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| author | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-15 02:38:16 -0700 |
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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Tra cielo e terra + +Author: Anton Giulio Barrili + +Release Date: March 20, 2009 [EBook #28374] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TRA CIELO E TERRA *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini, and the +Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive/Canadian Libraries) + + + + + + + + + + TRA CIELO E TERRA. + + +[Illustrazione: Anton Giulio Barrili] + + + + + TRA CIELO E TERRA + + + ROMANZO + + DI + + ANTON GIULIO BARRILI + + NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA DALL'AUTORE + + MILANO + + FRATELLI TREVES, EDITORI + + 1907 + + + Proprietà letteraria. + + + + +OPERE di A. G. BARRILI. + + + _Capitan Dodèro_ (1865). 13.ª ediz. L. 1 -- + + _Santa Cecilia_ (1866). 11.ª ediz. 1 -- + + _Il libro nero_ (1868). 4.ª ediz. 2 -- + + _I Rossi e i Neri_ (1870). 8.ª ediz. (2 vol.) 2 -- + + _Le confessioni di Fra Gualberto_ (1875). 13.ª ediz. 1 -- + + _Val d'olivi_ (1873). 18.ª edizione 1 -- + + _Semiramide_, racconto babilonese (1873). 9.ª ediz. 1 -- + + _La notte del commendatore_ (1875). 2.ª ediz. 4 -- + + _Castel Gavone_ (1875). 10.ª ediz. 1 -- + + _Come un sogno_ (1875). 26.ª ediz. 1 -- + + _Cuor di ferro e cuor d'oro_ (1877). 18.ª ediz. 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Nuova edizione riveduta + dall'autore (1907) 3 50 + + _Fior d'oro_ (1895). 4.ª ediz. 1 -- + + _Il Prato Maledetto_ (1895) 3 50 + + _Galatea_ (1896). 7.ª ediz. 1 -- + + _Diamante nero_ (1897) 3.ª ediz. 1 -- + + _Raggio di Dio_ (1899). 4.ª ediz. 1 -- + + _Il Ponte del Paradiso_ (1904). 2.º migliaio 3 50 + + * * * * * + + _Lutezia_ (1878). 2.ª ediz. 2 -- + + _Con Garibaldi, alle porte di Roma_, ricordi (1895) 4 -- + + _Sorrisi di gioventù_ (1898) 2.ª ediz. 3 -- + + _Zio Cesare_, commedia in cinque atti (1888) 1 20 + + + + +A FRANCESCO BERLINGIERI + + +Venendo a Te, per dedicarti il mio libro, penso ad una tua bella +fantasia giovanile, «Un frate che minia la _Divina Commedia_»; povero +frate che tu hai lasciato senza compagni, mutando il suo buon codice +membranaceo nei codici moderni del patrio diritto; povero frate, per cui +l'arte aveva ancora «sorrisi e fascini», ma più assai la giovane natura, +parlante a lui l'onnipossente linguaggio da quelle stesse pagine ch'egli +andava infiorando con le belle immagini fantasiose, ridenti d'italica +primavera al genio di Oderisi da Gubbio e di Franco Bolognese. Deposti i +pennelli, poggiata la faccia sulla palma della mano, pensa il povero +frate, con gli occhi rivolti al poema del profugo Fiorentino «a cui +temprâr l'ingegno--e l'amore e lo sdegno». O frate, tu gli hai detto, +ammonendolo: + + O frate, a lui l'esilio + E le pugne dell'alma: + A te l'obblìo degli uomini + E la cristiana calma. + Perchè t'alzi a colloquio + Col Ghibellin? tu piega + La queta fronte, e prega. + +Ma sì, tardi consigli, come sono su per giù tutti i consigli +dell'esperienza! Il male è fatto: il tuo monaco ha riletto dianzi quel +diabolico canto V dell'_Inferno_, donde scoppia tanta passione umana, e +dilaga e straripa. Quei due maravigliosi dannati raccontano anche così +bene! + + Per più fiate gli occhi ci sospinse + Quella lettura e scolorocci il viso: + Ma solo un punto fu quel che ci vinse. + +Povero frate! Satana gli ha dato l'esca. Che ardori nel suo sangue! che +visioni nella sua cella! I giorni felici si ripresentano alla sua mente, +con immagini e fragranze di baci; la gioventù lo chiama, la terra lo +invita; il rimorso lo turba, e il cielo dimenticato un istante gli +ridipinge agli occhi la scena terribile dei sicuri castighi. No, non più +affetti terreni, non ribellioni, non fughe. + + Dio, mi salva dal dèmone + Che tutto mi possiede! + Di macere vigilie + Rinforzerò la fede. + Nè più profane pagine + Avran su me l'impero! + Io minierò il Saltero. + +L'uomo antico era ricomparso tra le mortificazioni dell'asceta; ma +l'asceta ha riconosciuto il tentatore, ha resistito, ha vinto. Così tu, +fantasticando davanti alle rovine di un vecchio convento, che l'anima +tua ripopolava «di larve incappucciate», hai rievocato un momento tipico +della vita passata, o, per dire più veramente, hai intravveduto nella +vita passata un lampo della coscienza eterna, dell'eterno dissidio e del +vincolo eterno tra la terra ed il cielo. + +Ho il mio frate ancor io. Non minia, pur troppo: parla il linguaggio +aspro e nondimeno attraente che molti ascoltano tuttavia, che molti +ascolteranno ancora dopo di noi, perchè tra forme mortali e transitorie +reca sempre la nota della immortale verità non mai intieramente +chiarita, della immortale domanda non mai pienamente soddisfatta. Egli è +voce e coscienza d'una religione storica, che in mezzo a tante cure +mondane onde fu troppo infrascata nei secoli scorsi ed è ancora afflitta +nel nostro, è pur bastata a dare un corpo di dottrine morali purissime, +suggellate dal bel principio in uno stupendo esemplare di dolcezza e di +grazia, di virtù, di mansuetudine, di sacrifizio sublime, parlante dalla +montagna al popolo di Tiberiade, disputante coi dottori della legge nel +tempio di Gerusalemme, odiato ugualmente da Scribi e da Farisei (specie +non morta ancora), ugualmente franteso da Giudei e da Romani, dagli uni +e dagli altri condannato nella doppia sentenza del sinedrio e del +pretorio, epicamente grande nel supplizio del Golgota, redivivo e +trionfante nella fede degli umili come promessa infallibile di +ricompense celesti, presente in ispirito e in verità dovunque si +soffre, dovunque si procede, dovunque si spera di giungere ad una meta, +commensale divino degl'infelici, rompente con paterno amore ai +pellegrini di Emaus quel pane quotidiano, che a tanti figli d'Adamo +sèguita sempre a mancare. Triste cosa, non è vero? e si può bene +rimpiangere che i seguaci si siano allontanati di tanto dall'esemplare +maraviglioso; riuscendo agli onori del trionfo per collegarsi tosto a +mutua difesa coi potenti della terra; non dando ai miseri altro aiuto +fuor che di buone parole; sognando per sè l'impero del mondo, ed +ottenendo per via da tutti i monarchi, alternamente combattuti e +favoriti, uno scampolo di territorio per le loro famiglie, nella patria +divisa, assoggettata e tradita. Ma gli errori degli uomini nel corso dei +secoli, ed oggi le ineluttabili ragioni della difesa civile, non ci +faranno dimenticare il buon principio essenziale di quella religione, +che ha pure educato nei cuori il sentimento del divino, prendendolo +ovunque le fu dato rintracciarlo, germe prezioso e fecondo, tra la +scoria delle superstizioni volgari e tra le perle della filosofia +antica, tra i dubbî della scuola e gli stupori della piazza, tra i +foschi terrori e le serene speranze di settantaquattro generazioni. E +chi sa? l'istesso mio frate, un po' incalzato e stretto al muro da chi +avesse avuto più tempo per ciò, si sarebbe licenziato a parlare più +liberamente che non solesse fare dal pergamo ai fedeli cristiani di San +Giorgio. Credete in Dio, avrebbe detto, credete in un Dio giusto e +buono, come causa prima dell'universo; osservate la legge morale, +com'ella per volontà di lui si è rivelata alle genti: praticato il +rispetto, l'amore, la carità nel mondo, e lasciate al tempo la cura del +resto. Molte foglie cadono ogni autunno dall'albero; molti rami secchi +al peso delle nevi invernali, all'azione dei geli, al soffio della +tramontana si spezzano: ciò che è vitale, vivrà. + +Il mio frate non minia, ti ho detto; nè io son riuscito a miniar lui con +arte degna del tema. L'ho tirato giù alla grossa, ma vedendolo bene; e +penso che questo si debba sentire da tutti coloro che lo vedranno +apparire a suo tempo, nel corso di queste pagine, viva figura di +combattente, o larva di promessi rimorsi per due povere creature +condotte dal destino all'aspro dissidio tra la passione e il dovere, tra +la natura obbedita e la legge violata. Intorno alle quali cose, io credo +che il mio pensiero, essendo chiarissimo, non si possa frantendere nè +falsare da uomini di parte, credenti o miscredenti che vogliano essere: +ma certo non sarà male renderlo più evidente colla giunta di poche altre +considerazioni. + +La società moderna, per giudizio di alcuni, va bene abbastanza, volgendo +apertamente ed infallibilmente al meglio, alla liberazione, alla +certezza, alla luce. Non tanto sfoggio di sostantivi, mi raccomando. +Spero anch'io che volgerà al meglio, se per merito di qualche evento +prodigioso le capiterà di rimettersi in gambe: per ora mi sembra che +zoppichi; e guai se lo zoppo fa a correre; vuol esser tombola, non ti +pare? La grande rottura, avvenuta da un pezzo, e di questi tempi +condotta agli estremi, tra la scienza e la fede, ha tra parecchi buoni +effetti il cattivo di lasciar la morale senza guida, senza sostegno, in +un momento sociale che più avremmo bisogno di lei; mentre le +moltitudini, felicemente sciolte da tanti vincoli molesti, sentono più +vivo il gusto della libertà e lo estendono volentieri a tutti i +godimenti dell'essere; mentre tutti gli accorti, segnatamente i meglio +provveduti, i meglio collocati nel mare magno della vita, dopo aver +tremato un pochino di certe raffiche minacciose, si rassegnano alla +burrasca, vogando alla galeotta e ripetendo tra sè il motto infame di +Luigi XV: «_après moi le déluge_»; mentre lo stesso fondamento della +società, che è la famiglia, non ha più un medesimo pensiero, un medesimo +criterio, un medesimo istinto, per tutte le persone che la compongono. +Nel modo di vivere, di sentire, d'intendere, di curare la conservazione +delle tradizioni, degli averi, delle virtù private e domestiche, +principio delle pubbliche e civili, noi non sembriamo già più i figli +dei nostri padri: gran soluzione di continuità, che dovrebbe farci +pensare! Così la famiglia si disunisce, un po' per debolezza sua, molto +per colpa de' suoi capi, che non l'hanno più per santuario, come gente +civile, ma per rifugio, come selvaggi primitivi. L'uomo va per un verso, +e la donna per l'altro, secondo gli umori, i gusti, le vanità; crescano +i figli come vogliono e possono; e padri e madri e figliuoli con molti +bisogni, perchè con molti appetiti; senza ideali, perchè senz'ombra +d'idee. + +Restaurare nel civile consorzio il senso morale parrà necessario a chi +pensa; e necessario veder cominciare la restaurazione dai capi, dai capi +della famiglia, dai capi della società, donde l'autorità deriva, donde +gli esempi si spargono. Ma noi non faremo niente senza virtù private, +senza idealità che le informino, scaldandone la buona semente nei cuori. +Tanto io credo, «e creder credo il vero». Per ritornare al libro che ti +offro, esso sarà giudicato come vorrà essere; anzi diciamo pure, +pronosticando, che non sarà giudicato affatto. Viviamo in un paese di +gente savia e prudente, che aspetta di fuori sentenze ed oracoli, mode, +predizioni del tempo ed almanacchi. Mi preme soltanto che il libro sia +sentito da coloro che lo leggeranno. Da ventimila, dice l'amico editore, +sperando: da venti, dico io, già molto ambizioso, se penso ai +venticinque di cui si contentava il Manzoni: nel fatto, levando tutti +gli zeri, me ne bastano due. + +Eravamo in due all'Acqua Novella, te ne rammenti? C'è là, in un angolo +felice della nostra Liguria occidentale, il più antico e il più recente +mio ricordo campestre. Vidi da bambino ed amai quella voltata in discesa +dalla balza di Bergeggi a Spotorno, con le rovine dell'èremo di +Sant'Antonino, piantato nel vivo della rupe ferrigna, sotto i ciuffi +degli arbusti che gli fanno ombra dal ciglio sfaldato del gran masso +imminente. Era allora il mio sogno d'essere il padrone dell'èremo, di +restaurarlo, di farmi frate là dentro, frate di un ordine mio, molto +benedettino per la copia dei libri, molto templario per la quantità dei +conversi; gaudenti essi della vita materiale, gaudente io della felicità +intellettuale, in quella grata solitudine, difesa dai venti freddi, con +quel lembo di cielo opalino, con quella lista di mare turchino davanti, +dimenticando tutto l'altro dello spazio e del tempo, ignorando l'ora +degli altri, aspettando la mia senza troppo curarmene. Veramente, +l'orologio non era lontano; orologio solare, sul terrazzo di una casa +verdognola, trecento passi più in là, nel bel mezzo di un orto; con +quella sua leggenda: «_ultima necat_» che fu la prima frase latina +capitata davanti a' miei occhi, e che mi dava sempre tanto da pensare, +tutte le volte che passavo da quelle parti. Quando fui in grado da +intenderla, amai compirne l'idea, premettendole un «_vulnerant omnes_». +Ma per allora non era il caso di filosofarci su; ed io non filosofavo, +sentendo il desiderio di quella pace, sognandola tutta per me. + +Era un sogno, e finì come finiscono i sogni. Ma i bei sogni si ricordano +volentieri; ed io più volentieri l'ho ricordato, tornando or non è molto +con te alla tua bella Spotorno, bianca lucente sulla spiaggia lunga, tra +la voltata di Bergeggi e il monte Orsini, aspra guardia di Noli. Ad un +certo punto, e di comune accordo, abbiamo fatta fermar la carrozza; io +per contemplare il mio èremo, tu per farmi bere un sorso della fontana +lì presso, l'Acqua Novella, zampillante da una gran vasca quadrata, sul +margine della strada maestra. O acqua ben nomata, veramente fresca, +ristoratrice e pura, come tutte le cose novelle! Io non sogno più +solamente il mio vecchio èremo e la mia vecchia meridiana; sogno ancora +l'Acqua Novella e quel buon tratto di strada quieta, che abbiamo fatta a +piedi con tanta allegrezza, mentre i cavalli ci seguitavano al passo. E +penso ancora, nel mio sogno, che l'uomo più felice della terra debba +essere un certo guardiano di strada ferrata, che ha il suo casotto in +quelle vicinanze, col suo orticello, i suoi fagiuoli e il suo gran fico +brogiotto, accanto allo sbocco della galleria di Bergeggi. Poveraccio! e +forse egli sogna a sua volta un trasloco, una promozione, che lo sbalzi +guardia eccentrica o guardia di sala in qualche stazione importante, +donde gli sia facile di mandare a scuola le quattro o cinque creaturine +che senza fatica, quasi senza un pensiero al mondo, gli sono rampollate +là dentro. + +Son tutti così, i miei bravi cantonieri di strada ferrata. Ricordo +ancora quello di Varigotti, conosciuto tanti anni fa. Aveva anche lui +una bella fontana daccanto, anzi una vera cascata d'acqua, che piombava +dalla balza rossastra, sotto la chiesuola abbandonata di San Lorenzo; +aveva un orticello, con pèschi, fichi e fagiuoli, ch'erano una +maraviglia a vederli; aveva il gran mare turchino davanti, e +tutt'intorno, da ogni piega del terreno, da ogni borro, da ogni +fenditura della rupe, occhieggiavano a lui tra lucide foglie di smeraldo +i bei limoni dal color dell'oro. Per esser felice, non gli mancava +neanche una moglie, giovanissima, bella e savia, amante del lavoro e di +lui. Ma quello ci aveva il mal del paese; voleva lasciare quel sorriso +di cielo e di mare, quel profumo, quel tepore, quella gloria, per +ritornarsene al suo nido natale, o non troppo discosto, tra Bussoleno e +Modane, sotto le Alpi nevose, a sentir cantare gli aquiloni e scrosciar +le valanghe. Barattava male, e non fu difficile contentarlo. Sarà +felice, ora? Ah, penso che Gabriello Chiabrera fu ben ispirato, il +giorno che sul portone della sua casa fece scolpir l'oraziano: «_Nihil +est ab omni parte beatum_». + +Ma se una felicità compiuta non si ritrova in nessun luogo, neanche là +dove io l'avevo sognata, bene mi sarà lecito di desiderare che la vita +sia più ricca d'ideale, e che un'acqua novella, se pure non ci si debba +vivere accanto con oraziana serenità, rinfreschi e purifichi le nuove +generazioni; che il sentimento del divino, ingenito nella coscienza +umana, si accordi un giorno colla critica non più arrogante di facili +dispregi, colla scienza non più infatuata di sollecite deduzioni, e +venga in buon punto a rinvigorire di nuovi succhi la povera morale +intristita. Questo è il mio sogno dell'età matura, e credo che questo +sia pure il tuo. Tu hai, a buon conto, una famiglia nata di te; vuoi che +abbia i tuoi stessi ideali, riflettendo alcun che di quelli che tu +stesso derivi dai tuoi vecchi; ai quali con animo reverente mando un +augurio e un saluto filiale ancor io. + +Comunque esso sia riuscito per l'arte, il mio libro è morale. Non già +come un trattato; credo anzi che ci corra molt'acqua, e tutt'altro che +novella, di mezzo. Ma esso è morale, nondimeno, come può essere tale un +romanzo; cioè a dire una rappresentazione della vita reale, aspersa +d'una certa idealità, che è poi la nota personale fatalmente recata +dall'artista nella cosa veduta, nella cosa sentita ed espressa. + +Ritorneremo col bel tempo all'Acqua Novella e al vecchio èremo +diroccato. Tu ama intanto il tuo + + ANTON GIULIO BARRILI. + + + + +TRA CIELO E TERRA + + + + +CAPITOLO PRIMO. + +Addio, bel mare! + + +Gli avevano fatta un'ingiustizia, saltandolo nelle promozioni; perciò, a +mala pena sbarcato, aveva mandata la sua dimissione al ministro. Per la +via gerarchica, s'intende; e il capo del suo dipartimento marittimo, +alla Spezia, si era degnato di esortarlo a pensarci su, almeno un paio +di giorni. Per non fargli dispiacere col mostrarsi sconoscente alla +cortesia del superiore, aveva accettato il consiglio; ma, quarantott'ore +dopo, si era ripresentato al suo illustre capo, pregandolo di dar corso +alla lettera. + +Tra gli uguali, qualche amico sincero aveva tentato dissuaderlo, +arrischiandosi a dirgli che commetteva un errore; ma egli non aveva +voluto convenirne. Altri gli dicevano: «Fai bene; è stata +un'ingiustizia; le ingiustizie non si sopportano». Ed egli rispondeva +con un vivo cenno di assenso, quasi di ringraziamento, come uno che si +senta compreso, congedandosi con una poderosa stretta di mano da tutti +quei vecchi compagni, ai quali lasciava un gradino vuoto su quella scala +di Giacobbe che conduce al paradiso del viceammiragliato. + +Era sicuro del fatto suo; la risoluzione gli pareva buona, per il caso +presente e per i casi futuri. Infatti, che cosa sperare da quel +ministro, che era stato suo comandante in una memorabile crociera e che +aveva mostrato in parecchie occasioni di non poterlo soffrire? Effetto +di una ruggine antica, per una manovra fatta da lui, di suo capo, che il +comandante non aveva ordinata, che anzi aveva biasimata. Un po' troppo +presto, per altro: lo scandaglio, la mattina dopo, aveva dimostrato a +tutti che seguendo ciecamente gli ordini del comandante si sarebbe +rimasti incagliati. Quattro palmi di sàgola avevano dato ragione +all'inferiore; e il superiore se l'era legata al dito, quantunque +l'inferiore si fosse studiato con ogni maggior cura di non lasciar +trasparire il sentimento della propria superiorità. Una promozione, dopo +quel giorno malaugurato, era venuta per tutt'e due, l'uno giungendo al +grado di tenente di vascello, l'altro al grado di contrammiraglio. Due +anni ancora, e il contrammiraglio diventava ministro. Il ministro si era +slegato finalmente il dito, saltando nelle prime promozioni il tenente +di vascello. + +Lagnarsi? È presto detto. In che modo? Aspettare che cascasse il +ministro; sì, fra due o tre anni, e intanto divorarsi l'affronto. No, +niente aspettare; perciò aveva mandata la sua dimissione. Cosa +amaramente spiacevole per lui, quanto edificante per tutti, la sua +dimissione era stata accettata a volo. Brutto momento, vedersi così di +punto in bianco fuori dell'uscio! Ma c'è «la buona compagnia che l'uom +francheggia»; e questa, nei brutti momenti, consola. + +Ahimè, non del tutto. A lui una pena sorda restava nel profondo +dell'essere. Amava il mare; il bel mare, così pieno di misteri, così +magnifico nella collera, così augusto nella calma, che pare abbia +un'anima, e grande, meravigliosamente grande, grande almeno sei volte +quella dell'umanità tutta quanta; il buon mare che mette in comunione +tutte le creature viventi, assai più ed assai meglio che non facciano +tante strade ferrate e tanti telegrafi. In questi dotti congegni c'è +sempre l'arte di un mondo piccino, piccino come tutte le trovate degli +uomini; c'è sempre l'idea di sentirsi passare in una cruna d'ago, +assottigliati, stiacciati, tanagliati dagli attriti continui del passo. +E poi, che cosa sono le invenzioni dell'uomo, ristrette ad un solo +ufficio, ordinate ad una sola utilità, in confronto di quella superficie +azzurra, pianura liquida e senza solco, che palpita e porta, mobile, +gloriosa e superba, che dà moto e gioia a tanti organismi animati, +colore agli occhi, calore agli spiriti, essendo ad un tempo la via e la +vita? + +Tutto è nuovo su quella via, l'abbiate pure cento volte percorsa; ve la +fanno parer sempre nuova i mille diversi aspetti delle cose, nella +vastità sconfinata degli orizzonti, nella infinita varietà delle tinte, +mezze tinte e sfumature, dell'aria e dell'acqua. Il punto a cui volgete +la prora è di giorno una striscia di azzurro, di grigio, di roseo, +sull'ultimo lembo del mare, una striscia tenue che non vi offre il +colore stridente nè i contorni aspri del vero; nella notte, poi, è un +punto di fuoco, che getta sulle acque un raggio luminoso; più spesso, e +di giorno e di notte, è l'invisibile, il nulla, ma con la sublime +certezza di vedere, di trovar qualche cosa, al momento prefisso, sulla +via che vi dimostrano le stelle, che vi traccia infallibilmente un +computo aritmetico. E intanto il lontano fa pensare; l'occhio intravvede +l'infinito; l'anima sente Dio; nè ci sono professori di calcolo per +rimpicciolirvi quello con la figura di un otto coricato, nè filosofi del +malanno per dirvi che questo è un sogno, una idiosincrasia naturale, una +concrezione storica del vostro pensiero. + +Con che ansia, adolescente allievo del collegio di marina, aveva +aspettato il giorno del suo primo imbarco! Con che passione aveva fatto +il suo primo viaggio, quindici anni addietro! Lo aveva sentito cantare e +sospirare, fremere, urlare e ruggire, quel mostro immane dai grandi +occhi verdi e dal dorso di spume! E lo aveva ammirato nella molteplicità +degli aspetti, soavi e terribili, graziosi e feroci, sempre nuovi e +stupendi; lo aveva amato nella salubre vivezza delle fragranze, nella +dolce giocondità dei ritmici cullamenti. E dopo tante ammirazioni, dopo +tanti amori, lo aveva lasciato! Ma sì, che volete? gli avevano fatta +un'ingiustizia. Le ingiustizie non si sopportano, o si mostra di averle +meritate; nel qual caso non sono più ingiustizie, ne convenite? Triste +cosa, per altro! Aveva sempre sognato una guerra, da far le sue prove +anche lui, da onorare l'Italia, questa lunga penisola che pare una gran +nave imbozzata attraverso il Mediterraneo, e che non dovrebbe starci, +perdio, come un pontone, come una fregata in disarmo. Quella guerra non +l'aveva certamente invocata; il valoroso non invoca i pericoli, che non +sono solamente per sè, ma per tutti; li aspetta, e si prepara ad +affrontarli. + +Aspettando la guerra, preparandosi a quella, il soldato serve la patria. +E perchè non l'aspettava egli ancora, passando sopra ad una cattiveria +di ministro? Infine, gli uomini passano, la patria resta. Verissimo, +questo; ma è verissimo ugualmente che son tutte parole. La patria che +resta è sorda, cieca e muta; non vi sente, non vi vede, non vi conforta +per nulla, non vi consola affatto, non vi vendica di quell'altra che +passa, agitandosi intorno a voi, standovi sotto, accanto e sopra, che vi +giudica senza criterio, ammirandovi di fuga quando il caso dà a voi di +far bene e a lei di non poter fare altrimenti, disprezzandovi quando ne +può avere un pretesto, deridendovi spesso e volentieri, ne abbia o non +ne abbia ragione, solo che si presenti un appiglio. La patria grande, la +vera, dopo tutto, si serve con dignità. Levate la dignità al soldato, e +non gli resta più nulla; c'è la morte nell'anima, e il servire è +vergogna. + +Per altro, non credeva di dover tanto soffrire, obbedendo alla voce +della propria coscienza. Fu una triste giornata quella in cui gli +annunziarono che la dimissione del tenente Sospello era stata accettata. +Ah, non voleva stare neanche un giorno alla berlina delle condoglianze. +Le sue valigie erano fatte, in attesa dell'evento. Se ne andava subito +subito; e lontano, molto lontano dal mare, che non voleva vedere mai +più. Alla terra de' suoi padri, alle Alpi, avrebbe chiesto il rifugio; +possedeva ancora una bicocca, lassù. Di vecchi non c'era più nessuno, ad +aspettarlo: restava una sorella maggiore, nobile e santa creatura, che +tant'anni prima avrebbe desiderato di chiudersi in un monastero, ma non +aveva osato farlo, per non lasciar solo del tutto il suo vecchio babbo. +Morto quello, non aveva potuto lasciar solo e vuoto il vecchio palazzo, +dove cinque generazioni di Sospelli di Vaussana erano passate, e dove +era naturale che ella restasse per custodire il posto alla settima, se +mai il fratello Maurizio si risolvesse di continuare la stirpe. + +Buona e cara Albertina! Egli andava a farle compagnia nella triste +casa; e qual compagnia! Lei, fastidita del mondo anche prima di +conoscerlo, certamente per qualche intima ragione si era appartata a +quel modo, rinunziando alle gioie della vita; se pure la vita ne ha. +Anch'egli, vecchio scapolo, che aveva sognato d'impalmare la gloria, +offeso un giorno nella sua dignità, rinunziava a tutti i sogni di una +legittima ambizione, per andarsi a rinchiudere nella casa dei suoi +maggiori, come un povero alcione ferito va a posar l'ala sanguinolenta +sul nido abbandonato. + +Maurizio aveva già scritto alla sorella, annunziandole la sua dimissione +come un proposito irrevocabile: ma egli non intendeva già d'impoltronire +nella sua bicocca montanina; non voleva finir cacciatore, nè giuocatore +beone, come tanti gentiluomini campagnuoli. Possedeva una ricca +libreria; l'avrebbe al bisogno accresciuta, per dedicarsi ad un'opera di +polso. Aveva sempre vagheggiato il pensiero di scrivere un libro delle +guerre marittime d'Italia, ma condotto con una certa larghezza di +disegno, da appagar tutti i gusti, da rispondere a tutti i bisogni +intellettuali, ordinato e preciso come una storia, vivo e animato come +un romanzo, il libro del marinaio italiano, il libro che mancava ancora, +per dare una idea chiara e compiuta delle antiche navigazioni e degli +antichi commerci, argomenti di emulazione e cause di guerra tra i +popoli; per descrivere i costumi marinareschi, le imprese audaci, le +trasformazioni successive della strategìa e della tattica navale nel +gran bacino mediterraneo. Certo, per condurre a termine un'opera come +quella, non gli sarebbero bastati i libri che possedeva. Ma il primo +anno lo avrebbe speso a tracciare il quadro; poi avrebbe veduto, si +sarebbe destreggiato via via secondo il bisogno, cercando altri libri, +viaggiando per città e biblioteche; ottima occasione per isgranchirsi, +per non fare la ruggine. Ed era ancora una bella vita per un uomo di +trentadue anni; e aveva tempo davanti a sè per colorire degnamente il +quadro ideato. + +Il suo attendente, congedandosi da lui alla stazione di Spezia, gli +aveva dato il buon viaggio con le lagrime agli occhi. + +--Grazie, Susini, e addio; siamo uomini;--gli rispose +Maurizio.--Scrivimi, se ti occorrerà qualche cosa; ed anche quando non +ti occorrerà nulla; riceverò sempre le tue lettere con molto piacere. + +--E lei, signor tenente, non avrà mai bisogno di nulla, da un povero +marinaio? + +--Sì, spesso sentirò che mi mancherai, bravo Susini. Intanto, ti prego, +appena sarà di ritorno, mi saluterai il _Duilio_.-- + +Aveva il cuor gonfio, il signor Maurizio, e incominciava a tremargli la +voce. + +--Ah, signor tenente!--mormorò il marinaio, singhiozzando.--È stata una +grande ingiustizia. + +--No, sai? t'inganni. Non si fanno ingiustizie, in servizio. Ci possono +essere degli equivoci, dei malintesi; ma ingiustizie no, mai;--replicò +il signor Maurizio, che aveva ancora la disciplina negli occhi e non +voleva finir la carriera dando lo scandalo di dir male o di lasciar dir +male dei superiori.--Se ti sembro commosso, pensa che ne ho qualche +ragione. Non si abbandona il mare senza uno schianto dell'anima. Un +giorno la sentirai anche tu, Susini mio, la nostalgia del mare. + +--Io no, signor tenente, con sua licenza non avrò da sentirla. Non si +ricorda che sono della Maddalena? + +--È vero, sì, e invecchierai vedendolo ogni giorno; e quando sarai morto +lo sentirai ancora da tutte le parti brontolare alla spiaggia; che bella +cosa!--concluse sospirando il tenente.--Ma senti, fischia la macchina, e +non vuol più saperne dei nostri discorsi. Qua la mano, mio vecchio, e +addio!-- + +Il treno si metteva in moto, e il marinaio ebbe appena il tempo di +baciare la mano che il suo tenente gli offriva per l'ultima volta. + +--Non lo vuole ammettere;--borbottò egli, allontanandosi dal marciapiede +d'asfalto, come il treno fu scomparso nel buio della notte;--ma tutti lo +dicono a una voce: è stata un'ingiustizia. Per colpa di quei signori +laggiù, la marina italiana ha perso ancor uno dei suoi manovrieri. E +buono, poi, buono come il pane di Voltri; gentile come una ragazza di +quindici anni, che non gli si è sentito mai uscir di bocca una mala +parola, neanche nelle ore che scapperebbe la pazienza ai santi.-- + +La notte, senza lume di luna, era buia, e l'entrare del treno nelle +centomila gallerie delle Cinque Terre e l'uscirne non facevano divario +alla vista. Maurizio, nondimeno, sentiva il mare vicino, lo sentiva alle +acute fragranze e al romper dei marosi contro le rupi. Lo rivide +sull'alba, il vecchio amico brontolone; lo rivide di là dal monte di +Portofino, farsi a mano a mano più luminoso e più bello, a Recco, a +Nervi, a Genova, e giù giù per tutta la quieta Riviera di Ponente, dove +si aprono cinquanta seni azzurreggianti tra il verde, e su lembi sottili +di candide spiagge cinquanta paesi si distendono al sole. Quanti porti e +rade, e golfi e calanche, di cui Maurizio conosceva gli approdi! A +Genova era vissuto parecchi anni collegiale, e tante volte c'era tornato +ufficiale. Nella rada di Vado, ancoraggio sicuro, era andato una volta a +rifugio colla sua cannoniera, cacciato per due giorni da un fortunale di +libeccio. Quella costiera della Cornice tutta frastagliata da balze +ferrigne, coi suoi fondi di turchino carico listato di smeraldo e +sormontato di bianche creste spumose, come l'aveva in pratica! Ed era +sempre là, il suo mare, ad ogni uscita di galleria, il suo mare azzurro, +scintillante, superbo, il buon mare, il bel mare, a cui aveva tutto +sacrificato per tanti anni, perfino l'amore, il grande, il forte, il +supremo bisogno dei cuori. + +Non aveva egli dunque amato mai? Sì, aveva amato, ed anche incominciando +per tempo; ma anche per tempo si era fermato. A quattordici anni aveva +preso una cotta famosa per una sua cuginetta, splendidissima e +formosissima bionda. Per moglie non sarebbe andata, avendo perfino un +anno o due più di lui: ma chi bada a queste differenze, quando cantano +gli anni adolescenti nel cuore? Quella stupenda creatura egli l'aveva +veduta da bambino, e avevano giuocato insieme a marito e moglie: il «te +ne rammenti?» era stato proferito con gusto al nuovo incontro, quando la +cuginetta era venuta coi parenti a Genova, per salutar lui collegiale +promosso agli esami finali e già presso all'imbarco desiderato. Ah, il +bel giuoco di cui si ricordavano ridendo, ed anche arrossendo un +pochino! Ma egli arrossiva anche d'un altro pensiero, che tanta bellezza +fiorente gli aveva fatto nascere subitamente nell'anima. Perchè non si +sarebbe ripigliata da senno quella condizione di marito e moglie che +nove anni prima si era stabilita per giuoco? Ed egli già stava +mulinando, in quei giorni di baldoria per le strade di Genova; studiava +il modo di girare la frase, per dire alla cuginetta: aspettami due o tre +anni, quanti i nostri parenti stimeranno che bastino, per.... Ma la +frase non gli veniva mai bene, come avrebbe voluto. E frattanto, una +domenica all'Acquasola, dov'erano andati a sentir la musica, quella +splendidissima e formosissima bionda che tutti ammiravano, gli aveva +detto di schianto: + +--Sapete che non siete punto belli voi altri, con la vostra feluca?-- + +Il «voi altri» andava agli ufficiali di marina. Maurizio non era ancora +che un allievo, e non portava la feluca; ma l'avrebbe portata ben +presto, nelle circostanze solenni. Perciò s'impermalì un pochettino, +sentendo quella eresia, e guardò la cuginetta con aria di persona +offesa. + +--Non siete belli, vi dico;--ribattè quell'altra, ridendogli ancora sul +muso;--e tu starai male, cugino Maurizio. Neanche si capisce, quel +vostro uniforme; non significa nulla. Perchè quella feluca nera, che non +si può tenere ben salda sulla testa, che vi scivola sempre indietro, con +uno di quei becchi d'anitra, in su, verso la luna, e l'altro in giù, che +vi piove sulle spalle? perchè quello spadino al fianco, che par uno +spiedo da infilzare i ranocchi? perchè quella coda di rondine, smilza +smilza, che va a cercarvi i polpacci? Non si capisce, ti ripeto, quel +vostro uniforme; non significa nulla. + +--È quello a un dipresso di tutte le marinerie europee. Lo ha portato +Nelson, signorina. + +--E lasciatelo a Nelson, e vestitevi da cristiani. Guarda laggiù, +quell'ussero di Piacenza. Che eleganza di vestiario! che armonia di +tinte! e che aria marziale! + +--Ah sì, quello starebbe bene a bordo!--notò Maurizio, allungando le +labbra, con aria di sublime disprezzo. + +--A bordo, non so;--ribattè la cugina, senza scomporsi.--Noi siamo in +terra; per la terra giudichiamo gli uomini. + +--Dagli uniformi;--conchiuse Maurizio. + +Erano rimasti grossi per tutto il tempo della passeggiata. Quel giorno +si separarono freddi. La notte, quando fu solo nel suo letticciuolo di +collegiale, Maurizio pianse a calde lagrime il suo bel sogno svanito; ma +con quelle lagrime gli si prosciugò la vena delle tenerezze. La cugina +era una civettuola e una sciocca, vana della sua bellezza, felice +d'esser guardata, e più fatta per godere gli omaggi della cavalleria che +quelli della marineria. Gli ultimi giorni che ella passò a Genova non +furono niente migliori. Maurizio era imbronciato, ed ella stette molto +sulla sua. Ella partì per Nizza con la famiglia, ed egli s'imbarcò per +il suo primo viaggio. Così finiva il romanzetto, a mala pena imbastito, +così l'amor suo a mala pena sbozzato. Del resto, quella splendidissima e +formosissima bionda, egli non aveva più avuto occasione di vederla. +Quattro anni dopo, essendo egli di stazione a Montevideo, gli giungeva +notizia che la cugina era andata a marito, passando anche a vivere in +Francia. Buona fortuna, e figli maschi. + +Strano ragazzo, quel Maurizio! aveva giurato di non lasciarsi più +cogliere a certe lustre, ed era stato di parola: il primo amore era +anche l'ultimo. Parliamo del grande amore, s'intende, di quello che si +crede veramente l'amore, il forte, il solenne, il poema della vita. +Episodii, sì, ad ogni crociera, ad ogni viaggio sui mari lontani, ad +ogni fermata nei porti patrii: ma presto gliene era venuta la nausea. +Tutti giuochi, superficialità, scioccherie, quando non erano indegnità; +e queste e quelle erano poi sempre offese alla gran legge dell'universo. +«L'amore è un atto religioso» diceva egli volentieri, quando ne cadeva +il discorso cogli amici; «come atto religioso, non va preso a scherzo». +Ed egli era religioso, come è sempre nel fondo dell'anima il gentiluomo +di mare. Chi vive meno nel consorzio degli uomini vive più intimamente +con sè, e più spesso con Dio; con Dio, il cui spirito corre non visto +sull'acque, cavalca le nubi della tempesta, si libra sull'arco +dell'iride, si affaccia nella gloria del sole sorgente sull'oceano, +siede nella porpora accesa dal grande astro al tramonto. + +Grandi cose, sul mare! Ed ora, abbandonato il vasto suo campo, sarebbe +tornato alle cose piccine. Ma sì, così portava la necessità. Lo avevano +voluto umiliare; aveva preferito spezzarsi. Non esagerava egli un poco? +Forse; ma era fatto così. Obbedire gli piaceva, ma all'intelligenza, o +alla probità che ne tien luogo, quando tra chi comanda e chi obbedisce +aleggia l'idea del dovere morale. Altrimenti no; e per non dar scandalo +brontolando, se ne andava via, spezzando la spada. Uno spiedo, dopo +tutto; non glielo aveva detto quella formosissima bionda? Ed anche +buttava la feluca a mare: galleggiasse a sua posta, e naufragasse al +primo scoglio. Lassù, nella quiete della sua bicocca solitaria, avrebbe +evocate le figure dei grandi ammiragli; buon metodo per dimenticare i +piccini. + + + + +CAPITOLO II. + +Alla terra dei padri. + + +Maurizio di Vaussana cessò finalmente di vedersi il mare da fianco. Era +giunto alla stazione di Ventimiglia. Sceso dal treno, prese la via dei +monti, dopo aver fatte caricare le sue valigie in una vettura da nolo. +Quanto ai suoi bauli, aveva dato lo scontrino del bagaglio ai signori +Rolandi, buona gente, amici vecchi di casa sua, che s'incaricarono +volentieri di farglieli recapitare il giorno seguente a San Giorgio. E +la vettura si mosse, partì con alto fragore di ruote, tintinnìo di +sonagliere e scoppiettìo di frusta nell'aria polverosa, ma soprattutto +con la gloriosa velocità di tutte le vetture da nolo, quando +incominciano la corsa. + +--Sentirai la nostalgia del mare anche tu--aveva detto il tenente +Maurizio al marinaio Susini. Per intanto, non doveva sentirla lui così +presto. L'aria fine dei monti natali carezzava le guance del +viaggiatore, ancora dorate dai soli africani. Quante balze conosciute +gli occhieggiavano dall'alto, lungo la via serpeggiante! Le eriche, i +pini, i ginepri, i roveri, i lecci, tutti conosceva Maurizio, a tutti +sorrideva, come ad una brigata di vecchi amici, ritrovati dopo tanti +anni di assenza. Ad una certa voltata ci doveva essere una macchia di +fràssini, nascosta dietro il ciglio d'un poggio. I suoi ricordi non lo +avevano tradito: vide, riconobbe i suoi fràssini, non molto cresciuti da +quelli di prima, sempre eleganti, svelti, pieghevoli, che stendevano +verso la strada i rami sottili, vestiti di foglie tenere, luccicanti al +sole pomeridiano. E le ginestre del pian del Termine? Il piano, per +fallire al suo nome, era una eminenza, e finiva in un dirupo; ma le +ginestre erano sempre là, facendo siepe al ciglione, contente del +galestro in cui avevano messo radice, portando fieramente levati i loro +pennacchi verdi cupi, in attesa di vestirne le vette con tanti bei +grappoli di quei fiori gialli che ogni anno solevano dare (o lasciarsi +prendere, che è tutt'uno) per l'infiorata del _Corpus domini_, nel +paesello di San Giorgio. + +Alla vista di quelle ginestre, uno strano sentimento lo prese; un vivo e +pungente ricordo, un aspro, impaziente desiderio di quelle feste +lontane, di quelle solenni riconciliazioni con Dio che la Chiesa ha +seminate accortamente lungo il corso dell'anno; tutti giorni a cui +corrispondono fragranze e suoni ed immagini particolari, vapori +d'incenso, frescura di cose tenere e dolci, sorrisi di cielo, suoni di +zufoli allegri, tagliati nelle cortecce dei rami di castagno, uccellini +gorgheggianti la canzone del natale divino dalle gravi canne di un +organo. Come tutti i sensi rivivevano in lui di gioconda vita infantile! +e quanta adolescenza gli veniva incontro da quelle gole ospitali! + +Sei tu, non è vero? sei qua finalmente? Buon figliuolo di salda memoria, +vieni alla dimora dei padri. La vedi lassù, quella montagna, che appare +per la sua sommità, dietro a due ordini di colline? Ci vorrà ancora un +paio d'ore, prima di giungerci; frattanto si affaccia a noi, pare che +stia spiando il nostro arrivo, come una scolta di fortezza. Era lassù, +la ròcca dei tuoi antenati; quelli del ramo primogenito, estinto oramai, +il ramo dei Sospelli di Balma. Buon seme di forti castellani, rigidi al +dovere e così fermi alla consegna! Finirono, come tutto finisce; ora +dormono col Signore, in fila, l'un dopo l'altro, come guerrieri caduti +sul campo, al posto loro assegnato. Anche i Sospelli di Vaussana +rischiano di finire con te. Vieni, giovanotto; prendi il tuo posto +accanto alla tua squadra; mettiti in fila anche tu. Il mare è bello, +attraente, e perfido; la montagna è severa, ma sana e fedele. Questa è +la patria, salda, immobile, di granito; qui, dove le eriche e i rovi non +muoiono mai, aggavignati al terreno. Si succedono i virgulti, e son +sempre gli stessi. Senti il profumo agreste della macchia? È la stessa +virtù che si trasmette di generazione in generazione. Anche di lassù si +vede qualche volta, il tuo mare: son belle le cose vedute dall'alto, e +da una giusta distanza. La varietà dei particolari si perde, e la patria +grande, tanto più grande quanta più se ne abbraccia col pensiero, +trascurando la minutezza delle parti, si ama anche meglio. Quando c'è +bisogno di difenderla, quando ci chiama alle bandiere la voce del re, i +gentiluomini calano come falchi dalla rupe, seguiti dai loro +vassalli.... No, non più vassalli, ora: tutti fratelli in Dio e nella +patria; è più bello così, ci ravvicina meglio al Vangelo. E i forti, i +buoni, gli intelligenti, salgono sempre, dovunque sian nati, facendo +stipite di nuova grandezza. Chi era il bisnonno di Carlomagno? Pipino +d'Héristal. Ma chi il bisnonno di Pipino? un ignoto guerriero, un servo +di palazzo dei re Merovingi. Così tutti i degni, i valenti, i buoni, +posson salire; i fannulloni, i fiacchi, i cattivi, discendere. La +montagna resta, produce i suoi virgulti, i suoi fiori, i suoi frutti. +Tu, povera pianta, ritorni alla tua terra natale. Più presto che non ci +fosse dato sperare, in verità! È stata un'ingiustizia, tu dici; meglio +così. Partivi fidente, ritorni disingannato, ma anche educato dalla +sventura, agguerrito alle pugne dell'esistenza. Farai il tuo dovere, +qui, come altrove; servirai alla gran legge di Dio, che è progresso +infinito, dovunque si vada, di dovunque si muova. + +Il paesello di San Giorgio incominciava ad apparire. Peccato che fosse +già tardi! Le ombre della sera cadono troppo rapidamente, nelle gole +delle Alpi. Ma nella scarsa luce del crepuscolo, i ceppi delle case +biancheggiavano ancora abbastanza: poi, quando la vettura fu all'entrata +del borgo, incominciavano ad accendersi i lampioni. Un po' radi, secondo +l'uso dei piccoli paesi e la poca «elasticità» dei bilanci comunali; ma +supplivano qua e là i lanternini appesi a qualche tabernacolo di santo, +negli angoli delle vie. A quella scarsa luce Maurizio vide i ciottoli +enormi onde era lastricata la strada maggiore; sempre quelli, con le +loro gibbosità, coi loro alti e bassi continui, sempre quelli, +eternamente rugosi e rossastri nella corteccia inattaccabile della +quarzite, che s'è arrotondata così, colorata così, nella mota millenaria +del periodo glaciale. Poveri cavalli, costretti a lavorare di zampe +ferrate in quel letto di torrente! + +Ma ecco, finalmente, un po' di strada da cristiani; ecco il battuto +della piazza maggiore; ecco la chiesa, la parrocchiale di San Giorgio; e +più su, in capo ad una piazza, che scende larga in pendìo, la mèta del +suo viaggio, il suo palazzo, il «Castèu». Meritava il nome con cui era +stata battezzata, e sotto cui era comunemente riconosciuta, la vecchia +casa dei Sospelli di Vaussana; castello del Trecento, o giù di lì, con +la sua torre da un lato, con le sue logge alte al secondo piano, +fors'anche coi merli e le caditoie; restaurato quindi a palazzo +signorile, nel corso del Secento, gran colpevole un po' da per tutto di +simili trasformazioni architettoniche. E veramente allora erano state +chiuse le grandi finestre a sesto acuto, per ricavarne di più piccole, a +stipiti quadrati, nel mezzo; ma ancora da certe screpolature +s'indovinava l'alzata dell'arco primitivo, e da qualche sfaldatura +dell'intonaco ne trasparivano le elegantissime linee di cotto. Un nuovo +restauro, dei principii del secolo presente, aveva aggiunte le persiane; +ed erano queste, per l'appunto, che avevano persuaso il padre di +Maurizio di non appagare un desiderio della moglie, a cui sarebbe +piaciuto di veder ritornate alla luce e alla gloria antica le ogive del +Trecento. + +--Cara mia,--le aveva detto il buon conte di Vaussana,--per contentare +il tuo gusto medievale bisognerebbe rinunziare a questa benedetta +invenzione delle persiane. Levate queste, ed anche ingrandite le +finestre, immagina tu come si starebbe freschi. Che idea, quella dei +nostri antenati, di voler morire dal freddo! È vero,--soggiungeva il +degno gentiluomo, temperando l'asprezza del suo troppo moderno +giudizio,--che gli antichi lo sentivano meno, il freddo; ed è forse per +questo che durarono tanto.-- + +Giaume, il vecchio castaldo dei Vaussana, aspettava Maurizio ai piedi +dell'erta, e fu il primo a dargli il bentornato. La sorella Albertina lo +accolse a braccia aperte, sulla soglia del portone; benedetto portone, +sormontato dallo scudo dei Sospelli, di rosso, al libro aperto +d'argento, caricato d'una spada in palo, del medesimo, col motto «_tout +droict Sospel_», continuo tema di pazze congetture agli eruditi +mandamentali. + +La contessa Albertina aveva fatto preparare per suo fratello +l'appartamento dei vecchi al primo piano. Non era egli oramai il signore +del castello? Ma il nuovo arrivato, in omaggio ai ricordi, amò meglio di +ritornare nel quartierino della torre, in quelle due camerette che aveva +ancora occupate la notte prima di andare a Genova, per entrare nel +collegio di Marina. Si sentì giovane, anzi ragazzo, là dentro; e la +mattina seguente, aprendo gli occhi e rivedendo il suo nido alla luce +dell'aurora, gli parve di non essersi mosso mai da quel luogo. Tutte le +cose intorno a lui sorridevano, con quell'aria domestica che è data ai +mobili di casa dalla loro istessa vecchiaia. Maurizio stette un'ora +buona a guardar tutto attentamente, incominciando dal suo letto di legno +dipinto di celeste a fiorami; passando poi allo specchio dalla cornice +barocca indorata, con una luce di Venezia tutta sfiorita dagli anni, al +canapeino di legno, dipinto nello stile del letto, all'armadio, al +tavolino, alla piccola libreria, dov'erano ancora i suoi libri di +scuola. + +Poco lontano di là, al secondo piano del palazzo, era una libreria ben +più ricca, quella del babbo, che era stata anche di due generazioni +anteriori: libri vecchi, ma in gran numero, quasi tutti di storia, e di +erudizione. Il fatto suo, non vi pare? Ed egli per l'appunto aveva +contato su ciò. Il suo primo pensiero fu di riordinare in quindici o +venti giorni quella libreria, da tanti anni dimenticata; avrebbe veduto +frattanto che cosa ci fosse di utile per sè, nella compilazione +dell'opera che aveva disegnato di scrivere. Voleva seguitare a dormire +nella sua cameretta di adolescente; l'attigua gli sarebbe servita come +spogliatoio; tutte le altre del secondo piano, che venivano in fila, le +voleva ridurre a stanze da lavoro, coi libri, le carte murali, gli +atlanti, e tutto l'altro che gli bisognasse. + +Del resto, si stava molto bene lassù, con una vista impagabile. Dalla +finestra della sua camera da letto vedeva anche meglio la montagna +vicina, col castello della Balma, da cui lo separava una boscaglia tutta +nera e folta, assai pittoresca, ottima per andarci a passeggio +nell'estate, corsa com'era da sentieri solitarii e tagliata per mezzo da +una valletta, con una bella cascata, bianca come il latte, rumorosa come +il mare, quando viene a frangere in una caverna a fior d'acqua. La +chiamavano l'Aiga, e qualche volta anche la cascata del Martinetto. Egli +la sentiva per l'appunto rumoreggiare, come vent'anni addietro, quando +si addormentava alla sua nenia dolcemente monotona. + +Albertina approvò tutti i disegni di Maurizio. Approvava ogni cosa, +felice di riavere il fratello, e di ritrovarlo lo stesso di prima, nel +modo di pensare, di sentire, di essere. Egli, del resto, era sempre +giovane. Lei, piuttosto, immutata nell'animo, era tutt'altra oramai +nell'aspetto, invecchiata parecchio, sebbene non avesse che un anno più +di lui. Ma le donne, si sa, invecchiano a star sole, più che non +facciano gli uomini. Ebbene, che importava ciò? Sarebbe stata anche +meglio una madre, per lui, con la precoce autorità delle rughe. Hanno +questo spirito di sacrifizio, le vecchie zittelle buone. Quanti fili +d'argento nei cappelli neri della contessa Albertina! Ma diritta ancora, +diritta sempre, come la spada in palo, nello scudo dei Sospelli; o +meglio, diritta come la propria coscienza, e sorridente, serena, +luminosa come una santa sull'altare. + +Quella mattina, essendo giorno di festa, fratello e sorella uscirono +insieme, per andare alla chiesa. Maurizio vide per la strada e sulla +piazza maggiore molti visi maravigliati: ne riconobbe parecchi, e con +tutti andò subito all'abbordaggio. Non era mai stato superbo, e non +faceva consistere la nobiltà nella mutria. Erano compagni di scuola, +rimasti nel borgo, quasi tutti della classe media, tra povera ed agiata: +a vicenda agricoltori, industriali e meccanici, come spesso occorre nei +paesi di montagna; piccoli intelletti, nei quali la istruzione primaria +e la secondaria non avevano fatto miracoli, ma nei quali la educazione +sana e la vita ristretta agli esempi domestici avevano conservato ottimi +i cuori. Restavano naturalmente un po' timidi; ma la timidità rende gli +uomini facilmente più amabili. Tutti quei vecchi compagni di scuola e di +giuochi infantili erano tanto più amabili con Maurizio, in quanto che +niente era intervenuto a turbare la cortesia delle relazioni, niente ad +inasprire gli animi, fosse pure per una settimana, o solamente a +intiepidire le amicizie, come avviene pur troppo nella convivenza di +tutti i giorni, per gli attriti inevitabili dei piccoli interessi +offesi, o delle piccolissime questioni del comune, della fabbriceria, +dell'asilo. Furono tutti felici di stringer la mano al contino (così lo +chiamavano ancora, come lo avevano chiamato da ragazzo, vivente il +signor Vittorio suo padre); felicissimi quando seppero che era stanco +del servizio, che non lo avrebbe ripreso, e che sarebbe rimasto a lungo +tra loro. + +La chiesa parrocchiale era bella, assai più bella dentro che fuori: +nuove le dorature, ed egualmente gli affreschi, frutto di risparmi +dell'opera, di limosine accumulate e di aiuti straordinarii di agiate +persone. Aveva un bellissimo altar maggiore, tutto di marmi incrostati a +fiorami di vario colore, imitanti un drappo di broccato antico. Quello +era stato un dono fatto cento cinquant'anni addietro alla chiesa da un +Sospello di Balma. In una cappella laterale, dentro una gran nicchia +protetta dalla sua invetriata, si vedeva una statua di san Giorgio a +cavallo, in atto di piantar l'asta nella gola spalancata del drago. Era +una statua da portare in processione il 24 di aprile, ricorrendo la +festa del santo onde aveva nome il paese; e quel buon saggio di scultura +nel legno, del primo ventennio del secolo decimono, era dono di un +Sospello di Vaussana, il nonno di Maurizio. In quella cappella, di +patronato della famiglia, aveva la sua panca la contessa Albertina, che +c'era infallantemente ogni giorno a pregare, un'ora nei giorni di +lavoro, due ore nei giorni di festa, e più, all'occorrenza, secondo la +durata degli uffizi divini. Quante preghiere! direte. Ma sì, è ben +necessario che qualcuno preghi per tutti coloro che ne han perso l'uso: +se poi non è necessario, pensate che il pregare della contessa Albertina +non ha mai fatto male a nessuno. + +Sull'altar maggiore, di sopra al tabernacolo, sorgeva un gran crocifisso +di legno. Quel crocifisso era la maraviglia del paese. Si diceva, tra +quei terrazzani, che non ce ne fosse uno più bello al mondo, neanche a +Roma; e si soggiungeva che certi inglesi avessero offerto di pagarlo a +peso d'oro; la solita chiacchiera! Certo, era bello; più elegante che +vero, aveva sentenziato uno scultore verista, che era passato di là. Ci +si vedeva il modellato dell'Apollo del Belvedere, col risalto armonico +dei muscoli, con la giusta gentilezza delle membra, con la soave finezza +delle articolazioni; solo si notava negli occhi e nella bocca una +espressione di dolore, ma niente più di quella che occorre negli occhi e +nella bocca della Niobe di Scopa; non c'era insomma l'accasciamento di +un corpo rifinito dallo spasimo della morte, nè lo stiracchiamento delle +braccia, nè la torsione in avanti degli omeri, nè la uscita fuori di +squadra delle due scapole, come sarebbe stato necessario, con tanto +traboccare di una massa pesante. + +Alle quali ragioni dottissime aveva risposto un collega della scuola +idealista, che nella rappresentazione dei tipi consacrati dalla +tradizione dell'arte bisogna dare la parte sua all'uso costante, +all'opinione ricevuta, al sentimento universale; che soprattutto non è +da far vedere un Dio morente nella medesima condizione statica di un +giovane facchino appiccato per due ore al giorno come modello nello +studio di uno scultore. Il vero, sì, ma non tutto il vero; altrimenti, +perchè non si crocifiggerebbe un uomo al giorno, per esporne con utilità +di sensazioni estetiche la ineffabile angoscia alle turbe? Quello è +infatti il vero, veramente vero. Ma ancora, in quel caso, si vedrebbe +che non tutti gli organismi umani si diportano ad un modo, +nell'atteggiamento della persona, nell'abbandono delle membra, +nell'espressione dell'agonia. Così nella parrocchiale di San Giorgio le +due scuole si erano bisticciate un tantino, ma persuadendosi ancora a +vicenda che si può esser bravi artisti e farsi onore con ogni scuola; e +avevano poi fatta all'insegna dei tre Re una pace temporanea, come la +faranno un giorno definitiva, alla consumazione dei secoli. + +I piedi del crocifisso sparivano quella mattina sotto una gran fioritura +di rose, disposte a mazzo enorme, legato al tronco della croce. Belle +rose di ogni forma e d'ogni grandezza, chiuse ancora od aperte, d'ogni +profumo, d'ogni temperanza del rosso e dell'incarnato, del pavonazzo e +del cremisi, del salmonato e del giallo; davano tutte insieme a +quell'augusto morente l'aspetto di un trionfatore. + +--Sei stata tu, non è vero?--bisbigliò Maurizio all'orecchio di sua +sorella, indicandole quel gran mazzo di rose. + +--Sì,--rispose ella, arrossendo lievemente.--Sono di quelle che ha +piantate nostra madre. Il Castèu è sempre il primo ad averne; ed è stata +veramente una fortuna che ce ne fossero tante, per festeggiare il tuo +arrivo a casa.-- + +Maurizio si sentì scorrere una lagrima giù per le guance. Anch'egli, +come la sua buona sorella Albertina, vide nel presente il ricordo del +passato, e v'associò la promessa del futuro. Non voleva più andarsene da +San Giorgio; dalla terra alpina dove dormivano i suoi maggiori; dal +solitario Castèu, dove prima che altrove fiorivano così bene le rose. + +Finita la messa, uscirono sulla piazza, per ritornare a casa; +lentamente, per non aver aria di fuggire, ed anche allungando un tantino +la strada, per abbondanza domenicale. Così videro sfilare in parata +tutto quanto il paese; e da ogni parte erano inchini, sberrettate, +scappellate, a cui bisognava rispondere. Maurizio notò sottovoce a sua +sorella di non essersi provveduto abbastanza, alla Spezia, portando +solamente due cappelli con sè. + +--Aspetta la prima fiera;--gli rispose Albertina.--Ci saranno cappelli +d'ogni qualità: ed anche verrà la paglia di Nizza, che solevi ricordare +nelle tue lettere. + +--Infatti, è strano;--esclamò Maurizio.--Non se ne trova più. E neanche +paglia di Firenze, che la somiglia tanto. La moda, la moda! è una gran +sciocchezza, la moda.-- + +Ma sua sorella non la intendeva così, quantunque alla moda sacrificasse +ben poco. + +--Bada di non far la ruggine, Maurizio; e soprattutto non ti far vecchio +prima del tempo.-- + +Rideva, la buona zittella; e ridendo, diventava più giovane. Rispondeva +più ilare, più serena, più franca ai saluti che venivano d'ogni parte. A +San Giorgio sicuramente, da dieci anni almeno, non l'avevano più veduta +così. + +--Vedrete che torna bella;--dicevano alcuni. + +--Lo era tanto a vent'anni!--rispondevano altri.--Ce n'è rimasto qualche +poco, per far festa al signor Maurizio. + +--Quello, poi, li ha sempre, vent'anni. E dovrebb'essere sui +trentacinque. + +--No, non può averne che trentadue. Ricordate? è nato lo stesso giorno +del figlio di Misa Margoton.-- + +Misa Margoton, che serviva d'indice cronologico ai terrazzani di San +Giorgio, era una nizzarda, andata giovanissima lassù, a fare la +ciambellaia. Erano famose per tutta la Vaussana la ciambelle di Misa +Margoton, e facevano furori a tutte le fiere, a tutte le sagre dei +dintorni. + +Alla svolta di una strada, la coppia fraterna s'incontrò ad angolo con +tre persone, di aspetto assai signorile, una donna e due uomini: uno di +statura giusta, piuttosto atticciato, con due gran baffi biondi +largamente brizzolati di bianco, di bell'aspetto, gli occhi cerulei, e +una faccia di color sanguigno che forse aiutava a levargli otto o dieci +dei sessant'anni che gli davano a prima giunta i suoi baffi; l'altro +d'aspetto grigio, alto e magro, con due gambe di ragno, figura pulita di +cavaliere malinconico; la donna giovane, elegantissima nella semplicità +del vestimento, biondi i capelli e rosea la guancia, come la regina +Isotta dei canti medievali. + +Erano facce nuove per Maurizio, che pur dovette salutare, imitando la +sorella, in risposta al primo saluto del signore dai baffi +biancheggianti. Il quale, rinnovando il saluto, o piuttosto +appoggiandolo con un cenno del capo, si voltava ancora un tratto a +guardare, e sicuramente per veder meglio lui, che gli giungeva nuovo +egualmente. + +--Villeggianti precoci!--disse Maurizio alla sorella.--Ma già, niente +maraviglia, se ci son già le rose al Castèu. + +--Non villeggianti; vivono tutto l'anno a San Giorgio. Non conosci più i +proprietarii della Balma?--rispose Albertina, sospirando. + +--Povera Balma!--ripigliò il giovane, che aveva colto a volo il +sospiro.--Ma non è dunque più dei Matignon della Bourdigue? + +--Lo è sempre. E quel signore dei baffi bianchi è il generale, il +cadetto della famiglia. + +--Come? come? il capitano, quello? così smilzo allora, e così biondo, +che lo chiamavano l'Arcangelo Gabriele? + +--Lo hai lasciato capitano, biondo, smilzo, ed ora è complesso, bianco e +generale;--rispose Albertina, ridendo.--Pensa, caro mio, che son passati +venti anni. + +--È vero;--conchiuse Maurizio, chinando la testa.--Il capitano della +Bourdigue, nizzardo, che aveva optato nel '61 per la Francia. E come è +passato ora a vivere di qua dal confine? + +--Il fratello maggiore è morto cinque anni fa. Rimasto unico dei +Matignon, ha preso il suo ritiro, ed è venuto a vivere alla Balma. + +--E quella signora è sua figlia? + +--No, sua moglie. + +--Come? ma se ha l'aria di una ragazza! O figlia, o nipote, avrei detto. + +--Ed è sua nipote, infatti. + +--Ah, ora ci sono;--gridò Maurizio.--La figlia del signor Camillo.... +il miscredente.-- + +Il volto della contessa Albertina si rabbruscò, a quella scappata del +fratello Maurizio. + +--Perchè miscredente?--diss'ella con accento di mite rimprovero. + +--Lo dicevano, allora, ed io ripeto quel che ho sentito.-- + +Avrebbe voluto soggiungere: lo diceva perfino nostro padre. Ma capì di +aver abbastanza amareggiato l'animo della sua dolce sorella, senza +bisogno di metterlo ancora in angustia colla testimonianza del babbo. + +--Sarà stato uno scherzo;--diss'ella ripigliando.--Del resto, tu sai che +il mondo s'inganna facilmente a certe apparenze, per discorsi male +intesi e peggio riferiti. Comunque sia, il meglio che si possa fare.... + +--È di non credere alla miscredenza;--interruppe Maurizio, compiendo a +suo modo la frase impacciata di sua sorella Albertina.--Hai ragione, +sai? nel caso particolare e nel caso generale, hai ragione. È bene di +non ripetere certe cose, neanche a sè stesso. Ed ecco,--soggiunse +egli,--che cosa vuol dire andar via da casa, per ritornarci dopo +vent'anni, con tanto viatico d'esperienza. Io ho lasciata qua la mia +buona filosofia, che mi sarebbe stata tanto utile laggiù. Per fortuna, +la ritrovo ora, messa ad interessi composti, sotto il tetto paterno. + +--Eh via, non ti far così brutto, ora;--disse di rimando Albertina.--Ti +ho veduto poc'anzi in chiesa, e non mi sei parso niente diverso da +quello di venti anni fa. Eri serio, composto.... e divoto. + +--Ma sì, come bisogna essere in chiesa. O non ci si va, o ci si sta come +si deve. Dopo tutto, non è la casa del nostro superiore? del grande +ammiraglio, di quello, io voglio dire, che non commette ingiustizie?-- + + + + +CAPITOLO III. + +Cortesie di buon vicinato. + + +Passarono tre giorni, che Maurizio occupò degnamente in cento piccole +cure. Prima di tutto aveva da riconoscer la casa, dopo tanti anni +d'assenza, da vedere tutte le novità che c'erano state fatte in quel +lungo intervallo, il parco, il giardino, l'orto, il frutteto, la +fagianaia, il pollaio, insomma tutto ciò che sua sorella Albertina aveva +ordinato, o condotto a termine, o perfezionato, affinchè il Castèu, +com'ella diceva, bastasse a sè stesso. + +--Egregiamente;--notava Maurizio, approvando.--Credo che si potrebbe +sostenere anche un anno d'assedio. + +--Capisco che tu ci avresti tempo di annoiarti;--rispondeva Albertina. + +--No, sai; tu coi tuoi polli e coi tuoi fagiani; io coi miei libri, le +mie carte, i miei strumenti; si passerà il tempo benissimo, e il +peggiore dei nemici non avrà modo di penetrare qua dentro.-- + +Maurizio aveva ricevuti da Ventimiglia i suoi bauli e le sue casse. +Tutto era già stato aperto, schiodato, sciorinato; libri, carte +geografiche, idrografiche, bussole, cannocchiali, seste, sestanti, +cronometri, tutto il bagaglio scientifico dell'ufficiale di marina. Il +legnaiuolo della casa era stato chiamato, e sotto la direzione di +Maurizio lavorava ad aggiustare, ed aggiungere scaffali, a piantar +chiodi e bullette, ad appender quadri, stampe, fotografie, armi, stoffe, +amuleti, stoviglie, tutto il museo dell'ufficiale di marina che era +stato anche un viaggiatore intelligente e curioso. Era quello un lavoro +faticoso, ma gaio; e lo rendeva più gaio il pensiero della quiete +futura, in cui Maurizio avrebbe potuto finalmente metter mano alla sua +Storia delle Guerre marittime. Quella, davvero, non gli usciva di mente. + +La mattina del quarto giorno, mentre era in maniche di camicia su d'una +scala di legno appoggiata alla parete, gli fu portata da Giaume una +lettera. + +--Già la posta a dar noia!--esclamò egli, seccato. + +Non era della posta; era una lettera del paese. + +--Mettila là, su quella tavola. Chi l'ha portata? + +--Il fattore della Balma. + +--Ah!--disse Maurizio; e più non disse. + +Com'ebbe finita l'operazione per cui si era inerpicato lassù, scese +tranquillamente e andò a prender la lettera, che portava scritto sulla +busta: «Al signor conte Maurizio Sospello di Vaussana; Sue mani», e sul +rovescio un gran suggello di ceralacca, con lo stemma dei Matignon della +Bourdigue. Maurizio prese con molta flemma una spatola d'avorio, ne +introdusse delicatamente la punta sotto la piega della busta, ne tagliò +tutto il lato superiore, trasse il foglio che c'era dentro ripiegato in +due, lo spiegò lentamente e lesse ciò che gli scriveva il castellano +della Balma: + + "_Signor Maurizio_, + + «Quando un ufficiale va in un paese e sa che c'è un altro ufficiale + a lui superiore di grado, va a fargli una visita, non vi pare? + Sarebbe prescritta l'uniforme; ma io non la esigo; anzi ve ne + dispenso. Non vi dispenso però dalla visita. Andrei contro la legge, + venendo io stesso da voi, se nella mia condizione di ospite non + avessi qui cura d'anime. Vi ho conosciuto bambino, e credo anche di + avervi in quei tempi consegnato qualche amorevole scappellotto. Non + vi dispiacerà il ricordo, poichè desidero di mutarlo in una buona + stretta di mano. + + «Conoscete la via della Balma. Dieci minuti di salita, per gambe + come le vostre, e al piè delle scale un vecchio amico a braccia + aperte. + + "BOURDIGUE." + +Maurizio lesse e sorrise; ripiegò il foglio, dopo avergli data ancora +una rapida scorsa, lo rimise nella sua busta, e depose questa sulla +tavola; dopo di che ritornò al suo lavoro. Alle dodici il legnaiuolo si +congedò, per andarsene a desinare. + +--Ripasserò alle due, signor conte;--diss'egli. + +--No, per oggi basterà;--rispose Maurizio.--Ho da far altro; ritornerete +domattina, all'ora solita.-- + +E anch'egli discese, dopo essersi messo in ordine, per andare ad +asciolvere. Dopo il pasto mattutino, andò nelle sue stanze a mutar +abiti. + +--Vai fuori?--gli chiese Albertina, vedendolo così vestito di tutto +punto. + +--Sì, alla Balma. Vedi che cosa mi scrive il tuo generale.-- + +Così dicendo, porgeva ad Albertina la lettera che aveva ricevuta nella +mattinata. + +--È cortese;--osservò ella, dopo aver letto.--E gli sei proprio debitore +di una visita. Io, anzi, te lo volevo dire fin da ier l'altro. + +--Andiamo dunque, e perdiamo questa mezza giornata;--conchiuse egli +sospirando. + +E uscito dal Castèu, si avviò alla Balma; non dalla parte del paese, ma +dalla parte della montagna, per la scorciatoia del bosco e della +cascata, che ben ricordava, per averla fatta da ragazzo, almeno un +centinaio di volte. + +Rivedere i luoghi dove si è passata la prima adolescenza, dove non è per +noi un ricordo che non sia lieto, è certamente bellissima tra tutte le +cose belle della vita. Maurizio s'immerse in quella gioia così profonda, +e nondimeno un pochettino chiassosa, che invade tutto il nostro essere, +e trova ancor modo di espandersi in esclamazioni, in grida, in rotte +parole, che vorrebbero diventar inni, ondate di poesia, e non riescono +ad essere che sussulti, gorgogli, balbettamenti dell'anima. Si fermava +un po' da per tutto, vedendo e ricordando; ma più si trattenne davanti +all'Aiga, alla bella cascata, con tutte quelle felci e quei muschi onde +erano tappezzate le pareti dello scoglio, con quella rupe che +sopraggiudicava l'abisso, con quel lastrone orizzontale, vero labro di +granito, donde si precipitava il cristallino volume delle acque nella +conca sottoposta, sprizzando in polvere liquida, estuando in candide +spume, rompendosi in rivoli che tornavano a ricongiungersi più sotto in +un solo zampillo. Maurizio non si sarebbe più spiccato di là, se non +avesse pensato in buon punto che aveva da fare una visita d'obbligo, che +per quella visita aveva congedato il legnaiuolo, interrompendo il suo +piacevole lavoro, che per quella visita si era vestito di tutto punto e +mosso di casa. + +--Ci tornerò;--diss'egli ad alta voce, come per fare le scuse della sua +fretta alla divinità del luogo. + +Gli antichi avevano ben ragione a mettere delle dee per protettrici +delle fonti. Non c'è cosa più poetica di una bell'acqua corrente nella +solitudine di un bosco, nè altra che più meriti il sorriso di una +divinità tutelare. + +Maurizio si avviò finalmente; e non in dieci minuti, per verità, ma in +trenta o quaranta giunse sotto al muro di cinta del castello della +Balma. C'era un muro, e ci stava benissimo; tutti i castelli che si +rispettano ne hanno uno, spesso più d'uno. Ma l'uscio per entrare? o la +breccia? Maurizio rammentava benissimo che la breccia non mancava; non +fatta da nemici, ma da contadini poco disposti a passare per la strada +maestra. Quella breccia, ridotta a passo campestre, si ritrovava più su, +dietro una svolta del muro. + +--Per di qua;--gli disse dall'alto una voce.--Se andate alla Balma, c'è +qui il sentiero. + +--Lo so, grazie;--rispose Maurizio.--Conosco i luoghi da un pezzo.-- + +E salutava, così dicendo, il brav'uomo che gli dava l'avviso. Era un +pastore, che se ne stava seduto su d'un masso, pascolando due mucche e +una dozzina di pecore. + +Trovato facilmente il passo, ed entrato nel recinto della Balma, il +visitatore fu ben presto ad una piccola spianata, davanti a cui sorgeva +la gradinata che metteva al portone d'ingresso. Non c'era nessuno alla +vista, ma si sentivano voci di dentro; anzi, per dire più esattamente, +si sentiva una voce sola, che faceva per quattro, rumorosa, allegra, +voce di comando frammezzata di risa. + +Nessuno era nel vestibolo. Maurizio entrò, col suo cappello in mano; da +un uscio aperto, sulla sua destra, vide una sala da biliardo, e due +uomini che stavano giuocando, l'uno occupato in una serie di caramboli, +l'altro in atto di guardare il giuoco dell'avversario, e in pari tempo +di ingessare il cuoio della propria stecca. La serie fu breve, per +effetto di troppa sicurezza, o di fretta soverchia nel dare il colpo, e +il giuocatore sfortunato era già per attaccare un moccolo, quando un +gesto del compagno, che stava dirimpetto all'uscio, lo costrinse a +voltar gli occhi verso il nuovo personaggio che appariva allora nel +vano. + +--Ah, bene!--esclamò egli, deponendo la stecca sul panno verde e +muovendo incontro al visitatore.--Siate il benvenuto, signor Maurizio. +Qua la mano; anzi, no, un abbraccio, tanto per cominciare. Ma come +va?--soggiunse, volgendosi al compagno.--Il vostro servizio d'avamposti +procede assai male, mio caro Dutolet. + +--Non so veramente come sia andata;--rispose quell'altro, con accento +dimesso. + +Maurizio era rimasto un pochino interdetto, non sapendo che cosa +significasse quell'accenno di avamposti, che interrompeva in mal punto +la cortesia delle accoglienze. + +--Figuratevi;--ripigliò il generale, rivolgendosi a lui, come se avesse +letto in quel punto nell'animo del visitatore.--Avevamo messo un uomo in +sentinella a metà della salita, per essere avvertiti del vostro arrivo. +Vi avevo annunziato che mi avreste ritrovato in fondo alla scala, e voi +siete arrivato fin qua, signor conte, senza trovarmi al posto assegnato. +E sono disonorato, Dutolet;--disse il generale, volgendosi ancora al +compagno.--Manderemo agli arresti la sentinella infedele; daremo un +esempio, non vi pare? + +--Intercedo per la sentinella, generale;--disse a sua volta Maurizio, +mettendosi volentieri sul tono di celia che aveva assunto il signore +della Bourdigue.--Voi l'avete fatta mettere al posto buono per +invigilare la strada maestra; e certamente sarà ancora laggiù ad +aspettare che io mi presenti al cancello. Ma io non son venuto di +laggiù; son capitato dalla scorciatoia del bosco. + +--Ottimamente, da astuto nemico che conosce il terreno,--replicò il +generale, ridendo.--Ma questo mi fa pensare che la Balma non è così +forte come sembra. La posizione è stata girata, Dutolet; come laggiù.... +ti rammenti, mio bravo? E quanti valorosi ci sono caduti, incominciando +da te!...-- + +Un'ombra era passata sugli occhi del generale, contrastando +maledettamente con l'aperto sorriso di prima. In un attimo, per altro, e +la figura marziale del vecchio riprese il suo aspetto di franca +cordialità. + +Il generale Matignon della Bourdigue doveva essere stato un gran bel +giovane a' suoi tempi: era ancora un bell'uomo, e decorativo in sommo +grado. A cavallo, certamente, con quelle spalle quadre, quell'ampio +torace, quei baffi bianchi biondeggianti e quegli occhi azzurreggianti +sul vermiglio della carnagione, doveva parere uno di quei paladini di +Carlomagno, che potevano essere oppressi dal numero a Roncisvalle, ma +dopo aver fatto prodigi di valore e di forza, accoppando mille Saracini, +prima di ricevere essi medesimi una graffiatura al braccio, o una +ammaccatura al ginocchio. + +L'accenno militare condusse naturalmente il generale alla presentazione +del suo ospite. Il capitano Dutolet, sottotenente nella campagna del +1870, era stato ferito gravemente a Reichshoffen, e sarebbe morto sul +campo, se non si fosse dato pensiero di lui, facendolo raccogliere in +tempo e mandare all'ambulanza, il suo capo di squadrone Matignon de la +Bourdigue. Quel magro cavaliere dal volto grigio, dalle gambe di ragno e +dall'aria sempre malinconica, era una salda tempra di acciaio; ancora a +servizio, veniva a spendere le sue licenze ordinarie e straordinarie +presso l'antico superiore, che da cinque anni aveva lasciato l'esercito, +per passar tra gl'invalidi assai prima del tempo. Anche il generale de +la Bourdigue aveva avuto a dolersi di una ingiustizia? La cosa era +possibile; tanto gli uomini si rassomigliano, sotto tutte le longitudini +della zona temperata e sotto tutti i governi civili. + +Quel generale, che avrebbe fatto ancora una così bella figura a cavallo, +possedeva un magnifico stato di servizio. Nizzardo di nascita, aveva +raggiunto il grado di capitano nell'esercito, piemontese, combattendo in +Crimea e quindi in Lombardia nella campagna del '59. Dopo la cessione di +Nizza alla Francia, era stato tra quelli che avevano optato per la +nazionalità francese, e nel '70 era giunto al grado di capo squadrone, +dopo aver fatto parte del corpo di spedizione al Messico e aver +combattuto valorosamente sotto le mura di Puebla. Colonnello dopo Sedan, +generale di brigata nell'esercito della Loira, non aveva più fatto altri +passi in avanti. A chi era dispiaciuto? Che demeriti avevano ritrovato +in lui? Il generale Bourdigue non istette a domandarlo: una dolorosa +occasione gli si offerse di lasciare il servizio, ed egli colse quella +occasione pel ciuffo. + +Camillo, il suo fratello maggiore, rimasto italiano alla cura +degl'interessi domestici, che erano tutti di qua dalla linea della Roia, +era venuto improvvisamente a morire, lasciando orfana l'unica figliuola +Gisella. Il generale, venuto a surrogare il fratello, aveva prese le +redini della amministrazione domestica; e il tutore, un anno dopo, +diventava marito. Come era avvenuto ciò? Si diceva a Nizza, a +Villafranca, a Mentone, dovunque i Matignon erano conosciuti, e si +ripeteva da Ventimiglia a San Giorgio, dove avevano le loro possessioni, +che la fanciulla medesima avesse voluto quelle nozze. + +I valorosi, hanno sempre questa sorte di fascino sulla donna. Pare alla +bellezza di appoggiarsi meglio, quando il braccio che la sostiene è +quello di un eroe. Inoltre, la donna conosce il suo proprio valore, la +sua qualità di gioiello; sente di essere buon premio alla forza, morale +o fisica ch'ella sia, o l'una cosa e l'altra ad un tempo. + +La contessa Gisella, a cui Maurizio di Vaussana fu presentato quel +giorno, era una bellissima creatura di ventuno in ventidue anni, bionda +e rosea come abbiamo già avuto occasione di dire. Ma quando si dice +bionda e rosea, non si è detto ancor nulla: bionda e rosea può essere +anche una pupattola; bionda e rosea su per giù era anche la cugina +splendidissima e formosissima di Maurizio. La castellana della Balma non +offriva tuttavia nessuna somiglianza con una pupattola; non aveva +nessun'aria di parentela con la cugina di Maurizio. + +In primo luogo era più alta, e più flessuosa nella persona; donde una +formosità d'altro genere. Poi la carnagione era più fine, d'impasto più +gentile, più tenero, con un certo riflesso dorato sul roseo, che non +aveva quell'altra. Il biondo dei suoi capelli era più luminoso, più +morbido, più ondato; e quei capelli formavano un volume così abbondante, +da potersi paragonare a quelli di Genovieffa di Brabante, capaci a far +da accappatoio a tutta la persona, quando la bella principessa della +leggenda ebbe logorati i suoi abiti nella foresta di Trèveri. Non si +poteva poi pensare alla cugina, vedendo gli occhi della contessa +Gisella; grandi occhi profondi, neri d'un nero d'indaco, ma che +mettevano bagliori d'oro ad ogni batter di ciglia. + +--Mia moglie è fosforescente;--diceva qualche volta il generale. + +La contessa Gisella sorrideva, e senza ombra di civetteria, volentieri +secondando un complimento maritale, con un nuovo sprigionamento di +faville. Era una bambina, niente vana della propria bellezza, +ignorandola forse, certamente non dandosene pensiero e non sapendo che +farsene. Qualche volta, con versi infantili, storcimenti di bocca, +guardate di sbieco, pareva che lavorasse a farsi brutta; ma senza +venirne a capo. Tutto ciò ch'ella faceva era improntato di sincerità, +d'ingenuità, di franchezza e di grazia. Vi passava davanti come una +bella farfalla che aleggia capricciosa nella pompa de' suoi vivi colori, +e non sa di essere la vita del giardino, la festa degli occhi, la +maraviglia del quadro. + +Vedendo lei da vicino, discorrendo con lei, Maurizio non potè +trattenersi dal pensare a sua cugina e al dolorino acuto che gli aveva +lasciato nell'anima quella splendidissima e formosissima bionda. + +--Ecco--diceva egli tra sè,--una donna bella vi colpisce, v'infiamma, vi +fa soffrire come un dannato. Poi se ne presenta un'altra più bella, +magari nel suo stesso genere, il che è veramente il colmo dell'audacia; +e lì per lì, senza cancellarvi l'immagine della prima, senza +distruggervi in cuore la memoria degli antichi tormenti, ve ne rende +innocua la sensazione, sterile e vano il pensiero. Come ho potuto +soffrir tanto per quella là? Quella là, certamente; è il modo d'indicar +la figura che è passata, non lasciando più desiderio di sè. Anche le +donne, alla lor volta, sentono e ragionano così; anch'esse hanno «quello +là» da giudicare in forma sommaria, mandandolo a farsi benedire. E il +meglio, dopo tanta esperienza, il meglio sarebbe di esser tutti +filosofi, uomini e donne, di cansare gli innamoramenti fatali, di +prendere un po' più alla leggera le cose del cuore, fragili e fugaci +alla fin fine come tutte le altre.-- + +Ma queste cose si possono pensare, non fare. Sono le occasioni, quelle +che vengono addosso, quando meno ci si pensa; sono le circostanze, +quelle che imprigionano, quando meno si crede di restarci impigliati. La +donna che si ama di più, che più dovrà farci soffrire, non è sempre la +più bella, contro cui c'era modo di mettersi in guardia a tempo +opportuno. Un amico di Maurizio aveva fuggito i lacci di due +meravigliose creature: poi si era ucciso per una piccola strega dei mari +del settentrione, secca stecchita a quel modo, che quando l'aveva veduta +la prima volta gli era parsa un'aringa affumicata. + +Maurizio di Vaussana stette un paio d'ore alla Balma, ragionando di +cento cose. Cadde anche il discorso sulle cause del suo ritiro precoce +dal servizio: ma s'intende che nè il generale lo incalzò troppo con le +domande, nè egli credette necessario di dire la verità tutta quanta. Si +toccano mal volentieri certi tasti più intimi, quando non si è tra +connazionali: e il signore della Balma e il signore del Castèu, +quantunque appartenenti pel sangue alla medesima valle, non erano di una +medesima patria. Maurizio trovò il modo di dire che da un pezzo sentiva +il bisogno di attendere agli interessi di casa sua. Vivendo il babbo, +era una cosa; morto il babbo era un'altra. Da principio, correndo ad +ogni tanto voci di guerre possibili, aveva stimato necessario di restare +al suo posto di combattimento: ma oramai, sfumata ogni probabilità di +vicine «complicazioni europee», le voci della sua terra erano state più +forti, ed egli, di marinaio che era diventato, ritornava a fare il +gentiluomo di campagna. + +--Per nostro vantaggio;--disse il generale.--E speriamo che ci restiate +per sempre. Ma il miglior modo d'incatenarvi qui, sarà quello di darvi +moglie. Non fate conto di prenderla?-- + +Maurizio sorrise. Che idea! c'era egli proprio bisogno di prender +moglie, per vivere e non annoiarsi della vita? Ma questo, che pensò, non +lo disse. Infatti, sarebbe stata una grande scortesia verso una buona +intenzione, e più ancora verso quell'uomo che l'aveva presa bellissima. +Rispose invece con un «perchè no?» a fior di labbra, che lo impegnava +fino ad un certo punto, lasciandogli la porta aperta per una brava +ritirata. + +--Del resto--soggiungeva,--una moglie non si trova lì alla prima voltata +di strada. Non è anche conveniente per la felicità, di trovar prima +l'amore, donde sia facile poi avviarsi al matrimonio? + +--Un altro vi risponderebbe: prima il matrimonio; l'amore verrà poi, e +non sarà che più forte, perchè fondato sulla conoscenza, sulla stima +reciproca;--ripigliò il generale.--Ma queste sono le vie battute dal +ragionamento, e voi amate le vie strane. Per una di queste, infatti, +siete salito alla Balma. Innamoratevi dunque, signor Maurizio, e +sposate. Per voi, ultimo dei Sospelli di Vaussana, è anche un debito +d'onore verso i vostri maggiori, che hanno diritto di veder continuato +il lustro di un buon nome.-- + +Il signor Maurizio non sorrise più, s'inchinò ringraziando. Poco dopo, +essendo la sua prima visita durata oltre i termini della convenienza, si +alzò per prender commiato. + +--Badate, amico;--gli disse il generale, prendendogli affettuosamente la +mano e stringendola forte tra le sue;--qui non siamo in città, da +vederci una volta alla settimana: siamo qua tutti i giorni, mattina e +sera. Del resto, ora che conoscete anche il mio ospite, non sarà più il +caso per noi di lasciarlo solo, quando verremo a scovarvi nel vostro +Castèu.-- + +Le accoglienze erano state molto cordiali da parte del generale, e +gentili da parte della contessa Gisella; Maurizio poteva esser contento +dei suoi vicini della Balma. Bastavano esse per dirgli il carattere dei +signori Matignon? Le prime visite per solito non contano, in +quest'ordine d'indagini e di scoperte; nessuno si fida a questi incontri +preliminari, a questi semplici contatti di superficie, dove le regole +della buona creanza e i luoghi topici della conversazione son tutto. + +Pure, tanto è forte nell'uomo l'abito dell'indurre, Maurizio se ne +partiva dalla Balma con una opinione formata, se non ancora dal suo +raziocinio, certamente dalle sue sensazioni. E l'opinione era questa: +che i signori della Balma erano ottima gente; il conte un allegro +compagnone, con qualche scatto d'imperiosità, derivato dalla abitudine +del comando, dall'abuso della caserma e della piazza d'armi, ma del +resto un buon diavolo, e piacevole in società, quantunque, fuori dagli +argomenti militari, un po' tavola rasa; la contessa una bella bambinona, +senza grande istruzione anche lei, ma buona, una vera pasta di zucchero, +felicissima di obbedire a quel gran marito e ai suoi grandi mustacchi, +di cui sembrava infatuata, come se fossero ancor biondi. Pensando a +quella coppia, gli tornavano a mente due colombi che aveva visti un +giorno a Pisa, espressi dallo scalpello di uno scultore, collocati l'uno +di rimpetto all'altro, intenti a tuffare il becco nel latte di una tazza +d'alabastro; donde a lui era venuto il pensiero che da un momento +all'altro, solo che si chinassero un tantino di più, ci sarebbero +cascati a capo fitto. + +Affogar nel latte, che morte! E non c'era anche il pericolo di annoiarsi +un pochino, con tanto latte per tutto pasto? Veramente, per rompere la +monotonia c'era l'ospite, il capitano Dutolet. Ma c'era proprio? o non +era piuttosto l'ombra di un ospite? Quel ragno grigio si poteva creder +benissimo, dalle apparenze, un compito cavaliere: doveva anch'essere un +valoroso della buona specie, poichè era molto modesto, non parlava mai +delle sue imprese di guerra, e, quando il suo generale vi accennava, +egli cercava subito di sviare il discorso. Ma era di poco aiuto, Dio +buono, anzi di nessun aiuto in una conversazione. E dovevano esserci +ogni giorno alla Balma molte ore di noia. + +Anch'egli, il signor Maurizio, si sarebbe annoiato al Castèu, senza i +suoi libri, senza il suo disegno di scrivere un'opera. Ah, come voleva +mettersi presto al lavoro! Su presto, adunque, in ordine i libri, le +carte, gli strumenti; e fatto ciò, sùbito un buon orario da +imprigionarcisi dentro, come il filugello nel bozzolo. Egli ricordava +benissimo a questo proposito la massima di un suo vecchio professore al +collegio di Marina: «i sistemi fanno e non fanno, il metodo è tutto». + +Per dar sesto alle cose sue ci sarebbero volute ancora cinque o sei +giornate di lavoro. Disgraziatamente, non erano più giornate intiere, ma +mezze: alle dodici, ora del desinare, il legnaiuolo era congedato. Come +fare altrimenti? Il generale era venuto con la sua signora a visitare la +contessa Albertina; gran miracolo che non si ripeteva più da sei mesi. E +in quella visita, il conte Matignon de la Bourdigue aveva rinnovato a +Maurizio il suo avvertimento: «Siamo in casa tutti i giorni, mattina e +sera, sera e mattina». Poveri colombi, sugli orli d'una tazza di latte! +La vita della campagna è sana; ma chi non ci ha niente da fare, Dio +misericordioso!... Si cerca di essere in tre; quando in tre non si sente +sollievo, bisogna trovar modo di essere in quattro. + +Maurizio andava dunque ogni giorno a fare il quarto a quei buoni vicini. +Si giuocava molto a biliardo; si faceva anche un po' di scherma, e +qualche volta si usciva a far quattro colpi di pistola. Il generale, da +vecchio ufficiale di cavalleria, era un gran sciabolatore al cospetto di +Dio; con la spada reggeva appena al confronto del capitano Dutolet, ed +era molto inferiore a Maurizio, gran tiratore, che si era fatto in +Genova alla scuola elegante e vigorosa di Licurgo Cavalli, e che a +Napoli era stato perfezionato dalla grazia corretta di Masaniello +Parise. Alla pistola batteva tutti il capitano Dutolet, con quel suo +modo curioso, strano, inconcepibile, di tirar diritto senza puntare. Per +colpire il bersaglio a venticinque passi, Maurizio aveva bisogno di star +sulla mira almeno cinque secondi. Il capitano niente; si presentava di +fianco, innanzi al bersaglio, con la bocca della pistola a terra; alzava +il braccio, portandolo naturalmente, automaticamente in linea, +all'altezza necessaria, non un millimetro di più, non un millimetro di +meno; e paf, era un centro senza fallo. + +I due testimoni di quelle prodezze lodavano senza risparmio. Ma il bravo +capitano Dutolet non accettava le lodi. Non c'era niente da far +maraviglia; un po' di pratica; questione di esercitare le articolazioni +a quel punto di arrivo in linea, i muscoli a quel grado di tensione, +ecco tutto. + +--Ecco niente;--gridava il generale, con la sua voce di tuono.--Se non +si trattasse che di esercizio, in tutti i giuochi tu riusciresti +eccellente, mio caro. E allora come va che sei sempre una sbercia a +carambolo?-- + + + + +CAPITOLO IV. + +La disputa filosofica. + + +Un giorno che Maurizio faceva la solita strada del bosco per salire alla +Balma, gli venne veduta la gran novità di un abito talare che appariva e +spariva a intervalli lungo i tigli del gran viale. L'abito talare +scendeva; e Maurizio, fermandosi alquanto ad una svolta del sentiero, +riconobbe il suo uomo. Don Martino che veniva di lassù! Era un caso +strano, inaudito. Il signor di Vaussana non aveva saputo mai che +l'arciprete di San Giorgio bazzicasse alla Balma; e vedendo per la prima +volta don Martino ritornare da quella eminenza, pensò involontariamente +al signor Camillo, il miscredente. + +Infatti, quell'anima buona di sua sorella Albertina poteva dir tutto +quel che voleva, per coprire la verità, ma il primogenito dei Matignon +era vissuto tutt'altro che in concetto di buon cristiano. In chiesa non +lo aveva mai visto andare nessuno, nello spazio di trent'anni. Si diceva +dal vicinato che fosse un libero pensatore, che leggesse il Voltaire, il +Rousseau e gli altri Enciclopedisti; desolazione della abominazione. +Quella, s'intende, era la chiacchiera d'altri tempi, dei tempi in cui si +voleva dar colpa di tutta la miscredenza moderna al Voltaire, al +Rousseau; nè poteva indurre in errore Maurizio, che conosceva benissimo +le opinioni spiritualistiche del Ginevrino, e quanto all'altro +rammentava benissimo la storia del tempietto di Ferney con la famosa +epigrafe: «_Deo erexit Voltaire_»; un po' orgogliosa, per dire la +verità, ma non atea. Comunque fosse, avessero torto o ragione le +coscienze timorate del luogo a veder così neri gli Enciclopedisti, +restava sempre il fatto che il primogenito dei Matignon non era vissuto +praticando la religione dei padri; e l'essere andato don Martino, +arciprete di San Giorgio, al suo letto di morte, non provava punto che +si fosse riconciliato all'ultim'ora. Se ciò fosse avvenuto, l'arciprete +non avrebbe tralasciato di dirlo: in quella vece, quando gli si toccava +quel tasto, don Martino cambiava discorso. Dunque.... la conseguenza era +facile a trarsi; don Martino era andato per moto spontaneo dell'anima, +fors'anche giungendo tardi, e ad ogni modo non salvando che le +apparenze, per chi voleva contentarsene. + +Quanto al generale, egli doveva essere la seconda edizione del suo +fratello maggiore; salvo, s'intende, lo studio sugli enciclopedisti. +S'impacciano poco con la filosofia, i militari. Così pensava Maurizio; e +così pensando, la presenza inaspettata dell'arciprete di San Giorgio al +castello della Balma doveva parergli una cosa strana, inaudita. Ma non +era affar suo: da uomo educato, non poteva domandare; da uomo senza +curiosità, non ne sentiva il bisogno; si era già dimenticato dell'abito +talare, giungendo alla presenza del castellano della Balma. + +Il generale era col suo inseparabile Dutolet, ambedue seduti al fresco, +su certi sedili di ferro, disposti a semicerchio fuori dell'ingresso, +accanto alla gradinata di marmo. + +--Venite qua voi a consolarci;--disse il generale, com'ebbe veduto +Maurizio.--Venite a riconfortarci lo stomaco. Non lo sentite, l'odore di +scarafaggio?-- + +Maurizio ebbe l'aria di non intendere a che cosa volesse alludere il suo +interlocutore. + +--Già,--ripigliò il generale,--voi venite sempre dalle scorciatoie; se +foste venuto dal gran viale, avreste incontrato l'uomo nero che ci ha +regalato un'ora del suo tempo; e ne avremmo fatto volentieri di meno. +Con che scopo, domando io, con che scopo il signor arciprete di San +Giorgio viene una volta al mese quassù? Per vedere quando si fa conto di +lasciargli queste quattr'ossa?.... Ma non ne abbiamo nessuna voglia; non +è vero, Dutolet? + +--Per quello che mi riguarda,--disse il capitano, senza neanche +sorridere,--ci sarebbe troppo poco da rosicare. + +--Non dimentichiamo i diritti dell'ospite;--notò il generale, +osservando che Maurizio era rimasto silenzioso.--Nè di politica nè di +religione si deve ragionare tra uomini. A questo ci ha ridotti la +civiltà; e le sue leggi van rispettate.-- + +Maurizio vide allora la necessità di parlare. + +--Se è per me, generale, non vi date pensiero;--rispose.--Non mi fanno +paura i discorsi di politica, nè quelli di religione. Credo ancor io che +la civiltà abbia delle leggi false, come ne ha delle puerili. A mio +avviso si può discutere di tutto; basta che nella discussione si porti +della misura, della buona volontà, del rispetto. + +--Ah, mi levate un peso dal cuore!--gridò il generale.--In fede mia, non +ne potevo più. Immaginate che non posso soffrire i preti. + +--Scusate, generale, ma allora.... + +--Volete domandarmi perchè li ricevo? In verità, non sono io che li +invito a venir quassù. Già, non so se debbo ridere o andare in collera, +quando me li vedo davanti. Non sanno che esser umili coi potenti e coi +ricchi. È dunque una umiliazione che vogliono. + +--Ed io, perdonate, non la infliggerei loro; mi darei piuttosto ammalato +d'emicrania. + +--È quello che dice mia moglie. V'intendereste benissimo con lei, almeno +nel fatto di dispensarli da una visita inutile. Neanch'essa li può +soffrire. Mio fratello l'ha educata bene, ed io non ho avuto da +consigliare mutamenti nella sua educazione. Niente preti, miei giovani +amici, specie con le donne. Infatti, è ancora per mezzo delle donne che +essi comandano nel mondo; sono essi che le hanno educate alla +superstizione, e con la confessione, col perdono periodico, le hanno +educate alla colpa. + +--Ma il perdono è di Cristo. + +--Cristo fu un uomo. Come uomo, lo venero, ho un gran rispetto per lui; +non senza riconoscere, per altro, che avrebbe fatto meglio ad essere più +severo, insegnando per esempio a non fallire con tanta facilità. Ma che +si fa la burletta? Col dirci che il giusto cade sette volte al giorno, +non si dà la licenza a tutti di cascar quattordici, o ventotto? Per me, +dicano quel che vogliono con la teorica del perdono; non conosco che il +dovere, io, e so che il dovere è buono. + +--Debbo io dirvi tutto quello che penso, generale? + +--Ma sì, per bacco. Non lo dico io liberamente, approfittando della +vostra licenza? + +--Ebbene,--rispose Maurizio,--vi dirò che il dovere è buono, perchè +scende diritto diritto dalla legge morale; e la legge morale è Dio. + +--Ah, il gran cavallo di battaglia! Ma siete voi persuaso, caro amico, +che Dio non sia una creazione dell'uomo? + +--Anche la morale, allora. + +--La morale,--sentenziò il castellano della Balma,--è l'utilità bene +intesa, per cui solamente si conserva questa povera specie umana. Non +fare ad altri quel che non vorresti che fosse fatto a te; fare ad altri +quello che vorresti che fosse fatto a te. + +--Già, per dare il buon esempio,--replicò Maurizio, sorridendo;--ma gli +altri lo seguiranno? ecco il busilli. + +--Seguano o non seguano, c'è tutta la morale umana in queste due +massime. Conosco degli atei che vi conformano i loro atti assai meglio +di tanti credenti. + +--Pur troppo, generale, pur troppo. Ma permettete, non scendiamo alle +applicazioni; stiamo nel campo dei principii. Fare o non fare, secondo +quelle due massime, è facile, ed anche può essere piacevole all'uomo +incivilito. Ma come potete voi credere che l'uomo primitivo, l'uomo +della selva, facesse ad altri quello che avrebbe voluto che si facesse a +sè?-- + +La domanda piaceva poco al generale; e dalla breve pausa che egli fece +prima di rispondere, Maurizio potè credere che l'avversario si trovasse +impacciato. Ma non era così; proprio allora il generale metteva in +posizione le artiglierie. + +--Io non vi parlo dell'uomo primitivo;--disse egli, non potendo +trattenere un'alzata di spalle.--Che c'entra qui l'uomo della selva? +Buon padrone di aver fatto come gli sarà piaciuto, o tornato più comodo. +L'uomo primitivo, per vostra norma e regola, era un antropopitèco. Vi +maravigliate di sentirmi parlare con tanta asseveranza di quel grazioso +animale? Nel fatto, io non ne so nulla; vi parlo con la scienza alla +mano. Ho letto Darwin, mio caro; ho letto Huxley, Buchner, Mortillet, +Spencer, tutta la scuola dei liberatori. L'antropopitèco non si è ancora +trovato negli strati del terreno terziario; ma si troverà, non dubitate. +E una necessità in terra, come certi corpi in cielo, per l'equilibrio +del sistema planetario. Nella scala progressiva degli esseri, +l'antropopitèco ha il suo posto: animale d'istinti maravigliosi, già +dotato di qualche intelligenza, come sono del resto tanti animali meno +progrediti di lui, egli ha fatta la sua strada, e nessun calendario gli +ha misurato il tempo necessario alla sua legittima evoluzione. Il +bisogno lo ha fatto industrioso; l'industria lo ha fatto civile; la +civiltà lo ha fatto morale. Vi capacita? + +--Eh!--disse Maurizio, stringendosi nelle spalle, mentre in cuor suo si +maravigliava forte di trovare sotto la spoglia di quell'uomo d'armi un +lettore dei moderni evoluzionisti;--vuol esser dunque morale +indipendente, la nostra? + +--Non mi spaventano i nomi;--replicò il generale. + +--Ebbene,--ripetè Maurizio,--non vi spaventino dunque le mie povere +argomentazioni. + +--No davvero, sentiamole.-- + +Qui fu una piccola interruzione nel dialogo. Dall'alto della gradinata, +appariva la contessa Gisella, col suo cappellino di paglia in capo, +l'ombrello da sole in mano e una borsa ad armacollo, che le dava +un'aria graziosissima di pellegrina. La bella signora dagli occhi +fosforescenti vide Maurizio, e scese lesta i gradini per venirlo a +salutare. + +--Vado per affari,--diss'ella, porgendogli la mano.--Spero di ritrovarvi +ancora al ritorno. + +--Oh, lo troverai;--gridò il generale.--Siamo affondati in una disputa +che non finirà tanto presto. + +--Di che si tratta?--chiese ella, nell'atto di aprire il suo ombrellino. + +--Dell'antropopitèco;--rispose Maurizio, che in verità lo masticava +male.--M'immagino che vi sarà noto, questo grazioso tipo di progenitore. + +--Ah sì,--diss'ella, sorridendo,--l'unica cosa brutta nella teorica di +mio marito. + +--Ma necessaria;--soggiunse il generale;--necessaria come un anello +nella catena. Se tu mi levi quell'anello, dov'è la continuità +dell'evoluzione? dov'è la dottrina?-- + +Maurizio non aveva da rispondere ad una argomentazione che non pareva +fatta per lui. Nondimeno, ne prese appiglio per rivolgere una frase alla +contessa Gisella. + +--Fortunatamente,--diss'egli,--nessuna dottrina mi farà credere che la +contessa derivi da un antropopitèco. Passi per noi ominacci! + +--Ed ecco, ora puoi andare, bambina;--ripigliò il generale, mezzo +burbero e mezzo faceto.--Il vicino è cavaliere, e il tuo complimento +l'hai avuto. Accettalo come premio anticipato all'opera buona che fai. + +--Vado, vado;--rispose la bella signora, avviandosi.--E voi, conte, +lasciatevi persuadere. La teorica della evoluzione richiede +quell'anello. Ammasso quello, tutto il resto va da sè.-- + +Ciò detto, si mosse leggera, lasciando la luce del suo sguardo +celestiale e la fragranza della sua maravigliosa persona nell'aria. Un +istante dopo, era sparita alla svolta del sentiero campestre, per cui +soleva venire ogni giorno il signor di Vaussana. + +--Vedete quella donna, Maurizio;--disse il generale, continuando ad alta +voce un discorso che era venuto facendo tra sè.--Ella è tutta bontà, +tutta previdenza per la povera gente. Non c'è tugurio per queste +montagne, dov'ella non porti una buona parola, e qualcosa di più, se +bisogna. Ha sentito quest'oggi dal prete che è ammalata la moglie del +pastore, lassù al Martinetto; e sùbito ha deciso di mettersi in +campagna. Il prete non è andato; non andrà che chiamato, per portare +tant'olio quanto ne sta sul polpastrello dell'indice, o del medio. Lei +porta dell'altro; se le riesce, farà risparmiare al prete la sua +trottata, alla chiesa la sua ditata d'olio. E notate, non crede alla +morale dei vostri uomini neri.-- + +Quel «vostri» non era un po' troppo? Maurizio si sentì toccato sul +vivo. + +--Che importa?--diss'egli, contenendosi ancora.--Crede alla santità del +dovere, alla divinità della compassione, alla immortalità dell'anima +umana. + +--No, sapete, crede semplicemente alla bontà della vita; obbedisce ad +una legge di natura, intendendola un po' meglio di tanti e tanti. E +notate ch'io non ho avuto da istruirla. Era così, quando divenne mia +moglie. È una testa forte. + +--Permettete ad una testa debole d'inchinarsi;--replicò Maurizio, +facendo l'atto per l'appunto. + +Ma il generale era avviato, e non voleva fermarsi così presto. + +--Ecco,--diss'egli,--ora v'inalberate. + +--No, generale. + +--Allora, perchè vi tirate da banda, come se voleste uscire dal giuoco? +Mi avevate pure promesso una argomentazione serrata! + +--Vero, ma siamo stati fortunatamente interrotti; ed ora che ho perso il +filo.... Nondimeno, per non parervi battuto e contento, vi dirò +brevemente ciò che penso. Voi considerate la morale come l'effetto di +una convenzione. Ora la morale per convenzione, dato che possano +giungere a stabilirne una dei figli o nipoti di antropopitèchi, sarebbe +una morale senza ragione in sè stessa. Vedetene la conseguenza. Se io so +che la legge morale non ha nessuna sanzione, che non c'è nessun premio a +chi segue, nessun castigo a chi viola la legge, non me ne farò più nè +di qua nè di là, baderò al mio interesse, e buona notte al prossimaccio +mio. + +--Signor Maurizio, i miei complimenti. Fate voi dunque il bene per un +premio che ne sperate? vi astenete dal male per un castigo che ne +temete? + +--No, generale, per dovere; per un dovere che la mia coscienza intuisce. +Del resto, ecco già un certo numero di volte che voi mi venite dicendo: +il bene. Il vocabolo induce la cosa; la cosa induce l'idea. Perchè si +dice il bene? che cosa s'intende di dire, dicendo: il bene? chi mi +assicura, se non c'è sanzione alla legge del bene e del male, chi mi +assicura che il bene non è il male, e il male non è il bene? + +--Il bene è un concetto ereditario;--sentenziò il generale.--Si è visto +e riconosciuto a poco a poco l'utile generale, e questo è stato chiamato +il bene. + +--Sia pure; ma quanto più leggero, sulla bilancia del nostro raziocinio, +quanto più debole dell'utile particolare! Infatti, il bene degli altri, +ne sia pure ereditario quanto si vuole il concetto, non è in molti casi +il mio bene, è spesso il mio danno, il mio pericolo, il mio sacrifizio: +e di questo sacrifizio, di questo pericolo, di questo danno io non vorrò +a nessun patto saperne.-- + +Il generale stette un istante sopra pensiero. + +--Sentite,--diss'egli poscia,--io non la intendo così: senza badare a +questi danni, a questi pericoli, io ho sempre fatto il mio dovere. + +--Lo credo, e lo so,--si affrettò a rispondere Maurizio.--Ma questo, con +vostra buona pace, non lo avrete fatto per omaggio alla morale +indipendente. + +--E per che cosa, secondo voi? + +--Per avanzo di vecchie idee, generale. Qui davvero il principio di +eredità vi soccorre. Avete infatti la eredità di un complesso di +conseguenze legittime che l'umanità ha tratte via via da parecchie +religioni e da parecchi sistemi filosofici, di cui è vissuta, con cui e +per cui è progredita. Ecco perchè uno spirito forte dei nostri giorni +può andare avanti, più avanti di molti altri nel sentiero della +filantropia, del disinteresse, del sacrificio di sè, immaginando di aver +spogliata per sempre la morale della sua antica sanzione. Ma non si +andrà molto lontano, io ve ne avverto, non si andrà molto lontano, con +questo piccolo viatico. Anche le eredità più vistose si consumano. E la +morale indipendente andrà fin che potrà senza Dio; poi, di attrito in +attrito, vi sfumerà tra le mani. Temete, mio generale, temete che quando +ne avranno assai meno le classi civili, non ne abbiano più affatto le +rozze. + +--Già, l'argomento politico! Ma non è filosofico. + +--Lo so; m'è venuto alla mente, e l'ho aggiunto alla mia dimostrazione. +Dopo tutto, la vostra doppia massima del non fare e del fare, è frutto +della morale all'antica, non già della morale indipendente che oggi si +predica. Tutte le religioni l'hanno per canone indiscusso. + +--È di tutte, e perciò non appartiene in proprio a nessuna;--osservò il +generale. + +--Che importa? Le religioni son sante. + +--Tutte? Da parte vostra è una dichiarazione ben grave, signor Maurizio. +Per caso, le ammettereste voi tutte per buone? + +--Storicamente, perchè no? Nella vicenda delle cose umane sono i varii +modi di cercar Dio; e come io credo fermamente che il progresso umano +sia a questa condizione di cercar Dio nella vita, così credo che Dio si +sia in tutte riconosciuto.-- + +Il generale diede in uno scoppio così fragoroso di risa da far rizzare +la testa al capitano Dutolet, che involontariamente cominciava ad +appisolarsi sul canapeino di ferro. + +--Che larghezza di comprensione! Lasciatevi ammirare, caro mio. Vi +avverto per altro che l'arciprete di San Giorgio non vi assolverebbe. + +--Lui no, forse; ma un altro, di qui a cent'anni, sicuramente. + +--Possiate voi campar tanto! E credete poi che quell'arciprete del +ventesimo secolo riconoscerà l'elemento del divino anche nella religione +di Moloch? + +--No, egli troverà che quella non era una religione, ma un pervertimento +di religione. Le religioni, tra i popoli rozzi, girano facilmente alla +superstizione, e la superstizione alla ferocia o alla stupidità sua +compagna. Ma questi pervertimenti uccidono una religione nel tempo, come +l'edera sgretola il muro a cui si abbarbica; Dio si allontana, e passa +in un'altra. + +--Chi può saper quando, e come?--esclamò il generale.--Io dico invece: +fare il bene, qualunque cosa ne avvenga. + +--È da stoici;--rispose Maurizio.--Ma presuppone almeno l'imperativo +morale. Perchè faccio io il bene? Per appagare la mia coscienza. Perchè +la mia coscienza sceglie la sua felicità nel bene? Per averne un +piacere. Ma è un piacere ideale, se il più delle volte porta danno, +sofferenza, pericolo, sacrificio e morte. È dunque un ideale. L'ideale +suppone l'idea, l'idea suppone un mondo intellettuale che non è quello +della cieca natura. Cercate, generale, indagate, troverete Dio +necessario. + +--Dove? non si è mai visto, ch'io sappia. Nel roveto, forse? + +--Nella coscienza, generale. Se ci trovate la contentezza, perchè non ci +trovereste la sanzione dell'opera buona? + +--Ci penserò; ve lo saprò dire domani.-- + +Evidentemente, il generale era stanco; e nessuno vorrà dargli torto. +Quanto al capitano Dutolet, egli si era addormentato del tutto. Diamo +ragione anche a lui. + + + + +CAPITOLO V. + +Si viene alle grosse. + + +Maurizio era rimasto un po' male. Quella improvvisa stanchezza del suo +interlocutore poteva significare due cose: o che egli, Maurizio, avesse +ecceduto nella difesa delle proprie opinioni, o che il suo avversario, +usato al comando in ogni cosa, fosse noiato di sentirsi contraddire. + +Che stranezza, del resto, e come Maurizio si era lasciato ingannare +dalle apparenze! Egli non avrebbe immaginato mai che quel vecchio +soldato fosse un filosofo, che quel moderno gentiluomo campagnuolo +avesse voluto ingombrarsi il cervello, asserragliare il suo grosso +ateismo con tanto bagaglio di dottrina. Dall'alto di quella barricata il +castellano della Balma aveva scaraventato sulla testa di Maurizio i suoi +duri sarcasmi, le sue pungenti ironie. Son pure prepotenti questi +spiriti forti, come amano gabellarsi da sè! Quando si degnano di +disputare con voi, hanno sempre l'aria di compatirvi.--Ma come? anche +voi, con queste idee di cent'anni fa? Ma questo è risaputo; ma questo è +fritto e rifritto; ma questo è già stato ribattuto, polverizzato, +annientato. Il mondo cammina, che diamine! In che grotta a mezza strada +vi siete fermato a dormire? lasciatele al volgo, queste anticaglie; +lasciatele alle donnicciuole, per bacco!-- + +Il volgo, si sa, è tutta quella gente che non importa istruire, che è +bene lasciare nell'ignoranza, per utile suo, e nostro, per non +accrescere il numero degli spostati, come oggi si dice, o degli +spostatori, come forse si pensa. Le donnicciuole, poi, sono le loro +madri, e le loro mogli; se occorre, saranno anche le loro figliuole e le +loro nipoti. Gli spiriti forti non si abbassano; deridono o sorridono, +secondo i casi e gli umori; ma passano sopra, gloriosi della loro +dottrina, o di quella del sapiente di rimpetto; il quale sarà vissuto +magari nel sereno disprezzo di ogni ubbìa metafisica, di ogni +«concrezione ereditaria», ma poi sarà morto ascritto, per via di +transazione, a qualche chiesa protestante, oppure, senza mezzi termini, +col prete al capezzale e con al collo la medaglia benedetta dal papa. +«Rammolliti», si capisce; tutti rammolliti, gli spiriti forti che non +durano tali fino all'ultimo. Perciò vien di moda il premunirsi contro +queste defezioni dell'ultim'ora, dichiarandole anticipatamente debolezze +della nostra povera fibra. + +E questo è poco male, finalmente; anzi non lo sarebbe affatto, a +considerare le cose con ispirito di libertà. Ma il guaio è che questa +divisione di spiriti forti e di spiriti deboli ha ridotto il nostro +mondo civile ad una ben malinconica convivenza di due società, tra le +quali è stretta unione d'interessi, di affetti, di consuetudini, e un +gran vuoto per tutto il resto, che è poi la vita intellettuale, la vita +morale delle anime. Donde avviene che questo povero mondo civile vada +così barcollando alla sua meta misteriosa, come gli ubbriachi a casa +loro, non indovinando più l'uscio, e tante volte neanche la strada. + +Tra il signor Maurizio e il castellano della Balma si era fatta la pausa +un po' lunga. Il terzo, che sonnecchiava così bene sul piccolo canapè di +ferro, ne era stato svegliato in soprassalto, come avviene in istrada +ferrata al fermarsi improvviso del treno. Il capitano Dutolet aveva +aperto un occhio, poi l'altro, ed era rimasto lì trasognato a guardare, +mezzo intirizzito, mentre Maurizio si tormentava i baffi, e il generale, +per occupare in qualche modo il silenzioso intermezzo, cercava di +accendersi un sigaro. + +Il signor di Vaussana se ne sarebbe andato assai volentieri, levando +anche d'impiccio il suo avversario. Ma un pensiero lo tratteneva. La +contessa Gisella gli aveva detto di aspettarla. E forse aspettarla era +male. Ritornando, la signora avrebbe trovato il marito di cattivo umore, +tanto nervoso da non lasciar passare il menomo complimento, da veder +tenerumi, smancerie, svenevolezze in ogni discorso. I mariti in collera +son tutti così, bestie feroci; e guai ad essere graziosi, cortesi, +galanti, quando essi hanno le sopracciglia aggrondate. + +Andarsene, dunque, scegliendo tra i due mali il minore? Sì, ma per qual +via? Anche nella scelta della via c'era il pericolo, per un verso o per +l'altro, di urtare i nervi al signor generale. Se andava per il gran +viale, non poteva il castellano domandare che novità fosse quella? Le +novità dànno sempre materia a pensare. Se andava per la strada del +bosco, non si poteva credere che l'avesse scelta per combinar laggiù la +contessa Gisella, che appunto di là era andata e di là sarebbe tornata? + +Noiosa condizione di un uomo messo lì a dibattersi tra la stizza e le +convenienze sociali! Ed ecco i bei resultati delle discussioni. Ma egli, +in fin dei conti, se era stato vivace nella espressione del suo +pensiero, non aveva neanche trasmodato, e a quella vivacità era stato +spinto dal tono sarcastico del signor generale. Dal fondo dell'anima non +gli traluceva forse il pensiero di canzonare Maurizio per la sua fede? +Ora uno spiritualista, un credente, deve esser tanto più sincero, in +quanto che troppa gente, che crede, par quasi che si vergogni di +confessarlo davanti agli spiriti forti. Egli non aveva da parlare come +un teologo, non avendo studiato teologia; ma da filosofo non +materialista, nè scettico, doveva egli, per ottener grazia dal suo +contradditore sarcastico, dare addosso a quelle credenze in cui sono +stati educati i nostri padri, e in cui saranno ancora educati i nostri +figliuoli? + +Più ci pensava, e più si persuadeva di non aver niente a rimproverarsi. +Quanto al generale, facesse il broncio fin che voleva. A un certo punto, +se il silenzio fosse durato dell'altro, Maurizio avrebbe guardato +l'orologio, fatto un gesto di terrore e parlato del solito appuntamento +che cava gli uomini da una posizione difficile. Ma grazie al cielo non +fu mestieri di bugie; la contessa Gisella appariva dal sentiero del +bosco. Era un pochino affannata dalla corsa, e accesa in volto più +dell'usato; ma il color delle rose le tornava bene come quello dei +gigli. Venne innanzi leggera, saltellante come una bambina, sorridente +come l'aurora. Non era un complimento, non una esagerazione il dire che +con lei ritornava la luce. Che bella cosa una bella donna! C'è chi la +preferisce al telegrafo e alle strade ferrate. Io all'invenzione della +stampa. E voi? + +Il generale parve gradir molto l'arrivo di sua moglie. La contessa +giungeva opportuna a rompere quella scena muta. + +--Già finita la discussione?--domandò ella, avvicinandosi al crocchio, +che per verità non appariva troppo animato. + +--Sì,--rispose Maurizio, inchinandosi. + +--E siete battuto? + +--Non so; forse.... e senza esserne persuaso. Tutti i vinti sono +così;--soggiunse egli, sorridendo;--non vogliono mai convenire della +loro disfatta. + +--Ti avverto, mia cara,--entrò a dire il generale, con la sua grossa +voce ancora gonfia di stizza,--che il signor di Vaussana ha finora il +vantaggio. Questo sia detto per la verità.-- + +Non era molto; ma era già qualche cosa. Maurizio colse il buon punto per +esser cortese a sua volta. + +--In omaggio alla verità,--riprese egli,--diciamo che voi mi avete +promesso di pensare a certi argomenti miei. Potete vincermi ancora; le +sorti della battaglia sono dunque indecise. E la vostra ammalata, +contessa? + +--Ah, la povera Biancolina? Febbre, signor Maurizio, gran febbre, e +complicata di miseria. Le disgrazie piovono addosso ai Feraudi con un +accanimento strano. Son già debitori di un semestre al Pinaia, il +potentissimo fornaio e pastaio di San Giorgio, un proprietario con cui +non si scherza, a quanto pare; e una mucca è morta improvvisamente nella +settimana scorsa, e l'altra ha il latte cattivo. Il marito è filosofo, e +pensa, guardando in aria; la moglie, rovinata dallo stento, ha dovuto +mettersi a letto. Sapete voi, quando una povera donna dei campi si mette +a letto, che cosa vuol dire? che la casa resta senza governo, i piccini +senza zuppa, le bestie senza strame, e tutto il resto in conseguenza. +Vedete che compassione! Ho aiutato come ho potuto; ma finora, più che +altro, con le buone parole. Intanto ci vorrà il medico, e manderò subito +a cercarlo. + +--Permettete che lo cerchi io, discendendo in paese;--disse Maurizio, +con accento premuroso.--Tra mezz'ora egli potrà essere lassù al +Martinetto. + +--Grazie, accetto l'offerta;--rispose la contessa.--Io penserò invece a +mandar brodo e qualcos'altro a quella poveretta.-- + +Maurizio non la conosceva neanche di vista, l'ammalata del Martinetto. +Il Feraudi, marito filosofo, lo aveva appena veduto qualche volta +pascolar le sue bestie sui greppi, tra il Martinetto e la Balma. Pure, +si mostrò addolorato per le disgrazie di quella povera gente: ed anche +ne fu consolato, pensando che la sua conversazione andava lontana le +mille miglia da ogni pericolo di galanteria. Il generale, del resto, a +poco a poco aveva spianate le rughe, e si degnava di mettere qualche +parola nel dialogo. Maurizio gli rivolse il discorso, temperatamente, +placidamente, come se nulla fosse avvenuto. + +Frattanto doveva prendere commiato, avendo fretta di andare pel medico. + +--Bravo, correte;--gli disse Gisella con quella stessa amabile +sollecitudine che avrebbe usata in altre occasioni per trattenerlo +ancora un poco alla Balma.--Immagino che il dottore conosca la strada. + +--Se non la conoscerà gliela insegnerò io, che ho i miei monti.... sulla +punta delle dita.-- + +Gisella gli porse la mano. La stretta era sempre stata amichevole, come +dev'essere lo _shake hand_, dal giorno che l'Inghilterra lo ha diffuso +per tutto il mondo civile. Ma quella volta fu confidente, fraterna, come +di due persone che hanno conchiuso un patto. Non erano essi associati +oramai da un'opera di carità? + +--Se avete notizie, ce le porterete domani, non è vero?--disse Gisella. + +Anche il generale brontolò un arrivederci. Il capitano Dutolet, detto il +buon ragno, ed anche, aiutando il suo nome di battesimo, Guglielmo il +taciturno, abbozzò un sorriso ed una parola di due sillabe almeno. +Maurizio si avviò spedito, e scese quella volta dal gran viale. Per +quella novità ci era una ragione evidente: il medico abitava per +l'appunto in principio del paese, cioè verso le falde del poggio su cui +sorgeva il castello della Balma. + +Il medico fu presto ritrovato, e con le più calde esortazioni spedito, +subito al Martinetto, di cui fortunatamente conosceva il sentiero. +Maurizio lo accompagnò per un tratto, facendo raccomandazioni. Quando il +discepolo d'Esculapio fu di ritorno, lo trovò ancora sulla sua strada, +desideroso di notizie. Aveva trovata la febbre, difatti, e piuttosto +forte, più vicina ai quaranta gradi che ai trentanove. Ma egli si era +trovato in caso di dare il rimedio, senza il bisogno di scendere alla +farmacia per la ricetta: preveduto il bisogno, la contessa aveva +lasciata lassù una parte della sua cassettina di medicinali, ed egli +aveva potuto somministrar subito una dose della inevitabile antipirina. +Più tardi avrebbe somministrato il chinino, se quella febbre si fosse +mostrata ribelle. Ma che febbre era? Reumatica, diceva il dottore, e +colpiva un organismo intaccato dalla grama vita; occorreva riposo, per +intanto, ed una miglior nutrizione: due cose che al solito non sono alla +mano dei poveri. + +Più tranquillo da quel lato, Maurizio ripigliò la via del paese. Sulla +piazza gli venne veduto il Pinaia, che stava seduto a prendere il fresco +sull'uscio della sua bottega. Mentre il fornaio si alzava a mezzo, per +fargli di berretto, un'idea passò veloce per la testa a Maurizio. Sì, +certo, bisognava associarsi alle buone opere della contessa Gisella. +Chiamò il fornaio e lo condusse in disparte, entrandogli subito del caso +di quella povera gente. Ah, sì, povera gente! rispondeva il Pinaia, che +da quell'orecchio era un po' duro. Gli erano debitori d'un semestre, e +maturato da un pezzo; ancora un po' che aspettasse, gli sarebbero stati +debitori di tutta l'annata, cinquecento lire, a non contare l'interesse +della moneta. E non c'era verso di spillar loro un centesimo. Ma quella +povera mucca morta! ribatteva Maurizio; l'altra col latte guasto, che +non si poteva farne nulla; e la moglie ammalata! Tutte scuse, tutti +pretesti. La mucca era morta da cinque giorni, se mai, e il semestre lo +dovevano da due mesi. L'altra mucca aveva il latte guasto, ma si +aspettava un vitello. Quanto alla moglie ammalata, vecchia storia! Già +altre volte s'era ammalata, la bella Biancolina; e sempre alla scadenza +del semestre, per impietosire il padrone. Ma lui non ci cascava più, no +davvero. Una morte, aver terra al sole; d'allora in poi, quando avesse +quattro soldi di costa, voleva metterli in rendita dello Stato; e +calasse poi quanto voleva; ci avrebbe sempre risparmiato di più, che a +farsi mangiar vivo dai contadini. Brutta razza, i contadini; astuti, +furfanti di tre cotte, sempre lì a piangere miseria, coi gruzzoli di +marenghi nel saccone. + +Maurizio era lì lì per domandargli:--E voi, Pinaia, di che razza siete +disceso?--Ma non volle aver due litigi in un giorno, cascando dal +generale al fornaio. Si contentò in quella vece di dirgli: + +--Sentite, Pinaia: quella gente mi preme. Può esser vero quel che voi +dite; può anche non esser tale, e in questo caso io avrei rimorso di non +essermi interessato per le loro disgrazie. È giusto nondimeno che +abbiate il fatto vostro, aggiustiamola così: se non pagheranno loro, +pagherò io. + +--Quand'è così, non parlo più, e al Martinetto, non domanderò più un +quattrino. + +--No, non correte tanto;--disse Maurizio, che già temeva di parergli +troppo generoso.--Volevo dire che vi sto garante, sicuro come sono che +pagheranno.... entro il mese. + +--Non me ne parli; non posso aspettar tanto le buone grazie del Feraudi. +Passerà il mese e non avrò nulla; ci metterei la mano sul fuoco, tanto +ne sono sicuro. Se devo aspettare il mio denaro da Lei, passi tutto il +tempo che Le piacerà, signor conte. + +--Ah no, questo, no; io non ho l'uso di farmi far credenza;--disse +Maurizio, alterato.--Sono dugento cinquanta lire, avete detto? Eccole +qua;--soggiunse, mettendo mano al portafogli.--Voi me le restituirete, +appena il Feraudi vi avrà pagato.-- + +Il denaro è sempre buono a prendersi. Mastro Pinaia allungò la mano. + +--Le faccio la ricevuta, signor conte. Se ha la bontà di aspettarmi un +minuto.... + +--No, a vostro comodo, Pinaia. Me la manderete domani. E grazie, non è +vero? + +--Lei è troppo buono, signor conte;--rispose mastro Pinaia, facendo le +viste di non aver capita l'ironia. + +--Sia pure;--rispose Maurizio, che voleva mostrare di aver capito il +complimento del fornaio arpagone.--Ma vi pregherò di non ridirlo a +nessuno. Non vorrei che mi metteste sulle braccia tutti i debitori +morosi di San Giorgio. Il povero Castèu e quella poca rendita che mi fa +vivere ci passerebbero in un mese. + +--Lei ha ragione a tener poca terra, signor conte;--conchiuse il +fornaio.--Anch'io, nel mio piccolo, voglio far come lei. Tutta rendita, +tutta rendita dello Stato vuol essere.