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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79260 ***
+
+ [Illustrazione: Ritratto]
+
+ _Piccola collezione «Margherita»_
+
+
+ GIUSEPPE DE’ ROSSI
+
+
+ LE DUE COLPE
+
+
+ Disegni di GINO DE BINI.
+
+ Incisioni del prof. E. BALLERINI
+
+
+
+ ROMA
+ ENRICO VOGHERA, EDITORE
+ _Via Nazionale, 201_
+ 1897
+
+
+
+
+ _Proprietà letteraria_
+
+
+
+
+ _A Emilio Del Cerro,
+ gentile anima d’artista,
+ ricordo amichevole di_
+
+ GIUSEPPE DE’ ROSSI.
+
+ Febbraio del 1897.
+
+
+
+
+Le due colpe.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ Il Conte assassino Pag. 17
+ Il delitto di via Arenula » 45
+ L’arresto del Conte
+ Romolo Laureati » 55
+ Il duplice assassinio
+ di via Arenula » 59
+ Deposizione stenografica
+ fatta al giudice
+ istruttore » 67
+ Manoscritto del Conte
+ Romolo Laureati » 133
+ Aggiunta al medesimo » 154
+ Un processo aristocratico » 159
+
+
+
+
+§ 1.
+
+Dalla cronaca del giornale della sera *** del 17 maggio 18**.
+
+
+_Il Conte assassino._
+
+Questo pare il titolo di un romanzo di Boisgobey o del famoso visconte
+Ponson Du Terrail, eppure non è che l’unico titolo veramente adatto
+a compendiare il tristissimo delitto — delitto anormale, sia per
+le circostanze in cui esso è avvenuto, sia per le persone che vi
+si trovano implicate — consumato nel pomeriggio di oggi in uno dei
+quartieri più popolati della nostra città, delitto che ha commosso e
+intensamente rattristato tutta quanta la nostra cittadinanza.
+
+Raccontiamo minutamente il fatto, incominciando dalla descrizione
+dell’ambiente.
+
+In una casa di via Arenula, di cui ora non serve dare il numero, non
+molto distante dal ponte Garibaldi, abita una tal Palmira Girelli,
+la quale ha risoluto allegramente il problema di campar comodamente
+la vita sua, affittando le camere del suo appartamento a un tanto il
+giorno — e non poco davvero! — e qualche volta anche a un tanto l’ora.
+E non è a dire che alla signora Palmira vadano male gli affari o che
+le manchi la buona clientela, se si deve giudicare dal lusso e dalla
+ricchezza — forse, a dir la verità, un poco troppo pesante e di un buon
+gusto non molto fine — con cui alcune di quelle camere, che chi scrive
+queste righe ha avuto agio di esaminare, sono state arredate. Tende
+di velluto alle porte, coperte di seta sui letti, seggioline dorate
+per tutti li angoli, tavolinetti intagliati di fine lavoro in una
+profusione da rivenditore di mobili usati, pesanti tende di merletto
+alle finestre, tappeti morbidi sui pavimenti: tutto in quella casa è
+combinato in modo da mostrare all’occhio dell’osservatore la ricchezza
+ed il lusso più che l’agiatezza vera della famiglia borghese.
+
+La padrona di casa, dal suo canto, è assai conosciuta da tutti i
+«viveurs» di Roma; e le sue relazioni salgono fino ai più alti gradini
+della scala sociale, nonostante che essa sia una donna tutt’altro
+che giovine e, diciamolo pure, tutt’altro che simpatica. La signora
+Palmira Girelli ha li occhi dell’uccello di rapina, le guancie grinzose
+e floscie, una peluria cenerognola che le incornicia il mento e una
+voce chioccia, quando parla riscaldandosi alquanto, che pare il suono
+mandato da colpi ripetutamente battuti sul coperchio d’una pentola
+fessa.
+
+All’apparenza essa mostra di avere una cinquantina d’anni, ma forse la
+sua fede di nascita ne registra ancora qualcuno di più.
+
+Come poi sia andato che oggi Amanda di Valberta, la ben conosciuta
+amica del conte Romolo Laureati, il notissimo «sportman» si sia trovata
+in un costume molto intimo, dentro a una delle camere dell’appartamento
+della signora Girelli; come sia andato che in sua compagnia si
+trovasse anche il «clown» Robody — quello delle oche e dei gatti
+ammaestrati della compagnia Scwhobs e Amari, la quale ora ha le sue
+tende al Circo Reale ai Prati di Castello; — come infine sia andato
+che il conte Romolo Laureati sia riuscito a penetrare, non visto da
+nessuno, nell’appartamento della detta signora Girelli e abbia così
+potuto sorprendere la sua amante insieme al «clown»; tutto ciò a noi
+può venire fatto di supporre e dalla supposizione ci può essere dato
+di dedurre la spiegazione di ciò che è fatalmente avvenuto, ma non
+certo ci è concesso di asserire alcun che con la sicurezza della più
+scrupolosa verità.
+
+Un psicologo ha detto che a questo mondo ci sono due specie di verità:
+verità assolute e verità relative. La nostra, in questo caso, non può
+essere che una verità puramente relativa: la verità assoluta, la verità
+vera, indiscutibile, non potrà risultare che dalle indagini della
+Questura o dalla confessione del colpevole, se pure sarà arrestato.
+
+Il fatto intanto è tutto qui; il «clown» Robody e Amanda di Valberta
+sono stati barbaramente assassinati, ed il conte Romolo Laureati — che
+la signora Palmira Girelli ha designato come l’assassino — è scomparso.
+
+ [Illustrazione: La signora Girelli]
+
+Quest’oggi stesso, poco dopo il delitto, noi ci siamo fatti un
+dovere di recarci dalla signora Palmira Girelli per interrogarla
+personalmente. E la sora Palmira — come la chiamano le sue conoscenze
+— che pareva, e doveva essere realmente, molto conturbata dal triste
+caso capitato proprio nella sua abitazione — con quella voce sgolata
+che abbiamo detto, e con li occhi abbondantemente pieni di lagrime,
+che ogni tanto si andava rasciugando con un gran fazzoletto di colore
+oscuro, ci ha raccontato minutamente e dettagliatamente tutto quello
+che era a sua conoscenza; e noi ora, avendo presso che stenografato
+l’intero discorso della sora Palmira, cercheremo di riassumere di tutto
+il nostro meglio il racconto dell’unico «testimone in partibus» della
+tristissima scena.
+
+Erano trascorsi più di quindici giorni da quando la signora Girelli
+aveva affittato una camera del suo appartamento ad Amanda di Valberta.
+
+— Io avevo capito fin da principio — ci ha detto la donna cominciando
+il suo racconto — che quei due si volevano un bene di paradiso! Era
+tanto bella e tanto buona quella povera ragazza! rideva sempre, cantava
+sempre, scherzava sempre... Ed ora! Non ci posso proprio pensare,
+che mi pare di diventar matta addirittura! E il signor Robody?.. un
+giovinotto d’una bontà unica più che rara: e poi, bello di viso, alto
+di persona, ben formato... con due spalle larghe così... Però doveva
+essere un poco corto a quattrini, almeno questa era l’idea che, per
+certi suoi discorsi, io mi ero fitta nella mente: e io credo che la
+povera Amanda l’aiutasse assai, assai... Capirete bene: un pagliaccio
+dei giuochi di cavallo quanto mai volete che prenda al giorno?..
+Poveraccio! Ma se non aveva quattrini, cuore però ce n’aveva, sapete?..
+Le voleva un bene lui a quella povera ragazza!.. Si trovavano insieme
+quasi tutti i giorni e sempre alla stessa ora, sempre nel pomeriggio,
+poco dopo le due... e stavano insieme fino alle cinque, qualche volta
+anche fino alle sei o alle sette... Erano proprio fatti l’una per
+l’altro. Che barbarie che è stata! Che razza d’infamia!.. È inutile,
+caro signore, voi mi dovete compatire, ma, è inutile, io proprio non ci
+posso pensare.
+
+Qui una pausa lieve ricolmata da un sospiro lungo e profondo: quindi
+ripresa.
+
+— E quel che è peggio poi è che io non mi sono accorta di nulla:
+figuratevi che non li avevo visti nè meno entrare: non ce li sapevo
+nè meno in casa! La signora Amanda aveva, come anche tutti li altri
+miei inquilini, la chiave della porta sulle scale. Io dunque vi posso
+garentire che non so a che ora oggi loro siano venuti. È stata una vera
+fatalità, perchè se io mi fossi accorta di qualche cosa, scommetto che
+quello che sventuratamente è successo non sarebbe successo. Ma queste
+tanto, adesso, sono chiacchiere inutili: il fatto è che io verso le
+quattro — eran suonate da poco le tre e tre quarti — me ne stavo
+tranquillamente di là nella cucina a preparare una limonata, quando...
+pin! pan! pun!.. ho inteso tre, quattro, cinque colpi... una fila di
+spari che non finivano mai, e ognuno di essi mi pareva più grosso di
+quello che avevo inteso prima.
+
+Altra pausa ed altro sospiro, accompagnato da un congiungimento di mani
+rivolte verso il cielo. Quindi nova ripresa.
+
+— Dio santo, buono e benedetto, che razza di paura! Là per là non
+sapevo nè meno che diamine pensare. È stato un vero miracolo della
+Madonna se il bicchiere non mi è cascato dalle mani. Sono rimasta lì
+ferma per un momento d’avanti alla chiave dell’acqua, che tremavo
+come una foglia... Però non mi sono affatto perduta di spirito: mi
+son fatta coraggio alla meglio, senza pensare a niente, sono uscita
+dalla cucina e, proprio quando ero sul punto di traversare qui la
+camera d’ingresso, dove adesso stiamo noi, ho veduto il conte Laureati
+uscire precipitosamente dalla camera della povera Amanda e infilare
+l’uscio della scala in fretta e in furia, sbattersi dietro le spalle
+sonoramente la porta... e chi s’è visto s’è visto!..
+
+Qui credetti opportuno di interrompere la sora Palmira, la quale, fino
+a quel punto, aveva fatto il suo racconto quasi tutto d’un fiato, per
+domandarle se ella conosceva bene e da molto tempo il conte Romolo
+Laureati.
+
+— Il conte Romoletto?.. — ha esclamato la brava donna, con una volata
+di straordinario entusiasmo — Lo domandate a me?.. niente di meno
+che io conosco il conte Romolo Laureati fin da prima che sposasse la
+marchesina Della Ventura!.. E mi domandate se conosco Romoletto!..
+Basta, adesso non m’interrompete e fatemi seguitare, se no ci facciamo
+notte con questi discorsi... Veduto dunque il conte andare via in
+quella maniera così precipitosa, dopo aver inteso tutti quelli spari,
+io mi sentivo il cervello più che mai confuso... Ho pensato subito a
+qualche brutto fatto, perchè sapevo il legame del conte con la povera
+Amanda: ma chi mai si sarebbe potuto immaginare che fosse successo
+quello che realmente era successo?.. Basta: io non mi perdo d’animo,
+vedo aperta la porta della camera d’Amanda e, quantunque tremassi
+come una foglia, mi dirigo là chiamando la povera ragazza ad alta
+voce: nessuna risposta. Chiamo forte allora il signor Robody, ma pure
+questa volta non mi risponde nessuno. Alzo allora a due mani la tenda,
+quella tenda pesante di velluto che sta sul vano della porta, e...
+Che spettacolo orribile, Dio mio santo! Vi assicuro, caro signore,
+che se io non sono morta di un colpo alla vista di tutto quel sangue,
+credetelo, è stato un vero miracolo di Dio!.. Amanda, poverina,
+mezza nuda, quasi tutta scoperta, stava buttata attraverso al letto,
+con due gran buchi qui, proprio qui in mezzo al petto; ed era tutta
+orrendamente macchiata di sangue, sulla faccia, sul seno, giù per la
+vita e tante altre macchie di sangue si vedevano anche qua e là sulle
+lenzuola. Il signor Robody, spogliato pure lui, stava gettato boccone
+in mezzo alla camera, con le gambe aperte, le braccia spalancate e una
+gran ferita tutta sanguinolenta qui su alla testa, al principio dei
+capelli... E io che cosa avevo da fare in mezzo a tutto quel sangue?..
+Chi mi ha dato la voce da strillare? Chi è che mi ha spinto a chiamare
+aiuto?.. Chi ne sa nulla adesso? Io so una sola cosa, ed è che io
+allora non capivo proprio più niente, alla lettera; e ho veduto venire
+i carabinieri e le guardie e il cavalier Gaglier, che era tanto amico
+del mio povero marito, e appresso a loro una quantità di altra gente, e
+ho inteso farmi da tutti una quantità di domande alle quali adesso non
+ricordo che cosa diamine ho risposto... Infine, caro signore, che cosa
+volete che vi dica?.. Mi pare che ci sia ben poco da starci a ragionar
+su: chi lo sa come sono andate le cose?.. Il fatto certo è che il conte
+Romolo Laureati — e l’ho visto scappare proprio io con questi occhi
+qua — ha ammazzato per gelosia quella bella figliuola dell’Amanda e
+quel povero disgraziato di Robody che, per quanto io sappia, non ha mai
+torto un capello a nessuno... e poi ha preso il volo.
+
+Su quest’ultime parole della sora Palmira, urgendo il tempo, noi
+abbiamo creduto di rompere la nostra conversazione ed abbiamo
+abbandonato il luogo del delitto.
+
+Ora aggiungiamo qualche altra notizia.
+
+Il conte Romolo Laureati nativo di Ancona, molto conosciuto nel mondo
+dello sport romano, per i suoi bellissimi cavalli da corsa e il suo
+elegante «attelage,» non ha ancora compiuto i quarant’anni.
+
+Nel 18** sposò la marchesina Lavinia Della Ventura — la seconda figlia
+del senatore Guadalberto Della Ventura — dalla quale dopo tre anni si
+divise, non paventando punto i pettegolezzi infiniti dello scandaloso
+processo che egli stesso volle provocare.
+
+Il conte Romolo Laureati, al dire degli stessi suoi amici, non era un
+uomo troppo socievole ed era di carattere alquanto scontroso. La sua
+relazione con Amanda di Valberta — la bionda donnina che egli stesso
+aveva lanciato nel gran mondo, andandola a prendere di tra le baracche
+funambulesche di un circo equestre, — pare che risalisse a circa tre
+anni fa. Il buon accordo fra i due sembrava assolutamente perfetto.
+
+È indubitatamente assodato che il movente del delitto sia stato
+la gelosia. Di tutto ciò però che ha preceduto lo scoprimento
+dell’assassinio, all’infuori di quanto si può dedurre dalla deposizione
+della signora Palmira Girelli, deposizione che i nostri lettori hanno
+potuto vedere qui sopra riprodotta, nulla si sa di positivo. E i
+comenti che si fanno per la città sono addirittura infiniti.
+
+Il conte Romolo Laureati, fino al momento in cui scriviamo, non è
+stato ancora scoperto. La sua abitazione in via Condotti è sorvegliata
+dalle guardie. La polizia ha messo in moto tutti i suoi segugi per
+rintracciare il colpevole.
+
+
+
+
+§ 2.
+
+Dalla cronaca di Roma del giornale del mattino *** del 19 maggio 18**.
+
+
+_Il delitto di via Arenula._
+
+A proposito dell’orribile assassinio avvenuto nel pomeriggio del giorno
+17 corrente in una casa di via Arenula, e del quale nella cronaca di
+ieri ci siamo larghissimamente occupati, ora non avremmo altro da
+aggiungere se non che il conte Romolo Laureati, nonostante le indagini
+più diligenti e le più attive ricerche della nostra Questura, non è
+stato ancora arrestato.
+
+Ma abbiamo ricevuto una lettera dalla signora Palmira Girelli, la
+padrona dell’appartamento in cui il delitto è stato consumato, con la
+quale ella desidera di rettificare qualche inesattezza della narrazione
+data del fatto da un nostro confratello della sera e noi, per debito di
+cortesia e perchè il documento è abbastanza originale, ci crediamo in
+dovere di contentarla, senza aggiungervi comenti di sorta.
+
+Ecco dunque la lettera della signora Palmira Girelli.
+
+ «Pregiatissimo signor
+ cronista del giornale ***.
+
+«Lettrice assidua del suo diffusissimo giornale, mi rivolgo alla sua
+ben nota cortesia per rettificare parecchie inesattezze nelle quali ha
+incorso, parlando di me e del brutto fatto sventuratamente avvenuto in
+mia casa, il signor cronista del giornale *** il quale avrebbe potuto
+anche risparmiarsi certi qualificativi a proposito del mio fisico, che
+non avevano nulla a vedere col rimanente della faccenda.
+
+«Le rettifiche, egregio signor cronista, che io intendo di fare
+all’erroneo resoconto del giornale *** di ieri 17, sono le seguenti:
+
+«Non è vero che io viva allegramente la vita facendo l’affittacamere.
+Io sono ricamatrice in oro, come sono stata sempre e come possono farne
+fede il signor Cioccari a San Lorenzo in Lucina, e il signor Galli del
+«Telaio d’oro» al Corso, e tutta la mia numerosa clientela, nella quale
+si annoverano i migliori nomi della nostra aristocrazia. Se io mi sono
+ridotta ad affittare le camere superflue del mio appartamento non è
+perchè io voglia vivere allegramente la vita, chè non ne avrei nè il
+tempo nè la fantasia: ma solo per tirare avanti alla meglio, poichè, in
+questi tempi di crisi universale, i lavori sono pochi e quei pochi sono
+anche male retribuiti. E ad informarsi di ciò si può fare molto presto.
+
+«Secondo. Non è vero affatto che io vada affittando le camere del mio
+appartamento a un tanto il giorno e a un tanto l’ora, come ha detto
+il signor cronista del giornale *** il quale, prima di scrivere certe
+cose, avrebbe dovuto informarsi meglio da chi mi conosce intimamente.
+Egli si sbaglia della grossa e ci sono là i miei tre inquilini vivi,
+vegeti e robusti e ci sono tutte quante le mie conoscenze per provargli
+il contrario. E due.
+
+«Non è vero che in casa mia ci sia tutto questo lusso pesante che il
+signor cronista del giornale *** si è sognato, per far bella la sua
+descrizione. Quelle cose le lasci ai romanzieri che inventano i fatti,
+non le adoperi lui che dovrebbe dir sempre la sola verità. La mia è
+semplicemente una casa comoda e pulita, arredata con quello stesso
+mobilio lasciatomi dal mio povero marito Alessandro Girelli, usciere
+capo alla Direzione delle carceri, che morì tre anni or sono e che,
+per il posto da lui occupato, fu in rapporti intimi coll’onorevole
+Nicotera, coll’onorevole Giolitti, coll’onorevole Crispi e con tanti
+altri.
+
+«Non è vero, infine, che io abbia fatto tutto quel discorso così lungo
+e scucito che il signor cronista del giornale *** mi mette in bocca.
+Egli mi faceva delle domande, io gli rispondevo con poche parole che
+lui, mentre parlavo, andava scrivendo sopra certi fogliolini di carta:
+e niente più. Del resto, lo capirà facilmente anche lei, egregio signor
+cronista, con quella razza di disgrazia che era venuta a cascare in
+casa mia, dovevo aver proprio fantasia di stare a fare tutte quelle
+chiacchiere sconclusionate assieme col primo che mi era capitato
+d’avanti!
+
+«Ed ora, pregiatissimo signor cronista, le domando scusa del disturbo,
+e ringraziandola sentitamente della pubblicazione che ella farà di
+questa mia sulle colonne del suo accreditato giornale, passo all’onore
+di dirmi, con sensi di vera stima
+
+ sua dev.ma
+ Palmira Girelli.
+
+Da casa, 18 maggio 18**»
+
+
+
+
+§ 3.
+
+Dalla cronaca del giornale della sera *** del 20 maggio 18**.
+
+
+_L’arresto del conte Romolo Laureati._
+
+Questa mattina il noto conte Romolo Laureati, attivamente ricercato
+dalla nostra questura come autore dell’assassinio di via Arenula,
+si è costituito spontaneamente al Procuratore del Re. Dopo la sua
+deposizione, la quale, dicesi, sia stata dettagliatissima, fatta al
+giudice d’istruzione cavalier Giacomo Tasca, il conte Laureati è stato
+accompagnato al carcere di Regina Coeli.
+
+
+
+
+§ 4.
+
+Dalla cronaca di Roma del giornale del mattino *** del 21 maggio 18**.
