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BALLERINI + + + + ROMA + ENRICO VOGHERA, EDITORE + _Via Nazionale, 201_ + 1897 + + + + + _Proprietà letteraria_ + + + + + _A Emilio Del Cerro, + gentile anima d’artista, + ricordo amichevole di_ + + GIUSEPPE DE’ ROSSI. + + Febbraio del 1897. + + + + +Le due colpe. + + + + +INDICE + + + Il Conte assassino Pag. 17 + Il delitto di via Arenula » 45 + L’arresto del Conte + Romolo Laureati » 55 + Il duplice assassinio + di via Arenula » 59 + Deposizione stenografica + fatta al giudice + istruttore » 67 + Manoscritto del Conte + Romolo Laureati » 133 + Aggiunta al medesimo » 154 + Un processo aristocratico » 159 + + + + +§ 1. + +Dalla cronaca del giornale della sera *** del 17 maggio 18**. + + +_Il Conte assassino._ + +Questo pare il titolo di un romanzo di Boisgobey o del famoso visconte +Ponson Du Terrail, eppure non è che l’unico titolo veramente adatto +a compendiare il tristissimo delitto — delitto anormale, sia per +le circostanze in cui esso è avvenuto, sia per le persone che vi +si trovano implicate — consumato nel pomeriggio di oggi in uno dei +quartieri più popolati della nostra città, delitto che ha commosso e +intensamente rattristato tutta quanta la nostra cittadinanza. + +Raccontiamo minutamente il fatto, incominciando dalla descrizione +dell’ambiente. + +In una casa di via Arenula, di cui ora non serve dare il numero, non +molto distante dal ponte Garibaldi, abita una tal Palmira Girelli, +la quale ha risoluto allegramente il problema di campar comodamente +la vita sua, affittando le camere del suo appartamento a un tanto il +giorno — e non poco davvero! — e qualche volta anche a un tanto l’ora. +E non è a dire che alla signora Palmira vadano male gli affari o che +le manchi la buona clientela, se si deve giudicare dal lusso e dalla +ricchezza — forse, a dir la verità, un poco troppo pesante e di un buon +gusto non molto fine — con cui alcune di quelle camere, che chi scrive +queste righe ha avuto agio di esaminare, sono state arredate. Tende +di velluto alle porte, coperte di seta sui letti, seggioline dorate +per tutti li angoli, tavolinetti intagliati di fine lavoro in una +profusione da rivenditore di mobili usati, pesanti tende di merletto +alle finestre, tappeti morbidi sui pavimenti: tutto in quella casa è +combinato in modo da mostrare all’occhio dell’osservatore la ricchezza +ed il lusso più che l’agiatezza vera della famiglia borghese. + +La padrona di casa, dal suo canto, è assai conosciuta da tutti i +«viveurs» di Roma; e le sue relazioni salgono fino ai più alti gradini +della scala sociale, nonostante che essa sia una donna tutt’altro +che giovine e, diciamolo pure, tutt’altro che simpatica. La signora +Palmira Girelli ha li occhi dell’uccello di rapina, le guancie grinzose +e floscie, una peluria cenerognola che le incornicia il mento e una +voce chioccia, quando parla riscaldandosi alquanto, che pare il suono +mandato da colpi ripetutamente battuti sul coperchio d’una pentola +fessa. + +All’apparenza essa mostra di avere una cinquantina d’anni, ma forse la +sua fede di nascita ne registra ancora qualcuno di più. + +Come poi sia andato che oggi Amanda di Valberta, la ben conosciuta +amica del conte Romolo Laureati, il notissimo «sportman» si sia trovata +in un costume molto intimo, dentro a una delle camere dell’appartamento +della signora Girelli; come sia andato che in sua compagnia si +trovasse anche il «clown» Robody — quello delle oche e dei gatti +ammaestrati della compagnia Scwhobs e Amari, la quale ora ha le sue +tende al Circo Reale ai Prati di Castello; — come infine sia andato +che il conte Romolo Laureati sia riuscito a penetrare, non visto da +nessuno, nell’appartamento della detta signora Girelli e abbia così +potuto sorprendere la sua amante insieme al «clown»; tutto ciò a noi +può venire fatto di supporre e dalla supposizione ci può essere dato +di dedurre la spiegazione di ciò che è fatalmente avvenuto, ma non +certo ci è concesso di asserire alcun che con la sicurezza della più +scrupolosa verità. + +Un psicologo ha detto che a questo mondo ci sono due specie di verità: +verità assolute e verità relative. La nostra, in questo caso, non può +essere che una verità puramente relativa: la verità assoluta, la verità +vera, indiscutibile, non potrà risultare che dalle indagini della +Questura o dalla confessione del colpevole, se pure sarà arrestato. + +Il fatto intanto è tutto qui; il «clown» Robody e Amanda di Valberta +sono stati barbaramente assassinati, ed il conte Romolo Laureati — che +la signora Palmira Girelli ha designato come l’assassino — è scomparso. + + [Illustrazione: La signora Girelli] + +Quest’oggi stesso, poco dopo il delitto, noi ci siamo fatti un +dovere di recarci dalla signora Palmira Girelli per interrogarla +personalmente. E la sora Palmira — come la chiamano le sue conoscenze +— che pareva, e doveva essere realmente, molto conturbata dal triste +caso capitato proprio nella sua abitazione — con quella voce sgolata +che abbiamo detto, e con li occhi abbondantemente pieni di lagrime, +che ogni tanto si andava rasciugando con un gran fazzoletto di colore +oscuro, ci ha raccontato minutamente e dettagliatamente tutto quello +che era a sua conoscenza; e noi ora, avendo presso che stenografato +l’intero discorso della sora Palmira, cercheremo di riassumere di tutto +il nostro meglio il racconto dell’unico «testimone in partibus» della +tristissima scena. + +Erano trascorsi più di quindici giorni da quando la signora Girelli +aveva affittato una camera del suo appartamento ad Amanda di Valberta. + +— Io avevo capito fin da principio — ci ha detto la donna cominciando +il suo racconto — che quei due si volevano un bene di paradiso! Era +tanto bella e tanto buona quella povera ragazza! rideva sempre, cantava +sempre, scherzava sempre... Ed ora! Non ci posso proprio pensare, +che mi pare di diventar matta addirittura! E il signor Robody?.. un +giovinotto d’una bontà unica più che rara: e poi, bello di viso, alto +di persona, ben formato... con due spalle larghe così... Però doveva +essere un poco corto a quattrini, almeno questa era l’idea che, per +certi suoi discorsi, io mi ero fitta nella mente: e io credo che la +povera Amanda l’aiutasse assai, assai... Capirete bene: un pagliaccio +dei giuochi di cavallo quanto mai volete che prenda al giorno?.. +Poveraccio! Ma se non aveva quattrini, cuore però ce n’aveva, sapete?.. +Le voleva un bene lui a quella povera ragazza!.. Si trovavano insieme +quasi tutti i giorni e sempre alla stessa ora, sempre nel pomeriggio, +poco dopo le due... e stavano insieme fino alle cinque, qualche volta +anche fino alle sei o alle sette... Erano proprio fatti l’una per +l’altro. Che barbarie che è stata! Che razza d’infamia!.. È inutile, +caro signore, voi mi dovete compatire, ma, è inutile, io proprio non ci +posso pensare. + +Qui una pausa lieve ricolmata da un sospiro lungo e profondo: quindi +ripresa. + +— E quel che è peggio poi è che io non mi sono accorta di nulla: +figuratevi che non li avevo visti nè meno entrare: non ce li sapevo +nè meno in casa! La signora Amanda aveva, come anche tutti li altri +miei inquilini, la chiave della porta sulle scale. Io dunque vi posso +garentire che non so a che ora oggi loro siano venuti. È stata una vera +fatalità, perchè se io mi fossi accorta di qualche cosa, scommetto che +quello che sventuratamente è successo non sarebbe successo. Ma queste +tanto, adesso, sono chiacchiere inutili: il fatto è che io verso le +quattro — eran suonate da poco le tre e tre quarti — me ne stavo +tranquillamente di là nella cucina a preparare una limonata, quando... +pin! pan! pun!.. ho inteso tre, quattro, cinque colpi... una fila di +spari che non finivano mai, e ognuno di essi mi pareva più grosso di +quello che avevo inteso prima. + +Altra pausa ed altro sospiro, accompagnato da un congiungimento di mani +rivolte verso il cielo. Quindi nova ripresa. + +— Dio santo, buono e benedetto, che razza di paura! Là per là non +sapevo nè meno che diamine pensare. È stato un vero miracolo della +Madonna se il bicchiere non mi è cascato dalle mani. Sono rimasta lì +ferma per un momento d’avanti alla chiave dell’acqua, che tremavo +come una foglia... Però non mi sono affatto perduta di spirito: mi +son fatta coraggio alla meglio, senza pensare a niente, sono uscita +dalla cucina e, proprio quando ero sul punto di traversare qui la +camera d’ingresso, dove adesso stiamo noi, ho veduto il conte Laureati +uscire precipitosamente dalla camera della povera Amanda e infilare +l’uscio della scala in fretta e in furia, sbattersi dietro le spalle +sonoramente la porta... e chi s’è visto s’è visto!.. + +Qui credetti opportuno di interrompere la sora Palmira, la quale, fino +a quel punto, aveva fatto il suo racconto quasi tutto d’un fiato, per +domandarle se ella conosceva bene e da molto tempo il conte Romolo +Laureati. + +— Il conte Romoletto?.. — ha esclamato la brava donna, con una volata +di straordinario entusiasmo — Lo domandate a me?.. niente di meno +che io conosco il conte Romolo Laureati fin da prima che sposasse la +marchesina Della Ventura!.. E mi domandate se conosco Romoletto!.. +Basta, adesso non m’interrompete e fatemi seguitare, se no ci facciamo +notte con questi discorsi... Veduto dunque il conte andare via in +quella maniera così precipitosa, dopo aver inteso tutti quelli spari, +io mi sentivo il cervello più che mai confuso... Ho pensato subito a +qualche brutto fatto, perchè sapevo il legame del conte con la povera +Amanda: ma chi mai si sarebbe potuto immaginare che fosse successo +quello che realmente era successo?.. Basta: io non mi perdo d’animo, +vedo aperta la porta della camera d’Amanda e, quantunque tremassi +come una foglia, mi dirigo là chiamando la povera ragazza ad alta +voce: nessuna risposta. Chiamo forte allora il signor Robody, ma pure +questa volta non mi risponde nessuno. Alzo allora a due mani la tenda, +quella tenda pesante di velluto che sta sul vano della porta, e... +Che spettacolo orribile, Dio mio santo! Vi assicuro, caro signore, +che se io non sono morta di un colpo alla vista di tutto quel sangue, +credetelo, è stato un vero miracolo di Dio!.. Amanda, poverina, +mezza nuda, quasi tutta scoperta, stava buttata attraverso al letto, +con due gran buchi qui, proprio qui in mezzo al petto; ed era tutta +orrendamente macchiata di sangue, sulla faccia, sul seno, giù per la +vita e tante altre macchie di sangue si vedevano anche qua e là sulle +lenzuola. Il signor Robody, spogliato pure lui, stava gettato boccone +in mezzo alla camera, con le gambe aperte, le braccia spalancate e una +gran ferita tutta sanguinolenta qui su alla testa, al principio dei +capelli... E io che cosa avevo da fare in mezzo a tutto quel sangue?.. +Chi mi ha dato la voce da strillare? Chi è che mi ha spinto a chiamare +aiuto?.. Chi ne sa nulla adesso? Io so una sola cosa, ed è che io +allora non capivo proprio più niente, alla lettera; e ho veduto venire +i carabinieri e le guardie e il cavalier Gaglier, che era tanto amico +del mio povero marito, e appresso a loro una quantità di altra gente, e +ho inteso farmi da tutti una quantità di domande alle quali adesso non +ricordo che cosa diamine ho risposto... Infine, caro signore, che cosa +volete che vi dica?.. Mi pare che ci sia ben poco da starci a ragionar +su: chi lo sa come sono andate le cose?.. Il fatto certo è che il conte +Romolo Laureati — e l’ho visto scappare proprio io con questi occhi +qua — ha ammazzato per gelosia quella bella figliuola dell’Amanda e +quel povero disgraziato di Robody che, per quanto io sappia, non ha mai +torto un capello a nessuno... e poi ha preso il volo. + +Su quest’ultime parole della sora Palmira, urgendo il tempo, noi +abbiamo creduto di rompere la nostra conversazione ed abbiamo +abbandonato il luogo del delitto. + +Ora aggiungiamo qualche altra notizia. + +Il conte Romolo Laureati nativo di Ancona, molto conosciuto nel mondo +dello sport romano, per i suoi bellissimi cavalli da corsa e il suo +elegante «attelage,» non ha ancora compiuto i quarant’anni. + +Nel 18** sposò la marchesina Lavinia Della Ventura — la seconda figlia +del senatore Guadalberto Della Ventura — dalla quale dopo tre anni si +divise, non paventando punto i pettegolezzi infiniti dello scandaloso +processo che egli stesso volle provocare. + +Il conte Romolo Laureati, al dire degli stessi suoi amici, non era un +uomo troppo socievole ed era di carattere alquanto scontroso. La sua +relazione con Amanda di Valberta — la bionda donnina che egli stesso +aveva lanciato nel gran mondo, andandola a prendere di tra le baracche +funambulesche di un circo equestre, — pare che risalisse a circa tre +anni fa. Il buon accordo fra i due sembrava assolutamente perfetto. + +È indubitatamente assodato che il movente del delitto sia stato +la gelosia. Di tutto ciò però che ha preceduto lo scoprimento +dell’assassinio, all’infuori di quanto si può dedurre dalla deposizione +della signora Palmira Girelli, deposizione che i nostri lettori hanno +potuto vedere qui sopra riprodotta, nulla si sa di positivo. E i +comenti che si fanno per la città sono addirittura infiniti. + +Il conte Romolo Laureati, fino al momento in cui scriviamo, non è +stato ancora scoperto. La sua abitazione in via Condotti è sorvegliata +dalle guardie. La polizia ha messo in moto tutti i suoi segugi per +rintracciare il colpevole. + + + + +§ 2. + +Dalla cronaca di Roma del giornale del mattino *** del 19 maggio 18**. + + +_Il delitto di via Arenula._ + +A proposito dell’orribile assassinio avvenuto nel pomeriggio del giorno +17 corrente in una casa di via Arenula, e del quale nella cronaca di +ieri ci siamo larghissimamente occupati, ora non avremmo altro da +aggiungere se non che il conte Romolo Laureati, nonostante le indagini +più diligenti e le più attive ricerche della nostra Questura, non è +stato ancora arrestato. + +Ma abbiamo ricevuto una lettera dalla signora Palmira Girelli, la +padrona dell’appartamento in cui il delitto è stato consumato, con la +quale ella desidera di rettificare qualche inesattezza della narrazione +data del fatto da un nostro confratello della sera e noi, per debito di +cortesia e perchè il documento è abbastanza originale, ci crediamo in +dovere di contentarla, senza aggiungervi comenti di sorta. + +Ecco dunque la lettera della signora Palmira Girelli. + + «Pregiatissimo signor + cronista del giornale ***. + +«Lettrice assidua del suo diffusissimo giornale, mi rivolgo alla sua +ben nota cortesia per rettificare parecchie inesattezze nelle quali ha +incorso, parlando di me e del brutto fatto sventuratamente avvenuto in +mia casa, il signor cronista del giornale *** il quale avrebbe potuto +anche risparmiarsi certi qualificativi a proposito del mio fisico, che +non avevano nulla a vedere col rimanente della faccenda. + +«Le rettifiche, egregio signor cronista, che io intendo di fare +all’erroneo resoconto del giornale *** di ieri 17, sono le seguenti: + +«Non è vero che io viva allegramente la vita facendo l’affittacamere. +Io sono ricamatrice in oro, come sono stata sempre e come possono farne +fede il signor Cioccari a San Lorenzo in Lucina, e il signor Galli del +«Telaio d’oro» al Corso, e tutta la mia numerosa clientela, nella quale +si annoverano i migliori nomi della nostra aristocrazia. Se io mi sono +ridotta ad affittare le camere superflue del mio appartamento non è +perchè io voglia vivere allegramente la vita, chè non ne avrei nè il +tempo nè la fantasia: ma solo per tirare avanti alla meglio, poichè, in +questi tempi di crisi universale, i lavori sono pochi e quei pochi sono +anche male retribuiti. E ad informarsi di ciò si può fare molto presto. + +«Secondo. Non è vero affatto che io vada affittando le camere del mio +appartamento a un tanto il giorno e a un tanto l’ora, come ha detto +il signor cronista del giornale *** il quale, prima di scrivere certe +cose, avrebbe dovuto informarsi meglio da chi mi conosce intimamente. +Egli si sbaglia della grossa e ci sono là i miei tre inquilini vivi, +vegeti e robusti e ci sono tutte quante le mie conoscenze per provargli +il contrario. E due. + +«Non è vero che in casa mia ci sia tutto questo lusso pesante che il +signor cronista del giornale *** si è sognato, per far bella la sua +descrizione. Quelle cose le lasci ai romanzieri che inventano i fatti, +non le adoperi lui che dovrebbe dir sempre la sola verità. La mia è +semplicemente una casa comoda e pulita, arredata con quello stesso +mobilio lasciatomi dal mio povero marito Alessandro Girelli, usciere +capo alla Direzione delle carceri, che morì tre anni or sono e che, +per il posto da lui occupato, fu in rapporti intimi coll’onorevole +Nicotera, coll’onorevole Giolitti, coll’onorevole Crispi e con tanti +altri. + +«Non è vero, infine, che io abbia fatto tutto quel discorso così lungo +e scucito che il signor cronista del giornale *** mi mette in bocca. +Egli mi faceva delle domande, io gli rispondevo con poche parole che +lui, mentre parlavo, andava scrivendo sopra certi fogliolini di carta: +e niente più. Del resto, lo capirà facilmente anche lei, egregio signor +cronista, con quella razza di disgrazia che era venuta a cascare in +casa mia, dovevo aver proprio fantasia di stare a fare tutte quelle +chiacchiere sconclusionate assieme col primo che mi era capitato +d’avanti! + +«Ed ora, pregiatissimo signor cronista, le domando scusa del disturbo, +e ringraziandola sentitamente della pubblicazione che ella farà di +questa mia sulle colonne del suo accreditato giornale, passo all’onore +di dirmi, con sensi di vera stima + + sua dev.ma + Palmira Girelli. + +Da casa, 18 maggio 18**» + + + + +§ 3. + +Dalla cronaca del giornale della sera *** del 20 maggio 18**. + + +_L’arresto del conte Romolo Laureati._ + +Questa mattina il noto conte Romolo Laureati, attivamente ricercato +dalla nostra questura come autore dell’assassinio di via Arenula, +si è costituito spontaneamente al Procuratore del Re. Dopo la sua +deposizione, la quale, dicesi, sia stata dettagliatissima, fatta al +giudice d’istruzione cavalier Giacomo Tasca, il conte Laureati è stato +accompagnato al carcere di Regina Coeli. + + + + +§ 4. + +Dalla cronaca di Roma del giornale del mattino *** del 21 maggio 18**. + + +_Il duplice assassinio di via Arenula — L’arresto del conte Romolo +Laureati._ + +Siamo giunti all’epilogo, ed ora non manca che il voto dei giurati alla +Corte d’Assise per mettere l’ultima conclusione al terribile dramma +d’amore svoltosi nel pomeriggio del giorno 17 corrente, in una camera +mobiliata di un casamento di via Arenula. + +L’epilogo si è avuto ieri mattina con la spontanea costituzione del +colpevole. + +Verso le ore 11 il conte Romolo Laureati, accompagnato dall’avvocato +Felice Tosi, si presentò all’ufficio del Procuratore del Re cavalier +Carlo Travaglia, chiedendo alla guardia che era di servizio +nell’anticamera di farlo passare con la massima sollecitudine, avendo +un affare grave ed urgente da comunicare al signor Procuratore