-- + +Nauseato del fornaio arpagone, ma contento altrettanto di sè, Maurizio +prese la via del Castèu. I suoi libri, quella sera, lo trattennero +lungamente a pensare.--Quanta roba!--diss'egli, passando i suoi scaffali +in rassegna.--E buona e cattiva; ci sono armi per tutti. Ed anche la +buona diventa cattiva, per chi se ne serve alla rovescia, senza +paragonare, senza mettere a contrasto, senza far la parte delle +conclusioni frettolose.-- + +Quella, notte portò in camera un volume del suo Cournot: _Matérialisme, +Vitalisme, Rationalisme_, ed anche, per riscontrare alcune preziose +citazioni, _Les Origines_ del Pressensé. Buoni libri erano quelli. +Anch'egli aveva avuti i suoi dubbi; anch'egli aveva tratte le frettolose +conseguenze dallo studio di certi fenomeni naturali, di certe teoriche +evolutive; quei libri, insieme coi suoi trattati di astronomia, e con +gli studi fisiologici del Pasteur, lo avevano ricondotto in carreggiata. +Ed anche aveva vedute certe conclusioni di Herbert Spencer a proposito +dell'inconoscibile, certe confessioni dello Stuart Mill a proposito +della creazione, donde gli era apparso il dubbio del dubbio, cioè a dire +la modica fede di quei grandi maestri del pensiero moderno intorno alla +saldezza dei loro proprii sistemi. Infine, aveva ragione lui. È giusto, +è desiderabile che la scienza positiva, che dubiti di tutto, che tutto +rimetta in discussione e sottoponga nuovamente ad esame, distruggendo, +ma col proposito di riedificare. Così era avvenuto in materia +d'antichità, per la storia delle origini Romane, che dopo aver negato +ogni fede a Tito Livio e a Dionigi d'Alicarnasso, si ebbe ancora ricorso +a quei due disgraziati, perchè aiutassero a rimettere in piedi il loro +edificio crollato. + +Il giorno seguente, all'ora solita, forse qualche minuto dopo, anzi che +prima, il signor di Vaussana rifece il gran viale della Balma. Perchè il +gran viale e non il sentiero del bosco? Mah.... non indaghiamo certi +arcani del cuore. Quel giorno egli andava un pochettino come la biscia +all'incanto, lassù. Ma era necessario; aveva promesso alla signora. E +fors'anco il generale si era mutato da quello del giorno innanzi. Ma no, +sarebbe stato un miracolo; e Maurizio, con tutta la sua fede, non +credeva ai miracoli. + +Per dargli ragione, quel giorno il signor generale era aggrondato. Stava +giocando a picchetto col capitano Dutolet; forse perdeva. All'arrivo di +Maurizio si degnò di smettere il giuoco; facile sacrificio per coloro +che pèrdono. La contessa Gisella stava ricamando, accanto alla finestra. + +--Grazie;--gli disse ella, appena lo ebbe veduto comparire.--Il dottore +è già stato tre volte al Martinetto; due ieri, e una stamane. La nostra +ammalata va discretamente. C'è anche una donna del paese per aiuto. +L'avete mandata voi? + +--No, signora; ma ne avevo parlato al dottore, ed egli avrà provveduto. + +--Siete dunque voi egualmente. Così i piccini son governati, e l'inferma +è tranquilla; grazie ancora.-- + +Il generale stava in contemplazione davanti a sua moglie. Maurizio, per +non aver aria di parlar sempre con lei, gli rivolse il discorso. + +--Ebbene, generale, ci avete pensato?-- + +Il generale fece il gesto dell'uomo che non si ricorda alla prima; poi, +dopo una spallata, rispose: + +--No caro, non ho voluto perdere il mio tempo.-- + +La risposta era dura, ed anche ruvida parecchio. La contessa alzò gli +occhi attoniti, per guardar suo marito. Ma egli in quel punto non +guardava sua moglie, e non colse al volo quell'occhiata di rimprovero. +Maurizio balenò un tratto, non sapendo che rispondere. E forse non era +da risponder nulla; forse il generale non si sentiva bene quel giorno, +ad onta del suo fiorente aspetto, della sua pelle vermiglia. Il tempo +non era neanche buono; certamente gli dava ai nervi il vento di mare, +così molesto, così uggioso in montagna, dove giunge sempre con un gran +corteggio di nuvole. + +Ci fu un altro silenzio tra i due, ma non così lungo come quello del +giorno innanzi. Il generale non aveva veduto, ma certamente aveva +sentito o indovinato lo sguardo di sua moglie; perciò credette +necessario di ripigliare il discorso, e per salvare le apparenze, ed +anche per tirare le somme. + +--Noi siamo, signor di Vaussana, due edificatori di piramidi. Voi +vorreste che io fabbricassi la mia coi vostri materiali. Vi ringrazio, +ma non ne ho bisogno. Costrutta coi miei poveri mattoni, la mia si +regge, come la vostra col suo vecchio granito. Segno, per uscir di +metafora, che i nostri sistemi sono due rispettivi concepimenti del +nostro spirito. Vi ricorderò a questo proposito ciò che ho sentito dire +un giorno a Parigi da una gran dama russa, a cui si domandava in che +consistesse la vantata ortodossia della religione sua, che era, dopo +tutto, scismatica: «_l'orthodoxie c'est ma doxie à moi; l'étérodoxie +c'est votre doxie à vous_». Voi con le.... opinioni del passato siete +ortodosso; io sono tale con quelle del presente, e trovo nella teorica +del Laplace, come nelle esperienze di Carlo Darwin e nelle dimostrazioni +dell'Huxley, una spiegazione sufficiente dell'universo. La materia +eterna e la legge immanente nella materia mi dànno ragione di tutto. Sto +coi matematici, poi, e non moltiplico gli enti, che mi farebbero doppio +e mi porterebbero ingombro. Ho detto, e vi saluto.-- + +Poteva essere una chiusa faceta, o mostrava almeno l'intenzione di parer +tale. Ma sicuramente ce ne potevano esser di serie, che non lasciassero +tanto amaro nell'anima. Del resto, a mostrare che quell'intenzione non +c'era, il generale fece una giravolta sui tacchi, e se ne andò via +zufolando. + +--Ettore!...--mormorò la signora. + +Ettore si voltò, all'accento di rimprovero d'Andromaca; si voltò, ma era +già in fondo al salotto. + +--Ma sì,--gridò egli, stizzito,--che ci vuoi fare? Bisogna bene finirla +così, una discussione come la nostra, che è già stata fatta un milione +di volte, senza riuscire a nulla di nulla. Sono curiosi, questi nostri +amici italiani, con la loro fede incrollabile! È un vizio di razza, +lasciatevelo dire, signor di Vaussana, è un vizio di razza.-- + +Si andava di male in peggio. Maurizio durò una fatica inaudita a +contenersi. Ne venne a capo, guardando i capelli bianchi di quel diavolo +d'uomo; poi, con voce un po' stridula, quasi sibilante, ma col sorriso +sulle labbra, si contentò di rispondere: + +--Ed è per guarircene, che delle nazioni civili si studiano di +restituire la nostra capitale alle condizioni di Benares, la città santa +dell'India.-- + +Il generale non ascoltava già più; usciva dal salotto borbottando. + +La contessa aveva chinata la faccia sul suo telaino, nascondendo la +ciglia. Quando le alzò, Maurizio c'intravvide una lagrima, e si turbò +fortemente. Dopo un istante di pausa, guardò l'orologio. + +--Sono le quattro,--diss'egli;--debbo partire. + +--Già?--mormorò la contessa. + +--Signora,--rispose egli ad alta voce, tanto che potesse udirlo il +capitano, che stava nel vano dell'altra finestra, leggendo un +giornale,--ero venuto per voi, volendo darvi notizie della commissione +che mi avete affidata. Ora ho qualche cosa da fare. Forse dovrò anche +assentarmi per qualche giorno. + +--Ah!--diss'ella, guardandolo negli occhi. + +--Sì mia signora, una corsa fino a Genova. Non si lascia il servizio da +un giorno all'altro, come ho fatto io, senza che resti qualche faccenda +da terminare. Aspetto oggi stesso una lettera; se non la ricevo, dovrò +partire domattina per tempo.-- + +La contessa Gisella lo guardò ancora, poi chinò gli occhi e la fronte, +in atto rassegnato. + +--Se non ci vediamo, buon viaggio, signor Maurizio, e possano tutta le +cose andare secondo i vostri desiderii.-- + +Una stretta di mano, lunga e forte, disse a Maurizio ch'egli era stato +compreso, e ch'egli aveva ragione. + + + + +CAPITOLO VI. + +Sulla montagna. + + +L'alzata d'ingegno dell'orologio e dell'appuntamento, già vecchia di +ventiquattr'ore, ma non adoperata lì per lì, era tornata in buon punto +alla mente di Maurizio. Se non l'avesse avuta a mano dal giorno innanzi, +certo, scombussolato com'era dalla sgarbatezza del signor generale, non +sarebbe riuscito a trovare una gretola. In quella vece, fortunato lui! +una bugia preparata tirandone un'altra, quella del viaggio necessario, +il signor di Vaussana si ritrovò più presto che non pensasse fuori +dell'uscio. Troppo forte, per verità, la sua disperata invenzione, +seguita da quella rapidissima fuga. Egli oramai poteva credere +fermamente di essere stato per l'ultima volta alla Balma. Infatti, se ne +partiva sdegnato, palesemente sdegnato, senza aver preso congedo dal +padrone di casa. Ma sì, proprio ci sarebbe voluta l'altra umiliazione di +andare ad ossequiare quell'orso bianco! La canizie va rispettata, non si +nega; ma ella non pretenda che uno si avvilisca ancora davanti a lei, +perdendo il rispetto di sè medesimo. + +Maurizio era feroce, uscendo dalla vista del castello. Nondimeno, +facendo a gran passi il viale, cercò di padroneggiarsi. A lui marinaio, +ed avvezzo agli amari bocconi della disciplina di bordo, la cosa non +doveva esser difficile. Ne venne a capo, specie al Castèu, quando gli fu +necessario rimanere un paio d'ore, a pranzo, con la sorella Albertina, e +davanti alle persone di servizio. Ma la sua tranquillità apparente lo +abbandonò, quando egli fu solo nelle sue stanze. Quel generale, che +uomo! un vero pazzo da catena. Ed era lui che aveva sentenziato non +doversi mai discutere di politica nè di religione, tra uomini? Ma perchè +mai c'era cascato in quel modo egli stesso? + +Un sospetto s'affacciò alla mente di Maurizio; il sospetto che tutta +quella arrabbiatura a freddo fosse stata un pretesto. Se così era, +l'orso bianco della Balma poteva anche passare per un uomo di spirito. +Ma ugualmente per un uomo avveduto? Maurizio fece il suo esame di +coscienza con tutta sincerità. Egli ricordava benissimo di non aver mai +detto niente alla contessa Gisella che potesse destar gelosia nel +marito. Le sue galanterie erano sempre state di quelle che sono +permesse, anzi comandate in società, sotto pena di passare per ignoranti +o per ipocriti. Neanche c'era stato il caso di coglierlo in flagrante di +lunghe occhiate, di mute adorazioni; quel covare una donna con gli +occhi, che alle volte è peggio del farle una dichiarazione, non si +poteva certamente rimproverare a lui, che non ne aveva mai avuto il +costume, e dal suo riserbo non aveva avuto neanche ragione di dipartirsi +alla Balma. La contessa della Bourdigue gli era apparsa bella, anzi +bellissima: più bella del vero l'aveva definita dentro di sè, ridendo +della sua propria scioccheria. Ma le bellissime donne comandano più +ammirazione che non ispirino amore; e l'ammirazione è stato d'animo che +non suole durar molto. Si è sgomentati, oppressi, annichiliti da un tale +eccesso di bellezza, che non par naturale; e si cerca di sfuggire più +presto che si può a quel senso di pena. In lui, del resto, al senso +della ammirazione artistica, era sottentrato il rispetto, e al rispetto +l'amicizia, quanta può esserne tra un uomo e una donna, ma certamente +un'amicizia leale. Provava accanto a lei un sentimento di pace +ineffabile; e questo non si poteva scambiare per un sintomo d'amore, no +certo. Aggiungete questo: un giorno, involontariamente, come vengono +spesso i cattivi pensieri, gli era passato per la testa che ci fosse +qualche cosa tra la signora generala e quel buon ragno del capitano +Dutolet; e, notate un importantissimo segno, non ci aveva sofferto; +solamente si era accontentato di osservare, molto filosoficamente, che +tutti i gusti son gusti. Dopo tutto, quella bellissima donna non aveva +sposato il generale? non lo aveva voluto lei, il suo zio e tutore, che +la precedeva di oltre quarant'anni nella marcia forzata dell'esistenza? + +Quanto a sè, conchiudendo, Maurizio non vedeva niente di cui potesse +chiamarsi in colpa. Ma proprio niente? E perchè, ad esempio, quella +gioia profonda, intensa, che lo aveva tutto penetrato, ad una certa +stretta di mano, lunga e forte? Dio mio, era la gioia dell'opera buona +in cui erano associati. E perchè quella compassione tanto viva per la +miseria dei Feraudi? Gli dovevano premer tanto, i contadini del +Martinetto? Gli uomini, di solito (e si parla dei buoni, dei +caritatevoli) se la cavano con una abbondante elemosina. E in questa +categoria di larghezze spensierate poteva entrare, mettendoci un po' di +buona volontà, il regalo di dugento cinquanta lire al fornaio di San +Giorgio. Ma l'ardore, la furia con cui si era adoperato per quella +povera gente, come s'avevano da intendere? Qui il signor Maurizio rimase +un pochino dubbioso. E quel dubbio gli fece male. Lui innamorato? lui, +che aveva giurato di non lasciarsi cogliere mai e poi mai?... +Superficiale per deliberato proposito nelle sue relazioni, leggero e +volubile per la stessa qualità della scelta, il brillante ufficiale di +marina aveva fin allora saputo conciliare la incostanza del cuore con la +probità del carattere, non turbando la pace di nessuno, nè la sua. Se di +punto in bianco egli si era tanto mutato, il generale aveva avuto +ragione ad insospettirsi; si era dimostrato un uomo avveduto, e insieme +di spirito, cogliendo quel pretesto della discussione filosofica per +levarsi un importuno dai piedi. Ma perchè andarlo a cercare, +l'importuno, che non era e non voleva esser tale? Perchè, avuta la prima +visita, si era ostinato a voler la seconda, la terza, e via via fino +alla ventesima, o giù di lì? Eterna istoria! così fanno tutti, quando si +fidano. Si annoiano di esser soli, e cercano compagnia; poi non si +fidano più, e d'essere accompagnati si seccano. + +Tutto questo ragionamento, se ragionamento può dirsi un simile annaspìo, +riusciva a confonderlo sempre più. Frattanto, non sarebbe più ritornato +alla Balma; nè, per un certo numero di giorni, avrebbe dovuto pensare al +poi. Aveva annunziato un viaggio: quel viaggio bisognava farlo, non +foss'altro per muoversi, per isnebbiarsi il cervello. E non già, come +aveva detto, la mattina per tempo; ma più tardi, nella giornata, alla +vista di tutto San Giorgio, partì per Ventimiglia: giunto là, non volse +per Genova, dove non aveva niente da fare, sibbene per Nizza, dove +almeno era sicuro di non incontrare amici e conoscenti che gli +entrassero della sua dimissione; argomento molesto, e tanto più allora, +che di quel colpo di testa incominciava a pentirsi. + +Nizza era bella, e Maurizio non voleva negarlo, dopo averlo riconosciuto +tante volte. Ma era vuota, Dio santo, fredda e senza luce; il mare +d'inchiostro; la via della Stazione un deserto; il Castello un +catafalco; la passeggiata degli Inglesi un mortorio. Così tingiamo noi +le cose del colore dell'anima nostra. Maurizio si crucciò a Nizza due +giorni; il terzo non ci potè più resistere, e allora se ne ritornò a +Ventimiglia, ripartendo per San Giorgio in modo da arrivarci nella +notte, due ore prima dell'alba, quando tutti dormivano. Dunque +innamorato a buono? E dopo essersi messo da sè fuori del paradiso? Sì, +gli bisbigliava un demone all'orecchio, sì, come un vero collegiale. No, +rispondeva una voce dal fondo dell'anima, come un onest'uomo. + +E si chiuse nelle sue stanze, risoluto di lavorare. Avrebbe desiderato +di vedere il medico, per sapere qualche cosa della povera Biancolina; ma +volle resistere a quel desiderio morboso, non amando lasciarsi vedere in +paese. Sapessero poi, o non sapessero, ch'egli era tornato; l'essenziale +era di non mettersi in mostra, e di poter dire più tardi dei fatti suoi +quel che gli fosse piaciuto. Del resto, se lassù credevano ch'egli fosse +in paese, tanto peggio per chi gli aveva usato villanìa: si sarebbe +capito, dopo tutto, ch'egli aveva dovuto provvedere in qualche modo, +fosse pure con una bugia alla tutela della sua dignità. + +Questo medesimo pensiero, cresciuto e fortificato nell'anima sua, gli +consigliò dopo qualche giorno di rompere la volontaria clausura. Gli +pesava il vivere da schiavo. Schiavo di che, finalmente? Uscì, dunque, +ma non per andare in paese: si trafugava di buon mattino dall'uscio dei +campi, muovendo spedito verso la montagna. Non si arrisicava dalla parte +dell'Aiga; andava dal lato opposto, verso la Sisa, una balza +indiavolata, più fatta per camosci che per uomini. Di lassù, dopo due +ore di marcia, si scopriva molto orizzonte; inoltre, si vedeva ancora il +Martinetto, e più in là, sull'ultimo sporto della costiera boscosa, il +castello della Balma. + +Nella sua prima ascensione Maurizio aveva portato con sè, da previdente +alpinista, il suo binocolo a tre lenti, per campagna, teatro e marina. +Ma la vista di lassù era così stupenda per lontananze preziose, che quel +piccolo strumento ottico non gli parve bastante. Immaginate voi se non +avesse ragione, essendogli occorso di vedere là in fondo, dalla eminenza +della Balma, apparire una figura di donna. Poca cosa, per verità; come +una chiazza di bianco sul verde, ma su quel bianco una macchia di rosso +vivo, che gli rammentava un certo ombrellino. La piccola apparizione +muoveva snella verso tramontana; non si vedeva più; si ritornava a +vederla; pareva venisse alla volta del Martinetto, poichè non scendeva, +nè andava più alta d'una certa zona del bosco. + +Maurizio aveva riconosciuto Gisella, e il cuore gli aveva dato un +sobbalzo. Si era affrettato a fissare il momento, guardando l'orologio: +erano le dieci in punto. La vide così apparire e sparire tre o quattro +volte, secondo le sporgenze e le insenature della costiera; poi più +nulla, e passò un'ora senza luce; ma dopo quell'ora, sì, no, sì, lei +ancora, avviata verso mezzogiorno, per ritornare al castello. Ma era +quotidiana, la gita? Il cuore diceva di sì; l'osservazione confermava la +divinazione del cuore. + +Il giorno dopo, infatti, la graziosa apparizione si ripeteva, alla +medesima ora; e questa volta non era più un punto bianco e rosso: era +una figura intiera e distinta, veduta come se fosse a cinquanta passi da +lui. Maurizio aveva lasciato a casa il binocolo e portato con sè un +canocchiale di bordo, specie di telescopio, a tubi scorrenti l'uno +nell'altro, per modo che non facesse ingombro tra le mani, nè fosse +difficile portarlo ad armacollo. Ah, come la vedeva bene, oramai, la +bellissima tra le belle! Graziosa nelle movenze, leggera nel passo, +vestita di bianco, ma con certe screziature di rosso; i due colori che +le piaceva di accoppiare nel suo vestiario, e che andavano a maraviglia +con quella sua figura giovanile; rosso il nastro del suo cappellino di +paglia, rosso l'ombrellino che si spandeva come il calice di un bel +rosolaccio sulla sua testa dorata; così vedeva egli Gisella, così aveva +l'illusione d'esserle ancora vicino. + +Tutto ciò dava ogni giorno due ore di occupazione a Maurizio; pensare a +quelle due ore, aspettarne il ritorno, erano giocondi uffizi per lui. E +senza fallire al suo debito di onest'uomo, perchè amare è permesso, +anche quello che non ci appartiene, quando si ami da lontano, come si +ama una stella, seguendone il corso nello spazio. + +Sempre alle dieci del mattino la vedeva comparire, per tre giorni alla +fila. Il quarto giorno gli prese una matta voglia di sapere che cosa +accadesse lassù al Martinetto. Andandoci di buon mattino e ritornando +prima delle dieci, non c'era pericolo che incontrasse Gisella. Così +tranquillo su quel punto capitale, uscì di casa muovendo verso l'Aiga; +di là, senza procedere più oltre verso la Balma, salì la montagna per +raggiungere la cascata superiore, quella che veramente prendeva nome dal +Martinetto. + +La gran massa d'acqua scendeva giù per una piega naturale del monte, che +essa aveva aiutato a rendere più profonda, nella notte dei secoli: +veniva di molto lontano, e Maurizio, che pure da fanciullo aveva corsi e +ricorsi quei greppi, non ne conosceva la scaturigine. Questo egli +rammentava, che l'acqua attraversava un gran prato, uno di quei prati +alpini così verdi, vestiti qua e là da ciuffi di rododendri, e che +all'estremità di quel prato si rovesciava giù da una rupe. L'accoglieva +una prima conca, poi una seconda, da dove ribollendo e spumando +s'inabissava a forse quaranta metri più sotto, venendo a far girare la +ruota di un mulino poco sopra il paese di San Giorgio. Per quel mulino, +naturalmente, era troppa; ne bastava una derivazione, ottenuta +dall'arte: e il canale che serviva al mulino, e il resto della cascata, +si ricongiungevano a poca distanza dal Castèu, per venire a traversare +il paese, e far pensare di tanto in tanto ai suoi abitanti che una +simile ricchezza d'acqua si sarebbe potuta sfruttare benissimo, +impiantando a San Giorgio uno stabilimento idroterapico, che sarebbe +stato il decoro della valle e la fortuna di cinquecento famiglie, a dir +poco. + +Lo stabilimento idroterapico è la solita storia con cui si va guastando, +magari in sogno, la cara poesia della montagna, tirando lassù, insieme +coi nostri acciacchi, le nostre malinconie, le nostre miserie fisiche e +le nostre miserie intellettuali. Per fortuna, non ci son sempre i +capitalisti lì pronti per tradurre i sogni in realtà. + +L'Aiga, nondimeno, aveva trovato in altri tempi il suo capitalista, uomo +pratico, che era salito su quella balza a impiantarvi un martinetto. Si +chiamava, e tutt'ora si chiama con questo nome, nelle regioni montuose +dell'Italia superiore, il maglio delle ferriere; donde avevano spesso il +nome di martinetto le ferriere medesime. Mosso ordinariamente dalla +forza dell'acqua, il martinetto battendo sull'incudine la ferraccia +arroventata, la modellava via via, la spianava, la stendeva, la foggiava +in ispranghe, per uso dei fabbri. Innanzi la scoperta del vapore e il +minor costo delle sue applicazioni, erano i martinetti assai più +numerosi; e per foggiare il ferro, come per lavorare nelle cartiere e +nelle gualchiere, ne sorgevano dovunque scorresse un bel volume d'acqua +perenne. Ma generalmente oramai, e più per il ferro, i martinetti ad +acqua han persa la lite: dove la scarsezza progressiva, del combustibile +necessario all'arroventatura, dove il rinvilìo del minerale del ferro e +la concorrenza delle migliori qualità hanno dato la prevalenza alle +ferriere dell'Europa settentrionale. Per una di queste cagioni, se non +forse per parecchie, era andato in rovina il martinetto di San Giorgio. + +Qualcheduno dei proprietarii che si erano succeduti lassù aveva +azzeccato il suo quarto d'ora di poesia, facendo sorgere alquanto più su +ed alle spalle dell'officina un belvedere, specie di torrione piantato +sull'orlo dell'abisso, con la sua piattaforma circondata di merli e con +un lungo sedile corrente all'ingiro. Si giungeva lassù passando +attraverso una macchia di nocciuoli, dove era stato certamente da +principio un sentiero; ma la traccia di questo era sparita oramai, +cancellata da quella gran nemica d'ogni arte che è la santa madre +natura. Noi ordiniamo, ed essa confonde; i nostri muriccioli si veston +d'edera e di lucertole; i nostri andarini sabbiosi, le nostre redole +fatte a musaico di sassolini a due tinte, si sfasciano sotto le piogge +equinoziali; i bei prati di fieno inglese son dati in governo alla +gramigna, e la sterpaglia riprende ben presto i suoi diritti dove noi +avevamo ripulito col sarchiello, raddrizzato col traguardo e livellato +con la tavoletta pretoria. Santa madre natura, che Iddio continui a +benedirvi! Perchè non si lascia intieramente a voi la cura di foggiare +i nostri parchi, di svariare i nostri giardini? Qualche volta, non c'è +che dire, voi fate meno bello dei nostri architetti; per contro, fate +sempre più grande. + +Il belvedere del Martinetto si poteva scorgere dall'altra sponda della +cascata; era invisibile dalla macchia, ed anche a chi ne conosceva +l'esistenza non riusciva troppo facile di ritrovarlo. Maurizio, che si +era inerpicato in altri tempi lassù, con la matta e spesso pericolosa +curiosità dei ragazzi, stentò ad orientarsi in quel folto di rami. +L'orrida bellezza del luogo lo ricompensò largamente della fatica +durata. Trovò il belvedere, i sedili, la merlata, un po' in rovina per +verità, ma fresche e vive le sue ricordanze, all'ombra di quel fogliame +diffuso sulla piattaforma e sull'abisso rumoreggiante lì presso. + +Pagato il tributo ai ricordi, Maurizio lasciò la piattaforma del +torrione, e per la macchia dei nocciuoli discese verso il Martinetto. +Una parte del fabbricato era andata in rovina; solo dall'altro lato ne +rimaneva in piedi un'ala, convertita in abitazione colonica. Laggiù +vivevano i poveri fittaiuoli del Pinaia, avendo davanti a sè quel magro +podere e quei pascoli per cui dovevano pagare cinquecento lire ogni anno +al fornaio arpagone di San Giorgio. Compiuto il giro della vasta rovina, +Maurizio riuscì sull'aia che si stendeva davanti alla casa. + +Due piccole vite si agitavano, ognuna a modo suo su quell'aia. Un +ragazzetto si trastullava facendo correre l'una dietro l'altra alcune +pallottoline di porcellana e di vetro colorato, lungo certi solchi che +aveva scavati nel battuto: immagine di più faticose cure che gli +sarebbero toccate da grande. Una bella tombolina, seduta con molta +gravità su d'un gradino dell'uscio, abbracciava due bambole, niente di +meno; una fatta di cenci, affagottata, sudicia, che non aveva più figura +umana, e forse non l'aveva avuta mai; l'altra di legno, sfarzosamente +vestita, con le guance paffute e rosse, gli occhi di smalto e una bella +zazzeretta di ricciolini biondi: tutt'e due le teneva ben strette al +seno, ammirando l'una, non sapendo spiccarsi dall'altra; simbolo e +promessa di una maternità che non avrebbe fatto differenza tra le sue +creature, se anco si fossero spartite in mostri e bellezze. + +Maurizio accarezzò i bimbi ed entrò nel tugurio, dove trovò seduta di +contro all'uscio, a soleggiarsi un poco, una donna ancor giovane, dal +viso pallido, ma dall'occhio vivace, in aspetto di convalescente. Ci +voleva poco a capire che quella era Biancolina, la povera donna per cui +tanta inquietudine aveva regnato alla Balma. + +--Ah!--esclamò la donna, alzandosi a mezzo.--Lo avevo ben detto io, che +sareste venuto a vedermi una volta. + +--Mi conoscete? + +--Certamente: siete il signor Maurizio. Vi ho veduto una volta passare +di là sotto. Mio marito mi ha detto: quello è il signore del Castèu, che +s'incammina alla Balma.-- + +Diavoli di contadini! vedono tutto, loro; niente sfugge ai loro occhi di +ramarro. Anche in luoghi così deserti, i passi del signor Maurizio erano +dunque osservati? Ma sì: e se gli scriccioli, i merli, i passeri +solitarii avessero avuto il dono della parola, si sarebbe sentito dire +da molti cespugli: ecco il signore del Castèu, che s'incammina alla +Balma. + +Il signor Maurizio lasciò cadere l'allusione, e domandò notizie della +salute. Non era quasi da domandarne; si vedeva la guarigione avviata. +Biancolina era tuttavia un po' debole; della qual cosa si tormentava, +pensando che il suo uomo era costretto a far lui tante cose che prima +erano fatte da lei, come ad esempio mungere il latte e portarlo in +paese. Quanto alle piccole faccende di casa, veniva tutti i giorni una +brava donna dal mulino di sotto; e di questo la convalescente rendeva +grazie al signor Maurizio, che le aveva procurato l'aiuto. + +--Ma io non ne so nulla; io non c'entro;--rispose Maurizio, +schermendosi. + +--Sì, sì, così dice la mano destra della gente di cuore, quando la +sinistra ha fatto l'elemosina;--ribattè Biancolina.--Ma io so tutto, e +della donna e del medico che siete corso a cercare per me; so tutto io; +ci ho l'angelo custode che mi avverte di tutto. Non lo credete, signor +Maurizio? Ed è un bell'angelo, sapete, con certi capelli d'oro filato, +con certi occhi che paion diamanti. Ma lasciamo star l'angelo; io non +saprò mai come ringraziar voi, che siete tanto buono coi poveri. Ma se +Dio ascolta le mie preghiere, egli vi farà contento di tutto quello che +potete desiderare. Rosina! Vittorio!--gridò la donna, interrompendo il +suo discorsetto.--Non vi spingete troppo addosso a questo bel signore +tanto buono. Non vedete che gli levate l'aria dattorno? + +--Lasciateli fare, lasciateli fare, Biancolina. Io amo i bambini. A te +piccina; quale delle tue bambole mi vuoi dare in moglie?-- + +La bambina rise, come una mamma che avesse due figliuole da collocare. +Ma era una mamma di sei anni, e non aveva nessuna idea delle +convenienze; e ridendo offerse tutt'e due le figliuole. Maurizio baciò +quella mamma, e costituì una dote alle figliuole, in due belle monete +d'argento; poi, per non far nascer gelosie, ne diede altre due al +ragazzetto, ma senza bacio; un amichevole buffetto ne tenne le veci. E +la ragione del diverso trattamento c'era; luccicava tra il labbro +superiore ed il naso di quel piccolo sbadato. + +--È ben fresca, questa bambola!--disse Maurizio, per dar sulla voce a +Biancolina, che voleva ringraziare.--Pare comperata ieri. + +--Infatti, l'ha portata ieri a Rosina la buona fata della Balma, +insieme con le pallottoline per Vittorio. Voi la vedrete fra poco, la +buona fata, l'angelo di questa casa.-- + +Maurizio guardò l'orologio. Erano appena le otto, ed egli respirò. Tra +due ore sarebbe venuta la buona fata, ed egli non sarebbe stato più di +mezz'ora lassù. + +Intanto la donna proseguiva: + +--Per oggi mi ha promesso di venir prima del solito. Non istarà più +molto a comparire laggiù, tra quelle due piante di rovere.-- + +Maurizio fremette. Si era affrettato troppo a respirare. Stette ancora +due o tre minuti, ma proprio sulle spine. Ed era per alzarsi, col +pretesto di aver molto da fare; quando i bambini, che poc'anzi erano +tornati sull'aia a guardar la belle monete d'argento al sole, accorsero +gridando: + +--La signora! la signora!-- + +Un ombrellino rosso apparve laggiù, fra mezzo ai due roveri. Non c'era +più tempo a pretesti; era impossibile la fuga. + + + + +CAPITOLO VII. + +L'idillio del Martinetto. + + +Profondamente turbato, Maurizio rimase là, con gli occhi fissi in quel +punto luminoso che gli appariva nel vano dell'uscio, e con un sorriso +impresso, suggellato sulle labbra. + +Un grido di gioia infantile, scoppiato a mezzo dell'aia, lo salutò. +Gisella aveva riconosciuto Maurizio. Affrettando il passo, la grande +bambina ebbe l'aria di accingersi a spiccare un volo verso di lui, come +se volesse gettarsi nelle braccia d'un fratello non più veduto da lungo +tempo. + +--Ah, lo dicevo ben io, che m'aspettava una novità al Martinetto;--gridò +ella, stendendo la mano a Maurizio e fissando in lui i suoi belli occhi +incantati.--Poc'anzi, di là dal Fontan, ho incontrato un bel serpente, +che se ne stava arrotolato come un braccialetto intorno alla punta di un +masso e mi guardava coi suoi occhietti maliziosi. Non aveva paura di me; +ed io non l'ho avuta di lui. + +--Signora....--mormorò Maurizio sgomentato. + +--Perchè avrei dovuto averne?--ripigliò la contessa.--Vedere un serpente +è di buon augurio; significa incontro inaspettato.-- + +Maurizio aveva vinto quel primo sentimento di paura, e sorrideva, +tentennando la testa. + +--Ecco,--diss'ella,--io so bene che cosa significhi il vostro sorriso. +Se fosse stato un boa, o un serpente a sonagli, non è vero? Ma qui non +ci sono serpenti a sonagli, nè boa; non si tratta che di povere bisce +inoffensive, e il buon augurio rimane. Del resto, non si è avverato? Ma +vediamo prima di tutto questa buona Biancolina. Come va? + +--Bene, signora; di bene in meglio: ho dormito tutto d'un sonno. + +--E mangiato? + +--No, per aspettarvi. Non mi avete detto ieri che volevate far colazione +al Martinetto? + +--Certamente ed ecco qua il mio tributo di provvigioni; il poco che ho +potuto portare nella mia bisaccia, che non è quella dei frati +cappuccini.-- + +Così dicendo, si toglieva d'armacollo una borsa e l'apriva sulla tavola, +cavandone dei piccoli panini dorati, un cartoccio di biscottini, e un +secchiolino di legno ermeticamente chiuso alla bocca. + +I ragazzi si erano appiccicati agli orli della tavola, per essere ai +primi posti; ed anche allungavano le mani, per carezzare, se non a +dirittura per prendere. + +--Vedere e non toccare, bambini; almeno per ora;--disse Gisella.--Ma che +cosa vedo, signor Vittorio? che cosa vi ho raccomandato ancora ieri +mattina?-- + +Il ragazzo si fece rosso in volto come una fragola, e scappò via lesto +lesto. Due minuti dopo ritornava con la faccia umida, ma, a Dio +piacendo, abbastanza pulita. + +--Va bene, così; la faccia ha da esser sempre netta e tersa come uno +specchio, mi capite?--riprese la signora, mescolando gli ammonimenti +alle lodi.--Prendete esempio dalla vostra sorellina, che è sempre così +linda. + +--Ah, non tanto, signora, non tanto!--esclamò Biancolina. + +--Eh, dico in paragone di suo fratello;--rispose Gisella.--Del resto, a +quell'età non si può e non si deve pretender troppo. L'essenziale è di +non lasciar mancare gli avvertimenti. Che cosa avete preparato, +Biancolina? + +--Le uova fresche, il latte, il burro, tutto quel poco che abbiamo. + +--E il resto l'ho portato io, compreso il caffè fresco e lo zucchero. +Ora a noi; il fuoco è già acceso, come vedo. Signor Maurizio aiutatemi. +Prendete il latte; è laggiù nella madia, in quel mastello coperto; e +riempitene il bricco che è là sulla cappa del cammino. Il più grande, +intendiamoci; l'altro lo metterete al fuoco, dopo averlo riempito +d'acqua. No, no, Biancolina, state lì, voi;--soggiunse Gisella, non +permettendo che la convalescente si occupasse di nulla.--Vogliamo far +tutto noi altri.-- + +Maurizio era entrato con molta gravità, ed anche con bastante +intelligenza, nelle sue funzioni di sottocuoco. Gisella, frattanto, con +la diligenza e la sveltezza delle buone massaie, apparecchiava la +tavola. Sapeva, o indovinava, dove fosse ogni cosa. Presa una tovaglia, +la spiegava e la stendeva sul piano, mettendovi poi su i tovagliuoli, +rozzi come la tovaglia, ma bianchi e freschi di bucato com'essa. Poscia +accanto ai tovagliuoli dispose piatti e bicchieri, aggiungendo i panini +che aveva portati con sè. + +--Ho fatto bene a largheggiare nel numero,--diss'ella, lodandosi un +poco.--Presentivo ancor io che avremmo avuto una bocca di più. Ora alle +posate; saran qui nel cassetto. Bene, è anche qui il pan bigio, che mi +piace tanto. Lo faremo a fette, per istenderci il miele. A voi, +Maurizio; un coltello, e apritemi questa secchiolina. + +--Non farò schizzare il miele?--domandò Maurizio, introducendo la punta +del coltello sotto l'orlo del coperchio. + +--Eh via, con un po' di grazia! Del resto, mi pare che diciate per +celia. Vedo bene che faremo di voi qualche cosa.-- + +Appena il bricco dell'acqua calda levò il bollore, Gisella andò a +versarci dentro il suo caffè in polvere. Un buon odore aromatico si +diffuse per la cucina, che era sala da pranzo, anticamera e salotto ad +un tempo. + +--Riuscirà un caffè alla turca;--notò Gisella, ridendo.--Piace a voi, +Mau.... signor Maurizio? + +--Certamente, è migliore;--rispose il signor Maurizio, dolcemente +solleticato da quel Mau.... senza signore. Gisella si era pentita, ma +tardi; già due minuti prima, senza avvedersene, lo aveva chiamato +Maurizio senz'altro. + +Cinque o sei minuti dopo, era ogni cosa, all'ordine, perfino le uova, +gittate nel paiuolo dell'acqua bollente. Quelle uova a bere furono il +principio della colazione; fresche, eccellenti, sorbite con grande +facilità da Maurizio e Gisella, con un po' più di lentezza da +Biancolina, non senza guai per la tovaglia da Rosina e da Vittorio, che +riuscirono anche ad impiastricciarsi la faccia. Fu un'impresa non lieve +per Gisella il ripulirli a dovere. I due bambini tendevano per altro di +buona voglia il musino a quella graziosa mamma improvvisata, ben sapendo +che non voleva veder volti insudiciati. + +--Ah, la buona _menagère_!--esclamò Biancolina.--Peccato che non ne +abbiate dei vostri. + +--Che! non è forse meglio così?--rispose Gisella.--Per amare i bambini +non è necessario averne dei proprii, ed ogni opinione contraria non +muove che da un inavvertito sentimento di egoismo. Io li amo, perchè son +creature innocenti, e non perchè mi debbano appartenere. Quando vedo una +bella aurora, l'amerò forse meno, perchè non è mia? l'amerei più, se +fosse mia? Idee false, mia cara Biancolina, idee false, quando crediamo +che per amar bene i bambini dobbiamo averne dei nostri. False +almeno--soggiunse Gisella,--per una certa classe di persone; ad esempio +per me. So bene che per voi, se non ne aveste, sarebbe una pena, non +potendo amare e proteggere i miei. Ma io posso, come vedete, amare i +vostri, proteggerli anche, ed averne il diritto, solo che io sappia +metterci un pochino di buona grazia. + +--Un pochino!--esclamò Biancolina, ridendo. + +--Ebbene, diciamo anche molto,--replicò Gisella,--purchè mi vogliate +bene. Son felice di essere amata; solo a questo patto è buona la vita.-- + +Maurizio stava a sentire, attonito, sbalordito, ma non da quelle parole, +a cui del resto prestava poca attenzione, contentandosi di gustarne la +musica. Non poteva credere a sè stesso, non riusciva a capacitarsi +com'ella fosse là, davanti a lui, come egli si trovasse a tanta festa, +che non s'era aspettata, e che non intendeva per qual miracolo gli fosse +venuta: In che modo aveva potuto la contessa Gisella capitare a +quell'ora mattutina sulla montagna? e come poteva con tanta facilità +rimanere lassù, accanto a lui? Ma non era ancor tutto; e d'altro doveva +maravigliarsi tra poco. + +--Signor Maurizio,--gli diss'ella ad un tratto, rivolgendosi a +lui,--sono contenta di avervi trovato, perchè facevo conto di venirvi a +cercare, questa mattina per l'appunto. Già, non mi fate quel viso.... +appena bevuto il latte e sorbite le uova del Martinetto, volevo calare +al Castèu, che è così bello.... tanto bello, che me ne è rimasto un gran +desiderio negli occhi. + +--Signora....--balbettò Maurizio,--ci potete venir sempre. + +--E infatti così farò. Avevo bisogno di voi, per una faccenda che mi +preme moltissimo; e si tratterà d'un discorso un po' lungo. Ma non vi +spaventate, ve ne prego; altrimenti non saprò più da dove incominciare. +Sarei venuta sola, per un sentiero che non conosco. Voi siete qui, per +fortuna; verrò dunque al Castèu in vostra compagnia, e avrò il vantaggio +d'imparare la strada. + +--Sono ai vostri ordini,--disse Maurizio. + +La colazione era finita, e Gisella si alzò. + +--Te ne vai, madama?--gridò Rosina, aggrappandosi alla gonna di Gisella. + +--No, cara; cioè, sì, ma per ritornare fra poco. Infatti,--soggiunse +ella,--non voglio attraversare il paese, su quei lastroni sconnessi. +Anche quassù ci sono dei brutti passi, ma non tanti; e poi non c'è +pericolo d'ingoiar polvere, come laggiù. Ritornerò dunque per di qua, e +vedrò ancora la mia Biancolina, coi suoi cari ragazzi. Non partirò per +altro, senza aver bevuto un sorso d'acqua fresca. Animo, signor +Maurizio; prendete quella secchia; si va alla fontana: io porto il +bicchiere.-- + +Maurizio si armò della secchia di rame, che era stato pronto a spiccar +dall'arpione. In verità, si poteva farne qualche cosa, di quell'uomo, +sebbene in quel giorno capisse poco. Ed anche si avviò difilato alla +fontana, specie di fossatello scavato al piede d'un masso e mezzo +coperto da un arco di fabbrica, che era facile di vedere da un lato del +piazzale, dalla parte della montagna. Quell'acqua doveva essere una +derivazione della grande cascata, che rumoreggiava un cinquecento passi +più in là. Maurizio attinse l'acqua; Gisella mise il bicchiere nella +secchia, e bevve a larghe sorsate il fresco umor cristallino, mentre +egli stava immobile contemplando la candida gola tesa della sua graziosa +vicina. Gisella era un fior di bellezza, di salute, di buon umore, di +astuzia garbata. Come lo guatava, infatti, come lo guatava di sbieco, +con la coda dell'occhio malizioso, mentre teneva alto il mento e quella +bianca gola scoperta! Ma ad un certo punto le venne da ridere, e fu lì +lì per ispruzzar l'acqua in aria. + +--Badate!--diss'ella.--Mi farete far la figura di un mascherone da +fontana. + +--In che modo?--chiese Maurizio trasognato. + +--Ma sì, con quella vostra faccia d'uomo che non capisce.... + +--Infatti, signora.... + +--Ebbene, se non capite ora, capirete poi. Perchè tanta fretta? Non sarò +mica tanto crudele da ricusarvi i miei lumi superiori.-- + +Maurizio intese che il meglio era di non lambiccarsi il cervello. Perchè +almanaccar tanto, e fantasticare intorno alle cose che si dovranno +conoscer poi appuntino? Prese il bicchiere che Gisella gli offriva, e +bevve a sua volta, ma senza aver l'aria di notare la cortesia grande e +di farne le meraviglie; poi riportò tranquillamente ogni cosa in cucina. +Poco stante, salutata la Biancolina e accarezzati i bambini, si avviò +con Gisella verso il balzo dell'Aiga; la stessa strada per cui era +venuto. + +Andarono per un tratto in silenzio. Gisella, passava di là per la prima +volta, e guardava la rovina del lungo fabbricato con curiosa attenzione. + +--Che cos'era tutto ciò?--chiese ella a Maurizio. + +--Un martinetto, signora; una grande fucina per raffinare il ferro. Qui, +per l'appunto, era la ruota che metteva in movimento il maglio. + +--La ruota! ma l'acqua è ancora molto lontana. + +--Sì, la cascata è un trecento passi più in là. Ma l'acqua da far girare +una ruota dev'essere di un volume determinato; bisogna dunque derivarne +la quantità necessaria. Vedete infatti quel canale, mezzo coperto di +sterpi; quello portava l'acqua. Lassù, dietro quella balza, era la +presa dell'acqua. Volete che andiamo a vedere? + +--Perchè no? è un luogo tanto bello!-- + +Risalirono la costiera, andando egli innanzi, per metterla in istrada. +Non era quello il sentiero che doveva avvicinarli al Castèu: ma il +signor Maurizio non pensava più affatto al Castèu. Così risalendo, +giunsero davanti alla macchia dei nocciuoli. + +--Che bell'angolo di mondo è mai questo!--esclamò Gisella, fermandosi in +contemplazione.--Si sente anche lo strepito della cascata. Ma l'acqua +non si vede. + +--Se vi fidate di entrare in questa macchia, c'è là dietro un buon posto +e molto sicuro per ammirar la cascata, forse nel suo punto più bello. + +--Perchè non mi fiderei, col signor Maurizio per guida?--diss'ella, +avanzandosi risoluta. + +Maurizio abbrancò i rami che gli vennero primi alle mani, e fece largo +alla signora in mezzo a quel folto, dove ambedue si ritrovarono chiusi. +Ella s'inoltrava quanto permettevano via via le bracciate del suo +compagno, e rideva. + +--Siamo prigionieri nella selva incantata;--diceva. + +--Un po' di pazienza, signora;--rispondeva Maurizio.--Ancora una ventina +di passi, e riusciremo alla luce.-- + +Egli intanto si lodava in cuor suo di aver fatta quella strada due ore +prima. Se nella mattina non avesse ceduto al primo impulso di rivedere +il torrione dei suoi ricordi infantili, certamente non avrebbe osato +allora di condurre la contessa Gisella a metter piede in quella fratta. +Ed ebbe a parerle di sicuro la più esperta delle guide di montagna, +poichè per l'appunto una ventina di passi più in là finiva la macchia +dei nocciuoli, e davanti alla contessa si schiudeva l'ingresso di una +piattaforma merlata. + +--Nuovo! che cos'è? + +--Un belvedere, signora. Di laggiù si presenta come un torrione, di +quassù come un terrazzo.-- + +Gisella seguì Maurizio sulla piattaforma, guardandosi intorno ammirata. + +--Bello, bello, questo nido nel verde! Buon giorno, cardellini, +lucherini, o che altro vi siate;--gridò ella ad uno sciame di +uccelletti, che spulezzavano dalla frappa.--E questo bel sedile a +cerchio? vedete che idea meravigliosa!-- + +Il fragore delle acque cadenti era un po' forte, per verità; pareva che +dovesse spegnere le parole in bocca. Gisella si affacciò alla merlata +per vedere l'abisso; ma subito si trasse indietro. Lo spettacolo era +stupendo, ma dava anche il capogiro. + +--Sediamo;--diss'ella;--tanto, abbiamo da discorrere. + +--Sediamo;--rispose Maurizio;--sarà meglio qui che al Castèu. Ma proprio +sareste venuta questa mattina laggiù? + +--Certamente. Avevo da chiedervi un favore. + +--Potevate scrivermi. + +--E voi rispondermi una bella lettera, compassata, cortese, ma fredda, +non è vero? Ci avrei fatto un bel guadagno! No, niente lettera, andiamo +noi. Non c'era che un pericolo: che foste partito nella mattina. + +--Oh, non ho più occasione di muovermi,--disse Maurizio,--dopo il +viaggio che ho fatto.... il giorno che avevo annunziato. + +--Il gran viaggio di tre giorni!--esclamò ella, sorridendo +maliziosamente.--E ne siete ritornato di nottetempo, come un malfattore, +per chiudervi in casa, per nascondervi ad ogni vivente. Ma non così +bene, che io non lo sapessi. Uscivate soltanto per prendere il sentiero +dei monti; anche questo sapevo. Che vi pare? che io non ci abbia una +buona polizia? Molte cose ho saputo, signor Maurizio; e per una tra +tante posso e voglio dirvi: siatemi amico; qua la mano, che io vi +esprima in una stretta buona e fraterna tutta la mia gratitudine. + +--Gratitudine! di che? + +--Di aver pagato ad un padrone esoso il semestre di quella povera gente +laggiù. + +--Io?...--balbettò Maurizio, confuso. + +--Sì, ditemi ancora che non è vero. + +--E non lo negherò. Ma come lo sapete voi? + +--Ah!--gridò ella, battendo allegramente le palme.--Non lo sapevo, +quantunque mi paresse di averlo indovinato; non lo sapevo ancora, e +adesso lo so. Già, non potevate essere che voi; ed io quasi mi vergogno +di essere stata in dubbio un momento. Figuratevi, l'altro giorno ero +andata in paese.... sperando anche un pochettino d'incontrarvi; ma siamo +giusti, non ero scesa per voi; volevo vedere il signor Pinaia, +indegnissimo proprietario del Martinetto, e probabilmente di questo bel +nido nel verde; volevo vederlo, dico, per ottener da lui che aspettasse +ancora qualche settimana a rientrare nel suo avere. Il povero Feraudi, +gli soggiungevo, avrebbe venduta la sua ultima mucca, per soddisfarlo. +Non occorre, mi rispose il Pinaia, sono stato pagato; serbi la mucca per +un altro semestre, se non riuscirà neanche allora ad avere la somma +necessaria. Ora, vedete, signor Maurizio, quella povera gente s'immagina +che sia stata io, la benefattrice, ed io non posso lasciarle credere +quel che non è; vi chiedo dunque il permesso di dire chi è stato. + +--No, non ve lo posso concedere. + +--E se me lo prendessi.... per caso, non mi guardereste più in viso? + +--No, vi scongiuro, non dite nulla. Più tardi, se mai; ci sarà sempre +tempo. I ringraziamenti mi opprimono. Notate che quel giorno ero andato +ancor io dal Pinaia coll'idea di ottenere una proroga. Il Pinaia mi +rispose male, ed io allora, stizzito, pagai; ma invitandolo a non dire +il mio nome. + +--E non lo ha detto, signor Maurizio. «Sono stato pagato»; furono +queste le sue precise parole, e non volle aggiungere di più. Dunque, +signor Maurizio, voi siete stato tanto buono; e non mi dite che i +ringraziamenti vi opprimono, perchè voglio esservi grata io, che avrei +pagato tanto volentieri il signor Pinaia. Ma io non avevo quella somma; +avrei dovuto domandarla, essendo _en puissance de mari_, e non potendo +disporre di nulla, neanche del mio, senza farne richiesta, senza darne +notizia. So bene che avrei ottenuto; ma per tante ragioni non mi piaceva +di chiedere. Quante cose che una donna non può fare! E come sarei +insorta, come mi sarei ribellata, quel giorno che voi siete partito da +casa nostra! Perchè avevate ragione, Maurizio, e niente giustificava +quella mala risposta. + +--Non parliamo di ciò, ve ne prego;--diss'egli.--Io ho inghiottita +l'offesa: se ho dovuto in qualche modo provvedere alla mia dignità, +credete che ciò non fu senza mia pena, e grandissima. Io piuttosto +credevo che quella sfuriata a proposito di opinioni filosofiche +dissimulasse un altro sentimento, la noia di vedermi in casa sua. + +--Qui v'ingannate, non c'è nulla di questo. Lo avete contradetto nelle +sue opinioni scientifiche, e ciò lo ha fatto andar fuori. È il suo +tallone d'Achille. Egli si chiama Ettore, per verità; ma non ha meno, +per questo, il suo punto vulnerabile. Guai a toccarlo sulla filosofia +positiva. Ora, di aver passato il segno è convinto anche lui. Il primo +giorno stette grosso con tutti; il secondo parlò a monosillabi; il +terzo, non so più a qual proposito, uscì in questa confessione: «Ho il +vizio di lasciarmi portare dall'impeto della passione, e il sentir +troppo non è scusa valevole: un giorno o l'altro mi schiaffeggerò».-- + +Maurizio non ebbe neanche la forza di sorridere alla frase che esprimeva +in forma così comica un pentimento. L'immagine di quell'uomo gli tornava +incresciosa; e da parecchie ore l'aveva costantemente negli occhi. + +--Come avete potuto,--diss'egli,--uscir così presto di casa? + +--Ah, se ci fosse lui, mi sarebbe stato impossibile;--rispose +candidamente Gisella.--Non già perchè egli m'impedisca di andar fuori; +ma perchè si fa colazione insieme alle dieci. Egli è partito ieri, e +rimarrà fuori una settimana. La passione per l'esercito è ancora forte +in lui; ha voluto assistere a certe prove d'artiglieria che si fanno a +Vincennes; frattanto ha accompagnato il suo amico Dutolet, che finiva la +sua licenza di quaranta giorni. Ecco perchè ho detto ieri a Biancolina +che molto probabilmente sarei venuta a far colazione da lei. Ho la mia +settimana di libertà; voglio andare attorno, per monti e per valli. E +verrò anche al Castèu. + +--Il Castèu sarà felice di accogliervi. Ma badate; egli saprà della +visita, e non gradirà che da parte vostra si sia fatto un passo simile. + +--Perchè? Non siamo sempre in relazione con vostra sorella? E l'aver +annunziato voi di dover partire da San Giorgio, per quanto se ne +potessero indovinar le ragioni, non sarebbe bastante a farci trascurare +un obbligo di cortesia. Diciamo piuttosto--soggiunse Gisella, con la sua +graziosa malizietta,--che la montagna è assai bella, che qui si sta +bene, e ci si chiacchiera meglio. Avrò dunque il piacere di vedervi in +alto. E poi, e poi, spero bene che appianeremo tutto, non è vero? + +--Ah! impossibile;--proruppe Maurizio.--Impossibile che ci rivediamo +alla Balma.... E forse, anche qui.... + +--Che cosa dite, signor Maurizio? perchè? + +--Perchè.... Me lo chiedete, signora? Voi mi avete parlato testè di +un'amicizia fraterna; ed io.... io non vi posso esser fratello. + +--Lo so bene; ma allora, non ci si ha più da vedere come amici? Voi non +ragionate, signor Maurizio. E come? mi fate conoscere la vostra bontà di +cavaliere, la vostra cortesia, la vostra gentilezza squisita; mi +conducete qua, dove io sto così bene a discorrere con voi, dimenticando +ogni cosa, e poi mi mandate via? + +--Ma io non posso dimenticare.... debbo dirvelo? è in fine un debito di +lealtà: non posso dimenticare.... che vi amo.-- + +Maurizio pensava che a quelle parole la terra gli si dovesse sprofondare +sotto i piedi. Era una grande audacia, la sua: ma era meglio parlar +chiaro, e dire a quella donna a quale aspra battaglia si sarebbe esposto +il suo cuore, accettando il partito da lei candidamente profferto. + +Gisella non si adontò, non rise: calma, se non tranquilla, perchè ella +pure doveva fargli una confessione solenne, rispose: + +--Ebbene, anch'io, signor Maurizio, vi amo. Zitto, non mi dite più +nulla. Non guastiamo il valore delle nostre parole; viviamo +profondamente il silenzio di quest'ora. Qua, la vostra mano nella mia! +Ma come arde la vostra, mio povero amico!-- + + + + +CAPITOLO VIII. + +Celeste oblìo. + + +Ci sono parole nei vocabolarî; costrutti e locuzioni nelle grammatiche; +ci stanno a guisa di forme morte o dormenti, che si ravvivano o si +ridestano al suono della voce da cui son richiamate. Ma il risuonar loro +è nulla, o ben piccola cosa. Ognuno può leggere, ognuno può dire, poichè +la favella è proprio carattere dell'uomo; ma il sentire, il far sentire +ciò che la voce esprime, tutto ciò che una parola, una frase può +contenere di pensiero, è dono di pochi, fortuna di rari momenti solenni. +Con le stesse parole si può riuscir vuoti, molesti a chi ascolta, a chi +legge; ed anche scrivere un canto di Dante, o una scena dello +Shakspeare. Il momento solenne che suscita le forme dormenti, la +collocazione che le atteggia, l'impeto che le muove, l'accento che le +anima, il gesto che le sostiene, ecco la vita; per cui ciò che era piano +risalta, ciò ch'era umile diventa sublime, ciò che si sarebbe a mala +pena ascoltato inebria, commuove, rapisce. + +Maurizio non s'aspettava quella risposta di Gisella, non l'aveva +immaginata possibile, non aveva parlato per provocarla; aveva parlato +dell'amor suo per onesta sincerità, per risoluto disegno, per +ragionevole speranza, fosse pur doloroso parlare, fosse pur dannoso +scoprirsi, amaro dover rinunziare alla vista di quella divina creatura. +Voleva fuggire, non rimanere, il poveretto; perciò aveva parlato in quel +modo. Ma gli era avvenuto di sceglier male il momento, e forse peggio la +frase. Del resto, a che sofisticar sulla frase? Tutto ciò che noi +diciamo ha il colore dell'ora, triste o lieta, benedetta o maledetta, in +cui l'animo nostro ha trovato modo di esprimersi. Quando non è più +tempo, le frasi che dovrebbero ritrarci indietro son quelle che ci +travolgono; le parole che vorrebbero salvare son quelle che pèrdono. + +Intendiamo lo stato di Maurizio. Quella mano che lo aveva già fatto +tremare una volta, stringendo la sua un po' più dell'usato, quella mano +lo fece fremere, riardere per tutte le vene. Ed anche Gisella, innocente +creatura, non sapeva in quel punto che cosa si dicesse o facesse, nè +dove potesse condurla quel moto di sincerità. Dote o sventura dell'amor +vero è il non veder nulla davanti a sè, nè d'intorno, quando il cuore ha +parlato, cedendo alla sublime follìa che lo invade. Ma infine, per +questa follìa siamo nati, e chi se ne parte dalla vita senza averla +provata, può dire di non esser vissuto. È ben vero, per contro, che +porta le sue tristi conseguenze il provare: qualche volta chi l'ha +provata ne muore; qualche volta sopravvive, ma come un sognatore, come +un sonnambulo, come un'ombra di sè stesso: il morto che cammina, secondo +il detto comune. + +Ne avrete veduti anche voi, di questi uomini strani, che vi stanno là +come incantati. Parlate, ed hanno l'aria di ascoltarvi; li invitate a +guardare questa o quell'altra cosa che vi abbia colpito, o che attragga +l'attenzione universale, ed anch'essi guarderanno dove voi dite. Ma +interrogateli, e vedrete: vi parranno tornati allora allora dall'altro +mondo. Costoro pensavano ad un loro momento vitale, quello a cui mirano +e per cui respirano tuttavia; lo richiamavano, il bell'attimo fuggito; +felici un istante nella memoria, lo rivivevano ancora. In quelle +maravigliose ricostruzioni del desiderio si sente la vanità di tante +cose miserabili, per cui gli uomini mediocri si struggono, i deboli +ammattiscono, i vili strisciano, i cattivi schizzan veleno. Comandare ai +proprii simili essendone schiavi; figurarsi di trascinarli essendone +trascinati; credere d'ingannarli essendone ingannati; è questo il gran +fine della vita? + +Maurizio si risvegliò dal suo momento di ebbrezza. Era lui, lui ancora, +o non forse un altro, il vittorioso, il felice, il signore +dell'universo? Anche lei, la divina creatura, gli appariva trasfigurata, +per miracolo d'amore. Nuovo mondo era quello, altra regione, ignota +sfera per lui; e ci viveva così bene! come in una di quelle nubi, +luminose e fragranti, dove la fantasia dei pochi ha finito o indovinato +che si celino, trascorrendo sulla terra, gli spiriti puri, gli abitatori +del cielo. Maurizio visse estasiato in quel mondo, delle cose +dell'esistenza lasciando ogni cura alla consuetudine, esperta guida che +non ha sempre mestieri del raziocinio. Non fa altrimenti il sonnambulo; +va diritto e sicuro, adempiendo a tutti gli uffici dell'uomo desto; per +una cosa sola, che è la sua meta, il suo pensiero dominante, continua il +sonno ed il sogno. + +Vederla apparire ogni giorno, lassù, nel verde aereo nido accanto alla +cascata dell'Aiga, che momento per lui! E come volavano inavvertite le +ore, mentre la montagna custodiva il suo dolce segreto! Gli uccellini +della macchia non fuggivano più, vedendo appressarsi quei due fortunati, +immemori, inconsapevoli d'ogni altra cosa che non fosse il loro affetto +scambievole. Erano due amici, oramai, per la gaia famiglia del bosco. +Spensierati come voi, scriccioli della siepe, come voi, cardellini del +prato, si amavano senza badarsi d'attorno, s'inebriavano della stessa +fragranza silvestre, della medesima freschezza, della medesima gioventù +del creato; unica immagine l'ora presente, unico pensiero il fido +colloquio, unica legge l'amore. + +Gisella era calma nella intensità della sua gioia, piena della sua +felicità di dea, vera figlia della natura, come l'avevano voluta i suoi +educatori. Sentiva allora, per la prima volta, tutta l'ebbrezza del +vivere; quasi per effetto di rivelazione subitanea, vedeva più addentro +negli arcani delle cose; una lingua fin allora sconosciuta dischiudeva i +suoi misteri per lei. Le pareva d'intendere le voci degli uccelli nella +frappa, e si fermava estatica ad ascoltarli.--Sentite, Maurizio: questo +qua dice alla sua compagna che la mattinata è splendida, e che si +potrebbe fare una volata fin lassù, da quei ginepri. E quest'altro.... +ma no, diciamo quest'altra.... Sapete di chi parla? Di voi, signorino; +dice che siete buono, e gli piacete a quel modo. Cara, ma brutta! +ragiona bene, e non mi va. Che cosa deve importare a voi, signorina, che +il mio Maurizio sia buono? Non ha mica da esser tale per voi.-- + +Maurizio rideva, partecipando con tutta l'anima a quei giuochi infantili +della divina creatura. Ma non c'era sempre da ridere. Quello stesso +giorno, ad esempio, volendo forse prender consiglio dagli uccellini, +Gisella s'inerpicava sulle alture, alla volta dei ginepri. Lassù, presso +un cespuglio, aveva veduto due serpi avviticchiate, che davano sembianza +del caducèo di Mercurio. Si era avvicinata, al solito, da vera figlia +d'Eva, con molta curiosità e senza ribrezzo, mostrando a Maurizio, che +invano cercava di tirarla via, come una di quelle serpi avesse la testa +quietamente posata tra le fauci dell'altra, ammiccando di là sotto con +gli occhietti astuti, mentre all'altra, che la teneva stretta tra i +denti, si vedeva palpitare con ritmo accelerato la gola gialliccia. +Stranezza di voluttà in quelle due care bestiuole! + +--Andiamo, via,--diceva Maurizio,--potrebbero essere due vipere. + +--Ebbene che importa?--rispondeva Gisella, senza volersi spiccare di +là.--Esse si amano e non badano a noi; si lascerebbero uccidere, +piuttosto che muoversi. Guardate che ingegno, se sono velenose come voi +dite; amandosi come fanno, si nascondono a vicenda il veleno.-- + +Maurizio non ebbe pace, finchè non l'ebbe allontanata dalle serpi. + +--Lasciamole amare a modo loro;--diss'egli;--chi ama non vuol +testimoni.-- + +Gisella sorrideva, socchiudendo i grandi occhi d'indaco e sprigionandone +lampi «di faville d'oro» come avrebbe detto il Chiabrera; quindi +arrovesciata la bionda testa sull'omero, porgeva la bianca gola ai baci +del suo sgridatore, per cui era tanto lieta, tanto superba di esser +bella. + +Qualche volta vedevano in lontananza il Feraudi, piantato a guardia del +suo armento su qualche rialto della montagna. Il contadino vedeva loro +aggirarsi più spesso all'aperto, per far le scorribande, che non per +andare al Martinetto, dov'era la sua convalescente, tacito pretesto a +tutti quegli incontri quotidiani. Vedeva, dico, ma non dava segno di +ravvisare, e lento nei gesti si voltava a guardare da un'altra parte. + +--Si è avveduto;--mormorava Maurizio. + +--Non dirà nulla, amico mio;--rispondeva Gisella. + +--Perchè? + +--Perchè ci è riconoscente e ci ama. + +--Pure, bisognerà esser cauti. + +--Sì, sì, siamo cauti, mio bel gesuita.-- + +A Maurizio non piacevano i titoli; non gli piaceva nemmeno che per +dargli del furbo o dell'ipocrita fosse usato quel nome. Sentiva del +resto in quella locuzioni l'effetto naturale, inavvertito, della scuola +a cui aveva imparato Gisella. Quello era di certo il linguaggio del +conte Camillo, soprannominato il miscredente. Gl'insegnamenti sono come +le inondazioni, che si sovrappongono e fanno sedimento; essi lasciano +sempre un deposito di frasi negli orecchi più delicati. Quelle frasi +riappaiono qualche volta, senza che però ci si pensi, o si dia loro +importanza veruna; riapparendo, dimostrano quale sia stata la scuola. E +andasse pur gesuita per ipocrita; perchè ipocrita, poi? forse era +sinonimo di cauto? C'era nell'applicazione del vocabolo un'accusa di +viltà ch'egli non credeva di meritare. Il sentimento che Maurizio +provava era ben altro, se mai; sentimento di pena sorda ma profonda, +ch'egli provava di tanto in tanto, quante volte per brevi intervalli, +quasi lampi nel buio, gli tornava a mente il suo stato. + +Al silenzio del suo compagno, Gisella si avvide di averlo ferito. + +--Ma se dico per ridere!--esclamò.--Ti amo tanto! Abbracciami, Maurizio, +abbracciami qui, al sereno del cielo. Il pastore ha gli occhi da +quell'altra parte.-- + +Un bacio scoccato, una risata argentina, e la pace era fatta. Ma se le +paci erano facili, erano anche facili le guerre; e queste, per brevi che +fossero, bisognava abolirle. È il sogno di tutti i filantropi. Per +abolire quelle piccole guerre, Maurizio vedeva la necessità di ravviare, +di educare a modo suo la mirabile selvaggia. Una così bella creatura +doveva esser perfetta; la figlia della natura era degna di ricevere +qualche insegnamento dall'arte. + +--Perchè non credi?--le domandava Maurizio. + +--Io?--rispondeva ella, stupita.--Non credo io dunque? Ma se credo +all'amor vostro, Maurizio! Ma già,--soggiungeva, ridendo,--il mio buon +amico è un bel discorritore; bisogna lasciarlo discorrere. Eccomi qua, +vi sento, vi ascolto, son tutt'orecchi. + +--Oh, questo, poi! + +--Dico per modo di dire. So bene che son piccini; fin troppo piccini. + +--Un'altra! Ma con voi non si può ragionare, mia bella prepotente. E +siete bella, troppo bella per me, troppo bella per ogni povero mortale. +Perchè di questa bellezza meravigliosa non essere grata a Dio? Vorreste +voi dunque persuadervi di esser nata così per un caso, per un +capriccioso incontro di cellule? Guardatevi in uno specchio, bambina +miracolosa, e poi ditemi voi se è possibile di credere una cosa simile. + +--Ma io non credo niente di ciò che voi dite. Maurizio. Voi mi accusate, +io dubito, di aver letto certi libracci di scienza moderna. Nè moderna +nè antica, mio bel cavaliere. Vivo, amo, son contenta di vivere e di +amare; ecco tutto. + +--No, non può esser tutto;--s'impuntava a sostenere Maurizio.--Dovete +essere riconoscente. + +--Ebbene, sia, sono riconoscente. + +--A chi? + +--A te.... che mi trovi bella;--rispondeva la pazza canzonatrice, dando +in uno scoppio di risa.-- + +Non era ciò che voleva Maurizio. + +--Vediamo di ragionare;--diss'egli.--Siete un fiore, un bel fiore, un +fiore stupendo. E potete non darvi pensiero del come un tal fiore sia +nato? Potete immaginare che sia nato così, per un caso, per un capriccio +di natura? + +--Leva il capriccio e metti il destino; metti la necessità, l'utilità, +quel che vorrai;--rispose ella, alzando le spalle. + +--Utilità!--disse Maurizio.--Passi per il frutto; lo capirei ancora. Il +frutto è utile, infatti; possiamo credere che sia una necessaria +produzione dell'albero, come l'albero una necessaria produzione del +suolo.... + +--Come il suolo una necessaria.... + +--Sì, canzonatemi ancora. Mi mettevo a ragionar come voi, signorina. Ma +il fiore non è necessario, è superfluo; sopra tutto è inutile che sia +bello. E come potrebbe essere un prodotto della necessità, la bellezza? +Come si potrebbe ammettere che si fosse formata la bellezza per cieca e +sorda opera di selezione, di adattamento, di evoluzione? E l'ideale, che +è il fior dello spirito, si sarebbe egli fatto per necessità di +battaglia? Badate, mia dolce amica; per negare un intelletto creatore, +noi siamo costretti a distribuire troppa intelligenza in ispiccioli a +troppe miriadi d'organismi, a troppi miliardi di miriadi di cellule. + +--E dàlli con le cellule! Ma io non ne so nulla, di tutte queste +malinconie. So una cosa sola, Maurizio;--conchiudeva la bella +birichina;--che noi spendiamo troppo tempo a discutere di filosofia. +Questa è filosofia, non è vero? + +--Quasi;--disse Maurizio, smettendo. + +Un triste pensiero gli era passato allora per la mente. + +--Povere nostre giornate serene!--riprese egli, sospirando.--Son per +finire, o non le avremo più così lunghe. + +--Le avremo ancora;--rispose Gisella, con la breviloquenza che bisognava +usare per certi argomenti.--C'è una proroga al ritorno. + +--Ah! + +--Sì, una lettera di questa mattina; avevo dimenticato di +dirvelo. Le esperienze di laggiù durano ancora, e sono molto +interessanti;--soggiunse ella, respirando. + +Al respiro di Gisella rispose il cuore di Maurizio con un sobbalzo +d'allegrezza. Ma quel sobbalzo fu tosto represso dal ritorno di un +brutto pensiero; dal brutto pensiero che opprimeva da più giorni la +mente del signor di Vaussana. Perchè infine, lontano o vicino +quell'uomo, ciò che Maurizio faceva, egli gentiluomo di stampo antico, +egli cavaliere senza macchia.... Ma no, no, no, non voleva pensarci. + + + + +CAPITOLO IX. + +Sull'orlo dell'abisso. + + +E andava innanzi così, alla ventura, come si va pur troppo in tante +circostanze della vita, quando non siamo noi che scegliamo il sentiero o +regoliamo i nostri passi, ma è la nostra passione, il caso, il destino. +Pure, come gli era concesso dallo stato suo, andava abbastanza +guardingo, e in certi casi perfino sospettoso. Egli sentiva +istintivamente che all'effetto di quelle forze cieche non bisognasse +aggiungere quello dei nostri piccoli errori, delle nostre facili +dimenticanze, delle nostre naturali spensieratezze; perciò +s'impensieriva di tutto, e almeno nelle cose minute, non potendo più +nelle maggiori, nelle essenziali, voleva andar cauto. Di uno temeva, ad +esempio, di uno dubitava, e quest'uno era il Feraudi, il contadino del +Martinetto, il povero pastore che troppe volte gli accadeva di trovare +sulla sua strada, o di veder da lontano, ma anche là in atto di guardare +alla sfuggita, e certamente in condizione di notare quella assiduità di +passeggiate al deserto. La gratitudine, a cui aveva accennato Gisella, +era sicuramente una bella cosa, ma anche rara, molto rara nel mondo, +come tutte le cose belle, e tale da non doverci fare un grande +assegnamento. + +Maurizio trovò il modo di combinare quell'uomo ad altre ore, da solo, e +d'intrattenersi a ragionare con lui. Gli faceva larghe dimostrazioni di +benevolenza, lo trattava con molta dimestichezza, quasi con amicizia, +aiutando benissimo a colorire la cosa il ricordo di qualche servizio +reso, e destramente conduceva il discorso sulla signora della Balma, +affinchè quell'altro dovesse dirgliene tutto quello che ne pensava, ed +egli, dal canto suo, potesse giustificare con qualche buona ragione +quella frequenza d'incontri e di gite. + +--Che bell'anima, la signora della Balma!--diceva Maurizio.--Come vuol +bene a voialtri! Senza orgoglio, senza pregiudizi di sangue, non è vero? +E semplice, poi! Par quasi una bambina. Come si diverte a correre per +questi bei monti! + +--Già,--rispondeva il Feraudi,--in questo è tutta la buon'anima di sua +madre, la contessa Ippolita. Ma era più timida, la vecchia; non si +fidava mica tanto; più in qua del Martinetto non si arrischiava mai, +nelle sue passeggiate. + +--Aveva ragione, perbacco;--ripigliava Maurizio, felice di aver condotta +la conversazione a quel punto.--La montagna è sicura; non si ricorda +che ci abbiano mai torto un capello ad anima nata; ma dopo tutto siamo +vicini al confine; gente di fuori, d'una parte e dell'altra, disertori, +pezzenti, non ne mancheranno di certo; un brutto incontro non sarebbe +neanche impossibile. Ed è per questo che mi faccio un dovere di +accompagnarla nelle sue escursioni, così lunghe e frequenti. + +--Lei è savio, signor conte;--replicava il contadino;--e nessuno troverà +da ridire intorno a queste precauzioni. Del resto, male non fare, paura +non avere; ha ragione il proverbio.-- + +Questi discorsi calmavano e turbavano Maurizio: lo calmavano per un +verso, lo turbavano per l'altro. Ed egli andava più guardingo che mai; +voleva studiare, governare i suoi atti più che non avesse fatto fin +allora. Per fortuna, dacchè era tornato a San Giorgio, non aveva avuto +l'uso di farsi vedere in paese a diporto, salvo nei giorni di festa, e +la sua mancanza non doveva esser notata come un fatto singolare, come un +cambiamento improvviso di consuetudini. Uscendo sempre di casa dalla +parte dei campi, non poteva neanche esser veduto dalle case più vicine +al Castèu. Davanti al mulino non passava mai, e risaliva sempre e +discendeva dall'Aiga facendo un giro assai largo. In casa, poi, +inventava ogni giorno qualche pretesto di gite lontane sui monti, +portando il fucile, come un gran cacciatore nel cospetto di Dio. Quel +povero fucile riposava spesso appoggiato a qualche tronco d'albero, o +contro i merli del torrione, dove non metteva paura di certo ai garruli +abitatori della macchia. Ma egli così faceva per eccesso di precauzioni, +volendo essere giustificato più che potesse delle sue lunghe escursioni +agli occhi delle persone di casa. + +Gisella era più forte, più serena, più franca. Di che cosa doveva ella +temere? Usciva per i suoi malati, per suo diporto, per suo capriccio, e +nelle sue gite non si era mai trovato niente a ridire. Non aveva fatto +sempre così, anche da fanciulla, vivendo suo padre? Niente era mutato +per lei, nè il casato, nè le consuetudini di vita. Si sentiva sempre la +contessina dei tempi andati; tutti i servi della Balma l'avevano sempre +veduta andare e tornare liberamente, scorrazzare a quel modo. + +--Di che temete, Maurizio?--chiedeva ella, con la sua bell'aria di +sicurezza, donde traspariva anche un lampo di celia amorevole.--Voi +v'immaginate che tutti vogliano occuparsi dei fatti miei, e mi date più +importanza che io non ho. Vi dispiace che parli così? Ebbene, diciamo +che ne ho molta.... per te. Ma non per altri, sai, non per altri.-- + +Maurizio non voleva dir tutto. Le sue inquietudini si tenevano sempre a +mezz'aria, vagavano di qua e di là, senza posarsi mai sopra un certo +argomento. Ma se le sue parole non lo accennavano, il suo pensiero non +sapeva allontanarsene, e negli occhi spaventati di Maurizio stava fissa +una immagine molesta, l'immagine che lo rendeva cupo, che lo faceva +fremere e tremar d'improvviso, anche negli impeti più caldi della +passione. Non fremeva già, non tremava per sè; fremeva e tremava per la +divina creatura, per l'amor suo così grande, così intenso, così vivo, e +così minacciato di morte imminente, sospeso com'era ad un filo. Gli +innamorati conoscono questi falsi equilibrii, e troppo spesso ne vivono. +Del resto, c'è la sua voluttà anche in questo vivere di spasimi. + +--Sapete,--disse un giorno Gisella, cogliendo a volo negli occhi di +Maurizio uno di quei lampi che parevano illuminare di tetra luce il +fondo del cuore,--sapete che alle volte, stando qui accanto a me, mi +avete l'aria d'un condannato? + +--E non lo sono io forse?--rispondeva egli sospirando.--So bene quel che +mi aspetta. Non dovrò perdervi io, e tra poco, forse domani? Perdervi, +sì; non sarà forse un perdervi, il vedervi appena qualche momento, e di +rado, quando egli sarà ritornato?-- + +L'immagine prendeva un nome; dagli occhi passava alle labbra. Dal giorno +che Maurizio aveva incontrata Gisella al Martinetto, ne erano passati +almeno diciotto, e ancora un accenno a lui non gli era uscito di bocca. +Ma il tempo stringeva; il ritorno temuto non incominciava a sentirsi +nell'aria? + +--Vero,--rispose Gisella,--non sarò più così libera. Triste cosa, amico +mio, triste cosa!--soggiunse, traendo un profondo sospiro e reclinando +la bionda testa sul petto di Maurizio.--Tu lo vedi, dunque? Bisognerà +pensare al rimedio; ed io non ne vedo che uno.... ritornare alla +Balma.-- + +A quella proposta improvvisa, Maurizio ebbe un sussulto per tutte le +fibre. + +--No, no;--diss'egli, tremante;--come sarebbe possibile? + +--Nel modo più naturale;--rispose candidamente Gisella.--Egli vi +scriverà, pregandovi di ritornare. + +--No, alla Balma, no, mai. + +--Perchè?--chiese Gisella, non intendendo quella ripugnanza. + +--Perchè!... mi domandate il perchè? Ma egli.... egli ha dei diritti, +dei diritti che il mondo riconosce per sacri. Dio mio!--esclamò il +giovane, abbassando confuso la fronte.--Come oserei ritornare lassù, +ora?... L'ospitalità.... la fiducia ch'egli mostrerebbe di avere in +me.... C'è una legge, infine, una legge che io sento di avere violata. + +--Maurizio! Maurizio!--gridò ella, spaventata, afferrandolo per le mani +e costringendolo a guardarla negli occhi.--Ma no, che follia!--riprese +tosto, sforzandosi di sorridere.--Perchè farmi paura così? La legge! la +legge! Io ne conosco una; è quella dell'amore. Non lo credi tu, +Maurizio, che questa legge vada innanzi a tutte le altre? Infine, +ragioniamo; che cosa sono io per lui, se non una bambina, un ornamento +della casa, una compagna della sua solitudine? e una compagna che non +basta neanche a fargliela sentire un po' meno, questa sua solitudine! Il +suo cuore.... lo sai, dove lo ha egli il suo cuore? Nella testa, nella +testa che gli ribolle sempre d'idee bellicose. Era un soldato, ed è +rimasto un soldato; l'amor suo è il servizio, la disciplina, la manovra, +la guerra. Vedi bene che t'inganni. Doveva restare otto giorni; ha +scritto una lettera per prolungarsi la sua licenza; ed ecco, siamo quasi +ai venti; potremo giungere ai trenta, ai quaranta. E perchè? per una +serie di esperimenti importantissimi, che lo interessano tanto, laggiù, +nel suo campo, nel suo poligono. Amico mio, è l'odor della polvere che +inebria questi uomini. Che cosa vuoi che si faccia di me? Ed io, +frattanto, io ho un cuore, non è vero? E te ne ho date le prove, +Maurizio, di essere una buona bambina, che non ha voluto farvi +disperare, come avrebbe fatto tanto volentieri una sciocca, una civetta, +una donna cattiva. Vi ho detto: ti amo; non mi son fatta strappare la +mia dolce confessione di bocca: e tu mi hai intesa, non è vero, mi hai +bene intesa?-- + +Maurizio tentò di parlare. Quell'onda di passione, sollevata, ingrossata +da tutti gl'inconscii sofismi del cuore, incominciava a soverchiarlo. +Infine, egli amava quella donna, l'amava pazzamente; e non era colpa +sua, ma di un perverso destino, se due uomini erano in lui, se ragione e +sentimento cozzavano troppo spesso nell'anima sua, se quella, già usata +a soccombere, voleva ad ogni costo farsi ascoltare, prima di oscurarsi e +di spegnersi. Queste contradizioni sono frequenti nell'uomo moderno: la +natura e il sangue, antichissime forze, comandano una cosa; il pensiero +e la educazione morale ne persuadono, o ne intravvedono un'altra. Ma +allora, non più: che cosa pretendeva da lui la ragione, se in tempo +opportuno non aveva saputo parlare? Intendeva ella forse di ottenere +alla legge del dovere una troppo tarda vittoria, che sarebbe stata +un'ingiuria? e un'ingiuria a cui la delicatezza del sentimento e +un'altra specie di educazione, la cavalleresca, non avrebbe mai +consentito? Maurizio tentò di parlare: e le idee che gli si affollavano +alla mente voleva esprimerle a lei, stringendola nelle sue braccia, +bisbigliandole in sommesse parole all'orecchio della divina creatura. +Son quelle che valgono, infatti, quelle che persuadono meglio. + +Ma Gisella non volle ascoltarlo. Concitata dalla progressione del suo +stesso ragionamento, voleva andar oltre, e non solamente a parole. Come +mai una argomentazione così falsa, così contraria agli imprescrittibili +diritti del cuore, si era affacciata tra i dubbî di Maurizio? Con quei +dubbî era necessario di finirla una volta per sempre. Nel candore del +suo peccato, trascinata da quell'impeto di passione che non sente più +freno, si alzò, spiccandosi da lui, per andare verso la merlata del +torrione, del dolce nido in cui erano raccolti; si affacciò, si spenzolò +fuori con la testa e col petto, tanto che Maurizio atterrito si slanciò +con le braccia tese per afferrarla. Gisella lo trattenne con un gesto, +pur ritraendosi e volgendosi a lui sorridente; poi con un altro lo +trasse accanto a sè, additandogli l'abisso che si schiudeva buio e +rumoreggiante sotto i suoi occhi. + +--Guarda!--gli disse solenne.--Guardate, Maurizio;--ripigliò, con uno +dei suoi trapassi consueti dalla confidenza alla cerimonia,--guardate +bene, ma bene, là dentro. C'è la natura in tutta la libera furia delle +sue forze meravigliose. C'è il vuoto con tutte le sue paurose oscurità. +Ma c'è ancora chi vuol leggere nel buio, chi vuol dettar legge alla +natura. Ebbene voi che sapete tante cose, Maurizio, guardate, scrutate, +indagate. Se c'è in quel buio altra cosa che il vostro amore ed il mio, +se c'è una legge che li condanni, se c'è.... se ne siete ben certo.... +gettiamoci nell'abisso, e puniamoci da per noi del nostro delitto, della +nostra vergogna. Vi piace? a me piace.... Voi siete un uomo leale, ed io +vi crederò ciecamente; la vostra parola sarà la mia legge.-- + +Maurizio fu per un istante affascinato; e istintivamente obbedendo, +guardò nel vuoto. Rumoreggiava l'abisso, e nel tumulto assordante delle +sue mille voci pareva chiamarlo. + +Sì, c'era, la legge; c'erano anzi mille leggi, tutte derivate da +quell'una, primitiva, ond'erano state mosse ad un cenno del creatore le +forze cieche della natura. Anche quell'arco di sette colori vagamente +disegnato a tenui gradazioni nell'aria, incurvato leggermente sul +baratro, nello strato vaporoso dove migliaia e migliaia di gocce diffuse +in sottilissima polvere d'acqua si offrivano in mobile superficie di +prisma ai raggi del sole, anche quell'arco pareva una rappresentazione, +lievissima, a mala pena sensibile, ma pur vera, innegabile, della +eternità della legge. E non ci avevano veduto, gli uomini primitivi, il +segno istesso della alleanza antichissima della natura con Dio, del +conosciuto coll'inconoscibile? Attratto da quel ragionamento interiore, +imperioso, prepotente, Maurizio levò gli occhi a guardare Gisella. +Gisella guardava lui, con gli occhi fissi e le labbra tese, come per +bere nelle prime parole di Maurizio la sentenza d'entrambi. Egli +rabbrividì involontariamente, tremò tutto di aver forse indugiato troppo +a rispondere. + +--No, no,--diss'egli concitato,--no, no!-- + +E così gridando, l'afferrò per la vita, traendola a viva forza indietro, +per modo ch'essa gli cadde resupina tra le braccia convulse. + +--No, no;--ripeteva frattanto,--non guardare laggiù. Non sai che il +vuoto attira, bambina? Anch'io sono stato sul punto di cedere. Gisella, +Gisella, anima mia, vita mia, che è mai questo pazzo giuoco? Mi avete +fatto paura. Ma è possibile, una follìa come la nostra? No, cara, no, +adorata, non c'è niente laggiù; non ha leggi il vuoto. L'amore, hai +ragione, l'amore è tutto. Non è l'anima del mondo, l'amore? E noi lo +vorremmo sacrificare a quattro leggi umane, nate dal fatto materiale +della occupazione della terra, e condotte di sofisma in sofisma a +giustificare la servitù delle anime? lo vorremmo sacrificare a quattro +leggi, che passano e mutano, oggi più spesso e più facilmente d'un +tempo, tanto che noi medesimi le disfacciamo anche prima di vederle +cadere in disuso per virtù di costumi? No, no, viviamo, Gisella, ed +amiamo; il resto è nulla, nulla, davanti all'amore, a questa sublime +visione dell'eternità, concessa alle creature da una misericordia +suprema ed arcana.-- + +Gisella ascoltava, dolcemente cullata nelle braccia di lui da quella +musica di voci interrotte e di sublimi follìe. Anch'ella, poi che tacque +Maurizio, parlò; ed erano voci più sommesse, le sue, come versi di +canzone mormorata tra la veglia ed il sonno. + +--Vorrei essere.... sì, vorrei essere la serpicina che posava confidente +la sua bella testina elegante tra le fauci ardenti d'amore del suo damo +selvaggio; e così dolcemente stretta, dal mio caro spiraglio, vorrei +ammiccare con la pupilla lucente di felicità al verde della macchia. Ma +perchè Maurizio, il mio dolce e sapiente signore, ha una così ingiusta +antipatia per il serpe? Lo so, è un animale troppo distante oramai dal +tipo delle altre creature viventi; ma forse perchè egli è il più antico +tra gli esseri. E striscia, il poveretto; striscia, perchè il mondo è +freddo, freddo, troppo freddo al paragone dei suoi bei tempi. Ma allora, +chi sa quante migliaia d'anni addietro, il sangue gli scorreva più caldo +nelle vene; e il serpe andava più glorioso, con la testa eretta sul suo +bel collo di cigno, e per tanti specchi quante erano le sue nitide +squamme rinfrangeva in vivaci colori la bella luce di un sole più +ardente. Egli era il signore del mondo, allora; oggi lo ha abbattuto la +viltà delle cose. Le antiche leggende, trovandolo ancora padrone della +terra, ne fecero il gran seduttore.... Seduttore!--ripeteva Gisella, +sorridendo placidamente al vocabolo.--Bel signore di Vaussana, non siete +un gran seduttore anche voi? Oh, senza volerlo, quasi senza saperlo.... +Povero il mio Maurizio tanto caro!... Ma dimmi, dimmi ancora una volta +che son io l'anima tua.-- + +Maurizio si era mosso in soprassalto. Anch'ella si scosse e rizzò la +testa. Una voce si udiva, voce di canzone alta, squillante, di là dalla +macchia dei nocciuoli. Ambedue riconobbero la voce del pastore, e +sorrisero. + +--Strano!--disse Maurizio.--Non l'ho mai sentito cantare. + +--Tutti i pastori cantano, quando son soli;--rispose Gisella.--Ma per +essere venuto da questa parte, dove non ci son prati da pascolo, +bisognerà ch'egli abbia pensato di farsi sentire da qualcheduno. + +--Per dare un avvertimento?--chiese Maurizio, turbato. + +--Chi sa? la voce è da amico; l'avvertimento verrà certo in buon punto. +Andiamo al Martinetto.-- + +Si alzarono, stringendosi amorosamente per la vita. I cardellini della +macchia videro ancora, un bacio lungo ed intenso, ma non lo sentirono +scoccare. Quando i due giovani uscirono dal folto dei rami, il cantore +non era più là; ben si sentiva la sua voce dalla parte delle rovine, che +certamente egli aveva già oltrepassate, per ritornarsene a casa. + +--La via è dunque libera;--conchiuse Gisella.--Seguiamo il nostro +pastore.-- + +Quando giunsero sull'aia dei Feraudi, il pastore era là, con l'aria di +non pensare a loro. Si scambiarono poche parole tra Gisella e +Biancolina, apparsa allora sull'uscio; poi il contadino, guardando +lontano verso mezzogiorno, disse: + +--Una carrozza laggiù, al principio del paese; si avvia verso la Balma. + +--È lui, il generale;--soggiunse Gisella, volgendosi a +Maurizio.--Grazie, Feraudi; non c'è tempo da perdere per andarlo a +ricevere. Mi accompagnate un tratto, signor di Vaussana?-- + +Come fu di là dai due roveri, fuor dalla vista dei contadini del +Martinetto, Gisella trasse il respiro più libero. + +--Vedi, Maurizio? tutto va bene. Va', ora; riceverai una lettera, +va'.-- + + + + +CAPITOLO X. + +Il trattato di pace. + + +Maurizio era tornato al Castèu in uno stato di agitazione impossibile a +descriversi. Passò in quella sua solitudine una cattiva giornata ed una +pessima notte; nè migliore fu per lui il giorno seguente, nella +ignoranza di ciò che accadeva alla Balma. Una cosa sapeva egli; che non +vedeva Gisella, e che la montagna senza di lei era triste, il cielo +buio, e cieco il futuro. Nel silenzio della sua stanza, dove egli stava +di continuo con l'anima in soprassalto, come gli tornavano più chiari i +dubbî, più forti i terrori, più aspri e più pungenti i rimorsi! Egli, +infine, egli era il grande colpevole. Quella innocente creatura l'aveva +travolta egli sull'orlo di un abisso, dove mal si reggevano ambedue: un +passo ancora, un moto imprudente, ed era perduta. E forse le imprudenze +non erano state già troppe? Non era l'amor loro sospeso ad un filo? il +loro segreto in balìa d'un discorso incauto, d'una parola maligna, che +invitasse ai sospetti? Questo pensiero lo faceva fremere; e questo +pensiero gli ritornava ad ogni tratto, percuotendo con ritmica +uniformità nella notte dell'anima sua, come la goccia d'acqua gemente +dalla volta d'una spelonca percuote monotona, insistente, inesorabile, +sulla concava superficie d'un masso. + +La mattina del terzo giorno, mentre egli già più non sapeva in che mondo +si fosse, gli fu portata una lettera. Non occorreva chiedere chi fosse +stato il messaggero: la mano di scritto parlava chiaramente da sè. +Maurizio aperse la busta con le mani convulse, lesse con occhi tremanti +la lettera. Gisella scriveva: + + «_Signor Maurizio_, + + «Quello che ebbi il piacere di dirvi tanti giorni fa nel vostro + Castèu, vi ripeto oggi col migliore inchiostro della Balma. Perchè + non vi lasciate vedere quassù? Il generale, nostro signore e + padrone, si maraviglia molto di non veder più il suo amico Sospello. + Saprete pure ch'egli è ritornato alla sua residenza ier l'altro. + _Amitiés_». + +Seguiva il nome: «Gisella Matignon de la Bourdigue». E alla firma teneva +dietro un poscritto, ma d'altra mano, più ruvida, più grossa, più densa +d'inchiostro, come d'uomo avvezzo a non mettere che firme. + +«Ma sì, mio buono, ma sì» diceva il poscritto. «Che diavolo v'ha preso +di non dar passata ad eccessi di nervi, a sfoghi di malumore? Se ne +avete anche voi, venite a metterli in comune. _Bourdigue_». + +Che cos'era avvenuto alla Balma, perchè si scrivessero di queste lettere +a lui? Niente di male, a buon conto; e Maurizio incominciò a metter +fuori un sospiro di sollievo. Poi, diffidente com'era e amante di +sofisticare su tutto, almanaccò un pezzo sul fatto che la lettera fosse +scritta dalla contessa. Ma il poscritto del generale era là, e mostrava +chiaramente che la lettera era stata scritta da lei sotto gli occhi del +suo signore e padrone. Avesse rotto lei il ghiaccio, o lo avesse rotto +lui, la conseguenza era una sola: che gli si facevano garbatamente delle +scuse, che ogni nube era dissipata, e che egli poteva andare alla Balma. +Ora, il poterci andare significava doverci andar sùbito. + +Il tono gaio della lettera significava ancora che tutto procedeva +benissimo alla Balma. Come sono avvedute le donne! come sanno l'arte di +farsi intendere, anche quando non vi dicono nulla! A proposito d'arte, +non c'era egli un po' di finzione, un pochettino d'ipocrisia tra le +linee, specie in quell'accenno ad una visita al Castèu? No, perchè +quella visita c'era stata difatti, e in quella visita la contessa aveva +detto cerimoniosamente al signor di Vaussana quello che più volte, nei +confidenti colloquii della montagna, Gisella aveva fatto intendere e +dato per sicuro a Maurizio. Dunque, niente ipocrisìa nella lettera, +solamente accortezza. Che, forse, per non apparire ipocriti, s'ha egli +a dire ogni cosa? Maurizio, frattanto, per quel cenno della visita di +Gisella al Castèu, sapeva già come regolarsi alla Balma, quando avesse +da incontrar la signora in presenza del generale. Come sono avvedute le +donne! + +Andato quel medesimo giorno, e con aria di sollecitudine che rendeva più +bello il suo atto, fu accolto a braccia aperte. Le aspre discussioni +erano dimenticate, e non era neanche il caso di farci la più lontana +allusione. D'altra parte, la montagna aveva custodito il suo dolce +segreto: il viso che accoglieva era sereno, l'occhio limpido, il labbro +sorridente. + +Maurizio non ricevette senza un po' di vergogna quelle dimostrazioni di +amicizia. V'hanno principii che non si offendono impunemente: la +coscienza può sonnecchiare, non addormentarsi del tutto; ed anche quando +è lento a venire il rimorso, la colpa si definisce da sè nel segreto +dell'anima, si accusa in un vago senso di malessere nel profondo del +cuore. Ma tanta gioia brillava sul volto di Gisella; tante faville d'oro +si sprigionavano da quegli occhi d'indaco, che egli, superato il primo +momento d'angustia, non volle vedere, seppe non vedere più altro. Se era +tranquilla lei, perchè doveva esser da meno il signor di Vaussana? Se +appariva così confidente lei, donna, perchè sarebbe stato egli, uomo, +meno disposto a sommergere ogni molesto pensiero nella sensazione +profonda di un amore, che era dopo tutto la sua vita, la sua felicità, +la sua gloria? + +Intendiamo che cosa sia questa gloria. Essa non è certamente la +soddisfazione di un grosso egoismo, di una piccola vanità, di una +ambizione volgare. È anche gloria, è gloria sopra tutto la luce viva di +cui si cinge il gran sole, l'aureola di raggi onde s'intorniano le +fronti dei beati, la cerchia profonda di teste adoranti e d'ali tese in +estasi divina, onde l'arte ideale ha circondata la santità trionfante. +Gloria è l'amore nella pienezza sublime delle sue contentezze, quando ha +confuso due esseri che si sono lungamente cercati e intensamente voluti; +due vite che si librano in alto, posando immobili in certe lor calme +serene, pari a quelle dell'ora meridiana, quando sopra una medesima +linea di mare si vedono posare due bianche vele latine; le quali, assai +più che di far viaggio, sembrano compiacersi di gettare agli occhi del +riguardante un lungo riflesso, immobile al par di loro, su quelle onde +chete dove la luce si addormenta e il calore si spegne nella tonalità +vaporosa del quadro. Dolce abbandono sul mar senza vento, con molta luce +diffusa dall'alto e con molta pace dintorno: una luce che par così +diafana, ma in cui l'occhio non vede; una pace che par tanto profonda, +ma in cui l'intelletto non pensa. + +Maurizio, per intanto, non pensava più che alla sua grande felicità. +«Dio mio» diceva egli in cuor suo «se questo è un sogno, fate che duri, +fate che io non mi svegli». Ma ascolta Iddio tutti i voti? + +Il generale era grandemente mutato da quello di prima. Il recente +viaggio gli aveva dato una scossa benefica al sangue. Aveva sentiti i +tamburi, le musiche militari; si era tuffato nella prosa robusta della +caserma, nella dolce poesia del gran rapporto, e ne era uscito rifatto +come da un'altra fontana di gioventù. Gli esperimenti della polvere +senza fumo lo avevano mandato in visibilio; gli avantreni di nuovo +modello, il nuovo zaino della fanteria, il nuovo cannone +dell'artiglieria di montagna, le nuove combinazioni chimiche in _ite_ +con cui l'amorosa umanità si prepara alle gioie della pace universale, +lo avevano intenerito, ritemprato, rinvigorito, esaltato. In ogni +ragunata dei vecchi compagni d'armi il gran verbo della patria era +suonato ben alto. Bravi soldati, che l'abuso della filosofia non è ancor +venuto a guastare! Ai pranzi solenni, ai _punchs_, agli _absinthes_, ai +vini d'onore, si era parlato spesso e volentieri di rivincita, e il +ringiovanito Bourdigue aveva promesso in parecchi brindisi che tutti i +vecchi si sarebbero trovati al loro posto di combattimento. «_Coûte que +coûte!_» soggiungeva. «Sono ancora saldo in sella. Vorranno ben darmi +una brigata di _mobiles_! E per riguadagnare il perduto non si sarà mai +in troppi». + +Di tutte queste cose ragionava liberamente col signor di Vaussana, +spesso dimenticando che parlava ad uno straniero. Maurizio stava a +sentire, mostrando d'interessarsi al discorso, e, quando la nota della +_revanche_ squillava più alta, facendosi più piccino che poteva, quasi +cercando, in quella specie di rannicchiamento morale, di far sparire +l'immagine della propria nazionalità. Incominciava anch'egli ad esser +vile, vile di quella tacita compiacenza, di quella spontanea complicità +ond'è largo qualche volta anche un uomo di valore, verso chi è in casa +sua il padrone, e non solamente il padrone della casa. Ascoltava, +sorrideva, approvava, dando a quell'uomo la grata illusione di aver +sempre davanti a sè il suo consenziente uditorio. Frattanto vedeva +Gisella con la coda dell'occhio; e questo lo faceva restare immobile al +fuoco di quella eloquenza soldatesca, che era poi tutti i giorni la +stessa. + +Gisella, pur troppo, non era sempre là a consolarlo delle sue lunghe +fatiche; non istava più tanto ferma in salotto, nella sala del biliardo, +o sui sedili della spianata. Gisella andava e veniva, aliando come una +farfalla. Immensa gioia, vederla ricomparire ad ogni tanto, radiante +apparizione di vermiglio e d'oro; ma qualche volta accadeva che la +bellissima creatura lo lasciasse solo per ore ed ore, a tu per tu col +generale concionante. S'intende che di quelle assenze sue, di quei +sacrifizi di lui, lo compensava ad usura nei brevi momenti che poteva +concedergli. + +--Caro!--gli bisbigliava.--Come ho sofferto, a lasciarti, andando senza +di te a vedere i figli di Biancolina! Ma ho pensato a te, sempre. Bella +strada, che ho fatta tante volte con te! Domani, non è vero? alle +undici; se dovessi ritardare dieci minuti, mezz'ora, non sarebbe colpa +mia, lo puoi credere. Il nostro caro nido nel verde, dove soltanto ci +pare di poter dimenticare ogni cosa!... + +--Per troppo brevi momenti!--mormorava Maurizio, sospirando. + +--Non son meglio che nulla? Pensate, bel cavaliere, che se mi aveste +sempre al vostro fianco, verrebbe il giorno che vi.... No, +no,--soggiungeva, lasciando in tronco la frase,--perdonami, ho detto per +celia. Mi piace tanto di vederti fare quella cera lunga lunga! Sei +bello, anche quando vai in collera. E ti amo tanto, Rizio, ti amo +tanto!-- + +Rizio per lei, Maurizio per quell'altro, il signor di Vaussana era +diventato l'amico necessario, il consigliere intimo, l'aiutante discreto +di tutt'e due. Sì, certamente, di tutt'e due, senza che ci fosse modo o +ragione di adombrarsene. Il generale, strano uomo e piuttosto disuguale +d'umore, trattava sempre la moglie come una bambina. A certi momenti, +Maurizio poteva figurarsi che quella divina creatura, posta tra lui e +quell'uomo dal cieco destino, fosse per quell'uomo una nipote soltanto. +E che discorsi curiosi gli toccava di sentire! discorsi che lo facevano +fremere, tremare, impallidire, sudar freddo. Un giorno dovevano mettersi +tutti e tre in viaggio, fare una corsa (una punta, diceva il generale) +fino a Ventimiglia. Il tempo era bellissimo; si andava in vettura +scoperta, come ad una passeggiata. La carrozza era già da un pezzo sulla +spianata; da un quarto d'ora i cavalli facevano la ciambella sulla +ghiaia, e la contessa, andata a mettersi il cappellino e a prendere la +sua mantiglia, non si vedeva comparire. Gisella in quelle occasioni non +era mai pronta; e il generale, che tante volte si spazientiva, tuonando +contro la vanità delle donne allo specchio, era quel giorno di buon +umore. + +--Venite, Maurizio;--diss'egli ad un certo punto;--andiamo a vedere che +cos'ha la nostra signora, che si fa tanto aspettare.-- + +La nostra signora! Per quella volta, davvero, Maurizio si sentì correre +il sangue dal cuore alla testa, e sùbito dalla testa al cuore. Era +diventato egli in viso come una brace, o come un cencio lavato? Non ne +sapeva nulla; ma si spaventò ad ogni modo, pensando che il suo +improvviso mutar di colore fosse notato da quel terribile uomo che era +così spesso un fanciullo. + +Un'altra volta era lei che nella sua cara ingenuità faceva anche peggio. +Si mutava la disposizione dei mobili e la destinazione di una camera; si +dovevano collocare certe tendine bianche con liste riportate di ricamo +rosso, opera d'un inverno della contessa Gisella. Era un lavoro +delicato, quello di mettere a posto le tendine nuove: ma era anche +facile, non richiedeva un grande ingegno, nè una pratica speciale. Del +resto, nell'arredamento del Castèu, e più particolarmente del +quartierino di Maurizio, il padron di casa aveva voluto dirigere, far +lui ogni cosa, cavandosene con molto onore, come diceva la contessa +Gisella, con mediocre infamia, come diceva modestamente il signor di +Vaussana. Così era avvenuto che per quel piccolo lavoro alla Balma, la +perizia dell'amico necessario, del consigliere intimo, dell'aiutante +discreto, fosse posta a contribuzione. Il generale aveva accolta con +gioia quella occasione di far qualche cosa; e là, senza metter tempo in +mezzo, si era incominciato una mattina a lavorare, non volendo +manifattori nè servi ad aiutare. Due camere erano sottosopra, per +arredarne una; si andava e si veniva, si spostavano sedie e canapè, si +trascinavano tavole, si abbambinavano stipi, si appendevano quadri in +isporto; finalmente si collocavano in opera quelle sacre tendine. Il +generale ai piedi della scala doppia, tenendone con mano ferma gli +staggi mastiettati; Maurizio lassù, appollaiato sugli ultimi piuoli, per +far combaciare gli anelli del padiglione dorato coi becchi degli arpioni +al muro; così, lavorando e sudando, dimenticavano l'ora della colazione. + +--Ah, bravi!--aveva gridato la contessa, apparendo sulla soglia.--Bravi +i miei uomini! così va bene.-- + +Altro che arrossire e impallidire a vicenda! Maurizio balenò sulla +scala, e fu lì lì per cascar sulle braccia del suo compagno di fatica. + +--Ma non vi pare che basti, per mezza giornata di lavoro?--ripigliava +Gisella.--La zuppa è in tavola; i miei uomini l'hanno ben guadagnata. + +--I vostri uomini, contessa,--rispose Maurizio, tratto da una forza +arcana a ripigliare la frase che lo aveva fatto tremare,--meriterebbero +piuttosto d'esser mandati a sfamarsi in cucina, tanto si trovano male in +arnese.-- + +Il generale rideva. Quel discorso gli pareva certamente in carattere col +lavoro che egli e il suo amico Maurizio facevano da tre ore. Ed era +contento di passare per un manifattore. Gli uomini son sempre contenti, +quando fanno qualche cosa che richieda sforzo di muscoli; hanno così +l'illusione di maneggiar la leva di Archimede e di muovere il mondo. + +Del resto, i giorni di buon umore non erano neppure tanto rari per il +signor della Balma. Anche parecchi mesi dopo il viaggio di Francia, in +cui si era, come diceva lui, rifatta la mano, il generale sapeva ridere +e scherzare a certe ore del giorno; le ore piene, quando abbiamo chi ci +ascolta, se vogliamo parlare, chi parla, se vogliamo tacere, chi si +piega e si adatta a tutti i capricci dei nostri nervi invecchiati. + +In quelle ore tutto andava bene; ed anche la bambina, con le sue moine, +con le sue vanità di donna, pareva un'eccellente compagnia a quel +vecchio brontolone. + +--Che diavola!--diceva allora a Maurizio.--Fa quel che vuole. È il +folletto della casa. Come starebbe bene alla testa della brigata.... o +della divisione! Mah!--soggiungeva egli, con un sospirone da Mongibello +in procinto di dar fuori;--ho fatto una grossa bestialità a lasciare il +servizio. Anche voi, mio buono, anche voi! + +--Anch'io;--ripeteva Maurizio, sforzandosi di trarre un sospiro a sua +volta. + +--Ah!--ripigliò il generale.--Se fossimo rimasti al nostro posto, anche +mandando giù qualche amaro boccone, non dovremmo pregar nessuno per +esser riammessi nei quadri; e il primo suono di tromba ci troverebbe in +prima linea. Ma che diamine! ora che ci penso.... non saremmo mica +insieme, amico Maurizio! Voi forse coi vostri amici Tedeschi.... + +--Non me ne parlate, generale!--diceva Maurizio, con aria di +costernazione.--È orribile. + +--Ah! lo riconoscete? lo sentite anche voi, che è orribile! Ma perchè, +domando io, perchè venire a queste estremità?-- + +Maurizio lo sapeva benissimo, il perchè ed il percome; ma aveva preso il +verso di dar ragione al suo interlocutore. Ora, tra i modi di dargli +ragione c'era anche quello di non saper che rispondere; ed egli già si +disponeva a tacere, sospirando da capo. Ma in quel punto gli passò +un'idea per la mente; la colse al passo, come si afferra una tavola di +salvezza. + +--Credo,--diss'egli, timidamente,--che gli avvocati ci abbiano +imbrogliate le carte. + +--Gli avvocati? oh, sì, dite bene, gli avvocati. Gran brutta gente, gli +avvocati, che con le loro ciarle vi fanno il buio di pien meriggio. Tra +noi soldati ci saremmo intesi, amico Maurizio: questo a te, questo a me, +_donnant donnant_, e tutti pari. Noi a Tunisi, senza Crumiri; voi a +Tripoli, senza dir ai nè bai; noi in Egitto, e voi in Abissinia; noi a +Metz e Strasburgo, voi a Trento e Trieste, che bel fatto! _et pas plus +malin que ça_.-- + +Così l'uno tagliando dalla pezza e l'altro approvando del capo, l'uno +dicendo _Deo gratias_ e l'altro _cum spiritu tuo_, si faceva, di sopra +ai trattati e in barba ai loro custodi, la gran pace dell'avvenire. E le +cose andavano. Maurizio era diventato per quell'uomo un altro Dutolet, +anzi meglio, perchè il Dutolet approvava tacendo, e Maurizio approvava +parlando. I facili discorritori amano che qualche parola si metta in +mezzo ai loro discorsi; almeno quando essi hanno la bontà di ricogliere +il fiato. La politica del generale passava adunque senza contrasti. Per +contro, e quasi per compenso, il generale cedeva sul capitolo della +religione, non toccandone mai. Aveva torto; poteva sfogarsi oramai anche +su quell'argomento, perchè Maurizio, com'era ridotto dalla sua +condizione, lo avrebbe lasciato dire a sua posta. + + + + +CAPITOLO XI. + +Rifugio spirituale. + + +Peccato che in mezzo a queste calme fossero ancor troppo frequenti i +giorni di nervi! Il generale non era paziente per natura: non solo ogni +contrarietà lo stizziva, il che può accadere a tutti; ma ogni lentezza, +ogni più piccolo indugio, ogni inerzia naturale delle cose che lo +circondavano, e che perciò dovevano dipendere da lui, lo faceva andare +fuori dei gangheri. Avvezzo alle sonorità del comando, parlava troppo +spesso con voce di tuono; e nel tuono della propria voce si eccitava, si +riscaldava, s'infiammava sempre più, anche per cose da nulla. Nessuno +toccava i libri della sua biblioteca; libri d'arte militare, annuarii, +regolamenti, statistiche, a chi sarebbe mai venuto in mente di leggerli? +Se qualche volta non si trovavano a posto, la colpa non poteva esser che +sua. Ma no, non era sua, era di tutti, quando cercava e non trovava il +fatto suo; e guai, allora, guai a tutti! era un diavoleto, un finimondo. + +Degli abiti non era molto curante; abiti borghesi, robaccia! non +meritavano di occuparsene troppo. Nella biancheria era più sofistico: +quella toccava la pelle e poteva dar noia. Così, le sue camicie dovevano +aver la salda e non averla, abbracciare il collo e non stringerlo, non +farsi sentire per nessuna costura. Quando, per troppa salda di quelle, o +per subitaneo ingrossamento delle corde del collo, si sentiva nulla +nulla a disagio, ficcava due dita nel colletto, e crac! strappava +senz'altro, bestemmiando la cameriera, che fuggiva nella sua camera a +farsi il segno della croce. Se non trovava lì per lì le sue cigne, era +un guaio dei grossi: peggio poi se, dopo averle trovate, e cercando di +abbottonarle, gli mancava o gli ballava il bottone nella cintura dei +calzoni; la cameriera poteva credere venuto l'anticristo. + +--Ettore!--si provava a dirgli la contessa, a cui dispiacevano quelle +scene, ma ancor più di sentir sgridare a torto le persone di +servizio.--Sai bene che non è lei. Son io che mi prendo cura dei tuoi +abiti! son io che faccio sempre queste cose. + +--E non capisco perchè tu lo faccia;--ribatteva egli, inasprito. + +È proprio dell'uomo il non capire certe cose, specie in materia di +delicatezze domestiche. Era così l'altro Ettore? Verrebbe voglia di +crederlo. Infatti, lui morto, la bella vedova passò a seconde nozze con +Neottolemo, e in terze con Eleno. + +A taluna di quelle scenate era presente il signor di Vaussana, che non +ci poteva far niente. Gisella chinava la fronte, dopo aver guardato +Maurizio, con aria di volergli dire: «Vedete? non son mica tutti come +voi, che apprezzate tanto questa povera donna». + +Un giorno ella capitò all'Aiga col volto acceso e gli occhi rossi. +Maurizio non l'aspettava ancora, ed era lassù al dolce nido per la sua +prudente consuetudine di andar sempre al ritrovo due o tre ore prima del +tempo. E dell'ora insolita e della strana animazione del volto di lei, +Maurizio si maravigliò grandemente. + +--Ti dispiaccio forse?--diss'ella. + +--Ecco una parola ben crudele,--osservò tristamente Maurizio.--L'ho io +meritata, notando una novità d'orario nella vostra cara venuta? Voi +siete alterata, Gisella; avete anche pianto. Che cosa è stato? Una delle +solite sfuriate, oppure.... + +--No, non cercate altro;--interruppe Gisella.--Una delle solite, ma un +po' più brutta delle altre, poichè dalle parole è passato per la prima +volta agli atti. E per una cosa da nulla, avendo torto su tutti i punti. +Gli avevano portato il caffè tiepido, gran delitto! Ed egli lo voleva +bollente, per questa volta, senza averlo detto prima, mentre +ordinariamente si lagna che glielo portino troppo caldo, facendogli +perdere il tempo a sorseggiarlo. E perchè io mi ero provata a calmarlo +con una buona parola, sapete come mi ha risposto? Scaraventandomi la +chicchera addosso. Che ve ne pare? Un bambino viziato non farebbe peggio +del mio vecchio padrone. Non ho detto una parola, non ho fatto un gesto, +ricevendo l'offesa villana, alla presenza del servitore; sono andata a +levarmi la veste macchiata, ne ho indossata un'altra, ho preso il +cappellino, mentre egli era là a far le volte del leone in gabbia sul +pavimento dell'atrio. + +--Prima della colazione!--notò Maurizio.--Che imprudenza! + +--Ah sì, raccomandatemi ancora di esser prudente. Se egli è pazzo, ho da +esser savia io, che sono dei Matignon come lui? La prenda poi come +vuole; io non intendo più di esser trattata come una bambina, nè come +una schiava. Dopo quella villania, poi! È la prima, e deve bastare. Guai +se incomincio a passargli le sue brutalità. Perchè oramai si va di male +in peggio; ed io non ne posso più, non ne posso più.-- + +Così dicendo, la bella scorrucciata si era seduta sul sedile di pietra e +con ritmo convulso batteva il suo ombrellino sulle ginocchia. Maurizio +si fece daccanto a lei, e le bisbigliò dolcemente all'orecchio: + +--Sei tu che l'hai voluto, bambina! + +--Io?--diss'ella, rizzando la testa. + +--Così dicono tutti;--rispose Maurizio. + +--Io....--ripigliò Gisella, con accento di amarezza.--Io, per vostra +norma, non ho voluto nessuno. Me ne ricordo benissimo: non è storia di +cent'anni fa. Non sapevo nulla di uomini, io; non avevo conosciuto che +il mio babbo, un cuor d'oro, che mi lasciava fare a modo mio in ogni +cosa. Morto lui, caddi in una tristezza profonda. Voi non sapete, +Maurizio.... non potete immaginarvi, essendo un uomo, come sia triste +per una fanciulla restar così senza padre e senza madre sulla terra. È +la solitudine in mezzo alla folla, è la notte dell'anima nella luce del +giorno. Mi avevano fatto un consiglio di famiglia, mi avevano dato un +tutore. Era un gentiluomo, lo zio; mi pareva tale; dovevo essergli grata +di un sacrifizio inaudito, che tutti dicevano aver egli fatto per me, +chiedendo di esser messo in disponibilità, lasciando il servizio, +interrompendo la carriera. Mi trattava come una bambina, sì, ma ancora +con molto rispetto. E un giorno mi fecero dei discorsi molto strani, che +non mi parvero orribili. Ma che cosa sapevo io del mondo? Mi pareva fin +naturale che egli volesse dedicarsi a me, essermi compagno nella vita, +tenermi luogo di padre. Così fui data a lui, a lui che tutti dicevano +buono, che io credevo buono come lo dicevano tutti. Ma non lo è, non lo +è, non lo è; ha lo spolvero della bontà; nel fondo non è che un +soldataccio brutale. Una donna, per lui, non è che un servo, un +dipendente: la tratta bene, alle sue ore, come tratterebbe il suo +aiutante, il suo attendente, a certe ore del giorno: poi, quando ha le +lune, grida, strepita, tempesta, che pare un ossesso. Ed anche quando +non è di cattivo umore, che credete? che sia appena appena tollerabile? +Ha il comando nel sangue, ama il comando in tutto, il comando che annoia +e che irrita. Ha bisogno di una cosa che è lì sotto la mano? Gisella. E +subito Gisella deve esser lì, trovar lei, qualche volta indovinare ciò +ch'egli vuole. Si sveglia nella notte, e non può riprender sonno? +Gisella. E bisogna svegliarsi. Io dormo volentieri, e sogno +bene;--soggiunse ella, mettendo il primo sorriso nel suo triste +discorso;--ma bisogna star su e correr da lui, per discorrere. Se almeno +volesse, come i bambini, farsi raccontare qualche favola! Ma no, +discorsi gravi, faccende di casa, delle quali si potrebbe ragionar +meglio a giorno chiaro; più spesso si gira a parlare di vecchie +malinconie; della vita militare, del servizio lasciato, della carriera +interrotta. Oh, non tralascia allora di farmelo sentire, il gran +sacrifizio che ha fatto! Perchè lo ha fatto? chi glielo ha domandato? + +--Capisco,--disse Maurizio,--è nel fondo un grande egoista. + +--Sì, dite bene, un grande egoista. Amico mio, son pure infelice. Che +vita sarebbe la mia, se non avessi il tuo amore? È il mio rifugio tanto +caro. E come sono corsa a te, l'hai veduto? come ti ho sùbito +indovinato! come ti ho sùbito accolto! È stata una buona stella che ti +ha ricondotto quassù, alla terra dei tuoi padri. Se tu avessi tardato, +o Rizio, se tu avessi tardato ancora a giungere in questo deserto, in +questo orribile deserto, credo che ci sarei diventata tisica, e mi +avrebbero presto seppellita laggiù, come una santa, nel piccolo chiostro +di San Giorgio. E le avrei fatte meravigliar bene della mia compagnia, +le povere sante dei Matignon.... se pure è vero che di là possiamo +ancora maravigliarci di nulla. + +--Già! la mia bella incredula;--notò Maurizio, con un placido +sorriso.--Ma come fai a non credere? + +--Dimmi tu come si fa a credere,--rispose Gisella. + +--Pensando.... pensando molto;--diss'egli. + +--Se bastasse il pensare!--esclamò la bella creatura, sospirando.--Ho +pensato già tanto, io! Vorrei pure averla, una fede. Perchè questa vita +è assai dura, e da qualche tempo incomincia a diventarmi intollerabile. + +--Da qualche tempo!--ripetè Maurizio, con accento di +tristezza.--Dunque.... per me? + +--Ebbene, sì, per te. Pensi tu che non sia doloroso non potermi rifugiar +sempre in te? Soffro, amico mio, paragonando questi brevi momenti alle +lunghe ore del mio martirio quotidiano. Ah, sono ben lunghe, e il +compenso di questo martirio bisognerebbe pure ottenerlo di là. Averne la +speranza e la fede, che fortuna! Ma non posso; credo che mi manchi +la.... come si dice? + +--Non lo dire, e non lo far dire da me;--rispose Maurizio, vedendo che +Gisella si era recato l'indice alla fronte.--Coloro che vogliono +collocare le facoltà dell'anima in altrettanti punti più o meno rilevati +della testa, saranno poi tirati a conchiudere che la loro testa è +imperfetta, se le manchi il ricettacolo dell'ideale. Pensa, senti e +credi; vedrai allora che, credendo in qualche cosa, non si è, a peggio +andare, niente più sciocchi di loro. + +--Voi ne parlate molto facilmente, Maurizio; ma non può creder chi +vuole, solamente pensando e sentendo. Voi ci avevate.... non dirò già +quella brutta cosa che vi dispiace tanto, ma almeno la strada fatta, +l'indirizzo della vostra prima infanzia. Non è così? Hai dette le tue +orazioni da bambino, ed io non le ho dette; te ne sei ricordato da +giovane, ed io non ho avuto niente da ricordare; poi, più tardi, sul +mare, in mezzo ai pericoli della tempesta.... + +--No, no,--interruppe Maurizio,--queste belle labbra non dicano di +queste brutte cose, che non sono vere, che non sono state tali, almeno +per me. Non fu il pericolo, quello che mi ha richiamato alla fede: non +fu l'abitudine, quella che me l'ha instillata nell'anima. + +--Allora, volete voi dirmi come andò? + +--Sarebbe un troppo lungo discorso;--rispose Maurizio.--E voi, ora, mia +dolce creatura, ritornerete a casa.... per farmi piacere. +Vedi?--soggiunse stringendola fra le sue braccia,--ti mando via. Ma tu +sai bene che ti terrei tanto volentieri? + +--Sì, amico mio; non dubito già io di voi, come voi dubitate qualche +volta di me. So bene che ho fatto un colpo di testa. Ci voleva, sai? e +non ne sono pentita. Ma è forse meglio ritornare un po' prima. Vedi tu, +Rizio, come credo.... in te? Ma ancora voglio credere in ciò che tu +credi. Convincimi, persuadimi, e sentirò che mi ami tanto, tanto, da non +potersi immaginare, nè desiderare di più. + +--Ahimè, quali patti!--esclamò Maurizio.--E se con tutta la miglior +volontà del mondo, la mia eloquenza non fosse da tanto? Poi, avremo mai +tempo per discorrere a lungo, per raccontarti.... come andò? Sono cose +dell'anima, e il dirle brevemente è difficile. + +--Scrivile, allora. + +--Scriverle? Sarei lungo, più ancora che a dirle. + +--Tanto meglio!--gridò Gisella, battendo le palme.--Sarò più a lungo con +te.... nelle tristi ore che non ci posso essere. Voglio sapere come hai +creduto tu, Rizio, voglio saperlo bene. Sai quanto è che ci penso, e non +osavo domandartelo? Rizio è l'amor mio, il conforto, il rifugio e la +vita. Perchè mai, uniti in tutte le altre, in una cosa sola siamo come +stranieri? Voglio essere più in lui, più in lui, tutta in lui, col suo +modo di pensare, di sentire, di essere.-- + +Maurizio posò sulla fronte della divina creatura un bacio solenne. + +--Sia;--diss'egli poscia;--scriverò.-- + +E ridottosi a casa, non era stato a pensarci troppo lungamente. Non +aveva infatti da scrivere per la stampa, per farsi giudicare da qualche +migliaio di lettori; scriveva per lei, per l'adorata creatura. La fretta +avrebbe dimostrato il suo buon desiderio di obbedirla; le stesse +imperfezioni della forma, avrebbero fatto fede della sua sincerità. Il +giorno seguente, alla Balma, mentre il generale passeggiava sulla +spianata dando istruzioni al fattore, Gisella riceveva da Maurizio un +piccolo involto di carte. Non era una lettera, ma a dirittura un +quaderno. + +--Scusate, ho fatto un passio;--diss'egli.--Mi è mancato il tempo +d'essere breve. Ho incominciato a scrivere iersera alle undici; non ho +finito che stamane all'alba. Del resto,--soggiunse,--spero bene che non +vorrete leggere tutto in una volta, ma sorseggiare, centellinare questa +povera prosa. + +--No, no,--rispose Gisella,--voglio legger tutto d'un fiato. A +centellinare ci sarà sempre tempo, e non tralascerò certamente di farlo. +Povero il mio Rizio! una notte bianca! E quest'oggi, poi, un'altra +condanna! + +--Che sarebbe? + +--Che troverete modo di andarvene prima del solito. + +--Perchè? + +--Perchè, non lo intendete? perchè voglio stare più a lungo da sola a +solo con te.-- + +Era adorabile, mandandolo via a quel modo. Maurizio trovò per l'appunto +il modo di far più breve la visita, portando via il generale, col +pretesto di una piccola passeggiata in paese. La contessa fu sola, come +voleva, per leggere il passio del signor di Vaussana. Ed eccolo qua, +come ella lo lesse, incominciando dal titolo: «Dal dubbio alla fede». + + + + +CAPITOLO XII. + +Dal dubbio alla fede. + + +«Ricordando la educazione religiosa della mia infanzia (così scriveva +Maurizio a Gisella) avevate in parte ragione. Sicuramente, ho dette da +bambino le mie orazioni. Le dicevo anche molto volentieri, perchè me le +faceva dire mia madre, recitandole insieme con me. Oggi ancora sento lei +in certe inflessioni di voce, in certe pause che io metto nel mormorarle +tra me; e questo me le rende più sacre, dal giorno che le ho ritrovate +nella mia memoria, dopo tanti e tanti anni d'oblio volontario. + +«Le avevo imparate senza sforzo. La mia educazione religiosa non fu +punto pesante. In casa nostra si era religiosi, certamente, e di questo +può esservi specchio la mia buona sorella Albertina; ma non si +appendevano santi e madonne a tutte le pareti, e non c'era l'uso di +recitare il rosario ogni sera, per dimenticare nella eterna ripetizione +il significato delle preghiere, o per addormentarci al ritmo uniforme +dei nostri borbottamenti frettolosi. Le nostre orazioni erano brevi, e +tutte latine. La mamma ce le aveva spiegate alla grossa, ma ce le faceva +sempre dire in latino. A me, che un giorno le avevo osservato come il +latino non si usasse più, la buona mamma aveva risposto: + +«--Appunto perchè non è più una lingua parlata tra gli uomini, +dev'essere la lingua in cui si parli a Dio. + +«--Ma se io non la intendo! + +«--Mettici tutta l'anima, e t'intenderà lui; non basta forse?-- + +«Io ero già a cinque o sei anni un feroce curioso. Perchè questo? perchè +quest'altro? d'ogni cosa volevo saper la ragione. Mia madre, con una +pazienza maravigliosa, mi spiegava le cose come poteva, e fin dove +giungeva la sua istruzione, o il suo raziocinio; poi mi diceva: «perchè +Dio ha voluto così»; e questa era la ragione ultima, a cui non mi era +lecito ribattere. Un giorno la misi in un grave impiccio, la povera +donna, coi miei terribili perchè. A proposito di un infelice che avevamo +incontrato per via, mentre egli si trascinava a stento nella polvere con +due moncherini di gambe, stendendo a noi due moncherini di braccia, la +ragione ultima di mia madre cozzò contro una mia irriverente ma non vana +osservazione:--Ma dunque è Dio che vuole il male?-- + +«--Queste--rispose ella stringendosi nelle spalle--son cose che io non +arrivo ad intendere. So che tutto è ordine, nel mondo; so che c'è il +giorno e la notte, quello illuminato dal sole, questa dalla luna e dalle +stelle; so ancora che ci sono dei giorni nuvolosi e delle notti +burrascose. Per ora non mi domandare di più; tua madre del resto è una +povera donna senza istruzione.