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Porati + +Release Date: March 24, 2006 [EBook #18046] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UNA NOTTE FATALE *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano at +http://www.braidense.it/dire.html) + + + + + + + + + + UNA NOTTE FATALE + + + --Amore è Dio, tel dissi, Erminia, perchè Dio non è che amore. + Cap. VII, pag. 72. + + + + UNA + NOTTE FATALE + OVVERO + IL RITORNO DELL'ESILIATO + + BOZZETTI MILANESI + + PEL + + R. A. P. + + + + VOLUME UNICO + + MILANO 1872 + + PRESSO CARLO BARBINI EDIT.-LIBRAJO + + via Chiaravalle N.9 + + + + Sotto la protezione della legge 25 giugno 1865 N. 2337. + essendosi adempito a quanto essa prescrive. + + Tip. Ditta Wilmant. + + + + + +CAPITOLO PRIMO + + Era Lina un'ingenua verginella + Che ai sedici anni non toccava ancor, + Era bionda, era pallida, era bella, + Nè ancor sapea che cosa fosse amor. + FUSINATO. + + +Siamo nel 1778 in un dopopranzo del mese di maggio. + +Il sole compie la luminosa curva sul sereno orizzonte; la primavera +brilla splendida nel suo clima temperato, ne' suoi balsamici effluvii. + +I corsi di Milano presentano un aspetto lieto, pressochè festevole; +notasi un movimento tranquillo di gente e di carrozze che sembrano +convenire tutte in un punto solo. + +Sono i felici del nostro mondo elegante che recansi a diporto nei +pubblici giardini ove un corpo di musica saluta con melodiosi concenti +lo schiudersi della stagione dei fiori. + +Là si respira un'aria fragrante che porta la salute nei petti ed una +grata armonia alle orecchie. + +Allorquando il zeffiro che scherza dolcemente infra le fronde degli +alberi si muta a poco a poco in vento freddo e molesto. + +Una nube nerastra si avanza minacciosa e dilatandosi e moltiplicandosi +con ispaventevole rapidità sembra invadere l'azzurro del firmamento. + +Il sole scompare; le piante agitate mandano un mormorio stridente. + +Il cupo del cielo si riflette sulla terra, l'aria diventa oscura; la +luce, sinistra del lampo non tarda a fendere ripetutamente le nubi che +già si accavallano come le onde in un mare in tempesta. + +È uno di quei rapidi cambiamenti della natura che non ci meravigliano +punto nel mese di maggio. + +I passeggianti colti all'improvviso si affrettano a ricondursi alle +loro case, ma il tuono li sorprende sordo dapprima, indi fragoroso e +col tuono un acquazzone fitto, infuriato, continuo. + +È un correre, un affannarsi a riparare sotto l'atrio delle case ed in +pubblici alberghi; le vie di Milano così tranquille dianzi, ora +offrono uno spettacolo quasi di confusione. + +Solo l'operaio mal tardandogli l'ora di riabbracciare la famiglia cui +lo tenne diviso per l'intera giornata le esigenze dell'officina, +affronta indifferente la pioggia sorridendo alle dolci premure che si +vedrà fatto scopo dalla madre de' suoi figli. + +In breve la notte cade avvolgendo il creato nel suo manto tenebroso; +la città si fa deserta e silenziosa... presentando solo un'eccezione +nella via di San Paolo. + +Chiudevasi colà nientemeno che uno dei più rinomati magazzeni di mode +ed erano circa venti giovinette vispe ed allegre che venivano messe in +libertà. + +Lascio immaginare che rumore assordante di voci, di risa, di urli e +poverine non si poteva fargliene carico se sfogavansi in quel momento +della soggezione che loro imponeva una maestra vecchia, brontolona e +severa. + +La natura non si può vincere, talvolta si riesce a soffocare un +istante, indi bisogna che segga regina all'impero del mondo; ed è +appunto in forza d'un'ineluttabile legge di questa natura che la +lingua delle donne... debba sciogliere la questione del moto perpetuo. + +--Guarda che brutto tempaccio, diceva una bella brunetta con un tuono +di voce tale da soperchiare il cicaleccio delle compagne--ed a dire +che stamattina c'era fuora tanto di sole! + +--È proprio vero che in questo mese la costanza del tempo assomiglia +molto a quella degli amanti; osservò sorridendo una fanciulla dallo +sguardo maliziosetto. + +--Già, degli amanti del giorno d'oggi. + +--E di quelli ancora dei miei tempi; sospirava una vecchia zitella +incaricata dalla maestra a sorvegliare la partenza delle sartine. + +--Vale a dire, s'udì una voce, che i giovani del nostro secolo sono +ancora quelli del secolo scorso. + +--Ih, mi credete tanto vecchia! + +E qui una risata generale. + +--Un momento, saltò su una bella giovinetta dagli occhi azzurri e dai +capelli d'oro, io protesto contro questa taccia d'incostanza; vi +potrebbero essere delle eccezioni. + +--Una protesta in questo caso è una rivelazione. + +--Certamente. La biondina vuol difendere qualcuno. + +--È chiaro. + +--Qualcuno che si trova nella categoria degli amanti. + +--Sarà il suo. + +--Tò, tò, la biondina ha l'amoroso? + +--Sicuro. + +--Che furba! + +--E noi l'ignoravamo. + +--Io però lo sapeva da un pezzo e lo conosco anche. + +--Sentite? la Martina lo conosce; è giovane? + +--È ricco? + +--È biondo? + +--È nero? + +--Adagio, adagio, altrimenti non parlo più; dirò prima di tutto +ch'egli è molto bello. + +--Ma brava! + +--È giovane e l'ama poi alla follia. + +--Ohe biondina, si palesano i segreti. + +--Non m'importa; rispose la giovinetta con ingenuo sorriso. + +--Tanto meglio. E di', Martina, come si chiama l'innamorato? + +--Sì, sì, parla. + +--Si chiama... Miccio. + +--Miccio! Oh, che brutto nome, gridarono tutte in coro. + +--Ed appartiene alla famiglia rispettabile dei... quadrupedi. + +--Burlona! + +--Sissignore, giacchè l'amante in questione al quale voi prendete sì +grande interesse non è altro che un bel gatto soriano, domestico e +affezionatissimo alla nostra biondina. + +--Questo alle curiose! + +Un altra sonora risata fu ripetuta dagli echi della via. + +--Ih, che fracasso Madonna santa, borbottava Agata la vecchia zitella, +ma che diranno i vicini, che direbbe la maestra se mai vi udisse! La +prenderà con me, già son sempre io che porto la pena delle vostre +bardassate. Tutte le sere allorquando torno di sopra, Agata, Agata, la +mi brontola sempre, le ragazze fanno troppo strepito, ne parleranno +tutti, verranno dei lamenti e tu che fai in mezzo ad esse? Gli è che +non sei capace di tenerle al dovere oppure ti associ anche tu alle +loro pazzie? In ogni modo bada bene poichè io non sono al caso di +mantenere una donna che mi sia utile a nulla.--Capite? per causa +vostra arrischio di essere cacciata di casa, d'essere abbandonata +sulla strada ed alla mia età non si trova facilmente di che +guadagnarsi la vita. Andiamo adunque, da brave, il tempo va +acquietandosi, cogliete l'occasione e ritornate tranquille alle vostre +case; avreste forse paura d'un po' d'acqua? + +Facili ad arrendersi ad amorevoli parole le nostre sartine si fecero +sul limitare della porta, sotto l'atrio della quale stavano raccolte +ed involontariamente quasi tulle guardarono il cielo. + +--È vero, s'udì una voce, la pioggia pare che cessi. + +--Agata ha ragione, è tempo che ce n'andiamo. + +Incomincierò io a dar il buon esempio; buona notte a tutte. + +E ratta staccatasi dalle compagne una bella giovinetta, rasente al +muro perdevasi nel bujo della via. + +--E non avere uno straccio d'ombrello, prorompeva indispettita +un'altra, ed a dire che stamattina mi va proprio a saltare in mente +d'indossare il mio abito più bello; chissà come lo sciupo! + +--Te ne farai regalare un altro. + +--Uh, linguaccia! + +Ed una terza risata non meno universale delle precedenti sovrastò di +gran lunga il rumore del temporale. + +Se qualcuno mi osservasse ch'io faccio ridere per troppo poco +risponderei che i miei personaggi presentemente son tutte donne. + +La sartina del bell'abito forse per non lasciar scorgere un certo +vermiglio che suo malgrado le saliva le guancie senza darsi per inteso +se la svignò chetamente. + +Così continuando a cinguettare or su questa, or su quella cosa, ad una +ad una, riparandosi alla meglio sotto l'ombrello dei privati, +ritornavano tutte alle loro case con grandissima soddisfazione della +vecchia Agata. + +La biondina, l'amante del miccio, non fu tra le ultime a partire. + +Ell'era una fanciulla di circa diciott'anni; i capelli del color +dell'oro e la regolarità inappuntabile de' suoi lineamenti le avevano +guadagnato l'appellativo di bella bionda e nessuno, neppur le più +intime di lei amiche la conoscevano sotto altro nome. + +Orfana della madre conviveva felice col vecchio genitore, il quale +affranto dagli anni e da lunghe infermità doveva la sua vita ai sudori +della figliuola e ad uno scarso compenso mensile che gli fruttava il +suo modesto impiego. + +Egli era portinajo d'una casa di nobile famiglia situata sul corso di +Porta Nuova. + +Povera ma ricca di cuore e di generosi sentimenti la biondina +consumava i suoi giorni nel lavoro e nelle cure che esigeva il cadente +padre suo--e quantunque spesse volte si vedesse costretta a dure +privazioni non bastando i tenui guadagni a supplire ai tanti bisogni, +pure nella sua povertà ell'era felice ed il volto, riflettendo la pace +dell'anima era sempre sereno e sorridente. + +Si alzava col sole alla mattina ed accudite le domestiche faccende e +dato un bacio al padre ed un abbraccio ad un gatto che colla sua +domestichezza e fedeltà erasi guadagnato la tolleranza dell'infermo e +tutto l'amore della fanciulla, volava lieta al magazzeno, ove amata +dalla maestra per l'assiduità al lavoro e dalle compagne pel carattere +schietto e la bontà dell'anima passava contenta l'intiera giornata. + +Beata allorquando gli era data trascorrere la sera in dolce ozio col +miccio in grembo, seduta ai piedi del padre suo, non era perciò +dolente allorchè i bisogni della maestra e più ancora i suoi propri +l'obbligavano a spendere parte della notte al tavolino da lavoro. + +La compagnia del gatto le svaniva dalla mente ogni superstizioso +timore e l'idea di migliorare l'esistenza del vecchio sofferente le +allontanava il sonno allorchè s'aggradava pesante sulle di lei +pupille. + +Il padre superbo di tal figliuola soleva chiamarla il suo angelo e +coloro che conoscevano la bella biondina approvavano unanimi la +tenerezza paterna. + +Fatti appena alcuni passi la biondina s'incontrò in un elegante +giovinotto che percorreva da qualche tempo la via di S. Paolo +nell'attitudine di chi aspetta qualcuno. + +Vestiva egli con quella femminea ricercatezza che esigeva la moda de' +suoi tempi. + +I capelli portava incipriati e annodati indietro; indossava un lungo +pastrano verde ricco di merletti e guarnizioni d'ogni sorta; il +panciotto gli scendeva sin oltre le anche ed i pantaloni di stoffa +rossa allacciati alle ginocchia lasciavano vedere il contorno di due +gambe aggraziate e coperte da calze di seta. + +Vide la fanciulla e cedendole cortesemente il marciapiedi si fermò a +contemplarla, indi come colui che si risolve dopo un'istante +d'indecisione le si porta al di lei fianco. + +--Bella fanciulla, le disse in tuono garbato, io non voglio lasciarvi +esposta a quest'acqua che cade a rovesci, degnate d'appoggiarvi al mio +braccio e permettete che vi accompagni coll'ombrello. + +La biondina per tutta risposta chinò il capo e mosse più ratta i suoi +passi. + +--Si tratta di voi, ribattè il damerino, si tratta della vostra +preziosissima salute che potrebbe soffrire affrontando quest'ostinato +temporale; siate adunque discreta e fatemi l'onore in questa sera +d'essere il vostro cavaliere servente. + +«Voi non rispondete? ah, capisco, gli è che sperate di incontrare +_lui_ non vero? il fortunato mortale che possiede il vostro cuore e +che per combinazione quest'oggi è in ritardo. + +«Oh, ma se io fossi al suo posto, se spettasse a me l'alta fortuna di +chiamarmi... vostro amico, certamente vi sarei più assiduo, +apprezzerei meglio il mio _biondo_ tesoro. + +«Ebbene io vi offro il mezzo di vendicarvi di _lui_ se lo volete, +appoggiatevi al mio braccio e se avremo la disgrazia d'incontrarlo +rispondetegli che non è più in tempo; accettate?» + +--Signore, rispose ingenuamente la biondina, non potendo trattenere un +sorriso, io non devo incontrare nessuno. + +--Davvero? + +--Ho sempre preferito far la mia strada da sola; vi prego adunque di +lasciarmi. + +--Voi non avete amanti? + +--No. + +--Tanto meglio.... cioè volevo dire che fate molto male; vi mettete in +contraddizione con tutte le fanciulle della vostra età. + +--Mi congratulo della bella opinione che avete delle donne. + +--Ma chi non ha l'amoroso? È una regola generale. + +--Io ne sarò l'eccezione. + +--Non ve lo darei per parere, disse il giovinetto, tanto più voi, che +costretta a ritornare dal magazzeno ad ora tarda, la compagnia d'un +amico sincero e fedele vi sarebbe altrettanto utile.... che piacevole. + +--Ma come sapete voi ch'io ritorno tardi? domandò meravigliata la +biondina. + +--Son varie sere che vi seguo senza aver mai avuto il coraggio +d'avvicinarvi; cosa volete di più ingenuo? Oh! io devo essere molto +riconoscente a questo temporale! + +--Signore, vi prego, lasciatemi. + +--Via, non sentite come piove? bramate proprio inzupparvi tutta? + +--Non ne avrei il tempo perchè abito qui vicino. + +--Lo so, sul corso di Porta Nuova. + +--Avete fatto molto male a seguirmi, disse la biondina in tuono di +dolce rimprovero. + +--Ebbene, se ciò vi dispiace, non lo farò più, ma stassera è inutile +che insistiate, vostro malgrado vi accompagnerò coll'ombrello. + +--Oh, siete pur ostinato; e la biondina per la prima volta alzò gli +occhi in volto allo sconosciuto. + +Era un bel giovinotto. + +--Sono sempre ostinato quando si tratta di esser utile a qualcheduno; +diss'egli cortesemente. + +--In allora, se volete proprio.... + +--Ebbene? + +--Se volete proprio accompagnarmi, datemi il vostro braccio. + +--Ah, così va bene; ora eccomi ad un posto che invidieranno certamente +tutti quelli che incontreremo. + +--Non ne incontreremo molti, state certo. + +--E voi non temete far sempre sola queste vie così deserte? + +--Che volete si faccia ad una povera tosa che corre da suo padre? + +--E perchè non v'accompagna vostro padre? le domandò il damerino. + +--Poveretto.... è vecchio ed infermo. + +--Ebbene, farò io quel che non può far lui. + +--Cioè? + +--Tutte le sere, se voi me lo permettete, verrò a prendervi al +magazzeno e vi restituirò nelle sue braccia. + +--Nossignore, nol permetterò. + +--Voi non avete amanti, mi diceste. + +--E non ne avrò mai. + +--Non fate così; sentite, voi siete molto bella, vedervi chi ha un +cuore in petto, bisogna che v'ami; ebbene, io l'ho questo cuore, vi +vidi e v'amai. Sareste voi tanto cattiva da respingere l'amor mio? Noi +ci vedremo tutti i giorni, pensate alla felicità di quei momenti che +passeremo insieme uniti coi dolci legami di un puro affetto. + +--Ma mio Dio, bisogna lasciar fare all'amore chi ne ha il tempo; noi +ragazze del popolo non possiamo. È vero che per prendere marito è +necessario farsi l'amante, ma però non andiamo per le lunghe, noi; +s'egli è bello, s'egli è buono, se ci conviene insomma ce lo sposiamo +e buona notte, altrimenti alle sue prime dichiarazioni gli si fa +capire che non fa per noi, ed in tal modo, vedete, schiviamo +quegl'infiniti dispiaceri, che come si legge sui libri, colgono sempre +chi ha troppa fiducia nell'amore. + +--Ebbene, insistè nuovamente il damerino, ditemi una parola, ed io +domani, questa sera istessa vengo da vostro padre e vi chiedo in +isposa. + +«Noi compereremo una casetta in campagna, poichè io amo molto l'aria +pura e la vita semplice dei campi; abbandoneremo la città, ed i giorni +scorreranno per noi felici, la vita priva di lagrime e di dolori ci +farà credere d'anticipare quella del cielo. + +«Avremo una famiglia; oh! qual gioia in allora veder i nostri figli +correr leggieri pei prati, condurli alla mattina sulla vicina +collinetta ad assistere allo spettacolo sublime del sole nascente, +divider con loro le innocenti gioie, i loro stessi trastulli ed alla +sera mentre dormiranno il sonno degli angeli, sull'agile barchetta, +solcando le argentine onde del lago, ai pallidi raggi d'una mesta +luna, stretti in ineffabili amplessi vagheremo per quelle incantate +regioni ove per qualche momento è dato trasportarsi nei lieti giorni +della vita a quei fortunati amanti che il propizio fato ha riuniti. + +«Tutto ciò, vedete, dipende da voi, una vostra parola può cangiare +questo sogno nelle più ridente realtà. + +«Suvvia adunque, a che state pensosa? Non vi garba forse la campagna? +Ebbene, noi vivremo in città, e voi farete invidia a tutte le eleganti +signorine di Milano. + +«Come l'ape coglie l'etere svolazzando di fiore in fiore, così noi +godremo di tutti quegl'infiniti piaceri che offre di continuo la bella +capitale; teatri, salons, feste, tutto sarà per voi; sarete un astro +così fulgido di luce che eclisserà in passando anco i soli più superbi +del nostro mondo elegante.» + +Vedremo se queste parole gli partivano sincere dal cuore, oppure se +erano frutto della più bassa perfidia. + +Come qualunque altra fanciulla, la biondina si sentì travolta, +incantata, affascinata dal lusinghevole linguaggio del giovine; buon +per lei che ebbe ancora il coraggio d'ascoltare una voce che le +rammentava il dovere. + +Assumendo quindi un contegno assai grave si volse allo sconosciuto e +rispose: + +--Voi mi parlaste franco, o signore, e voglio credere anche +seriamente, permettete che ancor io faccia lo stesso: ascoltate. + +«Due anni or sono, colpita da improvviso malore, io perdeva mia madre. + +«Nella breve ora della sua agonia, mentre al capezzale io disfogava in +lagrime il dolore dell'imminente perdita, la moribonda dopo d'avermi +dato quei saggi consigli che l'esperienza le suggeriva, mi disse con +voce solenne: + +«--Datti pace, figlia mia, poichè se la morte inesorabile ti toglie la +madre, ti rimane però sempre il padre tuo, che t'ama tanto. Egli giace +infermo, ma rammentati che quel miserando stato lo deve ai disagi +sofferti ed alle ferite ond'è crivellalo il suo corpo, toccate sul +campo della gloria. Tu lo sai, egli è veterano dell'armata di Pasquale +Paoli, fu compagno a quel valoroso principe tanto nella prospera come +nell'avversa fortuna, combattè con lui tutte le battaglie +dell'indipendenza della Corsica; onde tu vedi ch'egli è degno di tutto +il tuo rispetto. Io era l'unico sostegno della mia famiglia, e fra +pochi momenti non sarò più; guai se tuo padre si vedesse perciò +costretto a rivolgersi alla pubblica compassione; tu non sai +qual'anima altera racchiude il suo corpo malaticcio; a te adunque il +sacro obbligo di vegliare al suo soccorso, soddisfare con onesti +guadagni i suoi molti bisogni, e far in modo ch'egli non abbia a +rimpiangermi troppo sovente. Dall'alto del cielo io veglierò su te, +pregherò Iddio onde ti guardi da ogni sciagura, ed allorquando lassù +ci rivedremo, fa ch'io possa dire abbracciandoti: figlia mia, tu hai +compiti saggiamente i tuoi doveri. + +«Commossa dalla solennità del momento, io giurai sagrificarmi tutta +intera alla felicità di mio padre, ed onde nessuno mi togliesse +quell'affetto che a lui solo voleva consacrare, feci voto di vivere +fanciulla al di lui fianco, sin che a Dio piacesse chiudere i suoi +occhi al sonno eterno. + +«Voi vedete adunque, mio signore, ch'io non posso accettare la vostra +proposta; manterrò i miei giuramenti, poichè mi fu detto che + + È la sventura + Retaggio eterno della spergiura. + +«Ora, continuò la giovinetta fermandosi vicina ai Portoni di Porta +Nuova, permettete ch'io vi ringrazi del disturbo che vi siete preso; +io abito in questa casa, mio padre n'è il portinaio, ed egli mi +attende; dunque, buona notte!» + +E fatto un grazioso inchino, leggera come una silfide mezza donna e +mezza nube, senza neppur dar tempo all'incipriato ganimede di +rispondere una parola, ratta fuggì sotto l'atrio della porta. + +Ma il giovinetto, che quell'addio così asciutto non gli andava troppo +a sangue, sperando inoltre di vincere con altri argomenti i sensi +troppo severamente onesti della leggiadra fanciulla, la seguì +correndo, e cintole colle braccia l'esile corpicino, stava per deporre +un bacio su quella candida fronte; ma la ritrosa dibattendosi +stizzita, svincolossi con qualche sforzo dall'amplesso ardito, lesta +aprì l'uscio che metteva al portinaio, e lo rinchiuse sul naso del +giovinotto. + +Egli la vide gettarsi nelle braccia d'un vecchio adagiato immobile sur +un ampio seggiolone, e baciarlo ripetutamente in volto. + +Con occhio invido contemplò quella scena d'amore; che non avrebbe dato +per uno di quei baci? Indi comprendendo che nulla più aveva a sperare, +si tolse di là molestato da mille diversi pensieri. + +--Davvero che s'io credessi nella virtù delle donne, pensava il deluso +dandy, giurerei d'averne incontrata una onesta. Tanta fermezza non la +so comprendere e sì che non tralasciai di blandire in mille modi +quella vanità che le donne possedono in buona dose ed alla quale noi +dobbiamo i nostri più bei trionfi. + +«Oh, ma perchè si fu respinti in un primo attacco si dovrebbe forse +rinunciare avviliti all'impresa? Se ne tenti un secondo, un terzo se +fa duopo; eppoi una buona volontà trova infiniti mezzi per conseguire +il suo intento. + +«Quella biondina è troppo bella perch'io la possa incontrare per via, +guardarla indifferente e passare avanti; quegli occhi celesti +promettono un amore ardente! un amore di fuoco; quel corpo modellato +su forme divine... oh, essa dev'esser mia; io solo debbo cogliere quel +fiore ancor rorido di rugiada e dimenticato per avventura sul suo +gracile stelo. + +«S'io lo rispettassi, un'altra mano s'avanzerebbe verso di lui, perchè +adunque rifuggirò dal fare in oggi quello che altri farebbero domani? + +«Sarà d'uopo di costanza ma io l'avrò e giacchè sembra superiore ad +ogni seduzione continuerò ad infingere intenzioni rette, la domanderò +a suo padre in moglie, gli giurerò di farla felice e vorrei vedere che +quel miserabile vecchione me la rifiutasse. + +«Marco, il mio fedele, indosserà i suoi abiti da prete e celebrerà il +matrimonio... + +«Domani la vedrò ancora, mi troverà dappertutto, in tutti i suoi passi +io sarò al di lei fianco, non le parlerò che d'una cosa sola, del mio +amore e se la bella ostinata persisterà in un capriccioso rifiuto si +ricordi ch'io non son uomo d'abbandonare i miei progetti qualunque +sieno gli ostacoli che mi si parassero davanti.» + +E continuando l'acqua a cadere a diluvi, riuscendogli nojosa la +povertà delle vie, entrò in un caffè cui dal giocondo schiamazzare +comprendevasi come non dividesse punto la tristezza della natura. + + + + +CAPITOLO II. + + Io vorrei che stendesser le nubi + Sull'Italia un mestissimo velo; + Perchè tanto sorriso di cielo + Sulla terra del vile dolor! + NICOLINI. + + +Fu nel 1714 in forza dei trattati di Utrecht e di Rastadt che la +nostra Lombardia da lunghi anni soggetta agli Spagnuoli passò sotto il +dominio dell'Austria; e gl'italiani credendo mutar destino col mutar +di padrone applaudivano al nuovo signore. + +Povera Italia, che dopo d'aver tracciati fasti luminosi sul libro +della storia, dopo d'aver tenuto per lunga stagione in suo pugno i +destini del mondo intero, or si vedeva avvinta in mille diverse +catene, doveva ubbidire sommessa a mille diversi padroni. + +L'Austria voleva unire per sempre la nuova terra all'impero ed a +questo scopo tentò ogni mezzo per legarsela con vincoli d'amore; +incominciò quel gran lavoro di assimilazione che se gli riuscì in +Ungheria ed in altri paesi gli doveva fallire completamente in Italia. + +Abolì balzelli immorali, frutti dell'ingordo dispotismo spagnuolo, che +colpivano il povero nei bisogni più urgenti della vita; stese una mano +protettrice alla snervata industria, alla languente agricoltura +tentando risorgere la Lombardia a quell'importanza industriale ed +agricola che sempre aveva goduta in Europa--e seminando benefici +l'Austria ne raccoglieva frutti di riconoscenza. + +Ma non mancavano però coloro che comprendevano come la tigre pe' suoi +feroci fini abbia facoltà di rendere la sua branca gentile quanto la +mano d'una vergine, che comprendevano insomma come non si cercasse che +di renderci leggiere le catena del più ignominioso servaggio. + +Erano coloro che dovevano tenere accesa la sacra fiamma di libertà in +quegli anni di schiavitù. + +Fra questi nobili patrioti era il conte Sampieri. + +Amantissimo della patria, di carattere energico ed intraprendente, di +bello ingegno si era fatto nel 1764 iniziatore d'un comitato segreto +scopo del quale far pratiche con Carlo Emanuele III Duca di Piemonte, +onde unire colla rivoluzione la Lombardia a quella provincia. + +Il sommo pensiero del conte Sampieri era l'unità d'Italia sotto lo +scettro d'un re italiano; nobile aspirazione che doveva costare più +tardi immensi sacrifici. + +Il comitato erasi guadagnato molti giovani milanesi ardenti sempre e +volonterosi quando trattasi della patria. + +Carlo Emanuele nobilissimo principe, cui ne fu in ogni tempo feconda +la stirpe di Savoja, non aspettava che un moto per muovere alla testa +de' suoi piemontesi in ajuto ai fratelli lombardi, ma sventuratamente +alla vigilia del gran giorno la congiura venne scoperta e soffocata +nel sangue. + +Sampieri fuggì in Corsica; fu nel 1765. + +In quell'isola già da molti anni combattevasi per la libertà. + +Soggetta alla Repubblica di Genova la Corsica mal potendo sopportare +il modo tirannico ond'era governata si sollevò. + +La vacillante Repubblica di Genova con improvvido consiglio domandò +l'aiuto dell'Austria, indi della Francia, ma i Corsi stretti intorno a +Pasquale Paoli, uomo di forte ed elevato carattere lottavano intrepidi +contro gli stranieri invasori. + +Il conte Sampieri istrutto nelle discipline militari ed amico +personale di Pasquale Paoli che seppe apprezzare l'esule patriota, +occupò un posto importante nella sollevazione della Corsica; ma +sconsideratamente Genova con turpe mercato cedette l'isola al governo +di Francia e gl'insorti non poterono allora resistere alle +preponderanti forze francesi. + +Pasquale Paoli esigliò in Inghilterra nel 1769 e Sampieri trovò una +morte gloriosa sui campi di battaglia. + +Il conte milanese morendo abbandonava per sempre una moglie adorata e +due figli ancor di giovane età; Renato ed Alberto. + +Renato il maggiore contava all'incirca diciott'anni. + +Di carattere dolce, d'indole mite egli era la delizia della madre sua; +amante della pace e d'una vita tranquilla non poteva comprendere come +suo padre avesse volontariamente corsi tanti pericoli--morendo vittima +del suo coraggio. + +Guai se il destino provava con fortunosi avvenimenti quella debole +natura; simile alla canna del deserto si sarebbe spezzata al primo +vento che l'avvolgeva ne' suoi turbini. + +Adorava sua madre per un forte bisogno d'essere amato, divideva seco +lei le sue gioje, versava sul di lei seno le sue lagrime--non volendo +conoscere altri piaceri che quelli dello studio, altre affezioni che +quelle pure, ineffabili della famiglia. + +Alberto invece era l'antitesi del fratello. + +D'animo virile, di natura energica, inquieta, attiva, possedeva tali +qualità che ben regolate l'avrebbero fatto degno del nome di suo +padre, ma che invece il mal'esempio di cattivi compagni le guastò. + +Trascurava gli studi per la ginnastica, la scherma ed il cavallo e +crescendo di forze crescevano in lui i germi della corruzione. + +Troppo debole era il freno che poteva imporgli la madre perchè egli +non lo rompesse e si facesse arbitro delle sue azioni. + +Passarono otto anni. + +La vedova contessa Sampieri affranta dalle infermità d'una +costituzione viziosa rendeva santamente l'anima a Dio. + +Renato ne pianse la perdita ed allorquando il tempo ebbogli guarito il +lutto del cuore, seguendo le proprie inclinazioni s'unì in matrimonio +con una giovinetta di nobile casato milanese e stabilissi nella casa +de' suoi parenti. + +Alberto invece divenuto coll'età superbo e malvagio chiese al fratello +la parte spettantegli dell'asse paterno e ricco di vari milioni +ritirossi in un palazzotto sul corso di Porta Tosa* ove circondato da +servi corrotti menava una vita dissoluta e libertina rotto ad ogni +eccesso, ad ogni turpe nefandità. + + * Ora Porta Vittoria. + + + + +CAPITOLO III. + + Ahi, misero! t'han guasto e scolorito + Lascivia, ambizion, ira ed orgoglio + Che alla colpa ti fero il turpe invito! + MONTI. + + +Siamo a Porta Tosa precisamente nel palazzo del giovine conte Alberto +Sampieri. + +È quasi mezzanotte. + +In un'ampia stanza che serve nel tempo istesso di anticamera e di sala +d'arme stanno raccolti intorno ad un tavolino quattro uomini che con +un mazzo di carte ed un fiasco di vino passano il loro tempo giuocando +e bevendo allegramente. + +Vestono tutti la livrea e dalla sua uniformità si comprende come +appartengano ad un medesimo padrone. + +Sono i quattro servi di casa Sampieri. + +Se si dovesse giudicarli dal volto non si potrebbe al certo dar di +loro un giudizio lusinghiero; sebben giovani ancora portano scolpite +in fronte le traccie del vizio, del disonore, del delitto. + +Il maggiore di essi, conta all'incirca trent'anni. + +È piccolo e robusto di corpo; una folta barba gli nasconde quasi tutto +il volto, un volto da patibolo, due occhi neri pieni di malizia +brillano sotto la fronte ampia, sede d'un ingegno svegliato al male e +fecondo d'abominii. + +Egli è Marco, il servo di confidenza del conte Sampieri e siccome avvi +una misteriosa simpatia che lega fra loro i buoni quanto gli uomini +cattivi, così Marco ama svisceratamente il suo padrone e n'è da lui +riamato. + +Superbo di tale affezione, come avviene quasi sempre nei servi +prediletti, Marco vorrebbe sollevarsi un gradino dal livello degli +altri suoi compagni di servizio ed arrogarsi diritti e privilegi di +padrone, ciò che mal comportano questi; ma finiscono quasi sempre a +chiudere un occhio visti gl'intimi accordi che esistono realmente fra +Marco ed il conte. + +Seduto dicontro a Marco e suo compagno di giuoco è un giovinetto i cui +stivali che gli arrivano sin oltre il ginocchio, il frustino che +costantemente gira fra le dita ed il bonetto ad ala tesa che di tempo +in tempo si calca in testa, lo fanno il vero tipo del cocchiere. + +Franz è inglese, e conoscendo mediocremente l'italiano, parla poco, +sebbene di carattere allegro e _sans souci_. + +Professa una specie di culto pei cavalli, è felice allorquando +impalato sul ricco palafreno guida per le spaziose vie di Milano i +suoi puledri puro sangue, ed è ancora più lieto quando solo nella +scuderia può abbandonarsi con loro nell'idioma patrio in mille +cordiali tenerezze. + +Sono l'unico oggetto che gli rammentino la patria, e li ama come s'ama +la patria. + +Del resto, d'indole fredda come quasi tutti i suoi compaesani, Franz +ha un'anima incapace al bene come pure al male; è una di quelle +creature la cui vita è una landa sterile d'ogni utile germoglio, ma +che non è per anco sbattuta da turbinose tempeste. + +Colla massima indifferenza canticchiando l'usato ritornello inglese, +egli avrebbe condotto il suo padrone tanto ad una semplice passeggiata +lungo il corso, quanto al ratto d'una vergine, tanto in chiesa che al +lupanare; sordo ad ogni voce di coscienza, egli fa il suo mestiere; +riprovevole apatia che pur troppo si riscontra sovente nel cuore +dell'uomo. + +Gli altri due, Tonio e Piero, giovani poco più che ventenni e capaci +d'ogni vilissima azione, trovano alloggio e nutrimento presso il conte +Sampieri, servendolo in ogni suo delittuoso capriccio. + +--Quà i bicchieri, vuotiamone un altro gotto, indi alla rivincita, +disse Marco afferrando l'ampio fiasco che s'ergeva maestoso in mezzo +alla tavola; animo, Franz, son due partite di seguito che perdiamo +stassera; e che! ci lasceremo noi forse soperchiare da due sbarbatelli +che mi farei ballare in sulle dita come il saltimbanco fa ballare le +marionette? Franz, la nostra fortuna è in fondo a questo fiasco; +suvvia adunque, peschiamola colle labbra. + +E portatosi il colmo bicchiere alla bocca, lo vuotò d'un fiato. + +L'esempio fu seguito da tutti. + +--Ah yes! altro bicchiere, gridò l'inglese facendo scoppiettare il suo +frustino, altro ancora, eppoi vincere. + +--Vèh, vèh, l'inglese s'infiamma! osservò Piero con un po' d'ironia. + +--To', è vero, aggiunse Tonio. + +--Yes! e perchè non m'infiammare? Non avere forse puledro inglese più +nobile sangue che non italiano? Non valere cavallo inglese tre volte +cavallo italiano? + +--Guarda Franz, disse Marco ridendo, che te la lascio passare perchè +hai avuta la prudenza di limitare il confronto ai soli cavalli delle +due razze, ma se mi facevi una questione d'uomini, t'avrei provato che +avevi torto. + +--Ah, io non conoscere che vostri cavalli, uomini non ancora. + +--Sta sempre a te se vuoi farne la conoscenza, notò Piero con malizia. + +--Ed io la fare molto volontieri, anche subito; e Franz balzava in +piedi scoppiettando bruscamente il suo frustino. + +Piero, giovinetto molto ardito, d'un salto fu davanti all'inglese e si +preparava a rispondere alla sfida, se non che la voce amorevole di +Marco tuonò: + +--Ma sì, fatemi delle scene adesso; diavolo, che non si sappia reggere +ad uno scherzo? Giù, Franz, al tuo posto; io non voglio andar a +dormire col peso di due partite in sulle spalle; qua il mazzo adunque +e giuochiamo. + +--È vero, brontolò l'inglese tornandosi a sedere, non perdiamo tempo +inutilmente. + +--Già, perchè a momenti tornerà il padrone, aggiunse Tonio. + +--Oh, per questo, disse Marco, possiamo star certi che il padrone non +lo vedremo tanto presto. Oggi è sabato, ed in questo giorno le sartine +sogliono guadagnarsi di notte le ore di riposo dell'indomani, e fra il +padrone e le sartine corrono adesso certi rapporti... + +--Ah sì?... + +--Tien dietro forse ad una di loro? + +--E che bella tosa, aggiunse Marco. + +--Ecco un'avventura che il padrone incomincierà, e che noi come al +solito dovremo terminare. + +--Sicuro, lui fiuta la preda, a noi acchiapparla e mettergliela nel +carniere. + +--Diventate conti e milionari, eppoi farete lo stesso. + +--Bravo Marco, hai ragione. + +--Scommetto che tutto finire come altre volte con un viaggio a +Magenta, osservò Franz; miei cavalli oramai sapere a memoria la +strada. + +--Tanto meglio, la faranno più in fretta. + +A por fine a questa enigmatica conversazione si fece sentire il passo +d'un uomo salire lentamente lo scalone. Tutti tesero attenti +l'orecchio. + +--È lui, esclamarono in coro i quattro servi, e balzarono in piedi. + +--Va adagio, brutto segno, congetturò Marco accendendo un lume. + +Infatti poco dopo entrò il conte Sampieri e girando attorno uno +sguardo bieco senza neppur curarsi degli ossequiosi inchini dei suoi +servi s'internò negli appartamenti. + +Marco lo seguì. + +Arrivato il conte nel suo salotto si gettò senza profferire parola sur +una sedia ed appoggiati i gomiti alle ginocchia si nascose il volto +nelle mani. + +Marco si fermò rispettosamente davanti al conte aspettando i suoi +ordini. + +Passò qualche minuto, alla fine Marco vedendo che il padrone non +sembrava accorgersi di lui, non osando parlare pel primo sapendo +quanto veemente ed impetuoso egli fosse, si pose a passeggiare per la +camera movendo or questo or quell'altro mobile, fingendo porli in +assetto, ma in sostanza al puro scopo di far un po' di rumore. + +Infatti Sampieri alzò la fronte; vi si scorgeva impresse le traccie +d'una lotta crudele combattuta internamente. + +--Che fai Marco, gridò dispettoso, ritirati e non mi seccare più +oltre. + +--Signor conte, belò umile il servo... + +--Vattene in tua malora, urlò Sampieri. + +--Gli è... + +--E che, non obbedisci? bada Marco...