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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 1011 ***
+
+ LA DIVINA COMMEDIA
+ di Dante Alighieri
+
+
+
+
+
+ PARADISO
+
+
+
+
+ Paradiso • Canto I
+
+
+ La gloria di colui che tutto move
+ per l’universo penetra, e risplende
+ in una parte più e meno altrove.
+
+ Nel ciel che più de la sua luce prende
+ fu’ io, e vidi cose che ridire
+ né sa né può chi di là sù discende;
+
+ perché appressando sé al suo disire,
+ nostro intelletto si profonda tanto,
+ che dietro la memoria non può ire.
+
+ Veramente quant’ io del regno santo
+ ne la mia mente potei far tesoro,
+ sarà ora materia del mio canto.
+
+ O buono Appollo, a l’ultimo lavoro
+ fammi del tuo valor sì fatto vaso,
+ come dimandi a dar l’amato alloro.
+
+ Infino a qui l’un giogo di Parnaso
+ assai mi fu; ma or con amendue
+ m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.
+
+ Entra nel petto mio, e spira tue
+ sì come quando Marsïa traesti
+ de la vagina de le membra sue.
+
+ O divina virtù, se mi ti presti
+ tanto che l’ombra del beato regno
+ segnata nel mio capo io manifesti,
+
+ vedra’mi al piè del tuo diletto legno
+ venire, e coronarmi de le foglie
+ che la materia e tu mi farai degno.
+
+ Sì rade volte, padre, se ne coglie
+ per trïunfare o cesare o poeta,
+ colpa e vergogna de l’umane voglie,
+
+ che parturir letizia in su la lieta
+ delfica deïtà dovria la fronda
+ peneia, quando alcun di sé asseta.
+
+ Poca favilla gran fiamma seconda:
+ forse di retro a me con miglior voci
+ si pregherà perché Cirra risponda.
+
+ Surge ai mortali per diverse foci
+ la lucerna del mondo; ma da quella
+ che quattro cerchi giugne con tre croci,
+
+ con miglior corso e con migliore stella
+ esce congiunta, e la mondana cera
+ più a suo modo tempera e suggella.
+
+ Fatto avea di là mane e di qua sera
+ tal foce, e quasi tutto era là bianco
+ quello emisperio, e l’altra parte nera,
+
+ quando Beatrice in sul sinistro fianco
+ vidi rivolta e riguardar nel sole:
+ aguglia sì non li s’affisse unquanco.
+
+ E sì come secondo raggio suole
+ uscir del primo e risalire in suso,
+ pur come pelegrin che tornar vuole,
+
+ così de l’atto suo, per li occhi infuso
+ ne l’imagine mia, il mio si fece,
+ e fissi li occhi al sole oltre nostr’ uso.
+
+ Molto è licito là, che qui non lece
+ a le nostre virtù, mercé del loco
+ fatto per proprio de l’umana spece.
+
+ Io nol soffersi molto, né sì poco,
+ ch’io nol vedessi sfavillar dintorno,
+ com’ ferro che bogliente esce del foco;
+
+ e di sùbito parve giorno a giorno
+ essere aggiunto, come quei che puote
+ avesse il ciel d’un altro sole addorno.
+
+ Beatrice tutta ne l’etterne rote
+ fissa con li occhi stava; e io in lei
+ le luci fissi, di là sù rimote.
+
+ Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
+ qual si fé Glauco nel gustar de l’erba
+ che ’l fé consorto in mar de li altri dèi.
+
+ Trasumanar significar per verba
+ non si poria; però l’essemplo basti
+ a cui esperïenza grazia serba.
+
+ S’i’ era sol di me quel che creasti
+ novellamente, amor che ’l ciel governi,
+ tu ’l sai, che col tuo lume mi levasti.
+
+ Quando la rota che tu sempiterni
+ desiderato, a sé mi fece atteso
+ con l’armonia che temperi e discerni,
+
+ parvemi tanto allor del cielo acceso
+ de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
+ lago non fece alcun tanto disteso.
+
+ La novità del suono e ’l grande lume
+ di lor cagion m’accesero un disio
+ mai non sentito di cotanto acume.
+
+ Ond’ ella, che vedea me sì com’ io,
+ a quïetarmi l’animo commosso,
+ pria ch’io a dimandar, la bocca aprio
+
+ e cominciò: «Tu stesso ti fai grosso
+ col falso imaginar, sì che non vedi
+ ciò che vedresti se l’avessi scosso.
+
+ Tu non se’ in terra, sì come tu credi;
+ ma folgore, fuggendo il proprio sito,
+ non corse come tu ch’ad esso riedi».
+
+ S’io fui del primo dubbio disvestito
+ per le sorrise parolette brevi,
+ dentro ad un nuovo più fu’ inretito
+
+ e dissi: «Già contento requïevi
+ di grande ammirazion; ma ora ammiro
+ com’ io trascenda questi corpi levi».
+
+ Ond’ ella, appresso d’un pïo sospiro,
+ li occhi drizzò ver’ me con quel sembiante
+ che madre fa sovra figlio deliro,
+
+ e cominciò: «Le cose tutte quante
+ hanno ordine tra loro, e questo è forma
+ che l’universo a Dio fa simigliante.
+
+ Qui veggion l’alte creature l’orma
+ de l’etterno valore, il qual è fine
+ al quale è fatta la toccata norma.
+
+ Ne l’ordine ch’io dico sono accline
+ tutte nature, per diverse sorti,
+ più al principio loro e men vicine;
+
+ onde si muovono a diversi porti
+ per lo gran mar de l’essere, e ciascuna
+ con istinto a lei dato che la porti.
+
+ Questi ne porta il foco inver’ la luna;
+ questi ne’ cor mortali è permotore;
+ questi la terra in sé stringe e aduna;
+
+ né pur le creature che son fore
+ d’intelligenza quest’ arco saetta,
+ ma quelle c’hanno intelletto e amore.
+
+ La provedenza, che cotanto assetta,
+ del suo lume fa ’l ciel sempre quïeto
+ nel qual si volge quel c’ha maggior fretta;
+
+ e ora lì, come a sito decreto,
+ cen porta la virtù di quella corda
+ che ciò che scocca drizza in segno lieto.
+
+ Vero è che, come forma non s’accorda
+ molte fïate a l’intenzion de l’arte,
+ perch’ a risponder la materia è sorda,
+
+ così da questo corso si diparte
+ talor la creatura, c’ha podere
+ di piegar, così pinta, in altra parte;
+
+ e sì come veder si può cadere
+ foco di nube, sì l’impeto primo
+ l’atterra torto da falso piacere.
+
+ Non dei più ammirar, se bene stimo,
+ lo tuo salir, se non come d’un rivo
+ se d’alto monte scende giuso ad imo.
+
+ Maraviglia sarebbe in te se, privo
+ d’impedimento, giù ti fossi assiso,
+ com’ a terra quïete in foco vivo».
+
+ Quinci rivolse inver’ lo cielo il viso.
+
+
+
+ Paradiso • Canto II
+
+
+ O voi che siete in piccioletta barca,
+ desiderosi d’ascoltar, seguiti
+ dietro al mio legno che cantando varca,
+
+ tornate a riveder li vostri liti:
+ non vi mettete in pelago, ché forse,
+ perdendo me, rimarreste smarriti.
+
+ L’acqua ch’io prendo già mai non si corse;
+ Minerva spira, e conducemi Appollo,
+ e nove Muse mi dimostran l’Orse.
+
+ Voialtri pochi che drizzaste il collo
+ per tempo al pan de li angeli, del quale
+ vivesi qui ma non sen vien satollo,
+
+ metter potete ben per l’alto sale
+ vostro navigio, servando mio solco
+ dinanzi a l’acqua che ritorna equale.
+
+ Que’ glorïosi che passaro al Colco
+ non s’ammiraron come voi farete,
+ quando Iasón vider fatto bifolco.
+
+ La concreata e perpetüa sete
+ del deïforme regno cen portava
+ veloci quasi come ’l ciel vedete.
+
+ Beatrice in suso, e io in lei guardava;
+ e forse in tanto in quanto un quadrel posa
+ e vola e da la noce si dischiava,
+
+ giunto mi vidi ove mirabil cosa
+ mi torse il viso a sé; e però quella
+ cui non potea mia cura essere ascosa,
+
+ volta ver’ me, sì lieta come bella,
+ «Drizza la mente in Dio grata», mi disse,
+ «che n’ha congiunti con la prima stella».
+
+ Parev’ a me che nube ne coprisse
+ lucida, spessa, solida e pulita,
+ quasi adamante che lo sol ferisse.
+
+ Per entro sé l’etterna margarita
+ ne ricevette, com’ acqua recepe
+ raggio di luce permanendo unita.
+
+ S’io era corpo, e qui non si concepe
+ com’ una dimensione altra patio,
+ ch’esser convien se corpo in corpo repe,
+
+ accender ne dovria più il disio
+ di veder quella essenza in che si vede
+ come nostra natura e Dio s’unio.
+
+ Lì si vedrà ciò che tenem per fede,
+ non dimostrato, ma fia per sé noto
+ a guisa del ver primo che l’uom crede.
+
+ Io rispuosi: «Madonna, sì devoto
+ com’ esser posso più, ringrazio lui
+ lo qual dal mortal mondo m’ha remoto.
+
+ Ma ditemi: che son li segni bui
+ di questo corpo, che là giuso in terra
+ fan di Cain favoleggiare altrui?».
+
+ Ella sorrise alquanto, e poi «S’elli erra
+ l’oppinïon», mi disse, «d’i mortali
+ dove chiave di senso non diserra,
+
+ certo non ti dovrien punger li strali
+ d’ammirazione omai, poi dietro ai sensi
+ vedi che la ragione ha corte l’ali.
+
+ Ma dimmi quel che tu da te ne pensi».
+ E io: «Ciò che n’appar qua sù diverso
+ credo che fanno i corpi rari e densi».
+
+ Ed ella: «Certo assai vedrai sommerso
+ nel falso il creder tuo, se bene ascolti
+ l’argomentar ch’io li farò avverso.
+
+ La spera ottava vi dimostra molti
+ lumi, li quali e nel quale e nel quanto
+ notar si posson di diversi volti.
+
+ Se raro e denso ciò facesser tanto,
+ una sola virtù sarebbe in tutti,
+ più e men distributa e altrettanto.
+
+ Virtù diverse esser convegnon frutti
+ di princìpi formali, e quei, for ch’uno,
+ seguiterieno a tua ragion distrutti.
+
+ Ancor, se raro fosse di quel bruno
+ cagion che tu dimandi, o d’oltre in parte
+ fora di sua materia sì digiuno
+
+ esto pianeto, o, sì come comparte
+ lo grasso e ’l magro un corpo, così questo
+ nel suo volume cangerebbe carte.
+
+ Se ’l primo fosse, fora manifesto
+ ne l’eclissi del sol, per trasparere
+ lo lume come in altro raro ingesto.
+
+ Questo non è: però è da vedere
+ de l’altro; e s’elli avvien ch’io l’altro cassi,
+ falsificato fia lo tuo parere.
+
+ S’elli è che questo raro non trapassi,
+ esser conviene un termine da onde
+ lo suo contrario più passar non lassi;
+
+ e indi l’altrui raggio si rifonde
+ così come color torna per vetro
+ lo qual di retro a sé piombo nasconde.
+
+ Or dirai tu ch’el si dimostra tetro
+ ivi lo raggio più che in altre parti,
+ per esser lì refratto più a retro.
+
+ Da questa instanza può deliberarti
+ esperïenza, se già mai la provi,
+ ch’esser suol fonte ai rivi di vostr’ arti.
+
+ Tre specchi prenderai; e i due rimovi
+ da te d’un modo, e l’altro, più rimosso,
+ tr’ambo li primi li occhi tuoi ritrovi.
+
+ Rivolto ad essi, fa che dopo il dosso
+ ti stea un lume che i tre specchi accenda
+ e torni a te da tutti ripercosso.
+
+ Ben che nel quanto tanto non si stenda
+ la vista più lontana, lì vedrai
+ come convien ch’igualmente risplenda.
+
+ Or, come ai colpi de li caldi rai
+ de la neve riman nudo il suggetto
+ e dal colore e dal freddo primai,
+
+ così rimaso te ne l’intelletto
+ voglio informar di luce sì vivace,
+ che ti tremolerà nel suo aspetto.
+
+ Dentro dal ciel de la divina pace
+ si gira un corpo ne la cui virtute
+ l’esser di tutto suo contento giace.
+
+ Lo ciel seguente, c’ha tante vedute,
+ quell’ esser parte per diverse essenze,
+ da lui distratte e da lui contenute.
+
+ Li altri giron per varie differenze
+ le distinzion che dentro da sé hanno
+ dispongono a lor fini e lor semenze.
+
+ Questi organi del mondo così vanno,
+ come tu vedi omai, di grado in grado,
+ che di sù prendono e di sotto fanno.
+
+ Riguarda bene omai sì com’ io vado
+ per questo loco al vero che disiri,
+ sì che poi sappi sol tener lo guado.
+
+ Lo moto e la virtù d’i santi giri,
+ come dal fabbro l’arte del martello,
+ da’ beati motor convien che spiri;
+
+ e ’l ciel cui tanti lumi fanno bello,
+ de la mente profonda che lui volve
+ prende l’image e fassene suggello.
+
+ E come l’alma dentro a vostra polve
+ per differenti membra e conformate
+ a diverse potenze si risolve,
+
+ così l’intelligenza sua bontate
+ multiplicata per le stelle spiega,
+ girando sé sovra sua unitate.
+
+ Virtù diversa fa diversa lega
+ col prezïoso corpo ch’ella avviva,
+ nel qual, sì come vita in voi, si lega.
+
+ Per la natura lieta onde deriva,
+ la virtù mista per lo corpo luce
+ come letizia per pupilla viva.
+
+ Da essa vien ciò che da luce a luce
+ par differente, non da denso e raro;
+ essa è formal principio che produce,
+
+ conforme a sua bontà, lo turbo e ’l chiaro».
+
+
+
+ Paradiso • Canto III
+
+
+ Quel sol che pria d’amor mi scaldò ’l petto,
+ di bella verità m’avea scoverto,
+ provando e riprovando, il dolce aspetto;
+
+ e io, per confessar corretto e certo
+ me stesso, tanto quanto si convenne
+ leva’ il capo a proferer più erto;
+
+ ma visïone apparve che ritenne
+ a sé me tanto stretto, per vedersi,
+ che di mia confession non mi sovvenne.
+
+ Quali per vetri trasparenti e tersi,
+ o ver per acque nitide e tranquille,
+ non sì profonde che i fondi sien persi,
+
+ tornan d’i nostri visi le postille
+ debili sì, che perla in bianca fronte
+ non vien men forte a le nostre pupille;
+
+ tali vid’ io più facce a parlar pronte;
+ per ch’io dentro a l’error contrario corsi
+ a quel ch’accese amor tra l’omo e ’l fonte.
+
+ Sùbito sì com’ io di lor m’accorsi,
+ quelle stimando specchiati sembianti,
+ per veder di cui fosser, li occhi torsi;
+
+ e nulla vidi, e ritorsili avanti
+ dritti nel lume de la dolce guida,
+ che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.
+
+ «Non ti maravigliar perch’ io sorrida»,
+ mi disse, «appresso il tuo püeril coto,
+ poi sopra ’l vero ancor lo piè non fida,
+
+ ma te rivolve, come suole, a vòto:
+ vere sustanze son ciò che tu vedi,
+ qui rilegate per manco di voto.
+
+ Però parla con esse e odi e credi;
+ ché la verace luce che le appaga
+ da sé non lascia lor torcer li piedi».
+
+ E io a l’ombra che parea più vaga
+ di ragionar, drizza’mi, e cominciai,
+ quasi com’ uom cui troppa voglia smaga:
+
+ «O ben creato spirito, che a’ rai
+ di vita etterna la dolcezza senti
+ che, non gustata, non s’intende mai,
+
+ grazïoso mi fia se mi contenti
+ del nome tuo e de la vostra sorte».
+ Ond’ ella, pronta e con occhi ridenti:
+
+ «La nostra carità non serra porte
+ a giusta voglia, se non come quella
+ che vuol simile a sé tutta sua corte.
+
+ I’ fui nel mondo vergine sorella;
+ e se la mente tua ben sé riguarda,
+ non mi ti celerà l’esser più bella,
+
+ ma riconoscerai ch’i’ son Piccarda,
+ che, posta qui con questi altri beati,
+ beata sono in la spera più tarda.
+
+ Li nostri affetti, che solo infiammati
+ son nel piacer de lo Spirito Santo,
+ letizian del suo ordine formati.
+
+ E questa sorte che par giù cotanto,
+ però n’è data, perché fuor negletti
+ li nostri voti, e vòti in alcun canto».
+
+ Ond’ io a lei: «Ne’ mirabili aspetti
+ vostri risplende non so che divino
+ che vi trasmuta da’ primi concetti:
+
+ però non fui a rimembrar festino;
+ ma or m’aiuta ciò che tu mi dici,
+ sì che raffigurar m’è più latino.
+
+ Ma dimmi: voi che siete qui felici,
+ disiderate voi più alto loco
+ per più vedere e per più farvi amici?».
+
+ Con quelle altr’ ombre pria sorrise un poco;
+ da indi mi rispuose tanto lieta,
+ ch’arder parea d’amor nel primo foco:
+
+ «Frate, la nostra volontà quïeta
+ virtù di carità, che fa volerne
+ sol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta.
+
+ Se disïassimo esser più superne,
+ foran discordi li nostri disiri
+ dal voler di colui che qui ne cerne;
+
+ che vedrai non capere in questi giri,
+ s’essere in carità è qui necesse,
+ e se la sua natura ben rimiri.
+
+ Anzi è formale ad esto beato esse
+ tenersi dentro a la divina voglia,
+ per ch’una fansi nostre voglie stesse;
+
+ sì che, come noi sem di soglia in soglia
+ per questo regno, a tutto il regno piace
+ com’ a lo re che ’n suo voler ne ’nvoglia.
+
+ E ’n la sua volontade è nostra pace:
+ ell’ è quel mare al qual tutto si move
+ ciò ch’ella crïa o che natura face».
+
+ Chiaro mi fu allor come ogne dove
+ in cielo è paradiso, etsi la grazia
+ del sommo ben d’un modo non vi piove.
+
+ Ma sì com’ elli avvien, s’un cibo sazia
+ e d’un altro rimane ancor la gola,
+ che quel si chere e di quel si ringrazia,
+
+ così fec’ io con atto e con parola,
+ per apprender da lei qual fu la tela
+ onde non trasse infino a co la spuola.
+
+ «Perfetta vita e alto merto inciela
+ donna più sù», mi disse, «a la cui norma
+ nel vostro mondo giù si veste e vela,
+
+ perché fino al morir si vegghi e dorma
+ con quello sposo ch’ogne voto accetta
+ che caritate a suo piacer conforma.
+
+ Dal mondo, per seguirla, giovinetta
+ fuggi’mi, e nel suo abito mi chiusi
+ e promisi la via de la sua setta.
+
+ Uomini poi, a mal più ch’a bene usi,
+ fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
+ Iddio si sa qual poi mia vita fusi.
+
+ E quest’ altro splendor che ti si mostra
+ da la mia destra parte e che s’accende
+ di tutto il lume de la spera nostra,
+
+ ciò ch’io dico di me, di sé intende;
+ sorella fu, e così le fu tolta
+ di capo l’ombra de le sacre bende.
+
+ Ma poi che pur al mondo fu rivolta
+ contra suo grado e contra buona usanza,
+ non fu dal vel del cor già mai disciolta.
+
+ Quest’ è la luce de la gran Costanza
+ che del secondo vento di Soave
+ generò ’l terzo e l’ultima possanza».
+
+ Così parlommi, e poi cominciò ‘Ave,
+ Maria’ cantando, e cantando vanio
+ come per acqua cupa cosa grave.
+
+ La vista mia, che tanto lei seguio
+ quanto possibil fu, poi che la perse,
+ volsesi al segno di maggior disio,
+
+ e a Beatrice tutta si converse;
+ ma quella folgorò nel mïo sguardo
+ sì che da prima il viso non sofferse;
+
+ e ciò mi fece a dimandar più tardo.
+
+
+
+ Paradiso • Canto IV
+
+
+ Intra due cibi, distanti e moventi
+ d’un modo, prima si morria di fame,
+ che liber’ omo l’un recasse ai denti;
+
+ sì si starebbe un agno intra due brame
+ di fieri lupi, igualmente temendo;
+ sì si starebbe un cane intra due dame:
+
+ per che, s’i’ mi tacea, me non riprendo,
+ da li miei dubbi d’un modo sospinto,
+ poi ch’era necessario, né commendo.
+
+ Io mi tacea, ma ’l mio disir dipinto
+ m’era nel viso, e ’l dimandar con ello,
+ più caldo assai che per parlar distinto.
+
+ Fé sì Beatrice qual fé Danïello,
+ Nabuccodonosor levando d’ira,
+ che l’avea fatto ingiustamente fello;
+
+ e disse: «Io veggio ben come ti tira
+ uno e altro disio, sì che tua cura
+ sé stessa lega sì che fuor non spira.
+
+ Tu argomenti: “Se ’l buon voler dura,
+ la vïolenza altrui per qual ragione
+ di meritar mi scema la misura?”.
+
+ Ancor di dubitar ti dà cagione
+ parer tornarsi l’anime a le stelle,
+ secondo la sentenza di Platone.
+
+ Queste son le question che nel tuo velle
+ pontano igualmente; e però pria
+ tratterò quella che più ha di felle.
+
+ D’i Serafin colui che più s’india,
+ Moïsè, Samuel, e quel Giovanni
+ che prender vuoli, io dico, non Maria,
+
+ non hanno in altro cielo i loro scanni
+ che questi spirti che mo t’appariro,
+ né hanno a l’esser lor più o meno anni;
+
+ ma tutti fanno bello il primo giro,
+ e differentemente han dolce vita
+ per sentir più e men l’etterno spiro.
+
+ Qui si mostraro, non perché sortita
+ sia questa spera lor, ma per far segno
+ de la celestïal c’ha men salita.
+
+ Così parlar conviensi al vostro ingegno,
+ però che solo da sensato apprende
+ ciò che fa poscia d’intelletto degno.
+
+ Per questo la Scrittura condescende
+ a vostra facultate, e piedi e mano
+ attribuisce a Dio e altro intende;
+
+ e Santa Chiesa con aspetto umano
+ Gabrïel e Michel vi rappresenta,
+ e l’altro che Tobia rifece sano.
+
+ Quel che Timeo de l’anime argomenta
+ non è simile a ciò che qui si vede,
+ però che, come dice, par che senta.
+
+ Dice che l’alma a la sua stella riede,
+ credendo quella quindi esser decisa
+ quando natura per forma la diede;
+
+ e forse sua sentenza è d’altra guisa
+ che la voce non suona, ed esser puote
+ con intenzion da non esser derisa.
+
+ S’elli intende tornare a queste ruote
+ l’onor de la influenza e ’l biasmo, forse
+ in alcun vero suo arco percuote.
+
+ Questo principio, male inteso, torse
+ già tutto il mondo quasi, sì che Giove,
+ Mercurio e Marte a nominar trascorse.
+
+ L’altra dubitazion che ti commove
+ ha men velen, però che sua malizia
+ non ti poria menar da me altrove.
+
+ Parere ingiusta la nostra giustizia
+ ne li occhi d’i mortali, è argomento
+ di fede e non d’eretica nequizia.
+
+ Ma perché puote vostro accorgimento
+ ben penetrare a questa veritate,
+ come disiri, ti farò contento.
+
+ Se vïolenza è quando quel che pate
+ nïente conferisce a quel che sforza,
+ non fuor quest’ alme per essa scusate:
+
+ ché volontà, se non vuol, non s’ammorza,
+ ma fa come natura face in foco,
+ se mille volte vïolenza il torza.
+
+ Per che, s’ella si piega assai o poco,
+ segue la forza; e così queste fero
+ possendo rifuggir nel santo loco.
+
+ Se fosse stato lor volere intero,
+ come tenne Lorenzo in su la grada,
+ e fece Muzio a la sua man severo,
+
+ così l’avria ripinte per la strada
+ ond’ eran tratte, come fuoro sciolte;
+ ma così salda voglia è troppo rada.
+
+ E per queste parole, se ricolte
+ l’hai come dei, è l’argomento casso
+ che t’avria fatto noia ancor più volte.
+
+ Ma or ti s’attraversa un altro passo
+ dinanzi a li occhi, tal che per te stesso
+ non usciresti: pria saresti lasso.
+
+ Io t’ho per certo ne la mente messo
+ ch’alma beata non poria mentire,
+ però ch’è sempre al primo vero appresso;
+
+ e poi potesti da Piccarda udire
+ che l’affezion del vel Costanza tenne;
+ sì ch’ella par qui meco contradire.
+
+ Molte fïate già, frate, addivenne
+ che, per fuggir periglio, contra grato
+ si fé di quel che far non si convenne;
+
+ come Almeone, che, di ciò pregato
+ dal padre suo, la propria madre spense,
+ per non perder pietà si fé spietato.
+
+ A questo punto voglio che tu pense
+ che la forza al voler si mischia, e fanno
+ sì che scusar non si posson l’offense.
+
+ Voglia assoluta non consente al danno;
+ ma consentevi in tanto in quanto teme,
+ se si ritrae, cadere in più affanno.
+
+ Però, quando Piccarda quello spreme,
+ de la voglia assoluta intende, e io
+ de l’altra; sì che ver diciamo insieme».
+
+ Cotal fu l’ondeggiar del santo rio
+ ch’uscì del fonte ond’ ogne ver deriva;
+ tal puose in pace uno e altro disio.
+
+ «O amanza del primo amante, o diva»,
+ diss’ io appresso, «il cui parlar m’inonda
+ e scalda sì, che più e più m’avviva,
+
+ non è l’affezion mia tanto profonda,
+ che basti a render voi grazia per grazia;
+ ma quei che vede e puote a ciò risponda.
+
+ Io veggio ben che già mai non si sazia
+ nostro intelletto, se ’l ver non lo illustra
+ di fuor dal qual nessun vero si spazia.
+
+ Posasi in esso, come fera in lustra,
+ tosto che giunto l’ha; e giugner puollo:
+ se non, ciascun disio sarebbe frustra.
+
+ Nasce per quello, a guisa di rampollo,
+ a piè del vero il dubbio; ed è natura
+ ch’al sommo pinge noi di collo in collo.
+
+ Questo m’invita, questo m’assicura
+ con reverenza, donna, a dimandarvi
+ d’un’altra verità che m’è oscura.
+
+ Io vo’ saper se l’uom può sodisfarvi
+ ai voti manchi sì con altri beni,
+ ch’a la vostra statera non sien parvi».
+
+ Beatrice mi guardò con li occhi pieni
+ di faville d’amor così divini,
+ che, vinta, mia virtute diè le reni,
+
+ e quasi mi perdei con li occhi chini.
+
+
+
+ Paradiso • Canto V
+
+
+ «S’io ti fiammeggio nel caldo d’amore
+ di là dal modo che ’n terra si vede,
+ sì che del viso tuo vinco il valore,
+
+ non ti maravigliar, ché ciò procede
+ da perfetto veder, che, come apprende,
+ così nel bene appreso move il piede.
+
+ Io veggio ben sì come già resplende
+ ne l’intelletto tuo l’etterna luce,
+ che, vista, sola e sempre amore accende;
+
+ e s’altra cosa vostro amor seduce,
+ non è se non di quella alcun vestigio,
+ mal conosciuto, che quivi traluce.
+
+ Tu vuo’ saper se con altro servigio,
+ per manco voto, si può render tanto
+ che l’anima sicuri di letigio».
+
+ Sì cominciò Beatrice questo canto;
+ e sì com’ uom che suo parlar non spezza,
+ continüò così ’l processo santo:
+
+ «Lo maggior don che Dio per sua larghezza
+ fesse creando, e a la sua bontate
+ più conformato, e quel ch’e’ più apprezza,
+
+ fu de la volontà la libertate;
+ di che le creature intelligenti,
+ e tutte e sole, fuoro e son dotate.
+
+ Or ti parrà, se tu quinci argomenti,
+ l’alto valor del voto, s’è sì fatto
+ che Dio consenta quando tu consenti;
+
+ ché, nel fermar tra Dio e l’omo il patto,
+ vittima fassi di questo tesoro,
+ tal quale io dico; e fassi col suo atto.
+
+ Dunque che render puossi per ristoro?
+ Se credi bene usar quel c’hai offerto,
+ di maltolletto vuo’ far buon lavoro.
+
+ Tu se’ omai del maggior punto certo;
+ ma perché Santa Chiesa in ciò dispensa,
+ che par contra lo ver ch’i’ t’ho scoverto,
+
+ convienti ancor sedere un poco a mensa,
+ però che ’l cibo rigido c’hai preso,
+ richiede ancora aiuto a tua dispensa.
+
+ Apri la mente a quel ch’io ti paleso
+ e fermalvi entro; ché non fa scïenza,
+ sanza lo ritenere, avere inteso.
+
+ Due cose si convegnono a l’essenza
+ di questo sacrificio: l’una è quella
+ di che si fa; l’altr’ è la convenenza.
+
+ Quest’ ultima già mai non si cancella
+ se non servata; e intorno di lei
+ sì preciso di sopra si favella:
+
+ però necessitato fu a li Ebrei
+ pur l’offerere, ancor ch’alcuna offerta
+ sì permutasse, come saver dei.
+
+ L’altra, che per materia t’è aperta,
+ puote ben esser tal, che non si falla
+ se con altra materia si converta.
+
+ Ma non trasmuti carco a la sua spalla
+ per suo arbitrio alcun, sanza la volta
+ e de la chiave bianca e de la gialla;
+
+ e ogne permutanza credi stolta,
+ se la cosa dimessa in la sorpresa
+ come ’l quattro nel sei non è raccolta.
+
+ Però qualunque cosa tanto pesa
+ per suo valor che tragga ogne bilancia,
+ sodisfar non si può con altra spesa.
+
+ Non prendan li mortali il voto a ciancia;
+ siate fedeli, e a ciò far non bieci,
+ come Ieptè a la sua prima mancia;
+
+ cui più si convenia dicer ‘Mal feci’,
+ che, servando, far peggio; e così stolto
+ ritrovar puoi il gran duca de’ Greci,
+
+ onde pianse Efigènia il suo bel volto,
+ e fé pianger di sé i folli e i savi
+ ch’udir parlar di così fatto cólto.
+
+ Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:
+ non siate come penna ad ogne vento,
+ e non crediate ch’ogne acqua vi lavi.
+
+ Avete il novo e ’l vecchio Testamento,
+ e ’l pastor de la Chiesa che vi guida;
+ questo vi basti a vostro salvamento.
+
+ Se mala cupidigia altro vi grida,
+ uomini siate, e non pecore matte,
+ sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida!
+
+ Non fate com’ agnel che lascia il latte
+ de la sua madre, e semplice e lascivo
+ seco medesmo a suo piacer combatte!».
+
+ Così Beatrice a me com’ ïo scrivo;
+ poi si rivolse tutta disïante
+ a quella parte ove ’l mondo è più vivo.
+
+ Lo suo tacere e ’l trasmutar sembiante
+ puoser silenzio al mio cupido ingegno,
+ che già nuove questioni avea davante;
+
+ e sì come saetta che nel segno
+ percuote pria che sia la corda queta,
+ così corremmo nel secondo regno.
+
+ Quivi la donna mia vid’ io sì lieta,
+ come nel lume di quel ciel si mise,
+ che più lucente se ne fé ’l pianeta.
+
+ E se la stella si cambiò e rise,
+ qual mi fec’ io che pur da mia natura
+ trasmutabile son per tutte guise!
+
+ Come ’n peschiera ch’è tranquilla e pura
+ traggonsi i pesci a ciò che vien di fori
+ per modo che lo stimin lor pastura,
+
+ sì vid’ io ben più di mille splendori
+ trarsi ver’ noi, e in ciascun s’udia:
+ «Ecco chi crescerà li nostri amori».
+
+ E sì come ciascuno a noi venìa,
+ vedeasi l’ombra piena di letizia
+ nel folgór chiaro che di lei uscia.
+
+ Pensa, lettor, se quel che qui s’inizia
+ non procedesse, come tu avresti
+ di più savere angosciosa carizia;
+
+ e per te vederai come da questi
+ m’era in disio d’udir lor condizioni,
+ sì come a li occhi mi fur manifesti.
+
+ «O bene nato a cui veder li troni
+ del trïunfo etternal concede grazia
+ prima che la milizia s’abbandoni,
+
+ del lume che per tutto il ciel si spazia
+ noi semo accesi; e però, se disii
+ di noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia».
+
+ Così da un di quelli spirti pii
+ detto mi fu; e da Beatrice: «Dì, dì
+ sicuramente, e credi come a dii».
+
+ «Io veggio ben sì come tu t’annidi
+ nel proprio lume, e che de li occhi il traggi,
+ perch’ e’ corusca sì come tu ridi;
+
+ ma non so chi tu se’, né perché aggi,
+ anima degna, il grado de la spera
+ che si vela a’ mortai con altrui raggi».
+
+ Questo diss’ io diritto a la lumera
+ che pria m’avea parlato; ond’ ella fessi
+ lucente più assai di quel ch’ell’ era.
+
+ Sì come il sol che si cela elli stessi
+ per troppa luce, come ’l caldo ha róse
+ le temperanze d’i vapori spessi,
+
+ per più letizia sì mi si nascose
+ dentro al suo raggio la figura santa;
+ e così chiusa chiusa mi rispuose
+
+ nel modo che ’l seguente canto canta.
+
+
+
+ Paradiso • Canto VI
+
+
+ «Poscia che Costantin l’aquila volse
+ contr’ al corso del ciel, ch’ella seguio
+ dietro a l’antico che Lavina tolse,
+
+ cento e cent’ anni e più l’uccel di Dio
+ ne lo stremo d’Europa si ritenne,
+ vicino a’ monti de’ quai prima uscìo;
+
+ e sotto l’ombra de le sacre penne
+ governò ’l mondo lì di mano in mano,
+ e, sì cangiando, in su la mia pervenne.
+
+ Cesare fui e son Iustinïano,
+ che, per voler del primo amor ch’i’ sento,
+ d’entro le leggi trassi il troppo e ’l vano.
+
+ E prima ch’io a l’ovra fossi attento,
+ una natura in Cristo esser, non piùe,
+ credea, e di tal fede era contento;
+
+ ma ’l benedetto Agapito, che fue
+ sommo pastore, a la fede sincera
+ mi dirizzò con le parole sue.
+
+ Io li credetti; e ciò che ’n sua fede era,
+ vegg’ io or chiaro sì, come tu vedi
+ ogni contradizione e falsa e vera.
+
+ Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,
+ a Dio per grazia piacque di spirarmi
+ l’alto lavoro, e tutto ’n lui mi diedi;
+
+ e al mio Belisar commendai l’armi,
+ cui la destra del ciel fu sì congiunta,
+ che segno fu ch’i’ dovessi posarmi.
+
+ Or qui a la question prima s’appunta
+ la mia risposta; ma sua condizione
+ mi stringe a seguitare alcuna giunta,
+
+ perché tu veggi con quanta ragione
+ si move contr’ al sacrosanto segno
+ e chi ’l s’appropria e chi a lui s’oppone.
+
+ Vedi quanta virtù l’ha fatto degno
+ di reverenza; e cominciò da l’ora
+ che Pallante morì per darli regno.
+
+ Tu sai ch’el fece in Alba sua dimora
+ per trecento anni e oltre, infino al fine
+ che i tre a’ tre pugnar per lui ancora.
+
+ E sai ch’el fé dal mal de le Sabine
+ al dolor di Lucrezia in sette regi,
+ vincendo intorno le genti vicine.
+
+ Sai quel ch’el fé portato da li egregi
+ Romani incontro a Brenno, incontro a Pirro,
+ incontro a li altri principi e collegi;
+
+ onde Torquato e Quinzio, che dal cirro
+ negletto fu nomato, i Deci e ’ Fabi
+ ebber la fama che volontier mirro.
+
+ Esso atterrò l’orgoglio de li Aràbi
+ che di retro ad Anibale passaro
+ l’alpestre rocce, Po, di che tu labi.
+
+ Sott’ esso giovanetti trïunfaro
+ Scipïone e Pompeo; e a quel colle
+ sotto ’l qual tu nascesti parve amaro.
+
+ Poi, presso al tempo che tutto ’l ciel volle
+ redur lo mondo a suo modo sereno,
+ Cesare per voler di Roma il tolle.
+
+ E quel che fé da Varo infino a Reno,
+ Isara vide ed Era e vide Senna
+ e ogne valle onde Rodano è pieno.
+
+ Quel che fé poi ch’elli uscì di Ravenna
+ e saltò Rubicon, fu di tal volo,
+ che nol seguiteria lingua né penna.
+
+ Inver’ la Spagna rivolse lo stuolo,
+ poi ver’ Durazzo, e Farsalia percosse
+ sì ch’al Nil caldo si sentì del duolo.
+
+ Antandro e Simeonta, onde si mosse,
+ rivide e là dov’ Ettore si cuba;
+ e mal per Tolomeo poscia si scosse.
+
+ Da indi scese folgorando a Iuba;
+ onde si volse nel vostro occidente,
+ ove sentia la pompeana tuba.
+
+ Di quel che fé col baiulo seguente,
+ Bruto con Cassio ne l’inferno latra,
+ e Modena e Perugia fu dolente.
+
+ Piangene ancor la trista Cleopatra,
+ che, fuggendoli innanzi, dal colubro
+ la morte prese subitana e atra.
+
+ Con costui corse infino al lito rubro;
+ con costui puose il mondo in tanta pace,
+ che fu serrato a Giano il suo delubro.
+
+ Ma ciò che ’l segno che parlar mi face
+ fatto avea prima e poi era fatturo
+ per lo regno mortal ch’a lui soggiace,
+
+ diventa in apparenza poco e scuro,
+ se in mano al terzo Cesare si mira
+ con occhio chiaro e con affetto puro;
+
+ ché la viva giustizia che mi spira,
+ li concedette, in mano a quel ch’i’ dico,
+ gloria di far vendetta a la sua ira.
+
+ Or qui t’ammira in ciò ch’io ti replìco:
+ poscia con Tito a far vendetta corse
+ de la vendetta del peccato antico.
+
+ E quando il dente longobardo morse
+ la Santa Chiesa, sotto le sue ali
+ Carlo Magno, vincendo, la soccorse.
+
+ Omai puoi giudicar di quei cotali
+ ch’io accusai di sopra e di lor falli,
+ che son cagion di tutti vostri mali.
+
+ L’uno al pubblico segno i gigli gialli
+ oppone, e l’altro appropria quello a parte,
+ sì ch’è forte a veder chi più si falli.
+
+ Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
+ sott’ altro segno, ché mal segue quello
+ sempre chi la giustizia e lui diparte;
+
+ e non l’abbatta esto Carlo novello
+ coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
+ ch’a più alto leon trasser lo vello.
+
+ Molte fïate già pianser li figli
+ per la colpa del padre, e non si creda
+ che Dio trasmuti l’armi per suoi gigli!
+
+ Questa picciola stella si correda
+ d’i buoni spirti che son stati attivi
+ perché onore e fama li succeda:
+
+ e quando li disiri poggian quivi,
+ sì disvïando, pur convien che i raggi
+ del vero amore in sù poggin men vivi.
+
+ Ma nel commensurar d’i nostri gaggi
+ col merto è parte di nostra letizia,
+ perché non li vedem minor né maggi.
+
+ Quindi addolcisce la viva giustizia
+ in noi l’affetto sì, che non si puote
+ torcer già mai ad alcuna nequizia.
+
+ Diverse voci fanno dolci note;
+ così diversi scanni in nostra vita
+ rendon dolce armonia tra queste rote.
+
+ E dentro a la presente margarita
+ luce la luce di Romeo, di cui
+ fu l’ovra grande e bella mal gradita.
+
+ Ma i Provenzai che fecer contra lui
+ non hanno riso; e però mal cammina
+ qual si fa danno del ben fare altrui.
+
+ Quattro figlie ebbe, e ciascuna reina,
+ Ramondo Beringhiere, e ciò li fece
+ Romeo, persona umìle e peregrina.
+
+ E poi il mosser le parole biece
+ a dimandar ragione a questo giusto,
+ che li assegnò sette e cinque per diece,
+
+ indi partissi povero e vetusto;
+ e se ’l mondo sapesse il cor ch’elli ebbe
+ mendicando sua vita a frusto a frusto,
+
+ assai lo loda, e più lo loderebbe».
+
+
+
+ Paradiso • Canto VII
+
+
+ «Osanna, sanctus Deus sabaòth,
+ superillustrans claritate tua
+ felices ignes horum malacòth!».
+
+ Così, volgendosi a la nota sua,
+ fu viso a me cantare essa sustanza,
+ sopra la qual doppio lume s’addua;
+
+ ed essa e l’altre mossero a sua danza,
+ e quasi velocissime faville
+ mi si velar di sùbita distanza.
+
+ Io dubitava e dicea ‘Dille, dille!’
+ fra me, ‘dille’ dicea, ‘a la mia donna
+ che mi diseta con le dolci stille’.
+
+ Ma quella reverenza che s’indonna
+ di tutto me, pur per Be e per ice,
+ mi richinava come l’uom ch’assonna.
+
+ Poco sofferse me cotal Beatrice
+ e cominciò, raggiandomi d’un riso
+ tal, che nel foco faria l’uom felice:
+
+ «Secondo mio infallibile avviso,
+ come giusta vendetta giustamente
+ punita fosse, t’ha in pensier miso;
+
+ ma io ti solverò tosto la mente;
+ e tu ascolta, ché le mie parole
+ di gran sentenza ti faran presente.
+
+ Per non soffrire a la virtù che vole
+ freno a suo prode, quell’ uom che non nacque,
+ dannando sé, dannò tutta sua prole;
+
+ onde l’umana specie inferma giacque
+ giù per secoli molti in grande errore,
+ fin ch’al Verbo di Dio discender piacque
+
+ u’ la natura, che dal suo fattore
+ s’era allungata, unì a sé in persona
+ con l’atto sol del suo etterno amore.
+
+ Or drizza il viso a quel ch’or si ragiona:
+ questa natura al suo fattore unita,
+ qual fu creata, fu sincera e buona;
+
+ ma per sé stessa pur fu ella sbandita
+ di paradiso, però che si torse
+ da via di verità e da sua vita.
+
+ La pena dunque che la croce porse
+ s’a la natura assunta si misura,
+ nulla già mai sì giustamente morse;
+
+ e così nulla fu di tanta ingiura,
+ guardando a la persona che sofferse,
+ in che era contratta tal natura.
+
+ Però d’un atto uscir cose diverse:
+ ch’a Dio e a’ Giudei piacque una morte;
+ per lei tremò la terra e ’l ciel s’aperse.
+
+ Non ti dee oramai parer più forte,
+ quando si dice che giusta vendetta
+ poscia vengiata fu da giusta corte.
+
+ Ma io veggi’ or la tua mente ristretta
+ di pensiero in pensier dentro ad un nodo,
+ del qual con gran disio solver s’aspetta.
+
+ Tu dici: “Ben discerno ciò ch’i’ odo;
+ ma perché Dio volesse, m’è occulto,
+ a nostra redenzion pur questo modo”.
+
+ Questo decreto, frate, sta sepulto
+ a li occhi di ciascuno il cui ingegno
+ ne la fiamma d’amor non è adulto.
+
+ Veramente, però ch’a questo segno
+ molto si mira e poco si discerne,
+ dirò perché tal modo fu più degno.
+
+ La divina bontà, che da sé sperne
+ ogne livore, ardendo in sé, sfavilla
+ sì che dispiega le bellezze etterne.
+
+ Ciò che da lei sanza mezzo distilla
+ non ha poi fine, perché non si move
+ la sua imprenta quand’ ella sigilla.
+
+ Ciò che da essa sanza mezzo piove
+ libero è tutto, perché non soggiace
+ a la virtute de le cose nove.
+
+ Più l’è conforme, e però più le piace;
+ ché l’ardor santo ch’ogne cosa raggia,
+ ne la più somigliante è più vivace.
+
+ Di tutte queste dote s’avvantaggia
+ l’umana creatura, e s’una manca,
+ di sua nobilità convien che caggia.
+
+ Solo il peccato è quel che la disfranca
+ e falla dissimìle al sommo bene,
+ per che del lume suo poco s’imbianca;
+
+ e in sua dignità mai non rivene,
+ se non rïempie, dove colpa vòta,
+ contra mal dilettar con giuste pene.
+
+ Vostra natura, quando peccò tota
+ nel seme suo, da queste dignitadi,
+ come di paradiso, fu remota;
+
+ né ricovrar potiensi, se tu badi
+ ben sottilmente, per alcuna via,
+ sanza passar per un di questi guadi:
+
+ o che Dio solo per sua cortesia
+ dimesso avesse, o che l’uom per sé isso
+ avesse sodisfatto a sua follia.
+
+ Ficca mo l’occhio per entro l’abisso
+ de l’etterno consiglio, quanto puoi
+ al mio parlar distrettamente fisso.
+
+ Non potea l’uomo ne’ termini suoi
+ mai sodisfar, per non potere ir giuso
+ con umiltate obedïendo poi,
+
+ quanto disobediendo intese ir suso;
+ e questa è la cagion per che l’uom fue
+ da poter sodisfar per sé dischiuso.
+
+ Dunque a Dio convenia con le vie sue
+ riparar l’omo a sua intera vita,
+ dico con l’una, o ver con amendue.
+
+ Ma perché l’ovra tanto è più gradita
+ da l’operante, quanto più appresenta
+ de la bontà del core ond’ ell’ è uscita,
+
+ la divina bontà che ’l mondo imprenta,
+ di proceder per tutte le sue vie,
+ a rilevarvi suso, fu contenta.
+
+ Né tra l’ultima notte e ’l primo die
+ sì alto o sì magnifico processo,
+ o per l’una o per l’altra, fu o fie:
+
+ ché più largo fu Dio a dar sé stesso
+ per far l’uom sufficiente a rilevarsi,
+ che s’elli avesse sol da sé dimesso;
+
+ e tutti li altri modi erano scarsi
+ a la giustizia, se ’l Figliuol di Dio
+ non fosse umilïato ad incarnarsi.
+
+ Or per empierti bene ogne disio,
+ ritorno a dichiararti in alcun loco,
+ perché tu veggi lì così com’ io.
+
+ Tu dici: “Io veggio l’acqua, io veggio il foco,
+ l’aere e la terra e tutte lor misture
+ venire a corruzione, e durar poco;
+
+ e queste cose pur furon creature;
+ per che, se ciò ch’è detto è stato vero,
+ esser dovrien da corruzion sicure”.
+
+ Li angeli, frate, e ’l paese sincero
+ nel qual tu se’, dir si posson creati,
+ sì come sono, in loro essere intero;
+
+ ma li alimenti che tu hai nomati
+ e quelle cose che di lor si fanno
+ da creata virtù sono informati.
+
+ Creata fu la materia ch’elli hanno;
+ creata fu la virtù informante
+ in queste stelle che ’ntorno a lor vanno.
+
+ L’anima d’ogne bruto e de le piante
+ di complession potenzïata tira
+ lo raggio e ’l moto de le luci sante;
+
+ ma vostra vita sanza mezzo spira
+ la somma beninanza, e la innamora
+ di sé sì che poi sempre la disira.
+
+ E quinci puoi argomentare ancora
+ vostra resurrezion, se tu ripensi
+ come l’umana carne fessi allora
+
+ che li primi parenti intrambo fensi».
+
+
+
+ Paradiso • Canto VIII
+
+
+ Solea creder lo mondo in suo periclo
+ che la bella Ciprigna il folle amore
+ raggiasse, volta nel terzo epiciclo;
+
+ per che non pur a lei faceano onore
+ di sacrificio e di votivo grido
+ le genti antiche ne l’antico errore;
+
+ ma Dïone onoravano e Cupido,
+ quella per madre sua, questo per figlio,
+ e dicean ch’el sedette in grembo a Dido;
+
+ e da costei ond’ io principio piglio
+ pigliavano il vocabol de la stella
+ che ’l sol vagheggia or da coppa or da ciglio.
+
+ Io non m’accorsi del salire in ella;
+ ma d’esservi entro mi fé assai fede
+ la donna mia ch’i’ vidi far più bella.
+
+ E come in fiamma favilla si vede,
+ e come in voce voce si discerne,
+ quand’ una è ferma e altra va e riede,
+
+ vid’ io in essa luce altre lucerne
+ muoversi in giro più e men correnti,
+ al modo, credo, di lor viste interne.
+
+ Di fredda nube non disceser venti,
+ o visibili o no, tanto festini,
+ che non paressero impediti e lenti
+
+ a chi avesse quei lumi divini
+ veduti a noi venir, lasciando il giro
+ pria cominciato in li alti Serafini;
+
+ e dentro a quei che più innanzi appariro
+ sonava ‘Osanna’ sì, che unque poi
+ di rïudir non fui sanza disiro.
+
+ Indi si fece l’un più presso a noi
+ e solo incominciò: «Tutti sem presti
+ al tuo piacer, perché di noi ti gioi.
+
+ Noi ci volgiam coi principi celesti
+ d’un giro e d’un girare e d’una sete,
+ ai quali tu del mondo già dicesti:
+
+ ‘Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete’;
+ e sem sì pien d’amor, che, per piacerti,
+ non fia men dolce un poco di quïete».
+
+ Poscia che li occhi miei si fuoro offerti
+ a la mia donna reverenti, ed essa
+ fatti li avea di sé contenti e certi,
+
+ rivolsersi a la luce che promessa
+ tanto s’avea, e «Deh, chi siete?» fue
+ la voce mia di grande affetto impressa.
+
+ E quanta e quale vid’ io lei far piùe
+ per allegrezza nova che s’accrebbe,
+ quando parlai, a l’allegrezze sue!
+
+ Così fatta, mi disse: «Il mondo m’ebbe
+ giù poco tempo; e se più fosse stato,
+ molto sarà di mal, che non sarebbe.
+
+ La mia letizia mi ti tien celato
+ che mi raggia dintorno e mi nasconde
+ quasi animal di sua seta fasciato.
+
+ Assai m’amasti, e avesti ben onde;
+ che s’io fossi giù stato, io ti mostrava
+ di mio amor più oltre che le fronde.
+
+ Quella sinistra riva che si lava
+ di Rodano poi ch’è misto con Sorga,
+ per suo segnore a tempo m’aspettava,
+
+ e quel corno d’Ausonia che s’imborga
+ di Bari e di Gaeta e di Catona,
+ da ove Tronto e Verde in mare sgorga.
+
+ Fulgeami già in fronte la corona
+ di quella terra che ’l Danubio riga
+ poi che le ripe tedesche abbandona.
+
+ E la bella Trinacria, che caliga
+ tra Pachino e Peloro, sopra ’l golfo
+ che riceve da Euro maggior briga,
+
+ non per Tifeo ma per nascente solfo,
+ attesi avrebbe li suoi regi ancora,
+ nati per me di Carlo e di Ridolfo,
+
+ se mala segnoria, che sempre accora
+ li popoli suggetti, non avesse
+ mosso Palermo a gridar: “Mora, mora!”.
+
+ E se mio frate questo antivedesse,
+ l’avara povertà di Catalogna
+ già fuggeria, perché non li offendesse;
+
+ ché veramente proveder bisogna
+ per lui, o per altrui, sì ch’a sua barca
+ carcata più d’incarco non si pogna.
+
+ La sua natura, che di larga parca
+ discese, avria mestier di tal milizia
+ che non curasse di mettere in arca».
+
+ «Però ch’i’ credo che l’alta letizia
+ che ’l tuo parlar m’infonde, segnor mio,
+ là ’ve ogne ben si termina e s’inizia,
+
+ per te si veggia come la vegg’ io,
+ grata m’è più; e anco quest’ ho caro
+ perché ’l discerni rimirando in Dio.
+
+ Fatto m’hai lieto, e così mi fa chiaro,
+ poi che, parlando, a dubitar m’hai mosso
+ com’ esser può, di dolce seme, amaro».
+
+ Questo io a lui; ed elli a me: «S’io posso
+ mostrarti un vero, a quel che tu dimandi
+ terrai lo viso come tien lo dosso.
+
+ Lo ben che tutto il regno che tu scandi
+ volge e contenta, fa esser virtute
+ sua provedenza in questi corpi grandi.
+
+ E non pur le nature provedute
+ sono in la mente ch’è da sé perfetta,
+ ma esse insieme con la lor salute:
+
+ per che quantunque quest’ arco saetta
+ disposto cade a proveduto fine,
+ sì come cosa in suo segno diretta.
+
+ Se ciò non fosse, il ciel che tu cammine
+ producerebbe sì li suoi effetti,
+ che non sarebbero arti, ma ruine;
+
+ e ciò esser non può, se li ’ntelletti
+ che muovon queste stelle non son manchi,
+ e manco il primo, che non li ha perfetti.
+
+ Vuo’ tu che questo ver più ti s’imbianchi?».
+ E io: «Non già; ché impossibil veggio
+ che la natura, in quel ch’è uopo, stanchi».
+
+ Ond’ elli ancora: «Or dì: sarebbe il peggio
+ per l’omo in terra, se non fosse cive?».
+ «Sì», rispuos’ io; «e qui ragion non cheggio».
+
+ «E puot’ elli esser, se giù non si vive
+ diversamente per diversi offici?
+ Non, se ’l maestro vostro ben vi scrive».
+
+ Sì venne deducendo infino a quici;
+ poscia conchiuse: «Dunque esser diverse
+ convien di vostri effetti le radici:
+
+ per ch’un nasce Solone e altro Serse,
+ altro Melchisedèch e altro quello
+ che, volando per l’aere, il figlio perse.
+
+ La circular natura, ch’è suggello
+ a la cera mortal, fa ben sua arte,
+ ma non distingue l’un da l’altro ostello.
+
+ Quinci addivien ch’Esaù si diparte
+ per seme da Iacòb; e vien Quirino
+ da sì vil padre, che si rende a Marte.
+
+ Natura generata il suo cammino
+ simil farebbe sempre a’ generanti,
+ se non vincesse il proveder divino.
+
+ Or quel che t’era dietro t’è davanti:
+ ma perché sappi che di te mi giova,
+ un corollario voglio che t’ammanti.
+
+ Sempre natura, se fortuna trova
+ discorde a sé, com’ ogne altra semente
+ fuor di sua regïon, fa mala prova.
+
+ E se ’l mondo là giù ponesse mente
+ al fondamento che natura pone,
+ seguendo lui, avria buona la gente.
+
+ Ma voi torcete a la religïone
+ tal che fia nato a cignersi la spada,
+ e fate re di tal ch’è da sermone;
+
+ onde la traccia vostra è fuor di strada».
+
+
+
+ Paradiso • Canto IX
+
+
+ Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza,
+ m’ebbe chiarito, mi narrò li ’nganni
+ che ricever dovea la sua semenza;
+
+ ma disse: «Taci e lascia muover li anni»;
+ sì ch’io non posso dir se non che pianto
+ giusto verrà di retro ai vostri danni.
+
+ E già la vita di quel lume santo
+ rivolta s’era al Sol che la rïempie
+ come quel ben ch’a ogne cosa è tanto.
+
+ Ahi anime ingannate e fatture empie,
+ che da sì fatto ben torcete i cuori,
+ drizzando in vanità le vostre tempie!
+
+ Ed ecco un altro di quelli splendori
+ ver’ me si fece, e ’l suo voler piacermi
+ significava nel chiarir di fori.
+
+ Li occhi di Bëatrice, ch’eran fermi
+ sovra me, come pria, di caro assenso
+ al mio disio certificato fermi.
+
+ «Deh, metti al mio voler tosto compenso,
+ beato spirto», dissi, «e fammi prova
+ ch’i’ possa in te refletter quel ch’io penso!».
+
+ Onde la luce che m’era ancor nova,
+ del suo profondo, ond’ ella pria cantava,
+ seguette come a cui di ben far giova:
+
+ «In quella parte de la terra prava
+ italica che siede tra Rïalto
+ e le fontane di Brenta e di Piava,
+
+ si leva un colle, e non surge molt’ alto,
+ là onde scese già una facella
+ che fece a la contrada un grande assalto.
+
+ D’una radice nacqui e io ed ella:
+ Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
+ perché mi vinse il lume d’esta stella;
+
+ ma lietamente a me medesma indulgo
+ la cagion di mia sorte, e non mi noia;
+ che parria forse forte al vostro vulgo.
+
+ Di questa luculenta e cara gioia
+ del nostro cielo che più m’è propinqua,
+ grande fama rimase; e pria che moia,
+
+ questo centesimo anno ancor s’incinqua:
+ vedi se far si dee l’omo eccellente,
+ sì ch’altra vita la prima relinqua.
+
+ E ciò non pensa la turba presente
+ che Tagliamento e Adice richiude,
+ né per esser battuta ancor si pente;
+
+ ma tosto fia che Padova al palude
+ cangerà l’acqua che Vincenza bagna,
+ per essere al dover le genti crude;
+
+ e dove Sile e Cagnan s’accompagna,
+ tal signoreggia e va con la testa alta,
+ che già per lui carpir si fa la ragna.
+
+ Piangerà Feltro ancora la difalta
+ de l’empio suo pastor, che sarà sconcia
+ sì, che per simil non s’entrò in malta.
+
+ Troppo sarebbe larga la bigoncia
+ che ricevesse il sangue ferrarese,
+ e stanco chi ’l pesasse a oncia a oncia,
+
+ che donerà questo prete cortese
+ per mostrarsi di parte; e cotai doni
+ conformi fieno al viver del paese.
+
+ Sù sono specchi, voi dicete Troni,
+ onde refulge a noi Dio giudicante;
+ sì che questi parlar ne paion buoni».
+
+ Qui si tacette; e fecemi sembiante
+ che fosse ad altro volta, per la rota
+ in che si mise com’ era davante.
+
+ L’altra letizia, che m’era già nota
+ per cara cosa, mi si fece in vista
+ qual fin balasso in che lo sol percuota.
+
+ Per letiziar là sù fulgor s’acquista,
+ sì come riso qui; ma giù s’abbuia
+ l’ombra di fuor, come la mente è trista.
+
+ «Dio vede tutto, e tuo veder s’inluia»,
+ diss’ io, «beato spirto, sì che nulla
+ voglia di sé a te puot’ esser fuia.
+
+ Dunque la voce tua, che ’l ciel trastulla
+ sempre col canto di quei fuochi pii
+ che di sei ali facen la coculla,
+
+ perché non satisface a’ miei disii?
+ Già non attendere’ io tua dimanda,
+ s’io m’intuassi, come tu t’inmii».
+
+ «La maggior valle in che l’acqua si spanda»,
+ incominciaro allor le sue parole,
+ «fuor di quel mar che la terra inghirlanda,
+
+ tra ’ discordanti liti contra ’l sole
+ tanto sen va, che fa meridïano
+ là dove l’orizzonte pria far suole.
+
+ Di quella valle fu’ io litorano
+ tra Ebro e Macra, che per cammin corto
+ parte lo Genovese dal Toscano.
+
+ Ad un occaso quasi e ad un orto
+ Buggea siede e la terra ond’ io fui,
+ che fé del sangue suo già caldo il porto.
+
+ Folco mi disse quella gente a cui
+ fu noto il nome mio; e questo cielo
+ di me s’imprenta, com’ io fe’ di lui;
+
+ ché più non arse la figlia di Belo,
+ noiando e a Sicheo e a Creusa,
+ di me, infin che si convenne al pelo;
+
+ né quella Rodopëa che delusa
+ fu da Demofoonte, né Alcide
+ quando Iole nel core ebbe rinchiusa.
+
+ Non però qui si pente, ma si ride,
+ non de la colpa, ch’a mente non torna,
+ ma del valor ch’ordinò e provide.
+
+ Qui si rimira ne l’arte ch’addorna
+ cotanto affetto, e discernesi ’l bene
+ per che ’l mondo di sù quel di giù torna.
+
+ Ma perché tutte le tue voglie piene
+ ten porti che son nate in questa spera,
+ proceder ancor oltre mi convene.
+
+ Tu vuo’ saper chi è in questa lumera
+ che qui appresso me così scintilla
+ come raggio di sole in acqua mera.
+
+ Or sappi che là entro si tranquilla
+ Raab; e a nostr’ ordine congiunta,
+ di lei nel sommo grado si sigilla.
+
+ Da questo cielo, in cui l’ombra s’appunta
+ che ’l vostro mondo face, pria ch’altr’ alma
+ del trïunfo di Cristo fu assunta.
+
+ Ben si convenne lei lasciar per palma
+ in alcun cielo de l’alta vittoria
+ che s’acquistò con l’una e l’altra palma,
+
+ perch’ ella favorò la prima gloria
+ di Iosüè in su la Terra Santa,
+ che poco tocca al papa la memoria.
+
+ La tua città, che di colui è pianta
+ che pria volse le spalle al suo fattore
+ e di cui è la ’nvidia tanto pianta,
+
+ produce e spande il maladetto fiore
+ c’ha disvïate le pecore e li agni,
+ però che fatto ha lupo del pastore.
+
+ Per questo l’Evangelio e i dottor magni
+ son derelitti, e solo ai Decretali
+ si studia, sì che pare a’ lor vivagni.
+
+ A questo intende il papa e ’ cardinali;
+ non vanno i lor pensieri a Nazarette,
+ là dove Gabrïello aperse l’ali.
+
+ Ma Vaticano e l’altre parti elette
+ di Roma che son state cimitero
+ a la milizia che Pietro seguette,
+
+ tosto libere fien de l’avoltero».
+
+
+
+ Paradiso • Canto X
+
+
+ Guardando nel suo Figlio con l’Amore
+ che l’uno e l’altro etternalmente spira,
+ lo primo e ineffabile Valore
+
+ quanto per mente e per loco si gira
+ con tant’ ordine fé, ch’esser non puote
+ sanza gustar di lui chi ciò rimira.
+
+ Leva dunque, lettore, a l’alte rote
+ meco la vista, dritto a quella parte
+ dove l’un moto e l’altro si percuote;
+
+ e lì comincia a vagheggiar ne l’arte
+ di quel maestro che dentro a sé l’ama,
+ tanto che mai da lei l’occhio non parte.
+
+ Vedi come da indi si dirama
+ l’oblico cerchio che i pianeti porta,
+ per sodisfare al mondo che li chiama.
+
+ Che se la strada lor non fosse torta,
+ molta virtù nel ciel sarebbe in vano,
+ e quasi ogne potenza qua giù morta;
+
+ e se dal dritto più o men lontano
+ fosse ’l partire, assai sarebbe manco
+ e giù e sù de l’ordine mondano.
+
+ Or ti riman, lettor, sovra ’l tuo banco,
+ dietro pensando a ciò che si preliba,
+ s’esser vuoi lieto assai prima che stanco.
+
+ Messo t’ho innanzi: omai per te ti ciba;
+ ché a sé torce tutta la mia cura
+ quella materia ond’ io son fatto scriba.
+
+ Lo ministro maggior de la natura,
+ che del valor del ciel lo mondo imprenta
+ e col suo lume il tempo ne misura,
+
+ con quella parte che sù si rammenta
+ congiunto, si girava per le spire
+ in che più tosto ognora s’appresenta;
+
+ e io era con lui; ma del salire
+ non m’accors’ io, se non com’ uom s’accorge,
+ anzi ’l primo pensier, del suo venire.
+
+ È Bëatrice quella che sì scorge
+ di bene in meglio, sì subitamente
+ che l’atto suo per tempo non si sporge.
+
+ Quant’ esser convenia da sé lucente
+ quel ch’era dentro al sol dov’ io entra’mi,
+ non per color, ma per lume parvente!
+
+ Perch’ io lo ’ngegno e l’arte e l’uso chiami,
+ sì nol direi che mai s’imaginasse;
+ ma creder puossi e di veder si brami.
+
+ E se le fantasie nostre son basse
+ a tanta altezza, non è maraviglia;
+ ché sopra ’l sol non fu occhio ch’andasse.
+
+ Tal era quivi la quarta famiglia
+ de l’alto Padre, che sempre la sazia,
+ mostrando come spira e come figlia.
+
+ E Bëatrice cominciò: «Ringrazia,
+ ringrazia il Sol de li angeli, ch’a questo
+ sensibil t’ha levato per sua grazia».
+
+ Cor di mortal non fu mai sì digesto
+ a divozione e a rendersi a Dio
+ con tutto ’l suo gradir cotanto presto,
+
+ come a quelle parole mi fec’ io;
+ e sì tutto ’l mio amore in lui si mise,
+ che Bëatrice eclissò ne l’oblio.
+
+ Non le dispiacque; ma sì se ne rise,
+ che lo splendor de li occhi suoi ridenti
+ mia mente unita in più cose divise.
+
+ Io vidi più folgór vivi e vincenti
+ far di noi centro e di sé far corona,
+ più dolci in voce che in vista lucenti:
+
+ così cinger la figlia di Latona
+ vedem talvolta, quando l’aere è pregno,
+ sì che ritenga il fil che fa la zona.
+
+ Ne la corte del cielo, ond’ io rivegno,
+ si trovan molte gioie care e belle
+ tanto che non si posson trar del regno;
+
+ e ’l canto di quei lumi era di quelle;
+ chi non s’impenna sì che là sù voli,
+ dal muto aspetti quindi le novelle.
+
+ Poi, sì cantando, quelli ardenti soli
+ si fuor girati intorno a noi tre volte,
+ come stelle vicine a’ fermi poli,
+
+ donne mi parver, non da ballo sciolte,
+ ma che s’arrestin tacite, ascoltando
+ fin che le nove note hanno ricolte.
+
+ E dentro a l’un senti’ cominciar: «Quando
+ lo raggio de la grazia, onde s’accende
+ verace amore e che poi cresce amando,
+
+ multiplicato in te tanto resplende,
+ che ti conduce su per quella scala
+ u’ sanza risalir nessun discende;
+
+ qual ti negasse il vin de la sua fiala
+ per la tua sete, in libertà non fora
+ se non com’ acqua ch’al mar non si cala.
+
+ Tu vuo’ saper di quai piante s’infiora
+ questa ghirlanda che ’ntorno vagheggia
+ la bella donna ch’al ciel t’avvalora.
+
+ Io fui de li agni de la santa greggia
+ che Domenico mena per cammino
+ u’ ben s’impingua se non si vaneggia.
+
+ Questi che m’è a destra più vicino,
+ frate e maestro fummi, ed esso Alberto
+ è di Cologna, e io Thomas d’Aquino.
+
+ Se sì di tutti li altri esser vuo’ certo,
+ di retro al mio parlar ten vien col viso
+ girando su per lo beato serto.
+
+ Quell’ altro fiammeggiare esce del riso
+ di Grazïan, che l’uno e l’altro foro
+ aiutò sì che piace in paradiso.
+
+ L’altro ch’appresso addorna il nostro coro,
+ quel Pietro fu che con la poverella
+ offerse a Santa Chiesa suo tesoro.
+
+ La quinta luce, ch’è tra noi più bella,
+ spira di tale amor, che tutto ’l mondo
+ là giù ne gola di saper novella:
+
+ entro v’è l’alta mente u’ sì profondo
+ saver fu messo, che, se ’l vero è vero,
+ a veder tanto non surse il secondo.
+
+ Appresso vedi il lume di quel cero
+ che giù in carne più a dentro vide
+ l’angelica natura e ’l ministero.
+
+ Ne l’altra piccioletta luce ride
+ quello avvocato de’ tempi cristiani
+ del cui latino Augustin si provide.
+
+ Or se tu l’occhio de la mente trani
+ di luce in luce dietro a le mie lode,
+ già de l’ottava con sete rimani.
+
+ Per vedere ogne ben dentro vi gode
+ l’anima santa che ’l mondo fallace
+ fa manifesto a chi di lei ben ode.
+
+ Lo corpo ond’ ella fu cacciata giace
+ giuso in Cieldauro; ed essa da martiro
+ e da essilio venne a questa pace.
+
+ Vedi oltre fiammeggiar l’ardente spiro
+ d’Isidoro, di Beda e di Riccardo,
+ che a considerar fu più che viro.
+
+ Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,
+ è ’l lume d’uno spirto che ’n pensieri
+ gravi a morir li parve venir tardo:
+
+ essa è la luce etterna di Sigieri,
+ che, leggendo nel Vico de li Strami,
+ silogizzò invidïosi veri».
+
+ Indi, come orologio che ne chiami
+ ne l’ora che la sposa di Dio surge
+ a mattinar lo sposo perché l’ami,
+
+ che l’una parte e l’altra tira e urge,
+ tin tin sonando con sì dolce nota,
+ che ’l ben disposto spirto d’amor turge;
+
+ così vid’ ïo la gloriosa rota
+ muoversi e render voce a voce in tempra
+ e in dolcezza ch’esser non pò nota
+
+ se non colà dove gioir s’insempra.
+
+
+
+ Paradiso • Canto XI
+
+
+ O insensata cura de’ mortali,
+ quanto son difettivi silogismi
+ quei che ti fanno in basso batter l’ali!
+
+ Chi dietro a iura e chi ad amforismi
+ sen giva, e chi seguendo sacerdozio,
+ e chi regnar per forza o per sofismi,
+
+ e chi rubare e chi civil negozio,
+ chi nel diletto de la carne involto
+ s’affaticava e chi si dava a l’ozio,
+
+ quando, da tutte queste cose sciolto,
+ con Bëatrice m’era suso in cielo
+ cotanto glorïosamente accolto.
+
+ Poi che ciascuno fu tornato ne lo
+ punto del cerchio in che avanti s’era,
+ fermossi, come a candellier candelo.
+
+ E io senti’ dentro a quella lumera
+ che pria m’avea parlato, sorridendo
+ incominciar, faccendosi più mera:
+
+ «Così com’ io del suo raggio resplendo,
+ sì, riguardando ne la luce etterna,
+ li tuoi pensieri onde cagioni apprendo.
+
+ Tu dubbi, e hai voler che si ricerna
+ in sì aperta e ’n sì distesa lingua
+ lo dicer mio, ch’al tuo sentir si sterna,
+
+ ove dinanzi dissi: “U’ ben s’impingua”,
+ e là u’ dissi: “Non nacque il secondo”;
+ e qui è uopo che ben si distingua.
+
+ La provedenza, che governa il mondo
+ con quel consiglio nel quale ogne aspetto
+ creato è vinto pria che vada al fondo,
+
+ però che andasse ver’ lo suo diletto
+ la sposa di colui ch’ad alte grida
+ disposò lei col sangue benedetto,
+
+ in sé sicura e anche a lui più fida,
+ due principi ordinò in suo favore,
+ che quinci e quindi le fosser per guida.
+
+ L’un fu tutto serafico in ardore;
+ l’altro per sapïenza in terra fue
+ di cherubica luce uno splendore.
+
+ De l’un dirò, però che d’amendue
+ si dice l’un pregiando, qual ch’om prende,
+ perch’ ad un fine fur l’opere sue.
+
+ Intra Tupino e l’acqua che discende
+ del colle eletto dal beato Ubaldo,
+ fertile costa d’alto monte pende,
+
+ onde Perugia sente freddo e caldo
+ da Porta Sole; e di rietro le piange
+ per grave giogo Nocera con Gualdo.
+
+ Di questa costa, là dov’ ella frange
+ più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
+ come fa questo talvolta di Gange.
+
+ Però chi d’esso loco fa parole,
+ non dica Ascesi, ché direbbe corto,
+ ma Orïente, se proprio dir vuole.
+
+ Non era ancor molto lontan da l’orto,
+ ch’el cominciò a far sentir la terra
+ de la sua gran virtute alcun conforto;
+
+ ché per tal donna, giovinetto, in guerra
+ del padre corse, a cui, come a la morte,
+ la porta del piacer nessun diserra;
+
+ e dinanzi a la sua spirital corte
+ et coram patre le si fece unito;
+ poscia di dì in dì l’amò più forte.
+
+ Questa, privata del primo marito,
+ millecent’ anni e più dispetta e scura
+ fino a costui si stette sanza invito;
+
+ né valse udir che la trovò sicura
+ con Amiclate, al suon de la sua voce,
+ colui ch’a tutto ’l mondo fé paura;
+
+ né valse esser costante né feroce,
+ sì che, dove Maria rimase giuso,
+ ella con Cristo pianse in su la croce.
+
+ Ma perch’ io non proceda troppo chiuso,
+ Francesco e Povertà per questi amanti
+ prendi oramai nel mio parlar diffuso.
+
+ La lor concordia e i lor lieti sembianti,
+ amore e maraviglia e dolce sguardo
+ facieno esser cagion di pensier santi;
+
+ tanto che ’l venerabile Bernardo
+ si scalzò prima, e dietro a tanta pace
+ corse e, correndo, li parve esser tardo.
+
+ Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
+ Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
+ dietro a lo sposo, sì la sposa piace.
+
+ Indi sen va quel padre e quel maestro
+ con la sua donna e con quella famiglia
+ che già legava l’umile capestro.
+
+ Né li gravò viltà di cuor le ciglia
+ per esser fi’ di Pietro Bernardone,
+ né per parer dispetto a maraviglia;
+
+ ma regalmente sua dura intenzione
+ ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe
+ primo sigillo a sua religïone.
+
+ Poi che la gente poverella crebbe
+ dietro a costui, la cui mirabil vita
+ meglio in gloria del ciel si canterebbe,
+
+ di seconda corona redimita
+ fu per Onorio da l’Etterno Spiro
+ la santa voglia d’esto archimandrita.
+
+ E poi che, per la sete del martiro,
+ ne la presenza del Soldan superba
+ predicò Cristo e li altri che ’l seguiro,
+
+ e per trovare a conversione acerba
+ troppo la gente e per non stare indarno,
+ redissi al frutto de l’italica erba,
+
+ nel crudo sasso intra Tevero e Arno
+ da Cristo prese l’ultimo sigillo,
+ che le sue membra due anni portarno.
+
+ Quando a colui ch’a tanto ben sortillo
+ piacque di trarlo suso a la mercede
+ ch’el meritò nel suo farsi pusillo,
+
+ a’ frati suoi, sì com’ a giuste rede,
+ raccomandò la donna sua più cara,
+ e comandò che l’amassero a fede;
+
+ e del suo grembo l’anima preclara
+ mover si volle, tornando al suo regno,
+ e al suo corpo non volle altra bara.
+
+ Pensa oramai qual fu colui che degno
+ collega fu a mantener la barca
+ di Pietro in alto mar per dritto segno;
+
+ e questo fu il nostro patrïarca;
+ per che qual segue lui, com’ el comanda,
+ discerner puoi che buone merce carca.
+
+ Ma ’l suo pecuglio di nova vivanda
+ è fatto ghiotto, sì ch’esser non puote
+ che per diversi salti non si spanda;
+
+ e quanto le sue pecore remote
+ e vagabunde più da esso vanno,
+ più tornano a l’ovil di latte vòte.
+
+ Ben son di quelle che temono ’l danno
+ e stringonsi al pastor; ma son sì poche,
+ che le cappe fornisce poco panno.
+
+ Or, se le mie parole non son fioche,
+ se la tua audïenza è stata attenta,
+ se ciò ch’è detto a la mente revoche,
+
+ in parte fia la tua voglia contenta,
+ perché vedrai la pianta onde si scheggia,
+ e vedra’ il corrègger che argomenta
+
+ “U’ ben s’impingua, se non si vaneggia”».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XII
+
+
+ Sì tosto come l’ultima parola
+ la benedetta fiamma per dir tolse,
+ a rotar cominciò la santa mola;
+
+ e nel suo giro tutta non si volse
+ prima ch’un’altra di cerchio la chiuse,
+ e moto a moto e canto a canto colse;
+
+ canto che tanto vince nostre muse,
+ nostre serene in quelle dolci tube,
+ quanto primo splendor quel ch’e’ refuse.
+
+ Come si volgon per tenera nube
+ due archi paralelli e concolori,
+ quando Iunone a sua ancella iube,
+
+ nascendo di quel d’entro quel di fori,
+ a guisa del parlar di quella vaga
+ ch’amor consunse come sol vapori,
+
+ e fanno qui la gente esser presaga,
+ per lo patto che Dio con Noè puose,
+ del mondo che già mai più non s’allaga:
+
+ così di quelle sempiterne rose
+ volgiensi circa noi le due ghirlande,
+ e sì l’estrema a l’intima rispuose.
+
+ Poi che ’l tripudio e l’altra festa grande,
+ sì del cantare e sì del fiammeggiarsi
+ luce con luce gaudïose e blande,
+
+ insieme a punto e a voler quetarsi,
+ pur come li occhi ch’al piacer che i move
+ conviene insieme chiudere e levarsi;
+
+ del cor de l’una de le luci nove
+ si mosse voce, che l’ago a la stella
+ parer mi fece in volgermi al suo dove;
+
+ e cominciò: «L’amor che mi fa bella
+ mi tragge a ragionar de l’altro duca
+ per cui del mio sì ben ci si favella.
+
+ Degno è che, dov’ è l’un, l’altro s’induca:
+ sì che, com’ elli ad una militaro,
+ così la gloria loro insieme luca.
+
+ L’essercito di Cristo, che sì caro
+ costò a rïarmar, dietro a la ’nsegna
+ si movea tardo, sospeccioso e raro,
+
+ quando lo ’mperador che sempre regna
+ provide a la milizia, ch’era in forse,
+ per sola grazia, non per esser degna;
+
+ e, come è detto, a sua sposa soccorse
+ con due campioni, al cui fare, al cui dire
+ lo popol disvïato si raccorse.
+
+ In quella parte ove surge ad aprire
+ Zefiro dolce le novelle fronde
+ di che si vede Europa rivestire,
+
+ non molto lungi al percuoter de l’onde
+ dietro a le quali, per la lunga foga,
+ lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde,
+
+ siede la fortunata Calaroga
+ sotto la protezion del grande scudo
+ in che soggiace il leone e soggioga:
+
+ dentro vi nacque l’amoroso drudo
+ de la fede cristiana, il santo atleta
+ benigno a’ suoi e a’ nemici crudo;
+
+ e come fu creata, fu repleta
+ sì la sua mente di viva vertute
+ che, ne la madre, lei fece profeta.
+
+ Poi che le sponsalizie fuor compiute
+ al sacro fonte intra lui e la Fede,
+ u’ si dotar di mutüa salute,
+
+ la donna che per lui l’assenso diede,
+ vide nel sonno il mirabile frutto
+ ch’uscir dovea di lui e de le rede;
+
+ e perché fosse qual era in costrutto,
+ quinci si mosse spirito a nomarlo
+ del possessivo di cui era tutto.
+
+ Domenico fu detto; e io ne parlo
+ sì come de l’agricola che Cristo
+ elesse a l’orto suo per aiutarlo.
+
+ Ben parve messo e famigliar di Cristo:
+ che ’l primo amor che ’n lui fu manifesto,
+ fu al primo consiglio che diè Cristo.
+
+ Spesse fïate fu tacito e desto
+ trovato in terra da la sua nutrice,
+ come dicesse: ‘Io son venuto a questo’.
+
+ Oh padre suo veramente Felice!
+ oh madre sua veramente Giovanna,
+ se, interpretata, val come si dice!
+
+ Non per lo mondo, per cui mo s’affanna
+ di retro ad Ostïense e a Taddeo,
+ ma per amor de la verace manna
+
+ in picciol tempo gran dottor si feo;
+ tal che si mise a circüir la vigna
+ che tosto imbianca, se ’l vignaio è reo.
+
+ E a la sedia che fu già benigna
+ più a’ poveri giusti, non per lei,
+ ma per colui che siede, che traligna,
+
+ non dispensare o due o tre per sei,
+ non la fortuna di prima vacante,
+ non decimas, quae sunt pauperum Dei,
+
+ addimandò, ma contro al mondo errante
+ licenza di combatter per lo seme
+ del qual ti fascian ventiquattro piante.
+
+ Poi, con dottrina e con volere insieme,
+ con l’officio appostolico si mosse
+ quasi torrente ch’alta vena preme;
+
+ e ne li sterpi eretici percosse
+ l’impeto suo, più vivamente quivi
+ dove le resistenze eran più grosse.
+
+ Di lui si fecer poi diversi rivi
+ onde l’orto catolico si riga,
+ sì che i suoi arbuscelli stan più vivi.
+
+ Se tal fu l’una rota de la biga
+ in che la Santa Chiesa si difese
+ e vinse in campo la sua civil briga,
+
+ ben ti dovrebbe assai esser palese
+ l’eccellenza de l’altra, di cui Tomma
+ dinanzi al mio venir fu sì cortese.
+
+ Ma l’orbita che fé la parte somma
+ di sua circunferenza, è derelitta,
+ sì ch’è la muffa dov’ era la gromma.
+
+ La sua famiglia, che si mosse dritta
+ coi piedi a le sue orme, è tanto volta,
+ che quel dinanzi a quel di retro gitta;
+
+ e tosto si vedrà de la ricolta
+ de la mala coltura, quando il loglio
+ si lagnerà che l’arca li sia tolta.
+
+ Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio
+ nostro volume, ancor troveria carta
+ u’ leggerebbe “I’ mi son quel ch’i’ soglio”;
+
+ ma non fia da Casal né d’Acquasparta,
+ là onde vegnon tali a la scrittura,
+ ch’uno la fugge e altro la coarta.
+
+ Io son la vita di Bonaventura
+ da Bagnoregio, che ne’ grandi offici
+ sempre pospuosi la sinistra cura.
+
+ Illuminato e Augustin son quici,
+ che fuor de’ primi scalzi poverelli
+ che nel capestro a Dio si fero amici.
+
+ Ugo da San Vittore è qui con elli,
+ e Pietro Mangiadore e Pietro Spano,
+ lo qual giù luce in dodici libelli;
+
+ Natàn profeta e ’l metropolitano
+ Crisostomo e Anselmo e quel Donato
+ ch’a la prim’ arte degnò porre mano.
+
+ Rabano è qui, e lucemi dallato
+ il calavrese abate Giovacchino
+ di spirito profetico dotato.
+
+ Ad inveggiar cotanto paladino
+ mi mosse l’infiammata cortesia
+ di fra Tommaso e ’l discreto latino;
+
+ e mosse meco questa compagnia».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XIII
+
+
+ Imagini, chi bene intender cupe
+ quel ch’i’ or vidi—e ritegna l’image,
+ mentre ch’io dico, come ferma rupe—,
+
+ quindici stelle che ’n diverse plage
+ lo ciel avvivan di tanto sereno
+ che soperchia de l’aere ogne compage;
+
+ imagini quel carro a cu’ il seno
+ basta del nostro cielo e notte e giorno,
+ sì ch’al volger del temo non vien meno;
+
+ imagini la bocca di quel corno
+ che si comincia in punta de lo stelo
+ a cui la prima rota va dintorno,
+
+ aver fatto di sé due segni in cielo,
+ qual fece la figliuola di Minoi
+ allora che sentì di morte il gelo;
+
+ e l’un ne l’altro aver li raggi suoi,
+ e amendue girarsi per maniera
+ che l’uno andasse al primo e l’altro al poi;
+
+ e avrà quasi l’ombra de la vera
+ costellazione e de la doppia danza
+ che circulava il punto dov’ io era:
+
+ poi ch’è tanto di là da nostra usanza,
+ quanto di là dal mover de la Chiana
+ si move il ciel che tutti li altri avanza.
+
+ Lì si cantò non Bacco, non Peana,
+ ma tre persone in divina natura,
+ e in una persona essa e l’umana.
+
+ Compié ’l cantare e ’l volger sua misura;
+ e attesersi a noi quei santi lumi,
+ felicitando sé di cura in cura.
+
+ Ruppe il silenzio ne’ concordi numi
+ poscia la luce in che mirabil vita
+ del poverel di Dio narrata fumi,
+
+ e disse: «Quando l’una paglia è trita,
+ quando la sua semenza è già riposta,
+ a batter l’altra dolce amor m’invita.
+
+ Tu credi che nel petto onde la costa
+ si trasse per formar la bella guancia
+ il cui palato a tutto ’l mondo costa,
+
+ e in quel che, forato da la lancia,
+ e prima e poscia tanto sodisfece,
+ che d’ogne colpa vince la bilancia,
+
+ quantunque a la natura umana lece
+ aver di lume, tutto fosse infuso
+ da quel valor che l’uno e l’altro fece;
+
+ e però miri a ciò ch’io dissi suso,
+ quando narrai che non ebbe ’l secondo
+ lo ben che ne la quinta luce è chiuso.
+
+ Or apri li occhi a quel ch’io ti rispondo,
+ e vedräi il tuo credere e ’l mio dire
+ nel vero farsi come centro in tondo.
+
+ Ciò che non more e ciò che può morire
+ non è se non splendor di quella idea
+ che partorisce, amando, il nostro Sire;
+
+ ché quella viva luce che sì mea
+ dal suo lucente, che non si disuna
+ da lui né da l’amor ch’a lor s’intrea,
+
+ per sua bontate il suo raggiare aduna,
+ quasi specchiato, in nove sussistenze,
+ etternalmente rimanendosi una.
+
+ Quindi discende a l’ultime potenze
+ giù d’atto in atto, tanto divenendo,
+ che più non fa che brevi contingenze;
+
+ e queste contingenze essere intendo
+ le cose generate, che produce
+ con seme e sanza seme il ciel movendo.
+
+ La cera di costoro e chi la duce
+ non sta d’un modo; e però sotto ’l segno
+ idëale poi più e men traluce.
+
+ Ond’ elli avvien ch’un medesimo legno,
+ secondo specie, meglio e peggio frutta;
+ e voi nascete con diverso ingegno.
+
+ Se fosse a punto la cera dedutta
+ e fosse il cielo in sua virtù supprema,
+ la luce del suggel parrebbe tutta;
+
+ ma la natura la dà sempre scema,
+ similemente operando a l’artista
+ ch’a l’abito de l’arte ha man che trema.
+
+ Però se ’l caldo amor la chiara vista
+ de la prima virtù dispone e segna,
+ tutta la perfezion quivi s’acquista.
+
+ Così fu fatta già la terra degna
+ di tutta l’animal perfezïone;
+ così fu fatta la Vergine pregna;
+
+ sì ch’io commendo tua oppinïone,
+ che l’umana natura mai non fue
+ né fia qual fu in quelle due persone.
+
+ Or s’i’ non procedesse avanti piùe,
+ ‘Dunque, come costui fu sanza pare?’
+ comincerebber le parole tue.
+
+ Ma perché paia ben ciò che non pare,
+ pensa chi era, e la cagion che ’l mosse,
+ quando fu detto “Chiedi”, a dimandare.
+
+ Non ho parlato sì, che tu non posse
+ ben veder ch’el fu re, che chiese senno
+ acciò che re sufficïente fosse;
+
+ non per sapere il numero in che enno
+ li motor di qua sù, o se necesse
+ con contingente mai necesse fenno;
+
+ non si est dare primum motum esse,
+ o se del mezzo cerchio far si puote
+ trïangol sì ch’un retto non avesse.
+
+ Onde, se ciò ch’io dissi e questo note,
+ regal prudenza è quel vedere impari
+ in che lo stral di mia intenzion percuote;
+
+ e se al “surse” drizzi li occhi chiari,
+ vedrai aver solamente respetto
+ ai regi, che son molti, e ’ buon son rari.
+
+ Con questa distinzion prendi ’l mio detto;
+ e così puote star con quel che credi
+ del primo padre e del nostro Diletto.
+
+ E questo ti sia sempre piombo a’ piedi,
+ per farti mover lento com’ uom lasso
+ e al sì e al no che tu non vedi:
+
+ ché quelli è tra li stolti bene a basso,
+ che sanza distinzione afferma e nega
+ ne l’un così come ne l’altro passo;
+
+ perch’ elli ’ncontra che più volte piega
+ l’oppinïon corrente in falsa parte,
+ e poi l’affetto l’intelletto lega.
+
+ Vie più che ’ndarno da riva si parte,
+ perché non torna tal qual e’ si move,
+ chi pesca per lo vero e non ha l’arte.
+
+ E di ciò sono al mondo aperte prove
+ Parmenide, Melisso e Brisso e molti,
+ li quali andaro e non sapëan dove;
+
+ sì fé Sabellio e Arrio e quelli stolti
+ che furon come spade a le Scritture
+ in render torti li diritti volti.
+
+ Non sien le genti, ancor, troppo sicure
+ a giudicar, sì come quei che stima
+ le biade in campo pria che sien mature;
+
+ ch’i’ ho veduto tutto ’l verno prima
+ lo prun mostrarsi rigido e feroce,
+ poscia portar la rosa in su la cima;
+
+ e legno vidi già dritto e veloce
+ correr lo mar per tutto suo cammino,
+ perire al fine a l’intrar de la foce.
+
+ Non creda donna Berta e ser Martino,
+ per vedere un furare, altro offerere,
+ vederli dentro al consiglio divino;
+
+ ché quel può surgere, e quel può cadere».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XIV
+
+
+ Dal centro al cerchio, e sì dal cerchio al centro
+ movesi l’acqua in un ritondo vaso,
+ secondo ch’è percosso fuori o dentro:
+
+ ne la mia mente fé sùbito caso
+ questo ch’io dico, sì come si tacque
+ la glorïosa vita di Tommaso,
+
+ per la similitudine che nacque
+ del suo parlare e di quel di Beatrice,
+ a cui sì cominciar, dopo lui, piacque:
+
+ «A costui fa mestieri, e nol vi dice
+ né con la voce né pensando ancora,
+ d’un altro vero andare a la radice.
+
+ Diteli se la luce onde s’infiora
+ vostra sustanza, rimarrà con voi
+ etternalmente sì com’ ell’ è ora;
+
+ e se rimane, dite come, poi
+ che sarete visibili rifatti,
+ esser porà ch’al veder non vi nòi».
+
+ Come, da più letizia pinti e tratti,
+ a la fïata quei che vanno a rota
+ levan la voce e rallegrano li atti,
+
+ così, a l’orazion pronta e divota,
+ li santi cerchi mostrar nova gioia
+ nel torneare e ne la mira nota.
+
+ Qual si lamenta perché qui si moia
+ per viver colà sù, non vide quive
+ lo refrigerio de l’etterna ploia.
+
+ Quell’ uno e due e tre che sempre vive
+ e regna sempre in tre e ’n due e ’n uno,
+ non circunscritto, e tutto circunscrive,
+
+ tre volte era cantato da ciascuno
+ di quelli spirti con tal melodia,
+ ch’ad ogne merto saria giusto muno.
+
+ E io udi’ ne la luce più dia
+ del minor cerchio una voce modesta,
+ forse qual fu da l’angelo a Maria,
+
+ risponder: «Quanto fia lunga la festa
+ di paradiso, tanto il nostro amore
+ si raggerà dintorno cotal vesta.
+
+ La sua chiarezza séguita l’ardore;
+ l’ardor la visïone, e quella è tanta,
+ quant’ ha di grazia sovra suo valore.
+
+ Come la carne glorïosa e santa
+ fia rivestita, la nostra persona
+ più grata fia per esser tutta quanta;
+
+ per che s’accrescerà ciò che ne dona
+ di gratüito lume il sommo bene,
+ lume ch’a lui veder ne condiziona;
+
+ onde la visïon crescer convene,
+ crescer l’ardor che di quella s’accende,
+ crescer lo raggio che da esso vene.
+
+ Ma sì come carbon che fiamma rende,
+ e per vivo candor quella soverchia,
+ sì che la sua parvenza si difende;
+
+ così questo folgór che già ne cerchia
+ fia vinto in apparenza da la carne
+ che tutto dì la terra ricoperchia;
+
+ né potrà tanta luce affaticarne:
+ ché li organi del corpo saran forti
+ a tutto ciò che potrà dilettarne».
+
+ Tanto mi parver sùbiti e accorti
+ e l’uno e l’altro coro a dicer «Amme!»,
+ che ben mostrar disio d’i corpi morti:
+
+ forse non pur per lor, ma per le mamme,
+ per li padri e per li altri che fuor cari
+ anzi che fosser sempiterne fiamme.
+
+ Ed ecco intorno, di chiarezza pari,
+ nascere un lustro sopra quel che v’era,
+ per guisa d’orizzonte che rischiari.
+
+ E sì come al salir di prima sera
+ comincian per lo ciel nove parvenze,
+ sì che la vista pare e non par vera,
+
+ parvemi lì novelle sussistenze
+ cominciare a vedere, e fare un giro
+ di fuor da l’altre due circunferenze.
+
+ Oh vero sfavillar del Santo Spiro!
+ come si fece sùbito e candente
+ a li occhi miei che, vinti, nol soffriro!
+
+ Ma Bëatrice sì bella e ridente
+ mi si mostrò, che tra quelle vedute
+ si vuol lasciar che non seguir la mente.
+
+ Quindi ripreser li occhi miei virtute
+ a rilevarsi; e vidimi translato
+ sol con mia donna in più alta salute.
+
+ Ben m’accors’ io ch’io era più levato,
+ per l’affocato riso de la stella,
+ che mi parea più roggio che l’usato.
+
+ Con tutto ’l core e con quella favella
+ ch’è una in tutti, a Dio feci olocausto,
+ qual conveniesi a la grazia novella.
+
+ E non er’ anco del mio petto essausto
+ l’ardor del sacrificio, ch’io conobbi
+ esso litare stato accetto e fausto;
+
+ ché con tanto lucore e tanto robbi
+ m’apparvero splendor dentro a due raggi,
+ ch’io dissi: «O Elïòs che sì li addobbi!».
+
+ Come distinta da minori e maggi
+ lumi biancheggia tra ’ poli del mondo
+ Galassia sì, che fa dubbiar ben saggi;
+
+ sì costellati facean nel profondo
+ Marte quei raggi il venerabil segno
+ che fan giunture di quadranti in tondo.
+
+ Qui vince la memoria mia lo ’ngegno;
+ ché quella croce lampeggiava Cristo,
+ sì ch’io non so trovare essempro degno;
+
+ ma chi prende sua croce e segue Cristo,
+ ancor mi scuserà di quel ch’io lasso,
+ vedendo in quell’ albor balenar Cristo.
+
+ Di corno in corno e tra la cima e ’l basso
+ si movien lumi, scintillando forte
+ nel congiugnersi insieme e nel trapasso:
+
+ così si veggion qui diritte e torte,
+ veloci e tarde, rinovando vista,
+ le minuzie d’i corpi, lunghe e corte,
+
+ moversi per lo raggio onde si lista
+ talvolta l’ombra che, per sua difesa,
+ la gente con ingegno e arte acquista.
+
+ E come giga e arpa, in tempra tesa
+ di molte corde, fa dolce tintinno
+ a tal da cui la nota non è intesa,
+
+ così da’ lumi che lì m’apparinno
+ s’accogliea per la croce una melode
+ che mi rapiva, sanza intender l’inno.
+
+ Ben m’accors’ io ch’elli era d’alte lode,
+ però ch’a me venìa «Resurgi» e «Vinci»
+ come a colui che non intende e ode.
+
+ Ïo m’innamorava tanto quinci,
+ che ’nfino a lì non fu alcuna cosa
+ che mi legasse con sì dolci vinci.
+
+ Forse la mia parola par troppo osa,
+ posponendo il piacer de li occhi belli,
+ ne’ quai mirando mio disio ha posa;
+
+ ma chi s’avvede che i vivi suggelli
+ d’ogne bellezza più fanno più suso,
+ e ch’io non m’era lì rivolto a quelli,
+
+ escusar puommi di quel ch’io m’accuso
+ per escusarmi, e vedermi dir vero:
+ ché ’l piacer santo non è qui dischiuso,
+
+ perché si fa, montando, più sincero.
+
+
+
+ Paradiso • Canto XV
+
+
+ Benigna volontade in che si liqua
+ sempre l’amor che drittamente spira,
+ come cupidità fa ne la iniqua,
+
+ silenzio puose a quella dolce lira,
+ e fece quïetar le sante corde
+ che la destra del cielo allenta e tira.
+
+ Come saranno a’ giusti preghi sorde
+ quelle sustanze che, per darmi voglia
+ ch’io le pregassi, a tacer fur concorde?
+
+ Bene è che sanza termine si doglia
+ chi, per amor di cosa che non duri
+ etternalmente, quello amor si spoglia.
+
+ Quale per li seren tranquilli e puri
+ discorre ad ora ad or sùbito foco,
+ movendo li occhi che stavan sicuri,
+
+ e pare stella che tramuti loco,
+ se non che da la parte ond’ e’ s’accende
+ nulla sen perde, ed esso dura poco:
+
+ tale dal corno che ’n destro si stende
+ a piè di quella croce corse un astro
+ de la costellazion che lì resplende;
+
+ né si partì la gemma dal suo nastro,
+ ma per la lista radïal trascorse,
+ che parve foco dietro ad alabastro.
+
+ Sì pïa l’ombra d’Anchise si porse,
+ se fede merta nostra maggior musa,
+ quando in Eliso del figlio s’accorse.
+
+ «O sanguis meus, o superinfusa
+ gratïa Deï, sicut tibi cui
+ bis unquam celi ianüa reclusa?».
+
+ Così quel lume: ond’ io m’attesi a lui;
+ poscia rivolsi a la mia donna il viso,
+ e quinci e quindi stupefatto fui;
+
+ ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso
+ tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo
+ de la mia gloria e del mio paradiso.
+
+ Indi, a udire e a veder giocondo,
+ giunse lo spirto al suo principio cose,
+ ch’io non lo ’ntesi, sì parlò profondo;
+
+ né per elezïon mi si nascose,
+ ma per necessità, ché ’l suo concetto
+ al segno d’i mortal si soprapuose.
+
+ E quando l’arco de l’ardente affetto
+ fu sì sfogato, che ’l parlar discese
+ inver’ lo segno del nostro intelletto,
+
+ la prima cosa che per me s’intese,
+ «Benedetto sia tu», fu, «trino e uno,
+ che nel mio seme se’ tanto cortese!».
+
+ E seguì: «Grato e lontano digiuno,
+ tratto leggendo del magno volume
+ du’ non si muta mai bianco né bruno,
+
+ solvuto hai, figlio, dentro a questo lume
+ in ch’io ti parlo, mercè di colei
+ ch’a l’alto volo ti vestì le piume.
+
+ Tu credi che a me tuo pensier mei
+ da quel ch’è primo, così come raia
+ da l’un, se si conosce, il cinque e ’l sei;
+
+ e però ch’io mi sia e perch’ io paia
+ più gaudïoso a te, non mi domandi,
+ che alcun altro in questa turba gaia.
+
+ Tu credi ’l vero; ché i minori e ’ grandi
+ di questa vita miran ne lo speglio
+ in che, prima che pensi, il pensier pandi;
+
+ ma perché ’l sacro amore in che io veglio
+ con perpetüa vista e che m’asseta
+ di dolce disïar, s’adempia meglio,
+
+ la voce tua sicura, balda e lieta
+ suoni la volontà, suoni ’l disio,
+ a che la mia risposta è già decreta!».
+
+ Io mi volsi a Beatrice, e quella udio
+ pria ch’io parlassi, e arrisemi un cenno
+ che fece crescer l’ali al voler mio.
+
+ Poi cominciai così: «L’affetto e ’l senno,
+ come la prima equalità v’apparse,
+ d’un peso per ciascun di voi si fenno,
+
+ però che ’l sol che v’allumò e arse,
+ col caldo e con la luce è sì iguali,
+ che tutte simiglianze sono scarse.
+
+ Ma voglia e argomento ne’ mortali,
+ per la cagion ch’a voi è manifesta,
+ diversamente son pennuti in ali;
+
+ ond’ io, che son mortal, mi sento in questa
+ disagguaglianza, e però non ringrazio
+ se non col core a la paterna festa.
+
+ Ben supplico io a te, vivo topazio
+ che questa gioia prezïosa ingemmi,
+ perché mi facci del tuo nome sazio».
+
+ «O fronda mia in che io compiacemmi
+ pur aspettando, io fui la tua radice»:
+ cotal principio, rispondendo, femmi.
+
+ Poscia mi disse: «Quel da cui si dice
+ tua cognazione e che cent’ anni e piùe
+ girato ha ’l monte in la prima cornice,
+
+ mio figlio fu e tuo bisavol fue:
+ ben si convien che la lunga fatica
+ tu li raccorci con l’opere tue.
+
+ Fiorenza dentro da la cerchia antica,
+ ond’ ella toglie ancora e terza e nona,
+ si stava in pace, sobria e pudica.
+
+ Non avea catenella, non corona,
+ non gonne contigiate, non cintura
+ che fosse a veder più che la persona.
+
+ Non faceva, nascendo, ancor paura
+ la figlia al padre, che ’l tempo e la dote
+ non fuggien quinci e quindi la misura.
+
+ Non avea case di famiglia vòte;
+ non v’era giunto ancor Sardanapalo
+ a mostrar ciò che ’n camera si puote.
+
+ Non era vinto ancora Montemalo
+ dal vostro Uccellatoio, che, com’ è vinto
+ nel montar sù, così sarà nel calo.
+
+ Bellincion Berti vid’ io andar cinto
+ di cuoio e d’osso, e venir da lo specchio
+ la donna sua sanza ’l viso dipinto;
+
+ e vidi quel d’i Nerli e quel del Vecchio
+ esser contenti a la pelle scoperta,
+ e le sue donne al fuso e al pennecchio.
+
+ Oh fortunate! ciascuna era certa
+ de la sua sepultura, e ancor nulla
+ era per Francia nel letto diserta.
+
+ L’una vegghiava a studio de la culla,
+ e, consolando, usava l’idïoma
+ che prima i padri e le madri trastulla;
+
+ l’altra, traendo a la rocca la chioma,
+ favoleggiava con la sua famiglia
+ d’i Troiani, di Fiesole e di Roma.
+
+ Saria tenuta allor tal maraviglia
+ una Cianghella, un Lapo Salterello,
+ qual or saria Cincinnato e Corniglia.
+
+ A così riposato, a così bello
+ viver di cittadini, a così fida
+ cittadinanza, a così dolce ostello,
+
+ Maria mi diè, chiamata in alte grida;
+ e ne l’antico vostro Batisteo
+ insieme fui cristiano e Cacciaguida.
+
+ Moronto fu mio frate ed Eliseo;
+ mia donna venne a me di val di Pado,
+ e quindi il sopranome tuo si feo.
+
+ Poi seguitai lo ’mperador Currado;
+ ed el mi cinse de la sua milizia,
+ tanto per bene ovrar li venni in grado.
+
+ Dietro li andai incontro a la nequizia
+ di quella legge il cui popolo usurpa,
+ per colpa d’i pastor, vostra giustizia.
+
+ Quivi fu’ io da quella gente turpa
+ disviluppato dal mondo fallace,
+ lo cui amor molt’ anime deturpa;
+
+ e venni dal martiro a questa pace».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XVI
+
+
+ O poca nostra nobiltà di sangue,
+ se glorïar di te la gente fai
+ qua giù dove l’affetto nostro langue,
+
+ mirabil cosa non mi sarà mai:
+ ché là dove appetito non si torce,
+ dico nel cielo, io me ne gloriai.
+
+ Ben se’ tu manto che tosto raccorce:
+ sì che, se non s’appon di dì in die,
+ lo tempo va dintorno con le force.
+
+ Dal ‘voi’ che prima a Roma s’offerie,
+ in che la sua famiglia men persevra,
+ ricominciaron le parole mie;
+
+ onde Beatrice, ch’era un poco scevra,
+ ridendo, parve quella che tossio
+ al primo fallo scritto di Ginevra.
+
+ Io cominciai: «Voi siete il padre mio;
+ voi mi date a parlar tutta baldezza;
+ voi mi levate sì, ch’i’ son più ch’io.
+
+ Per tanti rivi s’empie d’allegrezza
+ la mente mia, che di sé fa letizia
+ perché può sostener che non si spezza.
+
+ Ditemi dunque, cara mia primizia,
+ quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni
+ che si segnaro in vostra püerizia;
+
+ ditemi de l’ovil di San Giovanni
+ quanto era allora, e chi eran le genti
+ tra esso degne di più alti scanni».
+
+ Come s’avviva a lo spirar d’i venti
+ carbone in fiamma, così vid’ io quella
+ luce risplendere a’ miei blandimenti;
+
+ e come a li occhi miei si fé più bella,
+ così con voce più dolce e soave,
+ ma non con questa moderna favella,
+
+ dissemi: «Da quel dì che fu detto ‘Ave’
+ al parto in che mia madre, ch’è or santa,
+ s’allevïò di me ond’ era grave,
+
+ al suo Leon cinquecento cinquanta
+ e trenta fiate venne questo foco
+ a rinfiammarsi sotto la sua pianta.
+
+ Li antichi miei e io nacqui nel loco
+ dove si truova pria l’ultimo sesto
+ da quei che corre il vostro annüal gioco.
+
+ Basti d’i miei maggiori udirne questo:
+ chi ei si fosser e onde venner quivi,
+ più è tacer che ragionare onesto.
+
+ Tutti color ch’a quel tempo eran ivi
+ da poter arme tra Marte e ’l Batista,
+ eran il quinto di quei ch’or son vivi.
+
+ Ma la cittadinanza, ch’è or mista
+ di Campi, di Certaldo e di Fegghine,
+ pura vediesi ne l’ultimo artista.
+
+ Oh quanto fora meglio esser vicine
+ quelle genti ch’io dico, e al Galluzzo
+ e a Trespiano aver vostro confine,
+
+ che averle dentro e sostener lo puzzo
+ del villan d’Aguglion, di quel da Signa,
+ che già per barattare ha l’occhio aguzzo!
+
+ Se la gente ch’al mondo più traligna
+ non fosse stata a Cesare noverca,
+ ma come madre a suo figlio benigna,
+
+ tal fatto è fiorentino e cambia e merca,
+ che si sarebbe vòlto a Simifonti,
+ là dove andava l’avolo a la cerca;
+
+ sariesi Montemurlo ancor de’ Conti;
+ sarieno i Cerchi nel piovier d’Acone,
+ e forse in Valdigrieve i Buondelmonti.
+
+ Sempre la confusion de le persone
+ principio fu del mal de la cittade,
+ come del vostro il cibo che s’appone;
+
+ e cieco toro più avaccio cade
+ che cieco agnello; e molte volte taglia
+ più e meglio una che le cinque spade.
+
+ Se tu riguardi Luni e Orbisaglia
+ come sono ite, e come se ne vanno
+ di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,
+
+ udir come le schiatte si disfanno
+ non ti parrà nova cosa né forte,
+ poscia che le cittadi termine hanno.
+
+ Le vostre cose tutte hanno lor morte,
+ sì come voi; ma celasi in alcuna
+ che dura molto, e le vite son corte.
+
+ E come ’l volger del ciel de la luna
+ cuopre e discuopre i liti sanza posa,
+ così fa di Fiorenza la Fortuna:
+
+ per che non dee parer mirabil cosa
+ ciò ch’io dirò de li alti Fiorentini
+ onde è la fama nel tempo nascosa.
+
+ Io vidi li Ughi e vidi i Catellini,
+ Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi,
+ già nel calare, illustri cittadini;
+
+ e vidi così grandi come antichi,
+ con quel de la Sannella, quel de l’Arca,
+ e Soldanieri e Ardinghi e Bostichi.
+
+ Sovra la porta ch’al presente è carca
+ di nova fellonia di tanto peso
+ che tosto fia iattura de la barca,
+
+ erano i Ravignani, ond’ è disceso
+ il conte Guido e qualunque del nome
+ de l’alto Bellincione ha poscia preso.
+
+ Quel de la Pressa sapeva già come
+ regger si vuole, e avea Galigaio
+ dorata in casa sua già l’elsa e ’l pome.
+
+ Grand’ era già la colonna del Vaio,
+ Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci
+ e Galli e quei ch’arrossan per lo staio.
+
+ Lo ceppo di che nacquero i Calfucci
+ era già grande, e già eran tratti
+ a le curule Sizii e Arrigucci.
+
+ Oh quali io vidi quei che son disfatti
+ per lor superbia! e le palle de l’oro
+ fiorian Fiorenza in tutt’ i suoi gran fatti.
+
+ Così facieno i padri di coloro
+ che, sempre che la vostra chiesa vaca,
+ si fanno grassi stando a consistoro.
+
+ L’oltracotata schiatta che s’indraca
+ dietro a chi fugge, e a chi mostra ’l dente
+ o ver la borsa, com’ agnel si placa,
+
+ già venìa sù, ma di picciola gente;
+ sì che non piacque ad Ubertin Donato
+ che poï il suocero il fé lor parente.
+
+ Già era ’l Caponsacco nel mercato
+ disceso giù da Fiesole, e già era
+ buon cittadino Giuda e Infangato.
+
+ Io dirò cosa incredibile e vera:
+ nel picciol cerchio s’entrava per porta
+ che si nomava da quei de la Pera.
+
+ Ciascun che de la bella insegna porta
+ del gran barone il cui nome e ’l cui pregio
+ la festa di Tommaso riconforta,
+
+ da esso ebbe milizia e privilegio;
+ avvegna che con popol si rauni
+ oggi colui che la fascia col fregio.
+
+ Già eran Gualterotti e Importuni;
+ e ancor saria Borgo più quïeto,
+ se di novi vicin fosser digiuni.
+
+ La casa di che nacque il vostro fleto,
+ per lo giusto disdegno che v’ha morti
+ e puose fine al vostro viver lieto,
+
+ era onorata, essa e suoi consorti:
+ o Buondelmonte, quanto mal fuggisti
+ le nozze süe per li altrui conforti!
+
+ Molti sarebber lieti, che son tristi,
+ se Dio t’avesse conceduto ad Ema
+ la prima volta ch’a città venisti.
+
+ Ma conveniesi a quella pietra scema
+ che guarda ’l ponte, che Fiorenza fesse
+ vittima ne la sua pace postrema.
+
+ Con queste genti, e con altre con esse,
+ vid’ io Fiorenza in sì fatto riposo,
+ che non avea cagione onde piangesse.
+
+ Con queste genti vid’io glorïoso
+ e giusto il popol suo, tanto che ’l giglio
+ non era ad asta mai posto a ritroso,
+
+ né per divisïon fatto vermiglio».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XVII
+
+
+ Qual venne a Climenè, per accertarsi
+ di ciò ch’avëa incontro a sé udito,
+ quei ch’ancor fa li padri ai figli scarsi;
+
+ tal era io, e tal era sentito
+ e da Beatrice e da la santa lampa
+ che pria per me avea mutato sito.
+
+ Per che mia donna «Manda fuor la vampa
+ del tuo disio», mi disse, «sì ch’ella esca
+ segnata bene de la interna stampa:
+
+ non perché nostra conoscenza cresca
+ per tuo parlare, ma perché t’ausi
+ a dir la sete, sì che l’uom ti mesca».
+
+ «O cara piota mia che sì t’insusi,
+ che, come veggion le terrene menti
+ non capere in trïangol due ottusi,
+
+ così vedi le cose contingenti
+ anzi che sieno in sé, mirando il punto
+ a cui tutti li tempi son presenti;
+
+ mentre ch’io era a Virgilio congiunto
+ su per lo monte che l’anime cura
+ e discendendo nel mondo defunto,
+
+ dette mi fuor di mia vita futura
+ parole gravi, avvegna ch’io mi senta
+ ben tetragono ai colpi di ventura;
+
+ per che la voglia mia saria contenta
+ d’intender qual fortuna mi s’appressa:
+ ché saetta previsa vien più lenta».
+
+ Così diss’ io a quella luce stessa
+ che pria m’avea parlato; e come volle
+ Beatrice, fu la mia voglia confessa.
+
+ Né per ambage, in che la gente folle
+ già s’inviscava pria che fosse anciso
+ l’Agnel di Dio che le peccata tolle,
+
+ ma per chiare parole e con preciso
+ latin rispuose quello amor paterno,
+ chiuso e parvente del suo proprio riso:
+
+ «La contingenza, che fuor del quaderno
+ de la vostra matera non si stende,
+ tutta è dipinta nel cospetto etterno;
+
+ necessità però quindi non prende
+ se non come dal viso in che si specchia
+ nave che per torrente giù discende.
+
+ Da indi, sì come viene ad orecchia
+ dolce armonia da organo, mi viene
+ a vista il tempo che ti s’apparecchia.
+
+ Qual si partio Ipolito d’Atene
+ per la spietata e perfida noverca,
+ tal di Fiorenza partir ti convene.
+
+ Questo si vuole e questo già si cerca,
+ e tosto verrà fatto a chi ciò pensa
+ là dove Cristo tutto dì si merca.
+
+ La colpa seguirà la parte offensa
+ in grido, come suol; ma la vendetta
+ fia testimonio al ver che la dispensa.
+
+ Tu lascerai ogne cosa diletta
+ più caramente; e questo è quello strale
+ che l’arco de lo essilio pria saetta.
+
+ Tu proverai sì come sa di sale
+ lo pane altrui, e come è duro calle
+ lo scendere e ’l salir per l’altrui scale.
+
+ E quel che più ti graverà le spalle,
+ sarà la compagnia malvagia e scempia
+ con la qual tu cadrai in questa valle;
+
+ che tutta ingrata, tutta matta ed empia
+ si farà contr’ a te; ma, poco appresso,
+ ella, non tu, n’avrà rossa la tempia.
+
+ Di sua bestialitate il suo processo
+ farà la prova; sì ch’a te fia bello
+ averti fatta parte per te stesso.
+
+ Lo primo tuo refugio e ’l primo ostello
+ sarà la cortesia del gran Lombardo
+ che ’n su la scala porta il santo uccello;
+
+ ch’in te avrà sì benigno riguardo,
+ che del fare e del chieder, tra voi due,
+ fia primo quel che tra li altri è più tardo.
+
+ Con lui vedrai colui che ’mpresso fue,
+ nascendo, sì da questa stella forte,
+ che notabili fier l’opere sue.
+
+ Non se ne son le genti ancora accorte
+ per la novella età, ché pur nove anni
+ son queste rote intorno di lui torte;
+
+ ma pria che ’l Guasco l’alto Arrigo inganni,
+ parran faville de la sua virtute
+ in non curar d’argento né d’affanni.
+
+ Le sue magnificenze conosciute
+ saranno ancora, sì che ’ suoi nemici
+ non ne potran tener le lingue mute.
+
+ A lui t’aspetta e a’ suoi benefici;
+ per lui fia trasmutata molta gente,
+ cambiando condizion ricchi e mendici;
+
+ e portera’ne scritto ne la mente
+ di lui, e nol dirai»; e disse cose
+ incredibili a quei che fier presente.
+
+ Poi giunse: «Figlio, queste son le chiose
+ di quel che ti fu detto; ecco le ’nsidie
+ che dietro a pochi giri son nascose.
+
+ Non vo’ però ch’a’ tuoi vicini invidie,
+ poscia che s’infutura la tua vita
+ vie più là che ’l punir di lor perfidie».
+
+ Poi che, tacendo, si mostrò spedita
+ l’anima santa di metter la trama
+ in quella tela ch’io le porsi ordita,
+
+ io cominciai, come colui che brama,
+ dubitando, consiglio da persona
+ che vede e vuol dirittamente e ama:
+
+ «Ben veggio, padre mio, sì come sprona
+ lo tempo verso me, per colpo darmi
+ tal, ch’è più grave a chi più s’abbandona;
+
+ per che di provedenza è buon ch’io m’armi,
+ sì che, se loco m’è tolto più caro,
+ io non perdessi li altri per miei carmi.
+
+ Giù per lo mondo sanza fine amaro,
+ e per lo monte del cui bel cacume
+ li occhi de la mia donna mi levaro,
+
+ e poscia per lo ciel, di lume in lume,
+ ho io appreso quel che s’io ridico,
+ a molti fia sapor di forte agrume;
+
+ e s’io al vero son timido amico,
+ temo di perder viver tra coloro
+ che questo tempo chiameranno antico».
+
+ La luce in che rideva il mio tesoro
+ ch’io trovai lì, si fé prima corusca,
+ quale a raggio di sole specchio d’oro;
+
+ indi rispuose: «Coscïenza fusca
+ o de la propria o de l’altrui vergogna
+ pur sentirà la tua parola brusca.
+
+ Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
+ tutta tua visïon fa manifesta;
+ e lascia pur grattar dov’ è la rogna.
+
+ Ché se la voce tua sarà molesta
+ nel primo gusto, vital nodrimento
+ lascerà poi, quando sarà digesta.
+
+ Questo tuo grido farà come vento,
+ che le più alte cime più percuote;
+ e ciò non fa d’onor poco argomento.
+
+ Però ti son mostrate in queste rote,
+ nel monte e ne la valle dolorosa
+ pur l’anime che son di fama note,
+
+ che l’animo di quel ch’ode, non posa
+ né ferma fede per essempro ch’aia
+ la sua radice incognita e ascosa,
+
+ né per altro argomento che non paia».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XVIII
+
+
+ Già si godeva solo del suo verbo
+ quello specchio beato, e io gustava
+ lo mio, temprando col dolce l’acerbo;
+
+ e quella donna ch’a Dio mi menava
+ disse: «Muta pensier; pensa ch’i’ sono
+ presso a colui ch’ogne torto disgrava».
+
+ Io mi rivolsi a l’amoroso suono
+ del mio conforto; e qual io allor vidi
+ ne li occhi santi amor, qui l’abbandono:
+
+ non perch’ io pur del mio parlar diffidi,
+ ma per la mente che non può redire
+ sovra sé tanto, s’altri non la guidi.
+
+ Tanto poss’ io di quel punto ridire,
+ che, rimirando lei, lo mio affetto
+ libero fu da ogne altro disire,
+
+ fin che ’l piacere etterno, che diretto
+ raggiava in Bëatrice, dal bel viso
+ mi contentava col secondo aspetto.
+
+ Vincendo me col lume d’un sorriso,
+ ella mi disse: «Volgiti e ascolta;
+ ché non pur ne’ miei occhi è paradiso».
+
+ Come si vede qui alcuna volta
+ l’affetto ne la vista, s’elli è tanto,
+ che da lui sia tutta l’anima tolta,
+
+ così nel fiammeggiar del folgór santo,
+ a ch’io mi volsi, conobbi la voglia
+ in lui di ragionarmi ancora alquanto.
+
+ El cominciò: «In questa quinta soglia
+ de l’albero che vive de la cima
+ e frutta sempre e mai non perde foglia,
+
+ spiriti son beati, che giù, prima
+ che venissero al ciel, fuor di gran voce,
+ sì ch’ogne musa ne sarebbe opima.
+
+ Però mira ne’ corni de la croce:
+ quello ch’io nomerò, lì farà l’atto
+ che fa in nube il suo foco veloce».
+
+ Io vidi per la croce un lume tratto
+ dal nomar Iosuè, com’ el si feo;
+ né mi fu noto il dir prima che ’l fatto.
+
+ E al nome de l’alto Macabeo
+ vidi moversi un altro roteando,
+ e letizia era ferza del paleo.
+
+ Così per Carlo Magno e per Orlando
+ due ne seguì lo mio attento sguardo,
+ com’ occhio segue suo falcon volando.
+
+ Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo
+ e ’l duca Gottifredi la mia vista
+ per quella croce, e Ruberto Guiscardo.
+
+ Indi, tra l’altre luci mota e mista,
+ mostrommi l’alma che m’avea parlato
+ qual era tra i cantor del cielo artista.
+
+ Io mi rivolsi dal mio destro lato
+ per vedere in Beatrice il mio dovere,
+ o per parlare o per atto, segnato;
+
+ e vidi le sue luci tanto mere,
+ tanto gioconde, che la sua sembianza
+ vinceva li altri e l’ultimo solere.
+
+ E come, per sentir più dilettanza
+ bene operando, l’uom di giorno in giorno
+ s’accorge che la sua virtute avanza,
+
+ sì m’accors’ io che ’l mio girare intorno
+ col cielo insieme avea cresciuto l’arco,
+ veggendo quel miracol più addorno.
+
+ E qual è ’l trasmutare in picciol varco
+ di tempo in bianca donna, quando ’l volto
+ suo si discarchi di vergogna il carco,
+
+ tal fu ne li occhi miei, quando fui vòlto,
+ per lo candor de la temprata stella
+ sesta, che dentro a sé m’avea ricolto.
+
+ Io vidi in quella giovïal facella
+ lo sfavillar de l’amor che lì era
+ segnare a li occhi miei nostra favella.
+
+ E come augelli surti di rivera,
+ quasi congratulando a lor pasture,
+ fanno di sé or tonda or altra schiera,
+
+ sì dentro ai lumi sante creature
+ volitando cantavano, e faciensi
+ or D, or I, or L in sue figure.
+
+ Prima, cantando, a sua nota moviensi;
+ poi, diventando l’un di questi segni,
+ un poco s’arrestavano e taciensi.
+
+ O diva Pegasëa che li ’ngegni
+ fai glorïosi e rendili longevi,
+ ed essi teco le cittadi e ’ regni,
+
+ illustrami di te, sì ch’io rilevi
+ le lor figure com’ io l’ho concette:
+ paia tua possa in questi versi brevi!
+
+ Mostrarsi dunque in cinque volte sette
+ vocali e consonanti; e io notai
+ le parti sì, come mi parver dette.
+
+ ‘DILIGITE IUSTITIAM’, primai
+ fur verbo e nome di tutto ’l dipinto;
+ ‘QUI IUDICATIS TERRAM’, fur sezzai.
+
+ Poscia ne l’emme del vocabol quinto
+ rimasero ordinate; sì che Giove
+ pareva argento lì d’oro distinto.
+
+ E vidi scendere altre luci dove
+ era il colmo de l’emme, e lì quetarsi
+ cantando, credo, il ben ch’a sé le move.
+
+ Poi, come nel percuoter d’i ciocchi arsi
+ surgono innumerabili faville,
+ onde li stolti sogliono agurarsi,
+
+ resurger parver quindi più di mille
+ luci e salir, qual assai e qual poco,
+ sì come ’l sol che l’accende sortille;
+
+ e quïetata ciascuna in suo loco,
+ la testa e ’l collo d’un’aguglia vidi
+ rappresentare a quel distinto foco.
+
+ Quei che dipinge lì, non ha chi ’l guidi;
+ ma esso guida, e da lui si rammenta
+ quella virtù ch’è forma per li nidi.
+
+ L’altra bëatitudo, che contenta
+ pareva prima d’ingigliarsi a l’emme,
+ con poco moto seguitò la ’mprenta.
+
+ O dolce stella, quali e quante gemme
+ mi dimostraro che nostra giustizia
+ effetto sia del ciel che tu ingemme!
+
+ Per ch’io prego la mente in che s’inizia
+ tuo moto e tua virtute, che rimiri
+ ond’ esce il fummo che ’l tuo raggio vizia;
+
+ sì ch’un’altra fïata omai s’adiri
+ del comperare e vender dentro al templo
+ che si murò di segni e di martìri.
+
+ O milizia del ciel cu’ io contemplo,
+ adora per color che sono in terra
+ tutti svïati dietro al malo essemplo!
+
+ Già si solea con le spade far guerra;
+ ma or si fa togliendo or qui or quivi
+ lo pan che ’l pïo Padre a nessun serra.
+
+ Ma tu che sol per cancellare scrivi,
+ pensa che Pietro e Paulo, che moriro
+ per la vigna che guasti, ancor son vivi.
+
+ Ben puoi tu dire: «I’ ho fermo ’l disiro
+ sì a colui che volle viver solo
+ e che per salti fu tratto al martiro,
+
+ ch’io non conosco il pescator né Polo».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XIX
+
+
+ Parea dinanzi a me con l’ali aperte
+ la bella image che nel dolce frui
+ liete facevan l’anime conserte;
+
+ parea ciascuna rubinetto in cui
+ raggio di sole ardesse sì acceso,
+ che ne’ miei occhi rifrangesse lui.
+
+ E quel che mi convien ritrar testeso,
+ non portò voce mai, né scrisse incostro,
+ né fu per fantasia già mai compreso;
+
+ ch’io vidi e anche udi’ parlar lo rostro,
+ e sonar ne la voce e «io» e «mio»,
+ quand’ era nel concetto e ‘noi’ e ‘nostro’.
+
+ E cominciò: «Per esser giusto e pio
+ son io qui essaltato a quella gloria
+ che non si lascia vincere a disio;
+
+ e in terra lasciai la mia memoria
+ sì fatta, che le genti lì malvage
+ commendan lei, ma non seguon la storia».
+
+ Così un sol calor di molte brage
+ si fa sentir, come di molti amori
+ usciva solo un suon di quella image.
+
+ Ond’ io appresso: «O perpetüi fiori
+ de l’etterna letizia, che pur uno
+ parer mi fate tutti vostri odori,
+
+ solvetemi, spirando, il gran digiuno
+ che lungamente m’ha tenuto in fame,
+ non trovandoli in terra cibo alcuno.
+
+ Ben so io che, se ’n cielo altro reame
+ la divina giustizia fa suo specchio,
+ che ’l vostro non l’apprende con velame.
+
+ Sapete come attento io m’apparecchio
+ ad ascoltar; sapete qual è quello
+ dubbio che m’è digiun cotanto vecchio».
+
+ Quasi falcone ch’esce del cappello,
+ move la testa e con l’ali si plaude,
+ voglia mostrando e faccendosi bello,
+
+ vid’ io farsi quel segno, che di laude
+ de la divina grazia era contesto,
+ con canti quai si sa chi là sù gaude.
+
+ Poi cominciò: «Colui che volse il sesto
+ a lo stremo del mondo, e dentro ad esso
+ distinse tanto occulto e manifesto,
+
+ non poté suo valor sì fare impresso
+ in tutto l’universo, che ’l suo verbo
+ non rimanesse in infinito eccesso.
+
+ E ciò fa certo che ’l primo superbo,
+ che fu la somma d’ogne creatura,
+ per non aspettar lume, cadde acerbo;
+
+ e quinci appar ch’ogne minor natura
+ è corto recettacolo a quel bene
+ che non ha fine e sé con sé misura.
+
+ Dunque vostra veduta, che convene
+ esser alcun de’ raggi de la mente
+ di che tutte le cose son ripiene,
+
+ non pò da sua natura esser possente
+ tanto, che suo principio discerna
+ molto di là da quel che l’è parvente.
+
+ Però ne la giustizia sempiterna
+ la vista che riceve il vostro mondo,
+ com’ occhio per lo mare, entro s’interna;
+
+ che, ben che da la proda veggia il fondo,
+ in pelago nol vede; e nondimeno
+ èli, ma cela lui l’esser profondo.
+
+ Lume non è, se non vien dal sereno
+ che non si turba mai; anzi è tenèbra
+ od ombra de la carne o suo veleno.
+
+ Assai t’è mo aperta la latebra
+ che t’ascondeva la giustizia viva,
+ di che facei question cotanto crebra;
+
+ ché tu dicevi: “Un uom nasce a la riva
+ de l’Indo, e quivi non è chi ragioni
+ di Cristo né chi legga né chi scriva;
+
+ e tutti suoi voleri e atti buoni
+ sono, quanto ragione umana vede,
+ sanza peccato in vita o in sermoni.
+
+ Muore non battezzato e sanza fede:
+ ov’ è questa giustizia che ’l condanna?
+ ov’ è la colpa sua, se ei non crede?”.
+
+ Or tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna,
+ per giudicar di lungi mille miglia
+ con la veduta corta d’una spanna?
+
+ Certo a colui che meco s’assottiglia,
+ se la Scrittura sovra voi non fosse,
+ da dubitar sarebbe a maraviglia.
+
+ Oh terreni animali! oh menti grosse!
+ La prima volontà, ch’è da sé buona,
+ da sé, ch’è sommo ben, mai non si mosse.
+
+ Cotanto è giusto quanto a lei consuona:
+ nullo creato bene a sé la tira,
+ ma essa, radïando, lui cagiona».
+
+ Quale sovresso il nido si rigira
+ poi c’ha pasciuti la cicogna i figli,
+ e come quel ch’è pasto la rimira;
+
+ cotal si fece, e sì leväi i cigli,
+ la benedetta imagine, che l’ali
+ movea sospinte da tanti consigli.
+
+ Roteando cantava, e dicea: «Quali
+ son le mie note a te, che non le ’ntendi,
+ tal è il giudicio etterno a voi mortali».
+
+ Poi si quetaro quei lucenti incendi
+ de lo Spirito Santo ancor nel segno
+ che fé i Romani al mondo reverendi,
+
+ esso ricominciò: «A questo regno
+ non salì mai chi non credette ’n Cristo,
+ né pria né poi ch’el si chiavasse al legno.
+
+ Ma vedi: molti gridan “Cristo, Cristo!”,
+ che saranno in giudicio assai men prope
+ a lui, che tal che non conosce Cristo;
+
+ e tai Cristian dannerà l’Etïòpe,
+ quando si partiranno i due collegi,
+ l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe.
+
+ Che poran dir li Perse a’ vostri regi,
+ come vedranno quel volume aperto
+ nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?
+
+ Lì si vedrà, tra l’opere d’Alberto,
+ quella che tosto moverà la penna,
+ per che ’l regno di Praga fia diserto.
+
+ Lì si vedrà il duol che sovra Senna
+ induce, falseggiando la moneta,
+ quel che morrà di colpo di cotenna.
+
+ Lì si vedrà la superbia ch’asseta,
+ che fa lo Scotto e l’Inghilese folle,
+ sì che non può soffrir dentro a sua meta.
+
+ Vedrassi la lussuria e ’l viver molle
+ di quel di Spagna e di quel di Boemme,
+ che mai valor non conobbe né volle.
+
+ Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme
+ segnata con un i la sua bontate,
+ quando ’l contrario segnerà un emme.
+
+ Vedrassi l’avarizia e la viltate
+ di quei che guarda l’isola del foco,
+ ove Anchise finì la lunga etate;
+
+ e a dare ad intender quanto è poco,
+ la sua scrittura fian lettere mozze,
+ che noteranno molto in parvo loco.
+
+ E parranno a ciascun l’opere sozze
+ del barba e del fratel, che tanto egregia
+ nazione e due corone han fatte bozze.
+
+ E quel di Portogallo e di Norvegia
+ lì si conosceranno, e quel di Rascia
+ che male ha visto il conio di Vinegia.
+
+ Oh beata Ungheria, se non si lascia
+ più malmenare! e beata Navarra,
+ se s’armasse del monte che la fascia!
+
+ E creder de’ ciascun che già, per arra
+ di questo, Niccosïa e Famagosta
+ per la lor bestia si lamenti e garra,
+
+ che dal fianco de l’altre non si scosta».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XX
+
+
+ Quando colui che tutto ’l mondo alluma
+ de l’emisperio nostro sì discende,
+ che ’l giorno d’ogne parte si consuma,
+
+ lo ciel, che sol di lui prima s’accende,
+ subitamente si rifà parvente
+ per molte luci, in che una risplende;
+
+ e questo atto del ciel mi venne a mente,
+ come ’l segno del mondo e de’ suoi duci
+ nel benedetto rostro fu tacente;
+
+ però che tutte quelle vive luci,
+ vie più lucendo, cominciaron canti
+ da mia memoria labili e caduci.
+
+ O dolce amor che di riso t’ammanti,
+ quanto parevi ardente in que’ flailli,
+ ch’avieno spirto sol di pensier santi!
+
+ Poscia che i cari e lucidi lapilli
+ ond’ io vidi ingemmato il sesto lume
+ puoser silenzio a li angelici squilli,
+
+ udir mi parve un mormorar di fiume
+ che scende chiaro giù di pietra in pietra,
+ mostrando l’ubertà del suo cacume.
+
+ E come suono al collo de la cetra
+ prende sua forma, e sì com’ al pertugio
+ de la sampogna vento che penètra,
+
+ così, rimosso d’aspettare indugio,
+ quel mormorar de l’aguglia salissi
+ su per lo collo, come fosse bugio.
+
+ Fecesi voce quivi, e quindi uscissi
+ per lo suo becco in forma di parole,
+ quali aspettava il core ov’ io le scrissi.
+
+ «La parte in me che vede e pate il sole
+ ne l’aguglie mortali», incominciommi,
+ «or fisamente riguardar si vole,
+
+ perché d’i fuochi ond’ io figura fommi,
+ quelli onde l’occhio in testa mi scintilla,
+ e’ di tutti lor gradi son li sommi.
+
+ Colui che luce in mezzo per pupilla,
+ fu il cantor de lo Spirito Santo,
+ che l’arca traslatò di villa in villa:
+
+ ora conosce il merto del suo canto,
+ in quanto effetto fu del suo consiglio,
+ per lo remunerar ch’è altrettanto.
+
+ Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio,
+ colui che più al becco mi s’accosta,
+ la vedovella consolò del figlio:
+
+ ora conosce quanto caro costa
+ non seguir Cristo, per l’esperïenza
+ di questa dolce vita e de l’opposta.
+
+ E quel che segue in la circunferenza
+ di che ragiono, per l’arco superno,
+ morte indugiò per vera penitenza:
+
+ ora conosce che ’l giudicio etterno
+ non si trasmuta, quando degno preco
+ fa crastino là giù de l’odïerno.
+
+ L’altro che segue, con le leggi e meco,
+ sotto buona intenzion che fé mal frutto,
+ per cedere al pastor si fece greco:
+
+ ora conosce come il mal dedutto
+ dal suo bene operar non li è nocivo,
+ avvegna che sia ’l mondo indi distrutto.
+
+ E quel che vedi ne l’arco declivo,
+ Guiglielmo fu, cui quella terra plora
+ che piagne Carlo e Federigo vivo:
+
+ ora conosce come s’innamora
+ lo ciel del giusto rege, e al sembiante
+ del suo fulgore il fa vedere ancora.
+
+ Chi crederebbe giù nel mondo errante
+ che Rifëo Troiano in questo tondo
+ fosse la quinta de le luci sante?
+
+ Ora conosce assai di quel che ’l mondo
+ veder non può de la divina grazia,
+ ben che sua vista non discerna il fondo».
+
+ Quale allodetta che ’n aere si spazia
+ prima cantando, e poi tace contenta
+ de l’ultima dolcezza che la sazia,
+
+ tal mi sembiò l’imago de la ’mprenta
+ de l’etterno piacere, al cui disio
+ ciascuna cosa qual ell’ è diventa.
+
+ E avvegna ch’io fossi al dubbiar mio
+ lì quasi vetro a lo color ch’el veste,
+ tempo aspettar tacendo non patio,
+
+ ma de la bocca, «Che cose son queste?»,
+ mi pinse con la forza del suo peso:
+ per ch’io di coruscar vidi gran feste.
+
+ Poi appresso, con l’occhio più acceso,
+ lo benedetto segno mi rispuose
+ per non tenermi in ammirar sospeso:
+
+ «Io veggio che tu credi queste cose
+ perch’ io le dico, ma non vedi come;
+ sì che, se son credute, sono ascose.
+
+ Fai come quei che la cosa per nome
+ apprende ben, ma la sua quiditate
+ veder non può se altri non la prome.
+
+ Regnum celorum vïolenza pate
+ da caldo amore e da viva speranza,
+ che vince la divina volontate:
+
+ non a guisa che l’omo a l’om sobranza,
+ ma vince lei perché vuole esser vinta,
+ e, vinta, vince con sua beninanza.
+
+ La prima vita del ciglio e la quinta
+ ti fa maravigliar, perché ne vedi
+ la regïon de li angeli dipinta.
+
+ D’i corpi suoi non uscir, come credi,
+ Gentili, ma Cristiani, in ferma fede
+ quel d’i passuri e quel d’i passi piedi.
+
+ Ché l’una de lo ’nferno, u’ non si riede
+ già mai a buon voler, tornò a l’ossa;
+ e ciò di viva spene fu mercede:
+
+ di viva spene, che mise la possa
+ ne’ prieghi fatti a Dio per suscitarla,
+ sì che potesse sua voglia esser mossa.
+
+ L’anima glorïosa onde si parla,
+ tornata ne la carne, in che fu poco,
+ credette in lui che potëa aiutarla;
+
+ e credendo s’accese in tanto foco
+ di vero amor, ch’a la morte seconda
+ fu degna di venire a questo gioco.
+
+ L’altra, per grazia che da sì profonda
+ fontana stilla, che mai creatura
+ non pinse l’occhio infino a la prima onda,
+
+ tutto suo amor là giù pose a drittura:
+ per che, di grazia in grazia, Dio li aperse
+ l’occhio a la nostra redenzion futura;
+
+ ond’ ei credette in quella, e non sofferse
+ da indi il puzzo più del paganesmo;
+ e riprendiene le genti perverse.
+
+ Quelle tre donne li fur per battesmo
+ che tu vedesti da la destra rota,
+ dinanzi al battezzar più d’un millesmo.
+
+ O predestinazion, quanto remota
+ è la radice tua da quelli aspetti
+ che la prima cagion non veggion tota!
+
+ E voi, mortali, tenetevi stretti
+ a giudicar: ché noi, che Dio vedemo,
+ non conosciamo ancor tutti li eletti;
+
+ ed ènne dolce così fatto scemo,
+ perché il ben nostro in questo ben s’affina,
+ che quel che vole Iddio, e noi volemo».
+
+ Così da quella imagine divina,
+ per farmi chiara la mia corta vista,
+ data mi fu soave medicina.
+
+ E come a buon cantor buon citarista
+ fa seguitar lo guizzo de la corda,
+ in che più di piacer lo canto acquista,
+
+ sì, mentre ch’e’ parlò, sì mi ricorda
+ ch’io vidi le due luci benedette,
+ pur come batter d’occhi si concorda,
+
+ con le parole mover le fiammette.
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXI
+
+
+ Già eran li occhi miei rifissi al volto
+ de la mia donna, e l’animo con essi,
+ e da ogne altro intento s’era tolto.
+
+ E quella non ridea; ma «S’io ridessi»,
+ mi cominciò, «tu ti faresti quale
+ fu Semelè quando di cener fessi:
+
+ ché la bellezza mia, che per le scale
+ de l’etterno palazzo più s’accende,
+ com’ hai veduto, quanto più si sale,
+
+ se non si temperasse, tanto splende,
+ che ’l tuo mortal podere, al suo fulgore,
+ sarebbe fronda che trono scoscende.
+
+ Noi sem levati al settimo splendore,
+ che sotto ’l petto del Leone ardente
+ raggia mo misto giù del suo valore.
+
+ Ficca di retro a li occhi tuoi la mente,
+ e fa di quelli specchi a la figura
+ che ’n questo specchio ti sarà parvente».
+
+ Qual savesse qual era la pastura
+ del viso mio ne l’aspetto beato
+ quand’ io mi trasmutai ad altra cura,
+
+ conoscerebbe quanto m’era a grato
+ ubidire a la mia celeste scorta,
+ contrapesando l’un con l’altro lato.
+
+ Dentro al cristallo che ’l vocabol porta,
+ cerchiando il mondo, del suo caro duce
+ sotto cui giacque ogne malizia morta,
+
+ di color d’oro in che raggio traluce
+ vid’ io uno scaleo eretto in suso
+ tanto, che nol seguiva la mia luce.
+
+ Vidi anche per li gradi scender giuso
+ tanti splendor, ch’io pensai ch’ogne lume
+ che par nel ciel, quindi fosse diffuso.
+
+ E come, per lo natural costume,
+ le pole insieme, al cominciar del giorno,
+ si movono a scaldar le fredde piume;
+
+ poi altre vanno via sanza ritorno,
+ altre rivolgon sé onde son mosse,
+ e altre roteando fan soggiorno;
+
+ tal modo parve me che quivi fosse
+ in quello sfavillar che ’nsieme venne,
+ sì come in certo grado si percosse.
+
+ E quel che presso più ci si ritenne,
+ si fé sì chiaro, ch’io dicea pensando:
+ ‘Io veggio ben l’amor che tu m’accenne.
+
+ Ma quella ond’ io aspetto il come e ’l quando
+ del dire e del tacer, si sta; ond’ io,
+ contra ’l disio, fo ben ch’io non dimando’.
+
+ Per ch’ella, che vedëa il tacer mio
+ nel veder di colui che tutto vede,
+ mi disse: «Solvi il tuo caldo disio».
+
+ E io incominciai: «La mia mercede
+ non mi fa degno de la tua risposta;
+ ma per colei che ’l chieder mi concede,
+
+ vita beata che ti stai nascosta
+ dentro a la tua letizia, fammi nota
+ la cagion che sì presso mi t’ha posta;
+
+ e dì perché si tace in questa rota
+ la dolce sinfonia di paradiso,
+ che giù per l’altre suona sì divota».
+
+ «Tu hai l’udir mortal sì come il viso»,
+ rispuose a me; «onde qui non si canta
+ per quel che Bëatrice non ha riso.
+
+ Giù per li gradi de la scala santa
+ discesi tanto sol per farti festa
+ col dire e con la luce che mi ammanta;
+
+ né più amor mi fece esser più presta,
+ ché più e tanto amor quinci sù ferve,
+ sì come il fiammeggiar ti manifesta.
+
+ Ma l’alta carità, che ci fa serve
+ pronte al consiglio che ’l mondo governa,
+ sorteggia qui sì come tu osserve».
+
+ «Io veggio ben», diss’ io, «sacra lucerna,
+ come libero amore in questa corte
+ basta a seguir la provedenza etterna;
+
+ ma questo è quel ch’a cerner mi par forte,
+ perché predestinata fosti sola
+ a questo officio tra le tue consorte».
+
+ Né venni prima a l’ultima parola,
+ che del suo mezzo fece il lume centro,
+ girando sé come veloce mola;
+
+ poi rispuose l’amor che v’era dentro:
+ «Luce divina sopra me s’appunta,
+ penetrando per questa in ch’io m’inventro,
+
+ la cui virtù, col mio veder congiunta,
+ mi leva sopra me tanto, ch’i’ veggio
+ la somma essenza de la quale è munta.
+
+ Quinci vien l’allegrezza ond’ io fiammeggio;
+ per ch’a la vista mia, quant’ ella è chiara,
+ la chiarità de la fiamma pareggio.
+
+ Ma quell’ alma nel ciel che più si schiara,
+ quel serafin che ’n Dio più l’occhio ha fisso,
+ a la dimanda tua non satisfara,
+
+ però che sì s’innoltra ne lo abisso
+ de l’etterno statuto quel che chiedi,
+ che da ogne creata vista è scisso.
+
+ E al mondo mortal, quando tu riedi,
+ questo rapporta, sì che non presumma
+ a tanto segno più mover li piedi.
+
+ La mente, che qui luce, in terra fumma;
+ onde riguarda come può là giùe
+ quel che non pote perché ’l ciel l’assumma».
+
+ Sì mi prescrisser le parole sue,
+ ch’io lasciai la quistione e mi ritrassi
+ a dimandarla umilmente chi fue.
+
+ «Tra ’ due liti d’Italia surgon sassi,
+ e non molto distanti a la tua patria,
+ tanto che ’ troni assai suonan più bassi,
+
+ e fanno un gibbo che si chiama Catria,
+ di sotto al quale è consecrato un ermo,
+ che suole esser disposto a sola latria».
+
+ Così ricominciommi il terzo sermo;
+ e poi, continüando, disse: «Quivi
+ al servigio di Dio mi fe’ sì fermo,
+
+ che pur con cibi di liquor d’ulivi
+ lievemente passava caldi e geli,
+ contento ne’ pensier contemplativi.
+
+ Render solea quel chiostro a questi cieli
+ fertilemente; e ora è fatto vano,
+ sì che tosto convien che si riveli.
+
+ In quel loco fu’ io Pietro Damiano,
+ e Pietro Peccator fu’ ne la casa
+ di Nostra Donna in sul lito adriano.
+
+ Poca vita mortal m’era rimasa,
+ quando fui chiesto e tratto a quel cappello,
+ che pur di male in peggio si travasa.
+
+ Venne Cefàs e venne il gran vasello
+ de lo Spirito Santo, magri e scalzi,
+ prendendo il cibo da qualunque ostello.
+
+ Or voglion quinci e quindi chi rincalzi
+ li moderni pastori e chi li meni,
+ tanto son gravi, e chi di rietro li alzi.
+
+ Cuopron d’i manti loro i palafreni,
+ sì che due bestie van sott’ una pelle:
+ oh pazïenza che tanto sostieni!».
+
+ A questa voce vid’ io più fiammelle
+ di grado in grado scendere e girarsi,
+ e ogne giro le facea più belle.
+
+ Dintorno a questa vennero e fermarsi,
+ e fero un grido di sì alto suono,
+ che non potrebbe qui assomigliarsi;
+
+ né io lo ’ntesi, sì mi vinse il tuono.
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXII
+
+
+ Oppresso di stupore, a la mia guida
+ mi volsi, come parvol che ricorre
+ sempre colà dove più si confida;
+
+ e quella, come madre che soccorre
+ sùbito al figlio palido e anelo
+ con la sua voce, che ’l suol ben disporre,
+
+ mi disse: «Non sai tu che tu se’ in cielo?
+ e non sai tu che ’l cielo è tutto santo,
+ e ciò che ci si fa vien da buon zelo?
+
+ Come t’avrebbe trasmutato il canto,
+ e io ridendo, mo pensar lo puoi,
+ poscia che ’l grido t’ha mosso cotanto;
+
+ nel qual, se ’nteso avessi i prieghi suoi,
+ già ti sarebbe nota la vendetta
+ che tu vedrai innanzi che tu muoi.
+
+ La spada di qua sù non taglia in fretta
+ né tardo, ma’ ch’al parer di colui
+ che disïando o temendo l’aspetta.
+
+ Ma rivolgiti omai inverso altrui;
+ ch’assai illustri spiriti vedrai,
+ se com’ io dico l’aspetto redui».
+
+ Come a lei piacque, li occhi ritornai,
+ e vidi cento sperule che ’nsieme
+ più s’abbellivan con mutüi rai.
+
+ Io stava come quei che ’n sé repreme
+ la punta del disio, e non s’attenta
+ di domandar, sì del troppo si teme;
+
+ e la maggiore e la più luculenta
+ di quelle margherite innanzi fessi,
+ per far di sé la mia voglia contenta.
+
+ Poi dentro a lei udi’: «Se tu vedessi
+ com’ io la carità che tra noi arde,
+ li tuoi concetti sarebbero espressi.
+
+ Ma perché tu, aspettando, non tarde
+ a l’alto fine, io ti farò risposta
+ pur al pensier, da che sì ti riguarde.
+
+ Quel monte a cui Cassino è ne la costa
+ fu frequentato già in su la cima
+ da la gente ingannata e mal disposta;
+
+ e quel son io che sù vi portai prima
+ lo nome di colui che ’n terra addusse
+ la verità che tanto ci soblima;
+
+ e tanta grazia sopra me relusse,
+ ch’io ritrassi le ville circunstanti
+ da l’empio cólto che ’l mondo sedusse.
+
+ Questi altri fuochi tutti contemplanti
+ uomini fuoro, accesi di quel caldo
+ che fa nascere i fiori e ’ frutti santi.
+
+ Qui è Maccario, qui è Romoaldo,
+ qui son li frati miei che dentro ai chiostri
+ fermar li piedi e tennero il cor saldo».
+
+ E io a lui: «L’affetto che dimostri
+ meco parlando, e la buona sembianza
+ ch’io veggio e noto in tutti li ardor vostri,
+
+ così m’ha dilatata mia fidanza,
+ come ’l sol fa la rosa quando aperta
+ tanto divien quant’ ell’ ha di possanza.
+
+ Però ti priego, e tu, padre, m’accerta
+ s’io posso prender tanta grazia, ch’io
+ ti veggia con imagine scoverta».
+
+ Ond’ elli: «Frate, il tuo alto disio
+ s’adempierà in su l’ultima spera,
+ ove s’adempion tutti li altri e ’l mio.
+
+ Ivi è perfetta, matura e intera
+ ciascuna disïanza; in quella sola
+ è ogne parte là ove sempr’ era,
+
+ perché non è in loco e non s’impola;
+ e nostra scala infino ad essa varca,
+ onde così dal viso ti s’invola.
+
+ Infin là sù la vide il patriarca
+ Iacobbe porger la superna parte,
+ quando li apparve d’angeli sì carca.
+
+ Ma, per salirla, mo nessun diparte
+ da terra i piedi, e la regola mia
+ rimasa è per danno de le carte.
+
+ Le mura che solieno esser badia
+ fatte sono spelonche, e le cocolle
+ sacca son piene di farina ria.
+
+ Ma grave usura tanto non si tolle
+ contra ’l piacer di Dio, quanto quel frutto
+ che fa il cor de’ monaci sì folle;
+
+ ché quantunque la Chiesa guarda, tutto
+ è de la gente che per Dio dimanda;
+ non di parenti né d’altro più brutto.
+
+ La carne d’i mortali è tanto blanda,
+ che giù non basta buon cominciamento
+ dal nascer de la quercia al far la ghianda.
+
+ Pier cominciò sanz’ oro e sanz’ argento,
+ e io con orazione e con digiuno,
+ e Francesco umilmente il suo convento;
+
+ e se guardi ’l principio di ciascuno,
+ poscia riguardi là dov’ è trascorso,
+ tu vederai del bianco fatto bruno.
+
+ Veramente Iordan vòlto retrorso
+ più fu, e ’l mar fuggir, quando Dio volse,
+ mirabile a veder che qui ’l soccorso».
+
+ Così mi disse, e indi si raccolse
+ al suo collegio, e ’l collegio si strinse;
+ poi, come turbo, in sù tutto s’avvolse.
+
+ La dolce donna dietro a lor mi pinse
+ con un sol cenno su per quella scala,
+ sì sua virtù la mia natura vinse;
+
+ né mai qua giù dove si monta e cala
+ naturalmente, fu sì ratto moto
+ ch’agguagliar si potesse a la mia ala.
+
+ S’io torni mai, lettore, a quel divoto
+ trïunfo per lo quale io piango spesso
+ le mie peccata e ’l petto mi percuoto,
+
+ tu non avresti in tanto tratto e messo
+ nel foco il dito, in quant’ io vidi ’l segno
+ che segue il Tauro e fui dentro da esso.
+
+ O glorïose stelle, o lume pregno
+ di gran virtù, dal quale io riconosco
+ tutto, qual che si sia, il mio ingegno,
+
+ con voi nasceva e s’ascondeva vosco
+ quelli ch’è padre d’ogne mortal vita,
+ quand’ io senti’ di prima l’aere tosco;
+
+ e poi, quando mi fu grazia largita
+ d’entrar ne l’alta rota che vi gira,
+ la vostra regïon mi fu sortita.
+
+ A voi divotamente ora sospira
+ l’anima mia, per acquistar virtute
+ al passo forte che a sé la tira.
+
+ «Tu se’ sì presso a l’ultima salute»,
+ cominciò Bëatrice, «che tu dei
+ aver le luci tue chiare e acute;
+
+ e però, prima che tu più t’inlei,
+ rimira in giù, e vedi quanto mondo
+ sotto li piedi già esser ti fei;
+
+ sì che ’l tuo cor, quantunque può, giocondo
+ s’appresenti a la turba trïunfante
+ che lieta vien per questo etera tondo».
+
+ Col viso ritornai per tutte quante
+ le sette spere, e vidi questo globo
+ tal, ch’io sorrisi del suo vil sembiante;
+
+ e quel consiglio per migliore approbo
+ che l’ha per meno; e chi ad altro pensa
+ chiamar si puote veramente probo.
+
+ Vidi la figlia di Latona incensa
+ sanza quell’ ombra che mi fu cagione
+ per che già la credetti rara e densa.
+
+ L’aspetto del tuo nato, Iperïone,
+ quivi sostenni, e vidi com’ si move
+ circa e vicino a lui Maia e Dïone.
+
+ Quindi m’apparve il temperar di Giove
+ tra ’l padre e ’l figlio; e quindi mi fu chiaro
+ il varïar che fanno di lor dove;
+
+ e tutti e sette mi si dimostraro
+ quanto son grandi e quanto son veloci
+ e come sono in distante riparo.
+
+ L’aiuola che ci fa tanto feroci,
+ volgendom’ io con li etterni Gemelli,
+ tutta m’apparve da’ colli a le foci;
+
+ poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXIII
+
+
+ Come l’augello, intra l’amate fronde,
+ posato al nido de’ suoi dolci nati
+ la notte che le cose ci nasconde,
+
+ che, per veder li aspetti disïati
+ e per trovar lo cibo onde li pasca,
+ in che gravi labor li sono aggrati,
+
+ previene il tempo in su aperta frasca,
+ e con ardente affetto il sole aspetta,
+ fiso guardando pur che l’alba nasca;
+
+ così la donna mïa stava eretta
+ e attenta, rivolta inver’ la plaga
+ sotto la quale il sol mostra men fretta:
+
+ sì che, veggendola io sospesa e vaga,
+ fecimi qual è quei che disïando
+ altro vorria, e sperando s’appaga.
+
+ Ma poco fu tra uno e altro quando,
+ del mio attender, dico, e del vedere
+ lo ciel venir più e più rischiarando;
+
+ e Bëatrice disse: «Ecco le schiere
+ del trïunfo di Cristo e tutto ’l frutto
+ ricolto del girar di queste spere!».
+
+ Pariemi che ’l suo viso ardesse tutto,
+ e li occhi avea di letizia sì pieni,
+ che passarmen convien sanza costrutto.
+
+ Quale ne’ plenilunïi sereni
+ Trivïa ride tra le ninfe etterne
+ che dipingon lo ciel per tutti i seni,
+
+ vid’ i’ sopra migliaia di lucerne
+ un sol che tutte quante l’accendea,
+ come fa ’l nostro le viste superne;
+
+ e per la viva luce trasparea
+ la lucente sustanza tanto chiara
+ nel viso mio, che non la sostenea.
+
+ Oh Bëatrice, dolce guida e cara!
+ Ella mi disse: «Quel che ti sobranza
+ è virtù da cui nulla si ripara.
+
+ Quivi è la sapïenza e la possanza
+ ch’aprì le strade tra ’l cielo e la terra,
+ onde fu già sì lunga disïanza».
+
+ Come foco di nube si diserra
+ per dilatarsi sì che non vi cape,
+ e fuor di sua natura in giù s’atterra,
+
+ la mente mia così, tra quelle dape
+ fatta più grande, di sé stessa uscìo,
+ e che si fesse rimembrar non sape.
+
+ «Apri li occhi e riguarda qual son io;
+ tu hai vedute cose, che possente
+ se’ fatto a sostener lo riso mio».
+
+ Io era come quei che si risente
+ di visïone oblita e che s’ingegna
+ indarno di ridurlasi a la mente,
+
+ quand’ io udi’ questa proferta, degna
+ di tanto grato, che mai non si stingue
+ del libro che ’l preterito rassegna.
+
+ Se mo sonasser tutte quelle lingue
+ che Polimnïa con le suore fero
+ del latte lor dolcissimo più pingue,
+
+ per aiutarmi, al millesmo del vero
+ non si verria, cantando il santo riso
+ e quanto il santo aspetto facea mero;
+
+ e così, figurando il paradiso,
+ convien saltar lo sacrato poema,
+ come chi trova suo cammin riciso.
+
+ Ma chi pensasse il ponderoso tema
+ e l’omero mortal che se ne carca,
+ nol biasmerebbe se sott’ esso trema:
+
+ non è pareggio da picciola barca
+ quel che fendendo va l’ardita prora,
+ né da nocchier ch’a sé medesmo parca.
+
+ «Perché la faccia mia sì t’innamora,
+ che tu non ti rivolgi al bel giardino
+ che sotto i raggi di Cristo s’infiora?
+
+ Quivi è la rosa in che ’l verbo divino
+ carne si fece; quivi son li gigli
+ al cui odor si prese il buon cammino».
+
+ Così Beatrice; e io, che a’ suoi consigli
+ tutto era pronto, ancora mi rendei
+ a la battaglia de’ debili cigli.
+
+ Come a raggio di sol, che puro mei
+ per fratta nube, già prato di fiori
+ vider, coverti d’ombra, li occhi miei;
+
+ vid’ io così più turbe di splendori,
+ folgorate di sù da raggi ardenti,
+ sanza veder principio di folgóri.
+
+ O benigna vertù che sì li ’mprenti,
+ sù t’essaltasti, per largirmi loco
+ a li occhi lì che non t’eran possenti.
+
+ Il nome del bel fior ch’io sempre invoco
+ e mane e sera, tutto mi ristrinse
+ l’animo ad avvisar lo maggior foco;
+
+ e come ambo le luci mi dipinse
+ il quale e il quanto de la viva stella
+ che là sù vince come qua giù vinse,
+
+ per entro il cielo scese una facella,
+ formata in cerchio a guisa di corona,
+ e cinsela e girossi intorno ad ella.
+
+ Qualunque melodia più dolce suona
+ qua giù e più a sé l’anima tira,
+ parrebbe nube che squarciata tona,
+
+ comparata al sonar di quella lira
+ onde si coronava il bel zaffiro
+ del quale il ciel più chiaro s’inzaffira.
+
+ «Io sono amore angelico, che giro
+ l’alta letizia che spira del ventre
+ che fu albergo del nostro disiro;
+
+ e girerommi, donna del ciel, mentre
+ che seguirai tuo figlio, e farai dia
+ più la spera suprema perché lì entre».
+
+ Così la circulata melodia
+ si sigillava, e tutti li altri lumi
+ facean sonare il nome di Maria.
+
+ Lo real manto di tutti i volumi
+ del mondo, che più ferve e più s’avviva
+ ne l’alito di Dio e nei costumi,
+
+ avea sopra di noi l’interna riva
+ tanto distante, che la sua parvenza,
+ là dov’ io era, ancor non appariva:
+
+ però non ebber li occhi miei potenza
+ di seguitar la coronata fiamma
+ che si levò appresso sua semenza.
+
+ E come fantolin che ’nver’ la mamma
+ tende le braccia, poi che ’l latte prese,
+ per l’animo che ’nfin di fuor s’infiamma;
+
+ ciascun di quei candori in sù si stese
+ con la sua cima, sì che l’alto affetto
+ ch’elli avieno a Maria mi fu palese.
+
+ Indi rimaser lì nel mio cospetto,
+ ‘Regina celi’ cantando sì dolce,
+ che mai da me non si partì ’l diletto.
+
+ Oh quanta è l’ubertà che si soffolce
+ in quelle arche ricchissime che fuoro
+ a seminar qua giù buone bobolce!
+
+ Quivi si vive e gode del tesoro
+ che s’acquistò piangendo ne lo essilio
+ di Babillòn, ove si lasciò l’oro.
+
+ Quivi trïunfa, sotto l’alto Filio
+ di Dio e di Maria, di sua vittoria,
+ e con l’antico e col novo concilio,
+
+ colui che tien le chiavi di tal gloria.
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXIV
+
+
+ «O sodalizio eletto a la gran cena
+ del benedetto Agnello, il qual vi ciba
+ sì, che la vostra voglia è sempre piena,
+
+ se per grazia di Dio questi preliba
+ di quel che cade de la vostra mensa,
+ prima che morte tempo li prescriba,
+
+ ponete mente a l’affezione immensa
+ e roratelo alquanto: voi bevete
+ sempre del fonte onde vien quel ch’ei pensa».
+
+ Così Beatrice; e quelle anime liete
+ si fero spere sopra fissi poli,
+ fiammando, a volte, a guisa di comete.
+
+ E come cerchi in tempra d’orïuoli
+ si giran sì, che ’l primo a chi pon mente
+ quïeto pare, e l’ultimo che voli;
+
+ così quelle carole, differente-
+ mente danzando, de la sua ricchezza
+ mi facieno stimar, veloci e lente.
+
+ Di quella ch’io notai di più carezza
+ vid’ ïo uscire un foco sì felice,
+ che nullo vi lasciò di più chiarezza;
+
+ e tre fïate intorno di Beatrice
+ si volse con un canto tanto divo,
+ che la mia fantasia nol mi ridice.
+
+ Però salta la penna e non lo scrivo:
+ ché l’imagine nostra a cotai pieghe,
+ non che ’l parlare, è troppo color vivo.
+
+ «O santa suora mia che sì ne prieghe
+ divota, per lo tuo ardente affetto
+ da quella bella spera mi disleghe».
+
+ Poscia fermato, il foco benedetto
+ a la mia donna dirizzò lo spiro,
+ che favellò così com’ i’ ho detto.
+
+ Ed ella: «O luce etterna del gran viro
+ a cui Nostro Segnor lasciò le chiavi,
+ ch’ei portò giù, di questo gaudio miro,
+
+ tenta costui di punti lievi e gravi,
+ come ti piace, intorno de la fede,
+ per la qual tu su per lo mare andavi.
+
+ S’elli ama bene e bene spera e crede,
+ non t’è occulto, perché ’l viso hai quivi
+ dov’ ogne cosa dipinta si vede;
+
+ ma perché questo regno ha fatto civi
+ per la verace fede, a glorïarla,
+ di lei parlare è ben ch’a lui arrivi».
+
+ Sì come il baccialier s’arma e non parla
+ fin che ’l maestro la question propone,
+ per approvarla, non per terminarla,
+
+ così m’armava io d’ogne ragione
+ mentre ch’ella dicea, per esser presto
+ a tal querente e a tal professione.
+
+ «Dì, buon Cristiano, fatti manifesto:
+ fede che è?». Ond’ io levai la fronte
+ in quella luce onde spirava questo;
+
+ poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte
+ sembianze femmi perch’ ïo spandessi
+ l’acqua di fuor del mio interno fonte.
+
+ «La Grazia che mi dà ch’io mi confessi»,
+ comincia’ io, «da l’alto primipilo,
+ faccia li miei concetti bene espressi».
+
+ E seguitai: «Come ’l verace stilo
+ ne scrisse, padre, del tuo caro frate
+ che mise teco Roma nel buon filo,
+
+ fede è sustanza di cose sperate
+ e argomento de le non parventi;
+ e questa pare a me sua quiditate».
+
+ Allora udi’: «Dirittamente senti,
+ se bene intendi perché la ripuose
+ tra le sustanze, e poi tra li argomenti».
+
+ E io appresso: «Le profonde cose
+ che mi largiscon qui la lor parvenza,
+ a li occhi di là giù son sì ascose,
+
+ che l’esser loro v’è in sola credenza,
+ sopra la qual si fonda l’alta spene;
+ e però di sustanza prende intenza.
+
+ E da questa credenza ci convene
+ silogizzar, sanz’ avere altra vista:
+ però intenza d’argomento tene».
+
+ Allora udi’: «Se quantunque s’acquista
+ giù per dottrina, fosse così ’nteso,
+ non lì avria loco ingegno di sofista».
+
+ Così spirò di quello amore acceso;
+ indi soggiunse: «Assai bene è trascorsa
+ d’esta moneta già la lega e ’l peso;
+
+ ma dimmi se tu l’hai ne la tua borsa».
+ Ond’ io: «Sì ho, sì lucida e sì tonda,
+ che nel suo conio nulla mi s’inforsa».
+
+ Appresso uscì de la luce profonda
+ che lì splendeva: «Questa cara gioia
+ sopra la quale ogne virtù si fonda,
+
+ onde ti venne?». E io: «La larga ploia
+ de lo Spirito Santo, ch’è diffusa
+ in su le vecchie e ’n su le nuove cuoia,
+
+ è silogismo che la m’ha conchiusa
+ acutamente sì, che ’nverso d’ella
+ ogne dimostrazion mi pare ottusa».
+
+ Io udi’ poi: «L’antica e la novella
+ proposizion che così ti conchiude,
+ perché l’hai tu per divina favella?».
+
+ E io: «La prova che ’l ver mi dischiude,
+ son l’opere seguite, a che natura
+ non scalda ferro mai né batte incude».
+
+ Risposto fummi: «Dì, chi t’assicura
+ che quell’ opere fosser? Quel medesmo
+ che vuol provarsi, non altri, il ti giura».
+
+ «Se ’l mondo si rivolse al cristianesmo»,
+ diss’ io, «sanza miracoli, quest’ uno
+ è tal, che li altri non sono il centesmo:
+
+ ché tu intrasti povero e digiuno
+ in campo, a seminar la buona pianta
+ che fu già vite e ora è fatta pruno».
+
+ Finito questo, l’alta corte santa
+ risonò per le spere un ‘Dio laudamo’
+ ne la melode che là sù si canta.
+
+ E quel baron che sì di ramo in ramo,
+ essaminando, già tratto m’avea,
+ che a l’ultime fronde appressavamo,
+
+ ricominciò: «La Grazia, che donnea
+ con la tua mente, la bocca t’aperse
+ infino a qui come aprir si dovea,
+
+ sì ch’io approvo ciò che fuori emerse;
+ ma or convien espremer quel che credi,
+ e onde a la credenza tua s’offerse».
+
+ «O santo padre, e spirito che vedi
+ ciò che credesti sì, che tu vincesti
+ ver’ lo sepulcro più giovani piedi»,
+
+ comincia’ io, «tu vuo’ ch’io manifesti
+ la forma qui del pronto creder mio,
+ e anche la cagion di lui chiedesti.
+
+ E io rispondo: Io credo in uno Dio
+ solo ed etterno, che tutto ’l ciel move,
+ non moto, con amore e con disio;
+
+ e a tal creder non ho io pur prove
+ fisice e metafisice, ma dalmi
+ anche la verità che quinci piove
+
+ per Moïsè, per profeti e per salmi,
+ per l’Evangelio e per voi che scriveste
+ poi che l’ardente Spirto vi fé almi;
+
+ e credo in tre persone etterne, e queste
+ credo una essenza sì una e sì trina,
+ che soffera congiunto ‘sono’ ed ‘este’.
+
+ De la profonda condizion divina
+ ch’io tocco mo, la mente mi sigilla
+ più volte l’evangelica dottrina.
+
+ Quest’ è ’l principio, quest’ è la favilla
+ che si dilata in fiamma poi vivace,
+ e come stella in cielo in me scintilla».
+
+ Come ’l segnor ch’ascolta quel che i piace,
+ da indi abbraccia il servo, gratulando
+ per la novella, tosto ch’el si tace;
+
+ così, benedicendomi cantando,
+ tre volte cinse me, sì com’ io tacqui,
+ l’appostolico lume al cui comando
+
+ io avea detto: sì nel dir li piacqui!
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXV
+
+
+ Se mai continga che ’l poema sacro
+ al quale ha posto mano e cielo e terra,
+ sì che m’ha fatto per molti anni macro,
+
+ vinca la crudeltà che fuor mi serra
+ del bello ovile ov’ io dormi’ agnello,
+ nimico ai lupi che li danno guerra;
+
+ con altra voce omai, con altro vello
+ ritornerò poeta, e in sul fonte
+ del mio battesmo prenderò ’l cappello;
+
+ però che ne la fede, che fa conte
+ l’anime a Dio, quivi intra’ io, e poi
+ Pietro per lei sì mi girò la fronte.
+
+ Indi si mosse un lume verso noi
+ di quella spera ond’ uscì la primizia
+ che lasciò Cristo d’i vicari suoi;
+
+ e la mia donna, piena di letizia,
+ mi disse: «Mira, mira: ecco il barone
+ per cui là giù si vicita Galizia».
+
+ Sì come quando il colombo si pone
+ presso al compagno, l’uno a l’altro pande,
+ girando e mormorando, l’affezione;
+
+ così vid’ ïo l’un da l’altro grande
+ principe glorïoso essere accolto,
+ laudando il cibo che là sù li prande.
+
+ Ma poi che ’l gratular si fu assolto,
+ tacito coram me ciascun s’affisse,
+ ignito sì che vincëa ’l mio volto.
+
+ Ridendo allora Bëatrice disse:
+ «Inclita vita per cui la larghezza
+ de la nostra basilica si scrisse,
+
+ fa risonar la spene in questa altezza:
+ tu sai, che tante fiate la figuri,
+ quante Iesù ai tre fé più carezza».
+
+ «Leva la testa e fa che t’assicuri:
+ che ciò che vien qua sù del mortal mondo,
+ convien ch’ai nostri raggi si maturi».
+
+ Questo conforto del foco secondo
+ mi venne; ond’ io leväi li occhi a’ monti
+ che li ’ncurvaron pria col troppo pondo.
+
+ «Poi che per grazia vuol che tu t’affronti
+ lo nostro Imperadore, anzi la morte,
+ ne l’aula più secreta co’ suoi conti,
+
+ sì che, veduto il ver di questa corte,
+ la spene, che là giù bene innamora,
+ in te e in altrui di ciò conforte,
+
+ di’ quel ch’ell’ è, di’ come se ne ’nfiora
+ la mente tua, e dì onde a te venne».
+ Così seguì ’l secondo lume ancora.
+
+ E quella pïa che guidò le penne
+ de le mie ali a così alto volo,
+ a la risposta così mi prevenne:
+
+ «La Chiesa militante alcun figliuolo
+ non ha con più speranza, com’ è scritto
+ nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:
+
+ però li è conceduto che d’Egitto
+ vegna in Ierusalemme per vedere,
+ anzi che ’l militar li sia prescritto.
+
+ Li altri due punti, che non per sapere
+ son dimandati, ma perch’ ei rapporti
+ quanto questa virtù t’è in piacere,
+
+ a lui lasc’ io, ché non li saran forti
+ né di iattanza; ed elli a ciò risponda,
+ e la grazia di Dio ciò li comporti».
+
+ Come discente ch’a dottor seconda
+ pronto e libente in quel ch’elli è esperto,
+ perché la sua bontà si disasconda,
+
+ «Spene», diss’ io, «è uno attender certo
+ de la gloria futura, il qual produce
+ grazia divina e precedente merto.
+
+ Da molte stelle mi vien questa luce;
+ ma quei la distillò nel mio cor pria
+ che fu sommo cantor del sommo duce.
+
+ ‘Sperino in te’, ne la sua tëodia
+ dice, ‘color che sanno il nome tuo’:
+ e chi nol sa, s’elli ha la fede mia?
+
+ Tu mi stillasti, con lo stillar suo,
+ ne la pistola poi; sì ch’io son pieno,
+ e in altrui vostra pioggia repluo».
+
+ Mentr’ io diceva, dentro al vivo seno
+ di quello incendio tremolava un lampo
+ sùbito e spesso a guisa di baleno.
+
+ Indi spirò: «L’amore ond’ ïo avvampo
+ ancor ver’ la virtù che mi seguette
+ infin la palma e a l’uscir del campo,
+
+ vuol ch’io respiri a te che ti dilette
+ di lei; ed emmi a grato che tu diche
+ quello che la speranza ti ’mpromette».
+
+ E io: «Le nove e le scritture antiche
+ pongon lo segno, ed esso lo mi addita,
+ de l’anime che Dio s’ha fatte amiche.
+
+ Dice Isaia che ciascuna vestita
+ ne la sua terra fia di doppia vesta:
+ e la sua terra è questa dolce vita;
+
+ e ’l tuo fratello assai vie più digesta,
+ là dove tratta de le bianche stole,
+ questa revelazion ci manifesta».
+
+ E prima, appresso al fin d’este parole,
+ ‘Sperent in te’ di sopr’ a noi s’udì;
+ a che rispuoser tutte le carole.
+
+ Poscia tra esse un lume si schiarì
+ sì che, se ’l Cancro avesse un tal cristallo,
+ l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì.
+
+ E come surge e va ed entra in ballo
+ vergine lieta, sol per fare onore
+ a la novizia, non per alcun fallo,
+
+ così vid’ io lo schiarato splendore
+ venire a’ due che si volgieno a nota
+ qual conveniesi al loro ardente amore.
+
+ Misesi lì nel canto e ne la rota;
+ e la mia donna in lor tenea l’aspetto,
+ pur come sposa tacita e immota.
+
+ «Questi è colui che giacque sopra ’l petto
+ del nostro pellicano, e questi fue
+ di su la croce al grande officio eletto».
+
+ La donna mia così; né però piùe
+ mosser la vista sua di stare attenta
+ poscia che prima le parole sue.
+
+ Qual è colui ch’adocchia e s’argomenta
+ di vedere eclissar lo sole un poco,
+ che, per veder, non vedente diventa;
+
+ tal mi fec’ ïo a quell’ ultimo foco
+ mentre che detto fu: «Perché t’abbagli
+ per veder cosa che qui non ha loco?
