno lampo, diceva la moglie +del colonnello. Presto li rivedrò, i treni, e li sorpasserò!. + +Un'altra corrente pure gelata taglia purtroppo la strada a Pagiolin. Ma, +furbo, sente che è meno alta della prima e su, su, Pagiolin la scavalca +con disinvoltura per ripiombare due minuti dopo nella quiete solenne +dell'atmosfera. In realtà è una quiete compressa tra pericolose +agitazioni. Pagiolin ricorda, prevede, intuisce che altre correnti +gelatissime lo aspettano. Non vuole perder tempo in continue scalate: +decide di salire a duemila metri per poi dare la sua massima velocità +senza scosse, deviazioni, nè saliscendi. Si sente bene. I muscoli delle +sue ali hanno un ritmo forte, uguale, scattante e i suoi nervi +ripercuotono fino all'orlo estremo delle penne la sua precisa volontà +timoniera. Nel salire Pagiolin che non conosce indecisioni nota +distrattamente che l'atmosfera si condensa invece di alleggerirsi. Una +lieve nebbia senza importanza, pensa, sarà presto attraversata. Sale, +sale per un quarto d'ora. La sua velocità è grande e il suo umore +sereno, ma l'oscurarsi dell'aria lo incomincia a preoccupare. Dove mai +è andato il sole? Ah! vedo, là a sinistra! Come è scialbo! Sembra quel +focherello di legna verde che i soldati accendevano d'inverno a tre +metri dalla colombaia, a forza di polmoni, soffiando lagrimando e +bestemmiando. + +--Accidenti! grida Pagiolin, il Sole si è spento! Lo prevedevo. A furia +di coprirmelo con tutta questa nebbiaccia l'hanno soffocato! Nebbiaccia +infame!... Macchè nebbia! Sono in un nuvolone di pioggia! + +Pagiolin scivola giù dieci metri poi risale nel grigio e nel nero. +Accelera i colpi d'ala. Ad un tratto sente sotto di sè un gorgo che lo +pompa, e da destra a sinistra, sente cento mille mille mille zanne di +pioggia e un mitragliamento di grandine. Pagiolin non perde la calma. +Fiuta, e decide di salire ancora. Una battaglia ferocissima di vento lo +fa traballare. Uno, due, tre capriole vertiginose, poi Pagiolin si tuffa +nel vento più potente che ha vinto gli altri venti, imponendo il suo +ritmo di smisurato serpente fluido fra cento serpentelli rischizzati via +e sgominati. + +Non è il caso di lottare. Pagiolin si abbandona colle ali chiuse come un +proiettile, in questo vento che irrigidisce la sua corrente. +Profondissima volata di un cannone senza pareti che spara continuamente. + +Fu così che Pagiolin proiettile vivo fu lanciato in mezz'ora nel cielo +di Venezia. Grigio, ombra carbonosa e spaccamenti sulfurei di cielo, e +lunghissime colonne isteriche di fuoco che salgono, scendono solcano e +subitamente crollano sull'invisibile calma del mare. Ad ogni minuto, +Pagiolin che ha tenuto fino ad ora le ali chiuse, tenta gli spessori del +vento con una cauta mossa dell'ala destra. A poco a poco, gli spessori +rallentano la stretta. Si slabbrano davanti dei piccoli varchi di +azzurro. Pagiolin vorrebbe raggiungere il sereno, ma teme di smarrirsi +sul mare. E' tardi! E' tardi! + +A mille metri, in alto, davanti a sè, Pagiolin vede una macchia nera che +gli viene incontro rapidamente. Ingigantisce, ingigantisce. Non è un +nuvolone, non è uno spessore d'aria. Sembra quella strana costruzione di +originalissima colombaia di tela su palafitte piena di uomini nudi che +egli aveva ammirato in un'alba famosa sulla costa di Pola dove aveva +viaggiato nascosto e talvolta al balcone della tasca d'una spia +italiana! Ma come diavolo ora volava quella strana colombaia di tela? +Pagiolin la osserva a cento metri su di sè. Non è una colombaia di tela! +E' una di quelle gigantesche aquile di ferro e tela tante volte +contemplate ad Abano quando si slanciavano in alto, portando uomini +imbottiti di penne che poi lasciavano cadere degli sterchi neri +scoppianti. + +Pagiolin ha molto meditato, e finalmente compreso la bontà di quelle +aquile benigne che non uccidevano i colombi, ma uccidevano per amor di +libertà aerea, quelle brutte gabbie d'uomini che sono le città. + +Ora egli sente che quest'aquila di ferro e tela che vola lassù ha forse +bisogno di lui. Strani questi uccelli, pensa Pagiolin, hanno ali larghe +dieci metri, ma non hanno il fiuto decifratore di odori contradditorii. +Non possono distinguere l'odore che rivela la curva di una costa a +duemila metri di distanza, dall'odore che indica lo spessore di un vento +e tante altre cose che egli sa. La loro ampiezza d'ali esaspera la +superbia dei venti che se le abbrancano, le squartano. Sono aquile +bonaccione e i venti sono pessimi. Non possono quelle aquile di ferro e +tela diventare come lui docili proiettili, schizzar fuori dalle mani dei +venti se per caso distratti rallentano la stretta. + +Pagiolin accelerando convulsivamente il battito delle sue ali si slancia +e sfiora con ghirlande di volo la grande aquila nera, che ora barcolla, +mostruosamente fra gli spintoni e le zampate dei venti. Ha le due ali +lacerate tutte a brandelli fumosi, come la baracca incendiata che bruciò +tutta la notte vicino alla colombaia di Abano. L'aquila di ferro e tela +arranca e si sforza di equilibrarsi con disperati colpi di reni. Sembra +perduta. Gli uomini che porta sul dorso sono affaccendati +nell'accarezzare il suo cuore di gas esplosivi. Cuore frenetico che a +furia di battere ora s'infiamma di viola e blu. Cuore virulento che ha +forato la carne e le ossa della schiena e schizza fuori, vampe e fruste +di scintille. + +Come soccorrerla? Fra poco certamente il cuore appiccherà il fuoco alle +ali. + +Pagiolin vola a destra, a sinistra, sotto, sopra pazzamente sfiorando +gli uomini che lavorano, intrico nero di braccia sul dorso sobbalzante. +«Mi vedranno! Finiranno col vedermi! Se la bufera non sbraitasse tanto +forte, gemerei, griderei nelle orecchie di quegli uomini. Non mi +sentono, ma mi vedranno! Gioia! gioia! gioia!!! Mi vedono, sento che mi +vedono! Ora mi seguiranno. Io so il varco. Di quì, di quì, venite!». +Pagiolin si precipita contento di sentire dietro di sè la grande aquila +ferita col suo cuore in fiamme: «Viene, viene dietro di me! Ecco il +varco, giù giù! Con me, a capofitto!» Fuori dalle tenaglie del vento e +dal nebbione! Fumo grigio-perla, azzurro, azzurro, azzurro. A sinistra, +l'immensa pelle fremente del mare in allegria dorata sotto le +lunghissime dita del sole tramontante che gioviale si diverte a farle un +innumerevole solletico. + +A destra, la generosità sparpagliata d'acque verdi azzurre che il Piave +regala al mare. Giù, scendiamo. Pagiolin si volta di distanza in +distanza per constatare che la grande aquila ormai equilibrata ha +ripreso il battito regolare del suo cuore con le sue due ali eroiche, +torce spente con lunghissime scie di fumo. + +Come un cane fedele guida un cieco, Pagiolin ha guidato l'aquila di +ferro e tela accecata dalla bufera. Ora volano insieme a trecento metri +sopra i lavori febbrili d'un ponte ferroviario sul Piave. Pagiolin vede +le grandi gabbie di ferro che partoriranno i pilastri. S'accendono le +lunghe lame azzurro-violette dei proiettori che tagliano geometricamente +la notte. Sembrano raggi solari nelle vetrate di una cattedrale +rovesciata. + +Pagiolin sa le insidie delle luci e crede soltanto agli odori. Vede le +forme agili dei lavoratori bollire in oro caldo sui due bracci di ferro +tesi del ponte rotto. Ma preferisce studiare gli odori di sterco e di +legno bruciato che salgono da quel vasto braciere formato da mille +fuochi, ognuno orlato di facce e mani di terracotta. Accampamento di +prigionieri. L'aria s'imbruna rapidamente. Presto, presto, poichè la +notte sarà molto gelata. Un altro accampamento, più fitto, di fuochi. +Ogni metro un fuoco fra le rovine caricaturali delle case sventrate. +Pagiolin ha capito. Piega a sinistra moltiplicando la sua attenzione +perchè ogni battito delle sue ali sia efficace. E' gonfio di gioia. +Porta l'annunzio della vittoria totale dell'Italia e insieme l'onore +d'aver salvato una grande aquila di ferro e tela. + +Quei fuochi, quei piccoli fuochi, diversi da ogni altro fuoco! Pagiolin +li riconosce. Sono le lanterne cieche dei carabinieri che vegliano al +controllo di Abano. Secondo controllo. Altre lanterne cieche con piccoli +annaffiatoi di luce gialla. Finalmente il Comando Supremo. L'immensa +casa è illuminatissima. Trecento occhi di bragia. L'officina centrale +della guerra lavora. Sembra a Pagiolin la colombaia incendiata che aveva +abbandonata un anno prima a Udine, quando c'era tanta confusione di +Comandi, e non c'era mezzo di fare un volo utile. Ora tutto procede +bene. Una folata di odori fedeli affettuosi lo investe. Il suo odore, +l'odore di Vluuruuum! Divina miscela di odori zuccherini, freschi-caldi, +quasi una polvere di pelurie odorose e di sterchi cotti dal sole e +volatilizzati. Una emozione spasmodica spreme il cuore di Pagiolin +mentre spalanca il becco per bere a larghi sorsi i moscerini saporiti +che salgono dalle gore predilette. Guarda, guarda e vede un'ombra nera +muscolosa in una finestra accesa. La quadratura di spalle rudi e maschie +del capo di tutti gli uomini che il giardiniere chiama: Badoglio. +Pagiolin lo ammira chino su una grande carta rossa, blu, rosa, +illuminata. Sopra quella carta misteriosa vi sono delle forme simili a +quelle che fanno gli sterchi di Pagiolin cadendo sull'impiantito della +colombaia, quando appollaiato in alto gode il tepido rosmarinato +pomeriggio, liberandosi il ventre dal peso soverchio. + +Al di là del palazzo del Comando, Pagiolin per gioia e per dovere, fece +strepitare le sue ali. Tutti dovevano vederlo, applaudirlo. E' lui! E' +lui che porta l'annunzio celeste! E' lui il colombo fortunato fra tutti +i colombi! Ha osato, lottato, conosciuto, vinto tutto. Sa tutto. Potrà +raccontare tutto! E si precipita giù nel profumo dei profumi adorati +della sua colombaia. + +Grande frullo frullo frullo d'ali. Rimescolio, balzi e traslochi di +pennuti. Si sveglia la bella Vluuruuum e si slancia al cancelletto. Tra +i fili metallici, i due beccucci innamorati si incontrano, si sfiorano, +sfiorano, sfiorano, sfiorano. Pagiolin è un maschio fiero, quasi un +veterano del cielo. Pochi baci gli bastano, e tendendo il becco tuba, +tuba, tuba, tuba, con eloquenza morbida, gorgogliante, vellutata, +rumorosa, ruvida, voluttuoosa, vorticoosa e insieme rorida di lagrimette +eroiche felici. + +--O mia Vluuruuuum faremo all'amore stanotte. Prima ti debbo raccontare. +In quanto a voialtri, ali rammollite, imboscati senza fiato nè fiuto nè +frullo, finite il vostro strepito! Voglio il silenzio. Un silenzio +assoluto. Ho visto, ho visto grandi cose. Ho visto i grandi italiani +come gattacci imprigionare in una trappola di montagne mille le mille e +mille e mille e cento volte mille brutti topacci austriaci che avevano +rubato tutto il formaggio... + +Ma la stanchezza lo vinse. Quando, dieci minuti dopo, una mano venne ad +accarezzarlo e tirandolo fuori dalla colombaia lo rivoltò, lo rovesciò +per liberare la sua zampetta destra dal tubetto pieno di vittoria, +Pagiolin sonnecchiava. + +Non fece all'amore quella notte, era troppo stanco; e la sua fedele +Vluuruuuum si accontentò di vegliare il suo sonno quieto, ma di quando +in quando scosso da un sogno convulso e angoscioso. Pagiolin sognava la +tragedia della grande aquila di ferro e tela salvata dalla ferocia dei +venti. + + + + +XXVII. + +UN'ISOLA PROFUMATA NEL FIUME PUZZOLENTE. + + +Il quattro novembre al tramonto, sulla strada di Chiusaforte, nella mia +blindata ferma prua che divideva il nerastro filosofico puzzolente fiume +di prigionieri austriaci. + +Vinto il nemico tanto giustamente odiato, mi sento vuoto vuoto e +disoccupato e m'addormento sul volante, straricco di vittoria, fra +un'immensa straccioneria di eserciti disfatti. Beato. Con lagrime +dolcissime fra le ciglia. La mia fame sognò un'elegantissima tovaglia, +infinita serica fuga di morbidi perlacei riflessi che fluttuavano. Ed +era, uscito fuor dalla passione del tramonto e dai suoi laminatoi, il +mare siciliano metallo lucidissimo che cullava elasticamente undici +vulcani-isole dal fumo distratto. Sognavo. + +Presto dentro più presto più dentro un'acuta parola girante: +Vittorrrria, mi trapanò il cranio e via pel cielo volando scavalcò il +mare e rimbombò nei capaci polmoni ovoidali dello Stromboli Stromboli +Stromboli. Sognavo. + +Una gioia bollente fece saltare il tappo di lava del secondo vulcano. +Schizzò altissimo il suo getto di fuoco spumante. Il terzo vulcano +sputò obliquamente sul mare cento luminarie di bragia a ventaglio, mille +regate di diavoli, e ripescò tutte le sirene morte, galvanizzandole. +Eccole, guizzano, occhieggiano, baciano, uccidono. Altalena di buio +luce... buio... luce... Chi è che urrrla? Perchè piaaaaangi così? + +Vulcani alcoolizzati o gigantesche bottiglie di delirio? + +Il quarto vulcano sturato schizzò risate d'oro, smorfie di porpora e +spiralici lunghissimi ironici smeraldi. Il quinto vulcano pareva una +rosea spremuta di belle donne nude e di immense arance cigliate che +guardavano. Sognavo. + +Tutti quei vulcani--isole--bottiglie--cuori spararono il loro fuoco +d'allegria furente con ampio frastuono di tappi e rintocchi contro il +sole pallido sordo astemio morente che annega. + +L'undecimo vulcano lanciò allora la sua colonna di fiamma a ventidue +chilometri di altezza. Quando quando... quando vi giunse, piegò il suo +pennacchio vermiglio e questo fece il giro della terra e lo seguivo in +sogno mentre velava e svelava quelle tonde natiche veloci tatuate di +continenti e mari. + +Mi sveglio di soprassalto. + +--Chi mi graffia il viso? Chi, chi? + +Ghiandusso che montava la guardia in torno alla mia blindata si +avvicina: + +--Signor tenente, nessuno, nessuno. Lei ha fatto un brutto sogno. + +--Anzi un sogno bellissimo! Ma ad un tratto mi sono sentito graffiare il +viso. Ho dormito molto? + +--Due ore, signor tenente, sono già passati diecimila prigionieri +austriaci, tre brigate... La Zazà ha morsicato la gamba di un colonnello +ungherese. Ora dorme dietro di lei. L'ho messa dentro perchè mordeva le +gambe ai prigionieri. E' diventata un po' cattiva dopo il parto. Sa, +signor tenente, come discutono fra di loro il cane tedesco e il cane +italiano? Il cane italiano domanda: «Cosa hai in bocca?». Il cane +tedesco: «Flaaaasc». Per pronunciare questa parola spalanca la bocca e +lascia cadere la carne. Il cane italiano si precipita e abbranca la +carne. Allora il cane tedesco: «Cosa hai in bocca?». Il cane italiano +risponde coi denti stretti sulla carne che non molla: «Carrrrrrne!» + +--Non è così, Ghiandusso, credo che il cane italiano tenga i denti +stretti per respirare il meno possibile il puzzo terribile del cane +tedesco. + +Fuori: un tramonto di nuvole vermiglie lacerate come pezzi enormi e +brandelli di carne macellata. A destra e a sinistra della mia blindata, +che teneva il centro della strada, il fiume monotono, grigio, +giallo-sporco e verde verminoso dei prigionieri spandeva un puzzo +mordente esasperante fatto di mille puzzi diversi ugualmente nauseanti e +insopportabili. + +Visi scialbi, gualciti, spremuti con piccoli occhi celesti smarriti. +Facce gonfie come nutrite di fango con gote cascanti. Facce plasmate di +bile. Baffi gialli che schizzano fuori dai visi scheletrici. Bestiame +umano masticato dall'uragano. Occhi vitrei che fissano senza vedere. +Lerciume ondeggiante di cappottoni curvi come verniciati di sterco e +piscio. Sembra veramente un fantastico fiume di putredine, spessa quasi +solida, oppresso da un affastellamento di stracci luridi, e +misteriosamente spinto da un'invisibile corrente che lo conduce verso lo +spiraglio-gorgo di una cloaca capace. + +Vi sarà poi in Italia una cloaca adatta a ricevere quel triste fiume? Il +sole rosso lancia dalle brecce delle nuvole brandelli di carne su quel +bollore di schiene. + +Per un istante mi sforzo di distinguere con nari eroiche gli odori. +Cavolo fradicio, piaga putrefatta, alga morta, piedi sporchi, vello di +montone, piscio di gatto, cancrena polmonare, muffa, sterco, orina, +vecchie bende insanguinate, ghetto, stiva, caserma. + +Ma rissano fra di loro quei puzzi. Ora gli sterpi, i rovi e le baionette +degli odori ammoniacali infilzano, lacerano, e squartano dei vasti +flaccidi tondi puzzi zuccherini, simili a pance di carogne galleggianti. +Sopra di loro grandinano lunghi odori proiettili che colpiscono +direttamente lo stomaco e lo rovesciano. Poi domina una languida risacca +di odori dolciastri che colmano ogni poro della pelle di nausea funerea +e di morte. Ricordo involontariamente il puzzo tipico di +cadavere-sterco-fango delle trincee della Vertoiba. Ma questo che ora +mi invade è un ben più terribile puzzo impregnato di morte, ma vivo, +attivo, insinuantissimo. Vuole dominare, inondare di se la profonda +valle del Fella e soffocare le fresche respirazioni verdi, sane del +Tagliamento. + +Povere valli prostituite! Tutte le innumerevoli bocche vegetali use a +fiatare nel tramonto profumi di timo e menta selvaggia sono +imbavagliate! Tutti i pini coi loro incensieri di resina naufragano +asfissiati nella marea di torridi puzzi avviticchianti feroci, granulosi +che agganciandosi e spumando salgono, salgono ad insozzare le cime! +Queste esasperate dall'orrore sembrano centuplicare la loro splendida +bellezza di smisurati corpi, vivi, nudi, rosati dal sole. Non ammettono, +rifiutano il tragico fiume d'immondizie umane che assale i loro fianchi. +Emergono cime nevose, tornite, gonfie di salute e desiderio come belle +poppe di donna con in alto il bottone di rosa montana del capezzolo +offerto ad un vento maschio selvaggio tutto muscoli in velocità. + +Ma questo non viene ancora. + +Agli innumerevoli puzzi catalogati si aggiunge quello irto d'aghi dei +pidocchi. La pelle del cielo bianca si contrae schifiltosamente con un +primo prurito di stelle. + +Potrò io difendermi nella mia blindata immersa come un'isola nel fiume +di corpi e odori saturi di morte? + +Scivolando dentro per le feritoie, penetrano gli abiti. Il grigio-verde +della mia giubba ne è già inzuppato. Salgono nelle mie nari ad +avvelenarmi il sangue e ad offuscarmi il cervello: le belle parole della +vittoria si smembrano in un'atmosfera cerebrale d'incubo. I miei +pensieri hanno il viscido colore giallo sporco-nerastro di quei +cappottoni curvi che passano, passano senza fine. Ventimila prigionieri +sono già passati. Ne passeranno altri trentamila. Penso che lo smisurato +cadavere dell'Austria spiaghi fuori dalla sua pancia sfondata un +gigantesco e terrifico budellame che per la valle della Carnia inonderà +la divina penisola nostra. + +Il mio cervello allucinato non riconosce più il bel sole italiano della +vittoria, volante corridore nella ruota d'oro che formano le sue gambe +accese moltiplicate dalla velocità! + +Vedo laggiù sul Tagliamento un sole straniero e odioso: brutta faccia +tonda alcolizzata e smargiassa che nei dentoni d'oro falso prominenti, e +i labbroni tabaccosi, si sforza di riassumere tutta l'insolenza +l'infatuazione, la megalomania, l'impudenza sanguinaria e il guittismo +balordo dell'impero austro-ungarico defunto. + +Quel sole ha posato le sue mani molli, effeminate, piene di anelli +rubati, su quell'isoletta del Tagliamento. Strana isoletta camuffata. +Con le lussureggianti ondulazioni della sua capigliatura di vigne +arricciate, pettinate, impomatate disposte con troppa cura in piani +successivi, come una parrucca dai mille brilli grigi-azzurri-argentei, +e piccoli infiniti rubacuori. Quella isoletta riassume tutta la grazia +vana e passatista di Vienna. + +Il mio spirito, affondando nelle allucinazioni fra le due colate di +corpi e puzzi avvelenanti, teme la pazzia. Dove sono i Venti italiani e +le loro furenti scope salutari? Un dolce fiato inodoro mi risponde. +Sento che un Vento italiano si è insinuato nella valle. Ecco addenta il +piedestallo di nuvole color sterco insanguinato del sole! Si slancia +lassù, in quella pineta. Gli scatti e le cadenze flessuose del suo corpo +che si scrolla nella sua giacca attillata di nuvolette rosa rivelano la +sua nobile gioventù. Ora s'affretta a rimescolare quei fogliami. Li +scuote brutalmente per liberarli, dai puzzi vischiosi e con un gesto +vasto fa sbattere, sbattere tutte le finestre di Stazione per la Carnia. +Poi parla, parla, ingiuria, fischia, sputa. Ritto in piedi, impreca +contro il cielo e chiama alla riscossa tutti i Veneti fratelli. +Meraviglioso Vento-oratore! + +--Dove siete, infingardi? Venite! Venite! + +Agitando il suo corpo che si frangia di rabbia e i suoi capelli +tentacolari, il Vento parla con voce tonante alle lontane tribune delle +prime stelle e si sgola per insolentire la pigrizia paurosa. Il Vento +scande scande scande ogni sillaba con violenti colpi di pugno sui tetti +delle case come su un pulpito. Ad un tratto si slancia contro il sole e +lo rovescia giù dal suo trono di nuvole. A calci a pedate, correndo e +remando nel cielo il Vento scopa, azzanna, impacchetta, ammucchia, +scaccia, insacca, calpesta le matasse di odori in rissa che rischizzano, +s'arrampicano, si rintanano nelle vallate e nei burroni. Intanto con un +vasto muggito che cresce, cresce, cresce e scoppia accorrono giù dai +monti e dalle fonde valli altri Venti alla riscossa. + +Questo sospira sospira sospira e fischia nella stretta di due roccioni +per passare ad ogni costo. E' troppo voluminoso: porta addosso una +girandola di enormi polmoni gonfi d'ira compressa. Si accanisce e +fiiiiischia. Sospira sospira sospira poi con uno schiaaanto d'alberi e +fogliame precipita inondando di sè a ventaglio tutta la vallata. Sotto, +il tetro fiume di prigionieri increspa paurosamente la sua superficie di +cappotti e berretti fuligginosi. Io rialzo la testa dal volante e fiato +fiato finalmente. I Venti giungono in ritardo, ma la loro fretta è +vertiginosa. Pulire, pulire, pulire tutto, scuotere, sconvolgere, +disinfettare. Ma non basta. Occorre inebriare al più presto la vallata +di mille profumi perchè la mia blindata 74 diventi un'isola profumata +sul fiume lurido dei prigionieri. + +Un Vento gagliardo è lassù in cima alla montagna che chiama chiama con +spiraliche sciarpe di mani altri Venti che lontano gonfiano a gara le +loro pance, otri, e zampogna melodiose di tutti i profumi di rose, +viole, acace, ginestre, gardenie, caprifoglio italiani, rapiti ai +giardini pensili sul mare di Liguria. + +Altri insaccano i voluttuosi profumi di tiglio dei sobborghi di Milano. +Dovunque ferve il lavoro. Via, non perdere tempo, gonfia quell'otre di +tutti gli odori salati, salubri, verde-azzurri di questo piccolo golfo +di Zoagli! Tu, riempi fino all'orlo, tieni ben chiuso, porta in alto e +su a tutta velocità corri a profumare la Carnia appestata! + +Tre Venti smaniano, intanto, nello stretto di Messina. Sono forti e le +loro invisibili propaggini muscolose sono capaci in pochi minuti di +rianimare di fresco aereo velluto l'intera Sicilia carbonizzata +dall'ardore d'agosto. + +Ora in fondo a questo corridoio marino, i tre Venti affondano le dita +nel mare e tutte grondanti le fanno scorrere, scorrere, sui giardini di +Messina e su quelli odorosissimi di Siracusa perchè siano impregnate del +profumo lieve danzante punzecchiante dolcissimo dei limoni, degli aranci +e dei mandarini. Quei tre Venti siciliani passano nelle alte vigne +fronzolute di Capri inebriandosi di fantasia rossa, poi sul promontorio +polposo di Posillipo per aggiungere negli otri, pance e zampogne loro, +delle erranti svenevoli mandolinate. Via a galoppo, su, su, a 70 Km. +all'ora, saltando a piè pari la schiena dell'Appennino, aromatizzandosi +i piedi pattinatori sulle pinete resinose, s'avventano sopra il Veneto e +piombano nella valle della Fella. Ma l'Italia è vasta e tutti i vegetali +d'ogni provincia vicina e lontana debbono dare il loro contributo. + +Nell'oasi di Tripoli sonnolenta si alza con fatica un Simun assopito. +Forte Vento africano non servo, ma innamorato dell'Italia. E' stanco di +due lunghi viaggi nel deserto, ma una tromba bersaglieresca l'ha +svegliato questa mattina. Sa, il Simun, che negli orti ombrosi e nei +prati di orzo erba medica e lattuga, che egli ha sempre rispettato, +dormono dei profumi biondi, pepati e zuccherini che l'Europa non ha. Sa +il Simun che le ombrie sui pozzi orlati d'asinelli, hanno dei tiepidi +profumi vanigliati che l'Europa non ha. + +Si scuote, e d'un balzo in piedi, vibrante burbero benefico invita +piante erbe tronchi e fogliami, a spremersi d'ogni essenza. Tutta l'oasi +è in tumulto. I cammelli rallentano il loro ruminare e il loro +gorgogliare catarroso di grondaia, sussultano, tremano. Il cammelliere +dritto alzando le braccia implora pace dal Vento che giocondamente +gonfia il suo barracano come una vela, e in testa il burnus come il +fiocco sul bompresso. + +Ma il Simun non è contento di questi casti profumi rapiti alla +capigliatura dell'oasi. Non è forse l'imperatore assoluto dell'Africa? +Con un salto di montagna terremotata, rosso irto accecante scavalca la +grande Sirte e in Cirenaica lungamente strofina il suo corpo ossuto e +scricchiolante d'ascaro immenso in altre oasi più fitte più umide più +fertili. Il Nilo l'attira con la sua vasta coltura di profumi oliati e +fermentati in verdi ombre sotto soffitti spessi di banani, e pieni di +gaggie. Percorre tutto il Nilo riempiendo di profumi i tre mila otri +che suonano fragorosamente sulle sue spalle scattanti. Entra nel lugubre +caldo foltore d'oro torrido intrecciatissimo e compresso della sua +Abissinia amata. Sono mesi e mesi che non piove, e la mirra balsamica +suda fuor dalla corteccia un umore inebriante e languidissimo. Questo, +questo ci vuole, pensa il Simun, perchè la prima notte dei vincitori +Italiani in Carnia sia simile alle notti di Allah! Subito vuota alcuni +otri di profumi mediocri e con fiati lunghi accarezzando per un'ora +trecento mila arbusti di mirra balsamica accumula e costringe in mille +trecce strette le ondulanti capigliature del profumo assolvente. + +Il Simun non è sazio ancora. Scavalca il mar Rosso e raggiunge un +altipiano d'Asia dove brucano in pace cento mandre di cervi muschiati. +Con boati di gioia sradicante il Simun li assale. Crollo schianto e +sfasciamento di quei boschi di corna. Il Simun li caccia alla rinfusa in +una valle, poi sopra, come in un tino coi vasti piedi chilometrici, li +vendemmia. + +Dagli addomi schiacciati schizza lo strano burro rosso-bruno. Ride, +ride, il Simun, nella carneficina poichè sa la potenza quasi +indistruttibile di questo profumo divino. Un granello solo basterà a +inebriare 2 milioni di metri cubi d'atmosfera notturna! + +Stracarico di profumi asiatici e africani, il Simun ritorna. In alto, in +alto vola sopra il mare perchè i potenti spruzzatori salati dalle onde +non deformino le essenze purissime che egli porta rinchiuse nei suoi +polmoni, otri pance e zampogne. La sua velocità supera quella d'ogni +altro Vento, tanto l'orgoglio d'essere il primo profumatore dell'Italia +vittoriosa lo esalta. + +Nella mia blindata lo sento venire. Tutti i Venti italiani che hanno +sparso già con armoniosa delicatezza centomila profumi italiani sui +declivi e sui boschi e nei burroni e nelle viuzze dei villaggi e in ogni +casa come un vaso, sanno che un prodigioso Vento sconosciuto sta per +giungere con nuove ricchezze delizianti. Si aggirano i Venti italiani +perfezionando la disposizione dei profumi, e quelli tondi come ovi, e +quelli in forma di amaca e quelli che gemono di dolcezza come divani +innamorati, e quelli che saltano come ginnasti su trapezi volanti, e le +bisce i mazzi le capigliature i drappeggi di profumo. + +Due venti si sono inerpicati e sospesi alle costellazioni, e spalmano +così di essenze l'intera volta stellare perchè il palazzo della notte +sia tutto profumato e nel centro sia profumatissima la mia blindata: +camera nuziale. I Venti italiani sono perplessi poichè il gran mago dei +profumi tarda. Lui, lui solo potrà idealizzare con essenze speciali le +acque del Fella che languide e melodiose si preparano a diventare il +bagno della divina bella notturna. L'aria trema febbrile, sinuosa +spasimante con lunghi bisbigli. I Venti sono ammutoliti immobili. +Aspettano. + +Undici minuti d'attesa angosciosa... Poi un fragor di cannonate che +schiantino schiantino cento città di bronzo cristallo e colonne di +giada. + +Valanga giù dal cielo quasi a picco il Simun e riempie la valle della +Fella d'un traballio innumerevole d'otri squassati - duri - molli - +rigidi - negri - luminosi soffici dentati come crani di poeti cozzanti +nelle ampie saccocce volanti di Dio. + + + + +XXVIII. + +LA PIU' BELLA NOTTE D'AMORE + + +Il Simun colmò la valle di profumi e volò via. + +Le acque del Fella si offuscarono un attimo, poi rischiarandosi come +lunghe vasche tranquille cullarono di nuovo le stelle. + +Allora la mia voce rotta da singhiozzi cantò: + +--Vieeeeni! Vieeeeni! Italia mia! Vieeeeni Amooore! Italia, forma +perfetta, ardore sovrumano, voluttà grazia, eleganza, poesia, +incendiante passione, ventaglio piumato di sguardi e carezze, sintesi di +tutti gli ideali arabeschi del canto, riassunto d'ogni dolcezza +femminile, madre - sorella - amante - figlia, tenerezza sommergente, +snello ottimismo audace, cascata di luce, rada beata sulle coste del +Paradiso, ideale corpo plasmato di nuvole onde spume sogni, forza che si +frange in soavità fragilità per rinascere più forte. + +Vieeeni, tutti i tuoi nervi tutti i tuoi muscoli pronti sotto la tua +pelle bianca, rosea che odora di caprifoglio, ciclami, gaggie! Pelle +divina dell'Italia lambita dai mari di seta e sospiri! Ramificazioni di +vigne e di vene che sono bizzarre fontane di fantasia! + +Italia, sei la più bella! Tutti lo sanno, e ti invidiano. Molti ti +odiano, ma tu non li temi e verrai lo sento in questa mia alcova +d'acciaio profumata ma insidiata da una doppia corrente di luride forze +nere, puzzolenti e bieche. Queste non potranno mai sommergere la mia +isoletta, poichè è sradicata, galleggia, su tutte le navigazioni e tutte +le velocità. Quando tu sarai qui dentro, nelle mie braccia, potrai +abbandonare i tuoi capelli ai forti dinamici Venti italiani che te li +profumeranno delicatamente. E tu godraai fra le mie braccia la mia +passione fatta di mille passioni. Vieni!... Vieeeeni! Vieeeeni! + +La mia preghiera è esaudita. Mentre visito con lo sguardo zelante +l'interno della piccola alcova d'acciaio sento la tiepida passione +lattea del suo corpo. Ecco il suo profumo di caprifoglio, ciclami, +gaggie! Ecco sulla feritoia aperta, la luna... Non è la luna! E' il suo +ventre bianco, liscio di verginità incorruttibile, eppure così sensuale. + +--Vieeeeni! Vieeeeni! Amoooore! Scendi, entra! + +Così l'Italia, amore fatto di mille amori, entrò abbandonandosi con +morbidi scatti fra le mie braccia. La prendo, la stringo e i miei baci +affannosi la svestono per meglio goderla. Urlo di tutti i miei pori +felici. Esitazione, terrore delle mie labbra che non possono, non +potranno forse inebriare tutta, tutta la sua carne e raggiungere tutte +le sue fibre e in fondo in fondo cogliere il fiore dello spasimo +assoluto. + +Ma il mio cuore vampante centuplica battendo le sue furenti calorie per +incendiare tutto in me, muscoli, vene, nervi, tendini, fibre, visceri, +pensieri, sogni e meati capillari. Bruciare, bruciare, ardere, +arroventarmi liquefarmi in un lago torrente mare Oceano di lava +appassionata! Cingerla così del mio conflagrante amore liquefatto! + +Sì, sì, diventerò un oceano di lava, più vasto e più cocente degli +oceani di fuoco rabbioso che l'Etna e il Vesuvio mal contengono sotto +montagne pesanti! Il mio oceano d'amore fumante sarà libero, libero, +libero! Ogni capriccio sarà concesso! Ogni sanguinaria carezza potrà +sollazzarsi in libertà! Torrido, torrido per te o Italia! Ma +quell'oceano di lava prodigiosamente sotto i ventagli della mia poesia +si addolcirà trasformandosi in un purissimo mare ingenuo tutto imperlato +di tenerezza e gratitudine lagrimanti. + +--Sei felice, sei felice?... Guarda, ho sospeso la tua veste di +trasparenze fluviali sul rullo dei nastri di cartucce perchè veli di +mansuetudine la volontà di luce tagliente della lampadina elettrica. La +notte sarà fredda: ho posto nel cruscotto un elmetto austriaco pieno di +bragia. L'ardore della bella vittoria tua riscalderà i tuoi piedini che +gareggiando in corsa con le code delle comete si sono un poco gelati. Ho +fatto puntare le due mitragliatrici della cupola contro le ultime stelle +dell'ironia e del pessimismo. Ma sdraiati! Sdraiati! Sdraiati, e riposa +in pace. Ho steso sotto i tuoi bei fianchi tre pellicce di generali +austriaci. A destra e a sinistra potrai scegliere in quegli scaffali +pieni di nastri di destini la più bella fra le molte collane e cinture +di cartucce che nelle tue dita si trasformano in preziosi ori - argenti +- smalti cesellati. Vengono dalla fabbrica francese di Saint-Etienne. +Furono foggiati per adornare la morte dei tuoi nemici, ma le tue dita +più sapienti delle onde dell'oceano Indiano riceselleranno quei nastri +di cartucce trasformandoli in monili per la tua bellezza in amore... Ti +piacciono, ti piacciono i miei baci, lo sento! Vieni! Vieni! Vieni! +Entrami nel cuore, o Italia! Godi, godi, godi, amore mio. Sento l'anima +tua più intima che dal fondo mi chiama, vuole tendermi le braccia, ma +non può, è troppo giù giù, nello imperscrutabile mistero degli amori +sovrumani. Dal fondo la tua anima implora una stretta, una piccola +stretta delle mie mani! Mi tuffo, affondo nella tua carne per toccarle, +toccarle quelle tue piccole mani bianche, tremanti! Ti tendo le mie! +Sono vicine, vicine alle tue. Un torrente di baci ancora ancora! Perchè +più non vi sia ostacolo al mio slancio. Ora quasi le tocco, le piccole +mani della tua anima... le tocco... le ho toccate. Un attimo, ancora +ancora! Un altra stretta... Felicità, felicità, felicità!... Ogni +segreto rivelato. So finalmente perchè ti ho tanto amata! So perchè si +può morire, e rimorire e rimorire cento, mille, un milione di volte per +te! + +Ora dorme fra le mie braccia la bella innamorata col suo sorriso di +rosa bianca che tremi estatica tra brezza e raggi all'alba nei giardini. +Nel cruscotto sotto i suoi piedini bianchi, langue e agonizza la bragia +rossa di crudeltà guerresca nell'elmetto austriaco. + +Sull'Italia e su me riposanti veglia la dura volontà futurista della +lampadina elettrica. E' irritata di sentirsi avvolta nella veste di +notturne trasparenze obliose. + +Fuori scorre il fiume monotono di bestiami sanguinari balordi e +cocciuti, ormai vinti e domati con la loro anima puzzolente in +dissoluzione. Anima che vorrebbe ancora ammorbare con lingue vendicative +l'indulgente e generosa respirazione umana del nostro divino amore nella +nostra alcova di acciaio. Ma quell'anima irta di mille tanfi bestiali +non penetra più... + +In alto sui monti vegliano i Venti, i grandi Venti italiani strapotenti +e profumanti distributori di Libertà spirituale, fantasie +interplanetarie e assoluta bontà umana. + + + + +XXIX. + +A MENSA COL VINTO FRA I ROTTAMI DELL'IMPERO AUSTRO-UNGARICO + + +Don Jacopo, parroco di Resiutta, è un simpatico e fervido patriota +italiano. E' stato felice di accogliere nella sua casa parrocchiale il +comando dell'8. squadriglia cosicchè impiantiamo la mensa nel vasto +cucinone affumicato le cui finestre sono aperte sulle strada di +Chiusaforte gibbosamente ingombra dei rottami della ritirata austriaca. + +Volpe dopo aver spedito mediante un motociclista un ordine bancario da +telegrafare in Borsa a Genova mi fa ammirare i magnifici porcelli e le +oche catturate che si sbattono e rumoreggiano nella navicella di un +draken-ballon austriaco custodito da Ghiandusso. Ha trovato anche farina +e zucchero e molte casse di sigarette ungheresi. + +Ogni mio soldato ne fuma tre alla volta, tre piccole torce di gioia al +balcone della bocca. + +Il prete, alto segaligno, faccia di montanaro ossuta, occhi celesti +vivacissimi, forti mascelle da mangiatore e piede veloce, si affaccenda +dalla cucina alla sua vigna che egli proclama la prima vigna d'Italia. +Da Resiutta a Vienna non si trova più una vigna. E' indubbiamente una +vigna straordinariamente fertile, piena di nascondigli, forse di +sotterranei, poichè il prete ricompare ogni tanto con qualcosa di nuovo +fra le braccia a maniche rimboccate: pentole, cassette, sacchi, +sacchetti, salami, ecc. La sua serva Maria, grassa, quarantenne, dal +viso roseo primaverile e dagli occhietti furbissimi neri un po' avari, +brontola; ma ogni volta che nel cucinone entra un nerboruto bersagliere +ciclista col ruvido viso patinato di polvere-sudore, quegli occhi +brillano stranamente inumiditi. Non so se per insoddisfatta sensualità o +per patriottismo commosso. Il mio ottimismo riassume tutto in questa +frase: + +--Maria, sono belli i soldati d'Italia! + +Maria ride e corre su al piano superiore per la scala di legno, chiamata +da una voce femminile piacevole malgrado il suo accento straniero. + +--Maria, Maria, preego preego un momento. + +Don Jacopo che entra mi spiega l'enigma: + +--Volevo precisamente parlarle, signor tenente, la prego anzi di fare le +mie scuse al signor capitano comandante la squadriglia. Mi sono permesso +di ricoverare al primo piano un colonnello austriaco ammalatissimo. +Colonnello della Croce Rossa. Non è un combattente. Oh! una persona +assolutamente compita, certo un brav'uomo. Deve avere 55 anni circa, ma +ne dimostra 70, tanto è sfinito dalla stanchezza. Stanotte aveva 40 +gradi di febbre. Ora sta un po' meglio. Ha voluto confessarsi appena fu +ricoverato. Ha con sè una bellissima signora che pare sia sua nipote. +Pure della Croce Rossa. + +--Ah reverendo! Lei ha fatto molto bene. Approvo la sua opera di carità. +Gli Austriaci sono stravinti. Non è più il caso di preoccuparci di +spionaggio. + +--La signorina mi ha domandato, implorando, una tazza di caffè per il +conte. Poichè è conte, il colonnello, e appartiene all'alta aristocrazia +viennese. + +Io chiamo il mio attendente: + +--Ghiandusso, porterai tu stesso un buon caffè al colonnello austriaco. +Fallo parlare, cerca di sapere esattamente chi è. + +Poi vado a raggiungere il capitano Raby sulla strada e lentamente +trascinati dalla curiosità ci inoltriamo fra gli avanzi dell'esercito +austriaco, come due compratori in uno smisurato negozio di antiquario. +Non compreremo nulla. Tutto questo tragico bricabrac è stato già da noi +pagato coi 500 mila morti eroici dell'Isonzo, del Grappa, del Piave. + +Davanti a noi sulla strada incassata tra le alte montagne e che corre +col torrente Fella fino a Chiusaforte e a Tarvis, è tutto un tumulto +pietrificato di carri sbilenchi, affusti di cannoni, cucine da campo, +fucili, draken-ballon, carrette, mitragliatrici, ruote, carogne di +cavalli, masse luride di cappotti infangati, stracci, stracci, stracci, +vagoni rovesciati, auto-carri ruote all'aria e motore nel fosso, +sterco. Immane lerciume che incensa l'azzurro con lugubri zaffate di +puzzi di stiva grasso iodio sangue corrotto ammoniaca e pidocchi. + +Questi rottami dell'impero austro-ungarico sfasciato evocano in me +l'immagine di un triste, polveroso, sconfinato magazzino di roba +vecchia. Sembra anche un interminabile villaggio di cenciaiuoli. + +Ad uno svolto della strada un vagone appare goffamente impennato su tre +carri sfasciati. Sembra volerli assalire e fecondare con un ultimo colpo +di groppa taurina. Fetore rivoltante. Sotto imputridiscono tre carogne +di buoi. + +Mentre ci scostiamo, un lungo disperatissimo niiiiiitrito lacera l'aria +tiepida di questo pomeriggio autunnale che la corrente gelata del Fella +invernalizza a quando a quando un poco. + +--Un cavallo agonizzante! dico a Raby. + +Il nitrito si rinnova più straziante e lugubre per modo che intorno a +noi la vasta marea di questi enormi rottami di guerra ci appare ad un +tratto come una spaventosa agonia di carovana assalita, accecata da una +bufera satanica in fondo a una gola maledetta. Ci avviciniamo al punto +da cui parte il nitrito. Eccolo. In fondo a quel fossato, in quel +marciume verde d'acqua e fango un gran cavallo ungherese rovesciato +allunga enormemente il collo sforzandosi di far leva per sollevarsi. Ma +il sangue e la vita gli colano, e anche l'intestino, fuor dallo addome +tagliato. Ha le 4 zampe impigliate fra le cinghie e le ruote di un +cannone. Evidentemente degli austriaci affamati non hanno perso tempo ad +accopparlo. Hanno strappato un pezzo di carne poi chiusi nell'incubo +cieco e sordo della fuga-fame sono ripartiti senza ascoltare il nitrito +disperato della bestia. Ma il cavallo con un lungo tremito febbrile +riapre le froge arricciate e masticando il fango coi dentoni trascina +trascina un nuovo niiiiitrito. + +Non resisto allo strazio, punto il mio revolver sulla tempia e con tre +colpi pacifico la povera bestia, per sempre. In alto il sole sta per +celarsi dietro le altissime montagne, ma prima allunga un suo +meraviglioso sguardo biondo-azzurro-dorato sulla strada che si svolge +interminabilmente ingombra di rottami guerreschi affastellati. + +Il sole, straricco antiquario, vuole prima di coricarsi rivalutare col +suo sguardo minuzioso e penetrante di conoscitore tutti i frammenti d'un +impero che la Morte gli regala e che ricatalogherà, coi tanti rottami di +tanti imperi già immagazzinati. + +Alle sette il pranzo è pronto e la mensa sorride alla nostra fame di +vincitori nel cucinone odoroso di maiale ben condito. La sera è fresca e +si chiude volentieri le finestre contro la risacca sinistra di puzzi +ammoniacali. Nel vapore stuzzicante di un monumentale minestrone io dico +a Raby e a Volpe: + +--Si mangerà bene e si berrà meglio, ma mancano le donne ai vincitori! E +dire che ce ne è una bellissima al primo piano. Io propongo che la +generosità ultra-civile italianissima del nostro capitano inviti a +tavola il conte Funk e la sua bella Rose Barn. + +Approvato con entusiasmo. Ma il colonnello che ora sta meglio, rifiuta +commosso l'invito inaspettato. Teme di disturbare e manda a ringraziare. +Ghiandusso torna su con ordini precisi poi ridiscende e dalla porta +spalancata entra esitando con cento inchini il vecchio ufficiale dal +viso pallidissimo ormai tutto naso per l'eccessiva magrezza, calvo, gli +occhi grigi, acquosi e tremolanti. Un'indistruttibile aria signorile +d'alto comando malgrado l'uniforme bigia sciupata, e la schiena curva. +Ma dietro splende magnetico un affascinante sorriso femminile. + +Rose Barn è alta, snella, bruna, grandi occhi vivi, neri, lucentissimi +che col tipico pallore verdino della pelle e l'elastica snodatura dei +fianchi felini, rivelano quella razza interessante e tipica di ebree +viennesi, crepitante perfida e seducente fusione dei sangui rumeni, +boemi e austriaci. + +Bellezza meridionale sì, ma senza l'affettuosità mediterranea, con +sensualità raffinate dal calcolo e lussuria prodigata fuori d'ogni legge +di pudore, nel bisogno di domare prontamente i maschi e sfruttarli. +Donna da prendere in velocità per gustarne i mille sapori in fretta +prima di scoprire la inevitabile prostituta che è celata appena dalle +moine infantili, e da una maschera di verginità. + +Raby, Volpe ed io guardiamo la donna valutandola e quasi pregustandola, +mentre il conte Funk rinnova i suoi inchini, ossequi, esitazioni. + +--Preeego, signor capitano, non posso accettare. Non vorrei che lei +avesse delle noie coi suoi superiori. Sono troppo gentili, loro. Non +credevo ufficiali italiani così gentili e pieni di bontà. + +Il conte non vuole sedersi, si fa quasi spingere da Ghiandusso verso la +sedia. Ma la sua bella amica ha già accettato e finiscono per sedersi +tutti e due davanti a me, un po' distanti dalla tavola. + +--Merci, merci! dice Rose Barn; Monsieur le curé nous a déjà donné a +manger. Nous accepterons seulement une tasse de café. Io parlo un po' +italiano, male, molto male. Il conte parla bene come tutti gli alti +ufficiali austriaci. Alla corte di Vienna si parlava molto l'italiano, +specialmente ora con l'attuale imperatrice. + +--Si parlava e si odiava l'italiano, dico io. + +--Autrefois, monsieur le lieutenant! Oggi non si odia più. Tutto è +finito per noi, dice Rose Barn. + +E il colonnello aggiunge: + +--Con loro, signori ufficiali, posso dire tutto. Io ho cominciato la +guerra con grande entusiasmo. Comandavo uno squadrone di cavalleria al +fronte russo, ma contro gli italiani non ho combattuto. Ho avuto per +molto tempo il comando di una colonia agricola a Oppacchiasella. Conosco +bene quei posti. Ho una proprietà vicino a Gorizia, venivo spesso in +Italia. Non ho mai odiato gli italiani. La guerra è la guerra! + +Il capitano Raby, dopo aver assaporato l'ultima cucchiaiata del suo +minestrone, dice con lentezza piemontese: + +--Non so se ci avete gratificato con molte cannonate sul Carso. Ad ogni +modo io desidero ringraziarvi con un pezzo di maiale ben cucinato. + +--Grazie, grazie, dice il conte Funk, troppo gentili. Non sapevo, non +sapevo, veramente, in Austria non si sa quanto gli ufficiali italiani +siano cortesi, umani, buoni. + +--Non tutti, interrompe Rose Barn, non tutti... Ah! gli ufficiali dei +bersaglieri ciclisti. Comme il sont durs, durs, durs!... Dieu! qu'ils +sont durs! + +Pienamente rinfrancata e sicura ormai delle sue labbra sorridenti e +delle sue occhiate precise, la bella ebrea viennese racconta come furono +catturati nella confusione del disarmo a Stazione per la Carnia. Il +conte Funk aveva molti bagagli, probabilmente molti anche lei. Sento in +Rose Barn la donna sempre armata di eleganza e che ad ogni costo +ricostruisce le sue armi di seduzione. Essa racconta che gli ufficiali +bersaglieri brutalmente spinsero lei e il colonnello lontano dal carro +dei bagagli ormai perduti per sempre. Rose Barn è stupita di non aver +potuto sedurre coi suoi sguardi quei vincitori violenti. + +--J'ai embrassé plusieurs fois leurs mains comme une mendiante, comme +une mendiante! Mais ils me criaient: Viaaaa! Va viaa! Va via! Comme ils +sont durs! comme ils sont durs! + +Una nostra risata fragorosa accoglie questa descrizione dei forti, +impetuosi soldati italiani colla loro pratica intelligenza decisa, rozza +e senza smorfie. + +--Vedete, signor conte: questo contrasto tra i bersaglieri ciclisti che +giustamente sbrigarono le cose con voi, e noi altri che a vittoria +compiuta siamo lieti d'invitarvi a pranzo, è tipicamente unicamente +italiano. La nostra razza è superiore a tutte le altre razze perchè sa +capire, dosare tutto nel tempo e nello spazio. La razza tedesca, gonfia +di prodotti inutilizzabili da spargere sul mondo e ubriacata da una +spaventosa preparazione militare meticolosissima, ha con una assoluta +mancanza d'elasticità spirituale dimenticato che la forza pur dominando +nel mondo deve fare i conti sempre con lo spirito. Voi avete misurato a +cifre le nostre forze, ignorando forse, per il cretinismo dei vostri +informatori, che il popolo italiano ha una grande anima potentissima, +geniale, ricca di tutte le possibilità improvvisatrici. Questa anima +dormiva e voi che contavate solamente il numero dei nostri cannoni, ci +avete in blocco disprezzati, considerati come quantità trascurabile. +L'Italia, avete pensato, marcerà con noi, obbedendo a noi. Se non +marcerà con noi resterà neutrale. Ma l'anima italiana che aveva contato +e ricontato tutte le offese i soprusi e i disprezzi, pur avendo mille +ragioni per non battersi (triplicismo, propaganda pacifista, assoluta +impreparazione ecc.) è scattata nel momento più pericoloso, sicura +d'improvvisare ciò che non aveva preparato, e d'imparare la guerra +facendola e vincendola. Ciò che avete fatto nel Belgio, i vostri +siluramenti di navi inermi, il pericolo dell'egemonia tedesca che non ha +e non può avere nessuna ragione d'essere mai, il desiderio +rivoluzionario di noi futuristi italiani che volevamo ripulire l'Italia +di tutto ciò che vi è di vecchio e specialmente del papato, scopatura +che non si poteva fare con un impero Austro-Ungarico in piedi ecc. +ecc... Ecco infinite ragioni per le quali siamo entrati in guerra, ma +certo in tutti gli Italiani, dal più umile fante al Comandante Supremo, +c'era un'altra ragione potente! + +«Volevamo dare con una lezione violenta a voi cocciuti professori +medioevali d'arte guerresca, un brillante spettacolo d'Italianità, che +significa fulminea genialità improvvisatrice, eroismo senza educazione +guerresca, massima elasticità nel passare dalla violenza utile ad una +assoluta bontà coi vinti e i disarmati. Ricordatevi che in questa guerra +ogni pattuglia italiana aveva almeno uno scopritore di terre, un +meccanico inventore, un poeta e un padre affettuoso. + +«Volete conoscere il piano vittorioso del generale Caviglia? Eccolo: + +«Dopo un'intensissima azione dimostrativa sul Grappa, per attirarvi il +nemico, sfondare con 21 divisioni, separando la massa austriaca del +Trentino da quella del Piave, e, con azione avvolgente, provocare la +caduta dell'intera fronte montana. + +«La più settentrionale delle armate austriache, la sesta, aveva per +linea di rifornimento Vittorio-Conegliano-Sacile. Bisognava dunque +conquistare Vittorio Veneto tagliando questa linea. Poi, puntare con +azione avvolgente su Feltre, cioè sul tergo del Grappa, facendolo cadere +per manovra. + +«Subito dopo, raggiungere la convalle bellunese, puntando per le vie del +Cadore e dell'Agordino. + +«Gli ordini di concentramento di forze diramati il 25 settembre ebbero +principio di esecuzione il 26. + +«Tra il 26 settembre e il 10 ottobre, 21 divisioni, 800 pezzi di medio e +grosso calibro, 800 pezzi di piccolo calibro e 500 bombarde, si +schierano sulla nuova fronte. Quattrocento pezzi tolti da altri settori +sono trasportati sulla fronte del Grappa. + +«Intanto 20 equipaggi da ponte, 4500 metri di passerella tubolare, 4500 +metri di ponte, sono preparati. In complesso, contro le 63 divisioni e +mezza austriache e i loro duemila pezzi, noi abbiamo schierato 54 +divisioni e 4750 pezzi. + +«Il nostro fuoco d'artiglieria s'iniziò fra Brenta e Piave alle ore tre +del 24 ottobre. Alle ore 7 e 15 balzano le fanterie sul Grappa. Il 26 +ottobre la resistenza sul Grappa è più che mai accanita. Sette divisioni +italiane contro nove nemiche. + +«La sera del 26, si gettano i ponti sul Piave. Sono travolti. Altri +ponti sono gettati nella notte del 28. + +«La mattina del 28, il 17.º corpo comincia a passare a Salettuol e l'8ª +armata comincia a passare fra Pederobba e Falzè. + +«Nelle prime ore del 29, l'ottavo corpo, sui ponti della Priula, passa e +prende Susegana; il 17º corpo entra in Conegliano; una colonna di +lancieri e di bersaglieri ciclisti entra in Vittorio Veneto. Il 30 +ottobre, crolla il Grappa. + +«La disfatta degli austriaci, iniziatasi il 28, resa inevitabile il 29, +si conclude il 30 con la catastrofe.» + +--Vous avez raison! Vous avez raison! interrompe il colonnello agitando +le mani timide e tremanti. J'ai toujours pensé que le peuple Italien est +un grand peuple. + +--Et quels soldats magnifiques! aggiunge Rose Barn moltiplicando i suoi +sguardi voluttuosi al capitano che la guarda con insistenza. + +Mentre fissa il capitano, Rose Barn distrattamente urta col piedino il +mio piede sinistro. Il mio scarpone d'alpino non vieta il passaggio +dell'elettrica vibrazione. Rose Barn mi piace molto. Sono abituato a non +lasciarmi sfuggire questi eleganti animali femminili che prediligono gli +assaltatori audaci, e pur partendo sempre con un programma astuto nel +cervello, non si rifiutano certi amplessi spensierati volanti e +disinteressati. + +Sarei contentissimo di passare una notte con Rose Barn, anche se la +notte precedente fosse stata passata da lei con l'amico Raby. In guerra +bisogna marciare e non marcire. Nondimeno più d'ogni desiderio carnale +urge in me un imperioso orgoglio italiano che vuole manifestare +nettamente la sua nativa squisitezza spirituale. Prendo dunque la +parola, con tono energico e guardando negli occhi senza ironia il +colonnello che ora sorbisce con delizia il nostro caffè: + +--Vede, signor colonnello, noi siamo qui vincitori e siamo anche i +vostri padroni. Malgrado le finestre chiuse entra l'odore pestilenziale +della vostra gigantesca disfatta. Io vi parlo con sincerità assoluta. +Vedo che siete intelligente, preciserò il mio pensiero. La signorina +Rose Barn seduta vicino a me non è certo vostra moglie. Credo sia la +vostra amante. La chiamate vostra nipote, poco importa. Ad ogni modo è +bellissima. Piace molto a me e piace ancor più al comandante l'ottava +squadriglia che ha catturato tutto il vostro corpo d'armata. Ve lo +ripeto. Mi piace molto. + +Il conte Funk, colonnello austriaco, mi guarda con occhi spaventati e un +sorriso stiracchiato: + +--Vous voulez rire, vous voulez rire, monsieur le lieutenant! + +--No, no, signor colonnello, non rido. La signorina Rose Barn che è una +involontaria affascinatrice, non certo per tradire voi, anzi per +ottenervi maggiori gentilezze nostre, ci promette con gli occhi (e +certo manterrebbe!) delle notti d'amore straordinarie. + +--Oh monsieur le lieutenant, vous voulez rire, vous voulez rire! + +--Non rido, insisto su queste notti d'amore, che io intuisco veramente +degne di noi vincitori. + +Pausa avvocatesca. Poi un sorriso a Rose Barn che tiene gli occhi +abbassati come una educanda felice e turbata: + +--Sarebbero notti degne di noi vincitori se.... se... se non fossimo +degli Italiani. Degli ufficiali austriaci che fossero questa sera nelle +nostre condizioni, non mancherebbero di costringere la bella preda +femminile tipo Rose Barn anche a viva forza, a ingoiarsi una purga di +baci bavosi di vecchi generali e giovani ufficiali. Ma noi che siamo +Italiani, signor colonnello, vi offriamo da pranzo e dopo l'eccellente +caffè che avete sorbito non vi togliamo la vostra meravigliosa donna. E' +bellissima, ve lo ripeto, ma io ho goduto la notte passata nelle braccia +di una donna divina, unica, che si chiama l'Italia! + +Poi rivolgendomi con sorriso ironico, mellifluo a Rose Barn: + +--I vostri baci che devono senza dubbio essere sapientissimi, mi +sembrerebbero inevitabilmente insipidi quanto quelli di una prostituta. +Voi, non lo siete. Coi vostri occhi pieni di capricci e fantasie dovete +certamente desiderare un maschio come me, se non fosse altro insolito, +che vi parla come mai certamente un maschio vi ha parlato. Ebbene, no! +cara Rose Barn, io vincitore italiano non vi prenderò, pur potendovi +prendere, pur sapendo che vi farei piacere. Prego anzi l'amico Raby di +rinunciare anche lui alla bella notte sicura. E lei, caro colonnello, +gradisca l'ospitalità di questa parrocchia italiana che le offre un +prete poco austrofilo, e dorma questa notte in pace senza che la gelosia +aumenti i gradi della sua febbre. Però io propongo ora una breve +passeggiata per digerire il nostro pranzo. Vuole, signora, e lei, +colonnello, venire con noi a fumare una buona sigaretta Macedonia? Prego +anche lei! Sono migliori, sono migliori delle sigarette ungheresi. Così +potremo fumando non asfissiarci nel passeggiare fra i rottami +dell'impero austro-ungarico... ma dove sono i nostri cani! Nick, Kim, +Zazà? Venite, esperti puzzicoltori! Tu Zazà in testa. Guidaci fra tanti +affastellamenti di luridume insanguinato. Coi tuoi bau! bau! variati ci +descriverai il tuo paesaggio d'odori. + +Correvano danzavano e capriolavano Nick e Kim intorno, sopra, sotto Zazà +abbaiando. Gli echi della valle stretta moltiplicavano i + + bu baa baubau baubaubau. + +--Vede, signora, i soliti puzzi monotoni di stiva, latrina, iodio, +pidocchi + +baubaubaubaubauabaubaubaubau. + +Ora Zazà ha scoperto e ci spiega nel suo linguaggio che io comprendo i +fetidissimi puzzi che sta decifrando col naso: =puzzo d'imperatore, +puzzo di caserma, puzzo di prete sudicio, puzzo di carcere, puzzo di +medioevo, puzzo di passatismo!= + + * * * * * + +Ridevano le buone, umane, civili stelle italiane arricciando le +schifiltose nari d'oro. + +COMANDO SUPREMO + + 4 novembre, ore 12. + + _La guerra contro l'Austria Ungheria che, sotto l'alta guida di S. + M. il Re Duce Supremo, l'Esercito italiano inferiore per numero e + per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e + tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, E' + VINTA._ + + _La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed + alla quale prendevano parte 51 divisioni italiane, tre britanniche, + due francesi, una czeco-slovacca ed un reggimento americano contro + 73 divisioni austro-ungariche, è finita._ + + _La fulminea arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata su + Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del + Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della Settima Armata e + ad oriente da quelle della Prima, Sesta e Quarta, ha determinato + ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria._ + + _Dal Brenta al Torre, l'irresistibile slancio della Dodicesima, + dell'Ottava, della Decima Armata e delle divisioni di cavalleria, + ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente._ + + _Nella pianura S. A. R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla + testa della sua invitta Terza Armata, anelante di ritornare sulle + posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva + perdute._ + + _L'Esercito austro-ungarico è annientato: esso ha subìto perdite + gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e + nell'inseguimento: ha perdute quantità ingentissime di materiali di + ogni sorta e pressochè per intero i suoi magazzini e i depositi; ha + lasciato finora nelle nostre mani circa 300.000 prigionieri con + interi stati maggiori e non meno di 5000 cannoni._ + + _I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, + risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano + disceso con orgogliosa sicurezza._ + + Firmato: _DIAZ._ + + _Le automitragliatrici della colonna (VIII Squadriglia) catturato + un comandante di Corpo d'Armata, mitragliato e arrestato un treno + in movimento verso Pontebba, entrarono a Chiusaporte._ + +(=Diario Ufficiale della nostra ultima offensiva=), + + +FINE. + + + + +INDICE + + + _Pag._ + + I.--L'offensiva dell'amore 5 + + II.--La Dama al Balcone e le serenate massacrate 23 + + III.--La battaglia chimica e gli aloni azzurri 33 + + IV.--Una donna-premio 46 + + V.--Il pazzo 62 + + VI.--Un'esposizione futurista navale 66 + + VII.--La 74 76 + + VIII.--Gli equipaggi della Luna 81 + + IX.--Il Deposito fa schifo 98 + + X.--Vita da cow-boys 107 + + XI.--La marchesa Casati e i balli futuristi 126 + + XII.--Una festa napoleonica 136 + + XIII.--I veleni del Golfo 143 + + XIV.--Una festa petroliniana 162 + + XV.--Cavalleria medioevale e blindate futuriste 170 + + XVI.--Le ville nostalgiche 181 + + XVII.--Duello fra Caviglia e la pioggia 190 + + XVIII.--La Vittoria 212 + + XIX.--La villa devastata 225 + + XX.--Le Forze della gioia, della pietà e della vendetta 237 + + XXI.--Lavami, lavami, o amore 257 + + XXII.--Fiumi, campane, donne e mitragliatrici innamorate 268 + + XXIII.--Massaggio del corpo divino dell'Italia 279 + + XXIV.--Un parto in blindata 288 + + XXV.--Un esercito in trappola 302 + + XXVI.--Pagiolin, colombo viaggiatore 325 + + XXVII.--Un'isola profumata nel fiume puzzolente 346 + + XXVIII.--La più bella notte d'amore 359 + + XXIX.--A mensa col vinto fra i rottami dell'Impero Austroungarico 364 + + + + +Opere di F. T. MARINETTI + + LA CONQUETE DES ÉTOILES, poème épique, 3.e édition. + Editions de la «Plume», Paris 3 fr. 50 + + DESTRUCTION, poèmes. + Léon Vanir, éditeur, Paris 3 fr. 50 + + LA MOMIE SANGLANTE, poème dramatique. + Edizioni del «Verde e Azzurro», Milano 2 fr. 50 + + D'ANNUNZIO INTIME, 4.e édition. + Edizioni del «Verde e Azzurro», Milano 2 fr. 50 + + LE ROI BOMBANCE, tragédie satirique, 3.e édition. + Editions du «Mercure de France», Paris 3 fr. 50 + + LA VILLE CHARNELLE, 4.e édition. + E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50 + + LES DIEUX S'EN VONT, D'ANNUNZIO RESTE, 11.e édition. + E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50 + + LE CONQUETE DES ÉTOILES, 4.e édition, + suivie des jugements de la presse internationale. + E. Sansot et C., édit., Paris 3 fr. 50 + + POUPÉES ÉLECTRIQUES, drame en trois acte + en prose, avec une préface sur le futurisme. + E. Sansot et C., édit., Paris 3 fr. 50 + + ENQUETE INTERNATIONALE SUR LE VERS LIBRE, + précédée du premier Manifeste futuriste, (8.e mille). + Édit., de «Poesia» 3 fr. 50 + + MAFARKA LE FUTURISTE, roman africain (21.e mille). + E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50 + + MAFARKA IL FUTURISTA, romanzo, tradotto da + Decio Cinti (Processato e condannato. Due mesi + e mezzo di prigione all'autore). + Edizioni Futuriste di «Poesia» _Sequestrato_ + + DISTRUZIONE, poema, tradotto in versi liberi + col _Primo processo di «Mafarka il Futurista»_ + (Edizione di «Poesia») _Esaurito_ + + RE BALDORIA, traduzione del Roi Bombance + Editori Fratelli Treves, Milano + + LE FUTURISME, Théories et Mouvement. 12.e mille + E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50 + + LA BATAILLE DE TRIPOLI, récit futuriste de la + journée _du 26 ottobre 1911_. + Edizioni Futuriste di «Poesia» 1 fr. 50 + + LA BATTAGLIA DI TRIPOLI, vissuta e cantata + da F. T. Marinetti. + Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 2,-- + + LE MONOPLAN DU PAPE, roman prophétique en vers libres. + E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50 + + ZANG-TUMB-TUMB. (Assedio di Adrianopoli) + Parole in libertà. + Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 3,-- + + GUERRA, SOLA IGIENE DEL MONDO. + Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 2,-- + + L'AEROPLANO DEL PAPA, romanzo profetico + in versi liberi, traduzione del _Monoplan + du Pape_. Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 3,50 + + EL FUTURISMO, traducciòn de German + Gomez de la Mata y N. Hernandez Luquero. + F. Sempere y C., editores, Valencia 4 _reales_ + + FUTURISME, traduction russe. Editions de + «Promèthée» Saint-Pétersbourg 1 r 25 + + NOI FUTURISTI. Edizioni Quintieri. Milano L. 2,-- + + MANIFESTI DEL FUTURISMO. 4 volumetti + dei _Breviari intellettuali_. + Istituto Editoriale Italiano. Milano L. 8,-- + + TEATRO SINTETICO FUTURISTA, in collaborazione + con B. Corra e E. Settimelli (2 vol.) + Istituto Editoriale Italiano L. 4,-- + + VERSI E PROSE DI S. MALLARMÉ, prima + traduzione italiana. + Istituto Editoriale Italiano, Milano L. 2,-- + + POESIE SCELTE. 2 vol. dei _Breviari Intellettuali_. + Istituto Editoriale Italiano L. 4,-- + + COME SI SEDUCONO LE DONNE. + Edizioni dell'«_Italia Futurista_» L. 3,-- + + L'ISOLA DEI BACI, in collaborazione con B. Corra. + Facchi, editore. Milano L. 3,-- + + DEMOCRAZIA FUTURISTA, Dinamismo politico. + Facchi, editore. Milano L. 5,-- + + 8 ANIME IN UNA BOMBA, romanzo esplosivo. + Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 3,-- + + UN VENTRE DI DONNA, romanzo, in collaborazione + con la signora Robert. + Facchi Editore, Milano L. 4,-- + + DISTRUZIONE, traduzione in versi liberi + di Decio Cinti. Nuova edizione. + Casa Editrice Sonzogno, Milano L. 4,-- + + MAFARKA IL FUTURISTA. Nuova edizione. + Casa Editrice Sonzogno, Milano L. 6,50 + + LES MOTS EN LIBERTÉ FUTURISTES. + Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 5,-- + + LUSSURIA--VELOCITA'. Casa Editrice + Modernissima. Milano L. 10,-- + + L'ALCOVA D'ACCIAIO. Romanzo vissuto. + Casa Editrice Vitagliano. Milano L. 8,-- + + + + +Nota del Trascrittore + + +L'ortografia e punteggiatura originarie sono state mantenute, +eccetto per i cambiamenti di seguito elencati (il testo originale +è sulla prima riga, il testo corretto su quella sottostante). + +Le incongruenze negli accenti delle parole "éditeurs, édition" +nell'elenco delle opere in fondo al libro sono state corrette +senza annotazione. + + + Copirygth by C. E. Vitaliano Aprile 1921 + Copyright by C. E. Vitaliano Aprile 1921 + + il padre senatore. Anima vivacissma piena di allegre + il padre senatore. Anima vivacissima piena di allegre + + e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi polverosisimi, + e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi polverosissimi, + + dei bersaglieri che resiste a tutti i colpi! + dei bersaglieri che resiste a tutti i colpi!» + + moltiplicando la bollente gioiellieria dei riflessi. + moltiplicando la bollente gioielleria dei riflessi. + + della mia 74. Ho aperto la sportello di sinistra. + della mia 74. Ho aperto lo sportello di sinistra. + + perchè abbiam fatto l'Italia. + perchè abbiam fatto l'Italia, + + vergine di Galilea... Mariettin! si, si, te. E' una + vergine di Galilea... Mariettin! sì, sì, te. E' una + + velocissimo ma senza coraggio. Nich puro Ruffterrier + velocissimo ma senza coraggio. Nick puro Ruffterrier + + Nic disprezza Kim. Ma se il bracco assale + Nick disprezza Kim. Ma se il bracco assale + + di monte Galdella, orlato di squadroni di cavallerio. + di monte Galdella, orlato di squadroni di cavalleria. + + Sei e mezza. Fa fresco. La mia corrozzella è ferma + Sei e mezza. Fa fresco. La mia carrozzella è ferma + + Ogni tanto la cameriera si tira su la giarriettiera. + Ogni tanto la cameriera si tira su la giarrettiera. + + teneressimo bacio sulla soglia della casa della zia. + tenerissimo bacio sulla soglia della casa della zia. + + tutte le =rrrrrr= snobistiche di Parigi Londra New-Yorck. + tutte le =rrrrrr= snobistiche di Parigi Londra New York. + + nemico è in rotta completa senza neppure un cannome + nemico è in rotta completa senza neppure un cannone + + sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli avvementi. + sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli avvenimenti. + + diminuita e si vedeva le pallottole della mitragliatrici + diminuita e si vedeva le pallottole delle mitragliatrici + + Mangerà, deve mangiare il ricco asse di cuori + Mangerà, deve mangiare il ricco asso di cuori. + + il germannico li piglia e se ne va. Il Germanico non + il germanico li piglia e se ne va. Il Germanico non + + mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo! + mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo!» + + penetrava, imbeveva di se ogni fibra, scatenava + penetrava, imbeveva di sè ogni fibra, scatenava + + è morta e che non si festeggiano gli Italilani suonando + è morta e che non si festeggiano gli Italiani suonando + + tenente! Siamo in diociotto donne; se non ha paura, + tenente! Siamo in diciotto donne; se non ha paura, + + ruota di destra passerà esattamente a due centrimetri + ruota di destra passerà esattamente a due centimetri + + Si, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo + Sì, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo + + lughissime trascinate, ubriache e ubriacanti di + lunghissime trascinate, ubriache e ubriacanti di + + --Si, signor tenente. + --Sì, signor tenente. + + trascapani e baionette sbatacchiate. + tascapani e baionette sbatacchiate. + + --Benedeeeetti! Benedeeeeti gl'Italiaaaani! gl'Italiaaaani! + --Benedeeeetti! Benedeeeetti gl'Italiaaaani! gl'Italiaaaani! + + aiutarlo, ma si rifuta il campanaro e tra la + aiutarlo, ma si rifiuta il campanaro e tra la + + e la mano destra più rude e muscolosa: Trentino! + e la mano destra più rude e muscolosa: Trentino!» + + un po' stanca per i troppi baci e le carrezze accanite! + un po' stanca per i troppi baci e le carezze accanite! + + bastonatura. E' un accattabrighe simpaticissimo. + bastonatura. E' un attaccabrighe simpaticissimo. + + se la svignino come Fiordalisi! + se la svignino come Fiordalisi!» + + pronuncia la parola «télèphone». + pronuncia la parola «téléphone». + + A cauci te faccio camminà, porcaccione! + A cauci te faccio camminà, porcaccione!» + + E' una gloria nostra! E la gloria dell'ottava + E' una gloria nostra! E' la gloria dell'ottava + + Bianchetto. Quello Lulu. Ecco Pagiolin! Scegli + Bianchetto. Quello Lulù. Ecco Pagiolin! Scegli + + colpo d'ala e si posa sopra un letto. Bianco, saltella + colpo d'ala e si posa sopra un tetto. Bianco, saltella + + bizzarrie di correnti sopro i boschi, poichè i fogliami + bizzarrie di correnti sopra i boschi, poichè i fogliami + + me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a capofitto! + me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a capofitto!» + + dei proiettori che tagliano geometricomente + dei proiettori che tagliano geometricamente + + LA PIU BELLA NOTTE D'AMORE + LA PIU' BELLA NOTTE D'AMORE + + La prendo, La stringo e i miei baci affannosi + La prendo, la stringo e i miei baci affannosi + + ancora ancora! Un altra stretta.. Felicità, + ancora ancora! Un altra stretta... Felicità, + + costo ricostruisce le sue armi di seduzione Essa + costo ricostruisce le sue armi di seduzione. Essa + + sulla nuova fronte. Quattrocenti pezzi tolti da altri + sulla nuova fronte. Quattrocento pezzi tolti da altri + + inevitabile il 29, si conclude il 30 con la catastrofe. + inevitabile il 29, si conclude il 30 con la catastrofe.» + + ma dove sono i nostri cani! Nik, Kim, Zaza? + ma dove sono i nostri cani! Nick, Kim, Zazà? + + POUPELES ÉLECTRIQUES, drame en + POUPÉES ÉLECTRIQUES, drame en + + + + + +End of Project Gutenberg's L'alcòva d'acciaio, by Filippo Tommaso Marinetti + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALCÒVA D'ACCIAIO *** + +***** This file should be named 29035-8.txt or 29035-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/2/9/0/3/29035/ + +Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. Special rules, +set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to +copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to +protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project +Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you +charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you +do not charge anything for copies of this eBook, complying with the +rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose +such as creation of derivative works, reports, performances and +research. They may be modified and printed and given away--you may do +practically ANYTHING with public domain eBooks. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at http://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. 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Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + http://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/29035-8.zip b/29035-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..afcc779 --- /dev/null +++ b/29035-8.zip diff --git a/29035-h.zip b/29035-h.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..e1546ec --- /dev/null +++ b/29035-h.zip diff --git a/29035-h/29035-h.htm b/29035-h/29035-h.htm new file mode 100644 index 0000000..d97f627 --- /dev/null +++ b/29035-h/29035-h.htm @@ -0,0 +1,13796 @@ +<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Strict//EN" + "http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-strict.dtd"> + +<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it" lang="it"> + <head> + <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html;charset=iso-8859-1" /> + <meta http-equiv="Content-Style-Type" content="text/css" /> + <title> + The Project Gutenberg eBook of L'alcòva d'acciaio, by Filippo Tommaso Marinetti. + </title> + <style type="text/css"> + +body { + margin-left: 10%; + margin-right: 10%; +} + + h1 { + text-align: center; + clear: both; + letter-spacing: 0.1em; + font-weight: 500; + margin-top: 1em; +} + +h2 { + text-align: center; + clear: both; + margin-top: 3.5em; + margin-bottom: 2.5em; +} + +h3 { + text-align: center; + clear: both; + margin-top: 1.5em; + margin-bottom: 1.5em; +} + +p { + margin-top: .75em; + text-align: justify; + text-indent: 1.5em; +} + +p.title { + margin-top: 2em; + text-align: center; + text-indent: 0em; + letter-spacing: 0.1em; + font-weight: 500;} + +p.noi { + text-indent: 0em; +} + +p.nom { margin-top: -1em; +} + +.exi { + padding-left: 3em; +} + +.exip { + margin-left: 30%; +} + +hr { + width: 33%; + margin-top: 1em; + margin-bottom: 0em; + margin-left: auto; + margin-right: auto; + clear: both; +} + +hr.double { + /* width and margins inherited from default rule */ + color:inherit; /* conceal the actual rule */ + margin-top: 3em; + margin-bottom: 1em; + padding: 4px 0 0 0; /* pad value creates inter-border space */ + border-top: 1px solid black; + border-bottom: 1px solid black; + border-left: none; border-right:none;} + +table { + margin-left: auto; + margin-right: auto; +} + +.pagenum { position: absolute; + left: 95%; + font-size: 12px; + font-weight: normal; + font-variant: normal; + font-style: normal; + letter-spacing: normal; + text-indent: 0em; + text-align: right; + color: #999999; + background-color: #ffffff; +} /* page numbers */ + +.blockquot { + margin-left: auto; + margin-right: auto; + margin-top: 1.5em; + margin-bottom: 0.75em; +} + +.center {text-align: center; + text-indent: 0em;} + +.right {text-align: right; text-indent: 0em;} + +.bigger {font-size: 130%;} + +.g {letter-spacing: 0.15em;} + +.ss {font-family: sans-serif; font-size: 95%;} + +/* Images */ +.figcenter { + margin: auto; + text-align: center; + margin-top: 3em; + margin-bottom: 4em; +} + +/* Poetry */ +.poem { + margin-left:20%; + margin-right:20%; + text-align: left; +} + +.poem .stanza {margin: 1em 0em 1em 0em;} + +.poem span.i0 { + display: block; + margin-left: 0em; + padding-left: 3em; + text-indent: -3em; +} + +.poem span.i1 { + display: block; + margin-left: 1em; + padding-left: 3em; + text-indent: -3em; +} + +.poem span.i2 { + display: block; + margin-left: 2em; + padding-left: 3em; + text-indent: -3em; +} + +.poem span.i3 { + display: block; + margin-left: 3em; + padding-left: 3em; + text-indent: -3em; +} + +.poem span.i5 { + display: block; + margin-left: 5em; + padding-left: 3em; + text-indent: -3em; +} + + +td {padding-right: 1em;} +td.negi {padding-left: 1em; + text-indent: -2em;} +td.pri {padding-right: 1em; + vertical-align: bottom; + text-align: right;} + +.tnote {border: dashed 1px; margin-left: 10%; margin-right: 10%; padding: .5em; margin-top: 3em;} + +ins.correction { + text-decoration:none; /* replace default underline.. */ + border-bottom: thin dotted gray; /* ..with delicate gray line */ + } + </style> + </head> +<body> + + +<pre> + +Project Gutenberg's L'alcòva d'acciaio, by Filippo Tommaso Marinetti + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: L'alcòva d'acciaio + Romanzo vissuto + +Author: Filippo Tommaso Marinetti + +Release Date: June 4, 2009 [EBook #29035] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALCÒVA D'ACCIAIO *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + +</pre> + + + + + + + +<p class="title"><span class="bigger">F. T. MARINETTI</span></p> + + + + +<h1>L’ALCÒVA<br /> +D’ACCIAIO</h1> + + +<p class="title"><span class="g">ROMANZO VISSUTO</span></p> + + + + +<p class="title"><small>NONO MIGLIAIO</small></p> + +<div class="figcenter" style="width: 100px;"> +<img src="images/illu.jpg" width="100" height="100" alt="Illuminare" title="Illuminare" /> +</div> + + +<p class="center"><b>CASA EDITRICE VITAGLIANO—MILANO</b> +</p> + +<hr class="double" /> +<p class="center">PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA</p> + +<p class="center"><small>I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati.<br /> +<a name="tn4" id="tn4"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Copirygth">Copyright</ins> by C. E. Vitagliano Aprile 1921<br /> +15-4-1921-5</small></p> + +<hr /> + +<p class="center"><small>Tip.-Lit. A GORLINI—Milano.</small></p> + + +<h2><a name="INDICE" id="INDICE"></a>INDICE</h2> + +<table summary="Indice"> +<tr><td class="right" colspan="3"><i>Pag.</i></td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#I">I.</a></td><td>L’offensiva dell’amore</td><td class="right">5</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#II">II.</a></td><td>La Dama al Balcone e le serenate massacrate</td><td class="right">23</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#III">III.</a></td><td>La battaglia chimica e gli aloni azzurri</td><td class="right">33</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#IV">IV.</a></td><td>Una donna-premio </td><td class="right">46</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#V">V.</a></td><td>Il pazzo</td><td class="right">62</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#VI">VI.</a></td><td>Un’esposizione futurista navale</td><td class="right">66</td></tr> +<tr> +<td class="right"><a href="#VII">VII.</a></td><td>La 74</td><td class="right">76</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#VIII">VIII.</a></td><td>Gli equipaggi della Luna</td><td class="right">81</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#IX">IX.</a></td><td>Il Deposito fa schifo</td><td class="right">98</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#X">X.</a></td><td>Vita da cow-boys</td><td class="right">107</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XI">XI.</a></td><td>La marchesa Casati e i balli futuristi</td><td class="right">126</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XII">XII.</a></td><td>Una festa napoleonica</td><td class="right">136</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XIII">XIII.</a></td><td>I veleni del Golfo</td><td class="right">143</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XIV">XIV.</a></td><td>Una festa petroliniana</td><td class="right">162</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XV">XV.</a></td><td>Cavalleria medioevale e blindate futuriste</td><td class="right">170</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XVI">XVI.</a></td><td>Le ville nostalgiche</td><td class="right">181</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XVII">XVII.</a></td><td>Duello fra Caviglia e la pioggia</td><td class="right">190</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XVIII">XVIII.</a></td><td>La Vittoria</td><td class="right">212</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XIX">XIX.</a></td><td>La villa devastata</td><td class="right">225</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XX">XX.</a></td><td>Le Forze della gioia, della pietà e della vendetta</td><td class="right">237</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XXI">XXI.</a></td><td>Lavami, lavami, o amore</td><td class="right">257</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XXII">XXII.</a></td><td>Fiumi, campane, donne e mitragliatrici innamorate</td><td class="right">268</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XXIII">XXIII.</a></td><td>Massaggio del corpo divino dell’Italia</td><td class="right">279</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XXIV">XXIV.</a></td><td>Un parto in blindata</td><td class="right">288</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XXV">XXV.</a></td><td>Un esercito in trappola</td><td class="right">302</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XXVI">XXVI.</a></td><td>Pagiolin, colombo viaggiatore</td><td class="right">325</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XXVII">XXVII.</a></td><td>Un’isola profumata nel fiume puzzolente</td><td class="right">346</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XXVIII">XXVIII.</a></td><td>La più bella notte d’amore</td><td class="right">359</td></tr> +<tr> +<td class="right"> +<a href="#XXIX">XXIX.</a></td><td>A mensa col vinto fra i rottami dell’Impero Austroungarico</td><td class="right">364</td></tr> +</table> +<p><span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[5]</a></span></p> + +<h2><a name="I" id="I"></a>I.<br /><br /> +L’OFFENSIVA DELL’AMORE</h2> + + +<p>La sera del primo giugno 1918 nella baracca +dei bombardieri piantata spavaldamente a sghimbescio +sopra una cresta montana di Val d’Astico, +si mangiava e beveva allegramente. Le lunghe lunghe +forchette rosse del tramonto s’intrecciavano +con le nostre, arrotolando gli spaghetti sanguigni +e fumanti. Una ventina di ufficiali, tenenti, +capitani, colonnello Squilloni giocondo e pettoruto +a capo-tavola. Fame da bombardieri dopo una +giornata di lavoro duro. Silenzio religioso di bocche +che masticano preghiere succolente. Teste chine +sui piatti. Ma i più giovani non amano le pause, +e vogliono ridere, agire. Sanno la mia fantasia +feconda in beffe e mi eccitano con occhiate. C’è +troppo silenzio a tavola, e il buon dottore è troppo +gravemente assorto nel rito della pasta asciutta.</p> + +<p>Con quattro bocconi io placo il mio stomaco poi +mi alzo e brandendo una forchettata di spaghetti, +dico ad alta voce:</p> + +<p>—Per non impantanare la nostra sensibilità, +spostamento di due posti a destra, march!</p> + +<p>Poi tirando su alla meglio piatti, bicchiere, pane, +<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[6]</a></span>coltello, spingo brutalmente il mio compagno +di destra, che a malincuore cede, tira su tutto anche +lui e spinge a destra. I giovani, pronti, eseguiscono +l’esercizio, ma il dottore sbuffa, brontola, +grida. Lo sollevano di peso. Il piatto di maccheroni +gli si rovescia sulla giubba. Crollo di bicchieri +Inondazione di vino. Risate, urli, schiamazzo. Tutti +spingono il dottore, lo pigiano come l’uva. Schizzano +le sue urla.