--I suoi occhi scintillavano di +rabbia. + +--Ebbene me ne vado, lo lascerò solo...--Ed il servo mosse verso la +porta. + +Il conte lo accompagnava con lo sguardo ed allorquando lo vide uscire +quasi pentitosi del suo piglio troppo severo: + +--Marco! chiamò con voce più dolce. + +Il servo rientrò. + +--Dove vai adesso? + +--A dormire, signor conte, non me n'ha ella data licenza? + +--E mi abbandoni qui soletto come un cane mentre ne ho tanto bisogno +di compagnia? + +Il conte sembrava commosso. + +--Ma non è forse quello ch'io bramo di rimanere con lei? Oh ma senta, +signor padrone, proruppe il servo con espressione assai risoluta, se è +una vendetta incompiuta, un odio non soddisfatto, un insulto patito, +quello che lo rende così triste, si ricordi ch'io sono sempre pronto a +farmi fare in mille pezzi per lei, comandi, io non verrei meno di +fronte a qualsiasi pericolo, fossa anche di provare al boia che so +fare il suo mestiere. + +--Lo credo, Marco, esclamò il conte rabbonito, tu mi sei affezionato e +fedele, lo credo, ma ora non mi puoi far nulla. Ho l'inferno nel +cuore, la confusione nella testa, sono malato. + +--Ma di una malattia non incurabile signor conte: disse Marco +moderando la voce, penso io a guarirla. Lei ha bisogno di cambiare un +po' d'aria, d'abbandonare per esempio Milano e fare una gita al suo +castello di Magenta. L'aria di quel paese gli ha sempre fatto bene lo +neghi se lo può, gli ha sempre portata la salute in mezzo ad un nembo +di gioie, di voluttuosi piaceri... Magenta, ecco la ricetta +infallibile. + +Il conte alzò gli occhi ed incontrò lo sguardo di Marco. + +Servo e padrone si compresero pienamente, un sorriso malizioso +sfiorava le loro labbra. + +--E bisognerà risolversi a questa gita, proruppe Sampieri, non ci sono +vie di mezzo, sono stanco io di sopportare più oltre questi ardori +veementi, questi desideri di fuoco che mi tormentano giorno e notte e +che mi fanno imbecillire. Figurati, stassera le parola d'una donna mi +spaventarono, mi ammutolirono confuso. + +--Forse una gran dama? + +--Bah, una semplice femminetta. + +--È la sartina, pensò Marco.--Ch'ella ama forse? + +--Che io amo da impazzire, esclamò il conte; oh ma dev'essere mia ad +ogni costo. Senti Marco io ti ho sempre tenuto in conto d'uomo destro +e coraggioso, di uomo che tutto può ciò che vuole, ora tocca a te non +mentirmi. + +--Eccomi quà tutto orecchi, signor conte, parli pure liberamente e più +l'avventura è arrischiata più mi ci metto con gusto. Era appunto un +po' di tempo che mi lasciava in riposo ed io non son nato per dormire +tutto il giorno in un'anticamera, io; mi piace la vita attiva, nei +pericoli, nell'imprese azzardose, fra nemici, fra le risse, in mezzo +ai pugnali, là perdio è il mio posto. Un misfatto più o meno non è +quello oramai che mi manda all'inferno lo stesso. + +--Bravo Marco ed a cosa finita tu sai ch'io non sono spilorcio. Dammi +ascolto adunque. Son circa quindici giorni ch'io tento invano +d'affezionarmi una fanciulla che incontrai per la prima volta nella +via di San Paolo. + +--Lo so, disse Marco. + +--In che modo? gli chiese il conte sorridendo. + +--Una sera lo vidi passeggiare a piccoli passi davanti ad un certo +magazzeno di mode. In quel mentre vi usciva schiamazzando una turba di +giovinette e senza aver l'intenzione di spiarlo lo sorpresi nell'atto +d'offrire il braccio alla più bella, alla più degna di lei. + +--Ebbene, riprese Sampieri, son quindici giorni ch'io l'avvicino ma +che getto il mio tempo inutilmente. Più che ritrosa ell'è ostinata e +non sa d'altro parlarmi che di doveri, d'onore... che so io, +pregiudizi da femminetta. Stassera mi disse chiaro e netto ch'io +cessassi dall'inseguirla o che non si sarebbe più mossa di casa. Ed io +l'amo, sento di non poter vivere senza di lei... ma l'avrò, tu me ne +sei mallevadore Marco, e guai s'io mal ripongo la mia fiducia. Ti do +otto giorni; Sabato venturo mi reco a Magenta, ella ritornerà dal +magazzino a mezzanotte, due ore dopo voglio averla nelle mie braccia, +m'intendi? + +--Perfettamente, rispose Marco sottovoce e girando attorno gli occhi +sospettoso come tutti coloro che tramano un delitto; a mezzanotte +quella via è affatto deserta, muta, e tenebrosa; io faccio appostare +una carrozza e mi ci acquatto dentro; Tonio e Piero attendono la bella +al varco, ella giunge ed in men che non lo pensa con la bocca +imbavagliata l'accomodo in vettura e le uso la cortesia di condurla in +campagna. Oh, è un affare semplicissimo e non dev'essere il primo +ch'io conduco a buon fine... se non isbaglio. + +--È vero. + +--Ed ai parenti mo', ci ha ella pensato? + +--È sola con suo padre; questi è vecchio e povero ci chiuderemo la +bocca con una manciata d'oro. D'altronde non lo vogliamo privare per +sempre della sua cara figliuola. Gli dirai che stanca dal lavoro ha +voluto recarsi un po' a diporto, che si trova in un luogo ove non le +manca nulla, che vive da signora e che fa conto anzi d'inviargli +settimanalmente il frutto de' suoi risparmi che sorpasserà al certo i +tenui guadagni del magazzeno. Anche questo è affar tuo, penserai ad +accomodarla col vecchio a quei patti ch'egli vuole. Sopra tutto non +profferire il mio nome, ne indicare il mio castello. + +--Eh, sono una volpe vecchia io, ed ho un'abilità speciale nel piantar +carote in terreno altrui. Ma--quì Marco abbassò ancora più la voce--e +se il padre s'incaponisse e mi mettesse di mezzo la polizia? Capirà +bene una fanciulla sparita merita che se ne occupi e questi demoni di +tedeschi, che ci venga a tutti il malanno, hanno le braccia lunghe, +saprebbero scoprire l'ovile ove sta rinchiusa la pecorella. E lei deve +ancora il saldo di certe vecchie partite... + +--La polizia tedesca, Marco, io la sfido; d'altronde ella è più venale +d'una femmina da partito e sebbene abbi dei motivi di odiare la mia +famiglia, odio che in fin dei conti mi fa molto onore, sono ricco +abbastanza per comperare i di lei favori. Ciò non toglie che tu debba +comporla amichevolmente col vecchio. + +--Farò del mio meglio. Ora a lei a farmi conoscere la fanciulla. + +--Ecco, rispose il conte un po' imbarazzato, il suo vero nome +l'ignoro, vien chiamata da tutti biondina ed abita sul corso di Porta +Nuova. Suo padre è il portinaio di quel bel palazzo vicino ai +portoni... dopo la bettola all'insegna dell'Aquila. + +--Che! proruppe Marco, ha detto la biondina di Porta Nuova? Oh guardi +la combinazione! + +--La conosci forse, rispondi, sai qualche cosa sul di lei conto? + +--Altro che sapere, nientemeno che stiamo per cogliere due piccioni ad +una fava. + +--Non t'intendo, suvvia spiegati, disse Sampieri impazientito. + +--Si tratta di far restare con tanto di naso un piccolo bellimbusto +tedesco che mena tanto ruzzo perchè veste la divisa d'ufficiale. + +--In che modo? + +--Ecco quà, incominciò Marco assumendo una cert'aria d'importanza: la +bettola all'insegna dell'Aquila a Porta Nuova è l'unico sito ch'io +conosca in Milano ove se ne possa bere un boccale di quel buono e per +questo, allorquando i miei doveri lo permettono, mi compiaccio +passarvi qualche oretta giuocando una partita con mastro Andrea il +degnissimo oste. + +«Uno dei più fedeli frequentatori della bettola è un buon diavolo di +croato che questi ladri tedeschi ci hanno menato giù da quelle parti +dove usano farla da padroni come qui da noi. + +«Parla abbastanza bene l'italiano e non essendo totalmente sciocco +scambio con lui volontieri qualche ciarla, anzi mi tien luogo di +mastro Andrea nella solita partita, allorquando questi è occupato +altrove. + +«Un giorno, era domenica mi ricordo bene, e la bettola piena, zeppa di +gente. + +«Io ci entro, do un'occhiata intorno e non trovo neppure un amico, +tranne il mio croato che soletto in un canto trinca la sua caraffa. + +«Piuttosto che rimanermi solo mi reco da lui. Bisognava che in quel +giorno ne avesse bevuto qualche bicchiere più del consueto poichè non +l'ho mai trovato così aperto e voglioso di far confidenze. + +«--Oggi esser festa per me, mi dice tutto contento. + +«--Lo credo, rispondo io, oggi è domenica per tutti. + +«--Mia patrona, riprende lui, afermi tonata pel recalo e lasciala in +libertà tutta giornata; oggi essere il suo... nomo... nomo... come +dite foi... ah, suo nomastico. + +«Povero diavolo si spiega come può. + +«--Ma come avviene che tu abbi un padrone, gli domando io. + +«Egli allora mi racconta essere lo staffiere d'un officiale polacco ed +abitare il palazzo dirimpetto all'osteria. + +«--Oh bella, non sapevo, dico io; e così come ti trovi col tuo +padrone, non ti mancheranno certo bastonate, eh? + +«--Mia patrona non esser catifo, mi risponde il croato, esser stata +sempre pona con me, ma atesso che star innamorata difenire un po' +pricante. + +«--Ah, il tuo padrone è innamorato? diavolo, bisogna che la sua bella +non sia troppo del suo parere se l'amore gli fa passare dei brutti +quarti d'ora. + +«Il croato parve d'un tratto pentirsi d'aver condotta la conversazione +su questo punto e tentò deviarla; io allora insisto. Finalmente dopo +d'averne ingollati ancora un paio di bicchieri egli mi spiffera tutto +quanto sa sul conto del suo padrone. + +«Ed è questo. + +«Una mattina l'ufficiale vide la biondina recarsi al magazzeno; +bisogna che quella fanciulla sia ben leggiadra di volto e di forme, +poichè il polacco, come lei signor conte, se ne invaghì. + +«Da quel giorno la bionda non mosse passo fuor di casa senza trovarsi +al fianco la figura attillata del giovine ufficiale che la seguiva +dovunque, tentando ogni mezzo per vincere quella ritrosia più o meno +comune a tutte le donne. + +«Non ci fu verso; la bionda che ora incomincio a credere un portento +di virtù non fece mai mostra d'accorgersi di nulla, finchè lui vedendo +che non era carne per i suoi denti abbandonò l'idea di sedurla, non +certo io credo, la brama di possederla. + +«S'immagini adunque come dovrà restare il nostro polacco allorquando +saprà che quel fiore ch'egli non seppe cogliere ornò il petto d'un +altro più felice mortale, lasciandovi tutti i tesori de' suoi +olezzanti profumi.» + +--Sta bene, esclamò il conte con soddisfazione; gli proveremo che le +nostre donne le sappiamo tener per noi. + +--E che volere è potere. + +--Adunque la cosa è combinata, proseguì Sampieri col tuono di chi non +ammette repliche. Sabato alle due di notte la fanciulla nel mio +castello di Magenta, qualunque sieno i mezzi, anche i meno prudenti. +Guai s'io dovessi attenderla invano.... + +E gli occhi del conte ebbero un lampo terribile. + +--Per tutti i diavoli dell'inferno, signor padrone, ella sarà +ubbidito, o ch'io non son più Marco. + + + + +CAPITOLO IV. + + Se Giuda pel suo tradimento fu tormentato + settanta volte, tu lo sarai + settanta volte sette. + GUERRAZZI. + + +Aspettato con ansia indicibile dal conte Alberto Sampieri, arrivò +finalmente quel sabato fatale che doveva portare la disperazione nel +cuore d'una povera creatura. + +Sono appena suonate lo undici e mezza di notte; le stelle brillano sul +firmamento; solo un grosso nuvolone contende il luminoso cammino della +luna, nascondendone di tanto in tanto i pallidi raggi. + +Le vie di Milano incominciano già a farsi deserte, le botteghe si +chiudono con alternato battere d'imposte, i pubblici convegni +scioglionsi a poco a poco, ed il buio della notte avvolgendo l'intera +città nel suo manto tenebroso, sembra tutti invitare ad un dolce e +tranquillo riposo. + +Una carrozza signorile, trascinata da due vigorosi destrieri, cui +esperto cocchiere mal frena gl'impetuosi slanci, muove da Porta Tosa, +e percorrendo la via del Durino e attraversando il corso di Porta +Renza*, entra nella via di S. Paolo. + + * Porta Venezia. + +Si avanza circospetta sin oltre la piazza Belgioioso, e approfittando +da una curva disegnata dalla via, si ferma in tal punto dove la luce +delle due opposte lampade non potendo efficacemente pervenirvi, lascia +in completa oscurità. + +In allora dalla carrozza fa capolino un uomo, che guardando +attentamente d'ambo i lati della via, apre la portiera e lascia +scendere due robusti giovinotti. + +--Animo, lesti--disse poi rinchiudendosi di nuovo nella vettura e +parlando dallo sportello;--tu, Piero, passeggia là in fondo vicino al +magazzino; appena la scorgi, ricordati del segnale convenuto; +sopratutto non dar sospetti. + +E Piero, fatto un segno col capo, s'avvia al luogo indicato. + +--Tu, Tonio, fermati per intanto davanti ai cavalli, indi ti +nasconderai nel vano di quella porta; prudenza e sollecitudine. + +Marco diede codesti ordini sottovoce. + +Passa una mezz'ora senza che nulla di nuovo succeda. + +È tanto frequente il caso in Milano di vedere una carrozza fermata +lungo la via, che niuno dei passanti concepisce il più piccolo +sospetto; mille supposizioni d'altronde possono ampiamente +giustificare quella sosta in un punto il più abitato della città. + +Marco, sbadigliando come uomo annoiato, osserva l'orologio. + +Mezzanotte sta per battere. + +--Ancora un momento, dice in cuor suo, eppoi ci poniamo in viaggio. +Povera biondina, chissà come è lontana dall'immaginarsi la bella +sorpresa che le abbiamo preparata. Un viaggetto in carrozza!... +Eppure, Dio sa quante smanie; sarò costretto tenermela sempre nelle +braccia, che non vorrei mi giuocasse qualche brutto tiro. Sarà un peso +dolce, diavolo.... incomincio a credere che il padrone abbia voluto +fidarsi un po' troppo di me; fortuna che Marco non abusa mai della +confidenza in lui riposta, e che in mezzo ai suoi difetti non si sente +capace di fare il minimo torto a colui cui mangia del suo pane. + +«Mezzanotte è suonata, ed il segnale non si sente ancora. Non vorrei +che il diavolo ci mettesse la coda e mi mandasse tutto a monte. Non ci +mancherebbe altro. Eppure la cosa è facilissima; le potrebbe per +esempio saltar il grillo di cambiar strada; potrebbe essere +accompagnata, oppure fermarsi al magazzeno tutta notte. + +E come si fa aver un rimedio pronto a tutto quello che può succedere? +Ma bisogna dirle al conte queste belle cose, a lui che ciò che vuole, +vuole. Guai se gli manco, mi strozzerebbe colle sue mani, ne son +certo. + +«E non si sente nulla ancora, corpo di tutti i demonii.--E guardava +un'altra volta l'orologio.--Dodici e un quarto.» + +Sbuffando di collera si affaccia allo sportello. + +In questo punto si ode un lontano mormorio di voci e nello stesso +tempo un fischio acuto partire dalla medesima direzione. + +Marco trasale di gioia. + +Tonio senza far motto si toglie dai cavalli e si nasconde nell'angolo +d'una porta internamente chiusa ed alquanto discosta dalle spalle di +pietra. + +Il cocchiere quasi per avvertire che ancor lui ha udito il segnale +dondola un istante sui cuscini ed affranca nelle mani le guide dei +cavalli. + +Marco vide tutto questo, soddisfatto apre lo sportello e si tiene +pronto, l'orecchio teso. + +A poco a poco le voci lontane cessano e tutto ritornando nel primitivo +silenzio si può intendere il rumore di due passi che ratti s'avanzano +battendo il lastrico. + +Il cuore di Marco batte d'impazienza, sporge avanti la testa, ma Tonio +è sempre là immobile al suo posto con qualche cosa di bianco in mano +simile ad un fazzoletto. + +Intanto i passi si fanno sempre più distinti e già nella penombra si +disegna una bella figura di donna. + +--È lei, pensa Marco, stavolta non mi scappa, povera tosa! + +Ed infatti la bella biondina di Porta Nuova con quella tranquillità e +sicurezza che è sempre compagna d'una coscienza pura ed innocente, +affrettava i passi verso casa, lieta all'idea di riabbracciare suo +padre dopo un giorno intero di lontananza. + +Vide la carrozza e lungi quell'alma vergine di concepire dubbi +sinistri, gode invece in cuor suo, che qualche cosa gli rompi la mesta +solitudine della via. + +E ratta s'avanza, s'avanza sempre. + +In questo punto la luna liberandosi dal nero nuvolone, che fin allora +la tenne ostinatamente imprigionata piove un'onda di luce pallida. + +La bionda allora può scorgere l'ombra d'un uomo lentamente disegnarsi +sulla terra, ma mentre intimorita girando attorno lo sguardo, cerca il +corpo di quell'ombra vien afferrata da due braccia di ferro. + +La misera apre la bocca per gettare un grido, ma la bocca le vien +imbavagliata; si dibatte un istante in disperati sforzi, indi Marco la +riceve svenuta nelle sue braccia. + +--Avanti, grida Tonio ai cocchiere; e mentre i cavalli si rimettono in +via, il servo dandosi contento una fregatina di mani raggiunse Piero +che seguiva la biondina a qualche tratto di cammino. + +--È riuscita? chiese Piero. + +--A meraviglia, rispose l'altro con brutale cinismo. + +--Neppur un grido? + +--Nulla. + +Ed ambedue entrarono nella vicina bettola a gozzovigliare il vil +prezzo del loro vilissimo delitto. + +La vettura attraversa la città e sorte da P. Vercellina. + +Franz allorquando si trovò all'aperto sulla bella strada che corre +diritta a Novara sferzò i cavalli e questi pieni di brio si +slanciarono nitrendo a generosa carriera. + +La povera biondina, ancora svenuta, giaceva pallida nelle braccia di +Marco che posandole una mano sul cuore e non sentendolo battere che +pochi e deboli palpiti, incominciava sul serio a temere. + +Infatti lo spavento provato dalla misera fu tale che per poco non +l'uccise. + +Ella comprese il triste significato di quel ratto, e ne fremette +inorridita. + +Molte volte sotto i panni del povero battono tali cuori che mai si +cercano in petti patrizi; sovente la coscienza più delicata +dell'onore, i sentimenti più nobilmente generosi, fuggendo i sontuosi +palazzi erigono il loro santuario nel popolo; povero popolo, che se +talfiata tralignando si gettò sui lubrici sentieri del delitto, vi +venne spinto da quella miseria, da quella grettezza che pur troppo fu +sempre il suo retaggio. + +Finalmente l'aria percossa, entrando fredda nella vettura e battendo +sulla fronte della svenuta, a poco a poco le ridonava i sensi. + +Aperti gli occhi, li fissò immobili in volto a Marco che vedendola +riaversi le sorrise benignamente; le fitte tenebre della notte non +permisero alla giovinetta di conoscere quel volto, ma un raggio di +luce ne illuminò il sorriso che avvezza a vagheggiarlo sovente sulle +labbra dell'amato genitore, tratta in un dolce inganno, chinando mesta +il capo mormorò: + +--Padre mio, che brutto sogno! e rinchiuse spaventata gli occhi. + +Ma il rumore dello zampe ferrate dei cavalli ripercosse sordamente sul +terreno, i frequenti sbalzi della carrozza, la notte che buia regnava +all'intorno, ridestarono la sventurata dal suo assopimento; passò una +mano sulla fronte quasi per sperdere la nebbia ond'era avvolta la +mente, e ritornò alla triste realtà. + +--Ah, non è dunque un sogno codesto, gridò con voce straziante +svincolandosi d'un tratto dalle braccia del servo e rannicchiandosi +tremebonda in un angolo della carrozza; oh, perchè non sono morta, +perchè mai riedere alla vita in un momento cui l'abbandonarla è un +beneficio, una grazia del cielo?... Ma che volete voi da me?... No non +voglio seguirvi... lasciatemi precipitare da questa carrozza o ch'io +empio l'aria de' miei gridi. Deh! in nome della Vergine santa, in nome +di quanto avete di più sacro al mondo, in nome di vostra madre, fate +ch'io ritorni al povero padre mio. Egli, vedete, vecchio e malato non +ha altro appoggio che il mio, altra vita che la mia; togliermi da lui +vuol dire ucciderlo, vuoi dire spezzare l'unico filo che ancora lo +trattiene al mondo... ed in allora voi dovreste rendere conto a Dio di +due esistenze poichè con mio padre uccidereste me pure. Oh! se il +vostro cuore ha sensi di umanità, s'egli non è quello della fiera, +lasciatemi fuggire; guardate io vi prego qui in ginocchio, colle +lagrime agli occhi, così come si prega Dio ed i santi... ma che cosa +vi ho fatto mai per farmi tanto male?... + +E soffocata dai singhiozzi, soffuso il volto di lagrime, coi capelli +disciolti, abbracciava le ginocchia di Marco. + +Avrebbe commosso un cuore di pietra, ma non quello del malvagio +sgherro. + +--Via, calmatevi una volta, andava egli ripetendo in tuono di +ghiaccio, verrà un giorno che mi rammenterete questa notte col sorriso +sulle labbra, allorquando io, diventato vostro servo umilissimo, verrò +da voi a chiedere i vostri ordini. Voi siete degna d'una sorte +migliore da quella che avete corsa fin qui; credete che la natura vi +sia stata tanto prodiga di bellezze perchè voi spietatamente le +sciupiate con una vita di lavoro, di privazioni, di stenti? Non si +chiama questo far buon uso dei doni ricevuti. Infine poi io vi conduco +in un bel palazzo, in una reggia nella quale sederete regina, un +paradiso cui voi sarete il nume regnante. Ora ditemi se questi vostri +lamenti hanno una ragione al mondo! Via adunque alzatevi, la mia bella +fanciulla, sedete qui vicino a me ed abbiate pazienza. Ancora poche +miglia, eppoi ci siamo. + +E Marco stendeva le braccia per aiutarla ad alzarsi. + +La biondina dopo quel primo sfogo del suo dolore era caduta in un +morale assopimento; nulla aveva udito di ciò che Marco le disse; +nell'inerzia dello spirito guardava senza vedere, ascoltava senza +intendere, viveva senza sentire l'esistenza. + +Allorquando però le mani del servo la toccarono si ridestò +rabbrividendo e facendosi da lui il più lontano possibile. + +--Non mi toccate, gridò non mi toccate; le vostre mani contaminano, le +vostre mani sono quelle del carnefice, fanno delle vittime, danno la +morie. + +--Che morte! vi conduco alla vita, io! + +--Sì, ad una vita vituperata, d'infamia e di disonore. Deh, fate ch'io +non vi supplichi invano, lasciatemi libera, rendetemi a mio padre. Non +troncate l'agonia del misero vecchio se non volete che la sua +maledizione vi rombi fatale eternamente sul capo. Rendetemi a lui, noi +vi benediremo, voi avrete due cuori che quotidianamente si +rivolgeranno a Dio invocando su di voi il tesoro della sua infinita +misericordia. Ma non capite che vi prestate al più iniquo tradimento, +che un perfido vi brama complice di tale infamia che marchio +indelebile lascerà sulla di lui coscenza e sulla vostra?... + +--Oh, ma cessate una volta, interruppe Marco con dispetto, son parole +codeste gettate ai vento, querele inutili, lamenti perduti! Diavolo, +in fin dei conti non vi meno all'inferno! Anzi è un bel giovinotto che +vi aspetta, galante quanto ricco, ricco quanto generoso. Egli vi ama e +non cercherà altro che la vostra felicità. Diverrete sua moglie, +sarete contessa, giacchè egli è conte, che volete di più? Eppoi a +sentir voi si commette un delitto! Ma se v'ha delitto in questo caso è +dal lato vostro, la mia fanciulla, che così ostinatamente vi rifiutate +a migliorare la sorte di vostro padre che voi dite d'amare tanto. Ma +immaginate la gioia del vecchio nel sapervi così superbamente +collocata; egli finirà i suoi giorni tranquilli, benedicendo a sua +figlia che ha saputo soccorrere i suoi anni cadenti e sollevarlo dalla +miseria. Non è forse questa una bella soddisfazione per una brava +figliuola? Oh ma lamentatevi ancora eppoi vi dirò che codesto amore +per vostro padre è malinteso o che è semplice egoismo che voi fate +giuocare a vostro capriccio. + +--Credete pure ciò che volete ma lasciatemi in nome di Dio, supplicava +la giovinetta disperata, lasciatemi, o vi ripeto, io grido al +soccorso. + +--Non griderete nulla, altrimenti il fazzoletto ritornerà donde l'ho +tratto. + +E protendendo le braccia minacciava d'imbavagliarle la bocca. + +--Dio mio, Dio mio, tu mi hai abbandonato!--E la misera giovinetta +comprendendo come pur troppo non potesse isfuggire all'inesorabilità +del destino dava sfogo all'immenso affanno in versando silenziosa +lagrime amare. + +Nulla oramai le riusciva sperare, ella aveva tentata ogni via, aveva +esaurito tutti i mezzi suggeritile dal cuore per scongiurare l'avverso +fatto, ora non le rimaneva che abbandonarvisi rassegnata. + +Crudele necessità per chi ha tutta la coscenza dell'abisso nel quale +irremissibilmente lo si vuol travolgere! + +Intanto i generosi destrieri colle narici dilatate e penosamente +respirando avevano divorato in men d'un'ora i venti chilometri che +separano Milano da Magenta. + +Batteva un'ora di notte ed il paese era affatto deserto. + +I buoni villici riposavano nei loro tuguri le fatiche d'una giornata +trascorsa nei rustici lavori dei campi. + +La vettura attraversò Magenta e si fermò davanti ad un castello +fabbricato sopra una sensibile elevazione di terreno, a circa mezzo +chilometro dal paese; ora non rimane più di quell'edificio nessuna +traccia, ma in quel tempo, le sue alte torri, il fossato che lo girava +intorno, ed il ponte levatoio che si ergeva davanti all'ampio portone, +richiamava alla memoria quegl'antichi castelli del Medio Evo la cui +vista faceva fremere i vassalli del superbo Feudatario. + +Fermata la vettura, Franz gettò un fischio che fu ripetuto da tutti +gli echi della campagna. + +In allora si intesero nell'interno del castello delle voci chiamarsi e +rispondersi; dei lumi vanno e vengono rompendo l'oscurità; finalmente +il portone girando con fracasso sui cardini si spalanca, il ponte +levatoio s'abbassa e manda un cupo suono sotto il peso della vettura. + +Franz si ferma davanti ad un ampio scalone dal quale scendono +frettolosi due uomini muniti di torcie accese; d'un salto si fanno +allo sportello; un sorriso malizioso si disegna sulle loro labbra e +ricevono dalle braccia di Marco la giovinetta svenuta; indi senza +profferir parola ritornano d'onde sono venuti. + +La povera biondina sulla soglia del castello era ricaduta, per la +seconda volta priva di sensi. + +Venne portata in una elegante cameretta il cui recente assetto dava a +vedere che l'ospite gentile non era punto inaspettato. + +Era illuminata da una ricca lucerna che posava nel mezzo d'un tavolo +rotondo, su cui stava inoltre in un bacile d'argento una coppa d'acqua +limpida; all'intorno elegantemente disposte eranvi sedie coperte di +rosso damasco e la finestra, che guardava nel cortile, cinta da +splendide cortine di seta. + +La bionda fu adagiata sopra un letto e lasciata sola. + +Rinvenne dopo qualche momento. + +Nella disperazione dello spirito balzò dal letto e si spinse verso la +porta. + +Era chiusa. + +Allora un orribile pensiero le balena nella mente, si slancia alla +finestra, tenta sforzarne i serramenti ma questi pure resistono alle +sue deboli forze. + +Affranta dall'angoscia s'abbandona sopra una sedia, posando il capo +sulle braccia e le braccia sul tavolo. + +Le violenti commozioni di quella notte le avevano causata una febbre +ardente; il sangue infiammato le correva rapido al cuore, e dal cuore +al cervello, i suoi polsi battevano a rompersi e la di lei fronte era +madida di sudore. + +Arsa dalla sete agendo più per istinto che per forza di volontà +afferrò la coppa che stavale davanti e sentendosi ristorare dalla +frescura dell'acqua la trangugiò d'un fiato, indi girando smarrita lo +sguardo intorno a sè. + +--Oh, dove mai sono, proruppe con accento lamentevole, dove m'hanno +condotta i crudeli persecutori della mia pace! Santo Iddio, qual colpa +ho commessa mai per meritarmi sì crudeli angoscie, per aggravarmi sì +pesante la tua mano sul capo! Non viveva rassegnata la vita del povero +col vecchio padre mio! Non gli guadagnavo forse co' miei sudori +un'onesta esistenza! Perchè adunque strapparmi dal suo fianco, per +ucciderlo colla mia vergogna? Dio, tu non sei giusto, tu non sei +quaggiù la guida della debole innocenza, tu non sei il consolatore +degli afflitti, tu... Oh no, perdono... io bestemmio............... +................................................................... + +«Ma la mia mente si smarrisce, una folta nebbia mi avvolge lo spirito, +non posso più pensare, la ragione mi si offusca, le forze mi +abbandonano... ma che è mai questo? Quale strano spossamento invade il +mio corpo? le gambe rifiutano di sorreggermi, le braccia mi si fanno +di ferro, le pupille pesanti, io non posso più camminare, non ci vedo +più... tradimento... tradimento!» + +E facendosi barcollante verso il letto vi si abbandonava inerte. + +--È un sonno terribile che investe tutti i miei sensi, che mi uccide +la volontà e mi annienta le forze; ma non mi lascierò vincere, no non +voglio dormire, mi sarebbe un sonno troppo funesto, me lo predice il +cuore... Oh, ma è impossibile, io sono sotto l'incubo d'una mano di +piombo, ho il veleno in corpo, quell'acqua, ah! fu quell'acqua... +tutto, tutto contro me... oh, è troppo Dio mio... + +In questo punto una testa fa capolino dall'uscio; è il conte Alberto +Sampieri. + +L'infame per meglio riuscire nel suo tradimento aveva mescolato +all'acqua trangugiata dalla biondina dell'oppio e delirante di gioia +spiava dalla serratura i repentini ed ineluttabili effetti del +narcotico. + +Protendendo le mani tremanti muove verso la bella giacente che apre la +bocca per gettare un grido, ma la voce le si spegne nella gola. + + + + +CAPITOLO V. + + Ai deboli io soccorro, è la mia destra + Schermo dei fiacchi. + OSSIAN. + + +All'epoca del nostro racconto sull'angolo della via del Pontaccio +verso piazza Castello prosperava l'albergo all'insegna dell'Ussero. + +Era un vasto caseggiato alto due piani. + +Nelle sale terrene il povero operajo di ritorno dall'officina chiedeva +al generoso liquore un po' di sollievo alle forze abbattute. + +Al piano superiore salivano i schifiltosi del contatto del popolo: +agiati cittadini di quei contorni i quali ad un lauto banchetto +solevano rompere la monotonia d'una vita sfaccendata ed inoperosa. + +Le eleganti camerette del secondo piano poi, non venivano occupati che +da qualche coppia amante desiosa d'abbandonarsi alla dolcezze d'intimi +colloqui lontana dai rumori, dal mondo e da ogni sguardo +indiscreto;--oppure