del Re. + +Dopo un buon quarto di aspettativa dentro al corridoio che precede il +gabinetto del regio funzionario, finalmente i due visitatori furono +fatti entrare. E non appena l’avvocato Tosi mostrò di voler presentare +al magistrato il suo compagno, questi con la voce ferma e la fisionomia +che non tradiva il più piccolo e lieve sentimento dell’anima sua, fece +la seguente dichiarazione: + +— Io sono il conte Romolo Laureati, colui che è accusato d’aver ucciso +Amanda di Valberta ed il suo ganzo... e mi vengo a costituire nelle +mani della giustizia. + +Il procuratore, fin dalle prime parole dette dal Conte, non riuscì a +nascondere un movimento di vera sorpresa: poi rivolse parecchie domande +al conte Laureati, il quale rispose concisamente ma con molta chiarezza +a tutte le questioni che l’egregio funzionario credette rivolgergli. Il +colloquio però non durò più di venti minuti. + +Subito dopo, il conte Romolo Laureati fu accompagnato nel gabinetto del +giudice d’istruzione cavalier Giacomo Tasca al quale, con una infinità +di dettagli, l’accusato fece una precisa esposizione di quanto aveva +concorso e per conseguenza aveva delimitato la tragica soluzione di +quel dramma di amore, di cui fatalmente egli è stato chiamato ad essere +il triste protagonista. + +Il conte Romolo Laureati rimase nella camera del giudice istruttore per +circa tre ore. + +Raccolta la sua deposizione, il conte Romolo Laureati sempre seguito +dall’avvocato Felice Tosi fu fatto salire in una vettura chiusa ed +accompagnato alle carceri giudiziarie, dove dovrà rimanere in attesa +del processo. + + + + +§ 5. + +Relazione stenografica della deposizione fatta dal conte Romolo +Laureati al giudice istruttore cav. Giacomo Tasca. + + +No... No... per carità, non mi affolli con le domande burocratiche: è +l’unico modo, a mia maniera di vedere, di non arrivare a saper nulla +mai di preciso. Ed io in questo caso che mi riguarda voglio che tutto +sia precisato scrupolosamente fino al più piccolo e magari anche fino +a quello che può sembrare il più inconcludente dei particolari. Lei, +cavaliere, è stato nel novero delle mie care conoscenze, è stato dei +miei amici... Non oso ora nè meno pensare che possa esserlo ancora, +dopo quello che è avvenuto; che possa esserlo adesso... Ma... io la +prego appunto in nome di quel sentimento d’amicizia che pel passato +l’ha attaccato alla mia persona, mi lasci parlare liberamente e le +assicuro che ella, cavaliere, non solo non ci perderà nulla ma ci +guadagnerà assai assai... Comincio col dichiararle anzi che la mia sarà +una confessione completa, una confessione generale... La fortuna che +non mi ha mai abbandonato in tante altre circostanze, anche burrascose, +della vita, non mi ha voluto abbandonare nè meno adesso che pure per me +è tutto quanto finito, e mi viene a far trovare di fronte a lei... Ed +ella mi deve lasciar dire tutto a mio modo. + +Glielo chiedo appunto come favore, perchè sento il bisogno qui dentro, +di sfogarmi, di raccontare tutto, di scaricarmi di tutto quello che mi +sta pesando gravemente qui dentro. Del resto, ella lo comprende, la mia +confessione si potrebbe alla fin fine restringere tutta quanta nelle +poche parole che ho dette già al signor Procuratore del Re: — Eccomi +qua: voi cercate colui che ha commesso, come ho visto che dicono le +gazzette, il duplice assassinio di via Arenula: ed eccomi qua: io vengo +a voi; io sono appunto il colpevole che voi cercate... — E basta. Ma +allora perchè costringermi a ripetere quello che ho già detto?.. Non è +stata la mia forse già una confessione completa?.. Che cosa avrei ora +da aggiungere io?.. + +Eppure, ecco che il solo trovarmi in questo momento alla sua presenza +dimostra che la semplice confessione del fatto non basta. Ella avrebbe +dovuto farmi una lunga filza di domande magari inutili, ma che sono +volute dalla consuetudine legale, ed io sarei stato obbligato a +rispondere a tutte, cominciando da quella ridicolissima che riguarda +l’identificazione della persona e terminando con quella che una ben +giustificata curiosità le avrebbe fatto salire alle labbra sulla causa +della mia ritardata costituzione... Non è vero?.. E invece ella, +cavaliere, ha voluto aggiungere un’altra cortesia alle molte gentilezze +già usatemi durante la nostra lunga corrispondenza di amicizia e mi ha +voluto far grazia di quel banale interrogatorio urtante ed avvilente, +che pure forma la base prima dell’Istruttoria di qualsiasi processo +penale... + +Ella, cavaliere, ha fatto questo a patto, naturalmente, che io +raccontassi tutto e che io dicessi l’intera verità. Che io dica la +verità è oramai fuori di discussione dal momento che ho cominciato col +dichiararmi colpevole e solo responsabile del delitto commesso: che io +poi racconti tutto scrupolosamente dall’a fino alla zeta, lo proverà, +cavaliere, il racconto che io sono sul punto di fare. + +Prima però mi preme anche di spiegare come è che io abbia tardato a +costituirmi nelle mani della giustizia. + +Perchè mi sono nascosto? perchè ho cercato di sfuggire a quella +giustizia che pure aveva messo in movimento tutte quante le forze di +cui dispone per farmi cascar nelle sue mani? Ho sperato forse con +l’astuzia di sfuggire al rigore della legge e d’andarmene sotto altro +cielo a rifarmi bianca l’anima così scuramente macchiata dal doppio +delitto commesso?.. + +Anche lei, cavaliere, si sarà rivolte queste domande e, leggendo della +mia scomparsa sopra alle gazzette quotidiane, avrà accolto nel suo +cuore questo dubbio... Oh! permetta, cavaliere, permetta: non faccia +atti di diniego e, per carità, non mi interrompa... In questo momento +io sento d’avere tutta la mia coscienza sulle labbra... Mi lasci dire +liberamente: ella poi, a suo tempo, farà l’epurazione di tutto ciò +che nella mia confessione — o deposizione, come dicono loro, gente di +tribunale — le sembrerà poco concludente o inutile addirittura. + +Anche lei dunque, cavaliere, riandando alla mia furbesca disparizione +avrà pensato — e la cosa è molto naturale, data la comune indole del +cuore umano — che io avessi voluto sottrarmi al rigore della giustizia. + +Falso! strafalso! falsissimo! + +Se io avessi voluto avrei potuto: e invece sono qui d’avanti a lei a +confessare apertamente il mio delitto. Quando io salii le scale di +quella casa maledetta, quando io passai la soglia di quella porta, +quando io fui là dentro... fino all’ultimo momento fatale... prima +che io colpissi... non sapevo, non pensavo, non supponevo nè meno che +io avrei colpito... Lo scatto del pensiero che mi spinse ad uccidere +fu istantaneo, rapido come il balenio della folgore... Ed ugualmente +rapido fu il pensiero che, appena commesso il delitto, mi fece vedere +d’innanzi alli occhi della mente tutte le conseguenze terribili alle +quali quello scatto fatale d’irrefrenata e, confessiamolo pure, di +irrefrenabile gelosia mi aveva votato. + +Ebbi paura: non so di che, ma ebbi paura e fuggii come fugge chi +sa che la morte con la falce alzata gli va galoppando dietro alle +spalle. Tornai a casa a prendere alcune carte che adesso tengo qui, +addosso a me... e che lei, cavaliere, dovrà anche avere la pazienza +di leggere poichè in esse è compendiata una gran parte della storia +della vita mia, che sarà pur necessario sia conosciuta da chi mi +dovrà giudicare... E fuggii pure da casa: mi pareva che i mattoni +mi bruciassero sotto alle piante dei piedi, che le pareti delle +camere mi si stringessero attorno, che i solari si abbassassero e +si rialzassero con un moto vicendevole, rapido, vertiginoso, sopra +alla mia testa... Mi sentivo nelle orecchie un ronzio cupo in mezzo +al quale, ogni tanto, mi pareva di arrivare a percepire delle parole +sinistre gridate al mio indirizzo da una voce rauca, da una voce +piangente, con un tono straziante di persona moribonda... Se fossi +rimasto un’ora sola dentro a quelle camere, dove pure s’era passata +tanta parte della vita mia, io sarei diventato pazzo, pazzo furioso... +E fuggii di casa: corsi tutta quanta la città: infilai una porta: mi +trovai in campagna: tornai addietro a notte fonda, quando per le strade +sotto allo sbadiglio languido della luce giallastra del gas non più +si allungavano le ombre delle persone... Roma era deserta: tutta la +città dormiva tranquillamente: nessuno pensava più, in quel momento, +a quei due disgraziati che la gelosia feroce d’un uomo aveva fatto +sbalzare all’improvviso nel mondo di là... Ed io seguitavo a camminare, +a correre anzi... come uno inseguito da cani rabbiosi, seguitavo a +correre di qua e di là per le strade oscure, per i viottoli deserti, +sempre con quel ronzio nelle orecchie, sempre con quel suono di voce +piangente che mi perseguitava, mi rintontiva il cervello, mi faceva +morire dal terrore... + +Quando venne il giorno, quando il sole novellamente sorse limpido e +sereno a illuminare le cupole delle chiese e i tetti delle case, io mi +ritrovai fuori della città, seduto sulla riva del fiume, a un punto +molto alto della ripa coperta di erba verde, folta e morbida come la +lana di un tappeto. Il fiume scorreva monotono e silenzioso d’avanti +alli occhi miei con le sue acque torbidamente giallastre... E io +ebbi paura. Di che ebbi paura? Non lo so: certi sentimenti in certi +stati patologici dell’animo nostro non si sanno, non si possono, non +s’arrivano mai a spiegare. Io non riuscivo nè meno a coordinare le mie +idee. Perchè stavo li seduto? come v’ero arrivato? Quanto tempo era +passato? che cosa era avvenuto prima?.. + +Le piccole cause producono sempre i grandissimi effetti. Un pezzo di +legno galleggiante sulle acque gialle del fiume fece tornare la mente +mia sulla terra, alla realtà vera delle cose, poichè fino a quel +momento il mio cervello — proprio, io credo, come il cervello d’un +pazzo — se ne era andato lontano, lontano, lontano... + +Una sola cosa era rimasta per tutto quel tempo fissa dentro al mio +cervello: la ripercussione terribile di quel suono di voce piangente, +quel suono straziante d’un moribondo che si lamentava. + +Ho sofferto, cavaliere, ho sofferto tanto, tanto, tanto! Vede? al +pensiero delle mie sofferenze, e più della causa dolorosa delle mie +sofferenze, ancora le lagrime mi salgono alli occhi... Sono un uomo, +naturalmente, come un altro... Ella mi deve compatire... Mi deve +lasciar sfogare a modo mio... Vede? Adesso sono tranquillo... ed io le +racconterò tutto, cavaliere, le racconterò tutto come è mio dovere, +come ho promesso di fare, come è la mia volontà ferma ed assoluta di +fare... + + [Illustrazione: Sulla riva del fiume] + +Dove sono rimasto?.. ah! il fiume!.. Dio mio! come guardavo quell’acqua +torbida, la paura tornava novamente ad incalzarmi: allora io mi levai e +ricominciai a fuggire: rifeci tutta la strada che avevo già fatta nella +notte, e a mano a mano che mi allontanavo dal fiume, il mio cervello si +sbolliva e a me pareva che anche il cuore si andasse, a poco a poco, +lentamente tranquillizzando. + +Adesso non mi dilungherò nel raccontare minutamente tutti quanti i +passi della mia peregrinazione. Entrai anche in una chiesa, una piccola +chiesa oscura piena di brutte immagini e vuota di gente, ma non fui +capace di formare nella mente mia nè meno una sola parola che avesse +potuto avere la più lontana somiglianza con una preghiera. + +Avevo vuoti completamente il cuore e la mente. Poi il medesimo +movimento impulsivo che, sul primo momento, appena commesso il delitto, +mi aveva fatto correre a casa... il medesimo movimento impulsivo che +nella mia quasi inconscienza, prima mi aveva spinto a prendere dai +cassetti della mia scrivania una carta a preferenza di un’altra... e +che poi mi aveva costretto ad uscire e a rientrare nella città, come +un pazzo vagabondo scappato al manicomio e che non sa dove deve andare +a dar di capo... quello stesso movimento impulsivo della mia coscienza +mi spinse a ricoverarmi nella casa di un amico mio... quegli che mi ha +accompagnato fin qua, stanco, esausto, avvilito, addirittura morente... + +E qui egli potrebbe parlare... qui potrebbe parlare il mio amico, +se ella lo permettesse. Che cosa era andato a cercare a casa sua +questo suo vecchio compagno di studi e di baldorie giovanili, che, +pel momento, la fatalità aveva cambiato nella stoffa d’un assassino +volgare? che cosa ero andato a cercare da lui? d’essere nascosto forse +alle ricerche della giustizia?.. d’essere aiutato in qualche maniera a +fuggire per potermi ritrovare al sicuro dalli artigli della polizia?.. + +Interroghi l’avvocato Tosi, cavaliere, lo interroghi subito: egli +potrà rispondere in mia vece a queste domande. Io, in fondo, non +cercavo altro che d’essere liberato da quella ossessione fatale che +mi perseguitava... E quando intesi dalla sua bocca istessa... Vorrei +che qui l’avvocato Tosi fosse presente, perchè mi potesse riprendere +liberamente se mi sentisse dire qualche cosa di inesatto... Quando +io intesi dalla sua stessa bocca che la mia persona era attivamente +ricercata, perchè io dovevo essere punito per il delitto commesso; +allora provai come un senso di dolcissima tranquillità discendermi +nel cuore e pervadermi tutte quante le fibre... Quella per me era la +liberazione invocata, era la salvezza anelata tanto: ed io cominciavo +a sentirmi tranquillo... Mi pareva di andare diventando lentamente un +altro. + +Dopo quanto di tristemente doloroso era avvenuto, poteva ciò quasi +sembrare una cosa da non credersi... ma il fatto vero è che io potei +anche mangiare... — ella lo domanderà all’avvocato — mangiare anzi +di buon appetito come l’uomo più serenamente tranquillo che viva su +questa terra: non solo; poi mi addormentai: e il mio sonno fu quieto, +lunghissimo, di ore e di ore, non disturbato mai nè meno dalla più +lieve immagine che avesse un’ombra di tristezza o di dolore. + +Durante il sonno la mia metamorfosi fu completa. Quando mi ridestai, +dopo tutte quelle ore, non altro desiderio, non altro pensiero mi si +aggirava dentro al cervello se non quello di recarmi dal Procuratore +del Re per far sì che la giustizia potesse compiere in tutto e per +tutto la strada sua. + +Io giuro che è questa la verità più scrupolosa dei fatti. Ed ora, +cavaliere, dica lei: ho io in questo tempo cercato di nascondermi?.. Ho +io cercato di sfuggire alla legge?.. Ella ora sa tutto, cavaliere, ed +ella mi potrà serenamente giudicare. + +Adesso poi che questo punto è appianato, mi faccia seguitare nel mio +racconto; o per dir meglio, mi faccia cominciare il racconto di quelli +avvenimenti della vita mia che io credo le possano interessare ed +essere utili allo svolgimento dell’istruttoria del mio processo, che è +stata affidata alle sue cure solerti. + +Io sono nato in Ancona il 9 luglio del 18**: fra tre mesi quindi +compirò il mio quarantesimo anno di età. Mia madre, una vera santa, se +ne volò al cielo quando io non avevo ancora raggiunti i cinque anni: +mio padre, il conte Remo Laureati di Lorasco, morì quando io non avevo +ancora compiuti i vent’anni: prima di morire io non lo potei nè meno +rivedere: mi trovavo in Oriente, in quell’epoca, accompagnato da un +vecchio maggiordomo della casa a cui mio padre mi aveva affidato e che +mi faceva un po’ da segretario e un po’ da cameriere: mi arrivò la +notizia della malattia di mio padre il giorno che stavo per salpare da +Bombay per l’isola di Ceylan: cambiai strada e salpai per l’Italia: +quando arrivai in patria, il mio povero padre già da quattordici giorni +era stato calato nella tomba di famiglia. Ed io rimasi solo: solo nel +mondo e solo nella casa. Io, che pure non ero stato mai stretto con +mio padre da un vincolo di grande confidenza, a causa forse... anzi, +proprio per causa della sua autocratica severità che nell’interno della +famiglia lo faceva essere d’una fredda inflessibilità addirittura +terribile, io intesi profondamente, fino all’ultimo limite, la potenza +di quella sciagura che mi colpiva... Io che, vivente mio padre, non +solo non aveva rifuggito ma anzi, sempre, aveva ricercato la solitudine +e la lontananza dalla famiglia... dopo la morte del mio povero padre +m’intesi così solo, così tristemente solo... da far girare tutti +quanti i miei pensieri, tutti da una sola parte, tutti convergenti a +un medesimo fine, con una tortura dentro al cervello, una tortura di +dolorosa monomania... + +Dovettero passare parecchi anni prima che il mio animo tornasse alla +sua naturale tranquillità e prima che tutta quanta la mia vita potesse +riprendere il suo naturale e normale andamento. + +Nel 18** — veda, cavaliere, come io per le date conservi una +felicissima memoria — nel 18**, io conobbi la marchesina Lavinia Della +Ventura: essa era la seconda figlia del marchese senatore Guadalberto +Della Ventura... + +A quell’epoca io non avevo una conoscenza molto profonda del cuore +umano: già... si potrebbe anche domandare: — C’è a questo mondo chi +possa dirsi sicuro di conoscere profondamente il cuore umano?.. — Non +fa nulla, quando il cuore palpita si crede ciecamente a tutto: e a +me la marchesina Lavinia, quella fanciulla esile, pallida, bionda, +divinamente bella come una di quelle stupende creazioni di Shakespeare, +d’avanti alle quali non ci si può non sentire tutti presi e interamente +presi nel cuore e nel cervello, a me ella apparve come l’angelo +mandato dal cielo a confortare la mia solitudine sulla terra. Questo, +cavaliere, le potrà sembrare lirismo: ma ella deve riflettere a quanto +le ho detto poco fa: che io, a quell’epoca, non avevo che una ben +debole conoscenza del cuore umano: nulla di straordinario quindi che +io nutrissi nell’anima una credenza cieca nella esistenza corporea e +materiale delli angeli. La marchesina Lavinia era per me uno di questi. + +Così io l’amai; l’amai come si ama una volta sola sopra la terra, come +si ama la prima volta e poi non più... + +La conseguenza non poteva essere che una: dopo sei mesi da quel giorno +in cui noi, con la voce incerta, ci eravamo scambiati la nostra prima +parola e in cui le nostre mani tremanti si erano strette insieme, +tenendosi per un momento intrecciate per le dita, sei mesi dopo da quel +giorno noi eravamo sposi; ed io vidi il vecchio senatore Della Ventura +piangere a lagrime calde di gioia, una gioia intensa, per la visione +della grande felicità che egli si era fisso nella mente sua figlia +avesse raggiunta. + +Come fanno ridere... o per dir meglio, come dovrebbero far piangere +certe volte i sogni dei padri!.. Ma lasciamo le riflessioni ai filosofi +e andiamo avanti, chè la via lunga ne sospinge... e io poi non voglio +approfittarmi, cavaliere, più di quanto creda necessario, del suo tempo +prezioso. + +Dopo un anno la mia unione con la marchesina Lavinia Della Ventura fu +benedetta dal cielo e un bell’angioletto biondo — infantile ritratto +di chi lo aveva portato nel seno, un ritratto d’una rassomiglianza +meravigliosamente perfetta — venne ad aggiungere consolazione e +felicità al mio gaudio terreno... Che cosa avevo io fatto per meritarmi +tanta gioia?.. o che cosa io feci dopo