</p> + +<p>Dominando il tumulto, io comando:</p> + +<p>—Spostamento riuscito! Tutti seduti! Ma guai, +guai a chi lascia ancora impantanare la propria +sensibilità!... E tu, caro dottore, non dimenticare +che la più alta e preziosa delle virtù è l’elasticità. +Come potresti, senza elasticità, curare un bubbone, +un callo, una sifilide, una otite, o il rammollimento +di certi superiori? Con elasticità, abbiamo +abbandonato il Carso dopo Caporetto, abbiamo riso +mentre il cuore piangeva nella ritirata. Come potremmo, +senza elasticità, schiacciare il passatismo +austro-ungarico, rinnovare integralmente l’Italia +dopo la vittoria? T’impongo, caro dottore, d’interrompere +con elasticità futurista la tua spanciata +passatista!</p> + +<p>Tutti ridono. Il dottore mi guarda spaventato. +Minacciandolo burlescamente, impongo:</p> + +<p>—Per non impantanare la nostra sensibilità, +piatti e bicchieri nelle mani! Giro totale della tavola, +in corteo!</p> + +<p>Il frastuono diventa infernale. Urti, scossoni, +«Basta!» «Finiamola!» pugni, capitomboli, «Ac<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[7]</a></span>cidenti!». +Vortice rullio e beccheggio. Ma i giovani +sono tenaci e con forza imprimono alla ressa +un giro tumultuoso intorno alla tavola. Piace molto +al colonnello il gioco bizzarro. Soltanto il dottore +non si diverte. Dov’è, il dottore? Dov’è? +Tutti lo cercano. E’ fuggito sulla terrazza col suo +piatto di pasta asciutta.</p> + +<p>Fuori, fuori all’assalto! e si finisce il pranzo alla +rinfusa, sbandati, con grande scrosciar di risate +nella risata fulva del Tramonto, tutto nuvole di cristallo +incandescente, bottiglie spumeggianti d’oro, +cirri di porcellana viola affastellati, luminoso banchetto +aereo sospeso a picco sulla pianura veneta +crepuscolare.</p> + +<p>I miei amici cantavano intorno al dottore l’inno +della burla futurista:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Irò irò irò pic pic</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Irò irò irò pac pac</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Maa — gaa — laa</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Maa — gaa — laa</i><br /></span> +<span class="i0"><i>RANRAN ZAAAF</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Uccidevano così le nostalgie.</p> + +<p>Alla vigilia di una grande offensiva nemica i +combattenti italiani dovevano spesso subire una +ben più pericolosa offensiva; l’offensiva dei Ricordi +Amorosi. La sentivamo accanirsi sopra di +noi e in noi, nel nostro cuore e sulle labbra<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[8]</a></span>—quella +sera fra gli agili ventagli di piume rosate +del cielo e i fiumi interni del nostro sangue felice. +Ero seduto col colonnello Squilloni, il capitano Melodia, +il tenente Bosca e il mio attendente Ghiandusso, +sull’orlo a picco della alta montagna scoscesa.</p> + +<p>Muti in ascolto sorseggiavamo la sera dolce fresca +mordente come certe bevande arabe impreziosite +e profumate di spezie e di fiori. Guardavamo +le città dell’immensa pianura veneta. Sentivamo +laggiù Milano. A quell’ora la ribollente città lombarda, +dopo il lavoro curvo accanito, accendeva +tutti i suoi lumi azzurri guardando e bevendo con +tutte le sue finestre l’ossessionante linea curva del +Fronte.</p> + +<p>Le sue 800.000 anime buttavano via sul selciato +i corpi affranti gretti e rapaci per salire in alto e +vedere, vedere. Su, su, a grandi grappoli colorati, +salivano le anime come palloncini sfuggiti alle mani +dei bimbi. Finalmente potevano immaginare, +forse vedere ciò che i fratelli, i padri, gli sposi, gli +amanti facevano, combattevano, soffrivano laggiù.</p> + +<p>Io parlavo a Zazà, la mia cagnetta di guerra, +fulva grassotta agile e intelligentissima bastarda, +nata sul Piave da una foxterrier purissima e da un +cane randagio. Una di quelle lunghe tenerissime +conversazioni astratte, piene di una filosofia indulgente +tra due animali di sesso diverso uno dei +quali dimentica volentieri il suo genio per essere +semplicemente un cane. Mi sentivo cane per la mia<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[9]</a></span> +fedeltà generosamente data, prodigata, al nome +radioso dell’Italia che dal Cengio vedevamo in +tutta la sua bella nudità dormente coricata fra i +mari il cui respiro salato ci veniva a quando a +quando sulle labbra colla brezza.</p> + +<p>I miei amici sgranavano confidenze a mezza voce +e ricordi amorosi. Io pensavo al mio probabile passaggio +nelle automitragliatrici blindate e sognavo +una bella velocissima blindata per inseguire gli +austriaci che dovevano fra poco sferrare la loro +grande offensiva. Il mio ottimismo era più che +mai convinto della vittoria finale. L’idea della +morte non preoccupava nessuno.</p> + +<p>Il capitano Melodia, viso asciutto e tagliente, occhi +furbi, languidi di ricco signore romano, ufficiale +di cavalleria, volontariamente passato nei +bombardieri per amore del pericolo e per onorare +il padre senatore. Anima <a name="tn9" id="tn9"></a><ins class="correction" title="Testo originale: vivacssma">vivacissima</ins> piena di allegre +pazzie e di buffonate temerarie. Era celebre +per le sue bizzarrie e avventure originali. Afflitto +da una blenorragia doveva, prima della guerra +entrare all’ospedale o fare istruzione ai suoi soldati. +Preferì fare istruzione in Piazza d’armi e +comandare il suo squadrone stando seduto in carrozzino +con a fianco l’attendente. Brandiva la frusta +con la mano destra per dare i comandi mentre +guidava il suo cavallo con le briglie nella sinistra. +Un’altra volta mandato in servizio di pubblica sicurezza +in un villaggio di Romagna si fece passare<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span> +per principe del sangue, ingravidò la figlia del sindaco +e passò in rivista, il giorno dello Statuto, pompieri, +società operaie e carabinieri. Ebbe due mesi +di fortezza.</p> + +<p>Ora Melodia, sentendo parlare di morte, interviene +dominando la conversazione:</p> + +<p>—In guerra, non ebbi mai la paura di morire. +Son sicuro che non l’avrò neanche nella prossima +battaglia. Però, la conosco... La provai lontano dal +fronte, in condizioni veramente eccezionali. Ero +all’ospedale di Torino, un anno fa, per la mia ferita. +Già guarito con una voglia pazza di divertirmi +e l’impossibilità assoluta di uscire dall’ospedale. +Divieti e sentinelle feroci. Pensai per tre giorni al +mezzo di fuggire. Al quarto una idea di genio: mi +introduco nella camera mortuaria. I piantoni discutono +intorno al cadavere enorme di un Alpino che +non si poteva fare entrare in una cassa troppo +corta. Aiuto anch’io. Tentiamo vanamente. La cassa +troppo corta è messa da parte e i piantoni se +ne vanno. Intanto io complotto con un mio amico +e decido. La notte stessa rientro nella camera mortuaria +e mi sdraio nella cassa da morto troppo +corta, ma sufficiente per me. Mentre io bestemmio +sotto per il rumore, l’amico mi inchioda sopra il +coperchio alla meglio, per modo che una lunga fessura +mi permetta di respirare. All’alba avvenne +ciò che avevo preveduto. I portatori macchinalmente +mi sollevarono, mi buttarono con brutalità<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span> +sul carro. Questo sgangheratissimo e trascinato da +due rozze entrò due o tre volte nelle rotaie del +tram con degli scossoni da staccarmi le budella. Ad +un tratto sento trombettare un automobile con ferocia +ingiuriante. Cosa fa il mio cocchiere? Certo +dorme. Perchè non si scansa? C’erano anche due +autocarri che mi correvano addosso addosso... e +urlai urlai dal terrore! Sentivo veramente sentivo +il glaciale e lacerante terrore di morire.</p> + +<p>Il racconto vissuto del capitano Melodia fu acclamato.</p> + +<p>Tutti lo sapevano capace di quello e d’altro. +Ma le risate morivano sotto le ampie troppo soavi +carezze della notte che dopo l’offensiva dei ricordi +amorosi e delle nuvole carnali sferrava una delirante +offensiva di stelle negatrici d’ogni eroismo +terrestre. Stelle, stelle, stelle, che beffeggiavano +con lunghi trilli bianchi la compattezza delle montagne +e lo sforzo entusiasta delle cime, e la statura +atletica del nostro bel colonnello Squilloni ritto +davanti a noi.</p> + +<p>Squilloni è un simpaticissimo quarantenne, fiorentino +pieno d’ingegno. Maffia del suo capello alpino +un po’ piccolo sul viso giocondo fiero. Occhi +celesti di sbarazzino senza ironia. Gesti violenti +che contrastano col sorriso offerto per piacere a +tutti. Comandante energico ma paterno dei bombardieri +che lo adorano.</p> + +<p>Conosciutissimo nei caffè di Vicenza, di Thiene, +di Schio dove passa e ripassa muscoloso pettoruto<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span> +col suo giardino multicolore di decorazioni, raccogliendo +sorrisi speciali di cocottes e contraccambiandoli +con risatine subito ricomposte nella fierezza +militare.</p> + +<p>Bell’uomo che avrebbe tutte le fortune con donne +della buona società; forse disilluso, ora amante +amato di tutte le prostitute.</p> + +<p>Per loro canta accompagnandosi sulla chitarra, +seccato se qualcuno canta insieme con lui. Magnifico +ufficiale, quattro volte medagliato, ottimo organizzatore +di batterie, goliardico e carnascialesco +re dei bordelli.</p> + +<p>Squilloni si volta e parla con voce importante all’Italia, +alle città della pianura, a noi: «Le stelle +non mi piacciono e neanche le nuvole rosee che +paiono, a voialtri poeti, seni e cosce di donne. Domani +si va tutti, figliuoli, a fare un bagno di carne +da Madama Rosa».</p> + +<p>Il giorno dopo tutti nell’autocarro della spesa, per +Campiello e Mosson fino a Thiene, sbattuti dalle +risate trionfali del Colonnello Squilloni che ci conduceva +verso ciò che chiama l’unico paradiso!</p> + +<p>Sforzo del motore nelle salite vruu truu vruu +truu. Poi respirazione dilatata in discesa vraaaa +svaaaa err tling tlaang.</p> + +<p>Polverone. Odore di morte a Campiello. Vi +sono trincee colme di cadaveri della prima offensiva +austriaca. Qui la nostra difesa fu accanita.</p> + +<p>A un chilometro dalla casa ospitale, una automobile +militare ci sorpassa, filando a tutta velo<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span>cità +forse collo stesso obbietivo. La sua sirena si +sforza di imitare il raglio d’un asino in amore.</p> + +<p class="center"> +iii ooo iii ooooo<br /> +</p> + +<p>Noi sorpassiamo dei piccoli plotoni di scozzesi +in gonnella, rudi gambe e polpacci abbronzati e +bitorzoluti. Marciano a passo ritmato più rapido +del passo militare alla conquista dei piaceri facili. +A frotte veloci meno ordinate, ufficiali e soldati grigioverdi.</p> + +<p>Stop. Entriamo nella graziosa villetta. Per ufficiali. +Fumo, fumo, fumo. Non si respira, tenenti +e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi <a name="tn13" id="tn13"></a><ins class="correction" title="Testo originale: polverosisimi">polverosissimi</ins>, +frustino o bastoncino in mano, tintinnio +di speroni, nei corridoi da transatlantico.</p> + +<p>Le dame sembrano tutte bellissime, delicatissime, +troppo fragili. Strane statuette di cristallo, fra i voluminosi +rullanti e beccheggianti maschi di guerra +in foia.</p> + +<p>Il colonnello Squilloni è festeggiatissimo.</p> + +<p>—Lei... ho già avuto il piacere di conoscerla. Mi +ricordo, nel bordello di Cervignano, offensiva di +Maggio.</p> + +<p>—Signor colonnello, si ricorda di Madama Rosa +a Cormons? Mi disse: Salutami tanto il caro Squilloni!...</p> + +<p>Interviene un capitano inglese ubriaco:</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Moi aussi, monsieur le colonnel, je vous ai +connu au bordel de Verona.</p> + +<p>Squilloni rideva godeva da studente o marinaio<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[14]</a></span> +l’allegria del bordello, scalo di tutti i cuori naviganti +in guerra. Comprensione e cordialità assoluta +di popoli e sessi alleati.</p> + +<p>Prima saletta: Porta aperta con tenda sulla campagna +torrenzialmente inondata di stelle che aspetta +gli areoplani. Nel centro la lampada con tendina +blu scura proietta un tondo cerchio di luce studiosa +e scientifica sul tavolo. Luce d’intenso lavoro spirituale. +Luce per progetti d’ingegneria. Sembra un +laboratorio preparato per una veglia saggia e feconda. +Quale incubo feroce ha scatenato tanti sessi +vocianti in questo asilo del pensiero? Tin tin toc +ploc di piedi sulla scala di legno. Un grosso tenente +di fanteria con ampio ondeggiamento del +corpo imbottito e armato spinge su come un pastore +la donna scelta pecora fronzoluta mezzo nuda +che sembra adornarsi salendo delle foglie verdi e +dei papaveri della tappezzeria. Una magrissima +biondina che tutti chiamano non si sa perchè <i>pantera</i>, +gira coraggiosamente col suo fragile corpo +minuto fra le gomitate i fianchi rocciosi e le dure +pistole degli ufficiali. Tutti guardano in alto verso il +corridoio dove le porte si richiudono ogni tanto +su dei chiarori di camere chirurgiche per +rapide operazioni. Meccanizzazione dell’amore. +Sento la casa vibrare di un meccanico ininterrotto +stantuffare d’istinti rudi denudati di ogni civiltà. +Instancabili donne-motori.</p> + +<p>Uragano di rumori, voci, luci.</p> + +<p>Urari-ciacipiera-teloo... Io sono ancora vergine<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span> +questa sera... Non ci credo... Andiamo a godere +biondino... Dove è andato il pancione?...</p> + +<p>Viva il nostro colonnello Squilloni! Urla risate +applausi, tutti si precipitano verso il divano dove +il capitano Melodia che ha indossato una vestaglia +gialla finge di sedurre il tenente Bosca e lo tiene +fra le braccia. Comincia poi il giuoco tradizionale +di spingere a viva forza e trasportare in camera +un amico che non si decide, mentre altri catturano +una ragazza. I due pigiati a spintoni e a pedate +sono insaccati nella porta semi aperta.</p> + +<p>—Via, via, presto, forza, dentro! Ti abbiamo +scelto la bimba, eccola pronta!</p> + +<p>Una milanese pallida, carina, con i capelli corti, +neri, ricci e cocciuti pettinati all’indietro, mi bacia. +La seguo. Camera piccolissima, letto grande, +coperta rossiccia gibbosa, bitorzoluta, tutta sporca +di piedi eroici per continuare e imitare forse le Doline +del Carso perdute. Ma si ripigliano, si ripiglieranno +con la sana virilità della razza che sa prendere +bene e tenere sotto le donne e le montagne sue. +Plafone ingenuo e primitivo. Odore acuto di Contessa +azzurra.</p> + +<p>—Come ti chiami?</p> + +<p>—Maria.</p> + +<p>—Di che parte d’Italia?</p> + +<p>—Sono Milanese.</p> + +<p>—Anch’io.</p> + +<p>—Vieni sarai contento.</p> + +<p>E mi abbraccia col tin tin glin glin di troppi +braccialetti.<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span></p> + +<p>Quando ritorno in sala un mio amico dice a Maria +che sono Marinetti. Maria pianta il nuovo cliente +viene da me, mi dà un bacio e dice:</p> + +<p>—Se avessi saputo che tu eri il celebre futurista +ti avrei dato dei baci più raffinati.</p> + +<p>—Perchè?</p> + +<p>—Perchè ho letto tutti i tuoi libri. Ero abbonata +anche a Lacerba.</p> + +<p>Esco. Giù, fuori della porta, vedo tre soldati che +parlano a una prostituta alla finestra. Si tengono +per mano come collegiali, scherzano indecisi, ansiosi. +La prostituta è scesa anch’essa. Si avvicina +ai soldati. Dà in fretta 5 lire a ognuno di loro poi +ripassando di corsa vicino a me seguita dai soldati +mi dice:</p> + +<p>—Mi facevano pietà.</p> + +<p>Mi dirigo verso l’autocarro dicendo a Squilloni:</p> + +<p>—Bordello! Ultimo rifugio del cuore!</p> + +<p>—Certamente, risponde Squilloni, il bordello +è la soluzione sintetica di tutti i problemi dell’Amore. +Credo che avrete finalmente sconfitto tutte +le offensive delle nostalgie sentimentali.</p> + +<p>—No, non ho pensato all’amore. Ho ideato invece +l’architettura del mio nuovo libro che sarà +meraviglioso, siatene sicuro.</p> + +<p>Voglio che questo libro danzi, danzi, danzi vivo +e palpitante con ritmo giocondo fra le mani del +lettore. Voglio che la sua danza pazza d’amore e +di sconfinato eroismo trasformi le mani del lettore +in quelle agilissime del giocoliere. Scatterà<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span> +anch’egli fuor dalla poltrona e ritto si sforzerà di +aumentare la sua statura sulla punta dei piedi ballerinamente +nell’ebbrezza ascensionale che lo spingerà +a gareggiare in temerario equilibrismo col ritmo +selvaggio del mio libro. Sarà ebbro di guardarlo +in alto quasi in bilico sull’improvviso zampillo +di gioia che gli schizzerà dal cuore. A braccia +aperte aspetterà che ricada che ricada finalmente.</p> + +<p>Ma intendiamoci parlo del lettore geniale, amico +d’ogni coraggio spirituale! Con ferocia brutale il +mio libro piomberà sul naso del passatista imbelle +acidulo e occhialuto che trema sotto i suoi vetri +come un microbo sotto il microscopio. Si staccherà +da lui per rimbalzargli addosso furente e per +schiaffeggiarlo.</p> + +<p>Ma con quanta grazia ridente e primaverile si +spalancherà sotto gli occhi vivaci del lettore geniale +per profumarne l’anima! Vedo allora gli orli +bianchi delle mie pagine fremere ammorbidendosi +e iridandosi con gli amoerri beati, la metallicità +persuasiva e gli invitanti riflessi rosei-azzurri del +mare che scivola, scivola, scivola verso la forza +tonda e rossa del sole al tramonto. Ecco il mio +libro segue i consigli del mare e veleggia bianco +per seguire il sole che scivola esso pure gonfiandosi +d’orgoglio e di morte giù dal suo morbido letto di +tenerezza crepuscolare.</p> + +<p>Stracciatelo, bruciatelo pure questo libro mio. +Rinascerà perfetto. Se un giorno sarà stanco come +credo delle stanze chiuse e meticolose fugga, fugga<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[18]</a></span> +le inevitabili biblioteche e si slanci aprendo le pagine +come ali in cielo. Subito immensificato dal +suo ardore si tramuterà in un areoplano simile a +quello ricco di raggi che si libra e ronza con garriti +e applausi sulla mia testa mentre entro nel forte +Corbin di Val D’Astico.</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + + +<p>Oggi 11 giugno 1918.</p> + +<p>Sono un tenente dei bombardieri che ha fatto il +suo dovere. Ma non mi sento degno di te, libro +mio preferito. Mentre il mio cuore batte sicuro +il mio passo non lo sa cadenzare con eguale sicurezza. +Ho il passo indeciso, malfermo ondeggiante, +ferito, che ripete sulla terra le punture +dilanianti d’una piaga infame e assillante aperta +nel mio fianco. Piaga di Caporetto, piaga enorme +che sento vivere soffrire, imputridire e che presto +bisogna, ad ogni costo bisogna colmare, colmare +con un nuovo ultravermiglio generosissimo sangue +a fiotti bollenti, a torrenti nel suo centro e sugli +orli il cui viola sinistro ricorda le botti sventrate +dai fuggiaschi ubriachi, le schifose avvinazzate +bombe incendiarie su Cervignano e il putrido violaceo +fuggente tramonto del 27 ottobre. Guarire, +guarire quella piaga! La guariremo. Già domino +il mio passo e lo cadenzo. La grande battaglia è +prossima e tutto nel mio corpo s’avventa verso +quell’ora decisiva dalla quale nascerà il nuovo passo +Italiano, quello d’avant’ieri sul Carso, passo<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span> +elastico, martellante, padrone delle nobili elegantemente +femminili strade italiane.</p> + +<p>Mi siedo alla mensa dei gloriosi Gialli del Podgora, +11 fanteria, brigata Casale, nel Forte Corbin. +Pranzo giocondo, chiassoso. Circa 30 ufficiali pigiatissimi +che divorando rossa pasta asciutta parlano +golosamente della prossima inevitabile offensiva +austriaca. I gialli del Podgora hanno ornato +di fiori gialli la sala. Volete che io parli di +voi, cari Gialli, della vostra gloria passata e della +prossima, sicura?</p> + +<p>Volentieri! Mi abbandono. So che saprete dare +col vostro slancio al giallo della smisurata bile italiana +lo scoppiarne fragore purpureo della vittoria +definitiva!</p> + +<p>Si brinda alla gloria di Boccioni, di Sant’Elia e +degli altri futuristi, primi fra tutti gl’interventisti +italiani.</p> + +<p>Declamo parole in libertà che varcano tonando +le porte della sala aperte sulla terrazza e si tuffano +nell’ampio respiro freschissimo dell’Astico. I rumorismi +della battaglia Bulgara cantata da me svegliano +certo le batterie austriache di Tonezza e gli +applausi che li salutano completano la polifonia +di echi delle montagne e l’infinita orchestra volubile +dei contro-echi. Usciamo sulla terrazza del +forte che sbarra a picco la valle profonda di oltre +1.000 metri. Poi su su per una scala di ferro fra +i calcinacci e i rottami delle cupole d’acciaio già +disalveolate perchè il forte è già in parte smantellato.<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span></p> + +<p>La tenerezza carnale rosea del crepuscolo inonda +la vallata, spalma di olii dorati le groppe +dure, le gravidanze grottesche, i gomiti ostili, le +ondate ribelli e i rigonfiamenti pietrificati delle +montagne.</p> + +<p>I nostri 75 campagna rispondono rabbiosamente +ai forti austriaci di Tonezza...</p> + +<p>L’altissima terrazza sembra una passerella di +corrazzata che navighi nelle acque seriche, viola +azzurre dorate del crepuscolo, entrando in un golfo +di sogno fra monti sereni che sognano.</p> + +<p>Ecco un nostro 149 del Cengio colpisce un baraccamento +austriaco sulla groppa del Cimone. Vi +scoppia un’incendio. Lentezza molle disinteressata +del suo fumo che sale scapigliandosi e tentacolando +con grazia una prima stella.</p> + +<p>Braaaaaa... di echi come frane di ghiaia. Un +lontano soavissimo ronzio di aeroplano bevuto dagli +ultimi rossori del Tramonto. Cip cip cip d’uccelli +negli alberi rabbrividenti. Pi, pi... pi... di pulcini +e galline sotto la porta del forte.</p> + +<p>Il maggiore Sannia m’invita a seguirlo nei sotterranei +del forte.</p> + +<p>Lunghi corridoi di carcere. Scale a chiocciola +fra feritoie di vento azzurro. I nostri passi echeggiano. +Pedali d’organo che prolungano cannonate +lontane. Una camerata buia con strani movimenti +d’alghe marine. Sono soldati che dormono. Altra +camerata con respirazioni e puzzi folti, aspri, stipati, +selvaggi, ammoniacali. Finalmente un moc<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span>colo +sospeso lingueggia giallastro e ci guida verso +dei pacchi enormi di sonno e di odore di stiva.</p> + +<p>—Su, alzati! dice il maggiore scuotendo uno dei +dormienti.</p> + +<p>E’ un disertore austriaco. Indovino i piccoli occhi +celesti nel viso biondiccio. Breve interrogatorio. +Appartiene alle truppe d’assalto, parla Italiano, +si dice slovacco. Ha lavorato in Italia in +una fabbrica di birra.</p> + +<p>—Perchè hai disertato?</p> + +<p>—Perchè il mio tenente mi ha schiaffeggiato +ieri. Ogni sera di pattuglia. Sono stanco.</p> + +<p>—L’offensiva austriaca è sicura, non è vero?</p> + +<p>—Sì—e anche la data fissata—il 15 giugno +alle 2 e mezza dall’Astico al mare, ma l’attacco +importante sarà nel centro.</p> + +<p>—Ti hanno dato da mangiare e da bere?</p> + +<p>—Sì.</p> + +<p>Rimontiamo. Sulla terrazza sotto i trilli gioiosi +delle prime stelle fra gli immensi ventagli freschi +dell’Astico sicuro ritmato come il sangue d’un uomo +forte, il maggiore Sannia dice:</p> + +<p>—Dato lo stato dei due eserciti è ormai sicuro +che il primo dei due che oserà un’offensiva generale +e non la vincerà sarà perduto per sempre... +Quanto diversi, i nostri disertori! Noi abbiamo avuto +nella brigata solo 3 soldati fucilati per diserzione. +Uno appena uscito dalla linea fu subito inseguito +da una pattuglia ordinata da me e fucilato +a tre passi dai reticolati austriaci. Gli tro<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[22]</a></span>vai +addosso una lettera che spiegava la sua diserzione +veramente strana dato il suo ottimo stato di +servizio. Scriveva alla moglie: «Non mi farò ammazzare +dal dispiacere. Domani mi darò prigioniero +agli austriaci. Conserverò così la pellaccia per il +dopo-guerra quando verrò a spaccarti il cuore per +pagare il tuo tradimento...» Il secondo disertore +fu preso dai carabinieri mentre abbandonava la +linea. Disse: «Non vado via per paura. Me ne +frego degli austriaci. Voglio andare a Trapani a +uccidere mio padre che ogni notte va a letto colla +mia fidanzata.»</p> + +<p>E il maggiore concluse: «Con simili disertori +si deve assolutamente vincere la guerra.»<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="II" id="II"></a>II.<br /><br /> + +LA DAMA AL BALCONE<br /> +E LE SERENATE MASSACRATE</h2> + + +<p>Il 14 Giugno tutto è pronto. La nostra linea +aspetta l’urto con sicurezza. Si parla di nuove +batterie austriache non ancora individuate. I +pessimisti insistono sulla pericolosa propaganda +disfattista che Milano e Torino particolarmente inoculano +colla posta ai soldati in linea. Io ho trattenuto +tutta la posta delle batterie nella baracca +del Gruppo. Credo preferibile distribuire un rancio +accurato invece di troppi sentimentalismi postali +alla vigilia di una battaglia decisiva. Tutto +lo schieramento di batterie che dal forte Corbin +lungo Val D’Astico gira la cima Ardé e seguendo +la cresta di Sculazzon in Val D’Assa raggiunge +gli Inglesi a Cesuna, con le sue 200 bombarde, e le +mitragliatrici e i fucili della brigata Casale, è pronto +all’urto che si prevede furibondo, decisivo.</p> + +<p>Abbiamo bene pranzato nella baracca di legno e +lamiera del Gruppo bombardieri, che appoggia +le spalle a dei roccioni grigio ferro in forma di +piccole torri. Fumiamo serenamente sull’orlo della +Vallatella Silà verdissima bacinella quieta, colma +di silenzio alpino, sospesa da un lato alle creste<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span> +del Cengio e dall’altro alla strada che va al forte +Corbin. Dolcezza languida, mansueta della sera +madreperlacea che cede docilmente all’ombra salente +delle valli profonde. Un frastuono ci scuote.</p> + +<p>Allegria degli echi turbati da una singolare mandolinata. +Sono i miei bombardamenti che vogliono +invitare gli austriaci alla prossima danza. Eccoli +sotto di noi. I due primi grattano disperatamente +due mandolini, due altri li seguono battendo a +gomitate e a calci delle latte di benzina. Dietro +viene sculettando e sgambettando il violoncellista. +Ha per violoncello un lungo attaccapanni di ferro. +L’orchestra si ferma per fare agli ufficiali una +serenata, sotto la gesticolazione frenetica del più +fantastico direttore d’orchestra.</p> + +<p>Porta in testa una gamella obliqua, sulle 33, a +guisa di berretto inglese. Si è legato sul culo le +falde rialzate del cappotto per imitare l’antica foggia +militare italiana. Buffonescamente insulta i +suonatori cadenzando la melopea con lazzi e pernacchi +fragorosi. La tempesta di rumori e di grida +sveglia gli accampamenti nella Vallatella Silà.</p> + +<p>Applausi. Applausi e ironie volubili degli echi +freschi ventilati da morbidi rombi lontani.</p> + +<p>L’orchestra si ferma davanti al Comando del +Gruppo. Il capitano mi prega di parlare. Si affollano +bombardieri, artiglieri e suonatori.</p> + +<p>—Cari bombardieri, cari artiglieri e fanti d’Italia, +grazie di tutto cuore per la serenata a noi e +per i meravigliosi pernacchi scagliati contro gli<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span> +austriaci! La vostra fragorosa allegria dimostra al +cielo, al sole che tramonta e alle stelle, che sapete +spavaldamente infischiarvi di tutti i pericoli! Voi +avrete appreso dalle molte informazioni che se non +è certa è probabile la grande battaglia questa notte +alle due e mezza. Io personalmente ci credo. Ad +ogni modo ciò non vi preoccupa, come vedo, non +può preoccupare nessuno poichè altre informazioni +e queste certissime mi hanno convinto come hanno +convinto tutti i capi che l’intera linea italiana +dall’Astico al mare è pronta, assolutamente pronta +non soltanto a resistere a qualsiasi offensiva +austriaca, ma anche a rintuzzarla vittoriosamente. +Ricordatevi: qualsiasi offensiva, anche strapotente, +sarà massacrata. Cadorna non era un generale incapace. +Ebbe soltanto il torto di non dimettersi, +quando si sentì stanco e logorato. Fu lui che scelse +la linea del Piave, ed è una linea forte. Ora è di +acciaio. Resisterà. La lotta sarà aspra, e vi saranno +momenti gravi, forse delle oscillazioni. In quei +momenti, pensate che quella pianura veneta, laggiù, +è il letto della nostra sposa unica e divina: l’Italia... +il letto delle vostre spose che adorate... +Voi, ritti in piedi, custodite la porta, e la +scala che gli austriaci vorrebbero assalire! Pensate +che cedendo il passo un solo istante voi permettereste +vergognosamente a quelle canaglie di +entrare in casa vostra, piombare nel vostro letto +e possedere le vostre donne. Meglio morire! Sono +certo che nessuno di voi vorrà essere un vile idiota<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span> +e becco contento. Ed ora andate a dormire, sarete +svegliati a tempo opportuno!</p> + +<p>Giudicai opportuno di svestirmi per riposarmi +meglio.</p> + +<p>In branda a 6 centimetri dal tenente Bosca. Abbiamo +fra di noi come orinali un bossolo da 75 +ed una scatola da conserva. Ogni 5 minuti (verifico +l’orologio alla mano) la notte silenziosa succhia una +nostra granata da 149 uuuussss uuufff. Mi addormento.</p> + +<p>Alle 2 e mezza siamo svegliati dal bombardamento.</p> + +<p>—Bosca, ci siamo.</p> + +<p>Mentre ci vestiamo sentiamo crescere, addensarsi +e centuplicarsi i sibili delle granate austriache +che fanno, passando sui roccioni e sul tetto di +lamiera, l’illusione d’un’enorme corrente d’acqua +col loro rumore di seta lacerata. Passano a un metro +o due dalla lamiera che vibra e vanno a scoppiare +in val Silà.</p> + +<p>Bombardamento feroce, pieno, continuo. Abbondanza +di munizioni. Gli austriaci credono siano +annidate molte batterie in Val Silà.</p> + +<p>Siamo tutti in piedi col respiratore inglese bene +saldato al viso. Fuori buio. Un vago sentore d’alba +verso il Cimone. La vallatella è piena di fragori +violenti, irritatissimi, fra le vendette gli squarciamenti +e le minacce urlanti degli echi. Controllo tutto, +chiamo gli uomini. Sul tetto di lamiera scorre dilatato +il fiume dei sibili. Ho l’impressione di essere<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span> +immerso in quel fiume che cresce. La baracca +sembra abbracciata da un’inondazione di sibili. +Verifico il respiratore di ogni bombardiere. I gas +lagrimogeni cominciano ad agire sui nostri occhi. +Bizzarrissima sensazione di piangere senza +dolore. Albeggia.</p> + +<p>Tutte le nostre batterie rispondono con un fuoco +precipitato. Le vampe continue e fitte vestono il +Cengio d’un convulso drappeggio di fuoco. Val +Silà è piena di fumi bianchi, grigio-perla che si sfilacciano +forati dalle vampe delle nostre batterie.</p> + +<p>Ecco una sorpresa che ci lascia presto indifferenti: +un nuovo tipo di granate austriache che +scoppiando lanciano in alto lunghissimi vermi ondulosi +e perpendicolari alti 50 e talvolta 100 metri.</p> + +<p>Strani vermi di fumo anellato che talvolta non +riescono a rizzarsi e allora si sviluppano orizzontalmente +scrosciando e borbottando nella vegetazione. +Sono granate segnali che servono ad indicare +agli osservatori austriaci un punto di caduta +invisibile nelle vallate profonde. Le batterie austriache +di Campolongo, Luserna, Tonezza, sembrano +avere una questione personale con Val Silà. +Concentramento di fuoco contro di noi. I telefoni +non rispondono più.</p> + +<p>Il mio attendente Ghiandusso viene con una catinella +piena d’acqua seguito dalla mia cagnetta +Zazà. Ghiandusso le impone i soliti esercizi ed +eccola seduta sul culo, schiena ritta con un giornale +piegato in bocca.<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span></p> + +<p>Senza togliermi il respiratore, faccio la mia +toilette a dorso nudo nell’acqua diaccia. Non posso +lavarmi il viso, e parto col capitano per raggiungere +i miei amici in batteria a Sculazzon. Il monte Priaforà +fiata vampe. Fiati di fuoco tra le labbra nere, +occhiate di fuoco sotto le palpebre nere, stilettate +di fuoco dalla pancia nera del monte. BRAA +bububu BRAA vuvuvu delle valli. La strada che +ci conduce a Forte Corbin è tempestata dalle +granate. Nel forte trovo il capitano Melodia, magro, +onduloso, allegro e pronto alla beffa. Scendiamo +con lui in un sotterraneo che dà al camminamento +Cima Ardè.</p> + +<p>Il mio capitano si è munito di due lampadine +elettriche. Dopo avere seguito per 10 minuti un +tortuoso camminamento sotto il cielo sibilante e +lampeggiatissimo giungiamo ad un vero pozzo di +miniera. Curvi ci inoculiamo in una galleria +tutta stillante su un terreno sempre più sdrucciolevole. +Il pozzo scende nella spina dorsale +di un costone fortificato. Riconosco ormai il cammino +che ci deve condurre alla famosa Dama al +Balcone. Infatti dieci passi dopo sbocchiamo nel +fulgore sfarzoso di centomila feste da ballo +riunite. Sono i centomilioni di candele del massimo +proiettore che sorveglia le posizioni Austriache +in Val D’Astico. Pausa abbacinante. Poi +sentiamo la danza furibonda e il ta-ta-ta-ta-tà capriccioso, +spietato, ironico e femminile della mitragliatrice +Saint-Etienne che, sei metri a destra,<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span> +sputa come una Andalusa fuoco di passione e garofani +rossi dal suo balcone mascherato di fogliami. +E’ lei la leggendaria Dama al Balcone della +brigata Casale.</p> + +<p>Una Saint-Etienne prodigiosa. Si ricorre a lei +per la difesa dei punti pericolosi. Non si inceppa +mai se è servita e accarezzata dal suo amico mitragliere +Buco, un pugliese magrolino, olivastro, +dagli occhietti furbi tutti a lampi che si mescolano +ai lampi d’una risata bianca continua. Meccanico +provetto. Non ha mai bisogno di smontare +la sua amante per pulirne il cuore. La domina impugnandone +la groppa flessuosa, la pizzica, la solletica. +E la Dama elegante in nero si curva +giù sugli abissi dove fervono le serenate austriache +e sputa, sputa i suoi innumerevoli fiori veementi +che uccidono i romantici e audaci suoi serenatori.</p> + +<p>Buco mi saluta offrendo la sua risata allegra +allo splendore elettrico bianco azzurrino del proiettore. +Siamo glorificati, divinizzati dalla versicolore +splendida pazzia delle farfalle che si slanciano +ebbre d’oro nel gran fascio di luce, cozzano ruzzolano, +piroettano contro il grande occhio vetrato +divenuto ormai accecante.</p> + +<p>La rabbia delle cannonate in rissa con tutti gli +echi mugolanti accresce la fantasia e il mistero di +questa notte ultra-romantica innamorata di morte e +d’ilarità crudele. Tragicamente come uno spettro +dalla tonda pancia di metallo in fusione, il proiettore +che funziona a distanza esce dalla sua caverna<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span> +e s’avanza sul binario Decauville fin sull’orlo della +roccia a picco, poi retrocede senza rumore e si +cela nel buio.</p> + +<p>Dal fondo della caverna i foto-elettrici regolano, +sulla sfera girevole di un apparecchio i movimenti +di spostamento e di accensione. Ma +le rotaie sotto il proiettore brillano e si torcono +come serpenti fosforescenti e il mio sogno ultra +acceso vede realmente camminare un formidabile +spettro dalla pancia vetrata tutto convulso nello +sforzo di liberarsi dalle farfalle in foia. Si avvicina +austero e minaccioso alla troppo civetta Dama +mitragliatrice che schiamazza, sbraita sempre più +contro i suoi corteggiatori della valle.</p> + +<p>La bella Dama d’acciaio respira golosamente +l’eccitante miscela degli odori notturni: vaniglia, +violette, acacie e menta selvaggia, tutti pepati dall’odore +aspro dominatore della balistite.</p> + +<p>Sembra ballare pazza di gioia la sua strana danza +a schiena curva. Fumano i suoi capelli sciolti. Il +mitragliere le stringe i fianchi e l’ombra ingigantita +della coppia bizzarra danza proiettata a cento +metri davanti a noi sul tondo, enorme cerchio di +luce che il fascio luminoso del proiettore stampa +sulla nebbia. Vicino, sotto, sopra, intorno, altre +ombre strabilianti: le nostre. Labirintica prospettiva +fra gli specchi irreali numerosissimi di questa +festa da ballo.</p> + +<p>Buco mi dice: «Come è bella la mia dama! +Elegantissima! Come balla bene! E’ un po’ ca<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span>pricciosa +e suscettibile, ma non con me. Con me +è buona! Mi è stata sempre fedele, mi preferisce +a tutti! Mi dà tutto il suo spirito e il suo ingegno... +Gode, veramente gode quando io la olio di baci... +ha un odio speciale per quella stupida, pettegola +che vorrebbe tenerle testa là davanti a noi!».</p> + +<p>Sentiamo infatti le numerose pallottole della mitragliatrice +austriaca frugare brutalmente a 2 metri +sopra le nostre teste nella vegetazione buia.</p> + +<p>La Dama al Balcone la deride, la insulta a +perdifiato: «Idiooota ta-ta-ta-ta-ta-ta- Idiooota +ta-ta-ta-ta-ta.»</p> + +<p>Rispondono tutti gli echi del muraglione di faccia, +ma una gran nebbia ci vieta di vedere malgrado gli +sforzi insolenti del proiettore la strada austriaca +da dove scendono gli assalitori. Gli echi irritati o +sedotti ridono essi pure, conquistati dalla festa da +ballo, moltiplicando i loro lunghi</p> + +<p class="center"> +gia-a-a-a-a-a gia-a-a-a-a-a gia-a-a-a-a-a<br /> +</p> + +<p>Sembrano frane di ghiaia o meglio grida di +popolo sfamato sotto l’opulenza esplodente di questi +palazzi rocciosi. Le stelle altissime palpitano +come segnali luminosi di una lontanissima battaglia +di pianeti.</p> + +<p>No! no! sono le sonagliere di molleggianti equipaggi +invitati celesti! Mille, mille bocche ridenti di +dame lontanissime affacciate allo Zenit. Si sbracciano, +si sbracciano per gettare nella grande festa +da ballo perle, perle ossessionanti e tali da mutare +presto la danza in una rissa di folgori avvinghiate,<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[32]</a></span> +che si contendano delle campane montane. Ma +le stelle purtroppo sono già ridiventate ciò che sono +in realtà: i rubini che ornano i volanti dinamici +delle gonne alle divine ballerine che non balleranno +purtroppo mai con noi! Saluto Buco, e +passo sotto una vôlta fronzuta. Urto nelle spalle di +un enorme bombardiere.</p> + +<p>Siamo in una delle piazzole della batteria di +Melodia. Fooc! srrrrrrrrrrrr. Seguiamo in alto +l’ascensione di una bomba da 58. Eccola già in discesa +mugolando giù giù nella vallata SCRABRAAANG. +Si riprende il camminamento.<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="III" id="III"></a>III.<br /><br /> + +LA BATTAGLIA CHIMICA<br /> +E GLI ALONI AZZURRI</h2> + + +<p>Nei prati alti che strapiombano sulla confluenza +dell’Astico e dell’Assa, la battaglia si spalanca +davanti a noi con un milione di vampe febbrili +e dei vasti roteanti volumi d’aria che ci squassano +fra la vegetazione torturata e singhiozzante.</p> + +<p>A destra scoppia nel folto fogliame nero</p> + +<p class="center"> +SGRAGRANG-GRAANG<br /> +</p> + +<p class="noi">una Spraangranata. Il graticcio di verdura che ricopre +il camminamento diventa per me un pergolato +satanico dai grappoli furibondi. La terra +sembra sventrata dagli atletici colpi di reni delle +nostre bombarde. Invisibili sotto di noi slanciano +a gara con brutalità ubriaca i loro bottiglioni di +sciampagna esplosiva in alto, in alto e li guardano +ammirati la bocca al cielo, senza curarsi degli immensi +tondi maestosi rimbombi che quell’alcool +massacrante produce a 600 metri sotto di loro. +Ci sdraiamo per riprendere fiato su un declivio +mentre la luce torbida dell’alba sbianca la curva<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span> +dei fumi e svela sui fianchi prativi di Campolongo +in faccia a noi i villaggi di Rotzo e di Albaredo. +Piccole mandre di casette bianche dal tetto rosso, +umili, timide, infantili, estatiche, beate.</p> + +<p>Le nostre batterie da 149 tirano accanitamente +con sempre nuove rotaie buttate sulla valle contro +la Croce di Alenburg. La Croce appare incensata da +fumi bianchi, neri; blocchi, cerchi, ovi, losanghe, +pacchi di fumo che spacchettano delle stelle violente +d’argento votivo.</p> + +<p>Più giù 3 case di Rotzo godono d’essere spaccate. +Si fumano spensieratamente da sè come pacifiche +sigarette. Invitano, implorano o sfidano le +granate nostre che le sfondano con voluttà crudelissima. +Il villaggio di Rotzo ha delle linee semplici, +caste, sante come dipinto da Giotto sotto gli elastici +ondulanti arabeschi e guinzagli che gli scaglia forse +il genio dinamico plastico di Boccioni. I volumi mostruosi +e lenti dei fumi sono assaliti dalle pressioni +d’aria formidabile, giganteschi boa di forze torride +che li arruffano, impacchettano, globalmente. Salgono +i fumi, ma sono ricacciati giù, scopati dalle +ventate furenti e rinascono più tenere, più tranquille, +più attente, più sottomesse le sette casette +di Rotzo. La luce che cresce dà ai tetti il colore +del sangue. Sono forse segnate per il macello quelle +strane pecorelle? Il campanile è da tempo decapitato. +Penso al tragico fermento molecolare di quelle +fragili mura che presentono l’urto acuto di +diabolico pesce d’acciaio che li sfascerà. Sembrano<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span> +anche bianche polpe di cadaveri in fondo al mare +grigio verde fumoso di quest’alba sottomarina fra +gli assalti voraci degli innumerevoli squali esplosivi.</p> + +<p>Valli, valloni, valloncelli, burroni, vallette, conche +e torrentelli si sono svegliati, gemono, singhiozzano +e strillano a perdifiato. Poi una collera +li invade e scoppiano ovunque moltiplicando i loro +grugniti, rutti, sputacchi, vomiti lugubri. Le valli +ampie sono sdegnose nelle loro digestioni sonore e +senza fretta ingoiano i pesanti fragori per rivomitarli +masticatissimi tra i denti stridenti dei loro +echi che brillano e tintinnano di passione.</p> + +<p>Sentiamo sotto i piedi risuonare i polmoni, le +budella e fino in fondo lo sfintere della montagna +dove si sono infilati, asserragliati e stipati infiniti +rumori. Alle nostre spalle frana una valanga di echi +appassionatissimi. Li distinguo tutti: ovoidali, sferici, +serpentini, piramidali, cubici, stracciati, tutti +accalcati nella furia goliardica di partecipare alla +battaglia. Risse, corse, fughe, salti, capitomboli e +coiti forsennati di rumori.</p> + +<p>Ormai gli echi si sono fatti esperti, attentissimi, +tutti al loro posto come vedette.</p> + +<p>SPRANG-SPRANG di cannonata e BRAAAA +BRAAAA di echi. Vi sono in alto loggioni di Echi +affollatissimi che fischiano. Sono molto più numerosi +delle cannonate. Ogni cannonata è aspettata +da 10, 20, 30 echi pronti a schiacciarne il fragore +sbranarlo, lacerarlo, liquefarlo, spremerlo, allun<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[36]</a></span>garlo, +spezzettarlo per poi riscagliare tutto con +schizzi, sputi, scherzi, rabbuffi e risate, risaaaate, +risaaaate infiniiiiiiiiite.</p> + +<p>Sento lontanissimo dietro di me rumoreggiare +dei colossi che certo buffonescamente calpestano la +lamiera del mare Adriatico. Certo le platee della +pianura veneta applaudono e ridono. Nel cielo, migliaia +di rumori ginnasti dondolano sui trapezi del +vento, giuocano e ridono.</p> + +<p>Noi non possiamo ridere, colla faccia presa dal +respiratore inglese, che ci dà, colle sue tubature, +dei profili di originalissimi palombari immersi in +un mare di gas asfissianti e lagrimogeni. Ecco la +terribile iprite!</p> + +<p>Gli ufficiali verificano il respiratore inglese sul +viso dei soldati. Hanno tutti il naso prolungato mostruosamente +dalla tubatura di caucciù che scende +nella gialla musetta. Alcuni sembrano formichieri, +altri fanno oscillare dei misteriosi cordoni naso-ombelicali. +Una luce di rogo crepita improvvisamente +dietro di noi: sono strani viluppi neri di resina +e catrame che cuociono e fumano sospesi su +cavalletti come porci impalati, spandendo un acre +odore-vapore anti-ipritico.</p> + +<p>La trincea sembra un laboratorio chimico pieno +di scienziati impazziti. Impazziti forse dalle continue +nuove miscele sempre più pericolose azzannanti +e massacranti che la valle smisurato lambicco +fornisce a noi pronti ma un po’ ansanti nel +risolvere i problemi di questa così lirica e pur<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span> +scientifica battaglia chimica: acetilene, solfuro di +carbonio, acido solforoso, cloropicrina.</p> + +<p class="center"> +TUM-TUM BROONG +</p> + +<p class="noi">d’un nostro 75 da campagna.</p> + +<p>Rispondono gli echi</p> + +<p class="center"> +BRAA +</p> + +<p class="noi">bu-bu-bu-bu-bu-bu<br /> +vu-vu-vu-vu-vu-vu-vu.</p> + +<p>Entrano in scena i grossissimi calibri. Sulle bottiglie, +i bottiglioni di esplosivo inebriante crollano +ormai i barili giganti. E la frenetica gioventù +baldanzosa dei gas a lungo compressi si scatena +nella domenica di tutte le libertà omicide. I barili +non bastano. Bisogna sventrarsi, pensano i cannoni, +e gettare a manate e a palate sulle montagne +in giro le nostre lunghissime budella di bronzo. +Inghirlandiamone anche le cime che ora tintinnano +sotto i primi buffetti dorati del lontanissimo faticoso +sole nascente. I rumori salgono, salgono, come +spiraliche budella nere a strangolar le cime perchè +se mai vi fosse un nostalgico pastore a sognare, +possa pensare d’essere immerso a capofitto colle +punte dei monti nel più spaventoso inferno di tutte +le religioni.</p> + +<p>Prendiamo il camminamento e poi la trincea della +brigata Casale. Si scende dietro le spalle dei fucilieri +che scattano, sparando pim-pam-pam-pam.</p> + +<p>Un gruppo di mitragliatrici innaffia giù con un +ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta che non cessa, un burrone a 300<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span> +metri sotto di noi granulato di piccole forme che +salgono. I nastri delle cartucce corrono su a tuffarsi +nella macchina sussultante come frettolose di trovarvi +il varco e per la canna precipitare con gioia +contro i corpi vivi che appetiscono.</p> + +<p>Sulle bocche delle mitragliatrici si aprono e chiudono +fulmineamente orchidee e giaggioli scarlatti, +argentei e dorati. Flora tropicale dalla telegrafica +fecondità.</p> + +<p>Valle Ghelpa mette 200 metri di vuoto tra noi e +la trincea austriaca di Cima Tre Pezzi incoronata di +fumi neri zaffiro, smeraldo e celeste verdolino delicatissimo. +Svolazza via un fumo elegantissimo a +mille pieghe come una veste di Poirée. Sentiamo +che la battaglia infuria a destra dove si dice gli inglesi +abbiano ceduto. Siamo a Sculazzon fra le +mie bombarde con l’amico Mattoli.</p> + +<p>Si tira verso destra in un punto della valle ormai +trasformato in un vulcano. Il ritmo della fucileria +opprime il cuore. Corre voce nella lunga trincea +della brigata Casale che gli austriaci hanno conquistato +900 yards agli inglesi con un principio di +accerchiamento che avrebbe per obiettivo il Cengio. +Tutto il blocco di montagne che s’incunea fra +l’Astico e l’Assa è in pericolo. Passano uomini e +uomini con cassette di munizioni. Hanno spostato +le mitragliatrici verso la destra. I telefoni però +funzionano. Ordine di cessare il fuoco delle bombarde. +Ma una lieve angoscia ci punge nello straripamento +dei fumi che ormai hanno invaso tutto il<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span> +paesaggio oscurandolo. Siamo ripiombati in una +specie di notte caotica fra gli altissimi scossoni dell’aria +dove viaggiano come su mille binari paralleli +i proiettili dei grossi calibri. Impera ora il 280. +Interviene tirannicamente il 305 di tratto in tratto. +Questo che scoppia è certo un veliero carico di +esplosivi spinto in questo mare di fumi per colmare, +incagliandosi, lo stretto che separa gli Austriaci e +gli Inglesi.</p> + +<p>Oh con quale fierezza italiana io ammiro i buoni +fanti della brigata Casale che sparano nella trincea! +In uno squarcio di luce ancor torbida una +allucinazione o una realtà stranissima assale i miei +occhi. Ogni soldato che spara sussultando al suo +parapetto ha uno strano alone azzurro-rosso intorno +a sè. Sembra un molle globo di nebbia, una ruota +di fumo azzurrino. Ne noto tre, quattro, venti, +cento. Mi alzo e nell’angosciosa precipitante frenesia +della fucileria seguo la trincea. Certo ogni combattente +appare ai miei occhi come un nucleo opaco +o meglio come il mozzo di quella misteriosa ruota +di diafano azzurro. Intuisco così la presenza della +vita vissuta che avviluppa ogni combattente nel +momento della battaglia.</p> + +<p>Sono grovigli di giorni passati, di gioie godute, +di dolori sofferti che affettuosamente si arrotondano +sull’uomo nel giuoco supremo; quando le +forze ostili lo assaltano da ogni parte. Ogni +ruota azzurra è diversa dall’altra, non so se +per l’età, le condizioni di vita, o la coscienza.<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span> +Malgrado le ondate sbattenti dei fragori e degli echi +polifonici io odo quelle ruote azzurre veramente +vive chiamare, gridare, implorare. Voci di donne +in lagrime, gridio di bambini al sole e la madre +impietrita che singhiozza, e il viso del padre che si +scolora leggendo il giornale, e la bocca soavissima +fresca che mostra le sue perle più ricca di ogni ricchezza.</p> + +<p>Ecco sfioro la schiena d’un forte soldato dal +viso cotto dal sole: sono nel suo alone azzurro +e tremo come chi entra nella casa dove +è morto qualcuno fra pianti disperati. Il +soldato che m’è vicino e che spara, spara, affrettando +i colpi è forse un marinaio. Chi pensa più +alle fischianti pallottole che cinguettano sul capo +coi primi passeri indifferenti? Sono preso dalla +gioia di scoprire una nuova legge. Ben lontano dai +Bergson seduti nelle cretine poltrone universitarie +trovo nel momento più pericoloso d’una battaglia +la soluzione di molti problemi che i filosofi non potranno +mai scoprire nei libri, poichè la vita non si +svela che alla vita. Il segreto amplesso del passato +e del futuro nella stessa coscienza si rivela a coloro +che tutto il passato hanno vissuto, sudato, pianto, +baciato, morso e masticato e che vogliono fra le +carezze o le gomitate della morte vivere, baciare, +masticare e soffrire il loro futuro.</p> + +<p>I fanti della brigata Casale mi appaiono come +astri nella loro atmosfera gassosa di luce azzurra. +Atmosfere ruotanti che si sfrangiano simili a<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span> +ruote dentate della gran macchina della battaglia. +Il mistero mi avvince, la divinazione mi +incoraggia. Ogni ruota è formata, tessuta di innumerevoli +piccole ruote. Più queste piccole ruote +snelle e combacianti sono numerose, più l’alone o +ruota globale chiude fortemente il nucleo che è +più compatto. Quando è facile decifrare e contare le +ruote secondarie che girano sul combattente, questo +ha un nucleo più fragile e più scoperto; e la +massa di sensibilità vissute, ondeggiando elasticamente +e agganciandosi ad altri aloni, lo protegge +poco o affatto.</p> + +<p>Potenza della nostra razza meravigliosa e della +sua sensualità dentata, polputa e coperta di bocche +come una piovra! In quelle ruote azzurre vi sono +tutte le forze affettive dei congiunti, amici, parenti, +figli, madri, amanti e bambini che unite +alle forze dei dolori e piaceri passati corazzano i +combattenti. Avevo già ammirato la bella qualità +d’uomini che distingue la brigata Casale, uomini +forti, agili, scattanti, con muscoli visibili, denti e +capelli ben piantati. Li ho sentiti i migliori della +razza eletta perciò capaci di amare, più amati, più +ricordati, più istintivi. Amici del sole e del mare, +sanno agire bene senza pensare, hanno quasi tutti +oggi un forte alone azzurro d’affetto e di coraggio +protettore; vincono, vinceranno, hanno già vinto, +ne sono sicuri.</p> + +<p>Infatti mentre cresce dovunque la spavalderia +gesticolante del sole scopando via con le sue lunghe<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span> +scope d’acciaio e d’oro flessibilissime le immani +matasse di fumi, nebbie, fragori, rumori, io constato +che fra questi combattenti dagli aloni azzurri +vi sono pochi morti, molti feriti, ma questi raggianti +e sicuri d’una prossima più forte salute +domani.</p> + +<p>Tre ore dopo rientravo al Gruppo. Riordinamento +delle linee telefoniche rotte. I guardafili +corrono sulla strada. Uno porta l’apparecchio +telefonico, l’altro rotoli di filo. Incontro +dei porta-ordini in biciclette veloci che ondeggiano +su e giù nei vasti buchi scavati dalle +granate. Il fuoco austriaco rallenta sempre più. +Giungono le ultime granate colleriche disperate. +Trovo al Gruppo bombardieri le prime notizie e le +voci che corrono false, vere, imprecise. Molti feriti, +pochi morti. I nostri muli massacrati. I nostri +fanti contrattaccano con gli Inglesi a Cesuna per +riprendere i 300 yards perduti. Una baracca nostra +vuota in fiamme. Il bombardamento austriaco +si accanisce ancora su Campiello. Gli Austriaci +hanno preso cima Ekerle agli Inglesi. Molti colpi +sono caduti su Piovene e su Schio. L’offensiva +austriaca è generale dal Val D’Astico fino al mare; +con fluttuazioni la linea nostra resiste poderosamente. +Sento nell’aria la sicurezza della vittoria.</p> + +<p>Alle 10 il bombardamento che è cominciato alle +due e mezza di notte è completamente cessato. +Val Silà riprende la sua fresca anima alpina, bacinella +di silenzio puerile, tenero, nostalgico. Ma l’in<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span>vade +un nuovo frastuono veramente inaspettato. +E’ il corteo orchestrale di ieri sera che gira spaccando +i timpani colla virulenza delle latte percosse, +i lazzi, i pernacchi. Hanno aggiunto due chitarre +e un clarinetto. Il direttore impazzisce gesticolando +di gioia; sembra guidare buffonescamente l’anima +ancor commossa della Patria alla fiera finale dove +saranno macellate e mangiate dai panciuti e ghiotti +cannoni le mandre austriache.</p> + +<p>Mi addormento in baracca affranto, soddisfatto. +Sonno pesantissimo.</p> + +<p>A mezzo giorno due nostre cannonate mi svegliano +dandomi l’illusione di Ghiandusso battente +alla mia porta. Grido nel sonno «Ava-a-anti». +Ho preso due cannonate per un innocuo bussare +alla porta, tanto il mio sonno fu profondo.</p> + +<p>Tre giorni dopo il generale Monesi in automobile +si ferma davanti alle baracche del Gruppo. Entra, +allegro. Eccellenti notizie. Con La sicurezza di un +generale vittorioso, dopo avermi detto di avere assistito +alla serata futurista di Brescia mi parla del +piano fallito degli Austriaci che speravano di tagliarci +fuori facendo cadere tutto il massiccio nostro +(Forte Corbin, Cima Arde, Cesuna) giungendo al +Cengio e poi al Pao con un aggiramento. Le nostre +posizioni perdute del Tonale sono riconquistate. +Asiago, il Grappa sono fermi. Abbiamo perduto +una parte del Montello sul quale pesa lo sforzo +principale degli Austriaci, che sono però contenuti.</p> + +<p>Il generale Monesi parte sotto una pioggia di<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[44]</a></span>rotta, +mentre si straccia il nebbione agitato e dilaniato +dal vento che sale da Val D’Astico inesauribile +caldaia di nebbie. I nostri 75 campagna non +tacciono mai e i loro proiettili hanno dei rumori +di siluri sull’acqua.</p> + +<div class="exi"> +<p class="noi"> +Ptoo!... fisssss<br /> +Pto! Pto! Pto! fiiiiii<br /> +Ptoo! Ptoo! Ptoo! fiiiii<br /> +</p> +</div> + +<p>Il 19 giugno all’alba vedo venirmi incontro Zazà +allegra e civettante con in bocca un foglio di carta, +seguita dal suo nuovo corteggiatore Ligò cagnolino +buffo incrocio di barboncino e di buldog bastardo. +Agilissimo con mosse di cavallino, fulvo +come Zazà ma frenetico di mosse, musino delicato +con una strana punta rosea-nerastra, occhi acquosi-grigi, +grazioso, intelligente, vivace, non più giovanissimo. +E’ sempre in foia. Assale amorosamente +Zazà e le strappa il foglio di carta. Io prendo +a volo il foglio e leggo: «Bollettino Diaz—9011 +prigionieri austriaci e circa 300 mitragliatrici austriache +catturate. Le nostre truppe stanno riconquistando +il Montello e ricacciando gli austriaci nel +Piave».</p> + +<p>Il 21 giugno sera sorveglio e dirigo un lavoro di +mine per piantare una nuova baracca. Tre bombardieri +intorno al pistoletto conficcato in una piega +della roccia. La mazza bene impugnata da braccia +rudi gira sulla mia testa scintillando ogni volta +rosea in alto negli ultimi raggi obliqui del sole. Il +secondo bombardiere ogni tanto spinge il raschietto<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span> +nel buco per togliere la polvere. Con cura introduco +la sabulite, capsula e miccia. Tutti via a 50 +metri di distanza. Il bombardiere dà fuoco e fugge</p> + +<p class="center"> +Tum Tum PRAANG +</p> + +<p>Poi i tonfi toonfi dei blocchi ricadenti. Zazà abbaia +e corre mentre un porta-ordini in bicicletta +arriva trafelato. Il capitano legge e mi comunica +l’ordine di partire per Scandiano e raggiungere +le squadriglie di Auto-Mitragliatrici blindate alle +quali sono assegnato.<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="IV" id="IV"></a>IV.<br /><br /> + +UNA DONNA-PREMIO</h2> + + +<p>Il 22 giugno, partendo da Val Silà a piedi seguito +dal mio attendente Ghiandusso, che chiacchiera volubilmente, +sento subito rinascere nelle mie gambe +l’inebriante elasticissimo passo del Carso. La strada +scende fra i grossi calibri Inglesi che gli artiglieri +alti, biondi, casco coloniale e braccia nude ripuliscono +cantando. Quelle voci aspre un po’ velate +di marinai d’oltre Manica contrastano con le morbide +ondate profumate del vento estivo che ci viene +un po’ stanco dall’immensa pianura veneta giù +sotto il Cengio.</p> + +<p>La mia cagnetta Zazà sculetta, abbaia e m’invita +a correre. Corro con lei fuori dalla strada. La +montagna è tutta riplasmata dal bombardamento. +Mi fermo e bevo la visione calda e nutriente della +Patria coricata immensamente che sembra sollevare +con ritmo felice l’ampio petto della pianura +tatuato di strade e villoso d’alberi che il sole imbrillanta +di un sudore dorato. La città e i villaggi +sono i suoi amuleti.</p> + +<p>Oggi è il 22 giugno; 22 doppio di 11, mio numero +preferito, numero fortunoso che mi lega alle +forze favorevoli e all’Italia.</p> + +<p>A Campiello fra tre buche profonde di 305,<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span> +trovo il mio carrozzino con mulo e bagagli. Tutti +su con Zazà abbaiante. Ghiandusso dice:</p> + +<p>—Guardi quella granata da 280. Non è scoppiata. +Dorme nel suo buco come un porcellino. Mi +sembra di andare alla fiera.</p> + +<p>La strada già rovente è piena di soldati inglesi +che corteggiano con omaggi incerti le belle popolane +italiane. Ghiandusso sentenzia:</p> + +<p>—La guerra è stata fatta per <i>mescià le rasse</i>!</p> + +<p>Giungo a S. Orso, Comando della decima armata. +Io provo sempre uno schifo istintivo nell’entrare +nei comandi. Quasi sempre deprimentissimi +ambienti dove regnano due generi di imboscati +odiosi: <i>gli sgobboni arrivisti</i>, pavoni e tacchini di +Stato Maggiore che antepongono sempre la loro +carriera alla Patria e i <i>fiacconi rammolliti</i> che pensano +unicamente a migliorare la mensa e allo +champagne. Ho inoltre un profondo orrore per i +generali che hanno quasi sempre delle civetterie ridicole +di vecchie mantenute. Ma Caviglia fa eccezione +e il suo ambiente è quasi degno di lui.</p> + +<p>Mi riceve affettuosamente e subito mi descrive +sul plastico la battaglia del Montello, precisandomi +tutti gli errori e tutte le correzioni già suggerite e +in parte compiute con successo. Con la sua sorprendente +calma ultra-piemontese, alto, freddo, pochi +gesti, assoluto equilibrio fisiologico, armato +d’un buon senso spoglio di frasi, egli parla del maneggio +delle fanterie che non fu lodevole. Disapprova +i due attacchi sui fianchi del Montello che<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span> +furono come era prevedibile massacrati dalle artiglierie +nemiche. Bisognava invece sferrare un attacco +unico centrale, con 4 reggimenti, dopo avere +simulato con un violento bombardamento le due +azioni ai fianchi.</p> + +<p>Caviglia dice:</p> + +<p>—Badoglio ha creato un meraviglioso schieramento +di artiglierie... Quando Badoglio ha +il tempo di riflettere è un generale capace +e potente. Ad ogni modo è il nostro miglior generale.</p> + +<p>Caviglia parla poi del Duca D’Aosta che era a +Fogliano quando gli austriaci irruppero sulla nostra +riva. Fu più volte invitato a ritirarsi, rispose +sempre «No, rimango!» Il duca è un +uomo coraggioso, freddo, e di gran buon senso. +Quando gli sottopongono dei piani militari li esamina +bene poi dice spesso: «Non vanno, portatemene +degli altri». Riesamina, accetta o rifiuta senza +boria, nè presunzione. Ha un ottimo capo di +Stato Maggiore: Fabbri. Dall’Astico al mare il morale +delle nostre truppe è semplicemente meraviglioso.</p> + +<p>—Ho visto i rincalzi assalire gli autocarri partenti +per la linea con gioia trionfale. La popolazione +del Piave è pure calma, sicura. Durante la battaglia +del Montello ho visto i contadini arare la terra, e +i bambini in piedi attenti intorno ai 75 campagna +controbattuti.</p> + +<p>Parto da S. Orso con la convinzione che Cavi<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span>glia +è veramente il capo predestinato a stringere +nel suo congegno volitivo, intuitivo e decisivo tutte +le probabilità favorevoli e sfavorevoli, tutti i calcoli, +tutte le forze degli uomini, della pioggia, del +sole, e del terreno come altrettanti fili convergenti +a quella meravigliosa tavola di commutatori elettrici +che ha nel cervello. Bisogna che ad ogni costo +Caviglia abbia il comando supremo della prossima +immancabile battaglia finale.</p> + +<p>Schio è tutta sonante di canti al sole, quando +vi entro sul mio carrozzino. Non riconosco quasi +più la cittadina che sonnecchiava quest’inverno +sotto le alte batterie austriache sdegnose. +Oggi è veramente fiera d’aver subito i coiti furenti +dei 305. Sulla piazza, incontro la fanfara dei primi +bersaglieri che tornano dal Piave.</p> + +<p>Esplosione lirica del pomeriggio infocato. Passo +aggressivo, fucili e tascapani fioriti, tutte le trombe +al cielo spinte su dalle rudi facce di cuoio lucenti +di sudore. Sopra, squilla il sole come la più bella +tromba bersagliera lanciata in alto nel ritmo danzante +della marcia.</p> + +<p>Vorrei proseguire, ma non posso, tanto la massa +irruente di quelle forze guerresche mi s’avventa +con prepotenza sul viso, preme su di noi come +un Simun di gioia selvaggia. Gridano capriolando +davanti ai bersaglieri i monelli in delirio. Le porte +delle case, le finestre, i balconi spremono grappoli +di donne e bambini scroscianti applausi, fiori sui +cani abbaianti. Zazà si slancia, ma la ripiglio a<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span> +volo, e tenendola fra le gambe guido a destra il +mio mulo che dà calci con un’imprevedibile anima +poetica.</p> + +<p>Mi viene incontro a ondate sbatacchianti, l’anima +italiana tempestosissima, irta di belle pazzie, scamiciatissima. +Dei bersaglieri riposano la bocca e +se l’asciugano mentre gli altri a gote gonfie sembrano +dilatare le case con globi violenti di suoni +scagliati al cielo. E gli occhi ridono, e tutti ridono. +Dietro le prime trombe marziali e cadenzate, saltellano +si sganasciano e si divertono altre trombe +mattacchione.</p> + +<p>Abbiamo vinto, tutto è permesso. Vi sono molte +donne a guardarci. Spandono buon odore i bei seni +accaldati sotto i capelli pesanti. «Un bacio, via, bella +mora, non fa male! Che belle chiappe... Evviva +la fila, signor tenente... Vieni giù biondina! Viva i +bombardieri!... Viva i bersaglieri!... Viva la fila +dei bersaglieri che resiste a tutti i <a name="tn50" id="tn50"></a><ins class="correction" title="Testo originale: colpi!">colpi!»</ins></p> + +<p>Un bersagliere colossale sembra quasi ingoiare +la sua tromba, poi si curva fingendo di cadere a +destra, a sinistra buffamente. Ogni tanto uno sgambetto +all’amico davanti, una gomitata a sinistra e +colla mano destra rema rema accarezzando le facce +delle donne. Quella curva lo magnetizza: un pizzicotto. +Colla mano sinistra scuote in alto la tromba +bavosa mentre la sua mano destra arrotondata +sulla bocca prolunga il suono dei pernacchi tumultuosi +e dei lunghi uuu... uu-uu-uu- uu-uu-uu prr +prr prr prr oooooooo aaaaaa.<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span></p> + +<p>Bacia tutte le donne per forza. Queste stizzite +ridono, strillano, ruzzolano quasi sotto il peso +brutale nello schiamazzo dei bambini e dei cani. Il +sole volantista arroventato ritto nel polverone incandescente +delle strade celesti, gonfia dall’alto +dei gas di gioia insalamandoli nella strada come in +un enorme pneumatico torrido.</p> + +<p>Il mio carrozzino segue la corrente di quella passione +popolare ed ecco a 100 metri da una strada +laterale sbocca un battaglione scozzese.</p> + +<p>Contrasto prodigioso. Passo lento in cadenza, +saggio, ritmato, monotono col dolce ondeggiamento +dei gonnellini quadrettati color pinete alpestri, +giubba kakì, berretto in forma di barchetta rovesciata +sull’orecchio, fasce a mezzo polpaccio fissate +da nastro e fiocco rosso. Splendore dei cuoi e +degli ottoni. Tutti calmi con l’azzurro mite degli +occhi rapito ai cieli di Scozia, tutti obbedienti per +sempre al peso del fucile e degli zaini eleganti. +Accompagnano la marcia con una melopea che +senza urto s’innalza, si spande</p> + +<p class="center"> +o-eee o-eee o-eee hurraaa!<br /> +o-eee o-eee o-eee hurraaa! +</p> + +<p>I bersaglieri salutano con tutte le trombe alzate, +pigiano donne e bambini sulla sinistra e offrono +con un frastuono infernale la destra all’altra razza +che passa.</p> + +<p>Lenta - grave - forte - solenne. - Uno - due - +<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span>uno - due, con piccole risatine brevi negli occhi +senza voltar la faccia, uno - due, uno - due, venuti +da lontano e sicuri della strada futura marciano +gli scozzesi. Quando il tenente dà l’ordine, allora +soltanto i pifferi nordici spruzzano allegria, e le +sacre zampogne incominciano a gonfiare pance e +mammelle con gioia comandata fra le braccia degli +antichi montanari gonnelluti che le portano maternamente—nazii +iii ziii biii biuu.</p> + +<p>I bersaglieri suonano il <i>tippereri</i> senza parole + urrara pum - pumb papapapum - pumb para +pum pum-pumpum.</p> + +<p>Rispondono gli Scozzesi</p> + +<p> +<i>Adioo miabeladioo.</i><br /> +</p> + +<p>Passa il carreggio Inglese. Lussuoso scintillio di +ottoni sui cavalli fortissimi. Zampe ingonnellate di +lunghi peli. Il sole sembra ruzzolar giù magnetizzato +sui finimenti ghiotti di scintille. In alto sui +carri verde scuro pieni di cose ricche inutili i guidatori +in kakì faccia rossa polverosa colla pipetta +all’angolo della bocca.</p> + +<p>Dietro, vengono più grandi, terremotando, gli +autocarri inglesi, scatoloni colossali o palchi automobili +per assistere ai cortei. Smisuratamente sproporzionatamente. +I volantisti, pipino in bocca, faccia +rossa polverosissima sembrano arrampicarsi come +topi sui volanti.</p> + +<p>Questo secondo autocarro è ancor più grande. +L’ultimo gareggia con le case. E’ forse una casa +di Folkestone col suo giardinetto a guisa di strascico. +Portano tutto con loro gli Inglesi. Ogni batta<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span>glione +trascina una città di case dinamiche riboccanti +di spettatori.</p> + +<p>Noi italiani combattiamo quasi nudi, ma ognuno +ha purtroppo nel cuore un pensile giardino di donne-fiori +i cui capelli pesantissimi ci incurvano in +avanti sui golfi lunari del pericolo.</p> + +<p>L’indomani sera in treno per Verona leggo +il trionfale comunicato di Diaz: «<i>Dal Montello al +mare, il nemico sconfitto ed incalzato dalle nostre +valorose truppe, ripassa in disordine il Piave</i>».</p> + +<p>Alla stazione di Verona quasi buia mugola asserragliato +e ribollente uno dei reparti d’assalto che +va a riposo. Odore acre e mordente di belve vittoriose. +Ballano nelle corse e nei gesticolamenti i +fiocchi dei fez neri tra il vociare turbinoso, le gomitate +e gli spintoni. Gli arditi hanno occupato il +caffè della stazione. Si intravede un rimescolio di +braccia nude stantuffare e rubinettare fiaschi di +vino e bicchieri di birra, fra una fantasmagorica agitazione +di luci azzurre e di ombre caricaturali. +Ogni discussione sembra una rissa. Tutti si pigiano. +Fame e sete azzannante e arraffante nel buio. +Grandinare di bottiglie, bicchieri. Bestemmie degli +ufficiali presi nei vortici della folla grigia-nera +che non cede, resiste alle lente sbuffanti locomotive +in manovra coi meccanici che si sporgono gridando.</p> + +<p>Mi sento chiamare. E’ il colonnello Trivulzio +alto montanaro dal viso sessantenne alcoolizzato +ma solidissimo, occhi giocondi vivacissimi, pipa in<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span> +bocca. Ha lasciato il suo reggimento di fanteria +per il comando di un reparto d’assalto. Fra le gomitate, +gli urli dei suoi fez neri, mi racconta:</p> + +<p>—A Meolo, c’era da ridere. Una battaglia di +clown e buffi napoletani. Vero bordello pieno +di risse di avvinazzati. Ma quanto sangue e +quanti morti! Però tutto era allegro. Non ho mai +visto tanta confusione. Pensa, una nostra mitragliatrice +tirava su una mitragliatrice austriaca che +tirava su una nostra mitragliatrice! Una nel culo +dell’altra. Tutte e 3 sulla stessa riga. Non si capiva +dove era la linea. La linea oscillava continuamente. +Alberi spaccati, reticolati che non prevedevamo, +tutti i fili telefonici rotti. Ad un tratto, +io mi avanzo con una mitragliatrice in una boscaglia +e sbocco in un prato. Ma, ta-ta-ta-ta-ta... +due, tre mitragliatrici austriache! Ai! ai! indietro, +indietro! sono troppi, siamo pochi!</p> + +<p>E il colonnello Trivulzio descrive con gesti comici +questa subita ritirata buffissima di gente scottata.</p> + +<p>—Ci rannicchiamo dietro gli alberi, 50 metri indietro. +Tre secondi. Altri fez neri ci arrivano alle +spalle come scolari in baldoria. Subito tutti in piedi +ci slanciamo nel prato. Che casino! Che casino! +Ma vi era una sicurezza straordinaria! +Avevamo la vittoria nelle ossa. Avanti, indietro, +si perdeva, e riguadagnava. Si perdeva con +strafottenza di ricconi alla tavola del giuoco. «Dobbiamo +far saltare quei tre cannoni?» mi domanda<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span> +un caporale. Tutti rispondono: «No, no, no, per +carità! Glieli prenderemo, non facciamo saltare +nulla. I cannoni sono nostri e torneremo fra mezz’ora +a riprenderli.» Eravamo tutti tranquilli come +Battisti! Trenta pariglie di cavalli nostri furono +prese dagli austriaci e riprese da noi mezz’ora +dopo.</p> + +<p>Attraverso la calca con Zazà nelle braccia e fuori +per Verona buia.</p> + +<p>Qualche bettola, a ciglia semichiuse. La sbornia +già spinge fuori i gruppi-viluppi, le coppie-canore +e gli arditi pugni e pugnali pronti fieri, +irritatissimi di non veder davanti a loro la +città inginocchiata con tappeti di donne morbide +sul selciato, lampade e giardiniere di donne ai balconi. +Sotto un portone nero, una zuffa fra carabinieri +e arditi. Intervengo poichè un enorme carabiniere +ha avvinghiato e porta sotto il braccio +poderoso un frenetico magro ardito che batte coi +piedi l’aria con ritmo di telegrafia Morse.</p> + +<p>—Via, non si trattano così dei soldati vittoriosi.</p> + +<p>—Ma, signor tenente, mi ha sferrato un pugno +nel naso. Guardi come sanguina.</p> + +<p>—Lo lasci andare, è ubriaco. Bisogna concedere +una sbornia agli eroi.</p> + +<p>—Se lei me lo comanda, signor tenente, lo lascio +andare.</p> + +<p>Ecco liberata la belva gloriosa nella città buia. +Avrò delle noie, ma non importa.</p> + +<p>Giro tutta la notte cogli arditi aizzando e mol<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[56]</a></span>tiplicando +i canti, ebbro non di vino ma di quell’alcool +trasfigurante che tutti i filosofi sognano +di sciogliere e distruggere nei lambicchi meticolosi +e freddi e che si chiama Patriottismo. In questo +senso non diverrò mai un antialcoolico.</p> + +<p>All’alba nello scompartimento di seconda classe +che mi porta a Modena trovo finalmente il Premio +che mi offre la Patria.</p> + +<p>Un’italiana veramente bella. Bruna, delicata, +morbida e flessuosa. Trentenne, con occhi capelli +e denti eccezionali.—Ma adagio! Ve la +descriverò a poco a poco. Freno tutti i miei slanci +compreso quello del mio lirismo descrittivo. +La contemplo sommerso nell’ammirazione. Ghiandusso +la guarda estatico. Zazà le si accuccia vicino, +quasi sulle gambe. Io attacco discorso. Pronto, incalzante, +intuitivo. La sento entusiasta della vittoria. +Parlo della battaglia. La bella signora ascolta, +vive tutti i gesti. Si chiama Rosina Millari di +Oderzo. Ricca profuga un po’ sperduta, poichè +non ama i parenti che la ospitano. Deve passare +la giornata a Modena senza scopo per raggiungere +la sera stessa una villa fuori di città. Invito +la bella a colazione. Esita. Ma le forze mi sono +favorevoli. Non si può veramente rifiutare nulla +a un soldato vittorioso. Alla stazione di Modena +non si può mangiare. L’affollamento dei soldati ci +costringe a uscire al più presto coi bagagli suoi e +miei, Ghiandusso-Zazà, tutta una famiglia improvvisata +e poco dopo installata all’Albergo d’Italia.<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span></p> + +<p>Ho l’anima di un soldato italiano. Sapete cosa +significa avere 40 anni, del genio, molto fascino, +una potente irradiazione di idee personali nuovissime +e sane, regalate al mondo, dei poemi potenti +creati, altri da scrivere, e nondimeno volontariamente +e con entusiasmo giocare il tutto con +disinvoltura per la propria terra e la propria razza +in pericolo?</p> + +<p>Mi direte che un tenente di più al fronte è poca +cosa. Ma questo tenente ha un nome luminoso, +una parola eloquente, diventa perciò un esempio, +un faro, un richiamo, una bandiera vivente di coraggio +e fede per tutti coloro che credono in lui. +Ecco ciò che sono. Un accumulatore di energia +patriottica, utilissimo e assolutamente disinteressato. +Militarizzare così il più ribelle dei temperamenti, +disciplinando e strangolando il proprio orgoglio, +sempre sull’attenti davanti a dei superiori +che non lo sono. Ecco degli eroismi profondi e +dolorosissimi che meritano, cari passatisti e care +passatiste, dei premi da afferrare con mani rudi e +pochi riguardi!</p> + +<p>Nella camera dell’Albergo d’Italia io entrai come +si entra da un pasticcere quando si è stati privati +di zucchero per molto tempo. Parlai d’amore con +lirismo variopinto e modulatissimo offrendo tutti +i trampolini vellutati alla dedizione della bella donna, +ma in realtà io la conquistavo si può dire d’autorità.</p> + +<p>Non era una corvée che imponevo ai nervi del<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span>la +mia amica, li mandavo anzi in licenza sulle +spiagge d’un gran mare di voluttà perchè vi guizzasse +il suo spirito al quale io superiore cortese +insegnavo a nuotare.</p> + +<p>La stanza era accesa dai riflessi delle mille bandiere +che infuocavano le facciate delle case. Mobili +giardini pensili. Rosso che sembra veramente +ringiovanito. Il verde vile di Caporetto è diventato +un verde Piave, un verde Mare Adriatico, diventerà +un verde Isonzo. Il cielo incandescente sembra roteare +come un viluppo gesticolante di bersaglieri +scamiciati, feroci, urlanti, la bocca piena d’Italianità +selvaggia e d’orgoglio, amore - vendetta - + rapina - eroismo - maffia.</p> + +<p>Mi voltai per seguire la bella mia affaccendata +nell’aprire i suoi bagagli. Un morso delicato +nella nuca. Poi la svestii. Si lasciò fare languidamente, +con tutte le moine che distinguono le amanti +venete e il loro chiacchierio di uccellino +che maledice la gabbia, implora la libertà e non +conosce altro cielo che quello che brilla nell’acqua +dello scodellino. La stordii di baci e di carezze +infinite. La presi e ripresi con foga, con slancio, +delirando. Poi mi fermai. Buttai sul divano +l’anima che mi aveva servito fino allora e ne tirai +fuori un’altra dalla profondità dei miei nervi.</p> + +<p>—Bisogna, pensai, che io valuti con precisione +scientifica e occhi di buongustaio il premio +offertomi dal destino.</p> + +<p>Imposi dolcemente silenzio a Rosina che si ac<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span>caniva +a dimostrarmi l’imbecillità paurosa di suo +marito notaio, pedante germanofilo, disfattista, imboscato +malgrado una buona salute e i suoi 25 +anni, e le dissi:</p> + +<p>—Cara Rosina, sei troppo bella per coprirti con +una camicia, toglitela. Voglio analizzare la tua bellezza +con cura e prendere delle note.</p> + +<p>Salto dal letto prendo il mio libretto di note dispongo +bene il corpo nudo e coricato di Rosina:</p> + +<p>—Chiudi gli occhi. Bene!... ora aprili!</p> + +<p>Occhi meravigliosi. La cornea lievemente azzurrina +venulata agli angoli da piccolissime venette +sanguigne, nuota in uno strano rosolio dorato. La +pupilla è nera cerchiata d’oro scuro...</p> + +<p>Rosina è stupita, trattiene la sua allegria mi +lancia un’occhiata brillante e maliziosa che si lega +bene al sorriso. Ecco il sorriso sboccia, mobile losanga, +e fiorisce tondo sui denti piccoli, freschi, +bianchi, saporiti. Penso ad una giovanissima Madonna +di Raffaello, ma più calda, passionale, dietro +i cristalli di una <i>limousine</i> veloce.</p> + +<p>Io amo i seni piccoli, vivaci, spiritosi. Questi +di Rosina sono invece un po’ grassi e lievemente +materni. Ma la bella cupola militare del ventre è +perfetta. Sotto l’ombelico una lievissima depressione +perpendicolare discende, piccolo sentiero appena +marcato e si perde nell’ombra triangolare fra le +cosce. Ancora più ammirevoli. Hanno muscoli +sodi, mascherati dalla più dolce carne. Bei cuscini +soffici e nuovi con ricche molle di muscoli.<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[60]</a></span></p> + +<p>Ma Rosina si annoia di tanta estetica scultoria. +Nuovi baci, nuove carezze e nuova pausa con relativo +chiacchierio sul marito che Rosina critica +ora come un vizioso parassita amico delle prostitute.</p> + +<p>Il nostro dialogo è interrotto da un balzo di Zazà +che vuole accucciarsi fra noi.</p> + +<p>La mia cagnetta di guerra non conosce le donne. +Ha sempre vissuto in mezzo ai soldati ed è +decisamente ostile ai dissolventi profumi carnali. +Mi ammonisce abbaiando, richiamandomi all’antica +castità. La caccio via, rimbalza su. La mando +dall’attendente nel corridoio.</p> + +<p>Io sono ormai sufficientemente premiato. Ho +centellinato e masticato deliziosamente tutte le +ghiottonerie di quel letto imbandito come una tavola +di re.</p> + +<p>Nell’annotare sul mio libriccino la mollezza soave +delle due bende di capelli che coprono le piccole +orecchie di Rosina ho sentito gonfiarsi nel +mio cuore un oceano di pensieri e ormai il mio +spirito vi veleggia sopra, con le sue vele date al +tondo soffio delle purezze astratte.</p> + +<p>Dico a Rosina concludendo:</p> + +<p>—Non ti potrò mai dimenticare, poichè sei veramente +la figlia del nostro Piave devoto e della +vittoria!</p> + +<p>Poi soggiungo:</p> + +<p>—E anche la figlia della luna augurale!</p> + +<p>Così, sporgendomi al balconcino, salutai la lu<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span>na +che avevo maledetto il 27 ottobre sul Carso, tutta +gialla, allora, insozzata forse a dipingere bandiere +austriache.</p> + +<p>Un’ora dopo ci accompagnava in carrozza rotolando +in alto grassa, bianca e felice la luna +enorme. Fresca campagna dilatata dalla gioia della +vittoria. Passiamo sulla Secchia, rapita anch’essa +di gioia lunare.</p> + +<p>—Non cercarmi, non scrivermi, ti scriverò io, +mormora Rosina abbracciandomi. Mio marito è +geloso, ti ucciderebbe!</p> + +<p>Sento che Rosina sta per trasformare suo marito +imboscato in un ardito.</p> + +<p>—Non venirmi a cercare, ripete Rosina, verrò +io a Milano da te.</p> + +<p>Non l’ascolto. Penso di dare al mio prossimo +poema i ribollimenti e formicolii d’argento della +Secchia che scorre dolcemente quasi nel mio +cuore. Le vigne alte sospese a braccia spalancate, +aggrappate ai gelsi mi danno colle loro +grandi ombre nere animate dei consigli energetici. +Il vecchio cocchiere porta ora in equilibrio +sul cappello a cencio la pletorica luna piena. Vorrei +affrettare il passo del cavallo. Sono stanco di +voluttà. Le ruote della carrozza svegliano in me il +ritmo pneumatico della mia futura blindata, nuova +amante per le velocità della prossima vittoria.<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="V" id="V"></a>V.<br /><br /> + +IL PAZZO</h2> + + +<p>Sono costretto di passare 2 giorni al deposito +di Scandiano.