qualche faccia sinistra che aveva i suoi giusti +motivi per isfuggire il consorzio degli uomini. + +L'albergo dell'Ussero era assai frequentato poichè tutti vi si +trovavano comodamente ed a loro agio; la vicinanza inoltre del +Castello e la numerosa guarnigione che in quei tempi di turbolenze +l'Austria manteneva in Milano l'avevano fatto pure il geniale convegno +di soldati d'orni arma e d'ogni grado. + +Due giorni dopo i fatti da noi narrati tre ufficiali entrano +nell'albergo e prendendo posto al primo piano comanda da cena. + +Quantunque tutti e tre vestino l'uniforme e parlino l'idioma alemanno +pure non appartengono alla istessa nazione; ciò non ostante compagni +di reggimento s'amavano di vera amicizia forse in causa dei loro +caratteri affatto diversi, cosa che per quanto strana ci sembra noi +vediamo verificarsi spesso nelle affezioni degli uomini. + +Il più giovane d'essi conta all'incirca venticinque anni; è polacco. + +Educato in un'accademia militare della Germania era da quattro anni +incorporato nell'esercito. + +Bello di corpo e di cuore, si vedeva il sospiro delle donne e l'amore +di tutti i suoi soldati, chè egli molto bene sapeva conciliare la +rigadezza della disciplina coi sensi dell'umanità. + +Caldo ancora d'entusiasmo giovanile era ammiratore ardente d'ogni +fatto che sapesse di coraggio o di virtù ed animato pur lui d'un +coraggio temerario in un momento d'esaltazione avrebbe affrontato +impavido i più inauditi pericoli, purchè credesse di compiere un +dovere o di far una bella azione. + +È insomma polacco per eroismo, per generosità di sentimenti, per +nobiltà d'animo. + +Povera Polonia! Quantunque la tua terra sia sempre stata feconda +d'eroi, Iddio ti diede troppo angusti recinti perchè tu possa rialzare +superba la fronte e scuotere le catene del tuo duro servaggio. + +Gli altri due ufficiali uno è francese, il secondo tedesco. + +Il francese costretto da politici avvenimenti ad esiliare dalla patria +sua erasi arruolato volontario nell'esercito austriaco. + +Ha circa trentacinque anni e possiede tutti quei vizi e virtù che +caratterizzano i figli di Francia. + +D'indole impetuosa s'accende facilmente ed in allora bestemmiando +tutti i dei dell'olimpo guai a coloro che osano opporsi a' suoi +principii; è un vulcano in eruzione, se non che trovò sempre una certa +difficoltà nel passare, dalle parole alle vie di fatto e ritornato in +calma ritornava il più buon diavolo del mondo. + +Il tedesco invece più avanzato di tutti in età, lo si conosceva per un +uomo calmo, prudente e di poche parole, aveva però un difetto quello +d'essere un po' troppo proclive ai piaceri della mensa e del vino. + +Amava il polacco per le sue nobili aspirazioni, il francese pel suo +carattere originale ed era da entrambi riamato per la di lui natura +severa e nello stesso tempo flessibile ed affettuosa. + +--Terremoto! proruppe il francese ponendosi il mantile sulle ginocchia +ed accingendosi a divorare una bomba di fumante risotto. Non c'è che +dire, allorquando si vuol essere prontamente serviti e serviti _comme +il faut_ bisogna proprio venire all'Ussero. È l'albergo migliore ch'io +conosca in Milano. E che vino; si direbbe che Bacco ha degnato d'un +suo sorriso la cantina dell'oste. E sì che di vini credo intendermene +io! Quando si è nati in Francia, quando si sono percorsi i suoi +dipartimenti vinicoli, si ha il diritto di crearsi giudice. Eppure +guardate, se i vini italiani assomigliassero tutti a quelli che si +bevono all'Ussero, sarei il primo a confessare che le viti d'Italia +potrebbero gareggiare colle nostre, le prime del mondo. All'Ussero mi +sento in patria, evviva l'Ussero! + +Ed afferrando il colmo bicchiere lo vuotava avidamente d'un fiato. + +--Havvi un fiume, amico mio, rispose pacificamente il tedesco fra una +cucchiajata e l'altra di risotto, che nasce nel seno della Svizzera e +che serpeggiando rapido fra fertili pianure e fioriti declivi forma +colle sue acque un lago che, la natura rivestì de' più ridenti +panorama. Quel fiume ne sorte dippoi più limpido, più maestosamente +bello, corre la Prussia, l'Olanda e va a gettarsi in mare sempre +lasciando dietro di sè la più variata vegetazione... + +--Tu parli del Reno! + +--Appunto. Ebbene il Reno presta il suo nome a certi vini che, caro +mio, io bevo più volentieri del tuo Champagne e del tuo Bordeaux. + +--Padronissimo; ciò non toglie che i vini del Reno stieno a quelli di +Francia precisamente come un tedesco sta ad un francese. L'uno calmo, +freddo e d'una vita penosa, l'altro invece pieno di brio, di slancio, +di fuoco. Terremoto! giudica tu stesso se il confronto ci può lasciare +in dubbio. + +--Scioglierò io la grave questione, siccome colui alieno d'ogni +spirito di parte, disse sorridendo il giovine polacco. Il paragone che +tu hai fatto dei due vini è giustissimo; l'uno difatti è spirito, +l'altro direi che è corpo, ambedue però egualmente squisiti. La +questione adunque è puramente di gusto, chi preferisce l'uno e chi +l'altro, perchè il mondo cammina per antitesi, cammina con +inclinazioni, con gusti opposti. Bacco creò quei vini in due momenti +diversi. Fiacco, spossato, volendo rinvigorire le sue forze e porre un +po' di fuoco nelle vene, creò quelli del Reno. Già ubbriaco, bramando +porre al colmo la misura, creò i spumanti francesi. Ambedue però sono +perfetta opera della sua divina sapienza. Dunque in segno +d'un'imparziale ammirazione, io propongo d'assaggiarli entrambi, ma +dopo cena s'intende, vale a dire dopo d'aver rinnovato un paio di +volte questo fiasco che pur cammina al suo fine con una rapidità +incredibile. + +--Evviva Bacco! fu la risposta dei due amici, e d'un fiato vuotarono i +bicchieri. + +Ma però un attento osservatore avrebbe notato che l'evviva del +francese non era punto cordiale come quello dell'amico; scuotendo +leggermente testa egli dava a vedere come la conclusione del polacco +sui due vini non le andasse troppo a genio, e che avrebbe preferito +sostenere all'ultimo sangue la sua opinione. + +Quando un'altra cosa venne a toglierlo dalle sue meditazioni. + +Egli s'accorse come la marmitta del risotto fosse vuota, e che pure il +fiasco versasse in deplorabile stato. + +--Terremoto! gridò allora con tutto il calore dell'anima; guardate, +non abbiamo più niente, è scomparso tutto. Ehi, cameriere, il campo è +sprovveduto, presto delle munizioni, che non venga meno l'ardore dei +combattenti.... + +«Eh! ma io sento che ci vorrebbe qualche cosa d'altro per conservarci +più validamente questo nostro ardore;--e guardò i compagni con aria +maliziosa;--ci vorrebbe per esempio qui seduta in mezzo a noi una +bella donnina, dagli occhietti furbi, dalle guancie di porpora e dalle +forme rotonde.... Che ne dite, eh?» + +--Oh la donna! proruppe il polacco con entusiasmo; creatura aerea, +sorriso della natura, stilla di rugiada sul calice inaridito del cuore +dell'uomo. Figlia primogenita di Dio, la donna fu creata per ispargere +di rose l'arido cammino della vita, per mostrare all'uomo che la +felicità non è solamente un nome, ma ch'essa ne possiede l'arcano. + +--Verissimo, la donna possiede l'arcano della felicità! + +--Sì, e lo trovi nella dolcezza del suo sguardo, nella poesia delle +sue parole, nell'affetto d'un'alma tenera, sensitiva, ardente.... + +--Tutte cose ch'io ti cedo volontieri per una bottiglia di quel buono! +interruppe il tedesco colmando il bicchiere. + +--Tu diserti adunque la bandiera di Venere? + +--E mi rifugio sotto quella di Bacco. + +--Amico, te l'ho già detto, se dimenticassi il tuo nome chiamerei: chi +vuol bere? e son certo che risponderesti: presente. + +--Presente, presentissimo ai bacchici appelli. + +--Eh, ma una donnina la ci voleva proprio, continuò il francese +ritornando alla prima idea, ed a dire ch'io avrei potuto condurre la +mia vezzosa Melitta, che si pone tanto volentieri a tavola. Ma +guardate che peccato! Ecco cosa vuol dire combinar le cene sui due +piedi, senza riflessioni di sorta! E non sono molti giorni che in un +momento di confidenza quella cara fanciulla la mi diceva: Guarda il +mio Adone,--la mi chiama sempre il suo Adone; dev'essere un nome che +ha appreso allorquando in casa d'un certo dottore in teologia +esercitava le funzioni di... governante.--Guarda, la mi diceva +adunque, io porto alla cena un'affezione particolare, affezione che è +in ragione diretta colla sua lautezza. E pur troppo in ragione +inversa, le risposi, coll'esile complessione della mia borsa. Tuttavia +la mia Melitta è una bella ragazzotta, piena di brio e di spirito, e +che ci avrebbe divertiti moltissimo in questa sera.... + +--In allora un brindisi alla sua salute, disse il polacco. + +--Evviva! gridarono in coro i convitati, e portarono le tazze alle +labbra. + +Il tedesco aveva impiegato meglio d'ogni altro il suo tempo. + +Il corpo chino sulla mensa, gli occhi fissi nel piatto, mangiava e +beveva di buonissimo appettito, se non che le troppo frequenti +libazioni gli avevano diffuso sulle guancie una tinta vermiglia, la +quale per un fenomeno bacchico notevolissimo s'innalzava a poco a +poco, minacciando invadergli la fronte e la parte calva della testa. + +Il polacco fu il primo ad accorgersene e gli disse: + +--Amico all'erta! la marea del vino s'innalza! + +--Terremoto, è vero, proruppe il francese, quando ne avrà fin sopra il +capo sarà bell'e affogato. + +--In allora calerò a fondo; e guardò sotto la tavola. + +--Già, sempre così; cogli uomini taciturno, chiuso, severo; col vino +il più gioviale compagnone del mondo. È questione di gusto. + +--Vuol dire che il vino gl'inspira maggior confidenza degli uomini. + +Il tedesco forse per fuorviare i compagni da considerazioni che non +gli andavano troppo a verso rivoltosi al polacco come se afferrasse +un'idea che in quel momento gli cadesse in mente domandò: + +--A proposito, non ci racconti nulla della tua impresa amorosa? E sì +che a quest'ora dev'essere a buon termine a meno che non abbia fatto +fiasco. + +Il polacco si morse le labbra. + +--Terremoto! saltò su il francese, un'avventura amorosa? nulla di più +interessante conoscendosi l'eroe. E tu volevi tenerci all'oscuro? +Suvvia racconta, noi vogliamo saper tutto. + +--Ha ragione, lo vogliamo! + +Questa volta è il polacco che pensa al modo di deviare possibilmente +la conversazione. + +Bisognava che quella domanda lo molestasse alquanto. + +Ma i fumi del vino salendogli alla testa gli avevano offuscate le +facoltà dello spirito e per quanto si affaticasse non seppe trovare un +mezzo qualunque, una scappatoja per sottrarsi al molesto invito. + +Bisogna adunque improvvisare una favola, ma _in vino veritas_, dice il +proverbio, ed il buon polacco di lieto umore preferì raccontare +ingenuamente la verità, lasciar da parte le delicatezze e volgere +tutto in riso. + +--Ecco quà la mia impresa, incominciò, ma prima permettete che ne +vuoti un'altro bicchiere, servirà a riscaldarmi vieppiù +l'immaginazione ed a farmi più buon narratore. Ecco, la cosa è +semplicissima ed io non ve n'ho mai parlato estesamente perchè credeva +non ne valesse la pena. Incomincierò adunque dal principio quantunque +tu lo conosci diggià. + +E queste parole erano dirette al tedesco. + +--Va bene, dal principio. + +--Proprio di contro al mio alloggio, vale a dire sul corso di Porta +Nuova, viveva una fanciulla dai capelli biondi e dal volto d'angelo. +Notate ch'io non ho detto viveva a caso. Sebbene di oscuri natali, +giacchè essa era la figlia d'un semplice portinajo, possedeva un'anima +aperta ad ogni tesoro di virtù ed appariva poi così modesta, così +santamente bella che bastava conoscerla appena per sentirsi preso da +irresistibile simpatia. + +--Terremoto, era una fata! + +--Nella grotta d'un portinajo? + +--Cosa volete, ne fui sedotto. La vedeva tutte le mattine recarsi al +magazzeno ove povera ragazza vi rimaneva il giorno intero a lavorare +per suo padre; qualche volta mio malgrado mi trovava sulla via +allorquando di notte ritornava soletta a casa e... ed a dirvela in +poche parole mi decisi tentarle il cuore. Eppure, quantunque io ne +conti già qualcuna in vita mia di trionfi e pare che ne debba avere un +po' di pratica, allorquando le era vicino non sapeva dirle una parola, +mi sentiva confuso, imbarazzato come mi fanciullo e qualche volta +credeva perfino di sentire rimorso a turbare la tranquillità +d'un'anima che doveva essere tanto pura. Era insomma la prima donna +che mi facesse soggezione. + +--Oh, l'ingenuo! + +--Continuai così per tre sere, cioè camminandole dietro timido e senza +aprire la bocca. Diavolo, io dissi poi fra me, s'io seguito in questo +modo finirà col credermi un'imbecille, e mi farà soggetto di risa +nelle sue conversazioni colle amiche di magazzeno. Davvero che non la +sarebbe una figura invidiabile. Infine non è che una povera fanciulla +che si recherà ne son certo ad onore la mia preferenza a suo riguardo. +Mi faccio adunque coraggio e risoluto mi ci porto al di lei fianco. + +«--Bella fanciulla, lo dico io, è molto bujo stassera, le vie sono +deserte e voi tutta sola; mi permettete d'accompagnarvi? La notte +apparisce sempre ad una giovinetta, piena di timori, di vaghe +apprensioni; di natura debole ella ha sempre bisogno d'un fedele +protettore, ebbene io sarò il vostro, accettatemi come amico. +D'altronde voi dovete conoscermi, almeno di vista. Sono tre sere che +vi seguo, non ho mai osato avvicinarvi e parlarvi, voi m'avete fatto +così timido... + +«E credendo che chinato il capo non avrebbe aperto bocca in tutta la +sera, mi era preparato a parlare un bel pezzo. Quando invece +fissandomi in volto due occhioni azzurri come il cielo mi rispose: + +«--Oh mi sono accorta che voi mi seguivate e ne aveva sommo dolore; io +sarei stata costretta a non ritornare più alla sera dal povero padre +mio, ma lavorando una parte della notte ottenere il permesso di +vederlo di giorno. Vedete adunque che non poteva esservene grata. + +«Quelle parole pronunciate con un'ingenuità infantile e in tuono +melanconico mi commossero profondamente. Credetti d'essere al cospetto +d'una creatura celeste.» + +--Che ti fossi imbattuto davvero in una donna onesta? + +--Pare impossibile, mormorò il tedesco. + +Ella continuò: «Ora però sono contenta d'avervi parlato perchè voi mi +sembrate molto buono. Vi prego adunque non seguirmi più oltre, io +ritorno da mio padre, non mi può succedere nulla per via.--Allora le +dissi che le mie intenzioni erano rette, che nessun pensiero disonesto +mi spingeva verso lei, ma bensì la pura felicità di possedere un sì +bel cuore, di possedere tanta virtù. E diceva il vero; ma non ci fu +verso; ella fu irremovibile. Mi sembrava un sacrilegio il resisterle +più oltre, ed alla bell'e meglio mi ritirai, Eppure quella fanciulla +io non posso mai cancellarla dalla mente; mi è causa di dolci emozioni +e sconosciute. Insomma, ridete pure, ma con lei sarei stato +completamente felice. + +«Passarono circa tre settimane, quando una mattina non la vedo uscire +di casa all'ora consueta. Credendo che mi fosse casualmente sfuggita, +aspetto ansioso l'indomani e non la scorgo ancora. Passano altri +giorni, sempre nulla; infine, bramando averne una spiegazione, mando +il mio servo dal di lei padre. Trovò il povero uomo, vecchio soldato +invalido, concentrato nella più crudele angoscia. Sapete che +cos'eragli accaduto? Gli avevano rapita la figlia. + +--Un ratto! gridò il tedesco. + +--La cosa è seria, terremoto! + +Il polacco colmò la tazza e la trangugiò d'un fiato. + +--Ma si conosce almeno l'autore d'un sì vile rapimento? chiese il +tedesco. + +--È un cotal conte Alberto Sampieri, che la fece condurre nel suo +castello di Magenta. + +--Allora non resta che denunciarlo all'autorità: ella farà il suo +dovere. + +--Denunziarlo? proruppe il polacco sdegnosamente; e che, siamo noi +soldati o poliziotti? + +--Non esageriamo, amico; è dovere d'ogni cittadino domandare +l'intervento della legge laddove si scorgono tradimenti e delitti.... +Havvi una giustizia le cui orecchie sono aperte per tutti; ella non +aspetta che una parola per compiere inesorabilmente il suo dovere.... +Pronunciamola codesta parola, e non vadi impunita un'azione infame... +Che la giustizia sia per il conte la vendetta di Dio; la tua non +arriverebbe infino a lui, o vi giungerebbe inefficace.... + +Queste parole venivano pronunciate a stento dal tedesco; il vino le +aveva ingrossato la lingua, l'ubbriachezza stendeva su di lui il suo +manto di piombo e vano riuscivagli ogni sforzo contro la potenza +invincibile del generoso liquore. + +Arso dalla sete dell'ebbro egli portò con mano tremante il fiasco alle +labbra. + +Fu il suo colpo di grazia; gli occhi gli si fecero di vetro, il volto +di fuoco. + +--Terremoto! gridò il francese alla sua volta mezzo brillo, che +bell'idea! Oh, la mirabile fecondità della mia immaginazione! Sentite, +noi siamo qui tre cavalieri, tre soldati d'onore e come tali pronti +sempre a porgere ii nostro soccorso, la nostra vita, all'innocente +perseguitato, al debole oppresso. Possiamo adunque sentire +indifferenti il racconto d'una giovinetta rapita senza mandare al +conte rapitore un cartello di sfida ed armati di scudo e lancia +invitarlo a provarci in giostra s'egli è altrettanto fiero nel vincere +uomini? Sarò io il primo a misurarmi con lui, voglio aver io l'onore +di liberare la fanciulla dai capelli d'oro e dagli occhi azzurri. +Corpo di mille terremoti, scommetto di mandar quel furfante in pochi +colpi a mordere la polvere. Orsù compagni, in pellegrinaggio fino a +Magenta, che ci preceda un araldo apportatore dell'ostile cartello e +domani la bella rapita sarà ricoverata ancora sotto il tetto paterno. +Beviamo adunque all'esito felice dell'impresa! + +--Tu hai ragione per Iddio, esclamò il polacco con nobile entusiasmo, +liberare la fanciulla ecco la nostra missione... voglio dire, ecco la +mia missione. + +--Tu vuoi scendere pel primo in lizza? soggiunse il francese, è +giusto, sei la parte più impegnata. Ebbene, noi ti saremo di scorta, +oh se foss'io il chiamato a fare al conte un'occhiello nel ventre!... + +--Un momento, balbettò il tedesco ch'era riuscito a comprendere +qualche cosa, pensate... un duello... + +--Bevi, bevi amico, la tua prudenza questa volta devi spegnerla nel +vino; gridò il polacco. Un duello, un duello a morte col conte +Sampieri; egli ha rapito la donna de' miei pensieri, ha rapito una +fanciulla ingenua, onesta, innocente; io le farò giustizia, ma io +solo, è un affare che mi riguarda ed i miei affari soglio farli da me. +Amico, continuò rivolgendosi al francese, ti ringrazio del consiglio, +la mia mente fu tanto dappoca da non suggerirmi un dovere sacrosanto; +ringrazio pure la tua generosità nell'offrirmi una destra invitta ma +non posso accettarla; contro un uomo basta un uomo ed io ho troppa +fiducia nella mia spada per aver paura. Domani mi recherò a Magenta e +domani a sera, amici, beveremo alla salute della bella liberata ed +all'eterna dannazione d'un'anima esecranda. + +--Ebbene, se non mi vuoi compagno nella lotta mi avrai tuo padrino. + +--Niente; al suo castello il conte è solo, non deve credere ch'io +voglia intimidirlo presentandomi accompagnato. Te lo domando in +favore, lasciami partir solo, è mio dovere; io vado ad arrestare, a +punire un delitto, l'impresa è troppo nobile perchè non riesca secondo +i miei voti. + +--Il conte è traditore, terremoto! + +--Il conte non lo temo. + +--Sia fatta la tua volontà, già ne' tuoi panni farei lo stesso +anch'io. L'avventura non può essere più bella, più degna d'un +gentiluomo, più feconda di gloria. Noi ci rivedremo adunque domani +qui, in questo istesso luogo e ci congratuleremo col giovine eroe. +L'ultimo bicchiere alla tua salute! + +--E tu non bevi? domandò il polacco sorridendo al tedesco ubbriaco +fradicio. + +Questi tentennò la testa, aprì la bocca per parlare ma non le uscirono +che parole interrotte ed incomprensibili. + +Era la mattina del 24 giugno 1778. + +Il sole appariva luminoso sull'orizzonte ed i tremolanti raggi stavano +per stringere il creato in un dolce ed amoroso amplesso. + +Un giovine ufficiale vestito dalla divisa austriaca percorreva in una +vettura da nolo lo stradone di Magenta. + +Il suo volto era bello; un esame attento vi avrebbe scorto un leggiero +sorriso di soddisfazione posarsi di tanto in tanto sulle di lui la +labbra ed una ineffabile serenità diffondersi sui suoi lineamenti. + +Era insomma il volto di colui che spinto da un'animo nobile e da +generosi sentimenti credeva correre al compimento d'un sacro dovere. + +Quel giovine è il nostro polacco; di natura ardente ed entusiasta si +era lasciato vincere da una dolce simpatia verso la bella biondina, +simpatia che col tempo sarebbesi cambiata in sincero amore. + +La notizia del di lei ratto e dell'avvenire d'infamia che le si +preparava, fu per lui un colpo terribile; si sentiva ferito, offeso +nel profondo del cuore, poichè la persona amata fa parte di noi +stessi; le sue gioie, le sue sventure sono gioie e sventure nostre. + +Noi l'abbiamo veduto come accolse l'idea d'un duello; ora lo vediamo +come pronto corre all'arrischiata impresa, e se gli leggessimo nel +cuore vedremmo ancora con quanta abnegazione, con quanta gioia egli +avrebbe data la sua vita purchè potesse giovare alla povera infelice. + +Dopo due ore di viaggio entrava in Magenta. + +La vettura si fermò ad un albergo, e l'ufficiale, tratta una lettera e +consegnatala al cocchiere, gli disse in tuono pressochè solenne: + +--Io deggio partire per alcuni affari. Qualora però entro due ore non +fossi di ritorno, tu riederai prontamente a Milano e porterai questo +foglio al suo indirizzo. Hai capito? fra due ore. + +La lettera era diretta all'ufficiale francese suo amico. + +Subito dopo il giovine polacco mosse verso il castello Sampieri. + +Sebbene fosse di buonissima ora, pura nell'interno del castello tutti +erano ritornati ai loro uffici consueti; i servi, sommessi schiavi, ad +ubbidire; il conte, dispotico padrone, a comandare. + +Il polacco passò il ponte levatoio, e si diresse a Tonio, che in quel +giorno gli spettavano le funzioni di guardiano. + +Tonio non potè trattenere un moto di stupore alla domanda +dell'ufficiale d'un colloquio col conte; lo fece entrare in un salotto +terreno e pregollo ad attendere finchè l'avesse annunziato. + +Il giovane polacco rimase solo pochi minuti; il cuore gli batteva con +violenza, non già per debolezza, ma per la brama impaziente di agire. + +Tonio ritornò; un sogghigno malizioso gli errava sulle labbra; +inchinossi forse con un po' d'ironia all'ufficiale, ed invitollo a +seguirlo. + +Attraversando un labirinto d'appartamenti, lo condusse in una +magnifica sala d'arme, ove il conte Sampieri stava intento ad +esaminare e provare le mille armature diverse che pendevano dalle +pareti. + +--Le domando perdono, disse il conte all'ufficiale con affettata +noncuranza, se non lo ricevo in un luogo più degno dell'alta devozione +ch'io professo sempre ai miei ospiti. Cosa vuole? io sono schiavo +delle mie abitudini, e la più prepotente si è appunto quella di +consacrare le ore mattutine alla mia sala d'arme, nella quale, guardi, +ho tutto l'occorrente per divertirmi a mio bell'agio. Qui, lei vede, +per esempio, un piccolo bersaglio e pistole d'ogni modello, le quali, +non faccio per dire, ma di rado mi fanno il torto di non colpire a +dovere. Qui appese stanno pure sciabole d'ogni specie, fioretti, +guanti, maschere, che so io, mi servono a meraviglia ne' miei assalti +di punta e sciabola che rinnovo spessissimo con un certo marchese mio +amico. Oh, alle armi io ho sempre portata un'affezione ardentissima, e +una prova appunto di questo, si è che per parlarne io la dimenticava +lì in piedi senza neppur pregarla d'accomodarsi e spiegarmi il motivo +della sua cara visita. Il signore mi vorrà compatire, spero. + +L'ufficiale, che in questo tempo era rimasto in atto severo e +contegnoso, s'inchinò leggermente alle ultime parole del conte ed +incominciò: + +--L'oggetto della mia visita è importante quanto egli è sacro; +ascolti. Un povero padre, vecchio soldato invalido, viveva felice +coll'unica figlia. Egli l'amava codesta figlia, perchè era il sostegno +della sua tarda età, perchè col continuo lavoro teneva lontano +dall'umile tugurio gli orrori della miseria; l'amava perchè, bella +d'un'anima pura e d'un vergine cuore sapeva co' suoi sorrisi mitigare +i dolori delle onorate sue ferite, colle sue consolanti parole +spargere il conforto nell'animo triste; era insomma il suo angelo +sfolgorante di celestiali virtù. Ebbene, una notte il padre infermo +attese invano sua figlia, la fanciulla venne rapita. Signore, egli è +da lei ch'io mi faccio a reclamarla. + +--Non comprendo, rispose il conte ostentando meraviglia; se lei vuole +ch'io unisca a' suoi i miei deboli sforzi per venire in aiuto alla +povera giovinetta, allora non ha che pronunziarmi il nome dell'infame +seduttore. L'opera è troppo degna d'un onesto gentiluomo perch'io +rifugga d'associarmi volonteroso. + +--Il nome dell'infame seduttore, conte, è il vostro, tuonò l'ufficiale +spogliandosi d'ogni riguardo. Giù, giù una volta quel manto ipocrita +sollo al quale volete nascondere le vostre enormezze, abbiate almeno +il coraggio del delitto, e confessate lealmente quello che con tanta +viltà sapete commettere. Conte, la fanciulla venne rapita da voi, voi +l'avete in questo castello; in nome dell'umanità, in nome delle leggi +sacre, dell'onore, restituitela al padre suo. + +Il conte fissò l'ufficiale con sogghigno beffardo e continuò con +fredda calma: + +--Signor Paladino! con qual diritto mai v'introducete nelle case degli +altri per immischiarvi in quello che non vi riguarda? Con qual diritto +vi compiacete di controllare le azioni altrui per venir poi a dire in +tuono più o meno comico: Non mi garbano, non voglio che facciate così, +fate quello che dico... + +--Col diritto della giustizia, coi diritto di colui che vuol prevenire +una colpa o vendicarla. + +--Ebbene sentiamo, s'io vi dicessi: la fanciulla che voi vi siete +messo a proteggere non per sentimento generoso, disinteressato ma +forse chissà, par qualche altro motivo più intimo, come per esempio, +per vedervi prevenuto in una meta che invano tentaste di +raggiungere... + +--Signore! + +--Se io vi dicessi adunque codesta fanciulla è mia, io la tengo nel +mio castello, passo con lei i momenti più belli della vita, cosa mi +rispondereste, sentiamo! + +--Conte, vi pregherei ancora una volta di restituirla al tetto +paterno, di non volere l'infamia d'una donna onesta, innocente. + +--E se le vostre preghiere non valessero? + +--Chi non ascolta la parola dell'onestà e della giustizia o che +diventa infame o ch'egli lo è diggià. Voi Conte io conosco già per +infame, non mi resterebbe che di trovarvi vigliacco ed allora vi +chiamerei l'uomo il più esecrabile che l'inferno abbia vomitato in +sulla terra. Suvvia ladro d'onore, assassino di deboli fanciulle, +restituite la vostra vittima o difendetela col ferro... + +Le guancie del giovane ufficiale erano vivamente infiammate, lo +sguardo feroce, e la destra stringeva convulsa l'elsa della spada. + +--Miserabile, proruppe il conte lasciando irrompere lo sdegno che a +stento aveva fin'allora represso; miserabile! saprò ben io ammutolire +quella lingua che incauto tu meni con troppa arroganza. È la morte che +cerchi? Ebbene, l'avrai. Possa il tuo sangue ricadere sul capo a tutti +quelli della tua schiatta, che nel delirio della temerità, dopo +d'essere entrati padroni in terra altrui, si fanno diritto di violarne +le case e dettarvi legge. + +E furibondo, staccata dalle pareti una spada, a sbalzi proruppe dalla +sala, percorse un lungo corritoio, ed aperto una porticina che metteva +fuori del castello in un vicino bosco, vi s'internò pochi passi. + +Cieco d'ira e smanioso di vendetta, il polacco lo seguiva fremendo. + +Arrivati in un punto in cui la larga disposizione della piante +concedeva uno spazio libero di terra, i due nemici si fermarono, e +l'ufficiale, sguainata la spada, fu il primo a mettersi in guardia. + +Qui succede una scena orribile. + +Sono due uomini che, armati di ferro e d'indomabile sdegno si +disputano a vicenda la vita. + +È un continuo incalzarsi, retrocedere, rincalzarsi di nuovo e di nuovo +ripiegare; i colpi cadono fitti e pesanti, e le lame accozzantesi +aspramente gettano scintille. + +Il volto dei combattenti è acceso, lo sguardo fiero, l'anelito +affannoso; ambedue sono animati da un eguale pensiero, pensiero di +sangue, e questo sangue colla destra vigorosa roteando la sciabola lo +cercano in ogni colpo. + +Ma il ferro vien sempre respinto dal ferro, pronto a colpire è +prontissimo a parare. + +E la natura par sorridere a codesta lotta accanita fra la vita e la +morte. + +Il sole, abbassando a poco a poco i suoi raggi, sembra piovere sulle +piante una pioggia di luce, e queste, agitandosi dolcemente nel loro +lieto mormorio, salutano l'astro del cielo. + +Gli uccelli gorgheggiano soavi melodie, e la lucida serenità del cielo +e l'aura pura e fragrante di primavera richiama in ogni cuore pensieri +d'amore. + +Ma le passioni degli uomini talvolta sono sorde alla voce affascinante +della natura. + +La lotta si protrae già d'alcuni minuti, feroce sempre; la fronte +degl'avversari gronda sudore e sangue; prostrati di forze li sostiene +lo sdegno diventato furore. + +Abili spadaccini ambedue e di valore pressochè eguale, il +combattimento saria continuato buona pezza indeciso, se il destino +risparmiava il suo fatale intervento. + +Un raggio di sole, rompendo a poco a poco le folte frondi delle +piante, venne a battere sul volto dell'ufficiale, che in quel punto +stava rivolto a levante. + +Percosso all'improvviso e non potendo sostenerne la fulgida luce, +tentò rimuoversi dal posto spingendo l'avversario; questi s'accorse e +tenne fermo. + +Il sole gli abbarbagliava la vista; ciò nullostante l'ufficiale provò +vincerne la molestia e tentare disperati sforzi sopra il conte; ma fu +invano. + +Bentosto il suo sguardo si smarrì in mezzo a miriadi di stelle; +credeva fissare un oceano di fuoco che gli ardesse le pupille. + +Lo assale allora una dolorosa sensazione agli occhi, che gli si +empiono di lagrime; incauto li chiude un'istante, un'istante solo... +ma in questo mentre la spada del conte s'avanza rapida e gli trapassa +il cuore. + +Il giovane ufficiale stramazza a terra, spalanca due volte la bocca +emettendo rivi di atro sangue, indi si ricompone come corpo morto. + +Prorompendo in orribili bestemmie il conte getta il brando +insanguinato e come spinto da furie infernali fugge precipitoso al +castello. + +Il polacco non era peranco spirato. Risospinto sulla soglia +dell'eternità Iddio si compiacque arrestarlo un momento, non per +rendergli più angoscioso il trapasso ma per dargli tempo di compiere +un'opera che la divina prescienza comprese di quanta importanza doveva +giungere un giorno nelle tempestose peripezie d'un'innocente creatura. + +Infatti il ferito riaprendo gli occhi li girò attorno inquieto quasi +molestato da un interno pensiero; tentò facendosi puntello colle mani +risollevarsi sulla persona, ma l'estrema debolezza del corpo non +glielo permise. Ricadde gemendo. + +L'idea di dover morire solo, lungi da' suoi cari senza il conforto +d'uno sguardo pietoso, d'una parola amica, senza neppur soddisfare un +certo desiderio che l'anima leale gli aveva in quell'estremo momento +suggerita, richiamò sul suo ciglio una lagrima, su quel ciglio che +sarebbe rimasto asciutto ai soli tormenti d'una dolorosa agonia. + +Quand'ecco lo sguardo fissa in un pezzo di carta che giace a pochi +passi da lui discosta; un lampo di mesta gioja brilla ne' suoi occhi; +vincendo dolori atroci con sforzi inauditi si trascina verso il foglio +e lo ghermisce con mano tremante; indi con un legno ch'egli intinge +nel proprio sangue vi scrive sopra poche parole. + +Le forze lo abbandonano e si lascia cadere spossato. + +Si diffonde sul suo volto una tinta verdastra, le labbra gli divengono +paonazze, gli occhi di piombo ed uno scrollo convulso commuove le di +lui membra. + +Era l'anima che gli usciva dal corpo. + +Un giovane contadino cantarellando l'usata canzone attraversa il bosco +recandosi allegro al lavoro del campo. + +Il sentiero ch'ei percorre lo conduce sul luogo funestato dal +terribile duello ed egli vede l'ufficiale in terra immerso in un lago +di sangue. + +S'arresta inorridito il contadino. Il suo primo moto è di paura, indi +di compassione; getta allora i rustici arnesi che porta in ispalla e +si china sul cadavere. + +È confuso, incerto sul partito da appigliarsi, allorquando una carta +segnata di rosso che stretta tiene il morto fra le mani attira la