+
+
+_Il duplice assassinio di via Arenula — L’arresto del conte Romolo
+Laureati._
+
+Siamo giunti all’epilogo, ed ora non manca che il voto dei giurati alla
+Corte d’Assise per mettere l’ultima conclusione al terribile dramma
+d’amore svoltosi nel pomeriggio del giorno 17 corrente, in una camera
+mobiliata di un casamento di via Arenula.
+
+L’epilogo si è avuto ieri mattina con la spontanea costituzione del
+colpevole.
+
+Verso le ore 11 il conte Romolo Laureati, accompagnato dall’avvocato
+Felice Tosi, si presentò all’ufficio del Procuratore del Re cavalier
+Carlo Travaglia, chiedendo alla guardia che era di servizio
+nell’anticamera di farlo passare con la massima sollecitudine, avendo
+un affare grave ed urgente da comunicare al signor Procuratore del Re.
+
+Dopo un buon quarto di aspettativa dentro al corridoio che precede il
+gabinetto del regio funzionario, finalmente i due visitatori furono
+fatti entrare. E non appena l’avvocato Tosi mostrò di voler presentare
+al magistrato il suo compagno, questi con la voce ferma e la fisionomia
+che non tradiva il più piccolo e lieve sentimento dell’anima sua, fece
+la seguente dichiarazione:
+
+— Io sono il conte Romolo Laureati, colui che è accusato d’aver ucciso
+Amanda di Valberta ed il suo ganzo... e mi vengo a costituire nelle
+mani della giustizia.
+
+Il procuratore, fin dalle prime parole dette dal Conte, non riuscì a
+nascondere un movimento di vera sorpresa: poi rivolse parecchie domande
+al conte Laureati, il quale rispose concisamente ma con molta chiarezza
+a tutte le questioni che l’egregio funzionario credette rivolgergli. Il
+colloquio però non durò più di venti minuti.
+
+Subito dopo, il conte Romolo Laureati fu accompagnato nel gabinetto del
+giudice d’istruzione cavalier Giacomo Tasca al quale, con una infinità
+di dettagli, l’accusato fece una precisa esposizione di quanto aveva
+concorso e per conseguenza aveva delimitato la tragica soluzione di
+quel dramma di amore, di cui fatalmente egli è stato chiamato ad essere
+il triste protagonista.
+
+Il conte Romolo Laureati rimase nella camera del giudice istruttore per
+circa tre ore.
+
+Raccolta la sua deposizione, il conte Romolo Laureati sempre seguito
+dall’avvocato Felice Tosi fu fatto salire in una vettura chiusa ed
+accompagnato alle carceri giudiziarie, dove dovrà rimanere in attesa
+del processo.
+
+
+
+
+§ 5.
+
+Relazione stenografica della deposizione fatta dal conte Romolo
+Laureati al giudice istruttore cav. Giacomo Tasca.
+
+
+No... No... per carità, non mi affolli con le domande burocratiche: è
+l’unico modo, a mia maniera di vedere, di non arrivare a saper nulla
+mai di preciso. Ed io in questo caso che mi riguarda voglio che tutto
+sia precisato scrupolosamente fino al più piccolo e magari anche fino
+a quello che può sembrare il più inconcludente dei particolari. Lei,
+cavaliere, è stato nel novero delle mie care conoscenze, è stato dei
+miei amici... Non oso ora nè meno pensare che possa esserlo ancora,
+dopo quello che è avvenuto; che possa esserlo adesso... Ma... io la
+prego appunto in nome di quel sentimento d’amicizia che pel passato
+l’ha attaccato alla mia persona, mi lasci parlare liberamente e le
+assicuro che ella, cavaliere, non solo non ci perderà nulla ma ci
+guadagnerà assai assai... Comincio col dichiararle anzi che la mia sarà
+una confessione completa, una confessione generale... La fortuna che
+non mi ha mai abbandonato in tante altre circostanze, anche burrascose,
+della vita, non mi ha voluto abbandonare nè meno adesso che pure per me
+è tutto quanto finito, e mi viene a far trovare di fronte a lei... Ed
+ella mi deve lasciar dire tutto a mio modo.
+
+Glielo chiedo appunto come favore, perchè sento il bisogno qui dentro,
+di sfogarmi, di raccontare tutto, di scaricarmi di tutto quello che mi
+sta pesando gravemente qui dentro. Del resto, ella lo comprende, la mia
+confessione si potrebbe alla fin fine restringere tutta quanta nelle
+poche parole che ho dette già al signor Procuratore del Re: — Eccomi
+qua: voi cercate colui che ha commesso, come ho visto che dicono le
+gazzette, il duplice assassinio di via Arenula: ed eccomi qua: io vengo
+a voi; io sono appunto il colpevole che voi cercate... — E basta. Ma
+allora perchè costringermi a ripetere quello che ho già detto?.. Non è
+stata la mia forse già una confessione completa?.. Che cosa avrei ora
+da aggiungere io?..
+
+Eppure, ecco che il solo trovarmi in questo momento alla sua presenza
+dimostra che la semplice confessione del fatto non basta. Ella avrebbe
+dovuto farmi una lunga filza di domande magari inutili, ma che sono
+volute dalla consuetudine legale, ed io sarei stato obbligato a
+rispondere a tutte, cominciando da quella ridicolissima che riguarda
+l’identificazione della persona e terminando con quella che una ben
+giustificata curiosità le avrebbe fatto salire alle labbra sulla causa
+della mia ritardata costituzione... Non è vero?.. E invece ella,
+cavaliere, ha voluto aggiungere un’altra cortesia alle molte gentilezze
+già usatemi durante la nostra lunga corrispondenza di amicizia e mi ha
+voluto far grazia di quel banale interrogatorio urtante ed avvilente,
+che pure forma la base prima dell’Istruttoria di qualsiasi processo
+penale...
+
+Ella, cavaliere, ha fatto questo a patto, naturalmente, che io
+raccontassi tutto e che io dicessi l’intera verità. Che io dica la
+verità è oramai fuori di discussione dal momento che ho cominciato col
+dichiararmi colpevole e solo responsabile del delitto commesso: che io
+poi racconti tutto scrupolosamente dall’a fino alla zeta, lo proverà,
+cavaliere, il racconto che io sono sul punto di fare.
+
+Prima però mi preme anche di spiegare come è che io abbia tardato a
+costituirmi nelle mani della giustizia.
+
+Perchè mi sono nascosto? perchè ho cercato di sfuggire a quella
+giustizia che pure aveva messo in movimento tutte quante le forze di
+cui dispone per farmi cascar nelle sue mani? Ho sperato forse con
+l’astuzia di sfuggire al rigore della legge e d’andarmene sotto altro
+cielo a rifarmi bianca l’anima così scuramente macchiata dal doppio
+delitto commesso?..
+
+Anche lei, cavaliere, si sarà rivolte queste domande e, leggendo della
+mia scomparsa sopra alle gazzette quotidiane, avrà accolto nel suo
+cuore questo dubbio... Oh! permetta, cavaliere, permetta: non faccia
+atti di diniego e, per carità, non mi interrompa... In questo momento
+io sento d’avere tutta la mia coscienza sulle labbra... Mi lasci dire
+liberamente: ella poi, a suo tempo, farà l’epurazione di tutto ciò
+che nella mia confessione — o deposizione, come dicono loro, gente di
+tribunale — le sembrerà poco concludente o inutile addirittura.
+
+Anche lei dunque, cavaliere, riandando alla mia furbesca disparizione
+avrà pensato — e la cosa è molto naturale, data la comune indole del
+cuore umano — che io avessi voluto sottrarmi al rigore della giustizia.
+
+Falso! strafalso! falsissimo!
+
+Se io avessi voluto avrei potuto: e invece sono qui d’avanti a lei a
+confessare apertamente il mio delitto. Quando io salii le scale di
+quella casa maledetta, quando io passai la soglia di quella porta,
+quando io fui là dentro... fino all’ultimo momento fatale... prima
+che io colpissi... non sapevo, non pensavo, non supponevo nè meno che
+io avrei colpito... Lo scatto del pensiero che mi spinse ad uccidere
+fu istantaneo, rapido come il balenio della folgore... Ed ugualmente
+rapido fu il pensiero che, appena commesso il delitto, mi fece vedere
+d’innanzi alli occhi della mente tutte le conseguenze terribili alle
+quali quello scatto fatale d’irrefrenata e, confessiamolo pure, di
+irrefrenabile gelosia mi aveva votato.
+
+Ebbi paura: non so di che, ma ebbi paura e fuggii come fugge chi
+sa che la morte con la falce alzata gli va galoppando dietro alle
+spalle. Tornai a casa a prendere alcune carte che adesso tengo qui,
+addosso a me... e che lei, cavaliere, dovrà anche avere la pazienza
+di leggere poichè in esse è compendiata una gran parte della storia
+della vita mia, che sarà pur necessario sia conosciuta da chi mi
+dovrà giudicare... E fuggii pure da casa: mi pareva che i mattoni
+mi bruciassero sotto alle piante dei piedi, che le pareti delle
+camere mi si stringessero attorno, che i solari si abbassassero e
+si rialzassero con un moto vicendevole, rapido, vertiginoso, sopra
+alla mia testa... Mi sentivo nelle orecchie un ronzio cupo in mezzo
+al quale, ogni tanto, mi pareva di arrivare a percepire delle parole
+sinistre gridate al mio indirizzo da una voce rauca, da una voce
+piangente, con un tono straziante di persona moribonda... Se fossi
+rimasto un’ora sola dentro a quelle camere, dove pure s’era passata
+tanta parte della vita mia, io sarei diventato pazzo, pazzo furioso...
+E fuggii di casa: corsi tutta quanta la città: infilai una porta: mi
+trovai in campagna: tornai addietro a notte fonda, quando per le strade
+sotto allo sbadiglio languido della luce giallastra del gas non più
+si allungavano le ombre delle persone... Roma era deserta: tutta la
+città dormiva tranquillamente: nessuno pensava più, in quel momento,
+a quei due disgraziati che la gelosia feroce d’un uomo aveva fatto
+sbalzare all’improvviso nel mondo di là... Ed io seguitavo a camminare,
+a correre anzi... come uno inseguito da cani rabbiosi, seguitavo a
+correre di qua e di là per le strade oscure, per i viottoli deserti,
+sempre con quel ronzio nelle orecchie, sempre con quel suono di voce
+piangente che mi perseguitava, mi rintontiva il cervello, mi faceva
+morire dal terrore...
+
+Quando venne il giorno, quando il sole novellamente sorse limpido e
+sereno a illuminare le cupole delle chiese e i tetti delle case, io mi
+ritrovai fuori della città, seduto sulla riva del fiume, a un punto
+molto alto della ripa coperta di erba verde, folta e morbida come la
+lana di un tappeto. Il fiume scorreva monotono e silenzioso d’avanti
+alli occhi miei con le sue acque torbidamente giallastre... E io
+ebbi paura. Di che ebbi paura? Non lo so: certi sentimenti in certi
+stati patologici dell’animo nostro non si sanno, non si possono, non
+s’arrivano mai a spiegare. Io non riuscivo nè meno a coordinare le mie
+idee. Perchè stavo li seduto? come v’ero arrivato? Quanto tempo era
+passato? che cosa era avvenuto prima?..
+
+Le piccole cause producono sempre i grandissimi effetti. Un pezzo di
+legno galleggiante sulle acque gialle del fiume fece tornare la mente
+mia sulla terra, alla realtà vera delle cose, poichè fino a quel
+momento il mio cervello — proprio, io credo, come il cervello d’un
+pazzo — se ne era andato lontano, lontano, lontano...
+
+Una sola cosa era rimasta per tutto quel tempo fissa dentro al mio
+cervello: la ripercussione terribile di quel suono di voce piangente,
+quel suono straziante d’un moribondo che si lamentava.
+
+Ho sofferto, cavaliere, ho sofferto tanto, tanto, tanto! Vede? al
+pensiero delle mie sofferenze, e più della causa dolorosa delle mie
+sofferenze, ancora le lagrime mi salgono alli occhi... Sono un uomo,
+naturalmente, come un altro... Ella mi deve compatire... Mi deve
+lasciar sfogare a modo mio... Vede? Adesso sono tranquillo... ed io le
+racconterò tutto, cavaliere, le racconterò tutto come è mio dovere,
+come ho promesso di fare, come è la mia volontà ferma ed assoluta di
+fare...
+
+ [Illustrazione: Sulla riva del fiume]
+
+Dove sono rimasto?.. ah! il fiume!.. Dio mio! come guardavo quell’acqua
+torbida, la paura tornava novamente ad incalzarmi: allora io mi levai e
+ricominciai a fuggire: rifeci tutta la strada che avevo già fatta nella
+notte, e a mano a mano che mi allontanavo dal fiume, il mio cervello si
+sbolliva e a me pareva che anche il cuore si andasse, a poco a poco,
+lentamente tranquillizzando.
+
+Adesso non mi dilungherò nel raccontare minutamente tutti quanti i
+passi della mia peregrinazione. Entrai anche in una chiesa, una piccola
+chiesa oscura piena di brutte immagini e vuota di gente, ma non fui
+capace di formare nella mente mia nè meno una sola parola che avesse
+potuto avere la più lontana somiglianza con una preghiera.
+
+Avevo vuoti completamente il cuore e la mente. Poi il medesimo
+movimento impulsivo che, sul primo momento, appena commesso il delitto,
+mi aveva fatto correre a casa... il medesimo movimento impulsivo che
+nella mia quasi inconscienza, prima mi aveva spinto a prendere dai
+cassetti della mia scrivania una carta a preferenza di un’altra... e
+che poi mi aveva costretto ad uscire e a rientrare nella città, come
+un pazzo vagabondo scappato al manicomio e che non sa dove deve andare
+a dar di capo... quello stesso movimento impulsivo della mia coscienza
+mi spinse a ricoverarmi nella casa di un amico mio... quegli che mi ha
+accompagnato fin qua, stanco, esausto, avvilito, addirittura morente...
+
+E qui egli potrebbe parlare... qui potrebbe parlare il mio amico,
+se ella lo permettesse. Che cosa era andato a cercare a casa sua
+questo suo vecchio compagno di studi e di baldorie giovanili, che,
+pel momento, la fatalità aveva cambiato nella stoffa d’un assassino
+volgare? che cosa ero andato a cercare da lui? d’essere nascosto forse
+alle ricerche della giustizia?.. d’essere aiutato in qualche maniera a
+fuggire per potermi ritrovare al sicuro dalli artigli della polizia?..
+
+Interroghi l’avvocato Tosi, cavaliere, lo interroghi subito: egli
+potrà rispondere in mia vece a queste domande. Io, in fondo, non
+cercavo altro che d’essere liberato da quella ossessione fatale che
+mi perseguitava... E quando intesi dalla sua bocca istessa... Vorrei
+che qui l’avvocato Tosi fosse presente, perchè mi potesse riprendere
+liberamente se mi sentisse dire qualche cosa di inesatto... Quando
+io intesi dalla sua stessa bocca che la mia persona era attivamente
+ricercata, perchè io dovevo essere punito per il delitto commesso;
+allora provai come un senso di dolcissima tranquillità discendermi
+nel cuore e pervadermi tutte quante le fibre... Quella per me era la
+liberazione invocata, era la salvezza anelata tanto: ed io cominciavo
+a sentirmi tranquillo... Mi pareva di andare diventando lentamente un
+altro.
+
+Dopo quanto di tristemente doloroso era avvenuto, poteva ciò quasi
+sembrare una cosa da non credersi... ma il fatto vero è che io potei
+anche mangiare... — ella lo domanderà all’avvocato — mangiare anzi
+di buon appetito come l’uomo più serenamente tranquillo che viva su
+questa terra: non solo; poi mi addormentai: e il mio sonno fu quieto,
+lunghissimo, di ore e di ore, non disturbato mai nè meno dalla più
+lieve immagine che avesse un’ombra di tristezza o di dolore.
+
+Durante il sonno la mia metamorfosi fu completa. Quando mi ridestai,
+dopo tutte quelle ore, non altro desiderio, non altro pensiero mi si
+aggirava dentro al cervello se non quello di recarmi dal Procuratore
+del Re per far sì che la giustizia potesse compiere in tutto e per
+tutto la strada sua.
+
+Io giuro che è questa la verità più scrupolosa dei fatti. Ed ora,
+cavaliere, dica lei: ho io in questo tempo cercato di nascondermi?.. Ho
+io cercato di sfuggire alla legge?.. Ella ora sa tutto, cavaliere, ed
+ella mi potrà serenamente giudicare.
+
+Adesso poi che questo punto è appianato, mi faccia seguitare nel mio
+racconto; o per dir meglio, mi faccia cominciare il racconto di quelli
+avvenimenti della vita mia che io credo le possano interessare ed
+essere utili allo svolgimento dell’istruttoria del mio processo, che è
+stata affidata alle sue cure solerti.
+
+Io sono nato in Ancona il 9 luglio del 18**: fra tre mesi quindi
+compirò il mio quarantesimo anno di età. Mia madre, una vera santa, se
+ne volò al cielo quando io non avevo ancora raggiunti i cinque anni:
+mio padre, il conte Remo Laureati di Lorasco, morì quando io non avevo
+ancora compiuti i vent’anni: prima di morire io non lo potei nè meno
+rivedere: mi trovavo in Oriente, in quell’epoca, accompagnato da un
+vecchio maggiordomo della casa a cui mio padre mi aveva affidato e che
+mi faceva un po’ da segretario e un po’ da cameriere: mi arrivò la
+notizia della malattia di mio padre il giorno che stavo per salpare da
+Bombay per l’isola di Ceylan: cambiai strada e salpai per l’Italia:
+quando arrivai in patria, il mio povero padre già da quattordici giorni
+era stato calato nella tomba di famiglia. Ed io rimasi solo: solo nel
+mondo e solo nella casa. Io, che pure non ero stato mai stretto con
+mio padre da un vincolo di grande confidenza, a causa forse... anzi,
+proprio per causa della sua autocratica severità che nell’interno della
+famiglia lo faceva essere d’una fredda inflessibilità addirittura
+terribile, io intesi profondamente, fino all’ultimo limite, la potenza
+di quella sciagura che mi colpiva... Io che, vivente mio padre, non
+solo non aveva rifuggito ma anzi, sempre, aveva ricercato la solitudine
+e la lontananza dalla famiglia... dopo la morte del mio povero padre
+m’intesi così solo, così tristemente solo... da far girare tutti
+quanti i miei pensieri, tutti da una sola parte, tutti convergenti a
+un medesimo fine, con una tortura dentro al cervello, una tortura di
+dolorosa monomania...
+
+Dovettero passare parecchi anni prima che il mio animo tornasse alla
+sua naturale tranquillità e prima che tutta quanta la mia vita potesse
+riprendere il suo naturale e normale andamento.
+
+Nel 18** — veda, cavaliere, come io per le date conservi una
+felicissima memoria — nel 18**, io conobbi la marchesina Lavinia Della
+Ventura: essa era la seconda figlia del marchese senatore Guadalberto
+Della Ventura...
+
+A quell’epoca io non avevo una conoscenza molto profonda del cuore
+umano: già... si potrebbe anche domandare: — C’è a questo mondo chi
+possa dirsi sicuro di conoscere profondamente il cuore umano?.. — Non
+fa nulla, quando il cuore palpita si crede ciecamente a tutto: e a
+me la marchesina Lavinia, quella fanciulla esile, pallida, bionda,
+divinamente bella come una di quelle stupende creazioni di Shakespeare,
+d’avanti alle quali non ci si può non sentire tutti presi e interamente
+presi nel cuore e nel cervello, a me ella apparve come l’angelo
+mandato dal cielo a confortare la mia solitudine sulla terra. Questo,
+cavaliere, le potrà sembrare lirismo: ma ella deve riflettere a quanto
+le ho detto poco fa: che io, a quell’epoca, non avevo che una ben
+debole conoscenza del cuore umano: nulla di straordinario quindi che
+io nutrissi nell’anima una credenza cieca nella esistenza corporea e
+materiale delli angeli. La marchesina Lavinia era per me uno di questi.
+
+Così io l’amai; l’amai come si ama una volta sola sopra la terra, come
+si ama la prima volta e poi non più...
+
+La conseguenza non poteva essere che una: dopo sei mesi da quel giorno
+in cui noi, con la voce incerta, ci eravamo scambiati la nostra prima
+parola e in cui le nostre mani tremanti si erano strette insieme,
+tenendosi per un momento intrecciate per le dita, sei mesi dopo da quel
+giorno noi eravamo sposi; ed io vidi il vecchio senatore Della Ventura
+piangere a lagrime calde di gioia, una gioia intensa, per la visione
+della grande felicità che egli si era fisso nella mente sua figlia
+avesse raggiunta.