</p> + +<p>Due giorni di burocrazia militare aereati dalla +compagnia del futurista Virgilio Marchi, granatiere +valoroso, ora invalido di guerra. E’ riuscito +a improvvisare qui una piccola esposizione di quadri +futuristi. La visito per consolarmi dell’atmosfera +imboscata discutendo sull’equilibrio delle dinamiche +architetture ideate da Marchi.</p> + +<p>Spacco, sfondo e incendio la tediosa atmosfera +di Scandiano con un discorso ai bombardieri +e una susseguente discussione sul futurismo +col generale Sacchero. Dormo male a Scandiano, +assillatissimo dal desiderio di conoscere presto la +bella blindata che mi aspetta, le sue forme snelle +e il suo cuore carburante. Ma la mia propaganda +futurista e quella degli amici Marchi e Francesco +Flora sembrano aver già trasformato la piccola +città ultra-passatista.</p> + +<p>Ne sboccia l’ormai immancabile prodigio. +Cosa è questo gridio di folla? Usciamo dalla +mensa. Sensazione di sommossa. Tutti corrono. +Redarguisco due sergenti che fuggono davanti a<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span> +un pericolo inspiegabile. Sassate fitte piovono su +noi. Risacca di bambini e donne urlanti. Entriamo +nella vasta piazza erbosa e vuota davanti al palazzo +Estense.</p> + +<p>In fondo, vicino alla porta ducale, gesticola un +pazzo. Nudo dalla testa calva congestionata ai ginocchi. +Ha le fasce alle gambe e le scarpe. Il +pazzo, curvo, cerca febbrilmente delle grosse pietre +e le scaglia con forza contro la cancellata del +palazzo, dove si agitano confusamente ufficiali e +soldati.</p> + +<p>Divertente e tragico consiglio di guerra sotto il +fuoco accelerato del pazzo. La sentinella ha dovuto +spostarsi cercando di parare col fucile a baionetta +inastata i colpi molto precisi. La folla ondeggia +allo sbocco della via Cesare Battisti, con +fughe repentine, quando il pazzo si avvicina preceduto +dalle sue pietre.</p> + +<p>Appare veramente il dominatore di questa piazza +lugubre, sonnolenta, austera, troppo saggiamente +imboscata lontano dagli aeroplani e dal fronte. +Nudità potente, forte torace, maestria di lanciatore +di pietre. Il membro pendente fuor dalla nicchia +dei peli neri beffeggia spavaldamente le morali +freddolose, magnetizzando gli sguardi delle +ragazze che strillano paura, orrore, curiosità dietro +le grate vezzose delle dita sugli occhi.</p> + +<p>Ad un tratto il pazzo si curva, prende una manata +di sterco e la mangia avidamente.</p> + +<p>Forse per insegnare gli indispensabili sacrifici<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span> +dello stomaco a coloro che non si contentano di +salvare la pelle ma la vogliono anche riccamente +nutrire mentre i combattenti bevono e mangiano +il ferocissimo fuoco solare delle battaglie.</p> + +<p>Il pazzo ha impugnato due grosse pietre e con esse +si percuote atrocemente la fronte. Vendicatore +selvaggio venuto dalle lontane caverne e dalla amicizia +dei mammuth egli vuole dimostrare che +nella media saggezza prudente non c’è virtù. +L’ora è venuta di sfondare tutti gli scrigni compreso +quello della fronte, liberandone le generose +pazzie. Sputa ripetutamente il pazzo contro +il palazzo ducale, sputa dal fondo della sua violenza +barbarica sulla mezza civiltà cauta dei restauratori +di palazzi antichi e di viltà moderne. +E’ un uomo preistorico che dà meglio di me una +lezione di futurismo agli imboscati di Scandiano.</p> + +<p>Ecco però i passatisti alla riscossa. Sono numerosi. +Li guida il tenente colonnello Tusini, piccola +barba quadrata nerissima, quasi finta sul viso +bruno, nervoso, collerico. Lo segue un siciliano +nerboruto e bruno, il tenente Trafficante. Il pazzo +indietreggia tirando sassi. E’ accerchiato. Sente +il muro dietro di sè. Ha un minuto di esitazione, +che lo perde. Tutti si slanciano su lui, lo afferrano +alla vita, lo rovesciano a terra, quasi soffocato. +Mi precipito per soccorrerlo, mentre piovono sul +suo capo calvo pugni violentissimi, accaniti, esasperati +dalla paura.</p> + +<p>—Basta! basta! non massacratelo!<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span></p> + +<p>Un caporale atletico, impazzito più del pazzo gli +imbavaglia con una mano la bocca. Il pazzo tutto +insanguinato torce spaventosamente gli occhi senza +implorare pietà; mentre un soldato lo strozza +quasi col braccio destro e dichiara solennemente:</p> + +<p>—E’ così che si tengono i pazzi.</p> + +<p>Io gli grido:</p> + +<p>—Ma i saggi come voi fanno schifo!<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="VI" id="VI"></a>VI.<br /><br /> + +UN’ESPOSIZIONE FUTURISTA NAVALE</h2> + + +<p>La caserma di S. Benigno a Genova ha tutti i +difetti delle caserme, ma una qualità eccezionale +che la rende forse unica al mondo ed è quella di +cavalcare con la sua mole rossa il promontorio +montagnoso del Faro. Domino così facendo +colazione su una delle terrazze: a sinistra l’anfiteatro +di Genova coi suoi vetri in fiamme, tetti +d’ardesia verniciati di argento solare, e pensili giardini +tropicali. Davanti, il colmo alto mare di cobalto; +a destra, le criniere di fumo di Sampierdarena; +e sotto, il porto formicolante irto e fumoso.</p> + +<p>Mi pare di essere sulla terrazza di un meraviglioso +grattacielo italiano. Giù, giù, il porto lavora +energicamente per la guerra mondiale. Grande bocca +d’Italia aperta ai carboni che cortei di navi le +portano sfuggendo ai sottomarini, microbi circolanti +nelle vene-arterie del mare.</p> + +<p>Uno di questi cortei di navi si abbozza confusamente, +sull’arco dell’orizzonte. I carboni ingoiati +dai treni corrono facendo correre le forze che nutriranno +il fronte congestionato di fuoco. Sotto di +me, navi e treni mescolati.<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span></p> + +<p>I treni s’intrufolano fra le navi. Simmetrie eleganti +disinvolte di rotaie a fasci argentei. Le rotaie +luccicano imperative come leggi davanti ai +treni lentissimi asmatici, sotto fumi rivoluzionarii. +Peso delle chiatte incastrate nell’acqua carbonosa. +Sono scaricate da omini microscopici che portano +velocemente sulla testa coffe di carbone correndo +sull’oscillare elastico delle assi sospese. Andirivieni +degli omini fra le chiatte e i cumuli di +carbone alti e cosparsi di brilli. Brillano pure i +torsi nudi sudati.</p> + +<p>In alto il sole comanda, dirige tutto, meccanico +sanguigno dalle roteanti braccia d’oro dirigendo le +antenne, le gru e gli elevatori elettrici che viaggiano +su ponti di ferro pattinando oleosamente e portando +a braccio teso mascelle metalliche ghiotte di +carbone.</p> + +<p>Una dura volontà solidale di guerra fa gonfiare +i bicipiti degli elevatori che girano orgogliosamente +sui piedi uniti per farsi ammirare come +buoni patrioti da tutte le case attentissime dell’anfiteatro-porto.</p> + +<p>Ribollimento frenetico d’oro solare fra le navi. +Spirali, fantasie, ramificazioni dei fumi bianchi-grigi, +perlacei che salutano i lontanissimi combattenti.</p> + +<p>Ma insiste la pressione dell’alto mare colmo di +cobalto che vuole straripare sull’orlo della diga: +cobalto freschissimo che schizza, balza dai moli +al mio colletto di mitragliere S. Etienne, e si frange<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span> +blu sui vetri dell’ultimo piano di S. Benigno. Questi +vetri si offrono bersaglio ai cannoni di una +possibile squadra nemica.</p> + +<p>S’avanza invece e si delinea in alto mare un +corteo amico di navi variopinte.</p> + +<p>12. No! 22. Altre ancora si sbozzano. Sono 29.</p> + +<p>Il sole le vernicia. Balzano, lingueggiano, s’intrecciano +le linee colorate dinamiche sui loro scafi +alberi e ciminiere. Tutte camuffate. Poichè non +possono entrare nel porto già pieno, esse si dispongono +in lunga fila parallela alla diga. Lo spettacolo +mi gonfia d’entusiasmo. Volo coi miei sguardi +che si avventano gioiosi verso le navi. Grido ai +miei amici mitraglieri tutti in piedi, tutti presi al +collo dal blu inebriante dell’alto mare:</p> + +<p>—Ecco la prima grande esposizione futurista! +Una sala alta 50 Km. dal pavimento di cobalto. +Ventinove giganteschi quadri e complessi plastici +colorati in movimento. Guardate! Quella linea +rosea sulla prima nave a destra, quella linea slanciata +che si arrotonda suggerisce l’idea di una +poppa di nave mentre ne copre il ventre in realtà. +La vera poppa essendo colorata in turchino, come +vedete, vien presa a distanza per il turchino dell’alto +mare... Sulla seconda nave l’angolo acuto +nero quasi a fior d’acqua suggerisce l’idea +di un basso bompresso di piccolo veliero. Queste +navi furono camuffate dagli armatori inglesi sui +disegni del pittore futurista inglese Newinson allievo +e ammiratore di Balla e di Boccioni. Così<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span> +il genio futurista italiano, imprimendo attraverso +le sue esposizioni europee i suoi ritmi dinamici e +le sue volanti colorazioni all’ingegno plastico inglese, +può vincere la cubatura pesante tedesca e i +suoi pericolosi sottomarini. Ogni nave così trasfigurata +contiene 4 o 5 illusioni di mezze o piccole +navi da trascurare o da sbagliare tirandoci sopra.</p> + +<p>I pittori futuristi nei quadri precedenti creavano +compenetrazioni e simultaneità di linee e colori nel +tempo e nello spazio. Volumi e colori dell’esterno-interno +apparente-reale lontano-vicino, colore, peso, +odore, rumore da suggerire a noi che li guardavamo.</p> + +<p>I pittori futuristi che dipinsero queste grandi navi +o complessi plastici-naviganti vogliono anch’essi +con le loro linee compenetrate e le loro simultaneità +di colore e forma, suggerire ciò che non c’è, nascondere +ciò che c’è, traendo in inganno e beffeggiando +i sottomarini in agguato! Ah! ah! ridiamo, +amici, ridiamo di gioia poichè tutti i simboli si +armonizzano e si perfezionano. I sottomarini altro +non sono che critici passatisti di questa grande +esposizione futurista navigante. Critici pieni di +bile compressa e d’invidia, che sognano di uccidere +le lampeggianti sfolgoranti creazioni del genio +novatore. Inutile spiegare! Il sole è il più sollecito +e più eloquente dei conferenzieri e il più chiaro +illustratore.</p> + +<p>La fila delle navi-quadri s’immobilizza, a 3 Km. +da Sampierdarena, nel mare. Andiamo, amici, a vi<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span>sitare +a nuoto la prima grande esposizione futurista!</p> + +<p>Mezz’ora dopo tutti in costume da bagno entravamo +in mare allo stabilimento Colombo vera tonnara +di donne e bambini. Cento salvagenti verdi, +costumi neri, cuffie rosse. Vasto guizzare e anguillare +di braccia e gambe. Grassi mappamondi +rammolliti. Corrono bambini come piccole stelle +di carne. Migliaia di scimmie scimmioni scimmiette. +Donne e bambini aggrappati alla corda, sono +violentemente strappati dall’ondata schiumante pigiati, +spremuti come frutti banani pere o datteri +sopra un unico gambo investito dal vento. L’ondata +si precipita sui bagnanti come la voluttà si slancia +sui nervi. Colle mani pesanti di schiuma, rotola, +impasta, strizza, pesta, spalma questa pasta di femmine, +d’imbelli e d’imboscati per insegnar loro un +po’ di guerra. Tra le potenti dita bianchissime del +mare la pasta umana sprizza il suo lievito di paura.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i1">iiiiiiiii ui ui<br /></span> +<span class="i2">iii<br /></span> +<span class="i5">iii<br /></span> +<span class="i0">nitriti gridiii<br /></span> +<span class="i3">guaiiiti.<br /></span> +</div></div> + +<p>L’umanità subisce il coito delle forze. Ecco, donne +e bambine si avanzano con paura-coraggio, +frenetica allegria e isterico terrore contro l’urto +dell’ondata... Voglio, non voglio, temo, ho paura +scappiam, restiamo, pigliamola in faccia. Dio! i ca<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span>pelli!... +Tutta bagnata!... Che freddo! l’acqua sulle +gambe e sul ventre! Mi do a te, mi apro tutta a +te, mare rude, potente invadente massiccio, mare +sverginatore, uccidimi possiedimi mare guerra, +eroismo massacro! Ho paura, mi fai male, sei +troppo brutale, mi piaci, ti odio!...</p> + +<div class="exip"> +<p class="noi"> +Aiii Aiii Siii Siiii<br /> +Aaaaaaaaa iiiii +</p> +</div> + +<p>Una mamma va incontro all’ondata portando +fra le mani un grosso tondo bambino nudo. Sembra +volerlo lanciare con un calcio di foot-ball contro +l’irruente alta schiuma, che crolla</p> + +<div class="exip"> +<p class="noi"> +Taaaraagiiiiuuu<br /> +gggiiii uuuu<br /> +giaaaa. +</p> +</div> + +<p>Disinvolta, quella mamma! Sembra snaturata. +Eroica certo e il destino la ricompensa poichè il +suo tondo marmocchio ruzzola nell’onda, capriola +ed eccolo più sano di prima sulla sabbia. Vorrei +l’Italia fosse così disinvolta nel lanciar la sua +prole contro il nemico che schiuma di rabbia e +d’odio eterno come il mare.</p> + +<p>—Amici! grido allora, usciamo da questa coloratissima +tavolozza che ha per colori donne e +bambini e ondate schiumose!</p> + +<p>A nuoto ci lanciamo nel ribollimento argenteo +abbagliante verso il pavimento di cobalto della +grande esposizione futurista da visitare. Lontano +qua e là, a destra, teste nere d’altri visitatori. Bar<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span>che +nerissime irte di rematori e simili a pettini +neri coi denti al cielo. Tentano di criticare, discutere +nella pienezza geniale del mare che bolle sicuro +di sè. Piove fuoco argenteo vivo di gioia artistica. +Ogni onda ha una sua idea in cresta che +fiammeggia. Per essere più degno e più intriso +d’arte sublime mi arrampico su un trampolino e</p> + +<div class="exip"> +<p class="noi"> +Patapluum Plufff<br /> +giaaaa ggggggggg di schiuma +</p> +</div> + +<p>Nuoto sott’acqua a occhi aperti, vedo in alto +una volta incendiata. Scintille di rumori nelle orecchie +blublublublu bloblo tlac tloc gott gluglu.</p> + +<p>Emergo. Luce anguillante di pittura futurista in +ogni onda. Elastici tessuti di riflessi viola gialli, +verdi, azzurri. Si prolungano così ramificandosi +i sincronismi celesti dei raggi.</p> + +<p>Il mare è una tavolozza sovraccarica di colori. +Pennello vivente, voglio nuotandovi dentro dipingere +anch’io un quadro.</p> + +<p>Comincio col nuotare alla rana. Formo così un +groviglio duro di linee. Poi a destra, nuoto alla +marinara sul fianco come le donne formando una +capigliatura di linee molli sfumate. Balzo a sinistra +e nuoto <i>over</i> facendo ruotare il braccio sinistro +col braccio destro teso in avanti. Dipingo +nell’acqua una ruota. Mi slancio con un <i>braccetto</i> +vigoroso facendo ruotare alternativamente le due +braccia, ma tenendo la testa fuor d’acqua.</p> + +<p>Nel mare si dipingono così due ruote davanti<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span> +alla prima ruota. Tuffo la testa nell’acqua accelerando +il doppio movimento alternato delle mie +due braccia rotanti. Intuisco con gioia il liquido +meccanismo di orologeria colorato che nasce da +me.</p> + +<p>Vedo accendersi il rosso di quella nave camuffata +come un incendio, torcersi quella spirale +azzurra intorno alla ciminiera come una molla +gigantesca sulla quale una nuvola elasticamente +molleggia come un saluto di padre eroico al figlio +combattente.</p> + +<p>Gioia di rinvigorire il corpo perfezionandone +i tessuti, aguzzandone i muscoli, perchè scattino +dalla schiena ai piedi come una codata di +pesce! Gioia di acquistare la potenza guizzante +d’un grande pesce-spada prima di partire per il +fronte. Le bocche dei cannoni nemici amano +simili pesci temerari. Mi succhio un dito. Sono +fresco e saporito. Il pasto dei cannoni, porrebbe +essere veramente succulento. Ma la fortuna +sorride ai grandi pesci audaci che ora come +me si nutrono lo stomaco del buon carbone tot +igienico che le navi-quadri- futuristi spargono sul +mare.</p> + +<p>A grandi bracciate, facciamo il giro solenne dei +conoscitori di quadri. Intorno ad ogni nave +camuffata coloratissima ride il pavimento liquido +moltiplicando la bollente <a name="tn73" id="tn73"></a><ins class="correction" title="Testo originale: gioiellieria">gioielleria</ins> dei riflessi. +Chi può comperare pescecanescamente l’opera +impagabile? Le navi a tinte rosee hanno intorno a<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span> +loro mille riflessi di carne femminile come migliaia +di donne bagnanti che applaudano. Le navi +a tinte purpuree e gialle hanno intorno dei riflessi +in forma di vetrate insanguinate e rotte e talvolta +l’intera cattedrale di Reims sommersa. Il sole stanco +di conferenze e proiezioni sulla lavagna del +cielo abbandona la sala della grande esposizione. +Occhiata d’oro vermiglio, fronte e calvizie di fuoco +sereno!</p> + +<p>—Somiglia alla tua! mi grida un compagno, +nuotando.</p> + +<p>Sulla calvizie del sole si posano con ali febbrili +di farfalle, due idrovolanti.</p> + +<p>Torniamo con un ampio giro che ci conduce +verso gli affastellamenti di tettoie e camini +e la foresta di fumi Ansaldo. Nuotiamo come +squali guidati dalle gigantesche carni sanguinolente +che gli alti forni sembrano masticare. Magnetismo +delle colate d’acciaio. Il ritmo delle presse +e dei magli titanici cadenza le nostre bracciate, +mentre la nostra bocca sputa schiuma bianca come +i torni sputano limatura argentea.</p> + +<p>Entriamo sempre più nell’oceanica sinfonia dei +rumori del ferro in rissa col ferro. Attacchi e contrattacchi, +boxe. Fierezza dell’acciaio, Cocciutaggine +di colossi in fusione. Nell’aggrovigliato paesaggio +di rumori ormai quasi buio si accaniscono +a quando a quando le immense fruste e i lazos delle +fiamme rosse. Fiuto la presenza di mille cannoni +antiaerei nuovi sui loro candelieri colla bocca al<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span> +cielo pronta ai lunghi sputi precisissimi di fuoco +zenitale.</p> + +<p>Sono nuovi pennelli ultra-dinamici di Balla per +ridipingere le nuvole all’aurora. Fiuto le nuove +Tanks già costruite con un volantista un cannoniere +e un cannone da 37, serrate, armatissime, ultrasintetiche +come libri futuristi.</p> + +<p>Vedo poi giganteggiare il cannonissimo 381 allungato +che dovrà tirare da Venezia a Pola (130 +Km.) simbolo perfetto del genio italiano a lunghissima +portata.<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="VII" id="VII"></a>VII.<br /><br /> + +LA 74</h2> + + +<p>Non conoscete la mia nuova amante? Ve la presenterò. +Intendiamoci, quella preferita, che escluderà +tutte le altre e sarà forse definitiva.</p> + +<p>Non ha un nome, ha un numero e ciò mi piace +poichè ogni Rosina è sempre tradita dal ricordo +di un’altra Rosina, ogni Maria dal ricordo di un’altra +Maria. La mia nuova amante si chiama 74, +7 e 4 fanno 11, il mio numero augurale che mi +segue dovunque e mi è più o meno sempre favorevole.</p> + +<p>La mia 74 ha una salute di ferro, anzi d’acciaio, +una meravigliosa sensibilità, ma blindata. E’ capace +d’offendere e d’uccidere. Mentre è assai difficile +ferirla mortalmente. La conobbi ieri nel +cortile della caserma di S. Benigno. Mi aspettava +in riga con le sue sette compagne che le rassomigliano +come sorelle. Con delle differenze però importanti. +Sono tutte donne autoblindate color verdone +scurissimo, tutte armate.</p> + +<p>Ma la mia è la più agile di tutte, ha un cuore-motore +più forte, e il fuoco delle sue ironie +mitragliate non ha debolezze nè distrazioni. +Fu la sorte a designarmi come compagno della<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span> +bella 74. Subito le baciai i fianchi d’acciaio, la +grande palpebra metallica e lei mi ringraziò con +un mezzo giro della sua cupola ornata d’un fascione +tricolore. Volli, allora, penetrare nella sua +anima. Tutta affettuosa, la mia 74 mi aprì sportello +destro e sportello di sinistra cosicchè occupando +il seggiolino della sua volontà e impugnando +il volante dei suoi segreti pensieri la slanciai fuori +a bella velocità giù per la strada tortuosa che +scende al porto di Genova. Sento la gioia gonfiare +le arterie della mia 74 che mi porta cantando. Non +ha una voce sola, ma un’orchestra di voci bene +intonate. Ora godo il languido canto lamentoso +del suo cuore-motore che fa da freno in discesa. +La sua gioia cresce ed ecco flauti, clariiini, violiiini +accompagnano il ritmo delle ruote.</p> + +<p>La mia 74 ha forse un difetto; i suoi fianchi +sono troppo vasti per poter anguillare e correre +senza urtare nelle strade ingombre di Genova. +Debbo preoccuparmi anche del suo culo di acciaio +veramente poderoso armato di una mitragliatrice +a guisa di pungiglione. Con mano molle, ma pronta +al volante consiglio i suoi fianchi di non agganciare +a destra e a sinistra tram e carrozze.</p> + +<p>—Su presto! le grido, ti conduco a Rapallo, +a salutare i miei cari e poveri amici mutilati. Vi +sarà danza questa sera, belle donne e canti al chiaro +di luna sul mare.</p> + +<p>Il cuore-motore della mia 74 precipita i suoi +battiti e mi risponde come un cavallo con nitriiiti, +nitriiiti, nitriiiti.<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span></p> + +<p>La sua allegria si manifesta nel mostrarmi tutte +le sue virtù. Ecco il ci-ci-cigolio di mille passeri +giulivi nelle sue giunture-costole d’acciaio. Sarà +bello amarla e stringerla con passione, o meglio +viverle nel cuore quando si batte.</p> + +<p>Ma sono stanco di goderla dall’interno, voglio +vedere le sue forme potenti correre fra le raggere +tropicali di questo pomeriggio sulla strada di Varazze.</p> + +<p>Lascio il volante al mio volantista Menghini, +che avrà pieni poteri in mia assenza sul cuore-motore +della mia 74. Ho aperto <a name="tn78" id="tn78"></a><ins class="correction" title="Testo originale: la sportello">lo sportello</ins> di sinistra. +Seduto di fianco sul seggiolino colla schiena +presa nella cinghia-spalliera ho le gambe penzoloni +fuori a picco sul mare di schiaffi pugni bava +e smeraldi vendicatori.</p> + +<p>Gioia disinvolta sfrenata di darmi così alla molleggiante +velocità com’è una saltatrice sul cavallo +nel circo dopo il bel cerchio di carta sfondato. Mi +sento preso così a mezzo corpo dall’immensa rabbia +amorosa dell’orizzonte marino. La mia gamba +destra allungata verso l’invisibile acceleratore della +velocità spirituale; la mia gamba sinistra piegata +sul predellino fuori.</p> + +<p>Sotto di me, le volanti docce di schiume bianchissime +e gazose ggggggg. Microscopico stabilimento +di bagni che magnetizza i miei muscoli polverosi. +Al sole obliquo una cuffia rosso carminio +di bagnante. La vedo guizzare nel molle cristallo +verde col roseo lampo dei polpacci. Snella<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span> +agilissima, ma meno snella, meno agile della mia +74. La strada curva è girata, o meglio presa in +giro dalla nostra fusione veloce tlantlantrintrrrrr +trrrr. Polverone sferico, blocchi di caldo roteanti. +Trombe d’aria sbatacchiate fra le facciate delle +case sovraccariche di biancherie roventi alate. Ondeggiare +frenetico della mia 74 fra le resistenze +dei metalli. Anguillare sulle anguille affettuose delle +rotaie.</p> + +<p>Incrociamo delle automobili festive, veri salami-proiettili. +A Varazze, urrah! la mia 74 incontra le +sue 7 sorelle e torniamo in squadriglia sferzati dai +lunghi raggi del tramonto, in una gara pazza di +velocità verso Genova e Rapallo.</p> + +<p>Ognuno dei miei 7 compagni auto-mitraglieri +pretende che la sua amante blindata sia più veloce +della mia. Le 8 donne d’acciaio lanciate gareggiano, +gareggiano, gareggiano, precipitando il ritmo +dei loro cuori-motori fra i mille ostacoli ganci +ombre insidiose, riflessi lunghi e corti, rosse occhiate +languide delle bettole e maledette lanterne +dei passaggi a livello. Il mare si precipita contro +le scogliere sotto la strada, infrangendo con fracasso +ogni barriera. Folla urlante di onde-faccie +schiumose di sudore rosso per vedere, per vedere +la corsa delle blindate impazzite. Entrando in Genova +la mia 74 è in testa. Ritmo perfetto, dominatore +del cuore-motore obbedientissimo a me. Rallentiamo +sotto la curiosità affannosa e ronzante +delle lune elettriche. Ma fuori verso Nervi dove il<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span> +mare sventaglia dolorosamente sulla ghiaia la tosse +dei suoi risucchi malati, la gara riprende, le agili +donne d’acciaio corrono cantando felici d’essere +possedute da maschi e di possedere il lunghissimo +tortuoso corpo della strada con lesbica virilità.</p> + +<p>La luna piena succosa che si sbuccia dalle nuvole +sull’orizzonte marino è il nostro traguardo +magnetico.</p> + +<p>Le sette blindate che mi seguono tentano ad +ogni curva di sorpassarmi. I miei amici ignorano +il segreto della mia superiorità. Ognuno maneggia +sapientemente la propria amante, ma non ha raggiunto +il grado di fusione perfetta che mi lega alla +mia 74. Tutti i calcoli meccanici sono cancellati +da questo slancio impetuoso che io imprimo ora +con la mia volontà al cuore-motore. Correre, correre, +correre, accelerando cento altri acceleratori +sconosciuti e misteriosi che mi sono nati sotto +i piedi, sotto le dita, sul volante e nella mia fronte. +Non sento più la pressione invidiosa delle altre +sette macchine dietro di me. Sono distanziate. Ecco +gli esuberanti volumi di vegetazione di Camogli +e in mezzo a loro in fondo alla strada che strapiomba +sul mare la luna, la bella luna di carne tiepida +e profumata da infilzare. Stop. Ho vinto la +gara.<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[81]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="VIII" id="VIII"></a>VIII.<br /><br /> + +GLI EQUIPAGGI DELLA LUNA<br /> +SBARCANO A RAPALLO</h2> + + +<p>Possiamo ormai tutti in squadriglia languidamente +rallentare nella grande magia dei profumi +notturni, fra le diafane aeree mani lunari che +viaggiano nella brezza e supplicano i giardini +di bagnarsi nel mare. Quando entriamo nel giardino +del Casino delle Delizie, la luna alta armata di +tutti i suoi fascini si è già impadronita del golfo meraviglioso.</p> + +<p>Dall’alto cassero di madreperla la Luna ha calato +la sua lunga scala nell’acqua intenerita. Subito +ha messo in mare i suoi canotti bianchi costruiti +con la polpa di favolose noci di cocco. Gli +equipaggi della luna vengono a terra alzando in +cadenza fuor dalle onde i lunghi remi d’argento, +perchè ne grondino perle innamorate e sguardi +spiralici di bionde bionde che quando dormono +guardano ancora coi loro denti di perle. Clic cloc +gott gott plic ploc sotto la prua. Languida sonnolenza +di acque tessute di corpi in fuga, volubili, +che si sciogliono sotto la carezza delle pale scivolanti.</p> + +<p>I rematori hanno il corpo nudo plasmato d’ar<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[82]</a></span>gento +vivo, ma tornito, senza frange, intriso di luce +intensa che non abbaglia, anzi seduce gli sguardi. +I loro visi sono mandorle d’argento, e vi scorrono +sopra gli smeraldi degli occhi che guardano e si +celano sotto alghe verdi.</p> + +<p>Quando a braccia tese fanno leva sulle pale affondate, +i rematori rovesciano le facce bianche +sotto una doccia di latte immateriale. Bevono un +sorso lungo poi rapidamente insieme si leccano le +labbra colla lingua di rubino acceso, serpentello di +fuoco sull’argento del viso.</p> + +<p>Un’immensa dolcezza preme sulla montagna boscosa +che digradando scende sino agli ultimi coni +circonflessi di verdura di Portofino, vasca d’angeli. +«Venite giù, venite giù, Monti, rocce, terrazze +e giardini; nell’acqua tenera abbandonatevi!»</p> + +<p>Nell’estasi dilagante, gli equipaggi della Luna +intonano un canto grave, pieno di serena malinconia +che sale sale sale allargandosi, si ferma lentamente, +ricade estenuato. Ma con scatto improvviso, +eccolo di nuovo in alto su quella nuvola di tiepida +neve abbagliata. La voce trema in un do bianco +prolungato con tale soavità da rapire nel sogno +i giardini coricati sul mare e soffocare alla +gola gli alberi svegliati in una straziante voluttà di +piangere. I lunghi canotti della Luna hanno ora +tutti i remi alzati, le pale grondanti di perle, ad +aspettare che il canto solenne ricada finalmente +giù dalle troppo fredde nuvole nel grembo carnale +del golfo.<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[83]</a></span></p> + +<p>Perversamente il Casino delle Delizie protende +le terrazze a scaglioni, le balaustre curve appassionate, +gli aloes infilzanti, le rose suicide alle ringhiere +e le vetrate spalmate di stelle e levigate dai +pianti del mare. Frusciaaare, schiumaaare, tubaaare +delle onde colombe sulle tombe rapite ai cimiteri +e come culle rimorchiaaate dai profumi del maaare.</p> + +<p>Il Casino delle Delizie offre una magica festa ai +suoi invitati. Sotto le quercie e i pini ombrelliferi +una orchestrina di nervi e fibre, tremolanti archetti +di pudore, clarini di mandre sognate, tamburelli-cuori +rapiti al petto delle bambine, chiama gli usignoli +a spasso nei dintorni, perchè le armonie non +siano troppo flebili.</p> + +<p>Ed ecco gli usignoli saltellare fuori dai piccoli +tunnel fronzuti e inoculare l’adamantino sangue +del loro canto nelle ramificate arterie del silenzio, +sotto le palme che spandono l’anima sognante del +Nilo. Giungono i primi invitati: ufficiali e soldati +mutilati. Il loro incedere ha un ritmo sincopato sulla +ghiaia scricchiolante dei viali. Scatti obliqui e +cadenze rotte che scuotono l’estasi generale.</p> + +<p>Ma sono bene accolti, e piovono i gorgheggi +e le fughe a ventaglio di perle sonore fra un diluvio +di profumi.</p> + +<p>Le ombre della notte e le forze della dolcezza +lunare non sdegnano, ma avviluppano con mille +carezze e moine questi corpi umani preziosi che +l’affamatissima battaglia ha rosicchiato.</p> + +<p>Alcuni si affacciano alle terrazze tonde, prue<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[84]</a></span> +illusorie con alti pennoni e bandiere addormentate. +Ben diverse da quelle che aizzavano come +mantici il fuoco del sangue nelle risse per l’intervento.</p> + +<p>Altri vanno oscillando su passerelle che ricordano +i transatlantici. Ogni mutilato insegue, sembra, +col suo movimento troncato il membro rapito +che certo non dorme in un cimitero del fronte ma +vive, trasfigurato, la vita delle carni immateriali +nella scìa della luna. O lassù, nell’elastico sorprendente +tessuto delle nuvole.</p> + +<p>I mutilati sono ricevuti dalle Ombre e dai Profumi +che stendono amache penose, divani spirituali, +cuscini di sospiri.</p> + +<p>Noi soli siamo materiali e pesanti. I nostri applausi +di uomini interi stonano coll’imprecisa vellutata +cortesia degli usignuoli e delle onde che +stendono gementi tappeti d’argento per gli equipaggi +della Luna.</p> + +<p>Frusciaaare schiumaaare tubaaare di onde colombe +sulle tombe rapite ai cimiteri e come culle +rimorchiaaate dai profumi del maaare.</p> + +<p>L’orchestra di nervi e fibre patetiche annuncia +l’arrivo scivolante delle dame. Previdente pensiero +dei grandi sarti inspirati che hanno fasciato appena +di stoffe leggerissime quei mobili corpi femminili, +perchè l’aroma della voluttà si spanda +in giro inebriando le nari veggenti dei ciechi di +guerra.</p> + +<p>Gli usignoli supplicano le dame di danzare. So<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[85]</a></span>no +obbediti. E la musica tutta vortici e pennacchi +vaporosi rapina i corpi delle donne. I ciechi le +guardano a quando a quando poi godono la +Luna. Allora le teste rovesciate all’indietro bevono +il bianco fuoco d’amore coi loro tragici occhiali +neri. Penso ai risucchi di piacere delle piccole +rade buie incappucciate di verdura quando bevono +la luna.</p> + +<p>Noi facciamo danzare le belle donne ma non +le tratteniamo. Anzi imponiamo loro di trascurarci. +Tutte a gara sviluppano il flirt semilascivo +coi mutilati nelle penombre favorevoli, per +le scale coperte e gli spiralici sentieri che sgusciano +dall’ombra e s’affacciano sullo splendore del +golfo lunare. Coppie strane dove un agile corpo +di donna giovane è accarezzato un attimo, ma +preferisce accarezzare un corpo maschio infranto +che zoppica, ondeggia. Questi tende una mano +sola, e non può tender la bocca per baciare.</p> + +<p>Il gesto della donna diventa materno per accarezzare +un mento d’argento, che la luna subito +con dolce meccanico furore salda alla carne. Ride +il sangue del mutilato in questa bizzarra officina +improvvisata di metalli innamorati e carni che sognano +di metallizzarsi. Il torso di quel tenente bersagliere +si rizza con forza nella pienezza della +sua virilità.</p> + +<p>—Non ho più labbra, dice, ma il bacio non è +indispensabile in amore! Parlo male ma so cantare, +e anche danzare... Che importa se la mia<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[86]</a></span> +spina dorsale avrà poi bisogno di tre giorni di ossigeno +per rimettersi? Ora che gli equipaggi della +Luna sono sbarcati bisogna che io balli per dimostrare +che si può far all’amore in mille modi sconosciuti. +Questi profumi deliranti urlano come l’odore +della balistite che mi bruciava sul Carso... +Urlano, urlano l’eroismo e l’amore!... Balliamo e +cantiamo. Questa è una nuova trincea dove però +la nemica non ci fa male anzi ci nutre tutti col suo +piacere. Se continua, mi guarirà! Farà, farà anche +rinascere le mie labbra! Balliamo cantiamo insieme!</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Ognun lo sa e ben ci conoscete</i><br /></span> +<span class="i0"><i>perchè l’allegria con noi portiam.</i><br /></span> +<span class="i1"><i>Un cuore ardente e gioventù abbiam,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>un cuore ardente e gioventù,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>se pur con le stampelle camminiam.</i><br /></span> +<span class="i1"><i>Chi siete?... Siamo la ganga</i><br /></span> +<span class="i0"><i>perchè amiam le bimbe, il vin</i><br /></span> +<span class="i0"><i>spumante e di Rapallo il mar!</i><br /></span> +</div></div> + +<p>I mutilati cantavano. Frusciaaare schiumaaare tubaaare +delle onde colombe sulle tombe rapite ai +cimiteri e rimorchiate dai profumi del mare.</p> + +<p>Tre mutilati danzavano, cercando di aggraziare +i gesti nascondendo fra i capelli delle dame i visi +spaccati o cotti dalle esplosioni. Due altri, in uniforme +elegante e accurata, mutilati d’una gamba +all’inguine si rizzavano e sulle stampelle tentavano +di cadenzare uno strano ritmo di nave rullante.<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[87]</a></span> +Un alpino mi domanda scusa di passarci davanti +danzando, poichè ogni volta la sua manica vuota +sfiora il viso della signora seduta accanto a me. +Questa è una signora milanese: grandi occhi +chiari di bambina e bocca carnosa sempre ridente +sotto pesanti capelli biondi che le imperlano +la fronte di sudore. E’ buona, intelligente, +piena d’imprecise indulgenze e facilità nei suoi +flirt svariati. L’amai con passione 5 anni fa; poi la +vita ci separò. Siamo molto amici. Le parlo da +cuore a cuore e lei mi risponde con assoluta sincerità.</p> + +<p>—Io adoro la danza, ma non ho mai avuto tanto +piacere come nel danzare con quel tenente bersagliere +dalla mascella d’argento. Io non mi capisco +troppo: sono una civetta, forse qualcosa di +peggio... ma tu mi capisci... Era così felice di +stringermi fra le braccia. Siamo stati anche giù +nel buio sulla riva. Ha tentato di baciarmi il seno, +ho lasciato fare... Quando si è così poco vestite +come siamo noi, signore, oggi, è molto facile cadere... +Deve essere tanto infelice poveretto!...</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>... Da quando la guerra era scoppiata</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Rapallo in silenzio qui dormiva,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>ma tosto che la ganga è arrivata</i><br /></span> +<span class="i0"><i>il silenzio e la quiete qui spariva.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Chi siete?... Siamo la ganga</i><br /></span> +<span class="i0"><i>perchè amiamo i fiori, il cielo</i><br /></span> +<span class="i0"><i>azzurro e di Rapallo il mar.</i><br /></span> +<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[88]</a></span></div></div> + +<p>Sono diventato l’amico d’un capitano alpino +mutilato della gamba e coscia destra chiacchierone +e gioviale. Questa sera certamente ha dimenticato +ciò che ha perduto.</p> + +<p>Gli dico che la mia bionda amica ha un capriccio +per lui ed egli tendendomi il viso molto +vicino mi sussurra con gioia visibile:</p> + +<p>—Me ne sono accorto... Mentre eravamo giù +insieme vicino all’acqua seduti ho preso la sua +mano e l’ho portata sulla mia coscia metallica. +Veramente ho notato un piccolo movimento come +di scottatura che la sua bella mano ha avuto nel toccarla. +Questo m’è capitato altre volte. Inconvenienti +del nostro mestiere. Ah! Ah!... Io rimedio +subito portando la mano della donna un po’ +più su.</p> + +<p>E rideva, rideva, con gioia infantile senza rancore +per la guerra poichè gli aveva concesso questa +notte di delizie. Poi riprese a cantare:</p> + +<p>—Forza, orchestra!...</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Quando noi passiamo ci guardate</i><br /></span> +<span class="i0"><i>e dite che siam pazzi tutti noi</i><br /></span> +<span class="i0"><i>ma le pazzie nostre perdonate,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>perchè siam pazzi sì, ma un poco eroi.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Chi siete?... Siam gli sciancati</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Chi siete?... Siam gli avariati,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>perchè abbiam fatto <a name="tn88" id="tn88"></a><ins class="correction" title="Testo originale: l’Italia.">l’Italia,</ins></i><br /></span> +<span class="i0"><i>col sangue nostro e la gioventù.</i><br /></span> +<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[89]</a></span></div></div> + +<p>La mia amica mi prende il braccio e mi sussurra:</p> + +<p>—Vieni, andiamo giù.</p> + +<p>—Farai soffrire il povero tenente.</p> + +<p>—Non preoccuparti; tornerò da lui dopo. Ora +voglio stare con te. Tu non sei un mutilato, +ma mi fa un po’ paura vederti partire per il fronte. +Non c’è più nulla fra di noi, ma io ti voglio +sempre bene lo sai. E questa sera ho un desiderio +pazzo, pazzo, pazzo che questa benedetta guerra +finisca. Hai visto quei poveretti come sono conciati... +Tu sai che sono una buona patriota, ma +non capisco, non riesco ad ammettere, malgrado +tutti i miei sforzi, la necessità di questa eterna, +brutale carneficina.</p> + +<p>Io chiusi la bocca della mia amica con un lungo +bacio. Tanto più utile che prevedevo il lungo +suo discorso contro la guerra e preferivo ascoltare +quello più eloquente e più patetico che la +luna prodigava ai suoi equipaggi lussuosi d’argento +vivo remanti nei gorghi di perle:</p> + +<p>—Abbandonati, anima,—cantava la Luna—sciogliti, +dimentica, acquètati. Ho dei rosolii che +dissolvono ogni collera, ogni ferocia; ho dei balsami +che addormentano i rancori. Tutte le volte +che ho voluto fermare la guerra m’è bastato colmare +le trincee col latte benefico della mia luce +e subito le sentinelle in vedetta hanno reclinato +il capo invaso dal sonno e dal pessimismo tenerissimo, +dimenticando le pattuglie nemiche in ag<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[90]</a></span>guato. +Le mitragliatrici avversarie non hanno avuto +più per loro altro interesse che quello di +un notturno apparecchio telegrafico o di cani abbaianti. +Sono la dispensatrice del nichilismo perfetto, +del dissolvimento totale e di tutti i soavi +abbandoni alla deriva d’una qualche corrente molle +di baci, alcool, pigrizie, o sogni. Io sola vincerò +la guerra la notte in cui spegnerò con carezze +troppo lente il sangue solare dell’uomo, costringendolo +a disprezzare l’ultima attività aggressiva +del coito per negare e sognare unicamente.</p> + +<p>—Hai sentito, cara Amica, le argomentazioni +della luna in favore della pace universale, eterna? +Sono subordinate come le tue argomentazioni +alla distruzione della vita. Alle origini lontane +dell’umanità noi vediamo popoli accaniti offrire +agli Dei cadaveri sanguinanti. Poi un Dio ebraico +affamato anch’esso di carne umana. La terra nel +suo viluppo d’atmosfere contiene delle forze dominatrici, +intricatissime e difficilmente decifrabili +che noi definiamo con parole inefficaci quali: primavera, +gioventù, eroismo, volontà ascensionale +delle razze, rivoluzione, curiosità scientifica, slancio +del progresso, civiltà, record. Tutte queste +Forze indubbiamente telluriche adorano il sangue +umano, cioè la lotta, il bisogno di distruggersi vicendevolmente +simboleggiato dalle onde schiumose +del mare. Queste Forze dominano la maggioranza +più viva dell’immenso formicaio umano. Maggioranza +d’istinti selvaggi e implacabili, tutti più o +meno sanguinarii.<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[91]</a></span></p> + +<p>La minoranza meno viva o stanca o vecchia +o ferita ha creato le idee pure, i sentimenti +puri, le vaste bontà, la soavissima pace, l’amore +umano, ed altre astrazioni di dolcezza +serena che varcando le montagne aspre dei +desideri e le irte foreste delle ambizioni, dovrebbero +finalmente pacificare tutte le razze imponendo +loro un ritmo morbido come quello di +questo golfo innamorato e fedele alla luna. La +parte turbolenta e istintiva del formicaio umano +è spesso affranta e disillusa del suo andare crudele +e sanguinante. Si ferma ed ammira inebriata +le soavi pigrizie affettuose che la minoranza +saggia ha lanciato in cielo e che ormai navigano +anch’esse imperiture sulla curva della +Terra. Ma la sosta è breve, le Forze di voluttà aggressiva +e di primavera crudele, incalzano di nuovo +la maggioranza giovane e virile. Più furibondo +che mai il ritmo di distruzione e di morte ricomincia, +e se le contese piccole, minute non bastano, +si afferrano a volo le vaste astrazioni di bontà +e di pace per farne delle bandiere al nuovo +massacro. Si scagliano le folle in guerra, massacrando +gli uomini, per massacrare la guerra! Altri +si slanciano su aeroplani a lungo perfezionati +perchè possano varcare tutte le atmosfere e gareggiare +con le stelle. Immagina, amica mia, +qui in questo golfo quattro o cinque aviatori già +pronti sui loro apparecchi dalle eliche rombanti +per la grande gara. Immagina il loro dialogo.<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[92]</a></span></p> + +<p>—Dobbiamo, dice l’uno, assolutamente a costo +della vita salire a 20 km. di altezza, vincere o morire, +amici!</p> + +<p>Poi a mezza voce al meccanico fedele:</p> + +<p>—Hai bucato il serbatoio dell’altro aeroplano?</p> + +<p>—Sì, risponde il meccanico con occhiata radiosa. +Fra un’ora il vostro concorrente precipiterà +in mare.</p> + +<p>—Grazie, son sicuro di vincere, gli altri non +mi fanno paura.</p> + +<p>E così gli aeroplani della grande gara ultra-terrestre +si slanciano nel cielo ove ecco appare il Rabbi +di Galilea col viso più tragicamente pallido di quello +crocifisso sul Golgota. Gli occhi al cielo disperatamente +guardano con bontà infinita e tremendo +dolore il Padre dei padri, riassunto di forze cosmiche +che ha l’implacabile e muto X rosso sul viso +di tenebra azzurrina. Il Rabbi piange e dice:</p> + +<p>—Padre, tu mi hai trasmesso il germe della +divina bontà e dell’assoluto perdono e quello più +prezioso ancora dello sconfinato amore, ma essi +vogliono soltanto uccidersi o lacerarsi a lungo per +meglio assaporare il sangue. E in nome della bontà +ritornano al massacro—e non si riposano. La +loro forza dà la morte. Il loro amore è sanguinante. +Il bimbo nascituro insanguina la madre per +scagliarsi verso la vita. La sua vergine sorella sarà +domani insanguinata dal maschio che la primavera +frusta con le sue belle flessuose verghe di +profumi. Padre tu hai creato l’amore: e per l’a<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[93]</a></span>more +si fanno guerra. Hai dato a loro il sogno della +bontà, ma questa scoppia con straripamenti di +lave guerriere come un vulcano. Se vuoi che l’amore +eterno, puro, e la bontà serena e la pace di +cuori intrecciati regnino finalmente, spacca, spacca +la terra, distruggila senza pietà!</p> + +<p>E il Rabbi alto nel cielo piange, mostrando +con le due mani aperte come fiammeggiano le +ferite degli uomini. Ma la luna grida al Rabbi con +un lungo stridente gocciolìo di cristalli:</p> + +<p>—No! no! Non spaccare la terra! E’ mia! +la cullerò, l’assopirò, la svenerò deliziosamente. +Sarà pallida come me, finalmente pacificata in una +vasta, continua voluttà carnale!</p> + +<p>Giù intanto sulla riva gli equipaggi della Luna si +imbarcavano. I remi riprendevano il loro grave +sonnolento fruscia-a-are, fruscia-a-a-are fruscia-a-a-a-are +schiumare tubare nelle onde colombe sulle +tombe rapite ai cimiteri e rimorchiate dai profumi +del mare.</p> + +<p>Sparvero ad uno ad uno ritirando su, su fino +al cassero della Luna tutte le scie d’argento, i canotti +bianchi, e le vaste reti di profumi pieni di +pesci d’oro guizzanti.</p> + +<p>La mia amica languiva al mio braccio, io avevo +sonno; ma i mutilati riaccendevano con le stampelle +alzate l’orchestrina di nervi e fibre che +sull’alta terrazza miagolava, strillava, singhiozzava +come mille gatti in groviglio d’amore.</p> + +<p>Il tenente bersagliere correva dimenandosi e +cantando:<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[94]</a></span></p> + +<p>—Un valzer pazzo, il più pazzo dei valzer, vogliamo! +E’ troppo lento, questo! Sfondiamo il pianoforte!</p> + +<p>Con un pugno rovesciò a terra il pianista e si +mise a tempestare la tastiera con le mani e coi +piedi. Sradicò con un calcio il pedale e si sforzava +di scandire un valzer terrificante colpendo, +di tanto in tanto i bemolli col suo mento d’argento. +Gli ultimi saluti della Luna, ironici, mettevano +fra lui e la tastiera una risata candida di fiume +africano che cento elefanti bevessero con proboscidi +d’argento russanti come canne d’organo.</p> + +<p>—Bisogna che la Primavera scoppi nel pianoforte. +Mi sento nel sangue, e anche voi, cari mutilati, +vi sentite nel sangue una Primavera diabolica, +mille primavere equatoriali. L’Africa mi divampa +nelle gote e arroventa il mio mento! Se non fosse +d’argento sarebbe già liquefatto!</p> + +<p>I mutilati intorno danzavano tutti, tutti, alcuni +sulle mani e sui piedi come orsi, altri sulle stampelle, +altri in bilico su un piede. Altri si rincorrevano +come belve nei cespugli.</p> + +<p>Fuori sulla terrazza, uno più ebbro degli altri, +sull’altalena, abbracciato con una donna seminuda +volava volava inargentandosi in alto di luna tra +i fogliami. Certo un soprannaturale sciampagna +li esaltava. Anche le donne erano impazzite. Una +vergine bellissima si spalancò così a pochi metri +di distanza, fra due rosai, al desiderio feroce d’un +alpino, che, mutilato delle due braccia, realmente<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[95]</a></span> +le mangiava di baci il viso, imprimendole il suo +amore fra le poppe coi colpi reiterati del suo petto.</p> + +<p>Un’ora dopo sulla soglia del Casino paradisiaco +io gridavo ai miei amici:</p> + +<p>—Male molto male! Siamo realmente avvelenati, +avvelenati di chiaro di luna. Occorre immediatamente +una sana furente bevanda di Velocità. +Cento strade succhiate! Andiamo a Chiavari a +tutta, tutta, tutta velocità. Sarà meglio di una +corsa, un tuffo.</p> + +<p>—Ah! ah! gridano tutti, ci sono però i passaggi +a livello, carri, carrette, cani e marmocchi.</p> + +<p>—Macchè! Tutto dorme ancora, scavalcheremo +ogni ostacolo, saremo una ventata di ferro, proiettili, +folgori, non lasceremo respirare il pericolo, +strozzeremo la morte nel suo letto e capriolandole +sopra le pizzicheremo i piedi senza morire!</p> + +<p>Tutti in macchina. La mia 74 in testa. Padroneggio +elasticamente il volante. La mia 74 ne gode. +Corre, corre con lunghi brividi. Ronza il carburatore +felice. Le candele sono eccezionalmente pulite. +Ritmo perfetto. Martelli deliranti di precisione +gioiosa. Sento nel cambio di velocità gli ingranaggi +amoreggiare come labbra. Unirsi. Volere. Scorrere. +Scattare. Forza vellutata. Velluto in delirio. +Dolce aggressività delle ruote. Pneumatici danzanti +aerei. Gas addomesticati disciplinatissimi, +pronti a tutto, perchè si corra, corra, corra, corra +un correre di corrente modulatissima oliata ebra +di correre, quasi liquida e pur metallica, leggera<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[96]</a></span> +e non di meno prensile. Docile alla strada ma come +un maschio che imponendo sembra subire il +ritmo della femmina beata. E’ beata di ricevermi +la strada che si sbianca nei brividi delle prime +luci spasimi sotto le ombre massicce delle montagne +lungo l’ampio sussurrare del mare pieno di +giochi di gatti bianchi che miagolando rincorrono +a zampate, spruzzi di baffi rimbalzanti nel refe argenteo +rapito alle vele della Luna. Correre, correre +tuffandosi nella vegetazione nerissima.</p> + +<p>Trapaniamo forse la midolla nera della notte?</p> + +<p>Balza fuori la mia macchina. Oliatissima morbida +mia carezza nel grembo di questa valle. La luce +cresce come se colasse fuori dal mio motore cuore +arroventato.</p> + +<p>Ecco un altro tuffo nella penultima galleria... Interminabile... +Mi pare di essere nel collo ebro, premuto, +scoppiante di una smisurata bottiglia d’alcool. +Il mio motore tira bene, bene. Esce, esce, +escirà, deve escire! Sto sturando la bottiglia della +valle lunga e nera con la pressione dei miei pneumatici-pollici +che non cedono. Il cavaturaccioli è +fortissimo! Forza! forza! Viene. Forza! Ecco!</p> + +<p>Scatta in alto, il tappo rosso, Sole! Tutta la campagna +colli, valli, mare spumeggia di luce bionda. +Corriamo, scorriamo schiumeggiamo anche noi inaffiatissimi +di rosso oro vaporante nel buon odore +del caucciù che sa di pane caldo. Divino spettacolo +allietatore. Il sole che fu un istante il tappo allegro +ora diventa l’enorme faccia tonda e gonfia<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[97]</a></span> +del bevitore. Faccia calda di metallo in fusione con +sale, iodio, bromo, congestionata e gioviale.</p> + +<p>Il Sole ha un nuvolone nero fumante fra i denti +e lascia cadere giù il mare come una colata verde +schiumeggiante di bava. Forte riflusso delle sue +risate fragorose fra i pomodori degli orti e nel +sangue dei nostri cuori che vincono definitivamente +in salute i pomi d’oro delle Esperidi idiotissime +sconfitte.<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[98]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="IX" id="IX"></a>IX.<br /><br /> + +IL DEPOSITO FA SCHIFO</h2> + + +<p>Genova è in festa per l’American-day. Suono di +trombe, folla, folla, folla. Balconi riboccanti, vasta +primavera dilagante di toilettes femminili, scugnizzaglia +sospesa sui capitelli.</p> + +<p>S’avanzano gli inglesi. Elegantissimi. In testa +un giovane tenente dandy con lo stick sotto il braccio. +Furoreggia la banda Americana. Come un +bambino gioca il capobanda issando in alto il lungo +bastone d’argento. Più volte lo fa piroettare e +intorno a sè lo mulina come per vestirsi di +veloci ruote d’argento. Poi lo punta davanti imitando +lo stantuffo. Il sole d’Italia squilla, scatta, +rimbalza sulle trombe d’alluminio, si affanna a +lucidare e abbellire quel popolo venuto attraverso +l’oceano dal lontano pacifismo per fare anch’egli la +guerra in nome della libertà minacciata. Il sole +polemizza coi pacifisti anch’egli verniciando di giustizia +vendicativa la primavera sanguigna dei Cow-boys.</p> + +<p>Passano fra le due ali di popolo pigiato, variopinto +che schizza bambini tra le maglie dei carabinieri. +La strada è vuota.<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[99]</a></span></p> + +<p>Sono le Forze invisibili che la mantengono così +vuota sotto la pioggia di fiori, fiori e cuori che cadono +dai balconi.</p> + +<p>Le Forze impongono a tutti un’incosciente ammirazione +per le virtù guerriere e per l’eroismo +prossimo-sicuro di questi nuovi soldati aggiunti a +tanti altri impiegati laggiù al nuovo mestiere indispensabile +di cannoneggiare.</p> + +<p>Gli americani hanno l’aria di soldati improvvisati. +Passo elastico dei pelli rosse. Questi lottarono +nel Far-West per la loro libera razza perseguitata. +Quelli imitano in Europa la spavalda e scattante +agilità cauta, vellutata dei pellirosse fra le liane e +nelle alte erbe.</p> + +<p>Seguiamo la sfilata degli americani ordinatissimi, +visi radiosi. Zampilla dai loro passi un ritmo +di Cake-walk. Poichè sono sensibilissimo e il +mio cuore subisce i pizzicati della mia immaginazione +visionaria, io vedo in sogno le grandi +masse americane rimescolate da sentimenti europei +nei vasi capaci delle ampie città lontane. Vedo +le masse americane canalizzarsi verso i porti, riempire +gli enormi trasporti e in questo Waterland +che contiene 12.000 soldati, traversare le lunghe +monotonie astratte meditanti dell’Atlantico, +poi colare come un fiume nelle città italiane e su, +su ramificarsi nei budelli delle trincee sotto crollanti +soffitti di ferro nella battaglia delle nazioni.</p> + +<p>Ho un singhiozzo alla gola nel partecipare lucido +e cosciente col mio corpo di soldato e il mio<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[100]</a></span> +cervello faro onnipresente a questa fusione storica +nel crogiuolo europeo.</p> + +<p>Nella arena vasta si svolgerà una finta battaglia. +Al centro un cinematografista è seduto comodamente +come un pascià vicino al suo apparecchio +mentre tutti sono in piedi militarmente. Simbolo +del falso genio-letterato tipo Romain-Rolland +che guarda, controlla e merita una bomba d’areoplano. +Un fotografo punta la sua macchina sotto la +seta nera lucida come una groppa. Sembra un toro, +corna puntate e zampe posteriori aperte. O semplicemente +un dannoso o inutile critico di strategia +militare.</p> + +<p>Una compagnia di allievi caporali italiani entra +nell’arena. Allineamento perfetto. Geometria di linee. +Tutti i torsi all’indietro come per tirare una +fune. Tutti i torsi in avanti come per slanciarsi. +Si vede il bianco dei polsini muoversi insieme, a +distanza uguali, le braccia remare nell’aria con parallelismo +stupendo.</p> + +<p>Dieee-tro-front! fulminei, senza oscillazione, torniti. +Ripiegamenti sui tacchi a gradi, a gradi, che +sembrano arpeggiati e modulati come una risacca +dolce sulla ghiaia. Flessuosità del movimento che +dà a tutta la compagnia una snellezza precisa di +onda.</p> + +<p>Zazà, eroica e molto umana, abbaia d’entusiasmo +per dimostrare che tutti gli esseri vivi amano i +ritmi marziali.</p> + +<p>Una risacca d’applausi annuncia gli Americani.<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[101]</a></span> +Entrano e si dispongono su tutto il diametro dell’arena. +Si tolgono la giubba e incominciano una +meravigliosa ginnastica con ondulazione di alte erbe +sotto il vento e relativi morbidissimi solchi scavati +che gradualmente si chiudono.</p> + +<p>L’entusiasmo è ancora ufficioso. Il sole esige +uno spettacolo di lotta ed ecco pesanti e colossali i +nostri artiglieri di montagna al tiro della fune cogli +Americani. Primo strappo d’assaggio. Secondo più +deciso. Al terzo gli artiglieri d’un colpo sradicano +gli americani radicati patriotticamente nel terreno.</p> + +<p>Il prorompente grido di Viva l’Italia fa impazzire +Zazà che abbaia alla feritoia della mia 74. La +finta battaglia incomincia con cannoni da montagna, +muli e compagnie di mitragliatrici ci chiudono +la strada. Ma la squadriglia passa trionfante senza +far male a nessuno sotto i grandi fragori, fragori, +rrrombi, rrrombi, rrrombi delle finte cannonate +dei forti genovesi.</p> + +<p>In alto, il Sole, gattaccio d’angora dal pelo d’oro, +si lecca i baffi d’oro pregustando l’immancabile +massacro di gran parte di quei giovani muscolosi +e sani che sanno ormai anch’essi verniciare i propri +istinti sanguinarii con nuovi ideali.</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + +<p>Il 24 luglio la folla genovese si accalca sul piazzale +di S. Benigno intorno alla nostra 8ª squadriglia +di automitragliatrici blindate. Tutte infiorate. +Ogni comandante di squadriglia è ritto in piedi a +3 metri di distanza dalla sua macchina. Sono sta<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[102]</a></span>to +incaricato dal colonnello di ringraziare con un +discorso le signore genovesi che hanno organizzato +la festa d’addio colmando di doni soldati e +ufficiali partenti per il fronte. Meriggio infuocatissimo. +Il porto di Genova è irto di raggi rimbalzanti +poichè il sole infierisce sulle masse di carbone, +pugnali brillanti.</p> + +<p>I ventagli blu dell’alto mare non rinfrescano i +nostri visi di bragia. L’esposizione di quadri e +complessi plastici futuristi è stata accatastata alla +rinfusa nel porto, col groviglio delle sue fasce coloratissime.</p> + +<p>Flavia Steno parla in nome delle signore genovesi +con sobria eloquenza, ma indugia troppo a +descrivere le sofferenze eroiche e gli orrori della +guerra che i miei soldati sono contenti di affrontare.</p> + +<p>Il sole di lava comunica per invisibili tubature +col mio cuore, vasi comunicanti. Il mio entusiasmo +sale per raggiungere il livello dell’entusiasmo solare +ed insieme porta su la sintesi luminosa dei problemi +da risolvere.</p> + +<p>Poichè le donne patriottiche d’Italia hanno il +difetto di piagnucolare troppo, poichè le altre meno +patriottiche si lamentano dei disagi imposti +dalla guerra voglio parlare senza diplomazie alle +donne Italiane, dimostrando che l’ambiente delle +caserme e dei depositi è talmente asfissiante di cretinismo +e vigliaccheria da mutare la trincea in paradiso.</p> + +<p>Parlo con tono rovente nel silenzio radioso men<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[103]</a></span>tre +le campane antiche sgonnellano su e giù come +donne ubriache sull’altalena.</p> + +<p>—Donne d’Italia, voi che sentite fervere nel +sangue l’odio per il nemico ereditario da scopar via +ad ogni costo, non compiangeteci. Noi, nuovi Italiani, +ben più alti sereni eroici dei nostri avi, siamo +allenatissimi alle sofferenze eroiche della guerra!... +Dopo 20 giorni di vita rattrappita, grigia, strangolata +e un po’ pidocchiosa di caserma siamo felici +di partire. Compiangiamo gli imboscati che +amano il Deposito, poichè noi, nuovi Italiani, dopo +3 anni e mezzo di guerra siamo senza stanchezza +e pieni di ottimismo fisiologico e morale. Il Deposito +sappiatelo, il Deposito ci fa schifo schifo, +schifo!</p> + +<p>Rumori, brusio, grande emozione nel gruppo +degli ufficiali superiori.</p> + +<p>—E voi donne, così dette Italiane, che piagnucolate +sulla mancanza dello zucchero, non vi siete +mai domandato nella vostra sconfinata cretineria +se avete nella zucca il sale sufficiente per vivere? +Ricordatevi che noi continuiamo e vinceremo +questa guerra difendendo e salvando così non soltanto +la libertà di pensiero e lo spirito del mondo, +ma anche ogni elasticità e lo chic, al quale tenete +tanto, dei vostri vestiti e delle vostre case contro il +peso professorale, la goffaggine, la balordaggine +grottesca dei tedeschi!... Ma indovino in voi più +ghiottoneria che amore d’eleganza, tanto più che +scocca l’ora di colazione. Per ringraziarvi dei vo<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[104]</a></span>stri +fiori, o pseudo-italiane, vi porteremo tornando +dopo la vittoria qualcosa che farà tacere finalmente +i vostri pianti sulla mancanza di burro... Vi porteremo +del buon grasso di cadavere austriaco, per +le vostre tartine!... Arrivederci.</p> + +<p>Evidentemente un alto e glorioso destino era riservato +alla nostra ottava squadriglia. Dopo la +grande vittoria del Piave 15 giugno il Comando +Supremo preparò con perizia e con metodo l’offensiva +generale predisponendo particolarmente le +truppe celeri che dovevano fulmineamente lanciarsi +nella prima ferita grave del fronte nemico. Le blindate +costituivano coi bersaglieri ciclisti e la cavalleria +queste truppe celeri, ma le tradizioni militari +davano d’altra parte una importanza enorme +alla cavalleria e una importanza minima e discutibile +alle blindate. Nei circoli militari si negava la +resistenza della blindatura non soltanto alle scheggie +di granata, ma anche al fuoco delle mitragliatrici. +Una volta colpiti i pneumatici cosa poteva +fare una autoblindata? Come utilizzarne la velocità +in caso di strade rotte e di guadi?</p> + +<p>Tutte queste obbiezioni pesavano su noi, mentre +le Forze predisponevano tutto in favore della +nostra tipica e personale vittoria veloce. Infatti il +25 luglio giunge l’ordine di caricare su un treno +tutta l’8.ª squadriglia. Risparmiamo così ogni sciupio +alle nostre macchine che simili alle celeri Fiat +dei grandi circuiti devono giungere vicino al campo +di battaglia in assoluta efficenza. Portata a de<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[105]</a></span>stinazione +la 8ª squadriglia sarà immediatamente +sottoposta a una prova di allenamento in una serie +di brevi manovre con cavallerie e bersaglieri +ciclisti.</p> + +<p>Il 26 luglio io monto col capitano Raby e coi tenenti +Bosca, Paccagnella, sulla mia auto-blindata +74 caricata su vagone aperto nella stazione di S. +Albania nel porto di Genova. Tutte le auto-blindate +caricate sono infioratissime. Folle di donne +bambine alle balaustre del passeggiatoio. Piovono +fiori. Sventolio di bandiere. Squilli di trombe. Ma +non è la solita partenza per il fronte. Ci sentiamo +veramente l’anima di meccanici e volantisti intorno +ai motori terrestri o aerei destinati a vincere +un record pericoloso, decisivo. Quando +però la locomotiva fischia e il lungo treno +sovraccarico di macchine da guerra irte di mitragliatrici +si mette in moto l’infantile, chiassosa, +patetica sensibilità popolare della partenza per il +fronte accende fulmineamente tutti. In equilibrio +fra i 2 taglia-fili della mia 74 io divento in tutto +simile ai miei soldati e lancio a gara manate di cuore +alle ragazze che sbocciano fitte ai balconi.</p> + +<p>Prima fermata lunga a Sampierdarena, sull’alto +viadotto ferroviario fra gli applausi delle finestre +affollate e dei panni colorati sospesi alle corde. +Tocco quasi con la punta delle dita la punta delle +dita appassionate di due sorelline che mi mandano +baci con nome e indirizzo. Sono brune. Capelli pesanti +come i giardini liguri. Occhi che riassumono<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[106]</a></span> +i languidi spasimi del Mediterraneo notturno. Labbra +ardenti come le montagne di Sicilia coronate di +boschi incendiati nei tramonti d’agosto. Denti +bianchissimi e precisi come le casette strette +tutte in fila bianca in fondo alle rade italiane +quando si giunge sopra una nave veloce all’alba. +Le due sorelle si chiamano Augusta e Vittoria. +Mando loro i miei baci, ma vorrei berle poichè le +sento fresche, colorate, ardenti e salate come due +sorsi del mio Mediterraneo.</p> + +<p>La mia anima futurista attraverso mille balzi +elastici ha raggiunto la sua più divertente e sana +trasfigurazione. E’ diventata l’anima d’una recluta +di 20 anni.<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[107]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="X" id="X"></a>X.<br /><br /> + +VITA DA COW-BOYS</h2> + + +<p>—Per Iddio! Aspettare ecco la vera angoscia di +questa guerra! Aspettare gli ordini, aspettare le +manovre, aspettare l’offensiva. Ora siamo a riposo +in una brutta fattoria perduta nell’immensa pianura +paludosa... Per quanto tempo? Aspettare non +vuol dire riposarsi. Se fossi a Milano o a Roma +farei almeno dell’utile propaganda. Qui non si fa +nulla. Per fortuna il nostro cuoco è veramente +meraviglioso!</p> + +<p>Parlo ai miei compagni dell’8ª squadriglia, tra +monumentali paste asciutte sanguigne sotto la lampada +fumosa assalita da tutte le farfalle di una +afosa sera di agosto.</p> + +<p>—Io, dice il tenente Volpe, rimpiango la mia +caccia e la mia pesca.</p> + +<p>Volpe è un ligure magro, asciutto, quarantenne, +agente di cambio e viveur, furbissimo, pratico. Ma +si sente che al denaro e alle donne preferisce in +realtà il piacere originario della sua razza.</p> + +<p>—L’ultima mia pesca, che bellezza! Con tre amici +in un guscio bene equilibrato. Al largo di Genova +calma perfetta... Una luna enorme che sembrava +una torta... Otto rematori con dei remi lun<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[108]</a></span>ghi, +lunghi. Acciughe, acciughe, acciughe; a manate, +a palate. Tonnellate di acciughe. La barca era +tutta piena di argento. Otto tonnellate, 9 mila lire! +Affondavamo quasi sotto il peso. Il bordo sorpassava +l’acqua di 10 centimetri. Attenti! non imbarchiamo +acqua per carità!... Ma a me piace anche +la caccia. Andavo ogni anno sul valico del Turchino. +Uccelli d’ogni specie. All’alba si vedevano venir +su col vento di tramontana... Sono lenti, sembrano +tirare il carretto per superare il valico.—Passano +a un metro dalla testa.—Non bisogna +tirare quando vengono su. E’ questione di calma: +tu li lasci passare, poi ti volti e pam, pam, una +botta nel culo. Te li vedi venir giù, a due a due. Se +tiri prima che siano passati, quelli che seguono +scappano via.</p> + +<p>Il tenente Sacco ragazzone forte pieno di orgoglio +infantile, figlio di papà. Viene dal corpo degli +automobilisti. Vuol passare per un conoscitore di +donne. Fiero di aver goduto qualche libertà e qualche +cocotte. Attacca ironicamente il tenente Lattes +israelita pallido, occhiali, poca salute, intelligente +tipo di lavoratore, sensualissimo, goloso, furbo, +mellifluo, un po’ strisciante.</p> + +<p>—L’amico Lattes, dice Sacco, rimpiange il suo +imboscamento di un anno al comando supremo.</p> + +<p>—Taci! tu hai fatto la guerra molto meno di me. +Ti dai delle arie da viveur per due o tre prostitute +dei Portici Po...</p> + +<p>—Io non sono stato giolittiano e neutralista come<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[109]</a></span> +te, e leccapiedi di tutti i professori germanofili. +Dove eri nelle giornate di maggio?</p> + +<p>—E tu, dove eri?</p> + +<p>—Io, risponde Sacco, era ancora un ragazzo, +ma almeno mi divertivo con fior di mezzi.</p> + +<p>Risata generale. L’espressione <i>fior di mezzi</i> suscita +una ilarità irrefrenabile. Il tenente Paccagnella, +effettivo, bel ragazzo snello, elegante, viene dal +corpo dei mitraglieri, già ferito due volte. Un po’ +effeminato nelle mosse. Interrompe annunciando +che fra due giorni cominceranno le manovre +con la 1ª divisione di cavalleria e i bersaglieri ciclisti +per prepararsi alla grande offensiva prossima.</p> + +<p>Il capitano Raby a capo-tavola ride ironicamente. +Ventisei anni, grassoccio, tende alla pinguedine. +Mangia poco ma ne soffre perchè ghiotto. Faccia +quadrata, grassa, piccoli occhi; tipo di turco.</p> + +<p>Se avesse il fez! Pigro, molle, dorme molto, intelligentissimo, +però. Nasconde evidentemente delle +riserve di energia preziosa. Ha inventato un motore +a scoppio senza cambio molto semplificato. +Grande memoria, sa quasi tutto. Crede fermamente +nella teosofia, vuole spiegare tutto colla gradazione +teosofica delle vite. Ufficiale effettivo di cavalleria. +Dice:</p> + +<p>—Io non credo assolutamente nella cavalleria come +truppa celere, utile. Non credo nelle tanks data +la canalizzazione del Veneto. Ho comandato per +due anni le autoblindate, a Gorizia e durante la ritirata, +e ci credo. Se potremo slanciarci avanti coi<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[110]</a></span> +bersaglieri ciclisti faremo cose grandi. Tutto al più +qualche plotone di cavalleria per collegamento fuori +dalle strade. Possono evitare gli accerchiamenti.</p> + +<p>Il piccolo Bosca entra nella sala brandendo una +bottiglia di moscato.</p> + +<p>—Altro che cavalleria! ci vogliono donne, donne +per prepararci!</p> + +<p>E’ dimagratissimo dagli innumerevoli infortunii +sul lavoro erotico. Corpo esile fragilissimo, ma +grande forza nervosa e volontà. Intelligente, pratico, +attivo, coraggioso e assetato di cocotte.</p> + +<p>Il capitano annuncia:</p> + +<p>—Domani andremo alla messa di Bevadoro per +valutare il bel sesso dei dintorni.</p> + +<p>Sigarette e sigari in bocca usciamo tutti nella +calda notte d’estate che si sprofonda incalcolabilmente +su l’incalcolabilmente vasta pianura.<br /> +cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra</p> + +<p>Polifonia oceanica di rumori, scatti, tonfi. Rane. +Rospi. Officina filanda di scricchioliii organizzati +cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra cra.</p> + +<p>Tutti i rospi della terra lavorano al tornio 3 miliardi +di granate nere per bombardare di nero tradimento-terrore-ironia +la troppo bianca lirica spasimante +luna fiduciosa che nasce a sinistra. Dietro +di noi la fattoria massa nera calda fende col suo +tetto-prua il dilagaaante fresco oceano lunare di +rumori odori argentei fieri acri.</p> + +<p>Sssssssssssssssssiiiiilenzio lunare.<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[111]</a></span></p> + +<p>La luna soffia a gote bianche piene nel suo megafono +di raso bianco per imporre il ssssssssiiilenzio. +Taaaaaci! Vieeeeeni! La notte è attentissima a +tutti i rumori. Alziamo la testa e incensiamo colle +nostre sigarette la via lattea.</p> + +<p>Via lattea, muta rivolta di caratteri tipografici. +Polvere di rumori già uditi... pinpinpinpindipingere... +punpunpunpungere. Punteggiatura. Ritmo +di telegrafo Morse. Stelle parole telegrafate d’amore +o di guerra: 200.000 uomini di riserva!... +Presto! ad ogni costo! chiudere il varco del fronte... +e del cuore che muore!</p> + +<p>La notte è attentissima a tutti i rumori. Bau bau +bau della passione folle asmatica. Chi è chi è +che abbaia? Quel cane o il mio cuore? Irto erotismo +che abbaia verso la vulva soave colma di +latte tenerezza, la luna. Bau bau. Hoooo pau pau +pauraaa di non averti sotto le labbraaaa in questa +notte spaventosamente vuotata dalla tua assenzaa.</p> + +<p>L’abbaiare del cane sveglia in alto a sinistra la +costellazione dello Scorpione, smisurato dinamismo +inchiodato. Lo Scorpione spara le sue stelle +di punta che sembrano rumori di guerra: pan! in +alto. Ta-pum! più giù. Poi pan! Ta-pum! in fondo +all’orizzonte.</p> + +<p>Ti ti ti ti ti ti ti ti ti d’insetti.</p> + +<p>I volumi degli alberi setacci di rumori si sfasciano +sotto la pasta dei rumori. Catalogare tuttiiii +rumori presto, presto impacchettarli e spedirli a +volo ai lontaniiisssimi silenzi affamati di rumori.</p> + +<p>Il cielo nero è un orecchio infinito circonvoluto,<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[112]</a></span> +circoncanalato, contatore di rumori. 3 miliardi, 6 +miliardi, 9 miliardi di rumori!</p> + +<p>Le acque veggenti copiano, copiano, azzurri copialettere +della notte attentissima.</p> + +<p>La costellazione dello Scorpione è una muta fucileria +di stelle, sparate contro il lontano ma prossimo +Sole. Ma se ne infiiiiischia laggiù la locomotiva +di quel treno di guerra che corre stringendo +nella sua pancia sotto le sue mani di grasso fumo il +rovente Sole imbavagliato che urla lunghe griiiida +rosse disperatissssssime e trionfali di fuuuuufufuoooocooo.</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + +<p>La chiesa di Bevadoro puzza come una stalla ed +è piena di contadine che hanno un odore forte, +belle vesti a colori. Alcune zoccolanti. Altre fruscianti +in calze di seta e scarpini.</p> + +<p>Siamo seduti sul primo banco. Don Luca, prete +di Bevadoro, rude sessantenne, abbronzato, ha +due piccoli ragazzini di otto anni che servono la +messa. Sembrano ammaestrati. Don Luca fa un +cenno e il primo ragazzino gli solleva la tonaca +nera. Subito l’altro ragazzino tira fuori dalla tasca +della sotto-tonaca un vasto fazzoletto giallo e lo +pone nelle mani aperte del prete. Queste soffiano +tre volte rumorosamente un gran naso rossastro poi +si ricongiungono. Il fazzoletto ripreso automaticamente +dalle mani alzate del secondo ragazzino +sparisce nella tasca. Allora il primo ragazzino lascia +ricadere la tonaca. Don Luca comincia:<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[113]</a></span></p> + +<p>—Dunque oggi vi parlerò dell’Immacolata Concezione... +Taci, Giuseppino, fa silenzio! (rivolgendosi +a un moccioso). Come vi dissi nella predica +precedente, i profeti avevano annunciato che una +vergine di Galilea... Mariettin! <a name="tn113" id="tn113"></a><ins class="correction" title="Testo originale: si, si,">sì, sì,</ins> te. E’ una +vergogna venire in chiesa così scollata per eccitare +i soldati! (rivolgendosi a una ragazza che arrossisce, +Don Luca scende fra i banchi e le tira +l’orlo della camicietta). Sei una sgualdrina! Dunque +i profeti avevano annunciato che una vergine +di Galilea sarebbe stata scelta come sposa da Giuseppe +il falegname, e divenuta madre pur rimanendo +immacolata, avrebbe dato la luce al divino bambino +Gesù. Ora è in Paradiso. Come la vostra +vacca nella stalla è circondata da tante mosche, +così la Beata Vergine è circondata da tanti angeli +nel paradiso. Tantum eeergooo! Silenzio!... Quest’anno +ha tempestato. Non verrò a raccogliere +l’uva nelle case. Quelli che vogliono portarmela +vengano coi canestri nella canonica. Sacrameeeentuuum!</p> + +<p>Don Luca fa poi un primo giro di questua tra i +banchi della chiesa. Ma davanti al primo banco +tira con ostentazione dal portamonete due soldi e li +fa cadere rumorosamente nel piatto.</p> + +<p>Fuori, un vecchio contadino che ara un campo +mi dice:</p> + +<p>—Eravamo 14 uomini in famiglia prima della +guerra, e coltivavamo 83 campi. Oggi tutti gli uomini +in guerra e poche donne qui.<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[114]</a></span></p> + +<p>Poi riprende a pungolare due vacche e 6 buoi +aggiogati che tirano l’aratro.</p> + +<p>—Valaa Furboon. Haa le vacchee! Rombon canaiaa. +Bigioo valaaa. Vaacheee vaacooon ve beee.</p> + +<p>Una contadinella quattordicenne ma già forte, +muscolosa impugna le stanghe dell’aratro pesando +sopra col busto in avanti. E’ graziosa. Con civetteria +mi guarda voltando la testa all’indietro. Mette +in rilievo le natiche e mostra con scatti abili delle +belle gambe nude e rudi cuoiate dal sole. Le domando +perchè le due vacche sono aggiogate in +testa. Mi risponde:</p> + +<p>—Per segnà la strada.</p> + +<p>Fffuuu fffuuu fffuuu fffuuu dei fiati bovini</p> + +<p>Tlin trac tin tin tliiiin di catene e gioghi.</p> + +<p>Sono coricato in un solco; intorno a me corrono, +battagliano i tre cani della squadriglia: Zazà, +Nick e Kim. Kim è un foxterrier bastardo con +muso da levriero dolce, stupido incoscente, ragazzaccio. +Vuole fare tutto, andare da per tutto, +velocissimo ma senza coraggio. <a name="tn114" id="tn114"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Nich">Nick</ins> puro Ruffterrier +tipo di uomo sanguigno ambizioso e prepotente, +avventuroso, rissoso, indipendente. Poche +idee. Pochi odii violentissimi. E’ un po’ pazzo. Fa +una maffia elegante di balzi arcuati, pomposi, inutili +su delle alte erbe imaginarie. Morde tutto. Insegue +anitre, oche, galline, mosche e farfalle. Si +tuffa in tutte le pozzanghere; poi si ricorda ad un +tratto di Zazà e le fa una corte spudorata, brutale. +Zazà si dà delle arie di cacciatrice di topi. Scava<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[115]</a></span> +buchi e fruga in fondo per cercarvi delle talpe, +corre velocissima ma si stanca presto. Fa la cura +delle erbe. Golosa, intelligentissima e artista.</p> + +<p>Quando scoppia una rissa tra il suo adoratore +Nick e il grosso bracco della fattoria, Zazà si +sdraia per assistere. Spesso abbaia per annunciare +a Nick il bracco nemico e aizzarli.</p> + +<p>Kim ama anche lui Zazà, si slancia e la rovescia. +Zazà rotola sotto, poi scatta e morde Kim che fugge, +ritorna. Addosso a Zazà che rotola regolarmente. +<a name="tn115" id="tn115"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Nic">Nick</ins> disprezza Kim. Ma se il bracco assale +Kim, Nick con spavalderia di uomo atletico, interviene +feroce.</p> + +<p>Monotonia, monotonia del sole operaio che cuoce +i germi delle viti, sguinzaglia i tafani sulle groppe +dei buoi, accende pruriti nella carne di quella +contadinella, arroventa il dinamismo giocondo dei +tre cani e gonfia il mio petto d’un’ansia soffocante +di amore e di guerra. Vita da cow-boy. La nostra +fattoria di Barchessa immobile, sola come una nave +sul mare infinito delle pianure. Tutto il giorno +senza giubba, piedi nudi nei fossi pieni di lucci, +anatre, oche. Lucertoliamo al sole.</p> + +<p>A schiena nuda sento ramificarsi sulla mia pelle +il cervello di Fabre formicolante d’insetti attivissimi +in guerra. Intorno, le pianure vastissime, aperte, +senza alberi partono a grande velocità lontaaano +verso le radici del Grappa che si copre talvolta +di nuvole e ribolle di cannonate ovattate. +Questo è certo un bombardamento più feroce di<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[116]</a></span> +tutti i precedenti. Ogni sera il Grappa si incorona +di vampe convulse.</p> + +<p>All’alba erro nell’immensa pianura semi-allagata.</p> + +<p>Nick, Kim, e Zazà mi accompagnano. Sono +divertentissimi. Ma Nick sempre più innamorato +di Zazà diventa insopportabile. Quel bellissimo +cane tutto muscoli scattanti è, come tutti +i cani di razza, un mediocre assalitore di +femmine. Tenta, tenta, ritenta. Zazà si presta con +mille grazie e abilità impudiche. Nick non riesce. +Lingua fuori, esasperatissimo, continua anche lontano +da Zazà il movimento convulso della schiena. +Io lo sollevo ogni tanto per la piccola coda dura +come per un manico e lo tuffo nei fossi per rinfrescarlo. +C’è invece un altro pretendente di Zazà, +sempre in agguato a 50, 100 metri in giro davanti +una siepe o nell’erba. Piccolo cagnolino bastardissimo +nero con enormi orecchie da vampiro. Ghiandusso +che lo ha dichiarato austriaco lo rincorre a +pietrate. L’odiato pretendente sparisce ma 5 minuti +dopo eccolo a pochi metri incollato a Zazà. +Tutti addosso. Guaiti, lacerazione, fuga.</p> + +<p>L’altro giorno avevo Zazà al guinzaglio. Sicuro, +non sorvegliavo. Ad un tratto doppio peso al guinzaglio. +E’ lui, incollatissimo. Devo piantargli il +piede sul muso per sturacciolar via la mia cagnetta. +Evidentemente il piccolo bastardo è un amatore fulmineo.</p> + +<p>Mentre le mie scarpe ruminano, brucano e masticano +l’erba rasa, penso che tutti gli erranti pa<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[117]</a></span>stori +e cow-boys delle pianure americane portano +nel loro corpo rimpicciolito dall’opprimente avviluppante +Infinito, una minuscola rosicchiante ossessione +oscena o una miserabile rapacità finanziaria. +Essi non godono come me la vasta fusione +dell’idea di spazio e dell’idea di tempo fra il sciiivff +sciaaff dei piedi nella terra molle e pantanosa. +L’abitudine delle vaste respiranti, dilatate, pianure +toglie loro ogni curiosità e ogni amore per i +cieli, le nuvole, le stelle e le polifonie degli insetti. +Io che noto tutto, valuto, catalogo ogni +sensazione letterariamente, mi sento naufragare a +poco a poco nell’incoscienza dei pastori erranti.</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + +<p>Ma il capitano Raby mi sorprende in una di +queste meditazioni e mi invita ad accompagnarlo a +Padova, dove si reca a vedere un suo compagno +morente all’ospedale. Ecco la divina velocità, +maestra d’ogni energia e d’ogni lirismo, furente +inaffiatoio di varietà sorprendenti. Mezz’ora dopo +entriamo all’ospedale. Atmosfera tragica e storia +ancor più tragica di questo giovanissimo ufficiale +di cavalleria che prese la sifilide a Pinerolo, +si curò col 606. Apparentemente guarito tornò a +Pinerolo, vi prese una blenorragia.</p> + +<p>—E’ entrato pochi giorni fa all’ospedale, mi +dice il capitano Raby. Ha delle febbri misteriose, +dimagra. Avant’ieri l’ho trovato con un braccio +al collo. Mi raccontò che nell’agitare il termometro +si era rovesciato completamente il pollice contro +l’avambraccio.<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[118]</a></span></p> + +<p>Entriamo nella sala. Il maggiore medico ci dice +in fretta:</p> + +<p>—E’ morto stanotte. Ha le ossa disfatte e disgregate +dal 606.</p> + +<p>Ci avviciniamo al cadavere. Non si può resistere +dal fetore. Dal naso esce una materia verdastra e +delle grandi bolle che scoppiano emanando un odore +di putrefazione avanzata. Il maggiore dice gravemente:</p> + +<p>—L’uomo ha trovato due sole medicine: il chinino +per la malaria e il mercurio per la sifilide. +Gli antichi greci, persiani, indiani, cinesi frizionavano +il corpo sifilitico con una pomata mercurale. +Abbiamo fatto pochi progressi. I giovani in +genere non resistono al 606, le loro ossa sono +troppo fragili, si sfasciano, vedete.</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + +<p>26 agosto, sveglia dolorosa alle due del mattino.