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+The Project Gutenberg EBook of Tempesta e bonaccia, by Colombi, marchesa
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Tempesta e bonaccia
+ Romanzo senza eroi
+
+Author: Colombi, marchesa
+
+Release Date: March 3, 2006 [EBook #17907]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEMPESTA E BONACCIA ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano at
+http://www.braidense.it/dire.html)
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+
+ LA MARCHESA COLOMBI
+
+ TEMPESTA E BONACCIA
+
+ _ROMANZO SENZA EROI_
+
+
+
+
+
+ MILANO
+ LIBRERIA EDITRICE G. BRIGOLA
+ Corso Vittorio Emanuele, 26
+
+ 1877
+
+
+
+
+_Proprietà letteraria._
+
+_Tipografia Sociale--S. Radegonda 6._
+
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+
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+
+
+TEMPESTA E BONACCIA
+
+
+
+I
+
+ +-------------------------------------------+
+ | |
+ | |
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+ | |
+ | AVV. MASSICO GUISCARDI |
+ | |
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+ | |
+ | _Milano, Piazza del Duomo, N. 10._ |
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+ | |
+ +-------------------------------------------+
+
+
+
+
+II.
+
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+ +-------------------------------------------+
+ | |
+ | |
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+ | |
+ | _I LETTORI_ |
+ | |
+ | |
+ | |
+ | _In hac lacrymarum valle._ |
+ | |
+ | |
+ +-------------------------------------------+
+
+
+
+
+III.
+
+
+Ed ora, signori lettori, che ci siamo reciprocamente presentati
+scambiandoci le carte da visita, come si usa tra le persone ammodo
+quando non hanno la fortuna di potersi vedere, tiro via colla mia
+storia.
+
+Non vanto illustri avi, nè sono figlio di paltonieri. Appartengo
+all'umile classe dei borghesi. Non sono nè ricco nè povero. Ho
+trent'anni.
+
+Quattro anni sono mi accesi d'una grande passione; feci le debite
+pazzie, e poichè le donne sogliono misurare e compensare l'amore a
+seconda delle pazzie che fa fare, fui, come di ragione, riamato. E per
+quella volta la donna mia non prese abbaglio, dacchè io l'amassi
+davvero con un trasporto che non avevo mai conosciuto prima.
+
+Napoleone III o non so chi altri, pronunciò una parola meritamente
+celebre: «Quanto dura l'eternità in Francia?» Se il plagio non
+deprezzasse la mia trovata, sono certo che diverrei altrettanto famoso
+dicendo: «Quanto dura l'eternità in amore?»
+
+Rinuncio alla celebrità ma non al motto: «Quanto dura l'eternità in
+amore?»
+
+Ahimè! In tutta buona fede avrei accettato allora di passare la vita
+senza un'altra gioia, nè un altro affetto, nè un altro interesse, nè
+un'altra ambizione, fuorchè l'amore di quella donna. Non mi credevo
+suscettibile di altro sentimento. Al confronto di quell'attrazione
+potente, irresistibile, gli altri sentimenti mi sembravano meschine
+convenzioni sociali.
+
+Alcuni amici s'avventurarono a dirmi:
+
+--Massimo, non pensi che è sleale corteggiare la moglie d'un altro, e,
+peggio, d'un amico? La tua coscienza non ripugna dallo _stringere
+sorridendo la mano d'un uomo che tradisci_?
+
+È la frase consacrata. Ed io meravigliavo tra me, come le menti di
+quegli amici miei mancassero di elevatezza per non potersi scindere da
+meschini pregiudizî sociali, ed innalzarsi con me nelle sublimi
+regioni della passione. Sì; la mia donna era vincolata ad un altro. Ad
+un egoista che si era permesso di farla sua, senza prevedere che io
+l'avrei amata. Ad un tiranno, che persisteva ad essere suo marito
+malgrado il nostro reciproco amore. Animo volgare, incapace di
+eroismo, che non aveva nemmanco la generosità di _sopprimersi_ per la
+felicità d'un amico.
+
+E nondimeno mi si accusava. Non si comprendeva che la mia colpa, se
+pur colpa è possibile in una grande passione, era crudelmente espiata
+dal pensiero che quell'uomo si permetteva di chiamar _sua_ la donna
+_mia_, di darle del tu, d'amarla, e forse financo di aspirare al di
+lei amore. Oh, quell'uomo! Io l'odiavo per le ore di tortura che
+m'imponeva; per le notti che mi faceva vegliare tra gli spasimi della
+gelosia; per il sacrifizio cui mi assoggettavo ogni giorno di
+frequentare la sua casa, di parlargli amichevolmente, di simulare
+colla donna amata una freddezza che non avevo nel cuore, di tollerare.
+che egli le parlasse con una famigliarità oltraggiosa. Oh! quando
+stringevo sorridendo la mano d'Ernesto, nonchè sleale, mi sentivo
+grande e generoso: perchè l'odiavo, perchè avrei voluto ucciderlo; e
+me gli mostravo amico, e rispettavo la sua esistenza, per non
+compromettere la donna mia.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Così pensavo allora, ed ero in buona fede, lo giuro.
+
+Su quell'incendio passarono tre anni; e passarono le scene di gelosia,
+sempre più rade da parte mia, sempre più frequenti da parte di lei; e
+passarono i rimproveri che mi spesseggiavano sopra per ogni nonnulla.
+
+Dopo tre anni e qualche mese cominciai ad accorgermi che
+l'osservazione de' miei amici non era punto volgare, nè ingiusta.
+Infatti come non ne avevo compreso prima la moralità incontestabile?
+Come avevo potuto stringere sorridendo la mano d'un uomo che tradivo?
+
+Ma certo il mio cuore doveva aver ripugnato all'atto sleale. Certo
+doveva aver fatto pressione sulla mia coscienza per amore della donna
+mia; per farle il sacrificio de' miei principî... Deve essere un amore
+ben grande quello che giunge fino ad immolare le cose più sacre, fin
+l'onore. E dopo tutto ciò ella spingeva l'ingratitudine fino a farmi
+dei rimproveri... Oh! le donne! E codesto esclamavo inorridito da
+tanto egoismo.
+
+
+
+
+V.
+
+
+Stavo sotto l'incubo di quel legittimo orrore. Ed intanto la mia
+delicatezza cominciava a trovare ogni giorno più penosa l'idea di
+tradire un amico ne' suoi più cari affetti.
+
+Una sera andai al teatro Carcano. Vi cantava una artista esordiente,
+giovane, simpatica.
+
+La sera seguente il Carcano era chiuso. Il direttore dell'orchestra mi
+offerse di presentarmi a lei. Ero così triste, che proprio non
+desideravo far conoscenze; ma per compiacere il mio vecchio amico,
+andai con lui dall'artista all'Albergo Milano.
+
+Trovai che la giovane signora conversava con un giornalista mio amico.
+Era Giorgio Albani.
+
+Il vecchio professore si ritirò alle nove. Io, giovane, non potevo
+ritirarmi così presto; sarebbe stato scortesia verso la signorina; era
+quanto dirle che la sua compagnia non mi tornava gradita.
+
+Mentre io, sempre egualmente sollecito della salute del mio vecchio
+amico, lo accompagnavo--sino in capo alla scala,--la signorina disse a
+Giorgio:
+
+--E quel signore che non ha preso il cappello e non m'ha salutata? Non
+se ne va?
+
+--Perchè? Le dispiace? domandò Giorgio.
+
+--Un poco; ha una cert'aria inquisitoria; quando mi guarda mi sembra
+di un'autopsia morale.
+
+--Come s'inganna! È così sbadato, e così buono; quando lo conoscerà
+meglio, sono certo che le piacerà.
+
+--Può darsi; ma intanto mi annoia; volevo fare una passeggiata, ma con
+quel signore non oso; mi dà soggezione.
+
+--Massimo!? esclamò Giorgio ridendo.--Ma le giuro che egli non aspira
+punto a destare questo sentimento nelle signore...
+
+In quella rientrai. Giorgio mi disse:
+
+--Massimo, la signorina mi diceva che desidera fare una passeggiata;
+ma ha soggezione di te.
+
+Egli diceva questo in aria di tanta ammirazione... si sarebbe detto
+che facesse un merito a sè stesso della timidezza di quella signora.
+
+Giorgio sapeva ch'io non amo in generale le artiste. La libertà delle
+loro maniere mi dà uggia. Ed ora sembrava dirmi: Vedi che Fulvia non
+si emancipa; e, per essere artista, non cessa d'essere una signora?
+
+Io contavo proprio quella sera di gettare colla mia presenza un raggio
+di felicità sull'esistenza della donna mia... Ma all'udire il
+desiderio dell'artista... esordiente, giovane, simpatica,--dovetti
+rassegnarmi, per delicatezza, a mettermi in terzo con lei e con
+Giorgio in quella passeggiata.--Ritirarmi sarebbe stato esternare il
+sospetto ch'essi stessero meglio soli... un uomo delicato non offende
+così gratuitamente una donna. Così, invece di tergere le lagrime della
+mia bella marchesa, mi rassegnai a sopportare il sorriso inesauribile
+di quella spensierata giovane. Ella scherzava su tutto. Pareva una
+cicala, nata solo per cantare.
+
+Io, che avevo tanto amato i languidi sguardi, gli atteggiamenti
+melanconici della donna mia, sempre avvolta in una nube di tristezza,
+trovavo insoffribile il cinguettìo di quella nuova venuta.
+
+Ciarlando un po' di tutto, ella venne a dire di essere stata
+raccomandata alla marchesa Vittoria Prandi; era la donna dei miei
+pensieri. E Vittoria, cortese e generosa, era corsa a vedere la
+giovane raccomandata nella sua camera dell'Albergo Milano.
+
+Ora dunque Fulvia desiderava passare la sua prossima sera di riposo al
+circolo della marchesa, per ringraziarla della sua cortesia. Pregò
+qualcuno di noi a volerla accompagnare. Con che gioia colsi
+quell'occasione di vedere la donna mia!
+
+Anche Giorgio Albani si offerse di fare da cavaliere alla giovane
+artista; ma egli non frequentava la casa di Vittoria; la conosceva
+poco; io invece ero intimo della famiglia; lo persuasi che era più
+conveniente che Fulvia vi si presentasse con me, e con me solo.
+
+Ella rimase indifferente a codesta discussione, ed interpellata
+rispose:
+
+--Per me, purchè vi sia qualcuno che m'accompagni, sia l'uno sia
+l'altro, mi fa egualmente piacere.
+
+Facemmo una lunga passeggiata. Fulvia fu allegra, gentile, spiritosa,
+ma serbò sempre un certo imbarazzo riguardo a me. Quando mi parlava,
+evitava di guardarmi, e non accompagnava il discorso col menomo gesto.
+
+Si occupava ad abbottonarsi o sbottonarsi i guanti, a cogliere una
+foglia ed a ripiegarla in tutti i sensi, e seguiva cogli occhi l'atto
+della mano, quasi fosse più intenta a quello che a quanto diceva.
+
+I tratti di spirito che intercalava al discorso, i frizzi con cui
+presentava in caricatura una persona o una cosa, detti così senza
+importanza e poco accentuati, acquistavano un carattere più umoristico
+e sorprendevano di più.
+
+Quando l'avemmo ricondotta all'albergo, Giorgio mi ripetè quanto ella
+aveva detto a riguardo mio, mentre accompagnavo il mio vecchio amico
+sulle scale.
+
+--Ebbene, dissi, domani a sera non verrò. Non voglio privarla del
+piacere d'esser sola con te.
+
+Egli non rispose. Era delicatissimo, prudente, pieno d'onore. Forse
+gli dispiacque il sospetto sottinteso in quella mia risposta, e non
+volle nondimeno ribatterlo per non impegnare una discussione che
+poteva far torto ad una signora ch'egli stimava. Parlammo d'altro e
+parlammo poco.
+
+Io amavo sinceramente Giorgio, che era un nobile cuore, un amico
+leale. Pensai a lungo a quella parola amara che gli avevo detta; ed a
+quando a quando ripensai alla antipatia della giovane artista per me.
+
+Prima che giungesse la sera del giorno seguente, mi persuasi che, a
+rimediare all'offesa che le avevo fatta, ed al dispiacere che avevo
+dato a Giorgio, era necessario che passassi ancora quella sera con
+loro. Andai a vedere Fulvia nel suo camerino in teatro; Giorgio mi vi
+raggiunse, e tornammo all'Albergo Milano insieme.
+
+Fulvia aveva cantato quella sera con tanta grazia e tanta passione,
+che il pubblico l'aveva accolta con entusiastici applausi. Nel
+camerino s'erano affollate le visite a complimentarla. Io l'avevo
+ascoltata da un palco di proscenio, ed amantissimo della musica, ero
+stato profondamente commosso dalla sua voce; dimenticai le parole poco
+lusinghiere per me che ella avea dette ad Albani e, nella sincerità
+dell'animo, le dissi porgendole la mano:
+
+--Signora Fulvia, ella mi ha strappato le lagrime.
+
+--Le ho vedute, mi rispose: e mi strinse la mano cordialmente, e da
+quel momento fummo amici.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+Il domani Fulvia non cantava, ed io accompagnai la giovane artista in
+casa Prandi a passarvi la serata. La società era poco numerosa.
+Vittoria accolse la sua raccomandata colla solita affabilità, e mi
+parve che si riuscissero simpatiche a vicenda. Ciarlarono
+all'amichevole un po' di tutto; Fulvia saltando di palo in frasca,
+trattando le cose con frivolezza mista d'un zinzino di sarcasmo, ed
+esprimendo certe idee arrischiate che facevano restare gli ascoltanti
+a bocca aperta. La marchesa seria, melanconica, ragionevole.
+
+Io certo preferivo il nobile buon senso della donna mia; ma così, da
+osservatore, notai che la conversazione di Fulvia riusciva più
+piacevole.
+
+La marchesa mi guardava col suo occhio profondo pieno d'amore; i
+lunghi sguardi ch'ella mi volgeva tradivano la più viva passione.
+
+Io ne ero certo lusingato e felice; ma non avrei voluto per nulla al
+mondo che Fulvia si accorgesse che io... cioè che la marchesa aveva il
+cuore preoccupato. E però le ricordai che quando volesse ritirarsi,
+ero a' suoi ordini.
+
+Ella si trattenne sino alle dieci soltanto. Mentre uscivamo. Vittoria
+mi strinse la mano e mi susurrò:
+
+--Tornate?
+
+Io le risposi con un cenno affermativo; ma nella mia alta prudenza
+avevo già deciso che non tornerei. Fulvia poteva aver concepito
+qualche sospetto, ed io sentivo di doverla persuadere, pel decoro
+della donna mia, che il mio cuore... cioè che il cuore di Vittoria era
+completamente libero. E però, rientrato con Fulvia all'Albergo Milano,
+posai il cappello coll'aria tranquilla d'un uomo cui nulla fa premura,
+deciso a trattenermi.
+
+Vittoria avrebbe dovuto essermi riconoscente di quel sacrifizio fatto
+al suo decoro.
+
+La giovane mi guardò un momento con meraviglia, quasi aspettando che
+mi congedassi. Io sedetti accanto alla sua tavola, e mi posi a
+sfogliare un albo. Ella allora mi offerse un sigaro, e si pose a
+sedere dall'altro lato del tavolino.
+
+Per verità, benchè non ci mettessi interessamento di sorta, il tempo
+mi passò veloce tenendo dietro alle matte scorribande di quel
+cervellino per le vie più torte della fantasia.
+
+Quel poco che sapeva del mondo lo presentava in modo affatto nuovo;
+aveva il dono di sorprendere sempre. Quando la lasciai erano le
+undici, e dovetti confessare a me stesso che uno spirito elegante e
+sereno, per chi non avesse come me un'altra passione, può piacere non
+meno che un'immaginazione vaporosa e sentimentale.
+
+Certo, Giorgio Albani, col suo cuore entusiasta correva pericolo di
+perdere la pace, frequentando quella giovane. Compresi che, a
+preservare l'amico mio da una passione che potrebbe costargli delle
+amarezze, era mio dovere condividere con lui la compagnia
+dell'artista; e, quando uno di noi dovesse rimanere solo con lei, era
+meglio che restassi io, che nel mio impegno con Vittoria aveva una
+salvaguardia.
+
+Il giorno dopo cominciai, coll'eroismo dell'amicizia, a passare tutte
+le mìe ore di libertà presso Fulvia.
+
+Giorgio era sempre con noi; veniva insieme e partivamo insieme. Egli
+le lanciava sguardi appassionati; la circondava d'ogni maniera di
+premure; e quando parlava con lei aveva persino un'altra voce; trovava
+delle note profonde di petto che non avevo mai conosciute nella sua
+scala vocale.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Un giorno, uscendo da pranzo con un amico, incontrai Fulvia tutta sola
+che camminava a passi accelerati in via del Monte Napoleone
+dirigendosi verso il Corso. Presentai l'amico a lei, lei all'amico, e
+dalla presentazione emerse, sempre nuovo come la Fenice della favola,
+il famoso complimento:
+
+--Ho tanto piacere di fare la sua conoscenza, col rispettivo:--Il
+piacere è tutto mio.
+
+Ma per verità, se vi fu momento in cui Fulvia non mi diede grande idea
+del suo spirito, fu quello; tanto più che, nel pronunciare quel
+supremo dei luoghi comuni, la vidi arrossire come una collegiale.
+
+--Qui c'è del torbido, pensai; e quindi le chiesi dove fosse diretta.
+
+--Dalla signora Melli, mi rispose, e continuava ad arrossire.
+
+Io avevo tutta la stima di quella giovane, ma non ero tanto ottimista
+da attribuire quel rossore e quella subita paralisi del suo spirito
+alla soggezione che poteva inspirarle uno sconosciuto. E però, non per
+curiosità, nè per interesse mio proprio, ma per l'interesse di Giorgio
+che evidentemente l'amava, volli accertarmi se realmente andasse dalla
+signora Melli, o se vi fosse qualche mistero di mezzo.
+
+Lasciai ch'ella voltasse l'angolo del Corso, e quindi congedatomi
+dall'amico le tenni dietro.
+
+La signora Melli abitava una delle case del corso Venezia, tra la via
+Monte Napoleone e la chiesa di San Carlo. Appostandomi nel caffè
+dell'Europa, che è in faccia alla chiesa, avrei potuto vedere uscire
+Fulvia dopo la sua visita, se realmente era diretta dove aveva
+asserito.
+
+Ma mentre passavo dinanzi alla casa in questione per dirigermi al
+caffè, ecco Fulvia che usciva dalla porta.
+
+Ella mise la più lusinghiera delle esclamazioni al vedermi.
+
+Quella rapida uscita non era entrata per nulla nelle mie previsioni;
+vidi che era lieta d'incontrarmi ancora.
+
+--La civettuola!--cominciai a recriminare internamente--gioisce di
+trovarmi qui. Si figura che la stia aspettando pei suoi begli occhi.
+Come sono vane le donne!
+
+La signora Melli non era in casa. Proposi a Fulvia di fare una
+passeggiata. Ella accettò, e risalendo il Corso ci dirigemmo verso
+Porta Venezia.
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+Non so come avvenisse, che, durante quella passeggiata, ci trovammo a
+parlare d'amore, a teorizzarvi intorno, a fare della metafisica
+sentimentale. Certo fu lei a mettere il discorso su tale argomento. Le
+donne non sanno parlar d'altro.
+
+Per pura cortesia io dovetti secondarla, ed in breve c'ingolfammo in
+uno di quei laberinti di ragionamenti da cui non c'è filo d'Arianna
+che ci tragga.
+
+Mi sarebbe impossibile dire da che punto partimmo, e dove ci condusse
+la discussione, sebbene ne abbia in mente molte parole e persino il
+suono della voce di Fulvia nell'atto che le pronunciava; ma l'ordine
+mi sfuggì; forse perchè il discorso non ne aveva.
+
+Si parlava d'incostanza. Fulvia mi disse:
+
+--Convenga che noi abbiamo creato questa parola, e l'abbiamo schierata
+tra le colpe nel codice dell'amore, mentre non è che un fatto
+naturale. Forse l'amore è un episodio tempestoso; non altro. Due
+persone s'incontrano; dopo un tempo più o meno lungo s'accorgono
+d'amarsi; se lo dicono; sono felici di quel sentimento: ma quello
+stato d'esaltazione non dura, e, cessata l'esaltazione, è cessato
+l'amore. La costanza, che si traduce in quell'affetto lemme lemme, da
+cui sono avvinti gli sposi, è un portato della civiltà, e ne abbiamo
+bisogno per la tutela della prole. Ma in natura non esiste. Ed infatti
+vediamo che tutti gli animali si amano per un dato periodo di tempo
+poi diventano stranieri gli uni agli altri.
+
+Disse tutto ciò con molta serietà; ma quando io volli rispondere per
+combattere codeste idee, esclamò:
+
+--Mio Dio, come siamo ridicoli a voler ragionare sul sentimento, e
+definirlo! Ognuno lo prova in un modo speciale ed agisce in
+conseguenza.
+
+E rise del suo discorso, e sopratutto non poteva perdonarsi d'aver
+detto _tutela della prole_, e d'aver paragonato l'amore degli uomini,
+che per lei era tutto idealismo, a quello degli animali inferiori.
+
+--Come tutto questo è volgare e brutale! diceva. Subordinare la
+passione al calcolo preventivo dei bisogni della società!
+Profanazione! dov'è il Cristo che scacci i mercanti dal tempio? Il
+sentimento è l'essenza divina che il soffio di Dio ha infuso
+nell'uomo. Accettiamolo com'è.
+
+--Tutto questo mi prova, le risposi con un'enfasi di cui allora non mi
+rendevo ragione, che per ora lei non è innamorata. L'amore ha leggi
+fatali che tutti siamo costretti a subire. Ammetto che possa finire,
+anzi in tesi generale è certo che finisce. Ma nessun innamorato ha il
+coraggio di dirlo e neppur di pensarlo. _Mai_, _sempre_, sono parole
+che si legano inevitabilmente all'amore. L'idea che quegli sguardi che
+c'inondano di dolcezza non si rivolgeranno più sopra di noi, che
+quella mano tanto eloquente pel nostro cuore non stringerà più la
+nostra mano, che fra noi e quell'essere, che è parte di noi, che è
+anzi tutta la nostra vita, debbano frapporsi il tempo e lo spazio, ci
+mette spavento; sentiamo di preferire la morte; e nel giorno
+dell'amore nessuno comprende la vita fuori e dopo di esso.
+
+Io parlavo coll'eloquenza della convinzione, che è pure la chiave del
+successo. E nondimeno ella si aggrappava sempre più alla sua strana
+teoria, ed io non potei rimovernela d'un punto.
+
+L'entusiasmo con cui dipingeva il suo _episodio tempestoso_, mi faceva
+sentire sempre più, non per me, ma per l'amico mio, che certo amava
+Fulvia, il bisogno che quell'amore fosse durevole.
+
+Fulvia mostrava troppa potenza d'amore e di sacrifizio, perchè quelle
+idee fossero inerenti al suo carattere. L'amore in lei doveva, una
+volta nato, assorbire tutto il suo essere, sovrapporsi ad ogni
+interesse, ad ogni considerazione, non colla sfrontatezza che calpesta
+le leggi, ma colla nobile abnegazione che persiste, e vince.
+
+Credetti comprendere che circostanze speciali non le permettessero la
+speranza d'un amore più completo, ed ella si adoperasse ad idealizzare
+quel poco che le veniva concesso, tanto per rapire la sua fugace
+scintilla al fuoco celeste.
+
+Ma quali fossero queste circostanze, non mi riesciva d'immaginarlo.
+
+Un'artista giovane, libera, corteggiata, perchè non potrebbe amare?
+perchè non potrebbe vagheggiare di unirsi per sempre all'uomo amato?
+Forse un punto nero nel suo passato non le permetteva di abusare della
+fede d'un uomo d'onore!
+
+Ma tutto in lei si opponeva a questo sospetto.
+
+Da tutti i suoi atti, da tutte le parole traspariva la confidente
+lealtà della donna onesta.
+
+Tuttavia, per l'interessamento che m'inspirava l'amico mio, sentivo il
+bisogno di scrutare più profondamente l'animo di Fulvia.
+
+--Giorgio è innamorato di lei, nevvero? le domandai senza altri
+preamboli.
+
+--Non mi ha mai detto questo.
+
+--Non l'ha detto, ma l'ha fatto comprendere.
+
+--Non so. Io non mi occupo d'indovinare sciarade.
+
+--Sia sincera, Fulvia, mi dica la verità. Crede che Giorgio l'ami?
+
+--Non posso dirle ch'io lo creda propriamente; ma certo se non mi
+amasse, sarebbe un gran commediante.
+
+--Dimostra di amarla molto dunque?
+
+--Prende tutte le apparenze d'un sentimento profondo e represso.
+
+--Represso?
+
+--Certo. Represso.
+
+--Non le disse mai una parola d'amore?
+
+--Mai.
+
+--Non le piace Giorgio?
+
+--Sì; mi era simpatico, e la sua voce mi risuonava possentemente in
+cuore.
+
+--E poi?
+
+--Cosa vuole! io ho una iettatura. Mi piacciono gli amori da romanzo.
+Vorrei che l'amore fosse così anche nella realtà. Ed invece è
+tutt'altro. E quando mi pare di scontrarmi in una passione come quelle
+che si leggono, è come una goccia di mercurio; mi sfugge mentre sto
+per afferrarla.
+
+--Io non sono forte nello stile figurato, e forse non la comprendo,
+osservai. Ma è certo che Giorgio non mi sembra punto inclinato a fare
+con lei la goccia di mercurio.
+
+--Eppure, prima che il sogno si facesse realtà, è passato un soffio di
+vento, ed ha rovesciato l'idolo dal piedestallo.
+
+--Così, domandai con involontaria acrimonia, lei ha avuto per Giorgio
+il quarto d'ora di idolatria?
+
+--Con che tuono lo dice?
+
+--Con che tuono? Non sono le sue parole? Non ha detto che si crea un
+idolo? E che quell'idolo cade ben presto dal suo piedestallo?
+
+--Sì, ho detto codesto, ed è vero. Ma ebbi torto di dirglielo. Io le
+apro schiettamente il mio animo, come se fossimo vecchi amici. Le
+spiego un fenomeno che accade a me, che nasce forse da una eccessiva
+delicatezza di sentimento, e che ad ogni modo apporta conseguenze
+penose, per me, come per altri; e lei mi risponde con un'ironia che
+sente il rimprovero. Ci ho colpa io se sono fatta così?
+
+Ella mi volse quell'apostrofe con una voce in cui strisciava l'accento
+allentato del disinganno che sembra volgersi indietro, e staccarsi con
+pena da una credenza passata; il suo cuore aveva sofferto della mia
+ironia, e nelle sue parole mi pareva di sentire gocciolare le lagrime
+che respingeva dagli occhi.
+
+Confesso che non mi ero mai conosciuto prima d'allora tanta equità di
+sentimento e tanta facoltà di compunzione. Neppure nelle rimembranze
+azzurre della mia prima confessione, trovavo nulla di simile al
+sincero pentimento, al profondo dolore che mi strinse il cuore al
+pensiero di aver offeso il mio prossimo nella persona di Fulvia.
+
+Curvai come una parentesi la mia lunga persona per mettere la mia
+testa al livello di quella di lei, e le dissi, con intima convinzione:
+
+--Oh! perdoni, signora Fulvia, lo giuro sull'anima mia che non ho
+voluto offenderla; dica, mi perdona?
+
+Ella mi stese la mano senza parlare, e volle sorridermi per supplire
+alla parola; ma le sue labbra tremavano in quel momento, ed i suoi
+occhi mi apparvero natanti in uno strato cristallino... Povero cuore
+di donna, tenero, generoso! Fulvia era commossa; ed io! Ah, non sapevo
+che desse tanto rimorso l'offendere il prossimo. Ripregai quel
+prossimo gentile di perdonarmi: e che me lo dimostrasse continuando
+quel discorso interrotto: ero così felice di quelle confidenze e così
+dolente di averle demeritate: ma no, non le avevo demeritate; ella non
+lo credeva. No? Ebbene, perchè non proseguiva? Perchè non voleva dirmi
+come era svanito in lei quel nascente amore per Giorgio?...
+
+Un sorriso, una stretta di mano... ed il prossimo clemente continuava
+così:
+
+--Si ricorda la festa da ballo di martedì? Io, senza esser punto
+innamorata di Giorgio, avevo avuto la debolezza di farmi bella per
+lui. Mi pareva che mi amasse come vorrei essere amata io, per una
+leggerezza di cui mi vergogno, desideravo di sentirmelo dire colla sua
+voce appassionata. Giorgio m'invitò a danzare, e mi fece danzare
+davvero. Ma quando mi strinse al suo cuore, e forse la parola d'amore
+stava per sfuggirgli dal labbro, quell'abbraccio mi lasciò fredda.
+Egli lo sentì, e tacque.
+
+--Ma perchè? Cosa le aveva fatto?
+
+--Nulla: si ricorda che lei mi aveva chiesto il primo ballo per star
+seduti vicini, a veder le tolette? Allora Giorgio andò ad invitare
+un'altra signora, e volle spiegare ai miei occhi tutte le sue grazie.
+Mio Dio! Non l'avesse mai fatto! Non ha mai osservato come è ridicolo
+un uomo serio nella danza? E per colmo di sciagura, ballava bene! Che
+orrore! Era così volgare, così volgare... mi fece un'impressione
+terribile... Mi fece ridere.
+
+--Ma è una follia. Potrà cancellarsi quell'impressione. Giorgio non
+ballerà più, e sarà tutto dimenticato.
+
+--No. Da quel giorno quel principio di simpatia svanì. Giorgio ha
+sentito il contraccolpo della mia freddezza. Egli è cortese sempre, ma
+è tutto mutato per me. Però siamo sempre buoni amici.
+
+--Ah! lei è una fanciulla terribile, Fulvia. Povero Giorgio! Povero
+Giorgio! Egli che va superbo di ballar così bene!
+
+Mi accorsi che accompagnavo quest'esclamazione col più giocondo riso.
+Ne rimasi atterrito. E pensai: Amerei forse questa pazza giovane che
+respinge da sè un nobile cuore, come un cencio, perchè l'uomo che
+glielo consacra balla troppo bene?
+
+Quando stavamo per entrare in città, le dissi:
+
+--Lei è una donna molto simpatica, ma molto strana.
+
+Ella non mi rispose. Rientrati in casa, ci sedemmo come la sera
+innanzi, ai due lati del tavolino.
+
+Riepilogavamo in brevi frasi interrotte i discorsi fatti. Mi ricordo
+di averle detto:
+
+--Io compiango quel povero giovane che s'innamorerà di una donnina
+tanto capricciosa.
+
+--Non lo compianga--mi rispose Fulvia con una profonda nota di petto
+che non aveva mai fatto vibrare fin allora, neppure in teatro.--Non lo
+compianga, perchè io credo di saper amare come poche donne sanno.
+
+In quel momento Fulvia era bella d'entusiasmo e di passione.
+
+--Per otto giorni? le dissi; e veramente anche la mia voce non aveva
+più il suono di prima.
+
+Oh! gioventù, gioventù!
+
+Prima che Fulvia avesse tempo a rispondere, l'uscio si aperse, ed
+entrò Giorgio con alcuni amici.
+
+Giorgio era pallidissimo; aveva l'occhio spento; una nube di tristezza
+pareva velargli la fronte; i suoi atti erano lenti, la sua voce fioca.
+Disse: «_Buona sera, Fulvia_» come avrebbe detto «_Requiescat in
+pace_.» Lo trovai molto ridicolo. Gli gridai alla mia volta «_Buona
+sera, Giorgio!_» come avrei gridato «_Viva l'Italia!_»
+
+E traversata la sala andai a piantarmi dinanzi allo specchio con un
+sorriso di soddisfazione. Non ero un uomo serio, ed avevo la
+convinzione di ballare orribilmente male. Per la prima volta compresi
+la portata di codeste mie grazie.
+
+Quando mi ritirai nella mia camera e mi coricai, invocai invano il
+sonno ed il riposo. Il bernoccolo della morale aveva preso in me uno
+sviluppo straordinario. Ero profondamente pentito d'aver potuto
+oltraggiare Ernesto ne' suoi affetti coniugali; un momento di delirio
+mi aveva trascinato, mio malgrado, a tradire l'amicizia; quel momento
+era durato quattro anni... Sono fenomeni strani, ma che pure accadono.
+Giosuè non ha fermato il sole? Ma veramente io sentivo repugnanza a
+quella vita di inganni; provavo il bisogno di rientrare nella
+legalità. La profonda riconoscenza che serbavo a Vittoria pel suo
+amore (non si trattava già più del mio) non m'impediva di osservare la
+tranquillità con cui ella mentiva al marito alla mia presenza. Certo
+ella si prestava ad un'odiosa commedia; certo ne soffriva; ma tuttavia
+con che arte vi si prestava! E come sapeva nascondere le sue
+ripugnanze! Oh! una donna che mente dinanzi all'uomo che ama, non può
+farlo che a danno di quello stesso amore per cui si avvilisce fino
+alla menzogna. Io ero stato ben generoso a superare il disgusto che
+m'inspirava quell'ipocrisia sorridente; avevo spinto la clemenza fino
+a non avvedermene affatto; ma ormai mi era caduta la benda. Il mio
+onore, il decoro e la pace di Vittoria, l'amicizia di Ernesto
+m'imponevano di rompere quella relazione colpevole. Ed a coronare
+tutto codesto capitolo di morale rivoltato in tutti i sensi, veniva
+sempre come un ritornello la riflessione: «Fulvia è una cara ed onesta
+giovane, ed io ballo assai male.»
+
+Verso le quattro del mattino, stanco di avvoltolarmi nel letto, e
+stanco di quelle idee sempre le stesse, che cominciavano a diventar
+noiose, mi alzai, e mi posi a scrivere alla marchesa quelle mie
+riflessioni, ed a persuaderla ch'era necessario separarci per sempre.
+
+Per quanto io stesso riconosca i miei torti, e sappia punirmene col
+sarcasmo, posso dirlo a fronte alta, io non sono cattivo. Avevo amata
+Vittoria con tutta l'anima; la passione mi aveva trascinato per un
+pendìo fatale e colpevole.
+
+Le gelosie, gli ostacoli, l'acre sapore del frutto proibito e, più che
+tutto, il bisogno d'amare del mio cuore giovane ed ardente, avevano
+prolungato per quattro anni quell'accecamento passionato, che in una
+natura più fredda, in una mente più calcolatrice, e però più egoista,
+sarebbe cessato dopo pochi giorni. Quando conobbi Fulvia, un nuovo
+amore, ed un amore puro, legittimo, pieno di speranze e di sorrisi,
+che poteva fare la felicità di due cuori, senza frangere altri cuori,
+senza ledere nè l'onore nè l'amicizia, senza dare rimorsi nè a me nè
+ad altri, aveva cominciato a balenare alla mia mente come cosa che
+riguardasse Giorgio. Così lo avevo compreso, apprezzato. A poco a
+poco, senza ch'io stesso me ne rendessi conto, quella luce pura aveva
+albeggiato sul mio proprio orizzonte, mi aveva presentato la vita
+passata e la futura sotto un nuovo aspetto. Allora vidi l'errore che
+la passione mi aveva celato. Considerai me stesso e gli altri, sperai
+di potermi togliere a quella falsa posizione attingendo in un amore
+innocente la forza di strapparmi a' vincoli, a cui tuttavia mi
+legavano le memorie, le abitudini, la riconoscenza. Se avessi preso
+quella risoluzione senza l'aiuto ed il conforto d'un nuovo affetto,
+sarei stato più eroico. Io non fui che un uomo d'onore; accettai la
+forza piovutami in cuore senza demandarle da qual parte venisse; avevo
+trent'anni, ed avevo sostenute per quattro anni con fede e costanza le
+tempeste d'un amore clandestino; chi potrebbe farmi una colpa d'aver
+accolto nel mio pensiero la speranza d'un amore giovane ed ardente
+come il mio cuore?
+
+Tuttavia non fu senza lagrime che tracciai quella lettera che doveva
+frapporsi, barriera eterna, fra me e Vittoria.
+
+Il mio cuore è buono; sentii il suo dolore, ne presi la mia parte.
+Dinanzi alla crisi tremenda della separazione, tutti i trasporti si
+ridestarono in me. La bella figura piangente di Vittoria grandeggiò ai
+miei occhi di tutta la nobiltà della sventura; tutti gl'istinti
+generosi dell'anima mia mi riportarono verso di lei; dimenticai la
+lieta artista che non aveva avuto ancora per me nè un palpito nè una
+lagrima.
+
+Se la donna mia fosse stata libera, quel salutare ritorno su me stesso
+mi avrebbe ricondotto a lei per sempre; ed a lei, a lei sola, avrei
+domandato ed offerto, nella serena dolcezza d'un amore senza colpa,
+l'obblio dei nostri torti, dei nostri rimorsi. Un istante gettai la
+penna e volli correre a lei, ma l'incanto omai era sciolto; e non mi
+era più possibile di calpestare l'onore e l'amicizia che si
+frapponevano fra noi. Se prima, cieco ed impetuoso, meritavo perdono,
+ora ipocrita e consciamente colpevole, avrei meritato disprezzo.
+
+Ripresi la lettera incominciata, ed ebbi il coraggio crudele di
+compierla; e quando l'ebbi fatta consegnare a Vittoria, mi sentii
+migliore. Ella mi rispose un biglietto rassegnato e melanconico in cui
+mi domandava di continuare a frequentare la sua casa per salvare le
+apparenze, per evitare i commenti. Nella gioia come nel dolore gli
+amori colpevoli impongono la finzione ed il calcolo.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Per tutto quel giorno non vidi Fulvia. Omai non era più possibile
+l'illusione. Non per convenienza, non per vegliare alla felicità di
+Giorgio, ma per me, per la mia propria felicità io mi sentivo attratto
+verso quella strana giovane; il suo sguardo, la sua voce, la lealtà
+del suo cuore avevano gettato nel mio i germi dell'amore. Lo sentivo
+nascere in me, ed un terrore inconscio mi avvertiva di fuggirla.
+Tuttavia questa risoluzione non era ben determinata, e mentre andavo
+vagando dalla Galleria al caffè Martini, e di là ai Giardini pubblici,
+trovando le ore lunghe ed il giorno eterno, non volendo più tornare
+all'Albergo Milano, dicevo fra me:
+
+«Che mi dirà quando la rivedrò? Si lagnerà della mia assenza?»
+
+E continuavo a ripetere queste parole:
+
+«Quanto tempo che non vi vedo, Max!» e studiavo in esse l'intonazione
+della sua voce. Dove e quando mi avrebbe salutato così, dacchè non
+dovevo più vederla?
+
+Non ne sapevo nulla, ma udivo quelle parole, e mi scendevano al cuore;
+e le ripetevo con tale insistenza che ne ero sbalordito, ed il capo mi
+pesava come dopo un'emicrania.
+
+Il giorno seguente, alle undici del mattino, stavo in piedi al caffè
+Martini dalla parte di via Manzoni. Il mio famoso: «_Quanto tempo che
+non vi vedo, Max!_» cominciava a farsi scolorito, e, malgrado tutti
+gli sforzi della mia immaginazione, non mi riesciva più di riprodurre,
+nel pronunciare quella frase, l'impressione di dolcezza che mi aveva
+fatta provare il giorno innanzi. Avevo vegliato tutta notte su quel
+pensiero. Lo avevo completamente esaurito, e con esso la mia energia,
+l'immaginazione, e la potenza d'amare. Ero annoiato; mi trovavo
+puerile d'aver fantasticato come uno scolaro dietro un sogno d'amore;
+i miei scrupoli a proposito di Vittoria mi sembravano ridicoli;
+insomma l'uomo raffazzonato dalle abitudini sociali si sostituiva in
+me all'uomo della natura, in quell'atmosfera del caffè Martini.