+
+Come fanno ridere... o per dir meglio, come dovrebbero far piangere
+certe volte i sogni dei padri!.. Ma lasciamo le riflessioni ai filosofi
+e andiamo avanti, chè la via lunga ne sospinge... e io poi non voglio
+approfittarmi, cavaliere, più di quanto creda necessario, del suo tempo
+prezioso.
+
+Dopo un anno la mia unione con la marchesina Lavinia Della Ventura fu
+benedetta dal cielo e un bell’angioletto biondo — infantile ritratto
+di chi lo aveva portato nel seno, un ritratto d’una rassomiglianza
+meravigliosamente perfetta — venne ad aggiungere consolazione e
+felicità al mio gaudio terreno... Che cosa avevo io fatto per meritarmi
+tanta gioia?.. o che cosa io feci dopo per meritarmi d’essere punito in
+una maniera così ferocemente barbara?.. Io non mi attento menomamente
+a scrutare i decreti misteriosi della divina Provvidenza: faccio una
+semplice domanda alla quale non ero riuscito allora e non riesco adesso
+a dare una qualunque plausibile risposta. La mia felicità crollò ad un
+tratto come un castello di carte: dopo appena due anni che Olimpia era
+venuta al mondo, dopo appena sei mesi da che ella aveva cominciato a
+balbettare amorosamente, in atto di dolcissimo richiamo, il nome della
+sua mamma e del suo papà... ella se ne ritornò donde era partita.
+
+Qui nel mio cervello — e credo anche nella mia vita — c’è una lacuna
+vasta, un baratro, un precipizio profondo... In quel tempo non so che
+cosa feci, non so in qual maniera vissi: veramente non so nè meno come
+io riuscissi a vivere, dopo quel colpo violentemente doloroso che m’era
+venuto a battere proprio qui in mezzo al cervello... Io non so nulla di
+quel tempo; e la mia grande sventura d’allora si collega immediatamente
+con la seconda, senza nessun distacco, senza un’interruzione di sorta...
+
+ [Illustrazione: Ritratto]
+
+Mia moglie mi tradiva, ed io mi accorsi del tradimento quando le cose
+erano giunte a un punto che qualunque maniera d’accomodamento sarebbe
+stata impossibile; anche di più, da mia parte sarebbe stata una colpa...
+
+Ella, cavaliere, non mi obbligherà certamente a ricordare le fasi
+tristissime di tutto quel tempo che precedette e seguì il processo che
+io stesso volli provocare... Io provavo un godimento intenso nello
+scandalo che sentivo sollevarsi intorno a me... Da molti fui riprovato,
+più che riprovato fui rimproverato, poi condannato addirittura...
+Fui fatto segno a tutte sorta di strali da gente che, vituperandomi,
+credeva di colpir giusto... Qualcuno mi disse che io avevo perduto il
+sentimento della moralità: ma allora, domando, che cosa avrei dovuto
+fare io se per me diventava una colpa l’essermi rivolto alla legge
+chiedendo una tutela contro chi aveva, in una maniera così indecorosa,
+vituperato il mio nome, trascinato nel fango il mio onore?.. che cosa
+avrei dovuto fare allora?..
+
+Avevo sorpreso mia moglie, come Amanda di Valberta, fra le braccia
+del suo drudo: forse, come ho fatto con questa, avrei dovuto fare con
+quella... io avrei dovuto colpire... No, no... non creda, cavaliere;
+questa non è affatto la mia convinzione: nell’un caso come nell’altro
+io non ho agito che sotto l’impulsività di quello spirito che governa
+tutte le nostre azioni e che a gran voce reclamava la soddisfazione
+dell’affronto, la vendetta dell’insulto...
+
+Ed io mi vendicai.
+
+Cacciai la donna di casa, brutalmente, come si caccia una donna volgare
+che si sorprende a frugare dentro a un cassetto per appropriarsi quello
+che non le appartiene: e all’uomo io sputai sulla faccia... Poi li
+trascinai nel fango, li feci ravvoltolar nella melma, volli che intera
+la loro iniquità da tutte quante le parti fosse mostrata alla luce del
+sole... Quel fango li deturpava nell’anima e nel corpo, ma quel fango
+non saliva fino a me...
+
+Il mondo, forse, allora rise di me: anzi, rise a gola aperta, dovette
+ridere proprio così, poichè questa è la costumanza del mondo: però
+d’avanti alla melma con la quale io ero riuscito ad insozzare quelle
+due faccie, d’avanti a tutto quel putridume, il mondo, son sicuro,
+torse lo sguardo indignato e voltò la testa con un atto di schifo
+supremo...
+
+Io così ero vendicato; mi sentivo vendicato bene, vendicato
+completamente. E dimenticai tutto.
+
+Per me allora doveva cominciare una vita nova, il terzo periodo della
+vita mia, i cui punti di partenza erano stati segnati da così tristi
+e dolorose sventure: il primo periodo dalla morte di mia madre, il
+secondo da quella di mio padre, il terzo dall’adulterio vilissimo della
+mia compagna... Potrei anche dire dalla «morte della mia compagna»
+poichè ella per me non esiste più fra le creature di questa terra.
+
+Allora cercai d’intontirmi. Poichè io dovevo e volevo dimenticare:
+ma non sempre il cuore, che era stato tanto tremendamente ferito,
+riusciva a non far sentire il dolore delle sue piaghe sanguinose: e la
+mia volontà, per quanto forte e tenace, non riusciva sempre a tenerne
+coperto o a farne silenzioso lo spasimo...
+
+Era in quei momenti di lotta che io cercavo d’intontirmi; e per
+ottener ciò io dovetti ricorrere a tutti quanti i grandi mezzi.
+Tentai la solitudine della campagna, m’ingolfai nella folla della
+città, corsi il mare, ascesi le montagne, girai il mondo... ovunque
+cercando l’ubbriachezza dei sensi per non sentire i colpi funebri che,
+ogni tanto, la memoria a gran martello m’andava rintronando dentro
+al cervello... Per un lungo spazio di tempo non riuscii a nulla e
+fui quasi costretto a credere che la mia malattia fosse addirittura
+inguaribile: e questo pensiero mi fu anche più penoso dell’istesso male.
+
+Poi conobbi Amanda. E, non so come, io mi trovai istantaneamente
+guarito. Un miracolo vero: nel mio cervello, allora, non zampillavano
+più che pensieri rosei, nel mio cuore non si ripercuotevano più che
+battiti d’amore...
+
+Debbo però rifare un passo indietro.
+
+Sia paziente, cavaliere: mi ascolti pazientemente: ho poche più altre
+cose da dire: siamo arrivati oramai al principio della fine. Del resto,
+io credo, che il conoscere anche il primo principio della mia relazione
+con la mia vittima... sia per lei un punto di assoluta necessità, un
+punto di capitale importanza per il lavoro d’istruttoria, che ella
+dovrà iniziare sulla base della mia confessione...
+
+Amanda di Valberta — ella si faceva chiamare così — aveva una passione
+vera per i casati altisonanti... Amanda di Valberta era un’artista
+di circo equestre. Quando io la conobbi la prima volta ella faceva
+parte della compagnia Nagels, dove eseguiva con una rara abilità degli
+esercizi di «jonglage» correndo il circo sul cavallo a dorso nudo.
+
+Ella sa, cavaliere, della mia passione per i cavalli... Il circo
+equestre Nagels divenne un’abitudine della mia giornata: alli amici
+era più facile venirmi a trovare fra la paglia e il fieno delle
+scuderie Nagels, che alla trattoria dove ero solito mangiare o nella
+stessa casa mia. Anche li artisti del circo, per conseguenza di quella
+mia assiduità, erano diventati tutti altrettante mie strettissime
+conoscenze, con le quali mi compiacevo assai a trascorrere ore ed ore,
+parlando di giuochi e di esercizi acrobatici, di «tournées» all’estero
+e di avventure galanti, di cavalli e di belle donnine... È naturale:
+con un certo genere di persone si sa sempre dove si comincia ma non si
+sa mai dove si può andare a finire...
+
+Non dubiti, no, non divagherò affatto.
+
+Amanda io la conobbi una sera: mi spiego meglio: io conoscevo Amanda
+come avevo conosciuto le altre quattro o cinque donne della compagnia.
+Amanda però era molto bella ed io stesso avevo più volte ammirato,
+esternando anche ad alta voce l’impressione da me provata, il fascino
+della sua bellezza... Una bellezza veramente georgiana: sapete che le
+donne della Georgia sono le più belle donne della terra... Amanda era
+così: una bellezza fatale.
+
+Quella sera... — guardi che precisione di ricordi — mi ricordo che
+quella sera Amanda doveva debuttare come ammaestratrice di due grossi
+alani del Thibet: e mi ricordo anche che ella era già tutta abbigliata
+in un elegantissimo quanto capriccioso costume fra lo spagnuolo e
+l’ungherese e, tutta ravvolta in un lungo mantello dalle pieghe
+ampissime, andava girando con una irrequietezza straordinaria da tutte
+quante le parti, ovunque irraggiando il sorridente fulgore della sua
+bellezza e il fascino del suo spirito spensierato.
+
+Quella sera, dunque, io era nella scuderia del Circo, assieme con
+Nagels, il direttore della compagnia, il quale mi mostrava una graziosa
+cavallina tirolese che egli aveva comperata a Trieste e che aveva
+destinata a non so quale ammaestramento speciale... Quella bestiola
+giovine e intelligente era, nelle sue forme eleganti, d’una bellezza
+assolutamente perfetta. Io ne fui preso, come sono stato preso
+sventuratamente durante il lungo percorso della mia vita da tanti altri
+capricci più o meno costosi, e, là per là, esternai al buon Nagels il
+desiderio intenso che avevo di far l’acquisto della cavalla in parola.
+
+Ella, cavaliere, comprenderà facilmente certe arti: il direttore,
+naturalmente, si faceva tirar pel naso: la bestia era una vera rarità;
+e poi era stata pagata molto cara; e poi già si erano buttati via oltre
+a due mesi per iniziare l’ammaestramento... insomma una quantità di
+storie, parte buone e parte cattive, per tenere più alto che fosse
+possibile il prezzo di vendita e, alla fine, concludere un buon affare.
+I capricci costano cari: il padrone era il padrone; e, ognuno, come si
+suol dire, può far della sua pasta gnocchi.
+
+Ciononostante il prezzo fu convenuto. Ed io, anzi, proprio in quel
+momento, stavo fissando un’ora del giorno appresso, nella quale
+il proprietario della cavalla si sarebbe potuto recare da me per
+riscuotere la somma stabilita... quand’eccoti, inaspettata, la bella
+Amanda, messa fuori da quel lungo pastrano in cui fino allora era
+rimasta ravvolta, che piomba là in mezzo con una rapidità da folletto.
+
+Il signor Nagels, assuefatto sicuramente a quelle scappate capricciose,
+fece una alzata di spalle non so se di noncuranza o di stizza e
+s’allontanò a passi lunghi. Io, coi piedi affondati nello strame,
+rimasi solo con Amanda.
+
+Quella ragazza, che pure avevo veduto tante volte senza subirne la
+minima emozione, in quel momento, in quell’ambiente, in quel costume,
+fatto apposta per scoprire e mettere in rilievo la procacità di certe
+forme, mi produsse dentro al cervello un’impressione violenta: e
+nessuna cosa, creda, cavaliere, dopo quel momento, ha avuto mai la
+forza e la capacità di cancellarmi quell’impressione dal cervello.
+
+Ricordo — e l’ho ricordato sempre — il nostro breve colloquio di quel
+momento, le poche parole scambiate in quel momento fra di noi e che
+dovevano essere il primo principio di questa grande fatalità... le
+ricordo adesso, come se per miracolo d’eco si ripetessero novamente qua
+vicino a me, proprio qui accanto al mio orecchio...
+
+— Cattivo! — ella disse con la faccia birichina atteggiata a un’aria di
+broncio.
+
+— Perchè cattivo?.. — io le domandai ridendo e cercando di prenderle
+una mano che ella si ostinava a rifiutarmi.
+
+— Perchè volete levarmi la mia piccola compagna?..
+
+— Tanto voi le volete bene?..
+
+— Io le voglio bene più di me stessa a Belenfant.
+
+Ella si stringeva addosso alla bella bestiola, accarezzandola
+amorevolmente sulla groppa, come in atto di volerla mettere sotto
+alla sua protezione. Fu quell’atto appunto che produsse sull’animo
+mio l’effetto portentoso. Io mi avvicinai ad Amanda, l’abbracciai
+passionatamente, senza nessun ritegno, la baciai fra i capelli che
+erano come fili tessuti d’oro e le susurrai amorosamente nell’orecchio,
+con un tono di voce che cercai di rendere più dolce che mi fosse
+possibile:
+
+— Amanda... e non dipende forse da voi di non separarvi mai più da
+Belenfant?..
+
+— Da me?.. — ella mormorò con un filo di voce: più un sospiro che un
+suono.
+
+— Se voi mi seguiste?..
+
+Ma io non le detti nè meno il tempo di rispondere, nè meno quello di
+pensare alla risposta: la strinsi novamente fra le mie braccia, la
+baciai violentemente sulle labbra. Ella mi restituì il bacio che, in
+quel momento, in me, era stato un vero bacio d’amore: e... il patto fu
+conchiuso.
+
+Quella sera Amanda di Valberta diede, d’avanti al pubblico che gremiva
+la platea del circo Nagels, la sua ultima rappresentazione; ultima,
+proprio quando faceva il suo primo debutto come ammaestratrice di cani!
+
+E adesso siamo alla fine.
+
+Io ho vissuto tre anni con Amanda di Valberta: io abitavo al mio
+palazzo di via Condotti; per Amanda avevo affittato un villino piccolo
+ma molto elegante su al Macao, a via Varese; un villino che era un vero
+nido d’amore e dove io, da pazzo, ero andato a rinchiudere tutti i miei
+affetti, tutte le mie speranze, tutti quanti i miei desideri... il mio
+tesoro.
+
+Quando questi miei affetti, questi miei desideri, queste mie speranze
+mi sono stati carpiti, mi sono stati rubati... quando io sono riuscito
+a sorprendere i ladri proprio nell’atto di rubare i miei tesori... eh!
+allora... allora non ho veduto più nulla... non ho capito più nulla...
+e ho colpito, mi sono vendicato...
+
+Sono stanco, cavaliere... ed ella, credo, dovrà essere anche più stanco
+di me. Ma, intanto, non era necessario che io le dicessi tutto ciò?...
+non era necessario, perchè la giustizia potesse fare serenamente tutto
+quanto il suo percorso, non era necessario che io le raccontassi tutto
+quello che fino ad ora sono stato qui a raccontarle?..
+
+E adesso non ho più altro da dire...
+
+Come dice?.. che cosa desidera?.. Ah... è vero, ed è giusta la sua
+domanda: come ho avuta la certezza del tradimento? come sono riuscito a
+scoprire i colpevoli?..
+
+Ho fatto tutto da me, seguendo un sottilissimo filo che la fortuna, o
+per meglio dire il destino — chè la parola è più appropriata, — un filo
+che il destino era venuto a mettermi fra le mani.
+
+Amanda, da un certo tempo, aveva preso l’abitudine di uscire di casa a
+ora fissa. Ella non mi aveva mai detto nulla di ciò ed io non ho saputo
+la cosa che in questi ultimi giorni. Se lo avessi saputo prima, non so
+se il delitto da me commesso avrebbe potuto essere sventato o se si
+sarebbe anticipato. Chi lo sa?
+
+Due giorni prima della giornata fatale, per non so quale combinazione,
+io esco di casa a un’ora in cui di solito ero abituato a restar chiuso
+nel mio gabinetto per disbrigare le mie faccende; ed eccoti che proprio
+all’angolo di piazza di Venezia, fra il Corso e la via Nazionale, mi
+capita sotto alli occhi Amanda!.. Io ero sul marciapiede del Corso,
+dalla parte opposta: ella mi vede, ma io fingo di non accorgermi
+affatto di lei... ed il mio giuoco riesce a meraviglia... Rassicurata
+sul mio conto, ella prosegue per la sua strada, senza nè meno curarsi
+di voltarsi a dare una guardata indietro. Ed io la seguo: la vedo
+entrare in quella casa, l’attendo pazientemente per oltre a due ore,
+la vedo di lontano riuscire accompagnata da un grosso omaccione, la
+cui figura non era nova per me, la vedo salire in carrozzella, dare un
+ordine al vetturino e un ultimo saluto al compagno, vedo la carrozzella
+muoversi, allontanarsi, sparire...
+
+Il giorno appresso — questo, cavaliere, le potrà quasi sembrare
+una cosa incredibile — il giorno appresso io ebbi il coraggio di
+ripetere la triste caccia: e appunto il giorno appresso, avendo saputo
+calcolar meglio le distanze e meglio mettere in atto la manovra
+dell’appostamento, potei riconoscere nel compagno della mia Amanda,
+il «clown» Robody, il pagliaccio imbecille della compagnia Scwhobs e
+Amari... Potevo essere contento!
+
+Il ladro era lui.
+
+E il terzo giorno, quasi godendo satanicamente dello strazio a cui
+andavo condannando il mio cuore, volli ripetere la caccia. Questa volta
+però mi ero proposto di farla finita ad ogni costo: questa volta doveva
+essere la soluzione...
+
+ [Illustrazione: Seguendo la moglie]
+
+Quale soluzione?.. Chi ne sapeva nulla? chi avrebbe potuto dirne nulla?
+
+Amanda entrò in quel portone fatale: io ebbi la forza indiavolata di
+trattenermi ancora per una mezz’ora fermo a un cantone della strada.
+Che cosa volevo? che aspettavo? Non lo sapevo allora e non lo so adesso.
+
+Poi mi mossi anch’io. Traversai la strada, entrai in quel portone,
+salii le scale, infilai la porta d’un appartamento che qualcuno, non
+so chi, nell’atto d’uscire era sul punto di rinchiudersi dietro alle
+spalle... Là trovai i ladri di tutta la mia felicità, di tutte le mie
+speranze, di tutto quanto intero il mio bene...
+
+E allora ho visto tutto rosso e tutto nero, ho visto tutto fuoco, ho
+visto d’avanti alli occhi l’inferno... e allora ho colpito, mi sono
+vendicato!
+
+Non ne posso più, cavaliere... io non ho più niente da dire... e...
+proprio non ne posso più.
+
+
+
+
+§ 6.
+
+Manoscritto del conte Romolo Laureati di Lorasco, consegnato
+assieme ad alcune lettere al cav. Giacomo Tasca, giudice incaricato
+dell’istruzione del processo.
+
+
+Tre giorni prima egli le aveva domandato e glielo aveva domandato colla
+voce abbassata e tremante:
+
+— Mi ami tu?
+
+Aveva bisogno di sentirselo ripetere un’altra volta da quella bocca
+rosea che, quando parlava, pareva che scoccasse via fasci di baci: e
+quel bisogno egli lo provava nel sangue che gli martellava alle tempie
+e ai polsi e gli scendeva caldo giù pei reni: e lo provava a li occhi
+che a certi momenti gli diventavano piccoli piccoli sotto ai cigli
+socchiusi.
+
+Ella, per tutta risposta, gli aveva prima gettate le braccia attorno al
+collo; poi, chinando la testa piena di riccioli biondi e di fantasie
+audaci sulla spalla di lui, socchiudendo li occhioni fosforescenti,
+dove guizzavano dentro vipere di fuoco che mordevano il cuore, aveva
+aperto un’altra volta le labbra rosse come il sangue:
+
+— Che non lo sai forse?.. ti amo tanto... ti amerò sempre... te lo
+giuro!..
+
+— Zitta! — egli gridò e chiuse le labbra a quella piccina che nel cuore
+ci teneva l’Etna e nel sangue il Mongibello e nelli occhi il Vesuvio,
+egli le chiuse le labbra accostandovi sopra la guancia accesa e se la
+prese a premere forte fra le braccia e a stringersela tenacemente sul
+petto.
+
+Egli aveva lo sguardo pieno di luccicori mesti e di desideri
+melanconici: lì c’era tutta la verdezza della speranza e tutto il
+nerume del dubbio.
+
+La guardava ed ella pure lo guardava.
+
+— Perchè vuoi giurarlo?
+
+— Perchè ti amo.
+
+— E... se un giorno... fossi spergiura?..