-- + +«Non era vero. Mia madre aveva letto molto, leggeva ancora, quando +poteva. Un giorno la sentii dire che se tutti gli uomini cessassero di +leggere, si perderebbe la scrittura, come si perde una lingua, quando +tutti coloro che la parlano son morti. E soggiungeva che se tutti +operassero il bene, il male si estinguerebbe, sparirebbe da sè. Questo è +un sogno; ma i sogni non son tutti da mettere in canzone. Perchè non +vagheggiarli, quando son belli e fanno bene allo spirito? Che santa +educatrice è stata mia madre! Peccato che ci abbia lasciato così presto! +Quando ella si addormentò per sempre, io e mia sorella fummo ben tristi. +Mia sorella è triste ancora, lo avete notato? Sorride poco, e sempre a +fior di labbra. Ebbene, ciò data dal giorno che nostra madre è morta. +Quanto a me, non so; molto allegro non sono mai stato. Ma allora avevo +otto anni, e mi mandarono subito in collegio; forse per distrarmi, forse +per non lasciarmi perdere il frutto della educazione materna. + +«Anche in collegio avevo la religione, e più che in casa nostra, anzi +troppo di più; la qual cosa incominciò presto a seccarmi. Il buon Dio +delle mie orazioni infantili si andava rivestendo di misteri, di dogmi +e di formule. Ogni mattina, prima della scuola, avevamo la messa; ma che +messa? un messone. Quel prete Risso, che veniva a dircela ogni giorno in +congregazione, ci spendeva sempre da quaranta a quarantacinque minuti. +Se il prefetto, passeggiante di continuo in mezzo alla corsìa, non ci +avesse avuto sempre gli occhi addosso, che sbadigli sarebbero stati! E +che risate, quando vedevamo il celebrante far segni ad un personaggio +invisibile, borbottando certe parole che nel messale non erano scritte! +Si era sparsa la voce che egli vedesse il diavolo, un diavolo tentatore, +che veniva a distrarlo fin là; donde i suoi gesti per discacciarlo, e la +frase che accompagnava quei gesti, una frase che voleva dirgli: va via. +Alle domeniche, poi, avevamo nel mattino l'ufficio della Vergine; più +tardi i vespri, e da ultimo la benedizione in chiesa. Nell'ufficio mi +piacevano abbastanza le lezioni, in cui facevano le loro prove i +cantori; nei vespri un inno, che era poi l'ultimo, e si cantava con un +ritmo più frettoloso; nella benedizione mi era, per lo stesso motivo, +graditissimo il _Salutaris hostia_. + +«Dopo tutto, quelle eterne funzioni, di congregazione o di chiesa, ci +rubavano il tempo destinato alle ricreazioni, agli intervalli dello +studio. Volevamo andare a passeggio, per respirar l'aria buona, e ci +tenevano chiusi, al fumo delle candele, per cantare un _Coeli +enarrant_, bellissimo, ma che non valeva certamente quelle opere. Non +parlo dei quaresimali, degli esercizi, delle feste comandate e non +comandate, che si seguivano con troppa frequenza. La confessione era un +fastidio grande; la preparazione alla confessione un fastidio anche +maggiore. Era così necessario a noi rompere le lezioni e lo studio con +larghe boccate d'aria, e i nostri custodi parevano moltiplicare a bella +posta le occasioni per tenerci rinchiusi fra quattro mura. Il nostro +spirito aveva bisogno di una religione poetica, ed essi ce la rendevano +sempre più irta di pratiche minute, di astruserie, di terrori. + +«Una bella luce d'aurora in quel buio fu per me la lettura del _Genio +del Cristianesimo_, dei _Martiri_, dell'_Atala_, tre libri dello +Chateaubriand; permesso il primo, quasi raccomandato; gli altri due +letti un po' di straforo. Quel cristianesimo io lo intendevo, lo +sentivo, lo amavo. E amavo anche il rettore del collegio, uomo +venerabile per dottrina, amabile per graziosa bontà, senza tabacco +sparso sulla tonaca, che Iddio lo benedica. Un'altra mia grande simpatia +era il vescovo della diocesi, che veniva qualche volta a visitarci, e +che noi vedevamo ogni giorno andando a passeggio. Ho sempre negli occhi +quel vescovo, un gran signore torinese, bellissimo di aspetto, soave di +modi, grave nel portamento, modesto nella sua dignità, che pareva sempre +domandarvi perdono del vestir paonazzo e del portare la sua gran croce +d'oro sul petto. L'occhio di quell'uomo non guardava, involgeva; la sua +bella mano benedicente mandava carezze nell'aria. + +«Con tutto ciò, non intendevo ancor Dio. Per non ismarrirmi fra tante +novità, mi rifacevo a quello della mamma; un Dio tutto misericordie, +tutto dolcezze, nella sua essenza invisibile, ma profondamente sentita +nel cuore. Anche la Madonna era bella, e l'amavo, con la sua veste +azzurra e fluente, col suo velo bianco, tempestato di stelle; ma non mi +piaceva più tanto, quando la facevano vedere con sette pugnali piantati +nel cuore, o con degli scapolari, dei rosarii, penzoloni dal braccio, o +con certe pesanti corone messe in bilico sulla testa. Cristo crocifisso, +che avrebbe dovuto commuoverli, a forza di mostrarmelo in +quell'atteggiamento di spasimo, me lo avevano fatto parere meno doloroso +alla vista. Ma niente piacevole me lo avevano reso, dipingendolo col +petto aperto e col cuore in mostra; un cuore rubicondo, inghirlandato di +rose bianche, abuso d'iconografia capricciosa, sdolcinatura da conventi +di monache. Scrivo queste cose come mi vengono alla penna, senza neanche +curarmi di ordinarle, di aggraziarle; che forse allora avrei l'aria di +metterci una intenzione d'irriverenza; intenzione che è ben lontana +dall'animo mio, mentre cerco di esprimervi il mio pensiero, come si +andava svolgendo, e allontanando sempre più dalla fede. + +«Nel collegio di marina, dove andai dopo finiti gli studi del ginnasio, +c'era ancora la religione; ma una religione più asciutta, più rigida, +più smilza; pratica di regolamento e non più. Per dirne bene o male, +come educazione, bisognerebbe che avessi avuto solamente quella. Chi sa? +forse mi sarebbe bastata, e sarebbe anche riuscita più salda, potendo +aggiungerci qualche cosa del mio, colmar le lacune con la religione +della mamma; fors'anche m'inganno, immaginandolo. Nel fatto, non ne so +nulla: ero in un periodo della mia vita, che, senza discredere ancora +apertamente, non credevo già più, nè per virtù d'amore, nè per forza di +terrore. L'adolescenza è così. Leggevo molto, divoravo tutto quello che +mi era stato proibito da prima, tutto quello che non avrei potuto +neanche trovare, stando nell'antico collegio. Non so come, mi capitò +allora per le mani il Byron col suo _Caino_, quindi il Goethe col suo +_Fausto_; i due libri che più fortemente abbiano operato nell'anima mia. +Curioso! nè oggi saprei più dire in che modo o perchè, questi due +drammi, l'uno scaturito dal vecchio e l'altro dal nuovo Testamento, mi +ridestarono tutti i dubbî più gravi, me ne fecero corpo, se così è +lecito di dire, nell'anima. + +«Frattanto la vita mi chiamava, la gran vita, la multiforme vita, con +tutte le sue voci possenti, con tutte le sue aspre curiosità. Ufficiale +di marina, libero del mio pensiero se non della persona mia, non +credetti più a nulla. Avevo letto in quel mezzo il Volney, quello delle +_Rovine_, e il mio passato intellettuale era anch'esso una rovina: +lessi ancora le _Origini di tutti i culti_ del Dupuis, e vidi anche +meglio esser principio e fonte di ogni credenza umana il maraviglioso +complesso dei miti astronomici. Si fece allora nel mio spirito una gran +luce, ed anche una gran pace. Capii finalmente il senso arcano di tutte +le religioni, e vidi come la nostra forma secondaria dal sabeismo +siriaco, attraverso il culto naturalistico di Adonai, fosse rampollata +anch'essa dal mito solare. Nello zodiaco egiziano e nel caldeo avevo +anche trovati i segni della Vergine e del Serpente, principii di una +favola nuova; così nelle mostruose teogonie dello Zendavesta, nella +guerra del principio della luce e del principio delle tenebre, avevo +scoperto Dio e il Demonio, il bene e il male ad un tempo. E tutto avendo +in questa guisa capito, pensavo spesso alla mamma. + +«--Povera mamma!--dicevo fra me.--Ella è stata felice nella sua fede. Ma +non sarebbe stata egualmente felice nel pieno possesso della scienza? La +scienza è luce; la fede non è che una nebbia, adombrante la luce. La +vita è fine a sè stessa; un bel fine che noi guastiamo, facendone il +mezzo, l'avviamento ad un sogno.-- + +«Mi parlavate del mare, del mare misterioso e terribile, che può rifare +credenti gli spiriti. No, non è il mare che fa ciò, almeno nella più +parte dei casi. Il mare è un abisso, ma un abisso che si misura; le sue +profondità non hanno più nulla d'ignoto; le sue collere sono fenomeni +preveduti; le tempeste hanno una legge; i flutti son coni vorticosi, +che vengono, sollecitati da conosciute pressioni a rompere le loro punte +rovesciate sul declivio delle coste; la scienza ha svelati tutti i +segreti del mare. Perseo, protetto dall'egida di Minerva, la dea della +sapienza, ha troncato il capo di Medusa, quantunque avviluppato di +tortuosi sofismi. Anch'essa, la povera Medusa dei mari, finisce male +come la sua maggior sorella dei deserti di Libia; rigettata alla +spiaggia, perde la iridescenza perlacea dei suoi sette colori, mostrando +la sostanza viscida di cui era composta. + +«Così il mare non ebbe terrori per me, non avendo segreti. Neanche il +pericolo ha potuto mai ridarmi ai sogni dall'infanzia, rifacendomi più +vile, o più perspicace. Nato tardi, non ho avuta la sorte di assistere, +di partecipare ad una grande giornata navale; il mio coraggio ho dovuto +provarlo in piccoli scontri, che offrivano pure la lor parte di pericolo +per me, come nelle grandi occasioni. No, vi dico, pieno di salute e di +forza, animato da un'alta coscienza di me, infiammato da un caldo +sentimento di sdegno, non ho mai misurato il pericolo. Nessun timore ha +potuto ricondurmi alla fede antica; vi dirò di più, non ha potuto +neanche accostarmi a quel mezzo termine del Dio filosofico, tenue +tessuto di ragionamenti, pallida forma ondeggiante ad un soffio, oscuro +compromesso tra il raziocinio moderno e la consuetudine antica, che +sempre risente un pochino della concessione stracca, della transazione +di due sistemi, della combinazione di due opposti elementi. + +«Frattanto, io volevo conoscere. Conoscendo sempre più, volevo +ricostrurre un sistema, una spiegazione adeguata dell'universo, almeno +almeno della vita umana, come buon principio ad intendere il resto. I +miei vecchi distruttori non mi bastavano più; scelsi via via i più +recenti interpetri dei miti antichissimi, i più dotti di storia e di +filologia comparata, i più felici ricostruttori delle lingue perdute. +Costoro mi distrussero senza fatica il gran mito astronomico, +riconoscendone un altro più vecchio, il mito naturale. Andai più oltre, +e ne trovai di più sottili, che al mito naturale ne facevano precedere +un altro, nel culto del morto che non deve morire del tutto: donde nei +due fatti umani, dell'amor della vita nel morente e dell'amore del morto +nei superstiti, si vedeva compiuto il mistero della religione primitiva. +Ma questa, che ci mostra l'umanità bambina affrontata all'enimma +dell'ignoto, non era ancora la soluzione del problema. Ebbi ricorso +allora ai filosofi nuovi, che mi rivelarono la materia incosciente, la +quale, combinandosi per caso in certe guise, acquista la coscienza di +sè. Mi parve un assurdo, come la spontanea formazione degli organismi. +Assurdo fin che vorrete, mi rispondevano, ma assurdo necessario; +altrimenti non si spiega nulla. Bel modo di convincere! Credere una +cosa anche assurda, non è forse un po' troppo? Tanto faceva starcene +con sant'Agostino, che aveva già detto mille seicent'anni fa qualche +cosa di simile. Se pure è stato lui, e non Tertulliano. + +«Nondimeno, poichè era necessario, mi acquietai. Facciamo cammino, +dicevo tra me; la ragione assoluta non è ancor chiara; vediamo la +relativa. Quanto ho letto e meditato, nelle lunghe navigazioni e nelle +eterne crociere! Ho studiato tutto, col vivo, ardente desiderio di +credere nella scienza. Qui almeno siamo sul sodo, pensavo; è qui +l'esperienza che rende conto di sè. Che bella cosa, ad esempio, +intendere l'evoluzione degli esseri attraverso la selezione e la +battaglia per l'esistenza! Il passaggio possibile da specie a specie non +mi spaventava più come una difficoltà insormontabile, poichè i miei +filosofi avevano distrutto e rimandato tra i ferravecchi il concetto +artificiale della specie. E tutto procedeva allora benissimo: l'uomo mi +appariva una forma più perfetta, nata per selezione, uscita per lenta +evoluzione da una forma meno perfetta. Tutte le forme viventi avevano +seguito questo procedimento; dalla cellula primitiva fino al cervello di +Dante, continuando a svolgersi, alcune progredendo, altre restando +indietro, per variar di fortune, per azione di ambienti. Certo, non +tutto era chiaro, nel nuovo sistema; la prova dei fatti offriva molte +lacune. Avendo dubitato della religione, avevo pure il diritto di +dubitare della scienza, pensandola insufficiente a scioglier l'enimma +della vita. Ma ancor dicevo tra me: pazienza e non disperiamo; la +scienza non pretende di spiegar tutto d'un colpo; va a passi lenti, ma +sicuri; aspettiamo che arrivi. Infatti, tutti i rami dello scibile +progredivano a vista d'occhio; progrediscono ancora; non si tratta più +della scienza, come ai tempi antichi: si tratta di molte scienze, che +fanno cammino da sè, ognuna coi mezzi suoi, vedendo il suo proprio +orizzonte. Aspettiamo dunque, aspettiamo che arrivino. Ma no; ci sono i +frettolosi. Tutto è evoluzione, nel mondo. In nome della evoluzione, +escono fuori tutti i ciarlatani di piazza. Carlo Darwin diceva ancora: +aspettate. Ma che aspettare? gridano essi; tutto è trovato; niente è nel +mondo di più elevato, niente è in noi di più nobile, che non abbia la +sua chiara, umilissima origine materiale. + +«Adagio, con l'umilissima. Donde il seme del divino, che io porto in me? +Adagio, col ritrovamento del tutto. Come va che le vostre scienze, tutte +sicure del fatto loro, quando vengono a riscontrarsi l'una nell'altra, +cozzano maledettamente? Vediamo un esempio, incominciando da ciò che si +ammette in astronomia. Una gran nebulosa si è formata; nuotando, +vagando, ruotando nello spazio, s'è foggiata in zone, in globi +concentrici, in anelli; gli anelli si sono spezzati, raggomitolati in +globi minori, in pianeti, nuotando, vagando, ruotando ancora intorno a +quel centro. Perchè? Per le leggi stesse della materia. Le leggi? ma +che leggi, se tutto ciò era avvenuto per caso? Qual legge ha potuto dire +alla materia sorda ed inerte di muoversi, e di muoversi a cerchio? Se mi +dite che ha dovuto obbedire ad altri impulsi, non avrete fatto altro che +allontanare la difficoltà, e noi dovremo ripigliare la disputa per un +sistema maggiore da cui il nostro dipende, e così via, all'infinito. + +«Intanto, la matematica vien fuori colla legge delle probabilità, +davanti a cui la evoluzione, per trarre un frutto qualsiasi +dall'incontro di due organismi in qualche modo riproducibili, suppone +migliaia di secoli perchè il fatto si avveri; migliaia di migliaia ne +suppone per l'adattarsi di un semplice organo a nuovi bisogni ed uffici; +migliaia di migliaia perchè lo stesso bisogno, lo stesso ufficio si sia +potuto fissare. E poi, che cos'è questo ufficio? che cos'è questo +bisogno? come può nascere, se non c'era? È un elemento che non +apparteneva al problema; come si è ficcato egli in mezzo? Come è +supponibile che l'elefante allunghi la sua proboscide, e la giraffa il +suo collo, per raggiungere il cibo, se questi allungamenti han bisogno +di secoli, e il cibo era il bisogno dell'ora presente? Come immaginare +che possa formarsi la camera oscura dell'occhio, tanto delicato e +complicato ordinamento di materia, per i bisogni di una visione di cui +l'organismo vivente non aveva l'idea, e non avendo l'idea non poteva +avere il bisogno? + +«Ma che si parla di organismi superiori? Solo perchè una cellula +primitiva si sdoppî, e lo sdoppiamento diventi legge di vita, occorrono +miriadi di secoli. Andiamo più su, e dovremo ancora porre che un +fermento chimico si muti in organico; e qui la supposizione batte alle +porte ferrate dell'impossibile. E le rompesse ancora; l'astronomia, la +fisica e la chimica celeste sarebbero sempre là, per negare al sole +tutti i miliardi di miliardi di secoli che sarebbero necessarii alla +evoluzione, per far riuscire una mezza dozzina delle sue combinazioni +primitive, rudimentali. + +«Perdonatemi questa disgressione; essa non mira che a significarvi come +l'atto creativo venne ancora a parermi necessario. Quest'atto io non ho +da vederlo, io non ho da descriverlo, nel linguaggio necessariamente +povero, colle immagini necessariamente inadeguate di tutti i sistemi +conosciuti. Ho bisogno della legge, come gli stessi materialisti; ma con +questa semplice differenza, che essi vogliono la materia intelligente, o +capace d'intelligenza, che è infine tutt'uno, e poi suppongono la legge +cieca, mentre io immagino cieca la materia e intelligente la legge. Dà +noia la parola con cui i popoli primitivi dell'Asia espressero questa +legge, ricorrendo all'immagine di ciò che risplende? Non vedo il perchè +di questo sentimento, data la insufficienza del nostro linguaggio, che +ad esprimere ogni specie d'idee è giunto per estensione progressiva +d'immagini. + +«Anche senza dir la parola, e riconoscendo il fatto della legge +intelligente, io mi ero a grado a grado pacificato. Seguitavo a leggere, +ammirando i dotti per davvero, sorridendo dei ciarlatani che tenevano la +piazza. E un giorno i dotti mi confessarono (non a me soltanto, ma a +quanti si pigliavano il disturbo di leggerli) che il sentimento del +divino era un bisogno dell'essere umano; che nessuna scienza poteva fare +astrazione da esso, considerarlo come una quantità trascurabile. Mi +soggiunsero ancora che il mondo, com'è costituito, non può supporsi +l'opera del caso, per un lato, ma neanche, per l'altro, di una +intelligenza suprema, bensì di potenze secondarie, ancora assai lontane +da quella. Dopo quanto io ne avevo veduto, di questo bel mondo, +l'asserzione non mi pareva temeraria: intanto, l'ammissione di cause +secondarie e imperfette, mi lasciava intravvedere anche nell'animo di +quei dotti l'idea di una causa prima e perfetta. E dissi tra me: +benedetti grand'uomini, che avete ripigliato dal bel principio il +problema dell'universo, ma non per venire d'induzione in induzione, di +deduzione in deduzione, alla dottrina del nulla! + +«Anche per essi, adunque, pei Darwin, gli Spencer, gli Stuart Mill, +esiste il divino, fuori della evoluzione storica e naturale dei nostri +timori e delle nostre illusioni? anche per essi Dio è fuori della +materia, comunque da noi poveramente pensato e sentito? Se è, perchè non +si svela? Ma qui pensavo ancora dentro di me: perchè dovrebbe svelarsi? +Se si svelasse, non cesserebbe ad un tratto l'indagine umana, e colla +indagine la ragione istessa della vita? La ricerca dell'assoluto è il +fine istesso dell'umanità. Dio è il bene, cioè la verità, la bellezza, +la giustizia, la carità, il fonte e la foce dell'ideale, nella grande +fiumana dell'universo, di cui non è dato a me conoscere che una minima +parte; zolla bagnata, ciottolo travolto, giunco agitato, foglia +strappata da un albero alla riva, e travolta dalla corrente, che +importa? Il male, poi, il male è tutto ciò che non capisco; in ciò aveva +ragione mia madre. Senza aver tanto studiato, la povera donna era già +ferma là, dove giunge oggi, reduce da tante battaglie, la scienza degli +uomini. + +«In quest'altro studio di pacificazione son durato un pezzo, non +domandando di più. Ogni viaggiatore ha sentito questo bisogno, di +fermarsi un tratto, senza desiderio di giungere alla meta. Ma poi +rinfrancato, ho detto a me stesso: perchè vorremmo esser noi fuori del +tempo nostro? è lecito di ribellarsi all'ambiente della logica umana, o +della storia dei nostri errori, che spesso ne tiene le veci? Se tutte le +religioni non furono che passi verso la conoscenza, la moralità, la +giustizia, la civiltà del genere umano, perchè rinnegherei la mia? Qui +vi farò una confessione; ero proprio sul mare, quando m'avvenne di +pensare così; ma il mare non era punto agitato, non prometteva +burrasche; ero sano, ero forte, e non avevo l'animo disposto a paure. +Guardando davanti a me, nelle diafane serenità dell'orizzonte, mi pareva +di vedere qualche cosa che non era il colore dell'aria. Questo colore io +sapevo bene come fosse dovuto alla presenza dell'idrogeno. Ma non +apparteneva ai fenomeni dell'idrogeno, nè di altro corpo semplice o +composto, l'effetto che si produceva in me dal guardare così, con gli +occhi dell'anima, in quello sfondo vaporoso che piaceva tanto ai miei +sensi. + +«Così, per opera di una seconda vista, sentii l'invisibile, penetrai +l'inconoscibile. Il mondo cammina, mi diceva la scienza. E cammini, +rispondevo io; cammina anche la nave, e non mi toglie di veder sempre +qualche cosa là dentro, davanti a me, in quell'orizzonte sempre lontano +e presente ad un modo. Viaggiatori della immensità, andremo sempre, e +non giungeremo forse mai. Nè io, attenendomi alla religione dei padri +miei, penso d'essermi indugiato per via; non temo sopra tutto di dover +perdere il treno. Mi dicono che la nostra religione ha delle parti +invecchiate. Non so, e se penso che ella contenta dei cuori, nutre delle +speranze e forma delle coscienze diritte, son quasi per credere che non +sia vera la cosa. Allah (permettetemi questa scorribanda fra gli Arabi, +che mi toglierà di parere irriverente, nella dimostrazione della mia +tesi, alla religione dei padri miei) Allah è puro spirito, essere unico +e sommo, la cui luce consola ancora dugento milioni di credenti, i più +fervidi, forse, che il mondo conosca. Mi narrano che il suo profeta +fosse un impostore, ed io lascio che narrino; ma dentro di me, se mi +fermo a pensarci più che tanto, non credo che Maometto fosse un +impostore. Un allucinato, chi sa? Iddio permette di queste +allucinazioni; la cosa si può supporre possibile e naturale, come la +scienza ammette, suppone e dà per certo che ad un dato momento una forma +nuova si svolga da una forma anteriore. Maometto è dunque il frutto del +miracolo, in cui si compie un mistero, pari a quello che fa in un dato +periodo apparir l'uomo sulla faccia della terra, l'uomo che prima non +c'era. + +«Vi ho detto assai male tutto ciò che ho pensato. Voi intenderete, nella +lucidità dell'anima vostra, come la pratica della filosofia +materialistica mi abbia condotto a vedere la sua insufficienza; come una +semplice religione filosofica, alla maniera del signor di Voltaire, mi +sia parsa scortese per tutte le migliaia di creature intelligenti che +intorno a me vivono e credono; come tutte le religioni positive +esistenti mi siano parse altrettante incarnazioni del divino. Le +consideravo anche progressive, come gradini della scala che mette +l'umanità alle porte del cielo. Non offenderò, spero, le timorate +coscienze cristiane, dicendo che la loro religione e mia, che è quella +portata sulla terra dal figlio, non ha sbugiardata l'ebraica, +promulgata dal padre, tra tuoni e lampi, sulla vetta del Sinai. +Frattanto, la loro religione o la mia non ho da discrederla, per il +fatto che altri ne aspetta una nuova, più chiara e più umana, con meno +dogmi, con meno precetti. + +«Ripensarla, considerarla per tutti i lati, fu in me l'opera di qualche +anno; accettarla fu un punto. Di certo, il descrivervi quel punto non +varrà molto a darvene ragione; pure, per contentarvi, ecco qua +brevemente quel che mi avvenne. Ero a Milano, approfittando di una breve +licenza; vivevo laggiù tra continui passatempi, senza pensieri, felice +come può essere l'uomo giovane, sano, forte, padrone di tutte le sue +facoltà, ricco abbastanza e senza desiderio di più. Passeggiavo una +sera, per far l'ora di andare al teatro. Non so più da qual punto, +seguitando il marciapiede, mi trovai nella via di San Celso; e là, da un +portone aperto nella penombra del crepuscolo, mi venne un'ondata di +musica, voci umane all'unisono, con accompagnamento d'organo. Non avevo +immaginato che in quel punto, sulla stessa linea dei fabbricati, ci +fosse una chiesa; niente me l'aveva annunziata, e fu istantaneo il moto +dell'anima che mi fece entrare in quel luogo. La chiesa era buia; +solamente nel fondo si distinguevano quattro o sei fiammelle di +candelabri accesi sull'altar maggiore, più per dare indirizzo allo +sguardo che per illuminare la gente raccolta a pregare. Seguendo il +capriccio improvviso, ero entrato con passo risoluto; ma sùbito fui +costretto ad inoltrarmi più lento e guardingo, poichè si era al buio, +come vi ho detto, ed io temetti d'inciampare in qualche povera donna +inginocchiata. Trovato il primo pilastro della navata, mi fermai, stetti +a sentire. La folla, nascosta nell'ombra, cantava le litanie, prologo +consueto alla benedizione serale. + +«Quante volte non mi ero io ritrovato ad una scena simile, da ragazzo, e +senza averne alcun senso particolare allo spirito! Là, invece, in quel +punto, fu una dolcezza nuova per me. Mi piacevano le voci; mi piacquero +le invocazioni rivolte alla gran madre degli uomini e degli angeli, così +teneramente affettuose e così varie nella lor sequela monotona. Tante +belle cose si dicevano a Maria; e coloro che le dicevano le pensavano; +certamente le sentivano. Che consolazione per essi, che fossero +egualmente sentite lassù, nel profondo de' cieli! Infatti, perchè Dio, +causa prima degli esseri, non dovrebbe sentirne le voci? + +«Tacque il canto monotono della folla: di là, dall'altar maggiore, si +rispose con qualche _oremus_, con qualche versetto latino; poi due o tre +forme incerte, timidamente luccicanti di riflessi metallici al fioco +lume dei ceri si mossero, levando di mezzo a quei ceri un ostensorio; si +udì un movimento simultaneo, per tutta la grande navata, di persone +cadenti sulle ginocchia; si svegliarono da capo i gravi suoni +dell'organo, e tutte le voci della moltitudine ascosa nell'ombra +intuonarono il _Tantum ergo_, annunziante e celebrante il mistero +dell'accostamento di Dio alla terra. Illusione anche questa? Se è +un'illusione, diciamo pure che Iddio l'ha permessa. Ed egli è certamente +là, dove, in quella miglior forma ch'ella ha saputo trovare, la creatura +lo invoca. _Tantum ergo sacramentum_... Sì, il patto è consacrato, tra +lui e la creatura; ed egli, il santo invisibile, è presente a tutti +coloro che credono, che sperano, che confidano in lui. A quel punto, che +da ragazzo mi lasciava così freddo, non d'altro desideroso che di +sentire il _Salutaris hostia_, l'inno breve, il ritmo allegro della +liberazione e della fuga, a quel punto mi sentii un rimescolo nel cuore, +e le lagrime mi salirono agli occhi. _Veneremur cernui_, cantava la +folla adorante; e a me si piegavano le gambe. Mi vergognai e volli star +ritto; ma subito un altro sentimento mi prese, facendomi vergognare +della mia stessa vergogna. _Veneremur cernui_, bisbigliava una voce +dentro di me; _Veneremur cernui_ balbettavano le mie labbra, all'unisono +col canto della moltitudine. Ero caduto in ginocchio, e pregavo. + +«In quella chiesa buia, combinata per caso sulla mia strada, in +quell'ora di raccoglimento solenne, ho ritrovato Dio, l'ho rifatto in +me, luce ed amore. Così ho creduto; così sono rimasto un credente. Dal +dubbio alla fede, vi ho detto tutti i miei studi, le mie indagini, i +miei errori e le mie sensazioni. La notte è alta, ma gli occhi vedono, +come di pieno giorno; nessuna stanchezza nelle mie fibre, e una gioia +profonda è diffusa in tutto il mio essere. Mi pare, scrivendo a voi, che +un miracolo si compia; il miracolo di trasfonder me, la mia fede in chi +amo». + + + + +CAPITOLO XIII. + +L'impresa ecclesiastica. + + +Tre giorni erano passati, dopo che il signor di Vaussana aveva scritto e +consegnato il suo passio alla contessa Gisella. Ed era anche, bisogna +dirlo, una domenica d'autunno, bella, serena, ma fredda, per un certo +vento di tramontana che incominciava ad annunziare la stagione più +rigida, e spogliava frattanto del loro fogliame i poveri alberi della +montagna; quelli, s'intende, che sogliono perderlo all'appressarsi +dell'inverno, come i roveri e gli olmi, i frassini, i tigli e i +nocciuoli. Ah, i nocciuoli, soprattutto, come son tristi, quando hanno +perduta la bella gloria frondosa degli scudi smeraldini, non mostrando +più che una scarna selva di negre aste intirizzite! Maurizio aveva già +veduto chiazzarsi di rosso quel verde, poi volgere al giallo ed +accartocciarsi qua e là, intorno al dolce nido dei giorni sereni, delle +ore di cielo, dei fidati colloquii, al sordo fragore della vicina +cascata; pensava già con terrore che di settimana in settimana +sarebbero stati più infrequenti per Gisella i pretesti di muoversi da +casa, e che presto egli avrebbe dovuto per un altro inverno rassegnarsi +a non veder l'amata donna che nelle troppo raccolte e troppo vigilate +conversazioni della Balma. L'amor suo, per verità, schietto e profondo +com'era, non pativa d'insofferenze nè di egoismo; ma quante non erano le +cose che bisognava tacere, alla Balma, o che, a mala pena accennate, non +si potevano spiegare con la dovuta abbondanza di parole! Amore è +chiacchierino, e soffre a non potersi espandere in frasi, a non potersi +esprimere nella varietà infinita delle piccole dimostrazioni. + +Comunque fosse di ciò, e per tempo cattivo che volesse fare, il signor +di Vaussana non andava mai alla Balma se non per la strada del bosco. E +la mattina di quella domenica, un po' prima dell'usato, egli rifaceva la +strada consueta, per portare al generale un fascicolo della Rivista +marittima, di cui gli aveva parlato la sera innanzi, accennando a certi +esperimenti di artiglieria navale. + +Il conte Della Bourdigue era solo e accigliato; ma gli si spianarono ad +un tratto le rughe alla vista di Maurizio, di quel Cireneo che voleva +aiutarlo a portar la croce della sua noia. Gradì il libro, e si mise +subito a sfogliarlo, dando una guardata allo scritto che Maurizio gli +aveva accennato. Gisella, frattanto, non si vedeva, e niente lasciava +sperare ch'ella dovesse da un momento all'altro apparire. Di certo, la +contessa era fuori. L'assenza di una donna da casa non si conosce, per +chiare e formali notizie; s'indovina, sto per dire che si sente +nell'aria. + +Pensava a ciò, per l'appunto, quando il generale gli scappò fuori con +una di quelle domande che fanno balzare un uomo sulla seggiola, tanto +arrivano improvvise, non lasciando il tempo di vedere se siano sciocche +o profonde, se le abbia dettate la ingenuità, o la malizia. + +--Sapete dirmi, Maurizio, che diavolo abbia preso mia moglie, di andare +in chiesa, alla messa?-- + +Maurizio tremò, si confuse; per un istante non seppe più in che mondo si +fosse. + +--Io?--balbettava frattanto.--Veramente.... + +--Ma sì,--ripigliò il generale,--Gisella parla con voi di tante cose.... +di poesia, d'arte, di storia, e che so io; può benissimo avervi detto +qualche cosa, da cui si possa ricavare un costrutto, avere un'idea di +questa novità. + +--Voi la sentite come me, generale;--disse Maurizio. + +--Non sempre,--replicò il vecchio, con un'altra scappata che fece +fremere il suo interlocutore,--non sempre. So io, per esempio, i +discorsi che può fare al Castèu, quando va a trovare la contessina +vostra sorella? Infatti, vedete, oggi è andata laggiù. Se voi non aveste +l'uso inveterato di capitare dalla montagna, vi sareste incontrato con +lei al cancello, o per la gran via di San Giorgio.-- + +Soltanto allora Maurizio incominciò a respirare, e le sue labbra osarono +atteggiarsi ad un mezzo sorriso. + +--Vado da Albertina, mi ha detto;--proseguiva frattanto il +generale.--Rinunzio alla colazione, per vedere la funzione della chiesa +parrocchiale. Capirete, Maurizio.... Non sono un tiranno, e lascio che +Gisella faccia in ogni cosa a modo suo. La gran rivoluzione non deve +esser venuta per nulla tra le genti. Ma capirete, ripeto, che questa +novità dell'andare in chiesa m'abbia molto maravigliato. + +--Ho capito, ho capito;--disse Maurizio, facendo un sorriso +intiero.--C'è il vescovo in visita pastorale, come dicono. Mia sorella +avrà data la notizia alla contessa, e un po' di curiosità.... Le +signore, dopo tutto, son donne. + +--E capisco ancor io;--riprese il generale, ridendo a sua volta di quel +riso largo che faceva sollevare più minacciosi che mai sulle guance i +suoi gran baffi bianchi dorati.--Davanti alla curiosità non ci son +signore. Ma che sciocchezze! che cosa c'è da vedere di strano, in un +vescovo? Purchè poi queste visite in chiesa non mi passino in uso! + +--Lo credete, generale? + +--Perchè no? Ci si va una volta, ci si va due, ci si prende il gusto +dell'incenso, e non si sa dove si vada a finire, tra tante +scimmiottate. Non amo i preti, lo sapete; e senza nessuna intenzione di +farvi dispiacere.... + +--A me, generale? + +--Eh sì, ne so pure qualche cosa. Ma bisogna che ogni uccello faccia il +suo verso; e ci sono poi delle verità che un filosofo non può tenersi +nel gozzo, senza rischio di sfiancarsi questa parte interessante di sè +medesimo. La chiesa ha portato un gran guasto nei costumi, con la sua +facilità di perdono, che sembra fatta a bella posta per invitare al +peccato. Piaccia ad altri una certa scenetta dell'Evangelio, con la +storiella della prima pietra; essa non piace a me niente affatto. A buon +conto, io ho preso moglie sapendo in anticipazione che la donna, scelta +da me, o dal caso, che è poi tutt'uno, non aveva il difetto di credere a +tante scioccherie, e di prendere in certe dottrine pietose +un'assicurazione contro la legge dei doveri umani.-- + +In ogni altra circostanza Maurizio avrebbe tenuto il campo e rimbeccate +le argomentazioni del conte Ettore. Ma non era quello il momento di far +guerra, ed egli si contentò di balbettare qualche frase, che nel fondo +non diceva nulla di nulla; felice abbastanza che quella gran burrasca, a +lui minacciata, si sciogliesse in un nembo di paroloni. + +La contessa Gisella ritornò molto tardi dalla sua impresa ecclesiastica. +Era contenta dei fatti suoi, e non mostrò di badar più che tanto al muso +del generale, che all'arrivo di lei aveva creduto necessario di +ridiventare più arcigno. Portava notizie della funzione, e le +snocciolava allegramente al signor di Vaussana. Aveva veduto tutto, +osservato tutto, con l'attenta curiosità di una bambina. Il vescovo +l'aveva molto interessata, come era naturale che facesse, essendo un +gran dignitario della chiesa, una specie di generale anche lui. Ma che +brutto uomo! diceva lei; come poco somigliava all'idea che ella se ne +era formata, di un gran signore, bellissimo d'aspetto, soave di modi, +grave nel portamento, modesto nella sua dignità, che paresse sempre +domandarvi perdono del vestir paonazzo e del portare la sua gran croce +d'oro sul petto; di uomo, infine, il cui occhio non guardasse, ma +involgesse, la cui bella mano mandasse benedizioni e carezze nell'aria! +No, non le andava, quell'uomo, tanto diverso dall'ideale che ella si era +fatto dei vescovi. Ed anche quel don Martino, arciprete di San Giorgio, +che figura ridicola, affogato in quei suoi paramenti! Vestito della +tonaca nera, restava ancor umile, all'altezza della sua povertà di +spirito e della sua rusticità di maniere: con quel camice addosso, con +quel lusso di piegoline e di ricami, con quella pianeta a fiorami +colorati e a liste d'oro, la sua faccia nera e le sue mani vellose +mostravano più forte il contrasto fra l'uomo e l'abito; pareva di vedere +un orso vestito da festa, in uno spettacolo di fiera. + +Il quadro, che la contessa Gisella andava così allegramente dipingendo, +piacque moltissimo al signor generale. Giove, dopo tanto corrugamento di +ciglia, si degnò di sorridere. E sorrideva anche Maurizio, vinto a suo +mal grado dalla amenità di quella piccola caricatura. Ma il giorno dopo, +quando ebbe modo di ritrovarsi un istante a quattr'occhi con la contessa +Gisella, pensò di non doverle nascondere ciò che il generale aveva detto +della sua impresa domenicale. + +--Badate, egli ha riso; ma in fondo non vuole che andiate in chiesa. + +--Il generale non comanda all'anima mia;--rispose Gisella,--ed io +andrò in chiesa quante volte mi piacerà, per vedere in che modo si +possa imitare il mio Rizio. Ma veramente, soggiunse ella +sospirando,--incomincio a persuadermi che per sentire la presenza di Dio +nelle chiese ci voglia un'anima predisposta. Tutte quelle puerilità di +rappresentazione mi hanno offesa, ve lo confesso sinceramente. Ed anche +voi, ditemi, come potete sentire la religione, con tutti quei preti? + +--I preti sono uomini;--rispose placidamente Maurizio.--Non è la stessa +cosa nella vita comune, a proposito della umanità, a cui dobbiamo amore +e rispetto? Tra i nostri simili abbondano i rozzi, gl'ineducati, i +bricconi: ma possono costoro farci pensar male di tutta la specie, dove +sono tante anime buone, dove ho conosciuto dei gentiluomini che mi hanno +amato senza secondi fini, non avendo bisogno della mia borsa, nè della +mia protezione? Ed anche voi, adorata, pensateci; non vi è mai occorso +di andare in una riunione, in una accademia, dove un uomo di povero +aspetto, un brutto professore, vi dicesse delle cose belle e profonde? +Avete voi pensato in quel momento che il professore fosse brutto, +antipatico? + +--Non lo avrei potuto, neanche volendolo;--rispose Gisella.--Se il +professore brutto dice delle belle cose e profonde, i suoi occhi si +accendono, la sua faccia si trasforma, la bellezza interiore vien tutta +alla superficie. + +--Avete ragione;--disse Maurizio.--Ho scelto male il mio esempio. + +--No, niente male, amico mio; ma è per l'appunto il buon esempio che vi +mette dalla parte del torto. I vostri preti potrebbero essere come quel +tal professore, e non ci riescono. Parlano di Dio, ma a fior di labbro, +con una cert'aria di essere in confidenza con lui, che non è fatta per +dare un'idea conveniente della grandezza sua e della loro umiltà. + +--Questi preti non sanno quel che fanno, ecco tutto;--replicò +Maurizio.--Essi sono i preti falsi, che bisognerebbe detestare, se non +fosse piuttosto il caso di compatirli. Costoro, del resto, mi lasciano +freddo. + +--Ti basta?--domandò la bella donna, figgendo i suoi grandi occhi +fosforescenti negli occhi di lui.--Non sono essi i nemici della tua +patria? + +--E qui mi ribello, contro essi e contro chi li muove;--replicò +Maurizio, animandosi.--Mi ribello, sentendo bene che Iddio non parla +neanche per il labbro dei buoni. È veramente doloroso che una ragione +umana, puramente umana, effetto di una cristallizzazione storica, metta +i ministri della divinità in contrasto coll'idea della patria, da noi, +mentre la rispettano e la coltivano altrove. Ma che farci? son uomini, +vi ho detto, son uomini anch'essi. In basso ignoranti la più parte; nè +credo che una tonsura basti a dare intelligenza e dottrina a chi non +ebbe l'una e non è capace dell'altra, parendomi già molto se sono nella +ignoranza virtuosi. Di questi io ne ho trovati parecchi, come il nostro +don Martino, che è certamente un brav'uomo. In alto, poi, dove i preti +leggono e studiano, dove le anime loro vedono più largo orizzonte, ne ho +trovati di veramente insigni per dottrina e carattere. Anime buone, +ragionando con me, non mi hanno potuto dire tutto ciò che sentivano +dentro; ma io li ho capiti, e mi è bastato. Più alto ho visto ancora le +ragioni umane, i pregiudizii storici, pesar troppo sul loro intelletto; +ma ho pur veduto timori e diffidenze contro una società che nel suo +laicizzarsi naturale trascorre un po' troppo allegramente a negare, +volendo mettere in ogni ordinamento civile i non ben digeriti e ancora +discordi concetti di una minoranza scettica al posto di quella fede da +cui la maggioranza del mondo civile tragge ancora un conforto all'anime +e una norma sicura del vivere. Sentono che si vuol toglier di mezzo il +loro Dio, e combattono; e non sarò io, soldato, che vorrò condannarli, +pur riconoscendo che essi ricusano per eccesso di difesa ciò che +farebbero egregiamente a concedere. È per esempio un gran male che essi +credano necessario al papa il poter temporale; mentre questo potere non +è del suo ministero, nè lo è stato mai, e la coscienza italiana, fin +dagli albori della storia moderna, per bocca di grandi credenti ha +protestato contr'esso. Ma se lo credono tanto necessario, perchè non lo +dichiarano un dogma? Questo coraggio dovrebbero avere; ma voi vedrete +che non lo avranno mai. Il giorno che facessero ciò, forse avverrebbe un +miracolo, un miracolo che non immaginano neppur essi, credendone +incapace la fibra italiana.-- + +Gisella era stata immobile, silenziosa, a sentire il suo ragionatore +ostinato. + +--Quanto discorrere per una semplice domanda di donna +ignorante;--diss'ella, come le parve che egli avesse finito.--Rizio, non +lo farò più; crederò ciecamente, in attesa di questo miracolo. + +--Esso non avverrà,--rispose Maurizio,--e noi ci atterremo +tranquillamente alla fede dei nostri padri. Iddio comunica con noi; egli +troverà la via di salvezza, mentre illusi ministri suoi ci vorrebbero +condurre alla perdizione, turbando le nostre coscienze, confondendo ciò +che va dato a Dio con ciò che va dato a Cesare.-- + +La contessa Gisella andò altre volte in chiesa, quantunque don Martino, +arciprete di San Giorgio, non le paresse il più bello tra i ministri di +Dio. Il generale si seccava di quel capriccio, ritornante ogni domenica; +ma non protestava più tanto forte. Maurizio frattanto raccomandava +prudenza. + +--Vedi?--le diceva.--Egli accuserà poi mia sorella Albertina di averti +stregata, e se la prenderà con lei. + +--Non andrà fino a quel punto;--rispondeva Gisella.--Ho ancor io una +volontà, e non intendo di lasciarmi sopraffare dai suoi capricci. Lo +conosci, del resto, come lo conosco io; egli è spesso di cattivo umore, +perchè si annoia. Pure, le ragioni di non annoiarsi le avrebbe. Se ciò +che egli possiede non è molto, perchè in gioventù ha molto sciupato, è +molto ciò che possiedo io, e la cura dei nostri interessi potrebbe +bastare ad occuparlo. Ma tutto è noioso per lui, quello che non è +servizio militare. Perchè lo ha lasciato, il servizio? Gli uomini della +caserma non dovrebbero uscirne mai, dalla loro caserma. Ah, +ecco!--esclamò la contessa, ravvedendosi tosto, ad un gesto involontario +di Maurizio.--Ora dicevo una sciocchezza. Devo al suo uscir di caserma +il non esser uscita io da San Giorgio, dove un altro uscito di caserma +mi doveva raggiungere, povero Rizio, tanto caro! Ma come è brutto, +discorrere di cose volgari! la volgarità ci guasta le parole e le idee. +Restiamo nelle nuvole, dove ci siamo conosciuti ed amati. È già triste +abbastanza il pensare a questa grama stagione, che è venuta pur troppo. +Abbiamo così poche occasioni di trovarci insieme! Scendendo in paese, +legandomi un po' più con quella cara Albertina, ho almeno la sorte di +vederti più spesso, mio povero Rizio.-- + +Rizio lasciava fare, e l'unico suo lavoro alla Balma era di giustificare +timidamente le visite della contessa al Castèu con la innocente +curiosità delle funzioni di chiesa. Infine, non si trattava che di uno +spasso. Quanti non sono i fedeli cristiani, che fanno così? + +--Ed è quello che più mi dispiace;--notava il generale, felicissimo di +trovare un'opinione per via.--Cristiani per cristiani, meglio esser tali +sul serio.-- + +Da un'altra parte Gisella diceva a Maurizio: + +--Sono felice, tanto felice di credere come te, insieme con te. Sai, +Rizio, che ho già avuto una visione? + +--Una visione!--esclamò egli, sorridendo.--Così presto? Non sarà poi +stato un sogno? + +--Non so che cosa significhi la vostra distinzione;--rispose +Gisella.--Sareste incredulo voi, ora? Il mio sogno è stato bello, se +mai. Figuratevi che mi son ritrovata in un paese nuovo, un paese +orientale, che riconoscevo benissimo, senza averlo veduto mai. Ero +uscita dalla città per andare verso un bosco d'olivi, a pregare, +sentendo nel mio cuore una gran tenerezza; allorquando, già presso al +colmo di una collina, nella calda luce del tramonto, mi apparve un uomo, +vestito d'una tunica rossa, con un mantello azzurro sulle spalle. Un +uomo, vi ho detto; ma io bene sentivo che non era tale. Intorno alla sua +bella testa, incoronata di capelli lunghi e fini, morbidamente ricadenti +in ciocche dorate, splendeva mite un'aureola vaporosa: la barba di un +bel biondo carico gli scendeva sul petto bianco di latte; gli occhi +azzurri, sereni, guardavano pietosamente verso di me, dando un senso di +bontà paterna alla bellezza di un angelico sorriso. Non mi parlò; ma la +sua mano si alzava benedicendo, ed io mi sentii morire di gioia. Come +era dolce quell'atto! come era buono lo sguardo! e quanto, nell'aspetto, +aveva egli di voi! + +--Ah, ecco,--disse Maurizio,--voi ora guastate la dolce visione. Non è +così che bisogna immaginare il buon padre, la cui figura è oltre +l'umano. Ma è sempre bello che l'abbiate veduta,--conchiuse,--e che ne +abbiate sentita la poesia consolatrice.-- + + + + +CAPITOLO XIV. + +Da Ceppo a Carnevale. + + +Anche il signor di Vaussana andava in chiesa: credente nell'anima, +voleva mostrarsi tale in certi atti esteriori. Amava all'italiana +antica; perciò volentieri glorificava la bellezza nel recinto d'un +tempio, come avevano fatto l'Alighieri e il Petrarca, e al pari di quei +due immortali sarebbe stato capace di un amore puramente ideale. Il +destino aveva voluto altrimenti; ma egli nell'amor suo metteva sempre un +senso di adorazione, in cui si smarriva quel non so che di pungente e di +aspro che l'idea della colpa induce confusamente nell'amore più intenso. + +Ah, quella colpa, non la espiava egli amaramente nel difetto della +possessione piena ed intiera della donna adorata? Ma in tanta amarezza +era più dolce qualche volta il pensare che egli, egli solo, aveva +condotta quella divina creatura alla fede; che l'amor suo, svegliando in +lei un senso più intimo della ragion delle cose, ne aveva per così dire +compiuta la perfezione. Maurizio sinceramente pensava, non esser senza +la fede creatura perfetta, come non è perfetta la pianta che non possa +vestire i suoi rami di fiori. La bella pianta della Balma, fiorita in +quella guisa di fede, guadagnava non pure agli occhi di lui, ma a quelli +di tutto il paese, che vedeva un tal miracolo di bellezza sovrana +mescolarsi nella modesta chiesa di San Giorgio alla umile turba dei +fedeli preganti. Si era creduto da prima che la contessa Gisella fosse +tenuta lontana dalle pratiche religiose per volontà del marito, a cui +dava noia il fumo delle candele. Vedendola ogni domenica in chiesa, +s'incominciò a pensar meno male dell'orso della Balma, che accennava a +volersi ammansare; ma più si ammirò la contessa Albertina, la buona fata +del Castèu, alla quale si attribuiva da tutti il prodigio. + +Così andavano pianamente le cose, come l'acqua d'un fiume alla foce; e +il signor generale, vedendo di mal occhio quella manìa religiosa della +sua giovane metà, si adattava al fatto con più filosofia che non avesse +mai mostrato di avere. Così giunsero le feste del Natale, che furono per +Gisella una lieta novità, senza essere una troppo grave noia per il suo +signore e padrone. Il Natale, dopo tutto, è una solennità dell'anno che +non dispiace a nessuno, checchè si pensi in materia di fede. C'è l'uso +antico della baldoria domestica, a cui non saprebbe sottrarsi lo spirito +più scettico; e tiepidi credenti e caldi filosofi, facendosi imprestare +dagli eruditi qualche notizia intorno alle storiche celebrazioni +dell'anno nuovo presso tutti i popoli antichi e moderni del globo, +trovano che in certe occasioni, specie quando fa molto freddo di fuori, +si sta bene riuniti alla fiammata del ceppo tradizionale. In questo modo +si mettono tutti d'accordo, nella più varia dissonanza di umori e d'idee +che abbia mai turbata la pace di una famiglia. Le povere donne credenti +sorridono meglio ai loro uomini, vedendoli così lieti, quasi contenti di +sè medesimi, in quell'ora di domestico abbandono, e pensano e sperano +che il giorno verrà anche per essi di accostarsi meglio a Dio. Non è +forse vero che tutte le strade conducono a Roma? + +Il gran camino padronale della Balma non aveva avuto da molti anni un +ceppo così allegro. Cedendo alle istanze dei Matignon, i signori del +Castèu erano andati a far Natale lassù, e così pure la notte del Capo +d'anno. Per quella doppia solennità era anche venuto di Francia il +capitano Dutolet. Il buon ragno non aveva parenti, e si era mostrato +molto amabile venendo a spendere quei pochi giorni di libertà presso il +suo antico capo squadrone. Non aveva per quella volta che una breve +licenza; ma prometteva di averne una lunga per l'anno prossimo, se +niente fosse venuto a guastare. Veramente, guastare non era il verbo +adatto: ciò che poteva guastare il disegno di una pacifica gita a San +Giorgio sarebbe stato accolto come un invito a nozze da lui, soldato +francese anzi tutto. Ma di questo non ne diceva nulla, il buon ragno; +aveva caldo l'amor patrio, ma silenzioso, e con quell'aria di Guglielmo +il Taciturno lasciava credere di annoiarsi mortalmente per tutt'altra +cagione. + +--Prendete moglie, Dutolet;--gli aveva detto ad un certo punto il +generale. + +--Se fossi ricco, perchè no?--aveva risposto il capitano. + +--Come?--esclamò la contessa Gisella.--C'è forse bisogno di esser +ricchi? + +--Sì, e molto ricchi;--rispose il buon ragno.--Come si potrebbe +altrimenti coprir di diamanti la donna che si fosse scelta a compagna?-- + +Era un gentile pensiero; e la contessa Gisella, da buona figlia d'Eva, +trovò che il capitano Dutolet ragionava benissimo. Così il buon ragno +cansò quella sequela di argomentazioni che sogliono scaraventarsi in +ogni società di ammogliati addosso agli scapoli impenitenti. Ma la +contessa Gisella, che era stata assai lieta il giorno di Natale, non fu +egualmente lieta nella notte del Capo d'anno, quando al brindisi solenne +delle dodici il generale alzò il calice spumante del generoso liquore +della vedova Cliquot, per bere alla felicità di Maurizio e della sua +moglie futura. Era in uno strano periodo psicologico, il generale; +voleva ad ogni costo combinar matrimonii. E Maurizio, come aveva +risposto al brindisi? Male, assai male, balbettando rotte parole, quasi +accettando l'augurio. + +--Come fare altrimenti?--disse quel poveretto, appena ebbe modo di +ritrovarsi a quattr'occhi con lei.--Dovevo io rispondergli che non +gradivo il discorso? Dovevo, con la mia prontezza a respingere un +augurio senza nessuna importanza, correre il rischio di mettergli un +sospetto nell'anima? Ci pensate voi, anima mia, a quello che potrebbe +succedere, se egli immaginasse.... + +--Non mi dir altro, Maurizio, non mi dir altro!--gridò ella, +fremendo.--Tu hai ragione, hai ragione, hai sempre ragione. Ma ho +sofferto tanto! Una pugnalata al cuore, in quel momento, mi sarebbe +piaciuta di più. Ah, sento che l'anno incomincia male, assai male. + +--Superstizioni, non vi pare?--mormorò egli, sforzandosi di sorridere. + +--Chi sa?--diss'ella, traendo un sospiro.--Non sono poi le compagne +della fede? A me incominciano a venire con essa. Pensate infine che io +sono una povera donna, con poca istruzione, con pochissime idee. Quando +ne ho una in testa, il mio piccolo cervello è costretto a lavorar sempre +su quella. Felice voi, Rizio, che sapete tante cose, voi che guardate +più lontano e comprendete più largamente di me, trovando il punto giusto +dove io mi smarrisco, dove io non vedo che contraddizioni e paure.-- + +Maurizio non meritava la lode di Gisella, e il punto giusto non lo +trovava da un pezzo neppur lui. La contraddizione, brutta chimera, lo +afferrava alla gola, ed egli si divincolava inutilmente nella stretta. +Se credi al decalogo, perchè rubi? Se hai tanto squisito il senso della +legge morale da volerne insegnare altrui la eterna sanzione, perchè +inganni il tuo simile? perchè siedi col tradimento nel cuore alla mensa +di chi fida così ciecamente nella tua probità? Ma a questi dilemmi, non +bene formati ancora, egli chiudeva gli occhi della mente, quasi cercando +nella sua cecità volontaria una ragione per non averli a combattere. +Amava, e non voleva affrontare una pugna con la logica inflessibile, una +pugna che sarebbe riuscita a danno dell'amor suo. Quella logica gli +avrebbe comandato di rinunziare a Gisella; e questo era per lui +l'impossibile. Un miracolo, ci sarebbe voluto, un miracolo, per levarlo +di pena. Ma quale? Egli non osava neanche dirlo a sè stesso; e vili +pensieri lampeggiavano sinistramente nell'ombra densa dell'anima sua. + +Felice il generale, che negli ozi del suo castello aveva da combattere +solamente la noia. Ognuno, si sa, crede la propria malattia più grave di +quella degli altri, ed egli sinceramente si esagerava i mali di una +noia, in onta alla quale passavano i giorni abbastanza rapidi, tra +partite a biliardo o a picchetto, accessi di malumore e grasse risate. +La volgarità del discorso faceva anche capolino fra la domestichezza +dello consuetudini. Il signor di Vaussana, di tanto in tanto, per una +ragione o per l'altra, interrompeva le visite. Quello dei viaggi brevi e +frequenti era un artifizio, ben noto alla contessa, che non aveva +neanche da soffrirne troppo; perchè Maurizio, il più delle volte, dopo +avere annunziato una gita a Nizza, a Torino, a Genova o altrove, non si +muoveva dal Castèu, dove ella trovava poi modo di scovarlo. Quei piccoli +furti erano un segreto di più e certamente il meno grave tra tutti +quelli che avessero da custodire. Frattanto, colle frequenti sparizioni +dalla Balma, il signor Maurizio si confidava di addormentar meglio il +castellano, sviarne l'attenzione, dissiparne i sospetti, se mai ne +fossero nati. Su quei viaggi frequenti tornava spesso il generale, e con +molta libertà di discorso, anche in presenza della moglie. + +--Gran fioritura di camelie dev'essere a Montecarlo; non è vero, +Vaussana? E c'è poi sempre quell'abbondanza di _belles-de-nuit_? + +--Non sono stato a Montecarlo;--rispondeva Maurizio, schermendosi come +poteva.--Vi ho pur detto, generale, che ho fatto una punta fino a +Genova. + +--Ritorno offensivo, dunque? E come sono ora le genovesi? sempre belle? +Ai tempi della Crimea, quando ci sono passato io, erano tutte d'una +bellezza incontrastabile, ma un pochettino massiccia. Mi dicono che ora +ci sia un altro tipo, alto, flessuoso, con una tendenza spiccata al +biondo, e dei languori orientali nell'occhio. Come le preferite voi, +Vaussana? Fortunato briccone! godete il mondo, finchè vi dura la +gioventù. Ma non abusate, mi raccomando; è insalubre. E credete a me, la +miglior cosa che possiate fare, per calmare questa febbre, tanto +pericolosa all'ultimo stadio, è ancora di prender moglie. Prendete +moglie, Maurizio, prendete moglie.-- + +E lo canticchiava anche in musica, il suo ritornello, prendendo lo +spunto da una canzonetta del Béranger. + +La contessa, di solito, chinava gli occhi sul suo telaino da ricamo, +aspettando che il generale la finisse con quelle sue libertà di +discorso. Ma il generale prendeva un gusto matto a ribattere quel chiodo +in presenza di lei, e chiudendo sempre il discorso col suo solito +ritornello. Tanto che un giorno, seccata, la contessa alzò gli occhi e +soggiunse, rivolgendosi a Maurizio: + +--Ma sì, prendete moglie, signor di Vaussana.-- + +Maurizio rimase un po' male, non intendendo il perchè di quell'altra +esortazione. C'era egli bisogno che Gisella tenesse bordone al generale? +Che cosa ne poteva lui, se quell'altro, abusando del suo diritto di +padrone di casa, gli tornava sempre sul medesimo tasto? + +--Me la trovino loro;--rispose egli a denti stretti. + +--Oh bravo! e se la troveremo, la prenderete? + +--Scelta da amici come voi, perchè no? avrà certamente tutte le virtù +immaginabili. + +--Ebbene, cercheremo;--disse Gisella. + +--A Nizza, non è vero?--soggiunse il generale.--Mia moglie ha il +desiderio di passare a Nizza gli ultimi giorni di carnevale; sarà una +eccellente occasione per noi di cercare, e per voi di giudicare della +scelta, senza perdita di tempo. + +--Si va all'arma bianca!--conchiuse Maurizio, facendo bocca da ridere. + +Ma in verità aveva voglia di tutt'altro; era lì lì per uscire de' +gangheri. Anche quel viaggio a Nizza ci voleva! Gisella ne aveva già +accennato a Maurizio, come di uno svago da procurare a quell'eterno +annoiato del signor generale; quanto a sè, non ci aveva nessun gusto, +prevedendo la seccatura delle visite molte e della poca o nessuna +libertà che avrebbe avuto di stare a discorrere col suo povero Rizio. Ma +ci voleva pazienza, e bisognava fare di necessità virtù. Sì, tutto bene, +salvo quell'idea pazza di cercar moglie a lui, che non voleva saperne. + +Per fortuna, nel soggiorno di tre settimane a Nizza, non furono che +falsi allarmi. Gli avevano domandato se la preferisse inglese, o +americana, o russa, ed egli aveva risposto di non aver predilezioni in +materia. Intanto, con quell'arte che le donne sanno tutte, ma che le +donne innamorate conoscono a perfezione, la contessa Gisella causava +ogni occasione di far conoscenze del suo sesso, oltre le poche +necessariamente portate dalle relazioni mascoline del marito. Si +vedevano mogli di generali, di colonnelli e di capisquadrone, tra le +quali non c'era pericolo che avesse da scegliere il suo Maurizio, o per +lui il signor generale. E questi, d'altra parte, sempre attorniato da +vecchi _troupiers_, tutto ingolfato nelle sue conversazioni d'arte +militare, di caserma o di piazza d'armi, non pensava più affatto ad +ammogliare il signor di Vaussana. Nè poteva sperare che se ne +incaricasse sua moglie, sempre circondata dal gaio sciame dei giovani +capitani, degli aiutanti di campo e degli uffiziali d'ordinanza. La +galanteria militare si esercitava intorno alla bellissima generala in +visita, con quella amabile festività, con quella misura cavalleresca, +che è propria dei francesi, e che è maravigliosamente aiutata da una +lingua facile e snella, di forme ben definite, di frasi bell'e fatte, +tra cui la stessa consuetudine ha tolta ogni importanza e lasciata tutta +la sua grazia all'iperbole. Maurizio, nondimeno, si seccava un pochino +che tutti fossero _bien heureux_ come santi in paradiso, o _enchantés_ +come cavalieri nel castello di una fata, quando erano ammessi alla +presenza di quella _grande charmeuse_, di quella _femme divine_, della +contessa Gisella. + +Il guaio era che parlando così avevano tutti ragione. Ed egli, anche +gradito da tutti, trattato con quella deferenza di cui lo faceva degno +il suo grado e la sua educazione, con quella cortesia cerimoniosa che +era dovuta alla sua qualità di straniero, si sentiva a disagio, era +sempre sulle spine. Vedeva ogni giorno Gisella, ma troppo diviso da lei, +anche essendo vicino, e soffriva. Non già del brutto male, intendiamoci; +perchè Maurizio conosceva la divina creatura, ne sentiva il pensiero +costantemente fido, ne vedeva lampeggiar l'occhio azzurro sparso di +faville d'oro, quando faceva un giro largo per giungere a lui e dargli +il suo istante di felicità. Ma quanta bellezza ammirata, respirata, +assorbita da troppi! ma quanta musica di parole sparsa a consolazione di +troppi! Gisella era una regina, dovunque apparisse; amabile ad un modo +con ogni età, con ogni grado, passava in mezzo a quella gloria di +filetti d'oro e di rosso _garance_, come una bella dea serena e +sorridente, maestosa e leggera, appagando tutti senza fermarsi a +nessuno. Così debbono esser lieti i fiori di un giardino, quando passa +aleggiando sulle aiuole una splendida farfalla, sempre in alto e sempre +in moto, avendo l'aria di posarsi su tutti i calici, dischiusi a lei, +odoranti per lei. + +Qualche volta, passando accanto al signor di Vaussana, la divina +creatura gli gittava una di quella frasi sommesse e brevi, ma calde di +passione, che avevano virtù di rianimarlo, di esaltarlo, di fargli +toccare i termini della beatitudine. + +--Ah, il nostro San Giorgio! Ancora pochi giorni, Rizio! Questo +carnevale, che morte! Sorridi, via, grande bambino, che hai così dolce +il sorriso! T'intendo, sai? è così tarda a giungere, la nostra buona +quaresima!-- + + + + +CAPITOLO XV. + +Padre Anselmo da Carsoli. + + +La quaresima ricondusse i nostri viaggiatori a San Giorgio. Il piccolo +paese alpino era tutto in fermento per una di quelle novità che sogliono +commuovere perfino i grandi, tra il carnevale e la pasqua. Senza esserne +stato avvertito dalle trombe della fama, San Giorgio possedeva per quel +periodo di penitenze, di digiuni e di esercizi spirituali, un +quaresimalista insigne, un predicatore coi fiocchi. Come mai un +tant'uomo si fosse persuaso di andare a pescare anime tra quei monti, in +verità non si poteva immaginare; certamente bisognava conchiudere che +per una volta tanto l'arciprete don Martino avesse avuto una grazia +speciale dai suoi santi protettori. Fin dalla prima predica il nuovo +quaresimalista, del quale, a vederlo, non si sarebbe dato un baiocco, +aveva sbalordito il suo uditorio; alla seconda lo aveva incantato. E già +si parlava di lui in tutte le case, come di una gran maraviglia; se ne +discorreva in farmacia, se ne ragionava al casino di lettura; in ogni +luogo, perfino nelle osterie, si facevano confronti fra lui e i +predicatori degli anni passati; chi aveva viaggiato e sentito altri +famosi oratori del pergamo, non dubitava d'asserire che quello era uomo +da batterli tutti. + +Non vecchio nè giovane, con poca barba biondiccia venata di peli +bianchi, più macilento che magro, alto della persona ma curvo, quasi +piegato in due quando attraversava la grande navata della chiesa per +recarsi dalla sagrestia al suo pulpito, appariva tutt'altro quando si +affacciava di lassù, alta la fronte, sfavillanti gli occhi, diritto il +corpo come una spada. Era cappuccino; si chiamava padre Anselmo da +Carsoli. Modesta figura di asceta, vestiva umilmente una tonaca +spelacchiata, su cui non mancavano le toppe, larghe, lunghe, fatte più +vistose dal colore più carico del panno, con le quali il vecchio abito +si andava via via rinnovando a pezzi e bocconi. Camminando in istrada, +così curvo delle spalle e sempre a capo basso, non guardava mai nè di +qua nè di là, non vedeva nessuno, tranne i bambini, quando gliene +passavano daccanto, dandogli una curiosa sbirciata di sotto in su. Ma +anche senza vedere la gente, il cappuccino ne indovinava il saluto, e lo +ricambiava con un gesto di benedizione, breve breve, come d'uomo che +avesse fretta. Coi bambini, per altro, si fermava sempre un poco, due o +tre minuti secondi, il tempo di aggiungere alla benedizione una carezza +paterna, accompagnata da una crollatina di testa; come se in quel punto +e a quella vista il pover uomo volesse cacciar dalla mente un doloroso +ricordo. + +Il giorno dopo la sua tornata in paese, Gisella aveva voluto andare al +Castèu, per salutare Albertina. Accompagnata in quell'uffizio di +cortesia dal generale, aveva incontrato sulla piazza il signor di +Vaussana, che usciva allora allora dalla posta, con le sue lettere e i +suoi giornali tra le mani. Era una piccola fortuna, di quelle che i +piccoli paesi offrono più facilmente alle persone che si amano, e +Maurizio l'aveva afferrata al volo, accompagnandosi ai signori Matignon: +del resto, non si doveva egli far cammino insieme? Così, muovendo dalla +piazza al Castèu, avevano veduto innanzi a loro il cappuccino, che, +uscito allora dalla canonica, rasentava il muro per andare verso una +viottola campestre, dietro la chiesa parrocchiale. Gisella riconobbe +all'abito il predicatore, di cui quella stessa mattina le avevano già +fatto un gran discorrere alla Balma tutte le sue persone di servizio. +Andando ella innanzi ai due cavalieri, per la ristrettezza della strada, +e passando lesta accanto al cappuccino, la bella signora non aveva +creduto di potersi dispensare da un piccolo cenno di saluto, che andasse +in pari tempo alla veste religiosa, all'età rispettabile e all'ingegno +acclamato dell'uomo. Quell'altro aveva risposto con la sua benedizione +frettolosa, chinando la testa anche più dell'usato; e pochi passi più +in là, trovata la svolta del sentiero campestre, aveva scantonato +prontamente, senza voltarsi neanche con la coda dell'occhio a guardare. + +--Vedete che sudicioni!--disse il generale a Maurizio.--Neanche un paio +di calze! + +--È la regola, generale. + +--Sarà; ma non è la decenza. + +--Ettore!--mormorò la contessa, volgendo al marito un'occhiata di +rimprovero. + +--Ebbene, che cosa ho detto che non sia il vero?--replicò il +generale.--Se non portano calze, non vadano almeno in ciabatte! + +--Umiltà;--disse ancora timidamente Maurizio. + +--Ah sì, parlatemi dell'umiltà dei frati!--gridò il conte Ettore.--_Une +bonne blague, celle-là!_ + +Il cappuccino venne ancora in ballo, quando furono al Castèu, nel +salotto della contessa Albertina. La signorina di Vaussana aveva già +sentito due prediche, e n'era rimasta profondamente commossa. Era una +donna intelligente, leggeva molto, pensava molto; il suo giudizio era +dunque di gran peso. Il generale, del resto, essendo uomo di mondo, si +arrese facilmente, e si tenne in corpo le celie che il tema gli chiamava +alle labbra. Non fiatò neppure quando sua moglie dichiarò di voler +seguire quel corso di prediche, contentandosi di promettere a sè stesso +ch'egli non l'avrebbe imitata, e per quel primo giorno, in cui il +capriccio religioso della sua metà lo coglieva fuori di casa, non +sarebbe neanche rimasto sulla piazza della chiesa per aspettar le +signore all'uscita. + +Le signore, frattanto, seguitavano ad occuparsi del frate. Gisella +raccontava di averlo veduto passare, mentre ella saliva verso il Castèu; +ed Albertina soggiungeva qualche notizia intorno alle passeggiate di +lui. Tutte le mattine, un'ora prima di salire al pulpito, se ne andava +soletto per quel sentiero campestre dietro il coro della chiesa +parrocchiale; s'inerpicava per la balza vicina, con la sveltezza di un +giovinetto, e giunto lassù, dove il dorso granitico della montagna +faceva un rialzo in forma di rozza colonna, si riposava una buona +mezz'ora, contemplando, meditando, forse preparandosi nella preghiera +alla predica della giornata. + +--Vedetelo appunto lassù;--diceva Albertina, conducendo Gisella nel vano +della finestra e indicando la montagna di contro.--Quel masso che sorge +assottigliandosi come una cuspide di tempio gotico, si chiama la Pietra +Aguzza. È là sotto, il padre Anselmo, seduto in contemplazione. Ecco, si +muove; si è alzato; si dispone a scendere. Sarà ora anche per noi di +andarcene in chiesa.-- + +Gisella sentì quel giorno il predicatore, e s'invogliò più che mai di +ascoltarlo ancora. Erano veramente prediche maravigliose, quelle del +padre Anselmo da Carsoli. Niente di politica spicciola, di quella che +si vorrebbe gabellare per politica grande: niente pei diritti temporali +del Papa, e niente contro la miscredenza del secolo: a farla breve, +nessuno dei luoghi comuni, esercizi retorici e pistolotti della poco +sacra eloquenza dei sacri oratori del giorno. Ragionava di Dio con una +forma insolita, non strana, semplice, chiara, elevata, degna di lui, in +quella misura che può esser degno di lui il povero linguaggio della +creatura umana. Toccava spesso e volentieri della virtù che onora l'uomo +accostandolo al cielo, ed aveva impeti di passione, accenti nuovi e +profondi che penetravano al cuore. Parlava caldo, serrato, incalzante, a +fiotti su fiotti, come il mare, quando cresce a tempesta; qualche volta +avendone perfino impaccio alla lingua, che durava fatica a sprigionare +la frase. Ma la frase, quando finalmente usciva formata, acquistava da +quell'impedimento momentaneo una singolare efficacia, come acqua +corrente che costretta in angusto passo gorgoglia, spumeggia, rimbalza, +uscendo più limpida, più rumorosa, più viva. Si soffriva un istante con +lui, sentendolo oppresso dalla irruenza del pensiero e della parola; ma +quel soffrire volgeva tosto ad un senso di piacevole stupore, vedendogli +prendere la rincorsa a quel modo. E pareva allora che per tenergli +dietro dovesse mancare il tempo a pensare: ma si pensava pur sempre, +anche senza averne coscienza, perchè tutte le sue parole, così +rinvigorite dallo sforzo, restavano impresse, e tutti gli argomenti in +quelle parole serrati andavano a fondo. + +Oramai non si parlava più che di lui, a San Giorgio. Da quarant'anni, +dicevano i vecchi, non si era sentito lassù un oratore di quella forza. +Ed ancora, non potevano i vecchi ingannarsi, esagerando naturalmente i +ricordi della loro gioventù? Evidentemente, un oratore di quella forza +non doveva esserci stato mai, nè quaranta, nè cent'anni prima d'allora; +altrimenti se ne sarebbe conservata un po' meglio la fama, ne avrebbero +parlato le istorie. E l'eco dell'entusiasmo di San Giorgio si +ripercuoteva ogni giorno alla Balma, con gran noia del signor generale. + +--E così,--diceva egli alla contessa, vedendola ritornare sul +mezzogiorno a casa,--lo avete sentito, il grand'uomo? + +--Ma sì,--rispondeva ella,--ed è veramente grande; lo riconoscono tutti, +a San Giorgio, anche i liberi pensatori. + +--Ah!--sclamò il generale, inarcando le ciglia.--Ci sono dunque dei +liberi pensatori, a San Giorgio? E che pensano? + +--Quel che vi ho detto, per lo meno;--disse Gisella.--Fin là ci saranno +potuti arrivare. + +--Mi fate venir voglia di sentirlo;--conchiuse egli, ghignando. + +E saputo che alle prediche di padre Anselmo assisteva anche il medico +condotto, che passava per una testa forte, per una specie di Cabanis +ridotto alle proporzioni mandamentali, andò la mattina seguente anche +lui a vedere l'ottava maraviglia. Non si avventurò nella grande navata, +per altro; si fermò poco lontano da un uscio laterale, nascosto dietro +un pilastro. + +Padre Anselmo, quel giorno, aveva predicato sulla scienza, sulla vera +scienza che eleva lo spirito fortificandolo, che conduce a Dio, come la +fede, come la speranza, come la carità. Quella era forse la trattazione +più moderna ch'egli avesse fatta fin allora a San Giorgio. +Ordinariamente il frate parlava di virtù, di pietà, dei doveri del +cristiano, della dolcezza che si prova nel seguire la legge. Quel +giorno, elevato il tono, parve anche più forte del solito. Ma non così +la pensava il suo novo ascoltatore, che torse le labbra, annoiato.--Se +questo è il pezzo più forte,--pensava, egli nel ritornarsene alla +Balma,--gran debolezza vuol essere il restante.-- + +La sera, in conversazione, si parlò del predicatore; e il signor di +Vaussana domandò al generale che opinione se ne fosse formata. + +--Non me ne parlate;--rispose egli, facendo una spallucciata delle +solite.--È uno sciocco. Parole, parole, parole! E neanche armato come +dovrebbe, per sostenere la sua tesi spallata! Non sa citare che autori +di cinquant'anni fa. Lo avete sentito? Gli è parso di far molto, +combattendo il Lamarck. Ben altri sono oggi gli atleti con cui dovrebbe +provarsi. Vincere il Lamarck, bella forza! E poi, che vittoria è la +sua? Nessuno gli risponde, ed egli resta padrone del campo. Sapete che +cosa mi fa ricordare? Quel predicatore che argomentava contro il +protestantesimo.-- + +Qui il signor generale ingrossava la voce, per rifare il discorso del +personaggio aneddotico allora allora evocato: + +--«Venite voi Lutero, voi Calvino e voi Melantone; venite davanti al mio +tribunale di giustizia ad esporre le vostre perverse dottrine. E che?... +non venite?... Dunque avete torto. Ed ecco o signori, vittoriosamente +combattute le dottrine degli empi. Non osano presentarsi, arrossiscono, +tremano, si nascondono. Ma contro il sole della verità non valgono +ripari; quel sole li cerca, li scova, dovunque si nascondano, li +abbaglia, li accieca».-- + +E rideva, il signor generale, rideva comodamente per tre. Gisella +taceva; Maurizio si provò a dire qualche cosa. + +--Certo, questa maniera di combattere la scienza moderna pare +insufficiente anche a me. Ma il nostro cappuccino, ne converrete, è più +forte di così. Infine, gli evoluzionisti moderni non hanno fatto che +ripigliare l'ipotesi del Lamarck: combattendo lui, si combattono gli +altri. E poi, lasciamo stare la tesi scientifica: bisogna sentire il +quaresimalista ogni giorno. È spesso elevatissimo. Qualche volta mi pare +che pigli ad imprestito dai grandi maestri: dal Bossuet, per esempio, e +dal Massillon; ma bisogna riconoscere che ci mette anche del suo. + +--Sarà il brutto, allora. + +--Non sempre, generale, non sempre. Ci ha il tenero, di suo, ci ha il +semplice, che va all'anima. Vi confesserò che non è un'aquila; l'aspetto +sarebbe piuttosto d'un barbagianni;--soggiunse Maurizio, temperando la +sua lode con una celia, che doveva rabbonirgli il suo interlocutore;--ma +gli possiamo render giustizia dicendo che è un predicatore dei buoni; e +se non giustifica l'entusiasmo dei miei concittadini, certamente lo +spiega. + +Questo giudizio mezzo e mezzo poteva contentare il generale; ma non era +fatto per piacere a Gisella. + +--Perchè lo trovi brutto? come fai a trovarlo brutto?--diss'ella a +Maurizio, appena ebbe modo di restar sola un istante con lui.--Sai che +in certi momenti è bello, anzi bellissimo? Sicuro, di una bellezza +morale che gli si diffonde dall'anima;--soggiunse la cara donna, notando +un senso di pena che contraeva in quel punto le labbra di Rizio.--Quando +egli si scalda nel suo ragionamento, non hai osservato come gli +scintillano gli occhi? come una vampata di sangue gli corre per le +guance scarne, facendole parere di rosa? Si direbbe che in quel momento +Dio scende in lui e lo trasfigura. E vuoi credere? Quando egli si +commuove più fortemente, e la voce gli trema, e le lagrime gli brillano +sulle palpebre, io mi volto verso l'altar maggiore e guardo il +crocifisso, aspettandomi sempre di vedergli schiodare una mano e +stendere il braccio per benedire quell'uomo, che lo esalta con tanto +fervore, facendolo intender così bene alle turbe. + +--Via! via!--disse Maurizio. + +--E così, proprio così;--riprese Gisella.--E non mi hai detto tu un +giorno che un brutto professore, quando parla bene, animandosi un poco, +diventa bello per il suo uditorio?-- + +Maurizio incominciava a pensare di aver detto troppe cose. E scritte, +poi! sopra tutto le scritte gli pesavano sull'anima. + +--Un po' di misura, bella mia, un po' di misura!--le bisbigliò con +accento di esortazione paterna, vedendola più che mai infervorata nella +sua passione religiosa. + +--Misura! misura!--replicava Gisella.--Si è tanto felici di credere! E +si avrà dunque da credere per metà? Come potete voi raccomandare una +cosa simile?-- + +Cinque o sei giorni dopo, il quaresimalista aveva fatto una predica +sulle mogli; con una grazia, povero frate, con una delicatezza, che non +si sarebbe potuta aspettare da lui. L'abito suo, veramente, lo doveva +far credere più pratico d'altro santuario che non fosse quello, +abbastanza turbato, della famiglia moderna. Enunciato il suo tema, aveva +fatto un'esposizione sommaria del dovere, secondo la condizione +sociale. Il dovere, questa obbedienza alla legge, si mostrava, così +agevole nella semplicità della sua dipintura, che non s'intendeva più +come mai si potesse venirci meno. Di quella obbligazione morale il +predicatore aveva indicato l'adempimento nell'esercizio di tutte le +virtù: e le virtù, così dure a praticarsi, apparivano belle e facili, +perchè governate e promosse da un senso di rispetto a noi medesimi, che +è rispetto alla creatura di Dio, a questo _vas electionis_ della sua +grazia. Vaso d'elezione non era stato solamente l'Apostolo. Quello era +l'esempio, nella famiglia cristiana; ognuno poteva seguirlo, ognuno +accostarvisi. Bella cosa esser puri davanti alla legge umana, non +sospettabili nella presenza del mondo; bellissima esser puri davanti a +noi medesimi, essendo la coscienza il buon giudice umano che precorre ed +annunzia il gran giudice eterno. In quella guisa che al finire del +giorno l'uomo è tanto più contento di sè quanto più sente di aver +lavorato, così nella grande giornata dell'esistenza niente vale la +contentezza interiore dell'avere operato il bene; e niente, dov'essa +manchi, può tenerne le veci. Rispettarsi, sentirsi degno di questo +rispetto, è benefizio singolare per tutti, singolarissimo per la donna, +a cui spesso non basta il pentirsi, quando abbia fallito, perchè essa +nella pubblica estimazione cade sempre più in basso dell'uomo. Triste +cosa è questa, che i nostri costumi hanno portata, di non poter +riacquistare la grazia degli uomini, avendo pur riacquistata la grazia +di Dio; ma c'è compenso ancora, nella iniquità del giudizio, e un +privilegio maraviglioso corrisponde al danno. L'uomo virtuoso, l'uomo +che osserva la legge, si riconosce onesto; della donna virtuosa, +insospettata e insospettabile, si dice comunemente: è una santa. + +Qui con ardito trapasso veniva a dipingere le ansietà, i terrori, i +rimorsi che accompagnano la colpa. Quante corde vibravano a quelli +strappi di una mano maestra! No, la colpa, no, mai; è brutta, la colpa, +è malsana; porta con sè, per primo guaio, il dover arrossire davanti al +mondo, e peggio, davanti a sè medesimi. Per la donna colpevole, +prostrata nella polvere di contro ai suoi lapidatori, Iddio ha detto: +«chiunque di voi è senza peccato scagli la prima pietra». Quella pietra, +gli uomini non possono scagliarla più; gli uomini non debbono punir +quella donna, degni di punizione essi medesimi; gli uomini non debbono +disprezzarla, di tante colpe macchiati, mentre uno spirito puro la +compiange. Ma ella è pur sempre a terra, ed egli solo può rialzarla. +Finchè egli non abbia detto: «va, non peccar più», non isperi di +sollevare la fronte. Da lui rialzata, redenta da lui, si consoli: ma +pensi che la turba, se non lapida più, giudica ancora; la turba è sempre +là, astiosa ed arcigna, nel fondo della scena, e i farisei ne governano +l'animo, i farisei, stirpe non morta ancora, che solo ha mutato di nome. +E chieda a Dio di soffrire, di soffrir sempre, per espiare il suo +fallo; ringrazî il cielo di una sofferenza, che quanto è più grande e +più lunga, tanto più vale a deterger le colpe. Nè chieda di soffrir meno +la donna che visse casta e virtuosa; pensi che la coscienza della +propria impeccabilità può facilmente tramutarsi in orgoglio. Noi spesso +non cerchiamo di vedere; ma Dio vede e sa quanto sia di peccato in noi, +che per soverchio di sicurezza non facciamo buona guardia alle anime +nostre. Certo, è soffrire orrendo, per una donna, e può parerle +intollerabile, l'obbedienza di tutti i giorni, di tutte le ore; ma è +prova solenne, argomento di purificazione continua, quel suo viver +legata ad un uomo il più delle volte ruvido, vano, capriccioso, volgare, +che non intende e non sa quanto ella valga, ma che qualche volta può +essere mutato, migliorato, trasformato da lei. Che vittoria, allora, e +come fa lieto il sofferto martirio! E poi, che è ciò che aspettiamo noi +dal dovere compiuto? Se la vita è battaglia, sian terse le spade; nè vi +paia fatica di farle brillare. Più splende quella che è più fine di +tempra, e della fatica durata è gran conforto la gloria. Esser pure è +già un premio; farvi belle dell'anima a Dio, è conveniente lusinga. +Anche un poeta pagano lo ha detto: «piacciono i casti pensieri lassù; +con casto animo vieni, con pure mani attingi alla fonte». Sentite la +bellezza della virtù, che consola; e non orgoglio vi dia, ma nobile +alterezza; e vi veneri il mondo, non potendovi mordere; e l'ossequio +suo non sia minore di quello dei vostri figliuoli, a cui giovano le +esortazioni, ma più ancora gli esempi. + +Come aveva sofferto Maurizio, quel giorno! Gli pareva che ad ogni +istante il frate dovesse uscire dalla tesi generale, figurare dei casi, +proferire dei nomi; che ad ogni istante dovesse dare in qualche +sfuriata, da offendere, da turbare, da commuovere troppo visibilmente +qualche povera ascoltatrice. Ma no, niente; quel diavolo d'un sant'uomo +non era mai stato tanto riguardoso come allora; non aveva neanche usata +la volgarità di chiamar le cose coi loro brutti nomi, che è vizio dei +quaresimalisti, anche valenti. La sua orazione era tutta misura e +grazia, grazia e misura, e senza aver fatta la menoma concessione al +gusto mondano. Anche l'argomento del rispetto di sè, che poteva essere +derivato da un concetto pagano della virtù, come diventava cristiano +nella necessità di fare della creatura un tempio, un altare, un vaso +degno di Dio, e di educare non pure onestamente ma ancora candidamente +la prole! «Non offendete colla impurità della lingua l'orecchio +innocente del bambino; bella massima;--diceva il frate,--ma quasi +inutile esortazione in una famiglia civile. Qual è infatti quella madre +così sciocca o malvagia, che non abbia in mente e non osservi il +precetto? Ma è necessario altresì che del fanciullo non si offenda la +vista con la scena di un viver domestico poco lodevole, brutta scena che +spesso è commedia corruttrice, e qualche volta si muta in orribil +tragedia. E poi, che giova nascondere molto e con ogni cura al +fanciullo, se egli, passando sua madre per via, vede a lei rivolto +insieme col saluto il sogghigno, e dietro a lei ode gittata la parola di +spregio? Ah, meglio allora, mille volte meglio non aver bambini! Ma +pensate allora, pensate essere ancora una grazia la sterilità, per la +misera donna che ha dimenticata la legge divina, la legge umana e sè +stessa». + +Neanche qui il frate foggiava casi particolari; non usciva neppur qui +dalla tesi generale. Ma era pericolosa, la tesi; e Maurizio fremeva, +pensando esser là tra gli ascoltanti qualche misera donna, la quale, +ritornando a casa, non avrebbe trovato bambini ad attendere la sua +carezza materna. Fremeva, mentre tutti gli ascoltanti pendevano dalle +labbra del monaco, e gli pareva che ogni sguardo momentaneamente sviato +di quella moltitudine attenta, girando per caso dalla parte sua, fosse +diretto a lui, proprio a lui, come una interrogazione, come un +rimprovero. Intollerabile supplizio! E non osò, per tutto il tempo che +durò quella predica, volger neanche la faccia da un certo lato della +chiesa. Poi, a mala pena ebbe fine il supplizio, scappò fuori senza +guardarsi dattorno, tagliò la piazza per la linea più breve, andando +verso il Castèu, senza aspettare la solita occasione di salutare +Gisella, che usciva sempre in compagnia di Albertina. + +Quella sera, non bene rinfrancato, ma desideroso di non far novità, si +avviò alla Balma. Trovò il generale solo nel vestibolo, occupato a dare +una scorsa ai giornali. + +--Ma sapete,--gli gridò questi _ex abrupto_, levandosi gli occhiali e +deponendo sulla tavola il foglio che aveva tra mani,--ma sapete che il +vostro predicatore è un fiero campione! + +--C'eravate?--disse Maurizio, rabbrividendo. + +--No; per sentirlo m'è bastata una volta. Ma quasi quasi mi riconcilio +con lui. Ha parlato del dovere in un modo che mi va. Queste vi parranno +contradizioni;--soggiunse il generale, ridendo.--Ma anche senza andarsi +ad affumicare là dentro, si può sapere che cosa c'è stato detto. Gisella +mi ha recitata tutta la predica. A sentirla, si sarebbe creduto che la +sapesse a memoria.-- + +Com'era andata? Al signor di Vaussana parve quella una follìa, una +grande follìa. Ed era certamente tale, e la contessa, commettendola, +aveva obbedito ad uno di quegli impulsi ciechi, contro i quali non è +forza di volontà, nè lume di ragione che tenga. Scossa, turbata al pari +di lui, se non forse di più, Gisella aveva ritrovato a mala pena quel +tanto di forza che l'aiutasse a ritornare a casa, con aspetto di persona +tranquilla. Per altro, a mezzo il viale dei tigli, aveva dovuto sedersi, +non potendone più. Come le era venuto fatto di trascinarsi fin là? Il +suo cuore batteva, batteva con una violenza da far temere che volesse +ad ogni tratto spezzarsi; tanto che gliene veniva un senso di dolciume +smaccato e nauseabondo alla gola. In uno sforzo supremo era riuscita a +padroneggiarsi. Aveva pensato che fosse quella una crisi per l'anima +sua; se felice poi o disgraziata, non voleva cercare. Dio lo vuole, +aveva gridato a sè stessa, come i primi crociati di Cristo; e una gran +forza era succeduta a quel momento d'angoscia indicibile. Alzatasi di +scatto dal sedile di pietra, aveva fatto in pochi minuti il restante +della salita, trovando sulla spianata del cancello il marito che +passeggiava aspettandola; e davanti a lui aveva voluto fare la brava. +Egli stesso la metteva al punto, chiedendogli col suo piglio beffardo +quali altre scioccherie avesse spacciate quel giorno il grand'uomo. +Scioccherie? C'era ben altro; un trattato di alta morale; ne giudicasse +lui, che rideva. E lì, l'uno dopo l'altro, aveva snocciolati tutti gli +argomenti, provando un gusto aspro, mettendo una cura ostinata, feroce, +un vero accanimento, a tormentarsi l'anima riferendo tutto il discorso, +perfino con le stesse parole del frate. Il generale aveva continuato a +ridere per due o tre minuti; effetto di mare lungo, che non ha avuto +ancor tempo di quetarsi; poi si era fatto serio, a grado a grado +prestando maggiore attenzione; e si vedeva che gli argomenti gli +andavano, e non meno le frasi ond'erano rivestiti, perchè li +accompagnava con cenni del capo e con ringhî in cadenza. Egli doveva +egualmente ammirare la relatrice, trovando ch'ella possedeva un bel +tesoro di memoria, un tesoro del quale egli non si era mai avveduto. E +neppure lei sapeva come ciò le accadesse. Le parole del frate le erano +certamente caduta sul cervello, come gocce di piombo liquefatto, +facendovi impronta e presa ad un tempo. + +Ma quello sforzo l'aveva anche esaurita. A pranzo niente le andava; si +era contentata di assaggiare; e finito il pranzo aveva trovato un +pretesto per ritirarsi nelle sue camere, non aspettando Maurizio alla +solita ora delle visite serali. Cosa da nulla, diceva il generale al +signor di Vaussana, poi che questi ebbe domandato della contessa, e +manifestato il suo vivo rammarico di saperla indisposta. + +--I soliti incomoducci, che fanno comodo così grande alle signore +donne;--soggiungeva il generale;--nervi, fumi, vapori, isterismi ed +altri cataclismi da ridere. Del resto, un po' di riposo le farà bene. +Quel prodigio di mnemonica, a buon conto, non sarà mica stato senza +consumo di materia cerebrale. Siamo macchine, mio caro.-- + +Così ragionava; ed era contento di sè, il castellano della Balma. In fin +de' conti, quella poteva contarsi come una buona giornata per l'autorità +del marito, se anche gli era stata procacciata da una sequela di +ribellioni all'autorità del filosofo. Buona giornata, davvero, e ne +prometteva delle altre. Lo sentiva egli, questo? si dava ragione della +sua contentezza? Forse no, anzi, diciamo pure senza il forse, ed +ammettiamo che in lui operasse una specie d'istinto. Del resto, egli +poteva esser contento di aver sentito parlare come piaceva a lui. Per +una volta tanto quei _blagueurs_ di preti erano buoni a qualche cosa. + +Quella sera Maurizio fece una mezza dozzina di partite a carambolo, +perdendole tutte, e la testa per giunta. Ma un vincitore a carambolo, +facendo le sue lunghe serie di colpi, non ha tempo nè modo di guardare +dove il suo avversario abbia la testa. Così la sera passò, triste +conclusione di una triste giornata. Le giornate, poi, si seguono e non +si rassomigliano. La mattina seguente capitò Gisella al Castèu. Veniva +in apparenza a prender l'amica, per andare con lei alla predica. Nel +fatto, voleva combinare in casa il signor di Vaussana, per domandargli +un libro in imprestito; un esemplare del nuovo Testamento, niente di +meno. Desiderava di leggere l'evangelio di san Giovanni e le epistole di +san Paolo; due autori che il quaresimalista citava spesso e volentieri. +Nella libreria della Balma il nuovo Testamento non c'era, e per una +buona ragione: per la stessa ragione non c'era neanche il vecchio. Ma +oramai non sarebbe più stato così: Maurizio offriva l'uno e l'altro, non +già come imprestito, ma come presente, come omaggio alla contessa +Gisella. Regalava la traduzione del Martini, approvata da Roma: quanto +a lui, possedeva la versione latina di san Geronimo, ed anche in un +altro esemplare la versione italiana del Diodati, non approvata, ma ad +ogni incontro, ad ogni bisogno, egualmente opportuna. L'ortodossìa di +Maurizio non badava a certe piccolezze. + +Gisella tremò, vedendolo comparire in salotto, e una fiamma le corse +alle guance. Ma subito si ricompose, e gli espresse il suo desiderio, +avendone quell'esito che fu dianzi accennato. D'altro non fu possibile +parlare, essendo presente Albertina. + +--Ed ora vi sentite meglio, non è vero?--si restrinse a domandarle +Maurizio. + +--Sì, molto meglio,--rispose Gisella.--Non è stato che un male +passeggero.... qui;--soggiunse ella, indicando il cuore. + +--Con quei colori?--gridò egli, inarcando le ciglia, e dissimulando +nell'atto di maraviglia un vivo senso di pena. + +--Con questi colori, pur troppo;--replicò sorridendo Gisella.--È stata +anche la malattia di mia madre. Ma non esageriamo la cosa;--riprese +tosto la bella signora;--altrimenti meriterò i rimproveri del generale, +a cui queste bambinerie non piacciono. Affrettiamoci piuttosto ad andare +in chiesa; dovrebbe esser quasi l'ora. Di che parlerà oggi il padre +Anselmo? + +--Dell'amor divino;--rispose Albertina, a cui la domanda era +rivolta.--Non hai sentito, quando l'annunziava? + +--No, mi ero forse distratta.... pensando a tutte l'altre belle cose che +aveva finito di dire.-- + +La predica dell'amor divino fu un inno in prosa, e frammezzato di versi. +Quel diavolo d'un frate ci aveva quel giorno tutti testi profani. Citava +Girolamo Benivieni, che sull'amor divino aveva dettato armoniose e calde +terzine; citava Lucrezia Tornabuoni, e le sue affettuose laude +spirituali; citava messer Agnolo Poliziano, autore anch'egli (pare +impossibile) di poesie religiose; citava perfino Lorenzo de' Medici, e +le sue amorose rime sulla ricerca di Dio. + + Allor vedrò, o Signor dolce e bello, + Che questo bene e quel non mi contenta: + Ma levando dal bene e questo e quello, + Quel ben che resta il dolce Dio diventa: + Questa vera dolcezza e sola senta + Chi cerca il ben: questo non manca mai. + +Quella mattina, sulla piazza della chiesa, non mancò più Maurizio, ad +aspettar le signore. + +--Non è vero che è stato bello?--gli chiese Gisella, nella breve +conversazione di commiato. + +--Sì, bello;--rispose Maurizio. + +E non potè dirle altro, tanto soffriva. Ah, quel bene terreno che non +contenta più l'anima! quel bene terreno da cui si può levar tante parti, +e il resto si trasforma in amore di Dio! + +Quella sera, andò ancora alla Balma, sapendo già di non averne alcun +bene. Pure, il caso gli fu più umano del solito, facendolo restare +abbastanza lungamente solo con lei. + +--Non andrete più al Martinetto?--le disse, dopo alcuni istanti di +silenzio, che gli erano parsi secoli.--C'è il piccolo Vittorio ammalato. + +--Oh, poverino! Sicuramente ci andrò;--rispose Gisella, che a tutta +prima era rimasta confusa. + +Ed egli la precedette il mattino seguente lassù; o credette di +precederla. Ma la contessa non si lasciò vedere al Martinetto, nè prima +nè dopo la predica. Triste cosa, su cui egli non osò farle la più +piccola osservazione. Pure, le giornate erano belle, ancora un po' +fresche, ma serene e luminose; e i cardellini dell'Aiga, salutando +Maurizio, avevano l'aria di dirgli: i vostri nocciuoli sono stati i +primi tra tutti gli alberi della montagna a riprender le foglie; come va +che non ci si rivede ancora? sareste mutati voi, da quelli di prima?-- + +Gisella andò a vedere il figliuoletto di Biancolina, ma dopo aver +pranzato, senza pericolo d'imbattersi nel signor di Vaussana. Maurizio +la vide ritornare alla Balma, mezz'ora dopo ch'egli era giunto lassù. +Rimase male, vedendo che Gisella aveva cercato di evitare la sua +compagnia. Ma la signora non potè egualmente evitare l'occasione di un +breve colloquio con lui, mentre il generale era andato più oltre lungo +il viale a ragionar col fattore. + +--Perchè?...--le disse.--Perchè mi sfuggite?-- + +Maurizio aveva l'aria d'un moribondo, parlando in quel modo. + +--Perchè....--mormorò ella, non resistendo a quell'accento di angoscia +suprema.--Amico mio, non mi parlate così! Se sapeste come mi levate il +coraggio!... Siamo nell'errore, Maurizio; ho paura. + +--Paura!--esclamò egli.--Di che? + +--Siamo colpevoli. + +--Colpa.... d'amore.... + +--È colpa, e basta. Io mi faccio orrore, e qui dentro mi domando spesso: +che cosa penserà Maurizio di me, se anch'egli usa scendere nel segreto +dell'anima sua, e vede l'abisso in cui siamo caduti? Ah, meglio +laggiù,--gridò ella rabbrividendo--meglio laggiù in quell'altro abisso, +nel vortice dell'acque, quando io non credevo di far tanto male; e tu +già lo sapevi, già n'eri persuaso, perchè hai tardato un istante a +rispondermi!-- + + + + +CAPITOLO XVI. + +Cuori infermi. + + +Così finiva la quaresima, vedendo Maurizio la contessa Gisella ogni +mattina alla sfuggita quando si usciva di chiesa, ogni sera più +lungamente quando egli andava alla Balma; non più altrimenti, come +avrebbe potuto sperare dal ritorno alla buona stagione, da lui con tanto +ardore invocata. E parlava di cose vane con lei, quando c'erano altri in +conversazione; e non parlava più affatto quando restavano soli. Quei due +poveri cuori sembravano divenuti l'uno all'altro stranieri; tra quelle +due coscienze, già così intimamente unite, si era fatto un gran vuoto. +Egli oramai era in uno stato da far compassione; reggeva l'anima co' +denti; avrebbe voluto non essere: intanto, per capriccio di sorte o +crudeltà di destino, doveva sorridere, sorrider sempre, piegandosi a +tutte le fantasie d'un vecchio fanciullo, che mostrava di non saper +stare un minuto senza la compagnia del suo migliore amico. Sospello di +qua, Vaussana di là, e Maurizio da pertutto; non c'era che lui. + +L'avvicinarsi della pasqua avrebbe dovuto portare qualche obbligo +particolare per quel saldo credente. Ma quel saldo credente non era uno +stretto osservante: andava in chiesa; e levato di lì, praticava poco, +sicuramente credendo che il credere bastasse. Del resto, c'era la +politica di mezzo; ed egli, non volendo inchinarsi a certe pretensioni +_de hoc mundo_, non aveva neanche scrupoli di coscienza. «Quando avranno +disarmato verso l'Italia una, mi accosterò anch'io un po' meglio», +diceva egli qualche volta a sua sorella Albertina. + +Uno di quei giorni, veduto che sua sorella usciva prima dell'ora, tutta +vestita di nero e col velo di pizzo ugualmente nero in testa, scambio +del solito cappellino, le domandò brevemente: + +--Precetto pasquale? + +--Sì,--rispose Albertina,--da una settimana è incominciato il tempo +utile.-- + +Un'idea passò per la mente di Maurizio; e per averne l'intero, mezz'ora +dopo che sua sorella era uscita, andò in chiesa anche lui. Giunse a +tempo per vedere il cappuccino uscire dal confessionario, donde aveva +ascoltate ed assolte parecchie penitenti. Rivolti gli occhi all'altar +maggiore, riconobbe sua sorella inginocchiata alla balaustrata di marmo, +e accanto a lei la contessa Gisella, anch'essa tutta vestita di nero. +Ah, dunque ella pure si era confessata dal frate; ella pure si accostava +alla mensa eucaristica; ella pure, perdonata, monda di colpe, contenta? +E fu triste senza fine; per quel giorno mutò perfino il posto alla +predica; finita questa, se ne andò verso casa, senza aspettare le +signore al varco del piazzale. Di questo, poi, non erano neanche da +farsi le maraviglie: oramai erano più le volte che il signor Maurizio +faceva così, che non quelle in cui si tratteneva a riverire Gisella, a +barattare con lei le poche frasi di commiato. + +--Confessa bene?--domandò egli di punto in bianco a sua sorella, quando +furono a tavola. + +--Come predica;--rispose Albertina.--È un dotto, ed è un santo,-- + +Maurizio non disse più altro. Quella sera gli mancò il coraggio di +salire alla Balma. Sentiva bene che un gran rivale gli era stato +suscitato; ma da chi? non forse da lui? e perchè darne colpa o merito ad +altri? Egli, egli solo, aveva introdotto il gran nemico in casa. Che +dolore, e che orrore! Egli amava più che mai quella donna; e quella +donna era di Dio. + +Andò alla Balma il giorno dopo, di mala voglia, soffrendo in ogni parte +dell'esser suo, nè ben sapendo di che. Trovò la contessa al suo telaio +di ricamo, pallida, cerea nel volto, ma calma. Il generale era di +cattivo umore, e misurava a gran passi, in diagonale, gli ottanta e +cento metri quadrati del vestibolo. Incominciava a temere gli effetti +della vita sedentaria; voleva fare del moto: e per farlo, e per +istizzirsi di non poterne fare abbastanza, sceglieva le ore che Gisella +dedicava al riposo. A mala pena ebbe veduto comparire Maurizio, il +passeggiatore si fermò, prendendo un'aria severa. + +--Non vi abbiamo veduto, iersera; diss'egli, con accento di +rimprovero.--E sareste stato così utile, per darci una mano! Si è dovuto +mandare pel medico, capite? pel medico; e l'abbiamo avuto qui tutta la +sera.-- + +Maurizio non ci vedeva già più. + +--Ah!--gridò egli, prima che quell'altro finisse la sua invettiva.--Che +è stato? Io non sapevo.... Se avessi immaginato....-- + +E si volgeva così dicendo a Gisella, di cui poc'anzi aveva notato il +pallore. Ma per allora non discerneva più nulla, tanto era turbato; +l'immagine della donna adorata gli veniva agli occhi confusa, come i +pensieri alla mente, come le parole alle labbra. + +--Cose di poco, signor Maurizio;--rispose ella placidamente.--Mal di +stagione, e non valeva neanche la pena di parlarne. Non istò forse bene, +ora?--soggiunse, volgendosi a suo marito, che aveva fatto un gesto di +stizza. + +--Che stagione mi andate voi stagionando?--gridò il generale.--Ma sì, +dite bene,--ripigliò, mutando proposito,--è la stagione.... +ecclesiastica; è la vostra quaresima, che il diavolo se la porti. +Capirete, Maurizio; tutti i giorni in chiesa! Il fumo delle candele +doveva bene un giorno o l'altro portare i suoi effetti deleterii. Ieri, +poi, per compir l'opera, la nostra signora è stata fino al tocco senza +prender niente; nè bevanda nè cibo. + +--Quante volte non sono stata così!--rispose Gisella, sorridendo. + +--Ma ieri non potevate. E non va bene restar tanto a stomaco digiuno; +segnatamente voi altre donne, che mangiate come gli uccellini, e avete +bisogno di nutrirvi più spesso. Questo ve lo ha detto anche il medico. +Ma ieri, Dio ci abbia in grazia, bisognava far la pasqua, bisognava +prendere la comunione.... Credo che sia la prima, dopo quindici +anni;--osservò il generale, ghignando. + +--Ettore! Voi dite i miei peccati. + +--Ed anche quella era stata di troppo;--continuò il generale, senza +badare alla interruzione.--Venite, Maurizio, facciamo due passi +all'aperto. Il medico ha dato un buon consiglio anche a me. Non faccio +moto abbastanza, e ci buscherò una congestione di sangue. Sarà +necessario che io ripigli l'uso di montare a cavallo. Le strade qui non +sono molto adatte; ma bisognerà contentarsi. Cavalcate, voi? + +--Male;--rispose Maurizio. + +--Ah, sì, scusate, dimenticavo che siete un marinaio. Ci vorrebbe un +cavallo marino, per voi.-- + +E trascinava Maurizio con sè, lontano dalla casa, volendo rifarsi della +noia di quella giornata. Ma col discorso ritornava spesso a sua moglie. + +--Credo che quel monaco l'abbia stregata;--diceva. Dal giorno che ha +cominciato a seguire quel maledetto quaresimale, Gisella non ha più +pace. Perfino di notte, vedete, ella sogna del monaco. Almeno, io penso +che sia così. Prima d'ora, dormiva i suoi sonni tranquilli, come una +bambina; ed ora è in agitazione continua; di tanto in tanto, +svegliandomi, sento che si lagna come una persona malata. Scendo da +letto, vado a vedere che cos'ha, le domando se si sente male: non +risponde; è addormentata, ma d'un sonno cattivo, come quando s'è fatta +una cattiva digestione. Ha l'affanno, l'oppressione, una specie d'incubo +che la fa rammaricare, gemere, uscire in frasi rotte, incomprensibili. +Capirete, amico mio, che tutto ciò è molto grave. Quando si parla +dormendo, è segno che il cervello lavora; e lavora male, il cervello, +quando non è la sua ora, quando egli ha bisogno di rifarsi della fatica +del giorno.-- + +Maurizio fremette, pensando alle frasi rotte, alle frasi +incomprensibili, che ben potevano una volta o l'altra riuscir frasi +formate, ed esser comprese. Non temeva per sè; questo era l'ultimo de' +suoi pensieri. Ma non voleva perder Gisella; lo atterriva l'idea d'esser +cagione d'una sventura per lei. Povera bella! ed era ammalata; un guasto +era avvenuto in quell'essere così perfetto. Ma come grave? a che punto +poteva giungere? come si poteva rimediarci? Anzitutto, che cosa aveva +osservato il medico? che cosa aveva detto a quel marito? se aveva detto +qualche cosa, che fede meritava? + +Il medico di San Giorgio era un uomo di mezza età; non faceva lunghi +discorsi, nello impostare la diagnosi; anzi annaspava un pochino, +accennando i sintomi, i segni osservati; tanto che non pareva avere una +cognizione ben chiara del male, e contentava poco i suoi ascoltatori. Ma +egli non annaspava poi nella pratica; correva ai rimedii, alle +ordinazioni, alle operazioni, con una prontezza mirabile, che dinotava +altrettanta sicurezza di giudizio. Apparteneva alla scuola vecchia: +buona cosa, il più delle volte, perchè la scuola vecchia è tutta +esperienza accumulata intorno ad un metodo riconosciuto; non ha tante +parole dottamente aggrovigliate, non ha tanti sistemi frettolosamente +fabbricati. Ma questo ci avviene, quando cade inferma una persona a noi +cara: se il medico è della scuola vecchia, temiamo sempre che non ne +sappia abbastanza; e tanto più lo temiamo oggidì, che il giornalismo ci +confonde più facilmente con cento notizie di scoperte, di globuli, di +piastrelle, di microbii, di micrococchi, d'iniezioni ipodermiche, di +trasfusioni, di sterilizzazioni, di attenuazioni, di tentativi audaci, +di processi rigeneratori, di cure portentose, facendoci credere che un +nuovo mondo sia stato scoperto ieri, e un altro debba essere scoperto +domani. Se poi il medico è d'una scuola moderna (ci sono infatti tante +scuole quanti sono gli sperimentatori nuovi, i nuovi cercatori della +verità scientifica) temiamo che la sua scuola non sia la buona, che +voglia veder troppo, che si fidi troppo ad un sistema non ancora +provato, ad un rimedio non ancora abbastanza sperimentato, che prenda un +dirizzone scambio d'un indirizzo ragionevole, e vada e conduca noi fuori +di strada. + +Maurizio non ebbe pace fino a tanto non gli venne fatto di abboccarsi +col medico, per sentire da lui che cosa fosse il malore ond'era +minacciata la contessa Gisella. Ma doveva egli entrar subito in +argomento? Un po' di confidenza ci voleva, e Maurizio pensò di non +averla ancora meritata. Egli lo aveva sempre un po' trascurato, quel +brav'uomo, che esercitava l'arte sua con molta coscienza, e che era +degno dell'amicizia di tutte le persone per bene. Incominciò dunque col +fargli la corte, fermandolo per via, accompagnandosi con lui, +chiedendogli notizie dei suoi ammalati, informandosi delle malattie +dominanti e del metodo di cura tenuto da lui. Biancolina e il piccolo +Vittorio furono anche buoni gradini per risalire bel bello alla contessa +Matignon, a quella graziosa e cara provvidenza di tutti i poveri, di +tutti i sofferenti del vicinato. + +Anche lei, povera provvidenza, sì certo, aveva bisogno di cura. E il +signor di Vaussana, accennando quelle piccole indisposizioni delle quali +era stato testimone, aveva ad arte aggravate le cose, nella speranza, +quasi nella certezza di sentirsi rassicurare dal medico. Ma quell'altro +non aveva corrisposto alla sua aspettazione; batteva le labbra, aveva +l'aria di dargli ragione, gliene dava sicuramente più ch'egli non +mostrasse di volerne avere. E allora Maurizio a turbarsi davvero, a +fremere di spavento, a tempestar di domande. + +Ma, che dire? Non bisognava confidar troppo, nè sgomentarsi prima del +tempo. Il medico, dopo tutto, aveva osservato lì per lì, badando alle +necessità del momento. Sì, certo, c'era qualche cosa al cuore. Vizio +cardiaco, dunque? Si poteva temerlo. Di mal di cuore era morta anche la +vecchia contessa Matignon, la madre di Gisella, e questo per l'appunto +gli dava da pensare; forse per questo egli si era così prontamente +fissato sul sospetto del vizio cardiaco. Aveva notato irregolarità di +polso, asistolìe, acinesìe; in altri termini, ritardati movimenti di +sistole, troppo lunghi intervalli nel doppio movimento di diastole e di +sistole, dilatazione e restringimento alterno del cuore. Ed anche +accennava a troppa frequenza di respiro, a qualche piccolo rantolo alla +base dei polmoni, indizio di stasi, ossia ristagno del sangue. + +Erano sintomi poco piacevoli, sicuramente: ma potevano esser +passeggieri. Il medico non voleva pronunziarsi troppo presto, nè troppo +risolutamente. Ma aveva incominciato, doveva anche finire, per +contentare la curiosità incalzante del signor di Vaussana, la cui +amichevole sollecitudine per i signori della Balma meritava benissimo +una esposizione sincera. Non prendesse il signor di Vaussana per vangelo +tutto ciò ch'egli diceva; ammettesse ancora la possibilità di un errore; +ma per lui il vizio cardiaco ci doveva essere, e valvolare. In altre +parole, e più chiare, il medico di San Giorgio credeva di aver notata +una insufficienza della valvola bicuspidale dell'ostio auricolo +ventricolare sinistro. + +--Che nomi!--aveva esclamato Maurizio, sforzandosi di sorridere, mentre +il cuore gli tremava e un sudor freddo gli gemeva dalle tempia. + +--Che ci volete fare?--disse di rimando il dottore.--Il nostro +linguaggio è complesso e avviluppato, come la nostra povera macchina. Si +tratta infine della valvola che separa il ventricolo sinistro del cuore +dalla corrispondente orecchietta. + +--Capisco, capisco, rispose Maurizio.--E quali le conseguenze?... + +--Ci vengo. Premettiamo che l'orecchietta sinistra, con le sue +contrazioni, ha per ufficio di spingere il sangue nel ventricolo +sinistro. La valvola si apre allora, abbassandosi; e allora il +ventricolo, ripieno del sangue che l'orecchietta gli ha mandato, si +contrae a sua volta per ispingerlo nell'aorta. Ci siete? Orbene, se la +valvola è insufficiente, che cosa avverrà? che il sangue, alla +contrazione del ventricolo, non andrà tutto verso l'aorta, ma in parte +rifluirà verso l'orecchietta; e questa a sua volta, ingombrata da +questo ritorno, non potrà accogliere tutto il sangue che +contemporaneamente le verrà trasmesso dalle vene polmonari. Quindi +ristagno nei polmoni, ristagno che sarà risentito dalla parte destra del +cuore, che non potrà scaricare nei polmoni tutto il sangue venoso. + +--E tutto ciò,--disse Maurizio,--è molto pericoloso? + +--Sì e no;--rispose il medico.--Durante la gioventù e l'età verde, la +natura trova qualche compenso sulla dilatazione del ventricolo destro e +della orecchietta corrispondente. Più tardi, venendo un po' meno la +forza di resistenza, o per indebolimento da qualsivoglia causa prodotto, +o per indurimento di vasi, a cagione dell'età, il disequilibrio cardiaco +è maggiormente sentito. Allora i moti disordinati, le fatiche protratte, +le passioni, specie se afflittive, avendo grande influenza sul cuore, +possono facilmente esser cagione di lipotimìe, o deliquii che vogliamo +dire, di sincopi, di morte improvvisa. + +--Mi fate fremere;--disse Maurizio. + +--Parlo dell'età inoltrata, s'intende;--ripigliò il medico.--Qui non +siamo nel caso. + +--Ma ad ogni modo, _principiis obsta_, non è vero? E quale è la vostra +cura? + +--Quella che ho incominciata: è la solita; non c'è novità, in questa +materia; infusione di digitale, pillole di sparteina, gocce di +strofanto, tutte sostanze vegetali, tutti rimedii cardiaci, +rallentatori, riordinatori delle funzioni del cuore. E poi decotto di +china; è un corroborante. Vedete, signor conte; abbiamo ancora delle +armi per difenderci. Ed anche la gioventù, che è una buona corazza, per +chi la possiede.-- + +Il medico aveva un bel dire di gioventù, di cose non certe, e ad ogni +modo di pericoli ancora lontani. Maurizio aveva ricevuto il colpo in +pieno, e il colpo gli era andato all'anima. Anche il pericolo lontano lo +sgomentava; ed egli non poteva avvezzarsi all'idea della morte di +Gisella, neanche in un lontano futuro. Bella virtù dell'amore, che +sempre s'illude di vivere eterno! Intanto, fra questi terrori, che gli +furono aggravati dal troppo pensare delle ore notturne, Maurizio fu +colto dalla febbre; e la mattina seguente, poichè egli non ebbe forza di +alzarsi dal letto, si dovette chiamare il medico per lui. Povero medico! +Per la prima volta che aveva parlato un po' a lungo, dando ragione +dell'arte sua, faceva un bel guadagno davvero! Capì allora molte cose, +il buon discepolo di Esculapio; ma non le disse, non le ripetè neanche a +sè stesso. La vista continua di tanti mali ha educati i medici alla +religione del segreto. Per quella volta non fece nessuna diagnosi. Aveva +trovata una gran febbre, una eccitazione generale dell'organismo, il +volto acceso, gli occhi scintillanti, e una tale palpitazione al cuore +dell'infermo, da sentire lo scuotimento del viscere senza bisogno di +mettergli la mano sul cuore. A questi primi sintomi di una meningite, si +aggiunse tosto il delirio, il vaniloquio. Il buon dottore non istette a +pensar più che tanto; mise mano all'antipirina, alla fenacetina; poi +ordinò ghiaccio alla testa, ghiaccio pesto in bocca, ombra nella camera, +anzi buio fitto, e riposo assoluto. + +La febbre era già salita di alcune linee sopra i quaranta gradi, e non +accennava a lasciarsi domare. Cominciò allora per Maurizio la triste +sequela delle pazze visioni. Le immagini come le idee s'inseguivano +nella sua mente con una rapidità vertiginosa, senza che alcuna potesse +giungere al suo compimento, incalzate com'erano, l'una sull'altra, a +guisa di flutti alla spiaggia, quando il mare è in tempesta. E il mare +appariva quasi sempre minaccioso, terribile, ora strappandogli una amata +creatura dalle braccia, ora inabissandolo insieme con lei, che atterrita +si avvinghiava al suo collo. Quando non era il mare, era una cascata +rumorosa, che si spandeva d'ogni lato, sgretolando il masso, +scoscendendo il terreno, abbattendo, inghiottendo ogni cosa, scrollando +ad ogni tratto un torrione su cui egli e lei erano rimasti prigionieri. +Unica via di salvezza, prender lei in collo, spiccare un salto, +afferrare un ciglione non ancora intaccato dalle acque irrompenti; ed +egli tentava, lanciandosi a volo col dolce peso sulle braccia; ma +proprio allora si smottava il terreno sotto i suoi piedi, ed egli e lei +rovinavano giù, giù, sempre più giù nell'abisso, senza toccare mai +fondo. E poi, di qua, di là, strani animali che s'avventavano, parole +misteriose che apparivano sui muri di un ignoto edifizio, voci arcane +che uscivano sibilando dallo spiraglio di una caverna, lampi sinistri +nel buio, fragori sordi, rombi sotterranei, tanaglie strette alla gola, +risa beffarde nell'aria, fornaci in fiamme, tutti i tormenti, tutte le +paure, tutte le follie della ragione turbata. + +Stanco, abbattuto, disfatto da tanti viaggi, senza potersi formare +un'idea del tempo che erano durati, vide ancora Gisella, ma non più in +pericolo con lui. Egli era disteso in un letto, con le membra +prosciolte, mentre Gisella andava e veniva per la sua stanza, insieme +con Albertina; ambedue in aspetto d'infermiere, di assistenti al suo +capezzale. Ebbe allora un senso di dolcezza, di sollievo, di refrigerio +allo spirito, e pregò tacitamente le potenze invisibili a cui era stato +così lungamente in balìa, che non mutassero più la visione. Fu quello il +suo ritorno alla coscienza della vita; ritorno lento, timido, incerto, +ma a grado a grado più chiaro. Era ben lui che vedeva intorno a sè; ma +era nel suo letto, ammalato, e vedeva il vero: non più sgomenti, non più +terrori, non più larve di sogni, non più visioni di febbre. + +La bella creatura spiava quel ritorno dell'infermo in sè stesso. Lo +indovinò alla insistenza con cui egli guardava verso di lei, dovunque +ella andasse o da una parte o dall'altra della camera. Meglio ancora lo +intese, essendogli venuta vicina, al desiderio ch'egli mostrava di +parlarle, allo sforzo che faceva per balbettare il suo nome. Ma ella non +voleva che l'infermo si affaticasse; voleva essere un conforto, un +argomento di sollievo, non una cagione di nuovo abbattimento per lui; e +involgendolo tutto d'un sorriso amoroso, si recò un dito alle labbra, in +atto di dirgli: Silenzio, per ora! + +Maurizio era tanto spossato allora, quanto era stato da prima in +orgasmo. Obbedì, come un bambino buono al comando della mamma; avrebbe +obbedito ad un così dolce comando, se anche fosse stato nella pienezza +delle sue forze. Così passarono due giorni, in cui gradatamente si +riebbe: ma ancora non si muoveva dalla sua postura di giacente. Buona +postura, per altro, se quella adorata gli veniva dappresso e chinava la +faccia amorosa a guardarlo. Ah, i belli occhi d'indaco, sprazzi di +faville d'oro! Ma c'erano anche delle lagrime, che inumidivano le +ciglia, senza spegnerne il lampo. + +--Sono stato dunque molto male?--mormorò egli il secondo giorno di +quella lenta risurrezione. + +--Sì, povero Rizio!--bisbigliò la cara donna, chinandosi ancora un +tratto su di lui.--E sono stata io, non è vero? io la cagione del tuo +male! Ma voglio che tu guarisca, m'intendi? lo voglio. Ad ogni costo, +risanerai; non ti ammalerai più; non avrai più da soffrire, te lo +prometto. + +--E tu?--mormorò ancora l'infermo, aprendo ben gli occhi, come se +volesse significarle colla intensità dello sguardo tutto quello che non +poteva dirle colle parole. + +--Io? nulla; ora sto bene. Ve l'ho detto, che era una cosa di poco; +perchè spaventarti? Mi ero troppo esaltata; avevo anche fatto dei +digiuni troppo lunghi. Ma ora non più. Ragiono un po' meglio, sai? E +sono tua;--soggiunse con un filo di voce, ma con una intensità di +accento che andò al cuore di Maurizio;--tua mi capisci? E voglio esser +tua, viver tua, morir tua.-- + +Maurizio sorrise; una vampa di felicità gli corse alle guance, gli +brillò dagli occhi accesi. Le labbra si tesero, cercando, chiedendo, +pregando. Ma ciò non era da savio, e la buona infermiera lo chetò con un +gesto che voleva dir molte cose. + +Poco stante ritornava il generale. Anch'egli capitava ogni giorno; ed +erano già sei, che Maurizio era caduto infermo; ma egli non restava a +lungo, avendogli il medico ordinato di fare del moto. Quel giorno, +trovando il convalescente di migliore aspetto, il generale diede la +stura ad una bottiglia di buon umore, _première marque_, che teneva in +serbo per il suo amico Vaussana, quando fosse in grado di assaggiarne. E +lo chiamava il suo «_intéressant moribond_» e gli ripeteva la facezia +feroce di Robert Macaire al povero ammalato: «_allez, allez à +l'Hôtel-Dieu; on fera des manches de couteau avec vos os, on en fera +des jeux de dominos, on en fera des boutons pour guêtres._» Ed anche +quel genere tutto mascolino di celia faceva ridere Maurizio. + +--Ma sapete, interessante moribondo,--continuava il generale,--che ci +avete spaventati ben bene? Ve lo dico ora, che ne siamo fuori. E come +lavoravate di fantasia! Ci avete fatto perfino un trattato di storia +naturale, insistendo particolarmente sul capitolo dell'ornitologia. Non +parlavate che di nidi tra i rami, di passere, di lucherini, di +cardellini; di questi ultimi sopra tutto. Certo li avete amati molto, da +ragazzo. + +--La febbre!--mormorò Maurizio. + +--Sì, capisco, la febbre. Ma c'è anche la sua ragione, nel ritorno di +certe immagini, quando la febbre lavora;--ripigliava il generale.--Si +ridiventa bambini. Il fatto è scientificamente dimostrato. Il nostro +cervello è come una cipolla, per rispetto alle impressioni ricevute, una +cipolla di tante tonache sovrapposte. Si guastano nella malattia le +impressioni più superficiali, si cancellano le più recenti, e le più +antiche rimangono, vengono per così dire alla vista. Si cita il caso di +un ammalato di malattia cerebrale, che sapeva otto lingue, e ne perdette +parecchie via via, nell'ordine contrario a quello in cui le aveva +imparate. Basta, per voi non è stato il caso; quella brutta cosa della +meningite è stata scongiurata dal nostro grande Soleri. Ma è sempre +strano il fatto di quei ricordi d'infanzia ritornati a galla, +ridiventati padroni del campo.-- + +Bisognava lasciargli credere quel che voleva, e Maurizio non si provò a +contraddirlo. Il buon umore di quell'uomo era la pace sua, per allora, +era la certezza di veder sempre Gisella. Andava sempre e veniva, la +bellissima creatura; pensava a tutto, lei, prevedeva tutto, faceva +tutto, e covava il suo malato con gli occhi, come una madre il suo +bambino. Mai convalescente fu tenuto nella bambagia più e meglio del +signor di Vaussana. La stupenda infermiera cedeva a tutti i suoi +capriccetti; lo involgeva nelle sue occhiate fosforescenti, +accostandogli il cucchiaio alle labbra; o chinandosi su lui per +ravviargli il lenzuolo sotto il mento, lo inondava di fragranze soavi. +Il medico, vedendo opportuno il momento, prese a rinvigorirlo con +qualche pezzetto di carne, con vino generoso e qualche goccia di cognac. +Ma più fece un bacio leggero leggero che una mattina sfiorò furtivamente +le labbra di Rizio. + +--No, non più vane paure;--bisbigliava a lui una soavissima +bocca.--Credere è bello; ma bisogna credere come te. Hai ragione tu, +Rizio; Iddio, che ti ha condotto sulla mia strada, che ha voluto essermi +rivelato da te, non può volere che io ti abbandoni.-- + + + + +CAPITOLO XVII. + +L'apparizione. + + +La mattinata era stupenda; l'aria calda, attraversata da piacevoli +ondate di frescura; il cielo uno splendore di azzurro perlato; la +montagna una festa di colori svariati, dal verde cupo e dal metallico +lucente allo smeraldino, al giallo tenero, con chiazze ferrigne, +rossastre, turchine, disposte qua e là nelle curve del terreno, nelle +insenature delle balze, nel mutarsi dei piani in lontananza; involto il +tutto, fuso, attenuato, in una tonalità violacea, che s'inteneriva negli +sfondi fino alla espressione del grigio. Un buon tepore si svolgeva dal +terreno, e in quel tepore si stemperavano, vaporando, tutte le fragranze +della selva e dei prati. Maurizio respirava a larghi polmoni aria, +tepori e fragranze, dando anch'egli, a quell'angolo di paradiso +terrestre, il suo profumo di felicità. Come era bella la montagna, e +come pareva contenta di sè! Ginepri e pini, frassini, corbezzoli ed +eriche, sterpaglie, rovi e fiammole, tutto verdeggiava, luccicava, +rideva dai ciglioni, dalle zolle, dai sassi; ogni arbusto, ogni +frutice, ogni più umile pianticella del bosco, persino la cèspita dalle +foglie glutinose, perfino i muschi del prato e i licheni dei grigi +lastroni scabrosi, sfaldati a migliaia d'inverni, avevano qualche cosa +da dire al sole, all'aria, agli insetti alianti e ronzanti, contenti +anch'essi di vivere, di respirare, di splendere. + +--Voi felici!--disse Maurizio, vedendo due uccellini che si rincorrevano +a brevi volate tra gli alberi.--Ma sono felice ancor io, sapete? Ella +verrà fra poco, per pochi momenti forse, troppo pochi al mio desiderio, +ma verrà, verrà.-- + +E andava ripetendo sottovoce le due sillabe del verbo gaudioso, per +sentirne meglio, per assaporarne tutta la dolcezza ineffabile. Gisella +aveva promesso; sarebbe apparsa senza fallo. Che festa, la cara donna +che si aspetta! e come è bello il momento che fugge, avvicinando sempre +più l'ora della dolce apparizione! e come il luogo dove la cara donna è +aspettata, si anima, sorride, si compone a bellezza, preparandosi a +riceverla! + +Assai prima di vedere la gran ruota del mulino, Maurizio lasciò il +sentiero battuto che tutti i giorni lo conduceva alla Balma. Non andava +alla Balma, per allora; s'inerpicava verso l'Aiga, e non gli bisognava +risalir la costiera più in là; era anzi prudente risalirla più in qua +dal mulino, evitando ogni incontro molesto, ogni sguardo importuno. E +risalendo, inerpicandosi di ciglione in ciglione, sentiva la cascata +rumoreggiare lontana sulla sua testa. Di tanto in tanto vedeva il +ruscello nei serpeggiamenti del suo alveo, affondato tra rupi e cespugli +in una piega del monte; i suoi passi frattanto si spegnevano sul morbido +tappeto delle zolle erbose e dei muschi, mentre lo coprivano d'ombre +discrete i rami degli ontàni e dei salici, onde erano vestite le balze. +Così muovendo frettoloso per l'erta, trovando da esperto montanaro i +passi più facili, le scorciatoie più pronte, afferrò l'orlo di un borro, +sotto l'alta rupe donde precipitava in basso il gran volume delle acque. +Lassù il burrone faceva conca per un giro abbastanza largo; in quella +conca le acque si stendevano in forma di fossato, innanzi di cercarsi, +tra nuovi scoscendimenti, la via; e là, dove incominciavano a trovarla, +era gittato un pancone, che faceva ufficio di ponte. Il luogo alpestre +era improntato di un'orrida bellezza. Davanti a Maurizio, e da tant'alto +che pareva dovesse rovesciarglisi sulla testa, si dirupava la candida +massa liquida, scintillante, spumeggiante, sempre in moto e sempre +uguale nell'ampiezza del suo volume, venendo a frangersi in una larga +incavatura del masso, donde rimbalzava divisa, sparpagliata, come una +immensa capigliatura fluente di spume, in cento rivoli capricciosi e +canori. Quanti scintillamenti cristallini! quante voci argentine di là! +Ben vieni, parevano dire quelle voci a Maurizio, ben vieni. Frattanto, +sul margine della cascata, l'arcobaleno stendeva a mezzo cerchio la +fascia diafana dei suoi sette colori. Mai l'arcobaleno dell'Aiga era +apparso più glorioso a Maurizio, più intenso, più luminoso, più vivo. + +--Com'è bella,--pensava egli,--come è poetica la leggenda dei popoli +primitivi! Hanno veduto nell'iride il pegno dell'alleanza tra Dio e le +sue creature. Infatti, che cos'è l'arcobaleno? Un sorriso della luce +dopo la tempesta. Qui le gocce del nembo, sciolte in vapori e sospese +nell'aria, rifrangono i raggi del sole; ed è il sole, immagine di Dio, +che si specchia in questo basso strato d'aria, largito per condizione di +vita ai mortali.