di +lui attenzione. + +Fa per impadronirsene ma un senso di ribrezzo e fors'anco di timore lo +arresta; mal si sa risolvere, finalmente la curiosità lo vince e +protendendo risolutamente le mani strappa dalle dita contratte la +carta desiderata. + +La spiega e la legge. + +La fina malizia che in gran copia possiede il villano e che talvolta +gli giova nella notte della sua completa ignoranza, gli fece +comprendere di quanto valore poteva essere un giorno quel foglio e +cautamente se lo nascose in seno. + +Indi gettato un ultimo sguardo al cadavere ritorna correndo a Magenta, +a riferire l'incontro avuto. + +Due giorni dopo si leggeva sui giornali di Milano: + +«In un piccolo bosco poco lungi da Magenta venne trovato da un +contadino il cadavere assassinato d'un nostro ufficiale, giovine +polacco di distinta famiglia e di moltissimi meriti. + +«Da una spada insanguinata rinvenuta sul luogo del delitto e su cui +stava inciso un nome, la Giustizia potè riconoscere autore del +misfatto il conte Alberto Sampieri di Milano, proprietario del bosco e +d'un castello attiguo. + +«Si procedette tosto al di lui arresto ma, il conte erasi già fatto +latitante. + +«Altamente commossa S. M. l'Imperatore, nell'intento di dare un +esempio solenne della severità colla quale egli vuol punire ogni colpa +di atroce natura, considerando pur anco gli antecedenti disonorevoli +di tutto il casato Sampieri, condannò il conte Alberto alla pena di +morte, bandì in perpetuo esiglio suo fratello Renato, confiscando in +favore dell'impero gli aviti beni. + +«Noi non possiamo che approvare la sentenza dell'augusto nostro +Sovrano.» + + + + +CAPITOLO VI. + + On parlera de sa gloire + Sous le chaume bien longtemps; + L'humble toit, dans cinquante ans + Ne connaitra plus d'autre histoire. + BÉRANGER. + + +Scorsero diciott'anni dall'epoca dei nostri avvenimenti; siamo nel +1796. + +In questo tempo le ingiustizie perpetuate da secoli, le ineguaglianze +sociali, il mal governo, prepararono in Francia quella grande +rivoluzionaria di cui tutta Europa ne avrebbe sentite le conseguenze. + +Il popolo illuminato dalle nuove idee che una schiera di eminenti +scrittori avevano diffuse, affascinato dalle parole: _libertà_, +_eguaglianza_, _fraternità_, non poteva più tollerare gli odiosi +privilegi dell'aristocrazia e del clero. + +Egli voleva sollevarsi da quel fango in cui lo avevano gettato, voleva +che si riconoscesse in lui pure una mente ed un cuore. + +Gli uffici più importanti alla milizia, nella magistratura, +nell'amministrazione erano riserbati alla nobiltà e molti trasmessi di +padre in figlio. + +I Nobili ed il Clero possedevano due terzi dei terreni ed erano immuni +da contribuzioni; il popolo invece pagava imposte all'erario, tributi +feudali ai nobili, decime al clero. + +Scoppiò la grande rivoluzione; quella rivoluzione che sebbene abbia +fatte molte vittime, sebben si fosse contaminata in sanguinosi eccessi +pure scolpiva quei solenni principi che sono il fondamento dei diritti +e delle franchigie dei popoli: eguaglianza di tutti in faccia alla +legge, inviolabilità delle persone, libertà di coscienza e di stampa. + +Ma i progressi di questa rivoluzione avevano spaventate le potenze +d'Europa alle quali premeva d'impedire che le nuove idee di libertà +penetrassero nei loro stati e perciò Germania, Russia, Inghilterra, +Olanda, Belgio, si confederarono contro la Francia e minacciarono +d'invaderla. + +Ecco l'Europa in guerra contro la civiltà; ma fu tanto l'accanimento +con cui la Francia seppe lottare in difesa de' suoi principi che +riportò da sola le due memorabili vittorie di Valmy e di Jammapes. + +Pure un poderoso esercito tedesco passa il Reno allo scopo di +ristabilire in Francia la monarchia assoluta; allora si proclama la +Repubblica e Luigi XIV è condannato a morte. + +Tutta l'Europa monarchica si leva in armi e nella Vandea scoppia la +guerra civile. + +Si ordina la leva in massa ed un prestito forzato di un miliardo sui +ricchi. + +Contro i pericoli interni si pubblica la _legge dei sospetti_; Maria +Antonietta d'Austria, vedova di Luigi XIV, Filippo Egalité duca +d'Orleans cugino del re e molti altri insigni personaggi sono mandati +alla ghigliottina, indi si muove risoluti contro i nemici. + +La patria mercè una memorabile eroica difesa è salva dall'invasione +straniera. + +Si pone l'assedio a Tolone che si è ribellata ed è appunto in questo +assedio che si distingue un giovine corso, ufficiale d'artiglieria. + +Egli è Napoleone Bonaparte, quell'_uomo fatale_ che alla testa d'un +invincibile armata doveva correre vittorioso il mondo intiero. + +Pacificata la Vandea e riordinata la Repubblica questa volendo +vendicare l'invasione tentata, nominò Napoleone comandante supremo +d'un esercito e lo mandò alla conquista d'Italia. + +Napoleone rompe gli Austriaci e i Piemontesi collegati, a Montenotte, +a Dego, a Millesino e conchiuse con Vittorio Amedeo III un armistizio +che a Parigi fu tramutato in pace; indi prosegue la gloriosa campagna. + +Si getta sugli austriaci, sforza il passo dell'Adda a Lodi ed il 14 +Maggio 1796 in mezzo ad una folla plaudente entrava in Milano. + +Napoleone si fermò qualche tempo a Milano e si occupò nel dare una +forma provvisoria di governo alla Lombardia. + +Un giorno gli venne consegnato un plicco; era un ricorso firmato dalla +principale nobiltà de Milano, ricorso che essendo importantissimo al +nostro racconto, essendo anzi il perno su cui si devono svolgere quei +fatti che andremo narrando lo trascriviamo per intero. + +Eccolo: + + «_Al Generale Napoleone Bonaparte_ + + «I sottoscritti appellandosi a quei sensi di equità + dei quali già ci deste prove reiterate e che formano + una sì bella aureola sulla fronte d'un eroe, osano + chiedervi giustizia sopra uno dei mille abusi commessi + dal cessato Governo Austriaco nel lungo tempo + del suo dispotico dominio in Lombardia. + + «Dicott'anni or sono il casato dei conti Sampieri + era uno dei più illustri, per nobiltà e censo, della + nostra Milano, ma per sentimenti patriottici che come + una nobile tradizione passavano in quella famiglia di + padre in figlio, fu sempre cordialmente odiata dall'Austria. + + «Morto il vecchio conte Sampieri in Corsica, ove + fu costretto esigliarsi per isfuggire a politiche persecuzioni, + lasciava due figli superstiti, soli eredi del + nome e delle ricchezze avite: Renato ed Alberto. + + «Avvenne che Alberto, il minore dei fratelli, giovane + poco più che ventenne e di carattere ardente ebbe + un duello, vuolsi per una donna, con un ufficiale tedesco, + in cui questi rimase ucciso. + + «Sfortunatamente il duello avvenne senza testimoni + e questo bastò perchè la _clemenza_ di S. M. l'Imperatore + dichiarasse il conte Alberto Sampieri assassino, + lo condannasse senza processo a morte ed i suoi + beni confiscati a favore dell'Impero. + + «Ma non ancora contento il _generosissimo_ Sovrano + si scagliò pure sul fratello Renato che nessuna parte + aveva avuta nell'infausto duello, lo bandì in un colla + famiglia in perenne esiglio, confiscandogli ancora le + immerse ricchezze. + + «Egli è in vedendo un nobile membro di nobilissima + stirpe andar ramingo senza pane, senza Letto, povero, + in suolo straniero, di non altro colpevole che + d'essere fratello a chi non commise infine che un perdonabile + trascorso giovanile,--egli è in vedendo + questo che i sottoscritti commossi si rivolgono a voi + per averne giustizia. + + «Il conte Renato Sampieri fu vittima innocente d'un + odio implacabile che da lunghi anni si maturava su + di lui; stendetegli adunque quella destra che già benefica + porgeste al nostro paese e nella vostra munificenza + restituitegli quell'onore e quei beni che tanto + ingiustamente gli furono rapiti. + + «Ch'egli ritorni in patria, ch'egli riposi i patimenti + sofferti nella casa de' suoi padri; è quello che ossequiosi + noi tutti imploriamo. + + «E se voi credete, o Generale, che diciott'anni d'agonia + possano espiare una colpa, perdonate ancora + al fratello Alberto Sampieri. + + «Voi siete munito d'ampi poteri, voi potete compiere + i voti di tutti i nobili cuori milanesi, fatelo, + voi--e con voi la Francia--avrete la benedizione + d'una famiglia e l'eterna riconoscenza d'una nobile + città.» + +Seguivano le firme. + +Tutti i giornali di Milano riprodussero questo ricorso e tutti ebbero +lusinghiere parole per i poveri esigliati. + +S'invocava dovunque la giustizia del Generale francese. + +Napoleone comprese che quest'era un'opportunissima occasione per +rinfrancarsi la simpatia degl'italiani. + +S'egli venne accolto in Milano colle acclamazioni d'un liberatore, +alcune città lombarde invece, instigate da segreti agenti tedeschi si +erano sollevate ed imbrandite le armi contro i francesi. + +Dall'Italia Napoleone doveva incominciare la sua marcia gloriosa per +l'Europa ed aveva perciò bisogno di lasciar dietro di sè popoli amici. + +Alcuni giorni dopo fra gli applausi di tutta Milano sortiva un decreto +firmato da Napoleone a nome della Repubblica Francese, col quale: +considerando l'ingiusta condanna del conte Renato Sampieri e sua +famiglia, non credendo di compiere che un'atto di giustizia, gli si +ritirava il bando d'esiglio a lui spiccato dal Governo Austriaco nel +1778, rimettendolo ancora nel pieno possesso di tutti i suoi beni. + +S'aggiungeva inoltro che in quanto al fratello di lui Alberto Sampieri +giacendo tuttavia sotto la grave accusa di omicida e non lo potendosi +assolvere senza ledere quelle leggi la di cui maestà dev'essere sempre +rigidamente rispettata, si permetteva di dar corso ad un regolare +processo, qualora venisse chiesto dal delinquente col mettersi a +disposizione dei tribunali. + +Si obbligava poi il governo di passare ad una esatta restituzione dei +beni confiscatigli allorquando venisse emanata sentenza favorevole; in +ogni modo si doveva tener conto degli anni scontati in esiglio. + + + + +CAPITOLO VII. + + Dubita pur che brillino + Degli astri le carole, + Dubita pur che il sole + Fulga, e che sulla rorida + Zolla germogli il fior; + Dubita delle lagrime, + Dubita del sorriso, + E dubita degli angioli + Che sono in paradiso, + Ma credi nell'amor. + BOITO. + + +Godeva di moltissima fama in quel tempo il Collegio Femminile di +Monza. + +Grazie ad una completa istruzione che da valenti istitutrici vi +s'impartiva, era divenuto il ricovero delle fanciulli appartenenti +alle più illustri famiglie lombarde per nobiltà e ricchezze. + +Nell'alta società si credeva che una giovinetta non potesse mai +possedere quelle cognizioni, quella compitezza di maniere, quella +squisita educazione insomma necessaria a chi veniva chiamata a vivere +fra le sublimi sfere sociali, se non usciva dal Collegio di Monza. + +Esso occupava un ricchissimo palazzo, i di cui ampi locali capivano a +meraviglia le innumerevoli educande; eravi annesso un delizioso +giardino, in cui nelle ore destinate al sollievo si lasciavano libere +ricrearsi quelle giovinette avide sempre di moto e d'aria. + +Suona appunto l'ora della ricreazione; soffermiamoci un'istante e +godremo d'un quadro che la gioventù, la vita e l'innocenza rendono +aggradevole più che mai. + +Da molte sale sortono in buon ordine schiere di educande, che +percorrendo forse con una certa impazienza gli ampi corritoi, si +raccolgono tutte nel cortile di fronte al cancello del giardino. + +I loro occhi sono fissi in volto alla Direttrice, donna di molto +sapere, di rigidi costumi e che ama le sue allieve d'amore materno; ed +allorquando questa di propria mano, spalancando il cancello con dolce +gesto le invita a ricrearsi, in allora la gioia prorompe, a sbalzi, +quale gentili gazzelle, si disperdono pei verdeggianti prati. + +E tutte corrono, ridono, folleggiano. + +Chi con azzurra reticella insegue anelante la vispa farfalletta, +finchè questa posando sul fiore, si lascia dolcemente cogliere al +laccio di seta. + +Chi scende, sale, ridiscende l'erbosa china colla leggerezza d'una +Silfide mozza donna e mezza nube. + +Chi con agile piede corre pei lunghi viali in traccia dell'amica, che +raggiunta le concede nascondersi ancora per ancora raggiungerla +correndo. + +Chi disposte in cerchia fanno a gara a raccorre la palla per +lanciarsela poi con colpi gentili. + +Chi con una benda agli occhi, le mani prostese in avanti s'ingegna +afferrare la compagna, che colle compagne le fanno corona intorno +martoriando con infantili sorprese la povera cieca. + +E sempre correndo non s'arrestano neppure allorchè il piede +incespicando, mal sa sostenere il gracile corpo, che cade sull'erba e +sui fiori. + +--Oh, come sono stanca! diceva affannata una vezzosa fanciullina di +circa dieci anni. Sapete, care mie, cosa dobbiamo fare adesso? +Coglieremo insieme margheritine e viole, e comporremo un bel serto. +Che ve ne pare? + +--Brava, brava, esclamarono in coro le amiche; quattro angioletti che +parevano staccati da un quadro di Raffaello. + +E girando pel prato empirono ben presto di vaghi fiorelli il loro +grembiule, e liete le bambine s'assisero sotto l'ombra di annosa +quercia. + +--Ecco, deponiamo qui la nostra raccolta, tornò ancora la piccina, voi +mi farete tanti piccoli mazzolini, ed io intrecciandoli insieme +comporrò la corona. Vi piace? + +--Sì, sì! + +E tutte si misero all'opera. + +--Oh quanti bei fiori! + +--E come sono olezzanti! + +--Più di tutti le viole. + +--Come piacciono a me le viole! + +--Io ne vado pazza. + +--Continuerei tutto il giorno a coglierne. + +--Io pure. + +--Non capisco perchè la violetta, che è un fiore così gentile se ne +sta tutta timida nascosa in mezzo all'erba e non si mostra altera al +nostro sguardo come la rosa ed il garofano. + +--Sarei curiosa anch'io di saperlo. E sì che il suo profumo non la +cede per fragranza a quello di nessun fiore. Non è vero? + +--Sicuro, ripeterono tutte in coro. + +--Imparate da lei, le mie bambine, disse con voce amorevole la +Direttrice che nascosta dalla quercia aveva udito il dialogo di quelle +innocenti; imparate dalla viola ad essere umili e modeste. Non vi +lasciate mai sedurre dall'ambizione e dall'orgoglio; non vi lasciate +mai vincere dalla funesta tentazione di distinguervi, di far sfoggio +in faccia a tutti di quelle doti, di quei privilegi che il Signore vi +ha donati; ma vivete sempre semplici e virtuose. Quel soave olezzo che +tradisce la viola in mezzo all'erba additerà pur voi agli occhi del +mondo; e tutti vi ameranno, tutti faranno plauso alla vostra virtù. + +E dato un bacio a quelle carine che religiosamente avevano ascoltato +le sue parole tentando di comprenderle, la Direttrice s'allontanò. + +--Come ci vuoi bene la signora Direttrice! + +--È tanto buona! + +--Tieni; il mazzetto l'ho terminato. Va bene così! + +--Va benissimo, brava. + +--Ma ditemi un poco, a chi daremo poi questa bella corona? + +--Ah è vero, bisogna pensarci! + +--Se potessi mandargliela alla mamma che ci piacciono tanto i fiori! + +--Vorremmo tutte fare lo stesso, ma... siamo in quattro e la corona è +una sola. + +--Sicuro! + +--Bene, gliel'offriremo alla signora Direttrice che qui in collegio ci +tien luogo a tutte della mamma. Che ve ne pare? + +--Ma brava, faremo così. + +E quelle ingenue creaturine intrecciando viole continuavano liete i +loro infantili ragionamenti. + +Oh la bell'età dell'innocenza! + +Or avviciniamoci a quelle tre giovinette che strette famigliarmente al +braccio passeggiano insieme i viali del giardino. + +Hanno circa sedici anni, vale a dire quell'età in cui la donna +comincia a sentire il bisogno di nuove aspirazioni, in cui l'affetto +dei parenti e delle amiche pare che più non basti alle esigenze del +cuore sensitivo, in cui insomma l'amore germogliandole in seno vi +suscita molte volle l'ambizione e la civetteria. + +Eccone una prova. + +--Oh se mi sono divertita in queste vacanze in casa de' miei parenti! +diceva una bella brunotta dagli occhi vivi e maliziosetti. + +--Già è pur bella la nostra Milano, ci offre pur molti divertimenti! +aggiungeva un'altra. + +--Gli è per questo che sospiro il momento di lasciare il collegio che +mi diventa odioso tutti i giorni; saltava su la terza. Dover vivere +qui rinchiusa fra quattro mura, vestire così male, non sortire mai che +per andare in chiesa, è una cosa insopportabile. + +E la dispettosa batteva i piedi dalla collera. + +--Grazie al cielo per me è l'ultimo anno codesto, tornava ancora la +brunetta; l'ho pregata tanto la mamma che finalmente ha acconsentito a +levarmi di qui. D'altronde voi sapete ch'io sono fidanzata e bisogna +bene che abbia un po' di pratica del mondo prima d'entrarvi col bel +nome di _signora_. + +--Sei fortunata, tu. + +--E chi è il tuo sposo? + +--Un mio cugino. + +--È bello? + +--Bellissimo, ricco e nobile. + +--Ah sì? + +--Mi venne presentato la prima volta nel mio palchetto del Teatro alla +Scala. Assistevo co' miei parenti alla rappresentazione del Mitridate. +Che bell'opera il Mitridate! Che musica! Ti tocca il cuore. + +--Io la so quasi tutta a memoria. Furono le prime melodie che ho +apprese sul piano. + +--Ah! ti dico che sentendola cantare alla Scala Mitridate è qualche +cosa di meraviglioso. + +--Gran bel teatro la Scala! + +--E come è _chic_. Vi si trovano tutte le nobiltà di Milano. + +--Anch'io ci ho il mio palco e la mamma m'ha promesso, una volta +sortita di collegio, di condurmi tutte le sere. + +--Quando ci sono andata io, continuò la brunetta promessa sposa, +vestivo un bell'abito di seta celeste, i capelli mi scendevano liberi +sulle spalle e bisognava che stessi bene perchè tutti mi guardavano. + +--E chi ti guardava? + +--Per lo più bei giovinetti, rispose con una certa ingenuità. + +--Ah sì? + +--E come era contenta vedermi l'oggetto della loro ammirazione. + +--Oh l'ambiziosa! + +--Infine poi non c'è nulla di male. Ebbene fu appunto in quelli sera +ch'io vidi per la prima volta mio cugino. Cosa volete, mi piace e +tutto, mio cugino, ma però gli ho trovato un difetto. + +--Quale? + +--Quello d'essere troppo serio; parla assai poco, ride di rado, ha +insomma la gravità d'un nonno. + +--E tu sei così folle! + +--Sarebbe adunque più adatto alla nostra Erminia che anche lei è +sempre melanconica, sospira sovente ed ama il silenzio e la +solitudine. + +--Lasciamola in pace quella povera Erminia, è tanto buona! + +--Mi piacerebbe però conoscere la causa della sua mestizia. + +--Eh, io credo d'averla indovinata, disse la brunotta con piglio +misterioso. + +--Ah sì? di su. + +--E scommetterei uno contro cento di cogliere nel segno. + +--Parla adunque! + +--L'Erminia vedete... + +--Ebbene? + +--È innamorata. + +--Oh bello! + +--Ma di chi? + +--Oh mio Dio, non avete mai notate le infinite cure che le usa il +signor Flavio nostro maestro di disegno; non li avete mai sorpresi in +dolci colloqui, non mai osservato com'essa si confonde allorquando le +parlate di lui e come la sua mano trema sul disegno quando Flavio si +ferma a contemplarla? Ma bisogna ben essere ingenue! + +--Possibile? + +--Altro che possibile, è certo. Erminia lo ama in segreto e n'è da lui +riamata. + +--Fa adagio per carità, se ci udissero? + +--Oh è un pezzo che me ne sono accorta. + +--Ed è l'amore che la rende così mesta? + +--Già, l'amore. + +--Dev'essere una mestizia ben dolce allora. + +--Il signor Flavio è un bel giovane... + +--Bellissimo, ma non è nobile. + +--È vero. + +--Io già non lo degnerei d'uno sguardo; amare un semplice maestro di +disegno che vende le sue lezioni a un tanto per ora! + +--Zitto; ecco appunto l'Erminia che viene verso di noi. Come è +pallida, pare che soffra. + +--Voltiamo da questa parte e lasciamola sola. V'accerto che la nostra +compagnia l'annojerebbe. + +Infatti s'avanzava per uno dei viali del giardino una bella fanciulla +di circa diciott'anni. + +Sebbene i suoi lineamenti non avessero quella regolarità inappuntabile +che si osserva in certe compassate bellezze, pure erano così +aggraziali e gentili da conciliarsi l'interesse e la simpatia di tutti +quelli che la vedevano. + +Un grosso volume di capelli castani le avvolgevano in nodi semplici ed +eleganti la graziosa testolina; aveva due occhi nerissimi circondati +da folte sopracciglia di seta; lo sguardo languido, la bocca +piccolissima, ed allorquando si componeva al sorriso lasciava vedere +denti di meravigliosa bianchezza; il colore del volto era quello della +rosa bianca, che ti lascia sempre incerto se sia pallido o tinto di +debole vermiglio; le scorgevi nel mento una leggiera pozzetta; +l'avreste creduta l'impronta del dito del Creatore, allorquando, +presala pel mento, si compiacque dell'opera sua. + +Il suo passo era incerto, e su tutta la persona stavale diffusa una +tinta d'ineffabile malinconia. + +S'internò in un boschetto di platani che trovavasi in un angolo +solitario del giardino, e macchinalmente lasciossi sedere sur un banco +d'erba. + +Stette immobile, sembrava guardasse, ma non vedeva; sembrava +ascoltasse, ma non udiva. + +In questo punto una capinera venne a posarsi sul ramo d'un albero ed +empì l'aria de' suoi gorgheggi. + +Erminia parve ridestarsi a quegli accenti che armonizzavano tanto +colla mestizia del suo cuore e cercava dello sguardo il vago +augelletto. + +--Oh! tu felice, esclamò, tu non conosci che l'azzurro dei cieli ed il +raggio benefico del sole; la natura sorridente ti accoglie dovunque, e +tu dovunque sorridi col tuo canto celeste. Anch'io una volta i miei +giorni passava nel gaudio; ora quella gioia innocente esiliò per +sempre dal mio cuore; esso ha perduto la sua pace, la sua +tranquillità. Oh mio Flavio, io non doveva incontrarti mai! Tu mi +fosti fatale!... Ti vidi; il tuo bell'ingegno mi destò ammirazione; +l'alma nobile, stima; il volto soave, amore. Oh sì, io t'amo, Flavio, +e tu, hai tu pure un palpito per la povera Erminia? Il tuo labbro non +s'aprì mai a parole d'affetto, ma tu pensi a me, non è vero? Sì, sì, +mel dice il cuore, mel dicono questi versi istessi. + +E cavando dal seno un foglio, lo copriva di caldi baci. + +--Lo trovai nascosto nei miei disegni; egli non può essere che tuo. +Oh, la cara speranza! E lesse: + + + UNA VISIONE + + Allor che in melaconici + Accenti di dolore + Sembra la squilla piangere + Il dì che lento muore, + Quando la notte stendesi + Sulla natura ancor. + + Sui vanni della fervida + Ardente fantasia, + Scuotendo il duro tramite + Dall'esistenza mia + Pei vaghi campi aerei + Sorsi ad aleggiar. + + Mesta m'accolse e pallida + La luna in sen ad ella, + Brilli di luce vivida + Le stelle, e in lor favella + Del Cielo m'apprendevano + G'innumeri mister. + + Oh Ciel, dell'Infallibile + Vaga città superna + Come rapir in estasi + Tu sai, che l'alma eterna + La vita ancor non fecela + Spoglia di santo ardor; + + Tu mesto, meste pagini + Inspiri al pio poeta, + Il genio sollevandosi + Allor dell'umil creta + Scioglie sovente cantici + Che secoli vedran; + + Tu bello, immenso, splendido + È a te che si rivolge + Il disperato misero, + E allor fidente sorge, + Soffre combatte e mormora + Dio è lassù nel Ciel. + Qui dolce un suon armonico + D'angelici instrumenti + Mi riportar sui tremoli + Vanni spiegati i venti, + Sensi di mesto giubilo + L'anima m'innondar. + + Stetti spiar immobile + L'orme dell'armonia, + Oh con quell'ansia d'Eolo + In braccio, l'alta via + Corsi veloce a scernere + Il mistico gioir, + + Qual veltro cui il placido + Fido covil smarrito + Vaga fiutando l'aere + Dall'uno all'altro sito + Sin che all'affetto riedere + Suole del suo signor. + + Un Eden, quale il fervido + Immaginar d'un Dio + sol sa ideare e compiere + S'offerse al guardo mio; + Degli astri il fido e solito + Ritrovo genial, + + Stretti fra lor in teneri + Ed amorosi amplessi + Confusi in un sol fulgido + Raggio i rai istessi, + Nuova una luce piovano + Splendente di pallor. + + Pura scherzando l'aura + Infra odorosi fiori, + Lieve cullando i calici + Dai varii colori, + E gli aromati cespiti, + Ed i frondosi albor, + + Soave olezzo a spandere + Intorno ognor veniva; + Quando la vaga immagine + D'una celeste Diva + Assisa in trono splendido + Il guardo m'arrestò. + + Mille vezzosi Cherubi + Con armoniosa cetra + Intorno ad Ella danzano + Di suoni empiendo l'etra, + E lieti in coro alternano + I cantici del Ciel. + + Giù per i nitid'omeri + Pel sen le bionde chiome + Le discorrean in morbide + Anella d'oro come + Cirri di vite; vivido + Di luce un nimbo ancor, + + Quale corona tremola + Le posa in capo e splende... + Ampia stellata clamide + Dai fianchi le discende... + Splendeva d'ineffabile + Beltade e di virtù. + + Era quell'alma vergine + Il bel somiglio d'Eva + Pria che all'empie insidie + Del colubro cedeva, + Era la primigenia + Figliuola del Signor. + + La vidi: arcano fremito + Le fibre mi commosse, + Il cor in dolci palpiti + Ignoti ancor si scosse, + Qual chi dubbioso e timido + Vuole ad un tempo e svuol, + La fiso; Ell'era l'anima + De' sogni miei d'amore, + Oh quante volte indomito + La desiava il core + E fra beltadi assiduo + Sempre cercarla invan. + + Ma or ti raggiunsi, è l'esule + Che incontra un patrio volto, + La vita è un tristo esiglio + Per me, il gioir m'è tolto, + Tu sola l'aspro, indocile + Destin mi puoi cangiar. + + Deh vieni! m'arde indomita + Sete di santo affetto, + Oh, come è dolce il piangere + In un amico petto, + Trovare chi le lagrime + Accolga del doler. + + Ma se codesto gaudio + Mi fosse anch'ei conteso + Qual colpa allor se gravido + D'un non portabil peso + Lanciassi al Ciel quell'anima + Ch'esosa mi sorti? + + Sotto la croce pallido + Pur Lui il Generoso + Ricadde, allor spontaneo + Un cireneo pietoso + Braccio robusto e valido + Gli stese e l'ajutò. + + Deh! sii tu pur del misero + Conforto, speme e vita, + Rispondi con un palpito + A chi ad amar t'invita, + Amor è Dio, oh credilo, + Dio non è che amor. + + Ama e ti sgombra il trepido + Pensiero che ti fa incerta, + Sovvienti che sol genera + Virtudi e sempre merta + Stima un affetto nobile + Cresciuto in nobil cor. + +In questo mentre un uomo uscendo dal più folto degli alberi si ferma a +pochi passi da Erminia e la sorprende nell'atto che animata +dall'entusiasmo d'un nobile sentimento ribaciava affettuosamente quei +versi. + +Allora Flavio--ch'era lui--non sa più contenersi, risospinto da una +forza incognita ma potente si precipita ai piedi della fanciulla. + +--Oh signora, esclamò, quei baci, rinnovate quei baci! Se sapeste qual +balsamo salutare essi stendono sull'anima mia! Voi non disprezzate +adunque cui ha osato innalzare lo sguardo infino a voi, chi ha osato +parlarvi d'amore, anzi il mio affetto ha forse trovato un eco nel +vostro cuore! Oh ditemelo signora, toglietemi, ve ne supplico da un +dubbio che mi strazia, che mi avvelena la vita. + +--Signore che mai dite, mormorava la giovinetta commossa, io non posso +ascoltarvi, partite, le vostre parole... + +--Ebbene le mie parole sgorgano da un cuore che per lungo tempo ho +represso ma che ora mi si versa per la bocca. Dal primo dì ch'io +v'incontrai non vidi più che voi sulla terra. Attaccato fin d'allora +alla vostra esistenza non era più al mondo che là ove eravate, non +pensava più a Dio che ove pregavate, vi cercava dappertutto, come la +pianta il sole, come l'occhio la luce. Avrei voluto vincere questo +amore ma quando mi avvinsero le sue catene, quand'io volli misurarlo +avevo già sulla fronte la sua corona di fuoco, gli apparteneva per +sempre. Oh sì, io vi amo signora, vi amo colla passione, coll'ardore +che s'ama per la prima volta, vi amo come una cosa sacra, come si ama +Iddio. Il mio affetto è puro, gli angeli stessi l'accoglierebbero con +un sorriso. Deh, non siate crudele, dite una parola eppoi a voi dovrò +più ancora che a Dio, poichè se Lui mi ha data la vita voi mi darete +la felicità. + +E compreso da potente emozione cogli occhi gonfi di lagrime guardava +la fanciulla con uno sguardo lungo, tenero, appassionato. + +Le calde parole dell'amante avvolsero in un nembo di dolci emozioni, +di soave languidezza l'anima ardente di Erminia. + +Fu sul punto di confessare tutta ingenuamente la sua passione, ma un +segreto senso di pudore le arrestava la parola sulle labbra. + +--Per pietà, non siamo soli, supplicò la giovinetta. + +--Ma non sapete che negarmi il vostro amore vuol dire lasciarmi solo, +derelitto in questo mondo, piombato nella più orribile disperazione? +Non sapete che voi siete necessaria alla mia vita, che senza di voi +spogliandomi d'un'esistenza penosa la lancerei di mia mano +all'eternità? + +--Flavio! + +--Sì, bisognerebbe morire, perchè mi sentirei privo d'aria, di luce, +di stelle, di cielo... + +--Lasciatemi... + +--Ma prima dite che mi amate... oh Erminia! non è vero che tu +comprendi il fremito di quest'anima mia, che tu non sei senza pietà? + +V'era tanta dolcezza in queste parole che la fanciulla ne fu conquisa; +fermò lo sguardo in volto al giovane; l'entusiamo l'aveva fatto +ineffabilmente bello. + +Da' suoi occhi essa vi lesse nel cuore e lo trovò sincero, leale, +generoso. + +--Sì vi amo Flavio! gli rispose piangendo. Ma quelle lagrime le +brillavano sul ciglio come la rugiada del mattino ai raggi del sole; +più eloquenti d'un sorriso parlavano della gioja soave, santa, +riconoscente ond'era compresa quell'angelica creatura. + +--Sì vi amo, continuò, ma forse il mio amore è colpa. + +--Amore è Dio, tel dissi Erminia, perchè Dio non è che amore. + +--Amore è Dio, ma allorquando è da lui benedetto. + +--Ebbene, divina fanciulla, in nome di quel sentimento che gemello +nacque nei nostri cuori, davanti al cielo che sarà sempre testimone +delle nostre azioni, giuro di farti mia e sposo fedele consacrare alla +tua felicità l'intera mia esistenza. + +--Oh, se questo è un sogno ch'io non possa destarmi più mai! + +Ed i due amanti si strinsero in un casto amplesso. + +Pochi momenti prima, allorquando Flavio trovò Erminia nel boschetto +dei platani, veniva suonato alla porta d'ingresso del collegio. + +Entrava un uomo vestito con quella ricercatezza che si veste il popolo +nei giorni festivi. + +Il suo volto era pallido e coperto d'una barba fatta grigia forse, più +da una vita di fatiche e di privazioni che dagli anni; la fronte +rugosa, lo sguardo severo. + +Camminava con fatica ed appoggiato ad un bastone; pareva che avesse +sofferto o che soffrisse tuttavia qualche malanno ad una gamba. + +Chiese di parlare alla Direttrice del collegio e la trovò in un +gabinetto attiguo al giardino. + +--Ah, siete voi papà Gervaso, le disse la Direttrice in tuono cortese +ed invitandolo a sedere; vi mandano certamente i genitori di Erminia +per avere notizie della loro figliuola. È sempre la stessa quella cara +creatura, è sempre la più buona, la più intelligente delle mie +educande, è sempre la mia protetta. + +--Signora, favellò papà Gervaso con qualche ruvidezza, mi dispiace il +dirvi ch'io non sono per niente affatto del vostro parere; Erminia da +un mese a questa parte si è di molto cambiata, ha perduto quella pace, +quella giocondità d'animo che costituivano il suo bel carattere. Ci +scrive certe lettere che fanno venire le lagrime agli occhi. Erminia +non è più felice, soffre e gli è per domandarvene una spiegazione che +son venuto da voi. + +--V'assicuro ch'io so nulla di tutto questo, rispose la Direttrice +sorpresa. + +--Ah, voi sapete nulla, continuò Gervaso; ve lo dirò io il motivo: +perchè quella povera fanciulla non ha la fortuna di essere nobile e +ricca come tutte le sue compagne e voi la trascurate e per lei non +avete cure. Ma non vi paghiamo forse puntualmente la sua pensione? Ed +i nostri danari non valgono essi quanto quelli dei ricchi? + +--Siate calmo, buon uomo ed ascoltatemi, disse la Direttrice +coll'abituale sua dolcezza, ma il vecchio non lasciolla parlare e +continuò: + +--Voi non sapete che cosa sia quella fanciulla per sua madre, voi non +avete figliuoli e non potete comprendere fin dove può arrivare +l'affetto materno. La povera donna, vedete, non ha che un pensiero, +sua figlia; che un desiderio, vederla felice. Si è fissata in capo di +darle una splendida educazione, ed ecco perchè l'ha posta nel vostro +collegio e per mantenervela Dio solo sa i sacrifici, le privazioni cui +volentieri si sottomette. Ingannando quell'ottima madre sarebbe il più +infame dei tradimenti. + +--Ascoltatemi adunque, disse la Direttrice e questa volta con un moto +d'impazienza. Allorquando cinque anni or sono la signora Paglini mi +condusse qui Erminia perchè l'ammettessi nel novero delle mie +educande, io le mostrai tutta l'inconvenienza d'un tal passo. Le dissi +come in mezzo a nobili e ricche donzelle sua figlia non avrebbe potuto +tenersi al coperto da certe umiliazioni; o che avvezzandola ad una +vita comoda in eletta società un giorno forse avrebbe arrossito de' +suoi poveri natali. La