+
+Ella aveva fatti li occhi seri e lo seguitava a guardare, ma, questa
+volta, con una fissità di rimprovero: come un coltello quello sguardo
+gli squarciava la carne e gli spellava l’anima e l’andava a esaminare
+dentro fino in giù alle viscere fonde.
+
+— L’amore non è mica eterno... — egli sussurrò e aggiunse dopo un
+sospiro: — per la donna.
+
+Ella scosse quella vaga testolina che era piena di riccioli biondi e
+di fantasie audaci, sciolse le braccia che aveva tenute avvinghiate
+attorno al collo di lui e se le lasciò cadere abbandonate, colle dita
+incrocicchiate, sopra ai ginocchi.
+
+— Sei cattivo questa sera...
+
+E poi:
+
+— Perchè?..
+
+Quella parola fu detta come un sospiro.
+
+— Perchè tu non mi amerai sempre.
+
+E quella risposta fu detta come un singhiozzo.
+
+— Oh! di’ un po’ quel che ti pare... — rispose la fanciulla imbizzita —
+di’ un po’ quel che ti pare... a me tanto...
+
+Si stringeva tutta nelle spalle come avesse voluto caricarsele di
+noncuranza e di disprezzo.
+
+Mentiva però: in quel momento anzi ella stessa sentiva di mentire; vide
+il luccicore di pianto ne li occhi di lui che amava e aggiunse subito:
+
+— E io mi sento la forza di fare un giuramento che duri eternamente...
+
+— Bada...
+
+— Ti giuro...
+
+— Bada...
+
+— Ti giuro su tutto quello che c’è di più sacro sulla terra, ti giuro
+che ti ho amato sempre, che io adesso ti amo alla follia e che io non
+adorerò in eterno mai altri che te...
+
+— Bada!..
+
+Ma ella gli aveva buttate un’altra volta le braccia intorno al collo e
+lo baciava sulle guancie e nelli occhi, avidamente.
+
+— Tu sarai sempre il mio solo ed unico amore.
+
+— Bada...
+
+Egli non disse più altro.
+
+Due lacrime si confusero in una goccia calda e si sciolsero poi in un
+bacio che era ardente come una svampata di fuoco.
+
+ *
+ * *
+
+Si sposarono. Si amarono. E furono felici.
+
+Così passarono tre anni.
+
+ *
+ * *
+
+Una volta era un bel meriggio: il rivo giallastro, che passava fra
+l’erbe, scorreva via rapido, pieno d’occhi di sole e di foglie secche
+cadute dalli olmi e dai castagni: e qualche merlo fischiava fra le
+fronde soleggiate. Ella andava avanti sola; egli poi la raggiunse.
+
+Tutti e due erano arrivati lì sulla sponda e s’erano fermati. Ella,
+colle braccia abbassate, reggeva in su le vesti che, nel movimento,
+scoprivano le scarpine di pelle gialla, e il nastrino che le allacciava
+alla scollatura, e la calza nera, tirata, che si allargava in su
+arrotondandosi e si nascondeva pudicamente tra i pizzi smerlettati
+della veste bianca che scendeva giù stiracchiata e sgualcita.
+
+Con una mano egli prese a sorreggerla sotto alla spalla e coll’altra
+indicò il rivo basso, dove scorreva l’acqua piena d’occhi di sole e di
+foglie secche che andavano in là colla corrente.
+
+Si guardarono.
+
+— E adesso? — egli fece.
+
+La donna non rispose.
+
+— Bisogna passare di là... nell’acqua...
+
+Guardò all’intorno, come a cercare un passaggio più comodo: poi guardò
+laggiù fra le fronde prese dal sole, facendosi colla conca della mano
+ombrello alli occhi; guardò al di là dei campi pieni di verde e di
+margherite, al di là dei vigneti, dove era la casina bianca col tetto
+che rosseggiava al sole.
+
+— Eccola là la casa! — egli disse.
+
+Vi faceva sfondo l’ametista pallido delle montagne e di sopra il
+turchino fulgido del cielo.
+
+Ella aveva i respiri affrettati che le spezzavano le parole sulle
+labbra, poichè aveva corso e il suo seno era anelante.
+
+— Bisogna passare di là? — domandò.
+
+Poi, dopo una fiatata forte aggiunse:
+
+— Che ora è adesso?
+
+— Sono le due.
+
+— Alle cinque ritorna.
+
+— Tuo marito?
+
+Ella accennò di sì, muovendo in su e in giù quella testolina bionda che
+era ancora, e sempre, piena di tanti riccioli d’oro e di tante fantasie
+audaci.
+
+— Bisogna passare di là, allora... bisogna tornare...
+
+— Però c’è tempo ancora... riposiamoci.
+
+Ella si sentiva stanca e si lasciò cadere sulle ginocchia, poi piegò la
+vita e si allungò sull’erba sotto l’ombra macchiata di sole che un olmo
+dava alla terra. Fra le fronde lì sopra fischiava un merlo sonoramente.
+
+Egli prima rideva, ma poi si fece serio ad un tratto, e domandò
+bruscamente:
+
+— Lo ami sempre tu?
+
+— Chi?
+
+— Tuo marito.
+
+La donna sorrise: aprì la bocca, sgranando i denti bianchi, che erano
+aguzzi e diritti come quelli di una giovine tigre, e socchiuse li occhi
+torcendosi all’indietro.
+
+Ma egli prese a incalzarla.
+
+— Lo ami sempre tu tuo marito?
+
+— Io amo te! — ella disse con la voce ferma.
+
+ [Illustrazione: Gli amanti]
+
+— Però lo hai amato assai?..
+
+Egli mormorò queste parole affrettatamente e buttò via la frase che
+cadde giù precipitosa come una sgrandinata d’agosto.
+
+Ella lo guardava di traverso coll’occhio dolcemente stanco; gli prese
+una mano e gliela strinse fra le sue. Sussurrò fra i denti qualche
+parola, così:
+
+— L’amore mica è eterno...
+
+— E pure me allora forse un giorno?..
+
+— Non amerò più?
+
+— Sì.
+
+— Forse... chi sa?..
+
+Le prese a ridere: era come una convulsione pazza di risa.
+
+Quelle parole s’erano incrociate per l’aria calda come sguizzi di lame.
+Ella s’era sollevata e rideva e stendeva le mani alla testa dell’uomo
+come per attirarlo sul suo petto morbido e odoroso, e far svanire le
+idee nebbiose, che gli si accumulavano nella testa, sotto a una solata
+immensa di baci.
+
+Quella testa si lasciò prendere, come sempre, ed ella, come sempre, la
+strinse forte colle mani.
+
+— Ti amo, sai?
+
+— Ed io?
+
+Quelle teste così si avvicinarono, si avvicinarono... Poi lì intorno si
+ripercosse come un succhio spezzato che era fatto per il grandinare dei
+baci.
+
+Il merlo fischiava sempre fra le fronde soleggiate dell’olmo che
+stormiva monotonamente.
+
+ *
+ * *
+
+A un tratto un colpo sonoro sbattè fra le corteccie rugose delli olmi
+e dei castagni, e l’eco della vallata lo ripetè lontano lontano alle
+montagne d’ametista pallido. Il corpo d’un uomo era rotolato lì presso
+boccone nel rivo, colla testa spaccata e il cervello colante fra le
+ciocche dei capelli neri insanguinate. Era la vittima del tradimento.
+
+Per lui era terminato l’amore e insieme all’amore aveva voluto che
+terminasse la vita.
+
+Il merlo, adesso, non fischiava più.
+
+I due amanti si fissarono in volto stralunati: egli era bianco sul
+volto come la cera, ella era verde e tremava.
+
+Il rivo scorreva pieno di occhi di sole e di foglie secche, andava
+avanti gorgogliando fra i sassi, e spumeggiava intorno alla testa
+insanguinata del suicida e pareva che, succhiando, ironicamente
+ripetesse:
+
+— Dura eterno l’amore! dura eterno l’amore.
+
+ _Il precedente manoscritto è steso in tre pagine e mezzo di un
+ formato grandissimo. L’ultima mezza pagina è riempita dalle righe
+ seguenti scritte in carattere minutissimo e qua e là malfermo._
+
+ *
+ * *
+
+Componimento scolastico. Idee ridicole. Morale maltrattata senza
+scopo. Retorica di ragazzo malato. Tutto ciò — forse conseguenza di
+un sentimento rettissimo — è sovranamente stupido data la forma e
+l’essenza della nostra società.
+
+L’adulterio è il tradimento. È il furto. Vi sono i ladri e vi è la cosa
+rubata. Vi è il traditore e la persona tradita.
+
+Perchè dunque punire il derubato? perchè colpire di morte solo quegli
+che è stato tradito?
+
+Sentimentalità pazzesca. Romanticismo adacquato. Morbosità
+intellettuale.
+
+I complici spesso sono due: è la coppia: l’adulterio perfetto. Alle
+volte invece il malfattore è uno solo: l’altro è solamente trascinato,
+l’altro subisce. Incubo e succubo. Questo secondo fatto — che non è
+raro — avviene per una quantità di cause concomitanti che sarebbe
+molto bene fossero dalli uomini saggi studiate profondamente. Ne
+guadagnerebbe molto l’umana tranquillità.
+
+Ma nel primo caso perchè finirla con se stesso invece che finire li
+altri? perchè uccidersi invece di uccidere? Errore.
+
+Nel secondo caso, invece, si dovrebbe agire come ho agito io verso
+colei che fu mia moglie. Ripeto ciò qui per me stesso, pienamente
+convinto d’avere fatto bene, nonostante tutto il male che è stato detto
+della mia maniera di procedere.
+
+Perchè ho conservato questo scritto, pallido ricordo delle mie
+giovanili velleità letterarie e della mia filosofica cretineria?
+
+Non so. Mi pare di essere attaccato a questi paginoni da un vincolo di
+affezione sincera. Ogni volta che questo foglio mi viene sotto alli
+occhi, ci stendo sopra le mani e, ogni volta, mi viene la voglia di
+aggiungervi una coda.
+
+Ora la tentazione è levata. L’ultima pagina rimasta bianca è stata da
+me intieramente riempita questo dì 14 febbraio del 18**.
+
+ R. L.
+
+
+
+
+§ 7.
+
+Dalla Cronaca giudiziaria del giornale della sera *** del 29 ottobre
+18**.
+
+
+_Un processo aristocratico_
+
+Al momento di andare in macchina il nostro reporter giudiziario
+ci comunica il verdetto dei giurati e la sentenza pronunciata dal
+Tribunale nel processo del conte Laureati, che da due giorni tiene in
+effervescenza tutto quanto il nostro cosidetto gran mondo.
+
+Stante l’ora tarda non possiamo far comenti di sorta. La sentenza è
+stata pronunciata alle ore 7 precise.
+
+La requisitoria del Pubblico Ministero è stata veramente terribile,
+ma la difesa dell’avvocato Tosi ha avuto dei momenti di una felicità
+assolutamente insuperabile. Egli ha ottenuto una vera vittoria.
+
+Il presidente, commendator Giorgio Baroni Alvisi, ha sottoposto al
+responso dei giurati le questioni seguenti:
+
+Prima questione: — L’accusato Romolo Laureati di Lorasco è egli
+colpevole d’avere nel giorno 17 dello scorso mese di Maggio, a fine di
+uccidere e mediante replicati colpi di rivoltella, inferto ad Amanda di
+Valberta ed a Claudio Robody delle lesioni che furono la causa unica ed
+esclusiva della loro morte?
+
+Risposta: a unanimità — Sì.
+
+Seconda questione: — L’accusato Romolo Laureati di Lorasco ha commesso
+il fatto, di cui nella precedente questione, nell’impeto dell’ira o
+d’intenso dolore determinato da ingiusta provocazione?
+
+Risposta: a maggioranza — Sì.
+
+Terza questione: — Nel caso in cui si risponda affermativamente alla
+questione precedente; la provocazione fu grave?
+
+Risposta: a maggioranza — Sì.
+
+I giurati, inoltre, hanno ammesso a favore dell’accusato le circostanze
+attenuanti.
+
+Nonostante la folla immensa che si stipava nell’aula, la sentenza della
+Corte è stata letta in mezzo a un sepolcrale silenzio.
+
+L’aspettativa era vivissima per tutti.
+
+Ed ecco ora la sentenza che noi riproduciamo presso che in tutta la sua
+integrità.
+
+«In nome di Sua Maestà, ecc. visto il verdetto dei giurati in data
+di oggi stesso, 29 ottobre 18** col quale Romolo Laureati di Lorasco
+è ritenuto colpevole di omicidio volontario in persona di Amanda di
+Valberta e di Claudio Robody, con la scusante della grave provocazione
+e il concorso delle circostanze attenuanti;
+
+«ritenuto che l’omicidio volontario è punito con la pena della
+reclusione da 18 a 21 anni;
+
+«che, nel caso concreto, può applicarsi all’accusato Romolo Laureati di
+Lorasco per l’omicidio di Amanda di Valberta la detta pena nella misura
+di 18 anni;
+
+«che detta pena, per la scusante della grave provocazione, può ridursi
+di due terzi, sostituendo alla reclusione la detenzione;
+
+«che la pena predetta deve ridursi di un sesto per la concessione delle
+circostanze attenuanti;
+
+«ritenuto che per l’omicidio di Claudio Robody può anche applicarsi
+all’accusato la pena come sopra;
+
+«che però pel concorso di reati la detta pena deve ridursi alla metà;
+
+«ritenuto che il condannato è obbligato all’emenda del danno e al
+rifacimento di tutte le spese processuali;
+
+«per questi motivi;
+
+«visti li articoli, ecc. ecc. Codice penale e di procedura penale,
+condanna Romolo Laureati di Lorasco alla pena complessiva della
+detenzione per anni sette e mesi sei, all’emenda dei danni e alle spese
+processuali.»
+
+Da Pubblico Ministero fungeva — e qui ripariamo a una dimenticanza
+nella quale siamo incorsi nel fare il resoconto del breve processo — il
+cavalier Nino Pisolino.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79260 ***
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+ <title>Le due colpe | Project Gutenberg</title>
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+Le due colpe.
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+<p class="pad1">
+<i>Piccola collezione «Margherita»</i>
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+<p class="pad2 x-large">
+GIUSEPPE DE’ ROSSI
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+<p class="pad1 main-t">
+LE DUE COLPE
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+<p class="pad2">
+Disegni di <span class="smcap">Gino De Bini</span>.
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+<p class="pad1">
+Incisioni del prof. <span class="smcap">E. Ballerini</span>
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+<span class="g">ROMA</span><br>
+<span class="smcap">Enrico Voghera, Editore</span><br>
+<span class="small"><i>Via Nazionale, 201</i><br>
+1897</span>
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+<div class="verso">
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+<i>Proprietà letteraria</i>
+</p>
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+<div class="blockded">
+<p>
+ <i>A Emilio Del Cerro,
+gentile anima d’artista,
+ricordo amichevole di</i>
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+<p class="indr">
+<span class="smcap">Giuseppe De’ Rossi.</span>
+</p>
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+<p class="small">
+Febbraio del 1897.
+</p>
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+Le due colpe.
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+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
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+<h2>
+INDICE
+</h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td>Il Conte assassino</td> <td class="pag"><a href="#cap1">Pag. 17</a></td>
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+ <tr>
+ <td>Il delitto di via Arenula</td> <td class="pag"><a href="#cap2">45</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>L’arresto del Conte Romolo Laureati</td> <td class="pag"><a href="#cap3">55</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Il duplice assassinio di via Arenula</td> <td class="pag"><a href="#cap4">59</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Deposizione stenografica fatta al giudice istruttore</td> <td class="pag"><a href="#cap5">67</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Manoscritto del Conte Romolo Laureati</td> <td class="pag"><a href="#cap6">133</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Aggiunta al medesimo</td> <td class="pag"><a href="#Page_154">154</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Un processo aristocratico</td> <td class="pag"><a href="#cap7">159</a></td>
+ </tr>
+</table>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap1">§ 1.
+<span class="smaller">Dalla cronaca del giornale
+della sera *** del 17 maggio
+18**.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+</p>
+
+<h3><i>Il Conte assassino.</i></h3>
+</div>
+
+<p>
+Questo pare il titolo di
+un romanzo di Boisgobey o
+del famoso visconte Ponson
+Du Terrail, eppure non è che
+l’unico titolo veramente adatto
+a compendiare il tristissimo
+delitto — delitto
+anormale, sia per le circostanze
+in cui esso è avvenuto,
+sia per le persone che
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+vi si trovano implicate — consumato
+nel pomeriggio di
+oggi in uno dei quartieri più
+popolati della nostra città,
+delitto che ha commosso e
+intensamente rattristato tutta
+quanta la nostra cittadinanza.
+</p>
+
+<p>
+Raccontiamo minutamente
+il fatto, incominciando
+dalla descrizione dell’ambiente.
+</p>
+
+<p>
+In una casa di via Arenula,
+di cui ora non serve
+dare il numero, non molto
+distante dal ponte Garibaldi,
+abita una tal Palmira Girelli,
+la quale ha risoluto allegramente
+il problema di
+campar comodamente la vita
+sua, affittando le camere del
+suo appartamento a un tanto
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+il giorno — e non poco davvero! — e
+qualche volta anche
+a un tanto l’ora. E non
+è a dire che alla signora
+Palmira vadano male gli affari
+o che le manchi la buona
+clientela, se si deve giudicare
+dal lusso e dalla ricchezza — forse,
+a dir la verità, un poco
+troppo pesante e di un buon
+gusto non molto fine — con
+cui alcune di quelle camere,
+che chi scrive queste righe
+ha avuto agio di esaminare,
+sono state arredate. Tende
+di velluto alle porte, coperte
+di seta sui letti, seggioline
+dorate per tutti li angoli,
+tavolinetti intagliati di fine
+lavoro in una profusione da
+rivenditore di mobili usati,
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+pesanti tende di merletto alle
+finestre, tappeti morbidi sui
+pavimenti: tutto in quella
+casa è combinato in modo
+da mostrare all’occhio dell’osservatore
+la ricchezza ed
+il lusso più che l’agiatezza
+vera della famiglia borghese.
+</p>
+
+<p>
+La padrona di casa, dal
+suo canto, è assai conosciuta
+da tutti i «viveurs» di Roma;
+e le sue relazioni salgono
+fino ai più alti gradini della
+scala sociale, nonostante che
+essa sia una donna tutt’altro
+che giovine e, diciamolo pure,
+tutt’altro che simpatica. La
+signora Palmira Girelli ha
+li occhi dell’uccello di rapina,
+le guancie grinzose e floscie,
+una peluria cenerognola
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+che le incornicia il mento
+e una voce chioccia, quando
+parla riscaldandosi alquanto,
+che pare il suono mandato
+da colpi ripetutamente battuti
+sul coperchio d’una pentola
+fessa.
+</p>
+
+<p>
+All’apparenza essa mostra
+di avere una cinquantina
+d’anni, ma forse la sua
+fede di nascita ne registra
+ancora qualcuno di più.
+</p>
+
+<p>
+Come poi sia andato
+che oggi Amanda di Valberta,
+la ben conosciuta amica del
+conte Romolo Laureati, il
+notissimo «sportman» si sia
+trovata in un costume molto
+intimo, dentro a una delle
+camere dell’appartamento della
+signora Girelli; come sia
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+andato che in sua compagnia
+si trovasse anche il «clown»
+Robody — quello delle oche
+e dei gatti ammaestrati
+della compagnia Scwhobs e
+Amari, la quale ora ha le
+sue tende al Circo Reale ai
+Prati di Castello; — come
+infine sia andato che il conte
+Romolo Laureati sia riuscito
+a penetrare, non visto da
+nessuno, nell’appartamento
+della detta signora Girelli e
+abbia così potuto sorprendere
+la sua amante insieme al
+«clown»; tutto ciò a noi può
+venire fatto di supporre e
+dalla supposizione ci può essere
+dato di dedurre la spiegazione
+di ciò che è fatalmente
+avvenuto, ma non
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+certo ci è concesso di asserire
+alcun che con la sicurezza
+della più scrupolosa verità.
+</p>
+
+<p>
+Un psicologo ha detto che
+a questo mondo ci sono due
+specie di verità: verità assolute
+e verità relative. La
+nostra, in questo caso, non
+può essere che una verità puramente
+relativa: la verità assoluta,
+la verità vera, indiscutibile,
+non potrà risultare che
+dalle indagini della Questura
+o dalla confessione del colpevole,
+se pure sarà arrestato.