</p> + +<p>Incominceranno all’alba le grandi manovre tra +il Bacchiglione e il Brenta per prepararci all’avanzata +tra Piave e Tagliamento. Saremo coi bersaglieri +ciclisti in testa al primo corpo d’armata d’assalto +sotto il comando del generale Grazioli. Ore +tre, in macchina. Lotta tra la luna quasi piena che +investe gli alberi coricandone le ombre lunghissime +e i fanali delle blindate. Queste squassano, sfasciano +sventolano le loro ombre nerissime geometriche. +La campagna si gonfia di pulsazioni scoppianti +di motociclette. Freddo. L’interno delle auto-blindate +che diventa un forno al sole è, questa<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[119]</a></span> +notte, una gelatiera. Un side-car con fanale bianchissimo +che ci sorpassa sembra un pezzo di vita +intima invernale strappata a un castello da un +vento pazzo. Fantastica fuga d’una poltrona con +relativo sedentario, le gambe prese nella coperta, +davanti al fuoco del camino.</p> + +<p>Le truppe si concentrano in un immenso prato +di monte Galdella, orlato di squadroni di <a name="tn119" id="tn119"></a><ins class="correction" title="Testo originale: cavallerio">cavalleria</ins>. +Si indovinano i cavalli sotto gli alberi. Fiati, +fiati di fieno, sterco, piscio, acri ammoniacati mordenti. +Agitazioni di groppe e code sventaglianti. +Nel buio sfilano le colonne di cavalleria. Ci accodiamo +alla terza. Il corpo d’armata d’assalto ha +il compito di rastrellare il terreno conquistato da +noi e stabilire le prime linee difensive.</p> + +<p>Corteo lentissimo. Davanti a noi i cavalleggeri +al trotto si fermano e mandano pattuglie in avanscoperta. +Ci fermiamo, poi lentamente avanti. Caldo +nauseante di olio bruciato nella mia blindata +chiusa. Il rumore del motore con nota d’organo +ostinata mi dà sonno. Apro lo sportello per non +dormire. Una strada di campagna ci beve nel folto +dei suoi fogliami. Ingombro di batterie da montagna +someggiate con muli. Un reparto d’assalto +fez neri. Arditi che sembrano scolaretti in ricreazione. +Scapigliamento disciplinato. Si addensano, +precipitano la marcia. Passo più che bersaglieresco. +Violenti, velocissimi con maffia gloriosa. +Penso all’assurdità delle manovre, cretine in tempo +di pace poichè comandate da ufficiali invecchiati<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[120]</a></span> +in caserma e imbelli; cretine in tempo di guerra +poichè gli ufficiali che le comandano sono quasi +tutti feriti e perciò svogliati dall’assenza del personaggio +più importante: il signor Pericolo.</p> + +<p>Siamo di punta coi bersaglieri ciclisti in contatto +silenzioso col nemico. Un razzo enorme sfascia il +suo fuoco nel cielo. Sono gli arditi che indicano al +comando il punto estremo conquistato. Giunge a +cavallo un maggiore affannato. Con voce rotta dall’emozione +dice al generale:</p> + +<p>—Vi è un tiro di artiglieria infernale sulla nostra +destra. Minaccia di accerchiamento. Bisogna +ripiegare. Ritirata.</p> + +<p>Le sue parole spaventate (da chi?) e i suoi gesti +tragici sono di una comicità sublime in questo silenzio +quasi assoluto che trasuda il bisbiglio degli +uccelli negli alberi soffocati dal caldo quasi torrido +di questa aurora d’agosto. Penso che se i reparti +d’assalto colla cavalleria e le blindate s’infischiassero +eroicamente di questo tiro d’artiglieria infernale +non ci sarebbe proprio bisogno di ritirarsi. +Tutto dunque dipende dall’accoglienza che noi faremo +al signor Pericolo. Le manovre servono soltanto +a stabilire qualche servizio logistico e a distribuire +medaglie!</p> + +<p>Ore tre del pomeriggio. Riprendo la manovra +nella mia blindata tropicale. Innumerevoli errori. +Il generale temeva quel punto fosse battuto dall’artiglieria. +Non è così. Vi sono solo delle mitragliatrici. +Due maggiori dichiarano che le mitraglia<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[121]</a></span>trici +sono 12. Invece sono due. Constato una volta +di più che la nostra razza è legata alla improvvisazione +e alla realtà. Non crede negli esami preparatorii, +non ama le finte, risolve tutto quando +l’esame finale è decisivo.</p> + +<p>Vado avanti colla mia blindata e un plotone di +cavalleggeri appiedati, baionetta inastata. Mi seguono +curvi in fila, defilandosi dietro la mia blindata +che rincula con la poppa armata di tre mitragliatrici. +In fondo la strada è sbarrata da 2 +mitragliatrici coperte di fogliame. Un giudice di +campo mi dichiara che non posso fare nulla. Io +punto colle due mitragliatrici le due avversarie.</p> + +<p>Un capitano dei bersaglieri ciclisti insorge.</p> + +<p>—Guardi che le mie due mitragliatrici sono +puntate e la strada è sbarrata.</p> + +<p>Rispondo:</p> + +<p>—Le mie sono puntate e blindate. E’ mezz’ora +che io inseguo i suoi bersaglieri. Lei non ha avuto +il tempo di fare lavori di sbarramento. Del resto +mentre io la mitragliavo i miei uomini hanno tolto +tutti gli sbarramenti.</p> + +<p>—Non è possibile.</p> + +<p>—Il giudice di campo deciderà.</p> + +<p>A 50 metri da noi, altro dialogo tra due reparti +avversari.</p> + +<p>—Lei con le sue mitragliatrici è fuori uso.</p> + +<p>—Io considero prigioniera la sua sezione.</p> + +<p>—Se vuole, si accomodi, signor capitano!</p> + +<p>Mi consolo dell’ironia scoraggiante e del caldo<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[122]</a></span> +tropicale con l’ammirare una giovine mugnaia in +rosa ritta sulla chiusa d’un mulino con un orinale +azzurro nella mano destra. Beve estatica il tapaplum +tapaplum di 3 cavalieri che galoppano sotto +il ta-ta-ta-ta di una mitragliatrice innocua, a salve.</p> + +<p><span class="g">Ssssssssssss</span> della limpida vasta gomma di +acqua convessa dell’affioratore. Gonfia gelatina +trasparente che contiene tutto il sapore dorato dell’agosto. +Cristallo mobile che porta l’immagine precisa +della mia blindata.</p> + +<p><span class="g">Rrrrrrr</span> d’areoplano in cielo. Un fascio di +sole fuor delle nuvole investe una bandiera azzurra +alla finestra d’un cascinale.</p> + +<p>Passa un cavaliere con una bandiera rossa e bianca +nello stivalone.</p> + +<p>Davanti, il prato è una fusione di smeraldi. Quattro +bambini pastori. Si chiamano forse Rosa Italia, +Ninette France, Nik Wilson, John Bull. Sorvegliano +2 groppe enormi cubiche: un toro cieco che +si chiama certamente Berlino, una vacca elegante +magrissima che si chiama senza dubbio Vienna.</p> + +<p>Mascelle: bruuc bruuc bruucroff bruucroff.</p> + +<p>Fiati: fuu fuu.</p> + +<p>Code incensieri e code ventagli contro le mosche</p> + +<p>Turutuum turutuum di cannonate sul Grappa.</p> + +<p>Tuf tuf tuf tuf tuf della mia autoblindata.</p> + +<p>Tuf—tuff—tuff della lavandaia che sbatte e sciacqua +quei panni forse bende insanguinate nel fosso +d’oro blu.</p> + +<p>Blu blu blu blu blu di tacchine berlinesi e romantiche.<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[123]</a></span></p> + +<p>Plaaff plaaff di sterco di vaaacca vaaacca.</p> + +<p>Valaaa bireee vekiii moreee.</p> + +<p>Bruuc bruucrof.</p> + +<p><span class="g">Zzzzzzz</span> di mosconi tedeschi che tornano <span class="g">zzzzzz</span> +insistono <span class="g">zzzzz</span> pungono metodici, filosofici. +I 4 bambini pastori giuocano colla palla di +caucciù solare che rimbalza sul prato verde.</p> + +<p>John!... Wilson!... France!... Italiaaaa!...!</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + +<p>Da tre giorni l’intiera 8ª squadriglia si esercita +al tiro della mitragliatrice. Mentre crediamo poco +nella collaborazione della cavalleria in caso di celere +offensiva abbiamo grande fiducia nelle nostre +auto-blindate. Si lavora energicamente sotto il sole +tropicale che trasforma la mia 74 in una vera scatola +di cottura.</p> + +<p>Ricordo di aver per il primo nella mia <i>Battaglia +di Tripoli</i> paragonato la mitragliatrice a una +donna seducentissima perfida capricciosa e crudele +con la sua lucente cintura di cartucce. Trovo ora +che l’immagine è precisa specialmente se si tratta +di caratterizzare queste nostre mitragliatrici S. Etienne +vendute dalla Francia all’Italia, più parigine +e più femminili di ogni altra mitragliatrice, più +passionali e più perfide. La mitragliatrice S. Etienne +è un’arma perfetta, ma esige cure tali da +stancare qualsiasi amante devoto. Sarebbe docile +e continua, se ben fissata sul candeliere in terra. +Ma soffre di affacciarsi alle finestre troppo strette +della blindata. Non ama gli scossoni polverosi del<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[124]</a></span>la +velocità, esige una oliatura leggerissima, dirò +meglio una toilette da Istituto di bellezza. Altrimenti +si inceppa, mastica le cartucce invece di spararle +e si ingombra lo stomaco colla polvere.</p> + +<p>Brutto affare sentirsi accerchiati mentre la S. +Etienne ha le bizze. Il mio sergente ha svestito +interamente una delle due S. Etienne in cupola. +L’aiuto, seconda cameriera affaccendata intorno al +corpo della dama che andrà al ballo. Eccola rivestita. +Spara; poi di nuovo si inceppa. Il mio sergente +bestemmia:</p> + +<p>—Accidenti, ora fa la matta! Questa stupida +non ama l’olio!</p> + +<p>Si soffoca nella mia blindata. Salto fuori per respirare +pensando a un’altra donna che fa la matta +nella sua ultima lettera. Si chiama Bianca, è bionda, +fiorentina, sensuale, sta a Palermo, spera di +incontrarmi a Napoli. L’ho amata, ma la sua natura +bizzarra piena di svolte misteriose, sincerità +e snobismi, calcoli e generosità assolute, mi esaspera +specialmente ora in questo periodo della mia +vita di guerra, inadatto alle complicazioni e ai +diabolismi erotico-sentimentali. Sarei contento di +non rivederla più. E’ una mitragliatrice graziosa, +precisa, ma turbolenta e piena d’inceppamenti. +D’altra parte, come incontrarla ora? Mi scrive una +lettera assurda ponendomi l’ultimatum. Vedersi a +Napoli o non vedersi più!</p> + +<p>Il capitano Raby mi batte sulla spalla con queste +parole inaspettate:<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[125]</a></span></p> + +<p>—Non posso andare ora in licenza, se vuoi andarci +tu, puoi partire fra due ore.</p> + +<p>Scatto di gioia e accetto. Questa gioia mi irrita. +Sento che il fascino della mitragliatrice lontana mi +domina, ma dico con tono strafottente:</p> + +<p>—Caro Raby, grazie. Parto perchè non temo le +mitragliatrici.<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[126]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XI" id="XI"></a>XI.<br /><br /> + +LA MARCHESA CASATI<br /> +E I BALLI FUTURISTI</h2> + + +<p>In treno riepilogo le cose da sbrigare nella mia +licenza: gruppi di giovanissimi futuristi da visitare, +propaganda da intensificare, prima rappresentazione +dei balli futuristi di Depero ecc. ecc. +Dominano nella mia fantasticheria sonnolenta le +figure di due donne: Maria, amica affettuosa e intelligente +purtroppo influenzata da un marito professore +germanofilo. La vedrò a Roma. E Bianca +che amo un poco, molto, non so, desidero, odio, +strangolerei o trascurerei, vedremo.</p> + +<p>Mi ero proposto 4 anni fa di eliminare durante +la guerra qualsiasi amore importante. Non tanto +per gelosia, quanto per portare al fronte un’anima +serena, spensierata e gogliardica. Vi sono riuscito +a metà.</p> + +<p>Nel compartimento vi sono molte donne. Il mio +istinto le valuta. Una è coricabilissima, l’altra è coricabile, +la terza è traversabile quando si ha molto +freddo e molta noia nei nervi.</p> + +<p>Davanti a me, la moglie un po’ volgare, ma bella +bionda, sensuale un po’ cocottesca di un vendi<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[127]</a></span>tore +di formaggi milanese. Seduto vicino, un tenente +aviatore romano chiacchierone, gioviale, +scherza invita tutti a dividere il suo cestino poi +mangia parlando colla signora milanese:</p> + +<p>—Stamattina, ho volato su Peschiera. Fui attaccato +da un cacciatore austriaco. Subito l’ho contrattaccato, +ma non ho potuto sbatterlo giù. Aveva +un motore più forte del mio. Nel cielo di Torbole +me ne sono venuti due addosso, di cacciatori austriaci. +Ho dovuto tagliar la corda. Mi avevano +forato le due ali come due setacci. Alle sette ero +sulla piazza di Peschiera. Vedevo gli uomini sulla +piazza...</p> + +<p>—Oh! conosco bene Peschiera! risponde la +signora milanese con una assoluta indifferenza per +l’eroismo aviatorio. E’ una bella cittadina... Non +butti via quel cestino. Servono molto i cestini per +spedir la roba. In tempo di guerra tutto è buono...</p> + +<p>La mia ironia assapora questo urto violento tra +il cretinismo di una donna mediocre e la verbosità +di un eroe nato per fare l’impiegato e proiettato +in alto nelle battaglie aeree dalla guerra, questa +miracolosa trasformatrice di valori umani.</p> + +<p>A Bologna cambio treno. Nello scompartimento +altro paesaggio umano:</p> + +<p>Alla mia destra e davanti a me due commercianti +ricchi fornitori di guerra.</p> + +<p>Fingendo di sonnecchiare li ascolto.</p> + +<p>Quello di faccia calvo, pancione dice:</p> + +<p>—Che sole, al lido d’Albaro! Ci si sta bene. Co<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[128]</a></span>me +a Napoli. Pesce fresco. Abbiamo passato io e +mia moglie una giornata divina.</p> + +<p>La moglie che gli sta vicino, grassa impellicciata, +quarantenne, vecchia luna, approva col vasto seno.</p> + +<p>—Se un affare mi va bene, mi prenderò in affitto +una villa per l’inverno prossimo. Non capisco +come si possa, quando si può, preferire di +passare l’inverno nel fetido nebbione milanese. +Ora c’è molto lavoro. Io quest’anno per il lavoro +non ho fatto la campagna.</p> + +<p>Penso che per questi imboscati il fronte temibile +è Milano con la nebbia per nemico.</p> + +<p>Senza rancore, continuo ad ascoltare.</p> + +<p>Il mio vicino di sinistra altro tipo di fornitore +di guerra, trentenne, magro, racconta con solennità:</p> + +<p>—Siamo stati su, in montagna, sopra Pontedecimo. +Una signorina americana colla sua brava licenza +di carrozza pubblica ci ha portato dappertutto. +Come guidava bene! Abbiamo scovato così +su, su, in un piccolo villaggio del burro in quantità! +Ne ho un pezzo nella valigia. A proposito, +tu non sai che il bel Luigi è morto! Non si sa più +nulla di lui. Abbiamo fatto tutto per sapere se era +prigioniero. E’ certamente morto. Se avesse voluto! +Dopo la prima medaglia ha voluto partire ancora! +Già non è stato mai un giovane capace e +serio. Faceva il bel giovane. Eleganza e donne! +Suo fratello sì, che ha guadagnato dei soldi! Sua +sorella è stata veramente fortunata, ha sposato +un milionario!<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[129]</a></span></p> + +<p>Il primo fornitore risponde malinconicamente +come parlando a se stesso:</p> + +<p>—Io ho 4 vagoni di caolino fermi a Modane. +Dall’Inghilterra! Cosa vuoi, nella mia fabbrica di +porcellana tutto carbone, esclusivamente carbone! +Noi non abbiamo come voi aria compressa e ventilatori. +Per raggiungere certe calorie tutto carbone. +Senza di che si cuoce lì bene e male là. Colla porcellana +è così!</p> + +<p>Il secondo fornitore:</p> + +<p>—E’ un anno che io aspetto 80.000 lampadine +elettriche dall’Olanda!... Sono 35 anni che lavoro +con Bianchi. Ci si sta bene, un personale d’oro.</p> + +<p>Mi addormento mescolando nel mio sogno il personale +d’oro veramente tutto d’oro massiccio fantasticamente +aggredito da 80.000 lampadine elettriche +che gli scoppiano sulla testa. Traverso in +sogno la fabbrica di porcellana con le pazze calorie +equatoriali. Valico montagne di burro e mi sveglio +a Roma nell’oro ricco, rovente, dorato di un +sole pacifista di burro sontuoso.</p> + +<p>Nella folla scorgo il poeta Mario Carli, capitano +degli arditi ferito, ora direttore di <i>Roma Futurista</i>. +Ecco Balla, veloce, paglietta con nastro a colori +dinamici, cravatta di celluloide tricolore.</p> + +<p>Abbracci. Entusiasmo. Sopraggiunge un gruppo +schiamazzante di giovanissimi futuristi quattordicenni +tutti affannati dalla speranza di partire presto +volontari, tutti irti d’odio contro le isradicabili +spie, il governo languido ecc...<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[130]</a></span></p> + +<p>All’Hotel Flora, una lettera di Bianca che mi +aspetta a Napoli e una di Maria che mi aspetta a +Firenze.</p> + +<p>La sera vado dalla Marchesa Casati che desidera +essere accompagnata da me alla prima rappresentazione +dei balli futuristi di Depero.</p> + +<p>La Marchesa Casati è uno dei nostri più originali +prodotti nazionali. Questa milanese geniale ha saputo +per due anni di seguito battere clamorosamente +in eleganza eccentrica e in sbalorditiva creazione +di bizzarrie e snobismi tutto ciò che di più +originale, elegante, eccentrico snobistico conteneva +Parigi.</p> + +<p>Essa rimane la prova vivente che l’Italia se vuole +può domani vincere anche il primato della moda +Parigina. La Marchesa Casati è inoltre appassionata +conoscitrice d’arte futurista, la difende e l’impone +nella società romana. Sono meriti importanti +che io particolarmente apprezzavo mentre l’Italia +si valorizzava integralmente al fronte.</p> + +<p>Suono al cancello della sua villa in via Piemonte. +Il campanello fa subito accendere laggiù in fondo +al giardino buio il lampadario della scala esterna. +Paaak. Ripercussione magica in un ambiente predisposto +agli stupori. La porta s’apre: servo negro +bello in frak elegantissimo. Nell’atrio un odore +chiesastico. Forse incenso? No. Piante marine. +Profumo dolce, acre, selvatico che accentua la +bianchezza carnale d’una statua mutilata nella penombra. +Sono nella biblioteca a fondo oro vec<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[131]</a></span>chio: +le lampade non rischiarano che i tappeti. +Questi imbavagliano le voci del palazzo. Entra +il servo negro. Mi tende un vassoio con due +cok-tails. Se fossi vagneriano penserei ai due filtri +d’Isotta. Prendo il mio, bevo: cok-tail eccellente, +non troppo forte, fantasioso, tonico.</p> + +<p>Ho nel sangue un ritmo africano sincopato e la +ribalta accecante d’un caffè concerto.</p> + +<p>Il negro scompare con l’altro cok-tail, secondo +filtro per Lei!</p> + +<p>Pausa. L’atmosfera ha delle intenzioni speciali. +La turbo camminando su e giù. I miei scarponi +enormi con speroni sono felici di stonare fra le delicatezze +sornione delle luci striscianti.</p> + +<p>Con un lampo-slancio entra Swift il levriere +bianco che veloce si corica in tondo nella poltrona +bianca, profonda. Ritmo freddo polare di calme +astrazioni filosofiche. Swift sembra un cordame +bianco per frenare le probabili vele di questa casa +che naviga nel sogno.</p> + +<p>Swift sembra anche un salvagente bianco.</p> + +<p>Una larga cadenza musicale di profumi e fruscii +annunzia il terzo ritmo: la bella Marchesa!</p> + +<p>Saggia pazzia danzante aerea. La sua mano stesa. +La sua voce chiara. Giovialità. Allegrezza d’alba +primaverile. La prima impressione di naturalezza +infantile centuplica i valori estetici della figura alta, +agile, tagliente e pur flessuosa, inguainata e +pure libera nel mantello di Paquin crespo di Cina +nero con bordo infiorato di oro vecchio.<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[132]</a></span></p> + +<p>Non le vedo il viso poichè le lampade illuminano +soltanto i tappeti.</p> + +<p>La Marchesa apre un poco il mantello per offrire +alla luce i suoi pantaloni turchi Calot in broccato +oro vecchio orlati di pizzi veneziani. Ripete +più volte il gesto di tirar sul seno una fascia d’oro +vecchio che conduce giù i miei sguardi agli scarpini +turchi oro vecchio con fibbia nera e tacchi alti +madreperlacei. Ma le due mani che portano e +sembrano rincorrere ciascuna due perle enormi +sfiorano la parete e fanno scaturire altre luci da +altre lampade cosicchè appare la faccia pallida e +felina, una faccia di tigre sbiancata da un chiaro +di luna intrepido.</p> + +<p>Grandi occhi neri, lenti che fissano un punto +poi un altro con le pause di un proiettore. Ricordo +il proiettore italiano che dal monte Corada fissava +dopo il lungo nostro bombardamento le trincee +austriache del Kuk travolte, sfondate, impaurite +nell’attesa del nostro assalto. Qui l’assalto è +dato dai cavalloni convulsi rossi dei capelli che +le incorniciano la faccia.</p> + +<p>Ma la Marchesa non vuole dar l’assalto a nessuno. +Ride, scherza, parla d’arte e della rappresentazione +dei balli futuristi che andremo a vedere. La +voce fresca e senza trucchi musicali contrasta col +dilagare a ruota, a spirali, a volute degli sguardi +muti. Questi sono pure sguardi naturalissimi, non +vogliono nulla, nè fingono nulla, ma le occhiaie +vaste e fonde contengono una involontaria magia +di cerchi azzurri che si svolgono all’infinito.<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[133]</a></span></p> + +<p>Certamente quegli sguardi potrebbero essere fatali +ad un inesperto navigatore di mari femminili. +Essi sprofonderebbero intorno le pareti per creare +la penombra verdastra carica d’insetti lussuriosi e +veleni profumati delle foreste native. La marchesa +è una milanese bella intelligente e immaginosa che +ha saputo crearsi un’atmosfera equatoriale, selvaggia, +dolce e truce tragicallegrissima. Sudan imbellettato +in automobile.</p> + +<p>La bocca è bella, prominente, ma poco civile. +Mascelle graziose ma forti, da belva onesta. Le +dimostro che nessuna donna ha mai avuto una distanza +così grande fra le nari apertissime, mobili +e le labbra. Risponde con una risatina a scatti, assolutamente +inadatta al senso delle parole:</p> + +<p>—Conoscete il mio pappagallo dell’equatore +che si chiama Bra-cadabrà?</p> + +<p>Nell’angolo buio un arabesco bianco, giallo, verde +appollaiato stride:</p> + +<p>—Bracadabrà, Bracadabrà, Bracadabrà.</p> + +<p>Il grido del pappagallo lega i colori delle sue +penne al rosso dei capelli della marchesa al nero +degli occhi e delle nari, al rosso sangue della bocca +e alla cravatta di celluloide bianca, rossa, verde +dell’amico Balla che entra cantando:</p> + +<p>—Bracadabrà, Bracadabrà.</p> + +<p>Prima d’uscire la marchesa s’infila al dito mignolo +uno strano anello che bilancia sospeso a tre +catenelle un microscopico incensiere con un gra<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[134]</a></span>nello +d’incenso fumante. Traversiamo una sala popolata +da tre assiemi plastici di Boccioni in rissa +con dei dinamismi violacei di Russolo e dei cicloni +gialli di Balla.</p> + +<p>Usciamo. L’automobile è veloce. Roma notturna: +ruderi presi a rasoiate bianche dalle lampade +elettriche.</p> + +<p>La sala del Teatro dei Piccoli contiene molte +russe agitate, zazzere pittoriche, occhiali passatisti +di professori, signore romane magnetizzate dai titoli +e dal cosmopolitismo, futuristi impazienti, +veleni critici in bottiglia con la relativa testa da +morto sopra, tutto il neutralismo elegante che si +infischia della guerra continuando a mendicare +un sorriso e un invito dalla principessa tale, dalla +duchessa tal altra. Balordaggine snobistica, falsa +intellettualità, smorfie pro e contro il futurismo.</p> + +<p>Sono seduto fra la marchesa Casati e la principessa +di Bassiano, americana gioviale semplice e +intelligente.</p> + +<p>Il pittore Besnard, illustre passatista, contende +alla marchesa Casati una parte della curiosità bisbigliante.</p> + +<p>Il quadro dei selvaggi enormi fantocci di legno +a colori e forme sintetiche impone il silenzio. Aurora +africana con balzi di colori. I mormorii di stupore +fanno pensare alla musica degli insetti sulle +paludi tropicali. Si soffoca dal caldo. Questo è accentuato +da un’enorme selvaggia rossa che s’avanza +sulla scena. Ha un petto-ventre quadrato che<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[135]</a></span> +subitamente spalanca due sportelli e partorisce una +piccola marionetta.</p> + +<p>I bambini nella sala schiamazzano dalla gioia. +Interrogo i figli della signora Giordana. Rispondono +con entusiasmo che quelle marionette sono +le più belle, le più vere, le più vive. Ora danzano +incalzate dalla musica futurista di Malipiero, +stramba, rude, originalissima. Il conte di S. Martino +che mi stringe la mano calorosamente dichiara +ad alta voce:</p> + +<p>—Il vostro Depero ha molto ingegno. Non dimenticate, +Marinetti, che io sono un futurista della +prima ora, non rimorchiato. Ho assistito a tutte +le vostre manifestazioni e ho sempre pensato che +l’ingegno originale è tutto nel vostro gruppo futurista.<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[136]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XII" id="XII"></a>XII.<br /><br /> + +UNA FESTA NAPOLEONICA</h2> + + +<p>La sera dopo sono nel salotto di Donna Maria +Mazzoleni. Ho una grande stima e una viva simpatia +per questa signora italiana che sa mirabilmente +vestire d’ogni grazia e d’ogni eleganza una vita +energica attivissima integralmente consacrata al +patriottismo concreto e alla pratica filantropia. +Spirito largo senza pregiudizi e con spiccate tendenze +futuriste, Donna Maria Mazzoleni ha saputo +fare del suo salotto il ritrovo delle persone +più significative e più originali della capitale: diplomatici, +poeti, artisti, musicisti, inventori, principi +indiani, celebrità del teatro, inaspettatissimi +prodotti umani dell’estremo oriente, ufficiali eroici, +vincitori di record mondiali e bellissime signore.</p> + +<p>Questa sera non vi trovo che Missiroli, il pallido +esitante indeciso ma troppo intelligente farmacista +d’ogni ideologia. Spirito tutto a trapani inutili, +a spaghetti senza sugo, cuoco accuratissimo di +insipide preziosissime salse spirituali. Una di quelle +tipiche sibille a rovescio, come io chiamo, i numerosi +culturali falsi profeti che sbagliando sempre +nelle loro profezie diventano involontariamente +degli ottimi indicatori del futuro. Basta credere<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[137]</a></span> +esattamente al contrario di ciò che profetizzano: si +coglie sempre nel segno.</p> + +<p>Con mosse untuose da prelato Missiroli cerca +d’inocularmi un po’ della sua ammirazione sconfinata +per la Germania. Rifiuto brutalmente l’iniezione. +Egli colla piacevolezza di un cataplasma mi +dichiara:</p> + +<p>—Avete torto di parlar male di Benedetto Croce +poichè egli è il padre di tutte le vostre libertà futuriste.</p> + +<p>Rispondo:</p> + +<p>—Ho sempre avuto una profonda pietà per Benedetto +Croce, malinconico carabiniere che predica +la libertà rivoluzionaria.</p> + +<p>Entrano la contessa e il conte Bosdari nostro +ambasciatore ad Atene. Spingo a poco a poco la +conversazione ad una precisa valutazione della +Grecia.</p> + +<p>Bosdari dice:</p> + +<p>—Il popolo greco è un popolo antiguerresco. +Voleva rimanere neutrale. E’ stato strappato alla +neutralità da Venizelos. Ora l’esercito greco organizzato +per forza dai francesi non vuole assolutamente +battersi. Venizelos non ha un vero seguito, +nè un vero partito. Non vi sono nazionalisti, nè +patrioti in Grecia. Venizelos ha perduto il contatto +del suo popolo perchè ha fatto la rivoluzione con +le forze degli alleati, cioè con forze forestiere. +<i><span lang="fr" xml:lang="fr">L’entente devait le laisser pourrir dans sa neutralitè.</span></i> +E’ un popolo incurabilmente neutrale, paci<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[138]</a></span>fista, +ma non germanofilo. Non ha mai creduto +nella potenza della sua Regina tedesca. E’ un’oca. +I famosi schiaffi e la famosa pugnalata della Regina +al Re sono fiabe. Per molto tempo Venizelos +non è riuscito, neanche coi denari, a trovare 50 +individui che gridassero: morte a Costantino! Ma +i francesi hanno una grande influenza ad Atene, +una vera prepotenza, spadroneggiano.</p> + +<p>Comprendo che Bosdari si è urtato profondamente +con Venizelos. Bosdari ha un fondo d’incurabile +germanofilia. Conclude:</p> + +<p>—Ho fatto capire a Venizelos che l’unica potenza +la cui amicizia può permettere alla Grecia +di non essere la misera vassalla dell’Inghilterra e +della Francia è l’Italia.</p> + +<p>Donna Maria Mazzoleni che sa meglio di Madame +di Sevigné dirigere il suo salotto intellettuale +con varietà e contrasti interessanti mi prega di declamare +le mie parole in libertà «<i>Treno di soldati +turchi ammalati</i>».</p> + +<p>Rompo con forza decisiva l’atmosfera di finezze +diplomatiche. Vivo successo di declamatore. +La conversazione è orientata ormai sulle demolizioni +utilissime compiute dal movimento futurista +e sulla rivoluzione pittorica creata da noi in tutto +il mondo col predominio lirico, plastico del genio +nostro. Altri invitati sopravvenuti raccontano +le leggendarie cazzottature del teatro Costanzi, le +burrascose esposizioni futuriste a New York a S. +Francisco. Un attaché a l’ambasciata Cinese spie<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[139]</a></span>ga +l’influenza decisiva del pittore Boccioni sull’arte +dell’estremo oriente. Si parla molto di +una grande festa che il conte Primoli darà domani +nel suo palazzo napoleonico in onore dei mutilati.</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + +<p>Vi partecipai colla marchesa Casati che mi presentò +al famoso Loulou Primoli. Raffinatissimo, +colto, intelligente, ma tragicamente passatista figlio +di una Bonaparte, maestro d’ogni cortesia e +d’ogni bizzarria erotico-sentimentale.</p> + +<p>Salgo colla Marchesa per una scaletta piena di +fiori e di statuette di Napoleone. Il guardaportone, +personaggio dell’impero, saluta tutti e lascia passare +tutti.</p> + +<p>Siamo in casa del Passato. Passato vinto, indulgentissimo, +disilluso e nostalgico. La scala sale girando +con grazia e portando faticosamente la sua +balaustra carica di stoffe rosso e oro. Infilata di camere +rosso-oro. Vere cappelle asfissianti di fiori +e di profumi artificiali. Fiori, fiori, falsi e naturali +in scatole, scrigni, vasi e vassoi. Ritratti, ritrattini, +ninnoli intimi preziosissimi, ricordi, album, fotografie +d’ogni dimensione, autografi enormi come +di giganti e flebili sbiadite calligrafie di regine +morte. Tutte le cose sacre d’una vita sontuosa che +preferisce il ricordo alla crudele realtà presente, +tutto marcato dall’affetto e dal tempo messo in vetrina +spudoratamente, con ostentazione quasi oscena. +Ultima offensiva d’un passatismo disarmato +che utilizza le sue fragili armi senza grazia alla<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[140]</a></span> +rinfusa per fermare ad ogni costo il futurismo vittorioso +e le sue velocità furenti. Questa sala contiene +due pezzi di chiese distrutte, tre portantine +pregne di profumi imperiali, due madonne di bronzo +decapitate e una grande grata panciuta di vecchio +legno dorato tolta dal coro di una chiesa di +Siena.</p> + +<p>La portantina sussurra che le donne del tempo +che fu sapevano meglio amare. Dalla grata panciuta +cola come da una chiusa la cadenza morbida +d’un canto chiesastico. Ma le due Madonne tendono +sinistramente le mani vuote come per ridomandare +ai rigattieri ebrei le loro teste probabilmente vendute +a parte.</p> + +<p>L’odore di muffa aggredisce le nari. Polvere, +polvere. Bricabrac di cose vecchie, morte affastellate. +Sembra la vendita all’asta di una reggia +che l’ultimo erede reale offre per necessità ad un +popolo rivoluzionario. Questo però non compera, +invade, devasta e brucia. Infatti le stoffe rosse danno +l’illusione delle fiamme e i profumi densi si +inacidiscono fino all’acredine dell’odore di bruciato +e di sangue.</p> + +<p>Folla di signore. Dominano le cretine:</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Oh ma chère, chère, chère madame, quelle +joie de vous revoir!</p> + +<p>Tipica frenesia balorda e grottesca delle signore +spalmate di falsa aristocrazia, orgogliose tacchinescamente +di trovarsi in un salotto alla moda select +unico. Tutte un po’ seccate di trovarsi così numerose. +Sarebbero raggianti di potere compiangere<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[141]</a></span> +molte amiche assenti. Ma non avrebbero allora il +piacere di vedere il loro privilegio notato da molte.</p> + +<p>La maschera di cera di Napoleone assiste impassibile +a questa nuova ritirata di Waterloo.</p> + +<p>Tutto in vetrina, anche i gloriosi mutilati da festeggiare. +Sono seduti immobili nelle poltrone rosso +e oro del grande salone. Visi rudi cotti e riplasmati +dalle carezze ferree corrosive delle rose +granate. Visi scabri, tipici come il Carso. Pezzi +di sole ancora fumanti e vibranti. Ora sono un +po’ pacificati, ma vi passa sopra il brivido di una +irritazione. Perla il sudore su quella fronte. Sentono +il peso insopportabile di quel lusso sfarzoso +ammucchiato con boria. Nei loro occhi oscilla +l’anima tra le preoccupazioni di denaro e il +piacere inusitato dei ricchi omaggi mondani. Intorno +accaparranti fastidiosi tutti i brusii mormorii +delle donne che vorrebbero essere materne e +invece urtano sbadatamente tutti gli spigoli doloranti +di quelle sensibilità troncate.</p> + +<p>Silenzio! silenzio! Il celebre Battistini canterà +una canzone napoletana.</p> + +<p>Vola con grazia lentamente poi si slancia patetica +in alto la grande voce del cantante meraviglioso, un +po’ sciupata, ma piena ancora di magie. Si gonfia, +si arrotonda, cerca di spalancare l’angoscia appassionata +del golfo di Napoli, rompendo e travolgendo +pareti, stoffe, soffitti di oro fuor dal +bricabrac passatista, per toccare le vivide, fresche, +elettriche stelle d’Italia che brillavano certo nella<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[142]</a></span> +battaglia su quei soldati come su dinamo instancabili +dalle scosse micidiali. Gli applausi e le approvazioni +sventagliano mille idiozie ma hanno il +rumore della risacca notturna sui Faraglioni tetri, +eroici di Capri.</p> + +<p>Ora si aggira, in mezzo ai busti, statue, statuette, +il Bonaparte padrone di casa e direttore di questo +immane esibizionismo d’intimità napoleoniche. +Cortesissimo, pieno di grazie delicate, ma tozzo, +stanco, grosse spalle finite, tirate giù dall’enorme +<i>tight</i> verde-blu scuro e il cravattone quadrettato +grigio-perla e blu.</p> + +<p>Loulou Primoli ringrazia i suoi invitati con molti +sorrisi nella faccia rossa un po’ cotta dai liquori, +baffi grigi, gote gonfie, cascanti, occhi scuri sagaci +d’antiquario.</p> + +<p>Esco colla Marchesa Casati, felice di rivedere all’aperto +la mia amica futurista in un’altra serra +calda che abbia per soffitto l’arco caldo azzurro +del cielo romano.<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[143]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XIII" id="XIII"></a>XIII.<br /><br /> + +I VELENI DEL GOLFO</h2> + + +<p>Sono stanco di artifici e di snobismi esasperati. +Bianca mi aspetta a Napoli!</p> + +<p>Il giorno dopo alle due del pomeriggio appena +entrato nello scompartimento soffocante sono preso +da un’ansia inaspettata. Il treno è zeppo. Quasi +tutti napoletani. Sono forse le loro voci cadenzate +che mi spremono i nervi mutando completamente +la mia sensibilità. Il mio cuore raddoppia i suoi battiti. +Vorrei aprire la mia giubba grigio-verde per +respirare, respirare il grande alito passionale del +golfo. Ma è ancor lontano, molto lontano. Perchè +non parte il treno? Sono pigiato sul mio sedile, +ma non sento più nulla, tutto assorto nella visione +interiore bruciante di Bianca. Dunque l’amo pazzamente? +Forse. Sono strabiliato dalle bizzarrie della +mia anima che porta con se in guerra ridendo e +combattendo spensieratamente un amore sepolto, +ma vivo ora scattante.</p> + +<p>Il treno parte accelerando col suo ritmo il ritmo +del mio cuore che s’avventa per frugare nei ricordi, +precisare le sensazioni. Completamente isolato +nel mio sogno, vedo Bianca, la sento!</p> + +<p>Bionda, bionda, gracile, flessuosa con quei suoi<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[144]</a></span> +occhi pieni d’oro verde, bellissimi occhi che ridono +e bruciano sotto la capigliatura di scintille e polvere +d’oro. Chissà se mi sarà possibile vederla un po’ +a lungo a Napoli? Sua zia bisbetica e provinciale +ha una franca antipatia per me. Ma Bianca saprà +dovrà superare ogni difficoltà per vedermi!...</p> + +<p>La risento nelle mie braccia come la prima volta +in casa mia nel mio appartamento di Chiatamone +5 anni fa. Aveva un vestito leggerissimo, sembrava +nuda. Io l’ubriacavo di poesia. In un attimo i miei +baci travolsero ogni sua volontà. Scapigliata, languida, +eccitatissima! Invocava un pettine per ravviarsi +i capelli. Ricordo ancora di aver chiamato +la mia cameriera Giulia che offrendomi il pettine +mi spaventò col suo viso inferocito dalla gelosia.</p> + +<p>Andammo a pranzare insieme. Pioveva. Bianca +si abbandonava sul mio braccio felice della pioggia +che ci isolava dal mondo. La marea d’una passione +violenta mi portava sulle vette acute delle +fantasie più suicide. Le dicevo:</p> + +<p>—La mia vita è lì sulla tua bocca... tutta la vita +in un tuo bacio!</p> + +<p>Le proposi di partire per Sorrento. Non volle. +Ma in carrozzella semi-aperta sentii che ogni sua +difesa era vana. Tutte le forze della luce, dei profumi, +dei suoni e dei rumori si coalizzano, impongono, +esigono che ogni ritardo sia abolito. I baci +nostri sono fitti, precipitati, affannosi. Sembrano +incalzati dalla pioggia in una elettrica furia di vibrazioni. +Scendiamo dalla carrozzella. Nel giar<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[145]</a></span>dino +le nudità pericolose troppo bianche delle statue +sembrano uscite dal coito acre mordente schiaffeggiante +di quel mare virile.</p> + +<p>Convinco Bianca che docile viene dove voglio. +Ansando come un ladro la guido per la mano nel +buio della scala, poi nel buio appartamento, piego +il suo corpo che trema sul letto nel buio, svestendola +febbrilmente con le mie mani convulse che si +sbagliano, strappano, strappano le ultime barriere +davanti alla piena irruente della mia passione.</p> + +<p>Bianca è quasi nuda. Non vuole la luce. Io esigo +lo splendore illuminato di quel corpo ed eccolo +finalmente tutto da baciare con mille elogi deliranti, +carezze che frugano si arrampicano insistono divorano. +Velocità d’incendio che nessuno potrà spegnere.</p> + +<p>—Stiamo al buio, te ne prego...</p> + +<p>Io rifaccio la luce. Ma lei implora:</p> + +<p>—No! No! che scandalo! che scandalo! Sei cattivo! +Caro, caro, mi piaci tanto! Mi piace il tuo +temperamento impetuoso, ma Dio mio! non ti +calmi mai! Fermati con questo tuo dinamismo!</p> + +<p>Bianca ride.</p> + +<p>Io rispondo:</p> + +<p>—Dinamismo plastico!</p> + +<p>Ridiamo insieme. Risate che sfumano nelle strette +feroci dove le nostre anime si spremono.</p> + +<p>—Ho paura, dice Bianca, penso che mi farai +soffrire, terribilmente soffrire.</p> + +<p>Si rituffa nell’incosciente abbandono, soffocan<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[146]</a></span>do +le sue grida sotto le ondate pesanti del piacere. +Poi un tremito convulso l’assale. Mi ricordo che +questo tremito non cessava più. Mormorava e implorava:</p> + +<p>—Ho freddo, freddo, tanto freddo, riscaldami, +amore!</p> + +<p>Io la riprendo. Eccola beata, rapita, bambina. +La sua anima alla deriva nuota come in una scia +di bollore lunare. Con precisione ricordo i suoi piccoli +strilli di spavento-pudore mentre girava cercando +le sue vesti nella camera, nuda, minacciata +dalla luce che io accendevo e spegnevo.</p> + +<p>Mangiammo insieme delle frutta nella sala da +pranzo, poi la ricondussi in carrozza alla casa della +zia, senza pensare che non l’avrei riveduta per +un anno. Che schianto! Per un anno la cercai +senza ritrovarla, invocando il suo ritorno disperatamente. +Il mistero di quella lontananza e di +quel silenzio mi tormenta oggi più che mai.</p> + +<p>Bianca non seppe non volle spiegarmi nulla, +quando la rividi, un anno dopo. Mi parlò di un +fidanzato. Compresi che non poteva essere sincera. +Certo avrebbe aperto tutto il suo cuore se avesse +potuto. Mi disse:</p> + +<p>—Ho fretta questa sera. Domani mattina alle +10. Avremo tutta la giornata per noi.</p> + +<p>Bianca è un’amante strana. In fondo la credo +una innamorata dell’amore. Sensuale e cerebrale. +Odia le ore d’amore rubate in fretta alla vita. Le +piace organizzare bene le voluttà. Ha un corpo<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[147]</a></span> +ideale d’amante predisposto a tutte le raffinatezze +del piacere. Non lo dimenticherò mai. Ho bisogno +di lei. Che occhi mutevoli! Occhi di carnevale! +Era felice di questa immagine e l’accoglieva aprendo +la sua bocca ardente come per mangiarsela fra +i dentini bianchi... Sento, sento che se avessi qui +Bianca con le sue labbra che si liquefanno fra le +mie la soavità del nostro bacio sarebbe tale da +fermare di colpo questo treno.</p> + +<p>Dunque, sono innamorato come un pazzo di +Bianca. Perchè, perchè non la prendo con me, +strappandola alla sua vita ambigua di signorina +che ha un amante, ne ebbe forse già due, sotto la +sorveglianza balzana di parenti ostili, libera e prigioniera +inesplicabilmente?</p> + +<p>Bianca è capricciosa. Ogni volta che io ebbi il +dono del suo amore la trovai diversa. Ricordo il +nostro quarto convegno a Palermo. Sembrava ridiventata +pura come una vergine. Per un nulla +le vampe al viso. Mille pudori e la lunga difesa di +ogni angolo del suo corpo. Poi dopo il primo amplesso +riapparve la fragorosa luce dei suoi occhi +di carnevale che ridevano offrendo la bocca come +un fiume di delizia nel paradiso, la sua bocca +nuda, aperta e inquietante. Una strana sensualità +quasi oscena nel sorriso di quel viso roseo, ardente +fra i capelli biondi, sparpagliamento di scintille +sul guanciale.</p> + +<p>Ricordo un’altra volta: Bianca benchè legata +dalle abitudini signorili e sdegnose della sua vita<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[148]</a></span> +semi-aristocratica, venne con me felice in un piccolo +albergo da marinai piuttosto sporco. Unico +albergo che non fosse pieno, in una città marittima. +Era elegantissima, nasino al vento, quel nasino all’insù +birichino e francese. Volle portare da sola +la mia valigia fra i camerieri stupefatti, per dimostrarmi +la forza dei suoi muscoli. Le dissi:</p> + +<p>—Questa stanza è brutta, ma vale cento paradisi.</p> + +<p>Mi rispose spensieratamente:</p> + +<p>—Somiglia a una camera d’albergo di Alessandria +d’Egitto.</p> + +<p>Sapevo che Bianca aveva già molto viaggiato +con sua zia in Oriente. Più volte mi aveva parlato +di Costantinopoli. Nondimeno la sua allusione +ad un albergo simile a quello che ci ospitava mi +turbò, quasi mi fece male.</p> + +<p>Quel giorno a letto più nitidamente mi si conficcò +nel mio spirito questa verità spaventosa! Bianca +aveva due anime. Mi offriva la prima ingenua, +fresca, fremente, pudica, tutta in lacrime e confusioni +soavi; poi al secondo amplesso mi spalancava +una seconda anima di lussuria gogliardica, +ironica quasi clownesca, un’anima da caffè concerto +di secondo ordine. Diceva con mille scatti +buffi:</p> + +<p>—Mi piacciono, mi piacciono i tuoi baci sulla +schiena, ma non li voglio... Per carità non toccarmi +il puff... Il mio puff è scemo, resterà scemo, +non capisce nulla... In quanto a lei, lei! <span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[149]</a></span><span lang="fr" xml:lang="fr">Elle est +très délurée...</span> Lei è pazza, pazza da legare. Colpa +tua! Ora è pazza!... Veramente pazza!</p> + +<p>Allora Bianca diventava frenetica, moltiplicava i +suoi baci e le sue carezze rivelando di tanto in +tanto una sapienza sensuale da cortigiana. Diceva +con voce puerile:</p> + +<p>—Queste sono le rotelle del carrettino!</p> + +<p>Poi facendomi ammirare il suo ventre perfetto +e, con un dito sull’ombelico, soggiungeva:</p> + +<p>—Questa è la piccola buca delle lettere tutte +per me.</p> + +<p>Su quel vasto letto, in quella brutta camera d’albergo +si esercitava la pressione del porto tutto +catrame, fumo, carbone, antenne, sole accecante +ruvidissimo nelle alberature, polvere salata, scricchiolio +di ruote, carri, carrucole, peso dei cavalli +monumentali e dei carriaggi sul selciato di bragia, +treni di piombo ripiombanti sulle rotaie e odori +furenti.</p> + +<p>Ero torturato, inquieto. Ma il mio petto si sfasciò +dalla delizia quando Bianca mi ridonò la sua +prima anima infantile, vergine, con queste parole:</p> + +<p>—Ed ora stiamo buoni. Voglio soltanto che tu +mi mangi un po’ la boccuccia.</p> + +<p>Nello scendere dal treno a Napoli io constatai +che una lotta si era scatenata fra il mio cervello +volitivo pieno di idee di guerra e di prossima offensiva +e il mio cuore tremante, vinto, liquefatto, +napoletano. Irritatissimo, sconvolto, con le lagri<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[150]</a></span>me +in gola, traballavo nella carrozzella traballante +pei vicoli notturni.</p> + +<p>Napoli nei primi anni di guerra, fu sempre sfacciatamente +illuminata negozi e caffè. Ora imitava +finalmente le altre città mascherandosi di azzurro +per paura di un secondo bombardamento di aeroplani. +Per difendersi e nascondersi i napoletani +hanno riempito le strade di piccole lune graziose +copiate sulla grande loro luna speciale.</p> + +<p>Piccole lune da strada! Piccole lune quasi tascabili! +Questa arrotonda una fresca volta di grottazzurra +di Capri. Vi tremano sotto liquide turchesi +e gioielli d’acqua.</p> + +<p>In quest’altra piccola luna da strada scintilla il +fondo abisso del mare con palombaro e lampadina +elettrica fra guizzi fulminei di pesci. Ma la giocondità +rossa bianca napoletana schizza fuori dalle +botteghe radendo il selciato. Una giocondità tutta +a risate represse, occhiate, sghignazzamenti, baci +veloci, strette di mani incandescenti, gomitate d’oro, +luci schiacciate, spremute fra i battenti delle +porte sulle soglie nei buchi del marciapiede.</p> + +<p>L’allegria napoletana cede un poco, ma non +troppo, alla severità della guerra. E’ ottimista il +vasto golfo carnale, indulgente e distratto. Sa che +dopo i malefici iettatori aerei con relativo sterco +esplodente ritornerà la pace pei soldati vittoriosi +carichi di passione da spandere in canti larghi tali +da colmare tutti i pozzi del terrore materno.</p> + +<p>Così io penso che nel mio cuore la guerra di<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[151]</a></span> +ferro e fango saprà vincere la dolce e velenosa +guerra dell’amore. Molleggia la mia anima in carrozzella +per le strade spaccate forse dalla passione. +Quanti buchi affettuosi! Il mio spirito virile +somiglia al mio cocchiere che tira ferocemente, +tira a strappi brutali il cavallo sfiancato +fuor dai binari. Ma il cavallo sfiancato come il +mio cuore va dove vuole, a destra, a sinistra, resistendo +alla mano violentissima che lo strappa. Non +m’ispira pietà quel cavallo, tanto è di caucciù +indifferente sotto le frustate tremende in testa, +atroci.</p> + +<p>Il selciato è più che napoletano, svaccato. Il cocchiere +accanito sradica fuor dai binari il cavallo, +sturacciolando la carrozzella che balza come un +fa bemol fuori dalle righe musicali. Arpeggio violento +strappato nelle corde tese delle strade notturne, +molli di languore erotico, arpe coricate +degli abbandoni carnali.</p> + +<p>Povera carrozzella dell’amore e del canto nostalgico +che con schianti e singhiozzi si strappa +dai binari ferrei della vita di guerra.</p> + +<p>Il cocchiere bestemmia:</p> + +<p>—Accidenti! Fetente!</p> + +<p>In realtà dove vanno a finire le ruote del mio +cuore, lo sa il Padre Eterno!</p> + +<p>Ma i vicoli splendono sgargianti infischiandosi +degli areoplani. All’imbocco di questo vicolo il viscido +argento profuso dei pesci fuor dalle casseforti +sfasciate del mare. Più su, tutti i fatti di san<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[152]</a></span>gue +dei pomodori e dei cocomeri. Venti passi più +innanzi crollati giù e dormenti tre rosei volumi di +grassi bambini pneumatici da réclame. A destra in +vetrina la morbida materna bontà cedevole delle +mozzarelle troppo femminili che godono il proprio +fresco immacolato candore.</p> + +<p>Bisogna bene passar la sera in un caffè concerto. +Non potrò vedere Bianca prima di domani +mattina. Nello schiamazzo luminoso della sala Umberto, +canta una donna in gonnellino vermiglio, +pallido visetto che suda sotto ciocche nerissime, +pesanti. Occhiate di liquirizia. La canzone trascina +voci e anime di spettatori.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i1">Mamma dice<br /></span> +<span class="i0">non devi morir<br /></span> +<span class="i0">di malinconia;<br /></span> +<span class="i0">c’è il biondino<br /></span> +<span class="i0">che ti vuol bene.<br /></span> +<span class="i0">Perchè aspettare?<br /></span> +<span class="i0">sono sei mesi<br /></span> +<span class="i0">che non scrive più<br /></span> +<span class="i0">forse è morto.<br /></span> +</div></div> + +<p>A tutte le frasi sagge e interessate della madre +il ritornello risponde con un’ondata grave, triste, +ostinata, religiosa:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0">Voglio il mio amore<br /></span> +<span class="i0">che vive in trincea,<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[153]</a></span><br /></span> +<span class="i0">voglio il mio amore<br /></span> +<span class="i0">che aspetta e spera.<br /></span> +<span class="i0">Voglio il mio amore<br /></span> +<span class="i0">che alla sua bella,<br /></span> +<span class="i0">che alla sua bella<br /></span> +<span class="i0">ritornerà.<br /></span> +</div></div> + +<p>Sono preso anch’io dall’ondata e canto con tutto +il pubblico come un canotto preso fra i ghiacci veloci +di quelle buone bibite napoletane che la mia +gola bocca bruciata, beve remando colla lingua. +Dormo male con incubi e sobbalzi all’albergo +S. Lucia. All’alba di nuovo in carrozza con un mio +piano d’uomo geloso e sentimentale.</p> + +<p>Sei e mezza. Fa fresco. La mia <a name="tn153" id="tn153"></a><ins class="correction" title="Testo originale: corrozzella">carrozzella</ins> è ferma +in agguato. Vedo la porta di Bianca senza +pericolo d’essere veduto.</p> + +<p>Viene fuori la sferica mammelluta portinaia a +vuotare le immondizie nel carretto dello spazzino.</p> + +<p>Bianca sta al pianterreno: a tre metri dalla sua +finestra una cassetta postale. Due bambini corpicini +sparpagliati, gambe nude, passano toccando +tutto. Si fermano estatici dinanzi a un fanale dipinto +di fresco, verde. Lo toccano. Il portinaio di +Bianca viene fuori a sbattere il tappeto dell’entrata, +scopa la soglia, lucida gli ottoni della porta.</p> + +<p>—Fra cinque minuti mi sporcherò, pensa l’ottone +luccicando sotto le mani.</p> + +<p>Bianca è in letto, dietro quelle griglie. Respira. +La mia forza preme. La sua tentacola nelle coltri +del sonno. E’ molto presto. Aspettiamo.<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[154]</a></span></p> + +<p>Tre bambine povere vanno a scuola, in nero, +un fiocco rosso sui capelli. Si fermano. Si raccontano.</p> + +<p>Una bambina dodicenne elegante in azzurro, +bionda, precede a passi rapidi concisi di dovere—tac +tac tac—la cameriera vecchia, rullante, +sbrindellona, ciabatte.</p> + +<p>La bambina sbuffa:</p> + +<p>—Auf! che tartaruga, la Maria! lo dirò a mammà.</p> + +<p>Un bambino di 6 anni fa trascinare il peso delle +sue gambe da una giovane cameriera bruna che +corre per non perdere l’appuntamento coll’amante. +Ogni tanto la cameriera si tira su la <a name="tn154" id="tn154"></a><ins class="correction" title="Testo originale: giarriettiera">giarrettiera</ins>.</p> + +<p>E’ ancora presto. Molto tempo da aspettare.</p> + +<p>Din din din campanello di chiesa. Rrrrrr di automobile +catarroso in questa rimessa. Ne esce il +meccanico, gabbano grasso, lurido, nerastro. Frescolino +venato di tepori. Penso che quella cassetta +postale comunica forse col letto di Bianca. Dal +letto Bianca può impostare. Se da fuori io imposto +una lettera, questa cadrà forse nel suo +letto!...</p> + +<p>Cip cip cip di uccelli. Un raggio duro lungo di +sole si slancia giù dal cornicione di una casa, picchia +il selciato e lo apre: calce e oro accecante.</p> + +<p>La frusta del mio vetturino oscilla tra il mio +naso e le griglie chiuse di Bianca che io fisso.<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[155]</a></span></p> + +<p>Il cocchiere gira intorno alla carrozzella, calmando +il cavallo impaziente coi suoi: eheee eheee.</p> + +<p>La targa di marmo che porta il nome della strada +sembra chiudere colla forza di un suggello la +via la casa e la vita-amore di Bianca.</p> + +<p>Penso che nella penombra calda sudata della +sua camera da letto ora entra la cameriera col +cioccolatte. Calore, sudore, odore vanigliato acidulo +fra i seni di Bianca. Si sente la bocca arida, +si ravvia i capelli, domanda:</p> + +<p>—La posta.</p> + +<p>—Grazie.</p> + +<p>Fuori strada in pendenza. Tutte le strade si inchinano +sotto il peso del calore per versare gente +giù nel Golfo. Strade che si tuffano nell’acqua fresca +della sua voce che ricordo:</p> + +<p>—Sono piccini, piccini, piccini i miei seni.</p> + +<p>Il sole salta a piè pari giù dal cornicione con +tutti i suoi pendagli e fiocchi di fuoco pesante. +Piomba nella strada precisando burocraticamente +le ombre.</p> + +<p>Due postini con nella mano alzata un grosso pacco +di dolori piaceri angosce. Ciriguée-guée di +cancello che s’apre. Peso del sole sulla strada. +Peso delle lettere nelle mani dei postini. Cameriere +e portinaie corrono intorno ai due postini abbeveratoi +che tengono alte chiuse le mani-rubinetti. +Tac tac tac pac pac pac di passi.</p> + +<p>Aspettiamo ancora, mentre il calore dilata sforza +la strada. Attività delle mosche sulla groppa del +cavallo, sventagliamento della coda autonoma.<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[156]</a></span></p> + +<p>La vita ancora triste tentennante si rinfranca a +poco a poco. La strada che era vuota, vergine, sola +sonnolenta e floscia, aveva dimenticato i passi +umani.</p> + +<p>Ora si svincola freme, scatta, si irrigidisce sotto +le vite-passi che la pungono di volontà-speranza.</p> + +<p>In quella finestra aperta una cameriera scopa, +scopa, scopa da circa un’ora. Gran Dio come hanno +sporcato la casa: la risporcheranno.</p> + +<p>Un operaio porta un water-closet di porcellana +al fianco. Una serva porta un pezzo di campagna +verde sulla testa. Un altra ha fra le braccia un +pezzo di battaglia sanguinosa e un pezzo di delitto +rosso in una carta gialla. Un vecchio passa oscillando, +calvo, sudato sotto un enorme vaso di palme, +Oriente, viaggio.</p> + +<p>Ad un tratto il sole mi trapana il cranio con un +consiglio!</p> + +<p>—Cosa fai, cretino? cosa aspetti? cosa sorvegli? +Dà una mancia al portinaio e entra.</p> + +<p>Il consiglio è ascoltato.</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + +<p>Alle 5 del pomeriggio io stringevo finalmente +fra le braccia una prodigiosa felicità che mi riempiva +la gola di dolci singhiozzi. Bianca era mia, +mia, assolutamente mia come non era stata mai.</p> + +<p>Dopo due ore di amore forsennato, atroce, lacerante, +disperato, scendiamo languidi stanchi felici +nella strada affocata per portare le nostre ani<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[157]</a></span>me +al mare che ha i lenti balsami le filosofiche +brezze persuasive i lunghi sorrisi d’oro ridente e +prezioso. Ondeggiamo nella carrozzella a Mergellina. +Sera calda, gonfia di tutti gli odori agrodolci +leziosi delle alghe. L’aria ha una tenerezza +di carne sana spalmata di salsedine. Il promontorio +di Posillipo sembra oscillare sulle sue palafitte di +riflessi. Bevo nella bocca molle viva instancabile +di Bianca tutto l’ardore contenuto il languore mortale +e gli abbandoni del golfo profumato che +si sdraia nella notte smisuratamente affettuosa, dove +i soffi del vento si sollevano come coltri sudate.</p> + +<p>Il mare azzurro tremante sospiroso, lecca la strada +con mille appetiti minuti, mille fissità di luci, +e mille luci scivolanti affaccendate.</p> + +<p>Al largo la lastra del Golfo sembra un viso di +donna estenuato, pallidissimo che aspetta, invoca +esige, esige, la delizia suprema.</p> + +<p>Sono esausto. Parlo a Bianca e il cuore mi crolla +giù di rinuncia e sciolgo tutti i nodi della volontà, +offro tutto me stesso alla vittoria dell’amore assoluto. +Un demonio assurdo mi costringe ad avvilirmi, +annientarmi. Forse ho troppo sofferto della +pienezza esuberante di forze e della rigidità costrittrice. +A Bianca regalo rutta la mia vita, l’amore +l’amore!</p> + +<p>Sono sincero?</p> + +<p>Una voce interna urla: no! Ma è una voce che +non riconosco, estranea, troppo simile a quella di +quel venditore di cocomeri che vende nella ironia<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158">[158]</a></span> +bianca dell’acetilene grandi cuori spaccati e freschi. +Inesplicabilmente Bianca rifiuta con tono reciso. +Sembra divenuta la mia stessa coscienza energica. +Travasamento d’anime. Bianca è il futurista. Io +sono il passatista sentimentale dai nervi lacerati +che si aggrappa vuole la continuità, l’eternità, l’assoluto +del cuore!</p> + +<p>Bianca dice:</p> + +<p>—Non ci vedremo forse mai più. Io sposerò lui. +Vuoi sapere il suo nome? Si chiama Leone Paris, +figlio dell’avvocato Paris. Trent’anni. E’ stato il +mio primo amante. Tu sei il secondo.</p> + +<p>—Perchè ti sei data a lui?</p> + +<p>—Era appena arrivato dal Benadir. Dopo molte +imprese audaci. Non l’ho mai amato, ma è buono. +Era ammalato. I medici non speravano di salvarlo. +Sono stata per lui come una sorella. Per me ha +voluto guarire. Si è curato con una energia straordinaria. +Io seguivo ogni giorno questo suo sforzo +verso la vita. Ogni giorno egli esigeva qualcosa +di più da me...</p> + +<p>—Così senza amore sei stata sua?</p> + +<p>—Ho creduto che quell’affetto sarebbe diventato +amore. Ciò non avvenne.</p> + +<p>—Ed ora?</p> + +<p>—Ora egli sa tutto, accetta tutto, sa di te senza +sapere il tuo nome. Mi vuole sposare.</p> + +<p>—E tu?</p> + +<p>—Io sento che quello è il mio destino. Egli +mi ama in modo assoluto. Quando gli ho detto<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[159]</a></span> +che corsi il rischio di avere un bambino da te, +mi disse: Perchè non l’hai voluto? Lo avrei fatto +mio!...</p> + +<p>Bianca è una donna intelligente che ha il culto +maniaco delle eleganze morali. Strano tipo di donna +involontariamente futurista, essa perfeziona e +conserva preziosamente il valore eccezionale, tipico +della nostra avventura. Vuole che questa rimanga +la meravigliosa avventura della sua vita. +Io, invece, sono la preda dell’assurdo.</p> + +<p>Ho trovato in Bianca una bella amante ardente +lirica, disinteressatissima, generosa e fugace e mi +accanisco a volere trasformarla in una moglie!</p> + +<p>Con frasi rotte dai singhiozzi parlo, parlo, a +Bianca per convincerla, strapparla alla sua decisione. +Bianca rifiuta:</p> + +<p>—Mi vuoi tutta per te, per sempre. Pazzia! +Te ne pentiresti. Non voglio sacrifizi!</p> + +<p>Io mi esalto all’idea magnetizzante di averla averla +sempre, sempre, tutte le notti della mia vita +e mi inebrio del pericolo che vedo nettamente in +una sua possibile accettazione.</p> + +<p>Non sono sincero. Sono sull’orlo di una spaventosa +sincerità.</p> + +<p>Bianca mi mormora commossa:</p> + +<p>—Credi, credi, ti pentiresti più tardi. Non +voglio. Rifiuto. Il tuo temperamento ha un destino +tumultuoso, violento irto di contrasti e di fragori +che non amo. Tu sai che io sono stanca, stanca +della vita. Voglio la calma, il riposo, tutto il ri<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[160]</a></span>poso, +tutto il riposo pei miei poveri nervi massacrati. +Egli è buono, mi ama, mi accetta come sono.</p> + +<p>La voce di Bianca mi fa impazzire dando subitamente +un sapore diabolico alla sua carne ricordata +ai suoi baci alle sue carezze che mi stringono +ancora spiralicamente. La guardo e il mio +cuore si slancia assetato verso la sua dolcezza. +Come vivrò senza la presenza di quel sorriso? +Il velluto di quella pelle! Quelle tenere gote tessute +di gioia solare! I suoi occhi, come dimenticarli? +Sento, sento che quella piccola lingua scorrente +sulle labbra arse può dare la felicità.</p> + +<p>Affannosa ascensione su, su, di angoscia in angoscia +fino al delirante singhiozzo amaro, fino allo +straripamento delle lagrime più dolci, nel lago altissimo +di quell’amore in cui vorrei annegarmi, annegarmi +annegarmi!</p> + +<p>Rompere, rompere ad ogni costo gli ultimi nodi +della sua volontà! Mi umilierei, mi distruggerei +con una gioia infinita. Ormai il mio cervello non +sorveglia più il mio cuore. Ho perso ogni controllo. +Sono un suicida ebbro di morire.</p> + +<p>Bianca rifiuta. Decisione irrevocabile. Il lunatico +demonio che s’è impadronito delle nostre forze +sentimentali vuole che Bianca rifiuti assurdamente +un dono assoluto in nome di alcune vane +suscettibilità e inutili fierezze, o semplicemente perchè +la logica sia una volta di più bandita dagli +affetti umani.<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[161]</a></span></p> + +<p>A mezzanotte ci lasciammo con un lunghissimo +<a name="tn161" id="tn161"></a><ins class="correction" title="Testo originale: teneressimo">tenerissimo</ins> bacio sulla soglia della casa della zia.</p> + +<p>All’alba riparto per Roma e Firenze.</p> + +<p>Mi addormentai. Risvegliandomi nella stazione +di Roma vidi e sentii il mio cuore come un panno +bagnato di lagrime torto fra le mani brutali da +una lavandaia sudanese muscolosissima. Cuore +gualcito, ma lavato, pulitissimo. Cuore fresco di +bucato.<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[162]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XIV" id="XIV"></a>XIV.<br /><br /> + +UNA FESTA PETROLINIANA</h2> + + +<p>All’Hôtel Baglioni di Firenze trovo un telegramma +di Maria che rimanda a più tardi il nostro +incontro forse fra 15 giorni a Padova. Me ne +rallegro e a zonzo cogli amici inasprisco la mia +volontà di prossima offensiva al fronte nel tepore +vile della città cosmopolita, antiguerresca.</p> + +<p>Però Firenze migliora. Gli alberghi di Lung’Arno +trasformati in ospedale, sono ridiventati italiani. +Da quegli eleganti piccoli giardini invernali la +lingua italiana era quasi esclusa. Cubava, rotolava +la goffaggine ia - ia - teutonica. Motoreggiavano +tutte le <span class="g">rrrrrr</span> snobistiche di Parigi Londra <a name="tn162" id="tn162"></a><ins class="correction" title="Testo originale: New-Yorck">New York</ins>. +Le bocche Americane mangiavano parole +inglesi masticandole meccanicamente con mascelle +quadrate d’acciaio. Steli pallidi di Misses piegavano +bisbigliando parolette cretine sotto il vento +della moda ammirativa, e la borghesia della città +seguiva quel ritmo accentuando beceramente i toni +e le forme. Oggi vedo ai balconi soleggiati degli +alberghi i feriti italiani in camici bianchi e grigi<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[163]</a></span> +che godono nell’aspettare il colpo di cannone meridiano +della colazione, lontano dalle corvées.</p> + +<p>Tum Tum... Dilatazione lieta di questo rumore +sfaccendato e in vacanza. Subito le campane sbrodolano +il loro piombo fuso sull’Arno giallo sporco. +L’Arno! lenta corrente di sudiciume dei secoli, patina +liquida di tutte le facciate delle case scolorite +come vecchi quadri male incorniciati in un cielo +da museo.</p> + +<p>Inerzia. Atmosfera svogliata. La rompe un groviglio +di miagolii di gatti che a gomitoli balzanti si +precipitano fra le mie gambe.</p> + +<p>Solita caccia quotidiana intorno alle trattorie. La +polizia sequestrò ieri venti grossi gatti già pelati +e pronti per la padella. I neutralisti bestemmiano +contro la guerra che costringe a mangiare in tal +guisa. Io compiango con l’anima di Baudelaire i +poveri gatti che soli sanno dinamizzare con risse +e amori diabolici i pederastici chiari di luna dell’Arno. +Le campane di Firenze hanno le monotonie +e le insistenze balorde che caratterizzano lo +stile di Benedetto Croce e di Romain Rolland. Scodellano +in giro suoni, rumori, dondondondondon +vecchie idee sciupate, nostalgie e latte e miele sentimentale +sull’immane bricabrac di case, chiese polverose +affastellate alla rinfusa e scopate tutte sull’altra +riva dell’Arno perchè questa sia tutta pulita +per i forestieri in estasi, ignoranti, ma compratori. +In fondo, verso le Cascine, i camini delle officine +fumano, fumano distrattamente con spirali<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[164]</a></span>che +sciarpe d’ozio oblioso infischiandosi, infischiandosi +degli operai che chiamano e della guerra che +esige munizioni.</p> + +<p>Ma alle due del pomeriggio seguo un fiume di +folla che mi conduce al parco di Boboli.</p> + +<p>Grande festa patriottica. Nell’anfiteatro sulle +gradinate a semicerchio Veneri, Apolli e urne bianchissime +spiccano sulle alte muraglie verdi di bossi +e lauri.</p> + +<p>Agitazione di ventagli, cappelli di paglia, vestiti +bianchi e rosa, ombrellini verdi, viola, rossi, sotto +il sole ardente impressionista. Una faccia spunta +dietro la nicchia di una Venere cantando:</p> + +<p class="center"> +<i>Vorrei essere Tirteo...</i> +</p> + +<p>E’ quella Venere forse che canta con la mano +sul sesso per accentuare il sentimento.</p> + +<p>Grande pastorale in costume con coro campestre.</p> + +<p>A sinistra nel folto del viale che sale verso il +parco alto, molti carabinieri ritti come in agguato +sembrano pronti ad acciuffare una massa rossa +che canta nel verde, massa troppo rivoluzionaria +di coristi camuffati da soldati francesi.</p> + +<p>Corteo simbolico. Una Italia in manto rosa con +stella sulla testa. Scende cantando:</p> + +<p> +<i>Maggio sei bello, ma Firenze è assai più bella.</i><br /> +<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[165]</a></span></p> + +<p>Si slanciano giù furiosamente i teutoni, con pelli +di tigre, elmetti alati, tridenti e lance:</p> + +<p class="center"> +<i>Siam i re dei barbari</i> +</p> + +<p>In mezzo a loro Attila e la Germania in rosso +sangue di bue col chiodo in testa.</p> + +<p>Risponde l’Italia cantando parole assurde sul +tema:</p> + +<p class="exi"><i>T’amo come il fulgor del creato</i></p> + +<p>Duetto dell’Italia e della Germania.</p> + +<p>Vicino a me una bambina dice:</p> + +<p>—Guarda che occhiacci fa la Germania!</p> + +<p>Si avanza grottesca la Repubblica Francese con +fantaccini in pantaloni rossi. Marsigliese.</p> + +<p>Segue l’Inghilterra con molti scozzesi. I gonnellini +quadrettati divertono le donne che però preferiscono +questa carica di bersaglieri piume al vento, +e la sciabola sguainata del suo capitano. Questo, +rosso apoplettico, ha un diverbio fiero con Attila +quasi impaurito.</p> + +<p>Scoppia la battaglia. Pastori, pastorelle, soldati +francesi inglesi, italiani inseguono verso l’alto parco +i teutoni fugati in disordine. Ma un tripode stretto +da fucili, baionette e tricolore fuma incenso e +promette pace. Si svolge un corteo di vestali subito +cancellato da un battaglione americano di cow-boys, +e pellirosse marziali. Il popolino toscano non trattiene +più la sua gratitudine per l’aiuto americano.</p> + +<p>Dopo il corteo delle città invase o irredente U<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[166]</a></span>dine, +Trento, Trieste, la marcia dell’Aida accompagna +l’entrata solenne su cavallo bianco della Pace +con un ramo d’olivo in mano.</p> + +<p>Il pasticcio frenetico dei simboli e delle musiche +d’ogni tempo e d’ogni popolo ingigantisce. L’agitazione +delle bandiere e lo svolazzamento dei manti +trasformati in scope veloci, mi dà la sensazione +d’una tragicomica rivolta di palcoscenici napoletani +o d’uno sciopero violento a mezza opera al Teatro +San Carlo.</p> + +<p>Penso che quel grande futurista che si chiama +Petrolini demolitore d’ogni romanticismo ha voluto +prendere definitivamente a calci la storia e la +vecchia retorica con una sintesi futurista di neutralismo +fiorentino, + gentilezza floreale toscana ++ ossessione della pace + ammirazione servile +pei forestieri ricchi, + amore estivo per la campagna ++ cretinismo congenito degli organizzatori +di feste.</p> + +<p>Giungo a Milano a mezzanotte. Sciopero di carrozze. +Sul piazzale, nella luce azzurra delle lampade +velate crocchi di soldati e di prostitute vocianti +affaccendate nei contratti erotici. Inquietudine +delle notti di guerra in città, tempestate dai +galoppi della lussuria e dell’alcool sui letti divorati +e vomitati spensieratamente!...</p> + +<p>Consegno la mia valigia a uno strano facchino +improvvisato. E’ un gobbetto con ambiguità pederastiche +e un’inesauribile chiacchera di beghina.<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[167]</a></span></p> + +<p>Dice con smorfie e risucchi di saliva pieni di +orrore e ripugnanza schifiltosa:</p> + +<p>—Dio mio, Dio mio, tutte quelle donnasse! +quelle porcasse! Povera Milano! Stanno lì ogni +sera... Tutta la notte a fare réclame coi soldati! +E’ una indecenza! Povera Milano non si riconosce +più...! E i profughi, che disgrassia... Date indumenti, +date indumenti! Lo so, lo so, sono povera +gente. Ma, date indumenti, date indumenti! Sono +restato a piedi io e senza scarpe!</p> + +<p>Il gobbetto che mi segue portando la valigia mi +racconta che è figlio di un portinaio di Via Cerva. +Per colpa dei profughi vive in un ripostiglio, quasi +di mendicità; porta gli abiti del padrone di casa. +Di notte fa il facchino. Certo ha due, tre altri mestieri +meno confessabili. Ad un tratto si ferma con +un bizzarrissimo lustrascarpe vestito da sportman +stivaloni, berretto e cane lupo a guinzaglio. Il gobbetto +mi spiega poi che quel lustrascarpe è spagnuolo +e fa l’usuraio dei cantanti in Galleria. Originale +flora mostruosa di questa tropicale fermentazione +di guerra.</p> + +<p>A Milano, confido la mia sicurezza nella vittoria +prossima, grandiosa, all’amico Notari, geniale +patriota, instancabile, fattivo. Con lui assisto a una +assemblea interventista. Piccolo teatro gremito. Sono +sul palcoscenico. Il signor Del Crema, viso paonazzo +grondante di sudore, spinge affannosamente +alla ribalta la sua eloquenza e la sua pancia, botti +spaccate che schizzano, tuonano, sputacchiano,<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168">[168]</a></span> +inaffiano rosso. I suoi paroloni-piedoni pigiano +l’uva dell’assemblea. Come, dove salvarsi? Vedo +mani sul viso, parafanghi. Braccia alzate come parafulmini. +Tutti i cappelli delle signore abbassati, +paralumi. Beato chi aveva davanti un più alto spettatore, +paravento. Una donna fuggì, gonna svolazzante, +paracadute. Ma urtò contro un uomo pietrificato +dal sonno, paracarro!</p> + +<p>Vorrei chiacchierare col pittore Rosai. Si è calato +giù sotto la ribalta.</p> + +<p>Del Crema continua. Pancia, eloquenza non formano +più che un unico pallone gonfio, gonfio, gonfio +che sta per esplodere:</p> + +<p>—Violenza, violenza! violenza! Bisogna colpire, +colpire, colpire!</p> + +<p>Invisibile, ma pronto Rosai colpisce l’ultima parola +in pieno con un potente:</p> + +<p class="center"> +tum—tum +</p> + +<p class="noi">della grancassa. Ilarità fragorosa. Grandine, valanga +di risate. Del Crema sembra ferito in pieno +nel tamburo della propria pancia.</p> + +<p>Io crollo a terra corpo e gambe in convulsione +di allegria. Del Crema bestemmia, sbuffa, si arrabbia, +non può ripigliare il suo discorso.</p> + +<p>Entra nella sala una folla di donne politiche. Acclamazione, +vocio. Perchè mai son tutte brutte le +donne che frequentano le assemblee? Tutte tragicamente +incoricabili, tenaci consigliere di castità.</p> + +<p>La loro eloquenza ha lo sviluppo epidemico del<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[169]</a></span> +colera e della peste. Una donna stridula impreca +contro le signore disfattiste e germanofile ma è +subito interrotta da un uragano di altre voci stridule +e mani fragili unghiute. Cento colli allungati +di galline per raggiungere una mano alta piena di +grano:</p> + +<p>—Fuori i nomi! fuori i nomi! fuori i nomi!</p> + +<p>Pollaio esasperato dalla mancanza di galli... I +galli imboscati non sono galli.</p> + +<p>Torno al fronte pensando senza rancore che gli +imboscati sono utili non fosse altro per dar risalto +alla bellezza dei combattenti.</p> + +<p>Nella tradotta m’addormentai al ritmo di questa +canzone che dei fanti in un compartimento vicino +trascinavano con voce di sonno alcoolizzato:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0">Non hai tu un deputato?<br /></span> +<span class="i0">Un parente cornuto<br /></span> +<span class="i0">che ti venga in aiuto?<br /></span> +<span class="i0">Non hai tu un ministro<br /></span> +<span class="i0">o qualche altro ruffiano<br /></span> +<span class="i0">che ti stenda la mano,<br /></span> +<span class="i0">per levarti dal freddo<br /></span> +<span class="i0">dal rischio e dal gel?<br /></span> +<span class="i0">Se tu sapessi<br /></span> +<span class="i0">quanti imboscati<br /></span> +<span class="i0">dormono laggiù<br /></span> +<span class="i0">di certo la trincea<br /></span> +<span class="i0">lasceresti<br /></span> +<span class="i0">pel bosco anche tu!<br /></span> +<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[170]</a></span></div></div> + + + + +<h2><a name="XV" id="XV"></a>XV.<br /><br /> + +CAVALLERIA MEDIOEVALE<br /> +E BLINDATE FUTURISTE</h2> + + +<p>Il ritmo del treno non riesce a uguagliare in celerità +il battito del desiderio che l’idea dell’offensiva +suscita in me. Che cosa si aspetta? Sento il +momento venuto. L’ora tipica, unica col suo nodo +di forze favorevoli penderà fra poco sul nostro +capo. Gli eserciti francesi e inglesi al comando +di Foch attaccano violentemente la Germania che +cede, poco, ma cede. Il morale delle nostre truppe +è forte, sereno, consolidato dalla grande vittoria +del 15 giugno e dall’enorme propaganda, metodica, +accanita. Bisogna dunque sferrare l’offensiva +finale.</p> + +<p>Non curandomi dei miei vicini di compartimento +io mi tasto il petto, le cosce, le gambe come si palpa +una granata prima di introdurla nel cannone. Mi +sento bene. Non temo il lieve dolore al ginocchio +sinistro che ogni autunno si ricorda di Plava.</p> + +<p>Ferito da una grossa scheggia all’inguine, caduto +sotto il pietrame e i sacchi a terra della batteria +sfasciata, mi rialzai con la faccia bruciata e calandomi +i calzoni inzuppati di sangue ammirai lo stra<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[171]</a></span>ordinario +viola della mia coscia e del mio ginocchio +pesto. Ora sono risanati.</p> + +<p>Nella fattoria di Barchessa trovo i miei compagni +a tavola sotto la lampada pacifica, che mangiano +discutendo questioni di servizio e di faticosissime +manovre con la cavalleria.</p> + +<p>A tavola con noi un simpatico ufficiale di cavalleria: +Franci di Pietralunga, raffinato, coraggioso +ma sempre velato da una melanconia inspiegabile.</p> + +<p>Io tento di concludere la discussione:</p> + +<p>—E’ assurdo volere accordare il medio-evo +della cavalleria col futurismo delle blindate! Salvo +rari momenti la cavalleria è stata sempre fuori +di posto in questa guerra. Assurdo l’impiego strategico +per divisioni! Duemila cavalli offrono un +bersaglio enorme. Se domani avremo da inseguire +il nemico basterà un solo suo cannone ben +puntato per fermare qualsiasi massa di cavalleria +nostra. La cavalleria non può come la fanteria +camminare ai fianchi della strada o nascondersi +dietro gli argini o nei fossi. Un cavaliere è facilmente +individualizzabile su una strada. Se poi il +nemico è in rotta completa senza neppure un <a name="tn171" id="tn171"></a><ins class="correction" title="Testo originale: cannome">cannone</ins> +per proteggere la sua fuga, si presenta il problema +della velocità dei cavalli che naturalmente +è mediocre a meno di ammazzarli la sera del primo +inseguimento.</p> + +<p>—La cavalleria, interrompe Raby, è stata nei +due primi anni di guerra un bosco elegante. Come +cavalleria, bene inteso, poichè appiedata diede in<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[172]</a></span>numerevoli +eroi a Monfalcone e sull’Isonzo nel +corpo dei bombardieri e in quello dei mitraglieri.</p> + +<p>Franci scattò:</p> + +<p>—Dimenticate le nostre gloriose cariche suicide +in retroguardia dopo Caporetto.</p> + +<p>—Le ho viste con questi occhi e non le dimentico, +disse Raby. Ho visto eroismi sublimi, ma +vani. Una sola delle mie blindate dal Tagliamento +al Piave serviva più che 4 o 5 squadroni.</p> + +<p>—Credi, caro Franci, dico io, le macchine di +guerra, cannoni a tiro rapido, mitragliatrici, areoplani +e auto-blindate hanno reso assurdo il Don +Chisciottismo della cavalleria. E’ il passatismo che +si difende. Non vuole morire, ma deve morire. +Questa guerra ha esautorato il fucile, immaginiamoci +se non esautora il cavallo. Il cavallo è un +milionario, nato gran signore per non fare niente. +L’altro giorno c’erano lì nei prati 250 cavalli. Bisognava +vedere che bersaglio per l’artiglieria! Ora +vedi, caro Franci, i comandi supremi della cavalleria +italiana che erano tutti più o meno dei germanofili, +sicuri che la loro cara Germania conservatrice +e militarista avrebbe certamente vinto, +sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli <a name="tn172" id="tn172"></a><ins class="correction" title="Testo originale: avvementi">avvenimenti</ins>. +Vedendo crollare la Germania sognano archi +di trionfo per il ritorno dell’esercito e vogliono +ad ogni costo coprirsi di qualche prestigio.</p> + +<p>Non disprezzano più le macchine veloci. Molti +sono felici di pedalare. Gli squadroni sono pieni +di biciclette e motociclette. Gli speroni si impi<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[173]</a></span>gliano +nei raggi di bicicletta, poco importa. Ora +vogliono arrampicarsi sulle nostre auto-blindate. +Hanno incorporato nella divisione di cavalleria +biciclette, motociclette e auto-blindate. Ci metterebbero +sopra, se potessero, soltanto ufficiali di +cavalleria. Lascerebbero volentieri i cavalli nei +depositi purchè si dica che la divisione di cavalleria +ha forzato, sfondato, inseguito, accerchiato il +nemico. Dimenticano che ciò non è facile senza +ruote, stantuffi, pneumatici e benzina. Mi dispiace, +caro Franci, di dichiararti che il bel cavaliere elegante +e romantico non ha più ragione d’essere fuori +degli album delle signorine. Finite le lance con +banderuola blu! Oggi ci vogliono le nostre mitraglianti +auto-blindate in velocità. Se lo Stato Maggiore +italiano avesse avuto al principio della guerra +questo senso pratico di adattamento agli uomini +e alle cose e si fosse liberato dal concetto teutonico +stupidamente importato con relativa meccanizzazione +di tutti gli organi, avremmo forse evitato +Caporetto. Ne risultò una continua falsa valutazione +della responsabilità e un assurdo particolarismo +burocratico. Tutto si riduceva a queste frasi +lanciate da comando a comando:</p> + +<p><i>«Non mi faccia difficoltà—Si arrangi—Ricevuto +l’ordine aspettare il contrordine—Dare assicurazione».</i></p> + +<p>Nulla di più assurdo della concezione aprioristica +professionale, tedesca, secondo la quale il +nemico deve prendere una tale o tal’altra decisione<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[174]</a></span> +solo perchè questa si presenta come la più logica. +Questa concezione elimina l’enorme valore guerresco +dello spirito creatore. In una razza come la +nostra, carica d’individui geniali, ingabbiare così +burocraticamente lo spirito improvvisatore è stato +un delitto. Abbiamo inoltre disprezzato per molto +tempo il fattore umano nelle truppe logorando +così, avvilendo, e anemizzando i reparti. La Germania +ci aveva regalato la stupida teoria delle formazioni +ammassate che conducono ad attacchi +frontali con forze sempre insufficenti, urti ripetuti +digradanti per intensità e senza veri effetti.</p> + +<p>La battaglia moderna invece si riduce quasi +sempre a una lotta sui fianchi. Vince colui che +dispone di una riserva potente, pronta, non nelle +lontane retrovie dietro il fronte, ma nelle retrovie +immediate di una delle due ali. Questa riserva non +deve esservi condotta nel momento grave della +battaglia, ma molto tempo prima. Lo Stato Maggiore +tedesco nella battaglia della Marna, settembre +1914, non ragionò così e fu sconfitto. Il centro +del fronte ha pure bisogno di riserve, ma la massa +delle riserve non deve mai essere disposta dietro +il centro fintantochè esiste una possibilità di accerchiamento. +In settembre-ottobre 1914 in Fiandra +l’esercito tedesco tentò di avviluppare l’esercito +francese. Questo comprendendo il pericolo +allungò il suo fronte. L’esercito tedesco allungò +ancora di più il suo, e la doppia corsa per avvilupparsi +l’un l’altro il fianco finì al mare.<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[175]</a></span></p> + +<p>Questi concetti in parte anteriori alla guerra +hanno assunto un valore speciale data la possibilità +attuale di velocizzare il trasporto di truppe, il vettovagliamento, +e il munizionamento.</p> + +<p>Nella guerra futura però non si potranno equipaggiare +milioni di uomini. Vi saranno piccoli +eserciti di 100 mila uomini agguerriti e scelti, in +azione dinamica davanti alla nazione che tutta +lavorerà a produrre per loro.