+Guardavo giù giù in via S. Giuseppe l'andirivieni di belle signore in
+toletta da mattina, di bei giovanotti che le adocchiavano; e
+sbadigliavo ad intervalli misurati, quando udii una vocina graziosa
+esclamare:
+
+--Oh! il signor Guiscardi!
+
+Era Fulvia accompagnata da Giorgio che andava alla _prova dell'opera_.
+
+Io mi affrettai a salutarla, ed ella mi disse:
+
+--Come va che ieri non l'ho veduto tutto il giorno?
+
+Nulla dell'intonazione misteriosa e melanconica della frase ch'io
+sognavo. Ed infatti, perchè mi avrebbe detto Max? Non me l'aveva mai
+detto. E dove aveva preso io l'idea ch'ella mi amasse tanto da
+esclamare _quanto tempo!_ dopo un giorno? È vero ch'io non aveva
+stabilito l'epoca del nostro incontro; ma è altresì vero che mi
+giungeva già in ritardo.
+
+Fulvia mi rivedeva con evidente piacere; ma era lieta e serena come
+all'usato.
+
+--Credevo che mi amasse, ma non è vero, pensai. E questa contrarietà
+mi ridonò tutto l'ardore giovanile del giorno innanzi; e quella frase
+scolorita riprese tutte le sue attrattive; ed avrei dato l'anima mia
+per sentirmi dire da Fulvia:
+
+--Quanto tempo che non vi vedo, Max!
+
+Il mio proponimento di fuggire la giovane artista fu completamente
+dimenticato. Era evidente che non l'avevo preso se non per provare
+quanto le rincrescerebbe la mia lontananza. Ma poichè non produceva
+nessun effetto, era necessario ch'io mi facessi amare abbastanza,
+perchè un'altra volta avesse a desiderarmi. Questa argomentazione
+naturalmente non la formulai nè colle parole, nè col pensiero; ma mi
+sentii irresistibilmente trascinato a ravvicinarmi a Fulvia, e da quel
+giorno le consacrai tutte le ore, tutt'i momenti che la mia
+professione mi lasciava liberi.
+
+E rivissero in me i poetici entusiasmi della prima giovinezza, e le
+timide peritanze e gl'impeti inconsiderati ed i terrori puerili, e
+l'eterno dubbio e l'eterna speranza.
+
+Con lei sciolsi il riso romoroso della fanciullezza; e mi abbandonai
+alle vergini emozioni dei primi affetti. Tutto il mondo era rinverdito
+intorno a me, ed io col mondo.
+
+Nè mai parola esplicita d'amore era corsa tra noi, nè mai ci eravamo
+trovati a lungo da soli dopo quella sera. Altri amici erano sempre con
+noi e tutti la corteggiavano, e parecchi nutrivano evidentemente per
+lei vero affetto, e speravano. Ed io li trovavo sommamente
+impertinenti, ed era offeso che Fulvia non se ne mostrasse
+oltraggiata. Ed io pure l'amavo, e speravo, e non mi credevo
+impertinente, nè avrei trovato ragionevole che Fulvia considerasse
+codesto un oltraggio.
+
+Tutti insieme facevamo lunghe scorribande per le nostre prosaiche
+campagne lombarde; e talora la mesta Vittoria era con noi; e Fulvia le
+cingeva la vita, e lungo i campi monotoni passeggiavano abbracciate e
+parevano la statua del dolore stretta a quella della gioia, il
+compendio della vita umana.
+
+In tali giorni io non corteggiavo Fulvia, per non offrire alla
+marchesa uno spettacolo doloroso; e di codesta abnegazione mi sentivo
+eroico.
+
+Ma allora i miei amici le stavano intorno e le dicevano mille cose
+galanti, e le davano margheritine a sfogliare per vedere chi di noi
+l'amasse più; ed io mi sentiva molto infelice.
+
+
+
+
+X.
+
+
+Un giorno ella si fermò ritta in un prato con un fascio di codesti
+fiori e li diede a reggere ad un bel giovane che le stava al fianco.
+Poi andò man mano prendendo le margherite, e ad ognuna dava il nome
+d'uno di noi, poi la sfogliava dicendo: «_mi ama, poco, molto, di
+cuore, alla follìa, mi burla_.»
+
+E codesto fece per gli uomini come per le donne ch'erano con noi, e ad
+ogni oracolo erano esclamazioni e risa e commenti.
+
+Quando disse il mio nome, io che me ne stavo a due passi con Vittoria,
+tesi l'orecchio, e sentii battermi il cuore ed accelerarsi il respiro,
+come se si agitasse una quistione vitale. Sull'ultima fogliolina,
+cadde la parola «_mi burla_.»
+
+--Oh mi burla! esclamò, è una impertinenza! Perchè potesse burlarmi
+bisognerebbe ch'io l'amassi.
+
+Quelle parole gettate al vento, con un lieto riso, mi suonarono al
+cuore come una sentenza di morte--_Bisognerebbe ch'io l'amassi_.
+Dunque non mi amava? Sperava ch'ella si volgesse a riferirmi la
+crudele risposta del fiore per combatterne la calunnia; ma l'allegra
+signora passò tosto ad un altro nome, e da quello ad un altro, senza
+pensarvi più che tanto; ed io odiai e maledissi tutti quelli di cui il
+fiore asseriva che amavano Fulvia _molto, di cuore, alla follìa_.
+
+Che mi disse Vittoria in quel frattempo? Che le risposi? Si avvide
+della mia agitazione? Mi trovò crudele? O ridicolo? Non ne so nulla;
+non vi pensai punto. Dimenticai lei ed il mondo; rimasi solo col mio
+amore. Oh gioventù, gioventù!
+
+Ed i giorni correvano veloci, ed io correva con loro a capo fitto in
+quella vertiginosa tempesta del cuore; dramma palpitante che si agita
+nell'intimo del nostro essere, celato al di fuori dalle frivolezze e
+dai sorrisi.
+
+Fulvia teneva sulla tavola un albo, ed io vi avevo già scritto e
+riscritto il mio amore in versi ed in prosa. E tuttavia nè io credevo
+averglielo rivelato, nè ella averlo compreso. Perchè prima e dopo
+della mia parola che partiva dall'anima, erano altre parole che sa
+Iddio d'onde venissero. Tutti scrivevano su quell'albo, ed io lo presi
+in orrore.
+
+Una sera vidi sulla sua tavola tra i fogli di musica, gli _albums_, i
+mazzolini di fiori, i libri, i lavori all'uncinetto, che
+l'ingombravano, un pezzettino di carta su cui, non so chi, aveva
+scritto parecchie volte _Fulvia Zorra_. Per tutto il tempo che rimasi
+tenni quel pezzetto di carta tra le mani, lo piegai in quadrato, in
+triangolo, ne feci una barchetta, un cappello da carabiniere, un
+imbuto, e tante altre cose sciocche; e di volta in volta prima di
+ripiegarlo guardavo Fulvia, poi leggevo il suo nome, poi tornavo a
+guardarla, e mi pareva di esprimere qualche cosa che ella dovesse
+comprendere. Quando si fece tardi, e stavamo per congedarci, io e
+tutti gli altri che eravamo a far la corte a Fulvia, ridistesi
+accuratamente quel cencetto di carta, e sotto il nome della giovane
+scrissi in caratteri microscopici _Massimo Guiscardi_. Poi le misi
+dinanzi quel documento e le dissi con un'aria da oracolo: «Guardi.»
+
+--Ebbene, non vedo nulla! mi rispose.
+
+--Qui, legga; e le accennavo quei due nomi vicini vicini, coll'aria
+che doveva avere la sfinge nel proporre i suoi problemi.
+
+Ella guardò bene e poi disse:
+
+--Io non vedo che il suo nome.
+
+E le pareva nulla! E non era commossa! Il mio nome sotto il suo; un
+idillio, un romanzo, un poema un avvenire, una vita... Ella non
+comprendeva la poesia di quel ravvicinamento. La trovai stupida, e
+spingendo la carta sulla tavola con disprezzo le dissi:
+
+--Non capisce mai nulla lei!
+
+Allora ella capì il senso ch'io dava a quel gioco di parole. Si fece
+rossa come una vampa, e l'occhio le brillò di gioia, e guardò quella
+carta coll'angosciosa passione con cui si guarda addietro un'occasione
+che fugge... Ma non disse una parola di più. Comprese che
+l'aggrapparsi così ad una dichiarazione mancata sarebbe goffo, ed il
+suo spirito elegante preferì un rimprovero ed una grande abnegazione,
+all'essere un momento solo ridicola a' miei occhi. Io vidi e compresi
+tutto ciò, e l'amai doppiamente per quella finezza di tatto.
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Sovente uscendo dal teatro dopo lo spettacolo giungevo in tempo ad
+offrire il braccio a Fulvia prima de' miei amici.--Ed allora la tenevo
+stretta stretta come cosa mia, e camminavo a fronte alta come un
+conquistatore, e meravigliavo che i passeggeri non mi facessero tutti
+di cappello, e leggevo l'ammirazione mista d'un po' d'invidia su tutti
+i volti. È ben vero che a tarda sera poco si distinguono i volti, e
+meno le passioni che esprimono: ma che non vede un occhio innamorato?
+
+V'erano momenti in cui tenendola serrata così, e combinandosi i nostri
+passi come un solo passo, e tacendo entrambi quasi per muto accordo,
+mi pareva che pensassimo e sentissimo insieme, ed ella si fondesse in
+me, ed io in lei, e facessimo un solo essere.--E me la immedesimavo
+per modo, che finivo per dubitare della sua presenza reale, e credermi
+solo sognando di lei. Allora provavo il bisogno di accertarmi della
+sua esistenza. Nè volevo parlare per non rompere l'incanto: e mi
+passavo la sinistra mano dietro il dorso, e colla punta delle dita
+sfiorava il gomito del suo braccio che posava sul mio. Se aveva le
+maniche serrate ai polsi, le mie dita non incontravano che la stoffa
+dell'abito, ed ella non s'avvedeva di nulla. Ma più spesso aveva
+maniche svolazzanti, ed allora sentivo un gomito fresco e liscio, e
+non sapevo staccarmene, e mi prendevano vertigini pel dispetto di non
+poterci arrivare che colla punta delle dita. Ed allora Fulvia
+spaventata si voltava, poi alla sua volta portava dietro la mano
+destra per accertarsi che non aveva una bestia sul gomito. Sono certo
+che pensava ad una bestia, ed aveva paura.
+
+Io lasciava che si tranquillasse, poi ripetevo il gioco, e la poverina
+diveniva pensosa ed inquieta.
+
+Una volta ebbe come un'idea, un sospetto del vero, perchè la vidi
+cercare collo sguardo la mia mano sinistra. Ma questa era tornata già
+a carezzarmi il mento, ed ella tornò daccapo ad impensierirsi.
+
+E codesto perchè, malgrado tanta tempesta di giovanile amore che si
+agitava in me, io la corteggiavo evidentemente meno de' miei amici; e
+per una certa convinzione che avevo d'inspirare le stesse
+inquietudini, gli stessi trasporti che provavo, non assumevo
+nessun'aria sentimentale; ero sempre allegro, e questo mi faceva
+sembrare indifferente.
+
+Come dunque Fulvia avrebbe potuto credere che un giovane che non la
+corteggiava, nè faceva l'innamorato, cadesse in simili ragazzate? Io
+però ero spesso indispettito di quella sua mancanza di penetrazione, e
+pensavo: «Com'è sciocca! non sa indovinarmi.» Ma altre volte il suo
+imbarazzo e le sue tacite paure mi divertivano assai.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Un uomo costretto a sciupare man mano il suo patrimonio, prevede che
+giunto in fondo rimarrà denudato e povero, e la vita gli sarà penosa.
+E però va vendendo alla spicciolata i piccoli capitali, e le
+cedolette, e le gioie di famiglia, e lascia per ultimo il fondo più
+vasto che forma la base delle sue sostanze; e su quello mette ipoteche
+sopra ipoteche, prima di decidersi a venderlo, perchè pensa che dopo
+quello non avrà più nulla....
+
+Così è di me, lettori. Sto liquidando l'aureo capitale delle memorie,
+e mi appiglio ai piccoli fatti, ai particolari, alle sensazioni mute;
+e tremo di por mano al grande avvenimento che forma la base del mio
+romanzo, delle mie gioie, perchè sento che con quello avrò esaurito il
+tesoro delle dolci ricordanze; mi resterà il dolore, la prosa.... poi
+l'isolamento, la miseria del cuore.
+
+Ma anch'io ho tanto preso a prestito sul quel mio capitale, che omai i
+lettori potrebbero rapirmene il segreto mettendone insieme le
+bricciole sparse. Tanto vale adunque ch'io prenda il mio coraggio a
+due mani e dia dentro a grandi colpi di penna a distruggere quei
+poveri e cari avanzi della mia fortuna passata.
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+Era la sera d'una domenica. Fulvia non doveva cantare, ed era rimasta
+in casa. Giorgio, un altro amico ed io passavamo la sera con lei. La
+via Manzoni brulicava di folla elegante. «Usciamo sul terrazzo a
+vedere le signore che tornano dal Corso» disse Fulvia. Ed uscì. Io me
+le posi a destra, l'altro signore a sinistra. Il resto del terrazzo
+era ingombro di fiori. Giorgio rimase dietro a lei.
+
+Egli era sempre melanconico anche quando scherzava, e scherzava molto
+per nascondere la sua pena. Si dissero amenità, si fece sfoggio di
+spirito a spese dei signori e delle dame eleganti che passavano nella
+via, si rise molto. Ed intanto si fece buio buio e la folla s'andò
+diradando. E colla folla e colla luce scomparve la vivacità del nostro
+spirito. La mia voce aveva ripresa quella nota profonda che aveva
+avuta già l'ultima volta che m'ero trovato solo con Fulvia; ed ella
+pure parlava con quell'altra nota di petto che, fin da quel giorno,
+aveva fatto riscontro alla mia.
+
+Per appoggiarsi al terrazzo ella aveva conserte le braccia, e la sua
+mano sinistra rimaneva pendente sotto il gomito destro, e la destra
+sotto il sinistro. Io aveva preso la stessa posizione, sicchè la mia
+mano destra e la sua sinistra erano vicine, e la mia carezzava senza
+posa la sua, che non si ritirava punto, e riceveva passiva le mie
+carezze.
+
+Ad un tratto, dopo averlo lasciato sino allora in piedi dietro a noi,
+Fulvia fu presa da un'improvvisa pietà per Giorgio.
+
+--Ed il povero Albani, esclamò, che se ne sta dietro tutto solo!
+Facciamogli un po' di posto. E così dicendo si strinse, non presso il
+suo vicino a sinistra, ma presso me, e, certo per fare che le braccia
+occupassero meno spazio, passò il suo nel mio e mi si serrò daccanto.
+
+In quel momento il mio cuore prese a battere con tal violenza, che me
+ne echeggiavano i sussulti alla gola ed alle tempia. Premevo il
+braccio di Fulvia con sì vivo trasporto, che certo ella dovette
+sentire i miei palpiti. E la mia mano continuava a premere la sua.
+
+Oh! tutta la mia vita per un'ora come quella! Le nostre persone
+aderivano, e le mani erano congiunte, e la mia testa sovrastava alla
+sua, ed il mio alito cadeva sui suoi capelli. Ella non mi guardava ed
+io non guardavo lei. Tutti e due avevamo gli occhi intenti giù nella
+via, dove non vedevamo nulla. Dicevamo cose insensate cogli altri
+amici, e si faceva un gran ridere.
+
+Ma Fulvia ed io ridevamo non di allegria, di gioia; perchè omai una
+fase nuova era cominciata per noi; perchè sentivamo d'amarci e
+d'esserci rivelato a vicenda il nostro amore. Le nostre mani si
+stringevano con passione, si isolavano dalla conversazione, parlavano
+tra loro, si davano del tu. Quella di Fulvia diceva:
+
+--Non più misteri fra noi, nè peritanze; io so che mi ami, e ti amo.
+
+E la mia rispondeva:
+
+--Sì, cara; ti amo con tutta l'anima, e sono felice.
+
+Ed oasi inebrianti mi balenavano allo sguardo, e mi pareva ad ogni
+istante che gli altri due dovessero scomparire, e noi rimanere soli;
+soli in faccia l'uno all'altra; e guardarci finalmente, e cercarci
+negli occhi e sulle labbra tutto quanto ci eravamo detti colle strette
+delle nostre mani, e dirci: È vero.
+
+Poi m'indispettivo che i miei amici si frapponessero tra me e lei; tra
+noi ed il nostro amore. Eravamo sempre appoggiati al balcone. Un
+momento pensai:
+
+--Se l'inferriata del balcone cadesse, e li trascinasse con sè!
+
+E, traendo meco la giovane che mi dava il braccio, mi rizzai per
+lasciarli cader soli. Oh, l'egoismo dell'amore!
+
+Ma il terrazzo non cadde, nè i miei buoni amici con esso. Il tempo
+passava, ed io non pensava punto punto a spiccarmi di là. Ivi era la
+felicità; non avrei osato fare un movimento per timore di metterla in
+fuga. Fulvia mi strinse la mano ancora una volta, poi sciolse il suo
+braccio dal mio, e rientrò nella camera; i miei amici la seguirono.
+
+Io rimasi immobile; e mi parve ch'ella fosse già troppo fredda, per
+aver saputo strapparsi spontaneamente a quella suprema gioia.
+
+Un momento prima sentiva che quella donna mi amava; l'avrei giurato
+pel cielo e per la terra. Ed ora, a due passi di distanza, rinascevano
+tutte le mie dubbiezze. E pensavo:
+
+--Forse quello ch'io credetti lo slancio irresistibile della passione,
+non fu che un atto di civetteria. Forse l'avrebbe fatto con un altro
+come lo fece con me. Infine una stretta di mano non può avere che un
+valore relativo. Ogni giorno ella stringe la mano a tutti i suoi
+conoscenti... Fui uno sciocco a lusingarmi per una stretta di mano...
+Oh! una stretta di mano! Furono molte strette, e furtive! È ben altra
+cosa. No; senza un grande e prepotente amore, una donna non può far
+violenza al proprio ritegno fino a stringere furtivamente la mano d'un
+giovane, che non sa ancora se l'ami. È bensì vero ch'ella doveva
+saperlo. E tuttavia ecco che se ne va via con indifferenza, e parla e
+scherza con Giorgio; forse in questo momento stringe la mano a lui
+come l'ha stretta a me... Oh, le artiste! Chi può mai dire se
+un'artista è una donna come un'altra? Chi sa? Forse è un'avventuriera;
+forse ha già avuto dieci amanti... Ed io me ne stavo innamorando! Eh
+via! Fu un'aberrazione, uno scherzo; ne riderò per un pezzo. E
+rientrai perchè la commozione mi serrava la gola; se fossi rimasto
+solo avrei pianto.
+
+
+
+
+XIV.
+
+
+I miei amici stavano congedandosi da Fulvia.
+
+--Domani, ella diceva, non riceverò nessuno sino alle quattro; perchè
+voglio studiare, e loro mi fanno perdere tutto il mio tempo.
+
+--Dunque verremo alle quattro, disse Giorgio.
+
+Io pure le porsi la mano in atto di saluto, e, trattenendo la sua,
+domandai:
+
+--Ed io, a che ora debbo venire?
+
+Comprese ella l'impertinenza di quella domanda, che rilevava a tutti
+che io mi credeva in diritto di aspirare ad una preferenza? Comprese
+ella, che agivo con lei, artista, come non avrei mai agito con
+nessun'altra signora? Comprese che, stupido e vile, la insultavo senza
+ragione?
+
+Forse lo comprese, e lo perdonò al mio amore, inasprito dalla presenza
+altrui, che mi strozzava in gola la suprema parola; o forse il suo
+animo eletto non sospettò neppure la viltà del mio pensiero, e,
+sentendosi superiore ad ogni insulto, non pensò che altri
+l'insultasse. E non interpretò nella mia domanda, che il desiderio di
+vederla più presto, e la speranza d'essere distinto dagli altri. Ella
+rispose:
+
+--Venga alle quattro.
+
+Ma le sue parole soltanto dicevano così; e la sua voce invece, e la
+sua mano che premeva la mia, rispondeva:
+
+--Vedi bene che non posso dirti, presente altri, di venir prima; ma
+vieni presto, perchè ti amo.
+
+Fulvia, cara donna del mio cuore, hai tu udita dalla tua stanza
+solitaria la mia voce commossa mandarti un canto? Era il canto del
+pentimento, era una preghiera di perdono ch'io volgeva alla lealtà
+dell'anima tua. E tu mi perdonasti; ed io stesso mi perdonai, perchè,
+se il primo pensiero avvezzo a prendere norma ne' suoi giudizi dalle
+convenzioni sociali ha potuto insultarti, il mio cuore ti amava,
+Fulvia; ti amava col caldo trasporto d'una passione che poteva
+guardare senza spavento e senza rimorsi il domani e l'avvenire; ti
+amava di quell'amore impetuoso e vero, e che a tutto sovrasta e tutto
+purifica.
+
+Per lunghe ore m'aggirai nelle contrade buie e silenziose adiacenti
+all'Albergo Milano, mandando alla notte ed a lei canti d'amore.
+
+Il mio cuore nuotava in un'onda di dolcezze, aspirava soavemente la
+delizia di sentirsi amato. Ma il mio pensiero irrequieto precorreva
+con impazienza il domani; preparava il primo incontro ed il correr
+muto delle nostre braccia a stringerci l'uno all'altra, e l'irrompere
+delle ferventi parole, per tanta ora frenate in quella sera.
+
+Passai una notte agitatissima, tormentato da ardenti fantasie. Mi
+pareva che all'alba volerei da Fulvia.--Ma colla luce venne la
+ragione, e vidi l'assurdità di comparire alle sei del mattino in casa
+di una signora, senza averne l'ombra di un diritto.
+
+Il sonno mi opprimeva, ed il mio capo, affaticato da quella veglia
+affannosa, aveva bisogno di riposo. Nascosi il volto nel guanciale, e,
+dopo una breve lotta co' laboriosi pensieri che mi si agitavano,
+sebbene affievoliti, nella mente, il sonno la vinse.
+
+Mi risvegliai alle dieci, cogli occhi riposati e la mente tranquilla.
+Tuttavia ero ancora un po' assonnato, e dinanzi a quella prepotente
+esigenza fisica tacque l'impazienza del desiderio morale, e
+sonnecchiai fino alle dieci e mezzo.
+
+Ma tra il sonno e la veglia, l'immagine della donna amata mi tornò al
+pensiero, e si fece a grado a grado più viva, sicchè l'ansia di
+rivederla e di sentir dal suo labbro che mi amava, e di dirglielo, mi
+si riaccese ardentissima in cuore. Mi levai, ed alle undici mi fermavo
+alla sua porta, anelante pel battito accelerato del cuore.--Giungevo
+trionfante e sicuro come un conquistatore; ma all'atto d'entrare fui
+imbarazzato del mio contegno; compresi che tutte le scene che mi ero
+figurate nella notte erano assurde; che in realtà non avevo nessuna
+ragione seria di credermi amato; che sotto pena di ridicolo, non
+potevo presentarmi che precisamente come mi ero presentato tutti gli
+altri giorni.
+
+Pensai anche una scusa per giustificare quella visita mattutina; e so
+d'averla trovata; ma non me ne valsi, e la dimenticai completamente.
+
+Fulvia stava studiando, e faceva sul pianoforte una scala cromatica.
+La porto profondamente scolpita nella memoria, e mi è impossibile di
+ripensare a quel giorno senza che quella scala cromatica mi risuoni
+all'orecchio.
+
+Bussai alla porta, ed il suono cessò.--La voce di Fulvia disse:
+«Avanti!» Non era punto commossa. Certo credeva che fosse un cameriere
+dell'albergo.
+
+Ella, naturalmente, non soleva alzarsi da sedere quando entravano
+uomini; ma quella mattina si alzò, e mi venne incontro.--Non so se
+quella notte avesse fatto come me progetti appassionati; ma certo a
+quell'ora aveva pensato al par di me che dovevamo incontrarci coi modi
+semplici e contegnosi degli altri giorni. Oh, la tirannia delle
+convenienze!
+
+--Come va, caro signor Guiscardi?--mi disse stringendomi la mano. Mi
+guardai intorno per vedere chi fosse il signor Guiscardi. A forza di
+pensare che dovesse chiamarmi Max, avevo dimenticato il mio cognome.
+Quel saluto mi suonò gelido, e ne fui sbalordito.
+
+--Buon giorno! buon giorno, Fulvia; le risposi con aria affaccendata
+guardando il soffitto.
+
+Fulvia m'invitò a sedere accanto a sè; mi fece varie interrogazioni
+che non compresi, e certo vi risposi a sproposito. Ella voleva
+sembrare calma, ma era evidentemente turbata. Quell'alzarsi, per
+venirmi incontro, aveva tradito il suo imbarazzo. Il suo sguardo
+sfuggiva il mio, e le sue domande si succedevano con assurda rapidità
+senza aspettare le risposte. Si sarebbe detto che non volesse
+lasciarmi tempo a dire qualche cosa che temeva di udire.
+
+Alzandosi dal pianoforte aveva preso in mano gli esercizi di Kramer
+che stavano sul leggìo, e continuava a sfogliarli, ed a protendere il
+capo per leggere a quando a quando una nota in una pagina socchiusa,
+come se quella fosse l'argomento dei nostri discorsi.
+
+E tutto ciò faceva per non guardarmi in viso; ma io era felice, perchè
+sentivo che, al primo incontrarsi dei nostri sguardi, quella
+momentanea commedia sarebbe diventata impossibile; ci saremmo trovati
+in faccia alla realtà;--e la realtà era il nostro amore.
+
+Ed intanto parlavamo molto. Ci prendevamo la parola l'un l'altro, e
+parlavamo tutti e due ad un tempo.
+
+In un momento ch'ella aveva posato il suo fascicolo chiuso sulla
+tavola, e vi teneva sopra la bella mano, io posai sovr'essa la mia,
+timidamente. Ma a quel contatto il battito del mio cuore perdette ogni
+misura, chinai il volto su quella mano, e vi impressi un bacio. E
+tutti e due eravamo ammutoliti.
+
+Giammai avevo provato una simile dolcezza.--Le andavo ripetendo senza
+posa:--Mi amate, Fulvia? Mi amate?
+
+--Oh, lo vedete bene! mi rispose evitando i miei occhi che cercavano i
+suoi.
+
+--Oh, ditelo, Fulvia; ditelo voi!
+
+--Ebbene.... sì, mi disse con un filo di voce agitata e commossa.
+
+--Dammi del tu, Fulvia, chiamami Max; dimmi ancora che mi ami.
+
+Un istante ella alzò gli occhi, che rifulsero un lampo d'amore; e
+riabbassandoli tosto, mormorò:
+
+--Sì, Max, ti amo!
+
+Oh, quel tu, e quel nome pronunciati da lei, mi inebriarono. Perdetti
+ogni facoltà di ragionare, e prendendole il capo fra le mani, posai le
+labbra sulla sua fronte.
+
+In quel momento il mio sguardo doveva esprimere tutto il trasporto che
+avevo in cuore.
+
+La povera giovane ne ebbe paura, e con voce tremante mi disse:
+
+--Se è vero che mi amate, sappiate rispettarmi, Massimo.--Pensate che
+sono sola.
+
+Questa parola mi richiamò in me stesso, e ad un tempo mi atterrì. Mi
+staccai precipitosamente da lei, e la guardai per leggere sul suo
+volto quanto vi fosse di verità in quella preghiera.
+
+Avevo completamente dimenticato che Fulvia era un'onesta giovane; e la
+mia immaginazione fantasticava già un amore senza ostacoli e senza
+freno. Quella voce mi ricordò la realtà; ebbi paura di me.
+
+In quel momento provai un grande imbarazzo. Avevo trent'anni ed avevo
+molto amato. Pure era la prima volta che mi trovavo in faccia ad un
+amore puro. Un istante pensai.
+
+Essere amato da un'artista, che viaggia sola,--e rispettarla; e filare
+il sentimento come un collegiale.--Sarebbe ridicolo!
+
+E tradussi codesto pensiero mefistofelico in uno sguardo pieno
+d'ironia.--Ma i miei occhi si scontrarono con quelli di Fulvia che,
+attonita del mio silenzio, mi interrogava collo sguardo. Quegli occhi
+erano pieni di lagrime, ed il suo volto era arrossito come non può
+arrossire che una donna onesta.
+
+Il mio sguardo ed il mio cuore ridivennero buoni; la vidi e la
+credetti pura, ed ebbi fede in lei. Le presi la mano, e con sincerità
+profonda le dissi:
+
+--Come farò a rispettarvi, Fulvia? Ora che so che mi amate!
+
+--Amandomi molto e davvero, mi rispose.
+
+--Ma io non so amare per metà.
+
+--Io v'insegnerò; non ad amarmi per metà, ma a resistere al vostro
+stesso amore; e quando voi sarete debole, io sarò forte per tutti e
+due.
+
+M'inginocchiai accanto a lei. Il mio cuore era profondamente commosso,
+ed il mio pensiero vagava in un'onda di contento indeterminato.
+
+Continuavo a baciare con trasporto le sue mani, e le domandavo ancora,
+ed ancora:
+
+--Mi amate, Fulvia?
+
+--Pur troppo, vi amo--mi rispose con voce soffocata.
+
+A quelle parole, dolorose per me, la guardai negli occhi;--erano gonfi
+di pianto.
+
+--Perchè dite _pur troppo_? Perchè piangete? Vi dispiace di amarmi?
+
+--Sì, mi rispose piangendo.
+
+--Ma perchè? Cosa v'ho fatto, Fulvia? Siete scontenta di me?
+
+--Non di voi, Massimo; di me sono scontenta. Avrei dovuto combattere
+codesto amore; nasconderlo; fuggirvi. Sono stata troppo debole; e voi
+troppo appassionato: fui troppo facile a svelarlo.
+
+--Oh, non lo dite! esclamai. È tanto tempo che io vi amo; che ve lo
+faccio comprendere.--E le schierai una quantità di soavi _ricordate?_
+rammentandole ad una ad una le mie mute dichiarazioni, i miei
+trasporti, le mie speranze, le mie smanie, le mie gelosie...
+
+Ella mi ascoltava senza cessare di sospirare e di piangere. Erano le
+lagrime che si danno ad un cadavere da cui si è sul punto di separarsi
+per sempre.
+
+Finalmente mi disse:
+
+--Che avrete pensato di me ieri sera, quando io strinsi furtivamente
+la vostra mano? Se sapeste come ho sofferto tutta notte ripensando a
+quell'atto! Come me lo rimproverai!
+
+--O Fulvia!--Fui così felice in quel momento; non lo rimpiangete.
+Quello slancio impensato è una prova della vostra lealtà. Voi non
+conoscete le arti di fingere un'indifferenza provocante, per invitare
+l'amore a rivelarsi.--Amate e lo lasciate comprendere. Siete buona e
+sincera.--Non istate a pentirvene; non vi dolete d'avermi fatto
+felice.
+
+--Ma io non posso, non debbo farvi felice;--non debbo amarvi--esclamò
+al colmo dell'angoscia, singhiozzando come un bambino.
+
+--Perchè non dovete amarmi? Non siete libera?
+
+--No, Massimo; sono promessa ad un altro che deve essere mio sposo.--E
+si nascose il volto nelle mani, e si sciolse in pianto.
+
+Quella parola mi fece un male crudele. Mi parve che in quel momento mi
+si sottraesse il sangue dal cuore. Mi alzai lentamente ed andai a
+stendermi lontano da lei in una sedia a bracciuoli. Ivi rimasi qualche
+tempo senza pensar nulla, in uno stato d'abbattimento, con questa sola
+idea tuttavia non bene distinta:--Che tutto era finito; che stavo per
+partire, e non la vedrei più.
+
+Ma intanto la vedevo, e la vedevo piangere, e quel pianto era d'amore
+per me. A poco a poco il mio stato di passività si andò animando d'una
+sensazione dolce. Provavo, dirò così, l'ebrezza di soffrire insieme.
+Il desiderio conteso, le aspirazioni ferventi verso una meta
+impossibile, sono lo stato più confacente al mio carattere.
+
+Sentii un'acre dolcezza sostituirsi al senso di scontento che mi aveva
+invaso. Mi diedi a riflettere al nostro breve passato; ad esaminare
+quasi tranquillamente tutto il procedere di Fulvia ed il mio. Ad un
+tratto pensai:
+
+--Ecco la ragione dell'_episodio tempestoso!_ Promessa ad un altro,
+non poteva sperare di unirsi per sempre ad un uomo amato, e sognava di
+esaltarsi almeno per un tempo per un grande amore, prima di
+sacrificarsi per tutta la vita!
+
+E tutte le promesse che avevo creduto di scorgere nell'espressione di
+quella sua strana idea, mi balenarono al pensiero in quell'ora di
+dolore, come un miraggio.
+
+Quante lusinghe, quante speranze, quale completo abbandono in quelle
+parole ch'io interpretavo con una larghezza d'idee che Fulvia non ci
+aveva posta nel dirle!--Guardai la testa bruna di Fulvia, la sua
+persona casta e graziosa, e tutto un paradiso d'amore mi si aperse
+alla fantasia esaltata.
+
+--È giovane e pura, e sarà mia--pensai.--E sorsi, e me le accostai,
+per ripeterle quelle sue parole, per implorare in nome dell'amore
+l'esaudimento delle mie ardenti speranze.
+
+--Fulvia...--mormorai prendendole la mano.
+
+Ella alzò il capo e mi guardò addolorata. Ma innanzi alla lealtà del
+suo sguardo il mio ardire venne meno. Era quello sguardo con cui
+m'aveva fissato dicendomi: «Se mi amate, saprete rispettarmi sempre.»
+
+I miei amici che aspirano alla riputazione di Don Giovanni
+sentenzierebbero senza dubbio, leggendo queste parole, che _tutte le
+donne dicono così_. Io ammiro che sappiano quel che dicono _tutte le
+donne_. Quanto a me non lo so. Ma so di certo che Fulvia doveva dirlo
+in modo differente dalle altre, perchè quelle parole, in bocca a lei,
+erano sincere, ed inspiravano rispetto.
+
+Le mie idee si confusero. Non osai rammentarle quel suo discorso
+avventato d'altre volte e, quasi inconscio dell'atto imprudente, le
+porsi tremando l'ultimo biglietto di Vittoria.
+
+Ella lo lesse, poi me lo rese in silenzio. Più discreta di me, non
+pronunciò il nome della povera donna che aveva traditi i suoi doveri
+per me.--L'indovinò forse? O lo conosceva?
+
+Seppi più tardi che lo conosceva. E che nel suo animo, in cui m'aveva
+posto tanto alto, non entrò neppure il sospetto che quell'atto mi
+fosse inspirato dalla stupida vanità di far pompa d'una mia
+conquista.--Comprese il muto linguaggio ch'io le parlavo dandole
+quella carta:--Io ho rotto dei legami che duravano da anni per amor di
+voi; non farete voi altrettanto per me?--Così mi comprese e fu nel
+vero. Una donna sinceramente innamorata, legge chiaramente nel cuore
+dell'uomo che ama, e non s'inganna mai.
+
+Ci rimettemmo a discorrere, mesti entrambi, parlando di lei, di me,
+dei nostri vincoli che ci trascinavano per vie disparate.--Non so a
+qual proposito venni a dire ch'io non avrei potuto legarmi in
+matrimonio, che codesta idea mi faceva spavento. È una fanfaronata che
+tutti i giovani si credono in obbligo di fare. Ed io dicevo come gli
+altri, senza che ci fosse grande verità nelle mie parole. E poco dopo
+le domandai:
+
+--Ma perchè non potreste sciogliervi dalla promessa con quel
+fidanzato, dacchè non l'amate?
+
+--È un bravo giovane, un nobile cuore, mi ama... E poi, a lui non fa
+spavento l'idea di legarsi a me per tutta la vita.
+
+Mi parve che in quelle parole vi fosse una provocazione. L'uomo della
+società si ridestò un'altra volta in me, e mi suggerì questo pensiero:
+
+--Non è vero che Fulvia sia promessa ad un altro. È uno stratagemma
+per farmi svelare le mie intenzioni, ed indurmi possibilmente a
+sposarla; non è che una commedia, ed anche, d'una volgarità... Non
+avrei che ad offrirmi di soppiantare il mio rivale, e tosto ella lo
+lascierebbe dileguarsi come un vile.--Tuttavia quest'idea,--che
+trattandosi d'un altra donna, in pari circostanze, sarebbe già stata
+una certezza per me,--era ancora un po' dubbia dinanzi alla
+schiettezza di Fulvia. Volli accertarmene, e le dissi col mio accento
+più passionato:
+
+--E se vi sposassi io, Fulvia?
+
+Un lampo di gioia brillò nel suo sguardo.--Pur troppo è così,
+pensai.--E già rimpiangevo che la nobile fanciulla da me ideata non
+fosse che una piccola intrigante in cerca d'un marito. E colla morale
+un po' opportunista d'un giovane innamorato, dissi tra me:
+
+--L'avrei preferita meno onesta, ma più schietta.
+
+M'ero ingannato ancora. Fulvia si fece anche più mesta di prima; e
+prendendomi la mano in atto riconoscente mi disse:
+
+--Sarebbe impossibile, Max. Ve l'ho detto, sono promessa ad un altro.
+
+Questa risposta, anzichè addolorarmi, mi colmò di gioia. Ella non
+aveva mentito. Era sempre quella donna nobile e leale, incapace di
+finzione e di calcolo. Ancora una volta mi pentii di averla calunniata
+nel mio pensiero.
+
+--Ebbene, le dissi, amatemi come un fratello; e non pensiamo ad altro,
+e speriamo nell'avvenire.--E suggellai quelle parole fraterne con uno
+di quegli sguardi in cui l'amore ha stillato tutto il suo nettare e
+tutto il suo fiele.
+
+Ma ella piangeva ed io era triste.
+
+Pensavo che quella donna non sarebbe mai mia, e sarebbe un giorno d'un
+altro. Pensavo che questo altro era stato amato da lei, non fosse che
+un'ora, quando gli aveva fatto quella promessa. Ma tali promesse chi
+pensa a mantenerle quando è cessato il sentimento che le ispirava? Ed
+a che servirebbe?--Perchè dunque Fulvia sposerebbe un uomo che non ama
+più, ella così sincera, invece di dirgli francamente: «Io non vi amo
+più; non potrei farvi felice; per la felicità che vi tolgo, vi ridono
+in compenso la vostra libertà.»--Perchè? Questo vincolo aveva qualche
+cosa di misterioso ai miei occhi. Fulvia era libera e sola; era stata
+innamorata--viveva sul teatro... Il dubbio mi entrò ancora una volta
+in cuore.
+
+--Questo matrimonio dev'essere per lei una riparazione, dissi tra
+me.--È chiaro. Per quell'uomo ha commesso un errore; ora non lo ama
+più; ma è onesta; non vuole appartenere ad un altro. Forse una terza
+esistenza dipende da questo suo sacrificio... Povera giovane!
+
+E nella bontà del mio cuore mi sentii compreso da infinita pietà.
+
+--Fulvia, le dissi, perchè mi nascondete il motivo che vi obbliga a
+sposare un uomo che non amate? Abbiate fiducia in me; forse pensandoci
+insieme troveremo il mezzo di svincolarvi da codesto impegno.
+
+--Non vi nasconderò nulla, mi rispose.--Ma non posso dirvi tutto ora,
+i vostri amici potrebbero venire; e poi certe cose sono più facili a
+scrivere che a dirsi. Vi scriverò. Vi scriverò questa notte, e domani
+saprete tutto. Ma non sarà perchè mi aiutiate a sciogliermi dal mio
+impegno. Sarà per giustificare, se è possibile, il mio strano contegno
+con voi.
+
+Accettai questa promessa, e poco dopo lasciai Fulvia colla profonda
+convinzione che i miei sospetti non mi avevano ingannato;--ed infatti,
+cosa mai potevano essere le confidenze _più facili a scrivere che a
+dirsi_, se non un amore colpevole, il solo di cui una donna che
+conosce il mondo possa arrossire?--Se v'ha sotto il sole un uomo nato
+nell'anno di grazia mille ottocento quarantacinque, il quale possa
+dire in coscienza che in pari circostanze avrebbe pensato altrimenti,
+lo autorizzo a gettarmi la pietra; pronto a riceverla nella testa.