-- + +In un impeto di amore, Maurizio scoccò un bacio col sommo delle dita +all'arcobaleno, che parve intenderlo, e gradire l'omaggio, muovendosi +leggero leggero, quasi per far brillare i suoi colori d'una luce più +viva. + +Un'altra cura trattenne Maurizio colà, per alcuni minuti. Lungo le +muscose pareti della stretta per cui scendeva la massa, delle acque, +crescevano molti ciuffi di capelvenere, facendo ad ogni zampillo, ad +ogni soffio di vento, tremolare sui lunghi picciuoli neri lucenti le +verdi foglioline disposte a ventaglio. Quei graziosi e ben nomati ricami +della natura piacevano tanto a Gisella; ed egli ne raccolse un bel +pugno, per comporne un mazzetto, insieme con certi fiorellini azzurri +che si vedevano spuntare qua e là. Fatto il suo bottino, ripigliò la +sua strada per l'erta: pochi minuti dopo giungeva alla macchia dei +nocciuoli. Era là dietro, il torrione; era là, nascosto ancora ai suoi +occhi, nascosto agli occhi di tutti, il suo nido. Ah, come gli batteva +il cuore, afferrando quel colmo! E come fu lieto, mettendo il piede nel +suo quieto rifugio! L'aspetto del luogo non era punto mutato; più folta +la frappa, se mai, avendo i nocciuoli messo altri polloni in primavera. +Tronchi grossi e sottili, asticciuole e virgulti, mettevano fuori gran +ciocche di larghe foglie cuoriformi, arrotondate alla base. Già sulle +vette dei rami si vedevano formati, a due, a tre, a quattro in un +grappolo, i lunghi involucri verdolini campanulati e polposi, nel cui +seno veniva crescendo il frutto, dal guscio ancora bianchiccio. Maurizio +ricordò che da bambino li addentava volentieri, quei verdi invogli +coriacei, per assaporarne il sugo aspretto, non dispiacevole al palato. +E non era egli un bambino anche allora? Lasciava stare gli invogli delle +nocciuole; ma componeva mazzetti di capelvenere e di talco celeste; +intanto gli batteva il cuore nel petto. La cara donna sarebbe venuta +lassù. Non più terrori, oramai; sarebbe venuta. + +Terrori! e di che? Ma infine, Dio santo, perchè avete voi acceso questo +fuoco nel cuore della vostra creatura? Non è un sacrifizio a voi, +l'amore? non è un inno di lode per voi? Perchè dovremmo insospettircene? +perchè dovremmo impaurirne? La legge, si dice. Ma l'uomo, l'uomo +soltanto, ha fatta la legge, tela caduca, mutevole e vana; Dio ha fatto +l'amore, la fiamma viva, durevole, eterna. Andate contro la legge; è +niente, o poco meno di niente: andate contro l'amore; è lo schianto del +cuore, il tormento dell'anima, la morte. + +Ella e lui erano stati per morirne. Ma ora non più. Ed ella non doveva +morire. Il medico aveva voluto veder troppe cose, in un momentaneo +malore; si era troppo turbato di alcuni indizi fugaci, non sintomi, +simulazioni di sintomi. Se si dovesse badare a tutte le passeggere +irregolarità dell'organismo, ci sarebbe in verità da temere di averle +tutte, le malattie dei trattati. Anch'egli, quante volte non si era +sentito male nel corso della sua vita! quante volte, senza saper come nè +perchè, non si era sentito andar via il cervello e la terra mancar sotto +i piedi! Il medico di bordo gli aveva detto ridendo: inezie, +scioccherie, scherzi del sangue; assottigliate questa volta, corroborate +quest'altra; due giorni di dieta; nutritevi di più, ed altre cose +simili. Quello era un dottore che la sapeva lunga. Ma quell'altro, il +medico di San Giorgio! Un brav'uomo, e non c'era niente a ridire. Ma +quel brav'uomo si era ingannato. Come non esserne persuasi, oramai? +Gisella non era stata mai così bella, così fiorente di salute, come dopo +quel piccolo male, che aveva messo tutti in ansietà, e non era poi che +l'effetto di un malaugurato cambiamento negli usi quotidiani della +vita. + +E bellissima, e fiorentissima, la cara donna aveva bisbigliato la sera +innanzi a Maurizio: + +--Domani andrò da Biancolina. È un pezzo che non vedo quella povera +gente.... e quella bella montagna. + +--Ci sarò io?--aveva chiesto egli tremando. + +--Con che aria me lo domandate! Rizio farà bene ad essere da per tutto, +come è nel mio cuore;--aveva ella risposto.--Tanto più, se vuol +rinunciare a quella cera di funerale, che sembra accusarmi continuamente +di crudeltà.-- + +Rizio si era sentito un gran rimescolo al cuore; il sangue gli era corso +veloce alle tempie; gli occhi volevano schizzargli fuori dalle orbite. +Se in quel punto lo avesse veduto il medico di San Giorgio, sicuramente +ordinava un'altra applicazione di ghiaccio. Strano dottore, che non +vedeva altro se non meningiti e vizi cardiaci! + +Finalmente, ella doveva giunger lassù. Non più tormenti per lui, salvo +quello di attenderla due o tre ore sulla montagna. Tanto tempo? Ma sì: +con la solita prudenza egli aveva anticipata di tre ore la salita: +facendo il giro largo e fermandosi al bosco, aveva consumato un'ora; +lassù, poi, nel rifugio dell'Aiga era fuori d'ogni pericolo d'essere +frastornato, perfino di esser veduto. Da quella banda i Feraudi non si +mostravano mai; egli piuttosto avrebbe dovuto mostrarsi al Martinetto, +poichè laggiù, con aria di non aspettarla, doveva incontrare Gisella. +Ma a quell'incontro fortuito non voleva andare troppo prima dell'ora. +Che cosa avrebbe fatto laggiù? con qual pretesto avrebbe fatto una lunga +fermata, egli che non soleva restarci più di quindici minuti, il tempo +di salutare, di chieder notizie e di carezzare i bambini? Non si sarebbe +sospettato che egli sapesse già della venuta, di Gisella, e che appunto +per lei fosse andato a far sosta sull'aia dei Feraudi? Così, facendo +l'ora del ritrovo, meditando la sua prossima felicità, sognando ad occhi +aperti, guardava ad ogni tanto l'orologio. I minuti gli parevano secoli, +e sempre al medesimo posto quelle lancette del malanno! Che cosa +avevano, le due sottili asticciuole d'acciaio? Fatte per camminare, non +volevano dunque più muoversi? + +Le lancette ebbero pietà di lui, ma un po' tardi, non un minuto prima +del convenuto. Sono così metodici, gli orologi! Per uno che corre, +quanti che ritardano! Erano le undici meno pochi minuti, quando egli +uscì dal rifugio, e lento lento si avviò verso le rovine del Martinetto. +Aveva lasciato sul sedile di pietra del torrione il suo mazzolino di +capelveneri e di fiorellini azzurri, destinato a lei, e che perciò non +doveva esser veduto anticipatamente da altri. Sceso sotto le rovine, si +avviò per il solito sentiero che correva lungo la costa del monte, ed +apparve alla vista del casolare dei Feraudi, avendo l'aria di venirsene +a passo a passo dal Castèu. Lo videro da lontano i bambini, e Vittorio +fu il primo a gridare: + +--Il signor Maurizio! il signor Maurizio che viene da noi.-- + +Rosina accorse a sua volta, battendo le palme in segno di allegrezza; +dietro a lui si affacciò Biancolina. + +--Questi ragazzi vi fanno ritardare;--diss'ella, vedendo il signor di +Vaussana, che lasciava la strada per prendere il sentieruolo del +casolare.--Andate alla Balma? + +--Sì, per portare alla contessa un'ambasciata di mia sorella +Albertina;--rispose Maurizio, che sentiva il bisogno di preparare un +buon pretesto.--Ma ci ho tempo;--soggiunse.--Tanto, a quest'ora non +avranno finito di far colazione. E come va la salute? + +--Bene, signor Maurizio; grazie a voi, non abbiamo più tempo di star +male. + +--Non dite questo, Biancolina. C'è qualchedun altro che vi assiste, e un +po' meglio di me. + +--Volete dire quell'angelo della signora? La metteremo, se mai, a pari +con voi. Son cinque giorni che non abbiamo la fortuna di vederla. + +--Glielo dirò; glielo dirò, che non vi trascuri;--disse di rimando +Maurizio, che non aveva l'aria di volersi rimettere in cammino per far +la commissione.--E i vostri balocchi, bambini? Li avete già rotti? è il +caso di rifarvi la provvista?-- + +Ne avevano infatti dei rotti; un cavallino, tra gli altri, a cui +mancavano due gambe, e un cane che non abbaiava più, per essersi +scollata la pelle del manticino. Ma ne avevano ancora dei nuovi, o +quasi: un'arca di Noè, fabbricata a Norimberga, con otto o dieci animali +ancora presentabili, e un alfabeto di legno, a cui, per miracolo, non +mancavano che due o tre lettere. Quell'alfabeto era per allora il gran +divertimento dei piccini. Vittorio conosceva già tutte le lettere; +Rosina, più precoce di lui, compitava già qualche sillaba. + +Seduto accanto alla tavola di cucina, Maurizio si divertì ad ordinare in +varie forme parecchi tasselli di quell'alfabeto infantile. Cominciò col +nome di Biancolina, e finì con quello di Gisella, tenendo desta +l'attenzione dei ragazzi, e ammirando la prontezza con cui sillabava la +piccola Rosina. Così nessuno si avvide della contessa Gisella, quando +ella apparve sull'aia; e la bella signora, capitando improvvisamente là +dentro, fu accolta da un grido di lieta maraviglia. S'intende che il più +maravigliato di tutti parve il signor di Vaussana. + +Vestita del suo prediletto color bianco, rallegrato dalle solite +screziature di rosso, fresca, giovanile più che mai nell'aspetto, +animosa nel sorriso delle labbra e nello sfavillìo delle pupille +d'indaco, la contessa Gisella giustificava pienamente l'opinione di +Maurizio: non era mai stata così bella come allora. Cessata la festa di +tutti per la sua improvvisa apparizione, rimase lungamente a discorrere +con Biancolina, a baloccarsi coi ragazzi, tenendo sulle spine Maurizio, +che vedeva oramai correr tanto veloce il tempo, quanto era stato lento +da prima. Egli chiedeva a sè stesso come mai avrebbe fatto la signora a +spiccarsi di là, e incominciava a temere ch'ella non volesse più +muoversi, se non per ritornare alla Balma. + +--Sapete?--le disse, dopo aver almanaccato un bel pezzo.--Venivo a farvi +un'ambasciata da parte di mia sorella Albertina. + +--Non ce ne sarà più bisogno,--rispose Gisella,--perchè vado io da lei. +Come vedete, ero in istrada. Ma voi, piuttosto, signor Maurizio, non +avevate gran fretta di giungere alla Balma. + +--Mi hanno veduto i bambini, mentre passavo di là sotto;--replicò egli, +felice di avere avviate le cose.--Perciò mi son fermato un momento; come +voi, signora, come voi. + +--Quanto a me,--disse Gisella,--è un altro affare. Io non passo mai di +qua senza fermarmi al Martinetto, per salutar Biancolina. Del +resto,--soggiunse cerimoniosa,--ci ho guadagnato d'incontrarvi e di +avere un buon compagno per la discesa. Venite dunque, Vaussana, e faremo +anche il giro più largo. Così mentirà una volta ancora la vostra +impresa: _tout droict Sospel_. + +--Così la spiegate?--diss'egli, facendo bocca da ridere. + +--E come no? Siete l'uomo dei gran giri, voi; ed anche delle lunghe +fermate. Ci avete sempre qualche albero da ammirare, qualche sasso da +adorare, qualche filo d'erba da restarci incantato.-- + +In questo modo era trovata la gretola. Salutata Biancolina, fatta una +piccola distribuzione di confetti a Rosina e a Vittorio, la bella +signora si avviò con Maurizio per la discesa; ma senza continuarla a +lungo. Giunta appena fuor dalla vista del casolare, prese con Maurizio +il sentiero verso le rovine del Martinetto. Finalmente! Ma ella tremava +un pochino, prendendo il braccio che le offriva Maurizio. + +--Ah!--esclamò egli, turbato.--Che avete? + +--Nulla, nulla, son forte, più forte che tu non immagini;--s'affrettò +ella a rispondere.--Povero mio Rizio! Hai tanto sofferto, non è vero? + +--Mio Dio!--mormorò egli.--Temevo di non vederti più.... così, come +quest'oggi. E sarebbe stato un orrore. + +--A chi lo dici! Ero ben cattiva;--rispose ella, reclinando la bionda +testa sul petto del compagno.--Ma voglio che tu mi perdoni; voglio che +tu viva, che non ti ammali più, mio povero Rizio. Che viso hai tu, +quando soffri! e come mi levi allora il coraggio! Ho combattuto, ho +resistito a lungo; ma sono stata vinta, vinta, per non ripigliarmi mai +più. L'ho detto ieri, l'ho giurato a me stessa: non sarà mai che il +povero Rizio soffra tanto per cagion mia. Soffrivo anch'io, sai? Ma per +me avrei sofferto ancora; non ci avrei badato; avrei saputo morire. Per +te, no; per te mi son mancate le forze. Pensando come sei stato male, +come hai vaneggiato, come hai delirato, mi sento un'altra, capisci? +un'altra; quella di prima, dei giorni belli, che erano i tuoi, come +questa povera creatura, che ritorna nelle tue braccia.-- + +Rabbrividì, entrando nella macchia; ma si riebbe, sotto un bacio di +Maurizio, nel punto che egli metteva il braccio davanti a lei, per +isviare i rami dei nocciuoli e darle passo nel folto. Voleva esser +forte, valorosa, allegra; e sorrise al suo nido così bene ascoso nel +verde, nell'atto di porre il piede sulla soglia del terrazzo. Ma il +sorriso le morì sulle labbra, ed ella tremò tutta, vedendo un gesto di +turbamento del suo dolce compagno. + +--Che hai, Rizio?--gli domandò sbigottita. + +--Nulla, nulla;--rispose egli, padroneggiandosi a stento.--Dei fiori, +per voi.... Credevo di averli lasciati qui.... Li avrò forse portati con +me, senza avvedermene, e mi saranno caduti.-- + +Parlava così, cercando d'ingannare sè stesso. Ma era ben sicuro del +contrario, e tremava. + +--Caduti? Certamente, ma non laggiù;--diss'ella, che in un volger +d'occhio aveva frugato da per tutto.--Sarebbero questi, per caso?-- + +Così dicendo, muoveva verso il parapetto, e si chinava a raccattare in +un angolo un mazzolino di capelveneri. + +--Son questi, sì, son questi;--rispose Maurizio, respirando.--Ma come +così lontano dal sedile, dove io li avevo collocati? Perchè mi ricordo, +ora, mi ricordo bene di averli posati qui, al vostro posto. + +--Ebbene?--ripigliò Gisella.--Erano qui? Rimettili dove li avevi +lasciati. Vedi? ruzzolano ancora; segno che il sedile non è ben piano. +Che caro spericolone, il mio Rizio! e come corre subito a pensare il +peggio! Eravamo già lì col mal augurio, non è vero?-- + +Maurizio sorrise, e si calmò. Ma aveva avuta una bella paura. + +--No, no;--rispose egli.--Cioè, diciamo pure di sì. Temevo di aver +perduto quei fiori: e sarebbe stato veramente un cattivo augurio per +me.-- + +Non voleva dire: temevo che qualcheduno fosse stato qui, mentre eravamo +laggiù. Del resto, il dirlo sarebbe stato inutile, poichè i fiori erano +stati ritrovati, e l'esperimento di Gisella aveva dimostrato in che modo +fosse caduto il mazzolino. Egli era persuaso oramai, e voleva +discacciare tutti i negri pensieri. Per discacciarli bene, bastava +guardare quella stupenda creatura nel viso. Com'era bella. Dio santo! +Maurizio la trasse a sè, con una gran sete di baci che gli ardeva il +sangue, che lo stringeva alla gola. + +Momento supremo! Stanchi di rincorrersi tra i rami, gli uccellini +posavano sotto la frappa, sotto la bella frappa tinta di un verde +carico, vaporante all'aria tiepida del mezzodì gli acri profumi dei +succhi vigorosi. Dormiva la brezza sotto la vampa del sole; e ad ogni +palpito lieve del suo buon sonno, si muovevano lenti i chiari smeraldi +onde i raggi solari frastagliavano capricciosamente i vani strati +diseguali del cupo fogliame. In quell'alta pace delle cose, sola +continuava ad agitarsi la cascata d'Aiga, rapida, fremebonda, impetuosa +nella sua curva rutilante, cantando con assiduo metro all'abisso la sua +canzone d'amore. E mentre essa volava piombando con desiderio infinito +nel seno dell'amato, Rizio stringeva fra le sue braccia la bella +creatura adorata, guardandola negli occhi, divorandola coi baci, e poi +guardandola ancora, insaziato, insaziabile. Strana bellezza di quegli +occhi! Per entro all'umor cristallino dal colore dell'indaco stemperato, +nuotavano pagliole d'oro, simili alle vene ed ai punti del prezioso +metallo ond'è sparsa la massa turchina del lapislazzoli. Ma in questa +gemma è l'oro imprigionato ed immobile: in quegli occhi divini, come in +gemme viventi, indaco ed oro palpitavano balenando; ed ogni palpito era +una voce del cuore, ogni baleno un pensiero dell'anima, che si +sprigionava di là, involgendo, accarezzando, inebriando. Momento divino! +Le anime si son ritrovate; le anime si ricongiungono in quel punto; le +anime si confondono l'una nell'altra, invocando l'eternità dell'istante. +Sempre, van ripetendo le labbra, sempre, sempre! E nella dolce parola, +proferita con tutta la energia di cui l'accento umano è capace, non una +lettera si perde, ognuna ha suono, colore e calore. La prima sillaba è +una aspirazione intensa, come di preghiera in cui tutti i sentimenti si +stemprino; la seconda riproduce la stretta violenta d'un bacio che +scocchi premendo; le collega ambedue una profonda caduta, un abbandono +confidente dell'essere. Sempre! O buon Dio, clemente e misericordioso +Signore, che di tanta tenerezza, di tanta soavità, di tanta beatitudine +avete fatto l'amore, perchè non fare di eternità il suo momento supremo? +È ben vero che l'eternità parrebbe anch'essa un istante, e mai come +allora si sentirebbe che le due cose son una. + +Tutto ad un tratto la bella creatura sussultò nelle braccia di Rizio. +Gli occhi si dilatarono in espressione di terrore; si scolorarono le +labbra, e ne proruppe un grido d'angoscia. Tremante all'atto repentino, +stringendo più forte la sua Gisella, quasi temesse in quell'istante di +perderla, Maurizio girò tutto intorno gli occhi sospettosi: non vide +nulla di nuovo; ed ancora si volse a lei, chiedendole collo sguardo il +perchè del suo turbamento improvviso. + +--Lui!--mormorò ella con accento soffocato. + +--Lui!--ripetè Maurizio.--Chi? dove?-- + +E guardò ancora, guardò meglio, dove pareva accennare lo sguardo +atterrito di Gisella. Frattanto, alzandosi a mezzo, si atteggiava +istintivamente a difesa. + +--Lui! lui! non vedi?--gridò ella, aggrappandosi spaventata alle +braccia di Maurizio.--No, no, pietà, non mi guardate così!--soggiungeva +con accento supplichevole. + +Allora anche Maurizio vide. I capelli gli si rizzarono sulla fronte, e +un freddo acuto gli corse per tutte le vene. Là, nella frappa, dalla +parte dond'essi erano venuti al rifugio, ritto sul fianco, alta la +testa, in atto severo, vestito d'una gran tonaca di color marrone, si +vedeva un monaco; lui, lui, il padre Anselmo da Carsoli. Immobile della +persona, irrigidito nel suo atteggiamento spettrale, non accennava di +voler fare un passo più avanti; ma, a guardarlo bene, si vedeva +tentennare lentamente il capo, con aria di muto rimprovero. Ad un tratto +levò il braccio e tese la mano, minacciando col gesto, come già +minacciava collo sguardo. + +Maurizio era rimasto un istante perplesso, fissando con occhi sbarrati +la strana apparizione. Ma tosto, irritato da quel gesto minaccioso, non +potendo più sopportare la tetra luce di quello sguardo severo, fece +l'atto di avventarsegli contro. Gisella lo trattenne, Gisella che si +avvinghiava disperata al collo di lui. + +--No, no,--ripeteva ella, come pazza di terrore.--Abbiate compassione! +Dannata no.... dannata no. Voi me lo avevate detto; è vero, sì, è vero; +sareste venuto a rinfacciarmi il mio delitto, venuto ad ogni modo, in +ogni tempo, dovunque vi foste trovato, a punirmene. Lo so, padre, lo so. +Ma egli moriva, moriva per cagion mia. Perdono! Iddio non poteva +volerlo; perdono!-- + +Il colpo era stato troppo grave, l'esaltazione troppo grande; la povera +creatura, disfatta dallo sforzo violento, ricadde inerte nelle braccia +di Maurizio. Fremente di sdegno, egli l'adagiò sul sedile, e libero +appena del caro peso si scagliò contro il monaco. Più nulla; il monaco +era scomparso. Ma come? neanche una foglia si muoveva laggiù, dov'egli +lo aveva pur dianzi veduto; nè alcuno strepito di rami smossi si udiva +nella macchia, nè alcun rumore di passi tra gli sterpi. Un fantasma, +dunque? E la povera Gisella nel suo terrore, ed egli sotto la pressione +delle braccia di lei, erano stati in balìa d'una medesima allucinazione? + +Gisella era svenuta. Sbigottito, egli corse all'acqua, risicando ad ogni +passo di scivolar nell'abisso. Là, nel fascio spumeggiante, intrise il +fazzoletto a guisa di spugna, per venire sollecitamente a spruzzarne il +volto e il collo della creatura adorata. Con mano mal destra, ma pronta, +strappando convulsamente dove non poteva slacciare, le aperse la veste +al sommo del petto, per farla respirare più libera. Non ebbe pace, non +ebbe posa, fino a tanto non la vide riaprire i begli occhi languidi alla +luce del giorno. + +Allora, prendendo animo dalla necessità del momento, se la recò tra le +braccia e si avviò verso la macchia dei nocciuoli; proteggendole il +volto come poteva, andando a ritroso, cacciandosi avanti colle spalle e +coi gomiti, si faceva strada a forza tra i rami. Che orrore! che orrore, +se non avesse potuto trarre in salvo la dolce creatura! Ma +finalmente.... finalmente, uscivano da quell'intrico di piante. Ancora +un centinaio di passi, e le rovine del Martinetto erano in vista. + + + + +CAPITOLO XVIII. + +Povera bella! + + +Biancolina Feraudi ebbe quel giorno un segreto da custodire, anche per +suo marito, quando il brav'uomo fu richiamato a gran voce dal pascolo e +mandato in fretta e furia alla Balma, per avvertire il conte Matignon +del triste caso toccato alla sua signora, mentre ella si trovava di +passaggio al casolare del Martinetto. + +Il generale ricevette l'annunzio doloroso mentre ritornava da una delle +igieniche cavalcate che da pochi giorni aveva preso a fare per +ordinazione del medico. Spaventato accorse, ansando e sbuffando, ma +facendo i passi lunghi e frettolosi, come un giovanotto, non avvedendosi +neanche della cattiva strada che doveva fare per recarsi lassù. Quando +giunse, trovò Gisella ancora mezzo vestita, distesa sul letto di +Biancolina, e il medico di San Giorgio al suo capezzale. La povera bella +era inerte, con le braccia abbandonate sul lenzuolo, gli occhi +semichiusi, cerea nel volto, come una morta. + +--Che cosa è stato?--gridò il generale, cacciandosi avanti a guardare, +poi rivolgendosi con gli occhi stralunati verso il dottore.--Parlate, in +nome di Dio! + +--Signor generale, che dirvi?--mormorò il dottore.--È ancora il suo +male. Non era eliminata.... non poteva eliminarsi la causa.... e gli +effetti si ripetono. Fortuna ancora che il signor di Vaussana è venuto +ad avvertirmi subito. + +--Sì,--soggiunse Biancolina,--e fortuna maggiore che i miei piccini +l'abbiano veduto passar qui sotto, mentre dal Castèu si recava alla +Balma. È stata una vera provvidenza che egli si ritrovasse sulla +strada.-- + +Quella brava donna non era stata avvertita nè pregata di nulla; aveva +indovinato tutto, o quasi tutto, e trovava nel suo cuore riconoscente il +segreto delle pietose bugìe. Ma non era tempo per nessuno di fare +indagini troppo minute: l'essenziale era di provvedere, di correre ai +rimedii, di salvare, se fosse possibile, la povera inferma. Che cosa +pensava il medico? che cosa consigliava? Il medico Soleri per allora non +pensava, non consigliava nulla; bensì aveva molto da fare. Ripigliava in +quel punto l'ufficio che dall'arrivo del generale gli era stato +interrotto: con forti, assidue strofinate cercava di riattivare le +funzioni cutanee. Biancolina, dal canto suo, con un gran ventaglio (il +suo ventaglio di sposa, serbato fin allora gelosamente nel suo forziere +nuziale) rinfrescava l'aria al viso ed al petto dell'inferma. + +--Non c'è altro?--chiese il generale, dopo alcuni minuti.--Non c'è altro +da fare? + +--Sì, sì, non dubitate;--rispose il dottore.--Si fa ora quel che si può, +in attesa dei rimedii.-- + +Aveva appena finito di parlare, che si sentì rumore di persone +accorrenti. Giungeva allora il signor Maurizio, affannato, grondante di +sudore, con una sporta tra mani. + +--Ecco;--diss'egli, senza pure avvedersi della presenza del +generale;--vedete se c'è tutto quello che avete ordinato. + +--Siate benedetto!--rispose il dottore, mettendo mano alla sporta, e +traendone fuori l'uno dopo l'altro parecchi involtini, boccette ed +arnesi di varie forme.--Anche del cognac! egregiamente;--soggiunse, +prendendo una bottiglia di vecchio Martel, e versandone alcune gocce in +un piccolo cucchiaio, che accostò subito alle labbra dell'inferma. + +Il generale si buttò nelle braccia di Maurizio, mescolando lagrime e +ringraziamenti. Maurizio, a tutta prima confuso, accolse in silenzio +quella dimostrazione affettuosa, che sentiva di meritar così poco. Ben +presto la loro attenzione fu rivolta alla povera giacente. Le gocce +dello spiritoso liquore l'avevano rianimata un tratto. Ma il respiro era +quasi impercettibile, e si sentivano appena i battiti del cuore. +Raccomandato a Biancolina di strofinar lei le braccia e il seno +dell'inferma, il dottore aveva messo mano ad altri apparecchi, per farle +alcune iniezioni ipodermiche di etere e di liquore anisato di ammonio. +Era di una operosità portentosa, il bravo dottore. Trovò anche modo di +applicare qualche vescicatorio volante, determinato con ammoniaca +liquida concentrata. Oramai, la sporta di Maurizio gli permetteva +quell'abbondanza di tentativi. E ci volevano tutti, proprio tutti, per +far riavere la povera donna. Respirando sempre a stento, aperse gli +occhi e li girò lentamente intorno; riconobbe il generale, allora, e con +un fil di voce proferì il nome di lui. + +--Ettore!... + +--Oh, Gisella, figlia mia!--gridò egli, precipitandosi alla sponda del +letto e dando in uno scoppio di pianto. + +--Via, via! gli uomini non ridiventino bambini!--disse il dottor Soleri, +intromettendosi coll'autorità del suo ministero.--Generale, lasciate +fare; non turbiamo con queste commozioni il poco che si è potuto +ottenere finora. + +--Avete ragione;--disse il vecchio, ritraendosi;--obbedisco. Ma voi +salvatela, dottore, salvatela!-- + +E andò singhiozzando a sedersi in un angolo, accanto a Maurizio, che si +era buttato là sopra una scranna, con gli occhi a terra, senza parole, +senza lagrime. Poco stante giungeva la contessa Albertina che avevano +fatto chiamare i Feraudi. La mite e buona signora del Castèu, col +pronto coraggio silenzioso che è tutto delle donne, prese subito il suo +posto d'infermiera accanto al vecchio dottore. + +Passarono due ore di terribile angoscia per tutti. Il respiro +dell'inferma si era fatto più lento: appena dieci respirazioni al +minuto. Il dottore credette necessario di avvertire che non aveva più +speranze. Veramente, non ne aveva avute mai, dal momento ch'era stato +chiamato. Ma parlava così per trarne occasione di consigliare che si +mandasse pel prete, se pure i conforti religiosi fossero per piacere +alla famiglia. Albertina conosceva l'animo di Gisella: si affrettò a +condurre il generale fuori della camera, per dirgli il parere del +medico, e insieme il suo consiglio, che non poteva essere disforme dal +desiderio della malata. + +--Tutto ciò che vorrete;--rispose il vecchio gentiluomo, stringendosi i +pugni alla fronte.--Se Dio facesse un miracolo! Credete voi che lo +farà?-- + +Albertina levò gli occhi al cielo, e uscita di là spedì subito ad +avvisar l'arciprete di San Giorgio. + +Mezz'ora dopo don Martino era giunto, con la cotta, la stola e la +pisside, involta nel suo copertoio di seta. Dio entrava con lui; si +ritirarono tutti. La giacente accolse don Martino con un lampo dagli +occhi e un sorriso. Certamente aspettava quel momento. Ma non aveva +forza di parlare, per confessarsi; don Martino parlò per lei; all'invito +del confessore, una lieve pressione di mano, un lieve cenno delle +labbra, doveva dire il pentimento delle colpe. L'assoluzione fu pronta, +e pronto del pari fu il rito che univa quell'anima a Dio. Un senso di +beatitudine si diffuse allora sul volto cereo della morente. Il medico +poteva rientrare, e tutti gli altri con lui. + +Il generale era rimasto nella cucina, seduto presso la tavola, con le +braccia ripiegate sulla lastra e il volto ascoso nelle braccia. Doveva +essersi assopito; non si era mosso, infatti, nè alla partenza di don +Martino, nè all'andare e venire degli altri. + +Maurizio entrò a sua volta nella camera, e si accostò al letto di +Gisella. Non poteva più resistere al desiderio di vederla ancora. Il +medico e Albertina stavano a' piedi del letto, preparando una pozione, +ed egli fu solo un istante al capezzale. Gisella aveva gli occhi +semichiusi; lo vide, lo riconobbe, e fece uno sforzo per proferire +qualche parola. Non fu che un soffio, per altro; ma egli intese quel +soffio. + +--Dio perdona;--diss'ella. + +--Oh! perdoni a tutti;--rispose Maurizio. + +Gisella aveva mossa la mano; ed egli aveva presa quella mano. Gisella +allora volse gli occhi, come invitandolo a seguire il suo movimento; ed +egli pure volse gli occhi dove ella accennava. Ah! che voleva dir ciò? +Maurizio rabbrividì, mentre un sudor freddo gli bagnava le tempie. +Dall'altra banda del letto, il frate! ancora il frate! Ma egli aveva il +cappuccio calato sulle spalle; la testa del padre Anselmo appariva +intiera, luminosa; l'aspetto era benevolo, la mano era stesa in atto di +benedire. + +Maurizio s'inchinò umiliato, e lasciò la mano di Gisella. Quando rialzò +gli occhi non vide più il monaco. La visione era sparita. Gisella +sorrideva ancora, e cercava con gli occhi, pareva domandar qualche cosa, +o qualcheduno. + +--Chi?--disse Maurizio--il dottore? + +Ella fece un cenno di diniego col capo. + +--Il generale?--rispose Maurizio. + +Il capo e gli occhi di Gisella accennarono di sì. + +Maurizio si mosse sollecito, e andò dal generale, che era ancora +assopito. Scosso da lui, il conte Ettore si destò in soprassalto. + +--Morta?--esclamò egli, rabbrividendo. + +--No, generale; vi chiede.-- + +Il vecchio gentiluomo accorse, e si chinò con atto affettuoso verso di +lei. Gisella guardò il marito, lo guardò lungamente; poi si sforzò di +sorridergli. Schiantava il cuore, quel triste sorriso. E volle parlare, +la povera creatura; ma non le venne più fatto. Maurizio, che vide +l'atteggiamento di quelle labbra scolorate, Maurizio che ne colse una +sillaba, intese ciò che la morente voleva dire al marito. E si ritrasse +ancora, premendosi il pugno al cuore, che pareva volesse scoppiargli in +quel punto. + +--Ah!--pensò egli.--Perdono! sempre perdono! Chi perdonerà a me il mio +delitto?-- + +Il rantolo crescente diceva che gli ultimi momenti si avvicinavano. Il +medico tentò ancora di richiamare quella povera vita fuggente: ma +l'etere non valse più a prolungarle l'agonia. Erano paralizzate le +contrazioni del cuore; le respirazioni non più di sei al minuto. +Albertina s'inginocchiò presso la sponda del letto, pregando. Anch'egli +inginocchiato, il conte Ettore copriva la mano di Gisella delle sue +lagrime silenziose. Quella mano a grado a grado si raffreddò tra le sue. +Era cessato il respiro, cessato il movimento del cuore; un placido +sorriso si era diffuso sulle labbra di Gisella. Le ombre del crepuscolo +incominciavano ad invadere la stanza, viva ancora di mormorate +preghiere, di mal rattenuti singhiozzi, e la bella creatura si era +spenta dolcemente, addormentata con Dio. + +Quella sera fu un gran pianto a San Giorgio. È dolore, è rammarico +profondo in ogni paese, quando muore una bella donna, quando sparisce +per sempre una di quelle figure in cui eravamo avvezzi a vedere la +divinità in forma terrena. Ma nel paese di San Giorgio la contessa +Gisella non era soltanto ammirata per la sua grande bellezza; era anche +amata per la sua grande bontà. Dopo che l'avevano veduta entrare in +chiesa, quei buoni alpigiani la consideravano una santa, e non +dubitavano punto ch'ella non fosse per convertire alla fede il marito. + +L'incredulità del conte Ettore ebbe ancora in quel giorno uno scatto; e +fu quando vollero allontanarlo di là, facendogli intendere che tutto era +finito. Alla contessa Albertina che con delicatissimi modi cercava di +condurlo fuori, trovando per quello sventurato le parole del cuore, egli +rispondeva feroce: + +--Ah, la vostra religione! la vostra religione è una grande menzogna. E +voi, con le vostre divozioni, l'avete uccisa; coi vostri digiuni, coi +vostri scrupoli, coi terrori del vostro inferno l'avete assassinata.-- + +Albertina chinò la fronte, in atto di rassegnazione sublime. Poi +dolcemente, quasi umilmente, gli disse: + +--Il vostro dolore è legittimo, è sacro. Ma pensate, signor conte, che +un angelo è salito in cielo a pregare per voi.-- + +Il conte Ettore fu atterrato da quella calma risposta; ed anche si pentì +d'aver parlato con tanta durezza. + +--Perdonate;--le disse.--Voi che credete, siete angeli in terra.-- + +Quella sera la contessina di Vaussana ebbe testa per tutti. Fatta +preparare una lettiga e adagiare sovr'essa la sua morta amica, la fece +trasportare nella notte alla Balma. Triste convoglio a lume di luna; +triste ritorno della povera Gisella alla dimora de' suoi padri, dond'era +uscita il mattino con tanta gioia nell'anima, così fiorente di salute e +di bellezza! La riposero nel suo letto; la sua stanza, tutta ornata di +fiori e di doppieri, fu tramutata in camera ardente. Tre giorni la salma +fu lasciata colà, assiduamente vegliata dai suoi, e dagli amici della +famiglia, che si davano la muta. Così era adempiuto un desiderio della +morta, a cui l'immediato trasporto della salma al camposanto era sempre +parso un atto irriverente e crudele.--Io non intendo,--aveva detto essa +tante volte,--io non intendo, quando uno muore, che smania sia quella +dei cari congiunti di levarselo subito dagli occhi. Temono forse che non +sia morto davvero, e che possa da un momento all'altro riaprire i suoi +alla luce?-- + +Ma per lei non c'era più dubbio. Al terzo giorno un indugio maggiore +sarebbe stato irriverente e crudele come una più pronta levata. La +povera Gisella fu composta nella bara, e molti fiori scesero a dormire +con lei nel chiostro della chiesuola patronale, dove già riposavano +tante castellane dei Matignon della Bourdigue. + +Maurizio s'era preso il carico di tutti quei funebri uffizi. Non aveva +lagrime; era come istupidito; pareva tranquillo. Anch'egli aveva +vegliate le due notti nella camera ardente, a due passi dal generale, +che restava là, col capo tra le braccia ripiegate sulla spalliera d'una +seggiola, muto, immobile, assopito nel suo dolore. La prima notte il +vecchio non aveva notata la presenza di Maurizio: si avvide di lui sul +finire della seconda, all'atto che fece Maurizio di andare a +raddrizzare un torcetto. + +--Voi?--gli disse sottovoce.--Perchè non siete andato a riposare? + +--Lasciarvi solo?...--balbettò Maurizio.-- + +Il generale tentennò la testa, e trasse un sospiro. + +--Non lo sono io forse, e per sempre?--esclamò.--Ho perduta la poesia +della mia vita; ho perduto il mio Dio.-- + +E diede in un pianto dirotto. Poteva piangere, quell'uomo. Maurizio no. +Perchè? Egli ne sentì una rabbia sorda, profonda nel cuore. E crescendo +questa, e montando, come fa certe volte, dal cuore alle labbra, volle +dire a quell'uomo: vi ho ingannato. Sarebbe stata un'espiazione. Aveva +il coraggio fisico di farlo; gli venne meno il coraggio morale. Infine, +il dire a quell'uomo: vi ho ingannato, non sarebbe stato un confessargli +altresì: ella vi ha ingannato? + +Ed era là, sempre là; accanto a quell'uomo, per non lasciarlo solo nel +suo dolore. Il giorno dopo la morte di Gisella si era telegrafato al +Dutolet, che si trovava allora di guarnigione a Saumur, sperando che +potesse ottenere una licenza straordinaria, per venire ad assistere il +suo vecchio comandante. Il Dutolet possedeva tutta la fiducia del conte; +conosceva i suoi interessi; poteva essere di un prezioso aiuto al suo +generale, che oramai non pensava più a nulla; vera rovina d'uomo e +d'intelligenza! + +Maurizio era andato un mattino a cercarlo. Il conte non si vedeva al +pianterreno, ed egli salì al primo piano, andando di camera in camera, +fino alla stanza di Gisella. Era di casa, allora più che mai; nessuno +poneva mente al suo andare per ogni verso, là dentro. In quella stanza, +del resto, egli entrava ogni giorno, restandoci lunghe ore in compagnia +del padrone di casa, muti ambedue. La stanza, tolti da tre giorni i +funebri apparati, era vuota e fredda; per le finestre aperte penetrava +la luce grigia d'una giornata nuvolosa. Il letto, il piccolo letto sotto +un gran padiglione di stoffa azzurra operata, con trine di vecchio oro, +si vedeva diligentemente rifatto, come se aspettasse ancora la sua dolce +signora. A capo del letto, sulle grandi pieghe della cortina, pendeva in +isporto una tavola antica, donde una bella Madonna di Ludovico Brea, +forse il capolavoro del buon pittore nizzardo, chinando amorosamente la +testa sul divino infante, sembrava covare, coi grandi occhi neri, il +capezzale della contessa. + +Entrato in quella camera triste, Maurizio provò un'altra volta il senso +di mancamento che lo assaliva sempre colà, più profondo che altrove. +Quanto tempo vi rimase meditando? Non lo seppe egli, che oramai non +contava più il tempo, nè più badava ai proprii atti. Entrò ad una +cert'ora il conte Ettore, e non parve avvedersi della presenza di +Maurizio; nè questi si mosse per lui dall'angolo in cui era seduto. Era +sempre così, tra quei due. Il generale andò risoluto verso il piede del +letto, s'inginocchiò, ascose la faccia sulla balza della coperta di +seta; e rimase là, in atto di preghiera, singhiozzando. Maurizio sentì +una stretta al cuore; gli parve di soffrir mille morti, mentre +quell'uomo piangeva e pregava, ed egli non poteva pregare nè piangere. +Soffriva ancora pensando che le labbra di quell'uomo baciavano il +tessuto morbido su cui tante volte si era posata la mano di Gisella; e +così soffrendo sentì l'odio antico montar su, montar dal cuore alla +gola. Maurizio in quei giorni faceva paura; non lo sapeva, perchè non si +guardava più, non badava più a sè; ma era diventato uno spettro. Lo vide +il generale, quando si alzò; lo vide, lo fissò lungamente negli occhi, +fissato lungamente egli pure da quegli occhi lucenti nell'ombra, e gli +disse con accento di stizza: + +--Tu soffri dunque più di me?-- + +Maurizio rabbrividì involontariamente alla domanda improvvisa. Era anche +la prima volta che quell'uomo gli dava del tu. Non si mosse, tuttavia; +non rispose; seguitava a guardare. + +--Mi annoi;--riprese il vecchio, cedendo ad un moto repentino di +collera.--Va' via.-- + +Fremette quell'altro, sentendo l'offesa. E si alzò, guardandolo ancora, +guardandolo sempre. Una frase, la frase, la terribile frase, voleva in +quel punto venirgli alle labbra. Già apriva la bocca; già stava per +proferirla, mentre il vecchio pareva aspettarla, e aspettandola gli +s'illuminavano d'una strana luce gli sguardi. Ma quella luce si spense +ad un tratto; le palpebre si abbassarono, si chiusero violentemente, e +la fronte del vecchio si scosse, come in atto di scacciare a forza un +pensiero molesto. + +--No, no!--gridò egli con piglio furibondo, con accento disperato.--Va' +via! va' via! va' via!-- + +Maurizio raccapricciò, al pensiero di ciò che stava per fare. Chinò la +testa, come dicendo a sè stesso: ha ragione; ed uscì dalla stanza, +mentre quell'altro, non istando più alle mosse, prendeva a misurare con +passi concitati il pavimento. Scese le scale, fuori di sè dall'ira, dal +rimorso, dalla vergogna: sarebbe giunto fuori dell'atrio senza vedere +nessuno, se proprio sul limitare il passo non gli fosse stato impedito. + +Era un gran movimento, laggiù: i servi affacciati sull'ingresso; un +facchino che entrava allora, con una grossa valigia sulle spalle; dietro +a lui, ancora sulla gradinata, un bagliore di larghi e lunghi calzoni +rossi. Maurizio riconobbe il comandante Dutolet, arrivato in quel punto, +ancora in piccola divisa di capo di battaglione. Non poteva evitarlo. +Del resto, perchè lo avrebbe evitato? Veniva a dargli la muta; veniva +proprio in buon punto, mentre egli smontava la sua guardia, e per +sempre. + +Il buon ragno, come lo chiamava Gisella, non gli fece dimostrazioni di +tenerezza. Erano sempre stati, l'uno verso dell'altro, nei termini di +una fredda cortesia. Un cenno del capo, una frase a mala pena +incominciata, che volesse dire e non dire, dovevano essere più che +bastanti. Maurizio, per altro, nel passargli daccanto, aggiunse poche +parole di ripiego, che nella gravità del momento potessero giustificare +la freddezza dell'incontro, agli occhi della gente di servizio. + +--Il generale--diss'egli--ha gran bisogno di voi. + +--Lo penso;--rispose l'ufficiale, facendo un breve saluto cerimonioso. + +Maurizio s'incamminò sulla spianata, verso il gran viale de' tigli. +Oramai, per ritornare al Castèu, come per venire alla Balma, non passava +più dal sentiero della montagna. «Lo penso» andava intanto ripetendo tra +sè: «Lo penso!» E pensò egli pure; pensò che il Dutolet aveva ragione +anche lui, se pensava che egli, Maurizio, non fosse il miglior compagno +di lutto per il vecchio castellano della Balma. + + + + +CAPITOLO XIX. + +Rovine! + + +Giunto al Castèu senza neanche vedere la strada, simulò un mal di capo +fortissimo, intollerabile. Effetto di grande stanchezza, soggiungeva +egli; passerà con qualche ora di riposo. La stanchezza era più che +giustificata da tante veglie, da tante commozioni, sostenute pei suoi +amici della Balma. In casa volevano fargli prendere qualche ristoro; ma +egli ricusò asciuttamente ogni cosa; voleva dormire, dormire, e +nient'altro. Andato a rinchiudersi nella sua camera, si buttò vestito +com'era sul letto, e si addormentò. Certamente era stanco; la natura +voleva la parte sua. Ma se il corpo dormiva, la mente vegliava, la mente +torbida di dolorosi pensieri. Stette lunghe ore sul letto, in apparenza +inerte, ma col cervello sconvolto, agitato da sogni pazzi, da visioni +terribili, da incubi spaventevoli. La montagna gl'incombeva sull'anima; +la cascata dell'Aiga aveva gran parte nelle visioni del dormente. +Cantava l'abisso, invitandolo; ed egli e lei si precipitavano +abbracciati nel baratro. Ah, meglio sarebbe stato il morire così, tutt'e +due, in un punto, che non quello spegnersi lento e doloroso di lei, e il +sopravviver codardo di lui. Perchè viveva egli ancora? perchè il cielo +non aveva pietà? perchè lo condannava a star lì, ancora e sempre, +sospeso ad un filo? L'idea del suicidio, ultimo scampo ai terrori, non +gli era venuta fino a quel punto, neanche nel sogno. Perchè? forse +perchè lo stato suo era tutto d'inerzia, non di ribellione al dolore. Si +sentiva palleggiato, travolto di visione in visione, mezzo addormentato, +mezzo desto, tra la incertezza e la coscienza di sè. Sopra tutto, +sentiva un grande stiramento delle fibre del cervello, che parevano +volersi tutte spezzare, e non si spezzavano mai. Ad un certo punto si +vide ancora ammalato, col ghiaccio alla testa, vaneggiante, delirante, +colla gente attorno, che ascoltava tutte le sue parole, che coglieva a +volo tutte le confessioni a lui strappate dalla febbre. E quell'uomo lo +aiutava a parlare, gli levava le parole di bocca, compiva egli le frasi +che non uscivano intiere; la povera creatura adorata si torceva nello +spasimo, si copriva la faccia con le palme, negava, fuggiva disperata +dalle unghie del vecchio; ed egli, trattenuto, inchiodato là dal suo +male, non poteva muovere al soccorso. Che orrore! e quell'altro l'aveva +afferrata pei capelli; alzava la mano, armata d'un coltello, e feriva, +feriva a colpi replicati. Il sangue scorreva, allagava il terreno, +cresceva, cresceva, ed egli ci diguazzava per entro. Che orrore! Volle +uscirne, uscirne ad ogni costo, scivolando, lordandosi di quel sangue, +bevendolo, bruciandosi il cuore. E si destò in soprassalto, non vedendo +nulla, ma sentendosi nel suo letto, e udendo battere, batter forte, a +replicati colpi, all'uscio di strada. Quei colpi rintronavano +sinistramente nella oscurità della notte. + +Balzò dal letto e corse ad aprir la finestra. Un barlume di luce +bianchiccia appariva da levante. Potevano esser le tre del mattino. Chi +batteva frattanto? Si affacciò, per domandare, mentre un'altra finestra +si apriva al piano inferiore. + +--Son io.... Filippo;--rispose una voce dal piazzale. + +Filippo era il nome di uno dei servitori della Balma. + +--Che c'è? che volete?--chiese Maurizio, riconoscendolo. + +--Il generale....--ripigliava quell'altro, con voce rotta +dall'affanno.--Signor conte, il mio padrone sta male, molto male. Venga +per carità. Son già passato dal medico, che si è vestito subito; a +quest'ora è già in cammino.-- + +Maurizio lasciò il davanzale, e al fioco albore che penetrava nella +camera, andò verso l'uscio. Era vestito tuttavia; poteva correre +senz'altro. Sul pianerottolo, con un lume tra le mani, si affacciava +allora allora il suo servitore, che veniva ad offrirgli l'opera sua. + +--Signor conte,--gli disse il servitore,--non vuole almeno cambiarsi? Ne +avrà bisogno, mi pare; perchè senza spogliarsi è andato a letto: e ieri, +e l'altra notte non ha fatto che dormire. Sarà anche necessario che +prenda qualche cosa. + +--No, no, impossibile; non c'è tempo da perdere.-- + +Così dicendo, Maurizio infilava la scala. Al piano inferiore trovò +illuminato il salone. Una figura di donna, in accappatoio bianco, veniva +incontro a lui. Gli parve di veder Gisella, e tremò tutto: ma si riebbe +tosto, riconoscendo Albertina. + +--Oh Dio!--diss'ella.--Sempre disgrazie? + +--Sorella mia,--rispose tristemente Maurizio,--è questo il tempo. +Pregate per chi n'è stato cagione.-- + +La contessina chinò gli occhi lagrimosi, appoggiandosi alla parete. Era +profondamente commossa, la pietosa donna, e bene intendeva ciò che +volesse dire suo fratello in quel punto. Egli passò, scese rapidamente +nel vestibolo, e aperto il portone uscì fuori. Andava a bruzzico, +vedendo abbastanza la strada; non badando, per altro, che passava pel +sentiero della montagna. Se ne avvide, al rabbrividire che fece, +sentendo sulla sua testa il fragore della cascata. + +Che orrore! che orrore! E ad un certo punto, udendo dietro a sè un +rumore di passi, un rumore tanto più incalzante quanto più egli correva +veloce, pensò che uno spettro lo inseguisse. Di certo, le visioni e gli +incubi di quelle trentasei ore passate non lo avevano ancora abbandonato +del tutto. Fermatosi, col coraggio della disperazione, vide Filippo, che +lo seguiva ansimando. + +--Signor conte,--gli disse il brav'uomo,--è difficile seguirla. Pare che +abbia le ali.-- + +Giunto alla Balma, trovò tutta la casa in trambusto. Ascese le scale +volando, come diceva Filippo; seguito da lui entrò nell'appartamento del +generale. Il medico Soleri stava già nella camera. Si volse, +all'apparire di Maurizio, e crollando malinconicamente la testa, gli +disse: + +--Sono giunto anch'io troppo tardi.-- + +Maurizio si avvicinò al letto del generale. Il vecchio gentiluomo era +là, disteso, irrigidito, livido, con gli occhi semiaperti, la bocca +fortemente contratta da un lato; fiero ancora nell'aspetto, orribile a +vedersi nella torva guardatura di quegli occhi stravolti. + +Com'era andata? I servitori raccontarono. Il generale si era ritirato +nella sua stanza alle dieci di sera. Nella notte, intorno alle due, +aveva suonato. Filippo che dormiva poco distante da lui, era accorso; ma +il suo padrone non aveva potuto dirgli perchè avesse suonato; rantolava, +agitava un braccio, come in atto di chieder soccorso. Spaventato, il +servitore si era affrettato a svegliare il comandante Dutolet e tutti +gli altri della casa: poi, mentre essi cercavano di soccorrere il +generale, dandogli a bere qualche goccia di liquore, spruzzandogli +d'acqua il viso ed il petto, egli, Filippo, era corso a precipizio in +paese per avvertire il medico, per avvertire il conte di Vaussana. + +Nè altro c'era da dire. Qualcheduno, alla rapidità fulminea di quella +morte, aveva sospettato un suicidio. Non potendo sopravvivere alla +contessa, aveva egli forse ingoiato un veleno? Ma così non la pensava il +dottore, osservando tutti i segni di una apoplessia per congestione +cerebrale. A questa fine il conte Ettore era predisposto dall'età, dalla +vita sedentaria, contro cui il medico stesso aveva già protestato più +volte. Causa prossima del triste caso non poteva essere che un patema +d'animo sopraggiunto in quei giorni: e c'era stato pur troppo, il patema +d'animo, violento, manifesto, innegabile, nella morte della moglie +adorata: quello, e non altro, il veleno. + +Maurizio lo sapeva bene, lo conosceva anche meglio del dottore, il +veleno che aveva ucciso quell'uomo. E cadde senza far parola, sul +seggiolone a piè del letto, rimanendovi accasciato, assorto ne' suoi +negri pensieri. Quante rovine intorno a lui, e per cagion sua, per colpa +sua! Il destino.... Si accusa facilmente il destino degli errori degli +uomini. Ed era lui, Maurizio, conte di Vaussana, nel cui scudo era +inciso il motto «_tout droict Sospel_», lui, il cavaliere senza +macchia, il credente, il virtuoso soldato, che aveva fatto tutto ciò? +che aveva portata la maledizione in quella calma dimora, alta nella +stima degli uomini come era elevata sul colmo del monte, in quel nobile +asilo della grazia disposata all'onore? + +Il dottore voleva ridiscendere in paese per fare la sua dichiarazione. +Invitò il signor di Vaussana a seguirlo. + +--No, grazie, rimango ancora;--rispose Maurizio.--Non ho forza di +muovermi. Veglierò questo cadavere, come ho vegliato quell'altro.-- + +E chinò la testa sul petto, mentre il dottore usciva dalla stanza. Ma, +subito dopo, un uscio dall'altra parte si aperse, e Maurizio sentì che +il Dutolet stava per comparire. Alzò la fronte, e vide infatti +l'ufficiale, che usciva dallo studio del conte Ettore, grave, rigido +come sempre, ma più severo, più accigliato del solito. + +--Il dottore?--disse il Dutolet, volgendogli a Filippo, che era rimasto +in mezzo alla camera. + +--Esce adesso, signor comandante. + +--Richiamatelo; debbo pregarlo di un favore.-- + +Il medico era ancora sulla scala; richiamato dalla voce di Filippo, +ritornò subito nella stanza. + +--Io non ho pratica degli usi e delle leggi di qui;--disse allora il +Dutolet.--Vogliate chiamar voi, signor dottore, le autorità competenti. +Ho trovato or ora sulla scrivania del generale il suo testamento. È +suggellato; sono autorizzato ad aprirlo; non lo farò senza testimoni.-- + +Il dottore s'inchinò, e partì, promettendo di ritornare al più presto +possibile. + +Maurizio in quel punto si alzò. Il Dutolet lo scorse allora, e non potè +trattenere un gesto d'ingrata maraviglia. Se ne avvide Maurizio; ma non +aveva da offendersi per così poco. + +--Egli aveva lasciata una lettera per voi?--domandò, indicando un foglio +che l'ufficiale teneva ancora aperto tra mani. + +--Sì, per me, che pure mi ritrovavo a pochi passi da lui; rispose +l'ufficiale. Povero conte! come ha dovuto soffrire, scrivendola!-- + +E guardava il signor di Vaussana con piglio severo. Maurizio si volse a +guardare dietro di sè. Non c'era nessuno; anche Filippo era uscito. Egli +allora, cedendo ad un impulso repentino dell'anima, si accostò +all'ufficiale, e a voce bassa, ma con accento vibrato, incominciò: + +--Signor Dutolet, siete voi sempre di quella rara perizia nelle armi, +che io ho ammirata altre volte?-- + +L'uffiziale rizzò la testa, e squadrando il signor di Vaussana dal capo +alle piante, gli domandò: + +--Che cosa volete voi dire? + +--Voglio chiedervi,--rispose Maurizio, non mutando voce nè accento,--se +a venticinque passi, come facevate due anni fa, a venti, a quindici, +come vi pare, sareste sempre capace di mettere una palla nel bersaglio, +senza puntare, guardando magari in aria, alzando appena il braccio, e +portandolo automaticamente in linea.-- + +L'ufficiale guardò un istante negli occhi il signor di Vaussana; poi, +senza batter ciglio, replicò brevemente: + +--Sì. + +--Sta bene;--disse Maurizio.--E quando? + +--Oggi il dovere;--rispose l'ufficiale.--Domattina, se vi piace.-- + +Si salutarono freddi, e Maurizio partì. + +Finalmente! finalmente! per quella volta egli si sentiva liberato d'un +gran peso. Ah, la vita, che molesto fardello! E così, senza troppa +fatica, per la mano del buon ragno.... Ma sì, era ancora un modo di +accostarsi a Gisella. Scese a passi più calmi il gran viale dei tigli; +uscì tranquillo, quasi ilare, dal cancello. E perchè no? Voleva infatti +esser ilare, parerlo a tutti, in paese; che il giorno dopo, risapendo +una certa notizia, non avessero i maligni a metterla d'accordo con la +sua cera da funerale. La sua vigilia non doveva esser triste: non è mai +triste il soldato, il cavaliere, quando va a gittar la sua vita. +Sorrise, adunque, sorrise a quanti incontrava per via, sorrise perfino +al Pinaia, al panattiere arpagone, che gli rammentava i Feraudi. Anche +da quei poveri contadini del Martinetto voleva andare, quel giorno. +Voleva veder tutto, visitare tutti quei memori luoghi. Non aveva più +terrori nell'anima; sarebbe andato lassù, a pregare, a pensare nella +cameretta dove si era spenta Gisella; ed anche nel rifugio, sul +torrione, dove la bella creatura adorata gli era caduta come morta fra +le braccia, alla vista del frate. Ah, il frate! una allucinazione; egli +lo sentiva bene, oramai, di aver veduto ciò che Gisella vedeva, e +solamente perchè, sotto la sensazione di un alto spavento, le braccia +dell'amata donna si erano avvinghiate al suo collo. Anche là, nella +camera di Biancolina, non si era ripetuto il fenomeno, per il fatto che +la mano di Gisella aveva stretta la sua, e gli occhi di lei lo avevano +guidato a vedere ciò che ella vedeva? Quanti arcani, del resto, quanti +misteri nella vita! e come l'invisibile d'ogni parte ci preme! + +Passava in quel punto sulla piazza maggiore. Voltato l'angolo della +chiesa, entrava nella via che metteva al Castèu. Un monaco, un frate +cappuccino era là, davanti a lui di cinque o sei passi; muoveva lento, +curvo, quasi piegato in due, rasentando il muro, come egli già lo aveva +veduto una volta, passando di là con Gisella. Ma che? non poteva essere +un altro? Maurizio affrettò il passo per raggiungerlo; gli venne a pari, +l'oltrepassò, e si volse a guardarlo. Quell'altro alzò allora la faccia, +e Maurizio lo riconobbe. Era lui, il padre Anselmo da Carsoli. + +--Frate, che tu sia maledetto!--gli gridò inferocito +Maurizio.--Domani.... domani non ti vedrò più.-- + +Il frate era sparito. Ma non così presto, che alla maledizione del +signor di Vaussana non avesse risposto levando la mano benedicente; +benedicente, come l'aveva veduta Maurizio, al letto di morte della +povera bella. + + + + +CAPITOLO XX. + +Tra Cielo e Terra. + + +Quel giorno, presso alle cinque del pomeriggio, mentre già si disponeva +a scrivere una lettera per chiedere concerti al comandante Dutolet, il +signor di Vaussana ricevette un biglietto del suo avversario, che lo +aspettava al caffè di San Giorgio. Intese subito che lo stesso pensiero +suo era venuto a quell'altro, ed uscì per andare da lui. + +Si salutarono come due buoni amici, essendoci persone a qualche +distanza, che potevano vedere e notare ogni cosa. Dopo di che il +Dutolet, con molta calma e con altrettanta serenità, quasi con grazia, +parlò in questa guisa a Maurizio: + +--Signor conte, voi eravate molto afflitto, questa mattina, e per +conseguenza un po' alterato. Anch'io, quanto voi, ed avevo ragione di +esserlo. Possiamo noi dimenticar le parole che ci siamo scambiate? + +--No;--disse Maurizio. + +--Era mio dovere di domandarvelo;--replicò il Dutolet, facendo un mezzo +inchino.--Resta che c'intendiamo sull'ora e sul luogo. + +--Domattina, si era detto;--disse Maurizio.--Di là da quella montagna, +sulla vostra diritta, ce n'è un'altra, detta la Sisa. Risalendo dalla +cascata dell'Aiga, ci si va di prateria in prateria. Lassù, al lembo +dell'ultimo di quei prati, è il confine. Vi accomoda? + +--Sì,--rispose il Dutolet.--Portiamo testimoni? + +--Nessuno. + +--Come vi piace. Ma uno di noi due non isfuggirà all'imputazione di +assassinio. + +--Ci ho provveduto,--rispose Maurizio,--scrivendo una dichiarazione in +due originali. Firmerete anche voi. Eccoli appunto. + +--Avete proprio pensato a tutto;--esclamò il Dutolet, prendendo i due +fogli, a cui appose la sua firma colla matita.--Dunque lassù, al piano +della Sisa. Ci sarò alle sei del mattino. Ma intendiamoci +bene;--soggiunse egli;--senza vergogna d'un po' di ritardo che si +potesse fare dall'uno o dall'altro di noi. + +--Giustissimo;--disse Maurizio.--Del resto, io m'incamminerò per +tempissimo. Di sopra l'Aiga si vede la Balma; io vi vedrò sempre salir +la montagna.-- + +Presi questi concerti si separarono. Maurizio si avviò verso casa. Non +trovò sua sorella Albertina, e gli spiacque. + +Si sente in cuore così facilmente, così naturalmente, il bisogno di +stare un po' vicini alle persone che si amano, quando si è sul punto di +separarci da loro per sempre! Chiese di lei alla gente di servizio: era +uscita, gli dissero; forse per far qualche visita. Non già alla Balma, +pensò egli allora, poichè lassù era andata prima del meriggio, a pregare +sulla salma del povero conte Ettore. In paese, dunque: ma il paese, per +piccolo che fosse, aveva ancora troppe case, troppe famiglie amiche e +conoscenti, tra le quali non poteva indovinare Maurizio, che salutava +tutti, ma non faceva visite a nessuno. Era in queste incertezze sulla +piazza maggiore: la chiesa si vedeva aperta, ed egli entrò in chiesa. +Avrebbe dovuto pensarlo prima; sua sorella stava là, al suo solito +posto, nella cappella di patronato della famiglia Sospello; stava là, +visibile ancora nella penombra della sera imminente. + +Non era giorno di benedizione; ma la contessina soleva andare in chiesa +ogni giorno, o di mattina o di sera, salvo i casi d'impossibilità, +quando le cure domestiche, o i doveri della ospitalità, venissero a +frastornarla. Soleva dire che la casa del Signore riconcilia colla vita: +non per bigotteria, ma per riposare lo spirito, una visita anche breve a +quella casa è piacevole: là dentro, dopo tutto, si pensa meglio al buon +Dio. + +Il gran crocifisso, unica maraviglia artistica della chiesa parrocchiale +di San Giorgio, torreggiava sopra l'altar maggiore, spiccando col suo +color cereo sul fondo scuro dell'abside. I piedi del martire sparivano +sotto una gran fioritura di rose, disposte a mazzo enorme, che +s'intendeva benissimo esser legato al tronco della croce. Quelle rose +d'ogni colore, che davano all'augusto morente l'aspetto di un +trionfatore, erano l'offerta costante della contessina di Vaussana. +Quando il giardino del Castèu non aveva più rose in copia, erano gigli; +quando non aveva più gigli, si succedevano le azalèe, le peonie, le +giorgine, gli amaranti, gli astri, e tutti gli altri fiori della +stagione autunnale. Recava anche il suo tributo l'inverno; più scarso, +ma sicuro anche quello, essendo fiori di stufa. + +La chiesa era deserta, e Maurizio non volle disturbar la sorella neanche +col rumore dei passi: perciò, appena entrato, si pose sull'ultima panca +a destra, sotto la grande navata. Era il posto di Gisella, quando +giungeva un po' tardi, e non volendo dare spettacolo del suo passaggio +lungo le arcate, s'inginocchiava umilmente lì, mescolandosi volentieri +alle povere donne del paese. Là dentro, finalmente, egli ottenne ciò che +da sei giorni desiderava invano. Si sentì d'improvviso stemperare il +cuore: senza sforzo, senza impeto, le lagrime gli scesero dagli occhi +giù per le guance, silenziose lagrime e fitte, come una pioggia +d'autunno. E in mezzo a quelle lagrime vide chiarori maravigliosi; tra +quei chiarori gli apparve la povera morta, tutta vestita di luce, +risalente entro una schiera d'angioli all'incontro del Dio di +misericordia. Allucinazione anche quella? Una voce dal profondo voleva +dirgli di no. + +Rasciugò le sue buone lagrime, vedendo muoversi sua sorella Albertina. +Essa lo vide, passando; ed egli si alzò per accompagnarsi a lei. + +--Pregavi?--gli chiese Albertina. + +--Sì, per tutti;--rispose. + +Tranquillissimo, quella sera, quasi sereno, ragionò lungamente di cento +cose con lei, evocando memorie infantili, facendo perfino castelli in +aria per i giorni che non sarebbero venuti. Non egualmente serena si +mostrava Albertina; ma la buona fata del Castèu aveva imparato nella +lunga solitudine a padroneggiarsi, a non lasciar troppo scorgere le sue +tristezze. Quando soffriva, soffriva dentro, e i sorrisi, come pallide +viole alpine, le fiorivano timidamente sul labbro. + +Maurizio si ritirò nelle sue camere alla solita ora. Ebbe un sonno +profondo, senza visioni, senza incubi. Anche il cervello ha le sue calme +nei grandi momenti, come le ha il cielo innanzi la tempesta. Quando si +svegliò, erano le quattro del mattino. Si vestì senza fretta; sotto un +leggero pastrano che portava qualche volta per la nebbia, nascose la +busta delle pistole, e dall'uscio dell'orto si avviò verso la montagna. +Ad una certa distanza si volse, per guardare il Castèu, la vecchia +dimora dei suoi, la casa dov'era nato, e mandò un bacio alla sua buona +sorella che non avrebbe veduta mai più. + +Non gli mancava il tempo; andò a passi lenti su per la ripida costa. Si +fermò anche un istante al borro, per sentir la cascata. Cantava, il gran +fascio delle acque scorrenti, cantava sempre la sua monotona canzone +all'abisso. Ma allora il signor di Vaussana sentì per la prima volta due +canti in uno. Tendendo l'orecchio, udiva attraverso il frastuono della +cascata un suono più sottile e più lontano, molle, ondeggiante, come una +salmodia di chiesa. Sorrise, ricordando che quel fenomeno di +sdoppiamento dell'udito gli era occorso spesso; in istrada ferrata, per +esempio, quando il fragore delle ruote, lo strepito, lo scricchiolìo +delle carrozze in moto, lascia intendere, a chi presti attenzione, un +suono lontano lontano, come di angeliche voci laudanti nello spazio. Non +era una allucinazione, quella; Maurizio conosceva il fenomeno, ancorchè +non sapesse darsene una ragione. Nondimeno, gli piacque di sentir quelle +laude lontane, attenuate via via, evanescenti nel profondo dei cieli. + +Passato il gran salto dell'Aiga, superato il colmo del monte, dove le +acque correvano a guisa di ruscello, andò oltre, risalendo di prateria +in prateria, fino al piano della Sisa. Il comandante Dutolet non era +ancora arrivato: ma erano appena le cinque e mezzo; si poteva dunque +aspettare. Il buon ragno non volle del resto approfittare della scusa +che si era preparata; e Maurizio lo vide, alle cinque e tre quarti, +sbucare da una macchia di abeti, volgendo gli occhi di qua e di là, in +atto di orientarsi tra quei rialti verdeggianti che vedeva per la prima +volta. Maurizio sventolò il fazzoletto; il buon ragno lo vide, fece un +gesto di riconoscimento e si avviò più sollecito, allungando quel suo +paio di seste. Salutò, come fu vicino; Maurizio rese il saluto, e si +avviò ancora per fargli strada sopra un bel prato alto, incurvato a +guisa di sella tra due colmi di monte. + +--Ecco il confine;--disse Maurizio.--Se voi andate trenta passi più in +là, siete sul vostro. + +--Tra due patrie,--osservò il Dutolet, incamminandosi,--che piccola cosa +a vedere! e che gran cosa a pensare! + +--Le più grandi cose son là;--soggiunse Maurizio, indicando su certe +creste montuose alcune linee biancheggianti.--Il vostro forte di +sbarramento è quello; il mio è quest'altro. Speriamo che tacciano +sempre. + +--Ma parlando noi per essi, non è vero?--esclamò il Dutolet. + +--Che farci?--ribattè Maurizio.--Volete che contiamo i passi? + +--Avete detto a me di farne trenta, per essere sul mio;--rispose il +Dutolet.--Ne ho fatti trenta: accettiamo l'assegnazione del destino. +Ancora una volta io vi domanderò: non possiamo dimenticare le nostre +parole di ieri? + +--No,--disse il signor di Vaussana,--vi ringrazio.-- + +E cavò dalla busta le sue pistole. + +--Sono di misura eguale alle mie;--notò il Dutolet.--Tenga ognuno le +sue.-- + +Così dicendo, prese posizione di combattimento. Il signor di Vaussana lo +imitò. + +--A voi;--diss'egli. + +--A voi;--rispose quell'altro. + +--Capisco;--disse allora Maurizio.--Si gareggia di cortesia. Spariamo al +comando, vi pare? Conteremo uno, due, all'unisono; al tre faremo fuoco. + +--Sia pure;--rispose l'ufficiale. + +L'uno e l'altro presero a contare; al tre due lampi s'incrociarono, e si +udirono simultaneamente due colpi. + +Rimasto illeso, Maurizio guardò trasognato il suo avversario. Voleva +parlare, ma quell'altro lo precorse. + +--Altro è tirar sul bersaglio, altro sull'uomo;--diss'egli. + +--Puntando, sicuramente;--rispose Maurizio.--Ma voi tirate senza +puntare, e l'errore non è più possibile. + +--Chi ve lo dice, signor di Vaussana? + +--Ricominciamo, allora. + +--No. + +--No, voi dite? perchè? Comandante Dutolet, voi mi mancate di parola.-- + +Il comandante Dutolet s'inalberò a quella osservazione, che voleva +essere ingiuriosa. Ma poi crollò il capo, e rispose molto +tranquillamente: + +--V'ingannate. Io non vi avevo promesso nulla. Mi avevate chiesto se +avessi sempre il mio colpo infallibile: vi ho risposto di sì. Ne +dubitate? Ecco là il vostro cappello sull'erba, un po' indietro a voi; +trentadue, forse trentatrè passi; guardate.-- + +Così parlando, assai lentamente, aveva levata dalla busta la seconda +pistola. Senza puntare, non facendo altro che alzare il braccio in +linea, colpì il cappello di Maurizio, che ruzzolò al colpo due passi più +in là. + +--Vedete, signor conte?--ripigliò allora il comandante Dutolet.--Quel +che prometto mantengo. Se ieri mi aveste fatto giurare di uccidervi, +credete pure che non vi avrei mancato di parola. A me lo avevo promesso, +invece, a me solo. Che volete! un'idea; ed era ben salda nell'animo mio, +ieri mattina. Ma a me posso mancar di parola, sicuro del fatto mio. Ed +ho cambiato opinione. + +--Voi siete crudele,--disse Maurizio,--ed io ho meritato lo scherno. Ma +qui ce ne ancor una delle mie;--soggiunse, chinandosi alla busta,--ed è +carica. + +--Fermate!--gridò il Dutolet, avvicinandosi rapidamente.--Ho ancora +qualche cosa da dirvi. Signor di Vaussana, credete in Dio? + +--Sì;--rispose Maurizio. + +--E allora, perchè suicida? Aggiungete che non me lo son meritato neppur +io, questo infame spettacolo, dopo essermi esposto abbastanza +cortesemente al vostro fuoco. Ho pensato, ieri, ho pensato a lungo, e +l'ira mi è morta nell'anima. Voi pure, a vostra volta, pensate. C'è +stato un fallo, signor di Vaussana; un fallo che ha già cagionato due +morti; quel fallo, chi lo ha commesso? V'intendo; voi volevate punirlo +ora; avete il coraggio di far ciò. Ma non è il coraggio del valoroso, +quello a cui vi appigliate; e la pena, del resto, non avrebbe adeguato +il delitto. Non sapete voi d'una pena più grave, che è il vivere? Sì, il +vivere, lasciatemi finire il mio pensiero; il vivere vergognando, il +vivere soffrendo; il vivere tormentandosi, uccidendosi giorno per +giorno. È questo il suicidio sublime a cui vi condanno, nel nome di quel +vecchio onorato che dorme la sua gran notte oramai;--proseguì il +comandante Dutolet, alzando la voce dal tono grave al solenne.--Laggiù, +oltre quelle vette, a quattro leghe da Grenoble, dove io son nato, tra +montagne di difficile accesso, segregati dal mondo, in dura disciplina, +accanto ad uomini che non avendo fatto il male si son pure rinchiusi per +evitarlo, muoiono così di giorno in giorno molti infelici che hanno +fallito, che hanno fatto soffrire, che portano il peso dei loro +trascorsi. Meditando, tacendo, scavando con le loro mani la fossa che li +deve accogliere, aspri cavalieri del dolore, pregano per coloro che +hanno offesi; tristi e rassegnati, sospesi tra cielo e terra, attendono, +invocano, espiano.-- + + +FINE. + + + + +INDICE. + + + DEDICA Pag. IX + + I. Addio, bel mare! 1 + + II. Alla terra dei padri 16 + + III. Cortesie di buon vicinato 34 + + IV. La disputa filosofica 53 + + V. Si viene alle grosse 67 + + VI. Sulla montagna 84 + + VII. L'idillio del Martinetto 100 + + VIII. Celeste oblìo 117 + + IX. Sull'orlo dell'abisso 128 + + X. Il trattato di pace 142 + + XI. Rifugio spirituale 155 + + XII. Dal dubbio alla fede 166 + + XIII. L'impresa ecclesiastica 188 + + XIV. Da Ceppo a Carnevale 201 + + XV. Padre Anselmo da Carsoli 213 + + XVI. Cuori infermi 237 + + XVII. L'apparizione 255 + + XVIII. Povera bella! 274 + + XIX. Rovine! 289 + + XX. Tra Cielo e Terra 300 + + + + +Romanzi Italiani + +EDIZIONI TREVES + + + Adolfo =Albertazzi=. + + Ora e sempre 1 -- + + Novelle umoristiche 1 -- + + In faccia al destino 3 50 + + + Riccardo =Alt=. + + Uccidere o morire 1 -- + + + Diego =Angeli=. + + L'orda d'oro 3 50 + + + Luigi =Archinti=. + + Il lascito del Comunardo 1 -- + + + Massimo d'=Azeglio=. + + Nicolò de' Lapi. (2 vol.) 2 -- + + Ettore Fieramosca 1 -- + + + A. G. =Barrili=. + + Capitan Dodèro 1 -- + + Santa Cecilia 1 -- + + Il libro nero 2 -- + + I Rossi e i Neri 2 -- + + Le Confessioni di Fra Gualberto 1 -- + + Val d'Olivi 1 -- + + Semiramide 1 -- + + Notte nel commendatore 4 -- + + Castel Gavone 1 -- + + Come un sogno 1 -- + + Cuor di ferro e Cuor d'oro. + (2 volumi) 2 -- + + Tizio Caio Sempronio 3 50 + + L'Olmo e l'Edera 1 -- + + Diana degli Embriaci 3 -- + + La conquista d'Alessandro 4 -- + + Il tesoro di Golconda 1 -- + + Il merlo bianco 3 50 + + La donna di Picche 1 -- + + L'XI comandamento 1 -- + + Il ritratto del diavolo 1 -- + + Il Biancospino 1 -- + + L'anello di Salomone 3 50 + + O tutto o nulla 3 50 + + Amori alla macchia 3 50 + + Monsù Tomè 3 50 + + Fior di Mughetto 3 50 + + Dalla rupe 3 50 + + Il conte Rosso 3 50 + + Lettore della Principessa 4 -- + + Casa Polidori 4 -- + + La Montanara (2 vol.) 2 -- + + Uomini e bestie 1 -- + + Arrigo il Savio 1 -- + + La spada di fuoco 4 -- + + Il giudizio di Dio 4 -- + + Il Dantino 1 -- + + La signora Àutari 1 -- + + La sirena 1 -- + + Scudi e corone 4 -- + + Amori antichi 4 -- + + Rosa di Gerico 1 -- + + La bella Graziana 3 50 + + Le due Beatrici 1 -- + + Terra vergine 1 -- + + I figli del cielo 1 -- + + La castellana 3 50 + + Fior d'oro 1 -- + + Il prato maledetto 3 50 + + Galatea 1 -- + + Il diamante nero 1 -- + + Raggio di Dio 1 -- + + Il ponte del Paradiso 3 50 + + Tra cielo e terra 3 50 + + + Ambrogio =Bazzero=. + + Storia di un'anima 4 -- + + + Antonio =Beltramelli=. + + Anna Perenna 3 50 + + I primogeniti 3 50 + + Il cantico 3 50 + + + Silvio =Benco=. + + La fiamma fredda 1 -- + + Il castello dei desideri 3 50 + + + Leo =Benvenuti=. + + Racconti romantici 1 -- + + Serenada, racconto sardo 1 -- + + + Vittorio =Bersezio=. + + La carità del prossimo 1 -- + + Povera Giovanna! 1 -- + + Il debito paterno 1 -- + + Aristocrazia. (2 volumi) 2 -- + + + P. =Bettòli=. + + Il processo Duranti 1 -- + + Giacomo Locampo 1 -- + + Carmelita 1 -- + + La nipote di don Gregorio 1 -- + + + Alberto =Boccardi=. + + Cecilia Ferriani 3 50 + + Ebbrezza mortale! 1 -- + + Il peccato di Loreta 1 -- + + L'irredenta 1 -- + + + Camillo =Boito=. + + Storielle vane 1 -- + + Senso 1 -- + + + Virgilio =Brocchi=. + + Le aquile 3 50 + + + E. A. =Butti=. + + L'Incantesimo 4 -- + + L'Automa 1 -- + + + Antonio =Caccianiga=. + + Il bacio della contessa Savina 1 -- + + Villa Ortensia 1 -- + + Il Roccolo di Sant'Alipio 1 -- + + Sotto i ligustri 3 50 + + Il Convento 3 50 + + Il dolce far niente 1 -- + + La famiglia Bonifazio 1 -- + + Brava gente 1 -- + + + Luigi =Capranica=. + + Donna Olimpia Pamfili 1 -- + + La congiura di Brescia (2 volumi) 2 -- + + Maschere Sante 1 -- + + Fra Paolo Sarpi (2 vol.) 2 -- + + Papa Sisto (4 volumi) 4 -- + + Racconti 2 -- + + Contessa di Melzo (2 vol.) 2 -- + + Re Manfredi (3 vol.) 3 -- + + Maria Dolores 1 -- + + Le donne di Nerone 3 50 + + + Luigi =Capuana=. + + Homo 1 -- + + Marchese di Roccaverdina 4 -- + + Rassegnazione 3 50 + + + =Castelli.= + + Ultime rose d'autunno 1 -- + + + Enrico =Castelnuovo=. + + Nella lotta 4 50 + + La contessina 3 -- + + Dal 1.º piano alla soffitta 4 50 + + Lametta 3 50 + + Due convinzioni 4 -- + + Filippo Bussini juniore 4 -- + + Alla finestra 3 50 + + Sorrisi e lagrime 3 50 + + L'onor. Paolo Leonforte 1 -- + + Natalia ed altri racconti 1 -- + + _P.P.C._ Ultime novelle 3 50 + + + Domenico =Ciàmpoli=. + + Diana 4 -- + + Il barone di San Giorgio 1 -- + + + Luigia =Codèmo=. + + La rivoluzione in casa 2 -- + + + =Cordelia.= + + Il regno della donna 2 -- + + Dopo le nozze 3 -- + + Prime battaglie 2 -- + + Vita intima 1 -- + + Racconti di Natale 3 50 + + Casa altrui 1 -- + + Alla ventura 4 -- + + Catene 1 -- + + Per la gloria 3 50 + + Forza irresistibile 3 50 + + Il mio delitto 1 -- + + Per vendetta 1 -- + + L'incomprensibile 1 -- + + Verso il mistero 3 50 + + + Filippo =Crispolti=. + + Un duello 1 -- + + + Gabriele =D'Annunzio=. + + Il Piacere 5 -- + + L'innocente 4 -- + + Trionfo della Morte 5 -- + + Le Vergini delle Rocce 5 -- + + Il Fuoco 5 -- + + Le novelle della Pescara 4 -- + + Prose scelte 4 -- + + + Ippolito Tito =D'Aste=. + + Ermanzia 1 -- + + Mercede 1 -- + + + Edmondo =De Amicis=. + + La vita militare 4 -- + + Alle porte d'Italia 3 50 + + Il romanzo d'un maestro (2 volumi) 2 -- + + Fra scuola e casa 4 -- + + La carrozza di tutti 4 -- + + Memorie 3 50 + + Capo d'anno 4 -- + + Nel Regno del Cervino 3 50 + + Pagine allegre 4 -- + + + Grazia =Deledda=. + + I giunchi della Vita 3 50 + + + Gian =Della Quercia=. + + Il Risveglio 1 -- + + Sul meriggio 4 -- + + + Federico =De Roberto=. + + L'illusione 1 -- + + Una pagina della storia dell'Amore 1 -- + + + F. =Di Giorgi=. + + La prima donna 1 -- + + + Cesare =Donati=. + + Flora Marzia 2 -- + + + Paulo =Fambri=. + + Pazzi mezzi e serio fine 2 -- + + + Onorato =Fava=. + + La discesa di Annibale 1 -- + + + Gemma =Ferruggia=. + + Fascino 1 -- + + + Ugo =Fleres=. + + L'anello 1 -- + + + =Gavotti.= + + Nora 3 -- + + Viaggio di un distratto 2 -- + + + Piero =Giacosa=. + + Specchi dell'enigma 3 50 + + + O. =Grandi=. + + Macchiette e novelle 1 -- + + Destino 1 -- + + Silvano 1 -- + + La Nube 1 -- + + + Luigi =Gualdo=. + + Decadenza 1 -- + + Matrimonio eccentrico 1 -- + + + F. D. =Guerrazzi=. + + L'assedio di Firenze (2 volumi) 2 -- + + Il destino 2 -- + + Battaglia di Benevento. + Veronica Cybo (2 vol.) 2 -- + + + =Jarro.= + + L'assassinio del vicolo della Luna 1 -- + + I ladri di cadaveri 1 -- + + La figlia dell'aria 1 -- + + Apparenze (2 volumi) 2 -- + + La polizia del diavolo 1 -- + + L'Istrione 1 -- + + La vita capricciosa 1 -- + + La duchessa di Nala 1 -- + + La principessa 1 -- + + + Paolo =Lioy=. + + Chi dura vince 3 -- + + + =Manetty.= + + Il tradimento del Capitano + (2 volumi) 1 -- + + + G. =Marcotti=. + + Il conte Lucio 1 -- + + + =Mercedes.= + + Marcello d'Agliano 1 -- + + + Ippolito =Nievo=. + + Le confessioni di un ottuagenario + (3 volumi) 3 -- + + + A. S. =Novaro=. + + L'Angelo risvegliato 3 -- + + + Enrico =Panzacchi=. + + I miei racconti 3 -- + + + Alfredo =Panzini=. + + Piccole storie del Mondo grande 1 -- + + + Emma =Perodi=. + + Suor Ludovica 1 -- + + Caino e Abele 1 -- + + + =Petruccelli della Gattina.= + + Memorie di Giuda 2 -- + + Le notti degli emigrati a Londra 1 -- + + Il sorbetto della regina 1 -- + + Il re prega 1 -- + + + Luigi =Pirandello=. + + Erma bifronte 3 50 + + + Carlo =Placci=. + + Mondo mondano 1 -- + + + Mario =Pratesi=. + + Le perfidie del caso 1 -- + + + Corrado =Ricci=. + + Un'illustre avventuriera 3 50 + + Rinàscita 3 50 + + + Egisto =Roggero=. + + Le ombre del passato 1 -- + + + Gerolamo =Rovetta=. + + Sott'acqua 3 50 + + Tiranni minimi 1 -- + + I Barbarò o le lagrime del prossimo. + (2 volumi) 5 -- + + Il primo amante 3 50 + + Il processo Montegù 1 -- + + Novelle 1 -- + + + Roberto =Sacchetti=. + + Candaule 3 -- + + Entusiasmi (2 volumi) 2 -- + + + =Sara.= + + I peccati degli avi 1 50 + + + G. A. =Sartorio=. + + Romæ Carrus Navalis 3 50 + + + Isabella =Scopoli-Biasi=. + + L'erede dei Villamari 1 -- + + + Matilde =Serao=. + + All'erta, Sentinella! 4 -- + + Suor Giovanna della Croce 4 -- + + La Ballerina 3 50 + + + =Serra-Greci.= + + Adalgisa 1 -- + + La fidanzata di Palermo 1 -- + + + =Sfinge.= + + Dopo la vittoria 1 -- + + + I. =Trebla=. + + Volontario d'un anno.--Sottotenente + di complemento 3 -- + + + L. A. =Vassallo=. + + La signora Cagliostro 1 -- + + Guerra in tempo di bagni 1 -- + + + Giorgio =Velieri=. + + Elegie mondane 3 50 + + + Giovanni =Verga=. + + Eva 2 -- + + Novelle 2 50 + + Cavalleria rusticana 3 -- + + Per le vie 3 50 + + Il marito di Elena 1 -- + + Eros 2 -- + + Tigre reale 1 -- + + Mastro-don Gesualdo 5 -- + + Ricordi del capit. d'Arce 1 -- + + I Malavoglia 3 50 + + Don Candeloro e C. 1 -- + + Vagabondaggio 3 50 + + Dal mio al tuo 3 50 + + + G. =Visconti-Venosta=. + + Il curato d'Orobio 4 -- + + Nuovi racconti 3 50 + + + =Zena Remigio.= + + La bocca del lupo 1 -- + + L'apostolo 3 50 + + +Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano. + + + + +MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO + + + Anno XXXIV--1907 + + +L'ILLUSTRAZIONE ITALIANA + + +ESCE OGNI DOMENICA + +24 pagine in-folio a 3 colonne e copertina + +Direttori: Emilio Treves e Ed. Ximenes + + _L'_ILLUSTRAZIONE ITALIANA _è la sola rivista del nostro paese che + tenga al corrente della storia del giorno in tutti i suoi molteplici + aspetti: la sola_ =dove tutto sia originale ed inedito=, _e tutto + porti un'impronta prettamente nazionale. Non v'è fatto + contemporaneo, non personaggio illustre, non scoperta importante, + non novità letteraria o scientifica od artistica, che non sia + registrata in queste pagine colla parola e col penello._ + + { _il_ =CORRIERE=, _di_ SPECTATOR, + _Ogni settimana_ { + { _le note_ =ACCANTO alla VITA=, _del_ CONTE OTTAVIO. + +_Ogni mese, un articolo di_ + +EDMONDO DE AMICIS. + + =Quest'anno si daranno romanzi originali italiani, affatto inediti, + e illustrati. La serie comincia con un romanzo di NEERA che desterà + grande sensazione.= + +_Fuori testo, dei_ =QUADRI A COLORI=. + + I 52 fascicoli stampati in carta di lusso formano in fine d'anno due + magnifici volumi di oltre mille pagine, illustrati da oltre 500 + incisioni; ogni volume ha la coperta, il frontispizio e l'indice. + + Centesimi =65= il numero. + Anno, =L. 32=--Semestre, =L. 16=--Trimestre, =L. 9= + (Estero, Franchi =45= l'anno). + + =PREMI=: 1.º Numero di NATALE e CAPO D'ANNO, che quest'anno è molto + variato d'argomenti e molto pittoresco ed artistico. Capolavori + antichi e quadri moderni =in tricromia=. Nel testo: =De Amicis; + Pascoli; A. Panzini=. + + 2.º =CALENDARIO ILLUSTRATO pel 1907= (Al prezzo d'associazione annua + aggiungere cent. 60 (per l'estero, 1 fr.), per spese di porto e + spedizione di premi). + +Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano. + + * * * * * + +MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO + + --Anno VI--1907-- + +IL SECOLO XX + +RIVISTA POPOLARE ILLUSTRATA + +_Esce ogni mese.--Più di 100 pagine.--Più di 150 incisioni_ + +[Illustrazione] + + Questa rivista, tanto diffusa, per la sua italianità, e la varietà + degli articoli, il valore dei collaboratori, e l'abbondanza e la + bellezza delle illustrazioni, è, si può dire, lo specchio di questa + vita di progresso, che anima il nostro Paese in ogni campo + dell'attività umana. Sono stati suoi collaboratori e lo saranno per + l'avvenire: _De Amicis_, _d'Annunzio_, _Fogazzaro_, _Marradi_, + _Corrado Ricci_, _Ada Negri_, _Grazia Deledda_, _Matilde Serao_, + _Cordelia_, _Neera_, _Térésah_, _R. Barbiera_, _G. Bertacchi_, ecc. + Tutti i progressi della scienza e della industria sono studiati e + spiegati da illustri specialisti in forma popolare e con grande + ricchezza di illustrazioni.--I volumi finora pubblicati del _Secolo + XX_ formano una vera enciclopedia a cui deve ricorrere chi vuole + conoscere la vita del nostro tempo nella sua continua evoluzione. + Ciò spiega come essi siano tanto ricercati. In un'annata, che costa + 6 lire, è raccolto il materiale di un'ottantina di volumi, che + formerebbero da soli una piccola biblioteca. + +Associazione annua, L. =6= (Est. Fr. =9=). Il fascicolo, =50= cent. + + =Premi=: 1.º Due volumi della =Biblioteca Amena= a scelta;--2.º + =Calendario illustrato pel 1907.= (Per avere i premi, al prezzo + d'associazione aggiungere centesimi 60; per l'Estero, Fr. 1). + +Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano. + + * * * * * + +MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO + + +La battaglia di Mukden + +DI + +LUIGI BARZINI + +con 52 incisioni da istantanee prese sul luogo dall'autore + + Le lettere del Barzini, dal campo giapponese dirette al _Corriere + della Sera_ fecero grande sensazione; ed era generale il desiderio + che fossero raccolte. Questo volume, illustrato da istantanee prese + sul luogo dallo stesso Barzini, diverrà certo prezioso e popolare. + +_Un volume in-8 di 315 pagine_ con 52 incisioni, 15 piante e una grande +carta a colori: + +=SEI LIRE.= + +Legato in tela a colori: =Otto Lire=. + +Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano. + + + + + * * * * * + + +Nota del Trascrittore + + +L'ortografia e la punteggiatura originarie sono state mantenute. + +Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi (la correzione è nella +riga sotto): + + + bella cosa!--concluse sorpirando il tenente.--Ma + bella cosa!--concluse sospirando il tenente.--Ma + + a quella scappata del fratello Maurizio.. + a quella scappata del fratello Maurizio. + + della persona; donde una formosità d'altro genere. + nella persona; donde una formosità d'altro genere. + + il conte Matignon de la Bordigue aveva rinnovato + il conte Matignon de la Bourdigue aveva rinnovato + + atrettanto di sè, Maurizio prese la via del Castèu. + altrettanto di sè, Maurizio prese la via del Castèu. + + a Parigi da una gran dama russa, a cui si dodomandava + a Parigi da una gran dama russa, a cui si domandava + + quelle che pérdono. + quelle che pèrdono. + + lungamenti cercati e intensamente voluti; due + lungamente cercati e intensamente voluti; due + + se le manchi il ricettacolo dell'ideale, + se le manchi il ricettacolo dell'ideale. + + me la lettura del _Genio del Cristinesimo_, + me la lettura del _Genio del Cristianesimo_, + + --Ah!--sclamò il generale, inarcando le ciciglia.--Ci + --Ah!--sclamò il generale, inarcando le ciglia.--Ci + + n'eri pesuaso, perchè hai tardato un istante a + n'eri persuaso, perchè hai tardato un istante a + + XVII. + CAPITOLO XVII. + + quel bravuomo si era ingannato. Come non esserne + quel brav'uomo si era ingannato. Come non esserne + + Presi quesi concerti si separarono. Maurizio + Presi questi concerti si separarono. Maurizio + + * * * * * + + + + + +End of Project Gutenberg's Tra cielo e terra, by Anton Giulio Barrili + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TRA CIELO E TERRA *** + +***** This file should be named 28374-8.txt or 28374-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + https://www.gutenberg.org/2/8/3/7/28374/ + +Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini, and the +Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive/Canadian Libraries) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at https://www.pglaf.org. + + +Section 3. 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Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + https://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/28374-8.zip b/28374-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..e9235c4 --- /dev/null +++ b/28374-8.zip diff --git a/28374-h.zip b/28374-h.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..ee1f0e7 --- /dev/null +++ b/28374-h.zip diff --git a/28374-h/28374-h.htm b/28374-h/28374-h.htm new file mode 100644 index 0000000..5031ae2 --- /dev/null +++ b/28374-h/28374-h.htm @@ -0,0 +1,13346 @@ +<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Strict//EN" + "http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-strict.dtd"> + +<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it" lang="it"> + <head> + <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html;charset=iso-8859-1" /> + <meta http-equiv="Content-Style-Type" content="text/css" /> + <title> + The Project Gutenberg eBook of Tra Cielo e Terra, by Anton Giulio Barrili. + </title> + <style type="text/css"> + +body { + margin-left: 10%; + margin-right: 10%; + font-size: 104%; +} + + h1 { margin-top: 3em; margin-bottom: 2em; + text-align: center; + clear: both; +} + + h2 { letter-spacing: 0.1em; + text-align: center; + clear: both; + margin-top: 3em; margin-bottom: 2em; +} + +.chap { letter-spacing: 0em; + font-variant: small-caps; + font-size: 80%; + font-weight: normal; +} + + h3 { margin-top: 3em; margin-bottom: 2em; + text-align: center; font-weight: normal; + clear: both; +} + + +.intro {font-weight: normal; + font-family: sans-serif; + margin-top: 3em; + margin-bottom: 3em;} + +p { + margin-top: .75em; + text-align: justify; + text-indent: 1.5em; +} + +p.noi { + text-indent: 0em; +} + +p.negi { + text-indent: -0.50em; +} + +hr { width: 33%; + margin-top: 0.25em; + margin-bottom: 0.25em; + margin-left: auto; + margin-right: auto; + clear: both; +} + +table { + margin-left: auto; + margin-right: auto; +} + +.pagenum {/* uncomment the next line for invisible page numbers */ + /*visibility: hidden;*/ + position: absolute; + left: 95%; + font-size: 12px; + font-weight: normal; + font-variant: normal; + font-style: normal; + letter-spacing: normal; + text-indent: 0em; + text-align: right; + color: #999999; + background-color: #ffffff; +} /* page numbers */ + +.ads { margin-left: 5%; + margin-right: 5%; + padding: 1em; + border: solid black; +} + +td {padding-left: 1em;} + +td.td0 {padding-left: 0.25em;} + +.right0 {text-align: right; text-indent: 0em; padding-right: 0em;} + +.ssb {font-family: sans-serif; font-weight: bold;} + +.center {text-align: center; text-indent: 0em;} + +.right {text-align: right; text-indent: 0em; padding-right: 1em;} + +.smcap {font-variant: small-caps;} + +.u {text-decoration: underline;} + +.g {letter-spacing: 0.1em;} + +/* Images */ +.figcenter { + margin: auto; + text-align: center; +} + +.figleft { + float: left; + clear: left; + margin-left: 0; + margin-bottom: 1em; + margin-top: 1em; + margin-right: 1em; + padding: 0; + text-align: center; + width: auto; +} + + +/* Poetry */ +.poem { + margin-left:10%; + margin-right:10%; + text-align: left; + font-size: 95%; +} + + +.poem .stanza {margin: 1em 0em 1em 0em;} + +.poem span.ni0 { + display: block; + margin-left: -0.75em; + padding-left: 3em; + text-indent: -3em; +} + +.poem span.i0 { + display: block; + margin-left: 0em; + padding-left: 3em; + text-indent: -3em; +} + + +ul { + list-style-type: none; + text-align: left; + } + +li { + margin-bottom: 0.5em; + } + + +.tnote {border: dashed 1px; margin-left: 10%; margin-right: 10%; padding: .5em; margin: 2em 0em 0em 0em;} + +ins.correction { + text-decoration:none; /* replace default underline.. */ + border-bottom: thin dotted gray; /* ..with delicate gray line */ + } + + </style> + </head> +<body> + + +<pre> + +The Project Gutenberg EBook of Tra cielo e terra, by Anton Giulio Barrili + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Tra cielo e terra + +Author: Anton Giulio Barrili + +Release Date: March 20, 2009 [EBook #28374] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TRA CIELO E TERRA *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini, and the +Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive/Canadian Libraries) + + + + + + +</pre> + + + +<h1 class="intro">TRA CIELO E TERRA.</h1> + +<div class="figcenter" style="width: 346px;"> +<img src="images/barrili.jpg" width="346" height="471" alt="Anton Giulio Barrili" title="Anton Giulio Barrili" /> +</div> + + + + +<h1>TRA CIELO E TERRA</h1> + + +<p class="center">ROMANZO<br /><br /> + +<small>DI</small><br /><br /> + +<span style="font-size: 150%; font-weight: 600;">ANTON GIULIO BARRILI</span><br /><br /> + +<small>NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA DALL’AUTORE</small><br /><br /></p> + + +<div class="figcenter" style="width: 104px; margin-top: 2em; margin-bottom: 2em;"> +<img src="images/logo.jpg" width="104" height="150" alt="logo" title="logo" /> +</div> + +<p class="center"><big>MILANO</big><br /><br /> + +<span class="g"><small>FRATELLI TREVES, EDITORI</small><br /><br /> + +1907</span></p> + +<hr style="width: 3%;" /> + +<p class="center"><b>Proprietà letteraria.</b> +</p> + +<table summary="Opere" style="border: 1px solid black;"> +<tr> +<th colspan="2"> +OPERE di A. G. BARRILI.</th></tr> +<tr> +<td> +<i>Capitan Dodèro</i> (1865). 13.ª ediz.</td><td class="right">L. 1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Santa Cecilia</i> (1866). 11.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td><i>Il libro nero</i> (1868). 4.ª ediz.</td><td class="right">2 —</td></tr> +<tr> +<td><i>I Rossi e i Neri</i> (1870). 8.ª ediz. (2 vol.)</td><td class="right">2 —</td></tr> +<tr> +<td><i>Le confessioni di Fra Gualberto</i> (1875). 13.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td><i>Val d’olivi</i> (1873). 18.ª edizione</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td><i>Semiramide</i>, racconto babilonese (1873). 9.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>La notte del commendatore</i> (1875). 2.ª ediz.</td><td class="right">4 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Castel Gavone</i> (1875). 10.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Come un sogno</i> (1875). 26.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Cuor di ferro e cuor d’oro</i> (1877). 18.ª ediz. (2 vol.)</td><td class="right">2 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Tizio Caio Sempronio</i> (1877). 2.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>L’olmo e l’edera</i> (1877). 20.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Diana degli Embriaci</i> (1877). 2.ª ediz.</td><td class="right">3 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>La conquista d’Alessandro</i> (1879). 2.ª ediz.</td><td class="right">4 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il tesoro di Golconda</i> (1879). 12.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il merlo bianco</i> (1879). 2.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +—Edizione illustrata (1890). 5.ª ediz.</td><td class="right">5 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>La donna di picche</i> (1880). 6.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>L’undecimo comandamento</i> (1881). 13.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il ritratto del Diavolo</i> (1882). 4.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il biancospino</i> (1882). 12.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>L’anello di Salomone</i> (1883). 3.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>O tutto o nulla</i> (1883). 2.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Fior di Mughetto</i> (1883). 4.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Dalla Rupe</i> (1884). 3.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il conte Rosso</i> (1884). 3.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Amori alla macchia</i> (1884). 3.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Monsù Tomè</i> (1885). 3.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il lettore della principessa</i> (1885). 3.ª ediz.</td><td class="right">4 —</td></tr> +<tr> +<td> +—Edizione illustrata (1891)</td><td class="right">5 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Victor Hugo</i>, discorso (1885)</td><td class="right">2 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Casa Polidori</i> (1886). 2.ª ediz.</td><td class="right">4 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>La Montanara</i> (1886). 8.ª ediz.</td><td class="right">2 —</td></tr> +<tr> +<td> +—Edizione illustrata (1893)</td><td class="right">5 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Uomini e bestie</i> (1886). 3.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Arrigo il Savio</i> (1886). 3.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>La spada di fuoco</i> (1887). 2.ª ediz.</td><td class="right">4 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il giudizio di Dio</i> (1887)</td><td class="right">4 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il Dantino</i> (1888). 3.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>La signora Àutari</i> (1888). 3.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>La Sirena</i> (1889) 5.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Scudi e corone</i> (1890). 2.ª ediz.</td><td class="right">4 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Amori antichi</i> (1890). 2.ª ediz.</td><td class="right">4 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Rosa di Gerico</i> (1891). 3.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>La bella Graziana</i> (1892). 2.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +—Edizione illustrata (1893)</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Le due Beatrici</i> (1892) 5.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Terra Vergine</i> (1892). 5.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>I figli del cielo</i> (1893) 5.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>La Castellana</i> (1894). 2.ª ediz.</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Tra Cielo e Terra</i> (1894). Nuova edizione riveduta +dall’autore (1907)</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Fior d’oro</i> (1895). 4.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il Prato Maledetto</i> (1895)</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Galatea</i> (1896). 7.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Diamante nero</i> (1897) 3.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Raggio di Dio</i> (1899). 4.ª ediz.</td><td class="right">1 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Il Ponte del Paradiso</i> (1904). 2.º migliaio</td><td class="right">3 50</td></tr> +<tr> +<td colspan="2"> +<hr style="width: 20%;" /></td></tr> +<tr> +<td> +<i>Lutezia</i> (1878). 2.ª ediz.</td><td class="right">2 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Con Garibaldi, alle porte di Roma</i>, ricordi (1895)</td><td class="right">4 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Sorrisi di gioventù</i> (1898) 2.ª ediz.</td><td class="right">3 —</td></tr> +<tr> +<td> +<i>Zio Cesare</i>, commedia in cinque atti (1888)</td><td class="right">1 20</td></tr> +</table> + + +<h3><a name="dedica" id="dedica"></a>A FRANCESCO BERLINGIERI</h3> + +<hr style="width: 10%" /> + +<p>Venendo a Te, per dedicarti il mio libro, penso +ad una tua bella fantasia giovanile, «Un +frate che minia la <span class="g">Divina Commedia</span>»; +povero frate che tu hai lasciato senza compagni, +mutando il suo buon codice membranaceo nei +codici moderni del patrio diritto; povero frate, +per cui l’arte aveva ancora «sorrisi e fascini», +ma più assai la giovane natura, parlante a lui +l’onnipossente linguaggio da quelle stesse pagine +ch’egli andava infiorando con le belle immagini +fantasiose, ridenti d’italica primavera +al genio di Oderisi da Gubbio e di Franco Bolognese. +Deposti i pennelli, poggiata la faccia +sulla palma della mano, pensa il povero frate, +con gli occhi rivolti al poema del profugo Fiorentino +«a cui temprâr l’ingegno—e l’amore +e lo sdegno». O frate, tu gli hai detto, ammonendolo:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="ni0">O frate, a lui l’esilio<br /></span> +<span class="i0">E le pugne dell’alma:<br /></span> +<span class="i0">A te l’obblìo degli uomini<br /></span> +<span class="i0">E la cristiana calma.<br /></span> +<span class="i0">Perchè t’alzi a colloquio<br /></span> +<span class="i0">Col Ghibellin? tu piega<br /></span> +<span class="i0">La queta fronte, e prega.<br /></span> +<span class="pagenum"><a name="Page_vi" id="Page_vi">[vi]</a></span></div></div> + +<p>Ma sì, tardi consigli, come sono su per giù +tutti i consigli dell’esperienza! Il male è fatto: +il tuo monaco ha riletto dianzi quel diabolico +canto V dell’<span class="g">Inferno</span>, donde scoppia +tanta passione umana, e dilaga e straripa. Quei +due maravigliosi dannati raccontano anche così +bene!</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="ni0">Per più fiate gli occhi ci sospinse<br /></span> +<span class="i0">Quella lettura e scolorocci il viso:<br /></span> +<span class="i0">Ma solo un punto fu quel che ci vinse.<br /></span> +</div></div> + +<p>Povero frate! Satana gli ha dato l’esca. Che +ardori nel suo sangue! che visioni nella sua +cella! I giorni felici si ripresentano alla sua +mente, con immagini e fragranze di baci; la +gioventù lo chiama, la terra lo invita; il rimorso +lo turba, e il cielo dimenticato un istante +gli ridipinge agli occhi la scena terribile +dei sicuri castighi. No, non più affetti terreni, +non ribellioni, non fughe.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="ni0">Dio, mi salva dal dèmone<br /></span> +<span class="i0">Che tutto mi possiede!<br /></span> +<span class="i0">Di macere vigilie<br /></span> +<span class="i0">Rinforzerò la fede.<br /></span> +<span class="i0">Nè più profane pagine<br /></span> +<span class="i0">Avran su me l’impero!<br /></span> +<span class="i0">Io minierò il Saltero.<br /></span> +</div></div> + +<p>L’uomo antico era ricomparso tra le mortificazioni +dell’asceta; ma l’asceta ha riconosciuto +il tentatore, ha resistito, ha vinto. Così tu, fantasticando +davanti alle rovine di un vecchio<span class="pagenum"><a name="Page_vii" id="Page_vii">[vii]</a></span> +convento, che l’anima tua ripopolava «di larve +incappucciate», hai rievocato un momento tipico +della vita passata, o, per dire più veramente, hai +intravveduto nella vita passata un lampo della +coscienza eterna, dell’eterno dissidio e del vincolo +eterno tra la terra ed il cielo.</p> + +<p>Ho il mio frate ancor io. Non minia, pur troppo: +parla il linguaggio aspro e nondimeno attraente +che molti ascoltano tuttavia, che molti +ascolteranno ancora dopo di noi, perchè tra forme +mortali e transitorie reca sempre la nota +della immortale verità non mai intieramente +chiarita, della immortale domanda non mai pienamente +soddisfatta. Egli è voce e coscienza +d’una religione storica, che in mezzo a tante +cure mondane onde fu troppo infrascata nei +secoli scorsi ed è ancora afflitta nel nostro, è +pur bastata a dare un corpo di dottrine morali +purissime, suggellate dal bel principio in uno +stupendo esemplare di dolcezza e di grazia, di +virtù, di mansuetudine, di sacrifizio sublime, +parlante dalla montagna al popolo di Tiberiade, +disputante coi dottori della legge nel tempio +di Gerusalemme, odiato ugualmente da Scribi e +da Farisei (specie non morta ancora), ugualmente +franteso da Giudei e da Romani, dagli uni +e dagli altri condannato nella doppia sentenza +del sinedrio e del pretorio, epicamente grande +nel supplizio del Golgota, redivivo e trionfante +nella fede degli umili come promessa infallibile +di ricompense celesti, presente in ispirito<span class="pagenum"><a name="Page_viii" id="Page_viii">[viii]</a></span> +e in verità dovunque si soffre, dovunque si procede, +dovunque si spera di giungere ad una meta, +commensale divino degl’infelici, rompente con +paterno amore ai pellegrini di Emaus quel pane +quotidiano, che a tanti figli d’Adamo sèguita +sempre a mancare. Triste cosa, non è vero? e +si può bene rimpiangere che i seguaci si siano +allontanati di tanto dall’esemplare maraviglioso; +riuscendo agli onori del trionfo per collegarsi +tosto a mutua difesa coi potenti della terra; +non dando ai miseri altro aiuto fuor che di +buone parole; sognando per sè l’impero del mondo, +ed ottenendo per via da tutti i monarchi, +alternamente combattuti e favoriti, uno scampolo +di territorio per le loro famiglie, nella +patria divisa, assoggettata e tradita. Ma gli errori +degli uomini nel corso dei secoli, ed oggi +le ineluttabili ragioni della difesa civile, non +ci faranno dimenticare il buon principio essenziale +di quella religione, che ha pure educato nei +cuori il sentimento del divino, prendendolo ovunque +le fu dato rintracciarlo, germe prezioso e +fecondo, tra la scoria delle superstizioni volgari +e tra le perle della filosofia antica, tra i +dubbî della scuola e gli stupori della piazza, +tra i foschi terrori e le serene speranze di settantaquattro +generazioni. E chi sa? l’istesso mio +frate, un po’ incalzato e stretto al muro da chi +avesse avuto più tempo per ciò, si sarebbe licenziato +a parlare più liberamente che non solesse +fare dal pergamo ai fedeli cristiani di San Gior<span class="pagenum"><a name="Page_ix" id="Page_ix">[ix]</a></span>gio. +Credete in Dio, avrebbe detto, credete in +un Dio giusto e buono, come causa prima dell’universo; +osservate la legge morale, com’ella +per volontà di lui si è rivelata alle genti: praticato +il rispetto, l’amore, la carità nel mondo, +e lasciate al tempo la cura del resto. Molte foglie +cadono ogni autunno dall’albero; molti rami +secchi al peso delle nevi invernali, all’azione +dei geli, al soffio della tramontana si spezzano: +ciò che è vitale, vivrà.</p> + +<p>Il mio frate non minia, ti ho detto; nè io +son riuscito a miniar lui con arte degna del +tema. L’ho tirato giù alla grossa, ma vedendolo +bene; e penso che questo si debba sentire da +tutti coloro che lo vedranno apparire a suo tempo, +nel corso di queste pagine, viva figura di +combattente, o larva di promessi rimorsi per +due povere creature condotte dal destino all’aspro +dissidio tra la passione e il dovere, tra +la natura obbedita e la legge violata. Intorno +alle quali cose, io credo che il mio pensiero, +essendo chiarissimo, non si possa frantendere +nè falsare da uomini di parte, credenti o miscredenti +che vogliano essere: ma certo non sarà +male renderlo più evidente colla giunta di poche +altre considerazioni.</p> + +<p>La società moderna, per giudizio di alcuni, +va bene abbastanza, volgendo apertamente ed +infallibilmente al meglio, alla liberazione, alla +certezza, alla luce. Non tanto sfoggio di sostantivi, +mi raccomando. Spero anch’io che volgerà<span class="pagenum"><a name="Page_x" id="Page_x">[x]</a></span> +al meglio, se per merito di qualche evento prodigioso +le capiterà di rimettersi in gambe: per +ora mi sembra che zoppichi; e guai se lo zoppo +fa a correre; vuol esser tombola, non ti pare? +La grande rottura, avvenuta da un pezzo, e di +questi tempi condotta agli estremi, tra la scienza +e la fede, ha tra parecchi buoni effetti il cattivo +di lasciar la morale senza guida, senza sostegno, +in un momento sociale che più avremmo +bisogno di lei; mentre le moltitudini, felicemente +sciolte da tanti vincoli molesti, sentono +più vivo il gusto della libertà e lo estendono +volentieri a tutti i godimenti dell’essere; mentre +tutti gli accorti, segnatamente i meglio +provveduti, i meglio collocati nel mare magno +della vita, dopo aver tremato un pochino di +certe raffiche minacciose, si rassegnano alla burrasca, +vogando alla galeotta e ripetendo tra sè +il motto infame di Luigi XV: «<span class="g">après moi +le déluge</span>»; mentre lo stesso fondamento della +società, che è la famiglia, non ha più un medesimo +pensiero, un medesimo criterio, un medesimo +istinto, per tutte le persone che la compongono. +Nel modo di vivere, di sentire, d’intendere, +di curare la conservazione delle tradizioni, +degli averi, delle virtù private e domestiche, +principio delle pubbliche e civili, noi non sembriamo +già più i figli dei nostri padri: gran +soluzione di continuità, che dovrebbe farci pensare! +Così la famiglia si disunisce, un po’ per +debolezza sua, molto per colpa de’ suoi capi, che<span class="pagenum"><a name="Page_xi" id="Page_xi">[xi]</a></span> +non l’hanno più per santuario, come gente civile, +ma per rifugio, come selvaggi primitivi. L’uomo +va per un verso, e la donna per l’altro, secondo +gli umori, i gusti, le vanità; crescano +i figli come vogliono e possono; e padri e madri +e figliuoli con molti bisogni, perchè con +molti appetiti; senza ideali, perchè senz’ombra +d’idee.</p> + +<p>Restaurare nel civile consorzio il senso morale +parrà necessario a chi pensa; e necessario +veder cominciare la restaurazione dai capi, dai +capi della famiglia, dai capi della società, donde +l’autorità deriva, donde gli esempi si spargono. +Ma noi non faremo niente senza virtù private, +senza idealità che le informino, scaldandone la +buona semente nei cuori. Tanto io credo, «e +creder credo il vero». Per ritornare al libro che +ti offro, esso sarà giudicato come vorrà essere; +anzi diciamo pure, pronosticando, che non sarà +giudicato affatto. Viviamo in un paese di gente +savia e prudente, che aspetta di fuori sentenze +ed oracoli, mode, predizioni del tempo ed almanacchi. +Mi preme soltanto che il libro sia sentito +da coloro che lo leggeranno. Da ventimila, dice +l’amico editore, sperando: da venti, dico io, +già molto ambizioso, se penso ai venticinque +di cui si contentava il Manzoni: nel fatto, levando +tutti gli zeri, me ne bastano due.</p> + +<p>Eravamo in due all’Acqua Novella, te ne rammenti? +C’è là, in un angolo felice della nostra +Liguria occidentale, il più antico e il più re<span class="pagenum"><a name="Page_xii" id="Page_xii">[xii]</a></span>cente +mio ricordo campestre. Vidi da bambino +ed amai quella voltata in discesa dalla balza +di Bergeggi a Spotorno, con le rovine dell’èremo +di Sant’Antonino, piantato nel vivo della +rupe ferrigna, sotto i ciuffi degli arbusti che +gli fanno ombra dal ciglio sfaldato del gran +masso imminente. Era allora il mio sogno d’essere +il padrone dell’èremo, di restaurarlo, di farmi +frate là dentro, frate di un ordine mio, molto +benedettino per la copia dei libri, molto templario +per la quantità dei conversi; gaudenti +essi della vita materiale, gaudente io della felicità +intellettuale, in quella grata solitudine, +difesa dai venti freddi, con quel lembo di cielo +opalino, con quella lista di mare turchino davanti, +dimenticando tutto l’altro dello spazio +e del tempo, ignorando l’ora degli altri, aspettando +la mia senza troppo curarmene. Veramente, +l’orologio non era lontano; orologio solare, +sul terrazzo di una casa verdognola, trecento +passi più in là, nel bel mezzo di un orto; +con quella sua leggenda: «<span class="g">ultima necat</span>» +che fu la prima frase latina capitata davanti a’ +miei occhi, e che mi dava sempre tanto da pensare, +tutte le volte che passavo da quelle parti. +Quando fui in grado da intenderla, amai compirne +l’idea, premettendole un «<span class="g">vulnerant +omnes</span>». Ma per allora non era il caso di filosofarci +su; ed io non filosofavo, sentendo +il desiderio di quella pace, sognandola tutta +per me.<span class="pagenum"><a name="Page_xiii" id="Page_xiii">[xiii]</a></span></p> + +<p>Era un sogno, e finì come finiscono i sogni. +Ma i bei sogni si ricordano volentieri; ed io +più volentieri l’ho ricordato, tornando or non +è molto con te alla tua bella Spotorno, bianca +lucente sulla spiaggia lunga, tra la voltata di +Bergeggi e il monte Orsini, aspra guardia di +Noli. Ad un certo punto, e di comune accordo, +abbiamo fatta fermar la carrozza; io per contemplare +il mio èremo, tu per farmi bere un +sorso della fontana lì presso, l’Acqua Novella, +zampillante da una gran vasca quadrata, sul +margine della strada maestra. O acqua ben nomata, +veramente fresca, ristoratrice e pura, come +tutte le cose novelle! Io non sogno più solamente +il mio vecchio èremo e la mia vecchia +meridiana; sogno ancora l’Acqua Novella e quel +buon tratto di strada quieta, che abbiamo fatta +a piedi con tanta allegrezza, mentre i cavalli +ci seguitavano al passo. E penso ancora, nel mio +sogno, che l’uomo più felice della terra debba +essere un certo guardiano di strada ferrata, +che ha il suo casotto in quelle vicinanze, col +suo orticello, i suoi fagiuoli e il suo gran fico +brogiotto, accanto allo sbocco della galleria di +Bergeggi. Poveraccio! e forse egli sogna a sua +volta un trasloco, una promozione, che lo sbalzi +guardia eccentrica o guardia di sala in qualche +stazione importante, donde gli sia facile +di mandare a scuola le quattro o cinque creaturine +che senza fatica, quasi senza un pensiero al +mondo, gli sono rampollate là dentro.<span class="pagenum"><a name="Page_xiv" id="Page_xiv">[xiv]</a></span></p> + +<p>Son tutti così, i miei bravi cantonieri di strada +ferrata. Ricordo ancora quello di Varigotti, +conosciuto tanti anni fa. Aveva anche lui una +bella fontana daccanto, anzi una vera cascata +d’acqua, che piombava dalla balza rossastra, sotto +la chiesuola abbandonata di San Lorenzo; +aveva un orticello, con pèschi, fichi e fagiuoli, +ch’erano una maraviglia a vederli; aveva il gran +mare turchino davanti, e tutt’intorno, da ogni +piega del terreno, da ogni borro, da ogni fenditura +della rupe, occhieggiavano a lui tra lucide +foglie di smeraldo i bei limoni dal color dell’oro. +Per esser felice, non gli mancava neanche +una moglie, giovanissima, bella e savia, amante +del lavoro e di lui. Ma quello ci aveva il +mal del paese; voleva lasciare quel sorriso di +cielo e di mare, quel profumo, quel tepore, quella +gloria, per ritornarsene al suo nido natale, o +non troppo discosto, tra Bussoleno e Modane, +sotto le Alpi nevose, a sentir cantare gli aquiloni +e scrosciar le valanghe. Barattava male, +e non fu difficile contentarlo. Sarà felice, ora? +Ah, penso che Gabriello Chiabrera fu ben ispirato, +il giorno che sul portone della sua casa +fece scolpir l’oraziano: «<span class="g">Nihil est ab omni +parte beatum</span>».</p> + +<p>Ma se una felicità compiuta non si ritrova in +nessun luogo, neanche là dove io l’avevo sognata, +bene mi sarà lecito di desiderare che la +vita sia più ricca d’ideale, e che un’acqua novella, +se pure non ci si debba vivere accanto<span class="pagenum"><a name="Page_xv" id="Page_xv">[xv]</a></span> +con oraziana serenità, rinfreschi e purifichi le +nuove generazioni; che il sentimento del divino, +ingenito nella coscienza umana, si accordi un +giorno colla critica non più arrogante di facili +dispregi, colla scienza non più infatuata di sollecite +deduzioni, e venga in buon punto a rinvigorire +di nuovi succhi la povera morale intristita. +Questo è il mio sogno dell’età matura, +e credo che questo sia pure il tuo. Tu hai, a +buon conto, una famiglia nata di te; vuoi che +abbia i tuoi stessi ideali, riflettendo alcun che +di quelli che tu stesso derivi dai tuoi vecchi; +ai quali con animo reverente mando un augurio +e un saluto filiale ancor io.</p> + +<p>Comunque esso sia riuscito per l’arte, il mio +libro è morale. Non già come un trattato; credo +anzi che ci corra molt’acqua, e tutt’altro che +novella, di mezzo. Ma esso è morale, nondimeno, +come può essere tale un romanzo; cioè a dire +una rappresentazione della vita reale, aspersa +d’una certa idealità, che è poi la nota personale +fatalmente recata dall’artista nella cosa +veduta, nella cosa sentita ed espressa.</p> + +<p>Ritorneremo col bel tempo all’Acqua Novella +e al vecchio èremo diroccato. Tu ama intanto +il tuo</p> + +<p> +<span class="smcap" style="padding-left: 50%;">Anton Giulio Barrili</span>.<br /> +<span class="pagenum"><a name="Page_xvi" id="Page_xvi">[xvi]</a></span></p> + + + + +<h1 class="intro"><a name="TRA_CIELO_E_TERRA" id="TRA_CIELO_E_TERRA"></a>TRA CIELO E TERRA</h1> + + + + +<h2><a name="Capitolo_Primo" id="Capitolo_Primo"></a><span class="chap">Capitolo Primo.</span> +<br /> +<br /> +Addio, bel mare!</h2> + + +<p>Gli avevano fatta un’ingiustizia, saltandolo +nelle promozioni; perciò, a mala pena sbarcato, +aveva mandata la sua dimissione al ministro. +Per la via gerarchica, s’intende; e il capo del +suo dipartimento marittimo, alla Spezia, si era +degnato di esortarlo a pensarci su, almeno un +paio di giorni. Per non fargli dispiacere col +mostrarsi sconoscente alla cortesia del superiore, +aveva accettato il consiglio; ma, quarantott’ore +dopo, si era ripresentato al suo illustre +capo, pregandolo di dar corso alla lettera.</p> + +<p>Tra gli uguali, qualche amico sincero aveva +tentato dissuaderlo, arrischiandosi a dirgli che +commetteva un errore; ma egli non aveva voluto +convenirne. Altri gli dicevano: «Fai bene; +è stata un’ingiustizia; le ingiustizie non si sopportano». +Ed egli rispondeva con un vivo cenno +di assenso, quasi di ringraziamento, come uno<span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2">[2]</a></span> +che si senta compreso, congedandosi con una poderosa +stretta di mano da tutti quei vecchi compagni, +ai quali lasciava un gradino vuoto su +quella scala di Giacobbe che conduce al paradiso +del viceammiragliato.</p> + +<p>Era sicuro del fatto suo; la risoluzione gli +pareva buona, per il caso presente e per i casi +futuri. Infatti, che cosa sperare da quel ministro, +che era stato suo comandante in una +memorabile crociera e che aveva mostrato in +parecchie occasioni di non poterlo soffrire? Effetto +di una ruggine antica, per una manovra +fatta da lui, di suo capo, che il comandante non +aveva ordinata, che anzi aveva biasimata. Un po’ +troppo presto, per altro: lo scandaglio, la mattina +dopo, aveva dimostrato a tutti che seguendo +ciecamente gli ordini del comandante si sarebbe +rimasti incagliati. Quattro palmi di sàgola +avevano dato ragione all’inferiore; e il superiore +se l’era legata al dito, quantunque l’inferiore +si fosse studiato con ogni maggior cura di non +lasciar trasparire il sentimento della propria +superiorità. Una promozione, dopo quel giorno +malaugurato, era venuta per tutt’e due, l’uno +giungendo al grado di tenente di vascello, l’altro +al grado di contrammiraglio. Due anni ancora, +e il contrammiraglio diventava ministro. +Il ministro si era slegato finalmente il dito, saltando +nelle prime promozioni il tenente di vascello.</p> + +<p>Lagnarsi? È presto detto. In che modo? Aspet<span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[3]</a></span>tare +che cascasse il ministro; sì, fra due o tre +anni, e intanto divorarsi l’affronto. No, niente +aspettare; perciò aveva mandata la sua dimissione. +Cosa amaramente spiacevole per lui, +quanto edificante per tutti, la sua dimissione +era stata accettata a volo. Brutto momento, vedersi +così di punto in bianco fuori dell’uscio! +Ma c’è «la buona compagnia che l’uom francheggia»; +e questa, nei brutti momenti, consola.</p> + +<p>Ahimè, non del tutto. A lui una pena sorda +restava nel profondo dell’essere. Amava il mare; +il bel mare, così pieno di misteri, così magnifico +nella collera, così augusto nella calma, che +pare abbia un’anima, e grande, meravigliosamente +grande, grande almeno sei volte quella +dell’umanità tutta quanta; il buon mare che +mette in comunione tutte le creature viventi, assai +più ed assai meglio che non facciano tante +strade ferrate e tanti telegrafi. In questi dotti +congegni c’è sempre l’arte di un mondo piccino, +piccino come tutte le trovate degli uomini; c’è +sempre l’idea di sentirsi passare in una cruna +d’ago, assottigliati, stiacciati, tanagliati dagli +attriti continui del passo. E poi, che cosa sono +le invenzioni dell’uomo, ristrette ad un solo ufficio, +ordinate ad una sola utilità, in confronto +di quella superficie azzurra, pianura liquida e +senza solco, che palpita e porta, mobile, gloriosa +e superba, che dà moto e gioia a tanti organismi +animati, colore agli occhi, calore agli +spiriti, essendo ad un tempo la via e la vita?<span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[4]</a></span></p> + +<p>Tutto è nuovo su quella via, l’abbiate pure +cento volte percorsa; ve la fanno parer sempre +nuova i mille diversi aspetti delle cose, nella +vastità sconfinata degli orizzonti, nella infinita +varietà delle tinte, mezze tinte e sfumature, dell’aria +e dell’acqua. Il punto a cui volgete la prora +è di giorno una striscia di azzurro, di grigio, +di roseo, sull’ultimo lembo del mare, una striscia +tenue che non vi offre il colore stridente nè +i contorni aspri del vero; nella notte, poi, è un +punto di fuoco, che getta sulle acque un raggio +luminoso; più spesso, e di giorno e di notte, è +l’invisibile, il nulla, ma con la sublime certezza +di vedere, di trovar qualche cosa, al momento +prefisso, sulla via che vi dimostrano le stelle, +che vi traccia infallibilmente un computo aritmetico. +E intanto il lontano fa pensare; l’occhio +intravvede l’infinito; l’anima sente Dio; nè ci +sono professori di calcolo per rimpicciolirvi quello +con la figura di un otto coricato, nè filosofi +del malanno per dirvi che questo è un sogno, +una idiosincrasia naturale, una concrezione storica +del vostro pensiero.</p> + +<p>Con che ansia, adolescente allievo del collegio +di marina, aveva aspettato il giorno del suo +primo imbarco! Con che passione aveva fatto il +suo primo viaggio, quindici anni addietro! Lo +aveva sentito cantare e sospirare, fremere, urlare +e ruggire, quel mostro immane dai grandi occhi +verdi e dal dorso di spume! E lo aveva ammirato +nella molteplicità degli aspetti, soavi e terribili,<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[5]</a></span> +graziosi e feroci, sempre nuovi e stupendi; lo +aveva amato nella salubre vivezza delle fragranze, +nella dolce giocondità dei ritmici cullamenti. +E dopo tante ammirazioni, dopo tanti amori, lo +aveva lasciato! Ma sì, che volete? gli avevano +fatta un’ingiustizia. Le ingiustizie non si sopportano, +o si mostra di averle meritate; nel qual +caso non sono più ingiustizie, ne convenite? Triste +cosa, per altro! Aveva sempre sognato una +guerra, da far le sue prove anche lui, da onorare +l’Italia, questa lunga penisola che pare una gran +nave imbozzata attraverso il Mediterraneo, e che +non dovrebbe starci, perdio, come un pontone, +come una fregata in disarmo. Quella guerra non +l’aveva certamente invocata; il valoroso non invoca +i pericoli, che non sono solamente per sè, +ma per tutti; li aspetta, e si prepara ad affrontarli.</p> + +<p>Aspettando la guerra, preparandosi a quella, +il soldato serve la patria. E perchè non l’aspettava +egli ancora, passando sopra ad una cattiveria +di ministro? Infine, gli uomini passano, +la patria resta. Verissimo, questo; ma è verissimo +ugualmente che son tutte parole. La patria +che resta è sorda, cieca e muta; non vi sente, +non vi vede, non vi conforta per nulla, non vi +consola affatto, non vi vendica di quell’altra +che passa, agitandosi intorno a voi, standovi +sotto, accanto e sopra, che vi giudica senza criterio, +ammirandovi di fuga quando il caso dà a +voi di far bene e a lei di non poter fare altrimen<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[6]</a></span>ti, +disprezzandovi quando ne può avere un pretesto, +deridendovi spesso e volentieri, ne abbia +o non ne abbia ragione, solo che si presenti +un appiglio. La patria grande, la vera, dopo +tutto, si serve con dignità. Levate la dignità al +soldato, e non gli resta più nulla; c’è la morte +nell’anima, e il servire è vergogna.</p> + +<p>Per altro, non credeva di dover tanto soffrire, +obbedendo alla voce della propria coscienza. Fu +una triste giornata quella in cui gli annunziarono +che la dimissione del tenente Sospello era +stata accettata. Ah, non voleva stare neanche un +giorno alla berlina delle condoglianze. Le sue +valigie erano fatte, in attesa dell’evento. Se ne +andava subito subito; e lontano, molto lontano +dal mare, che non voleva vedere mai più. Alla +terra de’ suoi padri, alle Alpi, avrebbe chiesto +il rifugio; possedeva ancora una bicocca, lassù. +Di vecchi non c’era più nessuno, ad aspettarlo: +restava una sorella maggiore, nobile e santa +creatura, che tant’anni prima avrebbe desiderato +di chiudersi in un monastero, ma non aveva osato +farlo, per non lasciar solo del tutto il suo +vecchio babbo. Morto quello, non aveva potuto +lasciar solo e vuoto il vecchio palazzo, dove cinque +generazioni di Sospelli di Vaussana erano +passate, e dove era naturale che ella restasse +per custodire il posto alla settima, se mai il +fratello Maurizio si risolvesse di continuare la +stirpe.