diff options
Diffstat (limited to '17907-8.txt')
| -rw-r--r-- | 17907-8.txt | 6647 |
1 files changed, 6647 insertions, 0 deletions
diff --git a/17907-8.txt b/17907-8.txt new file mode 100644 index 0000000..43d591c --- /dev/null +++ b/17907-8.txt @@ -0,0 +1,6647 @@ +The Project Gutenberg EBook of Tempesta e bonaccia, by Colombi, marchesa + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Tempesta e bonaccia + Romanzo senza eroi + +Author: Colombi, marchesa + +Release Date: March 3, 2006 [EBook #17907] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEMPESTA E BONACCIA *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano at +http://www.braidense.it/dire.html) + + + + + + + + + + + + + LA MARCHESA COLOMBI + + TEMPESTA E BONACCIA + + _ROMANZO SENZA EROI_ + + + + + + MILANO + LIBRERIA EDITRICE G. BRIGOLA + Corso Vittorio Emanuele, 26 + + 1877 + + + + +_Proprietà letteraria._ + +_Tipografia Sociale--S. Radegonda 6._ + + + + + + +TEMPESTA E BONACCIA + + + +I + + +-------------------------------------------+ + | | + | | + | | + | | + | AVV. MASSICO GUISCARDI | + | | + | | + | | + | _Milano, Piazza del Duomo, N. 10._ | + | | + | | + +-------------------------------------------+ + + + + +II. + + + +-------------------------------------------+ + | | + | | + | | + | | + | _I LETTORI_ | + | | + | | + | | + | _In hac lacrymarum valle._ | + | | + | | + +-------------------------------------------+ + + + + +III. + + +Ed ora, signori lettori, che ci siamo reciprocamente presentati +scambiandoci le carte da visita, come si usa tra le persone ammodo +quando non hanno la fortuna di potersi vedere, tiro via colla mia +storia. + +Non vanto illustri avi, nè sono figlio di paltonieri. Appartengo +all'umile classe dei borghesi. Non sono nè ricco nè povero. Ho +trent'anni. + +Quattro anni sono mi accesi d'una grande passione; feci le debite +pazzie, e poichè le donne sogliono misurare e compensare l'amore a +seconda delle pazzie che fa fare, fui, come di ragione, riamato. E per +quella volta la donna mia non prese abbaglio, dacchè io l'amassi +davvero con un trasporto che non avevo mai conosciuto prima. + +Napoleone III o non so chi altri, pronunciò una parola meritamente +celebre: «Quanto dura l'eternità in Francia?» Se il plagio non +deprezzasse la mia trovata, sono certo che diverrei altrettanto famoso +dicendo: «Quanto dura l'eternità in amore?» + +Rinuncio alla celebrità ma non al motto: «Quanto dura l'eternità in +amore?» + +Ahimè! In tutta buona fede avrei accettato allora di passare la vita +senza un'altra gioia, nè un altro affetto, nè un altro interesse, nè +un'altra ambizione, fuorchè l'amore di quella donna. Non mi credevo +suscettibile di altro sentimento. Al confronto di quell'attrazione +potente, irresistibile, gli altri sentimenti mi sembravano meschine +convenzioni sociali. + +Alcuni amici s'avventurarono a dirmi: + +--Massimo, non pensi che è sleale corteggiare la moglie d'un altro, e, +peggio, d'un amico? La tua coscienza non ripugna dallo _stringere +sorridendo la mano d'un uomo che tradisci_? + +È la frase consacrata. Ed io meravigliavo tra me, come le menti di +quegli amici miei mancassero di elevatezza per non potersi scindere da +meschini pregiudizî sociali, ed innalzarsi con me nelle sublimi +regioni della passione. Sì; la mia donna era vincolata ad un altro. Ad +un egoista che si era permesso di farla sua, senza prevedere che io +l'avrei amata. Ad un tiranno, che persisteva ad essere suo marito +malgrado il nostro reciproco amore. Animo volgare, incapace di +eroismo, che non aveva nemmanco la generosità di _sopprimersi_ per la +felicità d'un amico. + +E nondimeno mi si accusava. Non si comprendeva che la mia colpa, se +pur colpa è possibile in una grande passione, era crudelmente espiata +dal pensiero che quell'uomo si permetteva di chiamar _sua_ la donna +_mia_, di darle del tu, d'amarla, e forse financo di aspirare al di +lei amore. Oh, quell'uomo! Io l'odiavo per le ore di tortura che +m'imponeva; per le notti che mi faceva vegliare tra gli spasimi della +gelosia; per il sacrifizio cui mi assoggettavo ogni giorno di +frequentare la sua casa, di parlargli amichevolmente, di simulare +colla donna amata una freddezza che non avevo nel cuore, di tollerare. +che egli le parlasse con una famigliarità oltraggiosa. Oh! quando +stringevo sorridendo la mano d'Ernesto, nonchè sleale, mi sentivo +grande e generoso: perchè l'odiavo, perchè avrei voluto ucciderlo; e +me gli mostravo amico, e rispettavo la sua esistenza, per non +compromettere la donna mia. + + + + +IV. + + +Così pensavo allora, ed ero in buona fede, lo giuro. + +Su quell'incendio passarono tre anni; e passarono le scene di gelosia, +sempre più rade da parte mia, sempre più frequenti da parte di lei; e +passarono i rimproveri che mi spesseggiavano sopra per ogni nonnulla. + +Dopo tre anni e qualche mese cominciai ad accorgermi che +l'osservazione de' miei amici non era punto volgare, nè ingiusta. +Infatti come non ne avevo compreso prima la moralità incontestabile? +Come avevo potuto stringere sorridendo la mano d'un uomo che tradivo? + +Ma certo il mio cuore doveva aver ripugnato all'atto sleale. Certo +doveva aver fatto pressione sulla mia coscienza per amore della donna +mia; per farle il sacrificio de' miei principî... Deve essere un amore +ben grande quello che giunge fino ad immolare le cose più sacre, fin +l'onore. E dopo tutto ciò ella spingeva l'ingratitudine fino a farmi +dei rimproveri... Oh! le donne! E codesto esclamavo inorridito da +tanto egoismo. + + + + +V. + + +Stavo sotto l'incubo di quel legittimo orrore. Ed intanto la mia +delicatezza cominciava a trovare ogni giorno più penosa l'idea di +tradire un amico ne' suoi più cari affetti. + +Una sera andai al teatro Carcano. Vi cantava una artista esordiente, +giovane, simpatica. + +La sera seguente il Carcano era chiuso. Il direttore dell'orchestra mi +offerse di presentarmi a lei. Ero così triste, che proprio non +desideravo far conoscenze; ma per compiacere il mio vecchio amico, +andai con lui dall'artista all'Albergo Milano. + +Trovai che la giovane signora conversava con un giornalista mio amico. +Era Giorgio Albani. + +Il vecchio professore si ritirò alle nove. Io, giovane, non potevo +ritirarmi così presto; sarebbe stato scortesia verso la signorina; era +quanto dirle che la sua compagnia non mi tornava gradita. + +Mentre io, sempre egualmente sollecito della salute del mio vecchio +amico, lo accompagnavo--sino in capo alla scala,--la signorina disse a +Giorgio: + +--E quel signore che non ha preso il cappello e non m'ha salutata? Non +se ne va? + +--Perchè? Le dispiace? domandò Giorgio. + +--Un poco; ha una cert'aria inquisitoria; quando mi guarda mi sembra +di un'autopsia morale. + +--Come s'inganna! È così sbadato, e così buono; quando lo conoscerà +meglio, sono certo che le piacerà. + +--Può darsi; ma intanto mi annoia; volevo fare una passeggiata, ma con +quel signore non oso; mi dà soggezione. + +--Massimo!? esclamò Giorgio ridendo.--Ma le giuro che egli non aspira +punto a destare questo sentimento nelle signore... + +In quella rientrai. Giorgio mi disse: + +--Massimo, la signorina mi diceva che desidera fare una passeggiata; +ma ha soggezione di te. + +Egli diceva questo in aria di tanta ammirazione... si sarebbe detto +che facesse un merito a sè stesso della timidezza di quella signora. + +Giorgio sapeva ch'io non amo in generale le artiste. La libertà delle +loro maniere mi dà uggia. Ed ora sembrava dirmi: Vedi che Fulvia non +si emancipa; e, per essere artista, non cessa d'essere una signora? + +Io contavo proprio quella sera di gettare colla mia presenza un raggio +di felicità sull'esistenza della donna mia... Ma all'udire il +desiderio dell'artista... esordiente, giovane, simpatica,--dovetti +rassegnarmi, per delicatezza, a mettermi in terzo con lei e con +Giorgio in quella passeggiata.--Ritirarmi sarebbe stato esternare il +sospetto ch'essi stessero meglio soli... un uomo delicato non offende +così gratuitamente una donna. Così, invece di tergere le lagrime della +mia bella marchesa, mi rassegnai a sopportare il sorriso inesauribile +di quella spensierata giovane. Ella scherzava su tutto. Pareva una +cicala, nata solo per cantare. + +Io, che avevo tanto amato i languidi sguardi, gli atteggiamenti +melanconici della donna mia, sempre avvolta in una nube di tristezza, +trovavo insoffribile il cinguettìo di quella nuova venuta. + +Ciarlando un po' di tutto, ella venne a dire di essere stata +raccomandata alla marchesa Vittoria Prandi; era la donna dei miei +pensieri. E Vittoria, cortese e generosa, era corsa a vedere la +giovane raccomandata nella sua camera dell'Albergo Milano. + +Ora dunque Fulvia desiderava passare la sua prossima sera di riposo al +circolo della marchesa, per ringraziarla della sua cortesia. Pregò +qualcuno di noi a volerla accompagnare. Con che gioia colsi +quell'occasione di vedere la donna mia! + +Anche Giorgio Albani si offerse di fare da cavaliere alla giovane +artista; ma egli non frequentava la casa di Vittoria; la conosceva +poco; io invece ero intimo della famiglia; lo persuasi che era più +conveniente che Fulvia vi si presentasse con me, e con me solo. + +Ella rimase indifferente a codesta discussione, ed interpellata +rispose: + +--Per me, purchè vi sia qualcuno che m'accompagni, sia l'uno sia +l'altro, mi fa egualmente piacere. + +Facemmo una lunga passeggiata. Fulvia fu allegra, gentile, spiritosa, +ma serbò sempre un certo imbarazzo riguardo a me. Quando mi parlava, +evitava di guardarmi, e non accompagnava il discorso col menomo gesto. + +Si occupava ad abbottonarsi o sbottonarsi i guanti, a cogliere una +foglia ed a ripiegarla in tutti i sensi, e seguiva cogli occhi l'atto +della mano, quasi fosse più intenta a quello che a quanto diceva. + +I tratti di spirito che intercalava al discorso, i frizzi con cui +presentava in caricatura una persona o una cosa, detti così senza +importanza e poco accentuati, acquistavano un carattere più umoristico +e sorprendevano di più. + +Quando l'avemmo ricondotta all'albergo, Giorgio mi ripetè quanto ella +aveva detto a riguardo mio, mentre accompagnavo il mio vecchio amico +sulle scale. + +--Ebbene, dissi, domani a sera non verrò. Non voglio privarla del +piacere d'esser sola con te. + +Egli non rispose. Era delicatissimo, prudente, pieno d'onore. Forse +gli dispiacque il sospetto sottinteso in quella mia risposta, e non +volle nondimeno ribatterlo per non impegnare una discussione che +poteva far torto ad una signora ch'egli stimava. Parlammo d'altro e +parlammo poco. + +Io amavo sinceramente Giorgio, che era un nobile cuore, un amico +leale. Pensai a lungo a quella parola amara che gli avevo detta; ed a +quando a quando ripensai alla antipatia della giovane artista per me. + +Prima che giungesse la sera del giorno seguente, mi persuasi che, a +rimediare all'offesa che le avevo fatta, ed al dispiacere che avevo +dato a Giorgio, era necessario che passassi ancora quella sera con +loro. Andai a vedere Fulvia nel suo camerino in teatro; Giorgio mi vi +raggiunse, e tornammo all'Albergo Milano insieme. + +Fulvia aveva cantato quella sera con tanta grazia e tanta passione, +che il pubblico l'aveva accolta con entusiastici applausi. Nel +camerino s'erano affollate le visite a complimentarla. Io l'avevo +ascoltata da un palco di proscenio, ed amantissimo della musica, ero +stato profondamente commosso dalla sua voce; dimenticai le parole poco +lusinghiere per me che ella avea dette ad Albani e, nella sincerità +dell'animo, le dissi porgendole la mano: + +--Signora Fulvia, ella mi ha strappato le lagrime. + +--Le ho vedute, mi rispose: e mi strinse la mano cordialmente, e da +quel momento fummo amici. + + + + +VI. + + +Il domani Fulvia non cantava, ed io accompagnai la giovane artista in +casa Prandi a passarvi la serata. La società era poco numerosa. +Vittoria accolse la sua raccomandata colla solita affabilità, e mi +parve che si riuscissero simpatiche a vicenda. Ciarlarono +all'amichevole un po' di tutto; Fulvia saltando di palo in frasca, +trattando le cose con frivolezza mista d'un zinzino di sarcasmo, ed +esprimendo certe idee arrischiate che facevano restare gli ascoltanti +a bocca aperta. La marchesa seria, melanconica, ragionevole. + +Io certo preferivo il nobile buon senso della donna mia; ma così, da +osservatore, notai che la conversazione di Fulvia riusciva più +piacevole. + +La marchesa mi guardava col suo occhio profondo pieno d'amore; i +lunghi sguardi ch'ella mi volgeva tradivano la più viva passione. + +Io ne ero certo lusingato e felice; ma non avrei voluto per nulla al +mondo che Fulvia si accorgesse che io... cioè che la marchesa aveva il +cuore preoccupato. E però le ricordai che quando volesse ritirarsi, +ero a' suoi ordini. + +Ella si trattenne sino alle dieci soltanto. Mentre uscivamo. Vittoria +mi strinse la mano e mi susurrò: + +--Tornate? + +Io le risposi con un cenno affermativo; ma nella mia alta prudenza +avevo già deciso che non tornerei. Fulvia poteva aver concepito +qualche sospetto, ed io sentivo di doverla persuadere, pel decoro +della donna mia, che il mio cuore... cioè che il cuore di Vittoria era +completamente libero. E però, rientrato con Fulvia all'Albergo Milano, +posai il cappello coll'aria tranquilla d'un uomo cui nulla fa premura, +deciso a trattenermi. + +Vittoria avrebbe dovuto essermi riconoscente di quel sacrifizio fatto +al suo decoro. + +La giovane mi guardò un momento con meraviglia, quasi aspettando che +mi congedassi. Io sedetti accanto alla sua tavola, e mi posi a +sfogliare un albo. Ella allora mi offerse un sigaro, e si pose a +sedere dall'altro lato del tavolino. + +Per verità, benchè non ci mettessi interessamento di sorta, il tempo +mi passò veloce tenendo dietro alle matte scorribande di quel +cervellino per le vie più torte della fantasia. + +Quel poco che sapeva del mondo lo presentava in modo affatto nuovo; +aveva il dono di sorprendere sempre. Quando la lasciai erano le +undici, e dovetti confessare a me stesso che uno spirito elegante e +sereno, per chi non avesse come me un'altra passione, può piacere non +meno che un'immaginazione vaporosa e sentimentale. + +Certo, Giorgio Albani, col suo cuore entusiasta correva pericolo di +perdere la pace, frequentando quella giovane. Compresi che, a +preservare l'amico mio da una passione che potrebbe costargli delle +amarezze, era mio dovere condividere con lui la compagnia +dell'artista; e, quando uno di noi dovesse rimanere solo con lei, era +meglio che restassi io, che nel mio impegno con Vittoria aveva una +salvaguardia. + +Il giorno dopo cominciai, coll'eroismo dell'amicizia, a passare tutte +le mìe ore di libertà presso Fulvia. + +Giorgio era sempre con noi; veniva insieme e partivamo insieme. Egli +le lanciava sguardi appassionati; la circondava d'ogni maniera di +premure; e quando parlava con lei aveva persino un'altra voce; trovava +delle note profonde di petto che non avevo mai conosciute nella sua +scala vocale. + + + + +VII. + + +Un giorno, uscendo da pranzo con un amico, incontrai Fulvia tutta sola +che camminava a passi accelerati in via del Monte Napoleone +dirigendosi verso il Corso. Presentai l'amico a lei, lei all'amico, e +dalla presentazione emerse, sempre nuovo come la Fenice della favola, +il famoso complimento: + +--Ho tanto piacere di fare la sua conoscenza, col rispettivo:--Il +piacere è tutto mio. + +Ma per verità, se vi fu momento in cui Fulvia non mi diede grande idea +del suo spirito, fu quello; tanto più che, nel pronunciare quel +supremo dei luoghi comuni, la vidi arrossire come una collegiale. + +--Qui c'è del torbido, pensai; e quindi le chiesi dove fosse diretta. + +--Dalla signora Melli, mi rispose, e continuava ad arrossire. + +Io avevo tutta la stima di quella giovane, ma non ero tanto ottimista +da attribuire quel rossore e quella subita paralisi del suo spirito +alla soggezione che poteva inspirarle uno sconosciuto. E però, non per +curiosità, nè per interesse mio proprio, ma per l'interesse di Giorgio +che evidentemente l'amava, volli accertarmi se realmente andasse dalla +signora Melli, o se vi fosse qualche mistero di mezzo. + +Lasciai ch'ella voltasse l'angolo del Corso, e quindi congedatomi +dall'amico le tenni dietro. + +La signora Melli abitava una delle case del corso Venezia, tra la via +Monte Napoleone e la chiesa di San Carlo. Appostandomi nel caffè +dell'Europa, che è in faccia alla chiesa, avrei potuto vedere uscire +Fulvia dopo la sua visita, se realmente era diretta dove aveva +asserito. + +Ma mentre passavo dinanzi alla casa in questione per dirigermi al +caffè, ecco Fulvia che usciva dalla porta. + +Ella mise la più lusinghiera delle esclamazioni al vedermi. + +Quella rapida uscita non era entrata per nulla nelle mie previsioni; +vidi che era lieta d'incontrarmi ancora. + +--La civettuola!--cominciai a recriminare internamente--gioisce di +trovarmi qui. Si figura che la stia aspettando pei suoi begli occhi. +Come sono vane le donne! + +La signora Melli non era in casa. Proposi a Fulvia di fare una +passeggiata. Ella accettò, e risalendo il Corso ci dirigemmo verso +Porta Venezia. + + + + +VIII. + + +Non so come avvenisse, che, durante quella passeggiata, ci trovammo a +parlare d'amore, a teorizzarvi intorno, a fare della metafisica +sentimentale. Certo fu lei a mettere il discorso su tale argomento. Le +donne non sanno parlar d'altro. + +Per pura cortesia io dovetti secondarla, ed in breve c'ingolfammo in +uno di quei laberinti di ragionamenti da cui non c'è filo d'Arianna +che ci tragga. + +Mi sarebbe impossibile dire da che punto partimmo, e dove ci condusse +la discussione, sebbene ne abbia in mente molte parole e persino il +suono della voce di Fulvia nell'atto che le pronunciava; ma l'ordine +mi sfuggì; forse perchè il discorso non ne aveva. + +Si parlava d'incostanza. Fulvia mi disse: + +--Convenga che noi abbiamo creato questa parola, e l'abbiamo schierata +tra le colpe nel codice dell'amore, mentre non è che un fatto +naturale. Forse l'amore è un episodio tempestoso; non altro. Due +persone s'incontrano; dopo un tempo più o meno lungo s'accorgono +d'amarsi; se lo dicono; sono felici di quel sentimento: ma quello +stato d'esaltazione non dura, e, cessata l'esaltazione, è cessato +l'amore. La costanza, che si traduce in quell'affetto lemme lemme, da +cui sono avvinti gli sposi, è un portato della civiltà, e ne abbiamo +bisogno per la tutela della prole. Ma in natura non esiste. Ed infatti +vediamo che tutti gli animali si amano per un dato periodo di tempo +poi diventano stranieri gli uni agli altri. + +Disse tutto ciò con molta serietà; ma quando io volli rispondere per +combattere codeste idee, esclamò: + +--Mio Dio, come siamo ridicoli a voler ragionare sul sentimento, e +definirlo! Ognuno lo prova in un modo speciale ed agisce in +conseguenza. + +E rise del suo discorso, e sopratutto non poteva perdonarsi d'aver +detto _tutela della prole_, e d'aver paragonato l'amore degli uomini, +che per lei era tutto idealismo, a quello degli animali inferiori. + +--Come tutto questo è volgare e brutale! diceva. Subordinare la +passione al calcolo preventivo dei bisogni della società! +Profanazione! dov'è il Cristo che scacci i mercanti dal tempio? Il +sentimento è l'essenza divina che il soffio di Dio ha infuso +nell'uomo. Accettiamolo com'è. + +--Tutto questo mi prova, le risposi con un'enfasi di cui allora non mi +rendevo ragione, che per ora lei non è innamorata. L'amore ha leggi +fatali che tutti siamo costretti a subire. Ammetto che possa finire, +anzi in tesi generale è certo che finisce. Ma nessun innamorato ha il +coraggio di dirlo e neppur di pensarlo. _Mai_, _sempre_, sono parole +che si legano inevitabilmente all'amore. L'idea che quegli sguardi che +c'inondano di dolcezza non si rivolgeranno più sopra di noi, che +quella mano tanto eloquente pel nostro cuore non stringerà più la +nostra mano, che fra noi e quell'essere, che è parte di noi, che è +anzi tutta la nostra vita, debbano frapporsi il tempo e lo spazio, ci +mette spavento; sentiamo di preferire la morte; e nel giorno +dell'amore nessuno comprende la vita fuori e dopo di esso. + +Io parlavo coll'eloquenza della convinzione, che è pure la chiave del +successo. E nondimeno ella si aggrappava sempre più alla sua strana +teoria, ed io non potei rimovernela d'un punto. + +L'entusiasmo con cui dipingeva il suo _episodio tempestoso_, mi faceva +sentire sempre più, non per me, ma per l'amico mio, che certo amava +Fulvia, il bisogno che quell'amore fosse durevole. + +Fulvia mostrava troppa potenza d'amore e di sacrifizio, perchè quelle +idee fossero inerenti al suo carattere. L'amore in lei doveva, una +volta nato, assorbire tutto il suo essere, sovrapporsi ad ogni +interesse, ad ogni considerazione, non colla sfrontatezza che calpesta +le leggi, ma colla nobile abnegazione che persiste, e vince. + +Credetti comprendere che circostanze speciali non le permettessero la +speranza d'un amore più completo, ed ella si adoperasse ad idealizzare +quel poco che le veniva concesso, tanto per rapire la sua fugace +scintilla al fuoco celeste. + +Ma quali fossero queste circostanze, non mi riesciva d'immaginarlo. + +Un'artista giovane, libera, corteggiata, perchè non potrebbe amare? +perchè non potrebbe vagheggiare di unirsi per sempre all'uomo amato? +Forse un punto nero nel suo passato non le permetteva di abusare della +fede d'un uomo d'onore! + +Ma tutto in lei si opponeva a questo sospetto. + +Da tutti i suoi atti, da tutte le parole traspariva la confidente +lealtà della donna onesta. + +Tuttavia, per l'interessamento che m'inspirava l'amico mio, sentivo il +bisogno di scrutare più profondamente l'animo di Fulvia. + +--Giorgio è innamorato di lei, nevvero? le domandai senza altri +preamboli. + +--Non mi ha mai detto questo. + +--Non l'ha detto, ma l'ha fatto comprendere. + +--Non so. Io non mi occupo d'indovinare sciarade. + +--Sia sincera, Fulvia, mi dica la verità. Crede che Giorgio l'ami? + +--Non posso dirle ch'io lo creda propriamente; ma certo se non mi +amasse, sarebbe un gran commediante. + +--Dimostra di amarla molto dunque? + +--Prende tutte le apparenze d'un sentimento profondo e represso. + +--Represso? + +--Certo. Represso. + +--Non le disse mai una parola d'amore? + +--Mai. + +--Non le piace Giorgio? + +--Sì; mi era simpatico, e la sua voce mi risuonava possentemente in +cuore. + +--E poi? + +--Cosa vuole! io ho una iettatura. Mi piacciono gli amori da romanzo. +Vorrei che l'amore fosse così anche nella realtà. Ed invece è +tutt'altro. E quando mi pare di scontrarmi in una passione come quelle +che si leggono, è come una goccia di mercurio; mi sfugge mentre sto +per afferrarla. + +--Io non sono forte nello stile figurato, e forse non la comprendo, +osservai. Ma è certo che Giorgio non mi sembra punto inclinato a fare +con lei la goccia di mercurio. + +--Eppure, prima che il sogno si facesse realtà, è passato un soffio di +vento, ed ha rovesciato l'idolo dal piedestallo. + +--Così, domandai con involontaria acrimonia, lei ha avuto per Giorgio +il quarto d'ora di idolatria? + +--Con che tuono lo dice? + +--Con che tuono? Non sono le sue parole? Non ha detto che si crea un +idolo? E che quell'idolo cade ben presto dal suo piedestallo? + +--Sì, ho detto codesto, ed è vero. Ma ebbi torto di dirglielo. Io le +apro schiettamente il mio animo, come se fossimo vecchi amici. Le +spiego un fenomeno che accade a me, che nasce forse da una eccessiva +delicatezza di sentimento, e che ad ogni modo apporta conseguenze +penose, per me, come per altri; e lei mi risponde con un'ironia che +sente il rimprovero. Ci ho colpa io se sono fatta così? + +Ella mi volse quell'apostrofe con una voce in cui strisciava l'accento +allentato del disinganno che sembra volgersi indietro, e staccarsi con +pena da una credenza passata; il suo cuore aveva sofferto della mia +ironia, e nelle sue parole mi pareva di sentire gocciolare le lagrime +che respingeva dagli occhi. + +Confesso che non mi ero mai conosciuto prima d'allora tanta equità di +sentimento e tanta facoltà di compunzione. Neppure nelle rimembranze +azzurre della mia prima confessione, trovavo nulla di simile al +sincero pentimento, al profondo dolore che mi strinse il cuore al +pensiero di aver offeso il mio prossimo nella persona di Fulvia. + +Curvai come una parentesi la mia lunga persona per mettere la mia +testa al livello di quella di lei, e le dissi, con intima convinzione: + +--Oh! perdoni, signora Fulvia, lo giuro sull'anima mia che non ho +voluto offenderla; dica, mi perdona? + +Ella mi stese la mano senza parlare, e volle sorridermi per supplire +alla parola; ma le sue labbra tremavano in quel momento, ed i suoi +occhi mi apparvero natanti in uno strato cristallino... Povero cuore +di donna, tenero, generoso! Fulvia era commossa; ed io! Ah, non sapevo +che desse tanto rimorso l'offendere il prossimo. Ripregai quel +prossimo gentile di perdonarmi: e che me lo dimostrasse continuando +quel discorso interrotto: ero così felice di quelle confidenze e così +dolente di averle demeritate: ma no, non le avevo demeritate; ella non +lo credeva. No? Ebbene, perchè non proseguiva? Perchè non voleva dirmi +come era svanito in lei quel nascente amore per Giorgio?... + +Un sorriso, una stretta di mano... ed il prossimo clemente continuava +così: + +--Si ricorda la festa da ballo di martedì? Io, senza esser punto +innamorata di Giorgio, avevo avuto la debolezza di farmi bella per +lui. Mi pareva che mi amasse come vorrei essere amata io, per una +leggerezza di cui mi vergogno, desideravo di sentirmelo dire colla sua +voce appassionata. Giorgio m'invitò a danzare, e mi fece danzare +davvero. Ma quando mi strinse al suo cuore, e forse la parola d'amore +stava per sfuggirgli dal labbro, quell'abbraccio mi lasciò fredda. +Egli lo sentì, e tacque. + +--Ma perchè? Cosa le aveva fatto? + +--Nulla: si ricorda che lei mi aveva chiesto il primo ballo per star +seduti vicini, a veder le tolette? Allora Giorgio andò ad invitare +un'altra signora, e volle spiegare ai miei occhi tutte le sue grazie. +Mio Dio! Non l'avesse mai fatto! Non ha mai osservato come è ridicolo +un uomo serio nella danza? E per colmo di sciagura, ballava bene! Che +orrore! Era così volgare, così volgare... mi fece un'impressione +terribile... Mi fece ridere. + +--Ma è una follia. Potrà cancellarsi quell'impressione. Giorgio non +ballerà più, e sarà tutto dimenticato. + +--No. Da quel giorno quel principio di simpatia svanì. Giorgio ha +sentito il contraccolpo della mia freddezza. Egli è cortese sempre, ma +è tutto mutato per me. Però siamo sempre buoni amici. + +--Ah! lei è una fanciulla terribile, Fulvia. Povero Giorgio! Povero +Giorgio! Egli che va superbo di ballar così bene! + +Mi accorsi che accompagnavo quest'esclamazione col più giocondo riso. +Ne rimasi atterrito. E pensai: Amerei forse questa pazza giovane che +respinge da sè un nobile cuore, come un cencio, perchè l'uomo che +glielo consacra balla troppo bene? + +Quando stavamo per entrare in città, le dissi: + +--Lei è una donna molto simpatica, ma molto strana. + +Ella non mi rispose. Rientrati in casa, ci sedemmo come la sera +innanzi, ai due lati del tavolino. + +Riepilogavamo in brevi frasi interrotte i discorsi fatti. Mi ricordo +di averle detto: + +--Io compiango quel povero giovane che s'innamorerà di una donnina +tanto capricciosa. + +--Non lo compianga--mi rispose Fulvia con una profonda nota di petto +che non aveva mai fatto vibrare fin allora, neppure in teatro.--Non lo +compianga, perchè io credo di saper amare come poche donne sanno. + +In quel momento Fulvia era bella d'entusiasmo e di passione. + +--Per otto giorni? le dissi; e veramente anche la mia voce non aveva +più il suono di prima. + +Oh! gioventù, gioventù! + +Prima che Fulvia avesse tempo a rispondere, l'uscio si aperse, ed +entrò Giorgio con alcuni amici. + +Giorgio era pallidissimo; aveva l'occhio spento; una nube di tristezza +pareva velargli la fronte; i suoi atti erano lenti, la sua voce fioca. +Disse: «_Buona sera, Fulvia_» come avrebbe detto «_Requiescat in +pace_.» Lo trovai molto ridicolo. Gli gridai alla mia volta «_Buona +sera, Giorgio!_» come avrei gridato «_Viva l'Italia!_» + +E traversata la sala andai a piantarmi dinanzi allo specchio con un +sorriso di soddisfazione. Non ero un uomo serio, ed avevo la +convinzione di ballare orribilmente male. Per la prima volta compresi +la portata di codeste mie grazie. + +Quando mi ritirai nella mia camera e mi coricai, invocai invano il +sonno ed il riposo. Il bernoccolo della morale aveva preso in me uno +sviluppo straordinario. Ero profondamente pentito d'aver potuto +oltraggiare Ernesto ne' suoi affetti coniugali; un momento di delirio +mi aveva trascinato, mio malgrado, a tradire l'amicizia; quel momento +era durato quattro anni... Sono fenomeni strani, ma che pure accadono. +Giosuè non ha fermato il sole? Ma veramente io sentivo repugnanza a +quella vita di inganni; provavo il bisogno di rientrare nella +legalità. La profonda riconoscenza che serbavo a Vittoria pel suo +amore (non si trattava già più del mio) non m'impediva di osservare la +tranquillità con cui ella mentiva al marito alla mia presenza. Certo +ella si prestava ad un'odiosa commedia; certo ne soffriva; ma tuttavia +con che arte vi si prestava! E come sapeva nascondere le sue +ripugnanze! Oh! una donna che mente dinanzi all'uomo che ama, non può +farlo che a danno di quello stesso amore per cui si avvilisce fino +alla menzogna. Io ero stato ben generoso a superare il disgusto che +m'inspirava quell'ipocrisia sorridente; avevo spinto la clemenza fino +a non avvedermene affatto; ma ormai mi era caduta la benda. Il mio +onore, il decoro e la pace di Vittoria, l'amicizia di Ernesto +m'imponevano di rompere quella relazione colpevole. Ed a coronare +tutto codesto capitolo di morale rivoltato in tutti i sensi, veniva +sempre come un ritornello la riflessione: «Fulvia è una cara ed onesta +giovane, ed io ballo assai male.» + +Verso le quattro del mattino, stanco di avvoltolarmi nel letto, e +stanco di quelle idee sempre le stesse, che cominciavano a diventar +noiose, mi alzai, e mi posi a scrivere alla marchesa quelle mie +riflessioni, ed a persuaderla ch'era necessario separarci per sempre. + +Per quanto io stesso riconosca i miei torti, e sappia punirmene col +sarcasmo, posso dirlo a fronte alta, io non sono cattivo. Avevo amata +Vittoria con tutta l'anima; la passione mi aveva trascinato per un +pendìo fatale e colpevole. + +Le gelosie, gli ostacoli, l'acre sapore del frutto proibito e, più che +tutto, il bisogno d'amare del mio cuore giovane ed ardente, avevano +prolungato per quattro anni quell'accecamento passionato, che in una +natura più fredda, in una mente più calcolatrice, e però più egoista, +sarebbe cessato dopo pochi giorni. Quando conobbi Fulvia, un nuovo +amore, ed un amore puro, legittimo, pieno di speranze e di sorrisi, +che poteva fare la felicità di due cuori, senza frangere altri cuori, +senza ledere nè l'onore nè l'amicizia, senza dare rimorsi nè a me nè +ad altri, aveva cominciato a balenare alla mia mente come cosa che +riguardasse Giorgio. Così lo avevo compreso, apprezzato. A poco a +poco, senza ch'io stesso me ne rendessi conto, quella luce pura aveva +albeggiato sul mio proprio orizzonte, mi aveva presentato la vita +passata e la futura sotto un nuovo aspetto. Allora vidi l'errore che +la passione mi aveva celato. Considerai me stesso e gli altri, sperai +di potermi togliere a quella falsa posizione attingendo in un amore +innocente la forza di strapparmi a' vincoli, a cui tuttavia mi +legavano le memorie, le abitudini, la riconoscenza. Se avessi preso +quella risoluzione senza l'aiuto ed il conforto d'un nuovo affetto, +sarei stato più eroico. Io non fui che un uomo d'onore; accettai la +forza piovutami in cuore senza demandarle da qual parte venisse; avevo +trent'anni, ed avevo sostenute per quattro anni con fede e costanza le +tempeste d'un amore clandestino; chi potrebbe farmi una colpa d'aver +accolto nel mio pensiero la speranza d'un amore giovane ed ardente +come il mio cuore? + +Tuttavia non fu senza lagrime che tracciai quella lettera che doveva +frapporsi, barriera eterna, fra me e Vittoria. + +Il mio cuore è buono; sentii il suo dolore, ne presi la mia parte. +Dinanzi alla crisi tremenda della separazione, tutti i trasporti si +ridestarono in me. La bella figura piangente di Vittoria grandeggiò ai +miei occhi di tutta la nobiltà della sventura; tutti gl'istinti +generosi dell'anima mia mi riportarono verso di lei; dimenticai la +lieta artista che non aveva avuto ancora per me nè un palpito nè una +lagrima. + +Se la donna mia fosse stata libera, quel salutare ritorno su me stesso +mi avrebbe ricondotto a lei per sempre; ed a lei, a lei sola, avrei +domandato ed offerto, nella serena dolcezza d'un amore senza colpa, +l'obblio dei nostri torti, dei nostri rimorsi. Un istante gettai la +penna e volli correre a lei, ma l'incanto omai era sciolto; e non mi +era più possibile di calpestare l'onore e l'amicizia che si +frapponevano fra noi. Se prima, cieco ed impetuoso, meritavo perdono, +ora ipocrita e consciamente colpevole, avrei meritato disprezzo. + +Ripresi la lettera incominciata, ed ebbi il coraggio crudele di +compierla; e quando l'ebbi fatta consegnare a Vittoria, mi sentii +migliore. Ella mi rispose un biglietto rassegnato e melanconico in cui +mi domandava di continuare a frequentare la sua casa per salvare le +apparenze, per evitare i commenti. Nella gioia come nel dolore gli +amori colpevoli impongono la finzione ed il calcolo. + + + + +IX. + + +Per tutto quel giorno non vidi Fulvia. Omai non era più possibile +l'illusione. Non per convenienza, non per vegliare alla felicità di +Giorgio, ma per me, per la mia propria felicità io mi sentivo attratto +verso quella strana giovane; il suo sguardo, la sua voce, la lealtà +del suo cuore avevano gettato nel mio i germi dell'amore. Lo sentivo +nascere in me, ed un terrore inconscio mi avvertiva di fuggirla. +Tuttavia questa risoluzione non era ben determinata, e mentre andavo +vagando dalla Galleria al caffè Martini, e di là ai Giardini pubblici, +trovando le ore lunghe ed il giorno eterno, non volendo più tornare +all'Albergo Milano, dicevo fra me: + +«Che mi dirà quando la rivedrò? Si lagnerà della mia assenza?» + +E continuavo a ripetere queste parole: + +«Quanto tempo che non vi vedo, Max!» e studiavo in esse l'intonazione +della sua voce. Dove e quando mi avrebbe salutato così, dacchè non +dovevo più vederla? + +Non ne sapevo nulla, ma udivo quelle parole, e mi scendevano al cuore; +e le ripetevo con tale insistenza che ne ero sbalordito, ed il capo mi +pesava come dopo un'emicrania. + +Il giorno seguente, alle undici del mattino, stavo in piedi al caffè +Martini dalla parte di via Manzoni. Il mio famoso: «_Quanto tempo che +non vi vedo, Max!_» cominciava a farsi scolorito, e, malgrado tutti +gli sforzi della mia immaginazione, non mi riesciva più di riprodurre, +nel pronunciare quella frase, l'impressione di dolcezza che mi aveva +fatta provare il giorno innanzi. Avevo vegliato tutta notte su quel +pensiero. Lo avevo completamente esaurito, e con esso la mia energia, +l'immaginazione, e la potenza d'amare. Ero annoiato; mi trovavo +puerile d'aver fantasticato come uno scolaro dietro un sogno d'amore; +i miei scrupoli a proposito di Vittoria mi sembravano ridicoli; +insomma l'uomo raffazzonato dalle abitudini sociali si sostituiva in +me all'uomo della natura, in quell'atmosfera del caffè Martini. +Guardavo giù giù in via S. Giuseppe l'andirivieni di belle signore in +toletta da mattina, di bei giovanotti che le adocchiavano; e +sbadigliavo ad intervalli misurati, quando udii una vocina graziosa +esclamare: + +--Oh! il signor Guiscardi! + +Era Fulvia accompagnata da Giorgio che andava alla _prova dell'opera_. + +Io mi affrettai a salutarla, ed ella mi disse: + +--Come va che ieri non l'ho veduto tutto il giorno? + +Nulla dell'intonazione misteriosa e melanconica della frase ch'io +sognavo. Ed infatti, perchè mi avrebbe detto Max? Non me l'aveva mai +detto. E dove aveva preso io l'idea ch'ella mi amasse tanto da +esclamare _quanto tempo!