+
+
+
+
+XV.
+
+
+La certezza che Fulvia aveva una macchia nel suo passato, l'ombra d'un
+rivale, e forse il fatto stesso d'aver finalmente confessato il mio
+amore, lo avevano sensibilmente diminuito.--È fuor di dubbio che la
+poesia dell'amore è prima della rivelazione;--la parola immiserisce il
+sentimento, lo circoscrive ne' suoi limiti.--La pace del sentirsi
+amati, ci toglie dal cuore l'esaltazione dell'incertezza, l'entusiasmo
+dell'aspirazione; e non c'è amante felice il quale non debba
+confessare che lo era di più, quando non era completamente certo di
+esserlo.
+
+La tempesta era sedata nel mio cuore.--Quel giorno badai
+tranquillamente ai miei affari, poi andai a far qualche visita, poi al
+caffè, al teatro, e non tornai più da Fulvia. Pensavo a lei con quel
+sentimento di commiserazione che era nato in me gemello al sospetto
+sul suo passato. Provavo per lei la tenerezza e la pietà che avrei
+provato per una vedova indiana condannata al rogo.--Non mi pareva di
+conoscerla nè di esserle legato di più.
+
+Al teatro vidi Giorgio.--Egli era stato all'Albergo Milano. Ma Fulvia
+non lo aveva ricevuto.--Pure la sua scrittura era scaduta, ella non
+cantava più, e doveva essere in casa.--Egli era inquieto.
+
+Quanto a me avevo un senso vago d'essere un eroe dell'amicizia. Sì;
+io, che fino a poche ore innanzi avevo adoperato tutto il mio
+ascendente per involargli quella donna ch'egli amava, ora pensavo che
+Giorgio dovesse essermi riconoscente perchè non me ne sentivo più
+innamorato, perchè non pensavo a contendergliela, perchè ero
+fermamente risoluto a non aver nulla di comune con lei.
+
+Ed intanto vedevo col pensiero la giovane artista intenta a scrivere
+per me una storia, per cui non provavo già più che una lieve
+curiosità.
+
+Povera Fulvia! non giudicarmi troppo severamente. È il mio carattere
+così;--io non so amare che a sbalzi.--Era certo studiando me, che la
+tua anima passionata inventava l'_episodio tempestoso_. Sì, il mio
+amore è splendido ed ardente come il lampo, ma rapido com'esso.--Salgo
+troppo alto nella sfera della passione, per rimanervi; bisogna ch'io
+ridiscenda;--ed allora la prosa della realtà mi gela il cuore,--poi mi
+innalzo di nuovo, ritrovo la luce, ritrovo l'ardore,--ma per perderli
+e ridiscendere ancora.--Perdonami, Fulvia; io non ne ho colpa; come tu
+non hai merito del tuo amore più durevole e profondo. È la natura che
+ci ha fatti così.--Tutto quanto hai diritto a pretendere è ch'io ti
+riconosca superiore.--E lo riconosco ampiamente.
+
+La mattina seguente quando mi fu recato il caffè che soglio prendere a
+letto, vidi sul vassoio un grosso piego che compresi subito essere le
+confidenze di Fulvia. Confesso che fui sinceramente meravigliato di
+trovarmi ancora in sì stretto rapporto con lei; tanto nel mio cuore me
+ne sentivo già moralmente disgiunto.
+
+Io sono pigro e mi alzo abitualmente assai tardi. Dopo aver preso
+tranquillamente il caffè, feci aprire le finestre, ravviai i guanciali
+e le coltri, mi posi a sedere sul letto, ed alla luce d'un bel sole
+mattutino impresi a leggere quelle pagine colla tranquilla e benevola
+curiosità con cui si comincia un romanzo d'un autore noto e
+simpatico;--nè più nè meno.
+
+Con questa sola differenza che, dissuggellando quel piego andavo
+chiedendo tra me: «Scrive bene?» Ed era il solo pensiero che mi
+occupasse in quel momento.
+
+
+
+
+XVI.
+
+LE MEMORIE DI FULVIA.
+
+
+«_Caro Max,_
+
+«La mia nascita, la mia infanzia, la mia adolescenza non hanno nulla
+di romantico.--Me ne duole, per l'effetto di queste mie pagine, ma è
+così.
+
+«Il mio babbo era impiegato governativo, ed era povero. La mia mamma
+morì pochi anni dopo la mia nascita. Non avevo fratelli. In casa mia
+si viveva meschinamente, con una sola serva che aveva cura di me.
+
+«Quando ebbi dodici anni, il babbo mi pose in collegio, dove rimasi
+sette anni. La pensione era dispendiosa. Egli licenziò la serva,
+vendette il mobiglio, e si pose a vivere a dozzina per fare economia.
+
+«Ed infatti riescì a mantenermi tutto quel tempo in collegio, senza
+farmi sentire la menoma privazione, senza farmi sfigurare presso le
+compagne; e, dal canto suo, non fece mai l'ombra d'un debito. Forse le
+privazioni, povero babbo, le imponeva a sè stesso; ed il mio benessere
+era il frutto de' suoi sacrifici.
+
+«Ma fin allora non m'ero mai imbattuta a pensare quale potesse essere
+la condizione economica di mio padre. Accettavo la mia, e la godevo
+colla spensieratezza della mia età.
+
+«Parecchie delle mie compagne imparavano il canto. Io vi aspiravo
+vivamente. Amavo la musica con trasporto, ed ero ambiziosa. Pregai la
+direttrice che mi facesse provare la voce. Il maestro trovò che era
+buona. Allora, senza pensare all'aumento di spesa che gl'imponevo,
+scrissi al babbo quel mio desiderio. Non mi cadeva in mente che lo
+studio d'un'arte potesse essere questione di denaro.
+
+«Il babbo che mi aveva data un'istruzione nell'idea di fare di me
+un'istitutrice, s'adattò senza difficoltà a farmi invece una cantante.
+
+«Io, che avevo desiderato cantare come dilettante, mi adattai,
+parimente senza difficoltà, ad essere artista. E tre anni dopo cantavo
+per la prima volta in un concerto, dopo il quale firmai la mia prima
+scrittura per la stagione di primavera a questo teatro Carcano di
+Milano.
+
+«Come vedete, la mia carriera s'iniziò tranquillamente, senza
+contrasti. Non avevo una famiglia aristocratica che s'indignasse di
+vedermi sulle scene, e contro cui avessi a difendere l'arte
+incompresa. La mia famiglia è modestissima; non vanto passate
+grandezze; la mia vita d'artista non ha nulla di drammatico; tutto è
+prosa intorno a me.
+
+«E la mia storia più intima, quella che mi dispongo a confidarvi?
+Ahimè, Max, è prosa anch'essa. Ora soltanto che è divenuta un ostacolo
+fra noi, attinge un po' di poesia da questa circostanza; la triste
+poesia del dolore.
+
+«Uomini e donne hanno la crudele abitudine di rinnegare dinanzi ad un
+nuovo amore i loro amori precedenti. Tutt'al più ne ammettono uno, se
+la sua notorietà impedisce di negarlo; ma s'affrettano a dire che non
+fu vero amore; che fu un sogno giovanile, una calda amicizia cui il
+cuore illuso scambiò per una passione. Il solo vero amore deve sempre
+essere l'attuale.
+
+«È forse atto di cortesia per lusingare l'amor proprio della persona
+amata; per dirle: «Nessuno ebbe a' miei occhi le tue attrattive,
+nessuno m'inspirò il sentimento che tu m'inspiri.»
+
+«Io sarò meno gentile, ma più vera. Ho amato prima di conoscer voi,
+Max.
+
+«L'uomo, a cui sono fidanzata, non è un vecchio ricco ed acciaccoso
+che mi venga imposto tirannicamente da mio padre, e contro di cui io
+possa fare appello ai vostri sentimenti cavallereschi. No; è un bel
+giovane povero come me; buono, nobile, intelligente. Che io stessa
+scelsi, che amai; che amai con trasporto; per cui ho palpitato, ho
+pianto, ho gioito; la cui parola d'amore mi scese soave all'anima; a
+cui mi fidanzai con delizia sognando un avvenire di felicità.
+
+«Ed ora, perchè non l'amo più? È almeno stato infedele, sleale? Ha
+demeritato il mio amore? No; è stato fedele, e mi ama, e merita
+d'essere adorato. Sono io che non l'amo più, perchè non l'amo più;
+perchè l'amore non è eterno che in casi eccezionali; l'amore può
+cessare; il suo carattere era troppo freddo per rispondere alle mie
+aspirazioni; e la sua freddezza ha spento l'ardore che le sue prime
+parole d'affetto m'avevano acceso nel cuore, ecco la prosa.
+
+«Era un tedesco che m'insegnava il canto. Quando lo conobbi, era
+giovanissimo; e dirigeva già l'orchestra del teatro Regio di Torino,
+dove io sono nata e cresciuta. Era bello e d'un'eleganza di buon
+gusto.
+
+«Non è punto vero che si ami un uomo per le sue qualità esterne o per
+le sue abitudini; si amano le qualità e le abitudini per l'uomo. I
+primi amori che io sognava nel segreto del cuore, erano per eroi, per
+uomini fieri, dall'aspetto maschio, da' modi franchi, come i vostri,
+Max. Uomini dalla voce dolce come una melodia, profonda come un
+pensiero, passionata come un bacio--la voce di Giorgio. I giovani dai
+_palmerstons_ profumati, dai capelli unti e lucenti, dalla
+scriminatura dritta come una rotaia di ferrovia, gli eleganti che
+discorrono di toletta, e ne mutano tre ogni giorno, erano a' miei
+occhi ridicoli. Non me ne occupavo che per farne la caricatura.
+
+«Il mio maestro di canto era appunto uno di codesti. Sembrava una
+figurina tagliata fuori da un giornale di mode. S'inchinava in due
+tempi; parlava sotto voce con un garbo inalterabile; era sempre del
+parere delle signore, e nelle sue stesse lezioni sapeva non
+contraddirmi, apertamente, e non riscaldarsi mai. I suoi lineamenti
+erano belli, d'una bellezza regolare e fredda. Viso ovale, occhi nè
+grandi, nè piccoli, colorito fresco, profilo greco, labbra rosse che
+nel parlare lasciavano vedere i denti d'una bianchezza abbagliante. La
+sua barba d'un biondo fulvo, ed i suoi baffetti erano evidentemente
+l'oggetto delle sue cure amorose. Parlava poco, ed era sempre dello
+stesso umore; nè troppo serio, nè troppo gaio. Aveva l'aria d'un
+cortigiano aspirante che facesse la sua pratica nell'etichetta di
+corte. Quando lo conobbi mi fu antipatico. Quando l'udii parlare, il
+suo accento straniero e la sua voce--sopra tutto la sua voce--finì di
+rendermelo repulsivo. Era una vocina di testa, con una nota cavernosa
+nel naso, che ad ogni tratto risuonava come una corda spezzata. Avevo
+sul pianoforte il metronomo per misurare il tempo. Il mio maestro non
+mi parve più animato di quello strumento. Avrei giurato che aveva una
+complicazione di ruote e d'ingranaggi al posto del cuore, e la sua
+bellezza mi lasciava fredda come la bellezza d'un fantoccio.
+
+«In fatto di musica egli apparteneva a quella scuola che i profani
+chiamano dell'avvenire. Quanto a me, non avevo ancora opinioni; le
+cadenze lente e melodiche mi eccitavano il sentimento e mi riescivano
+facili; ed io le cantavo di preferenza.
+
+«Un giorno il maestro entrò ch'io stavo intuonando, forse per la
+decima volta, un'aria della _Straniera:_
+
+ Trovarti, rivederti
+ Un solo istante ancora...
+
+«Contro tutte le sue abitudini, il calmo tedesco fece un atto di
+dispetto, tolse quella musica dal leggìo e la respinse dicendomi:
+
+«--Non s'innamori di questa roba!
+
+«Io mi sentii offesa nel mio sentimento più caro. Avevo messa tanta
+espressione in quel canto, che mi figuravo di far pensare lui come
+tutti, ad un assente rimpianto, cui aspirassi di _trovare_ e
+_rivedere_. Le mie compagne me l'avevano fatta ripetere a sazietà, e
+mi avevano detto:
+
+«--Si sente che ci metti tutta l'anima.
+
+«--Si direbbe che hai delle lagrime nella voce, ecc.
+
+«Ed ecco invece che quel glaciale tedesco non comprendeva nulla di tutto
+ciò; e là dove si esprimeva un dramma di sentimento, egli non vedeva che
+la povertà d'una combinazione di crome e semicrome; nel grido dell'anima
+che deplorava l'assenza d'un essere amato, egli non deplorava che
+l'assenza di complicazioni armoniche e d'istrumentazione. Ne fui
+irritata, e, senza nasconderlo, gli risposi:
+
+«--Perchè non ho a cantare un'aria che mi piace?
+
+«--Perchè non le giova a nulla, mi disse riprendendo la sua calma
+abituale. È una melodia bella a sentirsi, ma che non fa fare nessuna
+ginnastica alla voce, e la sua ha bisogno di esercitarsi nelle
+difficoltà, per svilupparsi ed acquistare agilità ed estensione.
+
+«--Gli esercizi sono freddi e mi annoiano, borbottai; non c'è
+sentimento.
+
+«--L'espressione del sentimento,--riprese il giovane verista,--è
+infatti una delle attrattive per cui la musica ottiene il favore del
+pubblico. Ma per noi la musica dev'essere uno studio serio, e non un
+idillio sentimentale.
+
+«Io fui sempre troppo sincera, come mi conoscete, Max. La parola mi
+fugge dal cuore al labbro, senza dar tempo alla ragione di
+controllarla. Indignata di quelle parole che reprimevano il mio
+entusiasmo, lo rimbeccai con vivacità:
+
+«--Ella non ha cuore se intende la musica così. Il maestro
+d'aritmetica non parlerebbe altrimenti.
+
+«Egli non mi rispose. Aperse sul leggìo un fascicolo di studi sugli
+arpeggi, ed incominciò gli accordi dell'accompagnamento, accennandomi
+di ripetere la mia lezione.
+
+«Ma io ero irritata; cantavo male. Feci due o tre note false; egli mi
+corresse; la vergogna mi paralizzò la voce; gettai la musica sul
+pianoforte, fuggii all'altro capo della stanza, sedetti ad uno
+scrittoio colle braccia sovr'esso ed il capo sulle braccia, e scoppiai
+in pianto.
+
+«Il maestro stette un momento in silenzio, durante il quale sentii che
+mi guardava. Vi sono sguardi che si sentono come un raggio carico di
+elettricità rivolto su di noi.
+
+«Poi lo sentii voltarsi verso il piano, tentare qualche accordo
+incerto; rimanere pensoso come in cerca d'un pezzo di cui il lungo
+abbandono gli avesse fatte dimenticare le note; e finalmente
+cominciare con esitazione, e quindi procedere con sicurezza la grande
+aria del soprano nella _Sonnambula_, poi il duetto tra soprano e
+tenore nella _Lucia_, e chiudere quel piccolo concerto coll'aria del
+tenore ed il duetto d'amore della _Jone_. Tutta musica affatto
+contraria ai suoi gusti.
+
+«Quella concessione fatta a' miei gusti sentimentali era una muta
+scusa ch'egli mi rivolgeva. Io lo compresi e ne apprezzai la
+delicatezza.
+
+«In quel momento il congegno ad ingranaggi e ruote che mi ero figurato
+nel petto del mio maestro, scomparve, e vidi un cuore caldo e
+sensibile palpitare sotto l'eleganza della sua toletta.
+
+«Non piangevo più, non pensavo più alla mia umiliazione. Un altro
+ordine d'idee mi preoccupava lo spirito.
+
+«--Quel giovane cuore era egli rimasto freddo fin allora accanto a me?
+Quello sfoggio di melodia, un minuto dopo averla condannata, era un
+semplice atto di delicata condiscendenza? O era una dimostrazione di
+simpatia?
+
+«Intanto, sebbene non piangessi più, continuavo a starmene nello
+stesso atteggiamento, col volto nascosto. Quando si è piantato
+qualcuno in asso per andare a piangere dispettosamente in un canto,
+non è così facile asciugarsi gli occhi e tornare a dirgli
+tranquillamente: «Eccomi, ho finito» a rischio di sentirsi ridere in
+volto.
+
+«Il maestro comprese che bisognava ajutarmi ad uscire dall'imbarazzo
+in cui mi ero posta. Lasciò il piano; venne a fermarsi in piedi
+dinanzi a me, e mi domandò:
+
+«--È in collera?
+
+«Non sapevo che dire, e presi il partito di non rispondere, di non
+alzare il capo. Ma la sua voce mi parve meno brutta. In quella, da
+lontano, nel silenzio delle classi deserte,--perchè a quell'ora, tutte
+le compagne erano in giardino alla ricreazione,--si udì battere un
+uscio. La direttrice veniva abitualmente ad assistere alle lezioni di
+musica, e certo doveva esser lei. Io sentii con terrore la
+sconvenienza della mia posizione, il maestro pure la sentì perchè
+riprese curvandosi verso di me:
+
+«--A momenti è qui la direttrice. Via, mi perdoni, e venga a
+riprendere la lezione.
+
+«Io mi rizzai in fretta, e senza rispondergli, senza guardarlo, tornai
+al pianoforte.
+
+«Egli mi seguì, sedette, pose le mani sui tasti, poi, invece di
+riprendere l'accompagnamento interrotto, alzò gli occhi in volto a me,
+e, con un sorriso che parve trasfigurarlo, mi interrogò:
+
+«--Ed ora cosa facciamo?
+
+«Io presi senza rispondere il fascicolo d'arpeggi che avevo respinto.
+Era una risposta.
+
+«Colla galanteria che gli era naturale egli accolse quell'atto di
+condiscendenza come un grande favore, e mi disse:
+
+«--Grazie, signorina; ella è troppo buona; _sebbene io non abbia
+cuore_, le sono molto riconoscente del sacrificio che mi fa.
+
+«In quella entrò la direttrice, e la sua presenza m'impedì di
+rispondere qualche imprudenza.
+
+«Alla lezione seguente la direttrice era in classe quando il maestro
+entrò. Egli aveva un fiore di vaniglia all'occhiello dell'abito. Io
+guardavo quel fiore e pensavo: «L'ha portato per me....»
+
+«Poco dopo la direttrice fu chiamata fuori. Io precipitai
+istintivamente l'esercizio che stavo facendo. Il maestro non mi
+corresse quell'errore di tempo. Erano così rari i momenti in cui il
+caso ci accordava di esser soli; entrambi avevamo premura di
+profittarne. Egli mi disse, mentre voltava il foglio:
+
+«--È ancora in collera con me?
+
+«--Sì, gli risposi; perchè non vuole lasciarmi cantare nulla di bello.
+
+«--Ebbene, riprese egli, domani le porterò _Gran Dio morir sì
+giovane_, lo canteremo insieme.
+
+«Non potei a meno di ridere. La grande facilità di quella melodia l'ha
+resa siffattamente popolare che omai ci sembra volgare, e la proposta
+era realmente umoristica.
+
+«La mia ilarità gli diede coraggio ed egli soggiunse:
+
+«--Sono stato infelice per causa sua tutti questi giorni.
+
+«Io feci un atto ed un sorriso d'incredulità.
+
+«--Non mi crede? riprese. Se sapesse che rimorso provava per averla
+fatta piangere! Ero tentato di andare da Blanchi a provvederle tutti
+quanti gli spartiti di Bellini e di Donizzetti....
+
+«Cominciavo a sentirmi umiliata di quell'incapacità che mi attribuiva
+di apprezzare le più alte e complesse combinazioni dell'armonia
+tedesca.
+
+«--Ma no, protestai. Ella mi deride. Io non sono mica esclusivamente
+amante della melodia. Ieri ho suonato tutta la _Sinfonia pastorale_.
+
+«Era vero; l'avevo suonata dapprima in omaggio a lui, e dopo una prima
+lettura l'avevo ricominciata con vero interesse, e l'avevo scorsa fino
+in fondo con passione.
+
+«--Ah! lo sapevo bene che ella non poteva non comprendere quella
+musica vera e sublime, esclamò con un sorriso di soddisfazione. E
+continuò:
+
+«--Guardi, ne ero tanto sicuro, che le ho portato un fiore per fare la
+pace.
+
+«Così dicendo, mi porgeva la vaniglia che s'era tolta dall'occhiello
+dell'abito.
+
+«Io accettai quel fiore; poi fui mortificata della mia facile
+condiscendenza, e, tanto per darmi un contegno, osservai che era
+bello.
+
+«Egli mi rispose che l'aveva coltivato sul suo balcone; che amava
+molto i fiori, che gli rammentavano le persone care che non poteva
+aver vicine; e riprese:
+
+«--Ella non crederà che io abbia delle persone care, poichè dice che
+non ho cuore.
+
+«--Vedo bene che non ne ha,--gli risposi--se non sa perdonare
+un'offesa.
+
+«--Ma è perchè la sua offesa è troppo grande. È la più grande che si
+possa fare ad un povero giovane.
+
+«Io non diceva nulla. Egli soggiunse:
+
+«--Dica, lo crede davvero ch'io non abbia cuore?
+
+«Ed accompagnava quella domanda con uno sguardo che smentiva altamente
+l'accusa.
+
+«Ebbi appena il tempo di dirgli «No» e tosto s'udì la direttrice che
+s'avvicinava alla classe.
+
+«Io aveva in mano il fiore di vaniglia che un momento prima era
+all'occhiello dell'abito del maestro. Se la direttrice l'avesse
+veduto, non avrebbe mancato di farne rimprovero non a me sola, ma a
+lui; anzi a lui solo, perchè quanto a me non potevo che accettare la
+cortesia d'un superiore.
+
+«Tutto questo mi passò in mente nell'atto ch'ella apriva la porta, e
+con un movimento rapidissimo nascosi il fiore. Ma nel fare codesto
+arrossii vivamente. Era riconoscere che nel dono di quel fiore c'era
+implicato qualche cosa che la direttrice non doveva sapere; che quel
+_qualche cosa_ io l'avevo indovinato; e però accettando il fiore,
+avevo accettato il _qualche cosa_ sott'inteso; ed ora nascondendolo,
+convenivo d'avere un segreto comune con lui.
+
+«Egli mi ringraziò con uno sguardo, poi cercando fra i fascicoli di
+musica l'aria della _Straniera_ che era stata causa del suo malumore,
+e mettendola sul leggìo, mi disse:
+
+«--Canti un poco per riposarsi dallo studio.
+
+«Compresi che voleva così ringraziarmi secondando una mia
+predilezione, e cantai. Ma quell'aria mi era divenuta antipatica, e da
+quel giorno non vi fu astruseria di logaritmi musicali che non mi
+esaltasse fino al delirio.
+
+«All'altra lezione il maestro portò un nuovo fiore. Le compagne
+trovarono modo di far uscire la direttrice, ed appena fummo soli il
+fiore mi venne offerto, come cosa convenuta. Accettando quell'altro
+avevo stabilito un precedente che autorizzava il giovane maestro a
+procurarmene una collezione.
+
+«Gli domandai s'era anche del suo balcone.
+
+«--Sì, era una pianta giovinetta e tutta in fiore. Aveva qualche cosa
+che mi somigliava. Egli la chiamava la vaniglia di Fulvia. Credeva di
+vedermi guardandola; nel togliere quel fiore gli era sembrato di farmi
+male e di sentirmi piangere....
+
+«--Che tenerezza! esclamai volendo mostrare del sarcasmo.
+
+«--Ebbene, riprese, si meraviglia della mia tenerezza? Ora non crede
+più ch'io non abbia cuore; si ricordi che mi ha detto di no, che non
+lo crede più.
+
+«Io sorridevo senza rispondere e mi sentivo tutta accesa in volto.
+Egli mi prese lentamente una mano e soggiunse:
+
+«--Ora lo sa, nevvero, che ho un cuore?
+
+«--Ero tutta commossa da quella prima stretta di mano. Lo guardai.
+Egli era bello in quel momento; ed il suo volto animato non aveva più
+nulla della freddezza abituale. Abbassai il capo, e non dissi nulla;
+ma avevo accennato di sì.
+
+«--Ed un cuore capace d'amare..., continuò egli alzandosi dal piano e
+baciandomi lievemente la fronte senza abbandonar la mia mano.
+
+«Io feci un altro cenno come il primo.
+
+«--E lei non mi vuol anche un po' di bene? Non pensa un poco a me?
+
+«Terzo cenno come sopra.
+
+«Ero timidissima e quella scena che non mi dispiaceva punto, mi
+confondeva. Tuttavia era ben vero ch'io lo credeva innamorato, e lo
+amavo. Non mi sarebbe stato possibile di negarlo.
+
+«D'allora appena poteva esser solo un momento con me, mi prendeva la
+mano e mi dava un bacio. A poco a poco codesto finì per diventare
+un'abitudine. Ma una dolce, dolce abitudine di cui mi sentivo lieta e
+tranquilla.
+
+«Così passarono gli ultimi tre anni ch'io rimasi in collegio. Ci
+eravamo promessi di sposarci, quando la sua posizione sarebbe più
+assicurata. Era una promessa vaga, che si perdeva in un avvenire
+indefinito; ma io ne ero felice. Non avrei desiderato anticiparla.
+Dovevo fare la carriera del teatro. Ed allora sarei libera di vederlo
+sempre, di parlargli, di fare insieme delle passeggiate solitarie. Io
+viaggerei sola; egli mi verrebbe a vedere sovente. Mi pareva d'essere
+in una città ben lontana da Torino, applaudita dal pubblico,
+circondata da ammiratori; e ad un tratto di veder lui, il mio bel
+maestro tutto trafelato che avea percorsa una strada infinita per
+vedermi un'ora, un'ora d'espansione.
+
+«Tutto questo mi preoccupava la fantasia. Io sognava tutte le follìe
+giovanili dell'amore, che allora la vigilanza continua della
+direttrice rendeva impossibili.
+
+«Quei tre anni passarono. Uscii di collegio. Dovevo studiare un anno
+ancora prima di poter cantare in pubblico. Il babbo riprendendomi con
+sè, dovette rimettere casa. Egli non aveva la menoma risorsa. Convenne
+prendere un mobiglio a credenza, impegnandosi a pagarlo in un anno a
+rate mensili.
+
+«Codesto riduceva il suo stipendio ai minimi termini. Poi bisognò
+pensare ad un corredo per me, che appunto per la carriera a cui
+miravo, avevo d'uopo di farmi conoscere e di figurar bene.
+
+«Dedotto tutto, ci rimaneva appena di che vivere economicamente. Per
+sottrarre ancora da quella modesta entrata, già tanto assottigliata,
+la spesa delle mie lezioni di musica, avrei dovuto condannare il mio
+povero babbo e me ad infinite privazioni.
+
+«Non so se avrei durato costantemente in quel proposito; però in quel
+momento per parte mia mi vi sarei sobbarcata volentieri. Ma non potei
+accogliere l'idea di imporre simili sacrifici al babbo. Decisi di
+studiare da sola.
+
+«Alle due, l'ora in cui soleva darmi lezione in collegio, il maestro
+venne. Il babbo era all'ufficio. Eravamo soli. Egli mi salutò col
+solito bacio, poi aperse il pianoforte, cattivo strumento da nolo, che
+ai primi accordi lo fece rabbrividire.
+
+«Io gli dissi, cercando dissimulare la difficoltà della dichiarazione
+sotto una frase scherzosa:
+
+«--Non vi atteggiate a maestro, Welfard; ora non siete più il mio
+maestro.
+
+«--Perchè no? Cosa sono ora?
+
+«--Siete.... un amico....
+
+«--Più che un amico, Fulvia; lo sapete. Ma codesto non toglie ch'io
+sia anche il vostro maestro. Avete bisogno di studiare ancora, e
+molto.
+
+«--Studierò da sola.
+
+«--Non basta. Ma perchè non volete più studiare con me? Il vostro
+babbo non permette ch'io venga qui?
+
+«Rimasi alquanto imbarazzata. Ma fu un momento. Io non ho mai compreso
+la vergogna della povertà nè la gloria della ricchezza.
+
+«Gli presi la mano, e conducendolo alla soglia di quel salotto che era
+anche la camera da letto del babbo e dava accesso a due altre povere
+camerette, gli dissi:
+
+«--Guardate. Questo è tutto il nostro appartamento. Siamo poveri. Non
+sapevate, quando mi diceste d'amarmi, che il babbo ed io eravamo
+poveri? Ecco perchè non posso prender lezioni!
+
+«Egli mi abbracciò teneramente. Era commosso. Mi condusse al
+pianoforte e volle incominciare la lezione senz'altro. Io chiusi il
+piano. Allora mi prese le mani nelle sue, e con atto supplichevole mi
+disse:
+
+«--Che pensate ora, Fulvia? Non sono il vostro fidanzato? Non ha da
+essere un giorno tutto comune tra noi? Voi che siete una ragazza tanto
+superiore, vi vergognereste d'accettare qualche lezione da me, perchè
+non potete pagarle? Ma sapete che mi fate torto, che mi affliggete?
+
+«Ero mortificata. Sentivo che nel suo caso avrei detto come lui. Mi
+pareva davvero d'avergli fatto torto e dispiacere.
+
+«Il denaro non ha mai avuto importanza per me. E quando egli riaperse
+il piano, e traendomi accanto a sè, mi disse:--Via, cominciamo subito
+subito la lezione, se volete che vi perdoni--io mi affrettai ad
+obbedirlo, perchè sentivo di dovere una riparazione alla sua
+delicatezza offesa.
+
+«D'allora venne sempre a darmi lezione e non si parlò più di compenso.
+Non era il mio fidanzato?
+
+«Tutti gli spartiti che mi occorrevano, egli trovava per caso di
+averli fra le sue carte. E molto spesso li aveva nuovi. Io mi
+accorgevo di tutte queste gentilezze, e le accettavo con riconoscenza.
+Ricusare quelle delicate premure mi sarebbe sembrato una sgarbatezza.
+Veniva ogni giorno, si occupava di me parecchie ore di seguito;
+attento, severo, instancabile, mi fece fare progressi insperati. Mi
+procurò molte conoscenze nel mondo musicale, e quando mi credette
+capace di figurar bene, combinò un concerto, sa Iddio con che fatiche,
+con quante brighe, unicamente per farmivi avere una parte!
+
+«Quella sera condusse seco l'impresario del Carcano che era a Torino,
+me lo presentò, e risparmiandomi viaggi inutili, incertezze d'ogni
+maniera, e sopratutto le presentazioni umilianti alle agenzie
+teatrali, mi procurò una scrittura assai conveniente per una
+esordiente.
+
+«Tutto codesto, lo vedete, Massimo, è prova d'un nobile cuore; ed io
+me gli sento legata per la vita.
+
+«Ma tutti i sogni d'amore tempestoso che avevo vagheggiati quando ero
+in collegio, non si realizzarono mai. Non mi accadde mai di vedere
+Welfard irrompere in casa mia improvvisamente. Mai non mi propose di
+uscire una sera con me, quando il babbo mi accompagnava a passeggio.
+Mai non interruppe una lezione in un impeto d'affetto per stringermi
+al suo cuore. Veniva ogni giorno alla stessa ora; mai un minuto prima.
+Partiva ogni giorno alla stess'ora; mai un minuto dopo. Mai una parola
+appassionata; mai un impeto di gelosia.
+
+«Quante volte ne ho pianto in segreto, invocando con tutta l'anima un
+amore caldo, passionato come quello ch'io mi sentivo nel cuore! Quante
+volte, dopo aver divorato lungamente le mie lagrime, esse mi
+sfuggirono dinanzi a lui! Allora, nell'angoscia che mi premeva, gli
+rimproveravo la sua freddezza, l'indifferenza con cui mi vedeva
+imprendere una carriera tanto piena di seduzioni.
+
+«Avrei voluto che vi si opponesse, che mi facesse delle scene
+violente, che mi tormentasse con sospetti ingiuriosi. Tutto ciò mi
+avrebbe provato che era geloso, e però, che mi amava.
+
+«Ed egli mi rispondeva con parole d'affetto, diceva che mi amava
+immensamente, ma mi apprezzava altrettanto, ed aveva fiducia in me.
+Per questo non era geloso. Che la sua passione non era meno grande per
+esser meno espansiva; era il suo carattere così.
+
+«Ed è vero, Max. Era il suo carattere così. Ed era quel carattere
+freddo, che non rispondeva al mio, appassionato ed ardente, e mi
+rendeva infelice.
+
+«In termini legali, la causa della mia infelicità si chiamerebbe
+appunto _incompatibilità di carattere._
+
+«E realmente credo che sia tale, perchè, se la freddezza di Welfard è
+un tormento per me, lo scontento che io ne provo, la melanconia che me
+ne risulta, le mie frequenti lagnanze, sono un tormento per lui. È
+così che, amandoci sinceramente, ci rendiamo a vicenda infelici. Io
+sono italiana come il nostro cielo; egli è tedesco come un soldatino
+di piombo.
+
+«Ero in questo stato d'animo quando partii da Torino per recarmi qui.
+
+«Avevo sperato che Welfard mi accompagnerebbe per assistere al mio
+_debutto_. Mi pareva impossibile che non avesse a prendere un
+interesse vivissimo a quel passo tanto importante per me.
+
+«Egli non ne parlò nemmanco. Quando gli proposi di venire, mi disse
+che lo avrebbe desiderato, ma non ne aveva il tempo. Venne ad
+accompagnarmi allo scalo, e quando entrai nella sala d'aspetto, mi
+strinse la mano, mi fece un inchino e partì. Mi fermai alla porta e lo
+seguii collo sguardo, sperando che si volgesse qualche volta per
+vedermi e salutarmi ancora. Ma egli non pensava che al suo sigaro. Non
+si voltò mai. Correva e fumava come una locomotiva!
+
+«Il babbo, non meno occupato di lui, potè bene trovar due giorni per
+accompagnarmi qui, installarmi, vedermi andare in iscena. Perchè non
+avrebbe potuto ottener anche Welfard un permesso come il babbo? Quella
+indifferenza mi fece male, salii in convoglio piangendo. Mi parve
+d'essere amata a tempo perso, di non essere il primo, ma l'ultimo de'
+suoi pensieri. Le considerazioni di tempo, di occupazioni, erano messe
+innanzi a me. Tutti i doveri gli erano più sacri che il dovere
+contratto con me di amarmi e di farmi felice.
+
+«E pensavo: Se ora, che gli appartengo soltanto idealmente, è freddo
+così, che sarà quando diverrò sua moglie, quando la certezza del
+possesso m'avrà spogliata del prestigio d'un'aspirazione?
+
+«Nondimeno, allorchè il successo mi riempì l'anima d'una gioia nuova
+ed immensa, sentii che le nobili soddisfazioni dell'arte, e l'avvenire
+che mi prometteva la mia carriera, erano tutto opera di Welfard, e si
+ravvivò più che mai in me il senso di gratitudine infinita che mi
+legava a lui.
+
+«Gli scrissi a lungo quella notte istessa sotto l'impressione delle
+nuove emozioni che mi agitavano; cercai di trasfondere la mia anima
+nella sua, di riscaldarlo al fuoco del mio entusiasmo, della mia
+passionata riconoscenza.
+
+«Passarono otto lunghi giorni; ed in ciascuno di essi speravo una
+lettera, e ciascuno mi recò una delusione.
+
+«Ed intanto mi vedevo circondata da giovani vivaci, espansivi, che si
+disputavano come una gloria il piacere di accompagnarmi; che
+trascuravano i loro affari, le loro famiglie per me; che si rendevano
+indiscreti, importuni a forza d'assiduità.
+
+«Mi erano tutti indifferenti. Se tutti avevano le qualità che
+mancavano a Welfard, nessuno aveva poi le virtù ch'egli possedeva. E
+tuttavia ogni giorno, dopo aver sperato invano una lettera, ero
+costretta a dire a me stessa: Oh perchè tutti questi esseri tanto
+inferiori a lui sanno amar meglio? Perchè in lui solo Dio non ha
+infuso il soffio della passione, che è la poesia della vita?
+
+«Una sera, nove giorni dopo che avevo scritto a Welfard, ero pronta
+per andare al teatro, quando mi venne recata la sua risposta.
+
+«Tremavo di speranza nell'aprirla. Tutte le espansioni della mia
+lettera mi si affacciarono al pensiero, reclamando in ricambio una
+parola appassionata.
+
+«Ahi! fu ancora una delusione. La passione è muta in quell'anima; in
+essa la virtù, la generosità non sono uno slancio di sentimento, ma
+unicamente un portato della riflessione, la fredda idea del dovere.
+
+«Vi trascrivo qui la sua lettera: giudicatene.
+
+«Cara Fulvia,
+
+«Mi fa molto piacere il vostro successo--del resto io non ne aveva mai
+dubitato;--voi farete una bella carriera; me ne congratulo
+sinceramente.
+
+«Ho veduto i giudizî dei critici sul vostro _debutto_. Sono tutti
+lusinghieri per voi, ed anche per me, credetelo, sebbene voi vi
+esageriate fuor di misura la poca parte ch'io ebbi nella vostra
+educazione musicale.
+
+«Tenete conto dell'appunto che vi fece il critico della
+_Perseveranza_. È vero; voi abusate delle note basse, e le forzate. È
+una risorsa delle artiste a cui il tempo e le fatiche hanno guastato
+le note di mezzo. Ma voi non avete lacune nella vostra scala, e dovete
+assolutamente correggere codesto difetto. Appena vi fermerete un poco
+a Torino, ci lavoreremo insieme.
+
+«La scrittura che vi fu proposta è buona. Il teatro di Reggio
+d'Emilia, nella stagione di primavera, è un teatro importante.
+Transigete sugli interessi pur di combinare codesto affare che può
+esservi molto utile. La tessitura dell'_Africana_ va benissimo per la
+vostra voce, ed in pochi giorni potrete imparare la parte.
+
+«Mi dispiace all'anima di non poter esservi accanto per risparmiarvi
+codeste noie di contratti. Ma, voi lo sapete, sono schiavo del lavoro.
+Questo però non mi toglie dal pensare a voi.
+
+«Scrivetemi spesso, ed amatemi come vi ama,
+
+«_Il vostro_ WELFARD HERBERT.»
+
+«La freddezza nordica di quella lettera mi strinse il cuore. Dacchè
+amavo Welfard, era la prima volta che mi allontanavo da lui; la prima
+volta che ci scambiavamo una lettera. Per me era un grande
+avvenimento; e gliel'avevo detto, come aspettassi con ansia la sua
+prima parola scritta, come la sua stessa calligrafia che m'era ignota
+m'inspirasse la palpitante curiosità d'una rivelazione.
+
+«Egli non accennava a nessuna di codeste emozioni; forse non le aveva
+trovate degne d'una risposta. L'unica parola d'affetto in tutta la sua
+lettera era una formola di saluto, un luogo comune. Forse una tedesca
+l'avrebbe trovata abbastanza espansiva. Ma io, nel mio caldo cuore
+italiano, me ne sentii delusa e quasi offesa.
+
+
+
+
+XVII.
+
+
+A questo punto delle confidenze di Fulvia, posai il manoscritto, e mi
+guardai intorno trasognato.
+
+Era l'anima sincera di Fulvia che traspariva in quelle confessioni,
+scevre egualmente di vanità e di falsa verecondia. Era la sua ingenua
+abitudine di dire la verità ad ogni costo, senza ostentare virtù
+trascendentali, riconoscendo i proprï torti; considerando le cose
+nella loro realtà.
+
+Sentivo che mi aveva aperto tutto quanto il suo cuore, che non aveva
+più segreti per me.
+
+Un sentimento nobile e puro, ed un debito di riconoscenza. Ecco tutto
+il suo passato.
+
+Ed il punto nero ch'io credevo trovarvi?