</p> + +<p>Questi piccoli eserciti saranno costituiti di truppe +celeri e specialmente di artiglieria d’assalto cioè +tanks terrestri e tanks anfibie che colla solita striscia +scabra o ventre di bruco supereranno boschi, +colline, fiumi sorprendendo il nemico. Vi saranno +inoltre areoplani-fantasmi carichi di bombe e senza +piloti, guidati a distanza da un areoplano pastore. +Areoplani fantasmi senza piloti che scoppieranno +con le loro bombe, diretti anche da terra con una +tastiera elettrica. Avremo dei siluranti aerei. Avremo +un giorno la guerra elettrica.</p> + +<p>Grideremo allora: «Finiamola coi vecchi esplosivi! +Noi non sappiamo che fare, ormai, della ribellione +dei gas imprigionati che sussultano rabbiosamente +sotto i pesanti ginocchi dell’atmosfera!»</p> + +<p>Vedo in sogno, sul confine di due popoli avanzarsi, +dalle due parti, rotolando sui binari le enormi +macchine pneumatiche—elefanti d’acciaio irti +di proboscidi scintillanti puntate sul nemico.</p> + +<p>Quei mostri bevitori d’aria sono guidati facil<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[176]</a></span>mente +da macchinisti appollaiati su in alto, come +<i>cornacs</i>, nelle loro cabine tutte a vetri. Le loro piccole +figure sono arrotondate da una specie di scafandro +che serve loro a fabbricare tutto l’ossigeno +necessario per la respirazione.</p> + +<p>La potenzialità elettrica cosciente e raffinata di +quegli uomini, sa utilizzare l’amicizia e la forza +dei temporali, per vincere la stanchezza e il sonno.</p> + +<p>Ad un tratto il più agile dei due eserciti ha bruscamente +rarefatta l’atmosfera del suo avversario +mediante la violenta aspirazione delle sue mille +macchine pneumatiche.</p> + +<p>Queste filano via, subito dopo, a destra e a sinistra, +sui loro binari, per lasciar posto a delle +locomotive armate di batterie elettriche. Eccole +puntate come cannoni verso il confine. Degli uomini, +ossia dei domatori di forze primordiali, regolano +il tiro di quelle batterie che lanciano fra le +dighe di un nuovo cielo irrespirabile e vuotato d’ogni +materia, grandi grovigli di fulmini irritati.</p> + +<p>Li vedete voltolarsi nell’azzurro, codesti nodi +convulsivi di serpenti tonanti? Strangolano gli innumerevoli +fumaiuoli branditi delle città operaie; +infrangono le mascelle aperte dei porti; schiaffeggiano +le cime bianche delle montagne, e spazzano +il mare color di bile, il mare urlante, che s’incava +e si rizza follemente per atterrare le città marittime. +Venti esplosioni elettriche nel cielo, smisurato +tubo di vetro pneumaticamente vuoto, hanno riassunti +gli spasimi coraggiosi di due popoli rivali,<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[177]</a></span> +coll’ampiezza e lo splendore delle formidabili scariche +elettriche interplanetari.—</p> + +<p>Il mio sogno di guerra suscitò un uragano di +applausi. Intervenne pacatamente Raby:</p> + +<p>—Oggi la nostra cavalleria medioevale può avere +un impiego tattico. Ad ogni corpo d’armata uno +squadrone per il servizio di arginamento nelle retrovie +e per impedire alla fanteria di cedere. La +cavalleria può servire, data la forza di coesione disciplinata +che la caratterizza. Credo anche a dei +colpi di mano isolati con plotoni lanciati che appiedandosi +combattono coi ciclisti. I plotoni di cavalleria +sono adatti al collegamento dei corpi d’armata. +Nella fitta rete stradale rotta da canali e fossi +del Veneto una divisione di cavalleria in massa +diventa un elegante suicidio.</p> + +<p>—D’altronde, concludo io, nulla di più assurdo +che polemizzare contro la cavalleria oggi. E’ tardi +per perfezionare. L’offensiva è ormai cotta a puntino, +bisogna servirla in tavola. Sono convinto che +è imminente.</p> + +<p>—Macchè, macchè! gridano tutti, sei un illuso. +Preparati a rimanere tutto l’inverno in questa +palude.</p> + +<p>—Scommetto ciò che volete... scommetto con te +Raby che il 27 ottobre prossimo, anniversario di +Caporetto, noi sferreremo una offensiva generale, +formidabile. Sarà decisiva e vittoriosa. In novembre +la guerra è finita.</p> + +<p>Grida, fischi, schiamazzo.<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178">[178]</a></span></p> + +<p>—Scommetto una succolenta cena con donne +eleganti al Cova di Milano.</p> + +<p>—Accetto! risponde il capitano Raby, mi preparo +alla tua bella cena con digiuno e castità.</p> + +<p>Volpe si avvicina e sotto voce:</p> + +<p>—Forse hai ragione. Mando subito un telegramma +al mio agente di cambio a Genova. E’ il +momento di comprare.</p> + +<p>L’indomani sera ero invitato a pranzo dal generale +Filippini comandante la prima divisione di +cavalleria. Speravo di apprendere qualcosa di preciso, +ma in realtà ero già convinto da una voce intima +che non ammetteva discussione.</p> + +<p>A tavola sono seduto in faccia al generale Grazioli +comandante il corpo d’armata d’assalto. Ha +sul petto un giardino multicolore di medaglie. Alto, +elegante, viso lungo intelligente addolcito come da +una sensualità soddisfatta, bell’uomo quarantenne +d’aspetto giovanile.</p> + +<p>Parlo a Grazioli degli arditi, esponendogli le +loro inquietudini, la loro aspirazione sempre contrariata +verso dei privilegi ai quali essi hanno diritto. +Morale altissimo. Ma soffrono di non essere +nettamente distinti dalla fanteria. Vogliono +una disciplina elastica, un riposo assoluto quando +sono nelle retrovie. Rifiutano le marce, le esercitazioni +quotidiane e le corvées. Esigono di essere +portati in autocarro sulla linea del fuoco. Concludo:</p> + +<p>—Sono dei cavalli da corsa, che non vogliono<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[179]</a></span> +prepararsi alla corsa fra le stanghe di una carrozzella.</p> + +<p>Il generale Grazioli e il generale Filippini sorridono, +e con tono militare mi espongono la loro +volontà di disciplinare ad ogni costo gli arditi.</p> + +<p>—Pensate, mi dice Grazioli, 200 arditi di Reggio +Emilia sbandati dopo Caporetto, venuti dagli +ospedali hanno lanciato alcuni mesi fa delle bombe +in una stazione e l’hanno saccheggiata. Sentendosi +troppo pigiati sul treno che li portava si sono +arrampicati sul tetto dei vagoni. Viaggiarono così +50 Km. Si dovette fermare il treno prima di un +tunnel per non massacrarli. Io credo che gli arditi +vanno trattati come fanteria scelta. Tanto più che +molti degli arditi attuali non sono mai stati al fuoco! +Disciplina, disciplina, questa è la migliore garanzia +del loro massimo rendimento nella offensiva +futura.</p> + +<p>—Quando, generale?</p> + +<p>—Diaz è tornato da Parigi, dice Grazioli, senza +avere ottenuto i 300 mila americani richiesti. +Clemenceau Foch e Loyd George hanno risposto +che per ora non era il caso d’impegnare nuove +forze sul fronte italiano. Noi non abbiamo molti +uomini, oggi. Il ministero d’altra parte esita a decretare +l’operazione obbligatoria per gli erniosi, +che ci darebbe cento mila uomini di più in un +mese. La Francia à ottenuto così 350.000 uomini!</p> + +<p>—Eppure, generale, questo è il momento di attaccare +l’Austria.<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[180]</a></span></p> + +<p>—Vede, risponde Grazioli, se si potesse essere +sicuri che la guerra finisse prima dell’inverno, +noi potremmo impegnare tutto il nostro esercito +in una offensiva finale conservando come riserva +la sola classe del ’900. Cioè giuocare tutte +le nostre carte. Ma se la guerra dovesse durare +come è probabile, ancora un paio d’anni, la partita +si convertirebbe in un fallimento.</p> + +<p>—Ma, generale, chi non risica, non rosica!</p> + +<p>Tornando alla fattoria di Barchessa, sono più +che mai convinto che sferreranno la grande offensiva +il 27 ottobre. Penso che dei generali di alto +valore, come Grazioli, sono purtroppo isolati e +resi insensibili da ciò che chiamo guerrismo o +mestiere della guerra. Monotona abitudine del +fronte da tenere senza colpi audaci, senza carte +giuocate, nella speranza che la guerra finisca lentamente +da sè. La guerra, invece, è l’unica cosa +al mondo che non ammetta l’abitudine. Bisogna +giocarla. Chi vince vince, chi perde perde, e buona +notte, non ne parliamo più!<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[181]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XVI" id="XVI"></a>XVI.<br /><br /> + +LE VILLE NOSTALGICHE</h2> + + +<p>Sulla strada Ferrara - Padova le nostalgiche +ville venete nascondono la faccia nel fresco dei +loro parchi tenebrosi voltando la schiena impaurita +alla furente trepidante azzannante velocità degli +automobili di guerra.</p> + +<p>La villa De-Concilis ha tutte le eleganze settecentesche +in questo atteggiamento tremante di bella +coricata, un po’ sotto la strada, con la faccia +tuffata nella tenerezza avviluppante del suo giardino +intenso, pieno di passioni verdi-rossastre +violacee che l’autunno punge di acredini tragiche. +Teme nella schiena il rombo precipitoso e i blocchi +sconquassati del rumore e i rotolanti globi del +polverone solare.</p> + +<p>Un brivido passa sull’acqua patetica delle vasche +cosparsa di foglie che sembrano le bucce di molli +cuori femminili trascinati via pei piccoli canali dalla +corrente delle lagrime. Brividi, sospiri, febbrili +contatti di foglie come di mani leggere in amore... +Ma non è la solita brezza che anima il bosco sentimentale. +L’atmosfera è turbata. Il silenzio non sa +dove rifugiarsi poichè tremendi scossoni d’aria valangano +giù dalla strada.<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[182]</a></span></p> + +<p>Sono, per un giorno, ospite della marchesa De Concilis +buona e indulgente amica della mia amica +Maria Baldini. Questa abita con suo marito in +una villa vicina e verrà fra poco.</p> + +<p>L’aspettiamo in giardino. La marchesa De Concilis +elegantemente vestita di nero, seducente col +suo languore carnoso e le sue curve delicate che +non guastano la linea generale. Corto-vestita, nella +sedia a dondolo, mostra per indolenza il polpaccio +tornito che dalla caviglia affusolata e spiritosa +sale sensualizzandosi con promesse-offerte di morbide-sode +cosce affettuose. Intuisco e fiuto la forza +sana del dorso quasi groppa di bella fattrice resistente.</p> + +<p>Il viso pallido, d’un pallore giovane ma intriso +di piacere. Gli occhi neri un po’ grossi di bel gatto +angora che finge di sognare pur sorvegliando +il canestro dei pesci. Deve essere ghiotta, tutta consacrata +ai piaceri della tavola dopo una rinunzia +semi-forzata quasi totale agli adulterii aspri turbolenti +che bruciano. Il corpo s’appesantisce. Forse +lo stomaco è un po’ stanco d’avere goduto tanti +pranzi saporosi.</p> + +<p>Ora, dopo la lauta colazione, la bellezza della +marchesa è più languida.</p> + +<p>Il viso vorrebbe disfarsi nella pace buia fresca +del sonno.</p> + +<p>Le guance di pesca succosa prendono nel sorriso +accogliente ombre sfumate di placido ardore. Il +sorriso si scioglie in tenerezza digestiva distratta<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[183]</a></span>mente +erotica e materna. Ha il braccio sinistro abbandonato +sui fianchi di sua figlia Gisella dodicenne, +vivo ritratto suo più colorito, più ardente +con languori irrequieti. Quella fresca miniatura +lega la figura della marchesa al corpo del marchese +De Concilis che continua virilmente le curve +della moglie nelle sue guance un po’ flosce di seduttore +maturo sensuale pigro e raffinato. Il marchese +musicista mi parla d’una sua opera inedita, +che darebbe se fosse energico, se non ci fosse la +guerra, e se il bosco non avesse tante ombre snervanti.</p> + +<p>Con le mani irrequiete la piccola Gisella abbottona +e sbottona la fondina del mio revolver voltando +i grandi occhi neri indagatori verso la strada +ad ogni urlo di automobile che s’avvicina prima +flautato quiii, quiii, quiiiiii implorante, esasperato +demente... Eccolo. Eccolo. La macchina rapida +invoca minaccia esige un varco, un varco ad +ogni costo, presto; perchè il delirante spasimo +della velocità guerresca non sia rallentato...</p> + +<p>Con arrogante slancio danze baldanze da spaccamonti +viene una seconda automobile. Tremano +le foglie. Rompe l’aria una terza macchina. Petulante +schiamazzare di fischi. Passano così, incalzandosi +infilzandosi forse laggiù, 6 automobili +diaboliche spazzole sulla stoffa della polvere arroventata. +Il parco assalito geme e Gisella trema:</p> + +<p>—Mi porti con lei in blindata. Sa, non ho +paura.<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[184]</a></span></p> + +<p>—Povera piccola, mormora sonnecchiando la +mamma; non ha più i suoi amici per giuocare. +Ormai è grandicella, disprezza le bambole e si +fa far la corte dagli ufficiali... Ma è piena di saggezza. +Fa da sè il suo letto ogni mattina. Sa, Signor +Marinetti, non abbiamo più quella brava cameriera. +Siamo privi d’ogni comodità: niente +burro e niente zucchero...</p> + +<p>—Io non mi curo del burro, interrompe Gisella, +nè dello zucchero! Voglio andare in blindata, +alla battaglia, con Lei. Mi porti in blindata.</p> + +<p>Sento che la tragedia del burro e dello zucchero +opprime l’anima zuccherina e burrosa di tante belle +dame veneziane come la marchesa De Concilis costretta +a consumare ora tutte le riserve d’adipe nutritissimo +delle floride braccia mammelle e cosce.</p> + +<p>Il marchese si allontana con Gisella. Subito la +Marchesa si sveglia per interrogarmi sulla nostra +amica Maria che ritarda.</p> + +<p>—Strana, la vostra passione! Maria è intelligente, +anzi geniale, adorabile. Ma quel suo neutralismo +è assurdo. Non capisco come possiate andare +d’accordo voi due...</p> + +<p>—Non è neutralista Maria!... Ma ama di contraddirmi, +bizzarria e capricci... E’ anche influenzata +da quello stupido marito odioso pedante vero +professore di tedesco.</p> + +<p>—Alle tre, mi mormora la marchesa, noi andiamo +in automobile a Padova. Parte con me an<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[185]</a></span>che +Gisella. Resterete solo con Maria tutto il pomeriggio. +Sono o non sono una buona amica?</p> + +<p>—Una amica eccezionale, unica! Vorrei ricambiarvi +il favore. Non avete bisogno d’un confidente +segreto?</p> + +<p>—Oh no! sospira la marchesa abbandonandosi +sulla sedia a dondolo. Per me, ogni poesia è finita.</p> + +<p>La sua anima è già ripresa dall’incubo doloroso: +zucchero, burro, burro, zucchero!</p> + +<p>—Ecco Maria!</p> + +<p>Saluti, baci, abbracci, chiaccherio.</p> + +<p>—Ti lascio con Marinetti. Noi andiamo a Padova, +torneremo presto.</p> + +<p>Rimango solo con la mia amica ansante, febbrile. +Ha dovuto fare in fretta, inventare mille bugie +per liberarsi dal pedantissimo e professorale marito +e dai suoi lunghi piagnistei sulla guerra. Maria +Baldini è un bel tipo di falsa magra milanese fine +nervosa pungente e smorfiosa. Viso asciutto, occhi +azzurri vivissimi. Ma i fianchi rivelano una mollezza +passionale e la bocca una praticità volitiva.</p> + +<p>La villa è assolutamente deserta. Il giardiniere +è in fondo al bosco. Nella camera da letto della +marchesa, colla mia disinvoltura di guerra io abbraccio +e svesto Maria.</p> + +<p>E’ convulsa di desiderio, scossa da brividi felici, +allegrissima, pur dichiarandomi insistentemente +che è stanca di vivere.</p> + +<p>—Credimi, credimi, sono stanca, stanca! (poi +tra due baci lunghi avviticchiati). Neanche il mio +piccolo Adolfo adorato mi attacca alla vita!... Tu<span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186">[186]</a></span> +solo, tu solo dài un sapore alla vita! Ma la vita +con mio marito è insopportabile. Figurati, è diventato +ardente, ora! Che orrore! Una volta almeno +passava le giornate al Pedrocchi coi suoi amici +germanofili... Sai, tutti contro la guerra quei professori!... +Anch’io sono contro la guerra. Se non +ci fosse la guerra saresti sempre con me a Padova. +Invece, ora mi devo sorbire mio marito! Gliene +faccio di tutti i colori. Certamente il mio contegno +deve esasperarlo. Scenate terribili. E’ così pesante, +minuzioso, meschino! Osservazioni miserabili +su ogni cosa! E avaro, avaro, sino alla pazzia. +Noi stiamo bene, lo sai. Ebbene, se la piglia colla +guerra e mi rifiuta tutto. Bisogna che io gli dica: +«Ma guarda il tuo vestito. Un professore non deve +avere le scarpe rotte. Quando ti decidi a comprarne +un paio? Risponde che costano caro. Poi fa le +smorfie amorose. Dio, che schifo! Quando non +posso proprio rifiutarmi gli dico: «Spicciati!» +Oppure: «Dal momento che la cosa mi annoia +voglio essere pagata per le mie prestazioni. Ti +faccio un prezzo ridotto: 500 lire».</p> + +<p>Maria ride, si agita, coricata sul letto, gesticola +colle belle gambe nude tornite che lancia freneticamente +da tutte le parti. E’ un temperamento isterico +di bambina viziata, tutta bizzarrie, capricci, +scatti nervosi incomprensibili e assurdità assolutamente +pazze. Mi dice:</p> + +<p>—Ti ho scritto ieri una lunga lettera, per finire +tutto fra noi.<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187">[187]</a></span></p> + +<p>—Perchè?... Non capisco.</p> + +<p>—Ho stracciato la lettera; non pensarci... +Quando mio marito non sa cosa fare mi parla male +del futurismo. Non sa nulla, ma ti odia. Crede che +ci sia un semplice flirt fra di noi. Cioè, non vuole +sapere. Ha il terrore di sapere. Scherza ironicamente +su me e su te. Che pachiderma! Talvolta +mi guarda negli occhi, paurosamente. Forse vede +spuntare nel mio sguardo la possibilità d’una confessione +e cambia discorso! Sa che sono capace +di questi colpi di testa. L’altra mattina disapprovava +la scelta del collegio per Adolfo. Lo trova +costoso. In realtà è un collegio per bambini snob, +con dei sistemi di educazione troppo chic, un collegio +come direi puf puf... puf. Insisteva. Mi sono +seccata, gli sono saltata addosso e craac colle due +mani gli ho graffiato le guance. Tutto insanguinato! +ah! ah! ah! Che ridere! Lui, il professore, +così preoccupato della sua pelle. Subito panni freddi, +compresse gelate!... Dopo le mie sfuriate però +si calma, non mi secca più. E’ un uomo lento, ha +bisogno di essere trattato male... Anche tu hai bisogno +di essere trattato male. Se ti dicessi per +esempio che io desidero la sconfitta dell’Italia cosa +mi faresti?</p> + +<p>Io la prendo, la stringo, la bacio, la stritolo. Implora +pietà. Si abbandona all’amplesso e mi grida +nello spasimo!</p> + +<p>—Caro! Caro! Sarò buona! Sarò docile! Farò +tutto quello che vuoi! Ho scherzato. Penso tutto<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188">[188]</a></span> +ciò che vuoi. Amore! Amore!.... Amore! Viva la +Guerra! Viva la guerraaa! Viva la guerraaaa!...</p> + +<p>Quell’ora d’amore è stata così assorbente e intensa +che non ci siamo accorti dell’uragano.</p> + +<p>Fuori con Maria Baldini godo il crepuscolo limpido +gioioso sulla campagna fresca e soddisfatta. +Ogni verde di pianta e d’erba ha il suo tono preciso. +A sinistra le voluttà dilatate brillanti dei giardini +sotto le manate di viola porpora e d’oro che +l’autunno il vento e il sole al tramonto rimescolano +buffamente. A destra il canale Battaglia con un ritmo +lento d’acqua verde ammonisce ironicamente la +veemenza delle automobili militari e degli autocarri +che si incrociano sulla strada come vampe di +grossi calibri. Con ritmo lento il canale Battaglia +ci accompagna sino al ponte. Un carabiniere. Tre +carabinieri. Altri carabinieri qua e là vigilano quella +villa dove abita il generale Diaz. La placida Villa +Bondi dell’Orologio, facciata a colonnine, architettura +piena di grazia e moine, parco folto e invitante +all’amore, contiene il pensiero ordinato della nostra +guerra mentre il canale Battaglia ha il ritmo +sicuro della Nazione e la strada scaglia automobili, +autocarri e motociclette verso il ponte, sotto un +Caproni maestoso inghirlandato dal volo capriccioso +di tre caccia.</p> + +<p>Sento l’offensiva prossima. In Albania e in Macedonia +gli Austriaci avevano 4 divisioni contro 2 +e mezza dell’Intesa. Ora ne hanno 6 poichè ne +hanno ritirato 2 dalla Romania. Non potendo fa<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189">[189]</a></span>cilmente +fermarsi sulla linea di Nisch gli austriaci +debbono formare una linea salda sul Danubio. +Questa linea esige 20 divisioni per lo meno.</p> + +<p>Stanno racimolandone 6 in Ucraina e ne ritirano +8 dal fronte Italiano. Fra pochi giorni vi saranno +dunque circa 50 divisioni Austriache contro le nostre +50 divisioni.<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190">[190]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XVII" id="XVII"></a>XVII.<br /><br /> + +DUELLO FRA CAVIGLIA E LA PIOGGIA</h2> + + +<p>—Su, Ghiandusso, non fare l’imbecille. Sei +ubriaco da far schifo. Non ho bisogno di te in +questo momento; farò io.</p> + +<p>Ghiandusso si allontana barcollando, col sergente +Locatelli. Hanno bevuto in due un’intera bottiglia +di grappa rubata alla padrona della fattoria. +La certezza dell’offensiva, la speranza di rivedere +la sua bella terra friulana hanno sconvolto dalla +gioia Ghiandusso. Ho dovuto fare la mia cassetta +da me ed ora sto disponendo con cura i petardi +nell’interno della mia 74, illuminato di luce elettrica.</p> + +<p>Massimo ordine e massima comodità. Tutti i +nastri di cartucce lucenti e precisi. Tutte le pistole +di riserva per gli uomini e per me. Tutti i petardi. +Passato il Piave, ci lanceremo alla punta estrema +dell’esercito col pericolo di essere accerchiati e di +cadere in imboscate. Se le mitragliatrici si incepperanno +ce la caveremo coi petardi. Siano molti e +tutti a posto. Ho concesso poco spazio al vestiario +e alle vettovaglie. Non avremo tempo di cambiarci +e le nostre bocche si arrangeranno alla meglio. +Poche scatole di marmellata, ecco tutto. L’interno<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191">[191]</a></span> +della mia blindata 74 mi appare lucente, ricco di +riflessi dorati, modernissimo come l’interno d’una +alcova per piaceri sani, giocondi e felici. Alcova +d’acciaio per grandi amori futuristi.</p> + +<p>Alba augurale del 15 ottobre. Partiamo dalla fattoria +Barchessa. La nostra colonna di blindate e +autocarri si ferma a Dolo. Locatelli calmo dorme +in fondo dietro di me. Ghiandusso chiacchiera come +una grondaia. Il vino e i liquori gli fanno male. +Ha un piccolo viso raggomitolato, verdastro e gli +occhi tristi.</p> + +<p>Piove. Il cielo è una lugubre inondazione nella +quale sembrano beccheggiare i barconi che passano +alti sui vagoni interminabilmente. Un motociclista +arriva con scoppi, balzi e scia schizzante. +Si ferma per domandare la strada. Col suo gabbano +grondante, sembra un palombaro. Dice:</p> + +<p>—A Milano i neutralisti e i preti hanno cercato +di fare la rivoluzione con un allarme di campane +in piena notte annunciando l’armistizio e la pace. +Speravano di salvare l’Austria. Non la salveranno. +Ora tutto è a posto. A Mestre ci sono 86 milioni di +cartucce per fucili e mitragliatrici.</p> + +<p>Alle 5 del mattino sotto la pioggia torrenziale, +alt a Sanbuchè. Secondo alt a Zero Bianco. Ripartiamo +colla brigata Lupi di Toscana. Gli ufficiali +raccontano: «Uno dei nostri soldati fu fatto prigioniero +dagli austriaci. Cinque giorni dopo abbiamo +visto arrivar giù sul Brenta una zattera con sopra +un cadavere: era il prigioniero inchiodato. In<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192">[192]</a></span>chiodato +vivo, lo si capiva, poichè la faccia aveva +le contrazioni tipiche degli annegati. Sul ventre +una tela portava scritte queste parole: «<i>Vi rendiamo +il vostro lupo</i>». E gli ufficiali concludono +salutandoci: «Quelle vigliacche carogne la pagheranno!».</p> + +<p>E vanno coi loro fanti che ridono sotto la pioggia. +Il nostro fante è affiatato colla pioggia, glorioso +impasto di grigio-verde bagnato bestemmie cicche, +peli di barba, pidocchi, capelli polverosi, sguardi +di buon cane, risata furba, verruche, sudore, fango, +l’innamorata e piccirilli, signor tenente, l’ultima +m’è nata... tengo la fotografia... e la pagnotta.</p> + +<p>Filiamo avanti coi bersaglieri ciclisti. Sembrano +scolari in vacanza, benchè pedalino in ordine perfetto. +Correndo nella penombra dei villaggi chiudono +fra due file di ruote veloci polli, anatre, +oche. Il ciclista in testa le arrota, quello che segue +si china e con la mano destra pesca la preda +morta. Se il secondo non l’acchiappa, il terzo, il +quarto, sempre con gesto distratto, ma rapidamente, +la ghermisce e via, via così, con polli, anatre e +oche che spariscono nel tascapane.</p> + +<p>Il 24 ottobre arriviamo a Paese. Villaggio banale +con alto campanile, osservatorio incolume sulla +strada, la piazza e le case imbottite e rigurgitanti +di truppe. Colloco la mia branda in una stanzuccia +che ha nel centro dell’impiantito un gran buco +e ne salgono nitriti impazienti di cavalli, fiati caldi +che aggravano la temperatura di densa angoscia.<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193">[193]</a></span> +Piove. Atmosfera d’uragano prossimo, lontano, +errante. I cani soffiano e s’agitano nervosamente +nel sonno. Tutte le forze del cielo e della terra +sono tese. Nuove forze si aggiungono a quelle +già concentrate. Rrrrrr di autocarri innumerevoli. +Tatatata di motociclette. Crrrrrr sssssss di carreggio +e truppe in marcia. Questa è veramente una +notte che cammina.</p> + +<p>La notte cammina con le sue migliaia, migliaia +e migliaia di ruote, gomme, zoccoli, scarpe. La +terra è pigiata, masticata dalle masse di volontà +umane tutte personali, originalissime e pur guidate +dai fili collegati alla centrale elettrica di un pensiero +unico. Ho saputo che Caviglia ha il comando dell’8ª +armata, forte imbrigliatore elettrico che guiderà +gli italiani elettrizzati d’odio-vendetta-patriottismo +al di là del Piave. Ho fiducia.</p> + +<p>Rrrrr, di autocarri. Tatatata di motociclette. +Crrrr sss di carreggio e truppe in marcia.</p> + +<p>Si distingue ora fra questi rumori ormai diventati +il tessuto stesso dell’atmosfera, un bombardamento +continuo lontano. L’offensiva è già cominciata +sul Grappa. Va bene, ma trova una resistenza +strana. Tutti parlano dei segni evidenti di +sfasciamento nell’interno dell’Austria, ma l’esercito +è più che mai in piedi: costruzione antica, cementata +da una disciplina feroce. Disciplina divinizzata. +La disciplina per gli Austriaci è una religione. +Ufficiali e comandi formano una casta sacra +di sacerdoti della guerra. I soldati non si battono<span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194">[194]</a></span> +per l’Austria, ma per l’Imperatore capo dell’esercito, +e si fanno ammazzare per la Dea Disciplina.</p> + +<p>All’alba il fragore del bombardamento lontano +cresce. La battaglia sul Grappa infuria. Mi alzo e +guardo il cielo come si squadra un manometro. +Non piove ma ha piovuto e ripioverà. Le nuvole +imperano, dispongono, minacciano. Il Piave è già +pieno e quegli otri di pioggia sospesi sul destino +dell’Italia diventano tragici. Il capitano Raby mi +ordina di recarmi da Caviglia perchè io possa ottenere +ciò che noi desideriamo ansiosamente: passare +il Piave in testa alla cavalleria.</p> + +<p>Il capitano Raby è turbato. Stanotte al comando +della divisione di cavalleria che ha per ufficio un +autocarro fra le case bombardate Raby ha avuto +come risposta alla sua domanda di ordini: «I +ponti non portano che 30 quintali. Lei, capitano, +tenga ferma la sua squadriglia, e m’incolonni il +carreggio della divisione.»</p> + +<p>Strabiliante, imbecille, disonorante. Parto subito. +Le strade ingombre mi ritardano. Giungo verso le +6 alla villetta del comando dell’8ª armata.</p> + +<p>Viavai di ufficiali, precisi, che in silenzio entrano, +escono. Questo a cavallo. Quello in motocicletta. +Altri in biciclette sguinzagliate a ventaglio. +Pure a ventaglio si sentono partire le forze della +volontà centrale per i fasci di fili telefonici meticolosamente +sorvegliati e controllati dai guardafili +che corrono per la campagna. Quando entro nel +giardino della villa il cielo è tutto sgombro, limpido,<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195">[195]</a></span> +fresco, propizio. Ma quella nuvolaglia, che copre +il ribollimento di cannonate tuun tuun tuun tuun +tuun sul Grappa a destra, non è fumo come speravo. +Ecco si stacca dal Grappa, annerendosi, invadendo +di nuovo il cielo con un programma di +pioggia per questa notte. Ma c’è del vento nell’alto. +Un vento patriottico che combatte le nuvole +e forse le vincerà. Il cielo mutevole addensa le nuvole +e poi le soffia via intenerendosi al tramonto +sulla divina bellezza d’Italia in pericolo.</p> + +<p>Giunge un motociclista grondante, infangatissimo. +Riconosco un amico, tenente di collegamento. +Viene dal Grappa. Mi racconta la mischia vittoriosa, +accanitissima in una nebbia fitta. Dice che il +comandante del 9º reparto d’assalto, maggiore +Messe, ha fatto cose fantastiche.</p> + +<p>—Una nebbia che forse non si è mai vista neanche +a Londra. Brutta lotta, quasi nel buio. Giorno +e notte... tatatatatata. Si sentivano le mitragliatrici +da tutte le parti... Gli arditi gridavano: Messe! +Messe! Messe! Di qua, signor maggiore! +Fiamme nere, a me! Giù, giù, con le bombe! Poi, +via! Al galoppo, nella nebbia... Mettete le maschere, +le maschere! tutti, le maschere! No! no! Nooo! +è nebbia. Ad un tratto la nebbia si squarcia. +Presto qui, una mitragliatrice! Una mitrigliatriiiiice! +E un ardito arriva portandola sulle spalle... Ecco +ecco, signor maggiore! L’ardito ansimante si butta +colla pancia nel fango, e sopra la sua schiena la +macchina rabbiosa sobbalza sparando. Tttatatatata.<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196">[196]</a></span> +Gira, gira, a ventaglio. Gli austriaci cadevano, ma +che noia quella nebbia, e che paura di colpire i nostri! +Ad un tratto il tenente De Giovanni, un colosso, +appare su un cocuzzolo a destra. La nebbia era +diminuita e si vedeva le pallottole <a name="tn196" id="tn196"></a><ins class="correction" title="Testo originale: della">delle</ins> mitragliatrici +austriache che facevano la barba al cocuzzolo... +Aaaaaaaa! Il tenente De Giovanni cade fulminato. +Quattro arditi si slanciano per portarlo giù. +Tre sono uccisi. Il terzo vicino a me sputa un +<i>groomf!</i> e cade. Tre li rimpiazzano. In quell’istante +il reparto del maggiore Messe era come ingabbiato +in un doppio fuoco di artiglieria. Fuoco di +sbarramento sulle prime linee, fuoco di sbarramento +dietro di noi. Accidenti! siamo ingabbiati. Tutti +gridano: Messe! Messe! Messe! Il maggiore è +dappertutto. Corre, si slancia, rianima, controlla +ogni faccia nella nebbia fitta. Grida: qui, qui +la mitragliatrice, non là! Non sparate lì, sono +dei nostri! Sono dei nostri! Arruffio, confusione, +velocità in tutti i sensi. Il reparto sembra diventato +un corpo con mille braccia, mani, dita fra +le matasse e i gomitoli di nebbia. Uomini ora appiattati, +ora balzanti per riformar la linea, riconoscersi, +strangolare i nuclei di nemici invadenti. +Sopra di noi passavano dei veloci scenari di nebbia +fittissima che svelavano nascondevano Grappa, +Asolone, Col Moschin...</p> + +<p>«Cretino!... non sparare! sono i nostri...!» +«Lo so» risponde un tenente, «Signor maggiore, +guardi sulla quota 3.000. E’ perduta»; poi grida<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197">[197]</a></span> +«Aaaaiiii...» e cade con la coscia gonfiata come +un pneumatico rosso da una palla esplosiva. Tatatatatata +due arditi, la faccia nel fango, sussultano +sotto due mitragliatrici ben puntate. Si sente, si +capisce che gli austriaci sono lì che salgono. Ma +non si vede a 20, a 10, a 3 metri. «Accidenti, +urla Messe! Non sono Austriaci, sono i nostri! +Cessate il fuoco!... I petardi! i petardi! qua i +petardi! Tutti curvi col petardo nel pugno! Senza +copiglia! Tenetelo alto! Non inciampate! Venite +con me! Avanti! Ecco, quelle ombre sono assolutamente +austriaci! Aspettate a tirare! A 30 metri! +Aspettate! Gggiù! Patatamm traaac paaam +paaaam.</p> + +<p>«Messe non ha più petardi. Ora spara col moschetto. +Un ardito vicino gli dà i caricatori notando +i colpi precisi del maggiore: uno, due, tre quattro, +cinque. Messe riceve, carica, spara, accoppa, +puntando sul costone a 30 metri. Poi nebbia, nebbia, +nebbia, geometria di forme nella nebbia. Non +ci si vide più. Ma gli austriaci erano ributtati nella +vallata».</p> + +<p>Il tenente di collegamento ha narrato con un +entusiasmo affannato mentre aspetta l’ordine di +entrare da Caviglia. Si forma un crocchio di ufficiali. +Tutti parlano di sua santità il Piave che dirige +la battaglia. Il fiume è il polso del nostro destino. +Il cannoneggiamento sul Grappa è accanitissimo. +Ma la sicurezza regna intorno all’anima +potente, fredda di Caviglia che si sente lì nella ca<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198">[198]</a></span>mera +vicina. Il generale mi accoglie col suo sorriso +bonario e passeggiando ascolta la mia richiesta +poi dice con calma: «E’ naturale, le blindate in testa +alla cavalleria, appena passato il Piave per +l’inseguimento. Provvederò».</p> + +<p>Segue un silenzio, dopo di che Caviglia la cui +statura sembra altissima dominatrice come le cime +gelate radiose e serene soggiunge:</p> + +<p>—Tutti devono avere la mia sicurezza e il mio +ottimismo. Il Piave non accenna a dimagrare. +Mantiene da 24 ore la velocità di 2 metri e 50. +Questo esclude passerelle e ponti... Ho consultato +tutti i grafici del Piave, e mi sono detto: Da che +mondo è mondo le piene del Piave in autunno non +hanno mai durato più di 3 giorni. E’ mai possibile +che proprio oggi, quando si gioca tutto l’avvenire +dell’Italia, il Piave faccia lo scherzo di ingrossare +oltre misura? Sento che ciò non è possibile. Ne +sono sicuro. Gli austriaci d’altra parte offrono +una resistenza formidabile sul Grappa. Vuol dire +che non hanno capito il mio piano. Più resistono +sul Grappa e meglio li prenderò tutti in trappola!</p> + +<p>Fuori ritrovai il centro del cielo pulito benchè +minacciato a destra dalla nuvolaglia.</p> + +<p>Cielo di carta patinata lievemente azzurrina con +sfumature e velature dorate. Orgogliosamente vi si +slancia una squadriglia di aeroplani italiani. Sembra +un forte, intenso e fortunoso sette di quadri +che elastico viaggi verso l’asse di cuori rosso del +Sole al tramonto. Si gioca volubilmente così nel<span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199">[199]</a></span> +cielo fra le mani disinvolte del vento la suprema +partita dell’Italia. Spumeggiano d’oro tre nuvoloni +ritti, perpendicolari, bottiglie di cosmico sciampagna +già sturate che non potranno innaffiare che +la vittoria nostra. Nelle mani folleggianti del vento +italiano l’areoplanico sette di quadri vibra nero +veloce preciso, geometrico.</p> + +<p>Mangerà, deve mangiare il ricco <a name="tn199" id="tn199"></a><ins class="correction" title="Testo originale: asse">asso</ins> di cuori. +Sole al tramonto! Partita emozionante. Mille mille +e mille facce al cielo. Altri areoplani Italiani fanno +intorno ai giocatori maffie di valzer, moine e +capriole, pattinano sul cielo levigatissimo, si preparano +a beffeggiare, come usano, in tondo, la loro +probabile vittima nemica.</p> + +<p>Nel raggiungere a tutta velocità la mia squadriglia +penso che l’audace volontà di vincere è una +forza che si proietta fuori dai muscoli con slanci e +potenza enormi. Ogni soldato oggi è carico di questa +volontà, cosicchè si proietteranno questa notte +e domani fuor da due o trecentomila corpi umani, +più di trecentomila volontà capaci di plasmare, +scopare, trasformare nuvole fiumi e masse nemiche. +Queste volontà per raggiungere il loro slancio +massimo non devono essere troppo fiduciose +nè spavalde. Occorre una preparazione sommaria, +poichè le lunghe preparazioni meticolose diventano +in certo modo una poltrona profonda offerta +alla Fortuna. Poltrona che la Fortuna brutalmente +rifiuta.</p> + +<p>Dopo pochi chilometri il cielo si è richiuso. Que<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200">[200]</a></span>sta +tragica realtà mi afferra alla gola. Penso alla +calma meravigliosa di Caviglia e al suo piano che +intuisco. Dopo aver gettato tutti i ponti, circa 70, +lanciare 22 divisioni contro Vittorio Veneto, aprendosi +poi a ventaglio a destra per far cadere tutta +la difesa austriaca del Piave, e a sinistra per accerchiare +il Grappa. Piano degno d’un uomo di genio, +assolutamente originale poichè esclude imprevedutamente +il vecchio piano tanto discusso e quasi +irrealizzabile di sfondare il Grappa per poi traversare +il Piave. Caviglia pensò: nè a sinistra, nè +a destra; ma al centro dopo aver fatto una forte +azione dimostrativa sul Grappa.</p> + +<p>Il piano però esige la collaborazione del fiume, +e purtroppo questo cielo nero è inesauribile. Sento +la materia del mio cuore trasformarsi, metalizzarsi, +in un ottimismo d’acciaio. Sopra vi oscilla +la vecchia sensibilità lirica un po’ femminile troppo +vibrante. La riconosco con dispetto nel commuovermi +quasi alle lagrime al pensiero della straordinaria +vittoria che potrebbe sfuggirci, mentre +guardo un fox-terrier devotamente affannato dietro +al cavallo del suo padrone capitano.</p> + +<p>La mia squadriglia è ferma al bivio Povegliano-Nervesa. +Al lume di una lanterna davanti ai soldati +riuniti leggo l’ordine del giorno di Caviglia:</p> + +<p>«Ai comandanti di corpo d’armata, agli ufficiali, +alle truppe tutte dell’armata, sento il dovere +di chiedere di mantenere il loro animo all’altezza +della situazione.<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201">[201]</a></span></p> + +<p>«Tutto il popolo italiano guarda in questo momento +a noi, cui sono affidate in quest’ora le sorti +della Patria. La storia dell’Italia futura, forse per +un secolo, dipenderà dalla fermezza e dal fervore +di cui saranno capaci nelle prossime 24 ore gli +animi nostri.</p> + +<p>«L’ora delle supreme decisioni si approssima. +Se noi avremo saputo mantenerci all’altezza di +quest’ora, la fortuna e la gloria d’Italia saranno +assicurati.</p> + +<p>«E’ necessario che stanotte tutti i ponti siano +novamente gettati. E’ necessario che il maggior +numero possibile di unità passino sulla sponda +sinistra del fiume. E’ necessario infine che le truppe +che si trovano oltre Piave, attacchino violentemente, +tendano con ogni ardore al raggiungimento +degli obbiettivi prefissi.</p> + +<p>«E’ l’Italia che l’ordina. Noi dobbiamo ubbidire.»</p> + +<p>I soldati non applaudono. Rimangono seri, ma +ansiosissimi. Che cosa si aspetta? Sappiamo che +dovremo passare il Piave alle Grave di Papadopoli. +Perchè dunque rimanere vicino a Nervesa? +La pioggia è cessata. Il vento il divino vento favorevole +sale con sbuffi impetuosi impacchettando le +nuvole e cacciandole alla rinfusa verso il mare. +Vento benedetto che noi salutiamo con baci e deliziosi +tremiti nella gola!</p> + +<p>Pronto e sagace, il sole lancia raggi dovunque, +moltiplicando gli specchi rossi dei vetri, rimbal<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202">[202]</a></span>zando +biondo sui volumi della vegetazione, preoccupatissimo +di rischiarare tutto, pulire e ripulire +ogni cosa. Non si deve forse tutti marciare al più +presto, con ordine aggressivo? Sole affaccendato +che vuole liberare le ruote dei cannoni dal fango, +oliare le mitragliatrici e i fucili, trasformarsi in +benzina nei carburatori, cuori bollenti aggiunti agli +altri bollentissimi.</p> + +<p>Più della metà dei ponti buttati questa notte resistono. +Quelli delle Grave di Papadopoli cioè i +nostri sono stati travolti. Ma questa sera saranno +in piedi. Ce lo annunciano con occhi giocondi soddisfatti +e fieri i pontieri che ritornano dal Piave. +Pontieri colossi che i gabbani antipritici blu rendono +quasi monumentali. Camminano oscillando, +come marinai disabituati dalla terra ferma. Hanno +sotto il braccio la pagnotta spaccata, masticano avidamente +e gli occhi ridono con orgoglio ingenuo +infantile. Tutti li circondano. Sembrano corridori +dopo una gara difficile vinta. Passo pesante. Portano +il peso dell’immane sforzo compiuto nel buio +gelato crivellato dalle mitragliatrici, fra i lacci, le +tenaglie della corrente lugubre che voleva scardinare, +strappare, sbottigliare i pali, travolgere le +botti.</p> + +<p>—Le barche, dice uno, ballavano come scodelle +nelle mani di un ubriaco. Il Piave era ubriaco, +pazzo, questa notte. Ma ora è vinto; cede. Abbiamo +lavorato bene, questa notte. Tutto passa da<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203">[203]</a></span>vanti +a Nervesa. Al ponte della Priula, quelle carogne +resistono.</p> + +<p>E i pontieri si allontanano trascinando i piedoni +mostruosi.</p> + +<p>Il cannoneggiamento è un rombo continuo. E +noi che facciamo? Con questa tortura lacerante +dolce, amara, nella gola, ci sentiamo simili ai mendicanti +invernali ai vetri di una ricca trattoria +quando all’ora del pranzo fervono tintinnano le +gioconde stoviglie e filano i piatti fumanti. Fossimo +sulla tavola anche noi! Anche come cibi esplosivi +fra le mani dell’ultimo cameriere! O in cucina +nella vampa dei fornelli! S’avanza una prima colonna +di prigionieri austriaci. Poi tre feriti nostri. +Uno di loro, ardito, napoletano, fatto prigioniero +riuscì a liberarsi. Racconta in napoletano la mischia +clownesca, grottesca, a cazzotti, calci, lazzi, +burle.</p> + +<p>—Sono passato sulla prima passerella. Poi fra +le erbacce nel fango sono scivolato in un buco!... +Bombe a mano da tutte le parti. Strisciavo. Ho perso +il pugnale. In tre mi hanno preso alle spalle. +Io gridavo: fetenti! fetenti! fetenti! Mentre mi +portavano via. Attraverso la pioggia i proiettili dei +nostri 75 fischiavano come i siluri nel golfo di Napoli: +Ptoo! fiiiisc... Pto! Pto! Pto! fiiii. D’un colpo +un mio compagno di Napoli ha tirato un petardo +in mezzo a noi. Le carogne che mi tenevano +sono morte, io ferito alla faccia. Non è grave.<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204">[204]</a></span> +Mi sembrava di essere a Santa Lucia quando le +femmine fanno le liti e ci sono li fuochi artificiali.</p> + +<p>I nostri Draken-ballon si sono spostati. Si annoiavano +nella camera della Patria. Ora splendono e +parlano in alto come enormi pappagalli gialli nel +sole sulla finestra aperta del Piave.</p> + +<p>Piomba l’ordine di partire per le Grave di Papadopoli. +In tre minuti tutto a posto, tutto in ordine. +Sentiamo la gioia liquida circolare nelle vene.</p> + +<p>Ma la lentezza sulle strade ingombre di soldati +in marcia ci esaspera. Stare al volante colla cura +dovuta al motore e alla strada e sentire in sè mille +anime sconosciute svincolarsi, premere fra le coste +del petto per slanciarsi in avanti! Cala la notte +sotto un cielo limpido, ma gelato. Ad ogni chilometro, +alt, ingombro. Scendiamo e mentre le +mani nostre tese sul fuoco si slegano, sentiamo +premere sulle nostre schiene un alito misterioso +e rovente, l’alito fortunoso della Patria che ci +spinge con milioni di volontà italiane al di là del +fiume. Sono volontà Italiane che da tutti i punti +della penisola si slanciano affollandosi ed ora +cantano, urlano nelle boscaglie fluviali. Sono anch’esse +ansiose di varcare le acque. L’alito possente +della Patria tessuto di milioni di anime lontane +venute dalla Sardegna, dalla Sicilia, dall’Egitto, +dall’Argentina, dal Brasile rinvigorisce ora +le mitragliatrici che sul greto si moltiplicano intrecciando +i loro brillanti arpeggi ta ta ta ta ta ta. +Rimbalzante fluidissima scorrevolezza di centomila +pianoforti sotto dita di pianisti, forse quei pia<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205">[205]</a></span>nisti +italiani cinquantenni che a Rio Janeiro o a +Buenos-Aires suonano, suonano in concerti patriottici +con passione e genio, facendo sparare mille +armonie come noi spariamo contro la riva nemica +(pianoforte da sfondare!) di questo Piave che si +dà delle arie di Fiume Americano.</p> + +<p>Il comando della cavalleria ha deciso di non lasciarci +in testa. Ce ne accorgiamo da molti ordini +e contrordini. Si dice che i primi ponti sono deboli, +non sopporteranno il peso delle blindate. Vado ad +accertarmene col capitano Raby a piedi, curvi nell’intrico +fangoso delle erbe. L’alba, pallida e fredda, +si spacca qua e là in blocchi rosei d’aurora come +colpita dal cannoneggiamento della 3ª armata +che alla nostra destra incomincia a buttare i suoi +ponti. Il fiume ha qui circa tre chilometri di larghezza. +Noi dobbiamo seguire però un nastro tortuoso +di strada per traversarlo. Circa 8 chilometri +di ghiaia, guadi a fondo solido e ponti. Il Piave +sembra qui un immenso estuario.</p> + +<p>Tenendoci curvi poichè il fogliame delle piante +è su di noi falciato dalle pallottole, interroghiamo +un sergente del genio che nell’acqua regola gli +Issaa-ooh! Issaa-ooh! dei pontieri intorno alla +capra.</p> + +<p>Tata tuum tata tuum di cannonate.</p> + +<p>Scraabraaaang di bombarde.</p> + +<p>Ta ta ta ta ta ta di mitragliatrici.</p> + +<p>Iauu iau iau di schegge lontane e di pallottole.</p> + +<p>Issaa-ooh! Issaa-ooh!<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206">[206]</a></span></p> + +<p>Passa un farfallone d’acciaio da mezzo chilo a +venti centimetri dal mio naso.</p> + +<p>Visitiamo, palpiamo il ponte che lega il primo +guado colla prima isola boschiva e pantanosa. Sotto +fruscia, stride incalza e galoppa l’acqua fulgente. +I languidi ruscelli pacifici e melodici sono +diventati corde metalliche violente per legare, +strappare i piedi dei ponti.</p> + +<p>Issaa-ooh! Issaa-ooh! Ultime ostilità del fiume +che vuole colle trecce tumultuose delle sue acque +trattenere i passi audaci dell’Amante che scavalca +il suo letto.</p> + +<p>Il sergente del genio intelligente, afferma che il +ponte è solido. Una granata approva con scoppio +brutale, schiamazzante.</p> + +<p>Il ponte scricchiola, geeeme piegando le sue tavole +sotto il peso della mia 74. Siamo tutti appiedati, +mentre il mio volantista guida con cautela.</p> + +<p>Ora grave. A destra a sinistra a cinquanta cento +metri Biii... Graang! Biiiii Graang-graang! vvv. +Ho avuto stanotte un presentimento di morte.</p> + +<p>Nel buio con calma ho regalata la mia vita di +grande poeta a questa divina parola: Italia, che merita +oggi la vita di mille mille poeti altissimi. Ora +ricordo la formola di equitazione: per saltare un ostacolo +a cavallo bisogna gettare il cuore al di là +dell’ostacolo. D’un colpo, lancio il mio cuore sulla +altra riva.</p> + +<p>Subito vedo in sogno la Fortuna inclinare sempre +più il piano da Padova al Montello perchè le<span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207">[207]</a></span> +masse di forze italiane scorrano giù nel Piave e si +rovescino sull’altra riva schiacciandola.</p> + +<p>Raby da due giorni liberato dal suo guscio molle +di placidità orientale si è rivelato un comandante +energico, espertissimo, tenace. Dopo ogni ponte, +il guado è un problema da risolvere.</p> + +<p>Questi primi guadi del Piave sono facili e si corre +poi, per dei tratti, con prudenza su un ponte, indi +cento sforzi nell’acqua, poi di nuovo via correndo +tutti intorno alla blindata giocondi come per un +parto riuscito. Davanti a noi nelle isole tutte a ciuffi +di piante fluviali si sparpaglia la fucileria. La +retroguardia austriaca snidata come una abbondante +selvaggina che non voglia abbandonare i suoi +covi. Ecco la riva! L’altra riva del Piave tanto sognata, +desiderata, invocata, abbracciata dalle nostre +anime! Alla mia destra due trincee ci bersagliano. +Voluit, voluit, di pallottole sul capo. Graang! Questa +pallottola si è schiacciata sulla blindata. Primo +collaudo. La blindatura Ansaldo tanto discussa +resiste.</p> + +<p>A destra passano con noi i bersaglieri ciclisti del +colonnello De-Ambrosis. Sparano con la bicicletta +appoggiata al fianco e cantano: Addio mia bella +addio... Nostalgia dinamica e marziale di quella, +canzone trascinata ma che trascina, svolazzante e +smarrita, ma imperiosa. Strana miscela di sentimentalismo +e di audacia virile. Zaino di melanconia +che il soldato meridionale porta con disin<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208">[208]</a></span>voltura +spensierata in marcia verso il pericolo ignoto. +Il ricordo della donna pungola le nuove audacie.</p> + +<p>Cos’è questo vocio lamentoso che si trascina vicino +alla trincea ora deserta?...</p> + +<p>Braccia alzate! Donne e bambini! Sono italiani +di Campodolcino. Arruffio di gesti e camiciole +femminili intorno ad una colonna di prigionieri. +Sporchi, in brandelli, col berretto a tre bottoni. +Questo porta lo stemma imperiale. Gioia acuta +di calcare la trincea vuotata.</p> + +<p>Abbiamo passato il Piave. La prima blindata corre +sulla strada di Campodolcino.</p> + +<p>Fo fo fo fo fo dei nostri 260 che passano nell’aria.</p> + +<p>A destra lontano, verso Vittorio Veneto infuria la +battaglia. Giunge l’ordine di inseguire e travolgere +la retroguardia che si sta trincerando a Bibano di +Sotto. Alt, colazione sommaria. La terra già cotta +dal sole è piena di cadaveri che puzzano.</p> + +<p>—Austria official, dice un prigioniero; Austria +comanda, io non volere tirare.</p> + +<p>I suoi occhi implorano. Dividiamo un pollo con +lui, e restiamo quasi senza, noi, poichè, bisogna +farne parte a due macilenti borghesi italiani.</p> + +<p>—Avevo un fratello nelle munizioni a Milano; +l’altro sul Piave nell’artiglieria da campagna. Uno +fabbricava i proiettili, l’altro me li lanciava ed io +li ricevevo!</p> + +<p>Sintesi della guerra sul Piave.</p> + +<p>Presto, in macchina, e avanti! Cimadolcino è +tutta bombardata, deserta. Un plotone di cavalleria +che l’attraversa con noi unisce i suoi nitriti e lo<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209">[209]</a></span> +scalpitare degli zoccoli ai rombi dei motori e allo +stridore delle blindature. Polifonia che fa vibrare +le case in rovina tutte smobiliate, squartate, slabbrate, +disossate. Gli austriaci hanno portato via tutte +le travi. Fortunatamente i muli di queste salmerie +di bersaglieri sono carichi di legna. Strappiamo +qua e là dei cartelli: <i>Nach Fezzo, Nach Cimetta, +Nach Codognè</i>. Il nostro entusiasmo pieno +di scatti, si irrita di non essere ancora in testa a +tutti. Sulla strada procediamo tra bersaglieri ciclisti +che corrono corrono rischiando d’essere arrotati +ogni momento. Abbiamo alla destra un battaglione +di scozzesi con le cucine fumanti, a sinistra +una batteria da 75 italiana. Accanitamente vogliamo +sprizzar fuori dalla calca. Arruffio, gesticolazione, +bestemmie di conducenti. Largo! Largo! +Largo! Piega a destra, cretino! C’è posto, lasciami +passare! Non si può! Voglio passare, per +Dio! Ti sbatto nel fosso!</p> + +<p>Nitriti di cavalli, groppe che fumano sudatissime, +ottoni brillanti delle bardature inglesi. Il sole fa divampare +le facce che rosse si mescolano alle bandiere +agitate dai borghesi. Due, tre bandiere, una +folla di bandiere sventola su questa bassa terrazza. +Le donne si piegano giù dai balconcini, visi convulsi +in lagrime. Parlano, parlano, chiamano, consigliano. +Fanno gesti convulsi verso quella linea di +olmi in fondo a quel campo dove ecco pam, pam, +pam scoppia la fucileria.<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210">[210]</a></span></p> + +<p>Il capitano Raby bestemmia nella vetturetta:</p> + +<p>—Fuori, fuori di qui, per Dio! Non curarti dei +parafanghi, spacca, e fuori!</p> + +<p>Sobbalzi, urtoni. Un mulo cade. Un ciclista nel +fosso. Sfondiamo una cucina scozzese. Ne schizzan +fuori brodo e vapore sulla groppa di un mulo +che calcia. Gli scozzesi ridono, ma noi siamo liberi. +A grande velocità, le blindate, a 300 metri l’una +dall’altra. Tutto a posto, eccettuato un parafango +rotto. Il mio motore va bene. Flauteggia: Tuuuvvv, +Tuuuvvv, Tuuuvvv.</p> + +<p>Villaggi deserti. Abbandono. Desolazione. Gli +Austriaci si sono squagliati. Sorpassiamo una pattuglia +di cavalleria. Il tenente mi dice:</p> + +<p>—La linea Austriaca è al di là di Bibano di +Sotto, 2 chilometri davanti a Sacile.</p> + +<p>A destra e a sinistra i campi hanno innumerevoli +buchi; sembrano aver subito dal bombardamento +nostro una preparazione ad una fitta piantagione +d’alberi. I cadaveri qua e là dormono come +strani giardinieri stanchi dall’eccessivo zappare. +E’ quasi buio sotto il cielo rannuvolato quando +giungiamo alle prime case di Bibano di Sotto. Rovine. +Silenzio assoluto. Malgrado gli ordini severi +io ho tenuto sempre lo sportello sinistro della +blindata aperto, la gamba penzoloni fuori, appoggiata +sul predellino. Ho in mano il revolver, ma +lo stringo macchinalmente tanto l’atmosfera di +questo Piave vittoriosamente varcato è piena di +fortuna strafottente.</p> + +<p>Perchè abbaia tanto la mia Zazà col muso fuori<span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211">[211]</a></span> +dal finestrino? E’ una cagnetta intelligente, intuitiva, +talvolta profetica. Le bestie sono spesso in +contatto colle forze più di noi. Ma io non ascolto +Zazà. Ho fame e so che a Bibano ci fermeremo +per aspettare l’autocarro dei viveri.</p> + +<p>Ta ta ta ta ta ta. Scossa. Stupore. Siamo caduti +in un agguato. Però, niente paura. Da due finestre +della piazza vampano e sparano due mitragliatrici +austriache. Non c’è tempo nè modo di rispondere +efficacemente colle nostre mitragliatrici. Mentre il +sergente Locatelli ne punta una in cupola, noi ci +slanciamo fuori. Moschetti, pistole e tascapane pieno +di petardi. «Lì! Lì! quella finestra a pian +terreno!» urla Ghiandusso. Io la punto col moschetto +e sparo. I miei amici fanno altrettanto. +Cinque minuti di fucileria a 20 metri dalla finestra. +Noi riparati dietro un enorme autocarro austriaco +rovesciato. La finestra si spegne e tace. +Ci precipitiamo dentro. Tre sloveni che alzano le +braccia e 2 bosniaci feriti. Trasciniamo fuori il +tutto e li consegnamo ai bersaglieri ciclisti che +sopraggiungono. Alt. Riposo. Abbiamo un solo +ferito. Autocarro dei viveri. Mangiamo.<span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212">[212]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XVIII" id="XVIII"></a>XVIII.<br /><br /> + +LA VITTORIA</h2> + + +<p>—Chi vuol venire con me in esplorazione notturna?» +domanda il capitano Raby.</p> + +<p>—Pronti! Seconda sezione!—rispondiamo io +e il tenente Bosca.</p> + +<p>Il capitano sale nella blindata di Bosca e parte. +Io perdo un minuto a bere un po’ di caffè che mi +versa il cuoco Caroli dall’alto dell’autocarro dei +viveri. Poi in macchina. Il motore non prende. +Parto con un piccolo ritardo. Ma ho lo stomaco a +posto. Ho messo al volante Fatutto. Eccellente +meccanico e volantista, ma cade dal sonno. Sono +ormai tre notti che non si dorme. Corriamo. Comprendo +che il pericolo questa notte è eccezionale, +poichè di pattuglia ci si va a piedi e non a tutta +velocità senza lumi sugli arabeschi di una strada +sconosciuta. Questa è certamente la prima esplorazione +di blindate in pattuglia notturna. Sbarro +gli occhi sul nastro perlaceo della strada crepuscolare +che l’ombra degli alberi sfrangia deforma +e corrompe. Ad un tratto non vedo più la macchia +nera della blindata che mi precede. Sono le +nove. La strada gira ad arco. Il volantista non +lo prevede, ed ecco a destra giù la mia mac<span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213">[213]</a></span>china +piega. Accidenti! Sempre più nel fosso giù, +giù. Rovesciamo! Catastrofe! Griiing, Griiing, +griiing craacraaac di rami. Plaaaf di fango.</p> + +<p>La mia 74 si è coricata nel fosso. Non è profondo +per fortuna. Saremmo ridotti in marmellata! +Benchè imbottite di cartucce, cassette, mitragliatrici +e spigoli d’ogni genere, le blindate nel rovesciarsi +salvano spesso ciò che contengono.</p> + +<p>Con voce fredda tagliente raccomando la calma +perchè gli uomini uscendo salvino se si può l’ordine +interno. Vana illusione. Tutti i nastri di cartucce, +casse, cassette sono crollati. Una lacerazione +non profonda sul cranio. Il mitragliere Salis ha +la faccia insanguinata. Ferite non gravi. Ci penseremo +dopo. Si tratta di rimettere sulle ruote la +74. Spero, spero, spero che il motore non abbia +danni seri. Buio. Lancio un uomo sulla strada per +avvertire la blindata di Bosca. Certo si sarà accorta +di non essere più seguita e si ferma. I miei +uomini intanto svegliano le poche case abitate di +Bibano. Candele accese alle finestre. Le donne +sono le più leste. Una contadina arriva correndo. +Interroga, colla voce rotta d’angoscia. Ho acceso +una torcia: la contadina è giovane, bella ma d’un +pallore affamato. Le regalo una scatola di conserva.</p> + +<p>—Va subito a chiamare tuo padre, tuo fratello, +tutti gli uomini. Ho bisogno di leve, rami di albero; +niente zappe. Le abbiamo!</p> + +<p>Accendiamo altre torce senza curarci della fucileria +austriaca che brontola sulla destra, molto<span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214">[214]</a></span> +lontano. Sono senza dubbio le retroguardie austriache +che cedono alla terza armata sul Piave verso +Fagarè. Tutti al lavoro. Bisogna scavare l’orlo +della strada per sollevare la blindata su terreno +piano. Zin-zin-zin di zappe febbrili accanite. In +un’ora tutto deve essere finito. Menghini visita il +motore e grida dalla gioia:</p> + +<p>—E’ sano, è sano, è completamente sano!</p> + +<p>Arriva il capitano, bestemmia contro Fatutto che +certo dormiva al volante. Poi distribuisce il lavoro +zappando anche lui.</p> + +<p>Contadini e contadine con leve e rami d’alberi.</p> + +<p>Io riordino il materiale sparso. Sulla destra la +fucileria austriaca rumoreggia. Spengiamo due torce. +Si lavora quasi a lume di naso. Con le leve +e colle binde la mia 74 si solleva lentamente. E’ +tutta fangosa, ma intatta. Mi ricordo finalmente +della mia ferita. Fasciato, ho l’aria di avere una +infiammazione ai denti. Non posso sopportare +l’elmetto. Tutti dicono: Se tu avessi avuto l’elmetto +sarebbe stato meglio.</p> + +<p>—Tutto a posto?</p> + +<p>—Tutto a posto.</p> + +<p>All’improvviso la blindata del tenente Cenami che +mi segue a 100 metri di distanza s’incendia. Alt. +Il suo motore è in fiamme. Subito, tutti allo spegnimento. +Sbatacchiamento arruffio, di panni, +braccia, coperte, mani che lavorano sul fuoco che +guizza, si scatena, si rizza, agonizza, divampa, sparisce, +torna, scoppia, lingueggia su tutti i punti.<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215">[215]</a></span> +Soffocato non muore; rosso, viola, blu rinasce. Accidenti! +non gettate terra sul motore! Iratissimo il +capitano, perde la calma. L’attendente di Bosca +un pugliese forte e audace che si chiama Siciliano +e sembra un vero Arabo si è coricato sotto il motore. +Il fuoco è domato.</p> + +<p>Sembra il destino di questa pattuglia di blindate +di avanzare con fragori e incendi. Certo, gli austriaci +ci hanno scorto. Rallentiamo. Devono essere +molto vicino. Una luce. Si veglia in quella +fattoria. Una contadina quarantenne gioviale dice:</p> + +<p>—Mezz’ora fa sono passati due battaglioni austriaci! +La loro trincea è a 500 metri.</p> + +<p>Si spegne tutto, aspettando le altre blindate. Nel +buio la donna parla:</p> + +<p>—Non ho nulla da darvi, cari figlioli di Dio. +Niente vino, niente polenta. Hanno portato via +tutto. Ieri qui, c’è stato una grande confusione. +Due divisioni boeme si sono ammutinate. Lì fuori, +andate a vedere, sotto gli alberi ci sono due +boemi impiccati.</p> + +<p>Fuori, con un cerino acceso, scopriamo i due +corpi sospesi. Tipico arricciamento delle braccia +sotto la corda rallentata un poco. Uno ha la testa +volta all’insù verso il fogliame e gli occhi aperti +ma senza la solita ferocia spaventata. Sembrano +guardare distrattamente degli uccelli. I due impiccati +portano sul petto una tabella che denuncia in +tedesco il loro tradimento. Rientriamo.</p> + +<p>—I germanici sono i più prepotenti, continua<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216">[216]</a></span> +la donna nel buio. Quando un germanico dà un +ceffone a un debole se questo lo riceve senza renderlo +ne riceverà due, tre, quattro, senza fine. Se +invece questo risponde con due ceffoni al primo, +il <a name="tn216" id="tn216"></a><ins class="correction" title="Testo originale: germannico">germanico</ins> li piglia e se ne va. Il Germanico non +rispetta che la forza violenta. Molti prigionieri nostri +fuggivano dai germanici per farsi fare prigionieri +dagli austriaci. Gli ungheresi sono però i +più crudeli. In fondo, tutti predoni e briganti. Un +esercito di ladri. Hanno portato via tutto, tutto!</p> + +<p>Quando ripartiamo fa ancora buio. Lentamente, +cercando di diminuire il rumore dei motori. Ma gli +austriaci vegliano e subito la fucileria scoppia. Siamo +bersagliati da una casa, tutta vampe nelle sue +finestre e nel folto del suo giardino. La mia blindata +risponde per la prima colla mitragliatrice in +cupola:</p> + +<p>—Con calma, adagio! Locatelli, punta bene +una delle finestre.</p> + +<p>Ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta.</p> + +<p>—Hanno un cannoncino! Punta bene, Locatelli! +Guarda la strada. Fatutto! Come va il motore?</p> + +<p>—Bene, signor Tenente.</p> + +<p>A sessanta metri dalla casa. La blindata di Bosca, +venti metri dietro la mia, spara anch’essa con +due mitragliatrici. Ciò mi dispiace perchè siamo +troppo vicini, e offriamo un grande bersaglio. Le +nostre tre mitragliatrici funzionano puntate su 3 +finestre diverse che agonizzano. Ammutolite.<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217">[217]</a></span></p> + +<p>Gli austriaci sparano ancora dal folto del giardino.</p> + +<p>Raby grida:</p> + +<p>—Giù tutti! Cessate il fuoco! Coi moschetti! +Prendi i petardi! Tutti insieme dentro il giardino!</p> + +<p>Mi slancio. Nello scavalcare il muricciolo sento +bestemmiare Siciliano che tempesta col calcio del +moschetto due austriaci in un boschetto. Si arrendono. +Siciliano viene avanti spingendoli a pugni +e a calci.</p> + +<p>—Ne ho acciuffati due. Gli altri si sono squagliati.</p> + +<p>Nella cucina bolle un infernale cazzottio fra le +ombre nere e le boccacce rosse del focolare. Fragore +di pentole. Una trentina di prigionieri con +una mitragliatrice. Entrano nel giardino pattuglie +d’arditi fez neri, scamiciati, con altri prigionieri.</p> + +<p>Incolonniamo le prede e le rimandiamo indietro. +Intanto la fucileria si accende a ventaglio colle +prime luci dell’alba che scioglie gli incubi dei +prati.</p> + +<p>Partiamo veloci, lasciando sulla sinistra un battaglione +di fanteria che conquista un grande prato +in fondo al quale una cortina d’alberi sputa +maledettamente pallottole. E’ l’ala dell’esercito austriaco +che si ripiega per difendere Vittorio Veneto. +Accanita. Ora si aggiungono tre mitragliatrici che +rallentano l’avanzata della nostra fanteria. Noi fi<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218">[218]</a></span>liamo +sulla strada, per girare al largo di questa +estrema difesa, e giungere in Vittorio Veneto.</p> + +<p>Due ore dopo vi entriamo con venti autocarri rigurgitanti +di arditi fez neri. Impetuoso scamiciamento, +fucili branditi da braccia pazze, bocche +squarciate dal canto, lazzi feroci di gioia barbarica +nel polverone incandescente, fiocchi neri al vento, +bandiere nere che spazzano gli alberi sotto il sole +che pomposamente si spacca in cannonate arroventando +l’aria. Beviamo nella corsa un simun +africano saporito di allegria infantile. La polvere +calda sulle labbra è lo zucchero della vittoria. Rimbalzano +in aria i cuori nostri gareggiando in splendore, +furore e rotondità trionfali con le nuvole +tronfie e ricche d’oro che vorrebbero certo metallizzarsi +per combattere anch’esse e schiacciare il +nemico. Belle nuvole di Vittorio Veneto, gonfiate +da tutti gli aliti italiani dove eravate, donde venute? +Vi lodo di aver perduto nel vento le belle +curve flessuose femminili per assumere soltanto le +forme aggressive impennate e gli spigoli infilzanti!</p> + +<p>Questa nuvola a destra soffia getti di lava d’oro +fra i suoi mille baffi accecanti, il suo irto pelame +variegato e la sua coda altissima di tigre d’argento. +Altre nuvole come spazzole di bragia rigovernano +accanitamente quel nuvolone-cavallo dalle troppe +zampe correnti come i primi cavalli dinamici dei +pittori futuristi. Un’altra nuvoletta agile di nickel +fila, fila verso il mare come una torpediniera grondante +di liquido azzurro per raggiungere forse<span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219">[219]</a></span> +la squadra italiana. Sul mare, sul mare, certo, anche +sul mare, ora l’Italia vince. Ma sulla testa un’altra +bella nuvola di vittoria. Mi sporgo fuori dalla +blindata per ammirarla. E’ un cerchio, un grande +cerchio d’oro massiccio dipinto di rozzi pomi vermigli. +Degna corona del vincitore Caviglia che, +scopati i vecchi piani strategici, seppe mediante +le sue spie volanti in aeroplano sui notturni accampamenti, +scoprire il punto debole del nemico +e colpirlo nell’immenso scacchiere, mortalmente. +L’esercito Austriaco ferito nella saldatura delle +due sue armate del Grappa e del Piave, cade a +pezzi. Pezzi potenti, armatissimi, ancora disciplinati, +che cercano di sfuggire agli inevitabili accerchiamenti.</p> + +<p>Nella città di Vittorio Veneto c’è festa e battaglia. +Canti di gioia, fucileria rabbiosa, facce in +lagrime, pioggia di fiori, inseguimenti al galoppo +nei giardini e su per le scale, pugilati e strangolamenti +di difensori nei fossati. La città ci riceve a +finestre spalancate. Quel balcone rigurgita di donne. +Le grida prolungano le capigliature. Capriole +di scugnizzi nel fango, fra le pazze motociclette che +scimmiottano aizzano le mitragliatrici.</p> + +<p>Grondano le facce degli arditi che s’arrampicano +sulle terrazze. E anche sui tegoli rossi dei tetti. +Colle corde tirano su una mitragliatrice. Puntata. +Contro quel quartiere laggiù dove i bosniaci resistono. +Entro in una vasta piazza colla mia 74. Tutte +le donne scarmigliate intorno alle ruote. «Accidenti<span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220">[220]</a></span> +alle donne! Via! Via! Sarete colpite!» Ma poco +importa! Se ne infischia questa giovane che spara +col moschetto da un portone contro il fondo del +cortile.</p> + +<p>Spara, poi si slancia dentro. Tumulto grigio verde. +Braccia nude e capelli al vento. La gioconda +chiacchiera veneta pettegola colla mia mitragliatrice +che bersaglia un caseggiato zeppo di bosniaci e +prostitute austriache. Vittorio Veneto ne conteneva +circa un migliaio, di quelle donne d’ogni classe +camuffate da Crocerossine, felici di servire a +tutti gli usi e istinti dell’esercito austriaco pur di +mangiare, ciò che era diventato difficile in Austria. +Avevano collaborato coi soldati nelle ciniche +requisizioni ed erano odiatissime.</p> + +<p>«Quelle vacche, quelle vacche! bisogna massacrarle! +Mi dia un fucile per carità, signor tenente, +mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le <a name="tn220" id="tn220"></a><ins class="correction" title="Testo originale: sgozzo!">sgozzo!»</ins></p> + +<p>—Perchè un borghese spari così sui soldati, bisogna +che sia inferocito dalla vendetta! sentenzia +Ghiandusso.</p> + +<p>Altre donne accorrono, mi baciano le mani, mi +stringono i fianchi, tentano di portarmi via il revolver. +Delle bionde sedicenni gracili e gentili sembrano +forsennate.</p> + +<p>La Vendetta, Forza gigantesca irta di baionette, +pugnali, spilloni, unghie di donne, rotola nell’aria +tiepida profumata dei giardini.</p> + +<p>La Vendetta, Forza elementare cocciuta sintetica, +nutrita da milioni di rancori covati. Il padre<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221">[221]</a></span> +maltrattato e schiaffeggiato. La sorella incinta buttata +giù dal letto per rubarne le lenzuola. Il vecchio +beffeggiato. La vacca, l’unica vacca rimasta +per il latte ai bambini, rubata. Il colonnello austriaco +che baciò per forza mia sorella! Bisognava +cedere e subire quel corpo schifoso perchè +la mamma non morisse di fame. E i buoi, il rame, +la biancheria, tutto rubato. I mobili, tutti portati +via da quei ladri, ladri, ladri! La Vendetta rotola +nel cielo con i volumi mostruosi di quelle nuvole +irte di raggi acutissimi brucianti, che penetrano +nelle ossa, facendone sprizzare lagrime di fuoco.</p> + +<p>Ricordo, ricordo che in me, nei miei soldati e in +tutte le facce nere polverose degli arditi la Vendetta +penetrava, imbeveva <a name="tn221" id="tn221"></a><ins class="correction" title="Testo originale: di se">di sè</ins> ogni fibra, scatenava +i muscoli, unghiava le labbra, gli occhi le +orecchie.</p> + +<p>Vento caldo di ferocia era l’alito diabolico di questa +divinità tremenda: la Vendetta! Vendicare un +anno di soprusi, saccheggi, prepotenze e crudeltà! +E quei famosi bollettini spavaldi e imbecilli dello +Stato Maggiore germanico dopo Caporetto! Come +dimenticarli? Sentivo, sentivo, in me gli insulti +atroci alla mia razza bella, intelligente, lirica, geniale, +pronta a tutte le generosità, bontà, cortesie, +e così mal ripagata da quei bruti smargiassi! Bruciano, +bruciano ancora le ingiurie di quella soldatesca +ingorda e balorda. In nome di quale giustizia +mille volte più che divina posso io dimenticare? +Io non sono San Francesco. Sono un futurista<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222">[222]</a></span> +italiano, più umano d’ogni essere umano, e civilizzatissimo. +Ma la bestia immonda, merita la lezione, +una spaventosa definitiva lezione. Nel cielo +di Vittorio Veneto rotola la Vendetta coi suoi +abbacinanti volumi di nuvole tonde irte di raggi +acutissimi. Viaggia con lei un’altra Forza vestita +di sciarpe eleganti di nuvole rosee che schioccano +ed è la divina Allegria italianissima, con morbide +frange di dolcezza. Questa spensierata vorrebbe +avvolgere rinfrescare l’impetuoso corpo aereo tropicale +della Vendetta. Con mille moine delle sue +carezze e sorrisi, frange di piume volubili, la Forza +dell’Allegria spruzza di rosa le ombrie tiepide +dei giardini, risveglia i sapori delle frutta autunnali +e cuoce i profumi dei nascituri fiori primaverili +che le fanciulle porteranno nei capelli obliosi, +coi fidanzati, quando la guerra sarà dimenticata +e il nemico perdonato poichè vinto. Ma la Vendetta +urge, preme dall’alto, urlando con le mille bocche +delle donne:</p> + +<p>—Massacrarle, massacrarle bisogna! Quelle +puttane!... Erano tutte d’accordo con loro! D’accordo +con quelle canaglie! Volevano che andassimo +a letto col colonnello! Dov’è il colonnello? +dov’è il colonnello Sweiger? Se lo trovo, gli mangio +il cuore! Sì, signor Tenente, glielo mangio io!</p> + +<p>Intanto si sentiva dovunque come la respirazione +vasta di un mare, ed era la respirazione della Vittoria +che invadeva le strade colmando ogni essere +vivo, uomo, donna, fanciulli, altrettanti vasi capaci<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223">[223]</a></span> +straripanti in lagrime e risate di gioia. Tutti vi si +abbandonavano, tutti. Ma per brevi istanti, poichè +la Forza della Vendetta ritorna, implacabile, +affamata! La vedo, la sento piombare in un gorgo +di donne con un grido, una parola. Il gorgo +diventa frenetico. A calci a pugni le false crocerossine +Austriache sono trascinate in mezzo alla +piazza.</p> + +<p>Sinistro tafferuglio. Le donne vogliono strappare +agli arditi la preda. Un colosso bosniaco crolla, la +faccia revolverata: orrenda spugna rossa.</p> + +<p>La fucileria cede, cede alla periferia della città. +I comandi prendono il sopravvento. Io libero i bosniaci +prigionieri, faccio sgombrare la piazza e di +nuovo in blindata per le strade della città. Continua +nel mio cuore il tumulto d’una rissa dolorosa fra +due mie anime.</p> + +<p>L’anima umana sensibile e visionaria che tutto +comprende, prevede immagina, perdona, riassume +in uno spasimo d’angoscia tutti i dolori dei vinti, +discernendo fra le colpe dei capi e le brutalità meccaniche +dei greggi, lotta ora furiosamente contro la +seconda Anima selvaggia sanguigna, negra sorella +della ferocia generale, e legata alla massacrante +Vendetta aerea. Questa non è ancora sazia!</p> + +<p>Giù nel quartiere di Serravalle vociare e confusione. +Gli arditi si precipitano in un portone. Li +raggiungiamo troppo tardi.</p> + +<p>Quando entro tre bosniaci sono a terra sventrati. +Non mi pento d’essere arrivato in ritardo poichè<span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224">[224]</a></span> +vedo nello loro tre mani destre tre enormi mazze +ferrate.</p> + +<p>—Buon giorno, Marinetti, mi dice il colonnello +Trivulzio, con la pipa in bocca. Non compiangete +quelle belve e guardate!</p> + +<p>Lo seguo in un camerone dove contro il muro +sono attaccate in bell’ordine migliaia e migliaia di +mazze ferrate.</p> + +<p>—Vi sono altre tre camere piene come questa. +Basta per ora. Usciamo! V’invito a colazione. +Prenderemo il caffè in una strana famiglia mezzo +austriaca, tutta smorfie e baci per noi. Divertentissimo. +Venite.<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225">[225]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XIX" id="XIX"></a>XIX.<br /><br /> + +LA VILLA DEVASTATA</h2> + + +<p>A tavola i bollettini di guerra stupefacenti e i +giornali colmi di vittorie passano di mano in mano +sulla pasta asciutta. L’appetito lotta col cuore ebbro +che sotto i tonfi delle notizie gioiose vorrebbe +schizzare lagrime e singhiozzi felici. Cinquantamila +prigionieri, 300 cannoni. Il colonnello Trivulzio +annunzia:</p> + +<p>—L’intero sistema difensivo del Grappa è caduto +nelle nostre mani!</p> + +<p>Uragano d’applausi. Un bersagliere ciclista scaraventa +dalla gioia tutta la sua pastasciutta fumante +in faccia del suo compagno. Questo ridendo +calmo sornione, ingolla due bicchieroni di +vino, poi ne riempie un terzo e pluff! doccia di +rosso il suo assalitore.</p> + +<p>—Io non mangio più, non ho più fame, dice +Trivulzio; sono pieno come un otre di gioia pesante... +Ho avuto le due gioie sognate! Prima: +vendicare Caporetto. Seconda: finire malgrado la +mia età la guerra, godendo la vittoria con l’animo +d’un giovane! Andiamo a prendere il caffè al +primo piano. Fra mezz’ora ordine di partenza.</p> + +<p>Tutti in fila entriamo dalla signora Lucatich.<span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226">[226]</a></span> +Un tenente, bersagliere ciclista, ha portato con sè +un piatto di carne che divora camminando. La +padrona di casa, donnone biondastro, dal corpo +liquefatto, straripante, ossequia in buon italiano. +Ci presenta sua figlia, magrolina, bionda, slavata. +Parla anch’essa molto bene in italiano correggendo +così il carattere tedesco dell’interno: +quattro oleografie di Siglinde, Sigmund, Sigfrid e +Drago, Ondine ecc., a tinte rosse, azzurre, verdi, +violente, stonate, antipatiche.</p> + +<p>La signora Lucatich che versa in giro il caffè, +ci minaccia colle sbrodolanti mammelle. Poi apre +il pianoforte a coda. Subito un capitano dei bersaglieri +s’impadronisce della tastiera come il canto +si impadronisce della marina napoletana. Nerissima +capigliatura impennata, pizzo nero, faccia +di bersagliere di Lamarmora in una stampa del +’48. Il capitano canta: Me ne vogl’ì in America...</p> + +<p>Il lamento nostalgico, patetico, lacerato della sua +bella voce meridionale dilaga. Naufragano un +istante le anime nostre irte e gli angoli duri dei +nostri temperamenti.</p> + +<p>Nella melodia soave, ironica, carezzevole, la voce +si sviluppa delicatamente sale e s’intenerisce +morendo, poi con vellutate violenze si scaglia in +ondate impetuose su, su fino a delle note fulve, +calde, sorridenti. L’eleganza imperiosa e maschia +della voce domina, determina e precisa la passione. +L’immaginazione nostra evoca il golfo napoletano +nella sua carnalità lunare che comple<span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227">[227]</a></span>tando +la facile melodia forma un alto elastico vivo +capolavoro del genio italiano.</p> + +<p>Ma uno grida:</p> + +<p>—Basta col sentimento! Suonami una cosa allegrissima +pazza.</p> + +<p>La signora Lucatich si avvicina al piano forte, +vorrebbe consigliare. Il capitano scatena l’introduzione +del Barbiere di Siviglia. Gioia generale. Io +spacco una sedia, rovesciandomi indietro di scatto. +Tutti in piedi, giro tondo intorno alla tavola. Pigliamo +nel vortice la cameriera che abbracciata, +palpata e rischizzante di braccia in braccia, mi mormora +accennando alla padrona:</p> + +<p>—Se la intendeva cogli austriaci!</p> + +<p>Ma un accordo funereo e grave mi attira al +pianoforte.</p> + +<p>—Che cosa suona, signorina?</p> + +<p>—Beethoven... Beethoven è più grande di +Rossini.</p> + +<p>Un urlo selvaggio.</p> + +<p>—Ma cosa ne sa lei? Cosa ne sa lei? Rossini è +smisurato! Abbasso Beethoven! Beethoven è morto +quattro anni fa! Rinascerà se vorremo fra quindici +giorni. Ora è ancora sepolto e Wagner pure +con suo fratello Von Kluk, suo cugino Hindenburg +e Ludendorf cretino quanto quel Sigfrid che è sulla +parete. E lei, signorina, si convinca che l’Austria +è morta e che non si festeggiano gli <a name="tn227" id="tn227"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Italilani">Italiani</ins> suonando +Beethoven. Con tutto il rispetto che ho sempre +dato al bel sesso, le dichiaro che lei è una cre<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228">[228]</a></span>tina! +Noi italiani di Vittorio Veneto possiamo finalmente +strafotterci di Sigmund di Sigfrid e anche +del Drago germanico! Così!</p> + +<p>Strappai quattro quadri e sfondandoli a pedate +li infilai sulla testa a quattro amici. Poi tutti giù +per la scala dirigendo l’orchestra e cantando il +«buona sera... buona sera...» del Barbiere di +Siviglia.</p> + +<p>L’ordine di partenza non venne. Il colonnello +Trivulzio dovette sedare energicamente un principio +di tumulto fra gli arditi che accalcati nelle +strette gole di Serravalle erano impazienti di partire, +battersi, inseguire. Gridavano al tradimento, +si dichiaravano sacrificati ad altri reparti privilegiati.</p> + +<p>Rimasi solo coll’amico capitano Franci di Pietralunga, +incontrato la mattina e di cui constatavo +una volta di più lo strano mutismo e l’ancor più +strana melanconia. Lo strinsi di domande:</p> + +<p>—Tu non sai, mi rispose dopo un po’ d’esitazione; +la mia vita passata... Dolley è partita; +sparita non si sa dove!... Qui a un chilometro da +Vittorio c’è la nostra villa... Vi abbiamo vissuto +tre anni, felici, felici d’amore, come in paradiso. +La villa deve essere tutta devastata. Vorrei andare +a vederla; ma non solo. Sono troppo triste. Vuoi +accompagnarmi? In mezz’ora andiamo e torniamo.</p> + +<p>La cosa non mi sorrideva, ma vidi due lagrime +negli occhi di Franci e accettai.<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229">[229]</a></span></p> + +<p>C’informiamo. Siamo in libertà sino alle nove +di sera. Via, a passo rapido, quasi di corsa.</p> + +<p>—Questo sentiero è più breve, dice Franci. +Quante volte l’ho percorso con lei... Ora è tutto +allagato, ci infangheremo. Mi secca per te.</p> + +<p>—Non importa, avanti, presto!... Dimmi, +Franci, raccontami, quando ti lasciò?</p> + +<p>—Dopo Caporetto è andata a Firenze. Mi ha +scritto una lettera, l’ultima sua lettera, poi più +nulla, nulla, nulla. Ho interrogato tutti i suoi parenti +quando fui in licenza. Mi risposero vagamente +che era partita per Londra. Ti ricordi l’ultima +volta che sei venuto a trovarci? Avete parlato +di Londra insieme tutto il tempo! Ecco la villa... +Eccola!</p> + +<p>Attraversiamo dei vigneti sconvolti e pestati dalle +cannonate. Tra gli alberi, la facciata della villetta +elegante appare quasi intatta, bianca, colle +sue finestre aperte che bevono golosamente i raggi +obliqui scarlatti del sole. Il muro del giardino +è qua o là affumicato da cucine di soldati scomparse.</p> + +<p>—Qui, mi hanno detto, sono stati accampati +molto tempo i bosniaci.</p> + +<p>I due battenti del cancello, scardinati, crollati +l’uno sull’altro, pendono obliqui in fuori. Entriamo +da una breccia del muro. Penombra verde, +appestata da un odore acido e dolciastro di sterco, +piscio di cavalli, legno bruciato. Franci mi prende +la mano e me la stringe forte. Lo guardo: ha<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230">[230]</a></span> +gli occhi gonfi di lagrime, ma si irrigidisce. Buchi +di cannonate, gomitoli di sterpi, liane, rovi. Rotaie +profonde di autocarri, matasse di reticolato e +immondizie. La villa è realmente quasi intatta. Ha +una ferita leggera di granata. Ne palpo le schegge +cadute a terra. Il muro ha resistito. La porta è ingombra +di rottami. Saltiamo dentro dalla finestra.</p> + +<p>—Questa è la camera da letto, dice Franci, aggrappandosi +a una poltrona.</p> + +<p>Io avanzo nella penombra esplorando. Nel centro, +quelle canaglie di bosniaci hanno fatto un fuoco +con tutti i libri della libreria. Odore di cuoio +cotto e di cavolo marcio: nauseante.</p> + +<p>—Anche lì hanno acceso il fuoco, nel mezzo del +tappeto persiano. Questa macchia sembra sangue, +forse è vino. In cantina v’era molto champagne. +L’impiantito è sfondato. Qui hanno vomitato sul +letto! Porci! E’ un vero lago di fango, vino. +Dio che orrore! Una vera cloaca!... Strano! Hanno +rispettato l’armonium!