_ dopo un giorno? È vero ch'io non aveva +stabilito l'epoca del nostro incontro; ma è altresì vero che mi +giungeva già in ritardo. + +Fulvia mi rivedeva con evidente piacere; ma era lieta e serena come +all'usato. + +--Credevo che mi amasse, ma non è vero, pensai. E questa contrarietà +mi ridonò tutto l'ardore giovanile del giorno innanzi; e quella frase +scolorita riprese tutte le sue attrattive; ed avrei dato l'anima mia +per sentirmi dire da Fulvia: + +--Quanto tempo che non vi vedo, Max! + +Il mio proponimento di fuggire la giovane artista fu completamente +dimenticato. Era evidente che non l'avevo preso se non per provare +quanto le rincrescerebbe la mia lontananza. Ma poichè non produceva +nessun effetto, era necessario ch'io mi facessi amare abbastanza, +perchè un'altra volta avesse a desiderarmi. Questa argomentazione +naturalmente non la formulai nè colle parole, nè col pensiero; ma mi +sentii irresistibilmente trascinato a ravvicinarmi a Fulvia, e da quel +giorno le consacrai tutte le ore, tutt'i momenti che la mia +professione mi lasciava liberi. + +E rivissero in me i poetici entusiasmi della prima giovinezza, e le +timide peritanze e gl'impeti inconsiderati ed i terrori puerili, e +l'eterno dubbio e l'eterna speranza. + +Con lei sciolsi il riso romoroso della fanciullezza; e mi abbandonai +alle vergini emozioni dei primi affetti. Tutto il mondo era rinverdito +intorno a me, ed io col mondo. + +Nè mai parola esplicita d'amore era corsa tra noi, nè mai ci eravamo +trovati a lungo da soli dopo quella sera. Altri amici erano sempre con +noi e tutti la corteggiavano, e parecchi nutrivano evidentemente per +lei vero affetto, e speravano. Ed io li trovavo sommamente +impertinenti, ed era offeso che Fulvia non se ne mostrasse +oltraggiata. Ed io pure l'amavo, e speravo, e non mi credevo +impertinente, nè avrei trovato ragionevole che Fulvia considerasse +codesto un oltraggio. + +Tutti insieme facevamo lunghe scorribande per le nostre prosaiche +campagne lombarde; e talora la mesta Vittoria era con noi; e Fulvia le +cingeva la vita, e lungo i campi monotoni passeggiavano abbracciate e +parevano la statua del dolore stretta a quella della gioia, il +compendio della vita umana. + +In tali giorni io non corteggiavo Fulvia, per non offrire alla +marchesa uno spettacolo doloroso; e di codesta abnegazione mi sentivo +eroico. + +Ma allora i miei amici le stavano intorno e le dicevano mille cose +galanti, e le davano margheritine a sfogliare per vedere chi di noi +l'amasse più; ed io mi sentiva molto infelice. + + + + +X. + + +Un giorno ella si fermò ritta in un prato con un fascio di codesti +fiori e li diede a reggere ad un bel giovane che le stava al fianco. +Poi andò man mano prendendo le margherite, e ad ognuna dava il nome +d'uno di noi, poi la sfogliava dicendo: «_mi ama, poco, molto, di +cuore, alla follìa, mi burla_.» + +E codesto fece per gli uomini come per le donne ch'erano con noi, e ad +ogni oracolo erano esclamazioni e risa e commenti. + +Quando disse il mio nome, io che me ne stavo a due passi con Vittoria, +tesi l'orecchio, e sentii battermi il cuore ed accelerarsi il respiro, +come se si agitasse una quistione vitale. Sull'ultima fogliolina, +cadde la parola «_mi burla_.» + +--Oh mi burla! esclamò, è una impertinenza! Perchè potesse burlarmi +bisognerebbe ch'io l'amassi. + +Quelle parole gettate al vento, con un lieto riso, mi suonarono al +cuore come una sentenza di morte--_Bisognerebbe ch'io l'amassi_. +Dunque non mi amava? Sperava ch'ella si volgesse a riferirmi la +crudele risposta del fiore per combatterne la calunnia; ma l'allegra +signora passò tosto ad un altro nome, e da quello ad un altro, senza +pensarvi più che tanto; ed io odiai e maledissi tutti quelli di cui il +fiore asseriva che amavano Fulvia _molto, di cuore, alla follìa_. + +Che mi disse Vittoria in quel frattempo? Che le risposi? Si avvide +della mia agitazione? Mi trovò crudele? O ridicolo? Non ne so nulla; +non vi pensai punto. Dimenticai lei ed il mondo; rimasi solo col mio +amore. Oh gioventù, gioventù! + +Ed i giorni correvano veloci, ed io correva con loro a capo fitto in +quella vertiginosa tempesta del cuore; dramma palpitante che si agita +nell'intimo del nostro essere, celato al di fuori dalle frivolezze e +dai sorrisi. + +Fulvia teneva sulla tavola un albo, ed io vi avevo già scritto e +riscritto il mio amore in versi ed in prosa. E tuttavia nè io credevo +averglielo rivelato, nè ella averlo compreso. Perchè prima e dopo +della mia parola che partiva dall'anima, erano altre parole che sa +Iddio d'onde venissero. Tutti scrivevano su quell'albo, ed io lo presi +in orrore. + +Una sera vidi sulla sua tavola tra i fogli di musica, gli _albums_, i +mazzolini di fiori, i libri, i lavori all'uncinetto, che +l'ingombravano, un pezzettino di carta su cui, non so chi, aveva +scritto parecchie volte _Fulvia Zorra_. Per tutto il tempo che rimasi +tenni quel pezzetto di carta tra le mani, lo piegai in quadrato, in +triangolo, ne feci una barchetta, un cappello da carabiniere, un +imbuto, e tante altre cose sciocche; e di volta in volta prima di +ripiegarlo guardavo Fulvia, poi leggevo il suo nome, poi tornavo a +guardarla, e mi pareva di esprimere qualche cosa che ella dovesse +comprendere. Quando si fece tardi, e stavamo per congedarci, io e +tutti gli altri che eravamo a far la corte a Fulvia, ridistesi +accuratamente quel cencetto di carta, e sotto il nome della giovane +scrissi in caratteri microscopici _Massimo Guiscardi_. Poi le misi +dinanzi quel documento e le dissi con un'aria da oracolo: «Guardi.» + +--Ebbene, non vedo nulla! mi rispose. + +--Qui, legga; e le accennavo quei due nomi vicini vicini, coll'aria +che doveva avere la sfinge nel proporre i suoi problemi. + +Ella guardò bene e poi disse: + +--Io non vedo che il suo nome. + +E le pareva nulla! E non era commossa! Il mio nome sotto il suo; un +idillio, un romanzo, un poema un avvenire, una vita... Ella non +comprendeva la poesia di quel ravvicinamento. La trovai stupida, e +spingendo la carta sulla tavola con disprezzo le dissi: + +--Non capisce mai nulla lei! + +Allora ella capì il senso ch'io dava a quel gioco di parole. Si fece +rossa come una vampa, e l'occhio le brillò di gioia, e guardò quella +carta coll'angosciosa passione con cui si guarda addietro un'occasione +che fugge... Ma non disse una parola di più. Comprese che +l'aggrapparsi così ad una dichiarazione mancata sarebbe goffo, ed il +suo spirito elegante preferì un rimprovero ed una grande abnegazione, +all'essere un momento solo ridicola a' miei occhi. Io vidi e compresi +tutto ciò, e l'amai doppiamente per quella finezza di tatto. + + + + +XI. + + +Sovente uscendo dal teatro dopo lo spettacolo giungevo in tempo ad +offrire il braccio a Fulvia prima de' miei amici.--Ed allora la tenevo +stretta stretta come cosa mia, e camminavo a fronte alta come un +conquistatore, e meravigliavo che i passeggeri non mi facessero tutti +di cappello, e leggevo l'ammirazione mista d'un po' d'invidia su tutti +i volti. È ben vero che a tarda sera poco si distinguono i volti, e +meno le passioni che esprimono: ma che non vede un occhio innamorato? + +V'erano momenti in cui tenendola serrata così, e combinandosi i nostri +passi come un solo passo, e tacendo entrambi quasi per muto accordo, +mi pareva che pensassimo e sentissimo insieme, ed ella si fondesse in +me, ed io in lei, e facessimo un solo essere.--E me la immedesimavo +per modo, che finivo per dubitare della sua presenza reale, e credermi +solo sognando di lei. Allora provavo il bisogno di accertarmi della +sua esistenza. Nè volevo parlare per non rompere l'incanto: e mi +passavo la sinistra mano dietro il dorso, e colla punta delle dita +sfiorava il gomito del suo braccio che posava sul mio. Se aveva le +maniche serrate ai polsi, le mie dita non incontravano che la stoffa +dell'abito, ed ella non s'avvedeva di nulla. Ma più spesso aveva +maniche svolazzanti, ed allora sentivo un gomito fresco e liscio, e +non sapevo staccarmene, e mi prendevano vertigini pel dispetto di non +poterci arrivare che colla punta delle dita. Ed allora Fulvia +spaventata si voltava, poi alla sua volta portava dietro la mano +destra per accertarsi che non aveva una bestia sul gomito. Sono certo +che pensava ad una bestia, ed aveva paura. + +Io lasciava che si tranquillasse, poi ripetevo il gioco, e la poverina +diveniva pensosa ed inquieta. + +Una volta ebbe come un'idea, un sospetto del vero, perchè la vidi +cercare collo sguardo la mia mano sinistra. Ma questa era tornata già +a carezzarmi il mento, ed ella tornò daccapo ad impensierirsi. + +E codesto perchè, malgrado tanta tempesta di giovanile amore che si +agitava in me, io la corteggiavo evidentemente meno de' miei amici; e +per una certa convinzione che avevo d'inspirare le stesse +inquietudini, gli stessi trasporti che provavo, non assumevo +nessun'aria sentimentale; ero sempre allegro, e questo mi faceva +sembrare indifferente. + +Come dunque Fulvia avrebbe potuto credere che un giovane che non la +corteggiava, nè faceva l'innamorato, cadesse in simili ragazzate? Io +però ero spesso indispettito di quella sua mancanza di penetrazione, e +pensavo: «Com'è sciocca! non sa indovinarmi.» Ma altre volte il suo +imbarazzo e le sue tacite paure mi divertivano assai. + + + + +XII. + + +Un uomo costretto a sciupare man mano il suo patrimonio, prevede che +giunto in fondo rimarrà denudato e povero, e la vita gli sarà penosa. +E però va vendendo alla spicciolata i piccoli capitali, e le +cedolette, e le gioie di famiglia, e lascia per ultimo il fondo più +vasto che forma la base delle sue sostanze; e su quello mette ipoteche +sopra ipoteche, prima di decidersi a venderlo, perchè pensa che dopo +quello non avrà più nulla.... + +Così è di me, lettori. Sto liquidando l'aureo capitale delle memorie, +e mi appiglio ai piccoli fatti, ai particolari, alle sensazioni mute; +e tremo di por mano al grande avvenimento che forma la base del mio +romanzo, delle mie gioie, perchè sento che con quello avrò esaurito il +tesoro delle dolci ricordanze; mi resterà il dolore, la prosa.... poi +l'isolamento, la miseria del cuore. + +Ma anch'io ho tanto preso a prestito sul quel mio capitale, che omai i +lettori potrebbero rapirmene il segreto mettendone insieme le +bricciole sparse. Tanto vale adunque ch'io prenda il mio coraggio a +due mani e dia dentro a grandi colpi di penna a distruggere quei +poveri e cari avanzi della mia fortuna passata. + + + + +XIII. + + +Era la sera d'una domenica. Fulvia non doveva cantare, ed era rimasta +in casa. Giorgio, un altro amico ed io passavamo la sera con lei. La +via Manzoni brulicava di folla elegante. «Usciamo sul terrazzo a +vedere le signore che tornano dal Corso» disse Fulvia. Ed uscì. Io me +le posi a destra, l'altro signore a sinistra. Il resto del terrazzo +era ingombro di fiori. Giorgio rimase dietro a lei. + +Egli era sempre melanconico anche quando scherzava, e scherzava molto +per nascondere la sua pena. Si dissero amenità, si fece sfoggio di +spirito a spese dei signori e delle dame eleganti che passavano nella +via, si rise molto. Ed intanto si fece buio buio e la folla s'andò +diradando. E colla folla e colla luce scomparve la vivacità del nostro +spirito. La mia voce aveva ripresa quella nota profonda che aveva +avuta già l'ultima volta che m'ero trovato solo con Fulvia; ed ella +pure parlava con quell'altra nota di petto che, fin da quel giorno, +aveva fatto riscontro alla mia. + +Per appoggiarsi al terrazzo ella aveva conserte le braccia, e la sua +mano sinistra rimaneva pendente sotto il gomito destro, e la destra +sotto il sinistro. Io aveva preso la stessa posizione, sicchè la mia +mano destra e la sua sinistra erano vicine, e la mia carezzava senza +posa la sua, che non si ritirava punto, e riceveva passiva le mie +carezze. + +Ad un tratto, dopo averlo lasciato sino allora in piedi dietro a noi, +Fulvia fu presa da un'improvvisa pietà per Giorgio. + +--Ed il povero Albani, esclamò, che se ne sta dietro tutto solo! +Facciamogli un po' di posto. E così dicendo si strinse, non presso il +suo vicino a sinistra, ma presso me, e, certo per fare che le braccia +occupassero meno spazio, passò il suo nel mio e mi si serrò daccanto. + +In quel momento il mio cuore prese a battere con tal violenza, che me +ne echeggiavano i sussulti alla gola ed alle tempia. Premevo il +braccio di Fulvia con sì vivo trasporto, che certo ella dovette +sentire i miei palpiti. E la mia mano continuava a premere la sua. + +Oh! tutta la mia vita per un'ora come quella! Le nostre persone +aderivano, e le mani erano congiunte, e la mia testa sovrastava alla +sua, ed il mio alito cadeva sui suoi capelli. Ella non mi guardava ed +io non guardavo lei. Tutti e due avevamo gli occhi intenti giù nella +via, dove non vedevamo nulla. Dicevamo cose insensate cogli altri +amici, e si faceva un gran ridere. + +Ma Fulvia ed io ridevamo non di allegria, di gioia; perchè omai una +fase nuova era cominciata per noi; perchè sentivamo d'amarci e +d'esserci rivelato a vicenda il nostro amore. Le nostre mani si +stringevano con passione, si isolavano dalla conversazione, parlavano +tra loro, si davano del tu. Quella di Fulvia diceva: + +--Non più misteri fra noi, nè peritanze; io so che mi ami, e ti amo. + +E la mia rispondeva: + +--Sì, cara; ti amo con tutta l'anima, e sono felice. + +Ed oasi inebrianti mi balenavano allo sguardo, e mi pareva ad ogni +istante che gli altri due dovessero scomparire, e noi rimanere soli; +soli in faccia l'uno all'altra; e guardarci finalmente, e cercarci +negli occhi e sulle labbra tutto quanto ci eravamo detti colle strette +delle nostre mani, e dirci: È vero. + +Poi m'indispettivo che i miei amici si frapponessero tra me e lei; tra +noi ed il nostro amore. Eravamo sempre appoggiati al balcone. Un +momento pensai: + +--Se l'inferriata del balcone cadesse, e li trascinasse con sè! + +E, traendo meco la giovane che mi dava il braccio, mi rizzai per +lasciarli cader soli. Oh, l'egoismo dell'amore! + +Ma il terrazzo non cadde, nè i miei buoni amici con esso. Il tempo +passava, ed io non pensava punto punto a spiccarmi di là. Ivi era la +felicità; non avrei osato fare un movimento per timore di metterla in +fuga. Fulvia mi strinse la mano ancora una volta, poi sciolse il suo +braccio dal mio, e rientrò nella camera; i miei amici la seguirono. + +Io rimasi immobile; e mi parve ch'ella fosse già troppo fredda, per +aver saputo strapparsi spontaneamente a quella suprema gioia. + +Un momento prima sentiva che quella donna mi amava; l'avrei giurato +pel cielo e per la terra. Ed ora, a due passi di distanza, rinascevano +tutte le mie dubbiezze. E pensavo: + +--Forse quello ch'io credetti lo slancio irresistibile della passione, +non fu che un atto di civetteria. Forse l'avrebbe fatto con un altro +come lo fece con me. Infine una stretta di mano non può avere che un +valore relativo. Ogni giorno ella stringe la mano a tutti i suoi +conoscenti... Fui uno sciocco a lusingarmi per una stretta di mano... +Oh! una stretta di mano! Furono molte strette, e furtive! È ben altra +cosa. No; senza un grande e prepotente amore, una donna non può far +violenza al proprio ritegno fino a stringere furtivamente la mano d'un +giovane, che non sa ancora se l'ami. È bensì vero ch'ella doveva +saperlo. E tuttavia ecco che se ne va via con indifferenza, e parla e +scherza con Giorgio; forse in questo momento stringe la mano a lui +come l'ha stretta a me... Oh, le artiste! Chi può mai dire se +un'artista è una donna come un'altra? Chi sa? Forse è un'avventuriera; +forse ha già avuto dieci amanti... Ed io me ne stavo innamorando! Eh +via! Fu un'aberrazione, uno scherzo; ne riderò per un pezzo. E +rientrai perchè la commozione mi serrava la gola; se fossi rimasto +solo avrei pianto. + + + + +XIV. + + +I miei amici stavano congedandosi da Fulvia. + +--Domani, ella diceva, non riceverò nessuno sino alle quattro; perchè +voglio studiare, e loro mi fanno perdere tutto il mio tempo. + +--Dunque verremo alle quattro, disse Giorgio. + +Io pure le porsi la mano in atto di saluto, e, trattenendo la sua, +domandai: + +--Ed io, a che ora debbo venire? + +Comprese ella l'impertinenza di quella domanda, che rilevava a tutti +che io mi credeva in diritto di aspirare ad una preferenza? Comprese +ella, che agivo con lei, artista, come non avrei mai agito con +nessun'altra signora? Comprese che, stupido e vile, la insultavo senza +ragione? + +Forse lo comprese, e lo perdonò al mio amore, inasprito dalla presenza +altrui, che mi strozzava in gola la suprema parola; o forse il suo +animo eletto non sospettò neppure la viltà del mio pensiero, e, +sentendosi superiore ad ogni insulto, non pensò che altri +l'insultasse. E non interpretò nella mia domanda, che il desiderio di +vederla più presto, e la speranza d'essere distinto dagli altri. Ella +rispose: + +--Venga alle quattro. + +Ma le sue parole soltanto dicevano così; e la sua voce invece, e la +sua mano che premeva la mia, rispondeva: + +--Vedi bene che non posso dirti, presente altri, di venir prima; ma +vieni presto, perchè ti amo. + +Fulvia, cara donna del mio cuore, hai tu udita dalla tua stanza +solitaria la mia voce commossa mandarti un canto? Era il canto del +pentimento, era una preghiera di perdono ch'io volgeva alla lealtà +dell'anima tua. E tu mi perdonasti; ed io stesso mi perdonai, perchè, +se il primo pensiero avvezzo a prendere norma ne' suoi giudizi dalle +convenzioni sociali ha potuto insultarti, il mio cuore ti amava, +Fulvia; ti amava col caldo trasporto d'una passione che poteva +guardare senza spavento e senza rimorsi il domani e l'avvenire; ti +amava di quell'amore impetuoso e vero, e che a tutto sovrasta e tutto +purifica. + +Per lunghe ore m'aggirai nelle contrade buie e silenziose adiacenti +all'Albergo Milano, mandando alla notte ed a lei canti d'amore. + +Il mio cuore nuotava in un'onda di dolcezze, aspirava soavemente la +delizia di sentirsi amato. Ma il mio pensiero irrequieto precorreva +con impazienza il domani; preparava il primo incontro ed il correr +muto delle nostre braccia a stringerci l'uno all'altra, e l'irrompere +delle ferventi parole, per tanta ora frenate in quella sera. + +Passai una notte agitatissima, tormentato da ardenti fantasie. Mi +pareva che all'alba volerei da Fulvia.--Ma colla luce venne la +ragione, e vidi l'assurdità di comparire alle sei del mattino in casa +di una signora, senza averne l'ombra di un diritto. + +Il sonno mi opprimeva, ed il mio capo, affaticato da quella veglia +affannosa, aveva bisogno di riposo. Nascosi il volto nel guanciale, e, +dopo una breve lotta co' laboriosi pensieri che mi si agitavano, +sebbene affievoliti, nella mente, il sonno la vinse. + +Mi risvegliai alle dieci, cogli occhi riposati e la mente tranquilla. +Tuttavia ero ancora un po' assonnato, e dinanzi a quella prepotente +esigenza fisica tacque l'impazienza del desiderio morale, e +sonnecchiai fino alle dieci e mezzo. + +Ma tra il sonno e la veglia, l'immagine della donna amata mi tornò al +pensiero, e si fece a grado a grado più viva, sicchè l'ansia di +rivederla e di sentir dal suo labbro che mi amava, e di dirglielo, mi +si riaccese ardentissima in cuore. Mi levai, ed alle undici mi fermavo +alla sua porta, anelante pel battito accelerato del cuore.--Giungevo +trionfante e sicuro come un conquistatore; ma all'atto d'entrare fui +imbarazzato del mio contegno; compresi che tutte le scene che mi ero +figurate nella notte erano assurde; che in realtà non avevo nessuna +ragione seria di credermi amato; che sotto pena di ridicolo, non +potevo presentarmi che precisamente come mi ero presentato tutti gli +altri giorni. + +Pensai anche una scusa per giustificare quella visita mattutina; e so +d'averla trovata; ma non me ne valsi, e la dimenticai completamente. + +Fulvia stava studiando, e faceva sul pianoforte una scala cromatica. +La porto profondamente scolpita nella memoria, e mi è impossibile di +ripensare a quel giorno senza che quella scala cromatica mi risuoni +all'orecchio. + +Bussai alla porta, ed il suono cessò.--La voce di Fulvia disse: +«Avanti!» Non era punto commossa. Certo credeva che fosse un cameriere +dell'albergo. + +Ella, naturalmente, non soleva alzarsi da sedere quando entravano +uomini; ma quella mattina si alzò, e mi venne incontro.--Non so se +quella notte avesse fatto come me progetti appassionati; ma certo a +quell'ora aveva pensato al par di me che dovevamo incontrarci coi modi +semplici e contegnosi degli altri giorni. Oh, la tirannia delle +convenienze! + +--Come va, caro signor Guiscardi?--mi disse stringendomi la mano. Mi +guardai intorno per vedere chi fosse il signor Guiscardi. A forza di +pensare che dovesse chiamarmi Max, avevo dimenticato il mio cognome. +Quel saluto mi suonò gelido, e ne fui sbalordito. + +--Buon giorno! buon giorno, Fulvia; le risposi con aria affaccendata +guardando il soffitto. + +Fulvia m'invitò a sedere accanto a sè; mi fece varie interrogazioni +che non compresi, e certo vi risposi a sproposito. Ella voleva +sembrare calma, ma era evidentemente turbata. Quell'alzarsi, per +venirmi incontro, aveva tradito il suo imbarazzo. Il suo sguardo +sfuggiva il mio, e le sue domande si succedevano con assurda rapidità +senza aspettare le risposte. Si sarebbe detto che non volesse +lasciarmi tempo a dire qualche cosa che temeva di udire. + +Alzandosi dal pianoforte aveva preso in mano gli esercizi di Kramer +che stavano sul leggìo, e continuava a sfogliarli, ed a protendere il +capo per leggere a quando a quando una nota in una pagina socchiusa, +come se quella fosse l'argomento dei nostri discorsi. + +E tutto ciò faceva per non guardarmi in viso; ma io era felice, perchè +sentivo che, al primo incontrarsi dei nostri sguardi, quella +momentanea commedia sarebbe diventata impossibile; ci saremmo trovati +in faccia alla realtà;--e la realtà era il nostro amore. + +Ed intanto parlavamo molto. Ci prendevamo la parola l'un l'altro, e +parlavamo tutti e due ad un tempo. + +In un momento ch'ella aveva posato il suo fascicolo chiuso sulla +tavola, e vi teneva sopra la bella mano, io posai sovr'essa la mia, +timidamente. Ma a quel contatto il battito del mio cuore perdette ogni +misura, chinai il volto su quella mano, e vi impressi un bacio. E +tutti e due eravamo ammutoliti. + +Giammai avevo provato una simile dolcezza.--Le andavo ripetendo senza +posa:--Mi amate, Fulvia? Mi amate? + +--Oh, lo vedete bene! mi rispose evitando i miei occhi che cercavano i +suoi. + +--Oh, ditelo, Fulvia; ditelo voi! + +--Ebbene.... sì, mi disse con un filo di voce agitata e commossa. + +--Dammi del tu, Fulvia, chiamami Max; dimmi ancora che mi ami. + +Un istante ella alzò gli occhi, che rifulsero un lampo d'amore; e +riabbassandoli tosto, mormorò: + +--Sì, Max, ti amo! + +Oh, quel tu, e quel nome pronunciati da lei, mi inebriarono. Perdetti +ogni facoltà di ragionare, e prendendole il capo fra le mani, posai le +labbra sulla sua fronte. + +In quel momento il mio sguardo doveva esprimere tutto il trasporto che +avevo in cuore. + +La povera giovane ne ebbe paura, e con voce tremante mi disse: + +--Se è vero che mi amate, sappiate rispettarmi, Massimo.--Pensate che +sono sola. + +Questa parola mi richiamò in me stesso, e ad un tempo mi atterrì. Mi +staccai precipitosamente da lei, e la guardai per leggere sul suo +volto quanto vi fosse di verità in quella preghiera. + +Avevo completamente dimenticato che Fulvia era un'onesta giovane; e la +mia immaginazione fantasticava già un amore senza ostacoli e senza +freno. Quella voce mi ricordò la realtà; ebbi paura di me. + +In quel momento provai un grande imbarazzo. Avevo trent'anni ed avevo +molto amato. Pure era la prima volta che mi trovavo in faccia ad un +amore puro. Un istante pensai. + +Essere amato da un'artista, che viaggia sola,--e rispettarla; e filare +il sentimento come un collegiale.--Sarebbe ridicolo! + +E tradussi codesto pensiero mefistofelico in uno sguardo pieno +d'ironia.--Ma i miei occhi si scontrarono con quelli di Fulvia che, +attonita del mio silenzio, mi interrogava collo sguardo. Quegli occhi +erano pieni di lagrime, ed il suo volto era arrossito come non può +arrossire che una donna onesta. + +Il mio sguardo ed il mio cuore ridivennero buoni; la vidi e la +credetti pura, ed ebbi fede in lei. Le presi la mano, e con sincerità +profonda le dissi: + +--Come farò a rispettarvi, Fulvia? Ora che so che mi amate! + +--Amandomi molto e davvero, mi rispose. + +--Ma io non so amare per metà. + +--Io v'insegnerò; non ad amarmi per metà, ma a resistere al vostro +stesso amore; e quando voi sarete debole, io sarò forte per tutti e +due. + +M'inginocchiai accanto a lei. Il mio cuore era profondamente commosso, +ed il mio pensiero vagava in un'onda di contento indeterminato. + +Continuavo a baciare con trasporto le sue mani, e le domandavo ancora, +ed ancora: + +--Mi amate, Fulvia? + +--Pur troppo, vi amo--mi rispose con voce soffocata. + +A quelle parole, dolorose per me, la guardai negli occhi;--erano gonfi +di pianto. + +--Perchè dite _pur troppo_? Perchè piangete? Vi dispiace di amarmi? + +--Sì, mi rispose piangendo. + +--Ma perchè? Cosa v'ho fatto, Fulvia? Siete scontenta di me? + +--Non di voi, Massimo; di me sono scontenta. Avrei dovuto combattere +codesto amore; nasconderlo; fuggirvi. Sono stata troppo debole; e voi +troppo appassionato: fui troppo facile a svelarlo. + +--Oh, non lo dite! esclamai. È tanto tempo che io vi amo; che ve lo +faccio comprendere.--E le schierai una quantità di soavi _ricordate?_ +rammentandole ad una ad una le mie mute dichiarazioni, i miei +trasporti, le mie speranze, le mie smanie, le mie gelosie... + +Ella mi ascoltava senza cessare di sospirare e di piangere. Erano le +lagrime che si danno ad un cadavere da cui si è sul punto di separarsi +per sempre. + +Finalmente mi disse: + +--Che avrete pensato di me ieri sera, quando io strinsi furtivamente +la vostra mano? Se sapeste come ho sofferto tutta notte ripensando a +quell'atto! Come me lo rimproverai! + +--O Fulvia!--Fui così felice in quel momento; non lo rimpiangete. +Quello slancio impensato è una prova della vostra lealtà. Voi non +conoscete le arti di fingere un'indifferenza provocante, per invitare +l'amore a rivelarsi.--Amate e lo lasciate comprendere. Siete buona e +sincera.--Non istate a pentirvene; non vi dolete d'avermi fatto +felice. + +--Ma io non posso, non debbo farvi felice;--non debbo amarvi--esclamò +al colmo dell'angoscia, singhiozzando come un bambino. + +--Perchè non dovete amarmi? Non siete libera? + +--No, Massimo; sono promessa ad un altro che deve essere mio sposo.--E +si nascose il volto nelle mani, e si sciolse in pianto. + +Quella parola mi fece un male crudele. Mi parve che in quel momento mi +si sottraesse il sangue dal cuore. Mi alzai lentamente ed andai a +stendermi lontano da lei in una sedia a bracciuoli. Ivi rimasi qualche +tempo senza pensar nulla, in uno stato d'abbattimento, con questa sola +idea tuttavia non bene distinta:--Che tutto era finito; che stavo per +partire, e non la vedrei più. + +Ma intanto la vedevo, e la vedevo piangere, e quel pianto era d'amore +per me. A poco a poco il mio stato di passività si andò animando d'una +sensazione dolce. Provavo, dirò così, l'ebrezza di soffrire insieme. +Il desiderio conteso, le aspirazioni ferventi verso una meta +impossibile, sono lo stato più confacente al mio carattere. + +Sentii un'acre dolcezza sostituirsi al senso di scontento che mi aveva +invaso. Mi diedi a riflettere al nostro breve passato; ad esaminare +quasi tranquillamente tutto il procedere di Fulvia ed il mio. Ad un +tratto pensai: + +--Ecco la ragione dell'_episodio tempestoso!_ Promessa ad un altro, +non poteva sperare di unirsi per sempre ad un uomo amato, e sognava di +esaltarsi almeno per un tempo per un grande amore, prima di +sacrificarsi per tutta la vita! + +E tutte le promesse che avevo creduto di scorgere nell'espressione di +quella sua strana idea, mi balenarono al pensiero in quell'ora di +dolore, come un miraggio. + +Quante lusinghe, quante speranze, quale completo abbandono in quelle +parole ch'io interpretavo con una larghezza d'idee che Fulvia non ci +aveva posta nel dirle!--Guardai la testa bruna di Fulvia, la sua +persona casta e graziosa, e tutto un paradiso d'amore mi si aperse +alla fantasia esaltata. + +--È giovane e pura, e sarà mia--pensai.--E sorsi, e me le accostai, +per ripeterle quelle sue parole, per implorare in nome dell'amore +l'esaudimento delle mie ardenti speranze. + +--Fulvia...--mormorai prendendole la mano. + +Ella alzò il capo e mi guardò addolorata. Ma innanzi alla lealtà del +suo sguardo il mio ardire venne meno. Era quello sguardo con cui +m'aveva fissato dicendomi: «Se mi amate, saprete rispettarmi sempre.» + +I miei amici che aspirano alla riputazione di Don Giovanni +sentenzierebbero senza dubbio, leggendo queste parole, che _tutte le +donne dicono così_. Io ammiro che sappiano quel che dicono _tutte le +donne_. Quanto a me non lo so. Ma so di certo che Fulvia doveva dirlo +in modo differente dalle altre, perchè quelle parole, in bocca a lei, +erano sincere, ed inspiravano rispetto. + +Le mie idee si confusero. Non osai rammentarle quel suo discorso +avventato d'altre volte e, quasi inconscio dell'atto imprudente, le +porsi tremando l'ultimo biglietto di Vittoria. + +Ella lo lesse, poi me lo rese in silenzio. Più discreta di me, non +pronunciò il nome della povera donna che aveva traditi i suoi doveri +per me.--L'indovinò forse? O lo conosceva? + +Seppi più tardi che lo conosceva. E che nel suo animo, in cui m'aveva +posto tanto alto, non entrò neppure il sospetto che quell'atto mi +fosse inspirato dalla stupida vanità di far pompa d'una mia +conquista.--Comprese il muto linguaggio ch'io le parlavo dandole +quella carta:--Io ho rotto dei legami che duravano da anni per amor di +voi; non farete voi altrettanto per me?--Così mi comprese e fu nel +vero. Una donna sinceramente innamorata, legge chiaramente nel cuore +dell'uomo che ama, e non s'inganna mai. + +Ci rimettemmo a discorrere, mesti entrambi, parlando di lei, di me, +dei nostri vincoli che ci trascinavano per vie disparate.--Non so a +qual proposito venni a dire ch'io non avrei potuto legarmi in +matrimonio, che codesta idea mi faceva spavento. È una fanfaronata che +tutti i giovani si credono in obbligo di fare. Ed io dicevo come gli +altri, senza che ci fosse grande verità nelle mie parole. E poco dopo +le domandai: + +--Ma perchè non potreste sciogliervi dalla promessa con quel +fidanzato, dacchè non l'amate? + +--È un bravo giovane, un nobile cuore, mi ama... E poi, a lui non fa +spavento l'idea di legarsi a me per tutta la vita. + +Mi parve che in quelle parole vi fosse una provocazione. L'uomo della +società si ridestò un'altra volta in me, e mi suggerì questo pensiero: + +--Non è vero che Fulvia sia promessa ad un altro. È uno stratagemma +per farmi svelare le mie intenzioni, ed indurmi possibilmente a +sposarla; non è che una commedia, ed anche, d'una volgarità... Non +avrei che ad offrirmi di soppiantare il mio rivale, e tosto ella lo +lascierebbe dileguarsi come un vile.--Tuttavia quest'idea,--che +trattandosi d'un altra donna, in pari circostanze, sarebbe già stata +una certezza per me,--era ancora un po' dubbia dinanzi alla +schiettezza di Fulvia. Volli accertarmene, e le dissi col mio accento +più passionato: + +--E se vi sposassi io, Fulvia? + +Un lampo di gioia brillò nel suo sguardo.--Pur troppo è così, +pensai.--E già rimpiangevo che la nobile fanciulla da me ideata non +fosse che una piccola intrigante in cerca d'un marito. E colla morale +un po' opportunista d'un giovane innamorato, dissi tra me: + +--L'avrei preferita meno onesta, ma più schietta. + +M'ero ingannato ancora. Fulvia si fece anche più mesta di prima; e +prendendomi la mano in atto riconoscente mi disse: + +--Sarebbe impossibile, Max. Ve l'ho detto, sono promessa ad un altro. + +Questa risposta, anzichè addolorarmi, mi colmò di gioia. Ella non +aveva mentito. Era sempre quella donna nobile e leale, incapace di +finzione e di calcolo. Ancora una volta mi pentii di averla calunniata +nel mio pensiero. + +--Ebbene, le dissi, amatemi come un fratello; e non pensiamo ad altro, +e speriamo nell'avvenire.--E suggellai quelle parole fraterne con uno +di quegli sguardi in cui l'amore ha stillato tutto il suo nettare e +tutto il suo fiele. + +Ma ella piangeva ed io era triste. + +Pensavo che quella donna non sarebbe mai mia, e sarebbe un giorno d'un +altro. Pensavo che questo altro era stato amato da lei, non fosse che +un'ora, quando gli aveva fatto quella promessa. Ma tali promesse chi +pensa a mantenerle quando è cessato il sentimento che le ispirava? Ed +a che servirebbe?--Perchè dunque Fulvia sposerebbe un uomo che non ama +più, ella così sincera, invece di dirgli francamente: «Io non vi amo +più; non potrei farvi felice; per la felicità che vi tolgo, vi ridono +in compenso la vostra libertà.»--Perchè? Questo vincolo aveva qualche +cosa di misterioso ai miei occhi. Fulvia era libera e sola; era stata +innamorata--viveva sul teatro... Il dubbio mi entrò ancora una volta +in cuore. + +--Questo matrimonio dev'essere per lei una riparazione, dissi tra +me.--È chiaro. Per quell'uomo ha commesso un errore; ora non lo ama +più; ma è onesta; non vuole appartenere ad un altro. Forse una terza +esistenza dipende da questo suo sacrificio... Povera giovane! + +E nella bontà del mio cuore mi sentii compreso da infinita pietà. + +--Fulvia, le dissi, perchè mi nascondete il motivo che vi obbliga a +sposare un uomo che non amate? Abbiate fiducia in me; forse pensandoci +insieme troveremo il mezzo di svincolarvi da codesto impegno. + +--Non vi nasconderò nulla, mi rispose.--Ma non posso dirvi tutto ora, +i vostri amici potrebbero venire; e poi certe cose sono più facili a +scrivere che a dirsi. Vi scriverò. Vi scriverò questa notte, e domani +saprete tutto. Ma non sarà perchè mi aiutiate a sciogliermi dal mio +impegno. Sarà per giustificare, se è possibile, il mio strano contegno +con voi. + +Accettai questa promessa, e poco dopo lasciai Fulvia colla profonda +convinzione che i miei sospetti non mi avevano ingannato;--ed infatti, +cosa mai potevano essere le confidenze _più facili a scrivere che a +dirsi_, se non un amore colpevole, il solo di cui una donna che +conosce il mondo possa arrossire?--Se v'ha sotto il sole un uomo nato +nell'anno di grazia mille ottocento quarantacinque, il quale possa +dire in coscienza che in pari circostanze avrebbe pensato altrimenti, +lo autorizzo a gettarmi la pietra; pronto a riceverla nella testa. + + + + +XV. + + +La certezza che Fulvia aveva una macchia nel suo passato, l'ombra d'un +rivale, e forse il fatto stesso d'aver finalmente confessato il mio +amore, lo avevano sensibilmente diminuito.--È fuor di dubbio che la +poesia dell'amore è prima della rivelazione;--la parola immiserisce il +sentimento, lo circoscrive ne' suoi limiti.--La pace del sentirsi +amati, ci toglie dal cuore l'esaltazione dell'incertezza, l'entusiasmo +dell'aspirazione; e non c'è amante felice il quale non debba +confessare che lo era di più, quando non era completamente certo di +esserlo. + +La tempesta era sedata nel mio cuore.--Quel giorno badai +tranquillamente ai miei affari, poi andai a far qualche visita, poi al +caffè, al teatro, e non tornai più da Fulvia. Pensavo a lei con quel +sentimento di commiserazione che era nato in me gemello al sospetto +sul suo passato. Provavo per lei la tenerezza e la pietà che avrei +provato per una vedova indiana condannata al rogo.--Non mi pareva di +conoscerla nè di esserle legato di più. + +Al teatro vidi Giorgio.--Egli era stato all'Albergo Milano. Ma Fulvia +non lo aveva ricevuto.--Pure la sua scrittura era scaduta, ella non +cantava più, e doveva essere in casa.--Egli era inquieto. + +Quanto a me avevo un senso vago d'essere un eroe dell'amicizia. Sì; +io, che fino a poche ore innanzi avevo adoperato tutto il mio +ascendente per involargli quella donna ch'egli amava, ora pensavo che +Giorgio dovesse essermi riconoscente perchè non me ne sentivo più +innamorato, perchè non pensavo a contendergliela, perchè ero +fermamente risoluto a non aver nulla di comune con lei. + +Ed intanto vedevo col pensiero la giovane artista intenta a scrivere +per me una storia, per cui non provavo già più che una lieve +curiosità. + +Povera Fulvia! non giudicarmi troppo severamente. È il mio carattere +così;--io non so amare che a sbalzi.--Era certo studiando me, che la +tua anima passionata inventava l'_episodio tempestoso_. Sì, il mio +amore è splendido ed ardente come il lampo, ma rapido com'esso.--Salgo +troppo alto nella sfera della passione, per rimanervi; bisogna ch'io +ridiscenda;--ed allora la prosa della realtà mi gela il cuore,--poi mi +innalzo di nuovo, ritrovo la luce, ritrovo l'ardore,--ma per perderli +e ridiscendere ancora.--Perdonami, Fulvia; io non ne ho colpa; come tu +non hai merito del tuo amore più durevole e profondo. È la natura che +ci ha fatti così.--Tutto quanto hai diritto a pretendere è ch'io ti +riconosca superiore.