+</p>
+
+<p>
+Il fatto intanto è tutto
+qui; il «clown» Robody e Amanda
+di Valberta sono stati
+barbaramente assassinati, ed
+il conte Romolo Laureati — che
+la signora Palmira Girelli
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+ha designato come l’assassino — è
+scomparso.
+</p>
+
+<div class="break-before">
+<figure><a id="fi-027"></a>
+ <img src="images/i-027.jpg" alt="La signora Girelli"></figure>
+</div>
+
+<p>
+Quest’oggi stesso, poco
+dopo il delitto, noi ci siamo
+fatti un dovere di recarci
+dalla signora Palmira Girelli
+per interrogarla personalmente.
+E la sora Palmira — come
+la chiamano le sue conoscenze — che
+pareva, e
+doveva essere realmente,
+molto conturbata dal triste
+caso capitato proprio nella
+sua abitazione — con quella
+voce sgolata che abbiamo
+detto, e con li occhi abbondantemente
+pieni di lagrime,
+che ogni tanto si andava rasciugando
+con un gran fazzoletto
+di colore oscuro, ci
+ha raccontato minutamente e
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+dettagliatamente tutto quello
+che era a sua conoscenza; e
+noi ora, avendo presso che
+stenografato l’intero discorso
+della sora Palmira, cercheremo
+di riassumere di tutto
+il nostro meglio il racconto
+dell’unico «testimone in partibus»
+della tristissima scena.
+</p>
+
+<p>
+Erano trascorsi più di
+quindici giorni da quando la
+signora Girelli aveva affittato
+una camera del suo appartamento
+ad Amanda di Valberta.
+</p>
+
+<p>
+— Io avevo capito fin
+da principio — ci ha detto
+la donna cominciando il suo
+racconto — che quei due si
+volevano un bene di paradiso!
+Era tanto bella e tanto
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+buona quella povera ragazza!
+rideva sempre, cantava sempre,
+scherzava sempre... Ed
+ora! Non ci posso proprio
+pensare, che mi pare di diventar
+matta addirittura! E il
+signor Robody?.. un giovinotto
+d’una bontà unica più
+che rara: e poi, bello di viso,
+alto di persona, ben formato...
+con due spalle larghe
+così... Però doveva essere un
+poco corto a quattrini, almeno
+questa era l’idea che,
+per certi suoi discorsi, io mi
+ero fitta nella mente: e io
+credo che la povera Amanda
+l’aiutasse assai, assai... Capirete
+bene: un pagliaccio
+dei giuochi di cavallo quanto
+mai volete che prenda al
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+giorno?.. Poveraccio! Ma se
+non aveva quattrini, cuore
+però ce n’aveva, sapete?..
+Le voleva un bene lui a
+quella povera ragazza!.. Si
+trovavano insieme quasi tutti
+i giorni e sempre alla stessa
+ora, sempre nel pomeriggio,
+poco dopo le due... e stavano
+insieme fino alle cinque,
+qualche volta anche fino alle
+sei o alle sette... Erano proprio
+fatti l’una per l’altro. Che
+barbarie che è stata! Che
+razza d’infamia!.. È inutile,
+caro signore, voi mi dovete
+compatire, ma, è inutile, io
+proprio non ci posso pensare.
+</p>
+
+<p>
+Qui una pausa lieve ricolmata
+da un sospiro lungo e
+profondo: quindi ripresa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E quel che è peggio
+poi è che io non mi sono
+accorta di nulla: figuratevi
+che non li avevo visti nè
+meno entrare: non ce li sapevo
+nè meno in casa! La
+signora Amanda aveva, come
+anche tutti li altri miei inquilini,
+la chiave della porta
+sulle scale. Io dunque vi
+posso garentire che non so
+a che ora oggi loro siano
+venuti. È stata una vera fatalità,
+perchè se io mi fossi
+accorta di qualche cosa, scommetto
+che quello che sventuratamente
+è successo non
+sarebbe successo. Ma queste
+tanto, adesso, sono chiacchiere
+inutili: il fatto è che io
+verso le quattro — eran suonate
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+da poco le tre e tre quarti — me
+ne stavo tranquillamente
+di là nella cucina a preparare
+una limonata, quando...
+pin! pan! pun!.. ho inteso tre,
+quattro, cinque colpi... una fila
+di spari che non finivano mai,
+e ognuno di essi mi pareva
+più grosso di quello che avevo
+inteso prima.
+</p>
+
+<p>
+Altra pausa ed altro sospiro,
+accompagnato da un
+congiungimento di mani rivolte
+verso il cielo. Quindi
+nova ripresa.
+</p>
+
+<p>
+— Dio santo, buono e benedetto,
+che razza di paura!
+Là per là non sapevo nè
+meno che diamine pensare.
+È stato un vero miracolo
+della Madonna se il bicchiere
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+non mi è cascato dalle mani.
+Sono rimasta lì ferma per un
+momento d’avanti alla chiave
+dell’acqua, che tremavo come
+una foglia... Però non mi
+sono affatto perduta di spirito:
+mi son fatta coraggio
+alla meglio, senza pensare a
+niente, sono uscita dalla cucina
+e, proprio quando ero
+sul punto di traversare qui
+la camera d’ingresso, dove
+adesso stiamo noi, ho veduto
+il conte Laureati uscire precipitosamente
+dalla camera
+della povera Amanda e infilare
+l’uscio della scala in
+fretta e in furia, sbattersi
+dietro le spalle sonoramente
+la porta... e chi s’è visto s’è
+visto!..
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+</p>
+
+<p>
+Qui credetti opportuno di
+interrompere la sora Palmira,
+la quale, fino a quel punto,
+aveva fatto il suo racconto
+quasi tutto d’un fiato, per
+domandarle se ella conosceva
+bene e da molto tempo il
+conte Romolo Laureati.
+</p>
+
+<p>
+— Il conte Romoletto?.. — ha
+esclamato la brava
+donna, con una volata di
+straordinario entusiasmo — Lo
+domandate a me?.. niente
+di meno che io conosco il
+conte Romolo Laureati fin
+da prima che sposasse la
+marchesina Della Ventura!..
+E mi domandate se conosco
+Romoletto!.. Basta, adesso
+non m’interrompete e fatemi
+seguitare, se no ci facciamo
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+notte con questi discorsi...
+Veduto dunque il conte andare
+via in quella maniera
+così precipitosa, dopo aver
+inteso tutti quelli spari, io
+mi sentivo il cervello più che
+mai confuso... Ho pensato
+subito a qualche brutto fatto,
+perchè sapevo il legame del
+conte con la povera Amanda:
+ma chi mai si sarebbe potuto
+immaginare che fosse
+successo quello che realmente
+era successo?.. Basta: io non
+mi perdo d’animo, vedo aperta
+la porta della camera
+d’Amanda e, quantunque tremassi
+come una foglia, mi
+dirigo là chiamando la povera
+ragazza ad alta voce:
+nessuna risposta. Chiamo
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+forte allora il signor Robody,
+ma pure questa volta non
+mi risponde nessuno. Alzo
+allora a due mani la tenda,
+quella tenda pesante di velluto
+che sta sul vano della
+porta, e... Che spettacolo orribile,
+Dio mio santo! Vi
+assicuro, caro signore, che
+se io non sono morta di un
+colpo alla vista di tutto
+quel sangue, credetelo, è stato
+un vero miracolo di Dio!..
+Amanda, poverina, mezza nuda,
+quasi tutta scoperta, stava
+buttata attraverso al letto,
+con due gran buchi qui, proprio
+qui in mezzo al petto;
+ed era tutta orrendamente
+macchiata di sangue, sulla
+faccia, sul seno, giù per la
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+vita e tante altre macchie di
+sangue si vedevano anche
+qua e là sulle lenzuola. Il
+signor Robody, spogliato pure
+lui, stava gettato boccone
+in mezzo alla camera, con le
+gambe aperte, le braccia spalancate
+e una gran ferita
+tutta sanguinolenta qui su
+alla testa, al principio dei
+capelli... E io che cosa avevo
+da fare in mezzo a tutto
+quel sangue?.. Chi mi ha
+dato la voce da strillare? Chi
+è che mi ha spinto a chiamare
+aiuto?.. Chi ne sa nulla
+adesso? Io so una sola cosa,
+ed è che io allora non capivo
+proprio più niente, alla lettera;
+e ho veduto venire i
+carabinieri e le guardie e il
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+cavalier Gaglier, che era tanto
+amico del mio povero
+marito, e appresso a loro
+una quantità di altra gente,
+e ho inteso farmi da tutti
+una quantità di domande
+alle quali adesso non ricordo
+che cosa diamine ho risposto...
+Infine, caro signore,
+che cosa volete che vi dica?..
+Mi pare che ci sia ben poco
+da starci a ragionar su: chi
+lo sa come sono andate le
+cose?.. Il fatto certo è che
+il conte Romolo Laureati — e
+l’ho visto scappare proprio
+io con questi occhi qua — ha
+ammazzato per gelosia
+quella bella figliuola dell’Amanda
+e quel povero disgraziato
+di Robody che, per
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+quanto io sappia, non ha mai
+torto un capello a nessuno...
+e poi ha preso il volo.
+</p>
+
+<p>
+Su quest’ultime parole
+della sora Palmira, urgendo
+il tempo, noi abbiamo creduto
+di rompere la nostra
+conversazione ed abbiamo
+abbandonato il luogo del
+delitto.
+</p>
+
+<p>
+Ora aggiungiamo qualche
+altra notizia.
+</p>
+
+<p>
+Il conte Romolo Laureati
+nativo di Ancona, molto conosciuto
+nel mondo dello
+sport romano, per i suoi bellissimi
+cavalli da corsa e il
+suo elegante «attelage,» non
+ha ancora compiuto i quarant’anni.
+</p>
+
+<p>
+Nel 18** sposò la marchesina
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+Lavinia Della Ventura — la
+seconda figlia del senatore
+Guadalberto Della
+Ventura — dalla quale dopo
+tre anni si divise, non paventando
+punto i pettegolezzi
+infiniti dello scandaloso processo
+che egli stesso volle
+provocare.
+</p>
+
+<p>
+Il conte Romolo Laureati,
+al dire degli stessi suoi amici,
+non era un uomo troppo
+socievole ed era di carattere
+alquanto scontroso. La sua
+relazione con Amanda di
+Valberta — la bionda donnina
+che egli stesso aveva
+lanciato nel gran mondo,
+andandola a prendere di tra
+le baracche funambulesche di
+un circo equestre, — pare che
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+risalisse a circa tre anni fa.
+Il buon accordo fra i due
+sembrava assolutamente perfetto.
+</p>
+
+<p>
+È indubitatamente assodato
+che il movente del delitto
+sia stato la gelosia. Di
+tutto ciò però che ha preceduto
+lo scoprimento dell’assassinio,
+all’infuori di quanto
+si può dedurre dalla deposizione
+della signora Palmira
+Girelli, deposizione che i nostri
+lettori hanno potuto vedere
+qui sopra riprodotta,
+nulla si sa di positivo. E i
+comenti che si fanno per la
+città sono addirittura infiniti.
+</p>
+
+<p>
+Il conte Romolo Laureati,
+fino al momento in cui scriviamo,
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+non è stato ancora
+scoperto. La sua abitazione
+in via Condotti è sorvegliata
+dalle guardie. La polizia ha
+messo in moto tutti i suoi
+segugi per rintracciare il colpevole.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap2">§ 2.
+<span class="smaller">Dalla cronaca di Roma del
+giornale del mattino ***
+del 19 maggio 18**.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+</p>
+
+<h3><i>Il delitto di via Arenula.</i></h3>
+</div>
+
+<p>
+A proposito dell’orribile
+assassinio avvenuto nel pomeriggio
+del giorno 17 corrente
+in una casa di via Arenula,
+e del quale nella cronaca
+di ieri ci siamo larghissimamente
+occupati, ora non
+avremmo altro da aggiungere
+se non che il conte Romolo
+Laureati, nonostante le indagini
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+più diligenti e le più
+attive ricerche della nostra
+Questura, non è stato ancora
+arrestato.
+</p>
+
+<p>
+Ma abbiamo ricevuto una
+lettera dalla signora Palmira
+Girelli, la padrona dell’appartamento
+in cui il delitto
+è stato consumato, con la
+quale ella desidera di rettificare
+qualche inesattezza della
+narrazione data del fatto
+da un nostro confratello della
+sera e noi, per debito di cortesia
+e perchè il documento
+è abbastanza originale, ci
+crediamo in dovere di contentarla,
+senza aggiungervi
+comenti di sorta.
+</p>
+
+<p>
+Ecco dunque la lettera
+della signora Palmira Girelli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+</p>
+
+<p class="pad2 indl">
+«Pregiatissimo signor
+cronista del giornale ***.
+</p>
+
+<p>
+«Lettrice assidua del suo
+diffusissimo giornale, mi rivolgo
+alla sua ben nota cortesia
+per rettificare parecchie
+inesattezze nelle quali ha incorso,
+parlando di me e del
+brutto fatto sventuratamente
+avvenuto in mia casa, il signor
+cronista del giornale ***
+il quale avrebbe potuto anche
+risparmiarsi certi qualificativi
+a proposito del mio fisico, che
+non avevano nulla a vedere
+col rimanente della faccenda.
+</p>
+
+<p>
+«Le rettifiche, egregio signor
+cronista, che io intendo
+di fare all’erroneo resoconto
+del giornale *** di ieri 17,
+sono le seguenti:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Non è vero che io viva
+allegramente la vita facendo
+l’affittacamere. Io sono ricamatrice
+in oro, come sono
+stata sempre e come possono
+farne fede il signor Cioccari
+a San Lorenzo in Lucina, e
+il signor Galli del «Telaio
+d’oro» al Corso, e tutta la
+mia numerosa clientela, nella
+quale si annoverano i migliori
+nomi della nostra aristocrazia.
+Se io mi sono ridotta
+ad affittare le camere
+superflue del mio appartamento
+non è perchè io voglia
+vivere allegramente la vita,
+chè non ne avrei nè il tempo
+nè la fantasia: ma solo per
+tirare avanti alla meglio, poichè,
+in questi tempi di crisi
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+universale, i lavori sono pochi
+e quei pochi sono anche
+male retribuiti. E ad informarsi
+di ciò si può fare molto
+presto.
+</p>
+
+<p>
+«Secondo. Non è vero
+affatto che io vada affittando
+le camere del mio appartamento
+a un tanto il giorno
+e a un tanto l’ora, come ha
+detto il signor cronista del
+giornale *** il quale, prima di
+scrivere certe cose, avrebbe
+dovuto informarsi meglio da
+chi mi conosce intimamente.
+Egli si sbaglia della grossa
+e ci sono là i miei tre inquilini
+vivi, vegeti e robusti e
+ci sono tutte quante le mie
+conoscenze per provargli il
+contrario. E due.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Non è vero che in casa
+mia ci sia tutto questo lusso
+pesante che il signor cronista
+del giornale *** si è sognato,
+per far bella la sua descrizione.
+Quelle cose le lasci ai
+romanzieri che inventano i
+fatti, non le adoperi lui che
+dovrebbe dir sempre la sola
+verità. La mia è semplicemente
+una casa comoda e
+pulita, arredata con quello
+stesso mobilio lasciatomi dal
+mio povero marito Alessandro
+Girelli, usciere capo alla
+Direzione delle carceri, che
+morì tre anni or sono e che,
+per il posto da lui occupato,
+fu in rapporti intimi coll’onorevole
+Nicotera, coll’onorevole
+Giolitti, coll’onorevole
+Crispi e con tanti altri.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Non è vero, infine, che io
+abbia fatto tutto quel discorso
+così lungo e scucito che il signor
+cronista del giornale ***
+mi mette in bocca. Egli mi
+faceva delle domande, io
+gli rispondevo con poche parole
+che lui, mentre parlavo,
+andava scrivendo sopra certi
+fogliolini di carta: e niente
+più. Del resto, lo capirà facilmente
+anche lei, egregio
+signor cronista, con quella
+razza di disgrazia che era
+venuta a cascare in casa
+mia, dovevo aver proprio
+fantasia di stare a fare tutte
+quelle chiacchiere sconclusionate
+assieme col primo che
+mi era capitato d’avanti!
+</p>
+
+<p>
+«Ed ora, pregiatissimo
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+signor cronista, le domando
+scusa del disturbo, e ringraziandola
+sentitamente della
+pubblicazione che ella farà
+di questa mia sulle colonne
+del suo accreditato giornale,
+passo all’onore di dirmi, con
+sensi di vera stima
+</p>
+
+<p class="indr">
+sua dev.ma<br>
+Palmira Girelli.
+</p>
+
+<p>
+Da casa, 18 maggio 18**»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap3">§ 3.
+<span class="smaller">Dalla cronaca del giornale
+della sera *** del 20 maggio
+18**.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<h3><i>L’arresto
+del conte Romolo Laureati.</i></h3>
+</div>
+
+<p>
+Questa mattina il noto
+conte Romolo Laureati, attivamente
+ricercato dalla nostra
+questura come autore dell’assassinio
+di via Arenula, si è
+costituito spontaneamente al
+Procuratore del Re. Dopo la
+sua deposizione, la quale, dicesi,
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+sia stata dettagliatissima,
+fatta al giudice d’istruzione
+cavalier Giacomo Tasca,
+il conte Laureati è stato
+accompagnato al carcere di
+Regina Coeli.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap4">§ 4.
+<span class="smaller">Dalla cronaca di Roma del
+giornale del mattino ***
+del 21 maggio 18**.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+</p>
+
+<h3><i>Il duplice assassinio di via Arenula — L’arresto
+del
+conte Romolo Laureati.</i></h3>
+</div>
+
+<p>
+Siamo giunti all’epilogo,
+ed ora non manca che il voto
+dei giurati alla Corte d’Assise
+per mettere l’ultima conclusione
+al terribile dramma
+d’amore svoltosi nel pomeriggio
+del giorno 17 corrente,
+in una camera mobiliata di
+un casamento di via Arenula.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’epilogo si è avuto ieri
+mattina con la spontanea costituzione
+del colpevole.
+</p>
+
+<p>
+Verso le ore 11 il conte
+Romolo Laureati, accompagnato
+dall’avvocato Felice
+Tosi, si presentò all’ufficio
+del Procuratore del Re cavalier
+Carlo Travaglia, chiedendo
+alla guardia che era
+di servizio nell’anticamera di
+farlo passare con la massima
+sollecitudine, avendo un affare
+grave ed urgente da
+comunicare al signor Procuratore
+del Re.
+</p>
+
+<p>
+Dopo un buon quarto di
+aspettativa dentro al corridoio
+che precede il gabinetto
+del regio funzionario, finalmente
+i due visitatori furono
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+fatti entrare. E non appena
+l’avvocato Tosi mostrò di
+voler presentare al magistrato
+il suo compagno, questi
+con la voce ferma e la
+fisionomia che non tradiva il
+più piccolo e lieve sentimento
+dell’anima sua, fece la seguente
+dichiarazione:
+</p>
+
+<p>
+— Io sono il conte Romolo
+Laureati, colui che è
+accusato d’aver ucciso Amanda
+di Valberta ed il suo
+ganzo... e mi vengo a costituire
+nelle mani della giustizia.
+</p>
+
+<p>
+Il procuratore, fin dalle
+prime parole dette dal Conte,
+non riuscì a nascondere un
+movimento di vera sorpresa:
+poi rivolse parecchie domande
+al conte Laureati, il
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+quale rispose concisamente
+ma con molta chiarezza a
+tutte le questioni che l’egregio
+funzionario credette
+rivolgergli. Il colloquio però
+non durò più di venti minuti.
+</p>
+
+<p>
+Subito dopo, il conte Romolo
+Laureati fu accompagnato
+nel gabinetto del giudice
+d’istruzione cavalier
+Giacomo Tasca al quale, con
+una infinità di dettagli, l’accusato
+fece una precisa esposizione
+di quanto aveva concorso
+e per conseguenza aveva
+delimitato la tragica
+soluzione di quel dramma di
+amore, di cui fatalmente egli
+è stato chiamato ad essere
+il triste protagonista.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il conte Romolo Laureati
+rimase nella camera del giudice
+istruttore per circa tre
+ore.
+</p>
+
+<p>
+Raccolta la sua deposizione,
+il conte Romolo Laureati
+sempre seguito dall’avvocato
+Felice Tosi fu fatto
+salire in una vettura chiusa
+ed accompagnato alle carceri
+giudiziarie, dove dovrà
+rimanere in attesa del processo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap5">§ 5.