+
+Povera Fulvia! L'avevo commiserata come una colpevole, ed era pura
+come un lembo di cielo. Povera, povera Fulvia!
+
+Il sole irradiava la camera avvolgendo gaiamente il mio letto in
+un'onda di calore e di luce. Il mio cuore era lieto. Mi vestii
+canticchiando, e sorrisi al sole che rinasceva più bello e più ardente
+dopo la oscurità della notte, come il mio amore dopo il gelo del
+sospetto. Lo dissi:--io non so amare che a sbalzi.
+
+Ma non potevo comprendere che quella freddezza fosse stata solamente
+in me. Mi pareva che fossimo stati moralmente disgiunti, ed ora ci
+riunissimo; sentivo il bisogno di essere assicurato ch'ella mi amava
+ancora. Ella, che me l'aveva detto la sera innanzi, ella che aveva
+scritto tutta la notte per me!
+
+Balzai in piedi, mi vestii in furia, uscii correndo, e non mi fermai
+che sulle scale dell'Albergo Milano, dove tre camerieri m'inseguirono
+e m'arrestarono come un ladro, per dirmi:
+
+--Il numero 17 è uscito!
+
+Il numero 17 era Fulvia! Briganti! Li respinsi come tre creditori, e
+ripresi a salire dicendo:
+
+--Aspetterò la signora Zorra.
+
+Ma anzichè comprendere la mia lezione uno di essi staccò la chiave dal
+quadro, e mi precedette gridando a' suoi compagni, a' suoi complici:
+
+--Quando torna il numero 17 direte che c'è gente in camera ad
+aspettarla.
+
+Entrai ardito e solo in quella camera, in quel santuario, dove il mio
+amore aveva bamboleggiato come un fanciullo, sognato come un poeta,
+sperato come un credente, sofferto come un martire.
+
+Mi stesi nella poltrona di Fulvia, e volli adattare la mia persona in
+quella specie di nicchia che serbava l'impronta della sua. Ma la mia
+testa troneggiava fuor dalla sponda, e se volevo abbassarla al posto
+della sua testa, le ginocchia protendevano un metro lontano dal
+sedile. Pensavo al profeta Elia che per risuscitare i fanciulli morti
+si stendeva sui loro corpicini, le mani sulle mani, i piedi sui piedi,
+la bocca sulla bocca, ed invocai la fede che fa muovere i monti, per
+rinnovare quel miracolo, e rannicchiarmi nell'impronta di Fulvia sulla
+sua poltrona. Ma la fede non venne, nè il miracolo. Allora mi alzai,
+girai per la stanza esaminando ogni cosa. Pensai a Saint-Preux nella
+stanza di Giulia. Sopra una sedia nell'alcova erano alcuni oggetti di
+vestiario; alzai la cortina, stesi la mano per rinnovare le follìe
+dell'amante della _Nouvelle Héloïse_. Ma in mezzo alle tempeste della
+mia vita, in cui non mancano avventure, serbai sempre in me qualche
+cosa di ingenuo, una specie di culto sentimentale dinanzi al pudore
+d'una donna. E questo sentimento delicato mi fece ritirar la mano.
+
+Indagare le forme d'una giovane amata nelle pieghe del suo busto! Quel
+Saint-Preux era indiscreto e brutale.
+
+E lasciai ricadere la cortina dell'alcova, e tornai a sedermi nella
+poltrona di Fulvia, rassegnato ad occuparvi maggior spazio di lei.
+
+Poco dopo l'uscio si aperse ed entrò Fulvia, che al vedermi, emise un
+_Oh!_ de' più felici che sia mai suonato tra labbra umane. Non aveva
+scontrato nessun cameriere, e la mia presenza in casa sua le riesciva
+inaspettata.
+
+Corse a me, e mi disse:
+
+--Come sono felice di trovarvi qui. Com'è bello! Peccato che non
+possiamo essere che amici. Eravamo fatti per comprenderci. Queste
+spensieratezze mi piacciono tanto. Se Welfard avesse saputo farmi una
+sola di queste sorprese... Ma egli avrebbe temuto di compromettermi,
+avrebbe pensato a quel che direbbe la gente, ai commenti dei
+servitori, poi avrebbe consultato il galateo, e non ne avrebbe fatto
+nulla. Egli pensa a tutte le cose del mondo invece di pensare ad
+amarmi.
+
+--Ed io non penso che a questo, le risposi. E sono imprudente.
+
+--O siatelo, esclamò, siatelo sempre, Max. La prudenza è lo spegnitoio
+d'ogni slancio giovanile. Non mi parlate di prudenza. Io l'abborrisco.
+
+E non finiva d'ammirarmi per quella grande impresa d'essere stato ad
+aspettarla in casa sua. Sotto l'impressione del tedio e del disinganno
+che le avevano procurato le fredde circospezioni del suo fidanzato,
+non vedeva nulla di più bello che un po' di audacia. A' suoi occhi era
+un eroismo quella sfida lanciata alla società; ed ella pure si faceva
+una gloria di esporsi francamente alle calunnie con apparenze
+accusatrici.
+
+L'amore aveva tanto osservato, compulsato, ragionato intorno a lei,
+che si era fatto uggioso come un vecchio pedante; ed ella sentiva il
+bisogno di rimettergli la benda tradizionale, di restituirgli le sue
+ali svolazzanti, la sua giovanile cecità. Era un errore, povera donna;
+ma e l'altro? Tutti gli eccessi conducono all'errore.
+
+Le domandai dov'era stata.
+
+--Oh mio Dio; non mi ci fate pensare Max. Sono stata all'agenzia a
+firmare la scrittura per Reggio di Emilia. Parto domani.
+
+Il mio amore, che si stava addormentando dinanzi alla sua facile
+ammirazione, alla sicurezza del suo affetto, si ridestò d'un tratto a
+quell'annuncio. Separarci, perderla, vedere lo spazio frapporsi come
+ostacolo tra noi; tuttociò riponeva Fulvia nel novero della
+aspirazioni, ne rifaceva un frutto proibito; e come tale sentii
+d'adorarla, mi afflissi della sua partenza, cercai di oppormivi, di
+protrarla. Ed il suo povero cuore di donna, già addolorato da quella
+separazione, si abbandonò al suo dolore, e pianse. Io cercai di
+consolarla; ma le mie parole quanto più erano affettuose, tanto più
+aumentavano la sua commozione, le sue lagrime. Ed il suo pianto
+diveniva angoscioso e convulso.
+
+Allora mi allontanai per lasciarla calmarsi, ed andai a sedermi al
+pianoforte. C'erano due sgabelli rimasti dal mattino quando forse si
+era suonato a quattro mani. Io mi sedetti dalla parte dei bassi, e
+curvandomi con molto disagio suonai la sinfonia del _Freyschütz;_ poi
+l'aria del tenore nel primo atto: _L'onda, il colle, il prato, il
+bosco._
+
+I singulti di Fulvia s'erano allentati man mano. Mi voltai. Ella stava
+guardandomi col mento appoggiato alle mani incrociate; era accesa in
+volto ed aveva gli occhi gonfi. Mi baciai una mano poi vi soffiai
+sopra per mandarle il bacio. Ella volle sorridermi, ma le lagrime
+tornarono ad empirle gli occhi. Allora le dissi:
+
+--Cantate, Fulvia; venite a cantare.
+
+Ella si alzò asciugandosi gli occhi, e, con voce ancora piangente, mi
+disse, allontanando l'altro sgabello:
+
+--Tiratevi in mezzo. _Siete seduto a quattro mani_.
+
+Io risi e mi divertii di quello scherzo come del più felice motto di
+cui possa gloriarsi il _Pompiere_, e riescii a far ridere anche
+Fulvia, che, come tutte le persone nervose, non era mai tanto facile a
+ridere come quando aveva pianto.
+
+Allora intuonai la grande aria di Agata: _Perchè non giunge il sonno_.
+E Fulvia la cantò divinamente, passando dal lagno increscioso alla
+dolcezza della preghiera, poi al terrore passionato, alla
+supplichevole invocazione di pace, ed alla calma serena di un'anima
+che ha pregato e spera. Ma quando fu alla stretta: _O dolce mia
+speranza, o dì beato_, non volle assolutamente cantarla, disse che era
+un'ironia, che quel giorno era troppo doloroso per lei, e dovetti
+rinunciarvi.
+
+Stavo ancora seduto al pianoforte quando venne recato a Fulvia un
+biglietto d'una signora a cui io stesso l'avevo presentata, che la
+invitava a pranzare seco, ed aggiungeva che vi sarei anch'io, perchè
+mi aveva scritto in proposito.
+
+Riservandomi a ricevere quel biglietto al mio ritorno a casa,
+insistetti presso Fulvia perchè accettasse, promettendole di
+accompagnarla e poi ricondurla a casa e passare tutta la sera con lei,
+e tutte le ore del domani.
+
+Ella dunque accettò.
+
+Poco dopo giunse Giorgio, e rimase con noi sino all'ora del pranzo.
+Allora uscimmo insieme, e Giorgio ci accompagnò sino in via Torino
+alla casa dove eravamo invitati.
+
+Fulvia ci aveva domandato un momento di libertà, di cui io avevo
+profittato per correre a casa a cangiar abito, ed al mio ritorno
+l'avevo trovata in una elegante toletta verde cupo, con un gran
+collare alla Medici ed un ramo d'edera nei capelli. Quella tinta cupa
+s'adattava benissimo al suo colore olivastro e pallido; ed il collare
+altissimo correggeva la linea un po' aspra del suo collo
+eccessivamente lungo.
+
+Fulvia non era bella. Non so che cos'avesse di attraente. Era forse il
+suo occhio innamorato o l'infinita dolcezza che spirava da tutto il
+suo volto, e specialmente dalla sua bocca? O era la sua voce
+bellissima, la seduzione possente del canto?
+
+No; questo posso affermarlo; l'ammiravo come artista, ma l'amavo come
+donna. Se non _avesse cantato_, l'avrei amata egualmente, e chi sa?
+Forse l'avrei amata meglio.
+
+Era il suo carattere leale fino all'ingenuità, appassionato fino
+all'esaltazione; erano i suoi modi; era l'originalità del suo spirito;
+e, più che tutto, era «amor, che a nullo amato amar perdona» il quale
+mi faceva sentire l'influenza della simpatia che inspiravo.
+
+Tuttavia vestita così, Fulvia era una bella signora; ed io ne fui
+glorioso ed innamorato; e mi sentivo tanto felice d'amarla, e tanto
+afflitto di poterla amare soltanto idealmente sotto il titolo di
+amica, che in quella casa di freddi conoscenti non trovavo parole per
+sostenere la conversazione. Fulvia pure era preoccupata e non parlava
+che a sbalzi, per dir qualche cosa di strano alla sua maniera, poi
+tornava ad ammutolire per lungo intervallo.
+
+Si discorreva di un padre di famiglia ch'era morto improvvisamente in
+principio di carriera, lasciando la moglie e due figli in gravi
+imbarazzi.
+
+--Pover'uomo, esclamò Fulvia; «non potrà sentire la Messa funebre di
+Verdi.»
+
+I nostri ospiti erano una famiglia di formalisti, dalle virtù e dai
+sentimenti di parata. Si guardarono l'un l'altro inorriditi. Fulvia
+non se ne avvide. E ricadde nelle sue preoccupazioni. Allora io volli
+parlare, scherzare, far dello spirito, per divergere i pensieri di
+quei pedanti dalla parola avventata di Fulvia. E, per eccitarmi ad un
+brio fittizio, mi diedi a bere un bicchiere sull'altro; e tosto mi
+sentii animato fino all'esaltazione, ed accaparrai io solo tutta
+l'attenzione della compagnia.
+
+Io, del resto, conoscevo perfettamente il cuore di Fulvia; e sapevo
+che lo scetticismo, che un abuso di spirito le poneva sulle labbra,
+non era nel suo interno. Sul finire della serata proposi una colletta
+a beneficio della famiglia del disgraziato che era morto prima di
+sentire la Messa di Verdi, che stava per essere compiuta ed eseguita a
+giorni.
+
+La proposta fu accolta freddissimamente dalla compagnia; ma io non
+mostrai d'accorgermene e raccolsi le magre offerte in un portasigari
+giapponese. Quando se ne fece lo spoglio vi si trovarono 520 lire. Un
+biglietto giallo, e venti lire in ispiccioli. Il biglietto giallo
+attirò tutti gli sguardi. I convitati si conoscevano troppo bene tra
+loro, per sospettarsi a vicenda capaci d'una simile prodigalità. Ma
+nessuno neppure ne avrebbe creduta capace la spensierata giovane, che
+non aveva trovato una parola sentimentale per quella sventura. Tutti
+gli occhi si volgevano verso di me con una specie di commiserevole
+ammirazione quasi a dire:
+
+--È generoso, ma è un capo scarico; finirà male.
+
+Io avevo veduto quella mattina stessa in mano a Fulvia tre biglietti
+da L. 500 che aveva ricevuti dall'impresario;--il primo quartale
+anticipato della sua modesta scrittura da esordiente;--e sapevo bene
+da che parte venisse l'offerta sardanapalesca.
+
+Lasciai che la convinzione della mia generosità mettesse radice per
+bene in tutti gli spiriti, e poi traendo lentamente il mio portafogli
+dissi:
+
+--Manca ancora il mio obolo. E ne tolsi 20 lire che posai
+magnificamente sul vassoio.
+
+Allora vidi tutti i visi volgersi più allungati che mai verso Fulvia,
+e sentii entrare in me la persuasione che quella gente, non potendo
+più dirla senza cuore, la diceva senza testa.
+
+Erano già le nove. Per toglierla a quell'inquisizione malintenzionata
+proposi a Fulvia di ritirarsi; ed uscimmo.
+
+Lungo la strada parlammo poco. Io ero spossato dallo sforzo fatto per
+sostenere la conversazione. Ella pensava alla sua partenza ed era
+triste.
+
+Quando fummo a casa ci sedemmo come al solito ai due lati della
+tavola. Ma il vino bevuto mi era salito al capo; e senza esserne
+ancora precisamente esaltato, ne avevo le idee intorpidite e l'occhio
+stanco. Non sapevo più parlare. Ogni volta che aprivo la bocca dicevo:
+
+--Mi amate, Fulvia?
+
+La prima volta mi rispose con espansione: «Sì, mi amava, e malgrado
+che non potessi essere che un amico per lei, sentiva che nessuno le
+era più caro di me, neppure Welfard.» E mi stringeva la mano, e mi
+guardava quasi aspettando ch'io le dicessi parole altrettanto
+affettuose.
+
+Io volli farlo, apersi la bocca e dissi:
+
+--Mi amate, Fulvia?
+
+Questa volta ella mi rispose soltanto:
+
+--Perchè lo domandate? Non lo sapete abbastanza?
+
+Ed io pensai che infatti lo sapevo, che ne ero certo; e che ero
+soltanto molto infelice del suo impegno con quel _soldatino di
+piombo_, e della sua partenza. E volli esprimerle tutto ciò; e la
+fissai languidamente e le dissi:
+
+--Mi amate, Fulvia?
+
+Ella mi guardò meravigliata, e mi strinse la mano senza rispondermi.
+Aveva ragione di non rispondermi. Ero sciocco; non sapevo dir altro;
+cominciavo ad accorgermi d'essere monotono. Pensai tante buone cose da
+dirle; sognai di seguirla a Reggio, di vederla andare in iscena, e poi
+di proporle di fuggire con me in un piccolo casino svizzero lontano
+lontano, che mi pareva di vedere, e che era fatto come una pagoda
+chinese. E poi eravamo già fuggiti. Eravamo già là insieme nella
+pagoda, seduti in terra colle gambe incrociate bevendo il thè, ed io
+le domandavo con trasporto:
+
+--Mi amate, Fulvia?
+
+Ma anzichè udirmi rispondere qualche dolce parola, sentii una mano
+irritata strapparmi la tazza di thè, gettarmi fuori dalla pagoda, ed
+una voce ironica, senza note di petto, dirmi all'orecchio:
+
+--Destatevi. Come siete brutto quando dormite!
+
+Apersi gli occhi trasognato. Avevo dormito come uno sciocco nella
+famosa poltrona di Fulvia. E quel ch'è peggio avevo _dormito brutto_.
+Mi parve di vedere Giorgio danzare un valzer vertiginoso nella camera;
+balzai in piedi spaventato, e questa volta non più per divagazione
+d'ebbrezza, ma con profondo terrore domandai:
+
+--Mi amate, Fulvia?
+
+--No; mi rispose. Non vi amo più. _Quest'orrenda notizia vi dò._ E
+voltandomi le spalle andò a sedersi al pianoforte e suonò tutto quello
+che potè pescare di più tedesco nel suo repertorio musicale. La
+tempesta di Rubinstein, il rondò dell'Oberon, il duetto del secondo
+atto del Lohengrïn.
+
+Per protezione speciale di santa Cecilia non mi addormentai di nuovo.
+Stetti sopportando pazientemente quel supplizio acustico, e poi
+andandole dietro la sedia e togliendole le mani dalla tastiera le
+susurrai:
+
+--Ora basta di germanizzare, Fulvia. Siamo un poco italiani.
+
+--No, mi rispose senza voltarsi. Non vi amo più.
+
+Io me le inginocchiai accanto per poterla guardare negli occhi, e le
+dissi:
+
+--Davvero? Ripetetelo.
+
+--Sì, lo ripeto, _non vi amo più_. Macbeth ha ucciso il sonno, ed il
+_vostro_ sonno ha ucciso il _mio amore_.
+
+--Che bisticcio! esclamai figgendo sempre più i miei occhi ne' suoi e
+tenendole strette le mani. Siate sincera, Fulvia. Non fate dello
+spirito, non fate eccentricità. Siate un poco voi stessa. È vero che
+non mi amate più? Che una posa inelegante nel sonno ha potuto
+distruggere tutto il vostro amore? Dite, Fulvia, non mi amate più?
+
+Ella arrossì, abbassò gli occhi e rispose:
+
+--È vile, ma lo confesso. Vi amo ancora, malgrado tutto.
+
+
+
+
+XVIII.
+
+
+Il giorno dopo andai a prendere Fulvia per accompagnarla allo scalo.
+Sapevo che altri ammiratori sarebbero stati pronti all'ora della
+partenza per accompagnarla anch'essi. E, per evitare d'averli in
+carrozza in quegli ultimi momenti, uscii io stesso per ordinare ad un
+fiaccherajo di venirci a prendere. Gli diedi uno scudo di mancia, e
+gli ordinai di prendere il suo _brougham_ più stretto, e di levarne la
+panchetta dinanzi.
+
+Quando vennero ad avvertirci che la carrozza ci aspettava, scendemmo
+tutti; ma, naturalmente, a nostro grande rincrescimento, soltanto
+Fulvia ed io potemmo capire nell'angusto veicolo. Dissi agli amici che
+ci raggiungessero alla stazione, e via!... Mancava un'ora alla
+partenza.
+
+In quell'ora di corsa Fulvia non fece che piangere. Io le promisi di
+raggiungerla il giorno dopo a Reggio. Nulla mi sorrideva di più che
+quella scappata. Correrle dietro segretamente, rivederla con mistero
+dopo averla tanto veduta ed accompagnata ostensibilmente.
+
+Tutto ciò aveva una tinta d'amore che mi agitava e mi faceva prevedere
+la fine di quell'assurda commedia di platonismo e d'amicizia, dietro
+la quale tenevamo malamente inceppati i nostri veri sentimenti, le
+nostre vere aspirazioni, la nostra doppia libertà.
+
+Fulvia seppe riprendere il suo piglio franco ed un po' mefistofelico
+nel salutarmi allo scalo alla presenza di Giorgio; ma dietro le sue
+parole acremente scherzose, io sentivo sgocciolare le lagrime che le
+ricadevano sul cuore.
+
+Ella doveva arrivare a Reggio la stessa sera; ed io dovevo
+raggiungerla la mattina seguente colla prima corsa.
+
+Come lo feci? Come tenni la mia promessa?
+
+Sento che non avrei bel gioco narrando io stesso le mie gesta da
+questo punto innanzi.
+
+Più tardi, molto più tardi, il caso mi pose tra le mani il giornale di
+Fulvia.
+
+Se qualcuno può dare un giudizio vero, equo, delle azioni d'un uomo e
+de' suoi sentimenti, è la donna che lo ama.
+
+Io lascerò dunque che d'ora innanzi il lettore mi giudichi traverso le
+opinioni di lei, dietro il suo esame psicologico. Essa mi scruta
+l'anima, mette spesso a nudo i miei pensieri un po' egoistici, il mio
+cuore arido; ma, sommato tutto, nel suo esame vi sarà sempre più
+indulgenza per me che non ne sento in me stesso.
+
+
+
+
+XIX.
+
+GIORNALE DI FULVIA.
+
+
+«La mia partenza da Milano m'aveva addolorata meno ch'io non
+m'aspettassi. La speranza, la grande consolatrice, la grande
+menzognera, mi faceva prevedere giorni più belli. Massimo sarebbe
+venuto a Reggio; l'avrei veduto solo, misteriosamente; non l'avrei
+presentato a nessuno dei nuovi conoscenti che la mia vita artistica
+m'avrebbe imposti; e di codesti avrei procurato di accoglierne il meno
+possibile, e soltanto in teatro; e l'accesso alla mia casa l'avrei
+riservato a lui, a lui solo.
+
+«Così, staccandomi da lui, e dalle care memorie di quel breve passato,
+io non volgevo lo sguardo indietro, ma innanzi a me; non correvo
+lontano da lui, ma incontro a lui, e mi pareva che il fischio della
+macchina irridesse alla società che mi compiangeva, o godeva forse di
+vedermi infelice pel termine d'una passione esaurita, mentre io,
+felice e pura, vedevo azzurreggiare all'orizzonte le dolcezze d'un
+sentimento caldo ed inebriante come l'amore, casto come l'amicizia.
+
+«L'idea di scindere il mio impegno con Gualfardo, nè di fargli il
+menomo torto, non entrava nel mio cuore. E se la mia coscienza
+delicata mi rimproverava di sentire troppo vivamente la superiorità di
+Max, di pensare con troppa dolcezza con che impeto egli mi amava, e
+con che nobile slancio mi aveva offerto di farmi sua, tosto mi trovavo
+giustificata dal pensiero di aver respinto quella proposta che era per
+me tutto un avvenire di felicità. Avevo fatto il mio dovere; che si
+poteva pretendere di più?
+
+«Giunsi a Reggio a tarda sera. La mattina seguente, appena alzata,
+mandai a prevenire l'impresario del mio arrivo. Alle undici egli
+arrivava da me. Dovevo andar in iscena fra sei giorni. Concertammo
+tutto per le prove al pianoforte e le prove d'orchestra, ed a misura
+ch'egli mi fissava le ore che dovevo consacrare al teatro, io
+compulsavo quante me ne rimarrebbero da dedicare a Max.
+
+«Quando l'impresario mi lasciò, l'omnibus dell'albergo usciva dal
+cortile per andar a prendere i viaggiatori allo scalo. Mancavano
+cinque minuti all'arrivo del traino. Rimasi alla finestra da cui non
+vedevo che il cortile, ed alcuni staffieri che pulivano delle
+carrozze. Il cuore mi batteva così forte, che sentivo di comprimerlo
+stando appoggiata al davanzale; e pensavo come mai quegli staffieri
+potessero occuparsi di quelle carrozze, e quei forestieri, che vedevo
+per entro la finestra della sala terrena, potessero mangiare
+tranquillamente, col cuore sussultante a quel modo. Mi pareva che
+tutti i cuori dovessero sussultare.
+
+«Finalmente udii ruotare una carrozza in lontananza.
+
+«È l'omnibus, pensai. E corsi alla porta, e scesi una scala a
+precipizio. Al primo piano scontrai un cameriere che mi guardò
+meravigliato perchè non avevo cappello. Poi, come risovvenendosi d'una
+causa che avrebbe potuto farmi scendere così, mi chiese:
+
+«--Scende a colazione? La sala è a pian terreno, a destra.
+
+«Io arrossii di quella mia espansione come d'una volgarità; tanto le
+convenienze finiscono per imporsi anche agli animi più appassionati.
+
+«Rimasi un momento immobile senza poter profferire una parola. Sentivo
+il veicolo passare dinanzi alla porta dell'albergo, e tirar via senza
+fermarsi; non era l'omnibus. Il cameriere tornò a dire:
+
+«--Desidera scendere a colazione?
+
+«Dovevo pur giustificare quella corsa precipitosa giù dalle scale. Mi
+rassegnai e scesi in sala da pranzo. Di là non vedevo in corte. Udii
+entrar l'omnibus, senza poter guardare chi ci fosse. Il servizio delle
+tavole fu rallentato un momento; segno che i camerieri erano occupati
+fuori a ricevere i forestieri. Dunque c'erano dei forestieri. Chi sa?
+
+«Quando venne il cameriere domandai:
+
+«--È giunta la posta? Non osavo prendere l'argomento di fronte.
+
+«--Sissignora; è giunta, ma per lei non c'è nulla.
+
+«Il cuore mi battè più forte. Non aveva scritto; doveva esser venuto.
+
+«--Nessuno ha domandato di me? chiesi guardando nel mio piatto.
+
+«--Nessuno, signora.
+
+«Non mi restava altro da domandare. Eppure Max avrebbe dovuto cercare
+di me appena giunto: accertarsi se ero là, in quell'albergo. Ma no; lo
+sapeva. Eravamo d'accordo di trovarci là, all'_Hôtel Royal_, egli
+stesso me ne aveva dato l'indirizzo.
+
+«Forse aveva voluto rassettarsi un poco.
+
+«Farà toletta, poi verrà a vedermi in camera.
+
+«E dietro questo pensiero sentii una smania febbrile di trovarmi nella
+mia stanza.
+
+«Il cameriere, che mi portava un nuovo piatto, mi parve un cospiratore
+che macchinasse di trattenermi là con quell'esca volgare per farmi
+perdere quell'occasione di riveder Max. Tagliai un pezzo di _gigot_
+coll'aria d'un principe che sa di aver dinanzi una vivanda avvelenata,
+lo posi sul mio piatto, e porsi il piatto stesso ad un grosso gatto
+bigio, che mi rimproverava sordamente la mia ghiottoneria. Poi
+alzandomi come una regina offesa che ha sventato una congiura, mi
+avviai alla mia camera.
+
+«La porta accanto alla mia era aperta. E nella notte precedente e
+nella mattina, quella camera non era abitata. Vi avevano dunque
+installato un forestiere giunto allora con quella corsa mattinale. E
+mi pareva che da quell'apertura spalancata uscisse una luce color di
+rosa; e sentivo che là dentro era la felicità. Dall'uscio della mia
+stanza potevo veder entro la stanza vicina; ma l'imposta della porta
+aperta me ne mascherava una parte. Non vedevo il letto.
+
+«Fui lenta ad introdurre la chiave ed a girarla nell'aprire il mio
+uscio, per spingere l'occhio indiscreto in quella camera misteriosa.
+Non vi si vedeva alcuno; ma sopra una tavola accanto al balcone stava
+un pastrano di mezza stagione, di panno bigio. Io conoscevo quella
+tinta. Era il soprabito di Max. Dacchè lo conoscevo glielo avevo
+sempre veduto sul braccio, sebbene non lo calzasse mai. Max era dunque
+venuto. Era là accanto a me. Doveva essere nella parte della camera
+nascosta dalla porta. Mi pareva vederlo. Feci un po' di rumore colla
+chiave della mia camera, ed aspettai fingendo di non poter aprire. Ma
+nessun movimento si fece udire nella stanza di Max.
+
+«--S'è alzato prestissimo per partire, ed appena giunto si sarà
+addormentato, dissi tra me. Conoscendo il suo carattere irrequieto, le
+sue abitudini turbolente, non potevo spiegare altrimenti quel silenzio
+nella sua camera. Lasciai il mio cuore, i miei pensieri, la mia anima
+nella penombra misteriosa di quella porta, ed entrai finalmente nella
+mia stanza.
+
+«Non potei occuparmi di nulla. Per me aspettare è sempre stata una
+così grande e laboriosa occupazione, che non mi fu mai possibile di
+far qualche altra cosa mentre aspetto una persona o un avvenimento
+importante. Sedetti sulla punta d'una sedia, nell'atto precario di chi
+sta per slanciarsi incontro a qualcheduno, ed aspettai. Non potevo
+nemmeno pensar nulla. Sul camino stava un orologiaccio di bronzo
+dorato, tutto giallo e lucido che pungeva gli occhi; ed io seguivo
+affannosamente il battito del suo pendolo col pensiero, ripetendo
+senza posa «verrà, non verrà; verrà, non verrà, ecc.» Il pendolo
+diceva quelle parole ed il mio pensiero era forzato a ripeterle
+meccanicamente come se fosse montato col pendolo. Mezz'ora dopo stavo
+ancora nella stessa posizione; ma mi sarebbe stato impossibile di
+udire qualsiasi rumore nella stanza vicina, tanto mi fischiavano gli
+orecchi, e mi assordava il sussultar violento del mio cuore,
+ripercosso alla laringe ed alle tempia. Non potevo più tollerare
+quell'incertezza. Pensai di mettermi a suonar il pianoforte ed a
+vocalizzare per isvegliare Max. Ma le mani mi tremavano convulse, e la
+voce poi! M'attaccai al cordone del campanello, e suonai come se
+avesse preso fuoco alla stanza. Non avevo che questo pensiero:
+_svegliarlo!_ Così quando un servo ed una cameriera accorsero
+spaventati per vedere che cosa accadesse, fui sul punto di gridare: È
+svegliato? Per buona sorte l'abitudine della società ci muta la natura
+e ci governa. Non lo feci, sebbene non potessi rendermi conto
+razionalmente di quel doveroso riserbo. Feci più: quei volti
+spaventati mi avvertirono della violenza con cui avevo chiamato, e
+l'istinto di coprire il mio sentimento mi suggerì questa parola:
+
+«--Un sorcio! ho veduto un sorcio!
+
+«La cosa mi giustificava completamente. Nessun codice a questo mondo
+può esigere che una donna conservi il suo sangue freddo dinanzi a un
+sorcio. La cameriera, meno riguardosa di me, perdette ogni contegno al
+solo nome dell'inoffensivo animale e si pose a strillare come una
+pazza. Tutti i forestieri si affacciarono alle loro porte, tutti si
+diedero a cercare eroicamente quel sorcio di fantasia. Anche il nuovo
+arrivato dal pastrano bigio uscì nel corridoio. Non era Max.
+
+
+
+
+XX.
+
+
+«La mattina seguente aspettavo ancora. Ed ancora passò l'ora degli
+arrivi senza che alcuno bussasse alla mia porta. C'era lettera almeno
+per me? Non osavo domandare. Mi pareva che persino i camerieri
+dovessero leggermi in volto l'ansietà del cuore, e comprendere che
+soffrivo un'amara delusione; nel loro linguaggio brutale, _una
+canzonatura_.
+
+«Ed intanto poteva essere che la lettera ci fosse laggiù nella tavola,
+e che nessuno pensasse a portarla. Mio Dio! come farli ricordare di
+me? Ah! uscirò.
+
+«Detto fatto. Misi cappello e cappotto e scesi le scale lentamente,
+senza sapere dove andassi. Nel passare dinanzi all'ufficio sentii
+gridarmi:
+
+«--Signora, scusi; una lettera per lei.
+
+«Ebbi un sussulto che mi scosse dalla testa ai piedi. Mi sentii
+divenire fredda. Era una lettera grossa, ed era di Max.
+
+«Non saprei dire come nè quando avessi veduta la sua scrittura, ma la
+riconobbi.
+
+«Rimasi là due minuti paralizzata con quella lettera in mano.
+Assolutamente non potevo avventurarmi per la strada con quella
+curiosità nell'anima. C'era da cadere in apoplessia. E neppure potevo
+tornare indietro dopo essermi avviata con quella sicurezza come se un
+grande affare m'aspettasse fuori. È impossibile dire fino a che
+sottigliezze arriva in una donna il pudore del sentimento. Ma uno dei
+suoi istinti principali è di dissimulare agli estranei l'interesse che
+inspira una lettera.
+
+«Mi venne un'idea, e la colsi al volo come una ispirazione di cielo.
+
+«Mi avviai direttamente alla sala da pranzo, quasi che quella e non
+altra fosse stata la mia meta.
+
+«--Fa colazione? mi chiese il cameriere.
+
+«--Sì.
+
+«--Cosa prende? Caffè e panna?
+
+«--Sì.--Mi sarebbe stato impossibile dir altro. Poi pensai che non
+volevo esser interrotta dal servizio mentre leggerei la mia lettera,
+ed aggiunsi:
+
+«--Subito.
+
+«Appena seduta ero servita. Apersi quella busta, stesi il foglio
+dinanzi a me appoggiato alla bottiglia dell'acqua, presi da una mano
+la molletta, dall'altra la zuccheriera... e lessi:
+
+--«_Mia cara Fulvia_,
+
+--«Voi mi chiamavate _filosofo_, forse collo stesso significato con
+cui i Greci chiamavano Eumenidi le bruttissime furie. Ebbene; io vi
+darò in iscritto un saggio di quella filosofia che non ho saputo
+mostrarvi conversando con voi, dovessi pure con questo provocare gli
+scongiuri della bella maga che ha evocato il mio non so se buono o
+cattivo spirito filosofico.
+
+--«Nell'ora stessa in cui vi vidi partire giurai di non raggiungervi a
+Reggio; e manterrò il proponimento per quanto mi costi il mancare alla
+parola data, e rinunciare alla profonda soavità de' vostri sguardi.
+
+--«E sapete perchè?
+
+--«Perchè nell'ora amara della partenza, sentii che nel nostro amore
+neonato, era davvero per me il germe di una passione pazza, violenta,
+infelice come tutte le mie passioni. Questa scoperta tirò dietro a sè
+delle considerazioni in gran parte analoghe a quelle che voi facevate
+sulla nostra relazione, che venne troppo tardi; sulla sua natura, che
+è falsa perchè in realtà è amore, e noi gli facciamo violenza per
+camuffarlo nell'abito austero dell'amicizia; sopra i suoi ostacoli,
+che si riassumono tutti in uno solo: il vostro fidanzato. E le
+conclusioni che trassi furono per me d'uno sconfortante che non potrei
+esprimervi a parole.
+
+--«Sapete, Fulvia, che io non posso nè amare, nè possedere a metà! Vi
+dissi che un altro amore mi aveva dominato in cuore avanti ch'io vi
+conoscessi. Ebbene, allora io rasentai il manicomio tormentandomi
+notte e giorno coll'idea fissa che un altro uomo aveva l'intimità
+della mia donna. Nè giovava farmi riflettere che quell'altro uomo era
+suo marito.
+
+--«E nel caso vostro, Fulvia, credete che potrei più facilmente
+rassegnarmi?
+
+--«Stando così le cose nostre, sento che mi è necessario evitare di
+convertire in passione ardente, l'affetto che m'avete inspirato. Ma la
+passione verrebbe senza dubbio, la sento montare come un fiotto dal
+fondo del mio cuore.
+
+--«Mi conosco, Fulvia; anche qualche colloquio; anche l'amarezza d'una
+partenza e non sarei più padrone di me. Se io venissi a Reggio,
+sareste voi disposta a rompere ogni altro impegno, a vincolarvi con
+me, ad esser mia, ed a seguirmi a Milano, o a lasciare che io vi segua
+sempre e dovunque?
+
+--«Mi avete già risposto di no... Ecco la mia filosofia.
+
+--«Voi avete la sapiente moderazione che v'inspira il vostro decoro di
+donna; io no. Nel tempo stesso che v'onoro e vi venero, eccitate in me
+i trasporti più rivoluzionarii dell'amore intero e prepotente.
+
+--«Dunque, non ci vedremo per ora. Le nostre esistenze, come voi mi
+diceste un giorno, debbono accontentarsi per ora di procedere
+parallele. Chi sa che l'avvenire non permetta la convergenza delle due
+linee? È un mio sogno ed una mia speranza.
+
+--«Intanto, se questa lettera non è il Waterloo del mio povero amore,
+seguitiamo ad amarci da lontano. Scriviamoci della lirica epistolare.
+Ed, imitando quei grossi ragni da giardino di cui avevate tanta paura
+nelle nostre gite campestri, gettiamo delle fila che forse il vento
+romperà, forse diventeranno la tela istoriata d'un amore profittevole
+alla mia vita, e degno di voi.
+
+--«Triste e solitario, penserò spesso con amara dolcezza i vostri
+dolci occhi fisi ne' miei. E voi?
+
+--«MASSIMO.»
+
+«Sempre nella stessa posizione prosaica, nell'atto di inzuccherare il
+mio caffè, lessi tutta quella lettera. Passai dalla dolce trepidazione
+della speranza al più profondo abbattimento, senza che il menomo
+cangiamento si fosse fatto nella mia persona. Soltanto sentivo
+velarmisi gli occhi d'un liquido tremolante, e poi grosse lagrime
+rigarmi le guancie e cadere nella tazza che avevo dinanzi.
+
+«Abbassai il velo ed uscii. Mi sentivo sola, perduta nel mondo; quella
+lettera aveva fatto il vuoto intorno a me e nel mio cuore.
+
+«Io non so dove trovino gli scrittori quei caratteri chiari, coerenti,
+che, una volta descritti, agiscono sempre a seconda delle passioni e
+dei sentimenti predominanti che hanno rivelati. Nel mondo non è così.
+Si trovano nature fluttuanti in una perpetua alternativa di bene e di
+male, di coraggio e di debolezza, di passione generosa e prepotente, e
+d'egoismo calcolato e freddo.
+
+«Massimo così appassionato, così impetuoso, così irriflessivo nelle
+sue giovanili imprudenze, ora era ad un tratto prudente e misurato
+come un'equazione algebrica. Qual'era il suo carattere? E dove?
+Nell'uomo o nella lettera?
+
+«Egli che mi aveva dimostrato un amore delirante, ora parlava con
+paura del pericolo _che l'affetto che io gli avevo inspirato si
+mutasse in passione._
+
+«Non era adunque che un semplice affetto? La passione era ancora nelle
+nubi dell'avvenire? Ed il suo cuore era tuttavia calmo abbastanza per
+venire a congresso colla ragione, capire che non era il caso
+d'accelerare più oltre la misura de' suoi battiti, e fermarsi?
+
+«Ma allora che cos'era il sentimento che mentre _mi onora e mi venera,
+eccita in lui per me i trasporti più rivoluzionarii dell'amore
+prepotente ed intero?_ Mentiva in quell'ultimo periodo? O mentiva nel
+primo? M'ingannava l'uomo, o m'ingannava la lettera?
+
+«Ingannava la lettera. Così pensai dopo averne passata in attenta
+rassegna ogni frase, ogni parola.
+
+«Egli mi amava; in un impeto di vera passione aveva deciso di
+seguirmi, ed aveva sperato d'indurmi a rompere ogni altro impegno, a
+mancare alla mia parola, ad esser sua.
+
+«Poi, nell'intervallo tra il progetto e l'esecuzione, aveva pensato a
+me, onesta e leale, che cesserei di esserlo il giorno in cui cedessi
+al suo amore. E si era detto.
+
+--«A che l'uomo sarebbe il più forte se non avesse il coraggio morale,
+dinanzi all'amore di una donna, di combatterlo per sè e per lei,
+quando è nell'interesse di lei di combatterlo?
+
+«Ed attingendo nella lontananza quell'eroismo che vicino a me sarebbe
+stato affogato da un impeto giovanile, ad una parola, ad uno sguardo,
+aveva scritto una lettera ragionata; aveva compresso il suo cuore per
+farlo tacere dinanzi al mio. Ed a quando a quando il cuore s'era
+imposto alla ragione, ed aveva dettato una frase che smentiva le
+precedenti.
+
+«Così mi spiegai la lettera sconclusionata ed incoerente di Max. Era
+realmente così?
+
+«Ma ad ogni modo io ne era addolorata ed offesa. Avrei voluto quella
+passione che non ragiona. Forse era un'idea da romanzo; forse sarebbe
+stato una ruina per me; forse in realtà egli era generoso ed
+assennato, io imprudente ed egoista; forse avrei dovuto ringraziarlo e
+benedirlo del sacrificio che s'imponeva per me.