</p> + +<p>Buona e cara Albertina! Egli andava a farle<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[7]</a></span> +compagnia nella triste casa; e qual compagnia! +Lei, fastidita del mondo anche prima di conoscerlo, +certamente per qualche intima ragione +si era appartata a quel modo, rinunziando alle +gioie della vita; se pure la vita ne ha. Anch’egli, +vecchio scapolo, che aveva sognato d’impalmare +la gloria, offeso un giorno nella sua dignità, +rinunziava a tutti i sogni di una legittima ambizione, +per andarsi a rinchiudere nella casa dei +suoi maggiori, come un povero alcione ferito va +a posar l’ala sanguinolenta sul nido abbandonato.</p> + +<p>Maurizio aveva già scritto alla sorella, annunziandole +la sua dimissione come un proposito +irrevocabile: ma egli non intendeva già d’impoltronire +nella sua bicocca montanina; non voleva +finir cacciatore, nè giuocatore beone, come +tanti gentiluomini campagnuoli. Possedeva una +ricca libreria; l’avrebbe al bisogno accresciuta, +per dedicarsi ad un’opera di polso. Aveva sempre +vagheggiato il pensiero di scrivere un libro +delle guerre marittime d’Italia, ma condotto +con una certa larghezza di disegno, da appagar +tutti i gusti, da rispondere a tutti i bisogni intellettuali, +ordinato e preciso come una storia, +vivo e animato come un romanzo, il libro del +marinaio italiano, il libro che mancava ancora, +per dare una idea chiara e compiuta delle antiche +navigazioni e degli antichi commerci, argomenti +di emulazione e cause di guerra tra +i popoli; per descrivere i costumi marinareschi,<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[8]</a></span> +le imprese audaci, le trasformazioni successive +della strategìa e della tattica navale nel gran +bacino mediterraneo. Certo, per condurre a termine +un’opera come quella, non gli sarebbero +bastati i libri che possedeva. Ma il primo anno +lo avrebbe speso a tracciare il quadro; poi avrebbe +veduto, si sarebbe destreggiato via via secondo +il bisogno, cercando altri libri, viaggiando +per città e biblioteche; ottima occasione per +isgranchirsi, per non fare la ruggine. Ed era +ancora una bella vita per un uomo di trentadue +anni; e aveva tempo davanti a sè per colorire +degnamente il quadro ideato.</p> + +<p>Il suo attendente, congedandosi da lui alla +stazione di Spezia, gli aveva dato il buon viaggio +con le lagrime agli occhi.</p> + +<p>—Grazie, Susini, e addio; siamo uomini;—gli +rispose Maurizio.—Scrivimi, se ti occorrerà +qualche cosa; ed anche quando non ti occorrerà +nulla; riceverò sempre le tue lettere con +molto piacere.</p> + +<p>—E lei, signor tenente, non avrà mai bisogno +di nulla, da un povero marinaio?</p> + +<p>—Sì, spesso sentirò che mi mancherai, bravo +Susini. Intanto, ti prego, appena sarà di +ritorno, mi saluterai il <span class="g">Duilio</span>.—</p> + +<p>Aveva il cuor gonfio, il signor Maurizio, e +incominciava a tremargli la voce.</p> + +<p>—Ah, signor tenente!—mormorò il marinaio, +singhiozzando.—È stata una grande ingiustizia.<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[9]</a></span></p> + +<p>—No, sai? t’inganni. Non si fanno ingiustizie, +in servizio. Ci possono essere degli equivoci, +dei malintesi; ma ingiustizie no, mai;—replicò +il signor Maurizio, che aveva ancora la +disciplina negli occhi e non voleva finir la carriera +dando lo scandalo di dir male o di lasciar +dir male dei superiori.—Se ti sembro commosso, +pensa che ne ho qualche ragione. Non si +abbandona il mare senza uno schianto dell’anima. +Un giorno la sentirai anche tu, Susini mio, +la nostalgia del mare.</p> + +<p>—Io no, signor tenente, con sua licenza non +avrò da sentirla. Non si ricorda che sono della +Maddalena?</p> + +<p>—È vero, sì, e invecchierai vedendolo ogni +giorno; e quando sarai morto lo sentirai ancora +da tutte le parti brontolare alla spiaggia; che +bella cosa!—concluse <a name="tn9" id="tn9"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'sorpirando'">sospirando</ins> il tenente.—Ma +senti, fischia la macchina, e non vuol più +saperne dei nostri discorsi. Qua la mano, mio +vecchio, e addio!—</p> + +<p>Il treno si metteva in moto, e il marinaio +ebbe appena il tempo di baciare la mano che il +suo tenente gli offriva per l’ultima volta.</p> + +<p>—Non lo vuole ammettere;—borbottò egli, +allontanandosi dal marciapiede d’asfalto, come +il treno fu scomparso nel buio della notte;—ma +tutti lo dicono a una voce: è stata un’ingiustizia. +Per colpa di quei signori laggiù, la marina +italiana ha perso ancor uno dei suoi manovrieri. +E buono, poi, buono come il pane di Voltri;<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span> +gentile come una ragazza di quindici anni, che +non gli si è sentito mai uscir di bocca una +mala parola, neanche nelle ore che scapperebbe +la pazienza ai santi.—</p> + +<p>La notte, senza lume di luna, era buia, e +l’entrare del treno nelle centomila gallerie delle +Cinque Terre e l’uscirne non facevano divario +alla vista. Maurizio, nondimeno, sentiva il mare +vicino, lo sentiva alle acute fragranze e al romper +dei marosi contro le rupi. Lo rivide sull’alba, +il vecchio amico brontolone; lo rivide +di là dal monte di Portofino, farsi a mano a +mano più luminoso e più bello, a Recco, a Nervi, +a Genova, e giù giù per tutta la quieta Riviera +di Ponente, dove si aprono cinquanta seni azzurreggianti +tra il verde, e su lembi sottili di candide +spiagge cinquanta paesi si distendono al +sole. Quanti porti e rade, e golfi e calanche, di +cui Maurizio conosceva gli approdi! A Genova +era vissuto parecchi anni collegiale, e tante volte +c’era tornato ufficiale. Nella rada di Vado, +ancoraggio sicuro, era andato una volta a rifugio +colla sua cannoniera, cacciato per due giorni +da un fortunale di libeccio. Quella costiera della +Cornice tutta frastagliata da balze ferrigne, coi +suoi fondi di turchino carico listato di smeraldo +e sormontato di bianche creste spumose, come +l’aveva in pratica! Ed era sempre là, il suo +mare, ad ogni uscita di galleria, il suo mare azzurro, +scintillante, superbo, il buon mare, il bel +mare, a cui aveva tutto sacrificato per tanti<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span> +anni, perfino l’amore, il grande, il forte, il supremo +bisogno dei cuori.</p> + +<p>Non aveva egli dunque amato mai? Sì, aveva +amato, ed anche incominciando per tempo; ma +anche per tempo si era fermato. A quattordici +anni aveva preso una cotta famosa per una sua +cuginetta, splendidissima e formosissima bionda. +Per moglie non sarebbe andata, avendo perfino +un anno o due più di lui: ma chi bada a +queste differenze, quando cantano gli anni adolescenti +nel cuore? Quella stupenda creatura +egli l’aveva veduta da bambino, e avevano giuocato +insieme a marito e moglie: il «te ne rammenti?» +era stato proferito con gusto al nuovo +incontro, quando la cuginetta era venuta coi +parenti a Genova, per salutar lui collegiale promosso +agli esami finali e già presso all’imbarco +desiderato. Ah, il bel giuoco di cui si ricordavano +ridendo, ed anche arrossendo un pochino! +Ma egli arrossiva anche d’un altro pensiero, che +tanta bellezza fiorente gli aveva fatto nascere +subitamente nell’anima. Perchè non si sarebbe +ripigliata da senno quella condizione di marito +e moglie che nove anni prima si era stabilita per +giuoco? Ed egli già stava mulinando, in quei +giorni di baldoria per le strade di Genova; studiava +il modo di girare la frase, per dire alla +cuginetta: aspettami due o tre anni, quanti i +nostri parenti stimeranno che bastino, per.... +Ma la frase non gli veniva mai bene, come avrebbe +voluto. E frattanto, una domenica all’Ac<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span>quasola, +dov’erano andati a sentir la musica, +quella splendidissima e formosissima bionda che +tutti ammiravano, gli aveva detto di schianto:</p> + +<p>—Sapete che non siete punto belli voi altri, +con la vostra feluca?—</p> + +<p>Il «voi altri» andava agli ufficiali di marina. +Maurizio non era ancora che un allievo, e +non portava la feluca; ma l’avrebbe portata ben +presto, nelle circostanze solenni. Perciò s’impermalì +un pochettino, sentendo quella eresia, +e guardò la cuginetta con aria di persona offesa.</p> + +<p>—Non siete belli, vi dico;—ribattè quell’altra, +ridendogli ancora sul muso;—e tu starai +male, cugino Maurizio. Neanche si capisce, +quel vostro uniforme; non significa nulla. Perchè +quella feluca nera, che non si può tenere ben +salda sulla testa, che vi scivola sempre indietro, +con uno di quei becchi d’anitra, in su, verso +la luna, e l’altro in giù, che vi piove sulle spalle? +perchè quello spadino al fianco, che par uno +spiedo da infilzare i ranocchi? perchè quella +coda di rondine, smilza smilza, che va a cercarvi +i polpacci? Non si capisce, ti ripeto, quel +vostro uniforme; non significa nulla.</p> + +<p>—È quello a un dipresso di tutte le marinerie +europee. Lo ha portato Nelson, signorina.</p> + +<p>—E lasciatelo a Nelson, e vestitevi da cristiani. +Guarda laggiù, quell’ussero di Piacenza. +Che eleganza di vestiario! che armonia di tinte! +e che aria marziale!</p> + +<p>—Ah sì, quello starebbe bene a bordo<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span>!—notò +Maurizio, allungando le labbra, con aria +di sublime disprezzo.</p> + +<p>—A bordo, non so;—ribattè la cugina, senza +scomporsi.—Noi siamo in terra; per la +terra giudichiamo gli uomini.</p> + +<p>—Dagli uniformi;—conchiuse Maurizio.</p> + +<p>Erano rimasti grossi per tutto il tempo della +passeggiata. Quel giorno si separarono freddi. +La notte, quando fu solo nel suo letticciuolo +di collegiale, Maurizio pianse a calde lagrime +il suo bel sogno svanito; ma con quelle lagrime +gli si prosciugò la vena delle tenerezze. La cugina +era una civettuola e una sciocca, vana della +sua bellezza, felice d’esser guardata, e più fatta +per godere gli omaggi della cavalleria che quelli +della marineria. Gli ultimi giorni che ella +passò a Genova non furono niente migliori. Maurizio +era imbronciato, ed ella stette molto sulla +sua. Ella partì per Nizza con la famiglia, ed +egli s’imbarcò per il suo primo viaggio. Così +finiva il romanzetto, a mala pena imbastito, +così l’amor suo a mala pena sbozzato. Del resto, +quella splendidissima e formosissima bionda, +egli non aveva più avuto occasione di vederla. +Quattro anni dopo, essendo egli di stazione a +Montevideo, gli giungeva notizia che la cugina +era andata a marito, passando anche a vivere +in Francia. Buona fortuna, e figli maschi.</p> + +<p>Strano ragazzo, quel Maurizio! aveva giurato +di non lasciarsi più cogliere a certe lustre, ed +era stato di parola: il primo amore era anche<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[14]</a></span> +l’ultimo. Parliamo del grande amore, s’intende, +di quello che si crede veramente l’amore, il forte, +il solenne, il poema della vita. Episodii, sì, +ad ogni crociera, ad ogni viaggio sui mari lontani, +ad ogni fermata nei porti patrii: ma presto +gliene era venuta la nausea. Tutti giuochi, +superficialità, scioccherie, quando non erano indegnità; +e queste e quelle erano poi sempre offese +alla gran legge dell’universo. «L’amore è +un atto religioso» diceva egli volentieri, quando +ne cadeva il discorso cogli amici; «come +atto religioso, non va preso a scherzo». Ed egli +era religioso, come è sempre nel fondo dell’anima +il gentiluomo di mare. Chi vive meno nel +consorzio degli uomini vive più intimamente +con sè, e più spesso con Dio; con Dio, il cui +spirito corre non visto sull’acque, cavalca le +nubi della tempesta, si libra sull’arco dell’iride, +si affaccia nella gloria del sole sorgente +sull’oceano, siede nella porpora accesa dal grande +astro al tramonto.</p> + +<p>Grandi cose, sul mare! Ed ora, abbandonato +il vasto suo campo, sarebbe tornato alle cose +piccine. Ma sì, così portava la necessità. Lo +avevano voluto umiliare; aveva preferito spezzarsi. +Non esagerava egli un poco? Forse; ma +era fatto così. Obbedire gli piaceva, ma all’intelligenza, +o alla probità che ne tien luogo, +quando tra chi comanda e chi obbedisce aleggia +l’idea del dovere morale. Altrimenti no; e +per non dar scandalo brontolando, se ne andava<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span> +via, spezzando la spada. Uno spiedo, dopo tutto; +non glielo aveva detto quella formosissima bionda? +Ed anche buttava la feluca a mare: galleggiasse +a sua posta, e naufragasse al primo +scoglio. Lassù, nella quiete della sua bicocca +solitaria, avrebbe evocate le figure dei grandi +ammiragli; buon metodo per dimenticare i piccini.<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_II" id="Capitolo_II"></a><span class="chap">Capitolo II.</span> +<br /> +<br /> +Alla terra dei padri.</h2> + + +<p>Maurizio di Vaussana cessò finalmente di vedersi +il mare da fianco. Era giunto alla stazione +di Ventimiglia. Sceso dal treno, prese la +via dei monti, dopo aver fatte caricare le sue +valigie in una vettura da nolo. Quanto ai suoi +bauli, aveva dato lo scontrino del bagaglio ai +signori Rolandi, buona gente, amici vecchi di +casa sua, che s’incaricarono volentieri di farglieli +recapitare il giorno seguente a San Giorgio. +E la vettura si mosse, partì con alto fragore +di ruote, tintinnìo di sonagliere e scoppiettìo +di frusta nell’aria polverosa, ma soprattutto +con la gloriosa velocità di tutte le vetture da +nolo, quando incominciano la corsa.</p> + +<p>—Sentirai la nostalgia del mare anche tu—aveva +detto il tenente Maurizio al marinaio +Susini. Per intanto, non doveva sentirla lui così +presto. L’aria fine dei monti natali carezzava +le guance del viaggiatore, ancora dorate dai +soli africani. Quante balze conosciute gli occhieggiavano +dall’alto, lungo la via serpeggian<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span>te! +Le eriche, i pini, i ginepri, i roveri, i lecci, +tutti conosceva Maurizio, a tutti sorrideva, come +ad una brigata di vecchi amici, ritrovati dopo +tanti anni di assenza. Ad una certa voltata ci +doveva essere una macchia di fràssini, nascosta +dietro il ciglio d’un poggio. I suoi ricordi +non lo avevano tradito: vide, riconobbe i suoi +fràssini, non molto cresciuti da quelli di prima, +sempre eleganti, svelti, pieghevoli, che stendevano +verso la strada i rami sottili, vestiti di +foglie tenere, luccicanti al sole pomeridiano. E +le ginestre del pian del Termine? Il piano, per +fallire al suo nome, era una eminenza, e finiva +in un dirupo; ma le ginestre erano sempre là, facendo +siepe al ciglione, contente del galestro +in cui avevano messo radice, portando fieramente +levati i loro pennacchi verdi cupi, in attesa +di vestirne le vette con tanti bei grappoli +di quei fiori gialli che ogni anno solevano dare +(o lasciarsi prendere, che è tutt’uno) per l’infiorata +del <span class="g">Corpus domini</span>, nel paesello di +San Giorgio.</p> + +<p>Alla vista di quelle ginestre, uno strano sentimento +lo prese; un vivo e pungente ricordo, +un aspro, impaziente desiderio di quelle feste +lontane, di quelle solenni riconciliazioni con Dio +che la Chiesa ha seminate accortamente lungo il +corso dell’anno; tutti giorni a cui corrispondono +fragranze e suoni ed immagini particolari, vapori +d’incenso, frescura di cose tenere e dolci, +sorrisi di cielo, suoni di zufoli allegri, tagliati<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[18]</a></span> +nelle cortecce dei rami di castagno, uccellini +gorgheggianti la canzone del natale divino dalle +gravi canne di un organo. Come tutti i sensi +rivivevano in lui di gioconda vita infantile! e +quanta adolescenza gli veniva incontro da quelle +gole ospitali!</p> + +<p>Sei tu, non è vero? sei qua finalmente? Buon +figliuolo di salda memoria, vieni alla dimora +dei padri. La vedi lassù, quella montagna, che +appare per la sua sommità, dietro a due ordini +di colline? Ci vorrà ancora un paio d’ore, +prima di giungerci; frattanto si affaccia a noi, +pare che stia spiando il nostro arrivo, come +una scolta di fortezza. Era lassù, la ròcca dei +tuoi antenati; quelli del ramo primogenito, +estinto oramai, il ramo dei Sospelli di Balma. +Buon seme di forti castellani, rigidi al dovere e +così fermi alla consegna! Finirono, come tutto +finisce; ora dormono col Signore, in fila, l’un +dopo l’altro, come guerrieri caduti sul campo, +al posto loro assegnato. Anche i Sospelli di +Vaussana rischiano di finire con te. Vieni, giovanotto; +prendi il tuo posto accanto alla tua +squadra; mettiti in fila anche tu. Il mare è +bello, attraente, e perfido; la montagna è severa, +ma sana e fedele. Questa è la patria, salda, +immobile, di granito; qui, dove le eriche +e i rovi non muoiono mai, aggavignati al terreno. +Si succedono i virgulti, e son sempre gli +stessi. Senti il profumo agreste della macchia? +È la stessa virtù che si trasmette di generazione<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span> +in generazione. Anche di lassù si vede qualche +volta, il tuo mare: son belle le cose vedute +dall’alto, e da una giusta distanza. La varietà +dei particolari si perde, e la patria grande, +tanto più grande quanta più se ne abbraccia col +pensiero, trascurando la minutezza delle parti, si +ama anche meglio. Quando c’è bisogno di difenderla, +quando ci chiama alle bandiere la voce +del re, i gentiluomini calano come falchi dalla +rupe, seguiti dai loro vassalli.... No, non più +vassalli, ora: tutti fratelli in Dio e nella patria; +è più bello così, ci ravvicina meglio al Vangelo. +E i forti, i buoni, gli intelligenti, salgono +sempre, dovunque sian nati, facendo stipite +di nuova grandezza. Chi era il bisnonno di Carlomagno? +Pipino d’Héristal. Ma chi il bisnonno +di Pipino? un ignoto guerriero, un servo di palazzo +dei re Merovingi. Così tutti i degni, i valenti, +i buoni, posson salire; i fannulloni, i fiacchi, +i cattivi, discendere. La montagna resta, +produce i suoi virgulti, i suoi fiori, i suoi frutti. +Tu, povera pianta, ritorni alla tua terra natale. +Più presto che non ci fosse dato sperare, in verità! +È stata un’ingiustizia, tu dici; meglio così. +Partivi fidente, ritorni disingannato, ma anche +educato dalla sventura, agguerrito alle pugne +dell’esistenza. Farai il tuo dovere, qui, come +altrove; servirai alla gran legge di Dio, che è +progresso infinito, dovunque si vada, di dovunque +si muova.</p> + +<p>Il paesello di San Giorgio incominciava ad<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span> +apparire. Peccato che fosse già tardi! Le ombre +della sera cadono troppo rapidamente, nelle +gole delle Alpi. Ma nella scarsa luce del crepuscolo, +i ceppi delle case biancheggiavano ancora +abbastanza: poi, quando la vettura fu all’entrata +del borgo, incominciavano ad accendersi i lampioni. +Un po’ radi, secondo l’uso dei piccoli paesi +e la poca «elasticità» dei bilanci comunali; ma +supplivano qua e là i lanternini appesi a qualche +tabernacolo di santo, negli angoli delle vie. +A quella scarsa luce Maurizio vide i ciottoli +enormi onde era lastricata la strada maggiore; +sempre quelli, con le loro gibbosità, coi loro +alti e bassi continui, sempre quelli, eternamente +rugosi e rossastri nella corteccia inattaccabile +della quarzite, che s’è arrotondata così, colorata +così, nella mota millenaria del periodo glaciale. +Poveri cavalli, costretti a lavorare di zampe +ferrate in quel letto di torrente!</p> + +<p>Ma ecco, finalmente, un po’ di strada da cristiani; +ecco il battuto della piazza maggiore; +ecco la chiesa, la parrocchiale di San Giorgio; +e più su, in capo ad una piazza, che scende larga +in pendìo, la mèta del suo viaggio, il suo +palazzo, il «Castèu». Meritava il nome con cui +era stata battezzata, e sotto cui era comunemente +riconosciuta, la vecchia casa dei Sospelli +di Vaussana; castello del Trecento, o giù di lì, +con la sua torre da un lato, con le sue logge alte +al secondo piano, fors’anche coi merli e le caditoie; +restaurato quindi a palazzo signorile, nel<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span> +corso del Secento, gran colpevole un po’ da +per tutto di simili trasformazioni architettoniche. +E veramente allora erano state chiuse le +grandi finestre a sesto acuto, per ricavarne di +più piccole, a stipiti quadrati, nel mezzo; ma +ancora da certe screpolature s’indovinava l’alzata +dell’arco primitivo, e da qualche sfaldatura +dell’intonaco ne trasparivano le elegantissime +linee di cotto. Un nuovo restauro, dei principii +del secolo presente, aveva aggiunte le persiane; +ed erano queste, per l’appunto, che avevano +persuaso il padre di Maurizio di non appagare +un desiderio della moglie, a cui sarebbe +piaciuto di veder ritornate alla luce e alla gloria +antica le ogive del Trecento.</p> + +<p>—Cara mia,—le aveva detto il buon conte +di Vaussana,—per contentare il tuo gusto medievale +bisognerebbe rinunziare a questa benedetta +invenzione delle persiane. Levate queste, +ed anche ingrandite le finestre, immagina tu +come si starebbe freschi. Che idea, quella dei +nostri antenati, di voler morire dal freddo! È +vero,—soggiungeva il degno gentiluomo, temperando +l’asprezza del suo troppo moderno giudizio,—che +gli antichi lo sentivano meno, il +freddo; ed è forse per questo che durarono +tanto.—</p> + +<p>Giaume, il vecchio castaldo dei Vaussana, +aspettava Maurizio ai piedi dell’erta, e fu il primo +a dargli il bentornato. La sorella Albertina +lo accolse a braccia aperte, sulla soglia del por<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[22]</a></span>tone; +benedetto portone, sormontato dallo scudo +dei Sospelli, di rosso, al libro aperto d’argento, +caricato d’una spada in palo, del medesimo, col +motto «<span class="g">tout droict Sospel</span>», continuo tema +di pazze congetture agli eruditi mandamentali.</p> + +<p>La contessa Albertina aveva fatto preparare +per suo fratello l’appartamento dei vecchi al +primo piano. Non era egli oramai il signore del +castello? Ma il nuovo arrivato, in omaggio ai +ricordi, amò meglio di ritornare nel quartierino +della torre, in quelle due camerette che aveva +ancora occupate la notte prima di andare a +Genova, per entrare nel collegio di Marina. Si +sentì giovane, anzi ragazzo, là dentro; e la mattina +seguente, aprendo gli occhi e rivedendo il +suo nido alla luce dell’aurora, gli parve di non +essersi mosso mai da quel luogo. Tutte le cose +intorno a lui sorridevano, con quell’aria domestica +che è data ai mobili di casa dalla loro +istessa vecchiaia. Maurizio stette un’ora buona +a guardar tutto attentamente, incominciando +dal suo letto di legno dipinto di celeste a fiorami; +passando poi allo specchio dalla cornice +barocca indorata, con una luce di Venezia tutta +sfiorita dagli anni, al canapeino di legno, dipinto +nello stile del letto, all’armadio, al tavolino, +alla piccola libreria, dov’erano ancora i suoi libri +di scuola.</p> + +<p>Poco lontano di là, al secondo piano del palazzo, +era una libreria ben più ricca, quella del<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span> +babbo, che era stata anche di due generazioni +anteriori: libri vecchi, ma in gran numero, quasi +tutti di storia, e di erudizione. Il fatto suo, +non vi pare? Ed egli per l’appunto aveva contato +su ciò. Il suo primo pensiero fu di riordinare +in quindici o venti giorni quella libreria, da +tanti anni dimenticata; avrebbe veduto frattanto +che cosa ci fosse di utile per sè, nella +compilazione dell’opera che aveva disegnato di +scrivere. Voleva seguitare a dormire nella sua +cameretta di adolescente; l’attigua gli sarebbe +servita come spogliatoio; tutte le altre del secondo +piano, che venivano in fila, le voleva ridurre +a stanze da lavoro, coi libri, le carte murali, +gli atlanti, e tutto l’altro che gli bisognasse.</p> + +<p>Del resto, si stava molto bene lassù, con una +vista impagabile. Dalla finestra della sua camera +da letto vedeva anche meglio la montagna +vicina, col castello della Balma, da cui lo separava +una boscaglia tutta nera e folta, assai +pittoresca, ottima per andarci a passeggio nell’estate, +corsa com’era da sentieri solitarii e +tagliata per mezzo da una valletta, con una bella +cascata, bianca come il latte, rumorosa come il +mare, quando viene a frangere in una caverna +a fior d’acqua. La chiamavano l’Aiga, e qualche +volta anche la cascata del Martinetto. Egli +la sentiva per l’appunto rumoreggiare, come vent’anni +addietro, quando si addormentava alla +sua nenia dolcemente monotona.</p> + +<p>Albertina approvò tutti i disegni di Maurizio.<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span> +Approvava ogni cosa, felice di riavere il fratello, +e di ritrovarlo lo stesso di prima, nel modo +di pensare, di sentire, di essere. Egli, del resto, +era sempre giovane. Lei, piuttosto, immutata +nell’animo, era tutt’altra oramai nell’aspetto, invecchiata +parecchio, sebbene non avesse che un +anno più di lui. Ma le donne, si sa, invecchiano +a star sole, più che non facciano gli uomini. +Ebbene, che importava ciò? Sarebbe stata anche +meglio una madre, per lui, con la precoce +autorità delle rughe. Hanno questo spirito di +sacrifizio, le vecchie zittelle buone. Quanti fili +d’argento nei cappelli neri della contessa Albertina! +Ma diritta ancora, diritta sempre, come +la spada in palo, nello scudo dei Sospelli; o +meglio, diritta come la propria coscienza, e sorridente, +serena, luminosa come una santa sull’altare.</p> + +<p>Quella mattina, essendo giorno di festa, fratello +e sorella uscirono insieme, per andare alla +chiesa. Maurizio vide per la strada e sulla +piazza maggiore molti visi maravigliati: ne riconobbe +parecchi, e con tutti andò subito all’abbordaggio. +Non era mai stato superbo, e non +faceva consistere la nobiltà nella mutria. Erano +compagni di scuola, rimasti nel borgo, quasi +tutti della classe media, tra povera ed agiata: +a vicenda agricoltori, industriali e meccanici, +come spesso occorre nei paesi di montagna; piccoli +intelletti, nei quali la istruzione primaria +e la secondaria non avevano fatto miracoli, ma<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span> +nei quali la educazione sana e la vita ristretta +agli esempi domestici avevano conservato ottimi +i cuori. Restavano naturalmente un po’ timidi; +ma la timidità rende gli uomini facilmente +più amabili. Tutti quei vecchi compagni di scuola +e di giuochi infantili erano tanto più amabili +con Maurizio, in quanto che niente era intervenuto +a turbare la cortesia delle relazioni, niente +ad inasprire gli animi, fosse pure per una settimana, +o solamente a intiepidire le amicizie, +come avviene pur troppo nella convivenza di +tutti i giorni, per gli attriti inevitabili dei piccoli +interessi offesi, o delle piccolissime questioni +del comune, della fabbriceria, dell’asilo. Furono +tutti felici di stringer la mano al contino +(così lo chiamavano ancora, come lo avevano +chiamato da ragazzo, vivente il signor Vittorio +suo padre); felicissimi quando seppero che era +stanco del servizio, che non lo avrebbe ripreso, +e che sarebbe rimasto a lungo tra loro.</p> + +<p>La chiesa parrocchiale era bella, assai più +bella dentro che fuori: nuove le dorature, ed +egualmente gli affreschi, frutto di risparmi dell’opera, +di limosine accumulate e di aiuti straordinarii +di agiate persone. Aveva un bellissimo +altar maggiore, tutto di marmi incrostati a fiorami +di vario colore, imitanti un drappo di broccato +antico. Quello era stato un dono fatto cento +cinquant’anni addietro alla chiesa da un Sospello +di Balma. In una cappella laterale, dentro +una gran nicchia protetta dalla sua invetria<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span>ta, +si vedeva una statua di san Giorgio a cavallo, +in atto di piantar l’asta nella gola spalancata +del drago. Era una statua da portare in processione +il 24 di aprile, ricorrendo la festa del santo +onde aveva nome il paese; e quel buon saggio di +scultura nel legno, del primo ventennio del secolo +decimono, era dono di un Sospello di Vaussana, +il nonno di Maurizio. In quella cappella, +di patronato della famiglia, aveva la sua panca +la contessa Albertina, che c’era infallantemente +ogni giorno a pregare, un’ora nei giorni di lavoro, +due ore nei giorni di festa, e più, all’occorrenza, +secondo la durata degli uffizi divini. +Quante preghiere! direte. Ma sì, è ben necessario +che qualcuno preghi per tutti coloro che ne han +perso l’uso: se poi non è necessario, pensate +che il pregare della contessa Albertina non ha +mai fatto male a nessuno.</p> + +<p>Sull’altar maggiore, di sopra al tabernacolo, +sorgeva un gran crocifisso di legno. Quel crocifisso +era la maraviglia del paese. Si diceva, +tra quei terrazzani, che non ce ne fosse uno più +bello al mondo, neanche a Roma; e si soggiungeva +che certi inglesi avessero offerto di pagarlo +a peso d’oro; la solita chiacchiera! Certo, era +bello; più elegante che vero, aveva sentenziato +uno scultore verista, che era passato di là. Ci +si vedeva il modellato dell’Apollo del Belvedere, +col risalto armonico dei muscoli, con la giusta +gentilezza delle membra, con la soave finezza +delle articolazioni; solo si notava negli occhi<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span> +e nella bocca una espressione di dolore, ma +niente più di quella che occorre negli occhi e +nella bocca della Niobe di Scopa; non c’era insomma +l’accasciamento di un corpo rifinito dallo +spasimo della morte, nè lo stiracchiamento delle +braccia, nè la torsione in avanti degli omeri, nè +la uscita fuori di squadra delle due scapole, +come sarebbe stato necessario, con tanto traboccare +di una massa pesante.</p> + +<p>Alle quali ragioni dottissime aveva risposto +un collega della scuola idealista, che nella rappresentazione +dei tipi consacrati dalla tradizione +dell’arte bisogna dare la parte sua all’uso costante, +all’opinione ricevuta, al sentimento universale; +che soprattutto non è da far vedere un +Dio morente nella medesima condizione statica +di un giovane facchino appiccato per due ore al +giorno come modello nello studio di uno scultore. +Il vero, sì, ma non tutto il vero; altrimenti, +perchè non si crocifiggerebbe un uomo al giorno, +per esporne con utilità di sensazioni estetiche +la ineffabile angoscia alle turbe? Quello è infatti +il vero, veramente vero. Ma ancora, in +quel caso, si vedrebbe che non tutti gli organismi +umani si diportano ad un modo, nell’atteggiamento +della persona, nell’abbandono delle +membra, nell’espressione dell’agonia. Così nella +parrocchiale di San Giorgio le due scuole si +erano bisticciate un tantino, ma persuadendosi +ancora a vicenda che si può esser bravi artisti +e farsi onore con ogni scuola; e avevano poi<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span> +fatta all’insegna dei tre Re una pace temporanea, +come la faranno un giorno definitiva, alla consumazione +dei secoli.</p> + +<p>I piedi del crocifisso sparivano quella mattina +sotto una gran fioritura di rose, disposte a mazzo +enorme, legato al tronco della croce. Belle +rose di ogni forma e d’ogni grandezza, chiuse +ancora od aperte, d’ogni profumo, d’ogni temperanza +del rosso e dell’incarnato, del pavonazzo +e del cremisi, del salmonato e del giallo; +davano tutte insieme a quell’augusto morente +l’aspetto di un trionfatore.</p> + +<p>—Sei stata tu, non è vero?—bisbigliò Maurizio +all’orecchio di sua sorella, indicandole quel +gran mazzo di rose.</p> + +<p>—Sì,—rispose ella, arrossendo lievemente.—Sono +di quelle che ha piantate nostra madre. +Il Castèu è sempre il primo ad averne; ed è +stata veramente una fortuna che ce ne fossero +tante, per festeggiare il tuo arrivo a casa.—</p> + +<p>Maurizio si sentì scorrere una lagrima giù per +le guance. Anch’egli, come la sua buona sorella +Albertina, vide nel presente il ricordo del passato, +e v’associò la promessa del futuro. Non +voleva più andarsene da San Giorgio; dalla terra +alpina dove dormivano i suoi maggiori; dal +solitario Castèu, dove prima che altrove fiorivano +così bene le rose.</p> + +<p>Finita la messa, uscirono sulla piazza, per +ritornare a casa; lentamente, per non aver aria +di fuggire, ed anche allungando un tantino la<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span> +strada, per abbondanza domenicale. Così videro +sfilare in parata tutto quanto il paese; e da ogni +parte erano inchini, sberrettate, scappellate, a +cui bisognava rispondere. Maurizio notò sottovoce +a sua sorella di non essersi provveduto abbastanza, +alla Spezia, portando solamente due +cappelli con sè.</p> + +<p>—Aspetta la prima fiera;—gli rispose Albertina.—Ci +saranno cappelli d’ogni qualità: +ed anche verrà la paglia di Nizza, che solevi +ricordare nelle tue lettere.</p> + +<p>—Infatti, è strano;—esclamò Maurizio.—Non +se ne trova più. E neanche paglia di Firenze, +che la somiglia tanto. La moda, la moda! è +una gran sciocchezza, la moda.—</p> + +<p>Ma sua sorella non la intendeva così, quantunque +alla moda sacrificasse ben poco.</p> + +<p>—Bada di non far la ruggine, Maurizio; e soprattutto +non ti far vecchio prima del tempo.—</p> + +<p>Rideva, la buona zittella; e ridendo, diventava +più giovane. Rispondeva più ilare, più serena, +più franca ai saluti che venivano d’ogni parte. +A San Giorgio sicuramente, da dieci anni almeno, +non l’avevano più veduta così.</p> + +<p>—Vedrete che torna bella;—dicevano alcuni.</p> + +<p>—Lo era tanto a vent’anni!—rispondevano +altri.—Ce n’è rimasto qualche poco, per +far festa al signor Maurizio.</p> + +<p>—Quello, poi, li ha sempre, vent’anni. E dovrebb’essere +sui trentacinque.<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span></p> + +<p>—No, non può averne che trentadue. Ricordate? +è nato lo stesso giorno del figlio di Misa +Margoton.—</p> + +<p>Misa Margoton, che serviva d’indice cronologico +ai terrazzani di San Giorgio, era una nizzarda, +andata giovanissima lassù, a fare la ciambellaia. +Erano famose per tutta la Vaussana la +ciambelle di Misa Margoton, e facevano furori +a tutte le fiere, a tutte le sagre dei dintorni.</p> + +<p>Alla svolta di una strada, la coppia fraterna +s’incontrò ad angolo con tre persone, di aspetto +assai signorile, una donna e due uomini: uno +di statura giusta, piuttosto atticciato, con due +gran baffi biondi largamente brizzolati di bianco, +di bell’aspetto, gli occhi cerulei, e una faccia +di color sanguigno che forse aiutava a levargli +otto o dieci dei sessant’anni che gli +davano a prima giunta i suoi baffi; l’altro d’aspetto +grigio, alto e magro, con due gambe di +ragno, figura pulita di cavaliere malinconico; +la donna giovane, elegantissima nella semplicità +del vestimento, biondi i capelli e rosea la guancia, +come la regina Isotta dei canti medievali.</p> + +<p>Erano facce nuove per Maurizio, che pur dovette +salutare, imitando la sorella, in risposta +al primo saluto del signore dai baffi biancheggianti. +Il quale, rinnovando il saluto, o piuttosto +appoggiandolo con un cenno del capo, si +voltava ancora un tratto a guardare, e sicuramente +per veder meglio lui, che gli giungeva +nuovo egualmente.<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span></p> + +<p>—Villeggianti precoci!—disse Maurizio +alla sorella.—Ma già, niente maraviglia, se ci +son già le rose al Castèu.</p> + +<p>—Non villeggianti; vivono tutto l’anno a +San Giorgio. Non conosci più i proprietarii della +Balma?—rispose Albertina, sospirando.</p> + +<p>—Povera Balma!—ripigliò il giovane, che +aveva colto a volo il sospiro.—Ma non è +dunque più dei Matignon della Bourdigue?</p> + +<p>—Lo è sempre. E quel signore dei baffi bianchi +è il generale, il cadetto della famiglia.</p> + +<p>—Come? come? il capitano, quello? così +smilzo allora, e così biondo, che lo chiamavano +l’Arcangelo Gabriele?</p> + +<p>—Lo hai lasciato capitano, biondo, smilzo, +ed ora è complesso, bianco e generale;—rispose +Albertina, ridendo.—Pensa, caro mio, +che son passati venti anni.</p> + +<p>—È vero;—conchiuse Maurizio, chinando la +testa.—Il capitano della Bourdigue, nizzardo, +che aveva optato nel ’61 per la Francia. E come +è passato ora a vivere di qua dal confine?</p> + +<p>—Il fratello maggiore è morto cinque anni +fa. Rimasto unico dei Matignon, ha preso il +suo ritiro, ed è venuto a vivere alla Balma.</p> + +<p>—E quella signora è sua figlia?</p> + +<p>—No, sua moglie.</p> + +<p>—Come? ma se ha l’aria di una ragazza! O +figlia, o nipote, avrei detto.</p> + +<p>—Ed è sua nipote, infatti.</p> + +<p>—Ah, ora ci sono;—gridò Maurizio.<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[32]</a></span>—La +figlia del signor Camillo.... il miscredente.—</p> + +<p>Il volto della contessa Albertina si rabbruscò, +a quella scappata del fratello <a name="tn32" id="tn32"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'Maurizio..'">Maurizio.</ins></p> + +<p>—Perchè miscredente?—diss’ella con accento +di mite rimprovero.</p> + +<p>—Lo dicevano, allora, ed io ripeto quel che +ho sentito.—</p> + +<p>Avrebbe voluto soggiungere: lo diceva perfino +nostro padre. Ma capì di aver abbastanza +amareggiato l’animo della sua dolce sorella, senza +bisogno di metterlo ancora in angustia colla +testimonianza del babbo.</p> + +<p>—Sarà stato uno scherzo;—diss’ella ripigliando.—Del +resto, tu sai che il mondo s’inganna +facilmente a certe apparenze, per discorsi +male intesi e peggio riferiti. Comunque sia, il +meglio che si possa fare....</p> + +<p>—È di non credere alla miscredenza;—interruppe +Maurizio, compiendo a suo modo la +frase impacciata di sua sorella Albertina.—Hai +ragione, sai? nel caso particolare e nel caso +generale, hai ragione. È bene di non ripetere +certe cose, neanche a sè stesso. Ed ecco,—soggiunse +egli,—che cosa vuol dire andar via +da casa, per ritornarci dopo vent’anni, con tanto +viatico d’esperienza. Io ho lasciata qua la mia +buona filosofia, che mi sarebbe stata tanto utile +laggiù. Per fortuna, la ritrovo ora, messa ad +interessi composti, sotto il tetto paterno.</p> + +<p>—Eh via, non ti far così brutto, ora;—dis<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span>se +di rimando Albertina.—Ti ho veduto poc’anzi +in chiesa, e non mi sei parso niente diverso +da quello di venti anni fa. Eri serio, composto.... +e divoto.</p> + +<p>—Ma sì, come bisogna essere in chiesa. O +non ci si va, o ci si sta come si deve. Dopo +tutto, non è la casa del nostro superiore? del +grande ammiraglio, di quello, io voglio dire, +che non commette ingiustizie?<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span>—</p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_III" id="Capitolo_III"></a><span class="chap">Capitolo III.</span><br /> +<br /> +Cortesie di buon vicinato.</h2> + + +<p>Passarono tre giorni, che Maurizio occupò degnamente +in cento piccole cure. Prima di tutto +aveva da riconoscer la casa, dopo tanti anni +d’assenza, da vedere tutte le novità che c’erano +state fatte in quel lungo intervallo, il parco, +il giardino, l’orto, il frutteto, la fagianaia, il +pollaio, insomma tutto ciò che sua sorella Albertina +aveva ordinato, o condotto a termine, o +perfezionato, affinchè il Castèu, com’ella diceva, +bastasse a sè stesso.</p> + +<p>—Egregiamente;—notava Maurizio, approvando.—Credo +che si potrebbe sostenere anche +un anno d’assedio.</p> + +<p>—Capisco che tu ci avresti tempo di annoiarti;—rispondeva +Albertina.</p> + +<p>—No, sai; tu coi tuoi polli e coi tuoi fagiani; +io coi miei libri, le mie carte, i miei strumenti; +si passerà il tempo benissimo, e il peggiore +dei nemici non avrà modo di penetrare +qua dentro.—</p> + +<p>Maurizio aveva ricevuti da Ventimiglia i suoi +bauli e le sue casse. Tutto era già stato aperto,<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span> +schiodato, sciorinato; libri, carte geografiche, +idrografiche, bussole, cannocchiali, seste, sestanti, +cronometri, tutto il bagaglio scientifico +dell’ufficiale di marina. Il legnaiuolo della casa +era stato chiamato, e sotto la direzione di Maurizio +lavorava ad aggiustare, ed aggiungere scaffali, +a piantar chiodi e bullette, ad appender +quadri, stampe, fotografie, armi, stoffe, amuleti, +stoviglie, tutto il museo dell’ufficiale di +marina che era stato anche un viaggiatore intelligente +e curioso. Era quello un lavoro faticoso, +ma gaio; e lo rendeva più gaio il pensiero +della quiete futura, in cui Maurizio avrebbe potuto +finalmente metter mano alla sua Storia +delle Guerre marittime. Quella, davvero, non +gli usciva di mente.</p> + +<p>La mattina del quarto giorno, mentre era in +maniche di camicia su d’una scala di legno appoggiata +alla parete, gli fu portata da Giaume +una lettera.</p> + +<p>—Già la posta a dar noia!—esclamò egli, +seccato.</p> + +<p>Non era della posta; era una lettera del paese.</p> + +<p>—Mettila là, su quella tavola. Chi l’ha portata?</p> + +<p>—Il fattore della Balma.</p> + +<p>—Ah!—disse Maurizio; e più non disse.</p> + +<p>Com’ebbe finita l’operazione per cui si era +inerpicato lassù, scese tranquillamente e andò +a prender la lettera, che portava scritto sulla +busta: «Al signor conte Maurizio Sospello di<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[36]</a></span> +Vaussana; Sue mani», e sul rovescio un gran +suggello di ceralacca, con lo stemma dei Matignon +della Bourdigue. Maurizio prese con molta +flemma una spatola d’avorio, ne introdusse delicatamente +la punta sotto la piega della busta, +ne tagliò tutto il lato superiore, trasse il foglio +che c’era dentro ripiegato in due, lo spiegò lentamente +e lesse ciò che gli scriveva il castellano +della Balma:</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 0.5em;" /> + +<p style="text-indent: 3em;"> +“<i>Signor Maurizio</i>,<br /> +</p> + +<p>«Quando un ufficiale va in un paese e sa che +c’è un altro ufficiale a lui superiore di grado, +va a fargli una visita, non vi pare? Sarebbe +prescritta l’uniforme; ma io non la esigo; anzi +ve ne dispenso. Non vi dispenso però dalla visita. +Andrei contro la legge, venendo io stesso +da voi, se nella mia condizione di ospite non +avessi qui cura d’anime. Vi ho conosciuto bambino, +e credo anche di avervi in quei tempi consegnato +qualche amorevole scappellotto. Non vi +dispiacerà il ricordo, poichè desidero di mutarlo +in una buona stretta di mano.</p> + +<p>«Conoscete la via della Balma. Dieci minuti +di salita, per gambe come le vostre, e al piè +delle scale un vecchio amico a braccia aperte.</p> + +<p> +<span class="smcap" style="margin-left: 50%;">“Bourdigue.</span>„<br /> +</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 0.5em;" /> + +<p>Maurizio lesse e sorrise; ripiegò il foglio, dopo +avergli data ancora una rapida scorsa, lo ri<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span>mise +nella sua busta, e depose questa sulla tavola; +dopo di che ritornò al suo lavoro. Alle dodici +il legnaiuolo si congedò, per andarsene a +desinare.</p> + +<p>—Ripasserò alle due, signor conte;—diss’egli.</p> + +<p>—No, per oggi basterà;—rispose Maurizio.—Ho +da far altro; ritornerete domattina, all’ora +solita.—</p> + +<p>E anch’egli discese, dopo essersi messo in ordine, +per andare ad asciolvere. Dopo il pasto +mattutino, andò nelle sue stanze a mutar abiti.</p> + +<p>—Vai fuori?—gli chiese Albertina, vedendolo +così vestito di tutto punto.</p> + +<p>—Sì, alla Balma. Vedi che cosa mi scrive il +tuo generale.—</p> + +<p>Così dicendo, porgeva ad Albertina la lettera +che aveva ricevuta nella mattinata.</p> + +<p>—È cortese;—osservò ella, dopo aver letto.—E +gli sei proprio debitore di una visita. Io, +anzi, te lo volevo dire fin da ier l’altro.</p> + +<p>—Andiamo dunque, e perdiamo questa mezza +giornata;—conchiuse egli sospirando.</p> + +<p>E uscito dal Castèu, si avviò alla Balma; non +dalla parte del paese, ma dalla parte della montagna, +per la scorciatoia del bosco e della cascata, +che ben ricordava, per averla fatta da +ragazzo, almeno un centinaio di volte.</p> + +<p>Rivedere i luoghi dove si è passata la prima +adolescenza, dove non è per noi un ricordo che +non sia lieto, è certamente bellissima tra tutte<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span> +le cose belle della vita. Maurizio s’immerse in +quella gioia così profonda, e nondimeno un pochettino +chiassosa, che invade tutto il nostro +essere, e trova ancor modo di espandersi in +esclamazioni, in grida, in rotte parole, che vorrebbero +diventar inni, ondate di poesia, e non riescono +ad essere che sussulti, gorgogli, balbettamenti +dell’anima. Si fermava un po’ da per tutto, +vedendo e ricordando; ma più si trattenne davanti +all’Aiga, alla bella cascata, con tutte quelle +felci e quei muschi onde erano tappezzate le +pareti dello scoglio, con quella rupe che sopraggiudicava +l’abisso, con quel lastrone orizzontale, +vero labro di granito, donde si precipitava il +cristallino volume delle acque nella conca sottoposta, +sprizzando in polvere liquida, estuando +in candide spume, rompendosi in rivoli che +tornavano a ricongiungersi più sotto in un solo +zampillo. Maurizio non si sarebbe più spiccato +di là, se non avesse pensato in buon punto che +aveva da fare una visita d’obbligo, che per quella +visita aveva congedato il legnaiuolo, interrompendo +il suo piacevole lavoro, che per quella +visita si era vestito di tutto punto e mosso di +casa.</p> + +<p>—Ci tornerò;—diss’egli ad alta voce, come +per fare le scuse della sua fretta alla divinità +del luogo.</p> + +<p>Gli antichi avevano ben ragione a mettere +delle dee per protettrici delle fonti. Non c’è +cosa più poetica di una bell’acqua corrente nella<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span> +solitudine di un bosco, nè altra che più meriti +il sorriso di una divinità tutelare.</p> + +<p>Maurizio si avviò finalmente; e non in dieci +minuti, per verità, ma in trenta o quaranta giunse +sotto al muro di cinta del castello della +Balma. C’era un muro, e ci stava benissimo; +tutti i castelli che si rispettano ne hanno uno, +spesso più d’uno. Ma l’uscio per entrare? o la +breccia? Maurizio rammentava benissimo che +la breccia non mancava; non fatta da nemici, +ma da contadini poco disposti a passare per la +strada maestra. Quella breccia, ridotta a passo +campestre, si ritrovava più su, dietro una svolta +del muro.</p> + +<p>—Per di qua;—gli disse dall’alto una voce.—Se +andate alla Balma, c’è qui il sentiero.</p> + +<p>—Lo so, grazie;—rispose Maurizio.—Conosco +i luoghi da un pezzo.—</p> + +<p>E salutava, così dicendo, il brav’uomo che +gli dava l’avviso. Era un pastore, che se ne +stava seduto su d’un masso, pascolando due mucche +e una dozzina di pecore.</p> + +<p>Trovato facilmente il passo, ed entrato nel +recinto della Balma, il visitatore fu ben presto +ad una piccola spianata, davanti a cui sorgeva +la gradinata che metteva al portone d’ingresso. +Non c’era nessuno alla vista, ma si sentivano +voci di dentro; anzi, per dire più esattamente, +si sentiva una voce sola, che faceva per quattro, +rumorosa, allegra, voce di comando frammezzata +di risa.<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span></p> + +<p>Nessuno era nel vestibolo. Maurizio entrò, col +suo cappello in mano; da un uscio aperto, sulla +sua destra, vide una sala da biliardo, e due +uomini che stavano giuocando, l’uno occupato +in una serie di caramboli, l’altro in atto di +guardare il giuoco dell’avversario, e in pari tempo +di ingessare il cuoio della propria stecca. +La serie fu breve, per effetto di troppa sicurezza, +o di fretta soverchia nel dare il colpo, e il giuocatore +sfortunato era già per attaccare un moccolo, +quando un gesto del compagno, che stava +dirimpetto all’uscio, lo costrinse a voltar gli +occhi verso il nuovo personaggio che appariva +allora nel vano.</p> + +<p>—Ah, bene!—esclamò egli, deponendo la +stecca sul panno verde e muovendo incontro +al visitatore.—Siate il benvenuto, signor Maurizio. +Qua la mano; anzi, no, un abbraccio, tanto +per cominciare. Ma come va?—soggiunse, volgendosi +al compagno.—Il vostro servizio d’avamposti +procede assai male, mio caro Dutolet.</p> + +<p>—Non so veramente come sia andata;—rispose +quell’altro, con accento dimesso.</p> + +<p>Maurizio era rimasto un pochino interdetto, +non sapendo che cosa significasse quell’accenno +di avamposti, che interrompeva in mal punto +la cortesia delle accoglienze.</p> + +<p>—Figuratevi;—ripigliò il generale, rivolgendosi +a lui, come se avesse letto in quel punto +nell’animo del visitatore.—Avevamo messo un +uomo in sentinella a metà della salita, per es<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span>sere +avvertiti del vostro arrivo. Vi avevo annunziato +che mi avreste ritrovato in fondo alla +scala, e voi siete arrivato fin qua, signor conte, +senza trovarmi al posto assegnato. E sono disonorato, +Dutolet;—disse il generale, volgendosi +ancora al compagno.—Manderemo agli arresti +la sentinella infedele; daremo un esempio, non +vi pare?</p> + +<p>—Intercedo per la sentinella, generale;—disse +a sua volta Maurizio, mettendosi volentieri +sul tono di celia che aveva assunto il signore +della Bourdigue.—Voi l’avete fatta mettere +al posto buono per invigilare la strada +maestra; e certamente sarà ancora laggiù ad +aspettare che io mi presenti al cancello. Ma io +non son venuto di laggiù; son capitato dalla +scorciatoia del bosco.</p> + +<p>—Ottimamente, da astuto nemico che conosce +il terreno,—replicò il generale, ridendo.—Ma +questo mi fa pensare che la Balma non è +così forte come sembra. La posizione è stata girata, +Dutolet; come laggiù.... ti rammenti, mio +bravo? E quanti valorosi ci sono caduti, incominciando +da te!...—</p> + +<p>Un’ombra era passata sugli occhi del generale, +contrastando maledettamente con l’aperto +sorriso di prima. In un attimo, per altro, e la +figura marziale del vecchio riprese il suo aspetto +di franca cordialità.</p> + +<p>Il generale Matignon della Bourdigue doveva +essere stato un gran bel giovane a’ suoi tempi:<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span> +era ancora un bell’uomo, e decorativo in sommo +grado. A cavallo, certamente, con quelle spalle +quadre, quell’ampio torace, quei baffi bianchi +biondeggianti e quegli occhi azzurreggianti sul +vermiglio della carnagione, doveva parere uno +di quei paladini di Carlomagno, che potevano +essere oppressi dal numero a Roncisvalle, ma +dopo aver fatto prodigi di valore e di forza, +accoppando mille Saracini, prima di ricevere essi +medesimi una graffiatura al braccio, o una ammaccatura +al ginocchio.</p> + +<p>L’accenno militare condusse naturalmente il +generale alla presentazione del suo ospite. Il +capitano Dutolet, sottotenente nella campagna +del 1870, era stato ferito gravemente a Reichshoffen, +e sarebbe morto sul campo, se non si +fosse dato pensiero di lui, facendolo raccogliere +in tempo e mandare all’ambulanza, il suo capo +di squadrone Matignon de la Bourdigue. Quel +magro cavaliere dal volto grigio, dalle gambe +di ragno e dall’aria sempre malinconica, era una +salda tempra di acciaio; ancora a servizio, veniva +a spendere le sue licenze ordinarie e straordinarie +presso l’antico superiore, che da cinque +anni aveva lasciato l’esercito, per passar tra +gl’invalidi assai prima del tempo. Anche il generale +de la Bourdigue aveva avuto a dolersi +di una ingiustizia? La cosa era possibile; tanto +gli uomini si rassomigliano, sotto tutte le longitudini +della zona temperata e sotto tutti i +governi civili.<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span></p> + +<p>Quel generale, che avrebbe fatto ancora una +così bella figura a cavallo, possedeva un magnifico +stato di servizio. Nizzardo di nascita, +aveva raggiunto il grado di capitano nell’esercito, +piemontese, combattendo in Crimea e quindi in +Lombardia nella campagna del ’59. Dopo la cessione +di Nizza alla Francia, era stato tra quelli +che avevano optato per la nazionalità francese, +e nel ’70 era giunto al grado di capo squadrone, +dopo aver fatto parte del corpo di spedizione +al Messico e aver combattuto valorosamente sotto +le mura di Puebla. Colonnello dopo Sedan, +generale di brigata nell’esercito della Loira, +non aveva più fatto altri passi in avanti. A +chi era dispiaciuto? Che demeriti avevano ritrovato +in lui? Il generale Bourdigue non istette +a domandarlo: una dolorosa occasione gli si +offerse di lasciare il servizio, ed egli colse quella +occasione pel ciuffo.</p> + +<p>Camillo, il suo fratello maggiore, rimasto italiano +alla cura degl’interessi domestici, che erano +tutti di qua dalla linea della Roia, era venuto +improvvisamente a morire, lasciando orfana l’unica +figliuola Gisella. Il generale, venuto a surrogare +il fratello, aveva prese le redini della +amministrazione domestica; e il tutore, un anno +dopo, diventava marito. Come era avvenuto +ciò? Si diceva a Nizza, a Villafranca, a Mentone, +dovunque i Matignon erano conosciuti, e +si ripeteva da Ventimiglia a San Giorgio, dove +avevano le loro possessioni, che la fanciulla medesima +avesse voluto quelle nozze.<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[44]</a></span></p> + +<p>I valorosi, hanno sempre questa sorte di fascino +sulla donna. Pare alla bellezza di appoggiarsi +meglio, quando il braccio che la sostiene +è quello di un eroe. Inoltre, la donna conosce +il suo proprio valore, la sua qualità di gioiello; +sente di essere buon premio alla forza, morale +o fisica ch’ella sia, o l’una cosa e l’altra ad +un tempo.</p> + +<p>La contessa Gisella, a cui Maurizio di Vaussana +fu presentato quel giorno, era una bellissima +creatura di ventuno in ventidue anni, bionda +e rosea come abbiamo già avuto occasione +di dire. Ma quando si dice bionda e rosea, non +si è detto ancor nulla: bionda e rosea può essere +anche una pupattola; bionda e rosea su +per giù era anche la cugina splendidissima e +formosissima di Maurizio. La castellana della +Balma non offriva tuttavia nessuna somiglianza +con una pupattola; non aveva nessun’aria di +parentela con la cugina di Maurizio.</p> + +<p>In primo luogo era più alta, e più flessuosa +<a name="tn44" id="tn44"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'della'">nella</ins> persona; donde una formosità d’altro genere. +Poi la carnagione era più fine, d’impasto +più gentile, più tenero, con un certo riflesso +dorato sul roseo, che non aveva quell’altra. Il +biondo dei suoi capelli era più luminoso, più +morbido, più ondato; e quei capelli formavano +un volume così abbondante, da potersi paragonare +a quelli di Genovieffa di Brabante, capaci +a far da accappatoio a tutta la persona, quando +la bella principessa della leggenda ebbe logorati<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span> +i suoi abiti nella foresta di Trèveri. Non si poteva +poi pensare alla cugina, vedendo gli occhi +della contessa Gisella; grandi occhi profondi, +neri d’un nero d’indaco, ma che mettevano bagliori +d’oro ad ogni batter di ciglia.</p> + +<p>—Mia moglie è fosforescente;—diceva qualche +volta il generale.</p> + +<p>La contessa Gisella sorrideva, e senza ombra +di civetteria, volentieri secondando un complimento +maritale, con un nuovo sprigionamento +di faville. Era una bambina, niente vana della +propria bellezza, ignorandola forse, certamente +non dandosene pensiero e non sapendo che farsene. +Qualche volta, con versi infantili, storcimenti +di bocca, guardate di sbieco, pareva che +lavorasse a farsi brutta; ma senza venirne a +capo. Tutto ciò ch’ella faceva era improntato +di sincerità, d’ingenuità, di franchezza e di grazia. +Vi passava davanti come una bella farfalla +che aleggia capricciosa nella pompa de’ suoi vivi +colori, e non sa di essere la vita del giardino, +la festa degli occhi, la maraviglia del quadro.</p> + +<p>Vedendo lei da vicino, discorrendo con lei, +Maurizio non potè trattenersi dal pensare a sua +cugina e al dolorino acuto che gli aveva lasciato +nell’anima quella splendidissima e formosissima +bionda.</p> + +<p>—Ecco—diceva egli tra sè,—una donna +bella vi colpisce, v’infiamma, vi fa soffrire come +un dannato. Poi se ne presenta un’altra più +bella, magari nel suo stesso genere, il che è ve<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span>ramente +il colmo dell’audacia; e lì per lì, senza +cancellarvi l’immagine della prima, senza distruggervi +in cuore la memoria degli antichi +tormenti, ve ne rende innocua la sensazione, +sterile e vano il pensiero. Come ho potuto soffrir +tanto per quella là? Quella là, certamente; +è il modo d’indicar la figura che è passata, non +lasciando più desiderio di sè. Anche le donne, +alla lor volta, sentono e ragionano così; anch’esse +hanno «quello là» da giudicare in forma +sommaria, mandandolo a farsi benedire. E il meglio, +dopo tanta esperienza, il meglio sarebbe +di esser tutti filosofi, uomini e donne, di cansare +gli innamoramenti fatali, di prendere un +po’ più alla leggera le cose del cuore, fragili e +fugaci alla fin fine come tutte le altre.—</p> + +<p>Ma queste cose si possono pensare, non fare. +Sono le occasioni, quelle che vengono addosso, +quando meno ci si pensa; sono le circostanze, +quelle che imprigionano, quando meno si crede +di restarci impigliati. La donna che si ama di +più, che più dovrà farci soffrire, non è sempre +la più bella, contro cui c’era modo di mettersi +in guardia a tempo opportuno. Un amico di Maurizio +aveva fuggito i lacci di due meravigliose +creature: poi si era ucciso per una piccola +strega dei mari del settentrione, secca stecchita +a quel modo, che quando l’aveva veduta la prima +volta gli era parsa un’aringa affumicata.</p> + +<p>Maurizio di Vaussana stette un paio d’ore alla +Balma, ragionando di cento cose. Cadde anche<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span> +il discorso sulle cause del suo ritiro precoce dal +servizio: ma s’intende che nè il generale lo incalzò +troppo con le domande, nè egli credette +necessario di dire la verità tutta quanta. Si +toccano mal volentieri certi tasti più intimi, +quando non si è tra connazionali: e il signore +della Balma e il signore del Castèu, quantunque +appartenenti pel sangue alla medesima valle, +non erano di una medesima patria. Maurizio +trovò il modo di dire che da un pezzo sentiva il +bisogno di attendere agli interessi di casa sua. +Vivendo il babbo, era una cosa; morto il babbo +era un’altra. Da principio, correndo ad ogni tanto +voci di guerre possibili, aveva stimato necessario +di restare al suo posto di combattimento: +ma oramai, sfumata ogni probabilità di vicine +«complicazioni europee», le voci della sua terra +erano state più forti, ed egli, di marinaio che +era diventato, ritornava a fare il gentiluomo +di campagna.</p> + +<p>—Per nostro vantaggio;—disse il generale.—E +speriamo che ci restiate per sempre. Ma +il miglior modo d’incatenarvi qui, sarà quello +di darvi moglie. Non fate conto di prenderla?—</p> + +<p>Maurizio sorrise. Che idea! c’era egli proprio +bisogno di prender moglie, per vivere e non annoiarsi +della vita? Ma questo, che pensò, non +lo disse. Infatti, sarebbe stata una grande scortesia +verso una buona intenzione, e più ancora +verso quell’uomo che l’aveva presa bellissima.<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span> +Rispose invece con un «perchè no?» a fior di +labbra, che lo impegnava fino ad un certo punto, +lasciandogli la porta aperta per una brava ritirata.</p> + +<p>—Del resto—soggiungeva,—una moglie non +si trova lì alla prima voltata di strada. Non +è anche conveniente per la felicità, di trovar +prima l’amore, donde sia facile poi avviarsi al +matrimonio?</p> + +<p>—Un altro vi risponderebbe: prima il matrimonio; +l’amore verrà poi, e non sarà che più +forte, perchè fondato sulla conoscenza, sulla stima +reciproca;—ripigliò il generale.—Ma +queste sono le vie battute dal ragionamento, +e voi amate le vie strane. Per una di queste, +infatti, siete salito alla Balma. Innamoratevi +dunque, signor Maurizio, e sposate. Per voi, ultimo +dei Sospelli di Vaussana, è anche un debito +d’onore verso i vostri maggiori, che hanno diritto +di veder continuato il lustro di un buon +nome.—</p> + +<p>Il signor Maurizio non sorrise più, s’inchinò +ringraziando. Poco dopo, essendo la sua prima +visita durata oltre i termini della convenienza, +si alzò per prender commiato.</p> + +<p>—Badate, amico;—gli disse il generale, +prendendogli affettuosamente la mano e stringendola +forte tra le sue;—qui non siamo in +città, da vederci una volta alla settimana: siamo +qua tutti i giorni, mattina e sera. Del resto, +ora che conoscete anche il mio ospite, non sarà<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span> +più il caso per noi di lasciarlo solo, quando +verremo a scovarvi nel vostro Castèu.—</p> + +<p>Le accoglienze erano state molto cordiali da +parte del generale, e gentili da parte della contessa +Gisella; Maurizio poteva esser contento +dei suoi vicini della Balma. Bastavano esse per +dirgli il carattere dei signori Matignon? Le prime +visite per solito non contano, in quest’ordine +d’indagini e di scoperte; nessuno si fida a questi +incontri preliminari, a questi semplici contatti +di superficie, dove le regole della buona creanza +e i luoghi topici della conversazione son +tutto.</p> + +<p>Pure, tanto è forte nell’uomo l’abito dell’indurre, +Maurizio se ne partiva dalla Balma con +una opinione formata, se non ancora dal suo +raziocinio, certamente dalle sue sensazioni. E +l’opinione era questa: che i signori della Balma +erano ottima gente; il conte un allegro compagnone, +con qualche scatto d’imperiosità, derivato +dalla abitudine del comando, dall’abuso +della caserma e della piazza d’armi, ma del resto +un buon diavolo, e piacevole in società, quantunque, +fuori dagli argomenti militari, un po’ +tavola rasa; la contessa una bella bambinona, +senza grande istruzione anche lei, ma buona, +una vera pasta di zucchero, felicissima di obbedire +a quel gran marito e ai suoi grandi mustacchi, +di cui sembrava infatuata, come se fossero +ancor biondi. Pensando a quella coppia, gli tornavano +a mente due colombi che aveva visti un<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span> +giorno a Pisa, espressi dallo scalpello di uno +scultore, collocati l’uno di rimpetto all’altro, +intenti a tuffare il becco nel latte di una tazza +d’alabastro; donde a lui era venuto il pensiero +che da un momento all’altro, solo che si chinassero +un tantino di più, ci sarebbero cascati a +capo fitto.</p> + +<p>Affogar nel latte, che morte! E non c’era anche +il pericolo di annoiarsi un pochino, con tanto +latte per tutto pasto? Veramente, per rompere +la monotonia c’era l’ospite, il capitano Dutolet. +Ma c’era proprio? o non era piuttosto l’ombra +di un ospite? Quel ragno grigio si poteva +creder benissimo, dalle apparenze, un compito +cavaliere: doveva anch’essere un valoroso della +buona specie, poichè era molto modesto, non +parlava mai delle sue imprese di guerra, e, quando +il suo generale vi accennava, egli cercava +subito di sviare il discorso. Ma era di poco aiuto, +Dio buono, anzi di nessun aiuto in una conversazione. +E dovevano esserci ogni giorno alla Balma +molte ore di noia.</p> + +<p>Anch’egli, il signor Maurizio, si sarebbe annoiato +al Castèu, senza i suoi libri, senza il suo +disegno di scrivere un’opera. Ah, come voleva +mettersi presto al lavoro! Su presto, adunque, in +ordine i libri, le carte, gli strumenti; e fatto +ciò, sùbito un buon orario da imprigionarcisi +dentro, come il filugello nel bozzolo. Egli ricordava +benissimo a questo proposito la massima +di un suo vecchio professore al collegio di Ma<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span>rina: +«i sistemi fanno e non fanno, il metodo è +tutto».</p> + +<p>Per dar sesto alle cose sue ci sarebbero volute +ancora cinque o sei giornate di lavoro. Disgraziatamente, +non erano più giornate intiere, ma +mezze: alle dodici, ora del desinare, il legnaiuolo +era congedato. Come fare altrimenti? Il +generale era venuto con la sua signora a visitare +la contessa Albertina; gran miracolo che +non si ripeteva più da sei mesi. E in quella visita, +il conte Matignon de la <a name="tn51" id="tn51"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'Bordigue'">Bourdigue</ins> aveva rinnovato +a Maurizio il suo avvertimento: «Siamo +in casa tutti i giorni, mattina e sera, sera e +mattina». Poveri colombi, sugli orli d’una tazza +di latte! La vita della campagna è sana; ma +chi non ci ha niente da fare, Dio misericordioso!... +Si cerca di essere in tre; quando in tre non +si sente sollievo, bisogna trovar modo di essere +in quattro.</p> + +<p>Maurizio andava dunque ogni giorno a fare il +quarto a quei buoni vicini. Si giuocava molto a +biliardo; si faceva anche un po’ di scherma, e +qualche volta si usciva a far quattro colpi di +pistola. Il generale, da vecchio ufficiale di cavalleria, +era un gran sciabolatore al cospetto +di Dio; con la spada reggeva appena al confronto +del capitano Dutolet, ed era molto inferiore +a Maurizio, gran tiratore, che si era fatto in +Genova alla scuola elegante e vigorosa di Licurgo +Cavalli, e che a Napoli era stato perfezionato +dalla grazia corretta di Masaniello Pa<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span>rise. +Alla pistola batteva tutti il capitano Dutolet, +con quel suo modo curioso, strano, inconcepibile, +di tirar diritto senza puntare. Per colpire +il bersaglio a venticinque passi, Maurizio +aveva bisogno di star sulla mira almeno cinque +secondi. Il capitano niente; si presentava di +fianco, innanzi al bersaglio, con la bocca della +pistola a terra; alzava il braccio, portandolo +naturalmente, automaticamente in linea, all’altezza +necessaria, non un millimetro di più, non +un millimetro di meno; e paf, era un centro +senza fallo.</p> + +<p>I due testimoni di quelle prodezze lodavano +senza risparmio. Ma il bravo capitano Dutolet +non accettava le lodi. Non c’era niente da far +maraviglia; un po’ di pratica; questione di esercitare +le articolazioni a quel punto di arrivo +in linea, i muscoli a quel grado di tensione, ecco +tutto.</p> + +<p>—Ecco niente;—gridava il generale, con la +sua voce di tuono.—Se non si trattasse che +di esercizio, in tutti i giuochi tu riusciresti eccellente, +mio caro. E allora come va che sei +sempre una sbercia a carambolo?<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span>—</p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_IV" id="Capitolo_IV"></a><span class="chap">Capitolo IV.</span><br /> +<br /> +La disputa filosofica.</h2> + + +<p>Un giorno che Maurizio faceva la solita strada +del bosco per salire alla Balma, gli venne veduta +la gran novità di un abito talare che appariva +e spariva a intervalli lungo i tigli del gran +viale. L’abito talare scendeva; e Maurizio, fermandosi +alquanto ad una svolta del sentiero, +riconobbe il suo uomo. Don Martino che veniva +di lassù! Era un caso strano, inaudito. Il signor +di Vaussana non aveva saputo mai che l’arciprete +di San Giorgio bazzicasse alla Balma; e +vedendo per la prima volta don Martino ritornare +da quella eminenza, pensò involontariamente +al signor Camillo, il miscredente.</p> + +<p>Infatti, quell’anima buona di sua sorella Albertina +poteva dir tutto quel che voleva, per +coprire la verità, ma il primogenito dei Matignon +era vissuto tutt’altro che in concetto di +buon cristiano. In chiesa non lo aveva mai visto +andare nessuno, nello spazio di trent’anni. Si +diceva dal vicinato che fosse un libero pensatore, +che leggesse il Voltaire, il Rousseau e gli al<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span>tri +Enciclopedisti; desolazione della abominazione. +Quella, s’intende, era la chiacchiera d’altri +tempi, dei tempi in cui si voleva dar colpa +di tutta la miscredenza moderna al Voltaire, al +Rousseau; nè poteva indurre in errore Maurizio, +che conosceva benissimo le opinioni spiritualistiche +del Ginevrino, e quanto all’altro rammentava +benissimo la storia del tempietto di Ferney +con la famosa epigrafe: «<span class="g">Deo erexit +Voltaire</span>»; un po’ orgogliosa, per dire la verità, +ma non atea. Comunque fosse, avessero torto +o ragione le coscienze timorate del luogo +a veder così neri gli Enciclopedisti, restava sempre +il fatto che il primogenito dei Matignon +non era vissuto praticando la religione dei padri; +e l’essere andato don Martino, arciprete di +San Giorgio, al suo letto di morte, non provava +punto che si fosse riconciliato all’ultim’ora. Se +ciò fosse avvenuto, l’arciprete non avrebbe tralasciato +di dirlo: in quella vece, quando gli si +toccava quel tasto, don Martino cambiava discorso. +Dunque.... la conseguenza era facile a +trarsi; don Martino era andato per moto spontaneo +dell’anima, fors’anche giungendo tardi, e ad +ogni modo non salvando che le apparenze, per +chi voleva contentarsene.</p> + +<p>Quanto al generale, egli doveva essere la seconda +edizione del suo fratello maggiore; salvo, +s’intende, lo studio sugli enciclopedisti. S’impacciano +poco con la filosofia, i militari. Così +pensava Maurizio; e così pensando, la presenza<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span> +inaspettata dell’arciprete di San Giorgio al castello +della Balma doveva parergli una cosa strana, +inaudita. Ma non era affar suo: da uomo educato, +non poteva domandare; da uomo senza +curiosità, non ne sentiva il bisogno; si era già +dimenticato dell’abito talare, giungendo alla +presenza del castellano della Balma.</p> + +<p>Il generale era col suo inseparabile Dutolet, +ambedue seduti al fresco, su certi sedili di ferro, +disposti a semicerchio fuori dell’ingresso, accanto +alla gradinata di marmo.</p> + +<p>—Venite qua voi a consolarci;—disse il +generale, com’ebbe veduto Maurizio.—Venite +a riconfortarci lo stomaco. Non lo sentite, l’odore +di scarafaggio?—</p> + +<p>Maurizio ebbe l’aria di non intendere a che +cosa volesse alludere il suo interlocutore.</p> + +<p>—Già,—ripigliò il generale,—voi venite +sempre dalle scorciatoie; se foste venuto dal +gran viale, avreste incontrato l’uomo nero che +ci ha regalato un’ora del suo tempo; e ne avremmo +fatto volentieri di meno. Con che scopo, domando +io, con che scopo il signor arciprete di +San Giorgio viene una volta al mese quassù? Per +vedere quando si fa conto di lasciargli queste +quattr’ossa?.... Ma non ne abbiamo nessuna voglia; +non è vero, Dutolet?</p> + +<p>—Per quello che mi riguarda,—disse il capitano, +senza neanche sorridere,—ci sarebbe +troppo poco da rosicare.</p> + +<p>—Non dimentichiamo i diritti dell’ospite;<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[56]</a></span>—notò +il generale, osservando che Maurizio era +rimasto silenzioso.—Nè di politica nè di religione +si deve ragionare tra uomini. A questo ci +ha ridotti la civiltà; e le sue leggi van rispettate.—</p> + +<p>Maurizio vide allora la necessità di parlare.</p> + +<p>—Se è per me, generale, non vi date pensiero;—rispose.—Non +mi fanno paura i discorsi +di politica, nè quelli di religione. Credo +ancor io che la civiltà abbia delle leggi false, +come ne ha delle puerili. A mio avviso si può +discutere di tutto; basta che nella discussione +si porti della misura, della buona volontà, del +rispetto.</p> + +<p>—Ah, mi levate un peso dal cuore!—gridò +il generale.—In fede mia, non ne potevo +più. Immaginate che non posso soffrire i preti.</p> + +<p>—Scusate, generale, ma allora....</p> + +<p>—Volete domandarmi perchè li ricevo? In +verità, non sono io che li invito a venir quassù. +Già, non so se debbo ridere o andare in collera, +quando me li vedo davanti. Non sanno che +esser umili coi potenti e coi ricchi. È dunque +una umiliazione che vogliono.</p> + +<p>—Ed io, perdonate, non la infliggerei loro; +mi darei piuttosto ammalato d’emicrania.</p> + +<p>—È quello che dice mia moglie. V’intendereste +benissimo con lei, almeno nel fatto di +dispensarli da una visita inutile. Neanch’essa +li può soffrire. Mio fratello l’ha educata bene, +ed io non ho avuto da consigliare mutamenti<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span> +nella sua educazione. Niente preti, miei giovani +amici, specie con le donne. Infatti, è ancora +per mezzo delle donne che essi comandano nel +mondo; sono essi che le hanno educate alla superstizione, +e con la confessione, col perdono +periodico, le hanno educate alla colpa.</p> + +<p>—Ma il perdono è di Cristo.</p> + +<p>—Cristo fu un uomo. Come uomo, lo venero, +ho un gran rispetto per lui; non senza riconoscere, +per altro, che avrebbe fatto meglio ad +essere più severo, insegnando per esempio a non +fallire con tanta facilità. Ma che si fa la burletta? +Col dirci che il giusto cade sette volte +al giorno, non si dà la licenza a tutti di cascar +quattordici, o ventotto? Per me, dicano quel che +vogliono con la teorica del perdono; non conosco +che il dovere, io, e so che il dovere è buono.</p> + +<p>—Debbo io dirvi tutto quello che penso, generale?</p> + +<p>—Ma sì, per bacco. Non lo dico io liberamente, +approfittando della vostra licenza?</p> + +<p>—Ebbene,—rispose Maurizio,—vi dirò che +il dovere è buono, perchè scende diritto diritto +dalla legge morale; e la legge morale è Dio.</p> + +<p>—Ah, il gran cavallo di battaglia! Ma siete +voi persuaso, caro amico, che Dio non sia una +creazione dell’uomo?</p> + +<p>—Anche la morale, allora.</p> + +<p>—La morale,—sentenziò il castellano della +Balma,—è l’utilità bene intesa, per cui solamente +si conserva questa povera specie uma<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span>na. +Non fare ad altri quel che non vorresti che +fosse fatto a te; fare ad altri quello che vorresti +che fosse fatto a te.</p> + +<p>—Già, per dare il buon esempio,—replicò +Maurizio, sorridendo;—ma gli altri lo seguiranno? +ecco il busilli.</p> + +<p>—Seguano o non seguano, c’è tutta la morale +umana in queste due massime. Conosco degli +atei che vi conformano i loro atti assai meglio di +tanti credenti.</p> + +<p>—Pur troppo, generale, pur troppo. Ma permettete, +non scendiamo alle applicazioni; stiamo +nel campo dei principii. Fare o non fare, +secondo quelle due massime, è facile, ed anche +può essere piacevole all’uomo incivilito. Ma come +potete voi credere che l’uomo primitivo, l’uomo +della selva, facesse ad altri quello che avrebbe +voluto che si facesse a sè?—</p> + +<p>La domanda piaceva poco al generale; e dalla +breve pausa che egli fece prima di rispondere, +Maurizio potè credere che l’avversario si trovasse +impacciato. Ma non era così; proprio allora +il generale metteva in posizione le artiglierie.</p> + +<p>—Io non vi parlo dell’uomo primitivo;—disse +egli, non potendo trattenere un’alzata di +spalle.—Che c’entra qui l’uomo della selva? +Buon padrone di aver fatto come gli sarà piaciuto, +o tornato più comodo. L’uomo primitivo, +per vostra norma e regola, era un antropopitèco. +Vi maravigliate di sentirmi parlare con +tanta asseveranza di quel grazioso animale? Nel<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span> +fatto, io non ne so nulla; vi parlo con la scienza +alla mano. Ho letto Darwin, mio caro; ho letto +Huxley, Buchner, Mortillet, Spencer, tutta la +scuola dei liberatori. L’antropopitèco non si è +ancora trovato negli strati del terreno terziario; +ma si troverà, non dubitate. E una necessità +in terra, come certi corpi in cielo, per l’equilibrio +del sistema planetario. Nella scala progressiva +degli esseri, l’antropopitèco ha il suo posto: +animale d’istinti maravigliosi, già dotato di +qualche intelligenza, come sono del resto tanti +animali meno progrediti di lui, egli ha fatta +la sua strada, e nessun calendario gli ha misurato +il tempo necessario alla sua legittima evoluzione. +Il bisogno lo ha fatto industrioso; l’industria +lo ha fatto civile; la civiltà lo ha fatto +morale. Vi capacita?</p> + +<p>—Eh!—disse Maurizio, stringendosi nelle +spalle, mentre in cuor suo si maravigliava forte +di trovare sotto la spoglia di quell’uomo d’armi +un lettore dei moderni evoluzionisti;—vuol +esser dunque morale indipendente, la nostra?</p> + +<p>—Non mi spaventano i nomi;—replicò il +generale.</p> + +<p>—Ebbene,—ripetè Maurizio,—non vi spaventino +dunque le mie povere argomentazioni.</p> + +<p>—No davvero, sentiamole.—</p> + +<p>Qui fu una piccola interruzione nel dialogo. +Dall’alto della gradinata, appariva la contessa +Gisella, col suo cappellino di paglia in capo, +l’ombrello da sole in mano e una borsa ad arma<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[60]</a></span>collo, +che le dava un’aria graziosissima di pellegrina. +La bella signora dagli occhi fosforescenti +vide Maurizio, e scese lesta i gradini per +venirlo a salutare.</p> + +<p>—Vado per affari,—diss’ella, porgendogli +la mano.—Spero di ritrovarvi ancora al ritorno.</p> + +<p>—Oh, lo troverai;—gridò il generale.—Siamo +affondati in una disputa che non finirà +tanto presto.</p> + +<p>—Di che si tratta?—chiese ella, nell’atto di +aprire il suo ombrellino.</p> + +<p>—Dell’antropopitèco;—rispose Maurizio, +che in verità lo masticava male.—M’immagino +che vi sarà noto, questo grazioso tipo di +progenitore.</p> + +<p>—Ah sì,—diss’ella, sorridendo,—l’unica +cosa brutta nella teorica di mio marito.</p> + +<p>—Ma necessaria;—soggiunse il generale;—necessaria +come un anello nella catena. Se +tu mi levi quell’anello, dov’è la continuità dell’evoluzione? +dov’è la dottrina?—</p> + +<p>Maurizio non aveva da rispondere ad una argomentazione +che non pareva fatta per lui. Nondimeno, +ne prese appiglio per rivolgere una frase +alla contessa Gisella.</p> + +<p>—Fortunatamente,—diss’egli,—nessuna +dottrina mi farà credere che la contessa derivi +da un antropopitèco. Passi per noi ominacci!</p> + +<p>—Ed ecco, ora puoi andare, bambina;—ripigliò +il generale, mezzo burbero e mezzo faceto.—Il +vicino è cavaliere, e il tuo compli<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span>mento +l’hai avuto. Accettalo come premio anticipato +all’opera buona che fai.</p> + +<p>—Vado, vado;—rispose la bella signora, +avviandosi.—E voi, conte, lasciatevi persuadere. +La teorica della evoluzione richiede quell’anello. +Ammasso quello, tutto il resto va +da sè.—</p> + +<p>Ciò detto, si mosse leggera, lasciando la luce +del suo sguardo celestiale e la fragranza della +sua maravigliosa persona nell’aria. Un istante +dopo, era sparita alla svolta del sentiero campestre, +per cui soleva venire ogni giorno il signor di +Vaussana.</p> + +<p>—Vedete quella donna, Maurizio;—disse il +generale, continuando ad alta voce un discorso +che era venuto facendo tra sè.—Ella è tutta +bontà, tutta previdenza per la povera gente. +Non c’è tugurio per queste montagne, dov’ella +non porti una buona parola, e qualcosa di più, +se bisogna. Ha sentito quest’oggi dal prete che +è ammalata la moglie del pastore, lassù al Martinetto; +e sùbito ha deciso di mettersi in campagna. +Il prete non è andato; non andrà che +chiamato, per portare tant’olio quanto ne sta +sul polpastrello dell’indice, o del medio. Lei porta +dell’altro; se le riesce, farà risparmiare al +prete la sua trottata, alla chiesa la sua ditata +d’olio. E notate, non crede alla morale dei vostri +uomini neri.—</p> + +<p>Quel «vostri» non era un po’ troppo? Maurizio +si sentì toccato sul vivo.<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span></p> + +<p>—Che importa?—diss’egli, contenendosi ancora.—Crede +alla santità del dovere, alla divinità +della compassione, alla immortalità dell’anima +umana.</p> + +<p>—No, sapete, crede semplicemente alla bontà +della vita; obbedisce ad una legge di natura, intendendola +un po’ meglio di tanti e tanti. E +notate ch’io non ho avuto da istruirla. Era così, +quando divenne mia moglie. È una testa forte.</p> + +<p>—Permettete ad una testa debole d’inchinarsi;—replicò +Maurizio, facendo l’atto per l’appunto.</p> + +<p>Ma il generale era avviato, e non voleva fermarsi +così presto.</p> + +<p>—Ecco,—diss’egli,—ora v’inalberate.</p> + +<p>—No, generale.</p> + +<p>—Allora, perchè vi tirate da banda, come se +voleste uscire dal giuoco? Mi avevate pure promesso +una argomentazione serrata!</p> + +<p>—Vero, ma siamo stati fortunatamente interrotti; +ed ora che ho perso il filo.... Nondimeno, +per non parervi battuto e contento, vi dirò brevemente +ciò che penso. Voi considerate la morale +come l’effetto di una convenzione. Ora la +morale per convenzione, dato che possano giungere +a stabilirne una dei figli o nipoti di antropopitèchi, +sarebbe una morale senza ragione +in sè stessa. Vedetene la conseguenza. Se io +so che la legge morale non ha nessuna sanzione, +che non c’è nessun premio a chi segue, nessun +castigo a chi viola la legge, non me ne farò<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span> +più nè di qua nè di là, baderò al mio interesse, e +buona notte al prossimaccio mio.</p> + +<p>—Signor Maurizio, i miei complimenti. Fate +voi dunque il bene per un premio che ne sperate? +vi astenete dal male per un castigo che ne temete?</p> + +<p>—No, generale, per dovere; per un dovere +che la mia coscienza intuisce. Del resto, ecco +già un certo numero di volte che voi mi venite +dicendo: il bene. Il vocabolo induce la cosa; la +cosa induce l’idea. Perchè si dice il bene? che +cosa s’intende di dire, dicendo: il bene? chi mi +assicura, se non c’è sanzione alla legge del bene +e del male, chi mi assicura che il bene non è il +male, e il male non è il bene?</p> + +<p>—Il bene è un concetto ereditario;—sentenziò +il generale.—Si è visto e riconosciuto +a poco a poco l’utile generale, e questo è stato +chiamato il bene.</p> + +<p>—Sia pure; ma quanto più leggero, sulla bilancia +del nostro raziocinio, quanto più debole +dell’utile particolare! Infatti, il bene degli altri, +ne sia pure ereditario quanto si vuole il +concetto, non è in molti casi il mio bene, è +spesso il mio danno, il mio pericolo, il mio sacrifizio: +e di questo sacrifizio, di questo pericolo, +di questo danno io non vorrò a nessun patto +saperne.—</p> + +<p>Il generale stette un istante sopra pensiero.</p> + +<p>—Sentite,—diss’egli poscia,—io non la +intendo così: senza badare a questi danni, a<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span> +questi pericoli, io ho sempre fatto il mio dovere.</p> + +<p>—Lo credo, e lo so,—si affrettò a rispondere +Maurizio.—Ma questo, con vostra buona +pace, non lo avrete fatto per omaggio alla morale +indipendente.</p> + +<p>—E per che cosa, secondo voi?</p> + +<p>—Per avanzo di vecchie idee, generale. Qui +davvero il principio di eredità vi soccorre. Avete +infatti la eredità di un complesso di conseguenze +legittime che l’umanità ha tratte via via da +parecchie religioni e da parecchi sistemi filosofici, +di cui è vissuta, con cui e per cui è progredita. +Ecco perchè uno spirito forte dei nostri +giorni può andare avanti, più avanti di molti +altri nel sentiero della filantropia, del disinteresse, +del sacrificio di sè, immaginando di aver +spogliata per sempre la morale della sua antica +sanzione. Ma non si andrà molto lontano, io ve +ne avverto, non si andrà molto lontano, con +questo piccolo viatico. Anche le eredità più vistose +si consumano. E la morale indipendente +andrà fin che potrà senza Dio; poi, di attrito +in attrito, vi sfumerà tra le mani. Temete, mio +generale, temete che quando ne avranno assai +meno le classi civili, non ne abbiano più affatto +le rozze.</p> + +<p>—Già, l’argomento politico! Ma non è filosofico.</p> + +<p>—Lo so; m’è venuto alla mente, e l’ho aggiunto +alla mia dimostrazione. Dopo tutto, la<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span> +vostra doppia massima del non fare e del fare, +è frutto della morale all’antica, non già della +morale indipendente che oggi si predica. Tutte +le religioni l’hanno per canone indiscusso.</p> + +<p>—È di tutte, e perciò non appartiene in proprio +a nessuna;—osservò il generale.</p> + +<p>—Che importa? Le religioni son sante.</p> + +<p>—Tutte? Da parte vostra è una dichiarazione +ben grave, signor Maurizio. Per caso, le ammettereste +voi tutte per buone?</p> + +<p>—Storicamente, perchè no? Nella vicenda +delle cose umane sono i varii modi di cercar Dio; +e come io credo fermamente che il progresso +umano sia a questa condizione di cercar Dio +nella vita, così credo che Dio si sia in tutte +riconosciuto.—</p> + +<p>Il generale diede in uno scoppio così fragoroso +di risa da far rizzare la testa al capitano +Dutolet, che involontariamente cominciava ad +appisolarsi sul canapeino di ferro.</p> + +<p>—Che larghezza di comprensione! Lasciatevi +ammirare, caro mio. Vi avverto per altro che +l’arciprete di San Giorgio non vi assolverebbe.</p> + +<p>—Lui no, forse; ma un altro, di qui a cent’anni, +sicuramente.</p> + +<p>—Possiate voi campar tanto! E credete poi +che quell’arciprete del ventesimo secolo riconoscerà +l’elemento del divino anche nella religione +di Moloch?</p> + +<p>—No, egli troverà che quella non era una +religione, ma un pervertimento di religione. Le<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span> +religioni, tra i popoli rozzi, girano facilmente +alla superstizione, e la superstizione alla ferocia +o alla stupidità sua compagna. Ma questi +pervertimenti uccidono una religione nel tempo, +come l’edera sgretola il muro a cui si abbarbica; +Dio si allontana, e passa in un’altra.</p> + +<p>—Chi può saper quando, e come?—esclamò +il generale.—Io dico invece: fare il bene, +qualunque cosa ne avvenga.</p> + +<p>—È da stoici;—rispose Maurizio.—Ma presuppone +almeno l’imperativo morale. Perchè faccio +io il bene? Per appagare la mia coscienza. +Perchè la mia coscienza sceglie la sua felicità +nel bene? Per averne un piacere. Ma è un piacere +ideale, se il più delle volte porta danno, +sofferenza, pericolo, sacrificio e morte. È dunque +un ideale. L’ideale suppone l’idea, l’idea suppone +un mondo intellettuale che non è quello +della cieca natura. Cercate, generale, indagate, +troverete Dio necessario.</p> + +<p>—Dove? non si è mai visto, ch’io sappia. Nel +roveto, forse?</p> + +<p>—Nella coscienza, generale. Se ci trovate la +contentezza, perchè non ci trovereste la sanzione +dell’opera buona?</p> + +<p>—Ci penserò; ve lo saprò dire domani.—</p> + +<p>Evidentemente, il generale era stanco; e nessuno +vorrà dargli torto. Quanto al capitano Dutolet, +egli si era addormentato del tutto. Diamo +ragione anche a lui.<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_V" id="Capitolo_V"></a><span class="chap">Capitolo V.</span><br /> +<br /> +Si viene alle grosse.</h2> + + +<p>Maurizio era rimasto un po’ male. Quella improvvisa +stanchezza del suo interlocutore poteva +significare due cose: o che egli, Maurizio, avesse +ecceduto nella difesa delle proprie opinioni, o +che il suo avversario, usato al comando in ogni +cosa, fosse noiato di sentirsi contraddire.</p> + +<p>Che stranezza, del resto, e come Maurizio si +era lasciato ingannare dalle apparenze! Egli non +avrebbe immaginato mai che quel vecchio soldato +fosse un filosofo, che quel moderno gentiluomo +campagnuolo avesse voluto ingombrarsi +il cervello, asserragliare il suo grosso ateismo +con tanto bagaglio di dottrina. Dall’alto di quella +barricata il castellano della Balma aveva +scaraventato sulla testa di Maurizio i suoi duri +sarcasmi, le sue pungenti ironie. Son pure prepotenti +questi spiriti forti, come amano gabellarsi +da sè! Quando si degnano di disputare +con voi, hanno sempre l’aria di compatirvi.—Ma +come? anche voi, con queste idee di cent’anni +fa? Ma questo è risaputo; ma questo è fritto<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span> +e rifritto; ma questo è già stato ribattuto, polverizzato, +annientato. Il mondo cammina, che +diamine! In che grotta a mezza strada vi siete +fermato a dormire? lasciatele al volgo, queste +anticaglie; lasciatele alle donnicciuole, per +bacco!—</p> + +<p>Il volgo, si sa, è tutta quella gente che non +importa istruire, che è bene lasciare nell’ignoranza, +per utile suo, e nostro, per non accrescere +il numero degli spostati, come oggi si dice, +o degli spostatori, come forse si pensa. Le donnicciuole, +poi, sono le loro madri, e le loro mogli; +se occorre, saranno anche le loro figliuole e +le loro nipoti. Gli spiriti forti non si abbassano; +deridono o sorridono, secondo i casi e gli umori; +ma passano sopra, gloriosi della loro dottrina, +o di quella del sapiente di rimpetto; il +quale sarà vissuto magari nel sereno disprezzo di +ogni ubbìa metafisica, di ogni «concrezione ereditaria», +ma poi sarà morto ascritto, per via +di transazione, a qualche chiesa protestante, oppure, +senza mezzi termini, col prete al capezzale +e con al collo la medaglia benedetta dal papa. +«Rammolliti», si capisce; tutti rammolliti, gli +spiriti forti che non durano tali fino all’ultimo. +Perciò vien di moda il premunirsi contro queste +defezioni dell’ultim’ora, dichiarandole anticipatamente +debolezze della nostra povera +fibra.</p> + +<p>E questo è poco male, finalmente; anzi non lo +sarebbe affatto, a considerare le cose con ispi<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span>rito +di libertà. Ma il guaio è che questa divisione +di spiriti forti e di spiriti deboli ha ridotto il +nostro mondo civile ad una ben malinconica +convivenza di due società, tra le quali è stretta +unione d’interessi, di affetti, di consuetudini, +e un gran vuoto per tutto il resto, che è poi la +vita intellettuale, la vita morale delle anime. +Donde avviene che questo povero mondo civile +vada così barcollando alla sua meta misteriosa, +come gli ubbriachi a casa loro, non indovinando +più l’uscio, e tante volte neanche la strada.</p> + +<p>Tra il signor Maurizio e il castellano della +Balma si era fatta la pausa un po’ lunga. Il +terzo, che sonnecchiava così bene sul piccolo +canapè di ferro, ne era stato svegliato in soprassalto, +come avviene in istrada ferrata al fermarsi +improvviso del treno. Il capitano Dutolet +aveva aperto un occhio, poi l’altro, ed era rimasto +lì trasognato a guardare, mezzo intirizzito, +mentre Maurizio si tormentava i baffi, e +il generale, per occupare in qualche modo il +silenzioso intermezzo, cercava di accendersi un +sigaro.</p> + +<p>Il signor di Vaussana se ne sarebbe andato +assai volentieri, levando anche d’impiccio il suo +avversario. Ma un pensiero lo tratteneva. La +contessa Gisella gli aveva detto di aspettarla. E +forse aspettarla era male. Ritornando, la signora +avrebbe trovato il marito di cattivo umore, tanto +nervoso da non lasciar passare il menomo complimento, +da veder tenerumi, smancerie, sve<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span>nevolezze +in ogni discorso. I mariti in collera +son tutti così, bestie feroci; e guai ad essere +graziosi, cortesi, galanti, quando essi hanno le +sopracciglia aggrondate.</p> + +<p>Andarsene, dunque, scegliendo tra i due mali +il minore? Sì, ma per qual via? Anche nella +scelta della via c’era il pericolo, per un verso +o per l’altro, di urtare i nervi al signor generale. +Se andava per il gran viale, non poteva il castellano +domandare che novità fosse quella? Le +novità dànno sempre materia a pensare. Se andava +per la strada del bosco, non si poteva +credere che l’avesse scelta per combinar laggiù +la contessa Gisella, che appunto di là era andata +e di là sarebbe tornata?</p> + +<p>Noiosa condizione di un uomo messo lì a dibattersi +tra la stizza e le convenienze sociali! +Ed ecco i bei resultati delle discussioni. Ma +egli, in fin dei conti, se era stato vivace nella +espressione del suo pensiero, non aveva neanche +trasmodato, e a quella vivacità era stato spinto +dal tono sarcastico del signor generale. Dal fondo +dell’anima non gli traluceva forse il pensiero +di canzonare Maurizio per la sua fede? Ora uno +spiritualista, un credente, deve esser tanto più +sincero, in quanto che troppa gente, che crede, +par quasi che si vergogni di confessarlo davanti +agli spiriti forti. Egli non aveva da parlare +come un teologo, non avendo studiato teologia; +ma da filosofo non materialista, nè scettico, +doveva egli, per ottener grazia dal suo<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span> +contradditore sarcastico, dare addosso a quelle +credenze in cui sono stati educati i nostri padri, +e in cui saranno ancora educati i nostri figliuoli?</p> + +<p>Più ci pensava, e più si persuadeva di non +aver niente a rimproverarsi. Quanto al generale, +facesse il broncio fin che voleva. A un certo +punto, se il silenzio fosse durato dell’altro, Maurizio +avrebbe guardato l’orologio, fatto un gesto +di terrore e parlato del solito appuntamento che +cava gli uomini da una posizione difficile. Ma +grazie al cielo non fu mestieri di bugie; la contessa +Gisella appariva dal sentiero del bosco. +Era un pochino affannata dalla corsa, e accesa +in volto più dell’usato; ma il color delle rose +le tornava bene come quello dei gigli. Venne +innanzi leggera, saltellante come una bambina, +sorridente come l’aurora. Non era un complimento, +non una esagerazione il dire che con lei +ritornava la luce. Che bella cosa una bella donna! +C’è chi la preferisce al telegrafo e alle +strade ferrate. Io all’invenzione della stampa. +E voi?</p> + +<p>Il generale parve gradir molto l’arrivo di sua +moglie. La contessa giungeva opportuna a rompere +quella scena muta.</p> + +<p>—Già finita la discussione?—domandò ella, +avvicinandosi al crocchio, che per verità non +appariva troppo animato.</p> + +<p>—Sì,—rispose Maurizio, inchinandosi.</p> + +<p>—E siete battuto?<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span></p> + +<p>—Non so; forse.... e senza esserne persuaso. +Tutti i vinti sono così;—soggiunse egli, sorridendo;—non +vogliono mai convenire della +loro disfatta.</p> + +<p>—Ti avverto, mia cara,—entrò a dire il +generale, con la sua grossa voce ancora gonfia +di stizza,—che il signor di Vaussana ha finora +il vantaggio. Questo sia detto per la verità.—</p> + +<p>Non era molto; ma era già qualche cosa. Maurizio +colse il buon punto per esser cortese a +sua volta.</p> + +<p>—In omaggio alla verità,—riprese egli,—diciamo +che voi mi avete promesso di pensare +a certi argomenti miei. Potete vincermi ancora; +le sorti della battaglia sono dunque indecise. +E la vostra ammalata, contessa?</p> + +<p>—Ah, la povera Biancolina? Febbre, signor +Maurizio, gran febbre, e complicata di miseria. +Le disgrazie piovono addosso ai Feraudi con +un accanimento strano. Son già debitori di un +semestre al Pinaia, il potentissimo fornaio e +pastaio di San Giorgio, un proprietario con cui +non si scherza, a quanto pare; e una mucca è +morta improvvisamente nella settimana scorsa, +e l’altra ha il latte cattivo. Il marito è filosofo, +e pensa, guardando in aria; la moglie, +rovinata dallo stento, ha dovuto mettersi a letto. +Sapete voi, quando una povera donna dei campi +si mette a letto, che cosa vuol dire? che la +casa resta senza governo, i piccini senza zuppa, +le bestie senza strame, e tutto il resto in con<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span>seguenza. +Vedete che compassione! Ho aiutato +come ho potuto; ma finora, più che altro, con le +buone parole. Intanto ci vorrà il medico, e manderò +subito a cercarlo.</p> + +<p>—Permettete che lo cerchi io, discendendo +in paese;—disse Maurizio, con accento premuroso.—Tra +mezz’ora egli potrà essere lassù al +Martinetto.</p> + +<p>—Grazie, accetto l’offerta;—rispose la contessa.—Io +penserò invece a mandar brodo e +qualcos’altro a quella poveretta.—</p> + +<p>Maurizio non la conosceva neanche di vista, +l’ammalata del Martinetto. Il Feraudi, marito +filosofo, lo aveva appena veduto qualche volta +pascolar le sue bestie sui greppi, tra il Martinetto +e la Balma. Pure, si mostrò addolorato +per le disgrazie di quella povera gente: ed anche +ne fu consolato, pensando che la sua conversazione +andava lontana le mille miglia da ogni +pericolo di galanteria. Il generale, del resto, a +poco a poco aveva spianate le rughe, e si degnava +di mettere qualche parola nel dialogo. Maurizio +gli rivolse il discorso, temperatamente, placidamente, +come se nulla fosse avvenuto.</p> + +<p>Frattanto doveva prendere commiato, avendo +fretta di andare pel medico.</p> + +<p>—Bravo, correte;—gli disse Gisella con +quella stessa amabile sollecitudine che avrebbe +usata in altre occasioni per trattenerlo ancora +un poco alla Balma.—Immagino che il dottore +conosca la strada.<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span></p> + +<p>—Se non la conoscerà gliela insegnerò io, +che ho i miei monti.... sulla punta delle dita.—</p> + +<p>Gisella gli porse la mano. La stretta era sempre +stata amichevole, come dev’essere lo <span class="g">shake hand</span>, +dal giorno che l’Inghilterra lo ha diffuso +per tutto il mondo civile. Ma quella volta fu confidente, +fraterna, come di due persone che hanno +conchiuso un patto. Non erano essi associati oramai +da un’opera di carità?</p> + +<p>—Se avete notizie, ce le porterete domani, +non è vero?—disse Gisella.</p> + +<p>Anche il generale brontolò un arrivederci. Il +capitano Dutolet, detto il buon ragno, ed anche, +aiutando il suo nome di battesimo, Guglielmo +il taciturno, abbozzò un sorriso ed una parola +di due sillabe almeno. Maurizio si avviò spedito, +e scese quella volta dal gran viale. Per +quella novità ci era una ragione evidente: il +medico abitava per l’appunto in principio del +paese, cioè verso le falde del poggio su cui +sorgeva il castello della Balma.</p> + +<p>Il medico fu presto ritrovato, e con le più +calde esortazioni spedito, subito al Martinetto, +di cui fortunatamente conosceva il sentiero. +Maurizio lo accompagnò per un tratto, facendo +raccomandazioni. Quando il discepolo d’Esculapio +fu di ritorno, lo trovò ancora sulla sua strada, +desideroso di notizie. Aveva trovata la febbre, +difatti, e piuttosto forte, più vicina ai quaranta +gradi che ai trentanove. Ma egli si era trovato +in caso di dare il rimedio, senza il bisogno<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span> +di scendere alla farmacia per la ricetta: preveduto +il bisogno, la contessa aveva lasciata +lassù una parte della sua cassettina di medicinali, +ed egli aveva potuto somministrar subito +una dose della inevitabile antipirina. Più tardi +avrebbe somministrato il chinino, se quella febbre +si fosse mostrata ribelle. Ma che febbre +era? Reumatica, diceva il dottore, e colpiva un +organismo intaccato dalla grama vita; occorreva +riposo, per intanto, ed una miglior nutrizione: +due cose che al solito non sono alla mano +dei poveri.</p> + +<p>Più tranquillo da quel lato, Maurizio ripigliò +la via del paese. Sulla piazza gli venne veduto +il Pinaia, che stava seduto a prendere il fresco +sull’uscio della sua bottega. Mentre il fornaio si +alzava a mezzo, per fargli di berretto, un’idea +passò veloce per la testa a Maurizio. Sì, certo, +bisognava associarsi alle buone opere della contessa +Gisella. Chiamò il fornaio e lo condusse in +disparte, entrandogli subito del caso di quella +povera gente. Ah, sì, povera gente! rispondeva +il Pinaia, che da quell’orecchio era un po’ duro. +Gli erano debitori d’un semestre, e maturato +da un pezzo; ancora un po’ che aspettasse, gli +sarebbero stati debitori di tutta l’annata, cinquecento +lire, a non contare l’interesse della moneta. +E non c’era verso di spillar loro un centesimo. +Ma quella povera mucca morta! ribatteva +Maurizio; l’altra col latte guasto, che non si +poteva farne nulla; e la moglie ammalata! Tutte<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span> +scuse, tutti pretesti. La mucca era morta da +cinque giorni, se mai, e il semestre lo dovevano +da due mesi. L’altra mucca aveva il latte guasto, +ma si aspettava un vitello. Quanto alla moglie +ammalata, vecchia storia! Già altre volte +s’era ammalata, la bella Biancolina; e sempre +alla scadenza del semestre, per impietosire il +padrone. Ma lui non ci cascava più, no davvero. +Una morte, aver terra al sole; d’allora in +poi, quando avesse quattro soldi di costa, voleva +metterli in rendita dello Stato; e calasse poi +quanto voleva; ci avrebbe sempre risparmiato +di più, che a farsi mangiar vivo dai contadini. +Brutta razza, i contadini; astuti, furfanti di tre +cotte, sempre lì a piangere miseria, coi gruzzoli +di marenghi nel saccone.</p> + +<p>Maurizio era lì lì per domandargli:—E voi, +Pinaia, di che razza siete disceso?—Ma non +volle aver due litigi in un giorno, cascando dal +generale al fornaio. Si contentò in quella vece +di dirgli:</p> + +<p>—Sentite, Pinaia: quella gente mi preme. Può +esser vero quel che voi dite; può anche non +esser tale, e in questo caso io avrei rimorso di +non essermi interessato per le loro disgrazie. È +giusto nondimeno che abbiate il fatto vostro, +aggiustiamola così: se non pagheranno loro, pagherò +io.</p> + +<p>—Quand’è così, non parlo più, e al Martinetto, +non domanderò più un quattrino.</p> + +<p>—No, non correte tanto;—disse Maurizio,<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span> +che già temeva di parergli troppo generoso.—Volevo +dire che vi sto garante, sicuro come +sono che pagheranno.... entro il mese.</p> + +<p>—Non me ne parli; non posso aspettar tanto +le buone grazie del Feraudi. Passerà il mese e +non avrò nulla; ci metterei la mano sul fuoco, +tanto ne sono sicuro. Se devo aspettare il mio +denaro da Lei, passi tutto il tempo che Le +piacerà, signor conte.</p> + +<p>—Ah no, questo, no; io non ho l’uso di farmi +far credenza;—disse Maurizio, alterato.—Sono +dugento cinquanta lire, avete detto? Eccole qua;—soggiunse, +mettendo mano al portafogli.—Voi +me le restituirete, appena il Feraudi vi avrà +pagato.—</p> + +<p>Il denaro è sempre buono a prendersi. Mastro +Pinaia allungò la mano.</p> + +<p>—Le faccio la ricevuta, signor conte. Se ha +la bontà di aspettarmi un minuto....</p> + +<p>—No, a vostro comodo, Pinaia. Me la manderete +domani. E grazie, non è vero?</p> + +<p>—Lei è troppo buono, signor conte;—rispose +mastro Pinaia, facendo le viste di non aver capita +l’ironia.</p> + +<p>—Sia pure;—rispose Maurizio, che voleva +mostrare di aver capito il complimento del +fornaio arpagone.—Ma vi pregherò di non +ridirlo a nessuno. Non vorrei che mi metteste +sulle braccia tutti i debitori morosi di San Giorgio. +Il povero Castèu e quella poca rendita che +mi fa vivere ci passerebbero in un mese.<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span></p> + +<p>—Lei ha ragione a tener poca terra, signor +conte;—conchiuse il fornaio.—Anch’io, nel +mio piccolo, voglio far come lei. Tutta rendita, +tutta rendita dello Stato vuol essere.—</p> + +<p>Nauseato del fornaio arpagone, ma contento +<a name="tn78" id="tn78"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'atrettanto'">altrettanto</ins> di sè, Maurizio prese la via del Castèu. +I suoi libri, quella sera, lo trattennero lungamente +a pensare.—Quanta roba!—diss’egli, +passando i suoi scaffali in rassegna.—E buona +e cattiva; ci sono armi per tutti. Ed anche la +buona diventa cattiva, per chi se ne serve alla +rovescia, senza paragonare, senza mettere a contrasto, +senza far la parte delle conclusioni frettolose.—</p> + +<p>Quella, notte portò in camera un volume del +suo Cournot: <span class="g">Matérialisme, Vitalisme, +Rationalisme</span>, ed anche, per riscontrare alcune +preziose citazioni, <span class="g">Les Origines</span> del +Pressensé. Buoni libri erano quelli. Anch’egli +aveva avuti i suoi dubbi; anch’egli aveva tratte +le frettolose conseguenze dallo studio di certi +fenomeni naturali, di certe teoriche evolutive; +quei libri, insieme coi suoi trattati di astronomia, +e con gli studi fisiologici del Pasteur, +lo avevano ricondotto in carreggiata. Ed anche +aveva vedute certe conclusioni di Herbert +Spencer a proposito dell’inconoscibile, certe confessioni +dello Stuart Mill a proposito della creazione, +donde gli era apparso il dubbio del dubbio, +cioè a dire la modica fede di quei grandi +maestri del pensiero moderno intorno alla sal<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span>dezza +dei loro proprii sistemi. Infine, aveva ragione +lui. È giusto, è desiderabile che la scienza +positiva, che dubiti di tutto, che tutto rimetta +in discussione e sottoponga nuovamente +ad esame, distruggendo, ma col proposito di riedificare. +Così era avvenuto in materia d’antichità, +per la storia delle origini Romane, che +dopo aver negato ogni fede a Tito Livio e a +Dionigi d’Alicarnasso, si ebbe ancora ricorso +a quei due disgraziati, perchè aiutassero a rimettere +in piedi il loro edificio crollato.</p> + +<p>Il giorno seguente, all’ora solita, forse qualche +minuto dopo, anzi che prima, il signor di +Vaussana rifece il gran viale della Balma. Perchè +il gran viale e non il sentiero del bosco? +Mah.... non indaghiamo certi arcani del cuore. +Quel giorno egli andava un pochettino come la +biscia all’incanto, lassù. Ma era necessario; aveva +promesso alla signora. E fors’anco il generale +si era mutato da quello del giorno innanzi. +Ma no, sarebbe stato un miracolo; e Maurizio, +con tutta la sua fede, non credeva ai miracoli.</p> + +<p>Per dargli ragione, quel giorno il signor generale +era aggrondato. Stava giocando a picchetto +col capitano Dutolet; forse perdeva. All’arrivo +di Maurizio si degnò di smettere il giuoco; +facile sacrificio per coloro che pèrdono. La +contessa Gisella stava ricamando, accanto alla +finestra.</p> + +<p>—Grazie;—gli disse ella, appena lo ebbe +veduto comparire.—Il dottore è già stato tre<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span> +volte al Martinetto; due ieri, e una stamane. La +nostra ammalata va discretamente. C’è anche +una donna del paese per aiuto. L’avete mandata +voi?</p> + +<p>—No, signora; ma ne avevo parlato al dottore, +ed egli avrà provveduto.</p> + +<p>—Siete dunque voi egualmente. Così i piccini +son governati, e l’inferma è tranquilla; grazie +ancora.—</p> + +<p>Il generale stava in contemplazione davanti a +sua moglie. Maurizio, per non aver aria di parlar +sempre con lei, gli rivolse il discorso.</p> + +<p>—Ebbene, generale, ci avete pensato?—</p> + +<p>Il generale fece il gesto dell’uomo che non si +ricorda alla prima; poi, dopo una spallata, rispose:</p> + +<p>—No caro, non ho voluto perdere il mio +tempo.—</p> + +<p>La risposta era dura, ed anche ruvida parecchio. +La contessa alzò gli occhi attoniti, per +guardar suo marito. Ma egli in quel punto non +guardava sua moglie, e non colse al volo quell’occhiata +di rimprovero. Maurizio balenò un tratto, +non sapendo che rispondere. E forse non era da +risponder nulla; forse il generale non si sentiva +bene quel giorno, ad onta del suo fiorente aspetto, +della sua pelle vermiglia. Il tempo non era +neanche buono; certamente gli dava ai nervi +il vento di mare, così molesto, così uggioso in +montagna, dove giunge sempre con un gran corteggio +di nuvole.<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[81]</a></span></p> + +<p>Ci fu un altro silenzio tra i due, ma non così +lungo come quello del giorno innanzi. Il generale +non aveva veduto, ma certamente aveva sentito +o indovinato lo sguardo di sua moglie; perciò +credette necessario di ripigliare il discorso, e +per salvare le apparenze, ed anche per tirare le +somme.</p> + +<p>—Noi siamo, signor di Vaussana, due edificatori +di piramidi. Voi vorreste che io fabbricassi +la mia coi vostri materiali. Vi ringrazio, +ma non ne ho bisogno. Costrutta coi miei poveri +mattoni, la mia si regge, come la vostra col +suo vecchio granito. Segno, per uscir di metafora, +che i nostri sistemi sono due rispettivi concepimenti +del nostro spirito. Vi ricorderò a questo +proposito ciò che ho sentito dire un giorno +a Parigi da una gran dama russa, a cui si <a name="tn81" id="tn81"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'dodomandava'">domandava</ins> +in che consistesse la vantata ortodossia +della religione sua, che era, dopo tutto, +scismatica: «<span class="g">l’orthodoxie c’est ma doxie +à moi</span>; <span class="g">l’étérodoxie c’est votre +doxie à vous</span>». Voi con le.... opinioni del +passato siete ortodosso; io sono tale con quelle +del presente, e trovo nella teorica del Laplace, +come nelle esperienze di Carlo Darwin e nelle dimostrazioni +dell’Huxley, una spiegazione sufficiente +dell’universo. La materia eterna e la legge +immanente nella materia mi dànno ragione di +tutto. Sto coi matematici, poi, e non moltiplico +gli enti, che mi farebbero doppio e mi porterebbero +ingombro. Ho detto, e vi saluto.<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[82]</a></span>—</p> + +<p>Poteva essere una chiusa faceta, o mostrava +almeno l’intenzione di parer tale. Ma sicuramente +ce ne potevano esser di serie, che non +lasciassero tanto amaro nell’anima. Del resto, +a mostrare che quell’intenzione non c’era, il generale +fece una giravolta sui tacchi, e se ne +andò via zufolando.</p> + +<p>—Ettore!...—mormorò la signora.</p> + +<p>Ettore si voltò, all’accento di rimprovero d’Andromaca; +si voltò, ma era già in fondo al salotto.</p> + +<p>—Ma sì,—gridò egli, stizzito,—che ci vuoi +fare? Bisogna bene finirla così, una discussione +come la nostra, che è già stata fatta un milione +di volte, senza riuscire a nulla di nulla. Sono +curiosi, questi nostri amici italiani, con la loro +fede incrollabile! È un vizio di razza, lasciatevelo +dire, signor di Vaussana, è un vizio di +razza.—</p> + +<p>Si andava di male in peggio. Maurizio durò +una fatica inaudita a contenersi. Ne venne a +capo, guardando i capelli bianchi di quel diavolo +d’uomo; poi, con voce un po’ stridula, quasi +sibilante, ma col sorriso sulle labbra, si contentò +di rispondere:</p> + +<p>—Ed è per guarircene, che delle nazioni civili +si studiano di restituire la nostra capitale +alle condizioni di Benares, la città santa dell’India.—</p> + +<p>Il generale non ascoltava già più; usciva dal +salotto borbottando.<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[83]</a></span></p> + +<p>La contessa aveva chinata la faccia sul suo +telaino, nascondendo la ciglia. Quando le alzò, +Maurizio c’intravvide una lagrima, e si turbò +fortemente. Dopo un istante di pausa, guardò +l’orologio.</p> + +<p>—Sono le quattro,—diss’egli;—debbo partire.</p> + +<p>—Già?—mormorò la contessa.</p> + +<p>—Signora,—rispose egli ad alta voce, tanto +che potesse udirlo il capitano, che stava nel vano +dell’altra finestra, leggendo un giornale,—ero +venuto per voi, volendo darvi notizie della commissione +che mi avete affidata. Ora ho qualche +cosa da fare. Forse dovrò anche assentarmi per +qualche giorno.</p> + +<p>—Ah!—diss’ella, guardandolo negli occhi.</p> + +<p>—Sì mia signora, una corsa fino a Genova. +Non si lascia il servizio da un giorno all’altro, +come ho fatto io, senza che resti qualche faccenda +da terminare. Aspetto oggi stesso una lettera; +se non la ricevo, dovrò partire domattina +per tempo.—</p> + +<p>La contessa Gisella lo guardò ancora, poi chinò +gli occhi e la fronte, in atto rassegnato.</p> + +<p>—Se non ci vediamo, buon viaggio, signor +Maurizio, e possano tutta le cose andare secondo +i vostri desiderii.—</p> + +<p>Una stretta di mano, lunga e forte, disse a +Maurizio ch’egli era stato compreso, e ch’egli +aveva ragione.<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[84]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_VI" id="Capitolo_VI"></a><span class="chap">Capitolo VI.</span><br /> +<br /> +Sulla montagna.</h2> + + +<p>L’alzata d’ingegno dell’orologio e dell’appuntamento, +già vecchia di ventiquattr’ore, ma non +adoperata lì per lì, era tornata in buon punto +alla mente di Maurizio. Se non l’avesse avuta a +mano dal giorno innanzi, certo, scombussolato +com’era dalla sgarbatezza del signor generale, +non sarebbe riuscito a trovare una gretola. In +quella vece, fortunato lui! una bugia preparata +tirandone un’altra, quella del viaggio necessario, +il signor di Vaussana si ritrovò più presto +che non pensasse fuori dell’uscio. Troppo forte, +per verità, la sua disperata invenzione, seguita +da quella rapidissima fuga. Egli oramai poteva +credere fermamente di essere stato per l’ultima +volta alla Balma. Infatti, se ne partiva sdegnato, +palesemente sdegnato, senza aver preso +congedo dal padrone di casa. Ma sì, proprio ci +sarebbe voluta l’altra umiliazione di andare ad +ossequiare quell’orso bianco! La canizie va rispettata, +non si nega; ma ella non pretenda che +uno si avvilisca ancora davanti a lei, perdendo +il rispetto di sè medesimo.<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[85]</a></span></p> + +<p>Maurizio era feroce, uscendo dalla vista del +castello. Nondimeno, facendo a gran passi il +viale, cercò di padroneggiarsi. A lui marinaio, +ed avvezzo agli amari bocconi della disciplina di +bordo, la cosa non doveva esser difficile. Ne venne +a capo, specie al Castèu, quando gli fu necessario +rimanere un paio d’ore, a pranzo, con la +sorella Albertina, e davanti alle persone di servizio. +Ma la sua tranquillità apparente lo abbandonò, +quando egli fu solo nelle sue stanze. Quel +generale, che uomo! un vero pazzo da catena. +Ed era lui che aveva sentenziato non doversi mai +discutere di politica nè di religione, tra uomini? +Ma perchè mai c’era cascato in quel modo egli +stesso?</p> + +<p>Un sospetto s’affacciò alla mente di Maurizio; +il sospetto che tutta quella arrabbiatura a freddo +fosse stata un pretesto. Se così era, l’orso +bianco della Balma poteva anche passare per +un uomo di spirito. Ma ugualmente per un uomo +avveduto? Maurizio fece il suo esame di coscienza +con tutta sincerità. Egli ricordava benissimo +di non aver mai detto niente alla contessa +Gisella che potesse destar gelosia nel marito. +Le sue galanterie erano sempre state di quelle +che sono permesse, anzi comandate in società, +sotto pena di passare per ignoranti o per ipocriti. +Neanche c’era stato il caso di coglierlo in +flagrante di lunghe occhiate, di mute adorazioni; +quel covare una donna con gli occhi, che alle +volte è peggio del farle una dichiarazione, non<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[86]</a></span> +si poteva certamente rimproverare a lui, che non +ne aveva mai avuto il costume, e dal suo riserbo +non aveva avuto neanche ragione di dipartirsi +alla Balma. La contessa della Bourdigue gli +era apparsa bella, anzi bellissima: più bella del +vero l’aveva definita dentro di sè, ridendo della +sua propria scioccheria. Ma le bellissime donne +comandano più ammirazione che non ispirino +amore; e l’ammirazione è stato d’animo che non +suole durar molto. Si è sgomentati, oppressi, annichiliti +da un tale eccesso di bellezza, che non +par naturale; e si cerca di sfuggire più presto +che si può a quel senso di pena. In lui, del resto, +al senso della ammirazione artistica, era sottentrato +il rispetto, e al rispetto l’amicizia, quanta +può esserne tra un uomo e una donna, ma +certamente un’amicizia leale. Provava accanto +a lei un sentimento di pace ineffabile; e questo +non si poteva scambiare per un sintomo d’amore, +no certo. Aggiungete questo: un giorno, +involontariamente, come vengono spesso i cattivi +pensieri, gli era passato per la testa che ci +fosse qualche cosa tra la signora generala e +quel buon ragno del capitano Dutolet; e, notate +un importantissimo segno, non ci aveva sofferto; +solamente si era accontentato di osservare, molto +filosoficamente, che tutti i gusti son gusti. +Dopo tutto, quella bellissima donna non aveva +sposato il generale? non lo aveva voluto lei, il +suo zio e tutore, che la precedeva di oltre quarant’anni +nella marcia forzata dell’esistenza?<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[87]</a></span></p> + +<p>Quanto a sè, conchiudendo, Maurizio non vedeva +niente di cui potesse chiamarsi in colpa. +Ma proprio niente? E perchè, ad esempio, quella +gioia profonda, intensa, che lo aveva tutto penetrato, +ad una certa stretta di mano, lunga e +forte? Dio mio, era la gioia dell’opera buona in +cui erano associati. E perchè quella compassione +tanto viva per la miseria dei Feraudi? +Gli dovevano premer tanto, i contadini del Martinetto? +Gli uomini, di solito (e si parla dei +buoni, dei caritatevoli) se la cavano con una +abbondante elemosina. E in questa categoria di +larghezze spensierate poteva entrare, mettendoci +un po’ di buona volontà, il regalo di dugento +cinquanta lire al fornaio di San Giorgio. Ma +l’ardore, la furia con cui si era adoperato per +quella povera gente, come s’avevano da intendere? +Qui il signor Maurizio rimase un pochino +dubbioso. E quel dubbio gli fece male. Lui innamorato? +lui, che aveva giurato di non lasciarsi +cogliere mai e poi mai?... Superficiale per deliberato +proposito nelle sue relazioni, leggero +e volubile per la stessa qualità della scelta, il +brillante ufficiale di marina aveva fin allora saputo +conciliare la incostanza del cuore con la +probità del carattere, non turbando la pace di +nessuno, nè la sua. Se di punto in bianco egli +si era tanto mutato, il generale aveva avuto +ragione ad insospettirsi; si era dimostrato un +uomo avveduto, e insieme di spirito, cogliendo +quel pretesto della discussione filosofica per le<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[88]</a></span>varsi +un importuno dai piedi. Ma perchè andarlo +a cercare, l’importuno, che non era e non +voleva esser tale? Perchè, avuta la prima visita, +si era ostinato a voler la seconda, la terza, e +via via fino alla ventesima, o giù di lì? Eterna +istoria! così fanno tutti, quando si fidano. Si +annoiano di esser soli, e cercano compagnia; poi +non si fidano più, e d’essere accompagnati si +seccano.</p> + +<p>Tutto questo ragionamento, se ragionamento +può dirsi un simile annaspìo, riusciva a confonderlo +sempre più. Frattanto, non sarebbe più +ritornato alla Balma; nè, per un certo numero di +giorni, avrebbe dovuto pensare al poi. Aveva +annunziato un viaggio: quel viaggio bisognava +farlo, non foss’altro per muoversi, per isnebbiarsi +il cervello. E non già, come aveva detto, la mattina +per tempo; ma più tardi, nella giornata, +alla vista di tutto San Giorgio, partì per Ventimiglia: +giunto là, non volse per Genova, dove +non aveva niente da fare, sibbene per Nizza, +dove almeno era sicuro di non incontrare amici +e conoscenti che gli entrassero della sua dimissione; +argomento molesto, e tanto più allora, +che di quel colpo di testa incominciava a pentirsi.</p> + +<p>Nizza era bella, e Maurizio non voleva negarlo, +dopo averlo riconosciuto tante volte. Ma era +vuota, Dio santo, fredda e senza luce; il mare +d’inchiostro; la via della Stazione un deserto; +il Castello un catafalco; la passeggiata degli<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[89]</a></span> +Inglesi un mortorio. Così tingiamo noi le cose +del colore dell’anima nostra. Maurizio si crucciò +a Nizza due giorni; il terzo non ci potè più resistere, +e allora se ne ritornò a Ventimiglia, ripartendo +per San Giorgio in modo da arrivarci +nella notte, due ore prima dell’alba, quando tutti +dormivano. Dunque innamorato a buono? E dopo +essersi messo da sè fuori del paradiso? Sì, gli +bisbigliava un demone all’orecchio, sì, come un +vero collegiale. No, rispondeva una voce dal +fondo dell’anima, come un onest’uomo.</p> + +<p>E si chiuse nelle sue stanze, risoluto di lavorare. +Avrebbe desiderato di vedere il medico, +per sapere qualche cosa della povera Biancolina; +ma volle resistere a quel desiderio morboso, non +amando lasciarsi vedere in paese. Sapessero poi, +o non sapessero, ch’egli era tornato; l’essenziale +era di non mettersi in mostra, e di poter dire +più tardi dei fatti suoi quel che gli fosse piaciuto. +Del resto, se lassù credevano ch’egli fosse +in paese, tanto peggio per chi gli aveva usato +villanìa: si sarebbe capito, dopo tutto, ch’egli +aveva dovuto provvedere in qualche modo, fosse +pure con una bugia alla tutela della sua dignità.</p> + +<p>Questo medesimo pensiero, cresciuto e fortificato +nell’anima sua, gli consigliò dopo qualche +giorno di rompere la volontaria clausura. Gli +pesava il vivere da schiavo. Schiavo di che, +finalmente? Uscì, dunque, ma non per andare +in paese: si trafugava di buon mattino dall’uscio<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[90]</a></span> +dei campi, muovendo spedito verso la montagna. +Non si arrisicava dalla parte dell’Aiga; andava +dal lato opposto, verso la Sisa, una balza indiavolata, +più fatta per camosci che per uomini. +Di lassù, dopo due ore di marcia, si scopriva +molto orizzonte; inoltre, si vedeva ancora il Martinetto, +e più in là, sull’ultimo sporto della costiera +boscosa, il castello della Balma.