</p> + +<p>Mentre io esploro così ad alta voce questo luogo +divenuto infame, Franci ha trovato in un armadio +una piccola lampada a petrolio.</p> + +<p>—Bizzarrie dei saccheggi! Come diavolo non +hanno scovato questa lampada! dice Franci e +l’accende.</p> + +<p>Io apro l’armonium e appoggio le mani sulla +tastiera provando il pedale. L’accordo funebre, +tremante, lento, sfinito sale inondando il silenzio<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231">[231]</a></span> +d’una amarezza disperata. Al terzo accordo mi fermo, +poichè sento il mio amico singhiozzare dietro +di me. Vado a sedermi vicino a lui e gli batto sulla +spalla per confortarlo:</p> + +<p>—Su coraggio, devi dimenticare, vieni via è +meglio per te.</p> + +<p>—Non posso dimenticarla, non posso. Vedi, +malgrado il fetore, l’orrore di questa camera, io +la sento qui, lì dietro. Dolley è nella villa! Verrà, +verrà! Viene! Ecco il suo passo leggero, scivola +con quelle piccole babbucce comprate insieme a +Costantinopoli. Aveva una vestaglia di seta grigio-perla +e le babbucce con tante perline... La sento. +La vedo quasi. Se mi fermassi qui tutta la notte mi +apparirebbe. Ne sono sicuro! Oh come piangerebbe +a vedere tutti i suoi cari volumi bruciati! +Lei così intelligente, fine! Ah! quei suoi profondi +occhi! Talvolta... un po’ pazzi! Avevano d’un +tratto dei riflessi duri. Un attimo. Ma l’azzurro si +bagnava subito e ridevano, ridevano. Eppure mi +amava, mi amava! Ha fatto mille pazzie per venirmi +a trovare al fronte. Che lacerazione, i nostri +distacchi! Ed ora finito, finito, per sempre finito! +Dov’è dove è andata! Dove? Dove? Dove? +Almeno sapere! Sapere qualche cosa. Chi ama? +Con chi è?</p> + +<p>La lampada si affievoliva, ma Franci non voleva +alzarsi. Bruscamente preso dall’irruenza dei singhiozzi +si mise a graffiarsi le mani con ferocia. +La fatica di questi giorni di battaglia e il dolore<span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232">[232]</a></span> +scoppiato frustavano i nervi di quel povero corpo +dilaniato. Non badai alle sue mani che annaspavano +nell’aria. Afferrarono il tavolino che reggeva +la lampada. Questa crollò, divampando. Il fuoco +scivola col petrolio incendiando un ammasso di +stracci. Il fuoco corre, si arrampica crepitando. +Franci resta immobile, seduto. Io rimango pure +immobile, seduto. Quando fu certo che il fuoco non +si sarebbe più spento Franci mi disse:</p> + +<p>—Ora andiamo!</p> + +<p>Gli strinsi la mano e lo seguii dicendo:</p> + +<p>—Sono d’accordo coi bosniaci e con te.</p> + +<p>Annotta. Appena scavalcato il muricciolo vediamo +un ufficiale a cavallo sul sentiero buio.</p> + +<p>—Lo conosci? mi dice Franci.</p> + +<p>—No. Ad ogni modo ci ha visti uscire dalla villa. +Questo è seccante.</p> + +<p>Noi fermi sull’attenti. E’ un generale. Dall’alto +del suo cavallo ci interroga con furia brutale:</p> + +<p>—Cosa facevano là dentro? Perchè si sono allontanati +dai loro reparti? Non è il momento di +curiosare nelle ville! Ignorano certamente il loro +dovere di ufficiali! Se tutti gli ufficiali fanno +come loro si perdono le battaglie! Vadano! Vadano! +Vadano per Dio! Vadano presto ai loro accampamenti!</p> + +<p>E il generale si allontanò dopo questa valanga +di parole che non mi aveva concesso la minima risposta. +Io rido fragorosamente. Franci irritato si<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233">[233]</a></span> +meraviglia della serenità colla quale ho ascoltato +quell’alto berretto insolente e maleducato.</p> + +<p>—Evidentemente, caro Franci, tu ignori la meravigliosa +teoria del giaguaro inventata da me. +Tutti l’applicano efficacemente. La mia teoria del +giaguaro è ormai popolare. Ti potrà essere utile. +Te la spiego in due parole. Ogni volta che ti capita +addosso uno di codesti burbanzosi superiori nevrastenici +e rabbiosi, guardati bene dall’ascoltare le +insolenze, minacce e bestiali interrogazioni sue. +Fermo sull’attenti, osserva scientificamente il suo +grugno inferocito e cerca di catalogare la belva fra +le belve più pericolose di un serraglio. Silenziosamente +o rivolgi a te stesso un discorso di questo +genere: Bene! bene! Una vera fortuna, potere +ammirare da vicino e senza gabbia il celebre Giaguaro +del Bengala! Ah! non sapevo, questo giaguaro +divora dunque diciotto ufficiali al giorno e +sessantacinque soldati. Si nutre così in tempo di +guerra. Dorme poco. Tre ore gli bastano per digerire +tanta carne umana. In tempo di pace, mangia +a colazione i suoi tre figli, sua zia, e anche sua +moglie. Ma questa è assolutamente indigesta! Non +la mastica mai abbastanza, cosicchè le ossa non +assimilate della moglie gli schizzano fuori dalla +fronte. Vedo, vedo, ciò gli serve d’altronde a tener +su il berretto. Caro Franci, se applicherai sistematicamente +la mia teoria del giaguaro, non ti +farai mai del cattivo sangue.</p> + +<p>Alle nove di sera si parte da Vittorio Veneto.<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234">[234]</a></span> +Il comando non ha preveduto l’allagamento di una +strada di campagna e c’incolonniamo, cavalleria e +blindate, in un vero pantano. Nel buio ad un bivio, +mi sento chiamare. Sporgendomi dalla mia blindata +riconosco Franci a cavallo in testa al suo +squadrone. Alto, elegante, muscoloso. Indovino +più che vedo nel buio la sua faccia volta in alto +che forse cerca fra le stelle quelle perdute per +sempre.</p> + +<p>—Buona sera, Marinetti! La strada che prendiamo +rasenta la villetta.</p> + +<p>Ci avviammo, ma dopo un chilometro eravamo +impantanati fra filari di vigneti, rovine di case +e campi allagati. Tutti i cavalieri appiedati, guidando +per mano i cavalli che affondavano continuamente +nella pece saponacea del terreno. Urti +e scossoni infiniti, bestemmie, comandi non ascoltati, +ingiurie, gomitate, calci di muli. Un cavallo +s’impenna e resta preso colle zampe in un reticolato. +Un mulo non si districa più dai filari. Un altro +è crollato giù nel fosso profondo. Beve. Si gonfia +d’acqua. Una corda! Occorrono delle corde per +tirarlo fuori! Io supplico il capitano Raby di fermare +la nostra squadriglia. Le ruote della mia +blindata sono incastrate nella mota.</p> + +<p>Rrrrrr di motore, tin zin zan zang di casse di +cotture.... «Accidenti, fetente, mascalzone! Metti +una corda sotto la pancia al mulo! Chi è quel porco +che ci ha cacciati in quest’inferno? Sarà una carogna +imboscata!».<span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235">[235]</a></span></p> + +<p>Giù bestemmie nel flic-flac delle pozzanghere. +Tutto si pigia, si urta, urla, capitombola e ingiuria +nella notte buia che vuol perfezionare l’impantanamento +con una sua pioggerella lenta lenta. S’inzuppa +così di lagrime nere la villa piena di fascino +tragico. Questo pantano forse non è che povera +carne tumefatta intorno a quella ferita dolorante. +Le blindate sono ferme, invischiate. A cento metri +il lume di una fattoria. La svegliamo con grandi +urli. Nell’impossibilità assoluta di ricevere e domandare +ordini, il capitano decide di aspettare l’alba. +I miei amici, temendo i pidocchi, dormono in +blindata.</p> + +<p>Io sono affranto e sfidando gli insetti accetto +una strana ospitalità nel granaio della fattoria trasformato +in dormitorio. Sembra quasi la camera +nuziale di un sultano. Diciannove materassi occupano +tutto l’impiantito. Sui diciotto occupati, diciotto +donne, d’ogni età e d’ogni calibro. Nella penombra +le vocine giovanili mi invitano.</p> + +<p>—C’è un letto, uno solo, un materasso per lei, +tenente! Siamo in <a name="tn235" id="tn235"></a><ins class="correction" title="Testo originale: diociotto">diciotto</ins> donne; se non ha paura, +venga pure!</p> + +<p>Mi coricai. Ricominciava l’impantanamento, ma +questo allegrissimo. Nessuno poteva dormire. +Troppe pulci. Chiamiamole pulci! Troppi aliti. +Non tutti primaverili! E c’erano i buoni profumi +della carne giovane, ma anche alcuni puzzi che mi +pugnalavano le nari di tanto in tanto. Molta allegria +e i rubinetti della chiacchiera veneta tutti <span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236">[236]</a></span>aperti. +Una mi raccontava naso a naso tutte le canagliate +austriache senza dimenticarne una. Forse +mi addormentai per mezz’ora, due o tre volte. Mi +scoteva, dovevo ascoltarla. Alla mia destra c’era +una bella ragazzotta alquanto polputa. Indago. +Esploro, ride. Incomincia il gioco del solletico. Nel +buio le donne anziane sbuffano, discutono, complottano +contro di me; ma le giovani mi difendono. +Se qualcuna si ribella, le altre in coro: «Lascialo +fare, lascialo fare, siamo tutti italiani! Evviva +l’Italia!». Ad un tratto tre moraliste si slanciano +su di me e tra il serio e il buffo mi tirano +per le gambe. Tentano d’imbavagliarmi con un cuscino. +Sarei disposto a far la fine di Desdemona, +ma puzza troppo il cuscino. Mi libero con un pugno +che disgraziatamente finisce in un occhio a un +marmocchio.</p> + +<p>Uhèèè! Uhèèè!<span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237">[237]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XX" id="XX"></a>XX.<br /><br /> + +LE FORZE DELLA GIOIA, DELLA PIETÀ<br /> +E DELLA VENDETTA</h2> + + +<p>Balzo in piedi, sveglio i compagni che dormono +ognuno sul suo volante e subito con sforzo nel +rombo bronchiale catarroso dei motori inferociti ci +svincoliamo dal pantano. Via, via a grande velocità +verso Polcenigo. La cavalleria non potrà così presto +disimpegnarsi. Saremo soli, primi, anzi primissimi, +nell’inseguimento dell’ala sinistra austriaca +che si ripiega sul Tagliamento.</p> + +<p>Menghini è al volante: muscoloso, ventenne, veneto +begli occhi scuri intelligenti, faccia entusiasta +di bambinone innamorato della vita. Adora le donne +e il vino senza cedere loro nulla d’importante. +Scherza sempre ma ripiglia a volo la sua allegria +e le sue burle spensierate per identificarsi col volante +e col motore, fusione perfetta. Mi piace perchè +armato d’istinti sicurissimi. Guida come si nuota, +coi suoi nervi ramificati e vibranti su tutta la +superficie della macchina. Sa che la corazza della +ruota di destra passerà esattamente a due <a name="tn237" id="tn237"></a><ins class="correction" title="Testo originale: centrimetri">centimetri</ins> +da quel carro.</p> + +<p>Menghini questa mattina è loquacissimo; la gioia +della vittoria gonfia di calore inebriante il suo cor<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238">[238]</a></span>po +giovanile. Lo ascolterei volentieri, ma temo gli +straripamenti della sua immaginazione. Dobbiamo +combattere ancora. Perciò calma e poche parole. +Seduto alla sua sinistra, colla schiena presa nella +cinghia-spalliera, mi sporgo di tanto in tanto dallo +sportello di sinistra aperto per spiare l’alba che +s’affretta.</p> + +<p>Si leva il vento, non piove più.</p> + +<p>Sprizzano qua e là le prime luci bianche quasi +rosee, vorrebbero essere rosse, come le risatine +frenate d’una educanda che indovina nel discorso +severo della suora notturna l’immancabile annuncio +del perdono e della dorata ricreazione ventosa. +Vaste, morbide, fresche letizie di luci sugli +orti e sui prati come guance d’angeli in Paradiso +sognate dai dannati sotto i trapani dell’inferno.</p> + +<p>Tengo la gamba destra allungata sull’invisibile +acceleratore delle velocità spirituali, la gamba sinistra +fuori dallo sportello di sinistra, piegata sul +predellino.</p> + +<p>I bersaglieri ciclisti del colonnello De Ambrosis +ci raggiungono pedalando a destra e a sinistra.</p> + +<p>Il cielo lavato sembra abbia pareti di maiolica. +Il vento con gomitate e rabbuffi spazza via all’orizzonte +l’ultima nuvola rossa-nera-avvinazzata poi +passando leviga la vallata davanti a noi, purissima +conca di smalto verde. Vasca tiepida per raffinatissimi +piaceri di carni ignude.</p> + +<p>Una voce di donna sale da un prato e dondola +sopra di noi, morbida amaca. A sinistra rombi di<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239">[239]</a></span> +cannonate lanciate a cavallo dei lontani monti trentini. +A destra il profilo di una collina intrisa di sole +s’immerletta di cavalleria.</p> + +<p>Lentezza ieratica, estetismo professorale, solennità +assurda di quel corteo medioevale che sembra +cerchi dei castelli antichi. Uno svolto della strada +mi permette di riconoscere il primo squadrone che +scende seguendo la cresta di una seconda collina, +in un quadro di Carpaccio. Rasenteremo fra poco +il primo plotone. Ecco Franci! O almeno mi pare. +<a name="tn239" id="tn239"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Si, è lui!">Sì, è lui!</ins> Profilo elegante di bel cavaliere sul suo +alto, magro irlandese da guerra. Ha la testa piegata +indietro. Guarda il cielo. Offre, forse, la faccia +disperata a una possibile palla pacificatrice. +Sparisce. Quel corteo medioevale di cavalieri persiste +nella mia mente come un gran fregio scultoreo +sul frontone di un tempio, s’impolvera come +un quadro nella penombra di un museo poi crolla +al rombo della mia macchina futurista.</p> + +<p>Ridono le cento e cento ruote veloci dei bersaglieri +ciclisti. Grandi domeniche sportive delle democrazie, +scodellate fuori dalla città in ciclismi violenti +accaniti nutriti di polvere-sudore! Gioia popolare +dell’aria aperta e dei polveroni solari fuori +dalle città-prigioni-officine-caserme, lanciata ora +verso litri di vino rosso da spaccare sulla testa del +Cecchino bettoliere sotto pergole di granate esplodenti!</p> + +<p>Furia schiamazzante di contadini romagnoli in biciclette +all’assalto del prete pidocchio nero insradi<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240">[240]</a></span>cabile +da sradicare dal materasso delle città! Le +osterie che sventagliavano nei crepuscoli le canzoni +<a name="tn240" id="tn240"></a><ins class="correction" title="Testo originale: lughissime">lunghissime</ins> trascinate, ubriache e ubriacanti di +malinconia, sono spente. Questa più grande, un +tempo affollatissima, porta come insegna il motto +<i>Invidia e crepa</i>. Ha perduto il ritmo ansante del +gioco della morra.</p> + +<p class="center"> +Cinq du sett vott tri +</p> + +<p>Ma si consola col: «Primo pezzo! fuoc!» della +batteria che spara nel suo orto scaraventando a +6 mila metri zuffe di acciaio avvinazzato.</p> + +<p>Il polverone è un eccitante lirico. I rasoi del vento +gelato mi fanno la barba. La mia blindata canta +i record mondiali dei motori + il lavoro di mille +operai + ingegneri e ufficiali improvvisatori +geniali + Perrone Ansaldo e Fiat in lotta + la +gloria di Nazzaro velocità onnipresente + superiorità +del genio italiano + praticità italiana + futurismo +italiano.</p> + +<p>—Ho verificato tutto, mi dice il sergente Locatelli +dietro di me. Gli scaffali-nastri in ordine, +sembrano una libreria. Nastri lucenti cassette di +petardi tutto a posto. La cupola girevole funziona +bene. Non un centimetro di spazio perduto. Il telo-tenda +cinghiato nel fortino di poppa non ingombra.</p> + +<p>Voltato a metà, controllo nastri, serbatoio, caricatori, +ogni cosa amata, ogni cosa preziosa con +l’affetto che mi lega a questa stupenda e veloce alcova +d’acciaio.</p> + +<p>—Guardi! mi dice Menghini.<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241">[241]</a></span></p> + +<p>Attraverso l’occhio orizzontale della macchina +sotto la palpebra metallica un po’ alzata vedo sventolare +sul cofano, a prua, il gagliardetto triangolare +tricolore e il suo motto d’oro «<i>Vincere o morire</i>» +scintillante nel primo raggio di sole. Zazà che dormiva +in uno scaffale-nastri si sveglia.</p> + +<p>Sporgendomi dallo sportello di sinistra guardo +dietro di me la sua piccola testa intelligente che +abbaia bevendo il verde-roseo vento della corsa +nell’aurora. Ghiandusso in piedi sul serbatoio di +benzina ha cacciato la testa nella botola osservatorio +della cupola e grida:</p> + +<p>—Come è bella l’Italia, signor tenente!</p> + +<p>—E’ la prima volta che la vedi?</p> + +<p>—<a name="tn241" id="tn241"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Si,">Sì,</ins> signor tenente.</p> + +<p>Valli, vallate, campi arati e praterie, tutto intorno +a noi si imbeve di sole con una avidità verginale, +s’imbeve d’un ardore italiano che certo sembra +nuovo alla carne dell’uomo piena di tenebre +schiave e alla fibra dei vegetali che non amano dare +succhi allo straniero.</p> + +<p>—Ascolti il motore come va bene, dice Menghini.</p> + +<p>Rumore puro ritmato perfetto. E’ quasi un canto. +Languido, languido vellutato, un po’ lamentoso per +estrema dolcezza, quando il motore fa da freno in +discesa. Ora si sale. Ne gioisce il motore e al suo +rumore aggiunge flauti, clariiini, violiiini. Poi nitriiiti, +nitriiiti di tutti i cavalli scalpitanti che contiene. +L’armonia si completa col cigolio di tutte le<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242">[242]</a></span> +costole d’acciaio. Vibrano, le giunture metalliche. +Pare sul rrrrombo del motore il festante cicicicigolio +di mille passeri giulivi che la blindatura imprigioni +come una gabbia volante. Quei passeri d’acciaio +vogliono gareggiare coi passeri sbarazzini che +godono il verde della campagna intorno! Eppure ora +non decifro più le origini di questo rumore confuso +che certo ha per base il rumore del motore, +tanto si è arricchito d’altri suoni ed è divenuto +umano. Ampio rumore febbrile, dilagante, flebile +e aspro che ora s’avventa, c’investe come una ondata.</p> + +<p>—Polcenigo! grida Ghiandusso... tutti i borghesi +corrono nella campagna, verso di noi! Donne, +bambini... Quante donne!</p> + +<p>Vivaaaa! Italiaaaaaa! Vivaaaaa!</p> + +<p>Aaaaaaa!</p> + +<p>Sento un tuffo di gioia brutale nel cuore che mi +rimbalza in gola. Via, fèrmati, cuore mio, se non +sei un cuore di donna! Il cuore sotto la morsa della +volontà cede ma subito piange silenziosamente, +quasi muore in un vasto lago di pianto.</p> + +<p>Come frenare questa gioia cara tiepida soave che +mi punge gli occhi? Gioia intrisa di pietà e di angoscia!</p> + +<p>Vivaaaaaa! Italiaaaaa!</p> + +<p>—Attento, Menghini, sorveglia la strada, non +arrotare i bambini, per carità!</p> + +<p>Ad ogni angolo di villaggio una folla colorata rorida +di allegria solare. Braccia nude al cielo, fazzo<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243">[243]</a></span>letti +al vento della corsa e fiori che sfiorano la blindata. +Polcenigo, Castello d’Aviano e Villetta sono +preziose miniature di villaggi disposti sopra una +serie di colline verdi, basse, flessuose. La strada +che li attraversa tutti va su e giù con grazia disinvolta, +curve molli persuasive seguendo le ondulazioni +musicali del paesaggio. La strada bianca +ondeggia e freme come un immenso albero caduto +sotto il peso dei suoi villaggi appollaiati a destra +e a sinistra sui rami.</p> + +<p>Vivaaa! Italiaaaaaa!</p> + +<p>Siamo i primi italiani che liberano Villetta. La +sorpresa è grande. La notizia rimbalza di casolare +in casolare lontano lontano chilometri e chilometri +collo scatto lungo infilzante dei primi raggi di questo +sole. Corrono a perdifiato contadini e contadine. +Mille grida tra i fienili e abbaiare di cani +furenti come per una caccia. Corrono le vecchie. +Quel mendicante con stampelle sembra un pellicano +veloce. Pietà, pietà per quella vecchia trascinata +a forza come un sacco dalla figlia scarmigliata +che urla. Finestre sbatacchiate. Sono loro! +Sono gli italiani! E giù per le scale. Ruzzoloni e +ressa sulla soglia.</p> + +<p>Vivaaa! Italiaaa! Benedeeeetti!</p> + +<p>Dobbiamo rallentare. Tutta la popolazione è addosso. +Passione passione che ci soffia sul viso +come un forno acceso. Siepe di contadine, intrico +di braccia alzate, mani striscianti sulla blindata +e unghie che la graffiano con delirio affettuoso.<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244">[244]</a></span></p> + +<p>Bevo questo entusiasmo tragico e selvaggio. Cuore +mio, fèrmati, se non sei un cuore di donna!</p> + +<p>Io grido, forzando la voce per dominare il fragore:</p> + +<p>—Grazie, grazie! Viva l’Italia! Abbiamo fretta, +lasciateci passare!</p> + +<p>Ma la messe gioconda di braccia e facce impetuose +non cede, s’infittisce, vorrebbe fermarci, abbracciare, +strangolare d’amore la blindata. I miei +occhi pieni di lagrime che non riesco a domare +ammirano per la prima volta il fantastico Giardino +delle Gioie. Tutte le gioie della Terra e del Paradiso: +Gioia di quella faccia di vecchio con le sue +rughe finalmente distese, riposate stirate come dal +massaggio di una contentezza assoluta. Gioia di +quegli occhi verdi di bambina sedicenne che beve, +beve colla bocca e sui denti brillanti la pioggia +continua delle lagrime. Gioia della madre che mescola +il suo pianto al pianto del suo pupo rosso. +Anch’esso sgrana gli occhi davanti al dolce sovrumano, +sognato nella culla della fame invernale. +Gioia di quella faccia maschia che si apre ancora +tutta tôrta, spremuta dalle mani dell’accanita nera +Lavandaia! E i cani ispirati che si arrampicano a +leccarmi le mani. Zazà si slancia con invidia e li +morde. E quel vecchio dal viso come venuto di +lontano, dissepolto. Mi guarda dal fondo nebbioso +del suo anno di dolore che attendeva. Ha le spalle +affrante cadute giù, le braccia aperte come le ma<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245">[245]</a></span>donne, +le mani morte sorto il peso della gioia di +piombo!</p> + +<p>Cristo, Rabbi vestito di miracoli e di pazzia benefica, +Tu che hai mutato in vino l’acqua delle +giarre e moltiplicato i pani e i pesci nel convito +dell’amico tuo, Cristo, Cristo, tu che hai bevuto +a larghi sorsi la gratitudine delle folli guarite, +guarda guarda il giardino stupendo delle Gioie sovrumane +che abbiamo creato! Certo tu c’invidii, +noi liberatori di città! Devi, devi invidiarci! Sento +che devi invidiarci!</p> + +<p>Hai mai veduto simile fioritura di gioia?</p> + +<p>Non l’acqua, ma il fiele, il fango e la bile avevamo, +e tutto mutiamo in roseti! Per noi, con noi, +il Sole liquefa i suoi raggi in sovrabbondanti capigliature +di liquido fuoco sulle campagne beate. Tonde +reti di raggi. Guizzano, si slanciano, mille corridori +felici: corrono, corrono incontro a noi, +Erba felice che si mescola di gioia ai capelli ricciuti +dei bimbi nei capitomboli d’oro. Capelli foglie +mani palpebre di gioia! Agili arbusti vibranti +come quella bambina pazza di gioia alla terrazza. +E ciglia lunghe imbrillantate dalla linfa d’amore +che sale dal centro della terra a dissetare le città +arse dal Dolore:</p> + +<p>—Largo, largo, vi prego lasciateci passare, lasciateci +passare, abbiamo fretta di prendere quelle +canaglie!</p> + +<p>—Sì, sì signor tenente, ma vi potete fermare.</p> + +<p>Si sono trincerati sull’altra sponda del Cellina.<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246">[246]</a></span> +Sono partiti di qui ieri sera... Sono sul Cellina, li +ha visti mio marito.</p> + +<p>Menghini fa rombare il motore e si apre un varco. +Via, via a tutta velocità fra le penne di gallo e +le facce scintillanti di sudore dei bersaglieri ciclisti +che ci hanno raggiunto. Rrrrombi, rrrombi burbanzosi +dei motori fra il zin zin zin zin delle biciclette +<a name="tn246a" id="tn246a"></a><ins class="correction" title="Testo originale: trascapani">tascapani</ins> e baionette sbatacchiate.</p> + +<p>—Massacrateli, massacrateli tutti, grida una donna +coi pugni tesi.</p> + +<p>—Vivaaaaaa Italiaaaa!</p> + +<p>Fuori dal paese sui globi rotolanti del polverone +dorato una visione ci magnetizza. E’ una chiesuola, +un’umile chiesuola sopra un poggio che domina +la strada, ma è bagnata d’una luce spiritica estatica, +lunare e solare insieme, una luce d’eclisse o di +terremoto. Realmente vediamo, vediamo realmente +la chiesuola presentare le armi con tutte le croci e +tutte le lapidi del suo piccolo cimitero arrampicate +in fila lungo il muricciolo, metalli arruginiti e +marmi antichi, così raggianti di gioia al sole da +sembrare nuovi e un po’ ebbri di sfarzosa novità!</p> + +<p>Aviano ci ha sentiti venire e prima ancora di +scorgere laggiù il profilo del campanile e delle +case sghimbesce vediamo la strada coprirsi del suo +popolo accorrente.</p> + +<p>—Benedeeeetti! <a name="tn246b" id="tn246b"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Benedeeeeti">Benedeeeetti</ins> gl’Italiaaaani! gl’Italiaaaani!</p> + +<p>Entriamo nel paese in un frastuono assordante +quasi sospesi sulle ondate del popolo. Il capitano<span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247">[247]</a></span> +Raby mi sorpassa facendosi largo colla sua vetturetta +e col braccio alzato ordina di fermarci. Rifornirsi +di benzina e ripulire i motori. Io scendo. +Preso, trascinato via dalla folla agitata affannosa +che non dà tregua, insiste, vuole, interroga, racconta, +racconta, racconta. Le donne mi opprimono.</p> + +<p>—Hanno portato via tutto tutto, tutto! Le campane! +anche i parafulmini! e dicevano: Abbiamo +comprato tutto il Friuli e tutto il Veneto dai vostri +Generali. Non vi lasceremo che gli occhi per piangere... +Oh! gli ultimi 3 giorni, signor tenente, che +strazio!... Gli ufficiali hanno ordinato ai soldati +di portare via tutto. Requisizioni di giorno e di +notte. Sì, anche la notte. Hanno puntato la baionetta +sul cuore di mia mamma! Hanno preso tutto +rame, bestiame, grano, urlavano: <i>O ghent o caput!</i> +o denaro o morte! <i>Muss, muss</i> vuol dire: per forza! +Noi li chiamiamo muss quelle canaglie... Se +sapesse! un anno, un anno... Fingere ogni giorno, +per non morire! Ma dentro c’era l’odio, quanto +odio, signor tenente! Il prete è stato buono con noi. +Aveva molto coraggio. Io gli dicevo in confessione: +Sono colpevole di avere molto odiato. E lui: «Chi +hai odiato?» Rispondevo: «Gli austriaci» «Oh +allora» mi diceva don Luigi, «allora è inutile che +continui la confessione, sei perdonata di tutti gli +altri peccati...» Quelle canaglie volevano prendere +le ragazze. Hanno tentato, i primi giorni. Un pomeriggio +i prati tutti intorno erano pieni di urli +di donne violentate!<span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248">[248]</a></span></p> + +<p>—Sì al sole, al sole, ho visto io, dice un vecchio +balbettante.—Uno teneva le gambe aperte della +ragazza e l’altro si metteva sopra. Ma mia figlia +non l’hanno toccata. Ringrazio la Madonna. Gli ha +strappato coi denti un baffo, a quel porco che l’abbracciava... +Per un mese il colonnello mi ha rifiutato +la sporca razione di grano e di pane nero!</p> + +<p>—Sono io, io che gli ho portato via il baffo coi +denti! Erano tanto brutti, tutti. Colle lenzuola rubate +facevano vestiti bianchi per ufficiali... Colle +lenzuola di grossa tela ruvida facevano le scarpe! +Sembravano Arlecchini! E le donne, le loro donne, +li aiutavano nelle requisizioni. Tutte puttane con la +fascia d’infermiera. Ce ne sono ancora tre!</p> + +<p>—No, sono sei, bisogna massacrarle! Le pianterò +gli spilloni negli occhi. Dicono che sono triestine, +ma sono slave o austriache, bestiacce!</p> + +<p>E’ una forte friulana bruna che parla così, grandi +occhi azzurri nel viso sensuale infuocato dall’ira. +Mi tira per il braccio. Sono in un fiume di popolo +esasperato, pieno di rancori che scoppiano in +moralismi esagerati. Intuisco anche basse invidie +camuffate di patriottismo e sento l’urgenza d’incivilire, +frenare questa massa pericolosa.</p> + +<p>—Ecco la casa di una di quelle puttane!</p> + +<p>Mi volto di scatto e con un gesto rude impongo +alla folla delle donne di fermarsi. Riesco a contenerle +sulla soglia ed entro col tenente Cenami chiudendo +dietro di me la porta.</p> + +<p>Al primo piano in un cucinone pulito troviamo<span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249">[249]</a></span> +una slava piangente impaurita che si precipita ai +miei piedi. La rialzo e battendole sulla spalla dolcemente +la tranquillizzo. Viso banale, pallidissimo, +piccoli occhi celesti e capelli biondo sporco, tirati +sulla nuca. E’ di Lubiana. Ha una camicetta di +velluto a righe gialle e nere, grembiule nero e gonna +verde. Mi racconta in cattivo italiano che è stata +dimenticata ad Aviano dal fidanzato ufficiale austriaco.</p> + +<p>Le domando che cosa succeda a Lubiana. Mi risponde +che a Lubiana si odiano gli Ungheresi, ma +non si amano neanche i Serbi.</p> + +<p>Nel cucinone entra un’altra donna che spiava dalla +camera vicina. Si precipita anch’essa a baciarmi +le mani, in ginocchio. E’ una falsa magra, agile, +audace, bocca carnosa, bellissimi denti, grandi occhi +neri lucenti. Corpo senza pudore, sessualità insolente, +il caratteristico marchio del bordello, malgrado +l’accuratezza seria del vestito.</p> + +<p>—Io sono friulana, signor tenente, sono italiana. +Nel paese dicono che sono slava, non è vero. +Mio nonno era di Aviano. Ho ospitato questa povera +diavola, per carità.</p> + +<p>—Non è vero, non è vero, urla la folla nella +strada. Non ascolti, signor tenente. Sono puttane, +tutte e due! Bisogna massacrarle, sventrarle!</p> + +<p>—Non credo che tu sia friulana. Tu sei senza +dubbio o ungherese o austriaca. Parli troppo male +l’italiano. Ad ogni modo niente paura, noi non siamo +dei barbari come i tuoi fratelli.<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250">[250]</a></span></p> + +<p>Esco sul balconcino e mi sporgo verso la folla +che ormai è diventata enorme. Tutti urlano, gridano, +agitano le braccia, tendono i pugni, si mordono +le dita. Risento e rivedo nel cielo sfolgorante +le tonde forme di nuvole d’oro massiccio irte di +raggi della spaventosa Forza cosmica, la Vendetta.</p> + +<p>—No! no! italiani, non gridate morte! La morte +ha già lavorato abbastanza! Gridate Vittoria! +Non è degno di un popolo civile come il nostro, +il massacrare delle donne!</p> + +<p>—Non sono donne; puttane, puttane, puttane! +A morte! Morte! urla la folla.—Sono venute con +gli austriaci a rubare tutto nelle case nostre. Facevano +la spia! Spie! Ci hanno sputato sul viso, +hanno sputato sul nome d’Italia!</p> + +<p>—Lo so, lo so. Sono convinto che sono delle +luride prostitute. Siete italiani e perciò non potete +mentire! Ma come italiani non saprete certo +colpire dei vinti. Sono femmine cioè deboli e senza +difesa! Noi ufficiali italiani, non rubiamo il mestiere +agli austriaci. Queste due austriache scontano +oggi le loro colpe nel vedere la nostra bandiera +sventolare su Aviano e nell’apprendere da me, +da questa bocca e da questi polmoni, l’irrimediabile +sconfitta dell’Austria. L’esercito dei loro fratelli, +padri, sposi o amanti è stato da noi sconfitto +per sempre. Italiani! Noi ufficiali che abbiamo +avuto l’onore di entrare per primi in Aviano, +vi ordiniamo di non toccare un solo capello<span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251">[251]</a></span> +di queste due donne. Andate, e festeggiate con +canti di gioia la liberazione di Aviano.</p> + +<p>Un urlo feroce salutò il mio discorso. Ma gli applausi +scroscianti dei bersaglieri ciclisti e dei miei +soldati si propagarono, e lentamente, con gesti minacciosi +e borbottamenti, la folla si staccò ringhiando, +dalla piccola casa mentre io consegnavo le due +donne atterrite e spettrali a due bersaglieri ciclisti +nerboruti.</p> + +<p>—Conducetele indietro con gli altri prigionieri +austriaci. Se la folla le tocca, io vi denuncio al Tribunale +di guerra. Capito?</p> + +<p>Quel salvataggio mi costò un cicchetto dal mio +capitano che mi cercava.</p> + +<p>—Vieni con me.</p> + +<p>Partiamo in bicicletta. Il capitano mi annuncia +che la 12ª squadriglia è stata massacrata a +cannonate a 3 chilometri da qui, nella brughiera +di Santa Foca. L’angoscia accelera la nostra corsa. +Vasta pianura sconfinata, senza alberi. Desolatissimo +paesaggio spagnuolo. Quando giungiamo a +S. Foca non troviamo nessuno da soccorrere. I +contadini stanno seppellendo i cadaveri in tre vaste +fosse. I feriti sono già stati trasportati in autocarro. +Oltrepassiamo un sipario di alberelli fronzuti +e vediamo le tre blindate piegate sul fianco +destro sull’orlo destro della strada, in fila, a 20 +metri l’una dall’altra. Tutte e tre sventrate. La terza +incendiata. Ha dei colori rossicci e canarino. Il +cofano sembra masticato da mascelle titaniche. Fu<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252">[252]</a></span>ma +ancora. Odore di panno cotto nell’olio e di +carne arrostita. Comprendiamo l’errore del comandante +che in un terreno scoperto non ha distanziato +le blindate in marcia offrendo così un facile +bersaglio al fuoco d’infilata dei cannoni mascherati +dal sipario d’alberi di Santa Foca.</p> + +<p>Nulla da fare. Uno sguardo affettuoso alle fosse, +e raggiungiamo pedalando l’8ª squadriglia sull’ultimo +tronco di strada che scende nella ghiaia del +Cellina.</p> + +<p>Letto smisurato di fiume torrentizio con tre filoni +d’acqua. Non siamo più in Italia, neanche in +Spagna, forse in America. Desolazione, monotonia +di linee tristi. Dune africane. Alla nostra destra +gli alti pali telegrafici, soli segni di civiltà, misurano +con precisione nel deserto del letto asciutto +le distanze nebbiose. La loro geometria metallica +da disegno d’ingegneria taglia le piumose sofficità +delle lontananze grige, affamatissime di sprofondarsi +ancor più lontano, calamitando i nostri pensieri +e i nostri sguardi. Non scorgo nulla sull’altra +riva.</p> + +<p>Sulla nostra appare l’automobile del Conte di Torino +comandante della cavalleria. Snellezza elegante +aristocratica. Dentoni gialli di vecchio cavallo +di razza, sorriso ironico nelle gote di viveur.</p> + +<p>—E’ impossibile, capitano. Vede? il mio autocarro +arenato. Se non passano gli autocarri vuoti +come vuol fare lei a passare con le blindate?</p> + +<p>Noi passeremo lo stesso, lo sento. Il Conte di<span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253">[253]</a></span> +Torino non ha la mia sensibilità divinatrice. Questa +guerra cominciata col lento rosicchiare d’un terreno +conquistato a palmo a palmo tenendo ogni +metro con la lunghezza di un cadavere, deve finire +per un prevedibile capriccio delle Forze in +una velocità aggressiva di 10 giorni. Le Forze della +Fortuna amano sorprendere, rovesciare tutte le +previsioni, distruggendo ogni logica. Bisogna come +me dare una fede ottimistica illimitata e un credito +assoluto alla Fortuna. Questa vuole ad un tratto +avere tutto l’infinito da respirare, per riempire tutto +di prodigio.</p> + +<p>Davanti a questo guado che non può fermarci +sento la Fortuna in alto respirare, respirare a pieni +polmoni. Vuole la Fortuna divertirsi con una generosità +di doni sempre più stupefacente.</p> + +<p>Se l’Italia si è insanguinata la bocca e i denti nell’addentare +il Carso, dura pagnotta, ora riceverà +nella bocca aperta tutti i pani enormi e bianchi e +divini del suo sogno. Cuore mio, apriti, apriti per +ricevere la smisurata gioia.</p> + +<p>Lo potrai?</p> + +<p>—Ci sono! ci sono! Trincerati sulla cresta! mi +dice un tenente dei bersaglieri ciclisti che iniziano +il passaggio del primo filone d’acqua.</p> + +<p>Molti bersaglieri muscolosamente portano in alto, +sulla testa, la bicicletta. Alla nostra sinistra il ponte +della ferrovia è spaccato in due pezzi crollati giù +neri nel secondo filo d’acqua azzurro. Il primo guado +è difficile. Ho l’acqua alla pancia mentre spingo<span class="pagenum"><a name="Page_254" id="Page_254">[254]</a></span> +il culo della mia blindata che si siede ogni tanto, +ringhia con tutta la rabbia del motore, si disimpantana +per sei metri, poi di nuovo si siede. Ma la +liberiamo. Salto dentro e si corre per un chilometro +serpeggiante di strada sabbiosa nel letto infinito +del Cellina.</p> + +<p>Ogni blindata coi suoi uomini che la reggono +nello sforzo, coll’acqua ai ginocchi o alla pancia, +col viso grondante sudore e i piedi gelati. A destra +e a sinistra due lunghi cortei di bersaglieri ciclisti +in fila indiana. Strani arabeschi molli formati di +innumerevoli ruote e arruffii di penne di gallo sul +letto ghiaioso grigiastro del fiume. Quei due lunghi +formicolii di bersaglieri evocano l’esercito di Napoleone +sul letto gelato della Beresina nelle celebri +stampe.</p> + +<p>Top, top, top, top. Il crik! No! no! la binda! +Presto un pezzo di legno. Ora colla corda, un nodo +forte. Issaaa oooh. Issaaa oooh! State dietro alla +macchina. Forza alla corda! Tien fermo il legno +sotto la binda! Imballa il motore, per Dio, imballa! +Rrrr forza! Rrrrrrr Fooorza! Personalità del motore, +umano, patriottico che vuole, vuole vincere +la resistenza aggrapparsi, sollevarsi fuori dalle rotaie +di fango saponaceo. Il motore suda sbuffa. Fumo +acre del suo sudore. Rrrrr Rrrrrrr.</p> + +<p>Fra le gambe gelate il morbido serico sssss frusciare +dell’acqua coi glugluglu got gatt glan.</p> + +<p>—Un badile! No! no! la pala! Togli le pietre<span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255">[255]</a></span> +dal parafango sotto la ruota! Rrrrr! Accidenti non +vuol venire! Su forza, un gran sforzo insieme!</p> + +<p>Subitamente pam pam pam scoppia la fucileria +sulla cresta a 300 metri. I primi bersaglieri sono +già appiattati e sparano dietro le loro biciclette coricate +mentre i due cortei d’altri elmetti piumati +e biciclette continuano con calma a passare.</p> + +<p>—Forza, ragazzi! Forza che andiamo su a mitragliarli. +Niente paura. Tirano male, troppo alto!</p> + +<p>Le trecce dell’acqua sembrano cavi metallici. +Strappano le mie gambe gelate. Sento sulle ginocchia +le zampine tremanti gelatissime della mia Zazà +che ritta mi implora di prenderla in braccio. +Me la metto come un pacco sotto il braccio sinistro +meentre la mia blindata con un gran colpo di reni +balza rrrrombando, rrrrombando fuori dall’acqua. +Tutta fangosa; ma la cupola porta superbamente il +fascione tricolore coi lunghi becchi irritati delle due +mitragliatrici che si muovono a fiutare il nemico.</p> + +<p>—Tutti in macchina presto! e pronti a sparare!</p> + +<p>A 100 metri la mia prima mitragliatrice spara, +screstando colle sue pallottole l’orlo della trincea +in collina, tutta vampe, scoppi e pennacchietti di +polvere e fumo. A destra al di là degli Austriaci un +grande aaaaa! Sono i bersaglieri che li prendono +alle spalle. Mi volto di scatto e fermo Locatelli che +spara. Ta ta ta ta ta ta.—Feeerma!—Gli echi +ampi e golosi del letto smisurato giocano a palla volubilmente +col rumore della fucileria che ingoiano +e sputano liquefacendo gli ultimi pim pam pam pac<span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256">[256]</a></span> +pam. Una colonna di prigionieri scende incontro a +noi e ritraversa il fiume. La salutiamo in coro con +un ilare: Austria caput, Austria caput! Poi ci slanciamo +sulla strada. A una svolta da una parte e +dall’altra della strada due grandi roghi di fieno incendiato +con spirali altissime di scintille salgono +su, su ad arrostire le nuvole rosse scorticate vive +come agnelli, infilzate dai lunghissimi schidoni del +zingaresco sole al tramonto.</p> + +<p>—Via, via Menghini, dentro, tra le fiamme!<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257">[257]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XXI" id="XXI"></a>XXI.<br /><br /> + +LAVAMI! LAVAMI, O AMORE!</h2> + + +<p>Entriamo in Maniago sotto un arco di fiamme. +Tutte le facce ne sono riverberate.</p> + +<p>Vivaaaaa Italiaaaaaa!</p> + +<p>A Maniago passeremo la notte.</p> + +<p>Chiaccherio, saluti, abbracci, fiori. Tutte le famiglie +vogliono ospitarci. Pranzeremo in casa del Sindaco. +Poi finiremo la serata in un’altra famiglia +piena di ragazze vispe e loquaci d’una giocondità +affettuosa avviticchiante.</p> + +<p>Si mangia bene, dal Sindaco. Patriota intelligente, +forte, solenne, sessantenne. Faccia italiana con +baffoni grigi, occhi neri. La sua bella figliola agile +moretta occhi furbi vivacissimi collaborò col padre +sindaco, per difendere il popolo, nutrirlo, incoraggiarlo. +Dirigeva La casa, turlupinando i comandi +austriaci. Dopo pranzo si gioca a tombola. La figlia +si chiama Assunta Siega Riz. Mi racconta colla +melodiosa verbosità friulana le mille astuzie e gli +sforzi muscolari per sotterrare, nascondere in campagna +e nelle grotte ogni cosa preziosa. Ha salvato +quasi tutto. Aiutava le famiglie amiche a murare +le porte delle cantine e delle stalle e a rientrarvi o<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258">[258]</a></span>gni +tanto per nutrire alla meglio asini e buoi. Acrobatismi +pericolosi, prima colle gambe nude fino +alla pancia, poi le spalle e finalmente la testa.</p> + +<p>Assunta Riz racconta:</p> + +<p>—Malgrado le requisizioni feroci, io ero stranamente +contenta, in questi ultimi giorni. Vedevo gli +ufficiali austriaci salire sul campanile e restarvi delle +lunghe ore a spiare l’orizzonte. Quando il generale +Boroevic partì fui sicura della vittoria. Ma +l’anno passato dopo Caporetto, che orrore! I germanici +imposero a tutti i bambini dai 6 ai 10 anni +di andare ogni giorno a fare la ginnastica in una +palestra! Bella idea, una ginnastica obbligatoria +per bambini affamati! Ma c’è di più. Tutte le donne +furono costrette a cantare in una messa solenne +in onore della imperatrice Zita! Volevano imporre +ai preti di cantare una messa perchè Dio aveva liberato +questa terra dagli italiani! I preti rifiutarono +e furono tutti internati. Alcuni spogliati e denudati +dovettero pulire le scarpe agli ufficiali! I bosniaci +erano gli esecutori di queste canagliate. Poi vennero +gli austriaci. Banda di ladri e di speculatori +militarizzati. E che ubriaconi, tutti! Ho visto io +sei soldati annegati nel vino di una cantina inondata. +Sventravano le botti a baionettate. Facevano +carezze ai bambini per strappare il segreto dei nascondigli. +Ma i nostri bambini fuggivano gridando +come gatti. Che differenza fra la ritirata di Caporetto +e quella degli Austriaci! Gli Italiani se ne +sono andati buttando via tutto come gran signori,<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259">[259]</a></span> +mentre gli Austriaci hanno rubato tutto, partendo, +come ladri e pezzenti!</p> + +<p>—Oh gli ufficiali si trattavano bene! I bosniaci, +da veri bestioni, erano i più sacrificati e pativano la +fame. Facevano una polenta coi bachi da seta. Un +giorno divorarono tutte le candele di una chiesa!</p> + +<p>—Io ho fatto il mio dovere. Ho nascosto tutto +ed ho aiutato tutti a nascondere. Il nostro buon parroco +aveva dato un’eccellente parola d’ordine: <i>Obbedite, +odiate, nascondete</i>. Potevano ben venire con +le calamite a frugare per scoprire il rame sepolto! +Che ridere alla messa cantata in onore di Re Carlo! +Gli ufficiali avevano uniformi bianche fatte di +lenzuola rubate. L’altare era ornato di frasche verdi. +Verde pure la croce tutta costruita di frasche. +In giro, le truppe vestite di bianco. Nel centro, intorno +all’altare, le nostre coperte da letto rosse. +Noi ridevamo, durante la messa, ci pareva di essere +in un’immensa bandiera tricolore. Ad un tratto +un rumore nell’aria: tre areoplani italiani tricolori! +Che spettacolo. Gli ufficiali austriaci hanno +una grande paura degli aeroplani nostri. Gridavano +fuggendo: «Come! come! tutto organizzato! +Questo è tradimento!»</p> + +<p>Mentre Assunta parla esaltandosi, le bottiglie sante +dissepolte sparano e spumeggiano. Tutti bevono +dimenticando gli austriaci. Un rettangolo sul muro +meno polveroso ricorda un divano rubato. Io bevo +poco. Ghiandusso oscilla beato. Devo qua<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260">[260]</a></span>si +sostenerlo quando andiamo a finire la serata in +casa della famiglia Martini.</p> + +<p>Tutta illuminata in fondo a quell’orto buio. Vi +bollono le danze con grida, canti e bicchieri rotti. +I miei compagni mi hanno preceduto con gli ufficiali +bersaglieri. Tutta la casa è invasa dalla nostra +forza vittoriosa. La razza ha urgente bisogno di +riprendere contatto con la razza. Aderire, aderire +l’uno all’altra. Il giardino è pieno di bisbigli. Amplessi +nel buio. Ogni amplesso è un punto chirurgico +dato con frenesia per saldare le labbra dell’immensa +ferita. Ah! ah! Bisogna che presto questo +punto della carne della Patria si ricongiunga +con quest’altro punto corrispondente della stessa +carne. Io balzo su una tavola perchè l’eloquenza illumini +acceleri perfezioni la grande voluttà.</p> + +<p>—Quante belle donne in questa casa! quante +belle Italiane! Siamo pazzi d’amore per voi! La +nostra forza virile e i nostri baci sono tutti per voi! +O bellezze italiane, labbra della ferita aperta che +dobbiamo chiudere a forza di baci! La vecchia morale +è morta! I preti hanno sempre torto poichè +sono amici degli Austriaci! Il prete di Maniago è +un buon italiano, lo so, egli vi perdonerà al confessionale. +Ogni bacio che darete questa sera a un +italiano vi procurerà un secolo di gioia, di più, in +Paradiso! Amen.</p> + +<p>Intorno a me dieci tappi di bottiglie di vino spumante +trattenuti coi pollici saltano salutando il mio +«Amen» con un incrocio di getti rossi biondi.<span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261">[261]</a></span></p> + +<p>Innaffiano anche il soffitto docciando le capigliature +delle ragazze che ridono pizzicate sprizzando +fra le braccia grigio-verdi. Arterie e cuori che +schizzano entusiasmo. Bottiglie vive, che gareggiano +in scoppi di tappi scappanti. Il vino occhieggia +con brilli strani nei bicchieri.</p> + +<p>Finalmente ecco la notte delle notti, la notte che +mantiene tutte le promesse di mille giorni neri e +non può finire, e continuerà in mille altre notti +di gioia spensierata! Tutti i cataplasmi sono +strappati dal petto. Abbasso la morale e il pudore! +Le donne mature sono più allegre delle giovani. I +vecchi fanno il girotondo intorno a un fiasco vuoto. +Sopraggiunge il farmacista, un mattacchione dal +naso adunco, che canta con voce tenorile. Ha in +mano una bottiglia.</p> + +<p>—Non toccate, è veleno, tutto per me!</p> + +<p>E beve a garganella. La nonna panciona e mammelluta +gioviale e molle di ricordi amorosi presiede +alla distribuzione della gioia. In cantina, sì, in +cantina esige che il suo seggiolone sia trasportato.</p> + +<p>A forza di braccia, si deve portare anche lei e +introdurla in cantina per una breccia poichè la +porta è ancora murata. La nonna ride con solennità. +Le pare di essere un generale ferito che rimane +sul campo di battaglia a comandare l’artiglieria +delle bottiglie. Sessantenne e cogli occhi neri sempre +un po’ brilli. Alla sua età passare un anno intero +asciutto! Finalmente! Il barcone troppo a lungo +in secco potrà navigare in un oceano di ebrietà.<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262">[262]</a></span></p> + +<p>Ora insediata nel suo seggiolone tiene le cosce +larghe perchè la pancia non le mandi in bocca le +mammelle. Queste non di meno formano una tavola +orizzontale, e vien voglia di deporvi le bottiglie +che ella aspetta con le mani aperte. Le palpa, le +osserva. Questa è piena di fantasia, bottiglia generosa +e senza perfidia. Quest’altra sbarazzina, ma +affettuosa, è la bambina preferita. «Non lasciatele +cascare, per carità». E le segue con sguardo materno +quando spariscono portate a braccia su per +la scala.</p> + +<p>Sopra, nel cucinone, il nonno, a capotavola fra +un esercito di bicchieri. Penso a un ammiraglio +sulla tolda. E’ tutto rosso, e il vino già bevuto +ride nei piccoli occhi tutti scintille come alle fessure +di una botte. Ha bevuto, beve, vuol bere +ancora, con l’ansia di chi non ha mai bevuto. La +forza del vino sale, sale a dilatargli il petto come +la sua prateria ripresa agli Austriaci. La forza +del vino drappeggia di luce e popola rumorosamente +nel suo cervello le lontane belle città italiane, +piazze, fontane, caserme e trattorie che aveva +ubriacato di mille pazzie quando era soldato, +anche lui, a far la guerra. Poi con Garibaldi; e la +camicia del condottiero gli sventola rossa nel sogno +tra le vampe rosse del vino.</p> + +<p>—Mi sento, dice il nonno quasi ebbro, mi sento +la Primavera e la Gioventù nelle vene. Sento +mille servitori pronti ad aprire, aprire tutte le sale +nella mia testa, nel mio ventre e tanti giardini pro<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263">[263]</a></span>fumati +che scrollano via l’inverno e mutano mille +vesti verdi e azzurre. Strani questi giardini! Provano +e riprovano delle vesti di lusso di mille colori. +Certo per una Domenica in Paradiso! Ma la +Domenica è venuta, e sono in Paradiso! Debbo +ballare, anch’io debbo ballare, ballare! Ma non si +può ballare con una pancia come la mia. Questo +anno di digiuno, non l’ha quasi intaccata! Quando +vennero gli Austriaci, io dissi ai miei figlioli: «Ora +ci sarà la fame. Ma niente paura! La nonna ed +io abbiamo addosso delle abbondanti riserve di lardo. +Non morremo nè dimagreremo. In quanto a +voi, provvederò io e vi sfamerò colla mia carne, +facendo il conte Ugolino a rovescio!»</p> + +<p>Ride il nonno annusando come un bracco il buon +odore di fritto che cuoce nel camino accanto alla +polenta che si muove gialla monumentale nel pentolone.</p> + +<p>—Sembra la pancia della comare Maria. Ora +partorirà un nuovo figlio alla Patria! Un figlio di +polenta! Sarà un imboscato!</p> + +<p>Intanto i soldati scuotono e pigiano la danza +come l’uva. Ne sprizzi se Dio vuole altro vino!</p> + +<p>Le ragazze hanno consegnato le belle poppe ai +soldati che le palleggiano, fra le braccia, ballando. +Ormai si abbandonano nella danza con ritmo oblioso +d’onde felici che ritornano e battono languidamente +contro roccioni amici.</p> + +<p>Questi cominciano a subire il vino e si muovono +con cautela per paura di ruzzolare. I meno brilli<span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264">[264]</a></span> +scompaiono nel corridoio. Andirivieni, miscele, bisticci, +risate, risatine, risatone, pizzicati, trilli e +capitomboli, sganasciamenti nel buio.</p> + +<p>Ressa, ressa, poichè si gioca a rimpiattino. «Nascondi +tu che nascondo io!» «Non pizzicarmi così, +mi fai male!» «Dammi la bocca!» «Scopri +questo che ti svelerò il meglio!» «Ti dico di no, +di no, ma il sì mi brilla negli occhi, lo vedi. Qui, +qui è più buio».</p> + +<p>Un contadino, quarantenne, scherza, balla con +Ghiandusso. Questo si libera ogni tanto dalla stretta +e lo scaraventa a terra per celia. La moglie dell’uomo +interviene. Ghiandusso abbraccia la moglie, +poi le versa un bicchiere di vino nel seno.</p> + +<p>—Ma sì, ma sì! dice il marito: ti permetto di +baciarla, non sono geloso. La gelosia non esiste fra +Italiani! Avete capito?... La gelosiiia non esiste fra +italiani! Mia moglie è tua, anzi nostra! Piace a +lei, piace a me! Baciala. Sono forse becco, io? +Macchè! Eravamo tutti becchi! Ora siamo tutti amanti +fortunati! Balliamo tutti, stretti, stretti, +stretti!</p> + +<p>Dietro ad ogni porta nella penombra, tumultuava +l’amore. Così si ricongiungono con ardore bruciante +sublime e divino le carni della Patria!</p> + +<p>Avevo ballato anch’io con una bella ragazza gracile, +il cui pallore e gli occhi neri, grandi un po’ +febbrili sotto il peso della capigliatura castana, mi +piacevano. La ritrovai nella baraonda verso l’una +di notte. Mi stringe la mano dicendomi: «Vieni<span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265">[265]</a></span> +con me». La seguo nel corridoio su per una scaletta +fino al terzo piano dentro la sua camera da +letto. Ansante, ma con movimenti decisi, come seguendo +una sua volontà irremovibile, chiude dietro +di me la porta a chiave. Ci si vede poco.</p> + +<p>Intuisco e fiuto il letto fra le luci palpitanti del +lumicino ad olio di una Madonna rosea-blu.</p> + +<p>—Mi chiamo Graziella, mi piaci, baciami. Baciami +tanto, tanto, tanto! Ho sentito tanto parlare +di te, sai! Da una mia amica che sta a Roma. Sei +un grande poeta, un uomo celebre! Come farò io +a piacerti?</p> + +<p>Poi buttandomi le braccia al collo mi strinse +forte e subito il suo pianto si ruppe con singhiozzi +laceranti, dolorosi, atroci che non finivano più.</p> + +<p>—Vieni! mi sussurrò, e mi guidò per la mano +verso il letto, nel buio.</p> + +<p>—Sono pura, sai, pura, come la mamma mi ha +fatta. Ma una di quelle canaglie...</p> + +<p>Non potè continuare tanto i singhiozzi la soffocavano:</p> + +<p>—Ma una di quelle canaglie ha tentato una notte +di prendermi. Era alloggiato in casa! S’era nascosto +nel vano della finestra. Entrai in camera +senza accorgermi di nulla e mi svestii. Quando fui +in camicia quel porco mi venne addosso. Non è +riuscito a prendermi, no! Ma mi ha sporcata, sporcata, +sporcata!... Io gli ho addentato la guancia! +Allora si è fermato. Sanguinava. Bestemmiò in tedesco +e mi diede un pugno tremendo, qui. Guarda!<span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266">[266]</a></span></p> + +<p>Graziella si scoprì il seno, singhiozzando.</p> + +<p>Io non vidi bene, ma sentii sotto le dita una tumefazione +sul bel seno eretto morbido e ben tornito.</p> + +<p>—Vieni, amore! Sono tua! Lavami, lavami, con +tutti i tuoi baci! Lavami tutta! Voglio che tu mi +lavi tutta con la tua cara bocca italiana!</p> + +<p>Si svestì tutta, mi prese fra le braccia senza ritrosie.</p> + +<p>Non aveva nessuna gradazione nell’offerta della +sua nudità. Una volontà cocciuta governava la sua +passione d’amore purificatore.</p> + +<p>—Sono tutta per te! Se ti piace... Ho deciso +così, in quella notte infame. Giurai alla Madonna +che mi sarei data al primo Italiano vincitore +che mi fosse piaciuto.</p> + +<p>Senza fine la baciai, la baciai, mentre Graziella +implorava come in sogno con una voce monotona +quasi meccanica piangendo felice.</p> + +<p>—Lavami, lavami, lavami, amore, lavami!</p> + +<p>La camera si gonfiò di delirio e di fantasia. Navigava +in cielo, forse rapita dalla corrente della via +Lattea. Notte illimitata, ebbra di sublime. Notte +fuori dallo spazio e dal tempo.</p> + +<p>Il corpo di Graziella era morbido, elegante, snello, +e rovente. Vibrava graziosamente sotto le carezze, +moltiplicando i suoi profumi di terra felice +d’essere riconquistata. Era veramente il dono della +Vittoria.<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267">[267]</a></span></p> + +<p>Non avevo amore per Graziella, ma una frenesia +di spirito e di nervi travolgente, tenerissima.</p> + +<p>Mi accinsi alle più meravigliose voluttà con tutte +le delicatezze e insieme uno strano impeto brutale +e anche un allucinante slancio artistico fatto di preziosità +stilistiche e di cadenze musicali.</p> + +<p>—Lavami, lavami, amore!</p> + +<p>Fui un fabbro impazzito e un maniaco cesellatore. +Ero fuori d’ogni legge sociale umana o divina +come un gallo contento con la gallina ideale del +pollaio mio.<span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268">[268]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XXII" id="XXII"></a>XXII.<br /><br /> + +FIUMI, CAMPANE, DONNE<br /> +E MITRAGLIATRICI INNAMORATE</h2> + + +<p>—Ricordati, Ghiandusso, che l’interno della 74 +deve essere pulito, scintillante, in ordine come il +letto di una sposa.</p> + +<p>—Guardi, signor tenente, sembra proprio il letto +d’una sposa... ma la sposa non c’è!</p> + +<p>—La sposa ci sarà, presto... E la vedrai dentro +coricata, nuda, più bella di tutte le donne del +mondo!</p> + +<p>Ghiandusso sorride senza comprendere la mia +frase sibillina, poi con voce materna:</p> + +<p>—Per ora ho coricato dentro la Zazà che ha +tanto freddo colla sua pancia grossa, grossa. Guardi +come dorme sotto le coperte.</p> + +<p>Alle sette, partenza in un brusio di voci contradittorie. +Si dice che gli Austriaci giunti la sera +prima sul torrente Arzino hanno durante la notte +precipitosamente fatto marcia indietro per trincerarsi +sul Meduna. Sono dunque a pochi chilometri! +Tanto meglio! Tanto meglio! Li mitraglieremo +sul Meduna. I nostri motori gareggiano coi +pedali sportivi dei bersaglieri ciclisti sulla strada +bianca che attraversa la brughiera deserta. Il sole<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269">[269]</a></span> +che sale dietro noi ci imbriglia coi suoi raggi +rossi. Il capitano Raby, esperto comandante di +blindate, ha dato ordine di mantenere le dovute +distanze fra le blindate. In terreno scoperto bisogna +evitare di offrire un grosso bersaglio ad un +possibile agguato di artiglieria. Da conoscitore di +forze, quale io sono, penso che spesso gravissimi +pericoli s’imboscano nelle ore di più spensierata +sicurezza. Faccio chiudere sportelli e feritoie +malgrado il caldo crescente per abituare gli +uomini a sopportarlo in un eventuale combattimento. +Mi volto per controllare attentamente la +disposizione degli uomini, delle munizioni, la scorrevolezza +della cupola girante. Menghini, al volante, +attira la mia attenzione attraverso l’occhio +orizzontale della blindata sotto la palpebra metallica +alzata.</p> + +<p>—Guardi, signor tenente, in fondo alla strada +bianca, a un chilometro, il Meduna. C’è una +folla. Donne, donne, una quantità di donne e bambini. +Gli austriaci se la sono svignata.</p> + +<p>Vocio confuso che cresce, cresce, cresce. Laggiù +una marea bianca, rosea, rossa di donne vocianti +che si accalcano. A destra, a sinistra ne +giungono altre. Sentiamo che a 20, 30 chilometri +in giro i casolari si sono vuotati. Le grida diventano +fragorose nello spiralico polverone aizzato +dalle gonne che spazzano la strada e dalle braccia +che agitano fogliami. Entusiasmo sanguigno, allegrissimo, +esasperato che suona sul metallo della<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270">[270]</a></span> +blindata, penetra come un vino gazoso dalle feritoie. +Apro lo sportello e cogli uomini a terra, presi +nella risacca impetuosa della folla, spingiamo la +blindata nell’acqua diaccia che corre distratta.</p> + +<p>Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaaa!</p> + +<p>Il sole partecipa come un baldanzoso burbero +benefico alla festa clamorosa. Con una folle raggera +di frecce aguzze affilatissime il sole accende +le mille vesti colorate e i visi di rosso sudore lucente +delle friulane e il drappeggio azzurro delle +gonne nel gorgogliare dell’acqua corrente. Le popolane +si alzano le gonne e le agganciano alla cintura. +Godono i polpacci agili nella gelateria dell’acqua +che moltiplica i suoi ssssss gggggg got got +glu glu glu glu flav got ssss gggg flic flacpluf pluf +plaf imitando e riassumendo rumori, suoni di bottiglie, +sorgenti, cascate, arpeggi, camini invernali +e il bisbigliar degli innamorati sotto le frasche +ventose. Il guado è meno praticabile dei precedenti. +La mia 74 s’immerge, quasi naviga. Abbiamo +fasciato il motore. Ma il sole propaga su +di noi una così maestosa ascensione di raggi sulla +nostra testa con un così trepidante ardore sulle +spalle, che le forze sono centuplicate. Molte donne +speravano di salvare le loro gonne di lusso e le +hanno su, su arrotolate come sipari di teatrini +burattinai sulle ginocchia e sulla pancia. Ammiro +i muscoli tesi sotto la carne rosea delle forti cosce +di quelle che tirano la corda. Altre sono proiettate +in avanti con sforzo atletico tirando con noi i pa<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271">[271]</a></span>rafanghi. +E le bambine fragili hanno l’acqua al petto. +La corda danza ad ogni impeto del motore che +rrrrrruggendo, rrrrrrrrruggendo vuole disincagliarsi. +Zazà guaisce, abbaia nuotando come un bariletto +nell’acqua gelata perfida e cattiva che tira a sinistra. +I bersaglieri che guadano in fila a destra +e a sinistra depongono le biciclette e corrono ad +aiutarci. Gioia gogliardica nello sventolio delle penne +di gallo sugli elmetti tintinnanti contro i fucili i +tascapani, fra il chiaccherio affannoso e le risate +dell’acqua più donna delle donne che beffeggia e +spumeggia perle, gorgheggi, zampilli in bocca e +fra i capelli sciolti sulle natiche fuggenti fra i pizzicotti +bersagliereschi.</p> + +<p>—Tutti insieme, un ultimo sforzo! urlo io comandando +la manovra con l’acqua alla pancia.</p> + +<p>—Issaaa-ooh! Issaaa-ooh! Menghini, imballa il +motore! Imballa! Imballa, per Dio!</p> + +<p>Tre bambine capitombolano nell’acqua. La più +piccola, dodicenne, scivola via travolta; ma un +bersagliere si slancia e con una zampata la ripiglia +e la solleva pel culo! E’ fuori sul greto: piange, +ride, tra le pedate delle donne e dei soldati +che su, su tirano finalmente fuori la mia 74. Vivaaaa! +Vivaaaa!</p> + +<p>Le rudi friulane ignorano la stanchezza; sono +oramai centinaia, centinaia intorno alle blindate +nere che guadano. Il sole, immaginoso pittore, +si diverte a raddoppiare il rosso, il verde, il viola, +lo scarlatto, il giallo canarino di quelle donne<span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272">[272]</a></span> +agili, rozze, quasi selvagge figlie del Meduna, +sorelle di quelle acque selvagge e capricciose; +ma felici di tradirle per salvare i forti motori metallici, +aggressivi che le hanno innamorate. Strepitano +di rabbia maschia i motori col tempestoso +martellare degli stantuffi e gli scoppi dei brrronchi +e il catarro prrrorompente in vapore, irritatissimi +di dovere a delle donne e alle loro fragili liquide +braccia, la liberazione. Comprendono a mala +pena, i motori, che mitraglieri e bersaglieri non +bastano; occorrono donne astute per vincere le +astuzie femminili della ghiaia, maledetta donna +femmina femminile che minaccia ogni slancio maschio +rigido e veloce.</p> + +<p>Il sole ha genialmente composto il quadro. Sulla +lunga fascia azzurra d’acqua che lo attraversa +orizzontalmente sei blindate nere, ognuna con la +sua ghirlanda convulsa di donne colorate. Tra +blindata e blindata perpendicolarmente sei arabeschi +lunghi di biciclette, penne di gallo e fucili +arruffati simili a lunghi reticolati in moto. La +simmetria è rotta, nell’alto del quadro a destra, +dalla vetturetta del capitano Raby, strano canotto +nell’acqua verde.</p> + +<p>A sinistra nel basso del quadro l’ultima blindata +sembra un sottomarino emerso col suo chiosco-torretta. +Vicino a questo un autocarro sembra un +veliero capovolto.</p> + +<p>Il quadro è anche sonoro poichè ecco la sua<span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273">[273]</a></span> +polifonia tocca l’apice di tutti gli acuti in un Vivaaaaaaaaaaaaaa!</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + +<p>Poi silenzio. Pochi minuti, le friulane, sedute +sulla riva conquistata, si riposano contemplando. +Appena la gioia pazza è sedata, di nuovo in macchina +verso un suono strano gemente, umano e +non umano, profondo e aereo, inesplicabile, venuto +di lontano di sotto terra o dal cielo, il suono +mi fruga nel petto, cerca, cerca, trova e mi +pugnala il cuore di una dolcezza straziante acutissima... +Sole! sole!</p> + +<p>Sole! Sole! Sole! che galoppi nell’incalcolabilmente +vasto e desolato letto del Meduna, gridami, +spiegami, quale nuova polpa di gioia hai preparato +davanti a noi, dietro l’altissima muraglia +fulgente del cielo tuo?</p> + +<p>Il mio motore si slancia. Sapere, sapere, vedere, +conoscere. Abbiamo terrore di te, nuova Gioia! +Vorremmo fuggirti, eppure già ti beviamo con le +nostre orecchie assetate, liquida delizia sonora!</p> + +<p>—Oh! nulla, nulla, o almeno poca cosa! mormora +il cuore. E’ una piccola campana italiana +che piange e ci saluta... umile dono della bella +Italia liberata ai suoi liberatori!</p> + +<p>La vediamo. E’ una piccola campana da campaniletto +di cappella boschiva. La dondola fra le +mani con fatica una esile vecchia tutta bianca, vestita +di nero. La piccola campana è tutta sporca<span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274">[274]</a></span> +di terra poichè fu dissotterrata, un’ora fa, da +quelle stesse mani rugose. Sembra un vaso di +fiori capovolto, ma ne fioriscono, fioriscono, tante +piccole rose di suoni, piccole rose di tenerezza, +invisibili ma penetranti e che si spandono: profumo +di suono dell’azzurro inebriato. Ansimando, +la mia macchina si ferma davanti alla vecchia, +senza che Menghini al volante lo abbia voluto. +Motore magnetizzato! A destra e a sinistra si +svegliano timidamente piangendo altre campane, +soavi, languide tremanti e sfinite dalla dolcezza. +Accorrono, s’affrettano. Laggiù sotto quei castagni, +la sento venire! La vedo! Questa è più grande +ed è infilata in un ramo che due donne vestite +d’azzurro portano, incespicando nelle zolle.</p> + +<p>Din din daaan daaan din dan din dan. Intanto +la vecchia dondola dondola la sua piccola campana. +Ha un suono più limpido, più liquido, trasparente +di cristallo e d’acqua.</p> + +<p>Forse il metallo non fa che continuare il flebile +tinnire delle lagrime che beve. Piange la vecchia +dondolando la sua campana. Quasi cade, per stanchezza, +trascinata giù dal peso ondeggiante e i capelli +bianchi le coprono il viso pacificato. Non ci +guarda. China sorveglia meravigliata i bei suoni +melodiosi che le gocciano dal cuore. E’ lei, lei la +prima, con la prima campana! Certo è fiera di sentire +e vedere che tante tante compagne vengono da +tutti i punti dell’orizzonte ruzzolando giù dalle colline +e sgorgando dalle valli per suonare, e suo<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275">[275]</a></span>nare, +suonare senza fine e lagrimare, come le +nuvole d’autunno che hanno troppo bevuto, come +gli occhi che hanno troppo aspettato.</p> + +<p>Din dan, din dan dan dan din din.</p> + +<p>Tutte le campane sono ormai salvate. Questa +più grande comincia con rintocchi lenti, quasi +paurosi spandendo un tremolio sonoro; ma presto +si fa animo. Dan! Certo quasi non crede alla +realtà prodigiosa. E’ stata nascosta un anno sotto +terra in fondo all’orto del prete con tre botti di +buon vino spumante da quella furbacchiona della +perpetua. Le pioggie hanno fatto trasudare le botti +e la campana si è consolata, così, nelle buie notti +opache, sotto terra. Ora è un po’ ebbra, le trema +la voce.</p> + +<p>E’ tutta abbagliata dal gran sole. Un’ora fa, +un’ora fa con zappe e mani unghiute l’hanno dissepolta. +Su, presto, ragazzi, forza! Tira su, tira, +tira! E’ fuori, santa Madonna! Prendi la corda! +Giovannino, monta sull’albero! A quel ramo grosso! +Presto, fa presto, vengono gli italiani! Sono al +fiume. No, no eccoli, eccoli, vengono in automobile, +senti il rumore della macchina! Attacca, attacca +forte!</p> + +<p>Certo, si sentivano rombare i motori nostri e lo +spavento di non essere in tempo affannava il ragazzino +che con tutta la forza delle mani deboli +stringeva i nodi. «Suona, suona, suona, per la Madonna!» +gridavano sotto l’albero. E il ragazzino +non riusciva, si disperava, quasi piangeva. Ma ad<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276">[276]</a></span> +un tratto lanciandosi giù si appese colle mani al +batacchio come un appiccato ed ora, su e giù, su e +giù, buttando in alto le gambe; e le mani gli sanguinano +lacerate, e finalmente suona, suona, suona.</p> + +<p>Dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan +dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan. +Il parroco è sotto, pallido, con braccia cadute, le +mani aperte la veste tutta infangata. Ci guarda con +gli occhi fissi, inebetiti. Parroco sì, prete sì, ma +Italiano. Un altro prete viene laggiù col pasto che +crolla. Ogni tanto si ferma a riprendere fiato. Pietro, +il suo campanaro trascina una grossa campana +che tintinna sui ciottoli.</p> + +<p>Sono vecchissimi tutti e due. Le donne vorrebbero +aiutarlo, ma si <a name="tn276" id="tn276"></a><ins class="correction" title="Testo originale: rifuta">rifiuta</ins> il campanaro e tra la +folla che si apre vuol trascinarla lui, portarla lui +fin sotto le ruote della blindata. Nell’ultimo sforzo +alza la testa, mi guarda trasognato, poi cade bocconi +e il cuore gli si spezza in singhiozzi atroci.</p> + +<p>Dan dan dan dan dan dan dan.</p> + +<p>Allora il vecchio prete si fa largo e alzando la +mano che trema dice:</p> + +<p>—Signor tenente, l’altra, la bella, la grande +campana, non l’abbiamo potuta portare... Non è +sotterrata, ma è così a fior di terra, davanti alla +nostra chiesa. Su quella collina... vede? Non può +vedere, ma la vedrà... Un anno fa il colonnello austriaco, +quella canaglia, che Dio non gli perdoni, +è venuto a prendermela coi soldati. Prima ho supplicato, +poi ho detto a quelle anime dannate che<span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277">[277]</a></span> +non potevo, non potevo dargli la mia campana. Allora +i soldati hanno sfondato la porta della chiesa +e sono saliti sul campanile. Subito io chiamo tutti +i contadini e le contadine, e tutti in ginocchio, e io +gridavo; ho poca voce, signor tenente ma gridavo: +«Se Dio c’è ancora sull’Italia, Dio non può permettere +che la campana sia strappata! Non sarà, +non sarà, non sarà strappata!» Urlavo, urlavo: +«Non sarà, non sarà strappata!» Che brutto momento, +signor tenente! I soldati ridevano e sghignazzavano +dall’alto del campanile. Li vedo ancora +che gridano in tedesco ai contadini di scansarsi. +Tutti piangevano. Hanno rotto il muro, quelle canaglie, +per staccarla. Poi giù, l’hanno buttata.... +Che urlo e che fragore! La grande mia campana +è caduta giù, ma era tanto pesante e c’era stata +tanta pioggia, ed è entrata, entrata, dentro dentro +nella terra. Non si vede quasi più. Ma ora viene +il bello, signor tenente; e rido ora come allora non +piangevo più. Gli austriaci coi buoi con le corde, +con le leve, coi cavalli, cogli asini—ci avrebbero +messo sotto anche tutti i porci delle famiglie loro +che son porci—hanno tirato, tirato la mia campana +per un giorno e una notte! Ma la mia campana non +si è mossa più. Questa è l’altra, la più piccola. +Gennaro falla sonare. Su, forza, ti aiuto io.</p> + +<p>Intanto un bambino s’avanza verso di noi tirando +colle due corde sulle spalle e intorno alle braccia +un asinello e una vacca magrissimi. Vissero un +anno murate vive, quelle due bestie, in una specie<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278">[278]</a></span> +di nicchia, nutrite da quel bambino che penetrava +di tanto in tanto per un buco. Non stanno troppo +male. Guardano attonite la campagna e soffiano. +Mentre un contadino attacca al loro collo due campanacci +pesanti. Vorrei implorare pietà per l’asinello +che certo non reggerà allo sforzo. Ma chi mai +può sentire la stanchezza, ora? E le due povere +bestie vengono avanti suonando suonando:</p> + +<p>Dan - dan - dan - dan - dan - dan.</p> + +<p>La polifonia delle campane che si moltiplicano +prodigiosamente cresce, si gonfia fondendo insieme +tutte le stranezze e tutti i languori nostalgici di +quei suoni patetici.</p> + +<p>Non sono più campane poichè sepolte, strappate +dai loro campanili e vaganti nella campagna. +Riscossa tragica della gioia generale. Esprimono +col loro suono ogni brivido, ogni singhiozzo, ogni +tormento, ogni angoscia tipica d’infiniti corpi umani +contorti da spasimi diversi d’attesa, dolore, tortura +disperazione speranza felicità.<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279">[279]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XXIII" id="XXIII"></a>XXIII.<br /><br /> + +MASSAGGIO DEL CORPO DIVINO<br /> +DELL’ITALIA</h2> + + +<p>—In macchina, in macchina! grido ai miei soldati. +Al volante, Menghini!</p> + +<p>Guardo energicamente negli occhi bagnati di lacrime +dei miei soldati. Hanno capito. Hanno capito. +Poi ammonisco rudemente il mio cuore: +«Hai avuto ragione di piangere, cuore mio, ma +ormai sei inzuppato di lagrime come un fazzoletto +d’addio. Basta! Non piangere più! Oggi è +giorno di guerra! Abbiamo vinto, bisogna stravincere! +Hai abbastanza subìto l’incantesimo sonoro. +Non sono campane! Strappate dai campanili, sotterrate +con furia gelosa, esse rinascano mutate! Sono +i bronzi melodiosi del genio Italiano che non +poteva subire manipolazione straniera. Conservarono +sotterra il timbro profondo e l’ampia virtù +suggestiva. E’ il genio della nostra razza che risuona +ancora intorno a noi. E’ la forza creatrice italiana +colla sua commovente elasticità di balzi armoniosi, +le sue arrampicanti fioriture di note che +sanno l’ampio anfiteatro di echi carnali del golfo +di Napoli, e le cadenze flessuose delle colline toscane, +e i burroni muggenti d’organo dei valloni a<span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280">[280]</a></span>bruzzesi. +Non piangere! Canta, o mio cuore! Canta, +batti, romba rotolando tutte le erre d’una furente +velocità.</p> + +<p>«Senza nostalgia, senza languori, senza abbandoni +mistici, lontano dalle Madonne e dai campanili! +Ricordati che nelle città, altre campane prostitute +vorrebbero aizzare con falsi annunzi di pace prematura +gl’interni salvatori dell’Austria passatista! Sia +il tuo canto un martellare, preciso, rettilineo che +scalando il cielo, su, su, colpisca le vetrate delle +chiese perchè il cristallo infranto si sganasci anch’esso +annunciando la nostra vittoria! Su, slanciati, +mio cuore motore, su questa bella strada che +taglia le più ricche, eleganti variopinte campagne +della terra! Sono i capelli sparsi dell’Italia Divina! +Noi ne conquistiamo il seno, le belle spalle, su su, +verso le due braccia tornite, tanto tempo incatenate +e la mano sinistra inanellata di mare: Trieste!... +e la mano destra più rude e muscolosa: +<a name="tn280" id="tn280"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Trentino!">Trentino!»</ins></p> + +<p>O Italia, o femmina bellissima viva - morta - rinata, +saggia - pazza, cento volte ferita e pur tutta +risanata, Italia dalle mille prostituzioni subìte e +dalle mille verginità stuprate ma rifiorite con più +fascino di verde pensoso e di ombrie pudiche. Sono +io, io il futurista che primo ti libero il petto baciandolo +col mio delirante amore!</p> + +<p>Cosmica fusione del mio corpo col tuo! Ti sento, +ti sento, ti sento! Ti prrrrendo, ti prrrrrendo,<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281">[281]</a></span> +ti prrrrrrrrendo! Sei grande, grande, lo so, e non +ti posso tutta contemplare!</p> + +<p>Eppure, senza sognare senza perdere la ragione, +t’immagino tutta, ti vedo! Questa rosea carta geografica, +che ho fra le mani, vibra, vibra, mentre io +corro nella mia blindata. Vibra l’elegante forma rosea +sulla carta! Non è più carta, diventa carnosa! +Freme, respira, palpita e spalanca sempre più le +braccia nella crescente e trasfigurante velocità del +mio motore in sogno! L’impeto virilissimo di questo +mio motore che è insieme cuore, sesso, genio +ispirato e volontà artistica, entra in te, con rude delizia +per te, per me, lo sento! Sono lo strapotente +genio—sesso futurista della razza tua, il tuo maschio +prediletto che ti ridà penetrandoti la rifecondante +vibrazione!</p> + +<p>Ah! se potessi avvilupparti tutta in un unico immenso +bacio, sintesi ultima di tutti i baci che la tua +bellezza florida ha suscitato nei padri, dei padri +nostri e in quelli morti per te e nei 500 mila eroi +dell’Isonzo, del Carso, del Piave.</p> + +<p>Non sono pazzo! Nè allucinato! Creo, creo il +tuo fantasma, la tua statua che non è di bronzo, nè +di terra, ma umana, viva, di carne. E’ forse un pazzo, +lo scultore geniale? Tale io sono, ispiratissimo, +ma con lucido controllo tenace e sapienza di mezzi! +Con questo bollore di sangue che ridipinse il +mondo, con questa respirante carta geografica, +e con una piccola lettera d’amore bagnata di sudore +sotto la mia giubba, e forse di lagrime, poi<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282">[282]</a></span>chè +è la lettera di un’amante ideale, una italiana, +che mi scrive il suo pazzo desiderio di cancellare +Caporetto!... Con questo, con questo, io compio +il miracolo!...</p> + +<p>Sì, sì, Italia! Ho sotto la giubba una lettera d’amore! +E’ lei che mi scrive! Una Italiana! Bellissima! +Non la ricordi? E’ tua figlia. Ti somiglia. +I suoi capelli hanno la morbida serica fluidità dei +tuoi boschi. Pensa al più sognante declivio della +tua più languida collina e ti sarà facile immaginare +quelle guance tenere sensuali calde di pesca +e magnolia. Soltanto certe curve dei tuoi fiumi ricordano +un poco l’invito sinuoso delle sue labbra! +La sua voce evoca il canto delle onde notturne nello +stretto di Messina udito da un areoplano volante +a 1000 metri. Lenti archetti di dolore su violoncello +d’oro giocondo. Glauche chitarre di roccia con +lunghi accordi d’acque che s’infrangono. Arpe elastiche +di vento con pizzicati di lampi allegrissimi. +E piangenti clarini smarriti in meandri di +pazzie colorate.</p> + +<p>Lei! Lei! Se cammina, ondeggia come un fumo +lieve innamorato del cielo.</p> + +<p>E’ tua figlia, o Italia! Le parole carezzevoli della +letterina sua tremano sul mio petto, insorgono, susurrano, +suonano. Sono le sue tenerezze che odo, +ma anche le tue, le tue! Sei tu che rispondi ai miei +baci, tu, Italia, che mi gridi con le sue parole: Amore, +amore, amore!</p> + +<p>La mia passione parla così nella velocità amoro<span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283">[283]</a></span>sa +della mia blindata 74 che attraversa correndo i +villaggi e le loro schiumanti ondate di grida, braccia, +fiori, campane agitate.</p> + +<p>—Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Dan dan dan.</p> + +<p>Ti prendo, ti prendo, ti prendo, Italia! E sono +geloso di te, geloso! Tutti ti amano, tutti ti amano, +tutti ti vogliono! Io ti voglio per me! I miei soldati +hanno strani visi pieghettati arsi da un forsennato +desiderio di te! Sento l’acciaio di queste pareti bruciare +di voluttà per te! L’occhio orizzontale di questa +mia 74 d’acciaio già si muta nel delirio in una +calda bocca dalle potenti labbra affamate di te! +Stride e strilla tutta la mia blindata! Ha un tono +quasi brutale! Non sa più contenere la sua follia +per te!</p> + +<p>—Sono io, son io che ti bacio! urrrla la mia +blindata 74—Sono io che ti bacio! Io sono la bocca +d’acciaio veloce che scivola sulle morbide colline +del tuo seno, sulle ben tornite montagne delle +tue spalle, baciandoti tutta, avidamente, con lussuria! +Sono io che ti bevo e mangio tutta di baci minutissimi +rapidissimi, Italia mia, donna-terra saporita, +madre-amante, sorella-figlia, maestra d’ogni +progresso e perfezione, poliamorosa - incestuosa, +santa - infernale - divina!</p> + +<p>In sogno ho ascoltato queste stridenti parole d’amore +della mia blindata. Ma bruscamente morso +dalla gelosia urlo:</p> + +<p>—Via! Basta! non facciamo scherzi! Non ti +permetto queste libertà! E’ mia, è mia, compren<span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284">[284]</a></span>di? +E’ tutta mia, l’Italia bella! E’ da tempo, da +tempo, da tempo che l’amo, d’un amore preciso - confuso, +eterno - istantaneo! Profondo amore spiritualissimo, +religioso! Un amore in ginocchio, prosternato +e insieme un amore sensuale tutto morsi, +baci graffi carezze rudi! Un amore che s’infittisce +e s’insuccolenta, ghiotto, ghiotto nell’Italianissimo +sugo d’un buon piatto di spaghetti alle +vongole napoletano! Tu non sai cosa vuol dire +assaporare con mille labbra l’Italia nel giallo risotto +alla Milanese e nel polisaporico minestrone! +Dopo lungo girovagare di lingua e di palato fra le +plagiarie insipide culinarie estere, godere un piatto +italiano! Ah, ah! Questo è un amore senza +confine ed ha le smisurate minuziose e chilometriche +voluttà del sole quando in Agosto possiede +la Terra!...</p> + +<p>Ed anche la girante oleosa carezza d’un battello +a vapore che beatamente prende in giro colla sua +scia l’isola di Capri, mammella della Terra, emersa +dalla tenerezza lunare come da una serica camicia +ideale!</p> + +<p>Non bisticciamoci, mia cara 74! Non sei una +bocca! Tu sei l’alcova d’acciaio veloce, creata per +ricevere il corpo nudo della mia Italia nuda, che +ora, con grazia, per i graziosissimi piedi trascino +dentro, dentro, dentro di te! E’ già dentro, e fra +le mie braccia!</p> + +<p>I villaggi salutano il mio amore irruente, eloquente, +e vittorioso.<span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285">[285]</a></span></p> + +<p>—Vivaaaa! Vivaaaa! l’Italiaaaa! Dan dan dan. +Han ragione quei villaggi di acclamare, elogiare la +mia amante divina! Tanto bella così, assopita! Ma +un po’ stanca per i troppi baci e le <a name="tn285" id="tn285"></a><ins class="correction" title="Testo originale: carrezze">carezze</ins> accanite! +Giovane, fresca, come prima della schiavitù. +Languidamente ha concesso il suo corpo al massaggio +sapiente della nostra offensiva. Abbiamo subito +ottenuto la rimozione delle piccole rughe che +deturpavano i suoi fianchi. Le nostre ruote ora +premono come pollici veloci sulla sua pelle ancora +un po’ insensibilizzata da un anno di nefasta cocaina. +Il massaggio fu in un primo tempo feroce. A +cannonate, sì, a cannonate praticammo nella palpebra +destra istriana il taglio d’una piega sovrabbondante +di tessuto, poi ricucimmo i margini della +ferita con punti fitti e sottilissimi di spie.