+
+ In terra è terra il mio corpo, e saragli
+ tanto con li altri, che ’l numero nostro
+ con l’etterno proposito s’agguagli.
+
+ Con le due stole nel beato chiostro
+ son le due luci sole che saliro;
+ e questo apporterai nel mondo vostro».
+
+ A questa voce l’infiammato giro
+ si quïetò con esso il dolce mischio
+ che si facea nel suon del trino spiro,
+
+ sì come, per cessar fatica o rischio,
+ li remi, pria ne l’acqua ripercossi,
+ tutti si posano al sonar d’un fischio.
+
+ Ahi quanto ne la mente mi commossi,
+ quando mi volsi per veder Beatrice,
+ per non poter veder, benché io fossi
+
+ presso di lei, e nel mondo felice!
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXVI
+
+
+ Mentr’ io dubbiava per lo viso spento,
+ de la fulgida fiamma che lo spense
+ uscì un spiro che mi fece attento,
+
+ dicendo: «Intanto che tu ti risense
+ de la vista che haï in me consunta,
+ ben è che ragionando la compense.
+
+ Comincia dunque; e dì ove s’appunta
+ l’anima tua, e fa ragion che sia
+ la vista in te smarrita e non defunta:
+
+ perché la donna che per questa dia
+ regïon ti conduce, ha ne lo sguardo
+ la virtù ch’ebbe la man d’Anania».
+
+ Io dissi: «Al suo piacere e tosto e tardo
+ vegna remedio a li occhi, che fuor porte
+ quand’ ella entrò col foco ond’ io sempr’ ardo.
+
+ Lo ben che fa contenta questa corte,
+ Alfa e O è di quanta scrittura
+ mi legge Amore o lievemente o forte».
+
+ Quella medesma voce che paura
+ tolta m’avea del sùbito abbarbaglio,
+ di ragionare ancor mi mise in cura;
+
+ e disse: «Certo a più angusto vaglio
+ ti conviene schiarar: dicer convienti
+ chi drizzò l’arco tuo a tal berzaglio».
+
+ E io: «Per filosofici argomenti
+ e per autorità che quinci scende
+ cotale amor convien che in me si ’mprenti:
+
+ ché ’l bene, in quanto ben, come s’intende,
+ così accende amore, e tanto maggio
+ quanto più di bontate in sé comprende.
+
+ Dunque a l’essenza ov’ è tanto avvantaggio,
+ che ciascun ben che fuor di lei si trova
+ altro non è ch’un lume di suo raggio,
+
+ più che in altra convien che si mova
+ la mente, amando, di ciascun che cerne
+ il vero in che si fonda questa prova.
+
+ Tal vero a l’intelletto mïo sterne
+ colui che mi dimostra il primo amore
+ di tutte le sustanze sempiterne.
+
+ Sternel la voce del verace autore,
+ che dice a Moïsè, di sé parlando:
+ ‘Io ti farò vedere ogne valore’.
+
+ Sternilmi tu ancora, incominciando
+ l’alto preconio che grida l’arcano
+ di qui là giù sovra ogne altro bando».
+
+ E io udi’: «Per intelletto umano
+ e per autoritadi a lui concorde
+ d’i tuoi amori a Dio guarda il sovrano.
+
+ Ma dì ancor se tu senti altre corde
+ tirarti verso lui, sì che tu suone
+ con quanti denti questo amor ti morde».
+
+ Non fu latente la santa intenzione
+ de l’aguglia di Cristo, anzi m’accorsi
+ dove volea menar mia professione.
+
+ Però ricominciai: «Tutti quei morsi
+ che posson far lo cor volgere a Dio,
+ a la mia caritate son concorsi:
+
+ ché l’essere del mondo e l’esser mio,
+ la morte ch’el sostenne perch’ io viva,
+ e quel che spera ogne fedel com’ io,
+
+ con la predetta conoscenza viva,
+ tratto m’hanno del mar de l’amor torto,
+ e del diritto m’han posto a la riva.
+
+ Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
+ de l’ortolano etterno, am’ io cotanto
+ quanto da lui a lor di bene è porto».
+
+ Sì com’ io tacqui, un dolcissimo canto
+ risonò per lo cielo, e la mia donna
+ dicea con li altri: «Santo, santo, santo!».
+
+ E come a lume acuto si disonna
+ per lo spirto visivo che ricorre
+ a lo splendor che va di gonna in gonna,
+
+ e lo svegliato ciò che vede aborre,
+ sì nescïa è la sùbita vigilia
+ fin che la stimativa non soccorre;
+
+ così de li occhi miei ogne quisquilia
+ fugò Beatrice col raggio d’i suoi,
+ che rifulgea da più di mille milia:
+
+ onde mei che dinanzi vidi poi;
+ e quasi stupefatto domandai
+ d’un quarto lume ch’io vidi tra noi.
+
+ E la mia donna: «Dentro da quei rai
+ vagheggia il suo fattor l’anima prima
+ che la prima virtù creasse mai».
+
+ Come la fronda che flette la cima
+ nel transito del vento, e poi si leva
+ per la propria virtù che la soblima,
+
+ fec’ io in tanto in quant’ ella diceva,
+ stupendo, e poi mi rifece sicuro
+ un disio di parlare ond’ ïo ardeva.
+
+ E cominciai: «O pomo che maturo
+ solo prodotto fosti, o padre antico
+ a cui ciascuna sposa è figlia e nuro,
+
+ divoto quanto posso a te supplìco
+ perché mi parli: tu vedi mia voglia,
+ e per udirti tosto non la dico».
+
+ Talvolta un animal coverto broglia,
+ sì che l’affetto convien che si paia
+ per lo seguir che face a lui la ’nvoglia;
+
+ e similmente l’anima primaia
+ mi facea trasparer per la coverta
+ quant’ ella a compiacermi venìa gaia.
+
+ Indi spirò: «Sanz’ essermi proferta
+ da te, la voglia tua discerno meglio
+ che tu qualunque cosa t’è più certa;
+
+ perch’ io la veggio nel verace speglio
+ che fa di sé pareglio a l’altre cose,
+ e nulla face lui di sé pareglio.
+
+ Tu vuogli udir quant’ è che Dio mi puose
+ ne l’eccelso giardino, ove costei
+ a così lunga scala ti dispuose,
+
+ e quanto fu diletto a li occhi miei,
+ e la propria cagion del gran disdegno,
+ e l’idïoma ch’usai e che fei.
+
+ Or, figluol mio, non il gustar del legno
+ fu per sé la cagion di tanto essilio,
+ ma solamente il trapassar del segno.
+
+ Quindi onde mosse tua donna Virgilio,
+ quattromilia trecento e due volumi
+ di sol desiderai questo concilio;
+
+ e vidi lui tornare a tutt’ i lumi
+ de la sua strada novecento trenta
+ fïate, mentre ch’ïo in terra fu’mi.
+
+ La lingua ch’io parlai fu tutta spenta
+ innanzi che a l’ovra inconsummabile
+ fosse la gente di Nembròt attenta:
+
+ ché nullo effetto mai razïonabile,
+ per lo piacere uman che rinovella
+ seguendo il cielo, sempre fu durabile.
+
+ Opera naturale è ch’uom favella;
+ ma così o così, natura lascia
+ poi fare a voi secondo che v’abbella.
+
+ Pria ch’i’ scendessi a l’infernale ambascia,
+ I s’appellava in terra il sommo bene
+ onde vien la letizia che mi fascia;
+
+ e El si chiamò poi: e ciò convene,
+ ché l’uso d’i mortali è come fronda
+ in ramo, che sen va e altra vene.
+
+ Nel monte che si leva più da l’onda,
+ fu’ io, con vita pura e disonesta,
+ da la prim’ ora a quella che seconda,
+
+ come ’l sol muta quadra, l’ora sesta».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXVII
+
+
+ ‘Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo’,
+ cominciò, ‘gloria!’, tutto ’l paradiso,
+ sì che m’inebrïava il dolce canto.
+
+ Ciò ch’io vedeva mi sembiava un riso
+ de l’universo; per che mia ebbrezza
+ intrava per l’udire e per lo viso.
+
+ Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!
+ oh vita intègra d’amore e di pace!
+ oh sanza brama sicura ricchezza!
+
+ Dinanzi a li occhi miei le quattro face
+ stavano accese, e quella che pria venne
+ incominciò a farsi più vivace,
+
+ e tal ne la sembianza sua divenne,
+ qual diverrebbe Iove, s’elli e Marte
+ fossero augelli e cambiassersi penne.
+
+ La provedenza, che quivi comparte
+ vice e officio, nel beato coro
+ silenzio posto avea da ogne parte,
+
+ quand’ ïo udi’: «Se io mi trascoloro,
+ non ti maravigliar, ché, dicend’ io,
+ vedrai trascolorar tutti costoro.
+
+ Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,
+ il luogo mio, il luogo mio, che vaca
+ ne la presenza del Figliuol di Dio,
+
+ fatt’ ha del cimitero mio cloaca
+ del sangue e de la puzza; onde ’l perverso
+ che cadde di qua sù, là giù si placa».
+
+ Di quel color che per lo sole avverso
+ nube dipigne da sera e da mane,
+ vid’ ïo allora tutto ’l ciel cosperso.
+
+ E come donna onesta che permane
+ di sé sicura, e per l’altrui fallanza,
+ pur ascoltando, timida si fane,
+
+ così Beatrice trasmutò sembianza;
+ e tale eclissi credo che ’n ciel fue
+ quando patì la supprema possanza.
+
+ Poi procedetter le parole sue
+ con voce tanto da sé trasmutata,
+ che la sembianza non si mutò piùe:
+
+ «Non fu la sposa di Cristo allevata
+ del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,
+ per essere ad acquisto d’oro usata;
+
+ ma per acquisto d’esto viver lieto
+ e Sisto e Pïo e Calisto e Urbano
+ sparser lo sangue dopo molto fleto.
+
+ Non fu nostra intenzion ch’a destra mano
+ d’i nostri successor parte sedesse,
+ parte da l’altra del popol cristiano;
+
+ né che le chiavi che mi fuor concesse,
+ divenisser signaculo in vessillo
+ che contra battezzati combattesse;
+
+ né ch’io fossi figura di sigillo
+ a privilegi venduti e mendaci,
+ ond’ io sovente arrosso e disfavillo.
+
+ In vesta di pastor lupi rapaci
+ si veggion di qua sù per tutti i paschi:
+ o difesa di Dio, perché pur giaci?
+
+ Del sangue nostro Caorsini e Guaschi
+ s’apparecchian di bere: o buon principio,
+ a che vil fine convien che tu caschi!
+
+ Ma l’alta provedenza, che con Scipio
+ difese a Roma la gloria del mondo,
+ soccorrà tosto, sì com’ io concipio;
+
+ e tu, figliuol, che per lo mortal pondo
+ ancor giù tornerai, apri la bocca,
+ e non asconder quel ch’io non ascondo».
+
+ Sì come di vapor gelati fiocca
+ in giuso l’aere nostro, quando ’l corno
+ de la capra del ciel col sol si tocca,
+
+ in sù vid’ io così l’etera addorno
+ farsi e fioccar di vapor trïunfanti
+ che fatto avien con noi quivi soggiorno.
+
+ Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,
+ e seguì fin che ’l mezzo, per lo molto,
+ li tolse il trapassar del più avanti.
+
+ Onde la donna, che mi vide assolto
+ de l’attendere in sù, mi disse: «Adima
+ il viso e guarda come tu se’ vòlto».
+
+ Da l’ora ch’ïo avea guardato prima
+ i’ vidi mosso me per tutto l’arco
+ che fa dal mezzo al fine il primo clima;
+
+ sì ch’io vedea di là da Gade il varco
+ folle d’Ulisse, e di qua presso il lito
+ nel qual si fece Europa dolce carco.
+
+ E più mi fora discoverto il sito
+ di questa aiuola; ma ’l sol procedea
+ sotto i mie’ piedi un segno e più partito.
+
+ La mente innamorata, che donnea
+ con la mia donna sempre, di ridure
+ ad essa li occhi più che mai ardea;
+
+ e se natura o arte fé pasture
+ da pigliare occhi, per aver la mente,
+ in carne umana o ne le sue pitture,
+
+ tutte adunate, parrebber nïente
+ ver’ lo piacer divin che mi refulse,
+ quando mi volsi al suo viso ridente.
+
+ E la virtù che lo sguardo m’indulse,
+ del bel nido di Leda mi divelse,
+ e nel ciel velocissimo m’impulse.
+
+ Le parti sue vivissime ed eccelse
+ sì uniforme son, ch’i’ non so dire
+ qual Bëatrice per loco mi scelse.
+
+ Ma ella, che vedëa ’l mio disire,
+ incominciò, ridendo tanto lieta,
+ che Dio parea nel suo volto gioire:
+
+ «La natura del mondo, che quïeta
+ il mezzo e tutto l’altro intorno move,
+ quinci comincia come da sua meta;
+
+ e questo cielo non ha altro dove
+ che la mente divina, in che s’accende
+ l’amor che ’l volge e la virtù ch’ei piove.
+
+ Luce e amor d’un cerchio lui comprende,
+ sì come questo li altri; e quel precinto
+ colui che ’l cinge solamente intende.
+
+ Non è suo moto per altro distinto,
+ ma li altri son mensurati da questo,
+ sì come diece da mezzo e da quinto;
+
+ e come il tempo tegna in cotal testo
+ le sue radici e ne li altri le fronde,
+ omai a te può esser manifesto.
+
+ Oh cupidigia che i mortali affonde
+ sì sotto te, che nessuno ha podere
+ di trarre li occhi fuor de le tue onde!
+
+ Ben fiorisce ne li uomini il volere;
+ ma la pioggia continüa converte
+ in bozzacchioni le sosine vere.
+
+ Fede e innocenza son reperte
+ solo ne’ parvoletti; poi ciascuna
+ pria fugge che le guance sian coperte.
+
+ Tale, balbuzïendo ancor, digiuna,
+ che poi divora, con la lingua sciolta,
+ qualunque cibo per qualunque luna;
+
+ e tal, balbuzïendo, ama e ascolta
+ la madre sua, che, con loquela intera,
+ disïa poi di vederla sepolta.
+
+ Così si fa la pelle bianca nera
+ nel primo aspetto de la bella figlia
+ di quel ch’apporta mane e lascia sera.
+
+ Tu, perché non ti facci maraviglia,
+ pensa che ’n terra non è chi governi;
+ onde sì svïa l’umana famiglia.
+
+ Ma prima che gennaio tutto si sverni
+ per la centesma ch’è là giù negletta,
+ raggeran sì questi cerchi superni,
+
+ che la fortuna che tanto s’aspetta,
+ le poppe volgerà u’ son le prore,
+ sì che la classe correrà diretta;
+
+ e vero frutto verrà dopo ’l fiore».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXVIII
+
+
+ Poscia che ’ncontro a la vita presente
+ d’i miseri mortali aperse ’l vero
+ quella che ’mparadisa la mia mente,
+
+ come in lo specchio fiamma di doppiero
+ vede colui che se n’alluma retro,
+ prima che l’abbia in vista o in pensiero,
+
+ e sé rivolge per veder se ’l vetro
+ li dice il vero, e vede ch’el s’accorda
+ con esso come nota con suo metro;
+
+ così la mia memoria si ricorda
+ ch’io feci riguardando ne’ belli occhi
+ onde a pigliarmi fece Amor la corda.
+
+ E com’ io mi rivolsi e furon tocchi
+ li miei da ciò che pare in quel volume,
+ quandunque nel suo giro ben s’adocchi,
+
+ un punto vidi che raggiava lume
+ acuto sì, che ’l viso ch’elli affoca
+ chiuder conviensi per lo forte acume;
+
+ e quale stella par quinci più poca,
+ parrebbe luna, locata con esso
+ come stella con stella si collòca.
+
+ Forse cotanto quanto pare appresso
+ alo cigner la luce che ’l dipigne
+ quando ’l vapor che ’l porta più è spesso,
+
+ distante intorno al punto un cerchio d’igne
+ si girava sì ratto, ch’avria vinto
+ quel moto che più tosto il mondo cigne;
+
+ e questo era d’un altro circumcinto,
+ e quel dal terzo, e ’l terzo poi dal quarto,
+ dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.
+
+ Sopra seguiva il settimo sì sparto
+ già di larghezza, che ’l messo di Iuno
+ intero a contenerlo sarebbe arto.
+
+ Così l’ottavo e ’l nono; e chiascheduno
+ più tardo si movea, secondo ch’era
+ in numero distante più da l’uno;
+
+ e quello avea la fiamma più sincera
+ cui men distava la favilla pura,
+ credo, però che più di lei s’invera.
+
+ La donna mia, che mi vedëa in cura
+ forte sospeso, disse: «Da quel punto
+ depende il cielo e tutta la natura.
+
+ Mira quel cerchio che più li è congiunto;
+ e sappi che ’l suo muovere è sì tosto
+ per l’affocato amore ond’ elli è punto».
+
+ E io a lei: «Se ’l mondo fosse posto
+ con l’ordine ch’io veggio in quelle rote,
+ sazio m’avrebbe ciò che m’è proposto;
+
+ ma nel mondo sensibile si puote
+ veder le volte tanto più divine,
+ quant’ elle son dal centro più remote.
+
+ Onde, se ’l mio disir dee aver fine
+ in questo miro e angelico templo
+ che solo amore e luce ha per confine,
+
+ udir convienmi ancor come l’essemplo
+ e l’essemplare non vanno d’un modo,
+ ché io per me indarno a ciò contemplo».
+
+ «Se li tuoi diti non sono a tal nodo
+ sufficïenti, non è maraviglia:
+ tanto, per non tentare, è fatto sodo!».
+
+ Così la donna mia; poi disse: «Piglia
+ quel ch’io ti dicerò, se vuo’ saziarti;
+ e intorno da esso t’assottiglia.
+
+ Li cerchi corporai sono ampi e arti
+ secondo il più e ’l men de la virtute
+ che si distende per tutte lor parti.
+
+ Maggior bontà vuol far maggior salute;
+ maggior salute maggior corpo cape,
+ s’elli ha le parti igualmente compiute.
+
+ Dunque costui che tutto quanto rape
+ l’altro universo seco, corrisponde
+ al cerchio che più ama e che più sape:
+
+ per che, se tu a la virtù circonde
+ la tua misura, non a la parvenza
+ de le sustanze che t’appaion tonde,
+
+ tu vederai mirabil consequenza
+ di maggio a più e di minore a meno,
+ in ciascun cielo, a süa intelligenza».
+
+ Come rimane splendido e sereno
+ l’emisperio de l’aere, quando soffia
+ Borea da quella guancia ond’ è più leno,
+
+ per che si purga e risolve la roffia
+ che pria turbava, sì che ’l ciel ne ride
+ con le bellezze d’ogne sua paroffia;
+
+ così fec’ïo, poi che mi provide
+ la donna mia del suo risponder chiaro,
+ e come stella in cielo il ver si vide.
+
+ E poi che le parole sue restaro,
+ non altrimenti ferro disfavilla
+ che bolle, come i cerchi sfavillaro.
+
+ L’incendio suo seguiva ogne scintilla;
+ ed eran tante, che ’l numero loro
+ più che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.
+
+ Io sentiva osannar di coro in coro
+ al punto fisso che li tiene a li ubi,
+ e terrà sempre, ne’ quai sempre fuoro.
+
+ E quella che vedëa i pensier dubi
+ ne la mia mente, disse: «I cerchi primi
+ t’hanno mostrato Serafi e Cherubi.
+
+ Così veloci seguono i suoi vimi,
+ per somigliarsi al punto quanto ponno;
+ e posson quanto a veder son soblimi.
+
+ Quelli altri amori che ’ntorno li vonno,
+ si chiaman Troni del divino aspetto,
+ per che ’l primo ternaro terminonno;
+
+ e dei saper che tutti hanno diletto
+ quanto la sua veduta si profonda
+ nel vero in che si queta ogne intelletto.
+
+ Quinci si può veder come si fonda
+ l’esser beato ne l’atto che vede,
+ non in quel ch’ama, che poscia seconda;
+
+ e del vedere è misura mercede,
+ che grazia partorisce e buona voglia:
+ così di grado in grado si procede.
+
+ L’altro ternaro, che così germoglia
+ in questa primavera sempiterna
+ che notturno Arïete non dispoglia,
+
+ perpetüalemente ‘Osanna’ sberna
+ con tre melode, che suonano in tree
+ ordini di letizia onde s’interna.
+
+ In essa gerarcia son l’altre dee:
+ prima Dominazioni, e poi Virtudi;
+ l’ordine terzo di Podestadi èe.
+
+ Poscia ne’ due penultimi tripudi
+ Principati e Arcangeli si girano;
+ l’ultimo è tutto d’Angelici ludi.
+
+ Questi ordini di sù tutti s’ammirano,
+ e di giù vincon sì, che verso Dio
+ tutti tirati sono e tutti tirano.
+
+ E Dïonisio con tanto disio
+ a contemplar questi ordini si mise,
+ che li nomò e distinse com’ io.
+
+ Ma Gregorio da lui poi si divise;
+ onde, sì tosto come li occhi aperse
+ in questo ciel, di sé medesmo rise.
+
+ E se tanto secreto ver proferse
+ mortale in terra, non voglio ch’ammiri:
+ ché chi ’l vide qua sù gliel discoperse
+
+ con altro assai del ver di questi giri».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXIX
+
+
+ Quando ambedue li figli di Latona,
+ coperti del Montone e de la Libra,
+ fanno de l’orizzonte insieme zona,
+
+ quant’ è dal punto che ’l cenìt inlibra
+ infin che l’uno e l’altro da quel cinto,
+ cambiando l’emisperio, si dilibra,
+
+ tanto, col volto di riso dipinto,
+ si tacque Bëatrice, riguardando
+ fiso nel punto che m’avëa vinto.
+
+ Poi cominciò: «Io dico, e non dimando,
+ quel che tu vuoli udir, perch’ io l’ho visto
+ là ’ve s’appunta ogne ubi e ogne quando.
+
+ Non per aver a sé di bene acquisto,
+ ch’esser non può, ma perché suo splendore
+ potesse, risplendendo, dir “Subsisto”,
+
+ in sua etternità di tempo fore,
+ fuor d’ogne altro comprender, come i piacque,
+ s’aperse in nuovi amor l’etterno amore.
+
+ Né prima quasi torpente si giacque;
+ ché né prima né poscia procedette
+ lo discorrer di Dio sovra quest’ acque.
+
+ Forma e materia, congiunte e purette,
+ usciro ad esser che non avia fallo,
+ come d’arco tricordo tre saette.
+
+ E come in vetro, in ambra o in cristallo
+ raggio resplende sì, che dal venire
+ a l’esser tutto non è intervallo,
+
+ così ’l triforme effetto del suo sire
+ ne l’esser suo raggiò insieme tutto
+ sanza distinzïone in essordire.
+
+ Concreato fu ordine e costrutto
+ a le sustanze; e quelle furon cima
+ nel mondo in che puro atto fu produtto;
+
+ pura potenza tenne la parte ima;
+ nel mezzo strinse potenza con atto
+ tal vime, che già mai non si divima.
+
+ Ieronimo vi scrisse lungo tratto
+ di secoli de li angeli creati
+ anzi che l’altro mondo fosse fatto;
+
+ ma questo vero è scritto in molti lati
+ da li scrittor de lo Spirito Santo,
+ e tu te n’avvedrai se bene agguati;
+
+ e anche la ragione il vede alquanto,
+ che non concederebbe che ’ motori
+ sanza sua perfezion fosser cotanto.
+
+ Or sai tu dove e quando questi amori
+ furon creati e come: sì che spenti
+ nel tuo disïo già son tre ardori.
+
+ Né giugneriesi, numerando, al venti
+ sì tosto, come de li angeli parte
+ turbò il suggetto d’i vostri alimenti.
+
+ L’altra rimase, e cominciò quest’ arte
+ che tu discerni, con tanto diletto,
+ che mai da circüir non si diparte.
+
+ Principio del cader fu il maladetto
+ superbir di colui che tu vedesti
+ da tutti i pesi del mondo costretto.
+
+ Quelli che vedi qui furon modesti
+ a riconoscer sé da la bontate
+ che li avea fatti a tanto intender presti:
+
+ per che le viste lor furo essaltate
+ con grazia illuminante e con lor merto,
+ si c’hanno ferma e piena volontate;
+
+ e non voglio che dubbi, ma sia certo,
+ che ricever la grazia è meritorio
+ secondo che l’affetto l’è aperto.
+
+ Omai dintorno a questo consistorio
+ puoi contemplare assai, se le parole
+ mie son ricolte, sanz’ altro aiutorio.
+
+ Ma perché ’n terra per le vostre scole
+ si legge che l’angelica natura
+ è tal, che ’ntende e si ricorda e vole,
+
+ ancor dirò, perché tu veggi pura
+ la verità che là giù si confonde,
+ equivocando in sì fatta lettura.
+
+ Queste sustanze, poi che fur gioconde
+ de la faccia di Dio, non volser viso
+ da essa, da cui nulla si nasconde:
+
+ però non hanno vedere interciso
+ da novo obietto, e però non bisogna
+ rememorar per concetto diviso;
+
+ sì che là giù, non dormendo, si sogna,
+ credendo e non credendo dicer vero;
+ ma ne l’uno è più colpa e più vergogna.
+
+ Voi non andate giù per un sentiero
+ filosofando: tanto vi trasporta
+ l’amor de l’apparenza e ’l suo pensiero!
+
+ E ancor questo qua sù si comporta
+ con men disdegno che quando è posposta
+ la divina Scrittura o quando è torta.
+
+ Non vi si pensa quanto sangue costa
+ seminarla nel mondo e quanto piace
+ chi umilmente con essa s’accosta.
+
+ Per apparer ciascun s’ingegna e face
+ sue invenzioni; e quelle son trascorse
+ da’ predicanti e ’l Vangelio si tace.
+
+ Un dice che la luna si ritorse
+ ne la passion di Cristo e s’interpuose,
+ per che ’l lume del sol giù non si porse;
+
+ e mente, ché la luce si nascose
+ da sé: però a li Spani e a l’Indi
+ come a’ Giudei tale eclissi rispuose.
+
+ Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi
+ quante sì fatte favole per anno
+ in pergamo si gridan quinci e quindi:
+
+ sì che le pecorelle, che non sanno,
+ tornan del pasco pasciute di vento,
+ e non le scusa non veder lo danno.
+
+ Non disse Cristo al suo primo convento:
+ ‘Andate, e predicate al mondo ciance’;
+ ma diede lor verace fondamento;
+
+ e quel tanto sonò ne le sue guance,
+ sì ch’a pugnar per accender la fede
+ de l’Evangelio fero scudo e lance.
+
+ Ora si va con motti e con iscede
+ a predicare, e pur che ben si rida,
+ gonfia il cappuccio e più non si richiede.
+
+ Ma tale uccel nel becchetto s’annida,
+ che se ’l vulgo il vedesse, vederebbe
+ la perdonanza di ch’el si confida:
+
+ per cui tanta stoltezza in terra crebbe,
+ che, sanza prova d’alcun testimonio,
+ ad ogne promession si correrebbe.
+
+ Di questo ingrassa il porco sant’ Antonio,
+ e altri assai che sono ancor più porci,
+ pagando di moneta sanza conio.
+
+ Ma perché siam digressi assai, ritorci
+ li occhi oramai verso la dritta strada,
+ sì che la via col tempo si raccorci.
+
+ Questa natura sì oltre s’ingrada
+ in numero, che mai non fu loquela
+ né concetto mortal che tanto vada;
+
+ e se tu guardi quel che si revela
+ per Danïel, vedrai che ’n sue migliaia
+ determinato numero si cela.
+
+ La prima luce, che tutta la raia,
+ per tanti modi in essa si recepe,
+ quanti son li splendori a chi s’appaia.
+
+ Onde, però che a l’atto che concepe
+ segue l’affetto, d’amar la dolcezza
+ diversamente in essa ferve e tepe.
+
+ Vedi l’eccelso omai e la larghezza
+ de l’etterno valor, poscia che tanti
+ speculi fatti s’ha in che si spezza,
+
+ uno manendo in sé come davanti».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXX
+
+
+ Forse semilia miglia di lontano
+ ci ferve l’ora sesta, e questo mondo
+ china già l’ombra quasi al letto piano,
+
+ quando ’l mezzo del cielo, a noi profondo,
+ comincia a farsi tal, ch’alcuna stella
+ perde il parere infino a questo fondo;
+
+ e come vien la chiarissima ancella
+ del sol più oltre, così ’l ciel si chiude
+ di vista in vista infino a la più bella.
+
+ Non altrimenti il trïunfo che lude
+ sempre dintorno al punto che mi vinse,
+ parendo inchiuso da quel ch’elli ’nchiude,
+
+ a poco a poco al mio veder si stinse:
+ per che tornar con li occhi a Bëatrice
+ nulla vedere e amor mi costrinse.
+
+ Se quanto infino a qui di lei si dice
+ fosse conchiuso tutto in una loda,
+ poca sarebbe a fornir questa vice.
+
+ La bellezza ch’io vidi si trasmoda
+ non pur di là da noi, ma certo io credo
+ che solo il suo fattor tutta la goda.
+
+ Da questo passo vinto mi concedo
+ più che già mai da punto di suo tema
+ soprato fosse comico o tragedo:
+
+ ché, come sole in viso che più trema,
+ così lo rimembrar del dolce riso
+ la mente mia da me medesmo scema.
+
+ Dal primo giorno ch’i’ vidi il suo viso
+ in questa vita, infino a questa vista,
+ non m’è il seguire al mio cantar preciso;
+
+ ma or convien che mio seguir desista
+ più dietro a sua bellezza, poetando,
+ come a l’ultimo suo ciascuno artista.
+
+ Cotal qual io lascio a maggior bando
+ che quel de la mia tuba, che deduce
+ l’ardüa sua matera terminando,
+
+ con atto e voce di spedito duce
+ ricominciò: «Noi siamo usciti fore
+ del maggior corpo al ciel ch’è pura luce:
+
+ luce intellettüal, piena d’amore;
+ amor di vero ben, pien di letizia;
+ letizia che trascende ogne dolzore.
+
+ Qui vederai l’una e l’altra milizia
+ di paradiso, e l’una in quelli aspetti
+ che tu vedrai a l’ultima giustizia».
+
+ Come sùbito lampo che discetti
+ li spiriti visivi, sì che priva
+ da l’atto l’occhio di più forti obietti,
+
+ così mi circunfulse luce viva,
+ e lasciommi fasciato di tal velo
+ del suo fulgor, che nulla m’appariva.
+
+ «Sempre l’amor che queta questo cielo
+ accoglie in sé con sì fatta salute,
+ per far disposto a sua fiamma il candelo».
+
+ Non fur più tosto dentro a me venute
+ queste parole brievi, ch’io compresi
+ me sormontar di sopr’ a mia virtute;
+
+ e di novella vista mi raccesi
+ tale, che nulla luce è tanto mera,
+ che li occhi miei non si fosser difesi;
+
+ e vidi lume in forma di rivera
+ fulvido di fulgore, intra due rive
+ dipinte di mirabil primavera.
+
+ Di tal fiumana uscian faville vive,
+ e d’ogne parte si mettien ne’ fiori,
+ quasi rubin che oro circunscrive;
+
+ poi, come inebrïate da li odori,
+ riprofondavan sé nel miro gurge,
+ e s’una intrava, un’altra n’uscia fori.
+
+ «L’alto disio che mo t’infiamma e urge,
+ d’aver notizia di ciò che tu vei,
+ tanto mi piace più quanto più turge;
+
+ ma di quest’ acqua convien che tu bei
+ prima che tanta sete in te si sazi»:
+ così mi disse il sol de li occhi miei.
+
+ Anche soggiunse: «Il fiume e li topazi
+ ch’entrano ed escono e ’l rider de l’erbe
+ son di lor vero umbriferi prefazi.
+
+ Non che da sé sian queste cose acerbe;
+ ma è difetto da la parte tua,
+ che non hai viste ancor tanto superbe».
+
+ Non è fantin che sì sùbito rua
+ col volto verso il latte, se si svegli
+ molto tardato da l’usanza sua,
+
+ come fec’ io, per far migliori spegli
+ ancor de li occhi, chinandomi a l’onda
+ che si deriva perché vi s’immegli;
+
+ e sì come di lei bevve la gronda
+ de le palpebre mie, così mi parve
+ di sua lunghezza divenuta tonda.
+
+ Poi, come gente stata sotto larve,
+ che pare altro che prima, se si sveste
+ la sembianza non süa in che disparve,
+
+ così mi si cambiaro in maggior feste
+ li fiori e le faville, sì ch’io vidi
+ ambo le corti del ciel manifeste.
+
+ O isplendor di Dio, per cu’ io vidi
+ l’alto trïunfo del regno verace,
+ dammi virtù a dir com’ ïo il vidi!
+
+ Lume è là sù che visibile face
+ lo creatore a quella creatura
+ che solo in lui vedere ha la sua pace.
+
+ E’ si distende in circular figura,
+ in tanto che la sua circunferenza
+ sarebbe al sol troppo larga cintura.
+
+ Fassi di raggio tutta sua parvenza
+ reflesso al sommo del mobile primo,
+ che prende quindi vivere e potenza.
+
+ E come clivo in acqua di suo imo
+ si specchia, quasi per vedersi addorno,
+ quando è nel verde e ne’ fioretti opimo,
+
+ sì, soprastando al lume intorno intorno,
+ vidi specchiarsi in più di mille soglie
+ quanto di noi là sù fatto ha ritorno.
+
+ E se l’infimo grado in sé raccoglie
+ sì grande lume, quanta è la larghezza
+ di questa rosa ne l’estreme foglie!
+
+ La vista mia ne l’ampio e ne l’altezza
+ non si smarriva, ma tutto prendeva
+ il quanto e ’l quale di quella allegrezza.
+
+ Presso e lontano, lì, né pon né leva:
+ ché dove Dio sanza mezzo governa,
+ la legge natural nulla rileva.
+
+ Nel giallo de la rosa sempiterna,
+ che si digrada e dilata e redole
+ odor di lode al sol che sempre verna,
+
+ qual è colui che tace e dicer vole,
+ mi trasse Bëatrice, e disse: «Mira
+ quanto è ’l convento de le bianche stole!
+
+ Vedi nostra città quant’ ella gira;
+ vedi li nostri scanni sì ripieni,
+ che poca gente più ci si disira.
+
+ E ’n quel gran seggio a che tu li occhi tieni
+ per la corona che già v’è sù posta,
+ prima che tu a queste nozze ceni,
+
+ sederà l’alma, che fia giù agosta,
+ de l’alto Arrigo, ch’a drizzare Italia
+ verrà in prima ch’ella sia disposta.
+
+ La cieca cupidigia che v’ammalia
+ simili fatti v’ha al fantolino
+ che muor per fame e caccia via la balia.
+
+ E fia prefetto nel foro divino
+ allora tal, che palese e coverto
+ non anderà con lui per un cammino.
+
+ Ma poco poi sarà da Dio sofferto
+ nel santo officio; ch’el sarà detruso
+ là dove Simon mago è per suo merto,
+
+ e farà quel d’Alagna intrar più giuso».
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXXI
+
+
+ In forma dunque di candida rosa
+ mi si mostrava la milizia santa
+ che nel suo sangue Cristo fece sposa;
+
+ ma l’altra, che volando vede e canta
+ la gloria di colui che la ’nnamora
+ e la bontà che la fece cotanta,
+
+ sì come schiera d’ape che s’infiora
+ una fïata e una si ritorna
+ là dove suo laboro s’insapora,
+
+ nel gran fior discendeva che s’addorna
+ di tante foglie, e quindi risaliva
+ là dove ’l süo amor sempre soggiorna.
+
+ Le facce tutte avean di fiamma viva
+ e l’ali d’oro, e l’altro tanto bianco,
+ che nulla neve a quel termine arriva.
+
+ Quando scendean nel fior, di banco in banco
+ porgevan de la pace e de l’ardore
+ ch’elli acquistavan ventilando il fianco.
+
+ Né l’interporsi tra ’l disopra e ’l fiore
+ di tanta moltitudine volante
+ impediva la vista e lo splendore:
+
+ ché la luce divina è penetrante
+ per l’universo secondo ch’è degno,
+ sì che nulla le puote essere ostante.
+
+ Questo sicuro e gaudïoso regno,
+ frequente in gente antica e in novella,
+ viso e amore avea tutto ad un segno.
+
+ O trina luce che ’n unica stella
+ scintillando a lor vista, sì li appaga!
+ guarda qua giuso a la nostra procella!
+
+ Se i barbari, venendo da tal plaga
+ che ciascun giorno d’Elice si cuopra,
+ rotante col suo figlio ond’ ella è vaga,
+
+ veggendo Roma e l’ardüa sua opra,
+ stupefaciensi, quando Laterano
+ a le cose mortali andò di sopra;
+
+ ïo, che al divino da l’umano,
+ a l’etterno dal tempo era venuto,
+ e di Fiorenza in popol giusto e sano,
+
+ di che stupor dovea esser compiuto!
+ Certo tra esso e ’l gaudio mi facea
+ libito non udire e starmi muto.
+
+ E quasi peregrin che si ricrea
+ nel tempio del suo voto riguardando,
+ e spera già ridir com’ ello stea,
+
+ su per la viva luce passeggiando,
+ menava ïo li occhi per li gradi,
+ mo sù, mo giù e mo recirculando.
+
+ Vedëa visi a carità süadi,
+ d’altrui lume fregiati e di suo riso,
+ e atti ornati di tutte onestadi.
+
+ La forma general di paradiso
+ già tutta mïo sguardo avea compresa,
+ in nulla parte ancor fermato fiso;
+
+ e volgeami con voglia rïaccesa
+ per domandar la mia donna di cose
+ di che la mente mia era sospesa.
+
+ Uno intendëa, e altro mi rispuose:
+ credea veder Beatrice e vidi un sene
+ vestito con le genti glorïose.
+
+ Diffuso era per li occhi e per le gene
+ di benigna letizia, in atto pio
+ quale a tenero padre si convene.
+
+ E «Ov’ è ella?», sùbito diss’ io.
+ Ond’ elli: «A terminar lo tuo disiro
+ mosse Beatrice me del loco mio;
+
+ e se riguardi sù nel terzo giro
+ dal sommo grado, tu la rivedrai
+ nel trono che suoi merti le sortiro».
+
+ Sanza risponder, li occhi sù levai,
+ e vidi lei che si facea corona
+ reflettendo da sé li etterni rai.
+
+ Da quella regïon che più sù tona
+ occhio mortale alcun tanto non dista,
+ qualunque in mare più giù s’abbandona,
+
+ quanto lì da Beatrice la mia vista;
+ ma nulla mi facea, ché süa effige
+ non discendëa a me per mezzo mista.
+
+ «O donna in cui la mia speranza vige,
+ e che soffristi per la mia salute
+ in inferno lasciar le tue vestige,
+
+ di tante cose quant’ i’ ho vedute,
+ dal tuo podere e da la tua bontate
+ riconosco la grazia e la virtute.
+
+ Tu m’hai di servo tratto a libertate
+ per tutte quelle vie, per tutt’ i modi
+ che di ciò fare avei la potestate.
+
+ La tua magnificenza in me custodi,
+ sì che l’anima mia, che fatt’ hai sana,
+ piacente a te dal corpo si disnodi».
+
+ Così orai; e quella, sì lontana
+ come parea, sorrise e riguardommi;
+ poi si tornò a l’etterna fontana.
+
+ E ’l santo sene: «Acciò che tu assommi
+ perfettamente», disse, «il tuo cammino,
+ a che priego e amor santo mandommi,
+
+ vola con li occhi per questo giardino;
+ ché veder lui t’acconcerà lo sguardo
+ più al montar per lo raggio divino.
+
+ E la regina del cielo, ond’ ïo ardo
+ tutto d’amor, ne farà ogne grazia,
+ però ch’i’ sono il suo fedel Bernardo».
+
+ Qual è colui che forse di Croazia
+ viene a veder la Veronica nostra,
+ che per l’antica fame non sen sazia,
+
+ ma dice nel pensier, fin che si mostra:
+ ‘Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace,
+ or fu sì fatta la sembianza vostra?’;
+
+ tal era io mirando la vivace
+ carità di colui che ’n questo mondo,
+ contemplando, gustò di quella pace.
+
+ «Figliuol di grazia, quest’ esser giocondo»,
+ cominciò elli, «non ti sarà noto,
+ tenendo li occhi pur qua giù al fondo;
+
+ ma guarda i cerchi infino al più remoto,
+ tanto che veggi seder la regina
+ cui questo regno è suddito e devoto».
+
+ Io levai li occhi; e come da mattina
+ la parte orïental de l’orizzonte
+ soverchia quella dove ’l sol declina,
+
+ così, quasi di valle andando a monte
+ con li occhi, vidi parte ne lo stremo
+ vincer di lume tutta l’altra fronte.
+
+ E come quivi ove s’aspetta il temo
+ che mal guidò Fetonte, più s’infiamma,
+ e quinci e quindi il lume si fa scemo,
+
+ così quella pacifica oriafiamma
+ nel mezzo s’avvivava, e d’ogne parte
+ per igual modo allentava la fiamma;
+
+ e a quel mezzo, con le penne sparte,
+ vid’ io più di mille angeli festanti,
+ ciascun distinto di fulgore e d’arte.
+
+ Vidi a lor giochi quivi e a lor canti
+ ridere una bellezza, che letizia
+ era ne li occhi a tutti li altri santi;
+
+ e s’io avessi in dir tanta divizia
+ quanta ad imaginar, non ardirei
+ lo minimo tentar di sua delizia.
+
+ Bernardo, come vide li occhi miei
+ nel caldo suo caler fissi e attenti,
+ li suoi con tanto affetto volse a lei,
+
+ che ’ miei di rimirar fé più ardenti.
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXXII
+
+
+ Affetto al suo piacer, quel contemplante
+ libero officio di dottore assunse,
+ e cominciò queste parole sante:
+
+ «La piaga che Maria richiuse e unse,
+ quella ch’è tanto bella da’ suoi piedi
+ è colei che l’aperse e che la punse.
+
+ Ne l’ordine che fanno i terzi sedi,
+ siede Rachel di sotto da costei
+ con Bëatrice, sì come tu vedi.
+
+ Sarra e Rebecca, Iudìt e colei
+ che fu bisava al cantor che per doglia
+ del fallo disse ‘Miserere mei’,
+
+ puoi tu veder così di soglia in soglia
+ giù digradar, com’ io ch’a proprio nome
+ vo per la rosa giù di foglia in foglia.
+
+ E dal settimo grado in giù, sì come
+ infino ad esso, succedono Ebree,
+ dirimendo del fior tutte le chiome;
+
+ perché, secondo lo sguardo che fée
+ la fede in Cristo, queste sono il muro
+ a che si parton le sacre scalee.
+
+ Da questa parte onde ’l fiore è maturo
+ di tutte le sue foglie, sono assisi
+ quei che credettero in Cristo venturo;
+
+ da l’altra parte onde sono intercisi
+ di vòti i semicirculi, si stanno
+ quei ch’a Cristo venuto ebber li visi.
+
+ E come quinci il glorïoso scanno
+ de la donna del cielo e li altri scanni
+ di sotto lui cotanta cerna fanno,
+
+ così di contra quel del gran Giovanni,
+ che sempre santo ’l diserto e ’l martiro
+ sofferse, e poi l’inferno da due anni;
+
+ e sotto lui così cerner sortiro
+ Francesco, Benedetto e Augustino
+ e altri fin qua giù di giro in giro.
+
+ Or mira l’alto proveder divino:
+ ché l’uno e l’altro aspetto de la fede
+ igualmente empierà questo giardino.
+
+ E sappi che dal grado in giù che fiede
+ a mezzo il tratto le due discrezioni,
+ per nullo proprio merito si siede,
+
+ ma per l’altrui, con certe condizioni:
+ ché tutti questi son spiriti ascolti
+ prima ch’avesser vere elezïoni.
+
+ Ben te ne puoi accorger per li volti
+ e anche per le voci püerili,
+ se tu li guardi bene e se li ascolti.
+
+ Or dubbi tu e dubitando sili;
+ ma io discioglierò ’l forte legame
+ in che ti stringon li pensier sottili.
+
+ Dentro a l’ampiezza di questo reame
+ casüal punto non puote aver sito,
+ se non come tristizia o sete o fame:
+
+ ché per etterna legge è stabilito
+ quantunque vedi, sì che giustamente
+ ci si risponde da l’anello al dito;
+
+ e però questa festinata gente
+ a vera vita non è sine causa
+ intra sé qui più e meno eccellente.
+
+ Lo rege per cui questo regno pausa
+ in tanto amore e in tanto diletto,
+ che nulla volontà è di più ausa,
+
+ le menti tutte nel suo lieto aspetto
+ creando, a suo piacer di grazia dota
+ diversamente; e qui basti l’effetto.
+
+ E ciò espresso e chiaro vi si nota
+ ne la Scrittura santa in quei gemelli
+ che ne la madre ebber l’ira commota.
+
+ Però, secondo il color d’i capelli,
+ di cotal grazia l’altissimo lume
+ degnamente convien che s’incappelli.
+
+ Dunque, sanza mercé di lor costume,
+ locati son per gradi differenti,
+ sol differendo nel primiero acume.
+
+ Bastavasi ne’ secoli recenti
+ con l’innocenza, per aver salute,
+ solamente la fede d’i parenti;
+
+ poi che le prime etadi fuor compiute,
+ convenne ai maschi a l’innocenti penne
+ per circuncidere acquistar virtute;
+
+ ma poi che ’l tempo de la grazia venne,
+ sanza battesmo perfetto di Cristo
+ tale innocenza là giù si ritenne.
+
+ Riguarda omai ne la faccia che a Cristo
+ più si somiglia, ché la sua chiarezza
+ sola ti può disporre a veder Cristo».
+
+ Io vidi sopra lei tanta allegrezza
+ piover, portata ne le menti sante
+ create a trasvolar per quella altezza,
+
+ che quantunque io avea visto davante,
+ di tanta ammirazion non mi sospese,
+ né mi mostrò di Dio tanto sembiante;
+
+ e quello amor che primo lì discese,
+ cantando ‘Ave, Maria, gratïa plena’,
+ dinanzi a lei le sue ali distese.
+
+ Rispuose a la divina cantilena
+ da tutte parti la beata corte,
+ sì ch’ogne vista sen fé più serena.
+
+ «O santo padre, che per me comporte
+ l’esser qua giù, lasciando il dolce loco
+ nel qual tu siedi per etterna sorte,
+
+ qual è quell’ angel che con tanto gioco
+ guarda ne li occhi la nostra regina,
+ innamorato sì che par di foco?».
+
+ Così ricorsi ancora a la dottrina
+ di colui ch’abbelliva di Maria,
+ come del sole stella mattutina.
+
+ Ed elli a me: «Baldezza e leggiadria
+ quant’ esser puote in angelo e in alma,
+ tutta è in lui; e sì volem che sia,
+
+ perch’ elli è quelli che portò la palma
+ giuso a Maria, quando ’l Figliuol di Dio
+ carcar si volse de la nostra salma.
+
+ Ma vieni omai con li occhi sì com’ io
+ andrò parlando, e nota i gran patrici
+ di questo imperio giustissimo e pio.
+
+ Quei due che seggon là sù più felici
+ per esser propinquissimi ad Agusta,
+ son d’esta rosa quasi due radici:
+
+ colui che da sinistra le s’aggiusta
+ è il padre per lo cui ardito gusto
+ l’umana specie tanto amaro gusta;
+
+ dal destro vedi quel padre vetusto
+ di Santa Chiesa a cui Cristo le chiavi
+ raccomandò di questo fior venusto.
+
+ E quei che vide tutti i tempi gravi,
+ pria che morisse, de la bella sposa
+ che s’acquistò con la lancia e coi clavi,
+
+ siede lungh’ esso, e lungo l’altro posa
+ quel duca sotto cui visse di manna
+ la gente ingrata, mobile e retrosa.
+
+ Di contr’ a Pietro vedi sedere Anna,
+ tanto contenta di mirar sua figlia,
+ che non move occhio per cantare osanna;
+
+ e contro al maggior padre di famiglia
+ siede Lucia, che mosse la tua donna
+ quando chinavi, a rovinar, le ciglia.
+
+ Ma perché ’l tempo fugge che t’assonna,
+ qui farem punto, come buon sartore
+ che com’ elli ha del panno fa la gonna;
+
+ e drizzeremo li occhi al primo amore,
+ sì che, guardando verso lui, penètri
+ quant’ è possibil per lo suo fulgore.
+
+ Veramente, ne forse tu t’arretri
+ movendo l’ali tue, credendo oltrarti,
+ orando grazia conven che s’impetri
+
+ grazia da quella che puote aiutarti;
+ e tu mi seguirai con l’affezione,
+ sì che dal dicer mio lo cor non parti».
+
+ E cominciò questa santa orazione:
+
+
+
+ Paradiso • Canto XXXIII
+
+
+ «Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
+ umile e alta più che creatura,
+ termine fisso d’etterno consiglio,
+
+ tu se’ colei che l’umana natura
+ nobilitasti sì, che ’l suo fattore
+ non disdegnò di farsi sua fattura.
+
+ Nel ventre tuo si raccese l’amore,
+ per lo cui caldo ne l’etterna pace
+ così è germinato questo fiore.
+
+ Qui se’ a noi meridïana face
+ di caritate, e giuso, intra ’ mortali,
+ se’ di speranza fontana vivace.
+
+ Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
+ che qual vuol grazia e a te non ricorre,
+ sua disïanza vuol volar sanz’ ali.
+
+ La tua benignità non pur soccorre
+ a chi domanda, ma molte fïate
+ liberamente al dimandar precorre.
+
+ In te misericordia, in te pietate,
+ in te magnificenza, in te s’aduna
+ quantunque in creatura è di bontate.
+
+ Or questi, che da l’infima lacuna
+ de l’universo infin qui ha vedute
+ le vite spiritali ad una ad una,
+
+ supplica a te, per grazia, di virtute
+ tanto, che possa con li occhi levarsi
+ più alto verso l’ultima salute.
+
+ E io, che mai per mio veder non arsi
+ più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi
+ ti porgo, e priego che non sieno scarsi,
+
+ perché tu ogne nube li disleghi
+ di sua mortalità co’ prieghi tuoi,
+ sì che ’l sommo piacer li si dispieghi.
+
+ Ancor ti priego, regina, che puoi
+ ciò che tu vuoli, che conservi sani,
+ dopo tanto veder, li affetti suoi.
+
+ Vinca tua guardia i movimenti umani:
+ vedi Beatrice con quanti beati
+ per li miei prieghi ti chiudon le mani!».
+
+ Li occhi da Dio diletti e venerati,
+ fissi ne l’orator, ne dimostraro
+ quanto i devoti prieghi le son grati;
+
+ indi a l’etterno lume s’addrizzaro,
+ nel qual non si dee creder che s’invii
+ per creatura l’occhio tanto chiaro.
+
+ E io ch’al fine di tutt’ i disii
+ appropinquava, sì com’ io dovea,
+ l’ardor del desiderio in me finii.
+
+ Bernardo m’accennava, e sorridea,
+ perch’ io guardassi suso; ma io era
+ già per me stesso tal qual ei volea:
+
+ ché la mia vista, venendo sincera,
+ e più e più intrava per lo raggio
+ de l’alta luce che da sé è vera.
+
+ Da quinci innanzi il mio veder fu maggio
+ che ’l parlar mostra, ch’a tal vista cede,
+ e cede la memoria a tanto oltraggio.
+
+ Qual è colüi che sognando vede,
+ che dopo ’l sogno la passione impressa
+ rimane, e l’altro a la mente non riede,
+
+ cotal son io, ché quasi tutta cessa
+ mia visïone, e ancor mi distilla
+ nel core il dolce che nacque da essa.
+
+ Così la neve al sol si disigilla;
+ così al vento ne le foglie levi
+ si perdea la sentenza di Sibilla.
+
+ O somma luce che tanto ti levi
+ da’ concetti mortali, a la mia mente
+ ripresta un poco di quel che parevi,
+
+ e fa la lingua mia tanto possente,
+ ch’una favilla sol de la tua gloria
+ possa lasciare a la futura gente;
+
+ ché, per tornare alquanto a mia memoria
+ e per sonare un poco in questi versi,
+ più si conceperà di tua vittoria.
+
+ Io credo, per l’acume ch’io soffersi
+ del vivo raggio, ch’i’ sarei smarrito,
+ se li occhi miei da lui fossero aversi.
+
+ E’ mi ricorda ch’io fui più ardito
+ per questo a sostener, tanto ch’i’ giunsi
+ l’aspetto mio col valore infinito.
+
+ Oh abbondante grazia ond’ io presunsi
+ ficcar lo viso per la luce etterna,
+ tanto che la veduta vi consunsi!
+
+ Nel suo profondo vidi che s’interna,
+ legato con amore in un volume,
+ ciò che per l’universo si squaderna:
+
+ sustanze e accidenti e lor costume
+ quasi conflati insieme, per tal modo
+ che ciò ch’i’ dico è un semplice lume.
+
+ La forma universal di questo nodo
+ credo ch’i’ vidi, perché più di largo,
+ dicendo questo, mi sento ch’i’ godo.
+
+ Un punto solo m’è maggior letargo
+ che venticinque secoli a la ’mpresa
+ che fé Nettuno ammirar l’ombra d’Argo.
+
+ Così la mente mia, tutta sospesa,
+ mirava fissa, immobile e attenta,
+ e sempre di mirar faceasi accesa.
+
+ A quella luce cotal si diventa,
+ che volgersi da lei per altro aspetto
+ è impossibil che mai si consenta;
+
+ però che ’l ben, ch’è del volere obietto,
+ tutto s’accoglie in lei, e fuor di quella
+ è defettivo ciò ch’è lì perfetto.
+
+ Omai sarà più corta mia favella,
+ pur a quel ch’io ricordo, che d’un fante
+ che bagni ancor la lingua a la mammella.
+
+ Non perché più ch’un semplice sembiante
+ fosse nel vivo lume ch’io mirava,
+ che tal è sempre qual s’era davante;
+
+ ma per la vista che s’avvalorava
+ in me guardando, una sola parvenza,
+ mutandom’ io, a me si travagliava.
+
+ Ne la profonda e chiara sussistenza
+ de l’alto lume parvermi tre giri
+ di tre colori e d’una contenenza;
+
+ e l’un da l’altro come iri da iri
+ parea reflesso, e ’l terzo parea foco
+ che quinci e quindi igualmente si spiri.
+
+ Oh quanto è corto il dire e come fioco
+ al mio concetto! e questo, a quel ch’i’ vidi,
+ è tanto, che non basta a dicer ‘poco’.
+
+ O luce etterna che sola in te sidi,
+ sola t’intendi, e da te intelletta
+ e intendente te ami e arridi!
+
+ Quella circulazion che sì concetta
+ pareva in te come lume reflesso,
+ da li occhi miei alquanto circunspetta,
+
+ dentro da sé, del suo colore stesso,
+ mi parve pinta de la nostra effige:
+ per che ’l mio viso in lei tutto era messo.
+
+ Qual è ’l geomètra che tutto s’affige
+ per misurar lo cerchio, e non ritrova,
+ pensando, quel principio ond’ elli indige,
+
+ tal era io a quella vista nova:
+ veder voleva come si convenne
+ l’imago al cerchio e come vi s’indova;
+
+ ma non eran da ciò le proprie penne:
+ se non che la mia mente fu percossa
+ da un fulgore in che sua voglia venne.
+
+ A l’alta fantasia qui mancò possa;
+ ma già volgeva il mio disio e ’l velle,
+ sì come rota ch’igualmente è mossa,
+
+ l’amor che move il sole e l’altre stelle.
+
+
+
+
+ - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
+
+ TAVOLA DEI CARATTERI SPECIALI
+ TABLE OF SPECIAL CHARACTERS
+
+ à = a grave
+ è = e grave
+ ì = i grave
+ ò = o grave
+ ù = u grave
+
+ é = e acute
+ ó = o acute
+
+ ä = a uml
+ ë = e uml
+ ï = i uml
+ ö = o uml
+ ü = u uml
+
+ È = E grave
+ Ë = E uml
+ Ï = I uml
+
+ « = left angle quotation mark
+ » = right angle quotation mark
+
+ “ = left double quotation mark
+ ” = right double quotation mark
+
+ ‘ = left single quotation mark
+ ’ = right single quotation mark
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+ — = em dash
+
+ • = middot
+
+ . . . = ellipsis
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of La Divina Commedia di Dante: Paradiso, by
+Dante Alighieri
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 1011 ***
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+The Project Gutenberg E-text of La Divina Commedia di Dante: Paradiso,
+by Dante Alighieri
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+<body>
+<div>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 1011 ***</div>
+
+<h1>
+<br /><br /><br />
+ LA DIVINA COMMEDIA<br />
+ di Dante Alighieri<br />
+</h1>
+
+<h2>
+<br /><br />
+ PARADISO<br />
+</h2>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap01"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto I
+</h3>
+
+<p>
+ La gloria di colui che tutto move<br />
+ per l’universo penetra, e risplende<br />
+ in una parte più e meno altrove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel ciel che più de la sua luce prende<br />
+ fu’ io, e vidi cose che ridire<br />
+ né sa né può chi di là sù discende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché appressando sé al suo disire,<br />
+ nostro intelletto si profonda tanto,<br />
+ che dietro la memoria non può ire.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Veramente quant’ io del regno santo<br />
+ ne la mia mente potei far tesoro,<br />
+ sarà ora materia del mio canto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O buono Appollo, a l’ultimo lavoro<br />
+ fammi del tuo valor sì fatto vaso,<br />
+ come dimandi a dar l’amato alloro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Infino a qui l’un giogo di Parnaso<br />
+ assai mi fu; ma or con amendue<br />
+ m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Entra nel petto mio, e spira tue<br />
+ sì come quando Marsïa traesti<br />
+ de la vagina de le membra sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O divina virtù, se mi ti presti<br />
+ tanto che l’ombra del beato regno<br />
+ segnata nel mio capo io manifesti,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vedra’mi al piè del tuo diletto legno<br />
+ venire, e coronarmi de le foglie<br />
+ che la materia e tu mi farai degno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì rade volte, padre, se ne coglie<br />
+ per trïunfare o cesare o poeta,<br />
+ colpa e vergogna de l’umane voglie,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che parturir letizia in su la lieta<br />
+ delfica deïtà dovria la fronda<br />
+ peneia, quando alcun di sé asseta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poca favilla gran fiamma seconda:<br />
+ forse di retro a me con miglior voci<br />
+ si pregherà perché Cirra risponda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Surge ai mortali per diverse foci<br />
+ la lucerna del mondo; ma da quella<br />
+ che quattro cerchi giugne con tre croci,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con miglior corso e con migliore stella<br />
+ esce congiunta, e la mondana cera<br />
+ più a suo modo tempera e suggella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fatto avea di là mane e di qua sera<br />
+ tal foce, e quasi tutto era là bianco<br />
+ quello emisperio, e l’altra parte nera,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quando Beatrice in sul sinistro fianco<br />
+ vidi rivolta e riguardar nel sole:<br />
+ aguglia sì non li s’affisse unquanco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E sì come secondo raggio suole<br />
+ uscir del primo e risalire in suso,<br />
+ pur come pelegrin che tornar vuole,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così de l’atto suo, per li occhi infuso<br />
+ ne l’imagine mia, il mio si fece,<br />
+ e fissi li occhi al sole oltre nostr’ uso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Molto è licito là, che qui non lece<br />
+ a le nostre virtù, mercé del loco<br />
+ fatto per proprio de l’umana spece.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io nol soffersi molto, né sì poco,<br />
+ ch’io nol vedessi sfavillar dintorno,<br />
+ com’ ferro che bogliente esce del foco;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e di sùbito parve giorno a giorno<br />
+ essere aggiunto, come quei che puote<br />
+ avesse il ciel d’un altro sole addorno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Beatrice tutta ne l’etterne rote<br />
+ fissa con li occhi stava; e io in lei<br />
+ le luci fissi, di là sù rimote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel suo aspetto tal dentro mi fei,<br />
+ qual si fé Glauco nel gustar de l’erba<br />
+ che ’l fé consorto in mar de li altri dèi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Trasumanar significar per verba<br />
+ non si poria; però l’essemplo basti<br />
+ a cui esperïenza grazia serba.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S’i’ era sol di me quel che creasti<br />
+ novellamente, amor che ’l ciel governi,<br />
+ tu ’l sai, che col tuo lume mi levasti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quando la rota che tu sempiterni<br />
+ desiderato, a sé mi fece atteso<br />
+ con l’armonia che temperi e discerni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ parvemi tanto allor del cielo acceso<br />
+ de la fiamma del sol, che pioggia o fiume<br />
+ lago non fece alcun tanto disteso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La novità del suono e ’l grande lume<br />
+ di lor cagion m’accesero un disio<br />
+ mai non sentito di cotanto acume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond’ ella, che vedea me sì com’ io,<br />
+ a quïetarmi l’animo commosso,<br />
+ pria ch’io a dimandar, la bocca aprio<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cominciò: «Tu stesso ti fai grosso<br />
+ col falso imaginar, sì che non vedi<br />
+ ciò che vedresti se l’avessi scosso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu non se’ in terra, sì come tu credi;<br />
+ ma folgore, fuggendo il proprio sito,<br />
+ non corse come tu ch’ad esso riedi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ S’io fui del primo dubbio disvestito<br />
+ per le sorrise parolette brevi,<br />
+ dentro ad un nuovo più fu’ inretito<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dissi: «Già contento requïevi<br />
+ di grande ammirazion; ma ora ammiro<br />
+ com’ io trascenda questi corpi levi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond’ ella, appresso d’un pïo sospiro,<br />
+ li occhi drizzò ver’ me con quel sembiante<br />
+ che madre fa sovra figlio deliro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cominciò: «Le cose tutte quante<br />
+ hanno ordine tra loro, e questo è forma<br />
+ che l’universo a Dio fa simigliante.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui veggion l’alte creature l’orma<br />
+ de l’etterno valore, il qual è fine<br />
+ al quale è fatta la toccata norma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne l’ordine ch’io dico sono accline<br />
+ tutte nature, per diverse sorti,<br />
+ più al principio loro e men vicine;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde si muovono a diversi porti<br />
+ per lo gran mar de l’essere, e ciascuna<br />
+ con istinto a lei dato che la porti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi ne porta il foco inver’ la luna;<br />
+ questi ne’ cor mortali è permotore;<br />
+ questi la terra in sé stringe e aduna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né pur le creature che son fore<br />
+ d’intelligenza quest’ arco saetta,<br />
+ ma quelle c’hanno intelletto e amore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La provedenza, che cotanto assetta,<br />
+ del suo lume fa ’l ciel sempre quïeto<br />
+ nel qual si volge quel c’ha maggior fretta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ora lì, come a sito decreto,<br />
+ cen porta la virtù di quella corda<br />
+ che ciò che scocca drizza in segno lieto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vero è che, come forma non s’accorda<br />
+ molte fïate a l’intenzion de l’arte,<br />
+ perch’ a risponder la materia è sorda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così da questo corso si diparte<br />
+ talor la creatura, c’ha podere<br />
+ di piegar, così pinta, in altra parte;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sì come veder si può cadere<br />
+ foco di nube, sì l’impeto primo<br />
+ l’atterra torto da falso piacere.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non dei più ammirar, se bene stimo,<br />
+ lo tuo salir, se non come d’un rivo<br />
+ se d’alto monte scende giuso ad imo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Maraviglia sarebbe in te se, privo<br />
+ d’impedimento, giù ti fossi assiso,<br />
+ com’ a terra quïete in foco vivo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quinci rivolse inver’ lo cielo il viso.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap02"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto II
+</h3>
+
+<p>
+ O voi che siete in piccioletta barca,<br />
+ desiderosi d’ascoltar, seguiti<br />
+ dietro al mio legno che cantando varca,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tornate a riveder li vostri liti:<br />
+ non vi mettete in pelago, ché forse,<br />
+ perdendo me, rimarreste smarriti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’acqua ch’io prendo già mai non si corse;<br />
+ Minerva spira, e conducemi Appollo,<br />
+ e nove Muse mi dimostran l’Orse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Voialtri pochi che drizzaste il collo<br />
+ per tempo al pan de li angeli, del quale<br />
+ vivesi qui ma non sen vien satollo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ metter potete ben per l’alto sale<br />
+ vostro navigio, servando mio solco<br />
+ dinanzi a l’acqua che ritorna equale.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Que’ glorïosi che passaro al Colco<br />
+ non s’ammiraron come voi farete,<br />
+ quando Iasón vider fatto bifolco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La concreata e perpetüa sete<br />
+ del deïforme regno cen portava<br />
+ veloci quasi come ’l ciel vedete.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Beatrice in suso, e io in lei guardava;<br />
+ e forse in tanto in quanto un quadrel posa<br />
+ e vola e da la noce si dischiava,<br />
+</p>
+
+<p>
+ giunto mi vidi ove mirabil cosa<br />
+ mi torse il viso a sé; e però quella<br />
+ cui non potea mia cura essere ascosa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ volta ver’ me, sì lieta come bella,<br />
+ «Drizza la mente in Dio grata», mi disse,<br />
+ «che n’ha congiunti con la prima stella».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Parev’ a me che nube ne coprisse<br />
+ lucida, spessa, solida e pulita,<br />
+ quasi adamante che lo sol ferisse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per entro sé l’etterna margarita<br />
+ ne ricevette, com’ acqua recepe<br />
+ raggio di luce permanendo unita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S’io era corpo, e qui non si concepe<br />
+ com’ una dimensione altra patio,<br />
+ ch’esser convien se corpo in corpo repe,<br />
+</p>
+
+<p>
+ accender ne dovria più il disio<br />
+ di veder quella essenza in che si vede<br />
+ come nostra natura e Dio s’unio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lì si vedrà ciò che tenem per fede,<br />
+ non dimostrato, ma fia per sé noto<br />
+ a guisa del ver primo che l’uom crede.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io rispuosi: «Madonna, sì devoto<br />
+ com’ esser posso più, ringrazio lui<br />
+ lo qual dal mortal mondo m’ha remoto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma ditemi: che son li segni bui<br />
+ di questo corpo, che là giuso in terra<br />
+ fan di Cain favoleggiare altrui?».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ella sorrise alquanto, e poi «S’elli erra<br />
+ l’oppinïon», mi disse, «d’i mortali<br />
+ dove chiave di senso non diserra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ certo non ti dovrien punger li strali<br />
+ d’ammirazione omai, poi dietro ai sensi<br />
+ vedi che la ragione ha corte l’ali.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma dimmi quel che tu da te ne pensi».<br />
+ E io: «Ciò che n’appar qua sù diverso<br />
+ credo che fanno i corpi rari e densi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed ella: «Certo assai vedrai sommerso<br />
+ nel falso il creder tuo, se bene ascolti<br />
+ l’argomentar ch’io li farò avverso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La spera ottava vi dimostra molti<br />
+ lumi, li quali e nel quale e nel quanto<br />
+ notar si posson di diversi volti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se raro e denso ciò facesser tanto,<br />
+ una sola virtù sarebbe in tutti,<br />
+ più e men distributa e altrettanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Virtù diverse esser convegnon frutti<br />
+ di princìpi formali, e quei, for ch’uno,<br />
+ seguiterieno a tua ragion distrutti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ancor, se raro fosse di quel bruno<br />
+ cagion che tu dimandi, o d’oltre in parte<br />
+ fora di sua materia sì digiuno<br />
+</p>
+
+<p>
+ esto pianeto, o, sì come comparte<br />
+ lo grasso e ’l magro un corpo, così questo<br />
+ nel suo volume cangerebbe carte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se ’l primo fosse, fora manifesto<br />
+ ne l’eclissi del sol, per trasparere<br />
+ lo lume come in altro raro ingesto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo non è: però è da vedere<br />
+ de l’altro; e s’elli avvien ch’io l’altro cassi,<br />
+ falsificato fia lo tuo parere.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S’elli è che questo raro non trapassi,<br />
+ esser conviene un termine da onde<br />
+ lo suo contrario più passar non lassi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e indi l’altrui raggio si rifonde<br />
+ così come color torna per vetro<br />
+ lo qual di retro a sé piombo nasconde.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or dirai tu ch’el si dimostra tetro<br />
+ ivi lo raggio più che in altre parti,<br />
+ per esser lì refratto più a retro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da questa instanza può deliberarti<br />
+ esperïenza, se già mai la provi,<br />
+ ch’esser suol fonte ai rivi di vostr’ arti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tre specchi prenderai; e i due rimovi<br />
+ da te d’un modo, e l’altro, più rimosso,<br />
+ tr’ambo li primi li occhi tuoi ritrovi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Rivolto ad essi, fa che dopo il dosso<br />
+ ti stea un lume che i tre specchi accenda<br />
+ e torni a te da tutti ripercosso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben che nel quanto tanto non si stenda<br />
+ la vista più lontana, lì vedrai<br />
+ come convien ch’igualmente risplenda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or, come ai colpi de li caldi rai<br />
+ de la neve riman nudo il suggetto<br />
+ e dal colore e dal freddo primai,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così rimaso te ne l’intelletto<br />
+ voglio informar di luce sì vivace,<br />
+ che ti tremolerà nel suo aspetto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dentro dal ciel de la divina pace<br />
+ si gira un corpo ne la cui virtute<br />
+ l’esser di tutto suo contento giace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ciel seguente, c’ha tante vedute,<br />
+ quell’ esser parte per diverse essenze,<br />
+ da lui distratte e da lui contenute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li altri giron per varie differenze<br />
+ le distinzion che dentro da sé hanno<br />
+ dispongono a lor fini e lor semenze.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi organi del mondo così vanno,<br />
+ come tu vedi omai, di grado in grado,<br />
+ che di sù prendono e di sotto fanno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Riguarda bene omai sì com’ io vado<br />
+ per questo loco al vero che disiri,<br />
+ sì che poi sappi sol tener lo guado.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo moto e la virtù d’i santi giri,<br />
+ come dal fabbro l’arte del martello,<br />
+ da’ beati motor convien che spiri;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ’l ciel cui tanti lumi fanno bello,<br />
+ de la mente profonda che lui volve<br />
+ prende l’image e fassene suggello.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come l’alma dentro a vostra polve<br />
+ per differenti membra e conformate<br />
+ a diverse potenze si risolve,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così l’intelligenza sua bontate<br />
+ multiplicata per le stelle spiega,<br />
+ girando sé sovra sua unitate.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Virtù diversa fa diversa lega<br />
+ col prezïoso corpo ch’ella avviva,<br />
+ nel qual, sì come vita in voi, si lega.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per la natura lieta onde deriva,<br />
+ la virtù mista per lo corpo luce<br />
+ come letizia per pupilla viva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da essa vien ciò che da luce a luce<br />
+ par differente, non da denso e raro;<br />
+ essa è formal principio che produce,<br />
+</p>
+
+<p>
+ conforme a sua bontà, lo turbo e ’l chiaro».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap03"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto III
+</h3>
+
+<p>
+ Quel sol che pria d’amor mi scaldò ’l petto,<br />
+ di bella verità m’avea scoverto,<br />
+ provando e riprovando, il dolce aspetto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e io, per confessar corretto e certo<br />
+ me stesso, tanto quanto si convenne<br />
+ leva’ il capo a proferer più erto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma visïone apparve che ritenne<br />
+ a sé me tanto stretto, per vedersi,<br />
+ che di mia confession non mi sovvenne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quali per vetri trasparenti e tersi,<br />
+ o ver per acque nitide e tranquille,<br />
+ non sì profonde che i fondi sien persi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tornan d’i nostri visi le postille<br />
+ debili sì, che perla in bianca fronte<br />
+ non vien men forte a le nostre pupille;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tali vid’ io più facce a parlar pronte;<br />
+ per ch’io dentro a l’error contrario corsi<br />
+ a quel ch’accese amor tra l’omo e ’l fonte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sùbito sì com’ io di lor m’accorsi,<br />
+ quelle stimando specchiati sembianti,<br />
+ per veder di cui fosser, li occhi torsi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e nulla vidi, e ritorsili avanti<br />
+ dritti nel lume de la dolce guida,<br />
+ che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Non ti maravigliar perch’ io sorrida»,<br />
+ mi disse, «appresso il tuo püeril coto,<br />
+ poi sopra ’l vero ancor lo piè non fida,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma te rivolve, come suole, a vòto:<br />
+ vere sustanze son ciò che tu vedi,<br />
+ qui rilegate per manco di voto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però parla con esse e odi e credi;<br />
+ ché la verace luce che le appaga<br />
+ da sé non lascia lor torcer li piedi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io a l’ombra che parea più vaga<br />
+ di ragionar, drizza’mi, e cominciai,<br />
+ quasi com’ uom cui troppa voglia smaga:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O ben creato spirito, che a’ rai<br />
+ di vita etterna la dolcezza senti<br />
+ che, non gustata, non s’intende mai,<br />
+</p>
+
+<p>
+ grazïoso mi fia se mi contenti<br />
+ del nome tuo e de la vostra sorte».<br />
+ Ond’ ella, pronta e con occhi ridenti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «La nostra carità non serra porte<br />
+ a giusta voglia, se non come quella<br />
+ che vuol simile a sé tutta sua corte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ I’ fui nel mondo vergine sorella;<br />
+ e se la mente tua ben sé riguarda,<br />
+ non mi ti celerà l’esser più bella,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma riconoscerai ch’i’ son Piccarda,<br />
+ che, posta qui con questi altri beati,<br />
+ beata sono in la spera più tarda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li nostri affetti, che solo infiammati<br />
+ son nel piacer de lo Spirito Santo,<br />
+ letizian del suo ordine formati.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E questa sorte che par giù cotanto,<br />
+ però n’è data, perché fuor negletti<br />
+ li nostri voti, e vòti in alcun canto».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond’ io a lei: «Ne’ mirabili aspetti<br />
+ vostri risplende non so che divino<br />
+ che vi trasmuta da’ primi concetti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ però non fui a rimembrar festino;<br />
+ ma or m’aiuta ciò che tu mi dici,<br />
+ sì che raffigurar m’è più latino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma dimmi: voi che siete qui felici,<br />
+ disiderate voi più alto loco<br />
+ per più vedere e per più farvi amici?».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con quelle altr’ ombre pria sorrise un poco;<br />
+ da indi mi rispuose tanto lieta,<br />
+ ch’arder parea d’amor nel primo foco:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Frate, la nostra volontà quïeta<br />
+ virtù di carità, che fa volerne<br />
+ sol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se disïassimo esser più superne,<br />
+ foran discordi li nostri disiri<br />
+ dal voler di colui che qui ne cerne;<br />
+</p>
+
+<p>
+ che vedrai non capere in questi giri,<br />
+ s’essere in carità è qui necesse,<br />
+ e se la sua natura ben rimiri.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Anzi è formale ad esto beato esse<br />
+ tenersi dentro a la divina voglia,<br />
+ per ch’una fansi nostre voglie stesse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì che, come noi sem di soglia in soglia<br />
+ per questo regno, a tutto il regno piace<br />
+ com’ a lo re che ’n suo voler ne ’nvoglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ’n la sua volontade è nostra pace:<br />
+ ell’ è quel mare al qual tutto si move<br />
+ ciò ch’ella crïa o che natura face».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Chiaro mi fu allor come ogne dove<br />
+ in cielo è paradiso, etsi la grazia<br />
+ del sommo ben d’un modo non vi piove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma sì com’ elli avvien, s’un cibo sazia<br />
+ e d’un altro rimane ancor la gola,<br />
+ che quel si chere e di quel si ringrazia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così fec’ io con atto e con parola,<br />
+ per apprender da lei qual fu la tela<br />
+ onde non trasse infino a co la spuola.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Perfetta vita e alto merto inciela<br />
+ donna più sù», mi disse, «a la cui norma<br />
+ nel vostro mondo giù si veste e vela,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché fino al morir si vegghi e dorma<br />
+ con quello sposo ch’ogne voto accetta<br />
+ che caritate a suo piacer conforma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dal mondo, per seguirla, giovinetta<br />
+ fuggi’mi, e nel suo abito mi chiusi<br />
+ e promisi la via de la sua setta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Uomini poi, a mal più ch’a bene usi,<br />
+ fuor mi rapiron de la dolce chiostra:<br />
+ Iddio si sa qual poi mia vita fusi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quest’ altro splendor che ti si mostra<br />
+ da la mia destra parte e che s’accende<br />
+ di tutto il lume de la spera nostra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ciò ch’io dico di me, di sé intende;<br />
+ sorella fu, e così le fu tolta<br />
+ di capo l’ombra de le sacre bende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma poi che pur al mondo fu rivolta<br />
+ contra suo grado e contra buona usanza,<br />
+ non fu dal vel del cor già mai disciolta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quest’ è la luce de la gran Costanza<br />
+ che del secondo vento di Soave<br />
+ generò ’l terzo e l’ultima possanza».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così parlommi, e poi cominciò ‘Ave,<br />
+ Maria’ cantando, e cantando vanio<br />
+ come per acqua cupa cosa grave.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La vista mia, che tanto lei seguio<br />
+ quanto possibil fu, poi che la perse,<br />
+ volsesi al segno di maggior disio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e a Beatrice tutta si converse;<br />
+ ma quella folgorò nel mïo sguardo<br />
+ sì che da prima il viso non sofferse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ciò mi fece a dimandar più tardo.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap04"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto IV
+</h3>
+
+<p>
+ Intra due cibi, distanti e moventi<br />
+ d’un modo, prima si morria di fame,<br />
+ che liber’ omo l’un recasse ai denti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì si starebbe un agno intra due brame<br />
+ di fieri lupi, igualmente temendo;<br />
+ sì si starebbe un cane intra due dame:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che, s’i’ mi tacea, me non riprendo,<br />
+ da li miei dubbi d’un modo sospinto,<br />
+ poi ch’era necessario, né commendo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io mi tacea, ma ’l mio disir dipinto<br />
+ m’era nel viso, e ’l dimandar con ello,<br />
+ più caldo assai che per parlar distinto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fé sì Beatrice qual fé Danïello,<br />
+ Nabuccodonosor levando d’ira,<br />
+ che l’avea fatto ingiustamente fello;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e disse: «Io veggio ben come ti tira<br />
+ uno e altro disio, sì che tua cura<br />
+ sé stessa lega sì che fuor non spira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu argomenti: “Se ’l buon voler dura,<br />
+ la vïolenza altrui per qual ragione<br />
+ di meritar mi scema la misura?”.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ancor di dubitar ti dà cagione<br />
+ parer tornarsi l’anime a le stelle,<br />
+ secondo la sentenza di Platone.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Queste son le question che nel tuo velle<br />
+ pontano igualmente; e però pria<br />
+ tratterò quella che più ha di felle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ D’i Serafin colui che più s’india,<br />
+ Moïsè, Samuel, e quel Giovanni<br />
+ che prender vuoli, io dico, non Maria,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non hanno in altro cielo i loro scanni<br />
+ che questi spirti che mo t’appariro,<br />
+ né hanno a l’esser lor più o meno anni;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma tutti fanno bello il primo giro,<br />
+ e differentemente han dolce vita<br />
+ per sentir più e men l’etterno spiro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui si mostraro, non perché sortita<br />
+ sia questa spera lor, ma per far segno<br />
+ de la celestïal c’ha men salita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così parlar conviensi al vostro ingegno,<br />
+ però che solo da sensato apprende<br />
+ ciò che fa poscia d’intelletto degno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per questo la Scrittura condescende<br />
+ a vostra facultate, e piedi e mano<br />
+ attribuisce a Dio e altro intende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e Santa Chiesa con aspetto umano<br />
+ Gabrïel e Michel vi rappresenta,<br />
+ e l’altro che Tobia rifece sano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quel che Timeo de l’anime argomenta<br />
+ non è simile a ciò che qui si vede,<br />
+ però che, come dice, par che senta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dice che l’alma a la sua stella riede,<br />
+ credendo quella quindi esser decisa<br />
+ quando natura per forma la diede;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e forse sua sentenza è d’altra guisa<br />
+ che la voce non suona, ed esser puote<br />
+ con intenzion da non esser derisa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S’elli intende tornare a queste ruote<br />
+ l’onor de la influenza e ’l biasmo, forse<br />
+ in alcun vero suo arco percuote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo principio, male inteso, torse<br />
+ già tutto il mondo quasi, sì che Giove,<br />
+ Mercurio e Marte a nominar trascorse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’altra dubitazion che ti commove<br />
+ ha men velen, però che sua malizia<br />
+ non ti poria menar da me altrove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Parere ingiusta la nostra giustizia<br />
+ ne li occhi d’i mortali, è argomento<br />
+ di fede e non d’eretica nequizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perché puote vostro accorgimento<br />
+ ben penetrare a questa veritate,<br />
+ come disiri, ti farò contento.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se vïolenza è quando quel che pate<br />
+ nïente conferisce a quel che sforza,<br />
+ non fuor quest’ alme per essa scusate:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché volontà, se non vuol, non s’ammorza,<br />
+ ma fa come natura face in foco,<br />
+ se mille volte vïolenza il torza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per che, s’ella si piega assai o poco,<br />
+ segue la forza; e così queste fero<br />
+ possendo rifuggir nel santo loco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se fosse stato lor volere intero,<br />
+ come tenne Lorenzo in su la grada,<br />
+ e fece Muzio a la sua man severo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così l’avria ripinte per la strada<br />
+ ond’ eran tratte, come fuoro sciolte;<br />
+ ma così salda voglia è troppo rada.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E per queste parole, se ricolte<br />
+ l’hai come dei, è l’argomento casso<br />
+ che t’avria fatto noia ancor più volte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma or ti s’attraversa un altro passo<br />
+ dinanzi a li occhi, tal che per te stesso<br />
+ non usciresti: pria saresti lasso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io t’ho per certo ne la mente messo<br />
+ ch’alma beata non poria mentire,<br />
+ però ch’è sempre al primo vero appresso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e poi potesti da Piccarda udire<br />
+ che l’affezion del vel Costanza tenne;<br />
+ sì ch’ella par qui meco contradire.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Molte fïate già, frate, addivenne<br />
+ che, per fuggir periglio, contra grato<br />
+ si fé di quel che far non si convenne;<br />
+</p>
+
+<p>
+ come Almeone, che, di ciò pregato<br />
+ dal padre suo, la propria madre spense,<br />
+ per non perder pietà si fé spietato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A questo punto voglio che tu pense<br />
+ che la forza al voler si mischia, e fanno<br />
+ sì che scusar non si posson l’offense.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Voglia assoluta non consente al danno;<br />
+ ma consentevi in tanto in quanto teme,<br />
+ se si ritrae, cadere in più affanno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però, quando Piccarda quello spreme,<br />
+ de la voglia assoluta intende, e io<br />
+ de l’altra; sì che ver diciamo insieme».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cotal fu l’ondeggiar del santo rio<br />
+ ch’uscì del fonte ond’ ogne ver deriva;<br />
+ tal puose in pace uno e altro disio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O amanza del primo amante, o diva»,<br />
+ diss’ io appresso, «il cui parlar m’inonda<br />
+ e scalda sì, che più e più m’avviva,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non è l’affezion mia tanto profonda,<br />
+ che basti a render voi grazia per grazia;<br />
+ ma quei che vede e puote a ciò risponda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io veggio ben che già mai non si sazia<br />
+ nostro intelletto, se ’l ver non lo illustra<br />
+ di fuor dal qual nessun vero si spazia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Posasi in esso, come fera in lustra,<br />
+ tosto che giunto l’ha; e giugner puollo:<br />
+ se non, ciascun disio sarebbe frustra.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nasce per quello, a guisa di rampollo,<br />
+ a piè del vero il dubbio; ed è natura<br />
+ ch’al sommo pinge noi di collo in collo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo m’invita, questo m’assicura<br />
+ con reverenza, donna, a dimandarvi<br />
+ d’un’altra verità che m’è oscura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vo’ saper se l’uom può sodisfarvi<br />
+ ai voti manchi sì con altri beni,<br />
+ ch’a la vostra statera non sien parvi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Beatrice mi guardò con li occhi pieni<br />
+ di faville d’amor così divini,<br />
+ che, vinta, mia virtute diè le reni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quasi mi perdei con li occhi chini.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap05"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto V
+</h3>
+
+<p>
+ «S’io ti fiammeggio nel caldo d’amore<br />
+ di là dal modo che ’n terra si vede,<br />
+ sì che del viso tuo vinco il valore,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non ti maravigliar, ché ciò procede<br />
+ da perfetto veder, che, come apprende,<br />
+ così nel bene appreso move il piede.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io veggio ben sì come già resplende<br />
+ ne l’intelletto tuo l’etterna luce,<br />
+ che, vista, sola e sempre amore accende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e s’altra cosa vostro amor seduce,<br />
+ non è se non di quella alcun vestigio,<br />
+ mal conosciuto, che quivi traluce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu vuo’ saper se con altro servigio,<br />
+ per manco voto, si può render tanto<br />
+ che l’anima sicuri di letigio».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì cominciò Beatrice questo canto;<br />
+ e sì com’ uom che suo parlar non spezza,<br />
+ continüò così ’l processo santo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Lo maggior don che Dio per sua larghezza<br />
+ fesse creando, e a la sua bontate<br />
+ più conformato, e quel ch’e’ più apprezza,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fu de la volontà la libertate;<br />
+ di che le creature intelligenti,<br />
+ e tutte e sole, fuoro e son dotate.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or ti parrà, se tu quinci argomenti,<br />
+ l’alto valor del voto, s’è sì fatto<br />
+ che Dio consenta quando tu consenti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché, nel fermar tra Dio e l’omo il patto,<br />
+ vittima fassi di questo tesoro,<br />
+ tal quale io dico; e fassi col suo atto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque che render puossi per ristoro?<br />
+ Se credi bene usar quel c’hai offerto,<br />
+ di maltolletto vuo’ far buon lavoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu se’ omai del maggior punto certo;<br />
+ ma perché Santa Chiesa in ciò dispensa,<br />
+ che par contra lo ver ch’i’ t’ho scoverto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ convienti ancor sedere un poco a mensa,<br />
+ però che ’l cibo rigido c’hai preso,<br />
+ richiede ancora aiuto a tua dispensa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Apri la mente a quel ch’io ti paleso<br />
+ e fermalvi entro; ché non fa scïenza,<br />
+ sanza lo ritenere, avere inteso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Due cose si convegnono a l’essenza<br />
+ di questo sacrificio: l’una è quella<br />
+ di che si fa; l’altr’ è la convenenza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quest’ ultima già mai non si cancella<br />
+ se non servata; e intorno di lei<br />
+ sì preciso di sopra si favella:<br />
+</p>
+
+<p>
+ però necessitato fu a li Ebrei<br />
+ pur l’offerere, ancor ch’alcuna offerta<br />
+ sì permutasse, come saver dei.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’altra, che per materia t’è aperta,<br />
+ puote ben esser tal, che non si falla<br />
+ se con altra materia si converta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma non trasmuti carco a la sua spalla<br />
+ per suo arbitrio alcun, sanza la volta<br />
+ e de la chiave bianca e de la gialla;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ogne permutanza credi stolta,<br />
+ se la cosa dimessa in la sorpresa<br />
+ come ’l quattro nel sei non è raccolta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però qualunque cosa tanto pesa<br />
+ per suo valor che tragga ogne bilancia,<br />
+ sodisfar non si può con altra spesa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non prendan li mortali il voto a ciancia;<br />
+ siate fedeli, e a ciò far non bieci,<br />
+ come Ieptè a la sua prima mancia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cui più si convenia dicer ‘Mal feci’,<br />
+ che, servando, far peggio; e così stolto<br />
+ ritrovar puoi il gran duca de’ Greci,<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde pianse Efigènia il suo bel volto,<br />
+ e fé pianger di sé i folli e i savi<br />
+ ch’udir parlar di così fatto cólto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:<br />
+ non siate come penna ad ogne vento,<br />
+ e non crediate ch’ogne acqua vi lavi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Avete il novo e ’l vecchio Testamento,<br />
+ e ’l pastor de la Chiesa che vi guida;<br />
+ questo vi basti a vostro salvamento.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se mala cupidigia altro vi grida,<br />
+ uomini siate, e non pecore matte,<br />
+ sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fate com’ agnel che lascia il latte<br />
+ de la sua madre, e semplice e lascivo<br />
+ seco medesmo a suo piacer combatte!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così Beatrice a me com’ ïo scrivo;<br />
+ poi si rivolse tutta disïante<br />
+ a quella parte ove ’l mondo è più vivo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo suo tacere e ’l trasmutar sembiante<br />
+ puoser silenzio al mio cupido ingegno,<br />
+ che già nuove questioni avea davante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sì come saetta che nel segno<br />
+ percuote pria che sia la corda queta,<br />
+ così corremmo nel secondo regno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi la donna mia vid’ io sì lieta,<br />
+ come nel lume di quel ciel si mise,<br />
+ che più lucente se ne fé ’l pianeta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se la stella si cambiò e rise,<br />
+ qual mi fec’ io che pur da mia natura<br />
+ trasmutabile son per tutte guise!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come ’n peschiera ch’è tranquilla e pura<br />
+ traggonsi i pesci a ciò che vien di fori<br />
+ per modo che lo stimin lor pastura,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì vid’ io ben più di mille splendori<br />
+ trarsi ver’ noi, e in ciascun s’udia:<br />
+ «Ecco chi crescerà li nostri amori».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E sì come ciascuno a noi venìa,<br />
+ vedeasi l’ombra piena di letizia<br />
+ nel folgór chiaro che di lei uscia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pensa, lettor, se quel che qui s’inizia<br />
+ non procedesse, come tu avresti<br />
+ di più savere angosciosa carizia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per te vederai come da questi<br />
+ m’era in disio d’udir lor condizioni,<br />
+ sì come a li occhi mi fur manifesti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O bene nato a cui veder li troni<br />
+ del trïunfo etternal concede grazia<br />
+ prima che la milizia s’abbandoni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ del lume che per tutto il ciel si spazia<br />
+ noi semo accesi; e però, se disii<br />
+ di noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così da un di quelli spirti pii<br />
+ detto mi fu; e da Beatrice: «Dì, dì<br />
+ sicuramente, e credi come a dii».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Io veggio ben sì come tu t’annidi<br />
+ nel proprio lume, e che de li occhi il traggi,<br />
+ perch’ e’ corusca sì come tu ridi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma non so chi tu se’, né perché aggi,<br />
+ anima degna, il grado de la spera<br />
+ che si vela a’ mortai con altrui raggi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo diss’ io diritto a la lumera<br />
+ che pria m’avea parlato; ond’ ella fessi<br />
+ lucente più assai di quel ch’ell’ era.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì come il sol che si cela elli stessi<br />
+ per troppa luce, come ’l caldo ha róse<br />
+ le temperanze d’i vapori spessi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per più letizia sì mi si nascose<br />
+ dentro al suo raggio la figura santa;<br />
+ e così chiusa chiusa mi rispuose<br />
+</p>
+
+<p>
+ nel modo che ’l seguente canto canta.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap06"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto VI
+</h3>
+
+<p>
+ «Poscia che Costantin l’aquila volse<br />
+ contr’ al corso del ciel, ch’ella seguio<br />
+ dietro a l’antico che Lavina tolse,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cento e cent’ anni e più l’uccel di Dio<br />
+ ne lo stremo d’Europa si ritenne,<br />
+ vicino a’ monti de’ quai prima uscìo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sotto l’ombra de le sacre penne<br />
+ governò ’l mondo lì di mano in mano,<br />
+ e, sì cangiando, in su la mia pervenne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cesare fui e son Iustinïano,<br />
+ che, per voler del primo amor ch’i’ sento,<br />
+ d’entro le leggi trassi il troppo e ’l vano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E prima ch’io a l’ovra fossi attento,<br />
+ una natura in Cristo esser, non piùe,<br />
+ credea, e di tal fede era contento;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma ’l benedetto Agapito, che fue<br />
+ sommo pastore, a la fede sincera<br />
+ mi dirizzò con le parole sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io li credetti; e ciò che ’n sua fede era,<br />
+ vegg’ io or chiaro sì, come tu vedi<br />
+ ogni contradizione e falsa e vera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,<br />
+ a Dio per grazia piacque di spirarmi<br />
+ l’alto lavoro, e tutto ’n lui mi diedi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e al mio Belisar commendai l’armi,<br />
+ cui la destra del ciel fu sì congiunta,<br />
+ che segno fu ch’i’ dovessi posarmi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or qui a la question prima s’appunta<br />
+ la mia risposta; ma sua condizione<br />
+ mi stringe a seguitare alcuna giunta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché tu veggi con quanta ragione<br />
+ si move contr’ al sacrosanto segno<br />
+ e chi ’l s’appropria e chi a lui s’oppone.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi quanta virtù l’ha fatto degno<br />
+ di reverenza; e cominciò da l’ora<br />
+ che Pallante morì per darli regno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu sai ch’el fece in Alba sua dimora<br />
+ per trecento anni e oltre, infino al fine<br />
+ che i tre a’ tre pugnar per lui ancora.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E sai ch’el fé dal mal de le Sabine<br />
+ al dolor di Lucrezia in sette regi,<br />
+ vincendo intorno le genti vicine.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sai quel ch’el fé portato da li egregi<br />
+ Romani incontro a Brenno, incontro a Pirro,<br />
+ incontro a li altri principi e collegi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde Torquato e Quinzio, che dal cirro<br />
+ negletto fu nomato, i Deci e ’ Fabi<br />
+ ebber la fama che volontier mirro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Esso atterrò l’orgoglio de li Aràbi<br />
+ che di retro ad Anibale passaro<br />
+ l’alpestre rocce, Po, di che tu labi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sott’ esso giovanetti trïunfaro<br />
+ Scipïone e Pompeo; e a quel colle<br />
+ sotto ’l qual tu nascesti parve amaro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, presso al tempo che tutto ’l ciel volle<br />
+ redur lo mondo a suo modo sereno,<br />
+ Cesare per voler di Roma il tolle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che fé da Varo infino a Reno,<br />
+ Isara vide ed Era e vide Senna<br />
+ e ogne valle onde Rodano è pieno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quel che fé poi ch’elli uscì di Ravenna<br />
+ e saltò Rubicon, fu di tal volo,<br />
+ che nol seguiteria lingua né penna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Inver’ la Spagna rivolse lo stuolo,<br />
+ poi ver’ Durazzo, e Farsalia percosse<br />
+ sì ch’al Nil caldo si sentì del duolo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Antandro e Simeonta, onde si mosse,<br />
+ rivide e là dov’ Ettore si cuba;<br />
+ e mal per Tolomeo poscia si scosse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da indi scese folgorando a Iuba;<br />
+ onde si volse nel vostro occidente,<br />
+ ove sentia la pompeana tuba.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di quel che fé col baiulo seguente,<br />
+ Bruto con Cassio ne l’inferno latra,<br />
+ e Modena e Perugia fu dolente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Piangene ancor la trista Cleopatra,<br />
+ che, fuggendoli innanzi, dal colubro<br />
+ la morte prese subitana e atra.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con costui corse infino al lito rubro;<br />
+ con costui puose il mondo in tanta pace,<br />
+ che fu serrato a Giano il suo delubro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma ciò che ’l segno che parlar mi face<br />
+ fatto avea prima e poi era fatturo<br />
+ per lo regno mortal ch’a lui soggiace,<br />
+</p>
+
+<p>
+ diventa in apparenza poco e scuro,<br />
+ se in mano al terzo Cesare si mira<br />
+ con occhio chiaro e con affetto puro;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché la viva giustizia che mi spira,<br />
+ li concedette, in mano a quel ch’i’ dico,<br />
+ gloria di far vendetta a la sua ira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or qui t’ammira in ciò ch’io ti replìco:<br />
+ poscia con Tito a far vendetta corse<br />
+ de la vendetta del peccato antico.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quando il dente longobardo morse<br />
+ la Santa Chiesa, sotto le sue ali<br />
+ Carlo Magno, vincendo, la soccorse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Omai puoi giudicar di quei cotali<br />
+ ch’io accusai di sopra e di lor falli,<br />
+ che son cagion di tutti vostri mali.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’uno al pubblico segno i gigli gialli<br />
+ oppone, e l’altro appropria quello a parte,<br />
+ sì ch’è forte a veder chi più si falli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Faccian li Ghibellin, faccian lor arte<br />
+ sott’ altro segno, ché mal segue quello<br />
+ sempre chi la giustizia e lui diparte;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e non l’abbatta esto Carlo novello<br />
+ coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli<br />
+ ch’a più alto leon trasser lo vello.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Molte fïate già pianser li figli<br />
+ per la colpa del padre, e non si creda<br />
+ che Dio trasmuti l’armi per suoi gigli!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questa picciola stella si correda<br />
+ d’i buoni spirti che son stati attivi<br />
+ perché onore e fama li succeda:<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quando li disiri poggian quivi,<br />
+ sì disvïando, pur convien che i raggi<br />
+ del vero amore in sù poggin men vivi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma nel commensurar d’i nostri gaggi<br />
+ col merto è parte di nostra letizia,<br />
+ perché non li vedem minor né maggi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi addolcisce la viva giustizia<br />
+ in noi l’affetto sì, che non si puote<br />
+ torcer già mai ad alcuna nequizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Diverse voci fanno dolci note;<br />
+ così diversi scanni in nostra vita<br />
+ rendon dolce armonia tra queste rote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E dentro a la presente margarita<br />
+ luce la luce di Romeo, di cui<br />
+ fu l’ovra grande e bella mal gradita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma i Provenzai che fecer contra lui<br />
+ non hanno riso; e però mal cammina<br />
+ qual si fa danno del ben fare altrui.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quattro figlie ebbe, e ciascuna reina,<br />
+ Ramondo Beringhiere, e ciò li fece<br />
+ Romeo, persona umìle e peregrina.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E poi il mosser le parole biece<br />
+ a dimandar ragione a questo giusto,<br />
+ che li assegnò sette e cinque per diece,<br />
+</p>
+
+<p>
+ indi partissi povero e vetusto;<br />
+ e se ’l mondo sapesse il cor ch’elli ebbe<br />
+ mendicando sua vita a frusto a frusto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ assai lo loda, e più lo loderebbe».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap07"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto VII
+</h3>
+
+<p>
+ «Osanna, sanctus Deus sabaòth,<br />
+ superillustrans claritate tua<br />
+ felices ignes horum malacòth!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così, volgendosi a la nota sua,<br />
+ fu viso a me cantare essa sustanza,<br />
+ sopra la qual doppio lume s’addua;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ed essa e l’altre mossero a sua danza,<br />
+ e quasi velocissime faville<br />
+ mi si velar di sùbita distanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io dubitava e dicea ‘Dille, dille!’<br />
+ fra me, ‘dille’ dicea, ‘a la mia donna<br />
+ che mi diseta con le dolci stille’.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma quella reverenza che s’indonna<br />
+ di tutto me, pur per Be e per ice,<br />
+ mi richinava come l’uom ch’assonna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poco sofferse me cotal Beatrice<br />
+ e cominciò, raggiandomi d’un riso<br />
+ tal, che nel foco faria l’uom felice:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Secondo mio infallibile avviso,<br />
+ come giusta vendetta giustamente<br />
+ punita fosse, t’ha in pensier miso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma io ti solverò tosto la mente;<br />
+ e tu ascolta, ché le mie parole<br />
+ di gran sentenza ti faran presente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per non soffrire a la virtù che vole<br />
+ freno a suo prode, quell’ uom che non nacque,<br />
+ dannando sé, dannò tutta sua prole;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde l’umana specie inferma giacque<br />
+ giù per secoli molti in grande errore,<br />
+ fin ch’al Verbo di Dio discender piacque<br />
+</p>
+
+<p>
+ u’ la natura, che dal suo fattore<br />
+ s’era allungata, unì a sé in persona<br />
+ con l’atto sol del suo etterno amore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or drizza il viso a quel ch’or si ragiona:<br />
+ questa natura al suo fattore unita,<br />
+ qual fu creata, fu sincera e buona;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per sé stessa pur fu ella sbandita<br />
+ di paradiso, però che si torse<br />
+ da via di verità e da sua vita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La pena dunque che la croce porse<br />
+ s’a la natura assunta si misura,<br />
+ nulla già mai sì giustamente morse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e così nulla fu di tanta ingiura,<br />
+ guardando a la persona che sofferse,<br />
+ in che era contratta tal natura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però d’un atto uscir cose diverse:<br />
+ ch’a Dio e a’ Giudei piacque una morte;<br />
+ per lei tremò la terra e ’l ciel s’aperse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non ti dee oramai parer più forte,<br />
+ quando si dice che giusta vendetta<br />
+ poscia vengiata fu da giusta corte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma io veggi’ or la tua mente ristretta<br />
+ di pensiero in pensier dentro ad un nodo,<br />
+ del qual con gran disio solver s’aspetta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu dici: “Ben discerno ciò ch’i’ odo;<br />
+ ma perché Dio volesse, m’è occulto,<br />
+ a nostra redenzion pur questo modo”.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo decreto, frate, sta sepulto<br />
+ a li occhi di ciascuno il cui ingegno<br />
+ ne la fiamma d’amor non è adulto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Veramente, però ch’a questo segno<br />
+ molto si mira e poco si discerne,<br />
+ dirò perché tal modo fu più degno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La divina bontà, che da sé sperne<br />
+ ogne livore, ardendo in sé, sfavilla<br />
+ sì che dispiega le bellezze etterne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ciò che da lei sanza mezzo distilla<br />
+ non ha poi fine, perché non si move<br />
+ la sua imprenta quand’ ella sigilla.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ciò che da essa sanza mezzo piove<br />
+ libero è tutto, perché non soggiace<br />
+ a la virtute de le cose nove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Più l’è conforme, e però più le piace;<br />
+ ché l’ardor santo ch’ogne cosa raggia,<br />
+ ne la più somigliante è più vivace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di tutte queste dote s’avvantaggia<br />
+ l’umana creatura, e s’una manca,<br />
+ di sua nobilità convien che caggia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Solo il peccato è quel che la disfranca<br />
+ e falla dissimìle al sommo bene,<br />
+ per che del lume suo poco s’imbianca;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e in sua dignità mai non rivene,<br />
+ se non rïempie, dove colpa vòta,<br />
+ contra mal dilettar con giuste pene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vostra natura, quando peccò tota<br />
+ nel seme suo, da queste dignitadi,<br />
+ come di paradiso, fu remota;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né ricovrar potiensi, se tu badi<br />
+ ben sottilmente, per alcuna via,<br />
+ sanza passar per un di questi guadi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ o che Dio solo per sua cortesia<br />
+ dimesso avesse, o che l’uom per sé isso<br />
+ avesse sodisfatto a sua follia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ficca mo l’occhio per entro l’abisso<br />
+ de l’etterno consiglio, quanto puoi<br />
+ al mio parlar distrettamente fisso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non potea l’uomo ne’ termini suoi<br />
+ mai sodisfar, per non potere ir giuso<br />
+ con umiltate obedïendo poi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quanto disobediendo intese ir suso;<br />
+ e questa è la cagion per che l’uom fue<br />
+ da poter sodisfar per sé dischiuso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque a Dio convenia con le vie sue<br />
+ riparar l’omo a sua intera vita,<br />
+ dico con l’una, o ver con amendue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perché l’ovra tanto è più gradita<br />
+ da l’operante, quanto più appresenta<br />
+ de la bontà del core ond’ ell’ è uscita,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la divina bontà che ’l mondo imprenta,<br />
+ di proceder per tutte le sue vie,<br />
+ a rilevarvi suso, fu contenta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Né tra l’ultima notte e ’l primo die<br />
+ sì alto o sì magnifico processo,<br />
+ o per l’una o per l’altra, fu o fie:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché più largo fu Dio a dar sé stesso<br />
+ per far l’uom sufficiente a rilevarsi,<br />
+ che s’elli avesse sol da sé dimesso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tutti li altri modi erano scarsi<br />
+ a la giustizia, se ’l Figliuol di Dio<br />
+ non fosse umilïato ad incarnarsi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or per empierti bene ogne disio,<br />
+ ritorno a dichiararti in alcun loco,<br />
+ perché tu veggi lì così com’ io.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu dici: “Io veggio l’acqua, io veggio il foco,<br />
+ l’aere e la terra e tutte lor misture<br />
+ venire a corruzione, e durar poco;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e queste cose pur furon creature;<br />
+ per che, se ciò ch’è detto è stato vero,<br />
+ esser dovrien da corruzion sicure”.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li angeli, frate, e ’l paese sincero<br />
+ nel qual tu se’, dir si posson creati,<br />
+ sì come sono, in loro essere intero;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma li alimenti che tu hai nomati<br />
+ e quelle cose che di lor si fanno<br />
+ da creata virtù sono informati.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Creata fu la materia ch’elli hanno;<br />
+ creata fu la virtù informante<br />
+ in queste stelle che ’ntorno a lor vanno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’anima d’ogne bruto e de le piante<br />
+ di complession potenzïata tira<br />
+ lo raggio e ’l moto de le luci sante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma vostra vita sanza mezzo spira<br />
+ la somma beninanza, e la innamora<br />
+ di sé sì che poi sempre la disira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quinci puoi argomentare ancora<br />
+ vostra resurrezion, se tu ripensi<br />
+ come l’umana carne fessi allora<br />
+</p>
+
+<p>
+ che li primi parenti intrambo fensi».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap08"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto VIII
+</h3>
+
+<p>
+ Solea creder lo mondo in suo periclo<br />
+ che la bella Ciprigna il folle amore<br />
+ raggiasse, volta nel terzo epiciclo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che non pur a lei faceano onore<br />
+ di sacrificio e di votivo grido<br />
+ le genti antiche ne l’antico errore;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma Dïone onoravano e Cupido,<br />
+ quella per madre sua, questo per figlio,<br />
+ e dicean ch’el sedette in grembo a Dido;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e da costei ond’ io principio piglio<br />
+ pigliavano il vocabol de la stella<br />
+ che ’l sol vagheggia or da coppa or da ciglio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io non m’accorsi del salire in ella;<br />
+ ma d’esservi entro mi fé assai fede<br />
+ la donna mia ch’i’ vidi far più bella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come in fiamma favilla si vede,<br />
+ e come in voce voce si discerne,<br />
+ quand’ una è ferma e altra va e riede,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vid’ io in essa luce altre lucerne<br />
+ muoversi in giro più e men correnti,<br />
+ al modo, credo, di lor viste interne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di fredda nube non disceser venti,<br />
+ o visibili o no, tanto festini,<br />
+ che non paressero impediti e lenti<br />
+</p>
+
+<p>
+ a chi avesse quei lumi divini<br />
+ veduti a noi venir, lasciando il giro<br />
+ pria cominciato in li alti Serafini;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dentro a quei che più innanzi appariro<br />
+ sonava ‘Osanna’ sì, che unque poi<br />
+ di rïudir non fui sanza disiro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi si fece l’un più presso a noi<br />
+ e solo incominciò: «Tutti sem presti<br />
+ al tuo piacer, perché di noi ti gioi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Noi ci volgiam coi principi celesti<br />
+ d’un giro e d’un girare e d’una sete,<br />
+ ai quali tu del mondo già dicesti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ‘Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete’;<br />
+ e sem sì pien d’amor, che, per piacerti,<br />
+ non fia men dolce un poco di quïete».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia che li occhi miei si fuoro offerti<br />
+ a la mia donna reverenti, ed essa<br />
+ fatti li avea di sé contenti e certi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ rivolsersi a la luce che promessa<br />
+ tanto s’avea, e «Deh, chi siete?» fue<br />
+ la voce mia di grande affetto impressa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quanta e quale vid’ io lei far piùe<br />
+ per allegrezza nova che s’accrebbe,<br />
+ quando parlai, a l’allegrezze sue!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così fatta, mi disse: «Il mondo m’ebbe<br />
+ giù poco tempo; e se più fosse stato,<br />
+ molto sarà di mal, che non sarebbe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La mia letizia mi ti tien celato<br />
+ che mi raggia dintorno e mi nasconde<br />
+ quasi animal di sua seta fasciato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Assai m’amasti, e avesti ben onde;<br />
+ che s’io fossi giù stato, io ti mostrava<br />
+ di mio amor più oltre che le fronde.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quella sinistra riva che si lava<br />
+ di Rodano poi ch’è misto con Sorga,<br />
+ per suo segnore a tempo m’aspettava,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quel corno d’Ausonia che s’imborga<br />
+ di Bari e di Gaeta e di Catona,<br />
+ da ove Tronto e Verde in mare sgorga.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fulgeami già in fronte la corona<br />
+ di quella terra che ’l Danubio riga<br />
+ poi che le ripe tedesche abbandona.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E la bella Trinacria, che caliga<br />
+ tra Pachino e Peloro, sopra ’l golfo<br />
+ che riceve da Euro maggior briga,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non per Tifeo ma per nascente solfo,<br />
+ attesi avrebbe li suoi regi ancora,<br />
+ nati per me di Carlo e di Ridolfo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ se mala segnoria, che sempre accora<br />
+ li popoli suggetti, non avesse<br />
+ mosso Palermo a gridar: “Mora, mora!”.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se mio frate questo antivedesse,<br />
+ l’avara povertà di Catalogna<br />
+ già fuggeria, perché non li offendesse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché veramente proveder bisogna<br />
+ per lui, o per altrui, sì ch’a sua barca<br />
+ carcata più d’incarco non si pogna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La sua natura, che di larga parca<br />
+ discese, avria mestier di tal milizia<br />
+ che non curasse di mettere in arca».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Però ch’i’ credo che l’alta letizia<br />
+ che ’l tuo parlar m’infonde, segnor mio,<br />
+ là ’ve ogne ben si termina e s’inizia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per te si veggia come la vegg’ io,<br />
+ grata m’è più; e anco quest’ ho caro<br />
+ perché ’l discerni rimirando in Dio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fatto m’hai lieto, e così mi fa chiaro,<br />
+ poi che, parlando, a dubitar m’hai mosso<br />
+ com’ esser può, di dolce seme, amaro».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo io a lui; ed elli a me: «S’io posso<br />
+ mostrarti un vero, a quel che tu dimandi<br />
+ terrai lo viso come tien lo dosso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ben che tutto il regno che tu scandi<br />
+ volge e contenta, fa esser virtute<br />
+ sua provedenza in questi corpi grandi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E non pur le nature provedute<br />
+ sono in la mente ch’è da sé perfetta,<br />
+ ma esse insieme con la lor salute:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che quantunque quest’ arco saetta<br />
+ disposto cade a proveduto fine,<br />
+ sì come cosa in suo segno diretta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se ciò non fosse, il ciel che tu cammine<br />
+ producerebbe sì li suoi effetti,<br />
+ che non sarebbero arti, ma ruine;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ciò esser non può, se li ’ntelletti<br />
+ che muovon queste stelle non son manchi,<br />
+ e manco il primo, che non li ha perfetti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vuo’ tu che questo ver più ti s’imbianchi?».<br />
+ E io: «Non già; ché impossibil veggio<br />
+ che la natura, in quel ch’è uopo, stanchi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond’ elli ancora: «Or dì: sarebbe il peggio<br />
+ per l’omo in terra, se non fosse cive?».<br />
+ «Sì», rispuos’ io; «e qui ragion non cheggio».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «E puot’ elli esser, se giù non si vive<br />
+ diversamente per diversi offici?<br />
+ Non, se ’l maestro vostro ben vi scrive».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì venne deducendo infino a quici;<br />
+ poscia conchiuse: «Dunque esser diverse<br />
+ convien di vostri effetti le radici:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per ch’un nasce Solone e altro Serse,<br />
+ altro Melchisedèch e altro quello<br />
+ che, volando per l’aere, il figlio perse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La circular natura, ch’è suggello<br />
+ a la cera mortal, fa ben sua arte,<br />
+ ma non distingue l’un da l’altro ostello.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quinci addivien ch’Esaù si diparte<br />
+ per seme da Iacòb; e vien Quirino<br />
+ da sì vil padre, che si rende a Marte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Natura generata il suo cammino<br />
+ simil farebbe sempre a’ generanti,<br />
+ se non vincesse il proveder divino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or quel che t’era dietro t’è davanti:<br />
+ ma perché sappi che di te mi giova,<br />
+ un corollario voglio che t’ammanti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sempre natura, se fortuna trova<br />
+ discorde a sé, com’ ogne altra semente<br />
+ fuor di sua regïon, fa mala prova.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se ’l mondo là giù ponesse mente<br />
+ al fondamento che natura pone,<br />
+ seguendo lui, avria buona la gente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma voi torcete a la religïone<br />
+ tal che fia nato a cignersi la spada,<br />
+ e fate re di tal ch’è da sermone;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde la traccia vostra è fuor di strada».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap09"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto IX
+</h3>
+
+<p>
+ Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza,<br />
+ m’ebbe chiarito, mi narrò li ’nganni<br />
+ che ricever dovea la sua semenza;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma disse: «Taci e lascia muover li anni»;<br />
+ sì ch’io non posso dir se non che pianto<br />
+ giusto verrà di retro ai vostri danni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E già la vita di quel lume santo<br />
+ rivolta s’era al Sol che la rïempie<br />
+ come quel ben ch’a ogne cosa è tanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ahi anime ingannate e fatture empie,<br />
+ che da sì fatto ben torcete i cuori,<br />
+ drizzando in vanità le vostre tempie!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed ecco un altro di quelli splendori<br />
+ ver’ me si fece, e ’l suo voler piacermi<br />
+ significava nel chiarir di fori.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li occhi di Bëatrice, ch’eran fermi<br />
+ sovra me, come pria, di caro assenso<br />
+ al mio disio certificato fermi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Deh, metti al mio voler tosto compenso,<br />
+ beato spirto», dissi, «e fammi prova<br />
+ ch’i’ possa in te refletter quel ch’io penso!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde la luce che m’era ancor nova,<br />
+ del suo profondo, ond’ ella pria cantava,<br />
+ seguette come a cui di ben far giova:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «In quella parte de la terra prava<br />
+ italica che siede tra Rïalto<br />
+ e le fontane di Brenta e di Piava,<br />
+</p>
+
+<p>
+ si leva un colle, e non surge molt’ alto,<br />
+ là onde scese già una facella<br />
+ che fece a la contrada un grande assalto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ D’una radice nacqui e io ed ella:<br />
+ Cunizza fui chiamata, e qui refulgo<br />
+ perché mi vinse il lume d’esta stella;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma lietamente a me medesma indulgo<br />
+ la cagion di mia sorte, e non mi noia;<br />
+ che parria forse forte al vostro vulgo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di questa luculenta e cara gioia<br />
+ del nostro cielo che più m’è propinqua,<br />
+ grande fama rimase; e pria che moia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ questo centesimo anno ancor s’incinqua:<br />
+ vedi se far si dee l’omo eccellente,<br />
+ sì ch’altra vita la prima relinqua.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ciò non pensa la turba presente<br />
+ che Tagliamento e Adice richiude,<br />
+ né per esser battuta ancor si pente;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma tosto fia che Padova al palude<br />
+ cangerà l’acqua che Vincenza bagna,<br />
+ per essere al dover le genti crude;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dove Sile e Cagnan s’accompagna,<br />
+ tal signoreggia e va con la testa alta,<br />
+ che già per lui carpir si fa la ragna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Piangerà Feltro ancora la difalta<br />
+ de l’empio suo pastor, che sarà sconcia<br />
+ sì, che per simil non s’entrò in malta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Troppo sarebbe larga la bigoncia<br />
+ che ricevesse il sangue ferrarese,<br />
+ e stanco chi ’l pesasse a oncia a oncia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che donerà questo prete cortese<br />
+ per mostrarsi di parte; e cotai doni<br />
+ conformi fieno al viver del paese.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sù sono specchi, voi dicete Troni,<br />
+ onde refulge a noi Dio giudicante;<br />
+ sì che questi parlar ne paion buoni».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui si tacette; e fecemi sembiante<br />
+ che fosse ad altro volta, per la rota<br />
+ in che si mise com’ era davante.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’altra letizia, che m’era già nota<br />
+ per cara cosa, mi si fece in vista<br />
+ qual fin balasso in che lo sol percuota.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per letiziar là sù fulgor s’acquista,<br />
+ sì come riso qui; ma giù s’abbuia<br />
+ l’ombra di fuor, come la mente è trista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Dio vede tutto, e tuo veder s’inluia»,<br />
+ diss’ io, «beato spirto, sì che nulla<br />
+ voglia di sé a te puot’ esser fuia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque la voce tua, che ’l ciel trastulla<br />
+ sempre col canto di quei fuochi pii<br />
+ che di sei ali facen la coculla,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché non satisface a’ miei disii?<br />
+ Già non attendere’ io tua dimanda,<br />
+ s’io m’intuassi, come tu t’inmii».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «La maggior valle in che l’acqua si spanda»,<br />
+ incominciaro allor le sue parole,<br />
+ «fuor di quel mar che la terra inghirlanda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tra ’ discordanti liti contra ’l sole<br />
+ tanto sen va, che fa meridïano<br />
+ là dove l’orizzonte pria far suole.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di quella valle fu’ io litorano<br />
+ tra Ebro e Macra, che per cammin corto<br />
+ parte lo Genovese dal Toscano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ad un occaso quasi e ad un orto<br />
+ Buggea siede e la terra ond’ io fui,<br />
+ che fé del sangue suo già caldo il porto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Folco mi disse quella gente a cui<br />
+ fu noto il nome mio; e questo cielo<br />
+ di me s’imprenta, com’ io fe’ di lui;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché più non arse la figlia di Belo,<br />
+ noiando e a Sicheo e a Creusa,<br />
+ di me, infin che si convenne al pelo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né quella Rodopëa che delusa<br />
+ fu da Demofoonte, né Alcide<br />
+ quando Iole nel core ebbe rinchiusa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non però qui si pente, ma si ride,<br />
+ non de la colpa, ch’a mente non torna,<br />
+ ma del valor ch’ordinò e provide.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui si rimira ne l’arte ch’addorna<br />
+ cotanto affetto, e discernesi ’l bene<br />
+ per che ’l mondo di sù quel di giù torna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perché tutte le tue voglie piene<br />
+ ten porti che son nate in questa spera,<br />
+ proceder ancor oltre mi convene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu vuo’ saper chi è in questa lumera<br />
+ che qui appresso me così scintilla<br />
+ come raggio di sole in acqua mera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or sappi che là entro si tranquilla<br />
+ Raab; e a nostr’ ordine congiunta,<br />
+ di lei nel sommo grado si sigilla.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da questo cielo, in cui l’ombra s’appunta<br />
+ che ’l vostro mondo face, pria ch’altr’ alma<br />
+ del trïunfo di Cristo fu assunta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben si convenne lei lasciar per palma<br />
+ in alcun cielo de l’alta vittoria<br />
+ che s’acquistò con l’una e l’altra palma,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch’ ella favorò la prima gloria<br />
+ di Iosüè in su la Terra Santa,<br />
+ che poco tocca al papa la memoria.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La tua città, che di colui è pianta<br />
+ che pria volse le spalle al suo fattore<br />
+ e di cui è la ’nvidia tanto pianta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ produce e spande il maladetto fiore<br />
+ c’ha disvïate le pecore e li agni,<br />
+ però che fatto ha lupo del pastore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per questo l’Evangelio e i dottor magni<br />
+ son derelitti, e solo ai Decretali<br />
+ si studia, sì che pare a’ lor vivagni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A questo intende il papa e ’ cardinali;<br />
+ non vanno i lor pensieri a Nazarette,<br />
+ là dove Gabrïello aperse l’ali.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma Vaticano e l’altre parti elette<br />
+ di Roma che son state cimitero<br />
+ a la milizia che Pietro seguette,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tosto libere fien de l’avoltero».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap10"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto X
+</h3>
+
+<p>
+ Guardando nel suo Figlio con l’Amore<br />
+ che l’uno e l’altro etternalmente spira,<br />
+ lo primo e ineffabile Valore<br />
+</p>
+
+<p>
+ quanto per mente e per loco si gira<br />
+ con tant’ ordine fé, ch’esser non puote<br />
+ sanza gustar di lui chi ciò rimira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Leva dunque, lettore, a l’alte rote<br />
+ meco la vista, dritto a quella parte<br />
+ dove l’un moto e l’altro si percuote;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e lì comincia a vagheggiar ne l’arte<br />
+ di quel maestro che dentro a sé l’ama,<br />
+ tanto che mai da lei l’occhio non parte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi come da indi si dirama<br />
+ l’oblico cerchio che i pianeti porta,<br />
+ per sodisfare al mondo che li chiama.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Che se la strada lor non fosse torta,<br />
+ molta virtù nel ciel sarebbe in vano,<br />
+ e quasi ogne potenza qua giù morta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se dal dritto più o men lontano<br />
+ fosse ’l partire, assai sarebbe manco<br />
+ e giù e sù de l’ordine mondano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or ti riman, lettor, sovra ’l tuo banco,<br />
+ dietro pensando a ciò che si preliba,<br />
+ s’esser vuoi lieto assai prima che stanco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Messo t’ho innanzi: omai per te ti ciba;<br />
+ ché a sé torce tutta la mia cura<br />
+ quella materia ond’ io son fatto scriba.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ministro maggior de la natura,<br />
+ che del valor del ciel lo mondo imprenta<br />
+ e col suo lume il tempo ne misura,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con quella parte che sù si rammenta<br />
+ congiunto, si girava per le spire<br />
+ in che più tosto ognora s’appresenta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e io era con lui; ma del salire<br />
+ non m’accors’ io, se non com’ uom s’accorge,<br />
+ anzi ’l primo pensier, del suo venire.<br />
+</p>
+
+<p>
+ È Bëatrice quella che sì scorge<br />
+ di bene in meglio, sì subitamente<br />
+ che l’atto suo per tempo non si sporge.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quant’ esser convenia da sé lucente<br />
+ quel ch’era dentro al sol dov’ io entra’mi,<br />
+ non per color, ma per lume parvente!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Perch’ io lo ’ngegno e l’arte e l’uso chiami,<br />
+ sì nol direi che mai s’imaginasse;<br />
+ ma creder puossi e di veder si brami.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se le fantasie nostre son basse<br />
+ a tanta altezza, non è maraviglia;<br />
+ ché sopra ’l sol non fu occhio ch’andasse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tal era quivi la quarta famiglia<br />
+ de l’alto Padre, che sempre la sazia,<br />
+ mostrando come spira e come figlia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E Bëatrice cominciò: «Ringrazia,<br />
+ ringrazia il Sol de li angeli, ch’a questo<br />
+ sensibil t’ha levato per sua grazia».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cor di mortal non fu mai sì digesto<br />
+ a divozione e a rendersi a Dio<br />
+ con tutto ’l suo gradir cotanto presto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ come a quelle parole mi fec’ io;<br />
+ e sì tutto ’l mio amore in lui si mise,<br />
+ che Bëatrice eclissò ne l’oblio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non le dispiacque; ma sì se ne rise,<br />
+ che lo splendor de li occhi suoi ridenti<br />
+ mia mente unita in più cose divise.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi più folgór vivi e vincenti<br />
+ far di noi centro e di sé far corona,<br />
+ più dolci in voce che in vista lucenti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ così cinger la figlia di Latona<br />
+ vedem talvolta, quando l’aere è pregno,<br />
+ sì che ritenga il fil che fa la zona.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne la corte del cielo, ond’ io rivegno,<br />
+ si trovan molte gioie care e belle<br />
+ tanto che non si posson trar del regno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ’l canto di quei lumi era di quelle;<br />
+ chi non s’impenna sì che là sù voli,<br />
+ dal muto aspetti quindi le novelle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, sì cantando, quelli ardenti soli<br />
+ si fuor girati intorno a noi tre volte,<br />
+ come stelle vicine a’ fermi poli,<br />
+</p>
+
+<p>
+ donne mi parver, non da ballo sciolte,<br />
+ ma che s’arrestin tacite, ascoltando<br />
+ fin che le nove note hanno ricolte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E dentro a l’un senti’ cominciar: «Quando<br />
+ lo raggio de la grazia, onde s’accende<br />
+ verace amore e che poi cresce amando,<br />
+</p>
+
+<p>
+ multiplicato in te tanto resplende,<br />
+ che ti conduce su per quella scala<br />
+ u’ sanza risalir nessun discende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ qual ti negasse il vin de la sua fiala<br />
+ per la tua sete, in libertà non fora<br />
+ se non com’ acqua ch’al mar non si cala.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu vuo’ saper di quai piante s’infiora<br />
+ questa ghirlanda che ’ntorno vagheggia<br />
+ la bella donna ch’al ciel t’avvalora.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io fui de li agni de la santa greggia<br />
+ che Domenico mena per cammino<br />
+ u’ ben s’impingua se non si vaneggia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi che m’è a destra più vicino,<br />
+ frate e maestro fummi, ed esso Alberto<br />
+ è di Cologna, e io Thomas d’Aquino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se sì di tutti li altri esser vuo’ certo,<br />
+ di retro al mio parlar ten vien col viso<br />
+ girando su per lo beato serto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quell’ altro fiammeggiare esce del riso<br />
+ di Grazïan, che l’uno e l’altro foro<br />
+ aiutò sì che piace in paradiso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’altro ch’appresso addorna il nostro coro,<br />
+ quel Pietro fu che con la poverella<br />
+ offerse a Santa Chiesa suo tesoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La quinta luce, ch’è tra noi più bella,<br />
+ spira di tale amor, che tutto ’l mondo<br />
+ là giù ne gola di saper novella:<br />
+</p>
+
+<p>
+ entro v’è l’alta mente u’ sì profondo<br />
+ saver fu messo, che, se ’l vero è vero,<br />
+ a veder tanto non surse il secondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Appresso vedi il lume di quel cero<br />
+ che giù in carne più a dentro vide<br />
+ l’angelica natura e ’l ministero.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne l’altra piccioletta luce ride<br />
+ quello avvocato de’ tempi cristiani<br />
+ del cui latino Augustin si provide.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or se tu l’occhio de la mente trani<br />
+ di luce in luce dietro a le mie lode,<br />
+ già de l’ottava con sete rimani.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per vedere ogne ben dentro vi gode<br />
+ l’anima santa che ’l mondo fallace<br />
+ fa manifesto a chi di lei ben ode.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo corpo ond’ ella fu cacciata giace<br />
+ giuso in Cieldauro; ed essa da martiro<br />
+ e da essilio venne a questa pace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi oltre fiammeggiar l’ardente spiro<br />
+ d’Isidoro, di Beda e di Riccardo,<br />
+ che a considerar fu più che viro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,<br />
+ è ’l lume d’uno spirto che ’n pensieri<br />
+ gravi a morir li parve venir tardo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ essa è la luce etterna di Sigieri,<br />
+ che, leggendo nel Vico de li Strami,<br />
+ silogizzò invidïosi veri».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi, come orologio che ne chiami<br />
+ ne l’ora che la sposa di Dio surge<br />
+ a mattinar lo sposo perché l’ami,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che l’una parte e l’altra tira e urge,<br />
+ tin tin sonando con sì dolce nota,<br />
+ che ’l ben disposto spirto d’amor turge;<br />
+</p>
+
+<p>
+ così vid’ ïo la gloriosa rota<br />
+ muoversi e render voce a voce in tempra<br />
+ e in dolcezza ch’esser non pò nota<br />
+</p>
+
+<p>
+ se non colà dove gioir s’insempra.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap11"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XI
+</h3>
+
+<p>
+ O insensata cura de’ mortali,<br />
+ quanto son difettivi silogismi<br />
+ quei che ti fanno in basso batter l’ali!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Chi dietro a iura e chi ad amforismi<br />
+ sen giva, e chi seguendo sacerdozio,<br />
+ e chi regnar per forza o per sofismi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e chi rubare e chi civil negozio,<br />
+ chi nel diletto de la carne involto<br />
+ s’affaticava e chi si dava a l’ozio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quando, da tutte queste cose sciolto,<br />
+ con Bëatrice m’era suso in cielo<br />
+ cotanto glorïosamente accolto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che ciascuno fu tornato ne lo<br />
+ punto del cerchio in che avanti s’era,<br />
+ fermossi, come a candellier candelo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io senti’ dentro a quella lumera<br />
+ che pria m’avea parlato, sorridendo<br />
+ incominciar, faccendosi più mera:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Così com’ io del suo raggio resplendo,<br />
+ sì, riguardando ne la luce etterna,<br />
+ li tuoi pensieri onde cagioni apprendo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu dubbi, e hai voler che si ricerna<br />
+ in sì aperta e ’n sì distesa lingua<br />
+ lo dicer mio, ch’al tuo sentir si sterna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ove dinanzi dissi: “U’ ben s’impingua”,<br />
+ e là u’ dissi: “Non nacque il secondo”;<br />
+ e qui è uopo che ben si distingua.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La provedenza, che governa il mondo<br />
+ con quel consiglio nel quale ogne aspetto<br />
+ creato è vinto pria che vada al fondo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ però che andasse ver’ lo suo diletto<br />
+ la sposa di colui ch’ad alte grida<br />
+ disposò lei col sangue benedetto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ in sé sicura e anche a lui più fida,<br />
+ due principi ordinò in suo favore,<br />
+ che quinci e quindi le fosser per guida.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’un fu tutto serafico in ardore;<br />
+ l’altro per sapïenza in terra fue<br />
+ di cherubica luce uno splendore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ De l’un dirò, però che d’amendue<br />
+ si dice l’un pregiando, qual ch’om prende,<br />
+ perch’ ad un fine fur l’opere sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Intra Tupino e l’acqua che discende<br />
+ del colle eletto dal beato Ubaldo,<br />
+ fertile costa d’alto monte pende,<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde Perugia sente freddo e caldo<br />
+ da Porta Sole; e di rietro le piange<br />
+ per grave giogo Nocera con Gualdo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di questa costa, là dov’ ella frange<br />
+ più sua rattezza, nacque al mondo un sole,<br />
+ come fa questo talvolta di Gange.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però chi d’esso loco fa parole,<br />
+ non dica Ascesi, ché direbbe corto,<br />
+ ma Orïente, se proprio dir vuole.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non era ancor molto lontan da l’orto,<br />
+ ch’el cominciò a far sentir la terra<br />
+ de la sua gran virtute alcun conforto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché per tal donna, giovinetto, in guerra<br />
+ del padre corse, a cui, come a la morte,<br />
+ la porta del piacer nessun diserra;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dinanzi a la sua spirital corte<br />
+ et coram patre le si fece unito;<br />
+ poscia di dì in dì l’amò più forte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questa, privata del primo marito,<br />
+ millecent’ anni e più dispetta e scura<br />
+ fino a costui si stette sanza invito;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né valse udir che la trovò sicura<br />
+ con Amiclate, al suon de la sua voce,<br />
+ colui ch’a tutto ’l mondo fé paura;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né valse esser costante né feroce,<br />
+ sì che, dove Maria rimase giuso,<br />
+ ella con Cristo pianse in su la croce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch’ io non proceda troppo chiuso,<br />
+ Francesco e Povertà per questi amanti<br />
+ prendi oramai nel mio parlar diffuso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La lor concordia e i lor lieti sembianti,<br />
+ amore e maraviglia e dolce sguardo<br />
+ facieno esser cagion di pensier santi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tanto che ’l venerabile Bernardo<br />
+ si scalzò prima, e dietro a tanta pace<br />
+ corse e, correndo, li parve esser tardo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!<br />
+ Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro<br />
+ dietro a lo sposo, sì la sposa piace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi sen va quel padre e quel maestro<br />
+ con la sua donna e con quella famiglia<br />
+ che già legava l’umile capestro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Né li gravò viltà di cuor le ciglia<br />
+ per esser fi’ di Pietro Bernardone,<br />
+ né per parer dispetto a maraviglia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma regalmente sua dura intenzione<br />
+ ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe<br />
+ primo sigillo a sua religïone.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che la gente poverella crebbe<br />
+ dietro a costui, la cui mirabil vita<br />
+ meglio in gloria del ciel si canterebbe,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di seconda corona redimita<br />
+ fu per Onorio da l’Etterno Spiro<br />
+ la santa voglia d’esto archimandrita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E poi che, per la sete del martiro,<br />
+ ne la presenza del Soldan superba<br />
+ predicò Cristo e li altri che ’l seguiro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per trovare a conversione acerba<br />
+ troppo la gente e per non stare indarno,<br />
+ redissi al frutto de l’italica erba,<br />
+</p>
+
+<p>
+ nel crudo sasso intra Tevero e Arno<br />
+ da Cristo prese l’ultimo sigillo,<br />
+ che le sue membra due anni portarno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quando a colui ch’a tanto ben sortillo<br />
+ piacque di trarlo suso a la mercede<br />
+ ch’el meritò nel suo farsi pusillo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ a’ frati suoi, sì com’ a giuste rede,<br />
+ raccomandò la donna sua più cara,<br />
+ e comandò che l’amassero a fede;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e del suo grembo l’anima preclara<br />
+ mover si volle, tornando al suo regno,<br />
+ e al suo corpo non volle altra bara.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pensa oramai qual fu colui che degno<br />
+ collega fu a mantener la barca<br />
+ di Pietro in alto mar per dritto segno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e questo fu il nostro patrïarca;<br />
+ per che qual segue lui, com’ el comanda,<br />
+ discerner puoi che buone merce carca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma ’l suo pecuglio di nova vivanda<br />
+ è fatto ghiotto, sì ch’esser non puote<br />
+ che per diversi salti non si spanda;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quanto le sue pecore remote<br />
+ e vagabunde più da esso vanno,<br />
+ più tornano a l’ovil di latte vòte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben son di quelle che temono ’l danno<br />
+ e stringonsi al pastor; ma son sì poche,<br />
+ che le cappe fornisce poco panno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or, se le mie parole non son fioche,<br />
+ se la tua audïenza è stata attenta,<br />
+ se ciò ch’è detto a la mente revoche,<br />
+</p>
+
+<p>
+ in parte fia la tua voglia contenta,<br />
+ perché vedrai la pianta onde si scheggia,<br />
+ e vedra’ il corrègger che argomenta<br />
+</p>
+
+<p>
+ “U’ ben s’impingua, se non si vaneggia”».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap12"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XII
+</h3>
+
+<p>
+ Sì tosto come l’ultima parola<br />
+ la benedetta fiamma per dir tolse,<br />
+ a rotar cominciò la santa mola;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e nel suo giro tutta non si volse<br />
+ prima ch’un’altra di cerchio la chiuse,<br />
+ e moto a moto e canto a canto colse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ canto che tanto vince nostre muse,<br />
+ nostre serene in quelle dolci tube,<br />
+ quanto primo splendor quel ch’e’ refuse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come si volgon per tenera nube<br />
+ due archi paralelli e concolori,<br />
+ quando Iunone a sua ancella iube,<br />
+</p>
+
+<p>
+ nascendo di quel d’entro quel di fori,<br />
+ a guisa del parlar di quella vaga<br />
+ ch’amor consunse come sol vapori,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e fanno qui la gente esser presaga,<br />
+ per lo patto che Dio con Noè puose,<br />
+ del mondo che già mai più non s’allaga:<br />
+</p>
+
+<p>
+ così di quelle sempiterne rose<br />
+ volgiensi circa noi le due ghirlande,<br />
+ e sì l’estrema a l’intima rispuose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che ’l tripudio e l’altra festa grande,<br />
+ sì del cantare e sì del fiammeggiarsi<br />
+ luce con luce gaudïose e blande,<br />
+</p>
+
+<p>
+ insieme a punto e a voler quetarsi,<br />
+ pur come li occhi ch’al piacer che i move<br />
+ conviene insieme chiudere e levarsi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ del cor de l’una de le luci nove<br />
+ si mosse voce, che l’ago a la stella<br />
+ parer mi fece in volgermi al suo dove;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cominciò: «L’amor che mi fa bella<br />
+ mi tragge a ragionar de l’altro duca<br />
+ per cui del mio sì ben ci si favella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Degno è che, dov’ è l’un, l’altro s’induca:<br />
+ sì che, com’ elli ad una militaro,<br />
+ così la gloria loro insieme luca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’essercito di Cristo, che sì caro<br />
+ costò a rïarmar, dietro a la ’nsegna<br />
+ si movea tardo, sospeccioso e raro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quando lo ’mperador che sempre regna<br />
+ provide a la milizia, ch’era in forse,<br />
+ per sola grazia, non per esser degna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e, come è detto, a sua sposa soccorse<br />
+ con due campioni, al cui fare, al cui dire<br />
+ lo popol disvïato si raccorse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In quella parte ove surge ad aprire<br />
+ Zefiro dolce le novelle fronde<br />
+ di che si vede Europa rivestire,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non molto lungi al percuoter de l’onde<br />
+ dietro a le quali, per la lunga foga,<br />
+ lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde,<br />
+</p>
+
+<p>
+ siede la fortunata Calaroga<br />
+ sotto la protezion del grande scudo<br />
+ in che soggiace il leone e soggioga:<br />
+</p>
+
+<p>
+ dentro vi nacque l’amoroso drudo<br />
+ de la fede cristiana, il santo atleta<br />
+ benigno a’ suoi e a’ nemici crudo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come fu creata, fu repleta<br />
+ sì la sua mente di viva vertute<br />
+ che, ne la madre, lei fece profeta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che le sponsalizie fuor compiute<br />
+ al sacro fonte intra lui e la Fede,<br />
+ u’ si dotar di mutüa salute,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la donna che per lui l’assenso diede,<br />
+ vide nel sonno il mirabile frutto<br />
+ ch’uscir dovea di lui e de le rede;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e perché fosse qual era in costrutto,<br />
+ quinci si mosse spirito a nomarlo<br />
+ del possessivo di cui era tutto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Domenico fu detto; e io ne parlo<br />
+ sì come de l’agricola che Cristo<br />
+ elesse a l’orto suo per aiutarlo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben parve messo e famigliar di Cristo:<br />
+ che ’l primo amor che ’n lui fu manifesto,<br />
+ fu al primo consiglio che diè Cristo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Spesse fïate fu tacito e desto<br />
+ trovato in terra da la sua nutrice,<br />
+ come dicesse: ‘Io son venuto a questo’.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh padre suo veramente Felice!<br />
+ oh madre sua veramente Giovanna,<br />
+ se, interpretata, val come si dice!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non per lo mondo, per cui mo s’affanna<br />
+ di retro ad Ostïense e a Taddeo,<br />
+ ma per amor de la verace manna<br />
+</p>
+
+<p>
+ in picciol tempo gran dottor si feo;<br />
+ tal che si mise a circüir la vigna<br />
+ che tosto imbianca, se ’l vignaio è reo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E a la sedia che fu già benigna<br />
+ più a’ poveri giusti, non per lei,<br />
+ ma per colui che siede, che traligna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non dispensare o due o tre per sei,<br />
+ non la fortuna di prima vacante,<br />
+ non decimas, quae sunt pauperum Dei,<br />
+</p>
+
+<p>
+ addimandò, ma contro al mondo errante<br />
+ licenza di combatter per lo seme<br />
+ del qual ti fascian ventiquattro piante.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, con dottrina e con volere insieme,<br />
+ con l’officio appostolico si mosse<br />
+ quasi torrente ch’alta vena preme;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ne li sterpi eretici percosse<br />
+ l’impeto suo, più vivamente quivi<br />
+ dove le resistenze eran più grosse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di lui si fecer poi diversi rivi<br />
+ onde l’orto catolico si riga,<br />
+ sì che i suoi arbuscelli stan più vivi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se tal fu l’una rota de la biga<br />
+ in che la Santa Chiesa si difese<br />
+ e vinse in campo la sua civil briga,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ben ti dovrebbe assai esser palese<br />
+ l’eccellenza de l’altra, di cui Tomma<br />
+ dinanzi al mio venir fu sì cortese.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma l’orbita che fé la parte somma<br />
+ di sua circunferenza, è derelitta,<br />
+ sì ch’è la muffa dov’ era la gromma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La sua famiglia, che si mosse dritta<br />
+ coi piedi a le sue orme, è tanto volta,<br />
+ che quel dinanzi a quel di retro gitta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tosto si vedrà de la ricolta<br />
+ de la mala coltura, quando il loglio<br />
+ si lagnerà che l’arca li sia tolta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio<br />
+ nostro volume, ancor troveria carta<br />
+ u’ leggerebbe “I’ mi son quel ch’i’ soglio”;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma non fia da Casal né d’Acquasparta,<br />
+ là onde vegnon tali a la scrittura,<br />
+ ch’uno la fugge e altro la coarta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io son la vita di Bonaventura<br />
+ da Bagnoregio, che ne’ grandi offici<br />
+ sempre pospuosi la sinistra cura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Illuminato e Augustin son quici,<br />
+ che fuor de’ primi scalzi poverelli<br />
+ che nel capestro a Dio si fero amici.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ugo da San Vittore è qui con elli,<br />
+ e Pietro Mangiadore e Pietro Spano,<br />
+ lo qual giù luce in dodici libelli;<br />
+</p>
+
+<p>
+ Natàn profeta e ’l metropolitano<br />
+ Crisostomo e Anselmo e quel Donato<br />
+ ch’a la prim’ arte degnò porre mano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Rabano è qui, e lucemi dallato<br />
+ il calavrese abate Giovacchino<br />
+ di spirito profetico dotato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ad inveggiar cotanto paladino<br />
+ mi mosse l’infiammata cortesia<br />
+ di fra Tommaso e ’l discreto latino;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e mosse meco questa compagnia».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap13"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XIII
+</h3>
+
+<p>
+ Imagini, chi bene intender cupe<br />
+ quel ch’i’ or vidi—e ritegna l’image,<br />
+ mentre ch’io dico, come ferma rupe—,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quindici stelle che ’n diverse plage<br />
+ lo ciel avvivan di tanto sereno<br />
+ che soperchia de l’aere ogne compage;<br />
+</p>
+
+<p>
+ imagini quel carro a cu’ il seno<br />
+ basta del nostro cielo e notte e giorno,<br />
+ sì ch’al volger del temo non vien meno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ imagini la bocca di quel corno<br />
+ che si comincia in punta de lo stelo<br />
+ a cui la prima rota va dintorno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ aver fatto di sé due segni in cielo,<br />
+ qual fece la figliuola di Minoi<br />
+ allora che sentì di morte il gelo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e l’un ne l’altro aver li raggi suoi,<br />
+ e amendue girarsi per maniera<br />
+ che l’uno andasse al primo e l’altro al poi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e avrà quasi l’ombra de la vera<br />
+ costellazione e de la doppia danza<br />
+ che circulava il punto dov’ io era:<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi ch’è tanto di là da nostra usanza,<br />
+ quanto di là dal mover de la Chiana<br />
+ si move il ciel che tutti li altri avanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lì si cantò non Bacco, non Peana,<br />
+ ma tre persone in divina natura,<br />
+ e in una persona essa e l’umana.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Compié ’l cantare e ’l volger sua misura;<br />
+ e attesersi a noi quei santi lumi,<br />
+ felicitando sé di cura in cura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ruppe il silenzio ne’ concordi numi<br />
+ poscia la luce in che mirabil vita<br />
+ del poverel di Dio narrata fumi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e disse: «Quando l’una paglia è trita,<br />
+ quando la sua semenza è già riposta,<br />
+ a batter l’altra dolce amor m’invita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu credi che nel petto onde la costa<br />
+ si trasse per formar la bella guancia<br />
+ il cui palato a tutto ’l mondo costa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e in quel che, forato da la lancia,<br />
+ e prima e poscia tanto sodisfece,<br />
+ che d’ogne colpa vince la bilancia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quantunque a la natura umana lece<br />
+ aver di lume, tutto fosse infuso<br />
+ da quel valor che l’uno e l’altro fece;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e però miri a ciò ch’io dissi suso,<br />
+ quando narrai che non ebbe ’l secondo<br />
+ lo ben che ne la quinta luce è chiuso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or apri li occhi a quel ch’io ti rispondo,<br />
+ e vedräi il tuo credere e ’l mio dire<br />
+ nel vero farsi come centro in tondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ciò che non more e ciò che può morire<br />
+ non è se non splendor di quella idea<br />
+ che partorisce, amando, il nostro Sire;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché quella viva luce che sì mea<br />
+ dal suo lucente, che non si disuna<br />
+ da lui né da l’amor ch’a lor s’intrea,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per sua bontate il suo raggiare aduna,<br />
+ quasi specchiato, in nove sussistenze,<br />
+ etternalmente rimanendosi una.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi discende a l’ultime potenze<br />
+ giù d’atto in atto, tanto divenendo,<br />
+ che più non fa che brevi contingenze;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e queste contingenze essere intendo<br />
+ le cose generate, che produce<br />
+ con seme e sanza seme il ciel movendo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La cera di costoro e chi la duce<br />
+ non sta d’un modo; e però sotto ’l segno<br />
+ idëale poi più e men traluce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond’ elli avvien ch’un medesimo legno,<br />
+ secondo specie, meglio e peggio frutta;<br />
+ e voi nascete con diverso ingegno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se fosse a punto la cera dedutta<br />
+ e fosse il cielo in sua virtù supprema,<br />
+ la luce del suggel parrebbe tutta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma la natura la dà sempre scema,<br />
+ similemente operando a l’artista<br />
+ ch’a l’abito de l’arte ha man che trema.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però se ’l caldo amor la chiara vista<br />
+ de la prima virtù dispone e segna,<br />
+ tutta la perfezion quivi s’acquista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così fu fatta già la terra degna<br />
+ di tutta l’animal perfezïone;<br />
+ così fu fatta la Vergine pregna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì ch’io commendo tua oppinïone,<br />
+ che l’umana natura mai non fue<br />
+ né fia qual fu in quelle due persone.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or s’i’ non procedesse avanti piùe,<br />
+ ‘Dunque, come costui fu sanza pare?’<br />
+ comincerebber le parole tue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perché paia ben ciò che non pare,<br />
+ pensa chi era, e la cagion che ’l mosse,<br />
+ quando fu detto “Chiedi”, a dimandare.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non ho parlato sì, che tu non posse<br />
+ ben veder ch’el fu re, che chiese senno<br />
+ acciò che re sufficïente fosse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ non per sapere il numero in che enno<br />
+ li motor di qua sù, o se necesse<br />
+ con contingente mai necesse fenno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ non si est dare primum motum esse,<br />
+ o se del mezzo cerchio far si puote<br />
+ trïangol sì ch’un retto non avesse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde, se ciò ch’io dissi e questo note,<br />
+ regal prudenza è quel vedere impari<br />
+ in che lo stral di mia intenzion percuote;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se al “surse” drizzi li occhi chiari,<br />
+ vedrai aver solamente respetto<br />
+ ai regi, che son molti, e ’ buon son rari.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con questa distinzion prendi ’l mio detto;<br />
+ e così puote star con quel che credi<br />
+ del primo padre e del nostro Diletto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E questo ti sia sempre piombo a’ piedi,<br />
+ per farti mover lento com’ uom lasso<br />
+ e al sì e al no che tu non vedi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché quelli è tra li stolti bene a basso,<br />
+ che sanza distinzione afferma e nega<br />
+ ne l’un così come ne l’altro passo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch’ elli ’ncontra che più volte piega<br />
+ l’oppinïon corrente in falsa parte,<br />
+ e poi l’affetto l’intelletto lega.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vie più che ’ndarno da riva si parte,<br />
+ perché non torna tal qual e’ si move,<br />
+ chi pesca per lo vero e non ha l’arte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E di ciò sono al mondo aperte prove<br />
+ Parmenide, Melisso e Brisso e molti,<br />
+ li quali andaro e non sapëan dove;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì fé Sabellio e Arrio e quelli stolti<br />
+ che furon come spade a le Scritture<br />
+ in render torti li diritti volti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non sien le genti, ancor, troppo sicure<br />
+ a giudicar, sì come quei che stima<br />
+ le biade in campo pria che sien mature;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch’i’ ho veduto tutto ’l verno prima<br />
+ lo prun mostrarsi rigido e feroce,<br />
+ poscia portar la rosa in su la cima;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e legno vidi già dritto e veloce<br />
+ correr lo mar per tutto suo cammino,<br />
+ perire al fine a l’intrar de la foce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non creda donna Berta e ser Martino,<br />
+ per vedere un furare, altro offerere,<br />
+ vederli dentro al consiglio divino;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché quel può surgere, e quel può cadere».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap14"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XIV
+</h3>
+
+<p>
+ Dal centro al cerchio, e sì dal cerchio al centro<br />
+ movesi l’acqua in un ritondo vaso,<br />
+ secondo ch’è percosso fuori o dentro:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ne la mia mente fé sùbito caso<br />
+ questo ch’io dico, sì come si tacque<br />
+ la glorïosa vita di Tommaso,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per la similitudine che nacque<br />
+ del suo parlare e di quel di Beatrice,<br />
+ a cui sì cominciar, dopo lui, piacque:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «A costui fa mestieri, e nol vi dice<br />
+ né con la voce né pensando ancora,<br />
+ d’un altro vero andare a la radice.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Diteli se la luce onde s’infiora<br />
+ vostra sustanza, rimarrà con voi<br />
+ etternalmente sì com’ ell’ è ora;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se rimane, dite come, poi<br />
+ che sarete visibili rifatti,<br />
+ esser porà ch’al veder non vi nòi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come, da più letizia pinti e tratti,<br />
+ a la fïata quei che vanno a rota<br />
+ levan la voce e rallegrano li atti,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così, a l’orazion pronta e divota,<br />
+ li santi cerchi mostrar nova gioia<br />
+ nel torneare e ne la mira nota.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual si lamenta perché qui si moia<br />
+ per viver colà sù, non vide quive<br />
+ lo refrigerio de l’etterna ploia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quell’ uno e due e tre che sempre vive<br />
+ e regna sempre in tre e ’n due e ’n uno,<br />
+ non circunscritto, e tutto circunscrive,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tre volte era cantato da ciascuno<br />
+ di quelli spirti con tal melodia,<br />
+ ch’ad ogne merto saria giusto muno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io udi’ ne la luce più dia<br />
+ del minor cerchio una voce modesta,<br />
+ forse qual fu da l’angelo a Maria,<br />
+</p>
+
+<p>
+ risponder: «Quanto fia lunga la festa<br />
+ di paradiso, tanto il nostro amore<br />
+ si raggerà dintorno cotal vesta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La sua chiarezza séguita l’ardore;<br />
+ l’ardor la visïone, e quella è tanta,<br />
+ quant’ ha di grazia sovra suo valore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come la carne glorïosa e santa<br />
+ fia rivestita, la nostra persona<br />
+ più grata fia per esser tutta quanta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che s’accrescerà ciò che ne dona<br />
+ di gratüito lume il sommo bene,<br />
+ lume ch’a lui veder ne condiziona;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde la visïon crescer convene,<br />
+ crescer l’ardor che di quella s’accende,<br />
+ crescer lo raggio che da esso vene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma sì come carbon che fiamma rende,<br />
+ e per vivo candor quella soverchia,<br />
+ sì che la sua parvenza si difende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ così questo folgór che già ne cerchia<br />
+ fia vinto in apparenza da la carne<br />
+ che tutto dì la terra ricoperchia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né potrà tanta luce affaticarne:<br />
+ ché li organi del corpo saran forti<br />
+ a tutto ciò che potrà dilettarne».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tanto mi parver sùbiti e accorti<br />
+ e l’uno e l’altro coro a dicer «Amme!»,<br />
+ che ben mostrar disio d’i corpi morti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ forse non pur per lor, ma per le mamme,<br />
+ per li padri e per li altri che fuor cari<br />
+ anzi che fosser sempiterne fiamme.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed ecco intorno, di chiarezza pari,<br />
+ nascere un lustro sopra quel che v’era,<br />
+ per guisa d’orizzonte che rischiari.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E sì come al salir di prima sera<br />
+ comincian per lo ciel nove parvenze,<br />
+ sì che la vista pare e non par vera,<br />
+</p>
+
+<p>
+ parvemi lì novelle sussistenze<br />
+ cominciare a vedere, e fare un giro<br />
+ di fuor da l’altre due circunferenze.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh vero sfavillar del Santo Spiro!<br />
+ come si fece sùbito e candente<br />
+ a li occhi miei che, vinti, nol soffriro!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma Bëatrice sì bella e ridente<br />
+ mi si mostrò, che tra quelle vedute<br />
+ si vuol lasciar che non seguir la mente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi ripreser li occhi miei virtute<br />
+ a rilevarsi; e vidimi translato<br />
+ sol con mia donna in più alta salute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben m’accors’ io ch’io era più levato,<br />
+ per l’affocato riso de la stella,<br />
+ che mi parea più roggio che l’usato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con tutto ’l core e con quella favella<br />
+ ch’è una in tutti, a Dio feci olocausto,<br />
+ qual conveniesi a la grazia novella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E non er’ anco del mio petto essausto<br />
+ l’ardor del sacrificio, ch’io conobbi<br />
+ esso litare stato accetto e fausto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché con tanto lucore e tanto robbi<br />
+ m’apparvero splendor dentro a due raggi,<br />
+ ch’io dissi: «O Elïòs che sì li addobbi!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come distinta da minori e maggi<br />
+ lumi biancheggia tra ’ poli del mondo<br />
+ Galassia sì, che fa dubbiar ben saggi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì costellati facean nel profondo<br />
+ Marte quei raggi il venerabil segno<br />
+ che fan giunture di quadranti in tondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui vince la memoria mia lo ’ngegno;<br />
+ ché quella croce lampeggiava Cristo,<br />
+ sì ch’io non so trovare essempro degno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma chi prende sua croce e segue Cristo,<br />
+ ancor mi scuserà di quel ch’io lasso,<br />
+ vedendo in quell’ albor balenar Cristo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di corno in corno e tra la cima e ’l basso<br />
+ si movien lumi, scintillando forte<br />
+ nel congiugnersi insieme e nel trapasso:<br />
+</p>
+
+<p>
+ così si veggion qui diritte e torte,<br />
+ veloci e tarde, rinovando vista,<br />
+ le minuzie d’i corpi, lunghe e corte,<br />
+</p>
+
+<p>
+ moversi per lo raggio onde si lista<br />
+ talvolta l’ombra che, per sua difesa,<br />
+ la gente con ingegno e arte acquista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come giga e arpa, in tempra tesa<br />
+ di molte corde, fa dolce tintinno<br />
+ a tal da cui la nota non è intesa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così da’ lumi che lì m’apparinno<br />
+ s’accogliea per la croce una melode<br />
+ che mi rapiva, sanza intender l’inno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben m’accors’ io ch’elli era d’alte lode,<br />
+ però ch’a me venìa «Resurgi» e «Vinci»<br />
+ come a colui che non intende e ode.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ïo m’innamorava tanto quinci,<br />
+ che ’nfino a lì non fu alcuna cosa<br />
+ che mi legasse con sì dolci vinci.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Forse la mia parola par troppo osa,<br />
+ posponendo il piacer de li occhi belli,<br />
+ ne’ quai mirando mio disio ha posa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma chi s’avvede che i vivi suggelli<br />
+ d’ogne bellezza più fanno più suso,<br />
+ e ch’io non m’era lì rivolto a quelli,<br />
+</p>
+
+<p>
+ escusar puommi di quel ch’io m’accuso<br />
+ per escusarmi, e vedermi dir vero:<br />
+ ché ’l piacer santo non è qui dischiuso,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché si fa, montando, più sincero.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap15"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XV
+</h3>
+
+<p>
+ Benigna volontade in che si liqua<br />
+ sempre l’amor che drittamente spira,<br />
+ come cupidità fa ne la iniqua,<br />
+</p>
+
+<p>
+ silenzio puose a quella dolce lira,<br />
+ e fece quïetar le sante corde<br />
+ che la destra del cielo allenta e tira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come saranno a’ giusti preghi sorde<br />
+ quelle sustanze che, per darmi voglia<br />
+ ch’io le pregassi, a tacer fur concorde?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bene è che sanza termine si doglia<br />
+ chi, per amor di cosa che non duri<br />
+ etternalmente, quello amor si spoglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quale per li seren tranquilli e puri<br />
+ discorre ad ora ad or sùbito foco,<br />
+ movendo li occhi che stavan sicuri,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e pare stella che tramuti loco,<br />
+ se non che da la parte ond’ e’ s’accende<br />
+ nulla sen perde, ed esso dura poco:<br />
+</p>
+
+<p>
+ tale dal corno che ’n destro si stende<br />
+ a piè di quella croce corse un astro<br />
+ de la costellazion che lì resplende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né si partì la gemma dal suo nastro,<br />
+ ma per la lista radïal trascorse,<br />
+ che parve foco dietro ad alabastro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì pïa l’ombra d’Anchise si porse,<br />
+ se fede merta nostra maggior musa,<br />
+ quando in Eliso del figlio s’accorse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O sanguis meus, o superinfusa<br />
+ gratïa Deï, sicut tibi cui<br />
+ bis unquam celi ianüa reclusa?».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così quel lume: ond’ io m’attesi a lui;<br />
+ poscia rivolsi a la mia donna il viso,<br />
+ e quinci e quindi stupefatto fui;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso<br />
+ tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo<br />
+ de la mia gloria e del mio paradiso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi, a udire e a veder giocondo,<br />
+ giunse lo spirto al suo principio cose,<br />
+ ch’io non lo ’ntesi, sì parlò profondo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né per elezïon mi si nascose,<br />
+ ma per necessità, ché ’l suo concetto<br />
+ al segno d’i mortal si soprapuose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quando l’arco de l’ardente affetto<br />
+ fu sì sfogato, che ’l parlar discese<br />
+ inver’ lo segno del nostro intelletto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la prima cosa che per me s’intese,<br />
+ «Benedetto sia tu», fu, «trino e uno,<br />
+ che nel mio seme se’ tanto cortese!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E seguì: «Grato e lontano digiuno,<br />
+ tratto leggendo del magno volume<br />
+ du’ non si muta mai bianco né bruno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ solvuto hai, figlio, dentro a questo lume<br />
+ in ch’io ti parlo, mercè di colei<br />
+ ch’a l’alto volo ti vestì le piume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu credi che a me tuo pensier mei<br />
+ da quel ch’è primo, così come raia<br />
+ da l’un, se si conosce, il cinque e ’l sei;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e però ch’io mi sia e perch’ io paia<br />
+ più gaudïoso a te, non mi domandi,<br />
+ che alcun altro in questa turba gaia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu credi ’l vero; ché i minori e ’ grandi<br />
+ di questa vita miran ne lo speglio<br />
+ in che, prima che pensi, il pensier pandi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma perché ’l sacro amore in che io veglio<br />
+ con perpetüa vista e che m’asseta<br />
+ di dolce disïar, s’adempia meglio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la voce tua sicura, balda e lieta<br />
+ suoni la volontà, suoni ’l disio,<br />
+ a che la mia risposta è già decreta!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io mi volsi a Beatrice, e quella udio<br />
+ pria ch’io parlassi, e arrisemi un cenno<br />
+ che fece crescer l’ali al voler mio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi cominciai così: «L’affetto e ’l senno,<br />
+ come la prima equalità v’apparse,<br />
+ d’un peso per ciascun di voi si fenno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ però che ’l sol che v’allumò e arse,<br />
+ col caldo e con la luce è sì iguali,<br />
+ che tutte simiglianze sono scarse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma voglia e argomento ne’ mortali,<br />
+ per la cagion ch’a voi è manifesta,<br />
+ diversamente son pennuti in ali;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ond’ io, che son mortal, mi sento in questa<br />
+ disagguaglianza, e però non ringrazio<br />
+ se non col core a la paterna festa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben supplico io a te, vivo topazio<br />
+ che questa gioia prezïosa ingemmi,<br />
+ perché mi facci del tuo nome sazio».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O fronda mia in che io compiacemmi<br />
+ pur aspettando, io fui la tua radice»:<br />
+ cotal principio, rispondendo, femmi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia mi disse: «Quel da cui si dice<br />
+ tua cognazione e che cent’ anni e piùe<br />
+ girato ha ’l monte in la prima cornice,<br />
+</p>
+
+<p>
+ mio figlio fu e tuo bisavol fue:<br />
+ ben si convien che la lunga fatica<br />
+ tu li raccorci con l’opere tue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fiorenza dentro da la cerchia antica,<br />
+ ond’ ella toglie ancora e terza e nona,<br />
+ si stava in pace, sobria e pudica.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non avea catenella, non corona,<br />
+ non gonne contigiate, non cintura<br />
+ che fosse a veder più che la persona.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non faceva, nascendo, ancor paura<br />
+ la figlia al padre, che ’l tempo e la dote<br />
+ non fuggien quinci e quindi la misura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non avea case di famiglia vòte;<br />
+ non v’era giunto ancor Sardanapalo<br />
+ a mostrar ciò che ’n camera si puote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non era vinto ancora Montemalo<br />
+ dal vostro Uccellatoio, che, com’ è vinto<br />
+ nel montar sù, così sarà nel calo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bellincion Berti vid’ io andar cinto<br />
+ di cuoio e d’osso, e venir da lo specchio<br />
+ la donna sua sanza ’l viso dipinto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi quel d’i Nerli e quel del Vecchio<br />
+ esser contenti a la pelle scoperta,<br />
+ e le sue donne al fuso e al pennecchio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh fortunate! ciascuna era certa<br />
+ de la sua sepultura, e ancor nulla<br />
+ era per Francia nel letto diserta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’una vegghiava a studio de la culla,<br />
+ e, consolando, usava l’idïoma<br />
+ che prima i padri e le madri trastulla;<br />
+</p>
+
+<p>
+ l’altra, traendo a la rocca la chioma,<br />
+ favoleggiava con la sua famiglia<br />
+ d’i Troiani, di Fiesole e di Roma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Saria tenuta allor tal maraviglia<br />
+ una Cianghella, un Lapo Salterello,<br />
+ qual or saria Cincinnato e Corniglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A così riposato, a così bello<br />
+ viver di cittadini, a così fida<br />
+ cittadinanza, a così dolce ostello,<br />
+</p>
+
+<p>
+ Maria mi diè, chiamata in alte grida;<br />
+ e ne l’antico vostro Batisteo<br />
+ insieme fui cristiano e Cacciaguida.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Moronto fu mio frate ed Eliseo;<br />
+ mia donna venne a me di val di Pado,<br />
+ e quindi il sopranome tuo si feo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi seguitai lo ’mperador Currado;<br />
+ ed el mi cinse de la sua milizia,<br />
+ tanto per bene ovrar li venni in grado.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dietro li andai incontro a la nequizia<br />
+ di quella legge il cui popolo usurpa,<br />
+ per colpa d’i pastor, vostra giustizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi fu’ io da quella gente turpa<br />
+ disviluppato dal mondo fallace,<br />
+ lo cui amor molt’ anime deturpa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e venni dal martiro a questa pace».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap16"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XVI
+</h3>
+
+<p>
+ O poca nostra nobiltà di sangue,<br />
+ se glorïar di te la gente fai<br />
+ qua giù dove l’affetto nostro langue,<br />
+</p>
+
+<p>
+ mirabil cosa non mi sarà mai:<br />
+ ché là dove appetito non si torce,<br />
+ dico nel cielo, io me ne gloriai.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben se’ tu manto che tosto raccorce:<br />
+ sì che, se non s’appon di dì in die,<br />
+ lo tempo va dintorno con le force.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dal ‘voi’ che prima a Roma s’offerie,<br />
+ in che la sua famiglia men persevra,<br />
+ ricominciaron le parole mie;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde Beatrice, ch’era un poco scevra,<br />
+ ridendo, parve quella che tossio<br />
+ al primo fallo scritto di Ginevra.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io cominciai: «Voi siete il padre mio;<br />
+ voi mi date a parlar tutta baldezza;<br />
+ voi mi levate sì, ch’i’ son più ch’io.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per tanti rivi s’empie d’allegrezza<br />
+ la mente mia, che di sé fa letizia<br />
+ perché può sostener che non si spezza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ditemi dunque, cara mia primizia,<br />
+ quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni<br />
+ che si segnaro in vostra püerizia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ditemi de l’ovil di San Giovanni<br />
+ quanto era allora, e chi eran le genti<br />
+ tra esso degne di più alti scanni».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come s’avviva a lo spirar d’i venti<br />
+ carbone in fiamma, così vid’ io quella<br />
+ luce risplendere a’ miei blandimenti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come a li occhi miei si fé più bella,<br />
+ così con voce più dolce e soave,<br />
+ ma non con questa moderna favella,<br />
+</p>
+
+<p>
+ dissemi: «Da quel dì che fu detto ‘Ave’<br />
+ al parto in che mia madre, ch’è or santa,<br />
+ s’allevïò di me ond’ era grave,<br />
+</p>
+
+<p>
+ al suo Leon cinquecento cinquanta<br />
+ e trenta fiate venne questo foco<br />
+ a rinfiammarsi sotto la sua pianta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li antichi miei e io nacqui nel loco<br />
+ dove si truova pria l’ultimo sesto<br />
+ da quei che corre il vostro annüal gioco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Basti d’i miei maggiori udirne questo:<br />
+ chi ei si fosser e onde venner quivi,<br />
+ più è tacer che ragionare onesto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tutti color ch’a quel tempo eran ivi<br />
+ da poter arme tra Marte e ’l Batista,<br />
+ eran il quinto di quei ch’or son vivi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma la cittadinanza, ch’è or mista<br />
+ di Campi, di Certaldo e di Fegghine,<br />
+ pura vediesi ne l’ultimo artista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh quanto fora meglio esser vicine<br />
+ quelle genti ch’io dico, e al Galluzzo<br />
+ e a Trespiano aver vostro confine,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che averle dentro e sostener lo puzzo<br />
+ del villan d’Aguglion, di quel da Signa,<br />
+ che già per barattare ha l’occhio aguzzo!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se la gente ch’al mondo più traligna<br />
+ non fosse stata a Cesare noverca,<br />
+ ma come madre a suo figlio benigna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal fatto è fiorentino e cambia e merca,<br />
+ che si sarebbe vòlto a Simifonti,<br />
+ là dove andava l’avolo a la cerca;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sariesi Montemurlo ancor de’ Conti;<br />
+ sarieno i Cerchi nel piovier d’Acone,<br />
+ e forse in Valdigrieve i Buondelmonti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sempre la confusion de le persone<br />
+ principio fu del mal de la cittade,<br />
+ come del vostro il cibo che s’appone;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cieco toro più avaccio cade<br />
+ che cieco agnello; e molte volte taglia<br />
+ più e meglio una che le cinque spade.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se tu riguardi Luni e Orbisaglia<br />
+ come sono ite, e come se ne vanno<br />
+ di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ udir come le schiatte si disfanno<br />
+ non ti parrà nova cosa né forte,<br />
+ poscia che le cittadi termine hanno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le vostre cose tutte hanno lor morte,<br />
+ sì come voi; ma celasi in alcuna<br />
+ che dura molto, e le vite son corte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come ’l volger del ciel de la luna<br />
+ cuopre e discuopre i liti sanza posa,<br />
+ così fa di Fiorenza la Fortuna:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che non dee parer mirabil cosa<br />
+ ciò ch’io dirò de li alti Fiorentini<br />
+ onde è la fama nel tempo nascosa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi li Ughi e vidi i Catellini,<br />
+ Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi,<br />
+ già nel calare, illustri cittadini;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi così grandi come antichi,<br />
+ con quel de la Sannella, quel de l’Arca,<br />
+ e Soldanieri e Ardinghi e Bostichi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sovra la porta ch’al presente è carca<br />
+ di nova fellonia di tanto peso<br />
+ che tosto fia iattura de la barca,<br />
+</p>
+
+<p>
+ erano i Ravignani, ond’ è disceso<br />
+ il conte Guido e qualunque del nome<br />
+ de l’alto Bellincione ha poscia preso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quel de la Pressa sapeva già come<br />
+ regger si vuole, e avea Galigaio<br />
+ dorata in casa sua già l’elsa e ’l pome.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Grand’ era già la colonna del Vaio,<br />
+ Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci<br />
+ e Galli e quei ch’arrossan per lo staio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ceppo di che nacquero i Calfucci<br />
+ era già grande, e già eran tratti<br />
+ a le curule Sizii e Arrigucci.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh quali io vidi quei che son disfatti<br />
+ per lor superbia! e le palle de l’oro<br />
+ fiorian Fiorenza in tutt’ i suoi gran fatti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così facieno i padri di coloro<br />
+ che, sempre che la vostra chiesa vaca,<br />
+ si fanno grassi stando a consistoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’oltracotata schiatta che s’indraca<br />
+ dietro a chi fugge, e a chi mostra ’l dente<br />
+ o ver la borsa, com’ agnel si placa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ già venìa sù, ma di picciola gente;<br />
+ sì che non piacque ad Ubertin Donato<br />
+ che poï il suocero il fé lor parente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Già era ’l Caponsacco nel mercato<br />
+ disceso giù da Fiesole, e già era<br />
+ buon cittadino Giuda e Infangato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io dirò cosa incredibile e vera:<br />
+ nel picciol cerchio s’entrava per porta<br />
+ che si nomava da quei de la Pera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ciascun che de la bella insegna porta<br />
+ del gran barone il cui nome e ’l cui pregio<br />
+ la festa di Tommaso riconforta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ da esso ebbe milizia e privilegio;<br />
+ avvegna che con popol si rauni<br />
+ oggi colui che la fascia col fregio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Già eran Gualterotti e Importuni;<br />
+ e ancor saria Borgo più quïeto,<br />
+ se di novi vicin fosser digiuni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La casa di che nacque il vostro fleto,<br />
+ per lo giusto disdegno che v’ha morti<br />
+ e puose fine al vostro viver lieto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ era onorata, essa e suoi consorti:<br />
+ o Buondelmonte, quanto mal fuggisti<br />
+ le nozze süe per li altrui conforti!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Molti sarebber lieti, che son tristi,<br />
+ se Dio t’avesse conceduto ad Ema<br />
+ la prima volta ch’a città venisti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma conveniesi a quella pietra scema<br />
+ che guarda ’l ponte, che Fiorenza fesse<br />
+ vittima ne la sua pace postrema.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con queste genti, e con altre con esse,<br />
+ vid’ io Fiorenza in sì fatto riposo,<br />
+ che non avea cagione onde piangesse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con queste genti vid’io glorïoso<br />
+ e giusto il popol suo, tanto che ’l giglio<br />
+ non era ad asta mai posto a ritroso,<br />
+</p>
+
+<p>
+ né per divisïon fatto vermiglio».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap17"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XVII
+</h3>
+
+<p>
+ Qual venne a Climenè, per accertarsi<br />
+ di ciò ch’avëa incontro a sé udito,<br />
+ quei ch’ancor fa li padri ai figli scarsi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal era io, e tal era sentito<br />
+ e da Beatrice e da la santa lampa<br />
+ che pria per me avea mutato sito.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per che mia donna «Manda fuor la vampa<br />
+ del tuo disio», mi disse, «sì ch’ella esca<br />
+ segnata bene de la interna stampa:<br />
+</p>
+
+<p>
+ non perché nostra conoscenza cresca<br />
+ per tuo parlare, ma perché t’ausi<br />
+ a dir la sete, sì che l’uom ti mesca».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O cara piota mia che sì t’insusi,<br />
+ che, come veggion le terrene menti<br />
+ non capere in trïangol due ottusi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così vedi le cose contingenti<br />
+ anzi che sieno in sé, mirando il punto<br />
+ a cui tutti li tempi son presenti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ mentre ch’io era a Virgilio congiunto<br />
+ su per lo monte che l’anime cura<br />
+ e discendendo nel mondo defunto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ dette mi fuor di mia vita futura<br />
+ parole gravi, avvegna ch’io mi senta<br />
+ ben tetragono ai colpi di ventura;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che la voglia mia saria contenta<br />
+ d’intender qual fortuna mi s’appressa:<br />
+ ché saetta previsa vien più lenta».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così diss’ io a quella luce stessa<br />
+ che pria m’avea parlato; e come volle<br />
+ Beatrice, fu la mia voglia confessa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Né per ambage, in che la gente folle<br />
+ già s’inviscava pria che fosse anciso<br />
+ l’Agnel di Dio che le peccata tolle,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per chiare parole e con preciso<br />