+
+«Eppure non lo ringraziai nè lo benedissi. Il mio pensiero non andava
+al futuro per calcolarvi i mali preveduti da quel savio procedere.
+Stava nel presente, che aveva sognato divino e trovava arido e vuoto.
+Cercava il giovane innamorato e trovava l'uomo savio. Nell'amarezza
+della delusione gettai sulla carta questa risposta:
+
+--«_Massimo_,
+
+--«La vostra lettera è un plagio. Avete tradotte in pratica le mie
+teorie dell'_episodio tempestoso_; ma voi, campione degli amori
+eterni, l'avete abbreviato. Vedo che siete ridivenuto filosofo; ma vi
+preferivo poeta.
+
+--«FULVIA.»
+
+ * * * * *
+
+«Dopo queste ci scambiammo una serie di quelle lettere, in cui il
+platonismo dell'amicizia disillusa fa posto tra riga e riga alle
+insinuazioni fatali dell'amore, che, grande o piccolo, caldo o freddo,
+alato come un Dio o paffuto e rubicondo come la prosa dell'umanità,
+sta sempre rimpiattato in qualche angolo, dovunque stanno in rapporto
+un uomo giovane ed una giovane donna.
+
+«E tra una lettera e l'altra cominciai a fare le prove dell'opera, poi
+ad andare in iscena, ad essere applaudita, ad inebriarmi nella gloria
+del successo, nella passione dell'arte; ed anche nell'interesse delle
+nuove scritture.
+
+«Tutto codesto spuntò la prima amarezza; mi aiutò a vivere senza
+quella gioia di cui m'ero fatto un unico pensiero, mi ripose lo
+spirito in calma.
+
+«E quelle lettere ridivennero per me una grande dolcezza, e le attesi
+e le accolsi e le studiai come a caso nuovo; e di volta in volta mi
+affannai a trovarvi ed anche a provocarvi espressioni d'amore; e mi
+dissi che la violenza con cui egli reprimeva il sentimento dinanzi
+alla ragione, veniva meno grado grado, e tornai a credermi amata, e
+tornai ad amare, e tornai a sperare. Erano illusioni? Era verità? Non
+lo seppi mai.
+
+
+
+
+XXI.
+
+
+«Sempre con quell'andirivieni di lettere, che ormai era parte
+integrante della mia esistenza, ed era la parte più cara, terminai la
+stagione di Reggio; di là passai ai bagni di Livorno, dove mi
+raggiunsero il babbo e Gualfardo che avevano ottenuto entrambi un mese
+di libertà per passarlo meco.
+
+«Questa volta Gualfardo ed io eravamo, per dirla con termine da
+teatro, perfettamente _affiatati_. Freddi entrambi, egli per natura,
+io per lo sgomento che avevo di mentire con lui un amore che sentivo
+invece per un altro, ci trattavamo come due bagnanti che si sieno
+conosciuti alla tavola rotonda il giorno innanzi. Così a me non
+accadeva di fargli rimprovero della sua freddezza; e, quanto a lui,
+sarebbe andato a rotoli il mondo prima che pensasse a rimproverarmi la
+mia.
+
+«E tuttavia ogni volta che scrivevo a Massimo o ricevevo lettera da
+lui, mi sentivo umiliata della mia colpa, ne avevo rimorso, stavo a
+disagio tra il babbo e Gualfardo; e cento volte fui sul punto di
+aprire l'animo mio al mio bel maestro, e di dirgli lealmente: «o fa
+ch'io possa amarti, o rendimi la mia libertà.»
+
+«Ma come erano passati i trasporti febbrili di Milano pel bello ed
+innamorato Massimo, come era passato il grande sconforto per la caduta
+delle mie illusioni a Reggio, passarono anche i miei rimorsi ed i
+propositi generosi. Nei romanzi, sul teatro, tutti i principii hanno
+un fine; tutti gli intrecci giungono ad uno scioglimento. Nella vita
+codesto accade di rado; tutto passa e si dilegua. _Sic transit_.
+
+«E finì il mese dei bagni, e mi recai a Firenze dove ero scritturata
+per andar in iscena colla _Jone_ al teatro della Pergola.
+
+«Le lettere di Max s'erano fatte sempre più misteriose; mi citava dei
+versi d'amore, ne scriveva per me. Nella mia qualità d'artista ero
+circondata a Firenze come altrove. Ben pochi non mi corteggiavano; ed
+a me pareva che l'amore fosse il grande affare dell'umana vita.
+
+«Il babbo era tornato con Gualfardo a Torino; non avevo ambiente di
+famiglia che m'inspirasse a maggiore serietà d'idee. Quanto a
+Gualfardo non mi parlava mai, nelle sue lettere, del nostro
+matrimonio, più che d'un eclissi lunare. E così mi restava sempre quel
+vuoto nel cuore, ch'egli non pensava a riempiere con una parola
+appassionata, e ch'io popolava colla calda memoria di Max.
+
+«Ero alla vigilia di lasciar Firenze. Scrissi al babbo che sarei
+partita col primo treno dell'indomani, e sarei giunta a Torino la sera
+stessa. Non contavo fermarmi per via.
+
+«La sera mi giunse una lettera di Max. Era una strana lettera, che
+riporto per intero.
+
+ * * * * *
+
+--«_Mia buona amica_,
+
+--«Avete voluto mortificarmi rimproverandomi i sottintesi delle mie
+lettere; accetto la lezione e ve ne ringrazio. Voi dite sempre le cose
+vere, e per giunta, come le dite benino! Insomma, siete una giovane
+ammodo, e vorrei esservi vicino per esprimervi tutto il trasporto
+d'amicizia e di simpatia... che ho per voi. Quanto al resto, acqua in
+bocca. Non volete più che ne parli; e sia.
+
+--«Mi crederete molto malvagio se vi dico che provo un senso di acre
+voluttà figurandomi che il vostro Gualfardo pensa forse, nel gelo
+della sua anima, alla vostra freddezza durante il mese di Livorno, e
+ne soffre alla sua maniera?
+
+--«Vi sono periodi nella vita in cui si sveglia nell'uomo tutta la
+parte che gli è toccata nella grande eredità del male. Io mi trovo in
+uno di cotesti periodi. Non mi sono mai sentito così parente (alla
+lontana) coi malfattori d'alta e bassa sfera, come ora, e pensando a
+voi ed al giovane tedesco.
+
+--«Il fatto è che io sono molto infelice. Vi giuro pei bei giorni del
+nostro fuggevole passato, che non faccio delle frasi per commovervi. A
+che le farei? Anch'io come voi dispero dell'amore; anch'io, Fulvia,
+guardo con tristezza sconfortata a quel lampo di felicità che ci ha
+abbagliati. E poi? E poi c'è Gualfardo, e la vostra fede inviolabile a
+quella statua di ghiaccio, ed il suo anello nuziale, e la sua
+felicità.
+
+--«_Non son chi fui, perì di me gran parte:_ la parte migliore, la
+parte che nessuna potenza umana potrà ridonare alla vita. Mi resta la
+vostra amicizia, Fulvia; la vostra affettuosa amicizia, punto luminoso
+e dolcemente mesto in una landa oscura e fastidiosa.
+
+--«(Ora poi voglio posare sulla tua bella fronte un lungo bacio, che
+sia il compendio delizioso di tutte le mie speranze svanite, di tutte
+le mie illusioni non raggiunte; che sia come la cadenza armoniosa di
+una bella canzone, che non dovremo mai più ricominciare).
+
+--«Addio, Fulvia. Non mi rimproverate un ultimo sfogo dell'anima. Io
+non sono temibile per voi. Non credo di esserlo stato mai dinanzi alla
+vostra fiera virtù. Ma ora poi, mi sento disfatto in faccia a me
+stesso, e debbo esserlo anche in faccia a voi. A rivederci, se il
+destino lo vorrà. Quando vi stringerò la mano, la bella mano candida,
+mi troverete molto mutato.
+
+--«MAX.»
+
+
+
+
+XXII.
+
+
+«Quella lettera mi fece una profonda impressione. Lessi più e più
+volte quel periodo chiuso nella parentesi, e lo ripensai ancora ed
+ancora dopo aver piegata la lettera, e mi trovai di saperlo a mente.
+
+«Mi nascondevo il volto tra le mani, e ad occhi chiusi vedevo Massimo
+dinanzi a me, e sentivo il suo bacio. O Dio! Non era vero ch'egli non
+fosse temibile per me. Ero d'una debolezza dinanzi a lui! Egli aveva
+l'energia che mancava a me; e quello sguardo d'aquila che penetra
+nell'anima. Con questo mi conosceva; con quella mi dominava.
+
+«Se, quando io gli avevo detto in quella sera burrascosa: «Non vi amo
+più» egli fosse rimasto umiliato dalla mia parola, e l'avesse
+accettata, io mi sarei esaltata in quel capriccio, e vi avrei
+persistito, e quell'amore sarebbe finito come la simpatia per Giorgio.
+Max invece mi scrutò il cuore e vide che l'amore viveva, ma era
+sopraffatto soltanto da una fantasia bizzarra; ed, ardito ed energico,
+s'oppose alla mia fantasia, mi dimostrò il mio proprio inganno, e mi
+disse:
+
+--«Sii sincera; non vedi che mi ami?» Ed io fui sincera, il capriccio
+svanì, l'amore rimase.
+
+«Egli mi dominava coll'ascendente del suo grande ingegno e della sua
+anima leale; e non poteva non esser temibile. Dovevo fuggirlo. Dovevo
+fuggirlo.
+
+«Codesto pensavo, poi ripensavo il suo bacio, poi guardavo la mia mano
+per vedere se fosse realmente _la bella mano candida_, o se gli
+preparasse una delusione. Dove poi? Quando? Io non ne sapevo nulla. Ma
+chi può dire da quanto tempo ha cominciato ad abbozzarsi nel nostro
+pensiero un errore prima che una circostanza futile, o una
+catastrofe,--uno zeffiro o una bufera,--lo spingano nella realtà dei
+fatti?
+
+«Quella sera non ricevevo alcuno perchè dovevo fare i preparativi
+della partenza. Però quando si presentò la signora contralto colla
+quale avevo stretto amicizia, la mia cameriera credette dover fare
+un'eccezione in suo favore e la introdusse.
+
+«Ebbi sempre il baco delle confidenze. Le mostrai la lettera. Era una
+donna franca e gioviale. Buona in realtà, onesta anche; ma senza
+raffinatezze. A lei, bacio più bacio meno, non era quello che
+disturbasse la digestione. In quella lettera non trovò che da ridere.
+E come ne rise!
+
+«Quanto a me, l'ultimo pensiero che avrei potuto avere, sarebbe stato
+di ridere di quella lettera, e di un sentimento che mi dava
+l'impressione di tenermi sospesa per virtù d'incanto sul cratere di un
+vulcano. Però, appunto perchè a' miei occhi tutto codesto era tanto
+serio e grave, che mi tormentava in una continua alternativa di
+aspirazioni e di terrori, di audacia e di rimorso, mi sentii consolata
+al vedere che quella giovane non lo considerava che come un gioco.
+
+«Dunque io mi esageravo i miei torti, e Massimo pure si esagerava la
+gravità dei nostri rapporti; non c'era alcun male. Infatti non ero io
+onesta come prima, e degna della mano d'un uomo d'onore? Questo mi
+rasserenò e diede alle mie idee ed al mio giudizio un carattere meno
+severo.
+
+«La contralto era milanese; ella doveva partire con me da Firenze per
+Torino, dov'era scritturata. Ma voleva fermarsi due giorni a Milano.
+
+--«Si fermi anche lei» mi disse. «Che paure ha? È forse la prima volta
+che vede il signor Massimo? Se ha saputo rispettarla prima lo saprà
+ancora. E poi la ci ha da essere anche lei.
+
+«Tolga Iddio ch'io voglia scaricare, colla viltà di Eva, la
+responsabilità di un mio errore sull'amica tentatrice. Ero libera ed
+in età di ragione e d'esperienza, e quel che feci lo feci perchè
+volli.
+
+«Ma è un fatto che, una volta ch'ella ebbe messa la questione sotto un
+punto di vista falso, io non la presi più che da quel lato. «Essere o
+non essere Massimo capace di rispettarmi;--essere o non essere io ben
+risoluta di rimanere onesta.»
+
+«E, poichè di codeste due cose ero certa, non pensai che il male ha
+tante gradazioni; che un fidanzato è oltraggiato non solo dall'ultima
+conseguenza dell'infedeltà, ma da qualunque dimostrazione d'amore
+prodigata ad un altro, fosse pur solo una stretta di mano; Una
+lettera... una gita misteriosa poi... ed un bacio! Santa pazienza!
+
+«Tutto codesto non pensai, e spedii questo telegramma al babbo:
+«Pietro Zorra, via Roma, 10.
+
+--«Vengo colla contralto. Resto Milano due giorni. Arriverò sabato.
+
+«FULVIA.»
+
+ * * * * *
+
+«Tre volte avevo scritto e riscritto «saluta Gualfardo» e tre volte il
+rimorso me lo avea fatto cancellare. Finii per contare le parole colla
+precisione d'un avaro, e persuadermi che era affatto impossibile
+raddoppiare il prezzo del telegramma per aggiungere quel saluto e quel
+nome. Dio m'è testimonio che l'avarizia non c'entrava, ed avrei dato
+fin l'ultimo soldo, per poter salutare Gualfardo colla coscienza
+tranquilla ed il cuore contento.
+
+
+
+
+XXIII.
+
+
+«Giungemmo a Milano sull'imbrunire. Bisogna aver provato a sentirsi un
+simile inganno sulla coscienza, per comprendere l'angoscia di quel
+momento. Non mi ero premunita, come le donne da commedia o da romanzo,
+di un denso velo per coprirmi il volto. Faceva un caldo soffocante;
+ero vestita di chiaro, con un cappello tondo. Chiunque m'avesse veduta
+una volta poteva riconoscermi. Allo scalo c'era un mondo di gente
+coll'occhio intento ai nuovi arrivati, per cercare fra essi le persone
+che aspettavano.
+
+«Mio Dio! Mi pareva che tutti quegli occhi fossero là per me sola; che
+tutta quella gente non avesse altro affare a questo mondo che di
+domandarsi a vicenda perchè io giungessi a Milano, e che vi cercassi
+se non Max; e perchè lo cercassi dacchè avevo un fidanzato.
+
+«Non potevo capire che i facchini gridassero forte i numeri dei colli,
+nel distribuire le merci, ed i conduttori d'omnibus e di carrozze
+facessero tanto chiasso, mentre io giungevo con tanto mistero. Mi
+pareva che tutti avessero a star zitti, ed a camminare in punta di
+piedi, ed a sgusciar via al più presto, come feci io.
+
+«Entrammo in una carrozza da nolo; non osai entrare nell'omnibus
+dell'albergo, per non esser veduta. Mi pareva di non aver diritto di
+essere a Milano; e che ogni primo venuto potesse ricordarmelo. Si
+passò in via della Spiga per condurre la contralto da' suoi parenti,
+poi per la via Gesù, Monte Napoleone, via Pietro Verri, e piazza
+Belgiojoso, mi feci condurre all'Albergo della Bella Venezia. Non
+avrei mai avuto il coraggio di affrontare gli sguardi dei camerieri
+dell'albergo di Milano. Non c'era mascalzone sulla terra, in cui non
+vedessi un giudice, e dinanzi a cui non chinassi la fronte.
+
+«Massimo non seppe e non saprà mai che immenso sacrificio io gli abbia
+fatto, e quanto quella follia sia costata al mio cuore.
+
+«Avevo preparato a Firenze un biglietto per avvertirlo del mio arrivo,
+e lo avevo impostato allo scalo. Non c'era caso che egli si alzasse
+avanti la prima distribuzione della posta. Così il mattino seguente
+alle otto avrebbe la mia lettera.
+
+«Non mi fu mai possibile di tener conto, ne' miei calcoli, del tempo
+che impiegherebbe il fattorino a recarsi da Max, ed egli a vestirsi ed
+a venire da casa sua all'albergo--dalla via del Cappuccio alla piazza
+S. Fedele--circa un chilometro di strada. Alle otto si cominciava la
+distribuzione delle lettere; e mi pareva che alle otto Max busserebbe
+alla mia porta.
+
+«Tutta notte vegliai, angosciata dalla paura di non destarmi
+abbastanza presto per essere in ordine a quell'ora mattutina. Alle sei
+mi alzai senz'aver chiuso un occhio. Alle sette ero vestita per
+ricevere. Con un'ora dinanzi a me, guardai trenta volte l'orologio e
+feci dei calcoli infinitesimali, per persuadermi che avevo il tempo di
+prendere il caffè prima che Max venisse. Ordinai quella bibita con
+tanta premura che dovettero credere che mi prendesse male. Poi
+m'inquietai che non fosse lì subito, e nel tempo che il cameriere
+impiegò a scendere le scale e risalire, mi pentii dieci volte di aver
+dato quell'ordine, e mi spaventai all'idea d'essere scoperta da Max
+prendendo il caffè, come non so di che umiliazione. Appena fu recato
+il vassoio, dissi al cameriere di aspettare, ed afferrata la tazza
+ingollai tutto il caffè bollente in un fiato, bruciandomi la bocca e
+lo stomaco, e rimandai tosto il servo col corpo del delitto.
+
+«Non erano che le sette e mezzo. Ancora mezz'ora, mezzo secolo da
+aspettare!
+
+«Andai allo specchio e rifeci toletta; mi ravviai i capelli, rilavai
+le mani, ecc. Finalmente sentii il primo tocco delle otto. Era come se
+Max avesse bussato. Gettai alla rinfusa tutti gli oggetti da toletta
+nella scatola senza prendere un minuto per ordinarli; e prima che
+l'ottava ora fosse suonata, corsi a sedermi sul sofà, come se me ne
+restasse appena il tempo.
+
+«Oh Dio! Le ore avevano cessato di suonare, e Max non era ancora
+giunto; ed il mio uscio rimaneva chiuso. Ne ero sbalordita come se da
+quell'uscio avessi veduto entrare la guglia del duomo.
+
+«Là, immobile su quel sofà, coll'occhio intento e l'orecchio teso,
+rimasi ore dopo ore, e ad ogni passo di cameriere che saliva le scale,
+il mio cuore si mettava a ballare una pazza tarantella. S'è molto
+scritto sul senso di divinazione dell'amore che ci fa riconoscere il
+_noto passo_ della persona amata; ma in realtà codesto si riduce ad
+una questione di scarpe. Quelle di Massimo scricchiolavano quand'ero a
+Milano. Supposto che le avesse cambiate, addio _noto passo_; non
+l'avrei riconosciuto più. Intanto scricchiolavano tutte le scarpe dei
+servitori, e, se non ne presi un aneurisma, è un fenonemo da notare
+negli annali della medicina.
+
+«Passò il mezzogiorno, ed un'ora, e le due, ed ero sempre sola. Non
+c'era pensiero desolante che non mi venisse in mente.
+
+«Max era innamorato d'un'altra e non pensava più a me. O aveva
+rinnovata la sua relazione colla marchesa Vittoria, e stava a Monza
+nella villa di lei, e non aveva nemmanco idea della mia lettera e del
+mio arrivo. O la lettera l'aveva ricevuta, sì; ma giudicava la mia
+condotta severamente; come meritava. Gli sembravo un'avventuriera, una
+donna senza decoro ad andarmene così di città in città per dare
+appuntamento ad un giovinotto in una camera d'albergo. E non si
+degnava neppure dì venire a porgermi la mano. Era un rimprovero, una
+lezione.
+
+«E quest'idea era la più insistente, la più terribile. Mi pareva di
+vedermi dinanzi la bella figura tanto dignitosa di Gualfardo, fissarmi
+con uno sguardo di sprezzo, che mi trafiggeva il cuore.
+
+
+
+
+XXIV.
+
+
+«Alle tre, non reggendo più a quell'immobilità angosciosa, uscii,
+traversai la galleria senza nemmanco pensare che mi si potrebbe
+riconoscere, andai in duomo, m'inginocchiai dietro il coro, ed in
+quella penembra solenne, piansi amaramente.
+
+«Per la prima volta pensai a lungo senza raccapriccio alla morte. Quel
+primo novissimo di cui non è dato dubitare, mi pareva in quel momento
+la cosa più desiderabile che rimanesse per me in questo mondo. La mia
+agitazione era così grande, che nulla dovea sedurmi più di quella
+tranquillità assoluta e secura. Pensavo che i morti dovevano gustare
+una pace deliziosa adagiati nelle loro casse, dove non vi sono
+fidanzati da ingannare, nè amanti da attendere, nè alberghi per
+ospitare un errore.
+
+«Avrei voluto partir subito; correre a Torino. Ma avevo scritto che
+giungerei sabato colla contralto. Che cosa penserebbero il babbo e
+Gualfardo a vedermi arrivare il giovedì, e sola? Eppure, in tanta noia
+ed in tanto cruccio, non andavo a cercar consiglio dalla contralto.
+L'idea di vederla trattar leggermente quell'agonia della mia coscienza
+mi faceva male. Comprendevo omai tutta la gravità del mio passo, e
+qualunque fosse il giudizio indulgente di lei, sentivo che non
+potrebbe modificare il mio. Nell'uscire scontrai un prete nella
+navata; e desiderai d'esser quel prete. Poi vidi un vecchio cieco che
+vendeva amuleti e coroncine; e desiderai d'esser quel cieco. E
+pensavo. Ecco due uomini che non hanno amori, e non sentono rimorsi, e
+sono felici. In quello stato d'animo non credevo ad altre passioni nè
+ad altri errori, nè ad altre miserie.
+
+«Nel traversare la Piazza del Duomo per tornare a casa mi trovai in
+faccia a Giorgio.
+
+«Se fossi stata più devota l'avrei creduta una grazia concessa dal
+cielo alla mia preghiera. Egli non riderebbe de' miei rimorsi, de'
+miei dolori. Era un'anima nobile, un amico.
+
+«Gli strinsi la mano con effusione, e come cosa convenuta, egli venne
+con me; era contento di rivedermi, ed io ero felice d'averlo trovato.
+Gli dissi tutto, tutto il peso che avevo sul cuore. Ed egli mi narrò
+come mi avesse amata. Ed io pure gli narrai come allora l'avevo
+compreso. E fin che rimase nel mio cuore una piega da svolgere non
+cessai dalle confidenze.
+
+«Mi disse che gli facevo male a parlare del mio amore per Max. Ma io
+avevo bisogno di parlarne; avevo bisogno di accusarmi.
+
+«Giorgio era uomo di spirito. Checchè avesse nel cuore, non fece la
+menoma scena di gelosia. Parlò di Max come ne parlava sempre, con
+entusiasmo, colla più calda amicizia. Dissipò tutti i miei terrori.
+
+«--Max non amava un'altra. Non vedeva più Vittoria. E non penserebbe
+mai a disprezzarmi per essermi trattenuta a Milano per lui. Max non
+era nè severo, nè formalista; guardava ai fatti, e nessuno conosceva
+meglio di lui, che io era un'onesta giovane. La sua mamma era in
+campagna sul lago di Como; egli c'era forse andato a passare una
+giornata, e per questo non aveva ricevuto il mio biglietto, e non era
+venuto.»
+
+«Tutto codesto mi disse colla sua bella voce un po' commossa, ed io ne
+ebbi profondo conforto.
+
+«Si trattenne a lungo. Passò tutta la sera con me. Si parlava sempre
+del passato. E v'erano momenti in cui la sua bella voce mesta mi
+commoveva. Ed allora riprendevo a parlare di Max, ed esageravo il mio
+amore per lui con espressioni da romanzo. Ero così indisposta contro
+di me, mi giudicavo così severamente, che quell'emozione involontaria
+alla voce di Giorgio mi sembrava una colpa. E sentivo orrore di me.
+Impaurita de' miei sentimenti, li prendevo tutti in mala parte. Se un
+accattone m'avesse commossa domandandomi un soldo, mi sarei accusata
+d'amare quell'accattone. Se un poeta ignoto m'avesse commossa colle
+sue rime, o un maestro colle sue melodie, mi sarei accusata d'amare
+quel poeta e quel maestro.
+
+«Però m'accusavo a torto. Ora, ripensando a tutto quel passato, se
+v'ha cosa in cui possa riposare la mente senza scontento di me, se
+v'ha memoria di cui possa gloriarmi, è quella della sera passata con
+Giorgio, della sua lealtà, del suo nobile contegno, della sua vera
+amicizia.
+
+
+
+
+XXV.
+
+
+«Ebbi un'altra notte d'insonnia angosciosa; ed ancora mi alzai
+all'alba, ed ancora passai una mattina in ansietà assurde e ridicole
+per chi m'avesse osservata a sangue freddo, ma che per me erano una
+vera agonia.
+
+«Alle dieci s'udì una corsa rumorosa su per le scale, come d'un
+cameriere che accorra ad un appello impaziente, o d'un ragazzo che
+giochi; e la sbarra risuonava forte. Ed immediatamente il mio uscio fu
+aperto con impeto. E, senza farsi annunciare, senza bussare, senza
+chieder permesso, Max irruppe in camera tutto ansante, e mi prese
+nelle sue braccia.
+
+«Era dunque ancora lui, impetuoso, passionato, che non faceva mai
+nulla come gli altri. Non era vero ch'egli fosse mutato. Alteramente
+bello ed alteramente imprudente come prima, dimenticava il mondo
+dinanzi al suo amore, non soffriva l'indugio d'un'ambasciata, correva
+lieto e spensierato dove lo portava il cuore.
+
+«Com'era felice di vedermi! Anch'io fui felice, Furono belle ore; ore
+di gioia inebriante. E quel bacio sulla mia fronte, quel bacio che
+aveva descritto nella sua lettera, fu quanto di più intimo, di più
+colpevole avvenisse tra noi. Egli mi stringeva le mani, e mi diceva:
+
+«--Voi mi siete sacra per la vostra ingenua fiducia, Fulvia. Sono
+contento d'amarvi così. Credetelo pure, io conosco il mondo, e vi
+giuro che la sola felicità vera, è quella che si può rammentare senza
+rimorso.
+
+«Perchè, s'egli può rammentarmi senza rimorso, ne rimase tanto a me? I
+doveri d'una donna sono dunque così differenti e maggiori? E, da lei
+che è più debole, si dovrà pretendere di più? Cosi è. Egli mi
+rispettava, faceva il suo dovere di uomo d'onore; era onesto e grande.
+Io mi creavo un segreto, preparavo una menzogna per ingannare un
+nobile cuore, ed ero colpevole.
+
+«Ma allora non pensavo più a fare esami di coscienza.
+
+«Max possedeva tutte le superiorità. La bellezza, la forza, l'ingegno,
+il carattere; ed in esse io trovava una scusa alla mia debolezza, ed
+una protezione contro le accuse del mondo e della mia coscienza.
+
+
+
+
+XXVI.
+
+
+«Non vidi più Giorgio, non vidi più alcuno fuori di Max. Egli mi
+lasciò, appena per qualche ora, al tempo del pranzo. Poi tornò. Faceva
+un gran caldo. Aprimmo il balcone; ci sedemmo l'uno accanto all'altro
+tenendoci per mano, e guardando, giù nella via, le signore che
+andavano al teatro Manzoni a piedi ed a capo scoperto per pigliare il
+fresco. Eravamo sereni ed ilari come due fanciulli. Io gli dissi:
+
+«--Ecco, io non potrò mai andare a teatro con voi. Eppure sarei tanto
+felice se lo potessi. Seduta in un palchetto in faccia ad uno sposo
+amato, come si devono risentire tutte nell'anima le situazioni
+passionate del dramma! Vi sono certe scene che non ho mai potuto udire
+senza provare un gran desiderio di ripeterle con una persona amata.
+
+«Allora egli volle che ne citassi qualcuna; ma la mia memoria non me
+ne suggeriva; ero tutta assorta nella bella scena reale che
+rappresentavamo noi due per noi soli. E gli risposi:
+
+«--Suggeritemi voi, così vedrò se i nostri pensieri si sono accordati
+prima di conoscerci.
+
+«Ed egli a citarmi le cose più strambe, passando dagli amori di
+Arlecchino e Colombina, alla tomba di Giulietta; ricordando le
+situazioni più comiche, evitando a bello studio tutte le scene di
+passione. E ridevamo come due scolari in vacanza. Io gli chiesi:
+
+«--Che cosa fanno stasera al Manzoni?
+
+«--Non lo so, mi rispose; vado a vedere.
+
+«--Sì, poi mi racconterete la commedia; e se non la sapete dovrete
+inventarla.
+
+«--Accettato. Le scene di sentimento le reciteremo a braccio.
+
+«E scese a leggere il manifesto. Io lo guardavo dalla finestra.
+
+«La commedia annunciata era il _Terenzio_. Egli risalì, felice che
+dovessimo parlare in versi martelliani. Io mi prestai di buon grado
+alla scena tra Terenzio e Creusa, e da parte di Max, i versi di
+Goldoni non furono peggiorati certo.
+
+«Quando cominciò la gente ad uscir dal teatro, gli dissi che lo
+spettacolo era finito, e che doveva ritirarsi. E ci lasciammo
+stringendoci la mano. Giovani, liberi, innamorati, riuniti
+misteriosamente, ci lasciammo con una stretta di mano, e fummo felici,
+«sotto l'usbergo del sentirci puri.»
+
+
+
+
+XXVII.
+
+
+«L'indomani colla prima corsa dovevo partire. Egli sarebbe venuto a
+prendermi per accompagnarmi allo scalo, per salutarmi ancora. E poi?
+Poi nulla. Non c'era prospettiva d'un altro ritrovo, non c'era
+avvenire per noi. Scriverci... era tutto.
+
+«Erano le undici. Mi restavano quattro ore per finire di mettere in
+sesto la mia valigia, spettinarmi, svestirmi, dormire, poi rivestirmi,
+ripettinarmi. Ed avevo il cuore così angosciato, ero in tale
+eccitamento nervoso che prevedevo di passare una terza notte di
+veglia. Rinunciai affatto a coricarmi. Mi abbandonai in una poltrona
+col capo tra le mani, decisa ad aspettare là il momento della
+partenza.
+
+«Avrei voluto che quel momento fosse giunto. Avrei voluto essere già a
+Torino. Avrei voluto non essere stata a Milano. Appena Max non mi era
+più accanto, mi sentivo profondamente umiliata e pentita della mia
+posizione. Ripensavo ad una ad una tutte le mie conoscenze, per
+cercare se ve ne fosse qualcuna a cui potessi confidare quella mia
+gita misteriosa. No; tutte quante erano troppo oneste persone per
+accettare una simile confidenza. Forse sapendola avrebbero cessato di
+frequentarmi.
+
+«Oh Dio! Avevo commesso un'azione da non poter confessare alle persone
+oneste! Dopo ciò, che importava che io stessa fossi onesta? Ed in
+vero, avevo perduta quella onestà morale, che risulta dalla lealtà del
+nostro procedere. E pensavo:
+
+«--Una donna che abbia un amante, che conviva seco, ma gli sia fedele,
+è più onesta di me che mento a due innamorati, ed alla società. Ecco a
+che sono ridotta.
+
+«Piangevo di vergogna, di rimorso, della disperante impossibilità di
+cancellare dalla mia vita quel passo fatale.
+
+«E pensavo a quei romanzi che fanno tanto dispetto a leggerli, perchè
+vi si vedono esseri che potrebbero essere felici, purchè si
+spiegassero francamente, ed invece si sacrificano per una fedeltà
+esagerata, ad un principio e ad una promessa che farebbero assai
+meglio a revocare, nell'interesse stesso della persona a cui l'hanno
+impegnata. Noi eravamo appunto in quella circostanza. Ci
+sacrificavamo; perchè? Per fare un romanzo?
+
+«Avremmo potuto essere felici, sposarci, amarci tranquillamente.
+Gualfardo non ne sarebbe morto; lo sapevo bene. Eppure non mi sentivo
+il coraggio di dirgli:
+
+«--Dopo quanto avete fatto per me, malgrado il vostro nobile
+carattere, la vostra generosità, il vostro animo leale, la vostra
+fedeltà, il vostro rispetto per la mia gioventù abbandonata, malgrado
+tutto ciò, io vi sono stata infedele moralmente, e vi ridomando la mia
+parola per esserlo in fatto. Voi foste tutto per me; in compenso io
+non voglio esser nulla per voi. Ho trovato un uomo il cui ingegno mi
+affascina; un uomo dal carattere impetuoso e giovanile; un uomo che ha
+le virtù ed anche i difetti che non avete voi. Io voglio quei difetti,
+voglio quelle virtù, voglio quell'uomo. Che importa se sono egoista ed
+ingrata? Rinunciate ai vostri progetti d'avvenire; rinunciate a me che
+sceglieste fra tante; io non voglio combattere i miei sentimenti, io
+voglio essere felice.»
+
+«Guai alla donna che ha il coraggio di affrontare una simile
+spiegazione. Il suo cuore dev'essere arido per non spezzarsi; ed
+allora la felicità che cerca, potrà trovarla per sè, ma non potrà
+renderla a nessuno.
+
+«S'udì ruotar la carrozza in corte, e Massimo salì a prendermi per la
+partenza. Mi trovò mesta; volle consolarmi e mi fece piangere. Il
+cameriere prese la valigia e ci precedette. Noi ci stringemmo ancora
+una volta la mano e scendemmo le scale, e salimmo in carrozza, e
+traversammo la città scura e dormente, e giungemmo allo scalo
+senz'avere scambiata una parola. C'era ancora un quarto d'ora da
+aspettare. Ci sedemmo in un angolo riposto, e ci ripetemmo le più
+sincere promesse di _sempre_ e di _mai_.
+
+«O propositi profondamente veri, amore profondo, profondo dolore da
+cui eravamo compresi! Calde inspirazioni di quelle proteste, di quei
+giuramenti! Che fu di voi? Ahi, tutto passa. _Sic transit_.
+
+«Poco dopo di noi giunse la contralto. Ella salutò, ci precedette, ed
+andò a mettersi in carrozza. Max ed io traversammo insieme la sala
+d'aspetto, ed insieme ne uscimmo dall'altro lato. Io entrai nel
+carrozzone dov'era la contralto. Egli salì sul predellino e rimase là
+guardandomi muto e melanconico. Lentamente s'era fatto una luce
+scialba e triste, e Max mi disse:
+
+«--Incomincia ad albeggiare.
+
+«In quella il convoglio si mosse; egli mi strinse forte la mano e si
+allontanò. Fu l'ultima parola, l'ultimo ricordo senza amarezza che mi
+rimase di lui. D'allora non potei più veder l'alba senza sentirmi
+stringere dolorosamente il cuore, senza rivedere tutti quei fantasmi
+d'amore, di gioia, e sentirne la morte nel gelo di quell'ora, nella
+malinconia di quella luce, nella ricordanza di quella parola. E
+pensando ad una ad una le cose e le idee a me care, su cui cominciava
+ad albeggiare, mi ripetei poi sempre rabbrividendo: non vedranno il
+tramonto.
+
+
+
+
+XXVIII.
+
+
+«--Torino! Porta Susa! Chi scende! Porta Susa!
+
+«Queste grida ripetute a varie distanze e lo spalancarsi della
+portiera, mi strapparono alle mie fantasticaggini. Scesi dalla
+carrozza e mi avviai all'uscita, triste, confusa, umiliata all'idea di
+incontrarmi con Gualfardo.
+
+«Avevo fatti pochi passi, quando sentii prendermi di mano la valigia,
+ed udii una voce ben nota dirmi:
+
+«--Ben tornata, Fulvia.
+
+«Era Gualfardo.--Pensai che, per un carattere freddo e chiuso come il
+suo, aveva fatto molto a domandare che lo lasciassero passare entro lo
+scalo per incontrarmi un minuto prima, e quel pensiero mi serrò il
+cuore come un rimorso.
+
+«--Come va, Gualfardo? gli dissi.
+
+«--Bene, bene, e voi? Passate di qui, a destra. Il vostro, biglietto?
+E mentre rimetteva il biglietto alla guardia, riprese:
+
+«--Ecco il babbo.
+
+«Io gli corsi incontro per abbracciarlo.
+
+«--Ben tornati, disse il babbo.
+
+«Quel plurale mi sorprese. La gioia del mio ritorno lo confondeva.
+
+«--È un pezzo che state ad aspettarmi? domandai.
+
+«--No, giungo or ora, rispose il babbo.
+
+«--Ah, sei venuto solo? gli chiesi stupita che rispondesse in
+singolare alla domanda che gli avevo fatto in plurale.
+
+«--Sicuro. E voialtri avete fatto buon viaggio?
+
+«--Come, voialtri? Io.
+
+«--Ma non siete venuti insieme?
+
+«--Son venuta colla contralto; ma tu non la conosci punto. A
+proposito, nello scendere è sgusciata via. Non l'ho più vista.
+
+«Intanto eravamo usciti sotto il portico, e Gualfardo fece avanzare
+una carrozza. Quando io ed il babbo vi fummo entrati, Gualfardo mi
+domandò la ricevuta del mio bagaglio, e voleva rimanere per farmelo
+condurre a casa subito. Io risposi che non occorreva; potevo far
+ritirare i bauli con comodo il domani.
+
+«Egli ci mise dell'insistenza, come se gli desse noia d'entrare in
+carrozza con noi. Allora il babbo gli disse:
+
+«--Almeno metti qui le valigie che t'imbarazzano.
+
+«Un altro plurale! Io non avevo che una valigia.
+
+«--Sì, dissi; posate la mia valigia. Ed intanto tiravo fuori il
+portafogli per dargli la ricevuta del bagaglio.
+
+«Egli posò sul sedile dinanzi a noi la mia valigia, prese lo scontrino
+che gli porgevo, e via.
+
+«--Gualfardo! gli gridò il babbo. Anche l'altra, che ne fai di
+quell'impiccio?
+
+«Gualfardo tornò indietro. Era un po' arrossito, ed il suo occhio ebbe
+qualche cosa di triste in risposta al mio sguardo attonito.
+
+«Egli aveva due valigie!
+
+«--Ma io non ne ho che una, gli dissi. Quella non è mia...
+
+«--È mia, disse Gualfardo.
+
+«Sentii vagamente che in quella parola c'era qualche cosa di
+spaventoso, e tuttavia non compresi ancora.
+
+«--Vostra! esclamai. Mi siete venuto incontro colla valigia?
+
+«--Ma sì;--ed entrando in carrozza soggiunse: Tanto fa che venga con
+voi; il bagaglio lo prenderò domani; e diede l'indirizzo al cocchiere.
+Poi, fissandomi con quella sua aria impassibile da tedesco che metteva
+i brividi, mi disse:
+
+«--Vi sono venuto incontro fino a Milano; ecco perchè ho la valigia.
+
+«--Ah? che? come? Non vi siete scontrati? Ora capisco perchè volevi
+nascondere la valigia colla scusa di rimanere a ritirare il bagaglio.
+Non volevi ch'io ridessi!
+
+«Così esclamava il babbo, e rideva, e trovava un umorismo infinito a
+pensare che Gualfardo mi era venuto incontro senza trovarmi; ed
+attribuiva la confusione di Gualfardo e la mia confusione unicamente
+alla paura del ridicolo.
+
+«Oh Dio! il ridicolo! avrei voluto vedere tutta Torino a bocca
+squarciata, tenendosi le costole dal ridere per conto mio; avrei riso
+più forte di tutti, avrei danzato di gioia se avessi potuto non essere
+che ridicola.
+
+«Ero rimasta fulminata dalle parole di Gualfardo. Avevo udito le
+osservazioni del babbo meccanicamente; ma nel mio interno avevo ben
+altra preoccupazione.
+
+«Che cosa aveva fatto Gualfardo a Milano? Come e perchè non mi aveva
+trovata? Sapeva qualche cosa? Sapeva tutto? O non sapeva nulla?
+
+«Il suo volto era perfettamente impassibile. A giudicare da quello si
+poteva credere che non sapesse nulla.