+<span class="smaller">Relazione stenografica della
+deposizione fatta dal conte
+Romolo Laureati al giudice
+istruttore cav. Giacomo
+Tasca.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+</p>
+
+<p>
+No... No... per carità, non
+mi affolli con le domande
+burocratiche: è l’unico modo,
+a mia maniera di vedere, di
+non arrivare a saper nulla
+mai di preciso. Ed io in questo
+caso che mi riguarda
+voglio che tutto sia precisato
+scrupolosamente fino al più
+piccolo e magari anche fino
+a quello che può sembrare
+il più inconcludente dei particolari.
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+Lei, cavaliere, è
+stato nel novero delle mie
+care conoscenze, è stato dei
+miei amici... Non oso ora
+nè meno pensare che possa
+esserlo ancora, dopo quello
+che è avvenuto; che possa
+esserlo adesso... Ma... io la
+prego appunto in nome di
+quel sentimento d’amicizia
+che pel passato l’ha attaccato
+alla mia persona, mi lasci
+parlare liberamente e le assicuro
+che ella, cavaliere,
+non solo non ci perderà nulla
+ma ci guadagnerà assai assai...
+Comincio col dichiararle anzi
+che la mia sarà una confessione
+completa, una confessione
+generale... La fortuna
+che non mi ha mai abbandonato
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+in tante altre circostanze,
+anche burrascose, della
+vita, non mi ha voluto
+abbandonare nè meno adesso
+che pure per me è tutto
+quanto finito, e mi viene a
+far trovare di fronte a lei...
+Ed ella mi deve lasciar dire
+tutto a mio modo.
+</p>
+
+<p>
+Glielo chiedo appunto come
+favore, perchè sento il
+bisogno qui dentro, di sfogarmi,
+di raccontare tutto,
+di scaricarmi di tutto quello
+che mi sta pesando gravemente
+qui dentro. Del resto,
+ella lo comprende, la
+mia confessione si potrebbe
+alla fin fine restringere
+tutta quanta nelle poche
+parole che ho dette già
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+al signor Procuratore del Re: — Eccomi
+qua: voi cercate
+colui che ha commesso, come
+ho visto che dicono le gazzette,
+il duplice assassinio di
+via Arenula: ed eccomi qua:
+io vengo a voi; io sono appunto
+il colpevole che voi
+cercate... — E basta. Ma allora
+perchè costringermi a
+ripetere quello che ho già
+detto?.. Non è stata la mia
+forse già una confessione
+completa?.. Che cosa avrei
+ora da aggiungere io?..
+</p>
+
+<p>
+Eppure, ecco che il solo
+trovarmi in questo momento
+alla sua presenza dimostra
+che la semplice confessione
+del fatto non basta. Ella avrebbe
+dovuto farmi una
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+lunga filza di domande magari
+inutili, ma che sono volute
+dalla consuetudine legale,
+ed io sarei stato obbligato
+a rispondere a tutte, cominciando
+da quella ridicolissima
+che riguarda l’identificazione
+della persona e terminando
+con quella che una ben giustificata
+curiosità le avrebbe
+fatto salire alle labbra sulla
+causa della mia ritardata costituzione...
+Non è vero?..
+E invece ella, cavaliere, ha
+voluto aggiungere un’altra
+cortesia alle molte gentilezze
+già usatemi durante la nostra
+lunga corrispondenza di
+amicizia e mi ha voluto far
+grazia di quel banale interrogatorio
+urtante ed avvilente,
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+che pure forma la
+base prima dell’Istruttoria di
+qualsiasi processo penale...
+</p>
+
+<p>
+Ella, cavaliere, ha fatto
+questo a patto, naturalmente,
+che io raccontassi tutto e
+che io dicessi l’intera verità.
+Che io dica la verità è
+oramai fuori di discussione
+dal momento che ho cominciato
+col dichiararmi colpevole
+e solo responsabile del
+delitto commesso: che io poi
+racconti tutto scrupolosamente
+dall’a fino alla zeta,
+lo proverà, cavaliere, il racconto
+che io sono sul punto
+di fare.
+</p>
+
+<p>
+Prima però mi preme anche
+di spiegare come è che
+io abbia tardato a costituirmi
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+nelle mani della giustizia.
+</p>
+
+<p>
+Perchè mi sono nascosto?
+perchè ho cercato di sfuggire
+a quella giustizia che pure
+aveva messo in movimento
+tutte quante le forze di cui
+dispone per farmi cascar nelle
+sue mani? Ho sperato forse
+con l’astuzia di sfuggire al
+rigore della legge e d’andarmene
+sotto altro cielo a rifarmi
+bianca l’anima così
+scuramente macchiata dal
+doppio delitto commesso?..
+</p>
+
+<p>
+Anche lei, cavaliere, si
+sarà rivolte queste domande
+e, leggendo della mia scomparsa
+sopra alle gazzette
+quotidiane, avrà accolto nel
+suo cuore questo dubbio...
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+Oh! permetta, cavaliere, permetta:
+non faccia atti di diniego
+e, per carità, non mi
+interrompa... In questo momento
+io sento d’avere tutta
+la mia coscienza sulle labbra...
+Mi lasci dire liberamente:
+ella poi, a suo tempo, farà
+l’epurazione di tutto ciò che
+nella mia confessione — o
+deposizione, come dicono loro,
+gente di tribunale — le
+sembrerà poco concludente
+o inutile addirittura.
+</p>
+
+<p>
+Anche lei dunque, cavaliere,
+riandando alla mia furbesca
+disparizione avrà pensato — e
+la cosa è molto
+naturale, data la comune indole
+del cuore umano — che
+io avessi voluto sottrarmi al
+rigore della giustizia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+</p>
+
+<p>
+Falso! strafalso! falsissimo!
+</p>
+
+<p>
+Se io avessi voluto avrei
+potuto: e invece sono qui
+d’avanti a lei a confessare
+apertamente il mio delitto.
+Quando io salii le scale di
+quella casa maledetta, quando
+io passai la soglia di
+quella porta, quando io fui
+là dentro... fino all’ultimo
+momento fatale... prima che
+io colpissi... non sapevo, non
+pensavo, non supponevo nè
+meno che io avrei colpito...
+Lo scatto del pensiero che
+mi spinse ad uccidere fu
+istantaneo, rapido come il
+balenio della folgore... Ed
+ugualmente rapido fu il pensiero
+che, appena commesso
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+il delitto, mi fece vedere
+d’innanzi alli occhi della
+mente tutte le conseguenze
+terribili alle quali quello scatto
+fatale d’irrefrenata e, confessiamolo
+pure, di irrefrenabile
+gelosia mi aveva votato.
+</p>
+
+<p>
+Ebbi paura: non so di che,
+ma ebbi paura e fuggii come
+fugge chi sa che la morte
+con la falce alzata gli va
+galoppando dietro alle spalle.
+Tornai a casa a prendere
+alcune carte che adesso tengo
+qui, addosso a me... e che
+lei, cavaliere, dovrà anche
+avere la pazienza di leggere
+poichè in esse è compendiata
+una gran parte della storia
+della vita mia, che sarà pur
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+necessario sia conosciuta da
+chi mi dovrà giudicare... E
+fuggii pure da casa: mi pareva
+che i mattoni mi bruciassero
+sotto alle piante dei
+piedi, che le pareti delle camere
+mi si stringessero attorno,
+che i solari si abbassassero
+e si rialzassero con
+un moto vicendevole, rapido,
+vertiginoso, sopra alla mia
+testa... Mi sentivo nelle orecchie
+un ronzio cupo in mezzo
+al quale, ogni tanto, mi pareva
+di arrivare a percepire
+delle parole sinistre gridate
+al mio indirizzo da una voce
+rauca, da una voce piangente,
+con un tono straziante di
+persona moribonda... Se fossi
+rimasto un’ora sola dentro a
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+quelle camere, dove pure
+s’era passata tanta parte della
+vita mia, io sarei diventato
+pazzo, pazzo furioso... E fuggii
+di casa: corsi tutta quanta
+la città: infilai una porta:
+mi trovai in campagna: tornai
+addietro a notte fonda,
+quando per le strade sotto
+allo sbadiglio languido della
+luce giallastra del gas non
+più si allungavano le ombre
+delle persone... Roma era deserta:
+tutta la città dormiva
+tranquillamente: nessuno pensava
+più, in quel momento, a
+quei due disgraziati che la
+gelosia feroce d’un uomo aveva
+fatto sbalzare all’improvviso
+nel mondo di là...
+Ed io seguitavo a camminare,
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+a correre anzi... come uno
+inseguito da cani rabbiosi,
+seguitavo a correre di qua
+e di là per le strade oscure,
+per i viottoli deserti, sempre
+con quel ronzio nelle orecchie,
+sempre con quel suono
+di voce piangente che mi
+perseguitava, mi rintontiva il
+cervello, mi faceva morire
+dal terrore...
+</p>
+
+<p>
+Quando venne il giorno,
+quando il sole novellamente
+sorse limpido e sereno a illuminare
+le cupole delle chiese
+e i tetti delle case, io mi ritrovai
+fuori della città, seduto
+sulla riva del fiume, a
+un punto molto alto della
+ripa coperta di erba verde,
+folta e morbida come la lana
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+di un tappeto. Il fiume scorreva
+monotono e silenzioso d’avanti
+alli occhi miei con le
+sue acque torbidamente giallastre...
+E io ebbi paura. Di
+che ebbi paura? Non lo so:
+certi sentimenti in certi stati
+patologici dell’animo nostro
+non si sanno, non si possono,
+non s’arrivano mai a spiegare.
+Io non riuscivo nè meno
+a coordinare le mie idee. Perchè
+stavo li seduto? come
+v’ero arrivato? Quanto tempo
+era passato? che cosa
+era avvenuto prima?..
+</p>
+
+<p>
+Le piccole cause producono
+sempre i grandissimi
+effetti. Un pezzo di legno galleggiante
+sulle acque gialle del
+fiume fece tornare la mente
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+mia sulla terra, alla realtà
+vera delle cose, poichè fino a
+quel momento il mio cervello — proprio,
+io credo, come il
+cervello d’un pazzo — se ne
+era andato lontano, lontano,
+lontano...
+</p>
+
+<p>
+Una sola cosa era rimasta
+per tutto quel tempo fissa
+dentro al mio cervello: la
+ripercussione terribile di quel
+suono di voce piangente,
+quel suono straziante d’un
+moribondo che si lamentava.
+</p>
+
+<p>
+Ho sofferto, cavaliere, ho
+sofferto tanto, tanto, tanto!
+Vede? al pensiero delle mie
+sofferenze, e più della causa
+dolorosa delle mie sofferenze,
+ancora le lagrime mi salgono
+alli occhi... Sono un uomo,
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+naturalmente, come un altro...
+Ella mi deve compatire... Mi
+deve lasciar sfogare a modo
+mio... Vede? Adesso sono
+tranquillo... ed io le racconterò
+tutto, cavaliere, le racconterò
+tutto come è mio
+dovere, come ho promesso
+di fare, come è la mia volontà
+ferma ed assoluta di
+fare...
+</p>
+
+<div class="break-before">
+<figure><a id="fi-085"></a>
+ <img src="images/i-085.jpg" alt="Sulla riva del fiume"></figure>
+</div>
+
+<p>
+Dove sono rimasto?.. ah!
+il fiume!.. Dio mio! come
+guardavo quell’acqua torbida,
+la paura tornava novamente
+ad incalzarmi: allora io mi
+levai e ricominciai a fuggire:
+rifeci tutta la strada che avevo
+già fatta nella notte, e
+a mano a mano che mi allontanavo
+dal fiume, il mio
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+cervello si sbolliva e a me
+pareva che anche il cuore si
+andasse, a poco a poco, lentamente
+tranquillizzando.
+</p>
+
+<p>
+Adesso non mi dilungherò
+nel raccontare minutamente
+tutti quanti i passi della mia
+peregrinazione. Entrai anche
+in una chiesa, una piccola
+chiesa oscura piena di brutte
+immagini e vuota di gente,
+ma non fui capace di formare
+nella mente mia nè
+meno una sola parola che
+avesse potuto avere la più
+lontana somiglianza con una
+preghiera.
+</p>
+
+<p>
+Avevo vuoti completamente
+il cuore e la mente.
+Poi il medesimo movimento
+impulsivo che, sul primo momento,
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+appena commesso il
+delitto, mi aveva fatto correre
+a casa... il medesimo movimento
+impulsivo che nella
+mia quasi inconscienza, prima
+mi aveva spinto a prendere
+dai cassetti della mia
+scrivania una carta a preferenza
+di un’altra... e che poi
+mi aveva costretto ad uscire
+e a rientrare nella città, come
+un pazzo vagabondo scappato
+al manicomio e che non sa
+dove deve andare a dar di
+capo... quello stesso movimento
+impulsivo della mia
+coscienza mi spinse a ricoverarmi
+nella casa di un amico
+mio... quegli che mi ha
+accompagnato fin qua, stanco,
+esausto, avvilito, addirittura
+morente...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+</p>
+
+<p>
+E qui egli potrebbe parlare...
+qui potrebbe parlare il mio
+amico, se ella lo permettesse.
+Che cosa era andato a cercare
+a casa sua questo suo
+vecchio compagno di studi e
+di baldorie giovanili, che,
+pel momento, la fatalità aveva
+cambiato nella stoffa
+d’un assassino volgare? che
+cosa ero andato a cercare
+da lui? d’essere nascosto
+forse alle ricerche della giustizia?..
+d’essere aiutato in
+qualche maniera a fuggire
+per potermi ritrovare al sicuro
+dalli artigli della polizia?..
+</p>
+
+<p>
+Interroghi l’avvocato Tosi,
+cavaliere, lo interroghi subito:
+egli potrà rispondere in mia
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+vece a queste domande. Io,
+in fondo, non cercavo altro
+che d’essere liberato da quella
+ossessione fatale che mi
+perseguitava... E quando intesi
+dalla sua bocca istessa...
+Vorrei che qui l’avvocato
+Tosi fosse presente, perchè
+mi potesse riprendere liberamente
+se mi sentisse dire
+qualche cosa di inesatto...
+Quando io intesi dalla sua
+stessa bocca che la mia persona
+era attivamente ricercata,
+perchè io dovevo essere
+punito per il delitto commesso;
+allora provai come un
+senso di dolcissima tranquillità
+discendermi nel cuore e
+pervadermi tutte quante le
+fibre... Quella per me era la
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+liberazione invocata, era la
+salvezza anelata tanto: ed io
+cominciavo a sentirmi tranquillo...
+Mi pareva di andare
+diventando lentamente un
+altro.
+</p>
+
+<p>
+Dopo quanto di tristemente
+doloroso era avvenuto,
+poteva ciò quasi sembrare
+una cosa da non credersi...
+ma il fatto vero è che io
+potei anche mangiare... — ella
+lo domanderà all’avvocato — mangiare
+anzi
+di buon appetito come l’uomo
+più serenamente tranquillo
+che viva su questa
+terra: non solo; poi mi addormentai:
+e il mio sonno
+fu quieto, lunghissimo, di ore
+e di ore, non disturbato mai
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+nè meno dalla più lieve immagine
+che avesse un’ombra
+di tristezza o di dolore.
+</p>
+
+<p>
+Durante il sonno la mia
+metamorfosi fu completa.
+Quando mi ridestai, dopo tutte
+quelle ore, non altro desiderio,
+non altro pensiero mi si
+aggirava dentro al cervello
+se non quello di recarmi dal
+Procuratore del Re per far sì
+che la giustizia potesse compiere
+in tutto e per tutto la
+strada sua.
+</p>
+
+<p>
+Io giuro che è questa la verità
+più scrupolosa dei fatti.
+Ed ora, cavaliere, dica lei:
+ho io in questo tempo cercato
+di nascondermi?.. Ho
+io cercato di sfuggire alla
+legge?.. Ella ora sa tutto,
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+cavaliere, ed ella mi potrà
+serenamente giudicare.
+</p>
+
+<p>
+Adesso poi che questo punto
+è appianato, mi faccia seguitare
+nel mio racconto; o per
+dir meglio, mi faccia cominciare
+il racconto di quelli
+avvenimenti della vita mia
+che io credo le possano interessare
+ed essere utili allo
+svolgimento dell’istruttoria
+del mio processo, che è stata
+affidata alle sue cure solerti.
+</p>
+
+<p>
+Io sono nato in Ancona
+il 9 luglio del 18**: fra tre
+mesi quindi compirò il mio
+quarantesimo anno di età.
+Mia madre, una vera santa,
+se ne volò al cielo quando io
+non avevo ancora raggiunti
+i cinque anni: mio padre, il
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+conte Remo Laureati di Lorasco,
+morì quando io non
+avevo ancora compiuti i vent’anni:
+prima di morire io non
+lo potei nè meno rivedere:
+mi trovavo in Oriente, in quell’epoca,
+accompagnato da un
+vecchio maggiordomo della
+casa a cui mio padre mi aveva
+affidato e che mi faceva
+un po’ da segretario e
+un po’ da cameriere: mi arrivò
+la notizia della malattia
+di mio padre il giorno che
+stavo per salpare da Bombay
+per l’isola di Ceylan:
+cambiai strada e salpai per
+l’Italia: quando arrivai in
+patria, il mio povero padre
+già da quattordici giorni era
+stato calato nella tomba di
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+famiglia. Ed io rimasi solo:
+solo nel mondo e solo nella
+casa. Io, che pure non ero
+stato mai stretto con mio
+padre da un vincolo di grande
+confidenza, a causa forse...
+anzi, proprio per causa della
+sua autocratica severità che
+nell’interno della famiglia lo
+faceva essere d’una fredda
+inflessibilità addirittura terribile,
+io intesi profondamente,
+fino all’ultimo limite, la potenza
+di quella sciagura che
+mi colpiva... Io che, vivente
+mio padre, non solo non aveva
+rifuggito ma anzi, sempre,
+aveva ricercato la solitudine
+e la lontananza dalla
+famiglia... dopo la morte del
+mio povero padre m’intesi
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+così solo, così tristemente
+solo... da far girare tutti
+quanti i miei pensieri, tutti
+da una sola parte, tutti convergenti
+a un medesimo fine,
+con una tortura dentro al
+cervello, una tortura di dolorosa
+monomania...
+</p>
+
+<p>
+Dovettero passare parecchi
+anni prima che il mio
+animo tornasse alla sua naturale
+tranquillità e prima
+che tutta quanta la mia vita
+potesse riprendere il suo naturale
+e normale andamento.
+</p>
+
+<p>
+Nel 18** — veda, cavaliere,
+come io per le date
+conservi una felicissima memoria — nel
+18**, io conobbi
+la marchesina Lavinia Della
+Ventura: essa era la seconda
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+figlia del marchese senatore
+Guadalberto Della Ventura...
+</p>
+
+<p>
+A quell’epoca io non avevo
+una conoscenza molto
+profonda del cuore umano:
+già... si potrebbe anche domandare: — C’è
+a questo
+mondo chi possa dirsi sicuro
+di conoscere profondamente
+il cuore umano?.. — Non
+fa nulla, quando il cuore
+palpita si crede ciecamente
+a tutto: e a me la marchesina
+Lavinia, quella fanciulla
+esile, pallida, bionda, divinamente
+bella come una di
+quelle stupende creazioni di
+Shakespeare, d’avanti alle
+quali non ci si può non sentire
+tutti presi e interamente
+presi nel cuore e nel cervello,
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+a me ella apparve come
+l’angelo mandato dal cielo a
+confortare la mia solitudine
+sulla terra. Questo, cavaliere,
+le potrà sembrare lirismo:
+ma ella deve riflettere a quanto
+le ho detto poco fa: che
+io, a quell’epoca, non avevo
+che una ben debole conoscenza
+del cuore umano:
+nulla di straordinario quindi
+che io nutrissi nell’anima una
+credenza cieca nella esistenza
+corporea e materiale delli
+angeli. La marchesina Lavinia
+era per me uno di questi.
+</p>
+
+<p>
+Così io l’amai; l’amai come
+si ama una volta sola sopra
+la terra, come si ama la
+prima volta e poi non più...
+</p>
+
+<p>
+La conseguenza non poteva
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+essere che una: dopo
+sei mesi da quel giorno in
+cui noi, con la voce incerta,
+ci eravamo scambiati la nostra
+prima parola e in cui le
+nostre mani tremanti si erano
+strette insieme, tenendosi per
+un momento intrecciate per
+le dita, sei mesi dopo da
+quel giorno noi eravamo
+sposi; ed io vidi il vecchio
+senatore Della Ventura piangere
+a lagrime calde di gioia,
+una gioia intensa, per la visione
+della grande felicità
+che egli si era fisso nella
+mente sua figlia avesse raggiunta.