+ latin rispuose quello amor paterno,<br />
+ chiuso e parvente del suo proprio riso:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «La contingenza, che fuor del quaderno<br />
+ de la vostra matera non si stende,<br />
+ tutta è dipinta nel cospetto etterno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ necessità però quindi non prende<br />
+ se non come dal viso in che si specchia<br />
+ nave che per torrente giù discende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da indi, sì come viene ad orecchia<br />
+ dolce armonia da organo, mi viene<br />
+ a vista il tempo che ti s’apparecchia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual si partio Ipolito d’Atene<br />
+ per la spietata e perfida noverca,<br />
+ tal di Fiorenza partir ti convene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo si vuole e questo già si cerca,<br />
+ e tosto verrà fatto a chi ciò pensa<br />
+ là dove Cristo tutto dì si merca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La colpa seguirà la parte offensa<br />
+ in grido, come suol; ma la vendetta<br />
+ fia testimonio al ver che la dispensa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu lascerai ogne cosa diletta<br />
+ più caramente; e questo è quello strale<br />
+ che l’arco de lo essilio pria saetta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu proverai sì come sa di sale<br />
+ lo pane altrui, e come è duro calle<br />
+ lo scendere e ’l salir per l’altrui scale.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che più ti graverà le spalle,<br />
+ sarà la compagnia malvagia e scempia<br />
+ con la qual tu cadrai in questa valle;<br />
+</p>
+
+<p>
+ che tutta ingrata, tutta matta ed empia<br />
+ si farà contr’ a te; ma, poco appresso,<br />
+ ella, non tu, n’avrà rossa la tempia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di sua bestialitate il suo processo<br />
+ farà la prova; sì ch’a te fia bello<br />
+ averti fatta parte per te stesso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo primo tuo refugio e ’l primo ostello<br />
+ sarà la cortesia del gran Lombardo<br />
+ che ’n su la scala porta il santo uccello;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch’in te avrà sì benigno riguardo,<br />
+ che del fare e del chieder, tra voi due,<br />
+ fia primo quel che tra li altri è più tardo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con lui vedrai colui che ’mpresso fue,<br />
+ nascendo, sì da questa stella forte,<br />
+ che notabili fier l’opere sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non se ne son le genti ancora accorte<br />
+ per la novella età, ché pur nove anni<br />
+ son queste rote intorno di lui torte;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma pria che ’l Guasco l’alto Arrigo inganni,<br />
+ parran faville de la sua virtute<br />
+ in non curar d’argento né d’affanni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le sue magnificenze conosciute<br />
+ saranno ancora, sì che ’ suoi nemici<br />
+ non ne potran tener le lingue mute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A lui t’aspetta e a’ suoi benefici;<br />
+ per lui fia trasmutata molta gente,<br />
+ cambiando condizion ricchi e mendici;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e portera’ne scritto ne la mente<br />
+ di lui, e nol dirai»; e disse cose<br />
+ incredibili a quei che fier presente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi giunse: «Figlio, queste son le chiose<br />
+ di quel che ti fu detto; ecco le ’nsidie<br />
+ che dietro a pochi giri son nascose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non vo’ però ch’a’ tuoi vicini invidie,<br />
+ poscia che s’infutura la tua vita<br />
+ vie più là che ’l punir di lor perfidie».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che, tacendo, si mostrò spedita<br />
+ l’anima santa di metter la trama<br />
+ in quella tela ch’io le porsi ordita,<br />
+</p>
+
+<p>
+ io cominciai, come colui che brama,<br />
+ dubitando, consiglio da persona<br />
+ che vede e vuol dirittamente e ama:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Ben veggio, padre mio, sì come sprona<br />
+ lo tempo verso me, per colpo darmi<br />
+ tal, ch’è più grave a chi più s’abbandona;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che di provedenza è buon ch’io m’armi,<br />
+ sì che, se loco m’è tolto più caro,<br />
+ io non perdessi li altri per miei carmi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Giù per lo mondo sanza fine amaro,<br />
+ e per lo monte del cui bel cacume<br />
+ li occhi de la mia donna mi levaro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e poscia per lo ciel, di lume in lume,<br />
+ ho io appreso quel che s’io ridico,<br />
+ a molti fia sapor di forte agrume;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e s’io al vero son timido amico,<br />
+ temo di perder viver tra coloro<br />
+ che questo tempo chiameranno antico».<br />
+</p>
+
+<p>
+ La luce in che rideva il mio tesoro<br />
+ ch’io trovai lì, si fé prima corusca,<br />
+ quale a raggio di sole specchio d’oro;<br />
+</p>
+
+<p>
+ indi rispuose: «Coscïenza fusca<br />
+ o de la propria o de l’altrui vergogna<br />
+ pur sentirà la tua parola brusca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,<br />
+ tutta tua visïon fa manifesta;<br />
+ e lascia pur grattar dov’ è la rogna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ché se la voce tua sarà molesta<br />
+ nel primo gusto, vital nodrimento<br />
+ lascerà poi, quando sarà digesta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo tuo grido farà come vento,<br />
+ che le più alte cime più percuote;<br />
+ e ciò non fa d’onor poco argomento.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però ti son mostrate in queste rote,<br />
+ nel monte e ne la valle dolorosa<br />
+ pur l’anime che son di fama note,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che l’animo di quel ch’ode, non posa<br />
+ né ferma fede per essempro ch’aia<br />
+ la sua radice incognita e ascosa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ né per altro argomento che non paia».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap18"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XVIII
+</h3>
+
+<p>
+ Già si godeva solo del suo verbo<br />
+ quello specchio beato, e io gustava<br />
+ lo mio, temprando col dolce l’acerbo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quella donna ch’a Dio mi menava<br />
+ disse: «Muta pensier; pensa ch’i’ sono<br />
+ presso a colui ch’ogne torto disgrava».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io mi rivolsi a l’amoroso suono<br />
+ del mio conforto; e qual io allor vidi<br />
+ ne li occhi santi amor, qui l’abbandono:<br />
+</p>
+
+<p>
+ non perch’ io pur del mio parlar diffidi,<br />
+ ma per la mente che non può redire<br />
+ sovra sé tanto, s’altri non la guidi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tanto poss’ io di quel punto ridire,<br />
+ che, rimirando lei, lo mio affetto<br />
+ libero fu da ogne altro disire,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fin che ’l piacere etterno, che diretto<br />
+ raggiava in Bëatrice, dal bel viso<br />
+ mi contentava col secondo aspetto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vincendo me col lume d’un sorriso,<br />
+ ella mi disse: «Volgiti e ascolta;<br />
+ ché non pur ne’ miei occhi è paradiso».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come si vede qui alcuna volta<br />
+ l’affetto ne la vista, s’elli è tanto,<br />
+ che da lui sia tutta l’anima tolta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così nel fiammeggiar del folgór santo,<br />
+ a ch’io mi volsi, conobbi la voglia<br />
+ in lui di ragionarmi ancora alquanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ El cominciò: «In questa quinta soglia<br />
+ de l’albero che vive de la cima<br />
+ e frutta sempre e mai non perde foglia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ spiriti son beati, che giù, prima<br />
+ che venissero al ciel, fuor di gran voce,<br />
+ sì ch’ogne musa ne sarebbe opima.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però mira ne’ corni de la croce:<br />
+ quello ch’io nomerò, lì farà l’atto<br />
+ che fa in nube il suo foco veloce».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi per la croce un lume tratto<br />
+ dal nomar Iosuè, com’ el si feo;<br />
+ né mi fu noto il dir prima che ’l fatto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E al nome de l’alto Macabeo<br />
+ vidi moversi un altro roteando,<br />
+ e letizia era ferza del paleo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così per Carlo Magno e per Orlando<br />
+ due ne seguì lo mio attento sguardo,<br />
+ com’ occhio segue suo falcon volando.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo<br />
+ e ’l duca Gottifredi la mia vista<br />
+ per quella croce, e Ruberto Guiscardo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi, tra l’altre luci mota e mista,<br />
+ mostrommi l’alma che m’avea parlato<br />
+ qual era tra i cantor del cielo artista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io mi rivolsi dal mio destro lato<br />
+ per vedere in Beatrice il mio dovere,<br />
+ o per parlare o per atto, segnato;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi le sue luci tanto mere,<br />
+ tanto gioconde, che la sua sembianza<br />
+ vinceva li altri e l’ultimo solere.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come, per sentir più dilettanza<br />
+ bene operando, l’uom di giorno in giorno<br />
+ s’accorge che la sua virtute avanza,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì m’accors’ io che ’l mio girare intorno<br />
+ col cielo insieme avea cresciuto l’arco,<br />
+ veggendo quel miracol più addorno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E qual è ’l trasmutare in picciol varco<br />
+ di tempo in bianca donna, quando ’l volto<br />
+ suo si discarchi di vergogna il carco,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal fu ne li occhi miei, quando fui vòlto,<br />
+ per lo candor de la temprata stella<br />
+ sesta, che dentro a sé m’avea ricolto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi in quella giovïal facella<br />
+ lo sfavillar de l’amor che lì era<br />
+ segnare a li occhi miei nostra favella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come augelli surti di rivera,<br />
+ quasi congratulando a lor pasture,<br />
+ fanno di sé or tonda or altra schiera,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì dentro ai lumi sante creature<br />
+ volitando cantavano, e faciensi<br />
+ or D, or I, or L in sue figure.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Prima, cantando, a sua nota moviensi;<br />
+ poi, diventando l’un di questi segni,<br />
+ un poco s’arrestavano e taciensi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O diva Pegasëa che li ’ngegni<br />
+ fai glorïosi e rendili longevi,<br />
+ ed essi teco le cittadi e ’ regni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ illustrami di te, sì ch’io rilevi<br />
+ le lor figure com’ io l’ho concette:<br />
+ paia tua possa in questi versi brevi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Mostrarsi dunque in cinque volte sette<br />
+ vocali e consonanti; e io notai<br />
+ le parti sì, come mi parver dette.<br />
+</p>
+
+<p>
+ ‘DILIGITE IUSTITIAM’, primai<br />
+ fur verbo e nome di tutto ’l dipinto;<br />
+ ‘QUI IUDICATIS TERRAM’, fur sezzai.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia ne l’emme del vocabol quinto<br />
+ rimasero ordinate; sì che Giove<br />
+ pareva argento lì d’oro distinto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E vidi scendere altre luci dove<br />
+ era il colmo de l’emme, e lì quetarsi<br />
+ cantando, credo, il ben ch’a sé le move.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, come nel percuoter d’i ciocchi arsi<br />
+ surgono innumerabili faville,<br />
+ onde li stolti sogliono agurarsi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ resurger parver quindi più di mille<br />
+ luci e salir, qual assai e qual poco,<br />
+ sì come ’l sol che l’accende sortille;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quïetata ciascuna in suo loco,<br />
+ la testa e ’l collo d’un’aguglia vidi<br />
+ rappresentare a quel distinto foco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quei che dipinge lì, non ha chi ’l guidi;<br />
+ ma esso guida, e da lui si rammenta<br />
+ quella virtù ch’è forma per li nidi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’altra bëatitudo, che contenta<br />
+ pareva prima d’ingigliarsi a l’emme,<br />
+ con poco moto seguitò la ’mprenta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O dolce stella, quali e quante gemme<br />
+ mi dimostraro che nostra giustizia<br />
+ effetto sia del ciel che tu ingemme!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per ch’io prego la mente in che s’inizia<br />
+ tuo moto e tua virtute, che rimiri<br />
+ ond’ esce il fummo che ’l tuo raggio vizia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì ch’un’altra fïata omai s’adiri<br />
+ del comperare e vender dentro al templo<br />
+ che si murò di segni e di martìri.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O milizia del ciel cu’ io contemplo,<br />
+ adora per color che sono in terra<br />
+ tutti svïati dietro al malo essemplo!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Già si solea con le spade far guerra;<br />
+ ma or si fa togliendo or qui or quivi<br />
+ lo pan che ’l pïo Padre a nessun serra.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma tu che sol per cancellare scrivi,<br />
+ pensa che Pietro e Paulo, che moriro<br />
+ per la vigna che guasti, ancor son vivi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben puoi tu dire: «I’ ho fermo ’l disiro<br />
+ sì a colui che volle viver solo<br />
+ e che per salti fu tratto al martiro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch’io non conosco il pescator né Polo».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap19"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XIX
+</h3>
+
+<p>
+ Parea dinanzi a me con l’ali aperte<br />
+ la bella image che nel dolce frui<br />
+ liete facevan l’anime conserte;<br />
+</p>
+
+<p>
+ parea ciascuna rubinetto in cui<br />
+ raggio di sole ardesse sì acceso,<br />
+ che ne’ miei occhi rifrangesse lui.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che mi convien ritrar testeso,<br />
+ non portò voce mai, né scrisse incostro,<br />
+ né fu per fantasia già mai compreso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch’io vidi e anche udi’ parlar lo rostro,<br />
+ e sonar ne la voce e «io» e «mio»,<br />
+ quand’ era nel concetto e ‘noi’ e ‘nostro’.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E cominciò: «Per esser giusto e pio<br />
+ son io qui essaltato a quella gloria<br />
+ che non si lascia vincere a disio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e in terra lasciai la mia memoria<br />
+ sì fatta, che le genti lì malvage<br />
+ commendan lei, ma non seguon la storia».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così un sol calor di molte brage<br />
+ si fa sentir, come di molti amori<br />
+ usciva solo un suon di quella image.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond’ io appresso: «O perpetüi fiori<br />
+ de l’etterna letizia, che pur uno<br />
+ parer mi fate tutti vostri odori,<br />
+</p>
+
+<p>
+ solvetemi, spirando, il gran digiuno<br />
+ che lungamente m’ha tenuto in fame,<br />
+ non trovandoli in terra cibo alcuno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben so io che, se ’n cielo altro reame<br />
+ la divina giustizia fa suo specchio,<br />
+ che ’l vostro non l’apprende con velame.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sapete come attento io m’apparecchio<br />
+ ad ascoltar; sapete qual è quello<br />
+ dubbio che m’è digiun cotanto vecchio».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quasi falcone ch’esce del cappello,<br />
+ move la testa e con l’ali si plaude,<br />
+ voglia mostrando e faccendosi bello,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vid’ io farsi quel segno, che di laude<br />
+ de la divina grazia era contesto,<br />
+ con canti quai si sa chi là sù gaude.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi cominciò: «Colui che volse il sesto<br />
+ a lo stremo del mondo, e dentro ad esso<br />
+ distinse tanto occulto e manifesto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non poté suo valor sì fare impresso<br />
+ in tutto l’universo, che ’l suo verbo<br />
+ non rimanesse in infinito eccesso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ciò fa certo che ’l primo superbo,<br />
+ che fu la somma d’ogne creatura,<br />
+ per non aspettar lume, cadde acerbo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quinci appar ch’ogne minor natura<br />
+ è corto recettacolo a quel bene<br />
+ che non ha fine e sé con sé misura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque vostra veduta, che convene<br />
+ esser alcun de’ raggi de la mente<br />
+ di che tutte le cose son ripiene,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non pò da sua natura esser possente<br />
+ tanto, che suo principio discerna<br />
+ molto di là da quel che l’è parvente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però ne la giustizia sempiterna<br />
+ la vista che riceve il vostro mondo,<br />
+ com’ occhio per lo mare, entro s’interna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ che, ben che da la proda veggia il fondo,<br />
+ in pelago nol vede; e nondimeno<br />
+ èli, ma cela lui l’esser profondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lume non è, se non vien dal sereno<br />
+ che non si turba mai; anzi è tenèbra<br />
+ od ombra de la carne o suo veleno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Assai t’è mo aperta la latebra<br />
+ che t’ascondeva la giustizia viva,<br />
+ di che facei question cotanto crebra;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché tu dicevi: “Un uom nasce a la riva<br />
+ de l’Indo, e quivi non è chi ragioni<br />
+ di Cristo né chi legga né chi scriva;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tutti suoi voleri e atti buoni<br />
+ sono, quanto ragione umana vede,<br />
+ sanza peccato in vita o in sermoni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Muore non battezzato e sanza fede:<br />
+ ov’ è questa giustizia che ’l condanna?<br />
+ ov’ è la colpa sua, se ei non crede?”.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna,<br />
+ per giudicar di lungi mille miglia<br />
+ con la veduta corta d’una spanna?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Certo a colui che meco s’assottiglia,<br />
+ se la Scrittura sovra voi non fosse,<br />
+ da dubitar sarebbe a maraviglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh terreni animali! oh menti grosse!<br />
+ La prima volontà, ch’è da sé buona,<br />
+ da sé, ch’è sommo ben, mai non si mosse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cotanto è giusto quanto a lei consuona:<br />
+ nullo creato bene a sé la tira,<br />
+ ma essa, radïando, lui cagiona».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quale sovresso il nido si rigira<br />
+ poi c’ha pasciuti la cicogna i figli,<br />
+ e come quel ch’è pasto la rimira;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cotal si fece, e sì leväi i cigli,<br />
+ la benedetta imagine, che l’ali<br />
+ movea sospinte da tanti consigli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Roteando cantava, e dicea: «Quali<br />
+ son le mie note a te, che non le ’ntendi,<br />
+ tal è il giudicio etterno a voi mortali».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi si quetaro quei lucenti incendi<br />
+ de lo Spirito Santo ancor nel segno<br />
+ che fé i Romani al mondo reverendi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ esso ricominciò: «A questo regno<br />
+ non salì mai chi non credette ’n Cristo,<br />
+ né pria né poi ch’el si chiavasse al legno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma vedi: molti gridan “Cristo, Cristo!”,<br />
+ che saranno in giudicio assai men prope<br />
+ a lui, che tal che non conosce Cristo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tai Cristian dannerà l’Etïòpe,<br />
+ quando si partiranno i due collegi,<br />
+ l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Che poran dir li Perse a’ vostri regi,<br />
+ come vedranno quel volume aperto<br />
+ nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lì si vedrà, tra l’opere d’Alberto,<br />
+ quella che tosto moverà la penna,<br />
+ per che ’l regno di Praga fia diserto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lì si vedrà il duol che sovra Senna<br />
+ induce, falseggiando la moneta,<br />
+ quel che morrà di colpo di cotenna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lì si vedrà la superbia ch’asseta,<br />
+ che fa lo Scotto e l’Inghilese folle,<br />
+ sì che non può soffrir dentro a sua meta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedrassi la lussuria e ’l viver molle<br />
+ di quel di Spagna e di quel di Boemme,<br />
+ che mai valor non conobbe né volle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme<br />
+ segnata con un i la sua bontate,<br />
+ quando ’l contrario segnerà un emme.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedrassi l’avarizia e la viltate<br />
+ di quei che guarda l’isola del foco,<br />
+ ove Anchise finì la lunga etate;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e a dare ad intender quanto è poco,<br />
+ la sua scrittura fian lettere mozze,<br />
+ che noteranno molto in parvo loco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E parranno a ciascun l’opere sozze<br />
+ del barba e del fratel, che tanto egregia<br />
+ nazione e due corone han fatte bozze.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel di Portogallo e di Norvegia<br />
+ lì si conosceranno, e quel di Rascia<br />
+ che male ha visto il conio di Vinegia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh beata Ungheria, se non si lascia<br />
+ più malmenare! e beata Navarra,<br />
+ se s’armasse del monte che la fascia!<br />
+</p>
+
+<p>
+ E creder de’ ciascun che già, per arra<br />
+ di questo, Niccosïa e Famagosta<br />
+ per la lor bestia si lamenti e garra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che dal fianco de l’altre non si scosta».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap20"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XX
+</h3>
+
+<p>
+ Quando colui che tutto ’l mondo alluma<br />
+ de l’emisperio nostro sì discende,<br />
+ che ’l giorno d’ogne parte si consuma,<br />
+</p>
+
+<p>
+ lo ciel, che sol di lui prima s’accende,<br />
+ subitamente si rifà parvente<br />
+ per molte luci, in che una risplende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e questo atto del ciel mi venne a mente,<br />
+ come ’l segno del mondo e de’ suoi duci<br />
+ nel benedetto rostro fu tacente;<br />
+</p>
+
+<p>
+ però che tutte quelle vive luci,<br />
+ vie più lucendo, cominciaron canti<br />
+ da mia memoria labili e caduci.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O dolce amor che di riso t’ammanti,<br />
+ quanto parevi ardente in que’ flailli,<br />
+ ch’avieno spirto sol di pensier santi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia che i cari e lucidi lapilli<br />
+ ond’ io vidi ingemmato il sesto lume<br />
+ puoser silenzio a li angelici squilli,<br />
+</p>
+
+<p>
+ udir mi parve un mormorar di fiume<br />
+ che scende chiaro giù di pietra in pietra,<br />
+ mostrando l’ubertà del suo cacume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come suono al collo de la cetra<br />
+ prende sua forma, e sì com’ al pertugio<br />
+ de la sampogna vento che penètra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così, rimosso d’aspettare indugio,<br />
+ quel mormorar de l’aguglia salissi<br />
+ su per lo collo, come fosse bugio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fecesi voce quivi, e quindi uscissi<br />
+ per lo suo becco in forma di parole,<br />
+ quali aspettava il core ov’ io le scrissi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «La parte in me che vede e pate il sole<br />
+ ne l’aguglie mortali», incominciommi,<br />
+ «or fisamente riguardar si vole,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché d’i fuochi ond’ io figura fommi,<br />
+ quelli onde l’occhio in testa mi scintilla,<br />
+ e’ di tutti lor gradi son li sommi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Colui che luce in mezzo per pupilla,<br />
+ fu il cantor de lo Spirito Santo,<br />
+ che l’arca traslatò di villa in villa:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce il merto del suo canto,<br />
+ in quanto effetto fu del suo consiglio,<br />
+ per lo remunerar ch’è altrettanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio,<br />
+ colui che più al becco mi s’accosta,<br />
+ la vedovella consolò del figlio:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce quanto caro costa<br />
+ non seguir Cristo, per l’esperïenza<br />
+ di questa dolce vita e de l’opposta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che segue in la circunferenza<br />
+ di che ragiono, per l’arco superno,<br />
+ morte indugiò per vera penitenza:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce che ’l giudicio etterno<br />
+ non si trasmuta, quando degno preco<br />
+ fa crastino là giù de l’odïerno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’altro che segue, con le leggi e meco,<br />
+ sotto buona intenzion che fé mal frutto,<br />
+ per cedere al pastor si fece greco:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce come il mal dedutto<br />
+ dal suo bene operar non li è nocivo,<br />
+ avvegna che sia ’l mondo indi distrutto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che vedi ne l’arco declivo,<br />
+ Guiglielmo fu, cui quella terra plora<br />
+ che piagne Carlo e Federigo vivo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce come s’innamora<br />
+ lo ciel del giusto rege, e al sembiante<br />
+ del suo fulgore il fa vedere ancora.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Chi crederebbe giù nel mondo errante<br />
+ che Rifëo Troiano in questo tondo<br />
+ fosse la quinta de le luci sante?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ora conosce assai di quel che ’l mondo<br />
+ veder non può de la divina grazia,<br />
+ ben che sua vista non discerna il fondo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quale allodetta che ’n aere si spazia<br />
+ prima cantando, e poi tace contenta<br />
+ de l’ultima dolcezza che la sazia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal mi sembiò l’imago de la ’mprenta<br />
+ de l’etterno piacere, al cui disio<br />
+ ciascuna cosa qual ell’ è diventa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E avvegna ch’io fossi al dubbiar mio<br />
+ lì quasi vetro a lo color ch’el veste,<br />
+ tempo aspettar tacendo non patio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma de la bocca, «Che cose son queste?»,<br />
+ mi pinse con la forza del suo peso:<br />
+ per ch’io di coruscar vidi gran feste.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi appresso, con l’occhio più acceso,<br />
+ lo benedetto segno mi rispuose<br />
+ per non tenermi in ammirar sospeso:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Io veggio che tu credi queste cose<br />
+ perch’ io le dico, ma non vedi come;<br />
+ sì che, se son credute, sono ascose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fai come quei che la cosa per nome<br />
+ apprende ben, ma la sua quiditate<br />
+ veder non può se altri non la prome.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Regnum celorum vïolenza pate<br />
+ da caldo amore e da viva speranza,<br />
+ che vince la divina volontate:<br />
+</p>
+
+<p>
+ non a guisa che l’omo a l’om sobranza,<br />
+ ma vince lei perché vuole esser vinta,<br />
+ e, vinta, vince con sua beninanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La prima vita del ciglio e la quinta<br />
+ ti fa maravigliar, perché ne vedi<br />
+ la regïon de li angeli dipinta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ D’i corpi suoi non uscir, come credi,<br />
+ Gentili, ma Cristiani, in ferma fede<br />
+ quel d’i passuri e quel d’i passi piedi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ché l’una de lo ’nferno, u’ non si riede<br />
+ già mai a buon voler, tornò a l’ossa;<br />
+ e ciò di viva spene fu mercede:<br />
+</p>
+
+<p>
+ di viva spene, che mise la possa<br />
+ ne’ prieghi fatti a Dio per suscitarla,<br />
+ sì che potesse sua voglia esser mossa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’anima glorïosa onde si parla,<br />
+ tornata ne la carne, in che fu poco,<br />
+ credette in lui che potëa aiutarla;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e credendo s’accese in tanto foco<br />
+ di vero amor, ch’a la morte seconda<br />
+ fu degna di venire a questo gioco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’altra, per grazia che da sì profonda<br />
+ fontana stilla, che mai creatura<br />
+ non pinse l’occhio infino a la prima onda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tutto suo amor là giù pose a drittura:<br />
+ per che, di grazia in grazia, Dio li aperse<br />
+ l’occhio a la nostra redenzion futura;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ond’ ei credette in quella, e non sofferse<br />
+ da indi il puzzo più del paganesmo;<br />
+ e riprendiene le genti perverse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quelle tre donne li fur per battesmo<br />
+ che tu vedesti da la destra rota,<br />
+ dinanzi al battezzar più d’un millesmo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O predestinazion, quanto remota<br />
+ è la radice tua da quelli aspetti<br />
+ che la prima cagion non veggion tota!<br />
+</p>
+
+<p>
+ E voi, mortali, tenetevi stretti<br />
+ a giudicar: ché noi, che Dio vedemo,<br />
+ non conosciamo ancor tutti li eletti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ed ènne dolce così fatto scemo,<br />
+ perché il ben nostro in questo ben s’affina,<br />
+ che quel che vole Iddio, e noi volemo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così da quella imagine divina,<br />
+ per farmi chiara la mia corta vista,<br />
+ data mi fu soave medicina.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come a buon cantor buon citarista<br />
+ fa seguitar lo guizzo de la corda,<br />
+ in che più di piacer lo canto acquista,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì, mentre ch’e’ parlò, sì mi ricorda<br />
+ ch’io vidi le due luci benedette,<br />
+ pur come batter d’occhi si concorda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con le parole mover le fiammette.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap21"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXI
+</h3>
+
+<p>
+ Già eran li occhi miei rifissi al volto<br />
+ de la mia donna, e l’animo con essi,<br />
+ e da ogne altro intento s’era tolto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quella non ridea; ma «S’io ridessi»,<br />
+ mi cominciò, «tu ti faresti quale<br />
+ fu Semelè quando di cener fessi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché la bellezza mia, che per le scale<br />
+ de l’etterno palazzo più s’accende,<br />
+ com’ hai veduto, quanto più si sale,<br />
+</p>
+
+<p>
+ se non si temperasse, tanto splende,<br />
+ che ’l tuo mortal podere, al suo fulgore,<br />
+ sarebbe fronda che trono scoscende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Noi sem levati al settimo splendore,<br />
+ che sotto ’l petto del Leone ardente<br />
+ raggia mo misto giù del suo valore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ficca di retro a li occhi tuoi la mente,<br />
+ e fa di quelli specchi a la figura<br />
+ che ’n questo specchio ti sarà parvente».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual savesse qual era la pastura<br />
+ del viso mio ne l’aspetto beato<br />
+ quand’ io mi trasmutai ad altra cura,<br />
+</p>
+
+<p>
+ conoscerebbe quanto m’era a grato<br />
+ ubidire a la mia celeste scorta,<br />
+ contrapesando l’un con l’altro lato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dentro al cristallo che ’l vocabol porta,<br />
+ cerchiando il mondo, del suo caro duce<br />
+ sotto cui giacque ogne malizia morta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di color d’oro in che raggio traluce<br />
+ vid’ io uno scaleo eretto in suso<br />
+ tanto, che nol seguiva la mia luce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vidi anche per li gradi scender giuso<br />
+ tanti splendor, ch’io pensai ch’ogne lume<br />
+ che par nel ciel, quindi fosse diffuso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come, per lo natural costume,<br />
+ le pole insieme, al cominciar del giorno,<br />
+ si movono a scaldar le fredde piume;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi altre vanno via sanza ritorno,<br />
+ altre rivolgon sé onde son mosse,<br />
+ e altre roteando fan soggiorno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal modo parve me che quivi fosse<br />
+ in quello sfavillar che ’nsieme venne,<br />
+ sì come in certo grado si percosse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che presso più ci si ritenne,<br />
+ si fé sì chiaro, ch’io dicea pensando:<br />
+ ‘Io veggio ben l’amor che tu m’accenne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma quella ond’ io aspetto il come e ’l quando<br />
+ del dire e del tacer, si sta; ond’ io,<br />
+ contra ’l disio, fo ben ch’io non dimando’.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per ch’ella, che vedëa il tacer mio<br />
+ nel veder di colui che tutto vede,<br />
+ mi disse: «Solvi il tuo caldo disio».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io incominciai: «La mia mercede<br />
+ non mi fa degno de la tua risposta;<br />
+ ma per colei che ’l chieder mi concede,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vita beata che ti stai nascosta<br />
+ dentro a la tua letizia, fammi nota<br />
+ la cagion che sì presso mi t’ha posta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dì perché si tace in questa rota<br />
+ la dolce sinfonia di paradiso,<br />
+ che giù per l’altre suona sì divota».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Tu hai l’udir mortal sì come il viso»,<br />
+ rispuose a me; «onde qui non si canta<br />
+ per quel che Bëatrice non ha riso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Giù per li gradi de la scala santa<br />
+ discesi tanto sol per farti festa<br />
+ col dire e con la luce che mi ammanta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né più amor mi fece esser più presta,<br />
+ ché più e tanto amor quinci sù ferve,<br />
+ sì come il fiammeggiar ti manifesta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma l’alta carità, che ci fa serve<br />
+ pronte al consiglio che ’l mondo governa,<br />
+ sorteggia qui sì come tu osserve».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Io veggio ben», diss’ io, «sacra lucerna,<br />
+ come libero amore in questa corte<br />
+ basta a seguir la provedenza etterna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma questo è quel ch’a cerner mi par forte,<br />
+ perché predestinata fosti sola<br />
+ a questo officio tra le tue consorte».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Né venni prima a l’ultima parola,<br />
+ che del suo mezzo fece il lume centro,<br />
+ girando sé come veloce mola;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi rispuose l’amor che v’era dentro:<br />
+ «Luce divina sopra me s’appunta,<br />
+ penetrando per questa in ch’io m’inventro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la cui virtù, col mio veder congiunta,<br />
+ mi leva sopra me tanto, ch’i’ veggio<br />
+ la somma essenza de la quale è munta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quinci vien l’allegrezza ond’ io fiammeggio;<br />
+ per ch’a la vista mia, quant’ ella è chiara,<br />
+ la chiarità de la fiamma pareggio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma quell’ alma nel ciel che più si schiara,<br />
+ quel serafin che ’n Dio più l’occhio ha fisso,<br />
+ a la dimanda tua non satisfara,<br />
+</p>
+
+<p>
+ però che sì s’innoltra ne lo abisso<br />
+ de l’etterno statuto quel che chiedi,<br />
+ che da ogne creata vista è scisso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E al mondo mortal, quando tu riedi,<br />
+ questo rapporta, sì che non presumma<br />
+ a tanto segno più mover li piedi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La mente, che qui luce, in terra fumma;<br />
+ onde riguarda come può là giùe<br />
+ quel che non pote perché ’l ciel l’assumma».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì mi prescrisser le parole sue,<br />
+ ch’io lasciai la quistione e mi ritrassi<br />
+ a dimandarla umilmente chi fue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Tra ’ due liti d’Italia surgon sassi,<br />
+ e non molto distanti a la tua patria,<br />
+ tanto che ’ troni assai suonan più bassi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e fanno un gibbo che si chiama Catria,<br />
+ di sotto al quale è consecrato un ermo,<br />
+ che suole esser disposto a sola latria».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così ricominciommi il terzo sermo;<br />
+ e poi, continüando, disse: «Quivi<br />
+ al servigio di Dio mi fe’ sì fermo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che pur con cibi di liquor d’ulivi<br />
+ lievemente passava caldi e geli,<br />
+ contento ne’ pensier contemplativi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Render solea quel chiostro a questi cieli<br />
+ fertilemente; e ora è fatto vano,<br />
+ sì che tosto convien che si riveli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In quel loco fu’ io Pietro Damiano,<br />
+ e Pietro Peccator fu’ ne la casa<br />
+ di Nostra Donna in sul lito adriano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poca vita mortal m’era rimasa,<br />
+ quando fui chiesto e tratto a quel cappello,<br />
+ che pur di male in peggio si travasa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Venne Cefàs e venne il gran vasello<br />
+ de lo Spirito Santo, magri e scalzi,<br />
+ prendendo il cibo da qualunque ostello.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or voglion quinci e quindi chi rincalzi<br />
+ li moderni pastori e chi li meni,<br />
+ tanto son gravi, e chi di rietro li alzi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cuopron d’i manti loro i palafreni,<br />
+ sì che due bestie van sott’ una pelle:<br />
+ oh pazïenza che tanto sostieni!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ A questa voce vid’ io più fiammelle<br />
+ di grado in grado scendere e girarsi,<br />
+ e ogne giro le facea più belle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dintorno a questa vennero e fermarsi,<br />
+ e fero un grido di sì alto suono,<br />
+ che non potrebbe qui assomigliarsi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né io lo ’ntesi, sì mi vinse il tuono.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap22"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXII
+</h3>
+
+<p>
+ Oppresso di stupore, a la mia guida<br />
+ mi volsi, come parvol che ricorre<br />
+ sempre colà dove più si confida;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quella, come madre che soccorre<br />
+ sùbito al figlio palido e anelo<br />
+ con la sua voce, che ’l suol ben disporre,<br />
+</p>
+
+<p>
+ mi disse: «Non sai tu che tu se’ in cielo?<br />
+ e non sai tu che ’l cielo è tutto santo,<br />
+ e ciò che ci si fa vien da buon zelo?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come t’avrebbe trasmutato il canto,<br />
+ e io ridendo, mo pensar lo puoi,<br />
+ poscia che ’l grido t’ha mosso cotanto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ nel qual, se ’nteso avessi i prieghi suoi,<br />
+ già ti sarebbe nota la vendetta<br />
+ che tu vedrai innanzi che tu muoi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La spada di qua sù non taglia in fretta<br />
+ né tardo, ma’ ch’al parer di colui<br />
+ che disïando o temendo l’aspetta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma rivolgiti omai inverso altrui;<br />
+ ch’assai illustri spiriti vedrai,<br />
+ se com’ io dico l’aspetto redui».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come a lei piacque, li occhi ritornai,<br />
+ e vidi cento sperule che ’nsieme<br />
+ più s’abbellivan con mutüi rai.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io stava come quei che ’n sé repreme<br />
+ la punta del disio, e non s’attenta<br />
+ di domandar, sì del troppo si teme;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e la maggiore e la più luculenta<br />
+ di quelle margherite innanzi fessi,<br />
+ per far di sé la mia voglia contenta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi dentro a lei udi’: «Se tu vedessi<br />
+ com’ io la carità che tra noi arde,<br />
+ li tuoi concetti sarebbero espressi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perché tu, aspettando, non tarde<br />
+ a l’alto fine, io ti farò risposta<br />
+ pur al pensier, da che sì ti riguarde.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quel monte a cui Cassino è ne la costa<br />
+ fu frequentato già in su la cima<br />
+ da la gente ingannata e mal disposta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quel son io che sù vi portai prima<br />
+ lo nome di colui che ’n terra addusse<br />
+ la verità che tanto ci soblima;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tanta grazia sopra me relusse,<br />
+ ch’io ritrassi le ville circunstanti<br />
+ da l’empio cólto che ’l mondo sedusse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi altri fuochi tutti contemplanti<br />
+ uomini fuoro, accesi di quel caldo<br />
+ che fa nascere i fiori e ’ frutti santi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui è Maccario, qui è Romoaldo,<br />
+ qui son li frati miei che dentro ai chiostri<br />
+ fermar li piedi e tennero il cor saldo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io a lui: «L’affetto che dimostri<br />
+ meco parlando, e la buona sembianza<br />
+ ch’io veggio e noto in tutti li ardor vostri,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così m’ha dilatata mia fidanza,<br />
+ come ’l sol fa la rosa quando aperta<br />
+ tanto divien quant’ ell’ ha di possanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però ti priego, e tu, padre, m’accerta<br />
+ s’io posso prender tanta grazia, ch’io<br />
+ ti veggia con imagine scoverta».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond’ elli: «Frate, il tuo alto disio<br />
+ s’adempierà in su l’ultima spera,<br />
+ ove s’adempion tutti li altri e ’l mio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ivi è perfetta, matura e intera<br />
+ ciascuna disïanza; in quella sola<br />
+ è ogne parte là ove sempr’ era,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché non è in loco e non s’impola;<br />
+ e nostra scala infino ad essa varca,<br />
+ onde così dal viso ti s’invola.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Infin là sù la vide il patriarca<br />
+ Iacobbe porger la superna parte,<br />
+ quando li apparve d’angeli sì carca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma, per salirla, mo nessun diparte<br />
+ da terra i piedi, e la regola mia<br />
+ rimasa è per danno de le carte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le mura che solieno esser badia<br />
+ fatte sono spelonche, e le cocolle<br />
+ sacca son piene di farina ria.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma grave usura tanto non si tolle<br />
+ contra ’l piacer di Dio, quanto quel frutto<br />
+ che fa il cor de’ monaci sì folle;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché quantunque la Chiesa guarda, tutto<br />
+ è de la gente che per Dio dimanda;<br />
+ non di parenti né d’altro più brutto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La carne d’i mortali è tanto blanda,<br />
+ che giù non basta buon cominciamento<br />
+ dal nascer de la quercia al far la ghianda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pier cominciò sanz’ oro e sanz’ argento,<br />
+ e io con orazione e con digiuno,<br />
+ e Francesco umilmente il suo convento;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se guardi ’l principio di ciascuno,<br />
+ poscia riguardi là dov’ è trascorso,<br />
+ tu vederai del bianco fatto bruno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Veramente Iordan vòlto retrorso<br />
+ più fu, e ’l mar fuggir, quando Dio volse,<br />
+ mirabile a veder che qui ’l soccorso».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così mi disse, e indi si raccolse<br />
+ al suo collegio, e ’l collegio si strinse;<br />
+ poi, come turbo, in sù tutto s’avvolse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La dolce donna dietro a lor mi pinse<br />
+ con un sol cenno su per quella scala,<br />
+ sì sua virtù la mia natura vinse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né mai qua giù dove si monta e cala<br />
+ naturalmente, fu sì ratto moto<br />
+ ch’agguagliar si potesse a la mia ala.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S’io torni mai, lettore, a quel divoto<br />
+ trïunfo per lo quale io piango spesso<br />
+ le mie peccata e ’l petto mi percuoto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tu non avresti in tanto tratto e messo<br />
+ nel foco il dito, in quant’ io vidi ’l segno<br />
+ che segue il Tauro e fui dentro da esso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O glorïose stelle, o lume pregno<br />
+ di gran virtù, dal quale io riconosco<br />
+ tutto, qual che si sia, il mio ingegno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con voi nasceva e s’ascondeva vosco<br />
+ quelli ch’è padre d’ogne mortal vita,<br />
+ quand’ io senti’ di prima l’aere tosco;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e poi, quando mi fu grazia largita<br />
+ d’entrar ne l’alta rota che vi gira,<br />
+ la vostra regïon mi fu sortita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A voi divotamente ora sospira<br />
+ l’anima mia, per acquistar virtute<br />
+ al passo forte che a sé la tira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Tu se’ sì presso a l’ultima salute»,<br />
+ cominciò Bëatrice, «che tu dei<br />
+ aver le luci tue chiare e acute;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e però, prima che tu più t’inlei,<br />
+ rimira in giù, e vedi quanto mondo<br />
+ sotto li piedi già esser ti fei;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì che ’l tuo cor, quantunque può, giocondo<br />
+ s’appresenti a la turba trïunfante<br />
+ che lieta vien per questo etera tondo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Col viso ritornai per tutte quante<br />
+ le sette spere, e vidi questo globo<br />
+ tal, ch’io sorrisi del suo vil sembiante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quel consiglio per migliore approbo<br />
+ che l’ha per meno; e chi ad altro pensa<br />
+ chiamar si puote veramente probo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vidi la figlia di Latona incensa<br />
+ sanza quell’ ombra che mi fu cagione<br />
+ per che già la credetti rara e densa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’aspetto del tuo nato, Iperïone,<br />
+ quivi sostenni, e vidi com’ si move<br />
+ circa e vicino a lui Maia e Dïone.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi m’apparve il temperar di Giove<br />
+ tra ’l padre e ’l figlio; e quindi mi fu chiaro<br />
+ il varïar che fanno di lor dove;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tutti e sette mi si dimostraro<br />
+ quanto son grandi e quanto son veloci<br />
+ e come sono in distante riparo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’aiuola che ci fa tanto feroci,<br />
+ volgendom’ io con li etterni Gemelli,<br />
+ tutta m’apparve da’ colli a le foci;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap23"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXIII
+</h3>
+
+<p>
+ Come l’augello, intra l’amate fronde,<br />
+ posato al nido de’ suoi dolci nati<br />
+ la notte che le cose ci nasconde,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che, per veder li aspetti disïati<br />
+ e per trovar lo cibo onde li pasca,<br />
+ in che gravi labor li sono aggrati,<br />
+</p>
+
+<p>
+ previene il tempo in su aperta frasca,<br />
+ e con ardente affetto il sole aspetta,<br />
+ fiso guardando pur che l’alba nasca;<br />
+</p>
+
+<p>
+ così la donna mïa stava eretta<br />
+ e attenta, rivolta inver’ la plaga<br />
+ sotto la quale il sol mostra men fretta:<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì che, veggendola io sospesa e vaga,<br />
+ fecimi qual è quei che disïando<br />
+ altro vorria, e sperando s’appaga.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma poco fu tra uno e altro quando,<br />
+ del mio attender, dico, e del vedere<br />
+ lo ciel venir più e più rischiarando;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e Bëatrice disse: «Ecco le schiere<br />
+ del trïunfo di Cristo e tutto ’l frutto<br />
+ ricolto del girar di queste spere!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pariemi che ’l suo viso ardesse tutto,<br />
+ e li occhi avea di letizia sì pieni,<br />
+ che passarmen convien sanza costrutto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quale ne’ plenilunïi sereni<br />
+ Trivïa ride tra le ninfe etterne<br />
+ che dipingon lo ciel per tutti i seni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vid’ i’ sopra migliaia di lucerne<br />
+ un sol che tutte quante l’accendea,<br />
+ come fa ’l nostro le viste superne;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per la viva luce trasparea<br />
+ la lucente sustanza tanto chiara<br />
+ nel viso mio, che non la sostenea.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh Bëatrice, dolce guida e cara!<br />
+ Ella mi disse: «Quel che ti sobranza<br />
+ è virtù da cui nulla si ripara.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi è la sapïenza e la possanza<br />
+ ch’aprì le strade tra ’l cielo e la terra,<br />
+ onde fu già sì lunga disïanza».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come foco di nube si diserra<br />
+ per dilatarsi sì che non vi cape,<br />
+ e fuor di sua natura in giù s’atterra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la mente mia così, tra quelle dape<br />
+ fatta più grande, di sé stessa uscìo,<br />
+ e che si fesse rimembrar non sape.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Apri li occhi e riguarda qual son io;<br />
+ tu hai vedute cose, che possente<br />
+ se’ fatto a sostener lo riso mio».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io era come quei che si risente<br />
+ di visïone oblita e che s’ingegna<br />
+ indarno di ridurlasi a la mente,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quand’ io udi’ questa proferta, degna<br />
+ di tanto grato, che mai non si stingue<br />
+ del libro che ’l preterito rassegna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se mo sonasser tutte quelle lingue<br />
+ che Polimnïa con le suore fero<br />
+ del latte lor dolcissimo più pingue,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per aiutarmi, al millesmo del vero<br />
+ non si verria, cantando il santo riso<br />
+ e quanto il santo aspetto facea mero;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e così, figurando il paradiso,<br />
+ convien saltar lo sacrato poema,<br />
+ come chi trova suo cammin riciso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma chi pensasse il ponderoso tema<br />
+ e l’omero mortal che se ne carca,<br />
+ nol biasmerebbe se sott’ esso trema:<br />
+</p>
+
+<p>
+ non è pareggio da picciola barca<br />
+ quel che fendendo va l’ardita prora,<br />
+ né da nocchier ch’a sé medesmo parca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Perché la faccia mia sì t’innamora,<br />
+ che tu non ti rivolgi al bel giardino<br />
+ che sotto i raggi di Cristo s’infiora?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi è la rosa in che ’l verbo divino<br />
+ carne si fece; quivi son li gigli<br />
+ al cui odor si prese il buon cammino».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così Beatrice; e io, che a’ suoi consigli<br />
+ tutto era pronto, ancora mi rendei<br />
+ a la battaglia de’ debili cigli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come a raggio di sol, che puro mei<br />
+ per fratta nube, già prato di fiori<br />
+ vider, coverti d’ombra, li occhi miei;<br />
+</p>
+
+<p>
+ vid’ io così più turbe di splendori,<br />
+ folgorate di sù da raggi ardenti,<br />
+ sanza veder principio di folgóri.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O benigna vertù che sì li ’mprenti,<br />
+ sù t’essaltasti, per largirmi loco<br />
+ a li occhi lì che non t’eran possenti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Il nome del bel fior ch’io sempre invoco<br />
+ e mane e sera, tutto mi ristrinse<br />
+ l’animo ad avvisar lo maggior foco;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come ambo le luci mi dipinse<br />
+ il quale e il quanto de la viva stella<br />
+ che là sù vince come qua giù vinse,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per entro il cielo scese una facella,<br />
+ formata in cerchio a guisa di corona,<br />
+ e cinsela e girossi intorno ad ella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qualunque melodia più dolce suona<br />
+ qua giù e più a sé l’anima tira,<br />
+ parrebbe nube che squarciata tona,<br />
+</p>
+
+<p>
+ comparata al sonar di quella lira<br />
+ onde si coronava il bel zaffiro<br />
+ del quale il ciel più chiaro s’inzaffira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Io sono amore angelico, che giro<br />
+ l’alta letizia che spira del ventre<br />
+ che fu albergo del nostro disiro;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e girerommi, donna del ciel, mentre<br />
+ che seguirai tuo figlio, e farai dia<br />
+ più la spera suprema perché lì entre».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così la circulata melodia<br />
+ si sigillava, e tutti li altri lumi<br />
+ facean sonare il nome di Maria.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo real manto di tutti i volumi<br />
+ del mondo, che più ferve e più s’avviva<br />
+ ne l’alito di Dio e nei costumi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ avea sopra di noi l’interna riva<br />
+ tanto distante, che la sua parvenza,<br />
+ là dov’ io era, ancor non appariva:<br />
+</p>
+
+<p>
+ però non ebber li occhi miei potenza<br />
+ di seguitar la coronata fiamma<br />
+ che si levò appresso sua semenza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come fantolin che ’nver’ la mamma<br />
+ tende le braccia, poi che ’l latte prese,<br />
+ per l’animo che ’nfin di fuor s’infiamma;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ciascun di quei candori in sù si stese<br />
+ con la sua cima, sì che l’alto affetto<br />
+ ch’elli avieno a Maria mi fu palese.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi rimaser lì nel mio cospetto,<br />
+ ‘Regina celi’ cantando sì dolce,<br />
+ che mai da me non si partì ’l diletto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh quanta è l’ubertà che si soffolce<br />
+ in quelle arche ricchissime che fuoro<br />
+ a seminar qua giù buone bobolce!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi si vive e gode del tesoro<br />
+ che s’acquistò piangendo ne lo essilio<br />
+ di Babillòn, ove si lasciò l’oro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi trïunfa, sotto l’alto Filio<br />
+ di Dio e di Maria, di sua vittoria,<br />
+ e con l’antico e col novo concilio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ colui che tien le chiavi di tal gloria.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap24"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXIV
+</h3>
+
+<p>
+ «O sodalizio eletto a la gran cena<br />
+ del benedetto Agnello, il qual vi ciba<br />
+ sì, che la vostra voglia è sempre piena,<br />
+</p>
+
+<p>
+ se per grazia di Dio questi preliba<br />
+ di quel che cade de la vostra mensa,<br />
+ prima che morte tempo li prescriba,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ponete mente a l’affezione immensa<br />
+ e roratelo alquanto: voi bevete<br />
+ sempre del fonte onde vien quel ch’ei pensa».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così Beatrice; e quelle anime liete<br />
+ si fero spere sopra fissi poli,<br />
+ fiammando, a volte, a guisa di comete.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come cerchi in tempra d’orïuoli<br />
+ si giran sì, che ’l primo a chi pon mente<br />
+ quïeto pare, e l’ultimo che voli;<br />
+</p>
+
+<p>
+ così quelle carole, differente-<br />
+ mente danzando, de la sua ricchezza<br />
+ mi facieno stimar, veloci e lente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di quella ch’io notai di più carezza<br />
+ vid’ ïo uscire un foco sì felice,<br />
+ che nullo vi lasciò di più chiarezza;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tre fïate intorno di Beatrice<br />
+ si volse con un canto tanto divo,<br />
+ che la mia fantasia nol mi ridice.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però salta la penna e non lo scrivo:<br />
+ ché l’imagine nostra a cotai pieghe,<br />
+ non che ’l parlare, è troppo color vivo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O santa suora mia che sì ne prieghe<br />
+ divota, per lo tuo ardente affetto<br />
+ da quella bella spera mi disleghe».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia fermato, il foco benedetto<br />
+ a la mia donna dirizzò lo spiro,<br />
+ che favellò così com’ i’ ho detto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed ella: «O luce etterna del gran viro<br />
+ a cui Nostro Segnor lasciò le chiavi,<br />
+ ch’ei portò giù, di questo gaudio miro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tenta costui di punti lievi e gravi,<br />
+ come ti piace, intorno de la fede,<br />
+ per la qual tu su per lo mare andavi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S’elli ama bene e bene spera e crede,<br />
+ non t’è occulto, perché ’l viso hai quivi<br />
+ dov’ ogne cosa dipinta si vede;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma perché questo regno ha fatto civi<br />
+ per la verace fede, a glorïarla,<br />
+ di lei parlare è ben ch’a lui arrivi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì come il baccialier s’arma e non parla<br />
+ fin che ’l maestro la question propone,<br />
+ per approvarla, non per terminarla,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così m’armava io d’ogne ragione<br />
+ mentre ch’ella dicea, per esser presto<br />
+ a tal querente e a tal professione.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Dì, buon Cristiano, fatti manifesto:<br />
+ fede che è?». Ond’ io levai la fronte<br />
+ in quella luce onde spirava questo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte<br />
+ sembianze femmi perch’ ïo spandessi<br />
+ l’acqua di fuor del mio interno fonte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «La Grazia che mi dà ch’io mi confessi»,<br />
+ comincia’ io, «da l’alto primipilo,<br />
+ faccia li miei concetti bene espressi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E seguitai: «Come ’l verace stilo<br />
+ ne scrisse, padre, del tuo caro frate<br />
+ che mise teco Roma nel buon filo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fede è sustanza di cose sperate<br />
+ e argomento de le non parventi;<br />
+ e questa pare a me sua quiditate».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Allora udi’: «Dirittamente senti,<br />
+ se bene intendi perché la ripuose<br />
+ tra le sustanze, e poi tra li argomenti».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io appresso: «Le profonde cose<br />
+ che mi largiscon qui la lor parvenza,<br />
+ a li occhi di là giù son sì ascose,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che l’esser loro v’è in sola credenza,<br />
+ sopra la qual si fonda l’alta spene;<br />
+ e però di sustanza prende intenza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E da questa credenza ci convene<br />
+ silogizzar, sanz’ avere altra vista:<br />
+ però intenza d’argomento tene».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Allora udi’: «Se quantunque s’acquista<br />
+ giù per dottrina, fosse così ’nteso,<br />
+ non lì avria loco ingegno di sofista».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così spirò di quello amore acceso;<br />
+ indi soggiunse: «Assai bene è trascorsa<br />
+ d’esta moneta già la lega e ’l peso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma dimmi se tu l’hai ne la tua borsa».<br />
+ Ond’ io: «Sì ho, sì lucida e sì tonda,<br />
+ che nel suo conio nulla mi s’inforsa».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Appresso uscì de la luce profonda<br />
+ che lì splendeva: «Questa cara gioia<br />
+ sopra la quale ogne virtù si fonda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde ti venne?». E io: «La larga ploia<br />
+ de lo Spirito Santo, ch’è diffusa<br />
+ in su le vecchie e ’n su le nuove cuoia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ è silogismo che la m’ha conchiusa<br />
+ acutamente sì, che ’nverso d’ella<br />
+ ogne dimostrazion mi pare ottusa».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io udi’ poi: «L’antica e la novella<br />
+ proposizion che così ti conchiude,<br />
+ perché l’hai tu per divina favella?».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io: «La prova che ’l ver mi dischiude,<br />
+ son l’opere seguite, a che natura<br />
+ non scalda ferro mai né batte incude».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Risposto fummi: «Dì, chi t’assicura<br />
+ che quell’ opere fosser? Quel medesmo<br />
+ che vuol provarsi, non altri, il ti giura».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Se ’l mondo si rivolse al cristianesmo»,<br />
+ diss’ io, «sanza miracoli, quest’ uno<br />
+ è tal, che li altri non sono il centesmo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché tu intrasti povero e digiuno<br />
+ in campo, a seminar la buona pianta<br />
+ che fu già vite e ora è fatta pruno».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Finito questo, l’alta corte santa<br />
+ risonò per le spere un ‘Dio laudamo’<br />
+ ne la melode che là sù si canta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel baron che sì di ramo in ramo,<br />
+ essaminando, già tratto m’avea,<br />
+ che a l’ultime fronde appressavamo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ricominciò: «La Grazia, che donnea<br />
+ con la tua mente, la bocca t’aperse<br />
+ infino a qui come aprir si dovea,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì ch’io approvo ciò che fuori emerse;<br />
+ ma or convien espremer quel che credi,<br />
+ e onde a la credenza tua s’offerse».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O santo padre, e spirito che vedi<br />
+ ciò che credesti sì, che tu vincesti<br />
+ ver’ lo sepulcro più giovani piedi»,<br />
+</p>
+
+<p>
+ comincia’ io, «tu vuo’ ch’io manifesti<br />
+ la forma qui del pronto creder mio,<br />
+ e anche la cagion di lui chiedesti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io rispondo: Io credo in uno Dio<br />
+ solo ed etterno, che tutto ’l ciel move,<br />
+ non moto, con amore e con disio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e a tal creder non ho io pur prove<br />
+ fisice e metafisice, ma dalmi<br />
+ anche la verità che quinci piove<br />
+</p>
+
+<p>
+ per Moïsè, per profeti e per salmi,<br />
+ per l’Evangelio e per voi che scriveste<br />
+ poi che l’ardente Spirto vi fé almi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e credo in tre persone etterne, e queste<br />
+ credo una essenza sì una e sì trina,<br />
+ che soffera congiunto ‘sono’ ed ‘este’.<br />
+</p>
+
+<p>
+ De la profonda condizion divina<br />
+ ch’io tocco mo, la mente mi sigilla<br />
+ più volte l’evangelica dottrina.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quest’ è ’l principio, quest’ è la favilla<br />
+ che si dilata in fiamma poi vivace,<br />
+ e come stella in cielo in me scintilla».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come ’l segnor ch’ascolta quel che i piace,<br />
+ da indi abbraccia il servo, gratulando<br />
+ per la novella, tosto ch’el si tace;<br />
+</p>
+
+<p>
+ così, benedicendomi cantando,<br />
+ tre volte cinse me, sì com’ io tacqui,<br />
+ l’appostolico lume al cui comando<br />
+</p>
+
+<p>
+ io avea detto: sì nel dir li piacqui!<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap25"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXV
+</h3>
+
+<p>
+ Se mai continga che ’l poema sacro<br />
+ al quale ha posto mano e cielo e terra,<br />
+ sì che m’ha fatto per molti anni macro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vinca la crudeltà che fuor mi serra<br />
+ del bello ovile ov’ io dormi’ agnello,<br />
+ nimico ai lupi che li danno guerra;<br />
+</p>
+
+<p>
+ con altra voce omai, con altro vello<br />
+ ritornerò poeta, e in sul fonte<br />
+ del mio battesmo prenderò ’l cappello;<br />
+</p>
+
+<p>
+ però che ne la fede, che fa conte<br />
+ l’anime a Dio, quivi intra’ io, e poi<br />
+ Pietro per lei sì mi girò la fronte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi si mosse un lume verso noi<br />
+ di quella spera ond’ uscì la primizia<br />
+ che lasciò Cristo d’i vicari suoi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e la mia donna, piena di letizia,<br />
+ mi disse: «Mira, mira: ecco il barone<br />
+ per cui là giù si vicita Galizia».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì come quando il colombo si pone<br />
+ presso al compagno, l’uno a l’altro pande,<br />
+ girando e mormorando, l’affezione;<br />
+</p>
+
+<p>
+ così vid’ ïo l’un da l’altro grande<br />
+ principe glorïoso essere accolto,<br />
+ laudando il cibo che là sù li prande.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma poi che ’l gratular si fu assolto,<br />
+ tacito coram me ciascun s’affisse,<br />
+ ignito sì che vincëa ’l mio volto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ridendo allora Bëatrice disse:<br />
+ «Inclita vita per cui la larghezza<br />
+ de la nostra basilica si scrisse,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fa risonar la spene in questa altezza:<br />
+ tu sai, che tante fiate la figuri,<br />
+ quante Iesù ai tre fé più carezza».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Leva la testa e fa che t’assicuri:<br />
+ che ciò che vien qua sù del mortal mondo,<br />
+ convien ch’ai nostri raggi si maturi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo conforto del foco secondo<br />
+ mi venne; ond’ io leväi li occhi a’ monti<br />
+ che li ’ncurvaron pria col troppo pondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Poi che per grazia vuol che tu t’affronti<br />
+ lo nostro Imperadore, anzi la morte,<br />
+ ne l’aula più secreta co’ suoi conti,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì che, veduto il ver di questa corte,<br />
+ la spene, che là giù bene innamora,<br />
+ in te e in altrui di ciò conforte,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di’ quel ch’ell’ è, di’ come se ne ’nfiora<br />
+ la mente tua, e dì onde a te venne».<br />
+ Così seguì ’l secondo lume ancora.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quella pïa che guidò le penne<br />
+ de le mie ali a così alto volo,<br />
+ a la risposta così mi prevenne:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «La Chiesa militante alcun figliuolo<br />
+ non ha con più speranza, com’ è scritto<br />
+ nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ però li è conceduto che d’Egitto<br />
+ vegna in Ierusalemme per vedere,<br />
+ anzi che ’l militar li sia prescritto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li altri due punti, che non per sapere<br />
+ son dimandati, ma perch’ ei rapporti<br />
+ quanto questa virtù t’è in piacere,<br />
+</p>
+
+<p>
+ a lui lasc’ io, ché non li saran forti<br />
+ né di iattanza; ed elli a ciò risponda,<br />
+ e la grazia di Dio ciò li comporti».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come discente ch’a dottor seconda<br />
+ pronto e libente in quel ch’elli è esperto,<br />
+ perché la sua bontà si disasconda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Spene», diss’ io, «è uno attender certo<br />
+ de la gloria futura, il qual produce<br />
+ grazia divina e precedente merto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da molte stelle mi vien questa luce;<br />
+ ma quei la distillò nel mio cor pria<br />
+ che fu sommo cantor del sommo duce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ ‘Sperino in te’, ne la sua tëodia<br />
+ dice, ‘color che sanno il nome tuo’:<br />
+ e chi nol sa, s’elli ha la fede mia?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu mi stillasti, con lo stillar suo,<br />
+ ne la pistola poi; sì ch’io son pieno,<br />
+ e in altrui vostra pioggia repluo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Mentr’ io diceva, dentro al vivo seno<br />
+ di quello incendio tremolava un lampo<br />
+ sùbito e spesso a guisa di baleno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi spirò: «L’amore ond’ ïo avvampo<br />
+ ancor ver’ la virtù che mi seguette<br />
+ infin la palma e a l’uscir del campo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vuol ch’io respiri a te che ti dilette<br />
+ di lei; ed emmi a grato che tu diche<br />
+ quello che la speranza ti ’mpromette».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io: «Le nove e le scritture antiche<br />
+ pongon lo segno, ed esso lo mi addita,<br />
+ de l’anime che Dio s’ha fatte amiche.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dice Isaia che ciascuna vestita<br />
+ ne la sua terra fia di doppia vesta:<br />
+ e la sua terra è questa dolce vita;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ’l tuo fratello assai vie più digesta,<br />
+ là dove tratta de le bianche stole,<br />
+ questa revelazion ci manifesta».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E prima, appresso al fin d’este parole,<br />
+ ‘Sperent in te’ di sopr’ a noi s’udì;<br />
+ a che rispuoser tutte le carole.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia tra esse un lume si schiarì<br />
+ sì che, se ’l Cancro avesse un tal cristallo,<br />
+ l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come surge e va ed entra in ballo<br />
+ vergine lieta, sol per fare onore<br />
+ a la novizia, non per alcun fallo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così vid’ io lo schiarato splendore<br />
+ venire a’ due che si volgieno a nota<br />
+ qual conveniesi al loro ardente amore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Misesi lì nel canto e ne la rota;<br />
+ e la mia donna in lor tenea l’aspetto,<br />
+ pur come sposa tacita e immota.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Questi è colui che giacque sopra ’l petto<br />
+ del nostro pellicano, e questi fue<br />
+ di su la croce al grande officio eletto».<br />
+</p>
+
+<p>
+ La donna mia così; né però piùe<br />
+ mosser la vista sua di stare attenta<br />
+ poscia che prima le parole sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual è colui ch’adocchia e s’argomenta<br />
+ di vedere eclissar lo sole un poco,<br />
+ che, per veder, non vedente diventa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal mi fec’ ïo a quell’ ultimo foco<br />
+ mentre che detto fu: «Perché t’abbagli<br />
+ per veder cosa che qui non ha loco?<br />
+</p>
+
+<p>
+ In terra è terra il mio corpo, e saragli<br />
+ tanto con li altri, che ’l numero nostro<br />
+ con l’etterno proposito s’agguagli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con le due stole nel beato chiostro<br />
+ son le due luci sole che saliro;<br />
+ e questo apporterai nel mondo vostro».<br />
+</p>
+
+<p>
+ A questa voce l’infiammato giro<br />
+ si quïetò con esso il dolce mischio<br />
+ che si facea nel suon del trino spiro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì come, per cessar fatica o rischio,<br />
+ li remi, pria ne l’acqua ripercossi,<br />
+ tutti si posano al sonar d’un fischio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ahi quanto ne la mente mi commossi,<br />
+ quando mi volsi per veder Beatrice,<br />
+ per non poter veder, benché io fossi<br />
+</p>
+
+<p>
+ presso di lei, e nel mondo felice!<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap26"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXVI
+</h3>
+
+<p>
+ Mentr’ io dubbiava per lo viso spento,<br />
+ de la fulgida fiamma che lo spense<br />
+ uscì un spiro che mi fece attento,<br />
+</p>
+
+<p>
+ dicendo: «Intanto che tu ti risense<br />
+ de la vista che haï in me consunta,<br />
+ ben è che ragionando la compense.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Comincia dunque; e dì ove s’appunta<br />
+ l’anima tua, e fa ragion che sia<br />
+ la vista in te smarrita e non defunta:<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché la donna che per questa dia<br />
+ regïon ti conduce, ha ne lo sguardo<br />
+ la virtù ch’ebbe la man d’Anania».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io dissi: «Al suo piacere e tosto e tardo<br />
+ vegna remedio a li occhi, che fuor porte<br />
+ quand’ ella entrò col foco ond’ io sempr’ ardo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ben che fa contenta questa corte,<br />
+ Alfa e O è di quanta scrittura<br />
+ mi legge Amore o lievemente o forte».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quella medesma voce che paura<br />
+ tolta m’avea del sùbito abbarbaglio,<br />
+ di ragionare ancor mi mise in cura;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e disse: «Certo a più angusto vaglio<br />
+ ti conviene schiarar: dicer convienti<br />
+ chi drizzò l’arco tuo a tal berzaglio».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io: «Per filosofici argomenti<br />
+ e per autorità che quinci scende<br />
+ cotale amor convien che in me si ’mprenti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché ’l bene, in quanto ben, come s’intende,<br />
+ così accende amore, e tanto maggio<br />
+ quanto più di bontate in sé comprende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque a l’essenza ov’ è tanto avvantaggio,<br />
+ che ciascun ben che fuor di lei si trova<br />
+ altro non è ch’un lume di suo raggio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ più che in altra convien che si mova<br />
+ la mente, amando, di ciascun che cerne<br />
+ il vero in che si fonda questa prova.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tal vero a l’intelletto mïo sterne<br />
+ colui che mi dimostra il primo amore<br />
+ di tutte le sustanze sempiterne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sternel la voce del verace autore,<br />
+ che dice a Moïsè, di sé parlando:<br />
+ ‘Io ti farò vedere ogne valore’.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sternilmi tu ancora, incominciando<br />
+ l’alto preconio che grida l’arcano<br />
+ di qui là giù sovra ogne altro bando».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io udi’: «Per intelletto umano<br />
+ e per autoritadi a lui concorde<br />
+ d’i tuoi amori a Dio guarda il sovrano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma dì ancor se tu senti altre corde<br />
+ tirarti verso lui, sì che tu suone<br />
+ con quanti denti questo amor ti morde».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fu latente la santa intenzione<br />
+ de l’aguglia di Cristo, anzi m’accorsi<br />
+ dove volea menar mia professione.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però ricominciai: «Tutti quei morsi<br />
+ che posson far lo cor volgere a Dio,<br />
+ a la mia caritate son concorsi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché l’essere del mondo e l’esser mio,<br />
+ la morte ch’el sostenne perch’ io viva,<br />
+ e quel che spera ogne fedel com’ io,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con la predetta conoscenza viva,<br />
+ tratto m’hanno del mar de l’amor torto,<br />
+ e del diritto m’han posto a la riva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le fronde onde s’infronda tutto l’orto<br />
+ de l’ortolano etterno, am’ io cotanto<br />
+ quanto da lui a lor di bene è porto».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì com’ io tacqui, un dolcissimo canto<br />
+ risonò per lo cielo, e la mia donna<br />
+ dicea con li altri: «Santo, santo, santo!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come a lume acuto si disonna<br />
+ per lo spirto visivo che ricorre<br />
+ a lo splendor che va di gonna in gonna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e lo svegliato ciò che vede aborre,<br />
+ sì nescïa è la sùbita vigilia<br />
+ fin che la stimativa non soccorre;<br />
+</p>
+
+<p>
+ così de li occhi miei ogne quisquilia<br />
+ fugò Beatrice col raggio d’i suoi,<br />
+ che rifulgea da più di mille milia:<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde mei che dinanzi vidi poi;<br />
+ e quasi stupefatto domandai<br />
+ d’un quarto lume ch’io vidi tra noi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E la mia donna: «Dentro da quei rai<br />
+ vagheggia il suo fattor l’anima prima<br />
+ che la prima virtù creasse mai».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come la fronda che flette la cima<br />
+ nel transito del vento, e poi si leva<br />
+ per la propria virtù che la soblima,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fec’ io in tanto in quant’ ella diceva,<br />
+ stupendo, e poi mi rifece sicuro<br />
+ un disio di parlare ond’ ïo ardeva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E cominciai: «O pomo che maturo<br />
+ solo prodotto fosti, o padre antico<br />
+ a cui ciascuna sposa è figlia e nuro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ divoto quanto posso a te supplìco<br />
+ perché mi parli: tu vedi mia voglia,<br />
+ e per udirti tosto non la dico».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Talvolta un animal coverto broglia,<br />
+ sì che l’affetto convien che si paia<br />
+ per lo seguir che face a lui la ’nvoglia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e similmente l’anima primaia<br />
+ mi facea trasparer per la coverta<br />
+ quant’ ella a compiacermi venìa gaia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi spirò: «Sanz’ essermi proferta<br />
+ da te, la voglia tua discerno meglio<br />
+ che tu qualunque cosa t’è più certa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch’ io la veggio nel verace speglio<br />
+ che fa di sé pareglio a l’altre cose,<br />
+ e nulla face lui di sé pareglio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu vuogli udir quant’ è che Dio mi puose<br />
+ ne l’eccelso giardino, ove costei<br />
+ a così lunga scala ti dispuose,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quanto fu diletto a li occhi miei,<br />
+ e la propria cagion del gran disdegno,<br />
+ e l’idïoma ch’usai e che fei.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or, figluol mio, non il gustar del legno<br />
+ fu per sé la cagion di tanto essilio,<br />
+ ma solamente il trapassar del segno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi onde mosse tua donna Virgilio,<br />
+ quattromilia trecento e due volumi<br />
+ di sol desiderai questo concilio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi lui tornare a tutt’ i lumi<br />
+ de la sua strada novecento trenta<br />
+ fïate, mentre ch’ïo in terra fu’mi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La lingua ch’io parlai fu tutta spenta<br />
+ innanzi che a l’ovra inconsummabile<br />
+ fosse la gente di Nembròt attenta:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché nullo effetto mai razïonabile,<br />
+ per lo piacere uman che rinovella<br />
+ seguendo il cielo, sempre fu durabile.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Opera naturale è ch’uom favella;<br />
+ ma così o così, natura lascia<br />
+ poi fare a voi secondo che v’abbella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pria ch’i’ scendessi a l’infernale ambascia,<br />
+ I s’appellava in terra il sommo bene<br />
+ onde vien la letizia che mi fascia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e El si chiamò poi: e ciò convene,<br />
+ ché l’uso d’i mortali è come fronda<br />
+ in ramo, che sen va e altra vene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel monte che si leva più da l’onda,<br />
+ fu’ io, con vita pura e disonesta,<br />
+ da la prim’ ora a quella che seconda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ come ’l sol muta quadra, l’ora sesta».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap27"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXVII
+</h3>
+
+<p>
+ ‘Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo’,<br />
+ cominciò, ‘gloria!’, tutto ’l paradiso,<br />
+ sì che m’inebrïava il dolce canto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ciò ch’io vedeva mi sembiava un riso<br />
+ de l’universo; per che mia ebbrezza<br />
+ intrava per l’udire e per lo viso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!<br />
+ oh vita intègra d’amore e di pace!<br />
+ oh sanza brama sicura ricchezza!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dinanzi a li occhi miei le quattro face<br />
+ stavano accese, e quella che pria venne<br />
+ incominciò a farsi più vivace,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tal ne la sembianza sua divenne,<br />
+ qual diverrebbe Iove, s’elli e Marte<br />
+ fossero augelli e cambiassersi penne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La provedenza, che quivi comparte<br />
+ vice e officio, nel beato coro<br />
+ silenzio posto avea da ogne parte,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quand’ ïo udi’: «Se io mi trascoloro,<br />
+ non ti maravigliar, ché, dicend’ io,<br />
+ vedrai trascolorar tutti costoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,<br />
+ il luogo mio, il luogo mio, che vaca<br />
+ ne la presenza del Figliuol di Dio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fatt’ ha del cimitero mio cloaca<br />
+ del sangue e de la puzza; onde ’l perverso<br />
+ che cadde di qua sù, là giù si placa».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di quel color che per lo sole avverso<br />
+ nube dipigne da sera e da mane,<br />
+ vid’ ïo allora tutto ’l ciel cosperso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come donna onesta che permane<br />
+ di sé sicura, e per l’altrui fallanza,<br />
+ pur ascoltando, timida si fane,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così Beatrice trasmutò sembianza;<br />
+ e tale eclissi credo che ’n ciel fue<br />
+ quando patì la supprema possanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi procedetter le parole sue<br />
+ con voce tanto da sé trasmutata,<br />
+ che la sembianza non si mutò piùe:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Non fu la sposa di Cristo allevata<br />
+ del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,<br />
+ per essere ad acquisto d’oro usata;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per acquisto d’esto viver lieto<br />
+ e Sisto e Pïo e Calisto e Urbano<br />
+ sparser lo sangue dopo molto fleto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fu nostra intenzion ch’a destra mano<br />
+ d’i nostri successor parte sedesse,<br />
+ parte da l’altra del popol cristiano;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né che le chiavi che mi fuor concesse,<br />
+ divenisser signaculo in vessillo<br />
+ che contra battezzati combattesse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ né ch’io fossi figura di sigillo<br />
+ a privilegi venduti e mendaci,<br />
+ ond’ io sovente arrosso e disfavillo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In vesta di pastor lupi rapaci<br />
+ si veggion di qua sù per tutti i paschi:<br />
+ o difesa di Dio, perché pur giaci?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Del sangue nostro Caorsini e Guaschi<br />
+ s’apparecchian di bere: o buon principio,<br />
+ a che vil fine convien che tu caschi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma l’alta provedenza, che con Scipio<br />
+ difese a Roma la gloria del mondo,<br />
+ soccorrà tosto, sì com’ io concipio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tu, figliuol, che per lo mortal pondo<br />
+ ancor giù tornerai, apri la bocca,<br />
+ e non asconder quel ch’io non ascondo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sì come di vapor gelati fiocca<br />
+ in giuso l’aere nostro, quando ’l corno<br />
+ de la capra del ciel col sol si tocca,<br />
+</p>
+
+<p>
+ in sù vid’ io così l’etera addorno<br />
+ farsi e fioccar di vapor trïunfanti<br />
+ che fatto avien con noi quivi soggiorno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,<br />
+ e seguì fin che ’l mezzo, per lo molto,<br />
+ li tolse il trapassar del più avanti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde la donna, che mi vide assolto<br />
+ de l’attendere in sù, mi disse: «Adima<br />
+ il viso e guarda come tu se’ vòlto».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da l’ora ch’ïo avea guardato prima<br />
+ i’ vidi mosso me per tutto l’arco<br />
+ che fa dal mezzo al fine il primo clima;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì ch’io vedea di là da Gade il varco<br />
+ folle d’Ulisse, e di qua presso il lito<br />
+ nel qual si fece Europa dolce carco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E più mi fora discoverto il sito<br />
+ di questa aiuola; ma ’l sol procedea<br />
+ sotto i mie’ piedi un segno e più partito.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La mente innamorata, che donnea<br />
+ con la mia donna sempre, di ridure<br />
+ ad essa li occhi più che mai ardea;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se natura o arte fé pasture<br />
+ da pigliare occhi, per aver la mente,<br />
+ in carne umana o ne le sue pitture,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tutte adunate, parrebber nïente<br />
+ ver’ lo piacer divin che mi refulse,<br />
+ quando mi volsi al suo viso ridente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E la virtù che lo sguardo m’indulse,<br />
+ del bel nido di Leda mi divelse,<br />
+ e nel ciel velocissimo m’impulse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le parti sue vivissime ed eccelse<br />
+ sì uniforme son, ch’i’ non so dire<br />
+ qual Bëatrice per loco mi scelse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma ella, che vedëa ’l mio disire,<br />
+ incominciò, ridendo tanto lieta,<br />
+ che Dio parea nel suo volto gioire:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «La natura del mondo, che quïeta<br />
+ il mezzo e tutto l’altro intorno move,<br />
+ quinci comincia come da sua meta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e questo cielo non ha altro dove<br />
+ che la mente divina, in che s’accende<br />
+ l’amor che ’l volge e la virtù ch’ei piove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Luce e amor d’un cerchio lui comprende,<br />
+ sì come questo li altri; e quel precinto<br />
+ colui che ’l cinge solamente intende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non è suo moto per altro distinto,<br />
+ ma li altri son mensurati da questo,<br />
+ sì come diece da mezzo e da quinto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come il tempo tegna in cotal testo<br />
+ le sue radici e ne li altri le fronde,<br />
+ omai a te può esser manifesto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh cupidigia che i mortali affonde<br />
+ sì sotto te, che nessuno ha podere<br />
+ di trarre li occhi fuor de le tue onde!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben fiorisce ne li uomini il volere;<br />
+ ma la pioggia continüa converte<br />
+ in bozzacchioni le sosine vere.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fede e innocenza son reperte<br />
+ solo ne’ parvoletti; poi ciascuna<br />
+ pria fugge che le guance sian coperte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tale, balbuzïendo ancor, digiuna,<br />
+ che poi divora, con la lingua sciolta,<br />
+ qualunque cibo per qualunque luna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tal, balbuzïendo, ama e ascolta<br />
+ la madre sua, che, con loquela intera,<br />
+ disïa poi di vederla sepolta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così si fa la pelle bianca nera<br />
+ nel primo aspetto de la bella figlia<br />
+ di quel ch’apporta mane e lascia sera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu, perché non ti facci maraviglia,<br />
+ pensa che ’n terra non è chi governi;<br />
+ onde sì svïa l’umana famiglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma prima che gennaio tutto si sverni<br />
+ per la centesma ch’è là giù negletta,<br />
+ raggeran sì questi cerchi superni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che la fortuna che tanto s’aspetta,<br />
+ le poppe volgerà u’ son le prore,<br />
+ sì che la classe correrà diretta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vero frutto verrà dopo ’l fiore».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap28"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXVIII
+</h3>
+
+<p>
+ Poscia che ’ncontro a la vita presente<br />
+ d’i miseri mortali aperse ’l vero<br />
+ quella che ’mparadisa la mia mente,<br />
+</p>
+
+<p>
+ come in lo specchio fiamma di doppiero<br />
+ vede colui che se n’alluma retro,<br />
+ prima che l’abbia in vista o in pensiero,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sé rivolge per veder se ’l vetro<br />
+ li dice il vero, e vede ch’el s’accorda<br />
+ con esso come nota con suo metro;<br />
+</p>
+
+<p>
+ così la mia memoria si ricorda<br />
+ ch’io feci riguardando ne’ belli occhi<br />
+ onde a pigliarmi fece Amor la corda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E com’ io mi rivolsi e furon tocchi<br />
+ li miei da ciò che pare in quel volume,<br />
+ quandunque nel suo giro ben s’adocchi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ un punto vidi che raggiava lume<br />
+ acuto sì, che ’l viso ch’elli affoca<br />
+ chiuder conviensi per lo forte acume;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quale stella par quinci più poca,<br />
+ parrebbe luna, locata con esso<br />
+ come stella con stella si collòca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Forse cotanto quanto pare appresso<br />
+ alo cigner la luce che ’l dipigne<br />
+ quando ’l vapor che ’l porta più è spesso,<br />
+</p>
+
+<p>
+ distante intorno al punto un cerchio d’igne<br />
+ si girava sì ratto, ch’avria vinto<br />
+ quel moto che più tosto il mondo cigne;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e questo era d’un altro circumcinto,<br />
+ e quel dal terzo, e ’l terzo poi dal quarto,<br />
+ dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sopra seguiva il settimo sì sparto<br />
+ già di larghezza, che ’l messo di Iuno<br />
+ intero a contenerlo sarebbe arto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così l’ottavo e ’l nono; e chiascheduno<br />
+ più tardo si movea, secondo ch’era<br />
+ in numero distante più da l’uno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quello avea la fiamma più sincera<br />
+ cui men distava la favilla pura,<br />
+ credo, però che più di lei s’invera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La donna mia, che mi vedëa in cura<br />
+ forte sospeso, disse: «Da quel punto<br />
+ depende il cielo e tutta la natura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Mira quel cerchio che più li è congiunto;<br />
+ e sappi che ’l suo muovere è sì tosto<br />
+ per l’affocato amore ond’ elli è punto».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io a lei: «Se ’l mondo fosse posto<br />
+ con l’ordine ch’io veggio in quelle rote,<br />
+ sazio m’avrebbe ciò che m’è proposto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma nel mondo sensibile si puote<br />
+ veder le volte tanto più divine,<br />
+ quant’ elle son dal centro più remote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde, se ’l mio disir dee aver fine<br />
+ in questo miro e angelico templo<br />
+ che solo amore e luce ha per confine,<br />
+</p>
+
+<p>
+ udir convienmi ancor come l’essemplo<br />
+ e l’essemplare non vanno d’un modo,<br />
+ ché io per me indarno a ciò contemplo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Se li tuoi diti non sono a tal nodo<br />
+ sufficïenti, non è maraviglia:<br />
+ tanto, per non tentare, è fatto sodo!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così la donna mia; poi disse: «Piglia<br />
+ quel ch’io ti dicerò, se vuo’ saziarti;<br />
+ e intorno da esso t’assottiglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li cerchi corporai sono ampi e arti<br />
+ secondo il più e ’l men de la virtute<br />
+ che si distende per tutte lor parti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Maggior bontà vuol far maggior salute;<br />
+ maggior salute maggior corpo cape,<br />
+ s’elli ha le parti igualmente compiute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque costui che tutto quanto rape<br />
+ l’altro universo seco, corrisponde<br />
+ al cerchio che più ama e che più sape:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che, se tu a la virtù circonde<br />
+ la tua misura, non a la parvenza<br />
+ de le sustanze che t’appaion tonde,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tu vederai mirabil consequenza<br />
+ di maggio a più e di minore a meno,<br />
+ in ciascun cielo, a süa intelligenza».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come rimane splendido e sereno<br />
+ l’emisperio de l’aere, quando soffia<br />
+ Borea da quella guancia ond’ è più leno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che si purga e risolve la roffia<br />
+ che pria turbava, sì che ’l ciel ne ride<br />
+ con le bellezze d’ogne sua paroffia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ così fec’ïo, poi che mi provide<br />
+ la donna mia del suo risponder chiaro,<br />
+ e come stella in cielo il ver si vide.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E poi che le parole sue restaro,<br />
+ non altrimenti ferro disfavilla<br />
+ che bolle, come i cerchi sfavillaro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’incendio suo seguiva ogne scintilla;<br />
+ ed eran tante, che ’l numero loro<br />
+ più che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io sentiva osannar di coro in coro<br />
+ al punto fisso che li tiene a li ubi,<br />
+ e terrà sempre, ne’ quai sempre fuoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quella che vedëa i pensier dubi<br />
+ ne la mia mente, disse: «I cerchi primi<br />
+ t’hanno mostrato Serafi e Cherubi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così veloci seguono i suoi vimi,<br />
+ per somigliarsi al punto quanto ponno;<br />
+ e posson quanto a veder son soblimi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quelli altri amori che ’ntorno li vonno,<br />
+ si chiaman Troni del divino aspetto,<br />
+ per che ’l primo ternaro terminonno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dei saper che tutti hanno diletto<br />
+ quanto la sua veduta si profonda<br />
+ nel vero in che si queta ogne intelletto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quinci si può veder come si fonda<br />
+ l’esser beato ne l’atto che vede,<br />
+ non in quel ch’ama, che poscia seconda;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e del vedere è misura mercede,<br />
+ che grazia partorisce e buona voglia:<br />
+ così di grado in grado si procede.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’altro ternaro, che così germoglia<br />
+ in questa primavera sempiterna<br />
+ che notturno Arïete non dispoglia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perpetüalemente ‘Osanna’ sberna<br />
+ con tre melode, che suonano in tree<br />
+ ordini di letizia onde s’interna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In essa gerarcia son l’altre dee:<br />
+ prima Dominazioni, e poi Virtudi;<br />
+ l’ordine terzo di Podestadi èe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia ne’ due penultimi tripudi<br />
+ Principati e Arcangeli si girano;<br />
+ l’ultimo è tutto d’Angelici ludi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi ordini di sù tutti s’ammirano,<br />
+ e di giù vincon sì, che verso Dio<br />
+ tutti tirati sono e tutti tirano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E Dïonisio con tanto disio<br />
+ a contemplar questi ordini si mise,<br />
+ che li nomò e distinse com’ io.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma Gregorio da lui poi si divise;<br />
+ onde, sì tosto come li occhi aperse<br />
+ in questo ciel, di sé medesmo rise.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se tanto secreto ver proferse<br />
+ mortale in terra, non voglio ch’ammiri:<br />
+ ché chi ’l vide qua sù gliel discoperse<br />
+</p>
+
+<p>
+ con altro assai del ver di questi giri».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap29"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXIX
+</h3>
+
+<p>
+ Quando ambedue li figli di Latona,<br />
+ coperti del Montone e de la Libra,<br />
+ fanno de l’orizzonte insieme zona,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quant’ è dal punto che ’l cenìt inlibra<br />
+ infin che l’uno e l’altro da quel cinto,<br />
+ cambiando l’emisperio, si dilibra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tanto, col volto di riso dipinto,<br />
+ si tacque Bëatrice, riguardando<br />
+ fiso nel punto che m’avëa vinto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi cominciò: «Io dico, e non dimando,<br />
+ quel che tu vuoli udir, perch’ io l’ho visto<br />
+ là ’ve s’appunta ogne ubi e ogne quando.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non per aver a sé di bene acquisto,<br />
+ ch’esser non può, ma perché suo splendore<br />
+ potesse, risplendendo, dir “Subsisto”,<br />
+</p>
+
+<p>
+ in sua etternità di tempo fore,<br />
+ fuor d’ogne altro comprender, come i piacque,<br />
+ s’aperse in nuovi amor l’etterno amore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Né prima quasi torpente si giacque;<br />
+ ché né prima né poscia procedette<br />
+ lo discorrer di Dio sovra quest’ acque.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Forma e materia, congiunte e purette,<br />
+ usciro ad esser che non avia fallo,<br />
+ come d’arco tricordo tre saette.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come in vetro, in ambra o in cristallo<br />
+ raggio resplende sì, che dal venire<br />
+ a l’esser tutto non è intervallo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così ’l triforme effetto del suo sire<br />
+ ne l’esser suo raggiò insieme tutto<br />
+ sanza distinzïone in essordire.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Concreato fu ordine e costrutto<br />
+ a le sustanze; e quelle furon cima<br />
+ nel mondo in che puro atto fu produtto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ pura potenza tenne la parte ima;<br />
+ nel mezzo strinse potenza con atto<br />
+ tal vime, che già mai non si divima.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ieronimo vi scrisse lungo tratto<br />
+ di secoli de li angeli creati<br />
+ anzi che l’altro mondo fosse fatto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma questo vero è scritto in molti lati<br />
+ da li scrittor de lo Spirito Santo,<br />
+ e tu te n’avvedrai se bene agguati;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e anche la ragione il vede alquanto,<br />
+ che non concederebbe che ’ motori<br />
+ sanza sua perfezion fosser cotanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or sai tu dove e quando questi amori<br />
+ furon creati e come: sì che spenti<br />
+ nel tuo disïo già son tre ardori.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Né giugneriesi, numerando, al venti<br />
+ sì tosto, come de li angeli parte<br />
+ turbò il suggetto d’i vostri alimenti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L’altra rimase, e cominciò quest’ arte<br />
+ che tu discerni, con tanto diletto,<br />
+ che mai da circüir non si diparte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Principio del cader fu il maladetto<br />
+ superbir di colui che tu vedesti<br />
+ da tutti i pesi del mondo costretto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quelli che vedi qui furon modesti<br />
+ a riconoscer sé da la bontate<br />
+ che li avea fatti a tanto intender presti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che le viste lor furo essaltate<br />
+ con grazia illuminante e con lor merto,<br />
+ si c’hanno ferma e piena volontate;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e non voglio che dubbi, ma sia certo,<br />
+ che ricever la grazia è meritorio<br />
+ secondo che l’affetto l’è aperto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Omai dintorno a questo consistorio<br />
+ puoi contemplare assai, se le parole<br />
+ mie son ricolte, sanz’ altro aiutorio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perché ’n terra per le vostre scole<br />
+ si legge che l’angelica natura<br />
+ è tal, che ’ntende e si ricorda e vole,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ancor dirò, perché tu veggi pura<br />
+ la verità che là giù si confonde,<br />
+ equivocando in sì fatta lettura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Queste sustanze, poi che fur gioconde<br />
+ de la faccia di Dio, non volser viso<br />
+ da essa, da cui nulla si nasconde:<br />
+</p>
+
+<p>
+ però non hanno vedere interciso<br />
+ da novo obietto, e però non bisogna<br />
+ rememorar per concetto diviso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì che là giù, non dormendo, si sogna,<br />
+ credendo e non credendo dicer vero;<br />
+ ma ne l’uno è più colpa e più vergogna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Voi non andate giù per un sentiero<br />
+ filosofando: tanto vi trasporta<br />
+ l’amor de l’apparenza e ’l suo pensiero!<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ancor questo qua sù si comporta<br />
+ con men disdegno che quando è posposta<br />
+ la divina Scrittura o quando è torta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non vi si pensa quanto sangue costa<br />
+ seminarla nel mondo e quanto piace<br />
+ chi umilmente con essa s’accosta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per apparer ciascun s’ingegna e face<br />
+ sue invenzioni; e quelle son trascorse<br />
+ da’ predicanti e ’l Vangelio si tace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Un dice che la luna si ritorse<br />
+ ne la passion di Cristo e s’interpuose,<br />
+ per che ’l lume del sol giù non si porse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e mente, ché la luce si nascose<br />
+ da sé: però a li Spani e a l’Indi<br />
+ come a’ Giudei tale eclissi rispuose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi<br />
+ quante sì fatte favole per anno<br />
+ in pergamo si gridan quinci e quindi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì che le pecorelle, che non sanno,<br />
+ tornan del pasco pasciute di vento,<br />
+ e non le scusa non veder lo danno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non disse Cristo al suo primo convento:<br />
+ ‘Andate, e predicate al mondo ciance’;<br />
+ ma diede lor verace fondamento;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quel tanto sonò ne le sue guance,<br />
+ sì ch’a pugnar per accender la fede<br />
+ de l’Evangelio fero scudo e lance.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ora si va con motti e con iscede<br />
+ a predicare, e pur che ben si rida,<br />
+ gonfia il cappuccio e più non si richiede.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma tale uccel nel becchetto s’annida,<br />
+ che se ’l vulgo il vedesse, vederebbe<br />
+ la perdonanza di ch’el si confida:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per cui tanta stoltezza in terra crebbe,<br />
+ che, sanza prova d’alcun testimonio,<br />
+ ad ogne promession si correrebbe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di questo ingrassa il porco sant’ Antonio,<br />
+ e altri assai che sono ancor più porci,<br />
+ pagando di moneta sanza conio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perché siam digressi assai, ritorci<br />
+ li occhi oramai verso la dritta strada,<br />
+ sì che la via col tempo si raccorci.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questa natura sì oltre s’ingrada<br />
+ in numero, che mai non fu loquela<br />
+ né concetto mortal che tanto vada;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se tu guardi quel che si revela<br />
+ per Danïel, vedrai che ’n sue migliaia<br />
+ determinato numero si cela.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La prima luce, che tutta la raia,<br />
+ per tanti modi in essa si recepe,<br />
+ quanti son li splendori a chi s’appaia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde, però che a l’atto che concepe<br />
+ segue l’affetto, d’amar la dolcezza<br />
+ diversamente in essa ferve e tepe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi l’eccelso omai e la larghezza<br />
+ de l’etterno valor, poscia che tanti<br />
+ speculi fatti s’ha in che si spezza,<br />
+</p>
+
+<p>
+ uno manendo in sé come davanti».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap30"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXX
+</h3>
+
+<p>
+ Forse semilia miglia di lontano<br />
+ ci ferve l’ora sesta, e questo mondo<br />
+ china già l’ombra quasi al letto piano,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quando ’l mezzo del cielo, a noi profondo,<br />
+ comincia a farsi tal, ch’alcuna stella<br />
+ perde il parere infino a questo fondo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come vien la chiarissima ancella<br />
+ del sol più oltre, così ’l ciel si chiude<br />
+ di vista in vista infino a la più bella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non altrimenti il trïunfo che lude<br />
+ sempre dintorno al punto che mi vinse,<br />
+ parendo inchiuso da quel ch’elli ’nchiude,<br />
+</p>
+
+<p>
+ a poco a poco al mio veder si stinse:<br />
+ per che tornar con li occhi a Bëatrice<br />
+ nulla vedere e amor mi costrinse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se quanto infino a qui di lei si dice<br />
+ fosse conchiuso tutto in una loda,<br />
+ poca sarebbe a fornir questa vice.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La bellezza ch’io vidi si trasmoda<br />
+ non pur di là da noi, ma certo io credo<br />
+ che solo il suo fattor tutta la goda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da questo passo vinto mi concedo<br />
+ più che già mai da punto di suo tema<br />
+ soprato fosse comico o tragedo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché, come sole in viso che più trema,<br />
+ così lo rimembrar del dolce riso<br />
+ la mente mia da me medesmo scema.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dal primo giorno ch’i’ vidi il suo viso<br />
+ in questa vita, infino a questa vista,<br />
+ non m’è il seguire al mio cantar preciso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma or convien che mio seguir desista<br />
+ più dietro a sua bellezza, poetando,<br />
+ come a l’ultimo suo ciascuno artista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cotal qual io lascio a maggior bando<br />
+ che quel de la mia tuba, che deduce<br />
+ l’ardüa sua matera terminando,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con atto e voce di spedito duce<br />
+ ricominciò: «Noi siamo usciti fore<br />
+ del maggior corpo al ciel ch’è pura luce:<br />
+</p>
+
+<p>
+ luce intellettüal, piena d’amore;<br />
+ amor di vero ben, pien di letizia;<br />
+ letizia che trascende ogne dolzore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui vederai l’una e l’altra milizia<br />
+ di paradiso, e l’una in quelli aspetti<br />
+ che tu vedrai a l’ultima giustizia».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come sùbito lampo che discetti<br />
+ li spiriti visivi, sì che priva<br />
+ da l’atto l’occhio di più forti obietti,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così mi circunfulse luce viva,<br />
+ e lasciommi fasciato di tal velo<br />
+ del suo fulgor, che nulla m’appariva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Sempre l’amor che queta questo cielo<br />
+ accoglie in sé con sì fatta salute,<br />
+ per far disposto a sua fiamma il candelo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fur più tosto dentro a me venute<br />
+ queste parole brievi, ch’io compresi<br />
+ me sormontar di sopr’ a mia virtute;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e di novella vista mi raccesi<br />
+ tale, che nulla luce è tanto mera,<br />
+ che li occhi miei non si fosser difesi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi lume in forma di rivera<br />
+ fulvido di fulgore, intra due rive<br />
+ dipinte di mirabil primavera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di tal fiumana uscian faville vive,<br />
+ e d’ogne parte si mettien ne’ fiori,<br />
+ quasi rubin che oro circunscrive;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi, come inebrïate da li odori,<br />
+ riprofondavan sé nel miro gurge,<br />
+ e s’una intrava, un’altra n’uscia fori.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «L’alto disio che mo t’infiamma e urge,<br />
+ d’aver notizia di ciò che tu vei,<br />
+ tanto mi piace più quanto più turge;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma di quest’ acqua convien che tu bei<br />
+ prima che tanta sete in te si sazi»:<br />
+ così mi disse il sol de li occhi miei.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Anche soggiunse: «Il fiume e li topazi<br />
+ ch’entrano ed escono e ’l rider de l’erbe<br />
+ son di lor vero umbriferi prefazi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non che da sé sian queste cose acerbe;<br />
+ ma è difetto da la parte tua,<br />
+ che non hai viste ancor tanto superbe».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non è fantin che sì sùbito rua<br />
+ col volto verso il latte, se si svegli<br />
+ molto tardato da l’usanza sua,<br />
+</p>
+
+<p>
+ come fec’ io, per far migliori spegli<br />
+ ancor de li occhi, chinandomi a l’onda<br />
+ che si deriva perché vi s’immegli;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sì come di lei bevve la gronda<br />
+ de le palpebre mie, così mi parve<br />
+ di sua lunghezza divenuta tonda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, come gente stata sotto larve,<br />
+ che pare altro che prima, se si sveste<br />
+ la sembianza non süa in che disparve,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così mi si cambiaro in maggior feste<br />
+ li fiori e le faville, sì ch’io vidi<br />
+ ambo le corti del ciel manifeste.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O isplendor di Dio, per cu’ io vidi<br />
+ l’alto trïunfo del regno verace,<br />
+ dammi virtù a dir com’ ïo il vidi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lume è là sù che visibile face<br />
+ lo creatore a quella creatura<br />
+ che solo in lui vedere ha la sua pace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E’ si distende in circular figura,<br />
+ in tanto che la sua circunferenza<br />
+ sarebbe al sol troppo larga cintura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fassi di raggio tutta sua parvenza<br />
+ reflesso al sommo del mobile primo,<br />
+ che prende quindi vivere e potenza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come clivo in acqua di suo imo<br />
+ si specchia, quasi per vedersi addorno,<br />
+ quando è nel verde e ne’ fioretti opimo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì, soprastando al lume intorno intorno,<br />
+ vidi specchiarsi in più di mille soglie<br />
+ quanto di noi là sù fatto ha ritorno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se l’infimo grado in sé raccoglie<br />
+ sì grande lume, quanta è la larghezza<br />
+ di questa rosa ne l’estreme foglie!<br />
+</p>
+
+<p>
+ La vista mia ne l’ampio e ne l’altezza<br />
+ non si smarriva, ma tutto prendeva<br />
+ il quanto e ’l quale di quella allegrezza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Presso e lontano, lì, né pon né leva:<br />
+ ché dove Dio sanza mezzo governa,<br />
+ la legge natural nulla rileva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel giallo de la rosa sempiterna,<br />
+ che si digrada e dilata e redole<br />
+ odor di lode al sol che sempre verna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ qual è colui che tace e dicer vole,<br />
+ mi trasse Bëatrice, e disse: «Mira<br />
+ quanto è ’l convento de le bianche stole!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi nostra città quant’ ella gira;<br />
+ vedi li nostri scanni sì ripieni,<br />
+ che poca gente più ci si disira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ’n quel gran seggio a che tu li occhi tieni<br />
+ per la corona che già v’è sù posta,<br />
+ prima che tu a queste nozze ceni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sederà l’alma, che fia giù agosta,<br />
+ de l’alto Arrigo, ch’a drizzare Italia<br />
+ verrà in prima ch’ella sia disposta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La cieca cupidigia che v’ammalia<br />
+ simili fatti v’ha al fantolino<br />
+ che muor per fame e caccia via la balia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E fia prefetto nel foro divino<br />
+ allora tal, che palese e coverto<br />
+ non anderà con lui per un cammino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma poco poi sarà da Dio sofferto<br />
+ nel santo officio; ch’el sarà detruso<br />
+ là dove Simon mago è per suo merto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e farà quel d’Alagna intrar più giuso».<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap31"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXXI
+</h3>
+
+<p>
+ In forma dunque di candida rosa<br />
+ mi si mostrava la milizia santa<br />
+ che nel suo sangue Cristo fece sposa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma l’altra, che volando vede e canta<br />
+ la gloria di colui che la ’nnamora<br />
+ e la bontà che la fece cotanta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ sì come schiera d’ape che s’infiora<br />
+ una fïata e una si ritorna<br />
+ là dove suo laboro s’insapora,<br />
+</p>
+
+<p>
+ nel gran fior discendeva che s’addorna<br />
+ di tante foglie, e quindi risaliva<br />
+ là dove ’l süo amor sempre soggiorna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le facce tutte avean di fiamma viva<br />
+ e l’ali d’oro, e l’altro tanto bianco,<br />
+ che nulla neve a quel termine arriva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quando scendean nel fior, di banco in banco<br />
+ porgevan de la pace e de l’ardore<br />
+ ch’elli acquistavan ventilando il fianco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Né l’interporsi tra ’l disopra e ’l fiore<br />
+ di tanta moltitudine volante<br />
+ impediva la vista e lo splendore:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché la luce divina è penetrante<br />
+ per l’universo secondo ch’è degno,<br />
+ sì che nulla le puote essere ostante.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo sicuro e gaudïoso regno,<br />
+ frequente in gente antica e in novella,<br />
+ viso e amore avea tutto ad un segno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O trina luce che ’n unica stella<br />
+ scintillando a lor vista, sì li appaga!<br />
+ guarda qua giuso a la nostra procella!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se i barbari, venendo da tal plaga<br />
+ che ciascun giorno d’Elice si cuopra,<br />
+ rotante col suo figlio ond’ ella è vaga,<br />
+</p>
+
+<p>
+ veggendo Roma e l’ardüa sua opra,<br />
+ stupefaciensi, quando Laterano<br />
+ a le cose mortali andò di sopra;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ïo, che al divino da l’umano,<br />
+ a l’etterno dal tempo era venuto,<br />
+ e di Fiorenza in popol giusto e sano,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di che stupor dovea esser compiuto!<br />
+ Certo tra esso e ’l gaudio mi facea<br />
+ libito non udire e starmi muto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quasi peregrin che si ricrea<br />
+ nel tempio del suo voto riguardando,<br />
+ e spera già ridir com’ ello stea,<br />
+</p>
+
+<p>
+ su per la viva luce passeggiando,<br />
+ menava ïo li occhi per li gradi,<br />
+ mo sù, mo giù e mo recirculando.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedëa visi a carità süadi,<br />
+ d’altrui lume fregiati e di suo riso,<br />
+ e atti ornati di tutte onestadi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La forma general di paradiso<br />
+ già tutta mïo sguardo avea compresa,<br />
+ in nulla parte ancor fermato fiso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e volgeami con voglia rïaccesa<br />
+ per domandar la mia donna di cose<br />
+ di che la mente mia era sospesa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Uno intendëa, e altro mi rispuose:<br />
+ credea veder Beatrice e vidi un sene<br />
+ vestito con le genti glorïose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Diffuso era per li occhi e per le gene<br />
+ di benigna letizia, in atto pio<br />
+ quale a tenero padre si convene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E «Ov’ è ella?», sùbito diss’ io.<br />
+ Ond’ elli: «A terminar lo tuo disiro<br />
+ mosse Beatrice me del loco mio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se riguardi sù nel terzo giro<br />
+ dal sommo grado, tu la rivedrai<br />
+ nel trono che suoi merti le sortiro».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sanza risponder, li occhi sù levai,<br />
+ e vidi lei che si facea corona<br />
+ reflettendo da sé li etterni rai.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da quella regïon che più sù tona<br />
+ occhio mortale alcun tanto non dista,<br />
+ qualunque in mare più giù s’abbandona,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quanto lì da Beatrice la mia vista;<br />
+ ma nulla mi facea, ché süa effige<br />
+ non discendëa a me per mezzo mista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O donna in cui la mia speranza vige,<br />
+ e che soffristi per la mia salute<br />
+ in inferno lasciar le tue vestige,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di tante cose quant’ i’ ho vedute,<br />
+ dal tuo podere e da la tua bontate<br />
+ riconosco la grazia e la virtute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu m’hai di servo tratto a libertate<br />
+ per tutte quelle vie, per tutt’ i modi<br />
+ che di ciò fare avei la potestate.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La tua magnificenza in me custodi,<br />
+ sì che l’anima mia, che fatt’ hai sana,<br />
+ piacente a te dal corpo si disnodi».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così orai; e quella, sì lontana<br />
+ come parea, sorrise e riguardommi;<br />
+ poi si tornò a l’etterna fontana.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ’l santo sene: «Acciò che tu assommi<br />
+ perfettamente», disse, «il tuo cammino,<br />
+ a che priego e amor santo mandommi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vola con li occhi per questo giardino;<br />
+ ché veder lui t’acconcerà lo sguardo<br />
+ più al montar per lo raggio divino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E la regina del cielo, ond’ ïo ardo<br />
+ tutto d’amor, ne farà ogne grazia,<br />
+ però ch’i’ sono il suo fedel Bernardo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual è colui che forse di Croazia<br />
+ viene a veder la Veronica nostra,<br />
+ che per l’antica fame non sen sazia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma dice nel pensier, fin che si mostra:<br />
+ ‘Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace,<br />
+ or fu sì fatta la sembianza vostra?’;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal era io mirando la vivace<br />
+ carità di colui che ’n questo mondo,<br />
+ contemplando, gustò di quella pace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «Figliuol di grazia, quest’ esser giocondo»,<br />
+ cominciò elli, «non ti sarà noto,<br />
+ tenendo li occhi pur qua giù al fondo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma guarda i cerchi infino al più remoto,<br />
+ tanto che veggi seder la regina<br />
+ cui questo regno è suddito e devoto».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io levai li occhi; e come da mattina<br />
+ la parte orïental de l’orizzonte<br />
+ soverchia quella dove ’l sol declina,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così, quasi di valle andando a monte<br />
+ con li occhi, vidi parte ne lo stremo<br />
+ vincer di lume tutta l’altra fronte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come quivi ove s’aspetta il temo<br />
+ che mal guidò Fetonte, più s’infiamma,<br />
+ e quinci e quindi il lume si fa scemo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così quella pacifica oriafiamma<br />
+ nel mezzo s’avvivava, e d’ogne parte<br />
+ per igual modo allentava la fiamma;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e a quel mezzo, con le penne sparte,<br />
+ vid’ io più di mille angeli festanti,<br />
+ ciascun distinto di fulgore e d’arte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vidi a lor giochi quivi e a lor canti<br />
+ ridere una bellezza, che letizia<br />
+ era ne li occhi a tutti li altri santi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e s’io avessi in dir tanta divizia<br />
+ quanta ad imaginar, non ardirei<br />
+ lo minimo tentar di sua delizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bernardo, come vide li occhi miei<br />
+ nel caldo suo caler fissi e attenti,<br />
+ li suoi con tanto affetto volse a lei,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che ’ miei di rimirar fé più ardenti.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap32"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXXII
+</h3>
+
+<p>
+ Affetto al suo piacer, quel contemplante<br />
+ libero officio di dottore assunse,<br />
+ e cominciò queste parole sante:<br />
+</p>
+
+<p>
+ «La piaga che Maria richiuse e unse,<br />
+ quella ch’è tanto bella da’ suoi piedi<br />
+ è colei che l’aperse e che la punse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne l’ordine che fanno i terzi sedi,<br />
+ siede Rachel di sotto da costei<br />
+ con Bëatrice, sì come tu vedi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sarra e Rebecca, Iudìt e colei<br />
+ che fu bisava al cantor che per doglia<br />
+ del fallo disse ‘Miserere mei’,<br />
+</p>
+
+<p>
+ puoi tu veder così di soglia in soglia<br />
+ giù digradar, com’ io ch’a proprio nome<br />
+ vo per la rosa giù di foglia in foglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E dal settimo grado in giù, sì come<br />
+ infino ad esso, succedono Ebree,<br />
+ dirimendo del fior tutte le chiome;<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché, secondo lo sguardo che fée<br />
+ la fede in Cristo, queste sono il muro<br />
+ a che si parton le sacre scalee.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da questa parte onde ’l fiore è maturo<br />
+ di tutte le sue foglie, sono assisi<br />
+ quei che credettero in Cristo venturo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ da l’altra parte onde sono intercisi<br />
+ di vòti i semicirculi, si stanno<br />
+ quei ch’a Cristo venuto ebber li visi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come quinci il glorïoso scanno<br />
+ de la donna del cielo e li altri scanni<br />
+ di sotto lui cotanta cerna fanno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ così di contra quel del gran Giovanni,<br />
+ che sempre santo ’l diserto e ’l martiro<br />
+ sofferse, e poi l’inferno da due anni;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sotto lui così cerner sortiro<br />
+ Francesco, Benedetto e Augustino<br />
+ e altri fin qua giù di giro in giro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or mira l’alto proveder divino:<br />
+ ché l’uno e l’altro aspetto de la fede<br />
+ igualmente empierà questo giardino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E sappi che dal grado in giù che fiede<br />
+ a mezzo il tratto le due discrezioni,<br />
+ per nullo proprio merito si siede,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per l’altrui, con certe condizioni:<br />
+ ché tutti questi son spiriti ascolti<br />
+ prima ch’avesser vere elezïoni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben te ne puoi accorger per li volti<br />
+ e anche per le voci püerili,<br />
+ se tu li guardi bene e se li ascolti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or dubbi tu e dubitando sili;<br />
+ ma io discioglierò ’l forte legame<br />
+ in che ti stringon li pensier sottili.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dentro a l’ampiezza di questo reame<br />
+ casüal punto non puote aver sito,<br />
+ se non come tristizia o sete o fame:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché per etterna legge è stabilito<br />
+ quantunque vedi, sì che giustamente<br />
+ ci si risponde da l’anello al dito;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e però questa festinata gente<br />
+ a vera vita non è sine causa<br />
+ intra sé qui più e meno eccellente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo rege per cui questo regno pausa<br />
+ in tanto amore e in tanto diletto,<br />
+ che nulla volontà è di più ausa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ le menti tutte nel suo lieto aspetto<br />
+ creando, a suo piacer di grazia dota<br />
+ diversamente; e qui basti l’effetto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ciò espresso e chiaro vi si nota<br />
+ ne la Scrittura santa in quei gemelli<br />
+ che ne la madre ebber l’ira commota.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Però, secondo il color d’i capelli,<br />
+ di cotal grazia l’altissimo lume<br />
+ degnamente convien che s’incappelli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque, sanza mercé di lor costume,<br />
+ locati son per gradi differenti,<br />
+ sol differendo nel primiero acume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bastavasi ne’ secoli recenti<br />
+ con l’innocenza, per aver salute,<br />
+ solamente la fede d’i parenti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi che le prime etadi fuor compiute,<br />
+ convenne ai maschi a l’innocenti penne<br />
+ per circuncidere acquistar virtute;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma poi che ’l tempo de la grazia venne,<br />
+ sanza battesmo perfetto di Cristo<br />
+ tale innocenza là giù si ritenne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Riguarda omai ne la faccia che a Cristo<br />
+ più si somiglia, ché la sua chiarezza<br />
+ sola ti può disporre a veder Cristo».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi sopra lei tanta allegrezza<br />
+ piover, portata ne le menti sante<br />
+ create a trasvolar per quella altezza,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che quantunque io avea visto davante,<br />
+ di tanta ammirazion non mi sospese,<br />
+ né mi mostrò di Dio tanto sembiante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quello amor che primo lì discese,<br />
+ cantando ‘Ave, Maria, gratïa plena’,<br />
+ dinanzi a lei le sue ali distese.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Rispuose a la divina cantilena<br />
+ da tutte parti la beata corte,<br />
+ sì ch’ogne vista sen fé più serena.<br />
+</p>
+
+<p>
+ «O santo padre, che per me comporte<br />
+ l’esser qua giù, lasciando il dolce loco<br />
+ nel qual tu siedi per etterna sorte,<br />
+</p>
+
+<p>
+ qual è quell’ angel che con tanto gioco<br />
+ guarda ne li occhi la nostra regina,<br />
+ innamorato sì che par di foco?».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così ricorsi ancora a la dottrina<br />
+ di colui ch’abbelliva di Maria,<br />
+ come del sole stella mattutina.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed elli a me: «Baldezza e leggiadria<br />
+ quant’ esser puote in angelo e in alma,<br />
+ tutta è in lui; e sì volem che sia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch’ elli è quelli che portò la palma<br />
+ giuso a Maria, quando ’l Figliuol di Dio<br />
+ carcar si volse de la nostra salma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma vieni omai con li occhi sì com’ io<br />
+ andrò parlando, e nota i gran patrici<br />
+ di questo imperio giustissimo e pio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quei due che seggon là sù più felici<br />
+ per esser propinquissimi ad Agusta,<br />
+ son d’esta rosa quasi due radici:<br />
+</p>
+
+<p>
+ colui che da sinistra le s’aggiusta<br />
+ è il padre per lo cui ardito gusto<br />
+ l’umana specie tanto amaro gusta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ dal destro vedi quel padre vetusto<br />
+ di Santa Chiesa a cui Cristo le chiavi<br />
+ raccomandò di questo fior venusto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quei che vide tutti i tempi gravi,<br />
+ pria che morisse, de la bella sposa<br />
+ che s’acquistò con la lancia e coi clavi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ siede lungh’ esso, e lungo l’altro posa<br />
+ quel duca sotto cui visse di manna<br />
+ la gente ingrata, mobile e retrosa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di contr’ a Pietro vedi sedere Anna,<br />
+ tanto contenta di mirar sua figlia,<br />
+ che non move occhio per cantare osanna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e contro al maggior padre di famiglia<br />
+ siede Lucia, che mosse la tua donna<br />
+ quando chinavi, a rovinar, le ciglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perché ’l tempo fugge che t’assonna,<br />
+ qui farem punto, come buon sartore<br />
+ che com’ elli ha del panno fa la gonna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e drizzeremo li occhi al primo amore,<br />
+ sì che, guardando verso lui, penètri<br />
+ quant’ è possibil per lo suo fulgore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Veramente, ne forse tu t’arretri<br />
+ movendo l’ali tue, credendo oltrarti,<br />
+ orando grazia conven che s’impetri<br />
+</p>
+
+<p>
+ grazia da quella che puote aiutarti;<br />
+ e tu mi seguirai con l’affezione,<br />
+ sì che dal dicer mio lo cor non parti».<br />
+</p>
+
+<p>
+ E cominciò questa santa orazione:<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap33"></a></p>
+<h3>
+Paradiso • Canto XXXIII
+</h3>
+
+<p>
+ «Vergine Madre, figlia del tuo figlio,<br />
+ umile e alta più che creatura,<br />
+ termine fisso d’etterno consiglio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tu se’ colei che l’umana natura<br />
+ nobilitasti sì, che ’l suo fattore<br />
+ non disdegnò di farsi sua fattura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel ventre tuo si raccese l’amore,<br />
+ per lo cui caldo ne l’etterna pace<br />
+ così è germinato questo fiore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui se’ a noi meridïana face<br />
+ di caritate, e giuso, intra ’ mortali,<br />
+ se’ di speranza fontana vivace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Donna, se’ tanto grande e tanto vali,<br />
+ che qual vuol grazia e a te non ricorre,<br />
+ sua disïanza vuol volar sanz’ ali.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La tua benignità non pur soccorre<br />
+ a chi domanda, ma molte fïate<br />
+ liberamente al dimandar precorre.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In te misericordia, in te pietate,<br />
+ in te magnificenza, in te s’aduna<br />
+ quantunque in creatura è di bontate.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or questi, che da l’infima lacuna<br />
+ de l’universo infin qui ha vedute<br />
+ le vite spiritali ad una ad una,<br />
+</p>
+
+<p>
+ supplica a te, per grazia, di virtute<br />
+ tanto, che possa con li occhi levarsi<br />
+ più alto verso l’ultima salute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io, che mai per mio veder non arsi<br />
+ più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi<br />
+ ti porgo, e priego che non sieno scarsi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perché tu ogne nube li disleghi<br />
+ di sua mortalità co’ prieghi tuoi,<br />
+ sì che ’l sommo piacer li si dispieghi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ancor ti priego, regina, che puoi<br />
+ ciò che tu vuoli, che conservi sani,<br />
+ dopo tanto veder, li affetti suoi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vinca tua guardia i movimenti umani:<br />
+ vedi Beatrice con quanti beati<br />
+ per li miei prieghi ti chiudon le mani!».<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li occhi da Dio diletti e venerati,<br />
+ fissi ne l’orator, ne dimostraro<br />
+ quanto i devoti prieghi le son grati;<br />
+</p>
+
+<p>
+ indi a l’etterno lume s’addrizzaro,<br />
+ nel qual non si dee creder che s’invii<br />
+ per creatura l’occhio tanto chiaro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io ch’al fine di tutt’ i disii<br />
+ appropinquava, sì com’ io dovea,<br />
+ l’ardor del desiderio in me finii.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bernardo m’accennava, e sorridea,<br />
+ perch’ io guardassi suso; ma io era<br />
+ già per me stesso tal qual ei volea:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché la mia vista, venendo sincera,<br />
+ e più e più intrava per lo raggio<br />
+ de l’alta luce che da sé è vera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da quinci innanzi il mio veder fu maggio<br />
+ che ’l parlar mostra, ch’a tal vista cede,<br />
+ e cede la memoria a tanto oltraggio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual è colüi che sognando vede,<br />
+ che dopo ’l sogno la passione impressa<br />
+ rimane, e l’altro a la mente non riede,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cotal son io, ché quasi tutta cessa<br />
+ mia visïone, e ancor mi distilla<br />
+ nel core il dolce che nacque da essa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così la neve al sol si disigilla;<br />
+ così al vento ne le foglie levi<br />
+ si perdea la sentenza di Sibilla.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O somma luce che tanto ti levi<br />
+ da’ concetti mortali, a la mia mente<br />
+ ripresta un poco di quel che parevi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e fa la lingua mia tanto possente,<br />
+ ch’una favilla sol de la tua gloria<br />
+ possa lasciare a la futura gente;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ché, per tornare alquanto a mia memoria<br />
+ e per sonare un poco in questi versi,<br />
+ più si conceperà di tua vittoria.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io credo, per l’acume ch’io soffersi<br />
+ del vivo raggio, ch’i’ sarei smarrito,<br />
+ se li occhi miei da lui fossero aversi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E’ mi ricorda ch’io fui più ardito<br />
+ per questo a sostener, tanto ch’i’ giunsi<br />
+ l’aspetto mio col valore infinito.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh abbondante grazia ond’ io presunsi<br />
+ ficcar lo viso per la luce etterna,<br />
+ tanto che la veduta vi consunsi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel suo profondo vidi che s’interna,<br />
+ legato con amore in un volume,<br />
+ ciò che per l’universo si squaderna:<br />
+</p>
+
+<p>
+ sustanze e accidenti e lor costume<br />
+ quasi conflati insieme, per tal modo<br />
+ che ciò ch’i’ dico è un semplice lume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La forma universal di questo nodo<br />
+ credo ch’i’ vidi, perché più di largo,<br />
+ dicendo questo, mi sento ch’i’ godo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Un punto solo m’è maggior letargo<br />
+ che venticinque secoli a la ’mpresa<br />
+ che fé Nettuno ammirar l’ombra d’Argo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Così la mente mia, tutta sospesa,<br />
+ mirava fissa, immobile e attenta,<br />
+ e sempre di mirar faceasi accesa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A quella luce cotal si diventa,<br />
+ che volgersi da lei per altro aspetto<br />
+ è impossibil che mai si consenta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ però che ’l ben, ch’è del volere obietto,<br />
+ tutto s’accoglie in lei, e fuor di quella<br />
+ è defettivo ciò ch’è lì perfetto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Omai sarà più corta mia favella,<br />
+ pur a quel ch’io ricordo, che d’un fante<br />
+ che bagni ancor la lingua a la mammella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non perché più ch’un semplice sembiante<br />
+ fosse nel vivo lume ch’io mirava,<br />
+ che tal è sempre qual s’era davante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per la vista che s’avvalorava<br />
+ in me guardando, una sola parvenza,<br />
+ mutandom’ io, a me si travagliava.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne la profonda e chiara sussistenza<br />
+ de l’alto lume parvermi tre giri<br />
+ di tre colori e d’una contenenza;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e l’un da l’altro come iri da iri<br />
+ parea reflesso, e ’l terzo parea foco<br />
+ che quinci e quindi igualmente si spiri.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh quanto è corto il dire e come fioco<br />
+ al mio concetto! e questo, a quel ch’i’ vidi,<br />
+ è tanto, che non basta a dicer ‘poco’.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O luce etterna che sola in te sidi,<br />
+ sola t’intendi, e da te intelletta<br />
+ e intendente te ami e arridi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quella circulazion che sì concetta<br />
+ pareva in te come lume reflesso,<br />
+ da li occhi miei alquanto circunspetta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ dentro da sé, del suo colore stesso,<br />
+ mi parve pinta de la nostra effige:<br />
+ per che ’l mio viso in lei tutto era messo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual è ’l geomètra che tutto s’affige<br />
+ per misurar lo cerchio, e non ritrova,<br />
+ pensando, quel principio ond’ elli indige,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal era io a quella vista nova:<br />
+ veder voleva come si convenne<br />
+ l’imago al cerchio e come vi s’indova;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma non eran da ciò le proprie penne:<br />
+ se non che la mia mente fu percossa<br />
+ da un fulgore in che sua voglia venne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A l’alta fantasia qui mancò possa;<br />
+ ma già volgeva il mio disio e ’l velle,<br />
+ sì come rota ch’igualmente è mossa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ l’amor che move il sole e l’altre stelle.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p>
+ - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -<br />
+</p>
+
+<p>
+ TAVOLA DEI CARATTERI SPECIALI<br />
+ TABLE OF SPECIAL CHARACTERS<br />
+</p>
+
+<p>
+ à = a grave<br />
+ è = e grave<br />
+ ì = i grave<br />
+ ò = o grave<br />
+ ù = u grave<br />
+</p>
+
+<p>
+ é = e acute<br />
+ ó = o acute<br />
+</p>
+
+<p>
+ ä = a uml<br />
+ ë = e uml<br />
+ ï = i uml<br />
+ ö = o uml<br />
+ ü = u uml<br />
+</p>
+
+<p>
+ È = E grave<br />
+ Ë = E uml<br />
+ Ï = I uml<br />
+</p>
+
+<p>
+ « = left angle quotation mark<br />
+ » = right angle quotation mark<br />
+</p>
+
+<p>
+ “ = left double quotation mark<br />
+ ” = right double quotation mark<br />
+</p>
+
+<p>
+ ‘ = left single quotation mark<br />
+ ’ = right single quotation mark<br />
+</p>
+
+<p>
+ — = em dash<br />
+</p>
+
+<p>
+ • = middot<br />
+</p>
+
+<p>
+ . . . = ellipsis<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /><br /></p>
+
+<div>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 1011 ***</div>
+</body>
+
+</html>
+
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+Project Gutenberg's La Divina Commedia di Dante: Paradiso, by Dante Alighieri
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+
+Title: La Divina Commedia di Dante: Paradiso
+
+Author: Dante Alighieri
+
+Posting Date: December 8, 2014 [EBook #1011]
+Release Date: August, 1997
+First Posted: September 4, 1997
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DIVINA COMMEDIA DI DANTE: PARADISO ***
+
+
+
+
+Produced by an anonymous Project Gutenberg volunteer. HTML
+version by Al Haines.
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+ LA DIVINA COMMEDIA
+ di Dante Alighieri
+
+
+
+
+
+ PARADISO
+
+
+
+
+ Paradiso Canto I
+
+
+ La gloria di colui che tutto move
+ per luniverso penetra, e risplende
+ in una parte pi e meno altrove.
+
+ Nel ciel che pi de la sua luce prende
+ fu io, e vidi cose che ridire
+ n sa n pu chi di l s discende;
+
+ perch appressando s al suo disire,
+ nostro intelletto si profonda tanto,
+ che dietro la memoria non pu ire.
+
+ Veramente quant io del regno santo
+ ne la mia mente potei far tesoro,
+ sar ora materia del mio canto.
+
+ O buono Appollo, a lultimo lavoro
+ fammi del tuo valor s fatto vaso,
+ come dimandi a dar lamato alloro.
+
+ Infino a qui lun giogo di Parnaso
+ assai mi fu; ma or con amendue
+ m uopo intrar ne laringo rimaso.
+
+ Entra nel petto mio, e spira tue
+ s come quando Marsa traesti
+ de la vagina de le membra sue.
+
+ O divina virt, se mi ti presti
+ tanto che lombra del beato regno
+ segnata nel mio capo io manifesti,
+
+ vedrami al pi del tuo diletto legno
+ venire, e coronarmi de le foglie
+ che la materia e tu mi farai degno.
+
+ S rade volte, padre, se ne coglie
+ per trunfare o cesare o poeta,
+ colpa e vergogna de lumane voglie,
+
+ che parturir letizia in su la lieta
+ delfica det dovria la fronda
+ peneia, quando alcun di s asseta.
+
+ Poca favilla gran fiamma seconda:
+ forse di retro a me con miglior voci
+ si pregher perch Cirra risponda.
+
+ Surge ai mortali per diverse foci
+ la lucerna del mondo; ma da quella
+ che quattro cerchi giugne con tre croci,
+
+ con miglior corso e con migliore stella
+ esce congiunta, e la mondana cera
+ pi a suo modo tempera e suggella.
+
+ Fatto avea di l mane e di qua sera
+ tal foce, e quasi tutto era l bianco
+ quello emisperio, e laltra parte nera,
+
+ quando Beatrice in sul sinistro fianco
+ vidi rivolta e riguardar nel sole:
+ aguglia s non li saffisse unquanco.
+
+ E s come secondo raggio suole
+ uscir del primo e risalire in suso,
+ pur come pelegrin che tornar vuole,
+
+ cos de latto suo, per li occhi infuso
+ ne limagine mia, il mio si fece,
+ e fissi li occhi al sole oltre nostr uso.
+
+ Molto licito l, che qui non lece
+ a le nostre virt, merc del loco
+ fatto per proprio de lumana spece.
+
+ Io nol soffersi molto, n s poco,
+ chio nol vedessi sfavillar dintorno,
+ com ferro che bogliente esce del foco;
+
+ e di sbito parve giorno a giorno
+ essere aggiunto, come quei che puote
+ avesse il ciel dun altro sole addorno.
+
+ Beatrice tutta ne letterne rote
+ fissa con li occhi stava; e io in lei
+ le luci fissi, di l s rimote.
+
+ Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
+ qual si f Glauco nel gustar de lerba
+ che l f consorto in mar de li altri di.
+
+ Trasumanar significar per verba
+ non si poria; per lessemplo basti
+ a cui esperenza grazia serba.
+
+ Si era sol di me quel che creasti
+ novellamente, amor che l ciel governi,
+ tu l sai, che col tuo lume mi levasti.
+
+ Quando la rota che tu sempiterni
+ desiderato, a s mi fece atteso
+ con larmonia che temperi e discerni,
+
+ parvemi tanto allor del cielo acceso
+ de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
+ lago non fece alcun tanto disteso.
+
+ La novit del suono e l grande lume
+ di lor cagion maccesero un disio
+ mai non sentito di cotanto acume.
+
+ Ond ella, che vedea me s com io,
+ a quetarmi lanimo commosso,
+ pria chio a dimandar, la bocca aprio
+
+ e cominci: Tu stesso ti fai grosso
+ col falso imaginar, s che non vedi
+ ci che vedresti se lavessi scosso.
+
+ Tu non se in terra, s come tu credi;
+ ma folgore, fuggendo il proprio sito,
+ non corse come tu chad esso riedi.
+
+ Sio fui del primo dubbio disvestito
+ per le sorrise parolette brevi,
+ dentro ad un nuovo pi fu inretito
+
+ e dissi: Gi contento requevi
+ di grande ammirazion; ma ora ammiro
+ com io trascenda questi corpi levi.
+
+ Ond ella, appresso dun po sospiro,
+ li occhi drizz ver me con quel sembiante
+ che madre fa sovra figlio deliro,
+
+ e cominci: Le cose tutte quante
+ hanno ordine tra loro, e questo forma
+ che luniverso a Dio fa simigliante.
+
+ Qui veggion lalte creature lorma
+ de letterno valore, il qual fine
+ al quale fatta la toccata norma.
+
+ Ne lordine chio dico sono accline
+ tutte nature, per diverse sorti,
+ pi al principio loro e men vicine;
+
+ onde si muovono a diversi porti
+ per lo gran mar de lessere, e ciascuna
+ con istinto a lei dato che la porti.
+
+ Questi ne porta il foco inver la luna;
+ questi ne cor mortali permotore;
+ questi la terra in s stringe e aduna;
+
+ n pur le creature che son fore
+ dintelligenza quest arco saetta,
+ ma quelle channo intelletto e amore.
+
+ La provedenza, che cotanto assetta,
+ del suo lume fa l ciel sempre queto
+ nel qual si volge quel cha maggior fretta;
+
+ e ora l, come a sito decreto,
+ cen porta la virt di quella corda
+ che ci che scocca drizza in segno lieto.
+
+ Vero che, come forma non saccorda
+ molte fate a lintenzion de larte,
+ perch a risponder la materia sorda,
+
+ cos da questo corso si diparte
+ talor la creatura, cha podere
+ di piegar, cos pinta, in altra parte;
+
+ e s come veder si pu cadere
+ foco di nube, s limpeto primo
+ latterra torto da falso piacere.
+
+ Non dei pi ammirar, se bene stimo,
+ lo tuo salir, se non come dun rivo
+ se dalto monte scende giuso ad imo.
+
+ Maraviglia sarebbe in te se, privo
+ dimpedimento, gi ti fossi assiso,
+ com a terra quete in foco vivo.
+
+ Quinci rivolse inver lo cielo il viso.
+
+
+
+ Paradiso Canto II
+
+
+ O voi che siete in piccioletta barca,
+ desiderosi dascoltar, seguiti
+ dietro al mio legno che cantando varca,
+
+ tornate a riveder li vostri liti:
+ non vi mettete in pelago, ch forse,
+ perdendo me, rimarreste smarriti.
+
+ Lacqua chio prendo gi mai non si corse;
+ Minerva spira, e conducemi Appollo,
+ e nove Muse mi dimostran lOrse.
+
+ Voialtri pochi che drizzaste il collo
+ per tempo al pan de li angeli, del quale
+ vivesi qui ma non sen vien satollo,
+
+ metter potete ben per lalto sale
+ vostro navigio, servando mio solco
+ dinanzi a lacqua che ritorna equale.
+
+ Que glorosi che passaro al Colco
+ non sammiraron come voi farete,
+ quando Iasn vider fatto bifolco.
+
+ La concreata e perpeta sete
+ del deforme regno cen portava
+ veloci quasi come l ciel vedete.
+
+ Beatrice in suso, e io in lei guardava;
+ e forse in tanto in quanto un quadrel posa
+ e vola e da la noce si dischiava,
+
+ giunto mi vidi ove mirabil cosa
+ mi torse il viso a s; e per quella
+ cui non potea mia cura essere ascosa,
+
+ volta ver me, s lieta come bella,
+ Drizza la mente in Dio grata, mi disse,
+ che nha congiunti con la prima stella.
+
+ Parev a me che nube ne coprisse
+ lucida, spessa, solida e pulita,
+ quasi adamante che lo sol ferisse.
+
+ Per entro s letterna margarita
+ ne ricevette, com acqua recepe
+ raggio di luce permanendo unita.
+
+ Sio era corpo, e qui non si concepe
+ com una dimensione altra patio,
+ chesser convien se corpo in corpo repe,
+
+ accender ne dovria pi il disio
+ di veder quella essenza in che si vede
+ come nostra natura e Dio sunio.
+
+ L si vedr ci che tenem per fede,
+ non dimostrato, ma fia per s noto
+ a guisa del ver primo che luom crede.
+
+ Io rispuosi: Madonna, s devoto
+ com esser posso pi, ringrazio lui
+ lo qual dal mortal mondo mha remoto.
+
+ Ma ditemi: che son li segni bui
+ di questo corpo, che l giuso in terra
+ fan di Cain favoleggiare altrui?.
+
+ Ella sorrise alquanto, e poi Selli erra
+ loppinon, mi disse, di mortali
+ dove chiave di senso non diserra,
+
+ certo non ti dovrien punger li strali
+ dammirazione omai, poi dietro ai sensi
+ vedi che la ragione ha corte lali.
+
+ Ma dimmi quel che tu da te ne pensi.
+ E io: Ci che nappar qua s diverso
+ credo che fanno i corpi rari e densi.
+
+ Ed ella: Certo assai vedrai sommerso
+ nel falso il creder tuo, se bene ascolti
+ largomentar chio li far avverso.
+
+ La spera ottava vi dimostra molti
+ lumi, li quali e nel quale e nel quanto
+ notar si posson di diversi volti.
+
+ Se raro e denso ci facesser tanto,
+ una sola virt sarebbe in tutti,
+ pi e men distributa e altrettanto.
+
+ Virt diverse esser convegnon frutti
+ di princpi formali, e quei, for chuno,
+ seguiterieno a tua ragion distrutti.
+
+ Ancor, se raro fosse di quel bruno
+ cagion che tu dimandi, o doltre in parte
+ fora di sua materia s digiuno
+
+ esto pianeto, o, s come comparte
+ lo grasso e l magro un corpo, cos questo
+ nel suo volume cangerebbe carte.
+
+ Se l primo fosse, fora manifesto
+ ne leclissi del sol, per trasparere
+ lo lume come in altro raro ingesto.
+
+ Questo non : per da vedere
+ de laltro; e selli avvien chio laltro cassi,
+ falsificato fia lo tuo parere.
+
+ Selli che questo raro non trapassi,
+ esser conviene un termine da onde
+ lo suo contrario pi passar non lassi;
+
+ e indi laltrui raggio si rifonde
+ cos come color torna per vetro
+ lo qual di retro a s piombo nasconde.
+
+ Or dirai tu chel si dimostra tetro
+ ivi lo raggio pi che in altre parti,
+ per esser l refratto pi a retro.
+
+ Da questa instanza pu deliberarti
+ esperenza, se gi mai la provi,
+ chesser suol fonte ai rivi di vostr arti.
+
+ Tre specchi prenderai; e i due rimovi
+ da te dun modo, e laltro, pi rimosso,
+ trambo li primi li occhi tuoi ritrovi.
+
+ Rivolto ad essi, fa che dopo il dosso
+ ti stea un lume che i tre specchi accenda
+ e torni a te da tutti ripercosso.
+
+ Ben che nel quanto tanto non si stenda
+ la vista pi lontana, l vedrai
+ come convien chigualmente risplenda.
+
+ Or, come ai colpi de li caldi rai
+ de la neve riman nudo il suggetto
+ e dal colore e dal freddo primai,
+
+ cos rimaso te ne lintelletto
+ voglio informar di luce s vivace,
+ che ti tremoler nel suo aspetto.
+
+ Dentro dal ciel de la divina pace
+ si gira un corpo ne la cui virtute
+ lesser di tutto suo contento giace.
+
+ Lo ciel seguente, cha tante vedute,
+ quell esser parte per diverse essenze,
+ da lui distratte e da lui contenute.
+
+ Li altri giron per varie differenze
+ le distinzion che dentro da s hanno
+ dispongono a lor fini e lor semenze.
+
+ Questi organi del mondo cos vanno,
+ come tu vedi omai, di grado in grado,
+ che di s prendono e di sotto fanno.
+
+ Riguarda bene omai s com io vado
+ per questo loco al vero che disiri,
+ s che poi sappi sol tener lo guado.
+
+ Lo moto e la virt di santi giri,
+ come dal fabbro larte del martello,
+ da beati motor convien che spiri;
+
+ e l ciel cui tanti lumi fanno bello,
+ de la mente profonda che lui volve
+ prende limage e fassene suggello.
+
+ E come lalma dentro a vostra polve
+ per differenti membra e conformate
+ a diverse potenze si risolve,
+
+ cos lintelligenza sua bontate
+ multiplicata per le stelle spiega,
+ girando s sovra sua unitate.
+
+ Virt diversa fa diversa lega
+ col prezoso corpo chella avviva,
+ nel qual, s come vita in voi, si lega.
+
+ Per la natura lieta onde deriva,
+ la virt mista per lo corpo luce
+ come letizia per pupilla viva.
+
+ Da essa vien ci che da luce a luce
+ par differente, non da denso e raro;
+ essa formal principio che produce,
+
+ conforme a sua bont, lo turbo e l chiaro.
+
+
+
+ Paradiso Canto III
+
+
+ Quel sol che pria damor mi scald l petto,
+ di bella verit mavea scoverto,
+ provando e riprovando, il dolce aspetto;
+
+ e io, per confessar corretto e certo
+ me stesso, tanto quanto si convenne
+ leva il capo a proferer pi erto;
+
+ ma visone apparve che ritenne
+ a s me tanto stretto, per vedersi,
+ che di mia confession non mi sovvenne.
+
+ Quali per vetri trasparenti e tersi,
+ o ver per acque nitide e tranquille,
+ non s profonde che i fondi sien persi,
+
+ tornan di nostri visi le postille
+ debili s, che perla in bianca fronte
+ non vien men forte a le nostre pupille;
+
+ tali vid io pi facce a parlar pronte;
+ per chio dentro a lerror contrario corsi
+ a quel chaccese amor tra lomo e l fonte.
+
+ Sbito s com io di lor maccorsi,
+ quelle stimando specchiati sembianti,
+ per veder di cui fosser, li occhi torsi;
+
+ e nulla vidi, e ritorsili avanti
+ dritti nel lume de la dolce guida,
+ che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.
+
+ Non ti maravigliar perch io sorrida,
+ mi disse, appresso il tuo peril coto,
+ poi sopra l vero ancor lo pi non fida,
+
+ ma te rivolve, come suole, a vto:
+ vere sustanze son ci che tu vedi,
+ qui rilegate per manco di voto.
+
+ Per parla con esse e odi e credi;
+ ch la verace luce che le appaga
+ da s non lascia lor torcer li piedi.
+
+ E io a lombra che parea pi vaga
+ di ragionar, drizzami, e cominciai,
+ quasi com uom cui troppa voglia smaga:
+
+ O ben creato spirito, che a rai
+ di vita etterna la dolcezza senti
+ che, non gustata, non sintende mai,
+
+ grazoso mi fia se mi contenti
+ del nome tuo e de la vostra sorte.
+ Ond ella, pronta e con occhi ridenti:
+
+ La nostra carit non serra porte
+ a giusta voglia, se non come quella
+ che vuol simile a s tutta sua corte.
+
+ I fui nel mondo vergine sorella;
+ e se la mente tua ben s riguarda,
+ non mi ti celer lesser pi bella,
+
+ ma riconoscerai chi son Piccarda,
+ che, posta qui con questi altri beati,
+ beata sono in la spera pi tarda.
+
+ Li nostri affetti, che solo infiammati
+ son nel piacer de lo Spirito Santo,
+ letizian del suo ordine formati.
+
+ E questa sorte che par gi cotanto,
+ per n data, perch fuor negletti
+ li nostri voti, e vti in alcun canto.
+
+ Ond io a lei: Ne mirabili aspetti
+ vostri risplende non so che divino
+ che vi trasmuta da primi concetti:
+
+ per non fui a rimembrar festino;
+ ma or maiuta ci che tu mi dici,
+ s che raffigurar m pi latino.
+
+ Ma dimmi: voi che siete qui felici,
+ disiderate voi pi alto loco
+ per pi vedere e per pi farvi amici?.
+
+ Con quelle altr ombre pria sorrise un poco;
+ da indi mi rispuose tanto lieta,
+ charder parea damor nel primo foco:
+
+ Frate, la nostra volont queta
+ virt di carit, che fa volerne
+ sol quel chavemo, e daltro non ci asseta.
+
+ Se disassimo esser pi superne,
+ foran discordi li nostri disiri
+ dal voler di colui che qui ne cerne;
+
+ che vedrai non capere in questi giri,
+ sessere in carit qui necesse,
+ e se la sua natura ben rimiri.
+
+ Anzi formale ad esto beato esse
+ tenersi dentro a la divina voglia,
+ per chuna fansi nostre voglie stesse;
+
+ s che, come noi sem di soglia in soglia
+ per questo regno, a tutto il regno piace
+ com a lo re che n suo voler ne nvoglia.
+
+ E n la sua volontade nostra pace:
+ ell quel mare al qual tutto si move
+ ci chella cra o che natura face.
+
+ Chiaro mi fu allor come ogne dove
+ in cielo paradiso, etsi la grazia
+ del sommo ben dun modo non vi piove.
+
+ Ma s com elli avvien, sun cibo sazia
+ e dun altro rimane ancor la gola,
+ che quel si chere e di quel si ringrazia,
+
+ cos fec io con atto e con parola,
+ per apprender da lei qual fu la tela
+ onde non trasse infino a co la spuola.
+
+ Perfetta vita e alto merto inciela
+ donna pi s, mi disse, a la cui norma
+ nel vostro mondo gi si veste e vela,
+
+ perch fino al morir si vegghi e dorma
+ con quello sposo chogne voto accetta
+ che caritate a suo piacer conforma.
+
+ Dal mondo, per seguirla, giovinetta
+ fuggimi, e nel suo abito mi chiusi
+ e promisi la via de la sua setta.
+
+ Uomini poi, a mal pi cha bene usi,
+ fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
+ Iddio si sa qual poi mia vita fusi.
+
+ E quest altro splendor che ti si mostra
+ da la mia destra parte e che saccende
+ di tutto il lume de la spera nostra,
+
+ ci chio dico di me, di s intende;
+ sorella fu, e cos le fu tolta
+ di capo lombra de le sacre bende.
+
+ Ma poi che pur al mondo fu rivolta
+ contra suo grado e contra buona usanza,
+ non fu dal vel del cor gi mai disciolta.
+
+ Quest la luce de la gran Costanza
+ che del secondo vento di Soave
+ gener l terzo e lultima possanza.
+
+ Cos parlommi, e poi cominci Ave,
+ Maria cantando, e cantando vanio
+ come per acqua cupa cosa grave.
+
+ La vista mia, che tanto lei seguio
+ quanto possibil fu, poi che la perse,
+ volsesi al segno di maggior disio,
+
+ e a Beatrice tutta si converse;
+ ma quella folgor nel mo sguardo
+ s che da prima il viso non sofferse;
+
+ e ci mi fece a dimandar pi tardo.
+
+
+
+ Paradiso Canto IV
+
+
+ Intra due cibi, distanti e moventi
+ dun modo, prima si morria di fame,
+ che liber omo lun recasse ai denti;
+
+ s si starebbe un agno intra due brame
+ di fieri lupi, igualmente temendo;
+ s si starebbe un cane intra due dame:
+
+ per che, si mi tacea, me non riprendo,
+ da li miei dubbi dun modo sospinto,
+ poi chera necessario, n commendo.
+
+ Io mi tacea, ma l mio disir dipinto
+ mera nel viso, e l dimandar con ello,
+ pi caldo assai che per parlar distinto.
+
+ F s Beatrice qual f Danello,
+ Nabuccodonosor levando dira,
+ che lavea fatto ingiustamente fello;
+
+ e disse: Io veggio ben come ti tira
+ uno e altro disio, s che tua cura
+ s stessa lega s che fuor non spira.
+
+ Tu argomenti: Se l buon voler dura,
+ la volenza altrui per qual ragione
+ di meritar mi scema la misura?.
+
+ Ancor di dubitar ti d cagione
+ parer tornarsi lanime a le stelle,
+ secondo la sentenza di Platone.
+
+ Queste son le question che nel tuo velle
+ pontano igualmente; e per pria
+ tratter quella che pi ha di felle.
+
+ Di Serafin colui che pi sindia,
+ Mos, Samuel, e quel Giovanni
+ che prender vuoli, io dico, non Maria,
+
+ non hanno in altro cielo i loro scanni
+ che questi spirti che mo tappariro,
+ n hanno a lesser lor pi o meno anni;
+
+ ma tutti fanno bello il primo giro,
+ e differentemente han dolce vita
+ per sentir pi e men letterno spiro.
+
+ Qui si mostraro, non perch sortita
+ sia questa spera lor, ma per far segno
+ de la celestal cha men salita.
+
+ Cos parlar conviensi al vostro ingegno,
+ per che solo da sensato apprende
+ ci che fa poscia dintelletto degno.
+
+ Per questo la Scrittura condescende
+ a vostra facultate, e piedi e mano
+ attribuisce a Dio e altro intende;
+
+ e Santa Chiesa con aspetto umano
+ Gabrel e Michel vi rappresenta,
+ e laltro che Tobia rifece sano.
+
+ Quel che Timeo de lanime argomenta
+ non simile a ci che qui si vede,
+ per che, come dice, par che senta.
+
+ Dice che lalma a la sua stella riede,
+ credendo quella quindi esser decisa
+ quando natura per forma la diede;
+
+ e forse sua sentenza daltra guisa
+ che la voce non suona, ed esser puote
+ con intenzion da non esser derisa.
+
+ Selli intende tornare a queste ruote
+ lonor de la influenza e l biasmo, forse
+ in alcun vero suo arco percuote.
+
+ Questo principio, male inteso, torse
+ gi tutto il mondo quasi, s che Giove,
+ Mercurio e Marte a nominar trascorse.
+
+ Laltra dubitazion che ti commove
+ ha men velen, per che sua malizia
+ non ti poria menar da me altrove.
+
+ Parere ingiusta la nostra giustizia
+ ne li occhi di mortali, argomento
+ di fede e non deretica nequizia.
+
+ Ma perch puote vostro accorgimento
+ ben penetrare a questa veritate,
+ come disiri, ti far contento.
+
+ Se volenza quando quel che pate
+ nente conferisce a quel che sforza,
+ non fuor quest alme per essa scusate:
+
+ ch volont, se non vuol, non sammorza,
+ ma fa come natura face in foco,
+ se mille volte volenza il torza.
+
+ Per che, sella si piega assai o poco,
+ segue la forza; e cos queste fero
+ possendo rifuggir nel santo loco.
+
+ Se fosse stato lor volere intero,
+ come tenne Lorenzo in su la grada,
+ e fece Muzio a la sua man severo,
+
+ cos lavria ripinte per la strada
+ ond eran tratte, come fuoro sciolte;
+ ma cos salda voglia troppo rada.
+
+ E per queste parole, se ricolte
+ lhai come dei, largomento casso
+ che tavria fatto noia ancor pi volte.
+
+ Ma or ti sattraversa un altro passo
+ dinanzi a li occhi, tal che per te stesso
+ non usciresti: pria saresti lasso.
+
+ Io tho per certo ne la mente messo
+ chalma beata non poria mentire,
+ per ch sempre al primo vero appresso;
+
+ e poi potesti da Piccarda udire
+ che laffezion del vel Costanza tenne;
+ s chella par qui meco contradire.
+
+ Molte fate gi, frate, addivenne
+ che, per fuggir periglio, contra grato
+ si f di quel che far non si convenne;
+
+ come Almeone, che, di ci pregato
+ dal padre suo, la propria madre spense,
+ per non perder piet si f spietato.
+
+ A questo punto voglio che tu pense
+ che la forza al voler si mischia, e fanno
+ s che scusar non si posson loffense.
+
+ Voglia assoluta non consente al danno;
+ ma consentevi in tanto in quanto teme,
+ se si ritrae, cadere in pi affanno.
+
+ Per, quando Piccarda quello spreme,
+ de la voglia assoluta intende, e io
+ de laltra; s che ver diciamo insieme.
+
+ Cotal fu londeggiar del santo rio
+ chusc del fonte ond ogne ver deriva;
+ tal puose in pace uno e altro disio.
+
+ O amanza del primo amante, o diva,
+ diss io appresso, il cui parlar minonda
+ e scalda s, che pi e pi mavviva,
+
+ non laffezion mia tanto profonda,
+ che basti a render voi grazia per grazia;
+ ma quei che vede e puote a ci risponda.
+
+ Io veggio ben che gi mai non si sazia
+ nostro intelletto, se l ver non lo illustra
+ di fuor dal qual nessun vero si spazia.
+
+ Posasi in esso, come fera in lustra,
+ tosto che giunto lha; e giugner puollo:
+ se non, ciascun disio sarebbe frustra.
+
+ Nasce per quello, a guisa di rampollo,
+ a pi del vero il dubbio; ed natura
+ chal sommo pinge noi di collo in collo.
+
+ Questo minvita, questo massicura
+ con reverenza, donna, a dimandarvi
+ dunaltra verit che m oscura.
+
+ Io vo saper se luom pu sodisfarvi
+ ai voti manchi s con altri beni,
+ cha la vostra statera non sien parvi.
+
+ Beatrice mi guard con li occhi pieni
+ di faville damor cos divini,
+ che, vinta, mia virtute di le reni,
+
+ e quasi mi perdei con li occhi chini.
+
+
+
+ Paradiso Canto V
+
+
+ Sio ti fiammeggio nel caldo damore
+ di l dal modo che n terra si vede,
+ s che del viso tuo vinco il valore,
+
+ non ti maravigliar, ch ci procede
+ da perfetto veder, che, come apprende,
+ cos nel bene appreso move il piede.
+
+ Io veggio ben s come gi resplende
+ ne lintelletto tuo letterna luce,
+ che, vista, sola e sempre amore accende;
+
+ e saltra cosa vostro amor seduce,
+ non se non di quella alcun vestigio,
+ mal conosciuto, che quivi traluce.
+
+ Tu vuo saper se con altro servigio,
+ per manco voto, si pu render tanto
+ che lanima sicuri di letigio.
+
+ S cominci Beatrice questo canto;
+ e s com uom che suo parlar non spezza,
+ contin cos l processo santo:
+
+ Lo maggior don che Dio per sua larghezza
+ fesse creando, e a la sua bontate
+ pi conformato, e quel che pi apprezza,
+
+ fu de la volont la libertate;
+ di che le creature intelligenti,
+ e tutte e sole, fuoro e son dotate.
+
+ Or ti parr, se tu quinci argomenti,
+ lalto valor del voto, s s fatto
+ che Dio consenta quando tu consenti;
+
+ ch, nel fermar tra Dio e lomo il patto,
+ vittima fassi di questo tesoro,
+ tal quale io dico; e fassi col suo atto.
+
+ Dunque che render puossi per ristoro?
+ Se credi bene usar quel chai offerto,
+ di maltolletto vuo far buon lavoro.
+
+ Tu se omai del maggior punto certo;
+ ma perch Santa Chiesa in ci dispensa,
+ che par contra lo ver chi tho scoverto,
+
+ convienti ancor sedere un poco a mensa,
+ per che l cibo rigido chai preso,
+ richiede ancora aiuto a tua dispensa.
+
+ Apri la mente a quel chio ti paleso
+ e fermalvi entro; ch non fa scenza,
+ sanza lo ritenere, avere inteso.
+
+ Due cose si convegnono a lessenza
+ di questo sacrificio: luna quella
+ di che si fa; laltr la convenenza.
+
+ Quest ultima gi mai non si cancella
+ se non servata; e intorno di lei
+ s preciso di sopra si favella:
+
+ per necessitato fu a li Ebrei
+ pur lofferere, ancor chalcuna offerta
+ s permutasse, come saver dei.
+
+ Laltra, che per materia t aperta,
+ puote ben esser tal, che non si falla
+ se con altra materia si converta.
+
+ Ma non trasmuti carco a la sua spalla
+ per suo arbitrio alcun, sanza la volta
+ e de la chiave bianca e de la gialla;
+
+ e ogne permutanza credi stolta,
+ se la cosa dimessa in la sorpresa
+ come l quattro nel sei non raccolta.
+
+ Per qualunque cosa tanto pesa
+ per suo valor che tragga ogne bilancia,
+ sodisfar non si pu con altra spesa.
+
+ Non prendan li mortali il voto a ciancia;
+ siate fedeli, e a ci far non bieci,
+ come Iept a la sua prima mancia;
+
+ cui pi si convenia dicer Mal feci,
+ che, servando, far peggio; e cos stolto
+ ritrovar puoi il gran duca de Greci,
+
+ onde pianse Efignia il suo bel volto,
+ e f pianger di s i folli e i savi
+ chudir parlar di cos fatto clto.
+
+ Siate, Cristiani, a muovervi pi gravi:
+ non siate come penna ad ogne vento,
+ e non crediate chogne acqua vi lavi.
+
+ Avete il novo e l vecchio Testamento,
+ e l pastor de la Chiesa che vi guida;
+ questo vi basti a vostro salvamento.
+
+ Se mala cupidigia altro vi grida,
+ uomini siate, e non pecore matte,
+ s che l Giudeo di voi tra voi non rida!
+
+ Non fate com agnel che lascia il latte
+ de la sua madre, e semplice e lascivo
+ seco medesmo a suo piacer combatte!.
+
+ Cos Beatrice a me com o scrivo;
+ poi si rivolse tutta disante
+ a quella parte ove l mondo pi vivo.
+
+ Lo suo tacere e l trasmutar sembiante
+ puoser silenzio al mio cupido ingegno,
+ che gi nuove questioni avea davante;
+
+ e s come saetta che nel segno
+ percuote pria che sia la corda queta,
+ cos corremmo nel secondo regno.
+
+ Quivi la donna mia vid io s lieta,
+ come nel lume di quel ciel si mise,
+ che pi lucente se ne f l pianeta.
+
+ E se la stella si cambi e rise,
+ qual mi fec io che pur da mia natura
+ trasmutabile son per tutte guise!
+
+ Come n peschiera ch tranquilla e pura
+ traggonsi i pesci a ci che vien di fori
+ per modo che lo stimin lor pastura,
+
+ s vid io ben pi di mille splendori
+ trarsi ver noi, e in ciascun sudia:
+ Ecco chi crescer li nostri amori.
+
+ E s come ciascuno a noi vena,
+ vedeasi lombra piena di letizia
+ nel folgr chiaro che di lei uscia.
+
+ Pensa, lettor, se quel che qui sinizia
+ non procedesse, come tu avresti
+ di pi savere angosciosa carizia;
+
+ e per te vederai come da questi
+ mera in disio dudir lor condizioni,
+ s come a li occhi mi fur manifesti.
+
+ O bene nato a cui veder li troni
+ del trunfo etternal concede grazia
+ prima che la milizia sabbandoni,
+
+ del lume che per tutto il ciel si spazia
+ noi semo accesi; e per, se disii
+ di noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia.
+
+ Cos da un di quelli spirti pii
+ detto mi fu; e da Beatrice: D, d
+ sicuramente, e credi come a dii.
+
+ Io veggio ben s come tu tannidi
+ nel proprio lume, e che de li occhi il traggi,
+ perch e corusca s come tu ridi;
+
+ ma non so chi tu se, n perch aggi,
+ anima degna, il grado de la spera
+ che si vela a mortai con altrui raggi.
+
+ Questo diss io diritto a la lumera
+ che pria mavea parlato; ond ella fessi
+ lucente pi assai di quel chell era.
+
+ S come il sol che si cela elli stessi
+ per troppa luce, come l caldo ha rse
+ le temperanze di vapori spessi,
+
+ per pi letizia s mi si nascose
+ dentro al suo raggio la figura santa;
+ e cos chiusa chiusa mi rispuose
+
+ nel modo che l seguente canto canta.
+
+
+
+ Paradiso Canto VI
+
+
+ Poscia che Costantin laquila volse
+ contr al corso del ciel, chella seguio
+ dietro a lantico che Lavina tolse,
+
+ cento e cent anni e pi luccel di Dio
+ ne lo stremo dEuropa si ritenne,
+ vicino a monti de quai prima usco;
+
+ e sotto lombra de le sacre penne
+ govern l mondo l di mano in mano,
+ e, s cangiando, in su la mia pervenne.
+
+ Cesare fui e son Iustinano,
+ che, per voler del primo amor chi sento,
+ dentro le leggi trassi il troppo e l vano.
+
+ E prima chio a lovra fossi attento,
+ una natura in Cristo esser, non pie,
+ credea, e di tal fede era contento;
+
+ ma l benedetto Agapito, che fue
+ sommo pastore, a la fede sincera
+ mi dirizz con le parole sue.
+
+ Io li credetti; e ci che n sua fede era,
+ vegg io or chiaro s, come tu vedi
+ ogni contradizione e falsa e vera.
+
+ Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,
+ a Dio per grazia piacque di spirarmi
+ lalto lavoro, e tutto n lui mi diedi;
+
+ e al mio Belisar commendai larmi,
+ cui la destra del ciel fu s congiunta,
+ che segno fu chi dovessi posarmi.
+
+ Or qui a la question prima sappunta
+ la mia risposta; ma sua condizione
+ mi stringe a seguitare alcuna giunta,
+
+ perch tu veggi con quanta ragione
+ si move contr al sacrosanto segno
+ e chi l sappropria e chi a lui soppone.
+
+ Vedi quanta virt lha fatto degno
+ di reverenza; e cominci da lora
+ che Pallante mor per darli regno.
+
+ Tu sai chel fece in Alba sua dimora
+ per trecento anni e oltre, infino al fine
+ che i tre a tre pugnar per lui ancora.
+
+ E sai chel f dal mal de le Sabine
+ al dolor di Lucrezia in sette regi,
+ vincendo intorno le genti vicine.
+
+ Sai quel chel f portato da li egregi
+ Romani incontro a Brenno, incontro a Pirro,
+ incontro a li altri principi e collegi;
+
+ onde Torquato e Quinzio, che dal cirro
+ negletto fu nomato, i Deci e Fabi
+ ebber la fama che volontier mirro.
+
+ Esso atterr lorgoglio de li Arbi
+ che di retro ad Anibale passaro
+ lalpestre rocce, Po, di che tu labi.
+
+ Sott esso giovanetti trunfaro
+ Scipone e Pompeo; e a quel colle
+ sotto l qual tu nascesti parve amaro.
+
+ Poi, presso al tempo che tutto l ciel volle
+ redur lo mondo a suo modo sereno,
+ Cesare per voler di Roma il tolle.
+
+ E quel che f da Varo infino a Reno,
+ Isara vide ed Era e vide Senna
+ e ogne valle onde Rodano pieno.
+
+ Quel che f poi chelli usc di Ravenna
+ e salt Rubicon, fu di tal volo,
+ che nol seguiteria lingua n penna.
+
+ Inver la Spagna rivolse lo stuolo,
+ poi ver Durazzo, e Farsalia percosse
+ s chal Nil caldo si sent del duolo.
+
+ Antandro e Simeonta, onde si mosse,
+ rivide e l dov Ettore si cuba;
+ e mal per Tolomeo poscia si scosse.
+
+ Da indi scese folgorando a Iuba;
+ onde si volse nel vostro occidente,
+ ove sentia la pompeana tuba.
+
+ Di quel che f col baiulo seguente,
+ Bruto con Cassio ne linferno latra,
+ e Modena e Perugia fu dolente.
+
+ Piangene ancor la trista Cleopatra,
+ che, fuggendoli innanzi, dal colubro
+ la morte prese subitana e atra.
+
+ Con costui corse infino al lito rubro;
+ con costui puose il mondo in tanta pace,
+ che fu serrato a Giano il suo delubro.
+
+ Ma ci che l segno che parlar mi face
+ fatto avea prima e poi era fatturo
+ per lo regno mortal cha lui soggiace,
+
+ diventa in apparenza poco e scuro,
+ se in mano al terzo Cesare si mira
+ con occhio chiaro e con affetto puro;
+
+ ch la viva giustizia che mi spira,
+ li concedette, in mano a quel chi dico,
+ gloria di far vendetta a la sua ira.
+
+ Or qui tammira in ci chio ti replco:
+ poscia con Tito a far vendetta corse
+ de la vendetta del peccato antico.
+
+ E quando il dente longobardo morse
+ la Santa Chiesa, sotto le sue ali
+ Carlo Magno, vincendo, la soccorse.
+
+ Omai puoi giudicar di quei cotali
+ chio accusai di sopra e di lor falli,
+ che son cagion di tutti vostri mali.
+
+ Luno al pubblico segno i gigli gialli
+ oppone, e laltro appropria quello a parte,
+ s ch forte a veder chi pi si falli.
+
+ Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
+ sott altro segno, ch mal segue quello
+ sempre chi la giustizia e lui diparte;
+
+ e non labbatta esto Carlo novello
+ coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
+ cha pi alto leon trasser lo vello.
+
+ Molte fate gi pianser li figli
+ per la colpa del padre, e non si creda
+ che Dio trasmuti larmi per suoi gigli!
+
+ Questa picciola stella si correda
+ di buoni spirti che son stati attivi
+ perch onore e fama li succeda:
+
+ e quando li disiri poggian quivi,
+ s disvando, pur convien che i raggi
+ del vero amore in s poggin men vivi.
+
+ Ma nel commensurar di nostri gaggi
+ col merto parte di nostra letizia,
+ perch non li vedem minor n maggi.
+
+ Quindi addolcisce la viva giustizia
+ in noi laffetto s, che non si puote
+ torcer gi mai ad alcuna nequizia.
+
+ Diverse voci fanno dolci note;
+ cos diversi scanni in nostra vita
+ rendon dolce armonia tra queste rote.
+
+ E dentro a la presente margarita
+ luce la luce di Romeo, di cui
+ fu lovra grande e bella mal gradita.
+
+ Ma i Provenzai che fecer contra lui
+ non hanno riso; e per mal cammina
+ qual si fa danno del ben fare altrui.
+
+ Quattro figlie ebbe, e ciascuna reina,
+ Ramondo Beringhiere, e ci li fece
+ Romeo, persona umle e peregrina.
+
+ E poi il mosser le parole biece
+ a dimandar ragione a questo giusto,
+ che li assegn sette e cinque per diece,
+
+ indi partissi povero e vetusto;
+ e se l mondo sapesse il cor chelli ebbe
+ mendicando sua vita a frusto a frusto,
+
+ assai lo loda, e pi lo loderebbe.
+
+
+
+ Paradiso Canto VII
+
+
+ Osanna, sanctus Deus sabath,
+ superillustrans claritate tua
+ felices ignes horum malacth!.
+
+ Cos, volgendosi a la nota sua,
+ fu viso a me cantare essa sustanza,
+ sopra la qual doppio lume saddua;
+
+ ed essa e laltre mossero a sua danza,
+ e quasi velocissime faville
+ mi si velar di sbita distanza.
+
+ Io dubitava e dicea Dille, dille!
+ fra me, dille dicea, a la mia donna
+ che mi diseta con le dolci stille.
+
+ Ma quella reverenza che sindonna
+ di tutto me, pur per Be e per ice,
+ mi richinava come luom chassonna.
+
+ Poco sofferse me cotal Beatrice
+ e cominci, raggiandomi dun riso
+ tal, che nel foco faria luom felice:
+
+ Secondo mio infallibile avviso,
+ come giusta vendetta giustamente
+ punita fosse, tha in pensier miso;
+
+ ma io ti solver tosto la mente;
+ e tu ascolta, ch le mie parole
+ di gran sentenza ti faran presente.
+
+ Per non soffrire a la virt che vole
+ freno a suo prode, quell uom che non nacque,
+ dannando s, dann tutta sua prole;
+
+ onde lumana specie inferma giacque
+ gi per secoli molti in grande errore,
+ fin chal Verbo di Dio discender piacque
+
+ u la natura, che dal suo fattore
+ sera allungata, un a s in persona
+ con latto sol del suo etterno amore.
+
+ Or drizza il viso a quel chor si ragiona:
+ questa natura al suo fattore unita,
+ qual fu creata, fu sincera e buona;
+
+ ma per s stessa pur fu ella sbandita
+ di paradiso, per che si torse
+ da via di verit e da sua vita.
+
+ La pena dunque che la croce porse
+ sa la natura assunta si misura,
+ nulla gi mai s giustamente morse;
+
+ e cos nulla fu di tanta ingiura,
+ guardando a la persona che sofferse,
+ in che era contratta tal natura.
+
+ Per dun atto uscir cose diverse:
+ cha Dio e a Giudei piacque una morte;
+ per lei trem la terra e l ciel saperse.
+
+ Non ti dee oramai parer pi forte,
+ quando si dice che giusta vendetta
+ poscia vengiata fu da giusta corte.
+
+ Ma io veggi or la tua mente ristretta
+ di pensiero in pensier dentro ad un nodo,
+ del qual con gran disio solver saspetta.
+
+ Tu dici: Ben discerno ci chi odo;
+ ma perch Dio volesse, m occulto,
+ a nostra redenzion pur questo modo.
+
+ Questo decreto, frate, sta sepulto
+ a li occhi di ciascuno il cui ingegno
+ ne la fiamma damor non adulto.
+
+ Veramente, per cha questo segno
+ molto si mira e poco si discerne,
+ dir perch tal modo fu pi degno.
+
+ La divina bont, che da s sperne
+ ogne livore, ardendo in s, sfavilla
+ s che dispiega le bellezze etterne.
+
+ Ci che da lei sanza mezzo distilla
+ non ha poi fine, perch non si move
+ la sua imprenta quand ella sigilla.
+
+ Ci che da essa sanza mezzo piove
+ libero tutto, perch non soggiace
+ a la virtute de le cose nove.
+
+ Pi l conforme, e per pi le piace;
+ ch lardor santo chogne cosa raggia,
+ ne la pi somigliante pi vivace.
+
+ Di tutte queste dote savvantaggia
+ lumana creatura, e suna manca,
+ di sua nobilit convien che caggia.
+
+ Solo il peccato quel che la disfranca
+ e falla dissimle al sommo bene,
+ per che del lume suo poco simbianca;
+
+ e in sua dignit mai non rivene,
+ se non rempie, dove colpa vta,
+ contra mal dilettar con giuste pene.
+
+ Vostra natura, quando pecc tota
+ nel seme suo, da queste dignitadi,
+ come di paradiso, fu remota;
+
+ n ricovrar potiensi, se tu badi
+ ben sottilmente, per alcuna via,
+ sanza passar per un di questi guadi:
+
+ o che Dio solo per sua cortesia
+ dimesso avesse, o che luom per s isso
+ avesse sodisfatto a sua follia.
+
+ Ficca mo locchio per entro labisso
+ de letterno consiglio, quanto puoi
+ al mio parlar distrettamente fisso.
+
+ Non potea luomo ne termini suoi
+ mai sodisfar, per non potere ir giuso
+ con umiltate obedendo poi,
+
+ quanto disobediendo intese ir suso;
+ e questa la cagion per che luom fue
+ da poter sodisfar per s dischiuso.
+
+ Dunque a Dio convenia con le vie sue
+ riparar lomo a sua intera vita,
+ dico con luna, o ver con amendue.
+
+ Ma perch lovra tanto pi gradita
+ da loperante, quanto pi appresenta
+ de la bont del core ond ell uscita,
+
+ la divina bont che l mondo imprenta,
+ di proceder per tutte le sue vie,
+ a rilevarvi suso, fu contenta.
+
+ N tra lultima notte e l primo die
+ s alto o s magnifico processo,
+ o per luna o per laltra, fu o fie:
+
+ ch pi largo fu Dio a dar s stesso
+ per far luom sufficiente a rilevarsi,
+ che selli avesse sol da s dimesso;
+
+ e tutti li altri modi erano scarsi
+ a la giustizia, se l Figliuol di Dio
+ non fosse umilato ad incarnarsi.
+
+ Or per empierti bene ogne disio,
+ ritorno a dichiararti in alcun loco,
+ perch tu veggi l cos com io.
+
+ Tu dici: Io veggio lacqua, io veggio il foco,
+ laere e la terra e tutte lor misture
+ venire a corruzione, e durar poco;
+
+ e queste cose pur furon creature;
+ per che, se ci ch detto stato vero,
+ esser dovrien da corruzion sicure.
+
+ Li angeli, frate, e l paese sincero
+ nel qual tu se, dir si posson creati,
+ s come sono, in loro essere intero;
+
+ ma li alimenti che tu hai nomati
+ e quelle cose che di lor si fanno
+ da creata virt sono informati.
+
+ Creata fu la materia chelli hanno;
+ creata fu la virt informante
+ in queste stelle che ntorno a lor vanno.
+
+ Lanima dogne bruto e de le piante
+ di complession potenzata tira
+ lo raggio e l moto de le luci sante;
+
+ ma vostra vita sanza mezzo spira
+ la somma beninanza, e la innamora
+ di s s che poi sempre la disira.
+
+ E quinci puoi argomentare ancora
+ vostra resurrezion, se tu ripensi
+ come lumana carne fessi allora
+
+ che li primi parenti intrambo fensi.
+
+
+
+ Paradiso Canto VIII
+
+
+ Solea creder lo mondo in suo periclo
+ che la bella Ciprigna il folle amore
+ raggiasse, volta nel terzo epiciclo;
+
+ per che non pur a lei faceano onore
+ di sacrificio e di votivo grido
+ le genti antiche ne lantico errore;
+
+ ma Done onoravano e Cupido,
+ quella per madre sua, questo per figlio,
+ e dicean chel sedette in grembo a Dido;
+
+ e da costei ond io principio piglio
+ pigliavano il vocabol de la stella
+ che l sol vagheggia or da coppa or da ciglio.
+
+ Io non maccorsi del salire in ella;
+ ma desservi entro mi f assai fede
+ la donna mia chi vidi far pi bella.
+
+ E come in fiamma favilla si vede,
+ e come in voce voce si discerne,
+ quand una ferma e altra va e riede,
+
+ vid io in essa luce altre lucerne
+ muoversi in giro pi e men correnti,
+ al modo, credo, di lor viste interne.
+
+ Di fredda nube non disceser venti,
+ o visibili o no, tanto festini,
+ che non paressero impediti e lenti
+
+ a chi avesse quei lumi divini
+ veduti a noi venir, lasciando il giro
+ pria cominciato in li alti Serafini;
+
+ e dentro a quei che pi innanzi appariro
+ sonava Osanna s, che unque poi
+ di rudir non fui sanza disiro.
+
+ Indi si fece lun pi presso a noi
+ e solo incominci: Tutti sem presti
+ al tuo piacer, perch di noi ti gioi.
+
+ Noi ci volgiam coi principi celesti
+ dun giro e dun girare e duna sete,
+ ai quali tu del mondo gi dicesti:
+
+ Voi che ntendendo il terzo ciel movete;
+ e sem s pien damor, che, per piacerti,
+ non fia men dolce un poco di quete.
+
+ Poscia che li occhi miei si fuoro offerti
+ a la mia donna reverenti, ed essa
+ fatti li avea di s contenti e certi,
+
+ rivolsersi a la luce che promessa
+ tanto savea, e Deh, chi siete? fue
+ la voce mia di grande affetto impressa.
+
+ E quanta e quale vid io lei far pie
+ per allegrezza nova che saccrebbe,
+ quando parlai, a lallegrezze sue!
+
+ Cos fatta, mi disse: Il mondo mebbe
+ gi poco tempo; e se pi fosse stato,
+ molto sar di mal, che non sarebbe.
+
+ La mia letizia mi ti tien celato
+ che mi raggia dintorno e mi nasconde
+ quasi animal di sua seta fasciato.
+
+ Assai mamasti, e avesti ben onde;
+ che sio fossi gi stato, io ti mostrava
+ di mio amor pi oltre che le fronde.
+
+ Quella sinistra riva che si lava
+ di Rodano poi ch misto con Sorga,
+ per suo segnore a tempo maspettava,
+
+ e quel corno dAusonia che simborga
+ di Bari e di Gaeta e di Catona,
+ da ove Tronto e Verde in mare sgorga.
+
+ Fulgeami gi in fronte la corona
+ di quella terra che l Danubio riga
+ poi che le ripe tedesche abbandona.
+
+ E la bella Trinacria, che caliga
+ tra Pachino e Peloro, sopra l golfo
+ che riceve da Euro maggior briga,
+
+ non per Tifeo ma per nascente solfo,
+ attesi avrebbe li suoi regi ancora,
+ nati per me di Carlo e di Ridolfo,
+
+ se mala segnoria, che sempre accora
+ li popoli suggetti, non avesse
+ mosso Palermo a gridar: Mora, mora!.
+
+ E se mio frate questo antivedesse,
+ lavara povert di Catalogna
+ gi fuggeria, perch non li offendesse;
+
+ ch veramente proveder bisogna
+ per lui, o per altrui, s cha sua barca
+ carcata pi dincarco non si pogna.
+
+ La sua natura, che di larga parca
+ discese, avria mestier di tal milizia
+ che non curasse di mettere in arca.