signora Paglini si mostrò ferma sempre nel suo +proposito. Ma però, mi soggiunse, io non voglio che mia figlia venga +umiliata dalle sue compagne, essa non deve soffrire nessun insulto, +voi me ne sarete garante. Allora non v'ha che un mezzo, le risposi, +quello di presentarla in Collegio sotto un falso titolo di nobiltà, ma +guardate che in tal caso voi non potete più farvi vedere in questo +luogo. Quella buona donna era pronta a qualunque sacrificio purchè +potesse realizzare il suo desiderio. In quel giorno Erminia entrò nel +mio collegio. Co' suoi talenti, col suo mite carattere si cattivò ben +presto la mia affezione e la stima di tutte le sue compagne. Son +cinque anni ch'ella è felice con me, ecco perchè mi meravigliano +cotanto le vostre parole. + +--Avete ragione signora, esclamò papà Gervaso dopo un istante di +silenzio, voi foste per lei una seconda madre, perdonatemi, vi prego. + +--Non ho nulla da perdonarvi buon uomo, piuttosto ditemi, siete ben +sicuro d'un cambiamento nella fanciulla? + +--Oh di questo non ci siamo ingannati, rispose il vecchio, io vi posso +assicurare che qualche grave cura turba in questi giorni la pace di +Erminia. + +--Ebbene aspettate, io la farò venir qui e noi la interrogheremo +insieme; è tanto sincero quell'angioletto che ci confiderà ogni cosa. + +--In allora, soggiunse Gervaso, permettete ch'io la veda da solo, avrà +forse più confidenza in me. Sono l'unico amico ch'ella possegga e che +le parli di sua madre. + +--Come volete; Erminia è in giardino, voi siete libero d'entrarvi e +rimanere con lei sin che vi piace. + +--Vi ringrazio. + +E papà Gervaso sorretto dal suo bastone strascinando con fatica la +gamba inferma percorreva i viali del giardino cercando collo sguardo. + +Il caso volle che entrasse proprio nel boschetto dei platani, e che +sorprendesse Flavio nell'atto di stringersi al seno l'amante. + +Gervaso s'arrestò; un rossore d'indignazione colorì le sue pallide +gote e non potè soffocare un grido di minaccia. + +I due giovani lo scorsero e trasalirono. + +--Voi, gridò Erminia, e cedendo ad un primo impeto di timore e di +vergogna, fuggì attraverso le piante. + +--Chi siete o signore, tuonò Gervaso fulminando Flavio con uno +sguardo, che cosa fate in questo luogo, rispondete. + +Flavio rimase in piedi muto, annichilito, tremante. + +La voce vibrata del vecchio gli parlava al cuore coll'autorità quasi +d'un padre; l'espressione severa di quei lineamenti gl'incuteva +rispetto; si sentiva soggiogato, vinto, umiliato dalla presenza di +quell'uomo. + +--Siete un miserabile, gridò Gervaso afferrando Flavio per un braccio, +voi stavate per sedurre una povera fanciulla, sola, senz'altra guida +che un cuore ardente, che un'anima di fuoco; ma adesso son quà io e mi +renderete ragione della pace che le avete tolta e fors'anco +dell'onore... + +--Oh, vi giuro che la rispetto quanto l'amo, proruppe Flavio. + +--E che cosa speravate adunque da lei? + +--Il suo cuore, null'altro che il suo cuore. + +Vi era tanta verità in queste parole, che disarmarono alquanto la +giusta collera di Gervaso. Continuò ciò non ostante con voce +imperiosa. + +--Ora ditemi chi siete e come vi trovate io questo collegio. + +--Ma signore, potrei sapere almeno con quale diritto?... + +--Questo non si chiama rispondere, disse il vecchio in tuono risoluto. + +--Io non sono.... io non sono che... un semplice maestro di +disegno.... balbettò Flavio con imbarazzo. + +Gervaso lo fissò con uno sguardo lungo, penetrante, scrutatore; il +giovane arrossì. + +--Voi mentite, gridò il vecchio, e la menzogna vi tradisce. + +--Vi prego.... + +--Mentite, ho detto, ed io non partirò di qui se prima non ho saputo +da voi la verità. + +--Ebbene, sì, vi dirò tutto, mormorò Flavio dopo un istante +d'incertezza, è un segreto che a nessuno avrei confidato, ma che a +voi, cosa volete, non posso tacere. Io non vi conosco, non mi ricordo +d'avervi veduto mai, eppure è strano, con voi bisogna che parli come +davanti a mio padre istesso. + +Ed il giovinotto interrogava il volto alterato del vecchio, ricercando +invano nella sua memoria. + +--Or bene? esclamò Gervaso bruscamente. + +--Ascoltate. Io non sono come v'ho detto maestro di disegno, ma bensì +appartengo ad una delle primarie famiglie di Milano per nobiltà e +censo. + +Pareva che queste parole facessero un'impressione penosissima su +Gervaso, ma il giovane non s'accorse e continuò: + +--Un giorno, era una domenica di primavera, uscii a cavallo, desioso +di godere il bel spettacolo della natura risorta, e spingendomi fuori +della città galoppai infino a Monza. Fu allora ch'io vidi per la prima +volta Erminia; si recava al tempio con tutte le sue compagne di +collegio. Quella bellezza d'angelo, quell'espressione di santa +innocenza che come aureola celeste traspare da tutto il suo corpo, mi +toccarono soavemente. Mio malgrado la seguii ed entrai con essa in +chiesa. Leggeva in ginocchio un libriccino di preghiere seguendo +divota la celebrazione della Messa. Il riconcentramento, la maestà del +luogo, la santità del mistero me la fecero apparire più che umana, +divina. Il fumo dell'incenso, le melodie dell'organo, i canti +religiosi che accompagnavano la sacra cerimonia, innalzavano, è vero, +il mio spirito al cielo, ma il cuore s'affezionava, si univa +indissolubilmente alla vergine genuflessa. Io sortii dal tempio +pazzamente innamorato. Ma come avvicinarla, mi dissi, senza incogliere +nella scrupolosa sorveglianza che si esercita su quelle fanciulle e +comprometterla? Pensai allora di farmi accettare in collegio come +maestro di disegno sotto il semplice nome di Flavio, e riuscii. +Perdonate, ma i miei sentimenti erano puri, innocenti; volevo +meritarmi il suo cuore per farla mia sposa. + +--Ma conoscete, disgraziato, la sua famiglia? + +--Non ancora, ma la nobiltà non è forse scolpita nel suo volto, nelle +sue parole, in ogni suo gesto? + +Gervaso parve riflettere; non potè a meno in cuor suo d'ammirare la +purezza e la poesia di quel sentimento; indi, rialzato il volto +venerando, con voce vibrata ad un tempo ed affettuosa disse: + +--Giovinotto, voi lascerete immediatamente questo collegio, e non +penserete più ad Erminia. + +Flavio fece un atto di dolorosa sorpresa. + +--Fate a mio modo, continuò il vecchio, ascoltate un consiglio +suggerito dall'esperienza e dal cuore; voi non potete comprendere le +amare delusioni cui andate incontro persistendo nel vostro amore ed i +dolori che preparate a quella fanciulla. Vi dirò solo che non potrete +mai domandare la sua mano. + +In questo punto entrava nel boschetto la Direttrice del Collegio. + +--Veniva in traccia di voi, signor Flavio, disse la Direttrice colla +solita sua gentilezza; le mie signorine v'aspettano coi disegni, +ansiose d'avere le vostre correzioni; fatemi adunque il favore a +recarvi da loro; avrete certamente di che divertirvi. + +--Gli è che il signor Flavio, favellò Gervaso, bisogna che rinunci da +questo momento al suo impiego di maestro. + +Flavio impallidì. + +--Oh! e perchè mai? chiese meravigliata la Direttrice. + +--Perchè, rispose Gervaso fissando severamente in volto il sedicente +maestro, perchè egli non può fermarsi un minuto di più in questo +Collegio. + +--Ma davvero, signor Flavio, che ciò mi sorprende. E non potrei +conoscere il motivo di tale improvvisa risoluzione? + +--Scusate ma per ora non lo potete, rispose Gervaso. + +--Almeno ditemi se involontariamente io ne fui la cagione... + +--In quanto a questo state certa che il signor Flavio non ha ricevuto +da voi che squisiti trattamenti. Anzi col mio mezzo ve ne fa i più +sinceri ringraziamenti e vi prega ancora a perdonargli se è costretto +a partire _all'istante_. + +Gervaso calcolò su quest'ultima parola. + +Flavio sbalordito rimaneva in piedi senza poter profferire una +sillaba; si trattava d'abbandonare e forse per sempre la giovinetta +ch'egli amava con verace passione e tale pensiero gli stringeva il +cuore in una cerchia di ferro. + +Indeciso non sapeva appigliarsi a nessun partito onde l'inesorabile +vecchio cogliendo il destro gli sussurrò all'orecchio: + +--Se non partite io svelo tutto e sarete scacciato. + +Queste parole scossero il povero innamorato che guardò Gervaso come +chi implora una grazia. + +--Almeno ditemi voi se questo vostro proposito sia irrevocabile, disse +la Direttrice interrogando Flavio. + +--Lo è pur troppo signora, rispose questi facendo un immenso sforzo su +sè stesso, bisogna che mi rechi in giornata da' miei parenti. + +--In allora, esclamò la Direttrice con voce che pareva commossa, +quantunque a malincuore, lo confesso, vi lascio libero della vostra +volontà. + +Flavio partì colla disperazione nell'anima. + +--Ed ora a noi, o signora, proruppe Gervaso assumendosi un'aria +severissima sapete chi sia quel giovinetto che da un mese ricoverate +in Collegio ed al quale avete commessa l'istruzione delle vostre +educande? Sapete qual'era il suo scopo in questa casa? Dite, povera +illusa!... + +--Mio Dio spiegatevi, le vostre parole mi spaventano. + +--Nell'età in cui le passioni sono un torrente che non conosce argini +che tutto trascina nel rapido suo corso, quel giovine vide una +fanciulla bella come un angelo ed alle vostre cure affidata perchè +lontana dal mondo crescesse pura, intemerata, nelle pratiche della +virtù. Egli se ne invaghì; ardente giura di palesarle il suo cuore +alla fanciulla, ma come riuscirvi? ella è rinchiusa nel vostro +collegio. Non si perde d'animo; essendo ricco e nobile mette in opera +tutto il suo ascendente e riesce a farsi accogliere da voi in qualità +di maestro di disegno. Allora vedeva la fanciulla, s'intratteneva seco +lei in amorosi colloqui e voi ignoravate tutto. Sapete signora chi era +la povera inesperta che colla fiducia della vergine apriva il suo +cuore alla seduzione? Era Erminia, la mia povera Erminia. Ecco s'io +non aveva il diritto di domandarvi conto della sua felicità perduta. + +--Possibile! esclamò la Direttrice; e quell'ottima donna ne fu tanto +dolorosamente colpita che priva di sensi sarebbe caduta se papà +Gervaso non s'affrettava a sorreggerla nelle sue braccia.--Ingannata, +ingannata in un modo così indegno, ripeteva colle lagrime agli occhi, +lasciar sedurre un angelo nella mia casa istessa e non accorgermi di +nulla. Oh le infami seduzioni del mondo... oh il mio onore perduto. + +--Voi con potete comprendere, disse Gervaso, le traccie indelebili che +lasciano le passioni in quel cuore ardente. Essa ama quell'uomo e lui +è ricco, è nobile capite, non potrà mai farla sua. Erminia io la +conosco, soccombe ma non dimentica... + +--Oh perdono, perdono, supplicava la Direttrice, la mia colpa fu una +troppo cieca fiducia nella lealtà degli uomini... povera Erminia. + +--Lascerà oggi stesso il collegio, io la restituirò a sua madre. + +--Ma le tacete per carità questo orribile avvenimento, sarebbe troppo +dolore per quell'ottima donna. + +--Ella non saprà nulla, disse Gervaso minaccioso, ma il mondo deve +conoscere in qual modo corrispondete alla fiducia che si ripone in +voi, deve conoscere che cosa fate di quelle innocenti che vengono alle +vostre cure, al vostro onore confidate. + +--Oh no, fui vittima anch'io d'una inaudita perfidia; non crollate con +uno scandalo quell'edificio di stima che mi costò così tante fatiche. +Non sapete che cosa sia la riputazione per una donna! Eppoi palesando +la mia inavvedutezza voi autorizzate la maldicenza a fabbricare sul +conto di Erminia chissà quale trama di false supposizioni... + +--È vero, è vero, mormorava il vecchio soprafatto dall'angoscioso +pensiero; ed ora dov'è dessa? + +--L'ho lasciata nel mio gabinetto, era pallida e piangente. + +--Povero angelo! + +Mezz'ora dopo papà Gervaso ed Erminia muti e tristi percorrevano in +vettura la strada che da Monza conduce a Milano. + + + + +CAPITOLO VIII. + + Quando sincero-nasce in un core + Ne ottien l'impero-mai più non muore + Quel primo affetto che si provò. + METASTASIO. + + +Immaginatevi la sorpresa e la gioja dei conjugi Paglini allorquando +poterono abbracciare la loro cara figliuola. + +I parenti d'Erminia erano portinaj di quella casa sul corso di Porta +Nuova nella quale abbiamo fatto conoscenza diciott'anni or sono della +biondina e del vecchio suo padre. + +I Paglini un po' colle risorse del loro impiego, un po' col lavoro e +coi frutti pure d'un capitaletto ch'erano riusciti mettersi in serbo +godevano d'una vita tranquilla e comoda. + +Bastiano, il capo di famiglia, esercitava la professione di calzolajo. + +Chi l'avesse veduto al suo banchetto, la testa coperto d'un berretto +ad ala tesa, gli occhiali sul naso, le guancie paffute e rase e +l'ampio grembiale girargli attorno al suo grosso corpo, l'avrebbe +creduto il vero tipo dei Pipélés. + +D'indole semplice ed ingenua aveva un cuore eccellente; era sempre +contento di tutto e di tutti e non voleva aver brighe con nessuno, nè +cure, nè pensieri. + +Gli è per questo che trovando troppo pesante per lui l'amministrazione +domestica l'aveva ceduta alla moglie alla quale lasciava ampia libertà +d'azione, purchè gli permettesse passare in santa pace la domenica ed +il lunedì d'ogni settimana nella vicina osteria e non lo sgridasse +allorquando alzato un po' il gomito ritornava a casa col naso rosso e +le ginocchia malferme. + +Maddalena la sua consorte era una bella donna in sui trentacinque +anni. + +I capelli d'un colore castano chiaro mostravano d'essere stati qualche +anno addietro d'un biondo purissimo; gli occhi azzurri avevano uno +sguardo intelligente; vestiva con semplicità, buon gusto e pulitezza. + +Schietta, franca, leale, Maddalena non aveva riguardi per nessuno, +diceva a tutti ciò che doveva dire come colei cui la pazienza non +fosse la virtù principale. + +Amava suo marito quantunque sovente lo rampognasse per inezie, ma il +buon Bastiano chiudeva un occhio sul di lei carattere, poichè sapeva +di possedere ad onta di ciò un tesoro di moglie ed un'ottima massaja. + +Infatti ell'era attiva, economa, antiveggente. + +La casa ov'erano allogati i Paglini apparteneva in allora al conte +C*** che la occupava da solo. + +Misantropo di natura egli menava una vita ritiratissima, non aveva +amici e non sortiva mai. + +La sua servitù si componeva soltanto d'una cameriera e d'un servo +ch'era nello stesso tempo maggiordomo e segretario; come si vede i +portinaj non dovevano aver molti disturbi. + +Una volta un uomo era entrato dai conjugi Paglini; era vecchio e +povero. + +Strascinava a stento una gamba inferma ed i suoi lineamenti apparivano +alterati dalla malattia e dal cordoglio. + +Stese dubbioso la mano e domandò l'elemosina; Maddalena lo vide +arrossire e nascondersi il volto nelle pieghe dell'abito. + +Si sentì commossa la buona donna e cavando da tasca una moneta. + +--Tenete, disse al mendicante, voi non siete nato per chieder +l'elemosina, certamente la vostra gamba inferma e fors'anco +qualch'altra malattia vi hanno reso impotente al lavoro o vi spingono +ad un passo del quale voi pure arrossite. + +--Pur troppo gli è come dite, esclamò il vecchio con un sospiro; ed il +suo sguardo si fermò sulla portinaja con un'espressione di sincera +riconoscenza. + +--Povero uomo, vi compiango! + +--Che Iddio vi benedica, voi che avete una parola di compassione per +l'infelice! + +La sua voce era piena di religiosa riconoscenza. + +--Così fossi ricca e potessi fare di più, ripigliò Maddalena, ma +anch'io ho una figlia e bisogna che pensi al suo avvenire. + +--Oh voi avete una famiglia! sospirò il mendicante, a voi sorridono le +dolci speranze dei figli! io, vedete, sono solo. + +--Senza parenti, senza amici? + +--Nessuno. Oh, se sapeste com'è amaro l'isolamento della miseria! E +dover questuare una vita che si abbandonerebbe tanto volentieri! + +--Mi fate pietà. + +E la degna portinaja si terse col palmo della mano una lagrima che le +scorreva giù per le guancie; Bastiano che dal suo banchetto aveva +ascoltato in silenzio quelle parole si sentì pur lui profondamente +commosso. + +--Ebbene, saltò su Maddalena collo slancio del cuore rivolgendosi al +poverello, voi non siete poi vecchio decrepito, avete una gamba +inferma, è vero, ma con un po' di cura si potrà risanarla. Se voi +adunque vi sentite ancora in grado di far qualche cosa, di guadagnarvi +insomma co' vostri servigi onestamente la vita, io vi accolgo qui in +casa mia; vi troverete una famiglia. Siamo noi due solamente, io e mio +marito, abbiamo ancora una figliuola ma si trova in collegio e non +sortirà tanto presto. Voi non farete altro che vegliare alla pulizia +del palazzo cui il padrone n'è assai critico e se vi avanza tempo +darci una mano nel disbrigare le nostre faccenduole domestiche. Via, +se siete contento avrete in iscambio alloggio, vitto e tutto quello +che vi abbisogna; nevvero Bastiano, che ne dici? + +--Approvato; esclamò il Pipélé colla sua solita bonomia. Già è molto +tempo che noi sentivamo il bisogno d'un altro paja di braccia, che io +non sono S. Antonio io, non posso essere contemporaneamente in corte +colla scopa in mano e qui al banchetto tirando lo spago. Se non altro +avremo un supplente da lasciare alla porta quando mi terrai compagnia +all'Aquila, eh! eh!... Se lui ci sta meglio lui d'un altro, ha tanto +l'aria da galantuomo! + +Pensate con quale riconoscenza accogliesse il mendicante la fattale +proposta. + +Da quel giorno papà Gervaso--ch'era lui--fece parte di quell'onesta +famigliuola. + +Erminia allora era a Monza in collegio; suo padre si recava sovente a +prenderne notizie e passava pel di lei servo in faccia alle signorine +dello stabilimento. + +Fosse effetto d'una viziata costituzione, oppure conseguenza del +mestiere, Bastiano amava molto la vita sedentaria, era nemicissimo del +moto, s'immagini la fatica della povera moglie ogniqualvolta voleva +mandarlo a Monza. + +Non ch'egli non amasse la figliuola, ma forse un tantino egoista mal +sapeva sacrificarle il suo privato benessere. + +Accolto poi in famiglia papà Gervaso, Bastiano credette che potesse +supplirlo in quelle gite per lui tanto moleste. + +La portinaja in sulle prime diè nelle furie, ma poscia dovette +rassegnata valersi dell'opera del vecchio, che docile e paziente +faceva di tutto per rendersi degno delle cure veramente affettuose cui +si vedeva fatto oggetto dagli ottimi Paglini. + +Gervaso si guadagnò in poco tempo la confidenza e la simpatia di +Erminia. + +Egli l'amava quella fanciulla d'amor paterno ed il bacio che la +giovane educanda stampava sulle sue gote aggrinzite gli facevano +dimenticare quei dolori, quei tristi ricordi che gli si potevano +scorgere attraverso le rughe della fronte, nell'espressione austera +de' suoi lineamenti. + +Erminia un giorno gli confessava con amabile ingenuità che dopo i +parenti e la Direttrice del collegio egli era la persona che più +amasse in questo mondo. + +Un fascino ignoto legava con vincoli d'affetto quelle due creature. + +Erano circa tre anni che Gervaso si trovava presso i Paglini +allorquando gli ricondusse a casa la figliuola. + +Gervaso tacque a quella buona gente la vera ragione che l'indusse a +tal passo; allegò solo a sua giustificazione l'antipatia che Erminia +nutriva pel collegio, il raffreddamento di quei riguardi che le si +usavano una volta, e quanto fosse stato immenso in lei il desiderio di +ritornare vicino a' suoi cari parenti. + +Fu più che bisognasse per avere la piena approvazione di Maddalena. + +La povera donna fuor di sè dalla gioja in rivedendo sua figlia voleva +soffocarla in amorosi amplessi, la copriva di baci, di carezze, le +rivolgeva infinite domande senza neppur aspettarne la risposta, +piangeva, rideva... sua figlia era tutto per lei. + +Il calzolajo festeggiò quel giorno trincando all'Aquila ancora più del +consueto. + +Erminia venne condotta nella cameretta che sua madre ebbe la cura di +prendere in affitto nella casa stessa e di ammobigliarla con molta +proprietà. + +Eravi una libreria che Maddalena aveva fornita d'ottimi libri fattisi +indicare dalla stessa Direttrice del collegio, ed un pianoforte con +buon corredo di scelta musica. + +Voleva che sua figlia ritornata presso di sè non mancasse di quei +comodi che aveva sempre goduti in pensione. + +--Non sarà forse elegante la tua stanzetta come quella che hai finora +abitata, le diceva amorosamente, ma qui ci sarò io a prevenire ogni +tuo desiderio, a farti bella la vita colle mie premure, col mio amore. +Povera bambina! e perchè non iscrivermi che ti era venuto in uggia il +collegio, che volevi ritornare a casa tua? Oh io mi sono accorta +subito della malinconia che ti struggeva, le tue lettere non erano più +quelle d'una volta non avevi più per me quelle tenere espressioni che +mi facevano pur tanto contenta. Tuo padre mi replicava di non badarci. +Sarà qualche contrarietà, qualche freddura fra loro compagne, diceva +lui; ma io non era quieta io, il cuore mi aveva convinta che tu +soffrivi. Gli è per questo che una mattina mi son messo l'abito della +domenica risoluta di venirti a vedere e parlarti; e se non c'era papà +Gervaso ci veniva veh! Cosa vuoi, ha incominciato a dirmi che aveva +fatto promessa di non porre piede in quel collegio, che l'avrei +umiliata in faccia a tutte palesandoti figlia d'una povera donna... e +mi sono rassegnata a lasciarlo partir lui. Che bravo Gervaso se ha +fatto bene a ricondurti a casa; Oramai ti sei fatta grande, sei bella, +ben educata, dunque è tempo che tu entri nel mondo. E qui sarai +felice, lo devi essere, vedrai, vedrai la mia Erminia; andremo al +corso, al teatro, tutto quello che ti piacerà... basta che tu ami la +povera mamma! + +--Ma come non amarti, rispondeva commossa la giovinetta, tu così +buona, così amorosa! + +E gettatesi contemporaneamente le braccia al collo madre e figlia, +strette in un tenero amplesso piangevano insieme lacrime di tenerezza. + +La madre! Oh i dolci ricordi che questo nome onninamente caro ci evoca +nel nostro cuore! + +Se noi riandiamo colla mente i begli anni della infanzia noi la +vediamo ancora la madre china sulla nostra culla compiacersi del suo +gentile portato, sorriderci l'ineffabile sorriso dell'amore. + +Noi la vediamo, lieve cullandoci sulle ginocchia guidare le nostre +manine al cielo, farcì conoscere Dio col mostrare le stupende sue +opere e fra le carezze e i baci, insegnarci a balbettare quel nome che +la empie di santa letizia,--mamma. + +Chi non si sovviene le lagrime piante sul di lei seno, perchè tutti +devono piangere quaggiù, i suoi amorevoli conforti e l'indulgenza, +forse soverchia, nel perdonarci i primi falli e i germi d'una +religiosa morale provvidamente sviluppati nei giovani nostri cuori? + +Chi ha dimenticati i sacrifici durati, forse gli stenti patiti per +porci all'elevatezza dei tempi con una completa istruzione, con una +educazione completa? + +E persino fatti adulti, quantunque la maligna nostra natura spesse +fiate ci fe' ingrati ai tanti benefici, che la costringemmo nel +segreto della notte versare lagrime amare sui tralignamenti nostri, +quante volte non ci siamo destati sotto l'impressione soave de' suoi +baci, quante volte ancora chiamati nelle sue braccia gustammo le +sublimi dolcezze d'un amore divino. + +Oh, solamente colui che non ha avuto una madre o che l'ha perduta +troppo bambino può dire d'essere passato solitario nel monito come in +un immenso deserto, può dire di non aver vissuto nè amato, gli altri +tutti amarono e vissero, travidero dalla terra attraverso le azzurre +pupille della madre gli azzurri infiniti del cielo. + +Non è l'amante che divinizza la donna. + +Allorquando nell'età degli amori incontriamo nella fanciulla raggiante +di giovinezza, di virtù, d'innocenza, l'incarnazione dei nostri sogni, +in allora ella ci sembra l'opera più bella di Dio, è quale aveva nella +sua mente divina ideata la creatura pria che una colpa senza perdono +la diseredasse dal paradiso terrestre. + +Un fascino irresistibile esercita in allora la donna sul nostro cuore, +e amiamo. + +Ma col tempo, o lo splendore della bellezza si offusca, o la virtù dei +nostri occhi decresce, avvegnachè possiamo guardarla senza che l'anima +dentro ci tremi. + +La madre invece è sempre una santa. + +La felicità che Maddalena prometteva a sua figlia non poteva più +sorridere alla povera giovinetta. + +Sebbene Erminia tentasse ogni sforzo per stendere un velo sul suo +passato e rincominciare una vita novella tutta pace e tranquillità +presso i suoi parenti non lo poteva suo malgrado. + +Le cure più affettuose che può prodigare un'affettuosissima madre non +valevano a riempirle quel vuoto che l'abbandono di Flavio aveva +lasciato nel suo cuore. + +Erminia amava come poche sanno amare quaggiù; amava per la prima +volta, ed un primo amore si può talvolta soffocare, non mai ispegnere. + +Flavio le si era presentato povero, infelice, bello di volto, +d'ingegno, di anima, e le aveva chiesto il di lei affetto. + +La sincerità del giovane amante era manifestata dalle lagrime che +bagnavano i suoi occhi, dall'espressione di soave mestizia de' suoi +lineamenti, Erminia credette e fidente s'abbandonò agl'impulsi del +cuore. + +I due amanti si credevano destinati a percorrere insieme e felici +l'increscioso cammino della vita, allorquando papà Gervaso venne a +porsi fra loro. + +Erminia nudriva verso Flavio troppa stima perchè potesse crederlo +capace d'una bassezza; aveva avuto da lui troppo grandi prove d'amor +puro, disinteressato, santo, per contaminare la sua memoria coll'ombra +d'un sospetto. + +Il dubbio però insinuandosi talvolta qual serpe velenosa nelle sue +care rimembranze riusciva a porla per un istante in una dolorosa +perplessità; allora piangeva amare lagrime... ma Flavio finiva sempre +per riapparirle col suo sguardo soave, col suo dolce sorriso, ed +anch'essa sorrideva e mormorava asciugandosi gli occhi: No, non +m'ingannava. + +Concentrata così nel suo amore, traeva una vita mestissima; non usciva +mai dalla sua cameretta, i libri erano il suo passatempo, il +pianoforte l'unico di lei amico. + +Oh, com'era bella allorquando infiammata dal fuoco sacro +dell'inspirazione, lo sguardo melanconico rivolto al cielo, la lesta +leggermente inchinata sulla spalla, scorreva l'agili dita sull'eburnea +tastiera. + +Quanta poesia in quei suoni, come nella loro mesta espressione +armonizzavano perfettamente colla tristezza del di lei cuore! + +Papà Gervaso era il solo che comprendesse il dolore della povera +Erminia e cercava consolarla; ma v'hanno tali angoscie che domandano +solo una muta compassione. + +--Voi l'amate ancora, prorompeva il buon vecchio stringendosi al seno +la giovinetta; ed egli non è degno di voi! Pensate piuttosto a vostra +madre, essa ignora tutto, sa soltanto che voi non siete felice, e ne +soffre l'ottima donna! + +--Oh, madre mia! esclamava la fanciulla colle lagrime agli occhi. E +dopo un istante di silenzio continuava rivolgendosi al vecchio: + +--Gli è perchè voi non sapete cosa sia sentirsi attratta +incessantemente da una persona, amarla con tutta la forza d'un cuore +ardente, con tutto l'entusiasmo della passione, amarla d'amore santo, +ma immenso, ma indomito, ma irresistibile; sognare la felicità +d'un'esistenza a lui consacrata, sognare l'unione di due cuori, di due +anime, e vagheggiarla per lungo tempo questa felicità e compiacersene +e crederla vicina, per dover rinunciare a tutto perchè non fu che +illusione.... Oh, questo è troppo gran dolore! + +--L'infame v'ingannava! + +--Se vi ha un infame, gridava la giovinetta trasportata +dall'esaltazione, voi lo foste che mi avete crudelmente strappata dal +suo petto, voi che accecato forse da false apparenze l'avete umiliato, +avvilito, scacciato.... egli era innocente! + +--Mentiva. + +--No, che non si mente un affetto allorquando lo si esprime come lui! +Oh, voglia il cielo ch'io non abbia un giorno a maledire quei diritti +che fatalmente vi siete arrogati sulla mia esistenza. + +--Erminia, figlia mia! + +E la misera giovinetta, rientrata in sè stessa dalla voce soave del +buon vecchio, coprendosi il volto colle mani, si gettava sul suo +letticciuolo rompendo in singhiozzi. + +Gervaso era oppresso dall'angoscia. + +Un giorno i coniugi Paglini stavano soli nel loro camerino. + +Bastiano lavorava al banchetto, e Maddalena in un canto rattoppava le +sgualciture d'una sottana. + +Il volto della povera donna pallido più del consueto era di molto +dimagrato; gli occhi rossi circondati da un'aureola turchiniccia +dimostravano d'aver sparse molte lagrime. + +Di tanto in tanto sospendendo il lavoro stava lungamente immobile, +collo sguardo fisso, la bocca semiaperta, quale un'infelice cui avesse +smarrita la ragione; fintantochè richiamata ai sensi da un singhiozzo +che suo malgrado le prorompeva dal petto ritornava mesta al suo +lavoro. + +Bastiano osservava la moglie colla coda dell'occhio e come colui +ch'era di cuore sensibilissimo si cuoceva internamente. + +Ed il povero uomo provava la sua commozione in mille maniere; ora +dando rabbiosi strappi allo spago più d'una volta spezzandolo a grave +scapito della ciabatta; ora dando furiosamente del martello in sulla +suola battendosi tal fiata il ginocchio e mordendosi poscia le labbra +per vincerne lo spasimo; ora rimescolando i ferri sul suo banchetto a +guisa di chi cerca qualcosa e sbuffando e bestemmiando per non trovare +quello che neppur lui sapeva di cercare. + +Il buon calzolajo era fuori di sè; fissò un'altra volta sua moglie e +vedendola sempre pallida, smarrita, sofferente si alzò; stette +un'istante dubbioso, incerto, indi si portò al di lei fianco. + +--Insomma Maddalena è ora di finirla, proruppe con voce soffocata; +credi forse ch'io possa permettere che tu ti affligga così, che ti +rovini la salute con quella malinconia, con quel pensarci sempre? E +per che cosa infine? Per delle idee che ti sei fitta in capo, per +delle supposizioni che magari sono le mille miglia lontane del vero. +Uh, se potevo indovinare che quella benedetta figliuola t'avrebbe dato +tanti fastidi non l'avrei lasciata ritornare dal collegio, no veh!... +Tu credi sempre ch'ella soffra, che non sia felice qui in casa nostra; +forse perchè non la vedi allegra, burlona come siamo noi? Che diavolo! +non tutti poi sono fatti ad uno stampo. Ella ha studiato e quando uno +ha avuto dell'educazione diventa serio, meditabondo e preferisce +passare il tempo co' suoi libri che colla gente. Eppoi non te l'ha +detto ella stessa di non badarci ch'è suo carattere, che del resto è +contenta, soddisfatissima di noi e di tutti? Sfido io a non esserlo; +la lasciamo mancare di qualche cosa? non la trattiamo come una regina? +Si sa già, assuefatta in collegio adesso si deve trovare un po' giù +d'orizzonte, un po' perduta, ma non la è poi roba da prendersi così +sul serio. Vedrai che la si avvezzerà... + +--Erminia ha qualche cura segreta, esclamava la portinaja, qualche +cosa che le turba la pace del cuore, che le allontana il sonno, che le +consuma lentamente la vita. Guarda come si è fatta brutta in questi +giorni, com'è impallidita! È un male che ha portato dal collegio, è la +continuazione di quella malinconia sulla cui causa noi ci siamo tutti +ingannati. + +--Ma che malinconia, è suo carattere! + +--Non si cangia di carattere da un momento all'altro; un giorno +ell'era ben diversa da quella d'oggidì. Eppoi non l'ho sorpresa io +forse più d'una volta a piangere?... Oh tu non l'ami, tu non puoi +amarla come me, gli è per questo che non sai comprenderla. + +--Senti Lena, mi fai torto parlare così, diceva Bastiano in tuono di +dolce rimprovero, io credo di non avertene mai dato il diritto. + +--È vero, è vero, oh mio Dio, divento anche ingiusta. + +--Io l'amo quanto te quel caro angelo. + +--Lo credo buon Bastiano. + +--Ma d'un amore un po' diverso dal tuo, perchè invece di consumarmi +come fai tu in un pianto sterile e inutile ho pensato al modo di +guarirla dalla sua tristezza... sì, ho pensato e credo anche d'aver +trovato. + +--Dunque capisci ch'ella soffre! + +--Cioè... ho capito che ha qualche inezia pel capo... + +--Ah! + +--Ma difetto di carattere, preoccupazioni giovanili te lo ripeto, che +non meritano la pena di occuparsene, tuttavia ho voluto trovarci il +rimedio, Lena mia. + +La povera madre scosse il capo in segno di dubbio. + +--Oh io conosco abbastanza voialtre donne, proseguì Bastiano con aria +di mistero, per sapere cosa vi frulla pel capo all'età di Erminia. + +--Ebbene parla. + +--Sì parlerò, Lenuccia mia, ma prima asciugati gli occhi, non voglio +vederti più a piangere. Guarda, sei invecchiata più di vent'anni in +questi pochi giorni, tu che non faccio per dire, ma eri ancora una +bella donnina... Fatti un po' in là, voglio sedermi qui, accanto a te, +colle mie mani nelle tue, così... così... proprio come nei