--E lo riconosco ampiamente. + +La mattina seguente quando mi fu recato il caffè che soglio prendere a +letto, vidi sul vassoio un grosso piego che compresi subito essere le +confidenze di Fulvia. Confesso che fui sinceramente meravigliato di +trovarmi ancora in sì stretto rapporto con lei; tanto nel mio cuore me +ne sentivo già moralmente disgiunto. + +Io sono pigro e mi alzo abitualmente assai tardi. Dopo aver preso +tranquillamente il caffè, feci aprire le finestre, ravviai i guanciali +e le coltri, mi posi a sedere sul letto, ed alla luce d'un bel sole +mattutino impresi a leggere quelle pagine colla tranquilla e benevola +curiosità con cui si comincia un romanzo d'un autore noto e +simpatico;--nè più nè meno. + +Con questa sola differenza che, dissuggellando quel piego andavo +chiedendo tra me: «Scrive bene?» Ed era il solo pensiero che mi +occupasse in quel momento. + + + + +XVI. + +LE MEMORIE DI FULVIA. + + +«_Caro Max,_ + +«La mia nascita, la mia infanzia, la mia adolescenza non hanno nulla +di romantico.--Me ne duole, per l'effetto di queste mie pagine, ma è +così. + +«Il mio babbo era impiegato governativo, ed era povero. La mia mamma +morì pochi anni dopo la mia nascita. Non avevo fratelli. In casa mia +si viveva meschinamente, con una sola serva che aveva cura di me. + +«Quando ebbi dodici anni, il babbo mi pose in collegio, dove rimasi +sette anni. La pensione era dispendiosa. Egli licenziò la serva, +vendette il mobiglio, e si pose a vivere a dozzina per fare economia. + +«Ed infatti riescì a mantenermi tutto quel tempo in collegio, senza +farmi sentire la menoma privazione, senza farmi sfigurare presso le +compagne; e, dal canto suo, non fece mai l'ombra d'un debito. Forse le +privazioni, povero babbo, le imponeva a sè stesso; ed il mio benessere +era il frutto de' suoi sacrifici. + +«Ma fin allora non m'ero mai imbattuta a pensare quale potesse essere +la condizione economica di mio padre. Accettavo la mia, e la godevo +colla spensieratezza della mia età. + +«Parecchie delle mie compagne imparavano il canto. Io vi aspiravo +vivamente. Amavo la musica con trasporto, ed ero ambiziosa. Pregai la +direttrice che mi facesse provare la voce. Il maestro trovò che era +buona. Allora, senza pensare all'aumento di spesa che gl'imponevo, +scrissi al babbo quel mio desiderio. Non mi cadeva in mente che lo +studio d'un'arte potesse essere questione di denaro. + +«Il babbo che mi aveva data un'istruzione nell'idea di fare di me +un'istitutrice, s'adattò senza difficoltà a farmi invece una cantante. + +«Io, che avevo desiderato cantare come dilettante, mi adattai, +parimente senza difficoltà, ad essere artista. E tre anni dopo cantavo +per la prima volta in un concerto, dopo il quale firmai la mia prima +scrittura per la stagione di primavera a questo teatro Carcano di +Milano. + +«Come vedete, la mia carriera s'iniziò tranquillamente, senza +contrasti. Non avevo una famiglia aristocratica che s'indignasse di +vedermi sulle scene, e contro cui avessi a difendere l'arte +incompresa. La mia famiglia è modestissima; non vanto passate +grandezze; la mia vita d'artista non ha nulla di drammatico; tutto è +prosa intorno a me. + +«E la mia storia più intima, quella che mi dispongo a confidarvi? +Ahimè, Max, è prosa anch'essa. Ora soltanto che è divenuta un ostacolo +fra noi, attinge un po' di poesia da questa circostanza; la triste +poesia del dolore. + +«Uomini e donne hanno la crudele abitudine di rinnegare dinanzi ad un +nuovo amore i loro amori precedenti. Tutt'al più ne ammettono uno, se +la sua notorietà impedisce di negarlo; ma s'affrettano a dire che non +fu vero amore; che fu un sogno giovanile, una calda amicizia cui il +cuore illuso scambiò per una passione. Il solo vero amore deve sempre +essere l'attuale. + +«È forse atto di cortesia per lusingare l'amor proprio della persona +amata; per dirle: «Nessuno ebbe a' miei occhi le tue attrattive, +nessuno m'inspirò il sentimento che tu m'inspiri.» + +«Io sarò meno gentile, ma più vera. Ho amato prima di conoscer voi, +Max. + +«L'uomo, a cui sono fidanzata, non è un vecchio ricco ed acciaccoso +che mi venga imposto tirannicamente da mio padre, e contro di cui io +possa fare appello ai vostri sentimenti cavallereschi. No; è un bel +giovane povero come me; buono, nobile, intelligente. Che io stessa +scelsi, che amai; che amai con trasporto; per cui ho palpitato, ho +pianto, ho gioito; la cui parola d'amore mi scese soave all'anima; a +cui mi fidanzai con delizia sognando un avvenire di felicità. + +«Ed ora, perchè non l'amo più? È almeno stato infedele, sleale? Ha +demeritato il mio amore? No; è stato fedele, e mi ama, e merita +d'essere adorato. Sono io che non l'amo più, perchè non l'amo più; +perchè l'amore non è eterno che in casi eccezionali; l'amore può +cessare; il suo carattere era troppo freddo per rispondere alle mie +aspirazioni; e la sua freddezza ha spento l'ardore che le sue prime +parole d'affetto m'avevano acceso nel cuore, ecco la prosa. + +«Era un tedesco che m'insegnava il canto. Quando lo conobbi, era +giovanissimo; e dirigeva già l'orchestra del teatro Regio di Torino, +dove io sono nata e cresciuta. Era bello e d'un'eleganza di buon +gusto. + +«Non è punto vero che si ami un uomo per le sue qualità esterne o per +le sue abitudini; si amano le qualità e le abitudini per l'uomo. I +primi amori che io sognava nel segreto del cuore, erano per eroi, per +uomini fieri, dall'aspetto maschio, da' modi franchi, come i vostri, +Max. Uomini dalla voce dolce come una melodia, profonda come un +pensiero, passionata come un bacio--la voce di Giorgio. I giovani dai +_palmerstons_ profumati, dai capelli unti e lucenti, dalla +scriminatura dritta come una rotaia di ferrovia, gli eleganti che +discorrono di toletta, e ne mutano tre ogni giorno, erano a' miei +occhi ridicoli. Non me ne occupavo che per farne la caricatura. + +«Il mio maestro di canto era appunto uno di codesti. Sembrava una +figurina tagliata fuori da un giornale di mode. S'inchinava in due +tempi; parlava sotto voce con un garbo inalterabile; era sempre del +parere delle signore, e nelle sue stesse lezioni sapeva non +contraddirmi, apertamente, e non riscaldarsi mai. I suoi lineamenti +erano belli, d'una bellezza regolare e fredda. Viso ovale, occhi nè +grandi, nè piccoli, colorito fresco, profilo greco, labbra rosse che +nel parlare lasciavano vedere i denti d'una bianchezza abbagliante. La +sua barba d'un biondo fulvo, ed i suoi baffetti erano evidentemente +l'oggetto delle sue cure amorose. Parlava poco, ed era sempre dello +stesso umore; nè troppo serio, nè troppo gaio. Aveva l'aria d'un +cortigiano aspirante che facesse la sua pratica nell'etichetta di +corte. Quando lo conobbi mi fu antipatico. Quando l'udii parlare, il +suo accento straniero e la sua voce--sopra tutto la sua voce--finì di +rendermelo repulsivo. Era una vocina di testa, con una nota cavernosa +nel naso, che ad ogni tratto risuonava come una corda spezzata. Avevo +sul pianoforte il metronomo per misurare il tempo. Il mio maestro non +mi parve più animato di quello strumento. Avrei giurato che aveva una +complicazione di ruote e d'ingranaggi al posto del cuore, e la sua +bellezza mi lasciava fredda come la bellezza d'un fantoccio. + +«In fatto di musica egli apparteneva a quella scuola che i profani +chiamano dell'avvenire. Quanto a me, non avevo ancora opinioni; le +cadenze lente e melodiche mi eccitavano il sentimento e mi riescivano +facili; ed io le cantavo di preferenza. + +«Un giorno il maestro entrò ch'io stavo intuonando, forse per la +decima volta, un'aria della _Straniera:_ + + Trovarti, rivederti + Un solo istante ancora... + +«Contro tutte le sue abitudini, il calmo tedesco fece un atto di +dispetto, tolse quella musica dal leggìo e la respinse dicendomi: + +«--Non s'innamori di questa roba! + +«Io mi sentii offesa nel mio sentimento più caro. Avevo messa tanta +espressione in quel canto, che mi figuravo di far pensare lui come +tutti, ad un assente rimpianto, cui aspirassi di _trovare_ e +_rivedere_. Le mie compagne me l'avevano fatta ripetere a sazietà, e +mi avevano detto: + +«--Si sente che ci metti tutta l'anima. + +«--Si direbbe che hai delle lagrime nella voce, ecc. + +«Ed ecco invece che quel glaciale tedesco non comprendeva nulla di tutto +ciò; e là dove si esprimeva un dramma di sentimento, egli non vedeva che +la povertà d'una combinazione di crome e semicrome; nel grido dell'anima +che deplorava l'assenza d'un essere amato, egli non deplorava che +l'assenza di complicazioni armoniche e d'istrumentazione. Ne fui +irritata, e, senza nasconderlo, gli risposi: + +«--Perchè non ho a cantare un'aria che mi piace? + +«--Perchè non le giova a nulla, mi disse riprendendo la sua calma +abituale. È una melodia bella a sentirsi, ma che non fa fare nessuna +ginnastica alla voce, e la sua ha bisogno di esercitarsi nelle +difficoltà, per svilupparsi ed acquistare agilità ed estensione. + +«--Gli esercizi sono freddi e mi annoiano, borbottai; non c'è +sentimento. + +«--L'espressione del sentimento,--riprese il giovane verista,--è +infatti una delle attrattive per cui la musica ottiene il favore del +pubblico. Ma per noi la musica dev'essere uno studio serio, e non un +idillio sentimentale. + +«Io fui sempre troppo sincera, come mi conoscete, Max. La parola mi +fugge dal cuore al labbro, senza dar tempo alla ragione di +controllarla. Indignata di quelle parole che reprimevano il mio +entusiasmo, lo rimbeccai con vivacità: + +«--Ella non ha cuore se intende la musica così. Il maestro +d'aritmetica non parlerebbe altrimenti. + +«Egli non mi rispose. Aperse sul leggìo un fascicolo di studi sugli +arpeggi, ed incominciò gli accordi dell'accompagnamento, accennandomi +di ripetere la mia lezione. + +«Ma io ero irritata; cantavo male. Feci due o tre note false; egli mi +corresse; la vergogna mi paralizzò la voce; gettai la musica sul +pianoforte, fuggii all'altro capo della stanza, sedetti ad uno +scrittoio colle braccia sovr'esso ed il capo sulle braccia, e scoppiai +in pianto. + +«Il maestro stette un momento in silenzio, durante il quale sentii che +mi guardava. Vi sono sguardi che si sentono come un raggio carico di +elettricità rivolto su di noi. + +«Poi lo sentii voltarsi verso il piano, tentare qualche accordo +incerto; rimanere pensoso come in cerca d'un pezzo di cui il lungo +abbandono gli avesse fatte dimenticare le note; e finalmente +cominciare con esitazione, e quindi procedere con sicurezza la grande +aria del soprano nella _Sonnambula_, poi il duetto tra soprano e +tenore nella _Lucia_, e chiudere quel piccolo concerto coll'aria del +tenore ed il duetto d'amore della _Jone_. Tutta musica affatto +contraria ai suoi gusti. + +«Quella concessione fatta a' miei gusti sentimentali era una muta +scusa ch'egli mi rivolgeva. Io lo compresi e ne apprezzai la +delicatezza. + +«In quel momento il congegno ad ingranaggi e ruote che mi ero figurato +nel petto del mio maestro, scomparve, e vidi un cuore caldo e +sensibile palpitare sotto l'eleganza della sua toletta. + +«Non piangevo più, non pensavo più alla mia umiliazione. Un altro +ordine d'idee mi preoccupava lo spirito. + +«--Quel giovane cuore era egli rimasto freddo fin allora accanto a me? +Quello sfoggio di melodia, un minuto dopo averla condannata, era un +semplice atto di delicata condiscendenza? O era una dimostrazione di +simpatia? + +«Intanto, sebbene non piangessi più, continuavo a starmene nello +stesso atteggiamento, col volto nascosto. Quando si è piantato +qualcuno in asso per andare a piangere dispettosamente in un canto, +non è così facile asciugarsi gli occhi e tornare a dirgli +tranquillamente: «Eccomi, ho finito» a rischio di sentirsi ridere in +volto. + +«Il maestro comprese che bisognava ajutarmi ad uscire dall'imbarazzo +in cui mi ero posta. Lasciò il piano; venne a fermarsi in piedi +dinanzi a me, e mi domandò: + +«--È in collera? + +«Non sapevo che dire, e presi il partito di non rispondere, di non +alzare il capo. Ma la sua voce mi parve meno brutta. In quella, da +lontano, nel silenzio delle classi deserte,--perchè a quell'ora, tutte +le compagne erano in giardino alla ricreazione,--si udì battere un +uscio. La direttrice veniva abitualmente ad assistere alle lezioni di +musica, e certo doveva esser lei. Io sentii con terrore la +sconvenienza della mia posizione, il maestro pure la sentì perchè +riprese curvandosi verso di me: + +«--A momenti è qui la direttrice. Via, mi perdoni, e venga a +riprendere la lezione. + +«Io mi rizzai in fretta, e senza rispondergli, senza guardarlo, tornai +al pianoforte. + +«Egli mi seguì, sedette, pose le mani sui tasti, poi, invece di +riprendere l'accompagnamento interrotto, alzò gli occhi in volto a me, +e, con un sorriso che parve trasfigurarlo, mi interrogò: + +«--Ed ora cosa facciamo? + +«Io presi senza rispondere il fascicolo d'arpeggi che avevo respinto. +Era una risposta. + +«Colla galanteria che gli era naturale egli accolse quell'atto di +condiscendenza come un grande favore, e mi disse: + +«--Grazie, signorina; ella è troppo buona; _sebbene io non abbia +cuore_, le sono molto riconoscente del sacrificio che mi fa. + +«In quella entrò la direttrice, e la sua presenza m'impedì di +rispondere qualche imprudenza. + +«Alla lezione seguente la direttrice era in classe quando il maestro +entrò. Egli aveva un fiore di vaniglia all'occhiello dell'abito. Io +guardavo quel fiore e pensavo: «L'ha portato per me....» + +«Poco dopo la direttrice fu chiamata fuori. Io precipitai +istintivamente l'esercizio che stavo facendo. Il maestro non mi +corresse quell'errore di tempo. Erano così rari i momenti in cui il +caso ci accordava di esser soli; entrambi avevamo premura di +profittarne. Egli mi disse, mentre voltava il foglio: + +«--È ancora in collera con me? + +«--Sì, gli risposi; perchè non vuole lasciarmi cantare nulla di bello. + +«--Ebbene, riprese egli, domani le porterò _Gran Dio morir sì +giovane_, lo canteremo insieme. + +«Non potei a meno di ridere. La grande facilità di quella melodia l'ha +resa siffattamente popolare che omai ci sembra volgare, e la proposta +era realmente umoristica. + +«La mia ilarità gli diede coraggio ed egli soggiunse: + +«--Sono stato infelice per causa sua tutti questi giorni. + +«Io feci un atto ed un sorriso d'incredulità. + +«--Non mi crede? riprese. Se sapesse che rimorso provava per averla +fatta piangere! Ero tentato di andare da Blanchi a provvederle tutti +quanti gli spartiti di Bellini e di Donizzetti.... + +«Cominciavo a sentirmi umiliata di quell'incapacità che mi attribuiva +di apprezzare le più alte e complesse combinazioni dell'armonia +tedesca. + +«--Ma no, protestai. Ella mi deride. Io non sono mica esclusivamente +amante della melodia. Ieri ho suonato tutta la _Sinfonia pastorale_. + +«Era vero; l'avevo suonata dapprima in omaggio a lui, e dopo una prima +lettura l'avevo ricominciata con vero interesse, e l'avevo scorsa fino +in fondo con passione. + +«--Ah! lo sapevo bene che ella non poteva non comprendere quella +musica vera e sublime, esclamò con un sorriso di soddisfazione. E +continuò: + +«--Guardi, ne ero tanto sicuro, che le ho portato un fiore per fare la +pace. + +«Così dicendo, mi porgeva la vaniglia che s'era tolta dall'occhiello +dell'abito. + +«Io accettai quel fiore; poi fui mortificata della mia facile +condiscendenza, e, tanto per darmi un contegno, osservai che era +bello. + +«Egli mi rispose che l'aveva coltivato sul suo balcone; che amava +molto i fiori, che gli rammentavano le persone care che non poteva +aver vicine; e riprese: + +«--Ella non crederà che io abbia delle persone care, poichè dice che +non ho cuore. + +«--Vedo bene che non ne ha,--gli risposi--se non sa perdonare +un'offesa. + +«--Ma è perchè la sua offesa è troppo grande. È la più grande che si +possa fare ad un povero giovane. + +«Io non diceva nulla. Egli soggiunse: + +«--Dica, lo crede davvero ch'io non abbia cuore? + +«Ed accompagnava quella domanda con uno sguardo che smentiva altamente +l'accusa. + +«Ebbi appena il tempo di dirgli «No» e tosto s'udì la direttrice che +s'avvicinava alla classe. + +«Io aveva in mano il fiore di vaniglia che un momento prima era +all'occhiello dell'abito del maestro. Se la direttrice l'avesse +veduto, non avrebbe mancato di farne rimprovero non a me sola, ma a +lui; anzi a lui solo, perchè quanto a me non potevo che accettare la +cortesia d'un superiore. + +«Tutto questo mi passò in mente nell'atto ch'ella apriva la porta, e +con un movimento rapidissimo nascosi il fiore. Ma nel fare codesto +arrossii vivamente. Era riconoscere che nel dono di quel fiore c'era +implicato qualche cosa che la direttrice non doveva sapere; che quel +_qualche cosa_ io l'avevo indovinato; e però accettando il fiore, +avevo accettato il _qualche cosa_ sott'inteso; ed ora nascondendolo, +convenivo d'avere un segreto comune con lui. + +«Egli mi ringraziò con uno sguardo, poi cercando fra i fascicoli di +musica l'aria della _Straniera_ che era stata causa del suo malumore, +e mettendola sul leggìo, mi disse: + +«--Canti un poco per riposarsi dallo studio. + +«Compresi che voleva così ringraziarmi secondando una mia +predilezione, e cantai. Ma quell'aria mi era divenuta antipatica, e da +quel giorno non vi fu astruseria di logaritmi musicali che non mi +esaltasse fino al delirio. + +«All'altra lezione il maestro portò un nuovo fiore. Le compagne +trovarono modo di far uscire la direttrice, ed appena fummo soli il +fiore mi venne offerto, come cosa convenuta. Accettando quell'altro +avevo stabilito un precedente che autorizzava il giovane maestro a +procurarmene una collezione. + +«Gli domandai s'era anche del suo balcone. + +«--Sì, era una pianta giovinetta e tutta in fiore. Aveva qualche cosa +che mi somigliava. Egli la chiamava la vaniglia di Fulvia. Credeva di +vedermi guardandola; nel togliere quel fiore gli era sembrato di farmi +male e di sentirmi piangere.... + +«--Che tenerezza! esclamai volendo mostrare del sarcasmo. + +«--Ebbene, riprese, si meraviglia della mia tenerezza? Ora non crede +più ch'io non abbia cuore; si ricordi che mi ha detto di no, che non +lo crede più. + +«Io sorridevo senza rispondere e mi sentivo tutta accesa in volto. +Egli mi prese lentamente una mano e soggiunse: + +«--Ora lo sa, nevvero, che ho un cuore? + +«--Ero tutta commossa da quella prima stretta di mano. Lo guardai. +Egli era bello in quel momento; ed il suo volto animato non aveva più +nulla della freddezza abituale. Abbassai il capo, e non dissi nulla; +ma avevo accennato di sì. + +«--Ed un cuore capace d'amare..., continuò egli alzandosi dal piano e +baciandomi lievemente la fronte senza abbandonar la mia mano. + +«Io feci un altro cenno come il primo. + +«--E lei non mi vuol anche un po' di bene? Non pensa un poco a me? + +«Terzo cenno come sopra. + +«Ero timidissima e quella scena che non mi dispiaceva punto, mi +confondeva. Tuttavia era ben vero ch'io lo credeva innamorato, e lo +amavo. Non mi sarebbe stato possibile di negarlo. + +«D'allora appena poteva esser solo un momento con me, mi prendeva la +mano e mi dava un bacio. A poco a poco codesto finì per diventare +un'abitudine. Ma una dolce, dolce abitudine di cui mi sentivo lieta e +tranquilla. + +«Così passarono gli ultimi tre anni ch'io rimasi in collegio. Ci +eravamo promessi di sposarci, quando la sua posizione sarebbe più +assicurata. Era una promessa vaga, che si perdeva in un avvenire +indefinito; ma io ne ero felice. Non avrei desiderato anticiparla. +Dovevo fare la carriera del teatro. Ed allora sarei libera di vederlo +sempre, di parlargli, di fare insieme delle passeggiate solitarie. Io +viaggerei sola; egli mi verrebbe a vedere sovente. Mi pareva d'essere +in una città ben lontana da Torino, applaudita dal pubblico, +circondata da ammiratori; e ad un tratto di veder lui, il mio bel +maestro tutto trafelato che avea percorsa una strada infinita per +vedermi un'ora, un'ora d'espansione. + +«Tutto questo mi preoccupava la fantasia. Io sognava tutte le follìe +giovanili dell'amore, che allora la vigilanza continua della +direttrice rendeva impossibili. + +«Quei tre anni passarono. Uscii di collegio. Dovevo studiare un anno +ancora prima di poter cantare in pubblico. Il babbo riprendendomi con +sè, dovette rimettere casa. Egli non aveva la menoma risorsa. Convenne +prendere un mobiglio a credenza, impegnandosi a pagarlo in un anno a +rate mensili. + +«Codesto riduceva il suo stipendio ai minimi termini. Poi bisognò +pensare ad un corredo per me, che appunto per la carriera a cui +miravo, avevo d'uopo di farmi conoscere e di figurar bene. + +«Dedotto tutto, ci rimaneva appena di che vivere economicamente. Per +sottrarre ancora da quella modesta entrata, già tanto assottigliata, +la spesa delle mie lezioni di musica, avrei dovuto condannare il mio +povero babbo e me ad infinite privazioni. + +«Non so se avrei durato costantemente in quel proposito; però in quel +momento per parte mia mi vi sarei sobbarcata volentieri. Ma non potei +accogliere l'idea di imporre simili sacrifici al babbo. Decisi di +studiare da sola. + +«Alle due, l'ora in cui soleva darmi lezione in collegio, il maestro +venne. Il babbo era all'ufficio. Eravamo soli. Egli mi salutò col +solito bacio, poi aperse il pianoforte, cattivo strumento da nolo, che +ai primi accordi lo fece rabbrividire. + +«Io gli dissi, cercando dissimulare la difficoltà della dichiarazione +sotto una frase scherzosa: + +«--Non vi atteggiate a maestro, Welfard; ora non siete più il mio +maestro. + +«--Perchè no? Cosa sono ora? + +«--Siete.... un amico.... + +«--Più che un amico, Fulvia; lo sapete. Ma codesto non toglie ch'io +sia anche il vostro maestro. Avete bisogno di studiare ancora, e +molto. + +«--Studierò da sola. + +«--Non basta. Ma perchè non volete più studiare con me? Il vostro +babbo non permette ch'io venga qui? + +«Rimasi alquanto imbarazzata. Ma fu un momento. Io non ho mai compreso +la vergogna della povertà nè la gloria della ricchezza. + +«Gli presi la mano, e conducendolo alla soglia di quel salotto che era +anche la camera da letto del babbo e dava accesso a due altre povere +camerette, gli dissi: + +«--Guardate. Questo è tutto il nostro appartamento. Siamo poveri. Non +sapevate, quando mi diceste d'amarmi, che il babbo ed io eravamo +poveri? Ecco perchè non posso prender lezioni! + +«Egli mi abbracciò teneramente. Era commosso. Mi condusse al +pianoforte e volle incominciare la lezione senz'altro. Io chiusi il +piano. Allora mi prese le mani nelle sue, e con atto supplichevole mi +disse: + +«--Che pensate ora, Fulvia? Non sono il vostro fidanzato? Non ha da +essere un giorno tutto comune tra noi? Voi che siete una ragazza tanto +superiore, vi vergognereste d'accettare qualche lezione da me, perchè +non potete pagarle? Ma sapete che mi fate torto, che mi affliggete? + +«Ero mortificata. Sentivo che nel suo caso avrei detto come lui. Mi +pareva davvero d'avergli fatto torto e dispiacere. + +«Il denaro non ha mai avuto importanza per me. E quando egli riaperse +il piano, e traendomi accanto a sè, mi disse:--Via, cominciamo subito +subito la lezione, se volete che vi perdoni--io mi affrettai ad +obbedirlo, perchè sentivo di dovere una riparazione alla sua +delicatezza offesa. + +«D'allora venne sempre a darmi lezione e non si parlò più di compenso. +Non era il mio fidanzato? + +«Tutti gli spartiti che mi occorrevano, egli trovava per caso di +averli fra le sue carte. E molto spesso li aveva nuovi. Io mi +accorgevo di tutte queste gentilezze, e le accettavo con riconoscenza. +Ricusare quelle delicate premure mi sarebbe sembrato una sgarbatezza. +Veniva ogni giorno, si occupava di me parecchie ore di seguito; +attento, severo, instancabile, mi fece fare progressi insperati. Mi +procurò molte conoscenze nel mondo musicale, e quando mi credette +capace di figurar bene, combinò un concerto, sa Iddio con che fatiche, +con quante brighe, unicamente per farmivi avere una parte! + +«Quella sera condusse seco l'impresario del Carcano che era a Torino, +me lo presentò, e risparmiandomi viaggi inutili, incertezze d'ogni +maniera, e sopratutto le presentazioni umilianti alle agenzie +teatrali, mi procurò una scrittura assai conveniente per una +esordiente. + +«Tutto codesto, lo vedete, Massimo, è prova d'un nobile cuore; ed io +me gli sento legata per la vita. + +«Ma tutti i sogni d'amore tempestoso che avevo vagheggiati quando ero +in collegio, non si realizzarono mai. Non mi accadde mai di vedere +Welfard irrompere in casa mia improvvisamente. Mai non mi propose di +uscire una sera con me, quando il babbo mi accompagnava a passeggio. +Mai non interruppe una lezione in un impeto d'affetto per stringermi +al suo cuore. Veniva ogni giorno alla stessa ora; mai un minuto prima. +Partiva ogni giorno alla stess'ora; mai un minuto dopo. Mai una parola +appassionata; mai un impeto di gelosia. + +«Quante volte ne ho pianto in segreto, invocando con tutta l'anima un +amore caldo, passionato come quello ch'io mi sentivo nel cuore! Quante +volte, dopo aver divorato lungamente le mie lagrime, esse mi +sfuggirono dinanzi a lui! Allora, nell'angoscia che mi premeva, gli +rimproveravo la sua freddezza, l'indifferenza con cui mi vedeva +imprendere una carriera tanto piena di seduzioni. + +«Avrei voluto che vi si opponesse, che mi facesse delle scene +violente, che mi tormentasse con sospetti ingiuriosi. Tutto ciò mi +avrebbe provato che era geloso, e però, che mi amava. + +«Ed egli mi rispondeva con parole d'affetto, diceva che mi amava +immensamente, ma mi apprezzava altrettanto, ed aveva fiducia in me. +Per questo non era geloso. Che la sua passione non era meno grande per +esser meno espansiva; era il suo carattere così. + +«Ed è vero, Max. Era il suo carattere così. Ed era quel carattere +freddo, che non rispondeva al mio, appassionato ed ardente, e mi +rendeva infelice. + +«In termini legali, la causa della mia infelicità si chiamerebbe +appunto _incompatibilità di carattere._ + +«E realmente credo che sia tale, perchè, se la freddezza di Welfard è +un tormento per me, lo scontento che io ne provo, la melanconia che me +ne risulta, le mie frequenti lagnanze, sono un tormento per lui. È +così che, amandoci sinceramente, ci rendiamo a vicenda infelici. Io +sono italiana come il nostro cielo; egli è tedesco come un soldatino +di piombo. + +«Ero in questo stato d'animo quando partii da Torino per recarmi qui. + +«Avevo sperato che Welfard mi accompagnerebbe per assistere al mio +_debutto_. Mi pareva impossibile che non avesse a prendere un +interesse vivissimo a quel passo tanto importante per me. + +«Egli non ne parlò nemmanco. Quando gli proposi di venire, mi disse +che lo avrebbe desiderato, ma non ne aveva il tempo. Venne ad +accompagnarmi allo scalo, e quando entrai nella sala d'aspetto, mi +strinse la mano, mi fece un inchino e partì. Mi fermai alla porta e lo +seguii collo sguardo, sperando che si volgesse qualche volta per +vedermi e salutarmi ancora. Ma egli non pensava che al suo sigaro. Non +si voltò mai. Correva e fumava come una locomotiva! + +«Il babbo, non meno occupato di lui, potè bene trovar due giorni per +accompagnarmi qui, installarmi, vedermi andare in iscena. Perchè non +avrebbe potuto ottener anche Welfard un permesso come il babbo? Quella +indifferenza mi fece male, salii in convoglio piangendo. Mi parve +d'essere amata a tempo perso, di non essere il primo, ma l'ultimo de' +suoi pensieri. Le considerazioni di tempo, di occupazioni, erano messe +innanzi a me. Tutti i doveri gli erano più sacri che il dovere +contratto con me di amarmi e di farmi felice. + +«E pensavo: Se ora, che gli appartengo soltanto idealmente, è freddo +così, che sarà quando diverrò sua moglie, quando la certezza del +possesso m'avrà spogliata del prestigio d'un'aspirazione? + +«Nondimeno, allorchè il successo mi riempì l'anima d'una gioia nuova +ed immensa, sentii che le nobili soddisfazioni dell'arte, e l'avvenire +che mi prometteva la mia carriera, erano tutto opera di Welfard, e si +ravvivò più che mai in me il senso di gratitudine infinita che mi +legava a lui. + +«Gli scrissi a lungo quella notte istessa sotto l'impressione delle +nuove emozioni che mi agitavano; cercai di trasfondere la mia anima +nella sua, di riscaldarlo al fuoco del mio entusiasmo, della mia +passionata riconoscenza. + +«Passarono otto lunghi giorni; ed in ciascuno di essi speravo una +lettera, e ciascuno mi recò una delusione. + +«Ed intanto mi vedevo circondata da giovani vivaci, espansivi, che si +disputavano come una gloria il piacere di accompagnarmi; che +trascuravano i loro affari, le loro famiglie per me; che si rendevano +indiscreti, importuni a forza d'assiduità. + +«Mi erano tutti indifferenti. Se tutti avevano le qualità che +mancavano a Welfard, nessuno aveva poi le virtù ch'egli possedeva. E +tuttavia ogni giorno, dopo aver sperato invano una lettera, ero +costretta a dire a me stessa: Oh perchè tutti questi esseri tanto +inferiori a lui sanno amar meglio? Perchè in lui solo Dio non ha +infuso il soffio della passione, che è la poesia della vita? + +«Una sera, nove giorni dopo che avevo scritto a Welfard, ero pronta +per andare al teatro, quando mi venne recata la sua risposta. + +«Tremavo di speranza nell'aprirla. Tutte le espansioni della mia +lettera mi si affacciarono al pensiero, reclamando in ricambio una +parola appassionata. + +«Ahi! fu ancora una delusione. La passione è muta in quell'anima; in +essa la virtù, la generosità non sono uno slancio di sentimento, ma +unicamente un portato della riflessione, la fredda idea del dovere. + +«Vi trascrivo qui la sua lettera: giudicatene. + +«Cara Fulvia, + +«Mi fa molto piacere il vostro successo--del resto io non ne aveva mai +dubitato;--voi farete una bella carriera; me ne congratulo +sinceramente. + +«Ho veduto i giudizî dei critici sul vostro _debutto_. Sono tutti +lusinghieri per voi, ed anche per me, credetelo, sebbene voi vi +esageriate fuor di misura la poca parte ch'io ebbi nella vostra +educazione musicale. + +«Tenete conto dell'appunto che vi fece il critico della +_Perseveranza_. È vero; voi abusate delle note basse, e le forzate. È +una risorsa delle artiste a cui il tempo e le fatiche hanno guastato +le note di mezzo. Ma voi non avete lacune nella vostra scala, e dovete +assolutamente correggere codesto difetto. Appena vi fermerete un poco +a Torino, ci lavoreremo insieme. + +«La scrittura che vi fu proposta è buona. Il teatro di Reggio +d'Emilia, nella stagione di primavera, è un teatro importante. +Transigete sugli interessi pur di combinare codesto affare che può +esservi molto utile. La tessitura dell'_Africana_ va benissimo per la +vostra voce, ed in pochi giorni potrete imparare la parte. + +«Mi dispiace all'anima di non poter esservi accanto per risparmiarvi +codeste noie di contratti. Ma, voi lo sapete, sono schiavo del lavoro. +Questo però non mi toglie dal pensare a voi. + +«Scrivetemi spesso, ed amatemi come vi ama, + +«_Il vostro_ WELFARD HERBERT.» + +«La freddezza nordica di quella lettera mi strinse il cuore. Dacchè +amavo Welfard, era la prima volta che mi allontanavo da lui; la prima +volta che ci scambiavamo una lettera. Per me era un grande +avvenimento; e gliel'avevo detto, come aspettassi con ansia la sua +prima parola scritta, come la sua stessa calligrafia che m'era ignota +m'inspirasse la palpitante curiosità d'una rivelazione. + +«Egli non accennava a nessuna di codeste emozioni; forse non le aveva +trovate degne d'una risposta. L'unica parola d'affetto in tutta la sua +lettera era una formola di saluto, un luogo comune. Forse una tedesca +l'avrebbe trovata abbastanza espansiva. Ma io, nel mio caldo cuore +italiano, me ne sentii delusa e quasi offesa. + + + + +XVII. + + +A questo punto delle confidenze di Fulvia, posai il manoscritto, e mi +guardai intorno trasognato. + +Era l'anima sincera di Fulvia che traspariva in quelle confessioni, +scevre egualmente di vanità e di falsa verecondia. Era la sua ingenua +abitudine di dire la verità ad ogni costo, senza ostentare virtù +trascendentali, riconoscendo i proprï torti; considerando le cose +nella loro realtà. + +Sentivo che mi aveva aperto tutto quanto il suo cuore, che non aveva +più segreti per me. + +Un sentimento nobile e puro, ed un debito di riconoscenza. Ecco tutto +il suo passato. + +Ed il punto nero ch'io credevo trovarvi? + +Povera Fulvia! L'avevo commiserata come una colpevole, ed era pura +come un lembo di cielo. Povera, povera Fulvia! + +Il sole irradiava la camera avvolgendo gaiamente il mio letto in +un'onda di calore e di luce. Il mio cuore era lieto. Mi vestii +canticchiando, e sorrisi al sole che rinasceva più bello e più ardente +dopo la oscurità della notte, come il mio amore dopo il gelo del +sospetto. Lo dissi:--io non so amare che a sbalzi. + +Ma non potevo comprendere che quella freddezza fosse stata solamente +in me. Mi pareva che fossimo stati moralmente disgiunti, ed ora ci +riunissimo; sentivo il bisogno di essere assicurato ch'ella mi amava +ancora. Ella, che me l'aveva detto la sera innanzi, ella che aveva +scritto tutta la notte per me! + +Balzai in piedi, mi vestii in furia, uscii correndo, e non mi fermai +che sulle scale dell'Albergo Milano, dove tre camerieri m'inseguirono +e m'arrestarono come un ladro, per dirmi: + +--Il numero 17 è uscito! + +Il numero 17 era Fulvia! Briganti! Li respinsi come tre creditori, e +ripresi a salire dicendo: + +--Aspetterò la signora Zorra. + +Ma anzichè comprendere la mia lezione uno di essi staccò la chiave dal +quadro, e mi precedette gridando a' suoi compagni, a' suoi complici: + +--Quando torna il numero 17 direte che c'è gente in camera ad +aspettarla. + +Entrai ardito e solo in quella camera, in quel santuario, dove il mio +amore aveva bamboleggiato come un fanciullo, sognato come un poeta, +sperato come un credente, sofferto come un martire. + +Mi stesi nella poltrona di Fulvia, e volli adattare la mia persona in +quella specie di nicchia che serbava l'impronta della sua. Ma la mia +testa troneggiava fuor dalla sponda, e se volevo abbassarla al posto +della sua testa, le ginocchia protendevano un metro lontano dal +sedile. Pensavo al profeta Elia che per risuscitare i fanciulli morti +si stendeva sui loro corpicini, le mani sulle mani, i piedi sui piedi, +la bocca sulla bocca, ed invocai la fede che fa muovere i monti, per +rinnovare quel miracolo, e rannicchiarmi nell'impronta di Fulvia sulla +sua poltrona. Ma la fede non venne, nè il miracolo. Allora mi alzai, +girai per la stanza esaminando ogni cosa. Pensai a Saint-Preux nella +stanza di Giulia. Sopra una sedia nell'alcova erano alcuni oggetti di +vestiario; alzai la cortina, stesi la mano per rinnovare le follìe +dell'amante della _Nouvelle Héloïse_. Ma in mezzo alle tempeste della +mia vita, in cui non mancano avventure, serbai sempre in me qualche +cosa di ingenuo, una specie di culto sentimentale dinanzi al pudore +d'una donna. E questo sentimento delicato mi fece ritirar la mano. + +Indagare le forme d'una giovane amata nelle pieghe del suo busto! Quel +Saint-Preux era indiscreto e brutale. + +E lasciai ricadere la cortina dell'alcova, e tornai a sedermi nella +poltrona di Fulvia, rassegnato ad occuparvi maggior spazio di lei. + +Poco dopo l'uscio si aperse ed entrò Fulvia, che al vedermi, emise un +_Oh!