+
+ Per chi credo che lalta letizia
+ che l tuo parlar minfonde, segnor mio,
+ l ve ogne ben si termina e sinizia,
+
+ per te si veggia come la vegg io,
+ grata m pi; e anco quest ho caro
+ perch l discerni rimirando in Dio.
+
+ Fatto mhai lieto, e cos mi fa chiaro,
+ poi che, parlando, a dubitar mhai mosso
+ com esser pu, di dolce seme, amaro.
+
+ Questo io a lui; ed elli a me: Sio posso
+ mostrarti un vero, a quel che tu dimandi
+ terrai lo viso come tien lo dosso.
+
+ Lo ben che tutto il regno che tu scandi
+ volge e contenta, fa esser virtute
+ sua provedenza in questi corpi grandi.
+
+ E non pur le nature provedute
+ sono in la mente ch da s perfetta,
+ ma esse insieme con la lor salute:
+
+ per che quantunque quest arco saetta
+ disposto cade a proveduto fine,
+ s come cosa in suo segno diretta.
+
+ Se ci non fosse, il ciel che tu cammine
+ producerebbe s li suoi effetti,
+ che non sarebbero arti, ma ruine;
+
+ e ci esser non pu, se li ntelletti
+ che muovon queste stelle non son manchi,
+ e manco il primo, che non li ha perfetti.
+
+ Vuo tu che questo ver pi ti simbianchi?.
+ E io: Non gi; ch impossibil veggio
+ che la natura, in quel ch uopo, stanchi.
+
+ Ond elli ancora: Or d: sarebbe il peggio
+ per lomo in terra, se non fosse cive?.
+ S, rispuos io; e qui ragion non cheggio.
+
+ E puot elli esser, se gi non si vive
+ diversamente per diversi offici?
+ Non, se l maestro vostro ben vi scrive.
+
+ S venne deducendo infino a quici;
+ poscia conchiuse: Dunque esser diverse
+ convien di vostri effetti le radici:
+
+ per chun nasce Solone e altro Serse,
+ altro Melchisedch e altro quello
+ che, volando per laere, il figlio perse.
+
+ La circular natura, ch suggello
+ a la cera mortal, fa ben sua arte,
+ ma non distingue lun da laltro ostello.
+
+ Quinci addivien chEsa si diparte
+ per seme da Iacb; e vien Quirino
+ da s vil padre, che si rende a Marte.
+
+ Natura generata il suo cammino
+ simil farebbe sempre a generanti,
+ se non vincesse il proveder divino.
+
+ Or quel che tera dietro t davanti:
+ ma perch sappi che di te mi giova,
+ un corollario voglio che tammanti.
+
+ Sempre natura, se fortuna trova
+ discorde a s, com ogne altra semente
+ fuor di sua regon, fa mala prova.
+
+ E se l mondo l gi ponesse mente
+ al fondamento che natura pone,
+ seguendo lui, avria buona la gente.
+
+ Ma voi torcete a la religone
+ tal che fia nato a cignersi la spada,
+ e fate re di tal ch da sermone;
+
+ onde la traccia vostra fuor di strada.
+
+
+
+ Paradiso Canto IX
+
+
+ Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza,
+ mebbe chiarito, mi narr li nganni
+ che ricever dovea la sua semenza;
+
+ ma disse: Taci e lascia muover li anni;
+ s chio non posso dir se non che pianto
+ giusto verr di retro ai vostri danni.
+
+ E gi la vita di quel lume santo
+ rivolta sera al Sol che la rempie
+ come quel ben cha ogne cosa tanto.
+
+ Ahi anime ingannate e fatture empie,
+ che da s fatto ben torcete i cuori,
+ drizzando in vanit le vostre tempie!
+
+ Ed ecco un altro di quelli splendori
+ ver me si fece, e l suo voler piacermi
+ significava nel chiarir di fori.
+
+ Li occhi di Batrice, cheran fermi
+ sovra me, come pria, di caro assenso
+ al mio disio certificato fermi.
+
+ Deh, metti al mio voler tosto compenso,
+ beato spirto, dissi, e fammi prova
+ chi possa in te refletter quel chio penso!.
+
+ Onde la luce che mera ancor nova,
+ del suo profondo, ond ella pria cantava,
+ seguette come a cui di ben far giova:
+
+ In quella parte de la terra prava
+ italica che siede tra Ralto
+ e le fontane di Brenta e di Piava,
+
+ si leva un colle, e non surge molt alto,
+ l onde scese gi una facella
+ che fece a la contrada un grande assalto.
+
+ Duna radice nacqui e io ed ella:
+ Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
+ perch mi vinse il lume desta stella;
+
+ ma lietamente a me medesma indulgo
+ la cagion di mia sorte, e non mi noia;
+ che parria forse forte al vostro vulgo.
+
+ Di questa luculenta e cara gioia
+ del nostro cielo che pi m propinqua,
+ grande fama rimase; e pria che moia,
+
+ questo centesimo anno ancor sincinqua:
+ vedi se far si dee lomo eccellente,
+ s chaltra vita la prima relinqua.
+
+ E ci non pensa la turba presente
+ che Tagliamento e Adice richiude,
+ n per esser battuta ancor si pente;
+
+ ma tosto fia che Padova al palude
+ canger lacqua che Vincenza bagna,
+ per essere al dover le genti crude;
+
+ e dove Sile e Cagnan saccompagna,
+ tal signoreggia e va con la testa alta,
+ che gi per lui carpir si fa la ragna.
+
+ Pianger Feltro ancora la difalta
+ de lempio suo pastor, che sar sconcia
+ s, che per simil non sentr in malta.
+
+ Troppo sarebbe larga la bigoncia
+ che ricevesse il sangue ferrarese,
+ e stanco chi l pesasse a oncia a oncia,
+
+ che doner questo prete cortese
+ per mostrarsi di parte; e cotai doni
+ conformi fieno al viver del paese.
+
+ S sono specchi, voi dicete Troni,
+ onde refulge a noi Dio giudicante;
+ s che questi parlar ne paion buoni.
+
+ Qui si tacette; e fecemi sembiante
+ che fosse ad altro volta, per la rota
+ in che si mise com era davante.
+
+ Laltra letizia, che mera gi nota
+ per cara cosa, mi si fece in vista
+ qual fin balasso in che lo sol percuota.
+
+ Per letiziar l s fulgor sacquista,
+ s come riso qui; ma gi sabbuia
+ lombra di fuor, come la mente trista.
+
+ Dio vede tutto, e tuo veder sinluia,
+ diss io, beato spirto, s che nulla
+ voglia di s a te puot esser fuia.
+
+ Dunque la voce tua, che l ciel trastulla
+ sempre col canto di quei fuochi pii
+ che di sei ali facen la coculla,
+
+ perch non satisface a miei disii?
+ Gi non attendere io tua dimanda,
+ sio mintuassi, come tu tinmii.
+
+ La maggior valle in che lacqua si spanda,
+ incominciaro allor le sue parole,
+ fuor di quel mar che la terra inghirlanda,
+
+ tra discordanti liti contra l sole
+ tanto sen va, che fa meridano
+ l dove lorizzonte pria far suole.
+
+ Di quella valle fu io litorano
+ tra Ebro e Macra, che per cammin corto
+ parte lo Genovese dal Toscano.
+
+ Ad un occaso quasi e ad un orto
+ Buggea siede e la terra ond io fui,
+ che f del sangue suo gi caldo il porto.
+
+ Folco mi disse quella gente a cui
+ fu noto il nome mio; e questo cielo
+ di me simprenta, com io fe di lui;
+
+ ch pi non arse la figlia di Belo,
+ noiando e a Sicheo e a Creusa,
+ di me, infin che si convenne al pelo;
+
+ n quella Rodopa che delusa
+ fu da Demofoonte, n Alcide
+ quando Iole nel core ebbe rinchiusa.
+
+ Non per qui si pente, ma si ride,
+ non de la colpa, cha mente non torna,
+ ma del valor chordin e provide.
+
+ Qui si rimira ne larte chaddorna
+ cotanto affetto, e discernesi l bene
+ per che l mondo di s quel di gi torna.
+
+ Ma perch tutte le tue voglie piene
+ ten porti che son nate in questa spera,
+ proceder ancor oltre mi convene.
+
+ Tu vuo saper chi in questa lumera
+ che qui appresso me cos scintilla
+ come raggio di sole in acqua mera.
+
+ Or sappi che l entro si tranquilla
+ Raab; e a nostr ordine congiunta,
+ di lei nel sommo grado si sigilla.
+
+ Da questo cielo, in cui lombra sappunta
+ che l vostro mondo face, pria chaltr alma
+ del trunfo di Cristo fu assunta.
+
+ Ben si convenne lei lasciar per palma
+ in alcun cielo de lalta vittoria
+ che sacquist con luna e laltra palma,
+
+ perch ella favor la prima gloria
+ di Ios in su la Terra Santa,
+ che poco tocca al papa la memoria.
+
+ La tua citt, che di colui pianta
+ che pria volse le spalle al suo fattore
+ e di cui la nvidia tanto pianta,
+
+ produce e spande il maladetto fiore
+ cha disvate le pecore e li agni,
+ per che fatto ha lupo del pastore.
+
+ Per questo lEvangelio e i dottor magni
+ son derelitti, e solo ai Decretali
+ si studia, s che pare a lor vivagni.
+
+ A questo intende il papa e cardinali;
+ non vanno i lor pensieri a Nazarette,
+ l dove Gabrello aperse lali.
+
+ Ma Vaticano e laltre parti elette
+ di Roma che son state cimitero
+ a la milizia che Pietro seguette,
+
+ tosto libere fien de lavoltero.
+
+
+
+ Paradiso Canto X
+
+
+ Guardando nel suo Figlio con lAmore
+ che luno e laltro etternalmente spira,
+ lo primo e ineffabile Valore
+
+ quanto per mente e per loco si gira
+ con tant ordine f, chesser non puote
+ sanza gustar di lui chi ci rimira.
+
+ Leva dunque, lettore, a lalte rote
+ meco la vista, dritto a quella parte
+ dove lun moto e laltro si percuote;
+
+ e l comincia a vagheggiar ne larte
+ di quel maestro che dentro a s lama,
+ tanto che mai da lei locchio non parte.
+
+ Vedi come da indi si dirama
+ loblico cerchio che i pianeti porta,
+ per sodisfare al mondo che li chiama.
+
+ Che se la strada lor non fosse torta,
+ molta virt nel ciel sarebbe in vano,
+ e quasi ogne potenza qua gi morta;
+
+ e se dal dritto pi o men lontano
+ fosse l partire, assai sarebbe manco
+ e gi e s de lordine mondano.
+
+ Or ti riman, lettor, sovra l tuo banco,
+ dietro pensando a ci che si preliba,
+ sesser vuoi lieto assai prima che stanco.
+
+ Messo tho innanzi: omai per te ti ciba;
+ ch a s torce tutta la mia cura
+ quella materia ond io son fatto scriba.
+
+ Lo ministro maggior de la natura,
+ che del valor del ciel lo mondo imprenta
+ e col suo lume il tempo ne misura,
+
+ con quella parte che s si rammenta
+ congiunto, si girava per le spire
+ in che pi tosto ognora sappresenta;
+
+ e io era con lui; ma del salire
+ non maccors io, se non com uom saccorge,
+ anzi l primo pensier, del suo venire.
+
+ Batrice quella che s scorge
+ di bene in meglio, s subitamente
+ che latto suo per tempo non si sporge.
+
+ Quant esser convenia da s lucente
+ quel chera dentro al sol dov io entrami,
+ non per color, ma per lume parvente!
+
+ Perch io lo ngegno e larte e luso chiami,
+ s nol direi che mai simaginasse;
+ ma creder puossi e di veder si brami.
+
+ E se le fantasie nostre son basse
+ a tanta altezza, non maraviglia;
+ ch sopra l sol non fu occhio chandasse.
+
+ Tal era quivi la quarta famiglia
+ de lalto Padre, che sempre la sazia,
+ mostrando come spira e come figlia.
+
+ E Batrice cominci: Ringrazia,
+ ringrazia il Sol de li angeli, cha questo
+ sensibil tha levato per sua grazia.
+
+ Cor di mortal non fu mai s digesto
+ a divozione e a rendersi a Dio
+ con tutto l suo gradir cotanto presto,
+
+ come a quelle parole mi fec io;
+ e s tutto l mio amore in lui si mise,
+ che Batrice ecliss ne loblio.
+
+ Non le dispiacque; ma s se ne rise,
+ che lo splendor de li occhi suoi ridenti
+ mia mente unita in pi cose divise.
+
+ Io vidi pi folgr vivi e vincenti
+ far di noi centro e di s far corona,
+ pi dolci in voce che in vista lucenti:
+
+ cos cinger la figlia di Latona
+ vedem talvolta, quando laere pregno,
+ s che ritenga il fil che fa la zona.
+
+ Ne la corte del cielo, ond io rivegno,
+ si trovan molte gioie care e belle
+ tanto che non si posson trar del regno;
+
+ e l canto di quei lumi era di quelle;
+ chi non simpenna s che l s voli,
+ dal muto aspetti quindi le novelle.
+
+ Poi, s cantando, quelli ardenti soli
+ si fuor girati intorno a noi tre volte,
+ come stelle vicine a fermi poli,
+
+ donne mi parver, non da ballo sciolte,
+ ma che sarrestin tacite, ascoltando
+ fin che le nove note hanno ricolte.
+
+ E dentro a lun senti cominciar: Quando
+ lo raggio de la grazia, onde saccende
+ verace amore e che poi cresce amando,
+
+ multiplicato in te tanto resplende,
+ che ti conduce su per quella scala
+ u sanza risalir nessun discende;
+
+ qual ti negasse il vin de la sua fiala
+ per la tua sete, in libert non fora
+ se non com acqua chal mar non si cala.
+
+ Tu vuo saper di quai piante sinfiora
+ questa ghirlanda che ntorno vagheggia
+ la bella donna chal ciel tavvalora.
+
+ Io fui de li agni de la santa greggia
+ che Domenico mena per cammino
+ u ben simpingua se non si vaneggia.
+
+ Questi che m a destra pi vicino,
+ frate e maestro fummi, ed esso Alberto
+ di Cologna, e io Thomas dAquino.
+
+ Se s di tutti li altri esser vuo certo,
+ di retro al mio parlar ten vien col viso
+ girando su per lo beato serto.
+
+ Quell altro fiammeggiare esce del riso
+ di Grazan, che luno e laltro foro
+ aiut s che piace in paradiso.
+
+ Laltro chappresso addorna il nostro coro,
+ quel Pietro fu che con la poverella
+ offerse a Santa Chiesa suo tesoro.
+
+ La quinta luce, ch tra noi pi bella,
+ spira di tale amor, che tutto l mondo
+ l gi ne gola di saper novella:
+
+ entro v lalta mente u s profondo
+ saver fu messo, che, se l vero vero,
+ a veder tanto non surse il secondo.
+
+ Appresso vedi il lume di quel cero
+ che gi in carne pi a dentro vide
+ langelica natura e l ministero.
+
+ Ne laltra piccioletta luce ride
+ quello avvocato de tempi cristiani
+ del cui latino Augustin si provide.
+
+ Or se tu locchio de la mente trani
+ di luce in luce dietro a le mie lode,
+ gi de lottava con sete rimani.
+
+ Per vedere ogne ben dentro vi gode
+ lanima santa che l mondo fallace
+ fa manifesto a chi di lei ben ode.
+
+ Lo corpo ond ella fu cacciata giace
+ giuso in Cieldauro; ed essa da martiro
+ e da essilio venne a questa pace.
+
+ Vedi oltre fiammeggiar lardente spiro
+ dIsidoro, di Beda e di Riccardo,
+ che a considerar fu pi che viro.
+
+ Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,
+ l lume duno spirto che n pensieri
+ gravi a morir li parve venir tardo:
+
+ essa la luce etterna di Sigieri,
+ che, leggendo nel Vico de li Strami,
+ silogizz invidosi veri.
+
+ Indi, come orologio che ne chiami
+ ne lora che la sposa di Dio surge
+ a mattinar lo sposo perch lami,
+
+ che luna parte e laltra tira e urge,
+ tin tin sonando con s dolce nota,
+ che l ben disposto spirto damor turge;
+
+ cos vid o la gloriosa rota
+ muoversi e render voce a voce in tempra
+ e in dolcezza chesser non p nota
+
+ se non col dove gioir sinsempra.
+
+
+
+ Paradiso Canto XI
+
+
+ O insensata cura de mortali,
+ quanto son difettivi silogismi
+ quei che ti fanno in basso batter lali!
+
+ Chi dietro a iura e chi ad amforismi
+ sen giva, e chi seguendo sacerdozio,
+ e chi regnar per forza o per sofismi,
+
+ e chi rubare e chi civil negozio,
+ chi nel diletto de la carne involto
+ saffaticava e chi si dava a lozio,
+
+ quando, da tutte queste cose sciolto,
+ con Batrice mera suso in cielo
+ cotanto glorosamente accolto.
+
+ Poi che ciascuno fu tornato ne lo
+ punto del cerchio in che avanti sera,
+ fermossi, come a candellier candelo.
+
+ E io senti dentro a quella lumera
+ che pria mavea parlato, sorridendo
+ incominciar, faccendosi pi mera:
+
+ Cos com io del suo raggio resplendo,
+ s, riguardando ne la luce etterna,
+ li tuoi pensieri onde cagioni apprendo.
+
+ Tu dubbi, e hai voler che si ricerna
+ in s aperta e n s distesa lingua
+ lo dicer mio, chal tuo sentir si sterna,
+
+ ove dinanzi dissi: U ben simpingua,
+ e l u dissi: Non nacque il secondo;
+ e qui uopo che ben si distingua.
+
+ La provedenza, che governa il mondo
+ con quel consiglio nel quale ogne aspetto
+ creato vinto pria che vada al fondo,
+
+ per che andasse ver lo suo diletto
+ la sposa di colui chad alte grida
+ dispos lei col sangue benedetto,
+
+ in s sicura e anche a lui pi fida,
+ due principi ordin in suo favore,
+ che quinci e quindi le fosser per guida.
+
+ Lun fu tutto serafico in ardore;
+ laltro per sapenza in terra fue
+ di cherubica luce uno splendore.
+
+ De lun dir, per che damendue
+ si dice lun pregiando, qual chom prende,
+ perch ad un fine fur lopere sue.
+
+ Intra Tupino e lacqua che discende
+ del colle eletto dal beato Ubaldo,
+ fertile costa dalto monte pende,
+
+ onde Perugia sente freddo e caldo
+ da Porta Sole; e di rietro le piange
+ per grave giogo Nocera con Gualdo.
+
+ Di questa costa, l dov ella frange
+ pi sua rattezza, nacque al mondo un sole,
+ come fa questo talvolta di Gange.
+
+ Per chi desso loco fa parole,
+ non dica Ascesi, ch direbbe corto,
+ ma Orente, se proprio dir vuole.
+
+ Non era ancor molto lontan da lorto,
+ chel cominci a far sentir la terra
+ de la sua gran virtute alcun conforto;
+
+ ch per tal donna, giovinetto, in guerra
+ del padre corse, a cui, come a la morte,
+ la porta del piacer nessun diserra;
+
+ e dinanzi a la sua spirital corte
+ et coram patre le si fece unito;
+ poscia di d in d lam pi forte.
+
+ Questa, privata del primo marito,
+ millecent anni e pi dispetta e scura
+ fino a costui si stette sanza invito;
+
+ n valse udir che la trov sicura
+ con Amiclate, al suon de la sua voce,
+ colui cha tutto l mondo f paura;
+
+ n valse esser costante n feroce,
+ s che, dove Maria rimase giuso,
+ ella con Cristo pianse in su la croce.
+
+ Ma perch io non proceda troppo chiuso,
+ Francesco e Povert per questi amanti
+ prendi oramai nel mio parlar diffuso.
+
+ La lor concordia e i lor lieti sembianti,
+ amore e maraviglia e dolce sguardo
+ facieno esser cagion di pensier santi;
+
+ tanto che l venerabile Bernardo
+ si scalz prima, e dietro a tanta pace
+ corse e, correndo, li parve esser tardo.
+
+ Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
+ Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
+ dietro a lo sposo, s la sposa piace.
+
+ Indi sen va quel padre e quel maestro
+ con la sua donna e con quella famiglia
+ che gi legava lumile capestro.
+
+ N li grav vilt di cuor le ciglia
+ per esser fi di Pietro Bernardone,
+ n per parer dispetto a maraviglia;
+
+ ma regalmente sua dura intenzione
+ ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe
+ primo sigillo a sua religone.
+
+ Poi che la gente poverella crebbe
+ dietro a costui, la cui mirabil vita
+ meglio in gloria del ciel si canterebbe,
+
+ di seconda corona redimita
+ fu per Onorio da lEtterno Spiro
+ la santa voglia desto archimandrita.
+
+ E poi che, per la sete del martiro,
+ ne la presenza del Soldan superba
+ predic Cristo e li altri che l seguiro,
+
+ e per trovare a conversione acerba
+ troppo la gente e per non stare indarno,
+ redissi al frutto de litalica erba,
+
+ nel crudo sasso intra Tevero e Arno
+ da Cristo prese lultimo sigillo,
+ che le sue membra due anni portarno.
+
+ Quando a colui cha tanto ben sortillo
+ piacque di trarlo suso a la mercede
+ chel merit nel suo farsi pusillo,
+
+ a frati suoi, s com a giuste rede,
+ raccomand la donna sua pi cara,
+ e comand che lamassero a fede;
+
+ e del suo grembo lanima preclara
+ mover si volle, tornando al suo regno,
+ e al suo corpo non volle altra bara.
+
+ Pensa oramai qual fu colui che degno
+ collega fu a mantener la barca
+ di Pietro in alto mar per dritto segno;
+
+ e questo fu il nostro patrarca;
+ per che qual segue lui, com el comanda,
+ discerner puoi che buone merce carca.
+
+ Ma l suo pecuglio di nova vivanda
+ fatto ghiotto, s chesser non puote
+ che per diversi salti non si spanda;
+
+ e quanto le sue pecore remote
+ e vagabunde pi da esso vanno,
+ pi tornano a lovil di latte vte.
+
+ Ben son di quelle che temono l danno
+ e stringonsi al pastor; ma son s poche,
+ che le cappe fornisce poco panno.
+
+ Or, se le mie parole non son fioche,
+ se la tua audenza stata attenta,
+ se ci ch detto a la mente revoche,
+
+ in parte fia la tua voglia contenta,
+ perch vedrai la pianta onde si scheggia,
+ e vedra il corrgger che argomenta
+
+ U ben simpingua, se non si vaneggia.
+
+
+
+ Paradiso Canto XII
+
+
+ S tosto come lultima parola
+ la benedetta fiamma per dir tolse,
+ a rotar cominci la santa mola;
+
+ e nel suo giro tutta non si volse
+ prima chunaltra di cerchio la chiuse,
+ e moto a moto e canto a canto colse;
+
+ canto che tanto vince nostre muse,
+ nostre serene in quelle dolci tube,
+ quanto primo splendor quel che refuse.
+
+ Come si volgon per tenera nube
+ due archi paralelli e concolori,
+ quando Iunone a sua ancella iube,
+
+ nascendo di quel dentro quel di fori,
+ a guisa del parlar di quella vaga
+ chamor consunse come sol vapori,
+
+ e fanno qui la gente esser presaga,
+ per lo patto che Dio con No puose,
+ del mondo che gi mai pi non sallaga:
+
+ cos di quelle sempiterne rose
+ volgiensi circa noi le due ghirlande,
+ e s lestrema a lintima rispuose.
+
+ Poi che l tripudio e laltra festa grande,
+ s del cantare e s del fiammeggiarsi
+ luce con luce gaudose e blande,
+
+ insieme a punto e a voler quetarsi,
+ pur come li occhi chal piacer che i move
+ conviene insieme chiudere e levarsi;
+
+ del cor de luna de le luci nove
+ si mosse voce, che lago a la stella
+ parer mi fece in volgermi al suo dove;
+
+ e cominci: Lamor che mi fa bella
+ mi tragge a ragionar de laltro duca
+ per cui del mio s ben ci si favella.
+
+ Degno che, dov lun, laltro sinduca:
+ s che, com elli ad una militaro,
+ cos la gloria loro insieme luca.
+
+ Lessercito di Cristo, che s caro
+ cost a rarmar, dietro a la nsegna
+ si movea tardo, sospeccioso e raro,
+
+ quando lo mperador che sempre regna
+ provide a la milizia, chera in forse,
+ per sola grazia, non per esser degna;
+
+ e, come detto, a sua sposa soccorse
+ con due campioni, al cui fare, al cui dire
+ lo popol disvato si raccorse.
+
+ In quella parte ove surge ad aprire
+ Zefiro dolce le novelle fronde
+ di che si vede Europa rivestire,
+
+ non molto lungi al percuoter de londe
+ dietro a le quali, per la lunga foga,
+ lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde,
+
+ siede la fortunata Calaroga
+ sotto la protezion del grande scudo
+ in che soggiace il leone e soggioga:
+
+ dentro vi nacque lamoroso drudo
+ de la fede cristiana, il santo atleta
+ benigno a suoi e a nemici crudo;
+
+ e come fu creata, fu repleta
+ s la sua mente di viva vertute
+ che, ne la madre, lei fece profeta.
+
+ Poi che le sponsalizie fuor compiute
+ al sacro fonte intra lui e la Fede,
+ u si dotar di muta salute,
+
+ la donna che per lui lassenso diede,
+ vide nel sonno il mirabile frutto
+ chuscir dovea di lui e de le rede;
+
+ e perch fosse qual era in costrutto,
+ quinci si mosse spirito a nomarlo
+ del possessivo di cui era tutto.
+
+ Domenico fu detto; e io ne parlo
+ s come de lagricola che Cristo
+ elesse a lorto suo per aiutarlo.
+
+ Ben parve messo e famigliar di Cristo:
+ che l primo amor che n lui fu manifesto,
+ fu al primo consiglio che di Cristo.
+
+ Spesse fate fu tacito e desto
+ trovato in terra da la sua nutrice,
+ come dicesse: Io son venuto a questo.
+
+ Oh padre suo veramente Felice!
+ oh madre sua veramente Giovanna,
+ se, interpretata, val come si dice!
+
+ Non per lo mondo, per cui mo saffanna
+ di retro ad Ostense e a Taddeo,
+ ma per amor de la verace manna
+
+ in picciol tempo gran dottor si feo;
+ tal che si mise a circir la vigna
+ che tosto imbianca, se l vignaio reo.
+
+ E a la sedia che fu gi benigna
+ pi a poveri giusti, non per lei,
+ ma per colui che siede, che traligna,
+
+ non dispensare o due o tre per sei,
+ non la fortuna di prima vacante,
+ non decimas, quae sunt pauperum Dei,
+
+ addimand, ma contro al mondo errante
+ licenza di combatter per lo seme
+ del qual ti fascian ventiquattro piante.
+
+ Poi, con dottrina e con volere insieme,
+ con lofficio appostolico si mosse
+ quasi torrente chalta vena preme;
+
+ e ne li sterpi eretici percosse
+ limpeto suo, pi vivamente quivi
+ dove le resistenze eran pi grosse.
+
+ Di lui si fecer poi diversi rivi
+ onde lorto catolico si riga,
+ s che i suoi arbuscelli stan pi vivi.
+
+ Se tal fu luna rota de la biga
+ in che la Santa Chiesa si difese
+ e vinse in campo la sua civil briga,
+
+ ben ti dovrebbe assai esser palese
+ leccellenza de laltra, di cui Tomma
+ dinanzi al mio venir fu s cortese.
+
+ Ma lorbita che f la parte somma
+ di sua circunferenza, derelitta,
+ s ch la muffa dov era la gromma.
+
+ La sua famiglia, che si mosse dritta
+ coi piedi a le sue orme, tanto volta,
+ che quel dinanzi a quel di retro gitta;
+
+ e tosto si vedr de la ricolta
+ de la mala coltura, quando il loglio
+ si lagner che larca li sia tolta.
+
+ Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio
+ nostro volume, ancor troveria carta
+ u leggerebbe I mi son quel chi soglio;
+
+ ma non fia da Casal n dAcquasparta,
+ l onde vegnon tali a la scrittura,
+ chuno la fugge e altro la coarta.
+
+ Io son la vita di Bonaventura
+ da Bagnoregio, che ne grandi offici
+ sempre pospuosi la sinistra cura.
+
+ Illuminato e Augustin son quici,
+ che fuor de primi scalzi poverelli
+ che nel capestro a Dio si fero amici.
+
+ Ugo da San Vittore qui con elli,
+ e Pietro Mangiadore e Pietro Spano,
+ lo qual gi luce in dodici libelli;
+
+ Natn profeta e l metropolitano
+ Crisostomo e Anselmo e quel Donato
+ cha la prim arte degn porre mano.
+
+ Rabano qui, e lucemi dallato
+ il calavrese abate Giovacchino
+ di spirito profetico dotato.
+
+ Ad inveggiar cotanto paladino
+ mi mosse linfiammata cortesia
+ di fra Tommaso e l discreto latino;
+
+ e mosse meco questa compagnia.
+
+
+
+ Paradiso Canto XIII
+
+
+ Imagini, chi bene intender cupe
+ quel chi or vidie ritegna limage,
+ mentre chio dico, come ferma rupe,
+
+ quindici stelle che n diverse plage
+ lo ciel avvivan di tanto sereno
+ che soperchia de laere ogne compage;
+
+ imagini quel carro a cu il seno
+ basta del nostro cielo e notte e giorno,
+ s chal volger del temo non vien meno;
+
+ imagini la bocca di quel corno
+ che si comincia in punta de lo stelo
+ a cui la prima rota va dintorno,
+
+ aver fatto di s due segni in cielo,
+ qual fece la figliuola di Minoi
+ allora che sent di morte il gelo;
+
+ e lun ne laltro aver li raggi suoi,
+ e amendue girarsi per maniera
+ che luno andasse al primo e laltro al poi;
+
+ e avr quasi lombra de la vera
+ costellazione e de la doppia danza
+ che circulava il punto dov io era:
+
+ poi ch tanto di l da nostra usanza,
+ quanto di l dal mover de la Chiana
+ si move il ciel che tutti li altri avanza.
+
+ L si cant non Bacco, non Peana,
+ ma tre persone in divina natura,
+ e in una persona essa e lumana.
+
+ Compi l cantare e l volger sua misura;
+ e attesersi a noi quei santi lumi,
+ felicitando s di cura in cura.
+
+ Ruppe il silenzio ne concordi numi
+ poscia la luce in che mirabil vita
+ del poverel di Dio narrata fumi,
+
+ e disse: Quando luna paglia trita,
+ quando la sua semenza gi riposta,
+ a batter laltra dolce amor minvita.
+
+ Tu credi che nel petto onde la costa
+ si trasse per formar la bella guancia
+ il cui palato a tutto l mondo costa,
+
+ e in quel che, forato da la lancia,
+ e prima e poscia tanto sodisfece,
+ che dogne colpa vince la bilancia,
+
+ quantunque a la natura umana lece
+ aver di lume, tutto fosse infuso
+ da quel valor che luno e laltro fece;
+
+ e per miri a ci chio dissi suso,
+ quando narrai che non ebbe l secondo
+ lo ben che ne la quinta luce chiuso.
+
+ Or apri li occhi a quel chio ti rispondo,
+ e vedri il tuo credere e l mio dire
+ nel vero farsi come centro in tondo.
+
+ Ci che non more e ci che pu morire
+ non se non splendor di quella idea
+ che partorisce, amando, il nostro Sire;
+
+ ch quella viva luce che s mea
+ dal suo lucente, che non si disuna
+ da lui n da lamor cha lor sintrea,
+
+ per sua bontate il suo raggiare aduna,
+ quasi specchiato, in nove sussistenze,
+ etternalmente rimanendosi una.
+
+ Quindi discende a lultime potenze
+ gi datto in atto, tanto divenendo,
+ che pi non fa che brevi contingenze;
+
+ e queste contingenze essere intendo
+ le cose generate, che produce
+ con seme e sanza seme il ciel movendo.
+
+ La cera di costoro e chi la duce
+ non sta dun modo; e per sotto l segno
+ idale poi pi e men traluce.
+
+ Ond elli avvien chun medesimo legno,
+ secondo specie, meglio e peggio frutta;
+ e voi nascete con diverso ingegno.
+
+ Se fosse a punto la cera dedutta
+ e fosse il cielo in sua virt supprema,
+ la luce del suggel parrebbe tutta;
+
+ ma la natura la d sempre scema,
+ similemente operando a lartista
+ cha labito de larte ha man che trema.
+
+ Per se l caldo amor la chiara vista
+ de la prima virt dispone e segna,
+ tutta la perfezion quivi sacquista.
+
+ Cos fu fatta gi la terra degna
+ di tutta lanimal perfezone;
+ cos fu fatta la Vergine pregna;
+
+ s chio commendo tua oppinone,
+ che lumana natura mai non fue
+ n fia qual fu in quelle due persone.
+
+ Or si non procedesse avanti pie,
+ Dunque, come costui fu sanza pare?
+ comincerebber le parole tue.
+
+ Ma perch paia ben ci che non pare,
+ pensa chi era, e la cagion che l mosse,
+ quando fu detto Chiedi, a dimandare.
+
+ Non ho parlato s, che tu non posse
+ ben veder chel fu re, che chiese senno
+ acci che re sufficente fosse;
+
+ non per sapere il numero in che enno
+ li motor di qua s, o se necesse
+ con contingente mai necesse fenno;
+
+ non si est dare primum motum esse,
+ o se del mezzo cerchio far si puote
+ trangol s chun retto non avesse.
+
+ Onde, se ci chio dissi e questo note,
+ regal prudenza quel vedere impari
+ in che lo stral di mia intenzion percuote;
+
+ e se al surse drizzi li occhi chiari,
+ vedrai aver solamente respetto
+ ai regi, che son molti, e buon son rari.
+
+ Con questa distinzion prendi l mio detto;
+ e cos puote star con quel che credi
+ del primo padre e del nostro Diletto.
+
+ E questo ti sia sempre piombo a piedi,
+ per farti mover lento com uom lasso
+ e al s e al no che tu non vedi:
+
+ ch quelli tra li stolti bene a basso,
+ che sanza distinzione afferma e nega
+ ne lun cos come ne laltro passo;
+
+ perch elli ncontra che pi volte piega
+ loppinon corrente in falsa parte,
+ e poi laffetto lintelletto lega.
+
+ Vie pi che ndarno da riva si parte,
+ perch non torna tal qual e si move,
+ chi pesca per lo vero e non ha larte.
+
+ E di ci sono al mondo aperte prove
+ Parmenide, Melisso e Brisso e molti,
+ li quali andaro e non sapan dove;
+
+ s f Sabellio e Arrio e quelli stolti
+ che furon come spade a le Scritture
+ in render torti li diritti volti.
+
+ Non sien le genti, ancor, troppo sicure
+ a giudicar, s come quei che stima
+ le biade in campo pria che sien mature;
+
+ chi ho veduto tutto l verno prima
+ lo prun mostrarsi rigido e feroce,
+ poscia portar la rosa in su la cima;
+
+ e legno vidi gi dritto e veloce
+ correr lo mar per tutto suo cammino,
+ perire al fine a lintrar de la foce.
+
+ Non creda donna Berta e ser Martino,
+ per vedere un furare, altro offerere,
+ vederli dentro al consiglio divino;
+
+ ch quel pu surgere, e quel pu cadere.
+
+
+
+ Paradiso Canto XIV
+
+
+ Dal centro al cerchio, e s dal cerchio al centro
+ movesi lacqua in un ritondo vaso,
+ secondo ch percosso fuori o dentro:
+
+ ne la mia mente f sbito caso
+ questo chio dico, s come si tacque
+ la glorosa vita di Tommaso,
+
+ per la similitudine che nacque
+ del suo parlare e di quel di Beatrice,
+ a cui s cominciar, dopo lui, piacque:
+
+ A costui fa mestieri, e nol vi dice
+ n con la voce n pensando ancora,
+ dun altro vero andare a la radice.
+
+ Diteli se la luce onde sinfiora
+ vostra sustanza, rimarr con voi
+ etternalmente s com ell ora;
+
+ e se rimane, dite come, poi
+ che sarete visibili rifatti,
+ esser por chal veder non vi ni.
+
+ Come, da pi letizia pinti e tratti,
+ a la fata quei che vanno a rota
+ levan la voce e rallegrano li atti,
+
+ cos, a lorazion pronta e divota,
+ li santi cerchi mostrar nova gioia
+ nel torneare e ne la mira nota.
+
+ Qual si lamenta perch qui si moia
+ per viver col s, non vide quive
+ lo refrigerio de letterna ploia.
+
+ Quell uno e due e tre che sempre vive
+ e regna sempre in tre e n due e n uno,
+ non circunscritto, e tutto circunscrive,
+
+ tre volte era cantato da ciascuno
+ di quelli spirti con tal melodia,
+ chad ogne merto saria giusto muno.
+
+ E io udi ne la luce pi dia
+ del minor cerchio una voce modesta,
+ forse qual fu da langelo a Maria,
+
+ risponder: Quanto fia lunga la festa
+ di paradiso, tanto il nostro amore
+ si ragger dintorno cotal vesta.
+
+ La sua chiarezza sguita lardore;
+ lardor la visone, e quella tanta,
+ quant ha di grazia sovra suo valore.
+
+ Come la carne glorosa e santa
+ fia rivestita, la nostra persona
+ pi grata fia per esser tutta quanta;
+
+ per che saccrescer ci che ne dona
+ di gratito lume il sommo bene,
+ lume cha lui veder ne condiziona;
+
+ onde la vison crescer convene,
+ crescer lardor che di quella saccende,
+ crescer lo raggio che da esso vene.
+
+ Ma s come carbon che fiamma rende,
+ e per vivo candor quella soverchia,
+ s che la sua parvenza si difende;
+
+ cos questo folgr che gi ne cerchia
+ fia vinto in apparenza da la carne
+ che tutto d la terra ricoperchia;
+
+ n potr tanta luce affaticarne:
+ ch li organi del corpo saran forti
+ a tutto ci che potr dilettarne.
+
+ Tanto mi parver sbiti e accorti
+ e luno e laltro coro a dicer Amme!,
+ che ben mostrar disio di corpi morti:
+
+ forse non pur per lor, ma per le mamme,
+ per li padri e per li altri che fuor cari
+ anzi che fosser sempiterne fiamme.
+
+ Ed ecco intorno, di chiarezza pari,
+ nascere un lustro sopra quel che vera,
+ per guisa dorizzonte che rischiari.
+
+ E s come al salir di prima sera
+ comincian per lo ciel nove parvenze,
+ s che la vista pare e non par vera,
+
+ parvemi l novelle sussistenze
+ cominciare a vedere, e fare un giro
+ di fuor da laltre due circunferenze.
+
+ Oh vero sfavillar del Santo Spiro!
+ come si fece sbito e candente
+ a li occhi miei che, vinti, nol soffriro!
+
+ Ma Batrice s bella e ridente
+ mi si mostr, che tra quelle vedute
+ si vuol lasciar che non seguir la mente.
+
+ Quindi ripreser li occhi miei virtute
+ a rilevarsi; e vidimi translato
+ sol con mia donna in pi alta salute.
+
+ Ben maccors io chio era pi levato,
+ per laffocato riso de la stella,
+ che mi parea pi roggio che lusato.
+
+ Con tutto l core e con quella favella
+ ch una in tutti, a Dio feci olocausto,
+ qual conveniesi a la grazia novella.
+
+ E non er anco del mio petto essausto
+ lardor del sacrificio, chio conobbi
+ esso litare stato accetto e fausto;
+
+ ch con tanto lucore e tanto robbi
+ mapparvero splendor dentro a due raggi,
+ chio dissi: O Els che s li addobbi!.
+
+ Come distinta da minori e maggi
+ lumi biancheggia tra poli del mondo
+ Galassia s, che fa dubbiar ben saggi;
+
+ s costellati facean nel profondo
+ Marte quei raggi il venerabil segno
+ che fan giunture di quadranti in tondo.
+
+ Qui vince la memoria mia lo ngegno;
+ ch quella croce lampeggiava Cristo,
+ s chio non so trovare essempro degno;
+
+ ma chi prende sua croce e segue Cristo,
+ ancor mi scuser di quel chio lasso,
+ vedendo in quell albor balenar Cristo.
+
+ Di corno in corno e tra la cima e l basso
+ si movien lumi, scintillando forte
+ nel congiugnersi insieme e nel trapasso:
+
+ cos si veggion qui diritte e torte,
+ veloci e tarde, rinovando vista,
+ le minuzie di corpi, lunghe e corte,
+
+ moversi per lo raggio onde si lista
+ talvolta lombra che, per sua difesa,
+ la gente con ingegno e arte acquista.
+
+ E come giga e arpa, in tempra tesa
+ di molte corde, fa dolce tintinno
+ a tal da cui la nota non intesa,
+
+ cos da lumi che l mapparinno
+ saccogliea per la croce una melode
+ che mi rapiva, sanza intender linno.
+
+ Ben maccors io chelli era dalte lode,
+ per cha me vena Resurgi e Vinci
+ come a colui che non intende e ode.
+
+ o minnamorava tanto quinci,
+ che nfino a l non fu alcuna cosa
+ che mi legasse con s dolci vinci.
+
+ Forse la mia parola par troppo osa,
+ posponendo il piacer de li occhi belli,
+ ne quai mirando mio disio ha posa;
+
+ ma chi savvede che i vivi suggelli
+ dogne bellezza pi fanno pi suso,
+ e chio non mera l rivolto a quelli,
+
+ escusar puommi di quel chio maccuso
+ per escusarmi, e vedermi dir vero:
+ ch l piacer santo non qui dischiuso,
+
+ perch si fa, montando, pi sincero.
+
+
+
+ Paradiso Canto XV
+
+
+ Benigna volontade in che si liqua
+ sempre lamor che drittamente spira,
+ come cupidit fa ne la iniqua,
+
+ silenzio puose a quella dolce lira,
+ e fece quetar le sante corde
+ che la destra del cielo allenta e tira.
+
+ Come saranno a giusti preghi sorde
+ quelle sustanze che, per darmi voglia
+ chio le pregassi, a tacer fur concorde?
+
+ Bene che sanza termine si doglia
+ chi, per amor di cosa che non duri
+ etternalmente, quello amor si spoglia.
+
+ Quale per li seren tranquilli e puri
+ discorre ad ora ad or sbito foco,
+ movendo li occhi che stavan sicuri,
+
+ e pare stella che tramuti loco,
+ se non che da la parte ond e saccende
+ nulla sen perde, ed esso dura poco:
+
+ tale dal corno che n destro si stende
+ a pi di quella croce corse un astro
+ de la costellazion che l resplende;
+
+ n si part la gemma dal suo nastro,
+ ma per la lista radal trascorse,
+ che parve foco dietro ad alabastro.
+
+ S pa lombra dAnchise si porse,
+ se fede merta nostra maggior musa,
+ quando in Eliso del figlio saccorse.
+
+ O sanguis meus, o superinfusa
+ grata De, sicut tibi cui
+ bis unquam celi iana reclusa?.
+
+ Cos quel lume: ond io mattesi a lui;
+ poscia rivolsi a la mia donna il viso,
+ e quinci e quindi stupefatto fui;
+
+ ch dentro a li occhi suoi ardeva un riso
+ tal, chio pensai co miei toccar lo fondo
+ de la mia gloria e del mio paradiso.
+
+ Indi, a udire e a veder giocondo,
+ giunse lo spirto al suo principio cose,
+ chio non lo ntesi, s parl profondo;
+
+ n per elezon mi si nascose,
+ ma per necessit, ch l suo concetto
+ al segno di mortal si soprapuose.
+
+ E quando larco de lardente affetto
+ fu s sfogato, che l parlar discese
+ inver lo segno del nostro intelletto,
+
+ la prima cosa che per me sintese,
+ Benedetto sia tu, fu, trino e uno,
+ che nel mio seme se tanto cortese!.
+
+ E segu: Grato e lontano digiuno,
+ tratto leggendo del magno volume
+ du non si muta mai bianco n bruno,
+
+ solvuto hai, figlio, dentro a questo lume
+ in chio ti parlo, merc di colei
+ cha lalto volo ti vest le piume.
+
+ Tu credi che a me tuo pensier mei
+ da quel ch primo, cos come raia
+ da lun, se si conosce, il cinque e l sei;
+
+ e per chio mi sia e perch io paia
+ pi gaudoso a te, non mi domandi,
+ che alcun altro in questa turba gaia.
+
+ Tu credi l vero; ch i minori e grandi
+ di questa vita miran ne lo speglio
+ in che, prima che pensi, il pensier pandi;
+
+ ma perch l sacro amore in che io veglio
+ con perpeta vista e che masseta
+ di dolce disar, sadempia meglio,
+
+ la voce tua sicura, balda e lieta
+ suoni la volont, suoni l disio,
+ a che la mia risposta gi decreta!.
+
+ Io mi volsi a Beatrice, e quella udio
+ pria chio parlassi, e arrisemi un cenno
+ che fece crescer lali al voler mio.
+
+ Poi cominciai cos: Laffetto e l senno,
+ come la prima equalit vapparse,
+ dun peso per ciascun di voi si fenno,
+
+ per che l sol che vallum e arse,
+ col caldo e con la luce s iguali,
+ che tutte simiglianze sono scarse.
+
+ Ma voglia e argomento ne mortali,
+ per la cagion cha voi manifesta,
+ diversamente son pennuti in ali;
+
+ ond io, che son mortal, mi sento in questa
+ disagguaglianza, e per non ringrazio
+ se non col core a la paterna festa.
+
+ Ben supplico io a te, vivo topazio
+ che questa gioia prezosa ingemmi,
+ perch mi facci del tuo nome sazio.
+
+ O fronda mia in che io compiacemmi
+ pur aspettando, io fui la tua radice:
+ cotal principio, rispondendo, femmi.
+
+ Poscia mi disse: Quel da cui si dice
+ tua cognazione e che cent anni e pie
+ girato ha l monte in la prima cornice,
+
+ mio figlio fu e tuo bisavol fue:
+ ben si convien che la lunga fatica
+ tu li raccorci con lopere tue.
+
+ Fiorenza dentro da la cerchia antica,
+ ond ella toglie ancora e terza e nona,
+ si stava in pace, sobria e pudica.
+
+ Non avea catenella, non corona,
+ non gonne contigiate, non cintura
+ che fosse a veder pi che la persona.
+
+ Non faceva, nascendo, ancor paura
+ la figlia al padre, che l tempo e la dote
+ non fuggien quinci e quindi la misura.
+
+ Non avea case di famiglia vte;
+ non vera giunto ancor Sardanapalo
+ a mostrar ci che n camera si puote.
+
+ Non era vinto ancora Montemalo
+ dal vostro Uccellatoio, che, com vinto
+ nel montar s, cos sar nel calo.
+
+ Bellincion Berti vid io andar cinto
+ di cuoio e dosso, e venir da lo specchio
+ la donna sua sanza l viso dipinto;
+
+ e vidi quel di Nerli e quel del Vecchio
+ esser contenti a la pelle scoperta,
+ e le sue donne al fuso e al pennecchio.
+
+ Oh fortunate! ciascuna era certa
+ de la sua sepultura, e ancor nulla
+ era per Francia nel letto diserta.
+
+ Luna vegghiava a studio de la culla,
+ e, consolando, usava lidoma
+ che prima i padri e le madri trastulla;
+
+ laltra, traendo a la rocca la chioma,
+ favoleggiava con la sua famiglia
+ di Troiani, di Fiesole e di Roma.
+
+ Saria tenuta allor tal maraviglia
+ una Cianghella, un Lapo Salterello,
+ qual or saria Cincinnato e Corniglia.
+
+ A cos riposato, a cos bello
+ viver di cittadini, a cos fida
+ cittadinanza, a cos dolce ostello,
+
+ Maria mi di, chiamata in alte grida;
+ e ne lantico vostro Batisteo
+ insieme fui cristiano e Cacciaguida.
+
+ Moronto fu mio frate ed Eliseo;
+ mia donna venne a me di val di Pado,
+ e quindi il sopranome tuo si feo.
+
+ Poi seguitai lo mperador Currado;
+ ed el mi cinse de la sua milizia,
+ tanto per bene ovrar li venni in grado.
+
+ Dietro li andai incontro a la nequizia
+ di quella legge il cui popolo usurpa,
+ per colpa di pastor, vostra giustizia.
+
+ Quivi fu io da quella gente turpa
+ disviluppato dal mondo fallace,
+ lo cui amor molt anime deturpa;
+
+ e venni dal martiro a questa pace.
+
+
+
+ Paradiso Canto XVI
+
+
+ O poca nostra nobilt di sangue,
+ se glorar di te la gente fai
+ qua gi dove laffetto nostro langue,
+
+ mirabil cosa non mi sar mai:
+ ch l dove appetito non si torce,
+ dico nel cielo, io me ne gloriai.
+
+ Ben se tu manto che tosto raccorce:
+ s che, se non sappon di d in die,
+ lo tempo va dintorno con le force.
+
+ Dal voi che prima a Roma sofferie,
+ in che la sua famiglia men persevra,
+ ricominciaron le parole mie;
+
+ onde Beatrice, chera un poco scevra,
+ ridendo, parve quella che tossio
+ al primo fallo scritto di Ginevra.
+
+ Io cominciai: Voi siete il padre mio;
+ voi mi date a parlar tutta baldezza;
+ voi mi levate s, chi son pi chio.
+
+ Per tanti rivi sempie dallegrezza
+ la mente mia, che di s fa letizia
+ perch pu sostener che non si spezza.
+
+ Ditemi dunque, cara mia primizia,
+ quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni
+ che si segnaro in vostra perizia;
+
+ ditemi de lovil di San Giovanni
+ quanto era allora, e chi eran le genti
+ tra esso degne di pi alti scanni.
+
+ Come savviva a lo spirar di venti
+ carbone in fiamma, cos vid io quella
+ luce risplendere a miei blandimenti;
+
+ e come a li occhi miei si f pi bella,
+ cos con voce pi dolce e soave,
+ ma non con questa moderna favella,
+
+ dissemi: Da quel d che fu detto Ave
+ al parto in che mia madre, ch or santa,
+ sallev di me ond era grave,
+
+ al suo Leon cinquecento cinquanta
+ e trenta fiate venne questo foco
+ a rinfiammarsi sotto la sua pianta.
+
+ Li antichi miei e io nacqui nel loco
+ dove si truova pria lultimo sesto
+ da quei che corre il vostro annal gioco.
+
+ Basti di miei maggiori udirne questo:
+ chi ei si fosser e onde venner quivi,
+ pi tacer che ragionare onesto.
+
+ Tutti color cha quel tempo eran ivi
+ da poter arme tra Marte e l Batista,
+ eran il quinto di quei chor son vivi.
+
+ Ma la cittadinanza, ch or mista
+ di Campi, di Certaldo e di Fegghine,
+ pura vediesi ne lultimo artista.
+
+ Oh quanto fora meglio esser vicine
+ quelle genti chio dico, e al Galluzzo
+ e a Trespiano aver vostro confine,
+
+ che averle dentro e sostener lo puzzo
+ del villan dAguglion, di quel da Signa,
+ che gi per barattare ha locchio aguzzo!
+
+ Se la gente chal mondo pi traligna
+ non fosse stata a Cesare noverca,
+ ma come madre a suo figlio benigna,
+
+ tal fatto fiorentino e cambia e merca,
+ che si sarebbe vlto a Simifonti,
+ l dove andava lavolo a la cerca;
+
+ sariesi Montemurlo ancor de Conti;
+ sarieno i Cerchi nel piovier dAcone,
+ e forse in Valdigrieve i Buondelmonti.
+
+ Sempre la confusion de le persone
+ principio fu del mal de la cittade,
+ come del vostro il cibo che sappone;
+
+ e cieco toro pi avaccio cade
+ che cieco agnello; e molte volte taglia
+ pi e meglio una che le cinque spade.
+
+ Se tu riguardi Luni e Orbisaglia
+ come sono ite, e come se ne vanno
+ di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,
+
+ udir come le schiatte si disfanno
+ non ti parr nova cosa n forte,
+ poscia che le cittadi termine hanno.
+
+ Le vostre cose tutte hanno lor morte,
+ s come voi; ma celasi in alcuna
+ che dura molto, e le vite son corte.
+
+ E come l volger del ciel de la luna
+ cuopre e discuopre i liti sanza posa,
+ cos fa di Fiorenza la Fortuna:
+
+ per che non dee parer mirabil cosa
+ ci chio dir de li alti Fiorentini
+ onde la fama nel tempo nascosa.
+
+ Io vidi li Ughi e vidi i Catellini,
+ Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi,
+ gi nel calare, illustri cittadini;
+
+ e vidi cos grandi come antichi,
+ con quel de la Sannella, quel de lArca,
+ e Soldanieri e Ardinghi e Bostichi.
+
+ Sovra la porta chal presente carca
+ di nova fellonia di tanto peso
+ che tosto fia iattura de la barca,
+
+ erano i Ravignani, ond disceso
+ il conte Guido e qualunque del nome
+ de lalto Bellincione ha poscia preso.
+
+ Quel de la Pressa sapeva gi come
+ regger si vuole, e avea Galigaio
+ dorata in casa sua gi lelsa e l pome.
+
+ Grand era gi la colonna del Vaio,
+ Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci
+ e Galli e quei charrossan per lo staio.
+
+ Lo ceppo di che nacquero i Calfucci
+ era gi grande, e gi eran tratti
+ a le curule Sizii e Arrigucci.
+
+ Oh quali io vidi quei che son disfatti
+ per lor superbia! e le palle de loro
+ fiorian Fiorenza in tutt i suoi gran fatti.
+
+ Cos facieno i padri di coloro
+ che, sempre che la vostra chiesa vaca,
+ si fanno grassi stando a consistoro.
+
+ Loltracotata schiatta che sindraca
+ dietro a chi fugge, e a chi mostra l dente
+ o ver la borsa, com agnel si placa,
+
+ gi vena s, ma di picciola gente;
+ s che non piacque ad Ubertin Donato
+ che po il suocero il f lor parente.
+
+ Gi era l Caponsacco nel mercato
+ disceso gi da Fiesole, e gi era
+ buon cittadino Giuda e Infangato.
+
+ Io dir cosa incredibile e vera:
+ nel picciol cerchio sentrava per porta
+ che si nomava da quei de la Pera.
+
+ Ciascun che de la bella insegna porta
+ del gran barone il cui nome e l cui pregio
+ la festa di Tommaso riconforta,
+
+ da esso ebbe milizia e privilegio;
+ avvegna che con popol si rauni
+ oggi colui che la fascia col fregio.
+
+ Gi eran Gualterotti e Importuni;
+ e ancor saria Borgo pi queto,
+ se di novi vicin fosser digiuni.
+
+ La casa di che nacque il vostro fleto,
+ per lo giusto disdegno che vha morti
+ e puose fine al vostro viver lieto,
+
+ era onorata, essa e suoi consorti:
+ o Buondelmonte, quanto mal fuggisti
+ le nozze se per li altrui conforti!
+
+ Molti sarebber lieti, che son tristi,
+ se Dio tavesse conceduto ad Ema
+ la prima volta cha citt venisti.
+
+ Ma conveniesi a quella pietra scema
+ che guarda l ponte, che Fiorenza fesse
+ vittima ne la sua pace postrema.
+
+ Con queste genti, e con altre con esse,
+ vid io Fiorenza in s fatto riposo,
+ che non avea cagione onde piangesse.
+
+ Con queste genti vidio gloroso
+ e giusto il popol suo, tanto che l giglio
+ non era ad asta mai posto a ritroso,
+
+ n per divison fatto vermiglio.
+
+
+
+ Paradiso Canto XVII
+
+
+ Qual venne a Climen, per accertarsi
+ di ci chava incontro a s udito,
+ quei chancor fa li padri ai figli scarsi;
+
+ tal era io, e tal era sentito
+ e da Beatrice e da la santa lampa
+ che pria per me avea mutato sito.
+
+ Per che mia donna Manda fuor la vampa
+ del tuo disio, mi disse, s chella esca
+ segnata bene de la interna stampa:
+
+ non perch nostra conoscenza cresca
+ per tuo parlare, ma perch tausi
+ a dir la sete, s che luom ti mesca.
+
+ O cara piota mia che s tinsusi,
+ che, come veggion le terrene menti
+ non capere in trangol due ottusi,
+
+ cos vedi le cose contingenti
+ anzi che sieno in s, mirando il punto
+ a cui tutti li tempi son presenti;
+
+ mentre chio era a Virgilio congiunto
+ su per lo monte che lanime cura
+ e discendendo nel mondo defunto,
+
+ dette mi fuor di mia vita futura
+ parole gravi, avvegna chio mi senta
+ ben tetragono ai colpi di ventura;
+
+ per che la voglia mia saria contenta
+ dintender qual fortuna mi sappressa:
+ ch saetta previsa vien pi lenta.
+
+ Cos diss io a quella luce stessa
+ che pria mavea parlato; e come volle
+ Beatrice, fu la mia voglia confessa.
+
+ N per ambage, in che la gente folle
+ gi sinviscava pria che fosse anciso
+ lAgnel di Dio che le peccata tolle,
+
+ ma per chiare parole e con preciso
+ latin rispuose quello amor paterno,
+ chiuso e parvente del suo proprio riso:
+
+ La contingenza, che fuor del quaderno
+ de la vostra matera non si stende,
+ tutta dipinta nel cospetto etterno;
+
+ necessit per quindi non prende
+ se non come dal viso in che si specchia
+ nave che per torrente gi discende.
+
+ Da indi, s come viene ad orecchia
+ dolce armonia da organo, mi viene
+ a vista il tempo che ti sapparecchia.
+
+ Qual si partio Ipolito dAtene
+ per la spietata e perfida noverca,
+ tal di Fiorenza partir ti convene.
+
+ Questo si vuole e questo gi si cerca,
+ e tosto verr fatto a chi ci pensa
+ l dove Cristo tutto d si merca.
+
+ La colpa seguir la parte offensa
+ in grido, come suol; ma la vendetta
+ fia testimonio al ver che la dispensa.
+
+ Tu lascerai ogne cosa diletta
+ pi caramente; e questo quello strale
+ che larco de lo essilio pria saetta.
+
+ Tu proverai s come sa di sale
+ lo pane altrui, e come duro calle
+ lo scendere e l salir per laltrui scale.
+
+ E quel che pi ti graver le spalle,
+ sar la compagnia malvagia e scempia
+ con la qual tu cadrai in questa valle;
+
+ che tutta ingrata, tutta matta ed empia
+ si far contr a te; ma, poco appresso,
+ ella, non tu, navr rossa la tempia.
+
+ Di sua bestialitate il suo processo
+ far la prova; s cha te fia bello
+ averti fatta parte per te stesso.
+
+ Lo primo tuo refugio e l primo ostello
+ sar la cortesia del gran Lombardo
+ che n su la scala porta il santo uccello;
+
+ chin te avr s benigno riguardo,
+ che del fare e del chieder, tra voi due,
+ fia primo quel che tra li altri pi tardo.
+
+ Con lui vedrai colui che mpresso fue,
+ nascendo, s da questa stella forte,
+ che notabili fier lopere sue.
+
+ Non se ne son le genti ancora accorte
+ per la novella et, ch pur nove anni
+ son queste rote intorno di lui torte;
+
+ ma pria che l Guasco lalto Arrigo inganni,
+ parran faville de la sua virtute
+ in non curar dargento n daffanni.
+
+ Le sue magnificenze conosciute
+ saranno ancora, s che suoi nemici
+ non ne potran tener le lingue mute.
+
+ A lui taspetta e a suoi benefici;
+ per lui fia trasmutata molta gente,
+ cambiando condizion ricchi e mendici;
+
+ e porterane scritto ne la mente
+ di lui, e nol dirai; e disse cose
+ incredibili a quei che fier presente.
+
+ Poi giunse: Figlio, queste son le chiose
+ di quel che ti fu detto; ecco le nsidie
+ che dietro a pochi giri son nascose.
+
+ Non vo per cha tuoi vicini invidie,
+ poscia che sinfutura la tua vita
+ vie pi l che l punir di lor perfidie.
+
+ Poi che, tacendo, si mostr spedita
+ lanima santa di metter la trama
+ in quella tela chio le porsi ordita,
+
+ io cominciai, come colui che brama,
+ dubitando, consiglio da persona
+ che vede e vuol dirittamente e ama:
+
+ Ben veggio, padre mio, s come sprona
+ lo tempo verso me, per colpo darmi
+ tal, ch pi grave a chi pi sabbandona;
+
+ per che di provedenza buon chio marmi,
+ s che, se loco m tolto pi caro,
+ io non perdessi li altri per miei carmi.
+
+ Gi per lo mondo sanza fine amaro,
+ e per lo monte del cui bel cacume
+ li occhi de la mia donna mi levaro,
+
+ e poscia per lo ciel, di lume in lume,
+ ho io appreso quel che sio ridico,
+ a molti fia sapor di forte agrume;
+
+ e sio al vero son timido amico,
+ temo di perder viver tra coloro
+ che questo tempo chiameranno antico.
+
+ La luce in che rideva il mio tesoro
+ chio trovai l, si f prima corusca,
+ quale a raggio di sole specchio doro;
+
+ indi rispuose: Coscenza fusca
+ o de la propria o de laltrui vergogna
+ pur sentir la tua parola brusca.
+
+ Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
+ tutta tua vison fa manifesta;
+ e lascia pur grattar dov la rogna.
+
+ Ch se la voce tua sar molesta
+ nel primo gusto, vital nodrimento
+ lascer poi, quando sar digesta.
+
+ Questo tuo grido far come vento,
+ che le pi alte cime pi percuote;
+ e ci non fa donor poco argomento.
+
+ Per ti son mostrate in queste rote,
+ nel monte e ne la valle dolorosa
+ pur lanime che son di fama note,
+
+ che lanimo di quel chode, non posa
+ n ferma fede per essempro chaia
+ la sua radice incognita e ascosa,
+
+ n per altro argomento che non paia.
+
+
+
+ Paradiso Canto XVIII
+
+
+ Gi si godeva solo del suo verbo
+ quello specchio beato, e io gustava
+ lo mio, temprando col dolce lacerbo;
+
+ e quella donna cha Dio mi menava
+ disse: Muta pensier; pensa chi sono
+ presso a colui chogne torto disgrava.
+
+ Io mi rivolsi a lamoroso suono
+ del mio conforto; e qual io allor vidi
+ ne li occhi santi amor, qui labbandono:
+
+ non perch io pur del mio parlar diffidi,
+ ma per la mente che non pu redire
+ sovra s tanto, saltri non la guidi.
+
+ Tanto poss io di quel punto ridire,
+ che, rimirando lei, lo mio affetto
+ libero fu da ogne altro disire,
+
+ fin che l piacere etterno, che diretto
+ raggiava in Batrice, dal bel viso
+ mi contentava col secondo aspetto.
+
+ Vincendo me col lume dun sorriso,
+ ella mi disse: Volgiti e ascolta;
+ ch non pur ne miei occhi paradiso.
+
+ Come si vede qui alcuna volta
+ laffetto ne la vista, selli tanto,
+ che da lui sia tutta lanima tolta,
+
+ cos nel fiammeggiar del folgr santo,
+ a chio mi volsi, conobbi la voglia
+ in lui di ragionarmi ancora alquanto.
+
+ El cominci: In questa quinta soglia
+ de lalbero che vive de la cima
+ e frutta sempre e mai non perde foglia,
+
+ spiriti son beati, che gi, prima
+ che venissero al ciel, fuor di gran voce,
+ s chogne musa ne sarebbe opima.
+
+ Per mira ne corni de la croce:
+ quello chio nomer, l far latto
+ che fa in nube il suo foco veloce.
+
+ Io vidi per la croce un lume tratto
+ dal nomar Iosu, com el si feo;
+ n mi fu noto il dir prima che l fatto.
+
+ E al nome de lalto Macabeo
+ vidi moversi un altro roteando,
+ e letizia era ferza del paleo.
+
+ Cos per Carlo Magno e per Orlando
+ due ne segu lo mio attento sguardo,
+ com occhio segue suo falcon volando.
+
+ Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo
+ e l duca Gottifredi la mia vista
+ per quella croce, e Ruberto Guiscardo.
+
+ Indi, tra laltre luci mota e mista,
+ mostrommi lalma che mavea parlato
+ qual era tra i cantor del cielo artista.
+
+ Io mi rivolsi dal mio destro lato
+ per vedere in Beatrice il mio dovere,
+ o per parlare o per atto, segnato;
+
+ e vidi le sue luci tanto mere,
+ tanto gioconde, che la sua sembianza
+ vinceva li altri e lultimo solere.
+
+ E come, per sentir pi dilettanza
+ bene operando, luom di giorno in giorno
+ saccorge che la sua virtute avanza,
+
+ s maccors io che l mio girare intorno
+ col cielo insieme avea cresciuto larco,
+ veggendo quel miracol pi addorno.
+
+ E qual l trasmutare in picciol varco
+ di tempo in bianca donna, quando l volto
+ suo si discarchi di vergogna il carco,
+
+ tal fu ne li occhi miei, quando fui vlto,
+ per lo candor de la temprata stella
+ sesta, che dentro a s mavea ricolto.
+
+ Io vidi in quella gioval facella
+ lo sfavillar de lamor che l era
+ segnare a li occhi miei nostra favella.
+
+ E come augelli surti di rivera,
+ quasi congratulando a lor pasture,
+ fanno di s or tonda or altra schiera,
+
+ s dentro ai lumi sante creature
+ volitando cantavano, e faciensi
+ or D, or I, or L in sue figure.
+
+ Prima, cantando, a sua nota moviensi;
+ poi, diventando lun di questi segni,
+ un poco sarrestavano e taciensi.
+
+ O diva Pegasa che li ngegni
+ fai glorosi e rendili longevi,
+ ed essi teco le cittadi e regni,
+
+ illustrami di te, s chio rilevi
+ le lor figure com io lho concette:
+ paia tua possa in questi versi brevi!
+
+ Mostrarsi dunque in cinque volte sette
+ vocali e consonanti; e io notai
+ le parti s, come mi parver dette.
+
+ DILIGITE IUSTITIAM, primai
+ fur verbo e nome di tutto l dipinto;
+ QUI IUDICATIS TERRAM, fur sezzai.
+
+ Poscia ne lemme del vocabol quinto
+ rimasero ordinate; s che Giove
+ pareva argento l doro distinto.
+
+ E vidi scendere altre luci dove
+ era il colmo de lemme, e l quetarsi
+ cantando, credo, il ben cha s le move.
+
+ Poi, come nel percuoter di ciocchi arsi
+ surgono innumerabili faville,
+ onde li stolti sogliono agurarsi,
+
+ resurger parver quindi pi di mille
+ luci e salir, qual assai e qual poco,
+ s come l sol che laccende sortille;
+
+ e quetata ciascuna in suo loco,
+ la testa e l collo dunaguglia vidi
+ rappresentare a quel distinto foco.
+
+ Quei che dipinge l, non ha chi l guidi;
+ ma esso guida, e da lui si rammenta
+ quella virt ch forma per li nidi.
+
+ Laltra batitudo, che contenta
+ pareva prima dingigliarsi a lemme,
+ con poco moto seguit la mprenta.
+
+ O dolce stella, quali e quante gemme
+ mi dimostraro che nostra giustizia
+ effetto sia del ciel che tu ingemme!
+
+ Per chio prego la mente in che sinizia
+ tuo moto e tua virtute, che rimiri
+ ond esce il fummo che l tuo raggio vizia;
+
+ s chunaltra fata omai sadiri
+ del comperare e vender dentro al templo
+ che si mur di segni e di martri.
+
+ O milizia del ciel cu io contemplo,
+ adora per color che sono in terra
+ tutti svati dietro al malo essemplo!
+
+ Gi si solea con le spade far guerra;
+ ma or si fa togliendo or qui or quivi
+ lo pan che l po Padre a nessun serra.
+
+ Ma tu che sol per cancellare scrivi,
+ pensa che Pietro e Paulo, che moriro
+ per la vigna che guasti, ancor son vivi.
+
+ Ben puoi tu dire: I ho fermo l disiro
+ s a colui che volle viver solo
+ e che per salti fu tratto al martiro,
+
+ chio non conosco il pescator n Polo.
+
+
+
+ Paradiso Canto XIX
+
+
+ Parea dinanzi a me con lali aperte
+ la bella image che nel dolce frui
+ liete facevan lanime conserte;
+
+ parea ciascuna rubinetto in cui
+ raggio di sole ardesse s acceso,
+ che ne miei occhi rifrangesse lui.
+
+ E quel che mi convien ritrar testeso,
+ non port voce mai, n scrisse incostro,
+ n fu per fantasia gi mai compreso;
+
+ chio vidi e anche udi parlar lo rostro,
+ e sonar ne la voce e io e mio,
+ quand era nel concetto e noi e nostro.
+
+ E cominci: Per esser giusto e pio
+ son io qui essaltato a quella gloria
+ che non si lascia vincere a disio;
+
+ e in terra lasciai la mia memoria
+ s fatta, che le genti l malvage
+ commendan lei, ma non seguon la storia.
+
+ Cos un sol calor di molte brage
+ si fa sentir, come di molti amori
+ usciva solo un suon di quella image.
+
+ Ond io appresso: O perpeti fiori
+ de letterna letizia, che pur uno
+ parer mi fate tutti vostri odori,
+
+ solvetemi, spirando, il gran digiuno
+ che lungamente mha tenuto in fame,
+ non trovandoli in terra cibo alcuno.
+
+ Ben so io che, se n cielo altro reame
+ la divina giustizia fa suo specchio,
+ che l vostro non lapprende con velame.
+
+ Sapete come attento io mapparecchio
+ ad ascoltar; sapete qual quello
+ dubbio che m digiun cotanto vecchio.
+
+ Quasi falcone chesce del cappello,
+ move la testa e con lali si plaude,
+ voglia mostrando e faccendosi bello,
+
+ vid io farsi quel segno, che di laude
+ de la divina grazia era contesto,
+ con canti quai si sa chi l s gaude.
+
+ Poi cominci: Colui che volse il sesto
+ a lo stremo del mondo, e dentro ad esso
+ distinse tanto occulto e manifesto,
+
+ non pot suo valor s fare impresso
+ in tutto luniverso, che l suo verbo
+ non rimanesse in infinito eccesso.
+
+ E ci fa certo che l primo superbo,
+ che fu la somma dogne creatura,
+ per non aspettar lume, cadde acerbo;
+
+ e quinci appar chogne minor natura
+ corto recettacolo a quel bene
+ che non ha fine e s con s misura.
+
+ Dunque vostra veduta, che convene
+ esser alcun de raggi de la mente
+ di che tutte le cose son ripiene,
+
+ non p da sua natura esser possente
+ tanto, che suo principio discerna
+ molto di l da quel che l parvente.
+
+ Per ne la giustizia sempiterna
+ la vista che riceve il vostro mondo,
+ com occhio per lo mare, entro sinterna;
+
+ che, ben che da la proda veggia il fondo,
+ in pelago nol vede; e nondimeno
+ li, ma cela lui lesser profondo.
+
+ Lume non , se non vien dal sereno
+ che non si turba mai; anzi tenbra
+ od ombra de la carne o suo veleno.
+
+ Assai t mo aperta la latebra
+ che tascondeva la giustizia viva,
+ di che facei question cotanto crebra;
+
+ ch tu dicevi: Un uom nasce a la riva
+ de lIndo, e quivi non chi ragioni
+ di Cristo n chi legga n chi scriva;
+
+ e tutti suoi voleri e atti buoni
+ sono, quanto ragione umana vede,
+ sanza peccato in vita o in sermoni.
+
+ Muore non battezzato e sanza fede:
+ ov questa giustizia che l condanna?
+ ov la colpa sua, se ei non crede?.
+
+ Or tu chi se, che vuo sedere a scranna,
+ per giudicar di lungi mille miglia
+ con la veduta corta duna spanna?
+
+ Certo a colui che meco sassottiglia,
+ se la Scrittura sovra voi non fosse,
+ da dubitar sarebbe a maraviglia.
+
+ Oh terreni animali! oh menti grosse!
+ La prima volont, ch da s buona,
+ da s, ch sommo ben, mai non si mosse.
+
+ Cotanto giusto quanto a lei consuona:
+ nullo creato bene a s la tira,
+ ma essa, radando, lui cagiona.
+
+ Quale sovresso il nido si rigira
+ poi cha pasciuti la cicogna i figli,
+ e come quel ch pasto la rimira;
+
+ cotal si fece, e s levi i cigli,
+ la benedetta imagine, che lali
+ movea sospinte da tanti consigli.
+
+ Roteando cantava, e dicea: Quali
+ son le mie note a te, che non le ntendi,
+ tal il giudicio etterno a voi mortali.
+
+ Poi si quetaro quei lucenti incendi
+ de lo Spirito Santo ancor nel segno
+ che f i Romani al mondo reverendi,
+
+ esso ricominci: A questo regno
+ non sal mai chi non credette n Cristo,
+ n pria n poi chel si chiavasse al legno.
+
+ Ma vedi: molti gridan Cristo, Cristo!,
+ che saranno in giudicio assai men prope
+ a lui, che tal che non conosce Cristo;
+
+ e tai Cristian danner lEtpe,
+ quando si partiranno i due collegi,
+ luno in etterno ricco e laltro inpe.
+
+ Che poran dir li Perse a vostri regi,
+ come vedranno quel volume aperto
+ nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?
+
+ L si vedr, tra lopere dAlberto,
+ quella che tosto mover la penna,
+ per che l regno di Praga fia diserto.
+
+ L si vedr il duol che sovra Senna
+ induce, falseggiando la moneta,
+ quel che morr di colpo di cotenna.
+
+ L si vedr la superbia chasseta,
+ che fa lo Scotto e lInghilese folle,
+ s che non pu soffrir dentro a sua meta.
+
+ Vedrassi la lussuria e l viver molle
+ di quel di Spagna e di quel di Boemme,
+ che mai valor non conobbe n volle.
+
+ Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme
+ segnata con un i la sua bontate,
+ quando l contrario segner un emme.
+
+ Vedrassi lavarizia e la viltate
+ di quei che guarda lisola del foco,
+ ove Anchise fin la lunga etate;
+
+ e a dare ad intender quanto poco,
+ la sua scrittura fian lettere mozze,
+ che noteranno molto in parvo loco.
+
+ E parranno a ciascun lopere sozze
+ del barba e del fratel, che tanto egregia
+ nazione e due corone han fatte bozze.
+
+ E quel di Portogallo e di Norvegia
+ l si conosceranno, e quel di Rascia
+ che male ha visto il conio di Vinegia.
+
+ Oh beata Ungheria, se non si lascia
+ pi malmenare! e beata Navarra,
+ se sarmasse del monte che la fascia!
+
+ E creder de ciascun che gi, per arra
+ di questo, Niccosa e Famagosta
+ per la lor bestia si lamenti e garra,
+
+ che dal fianco de laltre non si scosta.
+
+
+
+ Paradiso Canto XX
+
+
+ Quando colui che tutto l mondo alluma
+ de lemisperio nostro s discende,
+ che l giorno dogne parte si consuma,
+
+ lo ciel, che sol di lui prima saccende,
+ subitamente si rif parvente
+ per molte luci, in che una risplende;
+
+ e questo atto del ciel mi venne a mente,
+ come l segno del mondo e de suoi duci
+ nel benedetto rostro fu tacente;
+
+ per che tutte quelle vive luci,
+ vie pi lucendo, cominciaron canti
+ da mia memoria labili e caduci.
+
+ O dolce amor che di riso tammanti,
+ quanto parevi ardente in que flailli,
+ chavieno spirto sol di pensier santi!
+
+ Poscia che i cari e lucidi lapilli
+ ond io vidi ingemmato il sesto lume
+ puoser silenzio a li angelici squilli,
+
+ udir mi parve un mormorar di fiume
+ che scende chiaro gi di pietra in pietra,
+ mostrando lubert del suo cacume.
+
+ E come suono al collo de la cetra
+ prende sua forma, e s com al pertugio
+ de la sampogna vento che pentra,
+
+ cos, rimosso daspettare indugio,
+ quel mormorar de laguglia salissi
+ su per lo collo, come fosse bugio.
+
+ Fecesi voce quivi, e quindi uscissi
+ per lo suo becco in forma di parole,
+ quali aspettava il core ov io le scrissi.
+
+ La parte in me che vede e pate il sole
+ ne laguglie mortali, incominciommi,
+ or fisamente riguardar si vole,
+
+ perch di fuochi ond io figura fommi,
+ quelli onde locchio in testa mi scintilla,
+ e di tutti lor gradi son li sommi.
+
+ Colui che luce in mezzo per pupilla,
+ fu il cantor de lo Spirito Santo,
+ che larca traslat di villa in villa:
+
+ ora conosce il merto del suo canto,
+ in quanto effetto fu del suo consiglio,
+ per lo remunerar ch altrettanto.
+
+ Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio,
+ colui che pi al becco mi saccosta,
+ la vedovella consol del figlio:
+
+ ora conosce quanto caro costa
+ non seguir Cristo, per lesperenza
+ di questa dolce vita e de lopposta.
+
+ E quel che segue in la circunferenza
+ di che ragiono, per larco superno,
+ morte indugi per vera penitenza:
+
+ ora conosce che l giudicio etterno
+ non si trasmuta, quando degno preco
+ fa crastino l gi de loderno.
+
+ Laltro che segue, con le leggi e meco,
+ sotto buona intenzion che f mal frutto,
+ per cedere al pastor si fece greco:
+
+ ora conosce come il mal dedutto
+ dal suo bene operar non li nocivo,
+ avvegna che sia l mondo indi distrutto.
+
+ E quel che vedi ne larco declivo,
+ Guiglielmo fu, cui quella terra plora
+ che piagne Carlo e Federigo vivo:
+
+ ora conosce come sinnamora
+ lo ciel del giusto rege, e al sembiante
+ del suo fulgore il fa vedere ancora.
+
+ Chi crederebbe gi nel mondo errante
+ che Rifo Troiano in questo tondo
+ fosse la quinta de le luci sante?
+
+ Ora conosce assai di quel che l mondo
+ veder non pu de la divina grazia,
+ ben che sua vista non discerna il fondo.
+
+ Quale allodetta che n aere si spazia
+ prima cantando, e poi tace contenta
+ de lultima dolcezza che la sazia,
+
+ tal mi sembi limago de la mprenta
+ de letterno piacere, al cui disio
+ ciascuna cosa qual ell diventa.
+
+ E avvegna chio fossi al dubbiar mio
+ l quasi vetro a lo color chel veste,
+ tempo aspettar tacendo non patio,
+
+ ma de la bocca, Che cose son queste?,
+ mi pinse con la forza del suo peso:
+ per chio di coruscar vidi gran feste.
+
+ Poi appresso, con locchio pi acceso,
+ lo benedetto segno mi rispuose
+ per non tenermi in ammirar sospeso:
+
+ Io veggio che tu credi queste cose
+ perch io le dico, ma non vedi come;
+ s che, se son credute, sono ascose.
+
+ Fai come quei che la cosa per nome
+ apprende ben, ma la sua quiditate
+ veder non pu se altri non la prome.
+
+ Regnum celorum volenza pate
+ da caldo amore e da viva speranza,
+ che vince la divina volontate:
+
+ non a guisa che lomo a lom sobranza,
+ ma vince lei perch vuole esser vinta,
+ e, vinta, vince con sua beninanza.
+
+ La prima vita del ciglio e la quinta
+ ti fa maravigliar, perch ne vedi
+ la regon de li angeli dipinta.
+
+ Di corpi suoi non uscir, come credi,
+ Gentili, ma Cristiani, in ferma fede
+ quel di passuri e quel di passi piedi.
+
+ Ch luna de lo nferno, u non si riede
+ gi mai a buon voler, torn a lossa;
+ e ci di viva spene fu mercede:
+
+ di viva spene, che mise la possa
+ ne prieghi fatti a Dio per suscitarla,
+ s che potesse sua voglia esser mossa.
+
+ Lanima glorosa onde si parla,
+ tornata ne la carne, in che fu poco,
+ credette in lui che pota aiutarla;
+
+ e credendo saccese in tanto foco
+ di vero amor, cha la morte seconda
+ fu degna di venire a questo gioco.
+
+ Laltra, per grazia che da s profonda
+ fontana stilla, che mai creatura
+ non pinse locchio infino a la prima onda,
+
+ tutto suo amor l gi pose a drittura:
+ per che, di grazia in grazia, Dio li aperse
+ locchio a la nostra redenzion futura;
+
+ ond ei credette in quella, e non sofferse
+ da indi il puzzo pi del paganesmo;
+ e riprendiene le genti perverse.
+
+ Quelle tre donne li fur per battesmo
+ che tu vedesti da la destra rota,
+ dinanzi al battezzar pi dun millesmo.
+
+ O predestinazion, quanto remota
+ la radice tua da quelli aspetti
+ che la prima cagion non veggion tota!
+
+ E voi, mortali, tenetevi stretti
+ a giudicar: ch noi, che Dio vedemo,
+ non conosciamo ancor tutti li eletti;
+
+ ed nne dolce cos fatto scemo,
+ perch il ben nostro in questo ben saffina,
+ che quel che vole Iddio, e noi volemo.
+
+ Cos da quella imagine divina,
+ per farmi chiara la mia corta vista,
+ data mi fu soave medicina.
+
+ E come a buon cantor buon citarista
+ fa seguitar lo guizzo de la corda,
+ in che pi di piacer lo canto acquista,
+
+ s, mentre che parl, s mi ricorda
+ chio vidi le due luci benedette,
+ pur come batter docchi si concorda,
+
+ con le parole mover le fiammette.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXI
+
+
+ Gi eran li occhi miei rifissi al volto
+ de la mia donna, e lanimo con essi,
+ e da ogne altro intento sera tolto.
+
+ E quella non ridea; ma Sio ridessi,
+ mi cominci, tu ti faresti quale
+ fu Semel quando di cener fessi:
+
+ ch la bellezza mia, che per le scale
+ de letterno palazzo pi saccende,
+ com hai veduto, quanto pi si sale,
+
+ se non si temperasse, tanto splende,
+ che l tuo mortal podere, al suo fulgore,
+ sarebbe fronda che trono scoscende.
+
+ Noi sem levati al settimo splendore,
+ che sotto l petto del Leone ardente
+ raggia mo misto gi del suo valore.
+
+ Ficca di retro a li occhi tuoi la mente,
+ e fa di quelli specchi a la figura
+ che n questo specchio ti sar parvente.
+
+ Qual savesse qual era la pastura
+ del viso mio ne laspetto beato
+ quand io mi trasmutai ad altra cura,
+
+ conoscerebbe quanto mera a grato
+ ubidire a la mia celeste scorta,
+ contrapesando lun con laltro lato.
+
+ Dentro al cristallo che l vocabol porta,
+ cerchiando il mondo, del suo caro duce
+ sotto cui giacque ogne malizia morta,
+
+ di color doro in che raggio traluce
+ vid io uno scaleo eretto in suso
+ tanto, che nol seguiva la mia luce.
+
+ Vidi anche per li gradi scender giuso
+ tanti splendor, chio pensai chogne lume
+ che par nel ciel, quindi fosse diffuso.
+
+ E come, per lo natural costume,
+ le pole insieme, al cominciar del giorno,
+ si movono a scaldar le fredde piume;
+
+ poi altre vanno via sanza ritorno,
+ altre rivolgon s onde son mosse,
+ e altre roteando fan soggiorno;
+
+ tal modo parve me che quivi fosse
+ in quello sfavillar che nsieme venne,
+ s come in certo grado si percosse.
+
+ E quel che presso pi ci si ritenne,
+ si f s chiaro, chio dicea pensando:
+ Io veggio ben lamor che tu maccenne.
+
+ Ma quella ond io aspetto il come e l quando
+ del dire e del tacer, si sta; ond io,
+ contra l disio, fo ben chio non dimando.
+
+ Per chella, che veda il tacer mio
+ nel veder di colui che tutto vede,
+ mi disse: Solvi il tuo caldo disio.
+
+ E io incominciai: La mia mercede
+ non mi fa degno de la tua risposta;
+ ma per colei che l chieder mi concede,
+
+ vita beata che ti stai nascosta
+ dentro a la tua letizia, fammi nota
+ la cagion che s presso mi tha posta;
+
+ e d perch si tace in questa rota
+ la dolce sinfonia di paradiso,
+ che gi per laltre suona s divota.
+
+ Tu hai ludir mortal s come il viso,
+ rispuose a me; onde qui non si canta
+ per quel che Batrice non ha riso.
+
+ Gi per li gradi de la scala santa
+ discesi tanto sol per farti festa
+ col dire e con la luce che mi ammanta;
+
+ n pi amor mi fece esser pi presta,
+ ch pi e tanto amor quinci s ferve,
+ s come il fiammeggiar ti manifesta.
+
+ Ma lalta carit, che ci fa serve
+ pronte al consiglio che l mondo governa,
+ sorteggia qui s come tu osserve.
+
+ Io veggio ben, diss io, sacra lucerna,
+ come libero amore in questa corte
+ basta a seguir la provedenza etterna;
+
+ ma questo quel cha cerner mi par forte,
+ perch predestinata fosti sola
+ a questo officio tra le tue consorte.
+
+ N venni prima a lultima parola,
+ che del suo mezzo fece il lume centro,
+ girando s come veloce mola;
+
+ poi rispuose lamor che vera dentro:
+ Luce divina sopra me sappunta,
+ penetrando per questa in chio minventro,
+
+ la cui virt, col mio veder congiunta,
+ mi leva sopra me tanto, chi veggio
+ la somma essenza de la quale munta.
+
+ Quinci vien lallegrezza ond io fiammeggio;
+ per cha la vista mia, quant ella chiara,
+ la chiarit de la fiamma pareggio.
+
+ Ma quell alma nel ciel che pi si schiara,
+ quel serafin che n Dio pi locchio ha fisso,
+ a la dimanda tua non satisfara,
+
+ per che s sinnoltra ne lo abisso
+ de letterno statuto quel che chiedi,
+ che da ogne creata vista scisso.
+
+ E al mondo mortal, quando tu riedi,
+ questo rapporta, s che non presumma
+ a tanto segno pi mover li piedi.
+
+ La mente, che qui luce, in terra fumma;
+ onde riguarda come pu l gie
+ quel che non pote perch l ciel lassumma.
+
+ S mi prescrisser le parole sue,
+ chio lasciai la quistione e mi ritrassi
+ a dimandarla umilmente chi fue.
+
+ Tra due liti dItalia surgon sassi,
+ e non molto distanti a la tua patria,
+ tanto che troni assai suonan pi bassi,
+
+ e fanno un gibbo che si chiama Catria,
+ di sotto al quale consecrato un ermo,
+ che suole esser disposto a sola latria.
+
+ Cos ricominciommi il terzo sermo;
+ e poi, continando, disse: Quivi
+ al servigio di Dio mi fe s fermo,
+
+ che pur con cibi di liquor dulivi
+ lievemente passava caldi e geli,
+ contento ne pensier contemplativi.
+
+ Render solea quel chiostro a questi cieli
+ fertilemente; e ora fatto vano,
+ s che tosto convien che si riveli.
+
+ In quel loco fu io Pietro Damiano,
+ e Pietro Peccator fu ne la casa
+ di Nostra Donna in sul lito adriano.
+
+ Poca vita mortal mera rimasa,
+ quando fui chiesto e tratto a quel cappello,
+ che pur di male in peggio si travasa.
+
+ Venne Cefs e venne il gran vasello
+ de lo Spirito Santo, magri e scalzi,
+ prendendo il cibo da qualunque ostello.
+
+ Or voglion quinci e quindi chi rincalzi
+ li moderni pastori e chi li meni,
+ tanto son gravi, e chi di rietro li alzi.
+
+ Cuopron di manti loro i palafreni,
+ s che due bestie van sott una pelle:
+ oh pazenza che tanto sostieni!.
+
+ A questa voce vid io pi fiammelle
+ di grado in grado scendere e girarsi,
+ e ogne giro le facea pi belle.
+
+ Dintorno a questa vennero e fermarsi,
+ e fero un grido di s alto suono,
+ che non potrebbe qui assomigliarsi;
+
+ n io lo ntesi, s mi vinse il tuono.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXII
+
+
+ Oppresso di stupore, a la mia guida
+ mi volsi, come parvol che ricorre
+ sempre col dove pi si confida;
+
+ e quella, come madre che soccorre
+ sbito al figlio palido e anelo
+ con la sua voce, che l suol ben disporre,
+
+ mi disse: Non sai tu che tu se in cielo?
+ e non sai tu che l cielo tutto santo,
+ e ci che ci si fa vien da buon zelo?
+
+ Come tavrebbe trasmutato il canto,
+ e io ridendo, mo pensar lo puoi,
+ poscia che l grido tha mosso cotanto;
+
+ nel qual, se nteso avessi i prieghi suoi,
+ gi ti sarebbe nota la vendetta
+ che tu vedrai innanzi che tu muoi.
+
+ La spada di qua s non taglia in fretta
+ n tardo, ma chal parer di colui
+ che disando o temendo laspetta.
+
+ Ma rivolgiti omai inverso altrui;
+ chassai illustri spiriti vedrai,
+ se com io dico laspetto redui.
+
+ Come a lei piacque, li occhi ritornai,
+ e vidi cento sperule che nsieme
+ pi sabbellivan con muti rai.
+
+ Io stava come quei che n s repreme
+ la punta del disio, e non sattenta
+ di domandar, s del troppo si teme;
+
+ e la maggiore e la pi luculenta
+ di quelle margherite innanzi fessi,
+ per far di s la mia voglia contenta.
+
+ Poi dentro a lei udi: Se tu vedessi
+ com io la carit che tra noi arde,
+ li tuoi concetti sarebbero espressi.
+
+ Ma perch tu, aspettando, non tarde
+ a lalto fine, io ti far risposta
+ pur al pensier, da che s ti riguarde.
+
+ Quel monte a cui Cassino ne la costa
+ fu frequentato gi in su la cima
+ da la gente ingannata e mal disposta;
+
+ e quel son io che s vi portai prima
+ lo nome di colui che n terra addusse
+ la verit che tanto ci soblima;
+
+ e tanta grazia sopra me relusse,
+ chio ritrassi le ville circunstanti
+ da lempio clto che l mondo sedusse.
+
+ Questi altri fuochi tutti contemplanti
+ uomini fuoro, accesi di quel caldo
+ che fa nascere i fiori e frutti santi.
+
+ Qui Maccario, qui Romoaldo,
+ qui son li frati miei che dentro ai chiostri
+ fermar li piedi e tennero il cor saldo.
+
+ E io a lui: Laffetto che dimostri
+ meco parlando, e la buona sembianza
+ chio veggio e noto in tutti li ardor vostri,
+
+ cos mha dilatata mia fidanza,
+ come l sol fa la rosa quando aperta
+ tanto divien quant ell ha di possanza.
+
+ Per ti priego, e tu, padre, maccerta
+ sio posso prender tanta grazia, chio
+ ti veggia con imagine scoverta.
+
+ Ond elli: Frate, il tuo alto disio
+ sadempier in su lultima spera,
+ ove sadempion tutti li altri e l mio.
+
+ Ivi perfetta, matura e intera
+ ciascuna disanza; in quella sola
+ ogne parte l ove sempr era,
+
+ perch non in loco e non simpola;
+ e nostra scala infino ad essa varca,
+ onde cos dal viso ti sinvola.
+
+ Infin l s la vide il patriarca
+ Iacobbe porger la superna parte,
+ quando li apparve dangeli s carca.
+
+ Ma, per salirla, mo nessun diparte
+ da terra i piedi, e la regola mia
+ rimasa per danno de le carte.
+
+ Le mura che solieno esser badia
+ fatte sono spelonche, e le cocolle
+ sacca son piene di farina ria.
+
+ Ma grave usura tanto non si tolle
+ contra l piacer di Dio, quanto quel frutto
+ che fa il cor de monaci s folle;
+
+ ch quantunque la Chiesa guarda, tutto
+ de la gente che per Dio dimanda;
+ non di parenti n daltro pi brutto.
+
+ La carne di mortali tanto blanda,
+ che gi non basta buon cominciamento
+ dal nascer de la quercia al far la ghianda.
+
+ Pier cominci sanz oro e sanz argento,
+ e io con orazione e con digiuno,
+ e Francesco umilmente il suo convento;
+
+ e se guardi l principio di ciascuno,
+ poscia riguardi l dov trascorso,
+ tu vederai del bianco fatto bruno.
+
+ Veramente Iordan vlto retrorso
+ pi fu, e l mar fuggir, quando Dio volse,
+ mirabile a veder che qui l soccorso.
+
+ Cos mi disse, e indi si raccolse
+ al suo collegio, e l collegio si strinse;
+ poi, come turbo, in s tutto savvolse.
+
+ La dolce donna dietro a lor mi pinse
+ con un sol cenno su per quella scala,
+ s sua virt la mia natura vinse;
+
+ n mai qua gi dove si monta e cala
+ naturalmente, fu s ratto moto
+ chagguagliar si potesse a la mia ala.
+
+ Sio torni mai, lettore, a quel divoto
+ trunfo per lo quale io piango spesso
+ le mie peccata e l petto mi percuoto,
+
+ tu non avresti in tanto tratto e messo
+ nel foco il dito, in quant io vidi l segno
+ che segue il Tauro e fui dentro da esso.
+
+ O glorose stelle, o lume pregno
+ di gran virt, dal quale io riconosco
+ tutto, qual che si sia, il mio ingegno,
+
+ con voi nasceva e sascondeva vosco
+ quelli ch padre dogne mortal vita,
+ quand io senti di prima laere tosco;
+
+ e poi, quando mi fu grazia largita
+ dentrar ne lalta rota che vi gira,
+ la vostra regon mi fu sortita.
+
+ A voi divotamente ora sospira
+ lanima mia, per acquistar virtute
+ al passo forte che a s la tira.
+
+ Tu se s presso a lultima salute,
+ cominci Batrice, che tu dei
+ aver le luci tue chiare e acute;
+
+ e per, prima che tu pi tinlei,
+ rimira in gi, e vedi quanto mondo
+ sotto li piedi gi esser ti fei;
+
+ s che l tuo cor, quantunque pu, giocondo
+ sappresenti a la turba trunfante
+ che lieta vien per questo etera tondo.
+
+ Col viso ritornai per tutte quante
+ le sette spere, e vidi questo globo
+ tal, chio sorrisi del suo vil sembiante;
+
+ e quel consiglio per migliore approbo
+ che lha per meno; e chi ad altro pensa
+ chiamar si puote veramente probo.
+
+ Vidi la figlia di Latona incensa
+ sanza quell ombra che mi fu cagione
+ per che gi la credetti rara e densa.
+
+ Laspetto del tuo nato, Iperone,
+ quivi sostenni, e vidi com si move
+ circa e vicino a lui Maia e Done.
+
+ Quindi mapparve il temperar di Giove
+ tra l padre e l figlio; e quindi mi fu chiaro
+ il varar che fanno di lor dove;
+
+ e tutti e sette mi si dimostraro
+ quanto son grandi e quanto son veloci
+ e come sono in distante riparo.
+
+ Laiuola che ci fa tanto feroci,
+ volgendom io con li etterni Gemelli,
+ tutta mapparve da colli a le foci;
+
+ poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXIII
+
+
+ Come laugello, intra lamate fronde,
+ posato al nido de suoi dolci nati
+ la notte che le cose ci nasconde,
+
+ che, per veder li aspetti disati
+ e per trovar lo cibo onde li pasca,
+ in che gravi labor li sono aggrati,
+
+ previene il tempo in su aperta frasca,
+ e con ardente affetto il sole aspetta,
+ fiso guardando pur che lalba nasca;
+
+ cos la donna ma stava eretta
+ e attenta, rivolta inver la plaga
+ sotto la quale il sol mostra men fretta:
+
+ s che, veggendola io sospesa e vaga,
+ fecimi qual quei che disando
+ altro vorria, e sperando sappaga.
+
+ Ma poco fu tra uno e altro quando,
+ del mio attender, dico, e del vedere
+ lo ciel venir pi e pi rischiarando;
+
+ e Batrice disse: Ecco le schiere
+ del trunfo di Cristo e tutto l frutto
+ ricolto del girar di queste spere!.
+
+ Pariemi che l suo viso ardesse tutto,
+ e li occhi avea di letizia s pieni,
+ che passarmen convien sanza costrutto.
+
+ Quale ne pleniluni sereni
+ Triva ride tra le ninfe etterne
+ che dipingon lo ciel per tutti i seni,
+
+ vid i sopra migliaia di lucerne
+ un sol che tutte quante laccendea,
+ come fa l nostro le viste superne;
+
+ e per la viva luce trasparea
+ la lucente sustanza tanto chiara
+ nel viso mio, che non la sostenea.
+
+ Oh Batrice, dolce guida e cara!
+ Ella mi disse: Quel che ti sobranza
+ virt da cui nulla si ripara.
+
+ Quivi la sapenza e la possanza
+ chapr le strade tra l cielo e la terra,
+ onde fu gi s lunga disanza.
+
+ Come foco di nube si diserra
+ per dilatarsi s che non vi cape,
+ e fuor di sua natura in gi satterra,
+
+ la mente mia cos, tra quelle dape
+ fatta pi grande, di s stessa usco,
+ e che si fesse rimembrar non sape.
+
+ Apri li occhi e riguarda qual son io;
+ tu hai vedute cose, che possente
+ se fatto a sostener lo riso mio.
+
+ Io era come quei che si risente
+ di visone oblita e che singegna
+ indarno di ridurlasi a la mente,
+
+ quand io udi questa proferta, degna
+ di tanto grato, che mai non si stingue
+ del libro che l preterito rassegna.
+
+ Se mo sonasser tutte quelle lingue
+ che Polimna con le suore fero
+ del latte lor dolcissimo pi pingue,
+
+ per aiutarmi, al millesmo del vero
+ non si verria, cantando il santo riso
+ e quanto il santo aspetto facea mero;
+
+ e cos, figurando il paradiso,
+ convien saltar lo sacrato poema,
+ come chi trova suo cammin riciso.
+
+ Ma chi pensasse il ponderoso tema
+ e lomero mortal che se ne carca,
+ nol biasmerebbe se sott esso trema:
+
+ non pareggio da picciola barca
+ quel che fendendo va lardita prora,
+ n da nocchier cha s medesmo parca.
+
+ Perch la faccia mia s tinnamora,
+ che tu non ti rivolgi al bel giardino
+ che sotto i raggi di Cristo sinfiora?
+
+ Quivi la rosa in che l verbo divino
+ carne si fece; quivi son li gigli
+ al cui odor si prese il buon cammino.
+
+ Cos Beatrice; e io, che a suoi consigli
+ tutto era pronto, ancora mi rendei
+ a la battaglia de debili cigli.
+
+ Come a raggio di sol, che puro mei
+ per fratta nube, gi prato di fiori
+ vider, coverti dombra, li occhi miei;
+
+ vid io cos pi turbe di splendori,
+ folgorate di s da raggi ardenti,
+ sanza veder principio di folgri.
+
+ O benigna vert che s li mprenti,
+ s tessaltasti, per largirmi loco
+ a li occhi l che non teran possenti.
+
+ Il nome del bel fior chio sempre invoco
+ e mane e sera, tutto mi ristrinse
+ lanimo ad avvisar lo maggior foco;
+
+ e come ambo le luci mi dipinse
+ il quale e il quanto de la viva stella
+ che l s vince come qua gi vinse,
+
+ per entro il cielo scese una facella,
+ formata in cerchio a guisa di corona,
+ e cinsela e girossi intorno ad ella.
+
+ Qualunque melodia pi dolce suona
+ qua gi e pi a s lanima tira,
+ parrebbe nube che squarciata tona,
+
+ comparata al sonar di quella lira
+ onde si coronava il bel zaffiro
+ del quale il ciel pi chiaro sinzaffira.
+
+ Io sono amore angelico, che giro
+ lalta letizia che spira del ventre
+ che fu albergo del nostro disiro;
+
+ e girerommi, donna del ciel, mentre
+ che seguirai tuo figlio, e farai dia
+ pi la spera suprema perch l entre.
+
+ Cos la circulata melodia
+ si sigillava, e tutti li altri lumi
+ facean sonare il nome di Maria.
+
+ Lo real manto di tutti i volumi
+ del mondo, che pi ferve e pi savviva
+ ne lalito di Dio e nei costumi,
+
+ avea sopra di noi linterna riva
+ tanto distante, che la sua parvenza,
+ l dov io era, ancor non appariva:
+
+ per non ebber li occhi miei potenza
+ di seguitar la coronata fiamma
+ che si lev appresso sua semenza.
+
+ E come fantolin che nver la mamma
+ tende le braccia, poi che l latte prese,
+ per lanimo che nfin di fuor sinfiamma;
+
+ ciascun di quei candori in s si stese
+ con la sua cima, s che lalto affetto
+ chelli avieno a Maria mi fu palese.
+
+ Indi rimaser l nel mio cospetto,
+ Regina celi cantando s dolce,
+ che mai da me non si part l diletto.
+
+ Oh quanta lubert che si soffolce
+ in quelle arche ricchissime che fuoro
+ a seminar qua gi buone bobolce!
+
+ Quivi si vive e gode del tesoro
+ che sacquist piangendo ne lo essilio
+ di Babilln, ove si lasci loro.
+
+ Quivi trunfa, sotto lalto Filio
+ di Dio e di Maria, di sua vittoria,
+ e con lantico e col novo concilio,
+
+ colui che tien le chiavi di tal gloria.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXIV
+
+
+ O sodalizio eletto a la gran cena
+ del benedetto Agnello, il qual vi ciba
+ s, che la vostra voglia sempre piena,
+
+ se per grazia di Dio questi preliba
+ di quel che cade de la vostra mensa,
+ prima che morte tempo li prescriba,
+
+ ponete mente a laffezione immensa
+ e roratelo alquanto: voi bevete
+ sempre del fonte onde vien quel chei pensa.
+
+ Cos Beatrice; e quelle anime liete
+ si fero spere sopra fissi poli,
+ fiammando, a volte, a guisa di comete.
+
+ E come cerchi in tempra doruoli
+ si giran s, che l primo a chi pon mente
+ queto pare, e lultimo che voli;
+
+ cos quelle carole, differente-
+ mente danzando, de la sua ricchezza
+ mi facieno stimar, veloci e lente.
+
+ Di quella chio notai di pi carezza
+ vid o uscire un foco s felice,
+ che nullo vi lasci di pi chiarezza;
+
+ e tre fate intorno di Beatrice
+ si volse con un canto tanto divo,
+ che la mia fantasia nol mi ridice.
+
+ Per salta la penna e non lo scrivo:
+ ch limagine nostra a cotai pieghe,
+ non che l parlare, troppo color vivo.
+
+ O santa suora mia che s ne prieghe
+ divota, per lo tuo ardente affetto
+ da quella bella spera mi disleghe.
+
+ Poscia fermato, il foco benedetto
+ a la mia donna dirizz lo spiro,
+ che favell cos com i ho detto.
+
+ Ed ella: O luce etterna del gran viro
+ a cui Nostro Segnor lasci le chiavi,
+ chei port gi, di questo gaudio miro,
+
+ tenta costui di punti lievi e gravi,
+ come ti piace, intorno de la fede,
+ per la qual tu su per lo mare andavi.
+
+ Selli ama bene e bene spera e crede,
+ non t occulto, perch l viso hai quivi
+ dov ogne cosa dipinta si vede;
+
+ ma perch questo regno ha fatto civi
+ per la verace fede, a glorarla,
+ di lei parlare ben cha lui arrivi.
+
+ S come il baccialier sarma e non parla
+ fin che l maestro la question propone,
+ per approvarla, non per terminarla,
+
+ cos marmava io dogne ragione
+ mentre chella dicea, per esser presto
+ a tal querente e a tal professione.
+
+ D, buon Cristiano, fatti manifesto:
+ fede che ?. Ond io levai la fronte
+ in quella luce onde spirava questo;
+
+ poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte
+ sembianze femmi perch o spandessi
+ lacqua di fuor del mio interno fonte.
+
+ La Grazia che mi d chio mi confessi,
+ comincia io, da lalto primipilo,
+ faccia li miei concetti bene espressi.
+
+ E seguitai: Come l verace stilo
+ ne scrisse, padre, del tuo caro frate
+ che mise teco Roma nel buon filo,
+
+ fede sustanza di cose sperate
+ e argomento de le non parventi;
+ e questa pare a me sua quiditate.
+
+ Allora udi: Dirittamente senti,
+ se bene intendi perch la ripuose
+ tra le sustanze, e poi tra li argomenti.
+
+ E io appresso: Le profonde cose
+ che mi largiscon qui la lor parvenza,
+ a li occhi di l gi son s ascose,
+
+ che lesser loro v in sola credenza,
+ sopra la qual si fonda lalta spene;
+ e per di sustanza prende intenza.
+
+ E da questa credenza ci convene
+ silogizzar, sanz avere altra vista:
+ per intenza dargomento tene.
+
+ Allora udi: Se quantunque sacquista
+ gi per dottrina, fosse cos nteso,
+ non l avria loco ingegno di sofista.
+
+ Cos spir di quello amore acceso;
+ indi soggiunse: Assai bene trascorsa
+ desta moneta gi la lega e l peso;
+
+ ma dimmi se tu lhai ne la tua borsa.
+ Ond io: S ho, s lucida e s tonda,
+ che nel suo conio nulla mi sinforsa.
+
+ Appresso usc de la luce profonda
+ che l splendeva: Questa cara gioia
+ sopra la quale ogne virt si fonda,
+
+ onde ti venne?. E io: La larga ploia
+ de lo Spirito Santo, ch diffusa
+ in su le vecchie e n su le nuove cuoia,
+
+ silogismo che la mha conchiusa
+ acutamente s, che nverso della
+ ogne dimostrazion mi pare ottusa.
+
+ Io udi poi: Lantica e la novella
+ proposizion che cos ti conchiude,
+ perch lhai tu per divina favella?.
+
+ E io: La prova che l ver mi dischiude,
+ son lopere seguite, a che natura
+ non scalda ferro mai n batte incude.
+
+ Risposto fummi: D, chi tassicura
+ che quell opere fosser? Quel medesmo
+ che vuol provarsi, non altri, il ti giura.
+
+ Se l mondo si rivolse al cristianesmo,
+ diss io, sanza miracoli, quest uno
+ tal, che li altri non sono il centesmo:
+
+ ch tu intrasti povero e digiuno
+ in campo, a seminar la buona pianta
+ che fu gi vite e ora fatta pruno.
+
+ Finito questo, lalta corte santa
+ rison per le spere un Dio laudamo
+ ne la melode che l s si canta.
+
+ E quel baron che s di ramo in ramo,
+ essaminando, gi tratto mavea,
+ che a lultime fronde appressavamo,
+
+ ricominci: La Grazia, che donnea
+ con la tua mente, la bocca taperse
+ infino a qui come aprir si dovea,
+
+ s chio approvo ci che fuori emerse;
+ ma or convien espremer quel che credi,
+ e onde a la credenza tua sofferse.
+
+ O santo padre, e spirito che vedi
+ ci che credesti s, che tu vincesti
+ ver lo sepulcro pi giovani piedi,
+
+ comincia io, tu vuo chio manifesti
+ la forma qui del pronto creder mio,
+ e anche la cagion di lui chiedesti.
+
+ E io rispondo: Io credo in uno Dio
+ solo ed etterno, che tutto l ciel move,
+ non moto, con amore e con disio;
+
+ e a tal creder non ho io pur prove
+ fisice e metafisice, ma dalmi
+ anche la verit che quinci piove
+
+ per Mos, per profeti e per salmi,
+ per lEvangelio e per voi che scriveste
+ poi che lardente Spirto vi f almi;
+
+ e credo in tre persone etterne, e queste
+ credo una essenza s una e s trina,
+ che soffera congiunto sono ed este.
+
+ De la profonda condizion divina
+ chio tocco mo, la mente mi sigilla
+ pi volte levangelica dottrina.
+
+ Quest l principio, quest la favilla
+ che si dilata in fiamma poi vivace,
+ e come stella in cielo in me scintilla.
+
+ Come l segnor chascolta quel che i piace,
+ da indi abbraccia il servo, gratulando
+ per la novella, tosto chel si tace;
+
+ cos, benedicendomi cantando,
+ tre volte cinse me, s com io tacqui,
+ lappostolico lume al cui comando
+
+ io avea detto: s nel dir li piacqui!
+
+
+
+ Paradiso Canto XXV
+
+
+ Se mai continga che l poema sacro
+ al quale ha posto mano e cielo e terra,
+ s che mha fatto per molti anni macro,
+
+ vinca la crudelt che fuor mi serra
+ del bello ovile ov io dormi agnello,
+ nimico ai lupi che li danno guerra;
+
+ con altra voce omai, con altro vello
+ ritorner poeta, e in sul fonte
+ del mio battesmo prender l cappello;
+
+ per che ne la fede, che fa conte
+ lanime a Dio, quivi intra io, e poi
+ Pietro per lei s mi gir la fronte.
+
+ Indi si mosse un lume verso noi
+ di quella spera ond usc la primizia
+ che lasci Cristo di vicari suoi;
+
+ e la mia donna, piena di letizia,
+ mi disse: Mira, mira: ecco il barone
+ per cui l gi si vicita Galizia.
+
+ S come quando il colombo si pone
+ presso al compagno, luno a laltro pande,
+ girando e mormorando, laffezione;
+
+ cos vid o lun da laltro grande
+ principe gloroso essere accolto,
+ laudando il cibo che l s li prande.
+
+ Ma poi che l gratular si fu assolto,
+ tacito coram me ciascun saffisse,
+ ignito s che vinca l mio volto.
+
+ Ridendo allora Batrice disse:
+ Inclita vita per cui la larghezza
+ de la nostra basilica si scrisse,
+
+ fa risonar la spene in questa altezza:
+ tu sai, che tante fiate la figuri,
+ quante Ies ai tre f pi carezza.
+
+ Leva la testa e fa che tassicuri:
+ che ci che vien qua s del mortal mondo,
+ convien chai nostri raggi si maturi.
+
+ Questo conforto del foco secondo
+ mi venne; ond io levi li occhi a monti
+ che li ncurvaron pria col troppo pondo.
+
+ Poi che per grazia vuol che tu taffronti
+ lo nostro Imperadore, anzi la morte,
+ ne laula pi secreta co suoi conti,
+
+ s che, veduto il ver di questa corte,
+ la spene, che l gi bene innamora,
+ in te e in altrui di ci conforte,
+
+ di quel chell , di come se ne nfiora
+ la mente tua, e d onde a te venne.
+ Cos segu l secondo lume ancora.
+
+ E quella pa che guid le penne
+ de le mie ali a cos alto volo,
+ a la risposta cos mi prevenne:
+
+ La Chiesa militante alcun figliuolo
+ non ha con pi speranza, com scritto
+ nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:
+
+ per li conceduto che dEgitto
+ vegna in Ierusalemme per vedere,
+ anzi che l militar li sia prescritto.
+
+ Li altri due punti, che non per sapere
+ son dimandati, ma perch ei rapporti
+ quanto questa virt t in piacere,
+
+ a lui lasc io, ch non li saran forti
+ n di iattanza; ed elli a ci risponda,
+ e la grazia di Dio ci li comporti.
+
+ Come discente cha dottor seconda
+ pronto e libente in quel chelli esperto,
+ perch la sua bont si disasconda,
+
+ Spene, diss io, uno attender certo
+ de la gloria futura, il qual produce
+ grazia divina e precedente merto.
+
+ Da molte stelle mi vien questa luce;
+ ma quei la distill nel mio cor pria
+ che fu sommo cantor del sommo duce.
+
+ Sperino in te, ne la sua todia
+ dice, color che sanno il nome tuo:
+ e chi nol sa, selli ha la fede mia?
+
+ Tu mi stillasti, con lo stillar suo,
+ ne la pistola poi; s chio son pieno,
+ e in altrui vostra pioggia repluo.
+
+ Mentr io diceva, dentro al vivo seno
+ di quello incendio tremolava un lampo
+ sbito e spesso a guisa di baleno.
+
+ Indi spir: Lamore ond o avvampo
+ ancor ver la virt che mi seguette
+ infin la palma e a luscir del campo,
+
+ vuol chio respiri a te che ti dilette
+ di lei; ed emmi a grato che tu diche
+ quello che la speranza ti mpromette.
+
+ E io: Le nove e le scritture antiche
+ pongon lo segno, ed esso lo mi addita,
+ de lanime che Dio sha fatte amiche.
+
+ Dice Isaia che ciascuna vestita
+ ne la sua terra fia di doppia vesta:
+ e la sua terra questa dolce vita;
+
+ e l tuo fratello assai vie pi digesta,
+ l dove tratta de le bianche stole,
+ questa revelazion ci manifesta.
+
+ E prima, appresso al fin deste parole,
+ Sperent in te di sopr a noi sud;
+ a che rispuoser tutte le carole.
+
+ Poscia tra esse un lume si schiar
+ s che, se l Cancro avesse un tal cristallo,
+ linverno avrebbe un mese dun sol d.
+
+ E come surge e va ed entra in ballo
+ vergine lieta, sol per fare onore
+ a la novizia, non per alcun fallo,
+
+ cos vid io lo schiarato splendore
+ venire a due che si volgieno a nota
+ qual conveniesi al loro ardente amore.
+
+ Misesi l nel canto e ne la rota;
+ e la mia donna in lor tenea laspetto,
+ pur come sposa tacita e immota.
+
+ Questi colui che giacque sopra l petto
+ del nostro pellicano, e questi fue
+ di su la croce al grande officio eletto.
+
+ La donna mia cos; n per pie
+ mosser la vista sua di stare attenta
+ poscia che prima le parole sue.
+
+ Qual colui chadocchia e sargomenta
+ di vedere eclissar lo sole un poco,
+ che, per veder, non vedente diventa;
+
+ tal mi fec o a quell ultimo foco
+ mentre che detto fu: Perch tabbagli
+ per veder cosa che qui non ha loco?
+
+ In terra terra il mio corpo, e saragli
+ tanto con li altri, che l numero nostro
+ con letterno proposito sagguagli.
+
+ Con le due stole nel beato chiostro
+ son le due luci sole che saliro;
+ e questo apporterai nel mondo vostro.
+
+ A questa voce linfiammato giro
+ si quet con esso il dolce mischio
+ che si facea nel suon del trino spiro,
+
+ s come, per cessar fatica o rischio,
+ li remi, pria ne lacqua ripercossi,
+ tutti si posano al sonar dun fischio.
+
+ Ahi quanto ne la mente mi commossi,
+ quando mi volsi per veder Beatrice,
+ per non poter veder, bench io fossi
+
+ presso di lei, e nel mondo felice!
+
+
+
+ Paradiso Canto XXVI
+
+
+ Mentr io dubbiava per lo viso spento,
+ de la fulgida fiamma che lo spense
+ usc un spiro che mi fece attento,
+
+ dicendo: Intanto che tu ti risense
+ de la vista che ha in me consunta,
+ ben che ragionando la compense.
+
+ Comincia dunque; e d ove sappunta
+ lanima tua, e fa ragion che sia
+ la vista in te smarrita e non defunta:
+
+ perch la donna che per questa dia
+ regon ti conduce, ha ne lo sguardo
+ la virt chebbe la man dAnania.
+
+ Io dissi: Al suo piacere e tosto e tardo
+ vegna remedio a li occhi, che fuor porte
+ quand ella entr col foco ond io sempr ardo.
+
+ Lo ben che fa contenta questa corte,
+ Alfa e O di quanta scrittura
+ mi legge Amore o lievemente o forte.
+
+ Quella medesma voce che paura
+ tolta mavea del sbito abbarbaglio,
+ di ragionare ancor mi mise in cura;
+
+ e disse: Certo a pi angusto vaglio
+ ti conviene schiarar: dicer convienti
+ chi drizz larco tuo a tal berzaglio.
+
+ E io: Per filosofici argomenti
+ e per autorit che quinci scende
+ cotale amor convien che in me si mprenti:
+
+ ch l bene, in quanto ben, come sintende,
+ cos accende amore, e tanto maggio
+ quanto pi di bontate in s comprende.
+
+ Dunque a lessenza ov tanto avvantaggio,
+ che ciascun ben che fuor di lei si trova
+ altro non chun lume di suo raggio,
+
+ pi che in altra convien che si mova
+ la mente, amando, di ciascun che cerne
+ il vero in che si fonda questa prova.
+
+ Tal vero a lintelletto mo sterne
+ colui che mi dimostra il primo amore
+ di tutte le sustanze sempiterne.
+
+ Sternel la voce del verace autore,
+ che dice a Mos, di s parlando:
+ Io ti far vedere ogne valore.
+
+ Sternilmi tu ancora, incominciando
+ lalto preconio che grida larcano
+ di qui l gi sovra ogne altro bando.
+
+ E io udi: Per intelletto umano
+ e per autoritadi a lui concorde
+ di tuoi amori a Dio guarda il sovrano.
+
+ Ma d ancor se tu senti altre corde
+ tirarti verso lui, s che tu suone
+ con quanti denti questo amor ti morde.
+
+ Non fu latente la santa intenzione
+ de laguglia di Cristo, anzi maccorsi
+ dove volea menar mia professione.
+
+ Per ricominciai: Tutti quei morsi
+ che posson far lo cor volgere a Dio,
+ a la mia caritate son concorsi:
+
+ ch lessere del mondo e lesser mio,
+ la morte chel sostenne perch io viva,
+ e quel che spera ogne fedel com io,
+
+ con la predetta conoscenza viva,
+ tratto mhanno del mar de lamor torto,
+ e del diritto mhan posto a la riva.
+
+ Le fronde onde sinfronda tutto lorto
+ de lortolano etterno, am io cotanto
+ quanto da lui a lor di bene porto.
+
+ S com io tacqui, un dolcissimo canto
+ rison per lo cielo, e la mia donna
+ dicea con li altri: Santo, santo, santo!.
+
+ E come a lume acuto si disonna
+ per lo spirto visivo che ricorre
+ a lo splendor che va di gonna in gonna,
+
+ e lo svegliato ci che vede aborre,
+ s nesca la sbita vigilia
+ fin che la stimativa non soccorre;
+
+ cos de li occhi miei ogne quisquilia
+ fug Beatrice col raggio di suoi,
+ che rifulgea da pi di mille milia:
+
+ onde mei che dinanzi vidi poi;
+ e quasi stupefatto domandai
+ dun quarto lume chio vidi tra noi.
+
+ E la mia donna: Dentro da quei rai
+ vagheggia il suo fattor lanima prima
+ che la prima virt creasse mai.
+
+ Come la fronda che flette la cima
+ nel transito del vento, e poi si leva
+ per la propria virt che la soblima,
+
+ fec io in tanto in quant ella diceva,
+ stupendo, e poi mi rifece sicuro
+ un disio di parlare ond o ardeva.
+
+ E cominciai: O pomo che maturo
+ solo prodotto fosti, o padre antico
+ a cui ciascuna sposa figlia e nuro,
+
+ divoto quanto posso a te supplco
+ perch mi parli: tu vedi mia voglia,
+ e per udirti tosto non la dico.
+
+ Talvolta un animal coverto broglia,
+ s che laffetto convien che si paia
+ per lo seguir che face a lui la nvoglia;
+
+ e similmente lanima primaia
+ mi facea trasparer per la coverta
+ quant ella a compiacermi vena gaia.
+
+ Indi spir: Sanz essermi proferta
+ da te, la voglia tua discerno meglio
+ che tu qualunque cosa t pi certa;
+
+ perch io la veggio nel verace speglio
+ che fa di s pareglio a laltre cose,
+ e nulla face lui di s pareglio.
+
+ Tu vuogli udir quant che Dio mi puose
+ ne leccelso giardino, ove costei
+ a cos lunga scala ti dispuose,
+
+ e quanto fu diletto a li occhi miei,
+ e la propria cagion del gran disdegno,
+ e lidoma chusai e che fei.
+
+ Or, figluol mio, non il gustar del legno
+ fu per s la cagion di tanto essilio,
+ ma solamente il trapassar del segno.
+
+ Quindi onde mosse tua donna Virgilio,
+ quattromilia trecento e due volumi
+ di sol desiderai questo concilio;
+
+ e vidi lui tornare a tutt i lumi
+ de la sua strada novecento trenta
+ fate, mentre cho in terra fumi.
+
+ La lingua chio parlai fu tutta spenta
+ innanzi che a lovra inconsummabile
+ fosse la gente di Nembrt attenta:
+
+ ch nullo effetto mai razonabile,
+ per lo piacere uman che rinovella
+ seguendo il cielo, sempre fu durabile.
+
+ Opera naturale chuom favella;
+ ma cos o cos, natura lascia
+ poi fare a voi secondo che vabbella.
+
+ Pria chi scendessi a linfernale ambascia,
+ I sappellava in terra il sommo bene
+ onde vien la letizia che mi fascia;
+
+ e El si chiam poi: e ci convene,
+ ch luso di mortali come fronda
+ in ramo, che sen va e altra vene.
+
+ Nel monte che si leva pi da londa,
+ fu io, con vita pura e disonesta,
+ da la prim ora a quella che seconda,
+
+ come l sol muta quadra, lora sesta.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXVII
+
+
+ Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo,
+ cominci, gloria!, tutto l paradiso,
+ s che minebrava il dolce canto.
+
+ Ci chio vedeva mi sembiava un riso
+ de luniverso; per che mia ebbrezza
+ intrava per ludire e per lo viso.
+
+ Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!
+ oh vita intgra damore e di pace!
+ oh sanza brama sicura ricchezza!
+
+ Dinanzi a li occhi miei le quattro face
+ stavano accese, e quella che pria venne
+ incominci a farsi pi vivace,
+
+ e tal ne la sembianza sua divenne,
+ qual diverrebbe Iove, selli e Marte
+ fossero augelli e cambiassersi penne.
+
+ La provedenza, che quivi comparte
+ vice e officio, nel beato coro
+ silenzio posto avea da ogne parte,
+
+ quand o udi: Se io mi trascoloro,
+ non ti maravigliar, ch, dicend io,
+ vedrai trascolorar tutti costoro.
+
+ Quelli chusurpa in terra il luogo mio,
+ il luogo mio, il luogo mio, che vaca
+ ne la presenza del Figliuol di Dio,
+
+ fatt ha del cimitero mio cloaca
+ del sangue e de la puzza; onde l perverso
+ che cadde di qua s, l gi si placa.
+
+ Di quel color che per lo sole avverso
+ nube dipigne da sera e da mane,
+ vid o allora tutto l ciel cosperso.
+
+ E come donna onesta che permane
+ di s sicura, e per laltrui fallanza,
+ pur ascoltando, timida si fane,
+
+ cos Beatrice trasmut sembianza;
+ e tale eclissi credo che n ciel fue
+ quando pat la supprema possanza.
+
+ Poi procedetter le parole sue
+ con voce tanto da s trasmutata,
+ che la sembianza non si mut pie:
+
+ Non fu la sposa di Cristo allevata
+ del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,
+ per essere ad acquisto doro usata;
+
+ ma per acquisto desto viver lieto
+ e Sisto e Po e Calisto e Urbano
+ sparser lo sangue dopo molto fleto.
+
+ Non fu nostra intenzion cha destra mano
+ di nostri successor parte sedesse,
+ parte da laltra del popol cristiano;
+
+ n che le chiavi che mi fuor concesse,
+ divenisser signaculo in vessillo
+ che contra battezzati combattesse;
+
+ n chio fossi figura di sigillo
+ a privilegi venduti e mendaci,
+ ond io sovente arrosso e disfavillo.
+
+ In vesta di pastor lupi rapaci
+ si veggion di qua s per tutti i paschi:
+ o difesa di Dio, perch pur giaci?
+
+ Del sangue nostro Caorsini e Guaschi
+ sapparecchian di bere: o buon principio,
+ a che vil fine convien che tu caschi!
+
+ Ma lalta provedenza, che con Scipio
+ difese a Roma la gloria del mondo,
+ soccorr tosto, s com io concipio;
+
+ e tu, figliuol, che per lo mortal pondo
+ ancor gi tornerai, apri la bocca,
+ e non asconder quel chio non ascondo.
+
+ S come di vapor gelati fiocca
+ in giuso laere nostro, quando l corno
+ de la capra del ciel col sol si tocca,
+
+ in s vid io cos letera addorno
+ farsi e fioccar di vapor trunfanti
+ che fatto avien con noi quivi soggiorno.
+
+ Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,
+ e segu fin che l mezzo, per lo molto,
+ li tolse il trapassar del pi avanti.
+
+ Onde la donna, che mi vide assolto
+ de lattendere in s, mi disse: Adima
+ il viso e guarda come tu se vlto.
+
+ Da lora cho avea guardato prima
+ i vidi mosso me per tutto larco
+ che fa dal mezzo al fine il primo clima;
+
+ s chio vedea di l da Gade il varco
+ folle dUlisse, e di qua presso il lito
+ nel qual si fece Europa dolce carco.
+
+ E pi mi fora discoverto il sito
+ di questa aiuola; ma l sol procedea
+ sotto i mie piedi un segno e pi partito.
+
+ La mente innamorata, che donnea
+ con la mia donna sempre, di ridure
+ ad essa li occhi pi che mai ardea;
+
+ e se natura o arte f pasture
+ da pigliare occhi, per aver la mente,
+ in carne umana o ne le sue pitture,
+
+ tutte adunate, parrebber nente
+ ver lo piacer divin che mi refulse,
+ quando mi volsi al suo viso ridente.
+
+ E la virt che lo sguardo mindulse,
+ del bel nido di Leda mi divelse,
+ e nel ciel velocissimo mimpulse.
+
+ Le parti sue vivissime ed eccelse
+ s uniforme son, chi non so dire
+ qual Batrice per loco mi scelse.
+
+ Ma ella, che veda l mio disire,
+ incominci, ridendo tanto lieta,
+ che Dio parea nel suo volto gioire:
+
+ La natura del mondo, che queta
+ il mezzo e tutto laltro intorno move,
+ quinci comincia come da sua meta;
+
+ e questo cielo non ha altro dove
+ che la mente divina, in che saccende
+ lamor che l volge e la virt chei piove.
+
+ Luce e amor dun cerchio lui comprende,
+ s come questo li altri; e quel precinto
+ colui che l cinge solamente intende.
+
+ Non suo moto per altro distinto,
+ ma li altri son mensurati da questo,
+ s come diece da mezzo e da quinto;
+
+ e come il tempo tegna in cotal testo
+ le sue radici e ne li altri le fronde,
+ omai a te pu esser manifesto.
+
+ Oh cupidigia che i mortali affonde
+ s sotto te, che nessuno ha podere
+ di trarre li occhi fuor de le tue onde!
+
+ Ben fiorisce ne li uomini il volere;
+ ma la pioggia contina converte
+ in bozzacchioni le sosine vere.
+
+ Fede e innocenza son reperte
+ solo ne parvoletti; poi ciascuna
+ pria fugge che le guance sian coperte.
+
+ Tale, balbuzendo ancor, digiuna,
+ che poi divora, con la lingua sciolta,
+ qualunque cibo per qualunque luna;
+
+ e tal, balbuzendo, ama e ascolta
+ la madre sua, che, con loquela intera,
+ disa poi di vederla sepolta.
+
+ Cos si fa la pelle bianca nera
+ nel primo aspetto de la bella figlia
+ di quel chapporta mane e lascia sera.
+
+ Tu, perch non ti facci maraviglia,
+ pensa che n terra non chi governi;
+ onde s sva lumana famiglia.
+
+ Ma prima che gennaio tutto si sverni
+ per la centesma ch l gi negletta,
+ raggeran s questi cerchi superni,
+
+ che la fortuna che tanto saspetta,
+ le poppe volger u son le prore,
+ s che la classe correr diretta;
+
+ e vero frutto verr dopo l fiore.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXVIII
+
+
+ Poscia che ncontro a la vita presente
+ di miseri mortali aperse l vero
+ quella che mparadisa la mia mente,
+
+ come in lo specchio fiamma di doppiero
+ vede colui che se nalluma retro,
+ prima che labbia in vista o in pensiero,
+
+ e s rivolge per veder se l vetro
+ li dice il vero, e vede chel saccorda
+ con esso come nota con suo metro;
+
+ cos la mia memoria si ricorda
+ chio feci riguardando ne belli occhi
+ onde a pigliarmi fece Amor la corda.
+
+ E com io mi rivolsi e furon tocchi
+ li miei da ci che pare in quel volume,
+ quandunque nel suo giro ben sadocchi,
+
+ un punto vidi che raggiava lume
+ acuto s, che l viso chelli affoca
+ chiuder conviensi per lo forte acume;
+
+ e quale stella par quinci pi poca,
+ parrebbe luna, locata con esso
+ come stella con stella si collca.
+
+ Forse cotanto quanto pare appresso
+ alo cigner la luce che l dipigne
+ quando l vapor che l porta pi spesso,
+
+ distante intorno al punto un cerchio digne
+ si girava s ratto, chavria vinto
+ quel moto che pi tosto il mondo cigne;
+
+ e questo era dun altro circumcinto,
+ e quel dal terzo, e l terzo poi dal quarto,
+ dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.
+
+ Sopra seguiva il settimo s sparto
+ gi di larghezza, che l messo di Iuno
+ intero a contenerlo sarebbe arto.
+
+ Cos lottavo e l nono; e chiascheduno
+ pi tardo si movea, secondo chera
+ in numero distante pi da luno;
+
+ e quello avea la fiamma pi sincera
+ cui men distava la favilla pura,
+ credo, per che pi di lei sinvera.
+
+ La donna mia, che mi veda in cura
+ forte sospeso, disse: Da quel punto
+ depende il cielo e tutta la natura.
+
+ Mira quel cerchio che pi li congiunto;
+ e sappi che l suo muovere s tosto
+ per laffocato amore ond elli punto.
+
+ E io a lei: Se l mondo fosse posto
+ con lordine chio veggio in quelle rote,
+ sazio mavrebbe ci che m proposto;
+
+ ma nel mondo sensibile si puote
+ veder le volte tanto pi divine,
+ quant elle son dal centro pi remote.
+
+ Onde, se l mio disir dee aver fine
+ in questo miro e angelico templo
+ che solo amore e luce ha per confine,
+
+ udir convienmi ancor come lessemplo
+ e lessemplare non vanno dun modo,
+ ch io per me indarno a ci contemplo.
+
+ Se li tuoi diti non sono a tal nodo
+ sufficenti, non maraviglia:
+ tanto, per non tentare, fatto sodo!.
+
+ Cos la donna mia; poi disse: Piglia
+ quel chio ti dicer, se vuo saziarti;
+ e intorno da esso tassottiglia.
+
+ Li cerchi corporai sono ampi e arti
+ secondo il pi e l men de la virtute
+ che si distende per tutte lor parti.
+
+ Maggior bont vuol far maggior salute;
+ maggior salute maggior corpo cape,
+ selli ha le parti igualmente compiute.
+
+ Dunque costui che tutto quanto rape
+ laltro universo seco, corrisponde
+ al cerchio che pi ama e che pi sape:
+
+ per che, se tu a la virt circonde
+ la tua misura, non a la parvenza
+ de le sustanze che tappaion tonde,
+
+ tu vederai mirabil consequenza
+ di maggio a pi e di minore a meno,
+ in ciascun cielo, a sa intelligenza.
+
+ Come rimane splendido e sereno
+ lemisperio de laere, quando soffia
+ Borea da quella guancia ond pi leno,
+
+ per che si purga e risolve la roffia
+ che pria turbava, s che l ciel ne ride
+ con le bellezze dogne sua paroffia;
+
+ cos feco, poi che mi provide
+ la donna mia del suo risponder chiaro,
+ e come stella in cielo il ver si vide.
+
+ E poi che le parole sue restaro,
+ non altrimenti ferro disfavilla
+ che bolle, come i cerchi sfavillaro.
+
+ Lincendio suo seguiva ogne scintilla;
+ ed eran tante, che l numero loro
+ pi che l doppiar de li scacchi sinmilla.
+
+ Io sentiva osannar di coro in coro
+ al punto fisso che li tiene a li ubi,
+ e terr sempre, ne quai sempre fuoro.
+
+ E quella che veda i pensier dubi
+ ne la mia mente, disse: I cerchi primi
+ thanno mostrato Serafi e Cherubi.
+
+ Cos veloci seguono i suoi vimi,
+ per somigliarsi al punto quanto ponno;
+ e posson quanto a veder son soblimi.
+
+ Quelli altri amori che ntorno li vonno,
+ si chiaman Troni del divino aspetto,
+ per che l primo ternaro terminonno;
+
+ e dei saper che tutti hanno diletto
+ quanto la sua veduta si profonda
+ nel vero in che si queta ogne intelletto.
+
+ Quinci si pu veder come si fonda
+ lesser beato ne latto che vede,
+ non in quel chama, che poscia seconda;
+
+ e del vedere misura mercede,
+ che grazia partorisce e buona voglia:
+ cos di grado in grado si procede.
+
+ Laltro ternaro, che cos germoglia
+ in questa primavera sempiterna
+ che notturno Arete non dispoglia,
+
+ perpetalemente Osanna sberna
+ con tre melode, che suonano in tree
+ ordini di letizia onde sinterna.
+
+ In essa gerarcia son laltre dee:
+ prima Dominazioni, e poi Virtudi;
+ lordine terzo di Podestadi e.
+
+ Poscia ne due penultimi tripudi
+ Principati e Arcangeli si girano;
+ lultimo tutto dAngelici ludi.
+
+ Questi ordini di s tutti sammirano,
+ e di gi vincon s, che verso Dio
+ tutti tirati sono e tutti tirano.
+
+ E Donisio con tanto disio
+ a contemplar questi ordini si mise,
+ che li nom e distinse com io.
+
+ Ma Gregorio da lui poi si divise;
+ onde, s tosto come li occhi aperse
+ in questo ciel, di s medesmo rise.
+
+ E se tanto secreto ver proferse
+ mortale in terra, non voglio chammiri:
+ ch chi l vide qua s gliel discoperse
+
+ con altro assai del ver di questi giri.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXIX
+
+
+ Quando ambedue li figli di Latona,
+ coperti del Montone e de la Libra,
+ fanno de lorizzonte insieme zona,
+
+ quant dal punto che l cent inlibra
+ infin che luno e laltro da quel cinto,
+ cambiando lemisperio, si dilibra,
+
+ tanto, col volto di riso dipinto,
+ si tacque Batrice, riguardando
+ fiso nel punto che mava vinto.
+
+ Poi cominci: Io dico, e non dimando,
+ quel che tu vuoli udir, perch io lho visto
+ l ve sappunta ogne ubi e ogne quando.
+
+ Non per aver a s di bene acquisto,
+ chesser non pu, ma perch suo splendore
+ potesse, risplendendo, dir Subsisto,
+
+ in sua etternit di tempo fore,
+ fuor dogne altro comprender, come i piacque,
+ saperse in nuovi amor letterno amore.
+
+ N prima quasi torpente si giacque;
+ ch n prima n poscia procedette
+ lo discorrer di Dio sovra quest acque.
+
+ Forma e materia, congiunte e purette,
+ usciro ad esser che non avia fallo,
+ come darco tricordo tre saette.
+
+ E come in vetro, in ambra o in cristallo
+ raggio resplende s, che dal venire
+ a lesser tutto non intervallo,
+
+ cos l triforme effetto del suo sire
+ ne lesser suo raggi insieme tutto
+ sanza distinzone in essordire.
+
+ Concreato fu ordine e costrutto
+ a le sustanze; e quelle furon cima
+ nel mondo in che puro atto fu produtto;
+
+ pura potenza tenne la parte ima;
+ nel mezzo strinse potenza con atto
+ tal vime, che gi mai non si divima.
+
+ Ieronimo vi scrisse lungo tratto
+ di secoli de li angeli creati
+ anzi che laltro mondo fosse fatto;
+
+ ma questo vero scritto in molti lati
+ da li scrittor de lo Spirito Santo,
+ e tu te navvedrai se bene agguati;
+
+ e anche la ragione il vede alquanto,
+ che non concederebbe che motori
+ sanza sua perfezion fosser cotanto.
+
+ Or sai tu dove e quando questi amori
+ furon creati e come: s che spenti
+ nel tuo diso gi son tre ardori.
+
+ N giugneriesi, numerando, al venti
+ s tosto, come de li angeli parte
+ turb il suggetto di vostri alimenti.
+
+ Laltra rimase, e cominci quest arte
+ che tu discerni, con tanto diletto,
+ che mai da circir non si diparte.
+
+ Principio del cader fu il maladetto
+ superbir di colui che tu vedesti
+ da tutti i pesi del mondo costretto.
+
+ Quelli che vedi qui furon modesti
+ a riconoscer s da la bontate
+ che li avea fatti a tanto intender presti:
+
+ per che le viste lor furo essaltate
+ con grazia illuminante e con lor merto,
+ si channo ferma e piena volontate;
+
+ e non voglio che dubbi, ma sia certo,
+ che ricever la grazia meritorio
+ secondo che laffetto l aperto.
+
+ Omai dintorno a questo consistorio
+ puoi contemplare assai, se le parole
+ mie son ricolte, sanz altro aiutorio.
+
+ Ma perch n terra per le vostre scole
+ si legge che langelica natura
+ tal, che ntende e si ricorda e vole,
+
+ ancor dir, perch tu veggi pura
+ la verit che l gi si confonde,
+ equivocando in s fatta lettura.
+
+ Queste sustanze, poi che fur gioconde
+ de la faccia di Dio, non volser viso
+ da essa, da cui nulla si nasconde:
+
+ per non hanno vedere interciso
+ da novo obietto, e per non bisogna
+ rememorar per concetto diviso;
+
+ s che l gi, non dormendo, si sogna,
+ credendo e non credendo dicer vero;
+ ma ne luno pi colpa e pi vergogna.
+
+ Voi non andate gi per un sentiero
+ filosofando: tanto vi trasporta
+ lamor de lapparenza e l suo pensiero!
+
+ E ancor questo qua s si comporta
+ con men disdegno che quando posposta
+ la divina Scrittura o quando torta.
+
+ Non vi si pensa quanto sangue costa
+ seminarla nel mondo e quanto piace
+ chi umilmente con essa saccosta.
+
+ Per apparer ciascun singegna e face
+ sue invenzioni; e quelle son trascorse
+ da predicanti e l Vangelio si tace.
+
+ Un dice che la luna si ritorse
+ ne la passion di Cristo e sinterpuose,
+ per che l lume del sol gi non si porse;
+
+ e mente, ch la luce si nascose
+ da s: per a li Spani e a lIndi
+ come a Giudei tale eclissi rispuose.
+
+ Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi
+ quante s fatte favole per anno
+ in pergamo si gridan quinci e quindi:
+
+ s che le pecorelle, che non sanno,
+ tornan del pasco pasciute di vento,
+ e non le scusa non veder lo danno.
+
+ Non disse Cristo al suo primo convento:
+ Andate, e predicate al mondo ciance;
+ ma diede lor verace fondamento;
+
+ e quel tanto son ne le sue guance,
+ s cha pugnar per accender la fede
+ de lEvangelio fero scudo e lance.
+
+ Ora si va con motti e con iscede
+ a predicare, e pur che ben si rida,
+ gonfia il cappuccio e pi non si richiede.
+
+ Ma tale uccel nel becchetto sannida,
+ che se l vulgo il vedesse, vederebbe
+ la perdonanza di chel si confida:
+
+ per cui tanta stoltezza in terra crebbe,
+ che, sanza prova dalcun testimonio,
+ ad ogne promession si correrebbe.
+
+ Di questo ingrassa il porco sant Antonio,
+ e altri assai che sono ancor pi porci,
+ pagando di moneta sanza conio.
+
+ Ma perch siam digressi assai, ritorci
+ li occhi oramai verso la dritta strada,
+ s che la via col tempo si raccorci.
+
+ Questa natura s oltre singrada
+ in numero, che mai non fu loquela
+ n concetto mortal che tanto vada;
+
+ e se tu guardi quel che si revela
+ per Danel, vedrai che n sue migliaia
+ determinato numero si cela.
+
+ La prima luce, che tutta la raia,
+ per tanti modi in essa si recepe,
+ quanti son li splendori a chi sappaia.
+
+ Onde, per che a latto che concepe
+ segue laffetto, damar la dolcezza
+ diversamente in essa ferve e tepe.
+
+ Vedi leccelso omai e la larghezza
+ de letterno valor, poscia che tanti
+ speculi fatti sha in che si spezza,
+
+ uno manendo in s come davanti.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXX
+
+
+ Forse semilia miglia di lontano
+ ci ferve lora sesta, e questo mondo
+ china gi lombra quasi al letto piano,
+
+ quando l mezzo del cielo, a noi profondo,
+ comincia a farsi tal, chalcuna stella
+ perde il parere infino a questo fondo;
+
+ e come vien la chiarissima ancella
+ del sol pi oltre, cos l ciel si chiude
+ di vista in vista infino a la pi bella.
+
+ Non altrimenti il trunfo che lude
+ sempre dintorno al punto che mi vinse,
+ parendo inchiuso da quel chelli nchiude,
+
+ a poco a poco al mio veder si stinse:
+ per che tornar con li occhi a Batrice
+ nulla vedere e amor mi costrinse.
+
+ Se quanto infino a qui di lei si dice
+ fosse conchiuso tutto in una loda,
+ poca sarebbe a fornir questa vice.
+
+ La bellezza chio vidi si trasmoda
+ non pur di l da noi, ma certo io credo
+ che solo il suo fattor tutta la goda.
+
+ Da questo passo vinto mi concedo
+ pi che gi mai da punto di suo tema
+ soprato fosse comico o tragedo:
+
+ ch, come sole in viso che pi trema,
+ cos lo rimembrar del dolce riso
+ la mente mia da me medesmo scema.
+
+ Dal primo giorno chi vidi il suo viso
+ in questa vita, infino a questa vista,
+ non m il seguire al mio cantar preciso;
+
+ ma or convien che mio seguir desista
+ pi dietro a sua bellezza, poetando,
+ come a lultimo suo ciascuno artista.
+
+ Cotal qual io lascio a maggior bando
+ che quel de la mia tuba, che deduce
+ larda sua matera terminando,
+
+ con atto e voce di spedito duce
+ ricominci: Noi siamo usciti fore
+ del maggior corpo al ciel ch pura luce:
+
+ luce intellettal, piena damore;
+ amor di vero ben, pien di letizia;
+ letizia che trascende ogne dolzore.
+
+ Qui vederai luna e laltra milizia
+ di paradiso, e luna in quelli aspetti
+ che tu vedrai a lultima giustizia.
+
+ Come sbito lampo che discetti
+ li spiriti visivi, s che priva
+ da latto locchio di pi forti obietti,
+
+ cos mi circunfulse luce viva,
+ e lasciommi fasciato di tal velo
+ del suo fulgor, che nulla mappariva.
+
+ Sempre lamor che queta questo cielo
+ accoglie in s con s fatta salute,
+ per far disposto a sua fiamma il candelo.
+
+ Non fur pi tosto dentro a me venute
+ queste parole brievi, chio compresi
+ me sormontar di sopr a mia virtute;
+
+ e di novella vista mi raccesi
+ tale, che nulla luce tanto mera,
+ che li occhi miei non si fosser difesi;
+
+ e vidi lume in forma di rivera
+ fulvido di fulgore, intra due rive
+ dipinte di mirabil primavera.
+
+ Di tal fiumana uscian faville vive,
+ e dogne parte si mettien ne fiori,
+ quasi rubin che oro circunscrive;
+
+ poi, come inebrate da li odori,
+ riprofondavan s nel miro gurge,
+ e suna intrava, unaltra nuscia fori.
+
+ Lalto disio che mo tinfiamma e urge,
+ daver notizia di ci che tu vei,
+ tanto mi piace pi quanto pi turge;
+
+ ma di quest acqua convien che tu bei
+ prima che tanta sete in te si sazi:
+ cos mi disse il sol de li occhi miei.
+
+ Anche soggiunse: Il fiume e li topazi
+ chentrano ed escono e l rider de lerbe
+ son di lor vero umbriferi prefazi.
+
+ Non che da s sian queste cose acerbe;
+ ma difetto da la parte tua,
+ che non hai viste ancor tanto superbe.
+
+ Non fantin che s sbito rua
+ col volto verso il latte, se si svegli
+ molto tardato da lusanza sua,
+
+ come fec io, per far migliori spegli
+ ancor de li occhi, chinandomi a londa
+ che si deriva perch vi simmegli;
+
+ e s come di lei bevve la gronda
+ de le palpebre mie, cos mi parve
+ di sua lunghezza divenuta tonda.
+
+ Poi, come gente stata sotto larve,
+ che pare altro che prima, se si sveste
+ la sembianza non sa in che disparve,
+
+ cos mi si cambiaro in maggior feste
+ li fiori e le faville, s chio vidi
+ ambo le corti del ciel manifeste.
+
+ O isplendor di Dio, per cu io vidi
+ lalto trunfo del regno verace,
+ dammi virt a dir com o il vidi!
+
+ Lume l s che visibile face
+ lo creatore a quella creatura
+ che solo in lui vedere ha la sua pace.
+
+ E si distende in circular figura,
+ in tanto che la sua circunferenza
+ sarebbe al sol troppo larga cintura.
+
+ Fassi di raggio tutta sua parvenza
+ reflesso al sommo del mobile primo,
+ che prende quindi vivere e potenza.
+
+ E come clivo in acqua di suo imo
+ si specchia, quasi per vedersi addorno,
+ quando nel verde e ne fioretti opimo,
+
+ s, soprastando al lume intorno intorno,
+ vidi specchiarsi in pi di mille soglie
+ quanto di noi l s fatto ha ritorno.
+
+ E se linfimo grado in s raccoglie
+ s grande lume, quanta la larghezza
+ di questa rosa ne lestreme foglie!
+
+ La vista mia ne lampio e ne laltezza
+ non si smarriva, ma tutto prendeva
+ il quanto e l quale di quella allegrezza.
+
+ Presso e lontano, l, n pon n leva:
+ ch dove Dio sanza mezzo governa,
+ la legge natural nulla rileva.
+
+ Nel giallo de la rosa sempiterna,
+ che si digrada e dilata e redole
+ odor di lode al sol che sempre verna,
+
+ qual colui che tace e dicer vole,
+ mi trasse Batrice, e disse: Mira
+ quanto l convento de le bianche stole!
+
+ Vedi nostra citt quant ella gira;
+ vedi li nostri scanni s ripieni,
+ che poca gente pi ci si disira.
+
+ E n quel gran seggio a che tu li occhi tieni
+ per la corona che gi v s posta,
+ prima che tu a queste nozze ceni,
+
+ seder lalma, che fia gi agosta,
+ de lalto Arrigo, cha drizzare Italia
+ verr in prima chella sia disposta.
+
+ La cieca cupidigia che vammalia
+ simili fatti vha al fantolino
+ che muor per fame e caccia via la balia.
+
+ E fia prefetto nel foro divino
+ allora tal, che palese e coverto
+ non ander con lui per un cammino.
+
+ Ma poco poi sar da Dio sofferto
+ nel santo officio; chel sar detruso
+ l dove Simon mago per suo merto,
+
+ e far quel dAlagna intrar pi giuso.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXXI
+
+
+ In forma dunque di candida rosa
+ mi si mostrava la milizia santa
+ che nel suo sangue Cristo fece sposa;
+
+ ma laltra, che volando vede e canta
+ la gloria di colui che la nnamora
+ e la bont che la fece cotanta,
+
+ s come schiera dape che sinfiora
+ una fata e una si ritorna
+ l dove suo laboro sinsapora,
+
+ nel gran fior discendeva che saddorna
+ di tante foglie, e quindi risaliva
+ l dove l so amor sempre soggiorna.
+
+ Le facce tutte avean di fiamma viva
+ e lali doro, e laltro tanto bianco,
+ che nulla neve a quel termine arriva.
+
+ Quando scendean nel fior, di banco in banco
+ porgevan de la pace e de lardore
+ chelli acquistavan ventilando il fianco.
+
+ N linterporsi tra l disopra e l fiore
+ di tanta moltitudine volante
+ impediva la vista e lo splendore:
+
+ ch la luce divina penetrante
+ per luniverso secondo ch degno,
+ s che nulla le puote essere ostante.
+
+ Questo sicuro e gaudoso regno,
+ frequente in gente antica e in novella,
+ viso e amore avea tutto ad un segno.
+
+ O trina luce che n unica stella
+ scintillando a lor vista, s li appaga!
+ guarda qua giuso a la nostra procella!
+
+ Se i barbari, venendo da tal plaga
+ che ciascun giorno dElice si cuopra,
+ rotante col suo figlio ond ella vaga,
+
+ veggendo Roma e larda sua opra,
+ stupefaciensi, quando Laterano
+ a le cose mortali and di sopra;
+
+ o, che al divino da lumano,
+ a letterno dal tempo era venuto,
+ e di Fiorenza in popol giusto e sano,
+
+ di che stupor dovea esser compiuto!
+ Certo tra esso e l gaudio mi facea
+ libito non udire e starmi muto.
+
+ E quasi peregrin che si ricrea
+ nel tempio del suo voto riguardando,
+ e spera gi ridir com ello stea,
+
+ su per la viva luce passeggiando,
+ menava o li occhi per li gradi,
+ mo s, mo gi e mo recirculando.
+
+ Veda visi a carit sadi,
+ daltrui lume fregiati e di suo riso,
+ e atti ornati di tutte onestadi.
+
+ La forma general di paradiso
+ gi tutta mo sguardo avea compresa,
+ in nulla parte ancor fermato fiso;
+
+ e volgeami con voglia raccesa
+ per domandar la mia donna di cose
+ di che la mente mia era sospesa.
+
+ Uno intenda, e altro mi rispuose:
+ credea veder Beatrice e vidi un sene
+ vestito con le genti glorose.
+
+ Diffuso era per li occhi e per le gene
+ di benigna letizia, in atto pio
+ quale a tenero padre si convene.
+
+ E Ov ella?, sbito diss io.
+ Ond elli: A terminar lo tuo disiro
+ mosse Beatrice me del loco mio;
+
+ e se riguardi s nel terzo giro
+ dal sommo grado, tu la rivedrai
+ nel trono che suoi merti le sortiro.
+
+ Sanza risponder, li occhi s levai,
+ e vidi lei che si facea corona
+ reflettendo da s li etterni rai.
+
+ Da quella regon che pi s tona
+ occhio mortale alcun tanto non dista,
+ qualunque in mare pi gi sabbandona,
+
+ quanto l da Beatrice la mia vista;
+ ma nulla mi facea, ch sa effige
+ non discenda a me per mezzo mista.
+
+ O donna in cui la mia speranza vige,
+ e che soffristi per la mia salute
+ in inferno lasciar le tue vestige,
+
+ di tante cose quant i ho vedute,
+ dal tuo podere e da la tua bontate
+ riconosco la grazia e la virtute.
+
+ Tu mhai di servo tratto a libertate
+ per tutte quelle vie, per tutt i modi
+ che di ci fare avei la potestate.
+
+ La tua magnificenza in me custodi,
+ s che lanima mia, che fatt hai sana,
+ piacente a te dal corpo si disnodi.
+
+ Cos orai; e quella, s lontana
+ come parea, sorrise e riguardommi;
+ poi si torn a letterna fontana.
+
+ E l santo sene: Acci che tu assommi
+ perfettamente, disse, il tuo cammino,
+ a che priego e amor santo mandommi,
+
+ vola con li occhi per questo giardino;
+ ch veder lui tacconcer lo sguardo
+ pi al montar per lo raggio divino.
+
+ E la regina del cielo, ond o ardo
+ tutto damor, ne far ogne grazia,
+ per chi sono il suo fedel Bernardo.
+
+ Qual colui che forse di Croazia
+ viene a veder la Veronica nostra,
+ che per lantica fame non sen sazia,
+
+ ma dice nel pensier, fin che si mostra:
+ Segnor mio Ies Cristo, Dio verace,
+ or fu s fatta la sembianza vostra?;
+
+ tal era io mirando la vivace
+ carit di colui che n questo mondo,
+ contemplando, gust di quella pace.
+
+ Figliuol di grazia, quest esser giocondo,
+ cominci elli, non ti sar noto,
+ tenendo li occhi pur qua gi al fondo;
+
+ ma guarda i cerchi infino al pi remoto,
+ tanto che veggi seder la regina
+ cui questo regno suddito e devoto.
+
+ Io levai li occhi; e come da mattina
+ la parte orental de lorizzonte
+ soverchia quella dove l sol declina,
+
+ cos, quasi di valle andando a monte
+ con li occhi, vidi parte ne lo stremo
+ vincer di lume tutta laltra fronte.
+
+ E come quivi ove saspetta il temo
+ che mal guid Fetonte, pi sinfiamma,
+ e quinci e quindi il lume si fa scemo,
+
+ cos quella pacifica oriafiamma
+ nel mezzo savvivava, e dogne parte
+ per igual modo allentava la fiamma;
+
+ e a quel mezzo, con le penne sparte,
+ vid io pi di mille angeli festanti,
+ ciascun distinto di fulgore e darte.
+
+ Vidi a lor giochi quivi e a lor canti
+ ridere una bellezza, che letizia
+ era ne li occhi a tutti li altri santi;
+
+ e sio avessi in dir tanta divizia
+ quanta ad imaginar, non ardirei
+ lo minimo tentar di sua delizia.
+
+ Bernardo, come vide li occhi miei
+ nel caldo suo caler fissi e attenti,
+ li suoi con tanto affetto volse a lei,
+
+ che miei di rimirar f pi ardenti.
+
+
+
+ Paradiso Canto XXXII
+
+
+ Affetto al suo piacer, quel contemplante
+ libero officio di dottore assunse,
+ e cominci queste parole sante:
+
+ La piaga che Maria richiuse e unse,
+ quella ch tanto bella da suoi piedi
+ colei che laperse e che la punse.
+
+ Ne lordine che fanno i terzi sedi,
+ siede Rachel di sotto da costei
+ con Batrice, s come tu vedi.
+
+ Sarra e Rebecca, Iudt e colei
+ che fu bisava al cantor che per doglia
+ del fallo disse Miserere mei,
+
+ puoi tu veder cos di soglia in soglia
+ gi digradar, com io cha proprio nome
+ vo per la rosa gi di foglia in foglia.
+
+ E dal settimo grado in gi, s come
+ infino ad esso, succedono Ebree,
+ dirimendo del fior tutte le chiome;
+
+ perch, secondo lo sguardo che fe
+ la fede in Cristo, queste sono il muro
+ a che si parton le sacre scalee.
+
+ Da questa parte onde l fiore maturo
+ di tutte le sue foglie, sono assisi
+ quei che credettero in Cristo venturo;
+
+ da laltra parte onde sono intercisi
+ di vti i semicirculi, si stanno
+ quei cha Cristo venuto ebber li visi.
+
+ E come quinci il gloroso scanno
+ de la donna del cielo e li altri scanni
+ di sotto lui cotanta cerna fanno,
+
+ cos di contra quel del gran Giovanni,
+ che sempre santo l diserto e l martiro
+ sofferse, e poi linferno da due anni;
+
+ e sotto lui cos cerner sortiro
+ Francesco, Benedetto e Augustino
+ e altri fin qua gi di giro in giro.
+
+ Or mira lalto proveder divino:
+ ch luno e laltro aspetto de la fede
+ igualmente empier questo giardino.
+
+ E sappi che dal grado in gi che fiede
+ a mezzo il tratto le due discrezioni,
+ per nullo proprio merito si siede,
+
+ ma per laltrui, con certe condizioni:
+ ch tutti questi son spiriti ascolti
+ prima chavesser vere elezoni.
+
+ Ben te ne puoi accorger per li volti
+ e anche per le voci perili,
+ se tu li guardi bene e se li ascolti.
+
+ Or dubbi tu e dubitando sili;
+ ma io discioglier l forte legame
+ in che ti stringon li pensier sottili.
+
+ Dentro a lampiezza di questo reame
+ casal punto non puote aver sito,
+ se non come tristizia o sete o fame:
+
+ ch per etterna legge stabilito
+ quantunque vedi, s che giustamente
+ ci si risponde da lanello al dito;
+
+ e per questa festinata gente
+ a vera vita non sine causa
+ intra s qui pi e meno eccellente.
+
+ Lo rege per cui questo regno pausa
+ in tanto amore e in tanto diletto,
+ che nulla volont di pi ausa,
+
+ le menti tutte nel suo lieto aspetto
+ creando, a suo piacer di grazia dota
+ diversamente; e qui basti leffetto.
+
+ E ci espresso e chiaro vi si nota
+ ne la Scrittura santa in quei gemelli
+ che ne la madre ebber lira commota.
+
+ Per, secondo il color di capelli,
+ di cotal grazia laltissimo lume
+ degnamente convien che sincappelli.
+
+ Dunque, sanza merc di lor costume,
+ locati son per gradi differenti,
+ sol differendo nel primiero acume.
+
+ Bastavasi ne secoli recenti
+ con linnocenza, per aver salute,
+ solamente la fede di parenti;
+
+ poi che le prime etadi fuor compiute,
+ convenne ai maschi a linnocenti penne
+ per circuncidere acquistar virtute;
+
+ ma poi che l tempo de la grazia venne,
+ sanza battesmo perfetto di Cristo
+ tale innocenza l gi si ritenne.
+
+ Riguarda omai ne la faccia che a Cristo
+ pi si somiglia, ch la sua chiarezza
+ sola ti pu disporre a veder Cristo.
+
+ Io vidi sopra lei tanta allegrezza
+ piover, portata ne le menti sante
+ create a trasvolar per quella altezza,
+
+ che quantunque io avea visto davante,
+ di tanta ammirazion non mi sospese,
+ n mi mostr di Dio tanto sembiante;
+
+ e quello amor che primo l discese,
+ cantando Ave, Maria, grata plena,
+ dinanzi a lei le sue ali distese.
+
+ Rispuose a la divina cantilena
+ da tutte parti la beata corte,
+ s chogne vista sen f pi serena.
+
+ O santo padre, che per me comporte
+ lesser qua gi, lasciando il dolce loco
+ nel qual tu siedi per etterna sorte,
+
+ qual quell angel che con tanto gioco
+ guarda ne li occhi la nostra regina,
+ innamorato s che par di foco?.
+
+ Cos ricorsi ancora a la dottrina
+ di colui chabbelliva di Maria,
+ come del sole stella mattutina.
+
+ Ed elli a me: Baldezza e leggiadria
+ quant esser puote in angelo e in alma,
+ tutta in lui; e s volem che sia,
+
+ perch elli quelli che port la palma
+ giuso a Maria, quando l Figliuol di Dio
+ carcar si volse de la nostra salma.
+
+ Ma vieni omai con li occhi s com io
+ andr parlando, e nota i gran patrici
+ di questo imperio giustissimo e pio.
+
+ Quei due che seggon l s pi felici
+ per esser propinquissimi ad Agusta,
+ son desta rosa quasi due radici:
+
+ colui che da sinistra le saggiusta
+ il padre per lo cui ardito gusto
+ lumana specie tanto amaro gusta;
+
+ dal destro vedi quel padre vetusto
+ di Santa Chiesa a cui Cristo le chiavi
+ raccomand di questo fior venusto.
+
+ E quei che vide tutti i tempi gravi,
+ pria che morisse, de la bella sposa
+ che sacquist con la lancia e coi clavi,
+
+ siede lungh esso, e lungo laltro posa
+ quel duca sotto cui visse di manna
+ la gente ingrata, mobile e retrosa.
+
+ Di contr a Pietro vedi sedere Anna,
+ tanto contenta di mirar sua figlia,
+ che non move occhio per cantare osanna;
+
+ e contro al maggior padre di famiglia
+ siede Lucia, che mosse la tua donna
+ quando chinavi, a rovinar, le ciglia.
+
+ Ma perch l tempo fugge che tassonna,
+ qui farem punto, come buon sartore
+ che com elli ha del panno fa la gonna;
+
+ e drizzeremo li occhi al primo amore,
+ s che, guardando verso lui, pentri
+ quant possibil per lo suo fulgore.
+
+ Veramente, ne forse tu tarretri
+ movendo lali tue, credendo oltrarti,
+ orando grazia conven che simpetri
+
+ grazia da quella che puote aiutarti;
+ e tu mi seguirai con laffezione,
+ s che dal dicer mio lo cor non parti.
+
+ E cominci questa santa orazione:
+
+
+
+ Paradiso Canto XXXIII
+
+
+ Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
+ umile e alta pi che creatura,
+ termine fisso detterno consiglio,
+
+ tu se colei che lumana natura
+ nobilitasti s, che l suo fattore
+ non disdegn di farsi sua fattura.
+
+ Nel ventre tuo si raccese lamore,
+ per lo cui caldo ne letterna pace
+ cos germinato questo fiore.
+
+ Qui se a noi meridana face
+ di caritate, e giuso, intra mortali,
+ se di speranza fontana vivace.
+
+ Donna, se tanto grande e tanto vali,
+ che qual vuol grazia e a te non ricorre,
+ sua disanza vuol volar sanz ali.
+
+ La tua benignit non pur soccorre
+ a chi domanda, ma molte fate
+ liberamente al dimandar precorre.
+
+ In te misericordia, in te pietate,
+ in te magnificenza, in te saduna
+ quantunque in creatura di bontate.
+
+ Or questi, che da linfima lacuna
+ de luniverso infin qui ha vedute
+ le vite spiritali ad una ad una,
+
+ supplica a te, per grazia, di virtute
+ tanto, che possa con li occhi levarsi
+ pi alto verso lultima salute.
+
+ E io, che mai per mio veder non arsi
+ pi chi fo per lo suo, tutti miei prieghi
+ ti porgo, e priego che non sieno scarsi,
+
+ perch tu ogne nube li disleghi
+ di sua mortalit co prieghi tuoi,
+ s che l sommo piacer li si dispieghi.
+
+ Ancor ti priego, regina, che puoi
+ ci che tu vuoli, che conservi sani,
+ dopo tanto veder, li affetti suoi.
+
+ Vinca tua guardia i movimenti umani:
+ vedi Beatrice con quanti beati
+ per li miei prieghi ti chiudon le mani!.
+
+ Li occhi da Dio diletti e venerati,
+ fissi ne lorator, ne dimostraro
+ quanto i devoti prieghi le son grati;
+
+ indi a letterno lume saddrizzaro,
+ nel qual non si dee creder che sinvii
+ per creatura locchio tanto chiaro.
+
+ E io chal fine di tutt i disii
+ appropinquava, s com io dovea,
+ lardor del desiderio in me finii.
+
+ Bernardo maccennava, e sorridea,
+ perch io guardassi suso; ma io era
+ gi per me stesso tal qual ei volea:
+
+ ch la mia vista, venendo sincera,
+ e pi e pi intrava per lo raggio
+ de lalta luce che da s vera.
+
+ Da quinci innanzi il mio veder fu maggio
+ che l parlar mostra, cha tal vista cede,
+ e cede la memoria a tanto oltraggio.
+
+ Qual coli che sognando vede,
+ che dopo l sogno la passione impressa
+ rimane, e laltro a la mente non riede,
+
+ cotal son io, ch quasi tutta cessa
+ mia visone, e ancor mi distilla
+ nel core il dolce che nacque da essa.
+
+ Cos la neve al sol si disigilla;
+ cos al vento ne le foglie levi
+ si perdea la sentenza di Sibilla.
+
+ O somma luce che tanto ti levi
+ da concetti mortali, a la mia mente
+ ripresta un poco di quel che parevi,
+
+ e fa la lingua mia tanto possente,
+ chuna favilla sol de la tua gloria
+ possa lasciare a la futura gente;
+
+ ch, per tornare alquanto a mia memoria
+ e per sonare un poco in questi versi,
+ pi si conceper di tua vittoria.
+
+ Io credo, per lacume chio soffersi
+ del vivo raggio, chi sarei smarrito,
+ se li occhi miei da lui fossero aversi.
+
+ E mi ricorda chio fui pi ardito
+ per questo a sostener, tanto chi giunsi
+ laspetto mio col valore infinito.
+
+ Oh abbondante grazia ond io presunsi
+ ficcar lo viso per la luce etterna,
+ tanto che la veduta vi consunsi!
+
+ Nel suo profondo vidi che sinterna,
+ legato con amore in un volume,
+ ci che per luniverso si squaderna:
+
+ sustanze e accidenti e lor costume
+ quasi conflati insieme, per tal modo
+ che ci chi dico un semplice lume.
+
+ La forma universal di questo nodo
+ credo chi vidi, perch pi di largo,
+ dicendo questo, mi sento chi godo.
+
+ Un punto solo m maggior letargo
+ che venticinque secoli a la mpresa
+ che f Nettuno ammirar lombra dArgo.
+
+ Cos la mente mia, tutta sospesa,
+ mirava fissa, immobile e attenta,
+ e sempre di mirar faceasi accesa.
+
+ A quella luce cotal si diventa,
+ che volgersi da lei per altro aspetto
+ impossibil che mai si consenta;
+
+ per che l ben, ch del volere obietto,
+ tutto saccoglie in lei, e fuor di quella
+ defettivo ci ch l perfetto.
+
+ Omai sar pi corta mia favella,
+ pur a quel chio ricordo, che dun fante
+ che bagni ancor la lingua a la mammella.
+
+ Non perch pi chun semplice sembiante
+ fosse nel vivo lume chio mirava,
+ che tal sempre qual sera davante;
+
+ ma per la vista che savvalorava
+ in me guardando, una sola parvenza,
+ mutandom io, a me si travagliava.
+
+ Ne la profonda e chiara sussistenza
+ de lalto lume parvermi tre giri
+ di tre colori e duna contenenza;
+
+ e lun da laltro come iri da iri
+ parea reflesso, e l terzo parea foco
+ che quinci e quindi igualmente si spiri.
+
+ Oh quanto corto il dire e come fioco
+ al mio concetto! e questo, a quel chi vidi,
+ tanto, che non basta a dicer poco.
+
+ O luce etterna che sola in te sidi,
+ sola tintendi, e da te intelletta
+ e intendente te ami e arridi!
+
+ Quella circulazion che s concetta
+ pareva in te come lume reflesso,
+ da li occhi miei alquanto circunspetta,
+
+ dentro da s, del suo colore stesso,
+ mi parve pinta de la nostra effige:
+ per che l mio viso in lei tutto era messo.
+
+ Qual l geomtra che tutto saffige
+ per misurar lo cerchio, e non ritrova,
+ pensando, quel principio ond elli indige,
+
+ tal era io a quella vista nova:
+ veder voleva come si convenne
+ limago al cerchio e come vi sindova;
+
+ ma non eran da ci le proprie penne:
+ se non che la mia mente fu percossa
+ da un fulgore in che sua voglia venne.
+
+ A lalta fantasia qui manc possa;
+ ma gi volgeva il mio disio e l velle,
+ s come rota chigualmente mossa,
+
+ lamor che move il sole e laltre stelle.
+
+
+
+
+ - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
+
+ TAVOLA DEI CARATTERI SPECIALI
+ TABLE OF SPECIAL CHARACTERS
+
+ = a grave
+ = e grave
+ = i grave
+ = o grave
+ = u grave
+
+ = e acute
+ = o acute
+
+ = a uml
+ = e uml
+ = i uml
+ = o uml
+ = u uml
+
+ = E grave
+ = E uml
+ = I uml
+
+ = left angle quotation mark
+ = right angle quotation mark
+
+ = left double quotation mark
+ = right double quotation mark
+
+ = left single quotation mark
+ = right single quotation mark
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+ = em dash
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+ = middot
+
+ . . . = ellipsis
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of La Divina Commedia di Dante: Paradiso, by
+Dante Alighieri
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DIVINA COMMEDIA DI DANTE: PARADISO ***
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+The Project Gutenberg E-text of La Divina Commedia di Dante: Paradiso,
+by Dante Alighieri
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+<pre>
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+Project Gutenberg's La Divina Commedia di Dante: Paradiso, by Dante Alighieri
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
+other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
+whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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+
+Title: La Divina Commedia di Dante: Paradiso
+
+Author: Dante Alighieri
+
+Posting Date: December 8, 2014 [EBook #1011]
+Release Date: August, 1997
+First Posted: September 4, 1997
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DIVINA COMMEDIA DI DANTE: PARADISO ***
+
+
+
+
+Produced by an anonymous Project Gutenberg volunteer. HTML
+version by Al Haines.