primi +giorni del nostro matrimonio. Oh brava, sorridi pure, tu mi levi una +macina dello stomaco. + +E Bastiano emetteva un sospirone luogo e rumoroso. + +--Senti adunque, continuava il Pipélé accarezzando le mani di sua +moglie, tu sai bene che Erminia oramai ha diciott'anni, è proprio nel +fiore della sua gioventù; è nostra figlia e quindi è robusta, ardente, +perchè tale il ceppo, tali i rami, dice il proverbio. Dunque una +fanciulla della sua età, della sua condizione... fisica deve sentire +certi bisogni, provare certi desideri... non so se mi capisci moglie +mia; insomma voglio dire che il suo cuore abbisogna di un affetto +diverso dal nostro, di cure, di premure che solo può prodigare un buon +marito. Oh sì senti, scommetto cento contro uno che il matrimonio è +l'unica medicina che può guarirla, medicina che ha già fatte +felicemente le sue prove in molte altre fanciulle malate. Troviamole +uno sposo che le voglia bene, che la renda felice quanto meriti, +quella povera tosa e vedrai che le ritorneranno le rose sul volto e +ridiverrà vispa, festosa, sorridente come lo fu sempre. + +--Tu credi adunque?... domandò Maddalena quasi convinta guardando suo +marito con interesse. + +--Io credo d'aver trovato il tocca e sana, rispose il Pipélé +incoraggiato. + +--Un marito, un marito si fa presto a dirlo ma... + +--Ma che cosa se l'ho diggià! + +--Chi? + +--Il marito. + +--Davvero? + +--Sicuro; e che bel giovinotto, educato, elegante e non tutto fumo, +sai? insomma ce l'han fatto apposta per Erminia. + +--E credi tu che possano andar daccordo? + +--Altro che; di lui non dubito punto, perchè nostra figlia, ohe! è un +bocconcino da principe; e in quanto a lei appena che lo vedrà e che lo +sentirà, che parla poi come un libro stampato, sono certo di vederci +girare la testolina. + +--Proveremo anche questa; già una volta o l'altra bisogna bene che la +mariti la mia Erminia, dunque... + +--Dunque tanto vale che lo facciamo subito, è quello che ho pensato +anch'io. + +--Ma non m'hai ancor detto chi sia? + +--Lo sposo? + +--Sì! + +--Non l'indovini? Eppure lo conosci meglio di me. + +--Veramente non saprei... + +--È Nicodemo, il maggiordomo del nostro signor padrone che quando +saprà quello che noi abbiamo combinato deve saltare come un matto +dalla gioja. + +--Nicodemo? proruppe la portinaja gratamente sorpresa. + +--Già lui, che ne dici eh? + +--To', sono contenta, bravo Bastiano mio, questa volta hai avuto del +giudizio. Nicodemo è un buonissimo partito per nostra figlia, è un +giovane dabbene, che ha qualche cosa ed un buon impiego,--maggiordomo +del signor padrone!... eppoi praticando sempre coi signori ha imparato +quell'aria elegante, civile, che deve molto piacere ad Erminia educata +in collegio. Bravo Bastiano, quà la mano! + +--Ma che mano, ti do un bacio io, prendi... + +E il calzolajo scoccava un bacio sonoro sulle guancie di sua moglie. + +--Brutto matto, se ci vedessero a far di queste cose, alla nostra età? + +--Direbbero che noi siamo un'eccezione alla regola. Guarda son tanto +contento d'essere riuscito a farti ridere che me ne farei un altro a +me di bacio, se colle labbra potessi toccarmi le gote. + +--Ora capisco che aveva torlo di rattristarmi in quel modo, le mie +lagrime non potevano farla lieta al certo. + +--Diavolo! bisognava indovinarla come ho fatto io giacchè vuol far la +segreta!... Eh, ti pare, quando mi ci metto!... + +E scherzando Bastiano puntava l'indice sulla fronte. + +--Hai un cuore d'oro, ecco quello che ti dirò sempre, soggiungeva +Maddalena guardando suo marito con affetto. + +--Sì, ma senti Lena mia, affari di matrimonio bisogna combinarli il +più presto possibile altrimenti, sai bene, se devono andar per le +lunghe il più delle volte vanno a monte. Dunque io sarei di parere di +parlarci subito a Nicodemo e così alla buona fra di noi mettere +insieme la bisogna. Che te ne pare? + +--Sicuro, sarebbe ben fatto. + +--Alla buon'ora. Dimmi adunque, Nicodemo è in casa? lo chiamo subito +io. + +--È sortito stamane e non l'ho più veduto. + +--So dove trovarlo; scommetto che è all'Aquila a sorbire il suo solito +bicchiere. Vieni, ci andremo anche noi, all'osteria si combinano +meglio i negozi. + +--Ma ti pare Bastiano... all'osteria insieme... in giorno di lavoro. + +--Che scrupoli d'egitto, sì all'osteria; e chi ci vuol proibire +d'andarvi? Se beviamo pagheremo noi. + +--Capisco, ma gli è che sono denari che si potrebbero risparmiare. + +--Non mi far la spilorcia, quest'oggi dev'essere un giorno di festa, +dobbiamo farla fuori. + +--E alla porta chi ci starà? + +--Ecco appunto Marta la cameriera del signor conte che scende le +scale; vuoi che ci rifiuti di fermarsi qui un momento in vece nostra? +Ehi Marta! signora Marta! + +--Cosa volete? rispondeva una bella ragazzotta di vent'anni circa, +entrando sorridente, fresca, snella, nello stanzino de' portinaj. + +--Perdonate Martina, incominciava la Maddalena, ma venne tosto +interrotta da suo marito che disse: + +--Taci tu e lascia parlar a me che colla bella Martuccia vado sempre +d'accordo. + +Ed alzava le mani per pizzicarle le gote. + +--Ohe, giù le mani, fece scherzando la cameriera, non vorrei +ingelosire vostra moglie. + +--Senti Lena, è tutto spirito la briccona! + +--Con un po' di corpo; conchiudeva ridendo Marta. Ma infine poi si può +sapere per qual ragione m'avete chiamata? + +--Ecco quà, saltò su Bastiano, gli è che mia moglie ed io dobbiamo +sortire un momento insieme; è una faccenda che sbrigheremo in poco +tempo e volevamo pregar voi a fermarvi qui sino al nostro ritorno. +Verrà magari nessuno, ma capirete per l'onore della casa bisogna che +ci sia sempre qualcuno alla porta. + +--Se avete tempo ci fareste proprio un favore, aggiungeva Maddalena. + +--Ma altro che tempo, rispose Marta, di sopra non ho più nulla a fare +e scendeva appunto per prendere una boccata d'aria. Fate pure le cose +vostre con tutto comodo e senza pensieri, che son quà io. + +--Brava la mia Martuccia! + +E Bastiano dando braccio a sua moglie s'avviava alla vicina osteria in +cerca di Nicodemo. + +Nicodemo Panighetti ebbe i suoi natali nel paese di Magenta. + +Egli è uno di quegli uomini che quantunque senza meriti, senza virtù +straordinarie, col solo favore d'una fortuna mai sempre propizia si +videro lanciati dall'umile tugurio in cui nacquero al ricco palazzo, +dalla povertà all'agiatezza. + +Nicodemo apparteneva ad una miserabile famiglia di contadini, +quantunque egli si vanti l'ultimo rampollo d'illustre casato ridotto +al nulla da funesti avvenimenti politici. + +Giovinetto abbandonò il paese che lo vide nascere e sen venne a Milano +in cerca d'una professione meno dura di quella che lo condannava a +sudare sulla marra il pane quotidiano. + +Venne ammesso in qualità di stalliere al servizio del conte C*** il +padrone attuale dei Paglini, ove si mostrò, bisogna dirlo a sua lode, +servo attivo, fedele ed affezionato. + +Crescendo sempre più cogli anni nell'animo infermo del conte +quell'avversione agli uomini che noi gli abbiamo già osservata, non +volendo aver più nulla affatto di comune con loro, decise vendere +cavalli e carrozze e vivere solo nella sua casa, concentrato in una +bizzarra misantropia. + +Nicodemo cessando la ragione del suo impiego doveva essere pur lui +licenziato ma seppe così bene curvar la schiena che il conte se lo +creò suo domestico. + +Anche in questo nuovo impiego Nicodemo diede prove di buona volontà e +d'un grande attaccamento al suo padrone, quantunque spessissimo la +povertà dell'ingegno lo lasciasse imbarazzato, confuso nel disimpegno +delle modeste incombenze. + +Scorsero alcuni anni e moriva il vecchio maggiordomo e segretario del +conte C***. + +Nicodemo cui la fortuna s'era incaricata del suo avvenire venne +pregato d'assumerne le poche mansioni ed eccolo divenuto in una volta +domestico, segretario, maggiordomo, intascandosi regolarmente ogni +mese il triplice suo assegno. + +Pervenuto a codesta altezza ch'egli credeva enorme considerato il +punto di partenza finì coll'attribuirsi tutta a sè stesso la rapidità +della sua carriera; credette possedere meriti non comuni ed il buon +uomo si stupiva di non essersene mai accorto. + +Allora divenne un tantino superbo; sdegnava quasi di parlare co' suoi +inferiori ed allorquando non poteva farne a meno adoperava frasi e +maniere ch'egli credeva proprie alle persone d'alto affare. + +Voleva darsi dell'importanza. + +Camminava a tal uopo diritto nella persona, a passi gravi e misurati. + +La natura per altro l'aveva dotato di buon cuore e d'una certa +sensibilità; togliendo quel suo sciocco orgoglio, quella fatua +ostentazione di serietà, quel suo frasario ridicolosamente ricercato, +Nicodemo era l'uomo il più inoquo di questo mondo. + +Erano pochi minuti che Marta si trovava nel camerino de' portinaj +allorquando entrava Nicodemo. + +--Buon giorno signor maggiordomo, saltò su la servetta col suo fare +spigliato e non curante. + +Il nostro personaggio s'inchinò maestosamente, indi fermato lo sguardo +in volto alla bella giovinetta parve contemplarla con compiacenza. + +Lo si capiva dalla sua bocca che dilatandosi a poco a poco si +atteggiava ad un sorriso forse un po' sciocco. + +La servetta non potè trattenere uno scoppio d'ilarità. + +--Sempre di buon umore, eh! disse galantemente Nicodemo inchinandosi +una seconda volta. + +Poscia il maggiordomo aggrottando ad un tratto le sopracciglia +soggiunse in tuono severo: + +--Ma adesso che ci penso, dimmi un poco, come mai io ti trovo qui +fungendo le funzioni di portinaja mentre il tuo posto dovrebbe essere +disopra, presso l'illustrissimo signor conte? Mi vedrei io forse +costretto con mio malanimo richiamarti al dovere, farti conoscere +dico... le incombenze che gravitano ad una camerista saggia e devota? + +--Oh la non s'inquieti signor maggiordomo, rispose Marta con un po' +d'ironia, s'io mi fermo quì gli è col permesso del signor padrone. + +--Ah, se la cosa è legale io non parlo più, disse Nicodemo cercando +ancora colla bocca il suo primiero sorriso che gli riuscì questa volta +un po' più malizioso. + +--Ma sai dico... che se' bella Martina? Hai un visetto molto +_significante_! + +--Cosa vuol dire questo? domandò la servetta meravigliata. + +--Vuol dire ch'io sento in me un ardentissimo desio di deporre per un +istante l'autorità di tuo superiore per _confavolare_ teco +confidenzialmente, come si farebbe dico... fra pari e pari. + +--Signor maggiordomo, io non capisco niente. + +--Intendo; quei molti _preti_ e _pellegrini_ ond'io so condire il mio +discorso proibiscono al tuo cervello grossolano ed _incivilito_ di +comprendermi. Ebbene mi farò più volgare. + +--Sarà forse meglio signor maggiordomo. + +--Dunque ascolti Marta? + +--Sono tutta orecchi. + +--Bisognerà dico... che impegni un tantino anche quell'altra parte del +tuo corpo che i mortali chiamano cuore. + +--Oh, oh, è una questione di cuore adunque che mi fa il signor +maggiordomo, disse la servetta ridendo suo malgrado. + +--Già è abbastanza seria perchè tu l'ascolti senza ridere. + +--Ebbene non riderò. + +--Sarà un po' difficile. + +--Lo credo anch'io. + +--Perchè voialtre donne creature _aeree_ e _fittizie_ ridereste +vedendo il volo naturalissimo d'un moscerino nello spazio. + +--Ma c'è un proverbio signor maggiordomo che lei nulla sua sapienza lo +conoscerà: che il riso fa buon sangue e bel viso. + +--E ce n'è un altro, cara Martina che tu nella tua inscienza +ignorerai: _Risum abondant_ dico... non mi ricordo più.._ Risum +abondant_. + +--Abbonda dove c'è dell'acqua il riso. + +Nicodemo sbarrò tanto d'occhi in volto alla servetta che pareva +prendersi giuoco un pochino del grave maggiordomo, indi proruppe: + +--Sei una bestia, non è così. _Risum abondant_... ah, ecco qua, in +_hore stultorum_. Hai capito? + +--No. + +--Fa niente. Dunque ritornando a bomba io diceva averti a fare +rivelazioni di sommissima importanza unitamente a delle proposte che +ti faranno molto onore. + +--Sentiamo signor maggiordomo. + +--Ecco; è dovere d'ogni mortale saggio e _provvidente_ allorquando +arriva ad un certo stadio della vita procrearsi una famiglia in seno +alla quale passare tranquillo gli ultimi _restanti_ della sua +esistenza. Per avere questa famiglia è necessario prima di tutto +cercarsi una moglie causa unica della _propaginazione_ della nostra +razza e questa moglie, è naturale, la si desidera d'una certa +formosità dico... ed appariscenza. Ebbene io sono fra codesti mortali, +cerco una campagna onde a lei accoppiarmi legittimamente e credo +d'averla trovata. Sarò breve; senza perdere il tempo--che agli uomini +come noi è molto prezioso--in corteggiamenti inutili, tutte frascherie +ch'io lascio ai gingillini della giornata, io ti dico schietto e +netto: Marta, vuoi tu divenire mia moglie? io ti faccio l'onore di +sposarti. + +Marta avrebbe voluto prender tutto in ischerzo ma poscia vedendo che +la fisonomia del maggiordomo aveva l'aria di chi parla sul serio e che +vuole, gli si risponde pure seriamente, mutò consiglio. Riflettè in +cuor suo: + +--Si tratta d'accasarmi ed il partito che mi si presenta non mi pare +del tutto da disprezzarsi. Il signor Nicodemo ha un buon impiego, +costumi irreprensibili; ha una figura è vero... ma è un uomo e gli +uomini sono sempre belli. Chissà che non riesca anche ad amarlo! + +La furba servetta nondimeno finse d'abbassare gli occhi modesta e con +piglio vezzosamente imbarazzato rispose: + +--La sua proposta mi onora al certo, ma mi riesce cotanto +inaspettata... ch'io non saprei risponderle subito qui... sui due +piedi... + +Voleva farsi un po' preziosa. + +L'ingenuo maggiordomo parve stupirsi ed aggiunse colla sua sciocca +vanità. + +--Io credeva che la mia domanda non dovesse lasciarti menomamente +dubbiosa, ma poichè lo vuoi ti concederò il tempo di pensarci. Io già +non sono nè un nobile, dico... nè una _casa bancaria_, ma posseggo +qualche cosa al sole. Il mio morale lo sai è indiscutibile ed in +quanto al fisico eccomi qua; il visibile lo puoi giudicar tu stessa e +dell'invisibile te ne sono garante io. Ho trentacinque anni l'età +propria pel connubio, è per questo che ho pensato a prender moglie. Ci +eri tu e la figlia de' portinaj, belle egualmente, egualmente amabili +e degne di me; chi mai _trascegliere_, diceva in cuor mio, sono due +silfidi, questa casa è un vero _sifilicomio_... Ho pensato seriamente +infine ho risolto di _anteporti_. Sì, ho voluto chiamar te a dividere +meco la mia vita, i frutti del mio ingegno ed il mio nome. Ti +chiamerai signora Panighetti e tutti si chineranno alla metà del +maggiordomo segretario dell'illustrissimo signor conte C***, alla metà +dell'ultimo rampollo d'un casato famoso, perchè la mia famiglia era +illustre; _disgrazievoli_ avvenimenti politici l'hanno depredata pur +troppo, ma un tempo ell'era fra le più grandi di Magenta, che dico, +della Lombardia, dell'Italia... + +--Magenta ha detto? io lo conosco quel bel paese posto sulla strada di +Novara. + +--Lo conosci? tanto meglio; ebbene io sono dell'_orizzonte_ di +Magenta. + +--Ella avrà certamente il castello de' suoi antenati, dei +possedimenti... + +--Non ho nulla, la politica si portò via tutto. + +--Che peccato, mi piace così tanto la campagna! + +--Cosa intendi dire Marta? + +--Che ci avrei passato volentieri una parte dell'anno. + +--In campagna? + +--Già, con lei. + +Nicodemo parve raccogliersi un istante e fare uno sforzo di +riflessione, indi stralunando gli occhi e battendosi la fronte gridò: + +--Ma sicuro che è così, oh non fallo io! Se tu, dico... pensi già al +modo di vivere meco allorquando ti avrò solennemente impalmata è segno +_chiaroveggente_ che non hai nessuna difficoltà a darmi la tua +annuenza, non è vero? Ma allora noi possiamo dire che tutto è +_concretato_ e _sancito_! + +--No, non è così.... gli è che.... balbettava Marta arrossendo suo +malgrado. + +--Bene, bene, fanciulla mia, io non voglio sorprenderti, pensa pure +con calma e vedrai che il vantaggio della nostra unione è tutto tuo, +che tu non puoi pretendere di più. + +La servetta fece un dispettuccio che sfuggì agli occhi del +maggiordomo, e che si poteva tradurre così: + +--Ih, quanta superbia! diventa mio marito, e te la farò dar giù io. + +In questo punto si udì una lunga scampanellata che fece trasalire i +nostri personaggi. + +--È il signor conte che mi chiama, esclamò Marta. + +--Accorri, accorri subito, disse il maggiordomo spaventato. + +--E chi resterà a far la guardia alla porta? + +--Ci resterò io. + +--Lei? + +--Sì, io, ma fa presto, che il signor conte non sappia che noi eravamo +in discorsi confidenziali. + +--Non dirò niente. + +--Brava Martina. + +--In quanto poi alla risposta.... + +--Sì, sì, hai tempo. + +--No, gliela darò domani. + +--Come vuoi. + +E Marta, lanciata un'occhiatina amorosa al fidanzato, che lo fece +andar in visibilio, ratta ascese lo scalone che doveva condurla negli +appartamenti del conte. + +Nicodemo, riavutosi dal turbamento che gli aveva cacciato addosso la +improvvisa chiamata del padrone, s'accorse ch'era solo nello stanzino +dei portinai. + +Aggrottò le sopracciglia e riflettè: + +--Diavolo, come ho fatto impegnarmi a restare in questo vil +ricettacolo della bassa _moltitudine_. Se mi si vedesse supplire un +portinaio sarei un uomo disonorato, perderei quel _discendente_ ch'io +esercito sugli altri, la mia posizione _socialistica_ si vedrebbe +compromessa.... ecco come si fa in frotta, dico.... a spregiudicarsi +in un momento di debolezza; e tutto per quel diavoletto di Marta, che +a dirla qui in confidenza mi ha fatto girare un poco il cervello. +Adesso che ci penso, dicono che tante volte chi si lascia prendere +dall'amore diventa sciocco; diavolo! con vorrei anch'io per niente +affatto seguire codesta regola!... Oh, ma chi ha il mio ingegno non lo +smarrisce tanto presto. Voglio prender moglie ed avere dei figli; i +figli somigliano sempre al padre; dunque è mio dovere propagare una +razza che deve essere il _lustro_ del paese.... sarò il _decroteur_ +d'Italia. + +Nicodemo aveva finito il suo monologo allorquando udì il rumore di +alcuni passi sotto l'atrio della porta. + +Il povero uomo fremette; egli stava per essere sorpreso in un luogo +che avrebbe macchiata la sua riputazione. + +Il rumore s'avvicina sempre più, la porta di strada s'apre ed +entrano... i conjugi Paglini. + +Emise un sospiro il maggiordomo e proruppe: + +--Ah, meno male, siete voi. + +--Guardalo qui quel caro signor maggiordomo, gridò Bastiano colla sua +cordiale bonarietà; e noi lo credevamo all'Aquila trincando il suo +solito mezzino. + +--Zitto dico... fate adagio, esclamò Nicodemo girando attorno gli +occhi smarriti; in tutto l'orbe terraqueo l'uomo ha i suoi capricci, +ma non per questo si devono _seminare al vento_. Se qualcuno vi +sentisse mi crederebbe un crapulone, un non so io... + +--Cosa vuole, soggiunse Maddalena scusando suo marito; bisogna +compatirlo, è il suo maledetto vizio di dire tutto quello che gli +viene in mente. + +--Guarda chi mi vuol correggere, ribattè Bastiano, mia moglie, lei che +non sa tenere in gozzo quello che terrebbe un pulcino. + +--Parlare va bene, disse la portinaja, ma a tempo debito. + +--Ih, cosa ho detto infine? che credevo trovar il signor maggiordomo +col mezzino in mano; è un delitto forse inumidirsi qualche volta la +gola? corpo d'una ciabatta, se ciò fosse io sarei l'uomo il più +malvagio di questo mondo. + +--Bene, dico... non è nulla, conchiuse Nicodemo, un'altra volta +abbiate più prudenza... e finiamola. Ora ditemi in che cosa io possa +giovarvi, che salvo errore voi foste in traccia di me. + +--Ecco qua, saltò su Bastiano, si tratterebbe... d'un matrimonio. + +Nicodemo si scosse. + +--Guarda, guarda, pensò egli in cuor suo, quella briccona di Marta +certamente innamorata de' miei vezzi aveva già parlato ai portinaj +perchè ci mettessero d'accordo. + +Ed aggiunse ad alta voce: + +--D'un matrimonio avete detto? e fra chi? + +--Sarebbe fra due persone che pajono nate espressamente per +accoppiarsi, disse il Pipélé sorridendo. + +--Ah sì? ma chi sono dessi? + +--Sono... eh, eh, signor maggiordomo, vorrei dirglielo d'un colpo, ma +mi piacerebbe lasciarlo indovinare! Ecco, la sposina è una giovinetta +bella come il sole, piena di grazia e di bontà, educata poi... +nientemeno che in uno dei nostri migliori collegi... + +--È la Marta certo, pensò il maggiordomo, ma però non mi sono accorto +mai che avesse cotanta educazione in corpo. + +--In quanto allo sposo, continuava il portinajo, è un uomo stimato da +tutti per il posto eminente che occupa nella società, di profondo +sapere, di molta dottrina, che parla come un libro e che scrive +come... un avvocato. + +--E questi son io, ripensò con compiacenza Nicodemo. + +--E malgrado le sue eccellenti qualità, aggiunse Bastiano, il mio uomo +è affabile con tutti e non isdegna neppure di trattare con della +povera gente come per esempio saressimo noi... e figurarsi che tra noi +e lui corre quella differenza che ci sarebbe fra... fra... + +--Ve lo dirò io, buon Bastiano, fra il campanile della nostra +parrocchia ed il famoso _picco_ della Mirandola. + +--Bravo, proprio quello che voleva dir io; eh, che ne pensa signor +maggiordomo, scommetto che mi ha già capito... gran bella cosa aver +studiato, si piglia tutto al volo. + +--Hai ragione Bastiano, noi abbiamo già _intuito_ ogni cosa. + +E Nicodemo dava al suo sorriso un'aria di soddisfazione. + +--Davvero, ebbene? chiese Maddalena che aveva ascoltato coll'ansia nel +cuore, credendo sempre si trattasse di sua figlia. + +--Vi posso dire sin da questo momento che tutto è già combinato. + +--Combinato? gridarono insieme i conjugi Paglini. + +--Combinato. Eh, eh, sono un uomo io che le mie cose me le faccio da +solo, non ho bisogno, dico... d'intermediari. Ho favellato testè alla +ragazza. + +--E che le ha risposto? saltò su Maddalena con dolce impeto. + +--Ha accolto la mia proposta di matrimonio con _enfasi_... con +_delirio_. Soltanto che per salvare un po' la modestia mi disse che +m'avrebbe data domani l'ultima, parola. Eh, ma io non ho paura io, un +conjuge mio pari non faccio per dire... + +--Vedi moglie mia s'io non ho colto nel segno! gridò Bastiano +raggiante di gioja. + +--Ma un momento, proruppe Maddalena alla quale pareva impossibile che +tutto dovesse procedere così bene; di chi parla lei signor +maggiordomo? + +--Bella domanda in verità! di chi parlo io? + +--Sì. + +--Ma di Marta, dico... della camerista dell'illus... + +--Oh!! interruppero i Paglini fulminati dalla sorpresa. + +Quì successe un istante di silenzio nel quale i nostri tre personaggi +si guardavano istupiditi senza sapere cosa aggiungere. + +Finalmente Bastiano esclamò con voce velata: + +--Ma non è dessa, capisce, non è Marta. + +--Chi, la sposa? chiese il maggiordomo stordito. + +--Sicuro, è di mia figlia ch'io le parlo. + +--Vostra figlia!? + +E gli occhi del maggiordomo volevano schizzar fuori dell'orbita. + +--Si metta nei nostri panni, signor Nicodemo, disse la portinaja +asciugandosi una lagrima e ci perdoni di aver osato farle simili +proposte. Noi abbiamo un'unica figliuola che l'amiamo più ancora di +noi stessi. Ci siamo sottomessi senza mormorare a stenti, a privazioni +per farla crescere educata, nell'onore del mondo, onde avesse a +benedir sempre la memoria de' suoi parenti ed ora, al momento di +compiacersi dell'opera nostra, al momento di veder nostra figlia +soddisfatta e felice un muto e misterioso dolore le avvelena ogni +gioja, le consuma lentamente la vita. Vana ci rescì ogni richiesta, la +poverella non sa risponderci che con lagrime. Credemmo che rimembrando +gli agi e la vita signorilmente attiva del collegio le venisse a noja +i costumi semplici e modesti della nostra casa e senza aver coraggio +di lagnarsene si crucciasse segretamente. Bisogna dare adunque alla +sua esistenza nuovo indirizzo, nuove cure, mi suggerì mio marito e +queste non le può trovare che a fianco d'un compagno amato, che in +mezzo ad una cara famigliuola. Allora pensammo a lei. La credemmo +capace di rasserenare l'avvenire della nostra Erminia, di rifiorirle i +suoi anni coll'affetto santo e cordiale di sposo. Perdoni signor +Nicodemo, perdoni la mia franchezza, mia figlia è degna di lei, se lo +può la faccia felice, è una madre che la supplica, una madre che non +vive a questo mondo che per la sua diletta figliuola. + +Il maggiordomo riavutosi appena dal primo stupore ricadde subito in un +altro non meno profondo allorquando comprese chi gli veniva proposto +in moglie. + +Malgrado il suo ingenuo orgoglio egli non aveva mai osato sollevare +gli occhi sino in volto ad Erminia. + +Erminia con quella sua candida bellezza, con quella soave modestia, +con quel piglio delicato e civile gli incuteva troppo rispetto e +venerazione perchè potesse formar dei progetti su di lei. + +Ma ora vedendo che dal lato de' suoi parenti non avrebbe incontrata +alcuna difficoltà, anzi veniva da loro invitato a domandarla in isposa +si ringaluzzì. + +Finse nondimeno riflettere un istante ed invece pensò in cuor suo: + +--Rinuncio subito a Marta; ed io bestia che non ebbi mai il +coraggio... sono troppo modesto, già è il vizio di tutti gli uomini +grandi. + +Bastiano vedendolo indeciso gli sussurrò all'orecchio: + +--Vadi là che non la sbaglia: Erminia è una brava tosa e poi non le +verrà in casa a mani vuote. + +--Non mi credete interessato, rispose Nicodemo; se mi vedete quì +_pensante_ gli è ch'io aveva, dico... degli altri castelli in aria, ma +li abbandono da questo istante e prometto sagrificarmi solo a vostra +figlia. + +--Che Iddio vi benedica! disse Maddalena con riconoscenza. + +La povera donna era accecata da un tenero amor figliale. + +--Parlerò alla ragazza; aggiunse Nicodemo con importanza. + +--Bravo signor maggiordomo, proruppe Bastiano, le parli come sa parlar +lei, con delle belle parolone e vedrà che quell'agnellino si lascierà +tosto ammansare. + +--Che diavolo mi dite, qui non si tratta di _ammazzare_, si tratta di +far dell'effetto ed a questo ci penso io. + +--Le facci vedere la tranquillità della vita conjugale, continuò il +portinajo, l'amor tenero d'un marito, le cure soavi d'una famiglia, i +figli... oh ma sa ben lei di meglio di me quello che dovrà dire. + +--Vorrei vedere che mi deste una lezione di _eloquenza_! + +--E mi dica, a quando il primo colloquio? + +--Magari anche subito. + +--Subito ha detto? Lo piglio in parola, saltò su Bastiano battendo +ingenuamente le mani. Erminia è appunto sola nella sua cameretta, a +lei adunque! non le mancheranno pretesti per introdurvisi. + +--Lasciate fare a me e novello Cupido, senza che se ne accorga, saprò +ben io piantarle la mia freccia nel bel mezzo di quel nido d'amore che +si chiama, dico... cuore. + +--Ma adagio però e con prudenza. + +E Nicodemo con quella fiducia in sè stesso che hanno tutti gli +sciocchi salì nella cameretta di Erminia. + +La bella giovinetta sempre sofferente stava seduta al tavolino +beandosi nella lettura di quei versi soavissimi che Petrarca scrisse +nel suo Canzoniere. + +Il maggiordomo bussò leggermente alla porta indi si fece avanti col +cappello in mano ed inchinandosi con ossequiosa riverenza. + +Erminia gli fissò in volto i suoi grandi occhi celesti e non lo +conobbe; si alzò pertanto leggermente imbarazzata e mosse un passo +verso il nuovo arrivato. + +Nicodemo compose le labbra al suo solito sorriso e piantandosi ritto +davanti alla giovinetta incominciò: + +--Sicuramente io riescirò _ignoto_ alla signorina quantunque abbia +l'onore di coabitare seco lei in questa medesima casa; incolperò solo +il suo metodo di vita oscuro e solingo che non le permette tampoco di +fare la conoscenza de' suoi umilissimi vicini. Mi permetta adunque che +io mi presenti da me stesso in mancanza di persone all'uopo +incaricate. Signorina, io sono il maggiordomo segretario +dell'illustrissimo signor conte nostro padrone! + +Erminia s'inchinò e disse: + +--In che cosa io posso servire il signor maggiordomo segretario? + +--Un po' per volta. Io conosco troppo le regole dell'_incivilimento_, +e della galanteria per saltare d'un tratto a modo di locusta, nel +centro della questione. Mi conceda adunque che per ora io la inviti ad +assidersi. Prego, signorina, s'accomodi. + +E le sporse galantemente una sedia. + +Erminia oltremodo infastidita tornò a sedersi al suo tavolino e +siccome Nicodemo pareva volersi porre al di lei fianco ella +gentilmente gli mostrò un ottomana che le stava di fronte. + +Il maggiordomo dovette rassegnarsi. + +Tossì il buon uomo e si spurgò il naso, intanto mulinava in mente il +modo di impiantare una conversazione. Finalmente incominciò. + +--La signorina stava leggendo se non erro? + +--Appunto signore, rispose asciutto. + +--E potrei, dico... senza mostrarmi indiscreto sapere che cosa mai +leggeva di bello? + +--Il Canzoniere del Petrarca. + +--Diavolo, ecco qua un libro che non conosco quantunque non faccia per +dire ma di libri me n'intenda un pochino; si figuri che +l'illustrissimo signor conte ne possiede d'ogni sorta e in foglio e +legati e grandi e piccoli, ha una biblioteca ricchissima e sono io che +gliela tengo in assetto. Dunque vede bene signorina che ho il diritto +di esserne perito in materia di volumi! Eppure le confesso, quel suo +libro, quel... come ha detto?... _Carrozziere del Petrarca_ non mi è +mai capitato sotto il naso. Sarà forse di pubblicazione recente, +oppure qualche libercolaccio di quelli che ne sortono a migliaia ogni +giorno, che loro signorine leggono tanto volentieri e non fanno invece +che suscitarle _incendi di fuoco_ nella testa, farle credere a certe +_autopsie_ impossibili, desiderare d'essere la reina di certi +_anedotti_ non del tutto moralissimi, stimolarle i sensi ed altre cose +che io taccio per non saperle dire. + +Questa tirata invece di disporre Erminia all'ilarità la stomacò +completamente. + +Dotata d'una fina squisitezza e di delicato sentire abborriva +quell'ignoranza superba che vuol intendersi e parlare di tutto +spacciando strafalcioni che non stanno nè in cielo nè in terra. + +Da questo momento Nicodemo le divenne insopportabile; la rispose +adunque in modo da lasciar scorgere il di lei malumore. + +--Che lei non conosca, o signore, il Canzoniere non mi meraviglio +punto, ma però se vuole accettare un buon consiglio si scopra il capo +in segno di devoto rispetto tutte le volte che sente nominare questo +libro. Poichè si ricordi che il suo autore nato cinquecento anni prima +di noi fu quegli che cooperò a prepararci questa lingua così ricca, +così soavemente bella, che è perfino peccato che certuni ne facciano +un uso indegno. + +Il maggiordomo non comprese niente e continuava a rimanere a bocca +aperta cogli occhi fissi sulla bella giovinetta. + +Dopo un istante di silenzio Erminia aggiunse con visibile impazienza. + +--Infine, o signore, posso sapere lo scopo della sua visita? + +Nicodemo si scosse e rispose: + +--La signorina ha ragione. Ora che il cappello della conversazione è +fatto noi possiamo con diritto procedere innanzi. Prima di tutto mi +lasci premettere che quello che lei udrà dal mio organo vocale è cosa +_notoriamente pubblica_ a' suoi genitori e che anzi io ebbi da loro +preventiva e formale autorizzazione a parlargliene. Si tratterebbe +insomma d'un matrimonio e siccome, dico... è mio carattere la +franchezza così le parlerò senza tanti _ambagi_; d'un matrimonio, +dico... tra me e lei. + +Erminia trasalì; volle credere tutto questo una burla di cattivo +genere ed indignata stava per scacciare Nicodemo dalla sua presenza ma +questi non gliene lasciò il tempo e continuò senza punto sconcertarsi. + +--Lei è giovine e bella ed io pure; lei ha avuto dell'educazione ed io +occupo un posto culminante nella società, dunque non sembriamo nati +apposta per conjugarci? Veramente a dirle il vero questa non fu la mia +prima intenzione. Io mi era _invacchito_ della Marta, la camerista +dell'illustrissimo signor conte e l'amava, dico... come l'asino ama il +fieno. Avevo fissato di sposarla allorquando i parenti della signorina +mi parlarono di lei. Alla buona come usano di solito con me mi dissero +che per loro sarebbe stato un onore poter combinare un matrimonio fra +noi due ed io ci pensai sopra. Ha messo al confronto la signorina con +Marta ed ho trovato lei molto più _meretrice_; mi sono risolto adunque +al gran passo. Eccomi qua in attesa d'una sua parola che _sancisca_ +tutto. Dica pure francamente come ho detto io, se le vado a sangue, +come credo, non abbiamo che a trascegliere il giorno delle nozze. In +quanto alla dote non sono _tiranno_ io; soldo più, soldo meno non sarà +quello che guasterà le uova nel paniere. D'altronde ho il mio impiego, +esso può bastare a noi e ad