_ de' più felici che sia mai suonato tra labbra umane. Non aveva +scontrato nessun cameriere, e la mia presenza in casa sua le riesciva +inaspettata. + +Corse a me, e mi disse: + +--Come sono felice di trovarvi qui. Com'è bello! Peccato che non +possiamo essere che amici. Eravamo fatti per comprenderci. Queste +spensieratezze mi piacciono tanto. Se Welfard avesse saputo farmi una +sola di queste sorprese... Ma egli avrebbe temuto di compromettermi, +avrebbe pensato a quel che direbbe la gente, ai commenti dei +servitori, poi avrebbe consultato il galateo, e non ne avrebbe fatto +nulla. Egli pensa a tutte le cose del mondo invece di pensare ad +amarmi. + +--Ed io non penso che a questo, le risposi. E sono imprudente. + +--O siatelo, esclamò, siatelo sempre, Max. La prudenza è lo spegnitoio +d'ogni slancio giovanile. Non mi parlate di prudenza. Io l'abborrisco. + +E non finiva d'ammirarmi per quella grande impresa d'essere stato ad +aspettarla in casa sua. Sotto l'impressione del tedio e del disinganno +che le avevano procurato le fredde circospezioni del suo fidanzato, +non vedeva nulla di più bello che un po' di audacia. A' suoi occhi era +un eroismo quella sfida lanciata alla società; ed ella pure si faceva +una gloria di esporsi francamente alle calunnie con apparenze +accusatrici. + +L'amore aveva tanto osservato, compulsato, ragionato intorno a lei, +che si era fatto uggioso come un vecchio pedante; ed ella sentiva il +bisogno di rimettergli la benda tradizionale, di restituirgli le sue +ali svolazzanti, la sua giovanile cecità. Era un errore, povera donna; +ma e l'altro? Tutti gli eccessi conducono all'errore. + +Le domandai dov'era stata. + +--Oh mio Dio; non mi ci fate pensare Max. Sono stata all'agenzia a +firmare la scrittura per Reggio di Emilia. Parto domani. + +Il mio amore, che si stava addormentando dinanzi alla sua facile +ammirazione, alla sicurezza del suo affetto, si ridestò d'un tratto a +quell'annuncio. Separarci, perderla, vedere lo spazio frapporsi come +ostacolo tra noi; tuttociò riponeva Fulvia nel novero della +aspirazioni, ne rifaceva un frutto proibito; e come tale sentii +d'adorarla, mi afflissi della sua partenza, cercai di oppormivi, di +protrarla. Ed il suo povero cuore di donna, già addolorato da quella +separazione, si abbandonò al suo dolore, e pianse. Io cercai di +consolarla; ma le mie parole quanto più erano affettuose, tanto più +aumentavano la sua commozione, le sue lagrime. Ed il suo pianto +diveniva angoscioso e convulso. + +Allora mi allontanai per lasciarla calmarsi, ed andai a sedermi al +pianoforte. C'erano due sgabelli rimasti dal mattino quando forse si +era suonato a quattro mani. Io mi sedetti dalla parte dei bassi, e +curvandomi con molto disagio suonai la sinfonia del _Freyschütz;_ poi +l'aria del tenore nel primo atto: _L'onda, il colle, il prato, il +bosco._ + +I singulti di Fulvia s'erano allentati man mano. Mi voltai. Ella stava +guardandomi col mento appoggiato alle mani incrociate; era accesa in +volto ed aveva gli occhi gonfi. Mi baciai una mano poi vi soffiai +sopra per mandarle il bacio. Ella volle sorridermi, ma le lagrime +tornarono ad empirle gli occhi. Allora le dissi: + +--Cantate, Fulvia; venite a cantare. + +Ella si alzò asciugandosi gli occhi, e, con voce ancora piangente, mi +disse, allontanando l'altro sgabello: + +--Tiratevi in mezzo. _Siete seduto a quattro mani_. + +Io risi e mi divertii di quello scherzo come del più felice motto di +cui possa gloriarsi il _Pompiere_, e riescii a far ridere anche +Fulvia, che, come tutte le persone nervose, non era mai tanto facile a +ridere come quando aveva pianto. + +Allora intuonai la grande aria di Agata: _Perchè non giunge il sonno_. +E Fulvia la cantò divinamente, passando dal lagno increscioso alla +dolcezza della preghiera, poi al terrore passionato, alla +supplichevole invocazione di pace, ed alla calma serena di un'anima +che ha pregato e spera. Ma quando fu alla stretta: _O dolce mia +speranza, o dì beato_, non volle assolutamente cantarla, disse che era +un'ironia, che quel giorno era troppo doloroso per lei, e dovetti +rinunciarvi. + +Stavo ancora seduto al pianoforte quando venne recato a Fulvia un +biglietto d'una signora a cui io stesso l'avevo presentata, che la +invitava a pranzare seco, ed aggiungeva che vi sarei anch'io, perchè +mi aveva scritto in proposito. + +Riservandomi a ricevere quel biglietto al mio ritorno a casa, +insistetti presso Fulvia perchè accettasse, promettendole di +accompagnarla e poi ricondurla a casa e passare tutta la sera con lei, +e tutte le ore del domani. + +Ella dunque accettò. + +Poco dopo giunse Giorgio, e rimase con noi sino all'ora del pranzo. +Allora uscimmo insieme, e Giorgio ci accompagnò sino in via Torino +alla casa dove eravamo invitati. + +Fulvia ci aveva domandato un momento di libertà, di cui io avevo +profittato per correre a casa a cangiar abito, ed al mio ritorno +l'avevo trovata in una elegante toletta verde cupo, con un gran +collare alla Medici ed un ramo d'edera nei capelli. Quella tinta cupa +s'adattava benissimo al suo colore olivastro e pallido; ed il collare +altissimo correggeva la linea un po' aspra del suo collo +eccessivamente lungo. + +Fulvia non era bella. Non so che cos'avesse di attraente. Era forse il +suo occhio innamorato o l'infinita dolcezza che spirava da tutto il +suo volto, e specialmente dalla sua bocca? O era la sua voce +bellissima, la seduzione possente del canto? + +No; questo posso affermarlo; l'ammiravo come artista, ma l'amavo come +donna. Se non _avesse cantato_, l'avrei amata egualmente, e chi sa? +Forse l'avrei amata meglio. + +Era il suo carattere leale fino all'ingenuità, appassionato fino +all'esaltazione; erano i suoi modi; era l'originalità del suo spirito; +e, più che tutto, era «amor, che a nullo amato amar perdona» il quale +mi faceva sentire l'influenza della simpatia che inspiravo. + +Tuttavia vestita così, Fulvia era una bella signora; ed io ne fui +glorioso ed innamorato; e mi sentivo tanto felice d'amarla, e tanto +afflitto di poterla amare soltanto idealmente sotto il titolo di +amica, che in quella casa di freddi conoscenti non trovavo parole per +sostenere la conversazione. Fulvia pure era preoccupata e non parlava +che a sbalzi, per dir qualche cosa di strano alla sua maniera, poi +tornava ad ammutolire per lungo intervallo. + +Si discorreva di un padre di famiglia ch'era morto improvvisamente in +principio di carriera, lasciando la moglie e due figli in gravi +imbarazzi. + +--Pover'uomo, esclamò Fulvia; «non potrà sentire la Messa funebre di +Verdi.» + +I nostri ospiti erano una famiglia di formalisti, dalle virtù e dai +sentimenti di parata. Si guardarono l'un l'altro inorriditi. Fulvia +non se ne avvide. E ricadde nelle sue preoccupazioni. Allora io volli +parlare, scherzare, far dello spirito, per divergere i pensieri di +quei pedanti dalla parola avventata di Fulvia. E, per eccitarmi ad un +brio fittizio, mi diedi a bere un bicchiere sull'altro; e tosto mi +sentii animato fino all'esaltazione, ed accaparrai io solo tutta +l'attenzione della compagnia. + +Io, del resto, conoscevo perfettamente il cuore di Fulvia; e sapevo +che lo scetticismo, che un abuso di spirito le poneva sulle labbra, +non era nel suo interno. Sul finire della serata proposi una colletta +a beneficio della famiglia del disgraziato che era morto prima di +sentire la Messa di Verdi, che stava per essere compiuta ed eseguita a +giorni. + +La proposta fu accolta freddissimamente dalla compagnia; ma io non +mostrai d'accorgermene e raccolsi le magre offerte in un portasigari +giapponese. Quando se ne fece lo spoglio vi si trovarono 520 lire. Un +biglietto giallo, e venti lire in ispiccioli. Il biglietto giallo +attirò tutti gli sguardi. I convitati si conoscevano troppo bene tra +loro, per sospettarsi a vicenda capaci d'una simile prodigalità. Ma +nessuno neppure ne avrebbe creduta capace la spensierata giovane, che +non aveva trovato una parola sentimentale per quella sventura. Tutti +gli occhi si volgevano verso di me con una specie di commiserevole +ammirazione quasi a dire: + +--È generoso, ma è un capo scarico; finirà male. + +Io avevo veduto quella mattina stessa in mano a Fulvia tre biglietti +da L. 500 che aveva ricevuti dall'impresario;--il primo quartale +anticipato della sua modesta scrittura da esordiente;--e sapevo bene +da che parte venisse l'offerta sardanapalesca. + +Lasciai che la convinzione della mia generosità mettesse radice per +bene in tutti gli spiriti, e poi traendo lentamente il mio portafogli +dissi: + +--Manca ancora il mio obolo. E ne tolsi 20 lire che posai +magnificamente sul vassoio. + +Allora vidi tutti i visi volgersi più allungati che mai verso Fulvia, +e sentii entrare in me la persuasione che quella gente, non potendo +più dirla senza cuore, la diceva senza testa. + +Erano già le nove. Per toglierla a quell'inquisizione malintenzionata +proposi a Fulvia di ritirarsi; ed uscimmo. + +Lungo la strada parlammo poco. Io ero spossato dallo sforzo fatto per +sostenere la conversazione. Ella pensava alla sua partenza ed era +triste. + +Quando fummo a casa ci sedemmo come al solito ai due lati della +tavola. Ma il vino bevuto mi era salito al capo; e senza esserne +ancora precisamente esaltato, ne avevo le idee intorpidite e l'occhio +stanco. Non sapevo più parlare. Ogni volta che aprivo la bocca dicevo: + +--Mi amate, Fulvia? + +La prima volta mi rispose con espansione: «Sì, mi amava, e malgrado +che non potessi essere che un amico per lei, sentiva che nessuno le +era più caro di me, neppure Welfard.» E mi stringeva la mano, e mi +guardava quasi aspettando ch'io le dicessi parole altrettanto +affettuose. + +Io volli farlo, apersi la bocca e dissi: + +--Mi amate, Fulvia? + +Questa volta ella mi rispose soltanto: + +--Perchè lo domandate? Non lo sapete abbastanza? + +Ed io pensai che infatti lo sapevo, che ne ero certo; e che ero +soltanto molto infelice del suo impegno con quel _soldatino di +piombo_, e della sua partenza. E volli esprimerle tutto ciò; e la +fissai languidamente e le dissi: + +--Mi amate, Fulvia? + +Ella mi guardò meravigliata, e mi strinse la mano senza rispondermi. +Aveva ragione di non rispondermi. Ero sciocco; non sapevo dir altro; +cominciavo ad accorgermi d'essere monotono. Pensai tante buone cose da +dirle; sognai di seguirla a Reggio, di vederla andare in iscena, e poi +di proporle di fuggire con me in un piccolo casino svizzero lontano +lontano, che mi pareva di vedere, e che era fatto come una pagoda +chinese. E poi eravamo già fuggiti. Eravamo già là insieme nella +pagoda, seduti in terra colle gambe incrociate bevendo il thè, ed io +le domandavo con trasporto: + +--Mi amate, Fulvia? + +Ma anzichè udirmi rispondere qualche dolce parola, sentii una mano +irritata strapparmi la tazza di thè, gettarmi fuori dalla pagoda, ed +una voce ironica, senza note di petto, dirmi all'orecchio: + +--Destatevi. Come siete brutto quando dormite! + +Apersi gli occhi trasognato. Avevo dormito come uno sciocco nella +famosa poltrona di Fulvia. E quel ch'è peggio avevo _dormito brutto_. +Mi parve di vedere Giorgio danzare un valzer vertiginoso nella camera; +balzai in piedi spaventato, e questa volta non più per divagazione +d'ebbrezza, ma con profondo terrore domandai: + +--Mi amate, Fulvia? + +--No; mi rispose. Non vi amo più. _Quest'orrenda notizia vi dò._ E +voltandomi le spalle andò a sedersi al pianoforte e suonò tutto quello +che potè pescare di più tedesco nel suo repertorio musicale. La +tempesta di Rubinstein, il rondò dell'Oberon, il duetto del secondo +atto del Lohengrïn. + +Per protezione speciale di santa Cecilia non mi addormentai di nuovo. +Stetti sopportando pazientemente quel supplizio acustico, e poi +andandole dietro la sedia e togliendole le mani dalla tastiera le +susurrai: + +--Ora basta di germanizzare, Fulvia. Siamo un poco italiani. + +--No, mi rispose senza voltarsi. Non vi amo più. + +Io me le inginocchiai accanto per poterla guardare negli occhi, e le +dissi: + +--Davvero? Ripetetelo. + +--Sì, lo ripeto, _non vi amo più_. Macbeth ha ucciso il sonno, ed il +_vostro_ sonno ha ucciso il _mio amore_. + +--Che bisticcio! esclamai figgendo sempre più i miei occhi ne' suoi e +tenendole strette le mani. Siate sincera, Fulvia. Non fate dello +spirito, non fate eccentricità. Siate un poco voi stessa. È vero che +non mi amate più? Che una posa inelegante nel sonno ha potuto +distruggere tutto il vostro amore? Dite, Fulvia, non mi amate più? + +Ella arrossì, abbassò gli occhi e rispose: + +--È vile, ma lo confesso. Vi amo ancora, malgrado tutto. + + + + +XVIII. + + +Il giorno dopo andai a prendere Fulvia per accompagnarla allo scalo. +Sapevo che altri ammiratori sarebbero stati pronti all'ora della +partenza per accompagnarla anch'essi. E, per evitare d'averli in +carrozza in quegli ultimi momenti, uscii io stesso per ordinare ad un +fiaccherajo di venirci a prendere. Gli diedi uno scudo di mancia, e +gli ordinai di prendere il suo _brougham_ più stretto, e di levarne la +panchetta dinanzi. + +Quando vennero ad avvertirci che la carrozza ci aspettava, scendemmo +tutti; ma, naturalmente, a nostro grande rincrescimento, soltanto +Fulvia ed io potemmo capire nell'angusto veicolo. Dissi agli amici che +ci raggiungessero alla stazione, e via!... Mancava un'ora alla +partenza. + +In quell'ora di corsa Fulvia non fece che piangere. Io le promisi di +raggiungerla il giorno dopo a Reggio. Nulla mi sorrideva di più che +quella scappata. Correrle dietro segretamente, rivederla con mistero +dopo averla tanto veduta ed accompagnata ostensibilmente. + +Tutto ciò aveva una tinta d'amore che mi agitava e mi faceva prevedere +la fine di quell'assurda commedia di platonismo e d'amicizia, dietro +la quale tenevamo malamente inceppati i nostri veri sentimenti, le +nostre vere aspirazioni, la nostra doppia libertà. + +Fulvia seppe riprendere il suo piglio franco ed un po' mefistofelico +nel salutarmi allo scalo alla presenza di Giorgio; ma dietro le sue +parole acremente scherzose, io sentivo sgocciolare le lagrime che le +ricadevano sul cuore. + +Ella doveva arrivare a Reggio la stessa sera; ed io dovevo +raggiungerla la mattina seguente colla prima corsa. + +Come lo feci? Come tenni la mia promessa? + +Sento che non avrei bel gioco narrando io stesso le mie gesta da +questo punto innanzi. + +Più tardi, molto più tardi, il caso mi pose tra le mani il giornale di +Fulvia. + +Se qualcuno può dare un giudizio vero, equo, delle azioni d'un uomo e +de' suoi sentimenti, è la donna che lo ama. + +Io lascerò dunque che d'ora innanzi il lettore mi giudichi traverso le +opinioni di lei, dietro il suo esame psicologico. Essa mi scruta +l'anima, mette spesso a nudo i miei pensieri un po' egoistici, il mio +cuore arido; ma, sommato tutto, nel suo esame vi sarà sempre più +indulgenza per me che non ne sento in me stesso. + + + + +XIX. + +GIORNALE DI FULVIA. + + +«La mia partenza da Milano m'aveva addolorata meno ch'io non +m'aspettassi. La speranza, la grande consolatrice, la grande +menzognera, mi faceva prevedere giorni più belli. Massimo sarebbe +venuto a Reggio; l'avrei veduto solo, misteriosamente; non l'avrei +presentato a nessuno dei nuovi conoscenti che la mia vita artistica +m'avrebbe imposti; e di codesti avrei procurato di accoglierne il meno +possibile, e soltanto in teatro; e l'accesso alla mia casa l'avrei +riservato a lui, a lui solo. + +«Così, staccandomi da lui, e dalle care memorie di quel breve passato, +io non volgevo lo sguardo indietro, ma innanzi a me; non correvo +lontano da lui, ma incontro a lui, e mi pareva che il fischio della +macchina irridesse alla società che mi compiangeva, o godeva forse di +vedermi infelice pel termine d'una passione esaurita, mentre io, +felice e pura, vedevo azzurreggiare all'orizzonte le dolcezze d'un +sentimento caldo ed inebriante come l'amore, casto come l'amicizia. + +«L'idea di scindere il mio impegno con Gualfardo, nè di fargli il +menomo torto, non entrava nel mio cuore. E se la mia coscienza +delicata mi rimproverava di sentire troppo vivamente la superiorità di +Max, di pensare con troppa dolcezza con che impeto egli mi amava, e +con che nobile slancio mi aveva offerto di farmi sua, tosto mi trovavo +giustificata dal pensiero di aver respinto quella proposta che era per +me tutto un avvenire di felicità. Avevo fatto il mio dovere; che si +poteva pretendere di più? + +«Giunsi a Reggio a tarda sera. La mattina seguente, appena alzata, +mandai a prevenire l'impresario del mio arrivo. Alle undici egli +arrivava da me. Dovevo andar in iscena fra sei giorni. Concertammo +tutto per le prove al pianoforte e le prove d'orchestra, ed a misura +ch'egli mi fissava le ore che dovevo consacrare al teatro, io +compulsavo quante me ne rimarrebbero da dedicare a Max. + +«Quando l'impresario mi lasciò, l'omnibus dell'albergo usciva dal +cortile per andar a prendere i viaggiatori allo scalo. Mancavano +cinque minuti all'arrivo del traino. Rimasi alla finestra da cui non +vedevo che il cortile, ed alcuni staffieri che pulivano delle +carrozze. Il cuore mi batteva così forte, che sentivo di comprimerlo +stando appoggiata al davanzale; e pensavo come mai quegli staffieri +potessero occuparsi di quelle carrozze, e quei forestieri, che vedevo +per entro la finestra della sala terrena, potessero mangiare +tranquillamente, col cuore sussultante a quel modo. Mi pareva che +tutti i cuori dovessero sussultare. + +«Finalmente udii ruotare una carrozza in lontananza. + +«È l'omnibus, pensai. E corsi alla porta, e scesi una scala a +precipizio. Al primo piano scontrai un cameriere che mi guardò +meravigliato perchè non avevo cappello. Poi, come risovvenendosi d'una +causa che avrebbe potuto farmi scendere così, mi chiese: + +«--Scende a colazione? La sala è a pian terreno, a destra. + +«Io arrossii di quella mia espansione come d'una volgarità; tanto le +convenienze finiscono per imporsi anche agli animi più appassionati. + +«Rimasi un momento immobile senza poter profferire una parola. Sentivo +il veicolo passare dinanzi alla porta dell'albergo, e tirar via senza +fermarsi; non era l'omnibus. Il cameriere tornò a dire: + +«--Desidera scendere a colazione? + +«Dovevo pur giustificare quella corsa precipitosa giù dalle scale. Mi +rassegnai e scesi in sala da pranzo. Di là non vedevo in corte. Udii +entrar l'omnibus, senza poter guardare chi ci fosse. Il servizio delle +tavole fu rallentato un momento; segno che i camerieri erano occupati +fuori a ricevere i forestieri. Dunque c'erano dei forestieri. Chi sa? + +«Quando venne il cameriere domandai: + +«--È giunta la posta? Non osavo prendere l'argomento di fronte. + +«--Sissignora; è giunta, ma per lei non c'è nulla. + +«Il cuore mi battè più forte. Non aveva scritto; doveva esser venuto. + +«--Nessuno ha domandato di me? chiesi guardando nel mio piatto. + +«--Nessuno, signora. + +«Non mi restava altro da domandare. Eppure Max avrebbe dovuto cercare +di me appena giunto: accertarsi se ero là, in quell'albergo. Ma no; lo +sapeva. Eravamo d'accordo di trovarci là, all'_Hôtel Royal_, egli +stesso me ne aveva dato l'indirizzo. + +«Forse aveva voluto rassettarsi un poco. + +«Farà toletta, poi verrà a vedermi in camera. + +«E dietro questo pensiero sentii una smania febbrile di trovarmi nella +mia stanza. + +«Il cameriere, che mi portava un nuovo piatto, mi parve un cospiratore +che macchinasse di trattenermi là con quell'esca volgare per farmi +perdere quell'occasione di riveder Max. Tagliai un pezzo di _gigot_ +coll'aria d'un principe che sa di aver dinanzi una vivanda avvelenata, +lo posi sul mio piatto, e porsi il piatto stesso ad un grosso gatto +bigio, che mi rimproverava sordamente la mia ghiottoneria. Poi +alzandomi come una regina offesa che ha sventato una congiura, mi +avviai alla mia camera. + +«La porta accanto alla mia era aperta. E nella notte precedente e +nella mattina, quella camera non era abitata. Vi avevano dunque +installato un forestiere giunto allora con quella corsa mattinale. E +mi pareva che da quell'apertura spalancata uscisse una luce color di +rosa; e sentivo che là dentro era la felicità. Dall'uscio della mia +stanza potevo veder entro la stanza vicina; ma l'imposta della porta +aperta me ne mascherava una parte. Non vedevo il letto. + +«Fui lenta ad introdurre la chiave ed a girarla nell'aprire il mio +uscio, per spingere l'occhio indiscreto in quella camera misteriosa. +Non vi si vedeva alcuno; ma sopra una tavola accanto al balcone stava +un pastrano di mezza stagione, di panno bigio. Io conoscevo quella +tinta. Era il soprabito di Max. Dacchè lo conoscevo glielo avevo +sempre veduto sul braccio, sebbene non lo calzasse mai. Max era dunque +venuto. Era là accanto a me. Doveva essere nella parte della camera +nascosta dalla porta. Mi pareva vederlo. Feci un po' di rumore colla +chiave della mia camera, ed aspettai fingendo di non poter aprire. Ma +nessun movimento si fece udire nella stanza di Max. + +«--S'è alzato prestissimo per partire, ed appena giunto si sarà +addormentato, dissi tra me. Conoscendo il suo carattere irrequieto, le +sue abitudini turbolente, non potevo spiegare altrimenti quel silenzio +nella sua camera. Lasciai il mio cuore, i miei pensieri, la mia anima +nella penombra misteriosa di quella porta, ed entrai finalmente nella +mia stanza. + +«Non potei occuparmi di nulla. Per me aspettare è sempre stata una +così grande e laboriosa occupazione, che non mi fu mai possibile di +far qualche altra cosa mentre aspetto una persona o un avvenimento +importante. Sedetti sulla punta d'una sedia, nell'atto precario di chi +sta per slanciarsi incontro a qualcheduno, ed aspettai. Non potevo +nemmeno pensar nulla. Sul camino stava un orologiaccio di bronzo +dorato, tutto giallo e lucido che pungeva gli occhi; ed io seguivo +affannosamente il battito del suo pendolo col pensiero, ripetendo +senza posa «verrà, non verrà; verrà, non verrà, ecc.» Il pendolo +diceva quelle parole ed il mio pensiero era forzato a ripeterle +meccanicamente come se fosse montato col pendolo. Mezz'ora dopo stavo +ancora nella stessa posizione; ma mi sarebbe stato impossibile di +udire qualsiasi rumore nella stanza vicina, tanto mi fischiavano gli +orecchi, e mi assordava il sussultar violento del mio cuore, +ripercosso alla laringe ed alle tempia. Non potevo più tollerare +quell'incertezza. Pensai di mettermi a suonar il pianoforte ed a +vocalizzare per isvegliare Max. Ma le mani mi tremavano convulse, e la +voce poi! M'attaccai al cordone del campanello, e suonai come se +avesse preso fuoco alla stanza. Non avevo che questo pensiero: +_svegliarlo!_ Così quando un servo ed una cameriera accorsero +spaventati per vedere che cosa accadesse, fui sul punto di gridare: È +svegliato? Per buona sorte l'abitudine della società ci muta la natura +e ci governa. Non lo feci, sebbene non potessi rendermi conto +razionalmente di quel doveroso riserbo. Feci più: quei volti +spaventati mi avvertirono della violenza con cui avevo chiamato, e +l'istinto di coprire il mio sentimento mi suggerì questa parola: + +«--Un sorcio! ho veduto un sorcio! + +«La cosa mi giustificava completamente. Nessun codice a questo mondo +può esigere che una donna conservi il suo sangue freddo dinanzi a un +sorcio. La cameriera, meno riguardosa di me, perdette ogni contegno al +solo nome dell'inoffensivo animale e si pose a strillare come una +pazza. Tutti i forestieri si affacciarono alle loro porte, tutti si +diedero a cercare eroicamente quel sorcio di fantasia. Anche il nuovo +arrivato dal pastrano bigio uscì nel corridoio. Non era Max. + + + + +XX. + + +«La mattina seguente aspettavo ancora. Ed ancora passò l'ora degli +arrivi senza che alcuno bussasse alla mia porta. C'era lettera almeno +per me? Non osavo domandare. Mi pareva che persino i camerieri +dovessero leggermi in volto l'ansietà del cuore, e comprendere che +soffrivo un'amara delusione; nel loro linguaggio brutale, _una +canzonatura_. + +«Ed intanto poteva essere che la lettera ci fosse laggiù nella tavola, +e che nessuno pensasse a portarla. Mio Dio! come farli ricordare di +me? Ah! uscirò. + +«Detto fatto. Misi cappello e cappotto e scesi le scale lentamente, +senza sapere dove andassi. Nel passare dinanzi all'ufficio sentii +gridarmi: + +«--Signora, scusi; una lettera per lei. + +«Ebbi un sussulto che mi scosse dalla testa ai piedi. Mi sentii +divenire fredda. Era una lettera grossa, ed era di Max. + +«Non saprei dire come nè quando avessi veduta la sua scrittura, ma la +riconobbi. + +«Rimasi là due minuti paralizzata con quella lettera in mano. +Assolutamente non potevo avventurarmi per la strada con quella +curiosità nell'anima. C'era da cadere in apoplessia. E neppure potevo +tornare indietro dopo essermi avviata con quella sicurezza come se un +grande affare m'aspettasse fuori. È impossibile dire fino a che +sottigliezze arriva in una donna il pudore del sentimento. Ma uno dei +suoi istinti principali è di dissimulare agli estranei l'interesse che +inspira una lettera. + +«Mi venne un'idea, e la colsi al volo come una ispirazione di cielo. + +«Mi avviai direttamente alla sala da pranzo, quasi che quella e non +altra fosse stata la mia meta. + +«--Fa colazione? mi chiese il cameriere. + +«--Sì. + +«--Cosa prende? Caffè e panna? + +«--Sì.--Mi sarebbe stato impossibile dir altro. Poi pensai che non +volevo esser interrotta dal servizio mentre leggerei la mia lettera, +ed aggiunsi: + +«--Subito. + +«Appena seduta ero servita. Apersi quella busta, stesi il foglio +dinanzi a me appoggiato alla bottiglia dell'acqua, presi da una mano +la molletta, dall'altra la zuccheriera... e lessi: + +--«_Mia cara Fulvia_, + +--«Voi mi chiamavate _filosofo_, forse collo stesso significato con +cui i Greci chiamavano Eumenidi le bruttissime furie. Ebbene; io vi +darò in iscritto un saggio di quella filosofia che non ho saputo +mostrarvi conversando con voi, dovessi pure con questo provocare gli +scongiuri della bella maga che ha evocato il mio non so se buono o +cattivo spirito filosofico. + +--«Nell'ora stessa in cui vi vidi partire giurai di non raggiungervi a +Reggio; e manterrò il proponimento per quanto mi costi il mancare alla +parola data, e rinunciare alla profonda soavità de' vostri sguardi. + +--«E sapete perchè? + +--«Perchè nell'ora amara della partenza, sentii che nel nostro amore +neonato, era davvero per me il germe di una passione pazza, violenta, +infelice come tutte le mie passioni. Questa scoperta tirò dietro a sè +delle considerazioni in gran parte analoghe a quelle che voi facevate +sulla nostra relazione, che venne troppo tardi; sulla sua natura, che +è falsa perchè in realtà è amore, e noi gli facciamo violenza per +camuffarlo nell'abito austero dell'amicizia; sopra i suoi ostacoli, +che si riassumono tutti in uno solo: il vostro fidanzato. E le +conclusioni che trassi furono per me d'uno sconfortante che non potrei +esprimervi a parole. + +--«Sapete, Fulvia, che io non posso nè amare, nè possedere a metà! Vi +dissi che un altro amore mi aveva dominato in cuore avanti ch'io vi +conoscessi. Ebbene, allora io rasentai il manicomio tormentandomi +notte e giorno coll'idea fissa che un altro uomo aveva l'intimità +della mia donna. Nè giovava farmi riflettere che quell'altro uomo era +suo marito. + +--«E nel caso vostro, Fulvia, credete che potrei più facilmente +rassegnarmi? + +--«Stando così le cose nostre, sento che mi è necessario evitare di +convertire in passione ardente, l'affetto che m'avete inspirato. Ma la +passione verrebbe senza dubbio, la sento montare come un fiotto dal +fondo del mio cuore. + +--«Mi conosco, Fulvia; anche qualche colloquio; anche l'amarezza d'una +partenza e non sarei più padrone di me. Se io venissi a Reggio, +sareste voi disposta a rompere ogni altro impegno, a vincolarvi con +me, ad esser mia, ed a seguirmi a Milano, o a lasciare che io vi segua +sempre e dovunque? + +--«Mi avete già risposto di no... Ecco la mia filosofia. + +--«Voi avete la sapiente moderazione che v'inspira il vostro decoro di +donna; io no. Nel tempo stesso che v'onoro e vi venero, eccitate in me +i trasporti più rivoluzionarii dell'amore intero e prepotente. + +--«Dunque, non ci vedremo per ora. Le nostre esistenze, come voi mi +diceste un giorno, debbono accontentarsi per ora di procedere +parallele. Chi sa che l'avvenire non permetta la convergenza delle due +linee? È un mio sogno ed una mia speranza. + +--«Intanto, se questa lettera non è il Waterloo del mio povero amore, +seguitiamo ad amarci da lontano. Scriviamoci della lirica epistolare. +Ed, imitando quei grossi ragni da giardino di cui avevate tanta paura +nelle nostre gite campestri, gettiamo delle fila che forse il vento +romperà, forse diventeranno la tela istoriata d'un amore profittevole +alla mia vita, e degno di voi. + +--«Triste e solitario, penserò spesso con amara dolcezza i vostri +dolci occhi fisi ne' miei. E voi? + +--«MASSIMO.» + +«Sempre nella stessa posizione prosaica, nell'atto di inzuccherare il +mio caffè, lessi tutta quella lettera. Passai dalla dolce trepidazione +della speranza al più profondo abbattimento, senza che il menomo +cangiamento si fosse fatto nella mia persona. Soltanto sentivo +velarmisi gli occhi d'un liquido tremolante, e poi grosse lagrime +rigarmi le guancie e cadere nella tazza che avevo dinanzi. + +«Abbassai il velo ed uscii. Mi sentivo sola, perduta nel mondo; quella +lettera aveva fatto il vuoto intorno a me e nel mio cuore. + +«Io non so dove trovino gli scrittori quei caratteri chiari, coerenti, +che, una volta descritti, agiscono sempre a seconda delle passioni e +dei sentimenti predominanti che hanno rivelati. Nel mondo non è così. +Si trovano nature fluttuanti in una perpetua alternativa di bene e di +male, di coraggio e di debolezza, di passione generosa e prepotente, e +d'egoismo calcolato e freddo. + +«Massimo così appassionato, così impetuoso, così irriflessivo nelle +sue giovanili imprudenze, ora era ad un tratto prudente e misurato +come un'equazione algebrica. Qual'era il suo carattere? E dove? +Nell'uomo o nella lettera? + +«Egli che mi aveva dimostrato un amore delirante, ora parlava con +paura del pericolo _che l'affetto che io gli avevo inspirato si +mutasse in passione._ + +«Non era adunque che un semplice affetto? La passione era ancora nelle +nubi dell'avvenire? Ed il suo cuore era tuttavia calmo abbastanza per +venire a congresso colla ragione, capire che non era il caso +d'accelerare più oltre la misura de' suoi battiti, e fermarsi? + +«Ma allora che cos'era il sentimento che mentre _mi onora e mi venera, +eccita in lui per me i trasporti più rivoluzionarii dell'amore +prepotente ed intero?_ Mentiva in quell'ultimo periodo? O mentiva nel +primo? M'ingannava l'uomo, o m'ingannava la lettera? + +«Ingannava la lettera. Così pensai dopo averne passata in attenta +rassegna ogni frase, ogni parola. + +«Egli mi amava; in un impeto di vera passione aveva deciso di +seguirmi, ed aveva sperato d'indurmi a rompere ogni altro impegno, a +mancare alla mia parola, ad esser sua. + +«Poi, nell'intervallo tra il progetto e l'esecuzione, aveva pensato a +me, onesta e leale, che cesserei di esserlo il giorno in cui cedessi +al suo amore. E si era detto. + +--«A che l'uomo sarebbe il più forte se non avesse il coraggio morale, +dinanzi all'amore di una donna, di combatterlo per sè e per lei, +quando è nell'interesse di lei di combatterlo? + +«Ed attingendo nella lontananza quell'eroismo che vicino a me sarebbe +stato affogato da un impeto giovanile, ad una parola, ad uno sguardo, +aveva scritto una lettera ragionata; aveva compresso il suo cuore per +farlo tacere dinanzi al mio. Ed a quando a quando il cuore s'era +imposto alla ragione, ed aveva dettato una frase che smentiva le +precedenti. + +«Così mi spiegai la lettera sconclusionata ed incoerente di Max. Era +realmente così? + +«Ma ad ogni modo io ne era addolorata ed offesa. Avrei voluto quella +passione che non ragiona. Forse era un'idea da romanzo; forse sarebbe +stato una ruina per me; forse in realtà egli era generoso ed +assennato, io imprudente ed egoista; forse avrei dovuto ringraziarlo e +benedirlo del sacrificio che s'imponeva per me. + +«Eppure non lo ringraziai nè lo benedissi. Il mio pensiero non andava +al futuro per calcolarvi i mali preveduti da quel savio procedere. +Stava nel presente, che aveva sognato divino e trovava arido e vuoto. +Cercava il giovane innamorato e trovava l'uomo savio. Nell'amarezza +della delusione gettai sulla carta questa risposta: + +--«_Massimo_, + +--«La vostra lettera è un plagio. Avete tradotte in pratica le mie +teorie dell'_episodio tempestoso_; ma voi, campione degli amori +eterni, l'avete abbreviato. Vedo che siete ridivenuto filosofo; ma vi +preferivo poeta. + +--«FULVIA.» + + * * * * * + +«Dopo queste ci scambiammo una serie di quelle lettere, in cui il +platonismo dell'amicizia disillusa fa posto tra riga e riga alle +insinuazioni fatali dell'amore, che, grande o piccolo, caldo o freddo, +alato come un Dio o paffuto e rubicondo come la prosa dell'umanità, +sta sempre rimpiattato in qualche angolo, dovunque stanno in rapporto +un uomo giovane ed una giovane donna. + +«E tra una lettera e l'altra cominciai a fare le prove dell'opera, poi +ad andare in iscena, ad essere applaudita, ad inebriarmi nella gloria +del successo, nella passione dell'arte; ed anche nell'interesse delle +nuove scritture. + +«Tutto codesto spuntò la prima amarezza; mi aiutò a vivere senza +quella gioia di cui m'ero fatto un unico pensiero, mi ripose lo +spirito in calma. + +«E quelle lettere ridivennero per me una grande dolcezza, e le attesi +e le accolsi e le studiai come a caso nuovo; e di volta in volta mi +affannai a trovarvi ed anche a provocarvi espressioni d'amore; e mi +dissi che la violenza con cui egli reprimeva il sentimento dinanzi +alla ragione, veniva meno grado grado, e tornai a credermi amata, e +tornai ad amare, e tornai a sperare. Erano illusioni? Era verità? Non +lo seppi mai. + + + + +XXI. + + +«Sempre con quell'andirivieni di lettere, che ormai era parte +integrante della mia esistenza, ed era la parte più cara, terminai la +stagione di Reggio; di là passai ai bagni di Livorno, dove mi +raggiunsero il babbo e Gualfardo che avevano ottenuto entrambi un mese +di libertà per passarlo meco. + +«Questa volta Gualfardo ed io eravamo, per dirla con termine da +teatro, perfettamente _affiatati_. Freddi entrambi, egli per natura, +io per lo sgomento che avevo di mentire con lui un amore che sentivo +invece per un altro, ci trattavamo come due bagnanti che si sieno +conosciuti alla tavola rotonda il giorno innanzi. Così a me non +accadeva di fargli rimprovero della sua freddezza; e, quanto a lui, +sarebbe andato a rotoli il mondo prima che pensasse a rimproverarmi la +mia. + +«E tuttavia ogni volta che scrivevo a Massimo o ricevevo lettera da +lui, mi sentivo umiliata della mia colpa, ne avevo rimorso, stavo a +disagio tra il babbo e Gualfardo; e cento volte fui sul punto di +aprire l'animo mio al mio bel maestro, e di dirgli lealmente: «o fa +ch'io possa amarti, o rendimi la mia libertà.» + +«Ma come erano passati i trasporti febbrili di Milano pel bello ed +innamorato Massimo, come era passato il grande sconforto per la caduta +delle mie illusioni a Reggio, passarono anche i miei rimorsi ed i +propositi generosi. Nei romanzi, sul teatro, tutti i principii hanno +un fine; tutti gli intrecci giungono ad uno scioglimento. Nella vita +codesto accade di rado; tutto passa e si dilegua. _Sic transit_. + +«E finì il mese dei bagni, e mi recai a Firenze dove ero scritturata +per andar in iscena colla _Jone_ al teatro della Pergola. + +«Le lettere di Max s'erano fatte sempre più misteriose; mi citava dei +versi d'amore, ne scriveva per me. Nella mia qualità d'artista ero +circondata a Firenze come altrove. Ben pochi non mi corteggiavano; ed +a me pareva che l'amore fosse il grande affare dell'umana vita. + +«Il babbo era tornato con Gualfardo a Torino; non avevo ambiente di +famiglia che m'inspirasse a maggiore serietà d'idee. Quanto a +Gualfardo non mi parlava mai, nelle sue lettere, del nostro +matrimonio, più che d'un eclissi lunare. E così mi restava sempre quel +vuoto nel cuore, ch'egli non pensava a riempiere con una parola +appassionata, e ch'io popolava colla calda memoria di Max. + +«Ero alla vigilia di lasciar Firenze. Scrissi al babbo che sarei +partita col primo treno dell'indomani, e sarei giunta a Torino la sera +stessa. Non contavo fermarmi per via. + +«La sera mi giunse una lettera di Max. Era una strana lettera, che +riporto per intero. + + * * * * * + +--«_Mia buona amica_, + +--«Avete voluto mortificarmi rimproverandomi i sottintesi delle mie +lettere; accetto la lezione e ve ne ringrazio. Voi dite sempre le cose +vere, e per giunta, come le dite benino! Insomma, siete una giovane +ammodo, e vorrei esservi vicino per esprimervi tutto il trasporto +d'amicizia e di simpatia... che ho per voi. Quanto al resto, acqua in +bocca. Non volete più che ne parli; e sia. + +--«Mi crederete molto malvagio se vi dico che provo un senso di acre +voluttà figurandomi che il vostro Gualfardo pensa forse, nel gelo +della sua anima, alla vostra freddezza durante il mese di Livorno, e +ne soffre alla sua maniera? + +--«Vi sono periodi nella vita in cui si sveglia nell'uomo tutta la +parte che gli è toccata nella grande eredità del male. Io mi trovo in +uno di cotesti periodi. Non mi sono mai sentito così parente (alla +lontana) coi malfattori d'alta e bassa sfera, come ora, e pensando a +voi ed al giovane tedesco. + +--«Il fatto è che io sono molto infelice. Vi giuro pei bei giorni del +nostro fuggevole passato, che non faccio delle frasi per commovervi. A +che le farei? Anch'io come voi dispero dell'amore; anch'io, Fulvia, +guardo con tristezza sconfortata a quel lampo di felicità che ci ha +abbagliati. E poi? E poi c'è Gualfardo, e la vostra fede inviolabile a +quella statua di ghiaccio, ed il suo anello nuziale, e la sua +felicità. + +--«_Non son chi fui, perì di me gran parte:_ la parte migliore, la +parte che nessuna potenza umana potrà ridonare alla vita. Mi resta la +vostra amicizia, Fulvia; la vostra affettuosa amicizia, punto luminoso +e dolcemente mesto in una landa oscura e fastidiosa. + +--«(Ora poi voglio posare sulla tua