+</p>
+
+<p>
+Come fanno ridere... o per
+dir meglio, come dovrebbero
+far piangere certe volte i sogni
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+dei padri!.. Ma lasciamo
+le riflessioni ai filosofi e andiamo
+avanti, chè la via lunga
+ne sospinge... e io poi non
+voglio approfittarmi, cavaliere,
+più di quanto creda
+necessario, del suo tempo
+prezioso.
+</p>
+
+<p>
+Dopo un anno la mia
+unione con la marchesina
+Lavinia Della Ventura fu benedetta
+dal cielo e un bell’angioletto
+biondo — infantile
+ritratto di chi lo aveva
+portato nel seno, un ritratto
+d’una rassomiglianza meravigliosamente
+perfetta — venne
+ad aggiungere consolazione
+e felicità al mio gaudio terreno...
+Che cosa avevo io
+fatto per meritarmi tanta
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+gioia?.. o che cosa io feci
+dopo per meritarmi d’essere
+punito in una maniera così
+ferocemente barbara?.. Io
+non mi attento menomamente
+a scrutare i decreti misteriosi
+della divina Provvidenza:
+faccio una semplice
+domanda alla quale non ero
+riuscito allora e non riesco
+adesso a dare una qualunque
+plausibile risposta. La
+mia felicità crollò ad un tratto
+come un castello di carte:
+dopo appena due anni che
+Olimpia era venuta al mondo,
+dopo appena sei mesi da che
+ella aveva cominciato a balbettare
+amorosamente, in atto
+di dolcissimo richiamo, il nome
+della sua mamma e del
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+suo papà... ella se ne ritornò
+donde era partita.
+</p>
+
+<p>
+Qui nel mio cervello — e
+credo anche nella mia vita — c’è
+una lacuna vasta, un
+baratro, un precipizio profondo...
+In quel tempo non
+so che cosa feci, non so in
+qual maniera vissi: veramente
+non so nè meno come
+io riuscissi a vivere, dopo
+quel colpo violentemente doloroso
+che m’era venuto a
+battere proprio qui in mezzo al
+cervello... Io non so nulla di
+quel tempo; e la mia grande
+sventura d’allora si collega
+immediatamente con la seconda,
+senza nessun distacco,
+senza un’interruzione di
+sorta...
+</p>
+
+<div class="break-before">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+</p>
+
+<figure><a id="fi-101"></a>
+ <img src="images/i-101.jpg" alt="Ritratto"></figure>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mia moglie mi tradiva, ed
+io mi accorsi del tradimento
+quando le cose erano giunte
+a un punto che qualunque
+maniera d’accomodamento sarebbe
+stata impossibile; anche
+di più, da mia parte sarebbe
+stata una colpa...
+</p>
+
+<p>
+Ella, cavaliere, non mi
+obbligherà certamente a ricordare
+le fasi tristissime di
+tutto quel tempo che precedette
+e seguì il processo che
+io stesso volli provocare...
+Io provavo un godimento
+intenso nello scandalo che
+sentivo sollevarsi intorno a
+me... Da molti fui riprovato,
+più che riprovato fui rimproverato,
+poi condannato addirittura...
+Fui fatto segno a
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+tutte sorta di strali da gente
+che, vituperandomi, credeva
+di colpir giusto... Qualcuno
+mi disse che io avevo perduto
+il sentimento della moralità:
+ma allora, domando,
+che cosa avrei dovuto fare
+io se per me diventava una
+colpa l’essermi rivolto alla
+legge chiedendo una tutela
+contro chi aveva, in una maniera
+così indecorosa, vituperato
+il mio nome, trascinato
+nel fango il mio onore?..
+che cosa avrei dovuto fare
+allora?..
+</p>
+
+<p>
+Avevo sorpreso mia moglie,
+come Amanda di Valberta,
+fra le braccia del
+suo drudo: forse, come ho
+fatto con questa, avrei dovuto
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+fare con quella... io
+avrei dovuto colpire... No,
+no... non creda, cavaliere;
+questa non è affatto la mia
+convinzione: nell’un caso come
+nell’altro io non ho agito
+che sotto l’impulsività di
+quello spirito che governa
+tutte le nostre azioni e che
+a gran voce reclamava la soddisfazione
+dell’affronto, la
+vendetta dell’insulto...
+</p>
+
+<p>
+Ed io mi vendicai.
+</p>
+
+<p>
+Cacciai la donna di casa,
+brutalmente, come si caccia
+una donna volgare che si
+sorprende a frugare dentro
+a un cassetto per appropriarsi
+quello che non le appartiene:
+e all’uomo io sputai sulla
+faccia... Poi li trascinai nel
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+fango, li feci ravvoltolar nella
+melma, volli che intera
+la loro iniquità da tutte
+quante le parti fosse mostrata
+alla luce del sole... Quel
+fango li deturpava nell’anima
+e nel corpo, ma quel fango
+non saliva fino a me...
+</p>
+
+<p>
+Il mondo, forse, allora
+rise di me: anzi, rise a gola
+aperta, dovette ridere proprio
+così, poichè questa è la costumanza
+del mondo: però
+d’avanti alla melma con la
+quale io ero riuscito ad insozzare
+quelle due faccie,
+d’avanti a tutto quel putridume,
+il mondo, son sicuro,
+torse lo sguardo indignato e
+voltò la testa con un atto di
+schifo supremo...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+</p>
+
+<p>
+Io così ero vendicato; mi
+sentivo vendicato bene, vendicato
+completamente. E dimenticai tutto.
+</p>
+
+<p>
+Per me allora doveva cominciare
+una vita nova, il
+terzo periodo della vita mia,
+i cui punti di partenza erano
+stati segnati da così tristi e
+dolorose sventure: il primo
+periodo dalla morte di mia
+madre, il secondo da quella
+di mio padre, il terzo dall’adulterio
+vilissimo della mia
+compagna... Potrei anche dire
+dalla «morte della mia compagna»
+poichè ella per me
+non esiste più fra le creature
+di questa terra.
+</p>
+
+<p>
+Allora cercai d’intontirmi.
+Poichè io dovevo e volevo
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+dimenticare: ma non sempre
+il cuore, che era stato tanto
+tremendamente ferito, riusciva
+a non far sentire il dolore
+delle sue piaghe sanguinose:
+e la mia volontà, per quanto
+forte e tenace, non riusciva
+sempre a tenerne coperto o
+a farne silenzioso lo
+spasimo...
+</p>
+
+<p>
+Era in quei momenti di
+lotta che io cercavo d’intontirmi;
+e per ottener ciò io
+dovetti ricorrere a tutti quanti
+i grandi mezzi. Tentai la solitudine
+della campagna, m’ingolfai
+nella folla della città,
+corsi il mare, ascesi le montagne,
+girai il mondo... ovunque
+cercando l’ubbriachezza
+dei sensi per non sentire i
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+colpi funebri che, ogni tanto,
+la memoria a gran martello
+m’andava rintronando dentro
+al cervello... Per un lungo
+spazio di tempo non riuscii
+a nulla e fui quasi costretto
+a credere che la mia malattia
+fosse addirittura inguaribile:
+e questo pensiero mi fu anche
+più penoso dell’istesso
+male.
+</p>
+
+<p>
+Poi conobbi Amanda. E,
+non so come, io mi trovai
+istantaneamente guarito. Un
+miracolo vero: nel mio cervello,
+allora, non zampillavano
+più che pensieri rosei, nel
+mio cuore non si ripercuotevano
+più che battiti d’amore...
+</p>
+
+<p>
+Debbo però rifare un passo
+indietro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sia paziente, cavaliere: mi
+ascolti pazientemente: ho poche
+più altre cose da dire:
+siamo arrivati oramai al principio
+della fine. Del resto, io
+credo, che il conoscere anche
+il primo principio della mia
+relazione con la mia vittima...
+sia per lei un punto di assoluta
+necessità, un punto di
+capitale importanza per il lavoro
+d’istruttoria, che ella
+dovrà iniziare sulla base della
+mia confessione...
+</p>
+
+<p>
+Amanda di Valberta — ella
+si faceva chiamare così — aveva
+una passione vera
+per i casati altisonanti... Amanda
+di Valberta era un’artista
+di circo equestre. Quando
+io la conobbi la prima
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+volta ella faceva parte della
+compagnia Nagels, dove eseguiva
+con una rara abilità
+degli esercizi di «jonglage»
+correndo il circo sul cavallo
+a dorso nudo.
+</p>
+
+<p>
+Ella sa, cavaliere, della
+mia passione per i cavalli...
+Il circo equestre Nagels divenne
+un’abitudine della mia
+giornata: alli amici era più
+facile venirmi a trovare fra
+la paglia e il fieno delle scuderie
+Nagels, che alla trattoria
+dove ero solito mangiare
+o nella stessa casa mia. Anche
+li artisti del circo, per
+conseguenza di quella mia
+assiduità, erano diventati tutti
+altrettante mie strettissime conoscenze,
+con le quali mi
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+compiacevo assai a trascorrere
+ore ed ore, parlando di
+giuochi e di esercizi acrobatici,
+di «tournées» all’estero
+e di avventure galanti, di cavalli
+e di belle donnine... È
+naturale: con un certo genere
+di persone si sa sempre dove
+si comincia ma non si sa mai
+dove si può andare a finire...
+</p>
+
+<p>
+Non dubiti, no, non divagherò
+affatto.
+</p>
+
+<p>
+Amanda io la conobbi una
+sera: mi spiego meglio: io
+conoscevo Amanda come avevo
+conosciuto le altre quattro
+o cinque donne della compagnia.
+Amanda però era molto
+bella ed io stesso avevo più
+volte ammirato, esternando
+anche ad alta voce l’impressione
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+da me provata, il fascino
+della sua bellezza... Una
+bellezza veramente georgiana:
+sapete che le donne della
+Georgia sono le più belle
+donne della terra... Amanda
+era così: una bellezza fatale.
+</p>
+
+<p>
+Quella sera... — guardi
+che precisione di ricordi — mi
+ricordo che quella sera Amanda
+doveva debuttare come
+ammaestratrice di due grossi
+alani del Thibet: e mi ricordo
+anche che ella era già tutta
+abbigliata in un elegantissimo
+quanto capriccioso costume
+fra lo spagnuolo e l’ungherese
+e, tutta ravvolta in un
+lungo mantello dalle pieghe
+ampissime, andava girando
+con una irrequietezza straordinaria
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+da tutte quante le
+parti, ovunque irraggiando il
+sorridente fulgore della sua
+bellezza e il fascino del suo
+spirito spensierato.
+</p>
+
+<p>
+Quella sera, dunque, io
+era nella scuderia del Circo,
+assieme con Nagels, il direttore
+della compagnia, il quale
+mi mostrava una graziosa cavallina
+tirolese che egli aveva
+comperata a Trieste e che
+aveva destinata a non so
+quale ammaestramento speciale...
+Quella bestiola giovine
+e intelligente era, nelle
+sue forme eleganti, d’una bellezza
+assolutamente perfetta.
+Io ne fui preso, come sono
+stato preso sventuratamente
+durante il lungo percorso della
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+mia vita da tanti altri capricci
+più o meno costosi, e,
+là per là, esternai al buon
+Nagels il desiderio intenso
+che avevo di far l’acquisto
+della cavalla in parola.
+</p>
+
+<p>
+Ella, cavaliere, comprenderà
+facilmente certe arti: il
+direttore, naturalmente, si faceva
+tirar pel naso: la bestia
+era una vera rarità; e poi era
+stata pagata molto cara; e
+poi già si erano buttati via
+oltre a due mesi per iniziare
+l’ammaestramento... insomma
+una quantità di storie, parte
+buone e parte cattive, per tenere
+più alto che fosse possibile
+il prezzo di vendita e,
+alla fine, concludere un buon
+affare. I capricci costano cari:
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+il padrone era il padrone; e,
+ognuno, come si suol dire, può
+far della sua pasta gnocchi.
+</p>
+
+<p>
+Ciononostante il prezzo fu
+convenuto. Ed io, anzi, proprio
+in quel momento, stavo
+fissando un’ora del giorno appresso,
+nella quale il proprietario
+della cavalla si sarebbe
+potuto recare da me per riscuotere
+la somma stabilita...
+quand’eccoti, inaspettata, la
+bella Amanda, messa fuori da
+quel lungo pastrano in cui
+fino allora era rimasta ravvolta,
+che piomba là in mezzo
+con una rapidità da folletto.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Nagels, assuefatto
+sicuramente a quelle
+scappate capricciose, fece una
+alzata di spalle non so se di
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+noncuranza o di stizza e s’allontanò
+a passi lunghi. Io,
+coi piedi affondati nello strame,
+rimasi solo con Amanda.
+</p>
+
+<p>
+Quella ragazza, che pure
+avevo veduto tante volte senza
+subirne la minima emozione,
+in quel momento, in
+quell’ambiente, in quel costume,
+fatto apposta per scoprire
+e mettere in rilievo la
+procacità di certe forme, mi
+produsse dentro al cervello
+un’impressione violenta: e
+nessuna cosa, creda, cavaliere,
+dopo quel momento, ha
+avuto mai la forza e la capacità
+di cancellarmi quell’impressione
+dal cervello.
+</p>
+
+<p>
+Ricordo — e l’ho ricordato
+sempre — il nostro breve
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+colloquio di quel momento,
+le poche parole scambiate in
+quel momento fra di noi e
+che dovevano essere il primo
+principio di questa grande fatalità...
+le ricordo adesso, come
+se per miracolo d’eco si ripetessero
+novamente qua vicino
+a me, proprio qui accanto al
+mio orecchio...
+</p>
+
+<p>
+— Cattivo! — ella disse
+con la faccia birichina atteggiata
+a un’aria di broncio.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè cattivo?.. — io
+le domandai ridendo e cercando
+di prenderle una mano che
+ella si ostinava a rifiutarmi.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè volete levarmi
+la mia piccola compagna?..
+</p>
+
+<p>
+— Tanto voi le volete
+bene?..
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Io le voglio bene più di
+me stessa a Belenfant.
+</p>
+
+<p>
+Ella si stringeva addosso
+alla bella bestiola, accarezzandola
+amorevolmente sulla
+groppa, come in atto di volerla
+mettere sotto alla sua
+protezione. Fu quell’atto appunto
+che produsse sull’animo
+mio l’effetto portentoso.
+Io mi avvicinai ad Amanda,
+l’abbracciai passionatamente,
+senza nessun ritegno, la baciai
+fra i capelli che erano
+come fili tessuti d’oro e le
+susurrai amorosamente nell’orecchio,
+con un tono di voce
+che cercai di rendere più dolce
+che mi fosse possibile:
+</p>
+
+<p>
+— Amanda... e non dipende
+forse da voi di non separarvi
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+mai più da Belenfant?..
+</p>
+
+<p>
+— Da me?.. — ella mormorò
+con un filo di voce: più
+un sospiro che un suono.
+</p>
+
+<p>
+— Se voi mi seguiste?..
+</p>
+
+<p>
+Ma io non le detti nè
+meno il tempo di rispondere,
+nè meno quello di pensare
+alla risposta: la strinsi novamente
+fra le mie braccia, la
+baciai violentemente sulle labbra.
+Ella mi restituì il bacio
+che, in quel momento, in me,
+era stato un vero bacio d’amore:
+e... il patto fu conchiuso.
+</p>
+
+<p>
+Quella sera Amanda di
+Valberta diede, d’avanti al
+pubblico che gremiva la platea
+del circo Nagels, la sua
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+ultima rappresentazione; ultima,
+proprio quando faceva
+il suo primo debutto come
+ammaestratrice di cani!
+</p>
+
+<p>
+E adesso siamo alla fine.
+</p>
+
+<p>
+Io ho vissuto tre anni con
+Amanda di Valberta: io abitavo
+al mio palazzo di via
+Condotti; per Amanda avevo
+affittato un villino piccolo ma
+molto elegante su al Macao,
+a via Varese; un villino che
+era un vero nido d’amore e
+dove io, da pazzo, ero andato
+a rinchiudere tutti i miei affetti,
+tutte le mie speranze,
+tutti quanti i miei desideri...
+il mio tesoro.
+</p>
+
+<p>
+Quando questi miei affetti,
+questi miei desideri, queste
+mie speranze mi sono stati
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+carpiti, mi sono stati rubati...
+quando io sono riuscito a sorprendere
+i ladri proprio nell’atto
+di rubare i miei tesori...
+eh! allora... allora non ho veduto
+più nulla... non ho capito
+più nulla... e ho colpito,
+mi sono vendicato...
+</p>
+
+<p>
+Sono stanco, cavaliere...
+ed ella, credo, dovrà essere
+anche più stanco di me. Ma,
+intanto, non era necessario
+che io le dicessi tutto ciò?...
+non era necessario, perchè la
+giustizia potesse fare serenamente
+tutto quanto il suo
+percorso, non era necessario
+che io le raccontassi tutto
+quello che fino ad ora sono
+stato qui a raccontarle?..
+</p>
+
+<p>
+E adesso non ho più altro
+da dire...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come dice?.. che cosa
+desidera?.. Ah... è vero, ed
+è giusta la sua domanda: come
+ho avuta la certezza del
+tradimento? come sono riuscito
+a scoprire i colpevoli?..
+</p>
+
+<p>
+Ho fatto tutto da me, seguendo
+un sottilissimo filo
+che la fortuna, o per meglio
+dire il destino — chè la parola
+è più appropriata, — un
+filo che il destino era venuto
+a mettermi fra le mani.
+</p>
+
+<p>
+Amanda, da un certo tempo,
+aveva preso l’abitudine
+di uscire di casa a ora fissa.
+Ella non mi aveva mai detto
+nulla di ciò ed io non ho saputo
+la cosa che in questi
+ultimi giorni. Se lo avessi saputo
+prima, non so se il delitto
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+da me commesso avrebbe
+potuto essere sventato o se
+si sarebbe anticipato. Chi
+lo sa?
+</p>
+
+<p>
+Due giorni prima della
+giornata fatale, per non so
+quale combinazione, io esco
+di casa a un’ora in cui di
+solito ero abituato a restar
+chiuso nel mio gabinetto per
+disbrigare le mie faccende;
+ed eccoti che proprio all’angolo
+di piazza di Venezia,
+fra il Corso e la via Nazionale,
+mi capita sotto alli occhi
+Amanda!.. Io ero sul
+marciapiede del Corso, dalla
+parte opposta: ella mi vede,
+ma io fingo di non accorgermi
+affatto di lei... ed il mio
+giuoco riesce a meraviglia...
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+Rassicurata sul mio conto,
+ella prosegue per la sua strada,
+senza nè meno curarsi di
+voltarsi a dare una guardata
+indietro. Ed io la seguo: la
+vedo entrare in quella casa,
+l’attendo pazientemente per
+oltre a due ore, la vedo di
+lontano riuscire accompagnata
+da un grosso omaccione,
+la cui figura non era nova
+per me, la vedo salire in carrozzella,
+dare un ordine al
+vetturino e un ultimo saluto
+al compagno, vedo la carrozzella
+muoversi, allontanarsi,
+sparire...
+</p>
+
+<p>
+Il giorno appresso — questo,
+cavaliere, le potrà quasi
+sembrare una cosa incredibile — il
+giorno appresso io ebbi
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+il coraggio di ripetere la triste
+caccia: e appunto il giorno
+appresso, avendo saputo
+calcolar meglio le distanze e
+meglio mettere in atto la manovra
+dell’appostamento, potei
+riconoscere nel compagno
+della mia Amanda, il «clown»
+Robody, il pagliaccio imbecille
+della compagnia Scwhobs
+e Amari... Potevo essere contento!
+</p>
+
+<p>
+Il ladro era lui.
+</p>
+
+<p>
+E il terzo giorno, quasi
+godendo satanicamente dello
+strazio a cui andavo condannando
+il mio cuore, volli ripetere
+la caccia. Questa volta
+però mi ero proposto di farla
+finita ad ogni costo: questa
+volta doveva essere la soluzione...
+</p>
+
+<div class="break-before">
+<figure><a id="fi-129"></a>
+ <img src="images/i-129.jpg" alt="Seguendo la moglie"></figure>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quale soluzione?.. Chi ne
+sapeva nulla? chi avrebbe potuto
+dirne nulla?