+
+
+
+
+
+
+</pre>
+
+
+<h1>
+<br /><br /><br />
+ LA DIVINA COMMEDIA<br />
+ di Dante Alighieri<br />
+</h1>
+
+<h2>
+<br /><br />
+ PARADISO<br />
+</h2>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap01"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto I
+</h3>
+
+<p>
+ La gloria di colui che tutto move<br />
+ per luniverso penetra, e risplende<br />
+ in una parte pi e meno altrove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel ciel che pi de la sua luce prende<br />
+ fu io, e vidi cose che ridire<br />
+ n sa n pu chi di l s discende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch appressando s al suo disire,<br />
+ nostro intelletto si profonda tanto,<br />
+ che dietro la memoria non pu ire.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Veramente quant io del regno santo<br />
+ ne la mia mente potei far tesoro,<br />
+ sar ora materia del mio canto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O buono Appollo, a lultimo lavoro<br />
+ fammi del tuo valor s fatto vaso,<br />
+ come dimandi a dar lamato alloro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Infino a qui lun giogo di Parnaso<br />
+ assai mi fu; ma or con amendue<br />
+ m uopo intrar ne laringo rimaso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Entra nel petto mio, e spira tue<br />
+ s come quando Marsa traesti<br />
+ de la vagina de le membra sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O divina virt, se mi ti presti<br />
+ tanto che lombra del beato regno<br />
+ segnata nel mio capo io manifesti,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vedrami al pi del tuo diletto legno<br />
+ venire, e coronarmi de le foglie<br />
+ che la materia e tu mi farai degno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S rade volte, padre, se ne coglie<br />
+ per trunfare o cesare o poeta,<br />
+ colpa e vergogna de lumane voglie,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che parturir letizia in su la lieta<br />
+ delfica det dovria la fronda<br />
+ peneia, quando alcun di s asseta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poca favilla gran fiamma seconda:<br />
+ forse di retro a me con miglior voci<br />
+ si pregher perch Cirra risponda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Surge ai mortali per diverse foci<br />
+ la lucerna del mondo; ma da quella<br />
+ che quattro cerchi giugne con tre croci,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con miglior corso e con migliore stella<br />
+ esce congiunta, e la mondana cera<br />
+ pi a suo modo tempera e suggella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fatto avea di l mane e di qua sera<br />
+ tal foce, e quasi tutto era l bianco<br />
+ quello emisperio, e laltra parte nera,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quando Beatrice in sul sinistro fianco<br />
+ vidi rivolta e riguardar nel sole:<br />
+ aguglia s non li saffisse unquanco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E s come secondo raggio suole<br />
+ uscir del primo e risalire in suso,<br />
+ pur come pelegrin che tornar vuole,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos de latto suo, per li occhi infuso<br />
+ ne limagine mia, il mio si fece,<br />
+ e fissi li occhi al sole oltre nostr uso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Molto licito l, che qui non lece<br />
+ a le nostre virt, merc del loco<br />
+ fatto per proprio de lumana spece.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io nol soffersi molto, n s poco,<br />
+ chio nol vedessi sfavillar dintorno,<br />
+ com ferro che bogliente esce del foco;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e di sbito parve giorno a giorno<br />
+ essere aggiunto, come quei che puote<br />
+ avesse il ciel dun altro sole addorno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Beatrice tutta ne letterne rote<br />
+ fissa con li occhi stava; e io in lei<br />
+ le luci fissi, di l s rimote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel suo aspetto tal dentro mi fei,<br />
+ qual si f Glauco nel gustar de lerba<br />
+ che l f consorto in mar de li altri di.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Trasumanar significar per verba<br />
+ non si poria; per lessemplo basti<br />
+ a cui esperenza grazia serba.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Si era sol di me quel che creasti<br />
+ novellamente, amor che l ciel governi,<br />
+ tu l sai, che col tuo lume mi levasti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quando la rota che tu sempiterni<br />
+ desiderato, a s mi fece atteso<br />
+ con larmonia che temperi e discerni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ parvemi tanto allor del cielo acceso<br />
+ de la fiamma del sol, che pioggia o fiume<br />
+ lago non fece alcun tanto disteso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La novit del suono e l grande lume<br />
+ di lor cagion maccesero un disio<br />
+ mai non sentito di cotanto acume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond ella, che vedea me s com io,<br />
+ a quetarmi lanimo commosso,<br />
+ pria chio a dimandar, la bocca aprio<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cominci: Tu stesso ti fai grosso<br />
+ col falso imaginar, s che non vedi<br />
+ ci che vedresti se lavessi scosso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu non se in terra, s come tu credi;<br />
+ ma folgore, fuggendo il proprio sito,<br />
+ non corse come tu chad esso riedi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sio fui del primo dubbio disvestito<br />
+ per le sorrise parolette brevi,<br />
+ dentro ad un nuovo pi fu inretito<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dissi: Gi contento requevi<br />
+ di grande ammirazion; ma ora ammiro<br />
+ com io trascenda questi corpi levi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond ella, appresso dun po sospiro,<br />
+ li occhi drizz ver me con quel sembiante<br />
+ che madre fa sovra figlio deliro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cominci: Le cose tutte quante<br />
+ hanno ordine tra loro, e questo forma<br />
+ che luniverso a Dio fa simigliante.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui veggion lalte creature lorma<br />
+ de letterno valore, il qual fine<br />
+ al quale fatta la toccata norma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne lordine chio dico sono accline<br />
+ tutte nature, per diverse sorti,<br />
+ pi al principio loro e men vicine;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde si muovono a diversi porti<br />
+ per lo gran mar de lessere, e ciascuna<br />
+ con istinto a lei dato che la porti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi ne porta il foco inver la luna;<br />
+ questi ne cor mortali permotore;<br />
+ questi la terra in s stringe e aduna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n pur le creature che son fore<br />
+ dintelligenza quest arco saetta,<br />
+ ma quelle channo intelletto e amore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La provedenza, che cotanto assetta,<br />
+ del suo lume fa l ciel sempre queto<br />
+ nel qual si volge quel cha maggior fretta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ora l, come a sito decreto,<br />
+ cen porta la virt di quella corda<br />
+ che ci che scocca drizza in segno lieto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vero che, come forma non saccorda<br />
+ molte fate a lintenzion de larte,<br />
+ perch a risponder la materia sorda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos da questo corso si diparte<br />
+ talor la creatura, cha podere<br />
+ di piegar, cos pinta, in altra parte;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e s come veder si pu cadere<br />
+ foco di nube, s limpeto primo<br />
+ latterra torto da falso piacere.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non dei pi ammirar, se bene stimo,<br />
+ lo tuo salir, se non come dun rivo<br />
+ se dalto monte scende giuso ad imo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Maraviglia sarebbe in te se, privo<br />
+ dimpedimento, gi ti fossi assiso,<br />
+ com a terra quete in foco vivo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quinci rivolse inver lo cielo il viso.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap02"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto II
+</h3>
+
+<p>
+ O voi che siete in piccioletta barca,<br />
+ desiderosi dascoltar, seguiti<br />
+ dietro al mio legno che cantando varca,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tornate a riveder li vostri liti:<br />
+ non vi mettete in pelago, ch forse,<br />
+ perdendo me, rimarreste smarriti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lacqua chio prendo gi mai non si corse;<br />
+ Minerva spira, e conducemi Appollo,<br />
+ e nove Muse mi dimostran lOrse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Voialtri pochi che drizzaste il collo<br />
+ per tempo al pan de li angeli, del quale<br />
+ vivesi qui ma non sen vien satollo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ metter potete ben per lalto sale<br />
+ vostro navigio, servando mio solco<br />
+ dinanzi a lacqua che ritorna equale.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Que glorosi che passaro al Colco<br />
+ non sammiraron come voi farete,<br />
+ quando Iasn vider fatto bifolco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La concreata e perpeta sete<br />
+ del deforme regno cen portava<br />
+ veloci quasi come l ciel vedete.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Beatrice in suso, e io in lei guardava;<br />
+ e forse in tanto in quanto un quadrel posa<br />
+ e vola e da la noce si dischiava,<br />
+</p>
+
+<p>
+ giunto mi vidi ove mirabil cosa<br />
+ mi torse il viso a s; e per quella<br />
+ cui non potea mia cura essere ascosa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ volta ver me, s lieta come bella,<br />
+ Drizza la mente in Dio grata, mi disse,<br />
+ che nha congiunti con la prima stella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Parev a me che nube ne coprisse<br />
+ lucida, spessa, solida e pulita,<br />
+ quasi adamante che lo sol ferisse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per entro s letterna margarita<br />
+ ne ricevette, com acqua recepe<br />
+ raggio di luce permanendo unita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sio era corpo, e qui non si concepe<br />
+ com una dimensione altra patio,<br />
+ chesser convien se corpo in corpo repe,<br />
+</p>
+
+<p>
+ accender ne dovria pi il disio<br />
+ di veder quella essenza in che si vede<br />
+ come nostra natura e Dio sunio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L si vedr ci che tenem per fede,<br />
+ non dimostrato, ma fia per s noto<br />
+ a guisa del ver primo che luom crede.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io rispuosi: Madonna, s devoto<br />
+ com esser posso pi, ringrazio lui<br />
+ lo qual dal mortal mondo mha remoto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma ditemi: che son li segni bui<br />
+ di questo corpo, che l giuso in terra<br />
+ fan di Cain favoleggiare altrui?.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ella sorrise alquanto, e poi Selli erra<br />
+ loppinon, mi disse, di mortali<br />
+ dove chiave di senso non diserra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ certo non ti dovrien punger li strali<br />
+ dammirazione omai, poi dietro ai sensi<br />
+ vedi che la ragione ha corte lali.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma dimmi quel che tu da te ne pensi.<br />
+ E io: Ci che nappar qua s diverso<br />
+ credo che fanno i corpi rari e densi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed ella: Certo assai vedrai sommerso<br />
+ nel falso il creder tuo, se bene ascolti<br />
+ largomentar chio li far avverso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La spera ottava vi dimostra molti<br />
+ lumi, li quali e nel quale e nel quanto<br />
+ notar si posson di diversi volti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se raro e denso ci facesser tanto,<br />
+ una sola virt sarebbe in tutti,<br />
+ pi e men distributa e altrettanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Virt diverse esser convegnon frutti<br />
+ di princpi formali, e quei, for chuno,<br />
+ seguiterieno a tua ragion distrutti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ancor, se raro fosse di quel bruno<br />
+ cagion che tu dimandi, o doltre in parte<br />
+ fora di sua materia s digiuno<br />
+</p>
+
+<p>
+ esto pianeto, o, s come comparte<br />
+ lo grasso e l magro un corpo, cos questo<br />
+ nel suo volume cangerebbe carte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se l primo fosse, fora manifesto<br />
+ ne leclissi del sol, per trasparere<br />
+ lo lume come in altro raro ingesto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo non : per da vedere<br />
+ de laltro; e selli avvien chio laltro cassi,<br />
+ falsificato fia lo tuo parere.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Selli che questo raro non trapassi,<br />
+ esser conviene un termine da onde<br />
+ lo suo contrario pi passar non lassi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e indi laltrui raggio si rifonde<br />
+ cos come color torna per vetro<br />
+ lo qual di retro a s piombo nasconde.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or dirai tu chel si dimostra tetro<br />
+ ivi lo raggio pi che in altre parti,<br />
+ per esser l refratto pi a retro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da questa instanza pu deliberarti<br />
+ esperenza, se gi mai la provi,<br />
+ chesser suol fonte ai rivi di vostr arti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tre specchi prenderai; e i due rimovi<br />
+ da te dun modo, e laltro, pi rimosso,<br />
+ trambo li primi li occhi tuoi ritrovi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Rivolto ad essi, fa che dopo il dosso<br />
+ ti stea un lume che i tre specchi accenda<br />
+ e torni a te da tutti ripercosso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben che nel quanto tanto non si stenda<br />
+ la vista pi lontana, l vedrai<br />
+ come convien chigualmente risplenda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or, come ai colpi de li caldi rai<br />
+ de la neve riman nudo il suggetto<br />
+ e dal colore e dal freddo primai,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos rimaso te ne lintelletto<br />
+ voglio informar di luce s vivace,<br />
+ che ti tremoler nel suo aspetto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dentro dal ciel de la divina pace<br />
+ si gira un corpo ne la cui virtute<br />
+ lesser di tutto suo contento giace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ciel seguente, cha tante vedute,<br />
+ quell esser parte per diverse essenze,<br />
+ da lui distratte e da lui contenute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li altri giron per varie differenze<br />
+ le distinzion che dentro da s hanno<br />
+ dispongono a lor fini e lor semenze.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi organi del mondo cos vanno,<br />
+ come tu vedi omai, di grado in grado,<br />
+ che di s prendono e di sotto fanno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Riguarda bene omai s com io vado<br />
+ per questo loco al vero che disiri,<br />
+ s che poi sappi sol tener lo guado.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo moto e la virt di santi giri,<br />
+ come dal fabbro larte del martello,<br />
+ da beati motor convien che spiri;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e l ciel cui tanti lumi fanno bello,<br />
+ de la mente profonda che lui volve<br />
+ prende limage e fassene suggello.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come lalma dentro a vostra polve<br />
+ per differenti membra e conformate<br />
+ a diverse potenze si risolve,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos lintelligenza sua bontate<br />
+ multiplicata per le stelle spiega,<br />
+ girando s sovra sua unitate.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Virt diversa fa diversa lega<br />
+ col prezoso corpo chella avviva,<br />
+ nel qual, s come vita in voi, si lega.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per la natura lieta onde deriva,<br />
+ la virt mista per lo corpo luce<br />
+ come letizia per pupilla viva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da essa vien ci che da luce a luce<br />
+ par differente, non da denso e raro;<br />
+ essa formal principio che produce,<br />
+</p>
+
+<p>
+ conforme a sua bont, lo turbo e l chiaro.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap03"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto III
+</h3>
+
+<p>
+ Quel sol che pria damor mi scald l petto,<br />
+ di bella verit mavea scoverto,<br />
+ provando e riprovando, il dolce aspetto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e io, per confessar corretto e certo<br />
+ me stesso, tanto quanto si convenne<br />
+ leva il capo a proferer pi erto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma visone apparve che ritenne<br />
+ a s me tanto stretto, per vedersi,<br />
+ che di mia confession non mi sovvenne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quali per vetri trasparenti e tersi,<br />
+ o ver per acque nitide e tranquille,<br />
+ non s profonde che i fondi sien persi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tornan di nostri visi le postille<br />
+ debili s, che perla in bianca fronte<br />
+ non vien men forte a le nostre pupille;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tali vid io pi facce a parlar pronte;<br />
+ per chio dentro a lerror contrario corsi<br />
+ a quel chaccese amor tra lomo e l fonte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sbito s com io di lor maccorsi,<br />
+ quelle stimando specchiati sembianti,<br />
+ per veder di cui fosser, li occhi torsi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e nulla vidi, e ritorsili avanti<br />
+ dritti nel lume de la dolce guida,<br />
+ che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non ti maravigliar perch io sorrida,<br />
+ mi disse, appresso il tuo peril coto,<br />
+ poi sopra l vero ancor lo pi non fida,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma te rivolve, come suole, a vto:<br />
+ vere sustanze son ci che tu vedi,<br />
+ qui rilegate per manco di voto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per parla con esse e odi e credi;<br />
+ ch la verace luce che le appaga<br />
+ da s non lascia lor torcer li piedi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io a lombra che parea pi vaga<br />
+ di ragionar, drizzami, e cominciai,<br />
+ quasi com uom cui troppa voglia smaga:<br />
+</p>
+
+<p>
+ O ben creato spirito, che a rai<br />
+ di vita etterna la dolcezza senti<br />
+ che, non gustata, non sintende mai,<br />
+</p>
+
+<p>
+ grazoso mi fia se mi contenti<br />
+ del nome tuo e de la vostra sorte.<br />
+ Ond ella, pronta e con occhi ridenti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ La nostra carit non serra porte<br />
+ a giusta voglia, se non come quella<br />
+ che vuol simile a s tutta sua corte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ I fui nel mondo vergine sorella;<br />
+ e se la mente tua ben s riguarda,<br />
+ non mi ti celer lesser pi bella,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma riconoscerai chi son Piccarda,<br />
+ che, posta qui con questi altri beati,<br />
+ beata sono in la spera pi tarda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li nostri affetti, che solo infiammati<br />
+ son nel piacer de lo Spirito Santo,<br />
+ letizian del suo ordine formati.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E questa sorte che par gi cotanto,<br />
+ per n data, perch fuor negletti<br />
+ li nostri voti, e vti in alcun canto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond io a lei: Ne mirabili aspetti<br />
+ vostri risplende non so che divino<br />
+ che vi trasmuta da primi concetti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per non fui a rimembrar festino;<br />
+ ma or maiuta ci che tu mi dici,<br />
+ s che raffigurar m pi latino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma dimmi: voi che siete qui felici,<br />
+ disiderate voi pi alto loco<br />
+ per pi vedere e per pi farvi amici?.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con quelle altr ombre pria sorrise un poco;<br />
+ da indi mi rispuose tanto lieta,<br />
+ charder parea damor nel primo foco:<br />
+</p>
+
+<p>
+ Frate, la nostra volont queta<br />
+ virt di carit, che fa volerne<br />
+ sol quel chavemo, e daltro non ci asseta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se disassimo esser pi superne,<br />
+ foran discordi li nostri disiri<br />
+ dal voler di colui che qui ne cerne;<br />
+</p>
+
+<p>
+ che vedrai non capere in questi giri,<br />
+ sessere in carit qui necesse,<br />
+ e se la sua natura ben rimiri.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Anzi formale ad esto beato esse<br />
+ tenersi dentro a la divina voglia,<br />
+ per chuna fansi nostre voglie stesse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ s che, come noi sem di soglia in soglia<br />
+ per questo regno, a tutto il regno piace<br />
+ com a lo re che n suo voler ne nvoglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E n la sua volontade nostra pace:<br />
+ ell quel mare al qual tutto si move<br />
+ ci chella cra o che natura face.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Chiaro mi fu allor come ogne dove<br />
+ in cielo paradiso, etsi la grazia<br />
+ del sommo ben dun modo non vi piove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma s com elli avvien, sun cibo sazia<br />
+ e dun altro rimane ancor la gola,<br />
+ che quel si chere e di quel si ringrazia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos fec io con atto e con parola,<br />
+ per apprender da lei qual fu la tela<br />
+ onde non trasse infino a co la spuola.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Perfetta vita e alto merto inciela<br />
+ donna pi s, mi disse, a la cui norma<br />
+ nel vostro mondo gi si veste e vela,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch fino al morir si vegghi e dorma<br />
+ con quello sposo chogne voto accetta<br />
+ che caritate a suo piacer conforma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dal mondo, per seguirla, giovinetta<br />
+ fuggimi, e nel suo abito mi chiusi<br />
+ e promisi la via de la sua setta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Uomini poi, a mal pi cha bene usi,<br />
+ fuor mi rapiron de la dolce chiostra:<br />
+ Iddio si sa qual poi mia vita fusi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quest altro splendor che ti si mostra<br />
+ da la mia destra parte e che saccende<br />
+ di tutto il lume de la spera nostra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ci chio dico di me, di s intende;<br />
+ sorella fu, e cos le fu tolta<br />
+ di capo lombra de le sacre bende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma poi che pur al mondo fu rivolta<br />
+ contra suo grado e contra buona usanza,<br />
+ non fu dal vel del cor gi mai disciolta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quest la luce de la gran Costanza<br />
+ che del secondo vento di Soave<br />
+ gener l terzo e lultima possanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos parlommi, e poi cominci Ave,<br />
+ Maria cantando, e cantando vanio<br />
+ come per acqua cupa cosa grave.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La vista mia, che tanto lei seguio<br />
+ quanto possibil fu, poi che la perse,<br />
+ volsesi al segno di maggior disio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e a Beatrice tutta si converse;<br />
+ ma quella folgor nel mo sguardo<br />
+ s che da prima il viso non sofferse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ci mi fece a dimandar pi tardo.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap04"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto IV
+</h3>
+
+<p>
+ Intra due cibi, distanti e moventi<br />
+ dun modo, prima si morria di fame,<br />
+ che liber omo lun recasse ai denti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ s si starebbe un agno intra due brame<br />
+ di fieri lupi, igualmente temendo;<br />
+ s si starebbe un cane intra due dame:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che, si mi tacea, me non riprendo,<br />
+ da li miei dubbi dun modo sospinto,<br />
+ poi chera necessario, n commendo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io mi tacea, ma l mio disir dipinto<br />
+ mera nel viso, e l dimandar con ello,<br />
+ pi caldo assai che per parlar distinto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ F s Beatrice qual f Danello,<br />
+ Nabuccodonosor levando dira,<br />
+ che lavea fatto ingiustamente fello;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e disse: Io veggio ben come ti tira<br />
+ uno e altro disio, s che tua cura<br />
+ s stessa lega s che fuor non spira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu argomenti: Se l buon voler dura,<br />
+ la volenza altrui per qual ragione<br />
+ di meritar mi scema la misura?.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ancor di dubitar ti d cagione<br />
+ parer tornarsi lanime a le stelle,<br />
+ secondo la sentenza di Platone.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Queste son le question che nel tuo velle<br />
+ pontano igualmente; e per pria<br />
+ tratter quella che pi ha di felle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di Serafin colui che pi sindia,<br />
+ Mos, Samuel, e quel Giovanni<br />
+ che prender vuoli, io dico, non Maria,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non hanno in altro cielo i loro scanni<br />
+ che questi spirti che mo tappariro,<br />
+ n hanno a lesser lor pi o meno anni;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma tutti fanno bello il primo giro,<br />
+ e differentemente han dolce vita<br />
+ per sentir pi e men letterno spiro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui si mostraro, non perch sortita<br />
+ sia questa spera lor, ma per far segno<br />
+ de la celestal cha men salita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos parlar conviensi al vostro ingegno,<br />
+ per che solo da sensato apprende<br />
+ ci che fa poscia dintelletto degno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per questo la Scrittura condescende<br />
+ a vostra facultate, e piedi e mano<br />
+ attribuisce a Dio e altro intende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e Santa Chiesa con aspetto umano<br />
+ Gabrel e Michel vi rappresenta,<br />
+ e laltro che Tobia rifece sano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quel che Timeo de lanime argomenta<br />
+ non simile a ci che qui si vede,<br />
+ per che, come dice, par che senta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dice che lalma a la sua stella riede,<br />
+ credendo quella quindi esser decisa<br />
+ quando natura per forma la diede;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e forse sua sentenza daltra guisa<br />
+ che la voce non suona, ed esser puote<br />
+ con intenzion da non esser derisa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Selli intende tornare a queste ruote<br />
+ lonor de la influenza e l biasmo, forse<br />
+ in alcun vero suo arco percuote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo principio, male inteso, torse<br />
+ gi tutto il mondo quasi, s che Giove,<br />
+ Mercurio e Marte a nominar trascorse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laltra dubitazion che ti commove<br />
+ ha men velen, per che sua malizia<br />
+ non ti poria menar da me altrove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Parere ingiusta la nostra giustizia<br />
+ ne li occhi di mortali, argomento<br />
+ di fede e non deretica nequizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch puote vostro accorgimento<br />
+ ben penetrare a questa veritate,<br />
+ come disiri, ti far contento.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se volenza quando quel che pate<br />
+ nente conferisce a quel che sforza,<br />
+ non fuor quest alme per essa scusate:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch volont, se non vuol, non sammorza,<br />
+ ma fa come natura face in foco,<br />
+ se mille volte volenza il torza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per che, sella si piega assai o poco,<br />
+ segue la forza; e cos queste fero<br />
+ possendo rifuggir nel santo loco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se fosse stato lor volere intero,<br />
+ come tenne Lorenzo in su la grada,<br />
+ e fece Muzio a la sua man severo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos lavria ripinte per la strada<br />
+ ond eran tratte, come fuoro sciolte;<br />
+ ma cos salda voglia troppo rada.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E per queste parole, se ricolte<br />
+ lhai come dei, largomento casso<br />
+ che tavria fatto noia ancor pi volte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma or ti sattraversa un altro passo<br />
+ dinanzi a li occhi, tal che per te stesso<br />
+ non usciresti: pria saresti lasso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io tho per certo ne la mente messo<br />
+ chalma beata non poria mentire,<br />
+ per ch sempre al primo vero appresso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e poi potesti da Piccarda udire<br />
+ che laffezion del vel Costanza tenne;<br />
+ s chella par qui meco contradire.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Molte fate gi, frate, addivenne<br />
+ che, per fuggir periglio, contra grato<br />
+ si f di quel che far non si convenne;<br />
+</p>
+
+<p>
+ come Almeone, che, di ci pregato<br />
+ dal padre suo, la propria madre spense,<br />
+ per non perder piet si f spietato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A questo punto voglio che tu pense<br />
+ che la forza al voler si mischia, e fanno<br />
+ s che scusar non si posson loffense.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Voglia assoluta non consente al danno;<br />
+ ma consentevi in tanto in quanto teme,<br />
+ se si ritrae, cadere in pi affanno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per, quando Piccarda quello spreme,<br />
+ de la voglia assoluta intende, e io<br />
+ de laltra; s che ver diciamo insieme.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cotal fu londeggiar del santo rio<br />
+ chusc del fonte ond ogne ver deriva;<br />
+ tal puose in pace uno e altro disio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O amanza del primo amante, o diva,<br />
+ diss io appresso, il cui parlar minonda<br />
+ e scalda s, che pi e pi mavviva,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non laffezion mia tanto profonda,<br />
+ che basti a render voi grazia per grazia;<br />
+ ma quei che vede e puote a ci risponda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io veggio ben che gi mai non si sazia<br />
+ nostro intelletto, se l ver non lo illustra<br />
+ di fuor dal qual nessun vero si spazia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Posasi in esso, come fera in lustra,<br />
+ tosto che giunto lha; e giugner puollo:<br />
+ se non, ciascun disio sarebbe frustra.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nasce per quello, a guisa di rampollo,<br />
+ a pi del vero il dubbio; ed natura<br />
+ chal sommo pinge noi di collo in collo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo minvita, questo massicura<br />
+ con reverenza, donna, a dimandarvi<br />
+ dunaltra verit che m oscura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vo saper se luom pu sodisfarvi<br />
+ ai voti manchi s con altri beni,<br />
+ cha la vostra statera non sien parvi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Beatrice mi guard con li occhi pieni<br />
+ di faville damor cos divini,<br />
+ che, vinta, mia virtute di le reni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quasi mi perdei con li occhi chini.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap05"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto V
+</h3>
+
+<p>
+ Sio ti fiammeggio nel caldo damore<br />
+ di l dal modo che n terra si vede,<br />
+ s che del viso tuo vinco il valore,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non ti maravigliar, ch ci procede<br />
+ da perfetto veder, che, come apprende,<br />
+ cos nel bene appreso move il piede.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io veggio ben s come gi resplende<br />
+ ne lintelletto tuo letterna luce,<br />
+ che, vista, sola e sempre amore accende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e saltra cosa vostro amor seduce,<br />
+ non se non di quella alcun vestigio,<br />
+ mal conosciuto, che quivi traluce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu vuo saper se con altro servigio,<br />
+ per manco voto, si pu render tanto<br />
+ che lanima sicuri di letigio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S cominci Beatrice questo canto;<br />
+ e s com uom che suo parlar non spezza,<br />
+ contin cos l processo santo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo maggior don che Dio per sua larghezza<br />
+ fesse creando, e a la sua bontate<br />
+ pi conformato, e quel che pi apprezza,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fu de la volont la libertate;<br />
+ di che le creature intelligenti,<br />
+ e tutte e sole, fuoro e son dotate.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or ti parr, se tu quinci argomenti,<br />
+ lalto valor del voto, s s fatto<br />
+ che Dio consenta quando tu consenti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch, nel fermar tra Dio e lomo il patto,<br />
+ vittima fassi di questo tesoro,<br />
+ tal quale io dico; e fassi col suo atto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque che render puossi per ristoro?<br />
+ Se credi bene usar quel chai offerto,<br />
+ di maltolletto vuo far buon lavoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu se omai del maggior punto certo;<br />
+ ma perch Santa Chiesa in ci dispensa,<br />
+ che par contra lo ver chi tho scoverto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ convienti ancor sedere un poco a mensa,<br />
+ per che l cibo rigido chai preso,<br />
+ richiede ancora aiuto a tua dispensa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Apri la mente a quel chio ti paleso<br />
+ e fermalvi entro; ch non fa scenza,<br />
+ sanza lo ritenere, avere inteso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Due cose si convegnono a lessenza<br />
+ di questo sacrificio: luna quella<br />
+ di che si fa; laltr la convenenza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quest ultima gi mai non si cancella<br />
+ se non servata; e intorno di lei<br />
+ s preciso di sopra si favella:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per necessitato fu a li Ebrei<br />
+ pur lofferere, ancor chalcuna offerta<br />
+ s permutasse, come saver dei.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laltra, che per materia t aperta,<br />
+ puote ben esser tal, che non si falla<br />
+ se con altra materia si converta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma non trasmuti carco a la sua spalla<br />
+ per suo arbitrio alcun, sanza la volta<br />
+ e de la chiave bianca e de la gialla;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ogne permutanza credi stolta,<br />
+ se la cosa dimessa in la sorpresa<br />
+ come l quattro nel sei non raccolta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per qualunque cosa tanto pesa<br />
+ per suo valor che tragga ogne bilancia,<br />
+ sodisfar non si pu con altra spesa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non prendan li mortali il voto a ciancia;<br />
+ siate fedeli, e a ci far non bieci,<br />
+ come Iept a la sua prima mancia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cui pi si convenia dicer Mal feci,<br />
+ che, servando, far peggio; e cos stolto<br />
+ ritrovar puoi il gran duca de Greci,<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde pianse Efignia il suo bel volto,<br />
+ e f pianger di s i folli e i savi<br />
+ chudir parlar di cos fatto clto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Siate, Cristiani, a muovervi pi gravi:<br />
+ non siate come penna ad ogne vento,<br />
+ e non crediate chogne acqua vi lavi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Avete il novo e l vecchio Testamento,<br />
+ e l pastor de la Chiesa che vi guida;<br />
+ questo vi basti a vostro salvamento.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se mala cupidigia altro vi grida,<br />
+ uomini siate, e non pecore matte,<br />
+ s che l Giudeo di voi tra voi non rida!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fate com agnel che lascia il latte<br />
+ de la sua madre, e semplice e lascivo<br />
+ seco medesmo a suo piacer combatte!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos Beatrice a me com o scrivo;<br />
+ poi si rivolse tutta disante<br />
+ a quella parte ove l mondo pi vivo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo suo tacere e l trasmutar sembiante<br />
+ puoser silenzio al mio cupido ingegno,<br />
+ che gi nuove questioni avea davante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e s come saetta che nel segno<br />
+ percuote pria che sia la corda queta,<br />
+ cos corremmo nel secondo regno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi la donna mia vid io s lieta,<br />
+ come nel lume di quel ciel si mise,<br />
+ che pi lucente se ne f l pianeta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se la stella si cambi e rise,<br />
+ qual mi fec io che pur da mia natura<br />
+ trasmutabile son per tutte guise!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come n peschiera ch tranquilla e pura<br />
+ traggonsi i pesci a ci che vien di fori<br />
+ per modo che lo stimin lor pastura,<br />
+</p>
+
+<p>
+ s vid io ben pi di mille splendori<br />
+ trarsi ver noi, e in ciascun sudia:<br />
+ Ecco chi crescer li nostri amori.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E s come ciascuno a noi vena,<br />
+ vedeasi lombra piena di letizia<br />
+ nel folgr chiaro che di lei uscia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pensa, lettor, se quel che qui sinizia<br />
+ non procedesse, come tu avresti<br />
+ di pi savere angosciosa carizia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per te vederai come da questi<br />
+ mera in disio dudir lor condizioni,<br />
+ s come a li occhi mi fur manifesti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O bene nato a cui veder li troni<br />
+ del trunfo etternal concede grazia<br />
+ prima che la milizia sabbandoni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ del lume che per tutto il ciel si spazia<br />
+ noi semo accesi; e per, se disii<br />
+ di noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos da un di quelli spirti pii<br />
+ detto mi fu; e da Beatrice: D, d<br />
+ sicuramente, e credi come a dii.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io veggio ben s come tu tannidi<br />
+ nel proprio lume, e che de li occhi il traggi,<br />
+ perch e corusca s come tu ridi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma non so chi tu se, n perch aggi,<br />
+ anima degna, il grado de la spera<br />
+ che si vela a mortai con altrui raggi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo diss io diritto a la lumera<br />
+ che pria mavea parlato; ond ella fessi<br />
+ lucente pi assai di quel chell era.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S come il sol che si cela elli stessi<br />
+ per troppa luce, come l caldo ha rse<br />
+ le temperanze di vapori spessi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per pi letizia s mi si nascose<br />
+ dentro al suo raggio la figura santa;<br />
+ e cos chiusa chiusa mi rispuose<br />
+</p>
+
+<p>
+ nel modo che l seguente canto canta.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap06"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto VI
+</h3>
+
+<p>
+ Poscia che Costantin laquila volse<br />
+ contr al corso del ciel, chella seguio<br />
+ dietro a lantico che Lavina tolse,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cento e cent anni e pi luccel di Dio<br />
+ ne lo stremo dEuropa si ritenne,<br />
+ vicino a monti de quai prima usco;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sotto lombra de le sacre penne<br />
+ govern l mondo l di mano in mano,<br />
+ e, s cangiando, in su la mia pervenne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cesare fui e son Iustinano,<br />
+ che, per voler del primo amor chi sento,<br />
+ dentro le leggi trassi il troppo e l vano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E prima chio a lovra fossi attento,<br />
+ una natura in Cristo esser, non pie,<br />
+ credea, e di tal fede era contento;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma l benedetto Agapito, che fue<br />
+ sommo pastore, a la fede sincera<br />
+ mi dirizz con le parole sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io li credetti; e ci che n sua fede era,<br />
+ vegg io or chiaro s, come tu vedi<br />
+ ogni contradizione e falsa e vera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,<br />
+ a Dio per grazia piacque di spirarmi<br />
+ lalto lavoro, e tutto n lui mi diedi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e al mio Belisar commendai larmi,<br />
+ cui la destra del ciel fu s congiunta,<br />
+ che segno fu chi dovessi posarmi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or qui a la question prima sappunta<br />
+ la mia risposta; ma sua condizione<br />
+ mi stringe a seguitare alcuna giunta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch tu veggi con quanta ragione<br />
+ si move contr al sacrosanto segno<br />
+ e chi l sappropria e chi a lui soppone.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi quanta virt lha fatto degno<br />
+ di reverenza; e cominci da lora<br />
+ che Pallante mor per darli regno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu sai chel fece in Alba sua dimora<br />
+ per trecento anni e oltre, infino al fine<br />
+ che i tre a tre pugnar per lui ancora.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E sai chel f dal mal de le Sabine<br />
+ al dolor di Lucrezia in sette regi,<br />
+ vincendo intorno le genti vicine.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sai quel chel f portato da li egregi<br />
+ Romani incontro a Brenno, incontro a Pirro,<br />
+ incontro a li altri principi e collegi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde Torquato e Quinzio, che dal cirro<br />
+ negletto fu nomato, i Deci e Fabi<br />
+ ebber la fama che volontier mirro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Esso atterr lorgoglio de li Arbi<br />
+ che di retro ad Anibale passaro<br />
+ lalpestre rocce, Po, di che tu labi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sott esso giovanetti trunfaro<br />
+ Scipone e Pompeo; e a quel colle<br />
+ sotto l qual tu nascesti parve amaro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, presso al tempo che tutto l ciel volle<br />
+ redur lo mondo a suo modo sereno,<br />
+ Cesare per voler di Roma il tolle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che f da Varo infino a Reno,<br />
+ Isara vide ed Era e vide Senna<br />
+ e ogne valle onde Rodano pieno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quel che f poi chelli usc di Ravenna<br />
+ e salt Rubicon, fu di tal volo,<br />
+ che nol seguiteria lingua n penna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Inver la Spagna rivolse lo stuolo,<br />
+ poi ver Durazzo, e Farsalia percosse<br />
+ s chal Nil caldo si sent del duolo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Antandro e Simeonta, onde si mosse,<br />
+ rivide e l dov Ettore si cuba;<br />
+ e mal per Tolomeo poscia si scosse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da indi scese folgorando a Iuba;<br />
+ onde si volse nel vostro occidente,<br />
+ ove sentia la pompeana tuba.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di quel che f col baiulo seguente,<br />
+ Bruto con Cassio ne linferno latra,<br />
+ e Modena e Perugia fu dolente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Piangene ancor la trista Cleopatra,<br />
+ che, fuggendoli innanzi, dal colubro<br />
+ la morte prese subitana e atra.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con costui corse infino al lito rubro;<br />
+ con costui puose il mondo in tanta pace,<br />
+ che fu serrato a Giano il suo delubro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma ci che l segno che parlar mi face<br />
+ fatto avea prima e poi era fatturo<br />
+ per lo regno mortal cha lui soggiace,<br />
+</p>
+
+<p>
+ diventa in apparenza poco e scuro,<br />
+ se in mano al terzo Cesare si mira<br />
+ con occhio chiaro e con affetto puro;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch la viva giustizia che mi spira,<br />
+ li concedette, in mano a quel chi dico,<br />
+ gloria di far vendetta a la sua ira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or qui tammira in ci chio ti replco:<br />
+ poscia con Tito a far vendetta corse<br />
+ de la vendetta del peccato antico.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quando il dente longobardo morse<br />
+ la Santa Chiesa, sotto le sue ali<br />
+ Carlo Magno, vincendo, la soccorse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Omai puoi giudicar di quei cotali<br />
+ chio accusai di sopra e di lor falli,<br />
+ che son cagion di tutti vostri mali.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Luno al pubblico segno i gigli gialli<br />
+ oppone, e laltro appropria quello a parte,<br />
+ s ch forte a veder chi pi si falli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Faccian li Ghibellin, faccian lor arte<br />
+ sott altro segno, ch mal segue quello<br />
+ sempre chi la giustizia e lui diparte;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e non labbatta esto Carlo novello<br />
+ coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli<br />
+ cha pi alto leon trasser lo vello.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Molte fate gi pianser li figli<br />
+ per la colpa del padre, e non si creda<br />
+ che Dio trasmuti larmi per suoi gigli!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questa picciola stella si correda<br />
+ di buoni spirti che son stati attivi<br />
+ perch onore e fama li succeda:<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quando li disiri poggian quivi,<br />
+ s disvando, pur convien che i raggi<br />
+ del vero amore in s poggin men vivi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma nel commensurar di nostri gaggi<br />
+ col merto parte di nostra letizia,<br />
+ perch non li vedem minor n maggi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi addolcisce la viva giustizia<br />
+ in noi laffetto s, che non si puote<br />
+ torcer gi mai ad alcuna nequizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Diverse voci fanno dolci note;<br />
+ cos diversi scanni in nostra vita<br />
+ rendon dolce armonia tra queste rote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E dentro a la presente margarita<br />
+ luce la luce di Romeo, di cui<br />
+ fu lovra grande e bella mal gradita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma i Provenzai che fecer contra lui<br />
+ non hanno riso; e per mal cammina<br />
+ qual si fa danno del ben fare altrui.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quattro figlie ebbe, e ciascuna reina,<br />
+ Ramondo Beringhiere, e ci li fece<br />
+ Romeo, persona umle e peregrina.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E poi il mosser le parole biece<br />
+ a dimandar ragione a questo giusto,<br />
+ che li assegn sette e cinque per diece,<br />
+</p>
+
+<p>
+ indi partissi povero e vetusto;<br />
+ e se l mondo sapesse il cor chelli ebbe<br />
+ mendicando sua vita a frusto a frusto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ assai lo loda, e pi lo loderebbe.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap07"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto VII
+</h3>
+
+<p>
+ Osanna, sanctus Deus sabath,<br />
+ superillustrans claritate tua<br />
+ felices ignes horum malacth!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos, volgendosi a la nota sua,<br />
+ fu viso a me cantare essa sustanza,<br />
+ sopra la qual doppio lume saddua;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ed essa e laltre mossero a sua danza,<br />
+ e quasi velocissime faville<br />
+ mi si velar di sbita distanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io dubitava e dicea Dille, dille!<br />
+ fra me, dille dicea, a la mia donna<br />
+ che mi diseta con le dolci stille.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma quella reverenza che sindonna<br />
+ di tutto me, pur per Be e per ice,<br />
+ mi richinava come luom chassonna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poco sofferse me cotal Beatrice<br />
+ e cominci, raggiandomi dun riso<br />
+ tal, che nel foco faria luom felice:<br />
+</p>
+
+<p>
+ Secondo mio infallibile avviso,<br />
+ come giusta vendetta giustamente<br />
+ punita fosse, tha in pensier miso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma io ti solver tosto la mente;<br />
+ e tu ascolta, ch le mie parole<br />
+ di gran sentenza ti faran presente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per non soffrire a la virt che vole<br />
+ freno a suo prode, quell uom che non nacque,<br />
+ dannando s, dann tutta sua prole;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde lumana specie inferma giacque<br />
+ gi per secoli molti in grande errore,<br />
+ fin chal Verbo di Dio discender piacque<br />
+</p>
+
+<p>
+ u la natura, che dal suo fattore<br />
+ sera allungata, un a s in persona<br />
+ con latto sol del suo etterno amore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or drizza il viso a quel chor si ragiona:<br />
+ questa natura al suo fattore unita,<br />
+ qual fu creata, fu sincera e buona;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per s stessa pur fu ella sbandita<br />
+ di paradiso, per che si torse<br />
+ da via di verit e da sua vita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La pena dunque che la croce porse<br />
+ sa la natura assunta si misura,<br />
+ nulla gi mai s giustamente morse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cos nulla fu di tanta ingiura,<br />
+ guardando a la persona che sofferse,<br />
+ in che era contratta tal natura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per dun atto uscir cose diverse:<br />
+ cha Dio e a Giudei piacque una morte;<br />
+ per lei trem la terra e l ciel saperse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non ti dee oramai parer pi forte,<br />
+ quando si dice che giusta vendetta<br />
+ poscia vengiata fu da giusta corte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma io veggi or la tua mente ristretta<br />
+ di pensiero in pensier dentro ad un nodo,<br />
+ del qual con gran disio solver saspetta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu dici: Ben discerno ci chi odo;<br />
+ ma perch Dio volesse, m occulto,<br />
+ a nostra redenzion pur questo modo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo decreto, frate, sta sepulto<br />
+ a li occhi di ciascuno il cui ingegno<br />
+ ne la fiamma damor non adulto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Veramente, per cha questo segno<br />
+ molto si mira e poco si discerne,<br />
+ dir perch tal modo fu pi degno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La divina bont, che da s sperne<br />
+ ogne livore, ardendo in s, sfavilla<br />
+ s che dispiega le bellezze etterne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ci che da lei sanza mezzo distilla<br />
+ non ha poi fine, perch non si move<br />
+ la sua imprenta quand ella sigilla.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ci che da essa sanza mezzo piove<br />
+ libero tutto, perch non soggiace<br />
+ a la virtute de le cose nove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pi l conforme, e per pi le piace;<br />
+ ch lardor santo chogne cosa raggia,<br />
+ ne la pi somigliante pi vivace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di tutte queste dote savvantaggia<br />
+ lumana creatura, e suna manca,<br />
+ di sua nobilit convien che caggia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Solo il peccato quel che la disfranca<br />
+ e falla dissimle al sommo bene,<br />
+ per che del lume suo poco simbianca;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e in sua dignit mai non rivene,<br />
+ se non rempie, dove colpa vta,<br />
+ contra mal dilettar con giuste pene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vostra natura, quando pecc tota<br />
+ nel seme suo, da queste dignitadi,<br />
+ come di paradiso, fu remota;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n ricovrar potiensi, se tu badi<br />
+ ben sottilmente, per alcuna via,<br />
+ sanza passar per un di questi guadi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ o che Dio solo per sua cortesia<br />
+ dimesso avesse, o che luom per s isso<br />
+ avesse sodisfatto a sua follia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ficca mo locchio per entro labisso<br />
+ de letterno consiglio, quanto puoi<br />
+ al mio parlar distrettamente fisso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non potea luomo ne termini suoi<br />
+ mai sodisfar, per non potere ir giuso<br />
+ con umiltate obedendo poi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quanto disobediendo intese ir suso;<br />
+ e questa la cagion per che luom fue<br />
+ da poter sodisfar per s dischiuso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque a Dio convenia con le vie sue<br />
+ riparar lomo a sua intera vita,<br />
+ dico con luna, o ver con amendue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch lovra tanto pi gradita<br />
+ da loperante, quanto pi appresenta<br />
+ de la bont del core ond ell uscita,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la divina bont che l mondo imprenta,<br />
+ di proceder per tutte le sue vie,<br />
+ a rilevarvi suso, fu contenta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ N tra lultima notte e l primo die<br />
+ s alto o s magnifico processo,<br />
+ o per luna o per laltra, fu o fie:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch pi largo fu Dio a dar s stesso<br />
+ per far luom sufficiente a rilevarsi,<br />
+ che selli avesse sol da s dimesso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tutti li altri modi erano scarsi<br />
+ a la giustizia, se l Figliuol di Dio<br />
+ non fosse umilato ad incarnarsi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or per empierti bene ogne disio,<br />
+ ritorno a dichiararti in alcun loco,<br />
+ perch tu veggi l cos com io.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu dici: Io veggio lacqua, io veggio il foco,<br />
+ laere e la terra e tutte lor misture<br />
+ venire a corruzione, e durar poco;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e queste cose pur furon creature;<br />
+ per che, se ci ch detto stato vero,<br />
+ esser dovrien da corruzion sicure.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li angeli, frate, e l paese sincero<br />
+ nel qual tu se, dir si posson creati,<br />
+ s come sono, in loro essere intero;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma li alimenti che tu hai nomati<br />
+ e quelle cose che di lor si fanno<br />
+ da creata virt sono informati.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Creata fu la materia chelli hanno;<br />
+ creata fu la virt informante<br />
+ in queste stelle che ntorno a lor vanno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lanima dogne bruto e de le piante<br />
+ di complession potenzata tira<br />
+ lo raggio e l moto de le luci sante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma vostra vita sanza mezzo spira<br />
+ la somma beninanza, e la innamora<br />
+ di s s che poi sempre la disira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quinci puoi argomentare ancora<br />
+ vostra resurrezion, se tu ripensi<br />
+ come lumana carne fessi allora<br />
+</p>
+
+<p>
+ che li primi parenti intrambo fensi.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap08"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto VIII
+</h3>
+
+<p>
+ Solea creder lo mondo in suo periclo<br />
+ che la bella Ciprigna il folle amore<br />
+ raggiasse, volta nel terzo epiciclo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che non pur a lei faceano onore<br />
+ di sacrificio e di votivo grido<br />
+ le genti antiche ne lantico errore;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma Done onoravano e Cupido,<br />
+ quella per madre sua, questo per figlio,<br />
+ e dicean chel sedette in grembo a Dido;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e da costei ond io principio piglio<br />
+ pigliavano il vocabol de la stella<br />
+ che l sol vagheggia or da coppa or da ciglio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io non maccorsi del salire in ella;<br />
+ ma desservi entro mi f assai fede<br />
+ la donna mia chi vidi far pi bella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come in fiamma favilla si vede,<br />
+ e come in voce voce si discerne,<br />
+ quand una ferma e altra va e riede,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vid io in essa luce altre lucerne<br />
+ muoversi in giro pi e men correnti,<br />
+ al modo, credo, di lor viste interne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di fredda nube non disceser venti,<br />
+ o visibili o no, tanto festini,<br />
+ che non paressero impediti e lenti<br />
+</p>
+
+<p>
+ a chi avesse quei lumi divini<br />
+ veduti a noi venir, lasciando il giro<br />
+ pria cominciato in li alti Serafini;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dentro a quei che pi innanzi appariro<br />
+ sonava Osanna s, che unque poi<br />
+ di rudir non fui sanza disiro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi si fece lun pi presso a noi<br />
+ e solo incominci: Tutti sem presti<br />
+ al tuo piacer, perch di noi ti gioi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Noi ci volgiam coi principi celesti<br />
+ dun giro e dun girare e duna sete,<br />
+ ai quali tu del mondo gi dicesti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ Voi che ntendendo il terzo ciel movete;<br />
+ e sem s pien damor, che, per piacerti,<br />
+ non fia men dolce un poco di quete.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia che li occhi miei si fuoro offerti<br />
+ a la mia donna reverenti, ed essa<br />
+ fatti li avea di s contenti e certi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ rivolsersi a la luce che promessa<br />
+ tanto savea, e Deh, chi siete? fue<br />
+ la voce mia di grande affetto impressa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quanta e quale vid io lei far pie<br />
+ per allegrezza nova che saccrebbe,<br />
+ quando parlai, a lallegrezze sue!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos fatta, mi disse: Il mondo mebbe<br />
+ gi poco tempo; e se pi fosse stato,<br />
+ molto sar di mal, che non sarebbe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La mia letizia mi ti tien celato<br />
+ che mi raggia dintorno e mi nasconde<br />
+ quasi animal di sua seta fasciato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Assai mamasti, e avesti ben onde;<br />
+ che sio fossi gi stato, io ti mostrava<br />
+ di mio amor pi oltre che le fronde.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quella sinistra riva che si lava<br />
+ di Rodano poi ch misto con Sorga,<br />
+ per suo segnore a tempo maspettava,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quel corno dAusonia che simborga<br />
+ di Bari e di Gaeta e di Catona,<br />
+ da ove Tronto e Verde in mare sgorga.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fulgeami gi in fronte la corona<br />
+ di quella terra che l Danubio riga<br />
+ poi che le ripe tedesche abbandona.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E la bella Trinacria, che caliga<br />
+ tra Pachino e Peloro, sopra l golfo<br />
+ che riceve da Euro maggior briga,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non per Tifeo ma per nascente solfo,<br />
+ attesi avrebbe li suoi regi ancora,<br />
+ nati per me di Carlo e di Ridolfo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ se mala segnoria, che sempre accora<br />
+ li popoli suggetti, non avesse<br />
+ mosso Palermo a gridar: Mora, mora!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se mio frate questo antivedesse,<br />
+ lavara povert di Catalogna<br />
+ gi fuggeria, perch non li offendesse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch veramente proveder bisogna<br />
+ per lui, o per altrui, s cha sua barca<br />
+ carcata pi dincarco non si pogna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La sua natura, che di larga parca<br />
+ discese, avria mestier di tal milizia<br />
+ che non curasse di mettere in arca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per chi credo che lalta letizia<br />
+ che l tuo parlar minfonde, segnor mio,<br />
+ l ve ogne ben si termina e sinizia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per te si veggia come la vegg io,<br />
+ grata m pi; e anco quest ho caro<br />
+ perch l discerni rimirando in Dio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fatto mhai lieto, e cos mi fa chiaro,<br />
+ poi che, parlando, a dubitar mhai mosso<br />
+ com esser pu, di dolce seme, amaro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo io a lui; ed elli a me: Sio posso<br />
+ mostrarti un vero, a quel che tu dimandi<br />
+ terrai lo viso come tien lo dosso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ben che tutto il regno che tu scandi<br />
+ volge e contenta, fa esser virtute<br />
+ sua provedenza in questi corpi grandi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E non pur le nature provedute<br />
+ sono in la mente ch da s perfetta,<br />
+ ma esse insieme con la lor salute:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che quantunque quest arco saetta<br />
+ disposto cade a proveduto fine,<br />
+ s come cosa in suo segno diretta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se ci non fosse, il ciel che tu cammine<br />
+ producerebbe s li suoi effetti,<br />
+ che non sarebbero arti, ma ruine;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ci esser non pu, se li ntelletti<br />
+ che muovon queste stelle non son manchi,<br />
+ e manco il primo, che non li ha perfetti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vuo tu che questo ver pi ti simbianchi?.<br />
+ E io: Non gi; ch impossibil veggio<br />
+ che la natura, in quel ch uopo, stanchi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond elli ancora: Or d: sarebbe il peggio<br />
+ per lomo in terra, se non fosse cive?.<br />
+ S, rispuos io; e qui ragion non cheggio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E puot elli esser, se gi non si vive<br />
+ diversamente per diversi offici?<br />
+ Non, se l maestro vostro ben vi scrive.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S venne deducendo infino a quici;<br />
+ poscia conchiuse: Dunque esser diverse<br />
+ convien di vostri effetti le radici:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per chun nasce Solone e altro Serse,<br />
+ altro Melchisedch e altro quello<br />
+ che, volando per laere, il figlio perse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La circular natura, ch suggello<br />
+ a la cera mortal, fa ben sua arte,<br />
+ ma non distingue lun da laltro ostello.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quinci addivien chEsa si diparte<br />
+ per seme da Iacb; e vien Quirino<br />
+ da s vil padre, che si rende a Marte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Natura generata il suo cammino<br />
+ simil farebbe sempre a generanti,<br />
+ se non vincesse il proveder divino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or quel che tera dietro t davanti:<br />
+ ma perch sappi che di te mi giova,<br />
+ un corollario voglio che tammanti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sempre natura, se fortuna trova<br />
+ discorde a s, com ogne altra semente<br />
+ fuor di sua regon, fa mala prova.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se l mondo l gi ponesse mente<br />
+ al fondamento che natura pone,<br />
+ seguendo lui, avria buona la gente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma voi torcete a la religone<br />
+ tal che fia nato a cignersi la spada,<br />
+ e fate re di tal ch da sermone;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde la traccia vostra fuor di strada.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap09"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto IX
+</h3>
+
+<p>
+ Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza,<br />
+ mebbe chiarito, mi narr li nganni<br />
+ che ricever dovea la sua semenza;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma disse: Taci e lascia muover li anni;<br />
+ s chio non posso dir se non che pianto<br />
+ giusto verr di retro ai vostri danni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E gi la vita di quel lume santo<br />
+ rivolta sera al Sol che la rempie<br />
+ come quel ben cha ogne cosa tanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ahi anime ingannate e fatture empie,<br />
+ che da s fatto ben torcete i cuori,<br />
+ drizzando in vanit le vostre tempie!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed ecco un altro di quelli splendori<br />
+ ver me si fece, e l suo voler piacermi<br />
+ significava nel chiarir di fori.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li occhi di Batrice, cheran fermi<br />
+ sovra me, come pria, di caro assenso<br />
+ al mio disio certificato fermi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Deh, metti al mio voler tosto compenso,<br />
+ beato spirto, dissi, e fammi prova<br />
+ chi possa in te refletter quel chio penso!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde la luce che mera ancor nova,<br />
+ del suo profondo, ond ella pria cantava,<br />
+ seguette come a cui di ben far giova:<br />
+</p>
+
+<p>
+ In quella parte de la terra prava<br />
+ italica che siede tra Ralto<br />
+ e le fontane di Brenta e di Piava,<br />
+</p>
+
+<p>
+ si leva un colle, e non surge molt alto,<br />
+ l onde scese gi una facella<br />
+ che fece a la contrada un grande assalto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Duna radice nacqui e io ed ella:<br />
+ Cunizza fui chiamata, e qui refulgo<br />
+ perch mi vinse il lume desta stella;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma lietamente a me medesma indulgo<br />
+ la cagion di mia sorte, e non mi noia;<br />
+ che parria forse forte al vostro vulgo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di questa luculenta e cara gioia<br />
+ del nostro cielo che pi m propinqua,<br />
+ grande fama rimase; e pria che moia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ questo centesimo anno ancor sincinqua:<br />
+ vedi se far si dee lomo eccellente,<br />
+ s chaltra vita la prima relinqua.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ci non pensa la turba presente<br />
+ che Tagliamento e Adice richiude,<br />
+ n per esser battuta ancor si pente;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma tosto fia che Padova al palude<br />
+ canger lacqua che Vincenza bagna,<br />
+ per essere al dover le genti crude;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dove Sile e Cagnan saccompagna,<br />
+ tal signoreggia e va con la testa alta,<br />
+ che gi per lui carpir si fa la ragna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pianger Feltro ancora la difalta<br />
+ de lempio suo pastor, che sar sconcia<br />
+ s, che per simil non sentr in malta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Troppo sarebbe larga la bigoncia<br />
+ che ricevesse il sangue ferrarese,<br />
+ e stanco chi l pesasse a oncia a oncia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che doner questo prete cortese<br />
+ per mostrarsi di parte; e cotai doni<br />
+ conformi fieno al viver del paese.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S sono specchi, voi dicete Troni,<br />
+ onde refulge a noi Dio giudicante;<br />
+ s che questi parlar ne paion buoni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui si tacette; e fecemi sembiante<br />
+ che fosse ad altro volta, per la rota<br />
+ in che si mise com era davante.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laltra letizia, che mera gi nota<br />
+ per cara cosa, mi si fece in vista<br />
+ qual fin balasso in che lo sol percuota.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per letiziar l s fulgor sacquista,<br />
+ s come riso qui; ma gi sabbuia<br />
+ lombra di fuor, come la mente trista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dio vede tutto, e tuo veder sinluia,<br />
+ diss io, beato spirto, s che nulla<br />
+ voglia di s a te puot esser fuia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque la voce tua, che l ciel trastulla<br />
+ sempre col canto di quei fuochi pii<br />
+ che di sei ali facen la coculla,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch non satisface a miei disii?<br />
+ Gi non attendere io tua dimanda,<br />
+ sio mintuassi, come tu tinmii.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La maggior valle in che lacqua si spanda,<br />
+ incominciaro allor le sue parole,<br />
+ fuor di quel mar che la terra inghirlanda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tra discordanti liti contra l sole<br />
+ tanto sen va, che fa meridano<br />
+ l dove lorizzonte pria far suole.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di quella valle fu io litorano<br />
+ tra Ebro e Macra, che per cammin corto<br />
+ parte lo Genovese dal Toscano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ad un occaso quasi e ad un orto<br />
+ Buggea siede e la terra ond io fui,<br />
+ che f del sangue suo gi caldo il porto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Folco mi disse quella gente a cui<br />
+ fu noto il nome mio; e questo cielo<br />
+ di me simprenta, com io fe di lui;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch pi non arse la figlia di Belo,<br />
+ noiando e a Sicheo e a Creusa,<br />
+ di me, infin che si convenne al pelo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n quella Rodopa che delusa<br />
+ fu da Demofoonte, n Alcide<br />
+ quando Iole nel core ebbe rinchiusa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non per qui si pente, ma si ride,<br />
+ non de la colpa, cha mente non torna,<br />
+ ma del valor chordin e provide.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui si rimira ne larte chaddorna<br />
+ cotanto affetto, e discernesi l bene<br />
+ per che l mondo di s quel di gi torna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch tutte le tue voglie piene<br />
+ ten porti che son nate in questa spera,<br />
+ proceder ancor oltre mi convene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu vuo saper chi in questa lumera<br />
+ che qui appresso me cos scintilla<br />
+ come raggio di sole in acqua mera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or sappi che l entro si tranquilla<br />
+ Raab; e a nostr ordine congiunta,<br />
+ di lei nel sommo grado si sigilla.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da questo cielo, in cui lombra sappunta<br />
+ che l vostro mondo face, pria chaltr alma<br />
+ del trunfo di Cristo fu assunta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben si convenne lei lasciar per palma<br />
+ in alcun cielo de lalta vittoria<br />
+ che sacquist con luna e laltra palma,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch ella favor la prima gloria<br />
+ di Ios in su la Terra Santa,<br />
+ che poco tocca al papa la memoria.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La tua citt, che di colui pianta<br />
+ che pria volse le spalle al suo fattore<br />
+ e di cui la nvidia tanto pianta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ produce e spande il maladetto fiore<br />
+ cha disvate le pecore e li agni,<br />
+ per che fatto ha lupo del pastore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per questo lEvangelio e i dottor magni<br />
+ son derelitti, e solo ai Decretali<br />
+ si studia, s che pare a lor vivagni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A questo intende il papa e cardinali;<br />
+ non vanno i lor pensieri a Nazarette,<br />
+ l dove Gabrello aperse lali.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma Vaticano e laltre parti elette<br />
+ di Roma che son state cimitero<br />
+ a la milizia che Pietro seguette,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tosto libere fien de lavoltero.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap10"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto X
+</h3>
+
+<p>
+ Guardando nel suo Figlio con lAmore<br />
+ che luno e laltro etternalmente spira,<br />
+ lo primo e ineffabile Valore<br />
+</p>
+
+<p>
+ quanto per mente e per loco si gira<br />
+ con tant ordine f, chesser non puote<br />
+ sanza gustar di lui chi ci rimira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Leva dunque, lettore, a lalte rote<br />
+ meco la vista, dritto a quella parte<br />
+ dove lun moto e laltro si percuote;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e l comincia a vagheggiar ne larte<br />
+ di quel maestro che dentro a s lama,<br />
+ tanto che mai da lei locchio non parte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi come da indi si dirama<br />
+ loblico cerchio che i pianeti porta,<br />
+ per sodisfare al mondo che li chiama.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Che se la strada lor non fosse torta,<br />
+ molta virt nel ciel sarebbe in vano,<br />
+ e quasi ogne potenza qua gi morta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se dal dritto pi o men lontano<br />
+ fosse l partire, assai sarebbe manco<br />
+ e gi e s de lordine mondano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or ti riman, lettor, sovra l tuo banco,<br />
+ dietro pensando a ci che si preliba,<br />
+ sesser vuoi lieto assai prima che stanco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Messo tho innanzi: omai per te ti ciba;<br />
+ ch a s torce tutta la mia cura<br />
+ quella materia ond io son fatto scriba.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ministro maggior de la natura,<br />
+ che del valor del ciel lo mondo imprenta<br />
+ e col suo lume il tempo ne misura,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con quella parte che s si rammenta<br />
+ congiunto, si girava per le spire<br />
+ in che pi tosto ognora sappresenta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e io era con lui; ma del salire<br />
+ non maccors io, se non com uom saccorge,<br />
+ anzi l primo pensier, del suo venire.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Batrice quella che s scorge<br />
+ di bene in meglio, s subitamente<br />
+ che latto suo per tempo non si sporge.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quant esser convenia da s lucente<br />
+ quel chera dentro al sol dov io entrami,<br />
+ non per color, ma per lume parvente!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Perch io lo ngegno e larte e luso chiami,<br />
+ s nol direi che mai simaginasse;<br />
+ ma creder puossi e di veder si brami.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se le fantasie nostre son basse<br />
+ a tanta altezza, non maraviglia;<br />
+ ch sopra l sol non fu occhio chandasse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tal era quivi la quarta famiglia<br />
+ de lalto Padre, che sempre la sazia,<br />
+ mostrando come spira e come figlia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E Batrice cominci: Ringrazia,<br />
+ ringrazia il Sol de li angeli, cha questo<br />
+ sensibil tha levato per sua grazia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cor di mortal non fu mai s digesto<br />
+ a divozione e a rendersi a Dio<br />
+ con tutto l suo gradir cotanto presto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ come a quelle parole mi fec io;<br />
+ e s tutto l mio amore in lui si mise,<br />
+ che Batrice ecliss ne loblio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non le dispiacque; ma s se ne rise,<br />
+ che lo splendor de li occhi suoi ridenti<br />
+ mia mente unita in pi cose divise.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi pi folgr vivi e vincenti<br />
+ far di noi centro e di s far corona,<br />
+ pi dolci in voce che in vista lucenti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos cinger la figlia di Latona<br />
+ vedem talvolta, quando laere pregno,<br />
+ s che ritenga il fil che fa la zona.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne la corte del cielo, ond io rivegno,<br />
+ si trovan molte gioie care e belle<br />
+ tanto che non si posson trar del regno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e l canto di quei lumi era di quelle;<br />
+ chi non simpenna s che l s voli,<br />
+ dal muto aspetti quindi le novelle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, s cantando, quelli ardenti soli<br />
+ si fuor girati intorno a noi tre volte,<br />
+ come stelle vicine a fermi poli,<br />
+</p>
+
+<p>
+ donne mi parver, non da ballo sciolte,<br />
+ ma che sarrestin tacite, ascoltando<br />
+ fin che le nove note hanno ricolte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E dentro a lun senti cominciar: Quando<br />
+ lo raggio de la grazia, onde saccende<br />
+ verace amore e che poi cresce amando,<br />
+</p>
+
+<p>
+ multiplicato in te tanto resplende,<br />
+ che ti conduce su per quella scala<br />
+ u sanza risalir nessun discende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ qual ti negasse il vin de la sua fiala<br />
+ per la tua sete, in libert non fora<br />
+ se non com acqua chal mar non si cala.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu vuo saper di quai piante sinfiora<br />
+ questa ghirlanda che ntorno vagheggia<br />
+ la bella donna chal ciel tavvalora.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io fui de li agni de la santa greggia<br />
+ che Domenico mena per cammino<br />
+ u ben simpingua se non si vaneggia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi che m a destra pi vicino,<br />
+ frate e maestro fummi, ed esso Alberto<br />
+ di Cologna, e io Thomas dAquino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se s di tutti li altri esser vuo certo,<br />
+ di retro al mio parlar ten vien col viso<br />
+ girando su per lo beato serto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quell altro fiammeggiare esce del riso<br />
+ di Grazan, che luno e laltro foro<br />
+ aiut s che piace in paradiso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laltro chappresso addorna il nostro coro,<br />
+ quel Pietro fu che con la poverella<br />
+ offerse a Santa Chiesa suo tesoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La quinta luce, ch tra noi pi bella,<br />
+ spira di tale amor, che tutto l mondo<br />
+ l gi ne gola di saper novella:<br />
+</p>
+
+<p>
+ entro v lalta mente u s profondo<br />
+ saver fu messo, che, se l vero vero,<br />
+ a veder tanto non surse il secondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Appresso vedi il lume di quel cero<br />
+ che gi in carne pi a dentro vide<br />
+ langelica natura e l ministero.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne laltra piccioletta luce ride<br />
+ quello avvocato de tempi cristiani<br />
+ del cui latino Augustin si provide.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or se tu locchio de la mente trani<br />
+ di luce in luce dietro a le mie lode,<br />
+ gi de lottava con sete rimani.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per vedere ogne ben dentro vi gode<br />
+ lanima santa che l mondo fallace<br />
+ fa manifesto a chi di lei ben ode.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo corpo ond ella fu cacciata giace<br />
+ giuso in Cieldauro; ed essa da martiro<br />
+ e da essilio venne a questa pace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi oltre fiammeggiar lardente spiro<br />
+ dIsidoro, di Beda e di Riccardo,<br />
+ che a considerar fu pi che viro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,<br />
+ l lume duno spirto che n pensieri<br />
+ gravi a morir li parve venir tardo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ essa la luce etterna di Sigieri,<br />
+ che, leggendo nel Vico de li Strami,<br />
+ silogizz invidosi veri.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi, come orologio che ne chiami<br />
+ ne lora che la sposa di Dio surge<br />
+ a mattinar lo sposo perch lami,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che luna parte e laltra tira e urge,<br />
+ tin tin sonando con s dolce nota,<br />
+ che l ben disposto spirto damor turge;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos vid o la gloriosa rota<br />
+ muoversi e render voce a voce in tempra<br />
+ e in dolcezza chesser non p nota<br />
+</p>
+
+<p>
+ se non col dove gioir sinsempra.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap11"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XI
+</h3>
+
+<p>
+ O insensata cura de mortali,<br />
+ quanto son difettivi silogismi<br />
+ quei che ti fanno in basso batter lali!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Chi dietro a iura e chi ad amforismi<br />
+ sen giva, e chi seguendo sacerdozio,<br />
+ e chi regnar per forza o per sofismi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e chi rubare e chi civil negozio,<br />
+ chi nel diletto de la carne involto<br />
+ saffaticava e chi si dava a lozio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quando, da tutte queste cose sciolto,<br />
+ con Batrice mera suso in cielo<br />
+ cotanto glorosamente accolto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che ciascuno fu tornato ne lo<br />
+ punto del cerchio in che avanti sera,<br />
+ fermossi, come a candellier candelo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io senti dentro a quella lumera<br />
+ che pria mavea parlato, sorridendo<br />
+ incominciar, faccendosi pi mera:<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos com io del suo raggio resplendo,<br />
+ s, riguardando ne la luce etterna,<br />
+ li tuoi pensieri onde cagioni apprendo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu dubbi, e hai voler che si ricerna<br />
+ in s aperta e n s distesa lingua<br />
+ lo dicer mio, chal tuo sentir si sterna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ove dinanzi dissi: U ben simpingua,<br />
+ e l u dissi: Non nacque il secondo;<br />
+ e qui uopo che ben si distingua.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La provedenza, che governa il mondo<br />
+ con quel consiglio nel quale ogne aspetto<br />
+ creato vinto pria che vada al fondo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che andasse ver lo suo diletto<br />
+ la sposa di colui chad alte grida<br />
+ dispos lei col sangue benedetto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ in s sicura e anche a lui pi fida,<br />
+ due principi ordin in suo favore,<br />
+ che quinci e quindi le fosser per guida.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lun fu tutto serafico in ardore;<br />
+ laltro per sapenza in terra fue<br />
+ di cherubica luce uno splendore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ De lun dir, per che damendue<br />
+ si dice lun pregiando, qual chom prende,<br />
+ perch ad un fine fur lopere sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Intra Tupino e lacqua che discende<br />
+ del colle eletto dal beato Ubaldo,<br />
+ fertile costa dalto monte pende,<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde Perugia sente freddo e caldo<br />
+ da Porta Sole; e di rietro le piange<br />
+ per grave giogo Nocera con Gualdo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di questa costa, l dov ella frange<br />
+ pi sua rattezza, nacque al mondo un sole,<br />
+ come fa questo talvolta di Gange.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per chi desso loco fa parole,<br />
+ non dica Ascesi, ch direbbe corto,<br />
+ ma Orente, se proprio dir vuole.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non era ancor molto lontan da lorto,<br />
+ chel cominci a far sentir la terra<br />
+ de la sua gran virtute alcun conforto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch per tal donna, giovinetto, in guerra<br />
+ del padre corse, a cui, come a la morte,<br />
+ la porta del piacer nessun diserra;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dinanzi a la sua spirital corte<br />
+ et coram patre le si fece unito;<br />
+ poscia di d in d lam pi forte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questa, privata del primo marito,<br />
+ millecent anni e pi dispetta e scura<br />
+ fino a costui si stette sanza invito;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n valse udir che la trov sicura<br />
+ con Amiclate, al suon de la sua voce,<br />
+ colui cha tutto l mondo f paura;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n valse esser costante n feroce,<br />
+ s che, dove Maria rimase giuso,<br />
+ ella con Cristo pianse in su la croce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch io non proceda troppo chiuso,<br />
+ Francesco e Povert per questi amanti<br />
+ prendi oramai nel mio parlar diffuso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La lor concordia e i lor lieti sembianti,<br />
+ amore e maraviglia e dolce sguardo<br />
+ facieno esser cagion di pensier santi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tanto che l venerabile Bernardo<br />
+ si scalz prima, e dietro a tanta pace<br />
+ corse e, correndo, li parve esser tardo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!<br />
+ Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro<br />
+ dietro a lo sposo, s la sposa piace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi sen va quel padre e quel maestro<br />
+ con la sua donna e con quella famiglia<br />
+ che gi legava lumile capestro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ N li grav vilt di cuor le ciglia<br />
+ per esser fi di Pietro Bernardone,<br />
+ n per parer dispetto a maraviglia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma regalmente sua dura intenzione<br />
+ ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe<br />
+ primo sigillo a sua religone.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che la gente poverella crebbe<br />
+ dietro a costui, la cui mirabil vita<br />
+ meglio in gloria del ciel si canterebbe,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di seconda corona redimita<br />
+ fu per Onorio da lEtterno Spiro<br />
+ la santa voglia desto archimandrita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E poi che, per la sete del martiro,<br />
+ ne la presenza del Soldan superba<br />
+ predic Cristo e li altri che l seguiro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per trovare a conversione acerba<br />
+ troppo la gente e per non stare indarno,<br />
+ redissi al frutto de litalica erba,<br />
+</p>
+
+<p>
+ nel crudo sasso intra Tevero e Arno<br />
+ da Cristo prese lultimo sigillo,<br />
+ che le sue membra due anni portarno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quando a colui cha tanto ben sortillo<br />
+ piacque di trarlo suso a la mercede<br />
+ chel merit nel suo farsi pusillo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ a frati suoi, s com a giuste rede,<br />
+ raccomand la donna sua pi cara,<br />
+ e comand che lamassero a fede;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e del suo grembo lanima preclara<br />
+ mover si volle, tornando al suo regno,<br />
+ e al suo corpo non volle altra bara.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pensa oramai qual fu colui che degno<br />
+ collega fu a mantener la barca<br />
+ di Pietro in alto mar per dritto segno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e questo fu il nostro patrarca;<br />
+ per che qual segue lui, com el comanda,<br />
+ discerner puoi che buone merce carca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma l suo pecuglio di nova vivanda<br />
+ fatto ghiotto, s chesser non puote<br />
+ che per diversi salti non si spanda;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quanto le sue pecore remote<br />
+ e vagabunde pi da esso vanno,<br />
+ pi tornano a lovil di latte vte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben son di quelle che temono l danno<br />
+ e stringonsi al pastor; ma son s poche,<br />
+ che le cappe fornisce poco panno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or, se le mie parole non son fioche,<br />
+ se la tua audenza stata attenta,<br />
+ se ci ch detto a la mente revoche,<br />
+</p>
+
+<p>
+ in parte fia la tua voglia contenta,<br />
+ perch vedrai la pianta onde si scheggia,<br />
+ e vedra il corrgger che argomenta<br />
+</p>
+
+<p>
+ U ben simpingua, se non si vaneggia.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap12"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XII
+</h3>
+
+<p>
+ S tosto come lultima parola<br />
+ la benedetta fiamma per dir tolse,<br />
+ a rotar cominci la santa mola;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e nel suo giro tutta non si volse<br />
+ prima chunaltra di cerchio la chiuse,<br />
+ e moto a moto e canto a canto colse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ canto che tanto vince nostre muse,<br />
+ nostre serene in quelle dolci tube,<br />
+ quanto primo splendor quel che refuse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come si volgon per tenera nube<br />
+ due archi paralelli e concolori,<br />
+ quando Iunone a sua ancella iube,<br />
+</p>
+
+<p>
+ nascendo di quel dentro quel di fori,<br />
+ a guisa del parlar di quella vaga<br />
+ chamor consunse come sol vapori,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e fanno qui la gente esser presaga,<br />
+ per lo patto che Dio con No puose,<br />
+ del mondo che gi mai pi non sallaga:<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos di quelle sempiterne rose<br />
+ volgiensi circa noi le due ghirlande,<br />
+ e s lestrema a lintima rispuose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che l tripudio e laltra festa grande,<br />
+ s del cantare e s del fiammeggiarsi<br />
+ luce con luce gaudose e blande,<br />
+</p>
+
+<p>
+ insieme a punto e a voler quetarsi,<br />
+ pur come li occhi chal piacer che i move<br />
+ conviene insieme chiudere e levarsi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ del cor de luna de le luci nove<br />
+ si mosse voce, che lago a la stella<br />
+ parer mi fece in volgermi al suo dove;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cominci: Lamor che mi fa bella<br />
+ mi tragge a ragionar de laltro duca<br />
+ per cui del mio s ben ci si favella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Degno che, dov lun, laltro sinduca:<br />
+ s che, com elli ad una militaro,<br />
+ cos la gloria loro insieme luca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lessercito di Cristo, che s caro<br />
+ cost a rarmar, dietro a la nsegna<br />
+ si movea tardo, sospeccioso e raro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quando lo mperador che sempre regna<br />
+ provide a la milizia, chera in forse,<br />
+ per sola grazia, non per esser degna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e, come detto, a sua sposa soccorse<br />
+ con due campioni, al cui fare, al cui dire<br />
+ lo popol disvato si raccorse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In quella parte ove surge ad aprire<br />
+ Zefiro dolce le novelle fronde<br />
+ di che si vede Europa rivestire,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non molto lungi al percuoter de londe<br />
+ dietro a le quali, per la lunga foga,<br />
+ lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde,<br />
+</p>
+
+<p>
+ siede la fortunata Calaroga<br />
+ sotto la protezion del grande scudo<br />
+ in che soggiace il leone e soggioga:<br />
+</p>
+
+<p>
+ dentro vi nacque lamoroso drudo<br />
+ de la fede cristiana, il santo atleta<br />
+ benigno a suoi e a nemici crudo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come fu creata, fu repleta<br />
+ s la sua mente di viva vertute<br />
+ che, ne la madre, lei fece profeta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che le sponsalizie fuor compiute<br />
+ al sacro fonte intra lui e la Fede,<br />
+ u si dotar di muta salute,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la donna che per lui lassenso diede,<br />
+ vide nel sonno il mirabile frutto<br />
+ chuscir dovea di lui e de le rede;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e perch fosse qual era in costrutto,<br />
+ quinci si mosse spirito a nomarlo<br />
+ del possessivo di cui era tutto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Domenico fu detto; e io ne parlo<br />
+ s come de lagricola che Cristo<br />
+ elesse a lorto suo per aiutarlo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben parve messo e famigliar di Cristo:<br />
+ che l primo amor che n lui fu manifesto,<br />
+ fu al primo consiglio che di Cristo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Spesse fate fu tacito e desto<br />
+ trovato in terra da la sua nutrice,<br />
+ come dicesse: Io son venuto a questo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh padre suo veramente Felice!<br />
+ oh madre sua veramente Giovanna,<br />
+ se, interpretata, val come si dice!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non per lo mondo, per cui mo saffanna<br />
+ di retro ad Ostense e a Taddeo,<br />
+ ma per amor de la verace manna<br />
+</p>
+
+<p>
+ in picciol tempo gran dottor si feo;<br />
+ tal che si mise a circir la vigna<br />
+ che tosto imbianca, se l vignaio reo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E a la sedia che fu gi benigna<br />
+ pi a poveri giusti, non per lei,<br />
+ ma per colui che siede, che traligna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non dispensare o due o tre per sei,<br />
+ non la fortuna di prima vacante,<br />
+ non decimas, quae sunt pauperum Dei,<br />
+</p>
+
+<p>
+ addimand, ma contro al mondo errante<br />
+ licenza di combatter per lo seme<br />
+ del qual ti fascian ventiquattro piante.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, con dottrina e con volere insieme,<br />
+ con lofficio appostolico si mosse<br />
+ quasi torrente chalta vena preme;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e ne li sterpi eretici percosse<br />
+ limpeto suo, pi vivamente quivi<br />
+ dove le resistenze eran pi grosse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di lui si fecer poi diversi rivi<br />
+ onde lorto catolico si riga,<br />
+ s che i suoi arbuscelli stan pi vivi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se tal fu luna rota de la biga<br />
+ in che la Santa Chiesa si difese<br />
+ e vinse in campo la sua civil briga,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ben ti dovrebbe assai esser palese<br />
+ leccellenza de laltra, di cui Tomma<br />
+ dinanzi al mio venir fu s cortese.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma lorbita che f la parte somma<br />
+ di sua circunferenza, derelitta,<br />
+ s ch la muffa dov era la gromma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La sua famiglia, che si mosse dritta<br />
+ coi piedi a le sue orme, tanto volta,<br />
+ che quel dinanzi a quel di retro gitta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tosto si vedr de la ricolta<br />
+ de la mala coltura, quando il loglio<br />
+ si lagner che larca li sia tolta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio<br />
+ nostro volume, ancor troveria carta<br />
+ u leggerebbe I mi son quel chi soglio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma non fia da Casal n dAcquasparta,<br />
+ l onde vegnon tali a la scrittura,<br />
+ chuno la fugge e altro la coarta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io son la vita di Bonaventura<br />
+ da Bagnoregio, che ne grandi offici<br />
+ sempre pospuosi la sinistra cura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Illuminato e Augustin son quici,<br />
+ che fuor de primi scalzi poverelli<br />
+ che nel capestro a Dio si fero amici.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ugo da San Vittore qui con elli,<br />
+ e Pietro Mangiadore e Pietro Spano,<br />
+ lo qual gi luce in dodici libelli;<br />
+</p>
+
+<p>
+ Natn profeta e l metropolitano<br />
+ Crisostomo e Anselmo e quel Donato<br />
+ cha la prim arte degn porre mano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Rabano qui, e lucemi dallato<br />
+ il calavrese abate Giovacchino<br />
+ di spirito profetico dotato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ad inveggiar cotanto paladino<br />
+ mi mosse linfiammata cortesia<br />
+ di fra Tommaso e l discreto latino;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e mosse meco questa compagnia.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap13"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XIII
+</h3>
+
+<p>
+ Imagini, chi bene intender cupe<br />
+ quel chi or vidie ritegna limage,<br />
+ mentre chio dico, come ferma rupe,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quindici stelle che n diverse plage<br />
+ lo ciel avvivan di tanto sereno<br />
+ che soperchia de laere ogne compage;<br />
+</p>
+
+<p>
+ imagini quel carro a cu il seno<br />
+ basta del nostro cielo e notte e giorno,<br />
+ s chal volger del temo non vien meno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ imagini la bocca di quel corno<br />
+ che si comincia in punta de lo stelo<br />
+ a cui la prima rota va dintorno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ aver fatto di s due segni in cielo,<br />
+ qual fece la figliuola di Minoi<br />
+ allora che sent di morte il gelo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e lun ne laltro aver li raggi suoi,<br />
+ e amendue girarsi per maniera<br />
+ che luno andasse al primo e laltro al poi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e avr quasi lombra de la vera<br />
+ costellazione e de la doppia danza<br />
+ che circulava il punto dov io era:<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi ch tanto di l da nostra usanza,<br />
+ quanto di l dal mover de la Chiana<br />
+ si move il ciel che tutti li altri avanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L si cant non Bacco, non Peana,<br />
+ ma tre persone in divina natura,<br />
+ e in una persona essa e lumana.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Compi l cantare e l volger sua misura;<br />
+ e attesersi a noi quei santi lumi,<br />
+ felicitando s di cura in cura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ruppe il silenzio ne concordi numi<br />
+ poscia la luce in che mirabil vita<br />
+ del poverel di Dio narrata fumi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e disse: Quando luna paglia trita,<br />
+ quando la sua semenza gi riposta,<br />
+ a batter laltra dolce amor minvita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu credi che nel petto onde la costa<br />
+ si trasse per formar la bella guancia<br />
+ il cui palato a tutto l mondo costa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e in quel che, forato da la lancia,<br />
+ e prima e poscia tanto sodisfece,<br />
+ che dogne colpa vince la bilancia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quantunque a la natura umana lece<br />
+ aver di lume, tutto fosse infuso<br />
+ da quel valor che luno e laltro fece;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per miri a ci chio dissi suso,<br />
+ quando narrai che non ebbe l secondo<br />
+ lo ben che ne la quinta luce chiuso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or apri li occhi a quel chio ti rispondo,<br />
+ e vedri il tuo credere e l mio dire<br />
+ nel vero farsi come centro in tondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ci che non more e ci che pu morire<br />
+ non se non splendor di quella idea<br />
+ che partorisce, amando, il nostro Sire;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch quella viva luce che s mea<br />
+ dal suo lucente, che non si disuna<br />
+ da lui n da lamor cha lor sintrea,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per sua bontate il suo raggiare aduna,<br />
+ quasi specchiato, in nove sussistenze,<br />
+ etternalmente rimanendosi una.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi discende a lultime potenze<br />
+ gi datto in atto, tanto divenendo,<br />
+ che pi non fa che brevi contingenze;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e queste contingenze essere intendo<br />
+ le cose generate, che produce<br />
+ con seme e sanza seme il ciel movendo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La cera di costoro e chi la duce<br />
+ non sta dun modo; e per sotto l segno<br />
+ idale poi pi e men traluce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond elli avvien chun medesimo legno,<br />
+ secondo specie, meglio e peggio frutta;<br />
+ e voi nascete con diverso ingegno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se fosse a punto la cera dedutta<br />
+ e fosse il cielo in sua virt supprema,<br />
+ la luce del suggel parrebbe tutta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma la natura la d sempre scema,<br />
+ similemente operando a lartista<br />
+ cha labito de larte ha man che trema.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per se l caldo amor la chiara vista<br />
+ de la prima virt dispone e segna,<br />
+ tutta la perfezion quivi sacquista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos fu fatta gi la terra degna<br />
+ di tutta lanimal perfezone;<br />
+ cos fu fatta la Vergine pregna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ s chio commendo tua oppinone,<br />
+ che lumana natura mai non fue<br />
+ n fia qual fu in quelle due persone.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or si non procedesse avanti pie,<br />
+ Dunque, come costui fu sanza pare?<br />
+ comincerebber le parole tue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch paia ben ci che non pare,<br />
+ pensa chi era, e la cagion che l mosse,<br />
+ quando fu detto Chiedi, a dimandare.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non ho parlato s, che tu non posse<br />
+ ben veder chel fu re, che chiese senno<br />
+ acci che re sufficente fosse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ non per sapere il numero in che enno<br />
+ li motor di qua s, o se necesse<br />
+ con contingente mai necesse fenno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ non si est dare primum motum esse,<br />
+ o se del mezzo cerchio far si puote<br />
+ trangol s chun retto non avesse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde, se ci chio dissi e questo note,<br />
+ regal prudenza quel vedere impari<br />
+ in che lo stral di mia intenzion percuote;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se al surse drizzi li occhi chiari,<br />
+ vedrai aver solamente respetto<br />
+ ai regi, che son molti, e buon son rari.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con questa distinzion prendi l mio detto;<br />
+ e cos puote star con quel che credi<br />
+ del primo padre e del nostro Diletto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E questo ti sia sempre piombo a piedi,<br />
+ per farti mover lento com uom lasso<br />
+ e al s e al no che tu non vedi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch quelli tra li stolti bene a basso,<br />
+ che sanza distinzione afferma e nega<br />
+ ne lun cos come ne laltro passo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch elli ncontra che pi volte piega<br />
+ loppinon corrente in falsa parte,<br />
+ e poi laffetto lintelletto lega.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vie pi che ndarno da riva si parte,<br />
+ perch non torna tal qual e si move,<br />
+ chi pesca per lo vero e non ha larte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E di ci sono al mondo aperte prove<br />
+ Parmenide, Melisso e Brisso e molti,<br />
+ li quali andaro e non sapan dove;<br />
+</p>
+
+<p>
+ s f Sabellio e Arrio e quelli stolti<br />
+ che furon come spade a le Scritture<br />
+ in render torti li diritti volti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non sien le genti, ancor, troppo sicure<br />
+ a giudicar, s come quei che stima<br />
+ le biade in campo pria che sien mature;<br />
+</p>
+
+<p>
+ chi ho veduto tutto l verno prima<br />
+ lo prun mostrarsi rigido e feroce,<br />
+ poscia portar la rosa in su la cima;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e legno vidi gi dritto e veloce<br />
+ correr lo mar per tutto suo cammino,<br />
+ perire al fine a lintrar de la foce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non creda donna Berta e ser Martino,<br />
+ per vedere un furare, altro offerere,<br />
+ vederli dentro al consiglio divino;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch quel pu surgere, e quel pu cadere.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap14"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XIV
+</h3>
+
+<p>
+ Dal centro al cerchio, e s dal cerchio al centro<br />
+ movesi lacqua in un ritondo vaso,<br />
+ secondo ch percosso fuori o dentro:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ne la mia mente f sbito caso<br />
+ questo chio dico, s come si tacque<br />
+ la glorosa vita di Tommaso,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per la similitudine che nacque<br />
+ del suo parlare e di quel di Beatrice,<br />
+ a cui s cominciar, dopo lui, piacque:<br />
+</p>
+
+<p>
+ A costui fa mestieri, e nol vi dice<br />
+ n con la voce n pensando ancora,<br />
+ dun altro vero andare a la radice.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Diteli se la luce onde sinfiora<br />
+ vostra sustanza, rimarr con voi<br />
+ etternalmente s com ell ora;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se rimane, dite come, poi<br />
+ che sarete visibili rifatti,<br />
+ esser por chal veder non vi ni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come, da pi letizia pinti e tratti,<br />
+ a la fata quei che vanno a rota<br />
+ levan la voce e rallegrano li atti,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos, a lorazion pronta e divota,<br />
+ li santi cerchi mostrar nova gioia<br />
+ nel torneare e ne la mira nota.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual si lamenta perch qui si moia<br />
+ per viver col s, non vide quive<br />
+ lo refrigerio de letterna ploia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quell uno e due e tre che sempre vive<br />
+ e regna sempre in tre e n due e n uno,<br />
+ non circunscritto, e tutto circunscrive,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tre volte era cantato da ciascuno<br />
+ di quelli spirti con tal melodia,<br />
+ chad ogne merto saria giusto muno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io udi ne la luce pi dia<br />
+ del minor cerchio una voce modesta,<br />
+ forse qual fu da langelo a Maria,<br />
+</p>
+
+<p>
+ risponder: Quanto fia lunga la festa<br />
+ di paradiso, tanto il nostro amore<br />
+ si ragger dintorno cotal vesta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La sua chiarezza sguita lardore;<br />
+ lardor la visone, e quella tanta,<br />
+ quant ha di grazia sovra suo valore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come la carne glorosa e santa<br />
+ fia rivestita, la nostra persona<br />
+ pi grata fia per esser tutta quanta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che saccrescer ci che ne dona<br />
+ di gratito lume il sommo bene,<br />
+ lume cha lui veder ne condiziona;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde la vison crescer convene,<br />
+ crescer lardor che di quella saccende,<br />
+ crescer lo raggio che da esso vene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma s come carbon che fiamma rende,<br />
+ e per vivo candor quella soverchia,<br />
+ s che la sua parvenza si difende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos questo folgr che gi ne cerchia<br />
+ fia vinto in apparenza da la carne<br />
+ che tutto d la terra ricoperchia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n potr tanta luce affaticarne:<br />
+ ch li organi del corpo saran forti<br />
+ a tutto ci che potr dilettarne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tanto mi parver sbiti e accorti<br />
+ e luno e laltro coro a dicer Amme!,<br />
+ che ben mostrar disio di corpi morti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ forse non pur per lor, ma per le mamme,<br />
+ per li padri e per li altri che fuor cari<br />
+ anzi che fosser sempiterne fiamme.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed ecco intorno, di chiarezza pari,<br />
+ nascere un lustro sopra quel che vera,<br />
+ per guisa dorizzonte che rischiari.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E s come al salir di prima sera<br />
+ comincian per lo ciel nove parvenze,<br />
+ s che la vista pare e non par vera,<br />
+</p>
+
+<p>
+ parvemi l novelle sussistenze<br />
+ cominciare a vedere, e fare un giro<br />
+ di fuor da laltre due circunferenze.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh vero sfavillar del Santo Spiro!<br />
+ come si fece sbito e candente<br />
+ a li occhi miei che, vinti, nol soffriro!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma Batrice s bella e ridente<br />
+ mi si mostr, che tra quelle vedute<br />
+ si vuol lasciar che non seguir la mente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi ripreser li occhi miei virtute<br />
+ a rilevarsi; e vidimi translato<br />
+ sol con mia donna in pi alta salute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben maccors io chio era pi levato,<br />
+ per laffocato riso de la stella,<br />
+ che mi parea pi roggio che lusato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con tutto l core e con quella favella<br />
+ ch una in tutti, a Dio feci olocausto,<br />
+ qual conveniesi a la grazia novella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E non er anco del mio petto essausto<br />
+ lardor del sacrificio, chio conobbi<br />
+ esso litare stato accetto e fausto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch con tanto lucore e tanto robbi<br />
+ mapparvero splendor dentro a due raggi,<br />
+ chio dissi: O Els che s li addobbi!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come distinta da minori e maggi<br />
+ lumi biancheggia tra poli del mondo<br />
+ Galassia s, che fa dubbiar ben saggi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ s costellati facean nel profondo<br />
+ Marte quei raggi il venerabil segno<br />
+ che fan giunture di quadranti in tondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui vince la memoria mia lo ngegno;<br />
+ ch quella croce lampeggiava Cristo,<br />
+ s chio non so trovare essempro degno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma chi prende sua croce e segue Cristo,<br />
+ ancor mi scuser di quel chio lasso,<br />
+ vedendo in quell albor balenar Cristo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di corno in corno e tra la cima e l basso<br />
+ si movien lumi, scintillando forte<br />
+ nel congiugnersi insieme e nel trapasso:<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos si veggion qui diritte e torte,<br />
+ veloci e tarde, rinovando vista,<br />
+ le minuzie di corpi, lunghe e corte,<br />
+</p>
+
+<p>
+ moversi per lo raggio onde si lista<br />
+ talvolta lombra che, per sua difesa,<br />
+ la gente con ingegno e arte acquista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come giga e arpa, in tempra tesa<br />
+ di molte corde, fa dolce tintinno<br />
+ a tal da cui la nota non intesa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos da lumi che l mapparinno<br />
+ saccogliea per la croce una melode<br />
+ che mi rapiva, sanza intender linno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben maccors io chelli era dalte lode,<br />
+ per cha me vena Resurgi e Vinci<br />
+ come a colui che non intende e ode.<br />
+</p>
+
+<p>
+ o minnamorava tanto quinci,<br />
+ che nfino a l non fu alcuna cosa<br />
+ che mi legasse con s dolci vinci.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Forse la mia parola par troppo osa,<br />
+ posponendo il piacer de li occhi belli,<br />
+ ne quai mirando mio disio ha posa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma chi savvede che i vivi suggelli<br />
+ dogne bellezza pi fanno pi suso,<br />
+ e chio non mera l rivolto a quelli,<br />
+</p>
+
+<p>
+ escusar puommi di quel chio maccuso<br />
+ per escusarmi, e vedermi dir vero:<br />
+ ch l piacer santo non qui dischiuso,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch si fa, montando, pi sincero.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap15"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XV
+</h3>
+
+<p>
+ Benigna volontade in che si liqua<br />
+ sempre lamor che drittamente spira,<br />
+ come cupidit fa ne la iniqua,<br />
+</p>
+
+<p>
+ silenzio puose a quella dolce lira,<br />
+ e fece quetar le sante corde<br />
+ che la destra del cielo allenta e tira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come saranno a giusti preghi sorde<br />
+ quelle sustanze che, per darmi voglia<br />
+ chio le pregassi, a tacer fur concorde?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bene che sanza termine si doglia<br />
+ chi, per amor di cosa che non duri<br />
+ etternalmente, quello amor si spoglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quale per li seren tranquilli e puri<br />
+ discorre ad ora ad or sbito foco,<br />
+ movendo li occhi che stavan sicuri,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e pare stella che tramuti loco,<br />
+ se non che da la parte ond e saccende<br />
+ nulla sen perde, ed esso dura poco:<br />
+</p>
+
+<p>
+ tale dal corno che n destro si stende<br />
+ a pi di quella croce corse un astro<br />
+ de la costellazion che l resplende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n si part la gemma dal suo nastro,<br />
+ ma per la lista radal trascorse,<br />
+ che parve foco dietro ad alabastro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S pa lombra dAnchise si porse,<br />
+ se fede merta nostra maggior musa,<br />
+ quando in Eliso del figlio saccorse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O sanguis meus, o superinfusa<br />
+ grata De, sicut tibi cui<br />
+ bis unquam celi iana reclusa?.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos quel lume: ond io mattesi a lui;<br />
+ poscia rivolsi a la mia donna il viso,<br />
+ e quinci e quindi stupefatto fui;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch dentro a li occhi suoi ardeva un riso<br />
+ tal, chio pensai co miei toccar lo fondo<br />
+ de la mia gloria e del mio paradiso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi, a udire e a veder giocondo,<br />
+ giunse lo spirto al suo principio cose,<br />
+ chio non lo ntesi, s parl profondo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n per elezon mi si nascose,<br />
+ ma per necessit, ch l suo concetto<br />
+ al segno di mortal si soprapuose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quando larco de lardente affetto<br />
+ fu s sfogato, che l parlar discese<br />
+ inver lo segno del nostro intelletto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la prima cosa che per me sintese,<br />
+ Benedetto sia tu, fu, trino e uno,<br />
+ che nel mio seme se tanto cortese!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E segu: Grato e lontano digiuno,<br />
+ tratto leggendo del magno volume<br />
+ du non si muta mai bianco n bruno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ solvuto hai, figlio, dentro a questo lume<br />
+ in chio ti parlo, merc di colei<br />
+ cha lalto volo ti vest le piume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu credi che a me tuo pensier mei<br />
+ da quel ch primo, cos come raia<br />
+ da lun, se si conosce, il cinque e l sei;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per chio mi sia e perch io paia<br />
+ pi gaudoso a te, non mi domandi,<br />
+ che alcun altro in questa turba gaia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu credi l vero; ch i minori e grandi<br />
+ di questa vita miran ne lo speglio<br />
+ in che, prima che pensi, il pensier pandi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma perch l sacro amore in che io veglio<br />
+ con perpeta vista e che masseta<br />
+ di dolce disar, sadempia meglio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la voce tua sicura, balda e lieta<br />
+ suoni la volont, suoni l disio,<br />
+ a che la mia risposta gi decreta!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io mi volsi a Beatrice, e quella udio<br />
+ pria chio parlassi, e arrisemi un cenno<br />
+ che fece crescer lali al voler mio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi cominciai cos: Laffetto e l senno,<br />
+ come la prima equalit vapparse,<br />
+ dun peso per ciascun di voi si fenno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che l sol che vallum e arse,<br />
+ col caldo e con la luce s iguali,<br />
+ che tutte simiglianze sono scarse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma voglia e argomento ne mortali,<br />
+ per la cagion cha voi manifesta,<br />
+ diversamente son pennuti in ali;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ond io, che son mortal, mi sento in questa<br />
+ disagguaglianza, e per non ringrazio<br />
+ se non col core a la paterna festa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben supplico io a te, vivo topazio<br />
+ che questa gioia prezosa ingemmi,<br />
+ perch mi facci del tuo nome sazio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O fronda mia in che io compiacemmi<br />
+ pur aspettando, io fui la tua radice:<br />
+ cotal principio, rispondendo, femmi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia mi disse: Quel da cui si dice<br />
+ tua cognazione e che cent anni e pie<br />
+ girato ha l monte in la prima cornice,<br />
+</p>
+
+<p>
+ mio figlio fu e tuo bisavol fue:<br />
+ ben si convien che la lunga fatica<br />
+ tu li raccorci con lopere tue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fiorenza dentro da la cerchia antica,<br />
+ ond ella toglie ancora e terza e nona,<br />
+ si stava in pace, sobria e pudica.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non avea catenella, non corona,<br />
+ non gonne contigiate, non cintura<br />
+ che fosse a veder pi che la persona.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non faceva, nascendo, ancor paura<br />
+ la figlia al padre, che l tempo e la dote<br />
+ non fuggien quinci e quindi la misura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non avea case di famiglia vte;<br />
+ non vera giunto ancor Sardanapalo<br />
+ a mostrar ci che n camera si puote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non era vinto ancora Montemalo<br />
+ dal vostro Uccellatoio, che, com vinto<br />
+ nel montar s, cos sar nel calo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bellincion Berti vid io andar cinto<br />
+ di cuoio e dosso, e venir da lo specchio<br />
+ la donna sua sanza l viso dipinto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi quel di Nerli e quel del Vecchio<br />
+ esser contenti a la pelle scoperta,<br />
+ e le sue donne al fuso e al pennecchio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh fortunate! ciascuna era certa<br />
+ de la sua sepultura, e ancor nulla<br />
+ era per Francia nel letto diserta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Luna vegghiava a studio de la culla,<br />
+ e, consolando, usava lidoma<br />
+ che prima i padri e le madri trastulla;<br />
+</p>
+
+<p>
+ laltra, traendo a la rocca la chioma,<br />
+ favoleggiava con la sua famiglia<br />
+ di Troiani, di Fiesole e di Roma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Saria tenuta allor tal maraviglia<br />
+ una Cianghella, un Lapo Salterello,<br />
+ qual or saria Cincinnato e Corniglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A cos riposato, a cos bello<br />
+ viver di cittadini, a cos fida<br />
+ cittadinanza, a cos dolce ostello,<br />
+</p>
+
+<p>
+ Maria mi di, chiamata in alte grida;<br />
+ e ne lantico vostro Batisteo<br />
+ insieme fui cristiano e Cacciaguida.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Moronto fu mio frate ed Eliseo;<br />
+ mia donna venne a me di val di Pado,<br />
+ e quindi il sopranome tuo si feo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi seguitai lo mperador Currado;<br />
+ ed el mi cinse de la sua milizia,<br />
+ tanto per bene ovrar li venni in grado.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dietro li andai incontro a la nequizia<br />
+ di quella legge il cui popolo usurpa,<br />
+ per colpa di pastor, vostra giustizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi fu io da quella gente turpa<br />
+ disviluppato dal mondo fallace,<br />
+ lo cui amor molt anime deturpa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e venni dal martiro a questa pace.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap16"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XVI
+</h3>
+
+<p>
+ O poca nostra nobilt di sangue,<br />
+ se glorar di te la gente fai<br />
+ qua gi dove laffetto nostro langue,<br />
+</p>
+
+<p>
+ mirabil cosa non mi sar mai:<br />
+ ch l dove appetito non si torce,<br />
+ dico nel cielo, io me ne gloriai.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben se tu manto che tosto raccorce:<br />
+ s che, se non sappon di d in die,<br />
+ lo tempo va dintorno con le force.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dal voi che prima a Roma sofferie,<br />
+ in che la sua famiglia men persevra,<br />
+ ricominciaron le parole mie;<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde Beatrice, chera un poco scevra,<br />
+ ridendo, parve quella che tossio<br />
+ al primo fallo scritto di Ginevra.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io cominciai: Voi siete il padre mio;<br />
+ voi mi date a parlar tutta baldezza;<br />
+ voi mi levate s, chi son pi chio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per tanti rivi sempie dallegrezza<br />
+ la mente mia, che di s fa letizia<br />
+ perch pu sostener che non si spezza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ditemi dunque, cara mia primizia,<br />
+ quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni<br />
+ che si segnaro in vostra perizia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ditemi de lovil di San Giovanni<br />
+ quanto era allora, e chi eran le genti<br />
+ tra esso degne di pi alti scanni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come savviva a lo spirar di venti<br />
+ carbone in fiamma, cos vid io quella<br />
+ luce risplendere a miei blandimenti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come a li occhi miei si f pi bella,<br />
+ cos con voce pi dolce e soave,<br />
+ ma non con questa moderna favella,<br />
+</p>
+
+<p>
+ dissemi: Da quel d che fu detto Ave<br />
+ al parto in che mia madre, ch or santa,<br />
+ sallev di me ond era grave,<br />
+</p>
+
+<p>
+ al suo Leon cinquecento cinquanta<br />
+ e trenta fiate venne questo foco<br />
+ a rinfiammarsi sotto la sua pianta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li antichi miei e io nacqui nel loco<br />
+ dove si truova pria lultimo sesto<br />
+ da quei che corre il vostro annal gioco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Basti di miei maggiori udirne questo:<br />
+ chi ei si fosser e onde venner quivi,<br />
+ pi tacer che ragionare onesto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tutti color cha quel tempo eran ivi<br />
+ da poter arme tra Marte e l Batista,<br />
+ eran il quinto di quei chor son vivi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma la cittadinanza, ch or mista<br />
+ di Campi, di Certaldo e di Fegghine,<br />
+ pura vediesi ne lultimo artista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh quanto fora meglio esser vicine<br />
+ quelle genti chio dico, e al Galluzzo<br />
+ e a Trespiano aver vostro confine,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che averle dentro e sostener lo puzzo<br />
+ del villan dAguglion, di quel da Signa,<br />
+ che gi per barattare ha locchio aguzzo!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se la gente chal mondo pi traligna<br />
+ non fosse stata a Cesare noverca,<br />
+ ma come madre a suo figlio benigna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal fatto fiorentino e cambia e merca,<br />
+ che si sarebbe vlto a Simifonti,<br />
+ l dove andava lavolo a la cerca;<br />
+</p>
+
+<p>
+ sariesi Montemurlo ancor de Conti;<br />
+ sarieno i Cerchi nel piovier dAcone,<br />
+ e forse in Valdigrieve i Buondelmonti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sempre la confusion de le persone<br />
+ principio fu del mal de la cittade,<br />
+ come del vostro il cibo che sappone;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cieco toro pi avaccio cade<br />
+ che cieco agnello; e molte volte taglia<br />
+ pi e meglio una che le cinque spade.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se tu riguardi Luni e Orbisaglia<br />
+ come sono ite, e come se ne vanno<br />
+ di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ udir come le schiatte si disfanno<br />
+ non ti parr nova cosa n forte,<br />
+ poscia che le cittadi termine hanno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le vostre cose tutte hanno lor morte,<br />
+ s come voi; ma celasi in alcuna<br />
+ che dura molto, e le vite son corte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come l volger del ciel de la luna<br />
+ cuopre e discuopre i liti sanza posa,<br />
+ cos fa di Fiorenza la Fortuna:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che non dee parer mirabil cosa<br />
+ ci chio dir de li alti Fiorentini<br />
+ onde la fama nel tempo nascosa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi li Ughi e vidi i Catellini,<br />
+ Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi,<br />
+ gi nel calare, illustri cittadini;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi cos grandi come antichi,<br />
+ con quel de la Sannella, quel de lArca,<br />
+ e Soldanieri e Ardinghi e Bostichi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sovra la porta chal presente carca<br />
+ di nova fellonia di tanto peso<br />
+ che tosto fia iattura de la barca,<br />
+</p>
+
+<p>
+ erano i Ravignani, ond disceso<br />
+ il conte Guido e qualunque del nome<br />
+ de lalto Bellincione ha poscia preso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quel de la Pressa sapeva gi come<br />
+ regger si vuole, e avea Galigaio<br />
+ dorata in casa sua gi lelsa e l pome.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Grand era gi la colonna del Vaio,<br />
+ Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci<br />
+ e Galli e quei charrossan per lo staio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ceppo di che nacquero i Calfucci<br />
+ era gi grande, e gi eran tratti<br />
+ a le curule Sizii e Arrigucci.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh quali io vidi quei che son disfatti<br />
+ per lor superbia! e le palle de loro<br />
+ fiorian Fiorenza in tutt i suoi gran fatti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos facieno i padri di coloro<br />
+ che, sempre che la vostra chiesa vaca,<br />
+ si fanno grassi stando a consistoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Loltracotata schiatta che sindraca<br />
+ dietro a chi fugge, e a chi mostra l dente<br />
+ o ver la borsa, com agnel si placa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ gi vena s, ma di picciola gente;<br />
+ s che non piacque ad Ubertin Donato<br />
+ che po il suocero il f lor parente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Gi era l Caponsacco nel mercato<br />
+ disceso gi da Fiesole, e gi era<br />
+ buon cittadino Giuda e Infangato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io dir cosa incredibile e vera:<br />
+ nel picciol cerchio sentrava per porta<br />
+ che si nomava da quei de la Pera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ciascun che de la bella insegna porta<br />
+ del gran barone il cui nome e l cui pregio<br />
+ la festa di Tommaso riconforta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ da esso ebbe milizia e privilegio;<br />
+ avvegna che con popol si rauni<br />
+ oggi colui che la fascia col fregio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Gi eran Gualterotti e Importuni;<br />
+ e ancor saria Borgo pi queto,<br />
+ se di novi vicin fosser digiuni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La casa di che nacque il vostro fleto,<br />
+ per lo giusto disdegno che vha morti<br />
+ e puose fine al vostro viver lieto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ era onorata, essa e suoi consorti:<br />
+ o Buondelmonte, quanto mal fuggisti<br />
+ le nozze se per li altrui conforti!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Molti sarebber lieti, che son tristi,<br />
+ se Dio tavesse conceduto ad Ema<br />
+ la prima volta cha citt venisti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma conveniesi a quella pietra scema<br />
+ che guarda l ponte, che Fiorenza fesse<br />
+ vittima ne la sua pace postrema.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con queste genti, e con altre con esse,<br />
+ vid io Fiorenza in s fatto riposo,<br />
+ che non avea cagione onde piangesse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con queste genti vidio gloroso<br />
+ e giusto il popol suo, tanto che l giglio<br />
+ non era ad asta mai posto a ritroso,<br />
+</p>
+
+<p>
+ n per divison fatto vermiglio.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap17"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XVII
+</h3>
+
+<p>
+ Qual venne a Climen, per accertarsi<br />
+ di ci chava incontro a s udito,<br />
+ quei chancor fa li padri ai figli scarsi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal era io, e tal era sentito<br />
+ e da Beatrice e da la santa lampa<br />
+ che pria per me avea mutato sito.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per che mia donna Manda fuor la vampa<br />
+ del tuo disio, mi disse, s chella esca<br />
+ segnata bene de la interna stampa:<br />
+</p>
+
+<p>
+ non perch nostra conoscenza cresca<br />
+ per tuo parlare, ma perch tausi<br />
+ a dir la sete, s che luom ti mesca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O cara piota mia che s tinsusi,<br />
+ che, come veggion le terrene menti<br />
+ non capere in trangol due ottusi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos vedi le cose contingenti<br />
+ anzi che sieno in s, mirando il punto<br />
+ a cui tutti li tempi son presenti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ mentre chio era a Virgilio congiunto<br />
+ su per lo monte che lanime cura<br />
+ e discendendo nel mondo defunto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ dette mi fuor di mia vita futura<br />
+ parole gravi, avvegna chio mi senta<br />
+ ben tetragono ai colpi di ventura;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che la voglia mia saria contenta<br />
+ dintender qual fortuna mi sappressa:<br />
+ ch saetta previsa vien pi lenta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos diss io a quella luce stessa<br />
+ che pria mavea parlato; e come volle<br />
+ Beatrice, fu la mia voglia confessa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ N per ambage, in che la gente folle<br />
+ gi sinviscava pria che fosse anciso<br />
+ lAgnel di Dio che le peccata tolle,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per chiare parole e con preciso<br />
+ latin rispuose quello amor paterno,<br />
+ chiuso e parvente del suo proprio riso:<br />
+</p>
+
+<p>
+ La contingenza, che fuor del quaderno<br />
+ de la vostra matera non si stende,<br />
+ tutta dipinta nel cospetto etterno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ necessit per quindi non prende<br />
+ se non come dal viso in che si specchia<br />
+ nave che per torrente gi discende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da indi, s come viene ad orecchia<br />
+ dolce armonia da organo, mi viene<br />
+ a vista il tempo che ti sapparecchia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual si partio Ipolito dAtene<br />
+ per la spietata e perfida noverca,<br />
+ tal di Fiorenza partir ti convene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo si vuole e questo gi si cerca,<br />
+ e tosto verr fatto a chi ci pensa<br />
+ l dove Cristo tutto d si merca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La colpa seguir la parte offensa<br />
+ in grido, come suol; ma la vendetta<br />
+ fia testimonio al ver che la dispensa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu lascerai ogne cosa diletta<br />
+ pi caramente; e questo quello strale<br />
+ che larco de lo essilio pria saetta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu proverai s come sa di sale<br />
+ lo pane altrui, e come duro calle<br />
+ lo scendere e l salir per laltrui scale.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che pi ti graver le spalle,<br />
+ sar la compagnia malvagia e scempia<br />
+ con la qual tu cadrai in questa valle;<br />
+</p>
+
+<p>
+ che tutta ingrata, tutta matta ed empia<br />
+ si far contr a te; ma, poco appresso,<br />
+ ella, non tu, navr rossa la tempia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di sua bestialitate il suo processo<br />
+ far la prova; s cha te fia bello<br />
+ averti fatta parte per te stesso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo primo tuo refugio e l primo ostello<br />
+ sar la cortesia del gran Lombardo<br />
+ che n su la scala porta il santo uccello;<br />
+</p>
+
+<p>
+ chin te avr s benigno riguardo,<br />
+ che del fare e del chieder, tra voi due,<br />
+ fia primo quel che tra li altri pi tardo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con lui vedrai colui che mpresso fue,<br />
+ nascendo, s da questa stella forte,<br />
+ che notabili fier lopere sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non se ne son le genti ancora accorte<br />
+ per la novella et, ch pur nove anni<br />
+ son queste rote intorno di lui torte;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma pria che l Guasco lalto Arrigo inganni,<br />
+ parran faville de la sua virtute<br />
+ in non curar dargento n daffanni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le sue magnificenze conosciute<br />
+ saranno ancora, s che suoi nemici<br />
+ non ne potran tener le lingue mute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A lui taspetta e a suoi benefici;<br />
+ per lui fia trasmutata molta gente,<br />
+ cambiando condizion ricchi e mendici;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e porterane scritto ne la mente<br />
+ di lui, e nol dirai; e disse cose<br />
+ incredibili a quei che fier presente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi giunse: Figlio, queste son le chiose<br />
+ di quel che ti fu detto; ecco le nsidie<br />
+ che dietro a pochi giri son nascose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non vo per cha tuoi vicini invidie,<br />
+ poscia che sinfutura la tua vita<br />
+ vie pi l che l punir di lor perfidie.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che, tacendo, si mostr spedita<br />
+ lanima santa di metter la trama<br />
+ in quella tela chio le porsi ordita,<br />
+</p>
+
+<p>
+ io cominciai, come colui che brama,<br />
+ dubitando, consiglio da persona<br />
+ che vede e vuol dirittamente e ama:<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben veggio, padre mio, s come sprona<br />
+ lo tempo verso me, per colpo darmi<br />
+ tal, ch pi grave a chi pi sabbandona;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che di provedenza buon chio marmi,<br />
+ s che, se loco m tolto pi caro,<br />
+ io non perdessi li altri per miei carmi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Gi per lo mondo sanza fine amaro,<br />
+ e per lo monte del cui bel cacume<br />
+ li occhi de la mia donna mi levaro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e poscia per lo ciel, di lume in lume,<br />
+ ho io appreso quel che sio ridico,<br />
+ a molti fia sapor di forte agrume;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sio al vero son timido amico,<br />
+ temo di perder viver tra coloro<br />
+ che questo tempo chiameranno antico.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La luce in che rideva il mio tesoro<br />
+ chio trovai l, si f prima corusca,<br />
+ quale a raggio di sole specchio doro;<br />
+</p>
+
+<p>
+ indi rispuose: Coscenza fusca<br />
+ o de la propria o de laltrui vergogna<br />
+ pur sentir la tua parola brusca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,<br />
+ tutta tua vison fa manifesta;<br />
+ e lascia pur grattar dov la rogna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ch se la voce tua sar molesta<br />
+ nel primo gusto, vital nodrimento<br />
+ lascer poi, quando sar digesta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo tuo grido far come vento,<br />
+ che le pi alte cime pi percuote;<br />
+ e ci non fa donor poco argomento.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per ti son mostrate in queste rote,<br />
+ nel monte e ne la valle dolorosa<br />
+ pur lanime che son di fama note,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che lanimo di quel chode, non posa<br />
+ n ferma fede per essempro chaia<br />
+ la sua radice incognita e ascosa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ n per altro argomento che non paia.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap18"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XVIII
+</h3>
+
+<p>
+ Gi si godeva solo del suo verbo<br />
+ quello specchio beato, e io gustava<br />
+ lo mio, temprando col dolce lacerbo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quella donna cha Dio mi menava<br />
+ disse: Muta pensier; pensa chi sono<br />
+ presso a colui chogne torto disgrava.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io mi rivolsi a lamoroso suono<br />
+ del mio conforto; e qual io allor vidi<br />
+ ne li occhi santi amor, qui labbandono:<br />
+</p>
+
+<p>
+ non perch io pur del mio parlar diffidi,<br />
+ ma per la mente che non pu redire<br />
+ sovra s tanto, saltri non la guidi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tanto poss io di quel punto ridire,<br />
+ che, rimirando lei, lo mio affetto<br />
+ libero fu da ogne altro disire,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fin che l piacere etterno, che diretto<br />
+ raggiava in Batrice, dal bel viso<br />
+ mi contentava col secondo aspetto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vincendo me col lume dun sorriso,<br />
+ ella mi disse: Volgiti e ascolta;<br />
+ ch non pur ne miei occhi paradiso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come si vede qui alcuna volta<br />
+ laffetto ne la vista, selli tanto,<br />
+ che da lui sia tutta lanima tolta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos nel fiammeggiar del folgr santo,<br />
+ a chio mi volsi, conobbi la voglia<br />
+ in lui di ragionarmi ancora alquanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ El cominci: In questa quinta soglia<br />
+ de lalbero che vive de la cima<br />
+ e frutta sempre e mai non perde foglia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ spiriti son beati, che gi, prima<br />
+ che venissero al ciel, fuor di gran voce,<br />
+ s chogne musa ne sarebbe opima.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per mira ne corni de la croce:<br />
+ quello chio nomer, l far latto<br />
+ che fa in nube il suo foco veloce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi per la croce un lume tratto<br />
+ dal nomar Iosu, com el si feo;<br />
+ n mi fu noto il dir prima che l fatto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E al nome de lalto Macabeo<br />
+ vidi moversi un altro roteando,<br />
+ e letizia era ferza del paleo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos per Carlo Magno e per Orlando<br />
+ due ne segu lo mio attento sguardo,<br />
+ com occhio segue suo falcon volando.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo<br />
+ e l duca Gottifredi la mia vista<br />
+ per quella croce, e Ruberto Guiscardo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi, tra laltre luci mota e mista,<br />
+ mostrommi lalma che mavea parlato<br />
+ qual era tra i cantor del cielo artista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io mi rivolsi dal mio destro lato<br />
+ per vedere in Beatrice il mio dovere,<br />
+ o per parlare o per atto, segnato;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi le sue luci tanto mere,<br />
+ tanto gioconde, che la sua sembianza<br />
+ vinceva li altri e lultimo solere.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come, per sentir pi dilettanza<br />
+ bene operando, luom di giorno in giorno<br />
+ saccorge che la sua virtute avanza,<br />
+</p>
+
+<p>
+ s maccors io che l mio girare intorno<br />
+ col cielo insieme avea cresciuto larco,<br />
+ veggendo quel miracol pi addorno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E qual l trasmutare in picciol varco<br />
+ di tempo in bianca donna, quando l volto<br />
+ suo si discarchi di vergogna il carco,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal fu ne li occhi miei, quando fui vlto,<br />
+ per lo candor de la temprata stella<br />
+ sesta, che dentro a s mavea ricolto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi in quella gioval facella<br />
+ lo sfavillar de lamor che l era<br />
+ segnare a li occhi miei nostra favella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come augelli surti di rivera,<br />
+ quasi congratulando a lor pasture,<br />
+ fanno di s or tonda or altra schiera,<br />
+</p>
+
+<p>
+ s dentro ai lumi sante creature<br />
+ volitando cantavano, e faciensi<br />
+ or D, or I, or L in sue figure.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Prima, cantando, a sua nota moviensi;<br />
+ poi, diventando lun di questi segni,<br />
+ un poco sarrestavano e taciensi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O diva Pegasa che li ngegni<br />
+ fai glorosi e rendili longevi,<br />
+ ed essi teco le cittadi e regni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ illustrami di te, s chio rilevi<br />
+ le lor figure com io lho concette:<br />
+ paia tua possa in questi versi brevi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Mostrarsi dunque in cinque volte sette<br />
+ vocali e consonanti; e io notai<br />
+ le parti s, come mi parver dette.<br />
+</p>
+
+<p>
+ DILIGITE IUSTITIAM, primai<br />
+ fur verbo e nome di tutto l dipinto;<br />
+ QUI IUDICATIS TERRAM, fur sezzai.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia ne lemme del vocabol quinto<br />
+ rimasero ordinate; s che Giove<br />
+ pareva argento l doro distinto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E vidi scendere altre luci dove<br />
+ era il colmo de lemme, e l quetarsi<br />
+ cantando, credo, il ben cha s le move.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, come nel percuoter di ciocchi arsi<br />
+ surgono innumerabili faville,<br />
+ onde li stolti sogliono agurarsi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ resurger parver quindi pi di mille<br />
+ luci e salir, qual assai e qual poco,<br />
+ s come l sol che laccende sortille;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quetata ciascuna in suo loco,<br />
+ la testa e l collo dunaguglia vidi<br />
+ rappresentare a quel distinto foco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quei che dipinge l, non ha chi l guidi;<br />
+ ma esso guida, e da lui si rammenta<br />
+ quella virt ch forma per li nidi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laltra batitudo, che contenta<br />
+ pareva prima dingigliarsi a lemme,<br />
+ con poco moto seguit la mprenta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O dolce stella, quali e quante gemme<br />
+ mi dimostraro che nostra giustizia<br />
+ effetto sia del ciel che tu ingemme!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per chio prego la mente in che sinizia<br />
+ tuo moto e tua virtute, che rimiri<br />
+ ond esce il fummo che l tuo raggio vizia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ s chunaltra fata omai sadiri<br />
+ del comperare e vender dentro al templo<br />
+ che si mur di segni e di martri.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O milizia del ciel cu io contemplo,<br />
+ adora per color che sono in terra<br />
+ tutti svati dietro al malo essemplo!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Gi si solea con le spade far guerra;<br />
+ ma or si fa togliendo or qui or quivi<br />
+ lo pan che l po Padre a nessun serra.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma tu che sol per cancellare scrivi,<br />
+ pensa che Pietro e Paulo, che moriro<br />
+ per la vigna che guasti, ancor son vivi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben puoi tu dire: I ho fermo l disiro<br />
+ s a colui che volle viver solo<br />
+ e che per salti fu tratto al martiro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ chio non conosco il pescator n Polo.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap19"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XIX
+</h3>
+
+<p>
+ Parea dinanzi a me con lali aperte<br />
+ la bella image che nel dolce frui<br />
+ liete facevan lanime conserte;<br />
+</p>
+
+<p>
+ parea ciascuna rubinetto in cui<br />
+ raggio di sole ardesse s acceso,<br />
+ che ne miei occhi rifrangesse lui.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che mi convien ritrar testeso,<br />
+ non port voce mai, n scrisse incostro,<br />
+ n fu per fantasia gi mai compreso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ chio vidi e anche udi parlar lo rostro,<br />
+ e sonar ne la voce e io e mio,<br />
+ quand era nel concetto e noi e nostro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E cominci: Per esser giusto e pio<br />
+ son io qui essaltato a quella gloria<br />
+ che non si lascia vincere a disio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e in terra lasciai la mia memoria<br />
+ s fatta, che le genti l malvage<br />
+ commendan lei, ma non seguon la storia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos un sol calor di molte brage<br />
+ si fa sentir, come di molti amori<br />
+ usciva solo un suon di quella image.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond io appresso: O perpeti fiori<br />
+ de letterna letizia, che pur uno<br />
+ parer mi fate tutti vostri odori,<br />
+</p>
+
+<p>
+ solvetemi, spirando, il gran digiuno<br />
+ che lungamente mha tenuto in fame,<br />
+ non trovandoli in terra cibo alcuno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben so io che, se n cielo altro reame<br />
+ la divina giustizia fa suo specchio,<br />
+ che l vostro non lapprende con velame.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sapete come attento io mapparecchio<br />
+ ad ascoltar; sapete qual quello<br />
+ dubbio che m digiun cotanto vecchio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quasi falcone chesce del cappello,<br />
+ move la testa e con lali si plaude,<br />
+ voglia mostrando e faccendosi bello,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vid io farsi quel segno, che di laude<br />
+ de la divina grazia era contesto,<br />
+ con canti quai si sa chi l s gaude.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi cominci: Colui che volse il sesto<br />
+ a lo stremo del mondo, e dentro ad esso<br />
+ distinse tanto occulto e manifesto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non pot suo valor s fare impresso<br />
+ in tutto luniverso, che l suo verbo<br />
+ non rimanesse in infinito eccesso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ci fa certo che l primo superbo,<br />
+ che fu la somma dogne creatura,<br />
+ per non aspettar lume, cadde acerbo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quinci appar chogne minor natura<br />
+ corto recettacolo a quel bene<br />
+ che non ha fine e s con s misura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque vostra veduta, che convene<br />
+ esser alcun de raggi de la mente<br />
+ di che tutte le cose son ripiene,<br />
+</p>
+
+<p>
+ non p da sua natura esser possente<br />
+ tanto, che suo principio discerna<br />
+ molto di l da quel che l parvente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per ne la giustizia sempiterna<br />
+ la vista che riceve il vostro mondo,<br />
+ com occhio per lo mare, entro sinterna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ che, ben che da la proda veggia il fondo,<br />
+ in pelago nol vede; e nondimeno<br />
+ li, ma cela lui lesser profondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lume non , se non vien dal sereno<br />
+ che non si turba mai; anzi tenbra<br />
+ od ombra de la carne o suo veleno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Assai t mo aperta la latebra<br />
+ che tascondeva la giustizia viva,<br />
+ di che facei question cotanto crebra;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch tu dicevi: Un uom nasce a la riva<br />
+ de lIndo, e quivi non chi ragioni<br />
+ di Cristo n chi legga n chi scriva;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tutti suoi voleri e atti buoni<br />
+ sono, quanto ragione umana vede,<br />
+ sanza peccato in vita o in sermoni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Muore non battezzato e sanza fede:<br />
+ ov questa giustizia che l condanna?<br />
+ ov la colpa sua, se ei non crede?.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or tu chi se, che vuo sedere a scranna,<br />
+ per giudicar di lungi mille miglia<br />
+ con la veduta corta duna spanna?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Certo a colui che meco sassottiglia,<br />
+ se la Scrittura sovra voi non fosse,<br />
+ da dubitar sarebbe a maraviglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh terreni animali! oh menti grosse!<br />
+ La prima volont, ch da s buona,<br />
+ da s, ch sommo ben, mai non si mosse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cotanto giusto quanto a lei consuona:<br />
+ nullo creato bene a s la tira,<br />
+ ma essa, radando, lui cagiona.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quale sovresso il nido si rigira<br />
+ poi cha pasciuti la cicogna i figli,<br />
+ e come quel ch pasto la rimira;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cotal si fece, e s levi i cigli,<br />
+ la benedetta imagine, che lali<br />
+ movea sospinte da tanti consigli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Roteando cantava, e dicea: Quali<br />
+ son le mie note a te, che non le ntendi,<br />
+ tal il giudicio etterno a voi mortali.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi si quetaro quei lucenti incendi<br />
+ de lo Spirito Santo ancor nel segno<br />
+ che f i Romani al mondo reverendi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ esso ricominci: A questo regno<br />
+ non sal mai chi non credette n Cristo,<br />
+ n pria n poi chel si chiavasse al legno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma vedi: molti gridan Cristo, Cristo!,<br />
+ che saranno in giudicio assai men prope<br />
+ a lui, che tal che non conosce Cristo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tai Cristian danner lEtpe,<br />
+ quando si partiranno i due collegi,<br />
+ luno in etterno ricco e laltro inpe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Che poran dir li Perse a vostri regi,<br />
+ come vedranno quel volume aperto<br />
+ nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?<br />
+</p>
+
+<p>
+ L si vedr, tra lopere dAlberto,<br />
+ quella che tosto mover la penna,<br />
+ per che l regno di Praga fia diserto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L si vedr il duol che sovra Senna<br />
+ induce, falseggiando la moneta,<br />
+ quel che morr di colpo di cotenna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ L si vedr la superbia chasseta,<br />
+ che fa lo Scotto e lInghilese folle,<br />
+ s che non pu soffrir dentro a sua meta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedrassi la lussuria e l viver molle<br />
+ di quel di Spagna e di quel di Boemme,<br />
+ che mai valor non conobbe n volle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme<br />
+ segnata con un i la sua bontate,<br />
+ quando l contrario segner un emme.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedrassi lavarizia e la viltate<br />
+ di quei che guarda lisola del foco,<br />
+ ove Anchise fin la lunga etate;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e a dare ad intender quanto poco,<br />
+ la sua scrittura fian lettere mozze,<br />
+ che noteranno molto in parvo loco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E parranno a ciascun lopere sozze<br />
+ del barba e del fratel, che tanto egregia<br />
+ nazione e due corone han fatte bozze.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel di Portogallo e di Norvegia<br />
+ l si conosceranno, e quel di Rascia<br />
+ che male ha visto il conio di Vinegia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh beata Ungheria, se non si lascia<br />
+ pi malmenare! e beata Navarra,<br />
+ se sarmasse del monte che la fascia!<br />
+</p>
+
+<p>
+ E creder de ciascun che gi, per arra<br />
+ di questo, Niccosa e Famagosta<br />
+ per la lor bestia si lamenti e garra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che dal fianco de laltre non si scosta.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap20"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XX
+</h3>
+
+<p>
+ Quando colui che tutto l mondo alluma<br />
+ de lemisperio nostro s discende,<br />
+ che l giorno dogne parte si consuma,<br />
+</p>
+
+<p>
+ lo ciel, che sol di lui prima saccende,<br />
+ subitamente si rif parvente<br />
+ per molte luci, in che una risplende;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e questo atto del ciel mi venne a mente,<br />
+ come l segno del mondo e de suoi duci<br />
+ nel benedetto rostro fu tacente;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che tutte quelle vive luci,<br />
+ vie pi lucendo, cominciaron canti<br />
+ da mia memoria labili e caduci.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O dolce amor che di riso tammanti,<br />
+ quanto parevi ardente in que flailli,<br />
+ chavieno spirto sol di pensier santi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia che i cari e lucidi lapilli<br />
+ ond io vidi ingemmato il sesto lume<br />
+ puoser silenzio a li angelici squilli,<br />
+</p>
+
+<p>
+ udir mi parve un mormorar di fiume<br />
+ che scende chiaro gi di pietra in pietra,<br />
+ mostrando lubert del suo cacume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come suono al collo de la cetra<br />
+ prende sua forma, e s com al pertugio<br />
+ de la sampogna vento che pentra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos, rimosso daspettare indugio,<br />
+ quel mormorar de laguglia salissi<br />
+ su per lo collo, come fosse bugio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fecesi voce quivi, e quindi uscissi<br />
+ per lo suo becco in forma di parole,<br />
+ quali aspettava il core ov io le scrissi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La parte in me che vede e pate il sole<br />
+ ne laguglie mortali, incominciommi,<br />
+ or fisamente riguardar si vole,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch di fuochi ond io figura fommi,<br />
+ quelli onde locchio in testa mi scintilla,<br />
+ e di tutti lor gradi son li sommi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Colui che luce in mezzo per pupilla,<br />
+ fu il cantor de lo Spirito Santo,<br />
+ che larca traslat di villa in villa:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce il merto del suo canto,<br />
+ in quanto effetto fu del suo consiglio,<br />
+ per lo remunerar ch altrettanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio,<br />
+ colui che pi al becco mi saccosta,<br />
+ la vedovella consol del figlio:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce quanto caro costa<br />
+ non seguir Cristo, per lesperenza<br />
+ di questa dolce vita e de lopposta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che segue in la circunferenza<br />
+ di che ragiono, per larco superno,<br />
+ morte indugi per vera penitenza:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce che l giudicio etterno<br />
+ non si trasmuta, quando degno preco<br />
+ fa crastino l gi de loderno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laltro che segue, con le leggi e meco,<br />
+ sotto buona intenzion che f mal frutto,<br />
+ per cedere al pastor si fece greco:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce come il mal dedutto<br />
+ dal suo bene operar non li nocivo,<br />
+ avvegna che sia l mondo indi distrutto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che vedi ne larco declivo,<br />
+ Guiglielmo fu, cui quella terra plora<br />
+ che piagne Carlo e Federigo vivo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ora conosce come sinnamora<br />
+ lo ciel del giusto rege, e al sembiante<br />
+ del suo fulgore il fa vedere ancora.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Chi crederebbe gi nel mondo errante<br />
+ che Rifo Troiano in questo tondo<br />
+ fosse la quinta de le luci sante?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ora conosce assai di quel che l mondo<br />
+ veder non pu de la divina grazia,<br />
+ ben che sua vista non discerna il fondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quale allodetta che n aere si spazia<br />
+ prima cantando, e poi tace contenta<br />
+ de lultima dolcezza che la sazia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal mi sembi limago de la mprenta<br />
+ de letterno piacere, al cui disio<br />
+ ciascuna cosa qual ell diventa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E avvegna chio fossi al dubbiar mio<br />
+ l quasi vetro a lo color chel veste,<br />
+ tempo aspettar tacendo non patio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma de la bocca, Che cose son queste?,<br />
+ mi pinse con la forza del suo peso:<br />
+ per chio di coruscar vidi gran feste.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi appresso, con locchio pi acceso,<br />
+ lo benedetto segno mi rispuose<br />
+ per non tenermi in ammirar sospeso:<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io veggio che tu credi queste cose<br />
+ perch io le dico, ma non vedi come;<br />
+ s che, se son credute, sono ascose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fai come quei che la cosa per nome<br />
+ apprende ben, ma la sua quiditate<br />
+ veder non pu se altri non la prome.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Regnum celorum volenza pate<br />
+ da caldo amore e da viva speranza,<br />
+ che vince la divina volontate:<br />
+</p>
+
+<p>
+ non a guisa che lomo a lom sobranza,<br />
+ ma vince lei perch vuole esser vinta,<br />
+ e, vinta, vince con sua beninanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La prima vita del ciglio e la quinta<br />
+ ti fa maravigliar, perch ne vedi<br />
+ la regon de li angeli dipinta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di corpi suoi non uscir, come credi,<br />
+ Gentili, ma Cristiani, in ferma fede<br />
+ quel di passuri e quel di passi piedi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ch luna de lo nferno, u non si riede<br />
+ gi mai a buon voler, torn a lossa;<br />
+ e ci di viva spene fu mercede:<br />
+</p>
+
+<p>
+ di viva spene, che mise la possa<br />
+ ne prieghi fatti a Dio per suscitarla,<br />
+ s che potesse sua voglia esser mossa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lanima glorosa onde si parla,<br />
+ tornata ne la carne, in che fu poco,<br />
+ credette in lui che pota aiutarla;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e credendo saccese in tanto foco<br />
+ di vero amor, cha la morte seconda<br />
+ fu degna di venire a questo gioco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laltra, per grazia che da s profonda<br />
+ fontana stilla, che mai creatura<br />
+ non pinse locchio infino a la prima onda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tutto suo amor l gi pose a drittura:<br />
+ per che, di grazia in grazia, Dio li aperse<br />
+ locchio a la nostra redenzion futura;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ond ei credette in quella, e non sofferse<br />
+ da indi il puzzo pi del paganesmo;<br />
+ e riprendiene le genti perverse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quelle tre donne li fur per battesmo<br />
+ che tu vedesti da la destra rota,<br />
+ dinanzi al battezzar pi dun millesmo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O predestinazion, quanto remota<br />
+ la radice tua da quelli aspetti<br />
+ che la prima cagion non veggion tota!<br />
+</p>
+
+<p>
+ E voi, mortali, tenetevi stretti<br />
+ a giudicar: ch noi, che Dio vedemo,<br />
+ non conosciamo ancor tutti li eletti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ed nne dolce cos fatto scemo,<br />
+ perch il ben nostro in questo ben saffina,<br />
+ che quel che vole Iddio, e noi volemo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos da quella imagine divina,<br />
+ per farmi chiara la mia corta vista,<br />
+ data mi fu soave medicina.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come a buon cantor buon citarista<br />
+ fa seguitar lo guizzo de la corda,<br />
+ in che pi di piacer lo canto acquista,<br />
+</p>
+
+<p>
+ s, mentre che parl, s mi ricorda<br />
+ chio vidi le due luci benedette,<br />
+ pur come batter docchi si concorda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con le parole mover le fiammette.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap21"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXI
+</h3>
+
+<p>
+ Gi eran li occhi miei rifissi al volto<br />
+ de la mia donna, e lanimo con essi,<br />
+ e da ogne altro intento sera tolto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quella non ridea; ma Sio ridessi,<br />
+ mi cominci, tu ti faresti quale<br />
+ fu Semel quando di cener fessi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch la bellezza mia, che per le scale<br />
+ de letterno palazzo pi saccende,<br />
+ com hai veduto, quanto pi si sale,<br />
+</p>
+
+<p>
+ se non si temperasse, tanto splende,<br />
+ che l tuo mortal podere, al suo fulgore,<br />
+ sarebbe fronda che trono scoscende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Noi sem levati al settimo splendore,<br />
+ che sotto l petto del Leone ardente<br />
+ raggia mo misto gi del suo valore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ficca di retro a li occhi tuoi la mente,<br />
+ e fa di quelli specchi a la figura<br />
+ che n questo specchio ti sar parvente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual savesse qual era la pastura<br />
+ del viso mio ne laspetto beato<br />
+ quand io mi trasmutai ad altra cura,<br />
+</p>
+
+<p>
+ conoscerebbe quanto mera a grato<br />
+ ubidire a la mia celeste scorta,<br />
+ contrapesando lun con laltro lato.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dentro al cristallo che l vocabol porta,<br />
+ cerchiando il mondo, del suo caro duce<br />
+ sotto cui giacque ogne malizia morta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di color doro in che raggio traluce<br />
+ vid io uno scaleo eretto in suso<br />
+ tanto, che nol seguiva la mia luce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vidi anche per li gradi scender giuso<br />
+ tanti splendor, chio pensai chogne lume<br />
+ che par nel ciel, quindi fosse diffuso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come, per lo natural costume,<br />
+ le pole insieme, al cominciar del giorno,<br />
+ si movono a scaldar le fredde piume;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi altre vanno via sanza ritorno,<br />
+ altre rivolgon s onde son mosse,<br />
+ e altre roteando fan soggiorno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal modo parve me che quivi fosse<br />
+ in quello sfavillar che nsieme venne,<br />
+ s come in certo grado si percosse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel che presso pi ci si ritenne,<br />
+ si f s chiaro, chio dicea pensando:<br />
+ Io veggio ben lamor che tu maccenne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma quella ond io aspetto il come e l quando<br />
+ del dire e del tacer, si sta; ond io,<br />
+ contra l disio, fo ben chio non dimando.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per chella, che veda il tacer mio<br />
+ nel veder di colui che tutto vede,<br />
+ mi disse: Solvi il tuo caldo disio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io incominciai: La mia mercede<br />
+ non mi fa degno de la tua risposta;<br />
+ ma per colei che l chieder mi concede,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vita beata che ti stai nascosta<br />
+ dentro a la tua letizia, fammi nota<br />
+ la cagion che s presso mi tha posta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e d perch si tace in questa rota<br />
+ la dolce sinfonia di paradiso,<br />
+ che gi per laltre suona s divota.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu hai ludir mortal s come il viso,<br />
+ rispuose a me; onde qui non si canta<br />
+ per quel che Batrice non ha riso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Gi per li gradi de la scala santa<br />
+ discesi tanto sol per farti festa<br />
+ col dire e con la luce che mi ammanta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n pi amor mi fece esser pi presta,<br />
+ ch pi e tanto amor quinci s ferve,<br />
+ s come il fiammeggiar ti manifesta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma lalta carit, che ci fa serve<br />
+ pronte al consiglio che l mondo governa,<br />
+ sorteggia qui s come tu osserve.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io veggio ben, diss io, sacra lucerna,<br />
+ come libero amore in questa corte<br />
+ basta a seguir la provedenza etterna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma questo quel cha cerner mi par forte,<br />
+ perch predestinata fosti sola<br />
+ a questo officio tra le tue consorte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ N venni prima a lultima parola,<br />
+ che del suo mezzo fece il lume centro,<br />
+ girando s come veloce mola;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi rispuose lamor che vera dentro:<br />
+ Luce divina sopra me sappunta,<br />
+ penetrando per questa in chio minventro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la cui virt, col mio veder congiunta,<br />
+ mi leva sopra me tanto, chi veggio<br />
+ la somma essenza de la quale munta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quinci vien lallegrezza ond io fiammeggio;<br />
+ per cha la vista mia, quant ella chiara,<br />
+ la chiarit de la fiamma pareggio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma quell alma nel ciel che pi si schiara,<br />
+ quel serafin che n Dio pi locchio ha fisso,<br />
+ a la dimanda tua non satisfara,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che s sinnoltra ne lo abisso<br />
+ de letterno statuto quel che chiedi,<br />
+ che da ogne creata vista scisso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E al mondo mortal, quando tu riedi,<br />
+ questo rapporta, s che non presumma<br />
+ a tanto segno pi mover li piedi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La mente, che qui luce, in terra fumma;<br />
+ onde riguarda come pu l gie<br />
+ quel che non pote perch l ciel lassumma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S mi prescrisser le parole sue,<br />
+ chio lasciai la quistione e mi ritrassi<br />
+ a dimandarla umilmente chi fue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tra due liti dItalia surgon sassi,<br />
+ e non molto distanti a la tua patria,<br />
+ tanto che troni assai suonan pi bassi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e fanno un gibbo che si chiama Catria,<br />
+ di sotto al quale consecrato un ermo,<br />
+ che suole esser disposto a sola latria.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos ricominciommi il terzo sermo;<br />
+ e poi, continando, disse: Quivi<br />
+ al servigio di Dio mi fe s fermo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che pur con cibi di liquor dulivi<br />
+ lievemente passava caldi e geli,<br />
+ contento ne pensier contemplativi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Render solea quel chiostro a questi cieli<br />
+ fertilemente; e ora fatto vano,<br />
+ s che tosto convien che si riveli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In quel loco fu io Pietro Damiano,<br />
+ e Pietro Peccator fu ne la casa<br />
+ di Nostra Donna in sul lito adriano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poca vita mortal mera rimasa,<br />
+ quando fui chiesto e tratto a quel cappello,<br />
+ che pur di male in peggio si travasa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Venne Cefs e venne il gran vasello<br />
+ de lo Spirito Santo, magri e scalzi,<br />
+ prendendo il cibo da qualunque ostello.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or voglion quinci e quindi chi rincalzi<br />
+ li moderni pastori e chi li meni,<br />
+ tanto son gravi, e chi di rietro li alzi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cuopron di manti loro i palafreni,<br />
+ s che due bestie van sott una pelle:<br />
+ oh pazenza che tanto sostieni!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A questa voce vid io pi fiammelle<br />
+ di grado in grado scendere e girarsi,<br />
+ e ogne giro le facea pi belle.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dintorno a questa vennero e fermarsi,<br />
+ e fero un grido di s alto suono,<br />
+ che non potrebbe qui assomigliarsi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n io lo ntesi, s mi vinse il tuono.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap22"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXII
+</h3>
+
+<p>
+ Oppresso di stupore, a la mia guida<br />
+ mi volsi, come parvol che ricorre<br />
+ sempre col dove pi si confida;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quella, come madre che soccorre<br />
+ sbito al figlio palido e anelo<br />
+ con la sua voce, che l suol ben disporre,<br />
+</p>
+
+<p>
+ mi disse: Non sai tu che tu se in cielo?<br />
+ e non sai tu che l cielo tutto santo,<br />
+ e ci che ci si fa vien da buon zelo?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come tavrebbe trasmutato il canto,<br />
+ e io ridendo, mo pensar lo puoi,<br />
+ poscia che l grido tha mosso cotanto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ nel qual, se nteso avessi i prieghi suoi,<br />
+ gi ti sarebbe nota la vendetta<br />
+ che tu vedrai innanzi che tu muoi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La spada di qua s non taglia in fretta<br />
+ n tardo, ma chal parer di colui<br />
+ che disando o temendo laspetta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma rivolgiti omai inverso altrui;<br />
+ chassai illustri spiriti vedrai,<br />
+ se com io dico laspetto redui.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come a lei piacque, li occhi ritornai,<br />
+ e vidi cento sperule che nsieme<br />
+ pi sabbellivan con muti rai.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io stava come quei che n s repreme<br />
+ la punta del disio, e non sattenta<br />
+ di domandar, s del troppo si teme;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e la maggiore e la pi luculenta<br />
+ di quelle margherite innanzi fessi,<br />
+ per far di s la mia voglia contenta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi dentro a lei udi: Se tu vedessi<br />
+ com io la carit che tra noi arde,<br />
+ li tuoi concetti sarebbero espressi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch tu, aspettando, non tarde<br />
+ a lalto fine, io ti far risposta<br />
+ pur al pensier, da che s ti riguarde.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quel monte a cui Cassino ne la costa<br />
+ fu frequentato gi in su la cima<br />
+ da la gente ingannata e mal disposta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quel son io che s vi portai prima<br />
+ lo nome di colui che n terra addusse<br />
+ la verit che tanto ci soblima;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tanta grazia sopra me relusse,<br />
+ chio ritrassi le ville circunstanti<br />
+ da lempio clto che l mondo sedusse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi altri fuochi tutti contemplanti<br />
+ uomini fuoro, accesi di quel caldo<br />
+ che fa nascere i fiori e frutti santi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui Maccario, qui Romoaldo,<br />
+ qui son li frati miei che dentro ai chiostri<br />
+ fermar li piedi e tennero il cor saldo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io a lui: Laffetto che dimostri<br />
+ meco parlando, e la buona sembianza<br />
+ chio veggio e noto in tutti li ardor vostri,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos mha dilatata mia fidanza,<br />
+ come l sol fa la rosa quando aperta<br />
+ tanto divien quant ell ha di possanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per ti priego, e tu, padre, maccerta<br />
+ sio posso prender tanta grazia, chio<br />
+ ti veggia con imagine scoverta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ond elli: Frate, il tuo alto disio<br />
+ sadempier in su lultima spera,<br />
+ ove sadempion tutti li altri e l mio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ivi perfetta, matura e intera<br />
+ ciascuna disanza; in quella sola<br />
+ ogne parte l ove sempr era,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch non in loco e non simpola;<br />
+ e nostra scala infino ad essa varca,<br />
+ onde cos dal viso ti sinvola.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Infin l s la vide il patriarca<br />
+ Iacobbe porger la superna parte,<br />
+ quando li apparve dangeli s carca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma, per salirla, mo nessun diparte<br />
+ da terra i piedi, e la regola mia<br />
+ rimasa per danno de le carte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le mura che solieno esser badia<br />
+ fatte sono spelonche, e le cocolle<br />
+ sacca son piene di farina ria.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma grave usura tanto non si tolle<br />
+ contra l piacer di Dio, quanto quel frutto<br />
+ che fa il cor de monaci s folle;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch quantunque la Chiesa guarda, tutto<br />
+ de la gente che per Dio dimanda;<br />
+ non di parenti n daltro pi brutto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La carne di mortali tanto blanda,<br />
+ che gi non basta buon cominciamento<br />
+ dal nascer de la quercia al far la ghianda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pier cominci sanz oro e sanz argento,<br />
+ e io con orazione e con digiuno,<br />
+ e Francesco umilmente il suo convento;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se guardi l principio di ciascuno,<br />
+ poscia riguardi l dov trascorso,<br />
+ tu vederai del bianco fatto bruno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Veramente Iordan vlto retrorso<br />
+ pi fu, e l mar fuggir, quando Dio volse,<br />
+ mirabile a veder che qui l soccorso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos mi disse, e indi si raccolse<br />
+ al suo collegio, e l collegio si strinse;<br />
+ poi, come turbo, in s tutto savvolse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La dolce donna dietro a lor mi pinse<br />
+ con un sol cenno su per quella scala,<br />
+ s sua virt la mia natura vinse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n mai qua gi dove si monta e cala<br />
+ naturalmente, fu s ratto moto<br />
+ chagguagliar si potesse a la mia ala.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sio torni mai, lettore, a quel divoto<br />
+ trunfo per lo quale io piango spesso<br />
+ le mie peccata e l petto mi percuoto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tu non avresti in tanto tratto e messo<br />
+ nel foco il dito, in quant io vidi l segno<br />
+ che segue il Tauro e fui dentro da esso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O glorose stelle, o lume pregno<br />
+ di gran virt, dal quale io riconosco<br />
+ tutto, qual che si sia, il mio ingegno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con voi nasceva e sascondeva vosco<br />
+ quelli ch padre dogne mortal vita,<br />
+ quand io senti di prima laere tosco;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e poi, quando mi fu grazia largita<br />
+ dentrar ne lalta rota che vi gira,<br />
+ la vostra regon mi fu sortita.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A voi divotamente ora sospira<br />
+ lanima mia, per acquistar virtute<br />
+ al passo forte che a s la tira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu se s presso a lultima salute,<br />
+ cominci Batrice, che tu dei<br />
+ aver le luci tue chiare e acute;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per, prima che tu pi tinlei,<br />
+ rimira in gi, e vedi quanto mondo<br />
+ sotto li piedi gi esser ti fei;<br />
+</p>
+
+<p>
+ s che l tuo cor, quantunque pu, giocondo<br />
+ sappresenti a la turba trunfante<br />
+ che lieta vien per questo etera tondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Col viso ritornai per tutte quante<br />
+ le sette spere, e vidi questo globo<br />
+ tal, chio sorrisi del suo vil sembiante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quel consiglio per migliore approbo<br />
+ che lha per meno; e chi ad altro pensa<br />
+ chiamar si puote veramente probo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vidi la figlia di Latona incensa<br />
+ sanza quell ombra che mi fu cagione<br />
+ per che gi la credetti rara e densa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laspetto del tuo nato, Iperone,<br />
+ quivi sostenni, e vidi com si move<br />
+ circa e vicino a lui Maia e Done.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi mapparve il temperar di Giove<br />
+ tra l padre e l figlio; e quindi mi fu chiaro<br />
+ il varar che fanno di lor dove;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tutti e sette mi si dimostraro<br />
+ quanto son grandi e quanto son veloci<br />
+ e come sono in distante riparo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laiuola che ci fa tanto feroci,<br />
+ volgendom io con li etterni Gemelli,<br />
+ tutta mapparve da colli a le foci;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap23"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXIII
+</h3>
+
+<p>
+ Come laugello, intra lamate fronde,<br />
+ posato al nido de suoi dolci nati<br />
+ la notte che le cose ci nasconde,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che, per veder li aspetti disati<br />
+ e per trovar lo cibo onde li pasca,<br />
+ in che gravi labor li sono aggrati,<br />
+</p>
+
+<p>
+ previene il tempo in su aperta frasca,<br />
+ e con ardente affetto il sole aspetta,<br />
+ fiso guardando pur che lalba nasca;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos la donna ma stava eretta<br />
+ e attenta, rivolta inver la plaga<br />
+ sotto la quale il sol mostra men fretta:<br />
+</p>
+
+<p>
+ s che, veggendola io sospesa e vaga,<br />
+ fecimi qual quei che disando<br />
+ altro vorria, e sperando sappaga.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma poco fu tra uno e altro quando,<br />
+ del mio attender, dico, e del vedere<br />
+ lo ciel venir pi e pi rischiarando;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e Batrice disse: Ecco le schiere<br />
+ del trunfo di Cristo e tutto l frutto<br />
+ ricolto del girar di queste spere!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pariemi che l suo viso ardesse tutto,<br />
+ e li occhi avea di letizia s pieni,<br />
+ che passarmen convien sanza costrutto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quale ne pleniluni sereni<br />
+ Triva ride tra le ninfe etterne<br />
+ che dipingon lo ciel per tutti i seni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vid i sopra migliaia di lucerne<br />
+ un sol che tutte quante laccendea,<br />
+ come fa l nostro le viste superne;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per la viva luce trasparea<br />
+ la lucente sustanza tanto chiara<br />
+ nel viso mio, che non la sostenea.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh Batrice, dolce guida e cara!<br />
+ Ella mi disse: Quel che ti sobranza<br />
+ virt da cui nulla si ripara.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi la sapenza e la possanza<br />
+ chapr le strade tra l cielo e la terra,<br />
+ onde fu gi s lunga disanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come foco di nube si diserra<br />
+ per dilatarsi s che non vi cape,<br />
+ e fuor di sua natura in gi satterra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ la mente mia cos, tra quelle dape<br />
+ fatta pi grande, di s stessa usco,<br />
+ e che si fesse rimembrar non sape.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Apri li occhi e riguarda qual son io;<br />
+ tu hai vedute cose, che possente<br />
+ se fatto a sostener lo riso mio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io era come quei che si risente<br />
+ di visone oblita e che singegna<br />
+ indarno di ridurlasi a la mente,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quand io udi questa proferta, degna<br />
+ di tanto grato, che mai non si stingue<br />
+ del libro che l preterito rassegna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se mo sonasser tutte quelle lingue<br />
+ che Polimna con le suore fero<br />
+ del latte lor dolcissimo pi pingue,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per aiutarmi, al millesmo del vero<br />
+ non si verria, cantando il santo riso<br />
+ e quanto il santo aspetto facea mero;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e cos, figurando il paradiso,<br />
+ convien saltar lo sacrato poema,<br />
+ come chi trova suo cammin riciso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma chi pensasse il ponderoso tema<br />
+ e lomero mortal che se ne carca,<br />
+ nol biasmerebbe se sott esso trema:<br />
+</p>
+
+<p>
+ non pareggio da picciola barca<br />
+ quel che fendendo va lardita prora,<br />
+ n da nocchier cha s medesmo parca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Perch la faccia mia s tinnamora,<br />
+ che tu non ti rivolgi al bel giardino<br />
+ che sotto i raggi di Cristo sinfiora?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi la rosa in che l verbo divino<br />
+ carne si fece; quivi son li gigli<br />
+ al cui odor si prese il buon cammino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos Beatrice; e io, che a suoi consigli<br />
+ tutto era pronto, ancora mi rendei<br />
+ a la battaglia de debili cigli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come a raggio di sol, che puro mei<br />
+ per fratta nube, gi prato di fiori<br />
+ vider, coverti dombra, li occhi miei;<br />
+</p>
+
+<p>
+ vid io cos pi turbe di splendori,<br />
+ folgorate di s da raggi ardenti,<br />
+ sanza veder principio di folgri.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O benigna vert che s li mprenti,<br />
+ s tessaltasti, per largirmi loco<br />
+ a li occhi l che non teran possenti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Il nome del bel fior chio sempre invoco<br />
+ e mane e sera, tutto mi ristrinse<br />
+ lanimo ad avvisar lo maggior foco;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come ambo le luci mi dipinse<br />
+ il quale e il quanto de la viva stella<br />
+ che l s vince come qua gi vinse,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per entro il cielo scese una facella,<br />
+ formata in cerchio a guisa di corona,<br />
+ e cinsela e girossi intorno ad ella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qualunque melodia pi dolce suona<br />
+ qua gi e pi a s lanima tira,<br />
+ parrebbe nube che squarciata tona,<br />
+</p>
+
+<p>
+ comparata al sonar di quella lira<br />
+ onde si coronava il bel zaffiro<br />
+ del quale il ciel pi chiaro sinzaffira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io sono amore angelico, che giro<br />
+ lalta letizia che spira del ventre<br />
+ che fu albergo del nostro disiro;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e girerommi, donna del ciel, mentre<br />
+ che seguirai tuo figlio, e farai dia<br />
+ pi la spera suprema perch l entre.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos la circulata melodia<br />
+ si sigillava, e tutti li altri lumi<br />
+ facean sonare il nome di Maria.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo real manto di tutti i volumi<br />
+ del mondo, che pi ferve e pi savviva<br />
+ ne lalito di Dio e nei costumi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ avea sopra di noi linterna riva<br />
+ tanto distante, che la sua parvenza,<br />
+ l dov io era, ancor non appariva:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per non ebber li occhi miei potenza<br />
+ di seguitar la coronata fiamma<br />
+ che si lev appresso sua semenza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come fantolin che nver la mamma<br />
+ tende le braccia, poi che l latte prese,<br />
+ per lanimo che nfin di fuor sinfiamma;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ciascun di quei candori in s si stese<br />
+ con la sua cima, s che lalto affetto<br />
+ chelli avieno a Maria mi fu palese.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi rimaser l nel mio cospetto,<br />
+ Regina celi cantando s dolce,<br />
+ che mai da me non si part l diletto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh quanta lubert che si soffolce<br />
+ in quelle arche ricchissime che fuoro<br />
+ a seminar qua gi buone bobolce!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi si vive e gode del tesoro<br />
+ che sacquist piangendo ne lo essilio<br />
+ di Babilln, ove si lasci loro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quivi trunfa, sotto lalto Filio<br />
+ di Dio e di Maria, di sua vittoria,<br />
+ e con lantico e col novo concilio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ colui che tien le chiavi di tal gloria.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap24"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXIV
+</h3>
+
+<p>
+ O sodalizio eletto a la gran cena<br />
+ del benedetto Agnello, il qual vi ciba<br />
+ s, che la vostra voglia sempre piena,<br />
+</p>
+
+<p>
+ se per grazia di Dio questi preliba<br />
+ di quel che cade de la vostra mensa,<br />
+ prima che morte tempo li prescriba,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ponete mente a laffezione immensa<br />
+ e roratelo alquanto: voi bevete<br />
+ sempre del fonte onde vien quel chei pensa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos Beatrice; e quelle anime liete<br />
+ si fero spere sopra fissi poli,<br />
+ fiammando, a volte, a guisa di comete.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come cerchi in tempra doruoli<br />
+ si giran s, che l primo a chi pon mente<br />
+ queto pare, e lultimo che voli;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos quelle carole, differente-<br />
+ mente danzando, de la sua ricchezza<br />
+ mi facieno stimar, veloci e lente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di quella chio notai di pi carezza<br />
+ vid o uscire un foco s felice,<br />
+ che nullo vi lasci di pi chiarezza;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tre fate intorno di Beatrice<br />
+ si volse con un canto tanto divo,<br />