bella fronte un lungo bacio, che +sia il compendio delizioso di tutte le mie speranze svanite, di tutte +le mie illusioni non raggiunte; che sia come la cadenza armoniosa di +una bella canzone, che non dovremo mai più ricominciare). + +--«Addio, Fulvia. Non mi rimproverate un ultimo sfogo dell'anima. Io +non sono temibile per voi. Non credo di esserlo stato mai dinanzi alla +vostra fiera virtù. Ma ora poi, mi sento disfatto in faccia a me +stesso, e debbo esserlo anche in faccia a voi. A rivederci, se il +destino lo vorrà. Quando vi stringerò la mano, la bella mano candida, +mi troverete molto mutato. + +--«MAX.» + + + + +XXII. + + +«Quella lettera mi fece una profonda impressione. Lessi più e più +volte quel periodo chiuso nella parentesi, e lo ripensai ancora ed +ancora dopo aver piegata la lettera, e mi trovai di saperlo a mente. + +«Mi nascondevo il volto tra le mani, e ad occhi chiusi vedevo Massimo +dinanzi a me, e sentivo il suo bacio. O Dio! Non era vero ch'egli non +fosse temibile per me. Ero d'una debolezza dinanzi a lui! Egli aveva +l'energia che mancava a me; e quello sguardo d'aquila che penetra +nell'anima. Con questo mi conosceva; con quella mi dominava. + +«Se, quando io gli avevo detto in quella sera burrascosa: «Non vi amo +più» egli fosse rimasto umiliato dalla mia parola, e l'avesse +accettata, io mi sarei esaltata in quel capriccio, e vi avrei +persistito, e quell'amore sarebbe finito come la simpatia per Giorgio. +Max invece mi scrutò il cuore e vide che l'amore viveva, ma era +sopraffatto soltanto da una fantasia bizzarra; ed, ardito ed energico, +s'oppose alla mia fantasia, mi dimostrò il mio proprio inganno, e mi +disse: + +--«Sii sincera; non vedi che mi ami?» Ed io fui sincera, il capriccio +svanì, l'amore rimase. + +«Egli mi dominava coll'ascendente del suo grande ingegno e della sua +anima leale; e non poteva non esser temibile. Dovevo fuggirlo. Dovevo +fuggirlo. + +«Codesto pensavo, poi ripensavo il suo bacio, poi guardavo la mia mano +per vedere se fosse realmente _la bella mano candida_, o se gli +preparasse una delusione. Dove poi? Quando? Io non ne sapevo nulla. Ma +chi può dire da quanto tempo ha cominciato ad abbozzarsi nel nostro +pensiero un errore prima che una circostanza futile, o una +catastrofe,--uno zeffiro o una bufera,--lo spingano nella realtà dei +fatti? + +«Quella sera non ricevevo alcuno perchè dovevo fare i preparativi +della partenza. Però quando si presentò la signora contralto colla +quale avevo stretto amicizia, la mia cameriera credette dover fare +un'eccezione in suo favore e la introdusse. + +«Ebbi sempre il baco delle confidenze. Le mostrai la lettera. Era una +donna franca e gioviale. Buona in realtà, onesta anche; ma senza +raffinatezze. A lei, bacio più bacio meno, non era quello che +disturbasse la digestione. In quella lettera non trovò che da ridere. +E come ne rise! + +«Quanto a me, l'ultimo pensiero che avrei potuto avere, sarebbe stato +di ridere di quella lettera, e di un sentimento che mi dava +l'impressione di tenermi sospesa per virtù d'incanto sul cratere di un +vulcano. Però, appunto perchè a' miei occhi tutto codesto era tanto +serio e grave, che mi tormentava in una continua alternativa di +aspirazioni e di terrori, di audacia e di rimorso, mi sentii consolata +al vedere che quella giovane non lo considerava che come un gioco. + +«Dunque io mi esageravo i miei torti, e Massimo pure si esagerava la +gravità dei nostri rapporti; non c'era alcun male. Infatti non ero io +onesta come prima, e degna della mano d'un uomo d'onore? Questo mi +rasserenò e diede alle mie idee ed al mio giudizio un carattere meno +severo. + +«La contralto era milanese; ella doveva partire con me da Firenze per +Torino, dov'era scritturata. Ma voleva fermarsi due giorni a Milano. + +--«Si fermi anche lei» mi disse. «Che paure ha? È forse la prima volta +che vede il signor Massimo? Se ha saputo rispettarla prima lo saprà +ancora. E poi la ci ha da essere anche lei. + +«Tolga Iddio ch'io voglia scaricare, colla viltà di Eva, la +responsabilità di un mio errore sull'amica tentatrice. Ero libera ed +in età di ragione e d'esperienza, e quel che feci lo feci perchè +volli. + +«Ma è un fatto che, una volta ch'ella ebbe messa la questione sotto un +punto di vista falso, io non la presi più che da quel lato. «Essere o +non essere Massimo capace di rispettarmi;--essere o non essere io ben +risoluta di rimanere onesta.» + +«E, poichè di codeste due cose ero certa, non pensai che il male ha +tante gradazioni; che un fidanzato è oltraggiato non solo dall'ultima +conseguenza dell'infedeltà, ma da qualunque dimostrazione d'amore +prodigata ad un altro, fosse pur solo una stretta di mano; Una +lettera... una gita misteriosa poi... ed un bacio! Santa pazienza! + +«Tutto codesto non pensai, e spedii questo telegramma al babbo: +«Pietro Zorra, via Roma, 10. + +--«Vengo colla contralto. Resto Milano due giorni. Arriverò sabato. + +«FULVIA.» + + * * * * * + +«Tre volte avevo scritto e riscritto «saluta Gualfardo» e tre volte il +rimorso me lo avea fatto cancellare. Finii per contare le parole colla +precisione d'un avaro, e persuadermi che era affatto impossibile +raddoppiare il prezzo del telegramma per aggiungere quel saluto e quel +nome. Dio m'è testimonio che l'avarizia non c'entrava, ed avrei dato +fin l'ultimo soldo, per poter salutare Gualfardo colla coscienza +tranquilla ed il cuore contento. + + + + +XXIII. + + +«Giungemmo a Milano sull'imbrunire. Bisogna aver provato a sentirsi un +simile inganno sulla coscienza, per comprendere l'angoscia di quel +momento. Non mi ero premunita, come le donne da commedia o da romanzo, +di un denso velo per coprirmi il volto. Faceva un caldo soffocante; +ero vestita di chiaro, con un cappello tondo. Chiunque m'avesse veduta +una volta poteva riconoscermi. Allo scalo c'era un mondo di gente +coll'occhio intento ai nuovi arrivati, per cercare fra essi le persone +che aspettavano. + +«Mio Dio! Mi pareva che tutti quegli occhi fossero là per me sola; che +tutta quella gente non avesse altro affare a questo mondo che di +domandarsi a vicenda perchè io giungessi a Milano, e che vi cercassi +se non Max; e perchè lo cercassi dacchè avevo un fidanzato. + +«Non potevo capire che i facchini gridassero forte i numeri dei colli, +nel distribuire le merci, ed i conduttori d'omnibus e di carrozze +facessero tanto chiasso, mentre io giungevo con tanto mistero. Mi +pareva che tutti avessero a star zitti, ed a camminare in punta di +piedi, ed a sgusciar via al più presto, come feci io. + +«Entrammo in una carrozza da nolo; non osai entrare nell'omnibus +dell'albergo, per non esser veduta. Mi pareva di non aver diritto di +essere a Milano; e che ogni primo venuto potesse ricordarmelo. Si +passò in via della Spiga per condurre la contralto da' suoi parenti, +poi per la via Gesù, Monte Napoleone, via Pietro Verri, e piazza +Belgiojoso, mi feci condurre all'Albergo della Bella Venezia. Non +avrei mai avuto il coraggio di affrontare gli sguardi dei camerieri +dell'albergo di Milano. Non c'era mascalzone sulla terra, in cui non +vedessi un giudice, e dinanzi a cui non chinassi la fronte. + +«Massimo non seppe e non saprà mai che immenso sacrificio io gli abbia +fatto, e quanto quella follia sia costata al mio cuore. + +«Avevo preparato a Firenze un biglietto per avvertirlo del mio arrivo, +e lo avevo impostato allo scalo. Non c'era caso che egli si alzasse +avanti la prima distribuzione della posta. Così il mattino seguente +alle otto avrebbe la mia lettera. + +«Non mi fu mai possibile di tener conto, ne' miei calcoli, del tempo +che impiegherebbe il fattorino a recarsi da Max, ed egli a vestirsi ed +a venire da casa sua all'albergo--dalla via del Cappuccio alla piazza +S. Fedele--circa un chilometro di strada. Alle otto si cominciava la +distribuzione delle lettere; e mi pareva che alle otto Max busserebbe +alla mia porta. + +«Tutta notte vegliai, angosciata dalla paura di non destarmi +abbastanza presto per essere in ordine a quell'ora mattutina. Alle sei +mi alzai senz'aver chiuso un occhio. Alle sette ero vestita per +ricevere. Con un'ora dinanzi a me, guardai trenta volte l'orologio e +feci dei calcoli infinitesimali, per persuadermi che avevo il tempo di +prendere il caffè prima che Max venisse. Ordinai quella bibita con +tanta premura che dovettero credere che mi prendesse male. Poi +m'inquietai che non fosse lì subito, e nel tempo che il cameriere +impiegò a scendere le scale e risalire, mi pentii dieci volte di aver +dato quell'ordine, e mi spaventai all'idea d'essere scoperta da Max +prendendo il caffè, come non so di che umiliazione. Appena fu recato +il vassoio, dissi al cameriere di aspettare, ed afferrata la tazza +ingollai tutto il caffè bollente in un fiato, bruciandomi la bocca e +lo stomaco, e rimandai tosto il servo col corpo del delitto. + +«Non erano che le sette e mezzo. Ancora mezz'ora, mezzo secolo da +aspettare! + +«Andai allo specchio e rifeci toletta; mi ravviai i capelli, rilavai +le mani, ecc. Finalmente sentii il primo tocco delle otto. Era come se +Max avesse bussato. Gettai alla rinfusa tutti gli oggetti da toletta +nella scatola senza prendere un minuto per ordinarli; e prima che +l'ottava ora fosse suonata, corsi a sedermi sul sofà, come se me ne +restasse appena il tempo. + +«Oh Dio! Le ore avevano cessato di suonare, e Max non era ancora +giunto; ed il mio uscio rimaneva chiuso. Ne ero sbalordita come se da +quell'uscio avessi veduto entrare la guglia del duomo. + +«Là, immobile su quel sofà, coll'occhio intento e l'orecchio teso, +rimasi ore dopo ore, e ad ogni passo di cameriere che saliva le scale, +il mio cuore si mettava a ballare una pazza tarantella. S'è molto +scritto sul senso di divinazione dell'amore che ci fa riconoscere il +_noto passo_ della persona amata; ma in realtà codesto si riduce ad +una questione di scarpe. Quelle di Massimo scricchiolavano quand'ero a +Milano. Supposto che le avesse cambiate, addio _noto passo_; non +l'avrei riconosciuto più. Intanto scricchiolavano tutte le scarpe dei +servitori, e, se non ne presi un aneurisma, è un fenonemo da notare +negli annali della medicina. + +«Passò il mezzogiorno, ed un'ora, e le due, ed ero sempre sola. Non +c'era pensiero desolante che non mi venisse in mente. + +«Max era innamorato d'un'altra e non pensava più a me. O aveva +rinnovata la sua relazione colla marchesa Vittoria, e stava a Monza +nella villa di lei, e non aveva nemmanco idea della mia lettera e del +mio arrivo. O la lettera l'aveva ricevuta, sì; ma giudicava la mia +condotta severamente; come meritava. Gli sembravo un'avventuriera, una +donna senza decoro ad andarmene così di città in città per dare +appuntamento ad un giovinotto in una camera d'albergo. E non si +degnava neppure dì venire a porgermi la mano. Era un rimprovero, una +lezione. + +«E quest'idea era la più insistente, la più terribile. Mi pareva di +vedermi dinanzi la bella figura tanto dignitosa di Gualfardo, fissarmi +con uno sguardo di sprezzo, che mi trafiggeva il cuore. + + + + +XXIV. + + +«Alle tre, non reggendo più a quell'immobilità angosciosa, uscii, +traversai la galleria senza nemmanco pensare che mi si potrebbe +riconoscere, andai in duomo, m'inginocchiai dietro il coro, ed in +quella penembra solenne, piansi amaramente. + +«Per la prima volta pensai a lungo senza raccapriccio alla morte. Quel +primo novissimo di cui non è dato dubitare, mi pareva in quel momento +la cosa più desiderabile che rimanesse per me in questo mondo. La mia +agitazione era così grande, che nulla dovea sedurmi più di quella +tranquillità assoluta e secura. Pensavo che i morti dovevano gustare +una pace deliziosa adagiati nelle loro casse, dove non vi sono +fidanzati da ingannare, nè amanti da attendere, nè alberghi per +ospitare un errore. + +«Avrei voluto partir subito; correre a Torino. Ma avevo scritto che +giungerei sabato colla contralto. Che cosa penserebbero il babbo e +Gualfardo a vedermi arrivare il giovedì, e sola? Eppure, in tanta noia +ed in tanto cruccio, non andavo a cercar consiglio dalla contralto. +L'idea di vederla trattar leggermente quell'agonia della mia coscienza +mi faceva male. Comprendevo omai tutta la gravità del mio passo, e +qualunque fosse il giudizio indulgente di lei, sentivo che non +potrebbe modificare il mio. Nell'uscire scontrai un prete nella +navata; e desiderai d'esser quel prete. Poi vidi un vecchio cieco che +vendeva amuleti e coroncine; e desiderai d'esser quel cieco. E +pensavo. Ecco due uomini che non hanno amori, e non sentono rimorsi, e +sono felici. In quello stato d'animo non credevo ad altre passioni nè +ad altri errori, nè ad altre miserie. + +«Nel traversare la Piazza del Duomo per tornare a casa mi trovai in +faccia a Giorgio. + +«Se fossi stata più devota l'avrei creduta una grazia concessa dal +cielo alla mia preghiera. Egli non riderebbe de' miei rimorsi, de' +miei dolori. Era un'anima nobile, un amico. + +«Gli strinsi la mano con effusione, e come cosa convenuta, egli venne +con me; era contento di rivedermi, ed io ero felice d'averlo trovato. +Gli dissi tutto, tutto il peso che avevo sul cuore. Ed egli mi narrò +come mi avesse amata. Ed io pure gli narrai come allora l'avevo +compreso. E fin che rimase nel mio cuore una piega da svolgere non +cessai dalle confidenze. + +«Mi disse che gli facevo male a parlare del mio amore per Max. Ma io +avevo bisogno di parlarne; avevo bisogno di accusarmi. + +«Giorgio era uomo di spirito. Checchè avesse nel cuore, non fece la +menoma scena di gelosia. Parlò di Max come ne parlava sempre, con +entusiasmo, colla più calda amicizia. Dissipò tutti i miei terrori. + +«--Max non amava un'altra. Non vedeva più Vittoria. E non penserebbe +mai a disprezzarmi per essermi trattenuta a Milano per lui. Max non +era nè severo, nè formalista; guardava ai fatti, e nessuno conosceva +meglio di lui, che io era un'onesta giovane. La sua mamma era in +campagna sul lago di Como; egli c'era forse andato a passare una +giornata, e per questo non aveva ricevuto il mio biglietto, e non era +venuto.» + +«Tutto codesto mi disse colla sua bella voce un po' commossa, ed io ne +ebbi profondo conforto. + +«Si trattenne a lungo. Passò tutta la sera con me. Si parlava sempre +del passato. E v'erano momenti in cui la sua bella voce mesta mi +commoveva. Ed allora riprendevo a parlare di Max, ed esageravo il mio +amore per lui con espressioni da romanzo. Ero così indisposta contro +di me, mi giudicavo così severamente, che quell'emozione involontaria +alla voce di Giorgio mi sembrava una colpa. E sentivo orrore di me. +Impaurita de' miei sentimenti, li prendevo tutti in mala parte. Se un +accattone m'avesse commossa domandandomi un soldo, mi sarei accusata +d'amare quell'accattone. Se un poeta ignoto m'avesse commossa colle +sue rime, o un maestro colle sue melodie, mi sarei accusata d'amare +quel poeta e quel maestro. + +«Però m'accusavo a torto. Ora, ripensando a tutto quel passato, se +v'ha cosa in cui possa riposare la mente senza scontento di me, se +v'ha memoria di cui possa gloriarmi, è quella della sera passata con +Giorgio, della sua lealtà, del suo nobile contegno, della sua vera +amicizia. + + + + +XXV. + + +«Ebbi un'altra notte d'insonnia angosciosa; ed ancora mi alzai +all'alba, ed ancora passai una mattina in ansietà assurde e ridicole +per chi m'avesse osservata a sangue freddo, ma che per me erano una +vera agonia. + +«Alle dieci s'udì una corsa rumorosa su per le scale, come d'un +cameriere che accorra ad un appello impaziente, o d'un ragazzo che +giochi; e la sbarra risuonava forte. Ed immediatamente il mio uscio fu +aperto con impeto. E, senza farsi annunciare, senza bussare, senza +chieder permesso, Max irruppe in camera tutto ansante, e mi prese +nelle sue braccia. + +«Era dunque ancora lui, impetuoso, passionato, che non faceva mai +nulla come gli altri. Non era vero ch'egli fosse mutato. Alteramente +bello ed alteramente imprudente come prima, dimenticava il mondo +dinanzi al suo amore, non soffriva l'indugio d'un'ambasciata, correva +lieto e spensierato dove lo portava il cuore. + +«Com'era felice di vedermi! Anch'io fui felice, Furono belle ore; ore +di gioia inebriante. E quel bacio sulla mia fronte, quel bacio che +aveva descritto nella sua lettera, fu quanto di più intimo, di più +colpevole avvenisse tra noi. Egli mi stringeva le mani, e mi diceva: + +«--Voi mi siete sacra per la vostra ingenua fiducia, Fulvia. Sono +contento d'amarvi così. Credetelo pure, io conosco il mondo, e vi +giuro che la sola felicità vera, è quella che si può rammentare senza +rimorso. + +«Perchè, s'egli può rammentarmi senza rimorso, ne rimase tanto a me? I +doveri d'una donna sono dunque così differenti e maggiori? E, da lei +che è più debole, si dovrà pretendere di più? Cosi è. Egli mi +rispettava, faceva il suo dovere di uomo d'onore; era onesto e grande. +Io mi creavo un segreto, preparavo una menzogna per ingannare un +nobile cuore, ed ero colpevole. + +«Ma allora non pensavo più a fare esami di coscienza. + +«Max possedeva tutte le superiorità. La bellezza, la forza, l'ingegno, +il carattere; ed in esse io trovava una scusa alla mia debolezza, ed +una protezione contro le accuse del mondo e della mia coscienza. + + + + +XXVI. + + +«Non vidi più Giorgio, non vidi più alcuno fuori di Max. Egli mi +lasciò, appena per qualche ora, al tempo del pranzo. Poi tornò. Faceva +un gran caldo. Aprimmo il balcone; ci sedemmo l'uno accanto all'altro +tenendoci per mano, e guardando, giù nella via, le signore che +andavano al teatro Manzoni a piedi ed a capo scoperto per pigliare il +fresco. Eravamo sereni ed ilari come due fanciulli. Io gli dissi: + +«--Ecco, io non potrò mai andare a teatro con voi. Eppure sarei tanto +felice se lo potessi. Seduta in un palchetto in faccia ad uno sposo +amato, come si devono risentire tutte nell'anima le situazioni +passionate del dramma! Vi sono certe scene che non ho mai potuto udire +senza provare un gran desiderio di ripeterle con una persona amata. + +«Allora egli volle che ne citassi qualcuna; ma la mia memoria non me +ne suggeriva; ero tutta assorta nella bella scena reale che +rappresentavamo noi due per noi soli. E gli risposi: + +«--Suggeritemi voi, così vedrò se i nostri pensieri si sono accordati +prima di conoscerci. + +«Ed egli a citarmi le cose più strambe, passando dagli amori di +Arlecchino e Colombina, alla tomba di Giulietta; ricordando le +situazioni più comiche, evitando a bello studio tutte le scene di +passione. E ridevamo come due scolari in vacanza. Io gli chiesi: + +«--Che cosa fanno stasera al Manzoni? + +«--Non lo so, mi rispose; vado a vedere. + +«--Sì, poi mi racconterete la commedia; e se non la sapete dovrete +inventarla. + +«--Accettato. Le scene di sentimento le reciteremo a braccio. + +«E scese a leggere il manifesto. Io lo guardavo dalla finestra. + +«La commedia annunciata era il _Terenzio_. Egli risalì, felice che +dovessimo parlare in versi martelliani. Io mi prestai di buon grado +alla scena tra Terenzio e Creusa, e da parte di Max, i versi di +Goldoni non furono peggiorati certo. + +«Quando cominciò la gente ad uscir dal teatro, gli dissi che lo +spettacolo era finito, e che doveva ritirarsi. E ci lasciammo +stringendoci la mano. Giovani, liberi, innamorati, riuniti +misteriosamente, ci lasciammo con una stretta di mano, e fummo felici, +«sotto l'usbergo del sentirci puri.» + + + + +XXVII. + + +«L'indomani colla prima corsa dovevo partire. Egli sarebbe venuto a +prendermi per accompagnarmi allo scalo, per salutarmi ancora. E poi? +Poi nulla. Non c'era prospettiva d'un altro ritrovo, non c'era +avvenire per noi. Scriverci... era tutto. + +«Erano le undici. Mi restavano quattro ore per finire di mettere in +sesto la mia valigia, spettinarmi, svestirmi, dormire, poi rivestirmi, +ripettinarmi. Ed avevo il cuore così angosciato, ero in tale +eccitamento nervoso che prevedevo di passare una terza notte di +veglia. Rinunciai affatto a coricarmi. Mi abbandonai in una poltrona +col capo tra le mani, decisa ad aspettare là il momento della +partenza. + +«Avrei voluto che quel momento fosse giunto. Avrei voluto essere già a +Torino. Avrei voluto non essere stata a Milano. Appena Max non mi era +più accanto, mi sentivo profondamente umiliata e pentita della mia +posizione. Ripensavo ad una ad una tutte le mie conoscenze, per +cercare se ve ne fosse qualcuna a cui potessi confidare quella mia +gita misteriosa. No; tutte quante erano troppo oneste persone per +accettare una simile confidenza. Forse sapendola avrebbero cessato di +frequentarmi. + +«Oh Dio! Avevo commesso un'azione da non poter confessare alle persone +oneste! Dopo ciò, che importava che io stessa fossi onesta? Ed in +vero, avevo perduta quella onestà morale, che risulta dalla lealtà del +nostro procedere. E pensavo: + +«--Una donna che abbia un amante, che conviva seco, ma gli sia fedele, +è più onesta di me che mento a due innamorati, ed alla società. Ecco a +che sono ridotta. + +«Piangevo di vergogna, di rimorso, della disperante impossibilità di +cancellare dalla mia vita quel passo fatale. + +«E pensavo a quei romanzi che fanno tanto dispetto a leggerli, perchè +vi si vedono esseri che potrebbero essere felici, purchè si +spiegassero francamente, ed invece si sacrificano per una fedeltà +esagerata, ad un principio e ad una promessa che farebbero assai +meglio a revocare, nell'interesse stesso della persona a cui l'hanno +impegnata. Noi eravamo appunto in quella circostanza. Ci +sacrificavamo; perchè? Per fare un romanzo? + +«Avremmo potuto essere felici, sposarci, amarci tranquillamente. +Gualfardo non ne sarebbe morto; lo sapevo bene. Eppure non mi sentivo +il coraggio di dirgli: + +«--Dopo quanto avete fatto per me, malgrado il vostro nobile +carattere, la vostra generosità, il vostro animo leale, la vostra +fedeltà, il vostro rispetto per la mia gioventù abbandonata, malgrado +tutto ciò, io vi sono stata infedele moralmente, e vi ridomando la mia +parola per esserlo in fatto. Voi foste tutto per me; in compenso io +non voglio esser nulla per voi. Ho trovato un uomo il cui ingegno mi +affascina; un uomo dal carattere impetuoso e giovanile; un uomo che ha +le virtù ed anche i difetti che non avete voi. Io voglio quei difetti, +voglio quelle virtù, voglio quell'uomo. Che importa se sono egoista ed +ingrata? Rinunciate ai vostri progetti d'avvenire; rinunciate a me che +sceglieste fra tante; io non voglio combattere i miei sentimenti, io +voglio essere felice.» + +«Guai alla donna che ha il coraggio di affrontare una simile +spiegazione. Il suo cuore dev'essere arido per non spezzarsi; ed +allora la felicità che cerca, potrà trovarla per sè, ma non potrà +renderla a nessuno. + +«S'udì ruotar la carrozza in corte, e Massimo salì a prendermi per la +partenza. Mi trovò mesta; volle consolarmi e mi fece piangere. Il +cameriere prese la valigia e ci precedette. Noi ci stringemmo ancora +una volta la mano e scendemmo le scale, e salimmo in carrozza, e +traversammo la città scura e dormente, e giungemmo allo scalo +senz'avere scambiata una parola. C'era ancora un quarto d'ora da +aspettare. Ci sedemmo in un angolo riposto, e ci ripetemmo le più +sincere promesse di _sempre_ e di _mai_. + +«O propositi profondamente veri, amore profondo, profondo dolore da +cui eravamo compresi! Calde inspirazioni di quelle proteste, di quei +giuramenti! Che fu di voi? Ahi, tutto passa. _Sic transit_. + +«Poco dopo di noi giunse la contralto. Ella salutò, ci precedette, ed +andò a mettersi in carrozza. Max ed io traversammo insieme la sala +d'aspetto, ed insieme ne uscimmo dall'altro lato. Io entrai nel +carrozzone dov'era la contralto. Egli salì sul predellino e rimase là +guardandomi muto e melanconico. Lentamente s'era fatto una luce +scialba e triste, e Max mi disse: + +«--Incomincia ad albeggiare. + +«In quella il convoglio si mosse; egli mi strinse forte la mano e si +allontanò. Fu l'ultima parola, l'ultimo ricordo senza amarezza che mi +rimase di lui. D'allora non potei più veder l'alba senza sentirmi +stringere dolorosamente il cuore, senza rivedere tutti quei fantasmi +d'amore, di gioia, e sentirne la morte nel gelo di quell'ora, nella +malinconia di quella luce, nella ricordanza di quella parola. E +pensando ad una ad una le cose e le idee a me care, su cui cominciava +ad albeggiare, mi ripetei poi sempre rabbrividendo: non vedranno il +tramonto. + + + + +XXVIII. + + +«--Torino! Porta Susa! Chi scende! Porta Susa! + +«Queste grida ripetute a varie distanze e lo spalancarsi della +portiera, mi strapparono alle mie fantasticaggini. Scesi dalla +carrozza e mi avviai all'uscita, triste, confusa, umiliata all'idea di +incontrarmi con Gualfardo. + +«Avevo fatti pochi passi, quando sentii prendermi di mano la valigia, +ed udii una voce ben nota dirmi: + +«--Ben tornata, Fulvia. + +«Era Gualfardo.--Pensai che, per un carattere freddo e chiuso come il +suo, aveva fatto molto a domandare che lo lasciassero passare entro lo +scalo per incontrarmi un minuto prima, e quel pensiero mi serrò il +cuore come un rimorso. + +«--Come va, Gualfardo? gli dissi. + +«--Bene, bene, e voi? Passate di qui, a destra. Il vostro, biglietto? +E mentre rimetteva il biglietto alla guardia, riprese: + +«--Ecco il babbo. + +«Io gli corsi incontro per abbracciarlo. + +«--Ben tornati, disse il babbo. + +«Quel plurale mi sorprese. La gioia del mio ritorno lo confondeva. + +«--È un pezzo che state ad aspettarmi? domandai. + +«--No, giungo or ora, rispose il babbo. + +«--Ah, sei venuto solo? gli chiesi stupita che rispondesse in +singolare alla domanda che gli avevo fatto in plurale. + +«--Sicuro. E voialtri avete fatto buon viaggio? + +«--Come, voialtri? Io. + +«--Ma non siete venuti insieme? + +«--Son venuta colla contralto; ma tu non la conosci punto. A +proposito, nello scendere è sgusciata via. Non l'ho più vista. + +«Intanto eravamo usciti sotto il portico, e Gualfardo fece avanzare +una carrozza. Quando io ed il babbo vi fummo entrati, Gualfardo mi +domandò la ricevuta del mio bagaglio, e voleva rimanere per farmelo +condurre a casa subito. Io risposi che non occorreva; potevo far +ritirare i bauli con comodo il domani. + +«Egli ci mise dell'insistenza, come se gli desse noia d'entrare in +carrozza con noi. Allora il babbo gli disse: + +«--Almeno metti qui le valigie che t'imbarazzano. + +«Un altro plurale! Io non avevo che una valigia. + +«--Sì, dissi; posate la mia valigia. Ed intanto tiravo fuori il +portafogli per dargli la ricevuta del bagaglio. + +«Egli posò sul sedile dinanzi a noi la mia valigia, prese lo scontrino +che gli porgevo, e via. + +«--Gualfardo! gli gridò il babbo. Anche l'altra, che ne fai di +quell'impiccio? + +«Gualfardo tornò indietro. Era un po' arrossito, ed il suo occhio ebbe +qualche cosa di triste in risposta al mio sguardo attonito. + +«Egli aveva due valigie! + +«--Ma io non ne ho che una, gli dissi. Quella non è mia... + +«--È mia, disse Gualfardo. + +«Sentii vagamente che in quella parola c'era qualche cosa di +spaventoso, e tuttavia non compresi ancora. + +«--Vostra! esclamai. Mi siete venuto incontro colla valigia? + +«--Ma sì;--ed entrando in carrozza soggiunse: Tanto fa che venga con +voi; il bagaglio lo prenderò domani; e diede l'indirizzo al cocchiere. +Poi, fissandomi con quella sua aria impassibile da tedesco che metteva +i brividi, mi disse: + +«--Vi sono venuto incontro fino a Milano; ecco perchè ho la valigia. + +«--Ah? che? come? Non vi siete scontrati? Ora capisco perchè volevi +nascondere la valigia colla scusa di rimanere a ritirare il bagaglio. +Non volevi ch'io ridessi! + +«Così esclamava il babbo, e rideva, e trovava un umorismo infinito a +pensare che Gualfardo mi era venuto incontro senza trovarmi; ed +attribuiva la confusione di Gualfardo e la mia confusione unicamente +alla paura del ridicolo. + +«Oh Dio! il ridicolo! avrei voluto vedere tutta Torino a bocca +squarciata, tenendosi le costole dal ridere per conto mio; avrei riso +più forte di tutti, avrei danzato di gioia se avessi potuto non essere +che ridicola. + +«Ero rimasta fulminata dalle parole di Gualfardo. Avevo udito le +osservazioni del babbo meccanicamente; ma nel mio interno avevo ben +altra preoccupazione. + +«Che cosa aveva fatto Gualfardo a Milano? Come e perchè non mi aveva +trovata? Sapeva qualche cosa? Sapeva tutto? O non sapeva nulla? + +«Il suo volto era perfettamente impassibile. A giudicare da quello si +poteva credere che non sapesse nulla. + +«Cento domande mi vennero alle labbra nell'ansietà di quel momento. Ma +sentivo battermi il cuore con tale violenza, e provavo un'angoscia ed +un'umiliazione tanto profonde, che non avrei potuto pronunciare una +parola su quell'argomento, senza tradirmi col rossore e col tremito +della voce. + +«Così non dissi più altro, e mi diedi a guardare fuori dallo +sportello, ed a fissare i passeggieri con tanta attenzione, come se +tra essi cercassi una persona aspettata, dalla cui presenza dipendesse +il massimo interesse della mia vita. + +«E Gualfardo, seduto di contro a me, stava ritto come un palo per +lasciarmi padrona dello sportello, e non fece più la menoma allusione +al suo viaggio. Pareva che, ai nostri occhi, l'andare incontro a +qualcheduno per sette ore di ferrovia e non trovarlo, e tornare +indietro ciascuno per suo conto, e vedersi soltanto allo scalo +d'arrivo, fosse la cosa più naturale del mondo. + +«Il babbo pensava, forse, che fosse nato tra noi uno di quei malumori +da innamorati, che hanno bisogno di esaurirsi in silenzio, per dar +luogo all'ansia della riconciliazione; e, dopo quella prima espansione +di meraviglia, non cercò più spiegazione. Del resto, taciturno per +abitudine come tutte le persone avvezze ad una vita monotona, +laboriosa, e solitaria, non soleva mai cercare il fondo delle cose +quando per giungervi gli occorreva un soverchio dispendio di parole. + +«Quando la carrozza si fermò in via Roma, alla porta della nostra +casa, Gualfardo scese pel primo, mi aiutò a scendere alla mia volta, +prese la mia valigia da una mano e la sua dall'altra, e s'avviò verso +la scala. Il cuore mi si allargò. Se saliva così col suo piccolo +bagaglio, era dunque disposto a rimanere a colazione con noi. +Incoraggiata da quell'idea lo guardai in volto; era perfettamente +calmo. Grazie ad Apollo, grazie a tutte le divinità protettrici degli +amanti, il suo viaggio non l'aveva condotto a nessuna scoperta; egli +non sapeva nulla. + +«Tutto questo pensai nell'istante ch'egli impiegò a muovere due passi. +Al terzo, la serva che era scesa per incontrarci, lo fermò per +isbarazzarlo delle valigie. + +«In quel momento credo che il sangue abbia sospesa la circolazione +nelle mie povere vene, tanto era vitale per me la risposta ch'egli +stava per dare a quella serva. + +«--Ah, bene! Poichè sei qui, ti lascio la valigia della tua padrona, e +profitto della carrozza per portare a casa la mia.--Disse questo col +solito piglio tranquillo. E cedette la valigia. Se ne andava! Mi +lasciava appena arrivata. Che voleva dire? Sapeva perchè ero stata a +Milano? Si allontanava per sempre? + +«Questo pensiero mi traversò la mente spaventoso, come l'idea della +morte, che ci empie di terrore nell'istante di cadere in deliquio. +Esso mi strappò una domanda angosciosa: + +«--Gualfardo! mi lasciate?... e tosto, sentendo la stranezza di +quell'impeto, soggiunsi: Non restate a colazione con noi? + +«--Non posso, mi rispose, senza neppure notare la mia agitazione. Sono +due giorni che manco alle lezioni. Verrò questa sera. + +«Due giorni! Gli porsi macchinalmente la mano, e salii le scale di +corsa senza aver mente a rispondere una parola. + +«Due giorni! Mio Dio! Quanto può aver scoperto in due giorni! + + + + +XXIX. + + +«Per tutti i vizi che la morale condanna, per tutte le colpe che la +legge punisce, dovrebbe essere espiazione sufficiente la tortura +morale che io soffersi quel giorno. Mi sentivo avvilita in faccia a +Gualfardo; sentivo ch'egli aveva diritto di sprezzarmi, e ne piangevo +con tutta l'amarezza del mio cuore. Pensavo: + +«--Questa sera, o mi darà un bacio, come soleva prima che partissi, ed +io dovrò renderlo,--io che l'ho tradito,--fare la parte di Giuda, +piegarmi all'onta della finzione. O non mi darà il solito bacio, ed +allora vorrà dire che sa tutto, che non si considera più mio +fidanzato, ma ha bastante fede nella mia lealtà per aspettare che gli +faccia io stessa la confessione che gli debbo. + +«Ed allora pensavo seriamente a quella confessione. La dovevo io +realmente? Non avevo ricusato di sposare Max per evitarla? Ed ora +perchè la farei? Max non era che un amico per me. + +«Sì, ma un amico che ero andata a vedere segretamente; un amico da cui +aspettavo una lettera con tutta l'ansietà del mio cuore. + +«Ed un istante sentivo di dovere aprir l'animo mio a Gualfardo ad ogni +costo. + +«Poi andavo alla finestra, guardavo un poco la gente, pensavo che, +forse, neppur la metà di quelle signore che avevano marito, nutrivano +per esso un sentimento più caldo dell'affettuosa stima ch'io aveva per +Gualfardo. Che, forse, una gran parte di esse avevano amato un altro +prima di sposar quello, che se ne ricordavano ancora; eppure non erano +meno buone mogli, ed i loro mariti non erano infelici per questo; e +nessuno faceva a quelle donne una colpa dei loro sentimenti +combattuti; nessuno le disprezzava. Ricordai parecchie signore ch'io +conosceva in quelle identiche circostanze; erano signore ammodo, cui +il mondo non faceva la menoma eccezione, il menomo rimprovero. + +«Allora le mie idee presero un altro indirizzo. + +«Certo io ero troppo scrupolosa. Infine mi ero contenuta decorosamente +con Max; egli sapeva il mio impegno; tra noi non s'era parlato che +d'un sentimento fraterno. Io non avevo tradito i miei doveri verso +Gualfardo. Ero ancora degna di lui. D'altra parte, quanti giovani +avevo io conosciuti mentre cantavo? Quanti m'avevano corteggiata? +Quanti m'avevano parlato con meno riserbo di Max? Io non li avevo +lusingati, avevo respinto il loro amore. Precisamente come avevo fatto +con Max. Forse che pensavo di fare a Gualfardo la cronaca di quelle +galanterie? Nemmeno per ombra. E perchè dovrei farmi un dovere di +narrargli la mia relazione con Max? Perchè gli altri li avevo respinti +senza soffrirne, e Massimo lo avevo ricusato con dolore? Ma questo non +era che un merito di più. + +«Poi vennero le penombre della sera. Non vidi più la gente in istrada. +Non vidi più nulla intorno a me; ed allora guardai nella mia +coscienza. + +«E vidi che tutto ciò era sofisma per ischermirmi da un dovere penoso. +Vidi che la mia colpa non stava nel sentimento involontario ch'io +provavo per Max, ma nelle piccole ipocrisie d'amicizia con cui lo +alimentavo; in quella specie di compromesso col mio dovere, con cui +cercavo di ricusare il suo amore, e di serbarlo vivo al tempo stesso; +di mantenermi in dolci rapporti con lui, senza spezzare il mio vincolo +con Gualfardo, che per una cara abitudine si era immedesimato colla +mia esistenza; e da cui non avevo il coraggio di sciogliermi. + +«In realtà io non desideravo di sposar Max. Egli aveva un grande +ingegno, una posizione agiata, un avvenire largo di promesse, una +salute fiorente, una maschia bellezza, e tutte quelle attrattive di +parola, di voce, di modi, di eleganti cognizioni, che guadagnano tutte +le simpatie, che aprono tutte le porte. + +«Un uomo così, nel matrimonio ha tutto a dare, nulla a ricevere. Per +farmi sua moglie avrebbe dovuto sacrificarmi la sua libertà. Farmi +vivere colle sue rendite ed i suoi guadagni, perchè la sua carriera +legale sarebbe stata inconciliabile colla vita girovaga di un'artista. +E poi egli non avrebbe avuto alcun bisogno di farmi continuare a +cantare. Per adattarsi alla vita di famiglia avrebbe dovuto far +violenza al suo carattere gioviale, brillante; alle sue abitudini +chiassose e disappensate; imporsi una gravità, una monotonia, un +ordine d'esistenza a cui non era punto inclinato, e che gli avrebbero +costato un vero sacrificio. + +«Ed io, cosa avrei potuto dargli in compenso di tutto codesto? Il mio +amore. Ma quante donne potevano dargli altrettanto, e per di più +censo, bellezza, ingegno... + +«Decisamente nel matrimonio a lui sarebbe toccata la parte bella della +generosità; a me quella umiliante dell'egoismo. Ecco perchè non +desideravo di sposare Max. + +«Invece Gualfardo era avviato alla stessa mia carriera del teatro. Non +guadagnava più di me; e non poneva nessun ostacolo a che io +continuassi a cantare, e contribuissi quanto lui e più di lui alla +vita comune. + +«Egli pure aveva molto ingegno; a lui pure sorrideva la gloria, ma la +stessa gloria, lo stesso ingegno che sorridevano a me. Eravamo pari. E +poi egli era taciturno, serio, compassato; non attirava le simpatie. +Ed era quindi più in grado di apprezzare il mio affetto. Era delicato +di salute e misantropo, due cose che creavano a lui il bisogno della +famiglia, a me la gioia e l'orgoglio di fargliene sentire i vantaggi. + +«Per tutte queste ragioni io mi spaventavo all'idea di perdere l'amore +di Gualfardo, malgrado la libertà che mi risulterebbe da quella +perdita. + + + + +XXX. + + +«Gualfardo fu buono quella sera come sempre. Mi baciò in fronte come +soleva fare ogni sera, e mi parve che mi stringesse al suo cuore con +un'espansione insolita. + +«Ne risentii più acuta la fitta del rimorso. Mi sentivo così vile, +d'ingannarlo come facevo, così vile... + +«Avrei voluto scrivere a Max di troncare ogni corrispondenza con me; +di dimenticarmi, di lasciarmi tutta ai miei doveri. Ma non ne avevo il +coraggio. Ed aspettavo la sua lettera con tutta l'ansietà.