</p> + +<p>Nella sua prima ascensione Maurizio aveva +portato con sè, da previdente alpinista, il suo +binocolo a tre lenti, per campagna, teatro e marina. +Ma la vista di lassù era così stupenda per +lontananze preziose, che quel piccolo strumento +ottico non gli parve bastante. Immaginate voi +se non avesse ragione, essendogli occorso di vedere +là in fondo, dalla eminenza della Balma, +apparire una figura di donna. Poca cosa, per +verità; come una chiazza di bianco sul verde, ma +su quel bianco una macchia di rosso vivo, che +gli rammentava un certo ombrellino. La piccola +apparizione muoveva snella verso tramontana; +non si vedeva più; si ritornava a vederla; pareva +venisse alla volta del Martinetto, poichè +non scendeva, nè andava più alta d’una certa +zona del bosco.</p> + +<p>Maurizio aveva riconosciuto Gisella, e il cuore +gli aveva dato un sobbalzo. Si era affrettato a +fissare il momento, guardando l’orologio: erano +le dieci in punto. La vide così apparire e sparire +tre o quattro volte, secondo le sporgenze e +le insenature della costiera; poi più nulla, e<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[91]</a></span> +passò un’ora senza luce; ma dopo quell’ora, sì, +no, sì, lei ancora, avviata verso mezzogiorno, +per ritornare al castello. Ma era quotidiana, la +gita? Il cuore diceva di sì; l’osservazione confermava +la divinazione del cuore.</p> + +<p>Il giorno dopo, infatti, la graziosa apparizione +si ripeteva, alla medesima ora; e questa volta +non era più un punto bianco e rosso: era una +figura intiera e distinta, veduta come se fosse +a cinquanta passi da lui. Maurizio aveva lasciato +a casa il binocolo e portato con sè un canocchiale +di bordo, specie di telescopio, a tubi scorrenti +l’uno nell’altro, per modo che non facesse +ingombro tra le mani, nè fosse difficile portarlo +ad armacollo. Ah, come la vedeva bene, oramai, +la bellissima tra le belle! Graziosa nelle movenze, +leggera nel passo, vestita di bianco, ma con +certe screziature di rosso; i due colori che le +piaceva di accoppiare nel suo vestiario, e che andavano +a maraviglia con quella sua figura giovanile; +rosso il nastro del suo cappellino di paglia, +rosso l’ombrellino che si spandeva come il +calice di un bel rosolaccio sulla sua testa dorata; +così vedeva egli Gisella, così aveva l’illusione +d’esserle ancora vicino.</p> + +<p>Tutto ciò dava ogni giorno due ore di occupazione +a Maurizio; pensare a quelle due ore, +aspettarne il ritorno, erano giocondi uffizi per +lui. E senza fallire al suo debito di onest’uomo, +perchè amare è permesso, anche quello che non +ci appartiene, quando si ami da lontano, come<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[92]</a></span> +si ama una stella, seguendone il corso nello +spazio.</p> + +<p>Sempre alle dieci del mattino la vedeva comparire, +per tre giorni alla fila. Il quarto giorno +gli prese una matta voglia di sapere che cosa +accadesse lassù al Martinetto. Andandoci di +buon mattino e ritornando prima delle dieci, non +c’era pericolo che incontrasse Gisella. Così tranquillo +su quel punto capitale, uscì di casa muovendo +verso l’Aiga; di là, senza procedere più +oltre verso la Balma, salì la montagna per raggiungere +la cascata superiore, quella che veramente +prendeva nome dal Martinetto.</p> + +<p>La gran massa d’acqua scendeva giù per una +piega naturale del monte, che essa aveva aiutato +a rendere più profonda, nella notte dei secoli: +veniva di molto lontano, e Maurizio, che +pure da fanciullo aveva corsi e ricorsi quei greppi, +non ne conosceva la scaturigine. Questo egli +rammentava, che l’acqua attraversava un gran +prato, uno di quei prati alpini così verdi, vestiti +qua e là da ciuffi di rododendri, e che all’estremità +di quel prato si rovesciava giù da una rupe. +L’accoglieva una prima conca, poi una seconda, +da dove ribollendo e spumando s’inabissava a +forse quaranta metri più sotto, venendo a far +girare la ruota di un mulino poco sopra il paese +di San Giorgio. Per quel mulino, naturalmente, +era troppa; ne bastava una derivazione, ottenuta +dall’arte: e il canale che serviva al mulino, e il +resto della cascata, si ricongiungevano a poca<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[93]</a></span> +distanza dal Castèu, per venire a traversare il +paese, e far pensare di tanto in tanto ai suoi +abitanti che una simile ricchezza d’acqua si sarebbe +potuta sfruttare benissimo, impiantando a +San Giorgio uno stabilimento idroterapico, che +sarebbe stato il decoro della valle e la fortuna +di cinquecento famiglie, a dir poco.</p> + +<p>Lo stabilimento idroterapico è la solita storia +con cui si va guastando, magari in sogno, la +cara poesia della montagna, tirando lassù, insieme +coi nostri acciacchi, le nostre malinconie, +le nostre miserie fisiche e le nostre miserie intellettuali. +Per fortuna, non ci son sempre i capitalisti +lì pronti per tradurre i sogni in realtà.</p> + +<p>L’Aiga, nondimeno, aveva trovato in altri tempi +il suo capitalista, uomo pratico, che era salito +su quella balza a impiantarvi un martinetto. +Si chiamava, e tutt’ora si chiama con questo +nome, nelle regioni montuose dell’Italia superiore, +il maglio delle ferriere; donde avevano +spesso il nome di martinetto le ferriere medesime. +Mosso ordinariamente dalla forza dell’acqua, +il martinetto battendo sull’incudine la ferraccia +arroventata, la modellava via via, la spianava, +la stendeva, la foggiava in ispranghe, per +uso dei fabbri. Innanzi la scoperta del vapore e +il minor costo delle sue applicazioni, erano i +martinetti assai più numerosi; e per foggiare il +ferro, come per lavorare nelle cartiere e nelle +gualchiere, ne sorgevano dovunque scorresse un +bel volume d’acqua perenne. Ma generalmente<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[94]</a></span> +oramai, e più per il ferro, i martinetti ad acqua +han persa la lite: dove la scarsezza progressiva, +del combustibile necessario all’arroventatura, +dove il rinvilìo del minerale del ferro e la +concorrenza delle migliori qualità hanno dato +la prevalenza alle ferriere dell’Europa settentrionale. +Per una di queste cagioni, se non forse +per parecchie, era andato in rovina il martinetto +di San Giorgio.</p> + +<p>Qualcheduno dei proprietarii che si erano succeduti +lassù aveva azzeccato il suo quarto d’ora +di poesia, facendo sorgere alquanto più su ed +alle spalle dell’officina un belvedere, specie di +torrione piantato sull’orlo dell’abisso, con la sua +piattaforma circondata di merli e con un lungo +sedile corrente all’ingiro. Si giungeva lassù passando +attraverso una macchia di nocciuoli, dove +era stato certamente da principio un sentiero; +ma la traccia di questo era sparita oramai, cancellata +da quella gran nemica d’ogni arte che +è la santa madre natura. Noi ordiniamo, ed essa +confonde; i nostri muriccioli si veston d’edera +e di lucertole; i nostri andarini sabbiosi, le nostre +redole fatte a musaico di sassolini a due +tinte, si sfasciano sotto le piogge equinoziali; i +bei prati di fieno inglese son dati in governo +alla gramigna, e la sterpaglia riprende ben presto +i suoi diritti dove noi avevamo ripulito col +sarchiello, raddrizzato col traguardo e livellato +con la tavoletta pretoria. Santa madre natura, +che Iddio continui a benedirvi! Perchè non si<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[95]</a></span> +lascia intieramente a voi la cura di foggiare i +nostri parchi, di svariare i nostri giardini? Qualche +volta, non c’è che dire, voi fate meno bello +dei nostri architetti; per contro, fate sempre +più grande.</p> + +<p>Il belvedere del Martinetto si poteva scorgere +dall’altra sponda della cascata; era invisibile +dalla macchia, ed anche a chi ne conosceva l’esistenza +non riusciva troppo facile di ritrovarlo. +Maurizio, che si era inerpicato in altri tempi +lassù, con la matta e spesso pericolosa curiosità +dei ragazzi, stentò ad orientarsi in quel +folto di rami. L’orrida bellezza del luogo lo +ricompensò largamente della fatica durata. Trovò +il belvedere, i sedili, la merlata, un po’ in +rovina per verità, ma fresche e vive le sue ricordanze, +all’ombra di quel fogliame diffuso +sulla piattaforma e sull’abisso rumoreggiante lì +presso.</p> + +<p>Pagato il tributo ai ricordi, Maurizio lasciò +la piattaforma del torrione, e per la macchia dei +nocciuoli discese verso il Martinetto. Una parte +del fabbricato era andata in rovina; solo dall’altro +lato ne rimaneva in piedi un’ala, convertita +in abitazione colonica. Laggiù vivevano +i poveri fittaiuoli del Pinaia, avendo davanti a +sè quel magro podere e quei pascoli per cui +dovevano pagare cinquecento lire ogni anno al +fornaio arpagone di San Giorgio. Compiuto il +giro della vasta rovina, Maurizio riuscì sull’aia +che si stendeva davanti alla casa.<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[96]</a></span></p> + +<p>Due piccole vite si agitavano, ognuna a modo +suo su quell’aia. Un ragazzetto si trastullava +facendo correre l’una dietro l’altra alcune pallottoline +di porcellana e di vetro colorato, lungo +certi solchi che aveva scavati nel battuto: immagine +di più faticose cure che gli sarebbero +toccate da grande. Una bella tombolina, seduta +con molta gravità su d’un gradino dell’uscio, +abbracciava due bambole, niente di meno; una +fatta di cenci, affagottata, sudicia, che non aveva +più figura umana, e forse non l’aveva avuta +mai; l’altra di legno, sfarzosamente vestita, con +le guance paffute e rosse, gli occhi di smalto e +una bella zazzeretta di ricciolini biondi: tutt’e +due le teneva ben strette al seno, ammirando +l’una, non sapendo spiccarsi dall’altra; simbolo +e promessa di una maternità che non avrebbe +fatto differenza tra le sue creature, se anco +si fossero spartite in mostri e bellezze.</p> + +<p>Maurizio accarezzò i bimbi ed entrò nel tugurio, +dove trovò seduta di contro all’uscio, a +soleggiarsi un poco, una donna ancor giovane, +dal viso pallido, ma dall’occhio vivace, in aspetto +di convalescente. Ci voleva poco a capire +che quella era Biancolina, la povera donna +per cui tanta inquietudine aveva regnato alla +Balma.</p> + +<p>—Ah!—esclamò la donna, alzandosi a mezzo.—Lo +avevo ben detto io, che sareste venuto +a vedermi una volta.</p> + +<p>—Mi conoscete?<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[97]</a></span></p> + +<p>—Certamente: siete il signor Maurizio. Vi +ho veduto una volta passare di là sotto. Mio +marito mi ha detto: quello è il signore del Castèu, +che s’incammina alla Balma.—</p> + +<p>Diavoli di contadini! vedono tutto, loro; niente +sfugge ai loro occhi di ramarro. Anche in +luoghi così deserti, i passi del signor Maurizio +erano dunque osservati? Ma sì: e se gli scriccioli, +i merli, i passeri solitarii avessero avuto +il dono della parola, si sarebbe sentito dire da +molti cespugli: ecco il signore del Castèu, che +s’incammina alla Balma.</p> + +<p>Il signor Maurizio lasciò cadere l’allusione, e +domandò notizie della salute. Non era quasi +da domandarne; si vedeva la guarigione avviata. +Biancolina era tuttavia un po’ debole; della +qual cosa si tormentava, pensando che il suo +uomo era costretto a far lui tante cose che prima +erano fatte da lei, come ad esempio mungere +il latte e portarlo in paese. Quanto alle piccole +faccende di casa, veniva tutti i giorni una brava +donna dal mulino di sotto; e di questo la convalescente +rendeva grazie al signor Maurizio, +che le aveva procurato l’aiuto.</p> + +<p>—Ma io non ne so nulla; io non c’entro;—rispose +Maurizio, schermendosi.</p> + +<p>—Sì, sì, così dice la mano destra della gente +di cuore, quando la sinistra ha fatto l’elemosina;—ribattè +Biancolina.—Ma io so tutto, +e della donna e del medico che siete corso a +cercare per me; so tutto io; ci ho l’angelo cu<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[98]</a></span>stode +che mi avverte di tutto. Non lo credete, +signor Maurizio? Ed è un bell’angelo, sapete, +con certi capelli d’oro filato, con certi occhi +che paion diamanti. Ma lasciamo star l’angelo; +io non saprò mai come ringraziar voi, che siete +tanto buono coi poveri. Ma se Dio ascolta le +mie preghiere, egli vi farà contento di tutto +quello che potete desiderare. Rosina! Vittorio!—gridò +la donna, interrompendo il suo discorsetto.—Non +vi spingete troppo addosso a questo +bel signore tanto buono. Non vedete che gli +levate l’aria dattorno?</p> + +<p>—Lasciateli fare, lasciateli fare, Biancolina. +Io amo i bambini. A te piccina; quale delle tue +bambole mi vuoi dare in moglie?—</p> + +<p>La bambina rise, come una mamma che avesse +due figliuole da collocare. Ma era una mamma +di sei anni, e non aveva nessuna idea delle convenienze; +e ridendo offerse tutt’e due le figliuole. +Maurizio baciò quella mamma, e costituì una +dote alle figliuole, in due belle monete d’argento; +poi, per non far nascer gelosie, ne diede +altre due al ragazzetto, ma senza bacio; un amichevole +buffetto ne tenne le veci. E la ragione +del diverso trattamento c’era; luccicava tra il +labbro superiore ed il naso di quel piccolo sbadato.</p> + +<p>—È ben fresca, questa bambola!—disse Maurizio, +per dar sulla voce a Biancolina, che voleva +ringraziare.—Pare comperata ieri.</p> + +<p>—Infatti, l’ha portata ieri a Rosina la buona<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[99]</a></span> +fata della Balma, insieme con le pallottoline +per Vittorio. Voi la vedrete fra poco, la buona +fata, l’angelo di questa casa.—</p> + +<p>Maurizio guardò l’orologio. Erano appena le +otto, ed egli respirò. Tra due ore sarebbe venuta +la buona fata, ed egli non sarebbe stato più +di mezz’ora lassù.</p> + +<p>Intanto la donna proseguiva:</p> + +<p>—Per oggi mi ha promesso di venir prima +del solito. Non istarà più molto a comparire +laggiù, tra quelle due piante di rovere.—</p> + +<p>Maurizio fremette. Si era affrettato troppo a +respirare. Stette ancora due o tre minuti, ma +proprio sulle spine. Ed era per alzarsi, col pretesto +di aver molto da fare; quando i bambini, +che poc’anzi erano tornati sull’aia a guardar la +belle monete d’argento al sole, accorsero gridando:</p> + +<p>—La signora! la signora!—</p> + +<p>Un ombrellino rosso apparve laggiù, fra mezzo +ai due roveri. Non c’era più tempo a pretesti; +era impossibile la fuga.<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[100]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_VII" id="Capitolo_VII"></a><span class="chap">Capitolo VII.</span><br /> +<br /> +L’idillio del Martinetto.</h2> + + +<p>Profondamente turbato, Maurizio rimase là, +con gli occhi fissi in quel punto luminoso che +gli appariva nel vano dell’uscio, e con un sorriso +impresso, suggellato sulle labbra.</p> + +<p>Un grido di gioia infantile, scoppiato a mezzo +dell’aia, lo salutò. Gisella aveva riconosciuto +Maurizio. Affrettando il passo, la grande bambina +ebbe l’aria di accingersi a spiccare un volo +verso di lui, come se volesse gettarsi nelle braccia +d’un fratello non più veduto da lungo tempo.</p> + +<p>—Ah, lo dicevo ben io, che m’aspettava una +novità al Martinetto;—gridò ella, stendendo +la mano a Maurizio e fissando in lui i suoi belli +occhi incantati.—Poc’anzi, di là dal Fontan, +ho incontrato un bel serpente, che se ne stava +arrotolato come un braccialetto intorno alla +punta di un masso e mi guardava coi suoi occhietti +maliziosi. Non aveva paura di me; ed io +non l’ho avuta di lui.</p> + +<p>—Signora....—mormorò Maurizio sgomentato.<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[101]</a></span></p> + +<p>—Perchè avrei dovuto averne?—ripigliò la +contessa.—Vedere un serpente è di buon augurio; +significa incontro inaspettato.—</p> + +<p>Maurizio aveva vinto quel primo sentimento +di paura, e sorrideva, tentennando la testa.</p> + +<p>—Ecco,—diss’ella,—io so bene che cosa +significhi il vostro sorriso. Se fosse stato un +boa, o un serpente a sonagli, non è vero? Ma +qui non ci sono serpenti a sonagli, nè boa; non +si tratta che di povere bisce inoffensive, e il +buon augurio rimane. Del resto, non si è avverato? +Ma vediamo prima di tutto questa buona +Biancolina. Come va?</p> + +<p>—Bene, signora; di bene in meglio: ho dormito +tutto d’un sonno.</p> + +<p>—E mangiato?</p> + +<p>—No, per aspettarvi. Non mi avete detto ieri +che volevate far colazione al Martinetto?</p> + +<p>—Certamente ed ecco qua il mio tributo di +provvigioni; il poco che ho potuto portare nella +mia bisaccia, che non è quella dei frati cappuccini.—</p> + +<p>Così dicendo, si toglieva d’armacollo una borsa +e l’apriva sulla tavola, cavandone dei piccoli +panini dorati, un cartoccio di biscottini, e un +secchiolino di legno ermeticamente chiuso alla +bocca.</p> + +<p>I ragazzi si erano appiccicati agli orli della +tavola, per essere ai primi posti; ed anche allungavano +le mani, per carezzare, se non a dirittura +per prendere.<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[102]</a></span></p> + +<p>—Vedere e non toccare, bambini; almeno per +ora;—disse Gisella.—Ma che cosa vedo, +signor Vittorio? che cosa vi ho raccomandato ancora +ieri mattina?—</p> + +<p>Il ragazzo si fece rosso in volto come una fragola, +e scappò via lesto lesto. Due minuti dopo +ritornava con la faccia umida, ma, a Dio piacendo, +abbastanza pulita.</p> + +<p>—Va bene, così; la faccia ha da esser sempre +netta e tersa come uno specchio, mi capite?—riprese +la signora, mescolando gli ammonimenti +alle lodi.—Prendete esempio dalla vostra sorellina, +che è sempre così linda.</p> + +<p>—Ah, non tanto, signora, non tanto!—esclamò +Biancolina.</p> + +<p>—Eh, dico in paragone di suo fratello;—rispose +Gisella.—Del resto, a quell’età non si +può e non si deve pretender troppo. L’essenziale +è di non lasciar mancare gli avvertimenti. +Che cosa avete preparato, Biancolina?</p> + +<p>—Le uova fresche, il latte, il burro, tutto +quel poco che abbiamo.</p> + +<p>—E il resto l’ho portato io, compreso il caffè +fresco e lo zucchero. Ora a noi; il fuoco è già +acceso, come vedo. Signor Maurizio aiutatemi. +Prendete il latte; è laggiù nella madia, in quel +mastello coperto; e riempitene il bricco che è là +sulla cappa del cammino. Il più grande, intendiamoci; +l’altro lo metterete al fuoco, dopo averlo +riempito d’acqua. No, no, Biancolina, state +lì, voi;—soggiunse Gisella, non permettendo<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[103]</a></span> +che la convalescente si occupasse di nulla.—Vogliamo +far tutto noi altri.—</p> + +<p>Maurizio era entrato con molta gravità, ed anche +con bastante intelligenza, nelle sue funzioni +di sottocuoco. Gisella, frattanto, con la diligenza +e la sveltezza delle buone massaie, apparecchiava +la tavola. Sapeva, o indovinava, dove fosse +ogni cosa. Presa una tovaglia, la spiegava e +la stendeva sul piano, mettendovi poi su i tovagliuoli, +rozzi come la tovaglia, ma bianchi e +freschi di bucato com’essa. Poscia accanto ai +tovagliuoli dispose piatti e bicchieri, aggiungendo +i panini che aveva portati con sè.</p> + +<p>—Ho fatto bene a largheggiare nel numero,—diss’ella, +lodandosi un poco.—Presentivo +ancor io che avremmo avuto una bocca di più. +Ora alle posate; saran qui nel cassetto. Bene, è +anche qui il pan bigio, che mi piace tanto. Lo faremo +a fette, per istenderci il miele. A voi, Maurizio; +un coltello, e apritemi questa secchiolina.</p> + +<p>—Non farò schizzare il miele?—domandò +Maurizio, introducendo la punta del coltello sotto +l’orlo del coperchio.</p> + +<p>—Eh via, con un po’ di grazia! Del resto, +mi pare che diciate per celia. Vedo bene che +faremo di voi qualche cosa.—</p> + +<p>Appena il bricco dell’acqua calda levò il bollore, +Gisella andò a versarci dentro il suo caffè +in polvere. Un buon odore aromatico si diffuse +per la cucina, che era sala da pranzo, anticamera +e salotto ad un tempo.<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[104]</a></span></p> + +<p>—Riuscirà un caffè alla turca;—notò Gisella, +ridendo.—Piace a voi, Mau.... signor Maurizio?</p> + +<p>—Certamente, è migliore;—rispose il signor +Maurizio, dolcemente solleticato da quel +Mau.... senza signore. Gisella si era pentita, ma +tardi; già due minuti prima, senza avvedersene, +lo aveva chiamato Maurizio senz’altro.</p> + +<p>Cinque o sei minuti dopo, era ogni cosa, all’ordine, +perfino le uova, gittate nel paiuolo dell’acqua +bollente. Quelle uova a bere furono il +principio della colazione; fresche, eccellenti, sorbite +con grande facilità da Maurizio e Gisella, +con un po’ più di lentezza da Biancolina, non +senza guai per la tovaglia da Rosina e da Vittorio, +che riuscirono anche ad impiastricciarsi +la faccia. Fu un’impresa non lieve per Gisella +il ripulirli a dovere. I due bambini tendevano +per altro di buona voglia il musino a quella graziosa +mamma improvvisata, ben sapendo che +non voleva veder volti insudiciati.</p> + +<p>—Ah, la buona <span class="g">menagère</span>!—esclamò +Biancolina.—Peccato che non ne abbiate dei +vostri.</p> + +<p>—Che! non è forse meglio così?—rispose +Gisella.—Per amare i bambini non è necessario +averne dei proprii, ed ogni opinione contraria +non muove che da un inavvertito sentimento +di egoismo. Io li amo, perchè son creature innocenti, +e non perchè mi debbano appartenere. +Quando vedo una bella aurora, l’amerò forse<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[105]</a></span> +meno, perchè non è mia? l’amerei più, se fosse +mia? Idee false, mia cara Biancolina, idee false, +quando crediamo che per amar bene i bambini +dobbiamo averne dei nostri. False almeno—soggiunse +Gisella,—per una certa classe di +persone; ad esempio per me. So bene che per +voi, se non ne aveste, sarebbe una pena, non potendo +amare e proteggere i miei. Ma io posso, +come vedete, amare i vostri, proteggerli anche, +ed averne il diritto, solo che io sappia metterci +un pochino di buona grazia.</p> + +<p>—Un pochino!—esclamò Biancolina, ridendo.</p> + +<p>—Ebbene, diciamo anche molto,—replicò +Gisella,—purchè mi vogliate bene. Son felice +di essere amata; solo a questo patto è buona +la vita.—</p> + +<p>Maurizio stava a sentire, attonito, sbalordito, +ma non da quelle parole, a cui del resto prestava +poca attenzione, contentandosi di gustarne +la musica. Non poteva credere a sè stesso, non +riusciva a capacitarsi com’ella fosse là, davanti +a lui, come egli si trovasse a tanta festa, che non +s’era aspettata, e che non intendeva per qual +miracolo gli fosse venuta: In che modo aveva potuto +la contessa Gisella capitare a quell’ora mattutina +sulla montagna? e come poteva con tanta +facilità rimanere lassù, accanto a lui? Ma non +era ancor tutto; e d’altro doveva maravigliarsi +tra poco.</p> + +<p>—Signor Maurizio,—gli diss’ella ad un trat<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[106]</a></span>to, +rivolgendosi a lui,—sono contenta di avervi +trovato, perchè facevo conto di venirvi a cercare, +questa mattina per l’appunto. Già, non +mi fate quel viso.... appena bevuto il latte e sorbite +le uova del Martinetto, volevo calare al +Castèu, che è così bello.... tanto bello, che me +ne è rimasto un gran desiderio negli occhi.</p> + +<p>—Signora....—balbettò Maurizio,—ci potete +venir sempre.</p> + +<p>—E infatti così farò. Avevo bisogno di voi, +per una faccenda che mi preme moltissimo; e +si tratterà d’un discorso un po’ lungo. Ma non +vi spaventate, ve ne prego; altrimenti non saprò +più da dove incominciare. Sarei venuta sola, +per un sentiero che non conosco. Voi siete qui, +per fortuna; verrò dunque al Castèu in vostra +compagnia, e avrò il vantaggio d’imparare la +strada.</p> + +<p>—Sono ai vostri ordini,—disse Maurizio.</p> + +<p>La colazione era finita, e Gisella si alzò.</p> + +<p>—Te ne vai, madama?—gridò Rosina, aggrappandosi +alla gonna di Gisella.</p> + +<p>—No, cara; cioè, sì, ma per ritornare fra +poco. Infatti,—soggiunse ella,—non voglio +attraversare il paese, su quei lastroni sconnessi. +Anche quassù ci sono dei brutti passi, ma non +tanti; e poi non c’è pericolo d’ingoiar polvere, +come laggiù. Ritornerò dunque per di qua, e vedrò +ancora la mia Biancolina, coi suoi cari ragazzi. +Non partirò per altro, senza aver bevuto un +sorso d’acqua fresca. Animo, signor Maurizio;<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[107]</a></span> +prendete quella secchia; si va alla fontana: io +porto il bicchiere.—</p> + +<p>Maurizio si armò della secchia di rame, che +era stato pronto a spiccar dall’arpione. In verità, +si poteva farne qualche cosa, di quell’uomo, sebbene +in quel giorno capisse poco. Ed anche si +avviò difilato alla fontana, specie di fossatello +scavato al piede d’un masso e mezzo coperto +da un arco di fabbrica, che era facile di vedere +da un lato del piazzale, dalla parte della +montagna. Quell’acqua doveva essere una derivazione +della grande cascata, che rumoreggiava +un cinquecento passi più in là. Maurizio attinse +l’acqua; Gisella mise il bicchiere nella secchia, +e bevve a larghe sorsate il fresco umor +cristallino, mentre egli stava immobile contemplando +la candida gola tesa della sua graziosa +vicina. Gisella era un fior di bellezza, di salute, +di buon umore, di astuzia garbata. Come lo +guatava, infatti, come lo guatava di sbieco, con +la coda dell’occhio malizioso, mentre teneva alto +il mento e quella bianca gola scoperta! Ma ad +un certo punto le venne da ridere, e fu lì lì per +ispruzzar l’acqua in aria.</p> + +<p>—Badate!—diss’ella.—Mi farete far la +figura di un mascherone da fontana.</p> + +<p>—In che modo?—chiese Maurizio trasognato.</p> + +<p>—Ma sì, con quella vostra faccia d’uomo che +non capisce....</p> + +<p>—Infatti, signora....<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[108]</a></span></p> + +<p>—Ebbene, se non capite ora, capirete poi. +Perchè tanta fretta? Non sarò mica tanto crudele +da ricusarvi i miei lumi superiori.—</p> + +<p>Maurizio intese che il meglio era di non lambiccarsi +il cervello. Perchè almanaccar tanto, e +fantasticare intorno alle cose che si dovranno +conoscer poi appuntino? Prese il bicchiere che +Gisella gli offriva, e bevve a sua volta, ma senza +aver l’aria di notare la cortesia grande e di farne +le meraviglie; poi riportò tranquillamente ogni +cosa in cucina. Poco stante, salutata la Biancolina +e accarezzati i bambini, si avviò con Gisella +verso il balzo dell’Aiga; la stessa strada +per cui era venuto.</p> + +<p>Andarono per un tratto in silenzio. Gisella, +passava di là per la prima volta, e guardava +la rovina del lungo fabbricato con curiosa attenzione.</p> + +<p>—Che cos’era tutto ciò?—chiese ella a Maurizio.</p> + +<p>—Un martinetto, signora; una grande fucina +per raffinare il ferro. Qui, per l’appunto, era la +ruota che metteva in movimento il maglio.</p> + +<p>—La ruota! ma l’acqua è ancora molto lontana.</p> + +<p>—Sì, la cascata è un trecento passi più in là. +Ma l’acqua da far girare una ruota dev’essere +di un volume determinato; bisogna dunque derivarne +la quantità necessaria. Vedete infatti +quel canale, mezzo coperto di sterpi; quello portava +l’acqua. Lassù, dietro quella balza, era la<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[109]</a></span> +presa dell’acqua. Volete che andiamo a vedere?</p> + +<p>—Perchè no? è un luogo tanto bello!—</p> + +<p>Risalirono la costiera, andando egli innanzi, +per metterla in istrada. Non era quello il sentiero +che doveva avvicinarli al Castèu: ma il +signor Maurizio non pensava più affatto al Castèu. +Così risalendo, giunsero davanti alla macchia +dei nocciuoli.</p> + +<p>—Che bell’angolo di mondo è mai questo!—esclamò +Gisella, fermandosi in contemplazione.—Si +sente anche lo strepito della cascata. +Ma l’acqua non si vede.</p> + +<p>—Se vi fidate di entrare in questa macchia, +c’è là dietro un buon posto e molto sicuro per +ammirar la cascata, forse nel suo punto più +bello.</p> + +<p>—Perchè non mi fiderei, col signor Maurizio +per guida?—diss’ella, avanzandosi risoluta.</p> + +<p>Maurizio abbrancò i rami che gli vennero primi +alle mani, e fece largo alla signora in mezzo +a quel folto, dove ambedue si ritrovarono chiusi. +Ella s’inoltrava quanto permettevano via via le +bracciate del suo compagno, e rideva.</p> + +<p>—Siamo prigionieri nella selva incantata;—diceva.</p> + +<p>—Un po’ di pazienza, signora;—rispondeva +Maurizio.—Ancora una ventina di passi, e +riusciremo alla luce.—</p> + +<p>Egli intanto si lodava in cuor suo di aver +fatta quella strada due ore prima. Se nella mat<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[110]</a></span>tina +non avesse ceduto al primo impulso di rivedere +il torrione dei suoi ricordi infantili, certamente +non avrebbe osato allora di condurre la +contessa Gisella a metter piede in quella fratta. +Ed ebbe a parerle di sicuro la più esperta delle +guide di montagna, poichè per l’appunto una +ventina di passi più in là finiva la macchia dei +nocciuoli, e davanti alla contessa si schiudeva +l’ingresso di una piattaforma merlata.</p> + +<p>—Nuovo! che cos’è?</p> + +<p>—Un belvedere, signora. Di laggiù si presenta +come un torrione, di quassù come un terrazzo.—</p> + +<p>Gisella seguì Maurizio sulla piattaforma, guardandosi +intorno ammirata.</p> + +<p>—Bello, bello, questo nido nel verde! Buon +giorno, cardellini, lucherini, o che altro vi siate;—gridò +ella ad uno sciame di uccelletti, che +spulezzavano dalla frappa.—E questo bel sedile +a cerchio? vedete che idea meravigliosa!—</p> + +<p>Il fragore delle acque cadenti era un po’ forte, +per verità; pareva che dovesse spegnere le parole +in bocca. Gisella si affacciò alla merlata +per vedere l’abisso; ma subito si trasse indietro. +Lo spettacolo era stupendo, ma dava anche il capogiro.</p> + +<p>—Sediamo;—diss’ella;—tanto, abbiamo +da discorrere.</p> + +<p>—Sediamo;—rispose Maurizio;—sarà meglio +qui che al Castèu. Ma proprio sareste venuta +questa mattina laggiù?<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[111]</a></span></p> + +<p>—Certamente. Avevo da chiedervi un favore.</p> + +<p>—Potevate scrivermi.</p> + +<p>—E voi rispondermi una bella lettera, compassata, +cortese, ma fredda, non è vero? Ci avrei +fatto un bel guadagno! No, niente lettera, andiamo +noi. Non c’era che un pericolo: che foste +partito nella mattina.</p> + +<p>—Oh, non ho più occasione di muovermi,—disse +Maurizio,—dopo il viaggio che ho +fatto.... il giorno che avevo annunziato.</p> + +<p>—Il gran viaggio di tre giorni!—esclamò +ella, sorridendo maliziosamente.—E ne siete +ritornato di nottetempo, come un malfattore, +per chiudervi in casa, per nascondervi ad ogni +vivente. Ma non così bene, che io non lo sapessi. +Uscivate soltanto per prendere il sentiero dei +monti; anche questo sapevo. Che vi pare? che io +non ci abbia una buona polizia? Molte cose ho +saputo, signor Maurizio; e per una tra tante +posso e voglio dirvi: siatemi amico; qua la mano, +che io vi esprima in una stretta buona e +fraterna tutta la mia gratitudine.</p> + +<p>—Gratitudine! di che?</p> + +<p>—Di aver pagato ad un padrone esoso il semestre +di quella povera gente laggiù.</p> + +<p>—Io?...—balbettò Maurizio, confuso.</p> + +<p>—Sì, ditemi ancora che non è vero.</p> + +<p>—E non lo negherò. Ma come lo sapete voi?</p> + +<p>—Ah!—gridò ella, battendo allegramente +le palme.—Non lo sapevo, quantunque mi paresse +di averlo indovinato; non lo sapevo an<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[112]</a></span>cora, +e adesso lo so. Già, non potevate essere +che voi; ed io quasi mi vergogno di essere stata +in dubbio un momento. Figuratevi, l’altro giorno +ero andata in paese.... sperando anche un pochettino +d’incontrarvi; ma siamo giusti, non ero +scesa per voi; volevo vedere il signor Pinaia, +indegnissimo proprietario del Martinetto, e probabilmente +di questo bel nido nel verde; volevo +vederlo, dico, per ottener da lui che aspettasse +ancora qualche settimana a rientrare nel +suo avere. Il povero Feraudi, gli soggiungevo, +avrebbe venduta la sua ultima mucca, per soddisfarlo. +Non occorre, mi rispose il Pinaia, sono +stato pagato; serbi la mucca per un altro semestre, +se non riuscirà neanche allora ad avere +la somma necessaria. Ora, vedete, signor Maurizio, +quella povera gente s’immagina che sia +stata io, la benefattrice, ed io non posso lasciarle +credere quel che non è; vi chiedo dunque +il permesso di dire chi è stato.</p> + +<p>—No, non ve lo posso concedere.</p> + +<p>—E se me lo prendessi.... per caso, non mi +guardereste più in viso?</p> + +<p>—No, vi scongiuro, non dite nulla. Più tardi, +se mai; ci sarà sempre tempo. I ringraziamenti +mi opprimono. Notate che quel giorno ero +andato ancor io dal Pinaia coll’idea di ottenere +una proroga. Il Pinaia mi rispose male, ed io +allora, stizzito, pagai; ma invitandolo a non dire +il mio nome.</p> + +<p>—E non lo ha detto, signor Maurizio. «Sono<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[113]</a></span> +stato pagato»; furono queste le sue precise parole, +e non volle aggiungere di più. Dunque, +signor Maurizio, voi siete stato tanto buono; e +non mi dite che i ringraziamenti vi opprimono, +perchè voglio esservi grata io, che avrei pagato +tanto volentieri il signor Pinaia. Ma io non +avevo quella somma; avrei dovuto domandarla, +essendo <span class="g">en puissance de mari</span>, e non potendo +disporre di nulla, neanche del mio, senza +farne richiesta, senza darne notizia. So bene +che avrei ottenuto; ma per tante ragioni non mi +piaceva di chiedere. Quante cose che una donna +non può fare! E come sarei insorta, come mi +sarei ribellata, quel giorno che voi siete partito +da casa nostra! Perchè avevate ragione, Maurizio, +e niente giustificava quella mala risposta.</p> + +<p>—Non parliamo di ciò, ve ne prego;—diss’egli.—Io +ho inghiottita l’offesa: se ho dovuto +in qualche modo provvedere alla mia dignità, +credete che ciò non fu senza mia pena, e grandissima. +Io piuttosto credevo che quella sfuriata +a proposito di opinioni filosofiche dissimulasse +un altro sentimento, la noia di vedermi in +casa sua.</p> + +<p>—Qui v’ingannate, non c’è nulla di questo. +Lo avete contradetto nelle sue opinioni scientifiche, +e ciò lo ha fatto andar fuori. È il suo tallone +d’Achille. Egli si chiama Ettore, per verità; +ma non ha meno, per questo, il suo punto vulnerabile. +Guai a toccarlo sulla filosofia positiva. +Ora, di aver passato il segno è convinto anche<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[114]</a></span> +lui. Il primo giorno stette grosso con tutti; il +secondo parlò a monosillabi; il terzo, non so più +a qual proposito, uscì in questa confessione: +«Ho il vizio di lasciarmi portare dall’impeto +della passione, e il sentir troppo non è scusa +valevole: un giorno o l’altro mi schiaffeggerò».—</p> + +<p>Maurizio non ebbe neanche la forza di sorridere +alla frase che esprimeva in forma così comica +un pentimento. L’immagine di quell’uomo gli +tornava incresciosa; e da parecchie ore l’aveva +costantemente negli occhi.</p> + +<p>—Come avete potuto,—diss’egli,—uscir +così presto di casa?</p> + +<p>—Ah, se ci fosse lui, mi sarebbe stato impossibile;—rispose +candidamente Gisella.—Non +già perchè egli m’impedisca di andar fuori; +ma perchè si fa colazione insieme alle dieci. Egli +è partito ieri, e rimarrà fuori una settimana. +La passione per l’esercito è ancora forte in lui; +ha voluto assistere a certe prove d’artiglieria +che si fanno a Vincennes; frattanto ha accompagnato +il suo amico Dutolet, che finiva la sua +licenza di quaranta giorni. Ecco perchè ho detto +ieri a Biancolina che molto probabilmente sarei +venuta a far colazione da lei. Ho la mia settimana +di libertà; voglio andare attorno, per monti +e per valli. E verrò anche al Castèu.</p> + +<p>—Il Castèu sarà felice di accogliervi. Ma +badate; egli saprà della visita, e non gradirà +che da parte vostra si sia fatto un passo simile.<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[115]</a></span></p> + +<p>—Perchè? Non siamo sempre in relazione con +vostra sorella? E l’aver annunziato voi di dover +partire da San Giorgio, per quanto se ne potessero +indovinar le ragioni, non sarebbe bastante +a farci trascurare un obbligo di cortesia. Diciamo +piuttosto—soggiunse Gisella, con la sua +graziosa malizietta,—che la montagna è assai +bella, che qui si sta bene, e ci si chiacchiera meglio. +Avrò dunque il piacere di vedervi in alto. E +poi, e poi, spero bene che appianeremo tutto, non +è vero?</p> + +<p>—Ah! impossibile;—proruppe Maurizio.—Impossibile +che ci rivediamo alla Balma.... E +forse, anche qui....</p> + +<p>—Che cosa dite, signor Maurizio? perchè?</p> + +<p>—Perchè.... Me lo chiedete, signora? Voi mi +avete parlato testè di un’amicizia fraterna; ed +io.... io non vi posso esser fratello.</p> + +<p>—Lo so bene; ma allora, non ci si ha più +da vedere come amici? Voi non ragionate, signor +Maurizio. E come? mi fate conoscere la vostra +bontà di cavaliere, la vostra cortesia, la vostra +gentilezza squisita; mi conducete qua, dove io +sto così bene a discorrere con voi, dimenticando +ogni cosa, e poi mi mandate via?</p> + +<p>—Ma io non posso dimenticare.... debbo dirvelo? +è in fine un debito di lealtà: non posso dimenticare.... +che vi amo.—</p> + +<p>Maurizio pensava che a quelle parole la terra +gli si dovesse sprofondare sotto i piedi. Era una +grande audacia, la sua: ma era meglio parlar<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[116]</a></span> +chiaro, e dire a quella donna a quale aspra battaglia +si sarebbe esposto il suo cuore, accettando +il partito da lei candidamente profferto.</p> + +<p>Gisella non si adontò, non rise: calma, se +non tranquilla, perchè ella pure doveva fargli +una confessione solenne, rispose:</p> + +<p>—Ebbene, anch’io, signor Maurizio, vi amo. +Zitto, non mi dite più nulla. Non guastiamo +il valore delle nostre parole; viviamo profondamente +il silenzio di quest’ora. Qua, la vostra +mano nella mia! Ma come arde la vostra, mio +povero amico!<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[117]</a></span>—</p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_VIII" id="Capitolo_VIII"></a><span class="chap">Capitolo VIII.</span><br /> +<br /> +Celeste oblìo.</h2> + + +<p>Ci sono parole nei vocabolarî; costrutti e locuzioni +nelle grammatiche; ci stanno a guisa di +forme morte o dormenti, che si ravvivano o si +ridestano al suono della voce da cui son richiamate. +Ma il risuonar loro è nulla, o ben piccola +cosa. Ognuno può leggere, ognuno può dire, +poichè la favella è proprio carattere dell’uomo; +ma il sentire, il far sentire ciò che la voce esprime, +tutto ciò che una parola, una frase può +contenere di pensiero, è dono di pochi, fortuna +di rari momenti solenni. Con le stesse parole +si può riuscir vuoti, molesti a chi ascolta, a +chi legge; ed anche scrivere un canto di Dante, +o una scena dello Shakspeare. Il momento solenne +che suscita le forme dormenti, la collocazione +che le atteggia, l’impeto che le muove, +l’accento che le anima, il gesto che le sostiene, +ecco la vita; per cui ciò che era piano risalta, +ciò ch’era umile diventa sublime, ciò che si +sarebbe a mala pena ascoltato inebria, commuove, +rapisce.<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[118]</a></span></p> + +<p>Maurizio non s’aspettava quella risposta di +Gisella, non l’aveva immaginata possibile, non +aveva parlato per provocarla; aveva parlato dell’amor +suo per onesta sincerità, per risoluto disegno, +per ragionevole speranza, fosse pur doloroso +parlare, fosse pur dannoso scoprirsi, amaro +dover rinunziare alla vista di quella divina +creatura. Voleva fuggire, non rimanere, il poveretto; +perciò aveva parlato in quel modo. Ma +gli era avvenuto di sceglier male il momento, e +forse peggio la frase. Del resto, a che sofisticar +sulla frase? Tutto ciò che noi diciamo ha il colore +dell’ora, triste o lieta, benedetta o maledetta, +in cui l’animo nostro ha trovato modo +di esprimersi. Quando non è più tempo, le frasi +che dovrebbero ritrarci indietro son quelle che ci +travolgono; le parole che vorrebbero salvare son +quelle che <a name="tn118" id="tn118"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'pérdono'">pèrdono</ins>.</p> + +<p>Intendiamo lo stato di Maurizio. Quella mano +che lo aveva già fatto tremare una volta, stringendo +la sua un po’ più dell’usato, quella mano +lo fece fremere, riardere per tutte le vene. Ed +anche Gisella, innocente creatura, non sapeva in +quel punto che cosa si dicesse o facesse, nè dove +potesse condurla quel moto di sincerità. Dote +o sventura dell’amor vero è il non veder nulla +davanti a sè, nè d’intorno, quando il cuore ha +parlato, cedendo alla sublime follìa che lo invade. +Ma infine, per questa follìa siamo nati, e +chi se ne parte dalla vita senza averla provata, +può dire di non esser vissuto. È ben vero, per<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[119]</a></span> +contro, che porta le sue tristi conseguenze il +provare: qualche volta chi l’ha provata ne muore; +qualche volta sopravvive, ma come un sognatore, +come un sonnambulo, come un’ombra +di sè stesso: il morto che cammina, secondo il +detto comune.</p> + +<p>Ne avrete veduti anche voi, di questi uomini +strani, che vi stanno là come incantati. Parlate, +ed hanno l’aria di ascoltarvi; li invitate a guardare +questa o quell’altra cosa che vi abbia colpito, +o che attragga l’attenzione universale, ed +anch’essi guarderanno dove voi dite. Ma interrogateli, +e vedrete: vi parranno tornati allora +allora dall’altro mondo. Costoro pensavano ad +un loro momento vitale, quello a cui mirano e +per cui respirano tuttavia; lo richiamavano, il +bell’attimo fuggito; felici un istante nella memoria, +lo rivivevano ancora. In quelle maravigliose +ricostruzioni del desiderio si sente la vanità +di tante cose miserabili, per cui gli uomini +mediocri si struggono, i deboli ammattiscono, i +vili strisciano, i cattivi schizzan veleno. Comandare +ai proprii simili essendone schiavi; figurarsi +di trascinarli essendone trascinati; credere +d’ingannarli essendone ingannati; è questo il +gran fine della vita?</p> + +<p>Maurizio si risvegliò dal suo momento di ebbrezza. +Era lui, lui ancora, o non forse un altro, +il vittorioso, il felice, il signore dell’universo? +Anche lei, la divina creatura, gli appariva trasfigurata, +per miracolo d’amore. Nuovo mondo<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[120]</a></span> +era quello, altra regione, ignota sfera per lui; +e ci viveva così bene! come in una di quelle +nubi, luminose e fragranti, dove la fantasia dei +pochi ha finito o indovinato che si celino, trascorrendo +sulla terra, gli spiriti puri, gli abitatori +del cielo. Maurizio visse estasiato in quel +mondo, delle cose dell’esistenza lasciando ogni +cura alla consuetudine, esperta guida che non +ha sempre mestieri del raziocinio. Non fa altrimenti +il sonnambulo; va diritto e sicuro, adempiendo +a tutti gli uffici dell’uomo desto; per +una cosa sola, che è la sua meta, il suo pensiero +dominante, continua il sonno ed il sogno.</p> + +<p>Vederla apparire ogni giorno, lassù, nel verde +aereo nido accanto alla cascata dell’Aiga, che +momento per lui! E come volavano inavvertite +le ore, mentre la montagna custodiva il suo +dolce segreto! Gli uccellini della macchia non +fuggivano più, vedendo appressarsi quei due fortunati, +immemori, inconsapevoli d’ogni altra +cosa che non fosse il loro affetto scambievole. +Erano due amici, oramai, per la gaia famiglia +del bosco. Spensierati come voi, scriccioli della +siepe, come voi, cardellini del prato, si amavano +senza badarsi d’attorno, s’inebriavano della stessa +fragranza silvestre, della medesima freschezza, +della medesima gioventù del creato; unica +immagine l’ora presente, unico pensiero il fido +colloquio, unica legge l’amore.</p> + +<p>Gisella era calma nella intensità della sua +gioia, piena della sua felicità di dea, vera figlia<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[121]</a></span> +della natura, come l’avevano voluta i suoi educatori. +Sentiva allora, per la prima volta, tutta +l’ebbrezza del vivere; quasi per effetto di rivelazione +subitanea, vedeva più addentro negli arcani +delle cose; una lingua fin allora sconosciuta +dischiudeva i suoi misteri per lei. Le pareva +d’intendere le voci degli uccelli nella frappa, e si +fermava estatica ad ascoltarli.—Sentite, Maurizio: +questo qua dice alla sua compagna che la +mattinata è splendida, e che si potrebbe fare +una volata fin lassù, da quei ginepri. E quest’altro.... +ma no, diciamo quest’altra.... Sapete di +chi parla? Di voi, signorino; dice che siete buono, +e gli piacete a quel modo. Cara, ma brutta! +ragiona bene, e non mi va. Che cosa deve importare +a voi, signorina, che il mio Maurizio +sia buono? Non ha mica da esser tale per voi.—</p> + +<p>Maurizio rideva, partecipando con tutta l’anima +a quei giuochi infantili della divina creatura. +Ma non c’era sempre da ridere. Quello stesso +giorno, ad esempio, volendo forse prender consiglio +dagli uccellini, Gisella s’inerpicava sulle +alture, alla volta dei ginepri. Lassù, presso un +cespuglio, aveva veduto due serpi avviticchiate, +che davano sembianza del caducèo di Mercurio. +Si era avvicinata, al solito, da vera figlia d’Eva, +con molta curiosità e senza ribrezzo, mostrando +a Maurizio, che invano cercava di tirarla via, +come una di quelle serpi avesse la testa quietamente +posata tra le fauci dell’altra, ammiccando +di là sotto con gli occhietti astuti, mentre al<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[122]</a></span>l’altra, +che la teneva stretta tra i denti, si vedeva +palpitare con ritmo accelerato la gola gialliccia. +Stranezza di voluttà in quelle due care +bestiuole!</p> + +<p>—Andiamo, via,—diceva Maurizio,—potrebbero +essere due vipere.</p> + +<p>—Ebbene che importa?—rispondeva Gisella, +senza volersi spiccare di là.—Esse si amano +e non badano a noi; si lascerebbero uccidere, +piuttosto che muoversi. Guardate che ingegno, +se sono velenose come voi dite; amandosi come +fanno, si nascondono a vicenda il veleno.—</p> + +<p>Maurizio non ebbe pace, finchè non l’ebbe allontanata +dalle serpi.</p> + +<p>—Lasciamole amare a modo loro;—diss’egli;—chi +ama non vuol testimoni.—</p> + +<p>Gisella sorrideva, socchiudendo i grandi occhi +d’indaco e sprigionandone lampi «di faville +d’oro» come avrebbe detto il Chiabrera; quindi +arrovesciata la bionda testa sull’omero, porgeva +la bianca gola ai baci del suo sgridatore, per +cui era tanto lieta, tanto superba di esser bella.</p> + +<p>Qualche volta vedevano in lontananza il Feraudi, +piantato a guardia del suo armento su +qualche rialto della montagna. Il contadino vedeva +loro aggirarsi più spesso all’aperto, per far +le scorribande, che non per andare al Martinetto, +dov’era la sua convalescente, tacito pretesto a +tutti quegli incontri quotidiani. Vedeva, dico, +ma non dava segno di ravvisare, e lento nei gesti +si voltava a guardare da un’altra parte.<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[123]</a></span></p> + +<p>—Si è avveduto;—mormorava Maurizio.</p> + +<p>—Non dirà nulla, amico mio;—rispondeva +Gisella.</p> + +<p>—Perchè?</p> + +<p>—Perchè ci è riconoscente e ci ama.</p> + +<p>—Pure, bisognerà esser cauti.</p> + +<p>—Sì, sì, siamo cauti, mio bel gesuita.—</p> + +<p>A Maurizio non piacevano i titoli; non gli +piaceva nemmeno che per dargli del furbo o +dell’ipocrita fosse usato quel nome. Sentiva del +resto in quella locuzioni l’effetto naturale, inavvertito, +della scuola a cui aveva imparato Gisella. +Quello era di certo il linguaggio del conte +Camillo, soprannominato il miscredente. Gl’insegnamenti +sono come le inondazioni, che si +sovrappongono e fanno sedimento; essi lasciano +sempre un deposito di frasi negli orecchi più delicati. +Quelle frasi riappaiono qualche volta, senza +che però ci si pensi, o si dia loro importanza +veruna; riapparendo, dimostrano quale sia stata +la scuola. E andasse pur gesuita per ipocrita; +perchè ipocrita, poi? forse era sinonimo di cauto? +C’era nell’applicazione del vocabolo un’accusa +di viltà ch’egli non credeva di meritare. Il +sentimento che Maurizio provava era ben altro, +se mai; sentimento di pena sorda ma profonda, +ch’egli provava di tanto in tanto, quante volte +per brevi intervalli, quasi lampi nel buio, gli +tornava a mente il suo stato.</p> + +<p>Al silenzio del suo compagno, Gisella si avvide +di averlo ferito.<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[124]</a></span></p> + +<p>—Ma se dico per ridere!—esclamò.—Ti +amo tanto! Abbracciami, Maurizio, abbracciami +qui, al sereno del cielo. Il pastore ha gli occhi +da quell’altra parte.—</p> + +<p>Un bacio scoccato, una risata argentina, e +la pace era fatta. Ma se le paci erano facili, erano +anche facili le guerre; e queste, per brevi che +fossero, bisognava abolirle. È il sogno di tutti +i filantropi. Per abolire quelle piccole guerre, +Maurizio vedeva la necessità di ravviare, di educare +a modo suo la mirabile selvaggia. Una così +bella creatura doveva esser perfetta; la figlia +della natura era degna di ricevere qualche insegnamento +dall’arte.</p> + +<p>—Perchè non credi?—le domandava Maurizio.</p> + +<p>—Io?—rispondeva ella, stupita.—Non credo +io dunque? Ma se credo all’amor vostro, Maurizio! +Ma già,—soggiungeva, ridendo,—il +mio buon amico è un bel discorritore; bisogna +lasciarlo discorrere. Eccomi qua, vi sento, vi +ascolto, son tutt’orecchi.</p> + +<p>—Oh, questo, poi!</p> + +<p>—Dico per modo di dire. So bene che son +piccini; fin troppo piccini.</p> + +<p>—Un’altra! Ma con voi non si può ragionare, +mia bella prepotente. E siete bella, troppo bella +per me, troppo bella per ogni povero mortale. +Perchè di questa bellezza meravigliosa non essere +grata a Dio? Vorreste voi dunque persuadervi +di esser nata così per un caso, per un<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[125]</a></span> +capriccioso incontro di cellule? Guardatevi in +uno specchio, bambina miracolosa, e poi ditemi +voi se è possibile di credere una cosa simile.</p> + +<p>—Ma io non credo niente di ciò che voi dite. +Maurizio. Voi mi accusate, io dubito, di aver +letto certi libracci di scienza moderna. Nè moderna +nè antica, mio bel cavaliere. Vivo, amo, +son contenta di vivere e di amare; ecco tutto.</p> + +<p>—No, non può esser tutto;—s’impuntava +a sostenere Maurizio.—Dovete essere riconoscente.</p> + +<p>—Ebbene, sia, sono riconoscente.</p> + +<p>—A chi?</p> + +<p>—A te.... che mi trovi bella;—rispondeva +la pazza canzonatrice, dando in uno scoppio +di risa.—</p> + +<p>Non era ciò che voleva Maurizio.</p> + +<p>—Vediamo di ragionare;—diss’egli.—Siete +un fiore, un bel fiore, un fiore stupendo. E +potete non darvi pensiero del come un tal fiore +sia nato? Potete immaginare che sia nato così, +per un caso, per un capriccio di natura?</p> + +<p>—Leva il capriccio e metti il destino; metti +la necessità, l’utilità, quel che vorrai;—rispose +ella, alzando le spalle.</p> + +<p>—Utilità!—disse Maurizio.—Passi per il +frutto; lo capirei ancora. Il frutto è utile, infatti; +possiamo credere che sia una necessaria +produzione dell’albero, come l’albero una necessaria +produzione del suolo....</p> + +<p>—Come il suolo una necessaria....<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[126]</a></span></p> + +<p>—Sì, canzonatemi ancora. Mi mettevo a ragionar +come voi, signorina. Ma il fiore non è +necessario, è superfluo; sopra tutto è inutile che +sia bello. E come potrebbe essere un prodotto +della necessità, la bellezza? Come si potrebbe +ammettere che si fosse formata la bellezza per +cieca e sorda opera di selezione, di adattamento, +di evoluzione? E l’ideale, che è il fior dello spirito, +si sarebbe egli fatto per necessità di battaglia? +Badate, mia dolce amica; per negare un +intelletto creatore, noi siamo costretti a distribuire +troppa intelligenza in ispiccioli a troppe +miriadi d’organismi, a troppi miliardi di miriadi +di cellule.</p> + +<p>—E dàlli con le cellule! Ma io non ne so +nulla, di tutte queste malinconie. So una cosa +sola, Maurizio;—conchiudeva la bella birichina;—che +noi spendiamo troppo tempo a +discutere di filosofia. Questa è filosofia, non +è vero?</p> + +<p>—Quasi;—disse Maurizio, smettendo.</p> + +<p>Un triste pensiero gli era passato allora per +la mente.</p> + +<p>—Povere nostre giornate serene!—riprese +egli, sospirando.—Son per finire, o non le avremo +più così lunghe.</p> + +<p>—Le avremo ancora;—rispose Gisella, con +la breviloquenza che bisognava usare per certi +argomenti.—C’è una proroga al ritorno.</p> + +<p>—Ah!</p> + +<p>—Sì, una lettera di questa mattina; avevo<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[127]</a></span> +dimenticato di dirvelo. Le esperienze di laggiù +durano ancora, e sono molto interessanti;—soggiunse +ella, respirando.</p> + +<p>Al respiro di Gisella rispose il cuore di Maurizio +con un sobbalzo d’allegrezza. Ma quel sobbalzo +fu tosto represso dal ritorno di un brutto +pensiero; dal brutto pensiero che opprimeva da +più giorni la mente del signor di Vaussana. Perchè +infine, lontano o vicino quell’uomo, ciò che +Maurizio faceva, egli gentiluomo di stampo antico, +egli cavaliere senza macchia.... Ma no, no, +no, non voleva pensarci.<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[128]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_IX" id="Capitolo_IX"></a><span class="chap">Capitolo IX.</span><br /> +<br /> +Sull’orlo dell’abisso.</h2> + + +<p>E andava innanzi così, alla ventura, come si +va pur troppo in tante circostanze della vita, +quando non siamo noi che scegliamo il sentiero +o regoliamo i nostri passi, ma è la nostra passione, +il caso, il destino. Pure, come gli era concesso +dallo stato suo, andava abbastanza guardingo, +e in certi casi perfino sospettoso. Egli +sentiva istintivamente che all’effetto di quelle +forze cieche non bisognasse aggiungere quello +dei nostri piccoli errori, delle nostre facili dimenticanze, +delle nostre naturali spensieratezze; +perciò s’impensieriva di tutto, e almeno nelle +cose minute, non potendo più nelle maggiori, +nelle essenziali, voleva andar cauto. Di uno temeva, +ad esempio, di uno dubitava, e quest’uno +era il Feraudi, il contadino del Martinetto, il +povero pastore che troppe volte gli accadeva di +trovare sulla sua strada, o di veder da lontano, +ma anche là in atto di guardare alla sfuggita, +e certamente in condizione di notare quella as<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[129]</a></span>siduità +di passeggiate al deserto. La gratitudine, +a cui aveva accennato Gisella, era sicuramente +una bella cosa, ma anche rara, molto rara +nel mondo, come tutte le cose belle, e tale da +non doverci fare un grande assegnamento.</p> + +<p>Maurizio trovò il modo di combinare quell’uomo +ad altre ore, da solo, e d’intrattenersi +a ragionare con lui. Gli faceva larghe dimostrazioni +di benevolenza, lo trattava con molta dimestichezza, +quasi con amicizia, aiutando benissimo +a colorire la cosa il ricordo di qualche +servizio reso, e destramente conduceva il discorso +sulla signora della Balma, affinchè quell’altro +dovesse dirgliene tutto quello che ne pensava, +ed egli, dal canto suo, potesse giustificare con +qualche buona ragione quella frequenza d’incontri +e di gite.</p> + +<p>—Che bell’anima, la signora della Balma!—diceva +Maurizio.—Come vuol bene a voialtri! +Senza orgoglio, senza pregiudizi di sangue, +non è vero? E semplice, poi! Par quasi una +bambina. Come si diverte a correre per questi +bei monti!</p> + +<p>—Già,—rispondeva il Feraudi,—in questo +è tutta la buon’anima di sua madre, la contessa +Ippolita. Ma era più timida, la vecchia; non si +fidava mica tanto; più in qua del Martinetto +non si arrischiava mai, nelle sue passeggiate.</p> + +<p>—Aveva ragione, perbacco;—ripigliava +Maurizio, felice di aver condotta la conversa<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[130]</a></span>zione +a quel punto.—La montagna è sicura; +non si ricorda che ci abbiano mai torto un +capello ad anima nata; ma dopo tutto siamo vicini +al confine; gente di fuori, d’una parte e +dell’altra, disertori, pezzenti, non ne mancheranno +di certo; un brutto incontro non sarebbe +neanche impossibile. Ed è per questo che mi faccio +un dovere di accompagnarla nelle sue escursioni, +così lunghe e frequenti.</p> + +<p>—Lei è savio, signor conte;—replicava il +contadino;—e nessuno troverà da ridire intorno +a queste precauzioni. Del resto, male non +fare, paura non avere; ha ragione il proverbio.—</p> + +<p>Questi discorsi calmavano e turbavano Maurizio: +lo calmavano per un verso, lo turbavano +per l’altro. Ed egli andava più guardingo che +mai; voleva studiare, governare i suoi atti più +che non avesse fatto fin allora. Per fortuna, dacchè +era tornato a San Giorgio, non aveva avuto +l’uso di farsi vedere in paese a diporto, salvo +nei giorni di festa, e la sua mancanza non doveva +esser notata come un fatto singolare, come +un cambiamento improvviso di consuetudini. +Uscendo sempre di casa dalla parte dei campi, +non poteva neanche esser veduto dalle case più +vicine al Castèu. Davanti al mulino non passava +mai, e risaliva sempre e discendeva dall’Aiga +facendo un giro assai largo. In casa, poi, inventava +ogni giorno qualche pretesto di gite +lontane sui monti, portando il fucile, come un +gran cacciatore nel cospetto di Dio. Quel po<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[131]</a></span>vero +fucile riposava spesso appoggiato a qualche +tronco d’albero, o contro i merli del torrione, +dove non metteva paura di certo ai garruli +abitatori della macchia. Ma egli così faceva +per eccesso di precauzioni, volendo essere giustificato +più che potesse delle sue lunghe escursioni +agli occhi delle persone di casa.</p> + +<p>Gisella era più forte, più serena, più franca. +Di che cosa doveva ella temere? Usciva per +i suoi malati, per suo diporto, per suo capriccio, +e nelle sue gite non si era mai trovato niente +a ridire. Non aveva fatto sempre così, anche da +fanciulla, vivendo suo padre? Niente era mutato +per lei, nè il casato, nè le consuetudini di +vita. Si sentiva sempre la contessina dei tempi +andati; tutti i servi della Balma l’avevano sempre +veduta andare e tornare liberamente, scorrazzare +a quel modo.</p> + +<p>—Di che temete, Maurizio?—chiedeva ella, +con la sua bell’aria di sicurezza, donde traspariva +anche un lampo di celia amorevole.—Voi +v’immaginate che tutti vogliano occuparsi dei +fatti miei, e mi date più importanza che io +non ho. Vi dispiace che parli così? Ebbene, diciamo +che ne ho molta.... per te. Ma non per altri, +sai, non per altri.—</p> + +<p>Maurizio non voleva dir tutto. Le sue inquietudini +si tenevano sempre a mezz’aria, vagavano +di qua e di là, senza posarsi mai sopra un certo +argomento. Ma se le sue parole non lo accennavano, +il suo pensiero non sapeva allontanar<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[132]</a></span>sene, +e negli occhi spaventati di Maurizio stava +fissa una immagine molesta, l’immagine che lo +rendeva cupo, che lo faceva fremere e tremar +d’improvviso, anche negli impeti più caldi della +passione. Non fremeva già, non tremava per sè; +fremeva e tremava per la divina creatura, per +l’amor suo così grande, così intenso, così vivo, e +così minacciato di morte imminente, sospeso +com’era ad un filo. Gli innamorati conoscono +questi falsi equilibrii, e troppo spesso ne vivono. +Del resto, c’è la sua voluttà anche in +questo vivere di spasimi.</p> + +<p>—Sapete,—disse un giorno Gisella, cogliendo +a volo negli occhi di Maurizio uno di quei +lampi che parevano illuminare di tetra luce il +fondo del cuore,—sapete che alle volte, stando +qui accanto a me, mi avete l’aria d’un condannato?</p> + +<p>—E non lo sono io forse?—rispondeva egli +sospirando.—So bene quel che mi aspetta. Non +dovrò perdervi io, e tra poco, forse domani? +Perdervi, sì; non sarà forse un perdervi, il vedervi +appena qualche momento, e di rado, quando +egli sarà ritornato?—</p> + +<p>L’immagine prendeva un nome; dagli occhi +passava alle labbra. Dal giorno che Maurizio +aveva incontrata Gisella al Martinetto, ne erano +passati almeno diciotto, e ancora un accenno a +lui non gli era uscito di bocca. Ma il tempo +stringeva; il ritorno temuto non incominciava a +sentirsi nell’aria?<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[133]</a></span></p> + +<p>—Vero,—rispose Gisella,—non sarò più +così libera. Triste cosa, amico mio, triste cosa!—soggiunse, +traendo un profondo sospiro e reclinando +la bionda testa sul petto di Maurizio.—Tu +lo vedi, dunque? Bisognerà pensare al +rimedio; ed io non ne vedo che uno.... ritornare +alla Balma.—</p> + +<p>A quella proposta improvvisa, Maurizio ebbe +un sussulto per tutte le fibre.</p> + +<p>—No, no;—diss’egli, tremante;—come sarebbe +possibile?</p> + +<p>—Nel modo più naturale;—rispose candidamente +Gisella.—Egli vi scriverà, pregandovi +di ritornare.</p> + +<p>—No, alla Balma, no, mai.</p> + +<p>—Perchè?—chiese Gisella, non intendendo +quella ripugnanza.</p> + +<p>—Perchè!... mi domandate il perchè? Ma +egli.... egli ha dei diritti, dei diritti che il mondo +riconosce per sacri. Dio mio!—esclamò il giovane, +abbassando confuso la fronte.—Come +oserei ritornare lassù, ora?... L’ospitalità.... la +fiducia ch’egli mostrerebbe di avere in me.... +C’è una legge, infine, una legge che io sento di +avere violata.</p> + +<p>—Maurizio! Maurizio!—gridò ella, spaventata, +afferrandolo per le mani e costringendolo +a guardarla negli occhi.—Ma no, che follia!—riprese +tosto, sforzandosi di sorridere.—Perchè +farmi paura così? La legge! la legge! Io +ne conosco una; è quella dell’amore. Non lo credi<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[134]</a></span> +tu, Maurizio, che questa legge vada innanzi a +tutte le altre? Infine, ragioniamo; che cosa sono +io per lui, se non una bambina, un ornamento +della casa, una compagna della sua solitudine? +e una compagna che non basta neanche a fargliela +sentire un po’ meno, questa sua solitudine! +Il suo cuore.... lo sai, dove lo ha egli il suo +cuore? Nella testa, nella testa che gli ribolle +sempre d’idee bellicose. Era un soldato, ed è rimasto +un soldato; l’amor suo è il servizio, la +disciplina, la manovra, la guerra. Vedi bene che +t’inganni. Doveva restare otto giorni; ha scritto +una lettera per prolungarsi la sua licenza; ed +ecco, siamo quasi ai venti; potremo giungere +ai trenta, ai quaranta. E perchè? per una serie +di esperimenti importantissimi, che lo interessano +tanto, laggiù, nel suo campo, nel suo poligono. +Amico mio, è l’odor della polvere che inebria +questi uomini. Che cosa vuoi che si faccia +di me? Ed io, frattanto, io ho un cuore, non è +vero? E te ne ho date le prove, Maurizio, di +essere una buona bambina, che non ha voluto +farvi disperare, come avrebbe fatto tanto volentieri +una sciocca, una civetta, una donna cattiva. +Vi ho detto: ti amo; non mi son fatta +strappare la mia dolce confessione di bocca: e +tu mi hai intesa, non è vero, mi hai bene intesa?—</p> + +<p>Maurizio tentò di parlare. Quell’onda di passione, +sollevata, ingrossata da tutti gl’inconscii +sofismi del cuore, incominciava a soverchiarlo.<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[135]</a></span> +Infine, egli amava quella donna, l’amava pazzamente; +e non era colpa sua, ma di un perverso +destino, se due uomini erano in lui, se ragione +e sentimento cozzavano troppo spesso nell’anima +sua, se quella, già usata a soccombere, voleva +ad ogni costo farsi ascoltare, prima di oscurarsi +e di spegnersi. Queste contradizioni sono frequenti +nell’uomo moderno: la natura e il sangue, +antichissime forze, comandano una cosa; il pensiero +e la educazione morale ne persuadono, o +ne intravvedono un’altra. Ma allora, non più: +che cosa pretendeva da lui la ragione, se in tempo +opportuno non aveva saputo parlare? Intendeva +ella forse di ottenere alla legge del dovere +una troppo tarda vittoria, che sarebbe stata +un’ingiuria? e un’ingiuria a cui la delicatezza +del sentimento e un’altra specie di educazione, la +cavalleresca, non avrebbe mai consentito? Maurizio +tentò di parlare: e le idee che gli si affollavano +alla mente voleva esprimerle a lei, +stringendola nelle sue braccia, bisbigliandole in +sommesse parole all’orecchio della divina creatura. +Son quelle che valgono, infatti, quelle che +persuadono meglio.</p> + +<p>Ma Gisella non volle ascoltarlo. Concitata +dalla progressione del suo stesso ragionamento, +voleva andar oltre, e non solamente a parole. +Come mai una argomentazione così falsa, così +contraria agli imprescrittibili diritti del cuore, +si era affacciata tra i dubbî di Maurizio? Con +quei dubbî era necessario di finirla una volta<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[136]</a></span> +per sempre. Nel candore del suo peccato, trascinata +da quell’impeto di passione che non sente +più freno, si alzò, spiccandosi da lui, per andare +verso la merlata del torrione, del dolce nido in +cui erano raccolti; si affacciò, si spenzolò fuori +con la testa e col petto, tanto che Maurizio +atterrito si slanciò con le braccia tese per afferrarla. +Gisella lo trattenne con un gesto, pur +ritraendosi e volgendosi a lui sorridente; poi +con un altro lo trasse accanto a sè, additandogli +l’abisso che si schiudeva buio e rumoreggiante +sotto i suoi occhi.</p> + +<p>—Guarda!—gli disse solenne.—Guardate, +Maurizio;—ripigliò, con uno dei suoi trapassi +consueti dalla confidenza alla cerimonia,—guardate +bene, ma bene, là dentro. C’è la natura +in tutta la libera furia delle sue forze meravigliose. +C’è il vuoto con tutte le sue paurose +oscurità. Ma c’è ancora chi vuol leggere nel +buio, chi vuol dettar legge alla natura. Ebbene +voi che sapete tante cose, Maurizio, guardate, +scrutate, indagate. Se c’è in quel buio altra cosa +che il vostro amore ed il mio, se c’è una legge +che li condanni, se c’è.... se ne siete ben certo.... +gettiamoci nell’abisso, e puniamoci da per noi +del nostro delitto, della nostra vergogna. Vi +piace? a me piace.... Voi siete un uomo leale, +ed io vi crederò ciecamente; la vostra parola +sarà la mia legge.—</p> + +<p>Maurizio fu per un istante affascinato; e istintivamente +obbedendo, guardò nel vuoto. Rumo<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[137]</a></span>reggiava +l’abisso, e nel tumulto assordante delle +sue mille voci pareva chiamarlo.</p> + +<p>Sì, c’era, la legge; c’erano anzi mille leggi, +tutte derivate da quell’una, primitiva, ond’erano +state mosse ad un cenno del creatore le +forze cieche della natura. Anche quell’arco di +sette colori vagamente disegnato a tenui gradazioni +nell’aria, incurvato leggermente sul baratro, +nello strato vaporoso dove migliaia e migliaia +di gocce diffuse in sottilissima polvere d’acqua +si offrivano in mobile superficie di prisma ai +raggi del sole, anche quell’arco pareva una rappresentazione, +lievissima, a mala pena sensibile, +ma pur vera, innegabile, della eternità della +legge. E non ci avevano veduto, gli uomini primitivi, +il segno istesso della alleanza antichissima +della natura con Dio, del conosciuto coll’inconoscibile? +Attratto da quel ragionamento +interiore, imperioso, prepotente, Maurizio levò +gli occhi a guardare Gisella. Gisella guardava +lui, con gli occhi fissi e le labbra tese, come +per bere nelle prime parole di Maurizio la sentenza +d’entrambi. Egli rabbrividì involontariamente, +tremò tutto di aver forse indugiato troppo +a rispondere.</p> + +<p>—No, no,—diss’egli concitato,—no, no!—</p> + +<p>E così gridando, l’afferrò per la vita, traendola +a viva forza indietro, per modo ch’essa gli +cadde resupina tra le braccia convulse.</p> + +<p>—No, no;—ripeteva frattanto,—non guardare +laggiù. Non sai che il vuoto attira, bam<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[138]</a></span>bina? +Anch’io sono stato sul punto di cedere. +Gisella, Gisella, anima mia, vita mia, che è mai +questo pazzo giuoco? Mi avete fatto paura. Ma +è possibile, una follìa come la nostra? No, cara, +no, adorata, non c’è niente laggiù; non ha leggi +il vuoto. L’amore, hai ragione, l’amore è tutto. +Non è l’anima del mondo, l’amore? E noi lo vorremmo +sacrificare a quattro leggi umane, nate +dal fatto materiale della occupazione della terra, +e condotte di sofisma in sofisma a giustificare +la servitù delle anime? lo vorremmo sacrificare +a quattro leggi, che passano e mutano, oggi più +spesso e più facilmente d’un tempo, tanto che +noi medesimi le disfacciamo anche prima di vederle +cadere in disuso per virtù di costumi? No, +no, viviamo, Gisella, ed amiamo; il resto è nulla, +nulla, davanti all’amore, a questa sublime visione +dell’eternità, concessa alle creature da una +misericordia suprema ed arcana.—</p> + +<p>Gisella ascoltava, dolcemente cullata nelle +braccia di lui da quella musica di voci interrotte +e di sublimi follìe. Anch’ella, poi che tacque +Maurizio, parlò; ed erano voci più sommesse, +le sue, come versi di canzone mormorata tra la +veglia ed il sonno.</p> + +<p>—Vorrei essere.... sì, vorrei essere la serpicina +che posava confidente la sua bella testina elegante +tra le fauci ardenti d’amore del suo damo +selvaggio; e così dolcemente stretta, dal mio +caro spiraglio, vorrei ammiccare con la pupilla +lucente di felicità al verde della macchia. Ma<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[139]</a></span> +perchè Maurizio, il mio dolce e sapiente signore, +ha una così ingiusta antipatia per il serpe? Lo +so, è un animale troppo distante oramai dal +tipo delle altre creature viventi; ma forse perchè +egli è il più antico tra gli esseri. E striscia, il +poveretto; striscia, perchè il mondo è freddo, +freddo, troppo freddo al paragone dei suoi bei +tempi. Ma allora, chi sa quante migliaia d’anni +addietro, il sangue gli scorreva più caldo nelle +vene; e il serpe andava più glorioso, con la testa +eretta sul suo bel collo di cigno, e per tanti +specchi quante erano le sue nitide squamme +rinfrangeva in vivaci colori la bella luce di un +sole più ardente. Egli era il signore del mondo, +allora; oggi lo ha abbattuto la viltà delle cose. +Le antiche leggende, trovandolo ancora padrone +della terra, ne fecero il gran seduttore.... +Seduttore!—ripeteva Gisella, sorridendo placidamente +al vocabolo.—Bel signore di Vaussana, +non siete un gran seduttore anche voi? +Oh, senza volerlo, quasi senza saperlo.... Povero +il mio Maurizio tanto caro!... Ma dimmi, +dimmi ancora una volta che son io l’anima +tua.—</p> + +<p>Maurizio si era mosso in soprassalto. Anch’ella +si scosse e rizzò la testa. Una voce si udiva, +voce di canzone alta, squillante, di là dalla macchia +dei nocciuoli. Ambedue riconobbero la voce +del pastore, e sorrisero.</p> + +<p>—Strano!—disse Maurizio.—Non l’ho mai +sentito cantare.<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[140]</a></span></p> + +<p>—Tutti i pastori cantano, quando son soli;—rispose +Gisella.—Ma per essere venuto da +questa parte, dove non ci son prati da pascolo, +bisognerà ch’egli abbia pensato di farsi sentire +da qualcheduno.</p> + +<p>—Per dare un avvertimento?—chiese Maurizio, +turbato.</p> + +<p>—Chi sa? la voce è da amico; l’avvertimento +verrà certo in buon punto. Andiamo al Martinetto.—</p> + +<p>Si alzarono, stringendosi amorosamente per +la vita. I cardellini della macchia videro ancora, +un bacio lungo ed intenso, ma non lo sentirono +scoccare. Quando i due giovani uscirono dal folto +dei rami, il cantore non era più là; ben si +sentiva la sua voce dalla parte delle rovine, che +certamente egli aveva già oltrepassate, per ritornarsene +a casa.</p> + +<p>—La via è dunque libera;—conchiuse Gisella.—Seguiamo +il nostro pastore.—</p> + +<p>Quando giunsero sull’aia dei Feraudi, il pastore +era là, con l’aria di non pensare a loro. +Si scambiarono poche parole tra Gisella e Biancolina, +apparsa allora sull’uscio; poi il contadino, +guardando lontano verso mezzogiorno, +disse:</p> + +<p>—Una carrozza laggiù, al principio del paese; +si avvia verso la Balma.</p> + +<p>—È lui, il generale;—soggiunse Gisella, +volgendosi a Maurizio.—Grazie, Feraudi; non +c’è tempo da perdere per andarlo a ricevere.<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[141]</a></span> +Mi accompagnate un tratto, signor di Vaussana?—</p> + +<p>Come fu di là dai due roveri, fuor dalla vista +dei contadini del Martinetto, Gisella trasse il +respiro più libero.</p> + +<p>—Vedi, Maurizio? tutto va bene. Va’, ora; +riceverai una lettera, va’.—<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[142]</a></span></p> + + + +<h2><a name="Capitolo_X" id="Capitolo_X"></a><span class="chap">Capitolo X.</span><br /> +<br /> +Il trattato di pace.</h2> + + +<p>Maurizio era tornato al Castèu in uno stato di +agitazione impossibile a descriversi. Passò in +quella sua solitudine una cattiva giornata ed +una pessima notte; nè migliore fu per lui il +giorno seguente, nella ignoranza di ciò che accadeva +alla Balma. Una cosa sapeva egli; che +non vedeva Gisella, e che la montagna senza +di lei era triste, il cielo buio, e cieco il futuro. +Nel silenzio della sua stanza, dove egli stava di +continuo con l’anima in soprassalto, come gli +tornavano più chiari i dubbî, più forti i terrori, +più aspri e più pungenti i rimorsi! Egli, infine, +egli era il grande colpevole. Quella innocente +creatura l’aveva travolta egli sull’orlo di un abisso, +dove mal si reggevano ambedue: un passo +ancora, un moto imprudente, ed era perduta. +E forse le imprudenze non erano state già troppe? +Non era l’amor loro sospeso ad un filo? il +loro segreto in balìa d’un discorso incauto, d’una +parola maligna, che invitasse ai sospetti? Questo +pensiero lo faceva fremere; e questo pen<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[143]</a></span>siero +gli ritornava ad ogni tratto, percuotendo +con ritmica uniformità nella notte dell’anima +sua, come la goccia d’acqua gemente dalla volta +d’una spelonca percuote monotona, insistente, +inesorabile, sulla concava superficie d’un masso.</p> + +<p>La mattina del terzo giorno, mentre egli già +più non sapeva in che mondo si fosse, gli fu +portata una lettera. Non occorreva chiedere chi +fosse stato il messaggero: la mano di scritto +parlava chiaramente da sè. Maurizio aperse la +busta con le mani convulse, lesse con occhi +tremanti la lettera. Gisella scriveva:</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 0.5em;" /> + +<p style="text-indent: 3em;"> +«<i>Signor Maurizio</i>,<br /> +</p> + +<p>«Quello che ebbi il piacere di dirvi tanti giorni +fa nel vostro Castèu, vi ripeto oggi col migliore +inchiostro della Balma. Perchè non vi +lasciate vedere quassù? Il generale, nostro signore +e padrone, si maraviglia molto di non +veder più il suo amico Sospello. Saprete pure +ch’egli è ritornato alla sua residenza ier l’altro. +<span class="g">Amitiés</span>».</p> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 0.5em;" /> + +<p>Seguiva il nome: «Gisella Matignon de la +Bourdigue». E alla firma teneva dietro un poscritto, +ma d’altra mano, più ruvida, più grossa, +più densa d’inchiostro, come d’uomo avvezzo a +non mettere che firme.</p> + +<p>«Ma sì, mio buono, ma sì» diceva il poscritto. +«Che diavolo v’ha preso di non dar passata +ad eccessi di nervi, a sfoghi di malumore? Se<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[144]</a></span> +ne avete anche voi, venite a metterli in comune. +<span class="g">Bourdigue</span>».</p> + +<p>Che cos’era avvenuto alla Balma, perchè si +scrivessero di queste lettere a lui? Niente di +male, a buon conto; e Maurizio incominciò a +metter fuori un sospiro di sollievo. Poi, diffidente +com’era e amante di sofisticare su tutto, +almanaccò un pezzo sul fatto che la lettera fosse +scritta dalla contessa. Ma il poscritto del generale +era là, e mostrava chiaramente che la +lettera era stata scritta da lei sotto gli occhi del +suo signore e padrone. Avesse rotto lei il ghiaccio, +o lo avesse rotto lui, la conseguenza era +una sola: che gli si facevano garbatamente delle +scuse, che ogni nube era dissipata, e che egli +poteva andare alla Balma. Ora, il poterci andare +significava doverci andar sùbito.</p> + +<p>Il tono gaio della lettera significava ancora +che tutto procedeva benissimo alla Balma. Come +sono avvedute le donne! come sanno l’arte di +farsi intendere, anche quando non vi dicono nulla! +A proposito d’arte, non c’era egli un po’ di +finzione, un pochettino d'ipocrisia tra le linee, +specie in quell’accenno ad una visita al Castèu? +No, perchè quella visita c’era stata difatti, e in +quella visita la contessa aveva detto cerimoniosamente +al signor di Vaussana quello che più +volte, nei confidenti colloquii della montagna, +Gisella aveva fatto intendere e dato per sicuro +a Maurizio. Dunque, niente ipocrisìa nella lettera, +solamente accortezza. Che, forse, per non<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[145]</a></span> +apparire ipocriti, s’ha egli a dire ogni cosa? +Maurizio, frattanto, per quel cenno della visita +di Gisella al Castèu, sapeva già come regolarsi +alla Balma, quando avesse da incontrar la signora +in presenza del generale. Come sono avvedute +le donne!</p> + +<p>Andato quel medesimo giorno, e con aria di +sollecitudine che rendeva più bello il suo atto, +fu accolto a braccia aperte. Le aspre discussioni +erano dimenticate, e non era neanche il +caso di farci la più lontana allusione. D’altra +parte, la montagna aveva custodito il suo dolce +segreto: il viso che accoglieva era sereno, l’occhio +limpido, il labbro sorridente.</p> + +<p>Maurizio non ricevette senza un po’ di vergogna +quelle dimostrazioni di amicizia. V’hanno +principii che non si offendono impunemente: +la coscienza può sonnecchiare, non addormentarsi +del tutto; ed anche quando è lento a venire +il rimorso, la colpa si definisce da sè nel segreto +dell’anima, si accusa in un vago senso di +malessere nel profondo del cuore. Ma tanta gioia +brillava sul volto di Gisella; tante faville d’oro +si sprigionavano da quegli occhi d’indaco, che +egli, superato il primo momento d’angustia, non +volle vedere, seppe non vedere più altro. Se era +tranquilla lei, perchè doveva esser da meno il +signor di Vaussana? Se appariva così confidente +lei, donna, perchè sarebbe stato egli, uomo, meno +disposto a sommergere ogni molesto pensiero nella +sensazione profonda di un amore, che era dopo<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[146]</a></span> +tutto la sua vita, la sua felicità, la sua +gloria?</p> + +<p>Intendiamo che cosa sia questa gloria. Essa +non è certamente la soddisfazione di un grosso +egoismo, di una piccola vanità, di una ambizione +volgare. È anche gloria, è gloria sopra +tutto la luce viva di cui si cinge il gran sole, +l’aureola di raggi onde s’intorniano le fronti dei +beati, la cerchia profonda di teste adoranti e +d’ali tese in estasi divina, onde l’arte ideale ha +circondata la santità trionfante. Gloria è l’amore +nella pienezza sublime delle sue contentezze, +quando ha confuso due esseri che si sono +<a name="tn146" id="tn146"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'lungamenti'">lungamente</ins> cercati e intensamente voluti; due +vite che si librano in alto, posando immobili in +certe lor calme serene, pari a quelle dell’ora +meridiana, quando sopra una medesima linea +di mare si vedono posare due bianche vele latine; +le quali, assai più che di far viaggio, sembrano +compiacersi di gettare agli occhi del riguardante +un lungo riflesso, immobile al par +di loro, su quelle onde chete dove la luce si +addormenta e il calore si spegne nella tonalità +vaporosa del quadro. Dolce abbandono sul mar +senza vento, con molta luce diffusa dall’alto e +con molta pace dintorno: una luce che par così +diafana, ma in cui l’occhio non vede; una pace +che par tanto profonda, ma in cui l’intelletto +non pensa.</p> + +<p>Maurizio, per intanto, non pensava più che +alla sua grande felicità. «Dio mio» diceva egli<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[147]</a></span> +in cuor suo «se questo è un sogno, fate che +duri, fate che io non mi svegli». Ma ascolta +Iddio tutti i voti?</p> + +<p>Il generale era grandemente mutato da quello +di prima. Il recente viaggio gli aveva dato una +scossa benefica al sangue. Aveva sentiti i tamburi, +le musiche militari; si era tuffato nella +prosa robusta della caserma, nella dolce poesia +del gran rapporto, e ne era uscito rifatto come +da un’altra fontana di gioventù. Gli esperimenti +della polvere senza fumo lo avevano mandato +in visibilio; gli avantreni di nuovo modello, il +nuovo zaino della fanteria, il nuovo cannone +dell’artiglieria di montagna, le nuove combinazioni +chimiche in <span class="g">ite</span> con cui l’amorosa umanità +si prepara alle gioie della pace universale, lo +avevano intenerito, ritemprato, rinvigorito, esaltato. +In ogni ragunata dei vecchi compagni d’armi +il gran verbo della patria era suonato ben +alto. Bravi soldati, che l’abuso della filosofia +non è ancor venuto a guastare! Ai pranzi solenni, +ai <span class="g">punchs</span>, agli <span class="g">absinthes</span>, ai vini +d’onore, si era parlato spesso e volentieri di rivincita, +e il ringiovanito Bourdigue aveva promesso +in parecchi brindisi che tutti i vecchi si +sarebbero trovati al loro posto di combattimento. +«<span class="g">Coûte que coûte!</span>» soggiungeva. «Sono +ancora saldo in sella. Vorranno ben darmi +una brigata di <span class="g">mobiles</span>! E per riguadagnare il +perduto non si sarà mai in troppi».</p> + +<p>Di tutte queste cose ragionava liberamente<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[148]</a></span> +col signor di Vaussana, spesso dimenticando che +parlava ad uno straniero. Maurizio stava a sentire, +mostrando d’interessarsi al discorso, e, +quando la nota della <span class="g">revanche</span> squillava più +alta, facendosi più piccino che poteva, quasi +cercando, in quella specie di rannicchiamento +morale, di far sparire l’immagine della propria +nazionalità. Incominciava anch’egli ad esser vile, +vile di quella tacita compiacenza, di quella spontanea +complicità ond’è largo qualche volta anche +un uomo di valore, verso chi è in casa sua il +padrone, e non solamente il padrone della casa. +Ascoltava, sorrideva, approvava, dando a quell’uomo +la grata illusione di aver sempre davanti +a sè il suo consenziente uditorio. Frattanto vedeva +Gisella con la coda dell’occhio; e questo +lo faceva restare immobile al fuoco di quella +eloquenza soldatesca, che era poi tutti i giorni +la stessa.</p> + +<p>Gisella, pur troppo, non era sempre là a consolarlo +delle sue lunghe fatiche; non istava più +tanto ferma in salotto, nella sala del biliardo, +o sui sedili della spianata. Gisella andava e veniva, +aliando come una farfalla. Immensa gioia, +vederla ricomparire ad ogni tanto, radiante apparizione +di vermiglio e d’oro; ma qualche volta +accadeva che la bellissima creatura lo lasciasse +solo per ore ed ore, a tu per tu col generale +concionante. S’intende che di quelle assenze sue, +di quei sacrifizi di lui, lo compensava ad usura +nei brevi momenti che poteva concedergli. +<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[149]</a></span></p> + +<p>—Caro!—gli bisbigliava.—Come ho sofferto, +a lasciarti, andando senza di te a vedere +i figli di Biancolina! Ma ho pensato a te, sempre. +Bella strada, che ho fatta tante volte con te! +Domani, non è vero? alle undici; se dovessi ritardare +dieci minuti, mezz’ora, non sarebbe colpa +mia, lo puoi credere. Il nostro caro nido nel verde, +dove soltanto ci pare di poter dimenticare +ogni cosa!...</p> + +<p>—Per troppo brevi momenti!—mormorava +Maurizio, sospirando.</p> + +<p>—Non son meglio che nulla? Pensate, bel +cavaliere, che se mi aveste sempre al vostro +fianco, verrebbe il giorno che vi.... No, no,—soggiungeva, +lasciando in tronco la frase,—perdonami, +ho detto per celia. Mi piace tanto +di vederti fare quella cera lunga lunga! Sei bello, +anche quando vai in collera. E ti amo tanto, +Rizio, ti amo tanto!—</p> + +<p>Rizio per lei, Maurizio per quell’altro, il signor +di Vaussana era diventato l’amico necessario, +il consigliere intimo, l’aiutante discreto di +tutt’e due. Sì, certamente, di tutt’e due, senza +che ci fosse modo o ragione di adombrarsene. +Il generale, strano uomo e piuttosto disuguale +d’umore, trattava sempre la moglie come una +bambina. A certi momenti, Maurizio poteva figurarsi +che quella divina creatura, posta tra lui +e quell’uomo dal cieco destino, fosse per quell’uomo +una nipote soltanto. E che discorsi curiosi +gli toccava di sentire! discorsi che lo face<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[150]</a></span>vano +fremere, tremare, impallidire, sudar freddo. +Un giorno dovevano mettersi tutti e tre in viaggio, +fare una corsa (una punta, diceva il generale) +fino a Ventimiglia. Il tempo era bellissimo; +si andava in vettura scoperta, come ad +una passeggiata. La carrozza era già da un pezzo +sulla spianata; da un quarto d’ora i cavalli facevano +la ciambella sulla ghiaia, e la contessa, +andata a mettersi il cappellino e a prendere la +sua mantiglia, non si vedeva comparire. Gisella +in quelle occasioni non era mai pronta; e il +generale, che tante volte si spazientiva, tuonando +contro la vanità delle donne allo specchio, +era quel giorno di buon umore.</p> + +<p>—Venite, Maurizio;—diss’egli ad un certo +punto;—andiamo a vedere che cos’ha la nostra +signora, che si fa tanto aspettare.—</p> + +<p>La nostra signora! Per quella volta, davvero, +Maurizio si sentì correre il sangue dal cuore +alla testa, e sùbito dalla testa al cuore. Era +diventato egli in viso come una brace, o come +un cencio lavato? Non ne sapeva nulla; ma si +spaventò ad ogni modo, pensando che il suo +improvviso mutar di colore fosse notato da quel +terribile uomo che era così spesso un fanciullo.</p> + +<p>Un’altra volta era lei che nella sua cara ingenuità +faceva anche peggio. Si mutava la disposizione +dei mobili e la destinazione di una camera; +si dovevano collocare certe tendine bianche +con liste riportate di ricamo rosso, opera +d’un inverno della contessa Gisella. Era un la<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[151]</a></span>voro +delicato, quello di mettere a posto le tendine +nuove: ma era anche facile, non richiedeva +un grande ingegno, nè una pratica speciale. Del +resto, nell’arredamento del Castèu, e più particolarmente +del quartierino di Maurizio, il padron +di casa aveva voluto dirigere, far lui ogni +cosa, cavandosene con molto onore, come diceva +la contessa Gisella, con mediocre infamia, +come diceva modestamente il signor di Vaussana. +Così era avvenuto che per quel piccolo +lavoro alla Balma, la perizia dell’amico necessario, +del consigliere intimo, dell’aiutante discreto, +fosse posta a contribuzione. Il generale aveva +accolta con gioia quella occasione di far qualche +cosa; e là, senza metter tempo in mezzo, +si era incominciato una mattina a lavorare, non +volendo manifattori nè servi ad aiutare. Due camere +erano sottosopra, per arredarne una; si +andava e si veniva, si spostavano sedie e canapè, +si trascinavano tavole, si abbambinavano +stipi, si appendevano quadri in isporto; finalmente +si collocavano in opera quelle sacre tendine. +Il generale ai piedi della scala doppia, +tenendone con mano ferma gli staggi mastiettati; +Maurizio lassù, appollaiato sugli ultimi +piuoli, per far combaciare gli anelli del padiglione +dorato coi becchi degli arpioni al muro; +così, lavorando e sudando, dimenticavano l’ora +della colazione.</p> + +<p>—Ah, bravi!—aveva gridato la contessa, +apparendo sulla soglia.—Bravi i miei uomini! +così va bene.<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[152]</a></span>—</p> + +<p>Altro che arrossire e impallidire a vicenda! +Maurizio balenò sulla scala, e fu lì lì per cascar +sulle braccia del suo compagno di fatica.</p> + +<p>—Ma non vi pare che basti, per mezza giornata +di lavoro?—ripigliava Gisella.—La zuppa +è in tavola; i miei uomini l’hanno ben guadagnata.</p> + +<p>—I vostri uomini, contessa,—rispose Maurizio, +tratto da una forza arcana a ripigliare la +frase che lo aveva fatto tremare,—meriterebbero +piuttosto d’esser mandati a sfamarsi in +cucina, tanto si trovano male in arnese.—</p> + +<p>Il generale rideva. Quel discorso gli pareva certamente +in carattere col lavoro che egli e il +suo amico Maurizio facevano da tre ore. Ed era +contento di passare per un manifattore. Gli uomini +son sempre contenti, quando fanno qualche +cosa che richieda sforzo di muscoli; hanno così +l’illusione di maneggiar la leva di Archimede +e di muovere il mondo.</p> + +<p>Del resto, i giorni di buon umore non erano +neppure tanto rari per il signor della Balma. +Anche parecchi mesi dopo il viaggio di Francia, +in cui si era, come diceva lui, rifatta la +mano, il generale sapeva ridere e scherzare a +certe ore del giorno; le ore piene, quando abbiamo +chi ci ascolta, se vogliamo parlare, chi parla, +se vogliamo tacere, chi si piega e si adatta a +tutti i capricci dei nostri nervi invecchiati.</p> + +<p>In quelle ore tutto andava bene; ed anche la +bambina, con le sue moine, con le sue vanità di<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[153]</a></span> +donna, pareva un’eccellente compagnia a quel +vecchio brontolone.</p> + +<p>—Che diavola!—diceva allora a Maurizio.—Fa +quel che vuole. È il folletto della casa. +Come starebbe bene alla testa della brigata.... +o della divisione! Mah!—soggiungeva egli, con +un sospirone da Mongibello in procinto di dar +fuori;—ho fatto una grossa bestialità a lasciare +il servizio. Anche voi, mio buono, anche voi!</p> + +<p>—Anch’io;—ripeteva Maurizio, sforzandosi +di trarre un sospiro a sua volta.</p> + +<p>—Ah!—ripigliò il generale.—Se fossimo rimasti +al nostro posto, anche mandando giù qualche +amaro boccone, non dovremmo pregar nessuno +per esser riammessi nei quadri; e il primo +suono di tromba ci troverebbe in prima linea. +Ma che diamine! ora che ci penso.... non saremmo +mica insieme, amico Maurizio! Voi forse +coi vostri amici Tedeschi....</p> + +<p>—Non me ne parlate, generale!—diceva +Maurizio, con aria di costernazione.—È orribile.</p> + +<p>—Ah! lo riconoscete? lo sentite anche voi, +che è orribile! Ma perchè, domando io, perchè +venire a queste estremità?—</p> + +<p>Maurizio lo sapeva benissimo, il perchè ed il +percome; ma aveva preso il verso di dar ragione +al suo interlocutore. Ora, tra i modi di dargli +ragione c’era anche quello di non saper che rispondere; +ed egli già si disponeva a tacere, sospirando +da capo. Ma in quel punto gli passò<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[154]</a></span> +un’idea per la mente; la colse al passo, come si +afferra una tavola di salvezza.</p> + +<p>—Credo,—diss’egli, timidamente,—che +gli avvocati ci abbiano imbrogliate le carte.</p> + +<p>—Gli avvocati? oh, sì, dite bene, gli avvocati. +Gran brutta gente, gli avvocati, che con le loro +ciarle vi fanno il buio di pien meriggio. Tra noi +soldati ci saremmo intesi, amico Maurizio: questo +a te, questo a me, <span class="g">donnant donnant</span>, e +tutti pari. Noi a Tunisi, senza Crumiri; voi a +Tripoli, senza dir ai nè bai; noi in Egitto, e +voi in Abissinia; noi a Metz e Strasburgo, voi +a Trento e Trieste, che bel fatto! <span class="g">et pas plus +malin que ça</span>.—</p> + +<p>Così l’uno tagliando dalla pezza e l’altro approvando +del capo, l’uno dicendo <span class="g">Deo gratias</span> +e l’altro <span class="g">cum spiritu tuo</span>, si faceva, di sopra +ai trattati e in barba ai loro custodi, la gran +pace dell’avvenire. E le cose andavano. Maurizio +era diventato per quell’uomo un altro Dutolet, +anzi meglio, perchè il Dutolet approvava +tacendo, e Maurizio approvava parlando. I facili +discorritori amano che qualche parola si metta +in mezzo ai loro discorsi; almeno quando essi +hanno la bontà di ricogliere il fiato. La politica +del generale passava adunque senza contrasti. +Per contro, e quasi per compenso, il generale cedeva +sul capitolo della religione, non toccandone +mai. Aveva torto; poteva sfogarsi oramai anche +su quell’argomento, perchè Maurizio, com’era +ridotto dalla sua condizione, lo avrebbe lasciato +dire a sua posta.<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[155]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XI" id="Capitolo_XI"></a><span class="chap">Capitolo XI.</span><br /> +<br /> +Rifugio spirituale.</h2> + + +<p>Peccato che in mezzo a queste calme fossero +ancor troppo frequenti i giorni di nervi! Il generale +non era paziente per natura: non solo +ogni contrarietà lo stizziva, il che può accadere a +tutti; ma ogni lentezza, ogni più piccolo indugio, +ogni inerzia naturale delle cose che lo circondavano, +e che perciò dovevano dipendere da lui, +lo faceva andare fuori dei gangheri. Avvezzo alle +sonorità del comando, parlava troppo spesso con +voce di tuono; e nel tuono della propria voce +si eccitava, si riscaldava, s’infiammava sempre +più, anche per cose da nulla. Nessuno toccava +i libri della sua biblioteca; libri d’arte militare, +annuarii, regolamenti, statistiche, a chi sarebbe +mai venuto in mente di leggerli? Se qualche +volta non si trovavano a posto, la colpa non +poteva esser che sua. Ma no, non era sua, era di +tutti, quando cercava e non trovava il fatto suo; +e guai, allora, guai a tutti! era un diavoleto, +un finimondo.</p> + +<p>Degli abiti non era molto curante; abiti bor<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[156]</a></span>ghesi, +robaccia! non meritavano di occuparsene +troppo. Nella biancheria era più sofistico: quella +toccava la pelle e poteva dar noia. Così, le sue +camicie dovevano aver la salda e non averla, +abbracciare il collo e non stringerlo, non farsi +sentire per nessuna costura. Quando, per troppa +salda di quelle, o per subitaneo ingrossamento +delle corde del collo, si sentiva nulla nulla a +disagio, ficcava due dita nel colletto, e crac! +strappava senz’altro, bestemmiando la cameriera, +che fuggiva nella sua camera a farsi il segno +della croce. Se non trovava lì per lì le sue +cigne, era un guaio dei grossi: peggio poi se, +dopo averle trovate, e cercando di abbottonarle, +gli mancava o gli ballava il bottone nella cintura +dei calzoni; la cameriera poteva credere +venuto l’anticristo.</p> + +<p>—Ettore!—si provava a dirgli la contessa, +a cui dispiacevano quelle scene, ma ancor più +di sentir sgridare a torto le persone di servizio.—Sai +bene che non è lei. Son io che mi +prendo cura dei tuoi abiti! son io che faccio +sempre queste cose.</p> + +<p>—E non capisco perchè tu lo faccia;—ribatteva +egli, inasprito.</p> + +<p>È proprio dell’uomo il non capire certe cose, +specie in materia di delicatezze domestiche. Era +così l’altro Ettore? Verrebbe voglia di crederlo. +Infatti, lui morto, la bella vedova passò a seconde +nozze con Neottolemo, e in terze con +Eleno.<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[157]</a></span></p> + +<p>A taluna di quelle scenate era presente il signor +di Vaussana, che non ci poteva far niente. +Gisella chinava la fronte, dopo aver guardato +Maurizio, con aria di volergli dire: «Vedete? non +son mica tutti come voi, che apprezzate tanto +questa povera donna».</p> + +<p>Un giorno ella capitò all’Aiga col volto acceso +e gli occhi rossi. Maurizio non l’aspettava ancora, +ed era lassù al dolce nido per la sua +prudente consuetudine di andar sempre al ritrovo +due o tre ore prima del tempo. E dell’ora +insolita e della strana animazione del volto +di lei, Maurizio si maravigliò grandemente.</p> + +<p>—Ti dispiaccio forse?—diss’ella.</p> + +<p>—Ecco una parola ben crudele,—osservò +tristamente Maurizio.—L’ho io meritata, notando +una novità d’orario nella vostra cara venuta? +Voi siete alterata, Gisella; avete anche +pianto. Che cosa è stato? Una delle solite sfuriate, +oppure....</p> + +<p>—No, non cercate altro;—interruppe Gisella.—Una +delle solite, ma un po’ più brutta +delle altre, poichè dalle parole è passato per +la prima volta agli atti. E per una cosa da +nulla, avendo torto su tutti i punti. Gli avevano +portato il caffè tiepido, gran delitto! Ed +egli lo voleva bollente, per questa volta, senza +averlo detto prima, mentre ordinariamente si +lagna che glielo portino troppo caldo, facendogli +perdere il tempo a sorseggiarlo. E perchè io +mi ero provata a calmarlo con una buona parola,<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158">[158]</a></span> +sapete come mi ha risposto? Scaraventandomi +la chicchera addosso. Che ve ne pare? Un bambino +viziato non farebbe peggio del mio vecchio +padrone. Non ho detto una parola, non ho +fatto un gesto, ricevendo l’offesa villana, alla +presenza del servitore; sono andata a levarmi +la veste macchiata, ne ho indossata un’altra, +ho preso il cappellino, mentre egli era là a far +le volte del leone in gabbia sul pavimento dell’atrio.</p> + +<p>—Prima della colazione!—notò Maurizio.—Che +imprudenza!</p> + +<p>—Ah sì, raccomandatemi ancora di esser prudente. +Se egli è pazzo, ho da esser savia io, +che sono dei Matignon come lui? La prenda poi +come vuole; io non intendo più di esser trattata +come una bambina, nè come una schiava. Dopo +quella villania, poi! È la prima, e deve bastare. +Guai se incomincio a passargli le sue brutalità. +Perchè oramai si va di male in peggio; ed io +non ne posso più, non ne posso più.—</p> + +<p>Così dicendo, la bella scorrucciata si era seduta +sul sedile di pietra e con ritmo convulso +batteva il suo ombrellino sulle ginocchia. Maurizio +si fece daccanto a lei, e le bisbigliò dolcemente +all’orecchio:</p> + +<p>—Sei tu che l’hai voluto, bambina!</p> + +<p>—Io?—diss’ella, rizzando la testa.</p> + +<p>—Così dicono tutti;—rispose Maurizio.</p> + +<p>—Io....—ripigliò Gisella, con accento di +amarezza.—Io, per vostra norma, non ho vo<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[159]</a></span>luto +nessuno. Me ne ricordo benissimo: non è +storia di cent’anni fa. Non sapevo nulla di uomini, +io; non avevo conosciuto che il mio babbo, +un cuor d’oro, che mi lasciava fare a modo +mio in ogni cosa. Morto lui, caddi in una tristezza +profonda. Voi non sapete, Maurizio.... non +potete immaginarvi, essendo un uomo, come sia +triste per una fanciulla restar così senza padre +e senza madre sulla terra. È la solitudine +in mezzo alla folla, è la notte dell’anima nella +luce del giorno. Mi avevano fatto un consiglio +di famiglia, mi avevano dato un tutore. Era +un gentiluomo, lo zio; mi pareva tale; dovevo +essergli grata di un sacrifizio inaudito, che tutti +dicevano aver egli fatto per me, chiedendo di +esser messo in disponibilità, lasciando il servizio, +interrompendo la carriera. Mi trattava come +una bambina, sì, ma ancora con molto rispetto. +E un giorno mi fecero dei discorsi molto +strani, che non mi parvero orribili. Ma che cosa +sapevo io del mondo? Mi pareva fin naturale che +egli volesse dedicarsi a me, essermi compagno +nella vita, tenermi luogo di padre. Così fui data +a lui, a lui che tutti dicevano buono, che io credevo +buono come lo dicevano tutti. Ma non lo +è, non lo è, non lo è; ha lo spolvero della bontà; +nel fondo non è che un soldataccio brutale. +Una donna, per lui, non è che un servo, un +dipendente: la tratta bene, alle sue ore, come +tratterebbe il suo aiutante, il suo attendente, +a certe ore del giorno: poi, quando ha le lune,<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[160]</a></span> +grida, strepita, tempesta, che pare un ossesso. Ed +anche quando non è di cattivo umore, che credete? +che sia appena appena tollerabile? Ha il +comando nel sangue, ama il comando in tutto, il +comando che annoia e che irrita. Ha bisogno di +una cosa che è lì sotto la mano? Gisella. E subito +Gisella deve esser lì, trovar lei, qualche +volta indovinare ciò ch’egli vuole. Si sveglia +nella notte, e non può riprender sonno? Gisella. +E bisogna svegliarsi. Io dormo volentieri, e +sogno bene;—soggiunse ella, mettendo il primo +sorriso nel suo triste discorso;—ma bisogna +star su e correr da lui, per discorrere. Se almeno +volesse, come i bambini, farsi raccontare qualche +favola! Ma no, discorsi gravi, faccende di +casa, delle quali si potrebbe ragionar meglio +a giorno chiaro; più spesso si gira a parlare +di vecchie malinconie; della vita militare, del +servizio lasciato, della carriera interrotta. Oh, +non tralascia allora di farmelo sentire, il gran +sacrifizio che ha fatto! Perchè lo ha fatto? chi +glielo ha domandato?</p> + +<p>—Capisco,—disse Maurizio,—è nel fondo +un grande egoista.</p> + +<p>—Sì, dite bene, un grande egoista. Amico mio, +son pure infelice. Che vita sarebbe la mia, se +non avessi il tuo amore? È il mio rifugio tanto +caro. E come sono corsa a te, l’hai veduto? come +ti ho sùbito indovinato! come ti ho sùbito accolto! +È stata una buona stella che ti ha ricondotto +quassù, alla terra dei tuoi padri. Se tu<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[161]</a></span> +avessi tardato, o Rizio, se tu avessi tardato ancora +a giungere in questo deserto, in questo orribile +deserto, credo che ci sarei diventata tisica, +e mi avrebbero presto seppellita laggiù, come +una santa, nel piccolo chiostro di San Giorgio. +E le avrei fatte meravigliar bene della mia compagnia, +le povere sante dei Matignon.... se pure +è vero che di là possiamo ancora maravigliarci di +nulla.</p> + +<p>—Già! la mia bella incredula;—notò Maurizio, +con un placido sorriso.—Ma come fai +a non credere?</p> + +<p>—Dimmi tu come si fa a credere,—rispose +Gisella.</p> + +<p>—Pensando.... pensando molto;—diss’egli.</p> + +<p>—Se bastasse il pensare!—esclamò la bella +creatura, sospirando.—Ho pensato già tanto, +io! Vorrei pure averla, una fede. Perchè questa +vita è assai dura, e da qualche tempo incomincia +a diventarmi intollerabile.</p> + +<p>—Da qualche tempo!—ripetè Maurizio, con +accento di tristezza.—Dunque.... per me?</p> + +<p>—Ebbene, sì, per te. Pensi tu che non sia +doloroso non potermi rifugiar sempre in te? Soffro, +amico mio, paragonando questi brevi momenti +alle lunghe ore del mio martirio quotidiano. +Ah, sono ben lunghe, e il compenso di +questo martirio bisognerebbe pure ottenerlo di +là. Averne la speranza e la fede, che fortuna! +Ma non posso; credo che mi manchi la.... come +si dice?<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[162]</a></span></p> + +<p>—Non lo dire, e non lo far dire da me;—rispose +Maurizio, vedendo che Gisella si era recato +l’indice alla fronte.—Coloro che vogliono +collocare le facoltà dell’anima in altrettanti +punti più o meno rilevati della testa, saranno +poi tirati a conchiudere che la loro testa è imperfetta, +se le manchi il ricettacolo <a name="tn162" id="tn162"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'dell’ideale,'"> +dell’ideale</ins>. +Pensa, senti e credi; vedrai allora che, credendo +in qualche cosa, non si è, a peggio andare, niente +più sciocchi di loro.</p> + +<p>—Voi ne parlate molto facilmente, Maurizio; +ma non può creder chi vuole, solamente pensando +e sentendo. Voi ci avevate.... non dirò +già quella brutta cosa che vi dispiace tanto, +ma almeno la strada fatta, l’indirizzo della vostra +prima infanzia. Non è così? Hai dette le tue +orazioni da bambino, ed io non le ho dette; te +ne sei ricordato da giovane, ed io non ho avuto +niente da ricordare; poi, più tardi, sul mare, in +mezzo ai pericoli della tempesta....</p> + +<p>—No, no,—interruppe Maurizio,—queste +belle labbra non dicano di queste brutte cose, +che non sono vere, che non sono state tali, almeno +per me. Non fu il pericolo, quello che mi ha +richiamato alla fede: non fu l’abitudine, quella +che me l’ha instillata nell’anima.</p> + +<p>—Allora, volete voi dirmi come andò?</p> + +<p>—Sarebbe un troppo lungo discorso;—rispose +Maurizio.—E voi, ora, mia dolce creatura, +ritornerete a casa.... per farmi piacere. Vedi?—soggiunse +stringendola fra le sue braccia,<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[163]</a></span>—ti +mando via. Ma tu sai bene che ti terrei +tanto volentieri?</p> + +<p>—Sì, amico mio; non dubito già io di voi, +come voi dubitate qualche volta di me. So bene +che ho fatto un colpo di testa. Ci voleva, sai? +e non ne sono pentita. Ma è forse meglio ritornare +un po’ prima. Vedi tu, Rizio, come credo.... +in te? Ma ancora voglio credere in ciò che tu +credi. Convincimi, persuadimi, e sentirò che mi +ami tanto, tanto, da non potersi immaginare, +nè desiderare di più.</p> + +<p>—Ahimè, quali patti!—esclamò Maurizio.—E +se con tutta la miglior volontà del mondo, +la mia eloquenza non fosse da tanto? Poi, avremo +mai tempo per discorrere a lungo, per raccontarti.... +come andò? Sono cose dell’anima, +e il dirle brevemente è difficile.</p> + +<p>—Scrivile, allora.</p> + +<p>—Scriverle? Sarei lungo, più ancora che a +dirle.</p> + +<p>—Tanto meglio!—gridò Gisella, battendo le +palme.—Sarò più a lungo con te.... nelle tristi +ore che non ci posso essere. Voglio sapere +come hai creduto tu, Rizio, voglio saperlo bene. +Sai quanto è che ci penso, e non osavo domandartelo? +Rizio è l’amor mio, il conforto, il rifugio +e la vita. Perchè mai, uniti in tutte le +altre, in una cosa sola siamo come stranieri? +Voglio essere più in lui, più in lui, tutta in +lui, col suo modo di pensare, di sentire, di +essere.<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[164]</a></span>—</p> + +<p>Maurizio posò sulla fronte della divina creatura +un bacio solenne.</p> + +<p>—Sia;—diss’egli poscia;—scriverò.—</p> + +<p>E ridottosi a casa, non era stato a pensarci +troppo lungamente. Non aveva infatti da scrivere +per la stampa, per farsi giudicare da qualche +migliaio di lettori; scriveva per lei, per +l’adorata creatura. La fretta avrebbe dimostrato +il suo buon desiderio di obbedirla; le stesse +imperfezioni della forma, avrebbero fatto fede +della sua sincerità. Il giorno seguente, alla Balma, +mentre il generale passeggiava sulla spianata +dando istruzioni al fattore, Gisella riceveva +da Maurizio un piccolo involto di carte. Non +era una lettera, ma a dirittura un quaderno.</p> + +<p>—Scusate, ho fatto un passio;—diss’egli.—Mi +è mancato il tempo d’essere breve. Ho +incominciato a scrivere iersera alle undici; non +ho finito che stamane all’alba. Del resto,—soggiunse,—spero +bene che non vorrete leggere +tutto in una volta, ma sorseggiare, centellinare +questa povera prosa.</p> + +<p>—No, no,—rispose Gisella,—voglio legger +tutto d’un fiato. A centellinare ci sarà sempre +tempo, e non tralascerò certamente di farlo. Povero +il mio Rizio! una notte bianca! E quest’oggi, +poi, un’altra condanna!</p> + +<p>—Che sarebbe?</p> + +<p>—Che troverete modo di andarvene prima +del solito.</p> + +<p>—Perchè?<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[165]</a></span></p> + +<p>—Perchè, non lo intendete? perchè voglio stare +più a lungo da sola a solo con te.—</p> + +<p>Era adorabile, mandandolo via a quel modo. +Maurizio trovò per l’appunto il modo di far più +breve la visita, portando via il generale, col +pretesto di una piccola passeggiata in paese. +La contessa fu sola, come voleva, per leggere +il passio del signor di Vaussana. Ed eccolo qua, +come ella lo lesse, incominciando dal titolo: +«Dal dubbio alla fede».<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[166]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XII" id="Capitolo_XII"></a><span class="chap">Capitolo XII.</span><br /> +<br /> +Dal dubbio alla fede.</h2> + + +<p>«Ricordando la educazione religiosa della mia +infanzia (così scriveva Maurizio a Gisella) avevate +in parte ragione. Sicuramente, ho dette +da bambino le mie orazioni. Le dicevo anche +molto volentieri, perchè me le faceva dire mia +madre, recitandole insieme con me. Oggi ancora +sento lei in certe inflessioni di voce, in +certe pause che io metto nel mormorarle tra me; +e questo me le rende più sacre, dal giorno che +le ho ritrovate nella mia memoria, dopo tanti +e tanti anni d’oblio volontario.</p> + +<p>«Le avevo imparate senza sforzo. La mia educazione +religiosa non fu punto pesante. In casa +nostra si era religiosi, certamente, e di questo +può esservi specchio la mia buona sorella Albertina; +ma non si appendevano santi e madonne +a tutte le pareti, e non c’era l’uso di recitare +il rosario ogni sera, per dimenticare nella +eterna ripetizione il significato delle preghiere, +o per addormentarci al ritmo uniforme dei nostri +borbottamenti frettolosi. Le nostre orazioni<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[167]</a></span> +erano brevi, e tutte latine. La mamma ce le +aveva spiegate alla grossa, ma ce le faceva sempre +dire in latino. A me, che un giorno le avevo +osservato come il latino non si usasse più, la +buona mamma aveva risposto:</p> + +<p>«—Appunto perchè non è più una lingua parlata +tra gli uomini, dev’essere la lingua in cui +si parli a Dio.</p> + +<p>«—Ma se io non la intendo!</p> + +<p>«—Mettici tutta l’anima, e t’intenderà lui; +non basta forse?—</p> + +<p>«Io ero già a cinque o sei anni un feroce curioso. +Perchè questo? perchè quest’altro? d’ogni +cosa volevo saper la ragione. Mia madre, con +una pazienza maravigliosa, mi spiegava le cose +come poteva, e fin dove giungeva la sua istruzione, +o il suo raziocinio; poi mi diceva: «perchè +Dio ha voluto così»; e questa era la ragione +ultima, a cui non mi era lecito ribattere. Un +giorno la misi in un grave impiccio, la povera +donna, coi miei terribili perchè. A proposito di +un infelice che avevamo incontrato per via, mentre +egli si trascinava a stento nella polvere con +due moncherini di gambe, stendendo a noi due +moncherini di braccia, la ragione ultima di mia +madre cozzò contro una mia irriverente ma non +vana osservazione:—Ma dunque è Dio che vuole +il male?—</p> + +<p>«—Queste—rispose ella stringendosi nelle +spalle—son cose che io non arrivo ad intendere. +So che tutto è ordine, nel mondo; so<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168">[168]</a></span> +che c’è il giorno e la notte, quello illuminato +dal sole, questa dalla luna e dalle stelle; so +ancora che ci sono dei giorni nuvolosi e delle +notti burrascose. Per ora non mi domandare +di più; tua madre del resto è una povera donna +senza istruzione.—</p> + +<p>«Non era vero. Mia madre aveva letto molto, +leggeva ancora, quando poteva. Un giorno la sentii +dire che se tutti gli uomini cessassero di leggere, +si perderebbe la scrittura, come si perde +una lingua, quando tutti coloro che la parlano +son morti. E soggiungeva che se tutti operassero +il bene, il male si estinguerebbe, sparirebbe da +sè. Questo è un sogno; ma i sogni non son tutti +da mettere in canzone. Perchè non vagheggiarli, +quando son belli e fanno bene allo spirito? Che +santa educatrice è stata mia madre! Peccato +che ci abbia lasciato così presto! Quando ella +si addormentò per sempre, io e mia sorella +fummo ben tristi. Mia sorella è triste ancora, +lo avete notato? Sorride poco, e sempre a fior +di labbra. Ebbene, ciò data dal giorno che nostra +madre è morta. Quanto a me, non so; molto +allegro non sono mai stato. Ma allora avevo otto +anni, e mi mandarono subito in collegio; forse +per distrarmi, forse per non lasciarmi perdere il +frutto della educazione materna.</p> + +<p>«Anche in collegio avevo la religione, e più +che in casa nostra, anzi troppo di più; la qual +cosa incominciò presto a seccarmi. Il buon Dio +delle mie orazioni infantili si andava rivestendo<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[169]</a></span> +di misteri, di dogmi e di formule. Ogni mattina, +prima della scuola, avevamo la messa; ma che +messa? un messone. Quel prete Risso, che veniva +a dircela ogni giorno in congregazione, ci spendeva +sempre da quaranta a quarantacinque minuti. +Se il prefetto, passeggiante di continuo in +mezzo alla corsìa, non ci avesse avuto sempre +gli occhi addosso, che sbadigli sarebbero stati! E +che risate, quando vedevamo il celebrante far segni +ad un personaggio invisibile, borbottando +certe parole che nel messale non erano scritte! +Si era sparsa la voce che egli vedesse il diavolo, +un diavolo tentatore, che veniva a distrarlo fin +là; donde i suoi gesti per discacciarlo, e la frase +che accompagnava quei gesti, una frase che voleva +dirgli: va via. Alle domeniche, poi, avevamo +nel mattino l’ufficio della Vergine; più tardi i +vespri, e da ultimo la benedizione in chiesa. Nell’ufficio +mi piacevano abbastanza le lezioni, in +cui facevano le loro prove i cantori; nei vespri +un inno, che era poi l’ultimo, e si cantava con +un ritmo più frettoloso; nella benedizione mi +era, per lo stesso motivo, graditissimo il <span class="g">Salutaris +hostia</span>.</p> + +<p>«Dopo tutto, quelle eterne funzioni, di congregazione +o di chiesa, ci rubavano il tempo destinato +alle ricreazioni, agli intervalli dello +studio. Volevamo andare a passeggio, per respirar +l’aria buona, e ci tenevano chiusi, al fumo +delle candele, per cantare un <span class="g">Cœli enarrant</span>, +bellissimo, ma che non valeva certamente quelle<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[170]</a></span> +opere. Non parlo dei quaresimali, degli esercizi, +delle feste comandate e non comandate, che si +seguivano con troppa frequenza. La confessione +era un fastidio grande; la preparazione alla +confessione un fastidio anche maggiore. Era così +necessario a noi rompere le lezioni e lo studio +con larghe boccate d’aria, e i nostri custodi parevano +moltiplicare a bella posta le occasioni +per tenerci rinchiusi fra quattro mura. Il nostro +spirito aveva bisogno di una religione poetica, ed +essi ce la rendevano sempre più irta di pratiche +minute, di astruserie, di terrori.</p> + +<p>«Una bella luce d’aurora in quel buio fu per +me la lettura del <span class="g">Genio del <a name="tn170" id="tn170"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'Cristinesimo'">Cristianesimo</ins></span>, +dei <span class="g">Martiri</span>, dell’<span class="g">Atala</span>, tre libri dello +Chateaubriand; permesso il primo, quasi raccomandato; +gli altri due letti un po’ di straforo. +Quel cristianesimo io lo intendevo, lo sentivo, +lo amavo. E amavo anche il rettore del collegio, +uomo venerabile per dottrina, amabile per +graziosa bontà, senza tabacco sparso sulla tonaca, +che Iddio lo benedica. Un’altra mia grande +simpatia era il vescovo della diocesi, che veniva +qualche volta a visitarci, e che noi vedevamo +ogni giorno andando a passeggio. Ho sempre +negli occhi quel vescovo, un gran signore +torinese, bellissimo di aspetto, soave di modi, +grave nel portamento, modesto nella sua dignità, +che pareva sempre domandarvi perdono +del vestir paonazzo e del portare la sua gran +croce d’oro sul petto. L’occhio di quell’uomo<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[171]</a></span> +non guardava, involgeva; la sua bella mano benedicente +mandava carezze nell’aria.</p> + +<p>«Con tutto ciò, non intendevo ancor Dio. Per +non ismarrirmi fra tante novità, mi rifacevo a +quello della mamma; un Dio tutto misericordie, +tutto dolcezze, nella sua essenza invisibile, ma +profondamente sentita nel cuore. Anche la Madonna +era bella, e l’amavo, con la sua veste azzurra +e fluente, col suo velo bianco, tempestato +di stelle; ma non mi piaceva più tanto, quando +la facevano vedere con sette pugnali piantati +nel cuore, o con degli scapolari, dei rosarii, +penzoloni dal braccio, o con certe pesanti corone +messe in bilico sulla testa. Cristo crocifisso, +che avrebbe dovuto commuoverli, a forza di mostrarmelo +in quell’atteggiamento di spasimo, me +lo avevano fatto parere meno doloroso alla vista. +Ma niente piacevole me lo avevano reso, +dipingendolo col petto aperto e col cuore in +mostra; un cuore rubicondo, inghirlandato di +rose bianche, abuso d’iconografia capricciosa, +sdolcinatura da conventi di monache. Scrivo +queste cose come mi vengono alla penna, senza +neanche curarmi di ordinarle, di aggraziarle; che +forse allora avrei l’aria di metterci una intenzione +d’irriverenza; intenzione che è ben lontana +dall’animo mio, mentre cerco di esprimervi il +mio pensiero, come si andava svolgendo, e allontanando +sempre più dalla fede.</p> + +<p>«Nel collegio di marina, dove andai dopo finiti +gli studi del ginnasio, c’era ancora la religione;<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[172]</a></span> +ma una religione più asciutta, più rigida, più +smilza; pratica di regolamento e non più. Per +dirne bene o male, come educazione, bisognerebbe +che avessi avuto solamente quella. Chi +sa? forse mi sarebbe bastata, e sarebbe anche +riuscita più salda, potendo aggiungerci qualche +cosa del mio, colmar le lacune con la religione +della mamma; fors’anche m’inganno, immaginandolo. +Nel fatto, non ne so nulla: ero in un periodo +della mia vita, che, senza discredere ancora +apertamente, non credevo già più, nè per virtù +d’amore, nè per forza di terrore. L’adolescenza +è così. Leggevo molto, divoravo tutto quello che +mi era stato proibito da prima, tutto quello +che non avrei potuto neanche trovare, stando +nell’antico collegio. Non so come, mi capitò allora +per le mani il Byron col suo <span class="g">Caino</span>, quindi +il Goethe col suo <span class="g">Fausto</span>; i due libri che più +fortemente abbiano operato nell’anima mia. Curioso! +nè oggi saprei più dire in che modo o +perchè, questi due drammi, l’uno scaturito dal +vecchio e l’altro dal nuovo Testamento, mi ridestarono +tutti i dubbî più gravi, me ne fecero +corpo, se così è lecito di dire, nell’anima.</p> + +<p>«Frattanto la vita mi chiamava, la gran vita, +la multiforme vita, con tutte le sue voci possenti, +con tutte le sue aspre curiosità. Ufficiale +di marina, libero del mio pensiero se non della +persona mia, non credetti più a nulla. Avevo +letto in quel mezzo il Volney, quello delle <span class="g">Rovine</span>, +e il mio passato intellettuale era anch’es<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[173]</a></span>so +una rovina: lessi ancora le <span class="g">Origini di +tutti i culti</span> del Dupuis, e vidi anche meglio +esser principio e fonte di ogni credenza umana +il maraviglioso complesso dei miti astronomici. +Si fece allora nel mio spirito una gran luce, ed +anche una gran pace. Capii finalmente il senso +arcano di tutte le religioni, e vidi come la nostra +forma secondaria dal sabeismo siriaco, attraverso +il culto naturalistico di Adonai, fosse rampollata +anch’essa dal mito solare. Nello zodiaco +egiziano e nel caldeo avevo anche trovati i segni +della Vergine e del Serpente, principii di una +favola nuova; così nelle mostruose teogonie dello +Zendavesta, nella guerra del principio della luce +e del principio delle tenebre, avevo scoperto +Dio e il Demonio, il bene e il male ad un tempo. +E tutto avendo in questa guisa capito, pensavo +spesso alla mamma.</p> + +<p>«—Povera mamma!—dicevo fra me.—Ella +è stata felice nella sua fede. Ma non sarebbe +stata egualmente felice nel pieno possesso della +scienza? La scienza è luce; la fede non è che una +nebbia, adombrante la luce. La vita è fine a +sè stessa; un bel fine che noi guastiamo, facendone +il mezzo, l’avviamento ad un sogno.