+ che la mia fantasia nol mi ridice.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per salta la penna e non lo scrivo:<br />
+ ch limagine nostra a cotai pieghe,<br />
+ non che l parlare, troppo color vivo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O santa suora mia che s ne prieghe<br />
+ divota, per lo tuo ardente affetto<br />
+ da quella bella spera mi disleghe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia fermato, il foco benedetto<br />
+ a la mia donna dirizz lo spiro,<br />
+ che favell cos com i ho detto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed ella: O luce etterna del gran viro<br />
+ a cui Nostro Segnor lasci le chiavi,<br />
+ chei port gi, di questo gaudio miro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tenta costui di punti lievi e gravi,<br />
+ come ti piace, intorno de la fede,<br />
+ per la qual tu su per lo mare andavi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Selli ama bene e bene spera e crede,<br />
+ non t occulto, perch l viso hai quivi<br />
+ dov ogne cosa dipinta si vede;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma perch questo regno ha fatto civi<br />
+ per la verace fede, a glorarla,<br />
+ di lei parlare ben cha lui arrivi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S come il baccialier sarma e non parla<br />
+ fin che l maestro la question propone,<br />
+ per approvarla, non per terminarla,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos marmava io dogne ragione<br />
+ mentre chella dicea, per esser presto<br />
+ a tal querente e a tal professione.<br />
+</p>
+
+<p>
+ D, buon Cristiano, fatti manifesto:<br />
+ fede che ?. Ond io levai la fronte<br />
+ in quella luce onde spirava questo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte<br />
+ sembianze femmi perch o spandessi<br />
+ lacqua di fuor del mio interno fonte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La Grazia che mi d chio mi confessi,<br />
+ comincia io, da lalto primipilo,<br />
+ faccia li miei concetti bene espressi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E seguitai: Come l verace stilo<br />
+ ne scrisse, padre, del tuo caro frate<br />
+ che mise teco Roma nel buon filo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fede sustanza di cose sperate<br />
+ e argomento de le non parventi;<br />
+ e questa pare a me sua quiditate.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Allora udi: Dirittamente senti,<br />
+ se bene intendi perch la ripuose<br />
+ tra le sustanze, e poi tra li argomenti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io appresso: Le profonde cose<br />
+ che mi largiscon qui la lor parvenza,<br />
+ a li occhi di l gi son s ascose,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che lesser loro v in sola credenza,<br />
+ sopra la qual si fonda lalta spene;<br />
+ e per di sustanza prende intenza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E da questa credenza ci convene<br />
+ silogizzar, sanz avere altra vista:<br />
+ per intenza dargomento tene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Allora udi: Se quantunque sacquista<br />
+ gi per dottrina, fosse cos nteso,<br />
+ non l avria loco ingegno di sofista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos spir di quello amore acceso;<br />
+ indi soggiunse: Assai bene trascorsa<br />
+ desta moneta gi la lega e l peso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma dimmi se tu lhai ne la tua borsa.<br />
+ Ond io: S ho, s lucida e s tonda,<br />
+ che nel suo conio nulla mi sinforsa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Appresso usc de la luce profonda<br />
+ che l splendeva: Questa cara gioia<br />
+ sopra la quale ogne virt si fonda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde ti venne?. E io: La larga ploia<br />
+ de lo Spirito Santo, ch diffusa<br />
+ in su le vecchie e n su le nuove cuoia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ silogismo che la mha conchiusa<br />
+ acutamente s, che nverso della<br />
+ ogne dimostrazion mi pare ottusa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io udi poi: Lantica e la novella<br />
+ proposizion che cos ti conchiude,<br />
+ perch lhai tu per divina favella?.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io: La prova che l ver mi dischiude,<br />
+ son lopere seguite, a che natura<br />
+ non scalda ferro mai n batte incude.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Risposto fummi: D, chi tassicura<br />
+ che quell opere fosser? Quel medesmo<br />
+ che vuol provarsi, non altri, il ti giura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se l mondo si rivolse al cristianesmo,<br />
+ diss io, sanza miracoli, quest uno<br />
+ tal, che li altri non sono il centesmo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch tu intrasti povero e digiuno<br />
+ in campo, a seminar la buona pianta<br />
+ che fu gi vite e ora fatta pruno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Finito questo, lalta corte santa<br />
+ rison per le spere un Dio laudamo<br />
+ ne la melode che l s si canta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quel baron che s di ramo in ramo,<br />
+ essaminando, gi tratto mavea,<br />
+ che a lultime fronde appressavamo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ricominci: La Grazia, che donnea<br />
+ con la tua mente, la bocca taperse<br />
+ infino a qui come aprir si dovea,<br />
+</p>
+
+<p>
+ s chio approvo ci che fuori emerse;<br />
+ ma or convien espremer quel che credi,<br />
+ e onde a la credenza tua sofferse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O santo padre, e spirito che vedi<br />
+ ci che credesti s, che tu vincesti<br />
+ ver lo sepulcro pi giovani piedi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ comincia io, tu vuo chio manifesti<br />
+ la forma qui del pronto creder mio,<br />
+ e anche la cagion di lui chiedesti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io rispondo: Io credo in uno Dio<br />
+ solo ed etterno, che tutto l ciel move,<br />
+ non moto, con amore e con disio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e a tal creder non ho io pur prove<br />
+ fisice e metafisice, ma dalmi<br />
+ anche la verit che quinci piove<br />
+</p>
+
+<p>
+ per Mos, per profeti e per salmi,<br />
+ per lEvangelio e per voi che scriveste<br />
+ poi che lardente Spirto vi f almi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e credo in tre persone etterne, e queste<br />
+ credo una essenza s una e s trina,<br />
+ che soffera congiunto sono ed este.<br />
+</p>
+
+<p>
+ De la profonda condizion divina<br />
+ chio tocco mo, la mente mi sigilla<br />
+ pi volte levangelica dottrina.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quest l principio, quest la favilla<br />
+ che si dilata in fiamma poi vivace,<br />
+ e come stella in cielo in me scintilla.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come l segnor chascolta quel che i piace,<br />
+ da indi abbraccia il servo, gratulando<br />
+ per la novella, tosto chel si tace;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos, benedicendomi cantando,<br />
+ tre volte cinse me, s com io tacqui,<br />
+ lappostolico lume al cui comando<br />
+</p>
+
+<p>
+ io avea detto: s nel dir li piacqui!<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap25"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXV
+</h3>
+
+<p>
+ Se mai continga che l poema sacro<br />
+ al quale ha posto mano e cielo e terra,<br />
+ s che mha fatto per molti anni macro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vinca la crudelt che fuor mi serra<br />
+ del bello ovile ov io dormi agnello,<br />
+ nimico ai lupi che li danno guerra;<br />
+</p>
+
+<p>
+ con altra voce omai, con altro vello<br />
+ ritorner poeta, e in sul fonte<br />
+ del mio battesmo prender l cappello;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che ne la fede, che fa conte<br />
+ lanime a Dio, quivi intra io, e poi<br />
+ Pietro per lei s mi gir la fronte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi si mosse un lume verso noi<br />
+ di quella spera ond usc la primizia<br />
+ che lasci Cristo di vicari suoi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e la mia donna, piena di letizia,<br />
+ mi disse: Mira, mira: ecco il barone<br />
+ per cui l gi si vicita Galizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S come quando il colombo si pone<br />
+ presso al compagno, luno a laltro pande,<br />
+ girando e mormorando, laffezione;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos vid o lun da laltro grande<br />
+ principe gloroso essere accolto,<br />
+ laudando il cibo che l s li prande.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma poi che l gratular si fu assolto,<br />
+ tacito coram me ciascun saffisse,<br />
+ ignito s che vinca l mio volto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ridendo allora Batrice disse:<br />
+ Inclita vita per cui la larghezza<br />
+ de la nostra basilica si scrisse,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fa risonar la spene in questa altezza:<br />
+ tu sai, che tante fiate la figuri,<br />
+ quante Ies ai tre f pi carezza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Leva la testa e fa che tassicuri:<br />
+ che ci che vien qua s del mortal mondo,<br />
+ convien chai nostri raggi si maturi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo conforto del foco secondo<br />
+ mi venne; ond io levi li occhi a monti<br />
+ che li ncurvaron pria col troppo pondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi che per grazia vuol che tu taffronti<br />
+ lo nostro Imperadore, anzi la morte,<br />
+ ne laula pi secreta co suoi conti,<br />
+</p>
+
+<p>
+ s che, veduto il ver di questa corte,<br />
+ la spene, che l gi bene innamora,<br />
+ in te e in altrui di ci conforte,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di quel chell , di come se ne nfiora<br />
+ la mente tua, e d onde a te venne.<br />
+ Cos segu l secondo lume ancora.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quella pa che guid le penne<br />
+ de le mie ali a cos alto volo,<br />
+ a la risposta cos mi prevenne:<br />
+</p>
+
+<p>
+ La Chiesa militante alcun figliuolo<br />
+ non ha con pi speranza, com scritto<br />
+ nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per li conceduto che dEgitto<br />
+ vegna in Ierusalemme per vedere,<br />
+ anzi che l militar li sia prescritto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li altri due punti, che non per sapere<br />
+ son dimandati, ma perch ei rapporti<br />
+ quanto questa virt t in piacere,<br />
+</p>
+
+<p>
+ a lui lasc io, ch non li saran forti<br />
+ n di iattanza; ed elli a ci risponda,<br />
+ e la grazia di Dio ci li comporti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come discente cha dottor seconda<br />
+ pronto e libente in quel chelli esperto,<br />
+ perch la sua bont si disasconda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ Spene, diss io, uno attender certo<br />
+ de la gloria futura, il qual produce<br />
+ grazia divina e precedente merto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da molte stelle mi vien questa luce;<br />
+ ma quei la distill nel mio cor pria<br />
+ che fu sommo cantor del sommo duce.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sperino in te, ne la sua todia<br />
+ dice, color che sanno il nome tuo:<br />
+ e chi nol sa, selli ha la fede mia?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu mi stillasti, con lo stillar suo,<br />
+ ne la pistola poi; s chio son pieno,<br />
+ e in altrui vostra pioggia repluo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Mentr io diceva, dentro al vivo seno<br />
+ di quello incendio tremolava un lampo<br />
+ sbito e spesso a guisa di baleno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi spir: Lamore ond o avvampo<br />
+ ancor ver la virt che mi seguette<br />
+ infin la palma e a luscir del campo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vuol chio respiri a te che ti dilette<br />
+ di lei; ed emmi a grato che tu diche<br />
+ quello che la speranza ti mpromette.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io: Le nove e le scritture antiche<br />
+ pongon lo segno, ed esso lo mi addita,<br />
+ de lanime che Dio sha fatte amiche.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dice Isaia che ciascuna vestita<br />
+ ne la sua terra fia di doppia vesta:<br />
+ e la sua terra questa dolce vita;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e l tuo fratello assai vie pi digesta,<br />
+ l dove tratta de le bianche stole,<br />
+ questa revelazion ci manifesta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E prima, appresso al fin deste parole,<br />
+ Sperent in te di sopr a noi sud;<br />
+ a che rispuoser tutte le carole.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia tra esse un lume si schiar<br />
+ s che, se l Cancro avesse un tal cristallo,<br />
+ linverno avrebbe un mese dun sol d.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come surge e va ed entra in ballo<br />
+ vergine lieta, sol per fare onore<br />
+ a la novizia, non per alcun fallo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos vid io lo schiarato splendore<br />
+ venire a due che si volgieno a nota<br />
+ qual conveniesi al loro ardente amore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Misesi l nel canto e ne la rota;<br />
+ e la mia donna in lor tenea laspetto,<br />
+ pur come sposa tacita e immota.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi colui che giacque sopra l petto<br />
+ del nostro pellicano, e questi fue<br />
+ di su la croce al grande officio eletto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La donna mia cos; n per pie<br />
+ mosser la vista sua di stare attenta<br />
+ poscia che prima le parole sue.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual colui chadocchia e sargomenta<br />
+ di vedere eclissar lo sole un poco,<br />
+ che, per veder, non vedente diventa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal mi fec o a quell ultimo foco<br />
+ mentre che detto fu: Perch tabbagli<br />
+ per veder cosa che qui non ha loco?<br />
+</p>
+
+<p>
+ In terra terra il mio corpo, e saragli<br />
+ tanto con li altri, che l numero nostro<br />
+ con letterno proposito sagguagli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Con le due stole nel beato chiostro<br />
+ son le due luci sole che saliro;<br />
+ e questo apporterai nel mondo vostro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A questa voce linfiammato giro<br />
+ si quet con esso il dolce mischio<br />
+ che si facea nel suon del trino spiro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ s come, per cessar fatica o rischio,<br />
+ li remi, pria ne lacqua ripercossi,<br />
+ tutti si posano al sonar dun fischio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ahi quanto ne la mente mi commossi,<br />
+ quando mi volsi per veder Beatrice,<br />
+ per non poter veder, bench io fossi<br />
+</p>
+
+<p>
+ presso di lei, e nel mondo felice!<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap26"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXVI
+</h3>
+
+<p>
+ Mentr io dubbiava per lo viso spento,<br />
+ de la fulgida fiamma che lo spense<br />
+ usc un spiro che mi fece attento,<br />
+</p>
+
+<p>
+ dicendo: Intanto che tu ti risense<br />
+ de la vista che ha in me consunta,<br />
+ ben che ragionando la compense.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Comincia dunque; e d ove sappunta<br />
+ lanima tua, e fa ragion che sia<br />
+ la vista in te smarrita e non defunta:<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch la donna che per questa dia<br />
+ regon ti conduce, ha ne lo sguardo<br />
+ la virt chebbe la man dAnania.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io dissi: Al suo piacere e tosto e tardo<br />
+ vegna remedio a li occhi, che fuor porte<br />
+ quand ella entr col foco ond io sempr ardo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo ben che fa contenta questa corte,<br />
+ Alfa e O di quanta scrittura<br />
+ mi legge Amore o lievemente o forte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quella medesma voce che paura<br />
+ tolta mavea del sbito abbarbaglio,<br />
+ di ragionare ancor mi mise in cura;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e disse: Certo a pi angusto vaglio<br />
+ ti conviene schiarar: dicer convienti<br />
+ chi drizz larco tuo a tal berzaglio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io: Per filosofici argomenti<br />
+ e per autorit che quinci scende<br />
+ cotale amor convien che in me si mprenti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch l bene, in quanto ben, come sintende,<br />
+ cos accende amore, e tanto maggio<br />
+ quanto pi di bontate in s comprende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque a lessenza ov tanto avvantaggio,<br />
+ che ciascun ben che fuor di lei si trova<br />
+ altro non chun lume di suo raggio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ pi che in altra convien che si mova<br />
+ la mente, amando, di ciascun che cerne<br />
+ il vero in che si fonda questa prova.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tal vero a lintelletto mo sterne<br />
+ colui che mi dimostra il primo amore<br />
+ di tutte le sustanze sempiterne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sternel la voce del verace autore,<br />
+ che dice a Mos, di s parlando:<br />
+ Io ti far vedere ogne valore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sternilmi tu ancora, incominciando<br />
+ lalto preconio che grida larcano<br />
+ di qui l gi sovra ogne altro bando.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io udi: Per intelletto umano<br />
+ e per autoritadi a lui concorde<br />
+ di tuoi amori a Dio guarda il sovrano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma d ancor se tu senti altre corde<br />
+ tirarti verso lui, s che tu suone<br />
+ con quanti denti questo amor ti morde.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fu latente la santa intenzione<br />
+ de laguglia di Cristo, anzi maccorsi<br />
+ dove volea menar mia professione.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per ricominciai: Tutti quei morsi<br />
+ che posson far lo cor volgere a Dio,<br />
+ a la mia caritate son concorsi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch lessere del mondo e lesser mio,<br />
+ la morte chel sostenne perch io viva,<br />
+ e quel che spera ogne fedel com io,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con la predetta conoscenza viva,<br />
+ tratto mhanno del mar de lamor torto,<br />
+ e del diritto mhan posto a la riva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le fronde onde sinfronda tutto lorto<br />
+ de lortolano etterno, am io cotanto<br />
+ quanto da lui a lor di bene porto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S com io tacqui, un dolcissimo canto<br />
+ rison per lo cielo, e la mia donna<br />
+ dicea con li altri: Santo, santo, santo!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come a lume acuto si disonna<br />
+ per lo spirto visivo che ricorre<br />
+ a lo splendor che va di gonna in gonna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e lo svegliato ci che vede aborre,<br />
+ s nesca la sbita vigilia<br />
+ fin che la stimativa non soccorre;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos de li occhi miei ogne quisquilia<br />
+ fug Beatrice col raggio di suoi,<br />
+ che rifulgea da pi di mille milia:<br />
+</p>
+
+<p>
+ onde mei che dinanzi vidi poi;<br />
+ e quasi stupefatto domandai<br />
+ dun quarto lume chio vidi tra noi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E la mia donna: Dentro da quei rai<br />
+ vagheggia il suo fattor lanima prima<br />
+ che la prima virt creasse mai.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come la fronda che flette la cima<br />
+ nel transito del vento, e poi si leva<br />
+ per la propria virt che la soblima,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fec io in tanto in quant ella diceva,<br />
+ stupendo, e poi mi rifece sicuro<br />
+ un disio di parlare ond o ardeva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E cominciai: O pomo che maturo<br />
+ solo prodotto fosti, o padre antico<br />
+ a cui ciascuna sposa figlia e nuro,<br />
+</p>
+
+<p>
+ divoto quanto posso a te supplco<br />
+ perch mi parli: tu vedi mia voglia,<br />
+ e per udirti tosto non la dico.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Talvolta un animal coverto broglia,<br />
+ s che laffetto convien che si paia<br />
+ per lo seguir che face a lui la nvoglia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e similmente lanima primaia<br />
+ mi facea trasparer per la coverta<br />
+ quant ella a compiacermi vena gaia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Indi spir: Sanz essermi proferta<br />
+ da te, la voglia tua discerno meglio<br />
+ che tu qualunque cosa t pi certa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch io la veggio nel verace speglio<br />
+ che fa di s pareglio a laltre cose,<br />
+ e nulla face lui di s pareglio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu vuogli udir quant che Dio mi puose<br />
+ ne leccelso giardino, ove costei<br />
+ a cos lunga scala ti dispuose,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quanto fu diletto a li occhi miei,<br />
+ e la propria cagion del gran disdegno,<br />
+ e lidoma chusai e che fei.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or, figluol mio, non il gustar del legno<br />
+ fu per s la cagion di tanto essilio,<br />
+ ma solamente il trapassar del segno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quindi onde mosse tua donna Virgilio,<br />
+ quattromilia trecento e due volumi<br />
+ di sol desiderai questo concilio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi lui tornare a tutt i lumi<br />
+ de la sua strada novecento trenta<br />
+ fate, mentre cho in terra fumi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La lingua chio parlai fu tutta spenta<br />
+ innanzi che a lovra inconsummabile<br />
+ fosse la gente di Nembrt attenta:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch nullo effetto mai razonabile,<br />
+ per lo piacere uman che rinovella<br />
+ seguendo il cielo, sempre fu durabile.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Opera naturale chuom favella;<br />
+ ma cos o cos, natura lascia<br />
+ poi fare a voi secondo che vabbella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Pria chi scendessi a linfernale ambascia,<br />
+ I sappellava in terra il sommo bene<br />
+ onde vien la letizia che mi fascia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e El si chiam poi: e ci convene,<br />
+ ch luso di mortali come fronda<br />
+ in ramo, che sen va e altra vene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel monte che si leva pi da londa,<br />
+ fu io, con vita pura e disonesta,<br />
+ da la prim ora a quella che seconda,<br />
+</p>
+
+<p>
+ come l sol muta quadra, lora sesta.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap27"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXVII
+</h3>
+
+<p>
+ Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo,<br />
+ cominci, gloria!, tutto l paradiso,<br />
+ s che minebrava il dolce canto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ci chio vedeva mi sembiava un riso<br />
+ de luniverso; per che mia ebbrezza<br />
+ intrava per ludire e per lo viso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!<br />
+ oh vita intgra damore e di pace!<br />
+ oh sanza brama sicura ricchezza!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dinanzi a li occhi miei le quattro face<br />
+ stavano accese, e quella che pria venne<br />
+ incominci a farsi pi vivace,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tal ne la sembianza sua divenne,<br />
+ qual diverrebbe Iove, selli e Marte<br />
+ fossero augelli e cambiassersi penne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La provedenza, che quivi comparte<br />
+ vice e officio, nel beato coro<br />
+ silenzio posto avea da ogne parte,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quand o udi: Se io mi trascoloro,<br />
+ non ti maravigliar, ch, dicend io,<br />
+ vedrai trascolorar tutti costoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quelli chusurpa in terra il luogo mio,<br />
+ il luogo mio, il luogo mio, che vaca<br />
+ ne la presenza del Figliuol di Dio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ fatt ha del cimitero mio cloaca<br />
+ del sangue e de la puzza; onde l perverso<br />
+ che cadde di qua s, l gi si placa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di quel color che per lo sole avverso<br />
+ nube dipigne da sera e da mane,<br />
+ vid o allora tutto l ciel cosperso.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come donna onesta che permane<br />
+ di s sicura, e per laltrui fallanza,<br />
+ pur ascoltando, timida si fane,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos Beatrice trasmut sembianza;<br />
+ e tale eclissi credo che n ciel fue<br />
+ quando pat la supprema possanza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi procedetter le parole sue<br />
+ con voce tanto da s trasmutata,<br />
+ che la sembianza non si mut pie:<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fu la sposa di Cristo allevata<br />
+ del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,<br />
+ per essere ad acquisto doro usata;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per acquisto desto viver lieto<br />
+ e Sisto e Po e Calisto e Urbano<br />
+ sparser lo sangue dopo molto fleto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fu nostra intenzion cha destra mano<br />
+ di nostri successor parte sedesse,<br />
+ parte da laltra del popol cristiano;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n che le chiavi che mi fuor concesse,<br />
+ divenisser signaculo in vessillo<br />
+ che contra battezzati combattesse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ n chio fossi figura di sigillo<br />
+ a privilegi venduti e mendaci,<br />
+ ond io sovente arrosso e disfavillo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In vesta di pastor lupi rapaci<br />
+ si veggion di qua s per tutti i paschi:<br />
+ o difesa di Dio, perch pur giaci?<br />
+</p>
+
+<p>
+ Del sangue nostro Caorsini e Guaschi<br />
+ sapparecchian di bere: o buon principio,<br />
+ a che vil fine convien che tu caschi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma lalta provedenza, che con Scipio<br />
+ difese a Roma la gloria del mondo,<br />
+ soccorr tosto, s com io concipio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tu, figliuol, che per lo mortal pondo<br />
+ ancor gi tornerai, apri la bocca,<br />
+ e non asconder quel chio non ascondo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ S come di vapor gelati fiocca<br />
+ in giuso laere nostro, quando l corno<br />
+ de la capra del ciel col sol si tocca,<br />
+</p>
+
+<p>
+ in s vid io cos letera addorno<br />
+ farsi e fioccar di vapor trunfanti<br />
+ che fatto avien con noi quivi soggiorno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,<br />
+ e segu fin che l mezzo, per lo molto,<br />
+ li tolse il trapassar del pi avanti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde la donna, che mi vide assolto<br />
+ de lattendere in s, mi disse: Adima<br />
+ il viso e guarda come tu se vlto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da lora cho avea guardato prima<br />
+ i vidi mosso me per tutto larco<br />
+ che fa dal mezzo al fine il primo clima;<br />
+</p>
+
+<p>
+ s chio vedea di l da Gade il varco<br />
+ folle dUlisse, e di qua presso il lito<br />
+ nel qual si fece Europa dolce carco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E pi mi fora discoverto il sito<br />
+ di questa aiuola; ma l sol procedea<br />
+ sotto i mie piedi un segno e pi partito.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La mente innamorata, che donnea<br />
+ con la mia donna sempre, di ridure<br />
+ ad essa li occhi pi che mai ardea;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se natura o arte f pasture<br />
+ da pigliare occhi, per aver la mente,<br />
+ in carne umana o ne le sue pitture,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tutte adunate, parrebber nente<br />
+ ver lo piacer divin che mi refulse,<br />
+ quando mi volsi al suo viso ridente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E la virt che lo sguardo mindulse,<br />
+ del bel nido di Leda mi divelse,<br />
+ e nel ciel velocissimo mimpulse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le parti sue vivissime ed eccelse<br />
+ s uniforme son, chi non so dire<br />
+ qual Batrice per loco mi scelse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma ella, che veda l mio disire,<br />
+ incominci, ridendo tanto lieta,<br />
+ che Dio parea nel suo volto gioire:<br />
+</p>
+
+<p>
+ La natura del mondo, che queta<br />
+ il mezzo e tutto laltro intorno move,<br />
+ quinci comincia come da sua meta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e questo cielo non ha altro dove<br />
+ che la mente divina, in che saccende<br />
+ lamor che l volge e la virt chei piove.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Luce e amor dun cerchio lui comprende,<br />
+ s come questo li altri; e quel precinto<br />
+ colui che l cinge solamente intende.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non suo moto per altro distinto,<br />
+ ma li altri son mensurati da questo,<br />
+ s come diece da mezzo e da quinto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come il tempo tegna in cotal testo<br />
+ le sue radici e ne li altri le fronde,<br />
+ omai a te pu esser manifesto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh cupidigia che i mortali affonde<br />
+ s sotto te, che nessuno ha podere<br />
+ di trarre li occhi fuor de le tue onde!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben fiorisce ne li uomini il volere;<br />
+ ma la pioggia contina converte<br />
+ in bozzacchioni le sosine vere.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fede e innocenza son reperte<br />
+ solo ne parvoletti; poi ciascuna<br />
+ pria fugge che le guance sian coperte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tale, balbuzendo ancor, digiuna,<br />
+ che poi divora, con la lingua sciolta,<br />
+ qualunque cibo per qualunque luna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e tal, balbuzendo, ama e ascolta<br />
+ la madre sua, che, con loquela intera,<br />
+ disa poi di vederla sepolta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos si fa la pelle bianca nera<br />
+ nel primo aspetto de la bella figlia<br />
+ di quel chapporta mane e lascia sera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu, perch non ti facci maraviglia,<br />
+ pensa che n terra non chi governi;<br />
+ onde s sva lumana famiglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma prima che gennaio tutto si sverni<br />
+ per la centesma ch l gi negletta,<br />
+ raggeran s questi cerchi superni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che la fortuna che tanto saspetta,<br />
+ le poppe volger u son le prore,<br />
+ s che la classe correr diretta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vero frutto verr dopo l fiore.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap28"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXVIII
+</h3>
+
+<p>
+ Poscia che ncontro a la vita presente<br />
+ di miseri mortali aperse l vero<br />
+ quella che mparadisa la mia mente,<br />
+</p>
+
+<p>
+ come in lo specchio fiamma di doppiero<br />
+ vede colui che se nalluma retro,<br />
+ prima che labbia in vista o in pensiero,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e s rivolge per veder se l vetro<br />
+ li dice il vero, e vede chel saccorda<br />
+ con esso come nota con suo metro;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos la mia memoria si ricorda<br />
+ chio feci riguardando ne belli occhi<br />
+ onde a pigliarmi fece Amor la corda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E com io mi rivolsi e furon tocchi<br />
+ li miei da ci che pare in quel volume,<br />
+ quandunque nel suo giro ben sadocchi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ un punto vidi che raggiava lume<br />
+ acuto s, che l viso chelli affoca<br />
+ chiuder conviensi per lo forte acume;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quale stella par quinci pi poca,<br />
+ parrebbe luna, locata con esso<br />
+ come stella con stella si collca.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Forse cotanto quanto pare appresso<br />
+ alo cigner la luce che l dipigne<br />
+ quando l vapor che l porta pi spesso,<br />
+</p>
+
+<p>
+ distante intorno al punto un cerchio digne<br />
+ si girava s ratto, chavria vinto<br />
+ quel moto che pi tosto il mondo cigne;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e questo era dun altro circumcinto,<br />
+ e quel dal terzo, e l terzo poi dal quarto,<br />
+ dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sopra seguiva il settimo s sparto<br />
+ gi di larghezza, che l messo di Iuno<br />
+ intero a contenerlo sarebbe arto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos lottavo e l nono; e chiascheduno<br />
+ pi tardo si movea, secondo chera<br />
+ in numero distante pi da luno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quello avea la fiamma pi sincera<br />
+ cui men distava la favilla pura,<br />
+ credo, per che pi di lei sinvera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La donna mia, che mi veda in cura<br />
+ forte sospeso, disse: Da quel punto<br />
+ depende il cielo e tutta la natura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Mira quel cerchio che pi li congiunto;<br />
+ e sappi che l suo muovere s tosto<br />
+ per laffocato amore ond elli punto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io a lei: Se l mondo fosse posto<br />
+ con lordine chio veggio in quelle rote,<br />
+ sazio mavrebbe ci che m proposto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma nel mondo sensibile si puote<br />
+ veder le volte tanto pi divine,<br />
+ quant elle son dal centro pi remote.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde, se l mio disir dee aver fine<br />
+ in questo miro e angelico templo<br />
+ che solo amore e luce ha per confine,<br />
+</p>
+
+<p>
+ udir convienmi ancor come lessemplo<br />
+ e lessemplare non vanno dun modo,<br />
+ ch io per me indarno a ci contemplo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se li tuoi diti non sono a tal nodo<br />
+ sufficenti, non maraviglia:<br />
+ tanto, per non tentare, fatto sodo!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos la donna mia; poi disse: Piglia<br />
+ quel chio ti dicer, se vuo saziarti;<br />
+ e intorno da esso tassottiglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li cerchi corporai sono ampi e arti<br />
+ secondo il pi e l men de la virtute<br />
+ che si distende per tutte lor parti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Maggior bont vuol far maggior salute;<br />
+ maggior salute maggior corpo cape,<br />
+ selli ha le parti igualmente compiute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque costui che tutto quanto rape<br />
+ laltro universo seco, corrisponde<br />
+ al cerchio che pi ama e che pi sape:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che, se tu a la virt circonde<br />
+ la tua misura, non a la parvenza<br />
+ de le sustanze che tappaion tonde,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tu vederai mirabil consequenza<br />
+ di maggio a pi e di minore a meno,<br />
+ in ciascun cielo, a sa intelligenza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come rimane splendido e sereno<br />
+ lemisperio de laere, quando soffia<br />
+ Borea da quella guancia ond pi leno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che si purga e risolve la roffia<br />
+ che pria turbava, s che l ciel ne ride<br />
+ con le bellezze dogne sua paroffia;<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos feco, poi che mi provide<br />
+ la donna mia del suo risponder chiaro,<br />
+ e come stella in cielo il ver si vide.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E poi che le parole sue restaro,<br />
+ non altrimenti ferro disfavilla<br />
+ che bolle, come i cerchi sfavillaro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lincendio suo seguiva ogne scintilla;<br />
+ ed eran tante, che l numero loro<br />
+ pi che l doppiar de li scacchi sinmilla.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io sentiva osannar di coro in coro<br />
+ al punto fisso che li tiene a li ubi,<br />
+ e terr sempre, ne quai sempre fuoro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quella che veda i pensier dubi<br />
+ ne la mia mente, disse: I cerchi primi<br />
+ thanno mostrato Serafi e Cherubi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos veloci seguono i suoi vimi,<br />
+ per somigliarsi al punto quanto ponno;<br />
+ e posson quanto a veder son soblimi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quelli altri amori che ntorno li vonno,<br />
+ si chiaman Troni del divino aspetto,<br />
+ per che l primo ternaro terminonno;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e dei saper che tutti hanno diletto<br />
+ quanto la sua veduta si profonda<br />
+ nel vero in che si queta ogne intelletto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quinci si pu veder come si fonda<br />
+ lesser beato ne latto che vede,<br />
+ non in quel chama, che poscia seconda;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e del vedere misura mercede,<br />
+ che grazia partorisce e buona voglia:<br />
+ cos di grado in grado si procede.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laltro ternaro, che cos germoglia<br />
+ in questa primavera sempiterna<br />
+ che notturno Arete non dispoglia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perpetalemente Osanna sberna<br />
+ con tre melode, che suonano in tree<br />
+ ordini di letizia onde sinterna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In essa gerarcia son laltre dee:<br />
+ prima Dominazioni, e poi Virtudi;<br />
+ lordine terzo di Podestadi e.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poscia ne due penultimi tripudi<br />
+ Principati e Arcangeli si girano;<br />
+ lultimo tutto dAngelici ludi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questi ordini di s tutti sammirano,<br />
+ e di gi vincon s, che verso Dio<br />
+ tutti tirati sono e tutti tirano.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E Donisio con tanto disio<br />
+ a contemplar questi ordini si mise,<br />
+ che li nom e distinse com io.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma Gregorio da lui poi si divise;<br />
+ onde, s tosto come li occhi aperse<br />
+ in questo ciel, di s medesmo rise.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se tanto secreto ver proferse<br />
+ mortale in terra, non voglio chammiri:<br />
+ ch chi l vide qua s gliel discoperse<br />
+</p>
+
+<p>
+ con altro assai del ver di questi giri.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap29"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXIX
+</h3>
+
+<p>
+ Quando ambedue li figli di Latona,<br />
+ coperti del Montone e de la Libra,<br />
+ fanno de lorizzonte insieme zona,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quant dal punto che l cent inlibra<br />
+ infin che luno e laltro da quel cinto,<br />
+ cambiando lemisperio, si dilibra,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tanto, col volto di riso dipinto,<br />
+ si tacque Batrice, riguardando<br />
+ fiso nel punto che mava vinto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi cominci: Io dico, e non dimando,<br />
+ quel che tu vuoli udir, perch io lho visto<br />
+ l ve sappunta ogne ubi e ogne quando.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non per aver a s di bene acquisto,<br />
+ chesser non pu, ma perch suo splendore<br />
+ potesse, risplendendo, dir Subsisto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ in sua etternit di tempo fore,<br />
+ fuor dogne altro comprender, come i piacque,<br />
+ saperse in nuovi amor letterno amore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ N prima quasi torpente si giacque;<br />
+ ch n prima n poscia procedette<br />
+ lo discorrer di Dio sovra quest acque.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Forma e materia, congiunte e purette,<br />
+ usciro ad esser che non avia fallo,<br />
+ come darco tricordo tre saette.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come in vetro, in ambra o in cristallo<br />
+ raggio resplende s, che dal venire<br />
+ a lesser tutto non intervallo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos l triforme effetto del suo sire<br />
+ ne lesser suo raggi insieme tutto<br />
+ sanza distinzone in essordire.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Concreato fu ordine e costrutto<br />
+ a le sustanze; e quelle furon cima<br />
+ nel mondo in che puro atto fu produtto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ pura potenza tenne la parte ima;<br />
+ nel mezzo strinse potenza con atto<br />
+ tal vime, che gi mai non si divima.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ieronimo vi scrisse lungo tratto<br />
+ di secoli de li angeli creati<br />
+ anzi che laltro mondo fosse fatto;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma questo vero scritto in molti lati<br />
+ da li scrittor de lo Spirito Santo,<br />
+ e tu te navvedrai se bene agguati;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e anche la ragione il vede alquanto,<br />
+ che non concederebbe che motori<br />
+ sanza sua perfezion fosser cotanto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or sai tu dove e quando questi amori<br />
+ furon creati e come: s che spenti<br />
+ nel tuo diso gi son tre ardori.<br />
+</p>
+
+<p>
+ N giugneriesi, numerando, al venti<br />
+ s tosto, come de li angeli parte<br />
+ turb il suggetto di vostri alimenti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Laltra rimase, e cominci quest arte<br />
+ che tu discerni, con tanto diletto,<br />
+ che mai da circir non si diparte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Principio del cader fu il maladetto<br />
+ superbir di colui che tu vedesti<br />
+ da tutti i pesi del mondo costretto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quelli che vedi qui furon modesti<br />
+ a riconoscer s da la bontate<br />
+ che li avea fatti a tanto intender presti:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che le viste lor furo essaltate<br />
+ con grazia illuminante e con lor merto,<br />
+ si channo ferma e piena volontate;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e non voglio che dubbi, ma sia certo,<br />
+ che ricever la grazia meritorio<br />
+ secondo che laffetto l aperto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Omai dintorno a questo consistorio<br />
+ puoi contemplare assai, se le parole<br />
+ mie son ricolte, sanz altro aiutorio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch n terra per le vostre scole<br />
+ si legge che langelica natura<br />
+ tal, che ntende e si ricorda e vole,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ancor dir, perch tu veggi pura<br />
+ la verit che l gi si confonde,<br />
+ equivocando in s fatta lettura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Queste sustanze, poi che fur gioconde<br />
+ de la faccia di Dio, non volser viso<br />
+ da essa, da cui nulla si nasconde:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per non hanno vedere interciso<br />
+ da novo obietto, e per non bisogna<br />
+ rememorar per concetto diviso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ s che l gi, non dormendo, si sogna,<br />
+ credendo e non credendo dicer vero;<br />
+ ma ne luno pi colpa e pi vergogna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Voi non andate gi per un sentiero<br />
+ filosofando: tanto vi trasporta<br />
+ lamor de lapparenza e l suo pensiero!<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ancor questo qua s si comporta<br />
+ con men disdegno che quando posposta<br />
+ la divina Scrittura o quando torta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non vi si pensa quanto sangue costa<br />
+ seminarla nel mondo e quanto piace<br />
+ chi umilmente con essa saccosta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per apparer ciascun singegna e face<br />
+ sue invenzioni; e quelle son trascorse<br />
+ da predicanti e l Vangelio si tace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Un dice che la luna si ritorse<br />
+ ne la passion di Cristo e sinterpuose,<br />
+ per che l lume del sol gi non si porse;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e mente, ch la luce si nascose<br />
+ da s: per a li Spani e a lIndi<br />
+ come a Giudei tale eclissi rispuose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi<br />
+ quante s fatte favole per anno<br />
+ in pergamo si gridan quinci e quindi:<br />
+</p>
+
+<p>
+ s che le pecorelle, che non sanno,<br />
+ tornan del pasco pasciute di vento,<br />
+ e non le scusa non veder lo danno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non disse Cristo al suo primo convento:<br />
+ Andate, e predicate al mondo ciance;<br />
+ ma diede lor verace fondamento;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quel tanto son ne le sue guance,<br />
+ s cha pugnar per accender la fede<br />
+ de lEvangelio fero scudo e lance.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ora si va con motti e con iscede<br />
+ a predicare, e pur che ben si rida,<br />
+ gonfia il cappuccio e pi non si richiede.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma tale uccel nel becchetto sannida,<br />
+ che se l vulgo il vedesse, vederebbe<br />
+ la perdonanza di chel si confida:<br />
+</p>
+
+<p>
+ per cui tanta stoltezza in terra crebbe,<br />
+ che, sanza prova dalcun testimonio,<br />
+ ad ogne promession si correrebbe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di questo ingrassa il porco sant Antonio,<br />
+ e altri assai che sono ancor pi porci,<br />
+ pagando di moneta sanza conio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch siam digressi assai, ritorci<br />
+ li occhi oramai verso la dritta strada,<br />
+ s che la via col tempo si raccorci.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questa natura s oltre singrada<br />
+ in numero, che mai non fu loquela<br />
+ n concetto mortal che tanto vada;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se tu guardi quel che si revela<br />
+ per Danel, vedrai che n sue migliaia<br />
+ determinato numero si cela.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La prima luce, che tutta la raia,<br />
+ per tanti modi in essa si recepe,<br />
+ quanti son li splendori a chi sappaia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Onde, per che a latto che concepe<br />
+ segue laffetto, damar la dolcezza<br />
+ diversamente in essa ferve e tepe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi leccelso omai e la larghezza<br />
+ de letterno valor, poscia che tanti<br />
+ speculi fatti sha in che si spezza,<br />
+</p>
+
+<p>
+ uno manendo in s come davanti.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap30"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXX
+</h3>
+
+<p>
+ Forse semilia miglia di lontano<br />
+ ci ferve lora sesta, e questo mondo<br />
+ china gi lombra quasi al letto piano,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quando l mezzo del cielo, a noi profondo,<br />
+ comincia a farsi tal, chalcuna stella<br />
+ perde il parere infino a questo fondo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e come vien la chiarissima ancella<br />
+ del sol pi oltre, cos l ciel si chiude<br />
+ di vista in vista infino a la pi bella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non altrimenti il trunfo che lude<br />
+ sempre dintorno al punto che mi vinse,<br />
+ parendo inchiuso da quel chelli nchiude,<br />
+</p>
+
+<p>
+ a poco a poco al mio veder si stinse:<br />
+ per che tornar con li occhi a Batrice<br />
+ nulla vedere e amor mi costrinse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se quanto infino a qui di lei si dice<br />
+ fosse conchiuso tutto in una loda,<br />
+ poca sarebbe a fornir questa vice.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La bellezza chio vidi si trasmoda<br />
+ non pur di l da noi, ma certo io credo<br />
+ che solo il suo fattor tutta la goda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da questo passo vinto mi concedo<br />
+ pi che gi mai da punto di suo tema<br />
+ soprato fosse comico o tragedo:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch, come sole in viso che pi trema,<br />
+ cos lo rimembrar del dolce riso<br />
+ la mente mia da me medesmo scema.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dal primo giorno chi vidi il suo viso<br />
+ in questa vita, infino a questa vista,<br />
+ non m il seguire al mio cantar preciso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma or convien che mio seguir desista<br />
+ pi dietro a sua bellezza, poetando,<br />
+ come a lultimo suo ciascuno artista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cotal qual io lascio a maggior bando<br />
+ che quel de la mia tuba, che deduce<br />
+ larda sua matera terminando,<br />
+</p>
+
+<p>
+ con atto e voce di spedito duce<br />
+ ricominci: Noi siamo usciti fore<br />
+ del maggior corpo al ciel ch pura luce:<br />
+</p>
+
+<p>
+ luce intellettal, piena damore;<br />
+ amor di vero ben, pien di letizia;<br />
+ letizia che trascende ogne dolzore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui vederai luna e laltra milizia<br />
+ di paradiso, e luna in quelli aspetti<br />
+ che tu vedrai a lultima giustizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Come sbito lampo che discetti<br />
+ li spiriti visivi, s che priva<br />
+ da latto locchio di pi forti obietti,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos mi circunfulse luce viva,<br />
+ e lasciommi fasciato di tal velo<br />
+ del suo fulgor, che nulla mappariva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sempre lamor che queta questo cielo<br />
+ accoglie in s con s fatta salute,<br />
+ per far disposto a sua fiamma il candelo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fur pi tosto dentro a me venute<br />
+ queste parole brievi, chio compresi<br />
+ me sormontar di sopr a mia virtute;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e di novella vista mi raccesi<br />
+ tale, che nulla luce tanto mera,<br />
+ che li occhi miei non si fosser difesi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e vidi lume in forma di rivera<br />
+ fulvido di fulgore, intra due rive<br />
+ dipinte di mirabil primavera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di tal fiumana uscian faville vive,<br />
+ e dogne parte si mettien ne fiori,<br />
+ quasi rubin che oro circunscrive;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi, come inebrate da li odori,<br />
+ riprofondavan s nel miro gurge,<br />
+ e suna intrava, unaltra nuscia fori.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lalto disio che mo tinfiamma e urge,<br />
+ daver notizia di ci che tu vei,<br />
+ tanto mi piace pi quanto pi turge;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma di quest acqua convien che tu bei<br />
+ prima che tanta sete in te si sazi:<br />
+ cos mi disse il sol de li occhi miei.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Anche soggiunse: Il fiume e li topazi<br />
+ chentrano ed escono e l rider de lerbe<br />
+ son di lor vero umbriferi prefazi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non che da s sian queste cose acerbe;<br />
+ ma difetto da la parte tua,<br />
+ che non hai viste ancor tanto superbe.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non fantin che s sbito rua<br />
+ col volto verso il latte, se si svegli<br />
+ molto tardato da lusanza sua,<br />
+</p>
+
+<p>
+ come fec io, per far migliori spegli<br />
+ ancor de li occhi, chinandomi a londa<br />
+ che si deriva perch vi simmegli;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e s come di lei bevve la gronda<br />
+ de le palpebre mie, cos mi parve<br />
+ di sua lunghezza divenuta tonda.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Poi, come gente stata sotto larve,<br />
+ che pare altro che prima, se si sveste<br />
+ la sembianza non sa in che disparve,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos mi si cambiaro in maggior feste<br />
+ li fiori e le faville, s chio vidi<br />
+ ambo le corti del ciel manifeste.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O isplendor di Dio, per cu io vidi<br />
+ lalto trunfo del regno verace,<br />
+ dammi virt a dir com o il vidi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lume l s che visibile face<br />
+ lo creatore a quella creatura<br />
+ che solo in lui vedere ha la sua pace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E si distende in circular figura,<br />
+ in tanto che la sua circunferenza<br />
+ sarebbe al sol troppo larga cintura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Fassi di raggio tutta sua parvenza<br />
+ reflesso al sommo del mobile primo,<br />
+ che prende quindi vivere e potenza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come clivo in acqua di suo imo<br />
+ si specchia, quasi per vedersi addorno,<br />
+ quando nel verde e ne fioretti opimo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ s, soprastando al lume intorno intorno,<br />
+ vidi specchiarsi in pi di mille soglie<br />
+ quanto di noi l s fatto ha ritorno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E se linfimo grado in s raccoglie<br />
+ s grande lume, quanta la larghezza<br />
+ di questa rosa ne lestreme foglie!<br />
+</p>
+
+<p>
+ La vista mia ne lampio e ne laltezza<br />
+ non si smarriva, ma tutto prendeva<br />
+ il quanto e l quale di quella allegrezza.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Presso e lontano, l, n pon n leva:<br />
+ ch dove Dio sanza mezzo governa,<br />
+ la legge natural nulla rileva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel giallo de la rosa sempiterna,<br />
+ che si digrada e dilata e redole<br />
+ odor di lode al sol che sempre verna,<br />
+</p>
+
+<p>
+ qual colui che tace e dicer vole,<br />
+ mi trasse Batrice, e disse: Mira<br />
+ quanto l convento de le bianche stole!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vedi nostra citt quant ella gira;<br />
+ vedi li nostri scanni s ripieni,<br />
+ che poca gente pi ci si disira.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E n quel gran seggio a che tu li occhi tieni<br />
+ per la corona che gi v s posta,<br />
+ prima che tu a queste nozze ceni,<br />
+</p>
+
+<p>
+ seder lalma, che fia gi agosta,<br />
+ de lalto Arrigo, cha drizzare Italia<br />
+ verr in prima chella sia disposta.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La cieca cupidigia che vammalia<br />
+ simili fatti vha al fantolino<br />
+ che muor per fame e caccia via la balia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E fia prefetto nel foro divino<br />
+ allora tal, che palese e coverto<br />
+ non ander con lui per un cammino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma poco poi sar da Dio sofferto<br />
+ nel santo officio; chel sar detruso<br />
+ l dove Simon mago per suo merto,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e far quel dAlagna intrar pi giuso.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap31"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXXI
+</h3>
+
+<p>
+ In forma dunque di candida rosa<br />
+ mi si mostrava la milizia santa<br />
+ che nel suo sangue Cristo fece sposa;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma laltra, che volando vede e canta<br />
+ la gloria di colui che la nnamora<br />
+ e la bont che la fece cotanta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ s come schiera dape che sinfiora<br />
+ una fata e una si ritorna<br />
+ l dove suo laboro sinsapora,<br />
+</p>
+
+<p>
+ nel gran fior discendeva che saddorna<br />
+ di tante foglie, e quindi risaliva<br />
+ l dove l so amor sempre soggiorna.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Le facce tutte avean di fiamma viva<br />
+ e lali doro, e laltro tanto bianco,<br />
+ che nulla neve a quel termine arriva.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quando scendean nel fior, di banco in banco<br />
+ porgevan de la pace e de lardore<br />
+ chelli acquistavan ventilando il fianco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ N linterporsi tra l disopra e l fiore<br />
+ di tanta moltitudine volante<br />
+ impediva la vista e lo splendore:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch la luce divina penetrante<br />
+ per luniverso secondo ch degno,<br />
+ s che nulla le puote essere ostante.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Questo sicuro e gaudoso regno,<br />
+ frequente in gente antica e in novella,<br />
+ viso e amore avea tutto ad un segno.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O trina luce che n unica stella<br />
+ scintillando a lor vista, s li appaga!<br />
+ guarda qua giuso a la nostra procella!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Se i barbari, venendo da tal plaga<br />
+ che ciascun giorno dElice si cuopra,<br />
+ rotante col suo figlio ond ella vaga,<br />
+</p>
+
+<p>
+ veggendo Roma e larda sua opra,<br />
+ stupefaciensi, quando Laterano<br />
+ a le cose mortali and di sopra;<br />
+</p>
+
+<p>
+ o, che al divino da lumano,<br />
+ a letterno dal tempo era venuto,<br />
+ e di Fiorenza in popol giusto e sano,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di che stupor dovea esser compiuto!<br />
+ Certo tra esso e l gaudio mi facea<br />
+ libito non udire e starmi muto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quasi peregrin che si ricrea<br />
+ nel tempio del suo voto riguardando,<br />
+ e spera gi ridir com ello stea,<br />
+</p>
+
+<p>
+ su per la viva luce passeggiando,<br />
+ menava o li occhi per li gradi,<br />
+ mo s, mo gi e mo recirculando.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Veda visi a carit sadi,<br />
+ daltrui lume fregiati e di suo riso,<br />
+ e atti ornati di tutte onestadi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La forma general di paradiso<br />
+ gi tutta mo sguardo avea compresa,<br />
+ in nulla parte ancor fermato fiso;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e volgeami con voglia raccesa<br />
+ per domandar la mia donna di cose<br />
+ di che la mente mia era sospesa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Uno intenda, e altro mi rispuose:<br />
+ credea veder Beatrice e vidi un sene<br />
+ vestito con le genti glorose.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Diffuso era per li occhi e per le gene<br />
+ di benigna letizia, in atto pio<br />
+ quale a tenero padre si convene.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E Ov ella?, sbito diss io.<br />
+ Ond elli: A terminar lo tuo disiro<br />
+ mosse Beatrice me del loco mio;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e se riguardi s nel terzo giro<br />
+ dal sommo grado, tu la rivedrai<br />
+ nel trono che suoi merti le sortiro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sanza risponder, li occhi s levai,<br />
+ e vidi lei che si facea corona<br />
+ reflettendo da s li etterni rai.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da quella regon che pi s tona<br />
+ occhio mortale alcun tanto non dista,<br />
+ qualunque in mare pi gi sabbandona,<br />
+</p>
+
+<p>
+ quanto l da Beatrice la mia vista;<br />
+ ma nulla mi facea, ch sa effige<br />
+ non discenda a me per mezzo mista.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O donna in cui la mia speranza vige,<br />
+ e che soffristi per la mia salute<br />
+ in inferno lasciar le tue vestige,<br />
+</p>
+
+<p>
+ di tante cose quant i ho vedute,<br />
+ dal tuo podere e da la tua bontate<br />
+ riconosco la grazia e la virtute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Tu mhai di servo tratto a libertate<br />
+ per tutte quelle vie, per tutt i modi<br />
+ che di ci fare avei la potestate.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La tua magnificenza in me custodi,<br />
+ s che lanima mia, che fatt hai sana,<br />
+ piacente a te dal corpo si disnodi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos orai; e quella, s lontana<br />
+ come parea, sorrise e riguardommi;<br />
+ poi si torn a letterna fontana.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E l santo sene: Acci che tu assommi<br />
+ perfettamente, disse, il tuo cammino,<br />
+ a che priego e amor santo mandommi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ vola con li occhi per questo giardino;<br />
+ ch veder lui tacconcer lo sguardo<br />
+ pi al montar per lo raggio divino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E la regina del cielo, ond o ardo<br />
+ tutto damor, ne far ogne grazia,<br />
+ per chi sono il suo fedel Bernardo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual colui che forse di Croazia<br />
+ viene a veder la Veronica nostra,<br />
+ che per lantica fame non sen sazia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma dice nel pensier, fin che si mostra:<br />
+ Segnor mio Ies Cristo, Dio verace,<br />
+ or fu s fatta la sembianza vostra?;<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal era io mirando la vivace<br />
+ carit di colui che n questo mondo,<br />
+ contemplando, gust di quella pace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Figliuol di grazia, quest esser giocondo,<br />
+ cominci elli, non ti sar noto,<br />
+ tenendo li occhi pur qua gi al fondo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma guarda i cerchi infino al pi remoto,<br />
+ tanto che veggi seder la regina<br />
+ cui questo regno suddito e devoto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io levai li occhi; e come da mattina<br />
+ la parte orental de lorizzonte<br />
+ soverchia quella dove l sol declina,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos, quasi di valle andando a monte<br />
+ con li occhi, vidi parte ne lo stremo<br />
+ vincer di lume tutta laltra fronte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come quivi ove saspetta il temo<br />
+ che mal guid Fetonte, pi sinfiamma,<br />
+ e quinci e quindi il lume si fa scemo,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos quella pacifica oriafiamma<br />
+ nel mezzo savvivava, e dogne parte<br />
+ per igual modo allentava la fiamma;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e a quel mezzo, con le penne sparte,<br />
+ vid io pi di mille angeli festanti,<br />
+ ciascun distinto di fulgore e darte.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vidi a lor giochi quivi e a lor canti<br />
+ ridere una bellezza, che letizia<br />
+ era ne li occhi a tutti li altri santi;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sio avessi in dir tanta divizia<br />
+ quanta ad imaginar, non ardirei<br />
+ lo minimo tentar di sua delizia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bernardo, come vide li occhi miei<br />
+ nel caldo suo caler fissi e attenti,<br />
+ li suoi con tanto affetto volse a lei,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che miei di rimirar f pi ardenti.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap32"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXXII
+</h3>
+
+<p>
+ Affetto al suo piacer, quel contemplante<br />
+ libero officio di dottore assunse,<br />
+ e cominci queste parole sante:<br />
+</p>
+
+<p>
+ La piaga che Maria richiuse e unse,<br />
+ quella ch tanto bella da suoi piedi<br />
+ colei che laperse e che la punse.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne lordine che fanno i terzi sedi,<br />
+ siede Rachel di sotto da costei<br />
+ con Batrice, s come tu vedi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Sarra e Rebecca, Iudt e colei<br />
+ che fu bisava al cantor che per doglia<br />
+ del fallo disse Miserere mei,<br />
+</p>
+
+<p>
+ puoi tu veder cos di soglia in soglia<br />
+ gi digradar, com io cha proprio nome<br />
+ vo per la rosa gi di foglia in foglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E dal settimo grado in gi, s come<br />
+ infino ad esso, succedono Ebree,<br />
+ dirimendo del fior tutte le chiome;<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch, secondo lo sguardo che fe<br />
+ la fede in Cristo, queste sono il muro<br />
+ a che si parton le sacre scalee.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da questa parte onde l fiore maturo<br />
+ di tutte le sue foglie, sono assisi<br />
+ quei che credettero in Cristo venturo;<br />
+</p>
+
+<p>
+ da laltra parte onde sono intercisi<br />
+ di vti i semicirculi, si stanno<br />
+ quei cha Cristo venuto ebber li visi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E come quinci il gloroso scanno<br />
+ de la donna del cielo e li altri scanni<br />
+ di sotto lui cotanta cerna fanno,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cos di contra quel del gran Giovanni,<br />
+ che sempre santo l diserto e l martiro<br />
+ sofferse, e poi linferno da due anni;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e sotto lui cos cerner sortiro<br />
+ Francesco, Benedetto e Augustino<br />
+ e altri fin qua gi di giro in giro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or mira lalto proveder divino:<br />
+ ch luno e laltro aspetto de la fede<br />
+ igualmente empier questo giardino.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E sappi che dal grado in gi che fiede<br />
+ a mezzo il tratto le due discrezioni,<br />
+ per nullo proprio merito si siede,<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per laltrui, con certe condizioni:<br />
+ ch tutti questi son spiriti ascolti<br />
+ prima chavesser vere elezoni.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ben te ne puoi accorger per li volti<br />
+ e anche per le voci perili,<br />
+ se tu li guardi bene e se li ascolti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or dubbi tu e dubitando sili;<br />
+ ma io discioglier l forte legame<br />
+ in che ti stringon li pensier sottili.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dentro a lampiezza di questo reame<br />
+ casal punto non puote aver sito,<br />
+ se non come tristizia o sete o fame:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch per etterna legge stabilito<br />
+ quantunque vedi, s che giustamente<br />
+ ci si risponde da lanello al dito;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e per questa festinata gente<br />
+ a vera vita non sine causa<br />
+ intra s qui pi e meno eccellente.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Lo rege per cui questo regno pausa<br />
+ in tanto amore e in tanto diletto,<br />
+ che nulla volont di pi ausa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ le menti tutte nel suo lieto aspetto<br />
+ creando, a suo piacer di grazia dota<br />
+ diversamente; e qui basti leffetto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E ci espresso e chiaro vi si nota<br />
+ ne la Scrittura santa in quei gemelli<br />
+ che ne la madre ebber lira commota.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Per, secondo il color di capelli,<br />
+ di cotal grazia laltissimo lume<br />
+ degnamente convien che sincappelli.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Dunque, sanza merc di lor costume,<br />
+ locati son per gradi differenti,<br />
+ sol differendo nel primiero acume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bastavasi ne secoli recenti<br />
+ con linnocenza, per aver salute,<br />
+ solamente la fede di parenti;<br />
+</p>
+
+<p>
+ poi che le prime etadi fuor compiute,<br />
+ convenne ai maschi a linnocenti penne<br />
+ per circuncidere acquistar virtute;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma poi che l tempo de la grazia venne,<br />
+ sanza battesmo perfetto di Cristo<br />
+ tale innocenza l gi si ritenne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Riguarda omai ne la faccia che a Cristo<br />
+ pi si somiglia, ch la sua chiarezza<br />
+ sola ti pu disporre a veder Cristo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io vidi sopra lei tanta allegrezza<br />
+ piover, portata ne le menti sante<br />
+ create a trasvolar per quella altezza,<br />
+</p>
+
+<p>
+ che quantunque io avea visto davante,<br />
+ di tanta ammirazion non mi sospese,<br />
+ n mi mostr di Dio tanto sembiante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e quello amor che primo l discese,<br />
+ cantando Ave, Maria, grata plena,<br />
+ dinanzi a lei le sue ali distese.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Rispuose a la divina cantilena<br />
+ da tutte parti la beata corte,<br />
+ s chogne vista sen f pi serena.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O santo padre, che per me comporte<br />
+ lesser qua gi, lasciando il dolce loco<br />
+ nel qual tu siedi per etterna sorte,<br />
+</p>
+
+<p>
+ qual quell angel che con tanto gioco<br />
+ guarda ne li occhi la nostra regina,<br />
+ innamorato s che par di foco?.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos ricorsi ancora a la dottrina<br />
+ di colui chabbelliva di Maria,<br />
+ come del sole stella mattutina.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ed elli a me: Baldezza e leggiadria<br />
+ quant esser puote in angelo e in alma,<br />
+ tutta in lui; e s volem che sia,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch elli quelli che port la palma<br />
+ giuso a Maria, quando l Figliuol di Dio<br />
+ carcar si volse de la nostra salma.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma vieni omai con li occhi s com io<br />
+ andr parlando, e nota i gran patrici<br />
+ di questo imperio giustissimo e pio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quei due che seggon l s pi felici<br />
+ per esser propinquissimi ad Agusta,<br />
+ son desta rosa quasi due radici:<br />
+</p>
+
+<p>
+ colui che da sinistra le saggiusta<br />
+ il padre per lo cui ardito gusto<br />
+ lumana specie tanto amaro gusta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ dal destro vedi quel padre vetusto<br />
+ di Santa Chiesa a cui Cristo le chiavi<br />
+ raccomand di questo fior venusto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E quei che vide tutti i tempi gravi,<br />
+ pria che morisse, de la bella sposa<br />
+ che sacquist con la lancia e coi clavi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ siede lungh esso, e lungo laltro posa<br />
+ quel duca sotto cui visse di manna<br />
+ la gente ingrata, mobile e retrosa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Di contr a Pietro vedi sedere Anna,<br />
+ tanto contenta di mirar sua figlia,<br />
+ che non move occhio per cantare osanna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e contro al maggior padre di famiglia<br />
+ siede Lucia, che mosse la tua donna<br />
+ quando chinavi, a rovinar, le ciglia.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ma perch l tempo fugge che tassonna,<br />
+ qui farem punto, come buon sartore<br />
+ che com elli ha del panno fa la gonna;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e drizzeremo li occhi al primo amore,<br />
+ s che, guardando verso lui, pentri<br />
+ quant possibil per lo suo fulgore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Veramente, ne forse tu tarretri<br />
+ movendo lali tue, credendo oltrarti,<br />
+ orando grazia conven che simpetri<br />
+</p>
+
+<p>
+ grazia da quella che puote aiutarti;<br />
+ e tu mi seguirai con laffezione,<br />
+ s che dal dicer mio lo cor non parti.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E cominci questa santa orazione:<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p><a id="chap33"></a></p>
+<h3>
+Paradiso Canto XXXIII
+</h3>
+
+<p>
+ Vergine Madre, figlia del tuo figlio,<br />
+ umile e alta pi che creatura,<br />
+ termine fisso detterno consiglio,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tu se colei che lumana natura<br />
+ nobilitasti s, che l suo fattore<br />
+ non disdegn di farsi sua fattura.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel ventre tuo si raccese lamore,<br />
+ per lo cui caldo ne letterna pace<br />
+ cos germinato questo fiore.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qui se a noi meridana face<br />
+ di caritate, e giuso, intra mortali,<br />
+ se di speranza fontana vivace.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Donna, se tanto grande e tanto vali,<br />
+ che qual vuol grazia e a te non ricorre,<br />
+ sua disanza vuol volar sanz ali.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La tua benignit non pur soccorre<br />
+ a chi domanda, ma molte fate<br />
+ liberamente al dimandar precorre.<br />
+</p>
+
+<p>
+ In te misericordia, in te pietate,<br />
+ in te magnificenza, in te saduna<br />
+ quantunque in creatura di bontate.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Or questi, che da linfima lacuna<br />
+ de luniverso infin qui ha vedute<br />
+ le vite spiritali ad una ad una,<br />
+</p>
+
+<p>
+ supplica a te, per grazia, di virtute<br />
+ tanto, che possa con li occhi levarsi<br />
+ pi alto verso lultima salute.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io, che mai per mio veder non arsi<br />
+ pi chi fo per lo suo, tutti miei prieghi<br />
+ ti porgo, e priego che non sieno scarsi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ perch tu ogne nube li disleghi<br />
+ di sua mortalit co prieghi tuoi,<br />
+ s che l sommo piacer li si dispieghi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ancor ti priego, regina, che puoi<br />
+ ci che tu vuoli, che conservi sani,<br />
+ dopo tanto veder, li affetti suoi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Vinca tua guardia i movimenti umani:<br />
+ vedi Beatrice con quanti beati<br />
+ per li miei prieghi ti chiudon le mani!.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Li occhi da Dio diletti e venerati,<br />
+ fissi ne lorator, ne dimostraro<br />
+ quanto i devoti prieghi le son grati;<br />
+</p>
+
+<p>
+ indi a letterno lume saddrizzaro,<br />
+ nel qual non si dee creder che sinvii<br />
+ per creatura locchio tanto chiaro.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E io chal fine di tutt i disii<br />
+ appropinquava, s com io dovea,<br />
+ lardor del desiderio in me finii.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Bernardo maccennava, e sorridea,<br />
+ perch io guardassi suso; ma io era<br />
+ gi per me stesso tal qual ei volea:<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch la mia vista, venendo sincera,<br />
+ e pi e pi intrava per lo raggio<br />
+ de lalta luce che da s vera.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Da quinci innanzi il mio veder fu maggio<br />
+ che l parlar mostra, cha tal vista cede,<br />
+ e cede la memoria a tanto oltraggio.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual coli che sognando vede,<br />
+ che dopo l sogno la passione impressa<br />
+ rimane, e laltro a la mente non riede,<br />
+</p>
+
+<p>
+ cotal son io, ch quasi tutta cessa<br />
+ mia visone, e ancor mi distilla<br />
+ nel core il dolce che nacque da essa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos la neve al sol si disigilla;<br />
+ cos al vento ne le foglie levi<br />
+ si perdea la sentenza di Sibilla.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O somma luce che tanto ti levi<br />
+ da concetti mortali, a la mia mente<br />
+ ripresta un poco di quel che parevi,<br />
+</p>
+
+<p>
+ e fa la lingua mia tanto possente,<br />
+ chuna favilla sol de la tua gloria<br />
+ possa lasciare a la futura gente;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ch, per tornare alquanto a mia memoria<br />
+ e per sonare un poco in questi versi,<br />
+ pi si conceper di tua vittoria.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Io credo, per lacume chio soffersi<br />
+ del vivo raggio, chi sarei smarrito,<br />
+ se li occhi miei da lui fossero aversi.<br />
+</p>
+
+<p>
+ E mi ricorda chio fui pi ardito<br />
+ per questo a sostener, tanto chi giunsi<br />
+ laspetto mio col valore infinito.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh abbondante grazia ond io presunsi<br />
+ ficcar lo viso per la luce etterna,<br />
+ tanto che la veduta vi consunsi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Nel suo profondo vidi che sinterna,<br />
+ legato con amore in un volume,<br />
+ ci che per luniverso si squaderna:<br />
+</p>
+
+<p>
+ sustanze e accidenti e lor costume<br />
+ quasi conflati insieme, per tal modo<br />
+ che ci chi dico un semplice lume.<br />
+</p>
+
+<p>
+ La forma universal di questo nodo<br />
+ credo chi vidi, perch pi di largo,<br />
+ dicendo questo, mi sento chi godo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Un punto solo m maggior letargo<br />
+ che venticinque secoli a la mpresa<br />
+ che f Nettuno ammirar lombra dArgo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Cos la mente mia, tutta sospesa,<br />
+ mirava fissa, immobile e attenta,<br />
+ e sempre di mirar faceasi accesa.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A quella luce cotal si diventa,<br />
+ che volgersi da lei per altro aspetto<br />
+ impossibil che mai si consenta;<br />
+</p>
+
+<p>
+ per che l ben, ch del volere obietto,<br />
+ tutto saccoglie in lei, e fuor di quella<br />
+ defettivo ci ch l perfetto.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Omai sar pi corta mia favella,<br />
+ pur a quel chio ricordo, che dun fante<br />
+ che bagni ancor la lingua a la mammella.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Non perch pi chun semplice sembiante<br />
+ fosse nel vivo lume chio mirava,<br />
+ che tal sempre qual sera davante;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma per la vista che savvalorava<br />
+ in me guardando, una sola parvenza,<br />
+ mutandom io, a me si travagliava.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Ne la profonda e chiara sussistenza<br />
+ de lalto lume parvermi tre giri<br />
+ di tre colori e duna contenenza;<br />
+</p>
+
+<p>
+ e lun da laltro come iri da iri<br />
+ parea reflesso, e l terzo parea foco<br />
+ che quinci e quindi igualmente si spiri.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Oh quanto corto il dire e come fioco<br />
+ al mio concetto! e questo, a quel chi vidi,<br />
+ tanto, che non basta a dicer poco.<br />
+</p>
+
+<p>
+ O luce etterna che sola in te sidi,<br />
+ sola tintendi, e da te intelletta<br />
+ e intendente te ami e arridi!<br />
+</p>
+
+<p>
+ Quella circulazion che s concetta<br />
+ pareva in te come lume reflesso,<br />
+ da li occhi miei alquanto circunspetta,<br />
+</p>
+
+<p>
+ dentro da s, del suo colore stesso,<br />
+ mi parve pinta de la nostra effige:<br />
+ per che l mio viso in lei tutto era messo.<br />
+</p>
+
+<p>
+ Qual l geomtra che tutto saffige<br />
+ per misurar lo cerchio, e non ritrova,<br />
+ pensando, quel principio ond elli indige,<br />
+</p>
+
+<p>
+ tal era io a quella vista nova:<br />
+ veder voleva come si convenne<br />
+ limago al cerchio e come vi sindova;<br />
+</p>
+
+<p>
+ ma non eran da ci le proprie penne:<br />
+ se non che la mia mente fu percossa<br />
+ da un fulgore in che sua voglia venne.<br />
+</p>
+
+<p>
+ A lalta fantasia qui manc possa;<br />
+ ma gi volgeva il mio disio e l velle,<br />
+ s come rota chigualmente mossa,<br />
+</p>
+
+<p>
+ lamor che move il sole e laltre stelle.<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /></p>
+
+<p>
+ - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -<br />
+</p>
+
+<p>
+ TAVOLA DEI CARATTERI SPECIALI<br />
+ TABLE OF SPECIAL CHARACTERS<br />
+</p>
+
+<p>
+ = a grave<br />
+ = e grave<br />
+ = i grave<br />
+ = o grave<br />
+ = u grave<br />
+</p>
+
+<p>
+ = e acute<br />
+ = o acute<br />
+</p>
+
+<p>
+ = a uml<br />
+ = e uml<br />
+ = i uml<br />
+ = o uml<br />
+ = u uml<br />
+</p>
+
+<p>
+ = E grave<br />
+ = E uml<br />
+ = I uml<br />
+</p>
+
+<p>
+ = left angle quotation mark<br />
+ = right angle quotation mark<br />
+</p>
+
+<p>
+ = left double quotation mark<br />
+ = right double quotation mark<br />
+</p>
+
+<p>
+ = left single quotation mark<br />
+ = right single quotation mark<br />
+</p>
+
+<p>
+ = em dash<br />
+</p>
+
+<p>
+ = middot<br />
+</p>
+
+<p>
+ . . . = ellipsis<br />
+</p>
+
+<p><br /><br /><br /><br /></p>
+
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of La Divina Commedia di Dante: Paradiso, by
+Dante Alighieri
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DIVINA COMMEDIA DI DANTE: PARADISO ***
+
+***** This file should be named 1011-h.htm or 1011-h.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ http://www.gutenberg.org/1/0/1/1011/
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+Produced by an anonymous Project Gutenberg volunteer. HTML
+version by Al Haines.
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+be renamed.
+
+Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
+law means that no one owns a United States copyright in these works,
+so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
+States without permission and without paying copyright
+royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
+of this license, apply to copying and distributing Project
+Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
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+specific permission. If you do not charge anything for copies of this
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+for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
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+trademark license, especially commercial redistribution.
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+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
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+electronic works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
+Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
+of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
+works in the collection are in the public domain in the United
+States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
+United States and you are located in the United States, we do not
+claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
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+1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
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+of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
+Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
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+ legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
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+ Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
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+ Literary Archive Foundation."
+
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+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
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+the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
+without further opportunities to fix the problem.
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+LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
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+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of
+damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
+violates the law of the state applicable to this agreement, the
+agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
+limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
+unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
+remaining provisions.
+
+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
+accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
+production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
+electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
+including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
+the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
+or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
+additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
+Defect you cause.
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of
+computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
+exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
+from people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
+generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
+Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
+www.gutenberg.org
+
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
+U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
+mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
+volunteers and employees are scattered throughout numerous
+locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
+Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
+date contact information can be found at the Foundation's web site and
+official page at www.gutenberg.org/contact
+
+For additional contact information:
+
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
+DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
+state visit www.gutenberg.org/donate
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations. To
+donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
+Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
+freely shared with anyone. For forty years, he produced and
+distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
+volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
+the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
+necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
+edition.
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search
+facility: www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
+
+
+</pre>
+
+</body>
+
+</html>
+
diff --git a/old/old/3ddc809a.txt b/old/old/3ddc809a.txt
new file mode 100644
index 0000000..b9cb46f
--- /dev/null
+++ b/old/old/3ddc809a.txt
@@ -0,0 +1,6909 @@
+The Project Gutenberg Etext "Divina Commedia di Dante: Paradiso"
+In Italian with accents [8-bit text]
+Please see my notes about various versions beneath this header.
+
+
+Copyright laws are changing all over the world, be sure to check
+the copyright laws for your country before posting these files!!
+
+Please take a look at the important information in this header.
+We encourage you to keep this file on your own disk, keeping an
+electronic path open for the next readers. Do not remove this.
+
+
+**Welcome To The World of Free Plain Vanilla Electronic Texts**
+
+**Etexts Readable By Both Humans and By Computers, Since 1971**
+
+*These Etexts Prepared By Hundreds of Volunteers and Donations*
+
+Information on contacting Project Gutenberg to get Etexts, and
+further information is included below. We need your donations.
+
+
+Divina Commedia di Dante: Paradiso
+
+by Dante Alighieri
+
+August, 1997 [Etext #1011]
+
+
+The Project Gutenberg Etext "Divina Commedia di Dante: Paradiso"
+*****This file should be named 3ddc809a.txt or 3ddc809a.zip*****
+
+Corrected EDITIONS of our etexts get a new NUMBER, 3ddc810.txt.
+VERSIONS based on separate sources get new LETTER, 3ddc810a.txt.
+
+We are now trying to release all our books one month in advance
+of the official release dates, for time for better editing.
+
+Please note: neither this list nor its contents are final till
+midnight of the last day of the month of any such announcement.
+The official release date of all Project Gutenberg Etexts is at
+Midnight, Central Time, of the last day of the stated month. A
+preliminary version may often be posted for suggestion, comment
+and editing by those who wish to do so. To be sure you have an
+up to date first edition [xxxxx10x.xxx] please check file sizes
+in the first week of the next month. Since our ftp program has
+a bug in it that scrambles the date [tried to fix and failed] a
+look at the file size will have to do, but we will try to see a
+new copy has at least one byte more or less.
+
+
+Information about Project Gutenberg (one page)
+
+We produce about two million dollars for each hour we work. The
+fifty hours is one conservative estimate for how long it we take
+to get any etext selected, entered, proofread, edited, copyright
+searched and analyzed, the copyright letters written, etc. This
+projected audience is one hundred million readers. If our value
+per text is nominally estimated at one dollar then we produce $2
+million dollars per hour this year as we release thirty-two text
+files per month: or 400 more Etexts in 1996 for a total of 800.
+If these reach just 10% of the computerized population, then the
+total should reach 80 billion Etexts.
+
+The Goal of Project Gutenberg is to Give Away One Trillion Etext
+Files by the December 31, 2001. [10,000 x 100,000,000=Trillion]
+This is ten thousand titles each to one hundred million readers,
+which is only 10% of the present number of computer users. 2001
+should have at least twice as many computer users as that, so it
+will require us reaching less than 5% of the users in 2001.
+
+
+We need your donations more than ever!
+
+
+All donations should be made to "Project Gutenberg/CMU": and are
+tax deductible to the extent allowable by law. (CMU = Carnegie-
+Mellon University).
+
+For these and other matters, please mail to:
+
+Project Gutenberg
+P. O. Box 2782
+Champaign, IL 61825
+
+When all other email fails try our Executive Director:
+Michael S. Hart <hart@pobox.com>
+
+We would prefer to send you this information by email
+(Internet, Bitnet, Compuserve, ATTMAIL or MCImail).
+
+******
+If you have an FTP program (or emulator), please
+FTP directly to the Project Gutenberg archives:
+[Mac users, do NOT point and click. . .type]
+
+ftp uiarchive.cso.uiuc.edu
+login: anonymous
+password: your@login
+cd etext/etext90 through /etext96
+or cd etext/articles [get suggest gut for more information]
+dir [to see files]
+get or mget [to get files. . .set bin for zip files]
+GET INDEX?00.GUT
+for a list of books
+and
+GET NEW GUT for general information
+and
+MGET GUT* for newsletters.
+
+**Information prepared by the Project Gutenberg legal advisor**
+(Three Pages)
+
+
+***START**THE SMALL PRINT!**FOR PUBLIC DOMAIN ETEXTS**START***
+Why is this "Small Print!" statement here? You know: lawyers.
+They tell us you might sue us if there is something wrong with
+your copy of this etext, even if you got it for free from
+someone other than us, and even if what's wrong is not our
+fault. So, among other things, this "Small Print!" statement
+disclaims most of our liability to you. It also tells you how
+you can distribute copies of this etext if you want to.
+
+*BEFORE!* YOU USE OR READ THIS ETEXT
+By using or reading any part of this PROJECT GUTENBERG-tm
+etext, you indicate that you understand, agree to and accept
+this "Small Print!" statement. If you do not, you can receive
+a refund of the money (if any) you paid for this etext by
+sending a request within 30 days of receiving it to the person
+you got it from. If you received this etext on a physical
+medium (such as a disk), you must return it with your request.
+
+ABOUT PROJECT GUTENBERG-TM ETEXTS
+This PROJECT GUTENBERG-tm etext, like most PROJECT GUTENBERG-
+tm etexts, is a "public domain" work distributed by Professor
+Michael S. Hart through the Project Gutenberg Association at
+Carnegie-Mellon University (the "Project"). Among other
+things, this means that no one owns a United States copyright
+on or for this work, so the Project (and you!) can copy and
+distribute it in the United States without permission and
+without paying copyright royalties. Special rules, set forth
+below, apply if you wish to copy and distribute this etext
+under the Project's "PROJECT GUTENBERG" trademark.
+
+To create these etexts, the Project expends considerable
+efforts to identify, transcribe and proofread public domain
+works. Despite these efforts, the Project's etexts and any
+medium they may be on may contain "Defects". Among other
+things, Defects may take the form of incomplete, inaccurate or
+corrupt data, transcription errors, a copyright or other
+intellectual property infringement, a defective or damaged
+disk or other etext medium, a computer virus, or computer
+codes that damage or cannot be read by your equipment.
+
+LIMITED WARRANTY; DISCLAIMER OF DAMAGES
+But for the "Right of Replacement or Refund" described below,
+[1] the Project (and any other party you may receive this
+etext from as a PROJECT GUTENBERG-tm etext) disclaims all
+liability to you for damages, costs and expenses, including
+legal fees, and [2] YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE OR
+UNDER STRICT LIABILITY, OR FOR BREACH OF WARRANTY OR CONTRACT,
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+Dante's Divine Comedy marks the 1,000th Project Gutenberg Etext.
+We will be presenting this work in a wide variety of formats, in
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+and possibly more, to include HTML and/or the Italian accents.
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+WE WOULD ***LOVE*** YOUR ASSISTANCE IN PROOFREADING THESE FILES!
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+Right now we mostly need help with the Italian and Longfellow, I
+think we may have enough proofers for a first run at the Cary.
+
+We hope to have a decent versions of each one by August 31, 1997
+
+Because these are preliminary versions, they are named xxxxx09.*
+
+Also because they are so preliminary, I have not placed the names
+of the persons working on the files in them as I take my complete
+repsponsibility for all errors that need to be corrected. Credit
+will be completely given when we have the final version ready.
+
+Michael S. Hart
+July 31, 1997
+
+The Italian files with no accents appear as follows:
+
+La Divina Commedia di Dante in Italian, 7-bit text[0ddcd09x.xxx]1000
+Divina Commedia di Dante: Inferno, 7-bit Italian [1ddcd09x.xxx] 997
+Divina Commedia di Dante: Purgatorio 7-bit Italian[2ddcd09x.xxx] 998
+Divina Commedia di Dante: Paradiso, 7-bit Italian [3ddcd09x.xxx] 999
+
+followed by:
+
+La Divina Commedia di Dante in Italian, 8-bit text[0ddc8xxx.xxx]1012
+Divina Commedia di Dante: Inferno [8-bit text] [1ddc8xxx.xxx]1009
+Divina Commedia di Dante: Purgatorio [8-bit text] [2ddc8xxx.xxx]1010
+Divina Commedia di Dante: Paradiso [8-bit text] [3ddc8xxx.xxx]1011
+
+and
+
+H. F. Cary's Translation of Dante, Entire Comedy [0ddccxxx.xxx]1008
+H. F. Cary's Translation of Dante, The Inferno [1ddccxxx.xxx]1005
+H. F. Cary's Translation of Dante, Puragtory [2ddccxxx.xxx]1006
+H. F. Cary's Translation of Dante, Paradise [3ddccxxx.xxx]1007
+
+and
+
+Longfellow's Translation of Dante, Entire Comedy [0ddclxxx.xxx]1004
+Longfellow's Translation of Dante, The Inferno [1ddclxxx.xxx]1001
+Longfellow's Translation of Dante, Purgatory [2ddclxxx.xxx]1002
+Longfellow's Translation of Dante Paradise [3ddclxxx.xxx]1003
+
+in what I hope will be a timely manner.
+
+Thank you so much for your cooperation and your patience.
+This will be a LONG month of preparation.
+
+Michael S. Hart
+[hart@pobox.com]
+Project Gutenberg
+Executive Director
+
+
+
+
+
+LA DIVINA COMMEDIA
+di Dante Alighieri
+
+
+
+
+
+PARADISO
+
+
+
+
+Paradiso Canto I
+
+
+La gloria di colui che tutto move
+per luniverso penetra, e risplende
+in una parte pi e meno altrove.
+
+Nel ciel che pi de la sua luce prende
+fu io, e vidi cose che ridire
+n sa n pu chi di l s discende;
+
+perch appressando s al suo disire,
+nostro intelletto si profonda tanto,
+che dietro la memoria non pu ire.
+
+Veramente quant io del regno santo
+ne la mia mente potei far tesoro,
+sar ora materia del mio canto.
+
+O buono Appollo, a lultimo lavoro
+fammi del tuo valor s fatto vaso,
+come dimandi a dar lamato alloro.
+
+Infino a qui lun giogo di Parnaso
+assai mi fu; ma or con amendue
+m uopo intrar ne laringo rimaso.
+
+Entra nel petto mio, e spira tue
+s come quando Marsa traesti
+de la vagina de le membra sue.
+
+O divina virt, se mi ti presti
+tanto che lombra del beato regno
+segnata nel mio capo io manifesti,
+
+vedrami al pi del tuo diletto legno
+venire, e coronarmi de le foglie
+che la materia e tu mi farai degno.
+
+S rade volte, padre, se ne coglie
+per trunfare o cesare o poeta,
+colpa e vergogna de lumane voglie,
+
+che parturir letizia in su la lieta
+delfica det dovria la fronda
+peneia, quando alcun di s asseta.
+
+Poca favilla gran fiamma seconda:
+forse di retro a me con miglior voci
+si pregher perch Cirra risponda.
+
+Surge ai mortali per diverse foci
+la lucerna del mondo; ma da quella
+che quattro cerchi giugne con tre croci,
+
+con miglior corso e con migliore stella
+esce congiunta, e la mondana cera
+pi a suo modo tempera e suggella.
+
+Fatto avea di l mane e di qua sera
+tal foce, e quasi tutto era l bianco
+quello emisperio, e laltra parte nera,
+
+quando Beatrice in sul sinistro fianco
+vidi rivolta e riguardar nel sole:
+aguglia s non li saffisse unquanco.
+
+E s come secondo raggio suole
+uscir del primo e risalire in suso,
+pur come pelegrin che tornar vuole,
+
+cos de latto suo, per li occhi infuso
+ne limagine mia, il mio si fece,
+e fissi li occhi al sole oltre nostr uso.
+
+Molto licito l, che qui non lece
+a le nostre virt, merc del loco
+fatto per proprio de lumana spece.
+
+Io nol soffersi molto, n s poco,
+chio nol vedessi sfavillar dintorno,
+com ferro che bogliente esce del foco;
+
+e di sbito parve giorno a giorno
+essere aggiunto, come quei che puote
+avesse il ciel dun altro sole addorno.
+
+Beatrice tutta ne letterne rote
+fissa con li occhi stava; e io in lei
+le luci fissi, di l s rimote.
+
+Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
+qual si f Glauco nel gustar de lerba
+che l f consorto in mar de li altri di.
+
+Trasumanar significar per verba
+non si poria; per lessemplo basti
+a cui esperenza grazia serba.
+
+Si era sol di me quel che creasti
+novellamente, amor che l ciel governi,
+tu l sai, che col tuo lume mi levasti.
+
+Quando la rota che tu sempiterni
+desiderato, a s mi fece atteso
+con larmonia che temperi e discerni,
+
+parvemi tanto allor del cielo acceso
+de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
+lago non fece alcun tanto disteso.
+
+La novit del suono e l grande lume
+di lor cagion maccesero un disio
+mai non sentito di cotanto acume.
+
+Ond ella, che vedea me s com io,
+a quetarmi lanimo commosso,
+pria chio a dimandar, la bocca aprio
+
+e cominci: Tu stesso ti fai grosso
+col falso imaginar, s che non vedi
+ci che vedresti se lavessi scosso.
+
+Tu non se in terra, s come tu credi;
+ma folgore, fuggendo il proprio sito,
+non corse come tu chad esso riedi.
+
+Sio fui del primo dubbio disvestito
+per le sorrise parolette brevi,
+dentro ad un nuovo pi fu inretito
+
+e dissi: Gi contento requevi
+di grande ammirazion; ma ora ammiro
+com io trascenda questi corpi levi.
+
+Ond ella, appresso dun po sospiro,
+li occhi drizz ver me con quel sembiante
+che madre fa sovra figlio deliro,
+
+e cominci: Le cose tutte quante
+hanno ordine tra loro, e questo forma
+che luniverso a Dio fa simigliante.
+
+Qui veggion lalte creature lorma
+de letterno valore, il qual fine
+al quale fatta la toccata norma.
+
+Ne lordine chio dico sono accline
+tutte nature, per diverse sorti,
+pi al principio loro e men vicine;
+
+onde si muovono a diversi porti
+per lo gran mar de lessere, e ciascuna
+con istinto a lei dato che la porti.
+
+Questi ne porta il foco inver la luna;
+questi ne cor mortali permotore;
+questi la terra in s stringe e aduna;
+
+n pur le creature che son fore
+dintelligenza quest arco saetta,
+ma quelle channo intelletto e amore.
+
+La provedenza, che cotanto assetta,
+del suo lume fa l ciel sempre queto
+nel qual si volge quel cha maggior fretta;
+
+e ora l, come a sito decreto,
+cen porta la virt di quella corda
+che ci che scocca drizza in segno lieto.
+
+Vero che, come forma non saccorda
+molte fate a lintenzion de larte,
+perch a risponder la materia sorda,
+
+cos da questo corso si diparte
+talor la creatura, cha podere
+di piegar, cos pinta, in altra parte;
+
+e s come veder si pu cadere
+foco di nube, s limpeto primo
+latterra torto da falso piacere.
+
+Non dei pi ammirar, se bene stimo,
+lo tuo salir, se non come dun rivo
+se dalto monte scende giuso ad imo.
+
+Maraviglia sarebbe in te se, privo
+dimpedimento, gi ti fossi assiso,
+com a terra quete in foco vivo.
+
+Quinci rivolse inver lo cielo il viso.
+
+
+
+Paradiso Canto II
+
+
+O voi che siete in piccioletta barca,
+desiderosi dascoltar, seguiti
+dietro al mio legno che cantando varca,
+
+tornate a riveder li vostri liti:
+non vi mettete in pelago, ch forse,
+perdendo me, rimarreste smarriti.
+
+Lacqua chio prendo gi mai non si corse;
+Minerva spira, e conducemi Appollo,
+e nove Muse mi dimostran lOrse.
+
+Voialtri pochi che drizzaste il collo
+per tempo al pan de li angeli, del quale
+vivesi qui ma non sen vien satollo,
+
+metter potete ben per lalto sale
+vostro navigio, servando mio solco
+dinanzi a lacqua che ritorna equale.
+
+Que glorosi che passaro al Colco
+non sammiraron come voi farete,
+quando Iasn vider fatto bifolco.
+
+La concreata e perpeta sete
+del deforme regno cen portava
+veloci quasi come l ciel vedete.
+
+Beatrice in suso, e io in lei guardava;
+e forse in tanto in quanto un quadrel posa
+e vola e da la noce si dischiava,
+
+giunto mi vidi ove mirabil cosa
+mi torse il viso a s; e per quella
+cui non potea mia cura essere ascosa,
+
+volta ver me, s lieta come bella,
+Drizza la mente in Dio grata, mi disse,
+che nha congiunti con la prima stella.
+
+Parev a me che nube ne coprisse
+lucida, spessa, solida e pulita,
+quasi adamante che lo sol ferisse.
+
+Per entro s letterna margarita
+ne ricevette, com acqua recepe
+raggio di luce permanendo unita.
+
+Sio era corpo, e qui non si concepe
+com una dimensione altra patio,
+chesser convien se corpo in corpo repe,
+
+accender ne dovria pi il disio
+di veder quella essenza in che si vede
+come nostra natura e Dio sunio.
+
+L si vedr ci che tenem per fede,
+non dimostrato, ma fia per s noto
+a guisa del ver primo che luom crede.
+
+Io rispuosi: Madonna, s devoto
+com esser posso pi, ringrazio lui
+lo qual dal mortal mondo mha remoto.
+
+Ma ditemi: che son li segni bui
+di questo corpo, che l giuso in terra
+fan di Cain favoleggiare altrui?.
+
+Ella sorrise alquanto, e poi Selli erra
+loppinon, mi disse, di mortali
+dove chiave di senso non diserra,
+
+certo non ti dovrien punger li strali
+dammirazione omai, poi dietro ai sensi
+vedi che la ragione ha corte lali.
+
+Ma dimmi quel che tu da te ne pensi.
+E io: Ci che nappar qua s diverso
+credo che fanno i corpi rari e densi.
+
+Ed ella: Certo assai vedrai sommerso
+nel falso il creder tuo, se bene ascolti
+largomentar chio li far avverso.
+
+La spera ottava vi dimostra molti
+lumi, li quali e nel quale e nel quanto
+notar si posson di diversi volti.
+
+Se raro e denso ci facesser tanto,
+una sola virt sarebbe in tutti,
+pi e men distributa e altrettanto.
+
+Virt diverse esser convegnon frutti
+di princpi formali, e quei, for chuno,
+seguiterieno a tua ragion distrutti.
+
+Ancor, se raro fosse di quel bruno
+cagion che tu dimandi, o doltre in parte
+fora di sua materia s digiuno
+
+esto pianeto, o, s come comparte
+lo grasso e l magro un corpo, cos questo
+nel suo volume cangerebbe carte.
+
+Se l primo fosse, fora manifesto
+ne leclissi del sol, per trasparere
+lo lume come in altro raro ingesto.
+
+Questo non : per da vedere
+de laltro; e selli avvien chio laltro cassi,
+falsificato fia lo tuo parere.
+
+Selli che questo raro non trapassi,
+esser conviene un termine da onde
+lo suo contrario pi passar non lassi;
+
+e indi laltrui raggio si rifonde
+cos come color torna per vetro
+lo qual di retro a s piombo nasconde.
+
+Or dirai tu chel si dimostra tetro
+ivi lo raggio pi che in altre parti,
+per esser l refratto pi a retro.
+
+Da questa instanza pu deliberarti
+esperenza, se gi mai la provi,
+chesser suol fonte ai rivi di vostr arti.
+
+Tre specchi prenderai; e i due rimovi
+da te dun modo, e laltro, pi rimosso,
+trambo li primi li occhi tuoi ritrovi.
+
+Rivolto ad essi, fa che dopo il dosso
+ti stea un lume che i tre specchi accenda
+e torni a te da tutti ripercosso.
+
+Ben che nel quanto tanto non si stenda
+la vista pi lontana, l vedrai
+come convien chigualmente risplenda.
+
+Or, come ai colpi de li caldi rai
+de la neve riman nudo il suggetto
+e dal colore e dal freddo primai,
+
+cos rimaso te ne lintelletto
+voglio informar di luce s vivace,
+che ti tremoler nel suo aspetto.
+
+Dentro dal ciel de la divina pace
+si gira un corpo ne la cui virtute
+lesser di tutto suo contento giace.
+
+Lo ciel seguente, cha tante vedute,
+quell esser parte per diverse essenze,
+da lui distratte e da lui contenute.
+
+Li altri giron per varie differenze
+le distinzion che dentro da s hanno
+dispongono a lor fini e lor semenze.
+
+Questi organi del mondo cos vanno,
+come tu vedi omai, di grado in grado,
+che di s prendono e di sotto fanno.
+
+Riguarda bene omai s com io vado
+per questo loco al vero che disiri,
+s che poi sappi sol tener lo guado.
+
+Lo moto e la virt di santi giri,
+come dal fabbro larte del martello,
+da beati motor convien che spiri;
+
+e l ciel cui tanti lumi fanno bello,
+de la mente profonda che lui volve
+prende limage e fassene suggello.
+
+E come lalma dentro a vostra polve
+per differenti membra e conformate
+a diverse potenze si risolve,
+
+cos lintelligenza sua bontate
+multiplicata per le stelle spiega,
+girando s sovra sua unitate.
+
+Virt diversa fa diversa lega
+col prezoso corpo chella avviva,
+nel qual, s come vita in voi, si lega.
+
+Per la natura lieta onde deriva,
+la virt mista per lo corpo luce
+come letizia per pupilla viva.
+
+Da essa vien ci che da luce a luce
+par differente, non da denso e raro;
+essa formal principio che produce,
+
+conforme a sua bont, lo turbo e l chiaro.
+
+
+
+Paradiso Canto III
+
+
+Quel sol che pria damor mi scald l petto,
+di bella verit mavea scoverto,
+provando e riprovando, il dolce aspetto;
+
+e io, per confessar corretto e certo
+me stesso, tanto quanto si convenne
+leva il capo a proferer pi erto;
+
+ma visone apparve che ritenne
+a s me tanto stretto, per vedersi,
+che di mia confession non mi sovvenne.
+
+Quali per vetri trasparenti e tersi,
+o ver per acque nitide e tranquille,
+non s profonde che i fondi sien persi,
+
+tornan di nostri visi le postille
+debili s, che perla in bianca fronte
+non vien men forte a le nostre pupille;
+
+tali vid io pi facce a parlar pronte;
+per chio dentro a lerror contrario corsi
+a quel chaccese amor tra lomo e l fonte.
+
+Sbito s com io di lor maccorsi,
+quelle stimando specchiati sembianti,
+per veder di cui fosser, li occhi torsi;
+
+e nulla vidi, e ritorsili avanti
+dritti nel lume de la dolce guida,
+che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.
+
+Non ti maravigliar perch io sorrida,
+mi disse, appresso il tuo peril coto,
+poi sopra l vero ancor lo pi non fida,
+
+ma te rivolve, come suole, a vto:
+vere sustanze son ci che tu vedi,
+qui rilegate per manco di voto.
+
+Per parla con esse e odi e credi;
+ch la verace luce che le appaga
+da s non lascia lor torcer li piedi.
+
+E io a lombra che parea pi vaga
+di ragionar, drizzami, e cominciai,
+quasi com uom cui troppa voglia smaga:
+
+O ben creato spirito, che a rai
+di vita etterna la dolcezza senti
+che, non gustata, non sintende mai,
+
+grazoso mi fia se mi contenti
+del nome tuo e de la vostra sorte.
+Ond ella, pronta e con occhi ridenti:
+
+La nostra carit non serra porte
+a giusta voglia, se non come quella
+che vuol simile a s tutta sua corte.
+
+I fui nel mondo vergine sorella;
+e se la mente tua ben s riguarda,
+non mi ti celer lesser pi bella,
+
+ma riconoscerai chi son Piccarda,
+che, posta qui con questi altri beati,
+beata sono in la spera pi tarda.
+
+Li nostri affetti, che solo infiammati
+son nel piacer de lo Spirito Santo,
+letizian del suo ordine formati.
+
+E questa sorte che par gi cotanto,
+per n data, perch fuor negletti
+li nostri voti, e vti in alcun canto.
+
+Ond io a lei: Ne mirabili aspetti
+vostri risplende non so che divino
+che vi trasmuta da primi concetti:
+
+per non fui a rimembrar festino;
+ma or maiuta ci che tu mi dici,
+s che raffigurar m pi latino.
+
+Ma dimmi: voi che siete qui felici,
+disiderate voi pi alto loco
+per pi vedere e per pi farvi amici?.
+
+Con quelle altr ombre pria sorrise un poco;
+da indi mi rispuose tanto lieta,
+charder parea damor nel primo foco:
+
+Frate, la nostra volont queta
+virt di carit, che fa volerne
+sol quel chavemo, e daltro non ci asseta.
+
+Se disassimo esser pi superne,
+foran discordi li nostri disiri
+dal voler di colui che qui ne cerne;
+
+che vedrai non capere in questi giri,
+sessere in carit qui necesse,
+e se la sua natura ben rimiri.
+
+Anzi formale ad esto beato esse
+tenersi dentro a la divina voglia,
+per chuna fansi nostre voglie stesse;
+
+s che, come noi sem di soglia in soglia
+per questo regno, a tutto il regno piace
+com a lo re che n suo voler ne nvoglia.
+
+E n la sua volontade nostra pace:
+ell quel mare al qual tutto si move
+ci chella cra o che natura face.
+
+Chiaro mi fu allor come ogne dove
+in cielo paradiso, etsi la grazia
+del sommo ben dun modo non vi piove.
+
+Ma s com elli avvien, sun cibo sazia
+e dun altro rimane ancor la gola,
+che quel si chere e di quel si ringrazia,
+
+cos fec io con atto e con parola,
+per apprender da lei qual fu la tela
+onde non trasse infino a co la spuola.
+
+Perfetta vita e alto merto inciela
+donna pi s, mi disse, a la cui norma
+nel vostro mondo gi si veste e vela,
+
+perch fino al morir si vegghi e dorma
+con quello sposo chogne voto accetta
+che caritate a suo piacer conforma.
+
+Dal mondo, per seguirla, giovinetta
+fuggimi, e nel suo abito mi chiusi
+e promisi la via de la sua setta.
+
+Uomini poi, a mal pi cha bene usi,
+fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
+Iddio si sa qual poi mia vita fusi.
+
+E quest altro splendor che ti si mostra
+da la mia destra parte e che saccende
+di tutto il lume de la spera nostra,
+
+ci chio dico di me, di s intende;
+sorella fu, e cos le fu tolta
+di capo lombra de le sacre bende.
+
+Ma poi che pur al mondo fu rivolta
+contra suo grado e contra buona usanza,
+non fu dal vel del cor gi mai disciolta.
+
+Quest la luce de la gran Costanza
+che del secondo vento di Soave
+gener l terzo e lultima possanza.
+
+Cos parlommi, e poi cominci Ave,
+Maria cantando, e cantando vanio
+come per acqua cupa cosa grave.
+
+La vista mia, che tanto lei seguio
+quanto possibil fu, poi che la perse,
+volsesi al segno di maggior disio,
+
+e a Beatrice tutta si converse;
+ma quella folgor nel mo sguardo
+s che da prima il viso non sofferse;
+
+e ci mi fece a dimandar pi tardo.
+
+
+
+Paradiso Canto IV
+
+
+Intra due cibi, distanti e moventi
+dun modo, prima si morria di fame,
+che liber omo lun recasse ai denti;
+
+s si starebbe un agno intra due brame
+di fieri lupi, igualmente temendo;
+s si starebbe un cane intra due dame:
+
+per che, si mi tacea, me non riprendo,
+da li miei dubbi dun modo sospinto,
+poi chera necessario, n commendo.
+
+Io mi tacea, ma l mio disir dipinto
+mera nel viso, e l dimandar con ello,
+pi caldo assai che per parlar distinto.
+
+F s Beatrice qual f Danello,
+Nabuccodonosor levando dira,
+che lavea fatto ingiustamente fello;
+
+e disse: Io veggio ben come ti tira
+uno e altro disio, s che tua cura
+s stessa lega s che fuor non spira.
+
+Tu argomenti: Se l buon voler dura,
+la volenza altrui per qual ragione
+di meritar mi scema la misura?.
+
+Ancor di dubitar ti d cagione
+parer tornarsi lanime a le stelle,
+secondo la sentenza di Platone.
+
+Queste son le question che nel tuo velle
+pontano igualmente; e per pria
+tratter quella che pi ha di felle.
+
+Di Serafin colui che pi sindia,
+Mos, Samuel, e quel Giovanni
+che prender vuoli, io dico, non Maria,
+
+non hanno in altro cielo i loro scanni
+che questi spirti che mo tappariro,
+n hanno a lesser lor pi o meno anni;
+
+ma tutti fanno bello il primo giro,
+e differentemente han dolce vita
+per sentir pi e men letterno spiro.
+
+Qui si mostraro, non perch sortita
+sia questa spera lor, ma per far segno
+de la celestal cha men salita.
+
+Cos parlar conviensi al vostro ingegno,
+per che solo da sensato apprende
+ci che fa poscia dintelletto degno.
+
+Per questo la Scrittura condescende
+a vostra facultate, e piedi e mano
+attribuisce a Dio e altro intende;
+
+e Santa Chiesa con aspetto umano
+Gabrel e Michel vi rappresenta,
+e laltro che Tobia rifece sano.
+
+Quel che Timeo de lanime argomenta
+non simile a ci che qui si vede,
+per che, come dice, par che senta.
+
+Dice che lalma a la sua stella riede,
+credendo quella quindi esser decisa
+quando natura per forma la diede;
+
+e forse sua sentenza daltra guisa
+che la voce non suona, ed esser puote
+con intenzion da non esser derisa.
+
+Selli intende tornare a queste ruote
+lonor de la influenza e l biasmo, forse
+in alcun vero suo arco percuote.
+
+Questo principio, male inteso, torse
+gi tutto il mondo quasi, s che Giove,
+Mercurio e Marte a nominar trascorse.
+
+Laltra dubitazion che ti commove
+ha men velen, per che sua malizia
+non ti poria menar da me altrove.
+
+Parere ingiusta la nostra giustizia
+ne li occhi di mortali, argomento
+di fede e non deretica nequizia.
+
+Ma perch puote vostro accorgimento
+ben penetrare a questa veritate,
+come disiri, ti far contento.
+
+Se volenza quando quel che pate
+nente conferisce a quel che sforza,
+non fuor quest alme per essa scusate:
+
+ch volont, se non vuol, non sammorza,
+ma fa come natura face in foco,
+se mille volte volenza il torza.
+
+Per che, sella si piega assai o poco,
+segue la forza; e cos queste fero
+possendo rifuggir nel santo loco.
+
+Se fosse stato lor volere intero,
+come tenne Lorenzo in su la grada,
+e fece Muzio a la sua man severo,
+
+cos lavria ripinte per la strada
+ond eran tratte, come fuoro sciolte;
+ma cos salda voglia troppo rada.
+
+E per queste parole, se ricolte
+lhai come dei, largomento casso
+che tavria fatto noia ancor pi volte.
+
+Ma or ti sattraversa un altro passo
+dinanzi a li occhi, tal che per te stesso
+non usciresti: pria saresti lasso.
+
+Io tho per certo ne la mente messo
+chalma beata non poria mentire,
+per ch sempre al primo vero appresso;
+
+e poi potesti da Piccarda udire
+che laffezion del vel Costanza tenne;
+s chella par qui meco contradire.
+
+Molte fate gi, frate, addivenne
+che, per fuggir periglio, contra grato
+si f di quel che far non si convenne;
+
+come Almeone, che, di ci pregato
+dal padre suo, la propria madre spense,
+per non perder piet si f spietato.
+
+A questo punto voglio che tu pense
+che la forza al voler si mischia, e fanno
+s che scusar non si posson loffense.
+
+Voglia assoluta non consente al danno;
+ma consentevi in tanto in quanto teme,
+se si ritrae, cadere in pi affanno.
+
+Per, quando Piccarda quello spreme,
+de la voglia assoluta intende, e io
+de laltra; s che ver diciamo insieme.
+
+Cotal fu londeggiar del santo rio
+chusc del fonte ond ogne ver deriva;
+tal puose in pace uno e altro disio.
+
+O amanza del primo amante, o diva,
+diss io appresso, il cui parlar minonda
+e scalda s, che pi e pi mavviva,
+
+non laffezion mia tanto profonda,
+che basti a render voi grazia per grazia;
+ma quei che vede e puote a ci risponda.
+
+Io veggio ben che gi mai non si sazia
+nostro intelletto, se l ver non lo illustra
+di fuor dal qual nessun vero si spazia.
+
+Posasi in esso, come fera in lustra,
+tosto che giunto lha; e giugner puollo:
+se non, ciascun disio sarebbe frustra.
+
+Nasce per quello, a guisa di rampollo,
+a pi del vero il dubbio; ed natura
+chal sommo pinge noi di collo in collo.
+
+Questo minvita, questo massicura
+con reverenza, donna, a dimandarvi
+dunaltra verit che m oscura.
+
+Io vo saper se luom pu sodisfarvi
+ai voti manchi s con altri beni,
+cha la vostra statera non sien parvi.
+
+Beatrice mi guard con li occhi pieni
+di faville damor cos divini,
+che, vinta, mia virtute di le reni,
+
+e quasi mi perdei con li occhi chini.
+
+
+
+Paradiso Canto V
+
+
+Sio ti fiammeggio nel caldo damore
+di l dal modo che n terra si vede,
+s che del viso tuo vinco il valore,
+
+non ti maravigliar, ch ci procede
+da perfetto veder, che, come apprende,
+cos nel bene appreso move il piede.
+
+Io veggio ben s come gi resplende
+ne lintelletto tuo letterna luce,
+che, vista, sola e sempre amore accende;
+
+e saltra cosa vostro amor seduce,
+non se non di quella alcun vestigio,
+mal conosciuto, che quivi traluce.
+
+Tu vuo saper se con altro servigio,
+per manco voto, si pu render tanto
+che lanima sicuri di letigio.
+
+S cominci Beatrice questo canto;
+e s com uom che suo parlar non spezza,
+contin cos l processo santo:
+
+Lo maggior don che Dio per sua larghezza
+fesse creando, e a la sua bontate
+pi conformato, e quel che pi apprezza,
+
+fu de la volont la libertate;
+di che le creature intelligenti,
+e tutte e sole, fuoro e son dotate.
+
+Or ti parr, se tu quinci argomenti,
+lalto valor del voto, s s fatto
+che Dio consenta quando tu consenti;
+
+ch, nel fermar tra Dio e lomo il patto,
+vittima fassi di questo tesoro,
+tal quale io dico; e fassi col suo atto.
+
+Dunque che render puossi per ristoro?
+Se credi bene usar quel chai offerto,
+di maltolletto vuo far buon lavoro.
+
+Tu se omai del maggior punto certo;
+ma perch Santa Chiesa in ci dispensa,
+che par contra lo ver chi tho scoverto,
+
+convienti ancor sedere un poco a mensa,
+per che l cibo rigido chai preso,
+richiede ancora aiuto a tua dispensa.
+
+Apri la mente a quel chio ti paleso
+e fermalvi entro; ch non fa scenza,
+sanza lo ritenere, avere inteso.
+
+Due cose si convegnono a lessenza
+di questo sacrificio: luna quella
+di che si fa; laltr la convenenza.
+
+Quest ultima gi mai non si cancella
+se non servata; e intorno di lei
+s preciso di sopra si favella:
+
+per necessitato fu a li Ebrei
+pur lofferere, ancor chalcuna offerta
+s permutasse, come saver dei.
+
+Laltra, che per materia t aperta,
+puote ben esser tal, che non si falla
+se con altra materia si converta.
+
+Ma non trasmuti carco a la sua spalla
+per suo arbitrio alcun, sanza la volta
+e de la chiave bianca e de la gialla;
+
+e ogne permutanza credi stolta,
+se la cosa dimessa in la sorpresa
+come l quattro nel sei non raccolta.
+
+Per qualunque cosa tanto pesa
+per suo valor che tragga ogne bilancia,
+sodisfar non si pu con altra spesa.
+
+Non prendan li mortali il voto a ciancia;
+siate fedeli, e a ci far non bieci,
+come Iept a la sua prima mancia;
+
+cui pi si convenia dicer Mal feci,
+che, servando, far peggio; e cos stolto
+ritrovar puoi il gran duca de Greci,
+
+onde pianse Efignia il suo bel volto,
+e f pianger di s i folli e i savi
+chudir parlar di cos fatto clto.
+
+Siate, Cristiani, a muovervi pi gravi:
+non siate come penna ad ogne vento,
+e non crediate chogne acqua vi lavi.
+
+Avete il novo e l vecchio Testamento,
+e l pastor de la Chiesa che vi guida;
+questo vi basti a vostro salvamento.
+
+Se mala cupidigia altro vi grida,
+uomini siate, e non pecore matte,
+s che l Giudeo di voi tra voi non rida!
+
+Non fate com agnel che lascia il latte
+de la sua madre, e semplice e lascivo
+seco medesmo a suo piacer combatte!.
+
+Cos Beatrice a me com o scrivo;
+poi si rivolse tutta disante
+a quella parte ove l mondo pi vivo.
+
+Lo suo tacere e l trasmutar sembiante
+puoser silenzio al mio cupido ingegno,
+che gi nuove questioni avea davante;
+
+e s come saetta che nel segno
+percuote pria che sia la corda queta,
+cos corremmo nel secondo regno.
+
+Quivi la donna mia vid io s lieta,
+come nel lume di quel ciel si mise,
+che pi lucente se ne f l pianeta.
+
+E se la stella si cambi e rise,
+qual mi fec io che pur da mia natura
+trasmutabile son per tutte guise!
+
+Come n peschiera ch tranquilla e pura
+traggonsi i pesci a ci che vien di fori
+per modo che lo stimin lor pastura,
+
+s vid io ben pi di mille splendori
+trarsi ver noi, e in ciascun sudia:
+Ecco chi crescer li nostri amori.
+
+E s come ciascuno a noi vena,
+vedeasi lombra piena di letizia
+nel folgr chiaro che di lei uscia.
+
+Pensa, lettor, se quel che qui sinizia
+non procedesse, come tu avresti
+di pi savere angosciosa carizia;
+
+e per te vederai come da questi
+mera in disio dudir lor condizioni,
+s come a li occhi mi fur manifesti.
+
+O bene nato a cui veder li troni
+del trunfo etternal concede grazia
+prima che la milizia sabbandoni,
+
+del lume che per tutto il ciel si spazia
+noi semo accesi; e per, se disii
+di noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia.
+
+Cos da un di quelli spirti pii
+detto mi fu; e da Beatrice: D, d
+sicuramente, e credi come a dii.
+
+Io veggio ben s come tu tannidi
+nel proprio lume, e che de li occhi il traggi,
+perch e corusca s come tu ridi;
+
+ma non so chi tu se, n perch aggi,
+anima degna, il grado de la spera
+che si vela a mortai con altrui raggi.
+
+Questo diss io diritto a la lumera
+che pria mavea parlato; ond ella fessi
+lucente pi assai di quel chell era.
+
+S come il sol che si cela elli stessi
+per troppa luce, come l caldo ha rse
+le temperanze di vapori spessi,
+
+per pi letizia s mi si nascose
+dentro al suo raggio la figura santa;
+e cos chiusa chiusa mi rispuose
+
+nel modo che l seguente canto canta.
+
+
+
+Paradiso Canto VI
+
+
+Poscia che Costantin laquila volse
+contr al corso del ciel, chella seguio
+dietro a lantico che Lavina tolse,
+
+cento e cent anni e pi luccel di Dio
+ne lo stremo dEuropa si ritenne,
+vicino a monti de quai prima usco;
+
+e sotto lombra de le sacre penne
+govern l mondo l di mano in mano,
+e, s cangiando, in su la mia pervenne.
+
+Cesare fui e son Iustinano,
+che, per voler del primo amor chi sento,
+dentro le leggi trassi il troppo e l vano.
+
+E prima chio a lovra fossi attento,
+una natura in Cristo esser, non pie,
+credea, e di tal fede era contento;
+
+ma l benedetto Agapito, che fue
+sommo pastore, a la fede sincera
+mi dirizz con le parole sue.
+
+Io li credetti; e ci che n sua fede era,
+vegg io or chiaro s, come tu vedi
+ogni contradizione e falsa e vera.
+
+Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,
+a Dio per grazia piacque di spirarmi
+lalto lavoro, e tutto n lui mi diedi;
+
+e al mio Belisar commendai larmi,
+cui la destra del ciel fu s congiunta,
+che segno fu chi dovessi posarmi.
+
+Or qui a la question prima sappunta
+la mia risposta; ma sua condizione
+mi stringe a seguitare alcuna giunta,
+
+perch tu veggi con quanta ragione
+si move contr al sacrosanto segno
+e chi l sappropria e chi a lui soppone.
+
+Vedi quanta virt lha fatto degno
+di reverenza; e cominci da lora
+che Pallante mor per darli regno.
+
+Tu sai chel fece in Alba sua dimora
+per trecento anni e oltre, infino al fine
+che i tre a tre pugnar per lui ancora.
+
+E sai chel f dal mal de le Sabine
+al dolor di Lucrezia in sette regi,
+vincendo intorno le genti vicine.
+
+Sai quel chel f portato da li egregi
+Romani incontro a Brenno, incontro a Pirro,
+incontro a li altri principi e collegi;
+
+onde Torquato e Quinzio, che dal cirro
+negletto fu nomato, i Deci e Fabi
+ebber la fama che volontier mirro.
+
+Esso atterr lorgoglio de li Arbi
+che di retro ad Anibale passaro
+lalpestre rocce, Po, di che tu labi.
+
+Sott esso giovanetti trunfaro
+Scipone e Pompeo; e a quel colle
+sotto l qual tu nascesti parve amaro.
+
+Poi, presso al tempo che tutto l ciel volle
+redur lo mondo a suo modo sereno,
+Cesare per voler di Roma il tolle.
+
+E quel che f da Varo infino a Reno,
+Isara vide ed Era e vide Senna
+e ogne valle onde Rodano pieno.
+
+Quel che f poi chelli usc di Ravenna
+e salt Rubicon, fu di tal volo,
+che nol seguiteria lingua n penna.
+
+Inver la Spagna rivolse lo stuolo,
+poi ver Durazzo, e Farsalia percosse
+s chal Nil caldo si sent del duolo.
+
+Antandro e Simeonta, onde si mosse,
+rivide e l dov Ettore si cuba;
+e mal per Tolomeo poscia si scosse.
+
+Da indi scese folgorando a Iuba;
+onde si volse nel vostro occidente,
+ove sentia la pompeana tuba.
+
+Di quel che f col baiulo seguente,
+Bruto con Cassio ne linferno latra,
+e Modena e Perugia fu dolente.
+
+Piangene ancor la trista Cleopatra,
+che, fuggendoli innanzi, dal colubro
+la morte prese subitana e atra.
+
+Con costui corse infino al lito rubro;
+con costui puose il mondo in tanta pace,
+che fu serrato a Giano il suo delubro.
+
+Ma ci che l segno che parlar mi face
+fatto avea prima e poi era fatturo
+per lo regno mortal cha lui soggiace,
+
+diventa in apparenza poco e scuro,
+se in mano al terzo Cesare si mira
+con occhio chiaro e con affetto puro;
+
+ch la viva giustizia che mi spira,
+li concedette, in mano a quel chi dico,
+gloria di far vendetta a la sua ira.
+
+Or qui tammira in ci chio ti replco:
+poscia con Tito a far vendetta corse
+de la vendetta del peccato antico.
+
+E quando il dente longobardo morse
+la Santa Chiesa, sotto le sue ali
+Carlo Magno, vincendo, la soccorse.
+
+Omai puoi giudicar di quei cotali
+chio accusai di sopra e di lor falli,
+che son cagion di tutti vostri mali.
+
+Luno al pubblico segno i gigli gialli
+oppone, e laltro appropria quello a parte,
+s ch forte a veder chi pi si falli.
+
+Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
+sott altro segno, ch mal segue quello
+sempre chi la giustizia e lui diparte;
+
+e non labbatta esto Carlo novello
+coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
+cha pi alto leon trasser lo vello.
+
+Molte fate gi pianser li figli
+per la colpa del padre, e non si creda
+che Dio trasmuti larmi per suoi gigli!
+
+Questa picciola stella si correda
+di buoni spirti che son stati attivi
+perch onore e fama li succeda:
+
+e quando li disiri poggian quivi,
+s disvando, pur convien che i raggi
+del vero amore in s poggin men vivi.
+
+Ma nel commensurar di nostri gaggi
+col merto parte di nostra letizia,
+perch non li vedem minor n maggi.
+
+Quindi addolcisce la viva giustizia
+in noi laffetto s, che non si puote
+torcer gi mai ad alcuna nequizia.
+
+Diverse voci fanno dolci note;
+cos diversi scanni in nostra vita
+rendon dolce armonia tra queste rote.
+
+E dentro a la presente margarita
+luce la luce di Romeo, di cui
+fu lovra grande e bella mal gradita.
+
+Ma i Provenzai che fecer contra lui
+non hanno riso; e per mal cammina
+qual si fa danno del ben fare altrui.
+
+Quattro figlie ebbe, e ciascuna reina,
+Ramondo Beringhiere, e ci li fece
+Romeo, persona umle e peregrina.
+
+E poi il mosser le parole biece
+a dimandar ragione a questo giusto,
+che li assegn sette e cinque per diece,
+
+indi partissi povero e vetusto;
+e se l mondo sapesse il cor chelli ebbe
+mendicando sua vita a frusto a frusto,
+
+assai lo loda, e pi lo loderebbe.
+
+
+
+Paradiso Canto VII
+
+
+Osanna, sanctus Deus sabath,
+superillustrans claritate tua
+felices ignes horum malacth!.
+
+Cos, volgendosi a la nota sua,
+fu viso a me cantare essa sustanza,
+sopra la qual doppio lume saddua;
+
+ed essa e laltre mossero a sua danza,
+e quasi velocissime faville
+mi si velar di sbita distanza.
+
+Io dubitava e dicea Dille, dille!
+fra me, dille dicea, a la mia donna
+che mi diseta con le dolci stille.
+
+Ma quella reverenza che sindonna
+di tutto me, pur per Be e per ice,
+mi richinava come luom chassonna.
+
+Poco sofferse me cotal Beatrice
+e cominci, raggiandomi dun riso
+tal, che nel foco faria luom felice:
+
+Secondo mio infallibile avviso,
+come giusta vendetta giustamente
+punita fosse, tha in pensier miso;
+
+ma io ti solver tosto la mente;
+e tu ascolta, ch le mie parole
+di gran sentenza ti faran presente.
+
+Per non soffrire a la virt che vole
+freno a suo prode, quell uom che non nacque,
+dannando s, dann tutta sua prole;
+
+onde lumana specie inferma giacque
+gi per secoli molti in grande errore,
+fin chal Verbo di Dio discender piacque
+
+u la natura, che dal suo fattore
+sera allungata, un a s in persona
+con latto sol del suo etterno amore.
+
+Or drizza il viso a quel chor si ragiona:
+questa natura al suo fattore unita,
+qual fu creata, fu sincera e buona;
+
+ma per s stessa pur fu ella sbandita
+di paradiso, per che si torse
+da via di verit e da sua vita.
+
+La pena dunque che la croce porse
+sa la natura assunta si misura,
+nulla gi mai s giustamente morse;
+
+e cos nulla fu di tanta ingiura,
+guardando a la persona che sofferse,
+in che era contratta tal natura.
+
+Per dun atto uscir cose diverse:
+cha Dio e a Giudei piacque una morte;
+per lei trem la terra e l ciel saperse.
+
+Non ti dee oramai parer pi forte,
+quando si dice che giusta vendetta
+poscia vengiata fu da giusta corte.
+
+Ma io veggi or la tua mente ristretta
+di pensiero in pensier dentro ad un nodo,
+del qual con gran disio solver saspetta.
+
+Tu dici: Ben discerno ci chi odo;
+ma perch Dio volesse, m occulto,
+a nostra redenzion pur questo modo.
+
+Questo decreto, frate, sta sepulto
+a li occhi di ciascuno il cui ingegno
+ne la fiamma damor non adulto.
+
+Veramente, per cha questo segno
+molto si mira e poco si discerne,
+dir perch tal modo fu pi degno.
+
+La divina bont, che da s sperne
+ogne livore, ardendo in s, sfavilla
+s che dispiega le bellezze etterne.
+
+Ci che da lei sanza mezzo distilla
+non ha poi fine, perch non si move
+la sua imprenta quand ella sigilla.
+
+Ci che da essa sanza mezzo piove
+libero tutto, perch non soggiace
+a la virtute de le cose nove.
+
+Pi l conforme, e per pi le piace;
+ch lardor santo chogne cosa raggia,
+ne la pi somigliante pi vivace.
+
+Di tutte queste dote savvantaggia
+lumana creatura, e suna manca,
+di sua nobilit convien che caggia.
+
+Solo il peccato quel che la disfranca
+e falla dissimle al sommo bene,
+per che del lume suo poco simbianca;
+
+e in sua dignit mai non rivene,
+se non rempie, dove colpa vta,
+contra mal dilettar con giuste pene.
+
+Vostra natura, quando pecc tota
+nel seme suo, da queste dignitadi,
+come di paradiso, fu remota;
+
+n ricovrar potiensi, se tu badi
+ben sottilmente, per alcuna via,
+sanza passar per un di questi guadi:
+
+o che Dio solo per sua cortesia
+dimesso avesse, o che luom per s isso
+avesse sodisfatto a sua follia.
+
+Ficca mo locchio per entro labisso
+de letterno consiglio, quanto puoi
+al mio parlar distrettamente fisso.
+
+Non potea luomo ne termini suoi
+mai sodisfar, per non potere ir giuso
+con umiltate obedendo poi,
+
+quanto disobediendo intese ir suso;
+e questa la cagion per che luom fue
+da poter sodisfar per s dischiuso.
+
+Dunque a Dio convenia con le vie sue
+riparar lomo a sua intera vita,
+dico con luna, o ver con amendue.
+
+Ma perch lovra tanto pi gradita
+da loperante, quanto pi appresenta
+de la bont del core ond ell uscita,
+
+la divina bont che l mondo imprenta,
+di proceder per tutte le sue vie,
+a rilevarvi suso, fu contenta.
+
+N tra lultima notte e l primo die
+s alto o s magnifico processo,
+o per luna o per laltra, fu o fie:
+
+ch pi largo fu Dio a dar s stesso
+per far luom sufficiente a rilevarsi,
+che selli avesse sol da s dimesso;
+
+e tutti li altri modi erano scarsi
+a la giustizia, se l Figliuol di Dio
+non fosse umilato ad incarnarsi.
+
+Or per empierti bene ogne disio,
+ritorno a dichiararti in alcun loco,
+perch tu veggi l cos com io.
+
+Tu dici: Io veggio lacqua, io veggio il foco,
+laere e la terra e tutte lor misture
+venire a corruzione, e durar poco;
+
+e queste cose pur furon creature;
+per che, se ci ch detto stato vero,
+esser dovrien da corruzion sicure.
+
+Li angeli, frate, e l paese sincero
+nel qual tu se, dir si posson creati,
+s come sono, in loro essere intero;
+
+ma li alimenti che tu hai nomati
+e quelle cose che di lor si fanno
+da creata virt sono informati.
+
+Creata fu la materia chelli hanno;
+creata fu la virt informante
+in queste stelle che ntorno a lor vanno.
+
+Lanima dogne bruto e de le piante
+di complession potenzata tira
+lo raggio e l moto de le luci sante;
+
+ma vostra vita sanza mezzo spira
+la somma beninanza, e la innamora
+di s s che poi sempre la disira.
+
+E quinci puoi argomentare ancora
+vostra resurrezion, se tu ripensi
+come lumana carne fessi allora
+
+che li primi parenti intrambo fensi.
+
+
+
+Paradiso Canto VIII
+
+
+Solea creder lo mondo in suo periclo
+che la bella Ciprigna il folle amore
+raggiasse, volta nel terzo epiciclo;
+
+per che non pur a lei faceano onore
+di sacrificio e di votivo grido
+le genti antiche ne lantico errore;
+
+ma Done onoravano e Cupido,
+quella per madre sua, questo per figlio,
+e dicean chel sedette in grembo a Dido;
+
+e da costei ond io principio piglio
+pigliavano il vocabol de la stella
+che l sol vagheggia or da coppa or da ciglio.
+
+Io non maccorsi del salire in ella;
+ma desservi entro mi f assai fede
+la donna mia chi vidi far pi bella.
+
+E come in fiamma favilla si vede,
+e come in voce voce si discerne,
+quand una ferma e altra va e riede,
+
+vid io in essa luce altre lucerne
+muoversi in giro pi e men correnti,
+al modo, credo, di lor viste interne.
+
+Di fredda nube non disceser venti,
+o visibili o no, tanto festini,
+che non paressero impediti e lenti
+
+a chi avesse quei lumi divini
+veduti a noi venir, lasciando il giro
+pria cominciato in li alti Serafini;
+
+e dentro a quei che pi innanzi appariro
+sonava Osanna s, che unque poi
+di rudir non fui sanza disiro.
+
+Indi si fece lun pi presso a noi
+e solo incominci: Tutti sem presti
+al tuo piacer, perch di noi ti gioi.
+
+Noi ci volgiam coi principi celesti
+dun giro e dun girare e duna sete,
+ai quali tu del mondo gi dicesti:
+
+Voi che ntendendo il terzo ciel movete;
+e sem s pien damor, che, per piacerti,
+non fia men dolce un poco di quete.
+
+Poscia che li occhi miei si fuoro offerti
+a la mia donna reverenti, ed essa
+fatti li avea di s contenti e certi,
+
+rivolsersi a la luce che promessa
+tanto savea, e Deh, chi siete? fue
+la voce mia di grande affetto impressa.
+
+E quanta e quale vid io lei far pie
+per allegrezza nova che saccrebbe,
+quando parlai, a lallegrezze sue!
+
+Cos fatta, mi disse: Il mondo mebbe
+gi poco tempo; e se pi fosse stato,
+molto sar di mal, che non sarebbe.
+
+La mia letizia mi ti tien celato
+che mi raggia dintorno e mi nasconde
+quasi animal di sua seta fasciato.
+
+Assai mamasti, e avesti ben onde;
+che sio fossi gi stato, io ti mostrava
+di mio amor pi oltre che le fronde.
+
+Quella sinistra riva che si lava
+di Rodano poi ch misto con Sorga,
+per suo segnore a tempo maspettava,
+
+e quel corno dAusonia che simborga
+di Bari e di Gaeta e di Catona,
+da ove Tronto e Verde in mare sgorga.
+
+Fulgeami gi in fronte la corona
+di quella terra che l Danubio riga
+poi che le ripe tedesche abbandona.
+
+E la bella Trinacria, che caliga
+tra Pachino e Peloro, sopra l golfo
+che riceve da Euro maggior briga,
+
+non per Tifeo ma per nascente solfo,
+attesi avrebbe li suoi regi ancora,
+nati per me di Carlo e di Ridolfo,
+
+se mala segnoria, che sempre accora
+li popoli suggetti, non avesse
+mosso Palermo a gridar: Mora, mora!.
+
+E se mio frate questo antivedesse,
+lavara povert di Catalogna
+gi fuggeria, perch non li offendesse;
+
+ch veramente proveder bisogna
+per lui, o per altrui, s cha sua barca
+carcata pi dincarco non si pogna.
+
+La sua natura, che di larga parca
+discese, avria mestier di tal milizia
+che non curasse di mettere in arca.
+
+Per chi credo che lalta letizia
+che l tuo parlar minfonde, segnor mio,
+l ve ogne ben si termina e sinizia,
+
+per te si veggia come la vegg io,
+grata m pi; e anco quest ho caro
+perch l discerni rimirando in Dio.
+
+Fatto mhai lieto, e cos mi fa chiaro,
+poi che, parlando, a dubitar mhai mosso
+com esser pu, di dolce seme, amaro.
+
+Questo io a lui; ed elli a me: Sio posso
+mostrarti un vero, a quel che tu dimandi
+terrai lo viso come tien lo dosso.
+
+Lo ben che tutto il regno che tu scandi
+volge e contenta, fa esser virtute
+sua provedenza in questi corpi grandi.
+
+E non pur le nature provedute
+sono in la mente ch da s perfetta,
+ma esse insieme con la lor salute:
+
+per che quantunque quest arco saetta
+disposto cade a proveduto fine,
+s come cosa in suo segno diretta.
+
+Se ci non fosse, il ciel che tu cammine
+producerebbe s li suoi effetti,
+che non sarebbero arti, ma ruine;
+
+e ci esser non pu, se li ntelletti
+che muovon queste stelle non son manchi,
+e manco il primo, che non li ha perfetti.
+
+Vuo tu che questo ver pi ti simbianchi?.
+E io: Non gi; ch impossibil veggio
+che la natura, in quel ch uopo, stanchi.
+
+Ond elli ancora: Or d: sarebbe il peggio
+per lomo in terra, se non fosse cive?.
+S, rispuos io; e qui ragion non cheggio.
+
+E puot elli esser, se gi non si vive
+diversamente per diversi offici?
+Non, se l maestro vostro ben vi scrive.
+
+S venne deducendo infino a quici;
+poscia conchiuse: Dunque esser diverse
+convien di vostri effetti le radici:
+
+per chun nasce Solone e altro Serse,
+altro Melchisedch e altro quello
+che, volando per laere, il figlio perse.
+
+La circular natura, ch suggello
+a la cera mortal, fa ben sua arte,
+ma non distingue lun da laltro ostello.
+
+Quinci addivien chEsa si diparte
+per seme da Iacb; e vien Quirino
+da s vil padre, che si rende a Marte.
+
+Natura generata il suo cammino
+simil farebbe sempre a generanti,
+se non vincesse il proveder divino.
+
+Or quel che tera dietro t davanti:
+ma perch sappi che di te mi giova,
+un corollario voglio che tammanti.
+
+Sempre natura, se fortuna trova
+discorde a s, com ogne altra semente
+fuor di sua regon, fa mala prova.
+
+E se l mondo l gi ponesse mente
+al fondamento che natura pone,
+seguendo lui, avria buona la gente.
+
+Ma voi torcete a la religone
+tal che fia nato a cignersi la spada,
+e fate re di tal ch da sermone;
+
+onde la traccia vostra fuor di strada.
+
+
+
+Paradiso Canto IX
+
+
+Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza,
+mebbe chiarito, mi narr li nganni
+che ricever dovea la sua semenza;
+
+ma disse: Taci e lascia muover li anni;
+s chio non posso dir se non che pianto
+giusto verr di retro ai vostri danni.
+
+E gi la vita di quel lume santo
+rivolta sera al Sol che la rempie
+come quel ben cha ogne cosa tanto.
+
+Ahi anime ingannate e fatture empie,
+che da s fatto ben torcete i cuori,
+drizzando in vanit le vostre tempie!
+
+Ed ecco un altro di quelli splendori
+ver me si fece, e l suo voler piacermi
+significava nel chiarir di fori.
+
+Li occhi di Batrice, cheran fermi
+sovra me, come pria, di caro assenso
+al mio disio certificato fermi.
+
+Deh, metti al mio voler tosto compenso,
+beato spirto, dissi, e fammi prova
+chi possa in te refletter quel chio penso!.
+
+Onde la luce che mera ancor nova,
+del suo profondo, ond ella pria cantava,
+seguette come a cui di ben far giova:
+
+In quella parte de la terra prava
+italica che siede tra Ralto
+e le fontane di Brenta e di Piava,
+
+si leva un colle, e non surge molt alto,
+l onde scese gi una facella
+che fece a la contrada un grande assalto.
+
+Duna radice nacqui e io ed ella:
+Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
+perch mi vinse il lume desta stella;
+
+ma lietamente a me medesma indulgo
+la cagion di mia sorte, e non mi noia;
+che parria forse forte al vostro vulgo.
+
+Di questa luculenta e cara gioia
+del nostro cielo che pi m propinqua,
+grande fama rimase; e pria che moia,
+
+questo centesimo anno ancor sincinqua:
+vedi se far si dee lomo eccellente,
+s chaltra vita la prima relinqua.
+
+E ci non pensa la turba presente
+che Tagliamento e Adice richiude,
+n per esser battuta ancor si pente;
+
+ma tosto fia che Padova al palude
+canger lacqua che Vincenza bagna,
+per essere al dover le genti crude;
+
+e dove Sile e Cagnan saccompagna,
+tal signoreggia e va con la testa alta,
+che gi per lui carpir si fa la ragna.
+
+Pianger Feltro ancora la difalta
+de lempio suo pastor, che sar sconcia
+s, che per simil non sentr in malta.
+
+Troppo sarebbe larga la bigoncia
+che ricevesse il sangue ferrarese,
+e stanco chi l pesasse a oncia a oncia,
+
+che doner questo prete cortese
+per mostrarsi di parte; e cotai doni
+conformi fieno al viver del paese.
+
+S sono specchi, voi dicete Troni,
+onde refulge a noi Dio giudicante;
+s che questi parlar ne paion buoni.
+
+Qui si tacette; e fecemi sembiante
+che fosse ad altro volta, per la rota
+in che si mise com era davante.
+
+Laltra letizia, che mera gi nota
+per cara cosa, mi si fece in vista
+qual fin balasso in che lo sol percuota.
+
+Per letiziar l s fulgor sacquista,
+s come riso qui; ma gi sabbuia
+lombra di fuor, come la mente trista.
+
+Dio vede tutto, e tuo veder sinluia,
+diss io, beato spirto, s che nulla
+voglia di s a te puot esser fuia.
+
+Dunque la voce tua, che l ciel trastulla
+sempre col canto di quei fuochi pii
+che di sei ali facen la coculla,
+
+perch non satisface a miei disii?
+Gi non attendere io tua dimanda,
+sio mintuassi, come tu tinmii.
+
+La maggior valle in che lacqua si spanda,
+incominciaro allor le sue parole,
+fuor di quel mar che la terra inghirlanda,
+
+tra discordanti liti contra l sole
+tanto sen va, che fa meridano
+l dove lorizzonte pria far suole.
+
+Di quella valle fu io litorano
+tra Ebro e Macra, che per cammin corto
+parte lo Genovese dal Toscano.
+
+Ad un occaso quasi e ad un orto
+Buggea siede e la terra ond io fui,
+che f del sangue suo gi caldo il porto.
+
+Folco mi disse quella gente a cui
+fu noto il nome mio; e questo cielo
+di me simprenta, com io fe di lui;
+
+ch pi non arse la figlia di Belo,
+noiando e a Sicheo e a Creusa,
+di me, infin che si convenne al pelo;
+
+n quella Rodopa che delusa
+fu da Demofoonte, n Alcide
+quando Iole nel core ebbe rinchiusa.
+
+Non per qui si pente, ma si ride,
+non de la colpa, cha mente non torna,
+ma del valor chordin e provide.
+
+Qui si rimira ne larte chaddorna
+cotanto affetto, e discernesi l bene
+per che l mondo di s quel di gi torna.
+
+Ma perch tutte le tue voglie piene
+ten porti che son nate in questa spera,
+proceder ancor oltre mi convene.
+
+Tu vuo saper chi in questa lumera
+che qui appresso me cos scintilla
+come raggio di sole in acqua mera.
+
+Or sappi che l entro si tranquilla
+Raab; e a nostr ordine congiunta,
+di lei nel sommo grado si sigilla.
+
+Da questo cielo, in cui lombra sappunta
+che l vostro mondo face, pria chaltr alma
+del trunfo di Cristo fu assunta.
+
+Ben si convenne lei lasciar per palma
+in alcun cielo de lalta vittoria
+che sacquist con luna e laltra palma,
+
+perch ella favor la prima gloria
+di Ios in su la Terra Santa,
+che poco tocca al papa la memoria.
+
+La tua citt, che di colui pianta
+che pria volse le spalle al suo fattore
+e di cui la nvidia tanto pianta,
+
+produce e spande il maladetto fiore
+cha disvate le pecore e li agni,
+per che fatto ha lupo del pastore.
+
+Per questo lEvangelio e i dottor magni
+son derelitti, e solo ai Decretali
+si studia, s che pare a lor vivagni.
+
+A questo intende il papa e cardinali;
+non vanno i lor pensieri a Nazarette,
+l dove Gabrello aperse lali.
+
+Ma Vaticano e laltre parti elette
+di Roma che son state cimitero
+a la milizia che Pietro seguette,
+
+tosto libere fien de lavoltero.
+
+
+
+Paradiso Canto X
+
+
+Guardando nel suo Figlio con lAmore
+che luno e laltro etternalmente spira,
+lo primo e ineffabile Valore
+
+quanto per mente e per loco si gira
+con tant ordine f, chesser non puote
+sanza gustar di lui chi ci rimira.
+
+Leva dunque, lettore, a lalte rote
+meco la vista, dritto a quella parte
+dove lun moto e laltro si percuote;
+
+e l comincia a vagheggiar ne larte
+di quel maestro che dentro a s lama,
+tanto che mai da lei locchio non parte.
+
+Vedi come da indi si dirama
+loblico cerchio che i pianeti porta,
+per sodisfare al mondo che li chiama.
+
+Che se la strada lor non fosse torta,
+molta virt nel ciel sarebbe in vano,
+e quasi ogne potenza qua gi morta;
+
+e se dal dritto pi o men lontano
+fosse l partire, assai sarebbe manco
+e gi e s de lordine mondano.
+
+Or ti riman, lettor, sovra l tuo banco,
+dietro pensando a ci che si preliba,
+sesser vuoi lieto assai prima che stanco.
+
+Messo tho innanzi: omai per te ti ciba;
+ch a s torce tutta la mia cura
+quella materia ond io son fatto scriba.
+
+Lo ministro maggior de la natura,
+che del valor del ciel lo mondo imprenta
+e col suo lume il tempo ne misura,
+
+con quella parte che s si rammenta
+congiunto, si girava per le spire
+in che pi tosto ognora sappresenta;
+
+e io era con lui; ma del salire
+non maccors io, se non com uom saccorge,
+anzi l primo pensier, del suo venire.
+
+ Batrice quella che s scorge
+di bene in meglio, s subitamente
+che latto suo per tempo non si sporge.
+
+Quant esser convenia da s lucente
+quel chera dentro al sol dov io entrami,
+non per color, ma per lume parvente!
+
+Perch io lo ngegno e larte e luso chiami,
+s nol direi che mai simaginasse;
+ma creder puossi e di veder si brami.
+
+E se le fantasie nostre son basse
+a tanta altezza, non maraviglia;
+ch sopra l sol non fu occhio chandasse.
+
+Tal era quivi la quarta famiglia
+de lalto Padre, che sempre la sazia,
+mostrando come spira e come figlia.
+
+E Batrice cominci: Ringrazia,
+ringrazia il Sol de li angeli, cha questo
+sensibil tha levato per sua grazia.
+
+Cor di mortal non fu mai s digesto
+a divozione e a rendersi a Dio
+con tutto l suo gradir cotanto presto,
+
+come a quelle parole mi fec io;
+e s tutto l mio amore in lui si mise,
+che Batrice ecliss ne loblio.
+
+Non le dispiacque; ma s se ne rise,
+che lo splendor de li occhi suoi ridenti
+mia mente unita in pi cose divise.
+
+Io vidi pi folgr vivi e vincenti
+far di noi centro e di s far corona,
+pi dolci in voce che in vista lucenti:
+
+cos cinger la figlia di Latona
+vedem talvolta, quando laere pregno,
+s che ritenga il fil che fa la zona.
+
+Ne la corte del cielo, ond io rivegno,
+si trovan molte gioie care e belle
+tanto che non si posson trar del regno;
+
+e l canto di quei lumi era di quelle;
+chi non simpenna s che l s voli,
+dal muto aspetti quindi le novelle.
+
+Poi, s cantando, quelli ardenti soli
+si fuor girati intorno a noi tre volte,
+come stelle vicine a fermi poli,
+
+donne mi parver, non da ballo sciolte,
+ma che sarrestin tacite, ascoltando
+fin che le nove note hanno ricolte.
+
+E dentro a lun senti cominciar: Quando
+lo raggio de la grazia, onde saccende
+verace amore e che poi cresce amando,
+
+multiplicato in te tanto resplende,
+che ti conduce su per quella scala
+u sanza risalir nessun discende;
+
+qual ti negasse il vin de la sua fiala
+per la tua sete, in libert non fora
+se non com acqua chal mar non si cala.
+
+Tu vuo saper di quai piante sinfiora
+questa ghirlanda che ntorno vagheggia
+la bella donna chal ciel tavvalora.
+
+Io fui de li agni de la santa greggia
+che Domenico mena per cammino
+u ben simpingua se non si vaneggia.
+
+Questi che m a destra pi vicino,
+frate e maestro fummi, ed esso Alberto
+ di Cologna, e io Thomas dAquino.
+
+Se s di tutti li altri esser vuo certo,
+di retro al mio parlar ten vien col viso
+girando su per lo beato serto.
+
+Quell altro fiammeggiare esce del riso
+di Grazan, che luno e laltro foro
+aiut s che piace in paradiso.
+
+Laltro chappresso addorna il nostro coro,
+quel Pietro fu che con la poverella
+offerse a Santa Chiesa suo tesoro.
+
+La quinta luce, ch tra noi pi bella,
+spira di tale amor, che tutto l mondo
+l gi ne gola di saper novella:
+
+entro v lalta mente u s profondo
+saver fu messo, che, se l vero vero,
+a veder tanto non surse il secondo.
+
+Appresso vedi il lume di quel cero
+che gi in carne pi a dentro vide
+langelica natura e l ministero.
+
+Ne laltra piccioletta luce ride
+quello avvocato de tempi cristiani
+del cui latino Augustin si provide.
+
+Or se tu locchio de la mente trani
+di luce in luce dietro a le mie lode,
+gi de lottava con sete rimani.
+
+Per vedere ogne ben dentro vi gode
+lanima santa che l mondo fallace
+fa manifesto a chi di lei ben ode.
+
+Lo corpo ond ella fu cacciata giace
+giuso in Cieldauro; ed essa da martiro
+e da essilio venne a questa pace.
+
+Vedi oltre fiammeggiar lardente spiro
+dIsidoro, di Beda e di Riccardo,
+che a considerar fu pi che viro.
+
+Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,
+ l lume duno spirto che n pensieri
+gravi a morir li parve venir tardo:
+
+essa la luce etterna di Sigieri,
+che, leggendo nel Vico de li Strami,
+silogizz invidosi veri.
+
+Indi, come orologio che ne chiami
+ne lora che la sposa di Dio surge
+a mattinar lo sposo perch lami,
+
+che luna parte e laltra tira e urge,
+tin tin sonando con s dolce nota,
+che l ben disposto spirto damor turge;
+
+cos vid o la gloriosa rota
+muoversi e render voce a voce in tempra
+e in dolcezza chesser non p nota
+
+se non col dove gioir sinsempra.
+
+
+
+Paradiso Canto XI
+
+
+O insensata cura de mortali,
+quanto son difettivi silogismi
+quei che ti fanno in basso batter lali!
+
+Chi dietro a iura e chi ad amforismi
+sen giva, e chi seguendo sacerdozio,
+e chi regnar per forza o per sofismi,
+
+e chi rubare e chi civil negozio,
+chi nel diletto de la carne involto
+saffaticava e chi si dava a lozio,
+
+quando, da tutte queste cose sciolto,
+con Batrice mera suso in cielo
+cotanto glorosamente accolto.
+
+Poi che ciascuno fu tornato ne lo
+punto del cerchio in che avanti sera,
+fermossi, come a candellier candelo.
+
+E io senti dentro a quella lumera
+che pria mavea parlato, sorridendo
+incominciar, faccendosi pi mera:
+
+Cos com io del suo raggio resplendo,
+s, riguardando ne la luce etterna,
+li tuoi pensieri onde cagioni apprendo.
+
+Tu dubbi, e hai voler che si ricerna
+in s aperta e n s distesa lingua
+lo dicer mio, chal tuo sentir si sterna,
+
+ove dinanzi dissi: U ben simpingua,
+e l u dissi: Non nacque il secondo;
+e qui uopo che ben si distingua.
+
+La provedenza, che governa il mondo
+con quel consiglio nel quale ogne aspetto
+creato vinto pria che vada al fondo,
+
+per che andasse ver lo suo diletto
+la sposa di colui chad alte grida
+dispos lei col sangue benedetto,
+
+in s sicura e anche a lui pi fida,
+due principi ordin in suo favore,
+che quinci e quindi le fosser per guida.
+
+Lun fu tutto serafico in ardore;
+laltro per sapenza in terra fue
+di cherubica luce uno splendore.
+
+De lun dir, per che damendue
+si dice lun pregiando, qual chom prende,
+perch ad un fine fur lopere sue.
+
+Intra Tupino e lacqua che discende
+del colle eletto dal beato Ubaldo,
+fertile costa dalto monte pende,
+
+onde Perugia sente freddo e caldo
+da Porta Sole; e di rietro le piange
+per grave giogo Nocera con Gualdo.
+
+Di questa costa, l dov ella frange
+pi sua rattezza, nacque al mondo un sole,
+come fa questo talvolta di Gange.
+
+Per chi desso loco fa parole,
+non dica Ascesi, ch direbbe corto,
+ma Orente, se proprio dir vuole.
+
+Non era ancor molto lontan da lorto,
+chel cominci a far sentir la terra
+de la sua gran virtute alcun conforto;
+
+ch per tal donna, giovinetto, in guerra
+del padre corse, a cui, come a la morte,
+la porta del piacer nessun diserra;
+
+e dinanzi a la sua spirital corte
+et coram patre le si fece unito;
+poscia di d in d lam pi forte.
+
+Questa, privata del primo marito,
+millecent anni e pi dispetta e scura
+fino a costui si stette sanza invito;
+
+n valse udir che la trov sicura
+con Amiclate, al suon de la sua voce,
+colui cha tutto l mondo f paura;
+
+n valse esser costante n feroce,
+s che, dove Maria rimase giuso,
+ella con Cristo pianse in su la croce.
+
+Ma perch io non proceda troppo chiuso,
+Francesco e Povert per questi amanti
+prendi oramai nel mio parlar diffuso.
+
+La lor concordia e i lor lieti sembianti,
+amore e maraviglia e dolce sguardo
+facieno esser cagion di pensier santi;
+
+tanto che l venerabile Bernardo
+si scalz prima, e dietro a tanta pace
+corse e, correndo, li parve esser tardo.
+
+Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
+Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
+dietro a lo sposo, s la sposa piace.
+
+Indi sen va quel padre e quel maestro
+con la sua donna e con quella famiglia
+che gi legava lumile capestro.
+
+N li grav vilt di cuor le ciglia
+per esser fi di Pietro Bernardone,
+n per parer dispetto a maraviglia;
+
+ma regalmente sua dura intenzione
+ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe
+primo sigillo a sua religone.
+
+Poi che la gente poverella crebbe
+dietro a costui, la cui mirabil vita
+meglio in gloria del ciel si canterebbe,
+
+di seconda corona redimita
+fu per Onorio da lEtterno Spiro
+la santa voglia desto archimandrita.
+
+E poi che, per la sete del martiro,
+ne la presenza del Soldan superba
+predic Cristo e li altri che l seguiro,
+
+e per trovare a conversione acerba
+troppo la gente e per non stare indarno,
+redissi al frutto de litalica erba,
+
+nel crudo sasso intra Tevero e Arno
+da Cristo prese lultimo sigillo,
+che le sue membra due anni portarno.
+
+Quando a colui cha tanto ben sortillo
+piacque di trarlo suso a la mercede
+chel merit nel suo farsi pusillo,
+
+a frati suoi, s com a giuste rede,
+raccomand la donna sua pi cara,
+e comand che lamassero a fede;
+
+e del suo grembo lanima preclara
+mover si volle, tornando al suo regno,
+e al suo corpo non volle altra bara.
+
+Pensa oramai qual fu colui che degno
+collega fu a mantener la barca
+di Pietro in alto mar per dritto segno;
+
+e questo fu il nostro patrarca;
+per che qual segue lui, com el comanda,
+discerner puoi che buone merce carca.
+
+Ma l suo pecuglio di nova vivanda
+ fatto ghiotto, s chesser non puote
+che per diversi salti non si spanda;
+
+e quanto le sue pecore remote
+e vagabunde pi da esso vanno,
+pi tornano a lovil di latte vte.
+
+Ben son di quelle che temono l danno
+e stringonsi al pastor; ma son s poche,
+che le cappe fornisce poco panno.
+
+Or, se le mie parole non son fioche,
+se la tua audenza stata attenta,
+se ci ch detto a la mente revoche,
+
+in parte fia la tua voglia contenta,
+perch vedrai la pianta onde si scheggia,
+e vedra il corrgger che argomenta
+
+U ben simpingua, se non si vaneggia.
+
+
+
+Paradiso Canto XII
+
+
+S tosto come lultima parola
+la benedetta fiamma per dir tolse,
+a rotar cominci la santa mola;
+
+e nel suo giro tutta non si volse
+prima chunaltra di cerchio la chiuse,
+e moto a moto e canto a canto colse;
+
+canto che tanto vince nostre muse,
+nostre serene in quelle dolci tube,
+quanto primo splendor quel che refuse.
+
+Come si volgon per tenera nube
+due archi paralelli e concolori,
+quando Iunone a sua ancella iube,
+
+nascendo di quel dentro quel di fori,
+a guisa del parlar di quella vaga
+chamor consunse come sol vapori,
+
+e fanno qui la gente esser presaga,
+per lo patto che Dio con No puose,
+del mondo che gi mai pi non sallaga:
+
+cos di quelle sempiterne rose
+volgiensi circa noi le due ghirlande,
+e s lestrema a lintima rispuose.
+
+Poi che l tripudio e laltra festa grande,
+s del cantare e s del fiammeggiarsi
+luce con luce gaudose e blande,
+
+insieme a punto e a voler quetarsi,
+pur come li occhi chal piacer che i move
+conviene insieme chiudere e levarsi;
+
+del cor de luna de le luci nove
+si mosse voce, che lago a la stella
+parer mi fece in volgermi al suo dove;
+
+e cominci: Lamor che mi fa bella
+mi tragge a ragionar de laltro duca
+per cui del mio s ben ci si favella.
+
+Degno che, dov lun, laltro sinduca:
+s che, com elli ad una militaro,
+cos la gloria loro insieme luca.
+
+Lessercito di Cristo, che s caro
+cost a rarmar, dietro a la nsegna
+si movea tardo, sospeccioso e raro,
+
+quando lo mperador che sempre regna
+provide a la milizia, chera in forse,
+per sola grazia, non per esser degna;
+
+e, come detto, a sua sposa soccorse
+con due campioni, al cui fare, al cui dire
+lo popol disvato si raccorse.
+
+In quella parte ove surge ad aprire
+Zefiro dolce le novelle fronde
+di che si vede Europa rivestire,
+
+non molto lungi al percuoter de londe
+dietro a le quali, per la lunga foga,
+lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde,
+
+siede la fortunata Calaroga
+sotto la protezion del grande scudo
+in che soggiace il leone e soggioga:
+
+dentro vi nacque lamoroso drudo
+de la fede cristiana, il santo atleta
+benigno a suoi e a nemici crudo;
+
+e come fu creata, fu repleta
+s la sua mente di viva vertute
+che, ne la madre, lei fece profeta.
+
+Poi che le sponsalizie fuor compiute
+al sacro fonte intra lui e la Fede,
+u si dotar di muta salute,
+
+la donna che per lui lassenso diede,
+vide nel sonno il mirabile frutto
+chuscir dovea di lui e de le rede;
+
+e perch fosse qual era in costrutto,
+quinci si mosse spirito a nomarlo
+del possessivo di cui era tutto.
+
+Domenico fu detto; e io ne parlo
+s come de lagricola che Cristo
+elesse a lorto suo per aiutarlo.
+
+Ben parve messo e famigliar di Cristo:
+che l primo amor che n lui fu manifesto,
+fu al primo consiglio che di Cristo.
+
+Spesse fate fu tacito e desto
+trovato in terra da la sua nutrice,
+come dicesse: Io son venuto a questo.
+
+Oh padre suo veramente Felice!
+oh madre sua veramente Giovanna,
+se, interpretata, val come si dice!
+
+Non per lo mondo, per cui mo saffanna
+di retro ad Ostense e a Taddeo,
+ma per amor de la verace manna
+
+in picciol tempo gran dottor si feo;
+tal che si mise a circir la vigna
+che tosto imbianca, se l vignaio reo.
+
+E a la sedia che fu gi benigna
+pi a poveri giusti, non per lei,
+ma per colui che siede, che traligna,
+
+non dispensare o due o tre per sei,
+non la fortuna di prima vacante,
+non decimas, quae sunt pauperum Dei,
+
+addimand, ma contro al mondo errante
+licenza di combatter per lo seme
+del qual ti fascian ventiquattro piante.
+
+Poi, con dottrina e con volere insieme,
+con lofficio appostolico si mosse
+quasi torrente chalta vena preme;
+
+e ne li sterpi eretici percosse
+limpeto suo, pi vivamente quivi
+dove le resistenze eran pi grosse.
+
+Di lui si fecer poi diversi rivi
+onde lorto catolico si riga,
+s che i suoi arbuscelli stan pi vivi.
+
+Se tal fu luna rota de la biga
+in che la Santa Chiesa si difese
+e vinse in campo la sua civil briga,
+
+ben ti dovrebbe assai esser palese
+leccellenza de laltra, di cui Tomma
+dinanzi al mio venir fu s cortese.
+
+Ma lorbita che f la parte somma
+di sua circunferenza, derelitta,
+s ch la muffa dov era la gromma.
+
+La sua famiglia, che si mosse dritta
+coi piedi a le sue orme, tanto volta,
+che quel dinanzi a quel di retro gitta;
+
+e tosto si vedr de la ricolta
+de la mala coltura, quando il loglio
+si lagner che larca li sia tolta.
+
+Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio
+nostro volume, ancor troveria carta
+u leggerebbe I mi son quel chi soglio;
+
+ma non fia da Casal n dAcquasparta,
+l onde vegnon tali a la scrittura,
+chuno la fugge e altro la coarta.
+
+Io son la vita di Bonaventura
+da Bagnoregio, che ne grandi offici
+sempre pospuosi la sinistra cura.
+
+Illuminato e Augustin son quici,
+che fuor de primi scalzi poverelli
+che nel capestro a Dio si fero amici.
+
+Ugo da San Vittore qui con elli,
+e Pietro Mangiadore e Pietro Spano,
+lo qual gi luce in dodici libelli;
+
+Natn profeta e l metropolitano
+Crisostomo e Anselmo e quel Donato
+cha la prim arte degn porre mano.
+
+Rabano qui, e lucemi dallato
+il calavrese abate Giovacchino
+di spirito profetico dotato.
+
+Ad inveggiar cotanto paladino
+mi mosse linfiammata cortesia
+di fra Tommaso e l discreto latino;
+
+e mosse meco questa compagnia.
+
+
+
+Paradiso Canto XIII
+
+
+Imagini, chi bene intender cupe
+quel chi or vidie ritegna limage,
+mentre chio dico, come ferma rupe,
+
+quindici stelle che n diverse plage
+lo ciel avvivan di tanto sereno
+che soperchia de laere ogne compage;
+
+imagini quel carro a cu il seno
+basta del nostro cielo e notte e giorno,
+s chal volger del temo non vien meno;
+
+imagini la bocca di quel corno
+che si comincia in punta de lo stelo
+a cui la prima rota va dintorno,
+
+aver fatto di s due segni in cielo,
+qual fece la figliuola di Minoi
+allora che sent di morte il gelo;
+
+e lun ne laltro aver li raggi suoi,
+e amendue girarsi per maniera
+che luno andasse al primo e laltro al poi;
+
+e avr quasi lombra de la vera
+costellazione e de la doppia danza
+che circulava il punto dov io era:
+
+poi ch tanto di l da nostra usanza,
+quanto di l dal mover de la Chiana
+si move il ciel che tutti li altri avanza.
+
+L si cant non Bacco, non Peana,
+ma tre persone in divina natura,
+e in una persona essa e lumana.
+
+Compi l cantare e l volger sua misura;
+e attesersi a noi quei santi lumi,
+felicitando s di cura in cura.
+
+Ruppe il silenzio ne concordi numi
+poscia la luce in che mirabil vita
+del poverel di Dio narrata fumi,
+
+e disse: Quando luna paglia trita,
+quando la sua semenza gi riposta,
+a batter laltra dolce amor minvita.
+
+Tu credi che nel petto onde la costa
+si trasse per formar la bella guancia
+il cui palato a tutto l mondo costa,
+
+e in quel che, forato da la lancia,
+e prima e poscia tanto sodisfece,
+che dogne colpa vince la bilancia,
+
+quantunque a la natura umana lece
+aver di lume, tutto fosse infuso
+da quel valor che luno e laltro fece;
+
+e per miri a ci chio dissi suso,
+quando narrai che non ebbe l secondo
+lo ben che ne la quinta luce chiuso.
+
+Or apri li occhi a quel chio ti rispondo,
+e vedri il tuo credere e l mio dire
+nel vero farsi come centro in tondo.
+
+Ci che non more e ci che pu morire
+non se non splendor di quella idea
+che partorisce, amando, il nostro Sire;
+
+ch quella viva luce che s mea
+dal suo lucente, che non si disuna
+da lui n da lamor cha lor sintrea,
+
+per sua bontate il suo raggiare aduna,
+quasi specchiato, in nove sussistenze,
+etternalmente rimanendosi una.
+
+Quindi discende a lultime potenze
+gi datto in atto, tanto divenendo,
+che pi non fa che brevi contingenze;
+
+e queste contingenze essere intendo
+le cose generate, che produce
+con seme e sanza seme il ciel movendo.
+
+La cera di costoro e chi la duce
+non sta dun modo; e per sotto l segno
+idale poi pi e men traluce.
+
+Ond elli avvien chun medesimo legno,
+secondo specie, meglio e peggio frutta;
+e voi nascete con diverso ingegno.
+
+Se fosse a punto la cera dedutta
+e fosse il cielo in sua virt supprema,
+la luce del suggel parrebbe tutta;
+
+ma la natura la d sempre scema,
+similemente operando a lartista
+cha labito de larte ha man che trema.
+
+Per se l caldo amor la chiara vista
+de la prima virt dispone e segna,
+tutta la perfezion quivi sacquista.
+
+Cos fu fatta gi la terra degna
+di tutta lanimal perfezone;
+cos fu fatta la Vergine pregna;
+
+s chio commendo tua oppinone,
+che lumana natura mai non fue
+n fia qual fu in quelle due persone.
+
+Or si non procedesse avanti pie,
+Dunque, come costui fu sanza pare?
+comincerebber le parole tue.
+
+Ma perch paia ben ci che non pare,
+pensa chi era, e la cagion che l mosse,
+quando fu detto Chiedi, a dimandare.
+
+Non ho parlato s, che tu non posse
+ben veder chel fu re, che chiese senno
+acci che re sufficente fosse;
+
+non per sapere il numero in che enno
+li motor di qua s, o se necesse
+con contingente mai necesse fenno;
+
+non si est dare primum motum esse,
+o se del mezzo cerchio far si puote
+trangol s chun retto non avesse.
+
+Onde, se ci chio dissi e questo note,
+regal prudenza quel vedere impari
+in che lo stral di mia intenzion percuote;
+
+e se al surse drizzi li occhi chiari,
+vedrai aver solamente respetto
+ai regi, che son molti, e buon son rari.
+
+Con questa distinzion prendi l mio detto;
+e cos puote star con quel che credi
+del primo padre e del nostro Diletto.
+
+E questo ti sia sempre piombo a piedi,
+per farti mover lento com uom lasso
+e al s e al no che tu non vedi:
+
+ch quelli tra li stolti bene a basso,
+che sanza distinzione afferma e nega
+ne lun cos come ne laltro passo;
+
+perch elli ncontra che pi volte piega
+loppinon corrente in falsa parte,
+e poi laffetto lintelletto lega.
+
+Vie pi che ndarno da riva si parte,
+perch non torna tal qual e si move,
+chi pesca per lo vero e non ha larte.
+
+E di ci sono al mondo aperte prove
+Parmenide, Melisso e Brisso e molti,
+li quali andaro e non sapan dove;
+
+s f Sabellio e Arrio e quelli stolti
+che furon come spade a le Scritture
+in render torti li diritti volti.
+
+Non sien le genti, ancor, troppo sicure
+a giudicar, s come quei che stima
+le biade in campo pria che sien mature;
+
+chi ho veduto tutto l verno prima
+lo prun mostrarsi rigido e feroce,
+poscia portar la rosa in su la cima;
+
+e legno vidi gi dritto e veloce
+correr lo mar per tutto suo cammino,
+perire al fine a lintrar de la foce.
+
+Non creda donna Berta e ser Martino,
+per vedere un furare, altro offerere,
+vederli dentro al consiglio divino;
+
+ch quel pu surgere, e quel pu cadere.
+
+
+
+Paradiso Canto XIV
+
+
+Dal centro al cerchio, e s dal cerchio al centro
+movesi lacqua in un ritondo vaso,
+secondo ch percosso fuori o dentro:
+
+ne la mia mente f sbito caso
+questo chio dico, s come si tacque
+la glorosa vita di Tommaso,
+
+per la similitudine che nacque
+del suo parlare e di quel di Beatrice,
+a cui s cominciar, dopo lui, piacque:
+
+A costui fa mestieri, e nol vi dice
+n con la voce n pensando ancora,
+dun altro vero andare a la radice.
+
+Diteli se la luce onde sinfiora
+vostra sustanza, rimarr con voi
+etternalmente s com ell ora;
+
+e se rimane, dite come, poi
+che sarete visibili rifatti,
+esser por chal veder non vi ni.
+
+Come, da pi letizia pinti e tratti,
+a la fata quei che vanno a rota
+levan la voce e rallegrano li atti,
+
+cos, a lorazion pronta e divota,
+li santi cerchi mostrar nova gioia
+nel torneare e ne la mira nota.
+
+Qual si lamenta perch qui si moia
+per viver col s, non vide quive
+lo refrigerio de letterna ploia.
+
+Quell uno e due e tre che sempre vive
+e regna sempre in tre e n due e n uno,
+non circunscritto, e tutto circunscrive,
+
+tre volte era cantato da ciascuno
+di quelli spirti con tal melodia,
+chad ogne merto saria giusto muno.
+
+E io udi ne la luce pi dia
+del minor cerchio una voce modesta,
+forse qual fu da langelo a Maria,
+
+risponder: Quanto fia lunga la festa
+di paradiso, tanto il nostro amore
+si ragger dintorno cotal vesta.
+
+La sua chiarezza sguita lardore;
+lardor la visone, e quella tanta,
+quant ha di grazia sovra suo valore.
+
+Come la carne glorosa e santa
+fia rivestita, la nostra persona
+pi grata fia per esser tutta quanta;
+
+per che saccrescer ci che ne dona
+di gratito lume il sommo bene,
+lume cha lui veder ne condiziona;
+
+onde la vison crescer convene,
+crescer lardor che di quella saccende,
+crescer lo raggio che da esso vene.
+
+Ma s come carbon che fiamma rende,
+e per vivo candor quella soverchia,
+s che la sua parvenza si difende;
+
+cos questo folgr che gi ne cerchia
+fia vinto in apparenza da la carne
+che tutto d la terra ricoperchia;
+
+n potr tanta luce affaticarne:
+ch li organi del corpo saran forti
+a tutto ci che potr dilettarne.
+
+Tanto mi parver sbiti e accorti
+e luno e laltro coro a dicer Amme!,
+che ben mostrar disio di corpi morti:
+
+forse non pur per lor, ma per le mamme,
+per li padri e per li altri che fuor cari
+anzi che fosser sempiterne fiamme.
+
+Ed ecco intorno, di chiarezza pari,
+nascere un lustro sopra quel che vera,
+per guisa dorizzonte che rischiari.
+
+E s come al salir di prima sera
+comincian per lo ciel nove parvenze,
+s che la vista pare e non par vera,
+
+parvemi l novelle sussistenze
+cominciare a vedere, e fare un giro
+di fuor da laltre due circunferenze.
+
+Oh vero sfavillar del Santo Spiro!
+come si fece sbito e candente
+a li occhi miei che, vinti, nol soffriro!
+
+Ma Batrice s bella e ridente
+mi si mostr, che tra quelle vedute
+si vuol lasciar che non seguir la mente.
+
+Quindi ripreser li occhi miei virtute
+a rilevarsi; e vidimi translato
+sol con mia donna in pi alta salute.
+
+Ben maccors io chio era pi levato,
+per laffocato riso de la stella,
+che mi parea pi roggio che lusato.
+
+Con tutto l core e con quella favella
+ch una in tutti, a Dio feci olocausto,
+qual conveniesi a la grazia novella.
+
+E non er anco del mio petto essausto
+lardor del sacrificio, chio conobbi
+esso litare stato accetto e fausto;
+
+ch con tanto lucore e tanto robbi
+mapparvero splendor dentro a due raggi,
+chio dissi: O Els che s li addobbi!.
+
+Come distinta da minori e maggi
+lumi biancheggia tra poli del mondo
+Galassia s, che fa dubbiar ben saggi;
+
+s costellati facean nel profondo
+Marte quei raggi il venerabil segno
+che fan giunture di quadranti in tondo.
+
+Qui vince la memoria mia lo ngegno;
+ch quella croce lampeggiava Cristo,
+s chio non so trovare essempro degno;
+
+ma chi prende sua croce e segue Cristo,
+ancor mi scuser di quel chio lasso,
+vedendo in quell albor balenar Cristo.
+
+Di corno in corno e tra la cima e l basso
+si movien lumi, scintillando forte
+nel congiugnersi insieme e nel trapasso:
+
+cos si veggion qui diritte e torte,
+veloci e tarde, rinovando vista,
+le minuzie di corpi, lunghe e corte,
+
+moversi per lo raggio onde si lista
+talvolta lombra che, per sua difesa,
+la gente con ingegno e arte acquista.
+
+E come giga e arpa, in tempra tesa
+di molte corde, fa dolce tintinno
+a tal da cui la nota non intesa,
+
+cos da lumi che l mapparinno
+saccogliea per la croce una melode
+che mi rapiva, sanza intender linno.
+
+Ben maccors io chelli era dalte lode,
+per cha me vena Resurgi e Vinci
+come a colui che non intende e ode.
+
+o minnamorava tanto quinci,
+che nfino a l non fu alcuna cosa
+che mi legasse con s dolci vinci.
+
+Forse la mia parola par troppo osa,
+posponendo il piacer de li occhi belli,
+ne quai mirando mio disio ha posa;
+
+ma chi savvede che i vivi suggelli
+dogne bellezza pi fanno pi suso,
+e chio non mera l rivolto a quelli,
+
+escusar puommi di quel chio maccuso
+per escusarmi, e vedermi dir vero:
+ch l piacer santo non qui dischiuso,
+
+perch si fa, montando, pi sincero.
+
+
+
+Paradiso Canto XV
+
+
+Benigna volontade in che si liqua
+sempre lamor che drittamente spira,
+come cupidit fa ne la iniqua,
+
+silenzio puose a quella dolce lira,
+e fece quetar le sante corde
+che la destra del cielo allenta e tira.
+
+Come saranno a giusti preghi sorde
+quelle sustanze che, per darmi voglia
+chio le pregassi, a tacer fur concorde?
+
+Bene che sanza termine si doglia
+chi, per amor di cosa che non duri
+etternalmente, quello amor si spoglia.
+
+Quale per li seren tranquilli e puri
+discorre ad ora ad or sbito foco,
+movendo li occhi che stavan sicuri,
+
+e pare stella che tramuti loco,
+se non che da la parte ond e saccende
+nulla sen perde, ed esso dura poco:
+
+tale dal corno che n destro si stende
+a pi di quella croce corse un astro
+de la costellazion che l resplende;
+
+n si part la gemma dal suo nastro,
+ma per la lista radal trascorse,
+che parve foco dietro ad alabastro.
+
+S pa lombra dAnchise si porse,
+se fede merta nostra maggior musa,
+quando in Eliso del figlio saccorse.
+
+O sanguis meus, o superinfusa
+grata De, sicut tibi cui
+bis unquam celi iana reclusa?.
+
+Cos quel lume: ond io mattesi a lui;
+poscia rivolsi a la mia donna il viso,
+e quinci e quindi stupefatto fui;
+
+ch dentro a li occhi suoi ardeva un riso
+tal, chio pensai co miei toccar lo fondo
+de la mia gloria e del mio paradiso.
+
+Indi, a udire e a veder giocondo,
+giunse lo spirto al suo principio cose,
+chio non lo ntesi, s parl profondo;
+
+n per elezon mi si nascose,
+ma per necessit, ch l suo concetto
+al segno di mortal si soprapuose.
+
+E quando larco de lardente affetto
+fu s sfogato, che l parlar discese
+inver lo segno del nostro intelletto,
+
+la prima cosa che per me sintese,
+Benedetto sia tu, fu, trino e uno,
+che nel mio seme se tanto cortese!.
+
+E segu: Grato e lontano digiuno,
+tratto leggendo del magno volume
+du non si muta mai bianco n bruno,
+
+solvuto hai, figlio, dentro a questo lume
+in chio ti parlo, merc di colei
+cha lalto volo ti vest le piume.
+
+Tu credi che a me tuo pensier mei
+da quel ch primo, cos come raia
+da lun, se si conosce, il cinque e l sei;
+
+e per chio mi sia e perch io paia
+pi gaudoso a te, non mi domandi,
+che alcun altro in questa turba gaia.
+
+Tu credi l vero; ch i minori e grandi
+di questa vita miran ne lo speglio
+in che, prima che pensi, il pensier pandi;
+
+ma perch l sacro amore in che io veglio
+con perpeta vista e che masseta
+di dolce disar, sadempia meglio,
+
+la voce tua sicura, balda e lieta
+suoni la volont, suoni l disio,
+a che la mia risposta gi decreta!.
+
+Io mi volsi a Beatrice, e quella udio
+pria chio parlassi, e arrisemi un cenno
+che fece crescer lali al voler mio.
+
+Poi cominciai cos: Laffetto e l senno,
+come la prima equalit vapparse,
+dun peso per ciascun di voi si fenno,
+
+per che l sol che vallum e arse,
+col caldo e con la luce s iguali,
+che tutte simiglianze sono scarse.
+
+Ma voglia e argomento ne mortali,
+per la cagion cha voi manifesta,
+diversamente son pennuti in ali;
+
+ond io, che son mortal, mi sento in questa
+disagguaglianza, e per non ringrazio
+se non col core a la paterna festa.
+
+Ben supplico io a te, vivo topazio
+che questa gioia prezosa ingemmi,
+perch mi facci del tuo nome sazio.
+
+O fronda mia in che io compiacemmi
+pur aspettando, io fui la tua radice:
+cotal principio, rispondendo, femmi.
+
+Poscia mi disse: Quel da cui si dice
+tua cognazione e che cent anni e pie
+girato ha l monte in la prima cornice,
+
+mio figlio fu e tuo bisavol fue:
+ben si convien che la lunga fatica
+tu li raccorci con lopere tue.
+
+Fiorenza dentro da la cerchia antica,
+ond ella toglie ancora e terza e nona,
+si stava in pace, sobria e pudica.
+
+Non avea catenella, non corona,
+non gonne contigiate, non cintura
+che fosse a veder pi che la persona.
+
+Non faceva, nascendo, ancor paura
+la figlia al padre, che l tempo e la dote
+non fuggien quinci e quindi la misura.
+
+Non avea case di famiglia vte;
+non vera giunto ancor Sardanapalo
+a mostrar ci che n camera si puote.
+
+Non era vinto ancora Montemalo
+dal vostro Uccellatoio, che, com vinto
+nel montar s, cos sar nel calo.
+
+Bellincion Berti vid io andar cinto
+di cuoio e dosso, e venir da lo specchio
+la donna sua sanza l viso dipinto;
+
+e vidi quel di Nerli e quel del Vecchio
+esser contenti a la pelle scoperta,
+e le sue donne al fuso e al pennecchio.
+
+Oh fortunate! ciascuna era certa
+de la sua sepultura, e ancor nulla
+era per Francia nel letto diserta.
+
+Luna vegghiava a studio de la culla,
+e, consolando, usava lidoma
+che prima i padri e le madri trastulla;
+
+laltra, traendo a la rocca la chioma,
+favoleggiava con la sua famiglia
+di Troiani, di Fiesole e di Roma.
+
+Saria tenuta allor tal maraviglia
+una Cianghella, un Lapo Salterello,
+qual or saria Cincinnato e Corniglia.
+
+A cos riposato, a cos bello
+viver di cittadini, a cos fida
+cittadinanza, a cos dolce ostello,
+
+Maria mi di, chiamata in alte grida;
+e ne lantico vostro Batisteo
+insieme fui cristiano e Cacciaguida.
+
+Moronto fu mio frate ed Eliseo;
+mia donna venne a me di val di Pado,
+e quindi il sopranome tuo si feo.
+
+Poi seguitai lo mperador Currado;
+ed el mi cinse de la sua milizia,
+tanto per bene ovrar li venni in grado.
+
+Dietro li andai incontro a la nequizia
+di quella legge il cui popolo usurpa,
+per colpa di pastor, vostra giustizia.
+
+Quivi fu io da quella gente turpa
+disviluppato dal mondo fallace,
+lo cui amor molt anime deturpa;
+
+e venni dal martiro a questa pace.
+
+
+
+Paradiso Canto XVI
+
+
+O poca nostra nobilt di sangue,
+se glorar di te la gente fai
+qua gi dove laffetto nostro langue,
+
+mirabil cosa non mi sar mai:
+ch l dove appetito non si torce,
+dico nel cielo, io me ne gloriai.
+
+Ben se tu manto che tosto raccorce:
+s che, se non sappon di d in die,
+lo tempo va dintorno con le force.
+
+Dal voi che prima a Roma sofferie,
+in che la sua famiglia men persevra,
+ricominciaron le parole mie;
+
+onde Beatrice, chera un poco scevra,
+ridendo, parve quella che tossio
+al primo fallo scritto di Ginevra.
+
+Io cominciai: Voi siete il padre mio;
+voi mi date a parlar tutta baldezza;
+voi mi levate s, chi son pi chio.
+
+Per tanti rivi sempie dallegrezza
+la mente mia, che di s fa letizia
+perch pu sostener che non si spezza.
+
+Ditemi dunque, cara mia primizia,
+quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni
+che si segnaro in vostra perizia;
+
+ditemi de lovil di San Giovanni
+quanto era allora, e chi eran le genti
+tra esso degne di pi alti scanni.
+
+Come savviva a lo spirar di venti
+carbone in fiamma, cos vid io quella
+luce risplendere a miei blandimenti;
+
+e come a li occhi miei si f pi bella,
+cos con voce pi dolce e soave,
+ma non con questa moderna favella,
+
+dissemi: Da quel d che fu detto Ave
+al parto in che mia madre, ch or santa,
+sallev di me ond era grave,
+
+al suo Leon cinquecento cinquanta
+e trenta fiate venne questo foco
+a rinfiammarsi sotto la sua pianta.
+
+Li antichi miei e io nacqui nel loco
+dove si truova pria lultimo sesto
+da quei che corre il vostro annal gioco.
+
+Basti di miei maggiori udirne questo:
+chi ei si fosser e onde venner quivi,
+pi tacer che ragionare onesto.
+
+Tutti color cha quel tempo eran ivi
+da poter arme tra Marte e l Batista,
+eran il quinto di quei chor son vivi.
+
+Ma la cittadinanza, ch or mista
+di Campi, di Certaldo e di Fegghine,
+pura vediesi ne lultimo artista.
+
+Oh quanto fora meglio esser vicine
+quelle genti chio dico, e al Galluzzo
+e a Trespiano aver vostro confine,
+
+che averle dentro e sostener lo puzzo
+del villan dAguglion, di quel da Signa,
+che gi per barattare ha locchio aguzzo!
+
+Se la gente chal mondo pi traligna
+non fosse stata a Cesare noverca,
+ma come madre a suo figlio benigna,
+
+tal fatto fiorentino e cambia e merca,
+che si sarebbe vlto a Simifonti,
+l dove andava lavolo a la cerca;
+
+sariesi Montemurlo ancor de Conti;
+sarieno i Cerchi nel piovier dAcone,
+e forse in Valdigrieve i Buondelmonti.
+
+Sempre la confusion de le persone
+principio fu del mal de la cittade,
+come del vostro il cibo che sappone;
+
+e cieco toro pi avaccio cade
+che cieco agnello; e molte volte taglia
+pi e meglio una che le cinque spade.
+
+Se tu riguardi Luni e Orbisaglia
+come sono ite, e come se ne vanno
+di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,
+
+udir come le schiatte si disfanno
+non ti parr nova cosa n forte,
+poscia che le cittadi termine hanno.
+
+Le vostre cose tutte hanno lor morte,
+s come voi; ma celasi in alcuna
+che dura molto, e le vite son corte.
+
+E come l volger del ciel de la luna
+cuopre e discuopre i liti sanza posa,
+cos fa di Fiorenza la Fortuna:
+
+per che non dee parer mirabil cosa
+ci chio dir de li alti Fiorentini
+onde la fama nel tempo nascosa.
+
+Io vidi li Ughi e vidi i Catellini,
+Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi,
+gi nel calare, illustri cittadini;
+
+e vidi cos grandi come antichi,
+con quel de la Sannella, quel de lArca,
+e Soldanieri e Ardinghi e Bostichi.
+
+Sovra la porta chal presente carca
+di nova fellonia di tanto peso
+che tosto fia iattura de la barca,
+
+erano i Ravignani, ond disceso
+il conte Guido e qualunque del nome
+de lalto Bellincione ha poscia preso.
+
+Quel de la Pressa sapeva gi come
+regger si vuole, e avea Galigaio
+dorata in casa sua gi lelsa e l pome.
+
+Grand era gi la colonna del Vaio,
+Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci
+e Galli e quei charrossan per lo staio.
+
+Lo ceppo di che nacquero i Calfucci
+era gi grande, e gi eran tratti
+a le curule Sizii e Arrigucci.
+
+Oh quali io vidi quei che son disfatti
+per lor superbia! e le palle de loro
+fiorian Fiorenza in tutt i suoi gran fatti.
+
+Cos facieno i padri di coloro
+che, sempre che la vostra chiesa vaca,
+si fanno grassi stando a consistoro.
+
+Loltracotata schiatta che sindraca
+dietro a chi fugge, e a chi mostra l dente
+o ver la borsa, com agnel si placa,
+
+gi vena s, ma di picciola gente;
+s che non piacque ad Ubertin Donato
+che po il suocero il f lor parente.
+
+Gi era l Caponsacco nel mercato
+disceso gi da Fiesole, e gi era
+buon cittadino Giuda e Infangato.
+
+Io dir cosa incredibile e vera:
+nel picciol cerchio sentrava per porta
+che si nomava da quei de la Pera.
+
+Ciascun che de la bella insegna porta
+del gran barone il cui nome e l cui pregio
+la festa di Tommaso riconforta,
+
+da esso ebbe milizia e privilegio;
+avvegna che con popol si rauni
+oggi colui che la fascia col fregio.
+
+Gi eran Gualterotti e Importuni;
+e ancor saria Borgo pi queto,
+se di novi vicin fosser digiuni.
+
+La casa di che nacque il vostro fleto,
+per lo giusto disdegno che vha morti
+e puose fine al vostro viver lieto,
+
+era onorata, essa e suoi consorti:
+o Buondelmonte, quanto mal fuggisti
+le nozze se per li altrui conforti!
+
+Molti sarebber lieti, che son tristi,
+se Dio tavesse conceduto ad Ema
+la prima volta cha citt venisti.
+
+Ma conveniesi a quella pietra scema
+che guarda l ponte, che Fiorenza fesse
+vittima ne la sua pace postrema.
+
+Con queste genti, e con altre con esse,
+vid io Fiorenza in s fatto riposo,
+che non avea cagione onde piangesse.
+
+Con queste genti vidio gloroso
+e giusto il popol suo, tanto che l giglio
+non era ad asta mai posto a ritroso,
+
+n per divison fatto vermiglio.
+
+
+
+Paradiso Canto XVII
+
+
+Qual venne a Climen, per accertarsi
+di ci chava incontro a s udito,
+quei chancor fa li padri ai figli scarsi;
+
+tal era io, e tal era sentito
+e da Beatrice e da la santa lampa
+che pria per me avea mutato sito.
+
+Per che mia donna Manda fuor la vampa
+del tuo disio, mi disse, s chella esca
+segnata bene de la interna stampa:
+
+non perch nostra conoscenza cresca
+per tuo parlare, ma perch tausi
+a dir la sete, s che luom ti mesca.
+
+O cara piota mia che s tinsusi,
+che, come veggion le terrene menti
+non capere in trangol due ottusi,
+
+cos vedi le cose contingenti
+anzi che sieno in s, mirando il punto
+a cui tutti li tempi son presenti;
+
+mentre chio era a Virgilio congiunto
+su per lo monte che lanime cura
+e discendendo nel mondo defunto,
+
+dette mi fuor di mia vita futura
+parole gravi, avvegna chio mi senta
+ben tetragono ai colpi di ventura;
+
+per che la voglia mia saria contenta
+dintender qual fortuna mi sappressa:
+ch saetta previsa vien pi lenta.
+
+Cos diss io a quella luce stessa
+che pria mavea parlato; e come volle
+Beatrice, fu la mia voglia confessa.
+
+N per ambage, in che la gente folle
+gi sinviscava pria che fosse anciso
+lAgnel di Dio che le peccata tolle,
+
+ma per chiare parole e con preciso
+latin rispuose quello amor paterno,
+chiuso e parvente del suo proprio riso:
+
+La contingenza, che fuor del quaderno
+de la vostra matera non si stende,
+tutta dipinta nel cospetto etterno;
+
+necessit per quindi non prende
+se non come dal viso in che si specchia
+nave che per torrente gi discende.
+
+Da indi, s come viene ad orecchia
+dolce armonia da organo, mi viene
+a vista il tempo che ti sapparecchia.
+
+Qual si partio Ipolito dAtene
+per la spietata e perfida noverca,
+tal di Fiorenza partir ti convene.
+
+Questo si vuole e questo gi si cerca,
+e tosto verr fatto a chi ci pensa
+l dove Cristo tutto d si merca.
+
+La colpa seguir la parte offensa
+in grido, come suol; ma la vendetta
+fia testimonio al ver che la dispensa.
+
+Tu lascerai ogne cosa diletta
+pi caramente; e questo quello strale
+che larco de lo essilio pria saetta.
+
+Tu proverai s come sa di sale
+lo pane altrui, e come duro calle
+lo scendere e l salir per laltrui scale.
+
+E quel che pi ti graver le spalle,
+sar la compagnia malvagia e scempia
+con la qual tu cadrai in questa valle;
+
+che tutta ingrata, tutta matta ed empia
+si far contr a te; ma, poco appresso,
+ella, non tu, navr rossa la tempia.
+
+Di sua bestialitate il suo processo
+far la prova; s cha te fia bello
+averti fatta parte per te stesso.
+
+Lo primo tuo refugio e l primo ostello
+sar la cortesia del gran Lombardo
+che n su la scala porta il santo uccello;
+
+chin te avr s benigno riguardo,
+che del fare e del chieder, tra voi due,
+fia primo quel che tra li altri pi tardo.
+
+Con lui vedrai colui che mpresso fue,
+nascendo, s da questa stella forte,
+che notabili fier lopere sue.
+
+Non se ne son le genti ancora accorte
+per la novella et, ch pur nove anni
+son queste rote intorno di lui torte;
+
+ma pria che l Guasco lalto Arrigo inganni,
+parran faville de la sua virtute
+in non curar dargento n daffanni.
+
+Le sue magnificenze conosciute
+saranno ancora, s che suoi nemici
+non ne potran tener le lingue mute.
+
+A lui taspetta e a suoi benefici;
+per lui fia trasmutata molta gente,
+cambiando condizion ricchi e mendici;
+
+e porterane scritto ne la mente
+di lui, e nol dirai; e disse cose
+incredibili a quei che fier presente.
+
+Poi giunse: Figlio, queste son le chiose
+di quel che ti fu detto; ecco le nsidie
+che dietro a pochi giri son nascose.
+
+Non vo per cha tuoi vicini invidie,
+poscia che sinfutura la tua vita
+vie pi l che l punir di lor perfidie.
+
+Poi che, tacendo, si mostr spedita
+lanima santa di metter la trama
+in quella tela chio le porsi ordita,
+
+io cominciai, come colui che brama,
+dubitando, consiglio da persona
+che vede e vuol dirittamente e ama:
+
+Ben veggio, padre mio, s come sprona
+lo tempo verso me, per colpo darmi
+tal, ch pi grave a chi pi sabbandona;
+
+per che di provedenza buon chio marmi,
+s che, se loco m tolto pi caro,
+io non perdessi li altri per miei carmi.
+
+Gi per lo mondo sanza fine amaro,
+e per lo monte del cui bel cacume
+li occhi de la mia donna mi levaro,
+
+e poscia per lo ciel, di lume in lume,
+ho io appreso quel che sio ridico,
+a molti fia sapor di forte agrume;
+
+e sio al vero son timido amico,
+temo di perder viver tra coloro
+che questo tempo chiameranno antico.
+
+La luce in che rideva il mio tesoro
+chio trovai l, si f prima corusca,
+quale a raggio di sole specchio doro;
+
+indi rispuose: Coscenza fusca
+o de la propria o de laltrui vergogna
+pur sentir la tua parola brusca.
+
+Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
+tutta tua vison fa manifesta;
+e lascia pur grattar dov la rogna.
+
+Ch se la voce tua sar molesta
+nel primo gusto, vital nodrimento
+lascer poi, quando sar digesta.
+
+Questo tuo grido far come vento,
+che le pi alte cime pi percuote;
+e ci non fa donor poco argomento.
+
+Per ti son mostrate in queste rote,
+nel monte e ne la valle dolorosa
+pur lanime che son di fama note,
+
+che lanimo di quel chode, non posa
+n ferma fede per essempro chaia
+la sua radice incognita e ascosa,
+
+n per altro argomento che non paia.
+
+
+
+Paradiso Canto XVIII
+
+
+Gi si godeva solo del suo verbo
+quello specchio beato, e io gustava
+lo mio, temprando col dolce lacerbo;
+
+e quella donna cha Dio mi menava
+disse: Muta pensier; pensa chi sono
+presso a colui chogne torto disgrava.
+
+Io mi rivolsi a lamoroso suono
+del mio conforto; e qual io allor vidi
+ne li occhi santi amor, qui labbandono:
+
+non perch io pur del mio parlar diffidi,
+ma per la mente che non pu redire
+sovra s tanto, saltri non la guidi.
+
+Tanto poss io di quel punto ridire,
+che, rimirando lei, lo mio affetto
+libero fu da ogne altro disire,
+
+fin che l piacere etterno, che diretto
+raggiava in Batrice, dal bel viso
+mi contentava col secondo aspetto.
+
+Vincendo me col lume dun sorriso,
+ella mi disse: Volgiti e ascolta;
+ch non pur ne miei occhi paradiso.
+
+Come si vede qui alcuna volta
+laffetto ne la vista, selli tanto,
+che da lui sia tutta lanima tolta,
+
+cos nel fiammeggiar del folgr santo,
+a chio mi volsi, conobbi la voglia
+in lui di ragionarmi ancora alquanto.
+
+El cominci: In questa quinta soglia
+de lalbero che vive de la cima
+e frutta sempre e mai non perde foglia,
+
+spiriti son beati, che gi, prima
+che venissero al ciel, fuor di gran voce,
+s chogne musa ne sarebbe opima.
+
+Per mira ne corni de la croce:
+quello chio nomer, l far latto
+che fa in nube il suo foco veloce.
+
+Io vidi per la croce un lume tratto
+dal nomar Iosu, com el si feo;
+n mi fu noto il dir prima che l fatto.
+
+E al nome de lalto Macabeo
+vidi moversi un altro roteando,
+e letizia era ferza del paleo.
+
+Cos per Carlo Magno e per Orlando
+due ne segu lo mio attento sguardo,
+com occhio segue suo falcon volando.
+
+Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo
+e l duca Gottifredi la mia vista
+per quella croce, e Ruberto Guiscardo.
+
+Indi, tra laltre luci mota e mista,
+mostrommi lalma che mavea parlato
+qual era tra i cantor del cielo artista.
+
+Io mi rivolsi dal mio destro lato
+per vedere in Beatrice il mio dovere,
+o per parlare o per atto, segnato;
+
+e vidi le sue luci tanto mere,
+tanto gioconde, che la sua sembianza
+vinceva li altri e lultimo solere.
+
+E come, per sentir pi dilettanza
+bene operando, luom di giorno in giorno
+saccorge che la sua virtute avanza,
+
+s maccors io che l mio girare intorno
+col cielo insieme avea cresciuto larco,
+veggendo quel miracol pi addorno.
+
+E qual l trasmutare in picciol varco
+di tempo in bianca donna, quando l volto
+suo si discarchi di vergogna il carco,
+
+tal fu ne li occhi miei, quando fui vlto,
+per lo candor de la temprata stella
+sesta, che dentro a s mavea ricolto.
+
+Io vidi in quella gioval facella
+lo sfavillar de lamor che l era
+segnare a li occhi miei nostra favella.
+
+E come augelli surti di rivera,
+quasi congratulando a lor pasture,
+fanno di s or tonda or altra schiera,
+
+s dentro ai lumi sante creature
+volitando cantavano, e faciensi
+or D, or I, or L in sue figure.
+
+Prima, cantando, a sua nota moviensi;
+poi, diventando lun di questi segni,
+un poco sarrestavano e taciensi.
+
+O diva Pegasa che li ngegni
+fai glorosi e rendili longevi,
+ed essi teco le cittadi e regni,
+
+illustrami di te, s chio rilevi
+le lor figure com io lho concette:
+paia tua possa in questi versi brevi!
+
+Mostrarsi dunque in cinque volte sette
+vocali e consonanti; e io notai
+le parti s, come mi parver dette.
+
+DILIGITE IUSTITIAM, primai
+fur verbo e nome di tutto l dipinto;
+QUI IUDICATIS TERRAM, fur sezzai.
+
+Poscia ne lemme del vocabol quinto
+rimasero ordinate; s che Giove
+pareva argento l doro distinto.
+
+E vidi scendere altre luci dove
+era il colmo de lemme, e l quetarsi
+cantando, credo, il ben cha s le move.