--Sempre la +miserabile attrattiva del frutto proibito! + +«Il posdomani la lettera venne. + +«Max era malato. Soffriva, era triste. Non poteva scrivermi altro +perchè stava a letto. Appena guarito mi scriverebbe a lungo, aveva +tante cose a dirmi. + +«Era malato; ed io non poteva correre a lui, sedermi accanto al suo +letto, curarlo, vegliarlo. Ed era malato per me, per la mia partenza; +ne ero sicura. Stava così bene prima! Era dunque il dispiacere che lo +faceva star male. No. Decisamente la nostra posizione non poteva +durare così. Non si comanda ai proprii sentimenti. Poichè ci +amavamo--non solo per noi, ma per lo stesso Gualfardo--era necessaria +una confessione, una risoluzione. + +«Quella sera aspettai Gualfardo in uno stato di eccitazione +straordinaria. Volevo esser sola con lui. Ed invece il babbo s'era +incastonato nel suo seggiolone come una perla in un anello. Aveva +l'aria di doverci rimanere il resto de' suoi giorni; dacchè ero +tornata, da tre giorni, non era più uscito. + +«--Non esci a passeggiare, babbo? gli domandai. + +«--No, mi rispose; fa un caldo orribile. + +«Che fare? Pure era necessario ch'io parlassi con Gualfardo da sola. + +«--Babbo, ripresi. Io invece sento il bisogno di passeggiare questa +sera. Vuoi ch'io vada al Valentino a far un giro con Gualfardo? vuoi? + +«--Eh! va. Omai sei artista; se gli ho permesso di andare ad +incontrarti a Milano, non vedo alcun male a lasciarti fare una +passeggiata con lui. Del resto è il tuo fidanzato. + +«Io mi avviai alla mia camera per prepararmi col cappellino, tanto ero +impaziente di uscir subito appena Gualfardo fosse giunto. Ma prima che +fossi uscita il babbo riprese: + +«--Ed è un bravo giovane, sai; un bravo, bravo giovane. + +«--Sei ben fortunata, Fulvia, d'esserti imbattuta in lui; ed anch'io +ne son fortunato. Muoio tranquillo, vedi, sapendoti nelle sue mani, +perchè è un nobile cuore. + +«Io fuggii senza rispondergli. Povero babbo! Io stavo per distruggere +la mia fortuna, e la sua tranquillità. E perchè? O Dio! + +«--Gualfardo, volete condurmi al Valentino a far una passeggiata?--gli +dissi appena giunse.--Il babbo lo permette. + +«Egli accettò colla solita cortesia. + +«Era la prima volta che uscivamo soli. Eravamo un po' imbarazzati. Ed +io pensavo quante volte ero uscita a Milano con Max, e che non eravamo +imbarazzati; ed ammiravo quel carattere impetuoso, espansivo; e +deploravo il riserbo di Gualfardo, e dicevo tra me: + +«--Ecco com'è. È impossibile amarlo com'io l'intendo. È la sua +freddezza che è causa di tutto. + +«Quando fummo in Borgo Nuovo, c'era grande andirivieni di popolino e +di omnibus; e si faceva buio; e gli accendi-fanali correvano colle +loro pertiche illuminate come piccoli fari; e più d'una volta fui +urtata. + +«Allora Gualfardo mi disse: + +«--Vorreste prendere il mio braccio, Fulvia? Camminereste meno a +disagio. Se non ci avete difficoltà... + +«Io presi il suo braccio, pensando quanto aveva tardato ad offrirmelo, +e quante cerimonie ci metteva; e che invece Max prendeva addirittura +il mio braccio e lo passava sotto il suo in barba a tutti, e +s'arrabbiava se un altro c'era arrivato prima. Ah! quello era amore! + +«C'era molta gente al Valentino. Io proposi di andare fino alla +Barriera di Nizza costeggiando il Po. + +«Quella strada era quasi solitaria. Parlavamo poco. Io ero preoccupata +di quanto stavo per dire. Gualfardo pareva si studiasse di portare il +discorso su argomenti estranei a noi. Trovava belle o brutte le case +dei canottieri; più o meno svelte le forme dei canotti. E fresca la +strada, e pittoresca, ecc. + +«Dopo aver risposto una quantità di _sì_, e di _sicuro_, e di _già_, +io dissi ad un tratto: + +«--Gualfardo, ho deciso di accettare la scrittura che mi hanno offerta +per Nuova-York. + +«--Sì? diss'egli senza il menomo cenno di sorpresa o di approvazione o +di disapprovazione. + +«Quella risposta succinta mi sconcertò. Avevo contato su qualche +obbiezione, su qualche interrogazione per aprirmi la via a spiegare i +miei motivi. Che fare davanti a quel freddo monosillabo? Pensai di +ripetere per eccitare altre risposte. + +«--Già, ripresi. Vado a Nuova-York. + +«Questa volta egli non rispose affatto. Solo dopo un momento, tanto +per dir qualche cosa, mi domandò: + +«--Avete già firmato la scrittura? + +«--No, dissi; firmerò domattina. + +«Vi fu ancora una pausa. Poi io soggiunsi. + +«--Desideravo di parlarvene prima di concludere. + +«--Grazie, Fulvia. Ma dovete far sempre il vostro interesse. Questo è +quanto preme. + +«--Ebbene, no, esclamai con tutto il mio coraggio. Non si tratta del +mio interesse. Non è quella la ragione che ho consultato per +decidermi... + +«Egli taceva, e si vedeva che lo faceva di proposito. Io ripresi: + +«--È necessario ch'io vada ben lontana da voi, Gualfardo; ecco perchè +ho accettato. + +«A queste parole Gualfardo mi prese la mano che appoggiavo al suo +braccio, e me la strinse in silenzio come per dirmi: coraggio! + +«Codesto doveva sembrarmi strano, perchè mi avvertiva che le mie +parole non gli davano la menoma sorpresa. Ma io ero eccitata dalla +parte drammatica che m'ero imposta; e poi avevo realmente bisogno +d'essere incoraggiata, ed accettai quell'atto amichevole senza +esaminarlo punto. + +«--Debbo andar lontano, Gualfardo, continuai cogli occhi a terra, +perchè non posso più essere vostra fidanzata. Non lo sono più... + +«Un'altra stretta di mano, più energica della prima. Ed io continuai: + +«--Ho un grave torto verso di voi. Ho molte cose da farmi perdonare. +Vi debbo una confessione. Gualfardo, quando mi sono fermata quei due +giorni a Milano... + +«--Basta, Fulvia, interruppe Gualfardo con una terza stretta di mano. +So tutto. Ero a Milano prima di voi, vi ho veduta arrivare e partire. +So tutto. + +«--E non mi diceste nulla?... + +«--So che siete leale. Sapevo che parlereste voi. Era difficile; ci +voleva del coraggio. Ma voi l'avete trovato. Siete una brava +giovane... + +«M'ero aspettata dei rimproveri o dei lamenti; un amante sdegnato o +afflitto. E non trovavo che un giudice giusto e clemente. + +«Forse era un senso d'amor proprio ferito; allora non studiai le mie +impressioni; ma mi dolse all'anima di non sentirmi rimpianta neppure +con una parola. Pensai quanto era freddo per aver sopportato così +filosoficamente la scoperta ch'io amavo un altro: e dissi nel mio +cuore che non aveva nessun amore per me, dacchè si rassegnava così. +Non potei a meno di dirglielo: + +«--Voi non mi amate, Gualfardo. + +«--Perchè me lo domandate, dacchè amate un altro? + +«È vero. Non avevo diritto di lagnarmi. Ma provavo, più forte della +mia ragione, una specie di civetteria sentimentale, che ambiva di +eccitare un rimpianto in quel cuore che era stato mio per tanto tempo. + +«--Ve lo domando pel passato, risposi. Ah! per rassegnarvi così +freddamente bisogna che non mi abbiate amata mai. + +«--Fulvia, volete dire che ho mentito con voi? Avete ragione di +dirmelo? + +«Mio Dio! Ero io che avevo mentito. Rimasi umiliata. La lealtà della +sua condotta era un rimprovero alla mia. + +«Avrei dovuto consolarmi di veder passare così liscia quella scena che +m'avea preoccupata e spaventata tanto. Ed invece soffrivo. + +«--Mi sarete amico egualmente? gli domandai. + +«--No, Fulvia, mi rispose. Dovete vincere quelle irresolutezze del +vostro carattere, che vi fa sempre appigliare ai mezzi termini. +Abbiate il coraggio dei vostri sentimenti. Non si può aver un amico ed +un amante. Sono due affetti che si somigliano troppo. Non mi amate +più? Amate un altro? Lasciatemi. Siate di quell'altro. Non ci +rivedremo più. Almeno non cercheremo più di vederci. Coraggio. + +«Mi strinse ancora la mano, poi voltò strada per condurmi verso casa. + +«Non vederlo più! Non avevo mai pensato ad una separazione così +assoluta. L'idea di spezzare la nostra intimità che mi era stata fin +allora una dolce abitudine, faceva un vuoto ne' miei sogni d'avvenire. +Non potevo pensarci senza raccapriccio. + +«Provai un senso di freddo al cuore, e vidi tremolare tutti gli +oggetti traverso le lagrime che mi velarono gli occhi. + +«Camminammo un lungo tratto in silenzio; ed in quei momenti rividi col +pensiero tutto il passato ch'io conosceva di quel giovane. Ritrovai la +sua generosità, la lealtà del suo cuore, ed il suo agire sempre nobile +e dignitoso. Ed allora la sua freddezza mi parve un torto ben lieve in +confronto al mio torto; e mi sentii sempre più avvilita. Ed il rimorso +nel mio cuore era più forte che il sentimento della libertà +ricuperata. + +«Quelli che ci scontravano ci credevano marito e moglie, o, se ci +conoscevano, sapevano delle nostre promesse, e pensavano che fossimo +felici di quella passeggiata sentimentale a lume di gaz. E noi invece +eravamo divisi moralmente, e stavamo per diventare estranei. + +«Volli pensare a Max. Ma mi faceva l'impressione di uscire da una casa +tepida, agiata, elegante, per correre lungo campi e boschi nel furore +d'un uragano, ad inebriarmi delle tremende bellezze della natura in +burrasca. Era la tempesta con le sue grandi emozioni, le sue fiere +bellezze, ma con tutti i suoi danni ed i terrori e le repulsioni che +inspira. + +«Ed intanto provavo un'interna curiosità di sapere cosa accadesse nel +cuore chiuso di Welfard in quell'ora di separazione. Soffrivo di non +vederlo afflitto, e mendicavo un rimpianto. + +«--Gualfardo..., cominciai. + +«--Non parlate, Fulvia, mi rispose, io potrei accorgermi che siete +commossa, e rimproverarvi un'altra volta le irresolutezze del vostro +carattere. + +«--O Gualfardo, i vostri rimproveri sono crudeli. + +«--Lo so, Fulvia, e ve ne domando perdono. Ma è necessario parlarci +francamente per evitare degli equivoci, le cui conseguenze sarebbero +dolorose per entrambi. Voi avete troppa immaginazione. Vi siete +figurata una felicità che non esiste. Vi siete fatto uno di quegli +ideali inebrianti, che hanno d'uopo per realizzarsi di tutta la somma +di pregi che la natura ha ripartito in scarse dosi fra gli uomini, +senza la larga parte di difetti che ciascuno di essi possiede. Voi +volete la bellezza elegante, e la maschia espressione della forza; +volete gli impeti inconsiderati della passione, e la pace dignitosa +del sentimento legittimo; volete l'imprudenza giovanile, ed il decoro; +volete un insieme di cose che non si possono associare. Un giorno +trovaste in me alcune delle qualità del vostro ideale, e mi amaste per +esse; poi ne scontraste in un altro qualcuna più saliente, ed amaste +lui; in realtà non amate nè me, nè lui, nè un altro; è sempre la +vostra visione che amate, dispersa qua e là, ed associata a difetti +non contemplati nel vostro programma, che si rivelano poi, e +raffreddano il vostro entusiasmo. È per questo che, legata a me +aspiraste a Guiscardi, e sul punto di legarvi a lui, rimpiangete me. +Se fosse possibile a me di darvi la mia figura elegante e quella che +voi chiamate la nobiltà del mio carattere; se fosse possibile a lui di +cedervi la sua impetuosità giovanile e la sua bella voce ed il suo +fiero disprezzo delle convenienze, ed il suo ingegno; e, finalmente, +se fosse possibile a voi di animare quelle qualità astratte, non +rimpiangereste più nè lui, nè me, e sareste contenta con quel fantasma +di vostro gusto. Ma ciò non è possibile. Ed a qualunque di noi vi +appigliaste, siatene certa, Fulvia, voi fluttuereste sempre fra l'uno +e l'altro, in una alternativa incessante d'aspirazioni e di rimpianti. + +«Io tenevo il capo abbassato; sentivo la verità di quel giudizio, e +piangevo amaramente in silenzio. + +«Eravamo giunti alla porta della mia casa; egli mi stese la mano dopo +avere staccato il mio braccio dal suo, e mi disse: + +«--Addio, Fulvia. + +«Io avevo pieno il cuore, piena la mente di un mondo di cose da +rispondergli. Era una riconoscenza infinita, ed un profondo +pentimento. + +«Alzai gli occhi, ma il suo sguardo limpido e leale mi paralizzò. Mi +sentii avvilita dinanzi a lui, non potei che rispondergli piangendo: + +«--Addio, Gualfardo. + +«E lo vidi allontanarsi per sempre. + + + + +XXXI. + + +«Fu una notte orribile per me, nella quale il mio cuore non cessò un +momento di battere lento e forte come una campana sepolcrale. + +«Sentivo il vuoto intorno a me; eppure ben altri dolori m'aspettavano. + +«Mi ero alzata presto dopo quella notte di veglia e di pianto, e dalla +mia finestra guardavo sbadatamente nella via. + +«Mentre stavo assorta così, sentii prendermi per la vita e baciarmi +sui capelli. + +«Era il babbo; ed era tanto pallido che, appena l'ebbi veduto, tutte +le mie preoccupazioni svanirono; non provai che lo spavento di vederlo +cadere in deliquio. + +«--Mio Dio, babbo, come sei pallido! Che hai? Stai male?--gli chiesi +tremando di spavento; e lo feci sedere sul mio sofà, gli proposi di +fargli il caffè, di andare pel medico, e che so io altro. + +«--No; mi rispose trattenendomi, non mi occorre nulla. Son venuto per +parlarti di cose gravi. Resta qui. Fammiti vicina; ho bisogno +d'abbracciarti per prender coraggio, povera Fulvia! + +«Pensai che Gualfardo gli avesse scritto che rinunciava alla mia mano. + +«--Vuoi dirmi di Gualfardo?... domandai. + +«--No, cara. Ti parlerò anche di lui, ma quello è il più caro, il più +consolante de' miei pensieri. Debbo dirti una triste, triste notizia; +si tratta di me, Fulvia, del tuo povero babbo... + +«Era profondamente commosso; la sua voce tremava. + +«Credetti di comprendere, e chiudendogli la bocca con un bacio, gli +dissi: + +«--Non dir più altro, babbo. Sono una sbadata; avrei dovuto pensarci +prima, che puoi trovarti in istrettezze. Io ho tutto il denaro +dell'ultimo teatro. Da questa mattina non avrai più nessun pensiero +molesto; scusami, povero babbo, non penso mai a nulla. + +«--Tu sei un angelo, mi rispose singhiozzando; ed io debbo perderti, +lasciarti per sempre... + +«A quella parola una luce fatale si fece nella mia mente. Misi un +grido e scoppiai in pianto. + +«Povero, caro babbo! Egli, tanto ammalato, mi consolava in quel +supremo dolore. + +«--Il tuo cuore ti ha detto la verità. Coraggio, mia buona Fulvia. +Pensa che sono vecchio. Dobbiamo pur morir tutti... + +«--Ma no, tu non morrai; tu non devi morire. Faremo tutte le cure +possibili; chiameremo dei medici.--E piangevo, e mi agitavo nella +convulsione del mio dolore, tenendo stretto al cuore quel mio unico +parente, quasi per contenderlo alla morte che lo minacciava. + +«La serva accorse alle mie grida, e mi disse con piglio severo: + +«--Non faccia scene, signorina. Non vede che fa del male al suo babbo? +Il medico gli raccomanda di evitare ogni commozione. + +«Quelle parole mi richiamarono in me. Ma il mio cuore era spezzato da +quell'annuncio crudele. Mi posi in ginocchio accanto al babbo, e +cercai di persuaderlo che il suo male non era grave. + +«--Dimmi tutto, babbo; narrami come ti ammalasti, che medico ti vede, +e come ti venne quella idea triste che mi ha fatto tanta pena. + +«--Come mi ammalai non lo so. Ma viveva ancora la tua povera mamma che +io soffrivo già di un acuto dolore al cuore, ogni volta che mi +esponevo a qualche fatica. Quand'ella morì, l'affanno di quella +perdita mi sviluppò una malattia di cuore, che mi tenne a letto più +d'un mese. Tu eri bimba allora, ma devi ricordarti di questa +circostanza. + +«--Guarii, ma continuavo a sentire a quando a quando quella puntura al +cuore; qualche volta avevo violente palpitazioni. Poi tutto passava, +ed io non ci badavo punto. + +«--Ma quest'inverno il dolore cominciò a farsi insistente; al solo +salire una scala la palpitazione mi soffocava. Lasciai che tu fossi +partita per Milano, poi chiamai il medico. Egli mi prescrisse le +solite pillole che prendevo sempre quando si ridestava il mio male; +più tardi mi consigliò i bagni di mare. Fu allora che ti raggiunsi a +Livorno. Ti ricordi che mi trovasti dimagrato e pallido, ed io ti +dissi che soffrivo il caldo? Era la malattia che aveva già fatto +terribili progressi. + +«--Il pensiero di lasciarti sola al mondo mi spaventava. Non volevo +crederci; non mi ci potevo adattare. Speravo sempre; volevo sperare ad +ogni costo. + +«--Feci la cura dei bagni di mare con assiduità; avevo riposto in essa +tutta la mia fiducia; ma ne tornai più malato di prima. Quando mi +salutasti allo scalo di Livorno per andare a Firenze, mi parve che non +mi restasse tanta vita da vederti tornare, e dissi a Gualfardo: + +«--Pensa a renderla felice, perchè non ha più che te sulla terra. Io +non la vedrò più. + +«A quelle parole del babbo, io, che avevo sempre pianto in silenzio +nelle sue braccia ascoltandolo, non potei più frenare i miei +singhiozzi, e mi abbandonai ad un pianto convulso, disperato. Il babbo +piangeva anch'esso; mi baciò più volte con trasporto, e ripigliò: + +«--Via, non tormentarti, Fulvia. Vedi che ho potuto riabbracciarti. +Chi sa; potrò forse ancora durare a lungo: sono malattie lente. Ma, +per la mia tranquillità, perchè io possa pensare senza spavento alla +morte, vorrei che tu mi dessi la consolazione di vederti unita a +Gualfardo. + +«Quella domanda in quel momento mi suonò terribile, spaventosa come un +rimorso. Il mio fatale amore per Max, aveva distrutta l'ultima +speranza del mio povero babbo. L'idea di dirgli in quel momento la +triste verità, che Gualfardo non era più nulla per noi, che io l'avevo +respinto colle mie follie, che non lo vedremmo mai più, mi fece +spavento. Sentii che quella notizia poteva essergli fatale, che +l'avrebbe forse ucciso; compresi che dovevo ingannarlo. Rimasi muta, +assorta nel mio dolore. + +«Egli pensò che esitassi a decidermi, e mi disse ancora: + +«--Tu ti lasci sedurre da un'arte che lusinga il tuo amor proprio, e +le sacrifichi un amore che ti farà felice. Credilo al tuo babbo, che +ti ama tanto. Io ho studiato l'animo di Gualfardo; pensa con che +interesse l'ho studiato, dacchè so di doverti lasciare a lui, senza +nessun altri al mondo per proteggerti ed amarti. Credimi, Fulvia, che +se avessi la scelta fra i più splendidi partiti per collocarti, non +vorrei scegliere altri che lui; non ho conosciuto mai un più nobile +cuore, un animo più leale. Quando tu eri lontana, era lui che teneva +il tuo posto presso di me; che mi amava come un figlio; che mi +vegliava la notte quando stavo male; che sacrificava tutte le sue ore +di riposo per supplirmi all'ufficio, e compiere per me un lavoro che +mi diveniva sempre più faticoso. Fu lui che si assunse mille brighe +per domandare ed ottenere la mia giubilazione. Se in questi ultimi +tempi potrò godere un po' di riposo senza cadere nella miseria, lo +debbo a lui. Non potrai amarlo mai abbastanza per tutto il bene che ha +fatto al tuo babbo, mentre tu, povera figliuola, eri costretta a +starmi lontana... + +«E sentendo che io piangeva amaramente, con tutta l'amarezza del +rimorso, riprese: + +«--E tu pure lavoravi per me, ed ora mi porti il frutto delle tue +fatiche, che servirà a curarmi. Ho tanto bisogno di cure e d'affetto. +Tu mi farai guarire, mia Fulvia. + +«Io sentivo che diceva tutto questo per consolarmi; perchè, nel +riandare la sua povera storia di dolori, s'era accorto del contrasto +penoso tra la mia posizione e quella di Gualfardo: tra me festeggiata, +inebriata d'applausi, felice e spensierata, lontana da lui,--e quel +generoso giovane che lo curava, lo consolava, lo sosteneva nelle +difficoltà della vita. S'era accorto che le cure di Gualfardo erano +altrettanti rimproveri al mio abbandono, e voleva consolarmi mostrando +apprezzare i miei guadagni che gli arrivavano tanto tardi. + +«Come mi sentivo avvilita da tanta generosa bontà! Come ero nulla al +confronto di quei due nobili cuori! Ed appena tornata presso il mio +povero babbo, avevo allontanato da lui quell'unico amico, quel figlio +che lo consolava, che gli rendeva meno penosa la morte. + +«Il babbo non diceva più nulla. Era là pallido, ansante per l'emozione +sofferta, e mi guardava coi suoi occhi lagrimosi e supplichevoli. +Volli consolarlo ad ogni costo, e gli dissi: + +«--Sì, babbo; io sposerò Gualfardo appena sarai guarito; ed intanto +sta certo che io l'amo, che lo amo tanto, più della mia arte, più +della gloria, più di tutto. Tu solo mi sei più caro di lui. Ti +cureremo insieme, faremo dei bei progetti accanto a te, e quando +starai bene ci sposeremo; e se io dovrò cantare tu mi accompagnerai; e +quando non canterò staremo tutti e tre insieme. + +«Povero babbo! Bastarono quelle parole a consolarlo. Si mise anch'egli +a far dei progetti, ma pur troppo non ci credeva, e li faceva per +illuder me. + +«Da qualche tempo il suo male s'era aggravato. Non usciva che +pochissimo, e non mai solo. Gualfardo lo accompagnava. Egli s'era +offerto di venirmi ad incontrare a Milano, per prepararmi alla +disgrazia che m'aspettava. Temevano che la vista del babbo così magro +e pallido mi colpisse troppo dolorosamente. + +«Ed invece egli m'aveva trovata a Milano folleggiante dietro un amore +colpevole, dimentica della famiglia, di lui, di tutto. Come doveva +disprezzarmi! E come dovette disprezzarmi ancora più, quando al mio +giungere, tutta assorta nelle passioni che mi tempestavano nell'anima, +io non m'ero neppure avveduta del deperimento del mio povero babbo; +non avevo domandato perchè, giubilato da circa un mese, e senza +impegni, non fosse venuto egli stesso ad incontrarmi. Non avevo +chiesto nulla, non avevo veduto nulla; egoista, crudele, non pensavo +che alla mia passione ed a' miei rimorsi. + + + + +XXXII. + + +«Per tutto quel giorno il babbo fu così spossato dall'emozione, che +non ebbe la forza di vestirsi per fare una passeggiata. Rimase in +abito da camera, steso nella sua poltrona. Non mangiò quasi nulla, e +ripetutamente si lagnò di non vedere Gualfardo. Io gli dissi una +quantità di scuse: aveva trascurato a lungo le sue lezioni durante la +mia assenza, ed ora, che io era presso il nostro caro malato, +desiderava di riparare il tempo perduto. Andava in iscena un'opera +nuova, ed egli doveva dirigere le prove d'orchestra. Era occupato egli +stesso a scrivere un'opera, ed aveva frequenti abboccamenti col poeta +che gli scriveva il libretto. + +«Ma il babbo non s'appagava di quelle ragioni che egli sapeva al pari +di me. + +«--I giorni scorsi lavorava qui--mi diceva;--e tra una lezione e +l'altra passava a vedermi. Dovrebbe oggi venire più che mai, dacchè ci +sei tu. Voi non v'amate come prima. Ieri me ne sono accorto. Perchè +non vi parlavate punto tornando dallo scalo? Tu non lo guardavi +nemmeno; ed egli se ne andò appena fosti giunta. Ebbi una grande +fatica a salire la scala da solo. Egli mi reggeva sempre. Come è +andata a non scontrarvi a Milano? + +«Tutte queste domande mi straziavano il cuore. Rispondevo vagamente, +cercando di rassicurarlo, ma vedevo che non potrei ingannarlo a lungo. +L'assenza di Gualfardo lo tormentava, ed a me non riesciva di +spiegarla. + +«Dopo due giorni il babbo era tanto inquieto, che mi obbligò a mandare +la serva da Gualfardo per vedere se non fosse malato. Profittai di +questa sua idea, e senza mandare, rientrai dopo un tempo conveniente +per lasciargli credere che fosse eseguita la sua commissione, e gli +dissi, che Gualfardo era a letto con una infreddatura al capo, che +sperava di alzarsi presto, ed appena uscirebbe di casa verrebbe da +noi. Che del resto il suo male non era grave. + +«Il mio povero malato si crucciò tutta notte, vegliò angosciato +pensando al suo giovane amico. Io dormivo nella sua camera stesa sopra +un sofà senza spogliarmi, per esser pronta ad assisterlo sempre. Lo +sentii sospirare, rivoltarsi nel letto, e mi domandò da bere con una +frequenza straordinaria. Aveva una febbre violenta. + +«Al mattino mi disse: + +«--Fulvia, Gualfardo dev'essere malato più seriamente che non dice. +Siamo appena in settembre e fa un caldo soffocante. Con un caldo così +non si sta letto per un'infreddatura. Manda ancora stamane a vedere +come sta. E poi appena sarò alzato prenderemo una carrozza; tu mi +accompagnerai, ed andremo a vederlo. + +«Non era possibile esporre il povero babbo in quello stato ad una +scoperta dolorosa. Andando da Gualfardo lo avremmo trovato fuori, +avrebbe compreso d'essere ingannato, avrebbe scoperto la verità, ne +sarebbe morto di dolore. + +«Corsi nella mia camera e scrissi in fretta questo biglietto, che +mandai a Gualfardo: + +--«Il babbo sta male e vi domanda ad ogni momento. Nello stato in cui +è ridotto, non posso dirgli perchè non venite più; lo ucciderei. La +nostra unione è la sola speranza che lo conforti nei suoi dolori. + +--«Siate generoso, Welfard. Venite per lui. Lasciategli la sua dolce +illusione; e quando il vostro ufficio pietoso sarà compito, mi +lascierete sola col mio dolore; non mi vedrete mai più, ed io vi +benedirò pel bene che avrete fatto al mio povero babbo. + +«FULVIA.» + +«Mandai la serva con quel biglietto; la mandai in carrozza per avere +più presto la risposta. L'aspettai in un'angoscia inesprimibile. Omai +non mi facevo illusione sullo stato del babbo. La sua vita, la breve +vita che gli rimaneva ancora, dipendeva da quella risposta. + +«Dopo mezz'ora la serva tornò con un altro biglietto. Lo apersi +tremando, ed in quel momento pregai dal fondo del cuore come da gran +tempo non avevo pregato. La mia fede era così grande, così vera in +quell'ora di dolore, da credere che la mia preghiera potrebbe +modificare la risposta di Gualfardo già scritta, già nelle mie mani. + +«Non erano che quattro parole:--«Fra un'ora verrò.» + +«Misi un grido di gioia, corsi in camera del babbo, e gli dissi: + +«--Gualfardo è guarito, sta bene, fra un'ora verrà. + +«E lo dissi con tanta gioia, pensando da che pericolo lo salvava +quella notizia, che il povero babbo, tratto in inganno, scambiò quel +trasporto figliale per un trasporto d'amore, e, sempre preoccupato di +me e del mio avvenire, mi abbracciò tutto consolato, e mi disse: + +«--Dunque sei ben contenta di vederlo; dunque lo ami; sarai felice con +lui? Quanto bene mi fa questo pensiero. Temevo che tu non l'amassi. + +«Quella parola fu un altro rimprovero. Sì. Amavo Gualfardo con tutta +la mia riconoscenza di figlia. Ma non era quello l'amore cui pensava +il mio povero babbo. + +«Esatto come sempre, Gualfardo giunse all'ora indicata. Egli fu +generoso fino all'eroismo. Debbo pur dirlo, per quanto la sua +generosità fosse per me una tortura. Mi salutò colla solita dolcezza +tranquilla, mi strinse la mano e mi baciò sulla fronte. Ma intanto mi +susurrò all'orecchio col suo sguardo più cerimonioso: + +«--Perdonate, Fulvia; è necessario fingere per la pace del babbo. + +«E tutto il conforto, tutta la dolcezza che m'avea posta nell'anima la +soave intimità di quel saluto, dileguarono a quelle parole. + +«D'allora egli fu sempre assiduo presso il babbo come lo era stato +durante la mia lontananza. Quando li vedevo uscire insieme, e +Gualfardo si metteva un braccio del povero babbo intorno al collo, e +lo cingeva alla vita per sorreggerlo nello scendere la scala, poi +entro la carrozza gli accomodava i cuscini, e mi salutavano tutti e +due dalla finestra dove correvo per vederli ancora, pensavo con dolore +che io era estranea a quel cuore che mio padre credeva mio, che non +m'era più data la suprema delle gioie di rendergli una vita d'amore in +compenso della sua generosa devozione. + +«A misura che lo vedevo così nobile, così buono, la memoria di Max +diveniva più scolorita nella mia mente. Ed in quell'atmosfera di +affezioni calme, legittime, sante, il mio amore per Max mi sembrava un +romanzo, una follia. E ne arrossivo ogni giorno più. Mentre prima lo +avrei gridato sui tetti, ora mi vergognavo di ripensarci io stessa. +Era perchè il mio cuore si apriva per la prima volta ad un sentimento +basato su qualche cosa di serio, di grande. Ad un amore inspirato +dalla riconoscenza figliale, dalla virtù. Dinanzi a questi due nobili +moventi, cos'erano più la bella voce ed il carattere bizzarro di Max? + +«Quante lagrime ho sparse in quelle ore tristi in cui rimanevo sola a +rassettare la stanza del mio povero babbo, a rifare quel letto, ad +accomodar quei guanciali, dove pur troppo tra poco non riposerebbe +più! + +«Poi tornavano; rivedevo quelle cure amorose dell'elegante giovane pel +povero vecchio infermo, e quelle attenzioni delicate, figliali, che mi +inondavano l'anima di riconoscenza e d'amore, e ricevevo ancora il suo +bacio, il saluto soave e fatale, come l'oppio che inebria ed uccide. + +«Ne venni al punto d'attendere, d'invocare ansiosamente quelle ore di +disperante commedia; di accogliere con passione quel bacio +convenzionale, di valermi del vantaggio della nostra strana situazione +per stringere al mio cuore quell'uomo che non mi amava più, per +serrare la sua mano tra le mie, per parlargli come ad un fidanzato, +per pascere il mio cuore innamorato con una cara e funesta illusione. + +«Nessuno, al vederci così uniti nell'affetto, nella cura comune d'un +caro infermo, che entrambi chiamavamo babbo, nessuno avrebbe +sospettato mai che tempesta mi fervesse nell'animo e che abisso ci +separasse. + +«Intanto la malattia del babbo procedeva rapida, inesorabile. Gli si +eran gonfiate le gambe, le mani, il volto; omai non usciva più, ed a +stento ci riesciva di collocarlo in una poltrona per rifargli il +letto. Era una poltrona lunga dove il malato stava disteso; e mentre +io accomodavo il letto, Gualfardo apriva le finestre, poi spingeva +lentamente la poltrona per far movere il babbo e fargli respirare un +po' d'aria. + +«Oh! in quel momento mi sarei gettata in ginocchio, avrei baciato i +suoi piedi, per implorare che mi lasciasse dedicargli la mia vita. +Tutta la mia riconoscenza di figlia si volgeva in amore per lui, tanto +generoso, buono, servizievole nella sua apparenza fredda ed elegante. +Ed io stupida e leggiera non avevo saputo indovinare quel nobile +cuore. + +«Intanto il babbo insisteva sempre a pregarci perchè ci sposassimo +prima ch'egli morisse. + +«Noi ripetevamo che volevamo aspettare che fosse guarito, che per +allora non pensavamo che a lui; non volevamo fare un matrimonio nella +tristezza; avremmo celebrate insieme le nostre nozze e la sua +guarigione. + +«Ma egli non s'illudeva sul suo stato, ed un giorno ci disse, quasi +piangendo: + +«--Perchè non volete darmi questa consolazione? Siete tanto buoni +tutti e due, e potete respingere la preghiera d'un moribondo? Fulvia, +te lo domando pel bene che ti voglio, pei tormenti che soffro, pel +dolore della nostra separazione; Gualfardo, te lo domando in nome di +tua madre, nella solennità della morte; datemi questo conforto, questo +pensiero di pace. Che vi veda uniti, che possa dire: lascio a mia +figlia l'amore e l'appoggio del più nobile degli uomini, ed allora +morrò contento. + +«A quell'appello straziante per una grazia impossibile, io scoppiai in +pianto. Credetti giunta l'ora terribile di svelare la verità, di +troncare quel misero filo di vita con un ultimo, grande dolore. + +«Ma Gualfardo, generoso, grande, clemente come un Dio, si alzò, venne +a me stendendomi le mani, e mi disse: + +«--Volete essere mia sposa domani, Fulvia? + +«Poi, col piglio sommesso con cui soleva dirmi dopo un bacio quel +crudele «_Perdonate_» che mi gelava il cuore, tornò a ripetere +stringendomi le mani: + +«--Volete? + +«Egli perdonava; faceva sacrificio di sè, del suo sdegno, dinanzi al +desiderio d'un moribondo; e per risparmiargli un dolore diceva +realmente a me, che non amava più, a me, che disprezzava: «Volete +essere mia sposa?» + +«Era troppo grande sacrificio per lui; troppa grande gioia per me che +la meritavo così poco. + +«Ebbi il coraggio di respingerla, e, con uno sguardo che voleva dire: +«Secondatemi» risposi: + +«--Domani è impossibile, Welfard. Dovete prima far venire le vostre +carte. Scrivete; procuratevele, e poi ci sposeremo subito. + +«Gualfardo mi strinse ancora le mani, poi me le lasciò cadere +susurrandomi: + +«--Brava! + +«Era una parola crudele. Mi diceva che liberandolo da me lo aveva +salvato. Eppure mi fece del bene. Il suo amore era perduto per me. Mi +era ancora un conforto la sua stima. + +«Ma il babbo disse con tristezza: + +«--Ci vorranno almeno otto o dieci giorni. Il vostro paese è tanto +lontano! Non avrò tempo a vedervi uniti! + +«Allora fui io che presi la mano di Gualfardo, e traendolo accanto al +letto dissi: + +«--Tu avrai tempo a vederci sposi, ed a vivere con noi molti anni, +babbo. Ma per farti piacere noi ci uniamo ora qui; davanti a Dio e +davanti a te; tu ci benedirai, e sarà come se fossimo già sposati. + +«Ed alla mia volta susurrai a Gualfardo: «Perdonate.» + +«Egli comprese ch'io non davo valore a quella cerimonia; che volevo +soltanto ingannare pietosamente il povero malato; ancora una volta mi +disse: «Brava!» e s'inginocchiò accanto a me, ed il babbo congiunse le +nostre mani e ci benedisse. + + + + +XXXIII. + + +«Da quel momento la pace entrò nel suo cuore, ed il suo volto fu +sempre animato da una serena rassegnazione. Vedeva avanzarsi la morte +a gran passi, e ne parlava senza terrore. Il mio povero babbo era +profondamente credente; aveva quella fede consolante che toglie ogni +squallidezza alla morte; che anima di spiriti aleggianti, di memorie, +d'affetti e di speranze, la tristezza glaciale della tomba. + +«Ci parlava con dolcezza di quando saremmo uniti, in un piccolo nido +d'amore, e la sua anima invisibile vivrebbe tra noi: + +«--Allora non mi spaventeranno le distanze ed i biglietti di strada +ferrata, diceva sorridendo. Se vi _scrittureranno_ per la China, io +sarò là prima dì voi; entrerò in tutte quelle case da bambole, e vi +cercherò la meno inospitale, la più europea; poi verrò a prendervi, +v'accompagnerò nel viaggio, ed allo sbarco vi susurrerò all'orecchio: +«Contrada tale, numero tale,» e voi ci andrete credendovi guidati dal +caso, e troverete il nido scelto da me: e ci starete comodi e +felici... Non mi direte, come facevate prima: «Grazie, babbo; come sei +buono, babbo; tu pensi sempre a noi.» No; non lo direte; sarà il caso, +sarà la fortuna che ringrazierete; ma non importa, io vi vedrò +contenti, ed il mio spirito esulterà. Allora non sarete più +imbarazzati come ora dinanzi a me. Vi crederete soli, e non assumerete +quell'aria freddamente cerimoniosa; io potrò udire le vostre parole +d'amore; pormi tra i vostri sguardi per leggerne l'espressione +passionata; contare i vostri baci, misurare e risentire la vostra +felicità. + +«Tutto codesto diceva colla sicurezza della sua fede robusta; e lo +diceva sorridendo per consolarci nel nostro dolore. Quando Gualfardo +si mostrava un po' espansivo con me, il povero malato dimenticava ogni +sofferenza, ed era contento; non avea vissuto che per me, e credendomi +felice non sentiva di morire. + +«Era una strana situazione. Sapevo che Gualfardo non mi amava più, nè +mi amerebbe più mai. «So tutto» m'aveva detto, quando avevo voluto +confessargli il mio amore per Max, «so tutto.» Ma non era vero. Egli +poteva avermi veduta all'albergo, stare alla finestra con Max. E +quando dopo tali apparenze accusatrici, mi diceva: «So tutto» doveva +credermi più colpevole che non fossi. + +«No, non sapeva tutto. Non sapeva che Max aveva avuta tanta +generosità, tanta poesia giovanile nel cuore, da rispettare, nella +donna che amava, la fidanzata d'un altro. Non sapeva che, leggiera, +incostante, compromessa, in quell'ora stessa che mi credevo obbligata +a rendergli la sua parola, a scindere il nostro impegno, ero ancora +onesta e degna di lui. + +«No; non sapeva tutto questo, ed io dovevo nascondere il mio amore per +lui, possentemente ravvivato da quel ravvicinamento, da quella +comunanza d'affetti e di dolori, dalle nobili manifestazioni dei suoi +sentimenti; dovevo nasconderlo perchè sapevo che non troverebbe mai +più la via del suo cuore. Ch'egli non dimenticherebbe mai la colpa di +cui mi accusavano le apparenze; che, anche quando in un impeto +generoso mi aveva detto sinceramente: «Volete essere mia sposa +domani?» anche allora poteva perdonarmi, poteva darmi il suo nome, la +sua vita, ma non obbliare il passato, non rendermi la sua fiducia, il +suo amore. + +«Ed allora appunto che io dovevo dissimulare a Gualfardo i miei +sentimenti, egli si forzava di mostrarsi espansivo con me per +consolare il babbo, ed io cercavo di fargli credere simulate in favore +del malato quelle dimostrazioni, che gli corrispondevo con tutta +l'espansione del mio cuore. + +«Quella situazione strana sarebbe stata insopportabile, se la +preoccupazione continua e più saliente di vedere spegnersi lentamente +una cara vita, non ne avesse distratto il nostro spirito. Subivamo nei +nostri rapporti sensazioni ed impressioni, volta a volta attraenti, +repulsive, angosciose; ma non erano che sensazioni, ed il pensiero non +ci si arrestava mai. Il pensiero di entrambi noi, era fisso alla +malattia del babbo, ad alleviare i suoi dolori. Mai una volta mi +domandai, che sarebbe di me quando quell'ultimo parente avesse cessato +di soffrire. Tuttavia sentivo che nel tempo stesso che perderei il +babbo, perderei anche Gualfardo. Ma lo sentivo senza pensarci. Il mio +cuore viveva con tutte le sue potenze d'affetto, d'amor proprio, di +tendenza istintiva alla felicità, di rimpianti, e d'aspirazioni; ma +nella mia mente io ero completamente dimenticata, e con me tutto il +mondo; non esisteva che quel filo di vita del mio povero babbo. + +«E quel filo di vita si spense, senza angoscie, senza convulsioni +d'agonia. + +«Era trascorso poco più d'un mese dal mio arrivo a Torino. II babbo +era deperito di giorno in giorno. Non lasciava più il letto. Le gambe +gli si erano gonfiate enormemente; non si nutriva quasi più. E quella +gonfiezza saliva, ed aumentava sempre. + +«Da molte notti Gualfardo rimaneva a vegliare il malato con me. Non ci +coricavamo più, non uscivamo più di camera. Quando uno era spossato si +addormentava per poco nella poltrona da una parte del letto, mentre +l'altro vegliava dall'altro lato. Era la vigilia degli Ognissanti. Da +due giorni e due notti non avevo più riposato un minuto. Le cure che +la malattia richiedeva erano faticose, ed io consentivo a dividerle +con Welfard, ma non a cederle a nessuno. Ero in uno stato di +abbattimento; indebolita, convulsa. Il babbo, che aveva appena un filo +di voce, mi accennò di accostarmi, e tenendomi abbracciata colle poche +forze che gli restavano, mi disse: + +«--Riposati un poco nella poltrona, mia cara. Mi farà bene a vederti +dormire; e Gualfardo mi veglierà. Poi soggiunse: + +«--Tuo marito mi veglierà;--e ci guardò entrambi con un sorriso di +gioia celeste. + +«--Ma tu come stai, babbo? gli chiesi con un senso di paura che non +potevo spiegarmi. E se avesti bisogno di me? + +«--Tuo marito ti sveglierebbe; dille che si riposi, Gualfardo; +diglielo tu. E lo fissava coll'occhio pieno d'ansietà, come se +desiderasse ardentemente di vedermi dormire. + +«Gualfardo, che lo comprese meglio di me, ed indovinò che voleva +togliermi al supremo dolore di vederlo morire, strinse il mio capo sul +suo cuore, e baciandomi in fronte, mi disse: + +«--Sì, Fulvia; dormi. Io ti sveglierò:--e mi condusse alla poltrona, +mi accomodò i cuscini, mi coperse con uno scialle, poi tornò presso il +babbo. + +«All'istante il sonno mi vinse. Un sonno profondo, senza sogni. Non so +quanto tempo durasse. Quando mi svegliai ero nella mia camera, sulla +stessa poltrona. Accanto a me era seduta la vecchia serva del babbo. E +sulle mie ginocchia un pezzo di carta su cui era scritto a matita: + +--«Coraggio, Fulvia. Non ha voluto che lo vedeste morire; non vuole +che lo vediate più. Ha desiderato di rimanere per sempre nella vostra +memoria come lo vedeste ieri sera quando vi baciò e vi sorrise. +Obbedite e siate forte. Lo spirito del povero babbo vi vede e vi +benedice.