—</p> + +<p>«Mi parlavate del mare, del mare misterioso +e terribile, che può rifare credenti gli spiriti. +No, non è il mare che fa ciò, almeno nella più +parte dei casi. Il mare è un abisso, ma un abisso +che si misura; le sue profondità non hanno più +nulla d’ignoto; le sue collere sono fenomeni pre<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[174]</a></span>veduti; +le tempeste hanno una legge; i flutti +son coni vorticosi, che vengono, sollecitati da +conosciute pressioni a rompere le loro punte +rovesciate sul declivio delle coste; la scienza ha +svelati tutti i segreti del mare. Perseo, protetto +dall’egida di Minerva, la dea della sapienza, ha +troncato il capo di Medusa, quantunque avviluppato +di tortuosi sofismi. Anch’essa, la povera +Medusa dei mari, finisce male come la sua maggior +sorella dei deserti di Libia; rigettata alla +spiaggia, perde la iridescenza perlacea dei suoi +sette colori, mostrando la sostanza viscida di +cui era composta.</p> + +<p>«Così il mare non ebbe terrori per me, non +avendo segreti. Neanche il pericolo ha potuto +mai ridarmi ai sogni dall’infanzia, rifacendomi +più vile, o più perspicace. Nato tardi, non ho +avuta la sorte di assistere, di partecipare ad +una grande giornata navale; il mio coraggio ho +dovuto provarlo in piccoli scontri, che offrivano +pure la lor parte di pericolo per me, come nelle +grandi occasioni. No, vi dico, pieno di salute e +di forza, animato da un’alta coscienza di me, +infiammato da un caldo sentimento di sdegno, +non ho mai misurato il pericolo. Nessun timore +ha potuto ricondurmi alla fede antica; vi dirò +di più, non ha potuto neanche accostarmi a quel +mezzo termine del Dio filosofico, tenue tessuto +di ragionamenti, pallida forma ondeggiante ad +un soffio, oscuro compromesso tra il raziocinio +moderno e la consuetudine antica, che sempre<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[175]</a></span> +risente un pochino della concessione stracca, +della transazione di due sistemi, della combinazione +di due opposti elementi.</p> + +<p>«Frattanto, io volevo conoscere. Conoscendo +sempre più, volevo ricostrurre un sistema, una +spiegazione adeguata dell’universo, almeno almeno +della vita umana, come buon principio ad +intendere il resto. I miei vecchi distruttori non +mi bastavano più; scelsi via via i più recenti +interpetri dei miti antichissimi, i più dotti di +storia e di filologia comparata, i più felici ricostruttori +delle lingue perdute. Costoro mi distrussero +senza fatica il gran mito astronomico, +riconoscendone un altro più vecchio, il mito +naturale. Andai più oltre, e ne trovai di più +sottili, che al mito naturale ne facevano precedere +un altro, nel culto del morto che non deve +morire del tutto: donde nei due fatti umani, +dell’amor della vita nel morente e dell’amore +del morto nei superstiti, si vedeva compiuto il +mistero della religione primitiva. Ma questa, +che ci mostra l’umanità bambina affrontata all’enimma +dell’ignoto, non era ancora la soluzione +del problema. Ebbi ricorso allora ai filosofi nuovi, +che mi rivelarono la materia incosciente, la +quale, combinandosi per caso in certe guise, acquista +la coscienza di sè. Mi parve un assurdo, +come la spontanea formazione degli organismi. +Assurdo fin che vorrete, mi rispondevano, ma +assurdo necessario; altrimenti non si spiega nulla. +Bel modo di convincere! Credere una cosa<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[176]</a></span> +anche assurda, non è forse un po’ troppo? Tanto +faceva starcene con sant’Agostino, che aveva +già detto mille seicent’anni fa qualche cosa di +simile. Se pure è stato lui, e non Tertulliano.</p> + +<p>«Nondimeno, poichè era necessario, mi acquietai. +Facciamo cammino, dicevo tra me; la +ragione assoluta non è ancor chiara; vediamo +la relativa. Quanto ho letto e meditato, nelle +lunghe navigazioni e nelle eterne crociere! Ho +studiato tutto, col vivo, ardente desiderio di +credere nella scienza. Qui almeno siamo sul sodo, +pensavo; è qui l’esperienza che rende conto di +sè. Che bella cosa, ad esempio, intendere l’evoluzione +degli esseri attraverso la selezione e la +battaglia per l’esistenza! Il passaggio possibile +da specie a specie non mi spaventava più come +una difficoltà insormontabile, poichè i miei filosofi +avevano distrutto e rimandato tra i ferravecchi +il concetto artificiale della specie. E tutto +procedeva allora benissimo: l’uomo mi appariva +una forma più perfetta, nata per selezione, uscita +per lenta evoluzione da una forma meno perfetta. +Tutte le forme viventi avevano seguito questo +procedimento; dalla cellula primitiva fino al +cervello di Dante, continuando a svolgersi, alcune +progredendo, altre restando indietro, per +variar di fortune, per azione di ambienti. Certo, +non tutto era chiaro, nel nuovo sistema; la prova +dei fatti offriva molte lacune. Avendo dubitato +della religione, avevo pure il diritto di dubitare +della scienza, pensandola insufficiente a scio<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[177]</a></span>glier +l’enimma della vita. Ma ancor dicevo tra +me: pazienza e non disperiamo; la scienza non +pretende di spiegar tutto d’un colpo; va a passi +lenti, ma sicuri; aspettiamo che arrivi. Infatti, +tutti i rami dello scibile progredivano a vista +d’occhio; progrediscono ancora; non si tratta +più della scienza, come ai tempi antichi: si +tratta di molte scienze, che fanno cammino da +sè, ognuna coi mezzi suoi, vedendo il suo proprio +orizzonte. Aspettiamo dunque, aspettiamo che +arrivino. Ma no; ci sono i frettolosi. Tutto è +evoluzione, nel mondo. In nome della evoluzione, +escono fuori tutti i ciarlatani di piazza. Carlo +Darwin diceva ancora: aspettate. Ma che aspettare? +gridano essi; tutto è trovato; niente è nel +mondo di più elevato, niente è in noi di più +nobile, che non abbia la sua chiara, umilissima +origine materiale.</p> + +<p>«Adagio, con l’umilissima. Donde il seme del +divino, che io porto in me? Adagio, col ritrovamento +del tutto. Come va che le vostre scienze, +tutte sicure del fatto loro, quando vengono a +riscontrarsi l’una nell’altra, cozzano maledettamente? +Vediamo un esempio, incominciando da +ciò che si ammette in astronomia. Una gran +nebulosa si è formata; nuotando, vagando, ruotando +nello spazio, s’è foggiata in zone, in globi +concentrici, in anelli; gli anelli si sono spezzati, +raggomitolati in globi minori, in pianeti, nuotando, +vagando, ruotando ancora intorno a quel +centro. Perchè? Per le leggi stesse della materia.<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178">[178]</a></span> +Le leggi? ma che leggi, se tutto ciò era avvenuto +per caso? Qual legge ha potuto dire alla +materia sorda ed inerte di muoversi, e di muoversi +a cerchio? Se mi dite che ha dovuto obbedire +ad altri impulsi, non avrete fatto altro che +allontanare la difficoltà, e noi dovremo ripigliare +la disputa per un sistema maggiore da +cui il nostro dipende, e così via, all’infinito.</p> + +<p>«Intanto, la matematica vien fuori colla legge +delle probabilità, davanti a cui la evoluzione, +per trarre un frutto qualsiasi dall’incontro di +due organismi in qualche modo riproducibili, +suppone migliaia di secoli perchè il fatto si +avveri; migliaia di migliaia ne suppone per l’adattarsi +di un semplice organo a nuovi bisogni +ed uffici; migliaia di migliaia perchè lo stesso +bisogno, lo stesso ufficio si sia potuto fissare. +E poi, che cos’è questo ufficio? che cos’è questo +bisogno? come può nascere, se non c’era? È un +elemento che non apparteneva al problema; come +si è ficcato egli in mezzo? Come è supponibile +che l’elefante allunghi la sua proboscide, e +la giraffa il suo collo, per raggiungere il cibo, +se questi allungamenti han bisogno di secoli, +e il cibo era il bisogno dell’ora presente? Come +immaginare che possa formarsi la camera oscura +dell’occhio, tanto delicato e complicato ordinamento +di materia, per i bisogni di una visione +di cui l’organismo vivente non aveva l’idea, e non +avendo l’idea non poteva avere il bisogno?</p> + +<p>«Ma che si parla di organismi superiori? Solo<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[179]</a></span> +perchè una cellula primitiva si sdoppî, e lo sdoppiamento +diventi legge di vita, occorrono miriadi +di secoli. Andiamo più su, e dovremo ancora +porre che un fermento chimico si muti in +organico; e qui la supposizione batte alle porte +ferrate dell’impossibile. E le rompesse ancora; +l’astronomia, la fisica e la chimica celeste sarebbero +sempre là, per negare al sole tutti i miliardi +di miliardi di secoli che sarebbero necessarii +alla evoluzione, per far riuscire una mezza +dozzina delle sue combinazioni primitive, rudimentali.</p> + +<p>«Perdonatemi questa disgressione; essa non +mira che a significarvi come l’atto creativo venne +ancora a parermi necessario. Quest’atto io +non ho da vederlo, io non ho da descriverlo, +nel linguaggio necessariamente povero, colle immagini +necessariamente inadeguate di tutti i sistemi +conosciuti. Ho bisogno della legge, come +gli stessi materialisti; ma con questa semplice +differenza, che essi vogliono la materia intelligente, +o capace d’intelligenza, che è infine tutt’uno, +e poi suppongono la legge cieca, mentre io +immagino cieca la materia e intelligente la legge. +Dà noia la parola con cui i popoli primitivi +dell’Asia espressero questa legge, ricorrendo all’immagine +di ciò che risplende? Non vedo il perchè +di questo sentimento, data la insufficienza +del nostro linguaggio, che ad esprimere ogni +specie d’idee è giunto per estensione progressiva +d’immagini.<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[180]</a></span></p> + +<p>«Anche senza dir la parola, e riconoscendo +il fatto della legge intelligente, io mi ero a +grado a grado pacificato. Seguitavo a leggere, +ammirando i dotti per davvero, sorridendo dei +ciarlatani che tenevano la piazza. E un giorno i +dotti mi confessarono (non a me soltanto, ma a +quanti si pigliavano il disturbo di leggerli) che il +sentimento del divino era un bisogno dell’essere +umano; che nessuna scienza poteva fare astrazione +da esso, considerarlo come una quantità +trascurabile. Mi soggiunsero ancora che il mondo, +com’è costituito, non può supporsi l’opera +del caso, per un lato, ma neanche, per l’altro, +di una intelligenza suprema, bensì di potenze secondarie, +ancora assai lontane da quella. Dopo +quanto io ne avevo veduto, di questo bel mondo, +l’asserzione non mi pareva temeraria: intanto, +l’ammissione di cause secondarie e imperfette, +mi lasciava intravvedere anche nell’animo di +quei dotti l’idea di una causa prima e perfetta. E +dissi tra me: benedetti grand’uomini, che avete +ripigliato dal bel principio il problema dell’universo, +ma non per venire d’induzione in induzione, +di deduzione in deduzione, alla dottrina +del nulla!</p> + +<p>«Anche per essi, adunque, pei Darwin, gli +Spencer, gli Stuart Mill, esiste il divino, fuori +della evoluzione storica e naturale dei nostri timori +e delle nostre illusioni? anche per essi Dio +è fuori della materia, comunque da noi poveramente +pensato e sentito? Se è, perchè non si<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[181]</a></span> +svela? Ma qui pensavo ancora dentro di me: perchè +dovrebbe svelarsi? Se si svelasse, non cesserebbe +ad un tratto l’indagine umana, e colla +indagine la ragione istessa della vita? La ricerca +dell’assoluto è il fine istesso dell’umanità. Dio +è il bene, cioè la verità, la bellezza, la giustizia, +la carità, il fonte e la foce dell’ideale, nella +grande fiumana dell’universo, di cui non è dato +a me conoscere che una minima parte; zolla bagnata, +ciottolo travolto, giunco agitato, foglia +strappata da un albero alla riva, e travolta dalla +corrente, che importa? Il male, poi, il male è +tutto ciò che non capisco; in ciò aveva ragione +mia madre. Senza aver tanto studiato, la povera +donna era già ferma là, dove giunge oggi, +reduce da tante battaglie, la scienza degli +uomini.</p> + +<p>«In quest’altro studio di pacificazione son durato +un pezzo, non domandando di più. Ogni +viaggiatore ha sentito questo bisogno, di fermarsi +un tratto, senza desiderio di giungere alla +meta. Ma poi rinfrancato, ho detto a me stesso: +perchè vorremmo esser noi fuori del tempo nostro? +è lecito di ribellarsi all’ambiente della logica +umana, o della storia dei nostri errori, che +spesso ne tiene le veci? Se tutte le religioni non +furono che passi verso la conoscenza, la moralità, +la giustizia, la civiltà del genere umano, +perchè rinnegherei la mia? Qui vi farò una confessione; +ero proprio sul mare, quando m’avvenne +di pensare così; ma il mare non era punto agi<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[182]</a></span>tato, +non prometteva burrasche; ero sano, ero +forte, e non avevo l’animo disposto a paure. +Guardando davanti a me, nelle diafane serenità +dell’orizzonte, mi pareva di vedere qualche cosa +che non era il colore dell’aria. Questo colore io +sapevo bene come fosse dovuto alla presenza +dell’idrogeno. Ma non apparteneva ai fenomeni +dell’idrogeno, nè di altro corpo semplice o composto, +l’effetto che si produceva in me dal guardare +così, con gli occhi dell’anima, in quello +sfondo vaporoso che piaceva tanto ai miei +sensi.</p> + +<p>«Così, per opera di una seconda vista, sentii +l’invisibile, penetrai l’inconoscibile. Il mondo +cammina, mi diceva la scienza. E cammini, rispondevo +io; cammina anche la nave, e non mi +toglie di veder sempre qualche cosa là dentro, +davanti a me, in quell’orizzonte sempre lontano +e presente ad un modo. Viaggiatori della immensità, +andremo sempre, e non giungeremo forse +mai. Nè io, attenendomi alla religione dei padri +miei, penso d’essermi indugiato per via; non +temo sopra tutto di dover perdere il treno. Mi +dicono che la nostra religione ha delle parti invecchiate. +Non so, e se penso che ella contenta +dei cuori, nutre delle speranze e forma delle +coscienze diritte, son quasi per credere che non +sia vera la cosa. Allah (permettetemi questa +scorribanda fra gli Arabi, che mi toglierà di +parere irriverente, nella dimostrazione della mia +tesi, alla religione dei padri miei) Allah è puro<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[183]</a></span> +spirito, essere unico e sommo, la cui luce consola +ancora dugento milioni di credenti, i più +fervidi, forse, che il mondo conosca. Mi narrano +che il suo profeta fosse un impostore, ed io lascio +che narrino; ma dentro di me, se mi fermo +a pensarci più che tanto, non credo che Maometto +fosse un impostore. Un allucinato, chi sa? +Iddio permette di queste allucinazioni; la cosa +si può supporre possibile e naturale, come la +scienza ammette, suppone e dà per certo che +ad un dato momento una forma nuova si svolga +da una forma anteriore. Maometto è dunque il +frutto del miracolo, in cui si compie un mistero, +pari a quello che fa in un dato periodo apparir +l’uomo sulla faccia della terra, l’uomo che prima +non c’era.</p> + +<p>«Vi ho detto assai male tutto ciò che ho +pensato. Voi intenderete, nella lucidità dell’anima +vostra, come la pratica della filosofia materialistica +mi abbia condotto a vedere la sua insufficienza; +come una semplice religione filosofica, +alla maniera del signor di Voltaire, mi +sia parsa scortese per tutte le migliaia di creature +intelligenti che intorno a me vivono e credono; +come tutte le religioni positive esistenti +mi siano parse altrettante incarnazioni del divino. +Le consideravo anche progressive, come +gradini della scala che mette l’umanità alle porte +del cielo. Non offenderò, spero, le timorate +coscienze cristiane, dicendo che la loro religione +e mia, che è quella portata sulla terra dal figlio,<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[184]</a></span> +non ha sbugiardata l’ebraica, promulgata dal +padre, tra tuoni e lampi, sulla vetta del Sinai. +Frattanto, la loro religione o la mia non ho da +discrederla, per il fatto che altri ne aspetta una +nuova, più chiara e più umana, con meno dogmi, +con meno precetti.</p> + +<p>«Ripensarla, considerarla per tutti i lati, fu +in me l’opera di qualche anno; accettarla fu un +punto. Di certo, il descrivervi quel punto non +varrà molto a darvene ragione; pure, per contentarvi, +ecco qua brevemente quel che mi avvenne. +Ero a Milano, approfittando di una breve licenza; +vivevo laggiù tra continui passatempi, +senza pensieri, felice come può essere l’uomo +giovane, sano, forte, padrone di tutte le sue +facoltà, ricco abbastanza e senza desiderio di +più. Passeggiavo una sera, per far l’ora di andare +al teatro. Non so più da qual punto, seguitando +il marciapiede, mi trovai nella via di +San Celso; e là, da un portone aperto nella penombra +del crepuscolo, mi venne un’ondata di +musica, voci umane all’unisono, con accompagnamento +d’organo. Non avevo immaginato che +in quel punto, sulla stessa linea dei fabbricati, +ci fosse una chiesa; niente me l’aveva annunziata, +e fu istantaneo il moto dell’anima che mi +fece entrare in quel luogo. La chiesa era buia; +solamente nel fondo si distinguevano quattro o +sei fiammelle di candelabri accesi sull’altar maggiore, +più per dare indirizzo allo sguardo che +per illuminare la gente raccolta a pregare. Se<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[185]</a></span>guendo +il capriccio improvviso, ero entrato con +passo risoluto; ma sùbito fui costretto ad inoltrarmi +più lento e guardingo, poichè si era al +buio, come vi ho detto, ed io temetti d’inciampare +in qualche povera donna inginocchiata. Trovato +il primo pilastro della navata, mi fermai, +stetti a sentire. La folla, nascosta nell’ombra, +cantava le litanie, prologo consueto alla benedizione +serale.</p> + +<p>«Quante volte non mi ero io ritrovato ad una +scena simile, da ragazzo, e senza averne alcun +senso particolare allo spirito! Là, invece, in +quel punto, fu una dolcezza nuova per me. Mi +piacevano le voci; mi piacquero le invocazioni +rivolte alla gran madre degli uomini e degli angeli, +così teneramente affettuose e così varie +nella lor sequela monotona. Tante belle cose +si dicevano a Maria; e coloro che le dicevano +le pensavano; certamente le sentivano. Che consolazione +per essi, che fossero egualmente sentite +lassù, nel profondo de’ cieli! Infatti, perchè Dio, +causa prima degli esseri, non dovrebbe sentirne +le voci?</p> + +<p>«Tacque il canto monotono della folla: di là, +dall’altar maggiore, si rispose con qualche <span class="g">oremus</span>, +con qualche versetto latino; poi due o tre +forme incerte, timidamente luccicanti di riflessi +metallici al fioco lume dei ceri si mossero, +levando di mezzo a quei ceri un ostensorio; si +udì un movimento simultaneo, per tutta la grande +navata, di persone cadenti sulle ginocchia; si<span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186">[186]</a></span> +svegliarono da capo i gravi suoni dell’organo, +e tutte le voci della moltitudine ascosa nell’ombra +intuonarono il <span class="g">Tantum ergo</span>, annunziante +e celebrante il mistero dell’accostamento di Dio +alla terra. Illusione anche questa? Se è un’illusione, +diciamo pure che Iddio l’ha permessa. Ed +egli è certamente là, dove, in quella miglior forma +ch’ella ha saputo trovare, la creatura lo invoca. +<span class="g">Tantum ergo sacramentum</span>... Sì, il +patto è consacrato, tra lui e la creatura; ed egli, +il santo invisibile, è presente a tutti coloro che +credono, che sperano, che confidano in lui. A +quel punto, che da ragazzo mi lasciava così freddo, +non d’altro desideroso che di sentire il <span class="g">Salutaris +hostia</span>, l’inno breve, il ritmo allegro +della liberazione e della fuga, a quel punto mi +sentii un rimescolo nel cuore, e le lagrime mi +salirono agli occhi. <span class="g">Veneremur cernui</span>, +cantava la folla adorante; e a me si piegavano +le gambe. Mi vergognai e volli star ritto; ma +subito un altro sentimento mi prese, facendomi +vergognare della mia stessa vergogna. <span class="g">Veneremur +cernui</span>, bisbigliava una voce dentro di +me; <span class="g">Veneremur cernui</span> balbettavano le mie +labbra, all’unisono col canto della moltitudine. +Ero caduto in ginocchio, e pregavo.</p> + +<p>«In quella chiesa buia, combinata per caso +sulla mia strada, in quell’ora di raccoglimento +solenne, ho ritrovato Dio, l’ho rifatto in me, luce +ed amore. Così ho creduto; così sono rimasto un +credente. Dal dubbio alla fede, vi ho detto tutti<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187">[187]</a></span> +i miei studi, le mie indagini, i miei errori e le +mie sensazioni. La notte è alta, ma gli occhi +vedono, come di pieno giorno; nessuna stanchezza +nelle mie fibre, e una gioia profonda è +diffusa in tutto il mio essere. Mi pare, scrivendo +a voi, che un miracolo si compia; il miracolo di +trasfonder me, la mia fede in chi amo».<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188">[188]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XIII" id="Capitolo_XIII"></a><span class="chap">Capitolo XIII.</span><br /> +<br /> +L’impresa ecclesiastica.</h2> + + +<p>Tre giorni erano passati, dopo che il signor +di Vaussana aveva scritto e consegnato il suo +passio alla contessa Gisella. Ed era anche, bisogna +dirlo, una domenica d’autunno, bella, serena, +ma fredda, per un certo vento di tramontana che +incominciava ad annunziare la stagione più rigida, +e spogliava frattanto del loro fogliame i +poveri alberi della montagna; quelli, s’intende, +che sogliono perderlo all’appressarsi dell’inverno, +come i roveri e gli olmi, i frassini, i tigli e +i nocciuoli. Ah, i nocciuoli, soprattutto, come +son tristi, quando hanno perduta la bella gloria +frondosa degli scudi smeraldini, non mostrando +più che una scarna selva di negre aste intirizzite! +Maurizio aveva già veduto chiazzarsi di rosso +quel verde, poi volgere al giallo ed accartocciarsi +qua e là, intorno al dolce nido dei giorni sereni, +delle ore di cielo, dei fidati colloquii, al sordo +fragore della vicina cascata; pensava già con +terrore che di settimana in settimana sareb<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189">[189]</a></span>bero +stati più infrequenti per Gisella i pretesti +di muoversi da casa, e che presto egli avrebbe +dovuto per un altro inverno rassegnarsi a non +veder l’amata donna che nelle troppo raccolte e +troppo vigilate conversazioni della Balma. L’amor +suo, per verità, schietto e profondo com’era, +non pativa d’insofferenze nè di egoismo; ma +quante non erano le cose che bisognava tacere, +alla Balma, o che, a mala pena accennate, non +si potevano spiegare con la dovuta abbondanza +di parole! Amore è chiacchierino, e soffre a non +potersi espandere in frasi, a non potersi esprimere +nella varietà infinita delle piccole dimostrazioni.</p> + +<p>Comunque fosse di ciò, e per tempo cattivo che +volesse fare, il signor di Vaussana non andava +mai alla Balma se non per la strada del bosco. +E la mattina di quella domenica, un po’ prima +dell’usato, egli rifaceva la strada consueta, per +portare al generale un fascicolo della Rivista +marittima, di cui gli aveva parlato la sera innanzi, +accennando a certi esperimenti di artiglieria +navale.</p> + +<p>Il conte Della Bourdigue era solo e accigliato; +ma gli si spianarono ad un tratto le rughe alla +vista di Maurizio, di quel Cireneo che voleva aiutarlo +a portar la croce della sua noia. Gradì il +libro, e si mise subito a sfogliarlo, dando una +guardata allo scritto che Maurizio gli aveva +accennato. Gisella, frattanto, non si vedeva, e +niente lasciava sperare ch’ella dovesse da un<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190">[190]</a></span> +momento all’altro apparire. Di certo, la contessa +era fuori. L’assenza di una donna da casa non +si conosce, per chiare e formali notizie; s’indovina, +sto per dire che si sente nell’aria.</p> + +<p>Pensava a ciò, per l’appunto, quando il generale +gli scappò fuori con una di quelle domande +che fanno balzare un uomo sulla seggiola, +tanto arrivano improvvise, non lasciando il tempo +di vedere se siano sciocche o profonde, se +le abbia dettate la ingenuità, o la malizia.</p> + +<p>—Sapete dirmi, Maurizio, che diavolo abbia +preso mia moglie, di andare in chiesa, alla +messa?—</p> + +<p>Maurizio tremò, si confuse; per un istante non +seppe più in che mondo si fosse.</p> + +<p>—Io?—balbettava frattanto.—Veramente....</p> + +<p>—Ma sì,—ripigliò il generale,—Gisella +parla con voi di tante cose.... di poesia, d’arte, +di storia, e che so io; può benissimo avervi +detto qualche cosa, da cui si possa ricavare un +costrutto, avere un’idea di questa novità.</p> + +<p>—Voi la sentite come me, generale;—disse +Maurizio.</p> + +<p>—Non sempre,—replicò il vecchio, con un’altra +scappata che fece fremere il suo interlocutore,—non +sempre. So io, per esempio, i discorsi +che può fare al Castèu, quando va a trovare la +contessina vostra sorella? Infatti, vedete, oggi +è andata laggiù. Se voi non aveste l’uso inveterato +di capitare dalla montagna, vi sareste in<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191">[191]</a></span>contrato +con lei al cancello, o per la gran via +di San Giorgio.—</p> + +<p>Soltanto allora Maurizio incominciò a respirare, +e le sue labbra osarono atteggiarsi ad un +mezzo sorriso.</p> + +<p>—Vado da Albertina, mi ha detto;—proseguiva +frattanto il generale.—Rinunzio alla +colazione, per vedere la funzione della chiesa +parrocchiale. Capirete, Maurizio.... Non sono un +tiranno, e lascio che Gisella faccia in ogni cosa +a modo suo. La gran rivoluzione non deve esser +venuta per nulla tra le genti. Ma capirete, ripeto, +che questa novità dell’andare in chiesa +m’abbia molto maravigliato.</p> + +<p>—Ho capito, ho capito;—disse Maurizio, facendo +un sorriso intiero.—C’è il vescovo in +visita pastorale, come dicono. Mia sorella avrà +data la notizia alla contessa, e un po’ di curiosità.... +Le signore, dopo tutto, son donne.</p> + +<p>—E capisco ancor io;—riprese il generale, +ridendo a sua volta di quel riso largo che faceva +sollevare più minacciosi che mai sulle guance +i suoi gran baffi bianchi dorati.—Davanti +alla curiosità non ci son signore. Ma che sciocchezze! +che cosa c’è da vedere di strano, in un +vescovo? Purchè poi queste visite in chiesa non +mi passino in uso!</p> + +<p>—Lo credete, generale?</p> + +<p>—Perchè no? Ci si va una volta, ci si va +due, ci si prende il gusto dell’incenso, e non +si sa dove si vada a finire, tra tante scimmiot<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192">[192]</a></span>tate. +Non amo i preti, lo sapete; e senza nessuna +intenzione di farvi dispiacere....</p> + +<p>—A me, generale?</p> + +<p>—Eh sì, ne so pure qualche cosa. Ma bisogna +che ogni uccello faccia il suo verso; e ci sono +poi delle verità che un filosofo non può tenersi +nel gozzo, senza rischio di sfiancarsi questa +parte interessante di sè medesimo. La chiesa ha +portato un gran guasto nei costumi, con la sua +facilità di perdono, che sembra fatta a bella +posta per invitare al peccato. Piaccia ad altri +una certa scenetta dell’Evangelio, con la storiella +della prima pietra; essa non piace a me +niente affatto. A buon conto, io ho preso moglie +sapendo in anticipazione che la donna, scelta +da me, o dal caso, che è poi tutt’uno, non aveva +il difetto di credere a tante scioccherie, e di +prendere in certe dottrine pietose un’assicurazione +contro la legge dei doveri umani.—</p> + +<p>In ogni altra circostanza Maurizio avrebbe tenuto +il campo e rimbeccate le argomentazioni +del conte Ettore. Ma non era quello il momento +di far guerra, ed egli si contentò di balbettare +qualche frase, che nel fondo non diceva nulla +di nulla; felice abbastanza che quella gran burrasca, +a lui minacciata, si sciogliesse in un nembo +di paroloni.</p> + +<p>La contessa Gisella ritornò molto tardi dalla +sua impresa ecclesiastica. Era contenta dei fatti +suoi, e non mostrò di badar più che tanto al +muso del generale, che all’arrivo di lei aveva<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193">[193]</a></span> +creduto necessario di ridiventare più arcigno. +Portava notizie della funzione, e le snocciolava +allegramente al signor di Vaussana. Aveva veduto +tutto, osservato tutto, con l’attenta curiosità +di una bambina. Il vescovo l’aveva molto +interessata, come era naturale che facesse, essendo +un gran dignitario della chiesa, una specie +di generale anche lui. Ma che brutto uomo! diceva +lei; come poco somigliava all’idea che ella +se ne era formata, di un gran signore, bellissimo +d’aspetto, soave di modi, grave nel portamento, +modesto nella sua dignità, che paresse sempre +domandarvi perdono del vestir paonazzo e del +portare la sua gran croce d’oro sul petto; di uomo, +infine, il cui occhio non guardasse, ma involgesse, +la cui bella mano mandasse benedizioni +e carezze nell’aria! No, non le andava, quell’uomo, +tanto diverso dall’ideale che ella si era +fatto dei vescovi. Ed anche quel don Martino, +arciprete di San Giorgio, che figura ridicola, +affogato in quei suoi paramenti! Vestito della +tonaca nera, restava ancor umile, all’altezza +della sua povertà di spirito e della sua rusticità +di maniere: con quel camice addosso, con quel +lusso di piegoline e di ricami, con quella pianeta +a fiorami colorati e a liste d’oro, la sua +faccia nera e le sue mani vellose mostravano +più forte il contrasto fra l’uomo e l’abito; pareva +di vedere un orso vestito da festa, in uno +spettacolo di fiera.</p> + +<p>Il quadro, che la contessa Gisella andava così<span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194">[194]</a></span> +allegramente dipingendo, piacque moltissimo al +signor generale. Giove, dopo tanto corrugamento +di ciglia, si degnò di sorridere. E sorrideva anche +Maurizio, vinto a suo mal grado dalla amenità +di quella piccola caricatura. Ma il giorno +dopo, quando ebbe modo di ritrovarsi un istante +a quattr’occhi con la contessa Gisella, pensò di +non doverle nascondere ciò che il generale aveva +detto della sua impresa domenicale.</p> + +<p>—Badate, egli ha riso; ma in fondo non vuole +che andiate in chiesa.</p> + +<p>—Il generale non comanda all’anima mia;—rispose +Gisella,—ed io andrò in chiesa +quante volte mi piacerà, per vedere in che modo +si possa imitare il mio Rizio. Ma veramente, soggiunse +ella sospirando,—incomincio a persuadermi +che per sentire la presenza di Dio nelle +chiese ci voglia un’anima predisposta. Tutte +quelle puerilità di rappresentazione mi hanno +offesa, ve lo confesso sinceramente. Ed anche +voi, ditemi, come potete sentire la religione, +con tutti quei preti?</p> + +<p>—I preti sono uomini;—rispose placidamente +Maurizio.—Non è la stessa cosa nella vita +comune, a proposito della umanità, a cui dobbiamo +amore e rispetto? Tra i nostri simili abbondano +i rozzi, gl’ineducati, i bricconi: ma possono +costoro farci pensar male di tutta la specie, +dove sono tante anime buone, dove ho conosciuto +dei gentiluomini che mi hanno amato +senza secondi fini, non avendo bisogno della mia<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195">[195]</a></span> +borsa, nè della mia protezione? Ed anche voi, +adorata, pensateci; non vi è mai occorso di andare +in una riunione, in una accademia, dove un +uomo di povero aspetto, un brutto professore, +vi dicesse delle cose belle e profonde? Avete +voi pensato in quel momento che il professore +fosse brutto, antipatico?</p> + +<p>—Non lo avrei potuto, neanche volendolo;—rispose +Gisella.—Se il professore brutto dice +delle belle cose e profonde, i suoi occhi si accendono, +la sua faccia si trasforma, la bellezza +interiore vien tutta alla superficie.</p> + +<p>—Avete ragione;—disse Maurizio.—Ho +scelto male il mio esempio.</p> + +<p>—No, niente male, amico mio; ma è per l’appunto +il buon esempio che vi mette dalla parte +del torto. I vostri preti potrebbero essere come +quel tal professore, e non ci riescono. Parlano +di Dio, ma a fior di labbro, con una cert’aria +di essere in confidenza con lui, che non è fatta +per dare un’idea conveniente della grandezza +sua e della loro umiltà.</p> + +<p>—Questi preti non sanno quel che fanno, ecco +tutto;—replicò Maurizio.—Essi sono i preti +falsi, che bisognerebbe detestare, se non fosse +piuttosto il caso di compatirli. Costoro, del resto, +mi lasciano freddo.</p> + +<p>—Ti basta?—domandò la bella donna, figgendo +i suoi grandi occhi fosforescenti negli occhi +di lui.—Non sono essi i nemici della tua +patria?<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196">[196]</a></span></p> + +<p>—E qui mi ribello, contro essi e contro chi +li muove;—replicò Maurizio, animandosi.—Mi +ribello, sentendo bene che Iddio non parla +neanche per il labbro dei buoni. È veramente +doloroso che una ragione umana, puramente +umana, effetto di una cristallizzazione storica, +metta i ministri della divinità in contrasto coll’idea +della patria, da noi, mentre la rispettano e +la coltivano altrove. Ma che farci? son uomini, +vi ho detto, son uomini anch’essi. In basso ignoranti +la più parte; nè credo che una tonsura basti +a dare intelligenza e dottrina a chi non ebbe +l’una e non è capace dell’altra, parendomi già +molto se sono nella ignoranza virtuosi. Di questi +io ne ho trovati parecchi, come il nostro don +Martino, che è certamente un brav’uomo. In alto, +poi, dove i preti leggono e studiano, dove le +anime loro vedono più largo orizzonte, ne ho trovati +di veramente insigni per dottrina e carattere. +Anime buone, ragionando con me, non mi +hanno potuto dire tutto ciò che sentivano dentro; +ma io li ho capiti, e mi è bastato. Più alto +ho visto ancora le ragioni umane, i pregiudizii +storici, pesar troppo sul loro intelletto; ma ho +pur veduto timori e diffidenze contro una società +che nel suo laicizzarsi naturale trascorre +un po’ troppo allegramente a negare, volendo +mettere in ogni ordinamento civile i non ben +digeriti e ancora discordi concetti di una minoranza +scettica al posto di quella fede da cui +la maggioranza del mondo civile tragge ancora<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197">[197]</a></span> +un conforto all’anime e una norma sicura del +vivere. Sentono che si vuol toglier di mezzo il +loro Dio, e combattono; e non sarò io, soldato, +che vorrò condannarli, pur riconoscendo che essi +ricusano per eccesso di difesa ciò che farebbero +egregiamente a concedere. È per esempio un +gran male che essi credano necessario al papa il +poter temporale; mentre questo potere non è +del suo ministero, nè lo è stato mai, e la coscienza +italiana, fin dagli albori della storia moderna, +per bocca di grandi credenti ha protestato +contr’esso. Ma se lo credono tanto necessario, +perchè non lo dichiarano un dogma? Questo +coraggio dovrebbero avere; ma voi vedrete che +non lo avranno mai. Il giorno che facessero ciò, +forse avverrebbe un miracolo, un miracolo che +non immaginano neppur essi, credendone incapace +la fibra italiana.—</p> + +<p>Gisella era stata immobile, silenziosa, a sentire +il suo ragionatore ostinato.</p> + +<p>—Quanto discorrere per una semplice domanda +di donna ignorante;—diss’ella, come le +parve che egli avesse finito.—Rizio, non lo +farò più; crederò ciecamente, in attesa di questo +miracolo.</p> + +<p>—Esso non avverrà,—rispose Maurizio,—e +noi ci atterremo tranquillamente alla fede dei +nostri padri. Iddio comunica con noi; egli troverà +la via di salvezza, mentre illusi ministri +suoi ci vorrebbero condurre alla perdizione, +turbando le nostre coscienze, confondendo ciò<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198">[198]</a></span> +che va dato a Dio con ciò che va dato a Cesare.—</p> + +<p>La contessa Gisella andò altre volte in chiesa, +quantunque don Martino, arciprete di San Giorgio, +non le paresse il più bello tra i ministri di +Dio. Il generale si seccava di quel capriccio, +ritornante ogni domenica; ma non protestava più +tanto forte. Maurizio frattanto raccomandava +prudenza.</p> + +<p>—Vedi?—le diceva.—Egli accuserà poi +mia sorella Albertina di averti stregata, e se la +prenderà con lei.</p> + +<p>—Non andrà fino a quel punto;—rispondeva +Gisella.—Ho ancor io una volontà, e +non intendo di lasciarmi sopraffare dai suoi +capricci. Lo conosci, del resto, come lo conosco +io; egli è spesso di cattivo umore, perchè si +annoia. Pure, le ragioni di non annoiarsi le +avrebbe. Se ciò che egli possiede non è molto, +perchè in gioventù ha molto sciupato, è molto +ciò che possiedo io, e la cura dei nostri interessi +potrebbe bastare ad occuparlo. Ma tutto è noioso +per lui, quello che non è servizio militare. +Perchè lo ha lasciato, il servizio? Gli uomini +della caserma non dovrebbero uscirne mai, dalla +loro caserma. Ah, ecco!—esclamò la contessa, +ravvedendosi tosto, ad un gesto involontario di +Maurizio.—Ora dicevo una sciocchezza. Devo +al suo uscir di caserma il non esser uscita io da +San Giorgio, dove un altro uscito di caserma +mi doveva raggiungere, povero Rizio, tanto caro!<span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199">[199]</a></span> +Ma come è brutto, discorrere di cose volgari! +la volgarità ci guasta le parole e le idee. Restiamo +nelle nuvole, dove ci siamo conosciuti +ed amati. È già triste abbastanza il pensare a +questa grama stagione, che è venuta pur troppo. +Abbiamo così poche occasioni di trovarci +insieme! Scendendo in paese, legandomi un po’ +più con quella cara Albertina, ho almeno la +sorte di vederti più spesso, mio povero Rizio.—</p> + +<p>Rizio lasciava fare, e l’unico suo lavoro alla +Balma era di giustificare timidamente le visite +della contessa al Castèu con la innocente +curiosità delle funzioni di chiesa. Infine, non +si trattava che di uno spasso. Quanti non sono +i fedeli cristiani, che fanno così?</p> + +<p>—Ed è quello che più mi dispiace;—notava +il generale, felicissimo di trovare un’opinione +per via.—Cristiani per cristiani, meglio esser +tali sul serio.—</p> + +<p>Da un’altra parte Gisella diceva a Maurizio:</p> + +<p>—Sono felice, tanto felice di credere come +te, insieme con te. Sai, Rizio, che ho già avuto +una visione?</p> + +<p>—Una visione!—esclamò egli, sorridendo.—Così +presto? Non sarà poi stato un sogno?</p> + +<p>—Non so che cosa significhi la vostra distinzione;—rispose +Gisella.—Sareste incredulo +voi, ora? Il mio sogno è stato bello, se mai. Figuratevi +che mi son ritrovata in un paese nuovo, +un paese orientale, che riconoscevo benissimo, +senza averlo veduto mai. Ero uscita dalla città<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200">[200]</a></span> +per andare verso un bosco d’olivi, a pregare, +sentendo nel mio cuore una gran tenerezza; allorquando, +già presso al colmo di una collina, +nella calda luce del tramonto, mi apparve un +uomo, vestito d’una tunica rossa, con un mantello +azzurro sulle spalle. Un uomo, vi ho detto; +ma io bene sentivo che non era tale. Intorno alla +sua bella testa, incoronata di capelli lunghi e +fini, morbidamente ricadenti in ciocche dorate, +splendeva mite un’aureola vaporosa: la barba +di un bel biondo carico gli scendeva sul petto +bianco di latte; gli occhi azzurri, sereni, guardavano +pietosamente verso di me, dando un senso +di bontà paterna alla bellezza di un angelico +sorriso. Non mi parlò; ma la sua mano si alzava +benedicendo, ed io mi sentii morire di gioia. +Come era dolce quell’atto! come era buono +lo sguardo! e quanto, nell’aspetto, aveva egli +di voi!</p> + +<p>—Ah, ecco,—disse Maurizio,—voi ora guastate +la dolce visione. Non è così che bisogna +immaginare il buon padre, la cui figura è oltre +l’umano. Ma è sempre bello che l’abbiate veduta,—conchiuse,—e +che ne abbiate sentita +la poesia consolatrice.<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201">[201]</a></span>—</p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XIV" id="Capitolo_XIV"></a><span class="chap">Capitolo XIV.</span><br /> +<br /> +Da Ceppo a Carnevale.</h2> + + +<p>Anche il signor di Vaussana andava in chiesa: +credente nell’anima, voleva mostrarsi tale in certi +atti esteriori. Amava all’italiana antica; perciò +volentieri glorificava la bellezza nel recinto +d’un tempio, come avevano fatto l’Alighieri e il +Petrarca, e al pari di quei due immortali sarebbe +stato capace di un amore puramente ideale. +Il destino aveva voluto altrimenti; ma egli +nell’amor suo metteva sempre un senso di adorazione, +in cui si smarriva quel non so che di +pungente e di aspro che l’idea della colpa induce +confusamente nell’amore più intenso.</p> + +<p>Ah, quella colpa, non la espiava egli amaramente +nel difetto della possessione piena ed +intiera della donna adorata? Ma in tanta amarezza +era più dolce qualche volta il pensare che +egli, egli solo, aveva condotta quella divina creatura +alla fede; che l’amor suo, svegliando in +lei un senso più intimo della ragion delle cose, +ne aveva per così dire compiuta la perfezione.<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202">[202]</a></span> +Maurizio sinceramente pensava, non esser senza +la fede creatura perfetta, come non è perfetta +la pianta che non possa vestire i suoi rami di +fiori. La bella pianta della Balma, fiorita in +quella guisa di fede, guadagnava non pure agli +occhi di lui, ma a quelli di tutto il paese, che +vedeva un tal miracolo di bellezza sovrana mescolarsi +nella modesta chiesa di San Giorgio alla +umile turba dei fedeli preganti. Si era creduto da +prima che la contessa Gisella fosse tenuta lontana +dalle pratiche religiose per volontà del +marito, a cui dava noia il fumo delle candele. +Vedendola ogni domenica in chiesa, s’incominciò +a pensar meno male dell’orso della Balma, che +accennava a volersi ammansare; ma più si ammirò +la contessa Albertina, la buona fata del +Castèu, alla quale si attribuiva da tutti il prodigio.</p> + +<p>Così andavano pianamente le cose, come l’acqua +d’un fiume alla foce; e il signor generale, +vedendo di mal occhio quella manìa religiosa +della sua giovane metà, si adattava al fatto +con più filosofia che non avesse mai mostrato +di avere. Così giunsero le feste del Natale, che +furono per Gisella una lieta novità, senza essere +una troppo grave noia per il suo signore e padrone. +Il Natale, dopo tutto, è una solennità dell’anno +che non dispiace a nessuno, checchè si +pensi in materia di fede. C’è l’uso antico della +baldoria domestica, a cui non saprebbe sottrarsi +lo spirito più scettico; e tiepidi credenti e cal<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203">[203]</a></span>di +filosofi, facendosi imprestare dagli eruditi +qualche notizia intorno alle storiche celebrazioni +dell’anno nuovo presso tutti i popoli antichi e +moderni del globo, trovano che in certe occasioni, +specie quando fa molto freddo di fuori, +si sta bene riuniti alla fiammata del ceppo tradizionale. +In questo modo si mettono tutti d’accordo, +nella più varia dissonanza di umori e +d’idee che abbia mai turbata la pace di una +famiglia. Le povere donne credenti sorridono meglio +ai loro uomini, vedendoli così lieti, quasi +contenti di sè medesimi, in quell’ora di domestico +abbandono, e pensano e sperano che il +giorno verrà anche per essi di accostarsi meglio +a Dio. Non è forse vero che tutte le strade conducono +a Roma?</p> + +<p>Il gran camino padronale della Balma non +aveva avuto da molti anni un ceppo così allegro. +Cedendo alle istanze dei Matignon, i signori +del Castèu erano andati a far Natale lassù, e +così pure la notte del Capo d’anno. Per quella +doppia solennità era anche venuto di Francia il +capitano Dutolet. Il buon ragno non aveva parenti, +e si era mostrato molto amabile venendo a +spendere quei pochi giorni di libertà presso il +suo antico capo squadrone. Non aveva per quella +volta che una breve licenza; ma prometteva di +averne una lunga per l’anno prossimo, se niente +fosse venuto a guastare. Veramente, guastare +non era il verbo adatto: ciò che poteva guastare +il disegno di una pacifica gita a San Giorgio<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204">[204]</a></span> +sarebbe stato accolto come un invito a nozze +da lui, soldato francese anzi tutto. Ma di questo +non ne diceva nulla, il buon ragno; aveva +caldo l’amor patrio, ma silenzioso, e con quell’aria +di Guglielmo il Taciturno lasciava credere +di annoiarsi mortalmente per tutt’altra cagione.</p> + +<p>—Prendete moglie, Dutolet;—gli aveva detto +ad un certo punto il generale.</p> + +<p>—Se fossi ricco, perchè no?—aveva risposto +il capitano.</p> + +<p>—Come?—esclamò la contessa Gisella.—C’è +forse bisogno di esser ricchi?</p> + +<p>—Sì, e molto ricchi;—rispose il buon ragno.—Come +si potrebbe altrimenti coprir di +diamanti la donna che si fosse scelta a compagna?—</p> + +<p>Era un gentile pensiero; e la contessa Gisella, +da buona figlia d’Eva, trovò che il capitano +Dutolet ragionava benissimo. Così il buon ragno +cansò quella sequela di argomentazioni che +sogliono scaraventarsi in ogni società di ammogliati +addosso agli scapoli impenitenti. Ma +la contessa Gisella, che era stata assai lieta il +giorno di Natale, non fu egualmente lieta nella +notte del Capo d’anno, quando al brindisi solenne +delle dodici il generale alzò il calice spumante +del generoso liquore della vedova Cliquot, +per bere alla felicità di Maurizio e della sua +moglie futura. Era in uno strano periodo psicologico, +il generale; voleva ad ogni costo com<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205">[205]</a></span>binar +matrimonii. E Maurizio, come aveva risposto +al brindisi? Male, assai male, balbettando +rotte parole, quasi accettando l’augurio.</p> + +<p>—Come fare altrimenti?—disse quel poveretto, +appena ebbe modo di ritrovarsi a quattr’occhi +con lei.—Dovevo io rispondergli che +non gradivo il discorso? Dovevo, con la mia +prontezza a respingere un augurio senza nessuna +importanza, correre il rischio di mettergli +un sospetto nell’anima? Ci pensate voi, anima +mia, a quello che potrebbe succedere, se egli +immaginasse....</p> + +<p>—Non mi dir altro, Maurizio, non mi dir altro!—gridò +ella, fremendo.—Tu hai ragione, +hai ragione, hai sempre ragione. Ma ho sofferto +tanto! Una pugnalata al cuore, in quel momento, +mi sarebbe piaciuta di più. Ah, sento che l’anno +incomincia male, assai male.</p> + +<p>—Superstizioni, non vi pare?—mormorò egli, +sforzandosi di sorridere.</p> + +<p>—Chi sa?—diss’ella, traendo un sospiro.—Non +sono poi le compagne della fede? A me +incominciano a venire con essa. Pensate infine +che io sono una povera donna, con poca istruzione, +con pochissime idee. Quando ne ho una +in testa, il mio piccolo cervello è costretto a +lavorar sempre su quella. Felice voi, Rizio, che +sapete tante cose, voi che guardate più lontano +e comprendete più largamente di me, trovando +il punto giusto dove io mi smarrisco, dove io +non vedo che contraddizioni e paure.<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206">[206]</a></span>—</p> + +<p>Maurizio non meritava la lode di Gisella, e il +punto giusto non lo trovava da un pezzo neppur +lui. La contraddizione, brutta chimera, lo +afferrava alla gola, ed egli si divincolava inutilmente +nella stretta. Se credi al decalogo, perchè +rubi? Se hai tanto squisito il senso della +legge morale da volerne insegnare altrui la eterna +sanzione, perchè inganni il tuo simile? perchè +siedi col tradimento nel cuore alla mensa +di chi fida così ciecamente nella tua probità? +Ma a questi dilemmi, non bene formati ancora, +egli chiudeva gli occhi della mente, quasi cercando +nella sua cecità volontaria una ragione +per non averli a combattere. Amava, e non voleva +affrontare una pugna con la logica inflessibile, +una pugna che sarebbe riuscita a danno +dell’amor suo. Quella logica gli avrebbe comandato +di rinunziare a Gisella; e questo era per lui +l’impossibile. Un miracolo, ci sarebbe voluto, +un miracolo, per levarlo di pena. Ma quale? +Egli non osava neanche dirlo a sè stesso; e vili +pensieri lampeggiavano sinistramente nell’ombra +densa dell’anima sua.</p> + +<p>Felice il generale, che negli ozi del suo castello +aveva da combattere solamente la noia. +Ognuno, si sa, crede la propria malattia più grave +di quella degli altri, ed egli sinceramente si +esagerava i mali di una noia, in onta alla quale +passavano i giorni abbastanza rapidi, tra partite +a biliardo o a picchetto, accessi di malumore +e grasse risate. La volgarità del discorso fa<span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207">[207]</a></span>ceva +anche capolino fra la domestichezza dello +consuetudini. Il signor di Vaussana, di tanto in +tanto, per una ragione o per l’altra, interrompeva +le visite. Quello dei viaggi brevi e frequenti +era un artifizio, ben noto alla contessa, che +non aveva neanche da soffrirne troppo; perchè +Maurizio, il più delle volte, dopo avere annunziato +una gita a Nizza, a Torino, a Genova o +altrove, non si muoveva dal Castèu, dove ella trovava +poi modo di scovarlo. Quei piccoli furti +erano un segreto di più e certamente il meno +grave tra tutti quelli che avessero da custodire. +Frattanto, colle frequenti sparizioni dalla Balma, +il signor Maurizio si confidava di addormentar +meglio il castellano, sviarne l’attenzione, +dissiparne i sospetti, se mai ne fossero nati. +Su quei viaggi frequenti tornava spesso il generale, +e con molta libertà di discorso, anche in +presenza della moglie.</p> + +<p>—Gran fioritura di camelie dev’essere a Montecarlo; +non è vero, Vaussana? E c’è poi sempre +quell’abbondanza di <span class="g">belles-de-nuit</span>?</p> + +<p>—Non sono stato a Montecarlo;—rispondeva +Maurizio, schermendosi come poteva.—Vi +ho pur detto, generale, che ho fatto una punta +fino a Genova.</p> + +<p>—Ritorno offensivo, dunque? E come sono +ora le genovesi? sempre belle? Ai tempi della +Crimea, quando ci sono passato io, erano tutte +d’una bellezza incontrastabile, ma un pochettino +massiccia. Mi dicono che ora ci sia un altro tipo,<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208">[208]</a></span> +alto, flessuoso, con una tendenza spiccata al +biondo, e dei languori orientali nell’occhio. Come +le preferite voi, Vaussana? Fortunato briccone! +godete il mondo, finchè vi dura la gioventù. +Ma non abusate, mi raccomando; è insalubre. +E credete a me, la miglior cosa che +possiate fare, per calmare questa febbre, tanto +pericolosa all’ultimo stadio, è ancora di prender +moglie. Prendete moglie, Maurizio, prendete +moglie.—</p> + +<p>E lo canticchiava anche in musica, il suo ritornello, +prendendo lo spunto da una canzonetta +del Béranger.</p> + +<p>La contessa, di solito, chinava gli occhi sul +suo telaino da ricamo, aspettando che il generale +la finisse con quelle sue libertà di discorso. +Ma il generale prendeva un gusto matto a ribattere +quel chiodo in presenza di lei, e chiudendo +sempre il discorso col suo solito ritornello. +Tanto che un giorno, seccata, la contessa alzò +gli occhi e soggiunse, rivolgendosi a Maurizio:</p> + +<p>—Ma sì, prendete moglie, signor di Vaussana.—</p> + +<p>Maurizio rimase un po’ male, non intendendo +il perchè di quell’altra esortazione. C’era egli +bisogno che Gisella tenesse bordone al generale? +Che cosa ne poteva lui, se quell’altro, abusando +del suo diritto di padrone di casa, gli tornava +sempre sul medesimo tasto?</p> + +<p>—Me la trovino loro;—rispose egli a denti +stretti.<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209">[209]</a></span></p> + +<p>—Oh bravo! e se la troveremo, la prenderete?</p> + +<p>—Scelta da amici come voi, perchè no? avrà +certamente tutte le virtù immaginabili.</p> + +<p>—Ebbene, cercheremo;—disse Gisella.</p> + +<p>—A Nizza, non è vero?—soggiunse il generale.—Mia +moglie ha il desiderio di passare +a Nizza gli ultimi giorni di carnevale; sarà +una eccellente occasione per noi di cercare, e +per voi di giudicare della scelta, senza perdita +di tempo.</p> + +<p>—Si va all’arma bianca!—conchiuse Maurizio, +facendo bocca da ridere.</p> + +<p>Ma in verità aveva voglia di tutt’altro; era +lì lì per uscire de’ gangheri. Anche quel viaggio +a Nizza ci voleva! Gisella ne aveva già accennato +a Maurizio, come di uno svago da procurare +a quell’eterno annoiato del signor generale; +quanto a sè, non ci aveva nessun gusto, +prevedendo la seccatura delle visite molte e +della poca o nessuna libertà che avrebbe avuto +di stare a discorrere col suo povero Rizio. Ma +ci voleva pazienza, e bisognava fare di necessità +virtù. Sì, tutto bene, salvo quell’idea pazza +di cercar moglie a lui, che non voleva saperne.</p> + +<p>Per fortuna, nel soggiorno di tre settimane a +Nizza, non furono che falsi allarmi. Gli avevano +domandato se la preferisse inglese, o americana, +o russa, ed egli aveva risposto di non aver predilezioni +in materia. Intanto, con quell’arte che<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210">[210]</a></span> +le donne sanno tutte, ma che le donne innamorate +conoscono a perfezione, la contessa Gisella +causava ogni occasione di far conoscenze +del suo sesso, oltre le poche necessariamente +portate dalle relazioni mascoline del marito. Si +vedevano mogli di generali, di colonnelli e di capisquadrone, +tra le quali non c’era pericolo che +avesse da scegliere il suo Maurizio, o per lui il +signor generale. E questi, d’altra parte, sempre +attorniato da vecchi <span class="g">troupiers</span>, tutto ingolfato +nelle sue conversazioni d’arte militare, di +caserma o di piazza d’armi, non pensava più +affatto ad ammogliare il signor di Vaussana. Nè +poteva sperare che se ne incaricasse sua moglie, +sempre circondata dal gaio sciame dei giovani +capitani, degli aiutanti di campo e degli uffiziali +d’ordinanza. La galanteria militare si +esercitava intorno alla bellissima generala in +visita, con quella amabile festività, con quella +misura cavalleresca, che è propria dei francesi, +e che è maravigliosamente aiutata da una lingua +facile e snella, di forme ben definite, di frasi +bell’e fatte, tra cui la stessa consuetudine ha +tolta ogni importanza e lasciata tutta la sua +grazia all’iperbole. Maurizio, nondimeno, si seccava +un pochino che tutti fossero <span class="g">bien heureux</span> +come santi in paradiso, o <span class="g">enchantés</span> +come cavalieri nel castello di una fata, quando +erano ammessi alla presenza di quella <span class="g">grande +charmeuse</span>, di quella <span class="g">femme divine</span>, della +contessa Gisella.<span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211">[211]</a></span></p> + +<p>Il guaio era che parlando così avevano tutti +ragione. Ed egli, anche gradito da tutti, trattato +con quella deferenza di cui lo faceva degno il +suo grado e la sua educazione, con quella cortesia +cerimoniosa che era dovuta alla sua qualità +di straniero, si sentiva a disagio, era sempre +sulle spine. Vedeva ogni giorno Gisella, ma troppo +diviso da lei, anche essendo vicino, e soffriva. +Non già del brutto male, intendiamoci; perchè +Maurizio conosceva la divina creatura, ne sentiva +il pensiero costantemente fido, ne vedeva +lampeggiar l’occhio azzurro sparso di faville +d’oro, quando faceva un giro largo per giungere a +lui e dargli il suo istante di felicità. Ma quanta +bellezza ammirata, respirata, assorbita da troppi! +ma quanta musica di parole sparsa a consolazione +di troppi! Gisella era una regina, dovunque +apparisse; amabile ad un modo con ogni +età, con ogni grado, passava in mezzo a quella +gloria di filetti d’oro e di rosso <span class="g">garance</span>, come +una bella dea serena e sorridente, maestosa e +leggera, appagando tutti senza fermarsi a nessuno. +Così debbono esser lieti i fiori di un giardino, +quando passa aleggiando sulle aiuole una +splendida farfalla, sempre in alto e sempre in +moto, avendo l’aria di posarsi su tutti i calici, +dischiusi a lei, odoranti per lei.</p> + +<p>Qualche volta, passando accanto al signor di +Vaussana, la divina creatura gli gittava una di +quella frasi sommesse e brevi, ma calde di passione, +che avevano virtù di rianimarlo, di esal<span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212">[212]</a></span>tarlo, +di fargli toccare i termini della beatitudine.</p> + +<p>—Ah, il nostro San Giorgio! Ancora pochi +giorni, Rizio! Questo carnevale, che morte! Sorridi, +via, grande bambino, che hai così dolce il +sorriso! T’intendo, sai? è così tarda a giungere, +la nostra buona quaresima!<span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213">[213]</a></span>—</p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XV" id="Capitolo_XV"></a><span class="chap">Capitolo XV.</span><br /> +<br /> +Padre Anselmo da Carsoli.</h2> + + +<p>La quaresima ricondusse i nostri viaggiatori +a San Giorgio. Il piccolo paese alpino era tutto +in fermento per una di quelle novità che sogliono +commuovere perfino i grandi, tra il carnevale +e la pasqua. Senza esserne stato avvertito dalle +trombe della fama, San Giorgio possedeva per +quel periodo di penitenze, di digiuni e di esercizi +spirituali, un quaresimalista insigne, un predicatore +coi fiocchi. Come mai un tant’uomo si +fosse persuaso di andare a pescare anime tra +quei monti, in verità non si poteva immaginare; +certamente bisognava conchiudere che per una +volta tanto l’arciprete don Martino avesse avuto +una grazia speciale dai suoi santi protettori. +Fin dalla prima predica il nuovo quaresimalista, +del quale, a vederlo, non si sarebbe dato +un baiocco, aveva sbalordito il suo uditorio; +alla seconda lo aveva incantato. E già si parlava +di lui in tutte le case, come di una gran maraviglia; +se ne discorreva in farmacia, se ne ragionava +al casino di lettura; in ogni luogo, per<span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214">[214]</a></span>fino +nelle osterie, si facevano confronti fra lui +e i predicatori degli anni passati; chi aveva +viaggiato e sentito altri famosi oratori del pergamo, +non dubitava d’asserire che quello era +uomo da batterli tutti.</p> + +<p>Non vecchio nè giovane, con poca barba biondiccia +venata di peli bianchi, più macilento che +magro, alto della persona ma curvo, quasi piegato +in due quando attraversava la grande navata +della chiesa per recarsi dalla sagrestia al +suo pulpito, appariva tutt’altro quando si affacciava +di lassù, alta la fronte, sfavillanti gli occhi, +diritto il corpo come una spada. Era cappuccino; +si chiamava padre Anselmo da Carsoli. +Modesta figura di asceta, vestiva umilmente +una tonaca spelacchiata, su cui non mancavano +le toppe, larghe, lunghe, fatte più vistose +dal colore più carico del panno, con le quali +il vecchio abito si andava via via rinnovando +a pezzi e bocconi. Camminando in istrada, così +curvo delle spalle e sempre a capo basso, non +guardava mai nè di qua nè di là, non vedeva +nessuno, tranne i bambini, quando gliene passavano +daccanto, dandogli una curiosa sbirciata +di sotto in su. Ma anche senza vedere la gente, +il cappuccino ne indovinava il saluto, e lo ricambiava +con un gesto di benedizione, breve +breve, come d’uomo che avesse fretta. Coi bambini, +per altro, si fermava sempre un poco, due +o tre minuti secondi, il tempo di aggiungere +alla benedizione una carezza paterna, accompa<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215">[215]</a></span>gnata +da una crollatina di testa; come se +in quel punto e a quella vista il pover uomo +volesse cacciar dalla mente un doloroso ricordo.</p> + +<p>Il giorno dopo la sua tornata in paese, Gisella +aveva voluto andare al Castèu, per salutare Albertina. +Accompagnata in quell’uffizio di cortesia +dal generale, aveva incontrato sulla piazza +il signor di Vaussana, che usciva allora allora +dalla posta, con le sue lettere e i suoi giornali +tra le mani. Era una piccola fortuna, di quelle +che i piccoli paesi offrono più facilmente alle +persone che si amano, e Maurizio l’aveva afferrata +al volo, accompagnandosi ai signori Matignon: +del resto, non si doveva egli far cammino +insieme? Così, muovendo dalla piazza al +Castèu, avevano veduto innanzi a loro il cappuccino, +che, uscito allora dalla canonica, rasentava +il muro per andare verso una viottola campestre, +dietro la chiesa parrocchiale. Gisella riconobbe +all’abito il predicatore, di cui quella stessa mattina +le avevano già fatto un gran discorrere alla +Balma tutte le sue persone di servizio. Andando +ella innanzi ai due cavalieri, per la ristrettezza +della strada, e passando lesta accanto al cappuccino, +la bella signora non aveva creduto di +potersi dispensare da un piccolo cenno di saluto, +che andasse in pari tempo alla veste religiosa, +all’età rispettabile e all’ingegno acclamato dell’uomo. +Quell’altro aveva risposto con la sua +benedizione frettolosa, chinando la testa anche<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216">[216]</a></span> +più dell’usato; e pochi passi più in là, trovata la +svolta del sentiero campestre, aveva scantonato +prontamente, senza voltarsi neanche con la coda +dell’occhio a guardare.</p> + +<p>—Vedete che sudicioni!—disse il generale +a Maurizio.—Neanche un paio di calze!</p> + +<p>—È la regola, generale.</p> + +<p>—Sarà; ma non è la decenza.</p> + +<p>—Ettore!—mormorò la contessa, volgendo al +marito un’occhiata di rimprovero.</p> + +<p>—Ebbene, che cosa ho detto che non sia il +vero?—replicò il generale.—Se non portano +calze, non vadano almeno in ciabatte!</p> + +<p>—Umiltà;—disse ancora timidamente Maurizio.</p> + +<p>—Ah sì, parlatemi dell’umiltà dei frati!—gridò +il conte Ettore.—<span class="g">Une bonne blague, +celle-là!</span></p> + +<p>Il cappuccino venne ancora in ballo, quando +furono al Castèu, nel salotto della contessa Albertina. +La signorina di Vaussana aveva già sentito +due prediche, e n’era rimasta profondamente +commossa. Era una donna intelligente, leggeva +molto, pensava molto; il suo giudizio era +dunque di gran peso. Il generale, del resto, essendo +uomo di mondo, si arrese facilmente, e +si tenne in corpo le celie che il tema gli chiamava +alle labbra. Non fiatò neppure quando +sua moglie dichiarò di voler seguire quel corso +di prediche, contentandosi di promettere a sè +stesso ch’egli non l’avrebbe imitata, e per quel<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217">[217]</a></span> +primo giorno, in cui il capriccio religioso della +sua metà lo coglieva fuori di casa, non sarebbe +neanche rimasto sulla piazza della chiesa per +aspettar le signore all’uscita.</p> + +<p>Le signore, frattanto, seguitavano ad occuparsi +del frate. Gisella raccontava di averlo veduto +passare, mentre ella saliva verso il Castèu; +ed Albertina soggiungeva qualche notizia intorno +alle passeggiate di lui. Tutte le mattine, +un’ora prima di salire al pulpito, se ne andava +soletto per quel sentiero campestre dietro il +coro della chiesa parrocchiale; s’inerpicava per +la balza vicina, con la sveltezza di un giovinetto, +e giunto lassù, dove il dorso granitico della montagna +faceva un rialzo in forma di rozza colonna, +si riposava una buona mezz’ora, contemplando, +meditando, forse preparandosi nella preghiera +alla predica della giornata.</p> + +<p>—Vedetelo appunto lassù;—diceva Albertina, +conducendo Gisella nel vano della finestra +e indicando la montagna di contro.—Quel masso +che sorge assottigliandosi come una cuspide +di tempio gotico, si chiama la Pietra Aguzza. È +là sotto, il padre Anselmo, seduto in contemplazione. +Ecco, si muove; si è alzato; si dispone a +scendere. Sarà ora anche per noi di andarcene +in chiesa.—</p> + +<p>Gisella sentì quel giorno il predicatore, e s’invogliò +più che mai di ascoltarlo ancora. Erano +veramente prediche maravigliose, quelle del padre +Anselmo da Carsoli. Niente di politica spic<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218">[218]</a></span>ciola, +di quella che si vorrebbe gabellare per politica +grande: niente pei diritti temporali del +Papa, e niente contro la miscredenza del secolo: +a farla breve, nessuno dei luoghi comuni, esercizi +retorici e pistolotti della poco sacra eloquenza +dei sacri oratori del giorno. Ragionava di Dio +con una forma insolita, non strana, semplice, +chiara, elevata, degna di lui, in quella misura +che può esser degno di lui il povero linguaggio +della creatura umana. Toccava spesso e volentieri +della virtù che onora l’uomo accostandolo +al cielo, ed aveva impeti di passione, accenti +nuovi e profondi che penetravano al cuore. Parlava +caldo, serrato, incalzante, a fiotti su fiotti, +come il mare, quando cresce a tempesta; qualche +volta avendone perfino impaccio alla lingua, +che durava fatica a sprigionare la frase. +Ma la frase, quando finalmente usciva formata, +acquistava da quell’impedimento momentaneo +una singolare efficacia, come acqua corrente che +costretta in angusto passo gorgoglia, spumeggia, +rimbalza, uscendo più limpida, più rumorosa, +più viva. Si soffriva un istante con lui, sentendolo +oppresso dalla irruenza del pensiero e +della parola; ma quel soffrire volgeva tosto ad +un senso di piacevole stupore, vedendogli prendere +la rincorsa a quel modo. E pareva allora +che per tenergli dietro dovesse mancare il tempo +a pensare: ma si pensava pur sempre, anche +senza averne coscienza, perchè tutte le sue parole, +così rinvigorite dallo sforzo, restavano im<span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219">[219]</a></span>presse, +e tutti gli argomenti in quelle parole +serrati andavano a fondo.</p> + +<p>Oramai non si parlava più che di lui, a +San Giorgio. Da quarant’anni, dicevano i vecchi, +non si era sentito lassù un oratore di quella +forza. Ed ancora, non potevano i vecchi ingannarsi, +esagerando naturalmente i ricordi della +loro gioventù? Evidentemente, un oratore di +quella forza non doveva esserci stato mai, nè +quaranta, nè cent’anni prima d’allora; altrimenti +se ne sarebbe conservata un po’ meglio la fama, +ne avrebbero parlato le istorie. E l’eco dell’entusiasmo +di San Giorgio si ripercuoteva ogni +giorno alla Balma, con gran noia del signor +generale.</p> + +<p>—E così,—diceva egli alla contessa, vedendola +ritornare sul mezzogiorno a casa,—lo avete +sentito, il grand’uomo?</p> + +<p>—Ma sì,—rispondeva ella,—ed è veramente +grande; lo riconoscono tutti, a San Giorgio, anche +i liberi pensatori.</p> + +<p>—Ah!—sclamò il generale, inarcando le <a name="tn219" id="tn219"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'ciciglia'">ciglia</ins>.—Ci +sono dunque dei liberi pensatori, a +San Giorgio? E che pensano?</p> + +<p>—Quel che vi ho detto, per lo meno;—disse +Gisella.—Fin là ci saranno potuti arrivare.</p> + +<p>—Mi fate venir voglia di sentirlo;—conchiuse +egli, ghignando.</p> + +<p>E saputo che alle prediche di padre Anselmo +assisteva anche il medico condotto, che passava +per una testa forte, per una specie di Cabanis<span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220">[220]</a></span> +ridotto alle proporzioni mandamentali, andò la +mattina seguente anche lui a vedere l’ottava +maraviglia. Non si avventurò nella grande navata, +per altro; si fermò poco lontano da un +uscio laterale, nascosto dietro un pilastro.</p> + +<p>Padre Anselmo, quel giorno, aveva predicato +sulla scienza, sulla vera scienza che eleva lo +spirito fortificandolo, che conduce a Dio, come +la fede, come la speranza, come la carità. Quella +era forse la trattazione più moderna ch’egli avesse +fatta fin allora a San Giorgio. Ordinariamente +il frate parlava di virtù, di pietà, dei doveri +del cristiano, della dolcezza che si prova +nel seguire la legge. Quel giorno, elevato il tono, +parve anche più forte del solito. Ma non così +la pensava il suo novo ascoltatore, che torse +le labbra, annoiato.—Se questo è il pezzo +più forte,—pensava, egli nel ritornarsene alla +Balma,—gran debolezza vuol essere il restante.—</p> + +<p>La sera, in conversazione, si parlò del predicatore; +e il signor di Vaussana domandò al generale +che opinione se ne fosse formata.</p> + +<p>—Non me ne parlate;—rispose egli, facendo +una spallucciata delle solite.—È uno sciocco. +Parole, parole, parole! E neanche armato come +dovrebbe, per sostenere la sua tesi spallata! +Non sa citare che autori di cinquant’anni fa. +Lo avete sentito? Gli è parso di far molto, combattendo +il Lamarck. Ben altri sono oggi gli +atleti con cui dovrebbe provarsi. Vincere il La<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221">[221]</a></span>marck, +bella forza! E poi, che vittoria è la sua? +Nessuno gli risponde, ed egli resta padrone del +campo. Sapete che cosa mi fa ricordare? Quel +predicatore che argomentava contro il protestantesimo.—</p> + +<p>Qui il signor generale ingrossava la voce, per +rifare il discorso del personaggio aneddotico allora +allora evocato:</p> + +<p>—«Venite voi Lutero, voi Calvino e voi Melantone; +venite davanti al mio tribunale di giustizia +ad esporre le vostre perverse dottrine. E +che?... non venite?... Dunque avete torto. Ed +ecco o signori, vittoriosamente combattute le +dottrine degli empi. Non osano presentarsi, arrossiscono, +tremano, si nascondono. Ma contro il +sole della verità non valgono ripari; quel sole li +cerca, li scova, dovunque si nascondano, li abbaglia, +li accieca».—</p> + +<p>E rideva, il signor generale, rideva comodamente +per tre. Gisella taceva; Maurizio si provò +a dire qualche cosa.</p> + +<p>—Certo, questa maniera di combattere la +scienza moderna pare insufficiente anche a me. +Ma il nostro cappuccino, ne converrete, è più +forte di così. Infine, gli evoluzionisti moderni +non hanno fatto che ripigliare l’ipotesi del Lamarck: +combattendo lui, si combattono gli altri. +E poi, lasciamo stare la tesi scientifica: +bisogna sentire il quaresimalista ogni giorno. +È spesso elevatissimo. Qualche volta mi pare che +pigli ad imprestito dai grandi maestri: dal Bos<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222">[222]</a></span>suet, +per esempio, e dal Massillon; ma bisogna +riconoscere che ci mette anche del suo.</p> + +<p>—Sarà il brutto, allora.</p> + +<p>—Non sempre, generale, non sempre. Ci ha +il tenero, di suo, ci ha il semplice, che va all’anima. +Vi confesserò che non è un’aquila; l’aspetto +sarebbe piuttosto d’un barbagianni;—soggiunse +Maurizio, temperando la sua lode con +una celia, che doveva rabbonirgli il suo interlocutore;—ma +gli possiamo render giustizia dicendo +che è un predicatore dei buoni; e se non +giustifica l’entusiasmo dei miei concittadini, +certamente lo spiega.</p> + +<p>Questo giudizio mezzo e mezzo poteva contentare +il generale; ma non era fatto per piacere +a Gisella.</p> + +<p>—Perchè lo trovi brutto? come fai a trovarlo +brutto?—diss’ella a Maurizio, appena ebbe modo +di restar sola un istante con lui.—Sai che +in certi momenti è bello, anzi bellissimo? Sicuro, +di una bellezza morale che gli si diffonde +dall’anima;—soggiunse la cara donna, notando +un senso di pena che contraeva in quel punto +le labbra di Rizio.—Quando egli si scalda nel +suo ragionamento, non hai osservato come gli +scintillano gli occhi? come una vampata di sangue +gli corre per le guance scarne, facendole +parere di rosa? Si direbbe che in quel momento +Dio scende in lui e lo trasfigura. E vuoi credere? +Quando egli si commuove più fortemente, e la +voce gli trema, e le lagrime gli brillano sulle<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223">[223]</a></span> +palpebre, io mi volto verso l’altar maggiore e +guardo il crocifisso, aspettandomi sempre di +vedergli schiodare una mano e stendere il braccio +per benedire quell’uomo, che lo esalta con +tanto fervore, facendolo intender così bene alle +turbe.</p> + +<p>—Via! via!—disse Maurizio.</p> + +<p>—E così, proprio così;—riprese Gisella.—E +non mi hai detto tu un giorno che un brutto +professore, quando parla bene, animandosi un +poco, diventa bello per il suo uditorio?—</p> + +<p>Maurizio incominciava a pensare di aver detto +troppe cose. E scritte, poi! sopra tutto le scritte +gli pesavano sull’anima.</p> + +<p>—Un po’ di misura, bella mia, un po’ di misura!—le +bisbigliò con accento di esortazione +paterna, vedendola più che mai infervorata nella +sua passione religiosa.</p> + +<p>—Misura! misura!—replicava Gisella.—Si +è tanto felici di credere! E si avrà dunque +da credere per metà? Come potete voi raccomandare +una cosa simile?—</p> + +<p>Cinque o sei giorni dopo, il quaresimalista +aveva fatto una predica sulle mogli; con una +grazia, povero frate, con una delicatezza, che +non si sarebbe potuta aspettare da lui. L’abito +suo, veramente, lo doveva far credere più pratico +d’altro santuario che non fosse quello, abbastanza +turbato, della famiglia moderna. Enunciato +il suo tema, aveva fatto un’esposizione +sommaria del dovere, secondo la condizione so<span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224">[224]</a></span>ciale. +Il dovere, questa obbedienza alla legge, +si mostrava, così agevole nella semplicità della +sua dipintura, che non s’intendeva più come +mai si potesse venirci meno. Di quella obbligazione +morale il predicatore aveva indicato l’adempimento +nell’esercizio di tutte le virtù: e +le virtù, così dure a praticarsi, apparivano belle +e facili, perchè governate e promosse da un senso +di rispetto a noi medesimi, che è rispetto alla +creatura di Dio, a questo <span class="g">vas electionis</span> +della sua grazia. Vaso d’elezione non era stato +solamente l’Apostolo. Quello era l’esempio, nella +famiglia cristiana; ognuno poteva seguirlo, +ognuno accostarvisi. Bella cosa esser puri davanti +alla legge umana, non sospettabili nella +presenza del mondo; bellissima esser puri davanti +a noi medesimi, essendo la coscienza il +buon giudice umano che precorre ed annunzia il +gran giudice eterno. In quella guisa che al finire +del giorno l’uomo è tanto più contento di sè +quanto più sente di aver lavorato, così nella +grande giornata dell’esistenza niente vale la contentezza +interiore dell’avere operato il bene; e +niente, dov’essa manchi, può tenerne le veci. +Rispettarsi, sentirsi degno di questo rispetto, è +benefizio singolare per tutti, singolarissimo per +la donna, a cui spesso non basta il pentirsi, +quando abbia fallito, perchè essa nella pubblica +estimazione cade sempre più in basso dell’uomo. +Triste cosa è questa, che i nostri costumi hanno +portata, di non poter riacquistare la grazia degli<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225">[225]</a></span> +uomini, avendo pur riacquistata la grazia di +Dio; ma c’è compenso ancora, nella iniquità del +giudizio, e un privilegio maraviglioso corrisponde +al danno. L’uomo virtuoso, l’uomo che osserva +la legge, si riconosce onesto; della donna virtuosa, +insospettata e insospettabile, si dice comunemente: +è una santa.</p> + +<p>Qui con ardito trapasso veniva a dipingere le +ansietà, i terrori, i rimorsi che accompagnano +la colpa. Quante corde vibravano a quelli strappi +di una mano maestra! No, la colpa, no, mai; +è brutta, la colpa, è malsana; porta con sè, per +primo guaio, il dover arrossire davanti al mondo, +e peggio, davanti a sè medesimi. Per la donna +colpevole, prostrata nella polvere di contro ai +suoi lapidatori, Iddio ha detto: «chiunque di voi +è senza peccato scagli la prima pietra». Quella +pietra, gli uomini non possono scagliarla più; +gli uomini non debbono punir quella donna, degni +di punizione essi medesimi; gli uomini non +debbono disprezzarla, di tante colpe macchiati, +mentre uno spirito puro la compiange. Ma ella +è pur sempre a terra, ed egli solo può rialzarla. +Finchè egli non abbia detto: «va, non peccar +più», non isperi di sollevare la fronte. Da lui +rialzata, redenta da lui, si consoli: ma pensi +che la turba, se non lapida più, giudica ancora; +la turba è sempre là, astiosa ed arcigna, nel +fondo della scena, e i farisei ne governano l’animo, +i farisei, stirpe non morta ancora, che +solo ha mutato di nome. E chieda a Dio<span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226">[226]</a></span> +di soffrire, di soffrir sempre, per espiare il suo +fallo; ringrazî il cielo di una sofferenza, che +quanto è più grande e più lunga, tanto più vale +a deterger le colpe. Nè chieda di soffrir meno +la donna che visse casta e virtuosa; pensi che la +coscienza della propria impeccabilità può facilmente +tramutarsi in orgoglio. Noi spesso non +cerchiamo di vedere; ma Dio vede e sa quanto +sia di peccato in noi, che per soverchio di sicurezza +non facciamo buona guardia alle anime +nostre. Certo, è soffrire orrendo, per una donna, +e può parerle intollerabile, l’obbedienza di tutti +i giorni, di tutte le ore; ma è prova solenne, +argomento di purificazione continua, quel suo +viver legata ad un uomo il più delle volte ruvido, +vano, capriccioso, volgare, che non intende e +non sa quanto ella valga, ma che qualche volta +può essere mutato, migliorato, trasformato da +lei. Che vittoria, allora, e come fa lieto il sofferto +martirio! E poi, che è ciò che aspettiamo +noi dal dovere compiuto? Se la vita è battaglia, +sian terse le spade; nè vi paia fatica di farle +brillare. Più splende quella che è più fine di tempra, +e della fatica durata è gran conforto la +gloria. Esser pure è già un premio; farvi belle +dell’anima a Dio, è conveniente lusinga. Anche +un poeta pagano lo ha detto: «piacciono i casti +pensieri lassù; con casto animo vieni, con +pure mani attingi alla fonte». Sentite la bellezza +della virtù, che consola; e non orgoglio +vi dia, ma nobile alterezza; e vi veneri il mon<span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227">[227]</a></span>do, +non potendovi mordere; e l’ossequio suo non +sia minore di quello dei vostri figliuoli, a cui +giovano le esortazioni, ma più ancora gli esempi.</p> + +<p>Come aveva sofferto Maurizio, quel giorno! +Gli pareva che ad ogni istante il frate dovesse +uscire dalla tesi generale, figurare dei casi, proferire +dei nomi; che ad ogni istante dovesse dare +in qualche sfuriata, da offendere, da turbare, +da commuovere troppo visibilmente qualche povera +ascoltatrice. Ma no, niente; quel diavolo +d’un sant’uomo non era mai stato tanto riguardoso +come allora; non aveva neanche usata la +volgarità di chiamar le cose coi loro brutti nomi, +che è vizio dei quaresimalisti, anche valenti. La +sua orazione era tutta misura e grazia, grazia +e misura, e senza aver fatta la menoma concessione +al gusto mondano. Anche l’argomento del +rispetto di sè, che poteva essere derivato da un +concetto pagano della virtù, come diventava cristiano +nella necessità di fare della creatura un +tempio, un altare, un vaso degno di Dio, e di +educare non pure onestamente ma ancora candidamente +la prole! «Non offendete colla impurità +della lingua l’orecchio innocente del bambino; +bella massima;—diceva il frate,—ma quasi +inutile esortazione in una famiglia civile. Qual +è infatti quella madre così sciocca o malvagia, +che non abbia in mente e non osservi il precetto? +Ma è necessario altresì che del fanciullo non si +offenda la vista con la scena di un viver domestico +poco lodevole, brutta scena che spesso è<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228">[228]</a></span> +commedia corruttrice, e qualche volta si muta +in orribil tragedia. E poi, che giova nascondere +molto e con ogni cura al fanciullo, se egli, passando +sua madre per via, vede a lei rivolto insieme +col saluto il sogghigno, e dietro a lei ode +gittata la parola di spregio? Ah, meglio allora, +mille volte meglio non aver bambini! Ma pensate +allora, pensate essere ancora una grazia la sterilità, +per la misera donna che ha dimenticata +la legge divina, la legge umana e sè stessa».</p> + +<p>Neanche qui il frate foggiava casi particolari; +non usciva neppur qui dalla tesi generale. Ma +era pericolosa, la tesi; e Maurizio fremeva, pensando +esser là tra gli ascoltanti qualche misera +donna, la quale, ritornando a casa, non avrebbe +trovato bambini ad attendere la sua carezza +materna. Fremeva, mentre tutti gli ascoltanti +pendevano dalle labbra del monaco, e gli pareva +che ogni sguardo momentaneamente sviato di +quella moltitudine attenta, girando per caso dalla +parte sua, fosse diretto a lui, proprio a lui, +come una interrogazione, come un rimprovero. +Intollerabile supplizio! E non osò, per tutto il +tempo che durò quella predica, volger neanche +la faccia da un certo lato della chiesa. Poi, +a mala pena ebbe fine il supplizio, scappò fuori +senza guardarsi dattorno, tagliò la piazza per la +linea più breve, andando verso il Castèu, senza +aspettare la solita occasione di salutare Gisella, +che usciva sempre in compagnia di Albertina.</p> + +<p>Quella sera, non bene rinfrancato, ma desi<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229">[229]</a></span>deroso +di non far novità, si avviò alla Balma. +Trovò il generale solo nel vestibolo, occupato a +dare una scorsa ai giornali.</p> + +<p>—Ma sapete,—gli gridò questi <span class="g">ex abrupto</span>, +levandosi gli occhiali e deponendo sulla tavola +il foglio che aveva tra mani,—ma sapete +che il vostro predicatore è un fiero campione!</p> + +<p>—C’eravate?—disse Maurizio, rabbrividendo.</p> + +<p>—No; per sentirlo m’è bastata una volta. Ma +quasi quasi mi riconcilio con lui. Ha parlato +del dovere in un modo che mi va. Queste vi +parranno contradizioni;—soggiunse il generale, +ridendo.—Ma anche senza andarsi ad +affumicare là dentro, si può sapere che cosa +c’è stato detto. Gisella mi ha recitata tutta la +predica. A sentirla, si sarebbe creduto che la +sapesse a memoria.—</p> + +<p>Com’era andata? Al signor di Vaussana parve +quella una follìa, una grande follìa. Ed era certamente +tale, e la contessa, commettendola, aveva +obbedito ad uno di quegli impulsi ciechi, +contro i quali non è forza di volontà, nè lume di +ragione che tenga. Scossa, turbata al pari di +lui, se non forse di più, Gisella aveva ritrovato +a mala pena quel tanto di forza che l’aiutasse +a ritornare a casa, con aspetto di persona tranquilla. +Per altro, a mezzo il viale dei tigli, aveva +dovuto sedersi, non potendone più. Come le era +venuto fatto di trascinarsi fin là? Il suo cuore +batteva, batteva con una violenza da far temere<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230">[230]</a></span> +che volesse ad ogni tratto spezzarsi; tanto che +gliene veniva un senso di dolciume smaccato e +nauseabondo alla gola. In uno sforzo supremo +era riuscita a padroneggiarsi. Aveva pensato che +fosse quella una crisi per l’anima sua; se felice +poi o disgraziata, non voleva cercare. Dio lo +vuole, aveva gridato a sè stessa, come i primi +crociati di Cristo; e una gran forza era succeduta +a quel momento d’angoscia indicibile. Alzatasi +di scatto dal sedile di pietra, aveva fatto +in pochi minuti il restante della salita, trovando +sulla spianata del cancello il marito che +passeggiava aspettandola; e davanti a lui aveva +voluto fare la brava. Egli stesso la metteva al +punto, chiedendogli col suo piglio beffardo quali +altre scioccherie avesse spacciate quel giorno +il grand’uomo. Scioccherie? C’era ben altro; un +trattato di alta morale; ne giudicasse lui, che +rideva. E lì, l’uno dopo l’altro, aveva snocciolati +tutti gli argomenti, provando un gusto +aspro, mettendo una cura ostinata, feroce, un +vero accanimento, a tormentarsi l’anima riferendo +tutto il discorso, perfino con le stesse +parole del frate. Il generale aveva continuato a +ridere per due o tre minuti; effetto di mare +lungo, che non ha avuto ancor tempo di quetarsi; +poi si era fatto serio, a grado a grado prestando +maggiore attenzione; e si vedeva che gli argomenti +gli andavano, e non meno le frasi ond’erano +rivestiti, perchè li accompagnava con +cenni del capo e con ringhî in cadenza. Egli<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231">[231]</a></span> +doveva egualmente ammirare la relatrice, trovando +ch’ella possedeva un bel tesoro di memoria, +un tesoro del quale egli non si era mai avveduto. +E neppure lei sapeva come ciò le accadesse. +Le parole del frate le erano certamente +caduta sul cervello, come gocce di piombo liquefatto, +facendovi impronta e presa ad un +tempo.</p> + +<p>Ma quello sforzo l’aveva anche esaurita. A +pranzo niente le andava; si era contentata di +assaggiare; e finito il pranzo aveva trovato un +pretesto per ritirarsi nelle sue camere, non aspettando +Maurizio alla solita ora delle visite serali. +Cosa da nulla, diceva il generale al signor di +Vaussana, poi che questi ebbe domandato della +contessa, e manifestato il suo vivo rammarico di +saperla indisposta.</p> + +<p>—I soliti incomoducci, che fanno comodo così +grande alle signore donne;—soggiungeva il +generale;—nervi, fumi, vapori, isterismi ed +altri cataclismi da ridere. Del resto, un po’ di +riposo le farà bene. Quel prodigio di mnemonica, +a buon conto, non sarà mica stato senza consumo +di materia cerebrale. Siamo macchine, mio +caro.—</p> + +<p>Così ragionava; ed era contento di sè, il castellano +della Balma. In fin de’ conti, quella +poteva contarsi come una buona giornata per +l’autorità del marito, se anche gli era stata +procacciata da una sequela di ribellioni all’autorità +del filosofo. Buona giornata, davvero, e ne<span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232">[232]</a></span> +prometteva delle altre. Lo sentiva egli, questo? +si dava ragione della sua contentezza? Forse +no, anzi, diciamo pure senza il forse, ed ammettiamo +che in lui operasse una specie d’istinto. +Del resto, egli poteva esser contento di aver +sentito parlare come piaceva a lui. Per una volta +tanto quei <span class="g">blagueurs</span> di preti erano buoni +a qualche cosa.</p> + +<p>Quella sera Maurizio fece una mezza dozzina +di partite a carambolo, perdendole tutte, e la +testa per giunta. Ma un vincitore a carambolo, +facendo le sue lunghe serie di colpi, non ha +tempo nè modo di guardare dove il suo avversario +abbia la testa. Così la sera passò, triste +conclusione di una triste giornata. Le giornate, +poi, si seguono e non si rassomigliano. La mattina +seguente capitò Gisella al Castèu. Veniva +in apparenza a prender l’amica, per andare con +lei alla predica. Nel fatto, voleva combinare in +casa il signor di Vaussana, per domandargli un +libro in imprestito; un esemplare del nuovo Testamento, +niente di meno. Desiderava di leggere +l’evangelio di san Giovanni e le epistole di +san Paolo; due autori che il quaresimalista citava +spesso e volentieri. Nella libreria della Balma +il nuovo Testamento non c’era, e per una +buona ragione: per la stessa ragione non c’era +neanche il vecchio. Ma oramai non sarebbe più +stato così: Maurizio offriva l’uno e l’altro, non +già come imprestito, ma come presente, come +omaggio alla contessa Gisella. Regalava la tra<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233">[233]</a></span>duzione +del Martini, approvata da Roma: quanto +a lui, possedeva la versione latina di san Geronimo, +ed anche in un altro esemplare la versione +italiana del Diodati, non approvata, ma +ad ogni incontro, ad ogni bisogno, egualmente +opportuna. L’ortodossìa di Maurizio non badava +a certe piccolezze.</p> + +<p>Gisella tremò, vedendolo comparire in salotto, +e una fiamma le corse alle guance. Ma subito +si ricompose, e gli espresse il suo desiderio, +avendone quell’esito che fu dianzi accennato. +D’altro non fu possibile parlare, essendo presente +Albertina.</p> + +<p>—Ed ora vi sentite meglio, non è vero?—si +restrinse a domandarle Maurizio.</p> + +<p>—Sì, molto meglio,—rispose Gisella.—Non +è stato che un male passeggero.... qui;—soggiunse +ella, indicando il cuore.</p> + +<p>—Con quei colori?—gridò egli, inarcando +le ciglia, e dissimulando nell’atto di maraviglia +un vivo senso di pena.</p> + +<p>—Con questi colori, pur troppo;—replicò +sorridendo Gisella.—È stata anche la malattia +di mia madre. Ma non esageriamo la cosa;—riprese +tosto la bella signora;—altrimenti +meriterò i rimproveri del generale, a cui +queste bambinerie non piacciono. Affrettiamoci +piuttosto ad andare in chiesa; dovrebbe esser +quasi l’ora. Di che parlerà oggi il padre Anselmo?</p> + +<p>—Dell’amor divino;—rispose Albertina, a<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234">[234]</a></span> +cui la domanda era rivolta.—Non hai sentito, +quando l’annunziava?</p> + +<p>—No, mi ero forse distratta.... pensando a +tutte l’altre belle cose che aveva finito di dire.—</p> + +<p>La predica dell’amor divino fu un inno in prosa, +e frammezzato di versi. Quel diavolo d’un +frate ci aveva quel giorno tutti testi profani. +Citava Girolamo Benivieni, che sull’amor divino +aveva dettato armoniose e calde terzine; citava +Lucrezia Tornabuoni, e le sue affettuose laude +spirituali; citava messer Agnolo Poliziano, autore +anch’egli (pare impossibile) di poesie religiose; +citava perfino Lorenzo de’ Medici, e le +sue amorose rime sulla ricerca di Dio.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="ni0">Allor vedrò, o Signor dolce e bello,<br /></span> +<span class="i0">Che questo bene e quel non mi contenta:<br /></span> +<span class="i0">Ma levando dal bene e questo e quello,<br /></span> +<span class="i0">Quel ben che resta il dolce Dio diventa:<br /></span> +<span class="i0">Questa vera dolcezza e sola senta<br /></span> +<span class="i0">Chi cerca il ben: questo non manca mai.<br /></span> +</div></div> + +<p>Quella mattina, sulla piazza della chiesa, non +mancò più Maurizio, ad aspettar le signore.</p> + +<p>—Non è vero che è stato bello?—gli chiese +Gisella, nella breve conversazione di commiato.</p> + +<p>—Sì, bello;—rispose Maurizio.</p> + +<p>E non potè dirle altro, tanto soffriva. Ah, +quel bene terreno che non contenta più l’anima! +quel bene terreno da cui si può levar tante parti, +e il resto si trasforma in amore di Dio!</p> + +<p>Quella sera, andò ancora alla Balma, sapendo<span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235">[235]</a></span> +già di non averne alcun bene. Pure, il caso gli +fu più umano del solito, facendolo restare abbastanza +lungamente solo con lei.</p> + +<p>—Non andrete più al Martinetto?—le disse, +dopo alcuni istanti di silenzio, che gli erano parsi +secoli.—C’è il piccolo Vittorio ammalato.</p> + +<p>—Oh, poverino! Sicuramente ci andrò;—rispose +Gisella, che a tutta prima era rimasta +confusa.</p> + +<p>Ed egli la precedette il mattino seguente lassù; +o credette di precederla. Ma la contessa non +si lasciò vedere al Martinetto, nè prima nè dopo +la predica. Triste cosa, su cui egli non osò +farle la più piccola osservazione. Pure, le giornate +erano belle, ancora un po’ fresche, ma serene +e luminose; e i cardellini dell’Aiga, salutando +Maurizio, avevano l’aria di dirgli: i vostri +nocciuoli sono stati i primi tra tutti gli +alberi della montagna a riprender le foglie; +come va che non ci si rivede ancora? sareste +mutati voi, da quelli di prima?—</p> + +<p>Gisella andò a vedere il figliuoletto di Biancolina, +ma dopo aver pranzato, senza pericolo +d’imbattersi nel signor di Vaussana. Maurizio la +vide ritornare alla Balma, mezz’ora dopo ch’egli +era giunto lassù. Rimase male, vedendo che +Gisella aveva cercato di evitare la sua compagnia. +Ma la signora non potè egualmente evitare +l’occasione di un breve colloquio con lui, +mentre il generale era andato più oltre lungo il +viale a ragionar col fattore.<span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236">[236]</a></span></p> + +<p>—Perchè?...—le disse.—Perchè mi sfuggite?—</p> + +<p>Maurizio aveva l’aria d’un moribondo, parlando +in quel modo.</p> + +<p>—Perchè....—mormorò ella, non resistendo +a quell’accento di angoscia suprema.—Amico +mio, non mi parlate così! Se sapeste come mi +levate il coraggio!... Siamo nell’errore, Maurizio; +ho paura.</p> + +<p>—Paura!—esclamò egli.—Di che?</p> + +<p>—Siamo colpevoli.</p> + +<p>—Colpa.... d’amore....</p> + +<p>—È colpa, e basta. Io mi faccio orrore, e +qui dentro mi domando spesso: che cosa penserà +Maurizio di me, se anch’egli usa scendere nel +segreto dell’anima sua, e vede l’abisso in cui +siamo caduti? Ah, meglio laggiù,—gridò ella +rabbrividendo—meglio laggiù in quell’altro +abisso, nel vortice dell’acque, quando io non +credevo di far tanto male; e tu già lo sapevi, già +n’eri <a name="tn236" id="tn236"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'pesuaso'">persuaso</ins>, perchè hai tardato un istante a +rispondermi!<span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237">[237]</a></span>—</p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XVI" id="Capitolo_XVI"></a><span class="chap">Capitolo XVI.</span><br /> +<br /> +Cuori infermi.</h2> + + +<p>Così finiva la quaresima, vedendo Maurizio la +contessa Gisella ogni mattina alla sfuggita +quando si usciva di chiesa, ogni sera più lungamente +quando egli andava alla Balma; non +più altrimenti, come avrebbe potuto sperare dal +ritorno alla buona stagione, da lui con tanto +ardore invocata. E parlava di cose vane con lei, +quando c’erano altri in conversazione; e non parlava +più affatto quando restavano soli. Quei +due poveri cuori sembravano divenuti l’uno all’altro +stranieri; tra quelle due coscienze, già +così intimamente unite, si era fatto un gran +vuoto. Egli oramai era in uno stato da far compassione; +reggeva l’anima co’ denti; avrebbe voluto +non essere: intanto, per capriccio di sorte o +crudeltà di destino, doveva sorridere, sorrider +sempre, piegandosi a tutte le fantasie d’un vecchio +fanciullo, che mostrava di non saper stare +un minuto senza la compagnia del suo migliore +amico. Sospello di qua, Vaussana di là, e Maurizio +da pertutto; non c’era che lui.<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238">[238]</a></span></p> + +<p>L’avvicinarsi della pasqua avrebbe dovuto portare +qualche obbligo particolare per quel saldo +credente. Ma quel saldo credente non era uno +stretto osservante: andava in chiesa; e levato di +lì, praticava poco, sicuramente credendo che il +credere bastasse. Del resto, c’era la politica di +mezzo; ed egli, non volendo inchinarsi a certe +pretensioni <span class="g">de hoc mundo</span>, non aveva neanche +scrupoli di coscienza. «Quando avranno disarmato +verso l’Italia una, mi accosterò anch’io +un po’ meglio», diceva egli qualche volta a sua +sorella Albertina.</p> + +<p>Uno di quei giorni, veduto che sua sorella +usciva prima dell’ora, tutta vestita di nero e col +velo di pizzo ugualmente nero in testa, scambio +del solito cappellino, le domandò brevemente:</p> + +<p>—Precetto pasquale?</p> + +<p>—Sì,—rispose Albertina,—da una settimana +è incominciato il tempo utile.—</p> + +<p>Un’idea passò per la mente di Maurizio; e +per averne l’intero, mezz’ora dopo che sua sorella +era uscita, andò in chiesa anche lui. Giunse a +tempo per vedere il cappuccino uscire dal confessionario, +donde aveva ascoltate ed assolte parecchie +penitenti. Rivolti gli occhi all’altar maggiore, +riconobbe sua sorella inginocchiata alla +balaustrata di marmo, e accanto a lei la contessa +Gisella, anch’essa tutta vestita di nero. +Ah, dunque ella pure si era confessata dal frate; +ella pure si accostava alla mensa eucaristica;<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239">[239]</a></span> +ella pure, perdonata, monda di colpe, contenta? +E fu triste senza fine; per quel giorno mutò +perfino il posto alla predica; finita questa, se +ne andò verso casa, senza aspettare le signore +al varco del piazzale. Di questo, poi, non erano +neanche da farsi le maraviglie: oramai erano +più le volte che il signor Maurizio faceva così, +che non quelle in cui si tratteneva a riverire +Gisella, a barattare con lei le poche frasi di +commiato.</p> + +<p>—Confessa bene?—domandò egli di punto +in bianco a sua sorella, quando furono a tavola.</p> + +<p>—Come predica;—rispose Albertina.—È +un dotto, ed è un santo,—</p> + +<p>Maurizio non disse più altro. Quella sera gli +mancò il coraggio di salire alla Balma. Sentiva +bene che un gran rivale gli era stato suscitato; +ma da chi? non forse da lui? e perchè +darne colpa o merito ad altri? Egli, egli solo, +aveva introdotto il gran nemico in casa. Che +dolore, e che orrore! Egli amava più che mai +quella donna; e quella donna era di Dio.</p> + +<p>Andò alla Balma il giorno dopo, di mala voglia, +soffrendo in ogni parte dell’esser suo, nè +ben sapendo di che. Trovò la contessa al suo +telaio di ricamo, pallida, cerea nel volto, ma +calma. Il generale era di cattivo umore, e misurava +a gran passi, in diagonale, gli ottanta +e cento metri quadrati del vestibolo. Incominciava +a temere gli effetti della vita sedentaria; +voleva fare del moto: e per farlo, e per istizzirsi<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240">[240]</a></span> +di non poterne fare abbastanza, sceglieva le ore +che Gisella dedicava al riposo. A mala pena +ebbe veduto comparire Maurizio, il passeggiatore +si fermò, prendendo un’aria severa.</p> + +<p>—Non vi abbiamo veduto, iersera; diss’egli, +con accento di rimprovero.—E sareste +stato così utile, per darci una mano! Si è dovuto +mandare pel medico, capite? pel medico; +e l’abbiamo avuto qui tutta la sera.—</p> + +<p>Maurizio non ci vedeva già più.</p> + +<p>—Ah!—gridò egli, prima che quell’altro +finisse la sua invettiva.—Che è stato? Io non +sapevo.... Se avessi immaginato....—</p> + +<p>E si volgeva così dicendo a Gisella, di cui +poc’anzi aveva notato il pallore. Ma per allora +non discerneva più nulla, tanto era turbato; +l’immagine della donna adorata gli veniva agli +occhi confusa, come i pensieri alla mente, come +le parole alle labbra.</p> + +<p>—Cose di poco, signor Maurizio;—rispose +ella placidamente.—Mal di stagione, e non +valeva neanche la pena di parlarne. Non istò +forse bene, ora?—soggiunse, volgendosi a suo +marito, che aveva fatto un gesto di stizza.</p> + +<p>—Che stagione mi andate voi stagionando?—gridò +il generale.—Ma sì, dite bene,—ripigliò, +mutando proposito,—è la stagione.... +ecclesiastica; è la vostra quaresima, che il diavolo +se la porti. Capirete, Maurizio; tutti i giorni +in chiesa! Il fumo delle candele doveva bene +un giorno o l’altro portare i suoi effetti dele<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241">[241]</a></span>terii. +Ieri, poi, per compir l’opera, la nostra +signora è stata fino al tocco senza prender niente; +nè bevanda nè cibo.</p> + +<p>—Quante volte non sono stata così!—rispose +Gisella, sorridendo.</p> + +<p>—Ma ieri non potevate. E non va bene restar +tanto a stomaco digiuno; segnatamente voi +altre donne, che mangiate come gli uccellini, e +avete bisogno di nutrirvi più spesso. Questo ve +lo ha detto anche il medico. Ma ieri, Dio ci +abbia in grazia, bisognava far la pasqua, bisognava +prendere la comunione.... Credo che sia +la prima, dopo quindici anni;—osservò il generale, +ghignando.</p> + +<p>—Ettore! Voi dite i miei peccati.</p> + +<p>—Ed anche quella era stata di troppo;—continuò +il generale, senza badare alla interruzione.—Venite, +Maurizio, facciamo due passi +all’aperto. Il medico ha dato un buon consiglio +anche a me. Non faccio moto abbastanza, e ci +buscherò una congestione di sangue. Sarà necessario +che io ripigli l’uso di montare a cavallo. +Le strade qui non sono molto adatte; ma +bisognerà contentarsi. Cavalcate, voi?</p> + +<p>—Male;—rispose Maurizio.</p> + +<p>—Ah, sì, scusate, dimenticavo che siete un marinaio. +Ci vorrebbe un cavallo marino, per voi.—</p> + +<p>E trascinava Maurizio con sè, lontano dalla +casa, volendo rifarsi della noia di quella giornata. +Ma col discorso ritornava spesso a sua +moglie.<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242">[242]</a></span></p> + +<p>—Credo che quel monaco l’abbia stregata;—diceva. +Dal giorno che ha cominciato a +seguire quel maledetto quaresimale, Gisella non +ha più pace. Perfino di notte, vedete, ella sogna +del monaco. Almeno, io penso che sia così. Prima +d’ora, dormiva i suoi sonni tranquilli, come +una bambina; ed ora è in agitazione continua; +di tanto in tanto, svegliandomi, sento che si +lagna come una persona malata. Scendo da letto, +vado a vedere che cos’ha, le domando se si sente +male: non risponde; è addormentata, ma d’un +sonno cattivo, come quando s’è fatta una cattiva +digestione. Ha l’affanno, l’oppressione, una specie +d’incubo che la fa rammaricare, gemere, uscire +in frasi rotte, incomprensibili. Capirete, amico +mio, che tutto ciò è molto grave. Quando si +parla dormendo, è segno che il cervello lavora; +e lavora male, il cervello, quando non è la +sua ora, quando egli ha bisogno di rifarsi della +fatica del giorno.—</p> + +<p>Maurizio fremette, pensando alle frasi rotte, +alle frasi incomprensibili, che ben potevano una +volta o l’altra riuscir frasi formate, ed esser comprese. +Non temeva per sè; questo era l’ultimo +de’ suoi pensieri. Ma non voleva perder Gisella; +lo atterriva l’idea d’esser cagione d’una sventura +per lei. Povera bella! ed era ammalata; +un guasto era avvenuto in quell’essere così perfetto. +Ma come grave? a che punto poteva giungere? +come si poteva rimediarci? Anzitutto, che +cosa aveva osservato il medico? che cosa aveva<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243">[243]</a></span> +detto a quel marito? se aveva detto qualche +cosa, che fede meritava?</p> + +<p>Il medico di San Giorgio era un uomo di +mezza età; non faceva lunghi discorsi, nello impostare +la diagnosi; anzi annaspava un pochino, +accennando i sintomi, i segni osservati; tanto +che non pareva avere una cognizione ben chiara +del male, e contentava poco i suoi ascoltatori. +Ma egli non annaspava poi nella pratica; correva +ai rimedii, alle ordinazioni, alle operazioni, +con una prontezza mirabile, che dinotava altrettanta +sicurezza di giudizio. Apparteneva alla +scuola vecchia: buona cosa, il più delle volte, +perchè la scuola vecchia è tutta esperienza accumulata +intorno ad un metodo riconosciuto; +non ha tante parole dottamente aggrovigliate, +non ha tanti sistemi frettolosamente fabbricati. +Ma questo ci avviene, quando cade inferma una +persona a noi cara: se il medico è della scuola +vecchia, temiamo sempre che non ne sappia abbastanza; +e tanto più lo temiamo oggidì, che +il giornalismo ci confonde più facilmente con +cento notizie di scoperte, di globuli, di piastrelle, +di microbii, di micrococchi, d’iniezioni +ipodermiche, di trasfusioni, di sterilizzazioni, di +attenuazioni, di tentativi audaci, di processi rigeneratori, +di cure portentose, facendoci credere +che un nuovo mondo sia stato scoperto ieri, +e un altro debba essere scoperto domani. Se +poi il medico è d’una scuola moderna (ci sono infatti +tante scuole quanti sono gli sperimentatori<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244">[244]</a></span> +nuovi, i nuovi cercatori della verità scientifica) +temiamo che la sua scuola non sia la buona, +che voglia veder troppo, che si fidi troppo ad +un sistema non ancora provato, ad un rimedio +non ancora abbastanza sperimentato, che prenda +un dirizzone scambio d’un indirizzo ragionevole, +e vada e conduca noi fuori di strada.</p> + +<p>Maurizio non ebbe pace fino a tanto non gli +venne fatto di abboccarsi col medico, per sentire +da lui che cosa fosse il malore ond’era minacciata +la contessa Gisella. Ma doveva egli entrar +subito in argomento? Un po’ di confidenza ci +voleva, e Maurizio pensò di non averla ancora +meritata. Egli lo aveva sempre un po’ trascurato, +quel brav’uomo, che esercitava l’arte sua con +molta coscienza, e che era degno dell’amicizia +di tutte le persone per bene. Incominciò dunque +col fargli la corte, fermandolo per via, accompagnandosi +con lui, chiedendogli notizie dei +suoi ammalati, informandosi delle malattie dominanti +e del metodo di cura tenuto da lui. +Biancolina e il piccolo Vittorio furono anche +buoni gradini per risalire bel bello alla contessa +Matignon, a quella graziosa e cara provvidenza +di tutti i poveri, di tutti i sofferenti del vicinato.</p> + +<p>Anche lei, povera provvidenza, sì certo, aveva +bisogno di cura. E il signor di Vaussana, accennando +quelle piccole indisposizioni delle +quali era stato testimone, aveva ad arte aggravate +le cose, nella speranza, quasi nella certezza<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245">[245]</a></span> +di sentirsi rassicurare dal medico. Ma quell’altro +non aveva corrisposto alla sua aspettazione; batteva +le labbra, aveva l’aria di dargli ragione, +gliene dava sicuramente più ch’egli non mostrasse +di volerne avere. E allora Maurizio a +turbarsi davvero, a fremere di spavento, a tempestar +di domande.</p> + +<p>Ma, che dire? Non bisognava confidar troppo, +nè sgomentarsi prima del tempo. Il medico, dopo +tutto, aveva osservato lì per lì, badando alle +necessità del momento. Sì, certo, c’era qualche +cosa al cuore. Vizio cardiaco, dunque? Si poteva +temerlo. Di mal di cuore era morta anche +la vecchia contessa Matignon, la madre di Gisella, +e questo per l’appunto gli dava da pensare; +forse per questo egli si era così prontamente +fissato sul sospetto del vizio cardiaco. Aveva notato +irregolarità di polso, asistolìe, acinesìe; +in altri termini, ritardati movimenti di sistole, +troppo lunghi intervalli nel doppio movimento +di diastole e di sistole, dilatazione e restringimento +alterno del cuore. Ed anche accennava a +troppa frequenza di respiro, a qualche piccolo +rantolo alla base dei polmoni, indizio di stasi, +ossia ristagno del sangue.</p> + +<p>Erano sintomi poco piacevoli, sicuramente: +ma potevano esser passeggieri. Il medico non +voleva pronunziarsi troppo presto, nè troppo +risolutamente. Ma aveva incominciato, doveva +anche finire, per contentare la curiosità incalzante +del signor di Vaussana, la cui amichevole<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246">[246]</a></span> +sollecitudine per i signori della Balma meritava +benissimo una esposizione sincera. Non +prendesse il signor di Vaussana per vangelo tutto +ciò ch’egli diceva; ammettesse ancora la possibilità +di un errore; ma per lui il vizio cardiaco +ci doveva essere, e valvolare. In altre parole, +e più chiare, il medico di San Giorgio credeva di +aver notata una insufficienza della valvola bicuspidale +dell’ostio auricolo ventricolare sinistro.</p> + +<p>—Che nomi!—aveva esclamato Maurizio, +sforzandosi di sorridere, mentre il cuore gli tremava +e un sudor freddo gli gemeva dalle tempia.</p> + +<p>—Che ci volete fare?—disse di rimando +il dottore.—Il nostro linguaggio è complesso e +avviluppato, come la nostra povera macchina. +Si tratta infine della valvola che separa il ventricolo +sinistro del cuore dalla corrispondente +orecchietta.</p> + +<p>—Capisco, capisco, rispose Maurizio.—E +quali le conseguenze?...</p> + +<p>—Ci vengo. Premettiamo che l’orecchietta sinistra, +con le sue contrazioni, ha per ufficio di +spingere il sangue nel ventricolo sinistro. La +valvola si apre allora, abbassandosi; e allora il +ventricolo, ripieno del sangue che l’orecchietta +gli ha mandato, si contrae a sua volta per ispingerlo +nell’aorta. Ci siete? Orbene, se la valvola +è insufficiente, che cosa avverrà? che il sangue, +alla contrazione del ventricolo, non andrà tutto +verso l’aorta, ma in parte rifluirà verso l’orecchietta; +e questa a sua volta, ingombrata da<span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247">[247]</a></span> +questo ritorno, non potrà accogliere tutto il sangue +che contemporaneamente le verrà trasmesso +dalle vene polmonari. Quindi ristagno nei +polmoni, ristagno che sarà risentito dalla parte +destra del cuore, che non potrà scaricare nei +polmoni tutto il sangue venoso.</p> + +<p>—E tutto ciò,—disse Maurizio,—è molto +pericoloso?</p> + +<p>—Sì e no;—rispose il medico.—Durante +la gioventù e l’età verde, la natura trova qualche +compenso sulla dilatazione del ventricolo destro +e della orecchietta corrispondente. Più tardi, +venendo un po’ meno la forza di resistenza, +o per indebolimento da qualsivoglia causa prodotto, +o per indurimento di vasi, a cagione dell’età, +il disequilibrio cardiaco è maggiormente +sentito. Allora i moti disordinati, le fatiche protratte, +le passioni, specie se afflittive, avendo +grande influenza sul cuore, possono facilmente +esser cagione di lipotimìe, o deliquii che vogliamo +dire, di sincopi, di morte improvvisa.</p> + +<p>—Mi fate fremere;—disse Maurizio.</p> + +<p>—Parlo dell’età inoltrata, s’intende;—ripigliò +il medico.—Qui non siamo nel caso.</p> + +<p>—Ma ad ogni modo, <span class="g">principiis obsta</span>, +non è vero? E quale è la vostra cura?</p> + +<p>—Quella che ho incominciata: è la solita; +non c’è novità, in questa materia; infusione di +digitale, pillole di sparteina, gocce di strofanto, +tutte sostanze vegetali, tutti rimedii cardiaci, +rallentatori, riordinatori delle funzioni del cuore.<span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248">[248]</a></span> +E poi decotto di china; è un corroborante. Vedete, +signor conte; abbiamo ancora delle armi +per difenderci. Ed anche la gioventù, che è una +buona corazza, per chi la possiede.—</p> + +<p>Il medico aveva un bel dire di gioventù, di +cose non certe, e ad ogni modo di pericoli ancora +lontani. Maurizio aveva ricevuto il colpo +in pieno, e il colpo gli era andato all’anima. +Anche il pericolo lontano lo sgomentava; ed +egli non poteva avvezzarsi all’idea della morte +di Gisella, neanche in un lontano futuro. Bella +virtù dell’amore, che sempre s’illude di vivere +eterno! Intanto, fra questi terrori, che gli furono +aggravati dal troppo pensare delle ore notturne, +Maurizio fu colto dalla febbre; e la mattina seguente, +poichè egli non ebbe forza di alzarsi dal +letto, si dovette chiamare il medico per lui. +Povero medico! Per la prima volta che aveva +parlato un po’ a lungo, dando ragione dell’arte +sua, faceva un bel guadagno davvero! Capì allora +molte cose, il buon discepolo di Esculapio; +ma non le disse, non le ripetè neanche a +sè stesso. La vista continua di tanti mali ha educati +i medici alla religione del segreto. Per quella +volta non fece nessuna diagnosi. Aveva trovata +una gran febbre, una eccitazione generale +dell’organismo, il volto acceso, gli occhi scintillanti, +e una tale palpitazione al cuore dell’infermo, +da sentire lo scuotimento del viscere senza +bisogno di mettergli la mano sul cuore. A questi +primi sintomi di una meningite, si aggiunse<span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249">[249]</a></span> +tosto il delirio, il vaniloquio. Il buon dottore +non istette a pensar più che tanto; mise mano +all’antipirina, alla fenacetina; poi ordinò ghiaccio +alla testa, ghiaccio pesto in bocca, ombra +nella camera, anzi buio fitto, e riposo assoluto.</p> + +<p>La febbre era già salita di alcune linee sopra +i quaranta gradi, e non accennava a lasciarsi +domare. Cominciò allora per Maurizio la triste +sequela delle pazze visioni. Le immagini come +le idee s’inseguivano nella sua mente con +una rapidità vertiginosa, senza che alcuna potesse +giungere al suo compimento, incalzate +com’erano, l’una sull’altra, a guisa di flutti alla +spiaggia, quando il mare è in tempesta. E il +mare appariva quasi sempre minaccioso, terribile, +ora strappandogli una amata creatura dalle +braccia, ora inabissandolo insieme con lei, +che atterrita si avvinghiava al suo collo. Quando +non era il mare, era una cascata rumorosa, che +si spandeva d’ogni lato, sgretolando il masso, +scoscendendo il terreno, abbattendo, inghiottendo +ogni cosa, scrollando ad ogni tratto un torrione +su cui egli e lei erano rimasti prigionieri. +Unica via di salvezza, prender lei in collo, spiccare +un salto, afferrare un ciglione non ancora +intaccato dalle acque irrompenti; ed egli tentava, +lanciandosi a volo col dolce peso sulle +braccia; ma proprio allora si smottava il terreno +sotto i suoi piedi, ed egli e lei rovinavano +giù, giù, sempre più giù nell’abisso, senza +toccare mai fondo. E poi, di qua, di là, strani<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250">[250]</a></span> +animali che s’avventavano, parole misteriose che +apparivano sui muri di un ignoto edifizio, voci +arcane che uscivano sibilando dallo spiraglio di +una caverna, lampi sinistri nel buio, fragori sordi, +rombi sotterranei, tanaglie strette alla gola, +risa beffarde nell’aria, fornaci in fiamme, tutti +i tormenti, tutte le paure, tutte le follie della +ragione turbata.</p> + +<p>Stanco, abbattuto, disfatto da tanti viaggi, +senza potersi formare un’idea del tempo che +erano durati, vide ancora Gisella, ma non più +in pericolo con lui. Egli era disteso in un letto, +con le membra prosciolte, mentre Gisella andava +e veniva per la sua stanza, insieme con +Albertina; ambedue in aspetto d’infermiere, di +assistenti al suo capezzale. Ebbe allora un senso +di dolcezza, di sollievo, di refrigerio allo +spirito, e pregò tacitamente le potenze invisibili +a cui era stato così lungamente in balìa, +che non mutassero più la visione. Fu quello il +suo ritorno alla coscienza della vita; ritorno +lento, timido, incerto, ma a grado a grado più +chiaro. Era ben lui che vedeva intorno a sè; ma +era nel suo letto, ammalato, e vedeva il vero: +non più sgomenti, non più terrori, non più larve +di sogni, non più visioni di febbre.</p> + +<p>La bella creatura spiava quel ritorno dell’infermo +in sè stesso. Lo indovinò alla insistenza +con cui egli guardava verso di lei, dovunque +ella andasse o da una parte o dall’altra della +camera. Meglio ancora lo intese, essendogli ve<span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251">[251]</a></span>nuta +vicina, al desiderio ch’egli mostrava di parlarle, +allo sforzo che faceva per balbettare il suo +nome. Ma ella non voleva che l’infermo si affaticasse; +voleva essere un conforto, un argomento +di sollievo, non una cagione di nuovo abbattimento +per lui; e involgendolo tutto d’un sorriso +amoroso, si recò un dito alle labbra, in atto +di dirgli: Silenzio, per ora!</p> + +<p>Maurizio era tanto spossato allora, quanto era +stato da prima in orgasmo. Obbedì, come un +bambino buono al comando della mamma; avrebbe +obbedito ad un così dolce comando, se anche +fosse stato nella pienezza delle sue forze. +Così passarono due giorni, in cui gradatamente +si riebbe: ma ancora non si muoveva dalla sua +postura di giacente. Buona postura, per altro, +se quella adorata gli veniva dappresso e chinava +la faccia amorosa a guardarlo. Ah, i belli +occhi d’indaco, sprazzi di faville d’oro! Ma c’erano +anche delle lagrime, che inumidivano le +ciglia, senza spegnerne il lampo.</p> + +<p>—Sono stato dunque molto male?—mormorò +egli il secondo giorno di quella lenta risurrezione.</p> + +<p>—Sì, povero Rizio!—bisbigliò la cara donna, +chinandosi ancora un tratto su di lui.—E +sono stata io, non è vero? io la cagione del +tuo male! Ma voglio che tu guarisca, m’intendi? +lo voglio. Ad ogni costo, risanerai; non ti +ammalerai più; non avrai più da soffrire, te lo +prometto.<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252">[252]</a></span></p> + +<p>—E tu?—mormorò ancora l’infermo, aprendo +ben gli occhi, come se volesse significarle +colla intensità dello sguardo tutto quello che +non poteva dirle colle parole.</p> + +<p>—Io? nulla; ora sto bene. Ve l’ho detto, che +era una cosa di poco; perchè spaventarti? Mi +ero troppo esaltata; avevo anche fatto dei digiuni +troppo lunghi. Ma ora non più. Ragiono un +po’ meglio, sai? E sono tua;—soggiunse con +un filo di voce, ma con una intensità di accento +che andò al cuore di Maurizio;—tua mi capisci? +E voglio esser tua, viver tua, morir tua.—</p> + +<p>Maurizio sorrise; una vampa di felicità gli +corse alle guance, gli brillò dagli occhi accesi. +Le labbra si tesero, cercando, chiedendo, pregando. +Ma ciò non era da savio, e la buona +infermiera lo chetò con un gesto che voleva +dir molte cose.</p> + +<p>Poco stante ritornava il generale. Anch’egli +capitava ogni giorno; ed erano già sei, che Maurizio +era caduto infermo; ma egli non restava +a lungo, avendogli il medico ordinato di fare +del moto. Quel giorno, trovando il convalescente +di migliore aspetto, il generale diede la stura +ad una bottiglia di buon umore, <span class="g">première +marque</span>, che teneva in serbo per il suo amico +Vaussana, quando fosse in grado di assaggiarne. +E lo chiamava il suo «<span class="g">intéressant moribond</span>» +e gli ripeteva la facezia feroce di Robert +Macaire al povero ammalato: «<span class="g">allez, allez +à l’Hôtel-Dieu; on fera des man<span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253">[253]</a></span>ches +de couteau avec vos os, on en fera +des jeux de dominos, on en fera des +boutons pour guêtres.</span>» Ed anche quel genere +tutto mascolino di celia faceva ridere Maurizio.</p> + +<p>—Ma sapete, interessante moribondo,—continuava +il generale,—che ci avete spaventati +ben bene? Ve lo dico ora, che ne siamo fuori. +E come lavoravate di fantasia! Ci avete fatto +perfino un trattato di storia naturale, insistendo +particolarmente sul capitolo dell’ornitologia. +Non parlavate che di nidi tra i rami, di passere, +di lucherini, di cardellini; di questi ultimi +sopra tutto. Certo li avete amati molto, +da ragazzo.</p> + +<p>—La febbre!—mormorò Maurizio.</p> + +<p>—Sì, capisco, la febbre. Ma c’è anche la sua +ragione, nel ritorno di certe immagini, quando +la febbre lavora;—ripigliava il generale.—Si +ridiventa bambini. Il fatto è scientificamente +dimostrato. Il nostro cervello è come una cipolla, +per rispetto alle impressioni ricevute, una +cipolla di tante tonache sovrapposte. Si guastano +nella malattia le impressioni più superficiali, +si cancellano le più recenti, e le più antiche +rimangono, vengono per così dire alla vista. +Si cita il caso di un ammalato di malattia +cerebrale, che sapeva otto lingue, e ne perdette +parecchie via via, nell’ordine contrario a quello +in cui le aveva imparate. Basta, per voi non +è stato il caso; quella brutta cosa della me<span class="pagenum"><a name="Page_254" id="Page_254">[254]</a></span>ningite +è stata scongiurata dal nostro grande +Soleri. Ma è sempre strano il fatto di quei ricordi +d’infanzia ritornati a galla, ridiventati padroni +del campo.—</p> + +<p>Bisognava lasciargli credere quel che voleva, +e Maurizio non si provò a contraddirlo. Il buon +umore di quell’uomo era la pace sua, per allora, +era la certezza di veder sempre Gisella. +Andava sempre e veniva, la bellissima creatura; +pensava a tutto, lei, prevedeva tutto, faceva tutto, +e covava il suo malato con gli occhi, come +una madre il suo bambino. Mai convalescente +fu tenuto nella bambagia più e meglio del signor +di Vaussana. La stupenda infermiera cedeva +a tutti i suoi capriccetti; lo involgeva nelle +sue occhiate fosforescenti, accostandogli il cucchiaio +alle labbra; o chinandosi su lui per ravviargli +il lenzuolo sotto il mento, lo inondava +di fragranze soavi. Il medico, vedendo opportuno +il momento, prese a rinvigorirlo con qualche pezzetto +di carne, con vino generoso e qualche goccia +di cognac. Ma più fece un bacio leggero leggero +che una mattina sfiorò furtivamente le +labbra di Rizio.</p> + +<p>—No, non più vane paure;—bisbigliava a +lui una soavissima bocca.—Credere è bello; +ma bisogna credere come te. Hai ragione tu, +Rizio; Iddio, che ti ha condotto sulla mia strada, +che ha voluto essermi rivelato da te, non +può volere che io ti abbandoni.<span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255">[255]</a></span>—</p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XVII" id="Capitolo_XVII"></a><span class="chap"><a name="tn255" id="tn255"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: nell’originale 'Capitolo' è omesso">Capitolo XVII.</ins></span><br /> +<br /> +L’apparizione.</h2> + + +<p>La mattinata era stupenda; l’aria calda, attraversata +da piacevoli ondate di frescura; il +cielo uno splendore di azzurro perlato; la montagna +una festa di colori svariati, dal verde +cupo e dal metallico lucente allo smeraldino, al +giallo tenero, con chiazze ferrigne, rossastre, turchine, +disposte qua e là nelle curve del terreno, +nelle insenature delle balze, nel mutarsi dei piani +in lontananza; involto il tutto, fuso, attenuato, +in una tonalità violacea, che s’inteneriva +negli sfondi fino alla espressione del grigio. +Un buon tepore si svolgeva dal terreno, e +in quel tepore si stemperavano, vaporando, tutte +le fragranze della selva e dei prati. Maurizio +respirava a larghi polmoni aria, tepori e fragranze, +dando anch’egli, a quell’angolo di paradiso +terrestre, il suo profumo di felicità. Come +era bella la montagna, e come pareva contenta +di sè! Ginepri e pini, frassini, corbezzoli +ed eriche, sterpaglie, rovi e fiammole, tutto verdeggiava, +luccicava, rideva dai ciglioni, dalle<span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256">[256]</a></span> +zolle, dai sassi; ogni arbusto, ogni frutice, ogni +più umile pianticella del bosco, persino la cèspita +dalle foglie glutinose, perfino i muschi del +prato e i licheni dei grigi lastroni scabrosi, sfaldati +a migliaia d’inverni, avevano qualche cosa +da dire al sole, all’aria, agli insetti alianti e +ronzanti, contenti anch’essi di vivere, di respirare, +di splendere.