+
+«Cento domande mi vennero alle labbra nell'ansietà di quel momento. Ma
+sentivo battermi il cuore con tale violenza, e provavo un'angoscia ed
+un'umiliazione tanto profonde, che non avrei potuto pronunciare una
+parola su quell'argomento, senza tradirmi col rossore e col tremito
+della voce.
+
+«Così non dissi più altro, e mi diedi a guardare fuori dallo
+sportello, ed a fissare i passeggieri con tanta attenzione, come se
+tra essi cercassi una persona aspettata, dalla cui presenza dipendesse
+il massimo interesse della mia vita.
+
+«E Gualfardo, seduto di contro a me, stava ritto come un palo per
+lasciarmi padrona dello sportello, e non fece più la menoma allusione
+al suo viaggio. Pareva che, ai nostri occhi, l'andare incontro a
+qualcheduno per sette ore di ferrovia e non trovarlo, e tornare
+indietro ciascuno per suo conto, e vedersi soltanto allo scalo
+d'arrivo, fosse la cosa più naturale del mondo.
+
+«Il babbo pensava, forse, che fosse nato tra noi uno di quei malumori
+da innamorati, che hanno bisogno di esaurirsi in silenzio, per dar
+luogo all'ansia della riconciliazione; e, dopo quella prima espansione
+di meraviglia, non cercò più spiegazione. Del resto, taciturno per
+abitudine come tutte le persone avvezze ad una vita monotona,
+laboriosa, e solitaria, non soleva mai cercare il fondo delle cose
+quando per giungervi gli occorreva un soverchio dispendio di parole.
+
+«Quando la carrozza si fermò in via Roma, alla porta della nostra
+casa, Gualfardo scese pel primo, mi aiutò a scendere alla mia volta,
+prese la mia valigia da una mano e la sua dall'altra, e s'avviò verso
+la scala. Il cuore mi si allargò. Se saliva così col suo piccolo
+bagaglio, era dunque disposto a rimanere a colazione con noi.
+Incoraggiata da quell'idea lo guardai in volto; era perfettamente
+calmo. Grazie ad Apollo, grazie a tutte le divinità protettrici degli
+amanti, il suo viaggio non l'aveva condotto a nessuna scoperta; egli
+non sapeva nulla.
+
+«Tutto questo pensai nell'istante ch'egli impiegò a muovere due passi.
+Al terzo, la serva che era scesa per incontrarci, lo fermò per
+isbarazzarlo delle valigie.
+
+«In quel momento credo che il sangue abbia sospesa la circolazione
+nelle mie povere vene, tanto era vitale per me la risposta ch'egli
+stava per dare a quella serva.
+
+«--Ah, bene! Poichè sei qui, ti lascio la valigia della tua padrona, e
+profitto della carrozza per portare a casa la mia.--Disse questo col
+solito piglio tranquillo. E cedette la valigia. Se ne andava! Mi
+lasciava appena arrivata. Che voleva dire? Sapeva perchè ero stata a
+Milano? Si allontanava per sempre?
+
+«Questo pensiero mi traversò la mente spaventoso, come l'idea della
+morte, che ci empie di terrore nell'istante di cadere in deliquio.
+Esso mi strappò una domanda angosciosa:
+
+«--Gualfardo! mi lasciate?... e tosto, sentendo la stranezza di
+quell'impeto, soggiunsi: Non restate a colazione con noi?
+
+«--Non posso, mi rispose, senza neppure notare la mia agitazione. Sono
+due giorni che manco alle lezioni. Verrò questa sera.
+
+«Due giorni! Gli porsi macchinalmente la mano, e salii le scale di
+corsa senza aver mente a rispondere una parola.
+
+«Due giorni! Mio Dio! Quanto può aver scoperto in due giorni!
+
+
+
+
+XXIX.
+
+
+«Per tutti i vizi che la morale condanna, per tutte le colpe che la
+legge punisce, dovrebbe essere espiazione sufficiente la tortura
+morale che io soffersi quel giorno. Mi sentivo avvilita in faccia a
+Gualfardo; sentivo ch'egli aveva diritto di sprezzarmi, e ne piangevo
+con tutta l'amarezza del mio cuore. Pensavo:
+
+«--Questa sera, o mi darà un bacio, come soleva prima che partissi, ed
+io dovrò renderlo,--io che l'ho tradito,--fare la parte di Giuda,
+piegarmi all'onta della finzione. O non mi darà il solito bacio, ed
+allora vorrà dire che sa tutto, che non si considera più mio
+fidanzato, ma ha bastante fede nella mia lealtà per aspettare che gli
+faccia io stessa la confessione che gli debbo.
+
+«Ed allora pensavo seriamente a quella confessione. La dovevo io
+realmente? Non avevo ricusato di sposare Max per evitarla? Ed ora
+perchè la farei? Max non era che un amico per me.
+
+«Sì, ma un amico che ero andata a vedere segretamente; un amico da cui
+aspettavo una lettera con tutta l'ansietà del mio cuore.
+
+«Ed un istante sentivo di dovere aprir l'animo mio a Gualfardo ad ogni
+costo.
+
+«Poi andavo alla finestra, guardavo un poco la gente, pensavo che,
+forse, neppur la metà di quelle signore che avevano marito, nutrivano
+per esso un sentimento più caldo dell'affettuosa stima ch'io aveva per
+Gualfardo. Che, forse, una gran parte di esse avevano amato un altro
+prima di sposar quello, che se ne ricordavano ancora; eppure non erano
+meno buone mogli, ed i loro mariti non erano infelici per questo; e
+nessuno faceva a quelle donne una colpa dei loro sentimenti
+combattuti; nessuno le disprezzava. Ricordai parecchie signore ch'io
+conosceva in quelle identiche circostanze; erano signore ammodo, cui
+il mondo non faceva la menoma eccezione, il menomo rimprovero.
+
+«Allora le mie idee presero un altro indirizzo.
+
+«Certo io ero troppo scrupolosa. Infine mi ero contenuta decorosamente
+con Max; egli sapeva il mio impegno; tra noi non s'era parlato che
+d'un sentimento fraterno. Io non avevo tradito i miei doveri verso
+Gualfardo. Ero ancora degna di lui. D'altra parte, quanti giovani
+avevo io conosciuti mentre cantavo? Quanti m'avevano corteggiata?
+Quanti m'avevano parlato con meno riserbo di Max? Io non li avevo
+lusingati, avevo respinto il loro amore. Precisamente come avevo fatto
+con Max. Forse che pensavo di fare a Gualfardo la cronaca di quelle
+galanterie? Nemmeno per ombra. E perchè dovrei farmi un dovere di
+narrargli la mia relazione con Max? Perchè gli altri li avevo respinti
+senza soffrirne, e Massimo lo avevo ricusato con dolore? Ma questo non
+era che un merito di più.
+
+«Poi vennero le penombre della sera. Non vidi più la gente in istrada.
+Non vidi più nulla intorno a me; ed allora guardai nella mia
+coscienza.
+
+«E vidi che tutto ciò era sofisma per ischermirmi da un dovere penoso.
+Vidi che la mia colpa non stava nel sentimento involontario ch'io
+provavo per Max, ma nelle piccole ipocrisie d'amicizia con cui lo
+alimentavo; in quella specie di compromesso col mio dovere, con cui
+cercavo di ricusare il suo amore, e di serbarlo vivo al tempo stesso;
+di mantenermi in dolci rapporti con lui, senza spezzare il mio vincolo
+con Gualfardo, che per una cara abitudine si era immedesimato colla
+mia esistenza; e da cui non avevo il coraggio di sciogliermi.
+
+«In realtà io non desideravo di sposar Max. Egli aveva un grande
+ingegno, una posizione agiata, un avvenire largo di promesse, una
+salute fiorente, una maschia bellezza, e tutte quelle attrattive di
+parola, di voce, di modi, di eleganti cognizioni, che guadagnano tutte
+le simpatie, che aprono tutte le porte.
+
+«Un uomo così, nel matrimonio ha tutto a dare, nulla a ricevere. Per
+farmi sua moglie avrebbe dovuto sacrificarmi la sua libertà. Farmi
+vivere colle sue rendite ed i suoi guadagni, perchè la sua carriera
+legale sarebbe stata inconciliabile colla vita girovaga di un'artista.
+E poi egli non avrebbe avuto alcun bisogno di farmi continuare a
+cantare. Per adattarsi alla vita di famiglia avrebbe dovuto far
+violenza al suo carattere gioviale, brillante; alle sue abitudini
+chiassose e disappensate; imporsi una gravità, una monotonia, un
+ordine d'esistenza a cui non era punto inclinato, e che gli avrebbero
+costato un vero sacrificio.
+
+«Ed io, cosa avrei potuto dargli in compenso di tutto codesto? Il mio
+amore. Ma quante donne potevano dargli altrettanto, e per di più
+censo, bellezza, ingegno...
+
+«Decisamente nel matrimonio a lui sarebbe toccata la parte bella della
+generosità; a me quella umiliante dell'egoismo. Ecco perchè non
+desideravo di sposare Max.
+
+«Invece Gualfardo era avviato alla stessa mia carriera del teatro. Non
+guadagnava più di me; e non poneva nessun ostacolo a che io
+continuassi a cantare, e contribuissi quanto lui e più di lui alla
+vita comune.
+
+«Egli pure aveva molto ingegno; a lui pure sorrideva la gloria, ma la
+stessa gloria, lo stesso ingegno che sorridevano a me. Eravamo pari. E
+poi egli era taciturno, serio, compassato; non attirava le simpatie.
+Ed era quindi più in grado di apprezzare il mio affetto. Era delicato
+di salute e misantropo, due cose che creavano a lui il bisogno della
+famiglia, a me la gioia e l'orgoglio di fargliene sentire i vantaggi.
+
+«Per tutte queste ragioni io mi spaventavo all'idea di perdere l'amore
+di Gualfardo, malgrado la libertà che mi risulterebbe da quella
+perdita.
+
+
+
+
+XXX.
+
+
+«Gualfardo fu buono quella sera come sempre. Mi baciò in fronte come
+soleva fare ogni sera, e mi parve che mi stringesse al suo cuore con
+un'espansione insolita.
+
+«Ne risentii più acuta la fitta del rimorso. Mi sentivo così vile,
+d'ingannarlo come facevo, così vile...
+
+«Avrei voluto scrivere a Max di troncare ogni corrispondenza con me;
+di dimenticarmi, di lasciarmi tutta ai miei doveri. Ma non ne avevo il
+coraggio. Ed aspettavo la sua lettera con tutta l'ansietà.--Sempre la
+miserabile attrattiva del frutto proibito!
+
+«Il posdomani la lettera venne.
+
+«Max era malato. Soffriva, era triste. Non poteva scrivermi altro
+perchè stava a letto. Appena guarito mi scriverebbe a lungo, aveva
+tante cose a dirmi.
+
+«Era malato; ed io non poteva correre a lui, sedermi accanto al suo
+letto, curarlo, vegliarlo. Ed era malato per me, per la mia partenza;
+ne ero sicura. Stava così bene prima! Era dunque il dispiacere che lo
+faceva star male. No. Decisamente la nostra posizione non poteva
+durare così. Non si comanda ai proprii sentimenti. Poichè ci
+amavamo--non solo per noi, ma per lo stesso Gualfardo--era necessaria
+una confessione, una risoluzione.
+
+«Quella sera aspettai Gualfardo in uno stato di eccitazione
+straordinaria. Volevo esser sola con lui. Ed invece il babbo s'era
+incastonato nel suo seggiolone come una perla in un anello. Aveva
+l'aria di doverci rimanere il resto de' suoi giorni; dacchè ero
+tornata, da tre giorni, non era più uscito.
+
+«--Non esci a passeggiare, babbo? gli domandai.
+
+«--No, mi rispose; fa un caldo orribile.
+
+«Che fare? Pure era necessario ch'io parlassi con Gualfardo da sola.
+
+«--Babbo, ripresi. Io invece sento il bisogno di passeggiare questa
+sera. Vuoi ch'io vada al Valentino a far un giro con Gualfardo? vuoi?
+
+«--Eh! va. Omai sei artista; se gli ho permesso di andare ad
+incontrarti a Milano, non vedo alcun male a lasciarti fare una
+passeggiata con lui. Del resto è il tuo fidanzato.
+
+«Io mi avviai alla mia camera per prepararmi col cappellino, tanto ero
+impaziente di uscir subito appena Gualfardo fosse giunto. Ma prima che
+fossi uscita il babbo riprese:
+
+«--Ed è un bravo giovane, sai; un bravo, bravo giovane.
+
+«--Sei ben fortunata, Fulvia, d'esserti imbattuta in lui; ed anch'io
+ne son fortunato. Muoio tranquillo, vedi, sapendoti nelle sue mani,
+perchè è un nobile cuore.
+
+«Io fuggii senza rispondergli. Povero babbo! Io stavo per distruggere
+la mia fortuna, e la sua tranquillità. E perchè? O Dio!
+
+«--Gualfardo, volete condurmi al Valentino a far una passeggiata?--gli
+dissi appena giunse.--Il babbo lo permette.
+
+«Egli accettò colla solita cortesia.
+
+«Era la prima volta che uscivamo soli. Eravamo un po' imbarazzati. Ed
+io pensavo quante volte ero uscita a Milano con Max, e che non eravamo
+imbarazzati; ed ammiravo quel carattere impetuoso, espansivo; e
+deploravo il riserbo di Gualfardo, e dicevo tra me:
+
+«--Ecco com'è. È impossibile amarlo com'io l'intendo. È la sua
+freddezza che è causa di tutto.
+
+«Quando fummo in Borgo Nuovo, c'era grande andirivieni di popolino e
+di omnibus; e si faceva buio; e gli accendi-fanali correvano colle
+loro pertiche illuminate come piccoli fari; e più d'una volta fui
+urtata.
+
+«Allora Gualfardo mi disse:
+
+«--Vorreste prendere il mio braccio, Fulvia? Camminereste meno a
+disagio. Se non ci avete difficoltà...
+
+«Io presi il suo braccio, pensando quanto aveva tardato ad offrirmelo,
+e quante cerimonie ci metteva; e che invece Max prendeva addirittura
+il mio braccio e lo passava sotto il suo in barba a tutti, e
+s'arrabbiava se un altro c'era arrivato prima. Ah! quello era amore!
+
+«C'era molta gente al Valentino. Io proposi di andare fino alla
+Barriera di Nizza costeggiando il Po.
+
+«Quella strada era quasi solitaria. Parlavamo poco. Io ero preoccupata
+di quanto stavo per dire. Gualfardo pareva si studiasse di portare il
+discorso su argomenti estranei a noi. Trovava belle o brutte le case
+dei canottieri; più o meno svelte le forme dei canotti. E fresca la
+strada, e pittoresca, ecc.
+
+«Dopo aver risposto una quantità di _sì_, e di _sicuro_, e di _già_,
+io dissi ad un tratto:
+
+«--Gualfardo, ho deciso di accettare la scrittura che mi hanno offerta
+per Nuova-York.
+
+«--Sì? diss'egli senza il menomo cenno di sorpresa o di approvazione o
+di disapprovazione.
+
+«Quella risposta succinta mi sconcertò. Avevo contato su qualche
+obbiezione, su qualche interrogazione per aprirmi la via a spiegare i
+miei motivi. Che fare davanti a quel freddo monosillabo? Pensai di
+ripetere per eccitare altre risposte.
+
+«--Già, ripresi. Vado a Nuova-York.
+
+«Questa volta egli non rispose affatto. Solo dopo un momento, tanto
+per dir qualche cosa, mi domandò:
+
+«--Avete già firmato la scrittura?
+
+«--No, dissi; firmerò domattina.
+
+«Vi fu ancora una pausa. Poi io soggiunsi.
+
+«--Desideravo di parlarvene prima di concludere.
+
+«--Grazie, Fulvia. Ma dovete far sempre il vostro interesse. Questo è
+quanto preme.
+
+«--Ebbene, no, esclamai con tutto il mio coraggio. Non si tratta del
+mio interesse. Non è quella la ragione che ho consultato per
+decidermi...
+
+«Egli taceva, e si vedeva che lo faceva di proposito. Io ripresi:
+
+«--È necessario ch'io vada ben lontana da voi, Gualfardo; ecco perchè
+ho accettato.
+
+«A queste parole Gualfardo mi prese la mano che appoggiavo al suo
+braccio, e me la strinse in silenzio come per dirmi: coraggio!
+
+«Codesto doveva sembrarmi strano, perchè mi avvertiva che le mie
+parole non gli davano la menoma sorpresa. Ma io ero eccitata dalla
+parte drammatica che m'ero imposta; e poi avevo realmente bisogno
+d'essere incoraggiata, ed accettai quell'atto amichevole senza
+esaminarlo punto.
+
+«--Debbo andar lontano, Gualfardo, continuai cogli occhi a terra,
+perchè non posso più essere vostra fidanzata. Non lo sono più...
+
+«Un'altra stretta di mano, più energica della prima. Ed io continuai:
+
+«--Ho un grave torto verso di voi. Ho molte cose da farmi perdonare.
+Vi debbo una confessione. Gualfardo, quando mi sono fermata quei due
+giorni a Milano...
+
+«--Basta, Fulvia, interruppe Gualfardo con una terza stretta di mano.
+So tutto. Ero a Milano prima di voi, vi ho veduta arrivare e partire.
+So tutto.
+
+«--E non mi diceste nulla?...
+
+«--So che siete leale. Sapevo che parlereste voi. Era difficile; ci
+voleva del coraggio. Ma voi l'avete trovato. Siete una brava
+giovane...
+
+«M'ero aspettata dei rimproveri o dei lamenti; un amante sdegnato o
+afflitto. E non trovavo che un giudice giusto e clemente.
+
+«Forse era un senso d'amor proprio ferito; allora non studiai le mie
+impressioni; ma mi dolse all'anima di non sentirmi rimpianta neppure
+con una parola. Pensai quanto era freddo per aver sopportato così
+filosoficamente la scoperta ch'io amavo un altro: e dissi nel mio
+cuore che non aveva nessun amore per me, dacchè si rassegnava così.
+Non potei a meno di dirglielo:
+
+«--Voi non mi amate, Gualfardo.
+
+«--Perchè me lo domandate, dacchè amate un altro?
+
+«È vero. Non avevo diritto di lagnarmi. Ma provavo, più forte della
+mia ragione, una specie di civetteria sentimentale, che ambiva di
+eccitare un rimpianto in quel cuore che era stato mio per tanto tempo.
+
+«--Ve lo domando pel passato, risposi. Ah! per rassegnarvi così
+freddamente bisogna che non mi abbiate amata mai.
+
+«--Fulvia, volete dire che ho mentito con voi? Avete ragione di
+dirmelo?
+
+«Mio Dio! Ero io che avevo mentito. Rimasi umiliata. La lealtà della
+sua condotta era un rimprovero alla mia.
+
+«Avrei dovuto consolarmi di veder passare così liscia quella scena che
+m'avea preoccupata e spaventata tanto. Ed invece soffrivo.
+
+«--Mi sarete amico egualmente? gli domandai.
+
+«--No, Fulvia, mi rispose. Dovete vincere quelle irresolutezze del
+vostro carattere, che vi fa sempre appigliare ai mezzi termini.
+Abbiate il coraggio dei vostri sentimenti. Non si può aver un amico ed
+un amante. Sono due affetti che si somigliano troppo. Non mi amate
+più? Amate un altro? Lasciatemi. Siate di quell'altro. Non ci
+rivedremo più. Almeno non cercheremo più di vederci. Coraggio.
+
+«Mi strinse ancora la mano, poi voltò strada per condurmi verso casa.
+
+«Non vederlo più! Non avevo mai pensato ad una separazione così
+assoluta. L'idea di spezzare la nostra intimità che mi era stata fin
+allora una dolce abitudine, faceva un vuoto ne' miei sogni d'avvenire.
+Non potevo pensarci senza raccapriccio.
+
+«Provai un senso di freddo al cuore, e vidi tremolare tutti gli
+oggetti traverso le lagrime che mi velarono gli occhi.
+
+«Camminammo un lungo tratto in silenzio; ed in quei momenti rividi col
+pensiero tutto il passato ch'io conosceva di quel giovane. Ritrovai la
+sua generosità, la lealtà del suo cuore, ed il suo agire sempre nobile
+e dignitoso. Ed allora la sua freddezza mi parve un torto ben lieve in
+confronto al mio torto; e mi sentii sempre più avvilita. Ed il rimorso
+nel mio cuore era più forte che il sentimento della libertà
+ricuperata.
+
+«Quelli che ci scontravano ci credevano marito e moglie, o, se ci
+conoscevano, sapevano delle nostre promesse, e pensavano che fossimo
+felici di quella passeggiata sentimentale a lume di gaz. E noi invece
+eravamo divisi moralmente, e stavamo per diventare estranei.
+
+«Volli pensare a Max. Ma mi faceva l'impressione di uscire da una casa
+tepida, agiata, elegante, per correre lungo campi e boschi nel furore
+d'un uragano, ad inebriarmi delle tremende bellezze della natura in
+burrasca. Era la tempesta con le sue grandi emozioni, le sue fiere
+bellezze, ma con tutti i suoi danni ed i terrori e le repulsioni che
+inspira.
+
+«Ed intanto provavo un'interna curiosità di sapere cosa accadesse nel
+cuore chiuso di Welfard in quell'ora di separazione. Soffrivo di non
+vederlo afflitto, e mendicavo un rimpianto.
+
+«--Gualfardo..., cominciai.
+
+«--Non parlate, Fulvia, mi rispose, io potrei accorgermi che siete
+commossa, e rimproverarvi un'altra volta le irresolutezze del vostro
+carattere.
+
+«--O Gualfardo, i vostri rimproveri sono crudeli.
+
+«--Lo so, Fulvia, e ve ne domando perdono. Ma è necessario parlarci
+francamente per evitare degli equivoci, le cui conseguenze sarebbero
+dolorose per entrambi. Voi avete troppa immaginazione. Vi siete
+figurata una felicità che non esiste. Vi siete fatto uno di quegli
+ideali inebrianti, che hanno d'uopo per realizzarsi di tutta la somma
+di pregi che la natura ha ripartito in scarse dosi fra gli uomini,
+senza la larga parte di difetti che ciascuno di essi possiede. Voi
+volete la bellezza elegante, e la maschia espressione della forza;
+volete gli impeti inconsiderati della passione, e la pace dignitosa
+del sentimento legittimo; volete l'imprudenza giovanile, ed il decoro;
+volete un insieme di cose che non si possono associare. Un giorno
+trovaste in me alcune delle qualità del vostro ideale, e mi amaste per
+esse; poi ne scontraste in un altro qualcuna più saliente, ed amaste
+lui; in realtà non amate nè me, nè lui, nè un altro; è sempre la
+vostra visione che amate, dispersa qua e là, ed associata a difetti
+non contemplati nel vostro programma, che si rivelano poi, e
+raffreddano il vostro entusiasmo. È per questo che, legata a me
+aspiraste a Guiscardi, e sul punto di legarvi a lui, rimpiangete me.
+Se fosse possibile a me di darvi la mia figura elegante e quella che
+voi chiamate la nobiltà del mio carattere; se fosse possibile a lui di
+cedervi la sua impetuosità giovanile e la sua bella voce ed il suo
+fiero disprezzo delle convenienze, ed il suo ingegno; e, finalmente,
+se fosse possibile a voi di animare quelle qualità astratte, non
+rimpiangereste più nè lui, nè me, e sareste contenta con quel fantasma
+di vostro gusto. Ma ciò non è possibile. Ed a qualunque di noi vi
+appigliaste, siatene certa, Fulvia, voi fluttuereste sempre fra l'uno
+e l'altro, in una alternativa incessante d'aspirazioni e di rimpianti.
+
+«Io tenevo il capo abbassato; sentivo la verità di quel giudizio, e
+piangevo amaramente in silenzio.
+
+«Eravamo giunti alla porta della mia casa; egli mi stese la mano dopo
+avere staccato il mio braccio dal suo, e mi disse:
+
+«--Addio, Fulvia.
+
+«Io avevo pieno il cuore, piena la mente di un mondo di cose da
+rispondergli. Era una riconoscenza infinita, ed un profondo
+pentimento.
+
+«Alzai gli occhi, ma il suo sguardo limpido e leale mi paralizzò. Mi
+sentii avvilita dinanzi a lui, non potei che rispondergli piangendo:
+
+«--Addio, Gualfardo.
+
+«E lo vidi allontanarsi per sempre.
+
+
+
+
+XXXI.
+
+
+«Fu una notte orribile per me, nella quale il mio cuore non cessò un
+momento di battere lento e forte come una campana sepolcrale.
+
+«Sentivo il vuoto intorno a me; eppure ben altri dolori m'aspettavano.
+
+«Mi ero alzata presto dopo quella notte di veglia e di pianto, e dalla
+mia finestra guardavo sbadatamente nella via.
+
+«Mentre stavo assorta così, sentii prendermi per la vita e baciarmi
+sui capelli.
+
+«Era il babbo; ed era tanto pallido che, appena l'ebbi veduto, tutte
+le mie preoccupazioni svanirono; non provai che lo spavento di vederlo
+cadere in deliquio.
+
+«--Mio Dio, babbo, come sei pallido! Che hai? Stai male?--gli chiesi
+tremando di spavento; e lo feci sedere sul mio sofà, gli proposi di
+fargli il caffè, di andare pel medico, e che so io altro.
+
+«--No; mi rispose trattenendomi, non mi occorre nulla. Son venuto per
+parlarti di cose gravi. Resta qui. Fammiti vicina; ho bisogno
+d'abbracciarti per prender coraggio, povera Fulvia!
+
+«Pensai che Gualfardo gli avesse scritto che rinunciava alla mia mano.
+
+«--Vuoi dirmi di Gualfardo?... domandai.
+
+«--No, cara. Ti parlerò anche di lui, ma quello è il più caro, il più
+consolante de' miei pensieri. Debbo dirti una triste, triste notizia;
+si tratta di me, Fulvia, del tuo povero babbo...
+
+«Era profondamente commosso; la sua voce tremava.
+
+«Credetti di comprendere, e chiudendogli la bocca con un bacio, gli
+dissi:
+
+«--Non dir più altro, babbo. Sono una sbadata; avrei dovuto pensarci
+prima, che puoi trovarti in istrettezze. Io ho tutto il denaro
+dell'ultimo teatro. Da questa mattina non avrai più nessun pensiero
+molesto; scusami, povero babbo, non penso mai a nulla.
+
+«--Tu sei un angelo, mi rispose singhiozzando; ed io debbo perderti,
+lasciarti per sempre...
+
+«A quella parola una luce fatale si fece nella mia mente. Misi un
+grido e scoppiai in pianto.
+
+«Povero, caro babbo! Egli, tanto ammalato, mi consolava in quel
+supremo dolore.
+
+«--Il tuo cuore ti ha detto la verità. Coraggio, mia buona Fulvia.
+Pensa che sono vecchio. Dobbiamo pur morir tutti...
+
+«--Ma no, tu non morrai; tu non devi morire. Faremo tutte le cure
+possibili; chiameremo dei medici.--E piangevo, e mi agitavo nella
+convulsione del mio dolore, tenendo stretto al cuore quel mio unico
+parente, quasi per contenderlo alla morte che lo minacciava.
+
+«La serva accorse alle mie grida, e mi disse con piglio severo:
+
+«--Non faccia scene, signorina. Non vede che fa del male al suo babbo?
+Il medico gli raccomanda di evitare ogni commozione.
+
+«Quelle parole mi richiamarono in me. Ma il mio cuore era spezzato da
+quell'annuncio crudele. Mi posi in ginocchio accanto al babbo, e
+cercai di persuaderlo che il suo male non era grave.
+
+«--Dimmi tutto, babbo; narrami come ti ammalasti, che medico ti vede,
+e come ti venne quella idea triste che mi ha fatto tanta pena.
+
+«--Come mi ammalai non lo so. Ma viveva ancora la tua povera mamma che
+io soffrivo già di un acuto dolore al cuore, ogni volta che mi
+esponevo a qualche fatica. Quand'ella morì, l'affanno di quella
+perdita mi sviluppò una malattia di cuore, che mi tenne a letto più
+d'un mese. Tu eri bimba allora, ma devi ricordarti di questa
+circostanza.
+
+«--Guarii, ma continuavo a sentire a quando a quando quella puntura al
+cuore; qualche volta avevo violente palpitazioni. Poi tutto passava,
+ed io non ci badavo punto.
+
+«--Ma quest'inverno il dolore cominciò a farsi insistente; al solo
+salire una scala la palpitazione mi soffocava. Lasciai che tu fossi
+partita per Milano, poi chiamai il medico. Egli mi prescrisse le
+solite pillole che prendevo sempre quando si ridestava il mio male;
+più tardi mi consigliò i bagni di mare. Fu allora che ti raggiunsi a
+Livorno. Ti ricordi che mi trovasti dimagrato e pallido, ed io ti
+dissi che soffrivo il caldo? Era la malattia che aveva già fatto
+terribili progressi.
+
+«--Il pensiero di lasciarti sola al mondo mi spaventava. Non volevo
+crederci; non mi ci potevo adattare. Speravo sempre; volevo sperare ad
+ogni costo.
+
+«--Feci la cura dei bagni di mare con assiduità; avevo riposto in essa
+tutta la mia fiducia; ma ne tornai più malato di prima. Quando mi
+salutasti allo scalo di Livorno per andare a Firenze, mi parve che non
+mi restasse tanta vita da vederti tornare, e dissi a Gualfardo:
+
+«--Pensa a renderla felice, perchè non ha più che te sulla terra. Io
+non la vedrò più.
+
+«A quelle parole del babbo, io, che avevo sempre pianto in silenzio
+nelle sue braccia ascoltandolo, non potei più frenare i miei
+singhiozzi, e mi abbandonai ad un pianto convulso, disperato. Il babbo
+piangeva anch'esso; mi baciò più volte con trasporto, e ripigliò:
+
+«--Via, non tormentarti, Fulvia. Vedi che ho potuto riabbracciarti.
+Chi sa; potrò forse ancora durare a lungo: sono malattie lente. Ma,
+per la mia tranquillità, perchè io possa pensare senza spavento alla
+morte, vorrei che tu mi dessi la consolazione di vederti unita a
+Gualfardo.
+
+«Quella domanda in quel momento mi suonò terribile, spaventosa come un
+rimorso. Il mio fatale amore per Max, aveva distrutta l'ultima
+speranza del mio povero babbo. L'idea di dirgli in quel momento la
+triste verità, che Gualfardo non era più nulla per noi, che io l'avevo
+respinto colle mie follie, che non lo vedremmo mai più, mi fece
+spavento. Sentii che quella notizia poteva essergli fatale, che
+l'avrebbe forse ucciso; compresi che dovevo ingannarlo. Rimasi muta,
+assorta nel mio dolore.
+
+«Egli pensò che esitassi a decidermi, e mi disse ancora:
+
+«--Tu ti lasci sedurre da un'arte che lusinga il tuo amor proprio, e
+le sacrifichi un amore che ti farà felice. Credilo al tuo babbo, che
+ti ama tanto. Io ho studiato l'animo di Gualfardo; pensa con che
+interesse l'ho studiato, dacchè so di doverti lasciare a lui, senza
+nessun altri al mondo per proteggerti ed amarti. Credimi, Fulvia, che
+se avessi la scelta fra i più splendidi partiti per collocarti, non
+vorrei scegliere altri che lui; non ho conosciuto mai un più nobile
+cuore, un animo più leale. Quando tu eri lontana, era lui che teneva
+il tuo posto presso di me; che mi amava come un figlio; che mi
+vegliava la notte quando stavo male; che sacrificava tutte le sue ore
+di riposo per supplirmi all'ufficio, e compiere per me un lavoro che
+mi diveniva sempre più faticoso. Fu lui che si assunse mille brighe
+per domandare ed ottenere la mia giubilazione. Se in questi ultimi
+tempi potrò godere un po' di riposo senza cadere nella miseria, lo
+debbo a lui. Non potrai amarlo mai abbastanza per tutto il bene che ha
+fatto al tuo babbo, mentre tu, povera figliuola, eri costretta a
+starmi lontana...
+
+«E sentendo che io piangeva amaramente, con tutta l'amarezza del
+rimorso, riprese:
+
+«--E tu pure lavoravi per me, ed ora mi porti il frutto delle tue
+fatiche, che servirà a curarmi. Ho tanto bisogno di cure e d'affetto.
+Tu mi farai guarire, mia Fulvia.
+
+«Io sentivo che diceva tutto questo per consolarmi; perchè, nel
+riandare la sua povera storia di dolori, s'era accorto del contrasto
+penoso tra la mia posizione e quella di Gualfardo: tra me festeggiata,
+inebriata d'applausi, felice e spensierata, lontana da lui,--e quel
+generoso giovane che lo curava, lo consolava, lo sosteneva nelle
+difficoltà della vita. S'era accorto che le cure di Gualfardo erano
+altrettanti rimproveri al mio abbandono, e voleva consolarmi mostrando
+apprezzare i miei guadagni che gli arrivavano tanto tardi.
+
+«Come mi sentivo avvilita da tanta generosa bontà! Come ero nulla al
+confronto di quei due nobili cuori! Ed appena tornata presso il mio
+povero babbo, avevo allontanato da lui quell'unico amico, quel figlio
+che lo consolava, che gli rendeva meno penosa la morte.
+
+«Il babbo non diceva più nulla. Era là pallido, ansante per l'emozione
+sofferta, e mi guardava coi suoi occhi lagrimosi e supplichevoli.
+Volli consolarlo ad ogni costo, e gli dissi:
+
+«--Sì, babbo; io sposerò Gualfardo appena sarai guarito; ed intanto
+sta certo che io l'amo, che lo amo tanto, più della mia arte, più
+della gloria, più di tutto. Tu solo mi sei più caro di lui. Ti
+cureremo insieme, faremo dei bei progetti accanto a te, e quando
+starai bene ci sposeremo; e se io dovrò cantare tu mi accompagnerai; e
+quando non canterò staremo tutti e tre insieme.
+
+«Povero babbo! Bastarono quelle parole a consolarlo. Si mise anch'egli
+a far dei progetti, ma pur troppo non ci credeva, e li faceva per
+illuder me.
+
+«Da qualche tempo il suo male s'era aggravato. Non usciva che
+pochissimo, e non mai solo. Gualfardo lo accompagnava. Egli s'era
+offerto di venirmi ad incontrare a Milano, per prepararmi alla
+disgrazia che m'aspettava. Temevano che la vista del babbo così magro
+e pallido mi colpisse troppo dolorosamente.
+
+«Ed invece egli m'aveva trovata a Milano folleggiante dietro un amore
+colpevole, dimentica della famiglia, di lui, di tutto. Come doveva
+disprezzarmi! E come dovette disprezzarmi ancora più, quando al mio
+giungere, tutta assorta nelle passioni che mi tempestavano nell'anima,
+io non m'ero neppure avveduta del deperimento del mio povero babbo;
+non avevo domandato perchè, giubilato da circa un mese, e senza
+impegni, non fosse venuto egli stesso ad incontrarmi. Non avevo
+chiesto nulla, non avevo veduto nulla; egoista, crudele, non pensavo
+che alla mia passione ed a' miei rimorsi.
+
+
+
+
+XXXII.
+
+
+«Per tutto quel giorno il babbo fu così spossato dall'emozione, che
+non ebbe la forza di vestirsi per fare una passeggiata. Rimase in
+abito da camera, steso nella sua poltrona. Non mangiò quasi nulla, e
+ripetutamente si lagnò di non vedere Gualfardo. Io gli dissi una
+quantità di scuse: aveva trascurato a lungo le sue lezioni durante la
+mia assenza, ed ora, che io era presso il nostro caro malato,
+desiderava di riparare il tempo perduto. Andava in iscena un'opera
+nuova, ed egli doveva dirigere le prove d'orchestra. Era occupato egli
+stesso a scrivere un'opera, ed aveva frequenti abboccamenti col poeta
+che gli scriveva il libretto.
+
+«Ma il babbo non s'appagava di quelle ragioni che egli sapeva al pari
+di me.
+
+«--I giorni scorsi lavorava qui--mi diceva;--e tra una lezione e
+l'altra passava a vedermi. Dovrebbe oggi venire più che mai, dacchè ci
+sei tu. Voi non v'amate come prima. Ieri me ne sono accorto. Perchè
+non vi parlavate punto tornando dallo scalo? Tu non lo guardavi
+nemmeno; ed egli se ne andò appena fosti giunta. Ebbi una grande
+fatica a salire la scala da solo. Egli mi reggeva sempre. Come è
+andata a non scontrarvi a Milano?
+
+«Tutte queste domande mi straziavano il cuore. Rispondevo vagamente,
+cercando di rassicurarlo, ma vedevo che non potrei ingannarlo a lungo.
+L'assenza di Gualfardo lo tormentava, ed a me non riesciva di
+spiegarla.
+
+«Dopo due giorni il babbo era tanto inquieto, che mi obbligò a mandare
+la serva da Gualfardo per vedere se non fosse malato. Profittai di
+questa sua idea, e senza mandare, rientrai dopo un tempo conveniente
+per lasciargli credere che fosse eseguita la sua commissione, e gli
+dissi, che Gualfardo era a letto con una infreddatura al capo, che
+sperava di alzarsi presto, ed appena uscirebbe di casa verrebbe da
+noi. Che del resto il suo male non era grave.
+
+«Il mio povero malato si crucciò tutta notte, vegliò angosciato
+pensando al suo giovane amico. Io dormivo nella sua camera stesa sopra
+un sofà senza spogliarmi, per esser pronta ad assisterlo sempre. Lo
+sentii sospirare, rivoltarsi nel letto, e mi domandò da bere con una
+frequenza straordinaria. Aveva una febbre violenta.
+
+«Al mattino mi disse:
+
+«--Fulvia, Gualfardo dev'essere malato più seriamente che non dice.
+Siamo appena in settembre e fa un caldo soffocante. Con un caldo così
+non si sta letto per un'infreddatura. Manda ancora stamane a vedere
+come sta. E poi appena sarò alzato prenderemo una carrozza; tu mi
+accompagnerai, ed andremo a vederlo.
+
+«Non era possibile esporre il povero babbo in quello stato ad una
+scoperta dolorosa. Andando da Gualfardo lo avremmo trovato fuori,
+avrebbe compreso d'essere ingannato, avrebbe scoperto la verità, ne
+sarebbe morto di dolore.
+
+«Corsi nella mia camera e scrissi in fretta questo biglietto, che
+mandai a Gualfardo:
+
+--«Il babbo sta male e vi domanda ad ogni momento. Nello stato in cui
+è ridotto, non posso dirgli perchè non venite più; lo ucciderei. La
+nostra unione è la sola speranza che lo conforti nei suoi dolori.
+
+--«Siate generoso, Welfard. Venite per lui. Lasciategli la sua dolce
+illusione; e quando il vostro ufficio pietoso sarà compito, mi
+lascierete sola col mio dolore; non mi vedrete mai più, ed io vi
+benedirò pel bene che avrete fatto al mio povero babbo.
+
+«FULVIA.»
+
+«Mandai la serva con quel biglietto; la mandai in carrozza per avere
+più presto la risposta. L'aspettai in un'angoscia inesprimibile. Omai
+non mi facevo illusione sullo stato del babbo. La sua vita, la breve
+vita che gli rimaneva ancora, dipendeva da quella risposta.
+
+«Dopo mezz'ora la serva tornò con un altro biglietto. Lo apersi
+tremando, ed in quel momento pregai dal fondo del cuore come da gran
+tempo non avevo pregato. La mia fede era così grande, così vera in
+quell'ora di dolore, da credere che la mia preghiera potrebbe
+modificare la risposta di Gualfardo già scritta, già nelle mie mani.
+
+«Non erano che quattro parole:--«Fra un'ora verrò.»
+
+«Misi un grido di gioia, corsi in camera del babbo, e gli dissi:
+
+«--Gualfardo è guarito, sta bene, fra un'ora verrà.