--Io l'accompagnerò fino all'ultimo. Farò come se fosse mio +padre. Non uscite dalla vostra camera. + +«WELFARD.» + + * * * * * + +«Dopo tante veglie e fatiche la natura aveva vinto, ed avevo dormito +l'intera notte ed una parte del mattino. Povero, caro babbo! Aveva +avuto l'eroismo di pensare ad addormentarmi, perchè non lo vedessi +morire. Santi eroi dell'affetto, della famiglia! A codesti non si +fanno monumenti, e statue. Ma hanno un monumento nel cuore dei +superstiti che hanno amato; e se i loro spiriti possono vederlo, +devono esserne più consolati. + + + + +XXXIV. + + +«Come avevo presentito, perdendo il babbo perdetti anche Gualfardo. + +«Egli vegliò il cadavere, ordinò i funerali e mandò una carrozza a +prendermi per la messa di requie; tutto ciò senza che io lo vedessi. +Poi terminato quel doloroso compito se ne andò, e non lo rividi più. + +«Ero in una specie d'apatia. L'isolamento pesava su me, mi gelava il +cuore. Non pensavo nulla. Mi sentivo sola e profondamente infelice. + +«Mi erano rimaste nella mente quelle ultime parole scritte da +Gualfardo, che interpretavano pure l'ultima volontà del povero babbo: +«Non uscite dalla vostra camera.» + +«Mi pareva che non dovessi uscirne più; che dovessi passare il resto +de' miei giorni solitaria ed inerte in quei dodici metri quadrati di +spazio, per obbedire a due ordini egualmente sacri. + +«Non ricevevo nessuno. La serva mi recava continuamente delle lettere. +Ne avevo aperte alcune sbadatamente e ci avevo trovato una carta da +visita colle iniziali P. C. scritte a mano. + +«Quella formola _per condoglianza_, che ricorreva persino ad +un'abbreviazione per sbrigarsi più presto da un dovere di società che +non aveva nessun lato piacevole, mi parve uno scherno al mio dolore, +mi irritò; e d'allora a misura che la serva mi recava quelle buste le +gettavo sulla tavola senza aprirle. + +«Non so quanto tempo rimanessi così, muta, triste, isolata nella mia +camera. Forse qualche settimana appena, forse pochi giorni. Ma nella +mia memoria quel tempo occupa uno spazio grande, mi pare di esserci +rimasta un anno. + +«Un giorno la serva entrò con una lettera. Io la presi e la gettai +sulla tavola. + +«Ma no. Ella tornò a darmela. Bisognava che io la leggessi; l'aveva +recata un signore, che stava aspettando la risposta. + +«--Chi è? domandai. + +«La serva non lo sapeva. Era già venuto due volte, ed essa non l'aveva +introdotto, dicendogli che io non ricevevo ancora. Ora era tornato con +quella lettera, ed attendeva ch'io gli facessi dire una parola. + +«Lessi la lettera. Era dell'agente teatrale che mi aveva proposto la +scrittura per Nuova-York. Aveva aspettato a lungo la mia decisione in +proposito. Non ricevendola era venuto per vedermi; alla porta gli +avevano detto che il mio babbo stava male; che io non abbandonavo più +la sua camera. + +«Aveva compreso che in quel momento non potevo pensare ad altro, e, +nella necessità di fare la compagnia, aveva scritturata un'altra +donna. + +«Ma ora, al momento di partire, quella signora s'era ammalata alle +tonsille, ed il medico le aveva consigliato un lungo riposo, se non +voleva perdere affatto la voce. + +«Per questo egli, informato della mia disgrazia che mi lasciava +nell'isolamento, veniva a proporre ancora a me quella scrittura +ridivenuta disponibile. L'arte potrebbe distogliermi da' miei tristi +pensieri, ecc., ecc. + +«In realtà mi sentivo sola ed infelice. Il babbo e Gualfardo, le due +grandi affezioni, e le sole che mi legassero a Torino, erano entrambe +perdute per me. + +«L'amore dell'arte non mi parlava punto al cuore in quelle ore di +sconforto. + +«--Ma se potessi ancora trovarvi un interessamento,--pensai.--Se +potessi ancora appassionarmi di qualche cosa, dare uno scopo alla mia +vita! + +«Non istetti a riflettere un istante di più. Feci entrare +l'impresario. Firmai la scrittura, e gli promisi d'essere pronta a +partire fra dieci giorni. + + + + +XXXV. + + +«--Se potessi ancora appassionarmi di qualche cosa! Dare uno scopo +alla mia vita! + +«Non fu un'idea fuggevole, un pretesto a cui mi fossi aggrappata per +allontanarmi da quella casa piena di dolorosi, di strazianti ricordi. +Era un bisogno istintivo della mia anima, che si rivelava +istintivamente, dinanzi alla squallida prospettiva d'una vita +senz'affetti. + +«Perchè realmente avevo ancora una vita dinanzi a me. Ero giovane, ero +forte; e le lunghe sofferenze morali non avevano punto alterata la mia +salute, non avevano forse neppure accorciata d'un giorno la mia +esistenza. + +«Ero dimagrata, perchè, tutta assorta ne' miei dolori, avevo respinto +il cibo ed il sonno, avevo faticato giorno e notte. Avevo il sistema +nervoso eccitato, perchè mi ero lasciata indebolire. + +«Ma senza queste cause materiali e dirette, c'era in me tanta +robustezza da sopportare il dolore morale sotto tutte le sue forme, da +provarlo in tutta la sua intensità senza soccombere. + +«Questo io lo sentivo con un senso di vero sgomento. Sentivo in me +tanta potenza di vita, e mi domandavo: «Che farne?» + +«La sera stessa mi misi al pianoforte; passai una quantità di musica. +Dalle più vaporose fantasie nordiche, alle più soavi melodie italiane, +andai cercando con ansia un'emozione. + +«E ne trovai; e piansi. Ma non erano emozioni d'artista. Era l'aria +prediletta dal povero babbo che mi strappava le lagrime. Era uno +spartito che mi aveva insegnato Gualfardo, che mi rapiva in una serie +di cari e dolorosi pensieri. Erano ancora quei due affetti, ancora +quelle due memorie del mio passato. Ma là dove quegli affetti non si +legavano pel vincolo misterioso d'una rimembranza, la musica mi +lasciava fredda. + +«Prendevo un pezzo irto di difficoltà musicali, cominciavo a cantarlo +con tutte le finezze, con tutte le sfumature d'una interpretazione +intelligente, ma tosto pensavo che Gualfardo non era più là per dirmi +col suo volto impassibile: «Brava Fulvia!» e respingevo la musica +dicendo: «Oh! che m'importa?» + +«Domandavo a Rossini, a Bellini, a Verdi le loro melodie più +appassionate. Cominciavo a cantarle con tutto lo slancio, con tutta +l'anima; ma pensavo che i cari occhi del babbo non erano più là per +empirsi di lagrime, e respingevo la musica dicendo: «Oh! che +m'importa?» + +«No. L'arte non bastava a riempiere il vuoto del mio cuore. Sentivo il +bisogno non solo d'amare, ma anche d'essere amata. + +«--Lo fui tanto! pensavo. Tre grandi affetti erano concentrati su di +me. Quello del babbo, di Gualfardo, di Max... + +«Max! Era la prima volta che il mio pensiero si rivolgeva a lui dopo +la mia grande sciagura. Oh come era lontano omai dal mio cuore! Come +la conoscenza di Welfard, in tutta la gloria del suo nobile carattere, +aveva cancellata l'impressione romanzesca di quell'amore avventuroso. + +«Rimasi assorta nel pensiero di Max. Lo rivedevo in tutta la sua +maschia bellezza, nell'espansiva impetuosità del suo carattere, ne' +suoi entusiasmi, nelle sue giovanili imprudenze. Era una bella, +splendida immagine, una cara memoria; ma non era più un'aspirazione. +Potevo ancora pensare: + +«--Oh! se Gualfardo avesse quelle qualità!--Ma non potevo amarle in un +altro. Vedevo che Max era più affascinante, più splendido +all'apparenza; ma sentivo che Gualfardo valeva di più; e lo collocavo +più in alto, più in alto. + +«Ma Gualfardo non mi amava più; mi aveva abbandonata per sempre. Che +potevo sperare da lui? Non ero stata io stessa a respingerlo? E per +amore di Max? + +«Oh mio Dio! Che era mai avvenuto di quella passione entusiasta che mi +aveva indotta a sacrificare il nobile fidanzato che da tanto tempo mi +amava, per acquistare il diritto di amare Max? + +«Ricordavo il mio trasporto di quella sera fatale in cui avevo preso +la risoluzione d'accettare la scrittura per l'America, e di sciogliere +il mio impegno con Welfard, per essere libera di scriver follie in un +epistolario sentimentale con Max. + +«Stupido sogno da romanzo! Era svanito prima che avessi finito la mia +confessione a Gualfardo. Ed omai, ripensando a quei due amori che +s'erano disputato a lungo il mio cuore, ripetevo con amarezza un verso +altre volte citatomi da Massimo: _Il ben ch'è mio davvero, è il ben +che sparve!_ + +«Presi le lettere di Max, belle, poetiche, eleganti, appassionate, +strane, e mi posi a leggerle pensando: + +«Se potessi amarlo ancora! Chi può dire quanto possa sopra un cuore +entusiasta l'ascendente dell'ingegno? + +«Mentre ero assorta così, la mia serva entrò in camera per portarmi il +pranzo. + +«Al vedermi allo scrittoio con tante lettere intorno, si fermò alzando +il capo ed aprendo la bocca nell'atto di chi si ricorda +improvvisamente d'una cosa; poi disse: + +«--A proposito di lettere; ce ne sono molte, che sono venute quando +lei non aveva mente ad occuparsene. Vuole che gliele porti? + +«Pensai da quanto tempo non avevo più scritto a Max; e che certo fra +quelle lettere ce ne dovevano essere di sue; ed accettai di vedere +quella corrispondenza arretrata. + +«Passai tutte quelle buste chiuse, cercai sugli indirizzi la brutta +scrittura di Max. C'era infatti una lettera sua. Nell'aprirla tornavo +a dire tra me: «Se potessi amarlo ancora!» e la mia mano tremava. E le +forme vaghe di vaghe speranze alate sembravano delinearsi più e più +nel vuoto infinito. + +«Quell'epistola era abbastanza breve perchè io possa riportarla qui +per intero: + +«Fulvia! + +«Dicono che un uomo affetto da spinite, quando è seduto, crede di +poter camminare come chicchessia. + +«Lo stesso è accaduto a me. Credevo di poter ancora amare e mi sono +ingannato. L'amore per me può essere tutt'al più, come voi dicevate, +un episodio tempestoso. + +«Ho lungamente lottato fra la ripugnanza ad ingannarvi, e la paura di +darvi un dolore. + +«Perdonatemi e compiangetemi! Darei dieci anni della mia vita per +sapervi felice. + +«Spero per voi nel tempo, nella lontananza, e più più ancora +nell'effetto morale che la mia condotta deve fare sul vostro animo. + +«Perdonatemi! + +«MAX.» + +«Ed io ammiravo la sua anima appassionata! Bruciai ad una ad una +quelle lettere belle, poetiche, eleganti, passionate, strane; poi +bruciai quell'ultima che era soltanto strana. + +«E nel vuoto, le forme vaghe delle vaghe speranze alate svanirono per +sempre. + + + + +XXXVI. + + +«Massimo, + +«Ho scritte queste memorie durante il mio soggiorno in America; e le +ho scritte per voi. + +«Esse non sono un rimprovero; non sono una risposta alla vostra felice +trovata o similitudine, o non so più che figura rettorica, sulla +_spinite_. + +«Sono una specie d'espiazione pe' miei piccoli e grandi errori, pe' +dolori che ho procurati ad altri, per lo spreco che ho fatto della mia +fede, delle mie speranze, della mia mente e del mio cuore. + +«Voi che siete scrittore, correggetele dove non vanno; poi pubblicate +queste confidenze. Nella loro semplice verità, senza voli poetici e +senza colpi di scena, hanno tuttavia un non so che di romanzo, e le +signore le leggeranno. Le fanciulle, che nei lunghi ozii di una vita +frivola e disappensata, suggono il veleno delle aspirazioni vaporose, +e le spose solitarie, che, nel _terra a terra_ della vita domestica, +prendono a noia la placida continuità di quei dolci affetti, e sognano +i voli lirici delle passioni da romanzo, leggeranno la storia di una +povera sognatrice, ed impareranno che tutto codesto passa e vanisce. + +«Giunta al fine di quella mia vita giovanile, io mi rivolsi a +guardarla in questo lungo e dettagliato esame; e posso dir loro, posso +giurarlo sull'anima mia, che due sole immagini, due soli affetti, due +soli ricordi, sopravvivono nel mio cuore e m'inspirano un sincero +rimpianto. Gli affetti calmi, serii, legittimi del mio babbo e di +Welfard; gli affetti domestici, la famiglia. La prosa--tanto poetica +nella sua verità! + +«Per ogni cuore che le mie memorie convinceranno, per ogni imprudenza +che faranno evitare, la mia anima dolente si sentirà perdonato un +errore. Questo vi lascio come il mio testamento, Massimo. E lo lascio +a voi, perchè voi solo potete riempirne le lacune, ed attestarne la +verità. Ve lo lascio come testamento, perchè voglio morire. È la +triste fine, la catastrofe del mio romanzo. + +«È una risoluzione tranquilla e maturata, non è l'esaltazione d'un +grande dolore. + +«È trascorso quasi un anno dalla morte del babbo, dal distacco di +Gualfardo e dal vostro attacco di spinite retorica. Vedete dunque che +ho avuto tempo a riflettere. + +«Ma non solo ho riflettuto del tempo; furono anzi il tempo e +l'esperienza della mia nuova situazione che mi hanno condotta grado +grado dalla noia della vita alla sfiducia, all'aspirazione della +morte. + +«Ero partita da Torino sul finire di novembre. Dovevo imbarcarmi a +Genova. Vi giunsi due giorni prima della partenza del bastimento, il +26 novembre, e presi alloggio all'albergo della Ville. + +«Dovete ricordarvi quella data e quell'insegna. + +«Stavo alla finestra della mia camera la sera del mio arrivo, quando +vidi entrare nel cortile una carrozza da nolo, da cui scendeste voi, +con una signora. + +«Avevo presso di me una cameriera dell'albergo che mi prestava qualche +servizio da toletta. La chiamai alla finestra, ed additandovi le +domandai: + +«--Chi sono quei signori? + +«--Sono due sposi lombardi. + +«Non interrogai di più. Avevo anch'io indovinato che eravate un marito +ed una moglie. Del resto che m'importava omai? + +«La spinite vi aveva accordato una tregua sulla via del Municipio. + +«Tuttavia codesto mi diede un disinganno retrospettivo. + +«O voi progettavate già quel matrimonio quando dicevate d'amarmi; e +tutta la vostra lealtà ch'io ammiravo non era che una finzione. + +«O quella nuova simpatia era nata dopo il vostro attacco di spinite +(la lettera che me lo annunciava era in data del 24 ottobre), e vi era +bastato un mese per dimenticar me, innamorarvi di un'altra, rinunciare +alle vostre prevenzioni contro il matrimonio, sposarla, ed imprendere +il viaggio da nozze. + +«Dunque, quelle vostre passioni impetuose, ch'io aveva preferito al +serio amore di Welfard, non erano che fuochi di paglia, splendenti, ma +fuggevoli e senza calore. + +«Quella scoperta distruggeva anche il passato. O mi avevate amata +leggermente, o non mi avevate amata mai. + +«Non stetti a fare altri commenti. Non m'informai di null'altro, non +cercai più di vedervi. + + * * * * * + +(Nota di Max.--Ero stanco, disgustato di me e della mia vita, dopo +aver scritto a Fulvia quell'ultimo biglietto.--Quell'amore +contrastato, che avevo combattuto in me stesso per rispetto all'onestà +di lei, mi aveva fatto riflettere ai pericoli de' miei amori, a slanci +impetuosi e fuggevoli.--Era tempo di mettermi al sodo. Avevo +trent'anni. Se Fulvia fosse stata libera avrei sposato lei. Ma era +vincolata ad un altro, e voleva condannarmi pel resto de' miei giorni +alla parte burlesca d'un amante epistolare.--Ne sposai un'altra). + + * * * * * + +«Il giorno 28 m'imbarcai. + +«Durante il viaggio di mare, di cui m'ero fatta un'idea delle più +poetiche, stetti sempre male.--Tutte le passeggiere, e molti +passeggieri soffrivano come me. Sembrava un ospitale di colerosi. + +«Non eravamo in pensiero che di quanto ci convenisse mangiare e bere, +e del come dovessimo coricarci per soffrir meno. + +«Quelle continue preoccupazioni della vita materiale sopivano tutte le +mie facoltà contemplative. + +«Non mi sono mai assorta sul ponte al chiaro di luna ad ammirare +l'immensità del cielo e del mare. Per soffrir meno bisognava sdraiarsi +prima di cominciare la digestione. Ed io levandomi da tavola correvo +alla mia cabina, e mi mettevo a letto. + +«Giunsi in America magra, debole e spoetizzata. + +«Ebbi subito a studiare lo spartito che dovevo cantare. Però la voce +si ristabilì presto, e quando andai in iscena ebbi un grande successo. + +«Ma la corda dell'ambizione s'era spezzata nel mio cuore con quella +dell'amore. Non c'è ombra di egoismo nel mio carattere. La gloria di +cui nessuno gode per me, mi è indifferente. + +«Que' serii _yankee_ che mi facevano la corte, e mi parlavano d'amore, +mi sembravano una goffa parodia del mio bel Gualfardo. + +«Mi provai a ricevere un poco, e ad andare in società. Ma dove erano +riuniti due uomini, era sicuro che s'udiva presto parlare d'affari. Mi +annoiai a morte. + +«E tuttavia il ritorno in Europa non mi sorrideva. Sentivo di esservi +omai straniera, perchè nessun affetto mi vi richiamava. + +«E poi avevo lo spavento di trovare Welfard ammogliato. Io avevo agito +male con lui; si credeva tradito. Aveva ragione d'essersi allontanato +da me. Ed omai erano trascorsi molti mesi dalla nostra separazione. Se +si fosse ammogliato, io non avrei avuto nessuna ragione di biasimarlo; +ma sentivo che non avrei avuto il coraggio di sopportarlo. + +«Mi domandavo continuamente: + +«A che serve la mia vita? A chi sono utile? A chi sono cara? Chi posso +amare? Per chi studio e lavoro? + +«E sentivo il vuoto, l'inutilità della mia esistenza, e mi facevo +sempre più misantropa, e desideravo di morire. + +«Per lunghi mesi ho agitato a mio modo la grande questione di Amleto: +_Essere o non essere_. + +«E decisi di _non essere più_. + +«Ma, dietro la pace e la solennità della morte, mi apparvero le cento +figure goffe e pettegole delle cronache dei giornali, coi loro +commenti indiscreti ed il loro biasimo pedante. + +«Allora tentai un'ultima prova. Feci toletta come una civettuola; mi +studiai di esser bella e di piacere, e mi _slanciai_ nel mondo decisa +di innamorarmi, se fosse possibile. + +«Imposi a me stessa di prestare attenzione a quanti mi corteggiavano +per sorprendere il primo barlume di preferenza. + +«Scontrai un uomo d'ingegno, che aveva viaggiato molto. Era bello; +parlava bene; aveva uno spirito acuto, ed una voce appassionata. Era +poeta, e mi dedicò dei versi belli di quella tranquilla poesia della +verità e del sentimento, a cui s'inspira la letteratura inglese. Mi +corteggiava, senza affettazione, senza chiasso. + +«Mi lasciai corteggiare; feci delle chiacchere sentimentali, cercai di +esaltarmi; ma dopo alcuni giorni mi accorsi che sprecavo tempo e +fatica. Ero perfettamente fredda. + +«Rinunciai tosto a quella commedia inutile. Più tardi mi accorsi che +il bel poeta mi amava realmente, e soffriva del mio strano procedere. + +«Allora mi rimproverai d'essere stata egoista; compresi che non avevo +diritto di giuocare coi sentimenti d'un altro per misurare i miei; di +lusingare un cuore confidente, dacchè non potevo più amare che la +memoria del mio perduto Gualfardo. + +«Oh! a me sì che s'attaglia veramente la parabola della spinite! + +«Una volta più mi sentii sola, inutile, finita; ed ho deciso di +morire. + +«Ma voglio evitare tuttoquanto può avere di drammatico il suicidio +d'una signora. Nella morte cerco il fine d'una vita insoffribile, e +non il rimpianto del mondo. Voglio che nessuno possa sospettare nella +mia morte un suicidio. Se un cadavere rimane alla curiosità degli +uomini, essi strapperanno alle sue viscere fredde il segreto che l'ha +ucciso.» + + + + +XXXVII. + + +Qui finivano le memorie di Fulvia che ricevetti in un piego da +Chamounix il giorno 20 agosto. Ad esse erano aggiunte le poche righe +seguenti in data di Chamounix. + +«Dopo averci pensato a lungo, ho trovato. + +«Giunsi a Torino il giorno tre d'agosto dopo otto mesi di assenza. +Avevo il mio progetto già fatto. + +«Rividi alcuni conoscenti, alpinisti valenti ed appassionati. + +«Manifestai una smania irresistibile di salire sul Monte Bianco. Li +pregai di trovarmi una compagnia, di dirigermi nelle spese da farsi, +ecc. + +«Questa stranezza parve assai naturale in una signora giunta or ora +dall'America, dove gli originali ed i _touristes_ sono produzioni del +suolo. + +«Pochi giorni dopo mi annunciarono che due giovani alpinisti, loro +amici, si disponevano a salire sul Monte Bianco, alla metà d'agosto. +Essi erano già nella prossimità di Chamounix. + +«Telegrafammo interrogandoli se mi volessero per compagna. +Accettarono. Li raggiunsi qui a Chamounix ieri a sera. Oggi mi occupai +di tutte le provviste necessarie alla salita. Ho degli stivali con +ventisei chiodetti, appuntati come diamanti. Ho dei bastoni ferrati, +dei veli verdi, degli occhiali imbottiti; tutto un carico di roba per +preservare la vita. + +«Chi potrebbe dire che io vado a morire? + +«Eppure così è. Troverò un crepaccio che m'inghiotta, una valanga che +mi travolga; ruinerò da un precipizio; mi getterò a capo fitto in una +gola; dove sono tanti i pericoli, s'incontra la morte ad ogni passo; +il suicidio è facile e segreto. Da quella gita non tornerò. + +«Ho domandato di Gualfardo; non è più a Torino. Dov'è? Non ne so +nulla. Non lo vedrò mai più. + +«Ho preso meco le sue lettere; tutte le sue lettere, ed il suo ultimo +biglietto che mi annunciava la morte del babbo. Quelle lettere che mi +parevano tanto fredde, e che ora mi sono tanto care. Esse +riscalderanno il mio povero cuore gelato tra le nevi del Monte Bianco. + +«Non imposterò queste carte per voi se non al momento di partire per +la grande ascensione, da cui non tornerò più. Quando le riceverete +avrò già cessato di vivere. + +«Cambiate i nomi, e poi pubblicate le mie memorie. Ma non questa +lettera. Non tradite per ora il segreto della mia morte.» + +«FULVIA.» + + + + +XXXVIII. + + +Il piego delle memorie di Fulvia mi era giunto la mattina del 20 +agosto. Ero nel mio studio. Lo apersi; ma appena mi accorsi che era +cosa estranea agli affari, malgrado la viva curiosità che m'inspirava, +lo misi da parte. Ero sovraccarico di lavoro; da otto giorni avevo +molto trascurato il mio studio, per occuparmi quasi esclusivamente +della mia camera nuziale, dove, dopo nove mesi e qualche giorno di +matrimonio, un bel bambino faceva echeggiare in suono di pianto la sua +voce robusta. + +Era la prima gioia viva che avessi provata dopo il mio matrimonio. +Quel vagito potente aveva rimosso qualche cosa in fondo al mio cuore. +Avevo abbracciato mia moglie con un senso di profonda riconoscenza. + +Poi era venuto il battesimo, poi le congratulazioni, la ricerca della +nutrice, il suo arrivo in casa, le disposizioni da prendere, le +raccomandazioni, e finalmente la partenza del bimbo colla nutrice, +avvenuta quella mattina stessa di buon'ora. + +Mia moglie aveva superata felicemente quella prima crisi materna. +Tutto era ritornato in calma nella mia casa, ed io ero tornato allo +studio, ansioso di riguadagnare il tempo perduto. + +Ero contento, di quella contentezza senza trasporto, che si riscontra +nei matrimonii dove non manca nè l'agiatezza, nè la salute, nè la +gioventù, nè la pace. Se l'amore vi avesse posta la sua scintilla +ardente e luminosa, sarei stato felice; così non ero che contento. Ma +ero contento e lavoravo; lavoravo già per mio figlio. Uscendo dallo +studio alle cinque, passai a salutare mia moglie che stava ancora in +camera, poi andai a pranzo, e quand'ebbi preso il caffè e licenziata +la cameriera, mi adagiai comodamente in una poltrona presso il +balcone, ed apersi il manoscritto di Fulvia, di cui avevo riconosciuto +la scrittura fin dalla busta, dicendo tra me: + +«--Se avessi sposato Fulvia, questi giorni avrei pranzato nella sua +camera, sopra un tavolino piccolo piccolo, accanto al suo letto. + +Quella lettura mi trasportava, mi commoveva, m'irritava volta a volta, +m'interessava sempre.--Molte volte rilessi un periodo che mi +riguardava, e rimasi assorto cogli occhi fissi alle finestre della +casa di contro, pensando con un misto di gioia e di rimpianto, quanto +ero stato amato. + +L'incontro inavvertito di Fulvia a Genova durante il mio viaggio di +nozze, mi vendicò un momento di tutti i sarcasmi ch'ella aveva +lanciati alla mia povera metafora della spinite. + +Ma la sua poca curiosità riguardo al mio matrimonio e quelle parole: +_M'ero accorto che eravate un marito ed una moglie_, le quali, senza +parere, avevano un fondo di canzonatura, mi irritarono al sommo grado. + +Così quella lettura procedette lenta; avevo acceso il lume da un +pezzo, ed il mio orologio sonava le dieci e mezzo, quando giunsi +all'ultima pagina a cui era incollata la lettera, fredda, amara, +disillusa come il pensiero del suicidio. + +Benchè fossi da otto giorni, quello che Fulvia soleva chiamare +derisoriamente, _un buon uomo ammogliato con prole_, tutto il mio +sangue ribollì al leggere quella lettera, come il sangue di un +giovinotto. + +Mi alzai, presi il cappello in furia come se dovessi andare di quel +passo sul Monte Bianco a trattenere Fulvia sull'orlo d'un precipizio. + +Al momento d'uscire m'accorsi che ignoravo completamente dove andassi. +Allora pensai a confrontare le date. Ma tra la mia grande agitazione, +tra l'abitudine di Fulvia di non precisarle, non mi riuscì di +comprendere perfettamente da quanti giorni quella lettera fosse +scritta. + +Una cosa però era sicura. Che Fulvia non voleva impostarla che al +momento d'imprendere la salita; e però, se il piego era giunto a me, +Fulvia era partita al tempo stesso per la sua triste destinazione; ed +a quell'ora..... Un brivido mi corse nelle vene. + +Questa volta uscii di corsa sapendo perfettamente dove andare. Al mio +_club_ si ricevevano moltissimi giornali, e c'erano degli alpinisti +appassionati che raccoglievano tutte le notizie di ascensioni +pericolose. + +Ma nulla di notevole, e sopratutto nessuna disgrazia aveva +accompagnato le ultime gite al Monte Bianco. + +Questo non mi calmò. Conoscevo il carattere di Fulvia. Profondamente +onesta, era incapace di avermi scritto una cosa che doveva +addolorarmi, senza essere ben decisa a quanto annunciava. + +D'altra parte la lentezza e la calma con cui aveva presa quella +risoluzione, la freddezza con cui ne parlava, provavano la sua +profonda delusione, lo sconforto che le era entrato nel cuore. + +Fulvia, malgrado le angoscie del dubbio, che sono l'eterno tormento +dell'umano pensiero, era profondamente religiosa. Il materialismo,--che +per lei era la mortalità dell'anima, il nulla,--le faceva orrore. + +Tuttavia la sua religione non poteva averla trattenuta dal passo +fatale che mi annunciava. Altre volte avevamo parlato del suicidio. +Ella non lo credeva una colpa, in una persona che non è utile a +nessuno sulla terra. + +«--È un atto di coraggio, mi diceva. Quelli che chiamano il suicidio +una viltà non possono esserne convinti. Mi sembrano certe mamme che +dicono ai loro bimbi: «Badate a non far capricci, perchè codesto fa +diventar brutti.»--Essi dicono alle masse: «Se qualcuno di voi si +uccide, il mondo lo chiama vile.» Ma è un inganno pietoso che gettano +dall'alto della loro sapienza a noi ignoranti, per impedirci di +ucciderci. L'attaccamento alla vita e il terrore dell'ignoto sono due +istinti possenti in noi. Anche i più entusiasti credenti provano un +senso di ribrezzo istintivo al momento di rinunciare al loro modo di +essere attuale, sebbene credano con certezza che continueranno ad +esistere sotto forme migliori. Ci vuol dunque del coraggio per +superare tutte codeste ripugnanze e rinunciare volontariamente alla +vita.» + +Questi brani di discorsi sconnessi, queste opinioni avventate, mi +tornavano in mente orlati a nero come tanti documenti funebri, +comprovanti la morte di Fulvia. + +Ed intanto andavo come un matto per Milano. Entravo nei teatri senza +pensarci, arrivavo in platea coll'occhio fisso e i capelli ritti, ed a +mezzo d'un pezzo musicale, o d'una scena drammatica che teneva +l'uditorio affascinato, urtavo dieci persone per raggiungere un +conoscente, a cui domandavo con affanno: + +--Non sai che sia avvenuta qualche disgrazia sul Monte Bianco? + +Il pubblico mi zittiva; e l'interrogato mi tastava il polso fingendo +di prendermi la mano, e mi offriva di accompagnarmi a casa, con quella +voce carezzevole, che teniamo tutti in serbo per parlare ai malati ed +ai matti. + +Non so quante volte mi ricondussero così, ed io tornai sempre ad +uscire, con quell'idea insistente come una mania, finchè trovai tutto +chiuso, caffè, teatri, clubs, e neppur l'ombra d'un individuo nelle +strade a cui domandare le ultime notizie del Monte Bianco. + +Suonavano le quattro del mattino, quando traversando, forse per la +decima volta, la galleria, mi trovai ad un tratto possessore di +quest'idea: + +Andare a Chamounix! + +Di là Fulvia aveva scritto pochi giorni innanzi. Di là era partita per +la sua ascensione funesta. Là potrei immancabilmente sapere le +circostanze dolorose della sua fine. + +Corsi a casa per prendere del denaro. + +La cameriera era alzata. + +«--La signora è inquieta, mi disse. S'è coricata, ma non volle dormire +finchè ella fosse tornato. + +In quel momento ero col pensiero a centomila leghe da mia moglie. Non +mi sentivo in istato di sopportarne la presenza, che non mancherebbe +di essere accompagnata da un importuno interrogatorio. Risposi alla +cameriera: + +«--Dille che un affare urgentissimo m'ha trattenuto fuori finora, e +che debbo uscir subito ancora, perchè sono aspettato da un mio +cliente. Che vado in campagna con lui per esaminare dei documenti, e +resterò fuori alcuni giorni. + +Ed entrai nel mio studio, presi del denaro in fretta, e senza portar +meco neppur un goletto, uscii di nuovo. + +«--Max! mi gridò mia moglie dal suo letto udendomi passare nel +corridoio. + +Nel lampo d'un pensiero comparai la Fulvia passionata ed entusiasta a +quella comoda moglie che si limitava a chiamarmi dalle sue tepide +lenzuola, senza che l'annuncio della mia partenza le desse la forza +d'infilare le pianelle. Ed il cadavere gelato fra i crepacci del Monte +Bianco mi parve meno freddo di mia moglie. Tuttavia entrai, la baciai +in fretta e le dissi: + +«--Mi tocca partire; non moverti, potresti infreddarti, addio. + +E via a precipizio. + +Partii col primo treno. Mi cacciai in un angolo del convoglio e +rilessi tutto il manoscritto di Fulvia, senza risentire più il menomo +senso di amarezza o di risentimento. + +Ora che sapevo a che fine l'aveva condotta il mio amore, sentivo la +sua superiorità ed i miei torti. + +Povera Fulvia! quanto mi amava! e come nobilmente m'amava! Perchè non +avevo saputo renderle quell'amore passionato ch'ella sognava e che +meritava tanto. Contenderla al suo fidanzato, al suo dovere, a lei +stessa? Povera Fulvia! Come sarei stato felice con lei! E sospiravo +sul mio stato presente; e quei sospiri la vendicavano. + +Non tenni conto del tempo, dei cambiamenti di treno, delle fermate, di +nulla. + +Non avevo che un pensiero: «Fulvia.» E lo elaborai per tutto il +viaggio. Non attendevo che una parola: «Chamounix.» + +Finalmente, quando Dio volle, senza saper come, mi trovai arrivato. + +Scesi all'albergo, e per prima cosa m'informai se non erano accadute +disgrazie nelle ultime salite al Monte Bianco. + +--No, nessuna disgrazia. + +Là almeno non mi credevano pazzo. La domanda era naturale. Potevo +avere un fratello, un babbo, un figlio alpinista, di cui mi mancassero +notizie. + +--Ma dal principio del mese non c'erano state ascensioni? + +--Sì, parecchie. + +--Non avevano veduta una signora? + +--Una signora? Sì, più d'una. + +--E... non era perita quella signora sul Monte Bianco? + +--No. L'albergatore non lo credeva. Non s'era parlato di una +disgrazia. + +--Le guide! Volli vedere le guide. + +Ne furono chiamate parecchie. Due avevano accompagnata una carovana in +cui erano delle signore. Ma nessuna era rimasta vittima. + +Volli dare i connotati di Fulvia; ma non si ricordavano. Mi risposero +dei sì e dei no contradditorii. + +Ma forse Fulvia s'era vestita da uomo. Non l'aveva scritto; ma poteva +averlo fatto. Rilessi il brano della lettera dove accennava di volo al +suo equipaggio da alpinista. + +Non mi diceva nulla. Quegli oggetti potevano servire con entrambi i +costumi. + +Il tempo era delizioso per una salita, e le guide, che s'erano credute +chiamate per una buona giornata, s'annoiarono di trovare soltanto un +importuno interrogatore. Mi risposero di mala voglia, e con un'aria di +canzonatura male dissimulata. + +Una cosa era certa; che non si contava nessuna vittima nelle +ascensioni di tutto il mese. + +Fulvia ha cangiato progetto, pensai. Trovandosi in paesi sconosciuti, +tra i villaggi, dove il giornalismo non è là a raccogliere i fatti di +ogni giorno per alimentare la sua cronaca indiscreta, avrà trovato +modo di finire la sua vita senza esporsi ad essere salvata dalla +generosità de' suoi compagni di viaggio. + +Questo pensiero mi scoraggiò. Dove, come scoprirla? + +Partii per Torino. Appena arrivato mi feci condurre in via Roma al n. +10. Ma dal novembre antecedente quell'alloggio era stato licenziato da +Fulvia, che aveva venduto il mobiglio, ed era partita per l'America. + +Nei pochi giorni che era stata a Torino al suo ritorno, era stata ad +un albergo. Ma quale? E che cosa avrei potuto saperne? Non era +supponibile che avesse fatte delle confidenze all'albergatore. + +Inoltre aveva scritto a me da Chamounix. Il suo nuovo progetto adunque +non poteva essere nato che là. La mia gita a Torino era stata +perfettamente insensata. Un istante mi venne l'idea di ricorrere agli +uffici di questura. Ma mi parve di oltraggiare la memoria di Fulvia, +che aveva voluto circondare di tanto mistero la sua morte. + +Qualunque sia l'impeto che ci spinge ad una corsa precipitosa, +qualunque sia l'esito ed i sentimenti che ne riportiamo, si finisce +sempre per tornare a casa. + +Tra andare, venire, interrogare, almanaccare, piangere in segreto, +disperarmi, ero stato fuori sette giorni. + +La mattina dell'ottavo, triste, irritato, disgustato del mio passato e +del mio presente, con un profondo tedio nell'anima, ripresi alla +stazione di Porta Nuova il treno per Milano. + + + + +XXXIX. + + +Giunsi a Milano il 30 agosto a mezzodì, con un caldo soffocante, un +sole infuocato. + +Nello stato d'animo in cui mi trovavo non potevo sopportare il +pensiero di accogliere il tranquillo _benvenuto_ di mia moglie. + +Avevo una chiave del mio studio, dove potevo entrare per una porta +attigua a quella dell'alloggio. Mi rifugiai nel mio studio senza +entrare in casa. + +A quell'ora i commessi erano a colazione. + +Sedetti allo scrittoio su cui erano disposte in ordine di data le +lettere venute durante la mia assenza. + +Tra quelle soprascritte non ne vidi che una. Una trammezzo a tutte, +che era giunta tre giorni innanzi. + +Una lettera di Fulvia! + +Un freddo sudore m'imperlava la fronte in quell'ardente meriggio +d'agosto. + +Una lettera di Fulvia! Era viva; ricuperata dopo l'agonia di quei +giorni in cui l'avevo creduta morta, ed avevo pensato a lei con tutto +l'amore che giustifica la inviolabile solennità della tomba; era viva +e mi scriveva.... Ed io era un buon uomo ammogliato con prole! + +Mi sentivo sull'orlo di un precipizio; un precipizio verdeggiante, +attraente come quelli cui sognava Fulvia sul Monte Bianco. Volsi un +pensiero di compianto a mia moglie... ed apersi e lessi la lettera. + +«Massimo, + +«Non v'impaurite. Non è dall'altro mondo che vi scrivo. No; è da +questo mondo bello, dalla terra verdeggiante, dal cielo azzurro, +dall'aria pura e serena, da questo mondo di luce, in cui si aspira la +vita e la felicità, in cui si ama e si è amati!» + +Posai la lettera e mi alzai a passeggiare nello studio facendomi aria +coll'istruttoria d'un processo civile. La gioia mi soffocava. Neppure +nei più bei giorni passati, Fulvia non mi aveva mai scritto con tanto +trasporto. + +La dolcezza acre ed inebriante del pomo di Eva mi saliva alla gola, e +mi dava alla testa. + +O lettore, lettore!.... Tornai a leggere. + +«Avete ricevuto il piego colle mie memorie? Oh Massimo! Erano cattive +le ultime pagine delle mie memorie; perdonatemi, avevo il freddo nel +cuore.» + +Ed io in quel momento ci avevo un incendio! + +«Non fu una commedia, vedete. Sapete pure che io non mento. Allora +volevo realmente morire. Non speravo più che l'amore potesse farmi +rivivere, ed adorare la vita. Oh come sono, come voglio essere felice! + +«Avevo il freddo nel cuore, ed ero decisa a morire. Ma per verità la +mia inesperienza m'aveva fatto credere la cosa più facile che non +fosse in realtà. Trovai a Chamounix un capo delle guide, a cui le +guide ch'egli mi assegnò si resero in certo modo responsabili della +mia persona. Poi delle corde, catena inesorabile di sicurezza, con cui +debbono legarsi insieme guide e viaggiatori nei punti in cui il suolo +è più pericoloso. + +«Ad ogni modo, pensavo che troverei sempre una gola spalancata, o +quanto meno un ripido declivio per lasciarmi precipitare in un momento +di libertà. Le stesse cautele mi guarentivano la certezza dei +pericoli. Soltanto decisi di compiere l'ascensione, di godere ancora +quell'ultimo solenne spettacolo, e di studiare la via, di scegliere +coraggiosamente il mio punto, e di lasciarmi precipitare soltanto +nella discesa, quando mi fossi ben accertata che la caduta sarebbe +mortale. + +«Nulla mi spaventava di più che l'idea d'esser rialzata, mezzo gelata, +colle gambe rotte, per passare anni ed anni di dolorosa inedia, +sopravvivendo miseramente a me stessa. + +«I due compagni di viaggio che avevo trovati a Chamounix erano due +capi scarichi. Non avevano nessuna individualità. Uno _posava_, e +l'altro l'imitava. Erano di quelle persone nulle, che si praticano, +che si chiamano oneste, perchè in ogni occorrenza possono mostrar la +fedina criminale, e provare che non hanno mai avuto maglia a partire +colla giustizia; ma non valgono la pena di essere studiati più di +così. + +«Tuttavia, ero raccomandata ad essi, dovevamo fare la salita insieme, +erano volgarmente cortesi, e di buon umore, e si stabilirono tra noi +quei rapporti di apparente cordialità che erano inevitabili in quelle +circostanze. + +«Partimmo animati da un vero entusiasmo.