per meritarmi d’essere punito in +una maniera così ferocemente barbara?.. Io non mi attento menomamente +a scrutare i decreti misteriosi della divina Provvidenza: faccio una +semplice domanda alla quale non ero riuscito allora e non riesco adesso +a dare una qualunque plausibile risposta. La mia felicità crollò ad un +tratto come un castello di carte: dopo appena due anni che Olimpia era +venuta al mondo, dopo appena sei mesi da che ella aveva cominciato a +balbettare amorosamente, in atto di dolcissimo richiamo, il nome della +sua mamma e del suo papà... ella se ne ritornò donde era partita. + +Qui nel mio cervello — e credo anche nella mia vita — c’è una lacuna +vasta, un baratro, un precipizio profondo... In quel tempo non so che +cosa feci, non so in qual maniera vissi: veramente non so nè meno come +io riuscissi a vivere, dopo quel colpo violentemente doloroso che m’era +venuto a battere proprio qui in mezzo al cervello... Io non so nulla di +quel tempo; e la mia grande sventura d’allora si collega immediatamente +con la seconda, senza nessun distacco, senza un’interruzione di sorta... + + [Illustrazione: Ritratto] + +Mia moglie mi tradiva, ed io mi accorsi del tradimento quando le cose +erano giunte a un punto che qualunque maniera d’accomodamento sarebbe +stata impossibile; anche di più, da mia parte sarebbe stata una colpa... + +Ella, cavaliere, non mi obbligherà certamente a ricordare le fasi +tristissime di tutto quel tempo che precedette e seguì il processo che +io stesso volli provocare... Io provavo un godimento intenso nello +scandalo che sentivo sollevarsi intorno a me... Da molti fui riprovato, +più che riprovato fui rimproverato, poi condannato addirittura... +Fui fatto segno a tutte sorta di strali da gente che, vituperandomi, +credeva di colpir giusto... Qualcuno mi disse che io avevo perduto il +sentimento della moralità: ma allora, domando, che cosa avrei dovuto +fare io se per me diventava una colpa l’essermi rivolto alla legge +chiedendo una tutela contro chi aveva, in una maniera così indecorosa, +vituperato il mio nome, trascinato nel fango il mio onore?.. che cosa +avrei dovuto fare allora?.. + +Avevo sorpreso mia moglie, come Amanda di Valberta, fra le braccia +del suo drudo: forse, come ho fatto con questa, avrei dovuto fare con +quella... io avrei dovuto colpire... No, no... non creda, cavaliere; +questa non è affatto la mia convinzione: nell’un caso come nell’altro +io non ho agito che sotto l’impulsività di quello spirito che governa +tutte le nostre azioni e che a gran voce reclamava la soddisfazione +dell’affronto, la vendetta dell’insulto... + +Ed io mi vendicai. + +Cacciai la donna di casa, brutalmente, come si caccia una donna volgare +che si sorprende a frugare dentro a un cassetto per appropriarsi quello +che non le appartiene: e all’uomo io sputai sulla faccia... Poi li +trascinai nel fango, li feci ravvoltolar nella melma, volli che intera +la loro iniquità da tutte quante le parti fosse mostrata alla luce del +sole... Quel fango li deturpava nell’anima e nel corpo, ma quel fango +non saliva fino a me... + +Il mondo, forse, allora rise di me: anzi, rise a gola aperta, dovette +ridere proprio così, poichè questa è la costumanza del mondo: però +d’avanti alla melma con la quale io ero riuscito ad insozzare quelle +due faccie, d’avanti a tutto quel putridume, il mondo, son sicuro, +torse lo sguardo indignato e voltò la testa con un atto di schifo +supremo... + +Io così ero vendicato; mi sentivo vendicato bene, vendicato +completamente. E dimenticai tutto. + +Per me allora doveva cominciare una vita nova, il terzo periodo della +vita mia, i cui punti di partenza erano stati segnati da così tristi +e dolorose sventure: il primo periodo dalla morte di mia madre, il +secondo da quella di mio padre, il terzo dall’adulterio vilissimo della +mia compagna... Potrei anche dire dalla «morte della mia compagna» +poichè ella per me non esiste più fra le creature di questa terra. + +Allora cercai d’intontirmi. Poichè io dovevo e volevo dimenticare: +ma non sempre il cuore, che era stato tanto tremendamente ferito, +riusciva a non far sentire il dolore delle sue piaghe sanguinose: e la +mia volontà, per quanto forte e tenace, non riusciva sempre a tenerne +coperto o a farne silenzioso lo spasimo... + +Era in quei momenti di lotta che io cercavo d’intontirmi; e per +ottener ciò io dovetti ricorrere a tutti quanti i grandi mezzi. +Tentai la solitudine della campagna, m’ingolfai nella folla della +città, corsi il mare, ascesi le montagne, girai il mondo... ovunque +cercando l’ubbriachezza dei sensi per non sentire i colpi funebri che, +ogni tanto, la memoria a gran martello m’andava rintronando dentro +al cervello... Per un lungo spazio di tempo non riuscii a nulla e +fui quasi costretto a credere che la mia malattia fosse addirittura +inguaribile: e questo pensiero mi fu anche più penoso dell’istesso male. + +Poi conobbi Amanda. E, non so come, io mi trovai istantaneamente +guarito. Un miracolo vero: nel mio cervello, allora, non zampillavano +più che pensieri rosei, nel mio cuore non si ripercuotevano più che +battiti d’amore... + +Debbo però rifare un passo indietro. + +Sia paziente, cavaliere: mi ascolti pazientemente: ho poche più altre +cose da dire: siamo arrivati oramai al principio della fine. Del resto, +io credo, che il conoscere anche il primo principio della mia relazione +con la mia vittima... sia per lei un punto di assoluta necessità, un +punto di capitale importanza per il lavoro d’istruttoria, che ella +dovrà iniziare sulla base della mia confessione... + +Amanda di Valberta — ella si faceva chiamare così — aveva una passione +vera per i casati altisonanti... Amanda di Valberta era un’artista +di circo equestre. Quando io la conobbi la prima volta ella faceva +parte della compagnia Nagels, dove eseguiva con una rara abilità degli +esercizi di «jonglage» correndo il circo sul cavallo a dorso nudo. + +Ella sa, cavaliere, della mia passione per i cavalli... Il circo +equestre Nagels divenne un’abitudine della mia giornata: alli amici +era più facile venirmi a trovare fra la paglia e il fieno delle +scuderie Nagels, che alla trattoria dove ero solito mangiare o nella +stessa casa mia. Anche li artisti del circo, per conseguenza di quella +mia assiduità, erano diventati tutti altrettante mie strettissime +conoscenze, con le quali mi compiacevo assai a trascorrere ore ed ore, +parlando di giuochi e di esercizi acrobatici, di «tournées» all’estero +e di avventure galanti, di cavalli e di belle donnine... È naturale: +con un certo genere di persone si sa sempre dove si comincia ma non si +sa mai dove si può andare a finire... + +Non dubiti, no, non divagherò affatto. + +Amanda io la conobbi una sera: mi spiego meglio: io conoscevo Amanda +come avevo conosciuto le altre quattro o cinque donne della compagnia. +Amanda però era molto bella ed io stesso avevo più volte ammirato, +esternando anche ad alta voce l’impressione da me provata, il fascino +della sua bellezza... Una bellezza veramente georgiana: sapete che le +donne della Georgia sono le più belle donne della terra... Amanda era +così: una bellezza fatale. + +Quella sera... — guardi che precisione di ricordi — mi ricordo che +quella sera Amanda doveva debuttare come ammaestratrice di due grossi +alani del Thibet: e mi ricordo anche che ella era già tutta abbigliata +in un elegantissimo quanto capriccioso costume fra lo spagnuolo e +l’ungherese e, tutta ravvolta in un lungo mantello dalle pieghe +ampissime, andava girando con una irrequietezza straordinaria da tutte +quante le parti, ovunque irraggiando il sorridente fulgore della sua +bellezza e il fascino del suo spirito spensierato. + +Quella sera, dunque, io era nella scuderia del Circo, assieme con +Nagels, il direttore della compagnia, il quale mi mostrava una graziosa +cavallina tirolese che egli aveva comperata a Trieste e che aveva +destinata a non so quale ammaestramento speciale... Quella bestiola +giovine e intelligente era, nelle sue forme eleganti, d’una bellezza +assolutamente perfetta. Io ne fui preso, come sono stato preso +sventuratamente durante il lungo percorso della mia vita da tanti altri +capricci più o meno costosi, e, là per là, esternai al buon Nagels il +desiderio intenso che avevo di far l’acquisto della cavalla in parola. + +Ella, cavaliere, comprenderà facilmente certe arti: il direttore, +naturalmente, si faceva tirar pel naso: la bestia era una vera rarità; +e poi era stata pagata molto cara; e poi già si erano buttati via oltre +a due mesi per iniziare l’ammaestramento... insomma una quantità di +storie, parte buone e parte cattive, per tenere più alto che fosse +possibile il prezzo di vendita e, alla fine, concludere un buon affare. +I capricci costano cari: il padrone era il padrone; e, ognuno, come si +suol dire, può far della sua pasta gnocchi. + +Ciononostante il prezzo fu convenuto. Ed io, anzi, proprio in quel +momento, stavo fissando un’ora del giorno appresso, nella quale +il proprietario della cavalla si sarebbe potuto recare da me per +riscuotere la somma stabilita... quand’eccoti, inaspettata, la bella +Amanda, messa fuori da quel lungo pastrano in cui fino allora era +rimasta ravvolta, che piomba là in mezzo con una rapidità da folletto. + +Il signor Nagels, assuefatto sicuramente a quelle scappate capricciose, +fece una alzata di spalle non so se di noncuranza o di stizza e +s’allontanò a passi lunghi. Io, coi piedi affondati nello strame, +rimasi solo con Amanda. + +Quella ragazza, che pure avevo veduto tante volte senza subirne la +minima emozione, in quel momento, in quell’ambiente, in quel costume, +fatto apposta per scoprire e mettere in rilievo la procacità di certe +forme, mi produsse dentro al cervello un’impressione violenta: e +nessuna cosa, creda, cavaliere, dopo quel momento, ha avuto mai la +forza e la capacità di cancellarmi quell’impressione dal cervello. + +Ricordo — e l’ho ricordato sempre — il nostro breve colloquio di quel +momento, le poche parole scambiate in quel momento fra di noi e che +dovevano essere il primo principio di questa grande fatalità... le +ricordo adesso, come se per miracolo d’eco si ripetessero novamente qua +vicino a me, proprio qui accanto al mio orecchio... + +— Cattivo! — ella disse con la faccia birichina atteggiata a un’aria di +broncio. + +— Perchè cattivo?.. — io le domandai ridendo e cercando di prenderle +una mano che ella si ostinava a rifiutarmi. + +— Perchè volete levarmi la mia piccola compagna?.. + +— Tanto voi le volete bene?.. + +— Io le voglio bene più di me stessa a Belenfant. + +Ella si stringeva addosso alla bella bestiola, accarezzandola +amorevolmente sulla groppa, come in atto di volerla mettere sotto +alla sua protezione. Fu quell’atto appunto che produsse sull’animo +mio l’effetto portentoso. Io mi avvicinai ad Amanda, l’abbracciai +passionatamente, senza nessun ritegno, la baciai fra i capelli che +erano come fili tessuti d’oro e le susurrai amorosamente nell’orecchio, +con un tono di voce che cercai di rendere più dolce che mi fosse +possibile: + +— Amanda... e non dipende forse da voi di non separarvi mai più da +Belenfant?.. + +— Da me?.. — ella mormorò con un filo di voce: più un sospiro che un +suono. + +— Se voi mi seguiste?.. + +Ma io non le detti nè meno il tempo di rispondere, nè meno quello di +pensare alla risposta: la strinsi novamente fra le mie braccia, la +baciai violentemente sulle labbra. Ella mi restituì il bacio che, in +quel momento, in me, era stato un vero bacio d’amore: e... il patto fu +conchiuso. + +Quella sera Amanda di Valberta diede, d’avanti al pubblico che gremiva +la platea del circo Nagels, la sua ultima rappresentazione; ultima, +proprio quando faceva il suo primo debutto come ammaestratrice di cani! + +E adesso siamo alla fine. + +Io ho vissuto tre anni con Amanda di Valberta: io abitavo al mio +palazzo di via Condotti; per Amanda avevo affittato un villino piccolo +ma molto elegante su al Macao, a via Varese; un villino che era un vero +nido d’amore e dove io, da pazzo, ero andato a rinchiudere tutti i miei +affetti, tutte le mie speranze, tutti quanti i miei desideri... il mio +tesoro. + +Quando questi miei affetti, questi miei desideri, queste mie speranze +mi sono stati carpiti, mi sono stati rubati... quando io sono riuscito +a sorprendere i ladri proprio nell’atto di rubare i miei tesori... eh! +allora... allora non ho veduto più nulla... non ho capito più nulla... +e ho colpito, mi sono vendicato... + +Sono stanco, cavaliere... ed ella, credo, dovrà essere anche più stanco +di me. Ma, intanto, non era necessario che io le dicessi tutto ciò?... +non era necessario, perchè la giustizia potesse fare serenamente tutto +quanto il suo percorso, non era necessario che io le raccontassi tutto +quello che fino ad ora sono stato qui a raccontarle?.. + +E adesso non ho più altro da dire... + +Come dice?.. che cosa desidera?.. Ah... è vero, ed è giusta la sua +domanda: come ho avuta la certezza del tradimento? come sono riuscito a +scoprire i colpevoli?.. + +Ho fatto tutto da me, seguendo un sottilissimo filo che la fortuna, o +per meglio dire il destino — chè la parola è più appropriata, — un filo +che il destino era venuto a mettermi fra le mani. + +Amanda, da un certo tempo, aveva preso l’abitudine di uscire di casa a +ora fissa. Ella non mi aveva mai detto nulla di ciò ed io non ho saputo +la cosa che in questi ultimi giorni. Se lo avessi saputo prima, non so +se il delitto da me commesso avrebbe potuto essere sventato o se si +sarebbe anticipato. Chi lo sa? + +Due giorni prima della giornata fatale, per non so quale combinazione, +io esco di casa a un’ora in cui di solito ero abituato a restar chiuso +nel mio gabinetto per disbrigare le mie faccende; ed eccoti che proprio +all’angolo di piazza di Venezia, fra il Corso e la via Nazionale, mi +capita sotto alli occhi Amanda!.. Io ero sul marciapiede del Corso, +dalla parte opposta: ella mi vede, ma io fingo di non accorgermi +affatto di lei... ed il mio giuoco riesce a meraviglia... Rassicurata +sul mio conto, ella prosegue per la sua strada, senza nè meno curarsi +di voltarsi a dare una guardata indietro. Ed io la seguo: la vedo +entrare in quella casa, l’attendo pazientemente per oltre a due ore, +la vedo di lontano riuscire accompagnata da un grosso omaccione, la +cui figura non era nova per me, la vedo salire in carrozzella, dare un +ordine al vetturino e un ultimo saluto al compagno, vedo la carrozzella +muoversi, allontanarsi, sparire... + +Il giorno appresso — questo, cavaliere, le potrà quasi sembrare +una cosa incredibile — il giorno appresso io ebbi il coraggio di +ripetere la triste caccia: e appunto il giorno appresso, avendo saputo +calcolar meglio le distanze e meglio mettere in atto la manovra +dell’appostamento, potei riconoscere nel compagno della mia Amanda, +il «clown» Robody, il pagliaccio imbecille della compagnia Scwhobs e +Amari... Potevo essere contento! + +Il ladro era lui. + +E il terzo giorno, quasi godendo satanicamente dello strazio a cui +andavo condannando il mio cuore, volli ripetere la caccia. Questa volta +però mi ero proposto di farla finita ad ogni costo: questa volta doveva +essere la soluzione... + + [Illustrazione: Seguendo la moglie] + +Quale soluzione?.. Chi ne sapeva nulla? chi avrebbe potuto dirne nulla? + +Amanda entrò in quel portone fatale: io ebbi la forza indiavolata di +trattenermi ancora per una mezz’ora fermo a un cantone della strada. +Che cosa volevo? che aspettavo? Non lo sapevo allora e non lo so adesso. + +Poi mi mossi anch’io. Traversai la strada, entrai in quel portone, +salii le scale, infilai la porta d’un appartamento che qualcuno, non +so chi, nell’atto d’uscire era sul punto di rinchiudersi dietro alle +spalle... Là trovai i ladri di tutta la mia felicità, di tutte le mie +speranze, di tutto quanto intero il mio bene... + +E allora ho visto tutto rosso e tutto nero, ho visto tutto fuoco, ho +visto d’avanti alli occhi l’inferno... e allora ho colpito, mi sono +vendicato! + +Non ne posso più, cavaliere... io non ho più niente da dire... e... +proprio non ne posso più. + + + + +§ 6. + +Manoscritto del conte Romolo Laureati di Lorasco, consegnato +assieme ad alcune lettere al cav. Giacomo Tasca, giudice incaricato +dell’istruzione del processo. + + +Tre giorni prima egli le aveva domandato e glielo aveva domandato colla +voce abbassata e tremante: + +— Mi ami tu? + +Aveva bisogno di sentirselo ripetere un’altra volta da quella bocca +rosea che, quando parlava, pareva che scoccasse via fasci di baci: e +quel bisogno egli lo provava nel sangue che gli martellava alle tempie +e ai polsi e gli scendeva caldo giù pei reni: e lo provava a li occhi +che a certi momenti gli diventavano piccoli piccoli sotto ai cigli +socchiusi. + +Ella, per tutta risposta, gli aveva prima gettate le braccia attorno al +collo; poi, chinando la testa piena di riccioli biondi e di fantasie +audaci sulla spalla di lui, socchiudendo li occhioni fosforescenti, +dove guizzavano dentro vipere di fuoco che mordevano il cuore, aveva +aperto un’altra volta le labbra rosse come il sangue: + +— Che non lo sai forse?.. ti amo tanto... ti amerò sempre... te lo +giuro!.. + +— Zitta! — egli gridò e chiuse le labbra a quella piccina che nel cuore +ci teneva l’Etna e nel sangue il Mongibello e nelli occhi il Vesuvio, +egli le chiuse le labbra accostandovi sopra la guancia accesa e se la +prese a premere forte fra le braccia e a stringersela tenacemente sul +petto. + +Egli aveva lo sguardo pieno di luccicori mesti e di desideri +melanconici: lì c’era tutta la verdezza della speranza e tutto il +nerume del dubbio. + +La guardava ed ella pure lo guardava. + +— Perchè vuoi giurarlo? + +— Perchè ti amo. + +— E... se un giorno... fossi spergiura?.. + +Ella aveva fatti li occhi seri e lo seguitava a guardare, ma, questa +volta, con una fissità di rimprovero: come un coltello quello sguardo +gli squarciava la carne e gli spellava l’anima e l’andava a esaminare +dentro fino in giù alle viscere fonde. + +— L’amore non è mica eterno... — egli sussurrò e aggiunse dopo un +sospiro: — per la donna. + +Ella scosse quella vaga testolina che era piena di riccioli biondi e +di fantasie audaci, sciolse le braccia che aveva tenute avvinghiate +attorno al collo di lui e se le lasciò cadere abbandonate, colle dita +incrocicchiate, sopra ai ginocchi. + +— Sei cattivo questa sera... + +E poi: + +— Perchè?.. + +Quella parola fu detta come un sospiro. + +— Perchè tu non mi amerai sempre. + +E quella risposta fu detta come un singhiozzo. + +— Oh! di’ un po’ quel che ti pare... — rispose la fanciulla imbizzita — +di’ un po’ quel che ti pare... a me tanto... + +Si stringeva tutta nelle spalle come avesse voluto caricarsele di +noncuranza e di disprezzo. + +Mentiva però: in quel momento anzi ella stessa sentiva di mentire; vide +il luccicore di pianto ne li occhi di lui che amava e aggiunse subito: + +— E io mi sento la forza di fare un giuramento che duri eternamente... + +— Bada... + +— Ti