+</p>
+
+<p>
+Amanda entrò in quel portone
+fatale: io ebbi la forza
+indiavolata di trattenermi ancora
+per una mezz’ora fermo
+a un cantone della strada.
+Che cosa volevo? che aspettavo?
+Non lo sapevo allora
+e non lo so adesso.
+</p>
+
+<p>
+Poi mi mossi anch’io.
+Traversai la strada, entrai
+in quel portone, salii le
+scale, infilai la porta d’un
+appartamento che qualcuno,
+non so chi, nell’atto d’uscire
+era sul punto di rinchiudersi
+dietro alle spalle... Là trovai
+i ladri di tutta la mia
+felicità, di tutte le mie speranze,
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+di tutto quanto intero
+il mio bene...
+</p>
+
+<p>
+E allora ho visto tutto
+rosso e tutto nero, ho visto
+tutto fuoco, ho visto d’avanti
+alli occhi l’inferno... e allora
+ho colpito, mi sono vendicato!
+</p>
+
+<p>
+Non ne posso più, cavaliere...
+io non ho più niente
+da dire... e... proprio non ne
+posso più.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap6">§ 6.
+<span class="smaller">Manoscritto del conte Romolo
+Laureati di Lorasco,
+consegnato assieme ad alcune
+lettere al cav. Giacomo
+Tasca, giudice incaricato
+dell’istruzione del
+processo.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tre giorni prima egli le
+aveva domandato e glielo
+aveva domandato colla voce
+abbassata e tremante:
+</p>
+
+<p>
+— Mi ami tu?
+</p>
+
+<p>
+Aveva bisogno di sentirselo
+ripetere un’altra volta
+da quella bocca rosea che,
+quando parlava, pareva che
+scoccasse via fasci di baci:
+e quel bisogno egli lo provava
+nel sangue che gli martellava
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+alle tempie e ai polsi
+e gli scendeva caldo giù pei
+reni: e lo provava a li occhi
+che a certi momenti gli diventavano
+piccoli piccoli sotto
+ai cigli socchiusi.
+</p>
+
+<p>
+Ella, per tutta risposta,
+gli aveva prima gettate le
+braccia attorno al collo;
+poi, chinando la testa piena
+di riccioli biondi e di fantasie
+audaci sulla spalla di lui,
+socchiudendo li occhioni fosforescenti,
+dove guizzavano
+dentro vipere di fuoco che
+mordevano il cuore, aveva
+aperto un’altra volta le labbra
+rosse come il sangue:
+</p>
+
+<p>
+— Che non lo sai forse?..
+ti amo tanto... ti amerò sempre...
+te lo giuro!..
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Zitta! — egli gridò e
+chiuse le labbra a quella piccina
+che nel cuore ci teneva
+l’Etna e nel sangue il Mongibello
+e nelli occhi il Vesuvio,
+egli le chiuse le labbra
+accostandovi sopra la guancia
+accesa e se la prese a
+premere forte fra le braccia
+e a stringersela tenacemente
+sul petto.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva lo sguardo
+pieno di luccicori mesti e di
+desideri melanconici: lì c’era
+tutta la verdezza della speranza
+e tutto il nerume del
+dubbio.
+</p>
+
+<p>
+La guardava ed ella pure
+lo guardava.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè vuoi giurarlo?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè ti amo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E... se un giorno...
+fossi spergiura?..
+</p>
+
+<p>
+Ella aveva fatti li occhi
+seri e lo seguitava a guardare,
+ma, questa volta, con
+una fissità di rimprovero:
+come un coltello quello sguardo
+gli squarciava la carne e
+gli spellava l’anima e l’andava
+a esaminare dentro fino in
+giù alle viscere fonde.
+</p>
+
+<p>
+— L’amore non è mica
+eterno... — egli sussurrò e
+aggiunse dopo un sospiro: — per
+la donna.
+</p>
+
+<p>
+Ella scosse quella vaga
+testolina che era piena di
+riccioli biondi e di fantasie
+audaci, sciolse le braccia che
+aveva tenute avvinghiate attorno
+al collo di lui e se le
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+lasciò cadere abbandonate,
+colle dita incrocicchiate, sopra
+ai ginocchi.
+</p>
+
+<p>
+— Sei cattivo questa sera...
+</p>
+
+<p>
+E poi:
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?..
+</p>
+
+<p>
+Quella parola fu detta come
+un sospiro.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè tu non mi amerai
+sempre.
+</p>
+
+<p>
+E quella risposta fu detta
+come un singhiozzo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! di’ un po’ quel
+che ti pare... — rispose la
+fanciulla imbizzita — di’ un
+po’ quel che ti pare... a me
+tanto...
+</p>
+
+<p>
+Si stringeva tutta nelle
+spalle come avesse voluto
+caricarsele di noncuranza e
+di disprezzo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mentiva però: in quel
+momento anzi ella stessa
+sentiva di mentire; vide il
+luccicore di pianto ne li occhi
+di lui che amava e aggiunse
+subito:
+</p>
+
+<p>
+— E io mi sento la forza
+di fare un giuramento che
+duri eternamente...
+</p>
+
+<p>
+— Bada...
+</p>
+
+<p>
+— Ti giuro...
+</p>
+
+<p>
+— Bada...
+</p>
+
+<p>
+— Ti giuro su tutto quello
+che c’è di più sacro sulla
+terra, ti giuro che ti ho amato
+sempre, che io adesso ti amo
+alla follia e che io non adorerò
+in eterno mai altri che
+te...
+</p>
+
+<p>
+— Bada!..
+</p>
+
+<p>
+Ma ella gli aveva buttate
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+un’altra volta le braccia intorno
+al collo e lo baciava
+sulle guancie e nelli occhi,
+avidamente.
+</p>
+
+<p>
+— Tu sarai sempre il mio
+solo ed unico amore.
+</p>
+
+<p>
+— Bada...
+</p>
+
+<p>
+Egli non disse più altro.
+</p>
+
+<p>
+Due lacrime si confusero
+in una goccia calda e si
+sciolsero poi in un bacio che
+era ardente come una svampata
+di fuoco.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Si sposarono. Si amarono.
+E furono felici.
+</p>
+
+<p>
+Così passarono tre anni.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Una volta era un bel meriggio:
+il rivo giallastro, che
+passava fra l’erbe, scorreva
+via rapido, pieno d’occhi di
+sole e di foglie secche cadute
+dalli olmi e dai castagni:
+e qualche merlo fischiava
+fra le fronde soleggiate.
+Ella andava avanti
+sola; egli poi la raggiunse.
+</p>
+
+<p>
+Tutti e due erano arrivati
+lì sulla sponda e s’erano
+fermati. Ella, colle braccia
+abbassate, reggeva in su le
+vesti che, nel movimento, scoprivano
+le scarpine di pelle
+gialla, e il nastrino che le
+allacciava alla scollatura, e
+la calza nera, tirata, che si
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+allargava in su arrotondandosi
+e si nascondeva pudicamente
+tra i pizzi smerlettati
+della veste bianca che
+scendeva giù stiracchiata e
+sgualcita.
+</p>
+
+<p>
+Con una mano egli prese
+a sorreggerla sotto alla spalla
+e coll’altra indicò il rivo basso,
+dove scorreva l’acqua piena
+d’occhi di sole e di foglie
+secche che andavano in là
+colla corrente.
+</p>
+
+<p>
+Si guardarono.
+</p>
+
+<p>
+— E adesso? — egli fece.
+</p>
+
+<p>
+La donna non rispose.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna passare di là...
+nell’acqua...
+</p>
+
+<p>
+Guardò all’intorno, come
+a cercare un passaggio più
+comodo: poi guardò laggiù
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+fra le fronde prese dal sole,
+facendosi colla conca della
+mano ombrello alli occhi;
+guardò al di là dei campi
+pieni di verde e di margherite,
+al di là dei vigneti, dove
+era la casina bianca col
+tetto che rosseggiava al sole.
+</p>
+
+<p>
+— Eccola là la casa! — egli
+disse.
+</p>
+
+<p>
+Vi faceva sfondo l’ametista
+pallido delle montagne e
+di sopra il turchino fulgido
+del cielo.
+</p>
+
+<p>
+Ella aveva i respiri affrettati
+che le spezzavano le parole
+sulle labbra, poichè aveva
+corso e il suo seno era
+anelante.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna passare di là? — domandò.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poi, dopo una fiatata forte
+aggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Che ora è adesso?
+</p>
+
+<p>
+— Sono le due.
+</p>
+
+<p>
+— Alle cinque ritorna.
+</p>
+
+<p>
+— Tuo marito?
+</p>
+
+<p>
+Ella accennò di sì, muovendo
+in su e in giù quella testolina
+bionda che era ancora,
+e sempre, piena di tanti riccioli
+d’oro e di tante fantasie
+audaci.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna passare di là,
+allora... bisogna tornare...
+</p>
+
+<p>
+— Però c’è tempo ancora...
+riposiamoci.
+</p>
+
+<p>
+Ella si sentiva stanca e
+si lasciò cadere sulle ginocchia,
+poi piegò la vita e si
+allungò sull’erba sotto l’ombra
+macchiata di sole che un
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+olmo dava alla terra. Fra le
+fronde lì sopra fischiava un
+merlo sonoramente.
+</p>
+
+<p>
+Egli prima rideva, ma poi
+si fece serio ad un tratto, e
+domandò bruscamente:
+</p>
+
+<p>
+— Lo ami sempre tu?
+</p>
+
+<p>
+— Chi?
+</p>
+
+<p>
+— Tuo marito.
+</p>
+
+<p>
+La donna sorrise: aprì la
+bocca, sgranando i denti bianchi,
+che erano aguzzi e diritti
+come quelli di una giovine tigre,
+e socchiuse li occhi torcendosi
+all’indietro.
+</p>
+
+<p>
+Ma egli prese a incalzarla.
+</p>
+
+<p>
+— Lo ami sempre tu tuo
+marito?
+</p>
+
+<p>
+— Io amo te! — ella disse
+con la voce ferma.
+</p>
+
+<div class="break-before">
+<figure><a id="fi-147"></a>
+ <img src="images/i-147.jpg" alt="Gli amanti"></figure>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Però lo hai amato
+assai?..
+</p>
+
+<p>
+Egli mormorò queste parole
+affrettatamente e buttò
+via la frase che cadde giù
+precipitosa come una sgrandinata
+d’agosto.
+</p>
+
+<p>
+Ella lo guardava di traverso
+coll’occhio dolcemente
+stanco; gli prese una mano e
+gliela strinse fra le sue. Sussurrò
+fra i denti qualche parola,
+così:
+</p>
+
+<p>
+— L’amore mica è eterno...
+</p>
+
+<p>
+— E pure me allora forse
+un giorno?..
+</p>
+
+<p>
+— Non amerò più?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Forse... chi sa?..
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le prese a ridere: era come
+una convulsione pazza di
+risa.
+</p>
+
+<p>
+Quelle parole s’erano incrociate
+per l’aria calda come
+sguizzi di lame. Ella s’era
+sollevata e rideva e stendeva
+le mani alla testa dell’uomo
+come per attirarlo sul suo
+petto morbido e odoroso, e
+far svanire le idee nebbiose,
+che gli si accumulavano nella
+testa, sotto a una solata immensa
+di baci.
+</p>
+
+<p>
+Quella testa si lasciò prendere,
+come sempre, ed ella,
+come sempre, la strinse forte
+colle mani.
+</p>
+
+<p>
+— Ti amo, sai?
+</p>
+
+<p>
+— Ed io?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quelle teste così si avvicinarono,
+si avvicinarono...
+Poi lì intorno si ripercosse
+come un succhio spezzato che
+era fatto per il grandinare
+dei baci.
+</p>
+
+<p>
+Il merlo fischiava sempre
+fra le fronde soleggiate dell’olmo
+che stormiva monotonamente.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+A un tratto un colpo sonoro
+sbattè fra le corteccie
+rugose delli olmi e dei castagni,
+e l’eco della vallata
+lo ripetè lontano lontano alle
+montagne d’ametista pallido.
+Il corpo d’un uomo era
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+rotolato lì presso boccone
+nel rivo, colla testa spaccata
+e il cervello colante fra le
+ciocche dei capelli neri insanguinate.
+Era la vittima
+del tradimento.
+</p>
+
+<p>
+Per lui era terminato l’amore
+e insieme all’amore aveva
+voluto che terminasse la
+vita.
+</p>
+
+<p>
+Il merlo, adesso, non fischiava
+più.
+</p>
+
+<p>
+I due amanti si fissarono
+in volto stralunati: egli era
+bianco sul volto come la
+cera, ella era verde e tremava.
+</p>
+
+<p>
+Il rivo scorreva pieno di
+occhi di sole e di foglie secche,
+andava avanti gorgogliando
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+fra i sassi, e spumeggiava
+intorno alla testa
+insanguinata del suicida e
+pareva che, succhiando, ironicamente
+ripetesse:
+</p>
+
+<p>
+— Dura eterno l’amore!
+dura eterno l’amore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+<i>Il precedente manoscritto è
+steso in tre pagine e mezzo di
+un formato grandissimo. L’ultima
+mezza pagina è riempita
+dalle righe seguenti scritte in
+carattere minutissimo e qua e
+là malfermo.</i>
+</p>
+</div>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Componimento scolastico.
+Idee ridicole. Morale maltrattata
+senza scopo. Retorica di
+ragazzo malato. Tutto ciò — forse
+conseguenza di un sentimento
+rettissimo — è sovranamente
+stupido data la
+forma e l’essenza della nostra
+società.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’adulterio è il tradimento.
+È il furto. Vi sono i ladri e
+vi è la cosa rubata. Vi è il
+traditore e la persona tradita.
+</p>
+
+<p>
+Perchè dunque punire il
+derubato? perchè colpire di
+morte solo quegli che è stato
+tradito?
+</p>
+
+<p>
+Sentimentalità pazzesca.
+Romanticismo adacquato.
+Morbosità intellettuale.
+</p>
+
+<p>
+I complici spesso sono
+due: è la coppia: l’adulterio
+perfetto. Alle volte invece il
+malfattore è uno solo: l’altro
+è solamente trascinato,
+l’altro subisce. Incubo e succubo.
+Questo secondo fatto — che
+non è raro — avviene
+per una quantità di cause concomitanti
+che sarebbe molto
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+bene fossero dalli uomini saggi
+studiate profondamente.
+Ne guadagnerebbe molto l’umana
+tranquillità.
+</p>
+
+<p>
+Ma nel primo caso perchè
+finirla con se stesso invece
+che finire li altri? perchè uccidersi
+invece di uccidere?
+Errore.
+</p>
+
+<p>
+Nel secondo caso, invece,
+si dovrebbe agire come ho
+agito io verso colei che fu
+mia moglie. Ripeto ciò qui
+per me stesso, pienamente
+convinto d’avere fatto bene,
+nonostante tutto il male che
+è stato detto della mia maniera
+di procedere.
+</p>
+
+<p>
+Perchè ho conservato questo
+scritto, pallido ricordo
+delle mie giovanili velleità
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+letterarie e della mia filosofica
+cretineria?
+</p>
+
+<p>
+Non so. Mi pare di essere
+attaccato a questi paginoni
+da un vincolo di affezione
+sincera. Ogni volta che questo
+foglio mi viene sotto alli
+occhi, ci stendo sopra le mani
+e, ogni volta, mi viene la voglia
+di aggiungervi una coda.
+</p>
+
+<p>
+Ora la tentazione è levata.
+L’ultima pagina rimasta bianca
+è stata da me intieramente
+riempita questo dì 14 febbraio
+del 18**.
+</p>
+
+<p class="indr">
+R. L.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap7">§ 7.
+<span class="smaller">Dalla Cronaca giudiziaria del
+giornale della sera *** del
+29 ottobre 18**.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+</p>
+
+<h3><i>Un processo aristocratico</i></h3>
+</div>
+
+<p>
+Al momento di andare in
+macchina il nostro reporter
+giudiziario ci comunica il verdetto
+dei giurati e la sentenza
+pronunciata dal Tribunale nel
+processo del conte Laureati,
+che da due giorni tiene in effervescenza
+tutto quanto il
+nostro cosidetto gran mondo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+</p>
+
+<p>
+Stante l’ora tarda non possiamo
+far comenti di sorta.
+La sentenza è stata pronunciata
+alle ore 7 precise.
+</p>
+
+<p>
+La requisitoria del Pubblico
+Ministero è stata veramente
+terribile, ma la difesa
+dell’avvocato Tosi ha avuto
+dei momenti di una felicità
+assolutamente insuperabile. Egli
+ha ottenuto una vera vittoria.
+</p>
+
+<p>
+Il presidente, commendator
+Giorgio Baroni Alvisi, ha
+sottoposto al responso dei
+giurati le questioni seguenti:
+</p>
+
+<p>
+Prima questione: — L’accusato
+Romolo Laureati di
+Lorasco è egli colpevole d’avere
+nel giorno 17 dello scorso
+mese di Maggio, a fine di
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+uccidere e mediante replicati
+colpi di rivoltella, inferto ad
+Amanda di Valberta ed a Claudio
+Robody delle lesioni che
+furono la causa unica ed esclusiva
+della loro morte?
+</p>
+
+<p>
+Risposta: a unanimità — Sì.
+</p>
+
+<p>
+Seconda questione: — L’accusato
+Romolo Laureati di
+Lorasco ha commesso il fatto,
+di cui nella precedente questione,
+nell’impeto dell’ira o
+d’intenso dolore determinato
+da ingiusta provocazione?
+</p>
+
+<p>
+Risposta: a maggioranza — Sì.
+</p>
+
+<p>
+Terza questione: — Nel
+caso in cui si risponda affermativamente
+alla questione
+precedente; la provocazione
+fu grave?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+</p>
+
+<p>
+Risposta: a maggioranza — Sì.
+</p>
+
+<p>
+I giurati, inoltre, hanno
+ammesso a favore dell’accusato
+le circostanze attenuanti.
+</p>
+
+<p>
+Nonostante la folla immensa
+che si stipava nell’aula, la
+sentenza della Corte è stata
+letta in mezzo a un sepolcrale
+silenzio.
+</p>
+
+<p>
+L’aspettativa era vivissima
+per tutti.
+</p>
+
+<p>
+Ed ecco ora la sentenza
+che noi riproduciamo presso
+che in tutta la sua integrità.
+</p>
+
+<p>
+«In nome di Sua Maestà,
+ecc. visto il verdetto dei
+giurati in data di oggi stesso,
+29 ottobre 18** col quale
+Romolo Laureati di Lorasco
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+è ritenuto colpevole di omicidio
+volontario in persona
+di Amanda di Valberta e di
+Claudio Robody, con la scusante
+della grave provocazione
+e il concorso delle circostanze
+attenuanti;
+</p>
+
+<p>
+«ritenuto che l’omicidio
+volontario è punito con la
+pena della reclusione da 18
+a 21 anni;
+</p>
+
+<p>
+«che, nel caso concreto,
+può applicarsi all’accusato
+Romolo Laureati di Lorasco
+per l’omicidio di Amanda di
+Valberta la detta pena nella
+misura di 18 anni;
+</p>
+
+<p>
+«che detta pena, per la
+scusante della grave provocazione,
+può ridursi di due
+terzi, sostituendo alla reclusione
+la detenzione;
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+</p>
+
+<p>
+«che la pena predetta
+deve ridursi di un sesto per
+la concessione delle circostanze
+attenuanti;
+</p>
+
+<p>
+«ritenuto che per l’omicidio
+di Claudio Robody può
+anche applicarsi all’accusato
+la pena come sopra;
+</p>
+
+<p>
+«che però pel concorso
+di reati la detta pena deve
+ridursi alla metà;
+</p>
+
+<p>
+«ritenuto che il condannato
+è obbligato all’emenda
+del danno e al rifacimento
+di tutte le spese processuali;
+</p>
+
+<p>
+«per questi motivi;
+</p>
+
+<p>
+«visti li articoli, ecc. ecc.
+Codice penale e di procedura
+penale, condanna Romolo
+Laureati di Lorasco alla pena
+complessiva della detenzione
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+per anni sette e mesi sei, all’emenda
+dei danni e alle
+spese processuali.»
+</p>
+
+<p>
+Da Pubblico Ministero fungeva — e
+qui ripariamo a
+una dimenticanza nella quale
+siamo incorsi nel fare il resoconto
+del breve processo — il
+cavalier Nino Pisolino.
+</p>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79260 ***</div>
+</body>
+</html>
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+This book, including all associated images, markup, improvements,
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+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
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