--Quando alla Pietra della +Scala vidi che si passavano le corde per legarci tutti insieme colle +nostre guide prima d'entrare nel ghiacciaio dei Bossons, incominciai a +domandarmi seriamente, come era possibile di precipitare in un abisso +con quelle precauzioni. Quest'idea mi preoccupò pel resto del viaggio +fino ai Grand-Mulets. Avevo traversato ponti di neve larghi appena +come il piede di un uomo; avevo costeggiato precipizi di cui non si +vedeva il fondo; ma le guide erano là colla corda tesa. Se il ponte +fragile si fosse spezzato sotto un urto violento del mio piede, se +avessi scivolato entro la gola spalancata d'un precipizio, avrebbero +tirato la corda, m'avrebbero tenuta sospesa, e sarei stata salva. + +«Ai Grand-Mulets trovammo una specie di casupola dove entrammo, per +mangiare e riposarci. Non dovevamo riprendere la grande salita che +dopo la mezzanotte. + +«All'entrare in quella capanna indietreggiai spaventata. Credetti +vedere uno spettro. Era una grande figura d'uomo colle gambe nascoste +entro immensi stivali che salivano sino al ginocchio, un ampio +soprabito a lungo pelo che dissimulava le forme del corpo;--ed uno di +quegli orribili _passa-montagne_ di lana scura, che usano i +viaggiatori di professione nei lunghi viaggi di notte, gli copriva +intieramente il capo ed il volto. + +«I miei compagni di viaggio non ne fecero meraviglia. + +«--Qui è il luogo delle stranezze, mi dissero. I _touristes_ sono +tutti stravaganti, e quando non lo sono vogliono parerlo. + +«Quello strano personaggio era accompagnato da due guide. + +«--Il signore sale al Monte Bianco? domandò quello fra i miei compagni +che _posava_ per edificazione dell'altro. + +«L'interrogato guardò una delle sue guide, che rispose per lui: + +«--Il signore non parla che tedesco. È stato già sul Monte Bianco; ne +discende. + +«I miei compagni non sapevano il tedesco e rinunciarono a conversare +collo straniero. Si disposero a mangiare; ma, sia l'agitazione della +salita che si sta per imprendere, sia il freddo intenso, non si può +mangiare a quell'altezza. Il loro appetito non fece onore alla +straordinaria potenza di stomaco di cui s'erano vantati. + +«In compenso bevvero enormemente. + +«Quanto a me non ero preoccupata che dalla mia grande idea, e dissi: + +«--Non comprendo come possano avvenire disgrazie sul Monte Bianco, +dacchè, appena il suolo è pericoloso, i viaggiatori si legano colle +corde di sicurezza. + +«Allora tra i miei compagni e le guide si fecero ad enumerarmi una +schiera di vittime, quali scoperte sotto una valanga che le aveva +sepolte, quali scivolate da un'altura vertiginosa, e trovate +agghiacciate sopra una sporgenza del monte. + +«--Si trovano dunque sempre i cadaveri? domandai. + +«--Quasi sempre, rispose una guida. + +«--Ed allora? + +«--Allora si frugano, si cerca dalle loro carte di sapere il loro +nome, si annuncia il fatto; i giornali lo pubblicano, e, se hanno una +famiglia, ne viene informata. E la guida compiacente proseguiva a +narrare di una signora venuta tre anni innanzi dal fondo +dell'Inghilterra a cercare il cadavere di suo figlio, per portarlo a +giacere eternamente nella tomba di famiglia accanto a suo padre. + +«--Ma quello è stato un suicidio--soggiunse. + +«--Un suicidio!--esclamai.--Come lo sapete? + +«--Dalle carte che si trovarono sul cadavere. + +«Era un bel giovane. Ricco come Rotschild e nobile come un re. S'era +messo in testa d'essere un gran genio musicale, ed era venuto in +Italia per studiare. Quella primavera aveva compiuto la sua opera, che +credeva un miracolo. Egli ne aveva parlato tanto; aveva creato una +grande aspettazione, si figurava di diventare da un giorno all'altro +un grand'uomo. Invece la sua opera era caduta. Allora aveva voluto +morire; era salito sul Monte Bianco, e giunto al grande +altipiano,--mentre guide e viaggiatori si riposavano facendo +colazione,--egli si era allontanato verso sinistra, dalla parte delle +Roccie Rosse, e si era precipitato in un crepaccio, da cui fu tratto a +grande stento cadavere, stecchito, come una massa di ghiaccio.--Tutto +questo mi disse la guida in un lungo racconto. + +«Un altro aveva avuto prima di me l'idea del suicidio sul Monte +Bianco. Non c'è nulla di nuovo sotto il sole. + +«Questo contrariava il mio progetto. Io non avevo pensato al +ritrovamento ed allo spoglio del cadavere. Contavo rimanere sepolta +tra quei ghiacci eterni, e, come vi dissi, avevo portato meco le +lettere di Gualfardo, l'unica cosa che amassi ancora sulla terra, +perchè fossero eternamente con me. + +«Le avevo riunite in un piego, e, non so per quale sfogo dell'anima, +in quel momento d'emozione suprema, ci avevo scritto: + +«Gualfardo! Per quanto t'ho amato, per quanto ho sofferto, perdonami +di non renderti questi ultimi preziosi ricordi, perdonami di +seppellirli con me fra quei ghiacchi eterni, da cui ti volgerò il mio +ultimo pensiero; dove morendo per te, ti benedirò pel bene che hai +fatto al mio povero babbo, pel male ch'io t'ho fatto, pel tuo nobile +cuore. Perdonami, Gualfardo, perdonami. T'ho amato troppo tardi, ma +t'ho amato fino a morire per te.» + +«Quel piego era accuratamente avvolto in una busta di tela cerata e +suggellato. Se lo trovavano su di me, la mia dichiarazione scoprirebbe +il mio segreto, e tutto quanto avevo fatto per evitare la pubblicità +indiscreta ed oltraggiosa, diverrebbe inutile. + +«Era necessario ch'io mi privassi di quelle lettere, che le rendessi a +Gualfardo. Sulla sua discrezione potevo contare. + +«Ma come fare? Affidarle a' miei compagni di viaggio o alle guide, era +quanto dire che volevo morire; essi mi veglierebbero, desterebbero +l'allarme intorno a me. Era ancora la pubblicità, ed una pubblicità +vergognosa, che svelerebbe il mio progetto prima che fosse compiuto, e +lo impedirebbe. + +«A quelle somme altezze, ed in quelle supreme circostanze, ebbi +un'audacia che non avrei avuta mai nella vita d'ogni giorno. Pensai a +quello straniero che parlava soltanto il tedesco, e scendeva già dal +gran monte. + +«I miei compagni, dopo aver bevuto assai più che non avessero +mangiato, s'erano distesi sui loro materassi e dormivano. Delle guide, +alcune dormivano pure, altre passeggiavano fuori della capanna, forse +attratte dallo splendido orizzonte che il crepuscolo avvolgeva ne' +suoi raggi fiammanti. + +«Mi accostai risolutamente allo straniero, e gli dissi in tedesco: + +«--Signore, sono una donna sola, ed ho bisogno di un uomo d'onore. +Posso contare su di voi? + +«--Contate, mi rispose. + +«Non era che una parola, ma il tuono con cui era detta era più +rassicurante d'un giuramento; e, cosa strana, la voce di quell'ignoto +mi parve commossa. + +«Ma la stranezza del luogo, il pericolo cui andavamo incontro, la mia +stessa esaltazione che doveva esser vicina al delirio per avermi +indotta a quel passo, giustificavano a' miei occhi la sua emozione. + +«Io soggiunsi, sempre nella bella lingua di Welfard che parlavo con +amore perchè l'avevo imparata da lui: + +«--Quando si va incontro ad una salita pericolosa come quella a cui mi +dispongo, bisogna prevedere tutto, anche il peggio. Potrebbe darsi che +mi cogliesse una disgrazia, che non tornassi più. Non ci avevo pensato +prima. Ho meco un piego che non mi appartiene. Vorreste farlo avere a +Torino al Consolato Tedesco perchè lo mandi alla persona che deve +riceverlo, e ch'io non so dove si trovi? + +«Così dicendo porgevo il prezioso piego. + +«--Non ha indirizzo;--osservò l'incognito; e la sua voce era così +fioca e tremante, che pareva sul punto di svenire. + +«Quella faticosa salita lo aveva sfinito. + +«--Non ho meco una matita per scriverlo. Ma dirò l'indirizzo a voi, e +voi lo metterete. + +«Ma all'atto di pronunciare così, davanti ad uno sconosciuto, quel +nome tanto caro, di staccarmi da quelle lettere senza averle di mia +mano dirette a lui, mille diffidenze mi sorsero in cuore;--ed +esclamai: + +«--Oh se potessi scriverlo! + +«Lo straniero aperse il suo soprabito, trasse un portafogli, ne levò +una matita e me la porse. + +«Quell'ultima esclamazione, quasi involontaria, m'era sfuggita in +italiano. Non la rivolgevo a lui, ma a me stessa; non avevo cercato di +farmi comprendere. + +«Come mai mi aveva compresa, egli che non conosceva l'italiano? + +«In tutt'altro momento questa contraddizione mi avrebbe colpita. Ma +nell'esaltazione di quell'ora non ci pensai. + +«Presi quella matita e scrissi sul mio piego: + +«_Welfard Herbert. Raccomandata al Consolato Tedesco in Italia._ + +«Egli prese il piego senza parlare, e s'avviò per uscire dalla +capanna. Io mi spaventai, e trattenendolo esclamai angosciosamente: + +«--Sul vostro onore.... + +«--Sul mio onore, l'avrà; rispose con voce tremante; poi senza +voltarsi uscì. + +«Allora, priva di quelle lettere che mi ero avvezza a stringermi sul +cuore come un ricordo di lui, come parte del mio passato, mi sentii +sola; sola in faccia alla morte. Ero seduta accanto alla tavola. Mi +nascosi il volto tra le braccia, e piansi amaramente. + +«Rimasi a lungo così, immersa nel mio dolore. + +«Ad un tratto sentii prendermi alla vita e mi alzai spaventata. + +«Ma un braccio energico mi trattenne, mentre una voce ben nota, troppo +nota, e profondamente commossa mi diceva: + +«--Fulvia, perdonatemi! + +«Era lo sconosciuto che aveva deposto il suo orribile +_passa-montagne_; era Gualfardo. + +«Era Gualfardo inginocchiato accanto a me. Gli ultimi raggi del +crepuscolo entrando per una stretta finestra segnavano una striscia +nell'oscurità della capanna, e rischiaravano il suo volto. Vidi quei +begli occhi che mi guardavano con infinito amore, ed erano pieni di +lagrime. + +«--Welfard! mormorai. E mi strinsi al cuore la sua bella testa, e le +nostre labbra si cercarono, e piangemmo insieme. + +«--Mia Fulvia; mia amante; mia sposa; susurrava Gualfardo stringendomi +le mani. Dimmi che vivrai, che vivrai per amarmi; per esser mia; per +non lasciarmi mai più. + +«--Ma tu, Welfard, potrai tu perdonarmi il mio torto, potrai tu amarmi +ancora? + +«--Oh cara, mi rispose col dolce accento passionato de' nostri primi +abboccamenti del collegio, non sai che t'ho amata sempre? Non sai che +neppure un'ora ho dubitato della tua onestà? Era il tuo cuore che mi +sfuggiva; ma io sapevo che tornerebbe; ed ho lasciato tempo al tuo +cuore di tornare a me. Quei due giorni fatali che passasti a Milano, +io non t'ho abbandonata un momento. Ti vidi uscire dallo scalo. Ti +udii dire alla contralto: + +«--Povera me! Se qualcuno mi vedesse! + +«--Fu allora che mi nacque un sospetto; perdonami, Fulvia; ti amavo... +E presi anch'io una carrozza di piazza, e seguii quella che ti +conduceva. E scesi allo stesso albergo, e presi la camera accanto alla +tua; e traverso la porta ti ho vegliata sempre. Ho vedute le tue +impazienze, le tue lagrime. Ho udita la tua conversazione con Giorgio, +e la terribile confessione del tuo amore per Guiscardi. T'ho veduta +con lui... Ho sofferto, Fulvia; ho molto sofferto. Ma partii di là, ti +seguii a Milano colla certezza che, se non mi amavi più, non avevi +cessato d'esser buona ed onesta. Ti ricordi che quando volesti farmi +la tua confessione, io ti risposi: + +«--So tutto! + +«--Te ne ricordi? Poi vidi la lotta che si agitava nel tuo cuore, +quando una fatalità dolorosa e cara ci tenne per tanti giorni +strettamente uniti al letto del povero babbo. Un istante mi parve che +tu mi amassi ancora, e fu con tutta la sincerità del mio cuore che ti +dissi: + +«--Vuoi essere mia sposa domani? + +«--Tu trovasti una scusa; respingesti l'offerta. Sentii che m'ero +ingannato. + +«--Allora mi ritirai colla morte nel cuore, e non pensai che a +combinare coll'impresario per farti riavere la scrittura di +Nuova-York, per allontanarti dai luoghi che ti ricordavano la dolorosa +perdita del povero babbo. + +«--Ma dopo la tua partenza, Torino mi riescì insopportabile. + +«--Lasciai le mie lezioni, lasciai tutto; ti seguii in America, dove +ottenni di dirigere l'orchestra d'un teatro secondario; e vissi vicino +a te, e ti vidi, Fulvia; e la tua cameriera, che avevo saputo +guadagnare, m'introdusse nelle tue stanze tutte le sere in cui per +combinazione al mio teatro era riposo, mentre al tuo cantavi. + +«--Sì, Fulvia; rinunciavo alla gioia di vederti, per sedermi al tuo +scrittoio, nella tua poltrona, ed al lume della tua lampada, in +quell'atmosfera piena di te, leggere, a misura che le avevi scritte, +le tue memorie. + +«--Allora conobbi i miei torti, Fulvia, ed il tuo amore; il tuo nobile +e generoso amore. + +«--Avrei voluto correre a' tuoi piedi e ridomandarti piangendo quella +dolce promessa che la mia stupida freddezza t'aveva indotta a +ritogliermi. Ma ero povero allora; non avevo più posizione; avevo +lasciato tutto per seguirti. Era necessario ch'io mi rifacessi una +rendita sufficiente per offrirti il mio appoggio. + +«--Scrissi subito; ma ci volle del tempo, e quando mi fu offerto il +posto di direttore d'orchestra in uno dei primi teatri di Vienna, tu +eri partita da due giorni. + +«--Partii subito anch'io, ma, sbarcato a Genova, dovetti fare una +corsa a Milano, per firmare il contratto che mi assicurava un avvenire +degno di te. + +«--Allora, felice del tuo amore, e della mia posizione, corsi a +Torino. La tua cameriera m'aveva detto a che albergo contavi +discendere. Vi accorsi. Anche di là eri partita. Interrogai i pochi +conoscenti che avevamo comuni, e dopo un giorno di ricerche inquiete, +seppi che eri stata pochi giorni a Torino, che eri triste ed +abbattuta, ed eri ripartita per Chamounix diretta al Monte Bianco. + +«--Avevo letto le ultime pagine del tuo giornale, in cui esprimevi +l'idea triste del suicidio. Un dubbio crudele mi strinse il cuore. + +«--T'inseguii a precipizio. Giunsi a Chamounix avant'ieri. Credendomi +già in ritardo, domandai soltanto se non erano accadute disgrazie, e +tosto impresi la salita sperando di raggiungerti qui, o al Grande +Altipiano... Mi ero vestito in modo da non esser conosciuto per +risparmiarti una sorpresa forse fatale al tuo animo esaltato. + +«--Oh! se tu sapessi, Fulvia, che angoscie mi straziarono il cuore a +misura che salivo in quei deserti di ghiaccio. In ogni voragine mi +sembrava di vedere un lembo delle tue vesti, di scoprire una traccia +di sangue. Non ho sentito il freddo, non ho provato la menoma +vertigine, non ho avvertito pericoli, non ho pensato che a te. + +«--Ma quando scendevo disperato, cupo, deciso ad esaurire fin l'ultimo +passo per trovarti, od a morire con te, lo spirito del povero babbo ti +ha condotta in questa capanna. Egli è qui tra noi, ci ascolta e ci +vede, Fulvia. Oggi come allora, te lo domando dal fondo del cuore: +«Vuoi essere mia sposa? Vuoi lasciare la tua carriera, il tuo paese, e +non vivere che per me? ed essere mia?» + +«In quella sorpresa di gioia e d'amore il mio cuore lungamente +oppresso si era sciolto, ed avevo pianto come la più miserabile delle +donne. Era un pianto dolcissimo che mi faceva tanto bene. Non avevo +detto una parola per interrompere il mesto racconto del mio bel +Gualfardo. Lo ascoltavo, inebriata e felice di essere amata così; +profondamente addolorata di averlo tanto male giudicato e compreso. +Soltanto a quell'ultima soave preghiera esclamai tra i singhiozzi: + +«--Oh! Gualfardo, io non sono degna di te. + +«--Non dirlo, cara, riprese colla sua generosa bontà. Tu mi hai +giudicato per quello che mi mostrai. Avevi ragione, povera Fulvia. Tu +eri ardente come il tuo bel sole d'Italia, ed io ero tedesco come un +soldatino di piombo.--È vero; ho avuto torto; non ho saputo adattarmi +al tuo carattere, alle tue aspirazioni; ma, credilo, ti amavo con +tutta l'anima. Dimmi che mi perdoni! + +«I miei compagni di viaggio, chiamati dalle guide, si destarono, +scesero dai loro materassi, e si disposero alla gran salita. Quanto a +me, che m'importava omai del Monte Bianco, e di tutti i ghiacciai +della terra? Quel ghiaccio che mi aveva pesato sul cuore, che m'aveva +resa infelice e colpevole, era sciolto. La vita mi sorrideva come una +promessa d'amore. Ero felice. Che potevo cercare più in alto? + +«Ridiscesi colla gioia nell'anima quel tratto di monte che avevo +salito in tanta desolazione. Con che spavento trattenni fin il respiro +nel passaggio della _congiunzione_, quando le guide raccomandarono il +silenzio, perchè anche il più lieve spostamento d'aria prodotto da un +suono potrebbe staccare un masso di ghiaccio, una valanga, e +seppellirvi il nostro avvenire, il nostro amore, la nostra felicità! + +«Dove prima vedevo quasi l'impossibilità di morire, ora tremavo ad +ogni passo; volevo vivere, e paventavo per due vite. + +«Oggi siamo rimasti a Chamounix per passeggiare insieme, per dirci e +ripeterci la storia dei nostri passati dolori. Siamo andati +passeggiando fino a metà strada da Argentières. Ho detto a Welfard che +vi ho spedito le mie memorie; ed ora, mentre egli fuma accanto a me, +vi ho scritto l'esito felice ed inaspettato del mio prosaico romanzo. + +«Noi ci sposeremo fra otto giorni a Torino, e partiremo subito per +Vienna. Non vi vedrò forse mai più. Perdonatemi d'avervi cagionato un +dolore, forse un rimorso, coll'ultima mia lettera. Ora è passato, come +passa tutto. Come il nostro folle amore, come la freddezza di Welfard, +come la mia disperanza. Addio, Max. Siate felice come me, nella sola +gioia che non passa, che resiste al tempo ed agli eventi, l'amore +della famiglia. + +«FULVIA.» + +Mi asciugai una lagrima, e corsi in camera di mia moglie che +abbracciai con trasporto. + +--Che hai? mi disse. Sei agitato... + +--Ho che ti amo. Che sono felice d'esser sposo e padre; vuoi che +andiamo domani a vedere il nostro bambino dalla nutrice? + + +FINE + + + + + + + + + +End of Project Gutenberg's Tempesta e bonaccia, by Colombi, marchesa + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEMPESTA E BONACCIA *** + +***** This file should be named 17907-8.txt or 17907-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/1/7/9/0/17907/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano at +http://www.braidense.it/dire.html) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. Special rules, +set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to +copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to +protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project +Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you +charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you +do not charge anything for copies of this eBook, complying with the +rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose +such as creation of derivative works, reports, performances and +research. They may be modified and printed and given away--you may do +practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is +subject to the trademark license, especially commercial +redistribution. + + + +*** START: FULL LICENSE *** + +THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE +PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK + +To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free +distribution of electronic works, by using or distributing this work +(or any other work associated in any way with the phrase "Project +Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project +Gutenberg-tm License (available with this file or online at +http://gutenberg.org/license). + + +Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm +electronic works + +1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm +electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to +and accept all the terms of this license and intellectual property +(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all +the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy +all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession. +If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project +Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the +terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or +entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. + +1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be +used on or associated in any way with an electronic work by people who +agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few +things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works +even without complying with the full terms of this agreement. See +paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project +Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement +and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic +works. See paragraph 1.E below. + +1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation" +or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project +Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the +collection are in the public domain in the United States. If an +individual work is in the public domain in the United States and you are +located in the United States, we do not claim a right to prevent you from +copying, distributing, performing, displaying or creating derivative +works based on the work as long as all references to Project Gutenberg +are removed. Of course, we hope that you will support the Project +Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by +freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of +this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with +the work. You can easily comply with the terms of this agreement by +keeping this work in the same format with its attached full Project +Gutenberg-tm License when you share it without charge with others. + +1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern +what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in +a constant state of change. If you are outside the United States, check +the laws of your country in addition to the terms of this agreement +before downloading, copying, displaying, performing, distributing or +creating derivative works based on this work or any other Project +Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning +the copyright status of any work in any country outside the United +States. + +1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: + +1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate +access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently +whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the +phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project +Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed, +copied or distributed: + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + +1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived +from the public domain (does not contain a notice indicating that it is +posted with permission of the copyright holder), the work can be copied +and distributed to anyone in the United States without paying any fees +or charges. If you are redistributing or providing access to a work +with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the +work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1 +through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the +Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or +1.E.9. + +1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted +with the permission of the copyright holder, your use and distribution +must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional +terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked +to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the +permission of the copyright holder found at the beginning of this work. + +1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm +License terms from this work, or any files containing a part of this +work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. + +1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this +electronic work, or any part of this electronic work, without +prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with +active links or immediate access to the full terms of the Project +Gutenberg-tm License. + +1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, +compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any +word processing or hypertext form. However, if you provide access to or +distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than +"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version +posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org), +you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a +copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon +request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other +form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm +License as specified in paragraph 1.E.1. + +1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, +performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works +unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. + +1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing +access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided +that + +- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from + the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method + you already use to calculate your applicable taxes. The fee is + owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he + has agreed to donate royalties under this paragraph to the + Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments + must be paid within 60 days following each date on which you + prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax + returns. Royalty payments should be clearly marked as such and + sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the + address specified in Section 4, "Information about donations to + the Project Gutenberg Literary Archive Foundation." + +- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies + you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he + does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm + License. You must require such a user to return or + destroy all copies of the works possessed in a physical medium + and discontinue all use of and all access to other copies of + Project Gutenberg-tm works. + +- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any + money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the + electronic work is discovered and reported to you within 90 days + of receipt of the work. + +- You comply with all other terms of this agreement for free + distribution of Project Gutenberg-tm works. + +1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm +electronic work or group of works on different terms than are set +forth in this agreement, you must obtain permission in writing from +both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael +Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the +Foundation as set forth in Section 3 below. + +1.F. + +1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable +effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread +public domain works in creating the Project Gutenberg-tm +collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic +works, and the medium on which they may be stored, may contain +"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or +corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual +property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a +computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by +your equipment. + +1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right +of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project +Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project +Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all +liability to you for damages, costs and expenses, including legal +fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT +LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE +PROVIDED IN PARAGRAPH F3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE +TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE +LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR +INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH +DAMAGE. + +1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a +defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can +receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a +written explanation to the person you received the work from. If you +received the work on a physical medium, you must return the medium with +your written explanation. The person or entity that provided you with +the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a +refund. If you received the work electronically, the person or entity +providing it to you may choose to give you a second opportunity to +receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy +is also defective, you may demand a refund in writing without further +opportunities to fix the problem. + +1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth +in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO OTHER +WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO +WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. + +1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied +warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages. +If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the +law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be +interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by +the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any +provision of this agreement shall not void the remaining provisions. + +1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the +trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone +providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance +with this agreement, and any volunteers associated with the production, +promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works, +harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees, +that arise directly or indirectly from any of the following which you do +or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm +work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any +Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause. + + +Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm + +Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of +electronic works in formats readable by the widest variety of computers +including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at http://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. Compliance requirements are not uniform and it takes a +considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up +with these requirements. We do not solicit donations in locations +where we have not received written confirmation of compliance. To +SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any +particular state visit http://pglaf.org + +While we cannot and do not solicit contributions from states where we +have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition +against accepting unsolicited donations from donors in such states who +approach us with offers to donate. + +International donations are gratefully accepted, but we cannot make +any statements concerning tax treatment of donations received from +outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. + +Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation +methods and addresses. Donations are accepted in a number of other +ways including checks, online payments and credit card +donations. To donate, please visit: http://pglaf.org/donate + + +Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic +works. + +Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm +concept of a library of electronic works that could be freely shared +with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project +Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. + +Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. +unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + http://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. + +*** END: FULL LICENSE *** + |