+
+Poi, come nel percuoter di ciocchi arsi
+surgono innumerabili faville,
+onde li stolti sogliono agurarsi,
+
+resurger parver quindi pi di mille
+luci e salir, qual assai e qual poco,
+s come l sol che laccende sortille;
+
+e quetata ciascuna in suo loco,
+la testa e l collo dunaguglia vidi
+rappresentare a quel distinto foco.
+
+Quei che dipinge l, non ha chi l guidi;
+ma esso guida, e da lui si rammenta
+quella virt ch forma per li nidi.
+
+Laltra batitudo, che contenta
+pareva prima dingigliarsi a lemme,
+con poco moto seguit la mprenta.
+
+O dolce stella, quali e quante gemme
+mi dimostraro che nostra giustizia
+effetto sia del ciel che tu ingemme!
+
+Per chio prego la mente in che sinizia
+tuo moto e tua virtute, che rimiri
+ond esce il fummo che l tuo raggio vizia;
+
+s chunaltra fata omai sadiri
+del comperare e vender dentro al templo
+che si mur di segni e di martri.
+
+O milizia del ciel cu io contemplo,
+adora per color che sono in terra
+tutti svati dietro al malo essemplo!
+
+Gi si solea con le spade far guerra;
+ma or si fa togliendo or qui or quivi
+lo pan che l po Padre a nessun serra.
+
+Ma tu che sol per cancellare scrivi,
+pensa che Pietro e Paulo, che moriro
+per la vigna che guasti, ancor son vivi.
+
+Ben puoi tu dire: I ho fermo l disiro
+s a colui che volle viver solo
+e che per salti fu tratto al martiro,
+
+chio non conosco il pescator n Polo.
+
+
+
+Paradiso Canto XIX
+
+
+Parea dinanzi a me con lali aperte
+la bella image che nel dolce frui
+liete facevan lanime conserte;
+
+parea ciascuna rubinetto in cui
+raggio di sole ardesse s acceso,
+che ne miei occhi rifrangesse lui.
+
+E quel che mi convien ritrar testeso,
+non port voce mai, n scrisse incostro,
+n fu per fantasia gi mai compreso;
+
+chio vidi e anche udi parlar lo rostro,
+e sonar ne la voce e io e mio,
+quand era nel concetto e noi e nostro.
+
+E cominci: Per esser giusto e pio
+son io qui essaltato a quella gloria
+che non si lascia vincere a disio;
+
+e in terra lasciai la mia memoria
+s fatta, che le genti l malvage
+commendan lei, ma non seguon la storia.
+
+Cos un sol calor di molte brage
+si fa sentir, come di molti amori
+usciva solo un suon di quella image.
+
+Ond io appresso: O perpeti fiori
+de letterna letizia, che pur uno
+parer mi fate tutti vostri odori,
+
+solvetemi, spirando, il gran digiuno
+che lungamente mha tenuto in fame,
+non trovandoli in terra cibo alcuno.
+
+Ben so io che, se n cielo altro reame
+la divina giustizia fa suo specchio,
+che l vostro non lapprende con velame.
+
+Sapete come attento io mapparecchio
+ad ascoltar; sapete qual quello
+dubbio che m digiun cotanto vecchio.
+
+Quasi falcone chesce del cappello,
+move la testa e con lali si plaude,
+voglia mostrando e faccendosi bello,
+
+vid io farsi quel segno, che di laude
+de la divina grazia era contesto,
+con canti quai si sa chi l s gaude.
+
+Poi cominci: Colui che volse il sesto
+a lo stremo del mondo, e dentro ad esso
+distinse tanto occulto e manifesto,
+
+non pot suo valor s fare impresso
+in tutto luniverso, che l suo verbo
+non rimanesse in infinito eccesso.
+
+E ci fa certo che l primo superbo,
+che fu la somma dogne creatura,
+per non aspettar lume, cadde acerbo;
+
+e quinci appar chogne minor natura
+ corto recettacolo a quel bene
+che non ha fine e s con s misura.
+
+Dunque vostra veduta, che convene
+esser alcun de raggi de la mente
+di che tutte le cose son ripiene,
+
+non p da sua natura esser possente
+tanto, che suo principio discerna
+molto di l da quel che l parvente.
+
+Per ne la giustizia sempiterna
+la vista che riceve il vostro mondo,
+com occhio per lo mare, entro sinterna;
+
+che, ben che da la proda veggia il fondo,
+in pelago nol vede; e nondimeno
+li, ma cela lui lesser profondo.
+
+Lume non , se non vien dal sereno
+che non si turba mai; anzi tenbra
+od ombra de la carne o suo veleno.
+
+Assai t mo aperta la latebra
+che tascondeva la giustizia viva,
+di che facei question cotanto crebra;
+
+ch tu dicevi: Un uom nasce a la riva
+de lIndo, e quivi non chi ragioni
+di Cristo n chi legga n chi scriva;
+
+e tutti suoi voleri e atti buoni
+sono, quanto ragione umana vede,
+sanza peccato in vita o in sermoni.
+
+Muore non battezzato e sanza fede:
+ov questa giustizia che l condanna?
+ov la colpa sua, se ei non crede?.
+
+Or tu chi se, che vuo sedere a scranna,
+per giudicar di lungi mille miglia
+con la veduta corta duna spanna?
+
+Certo a colui che meco sassottiglia,
+se la Scrittura sovra voi non fosse,
+da dubitar sarebbe a maraviglia.
+
+Oh terreni animali! oh menti grosse!
+La prima volont, ch da s buona,
+da s, ch sommo ben, mai non si mosse.
+
+Cotanto giusto quanto a lei consuona:
+nullo creato bene a s la tira,
+ma essa, radando, lui cagiona.
+
+Quale sovresso il nido si rigira
+poi cha pasciuti la cicogna i figli,
+e come quel ch pasto la rimira;
+
+cotal si fece, e s levi i cigli,
+la benedetta imagine, che lali
+movea sospinte da tanti consigli.
+
+Roteando cantava, e dicea: Quali
+son le mie note a te, che non le ntendi,
+tal il giudicio etterno a voi mortali.
+
+Poi si quetaro quei lucenti incendi
+de lo Spirito Santo ancor nel segno
+che f i Romani al mondo reverendi,
+
+esso ricominci: A questo regno
+non sal mai chi non credette n Cristo,
+n pria n poi chel si chiavasse al legno.
+
+Ma vedi: molti gridan Cristo, Cristo!,
+che saranno in giudicio assai men prope
+a lui, che tal che non conosce Cristo;
+
+e tai Cristian danner lEtpe,
+quando si partiranno i due collegi,
+luno in etterno ricco e laltro inpe.
+
+Che poran dir li Perse a vostri regi,
+come vedranno quel volume aperto
+nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?
+
+L si vedr, tra lopere dAlberto,
+quella che tosto mover la penna,
+per che l regno di Praga fia diserto.
+
+L si vedr il duol che sovra Senna
+induce, falseggiando la moneta,
+quel che morr di colpo di cotenna.
+
+L si vedr la superbia chasseta,
+che fa lo Scotto e lInghilese folle,
+s che non pu soffrir dentro a sua meta.
+
+Vedrassi la lussuria e l viver molle
+di quel di Spagna e di quel di Boemme,
+che mai valor non conobbe n volle.
+
+Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme
+segnata con un i la sua bontate,
+quando l contrario segner un emme.
+
+Vedrassi lavarizia e la viltate
+di quei che guarda lisola del foco,
+ove Anchise fin la lunga etate;
+
+e a dare ad intender quanto poco,
+la sua scrittura fian lettere mozze,
+che noteranno molto in parvo loco.
+
+E parranno a ciascun lopere sozze
+del barba e del fratel, che tanto egregia
+nazione e due corone han fatte bozze.
+
+E quel di Portogallo e di Norvegia
+l si conosceranno, e quel di Rascia
+che male ha visto il conio di Vinegia.
+
+Oh beata Ungheria, se non si lascia
+pi malmenare! e beata Navarra,
+se sarmasse del monte che la fascia!
+
+E creder de ciascun che gi, per arra
+di questo, Niccosa e Famagosta
+per la lor bestia si lamenti e garra,
+
+che dal fianco de laltre non si scosta.
+
+
+
+Paradiso Canto XX
+
+
+Quando colui che tutto l mondo alluma
+de lemisperio nostro s discende,
+che l giorno dogne parte si consuma,
+
+lo ciel, che sol di lui prima saccende,
+subitamente si rif parvente
+per molte luci, in che una risplende;
+
+e questo atto del ciel mi venne a mente,
+come l segno del mondo e de suoi duci
+nel benedetto rostro fu tacente;
+
+per che tutte quelle vive luci,
+vie pi lucendo, cominciaron canti
+da mia memoria labili e caduci.
+
+O dolce amor che di riso tammanti,
+quanto parevi ardente in que flailli,
+chavieno spirto sol di pensier santi!
+
+Poscia che i cari e lucidi lapilli
+ond io vidi ingemmato il sesto lume
+puoser silenzio a li angelici squilli,
+
+udir mi parve un mormorar di fiume
+che scende chiaro gi di pietra in pietra,
+mostrando lubert del suo cacume.
+
+E come suono al collo de la cetra
+prende sua forma, e s com al pertugio
+de la sampogna vento che pentra,
+
+cos, rimosso daspettare indugio,
+quel mormorar de laguglia salissi
+su per lo collo, come fosse bugio.
+
+Fecesi voce quivi, e quindi uscissi
+per lo suo becco in forma di parole,
+quali aspettava il core ov io le scrissi.
+
+La parte in me che vede e pate il sole
+ne laguglie mortali, incominciommi,
+or fisamente riguardar si vole,
+
+perch di fuochi ond io figura fommi,
+quelli onde locchio in testa mi scintilla,
+e di tutti lor gradi son li sommi.
+
+Colui che luce in mezzo per pupilla,
+fu il cantor de lo Spirito Santo,
+che larca traslat di villa in villa:
+
+ora conosce il merto del suo canto,
+in quanto effetto fu del suo consiglio,
+per lo remunerar ch altrettanto.
+
+Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio,
+colui che pi al becco mi saccosta,
+la vedovella consol del figlio:
+
+ora conosce quanto caro costa
+non seguir Cristo, per lesperenza
+di questa dolce vita e de lopposta.
+
+E quel che segue in la circunferenza
+di che ragiono, per larco superno,
+morte indugi per vera penitenza:
+
+ora conosce che l giudicio etterno
+non si trasmuta, quando degno preco
+fa crastino l gi de loderno.
+
+Laltro che segue, con le leggi e meco,
+sotto buona intenzion che f mal frutto,
+per cedere al pastor si fece greco:
+
+ora conosce come il mal dedutto
+dal suo bene operar non li nocivo,
+avvegna che sia l mondo indi distrutto.
+
+E quel che vedi ne larco declivo,
+Guiglielmo fu, cui quella terra plora
+che piagne Carlo e Federigo vivo:
+
+ora conosce come sinnamora
+lo ciel del giusto rege, e al sembiante
+del suo fulgore il fa vedere ancora.
+
+Chi crederebbe gi nel mondo errante
+che Rifo Troiano in questo tondo
+fosse la quinta de le luci sante?
+
+Ora conosce assai di quel che l mondo
+veder non pu de la divina grazia,
+ben che sua vista non discerna il fondo.
+
+Quale allodetta che n aere si spazia
+prima cantando, e poi tace contenta
+de lultima dolcezza che la sazia,
+
+tal mi sembi limago de la mprenta
+de letterno piacere, al cui disio
+ciascuna cosa qual ell diventa.
+
+E avvegna chio fossi al dubbiar mio
+l quasi vetro a lo color chel veste,
+tempo aspettar tacendo non patio,
+
+ma de la bocca, Che cose son queste?,
+mi pinse con la forza del suo peso:
+per chio di coruscar vidi gran feste.
+
+Poi appresso, con locchio pi acceso,
+lo benedetto segno mi rispuose
+per non tenermi in ammirar sospeso:
+
+Io veggio che tu credi queste cose
+perch io le dico, ma non vedi come;
+s che, se son credute, sono ascose.
+
+Fai come quei che la cosa per nome
+apprende ben, ma la sua quiditate
+veder non pu se altri non la prome.
+
+Regnum celorum volenza pate
+da caldo amore e da viva speranza,
+che vince la divina volontate:
+
+non a guisa che lomo a lom sobranza,
+ma vince lei perch vuole esser vinta,
+e, vinta, vince con sua beninanza.
+
+La prima vita del ciglio e la quinta
+ti fa maravigliar, perch ne vedi
+la regon de li angeli dipinta.
+
+Di corpi suoi non uscir, come credi,
+Gentili, ma Cristiani, in ferma fede
+quel di passuri e quel di passi piedi.
+
+Ch luna de lo nferno, u non si riede
+gi mai a buon voler, torn a lossa;
+e ci di viva spene fu mercede:
+
+di viva spene, che mise la possa
+ne prieghi fatti a Dio per suscitarla,
+s che potesse sua voglia esser mossa.
+
+Lanima glorosa onde si parla,
+tornata ne la carne, in che fu poco,
+credette in lui che pota aiutarla;
+
+e credendo saccese in tanto foco
+di vero amor, cha la morte seconda
+fu degna di venire a questo gioco.
+
+Laltra, per grazia che da s profonda
+fontana stilla, che mai creatura
+non pinse locchio infino a la prima onda,
+
+tutto suo amor l gi pose a drittura:
+per che, di grazia in grazia, Dio li aperse
+locchio a la nostra redenzion futura;
+
+ond ei credette in quella, e non sofferse
+da indi il puzzo pi del paganesmo;
+e riprendiene le genti perverse.
+
+Quelle tre donne li fur per battesmo
+che tu vedesti da la destra rota,
+dinanzi al battezzar pi dun millesmo.
+
+O predestinazion, quanto remota
+ la radice tua da quelli aspetti
+che la prima cagion non veggion tota!
+
+E voi, mortali, tenetevi stretti
+a giudicar: ch noi, che Dio vedemo,
+non conosciamo ancor tutti li eletti;
+
+ed nne dolce cos fatto scemo,
+perch il ben nostro in questo ben saffina,
+che quel che vole Iddio, e noi volemo.
+
+Cos da quella imagine divina,
+per farmi chiara la mia corta vista,
+data mi fu soave medicina.
+
+E come a buon cantor buon citarista
+fa seguitar lo guizzo de la corda,
+in che pi di piacer lo canto acquista,
+
+s, mentre che parl, s mi ricorda
+chio vidi le due luci benedette,
+pur come batter docchi si concorda,
+
+con le parole mover le fiammette.
+
+
+
+Paradiso Canto XXI
+
+
+Gi eran li occhi miei rifissi al volto
+de la mia donna, e lanimo con essi,
+e da ogne altro intento sera tolto.
+
+E quella non ridea; ma Sio ridessi,
+mi cominci, tu ti faresti quale
+fu Semel quando di cener fessi:
+
+ch la bellezza mia, che per le scale
+de letterno palazzo pi saccende,
+com hai veduto, quanto pi si sale,
+
+se non si temperasse, tanto splende,
+che l tuo mortal podere, al suo fulgore,
+sarebbe fronda che trono scoscende.
+
+Noi sem levati al settimo splendore,
+che sotto l petto del Leone ardente
+raggia mo misto gi del suo valore.
+
+Ficca di retro a li occhi tuoi la mente,
+e fa di quelli specchi a la figura
+che n questo specchio ti sar parvente.
+
+Qual savesse qual era la pastura
+del viso mio ne laspetto beato
+quand io mi trasmutai ad altra cura,
+
+conoscerebbe quanto mera a grato
+ubidire a la mia celeste scorta,
+contrapesando lun con laltro lato.
+
+Dentro al cristallo che l vocabol porta,
+cerchiando il mondo, del suo caro duce
+sotto cui giacque ogne malizia morta,
+
+di color doro in che raggio traluce
+vid io uno scaleo eretto in suso
+tanto, che nol seguiva la mia luce.
+
+Vidi anche per li gradi scender giuso
+tanti splendor, chio pensai chogne lume
+che par nel ciel, quindi fosse diffuso.
+
+E come, per lo natural costume,
+le pole insieme, al cominciar del giorno,
+si movono a scaldar le fredde piume;
+
+poi altre vanno via sanza ritorno,
+altre rivolgon s onde son mosse,
+e altre roteando fan soggiorno;
+
+tal modo parve me che quivi fosse
+in quello sfavillar che nsieme venne,
+s come in certo grado si percosse.
+
+E quel che presso pi ci si ritenne,
+si f s chiaro, chio dicea pensando:
+Io veggio ben lamor che tu maccenne.
+
+Ma quella ond io aspetto il come e l quando
+del dire e del tacer, si sta; ond io,
+contra l disio, fo ben chio non dimando.
+
+Per chella, che veda il tacer mio
+nel veder di colui che tutto vede,
+mi disse: Solvi il tuo caldo disio.
+
+E io incominciai: La mia mercede
+non mi fa degno de la tua risposta;
+ma per colei che l chieder mi concede,
+
+vita beata che ti stai nascosta
+dentro a la tua letizia, fammi nota
+la cagion che s presso mi tha posta;
+
+e d perch si tace in questa rota
+la dolce sinfonia di paradiso,
+che gi per laltre suona s divota.
+
+Tu hai ludir mortal s come il viso,
+rispuose a me; onde qui non si canta
+per quel che Batrice non ha riso.
+
+Gi per li gradi de la scala santa
+discesi tanto sol per farti festa
+col dire e con la luce che mi ammanta;
+
+n pi amor mi fece esser pi presta,
+ch pi e tanto amor quinci s ferve,
+s come il fiammeggiar ti manifesta.
+
+Ma lalta carit, che ci fa serve
+pronte al consiglio che l mondo governa,
+sorteggia qui s come tu osserve.
+
+Io veggio ben, diss io, sacra lucerna,
+come libero amore in questa corte
+basta a seguir la provedenza etterna;
+
+ma questo quel cha cerner mi par forte,
+perch predestinata fosti sola
+a questo officio tra le tue consorte.
+
+N venni prima a lultima parola,
+che del suo mezzo fece il lume centro,
+girando s come veloce mola;
+
+poi rispuose lamor che vera dentro:
+Luce divina sopra me sappunta,
+penetrando per questa in chio minventro,
+
+la cui virt, col mio veder congiunta,
+mi leva sopra me tanto, chi veggio
+la somma essenza de la quale munta.
+
+Quinci vien lallegrezza ond io fiammeggio;
+per cha la vista mia, quant ella chiara,
+la chiarit de la fiamma pareggio.
+
+Ma quell alma nel ciel che pi si schiara,
+quel serafin che n Dio pi locchio ha fisso,
+a la dimanda tua non satisfara,
+
+per che s sinnoltra ne lo abisso
+de letterno statuto quel che chiedi,
+che da ogne creata vista scisso.
+
+E al mondo mortal, quando tu riedi,
+questo rapporta, s che non presumma
+a tanto segno pi mover li piedi.
+
+La mente, che qui luce, in terra fumma;
+onde riguarda come pu l gie
+quel che non pote perch l ciel lassumma.
+
+S mi prescrisser le parole sue,
+chio lasciai la quistione e mi ritrassi
+a dimandarla umilmente chi fue.
+
+Tra due liti dItalia surgon sassi,
+e non molto distanti a la tua patria,
+tanto che troni assai suonan pi bassi,
+
+e fanno un gibbo che si chiama Catria,
+di sotto al quale consecrato un ermo,
+che suole esser disposto a sola latria.
+
+Cos ricominciommi il terzo sermo;
+e poi, continando, disse: Quivi
+al servigio di Dio mi fe s fermo,
+
+che pur con cibi di liquor dulivi
+lievemente passava caldi e geli,
+contento ne pensier contemplativi.
+
+Render solea quel chiostro a questi cieli
+fertilemente; e ora fatto vano,
+s che tosto convien che si riveli.
+
+In quel loco fu io Pietro Damiano,
+e Pietro Peccator fu ne la casa
+di Nostra Donna in sul lito adriano.
+
+Poca vita mortal mera rimasa,
+quando fui chiesto e tratto a quel cappello,
+che pur di male in peggio si travasa.
+
+Venne Cefs e venne il gran vasello
+de lo Spirito Santo, magri e scalzi,
+prendendo il cibo da qualunque ostello.
+
+Or voglion quinci e quindi chi rincalzi
+li moderni pastori e chi li meni,
+tanto son gravi, e chi di rietro li alzi.
+
+Cuopron di manti loro i palafreni,
+s che due bestie van sott una pelle:
+oh pazenza che tanto sostieni!.
+
+A questa voce vid io pi fiammelle
+di grado in grado scendere e girarsi,
+e ogne giro le facea pi belle.
+
+Dintorno a questa vennero e fermarsi,
+e fero un grido di s alto suono,
+che non potrebbe qui assomigliarsi;
+
+n io lo ntesi, s mi vinse il tuono.
+
+
+
+Paradiso Canto XXII
+
+
+Oppresso di stupore, a la mia guida
+mi volsi, come parvol che ricorre
+sempre col dove pi si confida;
+
+e quella, come madre che soccorre
+sbito al figlio palido e anelo
+con la sua voce, che l suol ben disporre,
+
+mi disse: Non sai tu che tu se in cielo?
+e non sai tu che l cielo tutto santo,
+e ci che ci si fa vien da buon zelo?
+
+Come tavrebbe trasmutato il canto,
+e io ridendo, mo pensar lo puoi,
+poscia che l grido tha mosso cotanto;
+
+nel qual, se nteso avessi i prieghi suoi,
+gi ti sarebbe nota la vendetta
+che tu vedrai innanzi che tu muoi.
+
+La spada di qua s non taglia in fretta
+n tardo, ma chal parer di colui
+che disando o temendo laspetta.
+
+Ma rivolgiti omai inverso altrui;
+chassai illustri spiriti vedrai,
+se com io dico laspetto redui.
+
+Come a lei piacque, li occhi ritornai,
+e vidi cento sperule che nsieme
+pi sabbellivan con muti rai.
+
+Io stava come quei che n s repreme
+la punta del disio, e non sattenta
+di domandar, s del troppo si teme;
+
+e la maggiore e la pi luculenta
+di quelle margherite innanzi fessi,
+per far di s la mia voglia contenta.
+
+Poi dentro a lei udi: Se tu vedessi
+com io la carit che tra noi arde,
+li tuoi concetti sarebbero espressi.
+
+Ma perch tu, aspettando, non tarde
+a lalto fine, io ti far risposta
+pur al pensier, da che s ti riguarde.
+
+Quel monte a cui Cassino ne la costa
+fu frequentato gi in su la cima
+da la gente ingannata e mal disposta;
+
+e quel son io che s vi portai prima
+lo nome di colui che n terra addusse
+la verit che tanto ci soblima;
+
+e tanta grazia sopra me relusse,
+chio ritrassi le ville circunstanti
+da lempio clto che l mondo sedusse.
+
+Questi altri fuochi tutti contemplanti
+uomini fuoro, accesi di quel caldo
+che fa nascere i fiori e frutti santi.
+
+Qui Maccario, qui Romoaldo,
+qui son li frati miei che dentro ai chiostri
+fermar li piedi e tennero il cor saldo.
+
+E io a lui: Laffetto che dimostri
+meco parlando, e la buona sembianza
+chio veggio e noto in tutti li ardor vostri,
+
+cos mha dilatata mia fidanza,
+come l sol fa la rosa quando aperta
+tanto divien quant ell ha di possanza.
+
+Per ti priego, e tu, padre, maccerta
+sio posso prender tanta grazia, chio
+ti veggia con imagine scoverta.
+
+Ond elli: Frate, il tuo alto disio
+sadempier in su lultima spera,
+ove sadempion tutti li altri e l mio.
+
+Ivi perfetta, matura e intera
+ciascuna disanza; in quella sola
+ ogne parte l ove sempr era,
+
+perch non in loco e non simpola;
+e nostra scala infino ad essa varca,
+onde cos dal viso ti sinvola.
+
+Infin l s la vide il patriarca
+Iacobbe porger la superna parte,
+quando li apparve dangeli s carca.
+
+Ma, per salirla, mo nessun diparte
+da terra i piedi, e la regola mia
+rimasa per danno de le carte.
+
+Le mura che solieno esser badia
+fatte sono spelonche, e le cocolle
+sacca son piene di farina ria.
+
+Ma grave usura tanto non si tolle
+contra l piacer di Dio, quanto quel frutto
+che fa il cor de monaci s folle;
+
+ch quantunque la Chiesa guarda, tutto
+ de la gente che per Dio dimanda;
+non di parenti n daltro pi brutto.
+
+La carne di mortali tanto blanda,
+che gi non basta buon cominciamento
+dal nascer de la quercia al far la ghianda.
+
+Pier cominci sanz oro e sanz argento,
+e io con orazione e con digiuno,
+e Francesco umilmente il suo convento;
+
+e se guardi l principio di ciascuno,
+poscia riguardi l dov trascorso,
+tu vederai del bianco fatto bruno.
+
+Veramente Iordan vlto retrorso
+pi fu, e l mar fuggir, quando Dio volse,
+mirabile a veder che qui l soccorso.
+
+Cos mi disse, e indi si raccolse
+al suo collegio, e l collegio si strinse;
+poi, come turbo, in s tutto savvolse.
+
+La dolce donna dietro a lor mi pinse
+con un sol cenno su per quella scala,
+s sua virt la mia natura vinse;
+
+n mai qua gi dove si monta e cala
+naturalmente, fu s ratto moto
+chagguagliar si potesse a la mia ala.
+
+Sio torni mai, lettore, a quel divoto
+trunfo per lo quale io piango spesso
+le mie peccata e l petto mi percuoto,
+
+tu non avresti in tanto tratto e messo
+nel foco il dito, in quant io vidi l segno
+che segue il Tauro e fui dentro da esso.
+
+O glorose stelle, o lume pregno
+di gran virt, dal quale io riconosco
+tutto, qual che si sia, il mio ingegno,
+
+con voi nasceva e sascondeva vosco
+quelli ch padre dogne mortal vita,
+quand io senti di prima laere tosco;
+
+e poi, quando mi fu grazia largita
+dentrar ne lalta rota che vi gira,
+la vostra regon mi fu sortita.
+
+A voi divotamente ora sospira
+lanima mia, per acquistar virtute
+al passo forte che a s la tira.
+
+Tu se s presso a lultima salute,
+cominci Batrice, che tu dei
+aver le luci tue chiare e acute;
+
+e per, prima che tu pi tinlei,
+rimira in gi, e vedi quanto mondo
+sotto li piedi gi esser ti fei;
+
+s che l tuo cor, quantunque pu, giocondo
+sappresenti a la turba trunfante
+che lieta vien per questo etera tondo.
+
+Col viso ritornai per tutte quante
+le sette spere, e vidi questo globo
+tal, chio sorrisi del suo vil sembiante;
+
+e quel consiglio per migliore approbo
+che lha per meno; e chi ad altro pensa
+chiamar si puote veramente probo.
+
+Vidi la figlia di Latona incensa
+sanza quell ombra che mi fu cagione
+per che gi la credetti rara e densa.
+
+Laspetto del tuo nato, Iperone,
+quivi sostenni, e vidi com si move
+circa e vicino a lui Maia e Done.
+
+Quindi mapparve il temperar di Giove
+tra l padre e l figlio; e quindi mi fu chiaro
+il varar che fanno di lor dove;
+
+e tutti e sette mi si dimostraro
+quanto son grandi e quanto son veloci
+e come sono in distante riparo.
+
+Laiuola che ci fa tanto feroci,
+volgendom io con li etterni Gemelli,
+tutta mapparve da colli a le foci;
+
+poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.
+
+
+
+Paradiso Canto XXIII
+
+
+Come laugello, intra lamate fronde,
+posato al nido de suoi dolci nati
+la notte che le cose ci nasconde,
+
+che, per veder li aspetti disati
+e per trovar lo cibo onde li pasca,
+in che gravi labor li sono aggrati,
+
+previene il tempo in su aperta frasca,
+e con ardente affetto il sole aspetta,
+fiso guardando pur che lalba nasca;
+
+cos la donna ma stava eretta
+e attenta, rivolta inver la plaga
+sotto la quale il sol mostra men fretta:
+
+s che, veggendola io sospesa e vaga,
+fecimi qual quei che disando
+altro vorria, e sperando sappaga.
+
+Ma poco fu tra uno e altro quando,
+del mio attender, dico, e del vedere
+lo ciel venir pi e pi rischiarando;
+
+e Batrice disse: Ecco le schiere
+del trunfo di Cristo e tutto l frutto
+ricolto del girar di queste spere!.
+
+Pariemi che l suo viso ardesse tutto,
+e li occhi avea di letizia s pieni,
+che passarmen convien sanza costrutto.
+
+Quale ne pleniluni sereni
+Triva ride tra le ninfe etterne
+che dipingon lo ciel per tutti i seni,
+
+vid i sopra migliaia di lucerne
+un sol che tutte quante laccendea,
+come fa l nostro le viste superne;
+
+e per la viva luce trasparea
+la lucente sustanza tanto chiara
+nel viso mio, che non la sostenea.
+
+Oh Batrice, dolce guida e cara!
+Ella mi disse: Quel che ti sobranza
+ virt da cui nulla si ripara.
+
+Quivi la sapenza e la possanza
+chapr le strade tra l cielo e la terra,
+onde fu gi s lunga disanza.
+
+Come foco di nube si diserra
+per dilatarsi s che non vi cape,
+e fuor di sua natura in gi satterra,
+
+la mente mia cos, tra quelle dape
+fatta pi grande, di s stessa usco,
+e che si fesse rimembrar non sape.
+
+Apri li occhi e riguarda qual son io;
+tu hai vedute cose, che possente
+se fatto a sostener lo riso mio.
+
+Io era come quei che si risente
+di visone oblita e che singegna
+indarno di ridurlasi a la mente,
+
+quand io udi questa proferta, degna
+di tanto grato, che mai non si stingue
+del libro che l preterito rassegna.
+
+Se mo sonasser tutte quelle lingue
+che Polimna con le suore fero
+del latte lor dolcissimo pi pingue,
+
+per aiutarmi, al millesmo del vero
+non si verria, cantando il santo riso
+e quanto il santo aspetto facea mero;
+
+e cos, figurando il paradiso,
+convien saltar lo sacrato poema,
+come chi trova suo cammin riciso.
+
+Ma chi pensasse il ponderoso tema
+e lomero mortal che se ne carca,
+nol biasmerebbe se sott esso trema:
+
+non pareggio da picciola barca
+quel che fendendo va lardita prora,
+n da nocchier cha s medesmo parca.
+
+Perch la faccia mia s tinnamora,
+che tu non ti rivolgi al bel giardino
+che sotto i raggi di Cristo sinfiora?
+
+Quivi la rosa in che l verbo divino
+carne si fece; quivi son li gigli
+al cui odor si prese il buon cammino.
+
+Cos Beatrice; e io, che a suoi consigli
+tutto era pronto, ancora mi rendei
+a la battaglia de debili cigli.
+
+Come a raggio di sol, che puro mei
+per fratta nube, gi prato di fiori
+vider, coverti dombra, li occhi miei;
+
+vid io cos pi turbe di splendori,
+folgorate di s da raggi ardenti,
+sanza veder principio di folgri.
+
+O benigna vert che s li mprenti,
+s tessaltasti, per largirmi loco
+a li occhi l che non teran possenti.
+
+Il nome del bel fior chio sempre invoco
+e mane e sera, tutto mi ristrinse
+lanimo ad avvisar lo maggior foco;
+
+e come ambo le luci mi dipinse
+il quale e il quanto de la viva stella
+che l s vince come qua gi vinse,
+
+per entro il cielo scese una facella,
+formata in cerchio a guisa di corona,
+e cinsela e girossi intorno ad ella.
+
+Qualunque melodia pi dolce suona
+qua gi e pi a s lanima tira,
+parrebbe nube che squarciata tona,
+
+comparata al sonar di quella lira
+onde si coronava il bel zaffiro
+del quale il ciel pi chiaro sinzaffira.
+
+Io sono amore angelico, che giro
+lalta letizia che spira del ventre
+che fu albergo del nostro disiro;
+
+e girerommi, donna del ciel, mentre
+che seguirai tuo figlio, e farai dia
+pi la spera suprema perch l entre.
+
+Cos la circulata melodia
+si sigillava, e tutti li altri lumi
+facean sonare il nome di Maria.
+
+Lo real manto di tutti i volumi
+del mondo, che pi ferve e pi savviva
+ne lalito di Dio e nei costumi,
+
+avea sopra di noi linterna riva
+tanto distante, che la sua parvenza,
+l dov io era, ancor non appariva:
+
+per non ebber li occhi miei potenza
+di seguitar la coronata fiamma
+che si lev appresso sua semenza.
+
+E come fantolin che nver la mamma
+tende le braccia, poi che l latte prese,
+per lanimo che nfin di fuor sinfiamma;
+
+ciascun di quei candori in s si stese
+con la sua cima, s che lalto affetto
+chelli avieno a Maria mi fu palese.
+
+Indi rimaser l nel mio cospetto,
+Regina celi cantando s dolce,
+che mai da me non si part l diletto.
+
+Oh quanta lubert che si soffolce
+in quelle arche ricchissime che fuoro
+a seminar qua gi buone bobolce!
+
+Quivi si vive e gode del tesoro
+che sacquist piangendo ne lo essilio
+di Babilln, ove si lasci loro.
+
+Quivi trunfa, sotto lalto Filio
+di Dio e di Maria, di sua vittoria,
+e con lantico e col novo concilio,
+
+colui che tien le chiavi di tal gloria.
+
+
+
+Paradiso Canto XXIV
+
+
+O sodalizio eletto a la gran cena
+del benedetto Agnello, il qual vi ciba
+s, che la vostra voglia sempre piena,
+
+se per grazia di Dio questi preliba
+di quel che cade de la vostra mensa,
+prima che morte tempo li prescriba,
+
+ponete mente a laffezione immensa
+e roratelo alquanto: voi bevete
+sempre del fonte onde vien quel chei pensa.
+
+Cos Beatrice; e quelle anime liete
+si fero spere sopra fissi poli,
+fiammando, a volte, a guisa di comete.
+
+E come cerchi in tempra doruoli
+si giran s, che l primo a chi pon mente
+queto pare, e lultimo che voli;
+
+cos quelle carole, differente-
+mente danzando, de la sua ricchezza
+mi facieno stimar, veloci e lente.
+
+Di quella chio notai di pi carezza
+vid o uscire un foco s felice,
+che nullo vi lasci di pi chiarezza;
+
+e tre fate intorno di Beatrice
+si volse con un canto tanto divo,
+che la mia fantasia nol mi ridice.
+
+Per salta la penna e non lo scrivo:
+ch limagine nostra a cotai pieghe,
+non che l parlare, troppo color vivo.
+
+O santa suora mia che s ne prieghe
+divota, per lo tuo ardente affetto
+da quella bella spera mi disleghe.
+
+Poscia fermato, il foco benedetto
+a la mia donna dirizz lo spiro,
+che favell cos com i ho detto.
+
+Ed ella: O luce etterna del gran viro
+a cui Nostro Segnor lasci le chiavi,
+chei port gi, di questo gaudio miro,
+
+tenta costui di punti lievi e gravi,
+come ti piace, intorno de la fede,
+per la qual tu su per lo mare andavi.
+
+Selli ama bene e bene spera e crede,
+non t occulto, perch l viso hai quivi
+dov ogne cosa dipinta si vede;
+
+ma perch questo regno ha fatto civi
+per la verace fede, a glorarla,
+di lei parlare ben cha lui arrivi.
+
+S come il baccialier sarma e non parla
+fin che l maestro la question propone,
+per approvarla, non per terminarla,
+
+cos marmava io dogne ragione
+mentre chella dicea, per esser presto
+a tal querente e a tal professione.
+
+D, buon Cristiano, fatti manifesto:
+fede che ?. Ond io levai la fronte
+in quella luce onde spirava questo;
+
+poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte
+sembianze femmi perch o spandessi
+lacqua di fuor del mio interno fonte.
+
+La Grazia che mi d chio mi confessi,
+comincia io, da lalto primipilo,
+faccia li miei concetti bene espressi.
+
+E seguitai: Come l verace stilo
+ne scrisse, padre, del tuo caro frate
+che mise teco Roma nel buon filo,
+
+fede sustanza di cose sperate
+e argomento de le non parventi;
+e questa pare a me sua quiditate.
+
+Allora udi: Dirittamente senti,
+se bene intendi perch la ripuose
+tra le sustanze, e poi tra li argomenti.
+
+E io appresso: Le profonde cose
+che mi largiscon qui la lor parvenza,
+a li occhi di l gi son s ascose,
+
+che lesser loro v in sola credenza,
+sopra la qual si fonda lalta spene;
+e per di sustanza prende intenza.
+
+E da questa credenza ci convene
+silogizzar, sanz avere altra vista:
+per intenza dargomento tene.
+
+Allora udi: Se quantunque sacquista
+gi per dottrina, fosse cos nteso,
+non l avria loco ingegno di sofista.
+
+Cos spir di quello amore acceso;
+indi soggiunse: Assai bene trascorsa
+desta moneta gi la lega e l peso;
+
+ma dimmi se tu lhai ne la tua borsa.
+Ond io: S ho, s lucida e s tonda,
+che nel suo conio nulla mi sinforsa.
+
+Appresso usc de la luce profonda
+che l splendeva: Questa cara gioia
+sopra la quale ogne virt si fonda,
+
+onde ti venne?. E io: La larga ploia
+de lo Spirito Santo, ch diffusa
+in su le vecchie e n su le nuove cuoia,
+
+ silogismo che la mha conchiusa
+acutamente s, che nverso della
+ogne dimostrazion mi pare ottusa.
+
+Io udi poi: Lantica e la novella
+proposizion che cos ti conchiude,
+perch lhai tu per divina favella?.
+
+E io: La prova che l ver mi dischiude,
+son lopere seguite, a che natura
+non scalda ferro mai n batte incude.
+
+Risposto fummi: D, chi tassicura
+che quell opere fosser? Quel medesmo
+che vuol provarsi, non altri, il ti giura.
+
+Se l mondo si rivolse al cristianesmo,
+diss io, sanza miracoli, quest uno
+ tal, che li altri non sono il centesmo:
+
+ch tu intrasti povero e digiuno
+in campo, a seminar la buona pianta
+che fu gi vite e ora fatta pruno.
+
+Finito questo, lalta corte santa
+rison per le spere un Dio laudamo
+ne la melode che l s si canta.
+
+E quel baron che s di ramo in ramo,
+essaminando, gi tratto mavea,
+che a lultime fronde appressavamo,
+
+ricominci: La Grazia, che donnea
+con la tua mente, la bocca taperse
+infino a qui come aprir si dovea,
+
+s chio approvo ci che fuori emerse;
+ma or convien espremer quel che credi,
+e onde a la credenza tua sofferse.
+
+O santo padre, e spirito che vedi
+ci che credesti s, che tu vincesti
+ver lo sepulcro pi giovani piedi,
+
+comincia io, tu vuo chio manifesti
+la forma qui del pronto creder mio,
+e anche la cagion di lui chiedesti.
+
+E io rispondo: Io credo in uno Dio
+solo ed etterno, che tutto l ciel move,
+non moto, con amore e con disio;
+
+e a tal creder non ho io pur prove
+fisice e metafisice, ma dalmi
+anche la verit che quinci piove
+
+per Mos, per profeti e per salmi,
+per lEvangelio e per voi che scriveste
+poi che lardente Spirto vi f almi;
+
+e credo in tre persone etterne, e queste
+credo una essenza s una e s trina,
+che soffera congiunto sono ed este.
+
+De la profonda condizion divina
+chio tocco mo, la mente mi sigilla
+pi volte levangelica dottrina.
+
+Quest l principio, quest la favilla
+che si dilata in fiamma poi vivace,
+e come stella in cielo in me scintilla.
+
+Come l segnor chascolta quel che i piace,
+da indi abbraccia il servo, gratulando
+per la novella, tosto chel si tace;
+
+cos, benedicendomi cantando,
+tre volte cinse me, s com io tacqui,
+lappostolico lume al cui comando
+
+io avea detto: s nel dir li piacqui!
+
+
+
+Paradiso Canto XXV
+
+
+Se mai continga che l poema sacro
+al quale ha posto mano e cielo e terra,
+s che mha fatto per molti anni macro,
+
+vinca la crudelt che fuor mi serra
+del bello ovile ov io dormi agnello,
+nimico ai lupi che li danno guerra;
+
+con altra voce omai, con altro vello
+ritorner poeta, e in sul fonte
+del mio battesmo prender l cappello;
+
+per che ne la fede, che fa conte
+lanime a Dio, quivi intra io, e poi
+Pietro per lei s mi gir la fronte.
+
+Indi si mosse un lume verso noi
+di quella spera ond usc la primizia
+che lasci Cristo di vicari suoi;
+
+e la mia donna, piena di letizia,
+mi disse: Mira, mira: ecco il barone
+per cui l gi si vicita Galizia.
+
+S come quando il colombo si pone
+presso al compagno, luno a laltro pande,
+girando e mormorando, laffezione;
+
+cos vid o lun da laltro grande
+principe gloroso essere accolto,
+laudando il cibo che l s li prande.
+
+Ma poi che l gratular si fu assolto,
+tacito coram me ciascun saffisse,
+ignito s che vinca l mio volto.
+
+Ridendo allora Batrice disse:
+Inclita vita per cui la larghezza
+de la nostra basilica si scrisse,
+
+fa risonar la spene in questa altezza:
+tu sai, che tante fiate la figuri,
+quante Ies ai tre f pi carezza.
+
+Leva la testa e fa che tassicuri:
+che ci che vien qua s del mortal mondo,
+convien chai nostri raggi si maturi.
+
+Questo conforto del foco secondo
+mi venne; ond io levi li occhi a monti
+che li ncurvaron pria col troppo pondo.
+
+Poi che per grazia vuol che tu taffronti
+lo nostro Imperadore, anzi la morte,
+ne laula pi secreta co suoi conti,
+
+s che, veduto il ver di questa corte,
+la spene, che l gi bene innamora,
+in te e in altrui di ci conforte,
+
+di quel chell , di come se ne nfiora
+la mente tua, e d onde a te venne.
+Cos segu l secondo lume ancora.
+
+E quella pa che guid le penne
+de le mie ali a cos alto volo,
+a la risposta cos mi prevenne:
+
+La Chiesa militante alcun figliuolo
+non ha con pi speranza, com scritto
+nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:
+
+per li conceduto che dEgitto
+vegna in Ierusalemme per vedere,
+anzi che l militar li sia prescritto.
+
+Li altri due punti, che non per sapere
+son dimandati, ma perch ei rapporti
+quanto questa virt t in piacere,
+
+a lui lasc io, ch non li saran forti
+n di iattanza; ed elli a ci risponda,
+e la grazia di Dio ci li comporti.
+
+Come discente cha dottor seconda
+pronto e libente in quel chelli esperto,
+perch la sua bont si disasconda,
+
+Spene, diss io, uno attender certo
+de la gloria futura, il qual produce
+grazia divina e precedente merto.
+
+Da molte stelle mi vien questa luce;
+ma quei la distill nel mio cor pria
+che fu sommo cantor del sommo duce.
+
+Sperino in te, ne la sua todia
+dice, color che sanno il nome tuo:
+e chi nol sa, selli ha la fede mia?
+
+Tu mi stillasti, con lo stillar suo,
+ne la pistola poi; s chio son pieno,
+e in altrui vostra pioggia repluo.
+
+Mentr io diceva, dentro al vivo seno
+di quello incendio tremolava un lampo
+sbito e spesso a guisa di baleno.
+
+Indi spir: Lamore ond o avvampo
+ancor ver la virt che mi seguette
+infin la palma e a luscir del campo,
+
+vuol chio respiri a te che ti dilette
+di lei; ed emmi a grato che tu diche
+quello che la speranza ti mpromette.
+
+E io: Le nove e le scritture antiche
+pongon lo segno, ed esso lo mi addita,
+de lanime che Dio sha fatte amiche.
+
+Dice Isaia che ciascuna vestita
+ne la sua terra fia di doppia vesta:
+e la sua terra questa dolce vita;
+
+e l tuo fratello assai vie pi digesta,
+l dove tratta de le bianche stole,
+questa revelazion ci manifesta.
+
+E prima, appresso al fin deste parole,
+Sperent in te di sopr a noi sud;
+a che rispuoser tutte le carole.
+
+Poscia tra esse un lume si schiar
+s che, se l Cancro avesse un tal cristallo,
+linverno avrebbe un mese dun sol d.
+
+E come surge e va ed entra in ballo
+vergine lieta, sol per fare onore
+a la novizia, non per alcun fallo,
+
+cos vid io lo schiarato splendore
+venire a due che si volgieno a nota
+qual conveniesi al loro ardente amore.
+
+Misesi l nel canto e ne la rota;
+e la mia donna in lor tenea laspetto,
+pur come sposa tacita e immota.
+
+Questi colui che giacque sopra l petto
+del nostro pellicano, e questi fue
+di su la croce al grande officio eletto.
+
+La donna mia cos; n per pie
+mosser la vista sua di stare attenta
+poscia che prima le parole sue.
+
+Qual colui chadocchia e sargomenta
+di vedere eclissar lo sole un poco,
+che, per veder, non vedente diventa;
+
+tal mi fec o a quell ultimo foco
+mentre che detto fu: Perch tabbagli
+per veder cosa che qui non ha loco?
+
+In terra terra il mio corpo, e saragli
+tanto con li altri, che l numero nostro
+con letterno proposito sagguagli.
+
+Con le due stole nel beato chiostro
+son le due luci sole che saliro;
+e questo apporterai nel mondo vostro.
+
+A questa voce linfiammato giro
+si quet con esso il dolce mischio
+che si facea nel suon del trino spiro,
+
+s come, per cessar fatica o rischio,
+li remi, pria ne lacqua ripercossi,
+tutti si posano al sonar dun fischio.
+
+Ahi quanto ne la mente mi commossi,
+quando mi volsi per veder Beatrice,
+per non poter veder, bench io fossi
+
+presso di lei, e nel mondo felice!
+
+
+
+Paradiso Canto XXVI
+
+
+Mentr io dubbiava per lo viso spento,
+de la fulgida fiamma che lo spense
+usc un spiro che mi fece attento,
+
+dicendo: Intanto che tu ti risense
+de la vista che ha in me consunta,
+ben che ragionando la compense.
+
+Comincia dunque; e d ove sappunta
+lanima tua, e fa ragion che sia
+la vista in te smarrita e non defunta:
+
+perch la donna che per questa dia
+regon ti conduce, ha ne lo sguardo
+la virt chebbe la man dAnania.
+
+Io dissi: Al suo piacere e tosto e tardo
+vegna remedio a li occhi, che fuor porte
+quand ella entr col foco ond io sempr ardo.
+
+Lo ben che fa contenta questa corte,
+Alfa e O di quanta scrittura
+mi legge Amore o lievemente o forte.
+
+Quella medesma voce che paura
+tolta mavea del sbito abbarbaglio,
+di ragionare ancor mi mise in cura;
+
+e disse: Certo a pi angusto vaglio
+ti conviene schiarar: dicer convienti
+chi drizz larco tuo a tal berzaglio.
+
+E io: Per filosofici argomenti
+e per autorit che quinci scende
+cotale amor convien che in me si mprenti:
+
+ch l bene, in quanto ben, come sintende,
+cos accende amore, e tanto maggio
+quanto pi di bontate in s comprende.
+
+Dunque a lessenza ov tanto avvantaggio,
+che ciascun ben che fuor di lei si trova
+altro non chun lume di suo raggio,
+
+pi che in altra convien che si mova
+la mente, amando, di ciascun che cerne
+il vero in che si fonda questa prova.
+
+Tal vero a lintelletto mo sterne
+colui che mi dimostra il primo amore
+di tutte le sustanze sempiterne.
+
+Sternel la voce del verace autore,
+che dice a Mos, di s parlando:
+Io ti far vedere ogne valore.
+
+Sternilmi tu ancora, incominciando
+lalto preconio che grida larcano
+di qui l gi sovra ogne altro bando.
+
+E io udi: Per intelletto umano
+e per autoritadi a lui concorde
+di tuoi amori a Dio guarda il sovrano.
+
+Ma d ancor se tu senti altre corde
+tirarti verso lui, s che tu suone
+con quanti denti questo amor ti morde.
+
+Non fu latente la santa intenzione
+de laguglia di Cristo, anzi maccorsi
+dove volea menar mia professione.
+
+Per ricominciai: Tutti quei morsi
+che posson far lo cor volgere a Dio,
+a la mia caritate son concorsi:
+
+ch lessere del mondo e lesser mio,
+la morte chel sostenne perch io viva,
+e quel che spera ogne fedel com io,
+
+con la predetta conoscenza viva,
+tratto mhanno del mar de lamor torto,
+e del diritto mhan posto a la riva.
+
+Le fronde onde sinfronda tutto lorto
+de lortolano etterno, am io cotanto
+quanto da lui a lor di bene porto.
+
+S com io tacqui, un dolcissimo canto
+rison per lo cielo, e la mia donna
+dicea con li altri: Santo, santo, santo!.
+
+E come a lume acuto si disonna
+per lo spirto visivo che ricorre
+a lo splendor che va di gonna in gonna,
+
+e lo svegliato ci che vede aborre,
+s nesca la sbita vigilia
+fin che la stimativa non soccorre;
+
+cos de li occhi miei ogne quisquilia
+fug Beatrice col raggio di suoi,
+che rifulgea da pi di mille milia:
+
+onde mei che dinanzi vidi poi;
+e quasi stupefatto domandai
+dun quarto lume chio vidi tra noi.
+
+E la mia donna: Dentro da quei rai
+vagheggia il suo fattor lanima prima
+che la prima virt creasse mai.
+
+Come la fronda che flette la cima
+nel transito del vento, e poi si leva
+per la propria virt che la soblima,
+
+fec io in tanto in quant ella diceva,
+stupendo, e poi mi rifece sicuro
+un disio di parlare ond o ardeva.
+
+E cominciai: O pomo che maturo
+solo prodotto fosti, o padre antico
+a cui ciascuna sposa figlia e nuro,
+
+divoto quanto posso a te supplco
+perch mi parli: tu vedi mia voglia,
+e per udirti tosto non la dico.
+
+Talvolta un animal coverto broglia,
+s che laffetto convien che si paia
+per lo seguir che face a lui la nvoglia;
+
+e similmente lanima primaia
+mi facea trasparer per la coverta
+quant ella a compiacermi vena gaia.
+
+Indi spir: Sanz essermi proferta
+da te, la voglia tua discerno meglio
+che tu qualunque cosa t pi certa;
+
+perch io la veggio nel verace speglio
+che fa di s pareglio a laltre cose,
+e nulla face lui di s pareglio.
+
+Tu vuogli udir quant che Dio mi puose
+ne leccelso giardino, ove costei
+a cos lunga scala ti dispuose,
+
+e quanto fu diletto a li occhi miei,
+e la propria cagion del gran disdegno,
+e lidoma chusai e che fei.
+
+Or, figluol mio, non il gustar del legno
+fu per s la cagion di tanto essilio,
+ma solamente il trapassar del segno.
+
+Quindi onde mosse tua donna Virgilio,
+quattromilia trecento e due volumi
+di sol desiderai questo concilio;
+
+e vidi lui tornare a tutt i lumi
+de la sua strada novecento trenta
+fate, mentre cho in terra fumi.
+
+La lingua chio parlai fu tutta spenta
+innanzi che a lovra inconsummabile
+fosse la gente di Nembrt attenta:
+
+ch nullo effetto mai razonabile,
+per lo piacere uman che rinovella
+seguendo il cielo, sempre fu durabile.
+
+Opera naturale chuom favella;
+ma cos o cos, natura lascia
+poi fare a voi secondo che vabbella.
+
+Pria chi scendessi a linfernale ambascia,
+I sappellava in terra il sommo bene
+onde vien la letizia che mi fascia;
+
+e El si chiam poi: e ci convene,
+ch luso di mortali come fronda
+in ramo, che sen va e altra vene.
+
+Nel monte che si leva pi da londa,
+fu io, con vita pura e disonesta,
+da la prim ora a quella che seconda,
+
+come l sol muta quadra, lora sesta.
+
+
+
+Paradiso Canto XXVII
+
+
+Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo,
+cominci, gloria!, tutto l paradiso,
+s che minebrava il dolce canto.
+
+Ci chio vedeva mi sembiava un riso
+de luniverso; per che mia ebbrezza
+intrava per ludire e per lo viso.
+
+Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!
+oh vita intgra damore e di pace!
+oh sanza brama sicura ricchezza!
+
+Dinanzi a li occhi miei le quattro face
+stavano accese, e quella che pria venne
+incominci a farsi pi vivace,
+
+e tal ne la sembianza sua divenne,
+qual diverrebbe Iove, selli e Marte
+fossero augelli e cambiassersi penne.
+
+La provedenza, che quivi comparte
+vice e officio, nel beato coro
+silenzio posto avea da ogne parte,
+
+quand o udi: Se io mi trascoloro,
+non ti maravigliar, ch, dicend io,
+vedrai trascolorar tutti costoro.
+
+Quelli chusurpa in terra il luogo mio,
+il luogo mio, il luogo mio, che vaca
+ne la presenza del Figliuol di Dio,
+
+fatt ha del cimitero mio cloaca
+del sangue e de la puzza; onde l perverso
+che cadde di qua s, l gi si placa.
+
+Di quel color che per lo sole avverso
+nube dipigne da sera e da mane,
+vid o allora tutto l ciel cosperso.
+
+E come donna onesta che permane
+di s sicura, e per laltrui fallanza,
+pur ascoltando, timida si fane,
+
+cos Beatrice trasmut sembianza;
+e tale eclissi credo che n ciel fue
+quando pat la supprema possanza.
+
+Poi procedetter le parole sue
+con voce tanto da s trasmutata,
+che la sembianza non si mut pie:
+
+Non fu la sposa di Cristo allevata
+del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,
+per essere ad acquisto doro usata;
+
+ma per acquisto desto viver lieto
+e Sisto e Po e Calisto e Urbano
+sparser lo sangue dopo molto fleto.
+
+Non fu nostra intenzion cha destra mano
+di nostri successor parte sedesse,
+parte da laltra del popol cristiano;
+
+n che le chiavi che mi fuor concesse,
+divenisser signaculo in vessillo
+che contra battezzati combattesse;
+
+n chio fossi figura di sigillo
+a privilegi venduti e mendaci,
+ond io sovente arrosso e disfavillo.
+
+In vesta di pastor lupi rapaci
+si veggion di qua s per tutti i paschi:
+o difesa di Dio, perch pur giaci?
+
+Del sangue nostro Caorsini e Guaschi
+sapparecchian di bere: o buon principio,
+a che vil fine convien che tu caschi!
+
+Ma lalta provedenza, che con Scipio
+difese a Roma la gloria del mondo,
+soccorr tosto, s com io concipio;
+
+e tu, figliuol, che per lo mortal pondo
+ancor gi tornerai, apri la bocca,
+e non asconder quel chio non ascondo.
+
+S come di vapor gelati fiocca
+in giuso laere nostro, quando l corno
+de la capra del ciel col sol si tocca,
+
+in s vid io cos letera addorno
+farsi e fioccar di vapor trunfanti
+che fatto avien con noi quivi soggiorno.
+
+Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,
+e segu fin che l mezzo, per lo molto,
+li tolse il trapassar del pi avanti.
+
+Onde la donna, che mi vide assolto
+de lattendere in s, mi disse: Adima
+il viso e guarda come tu se vlto.
+
+Da lora cho avea guardato prima
+i vidi mosso me per tutto larco
+che fa dal mezzo al fine il primo clima;
+
+s chio vedea di l da Gade il varco
+folle dUlisse, e di qua presso il lito
+nel qual si fece Europa dolce carco.
+
+E pi mi fora discoverto il sito
+di questa aiuola; ma l sol procedea
+sotto i mie piedi un segno e pi partito.
+
+La mente innamorata, che donnea
+con la mia donna sempre, di ridure
+ad essa li occhi pi che mai ardea;
+
+e se natura o arte f pasture
+da pigliare occhi, per aver la mente,
+in carne umana o ne le sue pitture,
+
+tutte adunate, parrebber nente
+ver lo piacer divin che mi refulse,
+quando mi volsi al suo viso ridente.
+
+E la virt che lo sguardo mindulse,
+del bel nido di Leda mi divelse,
+e nel ciel velocissimo mimpulse.
+
+Le parti sue vivissime ed eccelse
+s uniforme son, chi non so dire
+qual Batrice per loco mi scelse.
+
+Ma ella, che veda l mio disire,
+incominci, ridendo tanto lieta,
+che Dio parea nel suo volto gioire:
+
+La natura del mondo, che queta
+il mezzo e tutto laltro intorno move,
+quinci comincia come da sua meta;
+
+e questo cielo non ha altro dove
+che la mente divina, in che saccende
+lamor che l volge e la virt chei piove.
+
+Luce e amor dun cerchio lui comprende,
+s come questo li altri; e quel precinto
+colui che l cinge solamente intende.
+
+Non suo moto per altro distinto,
+ma li altri son mensurati da questo,
+s come diece da mezzo e da quinto;
+
+e come il tempo tegna in cotal testo
+le sue radici e ne li altri le fronde,
+omai a te pu esser manifesto.
+
+Oh cupidigia che i mortali affonde
+s sotto te, che nessuno ha podere
+di trarre li occhi fuor de le tue onde!
+
+Ben fiorisce ne li uomini il volere;
+ma la pioggia contina converte
+in bozzacchioni le sosine vere.
+
+Fede e innocenza son reperte
+solo ne parvoletti; poi ciascuna
+pria fugge che le guance sian coperte.
+
+Tale, balbuzendo ancor, digiuna,
+che poi divora, con la lingua sciolta,
+qualunque cibo per qualunque luna;
+
+e tal, balbuzendo, ama e ascolta
+la madre sua, che, con loquela intera,
+disa poi di vederla sepolta.
+
+Cos si fa la pelle bianca nera
+nel primo aspetto de la bella figlia
+di quel chapporta mane e lascia sera.
+
+Tu, perch non ti facci maraviglia,
+pensa che n terra non chi governi;
+onde s sva lumana famiglia.
+
+Ma prima che gennaio tutto si sverni
+per la centesma ch l gi negletta,
+raggeran s questi cerchi superni,
+
+che la fortuna che tanto saspetta,
+le poppe volger u son le prore,
+s che la classe correr diretta;
+
+e vero frutto verr dopo l fiore.
+
+
+
+Paradiso Canto XXVIII
+
+
+Poscia che ncontro a la vita presente
+di miseri mortali aperse l vero
+quella che mparadisa la mia mente,
+
+come in lo specchio fiamma di doppiero
+vede colui che se nalluma retro,
+prima che labbia in vista o in pensiero,
+
+e s rivolge per veder se l vetro
+li dice il vero, e vede chel saccorda
+con esso come nota con suo metro;
+
+cos la mia memoria si ricorda
+chio feci riguardando ne belli occhi
+onde a pigliarmi fece Amor la corda.
+
+E com io mi rivolsi e furon tocchi
+li miei da ci che pare in quel volume,
+quandunque nel suo giro ben sadocchi,
+
+un punto vidi che raggiava lume
+acuto s, che l viso chelli affoca
+chiuder conviensi per lo forte acume;
+
+e quale stella par quinci pi poca,
+parrebbe luna, locata con esso
+come stella con stella si collca.
+
+Forse cotanto quanto pare appresso
+alo cigner la luce che l dipigne
+quando l vapor che l porta pi spesso,
+
+distante intorno al punto un cerchio digne
+si girava s ratto, chavria vinto
+quel moto che pi tosto il mondo cigne;
+
+e questo era dun altro circumcinto,
+e quel dal terzo, e l terzo poi dal quarto,
+dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.
+
+Sopra seguiva il settimo s sparto
+gi di larghezza, che l messo di Iuno
+intero a contenerlo sarebbe arto.
+
+Cos lottavo e l nono; e chiascheduno
+pi tardo si movea, secondo chera
+in numero distante pi da luno;
+
+e quello avea la fiamma pi sincera
+cui men distava la favilla pura,
+credo, per che pi di lei sinvera.
+
+La donna mia, che mi veda in cura
+forte sospeso, disse: Da quel punto
+depende il cielo e tutta la natura.
+
+Mira quel cerchio che pi li congiunto;
+e sappi che l suo muovere s tosto
+per laffocato amore ond elli punto.
+
+E io a lei: Se l mondo fosse posto
+con lordine chio veggio in quelle rote,
+sazio mavrebbe ci che m proposto;
+
+ma nel mondo sensibile si puote
+veder le volte tanto pi divine,
+quant elle son dal centro pi remote.
+
+Onde, se l mio disir dee aver fine
+in questo miro e angelico templo
+che solo amore e luce ha per confine,
+
+udir convienmi ancor come lessemplo
+e lessemplare non vanno dun modo,
+ch io per me indarno a ci contemplo.
+
+Se li tuoi diti non sono a tal nodo
+sufficenti, non maraviglia:
+tanto, per non tentare, fatto sodo!.
+
+Cos la donna mia; poi disse: Piglia
+quel chio ti dicer, se vuo saziarti;
+e intorno da esso tassottiglia.
+
+Li cerchi corporai sono ampi e arti
+secondo il pi e l men de la virtute
+che si distende per tutte lor parti.
+
+Maggior bont vuol far maggior salute;
+maggior salute maggior corpo cape,
+selli ha le parti igualmente compiute.
+
+Dunque costui che tutto quanto rape
+laltro universo seco, corrisponde
+al cerchio che pi ama e che pi sape:
+
+per che, se tu a la virt circonde
+la tua misura, non a la parvenza
+de le sustanze che tappaion tonde,
+
+tu vederai mirabil consequenza
+di maggio a pi e di minore a meno,
+in ciascun cielo, a sa intelligenza.
+
+Come rimane splendido e sereno
+lemisperio de laere, quando soffia
+Borea da quella guancia ond pi leno,
+
+per che si purga e risolve la roffia
+che pria turbava, s che l ciel ne ride
+con le bellezze dogne sua paroffia;
+
+cos feco, poi che mi provide
+la donna mia del suo risponder chiaro,
+e come stella in cielo il ver si vide.
+
+E poi che le parole sue restaro,
+non altrimenti ferro disfavilla
+che bolle, come i cerchi sfavillaro.
+
+Lincendio suo seguiva ogne scintilla;
+ed eran tante, che l numero loro
+pi che l doppiar de li scacchi sinmilla.
+
+Io sentiva osannar di coro in coro
+al punto fisso che li tiene a li ubi,
+e terr sempre, ne quai sempre fuoro.
+
+E quella che veda i pensier dubi
+ne la mia mente, disse: I cerchi primi
+thanno mostrato Serafi e Cherubi.
+
+Cos veloci seguono i suoi vimi,
+per somigliarsi al punto quanto ponno;
+e posson quanto a veder son soblimi.
+
+Quelli altri amori che ntorno li vonno,
+si chiaman Troni del divino aspetto,
+per che l primo ternaro terminonno;
+
+e dei saper che tutti hanno diletto
+quanto la sua veduta si profonda
+nel vero in che si queta ogne intelletto.
+
+Quinci si pu veder come si fonda
+lesser beato ne latto che vede,
+non in quel chama, che poscia seconda;
+
+e del vedere misura mercede,
+che grazia partorisce e buona voglia:
+cos di grado in grado si procede.
+
+Laltro ternaro, che cos germoglia
+in questa primavera sempiterna
+che notturno Arete non dispoglia,
+
+perpetalemente Osanna sberna
+con tre melode, che suonano in tree
+ordini di letizia onde sinterna.
+
+In essa gerarcia son laltre dee:
+prima Dominazioni, e poi Virtudi;
+lordine terzo di Podestadi e.
+
+Poscia ne due penultimi tripudi
+Principati e Arcangeli si girano;
+lultimo tutto dAngelici ludi.
+
+Questi ordini di s tutti sammirano,
+e di gi vincon s, che verso Dio
+tutti tirati sono e tutti tirano.
+
+E Donisio con tanto disio
+a contemplar questi ordini si mise,
+che li nom e distinse com io.
+
+Ma Gregorio da lui poi si divise;
+onde, s tosto come li occhi aperse
+in questo ciel, di s medesmo rise.
+
+E se tanto secreto ver proferse
+mortale in terra, non voglio chammiri:
+ch chi l vide qua s gliel discoperse
+
+con altro assai del ver di questi giri.
+
+
+
+Paradiso Canto XXIX
+
+
+Quando ambedue li figli di Latona,
+coperti del Montone e de la Libra,
+fanno de lorizzonte insieme zona,
+
+quant dal punto che l cent inlibra
+infin che luno e laltro da quel cinto,
+cambiando lemisperio, si dilibra,
+
+tanto, col volto di riso dipinto,
+si tacque Batrice, riguardando
+fiso nel punto che mava vinto.
+
+Poi cominci: Io dico, e non dimando,
+quel che tu vuoli udir, perch io lho visto
+l ve sappunta ogne ubi e ogne quando.
+
+Non per aver a s di bene acquisto,
+chesser non pu, ma perch suo splendore
+potesse, risplendendo, dir Subsisto,
+
+in sua etternit di tempo fore,
+fuor dogne altro comprender, come i piacque,
+saperse in nuovi amor letterno amore.
+
+N prima quasi torpente si giacque;
+ch n prima n poscia procedette
+lo discorrer di Dio sovra quest acque.
+
+Forma e materia, congiunte e purette,
+usciro ad esser che non avia fallo,
+come darco tricordo tre saette.
+
+E come in vetro, in ambra o in cristallo
+raggio resplende s, che dal venire
+a lesser tutto non intervallo,
+
+cos l triforme effetto del suo sire
+ne lesser suo raggi insieme tutto
+sanza distinzone in essordire.
+
+Concreato fu ordine e costrutto
+a le sustanze; e quelle furon cima
+nel mondo in che puro atto fu produtto;
+
+pura potenza tenne la parte ima;
+nel mezzo strinse potenza con atto
+tal vime, che gi mai non si divima.
+
+Ieronimo vi scrisse lungo tratto
+di secoli de li angeli creati
+anzi che laltro mondo fosse fatto;
+
+ma questo vero scritto in molti lati
+da li scrittor de lo Spirito Santo,
+e tu te navvedrai se bene agguati;
+
+e anche la ragione il vede alquanto,
+che non concederebbe che motori
+sanza sua perfezion fosser cotanto.
+
+Or sai tu dove e quando questi amori
+furon creati e come: s che spenti
+nel tuo diso gi son tre ardori.
+
+N giugneriesi, numerando, al venti
+s tosto, come de li angeli parte
+turb il suggetto di vostri alimenti.
+
+Laltra rimase, e cominci quest arte
+che tu discerni, con tanto diletto,
+che mai da circir non si diparte.
+
+Principio del cader fu il maladetto
+superbir di colui che tu vedesti
+da tutti i pesi del mondo costretto.
+
+Quelli che vedi qui furon modesti
+a riconoscer s da la bontate
+che li avea fatti a tanto intender presti:
+
+per che le viste lor furo essaltate
+con grazia illuminante e con lor merto,
+si channo ferma e piena volontate;
+
+e non voglio che dubbi, ma sia certo,
+che ricever la grazia meritorio
+secondo che laffetto l aperto.
+
+Omai dintorno a questo consistorio
+puoi contemplare assai, se le parole
+mie son ricolte, sanz altro aiutorio.
+
+Ma perch n terra per le vostre scole
+si legge che langelica natura
+ tal, che ntende e si ricorda e vole,
+
+ancor dir, perch tu veggi pura
+la verit che l gi si confonde,
+equivocando in s fatta lettura.
+
+Queste sustanze, poi che fur gioconde
+de la faccia di Dio, non volser viso
+da essa, da cui nulla si nasconde:
+
+per non hanno vedere interciso
+da novo obietto, e per non bisogna
+rememorar per concetto diviso;
+
+s che l gi, non dormendo, si sogna,
+credendo e non credendo dicer vero;
+ma ne luno pi colpa e pi vergogna.
+
+Voi non andate gi per un sentiero
+filosofando: tanto vi trasporta
+lamor de lapparenza e l suo pensiero!
+
+E ancor questo qua s si comporta
+con men disdegno che quando posposta
+la divina Scrittura o quando torta.
+
+Non vi si pensa quanto sangue costa
+seminarla nel mondo e quanto piace
+chi umilmente con essa saccosta.
+
+Per apparer ciascun singegna e face
+sue invenzioni; e quelle son trascorse
+da predicanti e l Vangelio si tace.
+
+Un dice che la luna si ritorse
+ne la passion di Cristo e sinterpuose,
+per che l lume del sol gi non si porse;
+
+e mente, ch la luce si nascose
+da s: per a li Spani e a lIndi
+come a Giudei tale eclissi rispuose.
+
+Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi
+quante s fatte favole per anno
+in pergamo si gridan quinci e quindi:
+
+s che le pecorelle, che non sanno,
+tornan del pasco pasciute di vento,
+e non le scusa non veder lo danno.
+
+Non disse Cristo al suo primo convento:
+Andate, e predicate al mondo ciance;
+ma diede lor verace fondamento;
+
+e quel tanto son ne le sue guance,
+s cha pugnar per accender la fede
+de lEvangelio fero scudo e lance.
+
+Ora si va con motti e con iscede
+a predicare, e pur che ben si rida,
+gonfia il cappuccio e pi non si richiede.
+
+Ma tale uccel nel becchetto sannida,
+che se l vulgo il vedesse, vederebbe
+la perdonanza di chel si confida:
+
+per cui tanta stoltezza in terra crebbe,
+che, sanza prova dalcun testimonio,
+ad ogne promession si correrebbe.
+
+Di questo ingrassa il porco sant Antonio,
+e altri assai che sono ancor pi porci,
+pagando di moneta sanza conio.
+
+Ma perch siam digressi assai, ritorci
+li occhi oramai verso la dritta strada,
+s che la via col tempo si raccorci.
+
+Questa natura s oltre singrada
+in numero, che mai non fu loquela
+n concetto mortal che tanto vada;
+
+e se tu guardi quel che si revela
+per Danel, vedrai che n sue migliaia
+determinato numero si cela.
+
+La prima luce, che tutta la raia,
+per tanti modi in essa si recepe,
+quanti son li splendori a chi sappaia.
+
+Onde, per che a latto che concepe
+segue laffetto, damar la dolcezza
+diversamente in essa ferve e tepe.
+
+Vedi leccelso omai e la larghezza
+de letterno valor, poscia che tanti
+speculi fatti sha in che si spezza,
+
+uno manendo in s come davanti.
+
+
+
+Paradiso Canto XXX
+
+
+Forse semilia miglia di lontano
+ci ferve lora sesta, e questo mondo
+china gi lombra quasi al letto piano,
+
+quando l mezzo del cielo, a noi profondo,
+comincia a farsi tal, chalcuna stella
+perde il parere infino a questo fondo;
+
+e come vien la chiarissima ancella
+del sol pi oltre, cos l ciel si chiude
+di vista in vista infino a la pi bella.
+
+Non altrimenti il trunfo che lude
+sempre dintorno al punto che mi vinse,
+parendo inchiuso da quel chelli nchiude,
+
+a poco a poco al mio veder si stinse:
+per che tornar con li occhi a Batrice
+nulla vedere e amor mi costrinse.
+
+Se quanto infino a qui di lei si dice
+fosse conchiuso tutto in una loda,
+poca sarebbe a fornir questa vice.
+
+La bellezza chio vidi si trasmoda
+non pur di l da noi, ma certo io credo
+che solo il suo fattor tutta la goda.
+
+Da questo passo vinto mi concedo
+pi che gi mai da punto di suo tema
+soprato fosse comico o tragedo:
+
+ch, come sole in viso che pi trema,
+cos lo rimembrar del dolce riso
+la mente mia da me medesmo scema.
+
+Dal primo giorno chi vidi il suo viso
+in questa vita, infino a questa vista,
+non m il seguire al mio cantar preciso;
+
+ma or convien che mio seguir desista
+pi dietro a sua bellezza, poetando,
+come a lultimo suo ciascuno artista.
+
+Cotal qual io lascio a maggior bando
+che quel de la mia tuba, che deduce
+larda sua matera terminando,
+
+con atto e voce di spedito duce
+ricominci: Noi siamo usciti fore
+del maggior corpo al ciel ch pura luce:
+
+luce intellettal, piena damore;
+amor di vero ben, pien di letizia;
+letizia che trascende ogne dolzore.
+
+Qui vederai luna e laltra milizia
+di paradiso, e luna in quelli aspetti
+che tu vedrai a lultima giustizia.
+
+Come sbito lampo che discetti
+li spiriti visivi, s che priva
+da latto locchio di pi forti obietti,
+
+cos mi circunfulse luce viva,
+e lasciommi fasciato di tal velo
+del suo fulgor, che nulla mappariva.
+
+Sempre lamor che queta questo cielo
+accoglie in s con s fatta salute,
+per far disposto a sua fiamma il candelo.
+
+Non fur pi tosto dentro a me venute
+queste parole brievi, chio compresi
+me sormontar di sopr a mia virtute;
+
+e di novella vista mi raccesi
+tale, che nulla luce tanto mera,
+che li occhi miei non si fosser difesi;
+
+e vidi lume in forma di rivera
+fulvido di fulgore, intra due rive
+dipinte di mirabil primavera.
+
+Di tal fiumana uscian faville vive,
+e dogne parte si mettien ne fiori,
+quasi rubin che oro circunscrive;
+
+poi, come inebrate da li odori,
+riprofondavan s nel miro gurge,
+e suna intrava, unaltra nuscia fori.
+
+Lalto disio che mo tinfiamma e urge,
+daver notizia di ci che tu vei,
+tanto mi piace pi quanto pi turge;
+
+ma di quest acqua convien che tu bei
+prima che tanta sete in te si sazi:
+cos mi disse il sol de li occhi miei.
+
+Anche soggiunse: Il fiume e li topazi
+chentrano ed escono e l rider de lerbe
+son di lor vero umbriferi prefazi.
+
+Non che da s sian queste cose acerbe;
+ma difetto da la parte tua,
+che non hai viste ancor tanto superbe.
+
+Non fantin che s sbito rua
+col volto verso il latte, se si svegli
+molto tardato da lusanza sua,
+
+come fec io, per far migliori spegli
+ancor de li occhi, chinandomi a londa
+che si deriva perch vi simmegli;
+
+e s come di lei bevve la gronda
+de le palpebre mie, cos mi parve
+di sua lunghezza divenuta tonda.
+
+Poi, come gente stata sotto larve,
+che pare altro che prima, se si sveste
+la sembianza non sa in che disparve,
+
+cos mi si cambiaro in maggior feste
+li fiori e le faville, s chio vidi
+ambo le corti del ciel manifeste.
+
+O isplendor di Dio, per cu io vidi
+lalto trunfo del regno verace,
+dammi virt a dir com o il vidi!
+
+Lume l s che visibile face
+lo creatore a quella creatura
+che solo in lui vedere ha la sua pace.
+
+E si distende in circular figura,
+in tanto che la sua circunferenza
+sarebbe al sol troppo larga cintura.
+
+Fassi di raggio tutta sua parvenza
+reflesso al sommo del mobile primo,
+che prende quindi vivere e potenza.
+
+E come clivo in acqua di suo imo
+si specchia, quasi per vedersi addorno,
+quando nel verde e ne fioretti opimo,
+
+s, soprastando al lume intorno intorno,
+vidi specchiarsi in pi di mille soglie
+quanto di noi l s fatto ha ritorno.
+
+E se linfimo grado in s raccoglie
+s grande lume, quanta la larghezza
+di questa rosa ne lestreme foglie!
+
+La vista mia ne lampio e ne laltezza
+non si smarriva, ma tutto prendeva
+il quanto e l quale di quella allegrezza.
+
+Presso e lontano, l, n pon n leva:
+ch dove Dio sanza mezzo governa,
+la legge natural nulla rileva.
+
+Nel giallo de la rosa sempiterna,
+che si digrada e dilata e redole
+odor di lode al sol che sempre verna,
+
+qual colui che tace e dicer vole,
+mi trasse Batrice, e disse: Mira
+quanto l convento de le bianche stole!
+
+Vedi nostra citt quant ella gira;
+vedi li nostri scanni s ripieni,
+che poca gente pi ci si disira.
+
+E n quel gran seggio a che tu li occhi tieni
+per la corona che gi v s posta,
+prima che tu a queste nozze ceni,
+
+seder lalma, che fia gi agosta,
+de lalto Arrigo, cha drizzare Italia
+verr in prima chella sia disposta.
+
+La cieca cupidigia che vammalia
+simili fatti vha al fantolino
+che muor per fame e caccia via la balia.
+
+E fia prefetto nel foro divino
+allora tal, che palese e coverto
+non ander con lui per un cammino.
+
+Ma poco poi sar da Dio sofferto
+nel santo officio; chel sar detruso
+l dove Simon mago per suo merto,
+
+e far quel dAlagna intrar pi giuso.
+
+
+
+Paradiso Canto XXXI
+
+
+In forma dunque di candida rosa
+mi si mostrava la milizia santa
+che nel suo sangue Cristo fece sposa;
+
+ma laltra, che volando vede e canta
+la gloria di colui che la nnamora
+e la bont che la fece cotanta,
+
+s come schiera dape che sinfiora
+una fata e una si ritorna
+l dove suo laboro sinsapora,
+
+nel gran fior discendeva che saddorna
+di tante foglie, e quindi risaliva
+l dove l so amor sempre soggiorna.
+
+Le facce tutte avean di fiamma viva
+e lali doro, e laltro tanto bianco,
+che nulla neve a quel termine arriva.
+
+Quando scendean nel fior, di banco in banco
+porgevan de la pace e de lardore
+chelli acquistavan ventilando il fianco.
+
+N linterporsi tra l disopra e l fiore
+di tanta moltitudine volante
+impediva la vista e lo splendore:
+
+ch la luce divina penetrante
+per luniverso secondo ch degno,
+s che nulla le puote essere ostante.
+
+Questo sicuro e gaudoso regno,
+frequente in gente antica e in novella,
+viso e amore avea tutto ad un segno.
+
+O trina luce che n unica stella
+scintillando a lor vista, s li appaga!
+guarda qua giuso a la nostra procella!
+
+Se i barbari, venendo da tal plaga
+che ciascun giorno dElice si cuopra,
+rotante col suo figlio ond ella vaga,
+
+veggendo Roma e larda sua opra,
+stupefaciensi, quando Laterano
+a le cose mortali and di sopra;
+
+o, che al divino da lumano,
+a letterno dal tempo era venuto,
+e di Fiorenza in popol giusto e sano,
+
+di che stupor dovea esser compiuto!
+Certo tra esso e l gaudio mi facea
+libito non udire e starmi muto.
+
+E quasi peregrin che si ricrea
+nel tempio del suo voto riguardando,
+e spera gi ridir com ello stea,
+
+su per la viva luce passeggiando,
+menava o li occhi per li gradi,
+mo s, mo gi e mo recirculando.
+
+Veda visi a carit sadi,
+daltrui lume fregiati e di suo riso,
+e atti ornati di tutte onestadi.
+
+La forma general di paradiso
+gi tutta mo sguardo avea compresa,
+in nulla parte ancor fermato fiso;
+
+e volgeami con voglia raccesa
+per domandar la mia donna di cose
+di che la mente mia era sospesa.
+
+Uno intenda, e altro mi rispuose:
+credea veder Beatrice e vidi un sene
+vestito con le genti glorose.
+
+Diffuso era per li occhi e per le gene
+di benigna letizia, in atto pio
+quale a tenero padre si convene.
+
+E Ov ella?, sbito diss io.
+Ond elli: A terminar lo tuo disiro
+mosse Beatrice me del loco mio;
+
+e se riguardi s nel terzo giro
+dal sommo grado, tu la rivedrai
+nel trono che suoi merti le sortiro.
+
+Sanza risponder, li occhi s levai,
+e vidi lei che si facea corona
+reflettendo da s li etterni rai.
+
+Da quella regon che pi s tona
+occhio mortale alcun tanto non dista,
+qualunque in mare pi gi sabbandona,
+
+quanto l da Beatrice la mia vista;
+ma nulla mi facea, ch sa effige
+non discenda a me per mezzo mista.
+
+O donna in cui la mia speranza vige,
+e che soffristi per la mia salute
+in inferno lasciar le tue vestige,
+
+di tante cose quant i ho vedute,
+dal tuo podere e da la tua bontate
+riconosco la grazia e la virtute.
+
+Tu mhai di servo tratto a libertate
+per tutte quelle vie, per tutt i modi
+che di ci fare avei la potestate.
+
+La tua magnificenza in me custodi,
+s che lanima mia, che fatt hai sana,
+piacente a te dal corpo si disnodi.
+
+Cos orai; e quella, s lontana
+come parea, sorrise e riguardommi;
+poi si torn a letterna fontana.
+
+E l santo sene: Acci che tu assommi
+perfettamente, disse, il tuo cammino,
+a che priego e amor santo mandommi,
+
+vola con li occhi per questo giardino;
+ch veder lui tacconcer lo sguardo
+pi al montar per lo raggio divino.
+
+E la regina del cielo, ond o ardo
+tutto damor, ne far ogne grazia,
+per chi sono il suo fedel Bernardo.
+
+Qual colui che forse di Croazia
+viene a veder la Veronica nostra,
+che per lantica fame non sen sazia,
+
+ma dice nel pensier, fin che si mostra:
+Segnor mio Ies Cristo, Dio verace,
+or fu s fatta la sembianza vostra?;
+
+tal era io mirando la vivace
+carit di colui che n questo mondo,
+contemplando, gust di quella pace.
+
+Figliuol di grazia, quest esser giocondo,
+cominci elli, non ti sar noto,
+tenendo li occhi pur qua gi al fondo;
+
+ma guarda i cerchi infino al pi remoto,
+tanto che veggi seder la regina
+cui questo regno suddito e devoto.
+
+Io levai li occhi; e come da mattina
+la parte orental de lorizzonte
+soverchia quella dove l sol declina,
+
+cos, quasi di valle andando a monte
+con li occhi, vidi parte ne lo stremo
+vincer di lume tutta laltra fronte.
+
+E come quivi ove saspetta il temo
+che mal guid Fetonte, pi sinfiamma,
+e quinci e quindi il lume si fa scemo,
+
+cos quella pacifica oriafiamma
+nel mezzo savvivava, e dogne parte
+per igual modo allentava la fiamma;
+
+e a quel mezzo, con le penne sparte,
+vid io pi di mille angeli festanti,
+ciascun distinto di fulgore e darte.
+
+Vidi a lor giochi quivi e a lor canti
+ridere una bellezza, che letizia
+era ne li occhi a tutti li altri santi;
+
+e sio avessi in dir tanta divizia
+quanta ad imaginar, non ardirei
+lo minimo tentar di sua delizia.
+
+Bernardo, come vide li occhi miei
+nel caldo suo caler fissi e attenti,
+li suoi con tanto affetto volse a lei,
+
+che miei di rimirar f pi ardenti.
+
+
+
+Paradiso Canto XXXII
+
+
+Affetto al suo piacer, quel contemplante
+libero officio di dottore assunse,
+e cominci queste parole sante:
+
+La piaga che Maria richiuse e unse,
+quella ch tanto bella da suoi piedi
+ colei che laperse e che la punse.
+
+Ne lordine che fanno i terzi sedi,
+siede Rachel di sotto da costei
+con Batrice, s come tu vedi.
+
+Sarra e Rebecca, Iudt e colei
+che fu bisava al cantor che per doglia
+del fallo disse Miserere mei,
+
+puoi tu veder cos di soglia in soglia
+gi digradar, com io cha proprio nome
+vo per la rosa gi di foglia in foglia.
+
+E dal settimo grado in gi, s come
+infino ad esso, succedono Ebree,
+dirimendo del fior tutte le chiome;
+
+perch, secondo lo sguardo che fe
+la fede in Cristo, queste sono il muro
+a che si parton le sacre scalee.
+
+Da questa parte onde l fiore maturo
+di tutte le sue foglie, sono assisi
+quei che credettero in Cristo venturo;
+
+da laltra parte onde sono intercisi
+di vti i semicirculi, si stanno
+quei cha Cristo venuto ebber li visi.
+
+E come quinci il gloroso scanno
+de la donna del cielo e li altri scanni
+di sotto lui cotanta cerna fanno,
+
+cos di contra quel del gran Giovanni,
+che sempre santo l diserto e l martiro
+sofferse, e poi linferno da due anni;
+
+e sotto lui cos cerner sortiro
+Francesco, Benedetto e Augustino
+e altri fin qua gi di giro in giro.
+
+Or mira lalto proveder divino:
+ch luno e laltro aspetto de la fede
+igualmente empier questo giardino.
+
+E sappi che dal grado in gi che fiede
+a mezzo il tratto le due discrezioni,
+per nullo proprio merito si siede,
+
+ma per laltrui, con certe condizioni:
+ch tutti questi son spiriti ascolti
+prima chavesser vere elezoni.
+
+Ben te ne puoi accorger per li volti
+e anche per le voci perili,
+se tu li guardi bene e se li ascolti.
+
+Or dubbi tu e dubitando sili;
+ma io discioglier l forte legame
+in che ti stringon li pensier sottili.
+
+Dentro a lampiezza di questo reame
+casal punto non puote aver sito,
+se non come tristizia o sete o fame:
+
+ch per etterna legge stabilito
+quantunque vedi, s che giustamente
+ci si risponde da lanello al dito;
+
+e per questa festinata gente
+a vera vita non sine causa
+intra s qui pi e meno eccellente.
+
+Lo rege per cui questo regno pausa
+in tanto amore e in tanto diletto,
+che nulla volont di pi ausa,
+
+le menti tutte nel suo lieto aspetto
+creando, a suo piacer di grazia dota
+diversamente; e qui basti leffetto.
+
+E ci espresso e chiaro vi si nota
+ne la Scrittura santa in quei gemelli
+che ne la madre ebber lira commota.
+
+Per, secondo il color di capelli,
+di cotal grazia laltissimo lume
+degnamente convien che sincappelli.
+
+Dunque, sanza merc di lor costume,
+locati son per gradi differenti,
+sol differendo nel primiero acume.
+
+Bastavasi ne secoli recenti
+con linnocenza, per aver salute,
+solamente la fede di parenti;
+
+poi che le prime etadi fuor compiute,
+convenne ai maschi a linnocenti penne
+per circuncidere acquistar virtute;
+
+ma poi che l tempo de la grazia venne,
+sanza battesmo perfetto di Cristo
+tale innocenza l gi si ritenne.
+
+Riguarda omai ne la faccia che a Cristo
+pi si somiglia, ch la sua chiarezza
+sola ti pu disporre a veder Cristo.
+
+Io vidi sopra lei tanta allegrezza
+piover, portata ne le menti sante
+create a trasvolar per quella altezza,
+
+che quantunque io avea visto davante,
+di tanta ammirazion non mi sospese,
+n mi mostr di Dio tanto sembiante;
+
+e quello amor che primo l discese,
+cantando Ave, Maria, grata plena,
+dinanzi a lei le sue ali distese.
+
+Rispuose a la divina cantilena
+da tutte parti la beata corte,
+s chogne vista sen f pi serena.
+
+O santo padre, che per me comporte
+lesser qua gi, lasciando il dolce loco
+nel qual tu siedi per etterna sorte,
+
+qual quell angel che con tanto gioco
+guarda ne li occhi la nostra regina,
+innamorato s che par di foco?.
+
+Cos ricorsi ancora a la dottrina
+di colui chabbelliva di Maria,
+come del sole stella mattutina.
+
+Ed elli a me: Baldezza e leggiadria
+quant esser puote in angelo e in alma,
+tutta in lui; e s volem che sia,
+
+perch elli quelli che port la palma
+giuso a Maria, quando l Figliuol di Dio
+carcar si volse de la nostra salma.
+
+Ma vieni omai con li occhi s com io
+andr parlando, e nota i gran patrici
+di questo imperio giustissimo e pio.
+
+Quei due che seggon l s pi felici
+per esser propinquissimi ad Agusta,
+son desta rosa quasi due radici:
+
+colui che da sinistra le saggiusta
+ il padre per lo cui ardito gusto
+lumana specie tanto amaro gusta;
+
+dal destro vedi quel padre vetusto
+di Santa Chiesa a cui Cristo le chiavi
+raccomand di questo fior venusto.
+
+E quei che vide tutti i tempi gravi,
+pria che morisse, de la bella sposa
+che sacquist con la lancia e coi clavi,
+
+siede lungh esso, e lungo laltro posa
+quel duca sotto cui visse di manna
+la gente ingrata, mobile e retrosa.
+
+Di contr a Pietro vedi sedere Anna,
+tanto contenta di mirar sua figlia,
+che non move occhio per cantare osanna;
+
+e contro al maggior padre di famiglia
+siede Lucia, che mosse la tua donna
+quando chinavi, a rovinar, le ciglia.
+
+Ma perch l tempo fugge che tassonna,
+qui farem punto, come buon sartore
+che com elli ha del panno fa la gonna;
+
+e drizzeremo li occhi al primo amore,
+s che, guardando verso lui, pentri
+quant possibil per lo suo fulgore.
+
+Veramente, ne forse tu tarretri
+movendo lali tue, credendo oltrarti,
+orando grazia conven che simpetri
+
+grazia da quella che puote aiutarti;
+e tu mi seguirai con laffezione,
+s che dal dicer mio lo cor non parti.
+
+E cominci questa santa orazione:
+
+
+
+Paradiso Canto XXXIII
+
+
+Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
+umile e alta pi che creatura,
+termine fisso detterno consiglio,
+
+tu se colei che lumana natura
+nobilitasti s, che l suo fattore
+non disdegn di farsi sua fattura.
+
+Nel ventre tuo si raccese lamore,
+per lo cui caldo ne letterna pace
+cos germinato questo fiore.
+
+Qui se a noi meridana face
+di caritate, e giuso, intra mortali,
+se di speranza fontana vivace.
+
+Donna, se tanto grande e tanto vali,
+che qual vuol grazia e a te non ricorre,
+sua disanza vuol volar sanz ali.
+
+La tua benignit non pur soccorre
+a chi domanda, ma molte fate
+liberamente al dimandar precorre.
+
+In te misericordia, in te pietate,
+in te magnificenza, in te saduna
+quantunque in creatura di bontate.
+
+Or questi, che da linfima lacuna
+de luniverso infin qui ha vedute
+le vite spiritali ad una ad una,
+
+supplica a te, per grazia, di virtute
+tanto, che possa con li occhi levarsi
+pi alto verso lultima salute.
+
+E io, che mai per mio veder non arsi
+pi chi fo per lo suo, tutti miei prieghi
+ti porgo, e priego che non sieno scarsi,
+
+perch tu ogne nube li disleghi
+di sua mortalit co prieghi tuoi,
+s che l sommo piacer li si dispieghi.
+
+Ancor ti priego, regina, che puoi
+ci che tu vuoli, che conservi sani,
+dopo tanto veder, li affetti suoi.
+
+Vinca tua guardia i movimenti umani:
+vedi Beatrice con quanti beati
+per li miei prieghi ti chiudon le mani!.
+
+Li occhi da Dio diletti e venerati,
+fissi ne lorator, ne dimostraro
+quanto i devoti prieghi le son grati;
+
+indi a letterno lume saddrizzaro,
+nel qual non si dee creder che sinvii
+per creatura locchio tanto chiaro.
+
+E io chal fine di tutt i disii
+appropinquava, s com io dovea,
+lardor del desiderio in me finii.
+
+Bernardo maccennava, e sorridea,
+perch io guardassi suso; ma io era
+gi per me stesso tal qual ei volea:
+
+ch la mia vista, venendo sincera,
+e pi e pi intrava per lo raggio
+de lalta luce che da s vera.
+
+Da quinci innanzi il mio veder fu maggio
+che l parlar mostra, cha tal vista cede,
+e cede la memoria a tanto oltraggio.
+
+Qual coli che sognando vede,
+che dopo l sogno la passione impressa
+rimane, e laltro a la mente non riede,
+
+cotal son io, ch quasi tutta cessa
+mia visone, e ancor mi distilla
+nel core il dolce che nacque da essa.
+
+Cos la neve al sol si disigilla;
+cos al vento ne le foglie levi
+si perdea la sentenza di Sibilla.
+
+O somma luce che tanto ti levi
+da concetti mortali, a la mia mente
+ripresta un poco di quel che parevi,
+
+e fa la lingua mia tanto possente,
+chuna favilla sol de la tua gloria
+possa lasciare a la futura gente;
+
+ch, per tornare alquanto a mia memoria
+e per sonare un poco in questi versi,
+pi si conceper di tua vittoria.
+
+Io credo, per lacume chio soffersi
+del vivo raggio, chi sarei smarrito,
+se li occhi miei da lui fossero aversi.
+
+E mi ricorda chio fui pi ardito
+per questo a sostener, tanto chi giunsi
+laspetto mio col valore infinito.
+
+Oh abbondante grazia ond io presunsi
+ficcar lo viso per la luce etterna,
+tanto che la veduta vi consunsi!
+
+Nel suo profondo vidi che sinterna,
+legato con amore in un volume,
+ci che per luniverso si squaderna:
+
+sustanze e accidenti e lor costume
+quasi conflati insieme, per tal modo
+che ci chi dico un semplice lume.
+
+La forma universal di questo nodo
+credo chi vidi, perch pi di largo,
+dicendo questo, mi sento chi godo.
+
+Un punto solo m maggior letargo
+che venticinque secoli a la mpresa
+che f Nettuno ammirar lombra dArgo.
+
+Cos la mente mia, tutta sospesa,
+mirava fissa, immobile e attenta,
+e sempre di mirar faceasi accesa.
+
+A quella luce cotal si diventa,
+che volgersi da lei per altro aspetto
+ impossibil che mai si consenta;
+
+per che l ben, ch del volere obietto,
+tutto saccoglie in lei, e fuor di quella
+ defettivo ci ch l perfetto.
+
+Omai sar pi corta mia favella,
+pur a quel chio ricordo, che dun fante
+che bagni ancor la lingua a la mammella.
+
+Non perch pi chun semplice sembiante
+fosse nel vivo lume chio mirava,
+che tal sempre qual sera davante;
+
+ma per la vista che savvalorava
+in me guardando, una sola parvenza,
+mutandom io, a me si travagliava.
+
+Ne la profonda e chiara sussistenza
+de lalto lume parvermi tre giri
+di tre colori e duna contenenza;
+
+e lun da laltro come iri da iri
+parea reflesso, e l terzo parea foco
+che quinci e quindi igualmente si spiri.
+
+Oh quanto corto il dire e come fioco
+al mio concetto! e questo, a quel chi vidi,
+ tanto, che non basta a dicer poco.
+
+O luce etterna che sola in te sidi,
+sola tintendi, e da te intelletta
+e intendente te ami e arridi!
+
+Quella circulazion che s concetta
+pareva in te come lume reflesso,
+da li occhi miei alquanto circunspetta,
+
+dentro da s, del suo colore stesso,
+mi parve pinta de la nostra effige:
+per che l mio viso in lei tutto era messo.
+
+Qual l geomtra che tutto saffige
+per misurar lo cerchio, e non ritrova,
+pensando, quel principio ond elli indige,
+
+tal era io a quella vista nova:
+veder voleva come si convenne
+limago al cerchio e come vi sindova;
+
+ma non eran da ci le proprie penne:
+se non che la mia mente fu percossa
+da un fulgore in che sua voglia venne.
+
+A lalta fantasia qui manc possa;
+ma gi volgeva il mio disio e l velle,
+s come rota chigualmente mossa,
+
+lamor che move il sole e laltre stelle.
+
+
+
+
+- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
+
+TAVOLA DEI CARATTERI SPECIALI
+TABLE OF SPECIAL CHARACTERS
+
+ = a grave
+ = e grave
+ = i grave
+ = o grave
+ = u grave
+
+ = e acute
+ = o acute
+
+ = a uml
+ = e uml
+ = i uml
+ = o uml
+ = u uml
+
+ = E grave
+ = E uml
+ = I uml
+
+ = left angle quotation mark
+ = right angle quotation mark
+
+ = left double quotation mark
+ = right double quotation mark
+
+ = left single quotation mark
+ = right single quotation mark
+
+ = em dash
+
+ = middot
+
+. . . = ellipsis
+
+
+
+
+
+
+End of The Project Gutenberg Etext "Divina Commedia di Dante: Paradiso"
+In Italian with accents [8-bit text]
+
diff --git a/old/old/3ddc809a.zip b/old/old/3ddc809a.zip
new file mode 100644
index 0000000..0cd0b0a
--- /dev/null
+++ b/old/old/3ddc809a.zip
Binary files differ
diff --git a/old/old/3ddcd09.txt b/old/old/3ddcd09.txt
new file mode 100644
index 0000000..ec32c44
--- /dev/null
+++ b/old/old/3ddcd09.txt
@@ -0,0 +1,7029 @@
+The Project Gutenberg Etext Divina Commedia di Dante: Paradiso
+In Italian with no accents[7-bit text]
+Please see my notes about various versions beneath this header.
+
+Copyright laws are changing all over the world, be sure to check
+the copyright laws for your country before posting these files!!
+
+Please take a look at the important information in this header.
+We encourage you to keep this file on your own disk, keeping an
+electronic path open for the next readers. Do not remove this.
+
+
+**Welcome To The World of Free Plain Vanilla Electronic Texts**
+
+**Etexts Readable By Both Humans and By Computers, Since 1971**
+
+*These Etexts Prepared By Hundreds of Volunteers and Donations*
+
+Information on contacting Project Gutenberg to get Etexts, and
+further information is included below. We need your donations.
+
+
+Divina Commedia di Dante: Paradiso
+
+by Dante Alighieri
+
+August, 1997 [Etext #999]
+
+
+The Project Gutenberg Etext Divina Commedia di Dante: Paradiso
+*****This file should be named 3ddcd09.txt or 3ddcd09.zip*****
+
+Corrected EDITIONS of our etexts get a new NUMBER, 3ddcd10.txt.
+VERSIONS based on separate sources get new LETTER, 3ddcd10a.txt.
+
+We are now trying to release all our books one month in advance
+of the official release dates, for time for better editing.
+
+Please note: neither this list nor its contents are final till
+midnight of the last day of the month of any such announcement.
+The official release date of all Project Gutenberg Etexts is at
+Midnight, Central Time, of the last day of the stated month. A
+preliminary version may often be posted for suggestion, comment
+and editing by those who wish to do so. To be sure you have an
+up to date first edition [xxxxx10x.xxx] please check file sizes
+in the first week of the next month. Since our ftp program has
+a bug in it that scrambles the date [tried to fix and failed] a
+look at the file size will have to do, but we will try to see a
+new copy has at least one byte more or less.
+
+
+Information about Project Gutenberg (one page)
+
+We produce about two million dollars for each hour we work. The
+fifty hours is one conservative estimate for how long it we take
+to get any etext selected, entered, proofread, edited, copyright
+searched and analyzed, the copyright letters written, etc. This
+projected audience is one hundred million readers. If our value
+per text is nominally estimated at one dollar then we produce $2
+million dollars per hour this year as we release thirty-two text
+files per month: or 400 more Etexts in 1996 for a total of 800.
+If these reach just 10% of the computerized population, then the
+total should reach 80 billion Etexts.
+
+The Goal of Project Gutenberg is to Give Away One Trillion Etext
+Files by the December 31, 2001. [10,000 x 100,000,000=Trillion]
+This is ten thousand titles each to one hundred million readers,
+which is only 10% of the present number of computer users. 2001
+should have at least twice as many computer users as that, so it
+will require us reaching less than 5% of the users in 2001.
+
+
+We need your donations more than ever!
+
+
+All donations should be made to "Project Gutenberg/CMU": and are
+tax deductible to the extent allowable by law. (CMU = Carnegie-
+Mellon University).
+
+For these and other matters, please mail to:
+
+Project Gutenberg
+P. O. Box 2782
+Champaign, IL 61825
+
+When all other email fails try our Executive Director:
+Michael S. Hart <hart@pobox.com>
+
+We would prefer to send you this information by email
+(Internet, Bitnet, Compuserve, ATTMAIL or MCImail).
+
+******
+If you have an FTP program (or emulator), please
+FTP directly to the Project Gutenberg archives:
+[Mac users, do NOT point and click. . .type]
+
+ftp uiarchive.cso.uiuc.edu
+login: anonymous
+password: your@login
+cd etext/etext90 through /etext96
+or cd etext/articles [get suggest gut for more information]
+dir [to see files]
+get or mget [to get files. . .set bin for zip files]
+GET INDEX?00.GUT
+for a list of books
+and
+GET NEW GUT for general information
+and
+MGET GUT* for newsletters.
+
+**Information prepared by the Project Gutenberg legal advisor**
+(Three Pages)
+
+
+***START**THE SMALL PRINT!**FOR PUBLIC DOMAIN ETEXTS**START***
+Why is this "Small Print!" statement here? You know: lawyers.
+They tell us you might sue us if there is something wrong with
+your copy of this etext, even if you got it for free from
+someone other than us, and even if what's wrong is not our
+fault. So, among other things, this "Small Print!" statement
+disclaims most of our liability to you. It also tells you how
+you can distribute copies of this etext if you want to.
+
+*BEFORE!* YOU USE OR READ THIS ETEXT
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+etext, you indicate that you understand, agree to and accept
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+tm etexts, is a "public domain" work distributed by Professor
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+things, this means that no one owns a United States copyright
+on or for this work, so the Project (and you!) can copy and
+distribute it in the United States without permission and
+without paying copyright royalties. Special rules, set forth
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+under the Project's "PROJECT GUTENBERG" trademark.
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+To create these etexts, the Project expends considerable
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+works. Despite these efforts, the Project's etexts and any
+medium they may be on may contain "Defects". Among other
+things, Defects may take the form of incomplete, inaccurate or
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+intellectual property infringement, a defective or damaged
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+codes that damage or cannot be read by your equipment.
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+But for the "Right of Replacement or Refund" described below,
+[1] the Project (and any other party you may receive this
+etext from as a PROJECT GUTENBERG-tm etext) disclaims all
+liability to you for damages, costs and expenses, including
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+UNDER STRICT LIABILITY, OR FOR BREACH OF WARRANTY OR CONTRACT,
+INCLUDING BUT NOT LIMITED TO INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE
+OR INCIDENTAL DAMAGES, EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE
+POSSIBILITY OF SUCH DAMAGES.
+
+If you discover a Defect in this etext within 90 days of
+receiving it, you can receive a refund of the money (if any)
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+such person may choose to alternatively give you a replacement
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+choose to alternatively give you a second opportunity to
+receive it electronically.
+
+THIS ETEXT IS OTHERWISE PROVIDED TO YOU "AS-IS". NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, ARE MADE TO YOU AS
+TO THE ETEXT OR ANY MEDIUM IT MAY BE ON, INCLUDING BUT NOT
+LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR A
+PARTICULAR PURPOSE.
+
+Some states do not allow disclaimers of implied warranties or
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+above disclaimers and exclusions may not apply to you, and you
+may have other legal rights.
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+INDEMNITY
+You will indemnify and hold the Project, its directors,
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+indirectly from any of the following that you do or cause:
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+or addition to the etext, or [3] any Defect.
+
+DISTRIBUTION UNDER "PROJECT GUTENBERG-tm"
+You may distribute copies of this etext electronically, or by
+disk, book or any other medium if you either delete this
+"Small Print!" and all other references to Project Gutenberg,
+or:
+
+[1] Only give exact copies of it. Among other things, this
+ requires that you do not remove, alter or modify the
+ etext or this "small print!" statement. You may however,
+ if you wish, distribute this etext in machine readable
+ binary, compressed, mark-up, or proprietary form,
+ including any form resulting from conversion by word pro-
+ cessing or hypertext software, but only so long as
+ *EITHER*:
+
+ [*] The etext, when displayed, is clearly readable, and
+ does *not* contain characters other than those
+ intended by the author of the work, although tilde
+ (~), asterisk (*) and underline (_) characters may
+ be used to convey punctuation intended by the
+ author, and additional characters may be used to
+ indicate hypertext links; OR
+
+ [*] The etext may be readily converted by the reader at
+ no expense into plain ASCII, EBCDIC or equivalent
+ form by the program that displays the etext (as is
+ the case, for instance, with most word processors);
+ OR
+
+ [*] You provide, or agree to also provide on request at
+ no additional cost, fee or expense, a copy of the
+ etext in its original plain ASCII form (or in EBCDIC
+ or other equivalent proprietary form).
+
+[2] Honor the etext refund and replacement provisions of this
+ "Small Print!" statement.
+
+[3] Pay a trademark license fee to the Project of 20% of the
+ net profits you derive calculated using the method you
+ already use to calculate your applicable taxes. If you
+ don't derive profits, no royalty is due. Royalties are
+ payable to "Project Gutenberg Association/Carnegie-Mellon
+ University" within the 60 days following each
+ date you prepare (or were legally required to prepare)
+ your annual (or equivalent periodic) tax return.
+
+WHAT IF YOU *WANT* TO SEND MONEY EVEN IF YOU DON'T HAVE TO?
+The Project gratefully accepts contributions in money, time,
+scanning machines, OCR software, public domain etexts, royalty
+free copyright licenses, and every other sort of contribution
+you can think of. Money should be paid to "Project Gutenberg
+Association / Carnegie-Mellon University".
+
+*END*THE SMALL PRINT! FOR PUBLIC DOMAIN ETEXTS*Ver.04.29.93*END*
+
+
+
+
+
+Dante's Divine Comedy marks the 1,000th Project Gutenberg Etext.
+We will be presenting this work in a wide variety of formats, in
+both English and Italian, and in translation by Longfellow, Cary
+and possibly more, to include HTML and/or the Italian accents.
+
+WE WOULD ***LOVE*** YOUR ASSISTANCE IN PROOFREADING THESE FILES!
+
+Right now we mostly need help with the Italian and Longfellow, I
+think we may have enough proofers for a first run at the Cary.
+
+We hope to have a decent versions of each one by August 31, 1997
+
+Because these are preliminary versions, they are named xxxxx09.*
+
+Also because they are so preliminary, I have not placed the names
+of the person working on the files in them, as I take my complete
+repsponsibility for all errors that need to be corrected. Credit
+will be completely given when we have the final version ready.
+
+Michael S. Hart
+July 31, 1997
+
+The Italian files with no accents appear as follows:
+
+La Divina Commedia di Dante in Italian, 7-bit text[0ddcd09x.xxx]1000
+Divina Commedia di Dante: Inferno, 7-bit Italian [1ddcd09x.xxx] 999
+Divina Commedia di Dante: Purgatorio 7-bit Italian[2ddcd09x.xxx] 998
+Divina Commedia di Dante: Paradiso, 7-bit Italian [3ddcd09x.xxx] 997
+
+followed by:
+
+La Divina Commedia di Dante in Italian, 8-bit text[0ddc8xxx.xxx]1012
+Divina Commedia di Dante: Inferno [8-bit text] [1ddc8xxx.xxx]1011
+Divina Commedia di Dante: Purgatorio [8-bit text] [2ddc8xxx.xxx]1010
+Divina Commedia di Dante: Paradiso [8-bit text] [3ddc8xxx.xxx]1009
+
+and
+
+H. F. Cary's Translation of Dante, Entire Comedy [0ddccxxx.xxx]1008
+H. F. Cary's T-anslation of Dante, The Inferno [1ddccxxx.xxx]1007
+H. F. Cary's Translation of Dante, Puragorty [2ddccxxx.xxx]1006
+H. F. Cary's Translation of Dante, Paradise [3ddccxxx.xxx]1005
+
+and
+
+Longfellow's Translation of Dante, Entire Comedy [0ddclxxx.xxx]1004
+Longfellow's Translation of Dante, The Inferno [1ddclxxx.xxx]1003
+Longfellow's Translation of Dante, Purgatory [2ddclxxx.xxx]1002
+Longfellow's Translation of Dante Paradise [3ddclxxx.xxx]1001
+
+in what I hope will be a timely manner.
+
+Thank you so much for your cooperation and your patience.
+This will be a LONG month of preparation.
+
+Michael S. Hart
+[hart@pobox.com]
+Project Gutenberg
+Executive Director
+
+
+
+
+
+LA DIVINA COMMEDIA
+
+DI DANTE ALIGHIERI
+
+
+CANTICA III: PARADISO
+
+
+
+
+La Divina Commedia
+di Dante Alighieri
+
+
+
+
+PARADISO
+
+
+
+Paradiso: Canto I
+
+
+La gloria di colui che tutto move
+ per l'universo penetra, e risplende
+ in una parte piu` e meno altrove.
+
+Nel ciel che piu` de la sua luce prende
+ fu' io, e vidi cose che ridire
+ ne' sa ne' puo` chi di la` su` discende;
+
+perche' appressando se' al suo disire,
+ nostro intelletto si profonda tanto,
+ che dietro la memoria non puo` ire.
+
+Veramente quant'io del regno santo
+ ne la mia mente potei far tesoro,
+ sara` ora materia del mio canto.
+
+O buono Appollo, a l'ultimo lavoro
+ fammi del tuo valor si` fatto vaso,
+ come dimandi a dar l'amato alloro.
+
+Infino a qui l'un giogo di Parnaso
+ assai mi fu; ma or con amendue
+ m'e` uopo intrar ne l'aringo rimaso.
+
+Entra nel petto mio, e spira tue
+ si` come quando Marsia traesti
+ de la vagina de le membra sue.
+
+O divina virtu`, se mi ti presti
+ tanto che l'ombra del beato regno
+ segnata nel mio capo io manifesti,
+
+vedra'mi al pie` del tuo diletto legno
+ venire, e coronarmi de le foglie
+ che la materia e tu mi farai degno.
+
+Si` rade volte, padre, se ne coglie
+ per triunfare o cesare o poeta,
+ colpa e vergogna de l'umane voglie,
+
+che parturir letizia in su la lieta
+ delfica deita` dovria la fronda
+ peneia, quando alcun di se' asseta.
+
+Poca favilla gran fiamma seconda:
+ forse di retro a me con miglior voci
+ si preghera` perche' Cirra risponda.
+
+Surge ai mortali per diverse foci
+ la lucerna del mondo; ma da quella
+ che quattro cerchi giugne con tre croci,
+
+con miglior corso e con migliore stella
+ esce congiunta, e la mondana cera
+ piu` a suo modo tempera e suggella.
+
+Fatto avea di la` mane e di qua sera
+ tal foce, e quasi tutto era la` bianco
+ quello emisperio, e l'altra parte nera,
+
+quando Beatrice in sul sinistro fianco
+ vidi rivolta e riguardar nel sole:
+ aquila si` non li s'affisse unquanco.
+
+E si` come secondo raggio suole
+ uscir del primo e risalire in suso,
+ pur come pelegrin che tornar vuole,
+
+cosi` de l'atto suo, per li occhi infuso
+ ne l'imagine mia, il mio si fece,
+ e fissi li occhi al sole oltre nostr'uso.
+
+Molto e` licito la`, che qui non lece
+ a le nostre virtu`, merce' del loco
+ fatto per proprio de l'umana spece.
+
+Io nol soffersi molto, ne' si` poco,
+ ch'io nol vedessi sfavillar dintorno,
+ com'ferro che bogliente esce del foco;
+
+e di subito parve giorno a giorno
+ essere aggiunto, come quei che puote
+ avesse il ciel d'un altro sole addorno.
+
+Beatrice tutta ne l'etterne rote
+ fissa con li occhi stava; e io in lei
+ le luci fissi, di la` su` rimote.
+
+Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
+ qual si fe' Glauco nel gustar de l'erba
+ che 'l fe' consorto in mar de li altri dei.
+
+Trasumanar significar per verba
+ non si poria; pero` l'essemplo basti
+ a cui esperienza grazia serba.
+
+S'i' era sol di me quel che creasti
+ novellamente, amor che 'l ciel governi,
+ tu 'l sai, che col tuo lume mi levasti.
+
+Quando la rota che tu sempiterni
+ desiderato, a se' mi fece atteso
+ con l'armonia che temperi e discerni,
+
+parvemi tanto allor del cielo acceso
+ de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
+ lago non fece alcun tanto disteso.
+
+La novita` del suono e 'l grande lume
+ di lor cagion m'accesero un disio
+ mai non sentito di cotanto acume.
+
+Ond'ella, che vedea me si` com'io,
+ a quietarmi l'animo commosso,
+ pria ch'io a dimandar, la bocca aprio,
+
+e comincio`: <<Tu stesso ti fai grosso
+ col falso imaginar, si` che non vedi
+ cio` che vedresti se l'avessi scosso.
+
+Tu non se' in terra, si` come tu credi;
+ ma folgore, fuggendo il proprio sito,
+ non corse come tu ch'ad esso riedi>>.
+
+S'io fui del primo dubbio disvestito
+ per le sorrise parolette brevi,
+ dentro ad un nuovo piu` fu' inretito,
+
+e dissi: <<Gia` contento requievi
+ di grande ammirazion; ma ora ammiro
+ com'io trascenda questi corpi levi>>.
+
+Ond'ella, appresso d'un pio sospiro,
+ li occhi drizzo` ver' me con quel sembiante
+ che madre fa sovra figlio deliro,
+
+e comincio`: <<Le cose tutte quante
+ hanno ordine tra loro, e questo e` forma
+ che l'universo a Dio fa simigliante.
+
+Qui veggion l'alte creature l'orma
+ de l'etterno valore, il qual e` fine
+ al quale e` fatta la toccata norma.
+
+Ne l'ordine ch'io dico sono accline
+ tutte nature, per diverse sorti,
+ piu` al principio loro e men vicine;
+
+onde si muovono a diversi porti
+ per lo gran mar de l'essere, e ciascuna
+ con istinto a lei dato che la porti.
+
+Questi ne porta il foco inver' la luna;
+ questi ne' cor mortali e` permotore;
+ questi la terra in se' stringe e aduna;
+
+ne' pur le creature che son fore
+ d'intelligenza quest'arco saetta
+ ma quelle c'hanno intelletto e amore.
+
+La provedenza, che cotanto assetta,
+ del suo lume fa 'l ciel sempre quieto
+ nel qual si volge quel c'ha maggior fretta;
+
+e ora li`, come a sito decreto,
+ cen porta la virtu` di quella corda
+ che cio` che scocca drizza in segno lieto.
+
+Vero e` che, come forma non s'accorda
+ molte fiate a l'intenzion de l'arte,
+ perch'a risponder la materia e` sorda,
+
+cosi` da questo corso si diparte
+ talor la creatura, c'ha podere
+ di piegar, cosi` pinta, in altra parte;
+
+e si` come veder si puo` cadere
+ foco di nube, si` l'impeto primo
+ l'atterra torto da falso piacere.
+
+Non dei piu` ammirar, se bene stimo,
+ lo tuo salir, se non come d'un rivo
+ se d'alto monte scende giuso ad imo.
+
+Maraviglia sarebbe in te se, privo
+ d'impedimento, giu` ti fossi assiso,
+ com'a terra quiete in foco vivo>>.
+
+Quinci rivolse inver' lo cielo il viso.
+
+
+
+Paradiso: Canto II
+
+
+O voi che siete in piccioletta barca,
+ desiderosi d'ascoltar, seguiti
+ dietro al mio legno che cantando varca,
+
+tornate a riveder li vostri liti:
+ non vi mettete in pelago, che' forse,
+ perdendo me, rimarreste smarriti.
+
+L'acqua ch'io prendo gia` mai non si corse;
+ Minerva spira, e conducemi Appollo,
+ e nove Muse mi dimostran l'Orse.
+
+Voialtri pochi che drizzaste il collo
+ per tempo al pan de li angeli, del quale
+ vivesi qui ma non sen vien satollo,
+
+metter potete ben per l'alto sale
+ vostro navigio, servando mio solco
+ dinanzi a l'acqua che ritorna equale.
+
+Que' gloriosi che passaro al Colco
+ non s'ammiraron come voi farete,
+ quando Iason vider fatto bifolco.
+
+La concreata e perpetua sete
+ del deiforme regno cen portava
+ veloci quasi come 'l ciel vedete.
+
+Beatrice in suso, e io in lei guardava;
+ e forse in tanto in quanto un quadrel posa
+ e vola e da la noce si dischiava,
+
+giunto mi vidi ove mirabil cosa
+ mi torse il viso a se'; e pero` quella
+ cui non potea mia cura essere ascosa,
+
+volta ver' me, si` lieta come bella,
+ <<Drizza la mente in Dio grata>>, mi disse,
+ <<che n'ha congiunti con la prima stella>>.
+
+Parev'a me che nube ne coprisse
+ lucida, spessa, solida e pulita,
+ quasi adamante che lo sol ferisse.
+
+Per entro se' l'etterna margarita
+ ne ricevette, com'acqua recepe
+ raggio di luce permanendo unita.
+
+S'io era corpo, e qui non si concepe
+ com'una dimensione altra patio,
+ ch'esser convien se corpo in corpo repe,
+
+accender ne dovria piu` il disio
+ di veder quella essenza in che si vede
+ come nostra natura e Dio s'unio.
+
+Li` si vedra` cio` che tenem per fede,
+ non dimostrato, ma fia per se' noto
+ a guisa del ver primo che l'uom crede.
+
+Io rispuosi: <<Madonna, si` devoto
+ com'esser posso piu`, ringrazio lui
+ lo qual dal mortal mondo m'ha remoto.
+
+Ma ditemi: che son li segni bui
+ di questo corpo, che la` giuso in terra
+ fan di Cain favoleggiare altrui?>>.
+
+Ella sorrise alquanto, e poi <<S'elli erra
+ l'oppinion>>, mi disse, <<d'i mortali
+ dove chiave di senso non diserra,
+
+certo non ti dovrien punger li strali
+ d'ammirazione omai, poi dietro ai sensi
+ vedi che la ragione ha corte l'ali.
+
+Ma dimmi quel che tu da te ne pensi>>.
+ E io: <<Cio` che n'appar qua su` diverso
+ credo che fanno i corpi rari e densi>>.
+
+Ed ella: <<Certo assai vedrai sommerso
+ nel falso il creder tuo, se bene ascolti
+ l'argomentar ch'io li faro` avverso.
+
+La spera ottava vi dimostra molti
+ lumi, li quali e nel quale e nel quanto
+ notar si posson di diversi volti.
+
+Se raro e denso cio` facesser tanto,
+ una sola virtu` sarebbe in tutti,
+ piu` e men distributa e altrettanto.
+
+Virtu` diverse esser convegnon frutti
+ di principi formali, e quei, for ch'uno,
+ seguiterieno a tua ragion distrutti.
+
+Ancor, se raro fosse di quel bruno
+ cagion che tu dimandi, o d'oltre in parte
+ fora di sua materia si` digiuno
+
+esto pianeto, o, si` come comparte
+ lo grasso e 'l magro un corpo, cosi` questo
+ nel suo volume cangerebbe carte.
+
+Se 'l primo fosse, fora manifesto
+ ne l'eclissi del sol per trasparere
+ lo lume come in altro raro ingesto.
+
+Questo non e`: pero` e` da vedere
+ de l'altro; e s'elli avvien ch'io l'altro cassi,
+ falsificato fia lo tuo parere.
+
+S'elli e` che questo raro non trapassi,
+ esser conviene un termine da onde
+ lo suo contrario piu` passar non lassi;
+
+e indi l'altrui raggio si rifonde
+ cosi` come color torna per vetro
+ lo qual di retro a se' piombo nasconde.
+
+Or dirai tu ch'el si dimostra tetro
+ ivi lo raggio piu` che in altre parti,
+ per esser li` refratto piu` a retro.
+
+Da questa instanza puo` deliberarti
+ esperienza, se gia` mai la provi,
+ ch'esser suol fonte ai rivi di vostr'arti.
+
+Tre specchi prenderai; e i due rimovi
+ da te d'un modo, e l'altro, piu` rimosso,
+ tr'ambo li primi li occhi tuoi ritrovi.
+
+Rivolto ad essi, fa che dopo il dosso
+ ti stea un lume che i tre specchi accenda
+ e torni a te da tutti ripercosso.
+
+Ben che nel quanto tanto non si stenda
+ la vista piu` lontana, li` vedrai
+ come convien ch'igualmente risplenda.
+
+Or, come ai colpi de li caldi rai
+ de la neve riman nudo il suggetto
+ e dal colore e dal freddo primai,
+
+cosi` rimaso te ne l'intelletto
+ voglio informar di luce si` vivace,
+ che ti tremolera` nel suo aspetto.
+
+Dentro dal ciel de la divina pace
+ si gira un corpo ne la cui virtute
+ l'esser di tutto suo contento giace.
+
+Lo ciel seguente, c'ha tante vedute,
+ quell'esser parte per diverse essenze,
+ da lui distratte e da lui contenute.
+
+Li altri giron per varie differenze
+ le distinzion che dentro da se' hanno
+ dispongono a lor fini e lor semenze.
+
+Questi organi del mondo cosi` vanno,
+ come tu vedi omai, di grado in grado,
+ che di su` prendono e di sotto fanno.
+
+Riguarda bene omai si` com'io vado
+ per questo loco al vero che disiri,
+ si` che poi sappi sol tener lo guado.
+
+Lo moto e la virtu` d'i santi giri,
+ come dal fabbro l'arte del martello,
+ da' beati motor convien che spiri;
+
+e 'l ciel cui tanti lumi fanno bello,
+ de la mente profonda che lui volve
+ prende l'image e fassene suggello.
+
+E come l'alma dentro a vostra polve
+ per differenti membra e conformate
+ a diverse potenze si risolve,
+
+cosi` l'intelligenza sua bontate
+ multiplicata per le stelle spiega,
+ girando se' sovra sua unitate.
+
+Virtu` diversa fa diversa lega
+ col prezioso corpo ch'ella avviva,
+ nel qual, si` come vita in voi, si lega.
+
+Per la natura lieta onde deriva,
+ la virtu` mista per lo corpo luce
+ come letizia per pupilla viva.
+
+Da essa vien cio` che da luce a luce
+ par differente, non da denso e raro;
+ essa e` formal principio che produce,
+
+conforme a sua bonta`, lo turbo e 'l chiaro>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto III
+
+
+Quel sol che pria d'amor mi scaldo` 'l petto,
+ di bella verita` m'avea scoverto,
+ provando e riprovando, il dolce aspetto;
+
+e io, per confessar corretto e certo
+ me stesso, tanto quanto si convenne
+ leva' il capo a proferer piu` erto;
+
+ma visione apparve che ritenne
+ a se' me tanto stretto, per vedersi,
+ che di mia confession non mi sovvenne.
+
+Quali per vetri trasparenti e tersi,
+ o ver per acque nitide e tranquille,
+ non si` profonde che i fondi sien persi,
+
+tornan d'i nostri visi le postille
+ debili si`, che perla in bianca fronte
+ non vien men forte a le nostre pupille;
+
+tali vid'io piu` facce a parlar pronte;
+ per ch'io dentro a l'error contrario corsi
+ a quel ch'accese amor tra l'omo e 'l fonte.
+
+Subito si` com'io di lor m'accorsi,
+ quelle stimando specchiati sembianti,
+ per veder di cui fosser, li occhi torsi;
+
+e nulla vidi, e ritorsili avanti
+ dritti nel lume de la dolce guida,
+ che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.
+
+<<Non ti maravigliar perch'io sorrida>>,
+ mi disse, <<appresso il tuo pueril coto,
+ poi sopra 'l vero ancor lo pie` non fida,
+
+ma te rivolve, come suole, a voto:
+ vere sustanze son cio` che tu vedi,
+ qui rilegate per manco di voto.
+
+Pero` parla con esse e odi e credi;
+ che' la verace luce che li appaga
+ da se' non lascia lor torcer li piedi>>.
+
+E io a l'ombra che parea piu` vaga
+ di ragionar, drizza'mi, e cominciai,
+ quasi com'uom cui troppa voglia smaga:
+
+<<O ben creato spirito, che a' rai
+ di vita etterna la dolcezza senti
+ che, non gustata, non s'intende mai,
+
+grazioso mi fia se mi contenti
+ del nome tuo e de la vostra sorte>>.
+ Ond'ella, pronta e con occhi ridenti:
+
+<<La nostra carita` non serra porte
+ a giusta voglia, se non come quella
+ che vuol simile a se' tutta sua corte.
+
+I' fui nel mondo vergine sorella;
+ e se la mente tua ben se' riguarda,
+ non mi ti celera` l'esser piu` bella,
+
+ma riconoscerai ch'i' son Piccarda,
+ che, posta qui con questi altri beati,
+ beata sono in la spera piu` tarda.
+
+Li nostri affetti, che solo infiammati
+ son nel piacer de lo Spirito Santo,
+ letizian del suo ordine formati.
+
+E questa sorte che par giu` cotanto,
+ pero` n'e` data, perche' fuor negletti
+ li nostri voti, e voti in alcun canto>>.
+
+Ond'io a lei: <<Ne' mirabili aspetti
+ vostri risplende non so che divino
+ che vi trasmuta da' primi concetti:
+
+pero` non fui a rimembrar festino;
+ ma or m'aiuta cio` che tu mi dici,
+ si` che raffigurar m'e` piu` latino.
+
+Ma dimmi: voi che siete qui felici,
+ disiderate voi piu` alto loco
+ per piu` vedere e per piu` farvi amici?>>.
+
+Con quelle altr'ombre pria sorrise un poco;
+ da indi mi rispuose tanto lieta,
+ ch'arder parea d'amor nel primo foco:
+
+<<Frate, la nostra volonta` quieta
+ virtu` di carita`, che fa volerne
+ sol quel ch'avemo, e d'altro non ci asseta.
+
+Se disiassimo esser piu` superne,
+ foran discordi li nostri disiri
+ dal voler di colui che qui ne cerne;
+
+che vedrai non capere in questi giri,
+ s'essere in carita` e` qui necesse,
+ e se la sua natura ben rimiri.
+
+Anzi e` formale ad esto beato esse
+ tenersi dentro a la divina voglia,
+ per ch'una fansi nostre voglie stesse;
+
+si` che, come noi sem di soglia in soglia
+ per questo regno, a tutto il regno piace
+ com'a lo re che 'n suo voler ne 'nvoglia.
+
+E 'n la sua volontade e` nostra pace:
+ ell'e` quel mare al qual tutto si move
+ cio` ch'ella cria o che natura face>>.
+
+Chiaro mi fu allor come ogne dove
+ in cielo e` paradiso, etsi la grazia
+ del sommo ben d'un modo non vi piove.
+
+Ma si` com'elli avvien, s'un cibo sazia
+ e d'un altro rimane ancor la gola,
+ che quel si chere e di quel si ringrazia,
+
+cosi` fec'io con atto e con parola,
+ per apprender da lei qual fu la tela
+ onde non trasse infino a co la spuola.
+
+<<Perfetta vita e alto merto inciela
+ donna piu` su`>>, mi disse, <<a la cui norma
+ nel vostro mondo giu` si veste e vela,
+
+perche' fino al morir si vegghi e dorma
+ con quello sposo ch'ogne voto accetta
+ che caritate a suo piacer conforma.
+
+Dal mondo, per seguirla, giovinetta
+ fuggi'mi, e nel suo abito mi chiusi
+ e promisi la via de la sua setta.
+
+Uomini poi, a mal piu` ch'a bene usi,
+ fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
+ Iddio si sa qual poi mia vita fusi.
+
+E quest'altro splendor che ti si mostra
+ da la mia destra parte e che s'accende
+ di tutto il lume de la spera nostra,
+
+cio` ch'io dico di me, di se' intende;
+ sorella fu, e cosi` le fu tolta
+ di capo l'ombra de le sacre bende.
+
+Ma poi che pur al mondo fu rivolta
+ contra suo grado e contra buona usanza,
+ non fu dal vel del cor gia` mai disciolta.
+
+Quest'e` la luce de la gran Costanza
+ che del secondo vento di Soave
+ genero` 'l terzo e l'ultima possanza>>.
+
+Cosi` parlommi, e poi comincio` 'Ave,
+ Maria' cantando, e cantando vanio
+ come per acqua cupa cosa grave.
+
+La vista mia, che tanto lei seguio
+ quanto possibil fu, poi che la perse,
+ volsesi al segno di maggior disio,
+
+e a Beatrice tutta si converse;
+ ma quella folgoro` nel mio sguardo
+ si` che da prima il viso non sofferse;
+
+e cio` mi fece a dimandar piu` tardo.
+
+
+
+Paradiso: Canto IV
+
+
+Intra due cibi, distanti e moventi
+ d'un modo, prima si morria di fame,
+ che liber'omo l'un recasse ai denti;
+
+si` si starebbe un agno intra due brame
+ di fieri lupi, igualmente temendo;
+ si` si starebbe un cane intra due dame:
+
+per che, s'i' mi tacea, me non riprendo,
+ da li miei dubbi d'un modo sospinto,
+ poi ch'era necessario, ne' commendo.
+
+Io mi tacea, ma 'l mio disir dipinto
+ m'era nel viso, e 'l dimandar con ello,
+ piu` caldo assai che per parlar distinto.
+
+Fe' si` Beatrice qual fe' Daniello,
+ Nabuccodonosor levando d'ira,
+ che l'avea fatto ingiustamente fello;
+
+e disse: <<Io veggio ben come ti tira
+ uno e altro disio, si` che tua cura
+ se' stessa lega si` che fuor non spira.
+
+Tu argomenti: "Se 'l buon voler dura,
+ la violenza altrui per qual ragione
+ di meritar mi scema la misura?".
+
+Ancor di dubitar ti da` cagione
+ parer tornarsi l'anime a le stelle,
+ secondo la sentenza di Platone.
+
+Queste son le question che nel tuo velle
+ pontano igualmente; e pero` pria
+ trattero` quella che piu` ha di felle.
+
+D'i Serafin colui che piu` s'india,
+ Moise`, Samuel, e quel Giovanni
+ che prender vuoli, io dico, non Maria,
+
+non hanno in altro cielo i loro scanni
+ che questi spirti che mo t'appariro,
+ ne' hanno a l'esser lor piu` o meno anni;
+
+ma tutti fanno bello il primo giro,
+ e differentemente han dolce vita
+ per sentir piu` e men l'etterno spiro.
+
+Qui si mostraro, non perche' sortita
+ sia questa spera lor, ma per far segno
+ de la celestial c'ha men salita.
+
+Cosi` parlar conviensi al vostro ingegno,
+ pero` che solo da sensato apprende
+ cio` che fa poscia d'intelletto degno.
+
+Per questo la Scrittura condescende
+ a vostra facultate, e piedi e mano
+ attribuisce a Dio, e altro intende;
+
+e Santa Chiesa con aspetto umano
+ Gabriel e Michel vi rappresenta,
+ e l'altro che Tobia rifece sano.
+
+Quel che Timeo de l'anime argomenta
+ non e` simile a cio` che qui si vede,
+ pero` che, come dice, par che senta.
+
+Dice che l'alma a la sua stella riede,
+ credendo quella quindi esser decisa
+ quando natura per forma la diede;
+
+e forse sua sentenza e` d'altra guisa
+ che la voce non suona, ed esser puote
+ con intenzion da non esser derisa.
+
+S'elli intende tornare a queste ruote
+ l'onor de la influenza e 'l biasmo, forse
+ in alcun vero suo arco percuote.
+
+Questo principio, male inteso, torse
+ gia` tutto il mondo quasi, si` che Giove,
+ Mercurio e Marte a nominar trascorse.
+
+L'altra dubitazion che ti commove
+ ha men velen, pero` che sua malizia
+ non ti poria menar da me altrove.
+
+Parere ingiusta la nostra giustizia
+ ne li occhi d'i mortali, e` argomento
+ di fede e non d'eretica nequizia.
+
+Ma perche' puote vostro accorgimento
+ ben penetrare a questa veritate,
+ come disiri, ti faro` contento.
+
+Se violenza e` quando quel che pate
+ niente conferisce a quel che sforza,
+ non fuor quest'alme per essa scusate;
+
+che' volonta`, se non vuol, non s'ammorza,
+ ma fa come natura face in foco,
+ se mille volte violenza il torza.
+
+Per che, s'ella si piega assai o poco,
+ segue la forza; e cosi` queste fero
+ possendo rifuggir nel santo loco.
+
+Se fosse stato lor volere intero,
+ come tenne Lorenzo in su la grada,
+ e fece Muzio a la sua man severo,
+
+cosi` l'avria ripinte per la strada
+ ond'eran tratte, come fuoro sciolte;
+ ma cosi` salda voglia e` troppo rada.
+
+E per queste parole, se ricolte
+ l'hai come dei, e` l'argomento casso
+ che t'avria fatto noia ancor piu` volte.
+
+Ma or ti s'attraversa un altro passo
+ dinanzi a li occhi, tal che per te stesso
+ non usciresti: pria saresti lasso.
+
+Io t'ho per certo ne la mente messo
+ ch'alma beata non poria mentire,
+ pero` ch'e` sempre al primo vero appresso;
+
+e poi potesti da Piccarda udire
+ che l'affezion del vel Costanza tenne;
+ si` ch'ella par qui meco contradire.
+
+Molte fiate gia`, frate, addivenne
+ che, per fuggir periglio, contra grato
+ si fe' di quel che far non si convenne;
+
+come Almeone, che, di cio` pregato
+ dal padre suo, la propria madre spense,
+ per non perder pieta`, si fe' spietato.
+
+A questo punto voglio che tu pense
+ che la forza al voler si mischia, e fanno
+ si` che scusar non si posson l'offense.
+
+Voglia assoluta non consente al danno;
+ ma consentevi in tanto in quanto teme,
+ se si ritrae, cadere in piu` affanno.
+
+Pero`, quando Piccarda quello spreme,
+ de la voglia assoluta intende, e io
+ de l'altra; si` che ver diciamo insieme>>.
+
+Cotal fu l'ondeggiar del santo rio
+ ch'usci` del fonte ond'ogne ver deriva;
+ tal puose in pace uno e altro disio.
+
+<<O amanza del primo amante, o diva>>,
+ diss'io appresso, <<il cui parlar m'inonda
+ e scalda si`, che piu` e piu` m'avviva,
+
+non e` l'affezion mia tanto profonda,
+ che basti a render voi grazia per grazia;
+ ma quei che vede e puote a cio` risponda.
+
+Io veggio ben che gia` mai non si sazia
+ nostro intelletto, se 'l ver non lo illustra
+ di fuor dal qual nessun vero si spazia.
+
+Posasi in esso, come fera in lustra,
+ tosto che giunto l'ha; e giugner puollo:
+ se non, ciascun disio sarebbe frustra.
+
+Nasce per quello, a guisa di rampollo,
+ a pie` del vero il dubbio; ed e` natura
+ ch'al sommo pinge noi di collo in collo.
+
+Questo m'invita, questo m'assicura
+ con reverenza, donna, a dimandarvi
+ d'un'altra verita` che m'e` oscura.
+
+Io vo' saper se l'uom puo` sodisfarvi
+ ai voti manchi si` con altri beni,
+ ch'a la vostra statera non sien parvi>>.
+
+Beatrice mi guardo` con li occhi pieni
+ di faville d'amor cosi` divini,
+ che, vinta, mia virtute die` le reni,
+
+e quasi mi perdei con li occhi chini.
+
+
+
+Paradiso: Canto V
+
+
+<<S'io ti fiammeggio nel caldo d'amore
+ di la` dal modo che 'n terra si vede,
+ si` che del viso tuo vinco il valore,
+
+non ti maravigliar; che' cio` procede
+ da perfetto veder, che, come apprende,
+ cosi` nel bene appreso move il piede.
+
+Io veggio ben si` come gia` resplende
+ ne l'intelletto tuo l'etterna luce,
+ che, vista, sola e sempre amore accende;
+
+e s'altra cosa vostro amor seduce,
+ non e` se non di quella alcun vestigio,
+ mal conosciuto, che quivi traluce.
+
+Tu vuo' saper se con altro servigio,
+ per manco voto, si puo` render tanto
+ che l'anima sicuri di letigio>>.
+
+Si` comincio` Beatrice questo canto;
+ e si` com'uom che suo parlar non spezza,
+ continuo` cosi` 'l processo santo:
+
+<<Lo maggior don che Dio per sua larghezza
+ fesse creando, e a la sua bontate
+ piu` conformato, e quel ch'e' piu` apprezza,
+
+fu de la volonta` la libertate;
+ di che le creature intelligenti,
+ e tutte e sole, fuoro e son dotate.
+
+Or ti parra`, se tu quinci argomenti,
+ l'alto valor del voto, s'e` si` fatto
+ che Dio consenta quando tu consenti;
+
+che', nel fermar tra Dio e l'uomo il patto,
+ vittima fassi di questo tesoro,
+ tal quale io dico; e fassi col suo atto.
+
+Dunque che render puossi per ristoro?
+ Se credi bene usar quel c'hai offerto,
+ di maltolletto vuo' far buon lavoro.
+
+Tu se' omai del maggior punto certo;
+ ma perche' Santa Chiesa in cio` dispensa,
+ che par contra lo ver ch'i' t'ho scoverto,
+
+convienti ancor sedere un poco a mensa,
+ pero` che 'l cibo rigido c'hai preso,
+ richiede ancora aiuto a tua dispensa.
+
+Apri la mente a quel ch'io ti paleso
+ e fermalvi entro; che' non fa scienza,
+ sanza lo ritenere, avere inteso.
+
+Due cose si convegnono a l'essenza
+ di questo sacrificio: l'una e` quella
+ di che si fa; l'altr'e` la convenenza.
+
+Quest'ultima gia` mai non si cancella
+ se non servata; e intorno di lei
+ si` preciso di sopra si favella:
+
+pero` necessitato fu a li Ebrei
+ pur l'offerere, ancor ch'alcuna offerta
+ si` permutasse, come saver dei.
+
+L'altra, che per materia t'e` aperta,
+ puote ben esser tal, che non si falla
+ se con altra materia si converta.
+
+Ma non trasmuti carco a la sua spalla
+ per suo arbitrio alcun, sanza la volta
+ e de la chiave bianca e de la gialla;
+
+e ogne permutanza credi stolta,
+ se la cosa dimessa in la sorpresa
+ come 'l quattro nel sei non e` raccolta.
+
+Pero` qualunque cosa tanto pesa
+ per suo valor che tragga ogne bilancia,
+ sodisfar non si puo` con altra spesa.
+
+Non prendan li mortali il voto a ciancia;
+ siate fedeli, e a cio` far non bieci,
+ come Iepte` a la sua prima mancia;
+
+cui piu` si convenia dicer 'Mal feci',
+ che, servando, far peggio; e cosi` stolto
+ ritrovar puoi il gran duca de' Greci,
+
+onde pianse Efigenia il suo bel volto,
+ e fe' pianger di se' i folli e i savi
+ ch'udir parlar di cosi` fatto colto.
+
+Siate, Cristiani, a muovervi piu` gravi:
+ non siate come penna ad ogne vento,
+ e non crediate ch'ogne acqua vi lavi.
+
+Avete il novo e 'l vecchio Testamento,
+ e 'l pastor de la Chiesa che vi guida;
+ questo vi basti a vostro salvamento.
+
+Se mala cupidigia altro vi grida,
+ uomini siate, e non pecore matte,
+ si` che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!
+
+Non fate com'agnel che lascia il latte
+ de la sua madre, e semplice e lascivo
+ seco medesmo a suo piacer combatte!>>.
+
+Cosi` Beatrice a me com'io scrivo;
+ poi si rivolse tutta disiante
+ a quella parte ove 'l mondo e` piu` vivo.
+
+Lo suo tacere e 'l trasmutar sembiante
+ puoser silenzio al mio cupido ingegno,
+ che gia` nuove questioni avea davante;
+
+e si` come saetta che nel segno
+ percuote pria che sia la corda queta,
+ cosi` corremmo nel secondo regno.
+
+Quivi la donna mia vid'io si` lieta,
+ come nel lume di quel ciel si mise,
+ che piu` lucente se ne fe' 'l pianeta.
+
+E se la stella si cambio` e rise,
+ qual mi fec'io che pur da mia natura
+ trasmutabile son per tutte guise!
+
+Come 'n peschiera ch'e` tranquilla e pura
+ traggonsi i pesci a cio` che vien di fori
+ per modo che lo stimin lor pastura,
+
+si` vid'io ben piu` di mille splendori
+ trarsi ver' noi, e in ciascun s'udia:
+ <<Ecco chi crescera` li nostri amori>>.
+
+E si` come ciascuno a noi venia,
+ vedeasi l'ombra piena di letizia
+ nel folgor chiaro che di lei uscia.
+
+Pensa, lettor, se quel che qui s'inizia
+ non procedesse, come tu avresti
+ di piu` savere angosciosa carizia;
+
+e per te vederai come da questi
+ m'era in disio d'udir lor condizioni,
+ si` come a li occhi mi fur manifesti.
+
+<<O bene nato a cui veder li troni
+ del triunfo etternal concede grazia
+ prima che la milizia s'abbandoni,
+
+del lume che per tutto il ciel si spazia
+ noi semo accesi; e pero`, se disii
+ di noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia>>.
+
+Cosi` da un di quelli spirti pii
+ detto mi fu; e da Beatrice: <<Di`, di`
+ sicuramente, e credi come a dii>>.
+
+<<Io veggio ben si` come tu t'annidi
+ nel proprio lume, e che de li occhi il traggi,
+ perch'e' corusca si` come tu ridi;
+
+ma non so chi tu se', ne' perche' aggi,
+ anima degna, il grado de la spera
+ che si vela a' mortai con altrui raggi>>.
+
+Questo diss'io diritto alla lumera
+ che pria m'avea parlato; ond'ella fessi
+ lucente piu` assai di quel ch'ell'era.
+
+Si` come il sol che si cela elli stessi
+ per troppa luce, come 'l caldo ha rose
+ le temperanze d'i vapori spessi,
+
+per piu` letizia si` mi si nascose
+ dentro al suo raggio la figura santa;
+ e cosi` chiusa chiusa mi rispuose
+
+nel modo che 'l seguente canto canta.
+
+
+
+Paradiso: Canto VI
+
+
+<<Poscia che Costantin l'aquila volse
+ contr'al corso del ciel, ch'ella seguio
+ dietro a l'antico che Lavina tolse,
+
+cento e cent'anni e piu` l'uccel di Dio
+ ne lo stremo d'Europa si ritenne,
+ vicino a' monti de' quai prima uscio;
+
+e sotto l'ombra de le sacre penne
+ governo` 'l mondo li` di mano in mano,
+ e, si` cangiando, in su la mia pervenne.
+
+Cesare fui e son Iustiniano,
+ che, per voler del primo amor ch'i' sento,
+ d'entro le leggi trassi il troppo e 'l vano.
+
+E prima ch'io a l'ovra fossi attento,
+ una natura in Cristo esser, non piue,
+ credea, e di tal fede era contento;
+
+ma 'l benedetto Agapito, che fue
+ sommo pastore, a la fede sincera
+ mi dirizzo` con le parole sue.
+
+Io li credetti; e cio` che 'n sua fede era,
+ vegg'io or chiaro si`, come tu vedi
+ ogni contradizione e falsa e vera.
+
+Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,
+ a Dio per grazia piacque di spirarmi
+ l'alto lavoro, e tutto 'n lui mi diedi;
+
+e al mio Belisar commendai l'armi,
+ cui la destra del ciel fu si` congiunta,
+ che segno fu ch'i' dovessi posarmi.
+
+Or qui a la question prima s'appunta
+ la mia risposta; ma sua condizione
+ mi stringe a seguitare alcuna giunta,
+
+perche' tu veggi con quanta ragione
+ si move contr'al sacrosanto segno
+ e chi 'l s'appropria e chi a lui s'oppone.
+
+Vedi quanta virtu` l'ha fatto degno
+ di reverenza; e comincio` da l'ora
+ che Pallante mori` per darli regno.
+
+Tu sai ch'el fece in Alba sua dimora
+ per trecento anni e oltre, infino al fine
+ che i tre a' tre pugnar per lui ancora.
+
+E sai ch'el fe' dal mal de le Sabine
+ al dolor di Lucrezia in sette regi,
+ vincendo intorno le genti vicine.
+
+Sai quel ch'el fe' portato da li egregi
+ Romani incontro a Brenno, incontro a Pirro,
+ incontro a li altri principi e collegi;
+
+onde Torquato e Quinzio, che dal cirro
+ negletto fu nomato, i Deci e ' Fabi
+ ebber la fama che volontier mirro.
+
+Esso atterro` l'orgoglio de li Arabi
+ che di retro ad Annibale passaro
+ l'alpestre rocce, Po, di che tu labi.
+
+Sott'esso giovanetti triunfaro
+ Scipione e Pompeo; e a quel colle
+ sotto 'l qual tu nascesti parve amaro.
+
+Poi, presso al tempo che tutto 'l ciel volle
+ redur lo mondo a suo modo sereno,
+ Cesare per voler di Roma il tolle.
+
+E quel che fe' da Varo infino a Reno,
+ Isara vide ed Era e vide Senna
+ e ogne valle onde Rodano e` pieno.
+
+Quel che fe' poi ch'elli usci` di Ravenna
+ e salto` Rubicon, fu di tal volo,
+ che nol seguiteria lingua ne' penna.
+
+Inver' la Spagna rivolse lo stuolo,
+ poi ver' Durazzo, e Farsalia percosse
+ si` ch'al Nil caldo si senti` del duolo.
+
+Antandro e Simeonta, onde si mosse,
+ rivide e la` dov'Ettore si cuba;
+ e mal per Tolomeo poscia si scosse.
+
+Da indi scese folgorando a Iuba;
+ onde si volse nel vostro occidente,
+ ove sentia la pompeana tuba.
+
+Di quel che fe' col baiulo seguente,
+ Bruto con Cassio ne l'inferno latra,
+ e Modena e Perugia fu dolente.
+
+Piangene ancor la trista Cleopatra,
+ che, fuggendoli innanzi, dal colubro
+ la morte prese subitana e atra.
+
+Con costui corse infino al lito rubro;
+ con costui puose il mondo in tanta pace,
+ che fu serrato a Giano il suo delubro.
+
+Ma cio` che 'l segno che parlar mi face
+ fatto avea prima e poi era fatturo
+ per lo regno mortal ch'a lui soggiace,
+
+diventa in apparenza poco e scuro,
+ se in mano al terzo Cesare si mira
+ con occhio chiaro e con affetto puro;
+
+che' la viva giustizia che mi spira,
+ li concedette, in mano a quel ch'i' dico,
+ gloria di far vendetta a la sua ira.
+
+Or qui t'ammira in cio` ch'io ti replico:
+ poscia con Tito a far vendetta corse
+ de la vendetta del peccato antico.
+
+E quando il dente longobardo morse
+ la Santa Chiesa, sotto le sue ali
+ Carlo Magno, vincendo, la soccorse.
+
+Omai puoi giudicar di quei cotali
+ ch'io accusai di sopra e di lor falli,
+ che son cagion di tutti vostri mali.
+
+L'uno al pubblico segno i gigli gialli
+ oppone, e l'altro appropria quello a parte,
+ si` ch'e` forte a veder chi piu` si falli.
+
+Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
+ sott'altro segno; che' mal segue quello
+ sempre chi la giustizia e lui diparte;
+
+e non l'abbatta esto Carlo novello
+ coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
+ ch'a piu` alto leon trasser lo vello.
+
+Molte fiate gia` pianser li figli
+ per la colpa del padre, e non si creda
+ che Dio trasmuti l'arme per suoi gigli!
+
+Questa picciola stella si correda
+ di buoni spirti che son stati attivi
+ perche' onore e fama li succeda:
+
+e quando li disiri poggian quivi,
+ si` disviando, pur convien che i raggi
+ del vero amore in su` poggin men vivi.
+
+Ma nel commensurar d'i nostri gaggi
+ col merto e` parte di nostra letizia,
+ perche' non li vedem minor ne' maggi.
+
+Quindi addolcisce la viva giustizia
+ in noi l'affetto si`, che non si puote
+ torcer gia` mai ad alcuna nequizia.
+
+Diverse voci fanno dolci note;
+ cosi` diversi scanni in nostra vita
+ rendon dolce armonia tra queste rote.
+
+E dentro a la presente margarita
+ luce la luce di Romeo, di cui
+ fu l'ovra grande e bella mal gradita.
+
+Ma i Provenzai che fecer contra lui
+ non hanno riso; e pero` mal cammina
+ qual si fa danno del ben fare altrui.
+
+Quattro figlie ebbe, e ciascuna reina,
+ Ramondo Beringhiere, e cio` li fece
+ Romeo, persona umile e peregrina.
+
+E poi il mosser le parole biece
+ a dimandar ragione a questo giusto,
+ che li assegno` sette e cinque per diece,
+
+indi partissi povero e vetusto;
+ e se 'l mondo sapesse il cor ch'elli ebbe
+ mendicando sua vita a frusto a frusto,
+
+assai lo loda, e piu` lo loderebbe>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto VII
+
+
+<<Osanna, sanctus Deus sabaoth,
+ superillustrans claritate tua
+ felices ignes horum malacoth!>>.
+
+Cosi`, volgendosi a la nota sua,
+ fu viso a me cantare essa sustanza,
+ sopra la qual doppio lume s'addua:
+
+ed essa e l'altre mossero a sua danza,
+ e quasi velocissime faville,
+ mi si velar di subita distanza.
+
+Io dubitava e dicea 'Dille, dille!'
+ fra me, 'dille', dicea, 'a la mia donna
+ che mi diseta con le dolci stille'.
+
+Ma quella reverenza che s'indonna
+ di tutto me, pur per Be e per ice,
+ mi richinava come l'uom ch'assonna.
+
+Poco sofferse me cotal Beatrice
+ e comincio`, raggiandomi d'un riso
+ tal, che nel foco faria l'uom felice:
+
+<<Secondo mio infallibile avviso,
+ come giusta vendetta giustamente
+ punita fosse, t'ha in pensier miso;
+
+ma io ti solvero` tosto la mente;
+ e tu ascolta, che' le mie parole
+ di gran sentenza ti faran presente.
+
+Per non soffrire a la virtu` che vole
+ freno a suo prode, quell'uom che non nacque,
+ dannando se', danno` tutta sua prole;
+
+onde l'umana specie inferma giacque
+ giu` per secoli molti in grande errore,
+ fin ch'al Verbo di Dio discender piacque
+
+u' la natura, che dal suo fattore
+ s'era allungata, uni` a se' in persona
+ con l'atto sol del suo etterno amore.
+
+Or drizza il viso a quel ch'or si ragiona:
+ questa natura al suo fattore unita,
+ qual fu creata, fu sincera e buona;
+
+ma per se' stessa pur fu ella sbandita
+ di paradiso, pero` che si torse
+ da via di verita` e da sua vita.
+
+La pena dunque che la croce porse
+ s'a la natura assunta si misura,
+ nulla gia` mai si` giustamente morse;
+
+e cosi` nulla fu di tanta ingiura,
+ guardando a la persona che sofferse,
+ in che era contratta tal natura.
+
+Pero` d'un atto uscir cose diverse:
+ ch'a Dio e a' Giudei piacque una morte;
+ per lei tremo` la terra e 'l ciel s'aperse.
+
+Non ti dee oramai parer piu` forte,
+ quando si dice che giusta vendetta
+ poscia vengiata fu da giusta corte.
+
+Ma io veggi' or la tua mente ristretta
+ di pensiero in pensier dentro ad un nodo,
+ del qual con gran disio solver s'aspetta.
+
+Tu dici: "Ben discerno cio` ch'i' odo;
+ ma perche' Dio volesse, m'e` occulto,
+ a nostra redenzion pur questo modo".
+
+Questo decreto, frate, sta sepulto
+ a li occhi di ciascuno il cui ingegno
+ ne la fiamma d'amor non e` adulto.
+
+Veramente, pero` ch'a questo segno
+ molto si mira e poco si discerne,
+ diro` perche' tal modo fu piu` degno.
+
+La divina bonta`, che da se' sperne
+ ogne livore, ardendo in se', sfavilla
+ si` che dispiega le bellezze etterne.
+
+Cio` che da lei sanza mezzo distilla
+ non ha poi fine, perche' non si move
+ la sua imprenta quand'ella sigilla.
+
+Cio` che da essa sanza mezzo piove
+ libero e` tutto, perche' non soggiace
+ a la virtute de le cose nove.
+
+Piu` l'e` conforme, e pero` piu` le piace;
+ che' l'ardor santo ch'ogne cosa raggia,
+ ne la piu` somigliante e` piu` vivace.
+
+Di tutte queste dote s'avvantaggia
+ l'umana creatura; e s'una manca,
+ di sua nobilita` convien che caggia.
+
+Solo il peccato e` quel che la disfranca
+ e falla dissimile al sommo bene,
+ per che del lume suo poco s'imbianca;
+
+e in sua dignita` mai non rivene,
+ se non riempie, dove colpa vota,
+ contra mal dilettar con giuste pene.
+
+Vostra natura, quando pecco` tota
+ nel seme suo, da queste dignitadi,
+ come di paradiso, fu remota;
+
+ne' ricovrar potiensi, se tu badi
+ ben sottilmente, per alcuna via,
+ sanza passar per un di questi guadi:
+
+o che Dio solo per sua cortesia
+ dimesso avesse, o che l'uom per se' isso
+ avesse sodisfatto a sua follia.
+
+Ficca mo l'occhio per entro l'abisso
+ de l'etterno consiglio, quanto puoi
+ al mio parlar distrettamente fisso.
+
+Non potea l'uomo ne' termini suoi
+ mai sodisfar, per non potere ir giuso
+ con umiltate obediendo poi,
+
+quanto disobediendo intese ir suso;
+ e questa e` la cagion per che l'uom fue
+ da poter sodisfar per se' dischiuso.
+
+Dunque a Dio convenia con le vie sue
+ riparar l'omo a sua intera vita,
+ dico con l'una, o ver con amendue.
+
+Ma perche' l'ovra tanto e` piu` gradita
+ da l'operante, quanto piu` appresenta
+ de la bonta` del core ond'ell'e` uscita,
+
+la divina bonta` che 'l mondo imprenta,
+ di proceder per tutte le sue vie,
+ a rilevarvi suso, fu contenta.
+
+Ne' tra l'ultima notte e 'l primo die
+ si` alto o si` magnifico processo,
+ o per l'una o per l'altra, fu o fie:
+
+che' piu` largo fu Dio a dar se' stesso
+ per far l'uom sufficiente a rilevarsi,
+ che s'elli avesse sol da se' dimesso;
+
+e tutti li altri modi erano scarsi
+ a la giustizia, se 'l Figliuol di Dio
+ non fosse umiliato ad incarnarsi.
+
+Or per empierti bene ogni disio,
+ ritorno a dichiararti in alcun loco,
+ perche' tu veggi li` cosi` com'io.
+
+Tu dici: "Io veggio l'acqua, io veggio il foco,
+ l'aere e la terra e tutte lor misture
+ venire a corruzione, e durar poco;
+
+e queste cose pur furon creature;
+ per che, se cio` ch'e` detto e` stato vero,
+ esser dovrien da corruzion sicure".
+
+Li angeli, frate, e 'l paese sincero
+ nel qual tu se', dir si posson creati,
+ si` come sono, in loro essere intero;
+
+ma li elementi che tu hai nomati
+ e quelle cose che di lor si fanno
+ da creata virtu` sono informati.
+
+Creata fu la materia ch'elli hanno;
+ creata fu la virtu` informante
+ in queste stelle che 'ntorno a lor vanno.
+
+L'anima d'ogne bruto e de le piante
+ di complession potenziata tira
+ lo raggio e 'l moto de le luci sante;
+
+ma vostra vita sanza mezzo spira
+ la somma beninanza, e la innamora
+ di se' si` che poi sempre la disira.
+
+E quinci puoi argomentare ancora
+ vostra resurrezion, se tu ripensi
+ come l'umana carne fessi allora
+
+che li primi parenti intrambo fensi>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto VIII
+
+
+Solea creder lo mondo in suo periclo
+ che la bella Ciprigna il folle amore
+ raggiasse, volta nel terzo epiciclo;
+
+per che non pur a lei faceano onore
+ di sacrificio e di votivo grido
+ le genti antiche ne l'antico errore;
+
+ma Dione onoravano e Cupido,
+ quella per madre sua, questo per figlio,
+ e dicean ch'el sedette in grembo a Dido;
+
+e da costei ond'io principio piglio
+ pigliavano il vocabol de la stella
+ che 'l sol vagheggia or da coppa or da ciglio.
+
+Io non m'accorsi del salire in ella;
+ ma d'esservi entro mi fe' assai fede
+ la donna mia ch'i' vidi far piu` bella.
+
+E come in fiamma favilla si vede,
+ e come in voce voce si discerne,
+ quand'una e` ferma e altra va e riede,
+
+vid'io in essa luce altre lucerne
+ muoversi in giro piu` e men correnti,
+ al modo, credo, di lor viste interne.
+
+Di fredda nube non disceser venti,
+ o visibili o no, tanto festini,
+ che non paressero impediti e lenti
+
+a chi avesse quei lumi divini
+ veduti a noi venir, lasciando il giro
+ pria cominciato in li alti Serafini;
+
+e dentro a quei che piu` innanzi appariro
+ sonava 'Osanna' si`, che unque poi
+ di riudir non fui sanza disiro.
+
+Indi si fece l'un piu` presso a noi
+ e solo incomincio`: <<Tutti sem presti
+ al tuo piacer, perche' di noi ti gioi.
+
+Noi ci volgiam coi principi celesti
+ d'un giro e d'un girare e d'una sete,
+ ai quali tu del mondo gia` dicesti:
+
+'Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete';
+ e sem si` pien d'amor, che, per piacerti,
+ non fia men dolce un poco di quiete>>.
+
+Poscia che li occhi miei si fuoro offerti
+ a la mia donna reverenti, ed essa
+ fatti li avea di se' contenti e certi,
+
+rivolsersi a la luce che promessa
+ tanto s'avea, e <<Deh, chi siete?>> fue
+ la voce mia di grande affetto impressa.
+
+E quanta e quale vid'io lei far piue
+ per allegrezza nova che s'accrebbe,
+ quando parlai, a l'allegrezze sue!
+
+Cosi` fatta, mi disse: <<Il mondo m'ebbe
+ giu` poco tempo; e se piu` fosse stato,
+ molto sara` di mal, che non sarebbe.
+
+La mia letizia mi ti tien celato
+ che mi raggia dintorno e mi nasconde
+ quasi animal di sua seta fasciato.
+
+Assai m'amasti, e avesti ben onde;
+ che s'io fossi giu` stato, io ti mostrava
+ di mio amor piu` oltre che le fronde.
+
+Quella sinistra riva che si lava
+ di Rodano poi ch'e` misto con Sorga,
+ per suo segnore a tempo m'aspettava,
+
+e quel corno d'Ausonia che s'imborga
+ di Bari e di Gaeta e di Catona
+ da ove Tronto e Verde in mare sgorga.
+
+Fulgeami gia` in fronte la corona
+ di quella terra che 'l Danubio riga
+ poi che le ripe tedesche abbandona.
+
+E la bella Trinacria, che caliga
+ tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo
+ che riceve da Euro maggior briga,
+
+non per Tifeo ma per nascente solfo,
+ attesi avrebbe li suoi regi ancora,
+ nati per me di Carlo e di Ridolfo,
+
+se mala segnoria, che sempre accora
+ li popoli suggetti, non avesse
+ mosso Palermo a gridar: "Mora, mora!".
+
+E se mio frate questo antivedesse,
+ l'avara poverta` di Catalogna
+ gia` fuggeria, perche' non li offendesse;
+
+che' veramente proveder bisogna
+ per lui, o per altrui, si` ch'a sua barca
+ carcata piu` d'incarco non si pogna.
+
+La sua natura, che di larga parca
+ discese, avria mestier di tal milizia
+ che non curasse di mettere in arca>>.
+
+<<Pero` ch'i' credo che l'alta letizia
+ che 'l tuo parlar m'infonde, segnor mio,
+ la` 've ogne ben si termina e s'inizia,
+
+per te si veggia come la vegg'io,
+ grata m'e` piu`; e anco quest'ho caro
+ perche' 'l discerni rimirando in Dio.
+
+Fatto m'hai lieto, e cosi` mi fa chiaro,
+ poi che, parlando, a dubitar m'hai mosso
+ com'esser puo`, di dolce seme, amaro>>.
+
+Questo io a lui; ed elli a me: <<S'io posso
+ mostrarti un vero, a quel che tu dimandi
+ terrai lo viso come tien lo dosso.
+
+Lo ben che tutto il regno che tu scandi
+ volge e contenta, fa esser virtute
+ sua provedenza in questi corpi grandi.
+
+E non pur le nature provedute
+ sono in la mente ch'e` da se' perfetta,
+ ma esse insieme con la lor salute:
+
+per che quantunque quest'arco saetta
+ disposto cade a proveduto fine,
+ si` come cosa in suo segno diretta.
+
+Se cio` non fosse, il ciel che tu cammine
+ producerebbe si` li suoi effetti,
+ che non sarebbero arti, ma ruine;
+
+e cio` esser non puo`, se li 'ntelletti
+ che muovon queste stelle non son manchi,
+ e manco il primo, che non li ha perfetti.
+
+Vuo' tu che questo ver piu` ti s'imbianchi?>>.
+ E io: <<Non gia`; che' impossibil veggio
+ che la natura, in quel ch'e` uopo, stanchi>>.
+
+Ond'elli ancora: <<Or di': sarebbe il peggio
+ per l'omo in terra, se non fosse cive?>>.
+ <<Si`>>, rispuos'io; <<e qui ragion non cheggio>>.
+
+<<E puot'elli esser, se giu` non si vive
+ diversamente per diversi offici?
+ Non, se 'l maestro vostro ben vi scrive>>.
+
+Si` venne deducendo infino a quici;
+ poscia conchiuse: <<Dunque esser diverse
+ convien di vostri effetti le radici:
+
+per ch'un nasce Solone e altro Serse,
+ altro Melchisedech e altro quello
+ che, volando per l'aere, il figlio perse.
+
+La circular natura, ch'e` suggello
+ a la cera mortal, fa ben sua arte,
+ ma non distingue l'un da l'altro ostello.
+
+Quinci addivien ch'Esau` si diparte
+ per seme da Iacob; e vien Quirino
+ da si` vil padre, che si rende a Marte.
+
+Natura generata il suo cammino
+ simil farebbe sempre a' generanti,
+ se non vincesse il proveder divino.
+
+Or quel che t'era dietro t'e` davanti:
+ ma perche' sappi che di te mi giova,
+ un corollario voglio che t'ammanti.
+
+Sempre natura, se fortuna trova
+ discorde a se', com'ogne altra semente
+ fuor di sua region, fa mala prova.
+
+E se 'l mondo la` giu` ponesse mente
+ al fondamento che natura pone,
+ seguendo lui, avria buona la gente.
+
+Ma voi torcete a la religione
+ tal che fia nato a cignersi la spada,
+ e fate re di tal ch'e` da sermone;
+
+onde la traccia vostra e` fuor di strada>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto IX
+
+
+Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza,
+ m'ebbe chiarito, mi narro` li 'nganni
+ che ricever dovea la sua semenza;
+
+ma disse: <<Taci e lascia muover li anni>>;
+ si` ch'io non posso dir se non che pianto
+ giusto verra` di retro ai vostri danni.
+
+E gia` la vita di quel lume santo
+ rivolta s'era al Sol che la riempie
+ come quel ben ch'a ogne cosa e` tanto.
+
+Ahi anime ingannate e fatture empie,
+ che da si` fatto ben torcete i cuori,
+ drizzando in vanita` le vostre tempie!
+
+Ed ecco un altro di quelli splendori
+ ver' me si fece, e 'l suo voler piacermi
+ significava nel chiarir di fori.
+
+Li occhi di Beatrice, ch'eran fermi
+ sovra me, come pria, di caro assenso
+ al mio disio certificato fermi.
+
+<<Deh, metti al mio voler tosto compenso,
+ beato spirto>>, dissi, <<e fammi prova
+ ch'i' possa in te refletter quel ch'io penso!>>.
+
+Onde la luce che m'era ancor nova,
+ del suo profondo, ond'ella pria cantava,
+ seguette come a cui di ben far giova:
+
+<<In quella parte de la terra prava
+ italica che siede tra Rialto
+ e le fontane di Brenta e di Piava,
+
+si leva un colle, e non surge molt'alto,
+ la` onde scese gia` una facella
+ che fece a la contrada un grande assalto.
+
+D'una radice nacqui e io ed ella:
+ Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
+ perche' mi vinse il lume d'esta stella;
+
+ma lietamente a me medesma indulgo
+ la cagion di mia sorte, e non mi noia;
+ che parria forse forte al vostro vulgo.
+
+Di questa luculenta e cara gioia
+ del nostro cielo che piu` m'e` propinqua,
+ grande fama rimase; e pria che moia,
+
+questo centesimo anno ancor s'incinqua:
+ vedi se far si dee l'omo eccellente,
+ si` ch'altra vita la prima relinqua.
+
+E cio` non pensa la turba presente
+ che Tagliamento e Adice richiude,
+ ne' per esser battuta ancor si pente;
+
+ma tosto fia che Padova al palude
+ cangera` l'acqua che Vincenza bagna,
+ per essere al dover le genti crude;
+
+e dove Sile e Cagnan s'accompagna,
+ tal signoreggia e va con la testa alta,
+ che gia` per lui carpir si fa la ragna.
+
+Piangera` Feltro ancora la difalta
+ de l'empio suo pastor, che sara` sconcia
+ si`, che per simil non s'entro` in malta.
+
+Troppo sarebbe larga la bigoncia
+ che ricevesse il sangue ferrarese,
+ e stanco chi 'l pesasse a oncia a oncia,
+
+che donera` questo prete cortese
+ per mostrarsi di parte; e cotai doni
+ conformi fieno al viver del paese.
+
+Su` sono specchi, voi dicete Troni,
+ onde refulge a noi Dio giudicante;
+ si` che questi parlar ne paion buoni>>.
+
+Qui si tacette; e fecemi sembiante
+ che fosse ad altro volta, per la rota
+ in che si mise com'era davante.
+
+L'altra letizia, che m'era gia` nota
+ per cara cosa, mi si fece in vista
+ qual fin balasso in che lo sol percuota.
+
+Per letiziar la` su` fulgor s'acquista,
+ si` come riso qui; ma giu` s'abbuia
+ l'ombra di fuor, come la mente e` trista.
+
+<<Dio vede tutto, e tuo veder s'inluia>>,
+ diss'io, <<beato spirto, si` che nulla
+ voglia di se' a te puot'esser fuia.
+
+Dunque la voce tua, che 'l ciel trastulla
+ sempre col canto di quei fuochi pii
+ che di sei ali facen la coculla,
+
+perche' non satisface a' miei disii?
+ Gia` non attendere' io tua dimanda,
+ s'io m'intuassi, come tu t'inmii>>.
+
+<<La maggior valle in che l'acqua si spanda>>,
+ incominciaro allor le sue parole,
+ <<fuor di quel mar che la terra inghirlanda,
+
+tra ' discordanti liti contra 'l sole
+ tanto sen va, che fa meridiano
+ la` dove l'orizzonte pria far suole.
+
+Di quella valle fu' io litorano
+ tra Ebro e Macra, che per cammin corto
+ parte lo Genovese dal Toscano.
+
+Ad un occaso quasi e ad un orto
+ Buggea siede e la terra ond'io fui,
+ che fe' del sangue suo gia` caldo il porto.
+
+Folco mi disse quella gente a cui
+ fu noto il nome mio; e questo cielo
+ di me s'imprenta, com'io fe' di lui;
+
+che' piu` non arse la figlia di Belo,
+ noiando e a Sicheo e a Creusa,
+ di me, infin che si convenne al pelo;
+
+ne' quella Rodopea che delusa
+ fu da Demofoonte, ne' Alcide
+ quando Iole nel core ebbe rinchiusa.
+
+Non pero` qui si pente, ma si ride,
+ non de la colpa, ch'a mente non torna,
+ ma del valor ch'ordino` e provide.
+
+Qui si rimira ne l'arte ch'addorna
+ cotanto affetto, e discernesi 'l bene
+ per che 'l mondo di su` quel di giu` torna.
+
+Ma perche' tutte le tue voglie piene
+ ten porti che son nate in questa spera,
+ proceder ancor oltre mi convene.
+
+Tu vuo' saper chi e` in questa lumera
+ che qui appresso me cosi` scintilla,
+ come raggio di sole in acqua mera.
+
+Or sappi che la` entro si tranquilla
+ Raab; e a nostr'ordine congiunta,
+ di lei nel sommo grado si sigilla.
+
+Da questo cielo, in cui l'ombra s'appunta
+ che 'l vostro mondo face, pria ch'altr'alma
+ del triunfo di Cristo fu assunta.
+
+Ben si convenne lei lasciar per palma
+ in alcun cielo de l'alta vittoria
+ che s'acquisto` con l'una e l'altra palma,
+
+perch'ella favoro` la prima gloria
+ di Iosue` in su la Terra Santa,
+ che poco tocca al papa la memoria.
+
+La tua citta`, che di colui e` pianta
+ che pria volse le spalle al suo fattore
+ e di cui e` la 'nvidia tanto pianta,
+
+produce e spande il maladetto fiore
+ c'ha disviate le pecore e li agni,
+ pero` che fatto ha lupo del pastore.
+
+Per questo l'Evangelio e i dottor magni
+ son derelitti, e solo ai Decretali
+ si studia, si` che pare a' lor vivagni.
+
+A questo intende il papa e ' cardinali;
+ non vanno i lor pensieri a Nazarette,
+ la` dove Gabriello aperse l'ali.
+
+Ma Vaticano e l'altre parti elette
+ di Roma che son state cimitero
+ a la milizia che Pietro seguette,
+
+tosto libere fien de l'avoltero>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto X
+
+
+Guardando nel suo Figlio con l'Amore
+ che l'uno e l'altro etternalmente spira,
+ lo primo e ineffabile Valore
+
+quanto per mente e per loco si gira
+ con tant'ordine fe', ch'esser non puote
+ sanza gustar di lui chi cio` rimira.
+
+Leva dunque, lettore, a l'alte rote
+ meco la vista, dritto a quella parte
+ dove l'un moto e l'altro si percuote;
+
+e li` comincia a vagheggiar ne l'arte
+ di quel maestro che dentro a se' l'ama,
+ tanto che mai da lei l'occhio non parte.
+
+Vedi come da indi si dirama
+ l'oblico cerchio che i pianeti porta,
+ per sodisfare al mondo che li chiama.
+
+Che se la strada lor non fosse torta,
+ molta virtu` nel ciel sarebbe in vano,
+ e quasi ogne potenza qua giu` morta;
+
+e se dal dritto piu` o men lontano
+ fosse 'l partire, assai sarebbe manco
+ e giu` e su` de l'ordine mondano.
+
+Or ti riman, lettor, sovra 'l tuo banco,
+ dietro pensando a cio` che si preliba,
+ s'esser vuoi lieto assai prima che stanco.
+
+Messo t'ho innanzi: omai per te ti ciba;
+ che' a se' torce tutta la mia cura
+ quella materia ond'io son fatto scriba.
+
+Lo ministro maggior de la natura,
+ che del valor del ciel lo mondo imprenta
+ e col suo lume il tempo ne misura,
+
+con quella parte che su` si rammenta
+ congiunto, si girava per le spire
+ in che piu` tosto ognora s'appresenta;
+
+e io era con lui; ma del salire
+ non m'accors'io, se non com'uom s'accorge,
+ anzi 'l primo pensier, del suo venire.
+
+E' Beatrice quella che si` scorge
+ di bene in meglio, si` subitamente
+ che l'atto suo per tempo non si sporge.
+
+Quant'esser convenia da se' lucente
+ quel ch'era dentro al sol dov'io entra'mi,
+ non per color, ma per lume parvente!
+
+Perch'io lo 'ngegno e l'arte e l'uso chiami,
+ si` nol direi che mai s'imaginasse;
+ ma creder puossi e di veder si brami.