giuro... + +— Bada... + +— Ti giuro su tutto quello che c’è di più sacro sulla terra, ti giuro +che ti ho amato sempre, che io adesso ti amo alla follia e che io non +adorerò in eterno mai altri che te... + +— Bada!.. + +Ma ella gli aveva buttate un’altra volta le braccia intorno al collo e +lo baciava sulle guancie e nelli occhi, avidamente. + +— Tu sarai sempre il mio solo ed unico amore. + +— Bada... + +Egli non disse più altro. + +Due lacrime si confusero in una goccia calda e si sciolsero poi in un +bacio che era ardente come una svampata di fuoco. + + * + * * + +Si sposarono. Si amarono. E furono felici. + +Così passarono tre anni. + + * + * * + +Una volta era un bel meriggio: il rivo giallastro, che passava fra +l’erbe, scorreva via rapido, pieno d’occhi di sole e di foglie secche +cadute dalli olmi e dai castagni: e qualche merlo fischiava fra le +fronde soleggiate. Ella andava avanti sola; egli poi la raggiunse. + +Tutti e due erano arrivati lì sulla sponda e s’erano fermati. Ella, +colle braccia abbassate, reggeva in su le vesti che, nel movimento, +scoprivano le scarpine di pelle gialla, e il nastrino che le allacciava +alla scollatura, e la calza nera, tirata, che si allargava in su +arrotondandosi e si nascondeva pudicamente tra i pizzi smerlettati +della veste bianca che scendeva giù stiracchiata e sgualcita. + +Con una mano egli prese a sorreggerla sotto alla spalla e coll’altra +indicò il rivo basso, dove scorreva l’acqua piena d’occhi di sole e di +foglie secche che andavano in là colla corrente. + +Si guardarono. + +— E adesso? — egli fece. + +La donna non rispose. + +— Bisogna passare di là... nell’acqua... + +Guardò all’intorno, come a cercare un passaggio più comodo: poi guardò +laggiù fra le fronde prese dal sole, facendosi colla conca della mano +ombrello alli occhi; guardò al di là dei campi pieni di verde e di +margherite, al di là dei vigneti, dove era la casina bianca col tetto +che rosseggiava al sole. + +— Eccola là la casa! — egli disse. + +Vi faceva sfondo l’ametista pallido delle montagne e di sopra il +turchino fulgido del cielo. + +Ella aveva i respiri affrettati che le spezzavano le parole sulle +labbra, poichè aveva corso e il suo seno era anelante. + +— Bisogna passare di là? — domandò. + +Poi, dopo una fiatata forte aggiunse: + +— Che ora è adesso? + +— Sono le due. + +— Alle cinque ritorna. + +— Tuo marito? + +Ella accennò di sì, muovendo in su e in giù quella testolina bionda che +era ancora, e sempre, piena di tanti riccioli d’oro e di tante fantasie +audaci. + +— Bisogna passare di là, allora... bisogna tornare... + +— Però c’è tempo ancora... riposiamoci. + +Ella si sentiva stanca e si lasciò cadere sulle ginocchia, poi piegò la +vita e si allungò sull’erba sotto l’ombra macchiata di sole che un olmo +dava alla terra. Fra le fronde lì sopra fischiava un merlo sonoramente. + +Egli prima rideva, ma poi si fece serio ad un tratto, e domandò +bruscamente: + +— Lo ami sempre tu? + +— Chi? + +— Tuo marito. + +La donna sorrise: aprì la bocca, sgranando i denti bianchi, che erano +aguzzi e diritti come quelli di una giovine tigre, e socchiuse li occhi +torcendosi all’indietro. + +Ma egli prese a incalzarla. + +— Lo ami sempre tu tuo marito? + +— Io amo te! — ella disse con la voce ferma. + + [Illustrazione: Gli amanti] + +— Però lo hai amato assai?.. + +Egli mormorò queste parole affrettatamente e buttò via la frase che +cadde giù precipitosa come una sgrandinata d’agosto. + +Ella lo guardava di traverso coll’occhio dolcemente stanco; gli prese +una mano e gliela strinse fra le sue. Sussurrò fra i denti qualche +parola, così: + +— L’amore mica è eterno... + +— E pure me allora forse un giorno?.. + +— Non amerò più? + +— Sì. + +— Forse... chi sa?.. + +Le prese a ridere: era come una convulsione pazza di risa. + +Quelle parole s’erano incrociate per l’aria calda come sguizzi di lame. +Ella s’era sollevata e rideva e stendeva le mani alla testa dell’uomo +come per attirarlo sul suo petto morbido e odoroso, e far svanire le +idee nebbiose, che gli si accumulavano nella testa, sotto a una solata +immensa di baci. + +Quella testa si lasciò prendere, come sempre, ed ella, come sempre, la +strinse forte colle mani. + +— Ti amo, sai? + +— Ed io? + +Quelle teste così si avvicinarono, si avvicinarono... Poi lì intorno si +ripercosse come un succhio spezzato che era fatto per il grandinare dei +baci. + +Il merlo fischiava sempre fra le fronde soleggiate dell’olmo che +stormiva monotonamente. + + * + * * + +A un tratto un colpo sonoro sbattè fra le corteccie rugose delli olmi +e dei castagni, e l’eco della vallata lo ripetè lontano lontano alle +montagne d’ametista pallido. Il corpo d’un uomo era rotolato lì presso +boccone nel rivo, colla testa spaccata e il cervello colante fra le +ciocche dei capelli neri insanguinate. Era la vittima del tradimento. + +Per lui era terminato l’amore e insieme all’amore aveva voluto che +terminasse la vita. + +Il merlo, adesso, non fischiava più. + +I due amanti si fissarono in volto stralunati: egli era bianco sul +volto come la cera, ella era verde e tremava. + +Il rivo scorreva pieno di occhi di sole e di foglie secche, andava +avanti gorgogliando fra i sassi, e spumeggiava intorno alla testa +insanguinata del suicida e pareva che, succhiando, ironicamente +ripetesse: + +— Dura eterno l’amore! dura eterno l’amore. + + _Il precedente manoscritto è steso in tre pagine e mezzo di un + formato grandissimo. L’ultima mezza pagina è riempita dalle righe + seguenti scritte in carattere minutissimo e qua e là malfermo._ + + * + * * + +Componimento scolastico. Idee ridicole. Morale maltrattata senza +scopo. Retorica di ragazzo malato. Tutto ciò — forse conseguenza di +un sentimento rettissimo — è sovranamente stupido data la forma e +l’essenza della nostra società. + +L’adulterio è il tradimento. È il furto. Vi sono i ladri e vi è la cosa +rubata. Vi è il traditore e la persona tradita. + +Perchè dunque punire il derubato? perchè colpire di morte solo quegli +che è stato tradito? + +Sentimentalità pazzesca. Romanticismo adacquato. Morbosità +intellettuale. + +I complici spesso sono due: è la coppia: l’adulterio perfetto. Alle +volte invece il malfattore è uno solo: l’altro è solamente trascinato, +l’altro subisce. Incubo e succubo. Questo secondo fatto — che non è +raro — avviene per una quantità di cause concomitanti che sarebbe +molto bene fossero dalli uomini saggi studiate profondamente. Ne +guadagnerebbe molto l’umana tranquillità. + +Ma nel primo caso perchè finirla con se stesso invece che finire li +altri? perchè uccidersi invece di uccidere? Errore. + +Nel secondo caso, invece, si dovrebbe agire come ho agito io verso +colei che fu mia moglie. Ripeto ciò qui per me stesso, pienamente +convinto d’avere fatto bene, nonostante tutto il male che è stato detto +della mia maniera di procedere. + +Perchè ho conservato questo scritto, pallido ricordo delle mie +giovanili velleità letterarie e della mia filosofica cretineria? + +Non so. Mi pare di essere attaccato a questi paginoni da un vincolo di +affezione sincera. Ogni volta che questo foglio mi viene sotto alli +occhi, ci stendo sopra le mani e, ogni volta, mi viene la voglia di +aggiungervi una coda. + +Ora la tentazione è levata. L’ultima pagina rimasta bianca è stata da +me intieramente riempita questo dì 14 febbraio del 18**. + + R. L. + + + + +§ 7. + +Dalla Cronaca giudiziaria del giornale della sera *** del 29 ottobre +18**. + + +_Un processo aristocratico_ + +Al momento di andare in macchina il nostro reporter giudiziario +ci comunica il verdetto dei giurati e la sentenza pronunciata dal +Tribunale nel processo del conte Laureati, che da due giorni tiene in +effervescenza tutto quanto il nostro cosidetto gran mondo. + +Stante l’ora tarda non possiamo far comenti di sorta. La sentenza è +stata pronunciata alle ore 7 precise. + +La requisitoria del Pubblico Ministero è stata veramente terribile, +ma la difesa dell’avvocato Tosi ha avuto dei momenti di una felicità +assolutamente insuperabile. Egli ha ottenuto una vera vittoria. + +Il presidente, commendator Giorgio Baroni Alvisi, ha sottoposto al +responso dei giurati le questioni seguenti: + +Prima questione: — L’accusato Romolo Laureati di Lorasco è egli +colpevole d’avere nel giorno 17 dello scorso mese di Maggio, a fine di +uccidere e mediante replicati colpi di rivoltella, inferto ad Amanda di +Valberta ed a Claudio Robody delle lesioni che furono la causa unica ed +esclusiva della loro morte? + +Risposta: a unanimità — Sì. + +Seconda questione: — L’accusato Romolo Laureati di Lorasco ha commesso +il fatto, di cui nella precedente questione, nell’impeto dell’ira o +d’intenso dolore determinato da ingiusta provocazione? + +Risposta: a maggioranza — Sì. + +Terza questione: — Nel caso in cui si risponda affermativamente alla +questione precedente; la provocazione fu grave? + +Risposta: a maggioranza — Sì. + +I giurati, inoltre, hanno ammesso a favore dell’accusato le circostanze +attenuanti. + +Nonostante la folla immensa che si stipava nell’aula, la sentenza della +Corte è stata letta in mezzo a un sepolcrale silenzio. + +L’aspettativa era vivissima per tutti. + +Ed ecco ora la sentenza che noi riproduciamo presso che in tutta la sua +integrità. + +«In nome di Sua Maestà, ecc. visto il verdetto dei giurati in data +di oggi stesso, 29 ottobre 18** col quale Romolo Laureati di Lorasco +è ritenuto colpevole di omicidio volontario in persona di Amanda di +Valberta e di Claudio Robody, con la scusante della grave provocazione +e il concorso delle circostanze attenuanti; + +«ritenuto che l’omicidio volontario è punito con la pena della +reclusione da 18 a 21 anni; + +«che, nel caso concreto, può applicarsi all’accusato Romolo Laureati di +Lorasco per l’omicidio di Amanda di Valberta la detta pena nella misura +di 18 anni; + +«che detta pena, per la scusante della grave provocazione, può ridursi +di due terzi, sostituendo alla reclusione la detenzione; + +«che la pena predetta deve ridursi di un sesto per la concessione delle +circostanze attenuanti; + +«ritenuto che per l’omicidio di Claudio Robody può anche applicarsi +all’accusato la pena come sopra; + +«che però pel concorso di reati la detta pena deve ridursi alla metà; + +«ritenuto che il condannato è obbligato all’emenda del danno e al +rifacimento di tutte le spese processuali; + +«per questi motivi; + +«visti li articoli, ecc. ecc. Codice penale e di procedura penale, +condanna Romolo Laureati di Lorasco alla pena complessiva della +detenzione per anni sette e mesi sei, all’emenda dei danni e alle spese +processuali.» + +Da Pubblico Ministero fungeva — e qui ripariamo a una dimenticanza +nella quale siamo incorsi nel fare il resoconto del breve processo — il +cavalier Nino Pisolino. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79260 *** diff --git a/79260-h/79260-h.htm b/79260-h/79260-h.htm new file mode 100644 index 0000000..d43742e --- /dev/null +++ b/79260-h/79260-h.htm @@ -0,0 +1,3761 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>Le due colpe | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 2em 10% 1em 10%; font-size: 95%;} +.blockded {margin: 2em 10% 2em 50%;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.break-before {page-break-before: always;} +.title {text-align: center; font-size: 150%; margin-top: 1em; margin-bottom: 3em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2,h3 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} +h3 {font-size: 120%;} + +span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;} + +.small {font-size: 85%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.g {letter-spacing: .2em;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +sup {vertical-align: .3em;} +sub {vertical-align: -.4em;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {max-width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +figure {margin: 1em auto; max-width: 100%; page-break-inside: avoid; text-align: center;} + +img {max-width: 100%; height:auto;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} +</style> +</head> + +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79260 ***</div> + + +<div class="booktitle"> +<h1> +Le due colpe. +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="break-before"> +<figure><a id="fi-008"></a> + <img src="images/i-008.jpg" alt="Ritratto"></figure> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="pad1"> +<i>Piccola collezione «Margherita»</i> +</p> + +<p class="pad2 x-large"> +GIUSEPPE DE’ ROSSI +</p> + +<p class="pad1 main-t"> +LE DUE COLPE +</p> + +<p class="pad2"> +Disegni di <span class="smcap">Gino De Bini</span>. +</p> + +<p class="pad1"> +Incisioni del prof. <span class="smcap">E. Ballerini</span> +</p> + +<p class="pad4"> +<span class="g">ROMA</span><br> +<span class="smcap">Enrico Voghera, Editore</span><br> +<span class="small"><i>Via Nazionale, 201</i><br> +1897</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +<i>Proprietà letteraria</i> +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +</p> + +<div class="blockded"> +<p> + <i>A Emilio Del Cerro, +gentile anima d’artista, +ricordo amichevole di</i> +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Giuseppe De’ Rossi.</span> +</p> + +<p class="small"> +Febbraio del 1897. +</p> +</div> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +</p> + +<p class="title"> +Le due colpe. +</p> +</div> +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +</p> + +<h2> +INDICE +</h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td>Il Conte assassino</td> <td class="pag"><a href="#cap1">Pag. 17</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Il delitto di via Arenula</td> <td class="pag"><a href="#cap2">45</a></td> + </tr> + <tr> + <td>L’arresto del Conte Romolo Laureati</td> <td class="pag"><a href="#cap3">55</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Il duplice assassinio di via Arenula</td> <td class="pag"><a href="#cap4">59</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Deposizione stenografica fatta al giudice istruttore</td> <td class="pag"><a href="#cap5">67</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Manoscritto del Conte Romolo Laureati</td> <td class="pag"><a href="#cap6">133</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Aggiunta al medesimo</td> <td class="pag"><a href="#Page_154">154</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Un processo aristocratico</td> <td class="pag"><a href="#cap7">159</a></td> + </tr> +</table> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +</p> + +<h2 id="cap1">§ 1. +<span class="smaller">Dalla cronaca del giornale +della sera *** del 17 maggio +18**.</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +</p> + +<h3><i>Il Conte assassino.</i></h3> +</div> + +<p> +Questo pare il titolo di +un romanzo di Boisgobey o +del famoso visconte Ponson +Du Terrail, eppure non è che +l’unico titolo veramente adatto +a compendiare il tristissimo +delitto — delitto +anormale, sia per le circostanze +in cui esso è avvenuto, +sia per le persone che +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +vi si trovano implicate — consumato +nel pomeriggio di +oggi in uno dei quartieri più +popolati della nostra città, +delitto che ha commosso e +intensamente rattristato tutta +quanta la nostra cittadinanza. +</p> + +<p> +Raccontiamo minutamente +il fatto, incominciando +dalla descrizione dell’ambiente. +</p> + +<p> +In una casa di via Arenula, +di cui ora non serve +dare il numero, non molto +distante dal ponte Garibaldi, +abita una tal Palmira Girelli, +la quale ha risoluto allegramente +il problema di +campar comodamente la vita +sua, affittando le camere del +suo appartamento a un tanto +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +il giorno — e non poco davvero! — e +qualche volta anche +a un tanto l’ora. E non +è a dire che alla signora +Palmira vadano male gli affari +o che le manchi la buona +clientela, se si deve giudicare +dal lusso e dalla ricchezza — forse, +a dir la verità, un poco +troppo pesante e di un buon +gusto non molto fine — con +cui alcune di quelle camere, +che chi scrive queste righe +ha avuto agio di esaminare, +sono state arredate. Tende +di velluto alle porte, coperte +di seta sui letti, seggioline +dorate per tutti li angoli, +tavolinetti intagliati di fine +lavoro in una profusione da +rivenditore di mobili usati, +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +pesanti tende di merletto alle +finestre, tappeti morbidi sui +pavimenti: tutto in quella +casa è combinato in modo +da mostrare all’occhio dell’osservatore +la ricchezza ed +il lusso più che l’agiatezza +vera della famiglia borghese. +</p> + +<p> +La padrona di casa, dal +suo canto, è assai conosciuta +da tutti i «viveurs» di Roma; +e le sue relazioni salgono +fino ai più alti gradini della +scala sociale, nonostante che +essa sia una donna tutt’altro +che giovine e, diciamolo pure, +tutt’altro che simpatica. La +signora Palmira Girelli ha +li occhi dell’uccello di rapina, +le guancie grinzose e floscie, +una peluria cenerognola +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +che le incornicia il mento +e una voce chioccia, quando +parla riscaldandosi alquanto, +che pare il suono mandato +da colpi ripetutamente battuti +sul coperchio d’una pentola +fessa. +</p> + +<p> +All’apparenza essa mostra +di avere una cinquantina +d’anni, ma forse la sua +fede di nascita ne registra +ancora qualcuno di più. +</p> + +<p> +Come poi sia andato +che oggi Amanda di Valberta, +la ben conosciuta amica del +conte Romolo Laureati, il +notissimo «sportman» si sia +trovata in un costume molto +intimo, dentro a una delle +camere dell’appartamento della +signora Girelli; come sia +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +andato che in sua compagnia +si trovasse anche il «clown» +Robody — quello delle oche +e dei gatti ammaestrati +della compagnia Scwhobs e +Amari, la quale ora ha le +sue tende al Circo Reale ai +Prati di Castello; — come +infine sia andato che il conte +Romolo Laureati sia riuscito +a penetrare, non visto da +nessuno, nell’appartamento +della detta signora Girelli e +abbia così potuto sorprendere +la sua amante insieme al +«clown»; tutto ciò a noi può +venire fatto di supporre e +dalla supposizione ci può essere +dato di dedurre la spiegazione +di ciò che è fatalmente +avvenuto, ma non +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +certo ci è concesso di asserire +alcun che con la sicurezza +della più scrupolosa verità. +</p> + +<p> +Un psicologo ha detto che +a questo mondo ci sono due +specie di verità: verità assolute +e verità relative. La +nostra, in questo caso, non +può essere che una verità puramente +relativa: la verità assoluta, +la verità vera, indiscutibile, +non potrà risultare che +dalle indagini della Questura +o dalla confessione del colpevole, +se pure sarà arrestato. +</p> + +<p> +Il fatto intanto è tutto +qui; il «clown» Robody e Amanda +di Valberta sono stati +barbaramente assassinati, ed +il conte Romolo Laureati — che +la signora Palmira Girelli +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +ha designato come l’assassino — è +scomparso. +</p> + +<div class="break-before"> +<figure><a id="fi-027"></a> + <img src="images/i-027.jpg" alt="La signora Girelli"></figure> +</div> + +<p> +Quest’oggi stesso, poco +dopo il delitto, noi ci siamo +fatti un dovere di recarci +dalla signora Palmira Girelli +per interrogarla personalmente. +E la sora Palmira — come +la chiamano le sue conoscenze — che +pareva, e +doveva essere realmente, +molto conturbata dal triste +caso capitato proprio nella +sua abitazione — con quella +voce sgolata che abbiamo +detto, e con li occhi abbondantemente +pieni di lagrime, +che ogni tanto si andava rasciugando +con un gran fazzoletto +di colore oscuro, ci +ha raccontato minutamente e +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +dettagliatamente tutto quello +che era a sua conoscenza; e +noi ora, avendo presso che +stenografato l’intero discorso +della sora Palmira, cercheremo +di riassumere di tutto +il nostro meglio il racconto +dell’unico «testimone in partibus» +della tristissima scena. +</p> + +<p> +Erano trascorsi più di +quindici giorni da quando la +signora Girelli aveva affittato +una camera del suo appartamento +ad Amanda di Valberta. +</p> + +<p> +— Io avevo capito fin +da principio — ci ha detto +la donna cominciando il suo +racconto — che quei due si +volevano un bene di paradiso! +Era tanto bella e tanto +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +buona quella povera ragazza! +rideva sempre, cantava sempre, +scherzava sempre... Ed +ora! Non ci posso proprio +pensare, che mi pare di diventar +matta addirittura! E il +signor Robody?.. un giovinotto +d’una bontà unica più +che rara: e poi, bello di viso, +alto di persona, ben formato... +con due spalle larghe +così... Però doveva essere un +poco corto a quattrini, almeno +questa era l’idea che, +per certi suoi discorsi, io mi +ero fitta nella mente: e io +credo che la povera Amanda +l’aiutasse assai, assai... Capirete +bene: un pagliaccio +dei giuochi di cavallo quanto +mai volete che prenda al +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +giorno?.. Poveraccio! Ma se +non aveva quattrini, cuore +però ce n’aveva, sapete?.. +Le voleva un bene lui a +quella povera ragazza!.. Si +trovavano insieme quasi tutti +i giorni e sempre alla stessa +ora, sempre nel pomeriggio, +poco dopo le due... e stavano +insieme fino alle cinque, +qualche volta anche fino alle +sei o alle sette... Erano proprio +fatti l’una per l’altro. Che +barbarie che è stata! Che +razza d’infamia!.. È inutile, +caro signore, voi mi dovete +compatire, ma, è inutile, io +proprio non ci posso pensare. +</p> + +<p> +Qui una pausa lieve ricolmata +da un sospiro lungo e +profondo: quindi ripresa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +</p> + +<p> +— E quel che è peggio +poi è che io non mi sono +accorta di nulla: figuratevi +che non li avevo visti nè +meno entrare: non ce li sapevo +nè meno in casa! La +signora Amanda aveva, come +anche tutti li altri miei inquilini, +la chiave della porta +sulle scale. Io dunque vi +posso garentire che non so +a che ora oggi loro siano +venuti. È stata una vera fatalità, +perchè se io mi fossi +accorta di qualche cosa, scommetto +che quello che sventuratamente +è successo non +sarebbe successo. Ma queste +tanto, adesso, sono chiacchiere +inutili: il fatto è che io +verso le quattro — eran suonate +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +da poco le tre e tre quarti — me +ne stavo tranquillamente +di là nella cucina a preparare +una limonata, quando... +pin! pan! pun!.. ho inteso tre, +quattro, cinque colpi... una fila +di spari che non finivano mai, +e ognuno di essi mi pareva +più grosso di quello che avevo +inteso prima. +</p> + +<p> +Altra pausa ed altro sospiro, +accompagnato da un +congiungimento di mani rivolte +verso il cielo. Quindi +nova ripresa. +</p> + +<p> +— Dio santo, buono e benedetto, +che razza di paura! +Là per là non sapevo nè +meno che diamine pensare. +È stato un vero miracolo +della Madonna se il bicchiere +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +non mi è cascato dalle mani. +Sono rimasta lì ferma per un +momento d’avanti alla chiave +dell’acqua, che tremavo come +una foglia... Però non mi +sono affatto perduta di spirito: +mi son fatta coraggio +alla meglio, senza pensare a +niente, sono uscita dalla cucina +e, proprio quando ero +sul punto di traversare qui +la camera d’ingresso, dove +adesso stiamo noi, ho veduto +il conte Laureati uscire precipitosamente +dalla camera +della povera Amanda e infilare +l’uscio della scala in +fretta e in furia, sbattersi +dietro le spalle sonoramente +la porta... e chi s’è visto s’è +visto!.. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<p> +Qui credetti opportuno di +interrompere la sora Palmira, +la quale, fino a quel punto, +aveva fatto il suo racconto +quasi tutto d’un fiato, per +domandarle se ella conosceva +bene e da molto tempo il +conte Romolo Laureati. +</p> + +<p> +— Il conte Romoletto?.. — ha +esclamato la brava +donna, con una volata di +straordinario entusiasmo — Lo +domandate a me?.. niente +di meno che io conosco il +conte Romolo Laureati fin +da prima che sposasse la +marchesina Della Ventura!.. +E mi domandate se conosco +Romoletto!.. Basta, adesso +non m’interrompete e fatemi +seguitare, se no ci facciamo +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +notte con questi discorsi... +Veduto dunque il conte andare +via in quella maniera +così precipitosa, dopo aver +inteso tutti quelli spari, io +mi sentivo il cervello più che +mai confuso... Ho pensato +subito a qualche brutto fatto, +perchè sapevo il legame del +conte con la povera Amanda: +ma chi mai si sarebbe potuto +immaginare che fosse +successo quello che realmente +era successo?.. Basta: io non +mi perdo d’animo, vedo aperta +la porta della camera +d’Amanda e, quantunque tremassi +come una foglia, mi +dirigo là chiamando la povera +ragazza ad alta voce: +nessuna risposta. Chiamo +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +forte allora il signor Robody, +ma pure questa volta non +mi risponde nessuno. Alzo +allora a due mani la tenda, +quella tenda pesante di velluto +che sta sul vano della +porta, e... Che spettacolo orribile, +Dio mio santo! Vi +assicuro, caro signore, che +se io non sono morta di un +colpo alla vista di tutto +quel sangue, credetelo, è stato +un vero miracolo di Dio!.. +Amanda, poverina, mezza nuda, +quasi tutta scoperta, stava +buttata attraverso al letto, +con due gran buchi qui, proprio +qui in mezzo al petto; +ed era tutta orrendamente +macchiata di sangue, sulla +faccia, sul seno, giù per la +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +vita e tante altre macchie di +sangue si vedevano anche +qua e là sulle lenzuola. Il +signor Robody, spogliato pure +lui, stava gettato boccone +in mezzo alla camera, con le +gambe aperte, le braccia spalancate +e una gran ferita +tutta sanguinolenta qui su +alla testa, al principio dei +capelli... E io che cosa avevo +da fare in mezzo a tutto +quel sangue?.. Chi mi ha +dato la voce da strillare? Chi +è che mi ha spinto a chiamare +aiuto?.. Chi ne sa nulla +adesso? Io so una sola cosa, +ed è che io allora non capivo +proprio più niente, alla lettera; +e ho veduto venire i +carabinieri e le guardie e il +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +cavalier Gaglier, che era tanto +amico del mio povero +marito, e appresso a loro +una quantità di altra gente, +e ho inteso farmi da tutti +una quantità di domande +alle quali adesso non ricordo +che cosa diamine ho risposto... +Infine, caro signore, +che cosa volete che vi dica?.. +Mi pare che ci sia ben poco +da starci a ragionar su: chi +lo sa come sono andate le +cose?.. Il fatto certo è che +il conte Romolo Laureati — e +l’ho visto scappare proprio +io con questi occhi qua — ha +ammazzato per gelosia +quella bella figliuola dell’Amanda +e quel povero disgraziato +di Robody che, per +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +quanto io sappia, non ha mai +torto un capello a nessuno... +e poi ha preso il volo. +</p> + +<p> +Su quest’ultime parole +della sora Palmira, urgendo +il tempo, noi abbiamo creduto +di rompere la nostra +conversazione ed abbiamo +abbandonato il luogo del +delitto. +</p> + +<p> +Ora aggiungiamo qualche +altra notizia. +</p> + +<p> +Il conte Romolo Laureati +nativo di Ancona, molto conosciuto +nel mondo dello +sport romano, per i suoi bellissimi +cavalli da corsa e il +suo elegante «attelage,» non +ha ancora compiuto i quarant’anni. +</p> + +<p> +Nel 18** sposò la marchesina +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +Lavinia Della Ventura — la +seconda figlia del senatore +Guadalberto Della +Ventura — dalla quale dopo +tre anni si divise, non paventando +punto i pettegolezzi +infiniti dello scandaloso processo +che egli stesso volle +provocare. +</p> + +<p> +Il conte Romolo Laureati, +al dire degli stessi suoi amici, +non era un uomo troppo +socievole ed era di carattere +alquanto scontroso. La sua +relazione con Amanda di +Valberta — la bionda donnina +che egli stesso aveva +lanciato nel gran mondo, +andandola a prendere di tra +le baracche funambulesche di +un circo equestre, — pare che +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +risalisse a circa tre anni fa. +Il buon accordo fra i due +sembrava assolutamente perfetto. +</p> + +<p> +È indubitatamente assodato +che il movente del delitto +sia stato la gelosia. Di +tutto ciò però che ha preceduto +lo scoprimento dell’assassinio, +all’infuori di quanto +si può dedurre dalla deposizione +della signora Palmira +Girelli, deposizione che i nostri +lettori hanno potuto vedere +qui sopra riprodotta, +nulla si sa di positivo. E i +comenti che si fanno per la +città sono addirittura infiniti. +</p> + +<p> +Il conte Romolo Laureati, +fino al momento in cui scriviamo, +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +non è stato ancora +scoperto. La sua abitazione +in via Condotti è sorvegliata +dalle guardie. La polizia ha +messo in moto tutti i suoi +segugi per rintracciare il colpevole. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +</p> + +<h2 id="cap2">§ 2. +<span class="smaller">Dalla cronaca di Roma del +giornale del mattino *** +del 19 maggio 18**.</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +</p> + +<h3><i>Il delitto di via Arenula.</i></h3> +</div> + +<p> +A proposito dell’orribile +assassinio avvenuto nel pomeriggio +del giorno 17 corrente +in una casa di via Arenula, +e del quale nella cronaca +di ieri ci siamo larghissimamente +occupati, ora non +avremmo altro da aggiungere +se non che il conte Romolo +Laureati, nonostante le indagini +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +più diligenti e le più +attive ricerche della nostra +Questura, non è stato ancora +arrestato. +</p> + +<p> +Ma abbiamo ricevuto una +lettera dalla signora Palmira +Girelli, la padrona dell’appartamento +in cui il delitto +è stato consumato, con la +quale ella desidera di rettificare +qualche inesattezza della +narrazione data del fatto +da un nostro confratello della +sera e noi, per debito di cortesia +e perchè il documento +è abbastanza originale, ci +crediamo in dovere di contentarla, +senza aggiungervi +comenti di sorta. +</p> + +<p> +Ecco dunque la lettera +della signora Palmira Girelli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +</p> + +<p class="pad2 indl"> +«Pregiatissimo signor +cronista del giornale ***. +</p> + +<p> +«Lettrice assidua del suo +diffusissimo giornale, mi rivolgo +alla sua ben nota cortesia +per rettificare parecchie +inesattezze nelle quali ha incorso, +parlando di me e del +brutto fatto sventuratamente +avvenuto in mia casa, il signor +cronista del giornale *** +il quale avrebbe potuto anche +risparmiarsi certi qualificativi +a proposito del mio fisico, che +non avevano nulla a vedere +col rimanente della faccenda. +</p> + +<p> +«Le rettifiche, egregio signor +cronista, che io intendo +di fare all’erroneo resoconto +del giornale *** di ieri 17, +sono le seguenti: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +</p> + +<p> +«Non è vero che io viva +allegramente la vita facendo +l’affittacamere. Io sono ricamatrice +in oro, come sono +stata sempre e come possono +farne fede il signor Cioccari +a San Lorenzo in Lucina, e +il signor Galli del «Telaio +d’oro» al Corso, e tutta la +mia numerosa clientela, nella +quale si annoverano i migliori +nomi della nostra aristocrazia. +Se io mi sono ridotta +ad affittare le camere +superflue del mio appartamento +non è perchè io voglia +vivere allegramente la vita, +chè non ne avrei nè il tempo +nè la fantasia: ma solo per +tirare avanti alla meglio, poichè, +in questi tempi di crisi +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +universale, i lavori sono pochi +e quei pochi sono anche +male retribuiti. E ad informarsi +di ciò si può fare molto +presto. +</p> + +<p> +«Secondo. Non è vero +affatto che io vada affittando +le camere del mio appartamento +a un tanto il giorno +e a un tanto l’ora, come ha +detto il signor cronista del +giornale *** il quale, prima di +scrivere certe cose, avrebbe +dovuto informarsi meglio da +chi mi conosce intimamente. +Egli si sbaglia della grossa +e ci sono là i miei tre inquilini +vivi, vegeti e robusti e +ci sono tutte quante le mie +conoscenze per provargli il +contrario. E due. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +</p> + +<p> +«Non è vero che in casa +mia ci sia tutto questo lusso +pesante che il signor cronista +del giornale *** si è sognato, +per far bella la sua descrizione. +Quelle cose le lasci ai +romanzieri che inventano i +fatti, non le adoperi lui che +dovrebbe dir sempre la sola +verità. La mia è semplicemente +una casa comoda e +pulita, arredata con quello +stesso mobilio lasciatomi dal +mio povero marito Alessandro +Girelli, usciere capo alla +Direzione delle carceri, che +morì tre anni or sono e che, +per il posto da lui occupato, +fu in rapporti intimi coll’onorevole +Nicotera, coll’onorevole +Giolitti, coll’onorevole +Crispi e con tanti altri. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +</p> + +<p> +«Non è vero, infine, che io +abbia fatto tutto quel discorso +così lungo e scucito che il signor +cronista del giornale *** +mi mette in bocca. Egli mi +faceva delle domande, io +gli rispondevo con poche parole +che lui, mentre parlavo, +andava scrivendo sopra certi +fogliolini di carta: e niente +più. Del resto, lo capirà facilmente +anche lei, egregio +signor cronista, con quella +razza di disgrazia che era +venuta a cascare in casa +mia, dovevo aver proprio +fantasia di stare a fare tutte +quelle chiacchiere sconclusionate +assieme col primo che +mi era capitato d’avanti! +</p> + +<p> +«Ed ora, pregiatissimo +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +signor cronista, le domando +scusa del disturbo, e ringraziandola +sentitamente della +pubblicazione che ella farà +di questa mia sulle colonne +del suo accreditato giornale, +passo all’onore di dirmi, con +sensi di vera stima +</p> + +<p class="indr"> +sua dev.ma<br> +Palmira Girelli. +</p> + +<p> +Da casa, 18 maggio 18**» +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +</p> + +<h2 id="cap3">§ 3. +<span class="smaller">Dalla cronaca del giornale +della sera *** del 20 maggio +18**.</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +</p> + +<h3><i>L’arresto +del conte Romolo Laureati.</i></h3> +</div> + +<p> +Questa mattina il noto +conte Romolo Laureati, attivamente +ricercato dalla nostra +questura come autore dell’assassinio +di via Arenula, si è +costituito spontaneamente al +Procuratore del Re. Dopo la +sua deposizione, la quale, dicesi, +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +sia stata dettagliatissima, +fatta al giudice d’istruzione +cavalier Giacomo Tasca, +il conte Laureati è stato +accompagnato al carcere di +Regina Coeli. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +</p> + +<h2 id="cap4">§ 4. +<span class="smaller">Dalla cronaca di Roma del +giornale del mattino *** +del 21 maggio 18**.</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +</p> + +<h3><i>Il duplice assassinio di via Arenula — L’arresto +del +conte Romolo Laureati.</i></h3> +</div> + +<p> +Siamo giunti all’epilogo, +ed ora non manca che il voto +dei giurati alla Corte d’Assise +per mettere l’ultima conclusione +al terribile dramma +d’amore svoltosi nel pomeriggio +del giorno 17 corrente, +in una camera mobiliata di +un casamento di via Arenula. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +</p> + +<p> +L’epilogo si è avuto ieri +mattina con la spontanea costituzione +del colpevole. +</p> + +<p> +Verso le ore 11 il conte +Romolo Laureati, accompagnato +dall’avvocato Felice +Tosi, si presentò all’ufficio +del Procuratore del Re cavalier +Carlo Travaglia, chiedendo +alla guardia che era +di servizio nell’anticamera di +farlo passare con la massima +sollecitudine, avendo un affare +grave ed urgente da +comunicare al signor Procuratore +del Re. +</p> + +<p> +Dopo un buon quarto di +aspettativa dentro al corridoio +che precede il gabinetto +del regio funzionario, finalmente +i due visitatori furono +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +fatti entrare. E non appena +l’avvocato Tosi mostrò di +voler presentare al magistrato +il suo compagno, questi +con la voce ferma e la +fisionomia che non tradiva il +più piccolo e lieve sentimento +dell’anima sua, fece la seguente +dichiarazione: +</p> + +<p> +— Io sono il conte Romolo +Laureati, colui che è +accusato d’aver ucciso Amanda +di Valberta ed il suo +ganzo... e mi vengo a costituire +nelle mani della giustizia. +</p> + +<p> +Il procuratore, fin dalle +prime parole dette dal Conte, +non riuscì a nascondere un +movimento di vera sorpresa: +poi rivolse parecchie domande +al conte Laureati, il +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +quale rispose concisamente +ma con molta chiarezza a +tutte le questioni che l’egregio +funzionario credette +rivolgergli. Il colloquio però +non durò più di venti minuti. +</p> + +<p> +Subito dopo, il conte Romolo +Laureati fu accompagnato +nel gabinetto del giudice +d’istruzione cavalier +Giacomo Tasca al quale, con +una infinità di dettagli, l’accusato +fece una precisa esposizione +di quanto aveva concorso +e per conseguenza aveva +delimitato la tragica +soluzione di quel dramma di +amore, di cui fatalmente egli +è stato chiamato ad essere +il triste protagonista. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +</p> + +<p> +Il conte Romolo Laureati +rimase nella camera del giudice +istruttore per circa tre +ore. +</p> + +<p> +Raccolta la sua deposizione, +il conte Romolo Laureati +sempre seguito dall’avvocato +Felice Tosi fu fatto +salire in una vettura chiusa +ed accompagnato alle carceri +giudiziarie, dove dovrà +rimanere in attesa del processo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +</p> + +<h2 id="cap5">§ 5. +<span class="smaller">Relazione stenografica della +deposizione fatta dal conte +Romolo Laureati al giudice +istruttore cav. Giacomo +Tasca.