un pajo di bambini se la signorina me ne +vorrà regalare. + +Questa seria proposta fatta nel modo il più comico mondo cadde sullo +spirito di Erminia come un fulmine a ciel sereno; non si poteva più +crederla uno scherzo dal momento ch'ella vi vedeva impegnato il nome +de' suoi parenti. Pur troppo quella buona gente nella loro ingenua +semplicità traviati per così dire dall'amore sviscerato che portavano +alla figliuola, l'avevano avvilita credendo preparare la di lei +felicità. + +Ma come mai la povera Erminia poteva cancellare dal cuore quella soave +memoria, quel vergine ricordo che indelebilmente lasciogli colui che +primo la invitò ai godimenti puri d'un santo amore? + +Come obbliar Flavio per sempre, egli ch'era l'unico suo conforto nella +penosa prostrazione morale in cui stava totalmente immersa ed +obbliarlo per sacrificarsi ad un uomo che non avrebbe amato mai, che +solo le inspirerebbe disgusto, antipatia, odio? + +Eppure era una cosa combinata dai parenti; vi aveva preso parte sua +madre ch'ella tanto amava e che nondimeno involontariamente aveva +cotanto afflitta. + +Con qual coraggio arrecarle un nuovo dolore? + +Tutti questi pensieri invadevano la mente dell'infelice giovinetta +come un fiume che rotto gli argini si versa devastatore nelle +sottoposte campagne. + +Non potè trattenere le lagrime e pianse amaramente. + +In questo punto s'apre l'uscio della stanzetta e vi entra papà Gervaso +seguito dai conjugi Paglini. + +Il volto dei parenti d'Erminia portava l'impronta d'un dubbio penoso. +Appena la fanciulla scorse Gervaso farsi avanti con quella sua aria +benevole e quasi veneranda diè un grido e si gettò nelle sue braccia. + +Il vecchio l'accolse commosso. + +--Oh salvatemi, proruppe la giovinetta soffocata dai singhiozzi, mi +vogliono fare ancor più infelice. + +--Povera figliuola! hanno errato per troppo amore. + +--Perdono, perdono, mormorò Maddalena; e la povera madre +eccessivamente pallida sarebbe caduta priva di sensi se Bastiano non +s'affrettava a sorreggerla. + +Il buon Pipélé si mordeva le labbra per trattenere uno scoppio di +pianto. In mezzo alla generale commozione Nicodemo, indifferente +sempre si rivolse a papà Gervaso e gli domandò con voce chiara: + +--Potrei sapere infine cos'è successo?... + +--Ve lo dirò dopo. + + + + +CAPITOLO IX + + Viver con te, con te morir, l'estrema + È questa de' miei voti unica meta. + Le tue guancie, i tuoi occhi, le tue labbra + Coprir di baci, come questo... e questo... + E quest'altro... + BYRON. + + +La pace ritornò presso i conjugi Paglini. + +Erminia pallida sempre e sofferente pare nondimeno tranquillarsi +rassegnata. + +Sua madre con gran gioja la vede di tanto in tanto scendere nel suo +stanzino ed intrattenersi serena in famigliari discorsi. + +Papà Gervaso l'unico che conosca il segreto della tenera fanciulla +l'ha dimenticato per non risvegliare nel di lui cuore reminiscenze +provvidamente obbliate. + +Nicodemo con stoica apatia abbandonò l'idea d'un matrimonio colla +figlia dei portinaj e compiangendo in cuor suo la leggerezza della +giovinetta nel ripudiare un partito che secondo lui l'era +convenientissimo ritornò a' suoi antichi amori con Martina la +servetta. + +Era il dopopranzo d'un lunedì d'ottobre. + +Il mite autunno non aveva peranco ceduto il posto al rigido inverno ed +un bel sole temperato da freschi zeffiretti scendeva il limpido +orizzonte in mezzo ad una nube di fuoco. + +Bastiano devoto all'abitudine dei calzolaj di considerare il lunedì +secondo giorno di festa erasi portato alla vicina osteria e trincava +allegramente il suo fiasco fra una partita e l'altra di tresette. + +Lasciamolo bere in pace, povero Bastiano! + +È l'unica sua debolezza, e chi è senza debolezza a questo mondo, +scagli la prima pietra. + +Erano rimasti soli alla custodia della casa Maddalena e papà Gervaso; +la prima agucchiava in un angolo cantarellando sottovoce un'arietta +che soleva intuonare nei momenti di buon umore; il secondo riposava +tranquillo gli acciacchi della vecchiezza. + +Allorquando si fa udire in istrada lo scalpitare d'un cavallo che dai +portoni di Porta Nuova slanciasi a carriera verso il centro della +città. + +Ad un tratto s'arresta imbizzarito, s'impenna, volteggia e caracolla +con grave pericolo di chi lo cavalca. + +Maddalena e Gervaso tendono l'orecchio e mossi da un medesimo istinto +di curiosità si fanno sulla porta. + +Il focoso animale non si lascia domare dalla voce nè dalle carezze del +cavaliere e continua il pericoloso giuoco. + +Ha le narici dilatate e la bocca coperta dì spuma sanguigna. + +Nitrendo spicca voli o slanci arditissimi e sembra suo scopo liberarsi +da chi lo stringe robusto fra le ginocchia. + +Morde convulso il freno e dagli occhi getta scintille. + +Gli sproni che gli lacerano le carni e lo scudiscio che lo batte +ripetutamene l'infuriano sempre più, si rizza con tal forza sulle +gambe posteriori da far credere che abbi a ricadere indietro. + +Il cavaliere comincia a perdere la primitiva franchezza ed +impallidisce; egli è un giovine in sui venticinque anni di aspetto +simpatico e signorile. + +Smarrito si aggrappa al collo del cavallo e collo sguardo cerca +qualcuno che arditamente l'afferri e lo domi. + +Ma in questo mentre la zampa ferrata del destriero, poggiata con +isconsideratezza sul lastrico, scivolò, e l'animale cadde strascinando +seco il giovine, che battuta la testa sui sassi, svenne facendosi una +larga ferita. + +Gli astanti che si erano assembrati numerosi emisero un grido e si +copersero inorriditi il volto. + +Solo papà Gervaso non perde tempo in inutili smanie; seguito da +Maddalena, quanto più lesto glielo permette la sua gamba inferma, si +getta sul caduto, lo raccoglie e lo pone nelle braccia della +portinaia, indi afferra per le nari il puledro, che rizzatosi d'un +tratto, stava già per slanciarsi sbrigliato giù per il corso. + +Maddalena trasporta l'infelice nella propria abitazione; papà Gervaso +lega per bene il cavallo intorno ad una colonna della corte, eppoi per +tener lontano i curiosi che incominciavano diggià a farsi avanti, +chiude quietamente la porta di strada. + +Indi ritorna presso il ferito che stava adagiato sopra una sedia +tuttora svenuto. + +Gervaso lo guarda con crescente interesse; egli crede riconoscere quel +sembiante, ma non sa bene dove cercarlo. + +Finalmente esclama: + +--Ma sì, è lui, non v'ha dubbio.--Ed aggiunse fra sè: E' il giovinotto +del Collegio di Monza; fatalità! + +--Voi lo conoscete? chiese Maddalena; e chi è desso? qualche gran +signore. + +--Animo, Maddalena, non è tempo di ciarle codesto; portate, +dell'aceto, delle bende, bisogna ridonarlo ai sensi ed arrestargli il +sangue dalla ferita. + +E mentre quelle ottime persone sono tutte in faccende, una testa fa +capolino dall'uscio: è Erminia. + +Vide il giovine adagiato nell'atteggiamento di chi dorme; essa dà un +grido e si precipita verso di lui. + +Lo fissa con indicibile espressione d'interesse e di sorpresa, ed +esclama: + +--No, non m'inganno, è il mio Flavio ch'io piansi perduto, è lui che +ritorna a me, che risponde finalmente alle lunghe chiamate del mio +cuore. Oh, sii benedetto tu che mi riedi alla vita! + +E nell'impeto della passione che in un attimo le si era ridestata +ardentissima, si china su quel volto e lo copre di baci e di carezze. + +Ma il sangue raggrumato della ferita gli sordida le mani e le labbra. + +Erminia inorridisce, un pallore mortale le investe la faccia, gli +occhi spalancati vagano smarriti; scuote il giacente, ma questi non dà +segno di vita. + +--Flavio, Flavio, gridò con voce straziante; Dio mio, me l'hanno +ucciso! Flavio, son io che ti chiama, è la tua Erminia, no, tu non puoi +abbandonare per sempre colei che per te ha pur sofferto cotanto. +Riapri quegli occhi, specchio fedele d'un cuore generoso; dischiudi +quelle labbra, fonte inesauribile di soavi proteste, di dolci +promesse, d'ineffabili accenti. Oh, io t'amo ancora; t'amo come la +terra ama il sole che la feconda, come il ruscello ama il mare che lo +bacia, eppoi muore. Mi sono avvinta alla tua esistenza come l'edera +intorno alla quercia; niuna forza umana mi vi può strappare. Ho i tuoi +giuramenti, tu hai i miei, e che ci abbisogna di più per vivere +santamente felici? Hanno cercato i barbari di lordarti nel fango della +calunnia, nulla hanno risparmiato per soffocarmi un amore sincero, +immenso, quanto puro e innocente; ed essi credono oramai leggere +l'indifferenza sotto questa fronte forzatamente serena; illusi! È un +vulcano ch'io tengo qui al posto del cuore, può tacere un momento, ma +poscia bisogna che irrompa impetuoso, terribile. Chi non ha mai amato +non può immaginare la forza d'un primo amore. V'hanno individui che +Iddio ha creato con eguali destini; s'essi s'incontrano sulla terra +non devono mai più disgiungersi, altrimenti di dolore in dolore +travolgeranno infino alla tomba. Flavio, Flavio, odi il grido d'un +cuore esasperato! Flavio! Dio, come è pallido, quanto sangue, egli +muore!... Oh, perchè l'alme nostre non possono abbracciate volare +insieme all'ultima dimora? + +E spossata dal delirio la misera cadeva priva di sensi ai piedi +dell'amante. + +La pietosa Maddalena, piangendo a calde lagrime, prese sua figlia fra +le braccia e la portò nella sua cameretta. + +Rimasero soli papà Gervaso piombato nella più cupa mestizia, e Flavio +sempre svenuto. + +Finalmente le pallide guancie del giovine si colorirono d'un leggiero +vermiglio e riaperse gli occhi. + +Girò lo sguardo languido intorno a sè e mormorò: + +--È strano, m'era parso di udire la sua voce. Povera fanciulla! + +Indi scorse la figura di papà Gervaso immobile dinanzi a lui, la +fronte curva sotto il peso del dolore. + +Flavio trasalì. + +--Ancora quell'uomo, mormorò.... ma dove sono adunque.... ah! + +--Signore, disse papà Gervaso in tuono amorevole, vi siete fatta una +ferita alla testa, che per fortuna non è tanto grave; permettete che +ve la fascia con questi lini. + +--Una ferita? esclamò Flavio.... Ah, mi ricordo, ritornavo da una gita +sui bastioni ed il mio cavallo.... ed ora dov'è il mio cavallo? + +--Non temete, è qui poco lontano da voi, che v'aspetta tranquillo per +ricondurvi a casa. + +Flavio chinò il capo e Gervaso si diè a curargli amorosamente la +piaga. + +Ma il giovine errava molto lungi coll'immaginazione; correva dietro ad +un caro fantasma evocatogli dal cuore. + +Emise un sospiro e ripetè: + +--Eppure m'era parso di udirla! + +--E l'avete udita difatti, aggiunse papà Gervaso. + +--Cosa dite? domandò Flavio vivamente. + +--Ch'ell'era qui un momento fa. + +--Ma chi? + +--Erminia. + +--Oh, perchè non l'ho veduta!... + +--L'amate ancora adunque? + +--Se l'amo! + +Ed in queste parole eravi concentrato tutto quanto sa esprimere di più +caro, di più intimamente affezionato. + +--Eppure vi ho detto che non avreste potuto mai farla vostra! + +--È vero, ed allora ho creduto senza pure domandarvene la ragione; è +strano, pareva che m'avesse parlato mio padre istesso, ch'egli in +persona mi dissuadesse dal mio amore. Ho cercato infatti di +dimenticarla; tutto tentai, e novelle passioni e bagordi e viaggi, ma +la bella immagine della mia Erminia avevo sempre dinanzi a me +raggiante di celestiale candore. Soffriva, m'indispettiva con me +stesso, avrei voluto strapparmi il cuore dal petto, e forse allora +solo sarei riuscito frenarne i palpiti. Ma mi stancai d'una vita di +sacrifici continui, compresi che la mia felicità dipendeva da quella +fanciulla, e mi diedi a cercarla per farla mia ad ogni costo. L'avrei +disputata al mondo intero. Corsi a Monza dalla Direttrice dal +Collegio, le mostrai le mie oneste intenzioni e la pregai colle +lagrime agli occhi a dirmi dove poteva rinvenire Erminia. Ma quella +donna si ostinò in un silenzio incomprensibile. Ritornai mesto ma non +iscoraggiato, ed incominciai a Milano le mie ricerche; ma esse furono +sempre vane. Oh, se voi la conoscete, parlate, toglietemi ve ne +scongiuro, da un isolamento troppo penoso. S'io sono indegno di +possedere quell'angelo, il suo amore mi nobiliterà, mi sagrificherò +tutto intiero a lei, tutto porrò ai suoi piedi, le mie ricchezze, i +miei titoli.... + +--Voi siete nobile e ricco, interruppe Gervaso commosso, ecco l'unico +ostacolo che si frappone al vostro amore; disgraziatamente ella non vi +è pari in nascimento. + +--E che m'importa? + +--Non è ricca. + +--Lo sono io. + +--Badate! + +--Voi la conoscete adunque, oh parlate!... + +--Eppoi? + +--Eppoi vi giuro che chiunque ella sia diverrà mia sposa. + +--Ebbene ella è figlia di codesti portinaj, voi siete quì in casa sua. + +--Oh! + +--Giovinotto, il vostro giuramento? + +--Lo manterrò. Non mi sono mai lasciato vincere da pregiudizi umani, +la nobiltà di nascita io non la credo un merito, la vera nobiltà +consiste in un cuor leale e grande, in sentimenti generosi e magnanimi +e da questo lato essa val più di me. + +--Non vi aveva adunque mal giudicato. Ma dite e vostro padre? + +--Ah, mio padre? + +Era il grido di colui che vien destato alla realtà della vita nel +momento di concepire un bel sogno. + +--Egli mi ama, mormorò Flavio con tristezza, ma è troppo orgoglioso +per rinunciare a' suoi diritti di sangue. + +--E chi è desso? chiese Gervaso impensierito. + +--Il conte Renato Sampieri. + +--Chi? chi avete detto? proruppe il vecchio trasalendo. + +Flavio ripetè quel nome che scosse papà Gervaso una seconda volta. + +--Lo conoscete voi forse? domandò il giovine. + +Gervaso rientrato in sè stesso parve riflettere profondamente; scosse +la testa in segno di dubbio e mormorò: + +--È impossibile, è impossibile. + +Indi dopo un istante di silenzio, visibilmente commosso aggiunse +rivolgendosi a Flavio. + +--Ho conosciuto diciott'anni or sono un conte Renato Sampieri che +abitava sul corso di Porta Tosa... + +--Era mio padre! interruppe il giovane. + +Il vecchio lo fissò con uno sguardo lungo, tenero, affettuoso e +continuò: + +--Aveva un fratello per nome Alberto. + +--Mio zio! + +--Che fu la ruina di quella povera famiglia. + +--Pur troppo. + +--Sì, perchè un giorno questo Alberto Sampieri giovine depravato e +senza costumi assassinò un ufficiale tedesco nelle vicinanze del suo +castello di Magenta. Gli vennero confiscati i beni e condannato a +morte, ma riuscì porsi in salvo in paesi stranieri. Allora per +inaudita ingiustizia si dannò pure all'esiglio il conte Renato reo +soltanto d'essere fratello all'assassino. + +--È vero. + +--Renato senza mezzi di fortuna, che tutte le sue ricchezze erano +passate nelle avide casse del dispotico governo, si recò in Ispagna +colla giovine moglie ed un bambino ch'essi adoravano. Ma le +incresciose peripezie dell'esilio trassero il povero conte ad una +morte immatura. + +--No, v'ingannate, esclamò Flavio commosso ad un tempo e sorridente, +voi pure versate in un errore che noi trovammo con gran sorpresa assai +diffuso al nostro ritorno in patria. Chi ho perduto in Ispagna nei +tristi anni dell'esilio fu mia madre... eterno riposo a quella santa +donna! Mio padre seppe con forte animo sopportare l'immeritata +punizione; io bambino ancora m'avvezzai al dolore ed ingrandii +rassegnato. Fintantochè Napoleone con uno di quei tratti di giustizia +che improntano la sua luminosa carriera ci richiamò in Italia +restituendoci gli aviti beni. + +--Qual dubbio mio Dio, qual dubbio! mormorò Gervaso. + +--Dell'infelice mio zio non avemmo più notizie, proseguì Flavio. +S'egli sapesse che i tribunali sono autorizzati a ritornare sul suo +passato, forse provocherebbe un processo, che io non posso crederlo +colpevole. + +--E non lo sarà, ma come provarla la sua innocenza! esclamava Gervaso +con un grido d'angoscia, ma continuò tosto colla primitiva calma: + +--E vostro padre non annuirà mai, voi dite, al vostro matrimonio? + +--Lo temo, rispose il giovane abbattuto. + +--Gli parlerò io. + +--Voi? + +--Sì. + +--E sperate? + +--Più di quello che credete. + +--Davvero? Oh, la benedizione del cielo sul vostro capo! + +--Domani sarò da lui. + +--Ci sarò io pure, noi lo pregheremo insieme... + +--No, bisogna che le parli da solo, mi è necessario un abboccamento +segreto. + +Gli occhi del giovine si fissarono in papà Gervaso; il mistero di +quest'uomo lo stupiva, ma la di lui sicurezza gli richiamò sulle +labbra un sorriso di speranza. + +Gervaso continuò: + +--Ed ora giovinetto potete rimontare il vostro cavallo e ricondurvi a +casa. + +--Partire! e senza vederla? + +--Non è necessario. + +--Eppure... + +--Non è necessario vi ripeto. Il vecchio pronunciò queste parole in +tuono così risoluto da mostrare come sarebbe stata inutile ogni +ulteriore insistenza. + +Flavio si alzò; strinse cordialmente la mano che Gervaso gli stendeva +e disse: + +--Parto, ma ricordatevi che le mie speranze sono tutte riposte in voi. +Non vi dico altro perchè sento nel cuore che corrisponderete a quella +fiducia che benigna m'inspirate. + +E montato il cavallo che l'attendeva tranquillo, quasi pentito della +colpevole insubordinazione commessa, Flavio attese che gli si aprisse +il portone di strada per islanciarsi verso il centro della città. + +Non erano scorsi che pochi minuti allorquando si fece udire sotto +l'atrio della casa il passo d'un uomo ed una voce che cantava +allegramente la seguente strofa: + + Viva Bacco! Orsù inneggiamo + Al dolcissimo licor, + Nella botte soffochiamo + Tutti i triboli del cor! + +Era Bastiano che lasciata l'osteria dopo d'aver alzato il gomito un +po' più dell'ordinario ritornava a casa cogli occhi scintillanti e le +ginocchia non troppo sicure. + +Si fermò in mezzo alla stanza colle gambe piegate, il corpo curvo e lo +sguardo fisso al suolo. + +Papà Gervaso gli gettò un'occhiata di compassione. + +--Ebbene, cosa fate adesso? + +--Nulla, rispose il portinajo, gli è che un dopo l'altro mi vedo +passare davanti tutti i mobili della casa, aspetto che mi venga a tiro +il mio sgabellotto per sedermivi sopra. + +--Aspettereste un po' troppo; venite quà che vi condurrò io... giù, +sedete. + +Bastiano si lasciava cadere con tutto il peso del corpo sur una sedia. + +--Ah, così sto meglio. Corpo d'una ciabatta! è stato l'ultimo +bicchiere che mi è andato alla testa, che fui sempre in gambe come un +dragone io! Colpa vostra papà Gervaso, che mi avete chiusa la porta. +Ho fatto io per ritornare a casa ma ho battuto il naso nel battente. +M'hanno detto che avevate ricoverato un giovinetto caduto da +cavallo... ed io allora indietro a berne un'altro boccale alla sua +salute! E non l'ho pagato io, sapete? Gliel'ho ficcato in corpo al +nostro maggiordomo illustrissimo con una partita alla mora. Evviva la +mora! È il mio giuoco prediletto. E sempre col sei io vinco, sei... +sei... sei... sfido il diavolo a resistermi. + +Intanto Erminia calmatasi dalla sua alterazione cerebrale erasi +abbandonata ad un sonno benefico. + +Sua madre contemplò per un istante quel volto leggiadro su cui stava +visibilmente impressa l'impronta del dolore, indi scese da papà +Gervaso. + +--Come sta? le domandò con premura il vecchio. + +--Meglio, rispose la madre. + +--Povera ragazza! + +--Ho tutto compreso finalmente, aggiunse la povera donna asciugandosi +una lagrima; essa ama quel giovine e l'ama alla follia; voi sapevate +tutto e me n'avete sempre fatto un mistero. + +Il vecchio scosse mestamente il capo e mormorò: + +--Sperava che il tempo guarisse un amore che non potrà mai essere +benedetto; e vi riusciva il tempo, ma il destino spingendo quell'uomo +in questa casa ha distrutto in un attimo l'opera dolorosa di tanti +giorni. + +--Non vuol saperne lui forse della mia figliuola? + +--Ma si può vedere quell'angelo senza sentirsi tocco il cuore? Egli +l'ama e la farebbe felice, ma disgraziatamente è nobile e ricco ed ha +un padre orgoglioso troppo de' suoi natali per permettergli il +matrimonio con una figlia del popolo. + +--La lascierò adunque morire sotto i miei occhi consunta dal dolore e +dall'angoscia!... Oh mio Dio, la felicità sarà solo per i ricchi! I +poveri non dovranno aprir gli occhi che per piangere!... + +Bastiano che aveva tutto ascoltato attentamente, con quella rapidità +di percezione che talvolta si osserva negli ubbriachi aveva indovinato +di che si trattasse. + +Articolando il meglio che poteva le parole proruppe: + +--Ma voi non sapete nulla voialtri! mia figlia... cioè dirò meglio, +Erminia, può sposare il suo innamorato poichè dessa è nobile quanto +lui... sicuro, corpo d'un milione di ciabatte! È sangue patrizio che +circola nelle sue vene!... Guarda che occhiacci mi fa mia moglie... va +là, che tu non ne hai colpa, è quell'altro birbante... che mi +rincresce d'aver dimenticato il nome. È una brutta istoria sapete papà +Gervaso... ma venite quà che ve la voglio raccontare, sentirete che +bel tiro ci hanno giuocato alla mia povera Maddalena. Diciottanni fa, +vedete, ell'era molto bella, aveva gli occhi azzurri ed i capelli +biondi e la chiamavano per questo la bella biondina. Conviveva +tranquilla con suo padre, un uomo dal fegato sano, che aveva +combattuto in Corsica, ma che le ferite toccategli sul campo +l'invecchiarono innanzi tempo. Guardate che combinazione, era +precisamente il portinajo di questa istessa casa! Un giorno un +elegante che apparteneva ad una famiglia delle più notabili di Milano +si innamora della biondina e tenta ogni mezzo per farla sua, promesse, +denari... ma lei, ch'era onesta, tien duro. Non si scoraggia il +damerino e non potendo averla colle buone ricorre alla violenza... e +ci riesce... l'infame. + +Maddalena che aveva seguito il racconto con ansietà penosa a questo +punto getta un grido e si nasconde il volto nelle mani. + +Papà Gervaso sembra profondamente turbato. + +Bastiano non vede ne sente nulla e continua: + +--Sentite in che modo. Una sera la biondina ritornava soletta dal +magazzeno, l'ora era tarda e le vie deserte. Il giovinastro aveva +fatto appostare la carrozza dietro l'angolo d'una via ed attende la +colomba, che ignara del tradimento va a cadere nella rete. Allora le +sono addosso due uomini che l'imbavagliano, la gettano nella carrozza +e via. Per più giorni non si sa niente ed in questo frattempo il di +lei padre muore di dolore e di rabbia. Oh come maledì le sue ferite +che lo tenevano inchiodato sulla sedia! Finalmente un bel dì io la +vedo la povera ragazza pallida e scarmigliata ritornare nella propria +casa. Come rimase allorquando seppe la morte del padre suo non si può +immaginare, credevano tutti che impazzisse. Sangue di Dio, ho un cuore +quì!... e ne ebbi compassione. Il disonore di quella fanciulla, dissi +fra me, deve ricadere tutto sull'infame che l'ha tradita e non su di +lei e tenutala d'occhio fingendo d'ignorare il passato le feci un bel +giorno la proposta di sposarla, ch'essa accettò. Ci allogammo in +questa casa ed abbiamo vissuto sempre di buon accordo. Nacque Erminia, +l'amai coll'amore di padre... ma io sapeva di non entrarci per niente; +era figlia del nobilaccio... Eh, via non piangere Maddalena, vieni +quà, lascia che t'abbracci... perdonami sai, se quel maledetto vino mi +ha sciolto un po' troppo la lingua... era un segreto che aveva +promesso non svelare giammai. Vieni quà adunque Lenuccia, mi vuoi +forse tenere il broncio? + +Maddalena si gettò nelle braccia di suo marito e proruppe +singhiozzando: + +--Tu sapevi tutto e mai una parola, mai un rimprovero!... + +--Non sono ingiusto io... e nemmeno vigliacco. + +Papà Gervaso erasi ritirato nell'angolo più oscuro della casa e +pallido come la morte mormorava: + +--Mio Dio, quale rivelazione!! + + + + +CAPITOLO X. + + Una volta fra dodici apostoli appena + si trovava un Giuda; adesso fra + dodici uomini undici sono traditori + ed il dodicesimo un po' tarlato. + GUERRAZZI. + +All'indomani papà Gervaso si reca a Porta Tosa nel palazzo del conte +Renato Sampieri. + +La fisonomia del vecchio sembra aver deposto quel primitivo carattere +di semplicità per assumere un'aria dignitosa, pressochè imponente. + +Cammina a stento sempre travagliato dalla sua gamba inferma ma il +portamento ha qualche cosa di nobilmente austero. + +Entra nel palazzo Sampieri e prende da solo l'ampio scalone che +conduce agli appartamenti. + +Il suo sguardo gira all'intorno colla compiacenza di chi osserva +oggetti ricchi di memorie ed il cuore gli batte palpiti precipitosi. + +Dà il suo nome ad un servo ed attende in anticamera d'essere ammesso +alla presenza del conte. + +Ma il servo ritorna dicendo che per essere affatto sconosciuto il nome +di papà Gervaso all'illustrissimo signor padrone egli lo prega a voler +dichiarare che cosa abbisogni da lui. + +Il rossore dell'indignazione colorisce lo guancie del vecchio, trae un +biglietto su cui scrive poche parole, indi porgendolo al servo gli +dice in tuono che non ammette osservazioni: + +--Consegna questo al tuo illustrissimo signor padrone; ti attendo qui. + +Il servo parte e non va molto che comparendo tutto rispettoso guida +Gervaso nel gabinetto del conte. + +--Ah, non mi sono ingannato; mormora il vecchio. + +Il conte Renato Sampieri era un uomo in sui cinquant'anni grande e +bello nella persona. + +Stava seduto al tavolino cogli occhi fissi sul biglietto consegnatoli +dal servo; vi si leggeva in volto un turbamento mal dissimulalo ed una +grande sorpresa. + +Gettò su Gervaso uno sguardo penetrante, indagatore, indi con +affettata freddezza esclamò: + +--Voi mi renderete ragione del nome ridicolo che mi avete dato;--e gli +mostrava il biglietto. + +--Quel nome mi valse però l'abboccamento ch'io chiesi invano al conte +Renato Sampieri. + +--Ho voluto veder in faccia chi s'introduceva in tal modo in casa mia. + +--Eccovi adunque soddisfatto. E Gervaso si piantò diritto davanti al +conte, calmo, freddo, imponente. + +--Infine cosa volete da me? proruppe il conte alquanto sconcertato. + +--Farvi una sola domanda. + +--Sentiamo. + +--È veramente al conte Renato Sampieri ch'io parlo in questo istante? + +--Disgraziato! sclamò il conte arrossendo d'ira e girando attorno gli +occhi quasi per accertarsi che nessuno aveva udito quella inchiesta. + +--Rispondete! insistè Gervaso senza scomporsi. + +--Voi siete qui nelle mie mani, badate! le vostre parole vi possono +costare la vita. + +Ed una truce espressione di sdegno si posò per un istante sui +lineamenti del conte. + +--Sono minaccie codeste che vi tradiscono, rispose Gervaso; se voi +foste veramente quello che vi fate credere dopo il biglietto che vi ho +scritto, dopo quello che vi dissi, in luogo d'adontarvi, m'aveste riso +in faccia e trattato da povero pazzo. + +--Ed io invece vi credo uno sfacciato impertinente e come tale vi +scaccio da casa mia. + +Il conte stese la mano sul campanello. + +--Fate pure, riprese Gervaso, ma domani voi sarete smascherato e +Milano avrà il piacere d'assistere ad un processo per falso. + +Il conte restò annichilito col campanello in mano; comprese che +bisognava mutar tuono, epperò soggiunse con piglio più dolce: + +--Ma infine avete voi le prove di quanto dite? + +--Le ho. + +--Non lo credo. + +--Non lo credete? E se vi dicessi che il vero conte Renato Sampieri +bandito in esilio nel 1778 colla moglie ed un bambino morì a +Barcellona in Ispagna un anno dopo e che io tengo il certificato +autentico della sua morte? Se vi dicessi che passati pochi mesi morì +pure sua moglie e che in allora un servo, uomo astuto ed ambizioso, +impossessandosi delle di lui carte, grazie ad una fatale somiglianza +ed al figlio ancora troppo bambino, si fece credere dovunque pel conte +defunto nelle viste di rimpatriare un giorno ed usurparne gl'immensi +beni? Se vi dicessi tutto questo, sentiamo, mi credereste in allora? + +Il conte era pallido ed eccessivamente alterato; fissava Gervaso quasi +volesse leggervi qualche cosa sotto quella fronte rugosa e tetra e +proruppe con accento disperato. + +--Ma chi siete voi adunque?... Ah! + +Era il grido d'un uomo colpito da un'idea; lo sguardo del conte gettò +un lampo di soddisfazione, si prese il capo fra le mani e parva +riflettere un momento; indi riprese con calma ironica, pressochè +insultante. + +--Questo Renato Sampieri, dirò io pure alla mia volta, aveva un +fratello per nome Alberto che sotto l'accusa d'assassino venne +condannato a morte. Io lo potrei denunciare questo Alberto, capite +signor... papà Gervaso, lo potrei denunciare oggi, subito ed +autorizzare la giustizia a compiere il suo corso. + +Suo malgrado Gervaso trasalì; al conte non isfuggì quel moto e +continuò con un sogghigno infernale. + +--Ah, ah, vedete adunque che noi dobbiamo vivere da buoni amici ed +obbliare un brutto incidente che voi aveste in oggi la cattiva idea di +sollevare. Lasciamo che l'acqua corri secondo la china, ci +guadagneremo entrambi, forse più voi perchè avrete sempre in me un +amico fedele pronto anche a qualche sagrificio per la vostra cara +amicizia. + +--Sono promesse che non mi lusingano, rispose Gervaso--e neppure +m'intimoriscono le vostre minaccie. Non comporterò mai che un tristo +viva impunemente sotto un nome ed un grado non suo, che si goda un +patrimonio ch'egli ha usurpato, e che abusando infamemente del sacro +nome di padre, chiami figlio colui che dovrebbe rispettare per suo +padrone. Giù quelle spoglie mentite, e fuori da questa casa in cui non +vi entraste che vilissimo servo. + +--Ma se io esco di qui gli è per recarmi subito al tribunale, e sapete +cosa romba sul capo a quel povero Alberto Sampieri? o la morte od una +perpetua prigionia.... l'ignominia sempre. + +--È una vendetta degna di voi, compitela pure, Alberto Sampieri non vi +teme, subirà rassegnato il suo destino. Se la giustizia non crederà +sufficienti i sagrifici patiti in diciott'anni di penoso esilio per +espiare un fallo, non un assassinio, egli chinerà il capo davanti ai +diritti degli uomini. Denunciatelo adunque, arriverà però sempre in +tempo a strapparvi davanti Milano tutta quella maschera che vi siete +così bene adattata sul volto. + +--Sentite, rispose il conte senza perdere la sua calma, se Alberto +Sampieri credesse di farmi rinunciare spontaneamente a quello che ho +raggiunto con tante fatiche e pericoli, s'inganna. Io non so qual sia +poi il suo scopo. Forse quello di trar profitto dalla mia rovina? Non +lo credo, perchè gli è in fondo ad una carcere che dovrà assistere +all'opera sua. Quello forse di trar d'inganno Flavio mio figlio, e +porlo solo al possesso delle sue sostanze? Sia; ma non sa egli qual +danno morale gli arreca nello stesso tempo? Col suo processo +disonorevole Alberto Sampieri ridesta in Milano una memoria che certo +non cade ad onore della famiglia, una memoria che gli anni sembrano +ormai aver sepolta sotto un benigno oblio. Eppoi il ridicolo che in +certa guisa egli getta su Flavio se riesce a provare che per molti +anni ha rispettato e venerato qual padre un suo servo? Sapete cosa +risponderà Flavio al povero zio? Giacchè _lui_ provvedendo alla mia +infanzia in giorni difficili, aveva acquistato diritti paterni; +giacchè i _suoi_ procedimenti non contaminavano punto il nome dei miei +antenati; giacchè infine tutti lo rispettavano pel conte Sampieri, in +luogo di provocare una scena che or viene ripetuta e commentata in +mille modi, avreste fatto meglio lasciar vivere tutti nella loro +illusione e salvar voi da una condanna che non torna certo a nostro +decoro. + +Gervaso era caduto in profonde riflessioni. + +--Pure, continuò il sedicente conte, giacchè il caso ci ha fatti +incontrare, signor.... Alberto Sampieri, noi non possiamo che vivere o +in un amichevole accordo, ed a questo non sembrate molto disposto, +oppure a quattr'occhi, senza scandalo, dirci: uno di noi è di troppo, +bisogna che il caso ancora, pensi a far scomparire per sempre il +superfluo. Sarete pur voi del mio parere. + +Gervaso comprese trattarsi d'un duello a morte. + +Smascherando pubblicamente il falso conte, Gervaso abilitava Flavio a +compiere il voto ardente del suo cuore sposando Erminia, dolce cura +pure del vecchio; ma il conte gli aveva fatte delle giuste +osservazioni. + +Un duello era adunque l'unico mezzo che gli restava per sbarazzarsi +dell'audace che con tanta ostinazione persisteva a mantenersi ad un +posto usurpato. + +Si risolse alla trista partita. + +Lanciò sul conte uno sguardo di fuoco e proruppe: + +--Ebbene sì, o signore, voi l'avete detto, uno di noi deve scomparire +per sempre. Ci batteremo. + +--Benissimo, riprese il conte col massimo sangue freddo, allora se mi +permettete farò io le condizioni. + +--Fate pure. + +--Due colpi di pistola ciascuno, a dieci passi di distanza; tireremo a +piacimento movendoci incontro. Accettate? + +--Accetto. + +--Domani all'albeggiare, alla mia villa di Melzo; nessuno verrà a +disturbarci. + +--Ci sarò. + +--Condurrete il vostro padrino, uno solo può bastare; provvederò il +mio. + +Ed il conte alzatosi licenziò Gervaso con un inchino. + +La giustizia della causa cui si faceva difensore aveva infiammato papà +Gervaso di nobile entusiasmo; egli si sentì ritornar il vigore della +sua gioventù ed il duello terribile che aveva accettato non gli faceva +punto fallire il cuore in petto. + +--Bisogna che tenti tutto per quella fanciulla, andava ripetendo fra +sè. Oh la rivelazione di jeri! + +Ritornato a casa Maddalena gli si fece incontro e lo interrogò con uno +sguardo; la povera donna credendo che si fosse recato dal conte +Sampieri solo per indurlo al matrimonio di Flavio con Erminia, +comprendendo quanta difficile fosse quella missione, non osava aprir +bocca per tema d'un'amara delusione. + +--Sperate ancora nella provvidenza, le disse papà Gervaso; domani +saprete di più. Vado da vostra figlia, ho bisogno di vederla. Voi +intanto chiedete di Nicodemo che gli debbo parlare. + + + + +CAPITOLO XI. + + Empio colui, che non vorrà la destra + Qui riconoscer dell'Eccelso! + MANZONI. + + +Il cielo è ingombro di nubi, l'aria fredda e la campagna spogliata. + +Siamo nel mese di Novembre. + +Una vettura uscendo da Porta Orientale si pone sulla strada che +conduce a Melzo. + +Vi stanno rinchiusi due uomini avvolti in ampi mantelli. + +Chi li esamina attentamente comprende quanto sia diversa la loro +disposizione d'animo. + +Nei lineamenti del più attempato leggesi la calma e la serenità soave +d'un uomo la cui coscienza gli vanta l'opera ch'egli corre a compiere. + +Il più giovine invece è in preda ad un turbamento che tradisce di +tanto in tanto con smorfie ridicole. + +Sembra seduto sopra un letto di aculei che lo obblighino ad ogni +istante contorcersi dolorosamente e mutar posizione. + +Ora guarda i campi, ora il volto del compagno e con due occhi da +spaventato. + +Più d'una volta aprì la bocca per parlare ma la parola gli muore sulle +labbra; finalmente si risolve, finge un accesso di tosse per +richiamare l'attenzione dell'amico ed incomincia: + +--Sicchè adunque, caro papà Gervaso, m'assicurate che dal canto mio +non corro incontro ad alcun _disastro_ assistendo in qualità di +padrino al vostro duello. Mi capirete che quando si trova ne' miei +panni non si può tanto leggermente lasciarsi travolgere in un affare, +per esempio, di polizia ed insudiciare quella _fame_, che si è sempre +cercato mantenere, dico... linda e pura d'ogni macchia. A dirvi il +vero avreste fatto molto meglio in questa circostanza rivolgervi ad +un'altro e lasciarmi in pace, che di duelli, di questioni d'onore e +che so io, non me n'intendo assai. Ma ora quel che è fatto è fatto, +sarò vostro padrino, purchè m'assicuriate che la polizia non ci ficchi +il suo naso. + +--State di buon animo Nicodemo, rispondeva papà Gervaso, che non +sarete molestato per niente. È una cosa che si compirà fra noi e che +nessuno dovrà penetrare. + +--Tiro il fiato; quand'è così vi auguro buona fortuna. + +--Grazie. + +--Benedetto uomo, continuò Nicodemo dopo un'istante di silenzio, che +vi è mai saltato in mente di tirarvi per i piedi un'_enormezza_ di +questa fatta, un duello? + +--Che volete, rispose Gervaso, il destino ha le sue leggi e non si +possono infrangere. + +--E questo duello dovrà essere... + +--All'ultimo sangue. + +--E lo dite con quella indifferenza! Ma qual ne fu il misterioso +motivo? + +--Una cosa da nulla. + +--Ed il vostro _anniversario_ chi è? + +--Ma se non lo conosco neppur io! + +--Diavolo, diavolo!