+
+E se le fantasie nostre son basse
+ a tanta altezza, non e` maraviglia;
+ che' sopra 'l sol non fu occhio ch'andasse.
+
+Tal era quivi la quarta famiglia
+ de l'alto Padre, che sempre la sazia,
+ mostrando come spira e come figlia.
+
+E Beatrice comincio`: <<Ringrazia,
+ ringrazia il Sol de li angeli, ch'a questo
+ sensibil t'ha levato per sua grazia>>.
+
+Cor di mortal non fu mai si` digesto
+ a divozione e a rendersi a Dio
+ con tutto 'l suo gradir cotanto presto,
+
+come a quelle parole mi fec'io;
+ e si` tutto 'l mio amore in lui si mise,
+ che Beatrice eclisso` ne l'oblio.
+
+Non le dispiacque; ma si` se ne rise,
+ che lo splendor de li occhi suoi ridenti
+ mia mente unita in piu` cose divise.
+
+Io vidi piu` folgor vivi e vincenti
+ far di noi centro e di se' far corona,
+ piu` dolci in voce che in vista lucenti:
+
+cosi` cinger la figlia di Latona
+ vedem talvolta, quando l'aere e` pregno,
+ si` che ritenga il fil che fa la zona.
+
+Ne la corte del cielo, ond'io rivegno,
+ si trovan molte gioie care e belle
+ tanto che non si posson trar del regno;
+
+e 'l canto di quei lumi era di quelle;
+ chi non s'impenna si` che la` su` voli,
+ dal muto aspetti quindi le novelle.
+
+Poi, si` cantando, quelli ardenti soli
+ si fuor girati intorno a noi tre volte,
+ come stelle vicine a' fermi poli,
+
+donne mi parver, non da ballo sciolte,
+ ma che s'arrestin tacite, ascoltando
+ fin che le nove note hanno ricolte.
+
+E dentro a l'un senti' cominciar: <<Quando
+ lo raggio de la grazia, onde s'accende
+ verace amore e che poi cresce amando,
+
+multiplicato in te tanto resplende,
+ che ti conduce su per quella scala
+ u' sanza risalir nessun discende;
+
+qual ti negasse il vin de la sua fiala
+ per la tua sete, in liberta` non fora
+ se non com'acqua ch'al mar non si cala.
+
+Tu vuo' saper di quai piante s'infiora
+ questa ghirlanda che 'ntorno vagheggia
+ la bella donna ch'al ciel t'avvalora.
+
+Io fui de li agni de la santa greggia
+ che Domenico mena per cammino
+ u' ben s'impingua se non si vaneggia.
+
+Questi che m'e` a destra piu` vicino,
+ frate e maestro fummi, ed esso Alberto
+ e` di Cologna, e io Thomas d'Aquino.
+
+Se si` di tutti li altri esser vuo' certo,
+ di retro al mio parlar ten vien col viso
+ girando su per lo beato serto.
+
+Quell'altro fiammeggiare esce del riso
+ di Grazian, che l'uno e l'altro foro
+ aiuto` si` che piace in paradiso.
+
+L'altro ch'appresso addorna il nostro coro,
+ quel Pietro fu che con la poverella
+ offerse a Santa Chiesa suo tesoro.
+
+La quinta luce, ch'e` tra noi piu` bella,
+ spira di tal amor, che tutto 'l mondo
+ la` giu` ne gola di saper novella:
+
+entro v'e` l'alta mente u' si` profondo
+ saver fu messo, che, se 'l vero e` vero
+ a veder tanto non surse il secondo.
+
+Appresso vedi il lume di quel cero
+ che giu` in carne piu` a dentro vide
+ l'angelica natura e 'l ministero.
+
+Ne l'altra piccioletta luce ride
+ quello avvocato de' tempi cristiani
+ del cui latino Augustin si provide.
+
+Or se tu l'occhio de la mente trani
+ di luce in luce dietro a le mie lode,
+ gia` de l'ottava con sete rimani.
+
+Per vedere ogni ben dentro vi gode
+ l'anima santa che 'l mondo fallace
+ fa manifesto a chi di lei ben ode.
+
+Lo corpo ond'ella fu cacciata giace
+ giuso in Cieldauro; ed essa da martiro
+ e da essilio venne a questa pace.
+
+Vedi oltre fiammeggiar l'ardente spiro
+ d'Isidoro, di Beda e di Riccardo,
+ che a considerar fu piu` che viro.
+
+Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,
+ e` 'l lume d'uno spirto che 'n pensieri
+ gravi a morir li parve venir tardo:
+
+essa e` la luce etterna di Sigieri,
+ che, leggendo nel Vico de li Strami,
+ silogizzo` invidiosi veri>>.
+
+Indi, come orologio che ne chiami
+ ne l'ora che la sposa di Dio surge
+ a mattinar lo sposo perche' l'ami,
+
+che l'una parte e l'altra tira e urge,
+ tin tin sonando con si` dolce nota,
+ che 'l ben disposto spirto d'amor turge;
+
+cosi` vid'io la gloriosa rota
+ muoversi e render voce a voce in tempra
+ e in dolcezza ch'esser non po` nota
+
+se non cola` dove gioir s'insempra.
+
+
+
+Paradiso: Canto XI
+
+
+O insensata cura de' mortali,
+ quanto son difettivi silogismi
+ quei che ti fanno in basso batter l'ali!
+
+Chi dietro a iura, e chi ad amforismi
+ sen giva, e chi seguendo sacerdozio,
+ e chi regnar per forza o per sofismi,
+
+e chi rubare, e chi civil negozio,
+ chi nel diletto de la carne involto
+ s'affaticava e chi si dava a l'ozio,
+
+quando, da tutte queste cose sciolto,
+ con Beatrice m'era suso in cielo
+ cotanto gloriosamente accolto.
+
+Poi che ciascuno fu tornato ne lo
+ punto del cerchio in che avanti s'era,
+ fermossi, come a candellier candelo.
+
+E io senti' dentro a quella lumera
+ che pria m'avea parlato, sorridendo
+ incominciar, faccendosi piu` mera:
+
+<<Cosi` com'io del suo raggio resplendo,
+ si`, riguardando ne la luce etterna,
+ li tuoi pensieri onde cagioni apprendo.
+
+Tu dubbi, e hai voler che si ricerna
+ in si` aperta e 'n si` distesa lingua
+ lo dicer mio, ch'al tuo sentir si sterna,
+
+ove dinanzi dissi "U' ben s'impingua",
+ e la` u' dissi "Non nacque il secondo";
+ e qui e` uopo che ben si distingua.
+
+La provedenza, che governa il mondo
+ con quel consiglio nel quale ogne aspetto
+ creato e` vinto pria che vada al fondo,
+
+pero` che andasse ver' lo suo diletto
+ la sposa di colui ch'ad alte grida
+ disposo` lei col sangue benedetto,
+
+in se' sicura e anche a lui piu` fida,
+ due principi ordino` in suo favore,
+ che quinci e quindi le fosser per guida.
+
+L'un fu tutto serafico in ardore;
+ l'altro per sapienza in terra fue
+ di cherubica luce uno splendore.
+
+De l'un diro`, pero` che d'amendue
+ si dice l'un pregiando, qual ch'om prende,
+ perch'ad un fine fur l'opere sue.
+
+Intra Tupino e l'acqua che discende
+ del colle eletto dal beato Ubaldo,
+ fertile costa d'alto monte pende,
+
+onde Perugia sente freddo e caldo
+ da Porta Sole; e di rietro le piange
+ per grave giogo Nocera con Gualdo.
+
+Di questa costa, la` dov'ella frange
+ piu` sua rattezza, nacque al mondo un sole,
+ come fa questo tal volta di Gange.
+
+Pero` chi d'esso loco fa parole,
+ non dica Ascesi, che' direbbe corto,
+ ma Oriente, se proprio dir vuole.
+
+Non era ancor molto lontan da l'orto,
+ ch'el comincio` a far sentir la terra
+ de la sua gran virtute alcun conforto;
+
+che' per tal donna, giovinetto, in guerra
+ del padre corse, a cui, come a la morte,
+ la porta del piacer nessun diserra;
+
+e dinanzi a la sua spirital corte
+ et coram patre le si fece unito;
+ poscia di di` in di` l'amo` piu` forte.
+
+Questa, privata del primo marito,
+ millecent'anni e piu` dispetta e scura
+ fino a costui si stette sanza invito;
+
+ne' valse udir che la trovo` sicura
+ con Amiclate, al suon de la sua voce,
+ colui ch'a tutto 'l mondo fe' paura;
+
+ne' valse esser costante ne' feroce,
+ si` che, dove Maria rimase giuso,
+ ella con Cristo pianse in su la croce.
+
+Ma perch'io non proceda troppo chiuso,
+ Francesco e Poverta` per questi amanti
+ prendi oramai nel mio parlar diffuso.
+
+La lor concordia e i lor lieti sembianti,
+ amore e maraviglia e dolce sguardo
+ facieno esser cagion di pensier santi;
+
+tanto che 'l venerabile Bernardo
+ si scalzo` prima, e dietro a tanta pace
+ corse e, correndo, li parve esser tardo.
+
+Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
+ Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
+ dietro a lo sposo, si` la sposa piace.
+
+Indi sen va quel padre e quel maestro
+ con la sua donna e con quella famiglia
+ che gia` legava l'umile capestro.
+
+Ne' li gravo` vilta` di cuor le ciglia
+ per esser fi' di Pietro Bernardone,
+ ne' per parer dispetto a maraviglia;
+
+ma regalmente sua dura intenzione
+ ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe
+ primo sigillo a sua religione.
+
+Poi che la gente poverella crebbe
+ dietro a costui, la cui mirabil vita
+ meglio in gloria del ciel si canterebbe,
+
+di seconda corona redimita
+ fu per Onorio da l'Etterno Spiro
+ la santa voglia d'esto archimandrita.
+
+E poi che, per la sete del martiro,
+ ne la presenza del Soldan superba
+ predico` Cristo e li altri che 'l seguiro,
+
+e per trovare a conversione acerba
+ troppo la gente e per non stare indarno,
+ redissi al frutto de l'italica erba,
+
+nel crudo sasso intra Tevero e Arno
+ da Cristo prese l'ultimo sigillo,
+ che le sue membra due anni portarno.
+
+Quando a colui ch'a tanto ben sortillo
+ piacque di trarlo suso a la mercede
+ ch'el merito` nel suo farsi pusillo,
+
+a' frati suoi, si` com'a giuste rede,
+ raccomando` la donna sua piu` cara,
+ e comando` che l'amassero a fede;
+
+e del suo grembo l'anima preclara
+ mover si volle, tornando al suo regno,
+ e al suo corpo non volle altra bara.
+
+Pensa oramai qual fu colui che degno
+ collega fu a mantener la barca
+ di Pietro in alto mar per dritto segno;
+
+e questo fu il nostro patriarca;
+ per che qual segue lui, com'el comanda,
+ discerner puoi che buone merce carca.
+
+Ma 'l suo pecuglio di nova vivanda
+ e` fatto ghiotto, si` ch'esser non puote
+ che per diversi salti non si spanda;
+
+e quanto le sue pecore remote
+ e vagabunde piu` da esso vanno,
+ piu` tornano a l'ovil di latte vote.
+
+Ben son di quelle che temono 'l danno
+ e stringonsi al pastor; ma son si` poche,
+ che le cappe fornisce poco panno.
+
+Or, se le mie parole non son fioche,
+ se la tua audienza e` stata attenta,
+ se cio` ch'e` detto a la mente revoche,
+
+in parte fia la tua voglia contenta,
+ perche' vedrai la pianta onde si scheggia,
+ e vedra' il corregger che argomenta
+
+"U' ben s'impingua, se non si vaneggia">>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XII
+
+
+Si` tosto come l'ultima parola
+ la benedetta fiamma per dir tolse,
+ a rotar comincio` la santa mola;
+
+e nel suo giro tutta non si volse
+ prima ch'un'altra di cerchio la chiuse,
+ e moto a moto e canto a canto colse;
+
+canto che tanto vince nostre muse,
+ nostre serene in quelle dolci tube,
+ quanto primo splendor quel ch'e' refuse.
+
+Come si volgon per tenera nube
+ due archi paralelli e concolori,
+ quando Iunone a sua ancella iube,
+
+nascendo di quel d'entro quel di fori,
+ a guisa del parlar di quella vaga
+ ch'amor consunse come sol vapori;
+
+e fanno qui la gente esser presaga,
+ per lo patto che Dio con Noe` puose,
+ del mondo che gia` mai piu` non s'allaga:
+
+cosi` di quelle sempiterne rose
+ volgiensi circa noi le due ghirlande,
+ e si` l'estrema a l'intima rispuose.
+
+Poi che 'l tripudio e l'altra festa grande,
+ si` del cantare e si` del fiammeggiarsi
+ luce con luce gaudiose e blande,
+
+insieme a punto e a voler quetarsi,
+ pur come li occhi ch'al piacer che i move
+ conviene insieme chiudere e levarsi;
+
+del cor de l'una de le luci nove
+ si mosse voce, che l'ago a la stella
+ parer mi fece in volgermi al suo dove;
+
+e comincio`: <<L'amor che mi fa bella
+ mi tragge a ragionar de l'altro duca
+ per cui del mio si` ben ci si favella.
+
+Degno e` che, dov'e` l'un, l'altro s'induca:
+ si` che, com'elli ad una militaro,
+ cosi` la gloria loro insieme luca.
+
+L'essercito di Cristo, che si` caro
+ costo` a riarmar, dietro a la 'nsegna
+ si movea tardo, sospeccioso e raro,
+
+quando lo 'mperador che sempre regna
+ provide a la milizia, ch'era in forse,
+ per sola grazia, non per esser degna;
+
+e, come e` detto, a sua sposa soccorse
+ con due campioni, al cui fare, al cui dire
+ lo popol disviato si raccorse.
+
+In quella parte ove surge ad aprire
+ Zefiro dolce le novelle fronde
+ di che si vede Europa rivestire,
+
+non molto lungi al percuoter de l'onde
+ dietro a le quali, per la lunga foga,
+ lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde,
+
+siede la fortunata Calaroga
+ sotto la protezion del grande scudo
+ in che soggiace il leone e soggioga:
+
+dentro vi nacque l'amoroso drudo
+ de la fede cristiana, il santo atleta
+ benigno a' suoi e a' nemici crudo;
+
+e come fu creata, fu repleta
+ si` la sua mente di viva vertute,
+ che, ne la madre, lei fece profeta.
+
+Poi che le sponsalizie fuor compiute
+ al sacro fonte intra lui e la Fede,
+ u' si dotar di mutua salute,
+
+la donna che per lui l'assenso diede,
+ vide nel sonno il mirabile frutto
+ ch'uscir dovea di lui e de le rede;
+
+e perche' fosse qual era in costrutto,
+ quinci si mosse spirito a nomarlo
+ del possessivo di cui era tutto.
+
+Domenico fu detto; e io ne parlo
+ si` come de l'agricola che Cristo
+ elesse a l'orto suo per aiutarlo.
+
+Ben parve messo e famigliar di Cristo:
+ che 'l primo amor che 'n lui fu manifesto,
+ fu al primo consiglio che die` Cristo.
+
+Spesse fiate fu tacito e desto
+ trovato in terra da la sua nutrice,
+ come dicesse: 'Io son venuto a questo'.
+
+Oh padre suo veramente Felice!
+ oh madre sua veramente Giovanna,
+ se, interpretata, val come si dice!
+
+Non per lo mondo, per cui mo s'affanna
+ di retro ad Ostiense e a Taddeo,
+ ma per amor de la verace manna
+
+in picciol tempo gran dottor si feo;
+ tal che si mise a circuir la vigna
+ che tosto imbianca, se 'l vignaio e` reo.
+
+E a la sedia che fu gia` benigna
+ piu` a' poveri giusti, non per lei,
+ ma per colui che siede, che traligna,
+
+non dispensare o due o tre per sei,
+ non la fortuna di prima vacante,
+ non decimas, quae sunt pauperum Dei,
+
+addimando`, ma contro al mondo errante
+ licenza di combatter per lo seme
+ del qual ti fascian ventiquattro piante.
+
+Poi, con dottrina e con volere insieme,
+ con l'officio appostolico si mosse
+ quasi torrente ch'alta vena preme;
+
+e ne li sterpi eretici percosse
+ l'impeto suo, piu` vivamente quivi
+ dove le resistenze eran piu` grosse.
+
+Di lui si fecer poi diversi rivi
+ onde l'orto catolico si riga,
+ si` che i suoi arbuscelli stan piu` vivi.
+
+Se tal fu l'una rota de la biga
+ in che la Santa Chiesa si difese
+ e vinse in campo la sua civil briga,
+
+ben ti dovrebbe assai esser palese
+ l'eccellenza de l'altra, di cui Tomma
+ dinanzi al mio venir fu si` cortese.
+
+Ma l'orbita che fe' la parte somma
+ di sua circunferenza, e` derelitta,
+ si` ch'e` la muffa dov'era la gromma.
+
+La sua famiglia, che si mosse dritta
+ coi piedi a le sue orme, e` tanto volta,
+ che quel dinanzi a quel di retro gitta;
+
+e tosto si vedra` de la ricolta
+ de la mala coltura, quando il loglio
+ si lagnera` che l'arca li sia tolta.
+
+Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio
+ nostro volume, ancor troveria carta
+ u' leggerebbe "I' mi son quel ch'i' soglio";
+
+ma non fia da Casal ne' d'Acquasparta,
+ la` onde vegnon tali a la scrittura,
+ ch'uno la fugge e altro la coarta.
+
+Io son la vita di Bonaventura
+ da Bagnoregio, che ne' grandi offici
+ sempre pospuosi la sinistra cura.
+
+Illuminato e Augustin son quici,
+ che fuor de' primi scalzi poverelli
+ che nel capestro a Dio si fero amici.
+
+Ugo da San Vittore e` qui con elli,
+ e Pietro Mangiadore e Pietro Spano,
+ lo qual giu` luce in dodici libelli;
+
+Natan profeta e 'l metropolitano
+ Crisostomo e Anselmo e quel Donato
+ ch'a la prim'arte degno` porre mano.
+
+Rabano e` qui, e lucemi dallato
+ il calavrese abate Giovacchino,
+ di spirito profetico dotato.
+
+Ad inveggiar cotanto paladino
+ mi mosse l'infiammata cortesia
+ di fra Tommaso e 'l discreto latino;
+
+e mosse meco questa compagnia>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XIII
+
+
+Imagini, chi bene intender cupe
+ quel ch'i' or vidi - e ritegna l'image,
+ mentre ch'io dico, come ferma rupe -,
+
+quindici stelle che 'n diverse plage
+ lo ciel avvivan di tanto sereno
+ che soperchia de l'aere ogne compage;
+
+imagini quel carro a cu' il seno
+ basta del nostro cielo e notte e giorno,
+ si` ch'al volger del temo non vien meno;
+
+imagini la bocca di quel corno
+ che si comincia in punta de lo stelo
+ a cui la prima rota va dintorno,
+
+aver fatto di se' due segni in cielo,
+ qual fece la figliuola di Minoi
+ allora che senti` di morte il gelo;
+
+e l'un ne l'altro aver li raggi suoi,
+ e amendue girarsi per maniera
+ che l'uno andasse al primo e l'altro al poi;
+
+e avra` quasi l'ombra de la vera
+ costellazione e de la doppia danza
+ che circulava il punto dov'io era:
+
+poi ch'e` tanto di la` da nostra usanza,
+ quanto di la` dal mover de la Chiana
+ si move il ciel che tutti li altri avanza.
+
+Li` si canto` non Bacco, non Peana,
+ ma tre persone in divina natura,
+ e in una persona essa e l'umana.
+
+Compie' 'l cantare e 'l volger sua misura;
+ e attesersi a noi quei santi lumi,
+ felicitando se' di cura in cura.
+
+Ruppe il silenzio ne' concordi numi
+ poscia la luce in che mirabil vita
+ del poverel di Dio narrata fumi,
+
+e disse: <<Quando l'una paglia e` trita,
+ quando la sua semenza e` gia` riposta,
+ a batter l'altra dolce amor m'invita.
+
+Tu credi che nel petto onde la costa
+ si trasse per formar la bella guancia
+ il cui palato a tutto 'l mondo costa,
+
+e in quel che, forato da la lancia,
+ e prima e poscia tanto sodisfece,
+ che d'ogne colpa vince la bilancia,
+
+quantunque a la natura umana lece
+ aver di lume, tutto fosse infuso
+ da quel valor che l'uno e l'altro fece;
+
+e pero` miri a cio` ch'io dissi suso,
+ quando narrai che non ebbe 'l secondo
+ lo ben che ne la quinta luce e` chiuso.
+
+Or apri li occhi a quel ch'io ti rispondo,
+ e vedrai il tuo credere e 'l mio dire
+ nel vero farsi come centro in tondo.
+
+Cio` che non more e cio` che puo` morire
+ non e` se non splendor di quella idea
+ che partorisce, amando, il nostro Sire;
+
+che' quella viva luce che si` mea
+ dal suo lucente, che non si disuna
+ da lui ne' da l'amor ch'a lor s'intrea,
+
+per sua bontate il suo raggiare aduna,
+ quasi specchiato, in nove sussistenze,
+ etternalmente rimanendosi una.
+
+Quindi discende a l'ultime potenze
+ giu` d'atto in atto, tanto divenendo,
+ che piu` non fa che brevi contingenze;
+
+e queste contingenze essere intendo
+ le cose generate, che produce
+ con seme e sanza seme il ciel movendo.
+
+La cera di costoro e chi la duce
+ non sta d'un modo; e pero` sotto 'l segno
+ ideale poi piu` e men traluce.
+
+Ond'elli avvien ch'un medesimo legno,
+ secondo specie, meglio e peggio frutta;
+ e voi nascete con diverso ingegno.
+
+Se fosse a punto la cera dedutta
+ e fosse il cielo in sua virtu` supprema,
+ la luce del suggel parrebbe tutta;
+
+ma la natura la da` sempre scema,
+ similemente operando a l'artista
+ ch'a l'abito de l'arte ha man che trema.
+
+Pero` se 'l caldo amor la chiara vista
+ de la prima virtu` dispone e segna,
+ tutta la perfezion quivi s'acquista.
+
+Cosi` fu fatta gia` la terra degna
+ di tutta l'animal perfezione;
+ cosi` fu fatta la Vergine pregna;
+
+si` ch'io commendo tua oppinione,
+ che l'umana natura mai non fue
+ ne' fia qual fu in quelle due persone.
+
+Or s'i' non procedesse avanti piue,
+ 'Dunque, come costui fu sanza pare?'
+ comincerebber le parole tue.
+
+Ma perche' paia ben cio` che non pare,
+ pensa chi era, e la cagion che 'l mosse,
+ quando fu detto "Chiedi", a dimandare.
+
+Non ho parlato si`, che tu non posse
+ ben veder ch'el fu re, che chiese senno
+ accio` che re sufficiente fosse;
+
+non per sapere il numero in che enno
+ li motor di qua su`, o se necesse
+ con contingente mai necesse fenno;
+
+non si est dare primum motum esse,
+ o se del mezzo cerchio far si puote
+ triangol si` ch'un retto non avesse.
+
+Onde, se cio` ch'io dissi e questo note,
+ regal prudenza e` quel vedere impari
+ in che lo stral di mia intenzion percuote;
+
+e se al "surse" drizzi li occhi chiari,
+ vedrai aver solamente respetto
+ ai regi, che son molti, e ' buon son rari.
+
+Con questa distinzion prendi 'l mio detto;
+ e cosi` puote star con quel che credi
+ del primo padre e del nostro Diletto.
+
+E questo ti sia sempre piombo a' piedi,
+ per farti mover lento com'uom lasso
+ e al si` e al no che tu non vedi:
+
+che' quelli e` tra li stolti bene a basso,
+ che sanza distinzione afferma e nega
+ ne l'un cosi` come ne l'altro passo;
+
+perch'elli 'ncontra che piu` volte piega
+ l'oppinion corrente in falsa parte,
+ e poi l'affetto l'intelletto lega.
+
+Vie piu` che 'ndarno da riva si parte,
+ perche' non torna tal qual e' si move,
+ chi pesca per lo vero e non ha l'arte.
+
+E di cio` sono al mondo aperte prove
+ Parmenide, Melisso e Brisso e molti,
+ li quali andaro e non sapean dove;
+
+si` fe' Sabellio e Arrio e quelli stolti
+ che furon come spade a le Scritture
+ in render torti li diritti volti.
+
+Non sien le genti, ancor, troppo sicure
+ a giudicar, si` come quei che stima
+ le biade in campo pria che sien mature;
+
+ch'i' ho veduto tutto 'l verno prima
+ lo prun mostrarsi rigido e feroce;
+ poscia portar la rosa in su la cima;
+
+e legno vidi gia` dritto e veloce
+ correr lo mar per tutto suo cammino,
+ perire al fine a l'intrar de la foce.
+
+Non creda donna Berta e ser Martino,
+ per vedere un furare, altro offerere,
+ vederli dentro al consiglio divino;
+
+che' quel puo` surgere, e quel puo` cadere>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XIV
+
+
+Dal centro al cerchio, e si` dal cerchio al centro
+ movesi l'acqua in un ritondo vaso,
+ secondo ch'e` percosso fuori o dentro:
+
+ne la mia mente fe' subito caso
+ questo ch'io dico, si` come si tacque
+ la gloriosa vita di Tommaso,
+
+per la similitudine che nacque
+ del suo parlare e di quel di Beatrice,
+ a cui si` cominciar, dopo lui, piacque:
+
+<<A costui fa mestieri, e nol vi dice
+ ne' con la voce ne' pensando ancora,
+ d'un altro vero andare a la radice.
+
+Diteli se la luce onde s'infiora
+ vostra sustanza, rimarra` con voi
+ etternalmente si` com'ell'e` ora;
+
+e se rimane, dite come, poi
+ che sarete visibili rifatti,
+ esser pora` ch'al veder non vi noi>>.
+
+Come, da piu` letizia pinti e tratti,
+ a la fiata quei che vanno a rota
+ levan la voce e rallegrano li atti,
+
+cosi`, a l'orazion pronta e divota,
+ li santi cerchi mostrar nova gioia
+ nel torneare e ne la mira nota.
+
+Qual si lamenta perche' qui si moia
+ per viver cola` su`, non vide quive
+ lo refrigerio de l'etterna ploia.
+
+Quell'uno e due e tre che sempre vive
+ e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno,
+ non circunscritto, e tutto circunscrive,
+
+tre volte era cantato da ciascuno
+ di quelli spirti con tal melodia,
+ ch'ad ogne merto saria giusto muno.
+
+E io udi' ne la luce piu` dia
+ del minor cerchio una voce modesta,
+ forse qual fu da l'angelo a Maria,
+
+risponder: <<Quanto fia lunga la festa
+ di paradiso, tanto il nostro amore
+ si raggera` dintorno cotal vesta.
+
+La sua chiarezza seguita l'ardore;
+ l'ardor la visione, e quella e` tanta,
+ quant'ha di grazia sovra suo valore.
+
+Come la carne gloriosa e santa
+ fia rivestita, la nostra persona
+ piu` grata fia per esser tutta quanta;
+
+per che s'accrescera` cio` che ne dona
+ di gratuito lume il sommo bene,
+ lume ch'a lui veder ne condiziona;
+
+onde la vision crescer convene,
+ crescer l'ardor che di quella s'accende,
+ crescer lo raggio che da esso vene.
+
+Ma si` come carbon che fiamma rende,
+ e per vivo candor quella soverchia,
+ si` che la sua parvenza si difende;
+
+cosi` questo folgor che gia` ne cerchia
+ fia vinto in apparenza da la carne
+ che tutto di` la terra ricoperchia;
+
+ne' potra` tanta luce affaticarne:
+ che' li organi del corpo saran forti
+ a tutto cio` che potra` dilettarne>>.
+
+Tanto mi parver subiti e accorti
+ e l'uno e l'altro coro a dicer <<Amme!>>,
+ che ben mostrar disio d'i corpi morti:
+
+forse non pur per lor, ma per le mamme,
+ per li padri e per li altri che fuor cari
+ anzi che fosser sempiterne fiamme.
+
+Ed ecco intorno, di chiarezza pari,
+ nascere un lustro sopra quel che v'era,
+ per guisa d'orizzonte che rischiari.
+
+E si` come al salir di prima sera
+ comincian per lo ciel nove parvenze,
+ si` che la vista pare e non par vera,
+
+parvemi li` novelle sussistenze
+ cominciare a vedere, e fare un giro
+ di fuor da l'altre due circunferenze.
+
+Oh vero sfavillar del Santo Spiro!
+ come si fece subito e candente
+ a li occhi miei che, vinti, nol soffriro!
+
+Ma Beatrice si` bella e ridente
+ mi si mostro`, che tra quelle vedute
+ si vuol lasciar che non seguir la mente.
+
+Quindi ripreser li occhi miei virtute
+ a rilevarsi; e vidimi translato
+ sol con mia donna in piu` alta salute.
+
+Ben m'accors'io ch'io era piu` levato,
+ per l'affocato riso de la stella,
+ che mi parea piu` roggio che l'usato.
+
+Con tutto 'l core e con quella favella
+ ch'e` una in tutti, a Dio feci olocausto,
+ qual conveniesi a la grazia novella.
+
+E non er'anco del mio petto essausto
+ l'ardor del sacrificio, ch'io conobbi
+ esso litare stato accetto e fausto;
+
+che' con tanto lucore e tanto robbi
+ m'apparvero splendor dentro a due raggi,
+ ch'io dissi: <<O Elios che si` li addobbi!>>.
+
+Come distinta da minori e maggi
+ lumi biancheggia tra ' poli del mondo
+ Galassia si`, che fa dubbiar ben saggi;
+
+si` costellati facean nel profondo
+ Marte quei raggi il venerabil segno
+ che fan giunture di quadranti in tondo.
+
+Qui vince la memoria mia lo 'ngegno;
+ che' quella croce lampeggiava Cristo,
+ si` ch'io non so trovare essempro degno;
+
+ma chi prende sua croce e segue Cristo,
+ ancor mi scusera` di quel ch'io lasso,
+ vedendo in quell'albor balenar Cristo.
+
+Di corno in corno e tra la cima e 'l basso
+ si movien lumi, scintillando forte
+ nel congiugnersi insieme e nel trapasso:
+
+cosi` si veggion qui diritte e torte,
+ veloci e tarde, rinovando vista,
+ le minuzie d'i corpi, lunghe e corte,
+
+moversi per lo raggio onde si lista
+ talvolta l'ombra che, per sua difesa,
+ la gente con ingegno e arte acquista.
+
+E come giga e arpa, in tempra tesa
+ di molte corde, fa dolce tintinno
+ a tal da cui la nota non e` intesa,
+
+cosi` da' lumi che li` m'apparinno
+ s'accogliea per la croce una melode
+ che mi rapiva, sanza intender l'inno.
+
+Ben m'accors'io ch'elli era d'alte lode,
+ pero` ch'a me venia <<Resurgi>> e <<Vinci>>
+ come a colui che non intende e ode.
+
+Io m'innamorava tanto quinci,
+ che 'nfino a li` non fu alcuna cosa
+ che mi legasse con si` dolci vinci.
+
+Forse la mia parola par troppo osa,
+ posponendo il piacer de li occhi belli,
+ ne' quai mirando mio disio ha posa;
+
+ma chi s'avvede che i vivi suggelli
+ d'ogne bellezza piu` fanno piu` suso,
+ e ch'io non m'era li` rivolto a quelli,
+
+escusar puommi di quel ch'io m'accuso
+ per escusarmi, e vedermi dir vero:
+ che' 'l piacer santo non e` qui dischiuso,
+
+perche' si fa, montando, piu` sincero.
+
+
+
+Paradiso: Canto XV
+
+
+Benigna volontade in che si liqua
+ sempre l'amor che drittamente spira,
+ come cupidita` fa ne la iniqua,
+
+silenzio puose a quella dolce lira,
+ e fece quietar le sante corde
+ che la destra del cielo allenta e tira.
+
+Come saranno a' giusti preghi sorde
+ quelle sustanze che, per darmi voglia
+ ch'io le pregassi, a tacer fur concorde?
+
+Bene e` che sanza termine si doglia
+ chi, per amor di cosa che non duri,
+ etternalmente quello amor si spoglia.
+
+Quale per li seren tranquilli e puri
+ discorre ad ora ad or subito foco,
+ movendo li occhi che stavan sicuri,
+
+e pare stella che tramuti loco,
+ se non che da la parte ond'e' s'accende
+ nulla sen perde, ed esso dura poco:
+
+tale dal corno che 'n destro si stende
+ a pie` di quella croce corse un astro
+ de la costellazion che li` resplende;
+
+ne' si parti` la gemma dal suo nastro,
+ ma per la lista radial trascorse,
+ che parve foco dietro ad alabastro.
+
+Si` pia l'ombra d'Anchise si porse,
+ se fede merta nostra maggior musa,
+ quando in Eliso del figlio s'accorse.
+
+<<O sanguis meus, o superinfusa
+ gratia Dei, sicut tibi cui
+ bis unquam celi ianua reclusa?>>.
+
+Cosi` quel lume: ond'io m'attesi a lui;
+ poscia rivolsi a la mia donna il viso,
+ e quinci e quindi stupefatto fui;
+
+che' dentro a li occhi suoi ardeva un riso
+ tal, ch'io pensai co' miei toccar lo fondo
+ de la mia gloria e del mio paradiso.
+
+Indi, a udire e a veder giocondo,
+ giunse lo spirto al suo principio cose,
+ ch'io non lo 'ntesi, si` parlo` profondo;
+
+ne' per elezion mi si nascose,
+ ma per necessita`, che' 'l suo concetto
+ al segno d'i mortal si soprapuose.
+
+E quando l'arco de l'ardente affetto
+ fu si` sfogato, che 'l parlar discese
+ inver' lo segno del nostro intelletto,
+
+la prima cosa che per me s'intese,
+ <<Benedetto sia tu>>, fu, <<trino e uno,
+ che nel mio seme se' tanto cortese!>>.
+
+E segui`: <<Grato e lontano digiuno,
+ tratto leggendo del magno volume
+ du' non si muta mai bianco ne' bruno,
+
+solvuto hai, figlio, dentro a questo lume
+ in ch'io ti parlo, merce` di colei
+ ch'a l'alto volo ti vesti` le piume.
+
+Tu credi che a me tuo pensier mei
+ da quel ch'e` primo, cosi` come raia
+ da l'un, se si conosce, il cinque e 'l sei;
+
+e pero` ch'io mi sia e perch'io paia
+ piu` gaudioso a te, non mi domandi,
+ che alcun altro in questa turba gaia.
+
+Tu credi 'l vero; che' i minori e ' grandi
+ di questa vita miran ne lo speglio
+ in che, prima che pensi, il pensier pandi;
+
+ma perche' 'l sacro amore in che io veglio
+ con perpetua vista e che m'asseta
+ di dolce disiar, s'adempia meglio,
+
+la voce tua sicura, balda e lieta
+ suoni la volonta`, suoni 'l disio,
+ a che la mia risposta e` gia` decreta!>>.
+
+Io mi volsi a Beatrice, e quella udio
+ pria ch'io parlassi, e arrisemi un cenno
+ che fece crescer l'ali al voler mio.
+
+Poi cominciai cosi`: <<L'affetto e 'l senno,
+ come la prima equalita` v'apparse,
+ d'un peso per ciascun di voi si fenno,
+
+pero` che 'l sol che v'allumo` e arse,
+ col caldo e con la luce e` si` iguali,
+ che tutte simiglianze sono scarse.
+
+Ma voglia e argomento ne' mortali,
+ per la cagion ch'a voi e` manifesta,
+ diversamente son pennuti in ali;
+
+ond'io, che son mortal, mi sento in questa
+ disagguaglianza, e pero` non ringrazio
+ se non col core a la paterna festa.
+
+Ben supplico io a te, vivo topazio
+ che questa gioia preziosa ingemmi,
+ perche' mi facci del tuo nome sazio>>.
+
+<<O fronda mia in che io compiacemmi
+ pur aspettando, io fui la tua radice>>:
+ cotal principio, rispondendo, femmi.
+
+Poscia mi disse: <<Quel da cui si dice
+ tua cognazione e che cent'anni e piue
+ girato ha 'l monte in la prima cornice,
+
+mio figlio fu e tuo bisavol fue:
+ ben si convien che la lunga fatica
+ tu li raccorci con l'opere tue.
+
+Fiorenza dentro da la cerchia antica,
+ ond'ella toglie ancora e terza e nona,
+ si stava in pace, sobria e pudica.
+
+Non avea catenella, non corona,
+ non gonne contigiate, non cintura
+ che fosse a veder piu` che la persona.
+
+Non faceva, nascendo, ancor paura
+ la figlia al padre, che 'l tempo e la dote
+ non fuggien quinci e quindi la misura.
+
+Non avea case di famiglia vote;
+ non v'era giunto ancor Sardanapalo
+ a mostrar cio` che 'n camera si puote.
+
+Non era vinto ancora Montemalo
+ dal vostro Uccellatoio, che, com'e` vinto
+ nel montar su`, cosi` sara` nel calo.
+
+Bellincion Berti vid'io andar cinto
+ di cuoio e d'osso, e venir da lo specchio
+ la donna sua sanza 'l viso dipinto;
+
+e vidi quel d'i Nerli e quel del Vecchio
+ esser contenti a la pelle scoperta,
+ e le sue donne al fuso e al pennecchio.
+
+Oh fortunate! ciascuna era certa
+ de la sua sepultura, e ancor nulla
+ era per Francia nel letto diserta.
+
+L'una vegghiava a studio de la culla,
+ e, consolando, usava l'idioma
+ che prima i padri e le madri trastulla;
+
+l'altra, traendo a la rocca la chioma,
+ favoleggiava con la sua famiglia
+ d'i Troiani, di Fiesole e di Roma.
+
+Saria tenuta allor tal maraviglia
+ una Cianghella, un Lapo Salterello,
+ qual or saria Cincinnato e Corniglia.
+
+A cosi` riposato, a cosi` bello
+ viver di cittadini, a cosi` fida
+ cittadinanza, a cosi` dolce ostello,
+
+Maria mi die`, chiamata in alte grida;
+ e ne l'antico vostro Batisteo
+ insieme fui cristiano e Cacciaguida.
+
+Moronto fu mio frate ed Eliseo;
+ mia donna venne a me di val di Pado,
+ e quindi il sopranome tuo si feo.
+
+Poi seguitai lo 'mperador Currado;
+ ed el mi cinse de la sua milizia,
+ tanto per bene ovrar li venni in grado.
+
+Dietro li andai incontro a la nequizia
+ di quella legge il cui popolo usurpa,
+ per colpa d'i pastor, vostra giustizia.
+
+Quivi fu' io da quella gente turpa
+ disviluppato dal mondo fallace,
+ lo cui amor molt'anime deturpa;
+
+e venni dal martiro a questa pace>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XVI
+
+
+O poca nostra nobilta` di sangue,
+ se gloriar di te la gente fai
+ qua giu` dove l'affetto nostro langue,
+
+mirabil cosa non mi sara` mai:
+ che' la` dove appetito non si torce,
+ dico nel cielo, io me ne gloriai.
+
+Ben se' tu manto che tosto raccorce:
+ si` che, se non s'appon di di` in die,
+ lo tempo va dintorno con le force.
+
+Dal 'voi' che prima a Roma s'offerie,
+ in che la sua famiglia men persevra,
+ ricominciaron le parole mie;
+
+onde Beatrice, ch'era un poco scevra,
+ ridendo, parve quella che tossio
+ al primo fallo scritto di Ginevra.
+
+Io cominciai: <<Voi siete il padre mio;
+ voi mi date a parlar tutta baldezza;
+ voi mi levate si`, ch'i' son piu` ch'io.
+
+Per tanti rivi s'empie d'allegrezza
+ la mente mia, che di se' fa letizia
+ perche' puo` sostener che non si spezza.
+
+Ditemi dunque, cara mia primizia,
+ quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni
+ che si segnaro in vostra puerizia;
+
+ditemi de l'ovil di San Giovanni
+ quanto era allora, e chi eran le genti
+ tra esso degne di piu` alti scanni>>.
+
+Come s'avviva a lo spirar d'i venti
+ carbone in fiamma, cosi` vid'io quella
+ luce risplendere a' miei blandimenti;
+
+e come a li occhi miei si fe' piu` bella,
+ cosi` con voce piu` dolce e soave,
+ ma non con questa moderna favella,
+
+dissemi: <<Da quel di` che fu detto 'Ave'
+ al parto in che mia madre, ch'e` or santa,
+ s'allevio` di me ond'era grave,
+
+al suo Leon cinquecento cinquanta
+ e trenta fiate venne questo foco
+ a rinfiammarsi sotto la sua pianta.
+
+Li antichi miei e io nacqui nel loco
+ dove si truova pria l'ultimo sesto
+ da quei che corre il vostro annual gioco.
+
+Basti d'i miei maggiori udirne questo:
+ chi ei si fosser e onde venner quivi,
+ piu` e` tacer che ragionare onesto.
+
+Tutti color ch'a quel tempo eran ivi
+ da poter arme tra Marte e 'l Batista,
+ eran il quinto di quei ch'or son vivi.
+
+Ma la cittadinanza, ch'e` or mista
+ di Campi, di Certaldo e di Fegghine,
+ pura vediesi ne l'ultimo artista.
+
+Oh quanto fora meglio esser vicine
+ quelle genti ch'io dico, e al Galluzzo
+ e a Trespiano aver vostro confine,
+
+che averle dentro e sostener lo puzzo
+ del villan d'Aguglion, di quel da Signa,
+ che gia` per barattare ha l'occhio aguzzo!
+
+Se la gente ch'al mondo piu` traligna
+ non fosse stata a Cesare noverca,
+ ma come madre a suo figlio benigna,
+
+tal fatto e` fiorentino e cambia e merca,
+ che si sarebbe volto a Simifonti,
+ la` dove andava l'avolo a la cerca;
+
+sariesi Montemurlo ancor de' Conti;
+ sarieno i Cerchi nel piovier d'Acone,
+ e forse in Valdigrieve i Buondelmonti.
+
+Sempre la confusion de le persone
+ principio fu del mal de la cittade,
+ come del vostro il cibo che s'appone;
+
+e cieco toro piu` avaccio cade
+ che cieco agnello; e molte volte taglia
+ piu` e meglio una che le cinque spade.
+
+Se tu riguardi Luni e Orbisaglia
+ come sono ite, e come se ne vanno
+ di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,
+
+udir come le schiatte si disfanno
+ non ti parra` nova cosa ne' forte,
+ poscia che le cittadi termine hanno.
+
+Le vostre cose tutte hanno lor morte,
+ si` come voi; ma celasi in alcuna
+ che dura molto, e le vite son corte.
+
+E come 'l volger del ciel de la luna
+ cuopre e discuopre i liti sanza posa,
+ cosi` fa di Fiorenza la Fortuna:
+
+per che non dee parer mirabil cosa
+ cio` ch'io diro` de li alti Fiorentini
+ onde e` la fama nel tempo nascosa.
+
+Io vidi li Ughi e vidi i Catellini,
+ Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi,
+ gia` nel calare, illustri cittadini;
+
+e vidi cosi` grandi come antichi,
+ con quel de la Sannella, quel de l'Arca,
+ e Soldanieri e Ardinghi e Bostichi.
+
+Sovra la porta ch'al presente e` carca
+ di nova fellonia di tanto peso
+ che tosto fia iattura de la barca,
+
+erano i Ravignani, ond'e` disceso
+ il conte Guido e qualunque del nome
+ de l'alto Bellincione ha poscia preso.
+
+Quel de la Pressa sapeva gia` come
+ regger si vuole, e avea Galigaio
+ dorata in casa sua gia` l'elsa e 'l pome.
+
+Grand'era gia` la colonna del Vaio,
+ Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci
+ e Galli e quei ch'arrossan per lo staio.
+
+Lo ceppo di che nacquero i Calfucci
+ era gia` grande, e gia` eran tratti
+ a le curule Sizii e Arrigucci.
+
+Oh quali io vidi quei che son disfatti
+ per lor superbia! e le palle de l'oro
+ fiorian Fiorenza in tutt'i suoi gran fatti.
+
+Cosi` facieno i padri di coloro
+ che, sempre che la vostra chiesa vaca,
+ si fanno grassi stando a consistoro.
+
+L'oltracotata schiatta che s'indraca
+ dietro a chi fugge, e a chi mostra 'l dente
+ o ver la borsa, com'agnel si placa,
+
+gia` venia su`, ma di picciola gente;
+ si` che non piacque ad Ubertin Donato
+ che poi il suocero il fe' lor parente.
+
+Gia` era 'l Caponsacco nel mercato
+ disceso giu` da Fiesole, e gia` era
+ buon cittadino Giuda e Infangato.
+
+Io diro` cosa incredibile e vera:
+ nel picciol cerchio s'entrava per porta
+ che si nomava da quei de la Pera.
+
+Ciascun che de la bella insegna porta
+ del gran barone il cui nome e 'l cui pregio
+ la festa di Tommaso riconforta,
+
+da esso ebbe milizia e privilegio;
+ avvegna che con popol si rauni
+ oggi colui che la fascia col fregio.
+
+Gia` eran Gualterotti e Importuni;
+ e ancor saria Borgo piu` quieto,
+ se di novi vicin fosser digiuni.
+
+La casa di che nacque il vostro fleto,
+ per lo giusto disdegno che v'ha morti,
+ e puose fine al vostro viver lieto,
+
+era onorata, essa e suoi consorti:
+ o Buondelmonte, quanto mal fuggisti
+ le nozze sue per li altrui conforti!
+
+Molti sarebber lieti, che son tristi,
+ se Dio t'avesse conceduto ad Ema
+ la prima volta ch'a citta` venisti.
+
+Ma conveniesi a quella pietra scema
+ che guarda 'l ponte, che Fiorenza fesse
+ vittima ne la sua pace postrema.
+
+Con queste genti, e con altre con esse,
+ vid'io Fiorenza in si` fatto riposo,
+ che non avea cagione onde piangesse:
+
+con queste genti vid'io glorioso
+ e giusto il popol suo, tanto che 'l giglio
+ non era ad asta mai posto a ritroso,
+
+ne' per division fatto vermiglio>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XVII
+
+
+Qual venne a Climene', per accertarsi
+ di cio` ch'avea incontro a se' udito,
+ quei ch'ancor fa li padri ai figli scarsi;
+
+tal era io, e tal era sentito
+ e da Beatrice e da la santa lampa
+ che pria per me avea mutato sito.
+
+Per che mia donna <<Manda fuor la vampa
+ del tuo disio>>, mi disse, <<si` ch'ella esca
+ segnata bene de la interna stampa;
+
+non perche' nostra conoscenza cresca
+ per tuo parlare, ma perche' t'ausi
+ a dir la sete, si` che l'uom ti mesca>>.
+
+<<O cara piota mia che si` t'insusi,
+ che, come veggion le terrene menti
+ non capere in triangol due ottusi,
+
+cosi` vedi le cose contingenti
+ anzi che sieno in se', mirando il punto
+ a cui tutti li tempi son presenti;
+
+mentre ch'io era a Virgilio congiunto
+ su per lo monte che l'anime cura
+ e discendendo nel mondo defunto,
+
+dette mi fuor di mia vita futura
+ parole gravi, avvegna ch'io mi senta
+ ben tetragono ai colpi di ventura;
+
+per che la voglia mia saria contenta
+ d'intender qual fortuna mi s'appressa;
+ che' saetta previsa vien piu` lenta>>.
+
+Cosi` diss'io a quella luce stessa
+ che pria m'avea parlato; e come volle
+ Beatrice, fu la mia voglia confessa.
+
+Ne' per ambage, in che la gente folle
+ gia` s'inviscava pria che fosse anciso
+ l'Agnel di Dio che le peccata tolle,
+
+ma per chiare parole e con preciso
+ latin rispuose quello amor paterno,
+ chiuso e parvente del suo proprio riso:
+
+<<La contingenza, che fuor del quaderno
+ de la vostra matera non si stende,
+ tutta e` dipinta nel cospetto etterno:
+
+necessita` pero` quindi non prende
+ se non come dal viso in che si specchia
+ nave che per torrente giu` discende.
+
+Da indi, si` come viene ad orecchia
+ dolce armonia da organo, mi viene
+ a vista il tempo che ti s'apparecchia.
+
+Qual si partio Ipolito d'Atene
+ per la spietata e perfida noverca,
+ tal di Fiorenza partir ti convene.
+
+Questo si vuole e questo gia` si cerca,
+ e tosto verra` fatto a chi cio` pensa
+ la` dove Cristo tutto di` si merca.
+
+La colpa seguira` la parte offensa
+ in grido, come suol; ma la vendetta
+ fia testimonio al ver che la dispensa.
+
+Tu lascerai ogne cosa diletta
+ piu` caramente; e questo e` quello strale
+ che l'arco de lo essilio pria saetta.
+
+Tu proverai si` come sa di sale
+ lo pane altrui, e come e` duro calle
+ lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.
+
+E quel che piu` ti gravera` le spalle,
+ sara` la compagnia malvagia e scempia
+ con la qual tu cadrai in questa valle;
+
+che tutta ingrata, tutta matta ed empia
+ si fara` contr'a te; ma, poco appresso,
+ ella, non tu, n'avra` rossa la tempia.
+
+Di sua bestialitate il suo processo
+ fara` la prova; si` ch'a te fia bello
+ averti fatta parte per te stesso.
+
+Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello
+ sara` la cortesia del gran Lombardo
+ che 'n su la scala porta il santo uccello;
+
+ch'in te avra` si` benigno riguardo,
+ che del fare e del chieder, tra voi due,
+ fia primo quel che tra li altri e` piu` tardo.
+
+Con lui vedrai colui che 'mpresso fue,
+ nascendo, si` da questa stella forte,
+ che notabili fier l'opere sue.
+
+Non se ne son le genti ancora accorte
+ per la novella eta`, che' pur nove anni
+ son queste rote intorno di lui torte;
+
+ma pria che 'l Guasco l'alto Arrigo inganni,
+ parran faville de la sua virtute
+ in non curar d'argento ne' d'affanni.
+
+Le sue magnificenze conosciute
+ saranno ancora, si` che ' suoi nemici
+ non ne potran tener le lingue mute.
+
+A lui t'aspetta e a' suoi benefici;
+ per lui fia trasmutata molta gente,
+ cambiando condizion ricchi e mendici;
+
+e portera'ne scritto ne la mente
+ di lui, e nol dirai>>; e disse cose
+ incredibili a quei che fier presente.
+
+Poi giunse: <<Figlio, queste son le chiose
+ di quel che ti fu detto; ecco le 'nsidie
+ che dietro a pochi giri son nascose.
+
+Non vo' pero` ch'a' tuoi vicini invidie,
+ poscia che s'infutura la tua vita
+ vie piu` la` che 'l punir di lor perfidie>>.
+
+Poi che, tacendo, si mostro` spedita
+ l'anima santa di metter la trama
+ in quella tela ch'io le porsi ordita,
+
+io cominciai, come colui che brama,
+ dubitando, consiglio da persona
+ che vede e vuol dirittamente e ama:
+
+<<Ben veggio, padre mio, si` come sprona
+ lo tempo verso me, per colpo darmi
+ tal, ch'e` piu` grave a chi piu` s'abbandona;
+
+per che di provedenza e` buon ch'io m'armi,
+ si` che, se loco m'e` tolto piu` caro,
+ io non perdessi li altri per miei carmi.
+
+Giu` per lo mondo sanza fine amaro,
+ e per lo monte del cui bel cacume
+ li occhi de la mia donna mi levaro,
+
+e poscia per lo ciel, di lume in lume,
+ ho io appreso quel che s'io ridico,
+ a molti fia sapor di forte agrume;
+
+e s'io al vero son timido amico,
+ temo di perder viver tra coloro
+ che questo tempo chiameranno antico>>.
+
+La luce in che rideva il mio tesoro
+ ch'io trovai li`, si fe' prima corusca,
+ quale a raggio di sole specchio d'oro;
+
+indi rispuose: <<Coscienza fusca
+ o de la propria o de l'altrui vergogna
+ pur sentira` la tua parola brusca.
+
+Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
+ tutta tua vision fa manifesta;
+ e lascia pur grattar dov'e` la rogna.
+
+Che' se la voce tua sara` molesta
+ nel primo gusto, vital nodrimento
+ lascera` poi, quando sara` digesta.
+
+Questo tuo grido fara` come vento,
+ che le piu` alte cime piu` percuote;
+ e cio` non fa d'onor poco argomento.
+
+Pero` ti son mostrate in queste rote,
+ nel monte e ne la valle dolorosa
+ pur l'anime che son di fama note,
+
+che l'animo di quel ch'ode, non posa
+ ne' ferma fede per essempro ch'aia
+ la sua radice incognita e ascosa,
+
+ne' per altro argomento che non paia>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XVIII
+
+
+Gia` si godeva solo del suo verbo
+ quello specchio beato, e io gustava
+ lo mio, temprando col dolce l'acerbo;
+
+e quella donna ch'a Dio mi menava
+ disse: <<Muta pensier; pensa ch'i' sono
+ presso a colui ch'ogne torto disgrava>>.
+
+Io mi rivolsi a l'amoroso suono
+ del mio conforto; e qual io allor vidi
+ ne li occhi santi amor, qui l'abbandono:
+
+non perch'io pur del mio parlar diffidi,
+ ma per la mente che non puo` redire
+ sovra se' tanto, s'altri non la guidi.
+
+Tanto poss'io di quel punto ridire,
+ che, rimirando lei, lo mio affetto
+ libero fu da ogne altro disire,
+
+fin che 'l piacere etterno, che diretto
+ raggiava in Beatrice, dal bel viso
+ mi contentava col secondo aspetto.
+
+Vincendo me col lume d'un sorriso,
+ ella mi disse: <<Volgiti e ascolta;
+ che' non pur ne' miei occhi e` paradiso>>.
+
+Come si vede qui alcuna volta
+ l'affetto ne la vista, s'elli e` tanto,
+ che da lui sia tutta l'anima tolta,
+
+cosi` nel fiammeggiar del folgor santo,
+ a ch'io mi volsi, conobbi la voglia
+ in lui di ragionarmi ancora alquanto.
+
+El comincio`: <<In questa quinta soglia
+ de l'albero che vive de la cima
+ e frutta sempre e mai non perde foglia,
+
+spiriti son beati, che giu`, prima
+ che venissero al ciel, fuor di gran voce,
+ si` ch'ogne musa ne sarebbe opima.
+
+Pero` mira ne' corni de la croce:
+ quello ch'io nomero`, li` fara` l'atto
+ che fa in nube il suo foco veloce>>.
+
+Io vidi per la croce un lume tratto
+ dal nomar Iosue`, com'el si feo;
+ ne' mi fu noto il dir prima che 'l fatto.
+
+E al nome de l'alto Macabeo
+ vidi moversi un altro roteando,
+ e letizia era ferza del paleo.
+
+Cosi` per Carlo Magno e per Orlando
+ due ne segui` lo mio attento sguardo,
+ com'occhio segue suo falcon volando.
+
+Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo
+ e 'l duca Gottifredi la mia vista
+ per quella croce, e Ruberto Guiscardo.
+
+Indi, tra l'altre luci mota e mista,
+ mostrommi l'alma che m'avea parlato
+ qual era tra i cantor del cielo artista.
+
+Io mi rivolsi dal mio destro lato
+ per vedere in Beatrice il mio dovere,
+ o per parlare o per atto, segnato;
+
+e vidi le sue luci tanto mere,
+ tanto gioconde, che la sua sembianza
+ vinceva li altri e l'ultimo solere.
+
+E come, per sentir piu` dilettanza
+ bene operando, l'uom di giorno in giorno
+ s'accorge che la sua virtute avanza,
+
+si` m'accors'io che 'l mio girare intorno
+ col cielo insieme avea cresciuto l'arco,
+ veggendo quel miracol piu` addorno.
+
+E qual e` 'l trasmutare in picciol varco
+ di tempo in bianca donna, quando 'l volto
+ suo si discarchi di vergogna il carco,
+
+tal fu ne li occhi miei, quando fui volto,
+ per lo candor de la temprata stella
+ sesta, che dentro a se' m'avea ricolto.
+
+Io vidi in quella giovial facella
+ lo sfavillar de l'amor che li` era,
+ segnare a li occhi miei nostra favella.
+
+E come augelli surti di rivera,
+ quasi congratulando a lor pasture,
+ fanno di se' or tonda or altra schiera,
+
+si` dentro ai lumi sante creature
+ volitando cantavano, e faciensi
+ or D, or I, or L in sue figure.
+
+Prima, cantando, a sua nota moviensi;
+ poi, diventando l'un di questi segni,
+ un poco s'arrestavano e taciensi.
+
+O diva Pegasea che li 'ngegni
+ fai gloriosi e rendili longevi,
+ ed essi teco le cittadi e ' regni,
+
+illustrami di te, si` ch'io rilevi
+ le lor figure com'io l'ho concette:
+ paia tua possa in questi versi brevi!
+
+Mostrarsi dunque in cinque volte sette
+ vocali e consonanti; e io notai
+ le parti si`, come mi parver dette.
+
+'DILIGITE IUSTITIAM', primai
+ fur verbo e nome di tutto 'l dipinto;
+ 'QUI IUDICATIS TERRAM', fur sezzai.
+
+Poscia ne l'emme del vocabol quinto
+ rimasero ordinate; si` che Giove
+ pareva argento li` d'oro distinto.
+
+E vidi scendere altre luci dove
+ era il colmo de l'emme, e li` quetarsi
+ cantando, credo, il ben ch'a se' le move.
+
+Poi, come nel percuoter d'i ciocchi arsi
+ surgono innumerabili faville,
+ onde li stolti sogliono agurarsi,
+
+resurger parver quindi piu` di mille
+ luci e salir, qual assai e qual poco,
+ si` come 'l sol che l'accende sortille;
+
+e quietata ciascuna in suo loco,
+ la testa e 'l collo d'un'aguglia vidi
+ rappresentare a quel distinto foco.
+
+Quei che dipinge li`, non ha chi 'l guidi;
+ ma esso guida, e da lui si rammenta
+ quella virtu` ch'e` forma per li nidi.
+
+L'altra beatitudo, che contenta
+ pareva prima d'ingigliarsi a l'emme,
+ con poco moto seguito` la 'mprenta.
+
+O dolce stella, quali e quante gemme
+ mi dimostraro che nostra giustizia
+ effetto sia del ciel che tu ingemme!
+
+Per ch'io prego la mente in che s'inizia
+ tuo moto e tua virtute, che rimiri
+ ond'esce il fummo che 'l tuo raggio vizia;
+
+si` ch'un'altra fiata omai s'adiri
+ del comperare e vender dentro al templo
+ che si muro` di segni e di martiri.
+
+O milizia del ciel cu' io contemplo,
+ adora per color che sono in terra
+ tutti sviati dietro al malo essemplo!
+
+Gia` si solea con le spade far guerra;
+ ma or si fa togliendo or qui or quivi
+ lo pan che 'l pio Padre a nessun serra.
+
+Ma tu che sol per cancellare scrivi,
+ pensa che Pietro e Paulo, che moriro
+ per la vigna che guasti, ancor son vivi.
+
+Ben puoi tu dire: <<I' ho fermo 'l disiro
+ si` a colui che volle viver solo
+ e che per salti fu tratto al martiro,
+
+ch'io non conosco il pescator ne' Polo>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XIX
+
+
+Parea dinanzi a me con l'ali aperte
+ la bella image che nel dolce frui
+ liete facevan l'anime conserte;
+
+parea ciascuna rubinetto in cui
+ raggio di sole ardesse si` acceso,
+ che ne' miei occhi rifrangesse lui.
+
+E quel che mi convien ritrar testeso,
+ non porto` voce mai, ne' scrisse incostro,
+ ne' fu per fantasia gia` mai compreso;
+
+ch'io vidi e anche udi' parlar lo rostro,
+ e sonar ne la voce e <<io>> e <<mio>>,
+ quand'era nel concetto e 'noi' e 'nostro'.
+
+E comincio`: <<Per esser giusto e pio
+ son io qui essaltato a quella gloria
+ che non si lascia vincere a disio;
+
+e in terra lasciai la mia memoria
+ si` fatta, che le genti li` malvage
+ commendan lei, ma non seguon la storia>>.
+
+Cosi` un sol calor di molte brage
+ si fa sentir, come di molti amori
+ usciva solo un suon di quella image.
+
+Ond'io appresso: <<O perpetui fiori
+ de l'etterna letizia, che pur uno
+ parer mi fate tutti vostri odori,
+
+solvetemi, spirando, il gran digiuno
+ che lungamente m'ha tenuto in fame,
+ non trovandoli in terra cibo alcuno.
+
+Ben so io che, se 'n cielo altro reame
+ la divina giustizia fa suo specchio,
+ che 'l vostro non l'apprende con velame.
+
+Sapete come attento io m'apparecchio
+ ad ascoltar; sapete qual e` quello
+ dubbio che m'e` digiun cotanto vecchio>>.
+
+Quasi falcone ch'esce del cappello,
+ move la testa e con l'ali si plaude,
+ voglia mostrando e faccendosi bello,
+
+vid'io farsi quel segno, che di laude
+ de la divina grazia era contesto,
+ con canti quai si sa chi la` su` gaude.
+
+Poi comincio`: <<Colui che volse il sesto
+ a lo stremo del mondo, e dentro ad esso
+ distinse tanto occulto e manifesto,
+
+non pote' suo valor si` fare impresso
+ in tutto l'universo, che 'l suo verbo
+ non rimanesse in infinito eccesso.
+
+E cio` fa certo che 'l primo superbo,
+ che fu la somma d'ogne creatura,
+ per non aspettar lume, cadde acerbo;
+
+e quinci appar ch'ogne minor natura
+ e` corto recettacolo a quel bene
+ che non ha fine e se' con se' misura.
+
+Dunque vostra veduta, che convene
+ esser alcun de' raggi de la mente
+ di che tutte le cose son ripiene,
+
+non po` da sua natura esser possente
+ tanto, che suo principio discerna
+ molto di la` da quel che l'e` parvente.
+
+Pero` ne la giustizia sempiterna
+ la vista che riceve il vostro mondo,
+ com'occhio per lo mare, entro s'interna;
+
+che, ben che da la proda veggia il fondo,
+ in pelago nol vede; e nondimeno
+ eli, ma cela lui l'esser profondo.
+
+Lume non e`, se non vien dal sereno
+ che non si turba mai; anzi e` tenebra
+ od ombra de la carne o suo veleno.
+
+Assai t'e` mo aperta la latebra
+ che t'ascondeva la giustizia viva,
+ di che facei question cotanto crebra;
+
+che' tu dicevi: "Un uom nasce a la riva
+ de l'Indo, e quivi non e` chi ragioni
+ di Cristo ne' chi legga ne' chi scriva;
+
+e tutti suoi voleri e atti buoni
+ sono, quanto ragione umana vede,
+ sanza peccato in vita o in sermoni.
+
+Muore non battezzato e sanza fede:
+ ov'e` questa giustizia che 'l condanna?
+ ov'e` la colpa sua, se ei non crede?"
+
+Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna,
+ per giudicar di lungi mille miglia
+ con la veduta corta d'una spanna?
+
+Certo a colui che meco s'assottiglia,
+ se la Scrittura sovra voi non fosse,
+ da dubitar sarebbe a maraviglia.
+
+Oh terreni animali! oh menti grosse!
+ La prima volonta`, ch'e` da se' buona,
+ da se', ch'e` sommo ben, mai non si mosse.
+
+Cotanto e` giusto quanto a lei consuona:
+ nullo creato bene a se' la tira,
+ ma essa, radiando, lui cagiona>>.
+
+Quale sovresso il nido si rigira
+ poi c'ha pasciuti la cicogna i figli,
+ e come quel ch'e` pasto la rimira;
+
+cotal si fece, e si` levai i cigli,
+ la benedetta imagine, che l'ali
+ movea sospinte da tanti consigli.
+
+Roteando cantava, e dicea: <<Quali
+ son le mie note a te, che non le 'ntendi,
+ tal e` il giudicio etterno a voi mortali>>.
+
+Poi si quetaro quei lucenti incendi
+ de lo Spirito Santo ancor nel segno
+ che fe' i Romani al mondo reverendi,
+
+esso ricomincio`: <<A questo regno
+ non sali` mai chi non credette 'n Cristo,
+ ne' pria ne' poi ch'el si chiavasse al legno.
+
+Ma vedi: molti gridan "Cristo, Cristo!",
+ che saranno in giudicio assai men prope
+ a lui, che tal che non conosce Cristo;
+
+e tai Cristian dannera` l'Etiope,
+ quando si partiranno i due collegi,
+ l'uno in etterno ricco e l'altro inope.
+
+Che poran dir li Perse a' vostri regi,
+ come vedranno quel volume aperto
+ nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?
+
+Li` si vedra`, tra l'opere d'Alberto,
+ quella che tosto movera` la penna,
+ per che 'l regno di Praga fia diserto.
+
+Li` si vedra` il duol che sovra Senna
+ induce, falseggiando la moneta,
+ quel che morra` di colpo di cotenna.
+
+Li` si vedra` la superbia ch'asseta,
+ che fa lo Scotto e l'Inghilese folle,
+ si` che non puo` soffrir dentro a sua meta.
+
+Vedrassi la lussuria e 'l viver molle
+ di quel di Spagna e di quel di Boemme,
+ che mai valor non conobbe ne' volle.
+
+Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme
+ segnata con un i la sua bontate,
+ quando 'l contrario segnera` un emme.
+
+Vedrassi l'avarizia e la viltate
+ di quei che guarda l'isola del foco,
+ ove Anchise fini` la lunga etate;
+
+e a dare ad intender quanto e` poco,
+ la sua scrittura fian lettere mozze,
+ che noteranno molto in parvo loco.
+
+E parranno a ciascun l'opere sozze
+ del barba e del fratel, che tanto egregia
+ nazione e due corone han fatte bozze.
+
+E quel di Portogallo e di Norvegia
+ li` si conosceranno, e quel di Rascia
+ che male ha visto il conio di Vinegia.
+
+Oh beata Ungheria, se non si lascia
+ piu` malmenare! e beata Navarra,
+ se s'armasse del monte che la fascia!
+
+E creder de' ciascun che gia`, per arra
+ di questo, Niccosia e Famagosta
+ per la lor bestia si lamenti e garra,
+
+che dal fianco de l'altre non si scosta>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XX
+
+
+Quando colui che tutto 'l mondo alluma
+ de l'emisperio nostro si` discende,
+ che 'l giorno d'ogne parte si consuma,
+
+lo ciel, che sol di lui prima s'accende,
+ subitamente si rifa` parvente
+ per molte luci, in che una risplende;
+
+e questo atto del ciel mi venne a mente,
+ come 'l segno del mondo e de' suoi duci
+ nel benedetto rostro fu tacente;
+
+pero` che tutte quelle vive luci,
+ vie piu` lucendo, cominciaron canti
+ da mia memoria labili e caduci.
+
+O dolce amor che di riso t'ammanti,
+ quanto parevi ardente in que' flailli,
+ ch'avieno spirto sol di pensier santi!
+
+Poscia che i cari e lucidi lapilli
+ ond'io vidi ingemmato il sesto lume
+ puoser silenzio a li angelici squilli,
+
+udir mi parve un mormorar di fiume
+ che scende chiaro giu` di pietra in pietra,
+ mostrando l'uberta` del suo cacume.
+
+E come suono al collo de la cetra
+ prende sua forma, e si` com'al pertugio
+ de la sampogna vento che penetra,
+
+cosi`, rimosso d'aspettare indugio,
+ quel mormorar de l'aguglia salissi
+ su per lo collo, come fosse bugio.
+
+Fecesi voce quivi, e quindi uscissi
+ per lo suo becco in forma di parole,
+ quali aspettava il core ov'io le scrissi.
+
+<<La parte in me che vede e pate il sole
+ ne l'aguglie mortali>>, incominciommi,
+ <<or fisamente riguardar si vole,
+
+perche' d'i fuochi ond'io figura fommi,
+ quelli onde l'occhio in testa mi scintilla,
+ e' di tutti lor gradi son li sommi.
+
+Colui che luce in mezzo per pupilla,
+ fu il cantor de lo Spirito Santo,
+ che l'arca traslato` di villa in villa:
+
+ora conosce il merto del suo canto,
+ in quanto effetto fu del suo consiglio,
+ per lo remunerar ch'e` altrettanto.
+
+Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio,
+ colui che piu` al becco mi s'accosta,
+ la vedovella consolo` del figlio:
+
+ora conosce quanto caro costa
+ non seguir Cristo, per l'esperienza
+ di questa dolce vita e de l'opposta.
+
+E quel che segue in la circunferenza
+ di che ragiono, per l'arco superno,
+ morte indugio` per vera penitenza:
+
+ora conosce che 'l giudicio etterno
+ non si trasmuta, quando degno preco
+ fa crastino la` giu` de l'odierno.
+
+L'altro che segue, con le leggi e meco,
+ sotto buona intenzion che fe' mal frutto,
+ per cedere al pastor si fece greco:
+
+ora conosce come il mal dedutto
+ dal suo bene operar non li e` nocivo,
+ avvegna che sia 'l mondo indi distrutto.
+
+E quel che vedi ne l'arco declivo,
+ Guiglielmo fu, cui quella terra plora
+ che piagne Carlo e Federigo vivo:
+
+ora conosce come s'innamora
+ lo ciel del giusto rege, e al sembiante
+ del suo fulgore il fa vedere ancora.
+
+Chi crederebbe giu` nel mondo errante,
+ che Rifeo Troiano in questo tondo
+ fosse la quinta de le luci sante?
+
+Ora conosce assai di quel che 'l mondo
+ veder non puo` de la divina grazia,
+ ben che sua vista non discerna il fondo>>.
+
+Quale allodetta che 'n aere si spazia
+ prima cantando, e poi tace contenta
+ de l'ultima dolcezza che la sazia,
+
+tal mi sembio` l'imago de la 'mprenta
+ de l'etterno piacere, al cui disio
+ ciascuna cosa qual ell'e` diventa.
+
+E avvegna ch'io fossi al dubbiar mio
+ li` quasi vetro a lo color ch'el veste,
+ tempo aspettar tacendo non patio,
+
+ma de la bocca, <<Che cose son queste?>>,
+ mi pinse con la forza del suo peso:
+ per ch'io di coruscar vidi gran feste.
+
+Poi appresso, con l'occhio piu` acceso,
+ lo benedetto segno mi rispuose
+ per non tenermi in ammirar sospeso:
+
+<<Io veggio che tu credi queste cose
+ perch'io le dico, ma non vedi come;
+ si` che, se son credute, sono ascose.
+
+Fai come quei che la cosa per nome
+ apprende ben, ma la sua quiditate
+ veder non puo` se altri non la prome.
+
+Regnum celorum violenza pate
+ da caldo amore e da viva speranza,
+ che vince la divina volontate:
+
+non a guisa che l'omo a l'om sobranza,
+ ma vince lei perche' vuole esser vinta,
+ e, vinta, vince con sua beninanza.
+
+La prima vita del ciglio e la quinta
+ ti fa maravigliar, perche' ne vedi
+ la region de li angeli dipinta.
+
+D'i corpi suoi non uscir, come credi,
+ Gentili, ma Cristiani, in ferma fede
+ quel d'i passuri e quel d'i passi piedi.
+
+Che' l'una de lo 'nferno, u' non si riede
+ gia` mai a buon voler, torno` a l'ossa;
+ e cio` di viva spene fu mercede:
+
+di viva spene, che mise la possa
+ ne' prieghi fatti a Dio per suscitarla,
+ si` che potesse sua voglia esser mossa.
+
+L'anima gloriosa onde si parla,
+ tornata ne la carne, in che fu poco,
+ credette in lui che potea aiutarla;
+
+e credendo s'accese in tanto foco
+ di vero amor, ch'a la morte seconda
+ fu degna di venire a questo gioco.
+
+L'altra, per grazia che da si` profonda
+ fontana stilla, che mai creatura
+ non pinse l'occhio infino a la prima onda,
+
+tutto suo amor la` giu` pose a drittura:
+ per che, di grazia in grazia, Dio li aperse
+ l'occhio a la nostra redenzion futura;
+
+ond'ei credette in quella, e non sofferse
+ da indi il puzzo piu` del paganesmo;
+ e riprendiene le genti perverse.
+
+Quelle tre donne li fur per battesmo
+ che tu vedesti da la destra rota,
+ dinanzi al battezzar piu` d'un millesmo.
+
+O predestinazion, quanto remota
+ e` la radice tua da quelli aspetti
+ che la prima cagion non veggion tota!
+
+E voi, mortali, tenetevi stretti
+ a giudicar; che' noi, che Dio vedemo,
+ non conosciamo ancor tutti li eletti;
+
+ed enne dolce cosi` fatto scemo,
+ perche' il ben nostro in questo ben s'affina,
+ che quel che vole Iddio, e noi volemo>>.
+
+Cosi` da quella imagine divina,
+ per farmi chiara la mia corta vista,
+ data mi fu soave medicina.
+
+E come a buon cantor buon citarista
+ fa seguitar lo guizzo de la corda,
+ in che piu` di piacer lo canto acquista,
+
+si`, mentre ch'e' parlo`, si` mi ricorda
+ ch'io vidi le due luci benedette,
+ pur come batter d'occhi si concorda,
+
+con le parole mover le fiammette.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXI
+
+
+Gia` eran li occhi miei rifissi al volto
+ de la mia donna, e l'animo con essi,
+ e da ogne altro intento s'era tolto.
+
+E quella non ridea; ma <<S'io ridessi>>,
+ mi comincio`, <<tu ti faresti quale
+ fu Semele` quando di cener fessi;
+
+che' la bellezza mia, che per le scale
+ de l'etterno palazzo piu` s'accende,
+ com'hai veduto, quanto piu` si sale,
+
+se non si temperasse, tanto splende,
+ che 'l tuo mortal podere, al suo fulgore,
+ sarebbe fronda che trono scoscende.
+
+Noi sem levati al settimo splendore,
+ che sotto 'l petto del Leone ardente
+ raggia mo misto giu` del suo valore.
+
+Ficca di retro a li occhi tuoi la mente,
+ e fa di quelli specchi a la figura
+ che 'n questo specchio ti sara` parvente>>.
+
+Qual savesse qual era la pastura
+ del viso mio ne l'aspetto beato
+ quand'io mi trasmutai ad altra cura,
+
+conoscerebbe quanto m'era a grato
+ ubidire a la mia celeste scorta,
+ contrapesando l'un con l'altro lato.
+
+Dentro al cristallo che 'l vocabol porta,
+ cerchiando il mondo, del suo caro duce
+ sotto cui giacque ogne malizia morta,
+
+di color d'oro in che raggio traluce
+ vid'io uno scaleo eretto in suso
+ tanto, che nol seguiva la mia luce.
+
+Vidi anche per li gradi scender giuso
+ tanti splendor, ch'io pensai ch'ogne lume
+ che par nel ciel, quindi fosse diffuso.
+
+E come, per lo natural costume,
+ le pole insieme, al cominciar del giorno,
+ si movono a scaldar le fredde piume;
+
+poi altre vanno via sanza ritorno,
+ altre rivolgon se' onde son mosse,
+ e altre roteando fan soggiorno;
+
+tal modo parve me che quivi fosse
+ in quello sfavillar che 'nsieme venne,
+ si` come in certo grado si percosse.
+
+E quel che presso piu` ci si ritenne,
+ si fe' si` chiaro, ch'io dicea pensando:
+ 'Io veggio ben l'amor che tu m'accenne.
+
+Ma quella ond'io aspetto il come e 'l quando
+ del dire e del tacer, si sta; ond'io,
+ contra 'l disio, fo ben ch'io non dimando'.
+
+Per ch'ella, che vedea il tacer mio
+ nel veder di colui che tutto vede,
+ mi disse: <<Solvi il tuo caldo disio>>.
+
+E io incominciai: <<La mia mercede
+ non mi fa degno de la tua risposta;
+ ma per colei che 'l chieder mi concede,
+
+vita beata che ti stai nascosta
+ dentro a la tua letizia, fammi nota
+ la cagion che si` presso mi t'ha posta;
+
+e di' perche' si tace in questa rota
+ la dolce sinfonia di paradiso,
+ che giu` per l'altre suona si` divota>>.
+
+<<Tu hai l'udir mortal si` come il viso>>,
+ rispuose a me; <<onde qui non si canta
+ per quel che Beatrice non ha riso.
+
+Giu` per li gradi de la scala santa
+ discesi tanto sol per farti festa
+ col dire e con la luce che mi ammanta;
+
+ne' piu` amor mi fece esser piu` presta;
+ che' piu` e tanto amor quinci su` ferve,
+ si` come il fiammeggiar ti manifesta.
+
+Ma l'alta carita`, che ci fa serve
+ pronte al consiglio che 'l mondo governa,
+ sorteggia qui si` come tu osserve>>.
+
+<<Io veggio ben>>, diss'io, <<sacra lucerna,
+ come libero amore in questa corte
+ basta a seguir la provedenza etterna;
+
+ma questo e` quel ch'a cerner mi par forte,
+ perche' predestinata fosti sola
+ a questo officio tra le tue consorte>>.
+
+Ne' venni prima a l'ultima parola,
+ che del suo mezzo fece il lume centro,
+ girando se' come veloce mola;
+
+poi rispuose l'amor che v'era dentro:
+ <<Luce divina sopra me s'appunta,
+ penetrando per questa in ch'io m'inventro,
+
+la cui virtu`, col mio veder congiunta,
+ mi leva sopra me tanto, ch'i' veggio
+ la somma essenza de la quale e` munta.
+
+Quinci vien l'allegrezza ond'io fiammeggio;
+ per ch'a la vista mia, quant'ella e` chiara,
+ la chiarita` de la fiamma pareggio.
+
+Ma quell'alma nel ciel che piu` si schiara,
+ quel serafin che 'n Dio piu` l'occhio ha fisso,
+ a la dimanda tua non satisfara,
+
+pero` che si` s'innoltra ne lo abisso
+ de l'etterno statuto quel che chiedi,
+ che da ogne creata vista e` scisso.
+
+E al mondo mortal, quando tu riedi,
+ questo rapporta, si` che non presumma
+ a tanto segno piu` mover li piedi.
+
+La mente, che qui luce, in terra fumma;
+ onde riguarda come puo` la` giue
+ quel che non pote perche' 'l ciel l'assumma>>.
+
+Si` mi prescrisser le parole sue,
+ ch'io lasciai la quistione e mi ritrassi
+ a dimandarla umilmente chi fue.
+
+<<Tra ' due liti d'Italia surgon sassi,
+ e non molto distanti a la tua patria,
+ tanto che ' troni assai suonan piu` bassi,
+
+e fanno un gibbo che si chiama Catria,
+ di sotto al quale e` consecrato un ermo,
+ che suole esser disposto a sola latria>>.
+
+Cosi` ricominciommi il terzo sermo;
+ e poi, continuando, disse: <<Quivi
+ al servigio di Dio mi fe' si` fermo,
+
+che pur con cibi di liquor d'ulivi
+ lievemente passava caldi e geli,
+ contento ne' pensier contemplativi.
+
+Render solea quel chiostro a questi cieli
+ fertilemente; e ora e` fatto vano,
+ si` che tosto convien che si riveli.
+
+In quel loco fu' io Pietro Damiano,
+ e Pietro Peccator fu' ne la casa
+ di Nostra Donna in sul lito adriano.
+
+Poca vita mortal m'era rimasa,
+ quando fui chiesto e tratto a quel cappello,
+ che pur di male in peggio si travasa.
+
+Venne Cefas e venne il gran vasello
+ de lo Spirito Santo, magri e scalzi,
+ prendendo il cibo da qualunque ostello.
+
+Or voglion quinci e quindi chi rincalzi
+ li moderni pastori e chi li meni,
+ tanto son gravi, e chi di rietro li alzi.
+
+Cuopron d'i manti loro i palafreni,
+ si` che due bestie van sott'una pelle:
+ oh pazienza che tanto sostieni!>>.
+
+A questa voce vid'io piu` fiammelle
+ di grado in grado scendere e girarsi,
+ e ogne giro le facea piu` belle.
+
+Dintorno a questa vennero e fermarsi,
+ e fero un grido di si` alto suono,
+ che non potrebbe qui assomigliarsi;
+
+ne' io lo 'ntesi, si` mi vinse il tuono.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXII
+
+
+Oppresso di stupore, a la mia guida
+ mi volsi, come parvol che ricorre
+ sempre cola` dove piu` si confida;
+
+e quella, come madre che soccorre
+ subito al figlio palido e anelo
+ con la sua voce, che 'l suol ben disporre,
+
+mi disse: <<Non sai tu che tu se' in cielo?
+ e non sai tu che 'l cielo e` tutto santo,
+ e cio` che ci si fa vien da buon zelo?
+
+Come t'avrebbe trasmutato il canto,
+ e io ridendo, mo pensar lo puoi,
+ poscia che 'l grido t'ha mosso cotanto;
+
+nel qual, se 'nteso avessi i prieghi suoi,
+ gia` ti sarebbe nota la vendetta
+ che tu vedrai innanzi che tu muoi.
+
+La spada di qua su` non taglia in fretta
+ ne' tardo, ma' ch'al parer di colui
+ che disiando o temendo l'aspetta.
+
+Ma rivolgiti omai inverso altrui;
+ ch'assai illustri spiriti vedrai,
+ se com'io dico l'aspetto redui>>.
+
+Come a lei piacque, li occhi ritornai,
+ e vidi cento sperule che 'nsieme
+ piu` s'abbellivan con mutui rai.
+
+Io stava come quei che 'n se' repreme
+ la punta del disio, e non s'attenta
+ di domandar, si` del troppo si teme;
+
+e la maggiore e la piu` luculenta
+ di quelle margherite innanzi fessi,
+ per far di se' la mia voglia contenta.
+
+Poi dentro a lei udi': <<Se tu vedessi
+ com'io la carita` che tra noi arde,
+ li tuoi concetti sarebbero espressi.
+
+Ma perche' tu, aspettando, non tarde
+ a l'alto fine, io ti faro` risposta
+ pur al pensier, da che si` ti riguarde.
+
+Quel monte a cui Cassino e` ne la costa
+ fu frequentato gia` in su la cima
+ da la gente ingannata e mal disposta;
+
+e quel son io che su` vi portai prima
+ lo nome di colui che 'n terra addusse
+ la verita` che tanto ci soblima;
+
+e tanta grazia sopra me relusse,
+ ch'io ritrassi le ville circunstanti
+ da l'empio colto che 'l mondo sedusse.
+
+Questi altri fuochi tutti contemplanti
+ uomini fuoro, accesi di quel caldo
+ che fa nascere i fiori e ' frutti santi.
+
+Qui e` Maccario, qui e` Romoaldo,
+ qui son li frati miei che dentro ai chiostri
+ fermar li piedi e tennero il cor saldo>>.
+
+E io a lui: <<L'affetto che dimostri
+ meco parlando, e la buona sembianza
+ ch'io veggio e noto in tutti li ardor vostri,
+
+cosi` m'ha dilatata mia fidanza,
+ come 'l sol fa la rosa quando aperta
+ tanto divien quant'ell'ha di possanza.
+
+Pero` ti priego, e tu, padre, m'accerta
+ s'io posso prender tanta grazia, ch'io
+ ti veggia con imagine scoverta>>.
+
+Ond'elli: <<Frate, il tuo alto disio
+ s'adempiera` in su l'ultima spera,
+ ove s'adempion tutti li altri e 'l mio.
+
+Ivi e` perfetta, matura e intera
+ ciascuna disianza; in quella sola
+ e` ogne parte la` ove sempr'era,
+
+perche' non e` in loco e non s'impola;
+ e nostra scala infino ad essa varca,
+ onde cosi` dal viso ti s'invola.
+
+Infin la` su` la vide il patriarca
+ Iacobbe porger la superna parte,
+ quando li apparve d'angeli si` carca.
+
+Ma, per salirla, mo nessun diparte
+ da terra i piedi, e la regola mia
+ rimasa e` per danno de le carte.
+
+Le mura che solieno esser badia
+ fatte sono spelonche, e le cocolle
+ sacca son piene di farina ria.
+
+Ma grave usura tanto non si tolle
+ contra 'l piacer di Dio, quanto quel frutto
+ che fa il cor de' monaci si` folle;
+
+che' quantunque la Chiesa guarda, tutto
+ e` de la gente che per Dio dimanda;
+ non di parenti ne' d'altro piu` brutto.
+
+La carne d'i mortali e` tanto blanda,
+ che giu` non basta buon cominciamento
+ dal nascer de la quercia al far la ghianda.
+
+Pier comincio` sanz'oro e sanz'argento,
+ e io con orazione e con digiuno,
+ e Francesco umilmente il suo convento;
+
+e se guardi 'l principio di ciascuno,
+ poscia riguardi la` dov'e` trascorso,
+ tu vederai del bianco fatto bruno.
+
+Veramente Iordan volto retrorso
+ piu` fu, e 'l mar fuggir, quando Dio volse,
+ mirabile a veder che qui 'l soccorso>>.
+
+Cosi` mi disse, e indi si raccolse
+ al suo collegio, e 'l collegio si strinse;
+ poi, come turbo, in su` tutto s'avvolse.
+
+La dolce donna dietro a lor mi pinse
+ con un sol cenno su per quella scala,
+ si` sua virtu` la mia natura vinse;
+
+ne' mai qua giu` dove si monta e cala
+ naturalmente, fu si` ratto moto
+ ch'agguagliar si potesse a la mia ala.
+
+S'io torni mai, lettore, a quel divoto
+ triunfo per lo quale io piango spesso
+ le mie peccata e 'l petto mi percuoto,
+
+tu non avresti in tanto tratto e messo
+ nel foco il dito, in quant'io vidi 'l segno
+ che segue il Tauro e fui dentro da esso.
+
+O gloriose stelle, o lume pregno
+ di gran virtu`, dal quale io riconosco
+ tutto, qual che si sia, il mio ingegno,
+
+con voi nasceva e s'ascondeva vosco
+ quelli ch'e` padre d'ogne mortal vita,
+ quand'io senti' di prima l'aere tosco;
+
+e poi, quando mi fu grazia largita
+ d'entrar ne l'alta rota che vi gira,
+ la vostra region mi fu sortita.
+
+A voi divotamente ora sospira
+ l'anima mia, per acquistar virtute
+ al passo forte che a se' la tira.
+
+<<Tu se' si` presso a l'ultima salute>>,
+ comincio` Beatrice, <<che tu dei
+ aver le luci tue chiare e acute;
+
+e pero`, prima che tu piu` t'inlei,
+ rimira in giu`, e vedi quanto mondo
+ sotto li piedi gia` esser ti fei;
+
+si` che 'l tuo cor, quantunque puo`, giocondo
+ s'appresenti a la turba triunfante
+ che lieta vien per questo etera tondo>>.
+
+Col viso ritornai per tutte quante
+ le sette spere, e vidi questo globo
+ tal, ch'io sorrisi del suo vil sembiante;
+
+e quel consiglio per migliore approbo
+ che l'ha per meno; e chi ad altro pensa
+ chiamar si puote veramente probo.
+
+Vidi la figlia di Latona incensa
+ sanza quell'ombra che mi fu cagione
+ per che gia` la credetti rara e densa.
+
+L'aspetto del tuo nato, Iperione,
+ quivi sostenni, e vidi com'si move
+ circa e vicino a lui Maia e Dione.
+
+Quindi m'apparve il temperar di Giove
+ tra 'l padre e 'l figlio: e quindi mi fu chiaro
+ il variar che fanno di lor dove;
+
+e tutti e sette mi si dimostraro
+ quanto son grandi e quanto son veloci
+ e come sono in distante riparo.
+
+L'aiuola che ci fa tanto feroci,
+ volgendom'io con li etterni Gemelli,
+ tutta m'apparve da' colli a le foci;
+
+poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXIII
+
+
+Come l'augello, intra l'amate fronde,
+ posato al nido de' suoi dolci nati
+ la notte che le cose ci nasconde,
+
+che, per veder li aspetti disiati
+ e per trovar lo cibo onde li pasca,
+ in che gravi labor li sono aggrati,
+
+previene il tempo in su aperta frasca,
+ e con ardente affetto il sole aspetta,
+ fiso guardando pur che l'alba nasca;
+
+cosi` la donna mia stava eretta
+ e attenta, rivolta inver' la plaga
+ sotto la quale il sol mostra men fretta:
+
+si` che, veggendola io sospesa e vaga,
+ fecimi qual e` quei che disiando
+ altro vorria, e sperando s'appaga.
+
+Ma poco fu tra uno e altro quando,
+ del mio attender, dico, e del vedere
+ lo ciel venir piu` e piu` rischiarando;
+
+e Beatrice disse: <<Ecco le schiere
+ del triunfo di Cristo e tutto 'l frutto
+ ricolto del girar di queste spere!>>.
+
+Pariemi che 'l suo viso ardesse tutto,
+ e li occhi avea di letizia si` pieni,
+ che passarmen convien sanza costrutto.
+
+Quale ne' plenilunii sereni
+ Trivia ride tra le ninfe etterne
+ che dipingon lo ciel per tutti i seni,
+
+vid'i' sopra migliaia di lucerne
+ un sol che tutte quante l'accendea,
+ come fa 'l nostro le viste superne;
+
+e per la viva luce trasparea
+ la lucente sustanza tanto chiara
+ nel viso mio, che non la sostenea.
+
+Oh Beatrice, dolce guida e cara!
+ Ella mi disse: <<Quel che ti sobranza
+ e` virtu` da cui nulla si ripara.
+
+Quivi e` la sapienza e la possanza
+ ch'apri` le strade tra 'l cielo e la terra,
+ onde fu gia` si` lunga disianza>>.
+
+Come foco di nube si diserra
+ per dilatarsi si` che non vi cape,
+ e fuor di sua natura in giu` s'atterra,
+
+la mente mia cosi`, tra quelle dape
+ fatta piu` grande, di se' stessa uscio,
+ e che si fesse rimembrar non sape.
+
+<<Apri li occhi e riguarda qual son io;
+ tu hai vedute cose, che possente
+ se' fatto a sostener lo riso mio>>.
+
+Io era come quei che si risente
+ di visione oblita e che s'ingegna
+ indarno di ridurlasi a la mente,
+
+quand'io udi' questa proferta, degna
+ di tanto grato, che mai non si stingue
+ del libro che 'l preterito rassegna.
+
+Se mo sonasser tutte quelle lingue
+ che Polimnia con le suore fero
+ del latte lor dolcissimo piu` pingue,
+
+per aiutarmi, al millesmo del vero
+ non si verria, cantando il santo riso
+ e quanto il santo aspetto facea mero;
+
+e cosi`, figurando il paradiso,
+ convien saltar lo sacrato poema,
+ come chi trova suo cammin riciso.
+
+Ma chi pensasse il ponderoso tema
+ e l'omero mortal che se ne carca,
+ nol biasmerebbe se sott'esso trema:
+
+non e` pareggio da picciola barca
+ quel che fendendo va l'ardita prora,
+ ne' da nocchier ch'a se' medesmo parca.
+
+<<Perche' la faccia mia si` t'innamora,
+ che tu non ti rivolgi al bel giardino
+ che sotto i raggi di Cristo s'infiora?
+
+Quivi e` la rosa in che 'l verbo divino
+ carne si fece; quivi son li gigli
+ al cui odor si prese il buon cammino>>.
+
+Cosi` Beatrice; e io, che a' suoi consigli
+ tutto era pronto, ancora mi rendei
+ a la battaglia de' debili cigli.
+
+Come a raggio di sol che puro mei
+ per fratta nube, gia` prato di fiori
+ vider, coverti d'ombra, li occhi miei;
+
+vid'io cosi` piu` turbe di splendori,
+ folgorate di su` da raggi ardenti,
+ sanza veder principio di folgori.
+
+O benigna vertu` che si` li 'mprenti,
+ su` t'essaltasti, per largirmi loco
+ a li occhi li` che non t'eran possenti.
+
+Il nome del bel fior ch'io sempre invoco
+ e mane e sera, tutto mi ristrinse
+ l'animo ad avvisar lo maggior foco;
+
+e come ambo le luci mi dipinse
+ il quale e il quanto de la viva stella
+ che la` su` vince come qua giu` vinse,
+
+per entro il cielo scese una facella,
+ formata in cerchio a guisa di corona,
+ e cinsela e girossi intorno ad ella.
+
+Qualunque melodia piu` dolce suona
+ qua giu` e piu` a se' l'anima tira,
+ parrebbe nube che squarciata tona,
+
+comparata al sonar di quella lira
+ onde si coronava il bel zaffiro
+ del quale il ciel piu` chiaro s'inzaffira.
+
+<<Io sono amore angelico, che giro
+ l'alta letizia che spira del ventre
+ che fu albergo del nostro disiro;
+
+e girerommi, donna del ciel, mentre
+ che seguirai tuo figlio, e farai dia
+ piu` la spera suprema perche' li` entre>>.
+
+Cosi` la circulata melodia
+ si sigillava, e tutti li altri lumi
+ facean sonare il nome di Maria.
+
+Lo real manto di tutti i volumi
+ del mondo, che piu` ferve e piu` s'avviva
+ ne l'alito di Dio e nei costumi,
+
+avea sopra di noi l'interna riva
+ tanto distante, che la sua parvenza,
+ la` dov'io era, ancor non appariva:
+
+pero` non ebber li occhi miei potenza
+ di seguitar la coronata fiamma
+ che si levo` appresso sua semenza.
+
+E come fantolin che 'nver' la mamma
+ tende le braccia, poi che 'l latte prese,
+ per l'animo che 'nfin di fuor s'infiamma;
+
+ciascun di quei candori in su` si stese
+ con la sua cima, si` che l'alto affetto
+ ch'elli avieno a Maria mi fu palese.
+
+Indi rimaser li` nel mio cospetto,
+ 'Regina celi' cantando si` dolce,
+ che mai da me non si parti` 'l diletto.
+
+Oh quanta e` l'uberta` che si soffolce
+ in quelle arche ricchissime che fuoro
+ a seminar qua giu` buone bobolce!
+
+Quivi si vive e gode del tesoro
+ che s'acquisto` piangendo ne lo essilio
+ di Babillon, ove si lascio` l'oro.
+
+Quivi triunfa, sotto l'alto Filio
+ di Dio e di Maria, di sua vittoria,
+ e con l'antico e col novo concilio,
+
+colui che tien le chiavi di tal gloria.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXIV
+
+
+<<O sodalizio eletto a la gran cena
+ del benedetto Agnello, il qual vi ciba
+ si`, che la vostra voglia e` sempre piena,
+
+se per grazia di Dio questi preliba
+ di quel che cade de la vostra mensa,
+ prima che morte tempo li prescriba,
+
+ponete mente a l'affezione immensa
+ e roratelo alquanto: voi bevete
+ sempre del fonte onde vien quel ch'ei pensa>>.
+
+Cosi` Beatrice; e quelle anime liete
+ si fero spere sopra fissi poli,
+ fiammando, a volte, a guisa di comete.
+
+E come cerchi in tempra d'oriuoli
+ si giran si`, che 'l primo a chi pon mente
+ quieto pare, e l'ultimo che voli;
+
+cosi` quelle carole, differente-
+ mente danzando, de la sua ricchezza
+ mi facieno stimar, veloci e lente.
+
+Di quella ch'io notai di piu` carezza
+ vid'io uscire un foco si` felice,
+ che nullo vi lascio` di piu` chiarezza;
+
+e tre fiate intorno di Beatrice
+ si volse con un canto tanto divo,
+ che la mia fantasia nol mi ridice.
+
+Pero` salta la penna e non lo scrivo:
+ che' l'imagine nostra a cotai pieghe,
+ non che 'l parlare, e` troppo color vivo.
+
+<<O santa suora mia che si` ne prieghe
+ divota, per lo tuo ardente affetto
+ da quella bella spera mi disleghe>>.
+
+Poscia fermato, il foco benedetto
+ a la mia donna dirizzo` lo spiro,
+ che favello` cosi` com'i' ho detto.
+
+Ed ella: <<O luce etterna del gran viro
+ a cui Nostro Segnor lascio` le chiavi,
+ ch'ei porto` giu`, di questo gaudio miro,
+
+tenta costui di punti lievi e gravi,
+ come ti piace, intorno de la fede,
+ per la qual tu su per lo mare andavi.
+
+S'elli ama bene e bene spera e crede,
+ non t'e` occulto, perche' 'l viso hai quivi
+ dov'ogne cosa dipinta si vede;
+
+ma perche' questo regno ha fatto civi
+ per la verace fede, a gloriarla,
+ di lei parlare e` ben ch'a lui arrivi>>.
+
+Si` come il baccialier s'arma e non parla
+ fin che 'l maestro la question propone,
+ per approvarla, non per terminarla,
+
+cosi` m'armava io d'ogne ragione
+ mentre ch'ella dicea, per esser presto
+ a tal querente e a tal professione.
+
+<<Di', buon Cristiano, fatti manifesto:
+ fede che e`?>>. Ond'io levai la fronte
+ in quella luce onde spirava questo;
+
+poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte
+ sembianze femmi perch'io spandessi
+ l'acqua di fuor del mio interno fonte.
+
+<<La Grazia che mi da` ch'io mi confessi>>,
+ comincia' io, <<da l'alto primipilo,
+ faccia li miei concetti bene espressi>>.
+
+E seguitai: <<Come 'l verace stilo
+ ne scrisse, padre, del tuo caro frate
+ che mise teco Roma nel buon filo,
+
+fede e` sustanza di cose sperate
+ e argomento de le non parventi;
+ e questa pare a me sua quiditate>>.
+
+Allora udi': <<Dirittamente senti,
+ se bene intendi perche' la ripuose
+ tra le sustanze, e poi tra li argomenti>>.
+
+E io appresso: <<Le profonde cose
+ che mi largiscon qui la lor parvenza,
+ a li occhi di la` giu` son si` ascose,
+
+che l'esser loro v'e` in sola credenza,
+ sopra la qual si fonda l'alta spene;
+ e pero` di sustanza prende intenza.
+
+E da questa credenza ci convene
+ silogizzar, sanz'avere altra vista:
+ pero` intenza d'argomento tene>>.
+
+Allora udi': <<Se quantunque s'acquista
+ giu` per dottrina, fosse cosi` 'nteso,
+ non li` avria loco ingegno di sofista>>.
+
+Cosi` spiro` di quello amore acceso;
+ indi soggiunse: <<Assai bene e` trascorsa
+ d'esta moneta gia` la lega e 'l peso;
+
+ma dimmi se tu l'hai ne la tua borsa>>.
+ Ond'io: <<Si` ho, si` lucida e si` tonda,
+ che nel suo conio nulla mi s'inforsa>>.
+
+Appresso usci` de la luce profonda
+ che li` splendeva: <<Questa cara gioia
+ sopra la quale ogne virtu` si fonda,
+
+onde ti venne?>>. E io: <<La larga ploia
+ de lo Spirito Santo, ch'e` diffusa
+ in su le vecchie e 'n su le nuove cuoia,
+
+e` silogismo che la m'ha conchiusa
+ acutamente si`, che 'nverso d'ella
+ ogne dimostrazion mi pare ottusa>>.
+
+Io udi' poi: <<L'antica e la novella
+ proposizion che cosi` ti conchiude,
+ perche' l'hai tu per divina favella?>>.
+
+E io: <<La prova che 'l ver mi dischiude,
+ son l'opere seguite, a che natura
+ non scalda ferro mai ne' batte incude>>.
+
+Risposto fummi: <<Di', chi t'assicura
+ che quell'opere fosser? Quel medesmo
+ che vuol provarsi, non altri, il ti giura>>.
+
+<<Se 'l mondo si rivolse al cristianesmo>>,
+ diss'io, <<sanza miracoli, quest'uno
+ e` tal, che li altri non sono il centesmo:
+
+che' tu intrasti povero e digiuno
+ in campo, a seminar la buona pianta
+ che fu gia` vite e ora e` fatta pruno>>.
+
+Finito questo, l'alta corte santa
+ risono` per le spere un 'Dio laudamo'
+ ne la melode che la` su` si canta.
+
+E quel baron che si` di ramo in ramo,
+ essaminando, gia` tratto m'avea,
+ che a l'ultime fronde appressavamo,
+
+ricomincio`: <<La Grazia, che donnea
+ con la tua mente, la bocca t'aperse
+ infino a qui come aprir si dovea,
+
+si` ch'io approvo cio` che fuori emerse;
+ ma or conviene espremer quel che credi,
+ e onde a la credenza tua s'offerse>>.
+
+<<O santo padre, e spirito che vedi
+ cio` che credesti si`, che tu vincesti
+ ver' lo sepulcro piu` giovani piedi>>,
+
+comincia' io, <<tu vuo' ch'io manifesti
+ la forma qui del pronto creder mio,
+ e anche la cagion di lui chiedesti.
+
+E io rispondo: Io credo in uno Dio
+ solo ed etterno, che tutto 'l ciel move,
+ non moto, con amore e con disio;
+
+e a tal creder non ho io pur prove
+ fisice e metafisice, ma dalmi
+ anche la verita` che quinci piove
+
+per Moise`, per profeti e per salmi,
+ per l'Evangelio e per voi che scriveste
+ poi che l'ardente Spirto vi fe' almi;
+
+e credo in tre persone etterne, e queste
+ credo una essenza si` una e si` trina,
+ che soffera congiunto 'sono' ed 'este'.
+
+De la profonda condizion divina
+ ch'io tocco mo, la mente mi sigilla
+ piu` volte l'evangelica dottrina.
+
+Quest'e` 'l principio, quest'e` la favilla
+ che si dilata in fiamma poi vivace,
+ e come stella in cielo in me scintilla>>.
+
+Come 'l segnor ch'ascolta quel che i piace,
+ da indi abbraccia il servo, gratulando
+ per la novella, tosto ch'el si tace;
+
+cosi`, benedicendomi cantando,
+ tre volte cinse me, si` com'io tacqui,
+ l'appostolico lume al cui comando
+
+io avea detto: si` nel dir li piacqui!
+
+
+
+Paradiso: Canto XXV
+
+
+Se mai continga che 'l poema sacro
+ al quale ha posto mano e cielo e terra,
+ si` che m'ha fatto per molti anni macro,
+
+vinca la crudelta` che fuor mi serra
+ del bello ovile ov'io dormi' agnello,
+ nimico ai lupi che li danno guerra;
+
+con altra voce omai, con altro vello
+ ritornero` poeta, e in sul fonte
+ del mio battesmo prendero` 'l cappello;
+
+pero` che ne la fede, che fa conte
+ l'anime a Dio, quivi intra' io, e poi
+ Pietro per lei si` mi giro` la fronte.
+
+Indi si mosse un lume verso noi
+ di quella spera ond'usci` la primizia
+ che lascio` Cristo d'i vicari suoi;
+
+e la mia donna, piena di letizia,
+ mi disse: <<Mira, mira: ecco il barone
+ per cui la` giu` si vicita Galizia>>.
+
+Si` come quando il colombo si pone
+ presso al compagno, l'uno a l'altro pande,
+ girando e mormorando, l'affezione;
+
+cosi` vid'io l'un da l'altro grande
+ principe glorioso essere accolto,
+ laudando il cibo che la` su` li prande.
+
+Ma poi che 'l gratular si fu assolto,
+ tacito coram me ciascun s'affisse,
+ ignito si` che vincea 'l mio volto.
+
+Ridendo allora Beatrice disse:
+ <<Inclita vita per cui la larghezza
+ de la nostra basilica si scrisse,
+
+fa risonar la spene in questa altezza:
+ tu sai, che tante fiate la figuri,
+ quante Iesu` ai tre fe' piu` carezza>>.
+
+<<Leva la testa e fa che t'assicuri:
+ che cio` che vien qua su` del mortal mondo,
+ convien ch'ai nostri raggi si maturi>>.
+
+Questo conforto del foco secondo
+ mi venne; ond'io levai li occhi a' monti
+ che li 'ncurvaron pria col troppo pondo.
+
+<<Poi che per grazia vuol che tu t'affronti
+ lo nostro Imperadore, anzi la morte,
+ ne l'aula piu` secreta co' suoi conti,
+
+si` che, veduto il ver di questa corte,
+ la spene, che la` giu` bene innamora,
+ in te e in altrui di cio` conforte,
+
+di' quel ch'ell'e`, di' come se ne 'nfiora
+ la mente tua, e di` onde a te venne>>.
+ Cosi` segui` 'l secondo lume ancora.
+
+E quella pia che guido` le penne
+ de le mie ali a cosi` alto volo,
+ a la risposta cosi` mi prevenne:
+
+<<La Chiesa militante alcun figliuolo
+ non ha con piu` speranza, com'e` scritto
+ nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:
+
+pero` li e` conceduto che d'Egitto
+ vegna in Ierusalemme per vedere,
+ anzi che 'l militar li sia prescritto.
+
+Li altri due punti, che non per sapere
+ son dimandati, ma perch'ei rapporti
+ quanto questa virtu` t'e` in piacere,
+
+a lui lasc'io, che' non li saran forti
+ ne' di iattanza; ed elli a cio` risponda,
+ e la grazia di Dio cio` li comporti>>.
+
+Come discente ch'a dottor seconda
+ pronto e libente in quel ch'elli e` esperto,
+ perche' la sua bonta` si disasconda,
+
+<<Spene>>, diss'io, <<e` uno attender certo
+ de la gloria futura, il qual produce
+ grazia divina e precedente merto.
+
+Da molte stelle mi vien questa luce;
+ ma quei la distillo` nel mio cor pria
+ che fu sommo cantor del sommo duce.
+
+'Sperino in te', ne la sua teodia
+ dice, 'color che sanno il nome tuo':
+ e chi nol sa, s'elli ha la fede mia?
+
+Tu mi stillasti, con lo stillar suo,
+ ne la pistola poi; si` ch'io son pieno,
+ e in altrui vostra pioggia repluo>>.
+
+Mentr' io diceva, dentro al vivo seno
+ di quello incendio tremolava un lampo
+ subito e spesso a guisa di baleno.
+
+Indi spiro`: <<L'amore ond'io avvampo
+ ancor ver' la virtu` che mi seguette
+ infin la palma e a l'uscir del campo,
+
+vuol ch'io respiri a te che ti dilette
+ di lei; ed emmi a grato che tu diche
+ quello che la speranza ti 'mpromette>>.
+
+E io: <<Le nove e le scritture antiche
+ pongon lo segno, ed esso lo mi addita,
+ de l'anime che Dio s'ha fatte amiche.
+
+Dice Isaia che ciascuna vestita
+ ne la sua terra fia di doppia vesta:
+ e la sua terra e` questa dolce vita;
+
+e 'l tuo fratello assai vie piu` digesta,
+ la` dove tratta de le bianche stole,
+ questa revelazion ci manifesta>>.
+
+E prima, appresso al fin d'este parole,
+ 'Sperent in te' di sopr'a noi s'udi`;
+ a che rispuoser tutte le carole.
+
+Poscia tra esse un lume si schiari`
+ si` che, se 'l Cancro avesse un tal cristallo,
+ l'inverno avrebbe un mese d'un sol di`.
+
+E come surge e va ed entra in ballo
+ vergine lieta, sol per fare onore
+ a la novizia, non per alcun fallo,
+
+cosi` vid'io lo schiarato splendore
+ venire a' due che si volgieno a nota
+ qual conveniesi al loro ardente amore.
+
+Misesi li` nel canto e ne la rota;
+ e la mia donna in lor tenea l'aspetto,
+ pur come sposa tacita e immota.
+
+<<Questi e` colui che giacque sopra 'l petto
+ del nostro pellicano, e questi fue
+ di su la croce al grande officio eletto>>.
+
+La donna mia cosi`; ne' pero` piue
+ mosser la vista sua di stare attenta
+ poscia che prima le parole sue.
+
+Qual e` colui ch'adocchia e s'argomenta
+ di vedere eclissar lo sole un poco,
+ che, per veder, non vedente diventa;
+
+tal mi fec'io a quell'ultimo foco
+ mentre che detto fu: <<Perche' t'abbagli
+ per veder cosa che qui non ha loco?
+
+In terra e` terra il mio corpo, e saragli
+ tanto con li altri, che 'l numero nostro
+ con l'etterno proposito s'agguagli.
+
+Con le due stole nel beato chiostro
+ son le due luci sole che saliro;
+ e questo apporterai nel mondo vostro>>.
+
+A questa voce l'infiammato giro
+ si quieto` con esso il dolce mischio
+ che si facea nel suon del trino spiro,
+
+si` come, per cessar fatica o rischio,
+ li remi, pria ne l'acqua ripercossi,
+ tutti si posano al sonar d'un fischio.
+
+Ahi quanto ne la mente mi commossi,
+ quando mi volsi per veder Beatrice,
+ per non poter veder, benche' io fossi
+
+presso di lei, e nel mondo felice!
+
+
+
+Paradiso: Canto XXVI
+
+
+Mentr'io dubbiava per lo viso spento,
+ de la fulgida fiamma che lo spense
+ usci` un spiro che mi fece attento,
+
+dicendo: <<Intanto che tu ti risense
+ de la vista che hai in me consunta,
+ ben e` che ragionando la compense.
+
+Comincia dunque; e di' ove s'appunta
+ l'anima tua, e fa' ragion che sia
+ la vista in te smarrita e non defunta:
+
+perche' la donna che per questa dia
+ region ti conduce, ha ne lo sguardo
+ la virtu` ch'ebbe la man d'Anania>>.
+
+Io dissi: <<Al suo piacere e tosto e tardo
+ vegna remedio a li occhi, che fuor porte
+ quand'ella entro` col foco ond'io sempr'ardo.
+
+Lo ben che fa contenta questa corte,
+ Alfa e O e` di quanta scrittura
+ mi legge Amore o lievemente o forte>>.
+
+Quella medesma voce che paura
+ tolta m'avea del subito abbarbaglio,
+ di ragionare ancor mi mise in cura;
+
+e disse: <<Certo a piu` angusto vaglio
+ ti conviene schiarar: dicer convienti
+ chi drizzo` l'arco tuo a tal berzaglio>>.
+
+E io: <<Per filosofici argomenti
+ e per autorita` che quinci scende
+ cotale amor convien che in me si 'mprenti:
+
+che' 'l bene, in quanto ben, come s'intende,
+ cosi` accende amore, e tanto maggio
+ quanto piu` di bontate in se' comprende.
+
+Dunque a l'essenza ov'e` tanto avvantaggio,
+ che ciascun ben che fuor di lei si trova
+ altro non e` ch'un lume di suo raggio,
+
+piu` che in altra convien che si mova
+ la mente, amando, di ciascun che cerne
+ il vero in che si fonda questa prova.
+
+Tal vero a l'intelletto mio sterne
+ colui che mi dimostra il primo amore
+ di tutte le sustanze sempiterne.
+
+Sternel la voce del verace autore,
+ che dice a Moise`, di se' parlando:
+ 'Io ti faro` vedere ogne valore'.
+
+Sternilmi tu ancora, incominciando
+ l'alto preconio che grida l'arcano
+ di qui la` giu` sovra ogne altro bando>>.
+
+E io udi': <<Per intelletto umano
+ e per autoritadi a lui concorde
+ d'i tuoi amori a Dio guarda il sovrano.
+
+Ma di' ancor se tu senti altre corde
+ tirarti verso lui, si` che tu suone
+ con quanti denti questo amor ti morde>>.
+
+Non fu latente la santa intenzione
+ de l'aguglia di Cristo, anzi m'accorsi
+ dove volea menar mia professione.
+
+Pero` ricominciai: <<Tutti quei morsi
+ che posson far lo cor volgere a Dio,
+ a la mia caritate son concorsi:
+
+che' l'essere del mondo e l'esser mio,
+ la morte ch'el sostenne perch'io viva,
+ e quel che spera ogne fedel com'io,
+
+con la predetta conoscenza viva,
+ tratto m'hanno del mar de l'amor torto,
+ e del diritto m'han posto a la riva.
+
+Le fronde onde s'infronda tutto l'orto
+ de l'ortolano etterno, am'io cotanto
+ quanto da lui a lor di bene e` porto>>.
+
+Si` com'io tacqui, un dolcissimo canto
+ risono` per lo cielo, e la mia donna
+ dicea con li altri: <<Santo, santo, santo!>>.
+
+E come a lume acuto si disonna
+ per lo spirto visivo che ricorre
+ a lo splendor che va di gonna in gonna,
+
+e lo svegliato cio` che vede aborre,
+ si` nescia e` la subita vigilia
+ fin che la stimativa non soccorre;
+
+cosi` de li occhi miei ogni quisquilia
+ fugo` Beatrice col raggio d'i suoi,
+ che rifulgea da piu` di mille milia:
+
+onde mei che dinanzi vidi poi;
+ e quasi stupefatto domandai
+ d'un quarto lume ch'io vidi tra noi.
+
+E la mia donna: <<Dentro da quei rai
+ vagheggia il suo fattor l'anima prima
+ che la prima virtu` creasse mai>>.
+
+Come la fronda che flette la cima
+ nel transito del vento, e poi si leva
+ per la propria virtu` che la soblima,
+
+fec'io in tanto in quant'ella diceva,
+ stupendo, e poi mi rifece sicuro
+ un disio di parlare ond'io ardeva.
+
+E cominciai: <<O pomo che maturo
+ solo prodotto fosti, o padre antico
+ a cui ciascuna sposa e` figlia e nuro,
+
+divoto quanto posso a te supplico
+ perche' mi parli: tu vedi mia voglia,
+ e per udirti tosto non la dico>>.
+
+Talvolta un animal coverto broglia,
+ si` che l'affetto convien che si paia
+ per lo seguir che face a lui la 'nvoglia;
+
+e similmente l'anima primaia
+ mi facea trasparer per la coverta
+ quant'ella a compiacermi venia gaia.
+
+Indi spiro`: <<Sanz'essermi proferta
+ da te, la voglia tua discerno meglio
+ che tu qualunque cosa t'e` piu` certa;
+
+perch'io la veggio nel verace speglio
+ che fa di se' pareglio a l'altre cose,
+ e nulla face lui di se' pareglio.
+
+Tu vuogli udir quant'e` che Dio mi puose
+ ne l'eccelso giardino, ove costei
+ a cosi` lunga scala ti dispuose,
+
+e quanto fu diletto a li occhi miei,
+ e la propria cagion del gran disdegno,
+ e l'idioma ch'usai e che fei.
+
+Or, figluol mio, non il gustar del legno
+ fu per se' la cagion di tanto essilio,
+ ma solamente il trapassar del segno.
+
+Quindi onde mosse tua donna Virgilio,
+ quattromilia trecento e due volumi
+ di sol desiderai questo concilio;
+
+e vidi lui tornare a tutt'i lumi
+ de la sua strada novecento trenta
+ fiate, mentre ch'io in terra fu' mi.
+
+La lingua ch'io parlai fu tutta spenta
+ innanzi che a l'ovra inconsummabile
+ fosse la gente di Nembrot attenta:
+
+che' nullo effetto mai razionabile,
+ per lo piacere uman che rinovella
+ seguendo il cielo, sempre fu durabile.
+
+Opera naturale e` ch'uom favella;
+ ma cosi` o cosi`, natura lascia
+ poi fare a voi secondo che v'abbella.
+
+Pria ch'i' scendessi a l'infernale ambascia,
+ I s'appellava in terra il sommo bene
+ onde vien la letizia che mi fascia;
+
+e El si chiamo` poi: e cio` convene,
+ che' l'uso d'i mortali e` come fronda
+ in ramo, che sen va e altra vene.
+
+Nel monte che si leva piu` da l'onda,
+ fu' io, con vita pura e disonesta,
+ da la prim'ora a quella che seconda,
+
+come 'l sol muta quadra, l'ora sesta>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXVII
+
+
+'Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo',
+ comincio`, 'gloria!', tutto 'l paradiso,
+ si` che m'inebriava il dolce canto.
+
+Cio` ch'io vedeva mi sembiava un riso
+ de l'universo; per che mia ebbrezza
+ intrava per l'udire e per lo viso.
+
+Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!
+ oh vita integra d'amore e di pace!
+ oh sanza brama sicura ricchezza!
+
+Dinanzi a li occhi miei le quattro face
+ stavano accese, e quella che pria venne
+ incomincio` a farsi piu` vivace,
+
+e tal ne la sembianza sua divenne,
+ qual diverrebbe Iove, s'elli e Marte
+ fossero augelli e cambiassersi penne.
+
+La provedenza, che quivi comparte
+ vice e officio, nel beato coro
+ silenzio posto avea da ogne parte,
+
+quand'io udi': <<Se io mi trascoloro,
+ non ti maravigliar, che', dicend'io,
+ vedrai trascolorar tutti costoro.
+
+Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio,
+ il luogo mio, il luogo mio, che vaca
+ ne la presenza del Figliuol di Dio,
+
+fatt'ha del cimitero mio cloaca
+ del sangue e de la puzza; onde 'l perverso
+ che cadde di qua su`, la` giu` si placa>>.
+
+Di quel color che per lo sole avverso
+ nube dipigne da sera e da mane,
+ vid'io allora tutto 'l ciel cosperso.
+
+E come donna onesta che permane
+ di se' sicura, e per l'altrui fallanza,
+ pur ascoltando, timida si fane,
+
+cosi` Beatrice trasmuto` sembianza;
+ e tale eclissi credo che 'n ciel fue,
+ quando pati` la supprema possanza.
+
+Poi procedetter le parole sue
+ con voce tanto da se' trasmutata,
+ che la sembianza non si muto` piue:
+
+<<Non fu la sposa di Cristo allevata
+ del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,
+ per essere ad acquisto d'oro usata;
+
+ma per acquisto d'esto viver lieto
+ e Sisto e Pio e Calisto e Urbano
+ sparser lo sangue dopo molto fleto.
+
+Non fu nostra intenzion ch'a destra mano
+ d'i nostri successor parte sedesse,
+ parte da l'altra del popol cristiano;
+
+ne' che le chiavi che mi fuor concesse,
+ divenisser signaculo in vessillo
+ che contra battezzati combattesse;
+
+ne' ch'io fossi figura di sigillo
+ a privilegi venduti e mendaci,
+ ond'io sovente arrosso e disfavillo.
+
+In vesta di pastor lupi rapaci
+ si veggion di qua su` per tutti i paschi:
+ o difesa di Dio, perche' pur giaci?
+
+Del sangue nostro Caorsini e Guaschi
+ s'apparecchian di bere: o buon principio,
+ a che vil fine convien che tu caschi!
+
+Ma l'alta provedenza, che con Scipio
+ difese a Roma la gloria del mondo,
+ soccorra` tosto, si` com'io concipio;
+
+e tu, figliuol, che per lo mortal pondo
+ ancor giu` tornerai, apri la bocca,
+ e non asconder quel ch'io non ascondo>>.
+
+Si` come di vapor gelati fiocca
+ in giuso l'aere nostro, quando 'l corno
+ de la capra del ciel col sol si tocca,
+
+in su` vid'io cosi` l'etera addorno
+ farsi e fioccar di vapor triunfanti
+ che fatto avien con noi quivi soggiorno.
+
+Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,
+ e segui` fin che 'l mezzo, per lo molto,
+ li tolse il trapassar del piu` avanti.
+
+Onde la donna, che mi vide assolto
+ de l'attendere in su`, mi disse: <<Adima
+ il viso e guarda come tu se' volto>>.
+
+Da l'ora ch'io avea guardato prima
+ i' vidi mosso me per tutto l'arco
+ che fa dal mezzo al fine il primo clima;
+
+si` ch'io vedea di la` da Gade il varco
+ folle d'Ulisse, e di qua presso il lito
+ nel qual si fece Europa dolce carco.
+
+E piu` mi fora discoverto il sito
+ di questa aiuola; ma 'l sol procedea
+ sotto i mie' piedi un segno e piu` partito.
+
+La mente innamorata, che donnea
+ con la mia donna sempre, di ridure
+ ad essa li occhi piu` che mai ardea;
+
+e se natura o arte fe' pasture
+ da pigliare occhi, per aver la mente,
+ in carne umana o ne le sue pitture,
+
+tutte adunate, parrebber niente
+ ver' lo piacer divin che mi refulse,
+ quando mi volsi al suo viso ridente.
+
+E la virtu` che lo sguardo m'indulse,
+ del bel nido di Leda mi divelse,
+ e nel ciel velocissimo m'impulse.
+
+Le parti sue vivissime ed eccelse
+ si` uniforme son, ch'i' non so dire
+ qual Beatrice per loco mi scelse.
+
+Ma ella, che vedea 'l mio disire,
+ incomincio`, ridendo tanto lieta,
+ che Dio parea nel suo volto gioire:
+
+<<La natura del mondo, che quieta
+ il mezzo e tutto l'altro intorno move,
+ quinci comincia come da sua meta;
+
+e questo cielo non ha altro dove
+ che la mente divina, in che s'accende
+ l'amor che 'l volge e la virtu` ch'ei piove.
+
+Luce e amor d'un cerchio lui comprende,
+ si` come questo li altri; e quel precinto
+ colui che 'l cinge solamente intende.
+
+Non e` suo moto per altro distinto,
+ ma li altri son mensurati da questo,
+ si` come diece da mezzo e da quinto;
+
+e come il tempo tegna in cotal testo
+ le sue radici e ne li altri le fronde,
+ omai a te puo` esser manifesto.
+
+Oh cupidigia che i mortali affonde
+ si` sotto te, che nessuno ha podere
+ di trarre li occhi fuor de le tue onde!
+
+Ben fiorisce ne li uomini il volere;
+ ma la pioggia continua converte
+ in bozzacchioni le sosine vere.
+
+Fede e innocenza son reperte
+ solo ne' parvoletti; poi ciascuna
+ pria fugge che le guance sian coperte.
+
+Tale, balbuziendo ancor, digiuna,
+ che poi divora, con la lingua sciolta,
+ qualunque cibo per qualunque luna;
+
+e tal, balbuziendo, ama e ascolta
+ la madre sua, che, con loquela intera,
+ disia poi di vederla sepolta.
+
+Cosi` si fa la pelle bianca nera
+ nel primo aspetto de la bella figlia
+ di quel ch'apporta mane e lascia sera.
+
+Tu, perche' non ti facci maraviglia,
+ pensa che 'n terra non e` chi governi;
+ onde si` svia l'umana famiglia.
+
+Ma prima che gennaio tutto si sverni
+ per la centesma ch'e` la` giu` negletta,
+ raggeran si` questi cerchi superni,
+
+che la fortuna che tanto s'aspetta,
+ le poppe volgera` u' son le prore,
+ si` che la classe correra` diretta;
+
+e vero frutto verra` dopo 'l fiore>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXVIII
+
+
+Poscia che 'ncontro a la vita presente
+ d'i miseri mortali aperse 'l vero
+ quella che 'mparadisa la mia mente,
+
+come in lo specchio fiamma di doppiero
+ vede colui che se n'alluma retro,
+ prima che l'abbia in vista o in pensiero,
+
+e se' rivolge per veder se 'l vetro
+ li dice il vero, e vede ch'el s'accorda
+ con esso come nota con suo metro;
+
+cosi` la mia memoria si ricorda
+ ch'io feci riguardando ne' belli occhi
+ onde a pigliarmi fece Amor la corda.
+
+E com'io mi rivolsi e furon tocchi
+ li miei da cio` che pare in quel volume,
+ quandunque nel suo giro ben s'adocchi,
+
+un punto vidi che raggiava lume
+ acuto si`, che 'l viso ch'elli affoca
+ chiuder conviensi per lo forte acume;
+
+e quale stella par quinci piu` poca,
+ parrebbe luna, locata con esso
+ come stella con stella si colloca.
+
+Forse cotanto quanto pare appresso
+ alo cigner la luce che 'l dipigne
+ quando 'l vapor che 'l porta piu` e` spesso,
+
+distante intorno al punto un cerchio d'igne
+ si girava si` ratto, ch'avria vinto
+ quel moto che piu` tosto il mondo cigne;
+
+e questo era d'un altro circumcinto,
+ e quel dal terzo, e 'l terzo poi dal quarto,
+ dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.
+
+Sopra seguiva il settimo si` sparto
+ gia` di larghezza, che 'l messo di Iuno
+ intero a contenerlo sarebbe arto.
+
+Cosi` l'ottavo e 'l nono; e chiascheduno
+ piu` tardo si movea, secondo ch'era
+ in numero distante piu` da l'uno;
+
+e quello avea la fiamma piu` sincera
+ cui men distava la favilla pura,
+ credo, pero` che piu` di lei s'invera.
+
+La donna mia, che mi vedea in cura
+ forte sospeso, disse: <<Da quel punto
+ depende il cielo e tutta la natura.
+
+Mira quel cerchio che piu` li e` congiunto;
+ e sappi che 'l suo muovere e` si` tosto
+ per l'affocato amore ond'elli e` punto>>.
+
+E io a lei: <<Se 'l mondo fosse posto
+ con l'ordine ch'io veggio in quelle rote,
+ sazio m'avrebbe cio` che m'e` proposto;
+
+ma nel mondo sensibile si puote
+ veder le volte tanto piu` divine,
+ quant'elle son dal centro piu` remote.
+
+Onde, se 'l mio disir dee aver fine
+ in questo miro e angelico templo
+ che solo amore e luce ha per confine,
+
+udir convienmi ancor come l'essemplo
+ e l'essemplare non vanno d'un modo,
+ che' io per me indarno a cio` contemplo>>.
+
+<<Se li tuoi diti non sono a tal nodo
+ sufficienti, non e` maraviglia:
+ tanto, per non tentare, e` fatto sodo!>>.
+
+Cosi` la donna mia; poi disse: <<Piglia
+ quel ch'io ti dicero`, se vuo' saziarti;
+ e intorno da esso t'assottiglia.
+
+Li cerchi corporai sono ampi e arti
+ secondo il piu` e 'l men de la virtute
+ che si distende per tutte lor parti.
+
+Maggior bonta` vuol far maggior salute;
+ maggior salute maggior corpo cape,
+ s'elli ha le parti igualmente compiute.
+
+Dunque costui che tutto quanto rape
+ l'altro universo seco, corrisponde
+ al cerchio che piu` ama e che piu` sape:
+
+per che, se tu a la virtu` circonde
+ la tua misura, non a la parvenza
+ de le sustanze che t'appaion tonde,
+
+tu vederai mirabil consequenza
+ di maggio a piu` e di minore a meno,
+ in ciascun cielo, a sua intelligenza>>.
+
+Come rimane splendido e sereno
+ l'emisperio de l'aere, quando soffia
+ Borea da quella guancia ond'e` piu` leno,
+
+per che si purga e risolve la roffia
+ che pria turbava, si` che 'l ciel ne ride
+ con le bellezze d'ogne sua paroffia;
+
+cosi` fec'io, poi che mi provide
+ la donna mia del suo risponder chiaro,
+ e come stella in cielo il ver si vide.
+
+E poi che le parole sue restaro,
+ non altrimenti ferro disfavilla
+ che bolle, come i cerchi sfavillaro.
+
+L'incendio suo seguiva ogne scintilla;
+ ed eran tante, che 'l numero loro
+ piu` che 'l doppiar de li scacchi s'inmilla.
+
+Io sentiva osannar di coro in coro
+ al punto fisso che li tiene a li ubi,
+ e terra` sempre, ne' quai sempre fuoro.
+
+E quella che vedea i pensier dubi
+ ne la mia mente, disse: <<I cerchi primi
+ t'hanno mostrato Serafi e Cherubi.
+
+Cosi` veloci seguono i suoi vimi,
+ per somigliarsi al punto quanto ponno;
+ e posson quanto a veder son soblimi.
+
+Quelli altri amori che 'ntorno li vonno,
+ si chiaman Troni del divino aspetto,
+ per che 'l primo ternaro terminonno;
+
+e dei saper che tutti hanno diletto
+ quanto la sua veduta si profonda
+ nel vero in che si queta ogne intelletto.
+
+Quinci si puo` veder come si fonda
+ l'essere beato ne l'atto che vede,
+ non in quel ch'ama, che poscia seconda;
+
+e del vedere e` misura mercede,
+ che grazia partorisce e buona voglia:
+ cosi` di grado in grado si procede.
+
+L'altro ternaro, che cosi` germoglia
+ in questa primavera sempiterna
+ che notturno Ariete non dispoglia,
+
+perpetualemente 'Osanna' sberna
+ con tre melode, che suonano in tree
+ ordini di letizia onde s'interna.
+
+In essa gerarcia son l'altre dee:
+ prima Dominazioni, e poi Virtudi;
+ l'ordine terzo di Podestadi ee.
+
+Poscia ne' due penultimi tripudi
+ Principati e Arcangeli si girano;
+ l'ultimo e` tutto d'Angelici ludi.
+
+Questi ordini di su` tutti s'ammirano,
+ e di giu` vincon si`, che verso Dio
+ tutti tirati sono e tutti tirano.
+
+E Dionisio con tanto disio
+ a contemplar questi ordini si mise,
+ che li nomo` e distinse com'io.
+
+Ma Gregorio da lui poi si divise;
+ onde, si` tosto come li occhi aperse
+ in questo ciel, di se' medesmo rise.
+
+E se tanto secreto ver proferse
+ mortale in terra, non voglio ch'ammiri;
+ che' chi 'l vide qua su` gliel discoperse
+
+con altro assai del ver di questi giri>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXIX
+
+
+Quando ambedue li figli di Latona,
+ coperti del Montone e de la Libra,
+ fanno de l'orizzonte insieme zona,
+
+quant'e` dal punto che 'l cenit inlibra
+ infin che l'uno e l'altro da quel cinto,
+ cambiando l'emisperio, si dilibra,
+
+tanto, col volto di riso dipinto,
+ si tacque Beatrice, riguardando
+ fiso nel punto che m'avea vinto.
+
+Poi comincio`: <<Io dico, e non dimando,
+ quel che tu vuoli udir, perch'io l'ho visto
+ la` 've s'appunta ogne ubi e ogne quando.
+
+Non per aver a se' di bene acquisto,
+ ch'esser non puo`, ma perche' suo splendore
+ potesse, risplendendo, dir "Subsisto",
+
+in sua etternita` di tempo fore,
+ fuor d'ogne altro comprender, come i piacque,
+ s'aperse in nuovi amor l'etterno amore.
+
+Ne' prima quasi torpente si giacque;
+ che' ne' prima ne' poscia procedette
+ lo discorrer di Dio sovra quest'acque.
+
+Forma e materia, congiunte e purette,
+ usciro ad esser che non avia fallo,
+ come d'arco tricordo tre saette.
+
+E come in vetro, in ambra o in cristallo
+ raggio resplende si`, che dal venire
+ a l'esser tutto non e` intervallo,
+
+cosi` 'l triforme effetto del suo sire
+ ne l'esser suo raggio` insieme tutto
+ sanza distinzione in essordire.
+
+Concreato fu ordine e costrutto
+ a le sustanze; e quelle furon cima
+ nel mondo in che puro atto fu produtto;
+
+pura potenza tenne la parte ima;
+ nel mezzo strinse potenza con atto
+ tal vime, che gia` mai non si divima.
+
+Ieronimo vi scrisse lungo tratto
+ di secoli de li angeli creati
+ anzi che l'altro mondo fosse fatto;
+
+ma questo vero e` scritto in molti lati
+ da li scrittor de lo Spirito Santo,
+ e tu te n'avvedrai se bene agguati;
+
+e anche la ragione il vede alquanto,
+ che non concederebbe che ' motori
+ sanza sua perfezion fosser cotanto.
+
+Or sai tu dove e quando questi amori
+ furon creati e come: si` che spenti
+ nel tuo disio gia` son tre ardori.
+
+Ne' giugneriesi, numerando, al venti
+ si` tosto, come de li angeli parte
+ turbo` il suggetto d'i vostri alementi.
+
+L'altra rimase, e comincio` quest'arte
+ che tu discerni, con tanto diletto,
+ che mai da circuir non si diparte.
+
+Principio del cader fu il maladetto
+ superbir di colui che tu vedesti
+ da tutti i pesi del mondo costretto.
+
+Quelli che vedi qui furon modesti
+ a riconoscer se' da la bontate
+ che li avea fatti a tanto intender presti:
+
+per che le viste lor furo essaltate
+ con grazia illuminante e con lor merto,
+ si c'hanno ferma e piena volontate;
+
+e non voglio che dubbi, ma sia certo,
+ che ricever la grazia e` meritorio
+ secondo che l'affetto l'e` aperto.
+
+Omai dintorno a questo consistorio
+ puoi contemplare assai, se le parole
+ mie son ricolte, sanz'altro aiutorio.
+
+Ma perche' 'n terra per le vostre scole
+ si legge che l'angelica natura
+ e` tal, che 'ntende e si ricorda e vole,
+
+ancor diro`, perche' tu veggi pura
+ la verita` che la` giu` si confonde,
+ equivocando in si` fatta lettura.
+
+Queste sustanze, poi che fur gioconde
+ de la faccia di Dio, non volser viso
+ da essa, da cui nulla si nasconde:
+
+pero` non hanno vedere interciso
+ da novo obietto, e pero` non bisogna
+ rememorar per concetto diviso;
+
+si` che la` giu`, non dormendo, si sogna,
+ credendo e non credendo dicer vero;
+ ma ne l'uno e` piu` colpa e piu` vergogna.
+
+Voi non andate giu` per un sentiero
+ filosofando: tanto vi trasporta
+ l'amor de l'apparenza e 'l suo pensiero!
+
+E ancor questo qua su` si comporta
+ con men disdegno che quando e` posposta
+ la divina Scrittura o quando e` torta.
+
+Non vi si pensa quanto sangue costa
+ seminarla nel mondo e quanto piace
+ chi umilmente con essa s'accosta.
+
+Per apparer ciascun s'ingegna e face
+ sue invenzioni; e quelle son trascorse
+ da' predicanti e 'l Vangelio si tace.
+
+Un dice che la luna si ritorse
+ ne la passion di Cristo e s'interpuose,
+ per che 'l lume del sol giu` non si porse;
+
+e mente, che' la luce si nascose
+ da se': pero` a li Spani e a l'Indi
+ come a' Giudei tale eclissi rispuose.
+
+Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi
+ quante si` fatte favole per anno
+ in pergamo si gridan quinci e quindi;
+
+si` che le pecorelle, che non sanno,
+ tornan del pasco pasciute di vento,
+ e non le scusa non veder lo danno.
+
+Non disse Cristo al suo primo convento:
+ 'Andate, e predicate al mondo ciance';
+ ma diede lor verace fondamento;
+
+e quel tanto sono` ne le sue guance,
+ si` ch'a pugnar per accender la fede
+ de l'Evangelio fero scudo e lance.
+
+Ora si va con motti e con iscede
+ a predicare, e pur che ben si rida,
+ gonfia il cappuccio e piu` non si richiede.
+
+Ma tale uccel nel becchetto s'annida,
+ che se 'l vulgo il vedesse, vederebbe
+ la perdonanza di ch'el si confida;
+
+per cui tanta stoltezza in terra crebbe,
+ che, sanza prova d'alcun testimonio,
+ ad ogne promession si correrebbe.
+
+Di questo ingrassa il porco sant'Antonio,
+ e altri assai che sono ancor piu` porci,
+ pagando di moneta sanza conio.
+
+Ma perche' siam digressi assai, ritorci
+ li occhi oramai verso la dritta strada,
+ si` che la via col tempo si raccorci.
+
+Questa natura si` oltre s'ingrada
+ in numero, che mai non fu loquela
+ ne' concetto mortal che tanto vada;
+
+e se tu guardi quel che si revela
+ per Daniel, vedrai che 'n sue migliaia
+ determinato numero si cela.
+
+La prima luce, che tutta la raia,
+ per tanti modi in essa si recepe,
+ quanti son li splendori a chi s'appaia.
+
+Onde, pero` che a l'atto che concepe
+ segue l'affetto, d'amar la dolcezza
+ diversamente in essa ferve e tepe.
+
+Vedi l'eccelso omai e la larghezza
+ de l'etterno valor, poscia che tanti
+ speculi fatti s'ha in che si spezza,
+
+uno manendo in se' come davanti>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXX
+
+
+Forse semilia miglia di lontano
+ ci ferve l'ora sesta, e questo mondo
+ china gia` l'ombra quasi al letto piano,
+
+quando 'l mezzo del cielo, a noi profondo,
+ comincia a farsi tal, ch'alcuna stella
+ perde il parere infino a questo fondo;
+
+e come vien la chiarissima ancella
+ del sol piu` oltre, cosi` 'l ciel si chiude
+ di vista in vista infino a la piu` bella.
+
+Non altrimenti il triunfo che lude
+ sempre dintorno al punto che mi vinse,
+ parendo inchiuso da quel ch'elli 'nchiude,
+
+a poco a poco al mio veder si stinse:
+ per che tornar con li occhi a Beatrice
+ nulla vedere e amor mi costrinse.
+
+Se quanto infino a qui di lei si dice
+ fosse conchiuso tutto in una loda,
+ poca sarebbe a fornir questa vice.
+
+La bellezza ch'io vidi si trasmoda
+ non pur di la` da noi, ma certo io credo
+ che solo il suo fattor tutta la goda.
+
+Da questo passo vinto mi concedo
+ piu` che gia` mai da punto di suo tema
+ soprato fosse comico o tragedo:
+
+che', come sole in viso che piu` trema,
+ cosi` lo rimembrar del dolce riso
+ la mente mia da me medesmo scema.
+
+Dal primo giorno ch'i' vidi il suo viso
+ in questa vita, infino a questa vista,
+ non m'e` il seguire al mio cantar preciso;
+
+ma or convien che mio seguir desista
+ piu` dietro a sua bellezza, poetando,
+ come a l'ultimo suo ciascuno artista.
+
+Cotal qual io lascio a maggior bando
+ che quel de la mia tuba, che deduce
+ l'ardua sua matera terminando,
+
+con atto e voce di spedito duce
+ ricomincio`: <<Noi siamo usciti fore
+ del maggior corpo al ciel ch'e` pura luce:
+
+luce intellettual, piena d'amore;
+ amor di vero ben, pien di letizia;
+ letizia che trascende ogne dolzore.
+
+Qui vederai l'una e l'altra milizia
+ di paradiso, e l'una in quelli aspetti
+ che tu vedrai a l'ultima giustizia>>.
+
+Come subito lampo che discetti
+ li spiriti visivi, si` che priva
+ da l'atto l'occhio di piu` forti obietti,
+
+cosi` mi circunfulse luce viva,
+ e lasciommi fasciato di tal velo
+ del suo fulgor, che nulla m'appariva.
+
+<<Sempre l'amor che queta questo cielo
+ accoglie in se' con si` fatta salute,
+ per far disposto a sua fiamma il candelo>>.
+
+Non fur piu` tosto dentro a me venute
+ queste parole brievi, ch'io compresi
+ me sormontar di sopr'a mia virtute;
+
+e di novella vista mi raccesi
+ tale, che nulla luce e` tanto mera,
+ che li occhi miei non si fosser difesi;
+
+e vidi lume in forma di rivera
+ fulvido di fulgore, intra due rive
+ dipinte di mirabil primavera.
+
+Di tal fiumana uscian faville vive,
+ e d'ogne parte si mettien ne' fiori,
+ quasi rubin che oro circunscrive;
+
+poi, come inebriate da li odori,
+ riprofondavan se' nel miro gurge;
+ e s'una intrava, un'altra n'uscia fori.
+
+<<L'alto disio che mo t'infiamma e urge,
+ d'aver notizia di cio` che tu vei,
+ tanto mi piace piu` quanto piu` turge;
+
+ma di quest'acqua convien che tu bei
+ prima che tanta sete in te si sazi>>:
+ cosi` mi disse il sol de li occhi miei.
+
+Anche soggiunse: <<Il fiume e li topazi
+ ch'entrano ed escono e 'l rider de l'erbe
+ son di lor vero umbriferi prefazi.
+
+Non che da se' sian queste cose acerbe;
+ ma e` difetto da la parte tua,
+ che non hai viste ancor tanto superbe>>.
+
+Non e` fantin che si` subito rua
+ col volto verso il latte, se si svegli
+ molto tardato da l'usanza sua,
+
+come fec'io, per far migliori spegli
+ ancor de li occhi, chinandomi a l'onda
+ che si deriva perche' vi s'immegli;
+
+e si` come di lei bevve la gronda
+ de le palpebre mie, cosi` mi parve
+ di sua lunghezza divenuta tonda.
+
+Poi, come gente stata sotto larve,
+ che pare altro che prima, se si sveste
+ la sembianza non sua in che disparve,
+
+cosi` mi si cambiaro in maggior feste
+ li fiori e le faville, si` ch'io vidi
+ ambo le corti del ciel manifeste.
+
+O isplendor di Dio, per cu' io vidi
+ l'alto triunfo del regno verace,
+ dammi virtu` a dir com'io il vidi!
+
+Lume e` la` su` che visibile face
+ lo creatore a quella creatura
+ che solo in lui vedere ha la sua pace.
+
+E' si distende in circular figura,
+ in tanto che la sua circunferenza
+ sarebbe al sol troppo larga cintura.
+
+Fassi di raggio tutta sua parvenza
+ reflesso al sommo del mobile primo,
+ che prende quindi vivere e potenza.
+
+E come clivo in acqua di suo imo
+ si specchia, quasi per vedersi addorno,
+ quando e` nel verde e ne' fioretti opimo,
+
+si`, soprastando al lume intorno intorno,
+ vidi specchiarsi in piu` di mille soglie
+ quanto di noi la` su` fatto ha ritorno.
+
+E se l'infimo grado in se' raccoglie
+ si` grande lume, quanta e` la larghezza
+ di questa rosa ne l'estreme foglie!
+
+La vista mia ne l'ampio e ne l'altezza
+ non si smarriva, ma tutto prendeva
+ il quanto e 'l quale di quella allegrezza.
+
+Presso e lontano, li`, ne' pon ne' leva:
+ che' dove Dio sanza mezzo governa,
+ la legge natural nulla rileva.
+
+Nel giallo de la rosa sempiterna,
+ che si digrada e dilata e redole
+ odor di lode al sol che sempre verna,
+
+qual e` colui che tace e dicer vole,
+ mi trasse Beatrice, e disse: <<Mira
+ quanto e` 'l convento de le bianche stole!
+
+Vedi nostra citta` quant'ella gira;
+ vedi li nostri scanni si` ripieni,
+ che poca gente piu` ci si disira.
+
+E 'n quel gran seggio a che tu li occhi tieni
+ per la corona che gia` v'e` su` posta,
+ prima che tu a queste nozze ceni,
+
+sedera` l'alma, che fia giu` agosta,
+ de l'alto Arrigo, ch'a drizzare Italia
+ verra` in prima ch'ella sia disposta.
+
+La cieca cupidigia che v'ammalia
+ simili fatti v'ha al fantolino
+ che muor per fame e caccia via la balia.
+
+E fia prefetto nel foro divino
+ allora tal, che palese e coverto
+ non andera` con lui per un cammino.
+
+Ma poco poi sara` da Dio sofferto
+ nel santo officio; ch'el sara` detruso
+ la` dove Simon mago e` per suo merto,
+
+e fara` quel d'Alagna intrar piu` giuso>>.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXXI
+
+
+In forma dunque di candida rosa
+ mi si mostrava la milizia santa
+ che nel suo sangue Cristo fece sposa;
+
+ma l'altra, che volando vede e canta
+ la gloria di colui che la 'nnamora
+ e la bonta` che la fece cotanta,
+
+si` come schiera d'ape, che s'infiora
+ una fiata e una si ritorna
+ la` dove suo laboro s'insapora,
+
+nel gran fior discendeva che s'addorna
+ di tante foglie, e quindi risaliva
+ la` dove 'l suo amor sempre soggiorna.
+
+Le facce tutte avean di fiamma viva,
+ e l'ali d'oro, e l'altro tanto bianco,
+ che nulla neve a quel termine arriva.
+
+Quando scendean nel fior, di banco in banco
+ porgevan de la pace e de l'ardore
+ ch'elli acquistavan ventilando il fianco.
+
+Ne' l'interporsi tra 'l disopra e 'l fiore
+ di tanta moltitudine volante
+ impediva la vista e lo splendore:
+
+che' la luce divina e` penetrante
+ per l'universo secondo ch'e` degno,
+ si` che nulla le puote essere ostante.
+
+Questo sicuro e gaudioso regno,
+ frequente in gente antica e in novella,
+ viso e amore avea tutto ad un segno.
+
+O trina luce, che 'n unica stella
+ scintillando a lor vista, si` li appaga!
+ guarda qua giuso a la nostra procella!
+
+Se i barbari, venendo da tal plaga
+ che ciascun giorno d'Elice si cuopra,
+ rotante col suo figlio ond'ella e` vaga,
+
+veggendo Roma e l'ardua sua opra,
+ stupefaciensi, quando Laterano
+ a le cose mortali ando` di sopra;
+
+io, che al divino da l'umano,
+ a l'etterno dal tempo era venuto,
+ e di Fiorenza in popol giusto e sano
+
+di che stupor dovea esser compiuto!
+ Certo tra esso e 'l gaudio mi facea
+ libito non udire e starmi muto.
+
+E quasi peregrin che si ricrea
+ nel tempio del suo voto riguardando,
+ e spera gia` ridir com'ello stea,
+
+su per la viva luce passeggiando,
+ menava io li occhi per li gradi,
+ mo su`, mo giu` e mo recirculando.
+
+Vedea visi a carita` suadi,
+ d'altrui lume fregiati e di suo riso,
+ e atti ornati di tutte onestadi.
+
+La forma general di paradiso
+ gia` tutta mio sguardo avea compresa,
+ in nulla parte ancor fermato fiso;
+
+e volgeami con voglia riaccesa
+ per domandar la mia donna di cose
+ di che la mente mia era sospesa.
+
+Uno intendea, e altro mi rispuose:
+ credea veder Beatrice e vidi un sene
+ vestito con le genti gloriose.
+
+Diffuso era per li occhi e per le gene
+ di benigna letizia, in atto pio
+ quale a tenero padre si convene.
+
+E <<Ov'e` ella?>>, subito diss'io.
+ Ond'elli: <<A terminar lo tuo disiro
+ mosse Beatrice me del loco mio;
+
+e se riguardi su` nel terzo giro
+ dal sommo grado, tu la rivedrai
+ nel trono che suoi merti le sortiro>>.
+
+Sanza risponder, li occhi su` levai,
+ e vidi lei che si facea corona
+ reflettendo da se' li etterni rai.
+
+Da quella region che piu` su` tona
+ occhio mortale alcun tanto non dista,
+ qualunque in mare piu` giu` s'abbandona,
+
+quanto li` da Beatrice la mia vista;
+ ma nulla mi facea, che' sua effige
+ non discendea a me per mezzo mista.
+
+<<O donna in cui la mia speranza vige,
+ e che soffristi per la mia salute
+ in inferno lasciar le tue vestige,
+
+di tante cose quant'i' ho vedute,
+ dal tuo podere e da la tua bontate
+ riconosco la grazia e la virtute.
+
+Tu m'hai di servo tratto a libertate
+ per tutte quelle vie, per tutt'i modi
+ che di cio` fare avei la potestate.
+
+La tua magnificenza in me custodi,
+ si` che l'anima mia, che fatt'hai sana,
+ piacente a te dal corpo si disnodi>>.
+
+Cosi` orai; e quella, si` lontana
+ come parea, sorrise e riguardommi;
+ poi si torno` a l'etterna fontana.
+
+E 'l santo sene: <<Accio` che tu assommi
+ perfettamente>>, disse, <<il tuo cammino,
+ a che priego e amor santo mandommi,
+
+vola con li occhi per questo giardino;
+ che' veder lui t'acconcera` lo sguardo
+ piu` al montar per lo raggio divino.
+
+E la regina del cielo, ond'io ardo
+ tutto d'amor, ne fara` ogne grazia,
+ pero` ch'i' sono il suo fedel Bernardo>>.
+
+Qual e` colui che forse di Croazia
+ viene a veder la Veronica nostra,
+ che per l'antica fame non sen sazia,
+
+ma dice nel pensier, fin che si mostra:
+ 'Segnor mio Iesu` Cristo, Dio verace,
+ or fu si` fatta la sembianza vostra?';
+
+tal era io mirando la vivace
+ carita` di colui che 'n questo mondo,
+ contemplando, gusto` di quella pace.
+
+<<Figliuol di grazia, quest'esser giocondo>>,
+ comincio` elli, <<non ti sara` noto,
+ tenendo li occhi pur qua giu` al fondo;
+
+ma guarda i cerchi infino al piu` remoto,
+ tanto che veggi seder la regina
+ cui questo regno e` suddito e devoto>>.
+
+Io levai li occhi; e come da mattina
+ la parte oriental de l'orizzonte
+ soverchia quella dove 'l sol declina,
+
+cosi`, quasi di valle andando a monte
+ con li occhi, vidi parte ne lo stremo
+ vincer di lume tutta l'altra fronte.
+
+E come quivi ove s'aspetta il temo
+ che mal guido` Fetonte, piu` s'infiamma,
+ e quinci e quindi il lume si fa scemo,
+
+cosi` quella pacifica oriafiamma
+ nel mezzo s'avvivava, e d'ogne parte
+ per igual modo allentava la fiamma;
+
+e a quel mezzo, con le penne sparte,
+ vid'io piu` di mille angeli festanti,
+ ciascun distinto di fulgore e d'arte.
+
+Vidi a lor giochi quivi e a lor canti
+ ridere una bellezza, che letizia
+ era ne li occhi a tutti li altri santi;
+
+e s'io avessi in dir tanta divizia
+ quanta ad imaginar, non ardirei
+ lo minimo tentar di sua delizia.
+
+Bernardo, come vide li occhi miei
+ nel caldo suo caler fissi e attenti,
+ li suoi con tanto affetto volse a lei,
+
+che ' miei di rimirar fe' piu` ardenti.
+
+
+
+Paradiso: Canto XXXII
+
+
+Affetto al suo piacer, quel contemplante
+ libero officio di dottore assunse,
+ e comincio` queste parole sante:
+
+<<La piaga che Maria richiuse e unse,
+ quella ch'e` tanto bella da' suoi piedi
+ e` colei che l'aperse e che la punse.
+
+Ne l'ordine che fanno i terzi sedi,
+ siede Rachel di sotto da costei
+ con Beatrice, si` come tu vedi.
+
+Sarra e Rebecca, Iudit e colei
+ che fu bisava al cantor che per doglia
+ del fallo disse 'Miserere mei',
+
+puoi tu veder cosi` di soglia in soglia
+ giu` digradar, com'io ch'a proprio nome
+ vo per la rosa giu` di foglia in foglia.
+
+E dal settimo grado in giu`, si` come
+ infino ad esso, succedono Ebree,
+ dirimendo del fior tutte le chiome;
+
+perche', secondo lo sguardo che fee
+ la fede in Cristo, queste sono il muro
+ a che si parton le sacre scalee.
+
+Da questa parte onde 'l fiore e` maturo
+ di tutte le sue foglie, sono assisi
+ quei che credettero in Cristo venturo;
+
+da l'altra parte onde sono intercisi
+ di voti i semicirculi, si stanno
+ quei ch'a Cristo venuto ebber li visi.
+
+E come quinci il glorioso scanno
+ de la donna del cielo e li altri scanni
+ di sotto lui cotanta cerna fanno,
+
+cosi` di contra quel del gran Giovanni,
+ che sempre santo 'l diserto e 'l martiro
+ sofferse, e poi l'inferno da due anni;
+
+e sotto lui cosi` cerner sortiro
+ Francesco, Benedetto e Augustino
+ e altri fin qua giu` di giro in giro.
+
+Or mira l'alto proveder divino:
+ che' l'uno e l'altro aspetto de la fede
+ igualmente empiera` questo giardino.
+
+E sappi che dal grado in giu` che fiede
+ a mezzo il tratto le due discrezioni,
+ per nullo proprio merito si siede,
+
+ma per l'altrui, con certe condizioni:
+ che' tutti questi son spiriti ascolti
+ prima ch'avesser vere elezioni.
+
+Ben te ne puoi accorger per li volti
+ e anche per le voci puerili,
+ se tu li guardi bene e se li ascolti.
+
+Or dubbi tu e dubitando sili;
+ ma io disciogliero` 'l forte legame
+ in che ti stringon li pensier sottili.
+
+Dentro a l'ampiezza di questo reame
+ casual punto non puote aver sito,
+ se non come tristizia o sete o fame:
+
+che' per etterna legge e` stabilito
+ quantunque vedi, si` che giustamente
+ ci si risponde da l'anello al dito;
+
+e pero` questa festinata gente
+ a vera vita non e` sine causa
+ intra se' qui piu` e meno eccellente.
+
+Lo rege per cui questo regno pausa
+ in tanto amore e in tanto diletto,
+ che nulla volonta` e` di piu` ausa,
+
+le menti tutte nel suo lieto aspetto
+ creando, a suo piacer di grazia dota
+ diversamente; e qui basti l'effetto.
+
+E cio` espresso e chiaro vi si nota
+ ne la Scrittura santa in quei gemelli
+ che ne la madre ebber l'ira commota.
+
+Pero`, secondo il color d'i capelli,
+ di cotal grazia l'altissimo lume
+ degnamente convien che s'incappelli.
+
+Dunque, sanza merce' di lor costume,
+ locati son per gradi differenti,
+ sol differendo nel primiero acume.
+
+Bastavasi ne' secoli recenti
+ con l'innocenza, per aver salute,
+ solamente la fede d'i parenti;
+
+poi che le prime etadi fuor compiute,
+ convenne ai maschi a l'innocenti penne
+ per circuncidere acquistar virtute;
+
+ma poi che 'l tempo de la grazia venne,
+ sanza battesmo perfetto di Cristo
+ tale innocenza la` giu` si ritenne.
+
+Riguarda omai ne la faccia che a Cristo
+ piu` si somiglia, che' la sua chiarezza
+ sola ti puo` disporre a veder Cristo>>.
+
+Io vidi sopra lei tanta allegrezza
+ piover, portata ne le menti sante
+ create a trasvolar per quella altezza,
+
+che quantunque io avea visto davante,
+ di tanta ammirazion non mi sospese,
+ ne' mi mostro` di Dio tanto sembiante;
+
+e quello amor che primo li` discese,
+ cantando 'Ave, Maria, gratia plena',
+ dinanzi a lei le sue ali distese.
+
+Rispuose a la divina cantilena
+ da tutte parti la beata corte,
+ si` ch'ogne vista sen fe' piu` serena.
+
+<<O santo padre, che per me comporte
+ l'esser qua giu`, lasciando il dolce loco
+ nel qual tu siedi per etterna sorte,
+
+qual e` quell'angel che con tanto gioco
+ guarda ne li occhi la nostra regina,
+ innamorato si` che par di foco?>>.
+
+Cosi` ricorsi ancora a la dottrina
+ di colui ch'abbelliva di Maria,
+ come del sole stella mattutina.
+
+Ed elli a me: <<Baldezza e leggiadria
+ quant'esser puote in angelo e in alma,
+ tutta e` in lui; e si` volem che sia,
+
+perch'elli e` quelli che porto` la palma
+ giuso a Maria, quando 'l Figliuol di Dio
+ carcar si volse de la nostra salma.
+
+Ma vieni omai con li occhi si` com'io
+ andro` parlando, e nota i gran patrici
+ di questo imperio giustissimo e pio.
+
+Quei due che seggon la` su` piu` felici
+ per esser propinquissimi ad Augusta,
+ son d'esta rosa quasi due radici:
+
+colui che da sinistra le s'aggiusta
+ e` il padre per lo cui ardito gusto
+ l'umana specie tanto amaro gusta;
+
+dal destro vedi quel padre vetusto
+ di Santa Chiesa a cui Cristo le clavi
+ raccomando` di questo fior venusto.
+
+E quei che vide tutti i tempi gravi,
+ pria che morisse, de la bella sposa
+ che s'acquisto` con la lancia e coi clavi,
+
+siede lungh'esso, e lungo l'altro posa
+ quel duca sotto cui visse di manna
+ la gente ingrata, mobile e retrosa.
+
+Di contr'a Pietro vedi sedere Anna,
+ tanto contenta di mirar sua figlia,
+ che non move occhio per cantare osanna;
+
+e contro al maggior padre di famiglia
+ siede Lucia, che mosse la tua donna,
+ quando chinavi, a rovinar, le ciglia.
+
+Ma perche' 'l tempo fugge che t'assonna,
+ qui farem punto, come buon sartore
+ che com'elli ha del panno fa la gonna;
+
+e drizzeremo li occhi al primo amore,
+ si` che, guardando verso lui, penetri
+ quant'e` possibil per lo suo fulgore.
+
+Veramente, ne forse tu t'arretri
+ movendo l'ali tue, credendo oltrarti,
+ orando grazia conven che s'impetri
+
+grazia da quella che puote aiutarti;
+ e tu mi seguirai con l'affezione,
+ si` che dal dicer mio lo cor non parti>>.
+
+E comincio` questa santa orazione:
+
+
+
+Paradiso: Canto XXXIII
+
+
+<<Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
+ umile e alta piu` che creatura,
+ termine fisso d'etterno consiglio,
+
+tu se' colei che l'umana natura
+ nobilitasti si`, che 'l suo fattore
+ non disdegno` di farsi sua fattura.
+
+Nel ventre tuo si raccese l'amore,
+ per lo cui caldo ne l'etterna pace
+ cosi` e` germinato questo fiore.
+
+Qui se' a noi meridiana face
+ di caritate, e giuso, intra ' mortali,
+ se' di speranza fontana vivace.
+
+Donna, se' tanto grande e tanto vali,
+ che qual vuol grazia e a te non ricorre
+ sua disianza vuol volar sanz'ali.
+
+La tua benignita` non pur soccorre
+ a chi domanda, ma molte fiate
+ liberamente al dimandar precorre.
+
+In te misericordia, in te pietate,
+ in te magnificenza, in te s'aduna
+ quantunque in creatura e` di bontate.
+
+Or questi, che da l'infima lacuna
+ de l'universo infin qui ha vedute
+ le vite spiritali ad una ad una,
+
+supplica a te, per grazia, di virtute
+ tanto, che possa con li occhi levarsi
+ piu` alto verso l'ultima salute.
+
+E io, che mai per mio veder non arsi
+ piu` ch'i' fo per lo suo, tutti miei prieghi
+ ti porgo, e priego che non sieno scarsi,
+
+perche' tu ogne nube li disleghi
+ di sua mortalita` co' prieghi tuoi,
+ si` che 'l sommo piacer li si dispieghi.
+
+Ancor ti priego, regina, che puoi
+ cio` che tu vuoli, che conservi sani,
+ dopo tanto veder, li affetti suoi.
+
+Vinca tua guardia i movimenti umani:
+ vedi Beatrice con quanti beati
+ per li miei prieghi ti chiudon le mani!>>.
+
+Li occhi da Dio diletti e venerati,
+ fissi ne l'orator, ne dimostraro
+ quanto i devoti prieghi le son grati;
+
+indi a l'etterno lume s'addrizzaro,
+ nel qual non si dee creder che s'invii
+ per creatura l'occhio tanto chiaro.
+
+E io ch'al fine di tutt'i disii
+ appropinquava, si` com'io dovea,
+ l'ardor del desiderio in me finii.
+
+Bernardo m'accennava, e sorridea,
+ perch'io guardassi suso; ma io era
+ gia` per me stesso tal qual ei volea:
+
+che' la mia vista, venendo sincera,
+ e piu` e piu` intrava per lo raggio
+ de l'alta luce che da se' e` vera.
+
+Da quinci innanzi il mio veder fu maggio
+ che 'l parlar mostra, ch'a tal vista cede,
+ e cede la memoria a tanto oltraggio.
+
+Qual e` colui che sognando vede,
+ che dopo 'l sogno la passione impressa
+ rimane, e l'altro a la mente non riede,
+
+cotal son io, che' quasi tutta cessa
+ mia visione, e ancor mi distilla
+ nel core il dolce che nacque da essa.
+
+Cosi` la neve al sol si disigilla;
+ cosi` al vento ne le foglie levi
+ si perdea la sentenza di Sibilla.
+
+O somma luce che tanto ti levi
+ da' concetti mortali, a la mia mente
+ ripresta un poco di quel che parevi,
+
+e fa la lingua mia tanto possente,
+ ch'una favilla sol de la tua gloria
+ possa lasciare a la futura gente;
+
+che', per tornare alquanto a mia memoria
+ e per sonare un poco in questi versi,
+ piu` si concepera` di tua vittoria.
+
+Io credo, per l'acume ch'io soffersi
+ del vivo raggio, ch'i' sarei smarrito,
+ se li occhi miei da lui fossero aversi.
+
+E' mi ricorda ch'io fui piu` ardito
+ per questo a sostener, tanto ch'i' giunsi
+ l'aspetto mio col valore infinito.
+
+Oh abbondante grazia ond'io presunsi
+ ficcar lo viso per la luce etterna,
+ tanto che la veduta vi consunsi!
+
+Nel suo profondo vidi che s'interna
+ legato con amore in un volume,
+ cio` che per l'universo si squaderna:
+
+sustanze e accidenti e lor costume,
+ quasi conflati insieme, per tal modo
+ che cio` ch'i' dico e` un semplice lume.
+
+La forma universal di questo nodo
+ credo ch'i' vidi, perche' piu` di largo,
+ dicendo questo, mi sento ch'i' godo.
+
+Un punto solo m'e` maggior letargo
+ che venticinque secoli a la 'mpresa,
+ che fe' Nettuno ammirar l'ombra d'Argo.
+
+Cosi` la mente mia, tutta sospesa,
+ mirava fissa, immobile e attenta,
+ e sempre di mirar faceasi accesa.
+
+A quella luce cotal si diventa,
+ che volgersi da lei per altro aspetto
+ e` impossibil che mai si consenta;
+
+pero` che 'l ben, ch'e` del volere obietto,
+ tutto s'accoglie in lei, e fuor di quella
+ e` defettivo cio` ch'e` li` perfetto.
+
+Omai sara` piu` corta mia favella,
+ pur a quel ch'io ricordo, che d'un fante
+ che bagni ancor la lingua a la mammella.
+
+Non perche' piu` ch'un semplice sembiante
+ fosse nel vivo lume ch'io mirava,
+ che tal e` sempre qual s'era davante;
+
+ma per la vista che s'avvalorava
+ in me guardando, una sola parvenza,
+ mutandom'io, a me si travagliava.
+
+Ne la profonda e chiara sussistenza
+ de l'alto lume parvermi tre giri
+ di tre colori e d'una contenenza;
+
+e l'un da l'altro come iri da iri
+ parea reflesso, e 'l terzo parea foco
+ che quinci e quindi igualmente si spiri.
+
+Oh quanto e` corto il dire e come fioco
+ al mio concetto! e questo, a quel ch'i' vidi,
+ e` tanto, che non basta a dicer 'poco'.
+
+O luce etterna che sola in te sidi,
+ sola t'intendi, e da te intelletta
+ e intendente te ami e arridi!
+
+Quella circulazion che si` concetta
+ pareva in te come lume reflesso,
+ da li occhi miei alquanto circunspetta,
+
+dentro da se', del suo colore stesso,
+ mi parve pinta de la nostra effige:
+ per che 'l mio viso in lei tutto era messo.
+
+Qual e` 'l geometra che tutto s'affige
+ per misurar lo cerchio, e non ritrova,
+ pensando, quel principio ond'elli indige,
+
+tal era io a quella vista nova:
+ veder voleva come si convenne
+ l'imago al cerchio e come vi s'indova;
+
+ma non eran da cio` le proprie penne:
+ se non che la mia mente fu percossa
+ da un fulgore in che sua voglia venne.
+
+A l'alta fantasia qui manco` possa;
+ ma gia` volgeva il mio disio e 'l velle,
+ si` come rota ch'igualmente e` mossa,
+
+l'amor che move il sole e l'altre stelle.
+
+
+
+
+POSTSCRIPT
+
+
+ 'Ich habe unter meinen Papieren ein Blatt gefunden,
+ wo ich die Baukunst eine erstarrte Musik nenne.'
+ (Johann Wolfgang Goethe, 1829 March 23)
+
+I found Dante in a bar. The Poet had indeed lost the True Way to be found
+reduced to party chatter in a Capitol Hill basement, but I had found him at
+last. I must have been drinking in the Dark Tavern of Error, for I did not
+even realize I had begun the dolorous path followed by many since the
+Poet's journey of A.D. 1300. Actually no one spoke a word about Dante or
+his Divine Comedy, rather I heard a second-hand Goethe call architecture
+"frozen music." Soon I took my second step through the gate to a people
+lost; this time on a more respectable occasion--a lecture at the Catholic
+University of America. Clio, the muse of history, must have been aiding
+Prof. Schumacher that evening, because it sustained my full three-hour
+attention, even after I had just presented an all-night project. There I
+heard of a most astonishing Italian translation of 'la Divina Commedia' di
+Dante Alighieri. An Italian architect, Giuseppi Terragni, had translated
+the Comedy into the 'Danteum,' a projected stone and glass monument to Poet
+and Poem near the Basilica of Maxentius in Rome.
+
+Do not look for the Danteum in the Eternal City. In true Dantean form,
+politics stood in the way of its construction in 1938. Ironically this
+literature-inspired building can itself most easily be found in book form.
+Reading this book I remembered Goethe's quote about frozen music. Did
+Terragni try to freeze Dante's medieval miracle of song? Certainly a
+cold-poem seems artistically repulsive. Unflattering comparisons to the
+lake of Cocytus spring to mind too. While I cannot read Italian, I can read
+some German. After locating the original quotation I discovered that
+'frozen' is a problematic (though common) translation of Goethe's original
+'erstarrte.' The verb 'erstarren' more properly means 'to solidify' or 'to
+stiffen.' This suggests a chemical reaction in which the art does not
+necessarily chill in the transformation. Nor can simple thawing yield the
+original work. Like a chemical reaction it requires an artistic catalyst, a
+muse. Indeed the Danteum is not a physical translation of the Poem.
+Terragni thought it inappropriate to translate the Comedy literally into a
+non-literary work. The Danteum would not be a stage set, rather Terragni
+generated his design from the Comedy's structure, not its finishes.
+
+ The poem is divided into three canticles of thirty-three cantos
+ each, plus one extra in the first, the Inferno, making a total of
+ one hundred cantos. Each canto is composed of three-line tercets,
+ the first and third lines rhyme, the second line rhymes with the
+ beginning of the next tercet, establishing a kind of overlap,
+ reflected in the overlapping motif of the Danteum design. Dante's
+ realms are further subdivided: the Inferno is composed of nine
+ levels, the vestibule makes a tenth. Purgatory has seven
+ terraces, plus two ledges in an ante-purgatory; adding these to
+ the Earthly Paradise yields ten zones. Paradise is composed of
+ nine heavens; Empyrean makes the tenth. In the Inferno, sinners
+ are organized by three vices--Incontinence, Violence, and
+ Fraud--and further subdivided by the seven deadly sins. In
+ Purgatory, penance is ordered on the basis of three types of
+ natural love. Paradise is organized on the basis of three types
+ of Divine Love, and further subdivided according to the three
+ theological and four cardinal virtues.
+ (Thomas Schumacher, "The Danteum,"
+ Princeton Architectural Press, 1993)
+
+By translating the structure, Terragni could then layer the literal and the
+spiritual meanings of the Poem without allowing either to dominate. These
+layers of meaning are native to the Divine Comedy as they are native to
+much medieval literature, although modern readers and tourists may not be
+so familiar with them. They are literal, allegorical, moral, and
+anagogical. I offer you St. Thomas of Aquinas' definition of these last
+three as they relate to Sacred Scripture:
+
+ . . .this spiritual sense has a threefold division. . .so far as
+ the things of the Old Law signify the things of the New Law,
+ there is the allegorical sense; so far as the things done in
+ Christ, or so far as the things which signify Christ, are types
+ of what we ought to do, there is the moral sense. But so far as
+ they signify what relates to eternal glory, there is the
+ anagogical sense. (Summa Theologica I, 1, 10)
+
+Within the Danteum the Poet's meanings lurk in solid form. An example: the
+Danteum design does have spaces literally associated with the Comedy--the
+Dark Wood of Error, Inferno, Purgatorio, and the Paradiso--but these spaces
+also relate among themselves spiritually. Dante often highlights a virtue
+by first condemning its corruption. Within Dante's system Justice is the
+greatest of the cardinal virtues; its corruption, Fraud, is the most
+contemptible of vices. Because Dante saw the papacy as the most precious of
+sacred institutions, corrupt popes figure prominently among the damned in
+the Poet's Inferno. In the Danteum the materiality of the worldly Dark Wood
+directly opposes the transcendence of the Paradiso. In the realm of error
+every thought is lost and secular, while in heaven every soul's intent is
+directed toward God. The shadowy Inferno of the Danteum mirrors the
+Purgatorio's illuminated ascent to heaven. Purgatory embodies hope and
+growth where hell chases its own dark inertia. Such is the cosmography
+shared by Terragni and Dante.
+
+In this postscript I intend neither to fully examine the meaning nor the
+plan of the Danteum, but rather to evince the power that art has acted as a
+catalyst to other artists. The Danteum, a modern design inspired by a
+medieval poem, is but one example. Dante's poem is filled with characters
+epitomizing the full range of vices and virtues of human personalities.
+Dante's characters come from his present and literature's past; they are
+mythological, biblical, classical, ancient, and medieval. They, rather than
+Calliope and her sisters, were Dante's muses.
+
+'La Divina Commedia' seems a natural candidate to complete Project
+Gutenberg's first milleditio and to begin its second thousand e-texts.
+Although distinctly medieval, its continuum of influence spans the
+Renaissance and modernity. Terragni saw his place within the Comedy as
+surely as Dante saw his own. We too fit within Dante's understanding of the
+human condition; we differ less from our past than we might like to
+believe. T. S. Eliot understood this when he wrote "Dante and Shakespeare
+divide the modern world between them, there is no third." So now Dante
+joins Shakespeare (e-text #100) in the Project Gutenberg collection. Two
+works that influenced Dante are also part of the collection: The Bible
+(#10) and Virgil's Aeneid (#227). Other major influences--St. Thomas of
+Aquinas' Summa Theologica, The Metamorphoses of Ovid, and Aristotle's
+Nicomachean Ethics--are available in electronic form at other Internet
+sites. If one searches enough he may even find a computer rendering of the
+Danteum on the Internet. By presenting this electronic text to Project
+Gutenberg it is my hope that in will not rest in a computer unknown and
+unread; it is my hope that artists will see themselves in the Divine Comedy
+and be inspired, just as Dante ran the paths left by Virgil and St. Thomas
+that lead him to the stars.
+
+Dennis McCarthy, July 1997
+Atlanta, Georgia USA
+imprimatur@juno.com
+
+
+
+
+TECHNICAL NOTES
+
+
+This edition has been rendered in 7-bit ASCII. Special Italian characters
+that require an 8-bit format have been transcribed into multiple characters.
+Below is a chart with the 8-bit character (which may not display properly),
+its written description, and how it has been rendered in this 7-bit version.
+
+ guillemot left <<
+ guillemot right >>
+ a grave accent a` (at the end of a word, otherwise: a)
+ e grave accent e` (at the end of a word, otherwise: e)
+ e acute accent e' (at the end of a word, otherwise: e)
+ i grave accent i` (at the end of a word, otherwise: i)
+ i diaresis/umlaut ii
+ o grave accent o` (at the end of a word, otherwise: o)
+ o acute accent o' (at the end of a word, otherwise: o)
+ u grave accent u` (at the end of a word, otherwise: u)
+
+Italic text, displayed with mark-up tags (<I>italic</I>) in the 8-bit
+version, has has not been rendered here. To view the italics and
+special characters please refer to the 8-bit or HTML version of this
+e-text.
+
+
+
+
+
+End of this Project Gutenberg E-text of
+Divina Commedia di Dante: Paradiso [7-bit text]
+
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