</span></h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +</p> + +<p> +No... No... per carità, non +mi affolli con le domande +burocratiche: è l’unico modo, +a mia maniera di vedere, di +non arrivare a saper nulla +mai di preciso. Ed io in questo +caso che mi riguarda +voglio che tutto sia precisato +scrupolosamente fino al più +piccolo e magari anche fino +a quello che può sembrare +il più inconcludente dei particolari. +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +Lei, cavaliere, è +stato nel novero delle mie +care conoscenze, è stato dei +miei amici... Non oso ora +nè meno pensare che possa +esserlo ancora, dopo quello +che è avvenuto; che possa +esserlo adesso... Ma... io la +prego appunto in nome di +quel sentimento d’amicizia +che pel passato l’ha attaccato +alla mia persona, mi lasci +parlare liberamente e le assicuro +che ella, cavaliere, +non solo non ci perderà nulla +ma ci guadagnerà assai assai... +Comincio col dichiararle anzi +che la mia sarà una confessione +completa, una confessione +generale... La fortuna +che non mi ha mai abbandonato +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +in tante altre circostanze, +anche burrascose, della +vita, non mi ha voluto +abbandonare nè meno adesso +che pure per me è tutto +quanto finito, e mi viene a +far trovare di fronte a lei... +Ed ella mi deve lasciar dire +tutto a mio modo. +</p> + +<p> +Glielo chiedo appunto come +favore, perchè sento il +bisogno qui dentro, di sfogarmi, +di raccontare tutto, +di scaricarmi di tutto quello +che mi sta pesando gravemente +qui dentro. Del resto, +ella lo comprende, la +mia confessione si potrebbe +alla fin fine restringere +tutta quanta nelle poche +parole che ho dette già +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +al signor Procuratore del Re: — Eccomi +qua: voi cercate +colui che ha commesso, come +ho visto che dicono le gazzette, +il duplice assassinio di +via Arenula: ed eccomi qua: +io vengo a voi; io sono appunto +il colpevole che voi +cercate... — E basta. Ma allora +perchè costringermi a +ripetere quello che ho già +detto?.. Non è stata la mia +forse già una confessione +completa?.. Che cosa avrei +ora da aggiungere io?.. +</p> + +<p> +Eppure, ecco che il solo +trovarmi in questo momento +alla sua presenza dimostra +che la semplice confessione +del fatto non basta. Ella avrebbe +dovuto farmi una +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +lunga filza di domande magari +inutili, ma che sono volute +dalla consuetudine legale, +ed io sarei stato obbligato +a rispondere a tutte, cominciando +da quella ridicolissima +che riguarda l’identificazione +della persona e terminando +con quella che una ben giustificata +curiosità le avrebbe +fatto salire alle labbra sulla +causa della mia ritardata costituzione... +Non è vero?.. +E invece ella, cavaliere, ha +voluto aggiungere un’altra +cortesia alle molte gentilezze +già usatemi durante la nostra +lunga corrispondenza di +amicizia e mi ha voluto far +grazia di quel banale interrogatorio +urtante ed avvilente, +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +che pure forma la +base prima dell’Istruttoria di +qualsiasi processo penale... +</p> + +<p> +Ella, cavaliere, ha fatto +questo a patto, naturalmente, +che io raccontassi tutto e +che io dicessi l’intera verità. +Che io dica la verità è +oramai fuori di discussione +dal momento che ho cominciato +col dichiararmi colpevole +e solo responsabile del +delitto commesso: che io poi +racconti tutto scrupolosamente +dall’a fino alla zeta, +lo proverà, cavaliere, il racconto +che io sono sul punto +di fare. +</p> + +<p> +Prima però mi preme anche +di spiegare come è che +io abbia tardato a costituirmi +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +nelle mani della giustizia. +</p> + +<p> +Perchè mi sono nascosto? +perchè ho cercato di sfuggire +a quella giustizia che pure +aveva messo in movimento +tutte quante le forze di cui +dispone per farmi cascar nelle +sue mani? Ho sperato forse +con l’astuzia di sfuggire al +rigore della legge e d’andarmene +sotto altro cielo a rifarmi +bianca l’anima così +scuramente macchiata dal +doppio delitto commesso?.. +</p> + +<p> +Anche lei, cavaliere, si +sarà rivolte queste domande +e, leggendo della mia scomparsa +sopra alle gazzette +quotidiane, avrà accolto nel +suo cuore questo dubbio... +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +Oh! permetta, cavaliere, permetta: +non faccia atti di diniego +e, per carità, non mi +interrompa... In questo momento +io sento d’avere tutta +la mia coscienza sulle labbra... +Mi lasci dire liberamente: +ella poi, a suo tempo, farà +l’epurazione di tutto ciò che +nella mia confessione — o +deposizione, come dicono loro, +gente di tribunale — le +sembrerà poco concludente +o inutile addirittura. +</p> + +<p> +Anche lei dunque, cavaliere, +riandando alla mia furbesca +disparizione avrà pensato — e +la cosa è molto +naturale, data la comune indole +del cuore umano — che +io avessi voluto sottrarmi al +rigore della giustizia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +</p> + +<p> +Falso! strafalso! falsissimo! +</p> + +<p> +Se io avessi voluto avrei +potuto: e invece sono qui +d’avanti a lei a confessare +apertamente il mio delitto. +Quando io salii le scale di +quella casa maledetta, quando +io passai la soglia di +quella porta, quando io fui +là dentro... fino all’ultimo +momento fatale... prima che +io colpissi... non sapevo, non +pensavo, non supponevo nè +meno che io avrei colpito... +Lo scatto del pensiero che +mi spinse ad uccidere fu +istantaneo, rapido come il +balenio della folgore... Ed +ugualmente rapido fu il pensiero +che, appena commesso +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +il delitto, mi fece vedere +d’innanzi alli occhi della +mente tutte le conseguenze +terribili alle quali quello scatto +fatale d’irrefrenata e, confessiamolo +pure, di irrefrenabile +gelosia mi aveva votato. +</p> + +<p> +Ebbi paura: non so di che, +ma ebbi paura e fuggii come +fugge chi sa che la morte +con la falce alzata gli va +galoppando dietro alle spalle. +Tornai a casa a prendere +alcune carte che adesso tengo +qui, addosso a me... e che +lei, cavaliere, dovrà anche +avere la pazienza di leggere +poichè in esse è compendiata +una gran parte della storia +della vita mia, che sarà pur +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +necessario sia conosciuta da +chi mi dovrà giudicare... E +fuggii pure da casa: mi pareva +che i mattoni mi bruciassero +sotto alle piante dei +piedi, che le pareti delle camere +mi si stringessero attorno, +che i solari si abbassassero +e si rialzassero con +un moto vicendevole, rapido, +vertiginoso, sopra alla mia +testa... Mi sentivo nelle orecchie +un ronzio cupo in mezzo +al quale, ogni tanto, mi pareva +di arrivare a percepire +delle parole sinistre gridate +al mio indirizzo da una voce +rauca, da una voce piangente, +con un tono straziante di +persona moribonda... Se fossi +rimasto un’ora sola dentro a +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +quelle camere, dove pure +s’era passata tanta parte della +vita mia, io sarei diventato +pazzo, pazzo furioso... E fuggii +di casa: corsi tutta quanta +la città: infilai una porta: +mi trovai in campagna: tornai +addietro a notte fonda, +quando per le strade sotto +allo sbadiglio languido della +luce giallastra del gas non +più si allungavano le ombre +delle persone... Roma era deserta: +tutta la città dormiva +tranquillamente: nessuno pensava +più, in quel momento, a +quei due disgraziati che la +gelosia feroce d’un uomo aveva +fatto sbalzare all’improvviso +nel mondo di là... +Ed io seguitavo a camminare, +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +a correre anzi... come uno +inseguito da cani rabbiosi, +seguitavo a correre di qua +e di là per le strade oscure, +per i viottoli deserti, sempre +con quel ronzio nelle orecchie, +sempre con quel suono +di voce piangente che mi +perseguitava, mi rintontiva il +cervello, mi faceva morire +dal terrore... +</p> + +<p> +Quando venne il giorno, +quando il sole novellamente +sorse limpido e sereno a illuminare +le cupole delle chiese +e i tetti delle case, io mi ritrovai +fuori della città, seduto +sulla riva del fiume, a +un punto molto alto della +ripa coperta di erba verde, +folta e morbida come la lana +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +di un tappeto. Il fiume scorreva +monotono e silenzioso d’avanti +alli occhi miei con le +sue acque torbidamente giallastre... +E io ebbi paura. Di +che ebbi paura? Non lo so: +certi sentimenti in certi stati +patologici dell’animo nostro +non si sanno, non si possono, +non s’arrivano mai a spiegare. +Io non riuscivo nè meno +a coordinare le mie idee. Perchè +stavo li seduto? come +v’ero arrivato? Quanto tempo +era passato? che cosa +era avvenuto prima?.. +</p> + +<p> +Le piccole cause producono +sempre i grandissimi +effetti. Un pezzo di legno galleggiante +sulle acque gialle del +fiume fece tornare la mente +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +mia sulla terra, alla realtà +vera delle cose, poichè fino a +quel momento il mio cervello — proprio, +io credo, come il +cervello d’un pazzo — se ne +era andato lontano, lontano, +lontano... +</p> + +<p> +Una sola cosa era rimasta +per tutto quel tempo fissa +dentro al mio cervello: la +ripercussione terribile di quel +suono di voce piangente, +quel suono straziante d’un +moribondo che si lamentava. +</p> + +<p> +Ho sofferto, cavaliere, ho +sofferto tanto, tanto, tanto! +Vede? al pensiero delle mie +sofferenze, e più della causa +dolorosa delle mie sofferenze, +ancora le lagrime mi salgono +alli occhi... Sono un uomo, +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +naturalmente, come un altro... +Ella mi deve compatire... Mi +deve lasciar sfogare a modo +mio... Vede? Adesso sono +tranquillo... ed io le racconterò +tutto, cavaliere, le racconterò +tutto come è mio +dovere, come ho promesso +di fare, come è la mia volontà +ferma ed assoluta di +fare... +</p> + +<div class="break-before"> +<figure><a id="fi-085"></a> + <img src="images/i-085.jpg" alt="Sulla riva del fiume"></figure> +</div> + +<p> +Dove sono rimasto?.. ah! +il fiume!.. Dio mio! come +guardavo quell’acqua torbida, +la paura tornava novamente +ad incalzarmi: allora io mi +levai e ricominciai a fuggire: +rifeci tutta la strada che avevo +già fatta nella notte, e +a mano a mano che mi allontanavo +dal fiume, il mio +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +cervello si sbolliva e a me +pareva che anche il cuore si +andasse, a poco a poco, lentamente +tranquillizzando. +</p> + +<p> +Adesso non mi dilungherò +nel raccontare minutamente +tutti quanti i passi della mia +peregrinazione. Entrai anche +in una chiesa, una piccola +chiesa oscura piena di brutte +immagini e vuota di gente, +ma non fui capace di formare +nella mente mia nè +meno una sola parola che +avesse potuto avere la più +lontana somiglianza con una +preghiera. +</p> + +<p> +Avevo vuoti completamente +il cuore e la mente. +Poi il medesimo movimento +impulsivo che, sul primo momento, +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +appena commesso il +delitto, mi aveva fatto correre +a casa... il medesimo movimento +impulsivo che nella +mia quasi inconscienza, prima +mi aveva spinto a prendere +dai cassetti della mia +scrivania una carta a preferenza +di un’altra... e che poi +mi aveva costretto ad uscire +e a rientrare nella città, come +un pazzo vagabondo scappato +al manicomio e che non sa +dove deve andare a dar di +capo... quello stesso movimento +impulsivo della mia +coscienza mi spinse a ricoverarmi +nella casa di un amico +mio... quegli che mi ha +accompagnato fin qua, stanco, +esausto, avvilito, addirittura +morente... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +</p> + +<p> +E qui egli potrebbe parlare... +qui potrebbe parlare il mio +amico, se ella lo permettesse. +Che cosa era andato a cercare +a casa sua questo suo +vecchio compagno di studi e +di baldorie giovanili, che, +pel momento, la fatalità aveva +cambiato nella stoffa +d’un assassino volgare? che +cosa ero andato a cercare +da lui? d’essere nascosto +forse alle ricerche della giustizia?.. +d’essere aiutato in +qualche maniera a fuggire +per potermi ritrovare al sicuro +dalli artigli della polizia?.. +</p> + +<p> +Interroghi l’avvocato Tosi, +cavaliere, lo interroghi subito: +egli potrà rispondere in mia +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +vece a queste domande. Io, +in fondo, non cercavo altro +che d’essere liberato da quella +ossessione fatale che mi +perseguitava... E quando intesi +dalla sua bocca istessa... +Vorrei che qui l’avvocato +Tosi fosse presente, perchè +mi potesse riprendere liberamente +se mi sentisse dire +qualche cosa di inesatto... +Quando io intesi dalla sua +stessa bocca che la mia persona +era attivamente ricercata, +perchè io dovevo essere +punito per il delitto commesso; +allora provai come un +senso di dolcissima tranquillità +discendermi nel cuore e +pervadermi tutte quante le +fibre... Quella per me era la +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +liberazione invocata, era la +salvezza anelata tanto: ed io +cominciavo a sentirmi tranquillo... +Mi pareva di andare +diventando lentamente un +altro. +</p> + +<p> +Dopo quanto di tristemente +doloroso era avvenuto, +poteva ciò quasi sembrare +una cosa da non credersi... +ma il fatto vero è che io +potei anche mangiare... — ella +lo domanderà all’avvocato — mangiare +anzi +di buon appetito come l’uomo +più serenamente tranquillo +che viva su questa +terra: non solo; poi mi addormentai: +e il mio sonno +fu quieto, lunghissimo, di ore +e di ore, non disturbato mai +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +nè meno dalla più lieve immagine +che avesse un’ombra +di tristezza o di dolore. +</p> + +<p> +Durante il sonno la mia +metamorfosi fu completa. +Quando mi ridestai, dopo tutte +quelle ore, non altro desiderio, +non altro pensiero mi si +aggirava dentro al cervello +se non quello di recarmi dal +Procuratore del Re per far sì +che la giustizia potesse compiere +in tutto e per tutto la +strada sua. +</p> + +<p> +Io giuro che è questa la verità +più scrupolosa dei fatti. +Ed ora, cavaliere, dica lei: +ho io in questo tempo cercato +di nascondermi?.. Ho +io cercato di sfuggire alla +legge?.. Ella ora sa tutto, +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +cavaliere, ed ella mi potrà +serenamente giudicare. +</p> + +<p> +Adesso poi che questo punto +è appianato, mi faccia seguitare +nel mio racconto; o per +dir meglio, mi faccia cominciare +il racconto di quelli +avvenimenti della vita mia +che io credo le possano interessare +ed essere utili allo +svolgimento dell’istruttoria +del mio processo, che è stata +affidata alle sue cure solerti. +</p> + +<p> +Io sono nato in Ancona +il 9 luglio del 18**: fra tre +mesi quindi compirò il mio +quarantesimo anno di età. +Mia madre, una vera santa, +se ne volò al cielo quando io +non avevo ancora raggiunti +i cinque anni: mio padre, il +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +conte Remo Laureati di Lorasco, +morì quando io non +avevo ancora compiuti i vent’anni: +prima di morire io non +lo potei nè meno rivedere: +mi trovavo in Oriente, in quell’epoca, +accompagnato da un +vecchio maggiordomo della +casa a cui mio padre mi aveva +affidato e che mi faceva +un po’ da segretario e +un po’ da cameriere: mi arrivò +la notizia della malattia +di mio padre il giorno che +stavo per salpare da Bombay +per l’isola di Ceylan: +cambiai strada e salpai per +l’Italia: quando arrivai in +patria, il mio povero padre +già da quattordici giorni era +stato calato nella tomba di +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +famiglia. Ed io rimasi solo: +solo nel mondo e solo nella +casa. Io, che pure non ero +stato mai stretto con mio +padre da un vincolo di grande +confidenza, a causa forse... +anzi, proprio per causa della +sua autocratica severità che +nell’interno della famiglia lo +faceva essere d’una fredda +inflessibilità addirittura terribile, +io intesi profondamente, +fino all’ultimo limite, la potenza +di quella sciagura che +mi colpiva... Io che, vivente +mio padre, non solo non aveva +rifuggito ma anzi, sempre, +aveva ricercato la solitudine +e la lontananza dalla +famiglia... dopo la morte del +mio povero padre m’intesi +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +così solo, così tristemente +solo... da far girare tutti +quanti i miei pensieri, tutti +da una sola parte, tutti convergenti +a un medesimo fine, +con una tortura dentro al +cervello, una tortura di dolorosa +monomania... +</p> + +<p> +Dovettero passare parecchi +anni prima che il mio +animo tornasse alla sua naturale +tranquillità e prima +che tutta quanta la mia vita +potesse riprendere il suo naturale +e normale andamento. +</p> + +<p> +Nel 18** — veda, cavaliere, +come io per le date +conservi una felicissima memoria — nel +18**, io conobbi +la marchesina Lavinia Della +Ventura: essa era la seconda +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +figlia del marchese senatore +Guadalberto Della Ventura... +</p> + +<p> +A quell’epoca io non avevo +una conoscenza molto +profonda del cuore umano: +già... si potrebbe anche domandare: — C’è +a questo +mondo chi possa dirsi sicuro +di conoscere profondamente +il cuore umano?.. — Non +fa nulla, quando il cuore +palpita si crede ciecamente +a tutto: e a me la marchesina +Lavinia, quella fanciulla +esile, pallida, bionda, divinamente +bella come una di +quelle stupende creazioni di +Shakespeare, d’avanti alle +quali non ci si può non sentire +tutti presi e interamente +presi nel cuore e nel cervello, +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +a me ella apparve come +l’angelo mandato dal cielo a +confortare la mia solitudine +sulla terra. Questo, cavaliere, +le potrà sembrare lirismo: +ma ella deve riflettere a quanto +le ho detto poco fa: che +io, a quell’epoca, non avevo +che una ben debole conoscenza +del cuore umano: +nulla di straordinario quindi +che io nutrissi nell’anima una +credenza cieca nella esistenza +corporea e materiale delli +angeli. La marchesina Lavinia +era per me uno di questi. +</p> + +<p> +Così io l’amai; l’amai come +si ama una volta sola sopra +la terra, come si ama la +prima volta e poi non più... +</p> + +<p> +La conseguenza non poteva +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +essere che una: dopo +sei mesi da quel giorno in +cui noi, con la voce incerta, +ci eravamo scambiati la nostra +prima parola e in cui le +nostre mani tremanti si erano +strette insieme, tenendosi per +un momento intrecciate per +le dita, sei mesi dopo da +quel giorno noi eravamo +sposi; ed io vidi il vecchio +senatore Della Ventura piangere +a lagrime calde di gioia, +una gioia intensa, per la visione +della grande felicità +che egli si era fisso nella +mente sua