</p> + +<p>—Voi felici!—disse Maurizio, vedendo due +uccellini che si rincorrevano a brevi volate tra +gli alberi.—Ma sono felice ancor io, sapete? +Ella verrà fra poco, per pochi momenti forse, +troppo pochi al mio desiderio, ma verrà, verrà.—</p> + +<p>E andava ripetendo sottovoce le due sillabe +del verbo gaudioso, per sentirne meglio, per assaporarne +tutta la dolcezza ineffabile. Gisella +aveva promesso; sarebbe apparsa senza fallo. +Che festa, la cara donna che si aspetta! e come +è bello il momento che fugge, avvicinando sempre +più l’ora della dolce apparizione! e come il +luogo dove la cara donna è aspettata, si anima, +sorride, si compone a bellezza, preparandosi a +riceverla!</p> + +<p>Assai prima di vedere la gran ruota del mulino, +Maurizio lasciò il sentiero battuto che tutti +i giorni lo conduceva alla Balma. Non andava +alla Balma, per allora; s’inerpicava verso l’Aiga, +e non gli bisognava risalir la costiera più +in là; era anzi prudente risalirla più in qua +dal mulino, evitando ogni incontro molesto, ogni +sguardo importuno. E risalendo, inerpicandosi<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257">[257]</a></span> +di ciglione in ciglione, sentiva la cascata rumoreggiare +lontana sulla sua testa. Di tanto in +tanto vedeva il ruscello nei serpeggiamenti del +suo alveo, affondato tra rupi e cespugli in una +piega del monte; i suoi passi frattanto si spegnevano +sul morbido tappeto delle zolle erbose +e dei muschi, mentre lo coprivano d’ombre discrete +i rami degli ontàni e dei salici, onde erano +vestite le balze. Così muovendo frettoloso +per l’erta, trovando da esperto montanaro i passi +più facili, le scorciatoie più pronte, afferrò +l’orlo di un borro, sotto l’alta rupe donde precipitava +in basso il gran volume delle acque. +Lassù il burrone faceva conca per un giro abbastanza +largo; in quella conca le acque si stendevano +in forma di fossato, innanzi di cercarsi, +tra nuovi scoscendimenti, la via; e là, dove incominciavano +a trovarla, era gittato un pancone, +che faceva ufficio di ponte. Il luogo alpestre +era improntato di un’orrida bellezza. Davanti +a Maurizio, e da tant’alto che pareva dovesse +rovesciarglisi sulla testa, si dirupava la candida +massa liquida, scintillante, spumeggiante, +sempre in moto e sempre uguale nell’ampiezza +del suo volume, venendo a frangersi in una +larga incavatura del masso, donde rimbalzava +divisa, sparpagliata, come una immensa capigliatura +fluente di spume, in cento rivoli capricciosi +e canori. Quanti scintillamenti cristallini! +quante voci argentine di là! Ben vieni, +parevano dire quelle voci a Maurizio, ben vie<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258">[258]</a></span>ni. +Frattanto, sul margine della cascata, l’arcobaleno +stendeva a mezzo cerchio la fascia diafana +dei suoi sette colori. Mai l’arcobaleno dell’Aiga +era apparso più glorioso a Maurizio, più +intenso, più luminoso, più vivo.</p> + +<p>—Com’è bella,—pensava egli,—come è +poetica la leggenda dei popoli primitivi! Hanno +veduto nell’iride il pegno dell’alleanza tra Dio +e le sue creature. Infatti, che cos’è l’arcobaleno? +Un sorriso della luce dopo la tempesta. +Qui le gocce del nembo, sciolte in vapori e sospese +nell’aria, rifrangono i raggi del sole; ed +è il sole, immagine di Dio, che si specchia in +questo basso strato d’aria, largito per condizione +di vita ai mortali.—</p> + +<p>In un impeto di amore, Maurizio scoccò un +bacio col sommo delle dita all’arcobaleno, che +parve intenderlo, e gradire l’omaggio, muovendosi +leggero leggero, quasi per far brillare i suoi +colori d’una luce più viva.</p> + +<p>Un’altra cura trattenne Maurizio colà, per alcuni +minuti. Lungo le muscose pareti della stretta +per cui scendeva la massa, delle acque, crescevano +molti ciuffi di capelvenere, facendo ad ogni +zampillo, ad ogni soffio di vento, tremolare sui +lunghi picciuoli neri lucenti le verdi foglioline +disposte a ventaglio. Quei graziosi e ben nomati +ricami della natura piacevano tanto a Gisella; +ed egli ne raccolse un bel pugno, per comporne +un mazzetto, insieme con certi fiorellini azzurri +che si vedevano spuntare qua e là. Fatto il suo<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259">[259]</a></span> +bottino, ripigliò la sua strada per l’erta: pochi +minuti dopo giungeva alla macchia dei nocciuoli. +Era là dietro, il torrione; era là, nascosto ancora +ai suoi occhi, nascosto agli occhi di tutti, +il suo nido. Ah, come gli batteva il cuore, afferrando +quel colmo! E come fu lieto, mettendo +il piede nel suo quieto rifugio! L’aspetto del +luogo non era punto mutato; più folta la frappa, +se mai, avendo i nocciuoli messo altri polloni in +primavera. Tronchi grossi e sottili, asticciuole +e virgulti, mettevano fuori gran ciocche di larghe +foglie cuoriformi, arrotondate alla base. Già +sulle vette dei rami si vedevano formati, a due, +a tre, a quattro in un grappolo, i lunghi involucri +verdolini campanulati e polposi, nel cui +seno veniva crescendo il frutto, dal guscio ancora +bianchiccio. Maurizio ricordò che da bambino +li addentava volentieri, quei verdi invogli coriacei, +per assaporarne il sugo aspretto, non dispiacevole +al palato. E non era egli un bambino +anche allora? Lasciava stare gli invogli delle +nocciuole; ma componeva mazzetti di capelvenere +e di talco celeste; intanto gli batteva +il cuore nel petto. La cara donna sarebbe venuta +lassù. Non più terrori, oramai; sarebbe venuta.</p> + +<p>Terrori! e di che? Ma infine, Dio santo, perchè +avete voi acceso questo fuoco nel cuore +della vostra creatura? Non è un sacrifizio a voi, +l’amore? non è un inno di lode per voi? Perchè +dovremmo insospettircene? perchè dovremmo impaurirne? +La legge, si dice. Ma l’uomo, l’uomo<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260">[260]</a></span> +soltanto, ha fatta la legge, tela caduca, mutevole +e vana; Dio ha fatto l’amore, la fiamma +viva, durevole, eterna. Andate contro la legge; +è niente, o poco meno di niente: andate contro +l’amore; è lo schianto del cuore, il tormento dell’anima, +la morte.</p> + +<p>Ella e lui erano stati per morirne. Ma ora +non più. Ed ella non doveva morire. Il medico +aveva voluto veder troppe cose, in un momentaneo +malore; si era troppo turbato di alcuni +indizi fugaci, non sintomi, simulazioni di sintomi. +Se si dovesse badare a tutte le passeggere +irregolarità dell’organismo, ci sarebbe in verità +da temere di averle tutte, le malattie dei +trattati. Anch’egli, quante volte non si era sentito +male nel corso della sua vita! quante volte, +senza saper come nè perchè, non si era sentito +andar via il cervello e la terra mancar sotto i +piedi! Il medico di bordo gli aveva detto ridendo: +inezie, scioccherie, scherzi del sangue; assottigliate +questa volta, corroborate quest’altra; +due giorni di dieta; nutritevi di più, ed altre cose +simili. Quello era un dottore che la sapeva +lunga. Ma quell’altro, il medico di San Giorgio! +Un brav’uomo, e non c’era niente a ridire. Ma +quel <a name="tn260" id="tn260"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'bravuomo'">brav’uomo</ins> si era ingannato. Come non esserne +persuasi, oramai? Gisella non era stata +mai così bella, così fiorente di salute, come dopo +quel piccolo male, che aveva messo tutti in ansietà, +e non era poi che l’effetto di un malaugurato +cambiamento negli usi quotidiani della vita.<span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261">[261]</a></span></p> + +<p>E bellissima, e fiorentissima, la cara donna +aveva bisbigliato la sera innanzi a Maurizio:</p> + +<p>—Domani andrò da Biancolina. È un pezzo +che non vedo quella povera gente.... e quella bella +montagna.</p> + +<p>—Ci sarò io?—aveva chiesto egli tremando.</p> + +<p>—Con che aria me lo domandate! Rizio farà +bene ad essere da per tutto, come è nel mio +cuore;—aveva ella risposto.—Tanto più, se +vuol rinunciare a quella cera di funerale, che +sembra accusarmi continuamente di crudeltà.—</p> + +<p>Rizio si era sentito un gran rimescolo al cuore; +il sangue gli era corso veloce alle tempie; +gli occhi volevano schizzargli fuori dalle orbite. +Se in quel punto lo avesse veduto il medico di +San Giorgio, sicuramente ordinava un’altra applicazione +di ghiaccio. Strano dottore, che non +vedeva altro se non meningiti e vizi cardiaci!</p> + +<p>Finalmente, ella doveva giunger lassù. Non +più tormenti per lui, salvo quello di attenderla +due o tre ore sulla montagna. Tanto tempo? +Ma sì: con la solita prudenza egli aveva anticipata +di tre ore la salita: facendo il giro largo +e fermandosi al bosco, aveva consumato un’ora; +lassù, poi, nel rifugio dell’Aiga era fuori d’ogni +pericolo d’essere frastornato, perfino di esser +veduto. Da quella banda i Feraudi non si +mostravano mai; egli piuttosto avrebbe dovuto +mostrarsi al Martinetto, poichè laggiù, con aria +di non aspettarla, doveva incontrare Gisella. Ma<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262">[262]</a></span> +a quell’incontro fortuito non voleva andare troppo +prima dell’ora. Che cosa avrebbe fatto laggiù? +con qual pretesto avrebbe fatto una lunga +fermata, egli che non soleva restarci più di quindici +minuti, il tempo di salutare, di chieder notizie +e di carezzare i bambini? Non si sarebbe +sospettato che egli sapesse già della venuta, di +Gisella, e che appunto per lei fosse andato a +far sosta sull’aia dei Feraudi? Così, facendo l’ora +del ritrovo, meditando la sua prossima felicità, +sognando ad occhi aperti, guardava ad ogni +tanto l’orologio. I minuti gli parevano secoli, e +sempre al medesimo posto quelle lancette del +malanno! Che cosa avevano, le due sottili asticciuole +d’acciaio? Fatte per camminare, non volevano +dunque più muoversi?</p> + +<p>Le lancette ebbero pietà di lui, ma un po’ +tardi, non un minuto prima del convenuto. Sono +così metodici, gli orologi! Per uno che corre, +quanti che ritardano! Erano le undici meno pochi +minuti, quando egli uscì dal rifugio, e lento +lento si avviò verso le rovine del Martinetto. +Aveva lasciato sul sedile di pietra del torrione +il suo mazzolino di capelveneri e di fiorellini +azzurri, destinato a lei, e che perciò non doveva +esser veduto anticipatamente da altri. Sceso +sotto le rovine, si avviò per il solito sentiero +che correva lungo la costa del monte, ed apparve +alla vista del casolare dei Feraudi, avendo l’aria +di venirsene a passo a passo dal Castèu. Lo videro +da lontano i bambini, e Vittorio fu il primo +a gridare:<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263">[263]</a></span></p> + +<p>—Il signor Maurizio! il signor Maurizio che +viene da noi.—</p> + +<p>Rosina accorse a sua volta, battendo le palme +in segno di allegrezza; dietro a lui si affacciò +Biancolina.</p> + +<p>—Questi ragazzi vi fanno ritardare;—diss’ella, +vedendo il signor di Vaussana, che lasciava +la strada per prendere il sentieruolo del +casolare.—Andate alla Balma?</p> + +<p>—Sì, per portare alla contessa un’ambasciata +di mia sorella Albertina;—rispose Maurizio, +che sentiva il bisogno di preparare un buon +pretesto.—Ma ci ho tempo;—soggiunse.—Tanto, +a quest’ora non avranno finito di far colazione. +E come va la salute?</p> + +<p>—Bene, signor Maurizio; grazie a voi, non +abbiamo più tempo di star male.</p> + +<p>—Non dite questo, Biancolina. C’è qualchedun +altro che vi assiste, e un po’ meglio di me.</p> + +<p>—Volete dire quell’angelo della signora? La +metteremo, se mai, a pari con voi. Son cinque +giorni che non abbiamo la fortuna di vederla.</p> + +<p>—Glielo dirò; glielo dirò, che non vi trascuri;—disse +di rimando Maurizio, che non aveva +l’aria di volersi rimettere in cammino per far +la commissione.—E i vostri balocchi, bambini? +Li avete già rotti? è il caso di rifarvi la provvista?—</p> + +<p>Ne avevano infatti dei rotti; un cavallino, tra +gli altri, a cui mancavano due gambe, e un cane +che non abbaiava più, per essersi scollata la<span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264">[264]</a></span> +pelle del manticino. Ma ne avevano ancora dei +nuovi, o quasi: un’arca di Noè, fabbricata a Norimberga, +con otto o dieci animali ancora presentabili, +e un alfabeto di legno, a cui, per miracolo, +non mancavano che due o tre lettere. +Quell’alfabeto era per allora il gran divertimento +dei piccini. Vittorio conosceva già tutte le lettere; +Rosina, più precoce di lui, compitava già +qualche sillaba.</p> + +<p>Seduto accanto alla tavola di cucina, Maurizio +si divertì ad ordinare in varie forme parecchi +tasselli di quell’alfabeto infantile. Cominciò col +nome di Biancolina, e finì con quello di Gisella, +tenendo desta l’attenzione dei ragazzi, e ammirando +la prontezza con cui sillabava la piccola +Rosina. Così nessuno si avvide della contessa +Gisella, quando ella apparve sull’aia; e la bella +signora, capitando improvvisamente là dentro, +fu accolta da un grido di lieta maraviglia. S’intende +che il più maravigliato di tutti parve il +signor di Vaussana.</p> + +<p>Vestita del suo prediletto color bianco, rallegrato +dalle solite screziature di rosso, fresca, +giovanile più che mai nell’aspetto, animosa nel +sorriso delle labbra e nello sfavillìo delle pupille +d’indaco, la contessa Gisella giustificava +pienamente l’opinione di Maurizio: non era mai +stata così bella come allora. Cessata la festa +di tutti per la sua improvvisa apparizione, rimase +lungamente a discorrere con Biancolina, +a baloccarsi coi ragazzi, tenendo sulle spine Mau<span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265">[265]</a></span>rizio, +che vedeva oramai correr tanto veloce il +tempo, quanto era stato lento da prima. Egli +chiedeva a sè stesso come mai avrebbe fatto la +signora a spiccarsi di là, e incominciava a temere +ch’ella non volesse più muoversi, se non +per ritornare alla Balma.</p> + +<p>—Sapete?—le disse, dopo aver almanaccato +un bel pezzo.—Venivo a farvi un’ambasciata +da parte di mia sorella Albertina.</p> + +<p>—Non ce ne sarà più bisogno,—rispose Gisella,—perchè +vado io da lei. Come vedete, +ero in istrada. Ma voi, piuttosto, signor Maurizio, +non avevate gran fretta di giungere alla Balma.</p> + +<p>—Mi hanno veduto i bambini, mentre passavo +di là sotto;—replicò egli, felice di avere +avviate le cose.—Perciò mi son fermato un +momento; come voi, signora, come voi.</p> + +<p>—Quanto a me,—disse Gisella,—è un altro +affare. Io non passo mai di qua senza fermarmi +al Martinetto, per salutar Biancolina. +Del resto,—soggiunse cerimoniosa,—ci ho +guadagnato d’incontrarvi e di avere un buon +compagno per la discesa. Venite dunque, Vaussana, +e faremo anche il giro più largo. Così mentirà +una volta ancora la vostra impresa: <span class="g">tout +droict Sospel</span>.</p> + +<p>—Così la spiegate?—diss’egli, facendo bocca +da ridere.</p> + +<p>—E come no? Siete l’uomo dei gran giri, voi; +ed anche delle lunghe fermate. Ci avete sempre +qualche albero da ammirare, qualche sasso da<span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266">[266]</a></span> +adorare, qualche filo d’erba da restarci incantato.—</p> + +<p>In questo modo era trovata la gretola. Salutata +Biancolina, fatta una piccola distribuzione +di confetti a Rosina e a Vittorio, la bella signora +si avviò con Maurizio per la discesa; ma senza +continuarla a lungo. Giunta appena fuor dalla +vista del casolare, prese con Maurizio il sentiero +verso le rovine del Martinetto. Finalmente! Ma +ella tremava un pochino, prendendo il braccio +che le offriva Maurizio.</p> + +<p>—Ah!—esclamò egli, turbato.—Che avete?</p> + +<p>—Nulla, nulla, son forte, più forte che tu +non immagini;—s’affrettò ella a rispondere.—Povero +mio Rizio! Hai tanto sofferto, non è +vero?</p> + +<p>—Mio Dio!—mormorò egli.—Temevo di +non vederti più.... così, come quest’oggi. E sarebbe +stato un orrore.</p> + +<p>—A chi lo dici! Ero ben cattiva;—rispose +ella, reclinando la bionda testa sul petto del +compagno.—Ma voglio che tu mi perdoni; +voglio che tu viva, che non ti ammali più, mio +povero Rizio. Che viso hai tu, quando soffri! e +come mi levi allora il coraggio! Ho combattuto, +ho resistito a lungo; ma sono stata vinta, vinta, +per non ripigliarmi mai più. L’ho detto ieri, +l’ho giurato a me stessa: non sarà mai che il +povero Rizio soffra tanto per cagion mia. Soffrivo +anch’io, sai? Ma per me avrei sofferto ancora; +non ci avrei badato; avrei saputo morire.<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267">[267]</a></span> +Per te, no; per te mi son mancate le forze. +Pensando come sei stato male, come hai vaneggiato, +come hai delirato, mi sento un’altra, capisci? +un’altra; quella di prima, dei giorni belli, +che erano i tuoi, come questa povera creatura, +che ritorna nelle tue braccia.—</p> + +<p>Rabbrividì, entrando nella macchia; ma si +riebbe, sotto un bacio di Maurizio, nel punto che +egli metteva il braccio davanti a lei, per isviare +i rami dei nocciuoli e darle passo nel folto. +Voleva esser forte, valorosa, allegra; e sorrise al +suo nido così bene ascoso nel verde, nell’atto +di porre il piede sulla soglia del terrazzo. Ma +il sorriso le morì sulle labbra, ed ella tremò +tutta, vedendo un gesto di turbamento del suo +dolce compagno.</p> + +<p>—Che hai, Rizio?—gli domandò sbigottita.</p> + +<p>—Nulla, nulla;—rispose egli, padroneggiandosi +a stento.—Dei fiori, per voi.... Credevo +di averli lasciati qui.... Li avrò forse portati +con me, senza avvedermene, e mi saranno caduti.—</p> + +<p>Parlava così, cercando d’ingannare sè stesso. +Ma era ben sicuro del contrario, e tremava.</p> + +<p>—Caduti? Certamente, ma non laggiù;—diss’ella, +che in un volger d’occhio aveva frugato +da per tutto.—Sarebbero questi, per caso?—</p> + +<p>Così dicendo, muoveva verso il parapetto, e +si chinava a raccattare in un angolo un mazzolino +di capelveneri.</p> + +<p>—Son questi, sì, son questi;—rispose Mau<span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268">[268]</a></span>rizio, +respirando.—Ma come così lontano dal +sedile, dove io li avevo collocati? Perchè mi +ricordo, ora, mi ricordo bene di averli posati +qui, al vostro posto.</p> + +<p>—Ebbene?—ripigliò Gisella.—Erano qui? +Rimettili dove li avevi lasciati. Vedi? ruzzolano +ancora; segno che il sedile non è ben piano. +Che caro spericolone, il mio Rizio! e come corre +subito a pensare il peggio! Eravamo già lì +col mal augurio, non è vero?—</p> + +<p>Maurizio sorrise, e si calmò. Ma aveva avuta +una bella paura.</p> + +<p>—No, no;—rispose egli.—Cioè, diciamo +pure di sì. Temevo di aver perduto quei fiori: e +sarebbe stato veramente un cattivo augurio +per me.—</p> + +<p>Non voleva dire: temevo che qualcheduno fosse +stato qui, mentre eravamo laggiù. Del resto, il +dirlo sarebbe stato inutile, poichè i fiori erano +stati ritrovati, e l’esperimento di Gisella aveva +dimostrato in che modo fosse caduto il mazzolino. +Egli era persuaso oramai, e voleva discacciare +tutti i negri pensieri. Per discacciarli bene, +bastava guardare quella stupenda creatura nel +viso. Com’era bella. Dio santo! Maurizio la trasse +a sè, con una gran sete di baci che gli ardeva +il sangue, che lo stringeva alla gola.</p> + +<p>Momento supremo! Stanchi di rincorrersi tra +i rami, gli uccellini posavano sotto la frappa, +sotto la bella frappa tinta di un verde carico, +vaporante all’aria tiepida del mezzodì gli acri<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269">[269]</a></span> +profumi dei succhi vigorosi. Dormiva la brezza +sotto la vampa del sole; e ad ogni palpito lieve +del suo buon sonno, si muovevano lenti i chiari +smeraldi onde i raggi solari frastagliavano capricciosamente +i vani strati diseguali del cupo +fogliame. In quell’alta pace delle cose, sola continuava +ad agitarsi la cascata d’Aiga, rapida, +fremebonda, impetuosa nella sua curva rutilante, +cantando con assiduo metro all’abisso la sua +canzone d’amore. E mentre essa volava piombando +con desiderio infinito nel seno dell’amato, +Rizio stringeva fra le sue braccia la bella creatura +adorata, guardandola negli occhi, divorandola +coi baci, e poi guardandola ancora, insaziato, +insaziabile. Strana bellezza di quegli occhi! +Per entro all’umor cristallino dal colore dell’indaco +stemperato, nuotavano pagliole d’oro, simili +alle vene ed ai punti del prezioso metallo ond’è +sparsa la massa turchina del lapislazzoli. Ma in +questa gemma è l’oro imprigionato ed immobile: +in quegli occhi divini, come in gemme +viventi, indaco ed oro palpitavano balenando; +ed ogni palpito era una voce del cuore, ogni +baleno un pensiero dell’anima, che si sprigionava +di là, involgendo, accarezzando, inebriando. Momento +divino! Le anime si son ritrovate; le anime +si ricongiungono in quel punto; le anime +si confondono l’una nell’altra, invocando l’eternità +dell’istante. Sempre, van ripetendo le +labbra, sempre, sempre! E nella dolce parola, +proferita con tutta la energia di cui l’accento<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270">[270]</a></span> +umano è capace, non una lettera si perde, ognuna +ha suono, colore e calore. La prima sillaba +è una aspirazione intensa, come di preghiera in +cui tutti i sentimenti si stemprino; la seconda +riproduce la stretta violenta d’un bacio che +scocchi premendo; le collega ambedue una profonda +caduta, un abbandono confidente dell’essere. +Sempre! O buon Dio, clemente e misericordioso +Signore, che di tanta tenerezza, di tanta +soavità, di tanta beatitudine avete fatto l’amore, +perchè non fare di eternità il suo momento +supremo? È ben vero che l’eternità parrebbe anch’essa +un istante, e mai come allora si sentirebbe +che le due cose son una.</p> + +<p>Tutto ad un tratto la bella creatura sussultò +nelle braccia di Rizio. Gli occhi si dilatarono +in espressione di terrore; si scolorarono le labbra, +e ne proruppe un grido d’angoscia. Tremante +all’atto repentino, stringendo più forte la +sua Gisella, quasi temesse in quell’istante di +perderla, Maurizio girò tutto intorno gli occhi +sospettosi: non vide nulla di nuovo; ed ancora +si volse a lei, chiedendole collo sguardo il perchè +del suo turbamento improvviso.</p> + +<p>—Lui!—mormorò ella con accento soffocato.</p> + +<p>—Lui!—ripetè Maurizio.—Chi? dove?—</p> + +<p>E guardò ancora, guardò meglio, dove pareva +accennare lo sguardo atterrito di Gisella. Frattanto, +alzandosi a mezzo, si atteggiava istintivamente +a difesa.</p> + +<p>—Lui! lui! non vedi?—gridò ella, aggrap<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271">[271]</a></span>pandosi +spaventata alle braccia di Maurizio.—No, +no, pietà, non mi guardate così!—soggiungeva +con accento supplichevole.</p> + +<p>Allora anche Maurizio vide. I capelli gli si +rizzarono sulla fronte, e un freddo acuto gli +corse per tutte le vene. Là, nella frappa, dalla +parte dond’essi erano venuti al rifugio, ritto sul +fianco, alta la testa, in atto severo, vestito d’una +gran tonaca di color marrone, si vedeva un monaco; +lui, lui, il padre Anselmo da Carsoli. Immobile +della persona, irrigidito nel suo atteggiamento +spettrale, non accennava di voler +fare un passo più avanti; ma, a guardarlo bene, +si vedeva tentennare lentamente il capo, con +aria di muto rimprovero. Ad un tratto levò il +braccio e tese la mano, minacciando col gesto, +come già minacciava collo sguardo.</p> + +<p>Maurizio era rimasto un istante perplesso, fissando +con occhi sbarrati la strana apparizione. +Ma tosto, irritato da quel gesto minaccioso, non +potendo più sopportare la tetra luce di quello +sguardo severo, fece l’atto di avventarsegli contro. +Gisella lo trattenne, Gisella che si avvinghiava +disperata al collo di lui.</p> + +<p>—No, no,—ripeteva ella, come pazza di terrore.—Abbiate +compassione! Dannata no.... +dannata no. Voi me lo avevate detto; è vero, +sì, è vero; sareste venuto a rinfacciarmi il mio +delitto, venuto ad ogni modo, in ogni tempo, +dovunque vi foste trovato, a punirmene. Lo so, +padre, lo so. Ma egli moriva, moriva per cagion<span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272">[272]</a></span> +mia. Perdono! Iddio non poteva volerlo; perdono!—</p> + +<p>Il colpo era stato troppo grave, l’esaltazione +troppo grande; la povera creatura, disfatta dallo +sforzo violento, ricadde inerte nelle braccia di +Maurizio. Fremente di sdegno, egli l’adagiò sul +sedile, e libero appena del caro peso si scagliò +contro il monaco. Più nulla; il monaco era scomparso. +Ma come? neanche una foglia si muoveva +laggiù, dov’egli lo aveva pur dianzi veduto; nè +alcuno strepito di rami smossi si udiva nella +macchia, nè alcun rumore di passi tra gli sterpi. +Un fantasma, dunque? E la povera Gisella nel +suo terrore, ed egli sotto la pressione delle braccia +di lei, erano stati in balìa d’una medesima +allucinazione?</p> + +<p>Gisella era svenuta. Sbigottito, egli corse all’acqua, +risicando ad ogni passo di scivolar nell’abisso. +Là, nel fascio spumeggiante, intrise il +fazzoletto a guisa di spugna, per venire sollecitamente +a spruzzarne il volto e il collo della +creatura adorata. Con mano mal destra, ma +pronta, strappando convulsamente dove non poteva +slacciare, le aperse la veste al sommo del +petto, per farla respirare più libera. Non ebbe +pace, non ebbe posa, fino a tanto non la vide +riaprire i begli occhi languidi alla luce del +giorno.</p> + +<p>Allora, prendendo animo dalla necessità del +momento, se la recò tra le braccia e si avviò +verso la macchia dei nocciuoli; proteggendole il<span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273">[273]</a></span> +volto come poteva, andando a ritroso, cacciandosi +avanti colle spalle e coi gomiti, si faceva +strada a forza tra i rami. Che orrore! che orrore, +se non avesse potuto trarre in salvo la +dolce creatura! Ma finalmente.... finalmente, +uscivano da quell’intrico di piante. Ancora un +centinaio di passi, e le rovine del Martinetto +erano in vista.<span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274">[274]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XVIII" id="Capitolo_XVIII"></a><span class="chap">Capitolo XVIII.</span><br /> +<br /> +Povera bella!</h2> + + +<p>Biancolina Feraudi ebbe quel giorno un segreto +da custodire, anche per suo marito, quando +il brav’uomo fu richiamato a gran voce dal +pascolo e mandato in fretta e furia alla Balma, +per avvertire il conte Matignon del triste +caso toccato alla sua signora, mentre ella si +trovava di passaggio al casolare del Martinetto.</p> + +<p>Il generale ricevette l’annunzio doloroso mentre +ritornava da una delle igieniche cavalcate +che da pochi giorni aveva preso a fare per ordinazione +del medico. Spaventato accorse, ansando +e sbuffando, ma facendo i passi lunghi e +frettolosi, come un giovanotto, non avvedendosi +neanche della cattiva strada che doveva +fare per recarsi lassù. Quando giunse, trovò Gisella +ancora mezzo vestita, distesa sul letto di +Biancolina, e il medico di San Giorgio al suo +capezzale. La povera bella era inerte, con le +braccia abbandonate sul lenzuolo, gli occhi semichiusi, +cerea nel volto, come una morta.<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275">[275]</a></span></p> + +<p>—Che cosa è stato?—gridò il generale, cacciandosi +avanti a guardare, poi rivolgendosi con +gli occhi stralunati verso il dottore.—Parlate, +in nome di Dio!</p> + +<p>—Signor generale, che dirvi?—mormorò il +dottore.—È ancora il suo male. Non era eliminata.... +non poteva eliminarsi la causa.... e +gli effetti si ripetono. Fortuna ancora che il +signor di Vaussana è venuto ad avvertirmi subito.</p> + +<p>—Sì,—soggiunse Biancolina,—e fortuna +maggiore che i miei piccini l’abbiano veduto passar +qui sotto, mentre dal Castèu si recava alla +Balma. È stata una vera provvidenza che egli +si ritrovasse sulla strada.—</p> + +<p>Quella brava donna non era stata avvertita +nè pregata di nulla; aveva indovinato tutto, +o quasi tutto, e trovava nel suo cuore riconoscente +il segreto delle pietose bugìe. Ma non +era tempo per nessuno di fare indagini troppo +minute: l’essenziale era di provvedere, di correre +ai rimedii, di salvare, se fosse possibile, la povera +inferma. Che cosa pensava il medico? che +cosa consigliava? Il medico Soleri per allora +non pensava, non consigliava nulla; bensì aveva +molto da fare. Ripigliava in quel punto l’ufficio +che dall’arrivo del generale gli era stato +interrotto: con forti, assidue strofinate cercava +di riattivare le funzioni cutanee. Biancolina, dal +canto suo, con un gran ventaglio (il suo ventaglio +di sposa, serbato fin allora gelosamente<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276">[276]</a></span> +nel suo forziere nuziale) rinfrescava l’aria al +viso ed al petto dell’inferma.</p> + +<p>—Non c’è altro?—chiese il generale, dopo +alcuni minuti.—Non c’è altro da fare?</p> + +<p>—Sì, sì, non dubitate;—rispose il dottore.—Si +fa ora quel che si può, in attesa dei rimedii.—</p> + +<p>Aveva appena finito di parlare, che si sentì +rumore di persone accorrenti. Giungeva allora il +signor Maurizio, affannato, grondante di sudore, +con una sporta tra mani.</p> + +<p>—Ecco;—diss’egli, senza pure avvedersi +della presenza del generale;—vedete se c’è +tutto quello che avete ordinato.</p> + +<p>—Siate benedetto!—rispose il dottore, mettendo +mano alla sporta, e traendone fuori l’uno +dopo l’altro parecchi involtini, boccette ed arnesi +di varie forme.—Anche del cognac! egregiamente;—soggiunse, +prendendo una bottiglia +di vecchio Martel, e versandone alcune gocce +in un piccolo cucchiaio, che accostò subito +alle labbra dell’inferma.</p> + +<p>Il generale si buttò nelle braccia di Maurizio, +mescolando lagrime e ringraziamenti. Maurizio, +a tutta prima confuso, accolse in silenzio quella +dimostrazione affettuosa, che sentiva di meritar +così poco. Ben presto la loro attenzione fu rivolta +alla povera giacente. Le gocce dello spiritoso +liquore l’avevano rianimata un tratto. Ma +il respiro era quasi impercettibile, e si sentivano +appena i battiti del cuore. Raccomandato a<span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277">[277]</a></span> +Biancolina di strofinar lei le braccia e il seno +dell’inferma, il dottore aveva messo mano ad +altri apparecchi, per farle alcune iniezioni ipodermiche +di etere e di liquore anisato di ammonio. +Era di una operosità portentosa, il bravo +dottore. Trovò anche modo di applicare qualche +vescicatorio volante, determinato con ammoniaca +liquida concentrata. Oramai, la sporta di +Maurizio gli permetteva quell’abbondanza di tentativi. +E ci volevano tutti, proprio tutti, per far +riavere la povera donna. Respirando sempre a +stento, aperse gli occhi e li girò lentamente +intorno; riconobbe il generale, allora, e con un +fil di voce proferì il nome di lui.</p> + +<p>—Ettore!...</p> + +<p>—Oh, Gisella, figlia mia!—gridò egli, precipitandosi +alla sponda del letto e dando in uno +scoppio di pianto.</p> + +<p>—Via, via! gli uomini non ridiventino bambini!—disse +il dottor Soleri, intromettendosi +coll’autorità del suo ministero.—Generale, +lasciate fare; non turbiamo con queste commozioni +il poco che si è potuto ottenere finora.</p> + +<p>—Avete ragione;—disse il vecchio, ritraendosi;—obbedisco. +Ma voi salvatela, dottore, +salvatela!—</p> + +<p>E andò singhiozzando a sedersi in un angolo, +accanto a Maurizio, che si era buttato là sopra +una scranna, con gli occhi a terra, senza parole, +senza lagrime. Poco stante giungeva la contessa +Albertina che avevano fatto chiamare i Ferau<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278">[278]</a></span>di. +La mite e buona signora del Castèu, col +pronto coraggio silenzioso che è tutto delle donne, +prese subito il suo posto d’infermiera accanto +al vecchio dottore.</p> + +<p>Passarono due ore di terribile angoscia per +tutti. Il respiro dell’inferma si era fatto più +lento: appena dieci respirazioni al minuto. Il +dottore credette necessario di avvertire che non +aveva più speranze. Veramente, non ne aveva +avute mai, dal momento ch’era stato chiamato. +Ma parlava così per trarne occasione di consigliare +che si mandasse pel prete, se pure i conforti +religiosi fossero per piacere alla famiglia. +Albertina conosceva l’animo di Gisella: si affrettò +a condurre il generale fuori della camera, +per dirgli il parere del medico, e insieme il +suo consiglio, che non poteva essere disforme +dal desiderio della malata.</p> + +<p>—Tutto ciò che vorrete;—rispose il vecchio +gentiluomo, stringendosi i pugni alla fronte.—Se +Dio facesse un miracolo! Credete voi che lo +farà?—</p> + +<p>Albertina levò gli occhi al cielo, e uscita +di là spedì subito ad avvisar l’arciprete di +San Giorgio.</p> + +<p>Mezz’ora dopo don Martino era giunto, con la +cotta, la stola e la pisside, involta nel suo copertoio +di seta. Dio entrava con lui; si ritirarono +tutti. La giacente accolse don Martino +con un lampo dagli occhi e un sorriso. Certamente +aspettava quel momento. Ma non aveva<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279">[279]</a></span> +forza di parlare, per confessarsi; don Martino +parlò per lei; all’invito del confessore, una lieve +pressione di mano, un lieve cenno delle labbra, +doveva dire il pentimento delle colpe. L’assoluzione +fu pronta, e pronto del pari fu il rito che +univa quell’anima a Dio. Un senso di beatitudine +si diffuse allora sul volto cereo della morente. +Il medico poteva rientrare, e tutti gli altri +con lui.</p> + +<p>Il generale era rimasto nella cucina, seduto +presso la tavola, con le braccia ripiegate sulla +lastra e il volto ascoso nelle braccia. Doveva +essersi assopito; non si era mosso, infatti, nè +alla partenza di don Martino, nè all’andare e +venire degli altri.</p> + +<p>Maurizio entrò a sua volta nella camera, e si +accostò al letto di Gisella. Non poteva più resistere +al desiderio di vederla ancora. Il medico +e Albertina stavano a’ piedi del letto, preparando +una pozione, ed egli fu solo un istante al +capezzale. Gisella aveva gli occhi semichiusi; +lo vide, lo riconobbe, e fece uno sforzo per proferire +qualche parola. Non fu che un soffio, +per altro; ma egli intese quel soffio.</p> + +<p>—Dio perdona;—diss’ella.</p> + +<p>—Oh! perdoni a tutti;—rispose Maurizio.</p> + +<p>Gisella aveva mossa la mano; ed egli aveva +presa quella mano. Gisella allora volse gli occhi, +come invitandolo a seguire il suo movimento; +ed egli pure volse gli occhi dove ella +accennava. Ah! che voleva dir ciò? Maurizio<span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280">[280]</a></span> +rabbrividì, mentre un sudor freddo gli bagnava +le tempie. Dall’altra banda del letto, il frate! +ancora il frate! Ma egli aveva il cappuccio calato +sulle spalle; la testa del padre Anselmo +appariva intiera, luminosa; l’aspetto era benevolo, +la mano era stesa in atto di benedire.</p> + +<p>Maurizio s’inchinò umiliato, e lasciò la mano +di Gisella. Quando rialzò gli occhi non vide più +il monaco. La visione era sparita. Gisella sorrideva +ancora, e cercava con gli occhi, pareva +domandar qualche cosa, o qualcheduno.</p> + +<p>—Chi?—disse Maurizio—il dottore?</p> + +<p>Ella fece un cenno di diniego col capo.</p> + +<p>—Il generale?—rispose Maurizio.</p> + +<p>Il capo e gli occhi di Gisella accennarono di sì.</p> + +<p>Maurizio si mosse sollecito, e andò dal generale, +che era ancora assopito. Scosso da lui, il +conte Ettore si destò in soprassalto.</p> + +<p>—Morta?—esclamò egli, rabbrividendo.</p> + +<p>—No, generale; vi chiede.—</p> + +<p>Il vecchio gentiluomo accorse, e si chinò con +atto affettuoso verso di lei. Gisella guardò il +marito, lo guardò lungamente; poi si sforzò di +sorridergli. Schiantava il cuore, quel triste sorriso. +E volle parlare, la povera creatura; ma +non le venne più fatto. Maurizio, che vide l’atteggiamento +di quelle labbra scolorate, Maurizio +che ne colse una sillaba, intese ciò che la +morente voleva dire al marito. E si ritrasse ancora, +premendosi il pugno al cuore, che pareva +volesse scoppiargli in quel punto.<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281">[281]</a></span></p> + +<p>—Ah!—pensò egli.—Perdono! sempre perdono! +Chi perdonerà a me il mio delitto?—</p> + +<p>Il rantolo crescente diceva che gli ultimi momenti +si avvicinavano. Il medico tentò ancora +di richiamare quella povera vita fuggente: ma +l’etere non valse più a prolungarle l’agonia. Erano +paralizzate le contrazioni del cuore; le respirazioni +non più di sei al minuto. Albertina s’inginocchiò +presso la sponda del letto, pregando. +Anch’egli inginocchiato, il conte Ettore copriva +la mano di Gisella delle sue lagrime silenziose. +Quella mano a grado a grado si raffreddò tra +le sue. Era cessato il respiro, cessato il movimento +del cuore; un placido sorriso si era diffuso +sulle labbra di Gisella. Le ombre del crepuscolo +incominciavano ad invadere la stanza, viva ancora +di mormorate preghiere, di mal rattenuti +singhiozzi, e la bella creatura si era spenta dolcemente, +addormentata con Dio.</p> + +<p>Quella sera fu un gran pianto a San Giorgio. +È dolore, è rammarico profondo in ogni paese, +quando muore una bella donna, quando sparisce +per sempre una di quelle figure in cui eravamo +avvezzi a vedere la divinità in forma terrena. +Ma nel paese di San Giorgio la contessa +Gisella non era soltanto ammirata per la sua +grande bellezza; era anche amata per la sua +grande bontà. Dopo che l’avevano veduta entrare +in chiesa, quei buoni alpigiani la consideravano +una santa, e non dubitavano punto ch’ella +non fosse per convertire alla fede il marito.<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282">[282]</a></span></p> + +<p>L’incredulità del conte Ettore ebbe ancora in +quel giorno uno scatto; e fu quando vollero allontanarlo +di là, facendogli intendere che tutto +era finito. Alla contessa Albertina che con delicatissimi +modi cercava di condurlo fuori, trovando +per quello sventurato le parole del cuore, +egli rispondeva feroce:</p> + +<p>—Ah, la vostra religione! la vostra religione +è una grande menzogna. E voi, con le vostre +divozioni, l’avete uccisa; coi vostri digiuni, coi +vostri scrupoli, coi terrori del vostro inferno +l’avete assassinata.—</p> + +<p>Albertina chinò la fronte, in atto di rassegnazione +sublime. Poi dolcemente, quasi umilmente, +gli disse:</p> + +<p>—Il vostro dolore è legittimo, è sacro. Ma +pensate, signor conte, che un angelo è salito in +cielo a pregare per voi.—</p> + +<p>Il conte Ettore fu atterrato da quella calma +risposta; ed anche si pentì d’aver parlato con +tanta durezza.</p> + +<p>—Perdonate;—le disse.—Voi che credete, +siete angeli in terra.—</p> + +<p>Quella sera la contessina di Vaussana ebbe +testa per tutti. Fatta preparare una lettiga e +adagiare sovr’essa la sua morta amica, la fece +trasportare nella notte alla Balma. Triste convoglio +a lume di luna; triste ritorno della povera +Gisella alla dimora de’ suoi padri, dond’era +uscita il mattino con tanta gioia nell’anima, +così fiorente di salute e di bellezza! La<span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283">[283]</a></span> +riposero nel suo letto; la sua stanza, tutta ornata +di fiori e di doppieri, fu tramutata in camera +ardente. Tre giorni la salma fu lasciata colà, +assiduamente vegliata dai suoi, e dagli amici +della famiglia, che si davano la muta. Così era +adempiuto un desiderio della morta, a cui l’immediato +trasporto della salma al camposanto +era sempre parso un atto irriverente e crudele.—Io +non intendo,—aveva detto essa tante volte,—io +non intendo, quando uno muore, che +smania sia quella dei cari congiunti di levarselo +subito dagli occhi. Temono forse che non sia +morto davvero, e che possa da un momento all’altro +riaprire i suoi alla luce?—</p> + +<p>Ma per lei non c’era più dubbio. Al terzo +giorno un indugio maggiore sarebbe stato irriverente +e crudele come una più pronta levata. +La povera Gisella fu composta nella bara, e +molti fiori scesero a dormire con lei nel chiostro +della chiesuola patronale, dove già riposavano +tante castellane dei Matignon della Bourdigue.</p> + +<p>Maurizio s’era preso il carico di tutti quei +funebri uffizi. Non aveva lagrime; era come istupidito; +pareva tranquillo. Anch’egli aveva vegliate +le due notti nella camera ardente, a due +passi dal generale, che restava là, col capo tra +le braccia ripiegate sulla spalliera d’una seggiola, +muto, immobile, assopito nel suo dolore. +La prima notte il vecchio non aveva notata la +presenza di Maurizio: si avvide di lui sul finire<span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284">[284]</a></span> +della seconda, all’atto che fece Maurizio di andare +a raddrizzare un torcetto.</p> + +<p>—Voi?—gli disse sottovoce.—Perchè non +siete andato a riposare?</p> + +<p>—Lasciarvi solo?...—balbettò Maurizio.—</p> + +<p>Il generale tentennò la testa, e trasse un sospiro.</p> + +<p>—Non lo sono io forse, e per sempre?—esclamò.—Ho +perduta la poesia della mia vita; +ho perduto il mio Dio.—</p> + +<p>E diede in un pianto dirotto. Poteva piangere, +quell’uomo. Maurizio no. Perchè? Egli ne sentì +una rabbia sorda, profonda nel cuore. E crescendo +questa, e montando, come fa certe volte, +dal cuore alle labbra, volle dire a quell’uomo: +vi ho ingannato. Sarebbe stata un’espiazione. +Aveva il coraggio fisico di farlo; gli venne meno +il coraggio morale. Infine, il dire a quell’uomo: +vi ho ingannato, non sarebbe stato un confessargli +altresì: ella vi ha ingannato?</p> + +<p>Ed era là, sempre là; accanto a quell’uomo, +per non lasciarlo solo nel suo dolore. Il giorno +dopo la morte di Gisella si era telegrafato al +Dutolet, che si trovava allora di guarnigione a +Saumur, sperando che potesse ottenere una licenza +straordinaria, per venire ad assistere il suo +vecchio comandante. Il Dutolet possedeva tutta +la fiducia del conte; conosceva i suoi interessi; +poteva essere di un prezioso aiuto al suo generale, +che oramai non pensava più a nulla; vera +rovina d’uomo e d’intelligenza!<span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285">[285]</a></span></p> + +<p>Maurizio era andato un mattino a cercarlo. Il +conte non si vedeva al pianterreno, ed egli salì +al primo piano, andando di camera in camera, +fino alla stanza di Gisella. Era di casa, allora +più che mai; nessuno poneva mente al suo andare +per ogni verso, là dentro. In quella stanza, +del resto, egli entrava ogni giorno, restandoci +lunghe ore in compagnia del padrone di casa, +muti ambedue. La stanza, tolti da tre giorni +i funebri apparati, era vuota e fredda; per le +finestre aperte penetrava la luce grigia d’una +giornata nuvolosa. Il letto, il piccolo letto sotto +un gran padiglione di stoffa azzurra operata, +con trine di vecchio oro, si vedeva diligentemente +rifatto, come se aspettasse ancora la sua +dolce signora. A capo del letto, sulle grandi +pieghe della cortina, pendeva in isporto una +tavola antica, donde una bella Madonna di Ludovico +Brea, forse il capolavoro del buon pittore +nizzardo, chinando amorosamente la testa sul +divino infante, sembrava covare, coi grandi occhi +neri, il capezzale della contessa.</p> + +<p>Entrato in quella camera triste, Maurizio provò +un’altra volta il senso di mancamento che lo +assaliva sempre colà, più profondo che altrove. +Quanto tempo vi rimase meditando? Non lo seppe +egli, che oramai non contava più il tempo, +nè più badava ai proprii atti. Entrò ad una cert’ora +il conte Ettore, e non parve avvedersi della +presenza di Maurizio; nè questi si mosse per lui +dall’angolo in cui era seduto. Era sempre così,<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286">[286]</a></span> +tra quei due. Il generale andò risoluto verso il +piede del letto, s’inginocchiò, ascose la faccia +sulla balza della coperta di seta; e rimase là, +in atto di preghiera, singhiozzando. Maurizio +sentì una stretta al cuore; gli parve di soffrir +mille morti, mentre quell’uomo piangeva e pregava, +ed egli non poteva pregare nè piangere. +Soffriva ancora pensando che le labbra di quell’uomo +baciavano il tessuto morbido su cui tante +volte si era posata la mano di Gisella; e così +soffrendo sentì l’odio antico montar su, montar +dal cuore alla gola. Maurizio in quei giorni faceva +paura; non lo sapeva, perchè non si guardava +più, non badava più a sè; ma era diventato +uno spettro. Lo vide il generale, quando si alzò; +lo vide, lo fissò lungamente negli occhi, +fissato lungamente egli pure da quegli occhi +lucenti nell’ombra, e gli disse con accento di +stizza:</p> + +<p>—Tu soffri dunque più di me?—</p> + +<p>Maurizio rabbrividì involontariamente alla domanda +improvvisa. Era anche la prima volta +che quell’uomo gli dava del tu. Non si mosse, +tuttavia; non rispose; seguitava a guardare.</p> + +<p>—Mi annoi;—riprese il vecchio, cedendo ad +un moto repentino di collera.—Va’ via.—</p> + +<p>Fremette quell’altro, sentendo l’offesa. E si +alzò, guardandolo ancora, guardandolo sempre. +Una frase, la frase, la terribile frase, voleva in +quel punto venirgli alle labbra. Già apriva la +bocca; già stava per proferirla, mentre il vec<span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287">[287]</a></span>chio +pareva aspettarla, e aspettandola gli s’illuminavano +d’una strana luce gli sguardi. Ma quella +luce si spense ad un tratto; le palpebre si +abbassarono, si chiusero violentemente, e la +fronte del vecchio si scosse, come in atto di scacciare +a forza un pensiero molesto.</p> + +<p>—No, no!—gridò egli con piglio furibondo, +con accento disperato.—Va’ via! va’ via! va’ +via!—</p> + +<p>Maurizio raccapricciò, al pensiero di ciò che +stava per fare. Chinò la testa, come dicendo a +sè stesso: ha ragione; ed uscì dalla stanza, mentre +quell’altro, non istando più alle mosse, prendeva +a misurare con passi concitati il pavimento. +Scese le scale, fuori di sè dall’ira, dal rimorso, +dalla vergogna: sarebbe giunto fuori dell’atrio +senza vedere nessuno, se proprio sul limitare +il passo non gli fosse stato impedito.</p> + +<p>Era un gran movimento, laggiù: i servi affacciati +sull’ingresso; un facchino che entrava +allora, con una grossa valigia sulle spalle; dietro +a lui, ancora sulla gradinata, un bagliore di +larghi e lunghi calzoni rossi. Maurizio riconobbe +il comandante Dutolet, arrivato in quel punto, +ancora in piccola divisa di capo di battaglione. +Non poteva evitarlo. Del resto, perchè lo avrebbe +evitato? Veniva a dargli la muta; veniva proprio +in buon punto, mentre egli smontava la +sua guardia, e per sempre.</p> + +<p>Il buon ragno, come lo chiamava Gisella, non +gli fece dimostrazioni di tenerezza. Erano sem<span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288">[288]</a></span>pre +stati, l’uno verso dell’altro, nei termini di +una fredda cortesia. Un cenno del capo, una +frase a mala pena incominciata, che volesse dire +e non dire, dovevano essere più che bastanti. +Maurizio, per altro, nel passargli daccanto, aggiunse +poche parole di ripiego, che nella gravità +del momento potessero giustificare la freddezza +dell’incontro, agli occhi della gente di servizio.</p> + +<p>—Il generale—diss’egli—ha gran bisogno +di voi.</p> + +<p>—Lo penso;—rispose l’ufficiale, facendo +un breve saluto cerimonioso.</p> + +<p>Maurizio s’incamminò sulla spianata, verso il +gran viale de’ tigli. Oramai, per ritornare al +Castèu, come per venire alla Balma, non passava +più dal sentiero della montagna. «Lo penso» +andava intanto ripetendo tra sè: «Lo penso!» +E pensò egli pure; pensò che il Dutolet aveva +ragione anche lui, se pensava che egli, Maurizio, +non fosse il miglior compagno di lutto per +il vecchio castellano della Balma.<span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289">[289]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XIX" id="Capitolo_XIX"></a><span class="chap">Capitolo XIX.</span><br /> +<br /> +Rovine!</h2> + + +<p>Giunto al Castèu senza neanche vedere la strada, +simulò un mal di capo fortissimo, intollerabile. +Effetto di grande stanchezza, soggiungeva +egli; passerà con qualche ora di riposo. +La stanchezza era più che giustificata da tante +veglie, da tante commozioni, sostenute pei suoi +amici della Balma. In casa volevano fargli prendere +qualche ristoro; ma egli ricusò asciuttamente +ogni cosa; voleva dormire, dormire, e +nient’altro. Andato a rinchiudersi nella sua camera, +si buttò vestito com’era sul letto, e si addormentò. +Certamente era stanco; la natura voleva +la parte sua. Ma se il corpo dormiva, la +mente vegliava, la mente torbida di dolorosi pensieri. +Stette lunghe ore sul letto, in apparenza +inerte, ma col cervello sconvolto, agitato da +sogni pazzi, da visioni terribili, da incubi spaventevoli. +La montagna gl’incombeva sull’anima; +la cascata dell’Aiga aveva gran parte nelle<span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290">[290]</a></span> +visioni del dormente. Cantava l’abisso, invitandolo; +ed egli e lei si precipitavano abbracciati +nel baratro. Ah, meglio sarebbe stato il morire +così, tutt’e due, in un punto, che non quello +spegnersi lento e doloroso di lei, e il sopravviver +codardo di lui. Perchè viveva egli ancora? +perchè il cielo non aveva pietà? perchè lo condannava +a star lì, ancora e sempre, sospeso ad +un filo? L’idea del suicidio, ultimo scampo ai +terrori, non gli era venuta fino a quel punto, +neanche nel sogno. Perchè? forse perchè lo stato +suo era tutto d’inerzia, non di ribellione al dolore. +Si sentiva palleggiato, travolto di visione +in visione, mezzo addormentato, mezzo desto, +tra la incertezza e la coscienza di sè. Sopra tutto, +sentiva un grande stiramento delle fibre del +cervello, che parevano volersi tutte spezzare, e +non si spezzavano mai. Ad un certo punto si +vide ancora ammalato, col ghiaccio alla testa, +vaneggiante, delirante, colla gente attorno, che +ascoltava tutte le sue parole, che coglieva a volo +tutte le confessioni a lui strappate dalla febbre. +E quell’uomo lo aiutava a parlare, gli levava +le parole di bocca, compiva egli le frasi che +non uscivano intiere; la povera creatura adorata +si torceva nello spasimo, si copriva la faccia +con le palme, negava, fuggiva disperata dalle +unghie del vecchio; ed egli, trattenuto, inchiodato +là dal suo male, non poteva muovere al +soccorso. Che orrore! e quell’altro l’aveva afferrata +pei capelli; alzava la mano, armata d’un<span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291">[291]</a></span> +coltello, e feriva, feriva a colpi replicati. Il sangue +scorreva, allagava il terreno, cresceva, cresceva, +ed egli ci diguazzava per entro. Che orrore! +Volle uscirne, uscirne ad ogni costo, scivolando, +lordandosi di quel sangue, bevendolo, +bruciandosi il cuore. E si destò in soprassalto, +non vedendo nulla, ma sentendosi nel suo letto, +e udendo battere, batter forte, a replicati colpi, +all’uscio di strada. Quei colpi rintronavano sinistramente +nella oscurità della notte.</p> + +<p>Balzò dal letto e corse ad aprir la finestra. +Un barlume di luce bianchiccia appariva da levante. +Potevano esser le tre del mattino. Chi batteva +frattanto? Si affacciò, per domandare, +mentre un’altra finestra si apriva al piano inferiore.</p> + +<p>—Son io.... Filippo;—rispose una voce dal +piazzale.</p> + +<p>Filippo era il nome di uno dei servitori della +Balma.</p> + +<p>—Che c’è? che volete?—chiese Maurizio, +riconoscendolo.</p> + +<p>—Il generale....—ripigliava quell’altro, con +voce rotta dall’affanno.—Signor conte, il mio +padrone sta male, molto male. Venga per carità. +Son già passato dal medico, che si è vestito subito; +a quest’ora è già in cammino.—</p> + +<p>Maurizio lasciò il davanzale, e al fioco albore +che penetrava nella camera, andò verso l’uscio. +Era vestito tuttavia; poteva correre senz’altro. +Sul pianerottolo, con un lume tra le mani, si<span class="pagenum"><a name="Page_292" id="Page_292">[292]</a></span> +affacciava allora allora il suo servitore, che veniva +ad offrirgli l’opera sua.</p> + +<p>—Signor conte,—gli disse il servitore,—non +vuole almeno cambiarsi? Ne avrà bisogno, +mi pare; perchè senza spogliarsi è andato a +letto: e ieri, e l’altra notte non ha fatto che +dormire. Sarà anche necessario che prenda qualche +cosa.</p> + +<p>—No, no, impossibile; non c’è tempo da perdere.—</p> + +<p>Così dicendo, Maurizio infilava la scala. Al +piano inferiore trovò illuminato il salone. Una +figura di donna, in accappatoio bianco, veniva +incontro a lui. Gli parve di veder Gisella, e +tremò tutto: ma si riebbe tosto, riconoscendo +Albertina.</p> + +<p>—Oh Dio!—diss’ella.—Sempre disgrazie?</p> + +<p>—Sorella mia,—rispose tristemente Maurizio,—è +questo il tempo. Pregate per chi n’è +stato cagione.—</p> + +<p>La contessina chinò gli occhi lagrimosi, appoggiandosi +alla parete. Era profondamente +commossa, la pietosa donna, e bene intendeva +ciò che volesse dire suo fratello in quel punto. +Egli passò, scese rapidamente nel vestibolo, e +aperto il portone uscì fuori. Andava a bruzzico, +vedendo abbastanza la strada; non badando, per +altro, che passava pel sentiero della montagna. +Se ne avvide, al rabbrividire che fece, sentendo +sulla sua testa il fragore della cascata.</p> + +<p>Che orrore! che orrore! E ad un certo punto,<span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293">[293]</a></span> +udendo dietro a sè un rumore di passi, un rumore +tanto più incalzante quanto più egli correva +veloce, pensò che uno spettro lo inseguisse. +Di certo, le visioni e gli incubi di quelle trentasei +ore passate non lo avevano ancora abbandonato +del tutto. Fermatosi, col coraggio della +disperazione, vide Filippo, che lo seguiva ansimando.</p> + +<p>—Signor conte,—gli disse il brav’uomo,—è +difficile seguirla. Pare che abbia le ali.—</p> + +<p>Giunto alla Balma, trovò tutta la casa in trambusto. +Ascese le scale volando, come diceva Filippo; +seguito da lui entrò nell’appartamento +del generale. Il medico Soleri stava già nella +camera. Si volse, all’apparire di Maurizio, e crollando +malinconicamente la testa, gli disse:</p> + +<p>—Sono giunto anch’io troppo tardi.—</p> + +<p>Maurizio si avvicinò al letto del generale. Il +vecchio gentiluomo era là, disteso, irrigidito, livido, +con gli occhi semiaperti, la bocca fortemente +contratta da un lato; fiero ancora nell’aspetto, +orribile a vedersi nella torva guardatura +di quegli occhi stravolti.</p> + +<p>Com’era andata? I servitori raccontarono. Il +generale si era ritirato nella sua stanza alle +dieci di sera. Nella notte, intorno alle due, aveva +suonato. Filippo che dormiva poco distante da +lui, era accorso; ma il suo padrone non aveva +potuto dirgli perchè avesse suonato; rantolava, +agitava un braccio, come in atto di chieder +soccorso. Spaventato, il servitore si era affret<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294">[294]</a></span>tato +a svegliare il comandante Dutolet e tutti +gli altri della casa: poi, mentre essi cercavano +di soccorrere il generale, dandogli a bere qualche +goccia di liquore, spruzzandogli d’acqua il +viso ed il petto, egli, Filippo, era corso a precipizio +in paese per avvertire il medico, per +avvertire il conte di Vaussana.</p> + +<p>Nè altro c’era da dire. Qualcheduno, alla rapidità +fulminea di quella morte, aveva sospettato +un suicidio. Non potendo sopravvivere alla +contessa, aveva egli forse ingoiato un veleno? +Ma così non la pensava il dottore, osservando +tutti i segni di una apoplessia per congestione +cerebrale. A questa fine il conte Ettore era predisposto +dall’età, dalla vita sedentaria, contro +cui il medico stesso aveva già protestato più +volte. Causa prossima del triste caso non poteva +essere che un patema d’animo sopraggiunto in +quei giorni: e c’era stato pur troppo, il patema +d’animo, violento, manifesto, innegabile, nella +morte della moglie adorata: quello, e non altro, +il veleno.</p> + +<p>Maurizio lo sapeva bene, lo conosceva anche +meglio del dottore, il veleno che aveva ucciso +quell’uomo. E cadde senza far parola, sul seggiolone +a piè del letto, rimanendovi accasciato, +assorto ne’ suoi negri pensieri. Quante rovine +intorno a lui, e per cagion sua, per colpa sua! +Il destino.... Si accusa facilmente il destino degli +errori degli uomini. Ed era lui, Maurizio, conte +di Vaussana, nel cui scudo era inciso il motto<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295">[295]</a></span> +«<span class="g">tout droict Sospel</span>», lui, il cavaliere senza +macchia, il credente, il virtuoso soldato, che +aveva fatto tutto ciò? che aveva portata la maledizione +in quella calma dimora, alta nella stima +degli uomini come era elevata sul colmo del +monte, in quel nobile asilo della grazia disposata +all’onore?</p> + +<p>Il dottore voleva ridiscendere in paese per +fare la sua dichiarazione. Invitò il signor di +Vaussana a seguirlo.</p> + +<p>—No, grazie, rimango ancora;—rispose Maurizio.—Non +ho forza di muovermi. Veglierò +questo cadavere, come ho vegliato quell’altro.—</p> + +<p>E chinò la testa sul petto, mentre il dottore +usciva dalla stanza. Ma, subito dopo, un uscio +dall’altra parte si aperse, e Maurizio sentì che +il Dutolet stava per comparire. Alzò la fronte, +e vide infatti l’ufficiale, che usciva dallo studio +del conte Ettore, grave, rigido come sempre, +ma più severo, più accigliato del solito.</p> + +<p>—Il dottore?—disse il Dutolet, volgendogli +a Filippo, che era rimasto in mezzo alla camera.</p> + +<p>—Esce adesso, signor comandante.</p> + +<p>—Richiamatelo; debbo pregarlo di un favore.—</p> + +<p>Il medico era ancora sulla scala; richiamato +dalla voce di Filippo, ritornò subito nella stanza.</p> + +<p>—Io non ho pratica degli usi e delle leggi +di qui;—disse allora il Dutolet.—Vogliate +chiamar voi, signor dottore, le autorità competenti. +Ho trovato or ora sulla scrivania del<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296">[296]</a></span> +generale il suo testamento. È suggellato; sono +autorizzato ad aprirlo; non lo farò senza testimoni.—</p> + +<p>Il dottore s’inchinò, e partì, promettendo di +ritornare al più presto possibile.</p> + +<p>Maurizio in quel punto si alzò. Il Dutolet lo +scorse allora, e non potè trattenere un gesto +d’ingrata maraviglia. Se ne avvide Maurizio; ma +non aveva da offendersi per così poco.</p> + +<p>—Egli aveva lasciata una lettera per voi?—domandò, +indicando un foglio che l’ufficiale +teneva ancora aperto tra mani.</p> + +<p>—Sì, per me, che pure mi ritrovavo a pochi +passi da lui; rispose l’ufficiale. Povero +conte! come ha dovuto soffrire, scrivendola!—</p> + +<p>E guardava il signor di Vaussana con piglio +severo. Maurizio si volse a guardare dietro di +sè. Non c’era nessuno; anche Filippo era uscito. +Egli allora, cedendo ad un impulso repentino +dell’anima, si accostò all’ufficiale, e a voce bassa, +ma con accento vibrato, incominciò:</p> + +<p>—Signor Dutolet, siete voi sempre di quella +rara perizia nelle armi, che io ho ammirata altre +volte?—</p> + +<p>L’uffiziale rizzò la testa, e squadrando il signor +di Vaussana dal capo alle piante, gli domandò:</p> + +<p>—Che cosa volete voi dire?</p> + +<p>—Voglio chiedervi,—rispose Maurizio, non +mutando voce nè accento,—se a venticinque +passi, come facevate due anni fa, a venti, a<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297">[297]</a></span> +quindici, come vi pare, sareste sempre capace +di mettere una palla nel bersaglio, senza puntare, +guardando magari in aria, alzando appena +il braccio, e portandolo automaticamente in +linea.—</p> + +<p>L’ufficiale guardò un istante negli occhi il signor +di Vaussana; poi, senza batter ciglio, replicò +brevemente:</p> + +<p>—Sì.</p> + +<p>—Sta bene;—disse Maurizio.—E quando?</p> + +<p>—Oggi il dovere;—rispose l’ufficiale.—Domattina, +se vi piace.—</p> + +<p>Si salutarono freddi, e Maurizio partì.</p> + +<p>Finalmente! finalmente! per quella volta egli +si sentiva liberato d’un gran peso. Ah, la vita, +che molesto fardello! E così, senza troppa fatica, +per la mano del buon ragno.... Ma sì, era +ancora un modo di accostarsi a Gisella. Scese +a passi più calmi il gran viale dei tigli; uscì +tranquillo, quasi ilare, dal cancello. E perchè no? +Voleva infatti esser ilare, parerlo a tutti, in +paese; che il giorno dopo, risapendo una certa +notizia, non avessero i maligni a metterla d’accordo +con la sua cera da funerale. La sua vigilia +non doveva esser triste: non è mai triste il soldato, +il cavaliere, quando va a gittar la sua vita. +Sorrise, adunque, sorrise a quanti incontrava per +via, sorrise perfino al Pinaia, al panattiere arpagone, +che gli rammentava i Feraudi. Anche +da quei poveri contadini del Martinetto voleva +andare, quel giorno. Voleva veder tutto, visitare<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298">[298]</a></span> +tutti quei memori luoghi. Non aveva più terrori +nell’anima; sarebbe andato lassù, a pregare, +a pensare nella cameretta dove si era spenta +Gisella; ed anche nel rifugio, sul torrione, dove +la bella creatura adorata gli era caduta come +morta fra le braccia, alla vista del frate. Ah, +il frate! una allucinazione; egli lo sentiva bene, +oramai, di aver veduto ciò che Gisella vedeva, +e solamente perchè, sotto la sensazione di un +alto spavento, le braccia dell’amata donna si +erano avvinghiate al suo collo. Anche là, nella +camera di Biancolina, non si era ripetuto il +fenomeno, per il fatto che la mano di Gisella +aveva stretta la sua, e gli occhi di lei lo avevano +guidato a vedere ciò che ella vedeva? Quanti +arcani, del resto, quanti misteri nella vita! e +come l’invisibile d’ogni parte ci preme!</p> + +<p>Passava in quel punto sulla piazza maggiore. +Voltato l’angolo della chiesa, entrava nella via +che metteva al Castèu. Un monaco, un frate +cappuccino era là, davanti a lui di cinque o +sei passi; muoveva lento, curvo, quasi piegato in +due, rasentando il muro, come egli già lo aveva +veduto una volta, passando di là con Gisella. +Ma che? non poteva essere un altro? Maurizio +affrettò il passo per raggiungerlo; gli venne a +pari, l’oltrepassò, e si volse a guardarlo. Quell’altro +alzò allora la faccia, e Maurizio lo riconobbe. +Era lui, il padre Anselmo da Carsoli.</p> + +<p>—Frate, che tu sia maledetto!—gli gridò in<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299">[299]</a></span>ferocito +Maurizio.—Domani.... domani non ti +vedrò più.—</p> + +<p>Il frate era sparito. Ma non così presto, che +alla maledizione del signor di Vaussana non +avesse risposto levando la mano benedicente; +benedicente, come l’aveva veduta Maurizio, al +letto di morte della povera bella.<span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300">[300]</a></span></p> + + + + +<h2><a name="Capitolo_XX" id="Capitolo_XX"></a><span class="chap">Capitolo XX.</span><br /> +<br /> +Tra Cielo e Terra.</h2> + + +<p>Quel giorno, presso alle cinque del pomeriggio, +mentre già si disponeva a scrivere una lettera +per chiedere concerti al comandante Dutolet, il +signor di Vaussana ricevette un biglietto del +suo avversario, che lo aspettava al caffè di +San Giorgio. Intese subito che lo stesso pensiero +suo era venuto a quell’altro, ed uscì per +andare da lui.</p> + +<p>Si salutarono come due buoni amici, essendoci +persone a qualche distanza, che potevano +vedere e notare ogni cosa. Dopo di che il Dutolet, +con molta calma e con altrettanta serenità, +quasi con grazia, parlò in questa guisa a Maurizio:</p> + +<p>—Signor conte, voi eravate molto afflitto, +questa mattina, e per conseguenza un po’ alterato. +Anch’io, quanto voi, ed avevo ragione di +esserlo. Possiamo noi dimenticar le parole che ci +siamo scambiate?</p> + +<p>—No;—disse Maurizio.</p> + +<p>—Era mio dovere di domandarvelo;—re<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301">[301]</a></span>plicò +il Dutolet, facendo un mezzo inchino.—Resta +che c’intendiamo sull’ora e sul luogo.</p> + +<p>—Domattina, si era detto;—disse Maurizio.—Di +là da quella montagna, sulla vostra diritta, +ce n’è un’altra, detta la Sisa. Risalendo +dalla cascata dell’Aiga, ci si va di prateria in +prateria. Lassù, al lembo dell’ultimo di quei +prati, è il confine. Vi accomoda?</p> + +<p>—Sì,—rispose il Dutolet.—Portiamo testimoni?</p> + +<p>—Nessuno.</p> + +<p>—Come vi piace. Ma uno di noi due non +isfuggirà all’imputazione di assassinio.</p> + +<p>—Ci ho provveduto,—rispose Maurizio,—scrivendo +una dichiarazione in due originali. Firmerete +anche voi. Eccoli appunto.</p> + +<p>—Avete proprio pensato a tutto;—esclamò +il Dutolet, prendendo i due fogli, a cui appose +la sua firma colla matita.—Dunque lassù, +al piano della Sisa. Ci sarò alle sei del +mattino. Ma intendiamoci bene;—soggiunse +egli;—senza vergogna d’un po’ di ritardo che +si potesse fare dall’uno o dall’altro di noi.</p> + +<p>—Giustissimo;—disse Maurizio.—Del resto, +io m’incamminerò per tempissimo. Di sopra +l’Aiga si vede la Balma; io vi vedrò sempre +salir la montagna.—</p> + +<p>Presi <a name="tn301" id="tn301"></a><ins class="correction" title="Nota del Trascrittore: testo originale 'quesi'">questi</ins> concerti si separarono. Maurizio +si avviò verso casa. Non trovò sua sorella Albertina, +e gli spiacque.</p> + +<p>Si sente in cuore così facilmente, così natu<span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302">[302]</a></span>ralmente, +il bisogno di stare un po’ vicini alle +persone che si amano, quando si è sul punto +di separarci da loro per sempre! Chiese di lei +alla gente di servizio: era uscita, gli dissero; +forse per far qualche visita. Non già alla Balma, +pensò egli allora, poichè lassù era andata prima +del meriggio, a pregare sulla salma del povero +conte Ettore. In paese, dunque: ma il paese, +per piccolo che fosse, aveva ancora troppe case, +troppe famiglie amiche e conoscenti, tra le quali +non poteva indovinare Maurizio, che salutava +tutti, ma non faceva visite a nessuno. Era in +queste incertezze sulla piazza maggiore: la chiesa +si vedeva aperta, ed egli entrò in chiesa. +Avrebbe dovuto pensarlo prima; sua sorella stava +là, al suo solito posto, nella cappella di patronato +della famiglia Sospello; stava là, visibile +ancora nella penombra della sera imminente.</p> + +<p>Non era giorno di benedizione; ma la contessina +soleva andare in chiesa ogni giorno, o +di mattina o di sera, salvo i casi d’impossibilità, +quando le cure domestiche, o i doveri della +ospitalità, venissero a frastornarla. Soleva dire +che la casa del Signore riconcilia colla vita: +non per bigotteria, ma per riposare lo spirito, +una visita anche breve a quella casa è piacevole: +là dentro, dopo tutto, si pensa meglio al +buon Dio.</p> + +<p>Il gran crocifisso, unica maraviglia artistica +della chiesa parrocchiale di San Giorgio, torreggiava +sopra l’altar maggiore, spiccando col suo<span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303">[303]</a></span> +color cereo sul fondo scuro dell’abside. I piedi +del martire sparivano sotto una gran fioritura +di rose, disposte a mazzo enorme, che s’intendeva +benissimo esser legato al tronco della croce. +Quelle rose d’ogni colore, che davano all’augusto +morente l’aspetto di un trionfatore, erano l’offerta +costante della contessina di Vaussana. +Quando il giardino del Castèu non aveva più +rose in copia, erano gigli; quando non aveva +più gigli, si succedevano le azalèe, le peonie, +le giorgine, gli amaranti, gli astri, e tutti gli +altri fiori della stagione autunnale. Recava anche +il suo tributo l’inverno; più scarso, ma sicuro +anche quello, essendo fiori di stufa.</p> + +<p>La chiesa era deserta, e Maurizio non volle +disturbar la sorella neanche col rumore dei passi: +perciò, appena entrato, si pose sull’ultima +panca a destra, sotto la grande navata. Era il +posto di Gisella, quando giungeva un po’ tardi, +e non volendo dare spettacolo del suo passaggio +lungo le arcate, s’inginocchiava umilmente lì, +mescolandosi volentieri alle povere donne del +paese. Là dentro, finalmente, egli ottenne ciò che +da sei giorni desiderava invano. Si sentì d’improvviso +stemperare il cuore: senza sforzo, senza impeto, +le lagrime gli scesero dagli occhi giù per +le guance, silenziose lagrime e fitte, come una +pioggia d’autunno. E in mezzo a quelle lagrime +vide chiarori maravigliosi; tra quei chiarori gli +apparve la povera morta, tutta vestita di luce, +risalente entro una schiera d’angioli all’incontro<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304">[304]</a></span> +del Dio di misericordia. Allucinazione anche +quella? Una voce dal profondo voleva dirgli +di no.</p> + +<p>Rasciugò le sue buone lagrime, vedendo muoversi +sua sorella Albertina. Essa lo vide, passando; +ed egli si alzò per accompagnarsi a lei.</p> + +<p>—Pregavi?—gli chiese Albertina.</p> + +<p>—Sì, per tutti;—rispose.</p> + +<p>Tranquillissimo, quella sera, quasi sereno, ragionò +lungamente di cento cose con lei, evocando +memorie infantili, facendo perfino castelli in +aria per i giorni che non sarebbero venuti. Non +egualmente serena si mostrava Albertina; ma +la buona fata del Castèu aveva imparato nella +lunga solitudine a padroneggiarsi, a non lasciar +troppo scorgere le sue tristezze. Quando soffriva, +soffriva dentro, e i sorrisi, come pallide viole +alpine, le fiorivano timidamente sul labbro.</p> + +<p>Maurizio si ritirò nelle sue camere alla solita +ora. Ebbe un sonno profondo, senza visioni, senza +incubi. Anche il cervello ha le sue calme nei +grandi momenti, come le ha il cielo innanzi la +tempesta. Quando si svegliò, erano le quattro del +mattino. Si vestì senza fretta; sotto un leggero +pastrano che portava qualche volta per la nebbia, +nascose la busta delle pistole, e dall’uscio +dell’orto si avviò verso la montagna. Ad una +certa distanza si volse, per guardare il Castèu, +la vecchia dimora dei suoi, la casa dov’era nato, +e mandò un bacio alla sua buona sorella che +non avrebbe veduta mai più.<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305">[305]</a></span></p> + +<p>Non gli mancava il tempo; andò a passi lenti +su per la ripida costa. Si fermò anche un istante +al borro, per sentir la cascata. Cantava, il gran +fascio delle acque scorrenti, cantava sempre la +sua monotona canzone all’abisso. Ma allora il +signor di Vaussana sentì per la prima volta +due canti in uno. Tendendo l’orecchio, udiva attraverso +il frastuono della cascata un suono +più sottile e più lontano, molle, ondeggiante, +come una salmodia di chiesa. Sorrise, ricordando +che quel fenomeno di sdoppiamento dell’udito gli +era occorso spesso; in istrada ferrata, per esempio, +quando il fragore delle ruote, lo strepito, +lo scricchiolìo delle carrozze in moto, lascia intendere, +a chi presti attenzione, un suono lontano +lontano, come di angeliche voci laudanti +nello spazio. Non era una allucinazione, quella; +Maurizio conosceva il fenomeno, ancorchè non +sapesse darsene una ragione. Nondimeno, gli +piacque di sentir quelle laude lontane, attenuate +via via, evanescenti nel profondo dei cieli.</p> + +<p>Passato il gran salto dell’Aiga, superato il +colmo del monte, dove le acque correvano a guisa +di ruscello, andò oltre, risalendo di prateria in +prateria, fino al piano della Sisa. Il comandante +Dutolet non era ancora arrivato: ma erano +appena le cinque e mezzo; si poteva dunque +aspettare. Il buon ragno non volle del resto +approfittare della scusa che si era preparata; e +Maurizio lo vide, alle cinque e tre quarti, sbucare +da una macchia di abeti, volgendo gli oc<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306">[306]</a></span>chi +di qua e di là, in atto di orientarsi tra quei +rialti verdeggianti che vedeva per la prima volta. +Maurizio sventolò il fazzoletto; il buon ragno lo +vide, fece un gesto di riconoscimento e si avviò +più sollecito, allungando quel suo paio di +seste. Salutò, come fu vicino; Maurizio rese il +saluto, e si avviò ancora per fargli strada sopra +un bel prato alto, incurvato a guisa di sella tra +due colmi di monte.</p> + +<p>—Ecco il confine;—disse Maurizio.—Se +voi andate trenta passi più in là, siete sul vostro.</p> + +<p>—Tra due patrie,—osservò il Dutolet, incamminandosi,—che +piccola cosa a vedere! e +che gran cosa a pensare!</p> + +<p>—Le più grandi cose son là;—soggiunse +Maurizio, indicando su certe creste montuose +alcune linee biancheggianti.—Il vostro forte di +sbarramento è quello; il mio è quest’altro. Speriamo +che tacciano sempre.</p> + +<p>—Ma parlando noi per essi, non è vero?—esclamò +il Dutolet.</p> + +<p>—Che farci?—ribattè Maurizio.—Volete +che contiamo i passi?</p> + +<p>—Avete detto a me di farne trenta, per essere +sul mio;—rispose il Dutolet.—Ne ho fatti +trenta: accettiamo l’assegnazione del destino. +Ancora una volta io vi domanderò: non possiamo +dimenticare le nostre parole di ieri?</p> + +<p>—No,—disse il signor di Vaussana,—vi +ringrazio.—</p> + +<p>E cavò dalla busta le sue pistole.<span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307">[307]</a></span></p> + +<p>—Sono di misura eguale alle mie;—notò +il Dutolet.—Tenga ognuno le sue.—</p> + +<p>Così dicendo, prese posizione di combattimento. +Il signor di Vaussana lo imitò.</p> + +<p>—A voi;—diss’egli.</p> + +<p>—A voi;—rispose quell’altro.</p> + +<p>—Capisco;—disse allora Maurizio.—Si +gareggia di cortesia. Spariamo al comando, vi +pare? Conteremo uno, due, all’unisono; al tre +faremo fuoco.</p> + +<p>—Sia pure;—rispose l’ufficiale.</p> + +<p>L’uno e l’altro presero a contare; al tre due +lampi s’incrociarono, e si udirono simultaneamente +due colpi.</p> + +<p>Rimasto illeso, Maurizio guardò trasognato il +suo avversario. Voleva parlare, ma quell’altro lo +precorse.</p> + +<p>—Altro è tirar sul bersaglio, altro sull’uomo;—diss’egli.</p> + +<p>—Puntando, sicuramente;—rispose Maurizio.—Ma +voi tirate senza puntare, e l’errore +non è più possibile.</p> + +<p>—Chi ve lo dice, signor di Vaussana?</p> + +<p>—Ricominciamo, allora.</p> + +<p>—No.</p> + +<p>—No, voi dite? perchè? Comandante Dutolet, +voi mi mancate di parola.—</p> + +<p>Il comandante Dutolet s’inalberò a quella osservazione, +che voleva essere ingiuriosa. Ma poi +crollò il capo, e rispose molto tranquillamente:</p> + +<p>—V’ingannate. Io non vi avevo promesso nul<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308">[308]</a></span>la. +Mi avevate chiesto se avessi sempre il mio +colpo infallibile: vi ho risposto di sì. Ne dubitate? +Ecco là il vostro cappello sull’erba, un +po’ indietro a voi; trentadue, forse trentatrè +passi; guardate.—</p> + +<p>Così parlando, assai lentamente, aveva levata +dalla busta la seconda pistola. Senza puntare, +non facendo altro che alzare il braccio in linea, +colpì il cappello di Maurizio, che ruzzolò al colpo +due passi più in là.</p> + +<p>—Vedete, signor conte?—ripigliò allora il +comandante Dutolet.—Quel che prometto mantengo. +Se ieri mi aveste fatto giurare di uccidervi, +credete pure che non vi avrei mancato +di parola. A me lo avevo promesso, invece, a +me solo. Che volete! un’idea; ed era ben salda +nell’animo mio, ieri mattina. Ma a me posso +mancar di parola, sicuro del fatto mio. Ed ho +cambiato opinione.</p> + +<p>—Voi siete crudele,—disse Maurizio,—ed +io ho meritato lo scherno. Ma qui ce ne ancor +una delle mie;—soggiunse, chinandosi alla +busta,—ed è carica.</p> + +<p>—Fermate!—gridò il Dutolet, avvicinandosi +rapidamente.—Ho ancora qualche cosa +da dirvi. Signor di Vaussana, credete in Dio?</p> + +<p>—Sì;—rispose Maurizio.</p> + +<p>—E allora, perchè suicida? Aggiungete che +non me lo son meritato neppur io, questo infame +spettacolo, dopo essermi esposto abbastanza +cortesemente al vostro fuoco. Ho pensato,<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309">[309]</a></span> +ieri, ho pensato a lungo, e l’ira mi è morta nell’anima. +Voi pure, a vostra volta, pensate. C’è +stato un fallo, signor di Vaussana; un fallo che +ha già cagionato due morti; quel fallo, chi lo +ha commesso? V’intendo; voi volevate punirlo +ora; avete il coraggio di far ciò. Ma non è il +coraggio del valoroso, quello a cui vi appigliate; +e la pena, del resto, non avrebbe adeguato il +delitto. Non sapete voi d’una pena più grave, +che è il vivere? Sì, il vivere, lasciatemi finire +il mio pensiero; il vivere vergognando, il vivere +soffrendo; il vivere tormentandosi, uccidendosi +giorno per giorno. È questo il suicidio sublime +a cui vi condanno, nel nome di quel vecchio +onorato che dorme la sua gran notte oramai;—proseguì +il comandante Dutolet, alzando la +voce dal tono grave al solenne.—Laggiù, oltre +quelle vette, a quattro leghe da Grenoble, dove +io son nato, tra montagne di difficile accesso, +segregati dal mondo, in dura disciplina, accanto +ad uomini che non avendo fatto il male si son +pure rinchiusi per evitarlo, muoiono così di giorno +in giorno molti infelici che hanno fallito, che +hanno fatto soffrire, che portano il peso dei loro +trascorsi. Meditando, tacendo, scavando con le +loro mani la fossa che li deve accogliere, aspri +cavalieri del dolore, pregano per coloro che +hanno offesi; tristi e rassegnati, sospesi tra cielo +e terra, attendono, invocano, espiano.—</p> + + +<p class="center" style="margin-top: 2em;">FINE.</p> + + + + + +<h2><a name="INDICE" id="INDICE"></a><span class="chap">INDICE.</span></h2> + +<table summary="indice"> +<tr><td colspan="2"> +<a href="#dedica"><span class="smcap">Dedica</span></a></td><td class="right">Pag. <span style="font-size: smaller;">IX</span> +</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_Primo">I.</a></td><td>Addio, bel mare!</td><td class="right">1</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_II">II.</a></td><td>Alla terra dei padri</td><td class="right">16</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_III">III.</a></td><td>Cortesie di buon vicinato</td><td class="right">34</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_IV">IV.</a></td><td>La disputa filosofica</td><td class="right">53</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_V">V.</a></td><td>Si viene alle grosse</td><td class="right">67</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_VI">VI.</a></td><td>Sulla montagna</td><td class="right">84</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_VII">VII.</a></td><td>L’idillio del Martinetto</td><td class="right">100</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_VIII">VIII.</a></td><td>Celeste oblìo</td><td class="right">117</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_IX">IX.</a></td><td>Sull’orlo dell’abisso</td><td class="right">128</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_X">X.</a></td><td>Il trattato di pace</td><td class="right">142</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XI">XI.</a></td><td>Rifugio spirituale</td><td class="right">155</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XII">XII.</a></td><td>Dal dubbio alla fede</td><td class="right">166</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XIII">XIII.</a></td><td>L’impresa ecclesiastica</td><td class="right">188</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XIV">XIV.</a></td><td>Da Ceppo a Carnevale</td><td class="right">201</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XV">XV.</a></td><td>Padre Anselmo da Carsoli</td><td class="right">213</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XVI">XVI.</a></td><td>Cuori infermi</td><td class="right">237</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XVII">XVII.</a></td><td>L’apparizione</td><td class="right">255</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XVIII">XVIII.</a></td><td>Povera bella!</td><td class="right">274</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XIX">XIX.</a></td><td>Rovine!</td><td class="right">289</td></tr> +<tr><td class="right0"> +<a href="#Capitolo_XX">XX.</a></td><td>Tra Cielo e Terra</td><td class="right">300</td></tr> +</table> + +<hr style="visibility: hidden; margin: 2em;" /> + +<div class="figcenter" style="width: 300px;"> +<img src="images/romanzi.jpg" width="300" height="47" alt="Romanzi Italiani" title="Romanzi Italiani" /> +</div> + + +<p class="center">EDIZIONI TREVES</p> + +<hr style="width: 10%" /> + +<table summary="catalogo"> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Adolfo <b>Albertazzi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Ora e sempre</td><td class="right">1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Novelle umoristiche</td><td class="right">1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +In faccia al destino</td><td class="right">3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Riccardo <b>Alt</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Uccidere o morire</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Diego <b>Angeli</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’orda d’oro</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Luigi <b>Archinti</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il lascito del Comunardo</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Massimo d’<b>Azeglio</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Nicolò de’ Lapi. (2 vol.)</td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Ettore Fieramosca</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +A. G. <b>Barrili</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Capitan Dodèro</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Santa Cecilia</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il libro nero</td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +I Rossi e i Neri</td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le Confessioni di Fra Gualberto</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Val d’Olivi</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Semiramide</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Notte nel commendatore </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Castel Gavone</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Come un sogno </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Cuor di ferro e Cuor d’oro. (2 volumi) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Tizio Caio Sempronio</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’Olmo e l’Edera</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Diana degli Embriaci</td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La conquista d’Alessandro</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il tesoro di Golconda</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il merlo bianco</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La donna di Picche</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’XI comandamento</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il ritratto del diavolo </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il Biancospino</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’anello di Salomone</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +O tutto o nulla</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Amori alla macchia</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Monsù Tomè</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Fior di Mughetto</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Dalla rupe</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il conte Rosso</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Lettore della Principessa</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Casa Polidori</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La Montanara (2 vol.)</td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Uomini e bestie </td><td class="right">1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Arrigo il Savio </td><td class="right">1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La spada di fuoco</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il giudizio di Dio</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il Dantino </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La signora Àutari </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La sirena </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Scudi e corone </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Amori antichi </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Rosa di Gerico </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La bella Graziana </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le due Beatrici </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Terra vergine </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +I figli del cielo </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La castellana</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Fior d’oro </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il prato maledetto</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Galatea</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il diamante nero </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Raggio di Dio</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il ponte del Paradiso</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Tra cielo e terra </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Ambrogio <b>Bazzero</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Storia di un’anima</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Antonio <b>Beltramelli</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Anna Perenna</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +I primogeniti</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il cantico</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Silvio <b>Benco</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La fiamma fredda</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il castello dei desideri </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Leo <b>Benvenuti</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Racconti romantici </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Serenada, racconto sardo </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Vittorio <b>Bersezio</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La carità del prossimo </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Povera Giovanna! </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il debito paterno </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Aristocrazia. (2 volumi) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +P. <b>Bettòli</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il processo Duranti </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Giacomo Locampo</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Carmelita</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La nipote di don Gregorio </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Alberto <b>Boccardi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Cecilia Ferriani </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Ebbrezza mortale! </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il peccato di Loreta </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’irredenta </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Camillo <b>Boito</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Storielle vane </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Senso </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Virgilio <b>Brocchi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le aquile </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +E. A. <b>Butti</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’Incantesimo </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’Automa</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Antonio <b>Caccianiga</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il bacio della contessa Savina </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Villa Ortensia</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il Roccolo di Sant’Alipio</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Sotto i ligustri</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il Convento</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il dolce far niente </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La famiglia Bonifazio </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Brava gente</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Luigi <b>Capranica</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Donna Olimpia Pamfili </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La congiura di Brescia (2 volumi) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Maschere Sante </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Fra Paolo Sarpi (2 vol.) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Papa Sisto (4 volumi) </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Racconti </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Contessa di Melzo (2 vol.) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Re Manfredi (3 vol.)</td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Maria Dolores</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le donne di Nerone </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Luigi <b>Capuana</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Homo </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Marchese di Roccaverdina </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Rassegnazione </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Castelli.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Ultime rose d’autunno </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Enrico <b>Castelnuovo</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Nella lotta </td><td class="right"> 4 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La contessina </td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Dal 1.º piano alla soffitta</td><td class="right"> 4 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Lametta </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Due convinzioni </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Filippo Bussini juniore </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Alla finestra </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Sorrisi e lagrime </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’onor. Paolo Leonforte </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Natalia ed altri racconti </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +<i>P.P.C.</i> Ultime novelle </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Domenico <b>Ciàmpoli</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Diana</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il barone di San Giorgio </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Luigia <b>Codèmo</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La rivoluzione in casa </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Cordelia.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il regno della donna </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Dopo le nozze</td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Prime battaglie </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Vita intima </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Racconti di Natale </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Casa altrui</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Alla ventura </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Catene</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Per la gloria </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Forza irresistibile </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il mio delitto </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Per vendetta </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’incomprensibile </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Verso il mistero</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Filippo <b>Crispolti</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Un duello </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Gabriele <b>D’Annunzio</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il Piacere</td><td class="right"> 5 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’innocente </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Trionfo della Morte </td><td class="right"> 5 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le Vergini delle Rocce </td><td class="right"> 5 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il Fuoco </td><td class="right">5 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le novelle della Pescara </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Prose scelte</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Ippolito Tito <b>D’Aste</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Ermanzia </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Mercede </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Edmondo <b>De Amicis</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La vita militare </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Alle porte d’Italia</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il romanzo d’un maestro (2 volumi) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Fra scuola e casa </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La carrozza di tutti </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Memorie </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Capo d’anno</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Nel Regno del Cervino </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Pagine allegre </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Grazia <b>Deledda</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +I giunchi della Vita </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Gian <b>Della Quercia</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il Risveglio</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Sul meriggio </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Federico <b>De Roberto</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’illusione </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Una pagina della storia dell’Amore</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +F. <b>Di Giorgi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La prima donna </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Cesare <b>Donati</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Flora Marzia </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Paulo <b>Fambri</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Pazzi mezzi e serio fine </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Onorato <b>Fava</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La discesa di Annibale </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Gemma <b>Ferruggia</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Fascino </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Ugo <b>Fleres</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’anello </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Gavotti.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Nora</td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Viaggio di un distratto</td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Piero <b>Giacosa</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Specchi dell’enigma </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +O. <b>Grandi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Macchiette e novelle </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Destino </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Silvano </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La Nube </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Luigi <b>Gualdo</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Decadenza</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Matrimonio eccentrico</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +F. D. <b>Guerrazzi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’assedio di Firenze (2 volumi) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il destino</td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Battaglia di Benevento. Veronica Cybo (2 vol.) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Jarro.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’assassinio del vicolo della Luna </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +I ladri di cadaveri </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La figlia dell’aria </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Apparenze (2 volumi) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La polizia del diavolo </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’Istrione </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La vita capricciosa</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La duchessa di Nala </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La principessa </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Paolo <b>Lioy</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Chi dura vince </td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Manetty.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il tradimento del Capitano (2 volumi) </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +G. <b>Marcotti</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il conte Lucio </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Mercedes.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Marcello d’Agliano</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Ippolito <b>Nievo</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le confessioni di un ottuagenario (3 volumi) </td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +A. S. <b>Novaro</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’Angelo risvegliato</td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Enrico <b>Panzacchi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +I miei racconti </td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Alfredo <b>Panzini</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Piccole storie del Mondo grande </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Emma <b>Perodi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Suor Ludovica </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Caino e Abele </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Petruccelli della Gattina.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Memorie di Giuda </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le notti degli emigrati a Londra </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il sorbetto della regina </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il re prega </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Luigi <b>Pirandello</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Erma bifronte </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Carlo <b>Placci</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Mondo mondano</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Mario <b>Pratesi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le perfidie del caso</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Corrado <b>Ricci</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Un’illustre avventuriera</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Rinàscita</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Egisto <b>Roggero</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Le ombre del passato</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Gerolamo <b>Rovetta</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Sott’acqua </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Tiranni minimi </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +I Barbarò o le lagrime del prossimo. (2 volumi) </td><td class="right"> 5 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il primo amante</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il processo Montegù </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Novelle </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Roberto <b>Sacchetti</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Candaule</td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Entusiasmi (2 volumi) </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Sara.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +I peccati degli avi </td><td class="right"> 1 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +G. A. <b>Sartorio</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Romæ Carrus Navalis </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Isabella <b>Scopoli-Biasi</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’erede dei Villamari </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Matilde <b>Serao</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +All’erta, Sentinella! </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Suor Giovanna della Croce </td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La Ballerina </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Serra-Greci.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Adalgisa </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La fidanzata di Palermo </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Sfinge.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Dopo la vittoria </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +I. <b>Trebla</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Volontario d’un anno.—Sottotenente di complemento</td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +L. A. <b>Vassallo</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La signora Cagliostro</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Guerra in tempo di bagni </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Giorgio <b>Velieri</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Elegie mondane </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +Giovanni <b>Verga</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Eva </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Novelle </td><td class="right"> 2 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Cavalleria rusticana </td><td class="right"> 3 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Per le vie</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il marito di Elena </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Eros </td><td class="right"> 2 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Tigre reale </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Mastro-don Gesualdo </td><td class="right"> 5 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Ricordi del capit. d’Arce </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +I Malavoglia</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Don Candeloro e C. </td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Vagabondaggio </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Dal mio al tuo </td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +G. <b>Visconti-Venosta</b>. +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Il curato d’Orobio</td><td class="right"> 4 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +Nuovi racconti</td><td class="right"> 3 50 +</td> +</tr> +<tr> +<td class="center" colspan="2"> +<b>Zena Remigio.</b> +</td> +</tr> +<tr> +<td> +La bocca del lupo</td><td class="right"> 1 — +</td> +</tr> +<tr> +<td> +L’apostolo</td><td class="right"> 3 50</td> +</tr> +</table> +<hr style="width: 65%;" /> +<p class="center">Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano.</p> +<hr style="visibility: hidden; margin: 2em;" /> + +<div class="ads"> +<p class="center"><span class="smcap">Milano—Fratelli TREVES, Editori—Milano</span></p> +<hr style="width: 65%;" /> + +<p class="right" style="text-decoration: underline;"><b>Anno XXXIV—1907</b></p> + + + +<table summary="illustrazione"> +<tr> +<td style="font-size: 150%;" colspan="2"><b>L’<span style="font-size: 200%;">I</span>LLUSTRAZIONE</b></td></tr> +<tr> +<td><div class="figcenter" style="width: 100px;"> +<img src="images/deco.jpg" width="100" height="13" alt="decorazione" title="decorazione" /> +</div></td><td style="font-size: 150%;">ITALIANA</td></tr> +</table> +<hr style="width: 10%;" /> +<p class="center" style="font-family: sans-serif;"><b>ESCE OGNI DOMENICA</b><br /> + +<span style="font-size: 120%;"><b>24</b></span> pagine in-folio a 3 colonne e copertina</p> +<hr style="width: 10%;" /> +<p class="center">Direttori: <b>Emilio Treves</b> e <b>Ed. Ximenes</b></p> +<hr style="width: 10%;" /> +<p><i>L’</i><span class="smcap">Illustrazione Italiana</span> <i>è la sola rivista del nostro paese +che tenga al corrente della storia del giorno in tutti i suoi molteplici +aspetti: la sola</i> <span class="ssb">dove tutto sia originale ed inedito</span>, <i>e tutto +porti un’impronta prettamente nazionale. Non v’è fatto contemporaneo, +non personaggio illustre, non scoperta importante, +non novità letteraria o scientifica od artistica, che non sia registrata +in queste pagine colla parola e col penello.</i></p> +<hr style="width: 10%;" /> + +<table summary="graffa"> +<tr> +<td rowspan="2"><i>Ogni settimana</i></td> +<td class="td0" style="font-size: 200%;" rowspan="2">{</td> +<td><i>il</i> <span class="ssb">CORRIERE</span>, <i>di</i> <span class="smcap">Spectator</span>,</td> +</tr> +<tr> +<td><i>le note</i> <span class="ssb">ACCANTO alla VITA</span>, <i>del</i> <span class="smcap">Conte Ottavio</span>.</td> +</tr> +</table> + +<p class="noi"><i>Ogni mese, un articolo di</i></p> + +<p class="center" style="font-size: 150%;">EDMONDO DE AMICIS.</p> + +<p class="noi"><b>Quest’anno si daranno romanzi originali italiani, affatto +inediti, e illustrati. La serie comincia con un +romanzo di <span style="font-size: 110%;">NEERA</span> che desterà grande sensazione.</b></p> +<hr style="width: 10%;" /> +<p class="center"><i>Fuori testo, dei</i> <span style="font-size: 110%;"><b>QUADRI A COLORI</b></span>.</p> +<hr style="width: 10%;" /> +<p class="noi" style="font-size: 97%;">I 52 fascicoli stampati in carta di lusso formano in fine d’anno due +magnifici volumi di oltre mille pagine, illustrati da oltre 500 incisioni; +ogni volume ha la coperta, il frontispizio e l’indice.</p> +<hr style="width: 10%;" /> +<p class="center"><span style="font-size: 150%;"> +Centesimi <span class="ssb">65</span> il numero.<br /> +Anno, <span class="ssb">L. 32</span>—Semestre, <span class="ssb">L. 16</span>—Trimestre, <span class="ssb">L. 9</span></span><br /> +(Estero, Franchi <b>45</b> l’anno). +</p> +<hr style="width: 10%;" /> +<table summary="premi"> +<tr> +<td style="font-size: 150%; font-family: sans-serif; font-weight: bold; vertical-align: top;">PREMI:</td><td rowspan="2">1.º Numero di NATALE e CAPO D’ANNO, +che quest’anno è molto variato d’argomenti e molto +pittoresco ed artistico. Capolavori antichi e quadri moderni <b>in tricromia</b>. +Nel testo: <b>De Amicis; Pascoli; A. Panzini</b>.</td></tr> +</table> + +<p class="negi">2.º <b>CALENDARIO ILLUSTRATO pel 1907</b> (Al +prezzo d’associazione annua aggiungere cent. 60 (per l’estero, <b>1 fr.</b>), +per spese di porto e spedizione di premi).</p> +<hr /> +<p class="center">Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano.</p> +</div> +<hr style="visibility: hidden; margin: 2em;" /> +<div class="ads"> +<p class="center"><span class="smcap">Milano—Fratelli TREVES, Editori—Milano</span></p> +<hr /> +<p class="center" style="text-decoration: underline; font-weight: bold;">— Anno VI — 1907 —</p> + +<p class="center" style="font-size: 250%;"><span class="smcap">Il Secolo XX</span></p> + +<p class="center"><big>RIVISTA POPOLARE ILLUSTRATA</big></p> +<hr style="width: 10%;" /> +<p class="center"><i>Esce ogni mese.—Più di 100 pagine.—Più di 150 incisioni</i></p> +<hr style="width: 10%;" /> +<div class="figleft" style="width: 244px;"> +<img src="images/secolo.jpg" width="244" height="360" alt="Il Secolo XX" title="Il Secolo XX" /> +</div> + +<p class="noi">Questa rivista, tanto diffusa, per la sua italianità, e la varietà +degli articoli, il valore dei collaboratori, e l’abbondanza e la +bellezza delle illustrazioni, è, +si può dire, lo specchio di questa +vita di progresso, che anima +il nostro Paese in ogni campo +dell’attività umana. Sono stati +suoi collaboratori e lo saranno +per l’avvenire: <i>De Amicis</i>, <i>d’Annunzio</i>, +<i>Fogazzaro</i>, <i>Marradi</i>, +<i>Corrado Ricci</i>, <i>Ada Negri</i>, <i>Grazia +Deledda</i>, <i>Matilde Serao</i>, +<i>Cordelia</i>, <i>Neera</i>, <i>Térésah</i>, <i>R. +Barbiera</i>, <i>G. Bertacchi</i>, ecc. +Tutti i progressi della scienza +e della industria sono studiati +e spiegati da illustri specialisti +in forma popolare e con grande +ricchezza di illustrazioni.—I +volumi finora pubblicati del <i>Secolo +XX</i> formano una vera enciclopedia +a cui deve ricorrere +chi vuole conoscere la vita del +nostro tempo nella sua continua evoluzione. Ciò spiega come essi +siano tanto ricercati. In un’annata, che costa 6 lire, è raccolto +il materiale di un’ottantina di volumi, che formerebbero da +soli una piccola biblioteca.</p> +<hr style="width: 10%;" /> +<p class="center"><big>Associazione annua, L. <b>6</b> (Est. Fr. <b>9</b>). Il fascicolo, <b>50</b> cent.</big></p> +<hr style="width: 10%;" /> + + +<table summary="premi"> +<tr> +<td style="font-size: 150%; font-family: sans-serif; font-weight: bold; vertical-align: top;">Premi:</td><td> 1.º Due volumi della <b>Biblioteca Amena</b> a scelta;—2.º <b>Calendario +illustrato pel <span style="font-size: 110%;">1907</span>.</b> (Per avere i premi, al +prezzo d’associazione aggiungere centesimi 60; per l’Estero, Fr. <b>1</b>).</td> +</tr></table> +<hr /> +<p class="center">Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano.</p> +</div> +<hr style="visibility: hidden; margin: 2em;" /> +<div class="ads"> +<p class="center"><span class="smcap">Milano—Fratelli TREVES, Editori—Milano</span></p> +<hr /> +<p class="center" style="font-size: 300%;">La battaglia<br /> +<span style="padding-left: 15%;">di Mukden</span></p> + +<p class="center"><small>DI</small></p> + +<p class="center"><big>LUIGI BARZINI</big></p> + +<p class="center"><b>con 52 incisioni da istantanee prese sul luogo dall’autore</b></p> +<hr style="width: 10%;" /> +<p style="line-height: 1.5em; font-size: 110%;">Le lettere del Barzini, dal campo giapponese +dirette al <i>Corriere della Sera</i> fecero +grande sensazione; ed era generale il desiderio +che fossero raccolte. Questo volume, +illustrato da istantanee prese sul luogo dallo +stesso Barzini, diverrà certo prezioso e popolare.</p> +<hr style="width: 10%;" /> +<p class="center"><i>Un volume in-8 di 315 pagine</i><br /> +<b>con 52 incisioni, 15 piante e una grande carta a colori:</b></p> + +<p class="center" style="font-family: sans-serif;"><b><big>SEI LIRE.</big></b></p> + +<p class="center">Legato in tela a colori: <b>Otto Lire</b>.</p> +<hr style="width: 65%;" /> +<p class="center">Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano.</p> +</div> + + +<div class="tnote"> +<h2><a name="Nota_del_Trascrittore" id="Nota_del_Trascrittore"></a>Nota del Trascrittore</h2> + + +<p>L’ortografia e la punteggiatura originarie sono state mantenute.</p> + +<p>Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi (la correzione +è nella riga sotto):</p> + + +<ul> +<li><a href="#tn9">Pag. 9</a>: bella cosa!—concluse <b>sorpirando</b> il tenente.—Ma<br /> +<i>diventa</i>: bella cosa!—concluse <b>sospirando</b> il tenente.—Ma</li> + +<li><a href="#tn32">Pag. 32</a>: a quella scappata del fratello <b>Maurizio..</b><br /> +<i>diventa</i>: a quella scappata del fratello <b>Maurizio.</b></li> + +<li><a href="#tn44">Pag. 44</a>: <b>della</b> persona; donde una formosità d’altro genere.<br /> +<i>diventa</i>: <b>nella</b> persona; donde una formosità d’altro genere.</li> + +<li><a href="#tn51">Pag. 51</a>: il conte Matignon de la <b>Bordigue</b> aveva rinnovato<br /> +<i>diventa</i>: il conte Matignon de la <b>Bourdigue</b> aveva rinnovato</li> + +<li><a href="#tn78">Pag. 78</a>: <b>atrettanto</b> di sè, Maurizio prese la via del Castèu.<br /> +<i>diventa</i>: <b>altrettanto</b> di sè, Maurizio prese la via del Castèu.</li> + +<li><a href="#tn81">Pag. 81</a>: a Parigi da una gran dama russa, a cui si <b>dodomandava</b><br /> +<i>diventa</i>: a Parigi da una gran dama russa, a cui si <b>domandava</b></li> + +<li><a href="#tn118">Pag. 118</a>: quelle che <b>pérdono</b>.<br /> +<i>diventa</i>: quelle che <b>pèrdono</b>.</li> + +<li><a href="#tn146">Pag. 146</a>: <b>lungamenti</b> cercati e intensamente voluti; due<br /> +<i>diventa</i>: <b>lungamente</b> cercati e intensamente voluti; due</li> + +<li><a href="#tn162">Pag. 162</a>: se le manchi il ricettacolo <b>dell’ideale,</b><br /> +<i>diventa</i>: se le manchi il ricettacolo <b>dell’ideale.</b></li> + +<li><a href="#tn170">Pag. 170</a>: me la lettura del <span class="g">Genio del <b>Cristinesimo</b></span>,<br /> +<i>diventa</i>: me la lettura del <span class="g">Genio del <b>Cristianesimo</b></span>,</li> + +<li><a href="#tn219">Pag. 219</a>: —Ah!—sclamò il generale, inarcando le <b>ciciglia</b>.—Ci<br /> +<i>diventa</i>: —Ah!—sclamò il generale, inarcando le <b>ciglia</b>.—Ci</li> + +<li><a href="#tn236">Pag. 236</a>: n’eri <b>pesuaso</b>, perchè hai tardato un istante a<br /> +<i>diventa</i>: n’eri <b>persuaso</b>, perchè hai tardato un istante a</li> + +<li><a href="#tn255">Pag. 255</a>: <span class="smcap">XVII.</span><br /> +<i>diventa</i>: <span class="smcap">Capitolo XVII.</span></li> + +<li><a href="#tn260">Pag. 260</a>: quel <b>bravuomo</b> si era ingannato. Come non esserne<br /> +<i>diventa</i>: quel <b>brav’uomo</b> si era ingannato. Come non esserne</li> + +<li><a href="#tn301">Pag. 301</a>: Presi <b>quesi</b> concerti si separarono. Maurizio<br /> +<i>diventa</i>: Presi <b>questi</b> concerti si separarono. Maurizio</li> +</ul> +</div> + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of Project Gutenberg's Tra cielo e terra, by Anton Giulio Barrili + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TRA CIELO E TERRA *** + +***** This file should be named 28374-h.htm or 28374-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + https://www.gutenberg.org/2/8/3/7/28374/ + +Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini, and the +Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive/Canadian Libraries) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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Of course, we hope that you will support the Project +Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by +freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of +this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with +the work. You can easily comply with the terms of this agreement by +keeping this work in the same format with its attached full Project +Gutenberg-tm License when you share it without charge with others. + +1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern +what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in +a constant state of change. If you are outside the United States, check +the laws of your country in addition to the terms of this agreement +before downloading, copying, displaying, performing, distributing or +creating derivative works based on this work or any other Project +Gutenberg-tm work. 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If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived +from the public domain (does not contain a notice indicating that it is +posted with permission of the copyright holder), the work can be copied +and distributed to anyone in the United States without paying any fees +or charges. If you are redistributing or providing access to a work +with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the +work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1 +through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the +Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or +1.E.9. + +1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted +with the permission of the copyright holder, your use and distribution +must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional +terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked +to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the +permission of the copyright holder found at the beginning of this work. + +1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm +License terms from this work, or any files containing a part of this +work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. + +1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this +electronic work, or any part of this electronic work, without +prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with +active links or immediate access to the full terms of the Project +Gutenberg-tm License. + +1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, +compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any +word processing or hypertext form. However, if you provide access to or +distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than +"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version +posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org), +you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a +copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon +request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other +form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm +License as specified in paragraph 1.E.1. + +1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, +performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works +unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. + +1.E.8. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at https://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at https://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. 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Donations are accepted in a number of other +ways including including checks, online payments and credit card +donations. To donate, please visit: https://pglaf.org/donate + + +Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic +works. + +Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm +concept of a library of electronic works that could be freely shared +with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project +Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. + + +Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. +unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + https://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. + + +</pre> + +</body> +</html> diff --git a/28374-h/images/barrili.jpg b/28374-h/images/barrili.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..5d70c66 --- /dev/null +++ b/28374-h/images/barrili.jpg diff --git a/28374-h/images/deco.jpg b/28374-h/images/deco.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..47b005d --- /dev/null +++ b/28374-h/images/deco.jpg diff --git a/28374-h/images/logo.jpg b/28374-h/images/logo.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..ae1287c --- /dev/null +++ b/28374-h/images/logo.jpg diff --git a/28374-h/images/romanzi.jpg b/28374-h/images/romanzi.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..913d812 --- /dev/null +++ b/28374-h/images/romanzi.jpg diff --git a/28374-h/images/secolo.jpg b/28374-h/images/secolo.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..25f6b93 --- /dev/null +++ b/28374-h/images/secolo.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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