--Nicodemo fremette non so se di freddo o di paura. + +Dopo due ore di cammino la vettura girando di fianco Melzo veniva a +fermarsi, circa a mezzo miglio dal paese, davanti ad un cancello di +ferro che dava ingresso ad un giardino. + +Nicodemo e papà Gervaso discesero. + +Quest'ultimo diede una moneta al cocchiere che voltando i cavalli +ritornò indietro di galoppo. + +Intanto un uomo che sembra attendere in giardino spalanca il cancello +ed invita i nuovi arrivati a seguirlo. + +Egli prende il largo viale che conduce ad una casetta di geniale +apparenza, che si eleva in mezzo ad un boschetto d'alti castani. + +La casetta viene schivata ed i nostri personaggi si perdono un'istante +nel bosco che diventa più folto dietro l'edificio. + +Finalmente riescono sopra un piccolo sentiero che percorrono in tutta +la sua lunghezza. + +Camminano sempre verso il centro del giardino il quale sembra molto +ampio. + +Il sentiero mette in un prato cinto da folte quercie in cui Gervaso e +Nicodemo trovano il conte Sampieri ed uno sconosciuto davanti ad un +tavolo su cui posano due pistole a doppio tiro. + +La guida scompare. + +Il conte Sampieri muove incontro ai due amici e presenta loro lo +sconosciuto pel proprio padrino; era il medico di Melzo. + +Gervaso a sua volta presenta Nicodemo. + +I due padrini si stringono la mano, e senza profferir parola si recano +ad esaminare le armi. + +Nicodemo che trema al solo vedere un'arma da fuoco, si rimette in +tutto al medico, che presente i due avversari, carica le quattro +canne. + +--E questo duello sarà adunque assolutamente necessario? proruppe il +medico con voce commossa; non vi sarà nessuna via ad un amichevole +componimento? + +--Nessuna, risposero insieme il conte e papà Gervaso. + +--Almeno modifichiamone le condizioni; insistè il medico. + +--Ebbi il diritto di proporle, disse secco il conte, e furono +accettate. + +Indi continuò rivolgendosi ai padrini: + +--È un duello codesto che gravi circostanze ci obbligano a tener +segreto. Nessuno al mondo deve conoscerne le conseguenze tranne voi, o +signori, che impegnate la vostra parola d'onore a tacerle in qualunque +tempo ed in qualunque circostanza. Chi soccomberà fra noi verrà +seppellito nel cimitero di Melzo; egli sarà morto di malattia +improvvisa, e voi medico ne farete fede. È un favore ch'io ed il +signor Gervaso vi preghiamo a renderci, e non ce lo negherete. La +causa di questa partita suprema è una seria questione di famiglia +sulla quale non abbiamo potuto metterci d'accordo. Ora alle armi. + +Il medico guardò un'ultima volta i due avversari, e vedendoli +risolutamente decisi, distribuì loro le pistole. + +Vennero prese le distanze, ed ognuno si mise al suo posto. + +Il conte, quantunque sembrasse molto calmo, era d'un livido pallore; i +capelli in disordine rivolti all'indietro scoprivano una fronte +solcata dalle rughe e due occhi d'un'espressione quasi feroce. + +Papà Gervaso era più tranquillo; la solennità del momento in luogo di +commuoverlo pareva gl'infondesse un vigore insolito. + +Gettata la gruccia stava ritto davanti all'avversario, lo sguardo +animato da nobile fierezza. + +I due padrini si collocarono a fianco del loro rappresentato; i +lineamenti di Nicodemo erano quelli d'un uomo fatto ebete dalla paura. + +Successe un'istante di silenzio; è quel lugubre silenzio che precede +la tempesta. + +Finalmente il medico diede il segnale dell'attacco ed i due nemici si +mossero lentamente incontro. + +Papà Gervaso fatti pochi passi spianò la pistola e la espose; l'eco +ripetè il colpo terribile. + +Una nube passò sulla fronte del conte Sampieri, ma continuò franco il +suo cammino, lo sguardo sempre fisso nell'avversario. + +Gervaso fece ancora alcuni passi e s'arrestò. + +Oramai distava pochissimo dal conte, lo prese di mira, indi si udì +un'altra detonazione, ampia, cupa come la prima. + +I padrini chiusero inorriditi gli occhi; ma il conte era in piedi, le +gambe però gli tremavano sotto, pose una mano sul ventre e camminò +ancora muto, inesorabile nella sua marcia. + +Arrivò vicino all'avversario e gli puntò la pistola alla gola. + +Involontariamente Gervaso fremette, ma tenne fermo. + +--Signor conte, in nome di Dio, volete assassinarlo! gridò il medico. + +--Ho due palle nel ventre, rispose il conte con urlo feroce, posso +adunque restituirgliene una. + +Ma questo momento d'inazione fu fatale al conte; smarrì ad un tratto +le forze fittizie che lo reggevano in piedi, vacillò e cadde lasciando +partire il colpo. + +Sbarrò gli occhi quasi per bearsi nell'ecatomba consumata, ma Gervaso +era ancora al suo posto, che gli fissava in volto uno sguardo più di +compassione che di rancore. + +La palla sviata erasi perduta nel grosso tronco d'un albero. + +--Dio non ha voluto, mormorò il conte. + +In questo, mentre un uomo slanciasi correndo dal folto degli alberi e +con lena affannata viene a gettarsi sul corpo del caduto. + +È Flavio Sampieri. + +--Padre mio, grida il giovine soffocato dall'angoscia e gli solleva il +volto sul quale stanno già scolpite le impronte della morte. + +Il conte sembra riconoscerlo e la sua bocca si atteggia ad un pallido +sorriso. + +--Troppo tardi! prorompe il giovine colle lagrime agli occhi; oh, è +orribile! + +Lo sguardo di Flavio si ferma su Gervaso; le lagrime in allora gli si +inaridiscono sulle ciglia, un'espressione di dolorosa sorpresa gli si +diffonde sul volto. + +Tende il dito verso Gervaso ed esclama con voce straziante: + +--Voi! Voi che assassinaste mio padre! Ed io vi amava! Oh, ma se anche +il cuore c'inganna di chi mai fidarsi a questo mondo? + +Il vecchio rimane muto, immobile, il corpo curvo sotto il peso d'una +potente commozione. + +Il conte fa uno sforzo ed aiutato da Flavio si sorregge un'istante sul +corpo; fissa nel giovine uno sguardo affettuoso e con voce semispenta +così gli parla: + +--Perdona a quell'uomo Flavio... egli ha ucciso un miserabile che tu +non puoi chiamare tuo padre... no tu non lo puoi. + +--Delira! mormora Flavio. + +--Io ti favello nel mio miglior senno, prosegue il moribondo, ed è +sulla soglia dell'eternità che ti supplico d'ascoltarmi. Tuo padre, il +vero conte Renato Sampieri morì in esilio colla madre tua. Arso dalla +sete dell'ambizione e d'un'avida brama di ricchezze, io m'impossessai +delle carte di famiglia e mi feci credere pel conte defunto... tu eri +troppo bambino per avvederti dell'inganno... Quell'uomo è tuo zio, +Alberto Sampieri; colui che nel 1778 pel disgraziato duello avuto in +Magenta con un ufficiale tedesco fu causa forse innocente delle +sciagure de' tuoi parenti. Perdona a lui che deve avere molto +sofferto... + +E più non può dire. + +Gli occhi gli si fanno di vetro, stringe la mano di Flavio in una +stretta convulsa, rovescia il capo indietro ed esala l'ultimo sospiro. + +Impossibile descrivere l'impressione che fecero su Flavio le parole +del moribondo. + +Colui ch'egli avea sempre amato con quel sacro rispetto che si +professa all'autore de' propri giorni, dover adesso riconoscere per +un'insensato che si era fatto giuoco dei suoi affetti! + +Si sentì colpito direttamente al cuore. + +Fu lì per chiamarlo infame ed avvelenargli col veleno del disprezzo la +sua ultima ora, se non che gli ritornavano in mente le cure pressochè +paterne prodigate alla sua infanzia e quel ricordo valeva a domargli +l'immensa ira che gli tumultuava in petto. + +Fintanto che Flavio si trovò nelle braccia un freddo cadavere. + +Lo compose in allora dolcemente sull'erba e si alzò. + +I padrini e Gervaso udirono la confessione del sedicente conte. + +Nicodemo parve il più meravigliato di tutti; con una mano premevasi la +fronte quasi per costringere la memoria a sovvenirgli un fatto del +quale non gli restava che una vaga rimembranza. + +--È strano, ripeteva ad ogni istante, quei particolari io li conosco. + +Intanto Flavio e Gervaso si fissarono un momento con espressione +dolce, serena, affettuosa. + +Si mossero incerti ma d'accordo un passo incontro, ed infine non +potendo più oltre resistere a quella naturale simpatia che +s'inspiravano reciprocamente, si gettarono ambedue le braccia al +collo. + +--Zio mio! + +--Mio nipote! + +Ed i loro occhi versavano lagrime di tenerezza. + +In questo punto Nicodemo mandò un grido di gioja. + +--Ah ci sono, ci sono, proruppe il buon uomo saltellando come un +fanciullo attorno a Gervaso. Ma se lo dico io, ho una memoria che fa +concorrenza a quella d'un creditore! + +L'attenzione di tutti si fermò su Nicodemo. + +--Sentite Gervaso, continuò, veramente dovrei incominciare a chiamarvi +signor conte, ma per ora permettete, sto forse per rendervi un'immenso +servigio e la gioja mi confonde le facoltà mentali. Sentitemi adunque +e rispondete sinceramente, come lo fareste col vostro confessore, non +ve ne pentirete certo. Vi ricordate ancora in qual giorno preciso +successe quel duello nell'anno 1778? + +--Fu un venerdì del mese di Giugno. È una data fatale ch'io non ho mai +dimenticata. + +--Benissimo, proruppe Nicodemo, fin qui siamo d'accordo. E l'ora, +dite, ve la rammentate? + +--Alle otto circa del mattino. + +--Di bene in meglio. E la località precisa? + +--Nel boschetto di fronte alla porticina segreta del castello Sampieri +in Magenta. + +Gervaso cadde in profonda meditazione. + +--Ebbene, proseguì Nicodemo, non c'è d'attristarsi, quel duello vi fu +fatale, è vero, ma io vi porto una splendida, dico... riabilitazione. + +--Spiegatevi! + +--Ecco: io sono oriundo di Magenta, ho là i miei antenati. +Diciott'anni or sono precisamente in un venerdì di Giugno io me +n'andava ad assistere, dico... a certi lavori che si facevano su' miei +fondi e rasentando il castello Sampieri attraversava il boschetto di +tigli. Allorquando scorgo un ufficiale tedesco disteso al suolo in un +lago di sangue. Fremo inorridito e mi dispongo a ritornare indietro +onde avvertire la autorità del paese, ma qual fu la mia meraviglia nel +scorgere una carta fra le dita contratte del cadavere. Credendo +ch'essa potesse darmi dei ragguagli intorno a quell'avvenimento mi +armo di coraggio, che a dir vero non mi abbandona mai nei momenti +solenni, mi chino sull'ufficiale e non senza un certo ribrezzo gli +tolgo la carta delle mani. Vi stavano vergate poche parole in +carattere rosso; sembravano scritte col sangue. Compresi che quel +foglio _sarebbe stato un giorno utilissimo a voi, quantunque non vi +conoscessi ancora_, e l'ho conservato. + +--Le parole, la parole! chiede Gervaso con ansia indicibile. + +--Sono queste testualmente: _Alberto Sampieri battutosi meco in duello +si è comportato da leale gentiluomo_. E sotto una firma che quella poi +non ho saputo leggere. + +--È la provvidenza che fa cadere nelle vostre mani quel prezioso +documento! disse Flavio a Gervaso reso attonito dalla sorpresa. + +--Scusate signore, osservò Nicodemo, non è la provvidenza, sono io che +in riguardo alla intensa amicizia che da tanti anni mi lega con nodo +dolcissimo al... + +--Non bisogna perder tempo zio mio, interruppe Flavio, è necessario +presentarsi subito ai tribunali e giacchè ne avete il diritto invocare +un processo che vi restituisca l'onore così ingiustamente rapito. Ora +che so di non aver più padre, ch'io possa almeno trovare in voi mio +unico parente quel tesoro di gioje che sono gli affetti domestici. + +Gervaso gli stese cordialmente la mano. + +................................................................... + +Il giorno dopo tutti i giornali di Milano narravano come una sincope +avesse freddato il conte Renato Sampieri nella sua villa di Melzo. + + + + +CAPITOLO XII. + + ... L'impetuosa Burrasca s'è calmata; + brilla un raggio di luce verso l'occidente, + ne più il folgore balena al disopra + dei monti. Il cupo fragore dell'uragano + più non mugge che in lontananza; + all'orizzonte, dalla parte d'oriente, le + nubi s'ammonticchiano e omai l'azzurro + dei giorni sereni è ricomparso. + Visconte D'ARLINCOURT. + + +Portiamoci adesso nello stanzino dei nostri portinaj e gioiremo d'una +scena edificante di pace e d'amore. + +Vi stanno raccolti Maddalena, Erminia e Flavio; i due amanti siedono +molto vicini ed il loro viso esprime una gioja calma, sincera, +innocente. + +Maddalena è posta un po' in disparte; finge occuparsi in un lavoro +d'ago, ma i suoi occhi sono fissi in volto alla figliuola e gode la +povera madre contemplando quelle guancie su cui sembrano ritornate le +rose della salute. + +Flavio cerca con una mano la mano della giovinetta che glie +l'abbandona con gaudio trepidante; le loro vergini anime sossultano +d'amore. + +--Tu sarai mia, le mormora Flavio, oh la bella vita a te daccanto! + +--Non è un sogno codesto? + +--No, è la più ridente realtà. Oramai nulla più m'impedisce d'amarti. + +--Flavio! + +--Voglio averti sempre al mio fianco, vivere con te... di te, per te! +Oh, io t'amo come nessuno mai ha amato quaggiù. + +--Ho tanto sofferto! + +E la fanciulla fissava in volto al giovine uno sguardo mesto, +affettuoso, affascinante. + +Flavio attratto dal magnetismo di quello sguardo si chinò lentamente +su di lei e stava per deporle un bacio sulla fronte purissima, se non +che Maddalena, che non perdeva d'occhio gl'innamorati proruppe in un +studiato accesso di tosse. + +Flavio si ricompose. + +Vi fu un'istante di silenzio ma i due giovani avevano troppe cose a +dirsi per lasciar scorrere inutilmente il loro tempo. + +--Come sei bella Erminia, ricominciò Flavio divorandola cogli occhi; +sei sempre la vereconda ch'io vidi per la prima volta a Monza sotto +l'abito modesto di collegiale. + +--Mi ricordo anch'io di quel bel giorno; tu mi seguisti in Chiesa. + +--Un tuo sguardo bastò per affascinarmi, ti vidi Erminia e t'amai. Oh, +io non potrei ridirti quello che ho provato in allora a te vicino nel +raccoglimento santo del Tempio! Io non potrei ridirti i palpiti del +cuore, la commozione soave, l'estasi ineffabile ond'io mi sentiva +rapito contemplandoti bella di tua celestiale bellezza, divotamente +leggendo un libriccino di preghiere! Era un primo amore, chi può +descriverne le sublime dolcezze? + +--In quel giorno tentai inutilmente di rivolgermi al Signore. Tu eri +sempre là davanti a' miei occhi, li chiudeva gli occhi, ma ti vedeva +lo stesso. + +--Platone comprese un mistero divino quando affermò le anime destinate +ad amarsi ricevere prima di nascere in Cielo l'impronta della creatura +diletta. Noi ci ameremo sempre e d'un amore immenso... + +--Oh sì, immenso; ripeteva la fanciulla rapita in una dolce +esaltazione. + +--Eterno... continuava Flavio. + +--Eterno. + +--Correremo indissolubilmente uniti e felici l'azzurro sentiero della +vita. + +--Uniti e felici! + +E la tenera Erminia frenava in volto a Flavio i suoi grand'occhi +azzurri sfolgoranti d'amore e questi non potendo resistere alla piena +d'affetti che gli tumultuava in cuore tentò una seconda volta di +rapirle un bacio. + +Se non che Maddalena dava sfogo ad un altro accesso di tosse che valse +ad arrestare negli amanti un'espansione un po' troppo precoce. + +La portinaja per non vedersi costretta a tossire una terza volta si +portò più vicina ai due giovani, gioiendo però in cuor suo di quella +reciproca simpatia che premetteva tanti bei risultati. E disse: + +--Non vi pare figliuoli miei che si facciano aspettare? + +--Chi? domandarono ad una voce Flavio ed Erminia. + +--Oh bella, ma papà Gervaso, ma mio marito, ma tutti; vi dimenticate +che quest'oggi è l'ultima seduta del tribunale? che quest'oggi deve +sortire la sentenza? Ma signor Flavio si tratta di suo zio. + +--Lo so, lo so; rispose Flavio arrossendo suo malgrado. Sono tre +giorni che le autorità si occupano di mio zio, la sua innocenza sembra +ormai provata mediante quell'autografo che ci ha inviato il cielo, la +sentenza non può essergli sfavorevole, sarà riabilitato, sono +diciott'anni che soffre, povero zio. + +--È vero, mormorò Maddalena rispondendo a lontane e dolorose +reminescenze, s'egli ha commesso un fallo lo ha pur anche crudelmente +espiato. + +--Tutta Milano vedrà che l'assassinio sotto la cui accusa visse per +tanto tempo non fu altro che un leale duello al quale non poteva +sottrarsi senza commettere una viltà. + +Maddalena trasse un sospiro. + +--Egli fu villanamente insultato, continuò Flavio. Quello però che mi +ha molto sorpreso fu l'abilità di mio zio ad esonerarsi dal riferire +la causa che spinse l'ufficiale tedesco a quella provocazione. + +--Oh la causa! la causa! mormorava la portinaja guardando sua figlia +con uno sguardo melanconico. + +Succede un momento di silenzio durante il quale si ode una carrozza +fermarsi davanti alla casa. + +Maddalena corre alla porta, ma questa si spalanca e lascia entrare +Nicodemo, Bastiano e papà Gervaso. + +La gioia sfolgora in volto a tutti ed è Bastiano il primo che la +lascia irrompere. + +--Vittoria, vittoria,--si mette a gridare con quanta voce ha in +gola--ampia soddisfazione, gran metamorfosi; papà Gervaso è diventato +il conte Sampieri... + +--Sicuro, gran _metaformosi_, interruppe Nicodemo scartando con una +mano il portinajo e facendosi gravemente innanzi. Figliuoli miei, come +il bruco ai raggi del sole diventa farfalla, così in quest'oggi papà +Gervaso al tribunale divenne... + +--Presto Maddalena, ajutami a portar fuori il mio banchetto, al +diavolo queste ciabatte, spazza via tutta sta roba che sa di pece, ma +ti pare che si possa ricevere così un conte, un milionario? + +Il buon uomo s'affaccendava davvero a porre in assetto la camera. + +--Zio mio, devo credere? domandò Flavio stendendo la mano a papà +Gervaso. + +--Tutto, tutto, rispose il vecchio abbracciando suo nipote. Mi +restituirono l'onore ed i miei beni, ho finito di soffrire... mio Dio +vi ringrazio! + +--To', To', ma il signor conte soffriva forse quand'era con noi? +chiede scherzando Bastiano. + +--Che bestia, non aveva forse la sua gamba inferma? osservò Nicodemo +sul serio. + +--Ah, è vero, proseguì il portinajo, demonio d'una gamba! + +--È un ricordo del mio esilio, rispettatelo; disse Gervaso. + +--Povero zio, dover subire una lunga condanna e non meritarla! + +--Fu volere di Dio, e Dio è giusto. + +Papà Gervaso lanciò di nascosto una mesta occhiata a Maddalena che +chinando la testa parve comprenderne il significato. + +--Oh se sapeste, continuò il vecchio, quanto è amara la vita +dell'esilio! Abbandonare la patria, i parenti, gli amici, per vivere +ramingo in suolo straniero fra gente straniera! Nessuno ha un sorriso, +una parola amica pel povero esiliato, la natura stessa è muta e triste +a suoi sguardi. Invano egli cerca una città che gli rammenti quella +che lo vide nascere; invano un villaggio che gli ricordi i bei giorni +passati nelle pure esultanze della campagna. Tu incontri dappertutto e +monti e laghi e pianure, ma non trovi la collinetta aprica su cui +solevi ne' tuoi anni felici respirare la fresca brezza della mane, +assistere allo spettacolo stupendo del sole nascente. Non trovi la +pianura che ricordi la tua infanzia, allorquando nella purezza d'un +candido cuore t'abbandonavi senza cure a' tuoi giuochi innocenti. Non +l'azzurro lago che l'accolse commosso nel leggiero canotto... + +«Lasciai l'Italia e corsi la Svizzera. Mi seguiva dovunque la +maledizione degli uomini e m'era compagna la miseria. Quante volte +stanco e spossato ne' miei viaggi senza scopo su quelle infinite +multiformi montagne ho battuto alla porta del montanaro chiedendo in +elemosina un tozzo di pane ed un giaciglio per la notte. Ed il +montanaro mi guardava dubbioso e più per paura che per compassione mi +gettava il pane e mi mostrava della paglia. + +«Dalla Svizzera passai in Spagna. La natura fu prodiga in quel paese +de' suoi immensi tesori; ha dato un cielo sempre azzurro, un sole +ardente, una terra feconda, eppure io mirava la natura senza che +l'anima dentro mi tremasse... Non era il cielo, il sole, la terra +della mia patria. Credetti trovare in quel clima dolcissimo degli +uomini più dolci, ma l'esule incontra sempre sventura. + +«Finalmente seppi come in Francia si stesse componendo un esercito che +capeggiato da Napoleone doveva scendere in Italia. Si trattava di +muover guerra all'Austria che per tanti anni teneva avvinta la patria +nelle catene del più duro servaggio. Mi sentii ribollire nelle vene il +sangue italiano ed accendermi indomito desiderio di prestare il mio +braccio al riscatto dei fratelli. La santità della causa mi ritornò il +coraggio e le forze. Mossi verso la Francia e non camminava più curvo +sotto l'avvilimento e la vergogna, ma la fronte alta, fiero di me +stesso e del nobile pensiero che guidava i miei passi. Vestii la +divisa del soldato, con qual gioia! Essa mi riabilitava a' miei occhi. + +«Arrivò il sospirato giorno della partenza; erano trentamila uomini +che raggianti di gioventù e di entusiasmo movevano baldi alla +vittoria. Valicammo le Alpi e ci battemmo a Monte Legino, a +Montenotte, a Millesimo, a Dego. Nulla poteva resistere al valore dei +francesi, le loro armi erano invincibili. I popoli redenti ci +accolsero con gaudio e noi ci spingemmo in pochi giorni fin sotto +Lodi. Quì fu data ancora battaglia ed ostinata e sanguinosa più che +mai. Ci abbisognò lottare contro forze di molto superiori alle nostre, +ma alla deficienza del numero suppliva l'eroismo e la vittoria non +tardò a sorriderci. Coperto di sudore e di polvere ma gagliardo sempre +di forze e di slancio io era fra i primi all'assalto, ma la fortuna +cessò d'essermi amica. Una palla mi colpì al ginocchio e vinto dallo +spasimo caddi privo di sensi. + +«Allorquando rinvenni mi trovai all'ospedale di Lodi ove rimasi molto +tempo prima di poter ricuperare la salute. Mi alzai dal letto ma la +mia gamba si sovveniva ancora della crudele ferita; presi una gruccia +e non m'abbandonò più mai. Ebbi però una gioia in questo frattempo, +una gioia ineffabile cui pochi è dato di godere; fu di vedermi +fregiato della medaglia dei forti. La Repubblica testimoniava il mio +valore. + +«Libero di me stesso, sciolto dal servizio militare, mi strascinai a +stento infino a Milano ove esaurite le mie poche risorse. Dovetti +ricorrere ancora alla pubblica carità; come mi augurava d'esser morto +sul campo! Ma un giorno una mano benefica si stese verso di me e fui +accolto in questa casa, ove trovai per più anni pace, lavoro ed +affetti. + +«Amici, quì nelle mie braccia, è giunta l'ora della ricompensa, l'ora +in cui la virtù dev'essere giustamente premiata.» + +E Papà Gervaso stringeva in un affettuoso amplesso Bastiano e +Maddalena. + +--Io sono ricco, proseguì Gervaso, immensamente ricco, ebbene voi +dividerete con me le mie agiatezze siccome ho diviso finora il vostro +pane. Flavio sposerà Erminia che io adotto da questo istante... + +Un grido di gioia partì dai due innamorati che si gettarono pieni di +riconoscenza al collo del buon vecchio. + +Bastiano e Maddalena fatti ebeti dalla sorpresa rimasero immobili +cogli occhi spalancati e la bocca semiaperta. + +--Io venderò la mia casa in Milano ed il castello di Magenta che mi +richiamano troppo tristi rimembranze e compererò invece una vasta +possessione che si trova in vendita in un punto amenissimo della +nostra Brianza. Voglio vivere colà il restante della vita nella cara +compagnia de' miei buoni amici. Non è vero Bastiano, non è vero +Maddalena, che non abbandonerete il povero vecchio mentre ha così +tanto bisogno di obbliare i suoi dolori? + +--Che? abitare con voi in un bel palazzo ed in campagna?... oh fate da +burla, voi scherzate... + +--No, Bastiano, è sul serio ch'io parlo. Voi e vostra moglie troverete +presso di me quegli agi e quella pace che vi siete meritati. + +--Maddalena, Maddalena, gridava il portinajo, ma senti? di su qualche +cosa, parla tu... io, accetterei volentieri io, ma ho paura... ho +paura d'abusare di tanta bontà. + +--Infatti signor conte... mormorò Maddalena imbarazzata... + +--Ma che signor conte! per voi sono sempre papà Gervaso il vostro +migliore amico. Orsù adunque, la cosa è combinata, noi partiremo fra +pochi giorni. Che diamine, aver una figlia contessa ed abitare un +tugurio! + +--Mia figlia contessa! oh Dio, Dio, questo è un sogno! esclamava +Bastiano. + +--Erminia, tu sarai felice; prorompeva Maddalena abbracciandola. + +--Amala Flavio, proseguì Gervaso--e ti serbi il santo orgoglio di non +costarle mai una lagrima sola. + +--Oh, zio mio ve lo giuro, ella sarà sempre la mia più dolce cura. + +--Nobile cuore! mormorava la giovinetta. + +Ed i due giovani si diedero il bacio di fidanzati. + +--Voi resterete in città nel vostro bel palazzo, continuò Gervaso, la +capitale conviene di più a due sposi novelli. + +--Abbandonarvi mio zio! + +Flavio lanciò un'occhiata ad Erminia; era una domanda e la fanciulla +vi rispose con un sorriso. + +--No, no, proruppe allora il giovine, noi faremo una famiglia sola; +lungi dai rumori assordanti della capitale noi troveremo la vera +felicità nel tranquillo seno della natura. + +--Tu hai una moglie giovine e bella, disse Gervaso, può darsi che +preferisca le passeggiate lungo il corso a quelle in mezzo ai campi, +che preferisca i teatri i _salons_, le feste da ballo alle lunghe sere +passate accanto al fuoco raccontando storielle. + +--Io sarò vicina a' miei parenti ed a voi, disse Erminia fissando il +vecchio con affetto, dove volete adunque ch'io trovi un soggiorno più +aggradevole. + +--Ebbene sia pure come volete. + +--Oh Erminia, t'avrò ancora con me! proruppe Maddalena trasportata +dalla gioja. + +--Voi altri non crederete, esclamò Bastiano, ma io continuo a fregarmi +gli occhi, che temo sempre di sognare. + +--E voi signor Nicodemo cosa fate lì in piedi, muto, immobile come una +statua? disse Gervaso portandosi vicino al maggiordomo. + +--Cosa faccio? contemplo tanti volti raggianti, dico... di beatitudine +e mi delizio solingo al bel panorama. + +--Noi partiamo, non vi rincresce restar qui solo? + +--Sicuro che mi rincresce, anzi ne ho il cuore ulcerato, ma siccome +non posso seguirvi così ho deciso di rimanere. + +--Sentite, continuò Gervaso, mi abbisognerebbe un fedel intendente che +prendesse cura de' miei affari, che io avrò tutt'altro per la testa; +volete voi occupare un tal posto? Avrete alloggio e tavola con noi, +più il doppio dello stipendio che percepite adesso dal vostro padrone. + +--Dite davvero? Ed io diventerò l'intendente di casa Sampieri? Oh se +accetto, e con inaudita riconoscenza! + +--Bravo Nicodemo. + +--Amici sono ancora con voi! gridava il maggiordomo abbracciando con +ingenuo trasporto i portinaj. + +--Ma è una diserzione in massa adunque che facciamo! osservò +scherzando Gervaso. + +--È vero, soggiunse Bastiano, ci mancherebbe l'_Aquila_ eppoi ci siamo +tutti. + +--Pregheremo il nostro intendente a non farcene rammaricare la +lontananza. + +--Lasciate fare a me, dedicherò alla cantina le più sapienti cure. Ma +un momento... oh Dio, mi scordavo! + +Ed il maggiordomo assumevasi un'aria di comica serietà. + +--Cosa c'è? gli chiese Gervaso. + +--Ecco; lei signor conte papà Gervaso non sa ancora Com'io sia legato +da verbali antecedenti con Marta la cameriera in punto ad una promessa +di matrimonio. Ho impegnato la mia parola e capirà bene un galantuomo +non può mancarvi. Epperò dico... se lei mi permettesse... + +--Capisco, di menarvela dietro! + +--Appunto, ma in qualità di mia moglie. + +--Eppure una volta avete avuto il coraggio di anteporle un'altra. E +Gervaso indicava coll'occhio Erminia. + +--Zitto, zitto per carità, non rammenti certe cose che amo meglio +porre in obblio. + +--Sposate pure la vostra Marta, briccone e fatela contenta. + +--Oh grazie! Corro subito a premunirla dell'inaspettata fortuna. + +Gervaso approfittando d'un momento in cui tutti fattisi intorno a +Nicodemo si congratulavano pel suo matrimonio, s'avvicinò a Maddalena +e prendendole dolcemente la mano le disse in tuono di mesta +compunzione. + +--Maddalena, io ebbi un giorno dei gravi torti verso di voi; mi avete +perdonato? + +--Riconosceste nostra figlia, rispose la buona donna arrossendo; io vi +perdono. + +Pochi giorni dopo la nuova famiglia partiva per Merate dove li +aspettava una bella casetta ed amene possessioni. + +Flavio ed Erminia celebrate le nozze vissero sempre in un esemplare +accordo. + +Ebbero dei figli che furono tutto il loro amore e la delizia del +Nonno, come Gervaso voleva essere chiamato dai nipotini. + +Maddalena ritornò all'antico buon umore, al suo carattere schietto e +qualche volta un tantino bisbetico. + +Bastiano ajutava Nicodemo nell'amministrazione dei beni, occupandosi +preferibilmente di ciò che riguardasse la cantina. + +Marta sposò l'intendente e dopo due anni di speranze gli regalò un bel +ragazzo che sfortunatamente fu l'ultimo. + +Mai la più leggera nube venne a turbare la bella armonia che regnò +sempre in quella famiglia. + + +FINE. + + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Una notte fatale, by R. A. Porati + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UNA NOTTE FATALE *** + +***** This file should be named 18046-8.txt or 18046-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/1/8/0/4/18046/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano at +http://www.braidense.it/dire.html) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. 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