+
+«E lo dissi con tanta gioia, pensando da che pericolo lo salvava
+quella notizia, che il povero babbo, tratto in inganno, scambiò quel
+trasporto figliale per un trasporto d'amore, e, sempre preoccupato di
+me e del mio avvenire, mi abbracciò tutto consolato, e mi disse:
+
+«--Dunque sei ben contenta di vederlo; dunque lo ami; sarai felice con
+lui? Quanto bene mi fa questo pensiero. Temevo che tu non l'amassi.
+
+«Quella parola fu un altro rimprovero. Sì. Amavo Gualfardo con tutta
+la mia riconoscenza di figlia. Ma non era quello l'amore cui pensava
+il mio povero babbo.
+
+«Esatto come sempre, Gualfardo giunse all'ora indicata. Egli fu
+generoso fino all'eroismo. Debbo pur dirlo, per quanto la sua
+generosità fosse per me una tortura. Mi salutò colla solita dolcezza
+tranquilla, mi strinse la mano e mi baciò sulla fronte. Ma intanto mi
+susurrò all'orecchio col suo sguardo più cerimonioso:
+
+«--Perdonate, Fulvia; è necessario fingere per la pace del babbo.
+
+«E tutto il conforto, tutta la dolcezza che m'avea posta nell'anima la
+soave intimità di quel saluto, dileguarono a quelle parole.
+
+«D'allora egli fu sempre assiduo presso il babbo come lo era stato
+durante la mia lontananza. Quando li vedevo uscire insieme, e
+Gualfardo si metteva un braccio del povero babbo intorno al collo, e
+lo cingeva alla vita per sorreggerlo nello scendere la scala, poi
+entro la carrozza gli accomodava i cuscini, e mi salutavano tutti e
+due dalla finestra dove correvo per vederli ancora, pensavo con dolore
+che io era estranea a quel cuore che mio padre credeva mio, che non
+m'era più data la suprema delle gioie di rendergli una vita d'amore in
+compenso della sua generosa devozione.
+
+«A misura che lo vedevo così nobile, così buono, la memoria di Max
+diveniva più scolorita nella mia mente. Ed in quell'atmosfera di
+affezioni calme, legittime, sante, il mio amore per Max mi sembrava un
+romanzo, una follia. E ne arrossivo ogni giorno più. Mentre prima lo
+avrei gridato sui tetti, ora mi vergognavo di ripensarci io stessa.
+Era perchè il mio cuore si apriva per la prima volta ad un sentimento
+basato su qualche cosa di serio, di grande. Ad un amore inspirato
+dalla riconoscenza figliale, dalla virtù. Dinanzi a questi due nobili
+moventi, cos'erano più la bella voce ed il carattere bizzarro di Max?
+
+«Quante lagrime ho sparse in quelle ore tristi in cui rimanevo sola a
+rassettare la stanza del mio povero babbo, a rifare quel letto, ad
+accomodar quei guanciali, dove pur troppo tra poco non riposerebbe
+più!
+
+«Poi tornavano; rivedevo quelle cure amorose dell'elegante giovane pel
+povero vecchio infermo, e quelle attenzioni delicate, figliali, che mi
+inondavano l'anima di riconoscenza e d'amore, e ricevevo ancora il suo
+bacio, il saluto soave e fatale, come l'oppio che inebria ed uccide.
+
+«Ne venni al punto d'attendere, d'invocare ansiosamente quelle ore di
+disperante commedia; di accogliere con passione quel bacio
+convenzionale, di valermi del vantaggio della nostra strana situazione
+per stringere al mio cuore quell'uomo che non mi amava più, per
+serrare la sua mano tra le mie, per parlargli come ad un fidanzato,
+per pascere il mio cuore innamorato con una cara e funesta illusione.
+
+«Nessuno, al vederci così uniti nell'affetto, nella cura comune d'un
+caro infermo, che entrambi chiamavamo babbo, nessuno avrebbe
+sospettato mai che tempesta mi fervesse nell'animo e che abisso ci
+separasse.
+
+«Intanto la malattia del babbo procedeva rapida, inesorabile. Gli si
+eran gonfiate le gambe, le mani, il volto; omai non usciva più, ed a
+stento ci riesciva di collocarlo in una poltrona per rifargli il
+letto. Era una poltrona lunga dove il malato stava disteso; e mentre
+io accomodavo il letto, Gualfardo apriva le finestre, poi spingeva
+lentamente la poltrona per far movere il babbo e fargli respirare un
+po' d'aria.
+
+«Oh! in quel momento mi sarei gettata in ginocchio, avrei baciato i
+suoi piedi, per implorare che mi lasciasse dedicargli la mia vita.
+Tutta la mia riconoscenza di figlia si volgeva in amore per lui, tanto
+generoso, buono, servizievole nella sua apparenza fredda ed elegante.
+Ed io stupida e leggiera non avevo saputo indovinare quel nobile
+cuore.
+
+«Intanto il babbo insisteva sempre a pregarci perchè ci sposassimo
+prima ch'egli morisse.
+
+«Noi ripetevamo che volevamo aspettare che fosse guarito, che per
+allora non pensavamo che a lui; non volevamo fare un matrimonio nella
+tristezza; avremmo celebrate insieme le nostre nozze e la sua
+guarigione.
+
+«Ma egli non s'illudeva sul suo stato, ed un giorno ci disse, quasi
+piangendo:
+
+«--Perchè non volete darmi questa consolazione? Siete tanto buoni
+tutti e due, e potete respingere la preghiera d'un moribondo? Fulvia,
+te lo domando pel bene che ti voglio, pei tormenti che soffro, pel
+dolore della nostra separazione; Gualfardo, te lo domando in nome di
+tua madre, nella solennità della morte; datemi questo conforto, questo
+pensiero di pace. Che vi veda uniti, che possa dire: lascio a mia
+figlia l'amore e l'appoggio del più nobile degli uomini, ed allora
+morrò contento.
+
+«A quell'appello straziante per una grazia impossibile, io scoppiai in
+pianto. Credetti giunta l'ora terribile di svelare la verità, di
+troncare quel misero filo di vita con un ultimo, grande dolore.
+
+«Ma Gualfardo, generoso, grande, clemente come un Dio, si alzò, venne
+a me stendendomi le mani, e mi disse:
+
+«--Volete essere mia sposa domani, Fulvia?
+
+«Poi, col piglio sommesso con cui soleva dirmi dopo un bacio quel
+crudele «_Perdonate_» che mi gelava il cuore, tornò a ripetere
+stringendomi le mani:
+
+«--Volete?
+
+«Egli perdonava; faceva sacrificio di sè, del suo sdegno, dinanzi al
+desiderio d'un moribondo; e per risparmiargli un dolore diceva
+realmente a me, che non amava più, a me, che disprezzava: «Volete
+essere mia sposa?»
+
+«Era troppo grande sacrificio per lui; troppa grande gioia per me che
+la meritavo così poco.
+
+«Ebbi il coraggio di respingerla, e, con uno sguardo che voleva dire:
+«Secondatemi» risposi:
+
+«--Domani è impossibile, Welfard. Dovete prima far venire le vostre
+carte. Scrivete; procuratevele, e poi ci sposeremo subito.
+
+«Gualfardo mi strinse ancora le mani, poi me le lasciò cadere
+susurrandomi:
+
+«--Brava!
+
+«Era una parola crudele. Mi diceva che liberandolo da me lo aveva
+salvato. Eppure mi fece del bene. Il suo amore era perduto per me. Mi
+era ancora un conforto la sua stima.
+
+«Ma il babbo disse con tristezza:
+
+«--Ci vorranno almeno otto o dieci giorni. Il vostro paese è tanto
+lontano! Non avrò tempo a vedervi uniti!
+
+«Allora fui io che presi la mano di Gualfardo, e traendolo accanto al
+letto dissi:
+
+«--Tu avrai tempo a vederci sposi, ed a vivere con noi molti anni,
+babbo. Ma per farti piacere noi ci uniamo ora qui; davanti a Dio e
+davanti a te; tu ci benedirai, e sarà come se fossimo già sposati.
+
+«Ed alla mia volta susurrai a Gualfardo: «Perdonate.»
+
+«Egli comprese ch'io non davo valore a quella cerimonia; che volevo
+soltanto ingannare pietosamente il povero malato; ancora una volta mi
+disse: «Brava!» e s'inginocchiò accanto a me, ed il babbo congiunse le
+nostre mani e ci benedisse.
+
+
+
+
+XXXIII.
+
+
+«Da quel momento la pace entrò nel suo cuore, ed il suo volto fu
+sempre animato da una serena rassegnazione. Vedeva avanzarsi la morte
+a gran passi, e ne parlava senza terrore. Il mio povero babbo era
+profondamente credente; aveva quella fede consolante che toglie ogni
+squallidezza alla morte; che anima di spiriti aleggianti, di memorie,
+d'affetti e di speranze, la tristezza glaciale della tomba.
+
+«Ci parlava con dolcezza di quando saremmo uniti, in un piccolo nido
+d'amore, e la sua anima invisibile vivrebbe tra noi:
+
+«--Allora non mi spaventeranno le distanze ed i biglietti di strada
+ferrata, diceva sorridendo. Se vi _scrittureranno_ per la China, io
+sarò là prima dì voi; entrerò in tutte quelle case da bambole, e vi
+cercherò la meno inospitale, la più europea; poi verrò a prendervi,
+v'accompagnerò nel viaggio, ed allo sbarco vi susurrerò all'orecchio:
+«Contrada tale, numero tale,» e voi ci andrete credendovi guidati dal
+caso, e troverete il nido scelto da me: e ci starete comodi e
+felici... Non mi direte, come facevate prima: «Grazie, babbo; come sei
+buono, babbo; tu pensi sempre a noi.» No; non lo direte; sarà il caso,
+sarà la fortuna che ringrazierete; ma non importa, io vi vedrò
+contenti, ed il mio spirito esulterà. Allora non sarete più
+imbarazzati come ora dinanzi a me. Vi crederete soli, e non assumerete
+quell'aria freddamente cerimoniosa; io potrò udire le vostre parole
+d'amore; pormi tra i vostri sguardi per leggerne l'espressione
+passionata; contare i vostri baci, misurare e risentire la vostra
+felicità.
+
+«Tutto codesto diceva colla sicurezza della sua fede robusta; e lo
+diceva sorridendo per consolarci nel nostro dolore. Quando Gualfardo
+si mostrava un po' espansivo con me, il povero malato dimenticava ogni
+sofferenza, ed era contento; non avea vissuto che per me, e credendomi
+felice non sentiva di morire.
+
+«Era una strana situazione. Sapevo che Gualfardo non mi amava più, nè
+mi amerebbe più mai. «So tutto» m'aveva detto, quando avevo voluto
+confessargli il mio amore per Max, «so tutto.» Ma non era vero. Egli
+poteva avermi veduta all'albergo, stare alla finestra con Max. E
+quando dopo tali apparenze accusatrici, mi diceva: «So tutto» doveva
+credermi più colpevole che non fossi.
+
+«No, non sapeva tutto. Non sapeva che Max aveva avuta tanta
+generosità, tanta poesia giovanile nel cuore, da rispettare, nella
+donna che amava, la fidanzata d'un altro. Non sapeva che, leggiera,
+incostante, compromessa, in quell'ora stessa che mi credevo obbligata
+a rendergli la sua parola, a scindere il nostro impegno, ero ancora
+onesta e degna di lui.
+
+«No; non sapeva tutto questo, ed io dovevo nascondere il mio amore per
+lui, possentemente ravvivato da quel ravvicinamento, da quella
+comunanza d'affetti e di dolori, dalle nobili manifestazioni dei suoi
+sentimenti; dovevo nasconderlo perchè sapevo che non troverebbe mai
+più la via del suo cuore. Ch'egli non dimenticherebbe mai la colpa di
+cui mi accusavano le apparenze; che, anche quando in un impeto
+generoso mi aveva detto sinceramente: «Volete essere mia sposa
+domani?» anche allora poteva perdonarmi, poteva darmi il suo nome, la
+sua vita, ma non obbliare il passato, non rendermi la sua fiducia, il
+suo amore.
+
+«Ed allora appunto che io dovevo dissimulare a Gualfardo i miei
+sentimenti, egli si forzava di mostrarsi espansivo con me per
+consolare il babbo, ed io cercavo di fargli credere simulate in favore
+del malato quelle dimostrazioni, che gli corrispondevo con tutta
+l'espansione del mio cuore.
+
+«Quella situazione strana sarebbe stata insopportabile, se la
+preoccupazione continua e più saliente di vedere spegnersi lentamente
+una cara vita, non ne avesse distratto il nostro spirito. Subivamo nei
+nostri rapporti sensazioni ed impressioni, volta a volta attraenti,
+repulsive, angosciose; ma non erano che sensazioni, ed il pensiero non
+ci si arrestava mai. Il pensiero di entrambi noi, era fisso alla
+malattia del babbo, ad alleviare i suoi dolori. Mai una volta mi
+domandai, che sarebbe di me quando quell'ultimo parente avesse cessato
+di soffrire. Tuttavia sentivo che nel tempo stesso che perderei il
+babbo, perderei anche Gualfardo. Ma lo sentivo senza pensarci. Il mio
+cuore viveva con tutte le sue potenze d'affetto, d'amor proprio, di
+tendenza istintiva alla felicità, di rimpianti, e d'aspirazioni; ma
+nella mia mente io ero completamente dimenticata, e con me tutto il
+mondo; non esisteva che quel filo di vita del mio povero babbo.
+
+«E quel filo di vita si spense, senza angoscie, senza convulsioni
+d'agonia.
+
+«Era trascorso poco più d'un mese dal mio arrivo a Torino. II babbo
+era deperito di giorno in giorno. Non lasciava più il letto. Le gambe
+gli si erano gonfiate enormemente; non si nutriva quasi più. E quella
+gonfiezza saliva, ed aumentava sempre.
+
+«Da molte notti Gualfardo rimaneva a vegliare il malato con me. Non ci
+coricavamo più, non uscivamo più di camera. Quando uno era spossato si
+addormentava per poco nella poltrona da una parte del letto, mentre
+l'altro vegliava dall'altro lato. Era la vigilia degli Ognissanti. Da
+due giorni e due notti non avevo più riposato un minuto. Le cure che
+la malattia richiedeva erano faticose, ed io consentivo a dividerle
+con Welfard, ma non a cederle a nessuno. Ero in uno stato di
+abbattimento; indebolita, convulsa. Il babbo, che aveva appena un filo
+di voce, mi accennò di accostarmi, e tenendomi abbracciata colle poche
+forze che gli restavano, mi disse:
+
+«--Riposati un poco nella poltrona, mia cara. Mi farà bene a vederti
+dormire; e Gualfardo mi veglierà. Poi soggiunse:
+
+«--Tuo marito mi veglierà;--e ci guardò entrambi con un sorriso di
+gioia celeste.
+
+«--Ma tu come stai, babbo? gli chiesi con un senso di paura che non
+potevo spiegarmi. E se avesti bisogno di me?
+
+«--Tuo marito ti sveglierebbe; dille che si riposi, Gualfardo;
+diglielo tu. E lo fissava coll'occhio pieno d'ansietà, come se
+desiderasse ardentemente di vedermi dormire.
+
+«Gualfardo, che lo comprese meglio di me, ed indovinò che voleva
+togliermi al supremo dolore di vederlo morire, strinse il mio capo sul
+suo cuore, e baciandomi in fronte, mi disse:
+
+«--Sì, Fulvia; dormi. Io ti sveglierò:--e mi condusse alla poltrona,
+mi accomodò i cuscini, mi coperse con uno scialle, poi tornò presso il
+babbo.
+
+«All'istante il sonno mi vinse. Un sonno profondo, senza sogni. Non so
+quanto tempo durasse. Quando mi svegliai ero nella mia camera, sulla
+stessa poltrona. Accanto a me era seduta la vecchia serva del babbo. E
+sulle mie ginocchia un pezzo di carta su cui era scritto a matita:
+
+--«Coraggio, Fulvia. Non ha voluto che lo vedeste morire; non vuole
+che lo vediate più. Ha desiderato di rimanere per sempre nella vostra
+memoria come lo vedeste ieri sera quando vi baciò e vi sorrise.
+Obbedite e siate forte. Lo spirito del povero babbo vi vede e vi
+benedice.--Io l'accompagnerò fino all'ultimo. Farò come se fosse mio
+padre. Non uscite dalla vostra camera.
+
+«WELFARD.»
+
+ * * * * *
+
+«Dopo tante veglie e fatiche la natura aveva vinto, ed avevo dormito
+l'intera notte ed una parte del mattino. Povero, caro babbo! Aveva
+avuto l'eroismo di pensare ad addormentarmi, perchè non lo vedessi
+morire. Santi eroi dell'affetto, della famiglia! A codesti non si
+fanno monumenti, e statue. Ma hanno un monumento nel cuore dei
+superstiti che hanno amato; e se i loro spiriti possono vederlo,
+devono esserne più consolati.
+
+
+
+
+XXXIV.
+
+
+«Come avevo presentito, perdendo il babbo perdetti anche Gualfardo.
+
+«Egli vegliò il cadavere, ordinò i funerali e mandò una carrozza a
+prendermi per la messa di requie; tutto ciò senza che io lo vedessi.
+Poi terminato quel doloroso compito se ne andò, e non lo rividi più.
+
+«Ero in una specie d'apatia. L'isolamento pesava su me, mi gelava il
+cuore. Non pensavo nulla. Mi sentivo sola e profondamente infelice.
+
+«Mi erano rimaste nella mente quelle ultime parole scritte da
+Gualfardo, che interpretavano pure l'ultima volontà del povero babbo:
+«Non uscite dalla vostra camera.»
+
+«Mi pareva che non dovessi uscirne più; che dovessi passare il resto
+de' miei giorni solitaria ed inerte in quei dodici metri quadrati di
+spazio, per obbedire a due ordini egualmente sacri.
+
+«Non ricevevo nessuno. La serva mi recava continuamente delle lettere.
+Ne avevo aperte alcune sbadatamente e ci avevo trovato una carta da
+visita colle iniziali P. C. scritte a mano.
+
+«Quella formola _per condoglianza_, che ricorreva persino ad
+un'abbreviazione per sbrigarsi più presto da un dovere di società che
+non aveva nessun lato piacevole, mi parve uno scherno al mio dolore,
+mi irritò; e d'allora a misura che la serva mi recava quelle buste le
+gettavo sulla tavola senza aprirle.
+
+«Non so quanto tempo rimanessi così, muta, triste, isolata nella mia
+camera. Forse qualche settimana appena, forse pochi giorni. Ma nella
+mia memoria quel tempo occupa uno spazio grande, mi pare di esserci
+rimasta un anno.
+
+«Un giorno la serva entrò con una lettera. Io la presi e la gettai
+sulla tavola.
+
+«Ma no. Ella tornò a darmela. Bisognava che io la leggessi; l'aveva
+recata un signore, che stava aspettando la risposta.
+
+«--Chi è? domandai.
+
+«La serva non lo sapeva. Era già venuto due volte, ed essa non l'aveva
+introdotto, dicendogli che io non ricevevo ancora. Ora era tornato con
+quella lettera, ed attendeva ch'io gli facessi dire una parola.
+
+«Lessi la lettera. Era dell'agente teatrale che mi aveva proposto la
+scrittura per Nuova-York. Aveva aspettato a lungo la mia decisione in
+proposito. Non ricevendola era venuto per vedermi; alla porta gli
+avevano detto che il mio babbo stava male; che io non abbandonavo più
+la sua camera.
+
+«Aveva compreso che in quel momento non potevo pensare ad altro, e,
+nella necessità di fare la compagnia, aveva scritturata un'altra
+donna.
+
+«Ma ora, al momento di partire, quella signora s'era ammalata alle
+tonsille, ed il medico le aveva consigliato un lungo riposo, se non
+voleva perdere affatto la voce.
+
+«Per questo egli, informato della mia disgrazia che mi lasciava
+nell'isolamento, veniva a proporre ancora a me quella scrittura
+ridivenuta disponibile. L'arte potrebbe distogliermi da' miei tristi
+pensieri, ecc., ecc.
+
+«In realtà mi sentivo sola ed infelice. Il babbo e Gualfardo, le due
+grandi affezioni, e le sole che mi legassero a Torino, erano entrambe
+perdute per me.
+
+«L'amore dell'arte non mi parlava punto al cuore in quelle ore di
+sconforto.
+
+«--Ma se potessi ancora trovarvi un interessamento,--pensai.--Se
+potessi ancora appassionarmi di qualche cosa, dare uno scopo alla mia
+vita!
+
+«Non istetti a riflettere un istante di più. Feci entrare
+l'impresario. Firmai la scrittura, e gli promisi d'essere pronta a
+partire fra dieci giorni.
+
+
+
+
+XXXV.
+
+
+«--Se potessi ancora appassionarmi di qualche cosa! Dare uno scopo
+alla mia vita!
+
+«Non fu un'idea fuggevole, un pretesto a cui mi fossi aggrappata per
+allontanarmi da quella casa piena di dolorosi, di strazianti ricordi.
+Era un bisogno istintivo della mia anima, che si rivelava
+istintivamente, dinanzi alla squallida prospettiva d'una vita
+senz'affetti.
+
+«Perchè realmente avevo ancora una vita dinanzi a me. Ero giovane, ero
+forte; e le lunghe sofferenze morali non avevano punto alterata la mia
+salute, non avevano forse neppure accorciata d'un giorno la mia
+esistenza.
+
+«Ero dimagrata, perchè, tutta assorta ne' miei dolori, avevo respinto
+il cibo ed il sonno, avevo faticato giorno e notte. Avevo il sistema
+nervoso eccitato, perchè mi ero lasciata indebolire.
+
+«Ma senza queste cause materiali e dirette, c'era in me tanta
+robustezza da sopportare il dolore morale sotto tutte le sue forme, da
+provarlo in tutta la sua intensità senza soccombere.
+
+«Questo io lo sentivo con un senso di vero sgomento. Sentivo in me
+tanta potenza di vita, e mi domandavo: «Che farne?»
+
+«La sera stessa mi misi al pianoforte; passai una quantità di musica.
+Dalle più vaporose fantasie nordiche, alle più soavi melodie italiane,
+andai cercando con ansia un'emozione.
+
+«E ne trovai; e piansi. Ma non erano emozioni d'artista. Era l'aria
+prediletta dal povero babbo che mi strappava le lagrime. Era uno
+spartito che mi aveva insegnato Gualfardo, che mi rapiva in una serie
+di cari e dolorosi pensieri. Erano ancora quei due affetti, ancora
+quelle due memorie del mio passato. Ma là dove quegli affetti non si
+legavano pel vincolo misterioso d'una rimembranza, la musica mi
+lasciava fredda.
+
+«Prendevo un pezzo irto di difficoltà musicali, cominciavo a cantarlo
+con tutte le finezze, con tutte le sfumature d'una interpretazione
+intelligente, ma tosto pensavo che Gualfardo non era più là per dirmi
+col suo volto impassibile: «Brava Fulvia!» e respingevo la musica
+dicendo: «Oh! che m'importa?»
+
+«Domandavo a Rossini, a Bellini, a Verdi le loro melodie più
+appassionate. Cominciavo a cantarle con tutto lo slancio, con tutta
+l'anima; ma pensavo che i cari occhi del babbo non erano più là per
+empirsi di lagrime, e respingevo la musica dicendo: «Oh! che
+m'importa?»
+
+«No. L'arte non bastava a riempiere il vuoto del mio cuore. Sentivo il
+bisogno non solo d'amare, ma anche d'essere amata.
+
+«--Lo fui tanto! pensavo. Tre grandi affetti erano concentrati su di
+me. Quello del babbo, di Gualfardo, di Max...
+
+«Max! Era la prima volta che il mio pensiero si rivolgeva a lui dopo
+la mia grande sciagura. Oh come era lontano omai dal mio cuore! Come
+la conoscenza di Welfard, in tutta la gloria del suo nobile carattere,
+aveva cancellata l'impressione romanzesca di quell'amore avventuroso.
+
+«Rimasi assorta nel pensiero di Max. Lo rivedevo in tutta la sua
+maschia bellezza, nell'espansiva impetuosità del suo carattere, ne'
+suoi entusiasmi, nelle sue giovanili imprudenze. Era una bella,
+splendida immagine, una cara memoria; ma non era più un'aspirazione.
+Potevo ancora pensare:
+
+«--Oh! se Gualfardo avesse quelle qualità!--Ma non potevo amarle in un
+altro. Vedevo che Max era più affascinante, più splendido
+all'apparenza; ma sentivo che Gualfardo valeva di più; e lo collocavo
+più in alto, più in alto.
+
+«Ma Gualfardo non mi amava più; mi aveva abbandonata per sempre. Che
+potevo sperare da lui? Non ero stata io stessa a respingerlo? E per
+amore di Max?
+
+«Oh mio Dio! Che era mai avvenuto di quella passione entusiasta che mi
+aveva indotta a sacrificare il nobile fidanzato che da tanto tempo mi
+amava, per acquistare il diritto di amare Max?
+
+«Ricordavo il mio trasporto di quella sera fatale in cui avevo preso
+la risoluzione d'accettare la scrittura per l'America, e di sciogliere
+il mio impegno con Welfard, per essere libera di scriver follie in un
+epistolario sentimentale con Max.
+
+«Stupido sogno da romanzo! Era svanito prima che avessi finito la mia
+confessione a Gualfardo. Ed omai, ripensando a quei due amori che
+s'erano disputato a lungo il mio cuore, ripetevo con amarezza un verso
+altre volte citatomi da Massimo: _Il ben ch'è mio davvero, è il ben
+che sparve!_
+
+«Presi le lettere di Max, belle, poetiche, eleganti, appassionate,
+strane, e mi posi a leggerle pensando:
+
+«Se potessi amarlo ancora! Chi può dire quanto possa sopra un cuore
+entusiasta l'ascendente dell'ingegno?
+
+«Mentre ero assorta così, la mia serva entrò in camera per portarmi il
+pranzo.
+
+«Al vedermi allo scrittoio con tante lettere intorno, si fermò alzando
+il capo ed aprendo la bocca nell'atto di chi si ricorda
+improvvisamente d'una cosa; poi disse:
+
+«--A proposito di lettere; ce ne sono molte, che sono venute quando
+lei non aveva mente ad occuparsene. Vuole che gliele porti?
+
+«Pensai da quanto tempo non avevo più scritto a Max; e che certo fra
+quelle lettere ce ne dovevano essere di sue; ed accettai di vedere
+quella corrispondenza arretrata.
+
+«Passai tutte quelle buste chiuse, cercai sugli indirizzi la brutta
+scrittura di Max. C'era infatti una lettera sua. Nell'aprirla tornavo
+a dire tra me: «Se potessi amarlo ancora!» e la mia mano tremava. E le
+forme vaghe di vaghe speranze alate sembravano delinearsi più e più
+nel vuoto infinito.
+
+«Quell'epistola era abbastanza breve perchè io possa riportarla qui
+per intero:
+
+«Fulvia!
+
+«Dicono che un uomo affetto da spinite, quando è seduto, crede di
+poter camminare come chicchessia.
+
+«Lo stesso è accaduto a me. Credevo di poter ancora amare e mi sono
+ingannato. L'amore per me può essere tutt'al più, come voi dicevate,
+un episodio tempestoso.
+
+«Ho lungamente lottato fra la ripugnanza ad ingannarvi, e la paura di
+darvi un dolore.
+
+«Perdonatemi e compiangetemi! Darei dieci anni della mia vita per
+sapervi felice.
+
+«Spero per voi nel tempo, nella lontananza, e più più ancora
+nell'effetto morale che la mia condotta deve fare sul vostro animo.
+
+«Perdonatemi!
+
+«MAX.»
+
+«Ed io ammiravo la sua anima appassionata! Bruciai ad una ad una
+quelle lettere belle, poetiche, eleganti, passionate, strane; poi
+bruciai quell'ultima che era soltanto strana.
+
+«E nel vuoto, le forme vaghe delle vaghe speranze alate svanirono per
+sempre.
+
+
+
+
+XXXVI.
+
+
+«Massimo,
+
+«Ho scritte queste memorie durante il mio soggiorno in America; e le
+ho scritte per voi.
+
+«Esse non sono un rimprovero; non sono una risposta alla vostra felice
+trovata o similitudine, o non so più che figura rettorica, sulla
+_spinite_.
+
+«Sono una specie d'espiazione pe' miei piccoli e grandi errori, pe'
+dolori che ho procurati ad altri, per lo spreco che ho fatto della mia
+fede, delle mie speranze, della mia mente e del mio cuore.
+
+«Voi che siete scrittore, correggetele dove non vanno; poi pubblicate
+queste confidenze. Nella loro semplice verità, senza voli poetici e
+senza colpi di scena, hanno tuttavia un non so che di romanzo, e le
+signore le leggeranno. Le fanciulle, che nei lunghi ozii di una vita
+frivola e disappensata, suggono il veleno delle aspirazioni vaporose,
+e le spose solitarie, che, nel _terra a terra_ della vita domestica,
+prendono a noia la placida continuità di quei dolci affetti, e sognano
+i voli lirici delle passioni da romanzo, leggeranno la storia di una
+povera sognatrice, ed impareranno che tutto codesto passa e vanisce.
+
+«Giunta al fine di quella mia vita giovanile, io mi rivolsi a
+guardarla in questo lungo e dettagliato esame; e posso dir loro, posso
+giurarlo sull'anima mia, che due sole immagini, due soli affetti, due
+soli ricordi, sopravvivono nel mio cuore e m'inspirano un sincero
+rimpianto. Gli affetti calmi, serii, legittimi del mio babbo e di
+Welfard; gli affetti domestici, la famiglia. La prosa--tanto poetica
+nella sua verità!
+
+«Per ogni cuore che le mie memorie convinceranno, per ogni imprudenza
+che faranno evitare, la mia anima dolente si sentirà perdonato un
+errore. Questo vi lascio come il mio testamento, Massimo. E lo lascio
+a voi, perchè voi solo potete riempirne le lacune, ed attestarne la
+verità. Ve lo lascio come testamento, perchè voglio morire. È la
+triste fine, la catastrofe del mio romanzo.
+
+«È una risoluzione tranquilla e maturata, non è l'esaltazione d'un
+grande dolore.
+
+«È trascorso quasi un anno dalla morte del babbo, dal distacco di
+Gualfardo e dal vostro attacco di spinite retorica. Vedete dunque che
+ho avuto tempo a riflettere.
+
+«Ma non solo ho riflettuto del tempo; furono anzi il tempo e
+l'esperienza della mia nuova situazione che mi hanno condotta grado
+grado dalla noia della vita alla sfiducia, all'aspirazione della
+morte.
+
+«Ero partita da Torino sul finire di novembre. Dovevo imbarcarmi a
+Genova. Vi giunsi due giorni prima della partenza del bastimento, il
+26 novembre, e presi alloggio all'albergo della Ville.
+
+«Dovete ricordarvi quella data e quell'insegna.
+
+«Stavo alla finestra della mia camera la sera del mio arrivo, quando
+vidi entrare nel cortile una carrozza da nolo, da cui scendeste voi,
+con una signora.
+
+«Avevo presso di me una cameriera dell'albergo che mi prestava qualche
+servizio da toletta. La chiamai alla finestra, ed additandovi le
+domandai:
+
+«--Chi sono quei signori?
+
+«--Sono due sposi lombardi.
+
+«Non interrogai di più. Avevo anch'io indovinato che eravate un marito
+ed una moglie. Del resto che m'importava omai?
+
+«La spinite vi aveva accordato una tregua sulla via del Municipio.
+
+«Tuttavia codesto mi diede un disinganno retrospettivo.
+
+«O voi progettavate già quel matrimonio quando dicevate d'amarmi; e
+tutta la vostra lealtà ch'io ammiravo non era che una finzione.
+
+«O quella nuova simpatia era nata dopo il vostro attacco di spinite
+(la lettera che me lo annunciava era in data del 24 ottobre), e vi era
+bastato un mese per dimenticar me, innamorarvi di un'altra, rinunciare
+alle vostre prevenzioni contro il matrimonio, sposarla, ed imprendere
+il viaggio da nozze.
+
+«Dunque, quelle vostre passioni impetuose, ch'io aveva preferito al
+serio amore di Welfard, non erano che fuochi di paglia, splendenti, ma
+fuggevoli e senza calore.
+
+«Quella scoperta distruggeva anche il passato. O mi avevate amata
+leggermente, o non mi avevate amata mai.
+
+«Non stetti a fare altri commenti. Non m'informai di null'altro, non
+cercai più di vedervi.
+
+ * * * * *
+
+(Nota di Max.--Ero stanco, disgustato di me e della mia vita, dopo
+aver scritto a Fulvia quell'ultimo biglietto.--Quell'amore
+contrastato, che avevo combattuto in me stesso per rispetto all'onestà
+di lei, mi aveva fatto riflettere ai pericoli de' miei amori, a slanci
+impetuosi e fuggevoli.--Era tempo di mettermi al sodo. Avevo
+trent'anni. Se Fulvia fosse stata libera avrei sposato lei. Ma era
+vincolata ad un altro, e voleva condannarmi pel resto de' miei giorni
+alla parte burlesca d'un amante epistolare.--Ne sposai un'altra).
+
+ * * * * *
+
+«Il giorno 28 m'imbarcai.
+
+«Durante il viaggio di mare, di cui m'ero fatta un'idea delle più
+poetiche, stetti sempre male.--Tutte le passeggiere, e molti
+passeggieri soffrivano come me. Sembrava un ospitale di colerosi.
+
+«Non eravamo in pensiero che di quanto ci convenisse mangiare e bere,
+e del come dovessimo coricarci per soffrir meno.
+
+«Quelle continue preoccupazioni della vita materiale sopivano tutte le
+mie facoltà contemplative.
+
+«Non mi sono mai assorta sul ponte al chiaro di luna ad ammirare
+l'immensità del cielo e del mare. Per soffrir meno bisognava sdraiarsi
+prima di cominciare la digestione. Ed io levandomi da tavola correvo
+alla mia cabina, e mi mettevo a letto.
+
+«Giunsi in America magra, debole e spoetizzata.
+
+«Ebbi subito a studiare lo spartito che dovevo cantare. Però la voce
+si ristabilì presto, e quando andai in iscena ebbi un grande successo.
+
+«Ma la corda dell'ambizione s'era spezzata nel mio cuore con quella
+dell'amore. Non c'è ombra di egoismo nel mio carattere. La gloria di
+cui nessuno gode per me, mi è indifferente.
+
+«Que' serii _yankee_ che mi facevano la corte, e mi parlavano d'amore,
+mi sembravano una goffa parodia del mio bel Gualfardo.
+
+«Mi provai a ricevere un poco, e ad andare in società. Ma dove erano
+riuniti due uomini, era sicuro che s'udiva presto parlare d'affari. Mi
+annoiai a morte.
+
+«E tuttavia il ritorno in Europa non mi sorrideva. Sentivo di esservi
+omai straniera, perchè nessun affetto mi vi richiamava.
+
+«E poi avevo lo spavento di trovare Welfard ammogliato. Io avevo agito
+male con lui; si credeva tradito. Aveva ragione d'essersi allontanato
+da me. Ed omai erano trascorsi molti mesi dalla nostra separazione. Se
+si fosse ammogliato, io non avrei avuto nessuna ragione di biasimarlo;
+ma sentivo che non avrei avuto il coraggio di sopportarlo.
+
+«Mi domandavo continuamente:
+
+«A che serve la mia vita? A chi sono utile? A chi sono cara? Chi posso
+amare? Per chi studio e lavoro?
+
+«E sentivo il vuoto, l'inutilità della mia esistenza, e mi facevo
+sempre più misantropa, e desideravo di morire.
+
+«Per lunghi mesi ho agitato a mio modo la grande questione di Amleto:
+_Essere o non essere_.
+
+«E decisi di _non essere più_.
+
+«Ma, dietro la pace e la solennità della morte, mi apparvero le cento
+figure goffe e pettegole delle cronache dei giornali, coi loro
+commenti indiscreti ed il loro biasimo pedante.
+
+«Allora tentai un'ultima prova. Feci toletta come una civettuola; mi
+studiai di esser bella e di piacere, e mi _slanciai_ nel mondo decisa
+di innamorarmi, se fosse possibile.
+
+«Imposi a me stessa di prestare attenzione a quanti mi corteggiavano
+per sorprendere il primo barlume di preferenza.
+
+«Scontrai un uomo d'ingegno, che aveva viaggiato molto. Era bello;
+parlava bene; aveva uno spirito acuto, ed una voce appassionata. Era
+poeta, e mi dedicò dei versi belli di quella tranquilla poesia della
+verità e del sentimento, a cui s'inspira la letteratura inglese. Mi
+corteggiava, senza affettazione, senza chiasso.
+
+«Mi lasciai corteggiare; feci delle chiacchere sentimentali, cercai di
+esaltarmi; ma dopo alcuni giorni mi accorsi che sprecavo tempo e
+fatica. Ero perfettamente fredda.
+
+«Rinunciai tosto a quella commedia inutile. Più tardi mi accorsi che
+il bel poeta mi amava realmente, e soffriva del mio strano procedere.
+
+«Allora mi rimproverai d'essere stata egoista; compresi che non avevo
+diritto di giuocare coi sentimenti d'un altro per misurare i miei; di
+lusingare un cuore confidente, dacchè non potevo più amare che la
+memoria del mio perduto Gualfardo.
+
+«Oh! a me sì che s'attaglia veramente la parabola della spinite!
+
+«Una volta più mi sentii sola, inutile, finita; ed ho deciso di
+morire.
+
+«Ma voglio evitare tuttoquanto può avere di drammatico il suicidio
+d'una signora. Nella morte cerco il fine d'una vita insoffribile, e
+non il rimpianto del mondo. Voglio che nessuno possa sospettare nella
+mia morte un suicidio. Se un cadavere rimane alla curiosità degli
+uomini, essi strapperanno alle sue viscere fredde il segreto che l'ha
+ucciso.»
+
+
+
+
+XXXVII.
+
+
+Qui finivano le memorie di Fulvia che ricevetti in un piego da
+Chamounix il giorno 20 agosto. Ad esse erano aggiunte le poche righe
+seguenti in data di Chamounix.
+
+«Dopo averci pensato a lungo, ho trovato.
+
+«Giunsi a Torino il giorno tre d'agosto dopo otto mesi di assenza.
+Avevo il mio progetto già fatto.
+
+«Rividi alcuni conoscenti, alpinisti valenti ed appassionati.
+
+«Manifestai una smania irresistibile di salire sul Monte Bianco. Li
+pregai di trovarmi una compagnia, di dirigermi nelle spese da farsi,
+ecc.
+
+«Questa stranezza parve assai naturale in una signora giunta or ora
+dall'America, dove gli originali ed i _touristes_ sono produzioni del
+suolo.
+
+«Pochi giorni dopo mi annunciarono che due giovani alpinisti, loro
+amici, si disponevano a salire sul Monte Bianco, alla metà d'agosto.
+Essi erano già nella prossimità di Chamounix.
+
+«Telegrafammo interrogandoli se mi volessero per compagna.
+Accettarono. Li raggiunsi qui a Chamounix ieri a sera. Oggi mi occupai
+di tutte le provviste necessarie alla salita. Ho degli stivali con
+ventisei chiodetti, appuntati come diamanti. Ho dei bastoni ferrati,
+dei veli verdi, degli occhiali imbottiti; tutto un carico di roba per
+preservare la vita.
+
+«Chi potrebbe dire che io vado a morire?
+
+«Eppure così è. Troverò un crepaccio che m'inghiotta, una valanga che
+mi travolga; ruinerò da un precipizio; mi getterò a capo fitto in una
+gola; dove sono tanti i pericoli, s'incontra la morte ad ogni passo;
+il suicidio è facile e segreto. Da quella gita non tornerò.
+
+«Ho domandato di Gualfardo; non è più a Torino. Dov'è? Non ne so
+nulla. Non lo vedrò mai più.