</p> + +<p>L’Italia porterà gli occhiali affumicati per qualche +anno, poi la cicatrice rossastra sopra e sotto la +palpebra sparirà. Per affrettare, un colpo di pastello +e di legislazione geniale. Intorno alla bocca che +ha nome Piave vi fu gran fervore di lavoro. Con +un bombardamento sul labbro superiore, Caviglia +massaggiatore esperto, incise e asportò triangoli di +tessuto carnoso nel punto di congiunzione tra il +labbro e il naso: Vittorio Veneto. Questo massaggio +non soltanto restaurò, ma abbellì. Fu così aumentata +la potenza espressiva della bocca Piave.</p> + +<p>Tirammo a pulimento e riducemmo a forma rettilinea +colline rincagnate. Colle mitragliatrici, fra +poco, faremo abbondanti iniezioni per correggere<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286">[286]</a></span> +le depressioni della linea frontale. Il piombo iniettato +si trasformerà in tessuto connettivo. Livelleremo +gli incavi e le depressioni morali del bel collo +pieno di volontà. Tramuteremo il mento, un po’ +molle, in mento pronunciato, volitivo audace insieme +e piacevole. Ora la squadra ci aiuta cannoneggiando +incisioni nelle regioni capellute sopra gli orecchi - golfi +Adriatici.</p> + +<p>Presto, presto, si spianino a cannonate le rughe +frontali scavate dal dolore. Un colpo di lancetta +qui, uno strofinamento di ruote là, e sarà compiuto +il perfezionamento dei suoi connotati femminili. +Voglio ridare al viso della mia Italia la tinta dei cieli +di Sicilia. Già mi scivolano fra le mani gli aliti +africani usi a fasciare i fianchi dell’Etna. Ho anche +a mia disposizione questo morbido cielo, panno impregnato +di soavità misteriose... Non sono forse +io il padrone assoluto di questo universo diventato +per me un prodigioso Istituto di bellezza? A +50 o 60 chilometri sulla mia destra posso prendere +il mare, morbidissima spugna azzurra inzuppata +di lozioni orientali. Ecco col mare-spugna azzurro +cancello le lividure e le arsure del viso dell’Italia +che riprende la freschezza saporosa della +gioventù. Poi l’accarezzo con questo cielo di panno +imbevuto d’Oriente illanguidito. Il viso si assopisce.</p> + +<p>—Menghini, come va il motore?</p> + +<p>—Senta, signor tenente; canta come un flauto. +Tuvvvvvvvv Tuvvvvvv vrrrrrr vrrrrrrr.<span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287">[287]</a></span></p> + +<p>Il motore aveva come me sete, sete, dopo tanta +passione bruciante.</p> + +<p>Fiuto la maestosa, freschissima bevanda saporosa +d’azzurro: il Tagliamento! Se il ponte del Torrente +Arzino è ancora in piedi saremo presto al +Tagliamento. Presto, giù per le discese a zig-zag +e nelle grandi S temerarie della strada, correva +la mia 74 girando intorno alle colline sempre più +aspre e rocciose che prendevano arie di montagne +imprevedute con roccioni strapiombanti, svolte, +svolte, e svolte.</p> + +<p>Ad una spasmodica velocità, come il sangue corre +nelle vene, correvamo nelle vene dell’Italia, su +e giù per i suoi muscoli saldi. Era fuori di noi l’Italia, +ed era anche nella blindata, addormentata +fra le mie braccia, col suo placido respiro melodioso. +Tuvvvvv Tuvvvv....<span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288">[288]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XXIV" id="XXIV"></a>XXIV.<br /><br /> + +UN PARTO IN BLINDATA</h2> + + +<p>In volata coi bersaglieri ciclisti che corrono a destra +e a sinistra delle blindate sentiamo tutti che +s’avvicina per noi l’ora di un urto violentissimo +col nemico. Sentiamo che sull’Arzino e sul Tagliamento +gli Austriaci ci sbarreranno la strada di Stazione +per la Carnia, tentando così di impedire la +cattura d’un’armata di circa 50.000 uomini e relativo +carreggio cavalli e bestiame in marcia da Gemona +verso il corridoio di Chiusaforte e Tarvis.</p> + +<p>La partita è magnifica. Una frenetica passione +sportiva ci invade. Il record da vincere è allettante. +Siamo pronti a qualsiasi combattimento, ma +preoccupati sopratutto di velocità. Evitare ad ogni +costo qualsiasi fermata. I bersaglieri ciclisti vogliono +quanto noi giungere ad ogni costo prima +che i ponti siano fatti saltare. Non ci curiamo più +delle spalancate acclamazioni di popolo accalcato +nei villaggi.</p> + +<p>—Vivaaaaaaa! Dan dan dan.</p> + +<p>Abbiamo altro da fare che intenerirci. Il colonnello +De Ambrosis che comanda l’intera colonna +è in testa con la sua motocicletta, e dietro con noi +i bersaglieri ciclisti tuffano in avanti sul manubrio<span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289">[289]</a></span> +le loro facce arroventate che brillano di sudore +fra i globi rotolanti del polverone.</p> + +<p>Per la strada che su e giù serpeggia fra colline +boscose, roccioni e montagne formiamo uno strano +treno impazzito in fiamme, che disprezzò i binari +e i tunnel per sfrenato amore d’ogni bella curva +italiana.</p> + +<p>Siamo anche divenuti una fantastica macchina +dell’anno 3000 composta d’un serpeggiante tubo +mostruoso, forato da mille bocche fumanti e corrente +sopra la sua infinita orologeria di ruote.</p> + +<p>—Il Tagliamento! Il Tagliamento! Il Tagliamento!</p> + +<p>Potente nome italiano ultra magnetico, tante +volte bevuto in sogno dopo Caporetto. Ne vedo +scintillare i nastri argentei nell’occhio orizzontale +della blindata. Danzano quei nastri, diventano lettere +d’argento svolazzanti, le lettere stesse di questa +parola forte e sonora: Tagliamento.</p> + +<p>Ad uno svolto rallentante cento voci di donna:</p> + +<p>—Il ponte è rotto! il ponte è rotto! Gli Austriaci! +Viva l’Italiaaa!</p> + +<p>Tre secondi dopo Dzing dzaang dzing, la mia +blindata suona sotto le prime pallottole. Mi volto +per verificare la chiusura delle feritoie. I miei +mitraglieri puntano con due mitragliatrici in cupola. +Do l’ordine a Menghini di mettere il motore +in seconda e di avanzare lentamente.</p> + +<p>A destra e a sinistra i ciclisti sono tutti calati +giù nei fossi, e riparandosi dietro le biciclette e i<span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290">[290]</a></span> +paracarri rispondono con una fucileria violenta alle +mitragliatrici austriache. Siamo sulla curva della +strada, fra le case di Flagonia spaziate sulla riva +dell’Arzino. Il ponte è saltato. Ne vedo i due segmenti +crollati giù nell’acqua fresca, argentea, azzurra, +placida, che scorre col suo mormorio pacifico.</p> + +<p>gggggg ssssss gggggg.</p> + +<p>Breve pausa di silenzio. Feroci grandinano tempestano +le mitragliatrici austriache. Due, quattro, +sei. Sono almeno sei. Ci bersagliano dall’altra riva, +che è montagnosa e ci domina.</p> + +<p> +ta-ta-ta-tatatatata tatatatata</p> +<p class="nom">giaaaaa giaaa giaaaa di echi</p> +<p class="nom">pic pac pam pam paac</p> +<p class="nom">giaaaa vuluit vrit vrit. +</p> + +<p>Il colonnello De Ambrosis ritto accanto alla sua +motocicletta; bell’uomo forte, muscoloso, testa rude, +con una serra multicolore di medaglie sul +petto, alza il braccio sventolando la mano.</p> + +<p>I suoi bersaglieri hanno capito. Agilmente si +squagliano giù dalla strada per le scarpate cosicchè +avanziamo soli noi sulla riva dell’Arzino. Autoblindate +tutte chiuse ognuna con le due mitragliatrici +che sputano fuoco rabbioso fuor dalla cupola +fasciata di bianco, rosso, e verde.</p> + +<p>Siamo sei piccoli forti neri d’acciaio, con vibranti, +rombanti bronchi metallici e catarro inesauribile. +La mia 74 è giunta davanti al ponte crollato. Vedo +a cento metri sulla destra e sulla sinistra del<span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291">[291]</a></span> +ponte ricomparire i bersaglieri ciclisti che guadano +in ordine sparso l’Arzino. Ognuno corre colla +sua bicicletta a mano, per dieci, venti metri, poi si +appiatta dietro un masso, nell’acqua e fa fuoco. Stupidamente +le mitragliatrici austriache non si curano +di loro, accanendosi tutte contro di noi, con +ruvidissimi sventagliamenti e feroci spazzolate di +proiettili sulle nostre blindature che tintinnano. +Miagolii delle giunture. Nitriti dei parafanghi colpiti.</p> + +<p>Infernale strimpellamento di note chiare, argentine. +Questa, nota, però, sorda, si spacca. Ho la +sensazione di essere in un enorme tamburo sudanese +martellato da un magdi che chiami a raccolta +cento tribù per una guerra sacra.</p> + +<p>Ghiandusso mi porge gli occhiali d’acciaio paraschegge. +Ma io li do a Menghini. Preferisco comandare +cogli occhi nudi fissi nel grande occhio +orizzontale della blindata. Vedo e controllo tutto. +La strada intorno schizza polvere sotto la grandinata +di ferro che prende di mira la mia 74.</p> + +<p>Mi sembra di essere l’impiantito di una platea +durante un veglione. Ho come una pressione di +acqua sul capo. Sono forse in fondo al mare, palombaro +preso a codate da squali di bronzo? +Però, dentro, tutto procede con ordine perfetto. +La mia mitragliatrice di cupola spara rubinettando +i suoi bossoli vuoti contro il mio gomito destro. +I nastri si seguono filando nelle mani sollevate di +Ghiandusso. Ad un tratto, una mitragliatrice s’in<span class="pagenum"><a name="Page_292" id="Page_292">[292]</a></span>ceppa. +Ripiglia. Poi, secondo inceppamento. Le +mie due mitragliatrici tacciono. Approfitto della sosta +per salire in cupola. Caccio la testa nella botola-osservatorio.</p> + +<p>Dietro le case di Flagonia una folla di popolo +segue coraggiosamente allo scoperto le sorti della +lotta. Più lontano, sul bianco della strada, un galoppo +di cavalli nel polverone dorato. E’ la nostra +batteria a cavallo che giunge.</p> + +<p>Danza di corpi grigio-verdi su groppe tumultuose, +criniere al vento, scintillii e grondare di luce +sulle ruote-raggiere. Con rapida manovra si ferma. +Il primo cannone ha già puntato la sua volata +lucente contro gli austriaci. Tutti gli uomini +a terra dietro l’affusto.</p> + +<p>Sulle pariglie che ripartono il polverone s’innalza +spiraleggiando, sino al sole che certamente +comanda in persona la batteria. La sua tonda faccia +di metallo in fusione tutta divorata dalla sua +stessa bocca urla:</p> + +<p>—Fooc!</p> + +<p>Squarcia di vampa rossa-blu fra le case.</p> + +<p>Spraang spraaang di granate sulle creste verdi. +Un secondo pezzo è puntato. Le mie due mitragliatrici +riprendono il loro ritmo di laminatoio. +Tatatatatatatatatata.</p> + +<p>—Fermate il fuoco!</p> + +<p>Mi volto e fermo i miei mitraglieri, mentre nell’occhio +orizzontale della blindata vedo uno spettacolo +inatteso: Bianche sbocciano 2, 3, 4, 5, 6<span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293">[293]</a></span> +bandiere nel verde dei boschi alti occupati dagli +Austriaci. Il sole completa il tricolore. Mentre il +nostro fuoco a malincuore rallenta e si spegne vedo +fra i paracarri della strada sull’altra riva un tenente +ungherese che s’avanza seguito da un trombettiere. +Questo si ferma e voltato verso di noi, +suona male tre lunghe note fesse. Dietro la tromba +che scintilla un bandierone grottesco, lenzuolo +bianco un po’ sporco attaccato a un lungo ramo, è +portato da un caporal maggiore mingherlino in +uniforme verde, che regge male il peso.</p> + +<p>Noi ridiamo in blindata. Breve silenzio morbidamente +spazzato dal fruscio delle acque. Ghiandusso +grida:</p> + +<p>—Signor tenente, la Zazà partorisce!</p> + +<p>Emozione travolgente. Vocio e tumulto all’interno. +Feritoie e sportello, tutto è aperto. Ed ecco fra +le coperte, che Ghiandusso solleva maternamente, +la mia piccola Zazà coricata sul dorso tutta tremante, +cogli occhietti neri pieni di implorazioni, colla +lingua fuori, palpita affannosamente. Tra le gambe +aperte della povera bestia un grappoletto nero viscido +si agita. Bosca che è entrato nella blindata +vicino a me, dichiara con autorità:</p> + +<p>—Lasciami fare: io me ne intendo.</p> + +<p>Si rimbocca le maniche e lentamente, con maestria, +afferra bene il grappolo vivo tirando fuori +così a poco, a poco una piccola forma lurida, nera, +molle, scivolosa di cagnolino che sembra fatto +di liquerizia.<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294">[294]</a></span></p> + +<p>—Già morto! dice Bosca.</p> + +<p>—E’ naturale! sentenzia Ghiandusso. Un padre +austriaco non può mettere al mondo che dei +cadaveri!</p> + +<p>Poi accarezzando la testa dolorante della Zazà +che trema a zampe aperte, come se volesse partorire +ancora:</p> + +<p>—Imparerai, puttanella, a far l’amore col nemico!</p> + +<p>Fuori nella vampa del sole meridiano urla, +schiamazza gesticola tutto il popolo di Flagonia. +Tre donne mi si avventano contro:</p> + +<p>—Signor tenente, non creda a quelle canaglie!</p> + +<p>Intanto il tenente ungherese col trombettiere, il +caporal maggiore e relativo bandierone di tela +sporca, si sono arrampicati su per i rottami del +ponte ed hanno raggiunto la nostra riva.</p> + +<p>Il colonnello De Ambrosis e il capitano Raby +bendano il tenente parlamentare e lo fanno salire +nella nostra vetturetta. Il capitano Raby che prende +il volante mi dice:</p> + +<p>—E’ un trucco! Pretendono che l’armistizio sia +già firmato. Io non ci credo! Vogliono guadagnar +tempo e sfuggirci dalle mani. D’altra parte, capirai, +De Ambrosis vuole rispettare le norme internazionali. +Vado col parlamentare al Comando.</p> + +<p>Mentre Raby fila in vetturetta, un borghese di +Flagonia si precipita ai miei piedi:</p> + +<p>—Le do mille franchi, signor tenente, mille +franchi, se mi lascia ammazzare quel porco!<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295">[295]</a></span></p> + +<p>Io lo calmo con un gesto. Soldati, mitraglieri e +bersaglieri si accalcano.</p> + +<p>Sull’altra riva s’avanza un corteo pomposo, formato +da un maggiore dagli ussari ungheresi, tre +trombettieri e tre ussari tutti a cavallo. Le tre trombe +marzialmente alzate a bere il sole, stonano 6 +note sbilenche derise dagli sghignazzamenti meridionali +degli echi e dalle furbe risatine gazose dell’acqua +dell’Arzino. Scoppia intorno a me una fucileria +di pernacchi napoletani.</p> + +<p>Giunto in faccia a noi, sull’altra riva, il maggiore +scende da cavallo, e inizia una serie di buffi +equilibrismi giù per il segmento crollato del +ponte, poi su, in bilico, lungo il parapetto dell’altro +segmento. Appare sull’orlo della muratura. Si +sforza di scavare col piede una base piana, poi rimane +curvo protendendo la faccia magra, nervosa, +verdastra, astuta, e appoggiandosi colle due mani +sul bastone. Un vuoto di 20 metri lo separa da noi.</p> + +<p>Un bersagliere napoletano grida:</p> + +<p>—Bisogna buttarlo cape ’e sotto e piedi in cielo!</p> + +<p>Il maggiore con cattiva pronuncia francese dice:</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Je suis herr major Paxis de Pakos... L’armistice +a été déjà signé! J’ai reçu l’ordre par telephone.</p> + +<p>Menghini che ha un’irrefrenabile allegria infantile +trasforma le parole <i>herr major</i> in <i>armaiol</i>, e +attacca il ritornello.</p> + +<p>—E’ venuto l’armaiol, è venuto l’armaiol! Pa<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296">[296]</a></span>xis +de Pakos! Ah! Ah! Questo è infatti la pace +delle pacche!</p> + +<p>Lo faccio tacere e rispondo all’ungherese:</p> + +<p>—Non crediamo ai vostri trucchi... <span lang="fr" xml:lang="fr">Comprenez-vous +l’Italien? L’armistice n’a pas encore été signé.</span></p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Je vous donne ma parole.</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Vous n’avez jamais eu de parole! Ces drapeaux +blancs sont un traquenard pour sauver le +corps d’armée de Gemona. Mais nous vous prendrons +tous comme dans une souricière.</p> + +<p>Sull’altra riva appare un automobile. Ne scende +un ufficiale di stato maggiore austriaco con pentolino +celeste, che si accinge alle ormai aspettatissime +e divertenti discese e salite in equilibrio sui +segmenti crollati del ponte. Questo secondo ufficiale +è molto vecchio e un po’ frollo. Incespica, +ruzzola, si rialza, afferra le mosche per non cadere. +Tutta la nostra riva crepita di risate e pernacchi.</p> + +<p>Il vecchio ufficiale ha il viso congestionato, ansa, +s’aggrappa, bestemmia in tedesco, perde il pentolino +che ruzzola celeste nell’acqua blu. L’ilarità +raddoppia nelle gallerie e anche in piccionaia sui +tetti delle case di Flagonia, dove donne e bambini +applaudono e fischiano. Ogni atmosfera di guerra +è scomparsa: siamo veramente in un circo equestre.</p> + +<p>Il maggiore Paxis de Pakos guarda anche lui i +buffi esercizi del suo collega e quando questo si è<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297">[297]</a></span> +rimesso sul capo il pentolino celeste grondante, frena +a mala pena una risata.</p> + +<p>Tutti i soldati urlano: «Austria caput, Austria +caput! Austria caput!»</p> + +<p>Il maggiore ungherese ne è convinto quanto noi, +e il suo viso assume un’aria umile e melliflua nell’indicarmi +con la mano una nostra motocicletta:</p> + +<p>—Zer gutt... <span lang="fr" xml:lang="fr">Bonne, cette machine!</span></p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Tout ce que fait l’Italie, <span lang="it" xml:lang="it">rispondo io con tutti +i polmoni,</span> est excellent! Nous autres Italiens nous +faisons la guerre et les machines mieux que les +autres! Aves-vous compris?</p> + +<p>La nostra irritazione sale, con la notte gelata, +verso le prime stelle che ironiche deridono +la leggendaria buona fede credenzona italiana. +Bestemmiando, bersaglieri e mitraglieri accendono +i fuochi sulle due rive, a destra e a sinistra degli +ungheresi che accendono anch’essi dei fuocherelli +timidi. Il freddo notturno aumenta. Un bersagliere, +tendendo il pugno, grida:</p> + +<p>—Se, come è certo, si tratta di un semplice trucco, +le sgozzo io quelle carogne!</p> + +<p>Ma il colonnello De Ambrosis ha dato ordini +severissimi: Non saranno toccati ma fatti prigionieri, +appena saremo convinti della loro malafede. +Ormai la vittoria è certa, completa, assoluta. Concederemo +loro al massimo un’abbondante dose di +calci nel sedere.</p> + +<p>Nel cucinone di un casolare mi corico nel fieno +fra Volpe e Lattes. Al centro un grande fuoco<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298">[298]</a></span>, +con lingue smisurate e roteanti criniere di scintille. +Lo circondano le corpulenze nere di bersaglieri +e mitraglieri accoccolati, seduti o in piedi. Alcuni +pietrificati dal sonno. Tortuosi sforzi di gambe +gonfie di stanchezza che cercano di allungarsi.</p> + +<p>Un bersagliere dorme con la testa fra le braccia +incrociate sulla spalliera della seggiola. Non +si sveglia benchè il suo polpaccio-gambale fumi +abbrustolito dalle fiamme e i suoi scarponi siano +cotti.</p> + +<p>Facce di terracotta sull’ardore della vampa. Vetrificazione +di occhi ebbri di fatica che si tuffano +nell’al di là divino della pace prossima imminente. +Facce rovesciate all’indietro come di nuotatori che +facciano il morto nella corrente felice, sicura della +vittoria.</p> + +<p>Bosca entra:</p> + +<p>—Bisogna assolutamente vegliare, Marinetti! +Raccontaci una tua avventura originale, ma veramente +originale!</p> + +<p>—Preferisco raccontarvi un’avventura del mio +amico Fiordalisi. Un bel tipo, Fiordalisi! Sempre +allegro. Sottotenente effettivo, venuto della bassa +forza. Ha ricevuto al primo passaggio dell’Isonzo +a Plava nel 1915 una palla che gli ha attraversato il +collo e spaccato la mascella. Ha sul labbro inferiore +una grossa, tonda protuberanza che gli permette, +dice lui, di baciar meglio le donne. In realtà +le bacia con la sua ferita. Sensazione interessante +per una donna patriota e sensuale. Quella biz<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299">[299]</a></span>zarra +protuberanza gli serve a trasformare la sua +bocca in una vera orchestra. Imita a meraviglia animali, +insetti, fucileria, bombardamento. Un vero +numero da caffè concerto e un ottimo declamatore +di parole in libertà! Suo padre, colonnello dei carabinieri, +si distinse nella lotta contro i briganti e +specialmente contro Musolino. Forte razza avventurosa; +ma il figlio supera il padre. Dai venti ai +ventiquattro anni ha girato tutto il mondo con suo +fratello, facendo mille mestieri; dal decoratore in +cemento al dilettante questurino. Rimase mezzo +morto per tre giorni a Odessa dopo una terribile +bastonatura. E’ un <a name="tn299" id="tn299"></a><ins class="correction" title="Testo originale: accattabrighe">attaccabrighe</ins> simpaticissimo. +Anche un magnifico narratore. Peccato che non sia +qui: ve la racconterebbe stupendamente la sua buffa +avventura in Russia! Dunque Fiordalisi era l’amante +fortunato di una bella signora russa che lo riceveva +ogni notte nella sua casa di campagna a parecchi +chilometri dalla città. Una strana casa di campagna, +enorme, con innumerevoli camere e corridoi +pieni di mobili d’ogni specie e d’ogni stile +senza ragione estetica, nè utilità apparente. Date +le continue assenze del marito panciuto e ubriacone, +Fiordalisi ci passava anche le giornate +bighellonando e curiosando di camera in camera, +perdendosi talvolta nel labirinto dei corridoi senza +spiegarsi perchè i numerosi amici che venivano a +trovare la signora si accalcassero sempre nella +camera da letto, unica camera abitata e dotata di<span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300">[300]</a></span> +illuminazione. Una notte, poco prima dell’alba vocio +e trambusto nel cortile:</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">«—Mon mari!... Mon mari! <span lang="it" xml:lang="it">grida la signora,</span> +cache-toi! vite!</p> + +<p>«Fiordalisi nudo non trova nella camera che una +tenda troppo corta e si nasconde dietro di essa. +Il marito entra sbuffando, spingendo avanti con +passi rapidi il suo gran ventre, come una prua, +apre un baule come per scegliere delle armi, discute +violentemente colla moglie, la respinge con un +pugno e si mette a frugare nella camera. Poi si +ferma, sembra convinto, si sdraia in una poltrona +e accende un sigaro. Fiordalisi sospeso sulla punta +dei piedi per nascondersi meglio sotto la tenda troppo +corta, era anche disposto a rimanere così tutta la +notte. Disgraziatamente la donna sapendo l’amante +in quella dura condizione e vedendo il marito sprofondato +in poltrona, comincia a seccare quest’ultimo +per indurlo a mettersi a letto. Il marito rifiuta, +discute, poi d’un tratto insospettito ricomincia +a frugare. Fiordalisi scoperto si slancia +nel corridoio. Terribile inseguimento tragicomico +e pericoloso per le stanze buie. Il marito era armato +di una vecchia scimitarra che completava operettisticamente +lo strano palamidone imbottito che +gli serviva di giacca e cappotto. Ad ogni svolta +Fiordalisi caccia contro la pancia dell’inseguitore +un mobile preso a caso con relativi ninnoli, cristalli, +vasi e vasetti crollanti. Corsa di ostacoli con +frastuono infernale. Dietro al marito ansava la mo<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301">[301]</a></span>glie +scarmigliata, in camicia, con pianti, singhiozzi +e braccia in convulsione. Fiordalisi, però, ricorda +che quelle manifestazioni, pur nell’ansia della fuga +gli apparivano strane, poco sincere, certo affettate. +Ma la scimitarra minaccia ed egli fugge, fugge con +salti acrobatici.</p> + +<p>«—Avevo, dice Fiordalisi, una stanza di vantaggio.</p> + +<p>«Stamattina, inseguendo gli austriaci, ho pensato +che essi hanno una stanza di vantaggio e mi è venuta +in mente l’avventura di Fiordalisi. Bisogna domani +costringerli a saltare dalla finestra. Fece così +Fiordalisi quando si vide perduto e cadde per fortuna +su un pergolato. Era nudo, si scorticò tutto +il corpo e rimase quasi infilzato. Ma dopo un attimo, +alzò la testa e vide con sbalordimento alla finestra +il marito, che guardandolo con faccia rasserenata +e gioviale sentenziava:</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">«—Ces amoureux sont de vrais sauvages! Pas +civilisés du tout! De véritable cannibales. Si je continue +a me souler chaque soir, ils finiront par me +manger toute ma femme! Ah! ah!...</p> + +<p>«Fiordalisi si lasciò scivolar giù dal pergolato. +Trovò in una stalla un palamidone del genere di +quello del marito, imbottito e sudicio come quello, +e se la svignò. Questa è una storia simbolica, amici. +Accidenti ai ritardi! Appena il capitano tornerà, bisogna +subito saltare addosso agli austriaci prima che +se la svignino come <a name="tn301" id="tn301"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Fiordalisi!">Fiordalisi!»</ins><span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302">[302]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XXV" id="XXV"></a>XXV.<br /><br /> + +UN ESERCITO IN TRAPPOLA</h2> + + +<p>Il capitano Raby è tornato irritatissimo. Alla Divisione +non si parla affatto di armistizio; ordine di +continuare l’inseguimento senza tregua. Col tenente +Bosca e il capitano, al lume delle torce nell’acqua +gelatissima, cerchiamo un guado praticabile. Il letto +dell’Arzino è pieno di bombe a mano, migliaia e +migliaia buttate via dai reparti austriaci fuggenti. +Prima di spingere le blindate nell’acqua bisogna +fare una scarpata nella riva opposta che è scoscesa. +Tutti all’opera con zappe e badili. Notte accanita, +ma faticosissima al lume incerto delle torce, rallegrata +soltanto da una gara esilarante di bestemmie +formidabili contro la slealtà austriaca e la dabbenaggine +italiana poichè di giorno si lavora meglio e si +fa presto. Ai primissimi pallori del cielo siamo +tutti tesi sulle corde. Sentiamo che laggiù un +giorno eletto stira le lunghe braccia di luce, +un giorno che incoronerà tutti gli eroismi. La +corrente è forte, ma i motori moltiplicano i +poderosi colpi di reni e le ruote non si incagliano. +Tutto procede con precisione miracolosa. +Nell’uscire dall’acqua sento piangere Zazà nella +blindata, mi volto temendo che la povera bestiola<span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303">[303]</a></span> +si slanci fuori, inciampo e cado sul naso. La mia +mano ha afferrato una strana forma morbida e villosa +che stupisce il mio tatto. La stringo e rimettendomi +in piedi la osservo.</p> + +<p>Il sole si spacca all’orizzonte come un uovo di +prestigiatore giapponese e subito la brezza con dita +agilissime ne fa scorrere fuori cento nastri di +seta rosei - rossi - verdi - viola - argentei- bianchissimi +che salgono verso lo zenit impadiglionando +il paesaggio. La magia di quest’aurora mi preoccupa. +Temo una allucinazione dei miei occhi che +fissano attentamente la strana erba molliccia che ho +fra le mani. Ha un colore quasi dorato. Non è un +vegetale. E’ una cosa umana, quasi viva. Orrore! +Ho realmente dei capelli fra le mani. Una intera +capigliatura di donna, strappata, certamente strappata! +Questo è il cuoio capelluto, un po’ di cuoio +capelluto, insanguinato!</p> + +<p>—Amici! Amici! Guardate l’infamia commessa +da quei bruti! Certo dei Croati! Nel fango della +riva vi deve essere anche la testa della povera donna +italiana che ha pagato così gli sputi e i morsi coi +quali si sarà rifiutata alle voglie di uno di quei porci! +Soldati! mitraglieri! e voi bersaglieri ciclisti! +Sia bandita per oggi ancora ogni bontà umanitaria! +Ogni capello strappato di questa donna italiana sia +ferocemente pagato! pagato! Avanti! in macchina, +contro le carogne!</p> + +<p>Cara! cara! cara! Questa dolce parola italiana +mi sale naturalmente alle labbra nel bere il respiro<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304">[304]</a></span> +amoroso della campagna riposseduta. Ebbrezza di +godere sempre meglio il corpo dell’Italia, molleggiando +sulle tarantelle gli strambotti i mottetti i crescendo +e le cadenze ampie della mia blindata sempre +più musicale. Godo la grande musica della +velocità col suo intreccio armonioso di ritmi insolenti, +dolci, caparbi cocciuti infantili casti e lussuriosi +mentre assaporo con fame crescente la buona +marmellata che estraggo dal barattolo colla punta +del mio pugnale.</p> + +<p>Ad ogni svolto della strada ci assale un vocio di +popolo festante. Questo però è più violento dei precedenti. +Inneggia all’Italia strepitando, ma vi scorgo +molte braccia tese col pugno chiuso verso quelle +pattuglie austriache che laggiù sotto gli alberi +bersagliano la mia blindatura d’una raffica tintinnante +di pallottole. Entriamo nella vera rivolta +della Carnia che già povera fu tutta derubata, +spogliata, dissanguata dagli austriaci in ritirata. Mille +sentimenti e sensazioni si incrociano contemporaneamente +nella mia coscienza.</p> + +<p>Sono motivi spirituali e materiali che sorpassano +nelle loro combinazioni ogni polifonia vagneriana, +raggiungono un’eccezionale simultaneità futurista.</p> + +<p>Sento simultaneamente:</p> + +<p>1.—Gli arpeggi delle pallottole sulla blindatura +sonante.</p> + +<p>2.—La gioia di assaporare una buona marmellata, +pescandola col pugnale nel barattolo.<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305">[305]</a></span></p> + +<p>3.—I singhiozzi repressi che mi strappa questa +radiosa Italia calpestata.</p> + +<p>4.—La gioia della vittoria che dal mio cuore +rimbalza negli occhi pieni di lagrime dei popolani +che ci salutano al passaggio.</p> + +<p>5.—I tonfi d’amore fraterno che il loro vocio +angosciato fa nel mio sangue.</p> + +<p>6.—L’odio-vendetta della mia mano sinistra che +impugna il revolver.</p> + +<p>7.—La strada che i miei occhi d’automobilista +studiano minutamente.</p> + +<p>8.—Tutti i rumori del motore che martella preciso, +felice.</p> + +<p>9.—Il volante nelle mani di Menghini.</p> + +<p>10.—Il gelo delle mie gambe inzuppate dall’ultimo +guado.</p> + +<p>11.—La febbre assolutamente sportiva di giungere +prima degli altri italiani e prima che gli +austriaci se la svignino. Record!</p> + +<p>A Trasadis riceviamo, Bosca ed io, l’ordine di +lanciarci soli alla massima velocità verso Tolmezzo +prima che il ponte sul Tagliamento sia fatto saltare. +La piazza di Alesso è tutta ingombra di bersaglieri +ciclisti. Sono uomini e biciclette tutti sdraiati +a terra affranti, sfiniti dalla corsa sovramuscolare. +Vorrei elogiare cantare i battiti burrascosi +di quei cuori giovanili, l’ansare di quei polmoni, +il respiro di quelle bocche bruciate e nutrite di polvere +e il sudore grondante di quelle facce smaniose. +Ci guardano con invidia, quasi con ira. Il<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306">[306]</a></span> +colonnello De Ambrosis con lo sguardo malinconico, +e la voce dura ci grida:</p> + +<p>—Una sezione di blindate, soltanto, a tutta velocità!</p> + +<p>Vedo molti bersaglieri ciclisti, mordersi a sangue +le dita. Speravano di vincere la gara. Altri avranno +la preda, magnifica. Alcuni si alzano. Un +tenente bersagliere parla concitatamente a De Ambrosis. +I suoi occhi implorano, e mentre con elastico +colpo di reni la mia blindata riparte, vedo il +tenente bersagliere slanciarsi fra le biciclette e urlare:</p> + +<p>—Primo plotone; con me, via!</p> + +<p>Tremenda festa di muscoli esasperati dalla gioia +per l’ultimo sforzo degli sforzi al di là di ogni forza +umana. Durante i primi minuti i bersaglieri ciclisti +a destra e a sinistra tengono testa alla mia +velocità. Ma la strada si precipita giù e la vediamo +a 100 metri inerpicarsi polverosa nel sole. I ciclisti +sono diventati proiettili. Debbono con lo slancio di +una valanga acquistare nelle discese l’impeto per +aggredire le salite. Piombano infatti giù quasi rischizzando +poi scopati su da quella riserva di velocità. +Tutti su... su... su... ci siamo! E le facce roventi +dei bersaglieri si placano bevendo a larghi +sorsi il vento inebriante della nuova discesa.</p> + +<p>Divina strada che scende con molle arabesco, si +tuffa nel verde, inoculandosi!</p> + +<p>Siamo il sangue tonante rivoluzionario e sporti<span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307">[307]</a></span>vo +d’Italia, che scorre scorre giù nelle intricatissime +arterie della montagna Carnica!</p> + +<p>—Somplago! Somplago! grida Menghini. Conosco +quel paese!</p> + +<p>Menghini è raggiante. Le sue mani al volante +sono contratte dall’emozione.</p> + +<p>—Fa attenzione, Menghini! C’è benzina? Per +carità, non possiamo più permetterci delle fermate. +Via, via!</p> + +<p>Entriamo in Somplago come una pugnalata di +velocità. Il paesello è come spento, chiuso inchiavardato +dal terrore, e cacciato sotto delle coltri di +pericolo e di morte. Presto, presto, correre, correre +virare, scansare. Quel carretto abbandonato! Quel +pietrone! Quel cumulo di ghiaia! Gli ostacoli sono +innumerevoli. Agilità anguillesca della mia blindata +74 che sfiora tutto senza agganciare. Io prego, supplico, +imploro il motore perchè collabori senza +posa. Basterebbe un po’ di grasso e un po’ di polvere +di più! Ma il motore è fedele, pronto, obbediente +e la sua quarta velocità è veramente alata, +aerea, come se il vento prestasse alle ruote infiniti +trampolini imbottiti di nuvole. Le 4 gomme sono +sane, con gonfiezza utile, ma il loro ardore equatoriale +s’è liberato qua e là della tela che a brandelli +rumoreggia lugubremente contro i parafanghi. +Rumore minaccioso poichè i brandelli delle gomme +di dietro sbattono e sbandierano convulsivamente. +La mia 74 sembra una donna che corra +nella sua vestaglia svolazzante.<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308">[308]</a></span></p> + +<p>Due uomini gesticolanti sulla strada a 100 metri, +non si scansano. Rallentiamo.</p> + +<p>Sono due tenenti alpini, due di quei numerosi +italiani sfuggiti alla cattura nella rotta di Caporetto +e che vissero nelle caverne di queste montagne +come belve e come briganti in guerriglia.</p> + +<p>—Presto! mi gridano. Il ponte è in piedi ma +lo faranno saltare fra pochi minuti! E’ già minato! +A Tolmezzo ci sono due battaglioni austriaci +che prendono il caffè.</p> + +<p>—Lo berremo noi! risponde Menghini. Qui sono +in casa mia, conosco anche i ciottoli.</p> + +<p>Come un vincitore di circuiti, magistralmente +Menghini prende le svolte pericolose senza rallentare. +Le aggredisce con delle girate di volante +audacissime, che si immensificano nel mio sogno +come quelle dei volantisti celesti nel guidare i pianeti +alle svolte immense e sfolgoranti della via +Lattea. Non ha forse l’ampiezza maestosa della Via +Lattea questo letto del Tagliamento che svolge davanti +a noi i suoi meandri d’argento vivo, e le +ramificazioni cerebrali dei suoi filoni azzurri-verdi? +Correre, correre, correre! Gioia di correre come +ragazzi su questo alto, spettacoloso balcone che la +strada prolunga strapiombando a 50 m. d’altezza +sul letto piatto immenso e le sue lunghe acque verdi +coricate e i solchi caldi delle acque fuggite.</p> + +<p>Occhieggiano le acque sonnolente e camminano +come in sogno placidamente, mentre l’ansia esaspera, +accende morde le mie ruote assetate di pol<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309">[309]</a></span>vere, +morde morde di rabbia bruciante la gomma +arroventata, stringe strozza la collera dei gas irti +dal desiderio. La strada tortuosa dinoccolata, fa +2 o 3 moine coi suoi ventagli di polvere accecante +e ci svela finalmente il ponte di Tolmezzo. Menghini +urla, urla:</p> + +<p>—Il ponte è in piedi! Il ponte è in piedi! Il ponte +è in piedi!</p> + +<p>Sembra quasi impazzito. Le sue mani scuotono +rabbiosamente il volante come per sradicarlo. L’afferro +per il braccio, rudemente:</p> + +<p>—Menghini! Menghini! Calmati! Non perdere +la testa. Il momento è grave. Il ponte è minato. Bisogna +traversarlo nel minor tempo possibile. Ti +senti sicuro del motore?</p> + +<p>—Sì, signor tenente.</p> + +<p>Siamo a 100 metri dal ponte che slancia elegantemente +le sue arcate attraverso il fiume. I miei +occhi distinguono perfettamente dei grovigli di fili +lungo il parapetto e delle botti legate sui capitelli +dei piloni. Ma la grazia italiana di quegli +archi, che non possono tradire noi italiani, mi +riempie di ottimismo. Con un atto di fede potente +entriamo sul ponte. Menghini dà tutta la benzina. +Apro completamente l’occhio orizzontale di prua +alzando la palpebra metallica. A destra, giù, nel +letto del fiume, fra le erbacce, dei cappottoni grigi +che fuggono.</p> + +<p>Il meriggio ci soffia in faccia un vento infuocato +e insieme un urlio delirante. Sono i nostri sol<span class="pagenum"><a name="Page_310" id="Page_310">[310]</a></span>dati +di Carnia scesi giù dal loro nascondiglio montano. +Lunghe barbacce, vestiti a brandelli, ceffi di +briganti. Quasi tutti armati. Mi fermo in mezzo a +loro, a 50 metri al di là del ponte.</p> + +<p>—Viva l’Italia! Signor tenente, ci sono molti +austriaci sotto quelle tettoie! Ma i due reggimenti +e il comando debbono essere in Amaro a quest’ora. +Se fa presto li raggiungerà sulla strada.</p> + +<p>Intanto il mio sergente fa funzionare una mitragliatrice +di cupola contro le tettoie in fondo al +prato a destra della strada. Gli austriaci rispondono +con qualche fucilata poi si vedono fuggire verso +il greto del fiume.</p> + +<p>—Signor tenente, veniamo con lei ad Amaro!</p> + +<p>—No, amici! Alcuni vadano alla caccia di quelle +canaglie. Se si rivoltano io li mitraglio da qui. +Voialtri, una ventina bastano, restate alla guardia +del ponte.</p> + +<p>Tutta Tolmezzo si svegliava. Gridio confuso, infiniti +richiami, porte sbattute. I balconi traboccano +di donne e bambini. Sembra un popolo che si dissotterra. +Prati e praterie trasudano popolo.</p> + +<p>Gli spavaldi e briganteschi soldati di Carnia improvvisano +una violenta fucileria al cielo per festeggiarmi. +Le donne accarezzano, abbracciano la +mia 74. Sono accecate dalla gioia.</p> + +<p>—Viva il nostro liberatore! Viva il liberatore di +Tolmezzo! Viva l’Italia! Veniamo con lei ad Amaro! +Gli Austriaci sono partiti 2 ore fa! Hanno detto +che si sarebbero trincerati ad Amaro!...<span class="pagenum"><a name="Page_311" id="Page_311">[311]</a></span></p> + +<p>A pochi metri scoppia un tumulto inesplicabile +intorno a tre donne vestite di bianco.</p> + +<p>Crollano ai miei piedi abbracciandomi le ginocchia.</p> + +<p>—Signor tenente, ci salvi, ci salvi! Lei lo può +dire, non siamo slave, non siamo austriache, siamo +triestine! Quante sofferenze! Tutto un anno +di torture!</p> + +<p>Non ho tempo da perdere. Salto in macchina +e mi apro la strada con la mia blindata nella folla +vorticosa.</p> + +<p>—Largo, largo, ci lascino passare!</p> + +<p>Una vecchia è caduta davanti a noi e Menghini +deve con scatto pronto virare per non arrotarla. +Poi via per la strada d’Amaro sotto le alte, voluminose +forze concentrate del Monte Festa. A un +chilometro piombiamo su una colonna di carreggio.</p> + +<p>—Giù Ghiandusso con me! Prendi due bombe +e revolver. Tu, Locatelli, pronto alla mitragliatrice!</p> + +<p>Poi di corsa con Ghiandusso verso il sergente ungherese +che segue l’ultimo carro.</p> + +<p>—Tutti giù! Arrendetevi! Volta i cavalli e indietro!</p> + +<p>Il sergente, esita un attimo poi cede. Tutti gli uomini +del carreggio sono disarmati.</p> + +<p>—Indietro! grido. Via! Troverete a Tolmezzo +la colonna di prigionieri.</p> + +<p>Faccio fiutare al sergente il mio revolver e la +mia bomba a mano, poi salto in blindata. Ho il cor<span class="pagenum"><a name="Page_312" id="Page_312">[312]</a></span>po +quasi tutto fuori dallo sportello aperto, il revolver +in pugno. La strada sale e scende. Le prime +case di Amaro. Sorpresa: una mitragliatrice +spara da un bosco alto sulla destra! Contro chi spara, +quella mitragliatrice austriaca? Non è austriaca. +Vedo correr giù gli ormai famigliari nostri nomadi +di Carnia. Urlano:</p> + +<p>—Amaro è piena di austriaci, sono più di quattromila! +Veniamo con voi! Abbiamo una mitragliatrice +sulla montagna. Ora la portano giù!</p> + +<p>Sulla prima piazzetta la mia blindata si ferma +presa da una folla irruente. Non si muove più, +come una nave stretta dai ghiacci. L’immagine mi +è suggerita dalle enormi masse di crisantemi che +le donne portano fra le braccia. Bocche squarciate +dalla ressa delle parole. Bocche che balbettano incretinite. +Mani che graffiano macchinalmente le +vesti, mani alzate di vecchi che mi benedicono. +Torrente di folla gioiosa che si gonfia fra le casette +fragili. Sembrano beccheggiare le casette tanto pesano +a prua e a poppa i balconi sovraccarichi di +edera umana.</p> + +<p>Verso il Sole, punto matematico del problema +di guerra risolto, salgono le spirali delle respirazioni +sibilanti e della polvere dorata. Salgono i coni +dell’entusiasmo lanciati su steli invisibili dai nostri +cuori fontanieri. Cozzano insieme le sfere volanti +delle voci e i triangoli dei gridi fra le geometrie +ubriache dei tetti che si sfasciano dalla gioia.</p> + +<p>Un uomo cinquantenne dal viso rossastro, baf<span class="pagenum"><a name="Page_313" id="Page_313">[313]</a></span>futo +mi abbraccia per forza spiaccicandomi sulla +bocca un bacio che non riesco a scansare. Dice +con voce rotta:</p> + +<p>—Ero alla finestra... quando ad un tratto ho visto +arrivare la sua macchina sulla strada. Sono caduto +in ginocchio, ho alzato le mani al cielo e ho +gridato: L’Italia è qui! L’Italia è qui, Dio cane!</p> + +<p>Cammino a fianco della blindata che avanza lentamente +verso la piazza principale. Ho il revolver +nella mano sinistra; e la mano destra nel tascapane +pieno di bombe.</p> + +<p>—Grazie, grazie, ma fate largo, largo!</p> + +<p>Le donne non ascoltano e rovesciano fasci e fasci +di crisantemi sulle ruote, sul motore.</p> + +<p>—Basta! basta! Questi sono fiori di morte. Oggi +è giorno di vita. Scansatevi, allontanatevi!</p> + +<p>Confusione indescrivibile, rimescolio di pentola +bollente. A pugni apro un varco alla mia blindata +che si ferma nella piazza centrale.</p> + +<p>—Là, a quel primo piano hanno preparato la +mensa degli ufficiali, mi dice un borghese. Vi si +affaccia un maggiore ungherese, strepitando giù ordini +incomprensibili.</p> + +<p>—Locatelli, punta quella finestra, fuoco!</p> + +<p>Ta ta ta ta ta gring grang di vetri rotti crollanti.</p> + +<p>—Vieni con me, Ghiandusso! Guardami le spalle! +E tu, Locatelli, fa fuoco contro quelle finestre.</p> + +<p>Mi slancio verso la porta dalla quale escono in +tumulto molti ufficiali.</p> + +<p>—Giù le armi, arrendetevi!<span class="pagenum"><a name="Page_314" id="Page_314">[314]</a></span></p> + +<p>Il primo, un tenente, è agile, muscoloso, ma +pallidissimo. Gli strappo la baionetta-pugnale dalla +guaina che porta al fianco. Al secondo che +si avanza minaccioso scarico un tremendo pugno +nello stomaco. Lo prendo per il colletto colla mano +sinistra, mentre la mia destra strappa la baionetta-pugnale +che nel gesto dal basso in alto sfiora +la sua bocca che trema. Potrebbero sgozzarci. Siamo +14 uomini con 6 mitragliatrici in mezzo a 4 +mila nemici con circa 50 mitragliatrici. Ma le nostre +Autoblindate terrorizzano. Portiamo sul viso +la schiacciante spavalderia della vittoria e i nostri +occhi sono degli invincibili proiettori di forze.</p> + +<p>Il mio compagno tenente Bosca con la sua blindata +va in fondo al paese. Rimango solo fra il tumulto +degli ufficiali che non vogliono lasciarsi disarmare. +Il colonnello ungherese discute con un +maggiore austriaco. Balzo fra di loro. Tolgo la baionetta-pugnale +al maggiore e il revolver al colonnello. +Rimangono impietriti.</p> + +<p>—Via le donne, per Dio!... Menghini, Locatelli, +Ghiandusso, cosa fate? Basta coi fiori e con le donne!... +Salis, gira intorno alla blindata, sorveglia le +gomme, e scarta le donne!... Locatelli! Gira la torretta, +punta le due mitragliatrici di cupola verso +l’ingresso del paese! Ghiandusso, va su a quel primo +piano, apri tutte le porte, fruga bene e caccia +giù tutti gli ufficiali che troverai!</p> + +<p>Poi mi rivolgo ai soldati carnici.</p> + +<p>—Su, disarmate quegli uomini!... Le armi a de<span class="pagenum"><a name="Page_315" id="Page_315">[315]</a></span>stra! +Gli uomini a sinistra!... Se quelle carogne si +muovono, sparate!</p> + +<p>Il colonnello ungherese disarmato, si presenta a +me, con solennità. Atletico, sessantenne, enormi +baffi uncinanti.</p> + +<p>—Prego, signor tenente... dove è il vostro colonnello?</p> + +<p>—Qui sono io l’unico comandante italiano. Non +fatemi perdere del tempo. Siete sconfitti. Arrendetevi +senza tante chiacchere. Siamo seguiti da grandi +forze che saranno qui fra pochi minuti. Altre blindate, +cavalleria e bersaglieri ciclisti.</p> + +<p>—Prego, prego. Io credo che ora è firmato armistizio.</p> + +<p>—Non credo alle vostre parole. L’armistizio non +è firmato. Ho l’ordine di farvi tutti prigionieri.</p> + +<p>Interviene il maggiore, grassoccio, gesti melliflui, +fronte bassa, viso porcino.</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Je vous prie, monsieur le lieutenent.</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Ne m’embetez pas! Vous êtes des voleurs, des +canailles, des cochons! Si je vous abandonnais à +la population de Amaro, vous seriez tous égorgés! +Vous leurs avez tout volé! Quand on n’a pas d’argent, +on ne fait pas la guerre! Vous avez compris? +Quand on n’a pas d’argent, on ne fait pas la +guerre!</p> + +<p>Una donna mi tira per la giubba urlandomi freneticamente +sulla mano che bacia:</p> + +<p>—Coppèli, Coppèli! Signor Tenente, mi lasci<span class="pagenum"><a name="Page_316" id="Page_316">[316]</a></span> +uccidere quella canaglia del colonnello! stupratore! +Mia figlia, mia figlia!</p> + +<p>Io scarto la donna e col dito nel naso al colonnello:</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Vous êtes un lâche, un bandit, vous aussi, +monsieur le major! Vous ne savez que mentir et +voler! Vos faux parlementaires nous ont couté 30 +bersaglieri! Vite, finissez! Tout le monde doit être +désarmé, dans une demi-heure.</p> + +<p>Ma sento che nell’allontanarsi col maggiore il colonnello +pronuncia la parola «<a name="tn316" id="tn316"></a><ins class="correction" title="Testo originale: télèphone">téléphone</ins>».</p> + +<p>—Signor tenente, mi dice un borghese, ora il +colonnello va su nella camera della gendarmeria +a telefonare a Stazione per la Carnia. Là a quel primo +piano.</p> + +<p>—Fatutto, prendi il moschetto, baionetta innestata. +Sali e taglia il telefono!</p> + +<p>Fatutto sale per la scala di legno. Ma in alto vi +sono degli ufficiali che discutono impedendogli di +passare. In quattro balzi raggiungo Fatutto spingendo +tutti dentro a pugni.</p> + +<p>Il colonnello col microfono all’orecchio mi volta +la schiena seduto. Lo strappo indietro prendendolo +alle spalle. Rompo il filo e consegno l’apparecchio +al borghese che mi aveva seguito.</p> + +<p>—Te lo regalo, via! E voialtri, tutti, giù, fuori!</p> + +<p>In fondo alla camera vi sono due ungheresi sdraiati +su due brande.</p> + +<p>—Anche voi, veri o finti malati, vi farete curare +all’Ospedale di Tolmezzo!<span class="pagenum"><a name="Page_317" id="Page_317">[317]</a></span></p> + +<p>Quando ridiscendo giù, spingendo davanti a me +gli ufficiali austriaci, la situazione in piazza è peggiorata. +Arruffio di gesti e troppe voci tedesche altisonanti. +Ghiandusso che avevo sguinzagliato nei +vicoli mi dice:</p> + +<p>—Signor tenente, in fondo al vicolo, in un gran +cortile, più di mille uomini prendono il rancio. Non +vogliono lasciarsi disarmare.</p> + +<p>—Vedremo. Menghini, vieni avanti colla macchina. +Locatelli, punta in fondo a quella via. Supplemento +di fuoco. Tira in alto.</p> + +<p>Ta ta ta ta ta ta ta.</p> + +<p>—Basta! Basta! Voialtri continuate a disarmare, +presto! Armi a destra, uomini a sinistra! Dell’ordine, +per Dio, dell’orrrdine! Ghiandusso, prendi +il tascapane coi petardi, e vieni.</p> + +<p>In fondo alla viuzza sporgendoci su un muricciolo +basso, vedo a venti metri sotto, in un immenso +cortile un migliaio di bosniaci. Confusione intorno +alle marmitte. Grida di ufficiali, ordini incomprensibili. +Alcuni caricano i fucili. Io grido con voce tonante:</p> + +<p>—Arrendetevi!</p> + +<p>Silenzio. Centinaia di facce attonite che mi guardano. +Pochi alzano le braccia. Ghiandusso dietro +di me scaraventa una bomba nel mezzo del cortile.</p> + +<p>Sgraa—graaang.</p> + +<p>Una ventina di feriti, nessun morto, tutte le braccia +si sono alzate con un lungo ruggito di belva.<span class="pagenum"><a name="Page_318" id="Page_318">[318]</a></span></p> + +<p>—Aprite la porta, e fuori tutti!</p> + +<p>I soldati carnici accorrono per questo nuovo disarmo. +Ma un colpo di revolver vicinissimo mi fa +voltare.</p> + +<p>Ghiandusso ha sparato nella spalla del colonnello +che non voleva mollare le briglie dei suoi due +magnifici cavalli. Meravigliosa razza di quei due animali +da guerra che scalpitano orgogliosamente +cercando di strappare le briglie dalle mani di +Ghiandusso.</p> + +<p>Davanti alle scuole, Bosca mi dice:</p> + +<p>—Non possiamo fermarci. Bisogna giungere al +più presto a Stazione per la Carnia.</p> + +<p>Giungono a tutta velocità le due blindate di Volpe +e Sacco. Da un prato basso salgono vociando +uomini disarmati.</p> + +<p>—Praga! Praga! Boemia libera! Austria caput! +Viva l’Italia!</p> + +<p>In segno di devozione si strappano dal berretto +i due bottoni di metallo e lo stemma imperiale.</p> + +<p>Fuori di Amaro la strada corre dominando i prati +e le boscaglie che costeggiano il torrente Fella. +Siamo 4 blindate lanciate a tutta velocità. Ci raggiunge +il capitano Raby che nella sua vetturetta +scoperta e senza blindatura si mette alla testa della +squadriglia. Appare spavaldamente intrepido e strafottente +accanto al suo volantista. Tiene fra le mani, +sulle ginocchia una gabbia di colombi viaggiatori.</p> + +<p>Davanti a noi, a un chilometro, il ponte di Stazione +per la Carnia. E’ certamente minato ma ce<span class="pagenum"><a name="Page_319" id="Page_319">[319]</a></span> +ne infischiamo. Dalle boscaglie dell’altra riva partono +dei colpi di fucileria, sparsi, poi più fitti. Una, +due mitragliatrici ci bersagliano. Entriamo sul ponte +distanziandoci. Davanti alle case di Stazione per +la Carnia sbuffano due locomotive. Si scorgono due +treni interminabili, sovraccarichi. Tutto il bottino +carnico di una armata di ladri. Una gioia acuta ci +trafigge le carni, le lacera, quasi vorrebbe sventolare +i brandelli della nostra carne patetica. Alt sul +ponte. Puntiamo le nostre mitragliatrici giù contro +le boscaglie che nascondono le mitragliatrici austriache.</p> + +<p>Ta ta ta ta ta giaaaa ta ta ta ta ta giaaaa.</p> + +<p>Sono bosniaci cocciuti non ancora convinti dell’irrimediabile +sconfitta. Spariamo avanzando lentamente. +Ad un tratto le due locomotive si mettono +in moto.</p> + +<p>Ta ta ta ta ta giaaaaa</p> + +<p class="nom">giaaa giaaaa giaaaaa giaaaaaa</p> + +<p>Ridono gli echi della valle. Ridono, ridono al +vedere i piccoli macchinisti neri precipitarsi giù dalle +due locomotive e nascondersi sotto le ruote.</p> + +<p>Quando sbocchiamo fuori dal ponte fra le case +di Stazione per la Carnia, il lato destro delle nostre +blindate suona sotto una rude raffica di pallottole +strimpellanti. E’ una mitragliatrice austriaca +vicinissima, nascosta fra le erbacce. Le nostre rispondono +ferocemente tempestando il greto.</p> + +<p class="exi"> +Ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta</p> +<p class="nom exi">Giaaaa giaaaaa giaaaaaa +<span class="pagenum"><a name="Page_320" id="Page_320">[320]</a></span></p> + +<p>Ridono, ridono, giocano, strillano e beffeggiano +gli echi della valle in coro. Ridono di gioia sotto +il sole, cerchio radioso che le nuvole bambine fanno +correre a colpi di raggi nelle liete praterie azzurre +del cielo.</p> + +<p class="exi"> +Ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta</p> +<p class="nom exi">Giaaa giaaaaa giaaaaaaaa +</p> + +<p>Ridono gli echi della valle nel vederci tutti scendere +dalla blindata e correre come ragazzi prendendo +a calci, a pugni, a schiaffi i bosniaci, bestioni +che non vogliono mollare le loro mitragliatrici. +Si arrendono come cani ringhiosi o meglio +come professori passatisti idioti che cedono a malincuore +i vecchi dizionari della gloria austriaca +tramontata sotto i nostri calci futuristi.</p> + +<p>Davanti a me sulla strada la vetturetta di Raby +si ferma. Il capitano, dritto in piedi:</p> + +<p>—Arrendetevi!</p> + +<p>Si sente un vasto e profondo scalpiccio. La mia +blindata corre per venti metri e posso contemplare +la testa del grande Corpo d’Armata che s’avanza +lentamente verso di noi.</p> + +<p>Precedono a piedi, funerei, i generali di brigata, +i colonnelli e i maggiori. Unico spavaldo un colonnello +grassoccio, mani sui fianchi, gomiti in fuori, +testa alta. Ondeggia sopra, avviluppante, l’immenso +puzzo nauseoso acido e dolciastro degli eserciti +austriaci. Puzzo di fogna, stiva, iodio, sudiciume, +orina fermentata, latrine, becchi, e serraglio. Raby +in piedi grida:<span class="pagenum"><a name="Page_321" id="Page_321">[321]</a></span></p> + +<p>—Siete tutti prigionieri!</p> + +<p>Ma gli ufficiali austriaci e ungheresi discutono +fra di loro animatamente. Corriamo col revolver in +pugno.</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Monsieur le capitaine, <span lang="it" xml:lang="it">dice un generale alto, +secco, magro, dal viso pallidissimo solcato da due +lente lagrime.</span> Nous avons le droit de passer et de +continuer la route vers Chiusaforte. L’Armistice +est signé.</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—L’armistice n’est pas signé! <span lang="it" xml:lang="it">risponde Raby +con voce dura.</span> Rendez-vous avec toutes vos troupes! +Vos deux trains ne partiront pas!</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Pardon, monsieur le capitaine, il faut que je +demande des ordres au commandant de notre corps +d’armée.</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Quelle chance! <span lang="it" xml:lang="it">grida Raby.</span> Nous ferons prisonnier +aussi le Commandant de Corps d’Armée!</p> + +<p>Intanto la colonna giallo-verdastra puzzolente delle +truppe austriache appoggiava sulla sinistra della +strada per lasciar passare una automobile piena di +ufficiali. Fra questi, il generale comandante del +Corpo d’Armata, muscoloso e panciuto. La faccia +tonda naturalmente olivastra era terrea, con una +febbrilità di palpebre e d’occhi un po’ smarriti che +rivelavano il crollo di un’anima militare.</p> + +<p>—Ho l’ordine, signor generale, dice il capitano +Raby, di fermare qui il vostro corpo d’armata. +Siete tutti prigionieri. Quando avrò dato i miei ordini +voi verrete con me in questa automobile al comando +della prima Divisione di Cavalleria.<span class="pagenum"><a name="Page_322" id="Page_322">[322]</a></span></p> + +<p>Venivano intanto dalla strada di Chiusaforte, +in bande fitte, i prigionieri italiani che si erano +liberati quando l’annunzio del crollo del Grappa +aveva segnato il primo sgretolarsi dell’impero. Uno +di questi prigionieri più affranto degli altri oscilla +tragicamente a tre passi da me poi si abbatte sul +naso, svenuto dalla stanchezza e dalla fame. Menghini +si slancia e inginocchiato scuote quel povero +corpo svenuto urlando:</p> + +<p>—Guardate! Guardate come hanno conciato i +nostri fratelli! Ecco! Ecco cosa hanno fatto della +carne nostra!</p> + +<p>Si alza furente; poi come preso dal delirio, tendendo +i pugni ai prigionieri austriaci si scaglia e +percuote nella faccia un maggiore austriaco. Questo +non comprende, bestemmia, vuole difendersi, ma +Menghini lo atterra mordendogli le braccia. Il groviglio +rotea, strilla, contro la blindata dove la mia +Zazà abbaia impaurita. Sopraggiungono i primi bersaglieri +ciclisti a tutta velocità agitando gli elmetti +piumati.</p> + +<p>Scompiglio e marea fragorosa. Gli austriaci si +sparpagliano. Zuffe, corpi che rotolano. Cacofonia +di cento lingue diverse: italiana, tedesca, slovena, +boema, russa, ungherese, ecc. Mi slancio col revolver +in pugno fra quell’abbaiare di cani e riesco a +fermare i nostri mitraglieri e bersaglieri inferociti.</p> + +<p>Un motociclista infila come un proiettile il ponte +e si ferma in mezzo a noi gridando:</p> + +<p>—La <i>Viribus Unitis</i> è saltata!<span class="pagenum"><a name="Page_323" id="Page_323">[323]</a></span></p> + +<p>Scoppio di urrà frenetici. Il mio cuore si rifiuta +di accogliere questa gioia massacrante. Non è preparato +a questo galoppo furente di notizie giganti. +Faticosamente, dolorosamente, il mio cuore ingoia +godendo ma sofffrendo come una gola lacerata. +Sento gonfiarsi nel cielo un altro blocco di Felicità +sovrumana. Blocco rotolante che precipita giù sui +declivi delle nuvole per colpirmi in pieno petto. +Ha un rumore battente come di mitragliatrice, ma +allegro, allegro. Non è il ta ta ta ta micidiale, ma il +top top top top delle grandi ispirate velocità. E’ una +seconda motocicletta. La guida un sergente bersagliere, +che rallenta, agitando col braccio sinistro il +suo fez rosso, gli occhi schizzati fuori dall’entusiasmo:</p> + +<p>—I nostri sono entrati a Trieste e a Trento!</p> + +<p>Un impeto selvaggio mi scuote. Mi slancio, lo +afferro pel braccio, e lo tengo fermo. Si ribella, +quasi cade. Cado quasi con lui e la sua motocicletta.</p> + +<p>—Se menti, ti brucio le cervella! gli urlo. Dimmi! +Spiegami! Giurami! Che è vera, sicura, la notizia!</p> + +<p>—Lo giuro, me lo ha ripetuto tre volte il generale +in persona!</p> + +<p>—Giura!</p> + +<p>—Giuro.</p> + +<p>—Su tua madre!</p> + +<p>—Su mia madre.</p> + +<p>—Aaaah! aaaaah!<span class="pagenum"><a name="Page_324" id="Page_324">[324]</a></span></p> + +<p>Mi comprimo colle due mani il cuore che si +gonfia, si gonfia dilatando, spaccando, le sue pareti +che sono ora quelle enormi montagne, mentre la +mia bocca spalancata beve, con trionfale voluttà +lo smisurato fetore dei prigionieri austriaci, tutta +l’infinita anima fetente dell’impero nemico sconfitto.</p> + +<p>Ho uno strano viso feroce, violento, aggressivo +ma i miei occhi sono pieni di lagrime di gioia. Le +povere contadine sfinite di fame stanchezza che +s’avanzano piegate sotto la gerla lungo il treno pieno +del loro bestiame rubato, mi commuovono fino +al singhiozzo e insieme arricchiscono le mie mani +di artigli vendicativi. Vorrei baciare sul viso quelle +povere vecchie italiane e poi stemperarmi sul pane +le lagrime del generale austriaco vinto. Primitività +stramba del mio temperamento vergine, selvaggio, +schietto, elastico, pieno di barbarie crudele +e di profonda umanità civilizzata. Temperamento +che s’avventa, colpisce ma subito comprende perdona +tutto, con alta bontà indulgente e serena.<span class="pagenum"><a name="Page_325" id="Page_325">[325]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XXVI" id="XXVI"></a>XXVI.<br /><br /> + +PAGIOLIN, COLOMBO VIAGGIATORE</h2> + + +<p>Il disarmo incominciò. A sinistra si accatastavano +i fucili, a destra le mitragliatrici. Nel centro i +prigionieri austriaci abbrutiti, dondolanti nei loro +cappottoni giallo-sporchi procedevano ordinandosi +fra la spavalda e muscolosa giocondità dei bersaglieri +ciclisti.</p> + +<p>I prigionieri istintivamente ricercavano la loro +antica disciplina, aspettando i comandi dei loro ufficiali +che vinti conservavano ancora tutta la loro autorità +tanto era ferrea la compagine del potente esercito +che avevamo sfasciato.</p> + +<p>Subito gli ufficiali austriaci trasmisero coi loro +urli aspri di sciacalli l’ordine d’incanalarsi lungo +le nostre automitragliatrici blindate e di infilare +il ponte sul Fella per Amaro-Tolmezzo. Ma sopraggiungevano +continuamente incontro a loro bersaglieri +ciclisti a tutta velocità. Si vedevano girare +laggiù sulla strada curva correndo verso di noi, +e altri, altri ancora, lanciati come frecce alate di +penne di gallo. La colonna dovette fermarsi. Un +minuto di confusione: poi tre bersaglieri, abbandonando +le biciclette, saltarono in sella su dei cavalli +catturati, potenti bestie tutte ad archi di muscoli +scattanti, e domandoli fra le forti ginocchia<span class="pagenum"><a name="Page_326" id="Page_326">[326]</a></span> +presero la testa e il comando della prima colonna +marciante. Il primo, un siciliano dal viso rossastro +polveroso di scugnizzo con occhiacci neri sotto il +fez rosso moschetto ad armacollo. Sul suo grande +cavallo bestemmiava: Accidenti! Cavallo irlandese +e ungherese io non so! Ma i miei muscoli sono siciliani!</p> + +<p>Anche i nostri soldati nomadi di Carnia comandavano +colonne di prigionieri. Erano laceri e sporchi, +ma tutti montavano senza sella cavalli stupendi.</p> + +<p>Uno aveva una specie di turbante azzurro in testa +e un grosso zaino da turista sulla schiena. Sembrava +un generale turco. Sul fianco della strada le +nostre blindate dominavano con le loro 18 mitragliatrici +puntate tutta la divisione austriaca che si +avanzava. Sss sss lento monotono stropiccìo di +piedi stanchi. Zin zin tric gring zin di fucili che +cadevano sulla catasta. «Fetente, vattenne, cammina! +A cauci te faccio camminà, <a name="tn326" id="tn326"></a><ins class="correction" title="Testo originale: porcaccione!">porcaccione!»</ins></p> + +<p>Cinquanta metri più giù davanti al Municipio +nelle due automobili del comandante del Corpo +d’Armata austriaco e del suo Stato Maggiore, gli +ufficiali prigionieri seduti immobili guardavano +con occhi che certo non vedevano. Intorno, i miei +mitraglieri con moschetto e baionetta innestata +montavano la guardia con facce ingenue di bambini +intorno ad una enorme torta natalizia.</p> + +<p>—Vuole che le faccia la barba? mi domanda +un prigioniero in italiano, bruno, magrissimo e +baffuto.<span class="pagenum"><a name="Page_327" id="Page_327">[327]</a></span></p> + +<p>—Sì, ma a tutta velocità!</p> + +<p>—Sarà servito. Sono napoletano, e primo parrucchiere. +Sono anarchico, ma amo l’Italia.</p> + +<p>—Non tagliarmi la faccia, perchè sono più +rivoluzionario di te!</p> + +<p>In un attimo, miracolosamente, la cassetta che +egli portava sulle spalle partorì sapone, pennello, +salviette e boccetta da profumo. Seduto su una +mitragliatrice austriaca, constatai l’arte delicatissima +di quella mano italiana.</p> + +<p>—Che «salone» originale! disse il barbiere; +è decorato a destra e a sinistra con montagne azzurre +e ha un <i>plafone</i> che sembra il cielo di Napoli!</p> + +<p>Quando ebbe finito, lo salutai con queste parole:</p> + +<p>—Ora che da barbieri futuristi abbiamo rasoiate +via la testa all’impero austro-ungarico, ti +potrai permettere il lusso di fare la barba anarchicamente +agli italiani.</p> + +<p>—Contropelo?</p> + +<p>—Sì, contropelo. Non dimenticare però di +sciacquar loro il viso con l’acqua melodiosa del golfo +di Napoli!</p> + +<p>Il capitano Raby, che distribuisce ordini a destra +e a sinistra, mi chiama.</p> + +<p>—Marinetti! Marinetti! Siamo noi! Siamo noi +che abbiamo catturato l’intero Corpo d’Armata! +E’ una gloria nostra! <a name="tn327" id="tn327"></a><ins class="correction" title="Testo originale: E la">E’ la</ins> gloria dell’ottava squa<span class="pagenum"><a name="Page_328" id="Page_328">[328]</a></span>driglia! +Vieni, vieni, ora mando il colombigramma +al Comando Supremo!».</p> + +<p>Seguiamo per alcuni metri il binario lungo il +treno. Cataste di cucine da campo, mitragliatrici, +fucili, stracci, paglia, sterco, carogne di cavalli. +Nel fetore qua e là come cani randagi, delle montanare +con gerla, sacchi e lanterne. Sono venute +qui a frotte per riprendere la loro roba. Sono paurose. +Ma si fanno audaci. Il loro numero aumenta. +I vagoni saccheggiati, sventrati, bollono confusamente +perdendo le budella.</p> + +<p>Entro con Raby in un vicoletto. Fra due casupole +troviamo la vetturetta. Sul sedile, una gabbia +di legno bianco contiene i quattro colombi viaggiatori, +che tubano.</p> + +<p>Il sole tiepido di questo pomeriggio alleggerito +da una brezza indolente e soddisfatta inebria i +quattro colombi. Due, candidi. Uno col collo sfumato +azzurro-viola. Il quarto brizzolato. Ma tutti +avevano il caratteristico soprabecco bianco imbottito +dei colombi viaggiatori.</p> + +<p><i>Vuruvuru curru guruu guruu guruu.</i></p> + +<p>Certo godevano i sottilissimi profumi muschiati +e il gorgoglio di quel ruscello, ma non si illudevano. +Sapevano certo di essere lontani dalla +bella colombaia di Abano con le sue ampie scodelle +piene di miglio e granoturco e i cestini per +le covate, elegantemente sospesi e bene spaziati.</p> + +<p>Questa è una terra diversa, rude e selvaggia e +rimbombante di fragori più forti che le tempeste<span class="pagenum"><a name="Page_329" id="Page_329">[329]</a></span> +del cielo. Alzarono tutti e quattro il becco guardandoci +con gli occhietti umani cerchiati di rosa.</p> + +<p>—Raby, sono pronti! Guarda, hanno tutti capito! +Vogliono tutti essere scelti. Quello lì si chiama +Bianchetto. Quello <a name="tn329" id="tn329"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Lulu">Lulù</ins>. Ecco Pagiolin! Scegli +Pagiolin! E’ il più forte, il più intelligente.</p> + +<p>Pagiolin si lasciò prendere, felice, con un +<i>vuruuuuu vuruuuuu vuruuuuu</i> melodiosissimo, di +mano bagnata che freghi un giunco. Tre battevano +la testa contro il legno della gabbia con furia invidiosa. +Ma Pagiolin era veramente degno della nostra +scelta.</p> + +<p>Coricato nella mano aperta di Raby, bianco, +snello, vivacissimo, ringraziava coi dolci occhietti +umani cerchiati di rosa e offriva con languore femminile +quasi impudico le zampette rossicce semivestite +di soffici calzoncini di piume.</p> + +<p>Un dischetto d’alluminio col numero 11 matricola +e il numero 22 colombaia brillava sulla zampetta +sinistra. Lo presi nelle due mani anch’io, e +una tenerezza acuta, dolce, amara, mi portava +quasi le lacrime agli occhi nel sentire battere con +ritmo rapido quel piccolissimo cuore di bell’uccello +veneto già ebbro di portare per le vie del +cielo la grande parola Vittoria.</p> + +<p>Raby scrisse su un foglietto:</p> + +<div class="blockquot"><p>«<i>Truppe celeri, Stazione per la Carnia, 8ª squadriglia +autoblindate hanno occupato stazione. Fermato +e catturato due treni, truppe e comando 34ª<span class="pagenum"><a name="Page_330" id="Page_330">[330]</a></span> +divisione austriaca.—Immenso bottino e comandante +Corpo d’Armata austriaco prigioniero.</i></p> + +<p class="right"> +Capitano Raby».<br /> +</p> +</div> + +<p>Il capitano introdusse il piccolo foglio in un +tubetto di mezzo centimetro di diametro, lo chiuse +introdusse il tubetto in un altro munito di due +branchette di alluminio. Pagiolin si lascia torcere +le due branchette che ecco stringono la sua zampetta +destra.</p> + +<p>—Guarda... mi dice Raby, i muscoli forti delle +ali. Con qualsiasi vento, 60 chilometri all’ora! Il +dischetto bilancia bene il peso del tubetto!</p> + +<p>Facciamo largo intorno a Raby che con forza +slancia in alto il colombo.</p> + +<p>—Viva Pagioliiiin! Addio Pagioliiiin!</p> + +<p>Ma Pagiolin non s’innalza molto. Dà qualche +colpo d’ala e si posa sopra un <a name="tn330" id="tn330"></a><ins class="correction" title="Testo originale: letto">tetto</ins>. Bianco, saltella +sulle tegole rosse girando la testa. Momento +d’ansia, doloroso.</p> + +<p>—Cosa fai, Pagiolin? Cosa fai? Cosa fai?</p> + +<p>Accorrono i soldati con applausi, saluti consigli... +Pagiolin leva il becco al cielo. Dieci secondi +gli sono bastati a fiutare le correnti aeree. Con uno +slancio improvviso si proietta in alto obliquamente. +Sale, sale, sale, piccolissimo arruffio bianco, +fiocco di neve nell’azzurro. Ora si libra a picco sul +torrente Fella. Punta su Amaro, scompare.</p> + +<p>Ma un altro invisibile colombo viaggiatore che +batteva le ali nella gabbia del mio torace l’ha se<span class="pagenum"><a name="Page_331" id="Page_331">[331]</a></span>guito +con eguale velocità. Ora vola con lui fra +due grandi cirri bianchi accecanti. Pagiolin non +ama le nuvole. Hanno un insidioso monotono odore +d’acqua schiava. Tutte quelle gocce condensate +lo bagnano pericolosamente. Teme di appesantire +le proprie ali, e non ha sete. Le nuvole +gli ricordano quella brutta macchina moto-aratrice +che gli appesta spesso la colombaia di Abano +coi suoi sbuffi di vapore acqueo...</p> + +<p>Senza contare i maledetti scherzi che fanno i +raggi del sole nelle matasse delle nuvole! Sembrano +forbicioni d’oro, brutti come quelli del giardiniere +che tagliano i bei rami d’acacia fiorita sulla +colombaia! Ogni volta che il giardiniere s’avvicinava +con quel brutto ordigno la bella Vluruuum +s’immalinconiva non tubava più. Pagiolin pensa a +Vluruuum... Tra due ore! due ore e mezzo al +massimo, quanti baci piccoli, piccoli, minuti, minuti +e quanti smorfiosi strofinamenti di collo per +togliersi l’un l’altro amorosamente gl’insettucci! +E quante ciarle! Trionfo! Pagiolin potrà raccontare! +Tutti gli amici della colombaia a becco aperto +dimenticheranno le voluminooose, voluttuooose, +vorticooose gare del loooro tubare. Anche i conigli, +quei vili imboscati col loro culo a molla +di lepri degenerate, abbasseranno le foglie candide +dei loro orecchi tremando e ammirando.</p> + +<p>Ma Pagiolin accelerando i suoi colpi d’ala si +tuffa nell’ultimo globo d’argento filigranato del +cirro. Non finisce mai, per Dio!... Gioia! Gioia!<span class="pagenum"><a name="Page_332" id="Page_332">[332]</a></span> +Finalmente può patinare col petto sull’azzurro levigato, +invitante. Più nulla intorno. Può respirare +e godere. Pagiolin punta il suo volo contro il Sole, +favoloso colombo di fuoco, dal becco aperto nell’arruffio +splendido delle sue smisurate penne +d’oro. Gli rammenta Krukrù, colombo dell’equatore +che aveva pure le penne a spirali, ma bianche. +Morì un anno fa in colombaia il povero amico! Pagiolin +gli voleva bene e l’inverno molte volte aveva +lisciato e riscaldato col becco le povere penne freddolose. +Nella luce sembravano d’argento.</p> + +<p>Il Sole è però un colombo enorme le cui penne +spiraliche d’oro potrebbero covare una montagna! +Come risplendono, lunghe, lunghe! Bisogna salire, +salire, salire ancora! Voglio vederle bene, vicino, +vicino, sempre più vicino! Per sentire il loro rumore! +Devono fare un delizioso rumore d’acqua +nell’accarezzare quel nuvolone a destra. Oh! che +brutto nuvolone! Sembra il fantoccio di stoppa di +Peppino il figlio del giardiniere!</p> + +<p>Volerò ancor più su. Ma cosa hanno mai le mie +ali? Rabbia! Ho troppo caldo sotto le ali. Sono +tutto bagnato. Su, su con forza! Ecco! Ecco il +suono che volevo udire! E’ il sole che tuba. Che +piacere sentirlo! Le sue lunghe penne spandono ora +una dolcissima voluttà mescolata di rumori serici +e liquidi che grondano l’uno sull’altro e si intrecciano +con mille spasimi acuti.</p> + +<p>—Oh! me ne intendo, me ne intendo, grida +Pagiolin; io che sono il miglior cantore della co<span class="pagenum"><a name="Page_333" id="Page_333">[333]</a></span>lombaia. +Col mio canto ho innamorato di me la +bella Vluruuum. Che ridere! Bianchetto e Lulù +non sanno cantare come me... Lo ha detto la moglie +del colonnello, quella bella signora vestita di +colori rumori fruscianti. E’ vestita anche lei di +penne, ma morbide, morbide che il giardiniere +chiama seta, velluto, pelliccia... Nel muoversi intorno +alla colombaia la signora batteva le mani +con gioia dicendo: «Pagiolin, Pagiolin, tu sei il +primo cantore!» e mi regalò un miglio speciale! +La sua veste di seta e velluto cantava come me e +come il Sole. Il Sole però tuba più forte di noi!</p> + +<p>Nell’entusiasmo Pagiolin raddoppiò il battito già +celere delle sue ali, entrando nella polifonia solare. +Strimpellavano con gesti immensamente circolari i +Venti sui mille raggi del Sole come su corde tese +incendiate dal lirismo.</p> + +<p>Certo la vittoria aveva commosso il Sole! Il Sole, +grande occhio attento di arpeggiatore seguiva sulle +lunghe sue corde tese i galoppanti accordi i maliziosi +pizzicati e le molli frange di vibrazioni sbocciate +nel cielo. Il Sole si moltiplicava nell’ampio cielo +orchestrale. Volubilmente si innalzavano delle +nuvole, tortili come canne d’organo e mantici profondi +nei quali il Sole comprimeva a forza di pedale +i Venti globulosi. Questi diventavano soffii melodici +e salivano salivano ad inaffiar di fantasia +le infinite orecchie attente, invisibili, delle invisibili +stelle. Il calore dei suoni era tale che le nuvolose +canne d’organo s’incendiavano al passaggio d’ogni<span class="pagenum"><a name="Page_334" id="Page_334">[334]</a></span> +nota fondendosi qua e là per eccessiva ebrietà. Sopraggiunsero +volando sciami di nuvolette rosse, +snelle piene di trilli, rimbalzelli, giuochi, scherzi, +schianti di cristalli coralli trallalera tralla la, come +aeree serenate di chitarre, mandolini e spumanti +bottiglie trallalera tralla là.</p> + +<p>Milioni di bottiglie del più spumante Asti sonoro +schizzavano, decapitate ma allegrissime sulla tavola +imbandita del cielo, fra le ondate orchestrali dei +raggi, lunghi archetti d’oro che spremevano giù +nelle profonde cavate il terrificante cuore dolcissimo +di Dio.</p> + +<p>—Dio! Dio! Dio! Dio! gridava Pagiolin. Dio +è luce! Dio è musica! Dio è profumo! Sono a mille +metri a picco su quella vasta ferita terrestre. Cosa +è mai? Cosa è mai? Certo le folgori hanno squarciato +così la terra! I fulmini nemici del Sole! Ma +il Sole oggi stravince. Sono l’amico del Sole! Ma +più in alto del Sole c’è Dio, ed io voglio navigare +nel suo respiro sublime!</p> + +<p>Con allegria pazza due volte, tre volte, quattro +volte Pagiolin capriolò abbandonando le ali come +un nuotatore nell’onda e nella schiuma del canto. +Poi giù a capo fitto nel suono più denso. Le sue +ali sfioravano le lunghe corde d’oro tese dai raggi +solari. Ruzzolò giù. Era troppo ebbro e il sudore +gli scorreva sugli attacchi delle ali.</p> + +<p>—Come mai ho dimenticato la mia santa missione? +Mezz’ora perduta! Impenitente bambino +che sono! Ma il tubetto è ben saldo e anche il di<span class="pagenum"><a name="Page_335" id="Page_335">[335]</a></span>schetto. +Giù! Giù! Bisogna scendere, scendere. +Che fresco! Che fresco!</p> + +<p>Per alcuni minuti Pagiolin seguì una impetuosa +corrente gelatissima, che con ritmo uguale lo trascinava. +Ora rideva della sua paura di poc’anzi. +Ad ali aperte filava con crescente velocità cercando +a destra e a sinistra col becco la decifrabile varietà +degli odori.</p> + +<p>—Questo è odor di menta selvaggia. Questo è il +timo asprigno. Oh! che buon odore di resina. Saporito, +questo viluppo di moscerini agonizzanti! +Mangiamo. Bisogna pur rinfrancarsi lo stomaco, +in viaggio.</p> + +<p>Ad un tratto la corrente gelata modificò il suo +ritmo equilibrato! Ora tumultua, schizza, cicloneggia, +spalanca dei buchi come botole traditrici. +Pagiolin riprende a volare con tutta la forza delle +sue ali. Sente una pressione contraria. Vento duro +a scatti che lo soffoca. Deve più volte chiudere il +becco. «Accidenti! Ho perduto quel branco volante +di moscerini saporitissimi!».</p> + +<p>La corrente contraria che s’insinua nell’immensa +corrente gelata che egli segue lo assale con +tanti odori salati, diversi per forma e intensità. +Ovuli giranti di odori amarissimi. Un odore oblungo +e trasparente di iodio. Un gomitolo irto di +ammoniaca. Un blocco massiccio di bromo. E miliardi +di aghi di sale luccicante e buoni da ingoiare. +La salubre spruzzaglia delle onde del mare, laggiù, +alla foce del Tagliamento.<span class="pagenum"><a name="Page_336" id="Page_336">[336]</a></span></p> + +<p>Pagiolin non esita più. A destra, a destra, con +raddoppiata frenesia di ali, vince rimbalzato, rimbalzante, +vince travolto e resistente, la grande corrente +gelata. Questa decresce sugli orli, cede, cede. +Pagiolin è fuori. Schizzando via si slancia in una +atmosfera quieta come una morbida amaca smisurata. +L’aria è dolce come il respiro di Vluuruuum +quando gli dorme vicino, col suo vuuruuuum, +vuuruuum... Pagiolin vuole riguadagnare il tempo +perduto. Egli sa che l’aria stagna queta e senza +bizzarrie di correnti <a name="tn336" id="tn336"></a><ins class="correction" title="Testo originale: sopro">sopra</ins> i boschi, poichè i fogliami +pompano i capricci dell’aria. Sente a destra +l’odore acido bruciaticcio delle brughiere e piega +a sinistra abbassandosi. Non vuole stancarsi a lottare +con quelle insensate cavallerie di venti che +devastano le brughiere.</p> + +<p>A sinistra giù giù, ecco dove bisogna volare! Su +quei fogliami dove l’aria è immobile e più giù ancora +su quegli orti dove l’aria è un letto di piume. +Quel fresco odore di insalata e i filamenti di profumo +di quel giardino pieno di rose, e quel rimescolio +d’odori cotti che con rumore di stoviglie grasse +sale da quel villaggio. Non è sgradevole quella +acredine di fieno, anzi eccitante! Pagiolin la beve, +a becco aperto, nel rasentare a precipitosa velocità +i ciuffi d’erba che ornano un nero campanile. +Fuori dalla gonna sventolante della prima campana +calcia un tumulto di bronzo acciabattante, che +spaventa Pagiolin. Spavento misto di curiosità. Ecco +un altro campanile. Via, via, via, con folle en<span class="pagenum"><a name="Page_337" id="Page_337">[337]</a></span>tusiasmo +Pagiolin lo aggredisce quasi si schiaccia +sopra. Affascinante batacchio. Gamba perduta di +danzatrice pazza. Battito diventato proiettile fuor +dal cuore sonante.</p> + +<p>Pagiolin è troppo ebbro. S’irrita, smania di non +poter riprendere la sua calma precisa di volatore +lampo.</p> + +<p>—Mi hanno chiamato colombo-lampo! Sei un +treno lampo, diceva la moglie del colonnello. Presto +li rivedrò, i treni, e li sorpasserò!.</p> + +<p>Un’altra corrente pure gelata taglia purtroppo la +strada a Pagiolin. Ma, furbo, sente che è meno alta +della prima e su, su, Pagiolin la scavalca con disinvoltura +per ripiombare due minuti dopo nella +quiete solenne dell’atmosfera. In realtà è una quiete +compressa tra pericolose agitazioni. Pagiolin ricorda, +prevede, intuisce che altre correnti gelatissime +lo aspettano. Non vuole perder tempo in continue +scalate: decide di salire a duemila metri per +poi dare la sua massima velocità senza scosse, deviazioni, +nè saliscendi. Si sente bene. I muscoli delle +sue ali hanno un ritmo forte, uguale, scattante e +i suoi nervi ripercuotono fino all’orlo estremo delle +penne la sua precisa volontà timoniera. Nel salire +Pagiolin che non conosce indecisioni nota distrattamente +che l’atmosfera si condensa invece di alleggerirsi. +Una lieve nebbia senza importanza, +pensa, sarà presto attraversata. Sale, sale per un +quarto d’ora. La sua velocità è grande e il suo +umore sereno, ma l’oscurarsi dell’aria lo incomin<span class="pagenum"><a name="Page_338" id="Page_338">[338]</a></span>cia +a preoccupare. Dove mai è andato il sole? Ah! +vedo, là a sinistra! Come è scialbo! Sembra quel +focherello di legna verde che i soldati accendevano +d’inverno a tre metri dalla colombaia, a forza +di polmoni, soffiando lagrimando e bestemmiando.</p> + +<p>—Accidenti! grida Pagiolin, il Sole si è spento! +Lo prevedevo. A furia di coprirmelo con tutta +questa nebbiaccia l’hanno soffocato! Nebbiaccia infame!... +Macchè nebbia! Sono in un nuvolone di +pioggia!</p> + +<p>Pagiolin scivola giù dieci metri poi risale nel +grigio e nel nero. Accelera i colpi d’ala. Ad un +tratto sente sotto di sè un gorgo che lo pompa, +e da destra a sinistra, sente cento mille mille mille +zanne di pioggia e un mitragliamento di grandine. +Pagiolin non perde la calma. Fiuta, e decide di +salire ancora. Una battaglia ferocissima di vento +lo fa traballare. Uno, due, tre capriole vertiginose, +poi Pagiolin si tuffa nel vento più potente che +ha vinto gli altri venti, imponendo il suo ritmo di +smisurato serpente fluido fra cento serpentelli rischizzati +via e sgominati.</p> + +<p>Non è il caso di lottare. Pagiolin si abbandona +colle ali chiuse come un proiettile, in questo vento +che irrigidisce la sua corrente. Profondissima volata +di un cannone senza pareti che spara continuamente.</p> + +<p>Fu così che Pagiolin proiettile vivo fu lanciato +in mezz’ora nel cielo di Venezia. Grigio, ombra +carbonosa e spaccamenti sulfurei di cielo, e lun<span class="pagenum"><a name="Page_339" id="Page_339">[339]</a></span>ghissime +colonne isteriche di fuoco che salgono, +scendono solcano e subitamente crollano sull’invisibile +calma del mare. Ad ogni minuto, Pagiolin +che ha tenuto fino ad ora le ali chiuse, tenta gli +spessori del vento con una cauta mossa dell’ala +destra. A poco a poco, gli spessori rallentano la +stretta. Si slabbrano davanti dei piccoli varchi di +azzurro. Pagiolin vorrebbe raggiungere il sereno, +ma teme di smarrirsi sul mare. E’ tardi! E’ tardi!</p> + +<p>A mille metri, in alto, davanti a sè, Pagiolin vede +una macchia nera che gli viene incontro rapidamente. +Ingigantisce, ingigantisce. Non è un nuvolone, +non è uno spessore d’aria. Sembra quella +strana costruzione di originalissima colombaia di +tela su palafitte piena di uomini nudi che egli aveva +ammirato in un’alba famosa sulla costa di Pola +dove aveva viaggiato nascosto e talvolta al balcone +della tasca d’una spia italiana! Ma come diavolo +ora volava quella strana colombaia di tela? Pagiolin +la osserva a cento metri su di sè. Non è una +colombaia di tela! E’ una di quelle gigantesche +aquile di ferro e tela tante volte contemplate ad +Abano quando si slanciavano in alto, portando uomini +imbottiti di penne che poi lasciavano cadere +degli sterchi neri scoppianti.