figlia avesse raggiunta. +</p> + +<p> +Come fanno ridere... o per +dir meglio, come dovrebbero +far piangere certe volte i sogni +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +dei padri!.. Ma lasciamo +le riflessioni ai filosofi e andiamo +avanti, chè la via lunga +ne sospinge... e io poi non +voglio approfittarmi, cavaliere, +più di quanto creda +necessario, del suo tempo +prezioso. +</p> + +<p> +Dopo un anno la mia +unione con la marchesina +Lavinia Della Ventura fu benedetta +dal cielo e un bell’angioletto +biondo — infantile +ritratto di chi lo aveva +portato nel seno, un ritratto +d’una rassomiglianza meravigliosamente +perfetta — venne +ad aggiungere consolazione +e felicità al mio gaudio terreno... +Che cosa avevo io +fatto per meritarmi tanta +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +gioia?.. o che cosa io feci +dopo per meritarmi d’essere +punito in una maniera così +ferocemente barbara?.. Io +non mi attento menomamente +a scrutare i decreti misteriosi +della divina Provvidenza: +faccio una semplice +domanda alla quale non ero +riuscito allora e non riesco +adesso a dare una qualunque +plausibile risposta. La +mia felicità crollò ad un tratto +come un castello di carte: +dopo appena due anni che +Olimpia era venuta al mondo, +dopo appena sei mesi da che +ella aveva cominciato a balbettare +amorosamente, in atto +di dolcissimo richiamo, il nome +della sua mamma e del +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +suo papà... ella se ne ritornò +donde era partita. +</p> + +<p> +Qui nel mio cervello — e +credo anche nella mia vita — c’è +una lacuna vasta, un +baratro, un precipizio profondo... +In quel tempo non +so che cosa feci, non so in +qual maniera vissi: veramente +non so nè meno come +io riuscissi a vivere, dopo +quel colpo violentemente doloroso +che m’era venuto a +battere proprio qui in mezzo al +cervello... Io non so nulla di +quel tempo; e la mia grande +sventura d’allora si collega +immediatamente con la seconda, +senza nessun distacco, +senza un’interruzione di +sorta... +</p> + +<div class="break-before"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +</p> + +<figure><a id="fi-101"></a> + <img src="images/i-101.jpg" alt="Ritratto"></figure> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +</p> + +<p> +Mia moglie mi tradiva, ed +io mi accorsi del tradimento +quando le cose erano giunte +a un punto che qualunque +maniera d’accomodamento sarebbe +stata impossibile; anche +di più, da mia parte sarebbe +stata una colpa... +</p> + +<p> +Ella, cavaliere, non mi +obbligherà certamente a ricordare +le fasi tristissime di +tutto quel tempo che precedette +e seguì il processo che +io stesso volli provocare... +Io provavo un godimento +intenso nello scandalo che +sentivo sollevarsi intorno a +me... Da molti fui riprovato, +più che riprovato fui rimproverato, +poi condannato addirittura... +Fui fatto segno a +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +tutte sorta di strali da gente +che, vituperandomi, credeva +di colpir giusto... Qualcuno +mi disse che io avevo perduto +il sentimento della moralità: +ma allora, domando, +che cosa avrei dovuto fare +io se per me diventava una +colpa l’essermi rivolto alla +legge chiedendo una tutela +contro chi aveva, in una maniera +così indecorosa, vituperato +il mio nome, trascinato +nel fango il mio onore?.. +che cosa avrei dovuto fare +allora?.. +</p> + +<p> +Avevo sorpreso mia moglie, +come Amanda di Valberta, +fra le braccia del +suo drudo: forse, come ho +fatto con questa, avrei dovuto +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +fare con quella... io +avrei dovuto colpire... No, +no... non creda, cavaliere; +questa non è affatto la mia +convinzione: nell’un caso come +nell’altro io non ho agito +che sotto l’impulsività di +quello spirito che governa +tutte le nostre azioni e che +a gran voce reclamava la soddisfazione +dell’affronto, la +vendetta dell’insulto... +</p> + +<p> +Ed io mi vendicai. +</p> + +<p> +Cacciai la donna di casa, +brutalmente, come si caccia +una donna volgare che si +sorprende a frugare dentro +a un cassetto per appropriarsi +quello che non le appartiene: +e all’uomo io sputai sulla +faccia... Poi li trascinai nel +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +fango, li feci ravvoltolar nella +melma, volli che intera +la loro iniquità da tutte +quante le parti fosse mostrata +alla luce del sole... Quel +fango li deturpava nell’anima +e nel corpo, ma quel fango +non saliva fino a me... +</p> + +<p> +Il mondo, forse, allora +rise di me: anzi, rise a gola +aperta, dovette ridere proprio +così, poichè questa è la costumanza +del mondo: però +d’avanti alla melma con la +quale io ero riuscito ad insozzare +quelle due faccie, +d’avanti a tutto quel putridume, +il mondo, son sicuro, +torse lo sguardo indignato e +voltò la testa con un atto di +schifo supremo... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +</p> + +<p> +Io così ero vendicato; mi +sentivo vendicato bene, vendicato +completamente. E dimenticai tutto. +</p> + +<p> +Per me allora doveva cominciare +una vita nova, il +terzo periodo della vita mia, +i cui punti di partenza erano +stati segnati da così tristi e +dolorose sventure: il primo +periodo dalla morte di mia +madre, il secondo da quella +di mio padre, il terzo dall’adulterio +vilissimo della mia +compagna... Potrei anche dire +dalla «morte della mia compagna» +poichè ella per me +non esiste più fra le creature +di questa terra. +</p> + +<p> +Allora cercai d’intontirmi. +Poichè io dovevo e volevo +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +dimenticare: ma non sempre +il cuore, che era stato tanto +tremendamente ferito, riusciva +a non far sentire il dolore +delle sue piaghe sanguinose: +e la mia volontà, per quanto +forte e tenace, non riusciva +sempre a tenerne coperto o +a farne silenzioso lo +spasimo... +</p> + +<p> +Era in quei momenti di +lotta che io cercavo d’intontirmi; +e per ottener ciò io +dovetti ricorrere a tutti quanti +i grandi mezzi. Tentai la solitudine +della campagna, m’ingolfai +nella folla della città, +corsi il mare, ascesi le montagne, +girai il mondo... ovunque +cercando l’ubbriachezza +dei sensi per non sentire i +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +colpi funebri che, ogni tanto, +la memoria a gran martello +m’andava rintronando dentro +al cervello... Per un lungo +spazio di tempo non riuscii +a nulla e fui quasi costretto +a credere che la mia malattia +fosse addirittura inguaribile: +e questo pensiero mi fu anche +più penoso dell’istesso +male. +</p> + +<p> +Poi conobbi Amanda. E, +non so come, io mi trovai +istantaneamente guarito. Un +miracolo vero: nel mio cervello, +allora, non zampillavano +più che pensieri rosei, nel +mio cuore non si ripercuotevano +più che battiti d’amore... +</p> + +<p> +Debbo però rifare un passo +indietro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +</p> + +<p> +Sia paziente, cavaliere: mi +ascolti pazientemente: ho poche +più altre cose da dire: +siamo arrivati oramai al principio +della fine. Del resto, io +credo, che il conoscere anche +il primo principio della mia +relazione con la mia vittima... +sia per lei un punto di assoluta +necessità, un punto di +capitale importanza per il lavoro +d’istruttoria, che ella +dovrà iniziare sulla base della +mia confessione... +</p> + +<p> +Amanda di Valberta — ella +si faceva chiamare così — aveva +una passione vera +per i casati altisonanti... Amanda +di Valberta era un’artista +di circo equestre. Quando +io la conobbi la prima +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +volta ella faceva parte della +compagnia Nagels, dove eseguiva +con una rara abilità +degli esercizi di «jonglage» +correndo il circo sul cavallo +a dorso nudo. +</p> + +<p> +Ella sa, cavaliere, della +mia passione per i cavalli... +Il circo equestre Nagels divenne +un’abitudine della mia +giornata: alli amici era più +facile venirmi a trovare fra +la paglia e il fieno delle scuderie +Nagels, che alla trattoria +dove ero solito mangiare +o nella stessa casa mia. Anche +li artisti del circo, per +conseguenza di quella mia +assiduità, erano diventati tutti +altrettante mie strettissime conoscenze, +con le quali mi +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +compiacevo assai a trascorrere +ore ed ore, parlando di +giuochi e di esercizi acrobatici, +di «tournées» all’estero +e di avventure galanti, di cavalli +e di belle donnine... È +naturale: con un certo genere +di persone si sa sempre dove +si comincia ma non si sa mai +dove si può andare a finire... +</p> + +<p> +Non dubiti, no, non divagherò +affatto. +</p> + +<p> +Amanda io la conobbi una +sera: mi spiego meglio: io +conoscevo Amanda come avevo +conosciuto le altre quattro +o cinque donne della compagnia. +Amanda però era molto +bella ed io stesso avevo più +volte ammirato, esternando +anche ad alta voce l’impressione +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +da me provata, il fascino +della sua bellezza... Una +bellezza veramente georgiana: +sapete che le donne della +Georgia sono le più belle +donne della terra... Amanda +era così: una bellezza fatale. +</p> + +<p> +Quella sera... — guardi +che precisione di ricordi — mi +ricordo che quella sera Amanda +doveva debuttare come +ammaestratrice di due grossi +alani del Thibet: e mi ricordo +anche che ella era già tutta +abbigliata in un elegantissimo +quanto capriccioso costume +fra lo spagnuolo e l’ungherese +e, tutta ravvolta in un +lungo mantello dalle pieghe +ampissime, andava girando +con una irrequietezza straordinaria +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +da tutte quante le +parti, ovunque irraggiando il +sorridente fulgore della sua +bellezza e il fascino del suo +spirito spensierato. +</p> + +<p> +Quella sera, dunque, io +era nella scuderia del Circo, +assieme con Nagels, il direttore +della compagnia, il quale +mi mostrava una graziosa cavallina +tirolese che egli aveva +comperata a Trieste e che +aveva destinata a non so +quale ammaestramento speciale... +Quella bestiola giovine +e intelligente era, nelle +sue forme eleganti, d’una bellezza +assolutamente perfetta. +Io ne fui preso, come sono +stato preso sventuratamente +durante il lungo percorso della +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +mia vita da tanti altri capricci +più o meno costosi, e, +là per là, esternai al buon +Nagels il desiderio intenso +che avevo di far l’acquisto +della cavalla in parola. +</p> + +<p> +Ella, cavaliere, comprenderà +facilmente certe arti: il +direttore, naturalmente, si faceva +tirar pel naso: la bestia +era una vera rarità; e poi era +stata pagata molto cara; e +poi già si erano buttati via +oltre a due mesi per iniziare +l’ammaestramento... insomma +una quantità di storie, parte +buone e parte cattive, per tenere +più alto che fosse possibile +il prezzo di vendita e, +alla fine, concludere un buon +affare. I capricci costano cari: +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +il padrone era il padrone; e, +ognuno, come si suol dire, può +far della sua pasta gnocchi. +</p> + +<p> +Ciononostante il prezzo fu +convenuto. Ed io, anzi, proprio +in quel momento, stavo +fissando un’ora del giorno appresso, +nella quale il proprietario +della cavalla si sarebbe +potuto recare da me per riscuotere +la somma stabilita... +quand’eccoti, inaspettata, la +bella Amanda, messa fuori da +quel lungo pastrano in cui +fino allora era rimasta ravvolta, +che piomba là in mezzo +con una rapidità da folletto. +</p> + +<p> +Il signor Nagels, assuefatto +sicuramente a quelle +scappate capricciose, fece una +alzata di spalle non so se di +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +noncuranza o di stizza e s’allontanò +a passi lunghi. Io, +coi piedi affondati nello strame, +rimasi solo con Amanda. +</p> + +<p> +Quella ragazza, che pure +avevo veduto tante volte senza +subirne la minima emozione, +in quel momento, in +quell’ambiente, in quel costume, +fatto apposta per scoprire +e mettere in rilievo la +procacità di certe forme, mi +produsse dentro al cervello +un’impressione violenta: e +nessuna cosa, creda, cavaliere, +dopo quel momento, ha +avuto mai la forza e la capacità +di cancellarmi quell’impressione +dal cervello. +</p> + +<p> +Ricordo — e l’ho ricordato +sempre — il nostro breve +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +colloquio di quel momento, +le poche parole scambiate in +quel momento fra di noi e +che dovevano essere il primo +principio di questa grande fatalità... +le ricordo adesso, come +se per miracolo d’eco si ripetessero +novamente qua vicino +a me, proprio qui accanto al +mio orecchio... +</p> + +<p> +— Cattivo! — ella disse +con la faccia birichina atteggiata +a un’aria di broncio. +</p> + +<p> +— Perchè cattivo?.. — io +le domandai ridendo e cercando +di prenderle una mano che +ella si ostinava a rifiutarmi. +</p> + +<p> +— Perchè volete levarmi +la mia piccola compagna?.. +</p> + +<p> +— Tanto voi le volete +bene?.. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +</p> + +<p> +— Io le voglio bene più di +me stessa a Belenfant. +</p> + +<p> +Ella si stringeva addosso +alla bella bestiola, accarezzandola +amorevolmente sulla +groppa, come in atto di volerla +mettere sotto alla sua +protezione. Fu quell’atto appunto +che produsse sull’animo +mio l’effetto portentoso. +Io mi avvicinai ad Amanda, +l’abbracciai passionatamente, +senza nessun ritegno, la baciai +fra i capelli che erano +come fili tessuti d’oro e le +susurrai amorosamente nell’orecchio, +con un tono di voce +che cercai di rendere più dolce +che mi fosse possibile: +</p> + +<p> +— Amanda... e non dipende +forse da voi di non separarvi +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +mai più da Belenfant?.. +</p> + +<p> +— Da me?.. — ella mormorò +con un filo di voce: più +un sospiro che un suono. +</p> + +<p> +— Se voi mi seguiste?.. +</p> + +<p> +Ma io non le detti nè +meno il tempo di rispondere, +nè meno quello di pensare +alla risposta: la strinsi novamente +fra le mie braccia, la +baciai violentemente sulle labbra. +Ella mi restituì il bacio +che, in quel momento, in me, +era stato un vero bacio d’amore: +e... il patto fu conchiuso. +</p> + +<p> +Quella sera Amanda di +Valberta diede, d’avanti al +pubblico che gremiva la platea +del circo Nagels, la sua +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +ultima rappresentazione; ultima, +proprio quando faceva +il suo primo debutto come +ammaestratrice di cani! +</p> + +<p> +E adesso siamo alla fine. +</p> + +<p> +Io ho vissuto tre anni con +Amanda di Valberta: io abitavo +al mio palazzo di via +Condotti; per Amanda avevo +affittato un villino piccolo ma +molto elegante su al Macao, +a via Varese; un villino che +era un vero nido d’amore e +dove io, da pazzo, ero andato +a rinchiudere tutti i miei affetti, +tutte le mie speranze, +tutti quanti i miei desideri... +il mio tesoro. +</p> + +<p> +Quando questi miei affetti, +questi miei desideri, queste +mie speranze mi sono stati +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +carpiti, mi sono stati rubati... +quando io sono riuscito a sorprendere +i ladri proprio nell’atto +di rubare i miei tesori... +eh! allora... allora non ho veduto +più nulla... non ho capito +più nulla... e ho colpito, +mi sono vendicato... +</p> + +<p> +Sono stanco, cavaliere... +ed ella, credo, dovrà essere +anche più stanco di me. Ma, +intanto, non era necessario +che io le dicessi tutto ciò?... +non era necessario, perchè la +giustizia potesse fare serenamente +tutto quanto il suo +percorso, non era necessario +che io le raccontassi tutto +quello che fino ad ora sono +stato qui a raccontarle?.. +</p> + +<p> +E adesso non ho più altro +da dire... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +</p> + +<p> +Come dice?.. che cosa +desidera?.. Ah... è vero, ed +è giusta la sua domanda: come +ho avuta la certezza del +tradimento? come sono riuscito +a scoprire i colpevoli?.. +</p> + +<p> +Ho fatto tutto da me, seguendo +un sottilissimo filo +che la fortuna, o per meglio +dire il destino — chè la parola +è più appropriata, — un +filo che il destino era venuto +a mettermi fra le mani. +</p> + +<p> +Amanda, da un certo tempo, +aveva preso l’abitudine +di uscire di casa a ora fissa. +Ella non mi aveva mai detto +nulla di ciò ed io non ho saputo +la cosa che in questi +ultimi giorni. Se lo avessi saputo +prima, non so se il delitto +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +da me commesso avrebbe +potuto essere sventato o se +si sarebbe anticipato. Chi +lo sa? +</p> + +<p> +Due giorni prima della +giornata fatale, per non so +quale combinazione, io esco +di casa a un’ora in cui di +solito ero abituato a restar +chiuso nel mio gabinetto per +disbrigare le mie faccende; +ed eccoti che proprio all’angolo +di piazza di Venezia, +fra il Corso e la via Nazionale, +mi capita sotto alli occhi +Amanda!.. Io ero sul +marciapiede del Corso, dalla +parte opposta: ella mi vede, +ma io fingo di non accorgermi +affatto di lei... ed il mio +giuoco riesce a meraviglia... +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +Rassicurata sul mio conto, +ella prosegue per la sua strada, +senza nè meno curarsi di +voltarsi a dare una guardata +indietro. Ed io la seguo: la +vedo entrare in quella casa, +l’attendo pazientemente per +oltre a due ore, la vedo di +lontano riuscire accompagnata +da un grosso omaccione, +la cui figura non era nova +per me, la vedo salire in carrozzella, +dare un ordine al +vetturino e un ultimo saluto +al compagno, vedo la carrozzella +muoversi, allontanarsi, +sparire... +</p> + +<p> +Il giorno appresso — questo, +cavaliere, le potrà quasi +sembrare una cosa incredibile — il +giorno appresso io ebbi +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +il coraggio di ripetere la triste +caccia: e appunto il giorno +appresso, avendo saputo +calcolar meglio le distanze e +meglio mettere in atto la manovra +dell’appostamento, potei +riconoscere nel compagno +della mia Amanda, il «clown» +Robody, il pagliaccio imbecille +della compagnia Scwhobs +e Amari... Potevo essere contento! +</p> + +<p> +Il ladro era lui. +</p> + +<p> +E il terzo giorno, quasi +godendo satanicamente dello +strazio a cui andavo condannando +il mio cuore, volli ripetere +la caccia. Questa volta +però mi ero proposto di farla +finita ad ogni costo: questa +volta doveva essere la soluzione... +</p> + +<div class="break-before"> +<figure><a id="fi-129"></a> + <img src="images/i-129.jpg" alt="Seguendo la moglie"></figure> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +</p> + +<p> +Quale soluzione?.. Chi ne +sapeva nulla? chi avrebbe potuto +dirne nulla? +</p> + +<p> +Amanda entrò in quel portone +fatale: io ebbi la forza +indiavolata di trattenermi ancora +per una mezz’ora fermo +a un cantone della strada. +Che cosa volevo? che aspettavo? +Non lo sapevo allora +e non lo so adesso. +</p> + +<p> +Poi mi mossi anch’io. +Traversai la strada, entrai +in quel portone, salii le +scale, infilai la porta d’un +appartamento che qualcuno, +non so chi, nell’atto d’uscire +era sul punto di rinchiudersi +dietro alle spalle... Là trovai +i ladri di tutta la mia +felicità, di tutte le mie speranze, +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +di tutto quanto intero +il mio bene... +</p> + +<p> +E allora ho visto tutto +rosso e tutto nero, ho visto +tutto fuoco, ho visto d’avanti +alli occhi l’inferno... e allora +ho colpito, mi sono vendicato! +</p> + +<p> +Non ne posso più, cavaliere... +io non ho più niente +da dire... e... proprio non ne +posso più. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +</p> + +<h2 id="cap6">§ 6. +<span class="smaller">Manoscritto del conte Romolo +Laureati di Lorasco, +consegnato assieme ad alcune +lettere al cav. Giacomo +Tasca, giudice incaricato +dell’istruzione del +processo.</span></h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +</p> + +<p> +Tre giorni prima egli le +aveva domandato e glielo +aveva domandato colla voce +abbassata e tremante: +</p> + +<p> +— Mi ami tu? +</p> + +<p> +Aveva bisogno di sentirselo +ripetere un’altra volta +da quella bocca rosea che, +quando parlava, pareva che +scoccasse via fasci di baci: +e quel bisogno egli lo provava +nel sangue che gli martellava +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +alle tempie e ai polsi +e gli scendeva caldo giù pei +reni: e lo provava a li occhi +che a certi momenti gli diventavano +piccoli piccoli sotto +ai cigli socchiusi. +</p> + +<p> +Ella, per tutta risposta, +gli aveva prima gettate le +braccia attorno al collo; +poi, chinando la testa piena +di riccioli biondi e di fantasie +audaci sulla spalla di lui, +socchiudendo li occhioni fosforescenti, +dove guizzavano +dentro vipere di fuoco che +mordevano il cuore, aveva +aperto un’altra volta le labbra +rosse come il sangue: +</p> + +<p> +— Che non lo sai forse?.. +ti amo tanto... ti amerò sempre... +te lo giuro!.. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +</p> + +<p> +— Zitta! — egli gridò e +chiuse le labbra a quella piccina +che nel cuore ci teneva +l’Etna e nel sangue il Mongibello +e nelli occhi il Vesuvio, +egli le chiuse le labbra +accostandovi sopra la guancia +accesa e se la prese a +premere forte fra le braccia +e a stringersela tenacemente +sul petto. +</p> + +<p> +Egli aveva lo sguardo +pieno di luccicori mesti e di +desideri melanconici: lì c’era +tutta la verdezza della speranza +e tutto il nerume del +dubbio. +</p> + +<p> +La guardava ed ella pure +lo guardava. +</p> + +<p> +— Perchè vuoi giurarlo? +</p> + +<p> +— Perchè ti amo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +</p> + +<p> +— E... se un giorno... +fossi spergiura?.. +</p> + +<p> +Ella aveva fatti li occhi +seri e lo seguitava a guardare, +ma, questa volta, con +una fissità di rimprovero: +come un coltello quello sguardo +gli squarciava la carne e +gli spellava l’anima e l’andava +a esaminare dentro fino in +giù alle viscere fonde. +</p> + +<p> +— L’amore non è mica +eterno... — egli sussurrò e +aggiunse dopo un sospiro: — per +la donna. +</p> + +<p> +Ella scosse quella vaga +testolina che era piena di +riccioli biondi e di fantasie +audaci, sciolse le braccia che +aveva tenute avvinghiate attorno +al collo di lui e se le +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +lasciò cadere abbandonate, +colle dita incrocicchiate, sopra +ai ginocchi. +</p> + +<p> +— Sei cattivo questa sera... +</p> + +<p> +E poi: +</p> + +<p> +— Perchè?.. +</p> + +<p> +Quella parola fu detta come +un sospiro. +</p> + +<p> +— Perchè tu non mi amerai +sempre. +</p> + +<p> +E quella risposta fu detta +come un singhiozzo. +</p> + +<p> +— Oh! di’ un po’ quel +che ti pare... — rispose la +fanciulla imbizzita — di’ un +po’ quel che ti pare... a me +tanto... +</p> + +<p> +Si stringeva tutta nelle +spalle come avesse voluto +caricarsele di noncuranza e +di disprezzo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +</p> + +<p> +Mentiva però: in quel +momento anzi ella stessa +sentiva di mentire; vide il +luccicore di pianto ne li occhi +di lui che amava e aggiunse +subito: +</p> + +<p> +— E io mi sento la forza +di fare un giuramento che +duri eternamente... +</p> + +<p> +— Bada... +</p> + +<p> +— Ti giuro... +</p> + +<p> +— Bada... +</p> + +<p> +— Ti giuro su tutto quello +che c’è di più sacro sulla +terra, ti giuro che ti ho amato +sempre, che io adesso ti amo +alla follia e che io non adorerò +in eterno mai altri che +te... +</p> + +<p> +— Bada!.. +</p> + +<p> +Ma ella gli aveva buttate +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +un’altra volta le braccia intorno +al collo e lo baciava +sulle guancie e nelli occhi, +avidamente. +</p> + +<p> +— Tu sarai sempre il mio +solo ed unico amore. +</p> + +<p> +— Bada... +</p> + +<p> +Egli non disse più altro. +</p> + +<p> +Due lacrime si confusero +in una goccia calda e si +sciolsero poi in un bacio che +era ardente come una svampata +di fuoco. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Si sposarono. Si amarono. +E furono felici. +</p> + +<p> +Così passarono tre anni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Una volta era un bel meriggio: +il rivo giallastro, che +passava fra l’erbe, scorreva +via rapido, pieno d’occhi di +sole e di foglie secche cadute +dalli olmi e dai castagni: +e qualche merlo fischiava +fra le fronde soleggiate. +Ella andava avanti +sola; egli poi la raggiunse. +</p> + +<p> +Tutti e due erano arrivati +lì sulla sponda e s’erano +fermati. Ella, colle braccia +abbassate, reggeva in su le +vesti che, nel movimento, scoprivano +le scarpine di pelle +gialla, e il nastrino che le +allacciava alla scollatura, e +la calza nera, tirata, che si +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +allargava in su arrotondandosi +e si nascondeva pudicamente +tra i pizzi smerlettati +della veste bianca che +scendeva giù stiracchiata e +sgualcita. +</p> + +<p> +Con una mano egli prese +a sorreggerla sotto alla spalla +e coll’altra indicò il rivo basso, +dove scorreva l’acqua piena +d’occhi di sole e di foglie +secche che andavano in là +colla corrente. +</p> + +<p> +Si guardarono. +</p> + +<p> +— E adesso? — egli fece. +</p> + +<p> +La donna non rispose. +</p> + +<p> +— Bisogna passare di là... +nell’acqua... +</p> + +<p> +Guardò all’intorno, come +a cercare un passaggio più +comodo: poi guardò laggiù +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +fra le fronde prese dal sole, +facendosi colla conca della +mano ombrello alli occhi; +guardò al di là dei campi +pieni di verde e di margherite, +al di là dei vigneti, dove +era la casina bianca col +tetto che rosseggiava al sole. +</p> + +<p> +— Eccola là la casa! — egli +disse. +</p> + +<p> +Vi faceva sfondo l’ametista +pallido delle montagne e +di sopra il turchino fulgido +del cielo. +</p> + +<p> +Ella aveva i respiri affrettati +che le spezzavano le parole +sulle labbra, poichè aveva +corso e il suo seno era +anelante. +</p> + +<p> +— Bisogna passare di là? — domandò. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +</p> + +<p> +Poi, dopo una fiatata forte +aggiunse: +</p> + +<p> +— Che ora è adesso? +</p> + +<p> +— Sono le due. +</p> + +<p> +— Alle cinque ritorna. +</p> + +<p> +— Tuo marito? +</p> + +<p> +Ella accennò di sì, muovendo +in su e in giù quella testolina +bionda che era ancora, +e sempre, piena di tanti riccioli +d’oro e di tante fantasie +audaci. +</p> + +<p> +— Bisogna passare di là, +allora... bisogna tornare... +</p> + +<p> +— Però c’è tempo ancora... +riposiamoci. +</p> + +<p> +Ella si sentiva stanca e +si lasciò cadere sulle ginocchia, +poi piegò la vita e si +allungò sull’erba sotto l’ombra +macchiata di sole che un +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +olmo dava alla terra. Fra le +fronde lì sopra fischiava un +merlo sonoramente. +</p> + +<p> +Egli prima rideva, ma poi +si fece serio ad un tratto, e +domandò bruscamente: +</p> + +<p> +— Lo ami sempre tu? +</p> + +<p> +— Chi? +</p> + +<p> +— Tuo marito. +</p> + +<p> +La donna sorrise: aprì la +bocca, sgranando i denti bianchi, +che erano aguzzi e diritti +come quelli di una giovine tigre, +e socchiuse li occhi torcendosi +all’indietro. +</p> + +<p> +Ma egli prese a incalzarla. +</p> + +<p> +— Lo ami sempre tu tuo +marito? +</p> + +<p> +— Io amo te! — ella disse +con la voce ferma. +</p> + +<div class="break-before"> +<figure><a id="fi-147"></a> + <img src="images/i-147.jpg" alt="Gli amanti"></figure> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +</p> + +<p> +— Però lo hai amato +assai?.. +</p> + +<p> +Egli mormorò queste parole +affrettatamente e buttò +via la frase che cadde giù +precipitosa come una sgrandinata +d’agosto. +</p> + +<p> +Ella lo guardava di traverso +coll’occhio dolcemente +stanco; gli prese una mano e +gliela strinse fra le sue. Sussurrò +fra i denti qualche parola, +così: +</p> + +<p> +— L’amore mica è eterno... +</p> + +<p> +— E pure me allora forse +un giorno?.. +</p> + +<p> +— Non amerò più? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Forse... chi sa?.. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +</p> + +<p> +Le prese a ridere: era come +una convulsione pazza di +risa. +</p> + +<p> +Quelle parole s’erano incrociate +per l’aria calda come +sguizzi di lame. Ella s’era +sollevata e rideva e stendeva +le mani alla testa dell’uomo +come per attirarlo sul suo +petto morbido e odoroso, e +far svanire le idee nebbiose, +che gli si accumulavano nella +testa, sotto a una solata immensa +di baci. +</p> + +<p> +Quella testa si lasciò prendere, +come sempre, ed ella, +come sempre, la strinse forte +colle mani. +</p> + +<p> +— Ti amo, sai? +</p> + +<p> +— Ed io? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<p> +Quelle teste così si avvicinarono, +si avvicinarono... +Poi lì intorno si ripercosse +come un succhio spezzato che +era fatto per il grandinare +dei baci. +</p> + +<p> +Il merlo fischiava sempre +fra le fronde soleggiate dell’olmo +che stormiva monotonamente. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +A un tratto un colpo sonoro +sbattè fra le corteccie +rugose delli olmi e dei castagni, +e l’eco della vallata +lo ripetè lontano lontano alle +montagne d’ametista pallido. +Il corpo d’un uomo era +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +rotolato lì presso boccone +nel rivo, colla testa spaccata +e il cervello colante fra le +ciocche dei capelli neri insanguinate. +Era la vittima +del tradimento. +</p> + +<p> +Per lui era terminato l’amore +e insieme all’amore aveva +voluto che terminasse la +vita. +</p> + +<p> +Il merlo, adesso, non fischiava +più. +</p> + +<p> +I due amanti si fissarono +in volto stralunati: egli era +bianco sul volto come la +cera, ella era verde e tremava. +</p> + +<p> +Il rivo scorreva pieno di +occhi di sole e di foglie secche, +andava avanti gorgogliando +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +fra i sassi, e spumeggiava +intorno alla testa +insanguinata del suicida e +pareva che, succhiando, ironicamente +ripetesse: +</p> + +<p> +— Dura eterno l’amore! +dura eterno l’amore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +<i>Il precedente manoscritto è +steso in tre pagine e mezzo di +un formato grandissimo. L’ultima +mezza pagina è riempita +dalle righe seguenti scritte in +carattere minutissimo e qua e +là malfermo.</i> +</p> +</div> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Componimento scolastico. +Idee ridicole. Morale maltrattata +senza scopo. Retorica di +ragazzo malato. Tutto ciò — forse +conseguenza di un sentimento +rettissimo — è sovranamente +stupido data la +forma e l’essenza della nostra +società. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +</p> + +<p> +L’adulterio è il tradimento. +È il furto. Vi sono i ladri e +vi è la cosa rubata. Vi è il +traditore e la persona tradita. +</p> + +<p> +Perchè dunque punire il +derubato? perchè colpire di +morte solo quegli che è stato +tradito? +</p> + +<p> +Sentimentalità pazzesca. +Romanticismo adacquato. +Morbosità intellettuale. +</p> + +<p> +I complici spesso sono +due: è la coppia: l’adulterio +perfetto. Alle volte invece il +malfattore è uno solo: l’altro +è solamente trascinato, +l’altro subisce. Incubo e succubo. +Questo secondo fatto — che +non è raro — avviene +per una quantità di cause concomitanti +che sarebbe molto +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +bene fossero dalli uomini saggi +studiate profondamente. +Ne guadagnerebbe molto l’umana +tranquillità. +</p> + +<p> +Ma nel primo caso perchè +finirla con se stesso invece +che finire li altri? perchè uccidersi +invece di uccidere? +Errore. +</p> + +<p> +Nel secondo caso, invece, +si dovrebbe agire come ho +agito io verso colei che fu +mia moglie. Ripeto ciò qui +per me stesso, pienamente +convinto d’avere fatto bene, +nonostante tutto il male che +è stato detto della mia maniera +di procedere. +</p> + +<p> +Perchè ho conservato questo +scritto, pallido ricordo +delle mie giovanili velleità +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +letterarie e della mia filosofica +cretineria? +</p> + +<p> +Non so. Mi pare di essere +attaccato a questi paginoni +da un vincolo di affezione +sincera. Ogni volta che questo +foglio mi viene sotto alli +occhi, ci stendo sopra le mani +e, ogni volta, mi viene la voglia +di aggiungervi una coda. +</p> + +<p> +Ora la tentazione è levata. +L’ultima pagina rimasta bianca +è stata da me intieramente +riempita questo dì 14 febbraio +del 18**. +</p> + +<p class="indr"> +R. L. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +</p> + +<h2 id="cap7">§ 7. +<span class="smaller">Dalla Cronaca giudiziaria del +giornale della sera *** del +29 ottobre 18**.</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +</p> + +<h3><i>Un processo aristocratico</i></h3> +</div> + +<p> +Al momento di andare in +macchina il nostro reporter +giudiziario ci comunica il verdetto +dei giurati e la sentenza +pronunciata dal Tribunale nel +processo del conte Laureati, +che da due giorni tiene in effervescenza +tutto quanto il +nostro cosidetto gran mondo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +</p> + +<p> +Stante l’ora tarda non possiamo +far comenti di sorta. +La sentenza è stata pronunciata +alle ore 7 precise. +</p> + +<p> +La requisitoria del Pubblico +Ministero è stata veramente +terribile, ma la difesa +dell’avvocato Tosi ha avuto +dei momenti di una felicità +assolutamente insuperabile. Egli +ha ottenuto una vera vittoria. +</p> + +<p> +Il presidente, commendator +Giorgio Baroni Alvisi, ha +sottoposto al responso dei +giurati le questioni seguenti: +</p> + +<p> +Prima questione: — L’accusato +Romolo Laureati di +Lorasco è egli colpevole d’avere +nel giorno 17 dello scorso +mese di Maggio, a fine di +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +uccidere e mediante replicati +colpi di rivoltella, inferto ad +Amanda di Valberta ed a Claudio +Robody delle lesioni che +furono la causa unica ed esclusiva +della loro morte? +</p> + +<p> +Risposta: a unanimità — Sì. +</p> + +<p> +Seconda questione: — L’accusato +Romolo Laureati di +Lorasco ha commesso il fatto, +di cui nella precedente questione, +nell’impeto dell’ira o +d’intenso dolore determinato +da ingiusta provocazione? +</p> + +<p> +Risposta: a maggioranza — Sì. +</p> + +<p> +Terza questione: — Nel +caso in cui si risponda affermativamente +alla questione +precedente; la provocazione +fu grave? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +</p> + +<p> +Risposta: a maggioranza — Sì. +</p> + +<p> +I giurati, inoltre, hanno +ammesso a favore dell’accusato +le circostanze attenuanti. +</p> + +<p> +Nonostante la folla immensa +che si stipava nell’aula, la +sentenza della Corte è stata +letta in mezzo a un sepolcrale +silenzio. +</p> + +<p> +L’aspettativa era vivissima +per tutti. +</p> + +<p> +Ed ecco ora la sentenza +che noi riproduciamo presso +che in tutta la sua integrità. +</p> + +<p> +«In nome di Sua Maestà, +ecc. visto il verdetto dei +giurati in data di oggi stesso, +29 ottobre 18** col quale +Romolo Laureati di Lorasco +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +è ritenuto colpevole di omicidio +volontario in persona +di Amanda di Valberta e di +Claudio Robody, con la scusante +della grave provocazione +e il concorso delle circostanze +attenuanti; +</p> + +<p> +«ritenuto che l’omicidio +volontario è punito con la +pena della reclusione da 18 +a 21 anni; +</p> + +<p> +«che, nel caso concreto, +può applicarsi all’accusato +Romolo Laureati di Lorasco +per l’omicidio di Amanda di +Valberta la detta pena nella +misura di 18 anni; +</p> + +<p> +«che detta pena, per la +scusante della grave provocazione, +può ridursi di due +terzi, sostituendo alla reclusione +la detenzione; +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +</p> + +<p> +«che la pena predetta +deve ridursi di un sesto per +la concessione delle circostanze +attenuanti; +</p> + +<p> +«ritenuto che per l’omicidio +di Claudio Robody può +anche applicarsi all’accusato +la pena come sopra; +</p> + +<p> +«che però pel concorso +di reati la detta pena deve +ridursi alla metà; +</p> + +<p> +«ritenuto che il condannato +è obbligato all’emenda +del danno e al rifacimento +di tutte le spese processuali; +</p> + +<p> +«per questi motivi; +</p> + +<p> +«visti li articoli, ecc. ecc. +Codice penale e di procedura +penale, condanna Romolo +Laureati di Lorasco alla pena +complessiva della detenzione +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +per anni sette e mesi sei, all’emenda +dei danni e alle +spese processuali.» +</p> + +<p> +Da Pubblico Ministero fungeva — e +qui ripariamo a +una dimenticanza nella quale +siamo incorsi nel fare il resoconto +del breve processo — il +cavalier Nino Pisolino. +</p> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79260 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/79260-h/images/cover.jpg b/79260-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..92dcdd3 --- /dev/null +++ b/79260-h/images/cover.jpg diff --git a/79260-h/images/i-008.jpg b/79260-h/images/i-008.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..c1d1d9b --- /dev/null +++ b/79260-h/images/i-008.jpg diff --git a/79260-h/images/i-027.jpg b/79260-h/images/i-027.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..6d86845 --- /dev/null +++ b/79260-h/images/i-027.jpg diff --git a/79260-h/images/i-085.jpg b/79260-h/images/i-085.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..338b36d --- /dev/null +++ b/79260-h/images/i-085.jpg diff --git a/79260-h/images/i-101.jpg b/79260-h/images/i-101.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..6d6f3fb --- /dev/null +++ b/79260-h/images/i-101.jpg diff --git a/79260-h/images/i-129.jpg b/79260-h/images/i-129.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..394f8ca --- /dev/null +++ b/79260-h/images/i-129.jpg diff --git a/79260-h/images/i-147.jpg b/79260-h/images/i-147.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..a7acfcb --- /dev/null +++ b/79260-h/images/i-147.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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