+
+«Ho preso meco le sue lettere; tutte le sue lettere, ed il suo ultimo
+biglietto che mi annunciava la morte del babbo. Quelle lettere che mi
+parevano tanto fredde, e che ora mi sono tanto care. Esse
+riscalderanno il mio povero cuore gelato tra le nevi del Monte Bianco.
+
+«Non imposterò queste carte per voi se non al momento di partire per
+la grande ascensione, da cui non tornerò più. Quando le riceverete
+avrò già cessato di vivere.
+
+«Cambiate i nomi, e poi pubblicate le mie memorie. Ma non questa
+lettera. Non tradite per ora il segreto della mia morte.»
+
+«FULVIA.»
+
+
+
+
+XXXVIII.
+
+
+Il piego delle memorie di Fulvia mi era giunto la mattina del 20
+agosto. Ero nel mio studio. Lo apersi; ma appena mi accorsi che era
+cosa estranea agli affari, malgrado la viva curiosità che m'inspirava,
+lo misi da parte. Ero sovraccarico di lavoro; da otto giorni avevo
+molto trascurato il mio studio, per occuparmi quasi esclusivamente
+della mia camera nuziale, dove, dopo nove mesi e qualche giorno di
+matrimonio, un bel bambino faceva echeggiare in suono di pianto la sua
+voce robusta.
+
+Era la prima gioia viva che avessi provata dopo il mio matrimonio.
+Quel vagito potente aveva rimosso qualche cosa in fondo al mio cuore.
+Avevo abbracciato mia moglie con un senso di profonda riconoscenza.
+
+Poi era venuto il battesimo, poi le congratulazioni, la ricerca della
+nutrice, il suo arrivo in casa, le disposizioni da prendere, le
+raccomandazioni, e finalmente la partenza del bimbo colla nutrice,
+avvenuta quella mattina stessa di buon'ora.
+
+Mia moglie aveva superata felicemente quella prima crisi materna.
+Tutto era ritornato in calma nella mia casa, ed io ero tornato allo
+studio, ansioso di riguadagnare il tempo perduto.
+
+Ero contento, di quella contentezza senza trasporto, che si riscontra
+nei matrimonii dove non manca nè l'agiatezza, nè la salute, nè la
+gioventù, nè la pace. Se l'amore vi avesse posta la sua scintilla
+ardente e luminosa, sarei stato felice; così non ero che contento. Ma
+ero contento e lavoravo; lavoravo già per mio figlio. Uscendo dallo
+studio alle cinque, passai a salutare mia moglie che stava ancora in
+camera, poi andai a pranzo, e quand'ebbi preso il caffè e licenziata
+la cameriera, mi adagiai comodamente in una poltrona presso il
+balcone, ed apersi il manoscritto di Fulvia, di cui avevo riconosciuto
+la scrittura fin dalla busta, dicendo tra me:
+
+«--Se avessi sposato Fulvia, questi giorni avrei pranzato nella sua
+camera, sopra un tavolino piccolo piccolo, accanto al suo letto.
+
+Quella lettura mi trasportava, mi commoveva, m'irritava volta a volta,
+m'interessava sempre.--Molte volte rilessi un periodo che mi
+riguardava, e rimasi assorto cogli occhi fissi alle finestre della
+casa di contro, pensando con un misto di gioia e di rimpianto, quanto
+ero stato amato.
+
+L'incontro inavvertito di Fulvia a Genova durante il mio viaggio di
+nozze, mi vendicò un momento di tutti i sarcasmi ch'ella aveva
+lanciati alla mia povera metafora della spinite.
+
+Ma la sua poca curiosità riguardo al mio matrimonio e quelle parole:
+_M'ero accorto che eravate un marito ed una moglie_, le quali, senza
+parere, avevano un fondo di canzonatura, mi irritarono al sommo grado.
+
+Così quella lettura procedette lenta; avevo acceso il lume da un
+pezzo, ed il mio orologio sonava le dieci e mezzo, quando giunsi
+all'ultima pagina a cui era incollata la lettera, fredda, amara,
+disillusa come il pensiero del suicidio.
+
+Benchè fossi da otto giorni, quello che Fulvia soleva chiamare
+derisoriamente, _un buon uomo ammogliato con prole_, tutto il mio
+sangue ribollì al leggere quella lettera, come il sangue di un
+giovinotto.
+
+Mi alzai, presi il cappello in furia come se dovessi andare di quel
+passo sul Monte Bianco a trattenere Fulvia sull'orlo d'un precipizio.
+
+Al momento d'uscire m'accorsi che ignoravo completamente dove andassi.
+Allora pensai a confrontare le date. Ma tra la mia grande agitazione,
+tra l'abitudine di Fulvia di non precisarle, non mi riuscì di
+comprendere perfettamente da quanti giorni quella lettera fosse
+scritta.
+
+Una cosa però era sicura. Che Fulvia non voleva impostarla che al
+momento d'imprendere la salita; e però, se il piego era giunto a me,
+Fulvia era partita al tempo stesso per la sua triste destinazione; ed
+a quell'ora..... Un brivido mi corse nelle vene.
+
+Questa volta uscii di corsa sapendo perfettamente dove andare. Al mio
+_club_ si ricevevano moltissimi giornali, e c'erano degli alpinisti
+appassionati che raccoglievano tutte le notizie di ascensioni
+pericolose.
+
+Ma nulla di notevole, e sopratutto nessuna disgrazia aveva
+accompagnato le ultime gite al Monte Bianco.
+
+Questo non mi calmò. Conoscevo il carattere di Fulvia. Profondamente
+onesta, era incapace di avermi scritto una cosa che doveva
+addolorarmi, senza essere ben decisa a quanto annunciava.
+
+D'altra parte la lentezza e la calma con cui aveva presa quella
+risoluzione, la freddezza con cui ne parlava, provavano la sua
+profonda delusione, lo sconforto che le era entrato nel cuore.
+
+Fulvia, malgrado le angoscie del dubbio, che sono l'eterno tormento
+dell'umano pensiero, era profondamente religiosa. Il materialismo,--che
+per lei era la mortalità dell'anima, il nulla,--le faceva orrore.
+
+Tuttavia la sua religione non poteva averla trattenuta dal passo
+fatale che mi annunciava. Altre volte avevamo parlato del suicidio.
+Ella non lo credeva una colpa, in una persona che non è utile a
+nessuno sulla terra.
+
+«--È un atto di coraggio, mi diceva. Quelli che chiamano il suicidio
+una viltà non possono esserne convinti. Mi sembrano certe mamme che
+dicono ai loro bimbi: «Badate a non far capricci, perchè codesto fa
+diventar brutti.»--Essi dicono alle masse: «Se qualcuno di voi si
+uccide, il mondo lo chiama vile.» Ma è un inganno pietoso che gettano
+dall'alto della loro sapienza a noi ignoranti, per impedirci di
+ucciderci. L'attaccamento alla vita e il terrore dell'ignoto sono due
+istinti possenti in noi. Anche i più entusiasti credenti provano un
+senso di ribrezzo istintivo al momento di rinunciare al loro modo di
+essere attuale, sebbene credano con certezza che continueranno ad
+esistere sotto forme migliori. Ci vuol dunque del coraggio per
+superare tutte codeste ripugnanze e rinunciare volontariamente alla
+vita.»
+
+Questi brani di discorsi sconnessi, queste opinioni avventate, mi
+tornavano in mente orlati a nero come tanti documenti funebri,
+comprovanti la morte di Fulvia.
+
+Ed intanto andavo come un matto per Milano. Entravo nei teatri senza
+pensarci, arrivavo in platea coll'occhio fisso e i capelli ritti, ed a
+mezzo d'un pezzo musicale, o d'una scena drammatica che teneva
+l'uditorio affascinato, urtavo dieci persone per raggiungere un
+conoscente, a cui domandavo con affanno:
+
+--Non sai che sia avvenuta qualche disgrazia sul Monte Bianco?
+
+Il pubblico mi zittiva; e l'interrogato mi tastava il polso fingendo
+di prendermi la mano, e mi offriva di accompagnarmi a casa, con quella
+voce carezzevole, che teniamo tutti in serbo per parlare ai malati ed
+ai matti.
+
+Non so quante volte mi ricondussero così, ed io tornai sempre ad
+uscire, con quell'idea insistente come una mania, finchè trovai tutto
+chiuso, caffè, teatri, clubs, e neppur l'ombra d'un individuo nelle
+strade a cui domandare le ultime notizie del Monte Bianco.
+
+Suonavano le quattro del mattino, quando traversando, forse per la
+decima volta, la galleria, mi trovai ad un tratto possessore di
+quest'idea:
+
+Andare a Chamounix!
+
+Di là Fulvia aveva scritto pochi giorni innanzi. Di là era partita per
+la sua ascensione funesta. Là potrei immancabilmente sapere le
+circostanze dolorose della sua fine.
+
+Corsi a casa per prendere del denaro.
+
+La cameriera era alzata.
+
+«--La signora è inquieta, mi disse. S'è coricata, ma non volle dormire
+finchè ella fosse tornato.
+
+In quel momento ero col pensiero a centomila leghe da mia moglie. Non
+mi sentivo in istato di sopportarne la presenza, che non mancherebbe
+di essere accompagnata da un importuno interrogatorio. Risposi alla
+cameriera:
+
+«--Dille che un affare urgentissimo m'ha trattenuto fuori finora, e
+che debbo uscir subito ancora, perchè sono aspettato da un mio
+cliente. Che vado in campagna con lui per esaminare dei documenti, e
+resterò fuori alcuni giorni.
+
+Ed entrai nel mio studio, presi del denaro in fretta, e senza portar
+meco neppur un goletto, uscii di nuovo.
+
+«--Max! mi gridò mia moglie dal suo letto udendomi passare nel
+corridoio.
+
+Nel lampo d'un pensiero comparai la Fulvia passionata ed entusiasta a
+quella comoda moglie che si limitava a chiamarmi dalle sue tepide
+lenzuola, senza che l'annuncio della mia partenza le desse la forza
+d'infilare le pianelle. Ed il cadavere gelato fra i crepacci del Monte
+Bianco mi parve meno freddo di mia moglie. Tuttavia entrai, la baciai
+in fretta e le dissi:
+
+«--Mi tocca partire; non moverti, potresti infreddarti, addio.
+
+E via a precipizio.
+
+Partii col primo treno. Mi cacciai in un angolo del convoglio e
+rilessi tutto il manoscritto di Fulvia, senza risentire più il menomo
+senso di amarezza o di risentimento.
+
+Ora che sapevo a che fine l'aveva condotta il mio amore, sentivo la
+sua superiorità ed i miei torti.
+
+Povera Fulvia! quanto mi amava! e come nobilmente m'amava! Perchè non
+avevo saputo renderle quell'amore passionato ch'ella sognava e che
+meritava tanto. Contenderla al suo fidanzato, al suo dovere, a lei
+stessa? Povera Fulvia! Come sarei stato felice con lei! E sospiravo
+sul mio stato presente; e quei sospiri la vendicavano.
+
+Non tenni conto del tempo, dei cambiamenti di treno, delle fermate, di
+nulla.
+
+Non avevo che un pensiero: «Fulvia.» E lo elaborai per tutto il
+viaggio. Non attendevo che una parola: «Chamounix.»
+
+Finalmente, quando Dio volle, senza saper come, mi trovai arrivato.
+
+Scesi all'albergo, e per prima cosa m'informai se non erano accadute
+disgrazie nelle ultime salite al Monte Bianco.
+
+--No, nessuna disgrazia.
+
+Là almeno non mi credevano pazzo. La domanda era naturale. Potevo
+avere un fratello, un babbo, un figlio alpinista, di cui mi mancassero
+notizie.
+
+--Ma dal principio del mese non c'erano state ascensioni?
+
+--Sì, parecchie.
+
+--Non avevano veduta una signora?
+
+--Una signora? Sì, più d'una.
+
+--E... non era perita quella signora sul Monte Bianco?
+
+--No. L'albergatore non lo credeva. Non s'era parlato di una
+disgrazia.
+
+--Le guide! Volli vedere le guide.
+
+Ne furono chiamate parecchie. Due avevano accompagnata una carovana in
+cui erano delle signore. Ma nessuna era rimasta vittima.
+
+Volli dare i connotati di Fulvia; ma non si ricordavano. Mi risposero
+dei sì e dei no contradditorii.
+
+Ma forse Fulvia s'era vestita da uomo. Non l'aveva scritto; ma poteva
+averlo fatto. Rilessi il brano della lettera dove accennava di volo al
+suo equipaggio da alpinista.
+
+Non mi diceva nulla. Quegli oggetti potevano servire con entrambi i
+costumi.
+
+Il tempo era delizioso per una salita, e le guide, che s'erano credute
+chiamate per una buona giornata, s'annoiarono di trovare soltanto un
+importuno interrogatore. Mi risposero di mala voglia, e con un'aria di
+canzonatura male dissimulata.
+
+Una cosa era certa; che non si contava nessuna vittima nelle
+ascensioni di tutto il mese.
+
+Fulvia ha cangiato progetto, pensai. Trovandosi in paesi sconosciuti,
+tra i villaggi, dove il giornalismo non è là a raccogliere i fatti di
+ogni giorno per alimentare la sua cronaca indiscreta, avrà trovato
+modo di finire la sua vita senza esporsi ad essere salvata dalla
+generosità de' suoi compagni di viaggio.
+
+Questo pensiero mi scoraggiò. Dove, come scoprirla?
+
+Partii per Torino. Appena arrivato mi feci condurre in via Roma al n.
+10. Ma dal novembre antecedente quell'alloggio era stato licenziato da
+Fulvia, che aveva venduto il mobiglio, ed era partita per l'America.
+
+Nei pochi giorni che era stata a Torino al suo ritorno, era stata ad
+un albergo. Ma quale? E che cosa avrei potuto saperne? Non era
+supponibile che avesse fatte delle confidenze all'albergatore.
+
+Inoltre aveva scritto a me da Chamounix. Il suo nuovo progetto adunque
+non poteva essere nato che là. La mia gita a Torino era stata
+perfettamente insensata. Un istante mi venne l'idea di ricorrere agli
+uffici di questura. Ma mi parve di oltraggiare la memoria di Fulvia,
+che aveva voluto circondare di tanto mistero la sua morte.
+
+Qualunque sia l'impeto che ci spinge ad una corsa precipitosa,
+qualunque sia l'esito ed i sentimenti che ne riportiamo, si finisce
+sempre per tornare a casa.
+
+Tra andare, venire, interrogare, almanaccare, piangere in segreto,
+disperarmi, ero stato fuori sette giorni.
+
+La mattina dell'ottavo, triste, irritato, disgustato del mio passato e
+del mio presente, con un profondo tedio nell'anima, ripresi alla
+stazione di Porta Nuova il treno per Milano.
+
+
+
+
+XXXIX.
+
+
+Giunsi a Milano il 30 agosto a mezzodì, con un caldo soffocante, un
+sole infuocato.
+
+Nello stato d'animo in cui mi trovavo non potevo sopportare il
+pensiero di accogliere il tranquillo _benvenuto_ di mia moglie.
+
+Avevo una chiave del mio studio, dove potevo entrare per una porta
+attigua a quella dell'alloggio. Mi rifugiai nel mio studio senza
+entrare in casa.
+
+A quell'ora i commessi erano a colazione.
+
+Sedetti allo scrittoio su cui erano disposte in ordine di data le
+lettere venute durante la mia assenza.
+
+Tra quelle soprascritte non ne vidi che una. Una trammezzo a tutte,
+che era giunta tre giorni innanzi.
+
+Una lettera di Fulvia!
+
+Un freddo sudore m'imperlava la fronte in quell'ardente meriggio
+d'agosto.
+
+Una lettera di Fulvia! Era viva; ricuperata dopo l'agonia di quei
+giorni in cui l'avevo creduta morta, ed avevo pensato a lei con tutto
+l'amore che giustifica la inviolabile solennità della tomba; era viva
+e mi scriveva.... Ed io era un buon uomo ammogliato con prole!
+
+Mi sentivo sull'orlo di un precipizio; un precipizio verdeggiante,
+attraente come quelli cui sognava Fulvia sul Monte Bianco. Volsi un
+pensiero di compianto a mia moglie... ed apersi e lessi la lettera.
+
+«Massimo,
+
+«Non v'impaurite. Non è dall'altro mondo che vi scrivo. No; è da
+questo mondo bello, dalla terra verdeggiante, dal cielo azzurro,
+dall'aria pura e serena, da questo mondo di luce, in cui si aspira la
+vita e la felicità, in cui si ama e si è amati!»
+
+Posai la lettera e mi alzai a passeggiare nello studio facendomi aria
+coll'istruttoria d'un processo civile. La gioia mi soffocava. Neppure
+nei più bei giorni passati, Fulvia non mi aveva mai scritto con tanto
+trasporto.
+
+La dolcezza acre ed inebriante del pomo di Eva mi saliva alla gola, e
+mi dava alla testa.
+
+O lettore, lettore!.... Tornai a leggere.
+
+«Avete ricevuto il piego colle mie memorie? Oh Massimo! Erano cattive
+le ultime pagine delle mie memorie; perdonatemi, avevo il freddo nel
+cuore.»
+
+Ed io in quel momento ci avevo un incendio!
+
+«Non fu una commedia, vedete. Sapete pure che io non mento. Allora
+volevo realmente morire. Non speravo più che l'amore potesse farmi
+rivivere, ed adorare la vita. Oh come sono, come voglio essere felice!
+
+«Avevo il freddo nel cuore, ed ero decisa a morire. Ma per verità la
+mia inesperienza m'aveva fatto credere la cosa più facile che non
+fosse in realtà. Trovai a Chamounix un capo delle guide, a cui le
+guide ch'egli mi assegnò si resero in certo modo responsabili della
+mia persona. Poi delle corde, catena inesorabile di sicurezza, con cui
+debbono legarsi insieme guide e viaggiatori nei punti in cui il suolo
+è più pericoloso.
+
+«Ad ogni modo, pensavo che troverei sempre una gola spalancata, o
+quanto meno un ripido declivio per lasciarmi precipitare in un momento
+di libertà. Le stesse cautele mi guarentivano la certezza dei
+pericoli. Soltanto decisi di compiere l'ascensione, di godere ancora
+quell'ultimo solenne spettacolo, e di studiare la via, di scegliere
+coraggiosamente il mio punto, e di lasciarmi precipitare soltanto
+nella discesa, quando mi fossi ben accertata che la caduta sarebbe
+mortale.
+
+«Nulla mi spaventava di più che l'idea d'esser rialzata, mezzo gelata,
+colle gambe rotte, per passare anni ed anni di dolorosa inedia,
+sopravvivendo miseramente a me stessa.
+
+«I due compagni di viaggio che avevo trovati a Chamounix erano due
+capi scarichi. Non avevano nessuna individualità. Uno _posava_, e
+l'altro l'imitava. Erano di quelle persone nulle, che si praticano,
+che si chiamano oneste, perchè in ogni occorrenza possono mostrar la
+fedina criminale, e provare che non hanno mai avuto maglia a partire
+colla giustizia; ma non valgono la pena di essere studiati più di
+così.
+
+«Tuttavia, ero raccomandata ad essi, dovevamo fare la salita insieme,
+erano volgarmente cortesi, e di buon umore, e si stabilirono tra noi
+quei rapporti di apparente cordialità che erano inevitabili in quelle
+circostanze.
+
+«Partimmo animati da un vero entusiasmo.--Quando alla Pietra della
+Scala vidi che si passavano le corde per legarci tutti insieme colle
+nostre guide prima d'entrare nel ghiacciaio dei Bossons, incominciai a
+domandarmi seriamente, come era possibile di precipitare in un abisso
+con quelle precauzioni. Quest'idea mi preoccupò pel resto del viaggio
+fino ai Grand-Mulets. Avevo traversato ponti di neve larghi appena
+come il piede di un uomo; avevo costeggiato precipizi di cui non si
+vedeva il fondo; ma le guide erano là colla corda tesa. Se il ponte
+fragile si fosse spezzato sotto un urto violento del mio piede, se
+avessi scivolato entro la gola spalancata d'un precipizio, avrebbero
+tirato la corda, m'avrebbero tenuta sospesa, e sarei stata salva.
+
+«Ai Grand-Mulets trovammo una specie di casupola dove entrammo, per
+mangiare e riposarci. Non dovevamo riprendere la grande salita che
+dopo la mezzanotte.
+
+«All'entrare in quella capanna indietreggiai spaventata. Credetti
+vedere uno spettro. Era una grande figura d'uomo colle gambe nascoste
+entro immensi stivali che salivano sino al ginocchio, un ampio
+soprabito a lungo pelo che dissimulava le forme del corpo;--ed uno di
+quegli orribili _passa-montagne_ di lana scura, che usano i
+viaggiatori di professione nei lunghi viaggi di notte, gli copriva
+intieramente il capo ed il volto.
+
+«I miei compagni di viaggio non ne fecero meraviglia.
+
+«--Qui è il luogo delle stranezze, mi dissero. I _touristes_ sono
+tutti stravaganti, e quando non lo sono vogliono parerlo.
+
+«Quello strano personaggio era accompagnato da due guide.
+
+«--Il signore sale al Monte Bianco? domandò quello fra i miei compagni
+che _posava_ per edificazione dell'altro.
+
+«L'interrogato guardò una delle sue guide, che rispose per lui:
+
+«--Il signore non parla che tedesco. È stato già sul Monte Bianco; ne
+discende.
+
+«I miei compagni non sapevano il tedesco e rinunciarono a conversare
+collo straniero. Si disposero a mangiare; ma, sia l'agitazione della
+salita che si sta per imprendere, sia il freddo intenso, non si può
+mangiare a quell'altezza. Il loro appetito non fece onore alla
+straordinaria potenza di stomaco di cui s'erano vantati.
+
+«In compenso bevvero enormemente.
+
+«Quanto a me non ero preoccupata che dalla mia grande idea, e dissi:
+
+«--Non comprendo come possano avvenire disgrazie sul Monte Bianco,
+dacchè, appena il suolo è pericoloso, i viaggiatori si legano colle
+corde di sicurezza.
+
+«Allora tra i miei compagni e le guide si fecero ad enumerarmi una
+schiera di vittime, quali scoperte sotto una valanga che le aveva
+sepolte, quali scivolate da un'altura vertiginosa, e trovate
+agghiacciate sopra una sporgenza del monte.
+
+«--Si trovano dunque sempre i cadaveri? domandai.
+
+«--Quasi sempre, rispose una guida.
+
+«--Ed allora?
+
+«--Allora si frugano, si cerca dalle loro carte di sapere il loro
+nome, si annuncia il fatto; i giornali lo pubblicano, e, se hanno una
+famiglia, ne viene informata. E la guida compiacente proseguiva a
+narrare di una signora venuta tre anni innanzi dal fondo
+dell'Inghilterra a cercare il cadavere di suo figlio, per portarlo a
+giacere eternamente nella tomba di famiglia accanto a suo padre.
+
+«--Ma quello è stato un suicidio--soggiunse.
+
+«--Un suicidio!--esclamai.--Come lo sapete?
+
+«--Dalle carte che si trovarono sul cadavere.
+
+«Era un bel giovane. Ricco come Rotschild e nobile come un re. S'era
+messo in testa d'essere un gran genio musicale, ed era venuto in
+Italia per studiare. Quella primavera aveva compiuto la sua opera, che
+credeva un miracolo. Egli ne aveva parlato tanto; aveva creato una
+grande aspettazione, si figurava di diventare da un giorno all'altro
+un grand'uomo. Invece la sua opera era caduta. Allora aveva voluto
+morire; era salito sul Monte Bianco, e giunto al grande
+altipiano,--mentre guide e viaggiatori si riposavano facendo
+colazione,--egli si era allontanato verso sinistra, dalla parte delle
+Roccie Rosse, e si era precipitato in un crepaccio, da cui fu tratto a
+grande stento cadavere, stecchito, come una massa di ghiaccio.--Tutto
+questo mi disse la guida in un lungo racconto.
+
+«Un altro aveva avuto prima di me l'idea del suicidio sul Monte
+Bianco. Non c'è nulla di nuovo sotto il sole.
+
+«Questo contrariava il mio progetto. Io non avevo pensato al
+ritrovamento ed allo spoglio del cadavere. Contavo rimanere sepolta
+tra quei ghiacci eterni, e, come vi dissi, avevo portato meco le
+lettere di Gualfardo, l'unica cosa che amassi ancora sulla terra,
+perchè fossero eternamente con me.
+
+«Le avevo riunite in un piego, e, non so per quale sfogo dell'anima,
+in quel momento d'emozione suprema, ci avevo scritto:
+
+«Gualfardo! Per quanto t'ho amato, per quanto ho sofferto, perdonami
+di non renderti questi ultimi preziosi ricordi, perdonami di
+seppellirli con me fra quei ghiacchi eterni, da cui ti volgerò il mio
+ultimo pensiero; dove morendo per te, ti benedirò pel bene che hai
+fatto al mio povero babbo, pel male ch'io t'ho fatto, pel tuo nobile
+cuore. Perdonami, Gualfardo, perdonami. T'ho amato troppo tardi, ma
+t'ho amato fino a morire per te.»
+
+«Quel piego era accuratamente avvolto in una busta di tela cerata e
+suggellato. Se lo trovavano su di me, la mia dichiarazione scoprirebbe
+il mio segreto, e tutto quanto avevo fatto per evitare la pubblicità
+indiscreta ed oltraggiosa, diverrebbe inutile.
+
+«Era necessario ch'io mi privassi di quelle lettere, che le rendessi a
+Gualfardo. Sulla sua discrezione potevo contare.
+
+«Ma come fare? Affidarle a' miei compagni di viaggio o alle guide, era
+quanto dire che volevo morire; essi mi veglierebbero, desterebbero
+l'allarme intorno a me. Era ancora la pubblicità, ed una pubblicità
+vergognosa, che svelerebbe il mio progetto prima che fosse compiuto, e
+lo impedirebbe.
+
+«A quelle somme altezze, ed in quelle supreme circostanze, ebbi
+un'audacia che non avrei avuta mai nella vita d'ogni giorno. Pensai a
+quello straniero che parlava soltanto il tedesco, e scendeva già dal
+gran monte.
+
+«I miei compagni, dopo aver bevuto assai più che non avessero
+mangiato, s'erano distesi sui loro materassi e dormivano. Delle guide,
+alcune dormivano pure, altre passeggiavano fuori della capanna, forse
+attratte dallo splendido orizzonte che il crepuscolo avvolgeva ne'
+suoi raggi fiammanti.
+
+«Mi accostai risolutamente allo straniero, e gli dissi in tedesco:
+
+«--Signore, sono una donna sola, ed ho bisogno di un uomo d'onore.
+Posso contare su di voi?
+
+«--Contate, mi rispose.
+
+«Non era che una parola, ma il tuono con cui era detta era più
+rassicurante d'un giuramento; e, cosa strana, la voce di quell'ignoto
+mi parve commossa.
+
+«Ma la stranezza del luogo, il pericolo cui andavamo incontro, la mia
+stessa esaltazione che doveva esser vicina al delirio per avermi
+indotta a quel passo, giustificavano a' miei occhi la sua emozione.
+
+«Io soggiunsi, sempre nella bella lingua di Welfard che parlavo con
+amore perchè l'avevo imparata da lui:
+
+«--Quando si va incontro ad una salita pericolosa come quella a cui mi
+dispongo, bisogna prevedere tutto, anche il peggio. Potrebbe darsi che
+mi cogliesse una disgrazia, che non tornassi più. Non ci avevo pensato
+prima. Ho meco un piego che non mi appartiene. Vorreste farlo avere a
+Torino al Consolato Tedesco perchè lo mandi alla persona che deve
+riceverlo, e ch'io non so dove si trovi?
+
+«Così dicendo porgevo il prezioso piego.
+
+«--Non ha indirizzo;--osservò l'incognito; e la sua voce era così
+fioca e tremante, che pareva sul punto di svenire.
+
+«Quella faticosa salita lo aveva sfinito.
+
+«--Non ho meco una matita per scriverlo. Ma dirò l'indirizzo a voi, e
+voi lo metterete.
+
+«Ma all'atto di pronunciare così, davanti ad uno sconosciuto, quel
+nome tanto caro, di staccarmi da quelle lettere senza averle di mia
+mano dirette a lui, mille diffidenze mi sorsero in cuore;--ed
+esclamai:
+
+«--Oh se potessi scriverlo!
+
+«Lo straniero aperse il suo soprabito, trasse un portafogli, ne levò
+una matita e me la porse.
+
+«Quell'ultima esclamazione, quasi involontaria, m'era sfuggita in
+italiano. Non la rivolgevo a lui, ma a me stessa; non avevo cercato di
+farmi comprendere.
+
+«Come mai mi aveva compresa, egli che non conosceva l'italiano?
+
+«In tutt'altro momento questa contraddizione mi avrebbe colpita. Ma
+nell'esaltazione di quell'ora non ci pensai.
+
+«Presi quella matita e scrissi sul mio piego:
+
+«_Welfard Herbert. Raccomandata al Consolato Tedesco in Italia._
+
+«Egli prese il piego senza parlare, e s'avviò per uscire dalla
+capanna. Io mi spaventai, e trattenendolo esclamai angosciosamente:
+
+«--Sul vostro onore....
+
+«--Sul mio onore, l'avrà; rispose con voce tremante; poi senza
+voltarsi uscì.
+
+«Allora, priva di quelle lettere che mi ero avvezza a stringermi sul
+cuore come un ricordo di lui, come parte del mio passato, mi sentii
+sola; sola in faccia alla morte. Ero seduta accanto alla tavola. Mi
+nascosi il volto tra le braccia, e piansi amaramente.
+
+«Rimasi a lungo così, immersa nel mio dolore.
+
+«Ad un tratto sentii prendermi alla vita e mi alzai spaventata.
+
+«Ma un braccio energico mi trattenne, mentre una voce ben nota, troppo
+nota, e profondamente commossa mi diceva:
+
+«--Fulvia, perdonatemi!
+
+«Era lo sconosciuto che aveva deposto il suo orribile
+_passa-montagne_; era Gualfardo.
+
+«Era Gualfardo inginocchiato accanto a me. Gli ultimi raggi del
+crepuscolo entrando per una stretta finestra segnavano una striscia
+nell'oscurità della capanna, e rischiaravano il suo volto. Vidi quei
+begli occhi che mi guardavano con infinito amore, ed erano pieni di
+lagrime.
+
+«--Welfard! mormorai. E mi strinsi al cuore la sua bella testa, e le
+nostre labbra si cercarono, e piangemmo insieme.
+
+«--Mia Fulvia; mia amante; mia sposa; susurrava Gualfardo stringendomi
+le mani. Dimmi che vivrai, che vivrai per amarmi; per esser mia; per
+non lasciarmi mai più.
+
+«--Ma tu, Welfard, potrai tu perdonarmi il mio torto, potrai tu amarmi
+ancora?
+
+«--Oh cara, mi rispose col dolce accento passionato de' nostri primi
+abboccamenti del collegio, non sai che t'ho amata sempre? Non sai che
+neppure un'ora ho dubitato della tua onestà? Era il tuo cuore che mi
+sfuggiva; ma io sapevo che tornerebbe; ed ho lasciato tempo al tuo
+cuore di tornare a me. Quei due giorni fatali che passasti a Milano,
+io non t'ho abbandonata un momento. Ti vidi uscire dallo scalo. Ti
+udii dire alla contralto:
+
+«--Povera me! Se qualcuno mi vedesse!
+
+«--Fu allora che mi nacque un sospetto; perdonami, Fulvia; ti amavo...
+E presi anch'io una carrozza di piazza, e seguii quella che ti
+conduceva. E scesi allo stesso albergo, e presi la camera accanto alla
+tua; e traverso la porta ti ho vegliata sempre. Ho vedute le tue
+impazienze, le tue lagrime. Ho udita la tua conversazione con Giorgio,
+e la terribile confessione del tuo amore per Guiscardi. T'ho veduta
+con lui... Ho sofferto, Fulvia; ho molto sofferto. Ma partii di là, ti
+seguii a Milano colla certezza che, se non mi amavi più, non avevi
+cessato d'esser buona ed onesta. Ti ricordi che quando volesti farmi
+la tua confessione, io ti risposi:
+
+«--So tutto!
+
+«--Te ne ricordi? Poi vidi la lotta che si agitava nel tuo cuore,
+quando una fatalità dolorosa e cara ci tenne per tanti giorni
+strettamente uniti al letto del povero babbo. Un istante mi parve che
+tu mi amassi ancora, e fu con tutta la sincerità del mio cuore che ti
+dissi:
+
+«--Vuoi essere mia sposa domani?
+
+«--Tu trovasti una scusa; respingesti l'offerta. Sentii che m'ero
+ingannato.
+
+«--Allora mi ritirai colla morte nel cuore, e non pensai che a
+combinare coll'impresario per farti riavere la scrittura di
+Nuova-York, per allontanarti dai luoghi che ti ricordavano la dolorosa
+perdita del povero babbo.
+
+«--Ma dopo la tua partenza, Torino mi riescì insopportabile.
+
+«--Lasciai le mie lezioni, lasciai tutto; ti seguii in America, dove
+ottenni di dirigere l'orchestra d'un teatro secondario; e vissi vicino
+a te, e ti vidi, Fulvia; e la tua cameriera, che avevo saputo
+guadagnare, m'introdusse nelle tue stanze tutte le sere in cui per
+combinazione al mio teatro era riposo, mentre al tuo cantavi.
+
+«--Sì, Fulvia; rinunciavo alla gioia di vederti, per sedermi al tuo
+scrittoio, nella tua poltrona, ed al lume della tua lampada, in
+quell'atmosfera piena di te, leggere, a misura che le avevi scritte,
+le tue memorie.
+
+«--Allora conobbi i miei torti, Fulvia, ed il tuo amore; il tuo nobile
+e generoso amore.
+
+«--Avrei voluto correre a' tuoi piedi e ridomandarti piangendo quella
+dolce promessa che la mia stupida freddezza t'aveva indotta a
+ritogliermi. Ma ero povero allora; non avevo più posizione; avevo
+lasciato tutto per seguirti. Era necessario ch'io mi rifacessi una
+rendita sufficiente per offrirti il mio appoggio.
+
+«--Scrissi subito; ma ci volle del tempo, e quando mi fu offerto il
+posto di direttore d'orchestra in uno dei primi teatri di Vienna, tu
+eri partita da due giorni.
+
+«--Partii subito anch'io, ma, sbarcato a Genova, dovetti fare una
+corsa a Milano, per firmare il contratto che mi assicurava un avvenire
+degno di te.
+
+«--Allora, felice del tuo amore, e della mia posizione, corsi a
+Torino. La tua cameriera m'aveva detto a che albergo contavi
+discendere. Vi accorsi. Anche di là eri partita. Interrogai i pochi
+conoscenti che avevamo comuni, e dopo un giorno di ricerche inquiete,
+seppi che eri stata pochi giorni a Torino, che eri triste ed
+abbattuta, ed eri ripartita per Chamounix diretta al Monte Bianco.
+
+«--Avevo letto le ultime pagine del tuo giornale, in cui esprimevi
+l'idea triste del suicidio. Un dubbio crudele mi strinse il cuore.
+
+«--T'inseguii a precipizio. Giunsi a Chamounix avant'ieri. Credendomi
+già in ritardo, domandai soltanto se non erano accadute disgrazie, e
+tosto impresi la salita sperando di raggiungerti qui, o al Grande
+Altipiano... Mi ero vestito in modo da non esser conosciuto per
+risparmiarti una sorpresa forse fatale al tuo animo esaltato.
+
+«--Oh! se tu sapessi, Fulvia, che angoscie mi straziarono il cuore a
+misura che salivo in quei deserti di ghiaccio. In ogni voragine mi
+sembrava di vedere un lembo delle tue vesti, di scoprire una traccia
+di sangue. Non ho sentito il freddo, non ho provato la menoma
+vertigine, non ho avvertito pericoli, non ho pensato che a te.
+
+«--Ma quando scendevo disperato, cupo, deciso ad esaurire fin l'ultimo
+passo per trovarti, od a morire con te, lo spirito del povero babbo ti
+ha condotta in questa capanna. Egli è qui tra noi, ci ascolta e ci
+vede, Fulvia. Oggi come allora, te lo domando dal fondo del cuore:
+«Vuoi essere mia sposa? Vuoi lasciare la tua carriera, il tuo paese, e
+non vivere che per me? ed essere mia?»
+
+«In quella sorpresa di gioia e d'amore il mio cuore lungamente
+oppresso si era sciolto, ed avevo pianto come la più miserabile delle
+donne. Era un pianto dolcissimo che mi faceva tanto bene. Non avevo
+detto una parola per interrompere il mesto racconto del mio bel
+Gualfardo. Lo ascoltavo, inebriata e felice di essere amata così;
+profondamente addolorata di averlo tanto male giudicato e compreso.
+Soltanto a quell'ultima soave preghiera esclamai tra i singhiozzi:
+
+«--Oh! Gualfardo, io non sono degna di te.
+
+«--Non dirlo, cara, riprese colla sua generosa bontà. Tu mi hai
+giudicato per quello che mi mostrai. Avevi ragione, povera Fulvia. Tu
+eri ardente come il tuo bel sole d'Italia, ed io ero tedesco come un
+soldatino di piombo.--È vero; ho avuto torto; non ho saputo adattarmi
+al tuo carattere, alle tue aspirazioni; ma, credilo, ti amavo con
+tutta l'anima. Dimmi che mi perdoni!
+
+«I miei compagni di viaggio, chiamati dalle guide, si destarono,
+scesero dai loro materassi, e si disposero alla gran salita. Quanto a
+me, che m'importava omai del Monte Bianco, e di tutti i ghiacciai
+della terra? Quel ghiaccio che mi aveva pesato sul cuore, che m'aveva
+resa infelice e colpevole, era sciolto. La vita mi sorrideva come una
+promessa d'amore. Ero felice. Che potevo cercare più in alto?
+
+«Ridiscesi colla gioia nell'anima quel tratto di monte che avevo
+salito in tanta desolazione. Con che spavento trattenni fin il respiro
+nel passaggio della _congiunzione_, quando le guide raccomandarono il
+silenzio, perchè anche il più lieve spostamento d'aria prodotto da un
+suono potrebbe staccare un masso di ghiaccio, una valanga, e
+seppellirvi il nostro avvenire, il nostro amore, la nostra felicità!
+
+«Dove prima vedevo quasi l'impossibilità di morire, ora tremavo ad
+ogni passo; volevo vivere, e paventavo per due vite.
+
+«Oggi siamo rimasti a Chamounix per passeggiare insieme, per dirci e
+ripeterci la storia dei nostri passati dolori. Siamo andati
+passeggiando fino a metà strada da Argentières. Ho detto a Welfard che
+vi ho spedito le mie memorie; ed ora, mentre egli fuma accanto a me,
+vi ho scritto l'esito felice ed inaspettato del mio prosaico romanzo.
+
+«Noi ci sposeremo fra otto giorni a Torino, e partiremo subito per
+Vienna. Non vi vedrò forse mai più. Perdonatemi d'avervi cagionato un
+dolore, forse un rimorso, coll'ultima mia lettera. Ora è passato, come
+passa tutto. Come il nostro folle amore, come la freddezza di Welfard,
+come la mia disperanza. Addio, Max. Siate felice come me, nella sola
+gioia che non passa, che resiste al tempo ed agli eventi, l'amore
+della famiglia.
+
+«FULVIA.»
+
+Mi asciugai una lagrima, e corsi in camera di mia moglie che
+abbracciai con trasporto.
+
+--Che hai? mi disse. Sei agitato...
+
+--Ho che ti amo. Che sono felice d'esser sposo e padre; vuoi che
+andiamo domani a vedere il nostro bambino dalla nutrice?
+
+
+FINE
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Tempesta e bonaccia, by Colombi, marchesa
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TEMPESTA E BONACCIA ***
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+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
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+Foundation
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+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
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+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
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+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
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+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
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+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
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+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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+This eBook, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
+
+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this eBook outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
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+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
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