</p> + +<p>Pagiolin ha molto meditato, e finalmente compreso +la bontà di quelle aquile benigne che non uccidevano +i colombi, ma uccidevano per amor di libertà +aerea, quelle brutte gabbie d’uomini che +sono le città.<span class="pagenum"><a name="Page_340" id="Page_340">[340]</a></span></p> + +<p>Ora egli sente che quest’aquila di ferro e tela +che vola lassù ha forse bisogno di lui. Strani questi +uccelli, pensa Pagiolin, hanno ali larghe dieci +metri, ma non hanno il fiuto decifratore di odori +contradditorii. Non possono distinguere l’odore +che rivela la curva di una costa a duemila metri +di distanza, dall’odore che indica lo spessore di +un vento e tante altre cose che egli sa. La loro +ampiezza d’ali esaspera la superbia dei venti che +se le abbrancano, le squartano. Sono aquile bonaccione +e i venti sono pessimi. Non possono quelle +aquile di ferro e tela diventare come lui docili +proiettili, schizzar fuori dalle mani dei venti se +per caso distratti rallentano la stretta.</p> + +<p>Pagiolin accelerando convulsivamente il battito +delle sue ali si slancia e sfiora con ghirlande di volo +la grande aquila nera, che ora barcolla, mostruosamente +fra gli spintoni e le zampate dei venti. +Ha le due ali lacerate tutte a brandelli fumosi, +come la baracca incendiata che bruciò tutta la notte +vicino alla colombaia di Abano. L’aquila di ferro +e tela arranca e si sforza di equilibrarsi con disperati +colpi di reni. Sembra perduta. Gli uomini che +porta sul dorso sono affaccendati nell’accarezzare +il suo cuore di gas esplosivi. Cuore frenetico +che a furia di battere ora s’infiamma di viola e +blu. Cuore virulento che ha forato la carne e le +ossa della schiena e schizza fuori, vampe e fruste +di scintille.<span class="pagenum"><a name="Page_341" id="Page_341">[341]</a></span></p> + +<p>Come soccorrerla? Fra poco certamente il cuore +appiccherà il fuoco alle ali.</p> + +<p>Pagiolin vola a destra, a sinistra, sotto, sopra +pazzamente sfiorando gli uomini che lavorano, intrico +nero di braccia sul dorso sobbalzante. «Mi +vedranno! Finiranno col vedermi! Se la bufera +non sbraitasse tanto forte, gemerei, griderei nelle +orecchie di quegli uomini. Non mi sentono, ma mi +vedranno! Gioia! gioia! gioia!!! Mi vedono, sento +che mi vedono! Ora mi seguiranno. Io so il varco. +Di quì, di quì, venite!». Pagiolin si precipita contento +di sentire dietro di sè la grande aquila ferita +col suo cuore in fiamme: «Viene, viene dietro di +me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a <a name="tn341" id="tn341"></a><ins class="correction" title="Testo originale: capofitto! Fuori">capofitto!» +Fuori</ins> dalle tenaglie del vento e dal nebbione! +Fumo grigio-perla, azzurro, azzurro, azzurro. A +sinistra, l’immensa pelle fremente del mare in allegria +dorata sotto le lunghissime dita del sole tramontante +che gioviale si diverte a farle un innumerevole +solletico.</p> + +<p>A destra, la generosità sparpagliata d’acque verdi +azzurre che il Piave regala al mare. Giù, scendiamo. +Pagiolin si volta di distanza in distanza +per constatare che la grande aquila ormai equilibrata +ha ripreso il battito regolare del suo cuore +con le sue due ali eroiche, torce spente con lunghissime +scie di fumo.</p> + +<p>Come un cane fedele guida un cieco, Pagiolin +ha guidato l’aquila di ferro e tela accecata dalla bu<span class="pagenum"><a name="Page_342" id="Page_342">[342]</a></span>fera. +Ora volano insieme a trecento metri sopra i +lavori febbrili d’un ponte ferroviario sul Piave. +Pagiolin vede le grandi gabbie di ferro che partoriranno +i pilastri. S’accendono le lunghe lame azzurro-violette +dei proiettori che tagliano <a name="tn342" id="tn342"></a><ins class="correction" title="Testo originale: geometricomente">geometricamente</ins> +la notte. Sembrano raggi solari nelle vetrate +di una cattedrale rovesciata.</p> + +<p>Pagiolin sa le insidie delle luci e crede soltanto +agli odori. Vede le forme agili dei lavoratori bollire +in oro caldo sui due bracci di ferro tesi del ponte +rotto. Ma preferisce studiare gli odori di sterco e di +legno bruciato che salgono da quel vasto braciere +formato da mille fuochi, ognuno orlato di facce e +mani di terracotta. Accampamento di prigionieri. +L’aria s’imbruna rapidamente. Presto, presto, poichè +la notte sarà molto gelata. Un altro accampamento, +più fitto, di fuochi. Ogni metro un fuoco +fra le rovine caricaturali delle case sventrate. Pagiolin +ha capito. Piega a sinistra moltiplicando la +sua attenzione perchè ogni battito delle sue ali sia +efficace. E’ gonfio di gioia. Porta l’annunzio della +vittoria totale dell’Italia e insieme l’onore d’aver +salvato una grande aquila di ferro e tela.</p> + +<p>Quei fuochi, quei piccoli fuochi, diversi da ogni +altro fuoco! Pagiolin li riconosce. Sono le lanterne +cieche dei carabinieri che vegliano al controllo di +Abano. Secondo controllo. Altre lanterne cieche con +piccoli annaffiatoi di luce gialla. Finalmente il Comando +Supremo. L’immensa casa è illuminatissima.<span class="pagenum"><a name="Page_343" id="Page_343">[343]</a></span> +Trecento occhi di bragia. L’officina centrale della +guerra lavora. Sembra a Pagiolin la colombaia incendiata +che aveva abbandonata un anno prima a +Udine, quando c’era tanta confusione di Comandi, +e non c’era mezzo di fare un volo utile. Ora tutto +procede bene. Una folata di odori fedeli affettuosi +lo investe. Il suo odore, l’odore di Vluuruuum! +Divina miscela di odori zuccherini, freschi-caldi, +quasi una polvere di pelurie odorose e di sterchi +cotti dal sole e volatilizzati. Una emozione spasmodica +spreme il cuore di Pagiolin mentre spalanca +il becco per bere a larghi sorsi i moscerini +saporiti che salgono dalle gore predilette. Guarda, +guarda e vede un’ombra nera muscolosa in una +finestra accesa. La quadratura di spalle rudi e maschie +del capo di tutti gli uomini che il giardiniere +chiama: Badoglio. Pagiolin lo ammira chino su +una grande carta rossa, blu, rosa, illuminata. Sopra +quella carta misteriosa vi sono delle forme +simili a quelle che fanno gli sterchi di Pagiolin +cadendo sull’impiantito della colombaia, quando +appollaiato in alto gode il tepido rosmarinato pomeriggio, +liberandosi il ventre dal peso soverchio.</p> + +<p>Al di là del palazzo del Comando, Pagiolin per +gioia e per dovere, fece strepitare le sue ali. Tutti +dovevano vederlo, applaudirlo. E’ lui! E’ lui che +porta l’annunzio celeste! E’ lui il colombo fortunato +fra tutti i colombi! Ha osato, lottato, conosciuto,<span class="pagenum"><a name="Page_344" id="Page_344">[344]</a></span> +vinto tutto. Sa tutto. Potrà raccontare tutto! E si +precipita giù nel profumo dei profumi adorati della +sua colombaia.</p> + +<p>Grande frullo frullo frullo d’ali. Rimescolio, balzi +e traslochi di pennuti. Si sveglia la bella Vluuruuum +e si slancia al cancelletto. Tra i fili metallici, +i due beccucci innamorati si incontrano, +si sfiorano, sfiorano, sfiorano, sfiorano. Pagiolin +è un maschio fiero, quasi un veterano del cielo. +Pochi baci gli bastano, e tendendo il becco tuba, +tuba, tuba, tuba, con eloquenza morbida, gorgogliante, +vellutata, rumorosa, ruvida, voluttuoosa, +vorticoosa e insieme rorida di lagrimette eroiche +felici.</p> + +<p>—O mia Vluuruuuum faremo all’amore stanotte. +Prima ti debbo raccontare. In quanto a +voialtri, ali rammollite, imboscati senza fiato nè +fiuto nè frullo, finite il vostro strepito! Voglio il +silenzio. Un silenzio assoluto. Ho visto, ho visto +grandi cose. Ho visto i grandi italiani come gattacci +imprigionare in una trappola di montagne +mille le mille e mille e mille e cento volte mille +brutti topacci austriaci che avevano rubato tutto il +formaggio...</p> + +<p>Ma la stanchezza lo vinse. Quando, dieci minuti +dopo, una mano venne ad accarezzarlo e tirandolo +fuori dalla colombaia lo rivoltò, lo rovesciò per liberare +la sua zampetta destra dal tubetto pieno di +vittoria, Pagiolin sonnecchiava.<span class="pagenum"><a name="Page_345" id="Page_345">[345]</a></span></p> + +<p>Non fece all’amore quella notte, era troppo stanco; +e la sua fedele Vluuruuuum si accontentò di +vegliare il suo sonno quieto, ma di quando in +quando scosso da un sogno convulso e angoscioso. +Pagiolin sognava la tragedia della grande aquila +di ferro e tela salvata dalla ferocia dei venti.<span class="pagenum"><a name="Page_346" id="Page_346">[346]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XXVII" id="XXVII"></a>XXVII.<br /><br /> + +UN’ISOLA PROFUMATA<br /> +NEL FIUME PUZZOLENTE.</h2> + + +<p>Il quattro novembre al tramonto, sulla strada di +Chiusaforte, nella mia blindata ferma prua che divideva +il nerastro filosofico puzzolente fiume di +prigionieri austriaci.</p> + +<p>Vinto il nemico tanto giustamente odiato, mi +sento vuoto vuoto e disoccupato e m’addormento +sul volante, straricco di vittoria, fra un’immensa +straccioneria di eserciti disfatti. Beato. Con lagrime +dolcissime fra le ciglia. La mia fame sognò +un’elegantissima tovaglia, infinita serica fuga di +morbidi perlacei riflessi che fluttuavano. Ed era, +uscito fuor dalla passione del tramonto e dai suoi +laminatoi, il mare siciliano metallo lucidissimo che +cullava elasticamente undici vulcani-isole dal fumo +distratto. Sognavo.</p> + +<p>Presto dentro più presto più dentro un’acuta parola +girante: Vittorrrria, mi trapanò il cranio e +via pel cielo volando scavalcò il mare e rimbombò +nei capaci polmoni ovoidali dello Stromboli Stromboli +Stromboli. Sognavo.</p> + +<p>Una gioia bollente fece saltare il tappo di lava +del secondo vulcano. Schizzò altissimo il suo getto<span class="pagenum"><a name="Page_347" id="Page_347">[347]</a></span> +di fuoco spumante. Il terzo vulcano sputò obliquamente +sul mare cento luminarie di bragia a ventaglio, +mille regate di diavoli, e ripescò tutte le +sirene morte, galvanizzandole. Eccole, guizzano, occhieggiano, +baciano, uccidono. Altalena di buio luce... +buio... luce... Chi è che urrrla? Perchè piaaaaangi +così?</p> + +<p>Vulcani alcoolizzati o gigantesche bottiglie di delirio?</p> + +<p>Il quarto vulcano sturato schizzò risate d’oro, +smorfie di porpora e spiralici lunghissimi ironici +smeraldi. Il quinto vulcano pareva una rosea spremuta +di belle donne nude e di immense arance +cigliate che guardavano. Sognavo.</p> + +<p>Tutti quei vulcani—isole—bottiglie—cuori +spararono il loro fuoco d’allegria furente con ampio +frastuono di tappi e rintocchi contro il sole pallido +sordo astemio morente che annega.</p> + +<p>L’undecimo vulcano lanciò allora la sua colonna +di fiamma a ventidue chilometri di altezza. Quando +quando... quando vi giunse, piegò il suo pennacchio +vermiglio e questo fece il giro della terra e lo +seguivo in sogno mentre velava e svelava quelle +tonde natiche veloci tatuate di continenti e mari.</p> + +<p>Mi sveglio di soprassalto.</p> + +<p>—Chi mi graffia il viso? Chi, chi?</p> + +<p>Ghiandusso che montava la guardia in torno alla +mia blindata si avvicina:</p> + +<p>—Signor tenente, nessuno, nessuno. Lei ha +fatto un brutto sogno.<span class="pagenum"><a name="Page_348" id="Page_348">[348]</a></span></p> + +<p>—Anzi un sogno bellissimo! Ma ad un tratto +mi sono sentito graffiare il viso. Ho dormito +molto?</p> + +<p>—Due ore, signor tenente, sono già passati +diecimila prigionieri austriaci, tre brigate... La +Zazà ha morsicato la gamba di un colonnello ungherese. +Ora dorme dietro di lei. L’ho messa dentro +perchè mordeva le gambe ai prigionieri. E’ diventata +un po’ cattiva dopo il parto. Sa, signor tenente, +come discutono fra di loro il cane tedesco e +il cane italiano? Il cane italiano domanda: «Cosa +hai in bocca?». Il cane tedesco: «Flaaaasc». Per +pronunciare questa parola spalanca la bocca e lascia +cadere la carne. Il cane italiano si precipita e abbranca +la carne. Allora il cane tedesco: «Cosa hai +in bocca?». Il cane italiano risponde coi denti +stretti sulla carne che non molla: «Carrrrrrne!»</p> + +<p>—Non è così, Ghiandusso, credo che il cane +italiano tenga i denti stretti per respirare il meno +possibile il puzzo terribile del cane tedesco.</p> + +<p>Fuori: un tramonto di nuvole vermiglie lacerate +come pezzi enormi e brandelli di carne macellata. +A destra e a sinistra della mia blindata, che teneva +il centro della strada, il fiume monotono, grigio, +giallo-sporco e verde verminoso dei prigionieri +spandeva un puzzo mordente esasperante fatto di +mille puzzi diversi ugualmente nauseanti e insopportabili.</p> + +<p>Visi scialbi, gualciti, spremuti con piccoli occhi +celesti smarriti. Facce gonfie come nutrite di fango<span class="pagenum"><a name="Page_349" id="Page_349">[349]</a></span> +con gote cascanti. Facce plasmate di bile. Baffi +gialli che schizzano fuori dai visi scheletrici. Bestiame +umano masticato dall’uragano. Occhi vitrei +che fissano senza vedere. Lerciume ondeggiante di +cappottoni curvi come verniciati di sterco e piscio. +Sembra veramente un fantastico fiume di putredine, +spessa quasi solida, oppresso da un affastellamento +di stracci luridi, e misteriosamente spinto +da un’invisibile corrente che lo conduce verso lo +spiraglio-gorgo di una cloaca capace.</p> + +<p>Vi sarà poi in Italia una cloaca adatta a ricevere +quel triste fiume? Il sole rosso lancia dalle brecce +delle nuvole brandelli di carne su quel bollore di +schiene.</p> + +<p>Per un istante mi sforzo di distinguere con nari +eroiche gli odori. Cavolo fradicio, piaga putrefatta, +alga morta, piedi sporchi, vello di montone, +piscio di gatto, cancrena polmonare, muffa, sterco, +orina, vecchie bende insanguinate, ghetto, stiva, +caserma.</p> + +<p>Ma rissano fra di loro quei puzzi. Ora gli sterpi, +i rovi e le baionette degli odori ammoniacali infilzano, +lacerano, e squartano dei vasti flaccidi tondi +puzzi zuccherini, simili a pance di carogne galleggianti. +Sopra di loro grandinano lunghi odori +proiettili che colpiscono direttamente lo stomaco e +lo rovesciano. Poi domina una languida risacca di +odori dolciastri che colmano ogni poro della pelle +di nausea funerea e di morte. Ricordo involontariamente +il puzzo tipico di cadavere-sterco-fango del<span class="pagenum"><a name="Page_350" id="Page_350">[350]</a></span>le +trincee della Vertoiba. Ma questo che ora mi +invade è un ben più terribile puzzo impregnato di +morte, ma vivo, attivo, insinuantissimo. Vuole dominare, +inondare di se la profonda valle del Fella +e soffocare le fresche respirazioni verdi, sane del +Tagliamento.</p> + +<p>Povere valli prostituite! Tutte le innumerevoli +bocche vegetali use a fiatare nel tramonto profumi +di timo e menta selvaggia sono imbavagliate! Tutti +i pini coi loro incensieri di resina naufragano +asfissiati nella marea di torridi puzzi avviticchianti +feroci, granulosi che agganciandosi e spumando +salgono, salgono ad insozzare le cime! Queste esasperate +dall’orrore sembrano centuplicare la loro +splendida bellezza di smisurati corpi, vivi, nudi, +rosati dal sole. Non ammettono, rifiutano il tragico +fiume d’immondizie umane che assale i loro fianchi. +Emergono cime nevose, tornite, gonfie di salute e +desiderio come belle poppe di donna con in alto il +bottone di rosa montana del capezzolo offerto ad +un vento maschio selvaggio tutto muscoli in velocità.</p> + +<p>Ma questo non viene ancora.</p> + +<p>Agli innumerevoli puzzi catalogati si aggiunge +quello irto d’aghi dei pidocchi. La pelle del cielo +bianca si contrae schifiltosamente con un primo +prurito di stelle.</p> + +<p>Potrò io difendermi nella mia blindata immersa +come un’isola nel fiume di corpi e odori saturi di +morte?<span class="pagenum"><a name="Page_351" id="Page_351">[351]</a></span></p> + +<p>Scivolando dentro per le feritoie, penetrano gli +abiti. Il grigio-verde della mia giubba ne è già inzuppato. +Salgono nelle mie nari ad avvelenarmi il +sangue e ad offuscarmi il cervello: le belle parole +della vittoria si smembrano in un’atmosfera cerebrale +d’incubo. I miei pensieri hanno il viscido colore +giallo sporco-nerastro di quei cappottoni curvi +che passano, passano senza fine. Ventimila prigionieri +sono già passati. Ne passeranno altri trentamila. +Penso che lo smisurato cadavere dell’Austria +spiaghi fuori dalla sua pancia sfondata un +gigantesco e terrifico budellame che per la valle +della Carnia inonderà la divina penisola nostra.</p> + +<p>Il mio cervello allucinato non riconosce più il bel +sole italiano della vittoria, volante corridore nella +ruota d’oro che formano le sue gambe accese moltiplicate +dalla velocità!</p> + +<p>Vedo laggiù sul Tagliamento un sole straniero +e odioso: brutta faccia tonda alcolizzata e smargiassa +che nei dentoni d’oro falso prominenti, e i +labbroni tabaccosi, si sforza di riassumere tutta +l’insolenza l’infatuazione, la megalomania, l’impudenza +sanguinaria e il guittismo balordo dell’impero +austro-ungarico defunto.</p> + +<p>Quel sole ha posato le sue mani molli, effeminate, +piene di anelli rubati, su quell’isoletta del +Tagliamento. Strana isoletta camuffata. Con le lussureggianti +ondulazioni della sua capigliatura di +vigne arricciate, pettinate, impomatate disposte +con troppa cura in piani successivi, come una par<span class="pagenum"><a name="Page_352" id="Page_352">[352]</a></span>rucca +dai mille brilli grigi-azzurri-argentei, e piccoli +infiniti rubacuori. Quella isoletta riassume tutta +la grazia vana e passatista di Vienna.</p> + +<p>Il mio spirito, affondando nelle allucinazioni fra +le due colate di corpi e puzzi avvelenanti, teme la +pazzia. Dove sono i Venti italiani e le loro furenti +scope salutari? Un dolce fiato inodoro mi risponde. +Sento che un Vento italiano si è insinuato +nella valle. Ecco addenta il piedestallo di nuvole +color sterco insanguinato del sole! Si slancia lassù, +in quella pineta. Gli scatti e le cadenze flessuose +del suo corpo che si scrolla nella sua giacca +attillata di nuvolette rosa rivelano la sua nobile +gioventù. Ora s’affretta a rimescolare quei fogliami. +Li scuote brutalmente per liberarli, dai puzzi +vischiosi e con un gesto vasto fa sbattere, sbattere +tutte le finestre di Stazione per la Carnia. Poi +parla, parla, ingiuria, fischia, sputa. Ritto in piedi, +impreca contro il cielo e chiama alla riscossa +tutti i Veneti fratelli. Meraviglioso Vento-oratore!</p> + +<p>—Dove siete, infingardi? Venite! Venite!</p> + +<p>Agitando il suo corpo che si frangia di rabbia +e i suoi capelli tentacolari, il Vento parla con voce +tonante alle lontane tribune delle prime stelle e +si sgola per insolentire la pigrizia paurosa. Il Vento +scande scande scande ogni sillaba con violenti +colpi di pugno sui tetti delle case come su un pulpito. +Ad un tratto si slancia contro il sole e lo rovescia +giù dal suo trono di nuvole. A calci a pedate, +correndo e remando nel cielo il Vento sco<span class="pagenum"><a name="Page_353" id="Page_353">[353]</a></span>pa, +azzanna, impacchetta, ammucchia, scaccia, +insacca, calpesta le matasse di odori in rissa che +rischizzano, s’arrampicano, si rintanano nelle +vallate e nei burroni. Intanto con un vasto muggito +che cresce, cresce, cresce e scoppia accorrono giù +dai monti e dalle fonde valli altri Venti alla riscossa.</p> + +<p>Questo sospira sospira sospira e fischia nella +stretta di due roccioni per passare ad ogni costo. +E’ troppo voluminoso: porta addosso una girandola +di enormi polmoni gonfi d’ira compressa. Si +accanisce e fiiiiischia. Sospira sospira sospira poi +con uno schiaaanto d’alberi e fogliame precipita +inondando di sè a ventaglio tutta la vallata. Sotto, +il tetro fiume di prigionieri increspa paurosamente +la sua superficie di cappotti e berretti fuligginosi. +Io rialzo la testa dal volante e fiato fiato finalmente. +I Venti giungono in ritardo, ma la loro fretta è +vertiginosa. Pulire, pulire, pulire tutto, scuotere, +sconvolgere, disinfettare. Ma non basta. Occorre +inebriare al più presto la vallata di mille profumi +perchè la mia blindata 74 diventi un’isola profumata +sul fiume lurido dei prigionieri.</p> + +<p>Un Vento gagliardo è lassù in cima alla montagna +che chiama chiama con spiraliche sciarpe di +mani altri Venti che lontano gonfiano a gara le +loro pance, otri, e zampogna melodiose di tutti i +profumi di rose, viole, acace, ginestre, gardenie, +caprifoglio italiani, rapiti ai giardini pensili sul +mare di Liguria.<span class="pagenum"><a name="Page_354" id="Page_354">[354]</a></span></p> + +<p>Altri insaccano i voluttuosi profumi di tiglio dei +sobborghi di Milano. Dovunque ferve il lavoro. +Via, non perdere tempo, gonfia quell’otre di tutti +gli odori salati, salubri, verde-azzurri di questo +piccolo golfo di Zoagli! Tu, riempi fino all’orlo, +tieni ben chiuso, porta in alto e su a tutta velocità +corri a profumare la Carnia appestata!</p> + +<p>Tre Venti smaniano, intanto, nello stretto di Messina. +Sono forti e le loro invisibili propaggini muscolose +sono capaci in pochi minuti di rianimare di +fresco aereo velluto l’intera Sicilia carbonizzata +dall’ardore d’agosto.</p> + +<p>Ora in fondo a questo corridoio marino, i tre +Venti affondano le dita nel mare e tutte grondanti +le fanno scorrere, scorrere, sui giardini di Messina +e su quelli odorosissimi di Siracusa perchè siano +impregnate del profumo lieve danzante punzecchiante +dolcissimo dei limoni, degli aranci e dei +mandarini. Quei tre Venti siciliani passano nelle +alte vigne fronzolute di Capri inebriandosi di fantasia +rossa, poi sul promontorio polposo di Posillipo +per aggiungere negli otri, pance e zampogne +loro, delle erranti svenevoli mandolinate. Via a +galoppo, su, su, a 70 Km. all’ora, saltando a piè +pari la schiena dell’Appennino, aromatizzandosi +i piedi pattinatori sulle pinete resinose, s’avventano +sopra il Veneto e piombano nella valle della +Fella. Ma l’Italia è vasta e tutti i vegetali d’ogni +provincia vicina e lontana debbono dare il loro +contributo.<span class="pagenum"><a name="Page_355" id="Page_355">[355]</a></span></p> + +<p>Nell’oasi di Tripoli sonnolenta si alza con fatica +un Simun assopito. Forte Vento africano non servo, +ma innamorato dell’Italia. E’ stanco di due lunghi +viaggi nel deserto, ma una tromba bersaglieresca +l’ha svegliato questa mattina. Sa, il Simun, +che negli orti ombrosi e nei prati di orzo erba medica +e lattuga, che egli ha sempre rispettato, dormono +dei profumi biondi, pepati e zuccherini che +l’Europa non ha. Sa il Simun che le ombrie sui +pozzi orlati d’asinelli, hanno dei tiepidi profumi +vanigliati che l’Europa non ha.</p> + +<p>Si scuote, e d’un balzo in piedi, vibrante burbero +benefico invita piante erbe tronchi e fogliami, a +spremersi d’ogni essenza. Tutta l’oasi è in tumulto. +I cammelli rallentano il loro ruminare e il loro gorgogliare +catarroso di grondaia, sussultano, tremano. +Il cammelliere dritto alzando le braccia implora +pace dal Vento che giocondamente gonfia il suo +barracano come una vela, e in testa il burnus come +il fiocco sul bompresso.</p> + +<p>Ma il Simun non è contento di questi casti profumi +rapiti alla capigliatura dell’oasi. Non è forse +l’imperatore assoluto dell’Africa? Con un salto di +montagna terremotata, rosso irto accecante scavalca +la grande Sirte e in Cirenaica lungamente +strofina il suo corpo ossuto e scricchiolante d’ascaro +immenso in altre oasi più fitte più umide +più fertili. Il Nilo l’attira con la sua vasta coltura +di profumi oliati e fermentati in verdi ombre sotto +soffitti spessi di banani, e pieni di gaggie. Percorre<span class="pagenum"><a name="Page_356" id="Page_356">[356]</a></span> +tutto il Nilo riempiendo di profumi i tre mila +otri che suonano fragorosamente sulle sue spalle +scattanti. Entra nel lugubre caldo foltore d’oro +torrido intrecciatissimo e compresso della sua Abissinia +amata. Sono mesi e mesi che non piove, e +la mirra balsamica suda fuor dalla corteccia un +umore inebriante e languidissimo. Questo, questo +ci vuole, pensa il Simun, perchè la prima notte dei +vincitori Italiani in Carnia sia simile alle notti di +Allah! Subito vuota alcuni otri di profumi mediocri +e con fiati lunghi accarezzando per un’ora trecento +mila arbusti di mirra balsamica accumula e +costringe in mille trecce strette le ondulanti capigliature +del profumo assolvente.</p> + +<p>Il Simun non è sazio ancora. Scavalca il mar +Rosso e raggiunge un altipiano d’Asia dove brucano +in pace cento mandre di cervi muschiati. Con +boati di gioia sradicante il Simun li assale. Crollo +schianto e sfasciamento di quei boschi di corna. +Il Simun li caccia alla rinfusa in una valle, poi +sopra, come in un tino coi vasti piedi chilometrici, +li vendemmia.</p> + +<p>Dagli addomi schiacciati schizza lo strano burro +rosso-bruno. Ride, ride, il Simun, nella carneficina +poichè sa la potenza quasi indistruttibile di +questo profumo divino. Un granello solo basterà +a inebriare 2 milioni di metri cubi d’atmosfera +notturna!</p> + +<p>Stracarico di profumi asiatici e africani, il Simun +ritorna. In alto, in alto vola sopra il mare<span class="pagenum"><a name="Page_357" id="Page_357">[357]</a></span> +perchè i potenti spruzzatori salati dalle onde non +deformino le essenze purissime che egli porta +rinchiuse nei suoi polmoni, otri pance e zampogne. +La sua velocità supera quella d’ogni altro +Vento, tanto l’orgoglio d’essere il primo profumatore +dell’Italia vittoriosa lo esalta.</p> + +<p>Nella mia blindata lo sento venire. Tutti i Venti +italiani che hanno sparso già con armoniosa delicatezza +centomila profumi italiani sui declivi e +sui boschi e nei burroni e nelle viuzze dei villaggi +e in ogni casa come un vaso, sanno che un prodigioso +Vento sconosciuto sta per giungere con +nuove ricchezze delizianti. Si aggirano i Venti italiani +perfezionando la disposizione dei profumi, e +quelli tondi come ovi, e quelli in forma di amaca +e quelli che gemono di dolcezza come divani innamorati, +e quelli che saltano come ginnasti su trapezi +volanti, e le bisce i mazzi le capigliature i +drappeggi di profumo.</p> + +<p>Due venti si sono inerpicati e sospesi alle costellazioni, +e spalmano così di essenze l’intera +volta stellare perchè il palazzo della notte sia tutto +profumato e nel centro sia profumatissima la mia +blindata: camera nuziale. I Venti italiani sono +perplessi poichè il gran mago dei profumi tarda. +Lui, lui solo potrà idealizzare con essenze speciali +le acque del Fella che languide e melodiose si +preparano a diventare il bagno della divina bella +notturna. L’aria trema febbrile, sinuosa spasi<span class="pagenum"><a name="Page_358" id="Page_358">[358]</a></span>mante +con lunghi bisbigli. I Venti sono ammutoliti +immobili. Aspettano.</p> + +<p>Undici minuti d’attesa angosciosa... Poi un fragor +di cannonate che schiantino schiantino cento +città di bronzo cristallo e colonne di giada.</p> + +<p>Valanga giù dal cielo quasi a picco il Simun +e riempie la valle della Fella d’un traballio innumerevole +d’otri squassati - duri - molli - rigidi - negri - luminosi +soffici dentati come crani di poeti +cozzanti nelle ampie saccocce volanti di Dio.<span class="pagenum"><a name="Page_359" id="Page_359">[359]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XXVIII" id="XXVIII"></a>XXVIII.<br /><br /> + +LA <a name="tn359" id="tn359"></a><ins class="correction" title="Testo originale: PIU">PIU’</ins> BELLA NOTTE D’AMORE</h2> + + +<p>Il Simun colmò la valle di profumi e volò via.</p> + +<p>Le acque del Fella si offuscarono un attimo, +poi rischiarandosi come lunghe vasche tranquille +cullarono di nuovo le stelle.</p> + +<p>Allora la mia voce rotta da singhiozzi cantò:</p> + +<p>—Vieeeeni! Vieeeeni! Italia mia! Vieeeeni Amooore! +Italia, forma perfetta, ardore sovrumano, +voluttà grazia, eleganza, poesia, incendiante passione, +ventaglio piumato di sguardi e carezze, sintesi +di tutti gli ideali arabeschi del canto, riassunto +d’ogni dolcezza femminile, madre - sorella - amante + - figlia, tenerezza sommergente, snello ottimismo +audace, cascata di luce, rada beata sulle coste del +Paradiso, ideale corpo plasmato di nuvole onde +spume sogni, forza che si frange in soavità fragilità +per rinascere più forte.</p> + +<p>Vieeeni, tutti i tuoi nervi tutti i tuoi muscoli pronti +sotto la tua pelle bianca, rosea che odora di caprifoglio, +ciclami, gaggie! Pelle divina dell’Italia +lambita dai mari di seta e sospiri! Ramificazioni +di vigne e di vene che sono bizzarre fontane di +fantasia!</p> + +<p>Italia, sei la più bella! Tutti lo sanno, e ti invi<span class="pagenum"><a name="Page_360" id="Page_360">[360]</a></span>diano. +Molti ti odiano, ma tu non li temi e verrai +lo sento in questa mia alcova d’acciaio profumata +ma insidiata da una doppia corrente di luride +forze nere, puzzolenti e bieche. Queste non potranno +mai sommergere la mia isoletta, poichè è +sradicata, galleggia, su tutte le navigazioni e tutte +le velocità. Quando tu sarai qui dentro, nelle mie +braccia, potrai abbandonare i tuoi capelli ai forti +dinamici Venti italiani che te li profumeranno delicatamente. +E tu godraai fra le mie braccia la mia +passione fatta di mille passioni. Vieni!... Vieeeeni! +Vieeeeni!</p> + +<p>La mia preghiera è esaudita. Mentre visito con +lo sguardo zelante l’interno della piccola alcova +d’acciaio sento la tiepida passione lattea del suo +corpo. Ecco il suo profumo di caprifoglio, ciclami, +gaggie! Ecco sulla feritoia aperta, la luna... Non è +la luna! E’ il suo ventre bianco, liscio di verginità +incorruttibile, eppure così sensuale.</p> + +<p>—Vieeeeni! Vieeeeni! Amoooore! Scendi, entra!</p> + +<p>Così l’Italia, amore fatto di mille amori, entrò +abbandonandosi con morbidi scatti fra le mie braccia. +La <a name="tn360" id="tn360"></a><ins class="correction" title="Testo originale: prendo, La">prendo, la</ins> stringo e i miei baci affannosi +la svestono per meglio goderla. Urlo di tutti i miei +pori felici. Esitazione, terrore delle mie labbra che +non possono, non potranno forse inebriare tutta, +tutta la sua carne e raggiungere tutte le sue fibre +e in fondo in fondo cogliere il fiore dello spasimo +assoluto.<span class="pagenum"><a name="Page_361" id="Page_361">[361]</a></span></p> + +<p>Ma il mio cuore vampante centuplica battendo +le sue furenti calorie per incendiare tutto in me, +muscoli, vene, nervi, tendini, fibre, visceri, pensieri, +sogni e meati capillari. Bruciare, bruciare, +ardere, arroventarmi liquefarmi in un lago torrente +mare Oceano di lava appassionata! Cingerla +così del mio conflagrante amore liquefatto!</p> + +<p>Sì, sì, diventerò un oceano di lava, più vasto +e più cocente degli oceani di fuoco rabbioso che +l’Etna e il Vesuvio mal contengono sotto montagne +pesanti! Il mio oceano d’amore fumante sarà libero, +libero, libero! Ogni capriccio sarà concesso! +Ogni sanguinaria carezza potrà sollazzarsi in libertà! +Torrido, torrido per te o Italia! Ma quell’oceano +di lava prodigiosamente sotto i ventagli +della mia poesia si addolcirà trasformandosi in un +purissimo mare ingenuo tutto imperlato di tenerezza +e gratitudine lagrimanti.</p> + +<p>—Sei felice, sei felice?... Guarda, ho sospeso +la tua veste di trasparenze fluviali sul rullo dei nastri +di cartucce perchè veli di mansuetudine la +volontà di luce tagliente della lampadina elettrica. +La notte sarà fredda: ho posto nel cruscotto un +elmetto austriaco pieno di bragia. L’ardore della +bella vittoria tua riscalderà i tuoi piedini che gareggiando +in corsa con le code delle comete si sono +un poco gelati. Ho fatto puntare le due mitragliatrici +della cupola contro le ultime stelle dell’ironia +e del pessimismo. Ma sdraiati! Sdraiati! Sdraiati, +e riposa in pace. Ho steso sotto i tuoi bei fian<span class="pagenum"><a name="Page_362" id="Page_362">[362]</a></span>chi +tre pellicce di generali austriaci. A destra e a +sinistra potrai scegliere in quegli scaffali pieni di +nastri di destini la più bella fra le molte collane +e cinture di cartucce che nelle tue dita si trasformano +in preziosi ori - argenti - smalti cesellati. +Vengono dalla fabbrica francese di Saint-Etienne. +Furono foggiati per adornare la morte dei tuoi nemici, +ma le tue dita più sapienti delle onde dell’oceano +Indiano riceselleranno quei nastri di cartucce +trasformandoli in monili per la tua bellezza in amore... +Ti piacciono, ti piacciono i miei baci, lo sento! +Vieni! Vieni! Vieni! Entrami nel cuore, o Italia! +Godi, godi, godi, amore mio. Sento l’anima tua +più intima che dal fondo mi chiama, vuole tendermi +le braccia, ma non può, è troppo giù giù, nello +imperscrutabile mistero degli amori sovrumani. +Dal fondo la tua anima implora una stretta, una +piccola stretta delle mie mani! Mi tuffo, affondo +nella tua carne per toccarle, toccarle quelle tue +piccole mani bianche, tremanti! Ti tendo le mie! +Sono vicine, vicine alle tue. Un torrente di baci +ancora ancora! Perchè più non vi sia ostacolo +al mio slancio. Ora quasi le tocco, le piccole mani +della tua anima... le tocco... le ho toccate. Un attimo, +ancora ancora! Un altra <a name="tn362" id="tn362"></a><ins class="correction" title="Testo originale: stretta..">stretta...</ins> Felicità, +felicità, felicità!... Ogni segreto rivelato. So finalmente +perchè ti ho tanto amata! So perchè si può +morire, e rimorire e rimorire cento, mille, un milione +di volte per te!</p> + +<p>Ora dorme fra le mie braccia la bella innamo<span class="pagenum"><a name="Page_363" id="Page_363">[363]</a></span>rata +col suo sorriso di rosa bianca che tremi estatica +tra brezza e raggi all’alba nei giardini. Nel +cruscotto sotto i suoi piedini bianchi, langue e agonizza +la bragia rossa di crudeltà guerresca nell’elmetto +austriaco.</p> + +<p>Sull’Italia e su me riposanti veglia la dura volontà +futurista della lampadina elettrica. E’ irritata +di sentirsi avvolta nella veste di notturne trasparenze +obliose.</p> + +<p>Fuori scorre il fiume monotono di bestiami sanguinari +balordi e cocciuti, ormai vinti e domati con +la loro anima puzzolente in dissoluzione. Anima +che vorrebbe ancora ammorbare con lingue vendicative +l’indulgente e generosa respirazione umana +del nostro divino amore nella nostra alcova di +acciaio. Ma quell’anima irta di mille tanfi bestiali +non penetra più...</p> + +<p>In alto sui monti vegliano i Venti, i grandi Venti +italiani strapotenti e profumanti distributori di Libertà +spirituale, fantasie interplanetarie e assoluta +bontà umana.<span class="pagenum"><a name="Page_364" id="Page_364">[364]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="XXIX" id="XXIX"></a>XXIX.<br /><br /> + +A MENSA COL VINTO<br /> +FRA I ROTTAMI DELL’IMPERO<br /> +AUSTRO-UNGARICO</h2> + + +<p>Don Jacopo, parroco di Resiutta, è un simpatico +e fervido patriota italiano. E’ stato felice di accogliere +nella sua casa parrocchiale il comando dell’8. +squadriglia cosicchè impiantiamo la mensa nel +vasto cucinone affumicato le cui finestre sono aperte +sulle strada di Chiusaforte gibbosamente ingombra +dei rottami della ritirata austriaca.</p> + +<p>Volpe dopo aver spedito mediante un motociclista +un ordine bancario da telegrafare in Borsa a +Genova mi fa ammirare i magnifici porcelli e le +oche catturate che si sbattono e rumoreggiano nella +navicella di un draken-ballon austriaco custodito +da Ghiandusso. Ha trovato anche farina e zucchero +e molte casse di sigarette ungheresi.</p> + +<p>Ogni mio soldato ne fuma tre alla volta, tre piccole +torce di gioia al balcone della bocca.</p> + +<p>Il prete, alto segaligno, faccia di montanaro ossuta, +occhi celesti vivacissimi, forti mascelle da +mangiatore e piede veloce, si affaccenda dalla cucina +alla sua vigna che egli proclama la prima vigna +d’Italia. Da Resiutta a Vienna non si trova più +una vigna. E’ indubbiamente una vigna straordina<span class="pagenum"><a name="Page_365" id="Page_365">[365]</a></span>riamente +fertile, piena di nascondigli, forse di sotterranei, +poichè il prete ricompare ogni tanto con +qualcosa di nuovo fra le braccia a maniche rimboccate: +pentole, cassette, sacchi, sacchetti, salami, +ecc. La sua serva Maria, grassa, quarantenne, +dal viso roseo primaverile e dagli occhietti furbissimi +neri un po’ avari, brontola; ma ogni volta che +nel cucinone entra un nerboruto bersagliere ciclista +col ruvido viso patinato di polvere-sudore, quegli +occhi brillano stranamente inumiditi. Non so se +per insoddisfatta sensualità o per patriottismo commosso. +Il mio ottimismo riassume tutto in questa +frase:</p> + +<p>—Maria, sono belli i soldati d’Italia!</p> + +<p>Maria ride e corre su al piano superiore per la +scala di legno, chiamata da una voce femminile +piacevole malgrado il suo accento straniero.</p> + +<p>—Maria, Maria, preego preego un momento.</p> + +<p>Don Jacopo che entra mi spiega l’enigma:</p> + +<p>—Volevo precisamente parlarle, signor tenente, +la prego anzi di fare le mie scuse al signor capitano +comandante la squadriglia. Mi sono permesso +di ricoverare al primo piano un colonnello austriaco +ammalatissimo. Colonnello della Croce +Rossa. Non è un combattente. Oh! una persona +assolutamente compita, certo un brav’uomo. Deve +avere 55 anni circa, ma ne dimostra 70, tanto è sfinito +dalla stanchezza. Stanotte aveva 40 gradi di +febbre. Ora sta un po’ meglio. Ha voluto confessarsi +appena fu ricoverato. Ha con sè una bellis<span class="pagenum"><a name="Page_366" id="Page_366">[366]</a></span>sima +signora che pare sia sua nipote. Pure della +Croce Rossa.</p> + +<p>—Ah reverendo! Lei ha fatto molto bene. Approvo +la sua opera di carità. Gli Austriaci sono +stravinti. Non è più il caso di preoccuparci di spionaggio.</p> + +<p>—La signorina mi ha domandato, implorando, +una tazza di caffè per il conte. Poichè è conte, +il colonnello, e appartiene all’alta aristocrazia viennese.</p> + +<p>Io chiamo il mio attendente:</p> + +<p>—Ghiandusso, porterai tu stesso un buon caffè +al colonnello austriaco. Fallo parlare, cerca di sapere +esattamente chi è.</p> + +<p>Poi vado a raggiungere il capitano Raby sulla +strada e lentamente trascinati dalla curiosità ci +inoltriamo fra gli avanzi dell’esercito austriaco, +come due compratori in uno smisurato negozio di +antiquario. Non compreremo nulla. Tutto questo +tragico bricabrac è stato già da noi pagato coi 500 +mila morti eroici dell’Isonzo, del Grappa, del +Piave.</p> + +<p>Davanti a noi sulla strada incassata tra le alte +montagne e che corre col torrente Fella fino a Chiusaforte +e a Tarvis, è tutto un tumulto pietrificato di +carri sbilenchi, affusti di cannoni, cucine da campo, +fucili, draken-ballon, carrette, mitragliatrici, +ruote, carogne di cavalli, masse luride di cappotti +infangati, stracci, stracci, stracci, vagoni rovesciati, +auto-carri ruote all’aria e motore nel fosso,<span class="pagenum"><a name="Page_367" id="Page_367">[367]</a></span> +sterco. Immane lerciume che incensa l’azzurro con +lugubri zaffate di puzzi di stiva grasso iodio sangue +corrotto ammoniaca e pidocchi.</p> + +<p>Questi rottami dell’impero austro-ungarico sfasciato +evocano in me l’immagine di un triste, polveroso, +sconfinato magazzino di roba vecchia. +Sembra anche un interminabile villaggio di cenciaiuoli.</p> + +<p>Ad uno svolto della strada un vagone appare +goffamente impennato su tre carri sfasciati. Sembra +volerli assalire e fecondare con un ultimo +colpo di groppa taurina. Fetore rivoltante. Sotto +imputridiscono tre carogne di buoi.</p> + +<p>Mentre ci scostiamo, un lungo disperatissimo +niiiiiitrito lacera l’aria tiepida di questo pomeriggio +autunnale che la corrente gelata del Fella invernalizza +a quando a quando un poco.</p> + +<p>—Un cavallo agonizzante! dico a Raby.</p> + +<p>Il nitrito si rinnova più straziante e lugubre +per modo che intorno a noi la vasta marea di questi +enormi rottami di guerra ci appare ad un tratto +come una spaventosa agonia di carovana assalita, +accecata da una bufera satanica in fondo a una gola +maledetta. Ci avviciniamo al punto da cui parte +il nitrito. Eccolo. In fondo a quel fossato, in quel +marciume verde d’acqua e fango un gran cavallo +ungherese rovesciato allunga enormemente il collo +sforzandosi di far leva per sollevarsi. Ma il sangue +e la vita gli colano, e anche l’intestino, fuor dallo +addome tagliato. Ha le 4 zampe impigliate fra le<span class="pagenum"><a name="Page_368" id="Page_368">[368]</a></span> +cinghie e le ruote di un cannone. Evidentemente +degli austriaci affamati non hanno perso tempo ad +accopparlo. Hanno strappato un pezzo di carne +poi chiusi nell’incubo cieco e sordo della fuga-fame +sono ripartiti senza ascoltare il nitrito disperato +della bestia. Ma il cavallo con un lungo tremito +febbrile riapre le froge arricciate e masticando il +fango coi dentoni trascina trascina un nuovo niiiiitrito.</p> + +<p>Non resisto allo strazio, punto il mio revolver +sulla tempia e con tre colpi pacifico la povera bestia, +per sempre. In alto il sole sta per celarsi dietro +le altissime montagne, ma prima allunga un +suo meraviglioso sguardo biondo-azzurro-dorato +sulla strada che si svolge interminabilmente ingombra +di rottami guerreschi affastellati.</p> + +<p>Il sole, straricco antiquario, vuole prima di coricarsi +rivalutare col suo sguardo minuzioso e penetrante +di conoscitore tutti i frammenti d’un impero +che la Morte gli regala e che ricatalogherà, coi +tanti rottami di tanti imperi già immagazzinati.</p> + +<p>Alle sette il pranzo è pronto e la mensa sorride +alla nostra fame di vincitori nel cucinone odoroso +di maiale ben condito. La sera è fresca e si chiude +volentieri le finestre contro la risacca sinistra di +puzzi ammoniacali. Nel vapore stuzzicante di un +monumentale minestrone io dico a Raby e a Volpe:</p> + +<p>—Si mangerà bene e si berrà meglio, ma mancano +le donne ai vincitori! E dire che ce ne è una +bellissima al primo piano. Io propongo che la gene<span class="pagenum"><a name="Page_369" id="Page_369">[369]</a></span>rosità +ultra-civile italianissima del nostro capitano +inviti a tavola il conte Funk e la sua bella Rose +Barn.</p> + +<p>Approvato con entusiasmo. Ma il colonnello che +ora sta meglio, rifiuta commosso l’invito inaspettato. +Teme di disturbare e manda a ringraziare. +Ghiandusso torna su con ordini precisi poi ridiscende +e dalla porta spalancata entra esitando con +cento inchini il vecchio ufficiale dal viso pallidissimo +ormai tutto naso per l’eccessiva magrezza, +calvo, gli occhi grigi, acquosi e tremolanti. Un’indistruttibile +aria signorile d’alto comando malgrado +l’uniforme bigia sciupata, e la schiena curva. +Ma dietro splende magnetico un affascinante sorriso +femminile.</p> + +<p>Rose Barn è alta, snella, bruna, grandi occhi +vivi, neri, lucentissimi che col tipico pallore verdino +della pelle e l’elastica snodatura dei fianchi +felini, rivelano quella razza interessante e tipica +di ebree viennesi, crepitante perfida e seducente +fusione dei sangui rumeni, boemi e austriaci.</p> + +<p>Bellezza meridionale sì, ma senza l’affettuosità +mediterranea, con sensualità raffinate dal calcolo +e lussuria prodigata fuori d’ogni legge di pudore, +nel bisogno di domare prontamente i maschi e +sfruttarli. Donna da prendere in velocità per gustarne +i mille sapori in fretta prima di scoprire la +inevitabile prostituta che è celata appena dalle moine +infantili, e da una maschera di verginità.</p> + +<p>Raby, Volpe ed io guardiamo la donna valu<span class="pagenum"><a name="Page_370" id="Page_370">[370]</a></span>tandola +e quasi pregustandola, mentre il conte +Funk rinnova i suoi inchini, ossequi, esitazioni.</p> + +<p>—Preeego, signor capitano, non posso accettare. +Non vorrei che lei avesse delle noie coi suoi +superiori. Sono troppo gentili, loro. Non credevo +ufficiali italiani così gentili e pieni di bontà.</p> + +<p>Il conte non vuole sedersi, si fa quasi spingere +da Ghiandusso verso la sedia. Ma la sua bella amica +ha già accettato e finiscono per sedersi tutti +e due davanti a me, un po’ distanti dalla tavola.</p> + +<p>—<span lang="fr" xml:lang="fr">Merci, merci!</span> dice Rose Barn; <span lang="fr" xml:lang="fr">Monsieur le +curé nous a déjà donné a manger. Nous accepterons +seulement une tasse de café.</span> Io parlo un po’ +italiano, male, molto male. Il conte parla bene come +tutti gli alti ufficiali austriaci. Alla corte di +Vienna si parlava molto l’italiano, specialmente +ora con l’attuale imperatrice.</p> + +<p>—Si parlava e si odiava l’italiano, dico io.</p> + +<p>—<span lang="fr" xml:lang="fr">Autrefois, monsieur le lieutenant!</span> Oggi non si +odia più. Tutto è finito per noi, dice Rose Barn.</p> + +<p>E il colonnello aggiunge:</p> + +<p>—Con loro, signori ufficiali, posso dire tutto. Io +ho cominciato la guerra con grande entusiasmo. +Comandavo uno squadrone di cavalleria al fronte +russo, ma contro gli italiani non ho combattuto. +Ho avuto per molto tempo il comando di una colonia +agricola a Oppacchiasella. Conosco bene quei +posti. Ho una proprietà vicino a Gorizia, venivo +spesso in Italia. Non ho mai odiato gli italiani. La +guerra è la guerra!<span class="pagenum"><a name="Page_371" id="Page_371">[371]</a></span></p> + +<p>Il capitano Raby, dopo aver assaporato l’ultima +cucchiaiata del suo minestrone, dice con lentezza +piemontese:</p> + +<p>—Non so se ci avete gratificato con molte cannonate +sul Carso. Ad ogni modo io desidero ringraziarvi +con un pezzo di maiale ben cucinato.</p> + +<p>—Grazie, grazie, dice il conte Funk, troppo +gentili. Non sapevo, non sapevo, veramente, in +Austria non si sa quanto gli ufficiali italiani siano +cortesi, umani, buoni.</p> + +<p>—Non tutti, interrompe Rose Barn, non tutti... +Ah! gli ufficiali dei bersaglieri ciclisti. <span lang="fr" xml:lang="fr">Comme +il sont durs, durs, durs!... Dieu! qu’ils sont durs!</span></p> + +<p>Pienamente rinfrancata e sicura ormai delle sue +labbra sorridenti e delle sue occhiate precise, la +bella ebrea viennese racconta come furono catturati +nella confusione del disarmo a Stazione per la +Carnia. Il conte Funk aveva molti bagagli, probabilmente +molti anche lei. Sento in Rose Barn +la donna sempre armata di eleganza e che ad ogni +costo ricostruisce le sue armi di <a name="tn371" id="tn371"></a><ins class="correction" title="Testo originale: seduzione Essa">seduzione. Essa</ins> +racconta che gli ufficiali bersaglieri brutalmente +spinsero lei e il colonnello lontano dal carro dei +bagagli ormai perduti per sempre. Rose Barn è +stupita di non aver potuto sedurre coi suoi sguardi +quei vincitori violenti.</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—J’ai embrassé plusieurs fois leurs mains comme +une mendiante, comme une mendiante! Mais +ils me criaient: Viaaaa! Va viaa! Va via! Comme +ils sont durs! comme ils sont durs!<span class="pagenum"><a name="Page_372" id="Page_372">[372]</a></span></p> + +<p>Una nostra risata fragorosa accoglie questa descrizione +dei forti, impetuosi soldati italiani colla +loro pratica intelligenza decisa, rozza e senza +smorfie.</p> + +<p>—Vedete, signor conte: questo contrasto tra i +bersaglieri ciclisti che giustamente sbrigarono le +cose con voi, e noi altri che a vittoria compiuta siamo +lieti d’invitarvi a pranzo, è tipicamente unicamente +italiano. La nostra razza è superiore a tutte +le altre razze perchè sa capire, dosare tutto nel tempo +e nello spazio. La razza tedesca, gonfia di prodotti +inutilizzabili da spargere sul mondo e ubriacata +da una spaventosa preparazione militare meticolosissima, +ha con una assoluta mancanza d’elasticità +spirituale dimenticato che la forza pur dominando +nel mondo deve fare i conti sempre con +lo spirito. Voi avete misurato a cifre le nostre forze, +ignorando forse, per il cretinismo dei vostri informatori, +che il popolo italiano ha una grande +anima potentissima, geniale, ricca di tutte le possibilità +improvvisatrici. Questa anima dormiva e +voi che contavate solamente il numero dei nostri +cannoni, ci avete in blocco disprezzati, considerati +come quantità trascurabile. L’Italia, avete pensato, +marcerà con noi, obbedendo a noi. Se non +marcerà con noi resterà neutrale. Ma l’anima +italiana che aveva contato e ricontato tutte le offese +i soprusi e i disprezzi, pur avendo mille ragioni +per non battersi (triplicismo, propaganda +pacifista, assoluta impreparazione ecc.) è scattata<span class="pagenum"><a name="Page_373" id="Page_373">[373]</a></span> +nel momento più pericoloso, sicura d’improvvisare +ciò che non aveva preparato, e d’imparare la +guerra facendola e vincendola. Ciò che avete fatto +nel Belgio, i vostri siluramenti di navi inermi, il +pericolo dell’egemonia tedesca che non ha e non +può avere nessuna ragione d’essere mai, il desiderio +rivoluzionario di noi futuristi italiani che +volevamo ripulire l’Italia di tutto ciò che vi è +di vecchio e specialmente del papato, scopatura +che non si poteva fare con un impero Austro-Ungarico +in piedi ecc. ecc... Ecco infinite ragioni +per le quali siamo entrati in guerra, ma certo +in tutti gli Italiani, dal più umile fante al Comandante +Supremo, c’era un’altra ragione potente!</p> + +<p>«Volevamo dare con una lezione violenta a voi +cocciuti professori medioevali d’arte guerresca, +un brillante spettacolo d’Italianità, che significa +fulminea genialità improvvisatrice, eroismo senza +educazione guerresca, massima elasticità nel passare +dalla violenza utile ad una assoluta bontà coi +vinti e i disarmati. Ricordatevi che in questa guerra +ogni pattuglia italiana aveva almeno uno scopritore +di terre, un meccanico inventore, un poeta +e un padre affettuoso.</p> + +<p>«Volete conoscere il piano vittorioso del generale +Caviglia? Eccolo:</p> + +<p>«Dopo un’intensissima azione dimostrativa sul +Grappa, per attirarvi il nemico, sfondare con 21 +divisioni, separando la massa austriaca del Trenti<span class="pagenum"><a name="Page_374" id="Page_374">[374]</a></span>no +da quella del Piave, e, con azione avvolgente, +provocare la caduta dell’intera fronte montana.</p> + +<p>«La più settentrionale delle armate austriache, +la sesta, aveva per linea di rifornimento Vittorio-Conegliano-Sacile. +Bisognava dunque conquistare +Vittorio Veneto tagliando questa linea. Poi, puntare +con azione avvolgente su Feltre, cioè sul tergo +del Grappa, facendolo cadere per manovra.</p> + +<p>«Subito dopo, raggiungere la convalle bellunese, +puntando per le vie del Cadore e dell’Agordino.</p> + +<p>«Gli ordini di concentramento di forze diramati +il 25 settembre ebbero principio di esecuzione +il 26.</p> + +<p>«Tra il 26 settembre e il 10 ottobre, 21 divisioni, +800 pezzi di medio e grosso calibro, 800 pezzi +di piccolo calibro e 500 bombarde, si schierano +sulla nuova fronte. <a name="tn374" id="tn374"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Quattrocenti">Quattrocento</ins> pezzi tolti da altri +settori sono trasportati sulla fronte del Grappa.</p> + +<p>«Intanto 20 equipaggi da ponte, 4500 metri di +passerella tubolare, 4500 metri di ponte, sono preparati. +In complesso, contro le 63 divisioni e mezza +austriache e i loro duemila pezzi, noi abbiamo +schierato 54 divisioni e 4750 pezzi.</p> + +<p>«Il nostro fuoco d’artiglieria s’iniziò fra Brenta +e Piave alle ore tre del 24 ottobre. Alle ore 7 +e 15 balzano le fanterie sul Grappa. Il 26 ottobre +la resistenza sul Grappa è più che mai accanita. +Sette divisioni italiane contro nove nemiche.</p> + +<p>«La sera del 26, si gettano i ponti sul Piave.<span class="pagenum"><a name="Page_375" id="Page_375">[375]</a></span> +Sono travolti. Altri ponti sono gettati nella notte +del 28.</p> + +<p>«La mattina del 28, il 17.º corpo comincia a passare +a Salettuol e l’8ª armata comincia a passare +fra Pederobba e Falzè.</p> + +<p>«Nelle prime ore del 29, l’ottavo corpo, sui ponti +della Priula, passa e prende Susegana; il 17º +corpo entra in Conegliano; una colonna di lancieri +e di bersaglieri ciclisti entra in Vittorio Veneto. Il +30 ottobre, crolla il Grappa.</p> + +<p>«La disfatta degli austriaci, iniziatasi il 28, resa +inevitabile il 29, si conclude il 30 con la <a name="tn375" id="tn375"></a><ins class="correction" title="Testo originale: catastrofe.">catastrofe.»</ins></p> + +<p>—<span lang="fr" xml:lang="fr">Vous avez raison! Vous avez raison!</span> interrompe +il colonnello agitando le mani timide e tremanti. +<span lang="fr" xml:lang="fr">J’ai toujours pensé que le peuple Italien +est un grand peuple.</span></p> + +<p>—<span lang="fr" xml:lang="fr">Et quels soldats magnifiques!</span> aggiunge Rose +Barn moltiplicando i suoi sguardi voluttuosi al +capitano che la guarda con insistenza.</p> + +<p>Mentre fissa il capitano, Rose Barn distrattamente +urta col piedino il mio piede sinistro. Il +mio scarpone d’alpino non vieta il passaggio dell’elettrica +vibrazione. Rose Barn mi piace molto. +Sono abituato a non lasciarmi sfuggire questi eleganti +animali femminili che prediligono gli assaltatori +audaci, e pur partendo sempre con un +programma astuto nel cervello, non si rifiutano +certi amplessi spensierati volanti e disinteressati.</p> + +<p>Sarei contentissimo di passare una notte con<span class="pagenum"><a name="Page_376" id="Page_376">[376]</a></span> +Rose Barn, anche se la notte precedente fosse +stata passata da lei con l’amico Raby. In guerra +bisogna marciare e non marcire. Nondimeno più +d’ogni desiderio carnale urge in me un imperioso +orgoglio italiano che vuole manifestare nettamente +la sua nativa squisitezza spirituale. Prendo dunque +la parola, con tono energico e guardando negli +occhi senza ironia il colonnello che ora sorbisce +con delizia il nostro caffè:</p> + +<p>—Vede, signor colonnello, noi siamo qui vincitori +e siamo anche i vostri padroni. Malgrado +le finestre chiuse entra l’odore pestilenziale della +vostra gigantesca disfatta. Io vi parlo con sincerità +assoluta. Vedo che siete intelligente, preciserò +il mio pensiero. La signorina Rose Barn seduta vicino +a me non è certo vostra moglie. Credo sia la +vostra amante. La chiamate vostra nipote, poco importa. +Ad ogni modo è bellissima. Piace molto a +me e piace ancor più al comandante l’ottava squadriglia +che ha catturato tutto il vostro corpo d’armata. +Ve lo ripeto. Mi piace molto.</p> + +<p>Il conte Funk, colonnello austriaco, mi guarda +con occhi spaventati e un sorriso stiracchiato:</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Vous voulez rire, vous voulez rire, monsieur +le lieutenant!</p> + +<p>—No, no, signor colonnello, non rido. La signorina +Rose Barn che è una involontaria affascinatrice, +non certo per tradire voi, anzi per ottenervi +maggiori gentilezze nostre, ci promette con<span class="pagenum"><a name="Page_377" id="Page_377">[377]</a></span> +gli occhi (e certo manterrebbe!) delle notti d’amore +straordinarie.</p> + +<p lang="fr" xml:lang="fr">—Oh monsieur le lieutenant, vous voulez rire, +vous voulez rire!</p> + +<p>—Non rido, insisto su queste notti d’amore, che +io intuisco veramente degne di noi vincitori.</p> + +<p>Pausa avvocatesca. Poi un sorriso a Rose Barn +che tiene gli occhi abbassati come una educanda +felice e turbata:</p> + +<p>—Sarebbero notti degne di noi vincitori se.... +se... se non fossimo degli Italiani. Degli ufficiali +austriaci che fossero questa sera nelle nostre condizioni, +non mancherebbero di costringere la bella +preda femminile tipo Rose Barn anche a viva +forza, a ingoiarsi una purga di baci bavosi di vecchi +generali e giovani ufficiali. Ma noi che siamo Italiani, +signor colonnello, vi offriamo da pranzo e dopo +l’eccellente caffè che avete sorbito non vi togliamo +la vostra meravigliosa donna. E’ bellissima, +ve lo ripeto, ma io ho goduto la notte passata +nelle braccia di una donna divina, unica, che +si chiama l’Italia!</p> + +<p>Poi rivolgendomi con sorriso ironico, mellifluo +a Rose Barn:</p> + +<p>—I vostri baci che devono senza dubbio essere +sapientissimi, mi sembrerebbero inevitabilmente +insipidi quanto quelli di una prostituta. Voi, non +lo siete. Coi vostri occhi pieni di capricci e fantasie +dovete certamente desiderare un maschio come +me, se non fosse altro insolito, che vi parla<span class="pagenum"><a name="Page_378" id="Page_378">[378]</a></span> +come mai certamente un maschio vi ha parlato. +Ebbene, no! cara Rose Barn, io vincitore italiano +non vi prenderò, pur potendovi prendere, pur +sapendo che vi farei piacere. Prego anzi l’amico +Raby di rinunciare anche lui alla bella notte sicura. +E lei, caro colonnello, gradisca l’ospitalità +di questa parrocchia italiana che le offre un prete +poco austrofilo, e dorma questa notte in pace +senza che la gelosia aumenti i gradi della sua febbre. +Però io propongo ora una breve passeggiata +per digerire il nostro pranzo. Vuole, signora, e +lei, colonnello, venire con noi a fumare una buona +sigaretta Macedonia? Prego anche lei! Sono +migliori, sono migliori delle sigarette ungheresi. +Così potremo fumando non asfissiarci nel passeggiare +fra i rottami dell’impero austro-ungarico... +ma dove sono i nostri cani! <a name="tn378" id="tn378"></a><ins class="correction" title="Testo originale: Nik">Nick</ins>, Kim, Zazà? +Venite, esperti puzzicoltori! Tu Zazà in testa. Guidaci +fra tanti affastellamenti di luridume insanguinato. +Coi tuoi bau! bau! variati ci descriverai +il tuo paesaggio d’odori.</p> + +<p>Correvano danzavano e capriolavano Nick e +Kim intorno, sopra, sotto Zazà abbaiando. Gli echi +della valle stretta moltiplicavano i</p> + +<p class="center"> +bu baa baubau baubaubau.<br /> +</p> + +<p>—Vede, signora, i soliti puzzi monotoni di stiva, +latrina, iodio, pidocchi</p> + +<p>baubaubaubaubauabaubaubaubau.</p> + +<p>Ora Zazà ha scoperto e ci spiega nel suo linguaggio +che io comprendo i fetidissimi puzzi che<span class="pagenum"><a name="Page_379" id="Page_379">[379]</a></span> +sta decifrando col naso: <span class="ss">puzzo d’imperatore, puzzo +di caserma, puzzo di prete sudicio, puzzo di +carcere, puzzo di medioevo, puzzo di passatismo</span>!</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> + +<p>Ridevano le buone, umane, civili stelle italiane +arricciando le schifiltose nari d’oro.</p> + +<p class="noi">COMANDO SUPREMO</p> + +<p class="right"> +4 novembre, ore 12.<br /> +</p> + +<div class="blockquot"><p><i>La guerra contro l’Austria Ungheria che, sotto +l’alta guida di S. M. il Re Duce Supremo, l’Esercito +italiano inferiore per numero e per mezzi, +iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e +tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima +per 41 mesi, E’ VINTA.</i></p> + +<p><i>La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso +ottobre ed alla quale prendevano parte 51 divisioni +italiane, tre britanniche, due francesi, una +czeco-slovacca ed un reggimento americano contro +73 divisioni austro-ungariche, è finita.</i></p> + +<p><i>La fulminea arditissima avanzata del XXIX Corpo +d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata +alle armate nemiche del Trentino, travolte ad +occidente dalle truppe della Settima Armata e ad +oriente da quelle della Prima, Sesta e Quarta, ha +determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria.</i></p> + +<p><i>Dal Brenta al Torre, l’irresistibile slancio della +Dodicesima, dell’Ottava, della Decima Armata e +delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro +il nemico fuggente.</i><span class="pagenum"><a name="Page_380" id="Page_380">[380]</a></span></p> + +<p><i>Nella pianura S. A. R. il Duca d’Aosta avanza +rapidamente alla testa della sua invitta Terza Armata, +anelante di ritornare sulle posizioni da essa +già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.</i></p> + +<p><i>L’Esercito austro-ungarico è annientato: esso +ha subìto perdite gravissime nell’accanita resistenza +dei primi giorni e nell’inseguimento: ha perdute +quantità ingentissime di materiali di ogni sorta e +pressochè per intero i suoi magazzini e i depositi; +ha lasciato finora nelle nostre mani circa 300.000 +prigionieri con interi stati maggiori e non meno di +5000 cannoni.</i></p> + +<p><i>I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti +del mondo, risalgono in disordine e senza speranza +le valli che avevano disceso con orgogliosa +sicurezza.</i></p> + +<p class="right"> +Firmato: <i>DIAZ.</i><br /> +</p> +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> +<p><i>Le automitragliatrici della colonna (VIII Squadriglia) +catturato un comandante di Corpo d’Armata, +mitragliato e arrestato un treno in movimento +verso Pontebba, entrarono a Chiusaporte.</i></p></div> +<hr style="visibility: hidden; margin: 1.5em;" /> +<p class="center ss">(Diario Ufficiale della nostra ultima offensiva),</p> + +<p class="title">FINE.</p> + + + + +<hr class="double" /> +<h2>Opere di F. T. MARINETTI</h2> + +<table summary="opere"> +<tr> +<td class="negi"> +LA CONQUETE DES ÉTOILES, poème épique, +3<sup>e</sup> édition. Éditions de la «Plume», +Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +DESTRUCTION, poèmes. Léon Vanir, éditeur, +Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LA MOMIE SANGLANTE, poème dramatique. +Edizioni del «Verde e Azzurro», +Milano</td><td class="pri"> 2 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +D’ANNUNZIO INTIME, 4<sup>e</sup> édition. Edizioni +del «Verde e Azzurro», Milano</td><td class="pri"> 2 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LE ROI BOMBANCE, tragédie satirique, 3<sup>e</sup> +édition. Editions du «Mercure de France», +Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LA VILLE CHARNELLE, 4<sup>e</sup> édition. E. +Sansot et C., éditeurs, Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LES DIEUX S’EN VONT, D’ANNUNZIO +RESTE, 11<sup>e</sup> édition. E. Sansot et C., éditeurs, +Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LE CONQUETE DES ÉTOILES, 4<sup>e</sup> édition, +suivie des jugements de la presse internationale. +E. Sansot et C., édit., Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +<a name="tn382" id="tn382"></a><ins class="correction" title="Testo originale: POUPELES">POUPÉES</ins> ÉLECTRIQUES, drame en +trois acte en prose, avec une préface sur +le futurisme. E. Sansot et C., édit., Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +ENQUETE INTERNATIONALE SUR LE +VERS LIBRE, précédée du premier Manifeste +futuriste, (8<sup>e</sup> mille). Édit., de «Poesia»</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +MAFARKA LE FUTURISTE, roman africain +(21<sup>e</sup> mille). E. Sansot et C., éditeurs, +Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +MAFARKA IL FUTURISTA, romanzo, tradotto +da Decio Cinti (Processato e condannato. +Due mesi e mezzo di prigione +all’autore). Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> +<i>Sequestrato</i></td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +DISTRUZIONE, poema, tradotto in versi +liberi col <i>Primo processo di «Mafarka il +Futurista»</i> (Edizione di «Poesia»)</td><td class="pri"> <i>Esaurito</i></td> +</tr> +<tr> +<td class="negi" colspan="2"> +RE BALDORIA, traduzione del Roi Bombance +Editori Fratelli Treves, Milano.</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LE FUTURISME, Théories et Mouvement. +12<sup>e</sup> mille E. Sansot et C., éditeurs, Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LA BATAILLE DE TRIPOLI, récit futuriste +de la journée <i>du 26 ottobre 1911</i>. Edizioni +Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> 1 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LA BATTAGLIA DI TRIPOLI, vissuta e +cantata da F. T. Marinetti. Edizioni Futuriste +di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 2,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LE MONOPLAN DU PAPE, roman prophétique +en vers libres. E. Sansot et C., éditeurs, +Paris</td><td class="pri"> 3 fr. 50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +ZANG-TUMB-TUMB. (Assedio di Adrianopoli) +Parole in libertà. Edizioni Futuriste +di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 3,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +GUERRA, SOLA IGIENE DEL MONDO. +Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 2,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +L’AEROPLANO DEL PAPA, romanzo profetico +in versi liberi, traduzione del <i>Monoplan +du Pape</i>. Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> +L. 3,50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +EL FUTURISMO, traducciòn de German +Gomez de la Mata y N. Hernandez Luquero. +F. Sempere y C., editores, Valencia</td><td class="pri"> 4 <i>reales</i></td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +FUTURISME, traduction russe. Editions de +«Promèthée» Saint-Pétersbourg</td><td class="pri"> 1 r 25</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +NOI FUTURISTI. Edizioni Quintieri. Milano</td><td class="pri"> L. 2,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +MANIFESTI DEL FUTURISMO. 4 volumetti +dei <i>Breviari intellettuali</i>. Istituto +Editoriale Italiano. Milano</td><td class="pri"> L. 8,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +TEATRO SINTETICO FUTURISTA, in collaborazione +con B. Corra e E. Settimelli +(2 vol.) Istituto Editoriale Italiano</td><td class="pri"> L. 4,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +VERSI E PROSE DI S. MALLARMÉ, prima +traduzione italiana. Istituto Editoriale +Italiano, Milano</td><td class="pri"> L. 2,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +POESIE SCELTE. 2 vol. dei <i>Breviari Intellettuali</i>. +Istituto Editoriale Italiano</td><td class="pri"> L. 4,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +COME SI SEDUCONO LE DONNE. Edizioni +dell’«<i>Italia Futurista</i>»</td><td class="pri"> L. 3,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +L’ISOLA DEI BACI, in collaborazione con +B. Corra. Facchi, editore. Milano</td><td class="pri"> L. 3,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +DEMOCRAZIA FUTURISTA, Dinamismo +politico. Facchi, editore. Milano</td><td class="pri"> L. 5,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +8 ANIME IN UNA BOMBA, romanzo esplosivo. +Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 3,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +UN VENTRE DI DONNA, romanzo, in collaborazione +con la signora Robert. Facchi +Editore, Milano</td><td class="pri"> L. 4,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +DISTRUZIONE, traduzione in versi liberi +di Decio Cinti. Nuova edizione. Casa Editrice +Sonzogno, Milano</td><td class="pri"> L. 4,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +MAFARKA IL FUTURISTA. Nuova edizione. +Casa Editrice Sonzogno, Milano</td><td class="pri"> L. 6,50</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LES MOTS EN LIBERTÉ FUTURISTES. +Edizioni Futuriste di «Poesia»</td><td class="pri"> L. 5,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +LUSSURIA—VELOCITA’. Casa Editrice +Modernissima. Milano</td><td class="pri"> L. 10,—</td> +</tr> +<tr> +<td class="negi"> +L’ALCOVA D’ACCIAIO. Romanzo vissuto. +Casa Editrice Vitagliano. Milano</td><td class="pri"> L. 8,—</td> +</tr> +</table> + + + +<div class="tnote"> +<h3><a name="Nota_del_Trascrittore" id="Nota_del_Trascrittore"></a>Nota del Trascrittore</h3> + + +<p> +L’ortografia e punteggiatura originarie sono state mantenute, +eccetto per i cambiamenti elencati di seguito. Posizionando il cursore +sul testo evidenziato <ins class="correction" title="Testo originale: ">in grigio</ins> +ne viene mostrata la versione originale.<br /> +<br /> +Le incongruenze negli accenti delle parole "éditeurs, édition" +nell’elenco delle opere in calce al libro sono state corrette +senza annotazione.<br /><br /> + +L’Indice è stato spostato all'inizio del testo.</p> +<br /> +<br /> +<table summary="tn"> +<tr> +<td> +<a href="#tn4">Pag. 4</a>:</td><td> Copirygth by C. E. Vitaliano Aprile 1921</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>Copyright by C. E. Vitaliano Aprile 1921</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn9">Pag. 9</a>:</td><td> il padre senatore. Anima vivacissma piena di allegre</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>il padre senatore. Anima vivacissima piena di allegre</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn13">Pag. 13</a>: </td><td>e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi polverosisimi,</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi polverosissimi,</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn50">Pag. 50</a>:</td><td> dei bersaglieri che resiste a tutti i colpi!</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>dei bersaglieri che resiste a tutti i colpi!»</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn73">Pag. 73</a>: </td><td>moltiplicando la bollente gioiellieria dei riflessi.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>moltiplicando la bollente gioielleria dei riflessi.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn78">Pag. 78</a>:</td><td> della mia 74. Ho aperto la sportello di sinistra.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>della mia 74. Ho aperto lo sportello di sinistra.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn88">Pag. 88</a>: </td><td>perchè abbiam fatto l’Italia.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>perchè abbiam fatto l’Italia,</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn113">Pag. 113</a>:</td><td> vergine di Galilea... Mariettin! si, si, te. E’ una</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>vergine di Galilea... Mariettin! sì, sì, te. E’ una</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn114">Pag. 114</a>: </td><td>velocissimo ma senza coraggio. Nich puro Ruffterrier</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>velocissimo ma senza coraggio. Nick puro Ruffterrier</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn115">Pag. 115</a>:</td><td> Nic disprezza Kim. Ma se il bracco assale</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>Nick disprezza Kim. Ma se il bracco assale</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn119">Pag. 119</a>: </td><td>di monte Galdella, orlato di squadroni di cavallerio.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>di monte Galdella, orlato di squadroni di cavalleria.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn153">Pag. 153</a>: </td><td>Sei e mezza. Fa fresco. La mia corrozzella è ferma</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>Sei e mezza. Fa fresco. La mia carrozzella è ferma</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn154">Pag. 154</a>:</td><td> Ogni tanto la cameriera si tira su la giarriettiera.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>Ogni tanto la cameriera si tira su la giarrettiera.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn161">Pag. 161</a>:</td><td> teneressimo bacio sulla soglia della casa della zia.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>tenerissimo bacio sulla soglia della casa della zia.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn162">Pag. 162</a>: </td><td>tutte le <span class="g">rrrrrr</span> snobistiche di Parigi Londra New-Yorck.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>tutte le <span class="g">rrrrrr</span> snobistiche di Parigi Londra New York.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn171">Pag. 171</a>:</td><td> nemico è in rotta completa senza neppure un cannome</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>nemico è in rotta completa senza neppure un cannone</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn172">Pag. 172</a>: </td><td>sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli avvementi.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli avvenimenti.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn196">Pag. 196</a>:</td><td> diminuita e si vedeva le pallottole della mitragliatrici</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>diminuita e si vedeva le pallottole delle mitragliatrici</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn199">Pag. 199</a>:</td><td> Mangerà, deve mangiare il ricco asse di cuori</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>Mangerà, deve mangiare il ricco asso di cuori.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn216">Pag. 216</a>: </td><td>il germannico li piglia e se ne va. Il Germanico non</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>il germanico li piglia e se ne va. Il Germanico non</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn220">Pag. 220</a>:</td><td> mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo!</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo!»</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn221">Pag. 221</a>:</td><td> penetrava, imbeveva di se ogni fibra, scatenava</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>penetrava, imbeveva di sè ogni fibra, scatenava</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn227">Pag. 227</a>: </td><td>è morta e che non si festeggiano gli Italilani suonando</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>è morta e che non si festeggiano gli Italiani suonando</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn235">Pag. 235</a>:</td><td> tenente! Siamo in diociotto donne; se non ha paura,</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>tenente! Siamo in diciotto donne; se non ha paura,</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn237">Pag. 237</a>:</td><td> ruota di destra passerà esattamente a due centrimetri</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>ruota di destra passerà esattamente a due centimetri</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn239">Pag. 239</a>: </td><td>Si, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>Sì, è lui! Profilo elegante di bel cavaliere sul suo</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn240">Pag. 240</a>: </td><td>lughissime trascinate, ubriache e ubriacanti di</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>lunghissime trascinate, ubriache e ubriacanti di</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn241">Pag. 241</a>:</td><td> —Si, signor tenente.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>—Sì, signor tenente.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn246a">Pag. 246</a>: </td><td>trascapani e baionette sbatacchiate.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>tascapani e baionette sbatacchiate.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn246b">Pag. 246</a>: </td><td>—Benedeeeetti! Benedeeeeti gl’Italiaaaani! gl’Italiaaaani!</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>—Benedeeeetti! Benedeeeetti gl’Italiaaaani! gl’Italiaaaani!</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn276">Pag. 276</a>:</td><td> aiutarlo, ma si rifuta il campanaro e tra la</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>aiutarlo, ma si rifiuta il campanaro e tra la</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn280">Pag. 280</a>:</td><td> e la mano destra più rude e muscolosa: Trentino!</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>e la mano destra più rude e muscolosa: Trentino!»</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn285">Pag. 285</a>: </td><td>un po’ stanca per i troppi baci e le carrezze accanite!</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>un po’ stanca per i troppi baci e le carezze accanite!</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn299">Pag. 299</a>:</td><td> bastonatura. E’ un accattabrighe simpaticissimo.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>bastonatura. E’ un attaccabrighe simpaticissimo.</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn301">Pag. 301</a>:</td><td> se la svignino come Fiordalisi!</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>se la svignino come Fiordalisi!»</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn316">Pag. 316</a>:</td><td> pronuncia la parola «télèphone».</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>pronuncia la parola «téléphone».</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn326">Pag. 326</a>: </td><td>A cauci te faccio camminà, porcaccione!</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>A cauci te faccio camminà, porcaccione!»</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn327">Pag. 327</a>: </td><td>E’ una gloria nostra! E la gloria dell’ottava</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>E’ una gloria nostra! E’ la gloria dell’ottava</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn329">Pag. 329</a>:</td><td> Bianchetto. Quello Lulu. Ecco Pagiolin! Scegli</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>Bianchetto. Quello Lulù. Ecco Pagiolin! Scegli</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn330">Pag. 330</a>:</td><td> colpo d’ala e si posa sopra un letto. Bianco, saltella</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>colpo d’ala e si posa sopra un tetto. Bianco, saltella</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn336">Pag. 336</a>:</td><td> bizzarrie di correnti sopro i boschi, poichè i fogliami</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>bizzarrie di correnti sopra i boschi, poichè i fogliami</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn341">Pag. 341</a>: </td><td>me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a capofitto!</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>me! Ecco il varco, giù giù! Con me, a capofitto!»</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn342">Pag. 342</a>: </td><td>dei proiettori che tagliano geometricomente</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>dei proiettori che tagliano geometricamente</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn359">Pag. 359</a>: </td><td>LA PIU BELLA NOTTE D’AMORE</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>LA PIU’ BELLA NOTTE D’AMORE</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn360">Pag. 360</a>: </td><td>La prendo, La stringo e i miei baci affannosi</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>La prendo, la stringo e i miei baci affannosi</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn362">Pag. 362</a>:</td><td> ancora ancora! Un altra stretta.. Felicità,</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>ancora ancora! Un altra stretta... Felicità,</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn371">Pag. 371</a>: </td><td>costo ricostruisce le sue armi di seduzione Essa</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>costo ricostruisce le sue armi di seduzione. Essa</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn374">Pag. 374</a>:</td><td> sulla nuova fronte. Quattrocenti pezzi tolti da altri</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>sulla nuova fronte. Quattrocento pezzi tolti da altri</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn375">Pag. 375</a>:</td><td> inevitabile il 29, si conclude il 30 con la catastrofe.</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>inevitabile il 29, si conclude il 30 con la catastrofe.»</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn378">Pag. 378</a>:</td><td> ma dove sono i nostri cani! Nik, Kim, Zaza?</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>ma dove sono i nostri cani! Nick, Kim, Zazà?</td></tr> +<tr> +<td> +<a href="#tn382">Pag. 382</a>:</td><td> POUPELES ÉLECTRIQUES, drame en</td></tr> +<tr> +<td><i>diventa</i>:</td><td>POUPÉES ÉLECTRIQUES, drame en</td></tr> +</table> +</div> + + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of Project Gutenberg's L'alcòva d'acciaio, by Filippo Tommaso Marinetti + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ALCÒVA D'ACCIAIO *** + +***** This file should be named 29035-h.htm or 29035-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/2/9/0/3/29035/ + +Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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Redistribution is +subject to the trademark license, especially commercial +redistribution. + + + +*** START: FULL LICENSE *** + +THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE +PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK + +To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free +distribution of electronic works, by using or distributing this work +(or any other work associated in any way with the phrase "Project +Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project +Gutenberg-tm License (available with this file or online at +http://gutenberg.org/license). + + +Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm +electronic works + +1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm +electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to +and accept all the terms of this license and intellectual property +(trademark/copyright) agreement. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. 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Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + http://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. + + +</pre> + +</body> +</html> diff --git a/29035-h/images/illu.jpg b/29035-h/images/illu.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..b72dced --- /dev/null +++ b/29035-h/images/illu.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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